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Carmelo Bene

Quattro diversi modi di morire in versi


Concerto per voce recitante e percussioni Musica di Gaetano Giani Luporini
1. A. Blok L dove echeggia nelle lunghe sale 2. V. Majakovskji Bene! 3. S. Esenin Ritorno al luogo natale 4. S. Esenin La Rus sovietica 5. V. Majakovskji La nuvola in calzoni 6. S. Esenin Luomo nero 7. V. Majakovskji A S. Esenin 8. A. Blok I dodici 9. V. Majakovskji Allamato se stesso dedica queste righe lautore 10. B. Pasternak Le onde 11. V. Majakovskji Di questo 12. B. Pasternak Morte di un poeta 13. B. Pasternak Oh, sio avessi allora presagito

ALEKSANDR BLOK L dove echeggia nelle lunghe sale 19 luglio 1910 L dove echeggia nelle lunghe sale il dolce volo delle pazze trike, dove splendono i vini dei boccali, sta per nascere adesso un ballo tondo. Frusciando, tintinnando, biancheggiando, volteggiano tracciando lenti cerchi. E i violini, struggendosi e infiacchendo, si abbandonano ai furiosi archetti. Col braccio teso verso la caligine, una esce fuori dal cerchio: scelto l'amico destinato, lascia cadere un fiore per terra. Non raccattare quel fiore: v' in esso il dolce oblio di tutti i giorni andati, e tutta la frenetica allegria della tua futura rovina!... V' tutto -il giuoco del fuoco e del fato, solo nell'ora amara delle offese da una lontananza irrevocabile ne traluce un angelo triste . VLADIMIR MAJAKOVSKIJ Bene! 1927 [...] sopra i fal s' fatto buio. Come sommergibile s' inabissata l'esplosa Pietroburgo, e solo quando un'ala ardente di vento fa ondeggiare la fitta oscurit, di nuovo ci ricordiamo della tempesta che fu senza tregua dall'alto e d'intorno. Come un'acqua la tenebra e cos, senza fondo, appare l'abisso del cielo, mentre ancora s scorge qui, sagoma d cetaceo, l'ombra dell'Aurora. Il fuoco delle mitragliatrici ha spazzato a zero la piazza, lungomari sono deserti e soltanto i fal vampeggiano nella densa oscurit. E qui, dove il calore scioglie la terra, sulle lingue di fuoco tendendo le palme dallo spavento o dal ghiaccio si riscalda un soldato. Il fuoco gli si pos sugli occhi,
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sopra una ciocca di capelli gli si adagi... Cos, stupito, lo riconobbi e dissi: Salute, Aleksandr Blok! la festa dei futuristi. Il frac del vecchiume s' scucito punto per punto! E Blok mi guard, ardevano i fuochi. Bene! rispose. E tutt'intorno affondava la Russia di Blok... Le sconosciute, le nebbie del nord andavano a picco come rottami e latte di conserva. E subito il suo volto divenne pi sinistro della morte invitata a nozze: Dalla campagna... scrivono... m'hanno bruciato la biblioteca nella villa.... Immobile, fisso lo sguardo di Blok e l'ombra di Blok sorgendo sopra un muretto, anch'essa pare che guardi: sembra che entrambi aspettino l'incedere di Cristo sull'acqua. Ma Cristo a Blok non ritenne opportuno apparire: Blok se ne stava con molta tristezza negli occhi. E invece di Cristo, pi vivi, col loro canto, apparvero degli uomini all'angolo della strada In piedi, in piedi, in piedi! Lavoratori, braccianti, stringete la falce e il martello, stringete il fucile nel ferro della mano! In alto la bandiera! [... ] SERGEJ ESENIN Ritorno al luogo natale 1924 Ho visitato i luoghi natali, quella campagna dove sono vissuto bambino, dove come una torre dei pompieri dalla vedetta di betulla svetta il campanile senza croce. Quante cose sono mutate, nella loro misera, sparuta esistenza. Quante scoperte mi seguivano alle calcagna. La casa paterna

non ho potuto riconoscere: l'acero s spiccante pi non s'agitava sotto la finestra, e sul terrazzino pi non sedeva la madre, a nutrire di polenta i pulcini. Vecchia, si vede, diventata... S, vecchia Con tristezza contemplo i dintorni: che luogo a me sconosciuto! Sola, come un tempo, biancheggia la montagna, v' ancora l'alta grigia roccia. qui il cimitero! Le croci imputridite, come cadaveri nella battaglia, sono rimaste con le braccia aperte. Per il sentiero, appoggiandosi al bastone, viene un vecchio che spazza dalle erbacce la polvere. Viandante! Mostrami, caro, dove abita Esenina Tat'jana! Tat'jana... Uhm... Ecco, dietro quella izba. Ma tu chi sei? Suo parente? O, forse, il figlio perduto? Il figlio, s. Ma tu, vecchio, che hai? Dimmi, perch il tuo sguardo cos afflitto? Bene, nipote mio, bello, che tuo nonno non hai riconosciuto!... Ah, nonno, sei forse tu? E s'effusero le tristi parole con lacrime calde sui polverosi fiori. [...] Tu forse avrai presto trent'anni... Ma io ormai novanta ne conto... M'attende la bara. Da un pezzo era ora di tornare! Parla, ma corruga la fronte di continuo S!... Era tempo!... Sei comunista? No! Le tue sorelle, invece, si son fatte komsomolke. Che porcheria! da impiccarsi! Ieri han tolto le icone dal palchetto, e in chiesa il commissario ha levato la croce. Ora non c' nemmeno dove pregare Iddio. Vado ormai al bosco di nascosto, prego le tremule... Forse, pu servire... Andiamo a casa: vedrai tutto tu stesso. E andiamo, calpestando la proda d'erbacce. Sorrido ai campi arati, alle boscaglie,
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il nonno sbircia con tristezza il campanile. [...] Salve, madre! Salve! E nuovamente porto agli occhi il fazzoletto. Qui piangere pu anche la vacca guardando questo povero angoletto. Sulla parete il calendario con Lenin. Qui la vita delle mie sorelle, delle sorelle e non mia; e tuttavia son pronto a cadere in ginocchio, vedendovi, luoghi che amo. Son venuti i vicini... Una donna col bambino. Nessuno ormai mi riconosce. Alla Byron il nostro cagnetto mi accoglie latrando al portone. Ah, cara contrada! Non sei pi quella, no. Certo, anch'io non sono quello di prima. Quanto pi sono tristi e senza speranza il nonno e la madre, tanto pi gaio il riso delle sorelle. Certo, per me nemmeno Lenin un'icona, conosco il mondo... Amo la mia famiglia... E tuttavia con un inchino mi seggo sulla panca. Su, parla, sorella! Ed ecco che mi parla, come una Bibbia aprendo il panciuto Capitale, di Marx, di Engels... Libri che certo mai mi son sognato leggere. e mi fa ridere che una vispa ragazzina mi metta in tutto con le spalle al muro. [...] SERGEJ ESENIN La Rus' sovietica 1924 L'uragano passato. Pochi di noi son salvi. Mancano molti all'appello degli amici. San tornato al mio paese abbandonato, dal quale fui lontano otto anni. Ma chi chiamare? Con chi dividere la triste gioia d'essere ancora vivo?!... Qui perfino il mulino -uccello di travi dall'unica ala -sta fermo con gli occhi serrati. Nessuno qui mi conosce, e m'ha dimenticato da tempo chi mi ricordava. Dov'era un tempo la casa paterna giace ora la cenere e uno strato di polvere stradale. E la vita ribolle. Intorno a me vanno e vengono

