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CANONIZZAZIONE ED INFALLIBILIT
di Mons. Prof. Romero Gherardini
a qualche tempo se ne parla di nuovo. Non c dubbio che largomento sia molto interessante. Nulla, per, faceva pensare, fin a poco fa, che la posizione definitivamente acquisita con Benedetto XIV1 sarebbe stata nuovamente discussa. A dire il vero, gli ultimi interventi hanno proposto ben poco di nuovo; han solo richiamato lattenzione al rapporto tra infallibilit papale e canonizzazione. Non nuova stata la posizione dubitativa o addirittura negativa, non nuova quellaffermativa. Dambo le parti si son ripetuti ragionamenti del passato ed irrilevante stato, forse con lunica eccezione di D. 0ls 2 , il loro contributo per una pi profonda conoscenza del problema ed una fondazione critica della soluzione proposta. Poich anchio sono stato sfiorato dal demone della curiosit e del ripensa-
mento, ne raccolgo qui, in forma quasi provocatoria, i punti essenziali. Chiss, mi son detto, che qualcuno non maiuti a capir meglio! Mi sembra superfluo dichiarare che il mio ripensamento parte dalla concreta situazione duna verit dogmaticamente non definita, con un conseguente margine di libert che alcune note teologiche limitano, s, ma non soffocano del tutto. Ed sottinteso che la mia provocazione resta allinterno di codesti limiti. 1 - LA DOTTRINA COMUNE N il Denzinger3, n il CJC del 19834, n il Catechismo della Chiesa Cattolica5 la espongono: segno evidente che essa estranea allambito di ci che la Chiesa dichiara e promulga definitorio modo. Pertanto, la dottrina co-
1 Cfr. Benedictus XIV, De Servorum Dei beatificatione et de Beatorum canonizatione, 7 voll. Prato 1839-42: I, n. 28, p. 336B: Si non haereticum, temerarium tamen, scandalum toti Ecclesiae afferentem, in Sanctos iniuriosum, faventem haereticis negantibus auctoritatem Ecclesiae in Canonizatione Sanctorum, sapientem haeresim, utpote viam sternentem infidelibus ad irridendum Fideles, assertorem erroneae propositionis et gravissimis poenis obnoxium dicemus esse qui auderet asserere, Pontificem in hac aut illa Canonizatione
errasse... et de fide non esse, Papam esse infallibilem in Canonizatione Sanctorum.... 2 Cfr. Ols D., Fondamenti teologici del culto dei Santi, in AA. VV. Dello Studium Congreg. De Causis Sanct., pars thologica, Roma 2002, p. 1-54.
Cfr. Una piccola eccezione costituita da DS 675, che riguarda la canonizzazione dUlderico, vescovo dAugsburg, nel Sinodo Lateranense del 31 gennaio 993; in DS 2726-27bis si tratta solo dellapprovazione degli scritti dei candidati allonore degli altari. 4 Cfr. Un unico accenno nel c. 1403/1: Causae canonizationis Servorum Dei reguntur peculiari lege pontificia. 5 Cfr. Anche qui un solo accenno al n. 828 per indicare a che fine la Chiesa canonizza alcuni dei suoi figli migliori. Chiesa Viva *** Ottobre 2003
mune della canonizzazione va ricercata altrove, e precisamente nel magistero ecclesiastico non ex cathedra, nelle stesse Bolle di canonizzazione, in altri interventi ecclesiastici non dogmatici e nel dibattito teologico. Ne parler in seguito. 1.1 - La loro analisi permette di definire cos la canonizzazione: Un atto mediante il quale il Sommo Pontefice, con giudizio inappellabile e sentenza definitiva, inscrive formalmente e solennemente un Servo di Dio, precedentemente beatificato, nellalbo (o canone) dei Santi. Tale definizione si completa, ordinariamente, con la precisazione che il Papa intende dichiarare con essa la presenza del canonizzato nel seno del Padre, cio nella gloria eterna, nonch la sua esemplarit per tutta la Chiesa ed il dovere donorarlo ovunque con il culto dovuto ai Santi. Va peraltro tenuto presente, al fine di determinarne pi esattamente la natura, che la canonizzazione si specifica in formale ed equipoIlente: formale, quando si siano espletate tutte le procedure di norma; equipollente quando un Servo di Dio venga dichiarato Santo in forza duna venerazione secolare ( ab immemorabili)6. Si canonizza, dunque, generalmente e formalmente parlando, un Beato. Lelemento discriminante tra beatificazione e canonizzazione riconoscibile nel fatto che luna prepara laltra e questa - dal punto di vista formale - non prescinde da quella. Ma mentre la canonizzazione estende il culto del novello Santo a tutta la Chiesa, la beatificazione lo permette soltanto in sede locale - una diocesi, una provincia, una nazione, un Ordine religioso o una Congregazione -. Risulta, infatti, dalle formule abitualmente usate7 che, canonizzando un Beato, lintenzione del Papa quella destenderne il culto a livello universale. Inequivoci son al riguardo i verbi di pragmatica: statuere, decernere, mandare, constituere, velle, dai quali nettamente si distinguono quelli relativi alle semplici beatficazioni: indulgere, licentiam concedere. N si pu ignorare che nelle bolle di canonizzazione, a conferma della differenza formale tra canonizzazione e beatificazione, si leggono espressioni di volont
non solo precettiva, ma anche minatoria: S quis... temerario ausu contrarie tentaverit, sciat se... anathematis vinculo innodatum8. 1.2 - Non soltanto dallestensione del culto a tutta la Chiesa con conseguente coinvolgimento di tutti i fedeli, ma anche dalla dichiarata esemplarit del nuovo canonizzato e dallimplicita assicurazione che costui nella gloria dei cieli, la dottrina comune ha dedotto linfallibilit del canonizzante. Va immediatamente rilevato che i fautori della detta infallibilit la inducono con un ragionamento - direi - per assurdo: Sarebbe intollerabile se il Papa, in una tale dichiarazione che implica tutta la Chiesa, non fosse infallibile9. dunque infallibile perch sarebbe intollerabile che non lo fosse! Ovviamente, non mancano ragioni teologiche che ad intollerabile sostituiscono non possibile: la promessa dellassistenza divina al magistero della Chiesa, quindi la guida dello Spirito Santo e la connessione delle canonizzazioni con le verit di fede e di Costume, cio con loggetto specifico dellinfallibilit papale10. Su tale connessione, tuttavia, c pi dun motivo per discutere. Tutto ci apre un ventaglio di riflessioni storico-teologiche sulla tesi in esame; in particolare, sulla vera nozione di magistero ecclesiastico e dinfallibilit papale, nonch sulle implicazioni ecclesiologiche della distinzione sostanziale tra beatificazione e canonizzazione. Son proprio siffatte riflessioni che o mancano, o son prive di specifica rilevanza, tanto negli Autori favorevoli quanto in quelli contrari. La monotona ripetizione di motivi non sufficientemente ragionati, ma anche di quelli collegati con fatti concreti - il Nepomuceno, p. es., e la Goretti, in passato, altri nel presente - che parrebbero mettere in discussione, se non addirittura escludere linfallibilit della canonizzazione, non dar n al s, n al no le ali per volare molto in alto. 2 - IL MAGISTERO ECCLESIASTICO il potere conferito da Cristo alla sua Chiesa, avvalorato dal carisma dellinfallibilit, in virt del quale la Chiesa docente
S. Carlo Borromeo.
S. Caterina da Siena.
6 Cfr. Ortolan T., Canonization dans lEglise romaine, in DThC II, Parigi 1932, c. 1636-39. 7 Cfr. Eccone alcune: Inter sanctos et electos ab Ecclesia universali honorari praecipimus; Apostolicae Sedis auctoritate catalogo sanctorum scribi mandavimus; ... anniversarium ipsius (sancti) sollemniter celebrari constituimus; statuentes ab Ecclesia universali illius memoriam quolibet anno pia devotione recoli debere. 8 Cfr. Al riguardo Ortolan T., Canonization, cit., c. 1634-35; Veraja F., La beatificazione: storia, problemi, prospettive, Roma 1983; Stano G., Il rito della beatificazione da Alessandro VII ai nostri giorni, in AA. VV., Miscellanea in occasione del IV Centenario della Congregazione per le Cause dei Santi (1588-1988), Citt del Vaticano
1988, p. 367-422. Cfr. Lw G., Canonizzazione, in EC III Roma, p. 604; Federico DellAddolorata, Infallibilit, ivi VI, p. 1920-24; Ortolan T., Canonization, cit., c. 1640. lapplicazione, non so fino a che punto corretta, dun ineccepibile principio generale di S. Tommaso, Quodl, IX, 16: Si vero consideretur divina providentia quae Ecclesiam suam Spiritu Sancto dirigit ut non erret,... certum est quod judicium Ecclesiae universalis errare in his quae ad fidem pertinent, impossibile est. 10 Cfr. Frutaz A. P., Auctoritate Beatorum Petri et Pauli - Saggio sulle formule di canonizzazione, in Antonianum 42 (1947) 1-22. Sulla questione in genere, istruttive sono le pagine di Schrenk M., Die Unfehilbarkeit des Papstes in der Heiligsprechung, Friburgo (Sviz.) 1965.
