Genießen Sie diesen Titel jetzt und Millionen mehr, in einer kostenlosen Testversion

Nur $9.99/Monat nach der Testversion. Jederzeit kündbar.

Martha

Martha

Vorschau lesen

Martha

Länge:
292 Seiten
4 Stunden
Herausgeber:
Freigegeben:
Feb 26, 2016
ISBN:
9788898980734
Format:
Buch

Beschreibung

Londra, Bangkok, Hong Kong, Macao: dal Brasile a New York all'Estremo Oriente, Martha, prigioniera volontaria del suo pigmalione, Walter, sfiora mondi che non le appartengono. Spinta dall'imperativo di sopravvivere a ogni costo, lotta: partecipa, veste identità diverse, ma non si lascia coinvolgere. Intorno a lei tanti personaggi, che tratteggiano la natura umana, parlando di successo, economia, doppio arimanico. Vizi ed efferatezze, là dove tutto è permesso, si stemperano nella pratica dell'edonismo. Un ritmo incalzante fino alla conclusione imprevista: una beffa del destino, quando tutto sembrava raggiunto. Forse, no.
Herausgeber:
Freigegeben:
Feb 26, 2016
ISBN:
9788898980734
Format:
Buch

Über den Autor


Buchvorschau

Martha - Luigi Omiccioli

MicrosoftInternetExplorer4

HARRY

«Lei ha tre possibilità. La prima: lascia qui il profumo; la seconda: mette il profumo nella borsa a mano e spedisce la borsa come bagaglio nella stiva dell’aereo; la terza: acquista un sacchetto di plastica trasparente, chiude il profumo nel sacchetto di plastica, mette il sacchetto di plastica in un vassoio ed io faccio passare il vassoio con il sacchetto e il profumo nella macchina dei raggi X.»

Walter guarda l’addetto alla sicurezza dell’aeroporto di Heathrow con tutta la comprensione che merita un bambino deficiente.

Jessica, sapendo di avere una boccettina di profumo nella borsa di Vuitton, unico liquido in suo possesso, l’aveva tirata fuori prima del controllo e messa a lato della borsa nel vassoio che è già passato al controllo dei raggi X.

«I sacchetti di plastica sono riutilizzabili e venduti in un contenitore di quattro per una sterlina. Lei, però, può utilizzarne solo uno per tutti i liquidi che ha con sé in questo viaggio.»

Sotto lo sguardo imbarazzato dello steward di Emirates, che sta accompagnando i suoi preziosi passeggeri di prima classe all’Airbus 380, Walter si piega in avanti per leggere con ostentazione il nome sul badge dell’addetto alla sicurezza e replica sorridendo: «Harry, se il profumo contenuto in questa boccettina è l’unico liquido in possesso della signora e ha già passato il controllo ai raggi X, a che cosa serve metterlo in un sacchetto di plastica e controllarlo di nuovo?»

«Il regolamento dice che tutti i contenitori di liquidi devono essere messi in un sacchetto di plastica.»

«Harry, capisco l’uso del sacchetto per riunire più contenitori, ma a che cosa serve usare in questo caso un qualsiasi sacchetto?»

«Non un sacchetto qualsiasi, ma un sacchetto di plastica trasparente, di venti cm di lato, non sigillato, ma munito di una chiusura sigillabile più volte.»

«Anche nel caso di un unico contenitore, Harry?»

«Sissignore. Il regolamento dice ...»

«Chiedo scusa»: lo steward estrae dalla tasca uno dei famosi sacchetti, vi mette dentro il profumo e lo porge all’addetto alla sicurezza.

Walter e il suo interlocutore lo guardano dispiaciuti: ha risolto il caso e tolto loro il piacere della prova di muscoli alla quale entrambi si stavano preparando.

La boccettina di profumo passa di nuovo il controllo ed è riconsegnata a Jessica, ponendo fine all’attesa.

«Se vogliono seguirmi...»: lo steward si apre un passaggio fra i passeggeri in attesa dei voli verso la lounge di prima classe.

