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American Bar

American Bar

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American Bar

Länge:
216 Seiten
3 Stunden
Herausgeber:
Freigegeben:
Aug 19, 2019
ISBN:
9788831619059
Format:
Buch

Beschreibung

Partendo da un fatto di sangue accaduto in un piccolo paese della bassa ferrarese, un gruppo di amici che si frequentano dall’adolescenza e che credono di conoscersi intimamente, rimane sbigottito dallo scoprire che uno di loro, l’omicida-suicida, è proprio il protagonista di quel fatto sconvolgente.

Questo li turba al punto tale che tutti insieme decidono di analizzare i fatti di femminicidio e di omicidio avvenuti nella storia nel territorio a loro noto, il Ducato Estense, appunto. Sotto la guida di chi nel gruppo ha fama di essere acculturato più degli altri decidono di incontrarsi regolarmente in un luogo appartato e di esaminare i vari casi storicamente noti del territorio.

In questo percorso culturale ci si inizia a domandare se esista un rapporto diretto tra il territorio ed i comportamenti umani, visto che alcuni dei fatti esaminati sono accaduti molto vicino a loro, in luoghi a loro ben noti. L’esame di tutto consente a loro di ripercorrere tragedie del passato rinascimentale degli Estensi consumate proprio li a pochi metri da dove loro hanno sempre vissuto.

Rimane però indefinita per loro la risposta alla grande domanda:” Ma noi amici, ci conosciamo veramente ?”. Un confronto tra amici che lascia lo spazio al racconto di fatti popolari e goliardici tipici dei paesi di pianura.
Herausgeber:
Freigegeben:
Aug 19, 2019
ISBN:
9788831619059
Format:
Buch

Über den Autor


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American Bar - Sergio Benini

fortunati.

PREFAZIONE

Nella vita di ogni uomo ci sono momenti nei quali si è portati a fare bilanci delle proprie azioni e delle proprie scelte. Ripensando quindi a quella parte di vita passata ci ritornano in mente uno ad uno i fatti che hanno caratterizzato quei momenti ed anche i pensieri che hanno pervaso la nostra mente e che hanno in gran parte condizionato la nostra vita. Parlare di ricordi è un po’ come ammettere e confermare la propria vecchiaia. Quando si è giovani si pensa invece di essere immortali e si vive giorno per giorno bruciando il tempo e le azioni come se queste ci fossero dati in quantità inesauribile e potessimo disporne all’infinito. I valori dell’amicizia e del tempo passato insieme ad amici e conoscenti rimangono però nella nostra mente e ci accompagneranno probabilmente fino alla fine dei nostri giorni insieme all’immagine dei luoghi che hanno caratterizzato quei momenti. I luoghi, certo sono una parte onirica dei nostri pensieri, quasi un palcoscenico che ci hanno visto ultimi attori in ordine di tempo dopo molti altri personaggi prima di noi e prima di tutti quelli che verranno. Quasi come la carrozza di un treno che ad ogni stazione scarica dei passeggeri e ne fa salire altri per portarli alla stazione successiva dove si ripeterà questo rituale ineluttabile del ricambio. In questo scambio di passeggeri la scena, sia pure con minimi cambiamenti, rimane sempre la stessa: i luoghi della vita.

I luoghi non sono una parte inanimata della nostra storia ma sono una componente viva che si rinnova continuamente e che certamente ci sopravviverà. Se lo sappiamo guardare, il luogo ci dice moltissimo di chi eravamo e di quello che siamo oggi mentre è ancora da scrivere, ma è intuibile, il capitolo di ciò che saremo. Il luogo non è solo fisico e passivo ma è il motore della nostra mente perché qualunque sia il ricordo che abbiamo in un certo momento, questo è inscindibile dal luogo che lo ha contenuto. La condivisione temporale sul lungo periodo di questi luoghi ci fa poi sentire quasi amici transtemporali di chi ci ha preceduto ma poi è sceso in qualche stazione prima. Essere negli stessi esatti luoghi poi ci aiuta a capire ed a ricostruire, almeno in parte, le azioni ed i pensieri di quegli uomini ed un po’ ci aiuta a capire se mai noi siamo veramente cambiati o se portiamo con noi lo stesso modo di agire, di pensare dei nostri predecessori. Ci aiuta anche a capire i progetti, le ambizioni ed il senso della vita di quei momenti così lontani da noi. ,anche se tuttavia non riusciamo a giustificare tutto e molto ci sfugge ancora. Ogni luogo ha una storia da raccontare ed ogni luogo è l’incipit di infinite altre storie concatenate ad esso, di cui noi facciamo parte, quasi inconsapevoli di esserlo.

