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Wallenstein

di Friedrich Schiller

PROLOGO

Recitato alla riapertura del Teatro di Weimar nell'ottobre del 1798 Il gioco ora comico ora tragico delle maschere, a cui s spesso orecchio ed occhio docile porgeste, con affabile inclinazione, di bel nuovo in questa sala ci riunisce - ed ecco ch'essa s' rinnovata: ne ha fatto l'arte un bel tempio sereno, mentre dai nobili colonnati ci parla un armonioso ed elevato spirito, movendo i sensi a solenni pensieri. Eppure, questa tuttora la scena antica, culla di giovani energie, campo di tanti talenti in ascesa. Gli stessi noi siamo che dinanzi a voi con zelo e ardore si sono formati. C'era su questo palco un nobile maestro, il quale trascinava col suo genio creatore nelle alte sfere dell'arte. Possa la nuova dignit della sala attirare i pi degni in mezzo a noi, esaudire una fulgida speranza che da tempo nutriamo. Emulazione desta il modello sublime e pi alte leggi conferisce al giudizio. Cos la nuova scena, in questa cerchia, sia testimone del talento perfetto. Ove potrebbe infatti preferire di saggiare le energie, rinnovellare e rinverdire la sua antica fama se non qui, dinanzi a un pubblico eletto, sensibile ad ogni incantesimo dell'arte e pronto ad afferrare il genio in ogni sua pi fugace apparizione? Poich rapida e senza traccia scorre oltre i sensi l'arte stupenda dell'attore, mentre l'opera dello scalpello, il canto del poeta ai millenni sopravvive. Qui la maga muore insieme con l'artista; quando il suono dilegua dall'orecchio scompare anche l'effimera creazione, nulla di duraturo ne serba la gloria. Ardua l'arte, fuggevole il premio, il postero all'attore non intreccia ghirlande: perci con mano avara deve egli il presente cogliere, l'istante ch' suo sfruttare appieno; deve assicurarsi il favore dei contemporanei e costruirsi un monumento vivo nell'animo dei pi degni e dei migliori.

Cos ad anticipare l'immortalit riesce, giacch colui che ha soddisfatto i migliori del proprio tempo, avr vita in eterno. L'era nuova che oggi s'inizia per l'arte di Tala su questa scena, anche il poeta rende audace, lo spinge abbandonando l'antico sentiero a trasportarvi dalla ristretta cerchia della vita borghese in sfere pi elevate, non indegne del momento solenne in cui lottando ci muoviamo. Solo infatti argomenti sublimi possono scuotere la natura umana alle radici: in una cerchia angusta si fa angusto anche l'animo, l'uomo cresce di quanto le sue mete crescono. Ed ora, in questa fine di secolo cos severa, in cui la realt stessa poesia diventa, in cui dinanzi agli occhi abbiamo la lotta di eminenti figure per un fine prezioso, e la contesa ha per oggetto due grandi princpi umani, potere e libert, ora l'arte voli pi alti pu tentare, lo deve anzi, sulla scena della fantasia, se non vuole apparire immiserita di fronte alla scena della vita. In questi giorni, vediamo decadere le salde forme di antica convivenza che centocinquant'anni fa recava a tutta Europa una pace aspettata, frutto prezioso e costoso di trent'anni di miserrima guerra. Un'altra volta la fantasia del poeta si propone di riportare dinanzi agli occhi vostri quel tempo fosco e guardare al presente con pi letizia e al lontano avvenire con maggiori, pi floride speranze. Il poeta vi trasferisce adesso al centro di quella guerra. Sedici anni di devastazioni, rapine, miseria sono trascorsi: ancora il mondo diviso in torbide masse in fermento e nessuna promessa di pace da lungi risplende. L'impero un campo di battaglia irto d'armi, deserte sono le citt, Magdeburgo un mucchio di macerie, rovinate l'arte e l'industria; il cittadino non conta pi nulla, il guerriero tutto; impunita arroganza si fa beffe del buon costume e orde rozze s'accampano, da lunga guerra ormai inselvatichite, in mezzo alle campagne devastate. Su questo sfondo cupo si staglia un'impresa di raro ardimento e un carattere ricco di audacia. Vi noto questo creatore di eroici eserciti, idolo dell'accampamento,

flagello del paese, sostegno e spavento dell'imperatore, avventuroso figlio della fortuna, che portato da tempi propizi rapidamente agli onori pi alti salito e insaziabile sempre avanti spingendosi caduto vittima d'ambizione sfrenata. Dal favore annebbiata e dall'odio partigiani, l'immagine sua ondeggia nella storia; ma agli occhi vostri oggi l'arte umanamente avvicinarla intende, e al vostro cuore. Infatti essa, che tutto circoscrive e collega, ogni eccezione suole ricondurre alla natura: scorge l'uomo nell'incalzare della vita e la parte maggiore delle sue colpe assegna e attribuisce a costellazioni funeste. Non sar lui a comparire stasera su questa scena. Ma nelle ardite schiere, guidate dal comando possente e dallo spirito di lui animate, ne incontrerete l'ombra; finch la Musa timida in persona oser presentarlo, vivo e parlante, a voi: poich il potere fu a traviare il suo cuore, solo il suo campo pu spiegarne il delitto. Al poeta ora dunque perdonate se non vi condurr in una sola volta, rapidamente al centro dell'azione, osando svolgere il grande argomento soltanto in una serie di quadri dinanzi agli occhi vostri. Conquisti l'odierno spettacolo l'orecchio vostro e il cuore ad accenti inusitati; vi riconduca in quello spazio di tempo, in quello scenario straniero e guerresco che presto il nostro eroe delle sue gesta ricolmer. E se oggi la Musa, la libera dea della danza e del canto, affronta l'antico tedesco diritto al gioco della rima, umilmente, non la biasimate! Siatele grati, anzi, se traspone per voi la fosca immagine della verit nella serena atmosfera dell'arte, se distrugge schiettamente l'illusione da lei creata e senza inganno l'apparenza sostituisce alla verit: seria la vita, ma serena l'arte. L'ACCAMPAMENTO DI WALLENSTEIN

PERSONAGGI UN SERGENTE, d'un reggimento di carabinieri di Terzky UN TROMBETTIERE, d'un reggimento di carabinieri di Terzky UN ARTIGLIERE, d'un reggimento di carabinieri di Terzky TIRATORI SCELTI, d'un reggimento di carabinieri di Terzky DUE CACCIATORI A CAVALLO DI HOLK DUE DRAGONI DI BUTTLER

DUE ARCHIBUGIERI DEL REGGIMENTO TIEFENBACH UN CORAZZIERE DI UN REGGIMENTO VALLONE UN CORAZZIERE DI UN REGGIMENTO LOMBARDO CROATI ULANI UNA RECLUTA UN BORGHESE UN CONTADINO UN CONTADINELLO UN CAPPUCCINO UN MAESTRO DI SCUOLA UNA VIVANDIERA UNA INSERVIENTE Ragazzi addetti ai soldati Suonatori di oboe Davanti alla citt di Pilsen in Boemia. Scena I Tende di vivandiere, sul davanti un chiosco di rigattiere. Soldati d'ogni colore e di tutti i corpi si affollano confusamente, tutti i tavoli sono occupati. Croati e ulani fanno cucina sopra un fuoco di carbone, la vivandiera distribuisce vino, ragazzi addetti ai servizi giocano a dadi sopra un tamburo; nelle tende si canta. Un contadino e suo figlio. CONTADINELLO Padre, qui non finisce bene, stiamo lontani da questa massa di soldati. gente assai arrogante: che non ci mettano addosso le mani! CONTADINO Eh via! Non ci mangeranno mica, anche se sono ruvidi e sfacciati. Vedi? ecco l dei nuovi venuti, che freschi arrivano dalla Saal e dal Meno; bottino portano, le cose pi preziose! Sar nostro, se sapremo esser furbi. Un capitano, che fu trafitto da un altro, m'ha lasciato dei dadi fortunati. Oggi voglio provarli, e vedremo se ancora serbano l'antica virt. Bisogna che tu ti finga miserabile, son tutti dissoluti e buontemponi. Gli piace vantarsi ed essere adulati, quanto guadagnano, tanto poi disperdono. Se a palate la roba nostra prendono, a cucchiai dobbiamo poi ricuperarla; se rudi sono a menare fendenti, noi scaltri ci comporteremo da furbi. (Nella tenda si canta con grida di giubilo) Eh, come esultano - che Dio li perdoni! E tutto a spese della nostra pelle. Gi da otto mesi queste cavallette invadono i nostri letti e le stalle: dovunque, in tutto quanto il distretto, non una piuma c' pi, n una zampa;

s che per fame e miseria costretti siamo quasi a rosicchiarci le ossa. Peggio non era certo quando i Sassoni ancora battevano queste contrade. E costoro si dicono milizie imperiali! CONTADINELLO Padre, ecco vengono due dalla cucina, ma non sembra ci sia gran che da prendere. CONTADINO gente di qua, gente di Boemia, sono carabinieri di Terzky, da un pezzo ormai son di quartiere qui. I peggiori fra tutti, per l'appunto: sono tronfi, vanesi, si comportano come dovessero troppo scadere a vuotare un bicchiere col contadino. Ma laggi vedo tre tiratori scelti seduti intorno al fuoco, l a sinistra, mi sembra quasi che siano tirolesi. Vieni, Emmerich! Rechiamoci da loro: gente allegra, che chiacchiera di gusto, gente pulita e piena di denari. Si avviano verso le tende. Scena II Detti. Sergente. Trombettiere. Ulano. TROMBETTIERE Che vuol quel contadino? Via, furfante! CONTADINO Signori illustri, un boccone e un sorso, niente di caldo abbiamo avuto oggi. TROMBETTIERE Eh, sempre a mangiare e bere, voi. ULANO (con un bicchiere in mano) Ancora digiuno? Bevi su, cane! Conduce il contadino verso la tenda; gli altri si fanno avanti. SERGENTE (al trombettiere) Credi davvero che senza una ragione ci abbiano dato la paga doppia oggi, solo per farci star bene e in allegria? TROMBETTIERE Ma oggi arriva qui la duchessa con l'illustre sua figlia... SERGENTE Ecco il pretesto. Le truppe che si sono radunate davanti a Pilsen, qui, da paesi stranieri, occorre che siano subito allettate con buoni vini, con buoni bocconi a far lega con noi, che soddisfatte

si sentano e con noi facciano blocco. TROMBETTIERE Eh gi, c' qualche cosa in aria! SERGENTE I signori comandanti e generali... TROMBETTIERE Mi accorgo che tutto ci non normale. SERGENTE Tutta la folla che si qui radunata... TROMBETTIERE Non certo venuta a scacciare la noia. SERGENTE E questo parlotto, e il tramesto... TROMBETTIERE Gi! gi! SERGENTE E da Vienna, quel vecchio parruccone che in giro si vede da ieri, con la grossa catena d'oro al collo, ci scommetto che ha un suo significato. TROMBETTIERE Un'altra delle solite spie, fate attenzione, messa in moto per il duca. SERGENTE L'hai notato anche tu? non si fidano di noi, temono il volto segreto del duca di Friedland: troppo in alto salito per i loro gusti e avrebbero voglia di farlo cadere. TROMBETTIERE Ma noi lo manterremo in piedi, noi. Come me e voi la pensassero tutti! SERGENTE Il nostro reggimento e gli altri quattro, guidati da Terzky, il cognato del duca, il corpo pi in gamba dell'accampamento, gli son devoti e fidati: non fu lui ad addestrarci? Tutti i comandanti lui ce li ha dati, e anima e corpo costoro sono tutti per lui. Scena III Croato con una collana. Segue un tiratore scelto. Detti. TIRATORE SCELTO Croato, dove hai rubato la collana? Te la compero io! A te, tanto, non serve. In cambio ti do questi terzaroli.

CROATO Mai pi! Mi vuoi imbrogliare, tiratore. TIRATORE SCELTO Be'! aggiunger anche il berretto blu, l'ho appena vinto alla lotteria. Lo vedi? proprio roba fine. CROATO (facendo luccicare al sole la collana) Ma questa di perle e di granate vere. Guardala come luccica al sole! TIRATORE SCELTO (prendendo la collana) Ci aggiungo anche la borraccia. (Osserva la collana) Mi piace soltanto perch brilla. TROMBETTIERE Guardate un po' come imbroglia quel croato! Met per uno, tiratore, e star zitto. CROATO (si messo in testa il berretto) Il tuo berretto mi piace moltissimo. TIRATORE SCELTO (con un cenno al trombettiere) Cambio fatto! I signori son testimoni. Scena IV Detti. Artigliere. ARTIGLIERE (avvicinandosi al sergente) Ora che si fa, fratello carabiniere? Ci scalderemo ancora a lungo le mani mentre i nemici gi ronzano per i campi? SERGENTE Oh, quanta fretta, signor artigliere! Le strade non sono ancora praticabili. ARTIGLIERE Non dico per me. Io qua sto benone; ma appena arrivata una staffetta ad annunciare che Ratisbona caduta. TROMBETTIERE Eh, allora alzeremo presto i tacchi! SERGENTE Gi! Per proteggere il paese ai bavaresi, i quali sono cos ostili al principe? Non ce la prenderemo tanto calda. ARTIGLIERE Credete? - Eh, ma quante cose sapete! Scena V Detti. Due cacciatori. Poi la vivandiera. Ragazzi addetti ai servizi. Maestro di scuola. Inserviente.

PRIMO CACCIATORE Guardate! guardate! qui troviamo un'allegra brigata. TROMBETTIERE Chi saranno queste giubbe verdi? Si presentano svelte ed eleganti. SERGENTE Son cacciatori di Holk, gli alamari d'argento non vengono dalla fiera di Lipsia. VIVANDIERA (arriva recando del vino) Benvenuti, signori! PRIMO CACCIATORE Eh, che frizzi! Ma questa la Gustel di Blasewitz! VIVANDIERA Certo che s! E voi, mossi, non siete il lungo Peter di Itzeh? che in una notte di pazza baldoria a Glckstadt ha liquidato i soldoni d'oro del padre presso il nostro reggimento... PRIMO CACCIATORE Cos dando il cambio col moschetto alla penna. VIVANDIERA Ehi! ma allora siamo dei vecchi amici! PRIMO CACCIATORE E c'incontriamo in terra boema. VIVANDIERA Compare, oggi qua e domani l... come ci spazza la ruvida scopa di guerra, sbattendoci da un luogo all'altro: anch'io nel frattempo ho girato molto. PRIMO CACCIATORE Vi credo senz'altro! del resto evidente. VIVANDIERA Sono arrivata con le salmerie, mentre si dava la caccia a Mansfeld, fin gi a Temeswar. Col duca di Friedland ho preso parte all'assedio di Stralsund, e ci ho rimesso l'azienda. Dopo ho seguito i soccorsi inviati a Mantova, tornando indietro col duca di Feria; e poi con un reggimento spagnolo ho fatto una corsa fino a Gand. Voglio ora tentare la sorte in Boemia, incassar vecchi crediti... vediamo un po' se il duca m'aiuta a rifarmi il denaro. E laggi, quella la mia bottega. PRIMO CACCIATORE Laggi ci vedrete riuniti tutti! Ma che avete fatto di quello scozzese

con cui andavate in giro a quei tempi? VIVANDIERA Il furfante! me l'ha fatta bella. Sparito! Partito con tutto il denaro che m'ero levato di bocca a fatica. Non m'ha lasciato se non quel monello! RAGAZZO (arriva correndo) Mamma! parli forse del mio pap? PRIMO CACCIATORE Be'! tocca nutrirlo all'imperatore. L'armata ha bisogno di riproduzione. MAESTRO (arrivando) Via a scuola! Ragazzi, marsc'! PRIMO CACCIATORE Hanno paura di stare al chiuso! INSERVIENTE (arrivando) Comare, vogliono andarsene. VIVANDIERA Subito! subito! PRIMO CACCIATORE Ehi, ma chi quel visetto furbo? VIVANDIERA La figlia di mia sorella... viene dall'impero. PRIMO CACCIATORE Oh, una cara nipote dunque! La vivandiera se ne va. SECONDO CACCIATORE (trattenendo la ragazza) Restate con noi, graziosa piccina. INSERVIENTE Ci sono i clienti da servire. Si libera e se ne va a prendere l'ordinazione di altri. PRIMO CACCIATORE La bimba un boccone da non disprezzare! E la zia! per Diana! al reggimento i signori si contendevano il bel visetto! Di quanta gente si fa conoscenza! e come il tempo vola e trascorre... Che altro ancora mi toccher passare! (Al sergente e al trombettiere) Alla salute, signori miei! Fateci un po' di posto fra voi. Scena VI Cacciatori. Sergente. Trombettiere.

SERGENTE Grazie di cuore. Ben volentieri. Stringiamoci un po'. Benvenuti in Boemia! PRIMO CACCIATORE Qui state comodi. Noi alla men peggio in terra nemica ci siamo adattati. TROMBETTIERE Non si direbbe, cos eleganti! SERGENTE Eh gi! intorno alla Saal e a Meissen non troppe lodi si fanno di voi. SECONDO CACCIATORE Tacete dunque! che vuol dire questo? I croati s che ne han fatte di grosse, e a noi i soli avanzi sono rimasti. TROMBETTIERE Che bella trina avete al colletto, e i pantaloni, che taglio perfetto! Biancheria fine, cappello piumato! Che strano effetto fa tutto questo! Chiss perch solo a questi ragazzi fortuna arride, e a noi invece mai! SERGENTE In cambio noi siamo del reggimento di Friedland: e onore e rispetto esigiamo. PRIMO CACCIATORE Questo non un complimento per noi, ch sotto il suo nome anche noi combattiamo. SERGENTE Ma s, anche voi appartenete alla massa. PRIMO CACCIATORE E voi, siete forse di un'altra razza? Tutto il divario sta nelle giubbe, e io nella mia mi sento a mio agio. SERGENTE Signor cacciatore, io vi compatisco perch nel contado l fuori vivete; le belle maniere ed il tono giusto s'imparano solo vicino al capo. PRIMO CACCIATORE Ma la lezione non v' molto servita. Sapete imitarlo in modo felice nel raschiarvi la gola e nello sputare: ma quanto al suo genio, intendo al suo spirito, non si pu assimilare mentre passa in rivista. SECONDO CACCIATORE Fulmini e tuoni! se di noi domandate, ci chiamano la caccia selvaggia del duca, e alla nomea non rechiamo disdoro... spavaldi per terre nemiche ed amiche

passiamo, sulle semine e sopra il raccolto tutti conoscono il corno di caccia di Holk! - in un lampo lontani e vicini, come il diluvio arriviamo, veloci come la fiamma nel buio notturno le case avvolge, incustodite... non serve difesa, n fuga, n ordine, non c' pi legge, non c' pi scampo. Piet la guerra non ha: la ragazza si divincola invano fra le nostre braccia vischiose; chiedete, non lo dico per vanto, a Bayreuth, nel Voigtland e in Vestfalia, dovunque noi siamo passati, i figli e i figli dei figli, dopo cento e cento anni, racconteranno ancora di noi, di quelli di Holk e delle sue schiere. SERGENTE Proprio cos. Ma forse il soldato d'impeto fatto soltanto, e di furia? Lo scatto lo forma, l'idea, la destrezza, valutazione, importanza e intuito. PRIMO CACCIATORE La libert lo forma! Che storie! E poco mi garba cianciarne con voi. Avrei lasciato tirocinio e scuola per ritrovare all'accampamento servit, galera, aula scolastica con la prigione delle pareti? Senza pensieri voglio vivere, in ozio, darmi bel tempo e veder cose nuove ogni giorno, ogni ora, con disinvoltura, campare, senza guardare n avanti n indietro: per questo ho venduto all'imperatore la pelle mia, che alcuna pena o preoccupazione mi rechi molestia. Che mi si porti al fuoco di slancio, o mi si sbatta oltre il Reno profondo e vorticoso, dove un uomo su tre vien travolto: non far resistenza n storie; ma non mi si venga, di grazia, nient'altro a chiedere. E tanto basta. SERGENTE Calma! calma! Null'altro volete? In questa divisa lo troverete. PRIMO CACCIATORE Quale tormento e quante noie con quell'aguzzino di Gustavo di Svezia! Del campo suo aveva fatto una chiesa: orazioni al mattino, proprio alla sveglia, e poi la sera, al coprifuoco. E se talvolta eravamo un po' allegri, dal suo ronzino ci faceva la predica. SERGENTE Gi, era tutto timore di Dio. PRIMO CACCIATORE Ragazze, poi, non ne faceva entrare, o bisognava condurle all'altare.

Ed io, stufo, me la son data a gambe. SERGENTE Ora anche l tutto certo cambiato. PRIMO CACCIATORE E nelle file passai della Lega, che preparava appunto l'assedio di Magdeburgo: eh, tutt'altra cosa! Tutti pi allegri, pi liberi e sciolti, vino e gioco e ragazze a iosa! A dire il vero lo spasso era grande, perch di comando il Tilly era esperto. Con se stesso severo, ma concedeva molto davvero al soldato; purch non ne soffrisse la cassa, il motto era: vivere e lasciar vivere. Ma la fortuna non gli stata costante: dopo il disastro di Lipsia, invano abbiamo tentato di raddrizzare le cose; tutto tendeva a finire in pantano. Dovunque ci si recava a bussare, voltafaccia e dinieghi: l'antico rispetto era scomparso, da un luogo all'altro ci trascinammo cos per un pezzo. Passai allora al soldo dei Sassoni, con la speranza di potermi rifare. SERGENTE Be'! siete arrivato in tempo in Boemia per il saccheggio. PRIMO CACCIATORE M' andata male! La disciplina era dura e severa, incerta e ambigua la situazione, la sorveglianza ai castelli imperiali, molti riguardi e salamelecchi; quasi per gioco si faceva la guerra, con scarso impegno personale, senza guastarsi mai con nessuno. C'era poco insomma da farsi onore, e spazientito m'ero, quasi deciso di ritornarmene a far lo scrivano, se proprio allora in ogni contrada il duca di Friedland in grande massa l'arruolamento non avesse bandito. SERGENTE E quanto contate di restare? PRIMO CACCIATORE Scherzate? finch c' lui che comanda, per Dio! non penso certo di scappare. Dove potrebbe star meglio un soldato? Qui tutto procede con legge di guerra, e tutto marcia con grande apparato. Lo spirito che anima tutte le truppe travolge possente, come un turbine, pure l'ultimo cavalleggero. Per me, qui mi sento importante, posso osare di passar sopra la testa ai borghesi, come su quella dei prncipi il duca.

Qui si sta come nei tempi antichi, quando la spada vinceva su tutto; qui c' una sola colpa o delitto: l'impertinente protesta agli ordini! Tutto permesso se non vietato, nessuno chiede quale sia la tua fede. Due sole cose qui hanno importanza: ci che riguarda o non riguarda l'armata! E il solo dovere per la bandiera. SERGENTE Cos mi piacete, cacciatore! Parlate da vero cavalleggero del duca. PRIMO CACCIATORE Lui non come un impiego, come un potere che dall'imperatore gli venga, tiene il comando! E nemmeno gl'importa del servizio imperiale: quale profitto ha fatto fare all'imperatore? Cos'ha compiuto a favore e difesa del paese con la sua enorme potenza? Un regno di soldati voleva fondare, il mondo incendiare ai quattro capi, tutto permettersi e sottomettere... TROMBETTIERE Sst! chi osa dire cose siffatte! PRIMO CACCIATORE Quello che penso, ho il diritto di dirlo. La parola libera, dice il generale. SERGENTE Cos dice, l'ho udito pi d'una volta con le mie orecchie: La parola libera, muta l'azione, l'obbedienza cieca. Ecco le sue precise parole. PRIMO CACCIATORE Che siano le parole precise, non so; ma certo i fatti stanno cos. SECONDO CACCIATORE La sua fortuna militare, certo, pi non tramonta, com' stato per gli altri. Tilly sopravvissuto alla sua gloria. Ma sotto le bandiere del duca, sono certo di andare alla vittoria. Ammalia la fortuna, costretta ad assisterlo. Colui che sotto le sue insegne combatte un uomo protetto da potenze arcane. Ch tutto il mondo lo sa ormai: il duca ha preso al soldo un demonio infernale. SERGENTE S, non c' dubbio ch' saldo e intangibile. Infatti nella battaglia cruenta di Ltzen cavalcava su e gi, nel lampo dei proiettili, con sangue freddo. Trapunto di palle era il cappello, sforati farsetto e stivali, se ne scorgevano le tracce, ma alcuna

riusc nemmeno a scalfirgli la pelle, ch'era protetta dall'unguento infernale. PRIMO CACCIATORE Che miracoli andate dunque narrando! Porta un farsetto di pelle d'alce che nessuna palla pu trapassare. SERGENTE No, l'unguento d'erbe stregate, bollite e apprestate con formule magiche. TROMBETTIERE Qualche mistero c' sotto, certo! SERGENTE Anche si dice che legga le cose future nelle stelle, vicine e lontane; io so per come tutto si svolge. Un grigio omino da lui suol recarsi di notte, attraverso le porte serrate; le sentinelle l'hanno spesso avvistato; e sempre dopo quell'apparizione del mantelletto grigio qualcosa d'importante tosto accaduta. SECONDO CACCIATORE S, s, al demonio si consegnato, perci c' qui questa vita allegra. Scena VII Detti. Una recluta. Un borghese. Un dragone. RECLUTA (esce dalla tenda con un elmo in testa e una bottiglia di vino in mano) Saluta mio padre e i suoi fratelli! Soldato sono, e non torner pi. PRIMO CACCIATORE To', ecco qui un nuovo arrivato! BORGHESE Bada a te, Franz! Te ne pentirai. RECLUTA (cantando) Tamburi e pifferi, trombe guerriere! Girare il mondo, andar vagando, montar cavalli con grande slancio; la spada al fianco, libero e gaio, nell'infinito come un fringuello su cespi ed alberi, su verso il cielo! Oil! il vessillo fedele io seguo di Friedland. PRIMO CACCIATORE

Ma guarda un po' che compagno in gamba! Lo salutano. BORGHESE Lasciatelo stare. figlio di gente perbene. PRIMO CACCIATORE Neanche noi siamo dei trovatelli. BORGHESE Vi dico che ha un patrimonio, ch' ricco. Toccate com' fine la sua casacca! TROMBETTIERE La divisa imperiale il pi alto titolo. BORGHESE erede di un piccolo berrettificio. SECONDO CACCIATORE La sua volont la sua fortuna. BORGHESE Dalla nonna avr una bottega fornita. PRIMO CACCIATORE Puh! chi s'acconcia a vender zolfanelli? BORGHESE E dalla madrina avr una mescita: una cantina con venti botti. TROMBETTIERE Ne far parte ai suoi camerati. SECONDO CACCIATORE Senti! ti voglio compagno di tenda. BORGHESE Lascia una sposa in lacrime e pene. PRIMO CACCIATORE Benissimo, cuore di ferro ci vuole. BORGHESE La nonna ne morir di dolore. SECONDO CACCIATORE Tanto meglio, ne sar subito erede. SERGENTE (si avvicina con gravit, ponendo una mano sull'elmo della recluta) Vedete! questa stata una bella pensata. Da uomo nuovo vi siete vestito: voi con quest'elmo e con queste armi vi siete associato a una compagnia degna. Un nobile spirito vi deve animare... PRIMO CACCIATORE E anzitutto non pensate a risparmiare. SERGENTE Sopra la nave della fortuna

state per sciogliere le vostre vele, aperto dinanzi vi tutto il globo: a chi non rischia non arride speranza. Pigro e stolto, al contrario, il borghese non fa che girare intorno a se stesso, come il ronzino alla macina, mentre tutto possibile ottenere al soldato, perch la guerra la gran lotteria oggi nel mondo. Guardate un po' me! In questa uniforme, vedete, io agito oggi il bastone dell'imperatore. Sappiate infatti che ogni governo del mondo nato dal bastone: anche lo scettro nella mano del re , com' noto, soltanto un bastone. Chi dunque arriva ad esser caporale, gi sulla scala del supremo potere, e anche voi ci potrete arrivare. PRIMO CACCIATORE Purch si sappia leggere e scrivere. SERGENTE Voglio qui darvi un esempio subito, si tratta di una mia esperienza recente. C' il comandante dei dragoni, Buttler si chiama: insieme eravamo soldati semplici a Colonia sul Reno trent'anni fa; lui oggi maggior generale. Ci avvenne perch'egli si fatto avanti, riempiendo il mondo della sua fama, mentre i miei meriti son rimasti celati. Eh s, il duca stesso, vedete, ch' il nostro capo e comandante supremo, colui che oggi tutto pu ci che vuole, non era che un semplice gentiluomo, ma si affidato alla dea della guerra e cos s' creato questa potenza: , dopo l'imperatore, il primo, e chiss dove arriva e cosa far, (maliziosamente) perch soltanto chi vivr, vedr. PRIMO CACCIATORE S, ora grande, ma ha cominciato dal poco, perch ad Altdorf, quando era studente, si comportato, con rispetto parlando, da rompicollo dissoluto, facendo quasi la pelle al proprio domestico. Sicch a Norimberga le autorit senza tante cerimonie volevano chiuderlo in carcere: un edificio nuovo di zecca che doveva aver nome dal primo suo ospite. Ma lui che fa? Con grande furbizia si fa precedere dal suo barbone. Finoggi pertanto si chiama quel carcere Tana del Cane: un tipo in gamba dovrebbe prendere, da questo, esempio. Fra le prodezze del nostro grand'uomo, questa storiella a me piace di pi.

La ragazza, nel frattempo, ha servito il vino; il secondo cacciatore la corteggia. DRAGONE (intromettendosi) Camerata! pintala, per favore. SECONDO CACCIATORE Corpo d'un boia! e tu cosa c'entri? DRAGONE Ci tengo a dirvelo, mia la ragazza. PRIMO CACCIATORE Costui l'amoruccio per s solo vuole! Siete matto, dragone, ditemi un po'? SECONDO CACCIATORE Costui pretende il monopolio al campo! Una ragazza dal bel viso dev'essere di tutti, come la luce del sole! La bacia. DRAGONE (la tira via) Un'altra volta lo ripeto: questo non lo permetto. PRIMO CACCIATORE Allegria! allegria! ecco che arrivano i praghesi. SECONDO CACCIATORE Cercate grane forse? Io ci sto. SERGENTE Calma, signori! Cosa libera un bacio. Scena VIII Sopraggiungono dei minatori che suonano un valzer, dapprima lento e poi sempre pi veloce. Il primo cacciatore balla con la inserviente, la vivandiera con la recluta; la ragazza scappa via, il cacciatore la segue e capita tra le braccia del cappuccino, che entra in quel momento. CAPPUCCINO Oil! Evviva! Tralal, tralal! Ma che baldoria. Eccomi anch'io qua. questo dunque un esercito cristiano? o siamo turchi? siamo anabattisti? cos che si burla la domenica, quasi l'Onnipossente Iddio la gotta avesse, e non potesse fulminarvi? questo dunque momento di sbornie, di banchettare e darsi bel tempo? Quid hic statis otiosi? Cosa fate? che combinate con le mani in mano? Furia di guerra si scatenata sopra il Danubio, della Baviera caduto il baluardo; nelle grinfie dei nemici oramai Ratisbona; e l'imperiale esercito in Boemia si riempie la pancia, se ne infischia, pi di bottiglie che di battaglie si cura, inumidisce il becco e non lo stocco,

se la sbatte piuttosto con bagasce; e invece di pensare ad Oxenstierna, preferisce colmare la giberna. Geme in cenere e sacco tutta quanta la cristianit, mentre il soldato pensa a riempirsi bene le tasche. tempo, questo, di lacrime e miseria, presagi e segni magici nel cielo si manifestano, e il Signore Iddio rosso di sangue appende fra le nuvole il manto di guerra. La cometa come una verga minacciosa alla finestra del cielo gi comparsa; il mondo intero diventato un covo di lamenti. Nel sangue nuota il vascello della Chiesa e l'impero romano - Dio ci scampi! da sacro sembra farsi sacrilego. Fiume di pene s' fatto il fiume Reno, i conventi veri covi di serpenti, i vescovadi son nidi di masnade, seminari e abbazie tane d'incendiari e tutti i benedetti paesi tedeschi son tramutati in luoghi di tresche E donde viene ci? Eccomi a dirvelo: viene dai vostri stravizi e peccati, dall'obbrobriosa vita di pagani cui s'abbandonano ufficiali e soldati. Poich il peccato la pietra magnetica che il ferro attira dentro il nostro paese. Al torto segue il danno, cos come alla cipolla le lacrime, alla U subito segue, nell'abbic, la V. Ubi erit victoriae spes, si offenditur Deus? Come si potr vincere se si marina la predica e la messa, e non si fa che stare all'osteria? La donna del Vangelo ha ritrovato la sua moneta, Saul l'asino del padre, e Giuseppe quelle canaglie dei fratelli; ma chi cercasse in mezzo ai soldati il buon costume e il timor di Dio, e il pudore, resterebbe a mani vuote, anche ad accendere cento lanterne. A colui che nel deserto predicava accorrevano - cos dice il Vangelo anche tutti i soldati, e penitenze facevano e si lasciavan battezzare; e gli chiedevano: Quid faciemus nos? come faremo a raggiungere Abramo? Et ait illis: e lui cos diceva: Neminem concutiatis, nessuno molestate e tormentate, neque calumniam faciatis, non calunniate, non mentite a nessuno, contenti estote, contentatevi del poco, stipendiis vestris, della vostra paga, e ripudiate le cattive abitudini. un comandamento: Non nominare invano il nome del tuo Dio. E dove s'ode blasfemia pi frequente se non qui nei quartieri del duca di Friedland? Se per caso, per ogni tuono e fulmine che fate scoccare dalla lingua vostra,

si facessero suonare le campane, in tutto il territorio un sacrestano pi non si troverebbe. E se per ogni imprecazione che dalla vostra bocca sacrilega esce, un piccolo capello cadesse dalle teste vostre, una notte sarebbe sufficiente a farvi calvi, aveste pure la chioma di Assalonne. Giosu era lui pure un soldato, e re Davide abbatt Golia, e dove mai sta scritto o si pu leggere che abbiano bestemmiato come voi? E s che non occorre aprir la bocca, credo, di pi per dire: Aiutami, Signore! al posto di: Cristo maledetto! Ostia! Ma certo, la botte non versa se non il vino che dentro imperversa. Altro comandamento : Non rubare! E questo s, voi lo seguite in pieno portando via tutto quel che trovate apertamente: dalle vostre grinfie, dai vostri artigli, dai vostri tranelli, dai vostri trucchi non c' denaro che si salvi; n il vitello al sicuro entro la vacca, perch uovo e gallina sgraffignate. Che dice il predicatore? Contenti estote, contentatevi del rancio. Ma come si pu lodare i servi se dall'alto vien la buriana! Quale la testa, il corpo! O si sa forse a chi crede lui? PRIMO CACCIATORE Signor prete! Prendetevela pure con noi soldati, ma non toccate il capo! CAPPUCCINO Ne custodias gregem meam! Costui un nuovo Acab e Geroboamo che i popoli distoglie dalla vera dottrina e li d in braccio agli idoli! TROMBETTIERE e RECLUTA Azzardatevi a ripeterlo due volte! CAPPUCCINO Un simile gradasso e fanfarone s'era proposto di smantellare i castelli! Si vantava con la sua bocca sacrilega che avrebbe preso la citt di Stralsund, e fosse pure incatenata al cielo! Ma ci ha rimesso tutte le sue polveri. TROMBETTIERE Chi aspetta a tappare l'empia bocca a costui? CAPPUCCINO Un evocatore del demonio, un re Saul, un Jehu, un Oloferne, che come Pietro ha rinnegato il suo Signore e Maestro: perci gli d fastidio il canto del gallo... I DUE CACCIATORI Pretastro, adesso ti faremo la festa!

CAPPUCCINO Una volpe astuta come Erode... I DUE CACCIATORI e IL TROMBETTIERE (slanciandosi su di lui) Taci dunque! oppure sei morto! CROATI (interponendosi) Resta, pretonzolo, non aver paura. Sguita a blaterare qui per noi. CAPPUCCINO (grida pi forte) Nabucodonosor pien di superbia, sentna di peccati e marcio eretico, si fa chiamare la pietra del Vallo: certo, per tutti noi una pietra, ma dello scandalo e di tutti gli oltraggi. E fin quando questo duca della pace nell'impero a comandare sar giammai la pace fra noi verr. Alle ultime parole, dette a voce altissima, ha cominciato a battere in ritirata, mentre i croati tengono lontani da lui gli altri soldati. Scena IX Detti, senza il cappuccino. PRIMO CACCIATORE (al sergente) Sentite un po'! Cosa intendeva dire del gallo, il cui canto al nostro capo darebbe noia? stata certo una frase d'ingiuria e di scherno rabbioso! SERGENTE Vi servir. C' qualcosa di vero. Il capo stravagante per natura, e specialmente assai sensibile d'orecchi. Detesta udire miagolare i gatti e il canto del gallo gli fa orrore. PRIMO CACCIATORE Cosa che lo accomuna col leone. SERGENTE Intorno a s vuol silenzio perfetto. l'ordine passato a ogni sentinella, ch i suoi pensieri sono troppo profondi. VOCI NELLA TENDA (gente che accorre) Prendetelo, il briccone! Dgli! Dgli! VOCE DEL CONTADINO Aiuto! Misericordia! ALTRE VOCI Calma! Basta! PRIMO CACCIATORE Mi porti il diavolo. Si tratta di batoste! SECONDO CACCIATORE

Il fatto m'interessa. Tutti corrono nella tenda. VIVANDIERA (uscendo) Ladri e bricconi! TROMBETTIERE Signora ostessa, che vi agita cos? VIVANDIERA Straccione! birbante! vagabondo! Giusto nella mia tenda doveva capitare! Mi diffama davanti a tutti i signori ufficiali. SERGENTE Zietta, ch' successo? VIVANDIERA Che volete che sia successo? Hanno clto un contadino che giocava con i dadi truccati. TROMBETTIERE Lo trascinano qui col suo figliolo. Scena X Alcuni soldati trascinano il contadino. PRIMO CACCIATORE Lo vogliamo penzoloni! TIRATORI SCELTI Dal preposto! DRAGONI Dal preposto! SERGENTE Il bando giusto uscito di recente. VIVANDIERA Tra un'ora lo vedr bell'e impiccato! SERGENTE Eh, chi fa il male, lo riceve. PRIMO ARCHIBUGIERE (a un altro) Ecco il frutto della disperazione. Vedete! prima li abbiamo rovinati, il che significa spingerli a rubare. TROMBETTIERE Cosa? come? gli fate anche da difensore? a quel cane! siete in combutta col demonio? PRIMO ARCHIBUGIERE Anche il contadino un uomo - mi pare. PRIMO CACCIATORE (al trombettiere)

Lasciateli stare! sono di Tiefenbach, cricca di sarti sono, e di guantai! Son sempre stati di guarnigione a Briga, ne sanno poco dei costumi di guerra. Scena XI Detti. Corazzieri. PRIMO CORAZZIERE Calma! Che ha fatto questo contadino? PRIMO TIRATORE SCELTO un briccone, ha imbrogliato al gioco! PRIMO CORAZZIERE Ha imbrogliato magari te? PRIMO TIRATORE SCELTO S certo, e mi ha spogliato fino all'osso. PRIMO CORAZZIERE Come? Tu sei un soldato del duca, e ti abbassi, ti confondi fino al punto di tentar la fortuna con un contadino? Lascia che scappi e s'affidi alle sue gambe. Il contadino sguscia via, gli altri si riuniscono a gruppo. PRIMO ARCHIBUGIERE Costui fa poche storie, ed risoluto. un buon sistema con gente di tal fatta. Ma di che razza ? Non certo un boemo. VIVANDIERA un Vallone. Fate bene attenzione. Appartiene ai corazzieri di Pappenheim. PRIMO DRAGONE (intervenendo) Li comanda adesso Piccolomini il giovane: l'hanno nominato colonnello essi stessi alla battaglia di Ltzen, quand' avvenuta la morte di Pappenheim. PRIMO ARCHIBUGIERE E sono stati capaci di tanto? PRIMO DRAGONE un reggimento privilegiato, sempre in testa in ogni battaglia. Cos ha il permesso di farsi anche giustizia da s, ed il prediletto del duca. PRIMO CORAZZIERE (all'altro) Ma proprio certo? Chi l'ha comunicato? SECONDO CORAZZIERE L'ho appreso dalla bocca del colonnello. PRIMO CORAZZIERE Al diavolo! Non siamo i loro cani.

PRIMO CACCIATORE Che hanno costoro? Son tutti inveleniti. SECONDO CACCIATORE Signori, qualcosa che riguarda anche noi? PRIMO CORAZZIERE Nessuno certo potr averne piacere. (Si radunano altri soldati) Ai Paesi Bassi vogliono darci in prestito: corazzieri, cacciatori e cavalleggeri, in ottomila, pronti a partire. VIVANDIERA Cosa? come? si va di nuovo a zonzo? Appena ieri son rientrata dalle Fiandre. SECONDO CORAZZIERE (ai dragoni) E anche voi di Buttler siete della partita! PRIMO CORAZZIERE E specialmente tocca a noi Valloni. VIVANDIERA Eh, dunque proprio i migliori squadroni! PRIMO CORAZZIERE Si tratta di scortare quel tale di Milano. PRIMO CACCIATORE L'infante! Oh, ma guarda che strano! SECONDO CACCIATORE Quel prete! Ma succeder il finimondo. PRIMO CORAZZIERE Dobbiamo staccarci dal duca di Friedland, ch' tanto magnanimo con i soldati, e andare alla guerra con gli Spagnoli, con quei pitocchi, che odiamo di cuore? Non possibile! Noi disertiamo. TROMBETTIERE Corpo d'un boia! e che andiamo a fare? All'imperatore abbiamo venduto il nostro sangue, non gi al cardinale, allo spagnolo dal cappello rosso. SECONDO CACCIATORE Il nostro servizio di cavalleggeri legato soltanto alla parola e al credito del duca di Friedland; non fosse per amore di Wallenstein, mai pi staremmo noi con Ferdinando. PRIMO DRAGONE Non dunque il duca stato a formarci? Vogliamo seguire la sua fortuna. SERGENTE

Sentite me, ragionare bisogna. Con queste chiacchiere non si combina niente. Io vedo pi a fondo di tutti voi: qui c' nascosta una brutta trappola. PRIMO CACCIATORE Sentiamo l'oracolo! Silenzio tutti! SERGENTE Zietta Gustel, riempitemi prima un bicchierino di Melnik per lo stomaco, poi tutto il mio pensiero vi dir. VIVANDIERA (mescendo) Ecco, signor sergente! Voi mi fate paura: non ci saranno cose gravi? SERGENTE Vedete, signori, tutto questo sta bene, che cio ognuno rifletta sul poi; ma il nostro generale suole dire che occorre sempre guardare all'insieme. Noi tutti, certo, fieri siamo d'esser le truppe del duca di Friedland. Il borghese ci offre quartiere, si prende cura e ci cuoce la zuppa. Il contadino costretto ad attaccare cavalli e buoi alle nostre salmerie, n molto valgono i suoi lamenti. Se un caporale con sette uomini s'annuncia da lungi in un villaggio, l'autorit ne diventa e dispone e comanda secondo il suo piacere. Porco boia! ci han tutti sullo stomaco, e anzich i nostri baveri gialli preferirebbero la faccia del demonio. Perch non ci buttano fuor dal paese? Cribbio! sono pi numerosi di noi, il randello usano come noi la sciabola. Com' che possiamo ridere di loro? Perch siamo una grossa massa compatta. PRIMO CACCIATORE Eh s, l'unione che fa la forza! Il duca ne ha certo fatto esperienza quando ha formato, otto o nove anni or sono, il grande esercito per l'imperatore. Dapprima non se ne voleva sapere che di dodicimila: ma tanti - lui ha detto io non mi sento di mantenerne; ne arruoler sessantamila, e questi, lo so, certo di fame non moriranno. E fu in questo modo che divenimmo soldati di Wallenstein. SERGENTE Per esempio, se taluno mi stacca il mignolo delle mie cinque dita che ho qui alla destra. Un dito solo forse mi ha tolto? Ma no, per dirindina! mi ha tolto la mano! Mi resta un moncherino, e non mi serve. Cos, questi ottomila cavalli

che ora si vuole spedir nelle Fiandre, dell'esercito sono soltanto il mignolo. Se li lasciamo partire, pensate per consolarvi che solo d'un quinto siamo scemati? Eh, buonasera! ecco che invece l'insieme si sfascia. Niente timore pi, niente rispetto, niente paura, il contadino solleva la cresta, e alla cancelleria a Vienna ritorneranno a scriverci il biglietto d'alloggio e a prescriverci il rancio; e saremo pezzenti come prima! Eh gi, n ci vorr molto che il generalissimo ci verr tolto... a Corte non gli va molto a fagiolo, e tutto cos va in rovina e in malora! Chi per la paga ci tuteler? s'occuper del rispetto dei contratti? Chi avr allora l'autorit e l'ingegno, l'arguzia pronta e il polso fermo da sorvegliare e curare l'accordo di questi lembi di frazionati eserciti? Per esempio, dragone, dicci un po': di dove sei, qual la tua patria? PRIMO DRAGONE Molto lontana: dall'Irlanda io vengo. SERGENTE (ai due corazzieri) Voi, gi lo so, voi siete un vallone, voi un italiano. Si sente all'accento. PRIMO CORAZZIERE Chi sono io? non ho mai potuto saperlo, da piccolo m'hanno rapito. SERGENTE E tu nemmeno sei di queste parti! PRIMO ARCHIBUGIERE Sono di Buchau, sul lago di Feder. SERGENTE E voi, vicino? SECONDO ARCHIBUGIERE Io svizzero sono. SERGENTE (al secondo cacciatore) Di che paese sei tu, cacciatore? SECONDO CACCIATORE Oltre Wismar hanno casa i miei vecchi. SERGENTE (indicando il trombettiere) E questo qui e io, siamo di Eger. Be'! dite un po', e chi se ne accorge che dal sud e dal nord siamo fioccati come la neve o soffiati dal vento? Non sembriamo usciti da un sol tronco? Non siamo uniti contro il nemico come ci avessero fusi e incollati? Non c'ingraniamo, a una parola o cenno,

uno nell'altro come un mulino a vento? Chi stato a forgiarci insieme in tal modo da non distinguerci l'uno dall'altro? Nient'altri che lui, Wallenstein! PRIMO CACCIATORE Davvero, mai pi m'ero accorto che andiamo tutti cos bene d'accordo: io mi lasciavo vivere, nient'altro. PRIMO CORAZZIERE Un plauso al sergente, devo dirlo. Di buon grado si vorrebbe distruggere gli effettivi di guerra, umiliare il soldato, per spadroneggiare da soli. una congiura, un complotto. VIVANDIERA Una congiura? Oh, Signore Iddio! Cos i signori non potran pi pagare. SERGENTE Naturalmente! Sar una bancarotta. Molti fra i comandanti e i generali, per farsi belli, a loro spese i reggimenti organizzarono, impegnando il patrimonio oltre le loro possibilit: pensavano di ricavarne lauti frutti. Invece ci avranno rimesso il denaro se il capo, se il nostro duca e generale, cade. VIVANDIERA Oh, Ges Salvatore! Che maledizione! Ho scritto a credito pi di mezzo esercito. Il conte Isolani, quel cattivo pagatore, duecento talleri mi deve lui solo. PRIMO CORAZZIERE Cosa possiamo fare, camerati? Soltanto una cosa ci potr salvare; uniti non possono farci danno, tutti parteggeremo per un solo uomo. Lasciate pure che piovano gli ordini; noi ci arrocchiamo forte in Boemia, non marceremo, non cederemo: ora il soldato combatte per l'onore. SECONDO CACCIATORE Non ci faremo portare a zonzo nel paese! Che vengano e ci provino: vedremo! PRIMO ARCHIBUGIERE Cari signori, riflettete bene, si tratta di ordini e volont imperiali. TROMBETTIERE Ce ne infischiamo dell'imperatore. PRIMO ARCHIBUGIERE Non ripetetelo una seconda volta! TROMBETTIERE Intanto proprio cos come ho detto.