volti giovani e vecchi. Ma nessuno io posso salutare, negli occhi di nessuno trovo asilo. E nella testa mi sciamano i pensieri: Cos' la patria? mai possibile, soltanto sogni? Quasi per tutti qui sono un tetro pellegrino Dio sa di quale lontana contrada. E sono io! Cittadino d'un villaggio, che avr fama soltanto perch qui una volta una donna ha partorito u no scandaloso poeta russo. Ma la voce del pensiero parla al cuore: Rinsavisci! Di che ti sei offeso? Risplende solo la nuova luce d'un'altra generazione fra le capanne. Cominci ormai un poco a sfiorire, altri giovani cantano altre canzoni, e saranno, magari, pi interessanti: ormai non soltanto il villaggio ma tutta la terra loro madre". Ahi patria! Come son diventato ridicolo, sulle guance incavate vola un secco rossore. Il linguaggio dei miei concittadini mi sembra tanto estraneo, che mi trovo nel mio paese come un forestiero. [... ] Ecco com' il paese! . Perch ho gridato in versi che son tutt'uno col popolo? Qui la mia poesia non pi necessaria, e forse io stesso non sono necessario. Ebbene! Perdona, rifugio natale. D'averti servito gi mi basta. . VLADIMIR MAJAKOVSKIJ La nuvola in calzoni (Tetrattico) 1914-1915 Prologo Il vostro pensiero, sognante sul cervello rammollito, come un lacch rimpinguato su un unto sof, stuzzicher contro l'insanguinato brandello del cuore: mordace e impudente, schernir a saziet. Non c' nel mio animo un solo capello canuto, e nemmeno senile tenerezza! Intronando l'universo con la possanza della mia voce, cammino -bello, ventiduenne. Teneri! Voi coricate l'amore sui violini. Il rozzo sui timballi corica l'amore. Ma come me non potete sgolarvi, per essere labbra soltanto da capo a piedi! Venite a istruirvi dal salotto, vestita di batista,
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decente funzionaria dell'angelica lega, voi che sfogliate le labbra tranquillamente come una cuoca le pagine del libro di cucina. Se volete, sar rabbioso a furia di carne, e, come il cielo mutando i toni, se volete, sar tenero in modo inappuntabile, non uomo, ma nuvola in calzoni! [... ] Volete stuzzicarmi? Meno delle copeche d'un pitocco sono gli smeraldi delle vostre follie. Ricordate! .Per Pompei .quando esasperarono il Vesuvio! Ehi! Signori! Dilettanti di sacrilegi, di delitti, di massacri, avete visto mai, ci che pi terribile: il viso mio quando io sono assolutamente tranquillo. E sento che l'io per me poco. Qualcuno da me si sprigiona ostinato. All! Chi parla? Mamma? Mamma! Vostro figlio magnificamente malato! Mamma! Ha l'incendio nel cuore. Dite alle sorelle Ljuda e Olia ch'egli non sa pi dove salvarsi. Ogni parola, persino ogni burla ch'egli vomita dalla bocca scottante si butta come nuda prostituta da una casa pubblica che arde. Gli uomini annusano: odor di bruciato! Raccozzano dei tipi strani. Rutilanti! Con gli elmi! A che scopo quegli stivaloni! Dite ai pompieri: sul cuore ardente ci si arrampica con le carezze. Far da me. Rotoler come botti gli occhi gonfi di lacrime. Lasciatemi appoggiare alle mie costole. Salter! Salter! Salter! Salter! Sono crollati.