«Adesso Harry sarà felice» si sfoga Walter con Jessica: «Ha potuto dimostrare di fare un lavoro cretino, ma di conoscere il regolamento. I controllori inglesi sono i peggiori. Gli addetti di origine asiatica o africana non hanno i loro complessi: si sentono appagati per il lavoro che svolgono. Al contrario, i caucasici pensano di svolgere un lavoro inferiore alle loro capacità e devono dimostrare, soprattutto a se stessi, di avere un ruolo importante, inventandosi sottigliezze che non esistono.

La sicurezza negli aeroporti è una catena di smontaggio cerebrale. Nessuna persona normale può reggere a tanta idiozia.»

Walter non si trattiene, mentre continuano a camminare.

«Prendi, ad esempio, i contenitori per i liquidi. Devono essere da cento millilitri e puoi portarne fino a dieci, nella loro busta d'ordinanza, ma è anche consentito portare una bottiglia vuota da un litro, che puoi riempire più tardi, a tuo comodo. Preparando il cocktail esplosivo che vuoi.»

«Allora non servono a niente?»

«Servono a chi organizza l’industria della sicurezza. Spesso, in Europa, il controllo di sicurezza negli aeroporti costa molto di più del biglietto aereo. Il giorno che avrò deciso di fare un attentato, saprò io come regolarmi. Conosco una mula ...»

Jessica sorride con naturalezza, mentre gli affonda le unghie nell’avambraccio, ma lo steward interrompe la loro conversazione riconsegnando i biglietti: «Tornerò a prendere i signori quando l'aereo sarà pronto per l’imbarco.»

«Grazie.»

•¤•

«Ti saresti mangiato vivo quell’Harry là, vero?» chiede Jessica, poggiando il bicchiere dello champagne sul tavolino che divide le loro poltrone nella sala d’attesa di prima classe della compagnia.

Sente che la tensione, generata dal breve battibecco di poc’anzi, non si è ancora abbassata e lui ha voglia di parlarne.

Jessica conosce Walter da oltre un anno, ma sa di non conoscerlo in realtà. Molto intuisce, ma coglie solo sprazzi della sua vita: quello che lui le lascia vedere o, piuttosto, intravedere.

A Miami l’ha visto solo una volta il mese e otto volte in tutto, considerando l’arrivo e la partenza da Normandy Island.

Fortuna che c’è stata Margot a rompere la monotonia delle lezioni d’inglese e di cultura americana. Il loro è stato uno scambio e si sono arricchite a vicenda.

Di sicuro ne trarrà beneficio il marito, Ashley, quando ricomincerà a fare sesso con Margot.

Le è dispiaciuto quando lei l’ha lasciata per andare ad aspettare il suo ritorno a casa dalla guerra.

Margot le ha detto che, secondo gli strizzacervelli dell’esercito, è meglio che i reduci non facciano sesso subito, ma aspettino due, tre o anche quattro settimane: devono riabituarsi alla vita di casa e ad avere una donna vicino. Per non correre il rischio di un insuccesso sessuale che potrebbe pesare sulla loro situazione psicologica, già provata dall’attività in zona di guerra.

«Era meglio quando gli eserciti si muovevano con le puttane al seguito» ha commentato Walter, quando lei glielo ha riferito.

«Almeno gli uomini non perdevano l’abitudine.»

«Certo: mangiarlo vivo, senza neanche sputare le ossa. Una persona così stupida non ha diritto di esistere.»

«Non esagerare: anche gli stupidi hanno diritto di vivere.»

«Hai ragione: almeno continuano a soffrire ogni giorno. Se li elimini, smettono di soffrire.»

«Ti ho già detto che sei un mostro?»

«Qualche volta. Vedi, io capisco chi decida di fare il ladro di professione, o anche l’assassino. Le persone cosiddette normali o per bene pensano che i delinquenti siano esseri di un altro pianeta, magari con la coda e le corna, che studino come fare del male al prossimo, solo per il gusto di farlo. Al contrario, chi diventa delinquente, perché delinquente si diventa, non si nasce, è spesso una persona come tutte le altre, anche fragile, con una famiglia e un proprio codice di valori, che ha scelto una professione diversa, per trarre vantaggio dalle sue azioni. Se avrà rivolto le sue attenzioni contro di me, io cercherò di difendermi, ma, se sarà stato più bravo di me, vincerà lui. Le sue azioni sono dettate dal tornaconto e non farà mai nulla che possa danneggiarlo coscientemente. In questo modo, io saprò come cautelarmi, mentre con lo stupido rimango senza difesa. Non conoscendo i limiti delle proprie azioni, lui agirà anche contro il proprio interesse, senza curarsi delle conseguenze.