Arrivare alle soglie della terza età e scoprire solo ora tutti questi valori e rendersi conto che luoghi-persone-azioni-pensieri sono un unicum di cui noi orgogliosamente o inconsapevolmente facciamo parte, è o no un vantaggio rispetto a chi ancora non riesce a vedere queste cose? Se pensiamo che, facendolo, abbiamo la possibilità di capire molte cose e che, in tal modo, in sostanza diamo dei contenuti alla nostra maturità, allora può essere un vantaggio certamente. Per contro, può anche essere uno svantaggio poiché ci si rende conto che molte delle nostre azioni passate potevano essere state diverse, o più opportune, o più eleganti, o più delicate, o più giuste e quindi questo ci può creare un po’ di rammarico e forse anche un certo senso di pentimento. Resta il fatto che ognuno di noi è oggi la somma di come siamo stati, di quello che abbiamo fatto all’interno di un microcosmo che è l’ambiente in cui siamo cresciuti. Si realizza insomma anche con l’uomo il principio fisico della Teoria dei Sistemi che sintetizza il concetto: Lo stato di un sistema riassume in se tutta la sua storia passata .

In definitiva quello che è stato è stato, nessuno ha ed avrà mai un’altra opportunità di vita quindi sarebbe opportuno valorizzare quella parte di essa che ancora ci resta pensando che c’è ancora tempo sufficiente per cambiare e migliorare.

Così, partendo da un ambiente paesano, un gruppo di oversixty, abituati a vivere in una scenario goliardico, scanzonato ed ironico vengono scossi da un trauma che li colpisce all’improvviso. Si pongono allora una serie di domande su temi ai quali mai avevano pensato prima ed ora non si vergognano più di chiedersi: chi siamo noi? perché ci è sfuggita la tal cosa? perché non vediamo quello che abbiamo sotto gli occhi? ma noi, siamo cambiati oppure no negli anni? cosa è successo in questi luoghi? L’analisi del gruppo parte dall’esplorazione di fatti storici di grande rinomanza e notorietà avvenuti in questi territori dell’antico Ducato Estense per poi tentare di fare una comparazione con ciò che avviene ai giorni nostri. Nell’analisi dei fatti storici, accanto alla lettura della descrizione degli eventi così come ci è stata tramandata, si aggiungono loro interpretazioni di altre storie che rappresentano una evoluzione della storia stessa secondo quanto riescono ad immaginare in una sorta di mescolanza fantastica tra la situazione di ieri ed il pensiero di oggi.

Questa visione onirica porta con se la proiezione del proprio inconscio culturale sul corpo storico dell’evento, gli da una nuova dimensione ed, in alcuni casi, quasi una inusuale reinterpretazione della vita in cui si considera il contrappasso come atto di giustizia divina.

Capitolo 1

AUCUPARIUM (alias CO-PARO)

Se i muri potessero parlare potrebbero raccontare storie di uomini e di comunità, di gioie e dolori, di noia e di eccitazione riguardanti quello spaccato di umanità che nel corso degli anni ha caratterizzato la frequentazione di quell’angolo storico di Copparo tra via Marconi e via Garibaldi. Un bar, simile a quelli che caratterizzano molti centri del basso ferrarese e nei quali si consuma la vita di una comunità campagnola, diventa negli anni un punto di riferimento non solo topografico ma sociale.