PRIMO CACCIATORE S, s, l'ho sempre sentito dire che qui solo il duca a comandare. SERGENTE E cos . Sono le condizioni, i patti. Egli ha pieni poteri, che si sappia, di fare guerra e concludere pace, di confiscare averi e denari, pu impiccare oppure far grazia, pu creare ufficiali e colonnelli: a farla breve, ha diritti sovrani. E gli provengono dalle mani imperiali. PRIMO ARCHIBUGIERE Il duca potente, lungimirante; ma come tutti, per storto o per diritto, , come noi, servo dell'imperatore. SERGENTE Non come tutti! qui l'errore. un principe libero e indipendente dell'impero, quanto quello di Baviera. Con gli occhi miei non ho visto in persona, ero di guardia a Brandeis, che lo stesso imperatore gli ha consentito di ricoprire il suo capo regale? PRIMO ARCHIBUGIERE stato, questo, grazie al Meclemburgo, che come feudo gli aveva assegnato. PRIMO CACCIATORE (al sergente) Come? In presenza dell'imperatore? Che cosa strana ed eccezionale! SERGENTE (frugandosi in tasca) Se non mi credete sulla parola, ve lo far toccare con mano. (Mostra una moneta) Di chi quest'immagine? VIVANDIERA Fate vedere! Ehi, ma proprio di Wallenstein! SERGENTE Ebbene! ecco qua: che volete di pi? Non forse un principe come un altro? Non batte moneta, come Ferdinando? Non ha i suoi sudditi, un proprio paese? Di serenissimo gli spetta il titolo! Ha quindi il diritto d'arruolare soldati. PRIMO ARCHIBUGIERE Questo nessuno glielo pu contestare. Ma noi siamo in obbligo all'imperatore, e chi ci paga soltanto lui. TROMBETTIERE

Ve lo smentisco, ecco qua, proprio in faccia: chi non ci paga l'imperatore! Che forse non ci hanno promesso invano il soldo gi da quaranta settimane? PRIMO ARCHIBUGIERE Va l! che si trova in buone mani. PRIMO CORAZZIERE Signori, calma! alle botte volete arrivare? Pu esserci dubbio o contesa per questo, che il nostro padrone l'imperatore? Ma proprio perch i suoi cavalleggeri con pieni onori diciamo di essere, noi non vogliamo ridurci ad un gregge; ci rifiutiamo di lasciarci menare qua e l da pretonzoli e cortigiani, e trapiantare. Dite voi stessi! Non torna a vantaggio del sovrano che i suoi guerrieri in alto concetto si tengano, non sono i suoi soldati a fare di lui un gran potentato? a conferirgli dovunque e serbargli in ogni luogo la sua autorit, in tutta quanta la cristianit? S'accollino dunque il giogo coloro che del suo favore si fanno belli, con lui banchettando nelle sale dorate. Quanto a noi, del suo fasto e dello splendore solo fatiche e dolori abbiamo, e dentro il cuore il concetto di noi. SECONDO CACCIATORE Tutti i tiranni e gl'imperatori famosi hanno fatto lo stesso e pi saggi erano: ogni cosa per loro era da burla, da tenere in disprezzo, ma in palma di mano il soldato portavano. PRIMO CORAZZIERE Di se stesso dev'essere fiero il soldato. Colui che con nobile grandezza non vuol comportarsi, lasci il mestiere. Se con vivace destrezza la vita devo impegnare, in un gioco brillante, oltre la vita un valore pi alto per me dev'esserci: senn mi lascio come il croato macellare e non mi potr che disprezzare. I DUE CACCIATORI S, oltre la vita esiste l'onore! PRIMO CORAZZIERE La spada non una vanga o un aratro: chi a tale ridurla volesse, stolto. Per noi non verdeggiano spighe n cresce semente, senza una patria il soldato deve trascorrere di terra in terra, non pu scaldarsi ad un suo focolare; deve ai fulgori delle citt, ai verdi prati degli allegri villaggi passare dinanzi, guardar di lontano,

marciando, vendemmie e raccolti di grano. Cos'ha mai, ditemi, di buono e pregevole se di se stesso stima non ha? Qualcosa dovr pure restargli di suo, o un incendiario e assassino sar. PRIMO ARCHIBUGIERE S, lo sa Iddio ch' una vita grama! PRIMO CORAZZIERE Ma con un'altra non la cambierei. Vedete, io ho girato tanto mondo, ho fatto esperienze d'ogni sorta. Ho prestato servizio alla monarchia spagnola, alla repubblica veneziana, al regno di Napoli, ma la fortuna in nessun luogo mi stata propizia. Ho visto mercanti e cavalieri, e artigiani e gesuiti: ma nessun abito di tutti questi m' andato a genio e piaciuto al pari di questo mio farsetto di ferro. PRIMO ARCHIBUGIERE Be' no! questo proprio io non lo direi. PRIMO CORAZZIERE Chi vuole nel mondo raggiunger qualcosa, muoversi deve con fatiche a iosa; se vuole ottenere cariche e onori deve curvarsi sotto some dorate. Se alla paterna benedizione anela, figli e nipoti si allevi intorno e un onesto mestiere in santa pace professi. Io, invece, non ho tendenza per queste cose. Mi piace vivere liberamente, cos morire, senza nessuno derubare, n ereditare da nessuno; e dalla groppa del mio cavallo ogni miseria sfiorar con lo sguardo. PRIMO CACCIATORE Bravo! in tal modo la penso anch'io. PRIMO ARCHIBUGIERE certo pi allegro poter passare trottando sopra alle teste altrui. PRIMO CORAZZIERE Camerata, i tempi sono difficili, non pi la spada con la giustizia sta in riga; ma proprio per questo nessuno pu disapprovare se io preferisco affidarmi alla spada. In guerra potr mantenermi umano, ma impunemente nessuno oser mettermi sotto i piedi. PRIMO ARCHIBUGIERE Di chi la colpa, se non di noi soldati, se il ceto contadino nel disonore caduto? La guerra funesta, e miseria e tormenti,

durano ormai da ben sedici anni. PRIMO CORAZZIERE Fratello, il buon Dio lass non tutti possono a un tempo lodare. Vuol l'uno il sole, che l'altro molesta, la siccit l'uno, e l'altro la pioggia. L dove tu miseria e tormenti soltanto scorgi, a me luminosa risplende la vita. Se ci che avviene a danno davvero del borghese e del contadino, mi fanno pena; ma io le cose non posso cambiare! Vedete, qui al pari che nella mischia accade: si slanciano i cavalli e sbuffano, chiunque giaccia sul mio percorso, sia mio fratello o mio figlio carnale, mi strazi l'anima il suo lamento, devo partire e passargli addosso, n posso lasciarlo pietoso da parte! PRIMO CACCIATORE Ma s! chi degli altri si pu preoccupare! PRIMO CORAZZIERE E poich le cose son fatte in tal modo che la fortuna arride al soldato, stringiamola dunque con ambo le mani, per molto non lo potremo fare. Men che l'aspetti e arriva la pace, che porr fine alla nostra baldoria; smonta il soldato, il contadino riattacca, nel giro di un'ora finita la pacchia. Per ora siam tutti riuniti sul campo, possiamo ancora dettar legge: se ci lasciamo frazionare, il pane ci potranno lesinare. PRIMO CACCIATORE No, questo non accadr giammai! Ors, stringiamoci come un sol uomo! SECONDO CACCIATORE S, s, mettiamoci tutti d'accordo! PRIMO ARCHIBUGIERE (alla vivandiera, tirando fuori il borsellino) Comare, quant' che ho consumato? VIVANDIERA Oh via, di parlarne non mette conto! Fanno i conti. TROMBETTIERE Voi fate proprio bene ad andarvene, qui non potete che guastarci la piazza. Gli archibugieri se ne vanno. PRIMO CORAZZIERE Peccato davvero! gente in gamba. PRIMO CACCIATORE

Ma hanno un cervello da semplicioni. SECONDO CACCIATORE Ora che siamo tra noi, sentiamo come potremo sventar questo tiro. TROMBETTIERE Che? non ci andiamo ed bell'e fatta. PRIMO CORAZZIERE Nulla che intacchi la disciplina, signori! Ora ognuno ritorni al proprio corpo e ai suoi camerati, la situazione prospetti in modo ragionevole, sicch tutti imparino a capire e a riflettere: noi non possiamo recarci a un tratto cos lontano. Io garantisco per i miei valloni: uguale alla mia la loro opinione. SERGENTE I reggimenti di Terzky anch'essi, a piedi e a cavallo, son tutti d'accordo. SECONDO CORAZZIERE (si avvicina al primo) Il lombardo non lascer certo il vallone. PRIMO CACCIATORE Libert la vita del cacciatore. SECONDO CACCIATORE Ma libert c' solo dov' potenza: vivr e morir per il duca di Friedland. PRIMO TIRATORE SCELTO Il lorenese va con la corrente, dov' spensierato e di lieto umore. DRAGONE L'irlandese va con la sua buona stella. SECONDO TIRATORE SCELTO Il tirolese dietro al suo signore. PRIMO CORAZZIERE E dunque ciascun reggimento scriva un promemoria ben chiaro e accurato: che noi vogliamo restare uniti, che nessuna forza n astuzia potr allontanarci dal duca di Friedland, un vero padre per i suoi soldati. Lo porgeremo con gran devozione al Piccolomini - intendo, al figlio che molto bravo in queste cose; egli pu tutto presso il duca di Friedland e ha grande voce in capitolo pure presso la regia e imperiale maest. SECONDO CACCIATORE Venite! inteso! Siamo tutti d'accordo. Piccolomini sar portavoce per noi. TROMBETTIERE, DRAGONE, PRIMO CACCIATORE,

SECONDO CORAZZIERE, TIRATORI SCELTI (tutti insieme) Piccolomini sar portavoce per noi. Fanno per andarsene. SERGENTE Un bicchierino ancora, camerati! (Beve) Alla salute di Piccolomini! VIVANDIERA (recando una bottiglia) Questa non sul conto. Volentieri ve la regalo. Buon successo, signori! I DUE CORAZZIERI Evviva i militari! I DUE CACCIATORI E paghi il contadino! DRAGONI e TIRATORI SCELTI Prosperit all'esercito! TROMBETTIERE e SERGENTE E il duca lo comandi. SECONDO CORAZZIERE (cantando) Ors, camerati, a cavallo, a cavallo! In battaglia e incontro alla libert. Solo in battaglia ha l'uomo valore dove il coraggio pesare si pu. Ciascuno per s soltanto garante, e nessun altro per lui pugner. I soldati dal fondo si sono fatti avanti durante il canto e gli fanno coro. CORO Ciascuno per s soltanto garante, e nessun altro per lui pugner. DRAGONE Dal mondo sparita la libert, non vedi che servi e padroni; regna menzogna, regna l'insidia tra uomini pieni di vilt. Chi pu guardare in faccia la morte solo il soldato, nella sua libert. CORO Chi pu guardare in faccia la morte solo il soldato, nella sua libert. PRIMO CACCIATORE Le angosce umane egli getta via, non ha pi timori, n cure; cavalca spavaldo incontro alla sorte: non sar oggi ma certo domani; e se domani sar, per quest'oggi le gioie beate del mondo berr.

CORO E se domani sar, per quest'oggi le gioie beate del mondo berr. I bicchieri sono stati riempiti di nuovo; brindano e bevono. SERGENTE Dal cielo gli piove la lieta sorte, non deve affannarsi a rincorrerla. Fruga il villano in grembo alla terra da cui pensa tesori scavar. Zappa e scava una vita intera, finch la fossa sua scaver. CORO Zappa e scava una vita intera, finch la fossa sua scaver. PRIMO CACCIATORE Il cavaliere e il veloce destriero sono ospiti molto temuti; splendono i lumi di nozze al maniero, alla festa egli giunge straniero; non prega a lungo, non offre oro, coglie d'assalto il dono d'amor. CORO Non prega a lungo, non offre oro, coglie d'assalto il dono d'amor. SECONDO CORAZZIERE Perch la bella piange e dispera? Lascialo andare, lascialo andar! Fissa dimora non ha sulla terra, non ha da offrire la fedelt. La sorte lo incalza veloce e fiera, e in alcun luogo pace non ha. CORO La sorte lo incalza veloce e fiera, e in alcun luogo pace non ha. PRIMO CACCIATORE (afferra per mano i suoi vicini, gli altri lo imitano; tutti formano un grande semicerchio ) E perci, camerati, sellate il cavallo, alla mischia il petto porgete. La giovent freme, la vita spumeggia, finch' tempo con slancio godete. E chi la vita non impegner, mai nella vita vincitore sar. CORO E chi la vita non impegner, mai nella vita vincitore sar. Il sipario cala prima che il coro abbia terminato il canto. I PICCOLOMINI

PERSONAGGI

WALLENSTEIN, duca di Friedland, generalissimo imperiale nella guerra dei Trent'anni OTTAVIO PICCOLOMINI, luogotenente generale MAX PICCOLOMINI, suo figlio, colonnello di un reggimento di corazzieri CONTE TERZKY, cognato di Wallenstein, comandante di parecchi reggimenti ILLO, feldmaresciallo, uomo di fiducia di Wallenstein ISOLANI, generale dei croati BUTTLER, comandante di un reggimento di dragoni TIEFENBACH, generale di Wallenstein DON MARADAS, generale di Wallenstein GTZ, generale di Wallenstein COLLALTO, generale di Wallenstein CAPITANO NEUMANN, aiutante di Terzky VON QUESTENBERG, consigliere di guerra, inviato dell'imperatore BATTISTA SENI, astrologo DUCHESSA DI FRIEDLAND, moglie di Wallenstein THEKLA, principessa di Friedland, sua figlia CONTESSA TERZKY, sorella della duchessa L'ALFIERE IL CANTINIERE DEL CONTE TERZKY Paggi e servitori di casa Friedland Oboisti e servitori di casa Terzky Parecchi colonnelli e generali ATTO I

Un'antica sala gotica del municipio di Pilsen, decorata di bandiere e trofei di guerra. Scena I Illo con Buttler e Isolani. ILLO Tardi giungete - ma pur eccovi qui! La lunga via, conte Isolani, giustifica il ritardo. ISOLANI N si pu dire ch'io venga a mani vuote! A Donauwrth ci stato annunziato ch'era per strada un convoglio svedese di provvigioni, circa seicento carri. I miei croati son riusciti a catturarlo: l'abbiamo rimorchiato. ILLO Giunge appuntino per noi, a sfamare l'imponente adunata. BUTTLER C' animazione qui, lo vedo. ISOLANI Eh gi: perfino le chiese son piene di soldati; (si guarda intorno) qui al municipio, vedo, vi siete sistemati discretamente. Be', chiaro che il soldato s'accomoda e s'arrangia come pu!

ILLO I colonnelli di trenta reggimenti son gi riuniti qui: Terzky troverete, Tiefenbach, Collalto, Gtz, Maradas, Hinnersam, pure i Piccolomini, padre e figlio... potrete risalutare parecchi vecchi amici. Mancano solo Altringer e Gallas. BUTTLER Gallas non lo aspettate. ILLO (sorpreso) Come? Sapete... ISOLANI (lo interrompe) Max Piccolomini qui? Oh, conducetemi da lui. Lo vedo ancora - or son dieci anni a Dessau, quando contro Mansfeld ci battevamo, spronare gi il cavallo dal ponte precipitandosi in aiuto del padre ch'era in pericolo tra i vortici dell'Elba. Allora, appena la prima lanugine gli spuntava sul mento; ora, a quanto mi dicono, l'eroe s' maturato ed completo. ILLO Lo vedrete oggi ancora. Egli scorta dalla Carinzia la duchessa di Friedland con la figliola: giungeranno stamani. BUTTLER Il principe anche moglie e figlia convoca qui? Saremo davvero in molti a raduno. ISOLANI Tanto meglio. Mi aspettavo di sentir parlare soltanto di marce, di batterie, di attacchi; e guarda un po'! il duca si preoccupa di rallegrarci con qualcosa di leggiadro. ILLO (che rimasto pensieroso, a Buttler, tirandolo in disparte) Come sapete che il conte Gallas sar assente? BUTTLER (con incisivit) Perch ha cercato di trattenere anche me. ILLO (con calore) E voi, siete rimasto saldo? (Gli stringe la mano) Bravo, Buttler! BUTTLER Dopo l'obbligo contratto di recente ancora verso il duca... ILLO S, maggior generale! Mi congratulo!

ISOLANI Per il reggimento, vero? che il principe vi ha donato? E per giunta il medesimo, a quanto sento, in cui da semplice cavalleggero vi siete fatto strada? Be', questo vero! servir di sprone, di esempio a tutto il reggimento che un vecchio guerriero meritevole faccia carriera. BUTTLER Io sono imbarazzato se mi sia lecito accettare il complimento, ch ancora manca la conferma imperiale. ISOLANI Niente scrupoli, via! La mano che a quel posto vi ha messo, forte abbastanza per sostenervi, a dispetto di ministri e imperatore. ILLO Se ciascuno di noi dovesse avere tutti questi scrupoli! L'imperatore nulla ci d... ma tutto viene dal duca, speranze e sostanze. ISOLANI (a Illo) Fratello mio, te l'ho gi raccontato? Il principe vuol tacitarmi i creditori, vuol farmi da cassiere in avvenire, vuole rendermi insomma un galantuomo. E questa gi la terza volta! pensate! che quest'uomo di sensi regali dalla rovina mi solleva all'onore. ILLO Magari potesse far sempre come vuole! Paesi e popoli donerebbe ai soldati. Invece, come a Vienna gli tarpano il potere, gli mozzano dove possono le ali! Ecco qua! le nuove belle pretese portate da codesto Questenberg! BUTTLER Anch'io ne so qualcosa delle pretese imperiali... ma spero proprio che il duca non voglia mollare per suo conto d'un sol punto. ILLO Dal suo diritto certo non moller, purch non si tratti - della carica! BUTTLER (colpito) Sapete qualcosa? Voi mi spaventate. ISOLANI (contemporaneamente) Saremmo tutti rovinati! ILLO Basta!

Vedo venire appunto il nostro uomo insieme col generale Piccolomini. BUTTLER (scuotendo il capo, dubbioso) Di qui, temo, non usciremo indenni. Scena II Detti. Ottavio Piccolomini. Questenberg. OTTAVIO (gi da lontano) Come? Ancora altri ospiti? Confessi, amico! Occorreva questa lacrimevole guerra per radunare in un solo accampamento tanti eroi coronati di celebrit. QUESTENBERG Non venga in un accampamento del duca di Friedland chi male della guerra vuole pensare. A momenti gli orrori ne scordavo, quando ebbi sott'occhio l'alto spirito di disciplina con cui egli, distruttore del mondo, si afferma, riuscendo a creare cose grandi. OTTAVIO E guarda un po'! una coppia valorosa che degnamente chiude l'eroica schiera: il conte Isolani e il colonnello Buttler. Abbiamo cos sott'occhio tutta l'arte della guerra: ecco la forza, amico, e la celerit. Presenta Buttler e Isolani. QUESTENBERG (a Ottavio) E in mezzo a loro, l'esperta saggezza. OTTAVIO (presentando Questenberg) Onoriamo in quest'ospite illustre il grande protettore e patrono dei soldati, ciambellano e membro del consiglio di guerra, Questenberg, latore degli ordini imperiali. Silenzio generale. ILLO (s'avvicina a Questenberg) Non la prima volta, signor ministro, ch'Ella ci onora nell'accampamento. QUESTENBERG Infatti gi una volta mi sono trovato dinanzi a queste bandiere. ILLO E sa Lei dove questo avvenuto? A Znaim, in Moravia, dov'Ella per volere imperiale s' interposto a supplicare il duca di assumere il comando del reggimento. QUESTENBERG A supplicare, signor generale?

Ch'io sappia, n la mia missione n il mio zelo arrivarono a tanto. ILLO Be'! A costringerlo, se vuole. Me ne ricordo assai bene. Il conte Tilly era stato colpito alla testa sul fiume Lech - la Baviera era aperta al nemico - nulla lo tratteneva dall'infiltrarsi fino al cuore dell'Austria. Allora apparso Lei con Werdenberg davanti al nostro capo, ad assalirlo di preghiere e minacce di sovrana disgrazia, se il principe allo strazio non si fosse piegato. ISOLANI (intervenendo) Ma s, certo! spiegabile, signor ministro, perch nella Sua missione odierna Ella non ami ricordarsi dell'antica. QUESTENBERG E come potrei! Contraddizione alcuna infatti non esiste tra esse! Si trattava allora di strappare al nemico la Boemia; oggi di liberarla da amici e protettori. ILLO Bel compito! Dopo che questa Boemia col nostro sangue contendemmo al Sassone, per compenso dovremmo esserne scacciati. QUESTENBERG Se questo povero paese non dovesse aver scambiato una sventura con l'altra, occorre che sia tosto liberato dal flagello di amici e di nemici. ILLO Ma guarda! stata invece una buona annata, il contadino gi in grado di aiutarci. QUESTENBERG Certo, se vuole alludere alle greggi e ai pascoli, signor feldmaresciallo... ISOLANI La guerra nutre la guerra. Crepano contadini? D'altra parte l'imperatore ci guadagna in soldati. QUESTENBERG E ci scpita in sudditi! ISOLANI Bah! Sudditi suoi siamo tutti! QUESTENBERG C' differenza, signor conte! Gli uni accrescono le finanze con un'utile attivit, mentre gli altri non fanno che bravamente adoperarsi a esaurirle. La spada ha reso l'imperatore povero: spetta all'aratro ridonargli le forze.

BUTTLER L'imperatore non sarebbe povero se tante... sanguisughe non succhiassero il midollo del paese. ISOLANI Cos male non pare che vada. Vedo infatti... (esamina il suo abito) che tutto l'oro non ancora moneta. QUESTENBERG Grazie a Dio! Qualcosa s' salvato finoggi - dalle grinfie dei croati. ILLO Ecco! agli Slawata e ai Martinitz su cui l'imperatore, in barba ai fedeli boemi, doni accumula... - a questa gente che s'abbuffa di rapine alle spalle dei borghesi esiliati a costoro che nel marciume generale prosperano e da soli profittano della sventura pubblica - che scherniscono col fasto lo strazio del paese fate a costoro e a tutti i loro simili pagare le spese della calamitosa guerra, da loro soltanto scatenata. BUTTLER E questi parassiti che ogni giorno i piedi allungano sotto la tavola imperiale, che famelici tutti i benefici s'accaparrano, costoro al soldato che affronta il nemico vorrebbero il pane misurare e limitar le spese. ISOLANI Mai pi mi scorder di quando a Vienna, sette anni or sono, arrivai per la rimonta dei nostri reggimenti: come mi trascinarono da un'anticamera all'altra, lasciandomi per ore intere in mezzo ai cortigiani, come fossi venuto a far la questua. Alla fine - mi mandarono un cappuccino, sicch pensai che fosse per i miei peccati! Ma no, invece: si trattava dell'uomo con cui dovevo contrattare i cavalli. A ripartire fui costretto, con un nulla di fatto. Il principe pi tardi in soli tre giorni mi procur tutto quello che, a Vienna, durante trenta giorni non ottenni. QUESTENBERG Gi! gi! La partita fu trovata fra i conti, lo so, e tuttora non stata saldata. ILLO La guerra un rude e violento mestiere. Coi mezzi blandi non si approda a nulla,

n si possono usare dei riguardi. A voler aspettare finch a Vienna su ventiquattro mali venga scelto il minore, si aspetterebbe un pezzo! Si sfasci pure tutto! Le persone, di regola, s'intendono di rammendi e rattoppi, e preferiscono l'odiata costrizione di gran lunga all'amara scelta propria. QUESTENBERG S, vero! il duca ci risparmia la scelta. ILLO Il duca ha cure paterne per le truppe; come ci tratti l'imperatore, lo vediamo. QUESTENBERG Per ogni ceto ha sentimenti uguali, e non pu all'uno sacrificare l'altro. ISOLANI Perci ci caccia con le fiere nel deserto, per proteggere i suoi diletti agnelli. QUESTENBERG (con ironia) Signor conte! Il paragone vostro... non mio. ILLO Per se fossimo tali quali la Corte crede, rischioso sarebbe darci libert. QUESTENBERG (con gravit) Presa, e non data stata la libert: perci appunto ora necessario il morso. ILLO Che ci si aspetti, allora, un cavallo indomito. QUESTENBERG Lo domer un cavaliere migliore. ILLO Tollera solo colui che l'ha domato. QUESTENBERG Se vien domato, obbedisce anche a un bambino. ILLO E il bambino, so bene, gi trovato. QUESTENBERG A voi interessa il dovere, e non il nome. BUTTLER (che fino a quel momento s' tenuto in disparte insieme a Piccolomini, con visibile interesse al dialogo, si avvicina) Signor presidente! L'imperatore dispone in Germania di un poderoso esercito: in questo impero sono acquartierati ben trentamila uomini, e in Slesia sedicimila; dieci reggimenti sono schierati lungo il Weser, il Reno e il Meno; in Svevia seimila, dodicimila in Baviera agli Svedesi

tengono testa. Senza contare le guarnigioni che presidiano le citt fortificate lungo i confini. Tutta questa gente obbedisce ai capitani del duca. I comandanti sono tutti d'una scuola, si sono nutriti d'un solo latte, un solo cuore li anima tutti. Stranieri si trovano su questo suolo, unicamente il servizio rappresenta per loro casa e patria. Non li muove lo zelo per la patria poich migliaia, come me, sono stranieri. Non per l'imperatore, giacch di costoro la met certo ha disertato da eserciti stranieri, indifferenti di combattere per l'aquila bicipite o per il leone o per il giglio. Ma tutti sono guidati con mano ferma e poderosa da uno solo che insieme li lega in un'unica gente con pari amore e con pari timore. E come corre la scintilla del lampo sicura e veloce lungo l'asta di ferro, cos il comando suo corre dall'ultima remota sentinella, che ode frangersi del Belt la risacca sulle dune, o che contempla le fertili valli dell'Adige, fino al picchetto che ha piantato la sua garitta a ridosso della reggia. QUESTENBERG E qual il succo di s lungo discorso? BUTTLER Che il rispetto, l'affetto, la fiducia, che ci rendono sottomessi al duca, non sono trasferibili al primo venuto, qui spedito dal beneplacito di Vienna. Vive tuttora nella nostra memoria fedele il modo come il comando pervenne nelle mani del duca: stata forse la maest imperiale a consegnargli un esercito gi costituito, a cercare soltanto un capo per le proprie truppe? - L'esercito non esisteva ancora. A crearlo stato il Friedland; non l'ha ricevuto, ma lui l'ha consegnato all'imperatore! Non dal sovrano ricevemmo Wallenstein per comandante. Non cos stato, no! Dal Wallenstein soltanto per sovrano l'imperatore abbiamo ricevuto: lui solo a tali bandiere ci ha legato. OTTAVIO (intervenendo) Solo per ricordarLe, signor consigliere, di trovarsi in un campo e tra guerrieri. Audacia e libert fanno il soldato. Se ardito agisce, non potr parlare arditamente? - L'uno completa l'altro. L'audacia di questo degno ufficiale, (addita Buttler) che adesso ha soltanto sbagliato bersaglio, quella che, quando solo l'audacia

era salvezza, durante la tremenda sollevazione del presidio, al sovrano ha mantenuto la sua capitale: Praga. Si ode da lontano una fanfara. ILLO Eccoli! il saluto delle sentinelle! Questo segnale annunzia la duchessa. OTTAVIO (a Questenberg) dunque ritornato anche mio figlio Max. Egli l'ha rilevata e qui scortata dalla Carinzia. ISOLANI (a Illo) Andiamo tutti insieme a salutarla? ILLO Certo! Andiamo! Venite, colonnello Buttler! (a Ottavio) Ricordatevi che avanti mezzogiorno con questo signore ci incontreremo dal duca. Scena III Ottavio e Questenberg, rimasti soli. QUESTENBERG (con segni di stupore) Che m' toccato udire, generale! che arroganza sfrenata! Quali idee! - Se questo il modo di pensare di ognuno... OTTAVIO Avete udito tre quarti dell'esercito. QUESTENBERG Poveri noi! Dove trovare un altro esercito per sorvegliare questo? E costui, Illo, temo la pensi ancor peggio che non parli. Nemmeno a quel Buttler riesce di celare le proprie cattive intenzioni. OTTAVIO Suscettibilit - orgoglio offeso - nient'altro! A quel Buttler non rinuncerei ancora: so come esorcizzare un tale spirito. QUESTENBERG (passeggiando inquieto su e gi) No! peggio, molto peggio, amico, di quanto a Vienna si potuto immaginare. Tutto con l'occhio del cortigiano vedevamo, abbagliato dallo splendore del trono; non avevamo ancor visto il comandante, l'onnipotente, nel suo accampamento. Qui ogni cosa diversa! Qui non v' imperatore: il sovrano il duca!

Il giro fatto al Suo fianco poc'anzi, nel campo, annienta la mia speranza. OTTAVIO Vede Ella stessa, dunque, quale compito rischioso mi ha recato dalla Corte... quanto scabroso sia il mio ruolo. Il pi tenue sospetto da parte del generale mi costano vita e libert, accelerando soltanto il suo progetto temerario. QUESTENBERG Dov'era la cauta riflessione quando abbiamo affidato la spada a questo pazzo, e un simile potere in tale mano! Troppo grande per un cuore deviato come questo stata la tentazione! Perigliosa per l'uomo migliore sarebbe diventata! Egli opporr rifiuto, ne son certo, di obbedire all'ordine imperiale. Pu farlo e lo far. La sua arroganza impunita riveler la nostra vergognosa impotenza. OTTAVIO E crede Lei che invano moglie e figlia ha fatto venire qui, proprio adesso che alla battaglia noi ci prepariamo? Che sottragga ai paesi dell'imperatore il pegno ultimo della sua fedelt, ci rivela che la ribellione s'approssima. QUESTENBERG Poveri noi! Come faremo fronte alla bufera che d'ogni lato ci minaccia e avvolge? Alle frontiere il nemico, gi padrone del Danubio, in continuo progresso all'interno gi la campana a stormo i contadini in armi - tutti i ceti malcontenti - e l'armata, che sostegno doveva darci, traviata, inselvatichita, alla disciplina disavvezza - dallo Stato avulsa, dal proprio imperatore, disonesta affidata a un disonesto, terribile strumento in cieca bala d'obbedienza al pi temerario degli uomini... OTTAVIO Amico mio, non perdiamoci d'animo troppo presto! La parola sempre pi ardita dell'azione, e chi pu adesso sembrare pronto a decisioni estreme con cieco zelo, pu trovare reazioni inattese nel proprio cuore, quando il vero nome del delitto si render palese. Peraltro... non siamo del tutto indifesi. Il conte Altringer e Gallas, come sa, mantengono disciplinato un piccolo esercito e ogni giorno lo rinforzano. - Sorprese egli non potr farcene: Lei sa che di spie

l'ho circondato; d'ogni minima mossa vengo informato subito - lui stesso, anzi, me ne fa parola. QUESTENBERG Inconcepibile, invero, che non s'accorga del nemico al suo fianco. OTTAVIO La prego, non pensi che con arti di menzogna e di viscida compiacenza io mi sia insinuato nel suo favore, alimentando la fiducia con ipocrite lodi. Se la saggezza e il dovere di cui son debitore all'impero e al sovrano mi comandano di celargli il sentimento mio vero, un falso volto non ho mai simulato, per, nei suoi confronti. QUESTENBERG un segno evidente del divino volere. OTTAVIO Non so che cosa sia... che a me e a mio figlio lo attira e incatena cos potentemente. Amici, compagni d'armi siamo stati sempre: per tempo abitudini, avventure condivise ci hanno legati... ma il giorno ricordo in cui di colpo il cuore suo mi si apr, la sua fiducia crebbe. stato il mattino della battaglia di Ltzen... un brutto sogno mi spinse a cercarlo, a offrigli un diverso cavallo di battaglia. Lontano dalle tende, sotto un albero lo rinvenni dormiente. E allorquando lo destai per narrargli i miei timori, mi guard a lungo con stupore; e poi mi abbracci stretto, mostrandosi commosso ben al di l del mio lieve servigio. Da quel giorno la fiducia sua mi segue nella misura che la mia lo fugge. QUESTENBERG Suo figlio sar certo messo al corrente del segreto? OTTAVIO No! QUESTENBERG Come! non vuole diffidarlo nemmeno delle cattive mani in cui si trova? OTTAVIO Bisogna ch'io lo affidi all'innocenza sua. Simulazione cosa estranea a quell'anima schietta; ignoranza soltanto pu serbargli quella franchezza che il duca fa sicuro. QUESTENBERG (preoccupato) Mio degno amico! La migliore opinione

nutro del colonnello Piccolomini - per... - se... - ci pensi... OTTAVIO Devo correre questo rischio. Silenzio! Eccolo, viene. Scena IV Max Piccolomini. Ottavio Piccolomini. Questenberg. MAX Eccolo qua in persona. Benvenuto, padre! (Lo abbraccia. Nel voltarsi, si accorge di Questenberg e si ritrae) Occupato, a quanto vedo? Non voglio disturbare. OTTAVIO Come, Max? Guarda quest'ospite pi da vicino. Attenzione merita un vecchio amico: rispetto dovuto all'inviato del tuo imperatore. MAX (freddamente) Von Questenberg! Benvenuto, se qualcosa di buono La conduce al quartier generale. QUESTENBERG (afferrandogli la mano) Non ritiri la mano, conte Piccolomini; non gliela stringo solo per simpatia n intendo dire una banalit. (Afferrando le mani di entrambi) Ottavio - Max Piccolomini! Nomi che recano salvezza e buon auspicio! Mai pi la fortuna lascer l'Austria finch due tali astri splenderanno a benedire e proteggere gli eserciti. MAX Il vostro ruolo, signor ministro, obliate: non per lodare siete qui venuto, lo so, ma piuttosto inviato a biasimare e rabbuffare... non voglio essere in questo preferito a nessuno. OTTAVIO (a Max) Dalla Corte egli viene, ove del duca non si , come qui, altrettanto soddisfatti. MAX Che c' di nuovo da criticare in lui? Che decide da solo quello che lui solo capisce? Bene! giusto cos, e in modo tale seguiter. Non assolutamente fatto per piegarsi e adattarsi ad altri:

contro la sua natura, non lo pu. Gli toccato un animo di dominatore ed stato messo a un posto di comando. Buon per noi ch' cos! Solo pochi riescono a guidare se stessi e la ragione a usare con senno - un bene per tutti se spunta qualcuno, il quale sia capace di essere centro e sostegno di molte migliaia, quasi salda colonna a cui poggiarsi con gioia e con fiducia. Cos fatto Wallenstein, e se alla Corte piacerebbe un altro, all'esercito solo costui conviene. QUESTENBERG All'esercito! Naturale! MAX un piacere vedere come scuote e incoraggia e rianima tutti intorno a s, come ogni energia si riveli, ogni dote riesca a palesarsi accanto a lui! A ciascuno ogni forza innata cava fuori e la potenzia al massimo, pur lasciando che ognuno rimanga quello che : lui non fa che vigilare che lo sia sempre, al posto giusto; cos al proprio il capitale di tutti riesce a conglobare. QUESTENBERG Chi vuole negare che gli uomini conosca e ne sappia fare uso! Ma nel dominare dimentica del tutto d'esser servo, quasi il suo grado fosse dono naturale. MAX E non lo forse? Con tutte le forze tale, e con la forza per giunta di completare letteralmente la natura, conquistando al talento di dominatore anche il suo posto di comando. QUESTENBERG Sicch dobbiamo infine alla magnanimit di lui se ancora riusciamo ad imporci! MAX Eccezionale fiducia esige l'uomo eccezionale. Dategli spazio, la meta affare suo. QUESTENBERG Le prove lo dimostrano. MAX Ecco come sono costoro! Li atterrisce subito tutto quel ch' profondo; n contenti si trovano se non dove c' mediocrit.

OTTAVIO (a Questenberg) Si rassegni, si dia pace, caro amico! Con questo qui, non riuscir a spuntarla. MAX Eccoli pronti nel bisogno a invocare il genio, e inorridiscono subito quando si mostra. Le cose eccezionali, sovrumane, devono accadere per loro al modo delle cose quotidiane. In guerra il presente che incalza: occorre la persona che comandi e tutto veda coi suoi occhi. Il condottiero esige ogni grandezza di natura: gli si consenta di vivere quindi con grandezza. La voce profetica e viva che in s porta egli deve interrogare, non gi libri morti, antichi sistemi e ammuffite carte. OTTAVIO Figlio mio, non pretendere da noi irriverenza per i sistemi antichi, limitati! Sono carichi preziosi, inestimabili, che l'uomo oppresso ha protetto dal volere impetuoso del proprio oppressore: cosa tremenda infatti stato sempre l'arbitrio, mentre la via dell'ordine, anche contorta, non mai giro vizioso. Diritto procede il lampo, la traiettoria tremenda del proiettile... arriva veloce per la pi corta via e per distruggere si fa largo distruggendo. Figlio mio! La via che l'uomo percorre, la via celeste benedetta, segue il corso dei fiumi, le libere svolte delle valli; essa aggira il campo di frumento e il vigneto, rispettando i confini della propriet: cos alla meta conduce, in ritardo ma sicura. QUESTENBERG Ascolti dunque Suo padre... ascolti lui ch' nel contempo un uomo e un eroe. OTTAVIO Per la tua bocca, figlio mio, parla il guerriero. T'ha cresciuto una guerra che da quindici anni dura: non hai mai visto la pace! Pi alti valori esistono, figlio, dei valori della guerra; e nella guerra stessa il fine ultimo non la guerra. Non sono le grandi, le rapide azioni di violenza, non sono i prodigi del momento a generare la distensione felice, il durevole e pacifico potere. In fretta e furia si costruisce il soldato la sua fragile citt di tende: ecco prodursi un improvviso tramesto e movimento, il mercato si anima, le strade, i fiumi sono affollati di merci, attiva l'industria. Ma d'un tratto un mattino le tende cadono, le schiere si spostano, e deserto come un cimitero il campo rimane, le calpestate semine,

e il raccolto dell'anno perduto. MAX Oh, padre! fa' che l'imperatore concluda la pace! L'insanguinato alloro dar con gioia in cambio della prima viola che il marzo ci reca quale pegno odoroso della ringiovanita terra. OTTAVIO Che hai? Che cosa ti commuove a un tratto? MAX Non ho mai visto la pace, tu dici? L'ho vista, padre mio, ne vengo adesso proprio adesso ne vengo - il mio viaggio mi ha condotto in paesi in cui la guerra non mai giunta... Oh, la vita, padre, ha seduzioni mai conosciute da noi! Solo la riva deserta della vita leggiadra abbiamo percorso da pirati vagabondi, che rinserrati nella nave ottusa vivono con usanze selvagge nel mare selvaggio, non conoscono dell'ampia terra se non le insenature, dove il ladresco approdo possono rischiare. Delle delizie che nelle valli interne la terra cela, oh, nulla, mai nulla apparso a noi nel selvatico errare. OTTAVIO (facendosi attento) Ed stato questo viaggio a mostrartele? MAX stata la prima vacanza della mia vita. Dimmi, qual lo scopo, quale il premio del penoso lavoro che la mia giovinezza ha turbato, lasciando il mio cuore deserto e insoddisfatto, e lo spirito spoglio d'ogni cultura? Ch il rumoroso trambusto di questo campo, il nitrito dei cavalli, lo squillo delle trombe, gli orari sempre uguali del servizio, le esercitazioni, la parola del comando... nulla al cuore assetato concede tutto questo. Manca l'anima a questo futile mestiere: esistono altre gioie, altre felicit. OTTAVIO Molto hai imparato nel breve viaggio, figlio! MAX Oh, che bel giorno quando alfine il soldato alla vita, all'umanit ritorna, le bandiere si spiegano nel lieto corteo e a casa la placida marcia lo guida; quando tutti gli elmi e i cappelli s'adornano di verdi ramoscelli, ultima preda rubata ai campi! Le porte delle citt spontaneamente si spalancano, senza che mine occorrano per farle saltare, di gente rigurgitano intorno i bastioni, di pacifica gente che agita le mani...

limpido da tutte le torri risuona lo scampano, che il vespro sereno annunzia della cruenta giornata. Da villaggi e citt un popolo festante s'affolla e brulica, e con invadenza affettuosa intralcia il corteo militare; lieto di poter vedere un tale giorno scuote il vegliardo le mani al figlio ritornato. Straniero egli nella sua casa rientra, da tempo abbandonata: il suo ritorno ombreggiano i larghi rami dell'albero, arbusto ancora alla partenza sua; e ritrosa gli si fa incontro la fanciulla lasciata al seno della nutrice. Oh, felice colui cui una porta s'apre, e braccia tenere si spalancano soavemente a stringerlo... QUESTENBERG (commosso) Oh, che peccato ch'Ella parli cos di tempi tanto, tanto lontani ancora, e non di domani, non di oggi! MAX (volgendosi a lui con impeto) Chi mai porta la colpa, se non voi di Vienna di tutto questo? - Io voglio essere sincero, Questenberg! Poc'anzi quando La scorsi, lo sdegno mi attanagli lo spirito: siete voi che impedite la pace, voi! Il guerriero la deve conquistare con la forza. Al duca la vita voi amareggiate, gli rendete difficile ogni passo, gli fate calunnia E perch? Perch egli si preoccupa pi del benessere globale d'Europa che non di qualche iugero in pi o in meno per l'Austria... come un rivoltoso lo dipingete, e Dio sa cos'altro! perch i Sassoni risparmia, perch cerca d'ispirare fiducia al nemico, ch' poi l'unica via per ottenere la pace; ch se la guerra tra i guerrieri non cessa, da dove mai verr la pace? Andate, andate! Cos come amo il bene, cos odio voi - e qui lo giuro per lui, per Wallenstein goccia a goccia il mio sangue io verser, l'ultimo del mio cuore, prima che voi esultiate della sua caduta! Esce. Scena V Questenberg. Ottavio Piccolomini. QUESTENBERG Poveri noi! Cos stanno le cose? (Incalzando impaziente) Amico, e noi lo lasceremo andar via

con questa sua follia, senza richiamarlo per aprirgli gli occhi all'istante? OTTAVIO I miei si sono aperti adesso, e vedo pi di quanto non vorrei. QUESTENBERG Di che si tratta, amico? OTTAVIO Maledizione a questo viaggio! QUESTENBERG Perch? Che c'? OTTAVIO Venga! Devo subito seguire questa traccia malaugurata, vedere coi miei occhi. Venga dunque... Fa per trascinarlo via. QUESTENBERG Ma cosa? Dove? OTTAVIO Da lei! QUESTENBERG Da... OTTAVIO (si corregge) Dal duca! Andiamo! Temo il peggio. Scorgo la rete gettata su di lui: non tornato a me com'era partito. QUESTENBERG La prego di spiegarmi... OTTAVIO E non potevo prevederlo? Impedire il viaggio? Perch gliel'ho taciuto? Aveva ragione Lei, dovevo metterlo in guardia... Adesso troppo tardi. QUESTENBERG Per che cosa troppo tardi? Rifletta, amico mio, che sta parlando con me per enigmi. OTTAVIO (pi calmo) Andiamo dal duca. Venga. quasi l'ora da lui stabilita per l'udienza. Venga dunque! - Maledetto! maledetto tre volte questo viaggio! Lo conduce via. Cala il sipario. ATTO II

Sala in casa del duca di Friedland. Scena I Servitori che piazzano seggiole e stendono tappeti. Subito dopo Battista Seni, l'astrologo, vestito nella foggia tradizionale dei dottori italiani in nero, un po' fantasiosamente. Avanza al centro della sala, con un bastoncino bianco in mano, con cui indica i vari punti del cielo. PRIMO SERVITORE (aggirandosi con un incensiere) Prendete su! Sbrigatevi! La sentinella gi all'erta. Stanno per arrivare. SECONDO SERVITORE Perch mai stata esclusa la sala del bovindo, la sala rossa, ch' tanto luminosa? PRIMO SERVITORE Chiedilo al matematico. Egli dice che porta sfortuna. SECONDO SERVITORE Buffonate! significa seccare il prossimo. Una sala vale l'altra. Che importanza pu avere un luogo? SENI (con gravit) Figlio mio! Nessuna cosa al mondo priva d'importanza. La prima cosa per, la pi essenziale in ogni faccenda terrena, il luogo e l'ora. TERZO SERVITORE Non dare retta a costui, Natanaele. Perfino il padrone deve fare a suo modo. SENI (conta le seggiole) Undici! Numero infausto. Mettete dodici sedie: dodici segni ha lo zodiaco, cinque e sette, i numeri sacri, compongono il dodici. SECONDO SERVITORE Che avete contro l'undici? Ditemelo un po'! SENI L'undici il peccato. L'undici oltrepassa i dieci comandamenti. SECONDO SERVITORE Ah! E perch mai chiamate il cinque un numero sacro? SENI Il cinque l'anima umana. Cos come l'uomo commisto di bene e di male, il cinque il primo numero composto di pari e dispari.

PRIMO SERVITORE Che matto! TERZO SERVITORE Eh, lascialo stare! Lo ascolto volentieri perch, in fondo, qualche senso lo trovo nelle sue parole. SECONDO SERVITORE Via! Vengono! Via dalla porta laterale! Escono in fretta. Seni li segue lentamente. Scena II Wallenstein. Duchessa. WALLENSTEIN Ebbene, duchessa? passata da Vienna, si presentata alla regina d'Ungheria? DUCHESSA Anche all'imperatrice. Da entrambe le maest siamo state ammesse al baciamano. WALLENSTEIN Quale impressione ha prodotto che consorte e figlia abbia chiamato al campo in pieno inverno? DUCHESSA Ho seguito le Sue istruzioni, ho detto della decisione da Lei presa per nostra figlia e del Suo desiderio di mostrare la sposa, prima della campagna, al futuro consorte. WALLENSTEIN Si sospettato chi fosse il prescelto? DUCHESSA Fu espresso il desiderio che non fosse n uno straniero n un signore luterano. WALLENSTEIN E qual il Suo desiderio, Elisabetta? DUCHESSA Come sa, il Suo volere stato sempre il mio. WALLENSTEIN (dopo una pausa) Ebbene - e per il resto com' stata l'accoglienza a Corte? (La duchessa abbassa gli occhi e tace) Nulla mi nasconda... com' andata? DUCHESSA Oh, mio consorte... tutto non pi come una volta... c' stato un mutamento.

WALLENSTEIN Come? mancato l'antico rispetto? DUCHESSA Non il rispetto. Degna e piena di cortesia stata l'accoglienza... ma al posto della benigna, confidenziale affabilit s'era sostituita l'etichetta solenne. Ahim! anche il delicato riguardo dimostratoci, commiserazione pi che favore rivelava. No! la principessa consorte del duca Albrecht, la nobile figlia del conte Harrach non doveva essere accolta cos... non in tal modo. WALLENSTEIN Si criticata certo la mia recente condotta! DUCHESSA Magari l'avessero fatto! Da gran tempo sono avvezza a discolparla, ad acquetare gli animi indignati... no, nessuno l'ha criticata - tutti si sono chiusi in un silenzio solenne e pesante. Ahim, qui non si tratta di un comune malinteso, d'una passeggera suscettibilit accaduto qualcosa di atroce, d'irrimediabile... La regina d'Ungheria di solito usava chiamarmi cara zia, usava abbracciarmi nel congedo. WALLENSTEIN E adesso non l'ha fatto? DUCHESSA (asciugandosi le lacrime, dopo una pausa) Mi ha abbracciata, per soltanto dopo il mio congedo; gi quando alla porta mi dirigevo, venne alla mia volta, in fretta, come per un ripensamento, e mi ha stretta al suo petto, pi con atto dolente che per un affettuoso impulso. WALLENSTEIN (le prende la mano) Si calmi, su! - Com' andata con Eggenberg, con Lichtenstein e con tutti gli altri amici? DUCHESSA (scuotendo il capo) Non ho visto nessuno. WALLENSTEIN E lo spagnolo conte Ambassador, che di solito con espressioni calde soleva pronunziarsi sul mio conto? DUCHESSA Non una parola ebbe per Lei. WALLENSTEIN Questi astri sono dunque spenti per noi. D'ora in poi bisogner sia il nostro fuoco a illuminarci.

DUCHESSA E sarebbe? Diletto duca, dunque vero quello che a Corte si sussurra e nel paese ad alta voce si dice - quello che il padre Lamormain con qualche accenno... WALLENSTEIN (rapidamente) Lamormain! Che dice? DUCHESSA Osa accusare Lei di temerario abuso della concessa autorit, di sacrilego disprezzo degli ordini imperiali. Gli Spagnoli, l'orgoglioso duca di Baviera si levano ad accusarLa - una bufera si addensa sopra di Lei, ancor pi minacciosa di quella che L'ha sconfitto a Ratisbona. Si parla, dice... ah, non posso dirlo. WALLENSTEIN (ansioso) Ebbene? DUCHESSA Di una seconda... S'interrompe. WALLENSTEIN ...seconda? DUCHESSA ...pi vergognosa... destituzione. WALLENSTEIN Se ne parla? (Va su e gi per la stanza, agitatissimo) Oh, mi costringono, mi spingono a forza, contro il mio volere. DUCHESSA (si stringe a lui, supplichevole) Oh, siamo ancora in tempo, mio consorte... se con sottomissione e arrendevolezza questo si pu evitare... - La prego, ceda cerchi di vincere il Suo animo fiero; il Suo signore e sovrano a farLa cedere. Oh! non tolleri pi a lungo che l'ipocrita malvagit possa macchiare le Sue buone intenzioni col veleno di calunnie odiose. A svergognare vittorioso i detrattori, i mentitori insorga con la forza della verit. Abbiamo cos pochi buoni amici. Lei lo sa! La nostra rapida fortuna ci ha dato in bala dell'odio umano... Che cosa siamo se il favore imperiale si volge via da noi! Scena III

La contessa Terzky, che conduce per mano la principessa Thekla.Detti. CONTESSA Come, sorella? Gi si parla di affari, e a quanto vedo, non piacevoli, prima ch'egli s'allieti della vista di sua figlia? Il primo istante appartiene alla gioia. Qua, pap Friedland! eccoti tua figlia! Thekla gli s'accosta timidamente, facendo atto di curvarsi sulla sua mano; egli l'accoglie fra le braccia e resta per un po' assorto a contemplarla. WALLENSTEIN Eh s! bella risorta in me la speranza. L'accolgo in pegno di maggior fortuna. DUCHESSA Una bambina tenera era ancora quando Lei partito a formare l'esercito imperiale. Dopo, quando tornato dalla campagna militare di Pomerania, la figlia era gi in collegio, dov' rimasta finora. WALLENSTEIN Mentre qui al campo per la sua grandezza lavoravamo, per conquistarle i beni maggiori del mondo, Madre Natura ha fatto la sua parte tra silenziose mura conventuali, procurando alla cara bambina i doni del cielo liberalmente, e la rimanda adesso alla sua splendida sorte e alla mia speranza, adorna d'ogni belt. DUCHESSA (alla principessa) Tuo padre non l'avresti riconosciuto, vero, bambina mia? Avevi appena otto anni quando il viso suo vedesti per l'ultima volta. THEKLA S, invece, madre, a prima vista... Mio padre non invecchiato. La sua immagine, cos come dentro me viveva, sta ora innanzi agli occhi miei, fiorente. WALLENSTEIN (alla duchessa) Che dolce bambina! Quanta finezza nell'osservazione e quanto senno! Vedi, ero in collera con la sorte che un figlio mi aveva negato, il quale potesse ereditare il mio nome e la fortuna, e trapiantare in una superba discendenza di prncipi la mia fragile esistenza. Facevo torto alla sorte. Qui, su questo fiorente capo verginale la corona porr della mia vita di soldato, n perduta vorr considerarla se un giorno, tramutata in gioiello regale, potr intrecciarla intorno a questa fronte. La tiene stretta affettuosamente fra le braccia, mentre entra Max Piccolomini. Scena IV

Max Piccolomini, e poi subito il conte Terzky. Detti. CONTESSA Ed ecco il paladino che ci ha protetto. WALLENSTEIN Sii benvenuto, Max. Tu sei stato sempre apportatore d'una gioia, e al pari della fausta stella del mattino fai sorgere per me il sole della vita. MAX Mio generale! WALLENSTEIN Finora stato l'imperatore, a ricompensarti per mano mia. Ma oggi hai vincolato a te la gioia d'un padre, e questo debito deve rimunerarlo Friedland in persona. MAX Mio principe! Ti sei affrettato molto a scaricartene. Vengo da te mortificato, anzi addolorato: poich appena giunto, appena affidate madre e figlia alle tue braccia, ecco mi viene consegnato dalla tua scuderia, riccamente corredato un magnifico tiro da caccia, a compensarmi della mia fatica. S, s, a ricompensarmi. stata soltanto una fatica? Non un favore, come avevo creduto troppo in fretta, e qui me ne venivo per ringraziarti di tutto cuore - no, proprio non credevo che il compito rappresentasse la mia pi bella fortuna! Entra Terzky e consegna al duca alcune lettere, che questi apre rapidamente. CONTESSA (a Max) Egli compensa la Sua fatica? Ricambia la propria gioia. A Lei si addice un tal pensiero delicato, a mio cognato invece mostrarsi sempre grande e principesco. THEKLA Io pure, allora, dovrei dubitare del suo amore: le sue generose mani mi hanno sempre ricoperta di doni, infatti, prima che il paterno suo cuore mi parlasse. MAX S, egli deve sempre donare e far felici! (Afferra la mano della duchessa, poi con calore crescente ) Che cosa non gli debbo! Oh, che cosa non esprimo insieme a questo diletto nome, Friedland! Per tutta la vita sar prigioniero di questo nome in esso deve fiorire ogni felicit,

ogni bella speranza per me - saldamente, come un anello magico, la sorte mi tiene legato a questo nome. CONTESSA (che nel frattempo ha osservato attentamente il duca, nota che si fatto pensieroso durante la lettura delle lettere) Il fratello ha bisogno di restar solo. Andiamocene via. WALLENSTEIN (si volge rapidamente, si domina e dice con volto sereno alla duchessa ) Ancora una volta, principessa, al campo il benvenuto Le do! Ella la padrona, in questa Corte. Tu, Max, ancora manterrai il tuo vecchio ufficio, mentre noi qui ci occuperemo degli affari del sovrano. Max Piccolomini offre il braccio alla duchessa, la contessa conduce via la principessa. TERZKY (gli grida dietro) Non dimenticate di partecipare alla riunione! Scena V Wallenstein. Terzky. WALLENSTEIN (piuttosto pensieroso, tra s) Ha visto giusto, lei... proprio cos, e collima perfettamente con le altre informazioni: hanno preso la decisione definitiva a Vienna, e mi hanno gi dato il successore. il re d'Ungheria, Ferdinando, il figliolino dell'imperatore, ch' per loro adesso il messia, l'astro nascente! Noi ci considerano ormai liquidati, e come un estinto abbiamo gi l'erede! Non si perda quindi altro tempo! (Volgendosi, scorge Terzky e gli porge una lettera) Il conte Altringer scusa la propria assenza, anche Gallas - la cosa non mi garba! TERZKY E se ancora temporeggi, l'uno dopo l'altro romperanno i rapporti. WALLENSTEIN Quell'Altringer tiene i valichi del Tirolo: devo inviargli un messo perch impedisca l'ingresso da Milano agli Spagnoli. Be'! Il Sesina, quel vecchio intrigante, s' rivisto di nuovo recentemente: che notizie porta del conte Thurn? TERZKY Il conte ti comunica d'essere andato a trovare il cancelliere svedese ad Halberstadt, dove c' il congresso: lui per dice d'essere stufo

n vuole aver pi nulla a che fare con te. WALLENSTEIN Come sarebbe? TERZKY Dice che tu non fai pi sul serio, e prendi soltanto in giro gli Svedesi, con l'intenzione di allearti coi Sassoni contro di loro, e di volerli liquidare poi con una manciata di denaro. WALLENSTEIN Ah s! e ritiene magari che come bottino io debba ceder loro una bella contrada tedesca, s che noi finiremo poi col non esser pi padroni in casa nostra? Devono andarsene via, via! Vicini di tal fatta non ci servono. TERZKY Concedi loro dunque quel pezzetto di terra, non poi roba tua! Che t'importa chi che paga, se avrai partita vinta? WALLENSTEIN Via, se ne vadano... tu non capisci queste cose. Non si dir di me che la Germania io abbia spezzettata, venduta allo straniero per prendere proditoriamente la mia parte. L'impero deve onorarmi come protettore; voglio mostrare la mia qualit di principe tedesco per potermi degnamente assidere in mezzo ai prncipi imperiali. Per mezzo mio nessuna potenza straniera nell'impero prender radice, men che mai codesti Goti, questi morti di fame che guardano con occhio cupido d'invidia e di rapina alle nostre terre benedette. Devono secondarmi soltanto nei progetti, senza pretendere nessun tornaconto. TERZKY Ma coi Sassoni tu intendi comportarti pi lealmente? Stanno perdendo la pazienza per tutti i tuoi raggiri... che significano tutte queste finte? parla! - Gli amici dubitano, li rendi confusi... Oxenstierna, Arnheim, nessuno sa che cosa pensare delle tue esitazioni. Alla fine, sar io il mentitore: tutto passa per le mie mani. Non posseggo nemmeno uno scritto di tuo pugno. WALLENSTEIN Tu sai che io non do ordini scritti. TERZKY Ma come si potr riconoscere che fai sul serio, se alla parola non segue l'azione? Confessa tu stesso che ogni contrattazione col nemico avrebbe potuto

avvenire anche se tu avessi voluto soltanto raggirarlo. WALLENSTEIN (dopo una pausa, guardandolo fissamente) E chi ti dice ch'io non voglia davvero raggirarlo? Che io non prenda in giro voi tutti? Mi conosci dunque tanto bene? Non mi sembra proprio d'averti mai svelato il mio pensiero pi intimo... l'imperatore, s, vero, mi ha trattato assai male! Se volessi, potrei ricambiare con azioni tremende. Mi fa piacere riconoscere la mia potenza: se mai davvero l'adoprer, di questo, credo, tu non ne sai pi di ogni altra persona! TERZKY Cos hai fatto sempre il tuo gioco con noi! Scena VI Illo. Detti. WALLENSTEIN Come vanno le cose fuori? Sono pronti? ILLO Li troverai nello stato d'animo desiderato. Sanno delle pretese imperiali e son furiosi. WALLENSTEIN Come si comporta Isolani? ILLO Anima e corpo egli dalla tua, da quando gli hai ridato banco al faraone. WALLENSTEIN Come reagisce Collalto? Sei sicuro di Deodati e di Tiefenbach? ILLO Ci che fa Piccolomini, faranno anche loro. WALLENSTEIN Sicch tu credi ch'io possa arrischiare qualcosa con loro? ILLO Se sei ben sicuro dei Piccolomini. WALLENSTEIN Come di me stesso. Costoro non mi abbandoneranno mai. TERZKY Ma vorrei che d'Ottavio, di quella volpe, non ti fidassi troppo.