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costituita unica depositaria ed autentica interprete della Rivelazione divina, da proporre autoritativamente agli uomini come oggetto di fede per la vita eterna11. Non mi si chieda la dimostrazione teologica dellassunto; non questa la sede per farlo. peraltro ben noto ad ogni cultore di teologia che tale magistero riposa su non equivoche asserzioni neo-testamentarie (Mt. 16,16-20; 28,18), dalle quali risulta che Cristo ne fece lo strumento vivo per la diffusione e la tutela del suo messaggio, concentrandolo soprattutto in Pietro (Mt. 16,18-20; Lc. 22,32; Gv 21,15-18). In lui previde, ovviamente, la catena ininterrotta dei legittimi successori, caratterizzando, in tal modo, il magistero stesso con le note delluniversalit, della perpetuit e dellinfallibilit (Mt. 16,18-20; 18,18.20). La Tradizione della Chiesa, esplicitamente o no, ha sempre considerato in Pietro e nei suoi legittimi successori, nonch nel collegio degli Apostoli e nei vescovi che loro subentrano nel governo della Chiesa in comunione col Papa e mai contro, o senza, o al di sopra del Papa, i titolari di tale magistero. Esso, pertanto, si pone davanti alla coscienza del singolo e della Chiesa tutta come la regula fidei proxima. Anzi, il Vaticano I, seguito in ci dal Vaticano II, parve identificare primato e magistero, anche se formalmente luno attiene pi allambito dei rapporti interecclesiastici e laltro allambito della fede: Ipso autem Apostolico primatu, quem Romanus Pontifex tamquam Petri principis Apostolorum successor in universam Ecclesiam obtinet, supremam quoque magisterii potestatem comprehendi, haec Sancta Sedes semper tenuit, perpetuus Ecclesiae usus comprobat, ipsaque, oecumenica Concilia, ea imprimis in quibus Oriens cum Occidente in fidei caritatisque unionem conveniebat, declaraverunt12. La logica interna alla fede, ben salda sulla roccia della Rivelazione divina, pu quindi guardare al magistero ecclesiastico come al perenne ed infallibile carisma della verit cristiana. 2.1 - Il magistero non si esprime univocamente; non un caso che si parli - non sempre, purtroppo, in modo corretto - di magistero solenne, straordinario, ordinario ed autentico. La solennit del magistero riguarda la sua forma ed il massimo della solennit raggiunto dal Concilio ecumenico. Anche il Papa pu solennemente riprovare un errore e proclamare una dottrina o una canonizzazione; ma bench non si dia Concilio se non convocato, diretto - per se vel per alios - e confermato dal Papa, la solennit dellatto papale non raggiunge quella conciliare; questa data
S. Francesco di Paola.
dallautoritativa sinergia dei vescovi che, in comunione col Papa, son essi pure subiectum. supremae ac plenae potestatis in universam Ecclesiam (LG 22b), che autenticamente rappresentano e per la quale collegialmente operano. La pienezza del potere magisteriale, infatti, oltre che nel Papa, risiede nel corpus episcoporum in comunione con Lui. Pertanto, la solennit dellatto magisteriale sattua personalmente nel Papa e collegialmente nel Concilio ecumenico; in ambedue i casi la risposta della Chiesa a circostanze deccezione. Il carattere straordinario, oppure ordinario, del magistero ecclesiastico, dipende dalle modalit con cui sesprime, nonch dalle circostanze nelle quali e per la quali sesprime; non dalla sua efficacia ed estensione. Si d un magistero ordinario del Papa ed uno dei vescovi, sia singolarmente sia collegialmente considerati, in quanto successori degli Apostoli e testimoni qualificati della fede. Mentre il magistero straordinario sestrinseca mediante le forme del Concilio ecumenico e della locutio ex cathedra, quello ordinario il magistero di gran lunga pi frequente attraverso modalit dintervento n conciliari n cattedratiche. Lesercita il Papa mediante una gamma dinterventi privi di forma solenne e straordinaria, in risposta ad importanti ma non straordinarie circostanze; lesercitano i vescovi, in comunione di fede e dinsegnamento col Papa, nelle Conferenze Episcopali, nelle singole diocesi, con linsegnamento scritto ed orale, con i Sinodi diocesani, con la composizione e lapprovazione dei catechismi, con lo svolgimento duna oculata vita liturgica. Ma, nel caso dei vescovi, nessuno di essi pu nutrire pretese dinfallibilit. La loro infallibilit soltanto collegiale, nel contesto, p. es., dun Concilio ecumenico. Si soliti parlare anche dun magistero autentico, riconoscibile in interventi papali o vescovili di cui si voglia certificare o lindubbia appartenenza e la legittimit, o la validit dottrinale e disciplinare. La LG del Vaticano II ne parla tre volte: in 25/a, a proposito dei vescovi, che vengono definiti doctores authentici seu auctoritate Christi praediti; ancora in 25/a, con riferimento al Papa, per raccomandare religiosum voluntatis et intellectus obsequium singolari ratione praestandum... Romani Pontificis authentico magisterio, etiam cum non ex cathedra loquitur; ed in 51/a, per affermare authenticum Sanctorum cultum non tam in actuum exteriorum multiplicitate quam potius in intensitate amoris nostri actuosi consistere. Donde si deduce che: a) autentico il magistero sicuramente ecclesiastico in forza di chi lo pronuncia o della verit pronunciata; b) tale esso sempre in ognuna delle
Cfr. Parente P. - Piolanti A. - Garofalo S., Dizionario di Teologia Dogmatica, Roma 1943, p. 154. 12 Cfr. Conc. Vat. I, Sess. IV, Constit. Dogm. Pastor aeternus, cap. IV, DS 3065. Si vedano, al riguardo, insieme con tutti i manuali 4
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della teologia romana, i due classici: Bainvel J. V., De Magisterio et Traditione, Parigi 1905; Billot A., De Ecclesia Christi, Roma 1927. Per il Vaticano II cfr. Soprattutto LG 22/b e 25a-c. S. Giuseppe Cafasso. Chiesa Viva *** Ottobre 2003
sue forme: solenne, straordinaria ed ordinaria; c) tale pu essere anche al di fuori di esse, in interventi papali e vescovili meno specifici, purch collegati con la Rivelazione divina e la dottrina della fede. 3 - LINFALLIBILIT DEL MAGISTERO Non mi riferisco direttamente al magistero autentico che, per quanto ho sopra indicato, pu essere, o no, coperto dal carisma dellinfallibilit. Mi chiedo se, perch e a quali condizioni il magistero, o solenne, o straordinario, o ordinario, sia infallibile. Stante infatti la gi ricordata promessa della divina assistenza, linfallibilit deglinterventi magisteriali, entro i limiti stessi della promessa, tra le prerogative del magistero stesso. 3.1 - La divina assistenza la premessa ineludibile dogni discorso sullinfallibilit della Chiesa e del Papa. la ragione profonda dellirreformabilit dogni autentico intervento magisterale in rebus fidei et morum. Ragione profonda, quindi, anche dellinfallibilit papale: con tale assistenza, Dio stesso si compromette per cos dire - con lasserto papale a garanzia della sua inalterabile verit. Per questo, Romani Pontificis definitiones ex sese, non autem ex consensu Ecclesiae, irreformabiles sunt13. Che in ci il Signore si sia davvero compromesso testimoniato dalla sua stessa parola: dalla sua preghiera per lindefettibilit di Pietro e della sua missione di maestro universale (Lc. 22, 32); dallassicurazione della sua compresenza alla Chiesa sin alla fine del mondo (Mt. 28, 20); dallinvio dello Spirito di verit alla Chiesa dieri doggi e di domani, perch la introduca in tutta la verit (Gv. 16, 13) e la salvaguardi da ogni errore. Si tratta dunassistenza divina che, stando ai passi neo-testamentari di supporto, non pu esser definita soltanto mere negativa. Dispiace che sinsista ancora su questa limitazione, forse per eludere il pericolo dun equivoco tra assistenza dello Spirito Santo ed illuminazione o rivelazione privata. Che linfallibilit del Papa non debba collegarsi con qualche sua personale illuminazione dallalto, n con unaltrettanto personale rivelazione, non c dubbio: anchessa ad aedificationem fidei (Ef. 4, 29). In effetti, se la funzione dello Spirito del Padre e del Figlio quella di condurre la fede della Chiesa e la stessa coscienza cristiana al possesso di tutta la verit, il limitarla alla pura e semplice preservazione dallerrore (nozione mere negativa) ne un suo mortificante avvilimento e priva lo stesso magistero duna sua capacit propositiva. 3.2 - giusto il precedente abbinamento
