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Storia delle Idee Moderne e Contemporanee

Corso FO1120 GIANFRANCO BASTI


Schemi delle lezioni
Roma 2005/6

STORIA DELLE IDEE MODERNE E CONTEMPORANEE ______ I. Storia delle idee moderne:
1. La nascita della scienza moderna e le sue ripercussioni sullepistemologia, da Galilei a Kant. 2. I problemi politici del mondo moderno ed i vari tipi di soluzione, da Machiavelli a Marx. 3. I vari tipi moderni di religiosit e di anti-religiosit, da Spinoza a Nietzsche.

II. Aspetti del pensiero contemporaneo:


1. La nuova sistematizzazione del sapere dopo Hegel: scienze della natura e la difficile identit della filosofia. 2. La filosofia dei valori e la ricerca di una nuova fondazione etica. 3. La fenomenologia, lesistenzialismo e lattenzione al soggettoumano nellumanesimo laico e cristiano. Bibliografia: F. Adorno, T. Gregory, V. Verra, Storia della filosofia, voll. II-III. Bari, Laterza, 1988-89 [SF]. G. Basti, Filosofia della natura e della Scienza, vol. I, Lateran Univesrity Press, Roma, 2002. (per il primo capitolo) [FN] G. Basti, Filosofia delluomo, ESD, Bologna 1995 (ristampa 2003) [FU] 3

1. LA NASCITA DELLA SCIENZA MODERNA E LE SUE RIPERCUSSIONI SULL' EPISTEMOLOGIA DA GALILEI A KANT
SCHEMA DEL PRIMO CAPITOLO
Una definizione del termine epistemologia Il principio di rappresentazione: sua definizione Il principio di rappresentazione: sua origine platonica Il principio di rappresentazione: sua versione moderna 4

Il principio di rappresentazione: suo rapporto con la scienza Il principio di rappresentazione: suo rapporto col trascendentale moderno Il principio di rappresentazione: sua triplice declinazione nella modernit: 1) Razionalista: Cartesio, Leibniz. 2) Empirista: Locke, Berkeley, Hume 3) Trascendentale: Kant. 1.1 Introduzione La nascita della scienza moderna e i successi del suo metodo galileiano (matematico-sperimentale) ha costituito un profondo shock per il pensiero occidentale decretando il passaggio dalla classicit alla modernit: 1. La realt non va contemplata, ma va interrogata in base alle nostre ipotesi matematiche lesperienza non viene prima, ma dopo la ragione.

2. Lesperienza scientifica basata sulla misura esperienza ordinaria la sola conoscenza oggettiva quella quantificabile, lesperienza ordinaria qualitativa soggettiva e inaffidabile. Sfiducia nella pretesa considerata ingenua del pensiero e della filosofia classica che la nostra esperienza e conoscenza razionale ordinaria siano in grado di conoscere la realt, quella naturale in particolare. Il caso emblematico del copernicanesimo. Metafisica e ontologia = le grandi malate del pensiero moderno e contemporaneo. Diverse problematiche: 1. Fondazione della verit e quindi delluniversalit e necessit del pensiero razionale e di quello scientifico in particolare nascita del pensiero critico e problema del trascendentale moderno (= autocoscienza) vs. classico (= essere) [Kant]. Ovvero: un enunciato vero perch evidente o evidente perch vero? 6

2. Problema della relazione scienza-fede, nella misura in cui la crisi della metafisica naturalistica poneva in dubbio i preambula fidei del pensiero classico = questione galileiana. 3. Nascita delle scienze storiche in contrapposizione a quelle naturali come oggetto proprio del pensiero e dellagire umano e quindi della filosofia stessa [Vico]. 4. Problema della fondazione della morale e della politica non pi sullessere della metafisica ma sulle evidenze della ragione = crisi della concezione medievale dello stato [Macchiavelli, Hobbes, Spinosa, Hegel e Marx] e delletica [Hume, Kant, Nietzsche].

1.2 Il principio di rappresentazione e la rivoluzione epistemologica moderna [FU, cap. 3] 1.2.1 Spiegazione dei termini fondamentali Definizione del termine epistemologia nella sua relazione col termine gnoseologia. Con gnoseologia si intende la teoria generale della conoscenza; con epistemologia si intende la teoria dei fondamenti logici e gnoseologici della conoscenza scientifica. Con principio di rappresentazione [ vorstellug, Kant] si intende quel principio gnoseologico ed epistemologico che fa dellidea (sensibile e/o intellegibile) e non della realt loggetto dellatto di conoscenza. In tal senso latto di conoscenza viene dal rappresentazionismo inteso come atto di intuizione o di appercezione (= presa di coscienza o atto di percezione cosciente) di un oggetto ideale di conoscenza che in qualche modo preesiste allatto di conoscenza medesimo. 8

1.2.2 Il principio di rappresentazione In tal modo, Kant ha cercato di dare una fondazione gnoseologica al principio epistemologico galileiano che le osservazioni sono precedute dalla teoria: non sono i nostri a priori mentali che si devono adeguare al reale, ma la realt che, in quanto conosciuta, si adegua ai nostri a priori (= rivoluzione copernicana estesa alla filosofia: il cogito, l Io penso, con le sue leggi logico-matematiche a priori basate sullevidenza e quindi sullautocoscienza, il moderno legislatore della natura [Kant]). Nel fenomeno, io chiamo materia, ci che corrisponde alla sensazione; ci invece, per cui il molteplice (disorganizzato) del fenomeno [=le singole "impressioni"] possa essere ordinato in determinati rapporti, chiamo forma del fenomeno. Poich quello in cui soltanto le sensazioni si ordinano e possono esser poste in una forma determinata, non pu esser da capo sensazione; cos la materia di ogni fenomeno deve bens esser data solo a posteriori, ma la forma di esso deve trovarsi per tutti bell'e pronta nella mente. 9

...Ora ci che come rappresentazione pu precedere ad ogni atto di pensare checchessia l' intuizione; e se non contiene altro che rapporti [essa ] la forma dell'intuizione, la quale, non rappresentando nulla se non in quanto qualcosa posto nella mente, non pu dunque esser altro che la maniera con la quale la mente viene modificata dalla propia attivit [Critica della Ragion Pura, pp.65ss.] Inversione dello schema classico, aristotelico-tomista della conoscenza dove la conoscenza rappresentazionale (= seconda operazione dellintelletto (ratio)) o formulazione del giudizio mediante autoriflessione sulle idee possedute nella mente pensiero pensato (thought), deduttivo universaleparticolare) veniva dopo la conoscenza intenzionale (= prima operazione dellintelletto (intellectus) o formulazione del giudizio mediante formazione delle idee nella mente per astrazione dai dati sensibili pensiero pensante (thinking), induttivo particolareuniversale). Universalit basata non sul fatto che, pur essendo diversi, per percorsi diversi, ci adeguiamo allunica realt, ma perch il nostro modo di conoscere lo stesso per tutti, perch il nostro io trascendentale (= 10

autocoscienza) uguale per tutti ( in politica: egualitarismo moderno (capitalismo/comunismo) vs. personalismo del pensiero cristiano) Il pensiero moderno in questo senso una sorta di presa a rovescio del pensiero classico. E stato un mettere luomo a testa in gi come dir poi Feuerbach criticando il trascendentalismo kantiano-hegeliano. 1.2.3 Il principio di intenzionalit In tal senso il principio di rappresentazione si oppone al principio di intenzionalit di derivazione aristotelica, ma riscoperto nella post-modernit dalla scuola fenomenologia e quindi dalla psicobiologia e dalle scienze cognitive, che fa dellidea non loggetto ma il mezzo mediante cui il soggetto si assimila (si fa simile) alloggetto, in vista del raggiungimento di scopi lazione viene prima della conoscenza e questa in funzione di quella (conoscenza, come azione interiorizzata [Lorentz, Piaget], intellezione come azione interiore (actio immanens), come auto-controllo sul comportamento). 11

