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Amaranthine e Altri Racconti

Amaranthine e Altri Racconti

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Amaranthine e Altri Racconti

Länge:
73 Seiten
55 Minuten
Herausgeber:
Freigegeben:
Jan 11, 2020
ISBN:
9781507165539
Format:
Buch

Beschreibung

Amaranthine e altri racconti  è una raccolta di nove storie horror con un pizzico di eccentricità e humor.

Dimenticatevi di vampiri, lupi mannari e fantasmi. Gli esseri umani sono la quintessenza del grottesco. Attraverso le pagine di questa raccolta scorrono diverse venature di sofferenza umana con risultati a volte comici, altre davvero terrificanti.

Inoltre, la raccolta include le note dell’autore, che offrono al lettore un raro scorcio sulle fonti di ispirazione di ciascun racconto.

Amaranthine è un’antologia di racconti horror e dark fantasy, partorita dalla mente di uno degli astri nascenti dell’horror britannico: Erik Hofstatter.

Herausgeber:
Freigegeben:
Jan 11, 2020
ISBN:
9781507165539
Format:
Buch

Über den Autor


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Amaranthine e Altri Racconti - Erik Hofstatter

L’autore

PER AKONA

La Vasca

Sean prese una singola ciocca di capelli rossicci e stopposi dalla spalla e la strinse tra le dita avvizzite, accarezzandola. Le piastrelle del bagno erano decorate da fessure sudicie. Attaccò la ciocca alla piastrella, vicino alle altre. Inclinando la testa, studiò il disegno con gli occhi pieni di tristezza. Sembrava che i capelli intrecciati formassero una mappa misteriosa. Sperava che fosse la mappa per una vita migliore. Non erano i suoi capelli, eppure si trovavano ovunque nella casa, a volte nei posti più impensabili. Doni d'addio di Magda. Da quanto tempo se n'era andata? Mesi? Anni? Sean se lo ricordava a malapena. Gli aveva rubato la capacità di pensare logicamente, oltre al cuore. Niente aveva più senso. La sua partenza aveva creato un vuoto. La gioia di vivere era sparita con lei. Il tempo aveva smesso di esistere. Sean trasse un respiro e mise la testa sott'acqua, immergendosi nella tranquillità del silenzio subacqueo. Gli diede una pace temporanea. Pensò ad Eli, a come fosse nato in quella stessa vasca. Il giorno in cui lo aveva visto nascere era stato uno dei più felici della vita di Sean. Doveva tenere duro, se non per sé stesso, almeno per Eli. Finché aveva Eli, sarebbe riuscito a trovare la forza di continuare a vivere.

Uscì dalla vasca e afferrò un asciugamano macchiato. Puzzava di trascuratezza – sporco e muffa. Sean non riusciva a ricordare l’ultima volta che l’aveva cambiato. Un altro capello di Magda si era avvolto attorno al suo polso come un serpente. Sei sempre stata una serpe, pensò Sean, srotolando il crudele ricordo e disfandosene nella tazza del water – se solo avesse potuto liberarsi allo stesso modo della maniera in cui si sentiva. La sua stessa figura scheletrica gli apparve fugacemente nello specchio appannato, e dovette resistere all’impulso di tergerlo e rivelare completamente a sé stesso il pieno orrore del suo corpo anoressico. No, aveva già accettato il suo aspetto da reduce di Auschwitz. Non c’era bisogno di torturarsi ancora. Non ci poteva fare niente. Sean aveva un appetito mostruoso, eppure i nutrienti che assumeva svanivano nel nulla. Magda gli invidiava quel metabolismo così rapido. «Qual è il tuo segreto? Puoi mangiare tutto quello che vuoi senza mettere su un etto!» diceva.

Asciugatosi, si infilò l’accappatoio. Una falena, spaventata, volò via dall’indumento. Sean batté le mani con un riflesso felino e distrusse l’insetto. Bastarda! Ti insegno io a mangiare il mio accappatoio! Si lavò i palmi delle mani e guardò la polvere dorata che scorreva via nel lavandino. Entrando in cucinino estrasse dal frigo i petti di pollo. Che giorno era? Martedì. No, giovedì! Non aveva importanza per Sean. La sua vita era diventata una routine. Quello che importava era la routine. Dopo che Magda l’aveva abbandonato, era la routine che gli aveva permesso di non impazzire. Il microonde si era rotto il mese passato. Si rese conto di quanto tempo era trascorso dall’ultima volta che si era avventurato fuori di casa. Merda, è passato già così tanto tempo? Sean aveva accettato gli incentivi per l’uscita anticipata dal lavoro che l’azienda gli aveva offerto. Pagava l’affitto con diversi mesi di anticipo e faceva riserva di provviste. Pollo congelato, riso, fagioli, spaghetti, tonno, vari tipi di zuppa, per la maggior parte cibo in scatola. Lasciare il lavoro gli era sembrata una cosa di poca importanza. La sua vita era diventata un gioco di domino da quando Magda l’aveva abbandonato.

Lei era la punta dell’iceberg. Lei era la valanga che aveva sepolto la sua vita. Adesso doveva uscire da sotto la neve. Almeno aveva Eli. Il fedele Eli. Lui non l’avrebbe mai lasciato solo.

Tagliò il sacchetto. Il coltello era poco affilato. Sean si rese conto che sarebbe stato più facile aprire il sacchetto strappandolo con le dita. Alla fine riuscì nel suo intento e prese un pezzo di carne di pollo. Sembrava ancora troppo consistente, anche se l’aveva lasciato nel lavello a scongelarsi per quindici minuti. Vabbè, il maledetto si scongelerà mentre si cucina, pensò. Presto, l’aria del cucinino si impregnò dell’odore delle cipolle che soffriggevano. Sean le mescolò e tornò ad occuparsi della carne congelata. Afferrò un coltello più affilato e cominciò a tagliare la sua cena in quadratini, premendo ogni grammo del suo scarso peso sulla lama. La cipolla gli faceva lacrimare gli occhi. Perché si dava ancora la pena di fare quelle stronzate? Gli importava qualcosa del gusto? Di tutte le suppellettili da cucina e le spezie esotiche? No. Ora la sua vita era mera sopravvivenza. Fanculo le spezie. Ma poi si ricordò il motivo per cui friggeva ancora le cipolle. Perché Magda gli aveva detto di farlo. «Tutti i buoni

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