WALLENSTEIN Insegnami tu a conoscere la mia gente! Per sedici volte sono stato in battaglia col vecchio. - Inoltre - ho tirato il suo oroscopo, entrambi siamo nati sotto la stessa costellazione - a farla breve... (con aria di mistero) insomma, le cose stanno come stanno. Se tu dunque mi sei garante per gli altri... ILLO Tutti non hanno che una sola voce: che tu non debba lasciare il comando. Ti manderanno, sento, una deputazione. WALLENSTEIN Se devo impegnarmi in loro favore, anch'essi devono impegnarsi con me. ILLO S'intende. WALLENSTEIN Devono darmi un giuramento, scritto, di consacrarsi al mio servizio, senza condizioni. ILLO E perch no? TERZKY Senza condizioni? Il servizio all'imperatore, gli obblighi verso l'Austria una riserva costituiranno sempre. WALLENSTEIN (scuotendo il capo) Senza condizioni a me devono darsi. Nessuna riserva! ILLO Mi viene un'idea... il conte Terzky stasera non ci offre forse un banchetto? TERZKY S certo, e sono invitati tutti i generali. ILLO (a Wallenstein) Di' un po'! Vuoi lasciarmi carta bianca? Ti procuro l'impegno dei generali, cos come desideri. WALLENSTEIN Di loro pugno lo voglio. Quanto al modo di arrivarci, affare tuo. ILLO E se te lo procurer, nero su bianco, in modo che tutti i capi qui presenti

si rimettano ciecamente a te... farai sul serio, finalmente, a tentare la fortuna buttandoti nell'azione coraggiosa? WALLENSTEIN Procurami lo scritto! ILLO Rifletti a quello che fai! Il desiderio imperiale tu non puoi esaudire - l'esercito non puoi lasciare indebolire - n consegnare i reggimenti agli Spagnoli, se non vuoi per sempre cedere dalle tue mani il potere. E rifletti anche a questo! Tu non puoi prendere in giro gli ordini severi imperiali, non puoi pi ricorrere a sotterfugi, temporeggiare, senza romperla ufficialmente con la Corte. Deciditi! Vuoi prevenirla con un'azione risoluta? O vuoi, ancora esitando, giungere agli estremi? WALLENSTEIN Giusta l'esitazione prima dell'estrema decisione! ILLO Oh, cogli l'attimo prima che sfugga! cos raro nella vita il momento veramente importante, veramente grande. Quando s'impone una decisione, molte cose devono concorrere e felicemente coincidere... e isolate soltanto, disperse si rivelano le fila della fortuna, le occasioni, che poi raggruppate in un unico nucleo vitale rappresentano insieme l'ovaia feconda. Vedi! come l'attimo decisivo, il momento fatale si addensa intorno a te! I capi dell'esercito, i migliori e pi eccellenti, intorno a te radunati, al condottiero regale, solo il tuo cenno attendono... Non lasciare che si disperdano ancora una volta! Unanimi cos, durante tutto il corso della guerra non potrai pi radunarli. l'alta marea a sollevare dalla spiaggia la pesante nave - e pi animoso ciascuno diventer nella grande corrente della massa. Ora li tieni, ancora li tieni! Presto la guerra li disperder qua e l... nelle piccole cure personali e nei privati interessi l'anima collettiva si dissolve. Chi oggi, trascinato dalla corrente, si obla, a ritrovarsi solo perder slancio, si sentir impotente, e cercher con voltafaccia rapido di rientrare nella vecchia, fida strada maestra del dovere quotidiano, per riparare illeso sotto il tetto. WALLENSTEIN Non ancora venuta l'ora. TERZKY Cos dici

tu sempre. Ma quando verr quest'ora? WALLENSTEIN Quando io lo dir. ILLO Oh, tu aspetterai l'ora, degli astri, finch quella terrena ti sfuggir! Credi a me, dentro il tuo petto sono gli astri della tua sorte. La tua Venere si chiama fiducia in te stesso, decisione! L'unico astro malefico, che ti danneggia, il dubbio. WALLENSTEIN Tu parli seguendo gl'intendimenti tuoi. Quante e quante volte te l'ho spiegato! Alla tua nascita Giove, il dio lucente, era in declino; il tuo sguardo non pu penetrare questi misteri. Soltanto nella terra ti dato frugare oscuramente, alla cieca, come l'astro ctonio, che con livido, plumbeo raggio ha illuminato la tua nascita. Le cose terrene, ordinarie puoi discernere, collegando con senno i fatti alle cause: da questo lato in te ho fiducia e ti credo. Ma ci che s'intesse e si forma nei profondi meandri della Natura, con significati arcani, la scala degli spiriti che da questo mondo di polvere ascende fino al mondo degli astri, con mille scalini su cui le potenze celesti operando salgono e discendono i cerchi concentrici che si stringono sempre pi fitti intorno al sole centrale queste cose son viste soltanto dall'occhio smagato dei sereni, illuminati figli di Giove. (Dopo aver fatto un giro nella sala, s'arresta e prosegue) Gli astri celesti non sono la causa soltanto del giorno e della notte, della primavera e dell'estate - non segnano soltanto all'agricoltore i tempi della semina e del raccolto. Anche l'azione umana una semina di fatalit, sparsa nel mondo oscuro dell'avvenire, assegnata con fiducia alle potenze della sorte. necessario allora indagare il tempo della semina, cogliere il momento astrale esatto, le case del cielo attentamente scrutare, se per avventura nei loro angoli non si celi pronto a recare danno l'avversario di ogni crescita e di ogni raccolto. Lasciatemi tempo dunque. Fate voi la vostra parte. Ancora non posso dire quello che far. Ma comunque, non ceder. Io certo no! E nemmeno mi destituiranno - Siatene sicuri. CAMERIERE (entra) I signori generali. WALLENSTEIN

Falli passare. TERZKY Vuoi che tutti i comandanti siano presenti? WALLENSTEIN Non c' bisogno. Vengano i due Piccolomini, Maradas, Buttler, Forgatsch, Deodati, Carafa, Isolani. Terzky esce col cameriere. WALLENSTEIN (a Illo) Hai fatto sorvegliare Questenberg? Non ha parlato con qualcuno in segreto? ILLO L'ho sorvegliato rigorosamente. Non stato con altri se non con Ottavio. Scena VII Detti. Entrano Questenberg, i due Piccolomini, Buttler, Isolani, Maradas e altri tre generali. A un cenno del generalissimo, Questenberg prende posto di fronte a lui, gli altri lo seguono secondo il rango. Regna un attimo di silenzio. WALLENSTEIN Ho appreso il contenuto della Sua missione, Questenberg, e l'ho ben ponderato; ho anche preso la mia risoluzione, ormai irrevocabile. Tuttavia conviene che dalla Sua bocca i comandanti ascoltino la volont imperiale si compiaccia dunque di voler esporre il Suo mandato a questi nobili capi. QUESTENBERG Sono pronto, prego per voler considerare che per mia bocca non gi arbitrio personale parla, bens l'autorit e la dignit imperiali. WALLENSTEIN Risparmi l'esordio. QUESTENBERG Allorquando Sua Maest l'imperatore alle sue prodi armate ha donato un capo famoso ed esperto nella persona del duca di Friedland, ci avvenne con lieta fiducia che le fortune della guerra ad un esito rapido e favorevole volgessero. Infatti l'inizio corrispose in pieno ai suoi desideri: la Boemia venne sgomberata dai Sassoni, arginata la vittoriosa marcia degli Svedesi questi paesi ripresero respiro quando il duca di Friedland fece convergere le armate nemiche disperse da tutte le sponde germaniche, ingiunse di radunarsi al conte renano, a Bernardo, a Banner, a Oxenstierna, e perfino a quell'invitto re svedese, per decidere infine di fronte a Norimberga

la grande e sanguinosa guerra. WALLENSTEIN Ai fatti, prego! QUESTENBERG Un nuovo spirito subito annunciava il nuovo condottiero. Non pi cieco furore infieriva contro furore cieco, ma in ben diversa lotta la saldezza si vedeva contrapporsi all'audacia, e arte sapiente sfiancare il valore. Invano viene adescato alla battaglia, egli scava invece trincee sempre pi stabili e profonde, come per costruire una dimora perenne! Disperato, il re decide alla fine l'assalto, e al macello trascina quei suoi popoli che l'infuriare di fame e di peste uccide lentamente nel campo gremito di cadaveri. L'instancabile vorrebbe d'assalto aprirsi un varco attraverso le barriere del campo, dietro cui sta in agguato la morte per mille bocche; ma lo sorprendono un attacco e una resistenza quali mai pi felici vide occhio umano. Dilaniato infine il re riconduce il suo popolo alle tende, e non un palmo di terra gli valse l'orrendo sacrificio di uomini. WALLENSTEIN Ci risparmi il gazzettino di eventi da noi stessi vissuti con orrore. QUESTENBERG L'accusa fa parte del mio compito e della mia missione; il mio cuore a indugiare volentieri nella lode. Al campo di Norimberga il re svedese perdette la fama - nei pianori di Ltzen la vita. Ma quale non fu lo stupore, dopo tale giorno glorioso, quando il duca di Friedland come un vinto se ne fugg in Boemia, e scomparve dal teatro della guerra, mentre il giovane eroe di Weimar in Franconia irrefrenabilmente penetrava, facendosi strada con furia fino al Danubio e presentandosi a un tratto davanti a Ratisbona, a terrore di tutti i buoni cattolici. Il principe bavarese benemerito, allora, pronto aiuto in tal frangente invocava - e l'imperatore ben sette cavalieri sped al duca pregando e supplicando, invece di comandare da sovrano. Invano! Il duca in quell'istante ascolta soltanto l'odio e il rancore antichi, sacrifica il bene comune per saziare la sete di vendetta contro un vecchio nemico. E Ratisbona cade! WALLENSTEIN Di quale epoca, Max, si sta parlando? Non ho davvero pi memoria. MAX Allude a quando ci trovavamo in Slesia.

WALLENSTEIN Ah s, gi gi! Ma che cosa avevamo da fare l? MAX Cacciarne gli Svedesi e i Sassoni. WALLENSTEIN Proprio cos! A motivo di questa bella descrizione, dimentico tutta la guerra... (a Questenberg) Continui, continui pure! QUESTENBERG Sul fiume Oder fu riguadagnato forse quanto sul Danubio era stato vergognosamente perduto. Fatti sbalorditivi si sperava di vedere su questo teatro di guerra, dove Friedland in persona, il gran rivale di Gustavo, scese in campo, trovandosi di fronte... un Thurn e un Arnheim. E davvero si riusc a stabilire un discreto contatto, ma per scambiarsi reciproche, festose premure d'ospitalit, da amici. La Germania intera gemeva sotto il peso della guerra, ma al campo di Wallenstein regnava la pace. WALLENSTEIN Spesso avvengono scontri sanguinosi senza ragione, soltanto perch un giovane generale necessita d'una vittoria. Privilegio del condottiero esperto non avere bisogno di battaglie per mostrare al mondo di saper vincere. A me poco avrebbe servito dar prova della mia fortuna contro un Arnheim; molto invece giovava alla Germania la mia moderazione, qualora mi fosse riuscito di sciogliere la tanto funesta alleanza tra Sassoni e Svedesi. QUESTENBERG Ma non Le riusc, e ricominci pertanto di bel nuovo il cruento gioco bellico. Qui finalmente il principe fece onore alla sua antica fama. Sui campi di Steinau l'esercito svedese depose le armi, vinto senza colpo ferire e qui, tra gli altri, la giustizia celeste fece cadere nelle mani del vindice l'antico istigatore di rivolte, la maledetta fiaccola di questa guerra, Matthias Thurn. - Ma in generose mani era caduto: anzich castigo trov ricompensa, e di ricchi doni carico, il principe rilasci in libert il nemico capitale del suo imperatore. WALLENSTEIN (ridendo) Lo so, lo so - a Vienna avevano gi preso in fitto in precedenza finestre, balconi, per vederlo sul carro dei condannati

a morte - quand'anche avessi perduto la battaglia vergognosamente, i viennesi non mi perdonano per di averli privati di uno spettacolo. QUESTENBERG La Slesia era liberata e tutto ormai spingeva il duca nella tanto provata Baviera. In effetti egli si mette in marcia placidamente attraversa la Boemia per la via pi lunga: ma prima ancora di vedere il nemico, fa un voltafaccia rapido, occupa il quartiere invernale, opprime paesi imperiali con l'imperiale esercito. WALLENSTEIN L'esercito faceva piet, il necessario mancava e ogni conforto... s'avanzava l'inverno. Che cosa pensa delle sue truppe Sua Maest? Non siamo forse esseri umani? Non siamo forse umanamente soggetti a freddo, umido, a ogni comune necessit? Esecrabile destino del soldato! Ovunque arriva, lo si fugge - da dove parte maledetto! Tutto da s deve prendere; nulla gli viene dato, e costretto a predare fa orrore a tutti. Qui ci sono i miei generali. Carafa! il conte Deodati! Buttler! ditegli voi, da quanto tempo manca la paga ai soldati? BUTTLER Gi da un anno. WALLENSTEIN Eppure il soldo suo deve ricevere: per questo si chiama soldato! QUESTENBERG Quale mutamento da quanto il duca di Friedland andava dicendo otto, nove anni or sono! WALLENSTEIN S, mia la colpa, lo so bene, io stesso ho viziato cos l'imperatore. Ecco! nove anni or sono, durante la guerra danese, gli ho messo insieme una potente armata di quaranta o cinquantamila soldati, che di tasca sua non gli costata nemmeno un centesimo - attraverso le province di Sassonia passata la furia bellica, portando fino agli stretti del Belt gli orrori del suo nome. Che tempi erano quelli ancora! In tutto l'impero nessun nome era pi onorato, celebrato del mio, e Albrecht Wallenstein, cos era chiamata la terza gemma della sua corona! Ma alla dieta di Ratisbona si incrinata! L chiaramente si visto a spese di chi avessi amministrato. E quale stato allora il ringraziamento per me, servo fedele dei prncipi, d'essermi

addossata la maledizione delle genti questa guerra che ha reso grande lui facendola pagare ai prncipi? Quale? Sono stato sacrificato alle loro lamentele - sono stato destituito. QUESTENBERG Vostra Grazia sa come in quella Dieta sciagurata il sovrano fosse privo di ogni libert. WALLENSTEIN Morte e dannazione! Avevo ben io ci che poteva dargli la libert. - Nossignore! Da quando mi ha procurato tanto danno servire il trono, a spese dell'impero, ho imparato a pensare ben altrimenti dell'impero. Dal sovrano certo mi viene questo bastone di comando, ma oggi lo adopero in qualit di condottiero dell'impero, per il bene di tutti, per la salvezza comune, e non pi per l'incremento di uno solo! - Ma veniamo ai fatti. Che cosa si desidera da me? QUESTENBERG Per prima cosa, Sua Maest vuole che l'esercito sgomberi senza indugio la Boemia. WALLENSTEIN In questa stagione? E dove dovremo dirigerci? QUESTENBERG L dov' il nemico. Sua Maest vuole infatti che prima della Pasqua Ratisbona sia ripulita dal nemico, che nel suo duomo non echeggino pi a lungo prediche luterane - che l'orrore dell'eresia non contamini la pura solennit della festa. WALLENSTEIN possibile questo, miei generali? ILLO impossibile. BUTTLER Non pu avvenire. QUESTENBERG Il sovrano ha inviato gi al colonnello Suys l'ordine di marciare verso la Baviera. WALLENSTEIN E Suys che ha fatto? QUESTENBERG Il suo dovere. Si messo in marcia. WALLENSTEIN

Si messo in marcia! E io, suo capo, gli ho dato ordine, espressamente, di non muoversi dal posto! A questo punto sono arrivate le cose riguardo al mio comando? questa l'obbedienza che mi si deve, senza cui impensabile disciplina di guerra? Voi, miei generali, siate giudici! Che cosa merita l'ufficiale che, dimentico del giuramento, disobbedisce agli ordini? ILLO La morte! WALLENSTEIN (poich gli altri tacciono, dubbiosi, con voce pi alta) Conte Piccolomini, che cosa ha meritato? MAX (dopo una lunga pausa) Secondo la parola della legge - la morte! ISOLANI La morte! BUTTLER La morte, secondo il codice militare! Questenberg si alza. Wallenstein lo segue, tutti si alzano. WALLENSTEIN Cos lo condanna la legge, non io! E se gli faccio grazia, ci avverr per doveroso rispetto al mio sovrano. QUESTENBERG Se in tal modo stanno le cose, io qui non ho pi nulla da dire. WALLENSTEIN Soltanto a condizioni ho assunto questo comando: e la prima stata subito che nessuno al mondo, nemmeno lo stesso imperatore, potesse criticare il mio modo d'agire nei confronti dell'esercito. Se per l'esito io, col mio onore e la mia testa, devo esser garante, mi necessaria piena e assoluta autorit. Che cosa aveva reso quel Gustavo irresistibile, invitto? Questo fatto: ch'egli era re del suo esercito! Ma un re, uno che lo sia veramente, non mai stato vinto, se non da un suo pari - per ai fatti: il meglio deve ancora venire. QUESTENBERG Il Cardinale Infante in primavera lascer Milano, e guider un'armata spagnola verso le Fiandre attraverso la Germania. Perch in sicurezza possa fare la sua strada, il monarca desidera che lo accompagnino otto reggimenti a cavallo di questo esercito.

WALLENSTEIN Vedo, vedo - otto reggimenti Bene! Ben calcolato, padre Lamormain! Se l'idea non fosse cos maledettamente astuta, si sarebbe tentati di chiamarla idiota. Ottomila cavalli! S, s! esatto, vedo dove si vuole arrivare. QUESTENBERG Non c' nessun secondo fine da scorgere. Il senno lo consiglia, lo impone la necessit. WALLENSTEIN Come, caro signor ambasciatore? Non devo accorgermi che si stanchi di vedere in mano mia il potere, l'impugnatura della spada? Che si afferra avidamente un tal pretesto, adoperando il nome spagnolo a copertura, per ridurre la mia gente, per introdurre una nuova potenza nell'impero, che a me non sia soggetta? Per buttarmi in un canto, troppo potente sono ancora per voi. Il mio contratto esige che tutti gli eserciti imperiali obbediscano a me, fin dove risuona la lingua tedesca. Di truppe spagnole e d'Infanti, tuttavia, che in qualit di ospiti attraversino l'impero, nulla sta scritto nel contratto. E allora si tenta tacitamente d'aggirarlo, si cerca prima di rendermi pi debole, poi superfluo, finch sia possibile liquidarmi facilmente. Perch queste tortuosit, signor ministro? Chiaro e tondo! Al sovrano pesa il patto con me. Preferirebbe che io me ne andassi. Voglio, signore, accontentarlo: questo era gi deciso prima della Sua venuta. (Avviene tra i generali un movimento d'agitazione, che va crescendo ) Mi dispiace per i miei colonnelli, non so ancora come riusciranno a riavere le somme anticipate, il ben meritato stipendio. Un nuovo comando introduce uomini nuovi e i meriti passati invecchiano presto. Nell'esercito prestano servizio molti stranieri, e se l'individuo si dimostrava valoroso e solerte, io non solevo chiedergli conto dell'albero genealogico n del suo catechismo. Anche questo in avvenire muter. Ebbene - tutto ci non mi riguarda pi. Si siede. MAX Dio ci assista che a tanto non si arrivi! - Tutto l'esercito si sollever in fermento terribile... si abusa del sovrano, non pu essere. ISOLANI Non pu essere, tutto andrebbe in frantumi.

WALLENSTEIN Cos sar, mio fedele Isolani. In frantumi tutto andr quello che costruimmo con pazienza. Ciononostante sar trovato un condottiero, e anche un esercito correr sotto le insegne del sovrano, quando il tamburo ruller. MAX (si d da fare, andando appassionatamente dall'uno all'altro, per calmarli) Ascoltami, mio generale! Ascoltatemi, colonnelli! Ti supplico, principe! Non decidere nulla finch noi non abbiamo tenuto consiglio, presentandoti le nostre conclusioni. Venite, amici miei. Spero che tutto si possa ancora accomodare! TERZKY Venite, venite! in anticamera troveremo gli altri! Escono. BUTTLER (a Questenberg) Se vuole dare ascolto a un buon consiglio, eviti, in questi gravi momenti, di mostrarsi in pubblico: temo che nemmeno la chiave d'oro potrebbe proteggerLa da oltraggi. Rumorosa agitazione fuori scena. WALLENSTEIN Buono il consiglio - Ottavio, tu mi sarai garante dell'incolumit del nostro ospite. Si stia bene, signor von Questenberg! (Questi accenna a parlare) Nulla, nulla di quest'odioso argomento! Lei ha fatto il Suo dovere. So distinguere l'uomo dal proprio ufficio. Mentre Questenberg fa per uscire con Ottavio, entrano impetuosamente Gtz, Tiefenbach, Collalto, cui seguono ancora parecchi altri comandanti. GTZ Dov' colui che vuole che il nostro generale... TIEFENBACH (contemporaneamente) Che ci tocca udire, tu ci vuoi... COLLALTO Vogliamo vivere e morire con te. WALLENSTEIN Il feldmaresciallo, qui, conosce i miei voleri. Esce. ATTO III

Una stanza.

Scena I Illo e Terzky. TERZKY E ora ditemi! Come pensate di risolvere la cosa coi colonnelli stasera al banchetto? ILLO Fate attenzione! Appresteremo una formula per cui c'impegnamo tutti quanti col duca di appartenergli anima e corpo, senza risparmio, fino all'ultimo sangue: per, senza pregiudicare gli obblighi contratti per giuramento col sovrano. Badate bene! di questi parleremo in una clausola speciale espressamente, e salviamo la coscienza. E adesso udite! Lo scritto cos concepito verr mostrato loro prima del pranzo, nessuno trover da ridire. - Ascoltate ora il seguito! Dopo pranzo, quando gli umori torbidi del vino aprono gli animi e chiudono gli occhi, si far circolare per la firma un foglio sostituito, in cui la clausola non ci sar. TERZKY Come? Pensate ch'essi si sentiranno legati da un giuramento estorto con inganno attraverso un giochetto di prestigio? ILLO Imprigionati comunque li avremo... lasciate poi che gridino all'inganno quanto vogliono. A Corte si creder alla loro firma certo di pi che alle loro proteste. Una volta traditori, dovranno esserlo davvero e fare di necessit virt. TERZKY Be', io sono d'accordo in tutto, purch qualcosa avvenga e che ci muoviamo da questo stato d'inerzia. ILLO E poi - non importa poi molto quello che otteniamo dai generali: basta che riusciamo a persuadere il duca che sono suoi... allora soltanto far sul serio, e li avr tutti, e dietro se li trasciner. TERZKY A volte con lui davvero non mi ritrovo. Porge orecchio al nemico, mi fa scrivere a Thurn, ad Arnheim, si esprime con violenta sincerit contro quel Sesina, parla per ore con noi dei suoi progetti, e quando son convinto di capirlo... via, ecco che sfugge a un tratto, e sembra che di nulla gl'importi se non del suo posto.

ILLO Abbandonare i suoi progetti antichi, lui! Vi dico che nella veglia e nel sonno di null'altro egli si occupa, che giorno per giorno interroga i pianeti... TERZKY Eh gi, sapete che la prossima notte si chiuder col dottore nella torre astrologica, per scrutare il firmamento? Sembra infatti che sia una notte importante, a quanto sento, e che in cielo si verifichi qualcosa di grande, atteso da tempo. ILLO Accadesse almeno quaggi! I generali sono pieni di zelo adesso, e si lasceranno indurre a tutto, pur di non perdere il capo. Vedete! Avremo cos in mano l'occasione d'una lega compatta contro la Corte; innocente peraltro il motivo giacch non vogliamo che mantenerlo al comando. Ma, sapete, nell'ardore dell'impresa presto il movente sfuma dalla vista. Io penso di riuscire a combinare che li trovi disposti... che li debba credere disposti ad ogni rischio. L'occasione deve sedurlo. Quando poi il grande passo fatto, che a Vienna non gli perdoneranno, allora la forza degli eventi lo condurr sempre pi avanti; la scelta che gli riesce difficile: quando lo incalzi la necessit, gli torner il vigore, la lucidit. TERZKY E proprio questo ci che il nemico attende, per unire il suo esercito al nostro. ILLO Venite! Dobbiamo far progredire l'opera in questi giorni, pi che non sia avvenuto per anni - E state attento, quando le cose felicemente andranno quaggi, pure gli astri idonei appariranno! Venite dai colonnelli! Il ferro occorre batterlo finch' caldo. TERZKY Andateci voi, Illo. Devo aspettare qui la contessa Terzky. Sapete che anche noi non stiamo in ozio se un colpo fallisce, ve n' gi pronto un altro. ILLO S, vostra moglie sorrideva maliziosamente. Che c' fra voi? TERZKY Un segreto! Silenzio! Sta venendo! Illo esce.

Scena II Il conte e la contessa Terzky, che esce da un salottino, poi un servitore. In seguito, Illo. TERZKY Viene dunque? Non riuscir a trattenerlo pi a lungo. CONTESSA Sar qui a momenti. Mandalo pure. TERZKY Non so peraltro se il duca ce ne sar grato. Su questo punto, tu lo sai, non si mai pronunciato. Tu mi hai persuaso e saprai fin dove puoi arrivare. CONTESSA Me ne assumo la responsabilit. (Tra s) Qui non occorrono pieni poteri... noi ci comprendiamo, cognato, senza parole... Forse che non indovino perch hai mandato a prendere tua figlia, perch proprio lui stato scelto a scortarla? Questo presunto fidanzamento, infatti, con uno sposo sconosciuto a tutti, illuda pure gli altri! Io ti penetro a fondo... A te per non conviene metter le mani in questo gioco. Mai pi! Perci alla mia furbizia resta affidato tutto. Bene! Tua sorella non ti deluder. SERVITORE (entrando) I generali! Esce. TERZKY (alla contessa) Bada a scaldargli bene la testa, dgli da riflettere... in modo che quando verr a tavola non stia troppo a pensarci per firmare il documento. CONTESSA Pensa ai tuoi ospiti, tu! Va' e mandalo. TERZKY Perch l'importante che firmi. CONTESSA Va' dagli ospiti. Va'! ILLO (rientrando) Che fate ancora qui, Terzky? La casa piena e tutti vi aspettano.

TERZKY Subito! Subito! (Alla contessa) E che non si trattenga troppo... il vecchio potrebbe aver sospetti... CONTESSA Inutile scrupolo! Terzky e Illo escono. Scena III Contessa Terzky. Max Piccolomini. MAX (affacciandosi timidamente) Cugina Terzky! Posso? (Avanza fino al centro della stanza, dove si guarda intorno inquieto) Non qui! Dov'? CONTESSA Guardi bene in quell'angolo, che non sia nascosta dietro quel paravento. MAX Qui vi sono i suoi guanti! (Fa per afferrarli, ma la contessa li prende lei) Cattiva zia! Lei mi rifiuta... si diverte, vero? a tormentarmi. CONTESSA Ecco la gratitudine per le mie fatiche! MAX Se Lei avvertisse in che stato d'animo sono! Da quando siamo qui - il dovermi frenare, pesare ogni parola, ogni sguardo! Non ci sono avvezzo! CONTESSA A molte cose ancora, mio bell'amico, dovr abituarsi! Devo assolutamente insistere per questa prova della Sua docilit, solo a tale condizione potr occuparmi in pieno della faccenda. MAX Ma lei dov'? Perch non viene? CONTESSA

Occorre che Lei metta tutto nelle mie mani. Chi del resto potrebbe avere intenzioni migliori nei Suoi confronti! Nessuno deve sapere, nemmeno Suo padre: meno di tutti lui! MAX Non c' bisogno di una simile raccomandazione. Non v' persona qui cui potrei rivelare ci che commuove l'animo deliziato. Oh, zia Terzky! dunque mutato tutto qui, o lo sono io soltanto? Nessuna traccia dei desideri, delle gioie precedenti. Dov' andato tutto ci? Eppure non ero scontento in questo ambiente, prima. Com' insipido, com' volgare tutto, ora! I camerati sono insopportabili, mio padre stesso, non trovo pi nulla da dirgli; il servizio, le armi cose vane mi sembrano. In tal modo, penso, dovrebbe sentirsi un beato che tornasse dalle dimore dell'eterna gioia ai propri giochi e occupazioni infantili, alle sue inclinazioni e compagnie, a tutta quanta la povera umanit. CONTESSA Devo pregarLa tuttavia di gettare ancora qualche sguardo su questo mondo cos volgare, dove in questo istante appunto avvengono molte cose importanti. MAX Intorno a me accade in effetti qualcosa, lo vedo da un'agitazione, da un'irrequietezza insolite: quando l'evento sar maturo, arriver certo fino a me. Dove pensa ch'io sia stato, zia? Non rida di me! Ero spaurito dal brulicho del campo, dalla folla dei conoscenti indiscreti, lo scherzo insulso, gl'inutili discorsi: mi sentivo oppresso, bisognava che mi allontanassi, a cercare il silenzio per il cuore traboccante e un luogo puro per la mia felicit. Non sorrida, contessa! In chiesa, sono stato. C' qui un convento dedicato alla Janua Coeli: mi son recato l, e mi son trovato solo. Sopra l'altare c'era una Madonna, un brutto dipinto, ma per me stato l'amico che cercavo. Quante volte ho visto la Gloriosa, nel suo splendore, il fervore dei fedeli non mi ha mai commosso... e ora a un tratto la devozione mi si rivelata, cos come l'amore. CONTESSA Goda la Sua felicit. Dimentichi il mondo intorno a s. L'amicizia vigile intanto provveder per Lei, e agir. Per sia docile quando Le sar indicata la via della felicit. MAX Ma dove indugia, lei! Oh, i tempi d'oro del viaggio, quando ogni nuovo sole ci riuniva, e soltanto ci separava la tarda notte! Niente sabbia nella clessidra, niente squillo di campana. All'immensa felicit pareva che il tempo

si fosse arrestato nel suo corso eterno. Oh! chi costretto a pensare al succedersi delle ore, gi dal cielo caduto. Le ore peso non hanno per l'uomo felice. CONTESSA Da quanto tempo Le ha dichiarato il Suo amore? MAX Stamani ho osato la prima parola. CONTESSA Come? solo oggi in questi venti giorni? MAX accaduto in quel castello di caccia, tra Pilsen e Nepomuk, dove Lei ci ha raggiunti: l'ultima tappa dell'intero viaggio. Stavamo ritti nel vano di un bovindo, lo sguardo perduto nei campi deserti, in silenzio, e sotto gli occhi nostri cavalcavano i dragoni, inviati dal duca a farci scorta. Mi pesava sul cuore l'angoscia della separazione, e alla fine tremante queste parole azzardai: Signorina, tutto mi avverte che oggi dovr dire addio alla mia felicit. Tra poche ore Ella un padre trover, si vedr circondata di nuovi amici, per Lei soltanto un estraneo io sar, sperduto tra la folla.... Parli con la mia cugina Terzky! ella m'interruppe rapidamente, la voce tremava, vidi una vampa di rossore colorirle le belle guance, e lentamente gli occhi suoi levandosi dal suolo mi fissarono... non seppi dominarmi pi a lungo... (La principessa appare sulla porta e s'arresta, scorta dalla contessa, ma non da Piccolomini ) ...audacemente la presi tra le braccia, la mia bocca sfior la sua - un frusco allora nella sala vicina ci separ - era Lei. Il resto lo sa gi. CONTESSA (dopo una pausa, con uno sguardo furtivo rivolto a Thekla) Ed cos modesto, o cos poco curioso, da non chiedere a me il mio segreto? MAX Il Suo segreto? CONTESSA Be', s! Quando poco dopo di Lei sono entrata nella stanza, come trovai mia nipote, appena ella in quel primo istante, con il cuore sorpreso... MAX (con vivacit) Ebbene? Scena IV Detti. Thekla, che avanza rapidamente.

THEKLA Risparmiate la fatica, zia! meglio che l'apprenda da me stessa. MAX (indietreggia) Signorina! - Che mai mi avete fatto dire, zia Terzky! THEKLA (alla contessa) gi da molto tempo qui? CONTESSA S certo, e presto dovr andarsene. Ma voi perch avete indugiato cos a lungo? THEKLA La mamma piangeva di nuovo, tanto. La vedo soffrire - e non so fare a meno d'esser cos felice. MAX (guardandola estatico) Ora ho di nuovo il coraggio di guardarLa. Oggi m'era impossibile. Lo splendore delle pietre preziose che la circondava, mi nascondeva l'amata. THEKLA Sicch i Suoi occhi soltanto, non il cuore mi hanno guardata. MAX Oh, questa mattina quando La ritrovai nella cerchia dei Suoi, nelle braccia di Suo padre mi vidi estraneo in mezzo a tutti! Che impulso provai in quell'istante, di abbracciarlo, di chiamarlo padre! Ma l'occhio severo di lui indusse al silenzio il mio violento sentimento, e quei diamanti, che come una corona di stelle La circondavano, mi sgomentarono. Perch ha voluto, nel riceverLa, diffondere subito intorno a Lei la magia, quasi adornasse la vittima al sacrificio, gettando sul cuore sereno il greve fardello della Sua posizione! Certo, l'amore ha diritto di aspirare all'amore, ma a tale splendore solo un re pu accostarsi. THEKLA Oh, non parli di quella mascherata. Ha ben visto con quanta rapidit di quel fardello mi sono disfatta. (Alla contessa) Egli non sereno. Ma perch non lo ? Voi siete stata, zia, a renderlo pensoso! Era cos diverso durante il viaggio! Cos tranquillo e aperto! Cos lieto e loquace! Vorrei vederLa sempre cos, e mai diverso. MAX Tra le braccia di Suo padre Lei si trovava, in un mondo nuovo che La riverisce, e non foss'altro che per la novit, l'affascina. THEKLA vero! Molte cose qui mi affascinano, non so negarlo: mi seduce la variopinta

scena della guerra, che per molti versi mi rinnova un'immagine cara, mi collega alla vita, alla verit, ci che soltanto mi pareva un bel sogno. MAX Invece a me, ha trasformato in sogno la reale felicit. Sopra un'isola, ad altezze eteree, ho vissuto in questi ultimi giorni: sulla terra essa discesa, e questo ponte, che alla mia vita antica mi riconduce, dal paradiso mi separa. THEKLA Il gioco della vita ha un aspetto sereno, quando nel cuore, al sicuro, rechiamo il tesoro nostro ed io, dopo averlo scrutato, pi lieta torno al mio bene pi prezioso... (Interrompendosi, in tono scherzoso) Quante mai cose nuove e inaudite ho visto in questo breve tempo! Eppure tutto annullato dal prodigio che questo castello segretamente custodisce. MAX (pensoso) Che cosa sarebbe? Anch'io conosco bene gli angoli pi riposti di questa casa. THEKLA (sorridendo) L'accesso custodito dagli spiriti, due grifoni montano guardia alla porta. CONTESSA (ride) Ma s! la torre astrologica! Come mai vi si dischiuso, fin dalle prime ore, questo santuario, sempre cos severamente custodito? THEKLA Un vecchietto dai capelli bianchi e dal viso cordiale, che mi ha subito concesso la sua simpatia, me ne ha aperto le porte. MAX l'astrologo del duca, Seni... THEKLA Mi ha fatto molte domande, quando sono nata, in quale giorno e mese, se di giorno o di notte... CONTESSA Perch vorr farvi l'oroscopo. THEKLA La mano, anche, ha voluto scrutarmi: ha scosso il capo dubbioso, e sembra che non troppo gli piacessero le linee. CONTESSA Che ve n' parso dunque

di quella sala? L'ho vista appena di sfuggita. THEKLA Una singolare impressione mi ha colto quando vi entrai, dalla piena luce del giorno, perch mi avvolse a un tratto una tenebra fosca, debolmente rischiarata da una strana illuminazione. Intorno a me a semicerchio stavano sei o sette grandi statue regali, ciascuna lo scettro in mano recava e sul capo una stella, e tutta la luce nella torre pareva provenisse soltanto dalle stelle. Erano i pianeti, cos mi disse la mia guida; essi reggono il destino umano, e perci sono rappresentati come sovrani. L'ultimo, un vegliardo crucciato e torvo, con una stella giallastra, era Saturno; a lui di fronte, in pieno assetto di guerra, circonfuso di luce rossa, stava Marte, ed entrambi poca fortuna recano agli uomini. Al suo fianco per c'era una bella donna, la stella sul suo capo aveva un chiarore soave: era Venere, l'astro della gioia; a sinistra appariva Mercurio alato, proprio al centro argentea splendeva e limpida una figura d'uomo, serena, con una fronte regale ed era Giove, l'astro di mio padre, e Luna e Sole gli stavano a lato. MAX Oh! Non mi azzarder mai pi a biasimare la sua fede negli astri, nella potenza degli spiriti. Non solo l'orgoglio dell'uomo empie lo spazio di spiriti, di forze misteriose: anche per un cuore amante troppo angusta nella sua semplicit la natura e pi profondo significato si cela nella favola dell'infanzia che nella verit che c'insegna la vita. Al cuore estasiato solo il mondo sereno dei prodigi pu dare una risposta, rivelare gli eterni spazi, con opulenza porgere mille rami, ove l'inebriato spirito beatamente si culla. La favola la patria dell'amore, le piace vivere tra fate, talismani, credere negli dei, poich essa divina. Le antiche creature favolose non esistono pi, quella leggiadra stirpe andata in esilio; ma il cuore ha bisogno d'un linguaggio, l'antico istinto rievoca i nomi antichi, e adesso nel cielo stellato errano quelli che un tempo erano compagni benigni dell'esistenza umana: di lass fanno cenno a chi ama e ogni cosa grande ci reca Giove tutt'oggi, Venere ogni cosa bella. THEKLA Se questa l'astrologia, voglio con animo lieto convertirmi a questa fede serena. un pensiero incantevole, gradito, che sopra il nostro capo, ad altezze incommensurabili, la corona dell'amore al nostro primo divenire sia stata intrecciata con astri scintillanti. CONTESSA Non soltanto rose, anche spine ha il cielo: felice te se non riusciranno a ferire la tua corona!

Ci che Venere intesse, l'apportatrice di gioia, pu Marte, l'astro della sventura, rapidamente lacerare. MAX Presto il suo fosco regno finir! Sia benedetto il saggio zelo del principe, che intreccer all'alloro il ramo d'ulivo, e il mondo render felice con la pace. Allora il suo cuore generoso non avr pi nulla da desiderare; ha fatto abbastanza per la propria fama e pu vivere adesso per se stesso e per i suoi. Si ritirer nelle sue terre: a Gitschin ha un bel podere, anche Reichenberg e il castello di Friedland sono luoghi ameni - la sua bandita di caccia nei boschi vi si estende fino ai piedi dei Monti dei Giganti. Il suo impulso grandioso, operoso e munifico, potr liberamente soddisfare, senza ceppi. Potr da principe incoraggiare ogni arte e ogni cosa degna e splendida proteggere... edificare, piantare, scrutare le stelle... e se le ardimentose energie non gli daranno pace, potr lottare contro gli elementi: deviare i fiumi, sgretolare le rocce, spianando le vie all'industria. Le nostre gesta di guerra racconti diverranno nelle lunghe notti invernali. CONTESSA Per mio conto, cugino, io non ti consiglio di deporre la sciabola prematuramente. Una sposa come questa, infatti, certo degna d'essere chiesta con la spada in pugno. MAX Magari si potesse conquistare con le armi! CONTESSA Che ? Che sento? M' sembrato udire violenti litigi e fracasso nella sala del banchetto. Esce. Scena V Thekla e Max Piccolomini. THEKLA (non appena la contessa s' allontanata, in fretta, con circospezione a Piccolomini) Non ti fidare. di loro. Non parlano lealmente. MAX Potrebbero... THEKLA Non ti fidare di nessuno qui se non di me. Ho visto subito che hanno un secondo fine. MAX Un fine! Ma quale? A che servirebbe

loro dare speranze a noi. THEKLA Questo lo ignoro. Per, credimi, non fanno sul serio, non mirano a renderci felici, ad unirci. MAX Che bisogno abbiamo poi di questi Terzky? Non abbiamo tua madre? S, la cara donna merita che come figli ci confidiamo a lei. THEKLA Essa ti vuole bene, ti stima e apprezza molto pi di tutti gli altri; per non avrebbe mai il coraggio di mantenere un simile segreto di fronte a mio padre. Per amore della sua pace, dobbiamo tacerglielo. MAX Perch poi questo mistero, intorno a noi? Sai che cosa far? Mi getter ai piedi di tuo padre, perch decida della mia felicit: schietto, non sa fingere e detesta le vie tortuose; cos buono, cos nobile... THEKLA Tu lo sei! MAX Soltanto da oggi tu lo conosci. Io invece vivo gi da dieci anni sotto gli occhi suoi. forse la prima volta ch'egli agisce in modo imprevisto, fuori della norma? da par suo agire di sorpresa, come un dio: ama sempre entusiasmare, stupire. Chiss se proprio in questo momento non attende la mia confessione, e la tua, per unirci - Tu taci? Mi guardi dubbiosa? Che cos'hai contro tuo padre? THEKLA Io? Nulla troppo occupato, ecco, lo trovo per poter avere tempo e voglia di pensare alla nostra felicit. (Prendendolo teneramente per mano) Obbediscimi! Non dobbiamo fidarci troppo della gente! Saremo grati, certo, a questi Terzky, per il loro favore, ma non ci fideremo di loro pi che non siano degni, e per il resto fidiamoci del nostro cuore. MAX Oh, saremo mai felici un giorno! THEKLA E non lo siamo dunque? Non sei mio, tu? Non sono tua, io? - Nell'animo

mio palpita un grande coraggio, me lo d l'amore dovrei forse essere meno schietta con te, celarti di pi i miei sentimenti: cos le convenienze impongono. Ma dove sarebbe per te, qui, la verit se tu non la sentissi dalle mie labbra? Noi ci siamo trovati, ci teniamo stretti, forte e per sempre. Credimi! Questo assai pi di quanto vorrebbero. Procuriamo di serbarlo come una preda santa nell'intimo del cuore. Ci piovuto dall'alto, e solo al cielo ne saremo grati. Esso pu fare un miracolo per noi. Scena VI La contessa Terzky. Detti. CONTESSA (frettolosamente) Mi manda mio marito. ora ch'egli venga a tavola... (Poich i due non le badano, si pone in mezzo a loro) Separatevi! THEKLA Oh, no! Non passato che un attimo... CONTESSA Il tempo passa veloce per voi, nipote principessa. MAX Non c' fretta, cugina. CONTESSA Via! via! La cercano. Suo padre ha gi chiesto due volte di Lei. THEKLA Be', certo! il padre! CONTESSA Dovreste capirlo, nipote! THEKLA Ma che ha da fare, lui, sempre in quella compagnia? Non gente per lui, saranno certo persone degne, meritevoli, ma lui troppo giovane per loro, non adatto a tale compagnia. CONTESSA Preferireste tenervelo tutto per voi, eh? THEKLA (con vivacit) Avete indovinato. questa la mia opinione. S, lasciatelo qui, fate dire a quei signori... CONTESSA Avete perduto la testa, nipote? Conte, Lei, sa le condizioni. MAX

Devo obbedire, signorina. Addio! (Poich Thekla si volge via rapida) Che cosa dice? THEKLA (senza guardarlo) Nulla. Vada pure. MAX E lo posso, se Lei in collera con me?... Le si avvicina, i loro occhi s'incontrano; ella sta un attimo in silenzio, poi si getta sul suo petto ed egli la stringe forte. CONTESSA Via! se venisse qualcuno! Odo chiasso... ...voci che si avvicinano... Max si strappa dalle braccia di lei e se ne va, la contessa lo accompagna. Thekla dapprima lo segue con gli occhi, poi va inquieta su e gi per la stanza e infine s'arresta, immersa nei suoi pensieri. Sul tavolo c' una chitarra, ella l'afferra e dopo aver preludiato per un attimo malinconicamente, comincia a cantare. Scena VII Thekla sola. THEKLA (suonando e cantando) La quercia stormisce, le nuvole vanno, la bimba cammina sulla verde sponda; si gonfia l'onda, sbattendo possente, la notte nera, lei va cantando, gli occhi oscurati dal pianto. morto il cuore, vuoto il mondo, pi nulla desidero, non spero pi nulla. O Madre santa, richiamami a te, son stata felice su questa terra: la vita ho gustato, la vita e l'amore. Scena VIII La contessa ritorna. Thekla. CONTESSA Che avete fatto, signorina nipote: vergogna! Questo si chiama buttarsi via! Penso proprio che dovreste rendervi un poco pi preziosa! THEKLA (alzandosi) Che intendete dire, zia? CONTESSA Non dovete dimenticare chi siete voi e chi lui. Eh s, credo proprio che finora non vi abbiate pensato. THEKLA A che cosa? CONTESSA

Che siete la figlia del duca di Friedland. THEKLA Be'? e che pi? CONTESSA Che? Bella domanda! THEKLA Quel che noi siamo divenuti, lui lo per nascita. Appartiene a un'antica famiglia lombarda, figlio d'una principessa! CONTESSA Parlate in sogno? Ma davvero! Guarda, guarda che occorrer pregarlo gentilmente, di far felice con la sua mano la pi ricca ereditiera d'Europa. THEKLA Non sar necessario. CONTESSA Gi! sar bene non esporsi a un rifiuto! THEKLA Suo padre gli vuol bene, il conte Ottavio non avr nulla in contrario. CONTESSA Suo padre! Il suo! Ma il vostro, nipote? THEKLA Bene! penso che voi temete il suo, perch proprio con lui, con suo padre, fate tanti misteri. CONTESSA (la guarda attentamente) Voi siete ipocrita, nipote. THEKLA Permalosa siete, zia? Oh, siate buona! CONTESSA Pensate di aver gi vinta la partita... non cantate vittoria troppo presto! THEKLA Via, siate buona! CONTESSA Non siete ancora arrivata alla meta. THEKLA Lo credo bene. CONTESSA

Pensate forse ch'egli abbia speso la propria vita illustre nelle guerre, rinunziato a ogni bene terreno, bandito il sonno dal proprio giaciglio, il nobile capo offuscato di cure, soltanto per far di voi una coppia felice? E ti abbia tratta dal tuo convento per condurti in trionfo l'uomo che ti piace? - Questo avrebbe potuto averlo pi a buon mercato! Una semina tale non stata intrapresa perch tu, con mano puerile, ne colga il fiore e te ne adorni il seno! THEKLA Quello che per me non ha piantato, a me potrebbe spontaneamente per portar bei frutti. E se la sorte benigna volesse apprestarmi attraverso la sua grandiosa e terribile esistenza, le gioie della vita?... CONTESSA Tu vedi le cose con gli occhi di una fanciulla innamorata. Guardati intorno. Rifletti dove ti trovi - non sei entrata in una casa dove regna la gioia, non per nozze le pareti sono adorne, incoronato il capo degli ospiti. Qui non v' splendore alcuno, se non di armi. O pensi forse che queste migliaia di uomini siano state radunate per fare ala nella tua festa nuziale? Tu vedi greve di pensieri la fronte di tuo padre, in lacrime gli occhi di tua madre: in ballo il grande destino della nostra casa! Lasciati alle spalle i sentimenti puerili di fanciulla, i piccoli desideri! Dimostra d'essere la figlia dell'uomo eccezionale! La donna non deve a se stessa appartenere, essa legata al destino altrui; ma la migliore donna quella che riesce a far suo quel destino come scelta propria, che lo porta nel cuore e con amore lo cura e dedizione. THEKLA Cos mi hanno insegnato in convento. Non avevo desideri, sapevo soltanto d'essere sua figlia, la figlia dell'uomo potente, e l'eco che della sua vita mi giungeva non mi dava che un solo sentimento: d'essere destinata a sacrificarmi, soffrendo per lui. CONTESSA Questo il tuo destino. Accettalo volenterosa. Io e tua madre ne diamo l'esempio. THEKLA Il destino mi ha mostrato colui cui devo sacrificarmi: obbedir con gioia. CONTESSA Il tuo cuore, mia cara, e non il destino.