Per questo, non sopporto gli stupidi.»

«Hai proprio un bel carattere. Difficile.»

«Un carattere è un carattere. Non è facile, né difficile. Un carattere è. O, meglio, lo hai o non lo hai. Quello che la gente chiama carattere è in realtà la parte apparente del modo con il quale ciascuno di noi si mette in relazione con la vita e, in genere, coincide con un metodo di lavoro. Al mio carattere devo quello che ho realizzato e gli sono molto affezionato. Mi ha permesso di costruire molto e non ne vorrei uno differente. Mi porta in automatico a eliminare tutti gli ostacoli che si frappongono fra la mia decisione e il mio obiettivo. Con l’unico difetto di non riuscire a dosare la forza dell’azione. Sono come un pugile che sferri un pugno senza sapere quanto male potrà fare. Per questo i pugni di un pugile sono considerati un’arma. La mia volontà agisce nello stesso modo.»

«Allora è pericoloso trovarsi sulla tua strada.»

«Non è vero. Sono un ottimo compagno di viaggio.»

«Purché si vada nella tua direzione.»

«Non vedo perché dovrei andare nella direzione opposta a quella che considero la migliore. In genere, la direzione che scelgo è quella giusta e, nel momento in cui la scelgo, sono completamente sicuro della scelta.»

«Dubbi mai?»

«Tutti hanno i dubbi. Anzi, bisogna avere i dubbi. Non quelli irrazionali, tipo chissà se l’aereo che sto per prendere cadrà, ma nella forma di esaminare le varie possibilità, valutare i pro e i contro prima di prendere una decisione. L’importante è non tentennare una volta presa una decisione. È stato detto, ma la frase non è mia, che esci più facilmente da un bosco camminando sempre nella stessa direzione che cambiandola ogni momento.»

«Allora non sbagli mai.»

«Certo che sbaglio, ma l’importante è, al momento di tirare le somme, che i successi siano stati più numerosi degli insuccessi.»

«Comunque non hai un buon carattere.»

«Non mi posso permettere il lusso di avere un buon carattere. Il buon carattere è inversamente proporzionale alle responsabilità che devi affrontare. È più facile avere un buon carattere quando consegni un computer dell’Apple che quando lo inventi, mettendoci dentro tante idee e resistendo alla concorrenza.

Il mio lavoro mi porta a operare in tutto il mondo e non posso tollerare il minimo errore, perché dall’errore più piccolo può nascere un grande errore. Mettendo a rischio decine di persone.

In una vecchia favola olandese, un bambino salva un paese chiudendo con un dito la piccola falla che aveva visto aprirsi in una diga. Io non ho dita a sufficienza per chiudere tutte le falle che si possano aprire. Per questo devo ricorrere ad altre persone e sorvegliare che ciascuno metta le dita là dove devono essere messe.

In aggiunta, tutti i problemi richiamano l’attenzione della mente, e attivano le connessioni fra le sue cellule, indipendentemente dalla loro importanza. Chiedersi dove siano gli occhiali sollecita la tua attenzione quanto un investimento da milioni di dollari. Per questo gli occhiali devono sempre trovarsi al posto giusto: per potersi dedicare agli investimenti milionari.

Io mi arrabbio a ogni minima contrarietà perché sottrae tempo e il tempo è la merce che maggiormente scarseggia nel mondo. Un augurio spagnolo dice: Salute, denaro e tempo per goderne. Io ho una dose limitata di tempo e nessuno può aumentarla. Più avanzi negli anni, meno tempo hai a disposizione: sia perché si accorcia la tua previsione di vita, sia perché impieghi più tempo per portare a compimento ciò che devi fare. Da qui nasce l’impressione che, con gli anni, gli impegni aumentino e non diminuiscano. Nello stesso tempo, aumentano oggettivamente, perché, a un certo livello, sei l’unico a poter prendere la decisione finale.»