In quel punto della via ed in quei locali, a memoria d’uomo, c’è sempre stato un bar probabilmente con insegne diverse ma sempre come punto strategico della comunità copparese. Per diversi decenni tale ritrovo ha subito la concorrenza diretta di due più che blasonati bar della bellissima Piazza del Popolo, che lavoravano uno all’angolo del palazzo di levante ed uno all’angolo contrapposto del palazzo di ponente. In mezzo a loro in una profondità scenica di 100 metri faceva da cornice al quadro la cinquecentesca Delizia Estense di Palazzo Barberini, oggi sede del municipio. La realizzazione del palazzo venne affidata all'architetto Terzo de Terzi, che progettò un imponente fabbricato composto da cinque torri collegate fra loro, ampi porticati, cortili interni e sale grandiose. A decorare l'edificio furono chiamati alcuni tra i più importanti artisti attivi a Ferrara, fra cui Girolamo da Carpi e Benvenuto Tisi da Garofalo, Battista Dossi e Bastianino. Il Bar Centrale (già Bar Impero) raffinato luogo storico di Copparo aveva mantenuto negli anni la sua fisionomia elegante un po’ retrò di fine secolo ma caratterizzava fortemente la piazza. All’angolo opposto il Bar Italia (prima da Nestore e poi da Eurito) era il ritrovo di sportivi locali, sostenitori della gloriosa squadra di calcio locale e luogo dove si commentavano tutti gli eventi sportivi locali e nazionali. Per molti anni fu il ritrovo di altri gruppi di viveur campagnoli che anticipavano di 15/20 anni le gesta di quelli oversixty di cui stiamo parlando.

Nelle estati degli anni 50 e 60 entrambi questi bar allestivano sul piazzale antistante un accogliente plateatico con tavolini ed ombrelloni dove la crema di Copparo veniva servita da camerieri in giacca bianca, nelle calde giornate estive, quasi una Via Veneto della bassa.

Il plateatico era disposto su basi di legno rialzate e recintate in quanto la grande piazza era ancora realizzata in polverosa graniglia e non ancora in porfido come appare oggi.

Per contro, al terzo vertice di tale triangolo si trovava, ’attuale American Bar che si mostrava come il ritrovo ufficialmente riconosciuto di mediatori di frutta e di bestiame, dove, soprattutto il venerdì, giorno di mercato, affluivano soggetti provenienti da tutto il contado e frequentemente anche da altre città per trattare ogni tipo di affare agricolo sin dai tempi in cui fu soppresso il mercato del bestiame nel 1946 dopo oltre 200 anni dalla sua istituzione. Rimase invece il commercio di granaglie e frutta che ancora continua sia pure in toni decisamente ridotti. Molte foto d’epoca in bianco e nero mostrano questo angolo affollatissimo di persone con grandi cappelli neri intenti a trattare.

Quella del nome mutato da Bar Di Leo ad American Bar però, resta un mistero, tanto più che oggi l’esercizio è gestito da una simpatica famiglia cinese che sembra perfettamente integrata, pur senza perdere(e come sarebbe possibile ?) la propria identità, schiva, cordiale e laboriosa. L’anima operativa del bar sembra indiscutibilmente essere la mamma Lilly (semplificazione di chissà quale nome cinese impronunciabile) che governa con grande pragmatismo il personale di famiglia incentrato in gran parte sulla figlia maggiore EVA, mentre i due minori, un maschio ed una femmina sono li presenti tra i banchi non per lavorare ma certamente per imparare. Tra di loro l’ultimo nato Filippo che parla un perfetto italiano emiliano-romagnolo, è ancora piccolo ma che si farà ! Emblematica la figura del capofamiglia che osserva, quasi estraneo al gruppo ed al lavoro, interviene di tanto in tanto, impartendo ordini, con brevi frasi cinesi incomprensibili ai più. L’insieme insomma sembra un sistema perfettamente oliato che gestisce quotidianamente una clientela di pensionati, aspiranti pensionati, prossimi pensionati, cassaintegrati e fancazzisti, in una fascia di età tra i 50 ed 80 ed oltre (pochi casi). I frequentatori si dividono poi in assidui giornalieri ,intendendo coloro che passano in quel luogo non meno di 5 ore al giorno, tutti i giorni, in sporadici giornalieri intendendo quelli che li partecipano alla socialità per poche ore al giorno e per pochi giorni la settimana ed infine i weekendari che si concedono solo poche ore il sabato e domenica.