S. Ignazio di Loyola.
tra infallibilit papale ed infallibilit della Chiesa. Giusto, perch conforme alla Tradizione e alla conferma che ne ebbe dal Vaticano I: Definimus Romanum Pontificem... ea infallibilitate pollere, qua divinus Redemptor Ecclesiam suam... instructam esse voluit14. Non son in gioco due infallibilit che si sommino, o selidano a vicenda; ma un unico e medesimo carisma, che ha nella Chiesa, nel Papa e nei vescovi collegialmente considerati ed in comunione col Papa i legittimi titolari. Tale carisma sesprime in forma positiva, prima e forse pi che negativa. E allopera quando il magistero, annunciando la verit cristiana o dirimendo eventuali controversie, resta per esso fedele al depositum fidei (1Tm. 6, 20; 2Tm. 1, 4) o ne scopre risvolti nuovi e fin a quel momento inesplorati. Ed pure allopera, in modo attivo e passivo, nel c.d. sensus fidelium, per il quale tuttil popolo di Dio gode duna infallibilit non solo di riflesso, ma anche propositiva, sia per la presenza in esso della Chiesa docente, sia per la testimonianza cristiana e profetica dei laici15. Laccenno al mere negativa sottolinea peraltro una funzione dellinfallibilit, la quale, ben lungi dallidentificarsi con una prerogativa privata, dovuta ad unintelligenza eccezionale o ad una straordinaria illuminazione dallalto, in tanto in quanto dipende dalla gi ricordata assistenza divina, cui si deve sia il momento negativo (preserva dallerrore), sia quello positivo (introduce in tutta la verit). 3.3 - Di codestinfallibilit, nei suoi due aspetti negativo e positivo, indicato titolare anche il Papa fin dai primordi dellera cristiana. Indicato non lo stesso che definito, anche se, in ultimanalisi, conta la cosa, non come la si proponga. San Clemente sintroduce autoritativamente in questioni di fede insorte a Corinto; SantIgnazio preso dammirazione per la Chiesa ch a Roma; SantIreneo ne ricerca la comunione; San Cipriano riconosce in essa la radice dellunit; SantAmbrogio il primo a fondare su Mt. 16, 18 il discernimento della vera Chiesa e SantAgostino non esita a dichiarare che, nella Chiesa romana, semper apostolicae cathedrae viguit principatus16, per la ragione che il Signore Ges in cathedra unitatis doctrinam posuit veritatis17. Fa parte di codesta testimonianza storico-tradizionale il fatto che i Papi, dopo Clemente Romano, esercitaron sempre, nel corso dei secoli, un potere magisteriale universale ed inappellabile. La grande Scolastica nulla aggiunse, con Tommaso, Bonaventura e Scoto, alla dottrina quasi universalmente acquisita dellinfallibilit papale, se non una maggiore fondazione teologica. Il Vaticano I, infine, ne fece un dogma di fede, senza deifica-
S. J. F. Fremyot di Chantal.
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Cfr. Conc. Vatic. I, Sess. IV, Constit. Dogm. Pastor aeternus, cap. IV, DS 3074. 14 Cfr. Ivi. 15 Cfr. Volendo si pu distinguer ancora tra infallibilit essenziale o assoluta ed infallibilit Chiesa Viva *** Ottobre 2003
S. Jean Beckmans.
partecipata o relativa: la prima Dio qui nec falli nec fallere potest; la seconda il carisma da Dio elargito alla sua Chiesa. 16 Cfr. Ep. 43, 3/7 PL 33, 163. 17 Cfr. Ep. 105, 5/16 PL 33, 403. 5
re con ci un uomo o annullare in esso le prerogative e meno ancora lessenza della Chiesa. 3.4 - A tale riguardo sembra molto opportuna lattenta considerazione delle parole del dogma: Definimus Romanum pontificem, cum ex cathedra loquitur, id est, cum omnium Christianorum pastoris et doctoris munere fungens pro sua suprema Apostolica auctoritate doctrinam de fide vel moribus ab universa Ecclesia tenendam definit, per assistentiam divinam ipsi in beato Petro promissam, ea infallibilitate pollere, qua divinus Redemptor Ecclesiam suam in definienda doctrina de fide vel moribus instructam esse voluit; ideoque huiusmodi Romani pontificis definitiones ex sese, non autem ex consensu Ecclesiae, irreformabiles esse. Parole soppesate con estremo rigore. Non solo non deificano un essere umano, ma, nellatto stesso di riconoscergli un carisma di cui nessun altro in possesso, pongono chiari limiti e rigide condizioni allesercizio di esso. Il Papa, infatti, non per il fatto desser Papa (simpliciter ex auctoritate papatus)18, in assoluto infallibile. forse venuto il momento di ripetere con franchezza e fermezza quanto gi reiteratamente si dichiar nel recente e lontano passato circa la necessit di liberare il papato da quella specie di papolatria, che non concorre certamente ad onorare il Papa e la Chiesa. Non tutte le dichiarazioni papali son infallibili, non tutte essendo ad un medesimo livello dogmatico. La maggior parte dei discorsi e dei documenti papali, infatti, anche quando tocca lambito dottrinale, contiene insegnamenti comuni, orientamenti pastorali, esortazioni e consigli, che formalmente e contenutisticamente son ben lungi dalla definizione dogmatica. N questa c se non in presenza delle condizioni stabilite dal Vaticano I. Occorre dunque che il Papa parli: Ex cathedra19: lespressione trae il suo significato dalla funzione esemplare e moderatrice che, fin dallinizio, fece del Vescovo di Roma il maestro della Chiesa universale e di Roma stessa il locus magisterii. In uso gi dal II sec. come simbolo della funzione magisteriale del vescovo, la cattedra divenne in seguito il simbolo della funzione magisteriale del Papa20. Il parlare ex cathedra significa, quindi, parlare con lautorevolezza e la responsabilit di colui che gode di giurisdizione suprema, ordinaria, immediata e piena su tutta la Chiesa e su ognuno dei suoi fedeli, pastori compresi, in mate-