THEKLA L'impulso del cuore la voce del destino. Io sono sua. Dono di lui soltanto questa nuova vita ch'io vivo. Egli ha un diritto sulla creatura sua. Che cos'ero io prima che il suo splendido amore un'anima mi desse? E di me non penser pi meschinamente dell'uomo che mi ama. Lui non pu essere meschino, poich l'inestimabile possiede. Io sento la forza che m'infonde la mia felicit. La vita seria per l'anima disposta alla seriet. Di appartenere a me stessa ora so. Ho imparato a conoscere la volont salda, inflessibile ch' nel mio petto, e rischiare so tutto per il bene supremo. CONTESSA Vorresti opporti a tuo padre qualora una diversa decisione avesse preso per te? Pensi di poterlo costringere al consenso? Sappi, bambina! Il suo nome Friedland. THEKLA Anche il mio. Trover in me l'autentica sua figlia. CONTESSA Come? Il suo monarca, il suo imperatore non riesce a costringerlo, e tu, la sua bambina, vorresti lottare con lui? THEKLA Quello che nessuno osa, pu osarlo sua figlia. CONTESSA Ma davvero! questo proprio egli non se lo aspetta. Avrebbe dunque vinto ogni ostacolo e la nuova contesa dovrebbe venirgli dall'ostinazione di sua figlia? Oh, bambina! bambina! Finora hai visto soltanto il sorriso di tuo padre, non il suo sguardo incollerito. Oserai resistergli e levare l'esile tua voce vicino a lui? Per quanto grandiosi possano essere, quando sei sola, i tuoi propositi, per quanto tu possa apprestare discorsi eloquenti, armare di coraggio leonino l'animo tuo di colomba: provati dunque, affronta lo sguardo suo fisso e teso su di te, e digli di no! Davanti a lui, come il tenero petalo d'un fiore sotto l'occhio infocato del sole ti scioglierai. - Non voglio spaventarti, cara bambina! Spero che non si giunga agli estremi - e poi non conosco i suoi propositi. Pu darsi che i suoi fini coincidano coi tuoi. Per, non vorr mai che tu, l'orgogliosa figlia della sua fortuna, ti comporti come una fanciulla innamorata, e ti butti via con un uomo che - semmai dovesse toccargli l'altissimo premio dovr pagarlo col pi alto sacrificio

che l'amore sia capace di richiedere! Esce. Scena IX Thekla sola. Ti ringrazio di questo avvertimento! Muta in certezza il mio presentimento triste. Cos stanno dunque le cose? Non abbiamo nessun amico qui, non un'anima devota - non abbiamo che noi stessi. dure lotte ci minacciano. Amore, divino amore, dcci forza tu! Oh, dice bene, lei! Segni non lieti illuminano questo legame dei nostri cuori. Questo non uno scenario di pace, soltanto frastuono cupo di guerra strepita qui, e l'amore stesso, quasi d'acciaio rivestito, quasi pronto alla lotta mortale si presenta. La nostra casa percorsa da un soffio sinistro, e il destino pare voglia precipitosamente farla finita con noi. Dal quieto rifugio a uscire mi sento spinta, un dolce incanto l'anima abbaglia: mi seduce una celestiale immagine, la vedo sempre pi vicina, con divina potenza mi trascina all'abisso, e non posso resistere. (Da lontano si ode la musica del banchetto) Oh, quando una casa dev'essere disfatta dal fuoco, il cielo raduna tutte le sue nubi, guizza gi il fulmine da vette serene, fiamme erompono dai meandri sotterranei; perfino il dio cieco e furioso della gioia scaglia la face nell'edificio ardente! Esce. ATTO IV

Una grande sala illuminata a festa: al centro, verso il fondo, una tavola riccamente imbandita, a cui sono seduti otto generali tra cui Ottavio Piccolomini, Terzky e Maradas. A destra e a sinistra, ma un po' pi indietro, altre due tavole, occupate ciascuna da sei convitati. Sul davanti, la credenza; ma tutta la parte anteriore del palcoscenico resta libera per i paggi e i servitori. Gran movimento, musicanti del reggimento Terzky aggirano la scena in procinto di andarsene. Ma prima che si siano allontanati del tutto, appare Max Piccolomini: gli vanno incontro Terzky con uno scritto e Isolani con una coppa. Scena I Terzky. Isolani. Max Piccolomini. ISOLANI Caro fratello, ai nostri amori! Be', dov'eravate? Al vostro posto, svelto! Terzky ha tirato fuori i vini pi pregiati della cantina materna. Qui le cose si svolgono come al castello di Heidelberg. Il momento migliore vi gi sfuggito. A quel tavolo

laggi distribuiscono principati, offrono all'incanto le terre di Eggenberg, Slawata, Lichtenstein, Sternberg, compresi tutti i grandi feudi boemi: se siete svelto, toccher qualche cosa anche a voi. Marsc'! Sedetevi! COLLALTO e GTZ (chiamano dalla seconda tavola) Conte Piccolomini! TERZKY Ve lo cedo! Subito! Leggi questa formula di giuramento, se ti piace come l'abbiamo compilata. L'hanno gi letta tutti uno dopo l'altro, e ciascuno metter la propria firma. MAX (legge) Ingratis servire nefas. ISOLANI Sembra proprio un motto latino - fratello, che significa in tedesco? TERZKY L'uomo retto non serve l'ingrato! MAX Poich il nostro generalissimo, il serenissimo principe di Friedland, per svariati torti subti, ha espresso l'intenzione di lasciare il servizio imperiale, ma stato poi indotto dalle nostre preghiere unanimi a seguitare a rimanere a capo dell'esercito e a non separarsi da noi senza il nostro beneplacito, noi c'impegniamo tutti insieme e ciascuno per s, come per giuramento militare, a restargli lealmente fedeli, a non separarci in alcun modo da lui e a sacrificare per lui tutto quel che ci appartiene, fino all'ultima goccia di sangue, purch ci sia compatibile col giuramento da noi prestato all'imperatore. (Le ultime parole vengono ripetute da Isolani.) Allo stesso modo noi, qualora l'uno o l'altro di noi, in contrasto con questa lega, dovesse staccarsi dalla causa comune, c'impegniamo a dichiarare il medesimo un traditore e disertore, e a farne vendetta sui suoi beni e sulla sua persona. Tutto ci attestiamo con la nostra firma. TERZKY Sei disposto a firmare questo foglio? ISOLANI Perch non dovrebbe! Ogni ufficiale onorato lo pu - lo deve - inchiostro e penna! TERZKY Lascia stare: dopo pranzo. ISOLANI (tirando con s Max) Venite, venite! Entrambi vanno verso la tavola. Scena II Terzky. Neumann. TERZKY (fa cenno a Neumann, che ha aspettato vicino alla credenza, e si fa avanti insieme con lui) Porti la copia, Neumann? Dammi! compilata in modo da scambiarla facilmente? NEUMANN L'ho ricopiata riga per riga,

manca soltanto il punto del giuramento, come la tua Eccellenza mi ha ordinato. TERZKY Bene! Posala l, e questa qui, subito nel fuoco! Ha fatto il suo dovere. Neumann posa la copia sul tavolo e ritorna alla credenza. Scena III Illo giunge dalla stanza accanto. Terzky. ILLO Come stanno le cose con Piccolomini? TERZKY Bene, penso. Non ha obiettato nulla. ILLO l'unico di cui non mi fido, di lui e del padre - teneteli d'occhio! TERZKY E come va alla vostra tavola? Spero che li teniate di buonumore! ILLO Sono tutti su di morale. Credo proprio di averli in nostra mano. E come vi ho predetto, gi non si parla pi di trattenere il duca per un punto d'onore. Visto che siamo d'accordo, dice Montecuccoli, occorre dettare a Vienna stessa, all'imperatore, le condizioni. Credetemi, non fosse per questi Piccolomini, avremmo potuto risparmiarci l'inganno. TERZKY Che vuole Buttler? Zitto! Scena IV Buttler. Detti. BUTTLER (giungendo dalla seconda tavola) Continuate pure. Vi ho ben capito, feldmaresciallo. Auguri per questo affare - e per quanto mi riguarda, (con circospezione) potete contare su di me. ILLO (con vivacit) Possiamo proprio? BUTTLER

Con o senza clausola! per me lo stesso. Mi comprendete? Il principe pu mettere a qualsiasi prova la mia fedelt, diteglielo. Sono ufficiale dell'imperatore fin quando piace a lui restarne il generale, e sono servo di Friedland non appena gli piacer d'essere padrone di se stesso. TERZKY Fate un buon cambio, non un avaro, non un Ferdinando, colui con cui v'impegnate. BUTTLER (con gravit) Non vendo la mia fedelt, conte Terzky, e non vi avrei consigliato di propormi sei mesi or sono il passo a cui adesso mi offro spontaneamente. S, me stesso con il mio reggimento porto al duca, e l'esempio che do non rimarr, ritengo, privo di conseguenze. ILLO E chi ignora che il colonnello Buttler modello luminoso a tutto l'esercito?! BUTTLER Credete davvero, feldmaresciallo? Be', allora non mi pento d'essere stato per quarant'anni fedele, se il buon nome custodito a sessant'anni in premio mi conquista una cos piena rivendicazione! Non scandalizzatevi, signori, per le mie parole. A voi sar indifferente il modo di prendermi, e spero che voi stessi non vi aspettiate di sentirvi deviati nel vostro gioco dal mio discorso schietto n dal fatto che incostanza e impulsivit o una futile causa abbia allontanato un vecchio dalla lunga e consueta via dell'onore. Venite! Io non sono, per questo, meno risoluto, perch vedo chiaramente quel che lascio. ILLO Diteci a chiare lettere chi dobbiamo ritenervi... BUTTLER Un amico! Eccovi la mia mano: sono vostro insieme a tutto ci che possiedo. Non solo d'uomini, anche di denaro il principe ha bisogno. Al suo servizio ho guadagnato qualcosa; glielo do in prestito, e qualora a me sopravviva, gi da tempo gliel'ho lasciato per testamento: il mio erede. Sono solo al mondo e non conosco i sentimenti che legano un uomo a una donna diletta e a figli amati. Il mio nome muore con me, e con esso la mia esistenza.

ILLO Non del vostro denaro vi bisogno... un cuore come il vostro vale tonnellate d'oro, e milioni. BUTTLER Dall'Irlanda, sprovveduto garzone di stalla, sono venuto a Praga con un padrone, che poi ho sepolto. Dal basso servizio della stalla sono salito, per fortuna di guerra, all'altezza della mia odierna dignit, quasi capriccioso il destino si fosse trastullato con me. Anche Wallenstein figlio della fortuna: amo i destini che somigliano al mio. ILLO Le anime forti sono tutte parenti. BUTTLER Viviamo un'ora grandiosa della storia, favorevole al prode, all'uomo risoluto. Come la spicciola moneta passa da una mano all'altra, cos citt e castelli mutano in fretta padrone. Pronipoti di casati antichissimi emigrano, sorgon blasoni e nomi nuovissimi, in territorio tedesco un popolo nordico inviso ardisce stabilirsi durevolmente. Il principe di Weimar si arma con vigore per fondare sulle rive del Meno un principato possente; ai duchi di Mansfeld e di Halberstadt unicamente una pi lunga vita ha impedito di conquistare un dominio con la spada dei prodi. Chi tra costoro paragonabile al nostro Friedland? Nulla cos elevato che questo forte non abbia diritto di poggiare la scala per salirvi. TERZKY Queste son parole degne di un uomo! BUTTLER Assicuratevi degli Spagnoli e degl'Italiani; dello scozzese Lesly mi occuper io. Venite dalla comitiva: venite! TERZKY Dov' il cantiniere? Tira fuori il meglio che ci sia: i vini migliori! Oggi la volta buona. Le nostre cose vanno bene. Ciascuno ritorna alla propria tavola. Scena V Il cantiniere e Neumann si fanno avanti. Alcuni servitori entrano ed escono velocemente. CANTINIERE Questo nobile vino! Se la mia antica padrona, la signora Madre, vedesse questa vita sfrenata, nel sepolcro si rivolterebbe! - Eh s!

signor ufficiale! Questa nobile casa in declino - non esiste pi una misura, n una meta! E il principesco parentado con questo duca, fortuna scarsa ci porta. NEUMANN Neanche per sogno! La prosperit sta invece per cominciare. CANTINIERE Credete? Se ne potrebbe discutere a lungo. PRIMO SERVITORE (giungendo) Vin di Borgogna per il quarto tavolo! CANTINIERE Questa la settantesima bottiglia, signor tenente! PRIMO SERVITORE perch l sta seduto quel signore tedesco, quel Tiefenbach. Esce. CANTINIERE (seguitando a parlare con Neumann) Fanno le cose troppo in grande. Vogliono imitare il fasto dei Principi Elettori e dei re. E a ci che ha osato fare il duca, il conte, il mio grazioso signore, non vuole mostrarsi inferiore. (Ai servitori) Che state l ad ascoltare? Vi far filare io! Occupatevi dei tavoli, delle bottiglie! Ecco l! Il conte Palffy ha davanti a s un bicchiere vuoto! SECONDO SERVITORE (giungendo) Cantiniere, chiedono la coppa grande, quella splendida, d'oro, con lo stemma boemo: voi sapete di quale si tratta, dice il padrone. CANTINIERE Quella ch' stata fatta da mastro Wilhelm per l'incoronazione di Federico, quel magnifico pezzo del bottino di Praga? SECONDO SERVITORE S, quella! Vogliono fare la bevuta a turno. CANTINIERE (scuotendo il capo, mentre tira fuori la coppa e la risciacqua) Ecco un'altra notizia da riferire a Vienna! NEUMANN Fate vedere! Che meraviglia di coppa! D'oro massiccio, e finemente cesellata di figure aggraziate e significative.

Su questo primo, piccolo stemma, fatemi vedere! questa superba amazzone a cavallo, che calpesta un pastorale e un berretto cardinalizio, reca sopra una stanga un cappello, oltre un vessillo ove si vede un calice: sapete dirmi cosa tutto ci significhi? CANTINIERE La femmina che vedete a cavallo la libert elettorale concessa alla corona boema. Questo il significato del cappello rotondo e del cavallo selvaggio che cavalca. Il cappello l'ornamento dell'uomo, e chi non ha diritto di tenere in testa il cappello davanti a imperatori e re, non uomo libero. NEUMANN Ma perch questo calice sopra il vessillo? CANTINIERE Il calice attesta la libert della chiesa boema, com'era ai tempi dei nostri padri. Nella guerra degli Ussiti, i nostri padri strapparono al Papa, che a nessun laico il calice vuole concedere, questo bel diritto. Nulla per gli Utraquisti pi prezioso del calice, il loro gioiello ed costato ai Boemi molto sangue in diverse battaglie. NEUMANN Che c' scritto sul rotolo sospeso? CANTINIERE Mostra la Lettera di Maest della Boemia che ci riuscito estorcere all'imperatore Rodolfo, una pergamena preziosa, inestimabile, che assicura alla nuova fede il diritto di suonare campane e liberamente cantare gl'inni liturgici, come nell'antica fede. Ma dacch regna su noi Quello di Graz, tutto questo finito; e dopo la battaglia di Praga, in cui corona e regno perdette il conte palatino Federico, la nostra fede ha perduto pulpito e altare, e i nostri fratelli sono costretti a volgere le spalle alla patria, mentre la Lettera di Maest fu lacerata dall'imperatore, con le sue forbici. NEUMANN Tutte queste cose sapete! Siete davvero esperto nella cronistoria del vostro paese, cantiniere. CANTINIERE perch i miei antenati erano Taboriti e militarono sotto Procopio e Ziska. Sia pace alle ossa loro! Perch hanno combattuto per una buona causa - Portate via! NEUMANN Lasciatemi prima vedere ancora questo secondo stemma: ma guarda! quando dal castello di Praga i consiglieri imperiali, Martinitz e Slawata,

furono gettati a testa in gi. Proprio cos! Ecco qui il conte Thurn, che pronuncia l'ordine. Un servitore porta via il calice. CANTINIERE Non parlatemi di quel giorno, era il ventitr maggio dell'anno milleseicentodiciotto. Mi sembra proprio sia oggi; e da quel giorno infausto ha avuto inizio la grande sventura del nostro paese. Da quel giorno, sedici anni sono passati ormai, sulla terra non vi pi stata pace... VOCI (al secondo tavolo si grida) Il principe di Weimar! VOCI (al terzo e quarto tavolo) Viva il duca Bernardo! Attacca la musica. PRIMO SERVITORE Udite che baccano! SECONDO SERVITORE (giunge correndo) Avete udito? Bevono alla salute del principe di Weimar! TERZO SERVITORE Nemico dell'Austria! PRIMO SERVITORE Quel luterano! SECONDO SERVITORE Poc'anzi Deodati ha brindato alla salute dell'imperatore, e c' stato un silenzio sepolcrale. CANTINIERE Nel bere si perde il buonsenso. Un cameriere perbene non deve fare attenzione a queste cose. TERZO SERVITORE (tirando in disparte il quarto) Stai bene attento, Johann, in modo che possiamo raccontare molte cose al padre Quiroga: ci dar certo in cambio molte indulgenze. QUARTO SERVITORE Proprio per questa ragione mi do tanto da fare vicino alla sedia di quell'Illo: sapessi che strani discorsi fa! Ritornano ai tavoli. CANTINIERE (a Neumann) Chi sar quel signore in nero con la croce, che chiacchiera cos confidenzialmente col conte Palffy?

NEUMANN anche lui uno di quelli di cui si fidano troppo: si chiama Maradas, uno spagnolo. CANTINIERE Non se ne cava nulla dagli Spagnoli, vi dico; i latini, tutti quanti, non son buoni a nulla. NEUMANN Ohi, ohi! non dovreste proprio parlare cos, cantiniere. Tra costoro vi sono i migliori generali, sui quali il duca appunto fa l'assegnamento maggiore. Giunge Terzky a prendere il foglio; ai tavoli c' movimento. CANTINIERE (ai servitori) Il luogotenente generale si alza! Attenzione! Si alzano. Andate a scostare le sedie. I servitori corrono verso il fondo, una parte dei convitati si fa avanti. Scena VI Ottavio Piccolomini s'avanza parlando con Maradas, ed entrambi si collocano da un lato del proscenico. Dal lato opposto, s'avanza Max Piccolomini, solo, immerso nelle sue riflessioni, senza prendere alcuna parte al resto dell'azione. Al centro, tra loro ma di alcuni passi pi indietro, si raggruppano Buttler, Isolani, Gtz, Tiefenbach, Collalto e poco dopo il conte Terzky. ISOLANI (avanzando in compagnia degli altri) Buona notte! Buona notte, Collalto... Luogotenente, buona notte! Dovrei dire meglio, buongiorno. GTZ (a Tiefenbach) Fratello, buon pro vi faccia. TIEFENBACH Un banchetto veramente regale! GTZ S, la signora contessa se ne intende. Ha imparato dalla suocera, Dio l'abbia in gloria! Che padrona di casa era quella! ISOLANI (che vuole andarsene) Lumi! I lumi! TERZKY (s'accosta a Isolani col foglio scritto) Caro fratello! Due minuti ancora. Qui c' ancora qualcosa da firmare. ISOLANI Firmare: tutto quello che volete! Risparmiatemi soltanto la lettura. TERZKY Non voglio recarvi

disturbo. Si tratta del giuramento che gi conoscete. Solo qualche tratto di penna. (Poich Isolani porge il foglio a Ottavio) Come capita! a chi tocca tocca: qui non esiste gerarchia. Ottavio scorre il foglio con apparente indifferenza. Terzky lo osserva da lontano. GTZ (a Terzky) Signor conte! Permettetemi di congedarmi. TERZKY Ma non c' fretta ancora un sorso per il buon riposo. (Ai servitori) Ehi! GTZ Non mi sento. TERZKY Un po' di gioco... GTZ Vogliate scusarmi. TIEFENBACH (si siede) Perdonate, signori. Lo stare in piedi mi pesa. TERZKY State pur comodo, signor generale. TIEFENBACH La testa lucida, lo stomaco a posto, ma le gambe si rifiutano di reggermi. ISOLANI (additando la sua corpulenza) Avete per reso il peso veramente eccessivo. Ottavio ha firmato e porge lo scritto a Terzky, che lo d a Isolani. Questi si dirige al tavolo per firmare. TIEFENBACH Me l'ha causato la guerra di Pomerania: quelle sortite obbligate con la neve e il ghiaccio; ne risentir certo finch vivo. GTZ Eh, si sa! Gli Svedesi non si preoccupavano della stagione. Terzky porge il foglio a Don Maradas; questi si dirige al tavolo per firmare. OTTAVIO (s'avvicina a Buttler) Nemmeno voi siete molto amico dei festini

bacchici, signor colonnello! Me ne sono accorto bene. E vi trovereste pi a vostro agio, ritengo, in mezzo all'infuriare d'una battaglia anzich di un'orgia. BUTTLER Devo confessare che non il mio genere. OTTAVIO (accostandoglisi ancor pi, confidenzialmente) Nemmeno il mio, ve lo posso assicurare; e mi rallegro, stimatissimo colonnello Buttler, che c'incontriamo cos appuntino nel modo di pensare. Mezza dozzina di buoni amici al massimo intorno a una piccola tavola, un bicchierino di Tokai, in piena confidenza e sincerit, e una conversazione intelligente ecco quello che a me piace! BUTTLER S, se possibile averlo, ci sto anch'io. Il foglio arriva a Buttler, che si dirige al tavolo per firmare. Il proscenio si svuota, in modo che i due Piccolomini, ciascuno dal suo lato, vi restano soli. OTTAVIO (dopo aver contemplato per un po' in silenzio, da lontano, suo figlio, gli si avvicina un poco) Hai tardato moltissimo, amico mio. MAX (si volta in fretta imbarazzato) Io... Affari urgenti mi hanno trattenuto. OTTAVIO Ma, a quanto vedo, sei tuttora assente! MAX Sai bene che la folla mi rende sempre silenzioso. OTTAVIO (gli si avvicina ancor pi) Non posso sapere che cosa ti ha trattenuto cos a lungo? (Maliziosamente) E Terzky invece lo sa. MAX Che cosa sa Terzky? OTTAVIO (con intenzione) stato l'unico a non stupirsene. ISOLANI (che li ha osservati da lontano, si accosta) Giusto, vecchio mio! Dgli addosso! consegnalo in quartiere! Non s' comportato bene.

TERZKY (giunge col foglio) Nessun altro manca? Hanno firmato tutti? OTTAVIO Tutti. TERZKY (gridando) Ehi! chi ha da firmare ancora? BUTTLER (a Terzky) Fa' il conto! Devono essere trenta nomi. TERZKY Qui c' una croce. TIEFENBACH Sono io. ISOLANI (a Terzky) Non sa scrivere, ma la croce valida: gli prestano fede cristiani ed ebrei. OTTAVIO (frettoloso, a Max) Andiamocene insieme, colonnello. Si fa tardi. TERZKY Un solo Piccolomini ha firmato. ISOLANI (indicando Max) State a vedere che manca questo convitato di pietra, il quale per tutta la sera si dimostrato un buono a nulla. Max riceve dalle mani di Terzky il foglio, e lo scorre distrattamente. Scena VII Detti. Illo giunge dalla stanza in fondo: ha in mano la coppa d'oro ed assai ebbro; lo seguono Gtz e Buttler, che vogliono trattenerlo. ILLO Che volete, voi? Lasciatemi. GTZ e BUTTLER Illo! Non bevete pi! ILLO (va verso Ottavio e lo abbraccia, bevendo) Ottavio! Questa la porto a te! Affoghiamo ogni rancore in questa bevuta d'alleanza! So, so che non mi hai amato mai - n io te, Dio mi maledica! Dimentichiamo le cose passate! Io ti stimo infinitamente, (baciandolo pi volte) sono il tuo migliore amico

e sappiatelo! Chi mi dice ancora che un emerito ipocrita, avr da vedersela con me. TERZKY (tirandolo in disparte) Ma sei matto? Rifletti dove ti trovi, Illo! ILLO (candidamente) Che volete voi? Qui siamo tutti buoni amici. (Guardandosi intorno con aria giuliva) Non ci sono bricconi qui fra noi, son contento. TERZKY (a Buttler, con urgenza) Portatelo via con voi. Vi prego Buttler. Buttler lo conduce verso la credenza. ISOLANI (a Max, che fino a quel momento ha continuato a guardare distrattamente il foglio) Ci siamo allora, fratello? L'avete studiato a fondo? MAX (come destandosi da un sogno) Cos' che devo fare? TERZKY e ISOLANI (contemporaneamente) Metterci sotto la vostra firma. Si vede Ottavio fissarlo ansiosamente. MAX (restituisce il foglio) Rimandiamo a domani. Si tratta di affari. Oggi non mi sento. Mandatemelo domani. TERZKY Ma riflettete... ISOLANI Su, su! Firmate! Eh via! Siete il pi giovane della tavolata: non vorrete, voi solo, essere il pi saggio di tutti noi! Guardate qui! Anche vostro padre, tutti abbiamo firmato. TERZKY (a Ottavio) Adoperate la vostra autorit. Convincetelo. OTTAVIO Mio figlio maggiorenne. ILLO (che ha posato la coppa sulla credenza) Di che si sta parlando? TERZKY Egli rifiuta di firmare il foglio.

MAX Dico che si potr aspettare domani. ILLO Non si pu aspettare. Abbiamo firmato tutti, e anche tu lo devi: devi firmare. MAX Illo, buon riposo! ILLO No! cos non te la cavi! Il duca deve sapere quali sono i suoi amici. Intorno a entrambi si raggruppano tutti i convitati. MAX Quali siano i miei sentimenti verso di lui, il duca lo sa, tutti lo sanno, e non c' bisogno di commedie. ILLO Questo il ringraziamento per il duca, questo il risultato di avere sempre favorito gli italiani. TERZKY (imbarazzatissimo, ai comandanti che si affollano agitati) il vino che parla per lui. Non ascoltatelo, vi prego. ISOLANI (ride) Il vino non pu inventare nulla: fa spifferare tutto, invece. ILLO Chi non con me, contro di me. Che coscienze delicate! Hanno bisogno d'una scappatoia, d'una clausola... TERZKY (intervenendo rapidamente) fuori di s del tutto, non badategli! ILLO (gridando pi forte) D'una clausola, per potersi mettere al sicuro. Macch clausola! Al diavolo questa clausola... MAX (si fa attento e torna a guardare lo scritto) Che c' qui dunque di tanto pericoloso? M'incuriosite a guardarci meglio. TERZKY (prendendo in disparte Illo) Ma che fai? Ci rovini? TIEFENBACH (a Collalto) Me ne sono accorto, io; prima di pranzo, il testo era diverso. GTZ sembrato anche a me. ISOLANI Io me ne infischio. Dove ci sono i nomi degli altri, pu starci

anche il mio. TIEFENBACH Prima di pranzo, il testo conteneva una riserva e una clausola riguardo al servizio dell'imperatore. BUTTLER (a uno dei comandanti) Vergognatevi, signori! Riflettete qual la cosa importante. Adesso si tratta di stabilire se dobbiamo conservare il nostro generale o lasciarlo partire! Non si pu andare tanto per il sottile. ISOLANI (a uno dei generali) Si cautelato pure il duca con una clausola quando ti ha assegnato il tuo reggimento? TERZKY (a Gtz) E a voi le forniture che comportano circa mille pistole all'anno? ILLO Furfanti loro, e accusano noi d'esser bricconi! Chi non soddisfatto, lo dica! Son qua io! TIEFENBACH Be', be'! Si fa soltanto per dire. MAX (dopo aver letto, restituisce il foglio) Dunque, a domani. ILLO (balbettando dalla rabbia, non pi padrone di s, gli tende con una mano il foglio e con l'altra gli punta contro la spada snudata) Scrivi, Giuda! ISOLANI Illo, vergogna! OTTAVIO, TERZKY, BUTTLER (insieme) Via la spada! MAX (l'ha ghermito rapidamente al braccio disarmandolo; al conte Terzky) Portalo a letto! Esce. Illo tra imprecazioni e bestemmie, viene trattenuto da alcuni comandanti. Mentre tutti se ne vanno, cala il sipario. ATTO V

Una stanza nell'abitazione di Piccolomini. notte. Scena I Ottavio Piccolomini. Un cameriere con un lume. Subito dopo, Max Piccolomini. OTTAVIO Non appena mio figlio sar rientrato,

mandatelo da me - che ore sono? CAMERIERE A momenti l'alba. OTTAVIO Posate il lume qua non andremo pi a letto, potete andare a dormire. Il cameriere esce. Ottavio va su e gi per la stanza soprappensiero. Entra Max Piccolomini, non immediatamente scorto da lui, e lo guarda per alcuni istanti in silenzio. MAX Sei in collera con me, Ottavio? Sa Iddio se son colpevole dell'odioso litigio! - Ho visto, certo, che tu avevi firmato; quello che tu hai approvato, poteva andar bene anche a me - c'era per tu sai, insomma, che in cose del genere io seguo non il criterio d'altri ma soltanto il mio. OTTAVIO (va da lui e lo abbraccia) Continua a seguirlo, il tuo criterio, carissimo figliolo! Ti ha guidato ora pi fedelmente che non l'esempio di tuo padre. MAX Spiegati pi chiaramente. OTTAVIO Lo far. Dopo ci ch' avvenuto questa notte, nessun segreto dev'esserci tra noi! (Dopo che entrambi si sono seduti) Max! Dimmi, che pensi del giuramento che ci hanno sottoposto per la firma? MAX Lo considero una cosa innocente, sebbene non ami tali formalit. OTTAVIO Dunque, per nessun'altra ragione ti sei rifiutato di firmare? MAX Si trattava di un impegno grave ero distratto - la cosa in s non mi pareva cos urgente... OTTAVIO Sii sincero, Max. Non hai avuto nessun sospetto MAX Sospetto di che cosa? Nessuno, nel modo pi assoluto.

OTTAVIO Ringrazia il tuo angelo custode, Piccolomini! Ti ha trattenuto, ignaro, dall'abisso. MAX Non so che cosa tu intenda. OTTAVIO Te lo dir: dovevi dare il tuo nome per una bricconata, rinnegando con un sol tratto di penna i tuoi doveri, il tuo giuramento. MAX (si alza) Ottavio! OTTAVIO Resta seduto. Molte cose hai da sentire ancora da me, amico: hai vissuto per anni in un abbaglio inconcepibile. Il complotto pi nero si svolge sotto i tuoi occhi, una potenza infernale annebbia la luce limpida dei tuoi sensi - non posso tacere pi oltre, devo togliere la benda dagli occhi tuoi. MAX Prima di parlare, rifletti bene! Se deve trattarsi di congetture - e temo quasi che di null'altro si tratti - risparmiale! Ora non sono in grado di ascoltare con animo tranquillo. OTTAVIO Per quanto grave possa essere il motivo che ti spinge a evitare ogni chiarimento, altrettanto da parte mia urgente dartelo. Ho potuto affidarti sicuro al tuo cuore innocente, al tuo giudizio personale, ma ora vedo che si tenta di apprestare proprio al tuo cuore una rete perversa il segreto (lo guarda fissamente) che tu a me nascondi, mi strappa il mio. (Max tenta di rispondere; ma s'interrompe e abbassa gli occhi a terra. Ottavio prosegue dopo una pausa ) Sappi dunque: ti si inganna - un gioco scandaloso si sta tramando con te, con tutti noi. Il duca fa mostra di volere abbandonare l'esercito; e in questo stesso istante si combinano i piani - per rubare l'esercito all'imperatore e consegnarlo al nemico! MAX Conosco questa favola diffusa dai preti, ma non mi aspettavo

di ascoltarla dalla tua bocca. OTTAVIO La bocca da cui l'ascolti ti garantisce che non si tratta di una favola dei preti. MAX Che dissennato si vuol fare del duca! Potrebbe mai pensare di distogliere da giuramento, dovere e onore trentamila uomini esperti, leali soldati, tra cui pi di mille gentiluomini, e convincerli ad una bricconata? OTTAVIO Un'infamia cos disonorevole certo non la desidera - ci che da noi vuole si cela sotto un nome molto pi innocente. Null'altro ambisce se non dar la pace all'impero; e poich l'imperatore odia questa pace, lo vuole - ma s, lo vuole costringere! Contentare vuole tutte le parti, e come compenso tenersi la Boemia, da lui gi occupata. MAX Ha meritato dunque, Ottavio, da noi proprio da noi, che pensiamo di lui in modo cos indegno? OTTAVIO Qui non si tratta delle nostre opinioni sul suo conto: i fatti parlano, le prove pi evidenti. Figlio mio! Tu sai bene quanto siano cattivi i nostri rapporti con la Corte ma degli intrighi, delle arti menzognere messe in atto a seminare la sedizione nel campo, tu non hai alcuna idea. Dissolti sono i legami che vincolano nella fiducia reciproca l'ufficiale all'imperatore, il soldato ai civili. Privo di leggi e di doveri s'accampa di fronte allo Stato che dovrebbe proteggere, e minaccia di levargli contro la spada. Le cose sono arrivate a tal punto che l'imperatore in questo istante trema davanti al proprio esercito - il pugnale dei traditori teme nella propria capitale - nel proprio palazzo; anzi, persino in procinto di mettere in salvo i teneri nipoti, non gi dagli Svedesi e dai luterani - no! ma dalle proprie truppe. MAX Smettila! tu mi atterrisci, mi sconvolgi. So che si trema pure per timori vani: ma la vera sventura procede dai falsi vaneggiamenti. OTTAVIO Non sono vaneggiamenti. La guerra civile, ch' la guerra di tutte

pi innaturale, divampa allorquando con intervento tempestivo non l'affrontiamo. Molti dei capi sono stati corrotti da tempo, la fedelt dei subalterni vacilla: gi interi reggimenti, guarnigioni intere vacillano. A stranieri sono affidate le fortezze, a Schaffgotsch, quell'individuo sospetto, stata consegnata tutta la truppa della Slesia, a Terzky cinque reggimenti, cavalleria e fanteria, a Illo, a Kinsky, a Buttler e Isolani le truppe migliori a cavallo. MAX Anche a noi due. OTTAVIO Perch si pensa di tenerci in mano, di sedurci con splendide promesse. Cos a me il duca ha destinato i principati di Glatz e Sagan, e scorgo bene l'amo con cui si pensa di adescare te. MAX No! no! no! ti dico! OTTAVIO Ma apri gli occhi, dunque. Per quale ragioni credi che ci abbia convocati a Pilsen? Per tenere consiglio con noi? Quando mai Friedland ha avuto bisogno di consiglio? Siamo stati convocati per venderci a lui, se ci rifiutiamo - per rimanergli ostaggi. Per tal ragione il conte Gallas non venuto - e anche tuo padre non lo vedresti qui, se un pi alto dovere non l'avesse vincolato. MAX Lui non ha fatto un mistero d'averci convocati qui per amor suo confessa d'aver bisogno del nostro braccio per mantenersi in carica. Ha fatto tanto per noi, quindi un dovere per noi fare adesso qualche cosa per lui! OTTAVIO E sai anche che cosa sia che dovremmo fare per lui? L'ebbro coraggio di quell'Illo te l'ha rivelato. Ricrdati ci che hai udito, che hai visto. Il foglio falsificato, la clausola cos determinante omessa, non attestano forse che si vuol vincolarci a una faccenda disonesta? MAX Ci ch' avvenuto stanotte, con quel foglio, per me non altro che un ignobile tiro di quell'Illo. Questa razza di criticoni ha l'abitudine di spingere subito tutto agli estremi. Vedono il duca in rotta con la Corte e pensano di fargli

un servigio allargando la falla. Credimi, il duca non sa nulla di tutto questo! OTTAVIO Mi addolora distruggere la tua fiducia, che appare cos saldamente fondata, in quell'uomo. Ma non mi lecito, ormai, risparmiarti occorre che tu prenda provvedimenti subito, che tu agisca. Ti confesser dunque - che tutto, tutto quello che ora ti ho confidato e che a te appare tanto incredibile, io l'ho appreso - l'ho appreso dalla sua stessa bocca dalla bocca del duca. MAX (con un gesto violento) Non vero! OTTAVIO Lui stesso mi ha confidato - ci che peraltro gi da tempo avevo appreso per altra via: cio di voler passare agli Svedesi, e alla testa degli eserciti riuniti costringere l'imperatore... MAX violento di carattere, la Corte l'ha offeso nell'animo sensibile; in un attimo di sdegno possibile, s, che abbia potuto obliarsi. OTTAVIO A sangue freddo mi ha confessato questo: anzi, poich interpret come paura il mio stupore, mi ha mostrato in confidenza lettere degli Svedesi e dei Sassoni che fanno sperare in un ben deciso aiuto. MAX Non pu essere! non pu essere! non pu essere! Tu vedi che non pu essere! Perch tu, per forza, gli avresti dimostrato il tuo orrore, lui si sarebbe lasciato persuadere, oppure - tu non mi staresti pi qui davanti vivo! OTTAVIO Gli ho esternato, certo, i miei dubbi, ho provato a dissuaderlo con insistenza, con severit, ma l'orrore e il mio pi intimo pensiero li ho celati con cura. MAX Saresti stato cos falso, tu? Mio padre non capace di questo! Non ho creduto alle tue parole quando mi hai detto male di lui: ancora meno lo posso ora, che denigri te stesso. OTTAVIO Non sono stato io a insinuarmi nel suo segreto. MAX

Sincerit meritava la sua confidenza. OTTAVIO Non era pi degno della mia verit. MAX Ancor pi indegno da parte tua l'inganno. OTTAVIO Mio caro figlio! Non sempre nella vita possibile salvaguardare la purezza immacolata che ci detta l'intima voce nostra innata. Nell'assidua difesa contro l'astuzia perfida, anche l'animo retto integro non rimane - questa appunto la maledizione dell'azione malvagia, ch'essa perpetuamente generando costretta a generare sempre il male. Io non sofistico, faccio il mio dovere: l'imperatore a prescriver la mia condotta. Certo, meglio sarebbe obbedire sempre al cuore, ma nel farlo ci si priverebbe di molte ottime mete. Nel caso nostro, figlio mio, occorre servire bene l'imperatore, che il cuore ne dica quel che vuole. MAX Oggi davvero non mi riesce d'intenderti, di capirti. Il principe t'avrebbe, tu dici, aperto onestamente l'animo suo per un cattivo fine, e tu dovresti averlo ingannato per un fine buono! Smettila! Ti prego, smettila! Tu non puoi rubarmi l'amico - Non farmi perdere il padre! OTTAVIO (soffocando il risentimento) Ancora non sai tutto, figlio mio. Ho ancora qualcosa da rivelarti. (Dopo una pausa) Il duca di Friedland ha fatto i suoi preparativi. Confida nelle sue stelle. Egli pensa a coglierci di sorpresa con mano sicura egli pensa di stringere gi l'aureo cerchio regale. Si sbaglia anche noi abbiamo agito. Stringe la sua segreta cattiva sorte. MAX Non precipitiamo le cose, padre! Lascia che ti scongiuri per tutto ci che vi di pi sacro: non agire affrettatamente! OTTAVIO A passi furtivi ho percorso la strada prescelta, con altrettanta tacita furbizia l'ha seguito di soppiatto la vendetta. Eccola gi dietro di lui non vista, fosca, un passo ancora e rabbrividendo la tocca. Hai visto da me Questenberg: per ora conosci soltanto la sua missione ufficiale, ma ne ha portata con s anche un'altra segreta, a me soltanto destinata.

MAX Posso conoscerla? OTTAVIO Max! Con queste parole metto nelle tue mani il bene dell'impero, la vita di tuo padre. Wallenstein molto caro al tuo cuore, un forte legame d'affetto, d'ammirazione t'avvince a lui fin dalla tenera et - tu nutri il desiderio - lasciami malgrado tutto precorrere la tua ritrosa confidenza la speranza nutri di stringerti a lui con vincoli pi intimi. MAX Padre... OTTAVIO Del tuo cuore mi fido, ma posso esser sicuro anche dell'autocontrollo? Sarai capace di comparire davanti a lui con volto tranquillo dopo che intera ti ho confidato la sua sorte? MAX Dopo che me ne avrai confidata la colpa! (Ottavio prende dal cofanetto una carta e gliela porge) Cosa? Come? Una lettera aperta dell'imperatore? OTTAVIO Leggila! MAX (dopo avervi gettato uno sguardo) Il duca condannato e bandito! OTTAVIO Cos . MAX Oh, la cosa gravissima! Oh, malaugurato errore! OTTAVIO Continua a leggere! Dminati! MAX (dopo aver proseguito la lettura, con uno sguardo di stupore al padre) Come? Cosa? Tu? Tu sei... OTTAVIO Soltanto per il momento... e finch il re d'Ungheria potr presentarsi all'esercito, il comando viene dato a me. MAX E tu credi di riuscire a strapparglielo? Non lo pensare, questo - padre! padre! padre! un compito funesto ti toccato. Questo foglio qui - questo! vorresti far valere? Disarmare quel potente in mezzo al suo esercito, circondato dalle migliaia di uomini suoi?

Tu sei perduto - tu, noi tutti lo siamo! OTTAVIO Conosco il rischio che io corro. Sono nelle mani dell'Onnipotente: protegger la devota casa imperiale col Suo scudo, e frantumer l'opera oscura del tradimento. L'imperatore ha ancora servi fedeli, anche al campo vi sono abbastanza uomini retti che animosi si batteranno per la buona causa. I fidi sono avvisati, sorvegliati gli altri; attendo di fare il primo passo, non appena... MAX Per un sospetto, intendi agire subito? OTTAVIO Lungi dal sovrano ogni sistema tirannico! Non l'intenzione punir, solo l'azione. Il duca ha ancora in pugno il suo destino se ineseguito lascer il delitto, gli sar tolto il comando in silenzio: lo ceder al figlio del sovrano. Un esilio onorato nei suoi castelli sar pi un beneficio che un castigo per lui. Ma il primo passo manifesto... MAX Che cosa intendi per un passo simile? Non ne far mai uno colpevole - ma potresti (l'hai gi fatto) fraintendere anche il passo pi innocente. OTTAVIO Per quanto punibili fossero i fini del duca, i passi che ha compiuto finora, pubblicamente, consentivano un'interpretazione indulgente. Non penso far uso di questo foglio prima che sia compiuta azione tale da attestare alto tradimento e condannarlo. MAX E chi ne sar giudice? OTTAVIO Tu stesso. MAX Oh, allora questo foglio non servir mai! Ho la tua parola che non agirai prima di avermi convinto - di aver convinto me. OTTAVIO Ma possibile? Ancora dopo tutto quello che tu sai, puoi credere alla sua innocenza? MAX Il tuo giudizio pu errare, non il mio cuore. (Proseguendo, pi calmo)

Un tale spirito non comprensibile al modo di altri. Cos come lega alle stelle il suo destino, ugualmente somiglia loro nel prodigioso, misterioso, inafferrabile cammino. Credimi, gli si fa torto. Tutto andr a posto. Luminoso, intatto lo vedremo uscire dall'alone di questo nero sospetto. OTTAVIO Io resto in attesa. Scena II Detti. Il cameriere. Subito dopo l'alfiere. OTTAVIO Che c'? CAMERIERE Una staffetta attende alla porta. OTTAVIO A quest'ora antelucana! Chi ? di dove viene? CAMERIERE Questo non ha voluto dirmelo. OTTAVIO Conducilo dentro. Non far trapelare nulla. (Il cameriere esce. Entra l'alfiere) Ah, siete voi, alfiere? Venite da parte del conte Gallas? Datemi la lettera. ALFIERE Il mio messaggio soltanto verbale. Il luogotenente generale non si fidava. OTTAVIO E allora? ALFIERE Vi manda a dire - posso parlare liberamente qui? OTTAVIO Mio figlio sa tutto. ALFIERE L'abbiamo preso. OTTAVIO Di chi parlate? ALFIERE Dell'intermediario! Quel Sesina!

OTTAVIO (rapidamente) L'avete...? ALFIERE L'ha catturato nella foresta boema il capitano Mohrbrand, ieri l'altro mattina, mentre era in viaggio con dispacci per gli Svedesi a Ratisbona. OTTAVIO E i dispacci? ALFIERE Il luogotenente generale li ha inviati subito a Vienna col prigioniero. OTTAVIO Oh, finalmente! finalmente! Questa una grossa notizia. Quell'uomo un recipiente prezioso, per noi, che racchiude cose importanti... Si trovata molta roba? ALFIERE Circa sei plichi con lo stemma del conte Terzky. OTTAVIO Nessuno di mano del duca? ALFIERE Nessuno, a quanto ne so. OTTAVIO E quel Sesina? ALFIERE Si spaventato molto quando gli stato detto che si andava a Vienna. Per il conte Altringer gli ha fatto coraggio, purch avesse liberamente confessato tutto. OTTAVIO Altringer dal vostro capo? Ho inteso che giaceva malato a Linz. ALFIERE Gi da tre giorni si trova a Frauenberg, dal luogotenente generale. Hanno gi radunato sessanta squadroni, gente scelta, e vi fanno sapere che aspettano ordini vostri. OTTAVIO In pochi giorni molte cose possono accadere. Quando dovete partire? ALFIERE Aspetto i vostri ordini.

OTTAVIO Restate fino a stasera. ALFIERE Bene. Fa per andarsene. OTTAVIO Nessuno vi ha veduto, vero? ALFIERE Nessuno. I cappuccini mi hanno fatto entrare dalla porticina del convento, come al solito. OTTAVIO Andate, riposatevi e tenetevi nascosto. Penso di licenziarvi ancora prima di sera. Le cose sono in procinto di risolversi, e prima che tramonti questo giorno, che proprio adesso sta spuntando fatale nel cielo, un decisivo evento dovr compiersi. L'alfiere esce. Scena III I due Piccolomini. OTTAVIO Ebbene, figlio mio? Ora di tutto saremo presto in chiaro - perch tutto, lo so, passava per le mani di quel Sesina. MAX (che durante tutta la scena precedente stato in preda a una violenta lotta interiore, risolutamente ) Chiarir tutto per via pi diretta. Addio! OTTAVIO Dove vai? Resta qui! MAX Dal duca. OTTAVIO Cosa? MAX (ritornando) Se tu hai creduto ch'io potessi avere un ruolo nel tuo gioco, sei in errore sul mio conto. La mia strada dev'essere diritta. Non posso esser verace con la lingua e falso col cuore - non posso accettare che qualcuno di me si fidi come d'un amico, e intanto acquetare la mia coscienza col pensiero che lo faccio a suo rischio, che non la mia bocca l'abbia ingannato. Quale son creduto, tale devo essere. Vado dal duca. Oggi lo esorter a salvare la sua reputazione davanti al mondo, a lacerare le vostre trame artificiose con un taglio netto.

OTTAVIO questo che vuoi fare? MAX Questo. Non ne dubitare! OTTAVIO Mi sono sbagliato sul tuo conto, davvero. Contavo sopra un figlio saggio, che avrebbe benedetto le benefiche mani che lo strappano via dall'abisso - e invece scopro un uomo accecato, reso folle da due occhi, annebbiato dalla passione, che nemmeno la piena luce del giorno pu guarire. Interrogalo! Va'! Sii dissennato al punto di rivelargli il segreto di tuo padre, dell'imperatore. Costringimi a una clamorosa rottura prima del tempo! Ed ora che un miracolo del cielo ha protetto finoggi il mio segreto, gli occhi acuti del sospetto addormentato, fa' ch'io veda come il mio stesso figlio, con un'iniziativa sconsiderata e folle, annienta l'opera faticosa dell'arte politica. MAX Oh, quest'arte politica, come la maledico! Con la vostra arte politica, finirete per spingerlo ad un passo... ma s, voi potrete, giacch lo volete, farlo colpevole, renderlo colpevole. Oh, non finir bene - e comunque si risolva, ho il presentimento di un'evoluzione funesta. Quest'uomo regale, infatti, se cadr, trasciner un mondo nella sua caduta; e come una nave che in pieno oceano a un tratto s'incendia, ed esplode scagliando ogni cosa, con tutta la ciurma che portava, in cielo e in mare, cos anche lui travolger nella caduta noi tutti legati alla sua fortuna. Comportati tu come vuoi! Ma a me concedi di comportarmi secondo il mio giudizio. La situazione tra me e lui deve restare netta, e prima che il giorno tramonti bisogna chiarire se dovr rinunciare all'amico, oppure al padre. Mentre esce, cala il sipario. MORTE DI WALLENSTEIN

PERSONAGGI WALLENSTEIN OTTAVIO PICCOLOMINI MAX PICCOLOMINI TERZKY ILLO ISOLANI BUTTLER

CAPITANO NEUMANN UN AIUTANTE COLONNELLO WRANGEL, inviato degli Svedesi GORDON, comandante della piazzaforte di Eger MAGGIORE GERALDIN DEVEROUX, capitano dell'esercito di Wallenstein MACDONALD, capitano dell'esercito di Wallenstein CAPITANO SVEDESE UNA DEPUTAZIONE DI CORAZZIERI BORGOMASTRO DI EGER SENI DUCHESSA DI FRIEDLAND CONTESSA TERZKY THEKLA SIGNORINA NEUBRUNN, dama di compagnia della principessa VON ROSENBERG, scudiero della principessa Dragoni, servitori, paggi, popolo L'azione nei primi tre atti si svolge a Pilsen, nei due ultimi a Eger. ATTO I

Una stanza arredata per ricerche astrologiche e provvista di sfere, carte, quadranti e altro materiale astronomico. Una cortina sollevata davanti a una rotonda, in cui sono visibili le statue dei sette pianeti, ciascuna entro una nicchia, bizzarramente illuminate. Seni scruta le stelle, Wallenstein sta davanti a una grande lavagna nera su cui disegnato il corso dei pianeti. Scena I Wallenstein. Seni. WALLENSTEIN Smettila adesso, Seni. Vieni gi. Spunta il giorno e quest'ora dominata da Marte. Non bene seguitare a scrutare. Vieni! Ne sappiamo abbastanza. SENI Lasciami osservare ancora Venere. Sta appunto sorgendo. Come un sole risplende a oriente. WALLENSTEIN S, essa ora nella sua massima prossimit alla Terra, e su questa esercita il suo massimo influsso. (Osservandone la figura sulla lavagna) Che fortunato colpo d'occhio! Ecco disporsi finalmente la triade fatale: i due astri benefici, Giove e Venere, accerchiano il malefico, l'insidioso Marte, e costringono l'antico seminatore di sciagure a servirmi. A lungo infatti mi stato ostile, i raggi rossi ora perpendicolari, ora obliqui ora in quadratura ora in opposizione sulle mie stelle, ne hanno turbato l'influsso benefico.

Adesso hanno vinto l'antico avversario e a me lo recano prigioniero in cielo. SENI Ed entrambi gli astri eccelsi sono immuni da ogni influsso malefico! Saturno innocuo, impotente, rincantucciato in cadente domo. WALLENSTEIN finito il regno di Saturno, l'astro che governa le cose segrete nel grembo della terra e nei meandri oscuri dell'animo, dominando ogni altra cosa schiva della luce. Non pi tempo di rimuginare e ponderare, perch ormai regna Giove, l'astro splendente, vigorosamente attirando nel regno della luce l'opera apprestata nell'ombra - Ora tempo di agire, rapidamente, prima che dal capo mi si allontani la congiuntura propizia: poich l'arco celeste in perpetuo mutamento. (Si odono colpi alla porta) Bussano. Vedi chi . TERZKY (da fuori) Aprite! WALLENSTEIN Terzky. Che c' di cos urgente? Siamo occupati. TERZKY (da fuori) Metti da parte ogni cosa. Te ne prego. Non c' tempo da perdere. WALLENSTEIN Apri, Seni. Mentre Seni apre a Terzky, Wallenstein lascia ricadere la cortina davanti alle statue. Scena II Wallenstein. Conte Terzky. TERZKY (entrando) Hai gi saputo? prigioniero, stato gi consegnato da Gallas all'imperatore. WALLENSTEIN (a Terzky) Chi prigioniero? Chi stato consegnato? TERZKY Colui che conosce tutti i nostri segreti, tutte le trattative con gli Svedesi e i Sassoni, per le cui mani passata ogni cosa...