Pd.p. in Aristotele = osservazione del comportamento senso-motorio dellanimale in cui conoscenza = auto-modificazione della configurazione degli stimoli nervosi (species sensibilis) sugli organi di locomozione per conformarsi alla configurazione delloggetto esterno, in base allinformazione dai sensi e in vista soddisfacimento di bisogni biologici. Conoscenza legata alla coscienza, solo nel senso che luomo pu prendere coscienza di queste forme senso-motorie (species sensibilis). In questo modo, le astrae dalle contingenze materiali immmediate (hic et nunc), rendendole forme logiche (species intelligibilis) (sensus non sentit se sentire, intellectus intelligit se intelligere). Luomo ha la capacit, cio, di dare alle forme senso-motorie del suo comportamento animale una intentio universalitatis, una finalit di universalit, [Tommaso]), facendone delle rappresentazioni mentali, dei possibili oggetti di pensiero logico (lanimale ha fame ma non sa di avere fame, lanimale mangia per saziare la fame, luomo, invece, anche per aumentare o diminuire di peso: intenzionalit animale vs. umana [Lorentz]). 12

Il pensiero logico delluomo cio legato nellapproccio scolastico alla libert della persona, vero e fondamentale apporto della cultura cristiana al pensiero occidentale. Ovvero, legato alla capacit dellindividuo umano di controllo sullistinto (libert), cos che lo scopo da soddisfare nelloperazione intellettiva non il soddisfacimento di un bisogno biologico, ma quello di adeguarsi sempre meglio al reale (verum come istinto razionale che trascende quelli biologici). Volont libera = condizione necessaria, anche se non sufficiente dellatto intellettivo (voluntas vult intellectus intelligere). Passaggio: 1. Dalla specie intenzionale come intentio prima o id quo intellectus intelligit (= ci mediante cui lintelletto conosce (si adegua consapevolmente al) la realt per produrre giudizi sempre pi veri e/o comportamenti sempre pi adeguati) [Prima operazione dellintelletto o intellectus]; 13

2. Alla specie intenzionale come intentio secunda o id quod intellectus intelligit (= ci che lintelletto conosce mediante riflessione sullidea per produrre ragionamenti e riflessioni razionali e quindi anche teorie, scientifiche, filosofiche, etc.) [Seconda operazione dellintelletto o ratio] Nellapproccio intenzionale dunque, luniversalit del conoscere si basa sulla capacit di adeguazione allunica realt da parte di individui, irriducibilmente diversi. Allopposto dunque dellapproccio raprresentazionale, in cui universalit si basa sullipotesi (neo-platonica) che a livello di pensiero autocosciente siamo tutti uguali e abbiamo in mente tutti le medesime rappresentazioni (forme) logiche levidenza razionale (rappresentazione) un prodotto della verit (adeguazione) non viceversa. (cognitio est effectus quidam veritatis [Tommaso]). Storicamente, la teoria dellintenzionalit si divide in due grandi blocchi: 1. Teoria realista dellintenzionalit (Aristotele e Tommaso): dove soggetto ed oggetto sono considerati due enti reali e latto cognitivo diviene latto di autoassimilazione formale della forma logica 14

delloperazione del soggetto alla forma fisica delloggetto (p.es., nellatto della formazione di un enunciato, la cui forma logica del medesimo come esprimente una corrispondenza con la forma fisica delloggetto). 2. Teoria fenomenologica dellintenzionalit (Brentano Husserl): dove soggetto e oggetto sono considerati come i due termini interni di un atto di coscienza e della sua evidente struttura di atto intenzionale, un atto cio sempre rivolto ad un oggetto cosciente (=percezione di percezione o appercezione), anche se questo oggetto non deve essere necessariamente un oggetto reale (p.es., potrebbe essere la chimera che io mi immagino). In tal senso evidente che la teoria fenomenologica dellintenzionalit pur sempre una teoria dellevidenza come Husserl esplicitamente afferma. Non riesce a saltare il cerchio magico della coscienza (=lo specchio di Alice), proprio dellapproccio rappresentazionale.

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Paradigma Rappresentazionale Conoscenza Stato di Coscienza Oggetto Idea Inferenze Idea Rappresentazione Deduttiva prima di induttiva

Intenzionale Azione interiorizzata per soddisfare scopi (fini coscienti) Realt relativamente agli scopi 1. Mezzo per adeguarsi alla realt 2. Rappresentazione cosciente Induttiva prima di deduttiva Medesima realt mediante idee diverse per individui diversi

Universalit Medesime Rappresentazioni Verit

Basata sullevidenza Basata sulladeguazione al reale al di l di scopi biologici/culturali

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1.3 Le origini dellidealismo e del rappresentazionismo nella filosofia platonica [FN, cap. 5] 1.3.1 Filosofia platonica e filosofia socratica La filosofia platonica pu essere intesa come una continuazione del pensiero socratico [Nietzsche]. E il tentativo di dare un fondamento oggettivo, metafisico, alla conoscenza attraverso lo sviluppo del principio maieutico socratico: portare alla luce, attraverso la conoscenza di s, un ordine intellegibile di "idee" eterne che sono al fondamento, tanto della singola cosa o ente fisico oggetto di esperienza, come dell'ordine del tutto dell'universo, ordine morale incluso. Il problema del Menone (82b-86c): come possibile che uno schiavo che non ha mai studiato geometria sia capace di usare, attraverso un semplice procedimento maieutico, il teorema di Pitagora. 17

Se nessuno glielo ha insegnato vuol dire che gi lo possedeva, doveva semplicemente ricordarlo (conoscenza = anamnesi (a)na/mnhsij), ricordo). Ogni conoscere per Platone un riconoscere, un "trarre da se stesso" una conoscenza universale gi da sempre posseduta. L'idea universale non dunque astratta dal singolare come, sar pi tardi per Aristotele, ma semplicemente riconosciuta in occasione di una data esperienza, perch l'idea universale gi da sempre in s costituita e precede a-priori latto cognitivo dellindividuo. L'universale dunque una sostanza (auto-sussistente) per Platone. La giustificazione di questa posizione data da Platone la seguente ed stata tratta nel Fedone (73c-ss.): esiste uno iato fra la conoscenza sensibile (imperfetta), empirica e la nozione intellegibile corrispondente (perfetta: p.es., nel mondo sensibile non esiste un quadrato o un cerchio perfetti). L'intellegibile non pu dunque derivare dal sensibile, ma deve in qualche modo precederla. In pratica, Platone ha individuato il problema della giustificazione dell'inferenza induttiva che sar formalizzato da Aristotele 18

nella sua trattazione del sillogismo induttivo (An.Pr., II,23) e si quindi trasferito come tale nella fondazione della matematica e della logica moderne. La soluzione platonica dunque la seguente: esiste un'oggettivit delle realt ideali, malgrado la loro invisibilit (= appartengono all'"Iperuranio", ovvero sono "aldil" del sensibile), come fondamento della realt e della conoscenza. 1.3.2 Le radici del pensiero occidentale in Parmenide e Platone Tale supposizione deriva da quella che la scoperta fondamentale di Platone per cui a buon diritto definito il padre del pensiero occidentale: la scoperta del carattere immateriale degli universali logici (Cfr. FN, cap.5), come soluzione del secondo problema di Parmenide. Parmenide: prima formulazione del principio di non-contraddizione (p.d.n.c) come principio logico e ontologico = base del pensiero occidentale e del perch la scienza in quanto procedura dimostrativa applicata al reale nata in occidente. 19