S. Roberto Bellarmino.
ria di fede e di costumi, ma non senza riflessi ed effetti anche disciplinari. Omnium Christianorum pastoris et doctoris munere fungens: la frase rende esplicito il contenuto di ex cathedra. Fonti bibliche neo-testamentarie e documenti della Tradizione confluiscono nella definizione del Vaticano I per affermare che linfallibilit del magistero papale insorge soltanto quando il Papa insegna a tutti la Rivelazione divina e rende a tutti obbligatorio il suo insegnamento. Pro suprema sua Apostolica auctoritate: la ragione formale del suo insegnamento infallibile ed universale. Tale ragione dovuta alla successione apostolica del Papa a Pietro, che fu quindi il primo, ma non lunico, vescovo di Roma e Papa in quanto vescovo di Roma. Ad ogni suo successore sulla cattedra romana compete, dunque, tutto quanto Cristo aveva dato a Pietro, ratione officii, non personae. pertanto meno corretto dire infallibilit personale del Papa invece che infallibilit papale. Ma, anche nel caso che si voglia insistere, come fa qualcuno, su infallibilit personale, si dovrebbe sempre distinguere nel Papa la persona publica da quella privata, ricordando che la persona publica vien determinata dal suo ufficio. Doctrinam de fide vel moribus: deve trattarsi, cio, di verit da credere e qualificanti lesistenza cristiana, direttamente o no contenute nella divina Rivelazione. Un diverso oggetto dellinsegnamento papale non pu pretendere desser coperto dal carisma dellinfallibilit, la quale tanto sestende quanto la Rivelazione stessa. Per assistentiam, divinam: non qualunque intervento del Papa, non un suo semplice monito, non un suo qualunque insegnamento, son garantiti dallassistenza dello Spirito di verit (Gv. 14, 17; 15, 26), ma quello soltanto che, in armonia alle verit rivelate, manifesta ci che il cristiano deve, in quanto tale, credere ed attuare21. Solo nel pieno ed assoluto rispetto delle dette condizioni, il Papa garantito dallinfallibilit; pu dunque ad essa appellarsi quando intende obbligare il cristiano nellambito della fede e della morale. anche da aggiungere che, da tutto linsieme dellintervento papale e dalle parole che lesprimono, deve risultare, unitamente al rispetto delle indicate condizioni, la volont del Papa di definire una verit come direttamente o indirettamente rivelata, oppure di dirimere una questione de fide vel moribus, con cui tutta la
18 Cfr. S. Conciliorum recentiorum Collectio Lacensis, Friburgo Br. 1870Ss., VIII 248256.399. 19 Cfr. La formula proviene da Melchior Cano (+1560), ma il riferimento alla cathedra frequente nei Padri ed ovviamente anche in Autori successivi a Cano: Auctoritas infallibilis et summa cathedrae S. Petri (DAguirre, +1699); Cathedrae Apostolicae oecumenicae auctoritas (ignoto, +1689), cfr. Dublanchy E., Infaillibilit du Pape, DThC VII Pa-
rigi 1972, c. 1689; cfr. Pure Maccarrone M., La cathedra sancti Petri nel Medioevo da simbolo a reliquia, in Rivista di storia della Chiesa in Italia XXXIX (1985) 349-447. 20 Cfr. Maccarrone M., Cathedra Petri und die Entwicklung der Idee des ppstlichen Primats vom 2. Bis 4. Jahrhund., in Saeculum 13 (1962) 278-292. 21 Cfr. Dublanchy E., Infailibilit, cit. C. 1699-1705.
Chiesa dovr poi uniformare il proprio insegnamento e coordinare la propria prassi. 3.5 - qui evidente che si ha a che fare non con generiche e plurisignificanti nozioni dinfallibilit, bens con la nozione rigorosamente teologica di essa. E perfino allinterno di tale delimitazione, linfallibilit si capisce solo se si rifugge dallambiguit lessicale, p. es. dun Karl Barth22 che confonde linfaffibilit con lindefettibilit. Daltra parte, il concetto non si chiarisce, dal punto di vista teologico, ignorandolo23, e neanche relegandolo trasversalmente in altri contesti24 o considerandolo sotto aspetti formali incompleti; si pensi al negativo Irrtumlosigkeit25 certamente non sbagliato, ma impari a testimoniare,
S. Tommaso Moro.
poco in comune con linfallibilit filosofica, con quella scientifica e con quella giuridica.
(continua)
NOTE
22 Cfr. Kirchliche Dogmatik IV/1, p. 77072. 23 Cfr. p. es. Fries H. (a c. Di), Handbuch theologischer Grundbegrijffe, Monaco 1963. 24 Cfr. Ivi. I 180.809.854.857; II 270.274. 25 Cfr. Ivi. I 718.817.857; II 518. 26 Cfr. Rahner I. - Vorgrimler H., Kleines theolog. Wrterbuch, Friburgo Br. 1961, cit. Da Lhrer M., Portatori della Rivelazione, in MS 2 Brescia 1973, p. 87.
S. Andr Avellin.
dellinfallibilit, il significato positivo, il valore di fondo, la grazia, il carisma che, per volont di Cristo, arricchisce la Chiesa ed il Papa. Effettivamente il significato positivo primario e come tale va sottolineato; esso per un verso d la garanzia massima (fide divina vel divino- ecclesiastica) della verit, per un altro salvaguarda la verit stessa da ogni contraffazione o erronea o ereticale. Linfallibilit vien cos ad esser infinitamente pi che assenza derrore ed impossibilit di esso; presenza di verit, certezza superiore di essa, intimamente ed inscindibilmente congiunta con lesserci della Chiesa. Un suo errore, in ordine alle verit da credere o alla morale da vivere, si risolverebbe contro la Chiesa stessa, distruggendola26. In breve e per tali motivi, linfallibilit teologica ha un quadro concettuale fortemente condizionato dalla Rivelazione ed ha pertanto ben
S. Caterina de Ricci.
Chiesaviva
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- INFALLIBILIT E MAGISTERO ORDINARIO. Prima di chiedersi se la canonizzazione dun Beato presenti il pieno ed assoluto rispetto delle condizioni sopra segnalate, e goda quindi dellinfallibilit, occorre riprendere il discorso sul magistero ordinario del Papa e verificare se esso pure sia o no infallibile. Sbaglierebbe chi giudicasse laggettivo ordinario come sinonimo di meno importante e meno valido. Il suo significato si desume dallufficio papale e dal suo riferirsi ad una forma certamente autentica di esso, anche se non solenne n straordinaria. Ora, non essendo tenuto a trattare sempre de fide vel moribus, n soltanto in momenti e per motivi straordinari, e neanche a trattarne sempre nella forma solenne della locutio ex cathedra - di fatto ci avviene raramente! - il Papa ne tratta il pi delle volte nella forma ordinaria, ricorrendo in particolar modo alla Lettera enciclica, alla Bolla, alla Costituzione e via dicendo. Nella storia pi recente della Chiesa, si conoscono encicliche sicuramente cattedratiche, dallIneffabilis Deus di Pio IX27 alla Miserentissimus Deus di Pio XII28, dedicate rispettivamente al dogma dellImmacolata Concezione e a quello dellAssunzione; qualcuno 29 annovera tra queste anche la Humanae vitae di Paolo VI30 sulla salvaguardia della vita. Il Dublanchy31, non senza qualche eccesso di zelo, riconosce il carattere dogmatico anche ad alcune encicliche di Leone XIII in forza del loro contenuto dottrinario: la dottrina relativa al matrimonio cristiano, nella Arcanum del 10.2.1880; lorigine divina del potere anche civile, nella Diuturnum del 20.6.1881; la sovrana e nativa indipendenza della Chiesa, nella Immortale Dei del 1.11.1885; lispirazione ed inerranza della Sacra Scrittura, nella Providentissimus Deus del 18.11.1893; il primato del Romano Pontefice e la natura della Chiesa, della Satis cognitum del 29.6.1896. Il fatto che il carisma dellinfallibilit pu connotare anche il magistero ordinario del Papa, pur non rispondendo a tutte le condizioni della definizione cattedratica. Qualora il Papa volesse davvero proclamare una verit come dogma di fede, o determinarne il senso esatto e lappartenenza alla fede cattolica, la Locutio ex cathedra sarebbe la forma pi idonea allo scopo; in tal caso, il Papa anche tenuto a manifestare esplicitamente la sua volont e consapevolezza di parlare come pastore e dottore di tutta la Chiesa e a dichiarare la sua intenzione definitoria.
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Cfr. Dell8 dicembre 1854, DS 2800-04. Cfr. Dell1 novembre 1950, DS 3900-04.
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Cfr. Lio E., Humanae vitae e infallibilit, Citt del Vaticano 1986.