WALLENSTEIN (indietreggiando) Non Sesina, vero? Dimmi di no, ti prego. TERZKY Proprio sulla via di Ratisbona, mentre si recava dagli Svedesi, l'hanno preso gl'inviati di Gallas, che da tempo ne spiava le tracce. Aveva con s tutto il plico da me affidatogli per Kinsky, Matthias Thurn, per Oxenstierna, Arnheim: tutto questo nelle loro mani, adesso essi sono al corrente di tutti i nostri piani. Scena III Detti. Giunge Illo. ILLO (a Terzky) Lo sa? TERZKY Lo sa. ILLO (a Wallenstein) Pensi ancora di fare la pace adesso col sovrano, di riconquistare la sua fiducia? Quand'anche a tutti i progetti tu rinunziassi, ormai ci che tu volevi noto. Avanti devi andare, perch indietro non puoi tornare pi. TERZKY Hanno nelle lor mani documenti contro di noi che sono prove inconfutabili... WALLENSTEIN Di mio pugno, nulla. Te, posso sconfessarti. ILLO Ah s? E tu credi che quello che costui, tuo cognato, ha contrattato in tuo nome, non verr messo in conto a te? Per gli Svedesi la sua parola doveva valere la tua, ma non a Vienna, per i tuoi nemici! TERZKY Nulla di scritto hai dato, vero - ma rifletti fino a qual punto ti sei svelato a voce con quel Sesina. E tacer, lui? Se potr salvarsi coi tuoi segreti, li serber? ILLO Tu stesso non lo credi! E giacch adesso sono al corrente fino a che punto sei arrivato: di'! che cosa aspetti? Serbare il comando pi a lungo non puoi, e qualora lo deponi, sei perduto senza scampo. WALLENSTEIN L'esercito la mia sicurezza. L'esercito

non mi abbandoner. Qualsiasi cosa sappiano, il potere mio: questo bisogna che l'inghiottiscano. - E una volta dato un pegno per la mia fedelt, dovranno dichiararsi soddisfatti. ILLO L'esercito tuo, dici: ora, in questo momento, tuo; ma trema al pensiero della lenta, silenziosa forza del tempo. Oggi ancora e domani, ti protegger dalla violenza aperta il favore delle truppe: ma se tu temporeggi, scalzeranno inosservati la buona fama su cui tu fai assegnamento, sottraendoti or l'uno or l'altro con l'insidia finch al grande terremoto l'edificio fradicio e infido croller del tutto. WALLENSTEIN davvero un brutto affare! ILLO Oh, una fortunata circostanza la chiamerei piuttosto, se l'effetto dovuto avesse su di te, spingendoti alla rapida azione. - Il colonnello svedese... WALLENSTEIN arrivato? Sai cosa reca? ILLO Soltanto con te vuole confidarsi. WALLENSTEIN Un brutto, un brutto affare... Certo! Certo! Sesina sa troppe cose e non star zitto. TERZKY un ribelle boemo e un disertore: sa di rimetterci il collo; se a tue spese gli riuscisse di salvarsi, ne avr scrupolo? E se per farlo parlare lo torturano, vile com', avr la forza di tacere? WALLENSTEIN (immerso nelle sue riflessioni) Impossibile riconquistare la fiducia. Comunque io agisca, traditore della patria sar sempre per loro, e rester. E quand'anche lealmente ritornassi al mio dovere, non mi servirebbe pi ILLO Ti rovinerebbe: non a fedelt ma soltanto ad impotenza sarebbe attribuito. WALLENSTEIN (camminando su e gi in preda all'agitazione) E che? Sarei dunque costretto a realizzare ci che con troppa libert nel pensiero ho vagheggiato per sollazzo? Dannato

colui che col diavolo gioca! ILLO Se stato solo un gioco, credi a me, dovrai farne severa e dura ammenda. WALLENSTEIN E qualora dovessi realizzarlo, ora, adesso che il potere ancora in mano mia, ci dovrebbe avvenire... ILLO ...possibilmente prima che a Vienna si siano riavuti dal colpo e possano prevenirti... WALLENSTEIN (osservando le firme sul foglio) Ho qui l'impegno scritto dei generali - Manca Max Piccolomini: perch? TERZKY Era... pensava... ILLO Semplice presunzione! Dice che fra te e lui questo non occorre! WALLENSTEIN Gi, non occorre, ha proprio ragione - I reggimenti non vogliono recarsi nelle Fiandre: mi hanno inviato uno scritto, e a gran voce si oppongono all'ordine. il primo passo della ribellione. ILLO Credimi, li condurrai pi facilmente al nemico che non agli Spagnoli. WALLENSTEIN Voglio proprio sentire che cosa ha da dirmi questo svedese. ILLO (rapidamente) Volete chiamarlo, Terzky? gi qui fuori. WALLENSTEIN Aspetta ancora un po'. Mi ha colto di sorpresa - tutto stato troppo improvviso. Non sono avvezzo a farmi trascinare ciecamente dal caso, a lasciarmene dominare e governare oscuramente. ILLO Per ora, ascoltalo. Dopo rifletterai. Escono. Scena IV

Wallenstein solo. WALLENSTEIN mai possibile? Non sarei pi in grado di fare ci che voglio? Di tornare indietro secondo il mio talento? Sarei dunque costretto a compiere l'azione soltanto perch l'ho pensata, perch la tentazione non ho respinta - l'animo nutrito d'un tale sogno, risparmiato i mezzi per metterlo in atto, ogni via tenuta aperta per la sua realizzazione? Gran Dio del cielo! Non era nelle mie intenzioni, non mai stato un preciso proposito. Mi sono compiaciuto soltanto nell'idea: mi seduceva la libert e possibilit di attuarla. stato ingiusto da parte mia dilettarmi nel miraggio, nella speranza di un regno? In petto non mi restava il libero volere, e non scorgevo dunque, aperta a fianco, la retta via consentita del ritorno? A che cosa mi trovo spinto a un tratto? Ogni strada si chiusa alle mie spalle e un muro s'erge dinanzi a me: quello delle mie azioni, che come una torre mi preclude il ritorno. (In profonda meditazione) Colpevole in apparenza sono, n per quanto mi adoperi posso stornare il peso della colpa da me: mi accusa, infatti, l'ambivalenza della vita, e il sospetto, se male interpretato, avvelena persino la fonte pura dell'azione onesta. Se veramente fossi il traditore che mi si crede, avrei curato le buone apparenze, mi sarei fittamente avvolto di veli, non dando mai voce al malanimo. Consapevole della mia innocenza, dell'animo incorrotto, ho fatto luogo al capriccio, alla passione - audace la parola fu poich non era azione. Adesso, ci ch' avvenuto per caso, a me quale azione premeditata, lungimirante, sar addebitato, e ci che l'ira e la lieta baldanza mi fece dire con cuore traboccante, sar composto in tessuto artefatto, per trarne una tremenda accusa, che mi render muto. Eccomi dunque rovinosamente intricato dalla mia stessa rete, che soltanto la violenza potr strappare, liberandomi. (Si arresta di nuovo) Com'era diverso, quando il libero impulso del coraggio mi spingeva all'azione ardimentosa, che adesso necessit rozzamente m'impone, autodifesa esige! Severo il volto della necessit. Non senza rabbrividire la mano umana affonda

nell'urna misteriosa della sorte. Nel mio petto, l'azione m'apparteneva intera: una volta licenziata dall'asilo sicuro dell'animo, dal materno terreno tratta fuori nell'estraneit della vita, essa appartiene alle forze insidiose che nessun'arte umana rende amiche. (Percorre a passi concitati la stanza, poi s'arresta di nuovo meditabondo) E che cosa farai? Vi hai riflettuto dunque onestamente? Tu vuoi scardinare quel potere che troneggia sicuro e tranquillo, che riposa nel possesso consacrato da tempo, saldamente fondato nella consuetudine assicurata con mille radici alla puerile, devota credulit dei popoli. Non sar la lotta della forza contro la forza: questa, io non la temo. Affronto ogni avversario che io possa vedere e fissare negli occhi, che di ardire pieno infiammi l'ardire mio stesso. il nemico invisibile che io temo: quello che mi contrasta chiuso nell'umano petto, tremendo solo per me perch sgomento e vile non ci che si palesa vivo e forte periglioso e terribile. Ma ci ch' bassamente comune, l'eterno ieri, quello che sempre stato e sempre ritorna, e ha valore domani soltanto perch oggi era valido! Poich di cose comuni fatto l'uomo e sua nutrice chiama la consuetudine. Guai a colui che gli tocchi le cose vecchie e venerande, la diletta eredit degli avi! Il tempo ha una forza santificante, e ci ch' canuto per l'et divino per lui. Sii possessore e vivrai nel diritto: come cosa sacra te lo custodir la gente. (Al paggio che entra) Il colonnello svedese? lui? Bene, che venga. (Il paggio esce. Wallenstein indugia con lo sguardo pensoso fisso sulla porta) ancora pura - ancora! Il delitto non ha varcato ancora questa soglia - Tanto esiguo il confine che due vite separa! Scena V Wallenstein e Wrangel. WALLENSTEIN (dopo averlo fissato con uno sguardo indagatore) Vi chiamate Wrangel? WRANGEL Gustav Wrangel, colonnello del reggimento azzurro Sdermannland. WALLENSTEIN stato un Wrangel colui che m'inflisse molte gravi perdite

davanti a Stralsund: con vibrante contrattacco quella citt marittima mi resistette. WRANGEL Fu colpa degli elementi con cui lottaste non merito mio, signor duca! Il Belt difese la sua libert con la forza della tempesta: mare e terra non dovevano servire un solo padrone. WALLENSTEIN La feluca d'ammiraglio mi strappaste dal capo. WRANGEL Vengo a deporvi sopra una corona. WALLENSTEIN (gli fa cenno di sedere e si siede anche lui) Le vostre credenziali. Venite con pieni poteri? WRANGEL (esitante) Vi qualche punto incerto da risolvere... WALLENSTEIN (dopo aver letto) La lettera stilata appuntino. Servite un capo intelligente, acuto, signor Wrangel. Il cancelliere scrive di realizzare solo la personale idea del re defunto, nell'aiutarmi a conquistare la corona boema. WRANGEL Dice la verit. Il venerato defunto ha sempre avuto un grande concetto delle virt d'ingegno e doti di comando di Vostra Grazia: egli soleva dire che solo chi sa comandare degno di diventare comandante e re. WALLENSTEIN Era in grado di dirlo. (Prendendogli confidenzialmente la mano) Sinceramente, colonnello Wrangel sempre nel cuore sono stato anche un buon svedese Ma s, ne avete fatto esperienza in Slesia e a Norimberga. Spesso vi ho tenuti in mia mano e vi ho lasciati sempre sfuggire per la porta di servizio! questo che a Vienna non mi perdonano e che ora mi spinge a questo passo. - E poich il reciproco vantaggio coincide, cerchiamo di trattarci con reciproca autentica fiducia. WRANGEL La fiducia verr non appena ciascuno avr le proprie garanzie. WALLENSTEIN Il cancelliere, mi accorgo, non si fida ancora pienamente di me. S, lo confesso - il gioco non appare

tutto a mio vantaggio - Sua Eccellenza ritiene che se io sono capace di giocare in tal modo l'imperatore, ch' il mio sovrano, potrei fare uguale cosa col nemico, e l'una cosa sarebbe pi ancora perdonabile dell'altra. Non tale anche il pensiero vostro, signor Wrangel? WRANGEL Io qui ho una semplice missione, non opinioni. WALLENSTEIN L'imperatore mi ha spinto agli estremi. Non posso pi servirlo lealmente. Per sicurezza personale, per autodifesa io compio il duro passo che la coscienza mi rimprovera. WRANGEL Lo credo. A tal punto nessuno giunge non costretto. (Dopo una pausa) Ma quale sia il movente che induce Vostra Altezza ad agire in tal modo nei confronti del proprio imperatore e sovrano, non spetta a noi giudicare e interpretare. Gli Svedesi combattono per la propria buona causa, con buone armi e buona coscienza. La congiuntura, l'occasione propizia a noi: in guerra ogni vantaggio valido, prendiamo quello che si offre, senza pensare; e se davvero tutte le circostanze collimano... WALLENSTEIN Ma di che cosa si dubita? Della mia volont? Delle mie forze? Ho promesso al cancelliere che, se mi affida sedicimila uomini, concorrer con diciottomila dell'esercito imperiale WRANGEL Vostra Grazia noto come uno stratega eccellente, un secondo Attila e Pirro. Con stupore tutt'oggi ancora si parla di come Ella abbia, contro ogni umana aspettativa, costituito anni or sono un esercito dal nulla. Purtuttavia... WALLENSTEIN Tuttavia? WRANGEL Sua Eccellenza ritiene sia pi facile mettere dal nulla in campo sessantamila soldati che indurre la sessantesima parte... S'interrompe. WALLENSTEIN Be', cosa? Dite pure liberamente. WRANGEL

A tradire. WALLENSTEIN Crede? Giudica da svedese e da protestante. Voi luterani combattete per la vostra Bibbia, per voi conta la causa: seguite la bandiera col vostro cuore. - Chi di voi passa al nemico, rompe a un tempo la fede a due padroni. Di tutto ci, qui da noi, non si tratta WRANGEL Oh Dio del cielo! Forse che in questo paese, qui, non esistono patria, n focolare n chiesa? WALLENSTEIN Voglio spiegarvi come stanno le cose. S, l'austriaco ha una patria, e l'ama, e ne ha ben ragione. Ma questo esercito, che si dice imperiale, ed di stanza qui in Boemia, non ne ha; esso la feccia di paesi stranieri, la schiuma del popolo che nulla possiede se non il sole, ch' di tutti. E questa terra boema per la quale combattiamo, non ha sentimenti per il proprio sovrano, imposto dalla fortuna delle armi non da libera scelta. Brontolando sopporta la tirannia della fede: il potere l'ha atterrita, non placata. Un ardente, vendicativo ricordo sopravvive di quelle atrocit che qui si svolsero. E il figlio potr mai dimenticare che suo padre venne costretto da mastini aizzati a sentir messa? Un popolo cui vennero inflitte tali cose, diventa terribile, sia che si vendichi sia che sopporti. WRANGEL Ma l'aristocrazia e gli ufficiali? Una tale diserzione e fellona, signor principe, resta senza esempio nella storia mondiale. WALLENSTEIN Essi sono dalla mia parte, senza condizioni. Non a me, ma ai vostri occhi vogliate credere. (Gli porge la formula del giuramento. Wrangel la legge, poi la depone, senza una parola, sul tavolo) Ebbene? Comprendete adesso? WRANGEL Intenda chi pu! Signor principe! Depongo la maschera - S! Ho pieni poteri di concludere tutto. Il conte del Reno si trova a soli quattro giorni di marcia da qui, con quindicimila uomini: aspetta soltanto l'ordine per aggregarsi al Suo esercito. Io stesso dar l'ordine

non appena ci saremo accordati. WALLENSTEIN Quali sono le pretese del cancelliere? WRANGEL (gravemente) Si tratta di dodici reggimenti, truppe svedesi. Ne rispondo con la mia testa. Tutto potrebbe essere, infine, solo un tranello... WALLENSTEIN (balzando su) Signore! WRANGEL (continuando, calmo) Devo insistere quindi perch il duca di Friedland formalmente e irrevocabilmente rompa i rapporti con l'imperatore, senza di che non gli saranno affidate truppe svedesi. WALLENSTEIN Quali sono le pretese? Ditelo in breve. WRANGEL Disarmare i reggimenti spagnoli devoti all'imperatore, prendere Praga e cedere questa citt, insieme con la fortezza confinaria di Eger, agli Svedesi. WALLENSTEIN pretendere molto! Praga! Vada per Eger! Ma Praga? Non va. Vi offro ogni garanzia, che voi possiate ragionevolmente pretendere da me. Praga per - la Boemia posso difenderle da me. WRANGEL Nessuno ne dubita. N a noi importa difenderle. Non vogliamo avere impiegato invano uomini e denaro. WALLENSTEIN giusto. WRANGEL E fino a quando saremo indennizzati, Praga rimarr in pegno. WALLENSTEIN Vi fidate cos poco di noi? WRANGEL (alzandosi) Gli Svedesi devono cautelarsi di fronte ai Tedeschi. Siamo stati chiamati d'oltre Baltico, abbiamo salvato dalla rovina l'impero - col nostro sangue siglato la libert di fede, la santa dottrina del Vangelo - Ma gi

pi non si avverte il beneficio, soltanto il peso, con occhio torvo si guarda agli stranieri nell'impero, e volentieri a casa propria li si rispedirebbe, alle nostre foreste, con una manciata di denaro. No! non per il prezzo di Giuda, per oro e argento sonanti noi abbiamo lasciato sul campo di battaglia il re, tanto nobile sangue svedese non corso per oro e argento! N vogliamo tornare in patria sventolando gagliardetti adorni di magro alloro: vogliamo restare cittadini sopra il suolo che il re cadendo ha conquistato. WALLENSTEIN Aiutatemi ad abbattere il nemico comune, questa bella terra di frontiera non pu sfuggirvi. WRANGEL E una volta atterrato il comune nemico, chi provveder a riannodare la nuova amicizia? Noi sappiamo, signor duca, - sebbene gli Svedesi debbano far le viste di non saperne nulla - che voi intrattenete segrete trattative coi Sassoni. Chi ci garantisce che non siamo proprio noi le vittime delle decisioni che si ritiene necessario celarci? WALLENSTEIN Il cancelliere ha scelto bene il suo uomo: non poteva inviarne uno pi tenace. (Alzandosi) Rifletteteci meglio, Gustav Wrangel. Di Praga non pi una parola. WRANGEL Qui hanno termine i miei pieni poteri. WALLENSTEIN Cedervi la mia capitale? Piuttosto torno indietro - al mio sovrano. WRANGEL Se siete in tempo. WALLENSTEIN Questo dipende da me, ancora adesso, sempre, in ogni istante. WRANGEL Forse ancora pochi giorni fa. Oggi non pi. - Da quando il Sesina prigioniero, non pi. (Poich Wallenstein tace colpito) Signor duca! Noi crediamo ch'Ella abbia oneste intenzioni: da ieri ne siamo certi. E adesso che quel foglio garantisce per le truppe nulla vi sarebbe

a ostacolare pi la nostra fiducia. Praga non deve dividerci. Il cancelliere, mio signore, si contenta della citt vecchia, e a Vostra Grazia lascia il Hradschin e la Transmoldava, ma Eger occorre che sia nostra anzitutto, prima che si pensi a una congiunzione di forze. WALLENSTEIN Di voi dovrei fidarmi dunque, e voi non di me? Mi riservo di riflettere sulla proposta. WRANGEL Non troppo a lungo, devo pregarla. Al secondo anno s'avvia la trattativa; se anche stavolta fallisce, il cancelliere vuol ritenerla troncata per sempre. WALLENSTEIN Voi mi premete troppo. Un passo simile occorre venga meditato bene. WRANGEL Non oltre il necessario, signor duca! Solo con rapida azione esso potr riuscire. Se ne va. Scena VI Wallenstein. Ritornano Terzky e Illo. ILLO Tutto a posto? TERZKY Vi siete accordati? ILLO Questo svedese partito tutto soddisfatto. Ma s, vi siete accordati. WALLENSTEIN Ascoltate! Nulla ancora avvenuto... e a pensarci bene preferisco non farlo. TERZKY Come? Che significa? WALLENSTEIN Sottostare alla grazia di questi Svedesi! Cos prepotenti! Non lo sopporterei. ILLO Ti presenti come un disertore forse, a mendicare il loro aiuto? A loro porti pi di quanto ricevi. WALLENSTEIN Ch' accaduto

a quel regal Borbone che al nemico del suo popolo si vendette e piaghe inferse alla sua stessa patria? Maledizione stato il suo compenso, l'orrore degli uomini ha vendicato l'azione snaturata. ILLO forse il caso tuo? WALLENSTEIN La fedelt, vi dico, per ogni uomo l'amico pi carnale, sia per la vita che per la morte: a suo vendicatore si sente nato. L'inimicizia settaria, la rabbia partigiana, l'invidia antica, la gelosia fanno pace: chi ha lottato rabbiosamente per distruggersi, si allea, s'unisce per scacciare il comune nemico dell'umanit, la belva, che irrompe assassinando nell'asilo sicuro ove l'uomo si rifugia... giacch la propria saggezza non pu fargli interamente schermo. Solo in fronte la natura gli pone la luce degli occhi, la fedelt devota ha il cmpito di proteggerlo alle spalle. TERZKY Non avere di te un concetto peggiore del tuo nemico, che all'azione lieto di offrirti la sua mano. Nemmeno quel Carlo che fu avo e antenato di questo casato imperiale stato d'intendimenti cos deboli: accolse a braccia aperte quel Borbone, ch solo l'utilit governa il mondo. Scena VII Contessa Terzky.Detti. WALLENSTEIN Chi vi ha chiamata? Questi non sono affari per donne. CONTESSA Vengo a porgere i miei auguri! Sono arrivata forse troppo presto? Spero proprio di no. WALLENSTEIN Usa la tua autorit, Terzky! Comandale di allontanarsi. CONTESSA Ho gi dato un re alla Boemia. WALLENSTEIN Era idoneo ad esserlo. CONTESSA (agli altri) Be', qual l'intoppo? Parlate!

TERZKY Il duca non vuole. CONTESSA Non vuole quello che deve? ILLO Tocca a voi, adesso. Provateci, io ho finito, se mi si parla di fedelt e coscienza. CONTESSA Come? quando tutto era ancora lontanissimo, e il cammino appariva sconfinato davanti a te, avevi allora decisione e coraggio - e ora che il sogno s'avvia a essere realt, ora che il compimento prossimo, il successo assicurato, cominci ad esitare? Nei progetti soltanto, sei ardito, e vile nelle azioni? Bene! Da' ragione ai tuoi nemici, proprio qui che t'aspettano. Crederanno di buon grado ai tuoi progetti; sta' sicuro, le prove te ne daranno con lettera e sigillo! Ma all'effettiva possibilit dell'azione nessuno crede, altrimenti dovrebbero temerti e rispettarti. dunque mai possibile? Ora che ti sei spinto tanto oltre che il peggio risaputo, ora che l'azione gi ti viene imputata, come fosse eseguita, vuoi tirarti indietro e perderne i frutti? Progettata un volgare delitto, compiuta un'impresa immortale: e se riesce, viene anche perdonata, poich ogni risultato conseguito un giudizio di Dio. CAMERIERE (entra) Il colonnello Piccolomini. CONTESSA (rapidamente) Che aspetti. WALLENSTEIN Non posso vederlo adesso. Un'altra volta. CAMERIERE Chiede soltanto due minuti, ha un affare urgente... WALLENSTEIN Chi sa che cosa reca. Voglio udirlo. CONTESSA (ride) Sar urgente per lui. Tu puoi aspettare. WALLENSTEIN Di che si tratta? CONTESSA Lo saprai pi tardi. Ora pensa a sbrigare le cose con quel Wrangel. Il cameriere esce.

WALLENSTEIN Ci fosse una scelta ancora - si trovasse una via d'uscita pi blanda - sull'istante la sceglierei, evitando la soluzione estrema. CONTESSA Se null'altro tu chiedi, una tale via ti sta dinanzi. Manda via questo Wrangel. Dimentica le antiche speranze, getta via la vita passata, risolvi d'iniziarne una nuova. Anche la virt ha i suoi eroi, come la fama e la fortuna. Parti per Vienna, va' dall'imperatore, seduta stante, porta con te la cassaforte piena, dichiara di aver voluto mettere soltanto alla prova la fedelt dei sudditi e burlarti degli Svedesi. ILLO Anche per questo troppo tardi. Troppe cose si sanno. Non farebbe che portare la testa alla mannaia. CONTESSA Di questo non ho timore. Per condannarlo legalmente le prove mancano e dall'arbitrio rifuggono. Si lascer ripartire il duca tranquillamente. Vedo gi come tutto si svolger. Il re d'Ungheria si far avanti e sar cosa intesa e stabilita che il duca se ne vada, di spiegazioni non vi sar bisogno. Il re far prestare giuramento alle truppe e tutto rester in bell'ordine. Il duca un bel mattino sar partito. Subito i suoi castelli si animeranno: organizzer cacce, costruzioni, allever cavalli, former una corte, distribuir chiavi d'oro, ospitalmente imbandir banchetti, e a farla breve sar un gran re - in piccolo! E poich'egli saggiamente si accontenta di non contare e non significare pi nulla, lo lasceranno apparire ci che gli piace: apparir un gran principe fino alla fine! Ebbene! Il duca sar dunque anche lui uno dei nuovi parvenu di guerra, effimera creatura del favor di corte che con pari slancio crea baroni e principi. WALLENSTEIN (si alza, in preda a violenta agitazione) Mostratemi una via che a salvamento mi tragga da quest'angustia, o potenze benefiche! mostratemene una che sia adatta a me. - Io non sono capace di crogiolarmi nella mia volont, nei miei pensieri, come un eroe a parole, un virtuoso fanfarone non son capace di dire alla fortuna che mi volta le spalle, grandiosamente: Va' pure! non ho bisogno di te. Se non agisco, sono distrutto: non schiver sacrifici, n pericoli, per evitare l'estremo, ultimo

passo. Ma prima ch'io nel nulla sprofondi, che piccolo divenga dopo inizi grandiosi, prima che il mondo mi scambi con i miserabili che la fortuna in un giorno innalza e abbatte, preferisco che il mondo e i posteri pronuncino con orrore il mio nome, e Friedland divenga sinonimo d'ogni azione pi esecrabile. CONTESSA Che cosa mai vi in tutto questo che sia contro natura? Non riesco a capacitarmi, dimmelo dunque un po'! Oh, non lasciare che i notturni fantasmi della superstizione si facciano padroni del tuo lucido spirito! Sei accusato di alto tradimento: se a torto o a ragione, non questione adesso; sei perduto se non ti servi rapidamente del potere che tieni in pugno. Ma dove si trova mai una pacifica creatura che la propria vita non difenda con tutte le forze? Quale audacia l'autodifesa non giustifica? WALLENSTEIN Un tempo, codesto Ferdinando m'era tanto prodigo di favori: mi amava, mi teneva in gran conto, ero il pi vicino al suo cuore. Quale principe stato da lui onorato al pari di me? - E finire cos! CONTESSA Con tanta fedelt serbi ricordo d'ogni piccolo favore, e delle umiliazioni non hai memoria alcuna? Devo dunque ricordarti qual stato il compenso dei tuoi fedeli servigi a Ratisbona? Tu avevi offeso ogni ceto dell'impero: per la sua grandezza t'eri addossato l'odio di tutti, la maledizione; in tutta la Germania non un amico avevi pi, perch eri vissuto soltanto per il tuo imperatore. A lui solo ti sei aggrappato in quella bufera accumulatasi contro di te alla Dieta di Ratisbona... e lui t'ha lasciato cadere! T'ha lasciato cadere! Te ha sacrificato in favore del prepotente Bavaro! Non dire che la carica restituita ha sanato il precedente, grave torto! A quel posto, che volentieri t'avrebbero negato, non ti ha messo una genuina buona volont, ma soltanto la dura legge della necessit. WALLENSTEIN Non la loro buona volont, questo vero! N devo il comando all'affetto di lui. Se ne abuso, non faccio abuso alcuno di fiducia. CONTESSA Fiducia? Affetto? - C'era bisogno di te! L'impetuosa coercitrice, la necessit, colei che non si accontenta di vuoti nomi

o di comparse, quella che l'azione esige, non il gesto, e che va in cerca del pi grande, del migliore, per metterlo al timone, dovesse anche trarlo dalla feccia... fu lei che t'ha messo a questo posto, e ha scritto il tuo decreto di nomina. Infatti a lungo, finch non ne pu pi, questa stirpe si serve d'anime corrotte e servili e dell'arte di meccanismi sterili ma quando raggiunta dagli eventi estremi, e vuote larve non bastano pi, allora in mano cade delle nature forti, degli spiriti magni, che obbediscono soltanto a se stessi e nulla sanno di compromessi e trattano soltanto alle proprie, non alle loro condizioni. WALLENSTEIN vero! Mi hanno sempre visto quale sono, io non li ho ingannati nel negozio: perch non ho mai creduto che valesse la pena di celare le mie ambizioni audaci. CONTESSA Assai pi - ti sei sempre mostrato terribile. Non tu, che sempre sei rimasto fedele a te stesso, ma sono loro ad aver torto, loro che ti temevano eppure t'hanno dato nelle mani il potere. Poich sempre ha ragione colui che rimane coerente con se stesso: non v' altro torto che la contraddizione. Eri forse diverso quando otto anni or sono mettesti a ferro e a fuoco le contrade tedesche, in tutti i paesi portasti il flagello, beffandoti degli ordinamenti dell'impero, esercitando soltanto il diritto tremendo del pi forte e calpestando ogni autorit singola per estendere la sovranit del tuo sultano? Allora sarebbe stato tempo di spezzare la tua superba volont e richiamarti all'ordine! Ma all'imperatore, invece, piacque ci che gli tornava utile, e in silenzio appose il sigillo imperiale a quei crimini. Ci che allora era giusto, perch per lui veniva fatto, oggi a un tratto scandaloso, perch diretto contro di lui? WALLENSTEIN (alzandosi in piedi) Non ho mai visto la cosa da questo lato! S! proprio cos. Questo imperatore col mio braccio ha compiuto nell'impero azioni che, secondo la legge, non avrebbero dovuto accadere. E questo stesso manto principesco che indosso, lo devo a servigi che sono delitti. CONTESSA Confessa dunque che tra lui e te non pu parlarsi di dovere e diritto, ma soltanto di potere e occasione! giunto l'istante per te di tirare le somme nel grande compendio della tua vita: i segni ti sono propizi, fortuna i pianeti ti annunciano gridando: tempo ormai! Hai forse invano misurato per tutta la vita il corso

degli astri? - consultato circoli e quadranti? riprodotto su queste pareti lo zodiaco, la volta celeste, circondandoti dei muti e profetici simulacri dei sette dominatori dell'umano destino, soltanto per un gioco futile? tutto questo apparato dunque nullo? e non v' contenuto in quest'arte vana, non ha valore essa per te, nulla significa per te nell'ora decisiva? WALLENSTEIN (che durante quest'ultima parte andato su e gi con agitazione, si arresta di colpo interrompendo la contessa) Chiamatemi Wrangel, e tre corrieri stiano pronti in sella. ILLO Che Dio sia lodato! Esce di corsa. WALLENSTEIN il maligno che agisce, per lui e per me. Lui viene punito per mezzo mio, strumento della sua avidit di potere, e io aspetto che l'acciaio della vendetta sia affilato anche per il mio petto. Chi semina denti di drago non si attenda raccolto lieto. Ogni mala azione reca in grembo il proprio angelo vendicatore: la speranza malvagia. - Egli non pu pi fidarsi di me e anch'io non posso pi retrocedere. Avvenga dunque quello che deve avvenire. La ragione rimane alla sorte, poich il cuore in noi non che il suo imperioso braccio. (A Terzky) Conduci Wrangel nel mio studio. Ai corrieri voglio parlare io stesso; mandate a chiamare Ottavio! (Alla contessa, che ha un'aria giubilante) Tu non esultare! Poich gelose sono le potenze della sorte. Il giubilo precoce ne usurpa i diritti. Siamo noi a mettere nelle loro mani il seme ma se fortuna ne verr o sfortuna, lo dir l'esito finale. Mentre esce, cala il sipario. ATTO II

Una stanza. Scena I Wallenstein. Ottavio Piccolomini. Poco dopo Max Piccolomini.

WALLENSTEIN A me manda a dire da Linz di essere ammalato, ma ho notizia sicura ch' nascosto a Frauenberg dal conte Gallas. Arrestali entrambi a mandameli qui. Tu prendi il comando dei reggimenti spagnoli, fa' sempre preparativi e non essere mai pronto, e se ti spingono a muovere contro di me, acconsenti e resta fermo al tuo posto. So di renderti un servizio nel darti modo di rimanere ozioso, in questo gioco. Tu preferisci, finch puoi, salvare le apparenze: azioni decisive non sono affare tuo; per questo ho scelto per te un tale ruolo: mi sarai questa volta della massima utilit non facendo nulla - se nel frattempo la fortuna decider per me, saprai il da farsi. (Entra Max Piccolomini) Va' ora, vecchio mio. Stanotte ancora devi partire. Prendi i miei cavalli. Questo giovanotto me lo tengo qui. Siate sbrigativi nel congedarvi! Ci rivedremo del resto, penso, tutti quanti lieti e felici. OTTAVIO (a suo figlio) Noi dobbiamo ancora parlare insieme. Esce. Scena II Wallenstein. Max Piccolomini. MAX (avvicinandosi) Mio generale... WALLENSTEIN Non lo sono pi, se ti dichiari ufficiale dell'imperatore. MAX Sicch deciso, lascerai l'esercito? WALLENSTEIN Ho rinunciato al servizio dell'imperatore. MAX E vuoi lasciare l'esercito? WALLENSTEIN Spero anzi di legarlo pi strettamente a me. (Si siede) S, Max. Non ho voluto rivelartelo prima che fosse suonata l'ora dell'azione. La felice sensibilit dei giovani afferra facilmente le cose giuste, ed una gioia

tradurre in azione il proprio giudizio dove il problema si risolve nettamente. Tuttavia dove di due mali occorre scegliere l'uno, laddove il cuore non riesce interamente a districarsi nella strettoia dei doveri, allora un bene non avere scelta, e un favore si dimostra la necessit. Eccola presentarsi. Non guardare indietro. Non ti pu pi giovare. Guarda avanti! Non giudicare! Preparati ad agire. La Corte ha deciso la mia rovina, perci mia intenzione prevenirla. Faremo alleanza con gli Svedesi. Son gente molto in gamba e buoni amici... (S'interrompe, aspettando la risposta di Piccolomini) Ti ho sorpreso. Non mi rispondere ora. Voglio concederti il tempo di dominarti. Si alza e va verso il fondo. Max resta a lungo immobile, immerso nel pi profondo dolore; a un suo movimento, Wallenstein ritorna e gli si mette di fronte. MAX Mio generale! - Oggi tu mi hai emancipato. Infatti fino a questo giorno mi stato risparmiato di dover trovare da solo la via e la direzione. Seguivo te senza condizioni. Mi bastava guardare te per essere sicuro della giusta via. Per la prima volta oggi tu mi rimetti a me stesso e mi costringi a fare una scelta fra il mio cuore e te. WALLENSTEIN Finoggi dolcemente t'ha cullato la sorte, potevi tener dietro ai tuoi doveri per gioco, seguire ogni impulso leggiadro, agire sempre con cuore indiviso. Non sar pi cos. Le vie si dividono nemiche. Doveri contrastano i doveri. Tu devi prendere partito nella guerra che adesso si scatena tra il tuo amico e il tuo imperatore. MAX Guerra! questo il suo nome? La guerra terribile come le piaghe celesti, per anche buona, un destino come quelle. dunque una buona guerra questa, che tu appresti all'imperatore con l'esercito imperiale? Dio del cielo! Che mutamento questo! Si conviene a me con te un simile linguaggio, con te che mi sei sempre apparso come la ferma stella polare, come la norma della mia vita! Oh, quale frattura hai provocato nel mio cuore! Dovr dunque imparare a rinunciare all'antico rispetto, alla sacra abitudine dell'obbedienza che il solo tuo nome mi suscitava in petto? No! non rivolgere a me il tuo volto: stato sempre per me come il volto divino, n d'un tratto potr perdere il suo ascendente su di me: i miei sensi ancora sono in tua bala, anche se l'anima con sanguinoso distacco se n' liberata!

WALLENSTEIN Max, ascoltami. MAX Oh, non farlo! non farlo! Guarda! i tuoi lineamenti puri e nobili nulla ancora sanno dell'azione sciagurata. Essa ha macchiato solo l'immaginazione, l'innocenza si rifiuta di abbandonare la tua nobile figura. Gettala fuori questa macchia nera, il nemico. Null'altro sar stato che un sogno malvagio, ammonitore d'ogni salda virt. L'umanit forse avr momenti simili, ma vittorioso ne deve uscire il sentimento onesto. No, tu non finirai cos. Ne resterebbe malfamata tra gli uomini ogni grande personalit e ogni poderoso ingegno: darebbe ragione alla credenza volgare che rifiuta la nobilt degli uomini liberi e solo all'impotenza ama affidarsi. WALLENSTEIN Severo sar il biasimo del mondo verso di me, me lo aspetto. Gi a me stesso ho detto quello che tu puoi dirmi. Chi non eviterebbe le soluzioni estreme! Ma qui scelta non v', sono costretto a esercitare la violenza, o a subirla... Cos stanno le cose. Non mi resta altra via. MAX E sia! Resisti con la forza nella tua carica, ribellati all'imperatore, arriva, se necessario, all'aperta rivolta; io non ti loder ma ti perdoner, con te spartir ci che disapprovo. Per... non diventare un traditore! Ecco, detta la parola. Non traditore! Non passare ogni misura, questo! Non l'errore in cui l'ardire si smarrisce per la sua esuberanza. Oh, ben altra cosa... tenebra nera, come l'inferno nera! WALLENSTEIN (con la fronte foscamente corrugata ma dominandosi) Pronta la giovent alla parola pur difficile all'uso, come lama di coltello: dalla testa fervida trae la temeraria misura delle cose che hanno in se stesse la propria misura. Subito voi chiamate scandaloso o degno, malvagio o buono tutto - e quello che la fantasia trascina in queste parole oscure, fantasiosamente lo attribuite alle cose e alle persone. Ristretto il mondo, e il cervello vasto, i pensieri si affiancano vicini l'uno all'altro ma le cose nello spazio s'urtano duramente: laddove l'uno prende posto occorre che l'altro ceda, chi non vuole esser scacciato, deve scacciare, ed ecco la lotta, ove soltanto la forza ha la vittoria. Eh s, colui che percorre

la vita privo di desideri e riesce a negarsi ogni scopo, vive tra fiamme innocue come la salamandra, pu mantenersi puro nel puro elemento. Me la natura m'ha creato di sostanza pi rozza, e alla terra la bramosia mi attira. La terra appartiene agli spiriti malvagi, e non a quelli buoni. Ci che gli di c'inviano dall'alto, sono beni di tutti: la loro luce allieta, ma nessuno arricchisce, nel loro regno non si acquista possesso. La pietra preziosa, l'oro dal valore universale occorre estorcerli alle potenze false, che abitano maligne sotto terra. Non senza sacrificio si rendono propizie n alcun vivente riuscito a trarre immune l'anima dai loro servigi. MAX (con fervore) Oh, temi, temi queste potenze false! Le promesse non tengono! Sono spiriti bugiardi, che seducendoti ti traggono all'abisso. Non ti fidare di loro! Ti metto in guardia - Ritorna al tuo dovere! Ma s, certo, lo puoi. Mandami a Vienna. S, fallo. Lascia che sia io, io a fare per te la pace con l'imperatore. Egli non ti conosce, ma io s ti conosco: ch'egli ti veda attraverso i miei occhi puri e a te riporter la sua fiducia. WALLENSTEIN troppo tardi. Tu non sai ci ch' avvenuto. MAX E troppo tardi foss'anche - si fosse giunti a tal punto che soltanto un delitto possa salvarti dalla caduta, cadi! Degnamente cadi, cos com'eri e sei. Perdi il comando. Scompari dalla scena. Puoi farlo con splendore, fallo anche con purezza. Hai vissuto molto per gli altri, vivi ora per te stesso: io t'accompagno, mai pi separer il mio destino dal tuo... WALLENSTEIN troppo tardi. Mentre tu stai qui a sciupare le tue parole, gi divorano miglio su miglio le mie staffette, recando a Praga e a Eger i miei ordini. - Rassegnati. Agiamo come siamo costretti. Lasciaci dunque fare l'inevitabile con dignit, con passo fermo. - Che cosa faccio di peggio di quello che Cesare fece, il cui nome risuona eccelso oggi ancora nel mondo? Egli condusse contro Roma le legioni, che Roma gli aveva affidato per proteggerla. Avesse gettato via la spada, sarebbe stato perduto, come io lo sarei, se disarmassi. Sento qualcosa in me dello spirito suo: concedimi la sua fortuna, il resto lo sapr subire.

Max, che fino a quel momento rimasto in preda a un doloroso conflitto interiore, esce rapidamente. Wallenstein lo segue con lo sguardo, meravigliato e afflitto, e rimane assorto in profondi pensieri. Scena III Wallenstein. Terzky. Subito dopo Illo. TERZKY Max Piccolomini ti ha lasciato or ora? WALLENSTEIN Dov' Wrangel? TERZKY partito. WALLENSTEIN Cos in fretta? TERZKY stato come se la terra lo avesse inghiottito. Ti aveva appena lasciato quando io l'ho seguito, dovevo parlargli ancora, ma... non c'era pi, e nessuno m'ha saputo dire nulla di lui. Credo fosse il diavolo in persona, un uomo non pu scomparire di colpo, cos. ILLO (giungendo) vero che vuoi mandar via il vecchio? TERZKY Come? Ottavio! Ma che pensi mai?! WALLENSTEIN Va a Frauenberg, a prendere il comando dei reggimenti spagnoli e italiani. TERZKY Dio non voglia che tu faccia una cosa simile! ILLO Vuoi affidare a quell'ipocrita gente armata? Perderlo d'occhio, proprio adesso, in questo momento decisivo? TERZKY Non lo farai. No, per l'amor del cielo! WALLENSTEIN Che strana gente siete! ILLO Oh, soltanto questa volta cedi al nostro ammonimento! Non lasciarlo partire. WALLENSTEIN E perch mai dovrei per questa sola volta non fidarmi di lui, mentre l'ho sempre fatto? Che cosa

accaduto per levargli la mia stima? Per un capriccio vostro, che non il mio, dovrei mutare il mio giudizio consolidato e antico sul suo conto? Non crediate ch'io sia una femminuccia. Proprio perch mi son fidato di lui fino ad oggi, anche oggi mi fider. TERZKY Ma necessario che sia proprio lui? Mandaci un altro. WALLENSTEIN Dev'essere lui, lui che ho scelto. adatto a questo incarico. Perci gliel'ho affidato. ILLO Perch un italiano, perci ti va bene. WALLENSTEIN So, so che quei due non li avete mai potuti vedere: perch li stimo, li amo, li preferisco a voi e ad altri manifestamente come meritano, per tale ragione sono un pruno negli occhi vostri! Che importa a me e agli affari miei della vostra invidia? Il fatto che voi li odiate, agli occhi miei non li rende peggiori. Amatevi oppure odiatevi a vicenda, come vi pare: io lascio libero ognuno delle sue inclinazioni, ma so bene quale sia il valore di ciascuno di voi. ILLO Non partir - dovessi fargli spezzare le ruote della carrozza. WALLENSTEIN Calmati, Illo! TERZKY Quel tale Questenberg, mentre stato qui, se l' fatta sempre soltanto con lui. WALLENSTEIN avvenuto col mio consenso e permesso. TERZKY E so anche che riceve messaggeri segreti di quel Gallas. WALLENSTEIN Questo non vero. ILLO Oh, tu sei cieco, tu, grande veggente! WALLENSTEIN Non ti riuscir di scuoter la mia fede, fondata sulla scienza pi profonda. Se lui

mentisce, bugiarda tutta quanta l'astrologia. Poich, sappiatelo, il destino stesso mi garante ch'egli il pi fido dei miei amici. ILLO Hai garanzia che anche il destino non menta? WALLENSTEIN Esistono momenti nella vita dell'uomo in cui egli pi del solito vicino al grande spirito cosmico e ha il diritto di porre un quesito al destino. Era un tale momento quando io, nella notte precedente alla battaglia di Ltzen, pensoso me ne stavo a fissare la pianura, poggiato a un albero. I fuochi del campo nella nebbia ardevano foschi, solo il cupo frastuono delle armi e il richiamo monotono delle ronde rompeva il silenzio. Tutta la mia vita, passata e futura, in quell'istante trascorse dinnanzi agli occhi della mente, e l'animo presago allacciava il pi lontano futuro all'imminente sorte del mattino seguente. Dissi allora a me stesso: A tanti uomini tu comandi! Essi seguono il tuo astro puntando sul tuo capo tutto quello che hanno come su un numero infallibile, e son saliti insieme a te sulla barca della fortuna tua. Ma verr il giorno che tutti costoro di nuovo la sorte disperder, solo pochi rimarranno fedeli al tuo fianco. Vorrei proprio sapere chi sar il pi fedele di coloro che questo campo rinserra. Dammi un segno, o Sorte! Che sia colui che domani mattina per primo con una prova di affetto mi verr incontro. E con tale pensiero mi addormentai. Fui trasportato in sogno nel bel mezzo della battaglia. Grande era la mischia. Un colpo di fucile uccise il mio cavallo, caddi e sopra di me passarono cavalli e cavalieri: io giacevo ansimante, come un moribondo, pestato dagli zoccoli. Allora d'improvviso un braccio soccorrevole mi afferr: era Ottavio; in fretta mi destai, era giorno, e - Ottavio era dinanzi a me. Fratello mio, disse, non cavalcare oggi il pomellato, come al solito. Piuttosto monta questo cavallo sicuro che t'ho scelto. Fallo per amor mio. Un sogno mi ha ammonito. E la velocit di quel cavallo all'inseguimento dei dragoni di Bannier mi sottrasse. Mio cugino cavalc quel giorno il pomellato, n giammai rividi cavallo e cavaliere. ILLO stato un caso. WALLENSTEIN (con intenzione) Il caso non esiste: e ci che a noi appare cieca casualit proprio quello che scaturisce dalle sorgenti pi profonde. Ho scritto e suggellato che Ottavio il mio buon angelo: non una parola di pi.

Si avvia. TERZKY Mi consolo pensando che ci resta Max come ostaggio. ILLO E lui, sar mia cura che di qui non esca vivo. WALLENSTEIN (s'arresta e si volta) Siete proprio come le donnicciole che sempre tornano al loro primo detto, dopo che per ore si ragionato con loro! - Gli atti e i pensieri umani, sappiatelo! non sono come le onde del mare mosse ciecamente dal vento. Il mondo interiore, il microcosmo, il pozzo profondo da cui scaturiscono eterni. Essi sono necessari come il frutto dell'albero, il caso non pu mutarli per trastullo. Una volta scrutata l'essenza intima di un uomo, ne conoscono anche la volont e le azioni. Escono. Scena IV Stanza nell'abitazione di Piccolomini. Ottavio Piccolomini in tenuta da viaggio. Un aiutante. OTTAVIO La scorta arrivata? AIUTANTE Aspetta gi. OTTAVIO gente sicura, vero, aiutante? Da quale reggimento li avete presi? AIUTANTE Da quello di Tiefenbach. OTTAVIO un reggimento fedele. Fate che attendano in silenzio nel cortile interno, senza mostrarsi ad alcuno, finch non sentirete il campanello: poi la casa verr chiusa, sorvegliata rigorosamente, e ognuno che si presenti sia arrestato. (L'aiutante esce) Peraltro spero che l'opera loro non sia necessaria, perch son certo che i miei calcoli sono giusti. Si tratta tuttavia del servizio dell'imperatore, la posta grossa, ed meglio troppa prudenza che troppo poca. Scena V

Ottavio Piccolomini. Entra Isolani. ISOLANI Eccomi qua... Be', chi viene ancora degli altri? OTTAVIO (con circospezione) Prima, una parola con voi, conte Isolani. ISOLANI (con circospezione) Ci siamo dunque? Il principe sta per intraprendere qualche cosa? In me potete avere fiducia. Mettetemi alla prova. OTTAVIO Pu darsi che ci avvenga. ISOLANI Fratello, io non appartengo a coloro che son prodi a parole, e quando l'ora di agire prendono il largo vergognosamente. Il duca mi ha trattato da amico: lo sa Iddio, cos! Gli devo tutto. Sulla mia fedelt pu contare. OTTAVIO Si vedr. ISOLANI State in guardia! Non tutti la pensano cos. Molti qui ancora parteggiano per la Corte, e pensano che la firma di qualche giorno fa, quella che ci stata carpita, non li vincoli affatto. OTTAVIO Ah s? Ditemi dunque i nomi di questi signori che la pensano cos. ISOLANI Corpo d'un boia! Tutti i Tedeschi parlano cos. Anche Esterhazy, Kaunitz, Deodati dichiarano adesso che bisogna obbedire alla Corte. OTTAVIO Questo mi fa piacere. ISOLANI Vi fa piacere? OTTAVIO S, che l'imperatore abbia cos buoni amici e bravi sudditi. ISOLANI Non scherzate. Non poi gente spregevole.

OTTAVIO Certo che no. Dio mi scampi dallo scherzo! Molto seriamente mi rallegro di vedere la buona causa cos forte. ISOLANI Che diavolo? Che significa ci? Voi dunque non siete?... Ma perch sono qui? OTTAVIO (con sussiego) Per dichiarare chiaro e tondo se volete esser considerato un amico oppure un nemico dell'imperatore! ISOLANI (sdegnosamente) Di questo dar spiegazione a colui cui spetta farmi una domanda simile. OTTAVIO Se spetti a me, pu dirlo questo foglio. ISOLANI Co... cosa? Questa la scrittura e il sigillo dell'imperatore. (Leggendo) Sicch tutti quanti i comandi del nostro esercito dovranno sottostare agli ordini del nostro caro, fedele luogotenente generale Piccolomini, come si trattasse dei nostri... Hum, gi, cos... gi, gi! Io... vi faccio... i miei complimenti, luogotenente generale. OTTAVIO Vi sottomettete a quest'ordine? ISOLANI Io... ma voi comprendete, cos di sorpresa... Mi si vorr lasciare il tempo di riflettere, io spero... OTTAVIO Due minuti. ISOLANI Mio Dio, la faccenda per... OTTAVIO Semplicissima. Voi dovete dichiarare se intendete tradire il vostro sovrano, oppure servirlo fedelmente. ISOLANI Tradimento Mio Dio! - chi parla di tradimento? OTTAVIO Si tratta di questo. Il duca un traditore.

Intende far passare l'esercito al nemico. Dichiarate chiaro e tondo: volete rinnegare l'imperatore? vendervi al nemico? questo che volete? ISOLANI Ma che pensate mai? Io rinnegare la maest dell'imperatore? Ho detto questo? Quand' che l'avrei detto? OTTAVIO Ancora non avete detto nulla. Non ancora. Sto aspettando se lo direte. ISOLANI Be', vedete, mi fa piacere che voi stesso mi siate testimone che io non ho detto una cosa simile... OTTAVIO Vi staccate dunque dal duca? ISOLANI Se intesse un tradimento - il tradimento risolve tutti i vincoli. OTTAVIO E siete deciso a combattere contro di lui? ISOLANI Mi ha fatto del bene - ma se un birbante, Dio lo danni! il contratto lacerato. OTTAVIO Io sono lieto che vi siate deciso per la buona causa. Questa notte partirete di nascosto con le truppe leggere: dovr sembrare che l'ordine venga direttamente dal duca. A Frauenberg il luogo di adunata, l Gallas vi dar comandi ulteriori. ISOLANI Sar fatto. Ma fatela presente, vi prego, all'imperatore la mia immediata prontezza. OTTAVIO Glielo ricorder. (Isolani se ne va. Entra un servitore) Il colonnello Buttler? Bene. ISOLANI (tornando indietro) E perdonatemi il mio modo di fare brusco, vecchio amico. Signore Iddio! Come potevo sapere quale personaggio mi stesse davanti! OTTAVIO

Non datevi pensiero. ISOLANI Io sono un vecchio compagnone allegro, e seppure mi sfuggita qualche paroletta un po' azzardata nei confronti della Corte, nei fumi del vino, voi lo sapete, non era con cattiva intenzione! Esce. OTTAVIO Non preoccupatevi! Questa andata! Fortuna, sii altrettanto propizia con gli altri! Scena VI Ottavio Piccolomini. Buttler. BUTTLER Sono ai vostri ordini, luogotenente generale. OTTAVIO Siate il benvenuto, come un ospite egregio e un amico. BUTTLER Troppo grande onore per me. OTTAVIO (dopo che entrambi si sono seduti) Voi non avete ricambiato la simpatia con cui ieri vi son venuto incontro. L'avete magari anche scambiata per una vuota formalit. Dal cuore invece veniva quel mio desiderio, le mie intenzioni nei vostri confronti erano serie; infatti adesso un tempo in cui i buoni dovrebbero far lega. BUTTLER Ci possibile soltanto fra coloro che la pensano allo stesso modo. OTTAVIO E tutti i buoni, sono convinto, la pensano allo stesso modo. Io considero l'individuo responsabile soltanto di quella azione cui lo spinge con calma il suo carattere: ch la violenza dei ciechi malintesi pu costringere spesso il migliore fuori dalla retta via. Siete passato da Frauenberg. Il conte Gallas non vi ha confidato nulla? Ditemelo. mio amico. BUTTLER Ha detto soltanto parole prive di significato.

OTTAVIO Mi spiace sentirvi dire cos. Il suo consiglio infatti era buono. E uno uguale avrei intenzione di darvi. BUTTLER Risparmiatevi la fatica - e a me l'imbarazzo di accogliere cos male un buon suggerimento. OTTAVIO Il tempo prezioso, parliamo apertamente. Voi sapete come stanno le cose qui. Il duca medita un tradimento: posso dirvi di pi, l'ha gi compiuto; il patto col nemico gi stato concluso, poche ore fa! I corrieri cavalcano gi verso Praga ed Eger, e domani ci condurr al nemico. Ma s'inganna, giacch la saggezza vigila: amici fedeli ha qui ancora il sovrano, e la loro lega invisibile gi poderosa si erge. Questo decreto lo mette al bando, scioglie l'esercito dai doveri dell'obbedienza e chiama a raccolta tutti i benpensanti a radunarsi sotto la mia guida. Ora scegliete: volete condividere la buona causa con noi, oppure con lui la trista sorte dei tristi? BUTTLER (si alza) La sua sorte la mia. OTTAVIO questa l'ultima vostra decisione? BUTTLER Lo . OTTAVIO Riflettete, colonnello Buttler. Ancora siete in tempo. Nel mio fido petto resta sepolta la parola pronunciata troppo in fretta. Ritiratela. Scegliete la via migliore. Non buona quella che avete preso. BUTTLER Avete altri ordini, luogotenente generale? OTTAVIO Guardate i vostri capelli bianchi! Ritiratela. BUTTLER Vi saluto! OTTAVIO Cosa? Questa buona, valorosa spada volete sguainarla in una lotta simile ? Mutare in esecrazione la gratitudine che in quarant'anni avete meritato dall'Austria?

BUTTLER (ridendo amaramente) Gratitudine dalla Casa d'Austria! Fa per andarsene. OTTAVIO (lo fa arrivare alla porta, poi lo richiama) Buttler! BUTTLER Desiderate? OTTAVIO Com' andata quella storia del conte? BUTTLER Conte! Cosa? OTTAVIO Del titolo di conte, intendo dire. BUTTLER (scattando con violenza) All'inferno! OTTAVIO (freddamente) Voi l'avete richiesto. Siete stato respinto. BUTTLER Non vi farete beffe impunemente di me. In guardia! OTTAVIO Ringuainate la spada. Ditemi con calma come andarono le cose. Dopo, non vi negher soddisfazione. BUTTLER E sia: sappiano pure tutti di quella mia debolezza, che io stesso non potr mai perdonarmi! - S! Luogotenente generale, io sono ambizioso, il disprezzo non l'ho mai potuto tollerare. Soffrivo che nascita e titoli nell'esercito valessero di pi del merito. Non volevo esser da meno di gente uguale a me; cos, in un istante sciagurato, mi sono lasciato trascinare a quel passo - stata una follia! Ma non meritavo di pagarla a cos caro prezzo! - Rifiutare si poteva - ma perch inasprire il diniego con quell'ingiurioso disprezzo, perch abbattere, stritolare il vecchio servo fedele col pesante sarcasmo, ricordandogli cos duramente la vergogna della sua origine perch, in un istante di debolezza, aveva mancato alla propria dignit?! Ma la natura ha dato un pungiglione al verme, per gioco irriso e calpestato dall'arbitrio... OTTAVIO Dovete essere stato calunniato. Sospettate chi sia il nemico che vi ha fatto questo pessimo servizio?