Tre problemi: Se lessere e il non-essere non (via della scienza epistme contrapposta alla via dellopinione (doxa), allora: 1. Lessere uno e molteplicit apparenza. Soluzione di Democrito, molteplicit non implica il non-essere ma la distinzione pieno-vuoto molteplicit legata alla materia (=iterabilit) 2. Lessere identico e diversit apparenza. Soluzione di Platone, diversit non implica il non-essere, ma la distinzione materia-forma diversit legata alla immaterialit o formalit degli universali logici e delle essenze (universale: unum versus alia, unicit della forma vs. moltiplicabilit delle sue istanze materiali). 3. Lessere immobile e divenire apparenza. Soluzione di Aristotele, divenire non implica il non essere ma la distinzione fra esistere in atto-esistere in potenza divenire legato allesistenza in potenza della nuova forma nella materia dellente (divenire passaggio fra due modalit distinte di esistenza e non fra esistenza/non-esistenza). 20

Platone. Scoperta degli universali logici e della loro formalit, base per la distinzione aristotelica fra scienze logico-matematiche e scienze fisiconaturali, con metafisica come scienza dei fondamenti di ambedue. Tale distinzione non sviluppata da Platone per il perdurare nella sua filosofia della confusione parmenidea fra ordine logico e ordine ontologico universale logico di un corpo (es.: concetto di gatto) identificato con lessenza o natura ontologica del corpo (es.: natura del gatto) che non pu essere puramente formale (es.: natura del gatto materia e forma). 1.3.3 I gradi della conoscenza in Platone Al termine del VI Libro della Repubblica (509c-ss.) Platone distingue quattro gradi di conoscenza nell'ascesa intellettuale dell'individuo. Tali quattro gradi e tale ascesa saranno subito dopo illustrati attraverso il celeberrimo mito della caverna. 1. Conoscenza sensibile o opinione (do/ca): a) Conoscenza delle immagini dei sensi o immaginazione (ei)kasi/a); 21

b) Conoscenza degli oggetti sensibili o credenza (pi/stij); 2. Conoscenza intellegibile o scienza (e)pisth/mh): c) Conoscenza degli oggetti matematici o conoscenza discorsiva, razionale (dia/noia) d) Conoscenza degli oggetti intelligibili (Idee) fino all'Unit assoluta dell'Idea del Bene o intellezione (no/hsij). Da un punto di vista logico, questa ascesa un passaggio dal molteplice all'unit cui corrisponde il passaggio inverso dall'uno al molteplice. Il mondo platonico dunque concepito come un sistema deduttivo. Come in una sequenza deduttiva la molteplicit delle conseguenze partecipa della verit e dell'unicit della premessa, cos nel mondo platonico. Per questo possibile sempre risalirne o discenderne i livelli. Al livello intellegibile le Idee, nella loro gerarchia, partecipano dell'Uno; al livello sensibile, la molteplicit degli oggetti sensibili (della medesima specie) partecipano dell'unit dell'Idea. Quella platonica dunque una par22

tecipazione di tipo puramente formale, non la partecipazione dell'essere tomista.

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1.3.4 La versione moderna dell'idealismo e del rappresentazionismo Nell'idealismo platonico l'idea intellegibile oggetto di conoscenza era considerata come un oggetto reale appartenente ad un mondo ideale fuori dellanima e dello stesso mondo sensibile. Nellidealismo moderno lidea intellegibile considerata come uno stato di coscienza, perch fondamento della verit della conoscenza non pi considerato la corrispondenza al reale, sia esso inteso come il reale fisico nella filosofia aristotelica (e/o nelle filosofie materialiste), sia esso inteso come il reale ideale nella filosofie platonica e neo-platoniche, bens considerato levidenza alla coscienza della conoscenza medesima. Questo dipende dallavere Descartes posto a fondamento della verit della conoscenza il metodo geometrico, a seguito dei successi conseguiti dalla fisica galileiana, in cui la verit della conoscenza dipende interamente dalla 24

sua evidenza. Un evidenza partecipata dagli assiomi ai teoremi nel caso che la conoscenza in questione sia il risultato di uninferenza deduttiva, unevidenza intrinseca nel caso di quella degli assiomi (= verit autoevidenti). Necessit di identificare per ciascuna scienza o tipo di conoscenza delle verit prime autoevidenti cui ridurre le altre conoscenze verit come adeguazione di s a se stesso (Heidegger) immanentismo gnoseologico dellautocoscienza = cogito cartesiano. A seconda che queste evidenze fondamentali siano intese come: a) prese di coscienza di modificazioni dellorgano di senso (= rappresentazioni sensibili o impressioni. b) prese di coscienza di modificazioni della mente (= rappresentazioni ideali o idee/concetti) c) sintesi di (a) e (b) (= rappresentazioni fenomeniche o fenomeni). Avremo: 25

a) rappresentazionismo empirista (Locke, Berkeley, Hume); b) rappresentazionismo idealista (Cartesio, Leibniz); c) rappresentazionismo trascendentale (Kant)

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1.4 Il principio di rappresentazione e il suo rapporto con la scienza moderna: Galileo Galilei [(SF, v.II, c. 13, 1-8); FN, cap.0] 1.4.1 Origini della scienza moderna La filosofia della natura ha cominciato a distinguersi dalle scienze naturali solo nella modernit, la cui origine viene infatti a coincidere con la nascita nel XVI e nel XVII secolo delle scienze naturali, appunto moderne, la fisica galileiano - newtoniana innanzitutto. Tali scienze vengono progressivamente a caratterizzarsi infatti per un loro specifico oggetto (fenomenico) e per un loro specifico metodo di indagine (sperimentale) e di dimostrazione (dapprima analitico o apodittico, quindi, dal secolo scorso, ipotetico - deduttivo), nonch per un loro specifico linguaggio formale (matematico), completamente distinto dalloggetto, dal metodo e dal linguaggio dellantica metafisica e dellantica filosofia naturale.

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Daltra parte, laffermarsi della scienza moderna e del suo metodo matematico dindagine e di dimostrazione ha decretato la vittoria del platonismo sulla metafisica scolastica dispirazione aristotelica del tardo medioevo. Sappiamo come la visione pitagorica che faceva degli enti matematici lessenza della realt fisica fosse stata ripresa da Platone, sviluppata dalleccezionale lavoro assiomatico di Euclide e quindi applicato sistematicamente per lo studio delle realt fisiche e delle loro leggi da Archimede che riprende e sviluppa alcune fondamentali intuizioni di Eudosso, in particolare la nozione di infinitesimo, legato al metodo delle esaustioni. Nella stessa grecit, per, questimpostazione pitagoricoplatonico sub i suoi primi radicali fallimenti. 1. Innanzitutto la critica aristotelica alle inconsistenze formali del sistema platonico e della sua dottrina della partecipazione port allo sviluppo autonomo del sistema metafisico aristotelico. Esso misconosceva alle 28

scienze matematiche questo carattere fondativo rispetto alle scienze naturali ed in ogni caso poneva ambedue sotto la tutela della metafisica. Di qui una prima assiomatizzazione (conseguenza diretta del principio platonico della conoscenza dianoetica, dinoia) della logica formale in Aristotele basata sulle proposizioni del linguaggio ordinario (sillogismo) e non su quelle, molto pi rigorose, del linguaggio matematico. Euclide, al contrario, con i suoi Elementi fornir una prima assiomatizzazione della matematica (geometria, aritmetica), completando il quadro. 2. Ma, dal punto di vista matematico il programma pitagoricoplatonico incontr lostacolo ben pi grave della cosiddetta quadratura delle curve, del calcolo, cio, dellarea sottostante ad una curva di qualsiasi forma. Fu precisamente linvenzione del calcolo infinitesimale ad opera di Newton e Leibniz a risolvere il problema dopo duemila anni. Ha un fondamento laffermazione di Koyr di definire la svolta epocale della nascita della scienza moderna una vittoria del sistema platonico su quello aristotelico. 29