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Cfr. Del 25 luglio 1968, AAS 60 (1968). Cfr. Infallibilit cit. C. 1705-06. Chiesa Viva *** Novembre 2003
Non sempre, per, proclama una verit definitorio modo, cio ex cathedra. Qualora una verit sia gi stata definita; o si tratti di verit dedotta da quelle rivelate, o sia con quelle rivelate e definite strettamente collegata; oppure, qualora il tenore dellintervento papale sia, per circostanze e contenuto, di carattere ordinario, allora lintervento stesso non oltrepassa il limite del definitive tenendum. Nelluno e nellaltro caso, per linsorgenza devidenti condizionamenti dogmatici, per in atto il carisma dellinfallibilit papale. Nel definitorio modo, lo direttamente ed immediatamente per il verificarsi in esso di tutte le condizioni alle quali legato; nel definitive tenendum, indirettamente e quasi di riflesso. Il dato emergente , comunque, la presenza di tale infallibilit. Come, infatti, negarla ad un magistero che, sia pure in forma ordinaria, ripropone le verit contenute nel Credo e nelle varie professioni di fede, nel giuramento antimodernistico (della prima e della seconda stesura), nella sacra liturgia ch il dogma. pregato, e nella vita sacramentale della Chiesa? La domanda, allora, sullo sfondo di quanto precede, se una canonizzazione, formale o equipollente, rientri nel quadro dogmatico dellinfallibilit papale e goda perci di essa. 5 - IL FATTO DOGMATICO Si noti: dico fatto, non verit o dottrina. Chesso venga definito dogmatico, non comporta di per s che si tratti dun fatto anche soprannaturale. LIncarnazione del Verbo, la sua passione e morte redentrice, la sua risurrezione ed ascensione al cielo - solo per portare qualche esempio - son senza dubbio dei fatti. Ma la loro emergenza sul piano soprannaturale esclude che possan qualificarsi come dogmatici nel senso inteso dalla teologia postridentina: son essi stessi veri e propri dogmi, verit divinamente rivelate e dalla Chiesa inserite nel suo Credo. Secondo la teologia postridentina, i fatti dogmatici hanno attinenza alla concretezza delle cose, alla loro realt fattuale e conoscibilit naturale, pur mantenendo una loro relazione con il mondo della fede. Per analogia, posson rapportarsi alle verit naturali, cio conosciute con le sole forze della ragione umana, quali lesistenza di Dio, la spiritualit e limmortalit dellanima, la morale naturale: verit naturali che trovano poi conferma nella Rivelazione cristiana e diventano oggetto anche di conoscenza soprannaturale. In effetti, anche i c.d. fatti dogmatici mantengono una connessione del loro ambito naturale con quello soprannaturale. Non sono dei fatti qualunque; la loro stessa fattualit attiene a verit rivelate. Simparentano dunque col
S. Pio V.
S. Giuseppe Cottolengo.
dogma. Donde la loro qualifica di fatti dogmatici. peraltro doveroso riconoscere che, in teologia, sui fatti dogmatici non si d univocit di giudizi. Si pu dire soltanto, che negli Autori appare preminente il riferimento ad emergenze concrete - la presenza, p. es., di Pietro come vescovo di Roma, la storia dun Concilio ecumenico, lurto delle sue correnti e la dialettica delle sue dottrine - nelle quali sia anche presente, con ogni evidenza, un significato dogmatico in forza duna loro connessione logica e necessaria con verit contenute nella Rivelazione e dogmaticamente definite. La questione dei fatti dogmatici esplose quando - era il 31 maggio 1653 - Innocenzo X condann cinque proposizioni estratte dallAugustinus di Giansenio. Distinguendo la dottrina delle cinque proposizioni dal fatto della loro appartenenza allAugustinus, alcuni nulla eccepirono sullinfallibilit della condanna, ma negarono che la dottrina condannata si trovasse effettivamente nellopera incriminata. La controversia nota e perci non c ragione dinsistervi: dico solamente che sia il magistero della Chiesa, sia la riflessione teologica dimostrarono linfondatezza della detta distinzione. In particolare, il grande Bossuet, poi seguito dal Fenelon, mise in evidenza, ben 24 casi nei quali il magistero ecclesiastico sera autoritativamente e definitoriamente pronunciato, bench si trattasse di fatti, prima o pi che di dottrine32. Il successivo sviluppo della riflessione teologica colleg i fatti dogmatici con determinate verit di fede definita, grazie alla presenza in essi dun vincolo, o intrinseco o estrinseco, tra fatti e verit. Intrinseco si disse il vincolo di quei fatti che sintegrano nel dogma: p. es. il peccato originale. Estrinseco, invece, il vincolo che solo dallesterno congiunge fatti e dogma: p. es. la difesa duna verit definita, la legittimit dellelezione dun Papa, la condanna dun libro eterodosso o duna dottrina ereticale33. Si tratta sempre di fatti contingenti... in connessione morale necessaria con il fine primario della Chiesa, che quello di conservare e spiegare il deposito rivelato34. Lattenzione a tali fatti si giustifica, pertanto, non in base ad un interesse puramente storico per essi, ma al loro coinvolgimento nel dogma. E poich tra i fatti dogmatici universalmente annoverata anche la canonizzazione35 ineccepibile deve dirsi dal punto di vista formale la conseguenza della sua infallibilit. Ma basta il punto di vista formale? Fu soprattutto Fenelon 36 lassertore dellinfallibit dei giudizi magisteriali sui fatti dogmatici; ma anchegli ne dette una giustificazione per assurdo: se non fosse infallibile, il magistero ingannerebbe se stesso e, con s, la Chiesa tutta.
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Cfr. Al rigurado Dublanchy E., Eglise, in DThC IV. Parigi 1939, spec. c. 2188-2210. 33 Cfr. De Rosa G., Fatti dogmatici, in EC III Roma 1995, p. 1058. 34 Cfr. Veraja F., La canonizzazione equipollente e la questione dei miracoli nelle Chiesa Viva *** Novembre 2003
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cause di canonizzazione, Roma 1975, p. 14. Cfr. Ivi. Cfr. Instruction pastorale, 10 febbraio 1704, Oeuvres compltes III, 579ss; Instruction pastorale, 2 marzo 1705, ivi IV, 16ss; Deuxime lettre lvque de 3
Egli continuava cos, nella sostanza, linsegnamento costante della Chiesa, almeno da san Bernardo in poi, ed in particolare da san Tommaso dAquino, sulle parole del quale mi soffermer tra breve. Tale insegnamento insiste ancor oggi sulla necessit di riconoscere ai fatti dogmatci una loro intrinseca o estrinseca infallibilit, affinch la Chiesa possa esser in grado di rispondere con sicurezza alla sua missione universale. Un errore in siffatta materia - e riaffiora cos il ragionamento per assurdo - avrebbe deleterie ripercussioni sulla vita cristiana. Altrettante ne avrebbe lapprovazione o disapprovazione dun ordine religioso, duna congregazione o dun istituto, qualora il Papa potesse, in cose di tal genere, cadere in errore. La vita religiosa, p. es., perderebbe la certezza del suo porsi alla coscienza cristiana come strumento di perfezione. La possibilit dun tale errore, presa di mira da Melchior Cano37, gi al suo tempo era stata decisamente rifiutata. Sia nel campo delle suddette approvazioni/riprovazioni, sia in quello delle canonizzazioni - e quindi in relazione ad ogni fatto dogmatico - si rivendic al magistero ordinario del Papa, anche in assenza di definizioni formali, quellinfallibilit che gli si riconosce, di solito, nellesercizio del magistero straordinario e solenne. Anche nel disciplinare la Chiesa universale, oltre che la Diocesi di Roma, e nellammaestrarla come suo pastore e dottore, il Papa gode, infatti, della stessa infallibilit di cui Cristo dot la sua Chiesa. Tuttavia, perch possa appellarsi a tale infallibilit, necessario che i suoi interventi sian sempre riconducibili, direttamente o no, alla Rivelazione cristiana. Ma una canonizzazione lo ? Ecco il problema. 6 - ELABORAZIONE TEOLOGICA La stragrande maggioranza dei teologi risponde affermativamente; quelli che propendono per una risposta negativa, o anche solo dubitativa, son veramente pochi. La questione, come ho detto allinizio, oggi tornata sul tappeto. 6.1 - Lagenzia stampa della Fraternit san Pio X38 ha messo in dubbio linfallibilit delle canonizzazioni solo per motivi