Non puoi saltare dal proprio cuore! Glorificatemi! Non son pari ai grandi. Su tutto ci che fu creato pongo il mio nihil. Non voglio mai leggere nulla. Libri? Ma che libri! Una volta pensavo che i libri si facessero cos: arriva un poeta, lievemente disserra la bocca, e di colpo comincia a cantare il sempliciotto ispirato: di grazia! E invece risulta che i poeti, prima di effondersi nel canto, camminano, incalliti dal lungo girellare, e dolcemente diguazza nella melma del cuore la stupida tinca dell'immaginazione. Mentre fanno bollire, strimpellando rime, una bordaccia di amori e usignoli, I la via si contorce priva di lingua: I non ha con che discorrere e gridare. i [. ..] E dietro ai poeti le turbe di strada: studenti, prostitute, appaltatori. Signori! Fermatevi! Voi non siete accattoni, voi non osate chieder l'elemosina! Noi gagliardi dal passo poderoso non abbiamo bisogno di ascoltare, ma piuttosto di svellere costoro che si sono appiccati come un'aggiunta gratuita a ogni letto a due piazze! Si dovrebbero forse umilmente implorare: "Prestateci aiuto! supplicarli in un inno, di un oratorio! Noi stessi siamo artefici nell'ardente inno frastuono della fabbrica e del laboratorio. . Che m'importa di Faust che in una ridda di razzi scivola con Mefistofele sul pavimento del cielo! lo so che un chiodo nel mio stivale pi raccapricciante della fantasia di Goethe! io,
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che ho la bocca d'oro pi d'ogni altro e con ogni parola rigenero anima e do un onomastico al corpo, vi dico: il minimo granello di polvere d'un vivo vale pi di quello che far e che ho fatto! Ascoltate! Predica, dimenandosi e gemendo, l'odierno Zarathustra dalle labbra urlanti! Noi dal viso come lenzuolo assonnato, dalle labbra pendenti come lampadario, noi, galeotti della citt-lebbrosario, dove oro e fango hanno ulcerata la lebbra, noi siamo pi puri dell'azzurro veneziano, lavato a un tempo dai mari e dai soli! Me ne infischio se negli Omeri e negli avidi non c' gente come noi, butterata e coperta di fuliggine. lo so, che il sole si offuscherebbe a vedere le sabbie aurifere delle nostre anime! [...] . io, dileggiato dall'odierna generazione come un lungo . aneddoto scabroso, vedo venire per le montagne del tempo qualcuno che nessuno vede. L dove l'occhio degli uomini si arresta insufficiente, alla testa di orde affamate con la corona di spine delle rivoluzioni, avanza l'anno sedici. Ed io presso di voi sono il suo precursore, io sono sempre l dove si soffre: su ogni goccia di fluido lacrimale ho posto in croce me stesso. Ormai non si pu perdonare pi nulla. lo ho incendiato le anime, dove si coltivava la tenerezza Questo pi difficile che prendere migliaia di migliaia di Bastiglie! E allorch, proclamando con una sommossa il suo avvento, uscirete incontro al Salvatore, io vi strapper l'anima e, dopo averla calpestata perch sia grande, ve la dar insanguinata come un vessillo! Ah, per quale ragione, di dove nella lucente allegria questo agitarsi di sordidi pugnacci!

Venne e vel la testa con la disperazione il pensiero dei manicomi. E come nel naufragio d'una dreadnought per gli spasmi soffocanti si lanciano nel bocca porto spalancato, cos attraverso il suo occhio lacerato sino all'urlo si inerpicava, impazzito, Burljuk. Quasi insanguinando le palpebre corrose delle lacrime, ne strisci fuori, si mise in piedi, si mosse e con tenerezza inattesa in un uomo pingue mi prese e disse: Bene! Bene, quando una gialla blusa protegge l'anima da tanti sguardi! Bene, quando, scagliati fra i denti del patibolo, si grida: "Bevete cacao van Houten!. E quest'attimo bengalico, squillante . non cambierei con nulla, nemmeno con ... Ma dal fumo d'un sigaro come un bicchierino di liquore si allungato il viso alticcio di Severjanin. (,Lill! Lill! Gelato di lill! Lilla vuoi dire: volutt..." Come osate chiamarvi poeta e, mediocre, squittire come una quaglia? Oggi bisogna a mo' di frangicapo conficcarsi nel cranio del mondo! Voi, turbati dal solo pensiero di ballare con eleganza, osservate in qual guisa me la spasso io, truffatore di carte e ruffiano di piazza! Da voi che siete fradici d'amore, da voi che nei secoli grondaste lacrime io mi staccher, incastrando il sole come un monocolo nel mio occhio divaricato. Camuffatomi in modo incredibile, me ne andr per la terra a destar godimento e ad infiammarmi, e innanzi a me condurr alla catena Napoleone come un botolo. La terra tutta, sdraiandosi come una donna,
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dimener le carni, vogliosa di darsi; le cose si animeranno, le labbra delle cose biascicheranno: zza, zza, zza!". [... ] Perch garriscano bandiere nella febbre delle scariche, come in una festa ragguardevole, levate in cima, pali dei lampioni, le insanguinate carcasse dei mercanti. Bestemmiava, implorava, trinciava, si arrampicava dietro qualcuno per addentarne i fianchi. Sulla volta celeste, rosso come la marsigliese, sussultava, crepando, il tramonto. Ormai la follia. Non ci sar pi nulla. La notte verr a rodere e a mangiare. Vedete? Come un Giuda vende di nuovo il cielo per una manata di stelle spruzzate di tradimento. venuta. Banchetta alla maniera di Mamaj, con il culone sulla citt. Non riusciremo a sbrecciare con gli occhi questa notte nera come Azf! [...] . 4 Maria! Maria! Maria! Lasciami entrare, Maria! Non posso restare in istrada! Non vuoi? Tu aspetti che con le guance infossate, assaggiato da tutti, insipido, io venga a biascicar senza denti: "Sono oggi mirabilmente onesto. Maria, vedi: ho gi cominciato a incurvarmi. Nelle vie gli uomini bucheranno il grasso nei loro gozzi a quattro piani, sporgeranno gli occhietti lisi da quarant'anni di logorio, per ammiccare l'un l'altro ghignando che fra i miei denti -di nuovo! il panino raffermo della carezza di ieri.