«In questo quadro di efficienza totale, di efficienza per l’efficienza, c’è posto per un po’ di comprensione per chi ti sta più vicino?»

«Stare vicino a qualcuno è un atto reciproco. A sta vicino a B

nella stessa misura in cui B sta vicino ad A. La domanda bisogna rivolgerla a chi mi sta vicino.»

«Bene. Sono stata avvisata. Non so però se questo sarà sufficiente a salvarmi. Tanto per cambiare argomento, viaggi spesso sul 380?»

«No. Questa è la prima volta: ho voluto dividere l’esperienza con te.»

Jessica lo guarda incredula.

«Non ci posso credere.»

«Assolutamente vero. Con il poco tempo che ho, prendere un volo di linea è un costo e far coincidere il nostro viaggio con il volo di un 380, un vero lusso. Non sono ancora molto diffusi e questo è forse l’unico che offra una vera suite fino a Bangkok e la possibilità di farsi una doccia a dodicimila metri di quota.»

«Una doccia vera?»

«Sì, ma limitata a cinque minuti d’acqua. L’acqua pesa e portarla fin lassù vuol dire ridurre la resa commerciale del volo. Adesso sta tornando il nostro accompagnatore: regalagli una scia del tuo profumo. L’ha meritata, là, al controllo di sicurezza.»

•¤•

Il finger conduce Jessica e Walter direttamente al secondo piano dell’airbus e alla loro suite: la partenza è a minuti e la seguiranno sul video della cabina, sorseggiando champagne.

Walter si stira sulla poltrona.

«Indubbiamente il 380 è un bel passo avanti per il trasporto aereo.

Se ripenso ai miei viaggi in Boeing 707, mi viene da chiedermi come riuscissi a viaggiare in quelle condizioni. Poi arrivò il 747, il primo, quello corto, ma, diceva la pubblicità, più lungo del primo volo dei fratelli Wright: la lessi nella vetrina di un’agenzia di viaggi a Cipro.

Comunque, vale sempre la vecchia regola: spostare adesso le lancette dell’orologio sull’ora del paese d’arrivo. Sentirai meno la differenza di fuso orario.»

«Funziona davvero?»

«Certo. Il cervello crede a ciò che gli dicono gli occhi e si lascia ingannare facilmente.»

«Chi non porta l’orologio, come fa?»

«Dipende dalla persona. Ricordi l’aneddoto che raccontava Rosario su quel tale che diceva di essere il tempo?»

«Sì, signor Tempo. Povero Rosario.»

«A Rosario»: Walter si fa serio e alza la flûte.

Jessica si unisce al brindisi e osserva, subito dopo, per scacciare i fantasmi: «Sembra che gli aerei volino a champagne.»

«In effetti, è tanto necessario quanto il carburante che bruciano i motori.

Il nostro inconscio associa lo champagne all’idea di festa e suggerisce ai passeggeri che anche un viaggio d’affari possa essere un viaggio di piacere. Come questa sera. Se l’equipaggio sa fare il proprio lavoro.»

«I piloti, vuoi dire?»

«No: il personale di cabina. I piloti non li vedi, ma dai per scontato che sappiano guidare l’aereo. Altrimenti non saliresti nemmeno. Io parlo delle hostess, degli steward e del capo cabina.

Prendi lo champagne: ha senso berlo solo quando è freddo.»

«Naturalmente.»

«Invece, per evitare la fatica di versarlo quando arrivano i passeggeri, e parlo dei passeggeri di prima classe, riempiono i bicchieri mezz’ora prima e alla fine, soprattutto ai tropici, lo servono tiepido. A me è capitato a Rio, in partenza per Parigi su un volo Air France, e, quando l’ho fatto notare, mi hanno portato un altro bicchiere di champagne. Pieno di cubetti di ghiaccio.»

«Incredibile. In Brasile nessuno oserebbe farlo con la birra: figuriamoci con lo champagne. Com’è andata a finire?»