S. Bernardino da Siena.
contingenti: la canonizzazione di questo o di quel candidato. Altri, con ragioni dindubbio peso teologico e per motivi di fondo, lavevan preceduta. Fra costoro, p. es., si colloca anche F. A. Sullivan39, al quale non chiaro perch una canonizzazione debba godere dellinfallibilit papale e consenta al magistero... di custodire e spiegare il deposito della Rivelazione. Sul piano della verifica storica e della critica teologica prese posizione negativa anche P. De Vooght40 con un poderoso saggio in cui lament, tra laltro, che linfallibilit della Chiesa e del Papa non ha impedito, ha anzi autorizzato ed incoraggiato per lunghi secoli il popolo cristiano a venerare alcuni Santi, dei quali oggi si sa che non son mai esistiti. In quel medesimo scorcio di tempo, con locchio attento ai fatti concreti, anche A. Delooz41 pervenne ad analoghe conclusioni. Il De Vooght42 le esprime, per, con perentoriet inaudita: Linfaillibilit papale il faut le proclamer trs haut pour lhonneur de leglise - est celle dun homme qui, aussi en tant que pape, peut se tromper et sest frquemment tromp. Pi recentemente intervenuto sullargomento il gi citato D. Ols, domenicano; la sua conclusione abbastanza chiara: Non essendo la canonizzazione... necessaria alla custodia e difesa della fede, non sembra che... sia tale da poter esser soggetta allinfallibilit43. A favore, invece., in questi ultimi tempi si son pronunciati F. Ricossa44 e E. Piacentini 45 , in linea con la posizione dellaccennata maggioranza che, nel periodo preconciliare e negli anni immediatamente successivi al Vaticano II, annover nel suo seno E J. Kieda46, E Spedalieri47, U. Betti48, oltre ai gi citati Frutaz, Veraja, Lw, e tanti altri ancora: uno schieramento imponente, a sostegno della dottrina pi tradizionale. Per essa, nessun dubbio esiste sulla correlazione, almeno indiretta, tra infallibilit della canonizzazione e Rivelazione cristiana. Non convince, peraltro, il comune palleggiarsi delle ragioni addotte, n lassenza dun vero e proprio approfondimento critico o delaborazioni personali. Ma altrettanto da dire anche per gli oppositori. 6.2 - A riprova del nesso tra canonizzazione e Rivelazione s soliti distinguere
Meuax, IV, 338; Lettre sur linfaillibilit de lEglise touchant les faits dogmatiques, V, 108ss: in Dublanchy E., Eglise, cit., c. 2190-91. 37 Cfr. De locis theologicis V, 5 in Opera omnia, Venezia 1759, p. 140. 38 Cfr. DICI 50, 22 marzo 2002. 39 Cfr. Il magistero della Chiesa cattolica, Assisi 1986, p. 155-56. 40 Cfr. Les dimensions relles de linfaillibilit papale, in Castelli E. (A c. Di), LInfaillibilit, son aspect philosophique et thologique (Atti del Convegno del Centro Intern. Di Studi umanistici e dellIstituto di Studi filosofici, Roma 5-12 febbraio 1970), Parigi 1970, spec. p. 145.49. 41 Cfr. Sociologie et canonization, Liegi 1969. 4
S. Francesco di Sales.
Cfr. Les dimensions, cit. p. 156. Cfr. Ols D., Fondamenti teologici, cit. In Studium Congreg. de Causis Sanctorum (Pars thologica ad usum Auditorum), Roma 2002, p. 35. 44 Cfr. Linfallibilit del Papa e la Canonizzazione dei Santi, in Sodalitium XVIII/54 (2002) 4-5. 45 Cfr. Infallibile anche nelle cause di canonizzazione?, Roma, 1994. 46 Cfr. Infallibility of the Pope in his decrees of Canonization in The Jurist 6 (1946) spec. p. 405-15. 47 Cfr. De infallibilitate Ecclesiae in Sanctorum canonizationis causa, in Antonianum 22 (1947) 1-22. 48 Cfr. Il magistero infallibile del Romano Pontefice, in Divinitas 5 (1961) 581-606. Chiesa Viva *** Novembre 2003
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tra oggetto primario ed oggetto secondario dellinfallibilit. Nellimpossibilit, resa evidente dalla cosa in s, dincludere la canonizzazione tra gli oggetti primari dellinfalIibilit - non si tratta, infatti, dun contenuto diretto ed esplicito della Rivelazione - la sinclude in quello secondario delle c. d. verit connesse e basta una conclusione teologica49 per legittimare la detta inclusione. In tal modo anche la canonizzazione vien a trovarsi coperta dal carisma dellinfallibilit papale alla stregua dei fatti dogmatici e della stessa legislazione ecclesiastica - perch connessa con la Rivelazione da due verit di fede: il culto e la comunione dei Santi. AlIacciata cos alla Rivelazione, assume di conseguenza un valore universale, del quale il Papa stesso si fa eco durant il rito: canonizzando un Beato, ne propone lesemplarit a tutta la Chiesa e ne autorizza, se non proprio impera ovunque la venerazione. Una tale universalit, che coestende la canonizzazione a tutta la Chiesa in dimensione spazio-temporale, uno degli elementi sui quali ordinariamente si fa leva per sostenere e difendere linfallibilit della canonizzazione. Il Papa, si dice, non pu sbagliare in ci che riguarda la Chiesa doggi e di domani, qui e dovunque: non pu condurla sullorlo del baratro e nemmeno nutrirla di veleno. Se dunque compie un gesto riguardante la Chiesa intera, scatta con esso ed in esso il carisma della sua personale infallibilit. Peraltro, insieme con luniversalit militerebbero a favore anche altre ragioni, cos elencate dal Piacentini50: unesigenza implicita nel disposto tridentino di venerare i Santi; una conseguenza delle formule in uso e il tenore definitorio di esse; la necessit di modelli universalmente validi da imitare, venerare, invocare; il diretto appello del Papa alla sua infallibilit;
la presenza duna conclusione teologica tratta da due premesse, luna di fede e laltra di ragione; la natura della canonizzazione come fatto dogmatico; il culto e la comunione dei Santi come nesso dogmatico della canonizzazione e della sacra Rivelazione. 6.3 - Non mi pare che ragioni siffatte debbano rifiutarsi in blocco ed aprioristicamente; ne avverto anchio, sia pur minimo ed equivoco, un certo valore. Ma avverto anche il peso di quelle contrarie e particolarmente di quelle derivanti da casi di Santi inesistenti o di Santi non affatto santi. Inutile e poco onesto mi sembra il nascondersi dietro il paravento dei nemici dichiarati della Chiesa, dalla cui denigrazione e da quella soltanto dipenderebbe linesistenza storica di questo o di quel Santo o la sua indegnit morale. Casi del genere esistono e la Chiesa, maestra di verit, non ha nulla da temere nel riconoscerli e sconfessarli. Il pi recente esempio, a conferma di ci, sebbe con la soppressione postconciliare dalcune feste di Santi, sui quali la ricerca storica non era stata in grado di far luce. Devo perci arguirne che non tutte le suddette ragioni presentino un identico inoppugnabile valore. Anzi, anche quelle di maggior peso offrono il fianco a qualche discussione. Ben venga, allora, questa discussione. Non solo a vantaggio della subiecta materia, ma anche per cautelarsi contro la monotonia delle non convinte ed ancor meno convincenti ripetizioni.
(continua)
49 Cfr. Al riguardo Conclusione teologica in EC III, Roma 1950, c. 184ss. 50 Cfr. Infallibile, cit. P. 39-47.
S. Luigi Gonzaga.
Chiesaviva
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CANONIZZAZIONE ED INFALLIBILIT
di Mons. Prof. Romero Gherardini
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7 - OBIEZIONI E RISERVE Il titolo di questo paragrafo non allude ad una posizione antinfallibilista, per usare un termine di schieramento frequente nella diatriba sullinfallibilit papale prima e dopo il Vaticano I. Si riferisce soltanto ad un aspetto di tale discussione - quello relativo allinfallibilit delle canonizzazioni - e non per dire di no, tout-court, a tale infallibilit, ma per rilevare, secondo il mio personale giudizio, la discutibilit delle ragioni che la suffragano. So bene di pormi insieme con una minoranza27 e non ignoro il gravissimo giudizio del riconosciuto Maestro in materia28 contro chi osasse opporsi a questo tipo - meglio sarebbe dire: oggetto - dinfallibilit. Costui non sfuggirebbe alla nota di temerario e scandaloso, ingiurioso dei Santi e favorevole agli eretici; Dio me ne scampi e liberi! Penso, tuttavia, che i gi accennati margini di libert mi consentano di dire perch le ragioni dalle quali si traggono cos drastiche conseguenze, non mi sembrano cogenti. Inizio dalla natura della canonizzazione: tutti son concordi nel giudicarla non immediate de fide. Per esserlo, dovrebbe coincidere con ci che il Vaticano I chiama una locutio ex cathedra e non eludere nessuna delle sue condizioni. per evidente che la canonizzazione non definisce nessuna verit rivelata; e quanto alla sua connessione morale e necessaria con alcune di tali verit, in forza della quale - e quindi mediate - la canonizzazione diventerebbe almeno implicitamente de fide mi chiedo se le ragioni desunte da san Tommaso sian rettamente interpretate e suasive. Dice lAngelico - e tutti monotonamente ripetono -: Quia honor quem Sancts exhibemus, quaedam professio fidei est, qua Sanctorum gloriam credimus, pie credendum est quod nec etiam in hiis iudicium ecclesiae errare possit. Poco sopra aveva dichiarato: Si consideretur divina providentia quae Ecclesiam suam Spiritu Sancto dirigit ut non erret, ... certum est quod iudicium Ecclesiae universalis errare in hiis quae ad fidem pertinent, impossibile est... In aliis vero sententiis, quae ad particularia facta (il grassetto mio) pertinent, ut cum agitur de possessionibus vel de criminibus vel de huiusmodi, possibile est iudicium ecclesiae errare propter falsos testes29. Laccortezza di san Tommaso - e lo fa
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Cfr. A favore dellinfallibilit papale nel proclamare i Santi sta la maggior parte dei grandi teologi, soprattutto S. Tommaso, Quotl. IX, VIII, 16; Melchior Cano, De locis theologi-
cis, V, 5, 5, 3; Surez R., Defensio fidei adv. Anglic. Sect. Errores in Opera omnia, Parigi 1856-78, XII p. 163 e XXIV p. 165: Benedetto XIV, De Servorum Dei beatifica-
tione, cit., I, 44, 4 e II, 229, 2. Cfr. Benedetto XIV, Ivi I, 45, 28. Cfr Ols D., Fondamenti teologici, cit. p. 49. 29 Cfr. S. Tommaso, Quotl. IX, 16 c.