Zuppo ladruncolo stretto dalle pozzanghere, la pioggia, spruzzando singhiozzi sui marciapiedi, lecca il cadavere delle vie tartassate dai ciottoli, e sulle ciglia canute -s!sulle ciglia dei ghiaccioli gocciano lacrime dagli occhi -s!dagli occhi abbassati delle grondaie. Succhi tutti i pedoni il muso della pioggia, mentre nelle vetture luccicava una fila di pingui atleti: scoppiavano certuni, rimpinzati a crepapelle, e attraverso gli spacchi stillava la sugna, come un torbido fiume dalle vetture scolava, insieme con un pane maciullato, la masticatura di vecchie cotolette. Maria! Come ficcare una dolce parola nel loro orecchio coperto di grasso? L'uccello va mendicando con una canzone, canta, affamato e squillante, ma io sono un uomo, Maria, semplice, scatarrato dalla notte tisica nella sudicia mano della Presnja. Maria, vuoi un uomo simile? Lasciami entrare, Maria? Con lo spasmo delle dita stringer la gola metallica del campanello! Maria! Diventano feroci i pascoli delle strade. Sul collo come una scalfittura le dita della calca. Apri! Fanno male! Vedi? Sono confitti nei miei occhi gli spilli dei cappelli femminili! Mi ha lasciato entrare. Bambina! Non ti spaurire se sul mio collo taurino seggono come un'umida montagna donne dal ventre sudato: gli che attraverso la vita io trascino milioni di enormi casti amori e milioni di milioni di minuscoli sudici amorucci. Non ti spaurire se ancora una volta nell'intemperie del tradimento mi stringer a migliaia di vezzose faccine. "Adoratrici di Majakovskij!: ma questa davvero una dinastia di regine salite al cuore d'un pazzo. Maria, pi vicino!
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Con denudata impudenza oppure con pavido tremore concedimi la florida vaghezza delle tue labbra: io e il mio cuore non siamo mai vissuti sino a maggio, e nella mia vita passata c' solo il centesimo aprile. Maria! Il poeta canta sonetti a Tiana, mentre io, tutto di carne, uomo tutto, chiedo semplicemente il tuo corpo, come i cristiani chiedono: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Maria, concediti! Maria! lo temo di scordare il nome tuo come un poeta teme di scordare qualche parola nata fra i tormenti delle notti, uguale per grandezza a Dio. Il tuo corpo Io sapr custodire ed amare come un soldato, stroncato dalla guerra, inutile, ormai di nessuno, custodisce la sua unica gamba. Maria, Non vuoi? Non vuoi? Ah! Ed allora di nuovo, afflitto e cupo, io prender il mio cuore e, irrorandolo di lacrime, lo porter come un cane porta nella sua cuccia la zampa stritolata dal treno. Con il sangue del cuore allieter la strada fiori di sangue si incolleranno alla polvere della mia giubba. Mille volte danzer come Erodiade il sole attorno alla terra cranio del Battista. E quando avr finito di danzare il mio numero di anni, d'un milione di gocce di sangue si coprir la traccia che mena alla casa di mio padre. Uscir fuori sudicio (per le notti trascorse nei fossati), mi metter al suo fianco, mi chiner per dirgli in un orecchio: Ascoltate, signor Dio! Non vi d noia

inzuppare ogni giorno nella composta di nuvole gli occhi ingrassati? Su via, vediamo insieme di fare un carosello sull'albero della conoscenza del Bene e del Male! Onnipresente, tu sarai in ogni armadio, e a tavola porremo vini tali che anche all'accigliato Pietro Apostolo verr voglia di ballare un ki-ka-p. E in paradiso di nuovo ospiteremo le Evucce: basta che tu dia un ordine e questa notte stessa ti porter in gran frotta da tutti i viali le ragazze pi belle. Vuoi? Non vuoi? Scrolli la testa capelluta? Aggrondi le ciglia canute? Tu pensi che quello con le ali che ti sta dietro sappia cosa sia l'amore? guardavo negli occhi come un agnello di zucchero, ma non voglio pi offrire alle giumente vasi plasmati nella farina di Svres. Onnipossente che hai inventato un paio di braccia e hai fatto s che ciascuno avesse una sua testa, perch non hai inventato una maniera di baciare, baciare e ribaciare senza tormenti? Pensavo che tu fossi un gran Dio onnipotente, e invece sei un insipiente, un minuscolo deuccio. Vedi, io mi curvo, di dietro il gambale traggo il trincetto. Alati furfanti! Rannicchiatevi in paradiso! Rabbuffate le vostre piumette in uno sbigottito brivido! Te, impregnato d'incenso, io squarcer di qui sino all' Alaska! Lasciatemi! .. Non mi fermerete. Sia che mentisca o mi trovi nel giusto, non potrei essere pi calmo. Guardate: hanno di nuovo decapitato le stelle, insanguinando il cielo come un mattatoio! Ehi, voi! Cielo! Toglietevi il cappello! Me ne vado! [... ]
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SERGEJ ESENIN Luomo nero 1925 Amico mio, amico mio, sono molto e molto malato! Non so io stesso donde provenga questo male. Se sia il vento a fischiare sopra la vuota e deserta campagna oppure se l'alcool sconvolga i cervelli come un boschetto a settembre. La mia testa sventola le orecchie come un uccello le ali. Non ho pi la forza di reggermi in piedi. Un uomo nero, nero, nero, un uomo nero siede sul mio letto, un uomo nero non mi d tregua tutta la notte. Un uomo nero segue col dito un libro abominevole e con voce nasale come un monaco sopra un defunto mi legge la vita d'un certo ribaldo e ubriacone incutendo nell'anima angoscia e sgomento. Un uomo nero, nero, nero! "Ascolta, ascolta - egli borbotta ci sono nel libro piani e pensieri bellissimi. Quest'uomo abitava nella contrada dei pi ripugnanti ciarlatani e scassinatori. A dicembre in quella contrada la neve diabolicamente pura e le bufere mettono in moto allegre conocchie. Era quell'uomo un avventuriero, ma della specie migliore, della specie pi alta. Egli era elegante e per di pi poeta, bench d'una forza non grande, ma spigliata ed una certa donna di quarant'anni e passa chiamava puttanella e insieme sua diletta. La felicit, egli diceva,