«In quel viaggio non ho bevuto champagne e da allora non ho più volato Air France. Per fortuna, perché, pochi mesi dopo, proprio un 330 dell’Air France è precipitato sulla rotta Rio Parigi.»

«Allora arriveremo sani e salvi: questo champagne è perfetto.»

«La certezza l’avremo solo all’arrivo, ma almeno avremo fatto un viaggio gradevole. Senza contare che per renderlo ancora più piacevole conto molto su di te.»

«Lo champagne che servo io è sempre all’altezza.»

«Oggi anche all’altitudine.»

Rinvigoriti dalla doccia, prenotata per entrambi subito dopo il decollo, Walter e Jessica hanno gustato la cena nel confort delle tute che la compagnia aerea ha fatto trovare loro.

Costatare la mancanza di armagnac a bordo ha contrariato Walter per qualche istante, ma ora, sdraiato sulle lenzuola delle loro poltrone trasformate in letto, la sua attenzione è tutta presa dalle sensazioni che le mani di Jessica gli stanno procurando.

Toglie le cuffie dalle orecchie e si concentra sul felino che si sta dedicando a lui, una sagoma scura contro le luci che arrivano dallo schermo muto del televisore.

La mano della compagna ha appena raggiunto il membro, quando Walter vi appoggia sopra la sua, chiedendo, senza parlare, un intervallo: quello che serve per uscire in un attimo dalla tuta, subito imitato da Jessica. In certi momenti, le sensazioni trasmesse dalla pelle sulla pelle sono troppo importanti perché siano filtrate da un indumento.

Ora il corpo di Jessica è rannicchiato a destra del busto di Walter, ma non sdraiato: si offre alle carezze, mentre la bocca risale, scende, risale, dallo scroto al glande, e la mano propone alla lingua nuove angolature per applicare gli stimoli.

Jessica percepisce il desiderio di una conclusione rapida del partner e lo asseconda: la giornata è stata lunga e la prossima sarà troppo breve, con il taglio delle ore imposto dal fuso orario.

Dolcemente, Walter sgorga nella sua bocca ed è già assopito quando Jessica lambisce le ultime gocce.

TIAGO

Il campanello della porta suona pochi minuti dopo il ritorno a casa. Jessica ha appena fatto in tempo a togliere jeans e maglietta.

La maglietta l’ha messa fra la roba da lavare: l’ha usata solo per due ore, ma si è macchiata subito di sudore, sotto le ascelle.

L’estate a Recife è insopportabile. Dovresti vivere tutto il giorno con l’aria condizionata accesa. Se la corrente elettrica non fosse così cara.

«Un momento!»

Non ha avuto neanche il tempo di fare la doccia.

Deve essere il portiere, a suonare. Luiz è indolente quanto si vuole, sempre seduto in bilico sulle gambe posteriori della sedia e mai ad aiutarti a portare i sacchetti del supermercato fino all’ascensore, ma efficiente: non fa mai salire nessuno senza avvertire con il citofono.

Sopra la tanga infila la solita vestaglietta da casa, di cotone, a fiori, e l’abbottona con la sinistra mentre la destra è già sul pomo della porta, pronta ad aprire. Per abitudine, guarda attraverso l’occhio magico: non è Luiz.

«Chi è?»

Domanda per prendere tempo, perché riesce a vedere solo le sagome di due uomini: l’immagine è sfuocata e non distingue le facce. Si arrabbia ancora di più con il portiere che non l’ha avvisata e giura a se stessa: «Questa sera lo dico all’amministratore. Così impara.»

«Helena, bella gioia, sono Tiago. Con un amico.»

«Cazzo!» dice fra sé, e, a voce alta: «Un momento!»

Finisce di abbottonare la vestaglietta, la stira con le mani sui fianchi, riavvia i capelli con la punta delle dita e apre la porta: «Buon pomeriggio.»

«Buon pomeriggio, tesoro. Possiamo entrare?»

«Se volete. Sono appena tornata dal supermercato e mi stavo cambiando.»

«Se lo stavi facendo per me, non era il caso. Sai che mi piaci comunque. Lui è João, un collega di Natal. Con permesso.»