Le passioni politiche qui trovano un luogo di esternazione pubblica. Un tempo il confronto di idee e le lunghe discussioni erano violente ma oggi, che la nebbia politica ha avvolto ogni cosa, esse non sono quasi mai sincere ed evidenti per paura forse di ritrovarsi superati dai tempi. Tuttavia, tranne alcuni soggetti politicamente confusi, quasi tutti gli altri sono chiaramente identificabili con questa e quella area politico culturale che si fronteggiano nel dibattito nazionale. I fans dell’una e dell’altra fazione, che si riconoscono tra loro, spesso evitano un confronto diretto se non quando per cause esterne questo scontro venga provocato o favorito. Tutti sanno insomma cosa e chi votano tutti gli altri ma pochi se lo dicono in faccia. Ci sono spesso temi ed argomenti non chiari all’una ed all’altra visione politica e per questo a volte si consulta in maniera informale quelli ritenuti gli acculturati del gruppo di frequentatori. Questi intervengono dicendo la loro senza riuscire per altro a far cambiare le idee di qualcuno ma tutt’al più a renderle più confuse.

In definitiva tutti conoscono tutti sin dall’infanzia o dall’adolescenza, tutti hanno visto tutti evolvere o meno nella sfera sociale e questo li rende in fondo amici o comunque consapevoli di un unico destino economico e sociale. In fondo un amico è uno che conosce i tuoi difetti ma nonostante questo ti vuole bene.

Ebbene in questo luogo tale sentimento è diffuso anche se non dichiarato.

Di tutt’altra natura invece è il dibattito su temi sportivi nei quali si confrontano passioni ataviche irrazionalmente fedeli a se stesse e durevoli negli anni che farebbero la gioia di direttori sportivi di club calcistici. Davanti ai televisori del bar che la tutto fare Lilly tiene in perfette condizioni di funzionamento, lei ed il resto della sua famiglia assistono, passivi, a scontri infuocati nei quali ognuno ha la sua personale diagnosi dei problemi della sua e delle altre squadre ed ha, con certezza sacrosanta, la cura risolutiva per tutte. Motociclismo ed automobilismo hanno fatto di questi uomini di paese degli esperti meccanici teorici, e direttori sportivi ma in questo sono tutti uniti in un profondo spirito nazionalista.

Nella fumosa sala del gioco delle carte, che all’occorrenza si trasforma in sala TV, incalliti giocatori di trionfo (tressette) si affrontano quasi giornalmente assistiti da una cerchia di osservatori che tavolo per tavolo guardano le partite, commentano e criticano quelli che per loro sono errori o perdite di opportunità. Al bancone del bar Lilly ed i suoi tengono conto del numero di vincite di chi (perdenti) a favore di chi (vincitori), il tutto espresso nell’unità di misura del costo di un caffè.

A Copparo quasi tutti hanno un soprannome che spesso ha a che fare con qualche caratteristica palese della persona o in storture del nome proprio. Allora Silvano diventa Pisin (ereditato dal padre pure detto Pisin), Giuliano diventa Giuli, Raffaele Raf, Marco Fabbri diventa Tancre (a ricordo del padre Tancredi), Giuseppe è riconosciuto come Bepino(a ricordo di una non esagerata statura), Alberto chiamato Tain (a ricordo di un breve passato da barbiere), Frizon (dalla trasposizione deformata di titolare di friggitoria locale), Bajo (da Baglioni),Flosch (anche lui con un noto passato di sovrappeso), Nuto (da Benvenuto ) e così via. In questo dedalo di nomi identificativi Lilly ed i suoi si muovono con assoluta sicurezza nell’attribuire vincite-caffè a questo o a quello e non ci sono ricordi di casi di fraintendimento o sostituzione di persone.