BUTTLER Sia chi vuole! Un ignobile briccone, un cortigiano dev'essere, uno spagnolo, uno Junker di qualche antico casato cui forse io davo ombra, un furfante invidioso, geloso della dignit da me conquistata solo per merito. OTTAVIO Dite: il duca ha approvato questo passo? BUTTLER Mi ha spinto a farlo, si interposto in mio favore, con nobile calore d'amico. OTTAVIO Ah s? Lo sapete con certezza? BUTTLER Ho letto la lettera... OTTAVIO (con intenzione) Anch'io - ma diverso suonava il contenuto. (Buttler mostra segni di stupore) Per caso sono in possesso della lettera, mostrandovela sono in grado di farvi mutare opinione. Gli d la lettera. BUTTLER Ah! cos' questo? OTTAVIO Temo, colonnello Buttler, che siate stato vittima di un gioco scandaloso. Il duca, voi dite, vi ha spinto a questo passo? In questa lettera egli parla con disprezzo di voi, consiglia al ministro di punire la vostra albaga, cos la chiama. (Buttler ha letto la lettera, le sue ginocchia tremano, afferra una sedia e vi si lascia cadere ) Nessun nemico vi perseguita. Nessuno vi vuole male. Al duca soltanto attribuite l'offesa che avete ricevuta: l'intenzione chiara. Voleva strapparvi al vostro imperatore - sperava dalla vostra vendetta di raggiungere ci che dalla vostra provata fedelt mai pi avrebbe potuto aspettarsi, a mente calma. Voleva usarvi come un cieco strumento, come uno spregevole mezzo per fini abbietti. Ha raggiunto il suo scopo. Fin troppo bene gli riuscito di distogliervi dalla retta via, su cui per quarant'anni avete camminato. BUTTLER (con voce tremante) Potr mai perdonarmi la Maest dell'imperatore?

OTTAVIO Fa di pi. Sana l'offesa che ha colpito ingiustamente l'uomo degno. Con franca iniziativa conferma il dono fatto dal duca con malvagio scopo. Il reggimento che comandate vostro. Buttler fa per alzarsi ma ricade a sedere. fortemente commosso, tenta di parlare senza riuscirvi. Infine prende la spada e la porge a Piccolomini. OTTAVIO Che volete fare? Dominatevi. BUTTLER Prendete! OTTAVIO Perch? Riflettete. BUTTLER Prendete dunque! Non sono pi degno di questa spada. OTTAVIO Di bel nuovo ricevetela dalla mia mano e portatela sempre con onore per il buon diritto. BUTTLER Ho rotto la fede a un sovrano cos clemente! OTTAVIO Riparate. Separatevi prontamente dal duca. BUTTLER Separarmi da lui! OTTAVIO Che? Ci ripensereste forse? BUTTLER (sbottando con voce terribile) Soltanto separarmi da lui? Oh, bisogna ch'egli non viva pi! OTTAVIO Seguitemi laggi, a Frauenberg, ove tutti i fedeli si radunano da Gallas e da Altringer. Molti altri al loro dovere ho ricondotto, stanotte essi fuggono via da Pilsen... BUTTLER (fortemente commosso, va su e gi, fermandosi poi con sguardo deciso davanti a Ottavio) Conte Piccolomini! concesso all'uomo che ha rotto la fede, parlarvi in nome dell'onore? OTTAVIO A colui che manifesta cos profondo rimorso concesso. BUTTLER Lasciatemi qui allora, sulla mia parola d'onore.

OTTAVIO Che cosa meditate? BUTTLER Lasciate ch'io rimanga, col mio reggimento. OTTAVIO So di potermi fidare di voi. Ditemi tuttavia, che cosa andate rimuginando? BUTTLER I fatti lo diranno. Altro non chiedetemi, per ora. Fidatevi di me! Potete farlo! Per Dio! Non lo affidate davvero al suo buon angelo! Addio! Se ne va. UN SERVITORE (recando un biglietto) L'ha portato uno sconosciuto che poi ripartito subito.I cavalli del duca son gi qui sotto. Esce. OTTAVIO (legge) Sbrigatevi a partire. Il vostro fedele Isolani. Oh, fosse gi alle mie spalle questa citt! Cos prossimi al porto dovremmo far naufragio? Via! Via! Qui non c' pi sicurezza ormai per me. Ma dov' mio figlio? Scena VII I due Piccolomini. Max entra con l'espressione della pi violenta agitazione, con sguardi selvaggi e il passo incerto; sembra non s'accorga del padre, che da lontano lo guarda con piet. Attraversa a gran passi la stanza, si arresta ancora, e si lascia infine cadere sopra una sedia, lo sguardo fisso davanti a s. OTTAVIO (gli si avvicina) Io parto, figlio mio. (Non ottenendo risposta, gli afferra la mano) Addio, figlio mio. MAX Addio! OTTAVIO Tu mi seguirai presto, non vero? MAX (senza guardarlo) Io seguire te? La tua via contorta, non la mia. (Ottavio lascia la sua mano e indietreggia)

Oh, fossi stato verace e diritto tu, mai si sarebbe arrivati a tanto, tutto sarebbe diverso! Egli non avrebbe fatto la cosa orribile, i buoni avrebbero seguitato a dargli forza, non sarebbe caduto nella rete malefica. Perch strisciare in segreto, in agguato insidioso, come un ladro e manutengolo di ladri? Malaugurata ipocrisia! Madre d'ogni malvagit! Tu apportatrice di tutti i mali, tu ci hai rovinati! La schiettezza, cos pura, ci avrebbe salvati tutti, essa ch' sostegno del mondo! Padre! Non posso perdonarti, non lo posso. Il duca mi ha ingannato, terribilmente, ma tu non hai agito certo meglio di lui. OTTAVIO Figlio mio, ahim! perdono al tuo dolore. MAX (si alza, lo osserva con sguardo dubbioso) Possibile, padre? Padre? Saresti stato tu a spingere con premeditazione le cose a questo punto? Tu sali per mezzo della sua caduta. Ottavio, questo non posso approvarlo. OTTAVIO Dio del cielo! MAX Povero me! ho stravolto la natura, come entrato il sospetto nell'anima libera? Fiducia, fede, speranza son svanite poich tutto ci che veneravo mi ha mentito. No! no! Non tutto! Lei mi resta ancora, e lei verace e pura come il cielo. Dovunque c' l'inganno e la doppiezza, e assassinio e veleno e spergiuro e tradimento: l'unico luogo puro il nostro amore, non profanato dagli umani. OTTAVIO Max! Preferisco che tu mi segua subito, la cosa migliore. MAX Cosa? Senza avere preso congedo da lei, il congedo estremo? Mai pi! OTTAVIO Risparmiati il tormento della separazione, inevitabile. Vieni con me! Vieni, figlio mio! Fa per tirarselo dietro. MAX No! quanto vero Iddio! OTTAVIO (con maggiore insistenza)

Vieni con me, te l'ordino io, tuo padre. MAX Ordinami cose umanamente possibili. Io rimango. OTTAVIO Max! In nome dell'imperatore, seguimi! MAX Nessun imperatore pu comandare al cuore umano. E vuoi rubarmi pure l'unica cosa che la sventura mi ha lasciato, la sua piet? Deve avvenire crudelmente anche quello che di per s crudele? Persino l'ineluttabile dovrei compiere in modo ignobile, con la fuga segreta e vile, come un indegno andarmene via da lei di soppiatto? Bisogna che veda la mia sofferenza, il mio dolore, che oda i lamenti dell'animo dilaniato, che versi lagrime per me... Oh! gli uomini sono spietati, ma lei come un angelo. Salver la mia anima dall'atroce violenza della disperazione, scioglier questo groppo di dolore mortale con soavi, dolenti parole consolatrici. OTTAVIO Non riuscirai a strapparti da lei, non ne sarai capace. Oh, vieni dunque, figlio mio, salva il tuo onore! MAX Non sciupare inutilmente le parole; seguo il mio cuore, ch di lui posso fidarmi. OTTAVIO (fuori di s, tremando) Max! Max! Se mi toccasse la cosa atroce, se tu - mio figlio - il mio stesso sangue...Non posso pensarci! Se tu ti vendi a quell'infame, se il marchio di vergogna imprimi al nostro nobile casato, allora il mondo vedr la cosa orrenda e del sangue paterno goccer l'acciaio del figlio, in un duello orribile. MAX Oh, se tu avessi avuto sempre un'opinione migliore degli uomini, avresti anche agito meglio. Maledetti sospetti! Malaugurati dubbi! In essi non v' n fermezza n saldezza alcuna, tutto vacilla dove manca la fede. OTTAVIO E quand'anche mi fidassi del tuo cuore sar poi sempre in tuo potere seguirlo? MAX Tu non sei riuscito a vincere la voce del cuore, altrettanto poco lo potr il duca.

OTTAVIO Oh, Max! non ti vedr tornare mai pi! MAX Indegno di te tu non mi vedrai mai. OTTAVIO Vado a Frauenberg, ti lascio qui la gente di Pappenheim, anche i Lorenesi, i Toscani e Tiefenbach rimangono qui, e sono fedeli al giuramento: preferiranno cadere da prodi in battaglia anzich abbandonare comandante e onore. MAX Ci puoi contare: lascer qui la vita combattendo, o li condurr via da Pilsen. OTTAVIO (in atto di partire) Figlio mio, addio! MAX Addio! OTTAVIO Come? Non uno sguardo affettuoso? Non una stretta di mano per congedo? una guerra sanguinosa quella che intraprendiamo, e incerto, nebuloso il successo. Cos non eravamo mai soliti separarci, prima. dunque proprio vero? Non ho pi un figlio? Max gli cade fra le braccia, si tengono a lungo stretti in silenzio, poi si allontanano per opposte direzioni. ATTO III

Sala negli appartamenti della duchessa di Friedland. Scena I Contessa Terzky, Thekla, la signorina von Neubrunn: le due ultime occupate in lavori femminili . CONTESSA Non avete nulla da chiedermi, Thekla? Proprio nulla? Da tempo aspetto una vostra parola. Siete capace di resistere tanto a lungo senza pronunciare nemmeno il suo nome? Come? O sono gi superflua e ci sono altre vie, forse, che mi escludono? Confessatemi, nipote: l'avete visto? THEKLA Non l'ho visto n oggi n ieri. CONTESSA Non avete nemmeno sue notizie? Non mi celate nulla.

THEKLA Non una parola. CONTESSA E siete capace di stare cos calma! THEKLA Lo sono, infatti. CONTESSA Lasciateci, Neubrunn. La signorina von Neubrunn si allontana. Scena II Contessa. Thekla. CONTESSA Non mi piace affatto ch'egli proprio adesso si tenga cos in disparte. THEKLA Proprio adesso! CONTESSA S, adesso che sa tutto! Perch adesso era il momento di dichiararsi. THEKLA Parlate pi chiaro se devo capirvi. CONTESSA Con questa intenzione l'ho mandata via. Non siete pi una bambina, Thekla. Il vostro cuore maggiorenne perch amate, e ardimentoso coraggio prerogativa dell'amore. Lo avete dimostrato. Avete ereditato pi lo spirito paterno che quello di vostra madre. Perci siete in grado di udire quello che lei non sopporterebbe. THEKLA Vi prego, terminate questi preliminari. Qualsiasi cosa sia, fuori dunque! Nulla pu impaurirmi di pi di tale esordio. Cosa avete da dirmi? Siate breve. CONTESSA Per non dovete spaventarvi... THEKLA Ditelo! Vi prego. CONTESSA Siete in grado di rendere a vostro padre un grande servigio... THEKLA

Io sarei in grado?! Che cosa pu... CONTESSA Max Piccolomini vi ama. Voi potete legarlo indissolubilmente a vostro padre. THEKLA E c' bisogno di me? Non lo gi? CONTESSA Lo era. THEKLA E perch non dovrebbe esserlo pi? restarlo sempre? CONTESSA Anche all'imperatore devoto. THEKLA Non pi di quanto onore e dovere gli impongono. CONTESSA Del suo affetto si esigono le prove, e non del suo onore dovere e onore! Son due parole, queste, dal vasto significato e dal colore ambiguo; voi dovete spiegarglielo, il suo amore deve chiarirgli il suo cuore. THEKLA Come? CONTESSA Deve rinunciare all'imperatore o a voi. THEKLA Sar ben lieto di seguire mio padre nella vita privata. L'avete sentito da lui stesso quanto desideri deporre le armi. CONTESSA Non deve deporle, intendo dire, ma invece adoperarle per vostro padre. THEKLA Il suo sangue, la sua vita dar con gioia per mio padre, qualora un'offesa lo minacciasse. CONTESSA Non volete penetrare le mie parole... Ebbene, ascoltate. Vostro padre in disgrazia dell'imperatore, in procinto di passare al nemico con tutto quanto l'esercito. THEKLA

Oh, madre mia! CONTESSA Occorre un grande esempio per trascinargli dietro l'armata. I Piccolomini godono prestigio nell'esercito, dominano l'opinione generale e un'azione loro decisiva. Del padre siamo sicuri attraverso il figlio cose importanti son ora nelle vostre mani. THEKLA Oh, misera madre! Quale colpo mortale ti attende! - Non sopravviver. CONTESSA All'inevitabile si adatter. La conosco... Il lontano avvenire sgomenta il suo cuore timoroso, ma ci ch' ineluttabile e realmente avvenuto, lo sopporta con rassegnazione. THEKLA Oh, l'anima mia presaga... Ecco ora... ora qui, il freddo artiglio spaventoso, che in un brivido scompiglia le mie liete speranze. Io lo sapevo bene. Subito, non appena sono entrata qui, un presentimento angoscioso mi ha detto che sul mio capo pendeva l'astro di sventura - ma perch penso adesso prima a me... Oh, mia madre! mia madre! CONTESSA Calmatevi! Non abbandonatevi a vani lamenti. Cercate di serbare a vostro padre un amico, e a voi l'amato: cos tutto potr ancora andar bene e felicemente. THEKLA Andare bene! Cosa? Noi saremo separati per sempre! - Ah, ormai di tutto questo non se ne parla pi. CONTESSA Non vi lascer! Non pu lasciarvi! THEKLA Oh, l'infelice! CONTESSA Se vi ama davvero, la sua decisione sar rapidamente presa. THEKLA La sua decisione sar presto presa, non ne dubitate. Decisione! Esiste ormai ancora una decisione?

CONTESSA Ricomponetevi. Odo avvicinarsi vostra madre. THEKLA Come far a sostenere il suo sguardo! CONTESSA Ricomponetevi. Scena III Duchessa. Dette. DUCHESSA (alla contessa) Sorella! Chi c'era qui? Ho udito parlare concitatamente. CONTESSA Nessuno c'era. DUCHESSA Sono cos facile alla paura. Ogni frusco mi annuncia il passo di un messo di sventura. Sapete dirmi, sorella, come stanno le cose? Far egli la volont dell'imperatore? mander al cardinale i cavalieri? Parlate: ha congedato Questenberg con una buona risposta? CONTESSA No, questo non l'ha fatto. DUCHESSA Oh, allora finita! Prevedo il peggio. Lo destituiranno, tutto accadr di nuovo come a Ratisbona. CONTESSA Non sar cos. Questa volta no. Tranquillizzati per questo. Thekla, fortemente commossa, si precipita verso la madre e la stringe fra le braccia piangendo. DUCHESSA Oh, quest'uomo che non si piega, che non tollera freni! Quante cose non ho sopportato e sofferto nell'unione disgraziata di questo matrimonio! Come fossi incatenata a una ruota di fuoco che senza tregua precipita, eternamente, con impeto inesorabile, ho trascorso con lui una vita angosciosa, trascinata sempre sull'orlo di un abisso imminente, con la vertiginosa minaccia di precipitarvi. No, non piangere, bambina mia. Non prendere la mia sofferenza per un cattivo presagio, non fartene un cruccio per il tuo avvenire

di sposa. Un secondo Friedland non esiste: tu, bambina, non devi temere la sorte di tua madre. THEKLA Oh, fuggiamo, cara mamma! Presto! presto! Non un soggiorno adatto a noi qui. Ogni ora nuova cova qualche nuovo fantasma spaventoso! DUCHESSA Tu avrai un destino pi tranquillo! Anche noi, io e tuo padre, abbiamo avuto giorni belli: ricordo ancora con piacere i primi anni. Allora, era ancora un uomo pieno d'impeto e allegro, la sua ambizione era un focherello dal mite calore, non gi la fiamma che impazzando divora. Ma dopo lo sciagurato giorno di Ratisbona, che lo precipit dall'altezza raggiunta, si impadronito di lui un umore inquieto, misantropo, sospettoso e cupo. La pace lo aveva lasciato, e non pi lietamente fiducioso nell'antica fortuna, nelle proprie forze ha rivolto la sua inclinazione a quelle arti tenebrose, che non hanno mai donato felicit a coloro che le praticano. CONTESSA Voi vedete le cose con gli occhi vostri Ma un discorso da farsi, mentre l'attendiamo? Presto sar qui, sapete. Dovr trovare lei in questo stato? DUCHESSA Vieni bambina mia. Asciuga le lacrime. Mostra a tuo padre un volto sereno. Vedi, questo nastro ti si sciolto. Questi capelli bisogna riannodarli di nuovo. Vieni, asciuga le lacrime. Sfigurano i tuoi begli occhi... Ma che volevo dire? Ah s, questo Piccolomini davvero un degno gentiluomo e pieno di meriti. CONTESSA Lo , s, sorella. THEKLA (alla contessa, spaurita) Zia, volete scusarmi? Fa per andarsene. CONTESSA Dove andate? Arriva vostro padre. THEKLA Ora non mi sento di vederlo. CONTESSA

Ma lui avvertir la vostra mancanza, chieder di voi. DUCHESSA Perch te ne vai? THEKLA intollerabile per me vederlo adesso. CONTESSA (alla duchessa) Non si sente bene. DUCHESSA (preoccupata) Che mai avr la cara bambina? Entrambe seguono la fanciulla, cercando di trattenerla. Appare Wallenstein, in colloquio con Illo. Scena IV Wallenstein. Illo. Dette. WALLENSTEIN ancora tutto quieto nell'accampamento? ILLO Tutto quieto. WALLENSTEIN Tra poche ore pu arrivare la notizia da Praga che quella capitale nostra. Allora potremo gettare la maschera, e comunicare alle truppe il passo compiuto, il successo ottenuto. In casi simili l'esempio pu tutto. L'uomo una creatura che imita e chi in testa guida il gregge. Le truppe di Praga non sanno altro se non che le genti di Pilsen hanno reso omaggio a noi e qui a Pilsen bisogner che giurino, perch a Praga stato dato l'esempio. Buttler, hai detto, si poi dichiarato? ILLO Spontaneamente, senza alcuna ingiunzione, venuto a offrire se stesso e il reggimento. WALLENSTEIN Trovo che non bisogna dare ascolto a tutte le voci che ci ammoniscono dal fondo del cuore. Per sedurci, lo spirito di menzogna simula spesso la voce della verit con oracoli fallaci. Cos, son costretto a ritrattare il tacito torto fatto a questo degno onest'uomo, quel Buttler, poich uno strano sentimento che non so padroneggiare mi coglie - preferirei non chiamarlo timore - e mi domina i sensi, facendomi rabbrividire, quando gli son vicino; e mi blocca il gioioso moto dell'affetto. Invece, questo galantuomo da cui il cuore mi mette in guardia, il primo a porgermi il pegno della mia fortuna.

ILLO E il suo esempio autorevole, non dubitare, conquister i migliori dell'esercito. WALLENSTEIN Adesso va' e subito mandami qui Isolani: di recente l'ho ancora beneficato. Voglio cominciare da lui. Va'! (Illo esce, e nel frattempo le donne sono ritornate sul proscenio) Ma ecco qua la madre con la cara figliola! Voglio riposarmi un poco dagli affari... Venite! Avevo desiderio di trascorrere un'ora serena nella cara cerchia familiare. CONTESSA molto tempo che non ci troviamo tutti riuniti cos, fratello. WALLENSTEIN (piano, alla contessa) in grado di apprender la notizia? preparata? CONTESSA Non ancora. WALLENSTEIN Vieni qui, fanciulla mia. Siediti accanto a me. Sulle tue labbra aleggia uno spirito benigno, la mamma mi ha vantato la tua abilit: sembra che una voce armoniosa e delicata alberghi in te, che l'animo seduce. Proprio d'una simile voce adesso ho bisogno, per discacciare il demone malvagio che intorno al capo sbatte le ali nere. DUCHESSA Dove hai la tua cetra, Thekla? Vieni. Fai sentire a tuo padre un saggio dell'arte tua. THEKLA Oh, madre mia! Dio! DUCHESSA Vieni, Thekla, rallegra tuo padre. THEKLA Non posso, mamma. CONTESSA Come? Cos' questo, nipote! THEKLA (alla contessa) Risparmiatemi... cantare - adesso - con quest'angoscia

nell'animo greve d'ansia, cantare davanti a lui - che spinge mia madre nel sepolcro! DUCHESSA Come, Thekla, capricci? Tuo padre, cos benigno, avr espresso invano un desiderio? CONTESSA Ecco la cetra. THEKLA Oh, mio Dio - come posso... Regge lo strumento con mano tremante, nel suo animo si svolge una lotta violenta, e nell'istante in cui s'appresta a cantare, rabbrividisce, getta via lo strumento ed esce rapidamente. DUCHESSA Bambina mia... Oh, proprio ammalata! WALLENSTEIN Che ha la ragazza? sempre cos di solito? CONTESSA Ebbene, poich ella stessa si tradisce, non tacer pi a lungo nemmeno io. WALLENSTEIN Come? CONTESSA Lo ama. WALLENSTEIN Ama! Chi? CONTESSA Piccolomini ama. Non te ne sei dunque accorto? Nemmeno la sorella? DUCHESSA Oh, era questo che le opprimeva il cuore! Dio ti benedica, bambina mia! Non hai bisogno di vergognarti della tua scelta. CONTESSA Quel viaggio - se non era nelle tue intenzioni, fanne pure carico a te stesso. Avresti dovuto scegliere un altro accompagnatore. WALLENSTEIN Lui lo sa? CONTESSA Spera di farla sua.

WALLENSTEIN Spera... ma matto quel ragazzo? CONTESSA Che te lo senta dire lei! WALLENSTEIN La figlia di Friedland, lui pensa dunque di prendersi? Be', l'idea mi piace! Non ha certo intenzioni modeste. CONTESSA Poich tu gli hai sempre dimostrato tanto favore, cos... WALLENSTEIN ...vuole diventare alla fine anche il mio erede! Ebbene s! Gli voglio bene, lo stimo, ma che cosa mai ha a che fare tutto questo con mia figlia? Sono le figlie, sono anzi i figli unici la prova del proprio favore? DUCHESSA Il suo animo nobile, i suoi costumi... WALLENSTEIN ...gli acquistano il mio cuore, non mia figlia. DUCHESSA Il suo ceto e i suoi avi... WALLENSTEIN Avi! Cosa? un suddito, e mio genero vorr cercarmelo sui troni d'Europa. DUCHESSA Oh, caro duca! Non miriamo troppo in alto, che non ci tocchi cadere troppo in basso. WALLENSTEIN Avrei dovuto pagare tanto cara l'ascesa al di sopra della volgare umana mediocrit, per poi concludere la mia grande carriera con un mediocre parentado? Per questo forse... (S'arresta a un tratto, frenandosi) Essa l'unica cosa che di me rimarr sulla terra, voglio vedere una corona sul suo capo, oppure rinuncio a vivere. Cosa? Tutto - tutto! ho rischiato per rendere lei pi grande che sia possibile - s, in questo istante in cui parliamo... (Cambiando idea)

E dovrei comportarmi come un padre dal cuore tenero unendo con borghese perbenismo due che si vogliono bene, che si amano? Dovrei farlo proprio adesso che mi accingo a coronare in pieno l'opera mia? No, essa per me un gioiello a lungo custodito, la gemma pi alta, l'estrema del mio tesoro, n in verit intender mai concederla se non per uno scettro regale... DUCHESSA Oh, mio consorte! Lei costruisce sempre, costruisce castelli che giungono alle nuvole, non cessa mai di costruire, senza pensare che la base esigua non pu portare il vertiginoso, vacillante edificio. WALLENSTEIN (alla contessa) Le hai annunciato quale residenza le abbia destinato? CONTESSA Non ancora. Tu stesso rivelaglielo. DUCHESSA Come? In Carinzia dunque non ritorniamo? WALLENSTEIN No. DUCHESSA O in qualche Suo possedimento? WALLENSTEIN Lei non vi sarebbe al sicuro. DUCHESSA Non al sicuro nei paesi imperiali, sotto la protezione dell'imperatore? WALLENSTEIN La consorte del duca di Friedland non pu sperare di contarvi. DUCHESSA Oh Dio, fino a tal punto siamo giunti! WALLENSTEIN In Olanda trover protezione. DUCHESSA Cosa? ci manda in paesi luterani? WALLENSTEIN Il duca Franz von Lauenburg le far da scorta fin l.

DUCHESSA Il duca di Lauenburg? che sta dalla parte degli Svedesi, il nemico dell'imperatore? WALLENSTEIN I nemici dell'imperatore non sono pi i miei. DUCHESSA (guarda con terrore il duca e la contessa) dunque vero? cos? Lei destituito? stato privato del comando? Oh, Dio del cielo! CONTESSA (piano, al duca) Lasciamola in questa convinzione. Vedi bene che non sopporterebbe la verit. Scena V Conte Terzky. Detti. CONTESSA Terzky! Cos'ha? Che faccia terrorizzata! Come se avesse veduto un fantasma! TERZKY (tirando Wallenstein in disparte, sottovoce) Sei tu che hai ordinato ai Croati di partire? WALLENSTEIN Non ne so nulla. TERZKY Siamo stati traditi! WALLENSTEIN Cosa? TERZKY Se ne sono andati, stanotte, anche i Cacciatori: tutti i villaggi intorno sono vuoti. WALLENSTEIN E Isolani? TERZKY Quello l'hai mandato via tu. WALLENSTEIN Io? TERZKY No? Non l'hai mandato via? Nemmeno Deodati? Sono spariti entrambi. Scena VI

Illo. Detti. ILLO Terzky ti ha detto... TERZKY Sa tutto. ILLO Anche che Maradas, Esterhazy, Gtz, Collalto, Kaunitz ti hanno abbandonato? TERZKY Diavolo! WALLENSTEIN (con un cenno) Silenzio! CONTESSA (li ha osservati impaurita da lontano, si avvicina) Terzky! Dio! Che c'? Cos' accaduto? WALLENSTEIN (in procinto di andarsene) Nulla! Andiamo, su. TERZKY (fa per seguirlo) Non nulla, Therese. CONTESSA (lo trattiene) Nulla? E non lo vedo forse che tutto il sangue scomparso dalle vostre guance livide, che il fratello stesso simula a stento la calma? UN PAGGIO (entra) Un aiutante chiede del conte Terzky. Se ne va. Terzky segue il paggio. WALLENSTEIN Senti un po' che vuole... (A Illo) Non cosa che poteva accadere senza ammutinamento... Chi monta la guardia alle porte? ILLO Tiefenbach. WALLENSTEIN Fagli immediatamente dare il cambio sostituendolo coi granatieri di Terzky... Ascolta! Hai notizie di Buttler? ILLO Buttler, s l'ho incontrato. A momenti lui stesso sar qui. Quello ti fedele. Illo se ne va. Wallenstein fa per seguirlo. CONTESSA

Non lasciarlo andare via da te, sorella. Trattienilo - Una disgrazia . DUCHESSA Gran Dio! Che c'? Si aggrappa a lui. WALLENSTEIN (resistendole) State calme! Sorella! moglie cara, siamo al campo! Le cose vanno come vanno: sole e burrasca fanno presto a darsi il cambio, gli animi impetuosi sono difficili da guidare e non v' mai pace ad allietare il condottiero Se io devo rimanere, andatevene! Poich male s'intona il lamento femminile all'azione virile. Fa per andarsene. Ritorna Terzky. TERZKY Rimani qui. Da questa finestra si vede tutto. WALLENSTEIN (alla contessa) Andate, sorella! CONTESSA Mai pi! WALLENSTEIN Lo voglio. TERZKY (la conduce in disparte, con un cenno significativo verso la duchessa) Therese! DUCHESSA Vieni, sorella, poich lui lo comanda. Escono. Scena VII Wallenstein.Conte Terzky. WALLENSTEIN (accostandosi alla finestra) Ma che c' dunque? TERZKY tutto un correre e un raggrupparsi fra le truppe. Nessuno sa la ragione.Con aria di mistero, in un cupo silenzio, ogni corpo si schiera sotto le proprie bandiere; quelli di Tiefenbach hanno un'aria minacciosa; soltanto i Valloni se ne stanno appartati nel proprio campo, non lasciano accostare nessuno e si mantengono composti, com' loro costume. WALLENSTEIN

Tra loro si fatto vedere Piccolomini? TERZKY Lo stanno cercando, non si trova in nessun luogo. WALLENSTEIN Che cosa ha recato dunque quell'aiutante? TERZKY L'hanno mandato i miei reggimenti: giurano ancora una volta fedelt a te, aspettano con bellicosa impazienza l'ordine di marciare. WALLENSTEIN Ma come si sparso questo tumulto nell'accampamento? L'accordo era che l'esercito ignorasse tutto prima che la nostra fortuna fosse decisa a Praga. TERZKY Oh, avessi creduto a me, tu! Ancora ieri sera ti abbiamo scongiurato di non fare uscire Ottavio dalle porte, quell'ipocrita; tu stesso gli hai dato i cavalli per la fuga. WALLENSTEIN La vecchia solfa! Una volta per tutte basta con questo stolto sospetto. TERZKY Anche di Isolani ti fidavi, ed stato il primo ad abbandonarti. WALLENSTEIN Appena ieri l'avevo tirato fuori dalla sua miserabile situazione. Va' pure! Non ho mai contato sulla gratitudine! TERZKY E cos sono tutti, l'uno come l'altro. WALLENSTEIN E mi fa un torto forse andandosene via da me? Segue quel dio che per tutta la vita ha servito al tavolo da gioco. Con la fortuna mia aveva concluso l'alleanza che adesso rompe, non con me. Ero io forse qualcuno per lui, o lui per me? Io sono soltanto la nave su cui aveva caricato le speranze, con cui veleggiava soddisfatto per il mare libero: vede che sta sfiorando pericolose scogliere e mette in salvo la propria mercanzia. Lieve s'invola via da me come l'uccello dal ramo ospitale dove ha nidificato: nessun vincolo umano

si lacerato tra noi. Merita di vedersi ingannato soltanto colui che cerca un cuore nell'uomo scervellato! Sopra le fronti lisce le impronte della vita incidono labili tracce, nulla trova ricetto nel fondo di un animo ottuso, umori superficiali agitano l'indole allegra, ma non vi esiste un'anima a scaldarne i precordi. TERZKY Tuttavia preferirei affidarmi alle fronti lisce piuttosto che a quelle segnate da rughe imperscrutabili. Scena VIII Wallenstein. Terzky. Giunge Illo furibondo. ILLO Tradimento e sedizione! TERZKY Ah! che c' ancora? ILLO Quelli di Tiefenbach, quando ho dato l'ordine del cambio della guardia... Furfanti privi di senso del dovere! TERZKY Ebbene? WALLENSTEIN Cosa c'? ILLO Rifiutano obbedienza. TERZKY Falli dunque fucilare. Da' l'ordine, su! WALLENSTEIN Calma! Quale ragione adducono? ILLO Da nessun altro accettano ordini se non dal luogotenente generale Piccolomini. WALLENSTEIN Cosa... cosa significa? ILLO Cos avrebbe ordinato egli stesso partendo, mostrando lo scritto vergato dalla mano dell'imperatore. TERZKY Dell'imperatore... lo senti, duca?!

ILLO Per suo comando sono anche partiti i colonnelli, ieri. TERZKY Lo senti! ILLO Pure Montecuccoli, Carafa e ancora altri generali mancano, che lui ha indotti a seguirlo. Pare che da tempo egli avesse presso di s lo scritto imperiale, e di recente si fosse accordato con Questenberg. Wallenstein cade sopra una sedia nascondendosi il volto fra le mani. TERZKY Oh, se tu avessi creduto a me! Scena IX Contessa. Detti. CONTESSA Non posso, l'angoscia... non posso, no, tollerarla pi a lungo. Per l'amor di Dio, ditemi cos' accaduto. ILLO I reggimenti ci abbandonano. Il conte Piccolomini un traditore. CONTESSA Oh, il mio presentimento! Si precipita fuori della stanza. TERZKY Se si fosse creduto a me! Ora vedi come ti hanno mentito le stelle. WALLENSTEIN (si risolleva) Le stelle non mentono, ma questo avvenuto in contrasto col corso degli astri e del destino. L'arte astrologica onesta, ma quel cuore ipocrita reca menzogna e inganno fino nel veridico cielo. Il vaticinio riposa soltanto sulla verit: l dove la natura vacilla sui suoi cardini, tutta la scienza sbaglia. Se da parte mia stata credulit non voler disonorare un essere umano con un sospetto simile, non mi vergogno affatto della mia debolezza! Religione vi persino nell'istinto degli animali, neppure il selvaggio beve insieme con la vittima, il cui petto si appresta a colpire con la spada. Non stata un'azione eroica la tua, Ottavio! Non la tua

saggezza ha vinto, ma il tuo perfido cuore ha riportato un ignobile trionfo sulla mia rettitudine. Il tuo colpo assassino non ha trovato scudo alcuno, l'hai menato con scelleratezza contro un petto indifeso: soltanto un bimbo io sono contro armi di tal genere. Scena X Detti. Buttler. TERZKY Oh, guarda un po'! Ecco Buttler! ancora un amico! WALLENSTEIN (gli va incontro a braccia aperte e lo abbraccia con grande cordialit) Vieni sul mio cuore, vecchio compagno d'armi! Non altrettanto benefico il raggio di sole in primavera quanto il volto di un amico in un'ora come questa. BUTTLER Mio generale... Io vengo... WALLENSTEIN (appoggiandosi sulla sua spalla) Sai gi la notizia? Il vecchio mi ha tradito per l'imperatore. Che ne dici? Per trent'anni abbiamo vissuto e resistito insieme. Abbiamo dormito nello stesso lettuccio da campo, bevuto nello stesso bicchiere, diviso lo stesso boccone: io mi appoggiavo a lui come adesso mi appoggio sulla tua spalla fedele; e nell'istante in cui pieno di affetto e di fiducia il mio petto batte contro il suo, egli valuta e sceglie il proprio vantaggio: con agguato insidioso, lentamente, mi pianta nel cuore il coltello! Cela il volto sul petto di Buttler. BUTTLER Scordate quell'ipocrita. Dite, cosa intendete fare? WALLENSTEIN Bene, ben detto. Va' pure! Sono pur sempre ricco ancora di amici: non lo sono forse? La sorte mi ama ancora, perch nell'istante appunto in cui mi smaschera la perfidia dell'ipocrita, m'ha mandato un cuore fedele. Non parliamo pi di lui. Non pensate che mi addolori la perdita: oh, mi addolora l'inganno. Stimavo e avevo cari entrambi, e quel Max, lui s mi amava davvero, lui non mi ha deluso, lui no... Basta, basta di ci! Adesso occorre prontezza di decisione - il cavalleggero che mi manda da Praga il conte Kinsky pu arrivare ogni istante. Qualsiasi notizia rechi,

non deve cadere in mano ai sediziosi. Perci svelti, inviate incontro un messo fidato, che per vie segrete me lo conduca. Illo fa per andare. BUTTLER (lo trattiene) Mio comandante, chi che aspettate? WALLENSTEIN Il corriere che mi porti la notizia com' andata a Praga. BUTTLER Hum! WALLENSTEIN Cosa avete? BUTTLER Sicch non sapete? WALLENSTEIN Che mai? BUTTLER Perch questo tumulto nell'accampamento?... WALLENSTEIN Perch? BUTTLER Quel messo... WALLENSTEIN (impaziente) Ebbene? BUTTLER entrato. TERZKY e ILLO entrato? WALLENSTEIN Il mio messo? BUTTLER Da parecchie ore. WALLENSTEIN E io non ne so nulla? BUTTLER Le sentinelle l'hanno acciuffato. ILLO (pestando il piede) Maledizione! BUTTLER La lettera che aveva stata aperta e circola in tutto l'accampamento...

WALLENSTEIN (ansioso) Conoscete il contenuto? BUTTLER (preoccupato) Non me lo domandate! TERZKY Oh, poveri noi, Illo! Tutto precipita! WALLENSTEIN Non mi celate nulla. Sono in grado di ascoltare le notizie peggiori. Praga perduta? Lo ? Confessatemelo liberamente. BUTTLER S, perduta. Tutti i reggimenti a Budweis, Tabor, Braunau, Kniggrtz, a Brnn e a Znaym vi hanno abbandonato e prestato nuovo omaggio all'imperatore: voi stesso insieme con Kinsky, Terzky e Illo siete messi al bando. Terzky e Illo mostrano spavento e furore. Wallenstein resta saldo e padrone di s. WALLENSTEIN (dopo una pausa) dunque deciso, ora va bene - e subito son guarito da tutti i tormenti del dubbio; il petto libero di nuovo, lucida la mente, occorre sia notte perch brillino gli astri di Friedland. Esitante nella risoluzione, con animo vacillante ho tratto la spada: con ripugnanza l'ho fatto, quando ancora la mia scelta era libera! Ora che impera la necessit, svanisce il dubbio: ora combatto per la mia testa e la mia vita. Esce. Gli altri lo seguono. Scena XI La contessa Terzky giunge da una stanza attigua. CONTESSA No! non posso pi a lungo... dove sono? Tutto vuoto. Mi lasciano sola... sola, in quest'angoscia tremenda... Sono costretta a farmi forza davanti alla sorella, ad apparire calma, e tutti i tormenti del mio petto chiudere in me... Non lo sopporto! Se il colpo fallisse, se lui dovesse presentarsi agli Svedesi a mani vuote, come un fuggiasco, non gi alleato onorato, splendido, seguito dalla potenza di un esercito... Se dovessimo paregrinare da un paese all'altro come il conte Palatino, vituperoso esempio della grandezza caduta... No, un tale giorno non intendo vederlo! e anche se lui riuscisse a tollerare un tale decadimento, io non sopporterei di vederlo cos decaduto.

Scena XII Contessa. Duchessa. Thekla. THEKLA (vuole trattenere la madre) Oh, cara madre, non venga qui! DUCHESSA No, qui v' ancora un tremendo segreto che mi viene celato... Perch la sorella mi evita? Perch la vedo aggirarsi piena d'angoscia e te piena di sgomento? E che significano questi muti cenni che tu scambi di nascosto e in segreto con lei? THEKLA Nulla, cara madre! DUCHESSA Sorella, voglio sapere. CONTESSA E a che serve poi farne un segreto? possibile nasconderlo? Presto o tardi dovr imparare a conoscerlo e a sopportarlo. Non tempo adesso di cedere alla debolezza, occorre coraggio e calma: dobbiamo acquistare fortezza d'animo. Perci meglio che si decida la sua sorte con una sola parola... Sorella, vi ingannano. Voi credete che il duca sia stato destituito - il duca non stato destituito - ... THEKLA (andando verso la contessa) Volete ucciderla? CONTESSA Il duca ... THEKLA (circondando con le braccia la madre) Sii forte, madre mia! CONTESSA Il duca si ribellato, voleva darsi in braccio al nemico, l'esercito lo ha abbandonato, e tutto fallito. Durante queste parole la duchessa vacilla e cade svenuta tra le braccia della figlia. Scena XIII Una grande sala negli appartamenti del duca di Friedland. Wallenstein in tenuta di guerra. Wallenstein. Poi Illo e Terzky. WALLENSTEIN

Hai raggiunto il tuo scopo, Ottavio... Ora io sono di nuovo solo, quasi come quando ho lasciato la Dieta di Ratisbona. Allora, non avevo pi nulla se non me stesso - ma ci che un uomo pu valere, l'avete gi appreso. Avete sfrondato l'albero di tutti i suoi rami ed eccomi qua, un tronco spoglio! Ma dentro, nel midollo, vive la forza creatrice, che germogliando ha espresso tutto un mondo. Gi una volta ebbi per voi il valore di un intero esercito, io da solo. Le vostre armate si erano liquefatte davanti alla forza svedese, sul Lech era caduto Tilly, il vostro ultimo baluardo; in terra di Baviera si riversava come un fiume in piena quel Gustavo, e a Vienna nella sua reggia l'imperatore tremava. I soldati costavano cari, perch la massa segue la fortuna... Ed ecco che gli occhi si volsero a me, l'uomo del soccorso nella disgrazia: l'orgoglio dell'imperatore si chin davanti a colui ch'era stato offeso profondamente, io dovevo presentarmi con parola animatrice per radunare uomini nei vuoti accampamenti. L'ho fatto. Rull il tamburo. Il mio nome pass per il mondo come il dio della guerra. L'aratro, l'officina vennero abbandonati: tutto un formicolare di gente sotto la ben nota bandiera della speranza.Mi sento ancora quello che allora fui! lo spirito a edificare il corpo, e Friedland riempir ancora una volta il suo campo. Conducetemi pure contro, arditamente, le vostre migliaia di soldati: sono ben avvezzi a vincere con me, ma non contro di me... Quando le membra dal capo si separano, si vedr allora dove l'anima risiedeva. (Entrano Illo e Terzky) Coraggio, amici, coraggio! Non siamo ancora a terra. Cinque reggimenti di Terzky sono ancora con noi, e le valorose schiere di Buttler - Domani un esercito di sedicimila Svedesi verr al nostro fianco. Non ero pi potente quando, nove anni fa, sono partito a conquistar la Germania per l'imperatore. Scena XIV Detti. Neumann, che tira in disparte Terzky per parlargli. TERZKY (a Neumann) Che cosa vogliono? WALLENSTEIN Che c'? TERZKY Dieci corazzieri di Pappenheim chiedono di parlare con te, a nome del reggimento. WALLENSTEIN (in fretta a Neumann)

Falli entrare. (Neumann esce) Me ne aspetto qualcosa. State a vedere che costoro sono ancora esitanti ed possibile riconquistarli. Scena XV Wallenstein. Terzky. Illo. Dieci corazzieri, comandati da un caporale, entrano al passo di marcia e si dispongono in fila secondo gli ordini di fronte al duca, rendendo gli onori. WALLENSTEIN (dopo averli esaminati per un po', al caporale) Ti conosco bene. Tu sei di Bruges, in Fiandra. Il tuo nome Mercy. CAPORALE Mi chiamo Henry Mercy. WALLENSTEIN Eri stato tagliato fuori durante la marcia, circondato dalle truppe dell'Assia e ti sei aperto un varco con centottanta uomini attraverso migliaia di loro. CAPORALE Cos , mio generale. WALLENSTEIN Cos'hai ottenuto per tale valorosa azione? CAPORALE L'onore che ho chiesto, mio comandante: di servire in questo corpo. WALLENSTEIN (si rivolge a un altro) Tu eri tra i volontari che ho inviato sull'Altenberg, a espugnare la batteria svedese. SECONDO CORAZZIERE Cos , mio comandante. WALLENSTEIN Io non dimentico nessuno di coloro con cui ho scambiato una sola volta qualche parola. Esponetemi i vostri desideri. CAPORALE (ordina) Presentat'arm! WALLENSTEIN (rivolto a un terzo) Tu sei Risbeck, Colonia la tua citt natale. TERZO CORAZZIERE Risbeck di Colonia.

WALLENSTEIN Tu hai condotto prigioniero al campo di Norimberga il colonnello svedese Dbald. TERZO CORAZZIERE Non io, mio generale. WALLENSTEIN Giustissimo! stato il tuo fratello maggiore a farlo... avevi ancora un fratello minore, dov'? TERZO CORAZZIERE Si trova a Olmtz, nell'esercito imperiale. WALLENSTEIN (al caporale) Dunque, sentiamo. CAPORALE Una lettera dell'imperatore pervenuta nelle nostre mani, con cui... WALLENSTEIN (interrompendolo) Chi vi ha scelti? CAPORALE Ogni vessillo ha tirato a sorte il proprio rappresentante. WALLENSTEIN Dunque, al fatto! CAPORALE Una lettera imperiale pervenuta in mano nostra, la quale ci comanda di rifiutarti la dovuta obbedienza perch saresti un nemico e traditore della patria. WALLENSTEIN Cosa avete deciso in conseguenza? CAPORALE I nostri camerati di Braunau, Budweis, Praga e Olmtz hanno gi obbedito e il loro esempio stato seguito dai reggimenti Toscana e Tiefenbach. Noi per non crediamo che tu sia un nemico e traditore della patria; riteniamo si tratti di pura menzogna e inganno, un'invenzione imbastita dagli Spagnoli. (Con candida fiducia) Tu stesso devi dirci quali sono i tuoi propositi, perch sei stato sempre leale con noi, abbiamo in te la massima fiducia, tra di noi non deve fare un estraneo da intermediario, come si conviene tra un buon

comandante e le sue brave truppe. WALLENSTEIN In questo riconosco i miei corazzieri di Pappenheim. CAPORALE Ed ci che ti manda a dire il tuo reggimento: se hai l'intenzione di tenere in mano lo scettro di guerra, che ti spetta, che l'imperatore ti ha affidato, di essere legittimo condottiero dell'Austria, allora noi ti appoggeremo, ti proteggeremo nel tuo buon diritto contro chiunque - e se anche gli altri reggimenti ti voltassero tutti le spalle, noi da soli ti resteremo fedeli, dando per te la vita. Poich tale il nostro dovere di cavalleggeri, di perire anzich abbandonarti. Ma se invece le cose fossero come dice la lettera imperiale, se proprio vero che intendi farci passare al nemico proditoriamente, che Dio non voglia! allora anche noi intendiamo abbandonarti e obbedire alla lettera. WALLENSTEIN Sentite, ragazzi... CAPORALE Non occorrono molte parole. Di' s o no, ne saremo soddisfatti. WALLENSTEIN Ascoltatemi. Io so che siete ragionevoli, giudicate e pensate con la vostra testa e non seguite il gregge: perci, lo sapete, vi ho sempre onorevolmente distinti nella gran massa dell'esercito; infatti il rapido sguardo del comandante fa il conto delle bandiere soltanto, senza notare i singoli, cieco e severo domina il comando ferreo, non possibile avere riguardi da uomo a uomo in tale situazione - ma cos, lo sapete, non stato da parte mia per voi: fin dal momento in cui cominciaste a dimostrarvi coscienti nel duro mestiere della guerra, non appena l'umano pensiero ho visto brillare sulle vostre fronti, vi ho trattati da uomini liberi, riconoscendovi il diritto a dir la vostra. CAPORALE S, degnamente ci hai trattati sempre, mio comandante, e onorati della tua fiducia, mostrandoci il tuo favore davanti a tutti i reggimenti. E noi non abbiamo seguito la massa, lo vedi! Vogliamo fedelmente seguitare a starti accanto. Di' solo una parola, la tua parola ci baster, di' che non tradimento quanto ti proponi, che non intendi far passare l'esercito al nemico.

WALLENSTEIN Io, io son tradito! L'imperatore mi ha sacrificato ai miei nemici, dovr cadere se le mie valorose truppe non mi salvano. Voglio affidarmi a voi - il vostro cuore sar la mia roccaforte! Vedete, a questo petto si mira! A questa testa canuta! Ecco la gratitudine spagnola, questo il compenso per quella sanguinosa battaglia contro la vecchia fortezza, nelle pianure di Ltzen! Per questo opponemmo il nostro petto inerme alle partigiane nemiche, per questo abbiamo fatto nostro giaciglio la terra gelata, la dura pietra; non c'era fiume che fosse troppo impetuoso per noi, n foresta troppo impenetrabile: inseguivamo imperterriti quel Mansfeld per tutti i tortuosi sentieri della sua fuga, la nostra vita stata una marcia senza sosta, e randagi come il sibilo del vento abbiamo attraversato con furia le terre smosse dalla guerra. E ora che abbiamo portato a compimento un tale pesante fatto d'armi, ingrato e greve di maledizioni, che abbiamo con braccio fedele e indefesso sopportato il peso della guerra, l'imperiale giovinetto dovrebbe portarci via la facile pace, dovrebbe intrecciare sulle bionde chiome di fanciullo il ramoscello d'ulivo, ben meritato ornamento al nostro capo... CAPORALE Non lo far, fino a quando noi saremo in grado d'impedirlo. Nessuno all'infuori di te, che l'hai condotta gloriosamente, dovr concludere questa guerra tremenda. Tu ci hai guidati sui campi sanguinosi di morte e tu, nessun altro, dovrai lietamente guidarci alle nostre case, attraverso le contrade amene della pace e con noi dividere i frutti del lungo travaglio... WALLENSTEIN Come? pensate davvero di potervi allietare nella vecchiaia dei frutti della pace? Non credetelo. Di questa lotta mai pi vedrete la fine! Questa guerra c'inghiotte tutti. L'Austria non vuole pace; proprio perch la pace io anelo, si vuole ch'io cada. Che importa all'Austria se la lunga guerra gli eserciti logora e il mondo devasta: l'Austria non vuole che ingrandirsi e conquistare paesi. Siete commossi... vedo il nobile sdegno lampeggiare negli occhi vostri di guerrieri. Potesse ora il mio spirito infiammarvi l'animo d'ardito slancio, come fece quando vi guid alle battaglie! Voi volete starmi al fianco, volete difendermi con le armi nel mio diritto - questo magnanimo! Ma non pensate di riuscirvi, voi, piccolo esercito! Invano vi sarete sacrificati per il vostro comandante! (Confidenzialmente)

No! lasciate che ci muoviamo sicuri, gli Svedesi offrono aiuto: sfruttiamoli in apparenza, finch temibili a entrambi avremo in mano il destino d'Europa, e al mondo consolato potremo offrire dal nostro campo le belle ghirlande della pace. CAPORALE Sicch tu tratti soltanto in apparenza con gli Svedesi, tu non vuoi tradire l'imperatore, non vuoi fare di noi degli Svedesi?... vedi, questo soltanto chiediamo di sapere da te. WALLENSTEIN Che importa a me degli Svedesi? Li odio come la cloaca infernale e con l'aiuto di Dio penso al pi presto di ricacciarli a casa loro, oltre il Baltico. M'importa solo il risultato finale. Vedete! Ho un cuore, la sventura del popolo tedesco mi fa pena. Voi siete soltanto gente semplice; ma non avete pensieri volgari, voi mi sembrate davvero pi degli altri degni di ascoltare un discorsetto in confidenza... Vedete! Gi da quindici anni arde la fiaccola di guerra, n ancora vi segno alcuno di armistizio. Svedesi e Tedeschi! Papisti e luterani! Nessuno vuole cedere all'altro! Mani ostili da tutte le parti! Tutto fazione e in nessun luogo un arbitro! Dite, come andr a finire tutto ci? Chi dipaner questa matassa che crescendo sempre pi si aggroviglia? Bisogna stroncarla. Sento di essere l'uomo del destino e spero col vostro aiuto di compierlo. Scena XVI Buttler. Detti. BUTTLER (tutto eccitato) Questo non ben fatto, mio comandante. WALLENSTEIN Cosa? BUTTLER Ci nuocer presso i benintenzionati. WALLENSTEIN Ma che cosa? BUTTLER Significa dichiarare apertamente la rivolta! WALLENSTEIN Ma di che si tratta? BUTTLER I reggimenti di Terzky strappano le aquile

imperiali dalle bandiere e vi sostituiscono le tue insegne. CAPORALE (ai corazzieri) Per fila dest - marsc'! WALLENSTEIN Sia maledetto quest'ordine e chi lo ha dato! (Ai corazzieri, che escono) Fermi ragazzi, fermi - un errore... ascoltate - e lo punir severamente... ascoltate dunque! Rimanete. Non mi ascoltano. (A Illo) Seguili, spiega tutto, riportali, a qualunque costo. (Illo esce di corsa) Questo ci piomba nella rovina... Buttler! Buttler! Voi siete il mio cattivo demone: perch l'avete annunciato in loro presenza? Tutto era bene avviato - li avevo conquistati a met - Questi forsennati, col loro zelo sbadato! - Oh, come la fortuna si prende atroce gioco di me! lo zelo degli amici a rovinarmi, non l'odio dei nemici. Scena XVII Detti. La duchessa entra precipitosamente; la seguono Thekla e la contessa. Poi Illo. DUCHESSA Oh, Albrecht! Che hai fatto! WALLENSTEIN Questa ancora ci voleva! CONTESSA Perdonami, fratello. Non ho pi resistito, sanno ormai tutto. DUCHESSA Che hai fatto! CONTESSA (a Terzky) Non c' pi speranza? Tutto perduto dunque? TERZKY Tutto. Praga nelle mani dell'imperatore, i reggimenti gli hanno rinnovato l'omaggio. CONTESSA Quel perfido Ottavio!