Il piccolo soggiorno che si apre dopo la porta d’ingresso diventa ancora più piccolo quando vi entrano i due uomini. João è il doppio di Tiago: si siede sul piccolo divano. A Tiago rimane solo la scelta di una sedia.

«Un’acqua?»

«Meglio una birra.»

«Niente birra, con quello che mi passa il governo.»

«Neppure qualche entrata extra?» le sorride furbo Tiago.

«Nessuna entrata extra. Come mai sei qui?»

«Visto, João? Te l’avevo detto. Bella e fiera» spiega Tiago al collega.

«Una vera puledra di razza. Mesi e mesi insieme a Natal, poi tre mesi di lontananza e adesso neanche un come stai di cortesia.

Comunque, io sto bene. Sei tu quella che sta poco bene.»

«Che cosa vuoi dire?» chiede Jessica, lasciandosi cadere su una sedia.

«Che ce l’hai nel culo, puttana! Puttana e assassina.»

«Senti...»

«Sta’ zitta e senti tu! È arrivato a Natal il risultato dell’analisi del DNA. Domani si torna a casa.»

«Di quale analisi parli?»

«Ma come: non te ne sei neanche accorta?» e, rivolto a João: «Ha preso tanti cazzi nella sua vita che neanche si accorge se gliene manca uno.» Poi, di nuovo a Jessica: «Sto parlando del cazzo di Junior, stronza. Non ti è mancato? Oppure l’hai già sostituito? Roba da non credere. Una ammazza un cristiano, gli impaglia il cazzo e lo tiene in casa. E continua a tenerlo in casa mentre lavora con la polizia federale: neanche lo butta via.»

«Si vede che ai cazzi ci tiene»: è la prima volta che João apre bocca.

«Lei? Neppure. Lei è sapatão e ha ammazzato questo tizio, Junior, perché la sua amichetta, un’altra troia, si era messa con lui.

È stata una vendetta.»

«Io non ho ammazzato nessuno e domani lo dirò a Joaneis»

reagisce Jessica.

«Certo: a Joaneis e al giudice. Vedrai quanti begli anni di galera ti farai. Quando ho trovato il cazzo impagliato fra le tue cose, il giorno che sono andato a casa tua, a farti la valigia, Joaneis voleva lasciare stare, ma alla fine l’ho convinto: non si può lasciare in libertà un’assassina, neanche se ha un culo bello come il tuo. Adesso Joaneis è in missione a Goiana ed io occupo il suo posto. Ti ricordi quando volevo chiavarti e mi mandavi a prenderlo in culo, signora Superbia? Adesso in culo ce l’hai tu e spero ti piaccia proprio.»

«Bastardo.»

Il manrovescio improvviso di Tiago le lacera il labbro e la fa vacillare sulla sedia.

Jessica si porta la mano alla bocca e guarda incredula le dita, quando le ritira sporche di sangue.

«Io...»

«Tu, un cazzo, puttana!»

Tiago è in piedi, al suo fianco, e le rovescia la testa all’indietro, tirandola per i capelli, costringendola a guardarlo negli occhi.

«Hai finito di darti le arie da grande signora perché ti facevi scopare da Rosario e da quella puttana di Karina. Morti loro, non servi più a niente e rimani solo la puttana che ha ammazzato Junior. Potevo mandare un agente qualunque con João per portarti domani a Rio, ma ho deciso di venire di persona per darti la bella notizia e togliermi una soddisfazione. Superbia non è potere.»

«Quando devo partire?» si trova a chiedere Jessica, stupendosi della sua stessa voce, più calma che spaventata.

«Domani mattina alle 11.30, alla grande. Volo Gol a spese del governo. Puoi cominciare a preparare le tue cose. Poi diamo un’occhiata noi, tanto per assicurarci che non lasci qualche altro cazzo impagliato in un cassetto. Questa notte rimaniamo qui

Sie haben das Ende dieser Vorschau erreicht. Registrieren Sie sich, um mehr zu lesen!
Seite 1 von 1

Rezensionen

Was die anderen über Martha denken

0
0 Bewertungen / 0 Rezensionen
Wie hat es Ihnen gefallen?
Bewertung: 0 von 5 Sternen

Leser-Rezensionen