Figura 1-1. Rappresentazione moderna del problema del calcolo dellarea sottesa ad una curva (=quadratura di una curva) mediante il calcolo dellintegrale definito in un determinato intervallo di quella curva. Tale svolta fu iniziata dal lavoro pionieristico di Galileo Galilei che, con gli straordinari risultati della sua ricerca prima fra tutti la scoperta della legge della caduta dei gravi ripropose lefficacia del metodo sperimentale matematico di Archimede in unepoca di grave crisi della filosofia scolastica 30

di ispirazione aristotelica e con ci una ripresa della metafisica pitagorico platonica dellente fisico e matematico. Se tu reclami per la matematica uno stato superiore, se per lo pi le attribuisci un valore reale e una posizione dominante nella fisica, sei platonico. Se invece vedi nella matematica una scienza astratta che ha perci un valore minore di quelle fisica e metafisica che trattano dellente reale, se in particolare affermi che la fisica non ha bisogno di altra base che lesperienza e devessere costruita direttamente sulla percezione, che la matematica deve accontentarsi di una parte secondaria e sussidiaria sei un aristotelico. In questo dibattito non si pone in discussione la certezza delle dimostrazioni geometriche, ma lEssere. E neppure luso della matematica nella scienza fisica nemmeno gli aristotelici avrebbero mai negato il diritto di misurare ci che misurabile e di contare ci che numerabile bens la struttura della scienza e quindi la struttura dellessere. () evidente che per i discepoli di Galileo, come per i suoi contemporanei e predecessori, matematica significa platonismo. () Il Dialogo e i Discorsi ci narrano cos la storia della scoperta o meglio della 31

riscoperta del linguaggio parlato dalla natura. Ci spiegano la maniera di interrogarla, cio contengono la teoria di quella ricerca sperimentale in cui la formulazione dei postulati e la deduzione delle loro conseguenze precede e guida losservazione. Questa poi, almeno per Galileo una prova di fatto. La nuova scienza per lui una prova sperimentale di platonismo [Koyr 1980, 160.163.167]. Daltra parte, non va dimenticata anche la novit del metodo galileiano rispetto alle sue origini platoniche, sintetizzabile nel famoso e sistematico rifiuto galileiano di tentare le essenze. La nuova scienza della natura suppone s una metafisica realista dellente matematico esso cio esiste realmente cos che le leggi naturali si riducono a leggi di tipo matematico, ma con due importanti differenze: 1. La natura non va contemplata, ma interrogata alla luce delle nostre precomprensioni matematiche, delle nozioni matematiche che possediamo. 32

2. Le leggi matematiche della natura, proprio per la loro oggettivit, fanno s che solo mediante il riferimento alle propriet quantitative degli enti fisici sia possibile costruire una scienza sperimentale della natura, senza riferirsi a propriet qualitative che, secondo il dettato aristotelico, rimanderebbero a differenze essenziali o di natura fra i vari enti (il loro essere proprio, specifico), come ragione ultima dei loro comportamenti. [Cfr. la distinzione galileiana fra qualit primarie (= propriet quantitative) e qualit secondarie (= propriet qualitative) nello studio sperimentale dellente fisico] Se uno volesse evidenziare il punto cruciale in cui la scienza moderna si separata da Aristotele, lo si dovrebbe trovare nell' esempio della pietra scagliata in aria e che ricade sulla terra. Nella fisica aristotelica vi sono due movimenti continui, consecutivi, ma distinti: il movimento forzato verso l' alto, seguito dall' altro naturale verso il basso. Al punto pi alto, dove il movimento cambia direzione vi una discontinuit. Per noi invece, dopo Galileo, vi un unico movimento descritto dall' unica legge parabolica della forma: 33

z = zo - [1]/[2] gt2 (dove z l' altezza e t il tempo). Il movimento ascendente analiticamente reso continuo col movimento discendente. Cos fra Aristotele e Galileo cambiato il nostro criterio di individuazione (= criterio di definizione delloggetto). Invece di considerare il termine istantaneo (l' atto o energheia di un ente in potenza o "stato finale") noi abbiamo adottato la definizione puramente matematica di curva analitica. [...] Noi di fatto vogliamo definire l' individualit di un processo in termini puramente matematici [Thom 1989, 214]. Relazione col rappresentazionismo: cercare il fondamento della verit della conoscenza non nell' adeguatezza del concetto all' essere proprio della cosa (o "essenza"), ma nella certezza (evidenza) della conoscenza matematica.

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1.4.2 La cosiddetta questione galileiana Contrapposizione di due saperi falsamente considerati ambedue apodittici: fisico-matematico vs. metafisico-teologico. Perch si arrivati a questo? Scienza in generale = forma di sapere esplicativo, in quanto non si limita a descrivere i suoi oggetti ma a spiegarli, mediante lidentificazione delle rispettive cause e/o leggi. Tali spiegazioni sono caratterizzate da certezza per luso di particolari metodi dimostrativi spiegazione = loggetto (explicandum) dedotto dai suoi principi (cause/leggi) esplicativi (explicans). Distinzioni fra: 1. Validit e fondatezza di una dimostrazione 2. Dimostrazioni apodittiche/ipotetiche. Distinzione in logica fra: Validit (= correttezza formale) Fondatezza (= verit, adeguazione alloggetto) 35

delle dimostrazioni. Dimostrazione apodittica: valida solo se fondata, se le premesse sono supposte vere. P.es.: Tutti gli uomini sono mortali Tutti i Greci sono uomini Tutti i Greci sono mortali Il modo di argomentare della teologia e della metafisica apodittico Dimostrazione ipotetica: valida sempre anche se le premesse non fondate (vere). P.es.: Se giorno, c il sole, ma giorno, dunque c sole = valido sempre, ma: Di giorno (Modello 1): anche fondato Di notte (Modello 2): infondato Il modo di argomentare delle scienze fisiche e matematiche ipotetico, sempre valido, ma fondato solo per determinati modelli (mondi possibili). 36

Questa era la concezione contemporanea di dimostrazione scientifica (=metodo ipotetico deduttivo) nellantichit difeso nella concezione aristotelica e stoica di scienza fisica a motivo della contingenza degli enti fisici stessi (possono esistere e non esistere e quindi le leggi che li riguardano non saranno sempre vere, anche se saranno sempre valide), paradossalmente andata in crisi con il sorgere della questione galileiana, proprio in contrapposizione allaristotelismo. Motivi teoretici della questione: 1. Il problema delleliocentrismo della teoria copernicana 2. Il carattere apodittico attribuito originariamente da Galilei alla nuova scienza Pretesa per siffatta apoditticit di fornire in tal modo una diversa via di accesso al pensiero di Dio oltre la rivelazione inaccettabilit per la teologia per il rischio di gnosticismo (Cfr. il Dio rifugio degli ignoranti di Spinoza e la conseguente equivalenza Dio-Natura, Deus sive natura). 37