E anche il conte Max partito? TERZKY Dove mai dovrebb'essere? passato con suo padre all'imperatore. Thekla si getta nelle braccia della madre, nascondendo il volto sul suo petto. DUCHESSA (stringendola tra le braccia) Infelice bambina! E pi infelice madre! WALLENSTEIN (tirando in disparte Terzky) Fa' approntare in fretta una carrozza da viaggio nel cortile posteriore, per portare via costoro. (Additando le donne) Potr accompagnarle Scherfenberg, che ci fedele, conducendole a Eger; noi lo seguiremo. (A Illo che sta tornando) Non me li riconduci dunque? ILLO Odi il tumulto? Tutto il corpo di Pappenheim sta avanzando. Chiedono la restituzione del loro colonnello, Max, che sarebbe qui in castello, cos sostengono, e tu lo tratterresti a forza; e qualora non venisse liberato, ci penseranno loro a farlo con la spada. Tutti rimangono stupefatti. TERZKY E adesso che si fa? WALLENSTEIN Non l'ho detto forse? Oh, cuore mio presago! ancora qui. Non mi ha tradito, non gli bastato l'animo... Non ne ho dubitato mai. CONTESSA Se ancora qui, allora tutto a posto: so bene che cosa lo tratterr per sempre! Abbraccia Thekla. TERZKY Non possibile. Rifletti un po'! Il vecchio ci ha traditi, passato all'imperatore: com' possibile che lui osi trovarsi ancora qui? ILLO (a Wallenstein) Il tiro da caccia che recentemente tu gli hai donato, l'ho visto poche ore

or sono attraversare la piazza. CONTESSA Nipote, allora egli non lontano! THEKLA (che tiene lo sguardo fisso alla porta, grida con calore) Eccolo qua! Scena XVIII Detti. Max Piccolomini. MAX (avanzando fino al centro della sala) S! s! eccolo qua! Non resisto pi a lungo a strisciare con passi felpati intorno a questa casa, spiando di nascosto il momento propizio - Quest'attesa, l'angoscia son superiori alle mie forze! (Dirigendosi verso Thekla, che si gettata nelle braccia della madre) Oh, guardami, tu! Non volgere lo sguardo, angelo leggiadro. Confessa liberamente davanti a tutti. Non temere nessuno. Chi vuole, l'oda pure che ci amiamo. A che celarlo ancora? Il segreto si addice alle persone felici, la sventura priva di ogni speranza non ha bisogno di veli: pu agire libera, sotto mille soli. (Si accorge che la contessa guarda Thekla con aria giubilante) No, zia Terzky! Non mi guardare con tanta attesa, con speranza! Non vengo per rimanere. Congedo vengo a prendere - finita. Io devo, sono costretto a lasciarti, Thekla... lo devo! Ma l'odio tuo non posso portare con me. Concedimi solo uno sguardo di piet: dimmi che non mi odi. Dimmelo Thekla! (Prendendo la mano di lei, con profonda emozione) Oh, Dio!... Dio! Non mi riesce di staccarmi. Non posso... non posso lasciare questa mano. Di', Thekla, che hai piet di me, che sei convinta che io non posso fare altrimenti. (Thekla, evitando il suo sguardo, indica con la mano il padre; egli si volge verso il duca, di cui si accorge soltanto adesso) Tu qui? - Non sei tu ch'io son venuto qui a cercare. Te i miei occhi non dovevano vedere pi. lei sola che cerco. Qui voglio essere assolto dal cuore suo: tutto il resto non ha pi importanza. WALLENSTEIN Pensi dunque ch'io sia cos folle da lasciarti partire? e recitare qui la scena del magnanimo?

Tuo padre si comportato con me da furfante, tu per me non sei pi altro che suo figlio e non invano avverr che tu ti trovi nelle mie mani adesso. Non pensare ch'io render onore all'antica amicizia, cos ignobilmente offesa da lui. I tempi dell'affetto, dei teneri riguardi sono passati, odio e vendetta regnano adesso. Anch'io, come lui, son capace di essere disumano. MAX Farai di me secondo il tuo potere. Ma sai bene, tuttavia, che la tua collera io non la sfido, n la temo. Quello che qui mi trattiene, lo sai! (Prendendo Thekla per mano) Vedi! Di tutto - tutto io volevo essere debitore a te, ho desiderato ricevere la sorte dei beati dalla tua mano paterna. Tutto hai distrutto, ma a te nulla importa. Indifferente, tu calpesti nella polvere la felicit dei tuoi; il Dio che tu servi non un Dio di misericordia. Al pari degli elementi ciechi e sordi, degli elementi spaventevoli con cui impossibile stringere alleanza, tu segui soltanto l'impulso selvaggio del tuo cuore. Guai a coloro che hanno fiducia in te, che allettati dalla tua ospitale figura su te poggiano sicuri le fondamenta della propria felicit! Rapida, inaspettata, nel silenzio notturno fermenta e ribolle l'insidiosa voragine, prorompe con violenza e si scatena, e via trascina con flutto selvaggio tutti gli umani edifici e costruzioni, spietatamente distruggendo. WALLENSTEIN Tu descrivi l'animo di tuo padre. Come lo raffiguri, cos egli nei suoi precordi, cos stanno le cose in quel suo nero petto d'ipocrita. Oh, io sono stato raggirato da un'arte infernale. L'abisso mi ha mandato il pi subdolo e bugiardo degli spiriti, ponendolo al mio fianco come amico. Chi capace di resistere alla potenza dell'inferno! In seno io mi sono allevato il basilisco, l'ho nutrito col sangue del mio cuore, si saziato e deliziato alle mammelle del mio amore, mai un sospetto ho nutrito nei suoi confronti: spalancate per lui erano le porte del mio pensiero, e d'ogni savia prudenza avevo gettato via le chiavi - il nemico nel cielo stellato, nell'immenso spazio dell'universo cercavano i miei occhi, mentre esso era rinchiuso nel pi profondo del mio cuore - fossi io stato per Ferdinando quello che Ottavio era per me mai gli avrei dichiarato guerra... non ne sarei stato capace. Egli era soltanto il mio padrone severo, non il mio amico, l'imperatore non ha mai goduto della mia fedelt. Tra lui e me c'era gi guerra quando lui mi pose nelle mani il bastone del comando, poich guerra v' sempre tra l'astuzia e il sospetto: solo

tra fede e fiducia vi pace. Chi avvelena la fiducia, assassina nel grembo della madre la prole futura. MAX Non difender mio padre. Me sventurato di non poterlo fare! Sono accaduti fatti malaugurati e gravi, e un delitto s'aggancia all'altro in serrata catena. Ma come siamo capitati noi, che non abbiamo colpe, in questo inesorabile cerchio di sventura e di crimine? A chi abbiamo noi rotto la fede? Perch la doppia colpa e il doppio delitto dei padri devono avvolgerci nelle loro spire orribili, come una coppia di serpenti? Perch l'odio implacabile dei padri deve dilaniare e separare anche noi, che ci amiamo? Abbraccia Thekla con intenso dolore. WALLENSTEIN (l'ha fissato in silenzio e adesso gli si avvicina) Max, resta con me... non andar via da me, Max! Guarda, quando ti portarono nella mia tenda, a Praga, nel campo invernale, delicato fanciullo, non avvezzo all'inverno nordico, la tua mano si era raggelata intorno alla pesante bandiera, ma tu virilmente non volevi lasciarla: ti presi allora con me, ti ho coperto col mio mantello, io stesso divenni la tua infermiera, senza vergognarmi dei piccoli servigi, ti ho curato con premura e sollecitudine femminee, finch tu riscaldato da me, sul mio petto, hai sentito rifiorire di bel nuovo gioiosa la tua giovane vita. Quand' che ho mutato il mio sentimento da allora? Ho fatto ricchi tante migliaia di uomini, ho regalato loro terre, li ho ricompensati con cariche onorifiche... ma te, ti ho amato, t'ho dato il mio cuore, tutto me stesso. Gli altri erano tutti estranei, tu eri il figlio di casa... Max! tu non puoi abbandonarmi! non pu essere, non posso n voglio crederlo che Max possa abbandonarmi. MAX Oh, Dio! WALLENSTEIN Ti ho tenuto con me e ti ho sorretto fin dall'infanzia... Che cosa ha fatto tuo padre per te che io stesso non abbia fatto in sovrabbondanza? Ho tessuto una rete d'affetto intorno a te: lacerala se puoi - Tu sei legato a me con ogni pi delicato filo dell'anima, con ogni sacro vincolo di natura che possa incatenare un uomo all'altro. Vattene, abbandonami, servi il tuo imperatore, fa' che ti ricompensi con la catenina dorata del cortigiano o col suo toson d'oro per aver disprezzato l'amico, il padre della tua giovinezza, e tenuto in nessun conto il pi sacro sentimento.

MAX (in violento conflitto con se stesso) Oh, Dio! Come posso fare altrimenti? Non devo dunque? Il mio giuramento... il dovere... WALLENSTEIN Dovere, e verso chi? Chi sei tu? Se io ingiustamente agisco verso l'imperatore, mio il torto, e non tuo. Appartieni a te stesso? Sei tu forse padrone di te stesso, sei autonomo e libero come me da poterti pretendere autore delle tue azioni? Tu sei radicato sopra di me, io sono il tuo imperatore: appartenere, obbedire a me, questo rappresenta per te l'onore, la legge di natura. E se il pianeta su cui tu vivi e abiti, esce dalla sua orbita e in fiamme si getta sopra il pianeta prossimo incendiandolo, tu non avrai scelta se seguirlo o no, ch con la forza del suo impeto ti trasciner, insieme col suo anello e tutti i satelliti. In questo conflitto lieve tua la colpa: il mondo non potr biasimarti ma piuttosto lodarti perch pi di tutto per te ha contato l'amico. Scena XIX Detti. Neumann. WALLENSTEIN Che c'? NEUMANN I cavalleggeri di Pappenheim sono smontati da cavallo e avanzano a piedi: sono decisi ad assaltare il palazzo con la spada in pugno, per liberare il conte. WALLENSTEIN (a Terzky) Siano tirate le catene e piazzati i cannoni. A pallottole li ricever. (Terzky esce) Venite a dettarmi legge con la spada! Va', Neumann: che subito si ritirino, il mio comando, e attendano in silenzio e in bell'ordine quello che piacer a me di fare. Neumann parte. Illo si accostato alla finestra. CONTESSA Lascialo andare, ti prego, lascialo andare. ILLO (alla finestra) Dannazione! WALLENSTEIN

Che c'? ILLO Salgono sopra il palazzo comunale, il tetto viene scoperto, puntano i cannoni contro la casa, qui... MAX I forsennati! ILLO Si accingono a cannoneggiarci... DUCHESSA e CONTESSA Dio del cielo! MAX (a Wallenstein) Lasciami scendere a spiegare loro... WALLENSTEIN Non un passo! MAX (indicando Thekla e la duchessa) Ma la loro vita! E la tua! WALLENSTEIN Terzky, che rechi? Scena XX Detti. Terzky che ritorna. TERZKY Un messaggio dei nostri fedeli reggimenti. Il loro coraggio non soffre pi indugi, supplicano sia loro concesso di attaccare, sono padroni della Porta di Praga e di quella del Mulino, e se tu volessi dare loro il via, potrebbero aggredire il nemico alle spalle, incunearlo nella citt e facilmente sopraffarlo nelle strettoie delle strade. ILLO Vieni dunque. Non lasciare che il loro zelo si raffreddi. Quelli di Buttler ci sono fedeli, siamo in numero maggiore e li schiacciamo, concludendo qui a Pilsen la ribellione. WALLENSTEIN Dovr questa citt diventare un campo di battaglia, e fraterna discordia scatenarsi con occhio fiammeggiante nelle sue strade? Dovr la decisione essere lasciata al sordo furore, che non ode voce di condottiero? Qui non vi spazio per battersi, ma solo per sgozzare: le Furie scatenate della rabbia nessuna voce di comandante potr richiamare. Bene, sia pure! Ho riflettuto a lungo: venga rapida e cruenta

la conclusione. (Rivolto a Max) Ebbene? Vuoi tentare la sorte con me? Sei libero di andare. Disponiti di fronte a me. Guidali al combattimento. Di guerra, te ne intendi, hai imparato qualche cosa con me, non dovr vergognarmi del mio avversario, e tu non potrai trovare giorno migliore per ripagarmi l'insegnamento. CONTESSA Siamo giunti a questo? Cugino! cugino! potete tollerarlo? MAX I reggimenti che mi sono affidati ho giurato di ricondurli fedelmente all'imperatore: questo io manterr, oppure morir. Di pi, nessun dovere mi impone. Non combatto contro di te, se posso evitarlo, poich il tuo capo, pur se nemico, mi ancora sacro. Si odono due spari. Illo e Terzky corrono alla finestra. WALLENSTEIN Che succede? TERZKY caduto. WALLENSTEIN Caduto, chi? ILLO Son stati quelli di Tiefenbach a tirare. WALLENSTEIN Contro chi? ILLO Contro quel Neumann che tu hai mandato... WALLENSTEIN (prorompendo) Dannazione! Ora voglio... Fa per uscire. TERZKY Opporti al loro cieco furore? DUCHESSA e CONTESSA No, per l'amor di Dio! ILLO Non ora, mio comandante! CONTESSA Oh, trattienilo!

WALLENSTEIN Lasciatemi! MAX Non farlo, non ora. L'azione rapida e cruenta li ha inferociti, aspetta il loro pentimento... WALLENSTEIN Via, via! Troppo a lungo ho gi indugiato. Hanno potuto osare questo delitto perch non hanno visto il mio volto... Bisogna che mi vedano, che la mia voce odano... Non sono forse le mie truppe? Non sono io il loro capo e temuto padrone? Vedremo se non riconoscono il volto ch' stato il loro sole nella tenebrosa battaglia. Non c' bisogno di armi. Mi mostrer dal balcone all'esercito ribelle e vedrete che, presto domata, la sedizione ritorner nell'antico alveo dell'obbedienza. Esce. Lo seguono Illo, Terzky, e Buttler. Scena XXI Contessa. Duchessa. Max e Thekla. CONTESSA (alla duchessa) Quando lo vedranno... C' speranza ancora, sorella. DUCHESSA Speranza! Io non ne ho. MAX (che durante l'ultima scena rimasto appartato, in evidente conflitto con se stesso, si avvicina ) Non ce la faccio pi. Sono venuto qui con l'animo fermo e deciso, pensavo di agire in modo retto e irreprensibile, e devo starmene qui come un uomo esecrabile, disumano e rozzo, gravato dalla maledizione, dall'orrore di tutti coloro che mi son cari, a vedere indegnamente oppresse le persone amate, che una parola mia pu rendere felici - il mio cuore si ribella, due voci contrastanti si levano nel petto mio: dentro di me notte, non so scegliere quello ch' giusto. Oh, come hai detto bene, padre, tu: troppa fiducia ho riposto nel mio cuore, e ora vacillo, e non so cosa fare. CONTESSA Non lo sa? Il Suo cuore nulla le dice? Allora sar io a dirglielo! Suo padre si macchiato del pi orrendo tradimento contro di noi, contro il duca.Ci ha piombati nel disonore, e da questo risulta chiaro ci che Lei, suo figlio, deve fare: sanare il delitto di quell'infame, dare un esempio di devozione e fedelt, perch il nome dei Piccolomini non diventi motivo di vergogna, di eterna

maledizione nella casa dei Wallenstein. MAX Dov' una voce di verit, che io possa seguire? Tutti noi siamo mossi dal desiderio, dalla passione. Oh, scendesse a me un angelo dal cielo, adesso, ad attingere con mano pura dalla fonte pura della luce la parola giusta e schietta. (Mentre i suoi occhi cadono su Thekla) Come? e cerco ancora un angelo? ne aspetto un altro ancora? (Le si avvicina e la cinge col braccio) Qui, a questo cuore infallibile, puro e santo, voglio affidarmi: il tuo amore voglio interpellare, capace di rendere felice soltanto l'uomo onesto, distogliendosi dallo sciagurato colpevole. Potrai tu amarmi ancora se resto qui? Dichiara che lo puoi e sar vostro. CONTESSA (con intenzione) Riflettete... MAX (interrompendola) Non riflettere. Di' quello che senti. CONTESSA Pensate a vostro padre... MAX (interrompendola) Non la figlia di Friedland, te, te sola, la donna amata interrogo! Non si tratta di conquistare una corona: su questo dovresti riflettere con senno e sagacia. Si tratta della pace del tuo amico, della fortuna di un migliaio di cuori valorosi, che prenderanno a modello la decisione di lui. Devo rinnegare fede e giuramento all'imperatore? Devo scagliare nel campo di Ottavio il proiettile parricida? Perch una volta uscito dalla bocca da fuoco, il proiettile non pi cieco strumento, ma vive, uno spirito lo invade, l'afferrano le Erinni vendicatrici del delitto, e lo guidano sulla via pi insidiosa e pi tremenda... THEKLA Oh, Max... MAX (interrompendola) No, non devi affrettarti a rispondere. Ti conosco. Al tuo nobile cuore il dovere pi gravoso potrebbe apparire il preferito. Non gesta eroiche si richiedono, soltanto azioni umane. Pensa a quello che da sempre il duca ha fatto per me, pensa anche come l'ha ripagato mio padre. Oh s, anche i sentimenti liberi e nobili dell'ospitalit, della devota fedelt amicale

sono una religione santa del cuore: con pesante brivido la natura se ne vendica sul barbaro che vergognosamente li profana. Metti tutto, tutto sulla bilancia, parla e lascia decidere il tuo cuore. THEKLA Oh, il tuo da gran tempo ha deciso, segui il tuo primo impulso... CONTESSA Sciagurata! THEKLA Come potrebbe essere giusto ci che il tuo cuore sensibile non ha di primo acchito compreso e capito? Va' e compi il tuo dovere. Io sempre e comunque ti amerei. Qualsiasi decisione tu avessi scelto, avresti sempre agito nobilmente e in modo degno di te ma il rimorso non offuschi la bella serenit dell'animo tuo. MAX Devo dunque lasciarti, separarmi da te! THEKLA Cos come a te stesso resti fedele, lo sarai a me. Il destino ci divide, i nostri cuori restano uniti. Un odio sanguinoso separa per sempre le case Friedland e Piccolomini, ma noi non apparteniamo alla nostra casa. Via! Affrettati! Affrettati a disgiungere la tua buona causa dalla nostra sciagurata. Sul nostro capo sta la maledizione celeste, alla rovina siamo consacrati. Anche me la colpa paterna attirer nel baratro. Non affliggerti per me, il mio destino sar presto deciso. Max la prende fra le braccia, fortemente commosso. Si odono dietro la scena grandi urla, lunghe e selvagge: Vivat Ferdinandus!, accompagnate da musiche guerresche. Max e Thekla, immobili, si tengono abbracciati. Scena XXII Detti. Terzky. CONTESSA (andandogli incontro) Che cos'era? Che significano quelle grida? TERZKY finita e tutto perduto. CONTESSA Come? nessuna reazione alla sua vista? TERZKY Nessuna. Tutto stato inutile.

DUCHESSA Gridavano Evviva. TERZKY All'imperatore. CONTESSA Oh, dimentichi del dovere! TERZKY Non l'hanno lasciato nemmeno aprir bocca. Quando ha cominciato a parlare, l'hanno interrotto con assordanti fanfare. Eccolo che viene. Scena XXIII Detti. Wallenstein accompagnato da Illo e Buttler. Poi corazzieri. WALLENSTEIN Terzky! TERZKY S, mio principe? WALLENSTEIN Ordina che i nostri reggimenti si tengano pronti a partire oggi stesso, perch prima di sera lasceremo Pilsen. (Terzky esce) Buttler... BUTTLER S, mio generale? WALLENSTEIN Il comandante di Eger vostro amico e compatriota. Scrivetegli subito a mezzo di un corriere che sia pronto ad accoglierci domani nella fortezza voi ci seguirete col vostro reggimento. BUTTLER Sar fatto, mio comandante. WALLENSTEIN (si pone tra Max e Thekla, che durante tutto questo tempo erano rimasti strettamente abbracciati ) Separatevi! MAX Dio! Entrano nella sala corazzieri con le armi sguainate, raggruppandosi nel fondo. Nel contempo si odono alcune vivaci battute della marcia di Pappenheim, che sembrano voler chiamare Max. WALLENSTEIN (ai corazzieri) Eccolo qui. libero. Non lo trattengo pi.

Si rigira in modo che Max non possa n raggiungerlo n accostarsi alla fanciulla. MAX Tu mi odii, mi spingi con ira via da te. Il legame dell'antico affetto dev'essere lacerato, non sciogliersi dolcemente e tu vuoi rendermi ancora pi doloroso questo doloroso strappo! Tu sai che ancora non ho imparato a vivere senza di te - mi avvio verso un deserto e tutto ci che mi caro, tutto rimane qui... Oh, non distogliere gli occhi da me! Mostrami ancora una volta il tuo volto perennemente caro e venerato. Non mi ripudiare... (Vuole prendergli la mano. Wallenstein la ritira. Egli si rivolge alla contessa ) Non vi sono altri occhi che mi siano pietosi, qui? Zia Terzky... (Ella si scosta da lui, ed egli si rivolge alla duchessa) Venerata madre... DUCHESSA Vada, conte, dove la chiama il dovere... cos un giorno potr esser per noi un amico fedele, un angelo buono presso il trono imperiale. MAX Speranza Lei mi d, non vuole lasciarmi partire completamente disperato. Non m'illuda con vuoti abbagli, la mia disgrazia certa, e il cielo ringrazio che mi d un mezzo per finirla. (La musica guerresca riprende. La sala si riempie sempre pi di armati. Egli scorge Buttler ) Anche voi qui, colonnello Buttler... e non volete seguirmi? Bene! Restate pi fedele al vostro nuovo padrone che non all'antico. Venite, su! Promettetemi con una stretta di mano che la sua vita proteggerete, che la manterrete illesa! (Buttler gli rifiuta la mano) Il bando imperiale sta su di lui, che mette il suo capo ducale alla merc di qualunque sicario desideroso di guadagnare la taglia: ora gli sarebbe necessaria la cura devota di un amico, l'occhio fedele dell'affetto e coloro che partendo io gli vedo intorno... Lancia sguardi ambigui a Illo e Buttler. ILLO Cercate i traditori nel campo di vostro padre, del conte Gallas. Qui, ce n' uno solo ancora. Andate e liberate la nostra vista della sua odiosa presenza. Andate. Max tenta ancora una volta di accostarsi a Thekla. Wallenstein lo impedisce. Egli rimane indeciso, desolato: intanto la

sala si riempie sempre di pi e i corni incalzano da sotto sempre pi perentori, a pause sempre pi brevi. MAX Suonate! Suonate! - Oh, fossero i corni svedesi e da qui direttamente si andasse sul campo della morte, e tutte le spade, tutte quelle che qui sguainate mi tocca vedere, il mio petto trapassassero! Che volete, voi? Venite a strapparmi da qui - non mi spingete alla disperazione! Non fatelo! Potreste pentirvene! (La sala si completamente riempita di armati) Ancora gente - Peso si aggiunge a peso e la massa tutta quanta mi tira gi. Riflettete a quello che fate. Non bene scegliere a comandante un disperato. Voi mi strappate alla mia felicit: ebbene, alla dea della vendetta consacro le vostre anime! La vostra rovina avete scelto: chi viene con me, dev'esser pronto a morire! Mentre si dirige verso il fondo, un fremito percorre i corazzieri: essi lo circondano e lo accompagnano in selvaggio tumulto. Wallenstein resta immobile. Thekla cade fra le braccia della madre. Cala il sipario. ATTO IV

In casa del borgomastro a Eger. Scena I BUTTLER (che appena arrivato) entrato. L'ha guidato la sua sorte. Il cancello si chiuso alle sue spalle, e mentre il ponte levatoio, che l'ha fatto passare, si abbassato per risollevarsi oscillando, ogni via di salvezza gli stata tagliata. Fin qui, Friedland, e non pi oltre! dice la Nemesi. Dalla terra boema si levata la tua mirabile meteora, tracciando nel cielo una lunga scia luminosa, e qui ai confini boemi deve tramontare! - Hai rinnegato le antiche bandiere, uomo accecato, e ti affidi all'antica fortuna! Armi la mano delittuosa a portare guerra nei paesi imperiali, ad abbattere i sacri Lari! Bada a te! lo spirito maligno della vendetta ti sospinge... che non sia la vendetta a fare la tua rovina! Scena II Buttler e Gordon. GORDON Siete voi? Oh, come desideravo parlarvi. Il duca un traditore! Oh, mio Dio! E fuggiasco! E una taglia sul suo capo principesco! Vi prego, generale, riferitemi nei dettagli come tutto ci si svolto

a Pilsen! BUTTLER Avete ricevuto la lettera che io vi ho inviata a mezzo di un corriere? GORDON E ho fatto fedelmente quanto mi avete ingiunto: gli ho aperto la fortezza senza esitazioni. Infatti, una lettera imperiale mi ha ordinato di attenermi ciecamente ai vostri comandi. Tuttavia, perdonate! quando ho visto il duca in persona, ho ricominciato a dubitare. Poich, a dir il vero, non come un proscritto il duca di Friedland entrato in questa citt. La sua fronte irraggiava la consueta maest dominatrice, esigendo obbedienza; e calmo, come in tempi normali, egli ha ascoltato il rapporto del mio ufficio. Cordiali rende la sfortuna, la colpa, e l'orgoglio umiliato suole piegarsi con la lusinga verso il subalterno: ma invece, parco e dignitoso, il duca mi ha elogiato con ogni parola, come il padrone loda il servo, che ha fatto il suo dovere. BUTTLER Come vi ho scritto, esattamente cos avvenuto. Il duca ha venduto l'esercito al nemico, con l'intenzione di aprirgli Praga ed Eger. I reggimenti, a tale notizia, lo hanno abbandonato, tranne cinque, quelli di Terzky, che qui l'hanno seguito. Il bando stato proclamato contro di lui e, vivo o morto, a consegnarlo invitato ogni servo fedele. GORDON Traditore del sovrano... un simile signore! Un uomo del suo valore! Oh, che cosa mai l'umana grandezza! Tante volte io l'ho detto: non pu finire bene, un cappio divenuta per lui la sua grandezza e potenza, e quella sua violenza incerta e oscura. L'uomo, infatti, ama arraffare, e non bisogna affidarlo alla sua moderazione. Solo la legge esplicita lo tiene nei giusti limiti, e il corso fido e profondo della tradizione. Ma nelle mani di costui il potere militare appariva innaturale e di specie novella: lo rendeva uguale all'imperatore stesso, lo spirito orgoglioso ha disimparato a piegarsi. Oh, peccato per un tale uomo! poich nessuno, io credo, sarebbe capace di restare saldo l dov'egli caduto. BUTTLER Risparmiate le querimonie per quando sar da compatire: perch ora, ancora, questo potente da temere. Gli Svedesi marciano alla volta di Eger, e presto, se non lo impediremo con decisione rapida, la congiunzione avverr. Ci non deve accadere! Il duca non deve pi uscire a piede libero da questo posto: onore e vita infatti ho impegnato

per catturarlo qui, e il vostro appoggio quello su cui conto. GORDON Oh, non avessi mai visto un tale giorno! Dalle sue mani ho ricevuto questa carica, lui stesso mi ha affidato questo castello, che dovr trasformare nel suo carcere. Noi subalterni non abbiamo volont: soltanto l'uomo libero, il potente ai bei sentimenti d'umanit obbedisce. Noi invece non siamo che sbirri della legge crudele, obbedienza ha nome la virt cui pu aspirare l'inferiore. BUTTLER Non vi rammaricate del potere limitato. Dove c' molta libert, c' molto errore, mentre sicura la stretta via del dovere. GORDON Sicch tutti lo hanno dunque abbandonato, voi dite? Ha fatto la fortuna di migliaia di persone, perch regale era il suo animo e la mano sempre aperta e colma nel dare... (Con un'occhiata di traverso a Buttler) Dalla polvere pi d'uno egli ha raccolto e lo ha innalzato a cariche ed onori, e non si conquistato nemmeno un amico, non uno, che al fianco nella disgrazia gli restasse! BUTTLER Eccone qui uno, ch'egli non s'aspettava. GORDON Nessun favore io m'ebbi mai da lui. Quasi dubito che nella sua grandezza si sia mai ricordato di un amico di giovent - Lontano, infatti, da lui mi mantenne il servizio, mi perdette di vista tra le mura di questo castello, ove, non raggiunto dai suoi favori, nel silenzio serbavo libero il mio cuore. Poich quando mi prepose a questo comando, il dovere era ancora per lui cosa seria: la fiducia sua non tradisco nel custodire fedelmente ci che fu affidato alla mia fedelt. BUTTLER Dite dunque: volete mandare a compimento il bando, prestarmi il vostro aiuto per catturarlo? GORDON (dopo un pensoso silenzio, con tristezza) Se cos, se le cose stanno come dite - se ha tradito l'imperatore suo sovrano, venduto l'esercito, tentato di aprire al nemico dell'impero le fortezze del paese... s, allora per me non vi pi salvezza - Eppure duro che, fra tutti, proprio me la sorte abbia scelto a strumento della sua rovina. Siamo

stati insieme paggi alla Corte di Burgau, ma io ero il pi anziano. BUTTLER Lo so. GORDON Saranno circa trent'anni. Gi allora nel giovinetto ventenne l'ardire palpitava. Era serio d'animo al di l dei suoi anni, virilmente rivolto soltanto a grandi mete. Passava silenzioso in mezzo a noi, cercando solo di se stesso la compagnia; non l'attirava la puerile allegria di noi ragazzi; ma talvolta si animava stranamente all'improvviso, e dal segreto petto prorompeva luminoso e profondo il raggio di un pensiero, s che ci guardavamo stupiti, incerti se follia per sua bocca parlasse oppure un dio. BUTTLER Fu l che, assopito nel vano d'una finestra, precipit dal secondo piano, e illeso si rialz. Da quel giorno, si dice, cominciarono a manifestarsi dei segni di pazzia in lui. GORDON Divenne pi pensieroso, questo vero, si fece cattolico. Il miracolo di quella salvezza lo ha trasformato in modo singolare. Da allora si ritenuto un essere privilegiato e libero, e audace come chi non pu inciampare intraprese la corsa sul filo oscillante della vita. Dopo, la sorte ci ha divisi, ci ha portati lontani assai l'uno dall'altro: lui la via temeraria della grandezza percorreva a passo svelto, io lo guardavo avanzare con un senso di vertigine. Divenne conte, e principe e duca e dittatore, e ora tutto poco per lui, stende le mani alla corona regale e precipita in una incommensurabile rovina! BUTTLER Basta. Sta venendo. Scena III Detti. Wallenstein a colloquio col borgomastro di Eger. WALLENSTEIN Eravate un tempo una citt libera? Vedo che nello stemma recate un'aquila dimezzata. Perch solo una met? BORGOMASTRO Eravamo un libero comune dell'impero, ma da duecento anni la citt fu data in pegno alla corona boema. Da ci deriva che rechiamo soltanto un'aquila

dimezzata. La parte inferiore sbarrata, e tale rimarr fin quando l'impero non ci riscatter. WALLENSTEIN La libert l'avete meritata. Mantenetevi valorosi! Non date ascolto ai sobillatori! A quanto ammonta il vostro tributo? BORGOMASTRO (si stringe nelle spalle) A tanto che a stento riusciamo a pagarlo. Anche la guarnigione vive a nostre spese. WALLENSTEIN Bisogna alleggerirvi. Dite un po', vi sono ancora protestanti in citt? (Il borgomastro resta sorpreso) S, s. Lo so. Ancora molti si nascondono tra queste mura... s! confessatelo pure liberamente... voi pure non vero? (Lo fissa negli occhi: il borgomastro atterrito) Non abbiate paura. Odio i Gesuiti fosse per me, da tempo sarebbero al di l delle frontiere dell'impero - Messale o Bibbia! per me una cosa sola - l'ho dimostrato al mondo... a Glogau, io stesso ho fatto costruire agli Evangelici una chiesa. Sentite, borgomastro... qual il vostro nome? BORGOMASTRO Pachhlbel, serenissimo principe. WALLENSTEIN Sentite... ma non riferite in giro quello che adesso vi rivelo in confidenza. (Ponendogli una mano sulla spalla, con una certa solennit) I tempi sono compiuti, giunta l'ora, borgomastro. Quelli in alto cadranno e gli umili si leveranno - tenetelo per voi, per! La doppia signoria spagnola volge alla fine, verr un nuovo ordine di cose... avete visto, non vero, di recente le tre lune in cielo? BORGOMASTRO Con orrore. WALLENSTEIN Due di esse si mutarono in pugnali sanguinanti. Soltanto una, la mediana, rimase nella sua limpidezza. BORGOMASTRO L'abbiamo riferito ai Turchi!

WALLENSTEIN Turchi! Che dite? Due imperi sprofonderanno a oriente e a occidente, vi dico, e rimarr soltanto la fede luterana. (Si accorge degli altri due) Forti spari si sono uditi stasera a manca, mentre venivamo qui. Si sono sentiti anche qui in fortezza? GORDON Certo, li abbiamo uditi, mio generale. Il vento ne portava proprio l'eco dal sud. BUTTLER Pareva venissero da Neustadt o da Weiden. WALLENSTEIN la via da cui si approssimano gli Svedesi. Che forze ha la guarnigione? GORDON Centottanta uomini validi, il resto sono invalidi. WALLENSTEIN E quanti se ne trovano a Joachimstal? GORDON Vi ho mandato duecento archibugieri, a rinforzare l'avamposto contro gli Svedesi. WALLENSTEIN Lodo la vostra prudenza. E si lavora anche alle fortificazioni. L'ho visto entrando. GORDON Giacch il conte del Reno ci stringe ora da presso, ho fatto erigere in fretta due altri bastioni. WALLENSTEIN Siete preciso nel servizio al vostro imperatore. Sono contento di voi, colonnello. (A Buttler) L'avamposto di Joachimstal si ritiri, insieme a tutti coloro che fronteggiano il nemico. (A Gordon) Nelle vostre mani fedeli, comandante, lascio mia moglie, mia figlia e mia sorella: qui infatti io non mi fermer, aspetto solo delle lettere, per poi lasciare la fortezza al pi presto con tutti i reggimenti.

Scena IV Detti. Il conte Terzky. TERZKY Un'ambasciata gradita! Liete notizie! WALLENSTEIN Che cosa rechi? TERZKY C' stata una battaglia presso Neustadt e gli Svedesi sono vincitori. WALLENSTEIN Che dici? Da dove ti giunge questa notizia? TERZKY Me l'ha portata un contadino da Tirschenreit: pare sia cominciata dopo il tramonto, un reggimento imperiale avrebbe fatto irruzione da Tachau nel campo svedese, due ore pare sia durata la sparatoria e mille imperiali sarebbero caduti, tra cui anche il colonnello, di pi non seppe dirmi. WALLENSTEIN Come mai son capitate a Neustadt truppe imperiali? Altringer, lui, dovrebbe avere le ali, ne distava ancora ieri quattordici miglia; le truppe di Gallas si concentrano a Frauenberg e tuttora non tutte si sono radunate. Che Suys abbia osato spingersi per caso cos avanti? Non pu essere. Appare Illo. TERZKY Lo sapremo assai presto: ecco qui infatti Illo, allegro e frettoloso. Scena V Illo. Detti. ILLO (a Wallenstein) arrivato un cavalleggero e vuole parlarti. TERZKY confermata la vittoria? Parla! WALLENSTEIN Che notizie reca? Da dove viene? ILLO Da parte del conte del Reno e le notizie che reca non voglio anticiparle. Gli Svedesi si trovano a sole cinque miglia da qui,

a Neustadt. Piccolomini pare si sia scagliato su di loro, avvenuto un macello tremendo ma alla fine il numero ha prevalso: tutti gli uomini di Pappenheim, anche Max che li guidava, pare siano rimasti sul terreno. WALLENSTEIN Dov' il messaggero? Conducetemi da lui! Fa per andarsene. In quel momento si precipita nella stanza la signorina Neubrunn, seguita da alcuni servi, che attraversano correndo la sala. NEUBRUNN Aiuto! aiuto! ILLO e TERZKY Che c'? NEUBRUNN La signorina!... WALLENSTEIN e TERZKY Lo sa? NEUBRUNN Sta per morire. Riparte correndo. Wallenstein, Terzky e Illo la seguono. Scena VI Buttler e Gordon. GORDON (stupito) Spiegatemi: cosa significa tutto questo? BUTTLER Ha perduto l'uomo che amava, quel Piccolomini che perito. GORDON Poverina! BUTTLER Avete udito le notizie recate da quell'Illo, che gli Svedesi vittoriosi s'approssimano. GORDON Certo che l'ho udito. BUTTLER Hanno una forza di dodici reggimenti, e cinque si trovano qui vicino per proteggere il duca. Noi non abbiamo che il mio reggimento e la guarnigione non raggiunge i duecento uomini. GORDON Cos . BUTTLER

Non possibile con truppe cos scarse custodire un simile prigioniero di Stato. GORDON Ne convengo. BUTTLER La gran massa farebbe presto a disarmare il piccolo gruppo, liberandolo. GORDON da temere. BUTTLER (dopo una pausa) Sentite! Io mi son fatto garante del buon esito, con la mia testa rispondo della sua. La parola devo mantenere, accada ci che vuole, e s' impossibile custodirlo vivo, sar al sicuro... da morto. GORDON Vi capisco bene? Dio giusto! Voi potreste... BUTTLER Non deve vivere. GORDON Voi sareste capace? BUTTLER Voi o io. spuntato il suo ultimo giorno. GORDON Vorreste assassinarlo? BUTTLER Questa la mia intenzione. GORDON Lui che si affidato alla vostra fedelt! BUTTLER La sua mala sorte! GORDON La sacra persona del condottiero! BUTTLER Lo era! GORDON Ci che era, nessun delitto l'annulla! Senza verdetto? BUTTLER L'esecuzione sostituisce il verdetto. GORDON

Sarebbe assassinio, non giustizia: poich questa deve ascolto anche al colpevole. BUTTLER Manifesta la colpa, ha giudicato il sovrano, e noi non eseguiamo che la sua volont. GORDON La sentenza cruenta non dev'essere eseguita rapidamente: una parola pu esser ritirata, ma non una vita restituita. BUTTLER Pronto servigio fa piacere ai re. GORDON Un nobiluomo non si presta a servigi di carnefice. BUTTLER Un coraggioso non impallidisce di fronte a un atto ardito. GORDON La vita arrischia, non la coscienza, il coraggioso. BUTTLER Cosa? Dovrebbe andarsene libero, per riappiccare la fiamma inestinguibile della guerra? GORDON Fatelo prigioniero, ma non l'uccidete, per carit: non prevenite col sangue l'angelo della grazia. BUTTLER Se l'esercito imperiale non fosse stato battuto, avrei potuto tenerlo in vita. GORDON Oh, perch gli ho aperto questa fortezza! BUTTLER Non il luogo ma il suo fato lo uccide. GORDON Da cavaliere sarei caduto su questi bastioni, difendendo il castello del sovrano. BUTTLER E mille valorosi sono caduti! GORDON Per il proprio dovere... questo nobilita e onora

l'uomo: ma il nero assassinio maledetto dalla natura. BUTTLER (tirando fuori uno scritto) Ecco qui il proclama che ci ordina di impadronirci di lui. diretto a voi come a me. Volete assumervi le conseguenze qualora egli riesca a sfuggire presso il nemico per colpa nostra? GORDON Io, un essere impotente, oh Dio! BUTTLER Prendetene voi tutto il peso. Fatevi garante delle conseguenze! Che avvenga quello che vuole! Mi rimetto a voi. GORDON Dio del cielo! BUTTLER Sapete un altro mezzo per eseguire il volere imperiale? Dite! Farlo cadere, non distruggerlo io voglio. GORDON Oh Dio! Quel che deve accadere lo vedo come voi chiaramente, ma il mio cuore e l'animo son diversi dai vostri. BUTTLER Anche quell'Illo, quel Terzky non devono sopravvivere, se il duca cade. GORDON Di costoro non mi duole. Essi son stati spinti dal cuore perfido, non dalla forza degli astri. Son stati loro a insinuare il seme della mala passione nell'animo pacifico, ad alimentare il frutto sciagurato con maledetto zelo e premura... Possa raggiungerli il malvagio compenso del malvagio servigio! BUTTLER Cos anche nella morte lo precederanno. Gi tutto convenuto. Questa sera, nel tripudio di un banchetto, avevamo intenzione di prenderli vivi, e custodirli nel castello. Cos tutto sar pi breve. Vado subito a dare gli ordini necessari. Scena VII Detti. Illo e Terzky. TERZKY Ora presto la cose cambieranno!

Domani entreranno gli Svedesi, dodicimila prodi guerrieri, poi diritti su Vienna. Ehi! Allegro, vecchio mio! Niente faccia dura a una notizia cos lieta! ILLO Ora tocca a noi dettare legge, e vendicarci di quei perfidi, di quegli infami che ci hanno abbandonati. Uno ha gi espiato, Piccolomini: fosse cos per tutti quelli che ci vogliono male! Che colpo duro per il vecchio! Tutta la vita si arrabattato per tramutare in principesca la comitale corona dell'antico casato, e ora seppellisce l'unico suo figlio! BUTTLER Peccato per per quell'eroico giovane: il duca stesso era commosso, si vedeva bene. ILLO Sentite, vecchio amico! proprio questo che non mi mai piaciuto nel padrone, l'eterno motivo di dissidio con lui: ha prediletto sempre gl'italiani. Anche adesso ancora, lo giuro sull'anima mia, preferirebbe dieci volte vedere noi tutti morti, se potesse in tal modo richiamare in vita l'amico. TERZKY Zitto! Zitto! Non pi! Lasciate i morti riposare! Oggi si tratta di vedere chi batte l'altro a bere, giacch il vostro reggimento ci ha invitati. Passeremo un'allegra notte di carnevale, e quando il giorno alla notte succeder, aspetteremo l'avanguardia svedese coi bicchieri colmi. ILLO S, fateci stare ancora di buon animo per oggi, perch giorni torridi ci attendono. Questa spada non deve avere requie finch non si sar intrisa di sangue austriaco a saziet. GORDON Vergogna, che discorsi sono questi, signor feldmaresciallo? Perch tanta furia contro il vostro sovrano... BUTTLER Non sperate troppo da questa prima vittoria. Riflettete come rapida gira la ruota della fortuna, perch l'imperatore assai potente ancora! ILLO L'imperatore ha soldati ma non condottieri; infatti questo re Ferdinando di Ungheria non s'intende di guerra - Gallas? Non ha fortuna n ha saputo mai fare altro che rovinare eserciti, e quella serpe, Ottavio,

pu certo mordere di nascosto un tallone ma non affrontare Friedland in battaglia. TERZKY Non potremo fallire, credete. La fortuna non abbandona il duca, gi si sa; solo con Wallenstein l'Austria potr vincere. ILLO Il principe avr fra poco un grosso esercito, tutti s'affollano, tutti accorrono intorno alle sue vecchie, gloriose bandiere. Vedo tornare i vecchi tempi, egli sar di nuovo grande com'era prima: come si morderanno allora le mani, quelli che l'hanno abbandonato ora! Perch ai suoi amici doner terre e paesi, e regalmente ricompenser i fedeli servigi. Nel suo favore certo noi saremo i primi. (A Gordon) Anche a voi allora penser, allora: vi toglier da questo buco facendo brillare la vostra fedelt in un compito pi alto. GORDON Io sono contento, non mi preme di salire pi in alto: alle vette son vicini i precipizi. ILLO Voi qui non avete ormai pi nulla da fare, poich domani in fortezza entreranno gli Svedesi. Venite, Terzky. ora di cena. Che ne dite? Facciamo illuminare la citt in onore degli Svedesi, e chi non ci sta, uno spagnolo e traditore. TERZKY Lasciate stare. Non piacerebbe al duca. ILLO Che! Siamo i padroni qui, nessuno deve dirsi partigiano dell'imperatore dove noi comandiamo. Buona notte, Gordon. Per l'ultima volta vi raccomandiamo la fortezza, provvedete alle ronde, per sicurezza si potrebbe cambiare la parola d'ordine. Alle dieci in punto porterete al duca le chiavi, poi siete esonerato dal vostro compito di custode, perch domani in fortezza entrano gli Svedesi. TERZKY (uscendo, a Buttler) Anche voi venite su al castello, non vero? BUTTLER Al momento opportuno. Terzky e Illo escono. Scena VIII

Buttler e Gordon. GORDON (seguendoli con lo sguardo) Gli sciagurati! Come senza un sospetto si precipitano nella rete mortale, nella loro cieca ebbrezza di vittoria! - Non posso compatirli. Quell'Illo, quel malandrino sfacciato e presuntuoso, che vuol bagnarsi nel sangue del suo sovrano! BUTTLER Fate come vi ha ordinato. Mandate in giro pattuglie, preoccupatevi che la fortezza sia sicura: quando questi saranno di sopra, chiuder prontamente il castello, perch nulla trapeli del fatto gi in citt! GORDON (spaurito) Oh, non vi affrettate! Prima ditemi... BUTTLER L'avete udito, gi domani mattina saranno padroni gli Svedesi. A noi non rimane che la notte, essi sono svelti, ma pi ancora saremo svelti noi... Vi saluto. GORDON Ahim, i vostri sguardi nulla di buono mi dicono. Promettetemi... BUTTLER Il sole calato, scende una sera funesta La loro boria li rende sicuri. Inermi li pone in mano nostra la loro cattiva stella, e nel bel mezzo della loro ebbra illusione di felicit, l'acciaio tagliente troncher rapido la lor vita... Un abilissimo calcolatore stato da sempre, il duca, tutto ha saputo calcolare, sapeva collocare e spostare gli uomini secondo i propri fini come pezzi di una scacchiera, e non ha mai esitato a giocarsi ai dadi l'onore, la dignit e il buon nome degli altri. Ha sempre calcolato e calcolato e alla fine, il calcolo gli riuscir sbagliato: avr travolto la propria vita nel calcolo, come colui che cade dentro il cerchio da lui tracciato. GORDON Oh, non pensate adesso ai suoi difetti! Alla grandezza pensate, alla clemenza, ai tratti amabili dell'animo suo! a tutte le azioni magnanime della sua vita, e fate che come angeli intercedano con supplice preghiera contro la spada gi levata! BUTTLER troppo tardi. Non mi lecito provare piet, non posso nutrire che pensieri cruenti.

(Afferrando la mano di Gordon) Gordon! Non impulso del mio odio... Non amo il duca e non ho motivo... per non l'odio a farmi assassino. la sua mala sorte. Mi spinge la sfortuna, l'ostile concorso delle circostanze. L'uomo pensa di compiere un'azione liberamente: invano! soltanto il trastullo della forza cieca che la scelta sua trasforma rapidamente in terribile necessit. A che gli gioverebbe, del resto, se qualcosa parlasse in suo favore nel mio cuore... Devo ci malgrado ucciderlo. GORDON Oh, se il cuore vi ammonisce, segute il suo impulso. Il cuore la voce di Dio, opera umana il calcolo artificioso di ogni saggezza. Che bene potr mai derivarvi da un'azione cruenta? Dal sangue, ahim, nessun bene scaturisce! Dovr essere per voi il trampolino della grandezza? Non lo credete... L'assassinio talvolta potr piacere ai re, ma l'assassino mai. BUTTLER Voi non sapete. Non chiedetemi nulla. Perch poi gli Svedesi hanno dovuto vincere e approssimarsi con tanta fretta! Volentieri alla grazia sovrana lo affiderei, non voglio il suo sangue. No, che viva pure! Ma l'onore della mia parola devo salvaguardare, e lui deve morire, oppure... Udite e sappiate! Io sono disonorato se il duca sfugge. GORDON Oh, salvare un tale uomo... BUTTLER (rapidamente) Cosa? GORDON Merita un sacrificio... Siate magnanimo! Il cuore, non l'opinione onora l'uomo. BUTTLER (con freddo orgoglio) un gran signore, il principe... Io non sono che un poveraccio, questo che volete dire. Che importa al mondo, voi pensate, se l'uomo d'umile origine si fa onore oppure si copre d'infamia, purch il sangue principesco sia salvo. Ciascuno sa il valore che ha: sta in me stabilire quale sia il mio valore. Nessuno sulla terra cos in alto che al suo confronto io mi ritenga spregevole. L'uomo reso grande o piccolo dalla propria volont, e perch io serbo fede alla mia, deve morire. GORDON Oh, mi sforzo di commuovere un sasso! Voi non siete stato generato

umanamente da creature umane: non posso ostacolarvi, che un dio almeno salvi lui dalla vostra tremenda mano. Escono. Scena IX Una stanza nell'appartamento della duchessa. Thekla su una poltrona, pallida, a occhi chiusi. La duchessa e la signorina von Neubrunn si affaccendano intorno a lei. Wallenstein e la contessa discorrono. WALLENSTEIN Come ha fatto a saperlo cos presto? CONTESSA Pare avesse un presentimento di sventura. L'ha spaventata la voce che si sparsa d'una battaglia in cui era caduto il colonnello degli imperiali. L'ho subito visto. volata incontro al corriere svedese e interrogandolo rapidamente gli ha strappato lo sciagurato segreto. Troppo tardi notammo la sua assenza, le siamo corse dietro e gi svenuta giaceva nelle braccia di lui. WALLENSTEIN Cos impreparata doveva coglierla questo colpo! Povera bambina - Come va? Si riprende? Rivolgendosi alla duchessa. DUCHESSA Apre gli occhi. CONTESSA Vive! THEKLA (guardandosi intorno) Dove sono? WALLENSTEIN (le si accosta, sollevandola tra le braccia) Ritorna in te, Thekla. Sii la mia coraggiosa figliola! Guarda il volto amoroso di tua madre, e le braccia di tuo padre che ti reggono. THEKLA (raddrizzandosi) Dov' lui? Non pi qui? DUCHESSA Chi, figlia mia? THEKLA Colui che ha pronunciato la parola di sventura... DUCHESSA

Oh, non pensarci, bimba mia! Volgi i pensieri via da quest'immagine. WALLENSTEIN Lasciate che il suo dolore parli! Lasciate che si lamenti! Le vostre lacrime mescolate con le sue. Ha sofferto un dolore assai grande: ma lo superer, perch la mia Thekla ha l'indomito cuore di suo padre. THEKLA Non sono malata. Ho forze per star ritta. Perch piange la mamma? L'ho atterrita, forse. passato, son ritornata in me. (Si alzata e cerca con gli occhi per la stanza) Dov' lui? Non me lo nascondete. Sono forte abbastanza, voglio udirlo. DUCHESSA No, Thekla! Quel messaggero di sventura non deve mai pi comparirti dinanzi. THEKLA Padre mio... WALLENSTEIN Bambina cara! THEKLA Non sono debole. Fra poco mi sar rimessa anche meglio. Mi esaudisca una preghiera. WALLENSTEIN Parla! THEKLA Consenta che venga chiamato quello straniero! Che io lo ascolti da sola e lo interroghi. DUCHESSA Mai e poi mai! CONTESSA No! Non consigliabile! Non concederlo! WALLENSTEIN Perch vuoi parlargli, figlia mia? THEKLA Sar pi calma quando sapr tutto. Non voglio essere ingannata. La mamma vuole soltanto risparmiarmi. Non voglio esser risparmiata. La cosa pi terribile stata detta ormai, non posso udire nulla di pi terribile. DUCHESSA e CONTESSA (a Wallenstein) Non farlo!

THEKLA Il mio sgomento mi ha colto di sorpresa, il mio cuore mi ha tradita in presenza di quello straniero: stato testimone della mia debolezza, s, sono caduta fra le sue braccia - questo mi d vergogna. Devo rifarmi degna del suo rispetto, e devo parlargli: necessario che quello straniero non pensi bassamente di me. WALLENSTEIN Trovo che ha ragione e sono incline a esaudirle questa preghiera. Chiamatelo. La signorina Neubrunn esce. DUCHESSA Io, tua madre, voglio per esser presente. THEKLA Preferirei parlargli da sola. Mi comporter dopo con maggiore calma. WALLENSTEIN (alla duchessa) Lasciala fare. Lascia che se la sbrighi da sola con lui. Vi sono dolori in cui l'uomo pu darsi aiuto soltanto da s, un cuore forte vuole poter contare soltanto su se stesso. Dal petto suo, non da quello altrui, deve attinger forza per superare questo colpo. la mia figliola coraggiosa: non da donna, da eroina voglio che sia trattata. Fa per andarsene. CONTESSA (trattenendolo) Dove vai? Ho udito dire da Terzky che intendi partire domattina da qui, ma noi lasciarci qua. WALLENSTEIN S, voi restate affidate alla custodia di uomini valorosi. CONTESSA Oh, portaci con te, fratello! Non lasciarci in questa cupa solitudine ad attender l'esito con animo ansioso. La presente sventura facile da sopportare, ma il dubbio e il tormento dell'attesa orribilmente la ingrandiscono per chi tanto lontano. WALLENSTEIN Chi parla di sventura? Correggi le tue parole. Ho speranze ben diverse! CONTESSA E allora portaci con te!