destrezza di mente e di mani. Tutte le anime maldestre ebbero sempre fama di infelici. Non fa nulla se i gesti tortuosi e bugiardi arrecano molti tormenti. Fra tempeste e burrasche, nel freddo della via quotidiana nelle perdite gravi e quando si afflitti mostrarsi semplici e sorridenti l'arte suprema del mondo. "Uomo nero! Tu non osi tanto! Tu non vivi al servizio dei palombari. Che m'importa della vita d'un poeta scandaloso. Leggi ad altri, ti prego, codesto racconto." Amico mio, amico mio, sono molto e molto malato! Non so io stesso donde provenga questo male. Se sia il vento a fischiare sopra la vuota e deserta campagna oppure se l'alcool sconvolga i cervelli come un boschetto a settembre. Notte di gelo. Silenziosa la quiete del crocicchio. Sto solo alla finestra, non aspetto n ospiti n amici. Tutta la pianura ricoperta di morbida e friabile calce e gli alberi come cavalieri si sono raccolti nel nostro giardino. In qualche luogo piange un lugubre uccello notturno. Cavalieri di legno spargono scalpitio coi loro zoccoli. Ecco, di nuovo il Nero levandosi il cilindro e gettando il soprabito con negligenza viene a sedersi sulla mia poltrona. "Ascolta, ascolta! - egli rantola fissandomi in viso e si piega sempre pi vicino io non mai visto nessun furfante soffrire di una insonnia cos stupida e vana. Ah, supponiamo che mi sia sbagliato! Stanotte c' la luna. Cosa occorre ancora al mondo ubriaco di sonnolenza?
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Forse, con le grasse cosce "ella" verr di nascosto e tu le leggerai la tua languida lirica sfiatata? Ah, io amo i poeti! Razza divertente. In loro trovo sempre una storia che al cuore ben nota come a una studentessa un mostro dai lunghi capelli che le parla del cosmo grondando languore sessuale. Non so non ricordo in un villaggio forse a Kaluga o piuttosto a Riazn in una semplice famiglia contadina viveva un ragazzo dalla gialla chioma con gli occhi azzurri... Ed ecco divenne adulto e per di pi poeta bench d'una forza non grande, ma spigliata ed una certa donna di quarant'anni e passa chiamava puttanella e insieme sua diletta. "Uomo nero, sei un ospite pessimo! Questa fama da tempo ti circonda" Vado in collera, m'infurio, e il mio bastone vola diritto nel suo ceffo, alla radice del naso ... ------------------------------------La luna morta. Alla finestra illividisce l'alba. Ah tu, notte! Perch tanto scompiglio? Io sto in cilindro, non c' nessuno con me sono solo ... e lo specchio infranto ... 1925 VLADIMIR MAJAKOVSKJI A SERGEJ ESENIN - 1926 Ve ne siete andato come suol dirsi allaltro mondo. Il vuoto ... Volate, fendendo le stelle. 14 novembre

Senza un acconto, senza libagioni. Sobriet. No, Esenin, questo non dileggio. in gola un groppo di pena, non un ghigno. Vedo che con la mano recisa, esitando, dondolate il sacco delle vostre ossa. Smettetela, cessate ! Siete matto? Lasciarsi imbiancare le guance dal gesso mortale ? Proprio voi che sapevate sbizzarirvi, come nessun altro a questo mondo. Perch, a che scopo ? Lincertezza ha provocato scompiglio. I critici borbottano : Le cause sono queste e quelle, e in specie lo scarso affratellamento per effetto della molta birra e del molto vino Si dice che se aveste sostituito la boheme con la classe la classe avrebbe influito su di voi e non vi sareste pi accapigliato. Gi, come se la classe spegnesse la sete con la spuma. La classe anche lei non scherza col bere. Si dice che, a mettervi accanto qualcuno di Na-Post, sareste diventato assai pi bravo nel contenuto : voi avreste scritto al giorno centinaia di versi stucchevoli e lungagginosi
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come Doronin. Ma, a parer mio, se si fosse avverata una tale incongruenza vi sareste soppresso ancor prima. Meglio infatti morire di vodka che di tedio. A noi non sveleranno i motivi della perdita n il cappio n il temperino. Forse ci fosse stato inchiostro all'Angleterre non avreste avuto ragione di tagliarvi le vene. Gli epigoni si rallegrarono : Imitiamolo ! Poco manc che un drappello di loro non facesse di s giustizia. Perch aumentare il numero di suicidi ? Meglio accrescere la produzione dinchiostro ! Ora per sempre la lingua chiusa fra i denti. inopportuno e penoso coltivare misteri.. Il popolo, creatore del linguaggio, ha perduto un roboante sbornione apprendista. E c gi chi porta rottami di versi in suffragio da precedenti esequie, quasi senza rifarli. Nel tumulo conficcano pali di ottuse rime, cos che bisogna onorare un poeta ? Per voi non stato finora fuso alcun monumento - dov il bronzo squillante o il granito a faccette ?e gi ai cancelli della memoria poco per volta hanno ammucchiato le ciarpe delle dediche e delle ricordanze.

... Bisogna strappare la gioia ai giorni futuri. In questa vita non difficile morire. Vivere di gran lunga pi difficile ?

ALEXANDER BLOK I Dodici - Gennaio 1918 Cupa sera. Neve bianca. La bufera i viandanti abbatte e sfianca. La bufera sulla terra intera! Turbina il vento i bianchi fiocchi e abbarbaglia gli occhi. Ghiaccio, ghiaccio: l'uomo sui ginocchi casca, poveraccio! Da un muro a un portone . una fune si stende. Sulla fune un telone: Tutti i poteri alla Costituente! Una vecchietta non sa che vuoi dire, n lo potr mai capire. Perch tanti stracci? Perch quei grandi cartelli? Meglio farne fasce ch son nudi i nostri ragazzi, son scalzi i nostri monelli! La vecchia come una gallina razzola nella neve profonda, Oh benedetta Madonnina, i bolscevichi mi mandano alla tomba! . Il vento argento vivo ed il gelo un folletto. Un borghese nel quadrivio ficca il naso nel colletto. Capelli lunghi, mani in croce, un tale dice a bassa voce: La Russia muore! Rinnegti! Dev'esser certo un oratore, un letterato. Ed ecco sul nevaio un pop nel suo mantello. Non ti senti pi gaio, rispondimi, fratello? Forse ricordi sempre quando senza lavoro ti splendeva sul ventre il crocifisso d'oro? Una signora impellicciata
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verso un'amica s' voltata: Ho tanto pianto, ho pianto tanto... sdrucciolata, e par. S' tutta spampanata! Ges, tirami su! L'allegro vento, freddo e sferzante, gioca contento con il viandante, strappa i mantelli, porta cartelli sopra la gente: Tutti i poteri alla Costituente!... Ma reca anche parole a brandelli: ...Anche noi s' fatto adunanza... ...Proprio lass in qualche stanza... ...Disputammo... deliberammo... Dieci per una, venti a nottata la tariffa obbligata... ...Andiamo... Buio profondo. Strada deserta. Un vagabondo nella tempesta. Il vento fischia... Oh vagabondo! vien qua... Abbracciamoci! Pane! Chi va l? Via di qua! Cielo, cielo nero. L'odio, l'odio fiero bolle in cuore... L'odio santo, l'odio nero... Sta' in guardia, compagno, sta' in guardia! Il vento soffia a mulinello, marciano dodici in drappello. Le carabine sulle spalle: intorno fiamme rosse e gialle. I berrettacci son da ladri, sul dorso c' l'asso di quadri! Ol, senza croce la libert! Tra-ta-t! Fa freddo compagni, fa freddo! Sai, Nane e Cate sono insieme... Lei "nelle calze i soldi tiene! Lui pure ricco sfondato... Era dei nostri ed soldato! O Nane, ors, figlio di cani, prvati: baciale le mani! Senza croce, ol la libert! Nane e Cate insieme stanno; dimmi un po' che mal faranno... Tara-ta-l!