Concezione classica (ontologica) di scienza = cognitio certa per causas vs. concezione moderna (fenomenica) di scienza naturale = cognitio certas per leges. Nella concezione moderna un dato fenomeno/evento fisico spiegato se le misure ad esso relative (quantit numeriche) e le loro variazioni spazio-temporali predicibili mediante lopportuna legge di tipo funzionale (relazione fra variabili indipendenti/dipendenti f(x,y)). Tale distinzione non era ancora ben presente nella teoria galileiana e si andata imponendo solo dopo Galilei con lopera di Newton che ha impresso alla scienza moderna il suo attuale carattere fenomenico (cognitio certa per leges) distinzione completa fra filosofia della natura (= teoria ontologica o metafisica della natura: ricerca dei perch) e scienze della natura (= teorie matematico-empiriche dei fenomeni/eventi naturali: ricerca dei come). 38

1.4.3 Breve storia della questione galileiana Questione galileiana: sconfitta dei due campioni, Galilei e Bellarmino, del primo, decisivo confronto fra scienza moderna e teologia di fronte agli opposti estremismi dellintegralismo fideista dellInquisizione e del conseguente integralismo scientista degli oppositori della Chiesa, ambedue ispirati da motivazioni politiche esterne alla questione. 1613, Lettera a Castelli di Galileo Galilei: valore metaforico delle affermazioni della Bibbia riguardo a questioni fisico-cosmologiche perch suo scopo insegnare alluomo la via della salvezza e non la fisica, cos che in questioni puramente fisiche, la Bibbia dovrebbe essere riservata nellultimo luogo, dopo che tutte le evidenze empiriche sono state attentamente considerate. 1615, Raccomandazione del Card. Roberto Bellarmino ad un padre carmelitano di Napoli che aveva scritto un volumetto in cui cercava di conciliare le teorie copernicane con le affermazioni della Bibbia e allo 39

stesso Galilei, allepoca del suo famoso viaggio a Roma del 1615, per scongiurare la Chiesa a non prendere posizioni ufficiali contro il copernicanesimo, di trattare il medesimo solo come ipoteticamente e non apoditticamente vero (Drake 1990). 1615, Lettera alla Granduchessa Cristina di Galileo Galilei: sempre valido il consiglio di SantAgostino di non fare articolo di fede alcuna posizione astronomica, altrimenti qualche eretico meglio informato nella scienza potrebbe sfruttare ogni errore per gettare dei dubbi su dottrine propriamente teologiche. Era perci formalmente scorretto da parte dei filosofi e dei teologi integralisti invocare lautorit delle Scritture per giustificare la teoria geocentrica. Conclusione della questione galileiana nel XX secolo con la sconfessione della comunit scientifica, da una parte, e della comunit ecclesiale, dallaltra, degli opposti integralismi ideologici che hanno fatto dellet moderna let delle visioni del mondo (M. Heidegger) o let delle idologie (L. Colletti) Fine dellet moderna: 40

1. Da parte della Comunit Scientifica. Universale riconoscimento del carattere ipotetico-deduttivo (non apodittico) delle teorie della scienza moderna (= fine del principio di evidenza come garante della apoditticit delle teorie matematiche) con la scoperta delle geometrie non-euclidee (= i postulati della geometria euclidea non sono gli unici postulati per costruire geometrie valide. Cfr. FN, cap.1) e il ridimensionamento della meccanica newtoniana (= nascita della meccanica quantistica, della meccanica relativistica e della teoria della complessit o della stabilit fuori dallequilibrio per sistemi dinamici non-lineari. Cfr. FN, cap.2). Evidenze empiriche non possono mai n verificare completamente n falsificare completamente i principi (assiomi) di una teoria (Cfr. FN, cap.4) per il: a. Carattere ipotetico degli assiomi b. Carattere statistico dei controlli empirici. 2. Da parte della Chiesa Cattolica. Riconoscimento dellerrore teologico (la Chiesa non ha alcuna autorit per pronunciarsi sulla verit/validit di 41

una teoria scientifica come tale) dellInquisizione nel suo pronunciamento contro Galilei del 1633: a. Per laccettazione nella Costituzione Dogmatica Dei Verbum della dottrina dei generi letterari anticipata da Galilei. Giovanni Paolo II: Paradoxically, Galileo, a sincere believer, showed himself to be more perceptive in this regard than the theologians who opposed him. b. 1992: Discorso di Giovanni Paolo II ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze e ai Capi Delegazione delle Ambasciate presso la S. Sede, con la riabilitazione di Galilei a conclusione dei lavori della Commissione Galilei istituita nel 1981 e presieduta dal Card. Paul Poupard (www.stoqnet.org/pcc/archive/pcc_archive.html). Fine dellaffare-Gailei (Gaileis affair)

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1.4.4 Sfruttamento ideologico della questione galileiana Errore dellInquisizione nella condanna di Galilei del 1633: interpretazione del carattere ipotetico delle dimostrazioni scientifiche (validit della teoria indipendente dalla verit delle ipotesi) nei termini di Gemino (II sec. a.C.), riportata dal Commentatore di Aristotele Simplicio (VI sec. d.C.), nella sua diatriba con la teoria eliocentrica di Ipparco. Ipotesi matematiche = finzioni per salvare i fenomeni solo la conoscenza metafisica della natura dei filosofi accede alla verit (= conoscenza delle essenze dei corpi). Ecco il testo di Simplicio: Il commento di Gemino, che ispirato alle idee di Aristotele, il seguente (). Lastronomia spiega unicamente le cose che pu stabilire per mezzo dellaritmetica e della geometria. In molti casi lastronomo da una parte e il fisico (cio il filosofo naturale, nellaccezione aristotelica del termine, N.d.R.) dallaltra si proporranno di provare lo stesso punto, per esempio che il Sole molto grande o che la terra sferica; ma non procederanno per la medesima 43

strada. Il fisico dimostrer ogni fatto con considerazioni di essenza o sostanza, di forza, di come sia bene che le cose siano cos come sono, o di generazione e di cambiamento. Lastronomo dimostrer le cose in base alle propriet delle figure o delle grandezze o attraverso la quantit del movimento e del tempo ad esso appropriato. In molti casi, un fisico pu giungere inoltre alla causa, osservando la forza creativa; ma lastronomo, quando dimostra fatti da condizioni esterne, non qualificato a giudicare della causa, come quando per esempio afferma che la Terra o le stelle sono sferiche. E talvolta egli non desidera nemmeno accertare la causa, come quando ragiona di uneclissi, e altre volte inventa, per via dipotesi e afferma certi espedienti postulando i quali i fenomeni saranno salvati (Corsivi miei). La conseguenza di questa falsa interpretazione della nozione di ipotesi matematica in una teoria fisica di tipo empirico la seguente:

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Per quasi due millenni i sistemi degli astronomi furono considerati dai filosofi come finzioni matematiche, non come descrizioni di moti reali del cielo. Questi avevano luogo veramente e causalmente come aveva detto Aristotele, uniformemente in cerchi intorno ad un unico centro fisso dellintero universo (Drake 1990, 183). Giusta reazione di Galilei di questa falsa interpretazione della nozione logica di ipotesi nella teoria logica della dimostrazione rifiuto nel Dialogo sui Massimi Sistemi di accettare il valore ipotetico della teoria copernicana, visto che grazie al suo uso astronomico del cannocchiale inventato dagli olandesi, poteva fornire prove della verit della ipotesi copernicana. Daltra parte, come il Papa GPII stesso ricorda, non era chiara in Galilei la distinzione fra scienza e filosofia della natura (errore essenzialista di Galilei nellinterpretazione della nuova scienza della natura): le sue prove non potevano essere n definitive n irrefutabili (cfr. Popper). In ogni caso, Gailei rivendica giustamente il carattere non-aristotelico della posizione degli 45

(pseudo-) aristotelici dellInquisizione che pretendevano di dedurre i principi della fisica da quelli della metafisica per giustificarne la verit: SIMPLICIO. Aristotele fece il principal suo fondamento sul discorso a priori, mostrando la necessit dellinalterabilit del cielo per i suoi principi naturali, manifesti e chiari; e la medesima stabil doppo a posteriori, per il senso e per le tradizioni degli antichi. SALVIATI. Cotesto, che voi dite, il metodo col quale egli ha scritta la sua dottrina, ma non credo gi che e sia quello col quale egli la investig, perch io tengo fermo che procurasse prima, per via de sensi, dellesperienze e dellosservazioni, di assicurarsi quanto fusse possibile della conclusione e che doppo andasse ricercando i mezzi da poterla dimostrare, perch cos si fa per lo pi nelle scienze dimostrative (). La certezza della conclusione aiuta non poco al ritrovamento della dimostrazione. Afferma infatti testualmente Aristotele proprio al principio della sua Metafisica: 46

Poich in ogni campo di ricerca di cui esistono principi o cause o elementi, il sapere e la scienza derivano dalla conoscenza di questi ultimi (), evidente che anche nella scienza della natura si deve cercare di determinare ci che riguarda i principi. () Perci necessario procedere in questo modo: da ci che meno chiaro per natura (lessere delle diverse specie di enti fisici, oggetto delle diverse scienze naturali, N.d.R.) a ci che pi chiaro e conoscibile per natura (lessere in quanto essere, della metafisica, N.d.R.) (Metaph., I, 1, 184a,10-15). Ma, continua Drake, durante il Medioevo le cose vennero invertite; i filosofi medievali considerarono i principi cos assolutamente stabiliti nella Metafisica di Aristotele, che era unassurdit ammettere in fisica qualcosa che non era direttamente deducibile da essi (Drake 1990, 206). Non per tutto il Medio Evo per fu cos perch, p.es., San Tommaso dAquino nel suo Commento alla Fisica di Aristotele proprio sul punto 47

qualificante della teoria della fondazione degli assiomi di una teoria fisica anticipa laffermazione galileiana del Dialogo appena riportata, argomentandola in forma logicamente ineccepibile (diversamente da Galilei): Nelle scienze dimostrative il necessario si trova costituito a priori, come quando diciamo che se la definizione di angolo retto tale, allora necessario che il triangolo sia tale, ovvero che abbia tre angoli uguali a due retti. Da ci, infatti, che viene prima (ex illo ergo priori) e che viene assunto come principio, deriva necessariamente la conclusione (= se la premessa vera, vera anche la conclusione: modus ponendo ponens, del ragionamento ipotetico, N.d.R.). Ma da ci non consegue linverso, ovvero, che se la conclusione (vera) allora lo anche il principio (= fallacia del conseguente, N.d.R.). Poich talvolta da premesse false pu esser inferita una conclusione vera (= limplicazione materiale della logica dei ragionamenti ipotetici, nel suo aspetto pi "scandaloso", N.d.R.). Pur tuttavia resta il fatto che se la 48

conclusione falsa lo necessariamente anche la premessa, poich il falso non pu essere inferito che dal falso (= modus tollendo tollens, N.d.R.). In quelle cose per che avvengono a causa di qualcosa (scienze fisiche, naturali e tecniche, N.d.R.), sia secondo la tecnica o secondo la natura, quellinverso di cui sopra ne consegue: poich se lo stato finale o sar necessario che ci che prima dello stato finale o sia o sia stato. Se infatti ci che viene prima dello stato finale non , neanche lo stato finale : e questo come nelle dimostrative, se non c la conclusione non vi sar il principio. In altre parole, evidente che in ci che avviene a causa di qualcosa, lo stato finale ha lo stesso ordine che nelle procedure dimostrative tiene il principio. E questo poich in effetti anche il fine un principio: non dellazione, per, ma del ragionamento. Dal fine infatti cominciamo a ragionare delle cose che sono in relazione al fine (= procedura di costituzione induttiva della legge, come premessa della conseguente procedura dimostrativa) e nelle procedure dimostrative non ci si interessa 49

dellazione, ma del ragionamento, poich nelle procedure dimostrative non vi sono azioni, ma solo ragionamenti. Quindi conveniente che il fine nelle cose che accadono in relazione ad uno stato finale tenga il luogo del principio nelle conseguenti procedure dimostrative. Perci la similitudine (fra processi naturali e procedure dimostrative) da ambedue i lati, sebbene con uninversione della relazione fra i due che deriva dal fatto che il fine ultimo nellazione, ci che invece non nella dimostrazione (In Phys., II,xv,273). Passo preziosissimo questo perch ci fa vedere a livello logico quello che abbiamo gi visto a livello psicologico ed epistemologico discutendo sulla teoria dellintenzionalit. Ovvero, che la fondazione a posteriori della verit dei principi a priori delle procedure dimostrative di tipo ipotetico, dipende dal fatto che a livello di fondazione dei principi non abbiamo a che fare con rappresentazioni di rappresentazioni (=leggi logiche e/o matematiche nellordine puramente logico-cognitivo), ma con rappresentazioni di azioni (= leggi causali nellordine naturale). 50

Infatti, nellordine logico, nellinferenza ipotetica ab (se a allora b) la verit di a (Va) implica necessariamente la verit di b (Vb), ovvero Va Vb (p.es., se giorno allora c luce, ma vero che giorno dunque vero che c luce); ma non linversa, ovvero: Vb Va (p.es., potrebbe esserci la luce artificiale). Viceversa, nellordine naturale, linverso di cui sopra si d, ovvero Vb Va, perch di fatto la legge naturale che definisco della forma se giorno allora c luce naturale, quindi sto di fatto affermando su base causale (azioni e non rappresentazioni) lequivalenza fra esser giorno e esserci della luce naturale (=luce del sole, ovvero luce-causata-dal-sole-sullaria). Come si vede, per, la verit di questa legge si fonda su unappropriata limitazione delle condizioni, non cio apodittica, ma ipotetica (= non vera in tutti i mondi possibili, ma solo in alcuni di essi), sebbene entro quelle condizioni universale e necessaria.