Oh, non lasciarci qui, in questo luogo malaugurato: il cuore mi pesa fra queste mura infatti, e mi sembra sentire il soffio di una cripta mortuaria, non so dire quanto questo luogo mi ripugni. Portaci via, te ne prego! Vieni, sorella, pregalo anche tu che ci conduca via! Aiutami, cara nipote! WALLENSTEIN Penser io a mutare i tristi auspici di questo luogo: sia esso a custodirmi quanto ho di pi caro. NEUBRUNN (ritornando) Il signore svedese! WALLENSTEIN Lasciatela sola con lui. Esce. DUCHESSA (a Thekla) Vedi come ti scolori! Bambina, impossibile che tu gli parli. Obbedisci a tua madre. THEKLA La Neubrunn rimanga allora qui vicina a me. La duchessa e la contessa escono. Scena X Thekla. Il capitano svedese. La signorina Neubrunn. CAPITANO (si avvicina rispettosamente) Principessa - io - devo chiedere perdono, come ho potuto... le mie inconsulte rapide parole... THEKLA (con nobile contegno) Lei mi ha vista nel mio dolore, un caso malaugurato l'ha reso da straniero in un istante confidente. CAPITANO Temo che Lei detesti la mia vista: la bocca mia ha detto una triste parola. THEKLA La colpa mia. Io stessa sono stata a strappargliela: Lei non stato che la voce del mio destino. Il mio sgomento ha interrotto il resoconto iniziato. La prego quindi di completarlo. CAPITANO (preoccupato) Principessa, rinnover il Suo dolore. THEKLA

Voglio restare calma. Come cominciato lo scontro? Completi il racconto. CAPITANO Ci trovavamo nel nostro accampamento, a Neustadt, debolmente fortificati perch non si aspettava nessun attacco, quando verso sera su dal bosco salita una nube di polvere, e il nostro avamposto in fuga si precipit gridando: ecco il nemico! Abbiamo avuto ancora appena il tempo di buttarci a cavallo, quando i cavalleggeri di Pappenheim sfondando la palizzata di gran carriera sopraggiunsero e in un istante anche il fossato, che circondava il campo, era oltrepassato da quelle schiere impetuose. Ma l'ardire temerario le aveva spinte troppo avanti agli altri, la fanteria era ancora molto indietro; soltanto gli audaci cavalleggeri di Pappenheim avevano seguito l'audace comandante... (Thekla fa un gesto. Il capitano si arresta un attimo, finch lei gli fa cenno di continuare) Sul fronte allora e sui fianchi li attaccammo con tutta la cavalleria, respingendoli verso il fossato, dove la fanteria, prontamente ordinata, oppose loro una rigida linea di picche. Non potevano avanzare, n retrocedere, incuneati e ammassati in una terribile strettoia. Allora il conte del Reno grid al comandante di arrendersi con gli onori di un buon combattimento, ma il colonnello Piccolomini... (Thekla clta da vertigini e si afferra a una sedia) ...era riconoscibile dall'elmo a criniera e dalla lunga chioma che si era sciolta nel rapido galoppo - fa un cenno verso il fossato, lancia al galoppo al di l, in testa agli altri, il suo nobile corsiero e dietro a lui si slancia tutto il reggimento, ma... ecco che gi l'irreparabile avvenuto! Il suo cavallo, trafitto da una partigiana, s'inalbera furioso, scaglia gi lontano il cavaliere, e alta sopra di lui passa la carica dei cavalli, non pi obbedienti a freno. Thekla, che ha seguito le ultime parole con tutti i segni di una angoscia crescente, presa da un improvviso tremito violento, e sta per cadere. La signorina Neubrunn accorre e l'accoglie tra le sue braccia . NEUBRUNN Mia cara signorina... CAPITANO (commosso) Io mi ritiro. THEKLA passato... Termini pure!

CAPITANO Quando hanno visto cadere il capo, una rabbiosa disperazione s'impadron furiosamente delle truppe. Nessuno pensa pi ormai alla propria salvezza, combattono come tigri selvagge, la loro ostinata resistenza eccita i nostri, e la battaglia non finisce prima che l'ultimo uomo sia caduto. THEKLA (con voce tremante) E dove... dov'... Lei non mi ha detto tutto. CAPITANO (dopo una pausa) Stamattina l'abbiamo seppellito. Lo portavano dodici giovani delle pi nobili famiglie, tutto l'esercito accompagnava la bara. Un ramo d'alloro ornava il feretro, il conte del Reno in persona vi pose la propria spada di vincitore. N sono mancate lagrime di compianto per il suo destino, perch molti tra noi vi sono che conobbero la sua magnanimit e la gentilezza dei costumi... e tutti ha commosso la sua sorte. Volentieri il conte del Reno l'avrebbe risparmiato, ma lui stesso ha impedito il tentativo: si dice che volesse morire. NEUBRUNN (commossa, a Thekla che ha nascosto il volto) Mia cara signorina... signorina, alzi il viso! Oh, perch ha voluto ostinarsi! THEKLA Dov' la sua tomba? CAPITANO Nella chiesa di un convento, presso Neustadt, sepolto, finch non giungeranno istruzioni dal padre. THEKLA Come si chiama il convento? CAPITANO Santa Caterina. THEKLA lontano da qui? CAPITANO Sette miglia circa. THEKLA Qual la strada? CAPITANO Si passa da Tirschenreit e Falkenberg, per i nostri avamposti.

THEKLA Chi li comanda? CAPITANO Il colonnello Seckendorf. THEKLA (va al tavolo e toglie dal cofanetto un anello) Lei mi ha vista nel mio dolore, e mi ha dimostrato un cuore pietoso... Accetti... (Dandogli l'anello) un ricordo di quest'ora... Vada. CAPITANO (confuso) Principessa... Thekla, in silenzio, gli fa cenno di andarsene e si allontana. Il capitano esita e vorrebbe parlare. La signorina Neubrunn ripete il cenno e lui esce. Scena XI Thekla. Neubrunn. THEKLA (getta le braccia al collo della Neubrunn) Ora, buona Neubrunn, provami l'affetto che sempre mi hai dichiarato: dimostrati mia fedele amica e compagna! Dobbiamo partire, stanotte stessa. NEUBRUNN Partire? e per dove? THEKLA Dove? C' un solo luogo al mondo per me! Dov' sepolto, presso la sua bara. NEUBRUNN Ma che vuol fare l, cara signorina? THEKLA Che cosa, sciagurata?! Non chiederesti se tu avessi mai amato. L, c' tutto quello che ancora di lui rimane, quell'angolo per me tutta la terra. Oh, non mi trattenere! Vieni a fare i preparativi. Pensiamo ai mezzi per fuggire. NEUBRUNN Ha pensato alla collera di suo padre? THEKLA Non temo pi la collera di nessuno. NEUBRUNN Lo scherno del mondo! la lingua tagliente del biasimo! THEKLA

Vado a trovare uno che non pi, voglio forse buttarmi nelle braccia... Oh, mio Dio! mi reco soltanto alla cripta dell'amato. NEUBRUNN E noi, sole, due donne deboli e indifese? THEKLA Ci armeremo, il mio braccio ti protegger. NEUBRUNN Di nottetempo, nelle tenebre? THEKLA La notte ci nasconder. NEUBRUNN In questa ruvida notte di tempesta? THEKLA Ha forse avuto un letto soffice lui, sotto gli zoccoli dei cavalli? NEUBRUNN Oh, Dio... e poi, tutte le sentinelle nemiche! Non ci lasceranno passare. THEKLA Sono esseri umani, la sventura circola libera su tutta quanta la terra! NEUBRUNN Un viaggio cos lungo! THEKLA Il pellegrino conta forse le miglia quando si reca al lontano santuario? NEUBRUNN Sar possibile uscire da questa citt? THEKLA L'oro ci aprir le porte. Va' dunque, va'! NEUBRUNN E se ci riconoscono? THEKLA In una fuggiasca disperata nessuno cercher la figlia di Friedland... NEUBRUNN Dove troveremo i cavalli per la fuga? THEKLA Li procurer il mio scudiero. Va' e chiamalo. NEUBRUNN

Oser farlo all'insaputa del suo signore? THEKLA Lo far. Oh va', dunque! Non esitare. NEUBRUNN Ahim! E che ne sar di Sua madre, quando Lei sar scomparsa? THEKLA (facendosi pensosa, guarda davanti a s con tristezza) Oh, madre mia! NEUBRUNN Soffre gi tanto la buona mamma: dovr toccarle ancora questo ultimo colpo? THEKLA Non posso risparmiarglielo! Va' dunque, va'! NEUBRUNN Rifletta bene a quello che fa. THEKLA Ho gi riflettuto quanto occorre. NEUBRUNN E quando saremo l, che avverr di Lei? THEKLA L, un dio suggerir all'anima mia. NEUBRUNN Il Suo cuore ora pieno d'inquietudine, cara signorina: non questa la via che porta alla pace. THEKLA A una profonda pace, quale lui ha trovato - Oh, affrettati! va'! Non proferire pi parola! Mi sento trascinata da una forza, non so come chiamarla, irresistibilmente alla sua tomba! L, mi sentir sollevata, all'istante! Il nodo di dolore che mi soffoca, si scioglier... le lacrime scorreranno. Oh va', potremmo gi essere per via, da lungo tempo. Non trovo pace fin quando non sar fuggita da queste mura... mi sembra che mi cadano addosso... un'oscura potenza mi respinge e mi caccia di qua... che sensazione mai questa! Tutte le sale di questa casa mi si riempiono di lividi, cupi fantasmi... non ho pi posto... sempre nuovi ne arrivano! L'orrendo formicolo scaccia via da queste mura me, viva! NEUBRUNN Lei mi spaventa e mi angoscia, al punto

che io stessa non oso pi rimanere. Vado a chiamare Rosenberg. Esce. Scena XII Thekla sola. THEKLA lo spirito suo, che mi chiama. la schiera dei fedeli, che per vendicarlo si son sacrificati. Mi accusano di ignobile indugio. Essi nemmeno nella morte hanno voluto staccarsi da lui, ch'era la guida della loro vita. - Questo hanno fatto quegli animi rudi, e io dovrei vivere! No! Anche per me quella ghirlanda di alloro, che adorna il tuo feretro, stata intrecciata. Cos' la vita senza il fulgore dell'amore? La getto via, ora che il contenuto scomparso. S, dopo aver trovato te, che mi amavi, la vita stata qualcosa per me. Fulgido mi appariva dinanzi il nuovo giorno dorato! Sognavo ore celestiali. Tu stavi ritto sulla soglia del mondo dove io, con ritrosia conventuale, posavo il piede: era illuminato da mille soli, e tu sembravi messo l come un buon angelo per portarmi dai favolosi giorni dell'infanzia, rapido, sulla vetta della vita. Il mio sentire stato una felicit celestiale, il mio primo sguardo era penetrato nel tuo cuore! (Sprofonda nei suoi pensieri e si riscuote poi con segni di raccapriccio ) Ma sopraggiunge il destino... rozzo e gelido afferra la delicata persona dell'amico e sotto gli zoccoli dei suoi cavalli la getta. Questa la sorte delle cose belle in terra! Scena XIII Thekla. La signorina Neubrunn con lo scudiero. NEUBRUNN Eccolo qui, signorina, pronto a farlo. THEKLA Ci procurerai dei cavalli, Rosenberg? SCUDIERO Li procurer. THEKLA Ci accompagnerai? SCUDIERO Signorina, fino in capo al mondo. THEKLA

Non potrai per pi ritornare dal duca. SCUDIERO Resto con Lei. THEKLA Ti ricompenser e ti raccomander a un altro signore. Puoi guidarci sicure fuori dalla fortezza? SCUDIERO Posso. THEKLA Quando potr partire? SCUDIERO In quest'ora stessa. Dov' diretto il viaggio? THEKLA A... diglielo, Neubrunn. NEUBRUNN A Neustadt. SCUDIERO Bene, vado a sistemare tutto. Esce. NEUBRUNN Ah, ecco viene Sua madre, signorina. THEKLA Dio! Scena XIV Thekla. Neubrunn. Duchessa. DUCHESSA andato via: ti trovo pi calma. THEKLA Lo sono, mamma - lasci che adesso vada presto a dormire e la Neubrunn stia con me. Ho bisogno di riposo. DUCHESSA L'avrai, Thekla, sicuro. Me ne vado rasserenata giacch posso tranquillizzare tuo padre. THEKLA Buona notte, dunque, cara mamma. Le getta le braccia al collo e la stringe forte.

DUCHESSA Non sei ancora del tutto tranquilla, figlia mia. Tremi con tale violenza e il tuo cuore, lo sento battere sul mio. THEKLA Il sonno lo acquieter. Buona notte, mamma cara! Mentre si stacca dalle braccia della madre, cala il sipario. ATTO V

La stanza di Buttler. Scena I Buttler. Il maggiore Geraldin. BUTTLER Sceglierete dodici robusti dragoni, li armerete di picche, perch non un solo sparo deve aver luogo... li nasconderete vicino alla sala da pranzo, e quando verr servita la frutta, entrerete all'improvviso gridando: Chi un buon imperiale? Io rovescer la tavola - allora vi getterete su entrambi e li abbatterete. Il castello sar ben chiuso e sorvegliato, perch nessuna notizia della cosa arrivi al duca. Andate adesso... avete mandato a chiamare i capitani Deveroux e Macdonald? GERALDIN Saranno qui a momenti. Esce. BUTTLER Non si pu arrischiare nessun rinvio. Anche i borghesi si dichiarano dalla sua parte: non so davvero che vertigine abbia clto tutta la citt. Nel duca vedono un principe di pace e il fondatore di una nuova et d'oro. Il consiglio comunale ha distribuito armi, gi cento persone si sono offerte per montare la guardia a lui. Perci occorre far presto: nemici minacciano da fuori e da dentro. Scena II Buttler. I capitani Deveroux e Macdonald. MACDONALD Eccoci, generale.

DEVEROUX Qual la parola d'ordine? BUTTLER Viva l'imperatore! ENTRAMBI (arretrando) Come? BUTTLER Viva la Casa d'Austria! DEVEROUX Non a Friedland che abbiamo giurato fedelt? MACDONALD Non siamo stati condotti qui per proteggerlo? BUTTLER Noi proteggere un nemico dell'impero e traditore? DEVEROUX Be' s, tu ci hai assunti in servizio per lui. MACDONALD E l'hai seguito fino qui, a Eger. BUTTLER L'ho fatto per trarlo a pi sicura rovina. DEVEROUX Ah s! MACDONALD La faccenda diversa. BUTTLER (a Deveroux) Miserabile! Con tanta facilit ti sottrai a dovere e bandiera? DEVEROUX Al diavolo, signore! Ho seguito il tuo esempio: un briccone costui, ho pensato, potrai esserlo anche tu. MACDONALD Noi non riflettiamo. Questo affar tuo! Tu sei il generale e comandi, noi ti ubbidiamo, fosse pure all'inferno. BUTTLER (rabbonito) E va bene! Ci conosciamo a vicenda. MACDONALD S, lo credo bene.

DEVEROUX Siamo soldati di ventura: chi pi ci offre, ci prende. MACDONALD S, cos. BUTTLER Ora dovete restare soldati onesti. DEVEROUX Lo siamo volentieri. BUTTLER E far fortuna. MACDONALD Ancora meglio. BUTTLER Ascoltate. ENTRAMBI Ascoltiamo. BUTTLER volere e ordine dell'imperatore di catturare Friedland, vivo o morto. DEVEROUX Cos sta scritto nella lettera. MACDONALD S, vivo o morto! BUTTLER E un ricco compenso, in denaro e poderi, attende colui che compir l'impresa. DEVEROUX Suona abbastanza bene, a sentirlo. La parola che viene di l ha sempre un bel suono. S, s! Gi lo sappiamo! Una qualche catena d'oro in dono, un cavallo sderenato, una pergamena o cose del genere. Il principe paga meglio. MACDONALD Eh s, lui splendido. BUTTLER Con lui finita. La sua stella tramontata. MACDONALD cosa certa? BUTTLER Io ve lo dico.

DEVEROUX finita la sua fortuna? BUTTLER Finita per sempre. povero come noi. MACDONALD Povero come noi? DEVEROUX Eh allora, Macdonald, bisogna abbandonarlo. BUTTLER stato gi abbandonato da ventimila uomini. Dobbiamo fare di pi, compatriota. Chiaro e tondo! Noi dobbiamo ucciderlo. ENTRAMBI (indietreggiando) Ucciderlo! BUTTLER Ucciderlo, dico - E per farlo, ho scelto voi. ENTRAMBI Noi? BUTTLER Voi, capitani Deveroux e Macdonald. DEVEROUX (dopo una pausa) Scegliete un altro. MACDONALD S, scegliete un altro. BUTTLER (a Deveroux) Ti atterisce, vile fifone? E che? Hai gi sulla coscienza almeno trenta anime. DEVEROUX Alzare la mano sul condottiero... pensa! MACDONALD A cui abbiamo prestato giuramento! BUTTLER Il giuramento annullato dalla sua infedelt. DEVEROUX Senti, generale! La cosa mi sembra troppo atroce. MACDONALD S, vero! Abbiamo pure una coscienza. DEVEROUX Se almeno non fosse il capo che per tanto tempo ci ha comandato e imposto rispetto.

BUTTLER questo lo scrupolo? DEVEROUX S! Ascolta! Chiunque altro! Al mio proprio figlio, se lo esige il servizio dell'imperatore, con la spada trapasserei le budella... ma vedi, noi siamo soldati, e assassinare il condottiero un peccato e un'empiet di cui nessun frate confessore ti potrebbe assolvere. BUTTLER Sono io il tuo papa e ti assolvo. Decidetevi in fretta. DEVEROUX (resta pensieroso) Non va. MACDONALD No, non va. BUTTLER Ebbene, andatevene e... mandate Pestalozzi. DEVEROUX (interdetto) Pestalozzi... hum! MACDONALD Che vuoi da quello? BUTTLER Se voi rifiutate, se ne trovano tanti... DEVEROUX No, se deve cadere, meglio che ci guadagniamo la taglia noi, anzich altri. Che ne pensi, fratello Macdonald? MACDONALD Eh s, se proprio deve assolutamente cadere e la cosa non si pu evitare, non ho voglia di offrire l'occasione a questo Pestalozzi. DEVEROUX (dopo aver riflettuto un po') Quando deve cadere? BUTTLER Oggi, entro stanotte, perch gli Svedesi domani sono gi alle porte. DEVEROUX Ti fai garante delle conseguenze, generale? BUTTLER Garantisco di tutto.

DEVEROUX proprio il volere dell'imperatore? Il suo volere chiaro e tondo...? Si danno casi in cui giunge gradito un assassinio e l'assassino viene punito... BUTTLER Il bando dice: vivo o morto. E vivo non possibile, lo vedete voi stessi... DEVEROUX Morto dunque! Morto! Ma come sar possibile arrivare a lui? La citt piena della gente di Terzky. MACDONALD E poi ci sono pure quel Terzky e quell'Illo... BUTTLER Da quei due si comincia, s'intende. DEVEROUX Cosa? devono cadere anche quelli? BUTTLER Quelli per primi. MACDONALD Senti Deveroux... si prepara una serata cruenta. DEVEROUX Hai gi il tuo uomo per questo affare? Da' l'incarico a me. BUTTLER gi affidato al maggiore Geraldin. Questa notte carnevale e si dar un banchetto al castello: l a tavola, verranno assaliti e abbattuti... Pestalozzi e Lesley son della partita... DEVEROUX Senti, generale! A te non pu importarne nulla. Senti... lasciami sostituire Geraldin. BUTTLER Il pericolo minore col duca. DEVEROUX Pericolo! Che diavolo pensi di me, signore? Temo l'occhio non la spada del duca. BUTTLER Che danno pu recarti l'occhio suo? DEVEROUX Per tutti i diavoli!

Tu mi conosci, sai che non son vile. Ma vedi, non sono ancora passati otto giorni dacch il duca mi ha fatto elargire venti monete d'oro perch mi comprassi questo caldo mantello, che porto addosso... e se ora mi vede dinanzi con la picca, e mi guarda il mantello... vedi... cos - allora - il diavolo mi porti! non sono un fifone. BUTTLER Il duca ti ha dato questo caldo mantello e tu, povero diavolo, ti fai scupolo di ricambiarlo piantandogli in corpo la tua spada. Pensa che mantello ben pi caldo gli ha messo sulle spalle l'imperatore, il manto di principe. E lui, come ricambia? Con sedizione e tradimento. DEVEROUX Quest' anche vero. Il diavolo si porti la gratitudine! Io... io l'ammazzer. BUTTLER E se vuoi acquietare la tua coscienza, non hai che da toglierti il mantello, cos potrai agire a cuor leggero e mano franca. MACDONALD Gi! ma c' ancora da considerare un'altra cosa. BUTTLER Che cosa c' ancora da considerare, Macdonald? MACDONALD A che ci servono le armi contro di lui? Non pu essere ferito, invulnerabile. BUTTLER (sobbalzando) Che cosa ... MACDONALD Contro i colpi d'arma da fuoco e da taglio! di pietra, reso immune da arti diaboliche, il suo corpo impenetrabile, ti dico. DEVEROUX S, s! A Ingolstadt ce n'era un altro cos, la sua pelle era dura come acciaio, si dovuto abbatterlo infine col calcio del fucile. MACDONALD Ascoltate ci che far! DEVEROUX Parla. MACDONALD Conosco

qui al convento un frate domenicano che mio compatriota: gli dir d'immergermi nell'acqua benedetta spada e picca e pronunciarmi sopra una benedizione in tutta regola. cosa provata, serve contro ogni maga. BUTTLER Fai cos, Macdonald. Ma ora andate. Scegliete nel reggimento venti, trenta ragazzi robusti, fateli giurare per l'imperatore. Suonate le undici... quando le prime ronde sono passate, li condurrete in gran silenzio alla casa... io stesso non sar lontano. DEVEROUX Come faremo a oltrepassare gli alabardieri e le guardie, che son di sentinella nel cortile interno? BUTTLER Ho perlustrato le possibilit del luogo. Vi condurr per una porta posteriore, ch' sorvegliata da un solo uomo. Il mio rango e il mio ufficio mi danno accesso al duca in ogni ora. Vi preceder, con una rapida pugnalata alla gola trafigger l'alabardiere e vi far strada. DEVEROUX E arrivati sopra, come raggiungeremo la camera del duca, senza che il personale di servizio si svegli e dia l'allarme? Perch qui con un gran seguito. BUTTLER La servit sta nell'ala destra: lui odia i rumori e abita tutto solo a sinistra. DEVEROUX Fosse passata, Macdonald... sento addosso un non so che, sa il diavolo! MACDONALD Anch'io. un personaggio troppo grande. Saremo presi per due malfattori. BUTTLER Tra gli splendori, gli onori e le ricchezze potrete ridere del giudizio e delle chiacchiere del mondo. DEVEROUX Purch sia sicura la faccenda degli onori. BUTTLER Non vi preoccupate. Voi salvate a Ferdinando corona e impero. Il compenso non pu essero misero. DEVEROUX suo scopo

dunque detronizzare l'imperatore? BUTTLER Proprio cos Rubargli la corona e la vita! DEVEROUX Dovrebbe dunque cadere per mano del boia, se a Vienna vivo lo consegnassimo. BUTTLER Mai pi una tal sorte potrebbe evitare. DEVEROUX Vieni, Macdonald! Deve finire come un condottiero, cadere con onore per mano di soldati. Scena III Una sala da cui si giunge in una galleria, che si perde lontano verso il fondo. Wallenstein seduto a un tavolo. Il capitano svedese sta ritto davanti a lui. Wallenstein e il capitano svedese. Poco dopo la contessa Terzky. WALLENSTEIN Presentate i miei omaggi al vostro signore. Prendo parte alla sua buona fortuna, e se non vedete tanta mostra di gioia in me per quanta ne merita la notizia di vittoria, credete, non difetto di buona disposizione, giacch la nostra fortuna ormai una sola! Addio! abbiatevi il mio ringraziamento per la pena che vi siete data. La fortezza vi sar aperta domani, al vostro arrivo. (Il capitano svedese esce. Wallenstein resta immerso in profondi pensieri, lo sguardo fisso davanti a s, il capo chino tra le mani. Entra la contessa Terzky e gli sta dinanzi per un po', inavvertita; alla fine egli fa un gesto rapido, la scorge e si ricompone) Vieni da lei? Si riprende? Che fa? CONTESSA Sembra sia pi calma dopo il colloquio, mi dice mia sorella - ora andata a letto. WALLENSTEIN Il suo dolore si mitigher. Pianger. CONTESSA Anche te, fratello mio, non ti trovo come al solito. Dopo una vittoria mi aspettavo tu fossi pi sereno. Resta forte! Sostienici tu che sei la nostra luce. WALLENSTEIN Sta' tranquilla. Non ho nulla - dov' tuo marito? CONTESSA

Sono a un banchetto, lui e Illo. WALLENSTEIN (si alza e fa alcuni passi nella sala) gi notte buia - va' nella tua stanza. CONTESSA Non mi mandare via. Oh, lasciami stare vicino a te. WALLENSTEIN (si accostato alla finestra) In cielo v' agitazione, la bandiera della torre sbattuta dal vento, corrono in corteo le nubi, la falce della luna ondeggia e la notte percorsa da baleni di un incerto chiarore - Nessuna stella visibile! Quel pallido riflesso laggi, l'unico, viene da Cassiopea, e l sta Giove ma ora lo ricopre la tenebra del cielo in tempesta! Sprofonda nei suoi pensieri e guarda fisso fuori. CONTESSA (guardandolo con tristezza gli prende la mano) Che stai pensando? WALLENSTEIN Mi sembra che starei meglio se lo vedessi. l'astro che irraggia la mia vita, e spesso la sua vista mi ha dato meravigliosa forza. Pausa. CONTESSA Lo rivedrai. WALLENSTEIN ( sprofondato di nuovo nei suoi pensieri, si riprende e si volge rapidamente alla contessa ) Rivederlo? - Oh, mai pi! CONTESSA Come? WALLENSTEIN passato... polvere! CONTESSA Ma che intendi dire? WALLENSTEIN lui il fortunato. Ha compiuto il ciclo. Per lui, non esiste pi avvenire, il destino non gli tesse pi tranelli - la sua vita distesa senza una piega, lucente, nessuna macchia scura vi rimasta impressa, e per lui nessuna ora suona con minaccia di sventura. andato al di l di ogni desiderio e timore, non appartiene pi ai pianeti vacillanti, e ingannatori... Oh, lui sta bene! Ma chi sa che cosa l'ora prossima recher a noi,

avvolta in nero velo! CONTESSA Parli di Piccolomini. Com' morto? Il messaggero si allontanava da te proprio mentre io giungevo. Oh, non volgere lo sguardo indietro! Avanti fa' che guardiamo, a giorni pi sereni. Rallegrati della vittoria, dimentica quel che ti costa. Non oggi ti stato tolto l'amico: quando si congedato da te, allora lui ti morto. WALLENSTEIN Superer questo colpo, lo so, e cosa mai non supera l'uomo! Impara a disavvezzarsi dalle cose pi alte come dalle pi volgari, perch lo vince la violenza dell'attimo. Ma sento bene quello che in lui ho perduto. Dalla mia vita sparito il fiore, e la vedo davanti a me fredda e scolorita: perch accanto a me egli era la mia giovinezza, mutava per me in sogno la realt tessendo intorno alla volgare evidenza delle cose il profumo dorato dell'aurora - al fuoco del suo sentimento amorevole acquistavano rilievo, con mio stesso stupore, i piatti e quotidiani aspetti della vita. - Qualunque cosa io possa ancora conquistare, la bellezza sparita, non ritorna pi, perch al di sopra di ogni felicit sta l'amico, che sentendola la crea, condividendola l'accresce. CONTESSA Non disperare della tua propria forza. Il tuo cuore ricco abbastanza da ravvivare se stesso. Tu ami ed esalti in lui virt che tu stesso hai trapiantato in lui, in lui coltivato. WALLENSTEIN (dirigendosi verso la porta) Chi ci disturba ancora a notte tarda? il comandante. Porta le chiavi della fortezza. Lasciaci, sorella. quasi mezzanotte. CONTESSA Oh, quanto mi pesa, oggi, andarmene da te, e mi agita un ansioso timore. WALLENSTEIN Timore! Di che? CONTESSA Che tu parta in fretta questa notte, e al risveglio non ti troviamo pi. WALLENSTEIN Fantasie! CONTESSA Oh, l'anima mia da tempo angosciata da foschi presentimenti, e se da sveglia li combatto, assalgono il mio cuore spaurito con sogni tenebrosi. T'ho visto ieri notte, adorno di ricche vesti, sedere a tavola

con la tua prima consorte... WALLENSTEIN Questo un sogno di felice augurio, perch quel matrimonio ha creato la mia fortuna. CONTESSA E oggi ho sognato che venivo a trovarti nella tua stanza... Quando sono entrata, non era pi la tua stanza, era la certosa di Gitschin, che tu hai fondato e dove vuoi essere sepolto. WALLENSTEIN Il tuo spirito, evidentemente, si aggira intorno a simili pensieri. CONTESSA Come? Non credi che una voce ammonitrice parli nei sogni a noi con i presagi? WALLENSTEIN Tali voci esistono non c' dubbio! Ma non le chiamerei voci ammonitrici quelle che annunciano solo l'inevitabile. Come l'immagine del sole si dipinge nel cerchio di vapori, prima del suo apparire, anche i grandi eventi son preceduti dai loro spiriti, e nell'oggi s'avanza gi il domani. Ho sempre riflettuto io stesso su quello che si legge della morte di Enrico IV. Il re sentiva il fantasma del pugnale nel proprio petto gi molto tempo prima che l'assassino Ravaillac se ne armasse. La calma lo fuggiva: girava errabondo nel suo Louvre, si sentiva spinto all'aperto, la festa d'incoronazione della moglie gli parve un funerale; udiva con orecchio presago il passo dei piedi che lo cercavano per le vie di Parigi. CONTESSA E a te, la presaga voce interiore nulla dice? WALLENSTEIN Nulla. Stai pure tranquillissima! CONTESSA (perduta in cupi pensieri) E un'altra volta, mentre ti seguivo in fretta, tu mi sfuggivi per un lungo corridoio, per ampie sale, che non finivano mai... porte sbattevano con fracasso - ansante ti seguivo e non riuscivo a raggiungerti - a un tratto mi sentii afferrare, da dietro, da una mano gelida, eri tu, e mi baciasti, e su di noi parve distendersi una coperta rossa... WALLENSTEIN il tappeto rosso della mia stanza.

CONTESSA (guardandolo a lungo) Se si dovesse giungere a questo... se tu, che adesso mi stai davanti cos pieno di vita... Cade sul suo petto, piangendo. WALLENSTEIN il bando imperiale che t'impaurisce. Le parole scritte non feriscono, non trover mani. CONTESSA Se per le trovasse, la mia decisione presa porto con me il mio conforto. Esce. Scena IV Wallenstein. Gordon. Poi il cameriere. WALLENSTEIN tutto tranquillo in citt? GORDON La citt tranquilla. WALLENSTEIN Odo musica chiassosa, il castello tutto illuminato. Chi questa gente allegra? GORDON Al castello stato offerto un banchetto al conte Terzky e al feldmaresciallo. WALLENSTEIN (tra s) per via della vittoria... Questa razza di gente non riesce a rallegrarsi che a tavola. (Suona. Entra il cameriere) Svestimi, voglio andare a dormire. (Prende con s le chiavi) Eccoci dunque al riparo da qualsiasi nemico e chiusi dentro con gli amici fidati: perch, o tutto m'inganna, oppure un viso come questo (guardando Gordon) non maschera d'ipocrita. (Il cameriere gli ha tolto il mantello, la gorgiera e la tracolla) Fa' attenzione! Cos' caduto qui?

CAMERIERE La catena d'oro si spezzata in due. WALLENSTEIN (contemplando la catena) Questo stato il primo segno della benevolenza dell'imperatore. Me l'ha messa intorno al collo da arciduca, durante la guerra in Friuli, e per abitudine l'ho portata finoggi. Per superstizione, se volete. Doveva essere per me un talismano, fintanto che fiducioso l'avessi portata al collo, per legare a me per tutta la vita la fortuna fugace, di cui era primo pegno. Sia pure! D'ora innanzi una nuova fortuna deve iniziare per me, giacch la potenza di questo incantesimo spezzata. (Il cameriere si allontana con gli abiti. Wallenstein si alza, fa un giro per la sala e si ferma infine, tutto assorto, davanti a Gordon) Come si rif prossimo il passato! Mi rivedo alla Corte di Burgau, dove siamo stati paggi insieme. Spesso abbiamo litigato, tu avevi buone intenzioni e volentieri il moralista solevi fare, mi sgridavi di tendere sempre a grandi mete, di credere nei sogni audaci e mi elogiavi l'aurea mediocrit. Ma guarda! la tua saggezza ha avuto cattiva conferma, ti ha reso precocemente un uomo finito, e se con le mie stelle io non intervenissi, ti lascerebbe spegnere in silenzio in quest'angolo ignobile. GORDON Mio principe! Il pescatore, con sereno animo, ormeggia la barchetta nel porto sicuro, vedendo incagliarsi in mezzo alla tempesta la grande nave. WALLENSTEIN Sicch, sei gi in porto, vecchio mio? Io no. L'ardire ancora intatto e fresco mi sospinge tuttora maestoso sull'onda della vita; mia dea tuttora la speranza, giovinetto il mio spirito, e se mi confronto a te, vorrei, s, vorrei quasi vantarmi che sopra la mia testa bruna gli anni rapidi son passati. (Attraversa la sala a grandi passi e si ferma dal lato opposto, di fronte a Gordon) Chi si azzarda ancora a chiamare ingannevole la fortuna? A me, stata fedele: mi ha tirato fuori con amore dalle schiere umane e mi ha portato con braccia divine, forti e lievi, su per i gradini della vita. Nulla di mediocre c' nelle vie del mio destino, come nelle linee della mia mano: chi potrebbe giudicare con metro umano la mia vita? Se adesso, vero, sembro caduto in basso, risalir tuttavia: alto riflusso far presto rimontare questa bassa marea...

GORDON Pure, vorrei ricordare l'antico detto: Non bisogna lodare il giorno prima di sera. Non trarrei speranza dalla lunga fortuna: alla sventura che viene inviata la speranza. Timore dovrebbe aleggiare intorno all'uomo fortunato, perch la bilancia della sorte in perenne oscillazione. WALLENSTEIN (sorridendo) Odo parlare ancora il Gordon di un tempo. So bene che mutevoli sono le vicende terrene e che gli di maligni esigono il loro tributo: gi gli antichi popoli pagani lo sapevano, perci spontaneamente si addossavano malanni per placare la gelosa divinit, e olocausti umani grondavano sangue per Tifone. (Dopo una pausa, serio e pi sommesso) Anch'io gli ho offerto un olocausto... infatti per me caduto l'amico pi caro, per mia colpa caduto. N mai pi il favore della fortuna potr darmi gioia che superi il dolore arrecatomi da questo colpo... L'invidia del destino saziata, essa accetta una vita contro un'altra vita, e sopra il capo amato e puro stato deviato il fulmine che doveva stroncare e abbattere me. Scena V Detti. Seni. WALLENSTEIN Non Seni che sta venendo? E com' stravolto! Che cosa ti conduce ancora qui, ad ora cos tarda, Battista? SENI Timore per te, Altezza. WALLENSTEIN Di', che c'? SENI Fuggi, Altezza, prima che spunti il giorno. Non affidarti agli Svedesi. WALLENSTEIN Che ti viene in mente? SENI (alzando la voce) Non affidarti a questi Svedesi! WALLENSTEIN Ma che c'?

SENI Non aspettare l'arrivo di questi Svedesi! Da falsi amici prossima sciagura ti minaccia, i segni sono spaventosi: prossime, imminenti ti attornano le reti della rovina. WALLENSTEIN Tu sogni, Battista, il timore ti sconvolge. SENI Oh, non credere che vacuo timore m'inganni. Vieni, leggi tu stesso nella situazione degli astri che sciagura da falsi amici ti minaccia. WALLENSTEIN Dai falsi amici proviene tutta la mia disgrazia: il mnito avrebbe dovuto giungere prima, ora non ho pi bisogno di stelle, per questo. SENI Oh, vieni a vedere! Crederai agli occhi tuoi. Un segno spaventevole sta nella Casa della Vita: un nemico vicino, un mostro sta in agguato dietro i raggi della tua stella - accogli il monito! Non ti consegnare a questi pagani, che fan guerra alla nostra santa Chiesa. WALLENSTEIN (sorridendo) Da quella parte viene l'oracolo? S! S! Ora mi ricordo... Quest'alleanza svedese non ti mai andata gi...va' a dormire, Battista! Segni del genere non li temo. GORDON (che stato fortemente scosso da questi discorsi, si rivolge a Wallenstein ) Mio principe e signore! Posso parlare? Spesso da una bocca disutile viene una parola utile. WALLENSTEIN Parla liberamente! GORDON Mio principe! Se la Provvidenza divina si servisse miracolosamente di questa bocca per la Sua salvezza? WALLENSTEIN Il vostro delirio, sia l'uno che l'altro. Come pu venirmi sciagura dagli Svedesi? Essi hanno cercato l'alleanza con me, che torna a loro vantaggio. GORDON Ma se tuttavia l'arrivo degli Svedesi... fosse proprio questo ad attirare precipitosamente la rovina

sul Suo capo cos fiducioso... (Gettandosi ai suoi piedi) Voi siete ancora in tempo, mio principe... SENI (s'inginocchia) Ascoltalo! ascoltalo! WALLENSTEIN In tempo, e a fare che? Alzatevi... Lo voglio, alzatevi. GORDON (rialzandosi) Il conte del Reno ancora lontano. Date un ordine e questa fortezza sar chiusa per lui. Se vorr stringerci d'assedio, si provi. Ma questo io dico: con tutta la sua gente andr in rovina sopra questi bastioni prima di aver fiaccato il prode animo nostro. Apprender di che sia capace un pugno di eroi animato da un eroico condottiero che ha la seria intenzione di riparare a un errore. Questo fatto commuover l'imperatore e lo placher, ch il suo cuore portato alla mitezza, e Friedland che ritorna pentito salir nel favore del sovrano pi in alto di quanto l'incensurato non sia stato mai. WALLENSTEIN (lo guarda con sorpresa e stupore e tace per un po', dando a vedere una forte emozione interiore ) Gordon... il calore dello zelo vi porta molto in l, ma all'amico di giovent qualcosa concesso. corso sangue, Gordon. Mai l'imperatore potr perdonarmi. Se lui lo potesse, io, io non potr mai lasciarmi perdonare. Se avessi saputo prima ci ch' ormai avvenuto, che mi sarebbe costato l'amico pi caro, e se il cuore mi avesse parlato come adesso... pu darsi che avrei riflettuto... pu darsi anche di no... Ma ora, esitazioni, riguardi, perch mai? Tutto cominciato troppo tragicamente per finire in nulla. Che tutto abbia il suo corso! (Accostandosi alla finestra) To', si fatto notte, nel castello c' gi silenzio... Fa' luce, cameriere! (Il cameriere, che nel frattempo entrato in silenzio, restando a distanza, con evidente interesse alla scena, si fa avanti, molto emozionato, e si getta ai piedi del duca) Anche tu, ora? Ma so gi perch desideri la mia pace con l'imperatore. Poveraccio! Ha un piccolo podere in Carinzia ed in pena che glielo tolgano, perch sta con me. Sono dunque cos povero da non poter risarcire i servi? Ebbene! Non voglio costringere nessuno. Se credi che la fortuna mi abbia

abbandonato, lasciami pure. Oggi mi svestirai per l'ultima volta e poi passerai al tuo imperatore... Buona notte, Gordon! Ho intenzione di fare un lungo sonno perch il tormento di questi ultimi giorni stato grande: abbiate cura che non mi sveglino troppo per tempo. Esce. Il cameriere gli fa luce. Seni lo segue. Gordon resta immobile nel buio seguendo il duca con gli occhi finch lo vede scomparire nell'ultimo corridoio; poi a gesti esprime il suo dolore, appoggiandosi afflitto a una colonna . Scena VI Gordon. Buttler, dapprima dietro la scena. BUTTLER Fermatevi qui, finch dar il segnale. GORDON (sobbalzando) lui, gi conduce gli assassini. BUTTLER I lumi sono spenti. In profondo sonno tutto gi immerso. GORDON Che debbo fare? Tento di salvarlo? Metto in allarme la casa, le sentinelle? BUTTLER (comparendo sul fondo) Dal corridoio viene un barlume di luce. Esso guida alla camera del duca. GORDON E se lui scampa, rafforzando la potenza del nemico, non graveranno sul mio capo tutte le terribili conseguenze? BUTTLER (avvicinandosi un poco) Silenzio! Ascolta! Chi che parla? GORDON Ah, meglio che affidi la decisione al cielo. Chi sono io infatti da potermi assumere un atto cos grave? Io non l'ho assassinato, se perisce, ma la sua salvezza sarebbe imputabile a me e ne dovrei portare tutte le gravi conseguenze. BUTTLER (facendosi avanti) Questa voce io la conosco! GORDON Buttler! BUTTLER Gordon. Che cercate voi qui? Il duca vi ha congedato cos tardi?

GORDON Voi avete la mano tutta fasciata. BUTTLER ferita. Quell'Illo ha combattuto come un disperato, finch siamo riusciti a stenderlo... GORDON (rabbrividendo) Sono morti! BUTTLER fatto. andato a letto, lui? GORDON Oh, Buttler! BUTTLER (con urgenza) a letto? Parlate! L'azione non pu restare celata a lungo. GORDON Non deve morire. Non per opera vostra! Il cielo non vuole il vostro braccio. Vedete, ferito. BUTTLER Non occorre il mio braccio. GORDON I colpevoli son morti, la giustizia soddisfatta! Lasciate che sia placata da queste vittime. (Il cameriere viene dal corridoio, col dito sulle labbra, imponendo silenzio) Dorme! Oh, non assassinate il sacro sonno! BUTTLER No, deve morire da sveglio. Fa per andare. GORDON Il suo cuore ancora rivolto alle cose terrene, non pronto a presentarsi davanti a Dio. BUTTLER Dio misericordioso. Fa per andare. GORDON (lo trattiene) Ancora questa notte sola concedetegli. BUTTLER

Il prossimo istante pu gi tradirci. Vuole andare. GORDON (lo trattiene) Soltanto un'ora! BUTTLER Lasciatemi! A che pu giovargli la breve proroga? GORDON Oh, il tempo un dio miracoloso. In un'ora scorrono tante migliaia di granelli di sabbia, rapidi come loro si muovono i pensieri dell'uomo. Soltanto un'ora! Il vostro cuore, il suo possono mutarsi... pu giungere una notizia dal cielo, pu venire rapido, a salvamento, un evento decisivo - Oh, che cosa non pu fare un'ora! BUTTLER Voi mi ricordate quanto siano preziosi i minuti. Batte col piede sul pavimento. Scena VII Macdonald, Deveroux con alabardieri si fanno avanti. Poi il cameriere. Detti. GORDON (gettandosi tra lui e quelli) No, mostro! Dovrai prima passare sul mio cadavere, perch non voglio vivere questa ora tremenda! BUTTLER (spingendolo via) Vecchio deficiente! Si odono trombe in lontananza. MACDONALD e DEVEROUX Trombe svedesi! Gli Svedesi sono davanti a Eger! Affrettiamoci. GORDON Dio! Dio! BUTTLER Al vostro posto, comandante. Gordon esce precipitosamente. CAMERIERE (accorrendo) Chi osa fare rumore? Zitti, il duca dorme! DEVEROUX (con voce alta e terribile) Amico! ora tempo di far rumore!

CAMERIERE (levando alte grida) Aiuto! Assassini! BUTTLER Abbattetelo! CAMERIERE (trafitto da Deveroux, cade all'ingresso della galleria) Gesummaria! BUTTLER Forzate le porte! Passando sopra il cadavere, s'infilano nella galleria. Si odono in lontananza cadere l'una dopo l'altra due porte - voci cupe - fragore d'armi - poi improvvisamente profondo silenzio. Scena VIII La contessa Terzky con un lume. CONTESSA vuota la sua camera da letto e lei non si trova in nessun luogo: anche la Neubrunn, che accanto a lei vegliava, manca - che sia fuggita? Dove pu essere fuggita! Bisogna rincorrerla, mettere tutto in moto! Come apprender il duca questa notizia terribile! - Se almeno mio marito fosse di ritorno dal banchetto! Chiss se il duca ancora sveglio? Mi sembrato di udire qui voci e passi. Voglio andare un po' a origliare alla porta. Senti! chi c'? Qualcuno viene di corsa su per la scala. Scena IX Contessa. Gordon.Poi Buttler. GORDON (precipitandosi dentro, senza fiato) un errore... non sono gli Svedesi. Non procedete oltre... Buttler... Dio! Dov'? (Scorgendo la contessa) Contessa, dica Lei... CONTESSA Lei viene dal castello. Dov' mio marito? GORDON (inorridito) Suo marito! Oh, non chieda! Vada dentro... Fa per andare. CONTESSA (trattenendolo) Non prima che mi abbia rivelato... GORDON (incalzando con violenza)

Da quest'attimo dipende il mondo! Per amor di Dio se ne vada... Mentre parliamo... Dio del cielo! (Gridando a gran voce) Buttler! Buttler! CONTESSA Ma quello al castello con mio marito. Buttler viene dalla galleria. GORDON (vedendolo) Era un errore... non sono gli Svedesi... ma gl'imperiali che son riusciti ad entrare. Mi manda il luogotenente generale, lui stesso a momenti sar qui... non dovete procedere oltre... BUTTLER Giunge troppo tardi. GORDON (afflosciandosi contro il muro) Dio di misericordia! CONTESSA (presaga) Che cosa troppo tardi? Chi sar qui a momenti? Ottavio penetrato a Eger? Tradimento! tradimento! Dov' il duca? Corre verso la galleria. Scena X Detti. Seni. Poi il borgomastro, un paggio, una cameriera. Servitori atterriti attraversano di furia la scena . SENI (giungendo dalla galleria con tutti i segni del terrore) Oh, azione sanguinosa, spaventevole! CONTESSA Cos' accaduto, Seni? PAGGIO (sopraggiungendo) Oh, vista miseranda! Servitori entrano con fiaccole. CONTESSA Ma cos' per l'amor di Dio! SENI E domandate ancora? L dentro c' il duca assassinato, vostro marito stato pugnalato nel castello. La contessa s'arresta impietrita. CAMERIERA (correndo) Aiuto! aiuto per la duchessa!

BORGOMASTRO (giungendo spaventato) Ma che grida di strazio destano i dormienti di questa casa? GORDON La vostra casa maledetta in eterno! In casa vostra c' il duca assassinato. BORGOMASTRO Che Dio non voglia! Si precipita fuori. PRIMO SERVITORE Fuggite! Fuggite! ci assassinano tutti! SECONDO SERVITORE (portando dell'argenteria) Di qua. Le uscite, sotto, sono bloccate. Dietro la scena si grida. VOCI Largo! Largo al luogotenente generale! A queste parole la contessa si scuote dalla sua rigidit, si riprende ed esce in fretta . VOCI (sempre dietro la scena) Occupate il portone! Trattenete la folla! Scena XI Detti, senza la contessa. Entra Ottavio Piccolomini col seguito. Deveroux e Macdonald avanzano contemporaneamente dal fondo con gli alabardieri. Il cadavere di Wallenstein, avvolto in un tappeto rosso, viene portato attraverso il fondo della scena. OTTAVIO (entrando rapidamente) Non pu essere! Non possibile! Buttler! Gordon! Non voglio crederlo. Ditemi di no. Gordon senza rispondere, indica con la mano verso il fondo. Ottavio guarda e si blocca atterrito. DEVEROUX (a Buttler) Ecco qui il Toson d'oro e la spada del duca! MACDONALD Comandate che le carte d'ufficio... BUTTLER (indicando Ottavio) Ecco qui il solo che ora pu dar comandi. Deveroux e Macdonald si ritraggono rispettosamente; tutti si dileguano in silenzio, in modo che rimangono in scena soltanto Buttler, Ottavio e Gordon. OTTAVIO (rivolto a Buttler) Era questa l'intesa, Buttler, quando

ci separammo? Dio di giustizia! Alzo la mia mano! Io non sono colpevole di quest'azione mostruosa. BUTTLER La vostra mano monda. Per farlo, avete usato la mia. OTTAVIO Scellerato! In tal modo dovevi abusare dell'ordine sovrano, addossando al sacro nome del tuo imperatore un sanguinoso assassinio a tradimento? BUTTLER (con distacco) Non ho fatto che eseguire la sentenza imperiale. OTTAVIO Oh, maledizione dei re, che infonde alle loro parole quella terribile fatalit per cui all'effimero pensiero subito s'aggancia l'azione fissa, irrevocabile! Era necessario obbedire dunque cos rapidamente? Non potevi concedere tempo per la clemenza a quel clemente? L'angelo custode dell'uomo il tempo - saldare l'esecuzione rapida al verdetto si addice solo all'immutabile Iddio! BUTTLER Perch mi rimproverate? Qual il mio delitto? Ho fatto una buona azione, ho liberato l'impero da un tremendo nemico e faccio assegnamento sulla ricompensa. Tra la vostra opera e la mia, l'unica differenza sta nel fatto che voi avete affilato il dardo e io l'ho scagliato. Voi avete seminato sangue e siete stupito che il sangue scorra. Io ho sempre saputo ci che facevo, sicch il risultato non pu darmi spavento n sorpresa. - Avete altri incarichi da affidarmi? Perch parto immediatamente per Vienna, per deporre la mia spada sanguinante davanti al trono del mio imperatore, e per riscuotere l'approvazione che la veloce e puntuale obbedienza ha diritto di pretendere dal giudice giusto. Esce. Scena XII Detti, senza Buttler. Entra la contessa Terzky, pallida e stravolta. Parla debolmente, con lentezza, senza passione. OTTAVIO (andandole incontro) Oh, contessa Terzky, bisognava proprio arrivare a tanto? Ecco la conseguenza di azioni sciagurate. CONTESSA Sono i frutti della Sua opera... Il duca morto,

mio marito morto, la duchessa lotta con la morte, mia nipote scomparsa. Questa casa di splendori e di magnificenze ormai deserta, e da tutte le porte il personale di corte fugge atterrito. Qui dentro, io sono l'ultima: l'ho chiusa e ne consegno, qui, la chiave. OTTAVIO (con profondo dolore) Oh, contessa, anche la mia casa deserta. CONTESSA Chi ancora dovr perire? Chi dovr essere ancora bistrattato? Il principe morto, la vendetta dell'imperatore pu dirsi soddisfatta. Risparmi i vecchi servitori! Che a quei fedeli non venga imputato a delitto il loro affetto e la fedelt! Il destino ha sorpreso mio fratello troppo in fretta, non ho potuto pi pensare a loro. OTTAVIO Niente maltrattamenti! Nessuna vendetta, contessa! La grave colpa stata gravemente espiata, l'imperatore riconciliato, nulla che riguardi il padre graver sulla figlia, se non la sua gloria e il suo merito. L'imperatrice onora la Sua sventura. Le schiude con animo partecipe le sue braccia materne. Perci nessun timore pi! Abbia fiducia e si rimetta, piena di speranza, alla clemenza imperiale. CONTESSA (con uno sguardo al cielo) Mi affido alla clemenza di un signore pi potente... Dove trover pace la salma principesca? Nella certosa da lui stesso fondata, a Gitschin, riposa la contessa Wallenstein: al fianco di lei, che ha posto le basi della sua fortuna, egli desiderava riposare un giorno, in gratitudine! Oh, lo faccia seppellire l! Anche per la spoglia di mio marito prego uguale favore. L'imperatore proprietario dei nostri castelli: sia concessa a noi solo una tomba presso quelle degli avi. OTTAVIO Lei trema, contessa - si scolora - Dio! Che significato devo dare alle Sue parole? CONTESSA (raduna le ultime forze e dice con vivacit e dignit) Lei certo ha un concetto pi degno di me da non credere che io sopravviva alla rovina della mia casa. Noi non ci siamo sentiti indegni di stendere la mano a una corona... Non doveva essere... ma il nostro modo di pensare regale e stima una morte coraggiosa, libera, pi rispettabile di una vita disonorata. Io... il veleno... OTTAVIO Oh, salvatela! aiutatela!

CONTESSA troppo tardi. Tra pochi istanti la mia sorte sar compiuta. Esce. GORDON Oh, casa d'assassinio e d'orrore! (Giunge un corriere, che reca una lettera. Gordon gli va incontro) Che c'? Questo il sigillo imperiale. (Ha letto la soprascritta e consegna la lettera a Ottavio, con uno sguardo di rimprovero ) Al principe Piccolomini. Ottavio trasalisce e alza afflitto lo sguardo al cielo. Cala il sipario.