Intorno fiamme rosse e gialle: le carabine sulle spalle... Tenete il passo rivoluzionario! Non sonnecchia, no, l'avversario! Su, compagno, non essere vile! Contro la Russia punta il fucile contro la Santa Russia, contro la la sua putredine, contro la sua pinguedine! Senza croce, ol! Oh partirono i ragazzi a servir l'armata rossa a servir l'armata rossa con la testa nella fossa! Amarezza amara oh, vivere bello! Carabina austriaca, sdruci nel mantello! Per la rabbia del borghese bruceremo ogni paese ed in fiamme andr la terra: Dio proteggi questa guerra! Neve, frusta, e squarciagola. Via con Cate Nane vola. Una lampada confitta nella slitta.., casca gi!... Mantellina militare, connotati da animale, Nane arriccia i baffi neri, se li arriccia, li stropiccia... Guarda Nane che torace! Senti un po' come loquace! Bacia Cate sulla Bocca, ciarla con la sciocca... Getta Cate il capo indietro e i suoi denti sembran vetro... Cate, Cate mia, com' tondo il tuo musino... Sul tuo collo ancora, o Cate c' uno sfregio di coltello; sul tuo seno ancora, o Cate, c' uno sgraffio fresco e bello! Danza danza, ors! Bei piedini hai tu! Bianchi pizzi tu portavi vien qua con me! Gli ufficiali accompagnavi peccher con te! Oh peccare insieme all'anima fa bene! Ti ricordi l'ufficiale? Dal coltello non scamp... Scellerata, quale male la memoria ti rub? Ti ricordi? Perch non dormi pi con me?
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Ghette tortora indossavi, sgranocchiavi dolci rari: coi cadetti civettavi, ora vai coi militari... Su pecchiamo insieme: al cuore far bene! ...La slitta corre al suo destino... Frusta e bestemmia il vetturino... ..Fermati! Andrea, diamogli dietro! Fermalo! corri! aiutaci, Pietro!, Tra-tarar-tat-tat... La neve schizza in qua e in l. "Guarda: ci scappano. Che bile... Un altro colpo, punta il fucile! Tra-tarar... ..Voglio insegnarti [...] a portar via le donne agli altri!... ..Vile, tu fuggi! ma domani ti riavr nelle mie mani! ..Ma dov' Cate? stramazzata! Guarda: ha la testa crivellata! , ..Or sei contenta? Perch taci? L fra la neve resta e giaci!... , Tenete il passo rivoluzionario, ch non sonnecchia l'avversario! Vanno i dodici lontano, vanno via verso la guerra Tiene il volto nella mano l'omicida e guarda a terra. Col fucile ad armacollo fa gran passi sulla via. Stringe un cencio intorno al collo, sembra in preda alla follia... "O compagno, che cos'hai? Pietro d: perch rallenti? Perch a capo basso vai? Di Catina ti rammenti? "O fratelli, ascoltate, io l'amavo la ragazza! Quante notti ci ho passate, notti nere, notti pazze... Per il fuoco temerario delle sue pupille gialle, per un neo solitaro nel candore delle spalle mi son perso... o sangue rosso... e salvarmi pi non posso! "Ora attacchi l'organetto! Ma sei proprio una comare? Ci vuoi forse il cuore in petto, o compagno, arrovestiare? Forza! March! col capo eretto! Tenti su da militare! Credi sia questo il momento d cullarti, amico bello? Per noialtri verr un tempo pi difficile, fratello! E gli incerti passi affretta

Pietro allora nel nevaio, e la testa torna eretta pi di prima e l'occhio gaio, Ol, far baldoria non crudelt! Su, sbarrate finestre e porte: viene il saccheggio e la morte! Spalancate cantine e granai: oggi godremo, operai! Amarezza amara, noia noiosa mortale! E cos il mio tempo passe -passer... La mia nuca sempre gratt -gratter... Semi io bel bello sgrane -sgraner... E col mio coltello colpi -colpir... Fuggi, borghese, come un passerotto! il tuo sangue corrotto berr alla gloria d'una bella ragazza bruna!... Placa, o Signore, l'anima tua schiava... Che tedio! sulla torre del fiume regna calma, s' chetato il fragore cittadino. Non si vedono in giro pi gendarmi: fate orgia, ragazzi, senza vino! S' fermato un borghese nel quadrivio e il naso dentro il bavero nasconde. Ai fianchi gli si struscia col suo grigio pelo rognoso un cane vagabondo. Come il cane famelico sta muto il borghese, con aria di domanda. Sta il vecchio mondo come un can perduto dietro a lui, con la coda fra le gambe." Oh folleggia l'uragano, l'ura-l'urag! Non si vede pi un cristiano a due passi in l! La neve gira a spirale ed a colonna risale. Domineddio, che tempesta! "Pietro! Perdi ora la testa? Ti scamp dalla disdetta mai l'icona benedetta? Mi diventi un incosciente: via, ragiona rettamente. La tua mano ancor macchiata del sangue dell'amata! Tieni il passo rivoluzionario, ch non sonnecchia l'avversario! Avanti, in alto i cuori! Urr, lavoratori! ...Senza il nome benedetto
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vanno vanno ad uno ad uno, Pronti alla vendetta, piet per nessuno... E le canne son puntate contro l'ombra del rivale... nelle strade abbandonate dove infuria il temporale... dalle nevi accumulate non si cava lo stivale... Vibra il vento lo stendardo. Passo lento, passo tardo. Pi violento, pi gagliardo il nemico si ridesta... La tempesta alza la testa... Avanti, in alto i cuori! Urr, lavoratori! Vanno via con passo lento, sempre avanti... Chi va l? il vessillo che sul vento fruscia e oscilla in qua e in l Dietro ai cumuli in agguato forse c' chi sta aspettando... No, il cane allampanato .che li segue zoppicando... "Passa via, vagabondo! Via rognoso, via, se no... come un cane, o vecchio mondo, passa via, t'abbatter! Mostra i denti come un lupo, con la coda ritta sta, cane povero e sparuto... Rispondete: chi va l? Chi che scuote la bandiera? O che buio maledetto! Chi che va di gran carriera? chi si fa l parapetto? Su, compagno, alza le mani! Prender te per noi un gioco. Tu cadrai nelle mie mani vivo o morto! Attenti: fuoco! Tratat!... Ma solo leco che risponde secco e breve. La tormenta con un bieco riso danza fra la neve. Tratat! Tratat! ...Cos vanno nella sera, ed il cane ormai laggi, . ma davanti alla bandiera, camminando lieve nel vortice di neve, di rose inghrlandato in un nembo imperlato, avanti marci tu, non veduto, o Ges!