La famiglia cinese che gestisce il bar suscita spesso curiosità e domande sulla Cina, sui suoi usi e costumi, sul tipo di vita delle città e dei paesi asiatici da cui provengono ed anche un po’ sulla loro incomprensibile lingua. Su questi temi a volte si accende un dibattito che parte sempre con alcune curiose domande:

…ma secondo voi perché ai cinesi non piace il caffè? oppure:

"…..chissà se sono pelosi come noi nell’intimo !"

….ma è vero che le cinesi sono inodori? ed anche molto ubbidienti ??

e così via fino a che dopo botta e risposta qualcuno decide di tenersi il dubbio almeno fino a che una di quelle domande non verrà posta a qualche acculturato che in Cina c’è stato davvero e mica una sola volta. Tali dubbi e perplessità comunque non riescono mai ad elevarsi da temi triviali e animaleschi come appunto le modalità cinesi nel fare l’amore o perché le donne cinesi sono (o sembrano) così sottomesse. La parola sottomessa scatena spesso nuovi dibattiti sulla condizione femminile nei paesi mussulmani con la totale dichiarate incomprensioni di quasi tutti per il significato dell’uso del chador o del burka.

Io gliela manderei volentieri mia moglie a frequentare un corso di formazione a Kabul per almeno una settimana. Così me la sistemano un po’ e vedrai che andremo meglio tutti .

Risata collettiva, ciascuno pensando alla propria. Battute come questa, un tempo, erano frequenti da parte di Gino che poteva portare la sua personale esperienza per una moglie aggressiva o come diceva lui rompiballe. Qualcuno che conosceva bene la situazione spesso lo incalzava ricordando a lui ed a tutti che per sopportare Gino e le sue malefatte sentimentali bisognava essere sante altro che rompiballe ! Dal leggero sorriso sulla bocca di Giuli si capiva che in fondo condivideva quella opinione che recepiva come un velato riconoscimento delle sue qualità amatorie extraconiugali. Un uomo vero insomma ! Che poteva permettersi di comprare una vecchia roulotte e piazzarla in un camping dei lidi ferraresi e di passarvi da solo, senza moglie e figli, una intera estate da giugno ai primi di ottobre. La duplice funzione della roulotte di alloggiamento personale e di garconiere (o trappolo) per alcune sventurate turiste di quei luoghi che accettavano le sue avances, rendeva super economica l’iniziativa e questo lo rendeva davvero molto orgoglioso quando spiegava a tutti che da tempo lui aveva capito che andare in vacanza con la moglie costava il doppio e ti divertivi la metà .

Di Gino si sapeva tutto, dalla sua adolescenza un po’ sbandata, alla serie di lavori precari in Berco (azienda metalmeccanica locale) detenendo in questa un primo record di assenteismo, alla nuova occupazione all’azienda casearia locale (Latte Ala) dove, anche attraverso l’adesione al sindacato COBAS, era riuscito a frantumare il suo precedente record di assenteismo che rimase imbattuto (credo che ancora lo sia) fino al suo prepensionamento conseguente alla chiusura aziendale. Ora, diceva,:

"sono un uomo libero " con pochi soldi in tasca ma molto tempo libero (la sua vera ricchezza)

….e che nessuno (leggi :la moglie) si provi a minacciare tutto questo ! .

Giuli partecipava normalmente alle discussioni di quel sottogruppo di amici quasi coetanei e da sempre frequentatori dell’American Bar. Con età che si discostavano di due o tre anni l’una dall’altra questo gruppo di amici aveva imparato a conoscere l’amico Gino ed a inquadrarlo come persona poco propensa alla generosità ma tuttavia riservato e totalmente libero nel disegnare il suo destino e le sue scelte prese senza consultarsi con nessuno. Prevaleva nel gruppo l’idea che Gino fosse davvero un gran egoista e per niente propenso a cadere in trappole sentimentali verso chiunque, famigliari compresi.

Quando nel profondo della complicità tra amici gli veniva chiesto di raccontare dettagli piccanti delle sue avventure amorose non aveva esitazione a dire che l’importante è andare a dama, poi raccontava come c’era arrivato.

Nel gioco della dama il vero obiettivo del giocatore è riuscire a guadagnare con

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