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notare anche il p. Ols30 - tale da indurlo a distinguere tra certezza e certezza: quella dogmatica, che si esprime nellambito della fede e quella non direttamente dogmatica, che si esprime in ambiti non direttamente collegati con la fede. Luna esclude perentoriamente la possibilit dellerrore (certum est quod impossibile est ), laltra lammette (possibile est). E motivo di tale ammissione non solo la fallibilit umana, ma anche lumana malizia (propter falsos testes; ed aveva gi affermato: iudicium eorum qui praesunt Ecclesiae errare in quibuslibet, si personae eorum tantum respiciantur, possibile est). Nonostante che lAngelico includa anche la canonizzazione nel quadro delle cose alle quali sestende la promessa della divina assistenza, e per tale ragione ne riconosca linfallibilit, doveroso rilevare che per lui la canonizzazione non fa parte de hiis quae ad fidem pertinent e che, pertanto, considerata al di fuori della divina assistenza, cio nel giudizio eorum qui praesunt Ecclesiae, potrebbe anche andar soggetta allerrore. Non a caso ho sottolineato le parole particularia facta: per dire, cio, che perfino il c. d. fatto dogmatico cui si soliti assimilare la canonizzazione, in ci che riguarda la sua singolare concretezza e contingenza potrebbesser giudicato erroneamente, con grave pregiudizio per la sua connessione con il dogma. Se lAngelico salva la canonizzazione dallerrore, non perch non si ricordi che qui praesunt Ecclesiae errare possunt; o perch non tenga conto del fatto che la canonizzazione estranea alla Rivelazione, convinto com che non si d insegnamento infallibile della Chiesa se non in materia di verit rivelate e di cose necessarie alla salvezza eterna. Egli si limita a dire che linfallibilit papale nel canonizzare qualcuno oggetto di pia credenza - pie creditur, in quanto la canonizzazione stessa quaedam professio fidei est... ad gloriam Sanctorum. Nulla da eccepire a proposito del nesso tomasiano tra canonizzazione e professione di fede a glorificazione dei Santi. Ma non certamente un nesso del genere a trasformare una sentenza papale sulla qualit non comune, anzi eroica, duna testimonianza cristiana, in una verit divinamente, se pur implicitamente ed indirettamente, rivelata. Mancando allora loggetto rivelato, sarebbe poco rispettoso del dogma e delle sue esigenze lassimilare la canonizzazione al detto oggetto, solo: a) perch il Papa non pu errare senza che ci comporti gravissime conseguenze per tutta la Chiesa; b) e perch egli osserva, anche canonizzando, lintenzionalit universale che guida ogni sua locutio ex cathedra.
Questi due punti, ad ogni modo, dovrebbero esser verificati alla luce dei limiti e delle condizioni cui ogni pronunciamento dogmatico soggiace. Un secondo rilievo riguarda la salvezza eterna del canonizzato. Premetto che se linfallibilit della canonizzazione non rigorosamente de fide, non lo sono nemmeno la declaratio e la praesumptio dello stato di comprehensor nei riguardi dun canonizzato. Il problema, dunque, sta tutto in quel rigorosamente di fede. Se tale fosse, la canonizzazione sinnesterebbe sullinsieme (il Simbolo) delle verit da credere. Poich levidenza esclude un tale innesto, sinsiste sul non immediate de fide, cio su una fede di riflesso, indiretta, implicita. Se non che, nel suo complesso, la Rivelazione divina non offre un solo aggancio della canonizzazione a nessuna delle sue verit; e non si vede allora come fondare sulla canonizzazione la deduzione diretta e necessaria duna conclusione teologica che la colleghi alla fede, sia pure non immediate. Lunico aggancio potrebbe cogliersi nei testi (Mt. 16, 18-19 e 18, 18) che promettono lavallo divino alloperato del Papa e della Chiesa. Ne deriverebbe non il de fide divina, bens il de fide ecclesiastica, fondato su una deduzione magisteriale ed applicazione duna promessa divina allesercizio del magistero. La certezza dellavallo divino , qui, fuori dogni discussione; essa ha dalla sua la realt della divina promessa e la continuata testimonianza della Chiesa e del suo Capo visibile, cui Dio promise linfallibilit31. Ma Dio la promise ad un ben delimitato esercizio del potere magisteriale, come risulta da una buona esegesi dei testi sopra indicati e dallo stesso Decreto del Vaticano I. Tale delimitazione esclude che canonizzazione e definizione dogmatica sequivalgano. Ed esclude pure che loggetto immediato della canonizzazione comprenda la gloria eterna del canonizzato in ununica e medesima espressione de fide32. Il ruolo decisivo della volont papale nel beatificare e nel canonizzare qualcuno ben noto; delimita la beatificazione alle Chiese particolari o a porzioni ben definite del popolo di Dio, e conferisce alla canonizzazione un valore universale, dichiarandola valida se non anche obbligatoria per tutta la Chiesa. un ruolo che nessun cattolico contesta: lo riconosce infatti saldamente legato alla potestas clavium. Non per questo, tuttavia, ne discende il carisma dellinfallibilit. Questo, come s visto, vien sempre legittimato con il ragionamento per assurdo: altrimenti la Chiesa insegnerebbe lerrore; altrimenti la Chiesa non sarebbe Mater