VLADIMIR MAJAKOVSKIJ All'amato se stesso dedica queste righe l'autore 1916 Quattro! Pesanti come un colpo: a Cesare quel che di Cesare. A Dio quel che di Dio. Ma uno come me dove potr ficcarsi? Dove mi si apprestata una tana? S'io fossi piccolo come il Grande Oceano, mi leverei sulla punta dei piedi delle onde, con l'alta marea carezzando la luna. Dove trovare un'amata uguale a me? Angusto sarebbe il cielo per contenerla! Oh, s'io fossi povero! Come un miliardario! Che cos' il denaro per l'anima? Un ladro insaziabile si annida in essa. All'orda sfrenata dei miei desideri non basta l'oro di tutte le Californie. S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca! Accendere l'anima per una sola! Ordinarie coi versi di struggersi in cenere! E le parole . e il mio amore sarebbero un arco di trionfo: pomposamente, senza lasciar traccia, vi passerebbero sotto le amanti di tutti i secoli. Oh, s'io fossi, silenzioso come il tuono, gemerei, stringendo con un brivido il decrepito remo della terra. Se urler a squarciagola con la mia voce immensa, le comete torceranno le braccia fiammeggianti, gettandosi a capofitto dalla malinconia. Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti se fossi appannato come il sole! Che bisogno ho io di abbeverare con il mio splendore il grembo dimagrato della terra! Passer I trascinando il mio enorme amore. In quale notte delirante malaticcia
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da quali Golia fui concepito cos grande e cos inutile? BORIS PASTERNAK Le onde 1931 Tu mi stai -accanto, lontananza del socialismo. Dici d'esser vicina? Frammezzo alle angustie, in nome della vita, in cui ci siamo legati, trasportaci, ma solo tu. Tu mandi fumo tra una nebbia di teorie, terra fuori di ciarle e di calunnie, come una porta sul mondo e una porta sul mare, ed una porta sulla Georgia da Mleti. Tu sei il paese ove le donne di Putivl non piangono prima del tempo come i cuculi, e con tutta la verit io le rendo felici, e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo. Dove respirano l'una accanto all'altra, e i ganci della passione non scricchiano e non dnno un residuo di frazioni per sventura delle madri e dei bambini. Dove io non ricevo alcun resto in vita spicciola dall'esistenza, ma segno solo ci che spendo e spendo tutto quello che conosco. Dove la voce, mandata a rincorrere una novit indistruttibile, con l'esultanza del mio bambino mi fa eco dall'avvenire. Qui sar tutto: ci che ho vissuto nei presagi e nella realt, e coloro di cui non sono degno, e ci per cui fra di essi ho nome. [... Tu sei qui ancora, e mi hanno detto ove sei adesso e ove sarai alle cinque. lo ti potrei trovare nel Kursaal, piuttosto che ciarlare invano. Tu ascolteresti ritornando giovane, grande, libera, audace, dell'uomo giunto al limite da una formica che cresciuta troppo. Vi sono nell'esperienza dei grandi poeti tali tratti di naturalezza. che non si pu, dopo averi i conosciuti, non finire con una mutezza completa. Imparentati a tutto ci che esiste, convincendosi e frequentando il futuro nella vita d'ogni giorno, non si pu non incorrere alla fine, come in un'eresia, in un'incredibile semplicit.

Ma noi non saremo risparmiati, se non sapremo tenerla segreta. Pi d'ogni cosa necessaria agli uomini, ma essi intendono meglio ci che complesso. [] VLADIMIR MAJAKOVSKIJ Di questo 1922-1923 Petizione a... [... ] L'arca approda. Qua i raggi! La banchina. Ehi! Gettate la gomena! E subito sento sulle spalle il peso del davanzale di pietra. Il sole ha essiccato col caldo la notte del diluvio. Alla finestra, arroventato, accolgo il giorno. Solo un monte sul globo il Kilimangiaro. Un punto sulla mappa dell' Africa il Kenia. Il globo dalla testa calva. io sopra m'incurvo per il dolore. In quest'ammasso di pena vorrebbe il mondo abbrancare i seni viventi dei monti. E dai poli, rovente e pietroso, faccia colare lava lungo tutte le dimore! Cosi vorrei singhiozzare io, orso comunista. D'antica nobilt era mio padre, delicata ho la pelle delle mani. Forse coi versi tracanner i miei giorni senza aver visto nemmeno un tornio. Ma col respiro, con la voce, col palpito, con tutte le cime dei capelli irti d'orrore, con i fori delle narici, con i chiodi degli occhi, col dente che stride nell'urlo ferino, col riccio della pelle, con le crespe rabbiose dei sopraccigli, con un trilione di pori, con tutti i pori, sino all'ultimo, in autunno, d'estate, in primavera, d'inverno, di giorno,
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nel sonno, io odio e rifiuto tutto questo, tutto. Tutto che in noi ha inculcato l'antica schiavit, tutto che, sciame di meschinit, s' posato e si posa sulla vita, persino nel nostro ordine imbandierato di rosso, Non vi dar la gioia di vedermi placato sotto un colpo. N presto intonerete, dietro a me, il riposi in pace al mio talento: Mi avranno soltanto con un colpo alle spalle. I d'Anths non mireranno alla mia fronte. Quattro volte invecchier, quattro volte sar ancora giovane, prima di scendere nella tomba Ovunque io muoia, morir cantando. Ovunque io cada, lo so, sar degno di giacere con chi caduto sotto la rossa bandiera. Ma, comunque vada, la morte sempre morte. spaventoso non amare, terribile non osare pi. C' per tutti un colpo, per tutti un coltello. Ma per me che cosa? E quando? Nell'infanzia forse, sul fondo, ritrovo i n tutto dieci giorni discreti.. E quel che tocca agli altri? Per me gi basterebbe! Ma no Vedete, non l'ho avuto! Credere all'aldil! Lieve il viaggio di prova. basta tendere la mano, e in un attimo il colpo ti traccia nell'oltretomba il cammino sibilante. Ma che fare se con tutta, se con tutta l'ampiezza del cuore, io ho creduto e credo in questa vita, in questo