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1.4.5 Distinzione galileiana fra qualit primarie e secondarie Limpostazione essenzialista di Galielei nel considerare la scienza fisicomatematica, ovvero la supposizione che la struttura intima (=essenza) della realt fisica seguisse leggi matematiche rivoluzione epistemologica nellinterpretazione della conoscenza empirica. Nella visione aristotelica della conoscenza empirica si distingueva fra qualit sensibili proprie (colori, sapori, odori, suoni, sensazioni tattili (temperatura, durezza, etc.)) e qualit sensibili comuni (numero, figura, movimento) ai cinque sensi (vista, gusto, odorato, udito, tatto). Le qualit sensibili comuni erano perci considerate secondarie rispetto a quelle proprie nel senso che dal confronto di un certo numero di sensazioni proprie (p.es., dalle differenze di colore) il rispettivo senso (p.es., la vista) estraeva linformazione necessaria a percepire la sensazione comune (p.es., la figura geometrica di un corpo). Ci naturalmente vale per ciascun senso:

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cos, p.es., la medesima figura pu essere percepita dal confronto di sensazioni tattili, uditive, odorifere, o degustative. Siccome le qualit comuni sono anche quelle quantificabili le propriet quantitative dei corpi sono percepibili solo per astrazione dalle propriet qualitative non-quantificabili. Per Galilei, invece, siccome la realt fisica ha una struttura, un essenza di tipo matematico, le qualit sensibili comuni ai cinque sensi, cio le quantit, sono quelle primarie perch sono le uniche a darci informazioni oggettive sulla realt, mentre le qualit sensibili proprie ai cinque sensi (colori, sapori, odori, etc.) hanno un carattere puramente soggettivo. Esse non possono fornire alcuna base per una conoscenza scientifica e razionale della realt. In tal modo, venivano poste le basi per uninvoluzione scientista del pensiero moderno e contemporaneo ( vero solo ci che sperimentalmente dimostrabile), che, sebbene oggi sia superata a livello teoretico, tuttora imperante a livello della cultura diffusa. 53

1.5 Lo sviluppo moderno della questione galileiana 1.5.1 Essenzialismo vs. fenomenismo Reazione della scienza e nascita dello scientismo. Per rifiutare la falsa interpretazione dellInquisizione (finzioni, per salvare i fenomeni), riguardo la natura ipotetica delle teorie della nuova scienza galileiana rivendicazione del carattere apodittico (= assolutamente e incondizionatamente vero) delle dimostrazioni sperimentali della scienza moderna attraverso due strade: 1. Essenzialismo. Riprendendo la metafisica pitagorico-platonica, rivendicazione della natura intrinsecamente matematica della realt fisica come affermava Galilei. Conoscenza della verit assoluta di queste leggi basata sulla loro evidenza alla ragione, intesa come capacit della ragione di intuire lessenza matematica della natura fisica (Rappresentazionismo razionalista di Descartes, Spinosa, Leibniz). confusione fra scienza e filosofia della natura. 54

2. Fenomenismo. Laltra strada per sfuggire alla falsa interpretazione razionalista dellipoteticit delle teorie fisicomatematiche come pure finzioni per salvare i fenomeni, quella di accettare s il fenomenismo della soluzione di Gemino e di Aristotele, ma di rifiutarne lipoteticismo. Lapoditticit delle dimostrazioni matematiche della scienza moderna non si baserebbe perci sulla presunta capacit della mente dintuire lessenza matematica della realt fisica al di l dei fenomeni, ma sul principio moderno dellevidenza inteso come stato di coscienza intersoggettivo o trascendentale, ovvero meta-individuale (Newton, Kant). Per il fenomenismo, che risulter lalternativa vincente nel resto del pensiero moderno, la verit delle dimostrazioni sperimentali della scienza galileiana non dipender dalla presunta capacit della conoscenza matematica di intuire lessere e/o lessenza delle realt fisiche, ma dallevidenza alla ragione sperimentale di queste conoscenze. 55

Separazione completa fra scienza e metafisica, fra scienze della natura e filosofia della natura col conseguente problema di fondare la veridicit della conoscenza metafisica della natura ( critica kantiana alla metafisica naturale). 1.5.2 Limpostazione fenomenista di Newton Senso dellhypotheses non fingo di Newton, ovvero della sua affermazione del carattere apodittico della fisica moderna e in particolar modo della meccanica, basata sui tre principi della dinamica da lui scoperti che ha una struttura deduttiva del tutto simile a quella della geometria. I fenomeni della natura cinsegnano che siffatti principi (= le tre leggi della dinamica) esistono realmente, anche se la loro causa non stata ancora investigata. Le leggi di cui parliamo sono dunque evidenti e soltanto le loro cause possono dirsi oscure. Gli aristotelici e gli scolastici invece hanno considerato come qualit oscure non gi delle propriet in qualche modo note, ma piuttosto altre che pensavano fossero nascoste nei corpi e 56

costituissero la ragione sconosciuta degli aspetti visibili. Ma a questa categoria tanto la gravitazione quanto la forza elettrica e magnetica apparterrebbero soltanto se noi presupponessimo che esse derivano dalla natura intima delle cose a noi sconosciuta, cio da un sostrato impensabile ed insondabile. Siffatte qualit sono indubbiamente un ostacolo per il progresso scientifico e sono quindi rifiutate a buon diritto dall indagine moderna. La credenza in essenze specifiche delle cose dotate di specifiche forze nascoste e quindi adatte a produrre determinati effetti sensibili, del tutto vuota e priva di significato. Derivare invece dai fenomeni due o tre principi generali del movimento, e spiegare come poi da essi, quali presupposti chiari ed evidenti, debbano seguire tutte le propriet e le manifestazioni di tutte le cose materiali, sarebbe gi un importante progresso della conoscenza scientifica, anche se le cause di tali principi rimanessero a noi completamente sconosciute (Newton 1704, 326. Corsivi miei). Impostazione newtoniana risulter quella vincente nella storia della filosofia moderna studio delle essenze o nature degli enti fisici e 57

conseguentemente delle loro cause competenza della filosofia della natura o metafisica naturale, non della scienza. La scienza moderna si limita allo studio dei fenomeni misurabili e le sue spiegazioni non consistono nella ricerca delle cause di questi fenomeni, ma delle leggi matematiche che consentono di pre-dire o retro-dire la modificazione nel tempo delle quantit variabili misurate 1. Concetto di funzione (y=f(x)) come legge che regola la relazione fra variabile(i) dipendente(i) e variabile indipendente. 2. Carattere puramente soggettivo del tempo (Kant) perch la legge fisica in quanto legge matematica rende possibile la perfetta pre-dicibilit, come la perfetta retro-dicibilit dei fenomeni naturali assoluto determinismo atemporale (tutto predeterminato da sempre) dei fenomeni fisici. Questa impostazione legata al carattere lineare delle leggi della meccanica newtoniana e alla loro stretta dipendenza dal calcolo integrale inventato da Newton stesso. 58

Sinteticamente, il problema consiste nella definizione della forma integrale (generalmente una curva) dell' evoluzione temporale di una determinata funzione (=grandezza variabile, dipendente da un' altra grandezza) anche quando non si conoscesse la relazione che lega le due (e dunque l' equazione algebrica eguagliata a zero che la esprime). Il contributo di Newton fu la dimostrazione che questo antichissimo problema, almeno nella sua forma pi elementare, che la cosiddetta quadratura (= definizione della forma funzionale di un integrale definito) il reciproco del problema del calcolo della tangente (= calcolo della derivata o dell'incremento della funzione per unit di variabile) ad una data curva (= funzione) in un punto definito, mediante cui si possa determinare il carattere crescente o decrescente della funzione in quel punto. Il problema di stabilire se un punto di flesso della funzione originaria, dove la prima derivata (= velocit) va a zero, corrisponda a un punto di massimo o di minimo della funzione originaria stessa risolto dallinformazione che si pu ottenere dalla seconda derivata (=accelerazione). Quando landamento 59

di questo decrescente, il punto di flesso della funzione originaria corrisponde a un massimo, quando crescente a un minimo di quella. Purch laccelerazione non vari a sua volta, dunque, sempre possibile grazie alle due prime derivate di una funzione ricostruire la forma integrale della funzione originaria. Ecco la grande scoperta di Newton alla base, sia della sua analisi matematica, sia delle tre leggi della meccanica come illustreremo subito (vedi figure).