S. Francesco Xavier.
Cfr. Cit. p. 45. Cfr. Ortolan T., Canonisation, cit. c. 1641. Cfr. Le affermazioni contrarie alla dottrina comune, al seguito dei Bellarmino R., De sanctorum beatitudine, II col. 699 (1,7); Benedetto XIV, De Servorum Dei, cit., I 39,5 (11,170), riposano tutte sul gi segnalato pro4
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cedimento logico per assurdo. Comunque, de fide sarebbe solo la dichiarazione formale del Papa che canonizza, non la gloria eterna del canonizzato; sarebbe veramente difficile, infatti, dedurre da una verit rivelata, o semplicemente subordinata ad essa, laccennata gloria eterna. Chiesa Viva *** Dicembre 2003
et magistra; altrimenti i fedeli ne sarebbero ingannati. A me sembra, per, che il carisma dellinfallibilit legato al ragionamento per assurdo perda molto del suo valore e resti difficilmente comprensibile. Non spiega, infatti, come e perch esso scatti in caso di canonizzazione e non di beatificazione. Nessuno, sia ben chiaro, intende limitare la libert del Papa pi di quanto esigano i sacri testi ed il dogma; e nessuno, perci, in grado dimpedire al Papa e alla libert del suo potere primaziale destendere lefficacia dun suo atto o alla Chiesa universale, o ad una Chiesa particolare. Ma n questa libert, n lestensione del suo esercizio implicano o esigono come necessaria la copertura dellinfallibilit. Anzi, ad escludere proprio codesta copertura una ragione ecclesiologica. La Chiesa, infatti, non una somma di chiese particolari: Ecclesiam suam Iesus Christus non talem finxit formavitque, quae communitates plures complecteretur genere similes, sed distinctas neque iis vinculis alligatas, quae Ecclesiam individuam atque unicam efficerent, eo plane modo quo Credo unam... Ecclesiam in Simbolo fidei profitemur33. Questa essendo la natura della Chiesa, giustamente LG 26/a ne trae la seguente conclusione: Haec Christi Ecclesia vere adest in omnibus legitimis fidelium congregationbus localibus. Ci significa che anche la pi sperduta comunit cristiana, purch legittima, Chiesa: in essa la Chiesa cattolica. Dunque, ogni decisione ecclesiastica in rebus fidei et morum rivolta ad una legittima aggregazione particolare di fedeli, la riguarda in quanto Chiesa perch la Chiesa. Ed ha, almeno implicitamente, unestensione universale, oltre che particolare. Dalla Chiesa universale, infatti, quella particolare trae la sua legittimazione come Chiesa. Pertanto, questa compattezza unitaria della Chiesa fa s che ogni decisione magisteriale in linea universale tocchi le singole Chiese; e viceversa, quanto venga ad esse rivolto non sia estraneo alla Chiesa universale. Che senso ha allora laver distinto la canonizzazione - infallibile perch universale - dalla beatificazione - non infallibile perch locale? - Se luna supportata dal carisma dellinfallibilit, perch non dovrebbesserlo laltra? E se la beatificazione non lo , perch lo o dovrebbe esserlo la canonizzazione? Nella storia della Chiesa, anche recente, ci furon Santi discutibili, che prestarono, cio, e prestano il fianco a rilievi non proprio positivi. Altri, come ho gi rilevato, non sono neanche esistiti. Non mia intenzione di scendere ai particolari, sottoponendo gli uni e gli altri ad unindagine super virtutibus e ad una verifica storica: non scrivo per far polemica. Daltra parte, chi lha fatta ha avuto risposte poco convincenti, specie se co33 Cfr. Leone XIII, Encicl. Satis cognitum, 29 giugno 1896, DS 3303; cf DS 3305: At vero qui unicam condidit, is idem condidit unam: videlicet eiusmodi, ut quotquot in ipsa
struite a spese della storia. Nessuno autorizzato, nemmeno il Papa n la Chiesa, a porre come santo nella realt della storia, chi da santo in essa non visse e tanto meno chi non visse affatto perch mai nato. La domanda critica allora ineludibile: anche la canonizzazione di Santi discutibili o addirittura inesistenti, o anche la sola tolleranza del loro culto ufficiale, avvenne allinsegna dellinfallibilit? Strettamente collegata al carisma dellinfallibilit, e forse anche pi della stessa canonizzazione, pu esser considerata la proclamazione dun nuovo Dottore della Chiesa. Non molto tempo fa ce ne fu una che, in precedenza, era stata nettamente rifiutata da un altro Papa. vero che il no era stato consegnato non gi ad un atto formale, ma ad una decisione informale. Era per una decisione autentica e collegabile, in forza del suo oggetto, con il magistero ordinario. Ed ecco ancora una volta la domanda critica: chi dei due Papi fu infallibile, quello del no o quello del si? Stando cos le cose, interrogativi, perplessit e riserve si coagulano, rendendo molto difficile il congiungimento dellinfallibilit con la canonizzazione. Difficile, perch le ragioni del si, al vaglio della critica, perdono non poco del loro valore. Lapprovazione tridentina del culto dei Santi storicamente innegabile, oltre che teologicamente ineccepibile e dogmaticamente indiscutibile. Che tale approvazione riveli la potestas sanctificandi si pu pure concedere. Che per il Concilio di Trento consideri infallibile tale potestas quanto meno da dimostrare. Tra il potere di proclamare nuovi Santi e linfallibilit della proclamazione c una tale diversit dei rispetti formali, per cui luna cosa non , n esige laltra. E chi sostenesse il contrario, si comporterebbe in modo teologicamente e logicamente non corretto.
Quanto alla comunione dei Santi, chiunque ne conosca lesatta nozione teologica, non pu che astenersi dal farne un fondamento dellinfallibilit papale a garanzia della canonizzazione: oltretutto i Santi della formula non allude, n esclusivamente n principalmente, ai canonizzati. Che le formule in uso e soprattutto lappello dalcuni Papi alla loro infallibilit nellatto stesso del canonizzare, nonch il ricorso delle bolle di canonizzazione ad espressioni tipiche del linguaggio definitorio, depongano per la praesumptio infallibilitatis, sembra a prima vista un indubbio dato di fatto. Ma proprio questo dato di fatto, alla luce degli interrogativi e delle riserve che vengo esponendo, conferisce alla domanda critica una pi forte incidenza ed un risalto maggiore: come e perch ci stato possibile? Come e
futuri essent, arctissimis vinculis sociati tenerentur ita prorsus, ut unam gentem, unum regnum, corpus unum efficerent.
S. Giovanni di Dio. 5
perch lo tuttoggi? Su quali basi dindiscutibile validit teologica? Che oggi cos come ieri, e domani pure, luomo abbia un bisogno vitale di modelli da imitare, evidente. Ma da qui a qualificare infallibile la proposta del singolo modello, c labisso della gratuit. Che la canonizzazione venga equiparata ad un fatto dogmatico, vero. Ma proprio in quanto fatto dogmatico pone alcuni interrogativi sul suo nesso con la Rivelazione cristiana e con verit dalla Chiesa definite come rivelate. infatti da dimostrare se, in concreto, un fatto dogmatico si ricolleghi al dogma grazie ad un suo nesso intrinseco o estrinseco. Il nesso c per definizione e non si nega; quindi, almeno indirettamente ed implicitamente, un fatto dogmatico potrebbe essere, in qualche modo, non estraneo al carisma dellinfallibilit. Non consta invece perch la canonizzazione debba esser assimilata ad un fatto dogmatico. Che ci venga detto e ripetuto non una ragione; gli antichi non a caso avvertono: quod gratis asseritur, gratis negatur. Gratuito e perci rifiutabile dunque il seguente ragionamento: ogni canonizzazione infallibile perch un fatto dogmatico in quanto propone autoritativamente a tutta la Chiesa un modello di santit da imitare, da venerare e da invocare34. Sembra chiaro che qui non si ragiona, safferma. Quasi che linfallibilit proprio qui e di per s liquido pateat. 8 - CONCLUSIONE superfluo ripetere che il presente scritto non n una formale negazione dellinfallibilit papale nella suS. Agostino
S. Giovanni Bosco.
cristiana in ordine al nesso tra infallibilit papale e canonizzazione. E augurabile - mi sembra, per la seriet della teologia cattolica - che su codesto medesimo nesso si rinnovi non la polemica sterile, n tanto meno la pedissequa ripetizione delle ragioni a favore o contro, ma una pi profonda e pi originale discussione. Potrebbe essere gi un passo avanti, p. es., la costatazione che il non immediate de fide trova conferma nellatto stesso della canonizzazione, che non impone di credere al nuovo Santo, ma dichiara che costui tale, cio Santo. E anche al di fuori del nesso suddetto, non sarebbe cosa da poco se si stabilisse che il significato di Santo, inteso dalle Bolle di canonizzazione, quello di meritevole di culto, e non di beato comprensore: un campo questo che sar meglio lasciare al libero ed insindacabile giudizio di Dio. Altrettanto importante sarebbe il non trincerarsi dietro la distinzione tra canonizzazione formale ed equipollente: per luna e per laltra in discussione linfallibilit di chi canonizza, non il modo con cui canonizza. Infine, parrebbe anche opportuno che si desse uninterpretazione autentica delle censure con cui le Bolle accompagnano spesso le singole canonizzazioni: non sono una scomunica, non essendo conseguenti ad una definizione dogmatica; sono allora una semplice censura morale o giuridica circa il comportamento dei fedeli dinanzi ai singoli nuovi canonizzati? Come si vede, la strada per lapprofondimento critico ampia ed aperta. Lessenziale il non rimanere dietro langolo.
(fine)
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S. Tommaso dAquino. 6
biecta materia, n il sintomo duna mia adesione a ventate contestatarie. So, per grazia di Dio e per la mia lunga docenza accademica sulla cattedra decclesiologia, che la Chiesa sempre Madre e Maestra e che, anche come tale, lunica ancora di salvezza. Non ho certezze chella stessa non mi comunichi e non mi garantisca; n ho perplessit, dubbi e riserve in ordine alla salvezza eterna chella non sia in grado di tacitare e di risolvere. Il presente scritto, pertanto, si pone fiducioso e riverente dinanzi ad essa col significato del dubbio metodico: non fine a se stesso, non nasconde surrettiziamente e pavidamente la mano che lancia il sasso nel vespaio, non lascia affiorare tra le nebbie del discorso indiretto ci che non osa dichiarare apertamente. il dubbio che, non opponendosi allasserto magisteriale, vuol esser semplicemente un mezzo per raggiungere un pi alto grado di certezza. E tutto, allinterno di quel margine di libert che lassenza della nota teologica immediate de fide apre alla coscienza