mondo? Fede Prolungate l'attesa quanto pi vi piace, io vedo chiaro, con chiarezza allucinante. Al punto che basterebbe sciogliere la rima per irrompere sopra un verso in una vita meravigliosa. Mi dovr forse chiedermi: questa? quella? Vedo, vedo tutto chiaramente. Anche i dettagli. Aria su aria, quasi pietra su pietra, inaccessibile alla polvere e alla putredine, rifulgente si leva sui secoli il laboratorio delle resurrezioni umane. Eccolo, il placido chimico, dalla fronte spaziosa, che si acciglia dinanzi all'esperimento. Nel libro Tutta la terra ricerca un cognome. Ventesimo secolo. Chi risuscitare? Majakovskij... meglio un tipo pi brillante. Non era poi gran che bello, quel poeta. lo allora grider da questa pagina d'oggi: "Non sfogliare pi oltre! Fammi risuscitare! Speranza Iniettami sangue nel cuore, e in tutte le vene! Ficcami nel cranio idee! Non ho vissuto sino in fondo la mia vita terrena, sulla terra non ho avuto tutto il mio amore. Ero colossale di statura. Ma perch Per simili cose gi basta una pulce: cigolare con la penna, rintanato in una stanza, ripiegato come un paio d'occhiali nell'astuccio. Quel che vorrete lo far per niente: pulire, lavare, bighellonare, spazzare, star di guardia. Potr farvi, se vorrete, anche il portiere.
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Ne avete portieri, da voi? lo ero allegro, ma a che serve l'allegria, se il nostro dolore un pantano? Oggi, quando mostrano i denti, solo per stridere e addentare Se ne vedono tante! Fatica, dolore... Chiamatemi! Uno scherzo pu sempre servire. Con sciarade di iperboli e d'allegorie vi diletter, burlando in versi. Ho amato... non conta rimestare nel passato. Soffri? Tanto peggio! Vivi e ti porti la tua pena. Amo anche gli animali. E voi ne avete? Prendetemi allora come guardiano! lo amo le bestie. Se vedo un botolo (ce n' uno dal fornaio tutto spelacchiato), sono pronto a donargli il mio fegato. Non importa, cane, toh, mangia! Amore Forse, forse un giorno, da un viottolo dello zoo lei, lei che ama le bestie, entrer nel parco sorridente, come nella foto sul tavolo. tanto bella lei, certo rinascer. Il vostro trentesimo secolo sorvoler lo sciame di inezie che dilaniano il cuore Ci ripaghiamo ormai dell'amore non vissuto con le stelle di notti senza fine. Risuscitami, non foss'altro perch da poeta t'ho atteso, ripudiando le assurdit d'ogni giorno! Risuscitami anche solo per questo! Risuscitami voglio vivere tutta la mia vita! Perch non ci sia pi l'amore ancella di matrimoni. di lascivia

e d'un pezzo di pane. Maledicendo i letti, balzando su dal materasso, si espanda l'amore in tutto l'universo. Perch il giorno, che il dolore degrada, non sia mendicato per amor di Cristo. Perch tutta la terra si rivolti al primo grido: Compagno!. Per non essere pi vittime dei covi delle case. Perch possa nella famiglia d'ora in poi essere padre almeno l'universo. essere madre almeno la terra. BORIS PASTERNAK Morte d'un poeta 1930 Non ci credevano, pensavano: fandonie, ma lo apprendevano da due, da tre, da tutti. Si mettevano a fianco nella riga del suo tempo fermatosi di botto case di mogli di impiegati e di mercanti. [... ] .Era un giorno, un innocuo giorno, pi innocuo d'O1!a decina di precedenti giorni tuoi. Si affollavano, allineandosi nell'anticamera. come allineati dal tuo sparo... [...] Tu dormivi, spianato il letto sulla maldicenza, dormivi e, cessato ogni palpito eri placido, bello, ventiduenne, .come aveva predetto il tuo tetrattico. Tu dormivi, stringendo al cuscino la guancia, dormivi a piene gambe, a pieni malleoli, inserendoti ancora una volta di colpo nella schiera delle leggende giovani. Tu ti inseristi in esse con pi forza, perch le avevi raggiunte con un balzo. Il tuo sparo fu simile a un Etna in un pianoro di vigliacchi e di vigliacche! BORIS PASTERNAK Oh, s'io avessi allora presagito 1932 Oh, s'io avessi allora presagito, quando mi avventuravo nel debutto, che le righe con il sangue uccidono, mi affluiranno alla gola e mi uccideranno. Mi sarei nettamente rifiutato di scherzare con siffatto intrigo. Il principio fu cosi lontano, cos timido il primo interesse. Ma la vecchiezza una Roma senza burle e senza ciance,
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che non prove esige dall'attore, ma una completa autentica rovina.

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