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Andamento di una funzione del movimento (spazio/tempo) e della sua prima derivata (velocit)

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Relazione esistente fra una funzione analitica (= oggetto da ricostruire) e le sue due prime derivate (= quantit misurabili).

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Il grande vantaggio di una simile scoperta era la possibilit di usare quello che diventer il metodo operazionale (=sperimentale + formale) della scienza moderna. Infatti: 1. La possibilit di ottenere un calcolo esatto su quantit piccole a piacere (=calcolo della derivata prima e seconda) e dunque misurabili sperimentalmente con una precisione incrementabile a piacere; e 2. La possibilit di estendere macroscopicamente con assoluto rigore formale il calcolo e la misurazione esatte (=calcolo della forma integrale) costituiscono il nucleo del "sogno" newtoniano di una scienza fisica rigorosamente quantitativa, deduttiva e formale come la geometria analitica scoperta da Descartes. Le tre fondamentali leggi della dinamica formalizzate da Newton: 1. Principio d' inerzia, 63

2. Principio fondamentale della dinamica F=ma, 3. Principio di azione reazione sono infatti diretta conseguenza della scoperta del calcolo. Dato il secondo principio della proporzionalit fra forza e variazione della quantit di moto (=accelerazione), chiaro che tutto si riduce in dinamica a far s che l' accelerazione non subisca variazioni a sua volta (=le equazioni fondamentali della fisica moderna sono tutte alle derivate seconde) che cio il sistema fisico sia isolato, come richiede il primo principio (principio dinerzia). Ovvero, tutto si riduce a trovare quelle condizioni di simmetria nelle interazioni dinamiche (= terzo principio o principio di azione-reazione) che rendano a sua volta costante la forza e dunque integrabile il sistema, perch in tal caso si trovato il modo di rappresentare il sistema stesso come sistema inerziale.

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Questa rappresentazione, che rende perfettamente equivalenti ai fini del calcolo stato di quiete e stato di moto, permette di rappresentare l' evoluzione del sistema in forma rigidamente deduttiva. Date le tre leggi della dinamica (essenzialmente la seconda) e la posizione e quantit di moto delle particelle all' inizio del processo possibile predire univocamente posizione e quantit di moto a qualsiasi istante. Da questo momento in poi, il senso del termine di determinismo causale viene cos svuotato di ogni rilevanza ontologica e realistica per divenire sinonimo di predicibilit logica dellevoluzione di un sistema dinamico nel tempo. Anche solo da queste elementari evidenze (ma ve ne sono ben altre!), si pu comprendere, perch per questo calcolo di tipo rigorosamente deduttivo, Newton stesso scelse il nome di analisi. Con esso egli intendeva sottolineare come lo stesso rigore che l' algebra classica (o "analisi comune") raggiungeva con equazioni con un numero finito di termini, si poteva ottenere 65

con un numero infinito dei medesimi, "cos da poter determinare esattamente e geometricamente le aree, le lunghezze, etc. delle curve" [Newton, 1669] Il fatto poi che sotto il metodo della tangente si trovi una formula binomiale quale quella che si trova come regola generatrice del triangolo di Tartaglia, cio la formula: n 1 n 1 n = + k k 1 k esemplifica benissimo il senso della rivoluzione concettuale in senso atomistico in fisica e metafisica apportata dal calcolo infinitesimale di tipo newtoniano. Tale formula, infatti, significa in sostanza che la collezione dei sottoinsiemi con k elementi di un ambiente di n elementi, fissato un elemento qualsiasi, si bipartisce nella collezione dei sottoinsiemi che contengono un elemento dato ed in quella dei sottoinsiemi che non lo contengono. 66

P.es., se voglio calcolare quante combinazioni sono possibili in un insieme di 3 elementi (n=3), presi a due a due (k=2) data la formula binomiale, io posso sapere a priori quale sar il numero delle combinazioni possibili, che sar, precisamente, il coeffciente binomiale relativo, nel nostro caso 3. 1 1 1 1 2 1 1 3 3 1 1 4 6 4 1 1 5 10 10 5 1 1 6 15 20 15 6 1 Infatti:
3 2

k !

3x2x1 n! 3! = = 1x2x1 = 3 (n k!) 2! (3 2)!

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Il senso fisico dei coefficienti binomiali veniva cos svelato. Essi fornivano una formula per sapere a priori tutti i possibili modi di interazione delle particelle, posta la condizione essenziale di atomismo. Ovvero posto che esse si comportassero in modo del tutto indipendente le une rispetto alle altre, cos da dipendere esclusivamente dalle condizioni iniziali del moto come altrettante particelle inerziali. L' esempio della formula binomiale esemplifica perci come nella scienza newtoniana l' apoditticit di una definizione (=affermare che un dato elemento appartenga o meno ad un certo insieme; = attribuire ad un dato soggetto una certa propriet) sia legata esclusivamente alla corretta applicazione di un formalismo deduttivo e, complementariamente, la molteplicit di propriet e di oggetti sia legata esclusivamente ad una tecnica combinatoria di elementi omogenei (=atomismo). L' uso di questo approccio rappresentazionale, che eliminava d' un sol colpo tutto il "qualitativo" dalla matematica e dalla fisica fu salutato come una liberazione dalle "oscurit scolastiche". Esso infatti eliminava dalla fisica le 68

essenze e le cause della filosofia naturale aristotelica, per lasciarvi solo osservazioni sperimentali, sviluppate a partire da regole universali (=le tre leggi della dinamica), secondo un formalismo matematico rigorosamente deduttivo (=calcolo integrale). In altri termini, si sostituiva ad essenze e cause, ovvero alle cose ed alle loro relazioni reali (=causali), simboli e relazioni logiche di un certo linguaggio formalizzabile. Ecco un testo di un oscuro studioso inglese del 700 che esemplifica benissimo linterpretazione ideologica anti-metafisica e anti-filosofica che delle geniali scoperte di Newton ha dato lIlluminismo del secolo XVIII. La filosofia newtoniana, ossia l' unica vera filosofia che vi sia al mondo, ugualmente fondata sulla meccanica. (...) Alcuni hanno ignorantemente obbiettato che la filosofia newtoniana come tuttele altre che l' hanno preceduta, invecchier e sar superata da qualche nuovo sistema (...). Tale obbiezione del tutto falsa. Nessun filosofo prima di Newton infatti 69

adoper mai il suo sistema. Mentre i sistemi filosofici non sono altro che ipotesi, opinioni, finzioni, congetture, fantasticherie, inventate a piacimento senza alcun appoggio nella natura delle cose, egli al contrario costitu da s solo una base del tutto differente. Egli infatti non ammette se non ci che ottiene attraverso esperimenti ed osservazioni accurate; quanto viene costruito poi in qualsiasi modo su questa base, dedotto secondo un rigoroso ragionamento matematico [Emerson 1773]. Ad una visione del mondo fisico fondata sulle relazioni causali di tipo ontologico fra sostanze, la scienza newtoniana sostitu insomma quella fondata su relazioni formali logico-matematiche di tipo puramente concettuale fra rappresentazioni empiriche (=fenomeni). E' questa la chiave del rappresentazionismo moderno, soprattutto nella visione di esso che si avr con Kant, vero e proprio epistemologo della rivoluzione scientifica galileiano-newtoniana.

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