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WERNER JAEGER

ARISTOTELE
PRIME LINEE DI UNA STORIA
DELLA SUA EVOLUZIONE SPIRITUALE
LA NUOVA ITALIA EDITRICE
FIRENZE
PROPRIET LETTERARIA RISERVATA
l1edizione : luglio 1935
3= ristampa: novembre 1964
Titolo originale dell' opera
Aristoteles. Grundlegung eirter Geschichte seiner Enlwicklung
Berlin, Weidmann, 1923
Versione autorizzata di Guido
Calogero
con aggiunte c appendice dell'Autore
STAMPATO IN ITALIA

PRINTED IN ITALY
H TAP NOY ENEPrEIA ZQH
Aust. ATelaph.
PREFAZIONE DELL'AUTORE
ALL'EDIZIONE ORIGINALE
Il carattere di questo libro, che ad un tempo
ri
cerca e quadro d' insieme, esige un breve cenno di accom
pagnamento.
Esso non intende di
offrire
un esposizione
sistematica,
bens un' analisi, che procede dagli scritti di Aristotele e
in essi persegue le tracce obliterate della sua
formazione
interiore. Lacornice biografica ha ilsolo scopo di rendere
perspicuo lo scindersi del complesso,
finora
indistinto,
degli scritti in tre diverse
fasi
di sviluppo. Data la po
vert del materiale, il quadro che in tal maniera si ot
tiene resta certo
frammentario.
Fa per risaltare, nei
suoi contorni, una visione d' insieme intrinsecamente pi
chiara della figura spirituale di Aristotele e dei motivi
dominanti del suo pensiero, che torna a vantaggio della
ricerca storica dei problemi e dei principi
filosofici.
L'autore non ha tuttavia avuto Fintento di
fornire
un
contributo alla costruzione sistematica della filosofia,
bens d' illuminare ilperiodo di storia dello spirito greco,
che porta ilnome di Aristotele.
Irisultati di queste ricerche sono stati da me esposti
ripetutamente, in corsi alle universit di Kiel e di Ber
lino,
fin
dal J916: e da allora data, nella sostanza, anche
la
forma
delF esposizione, eccettuato il capitolo conciti'
sivo. Della letteratura critica apparsa inseguito, che del
resto non
offre
molto quanto ad Aristotele, ho tenuto
confo soltanto per le novit che ne ho appreso o per le
X PREFAZIONI
tesi da cui debbo dissentire. Esi cercheranno invano an
che risultati di ricerche pi antiche, quando esse concer
nevano solo
infruttuosi
cambiamenti di opinioni o di
forme
espositive di Aristotele: cose che non hanno niente
che vedere con la sua evoluzione. Anche meno, poi, s
poneva P esigenza di un' analisi di tutti gli scritti di Ari
stotele, che
fosse
scopo a se stessa, e di una riceraa micro
scopica di tutte le loro stratificazioni, quando si trattava
soltanto di chiarire, con esempi perspicui, il
fenomeno
spirituale della sua evoluzione, nel suo
effettivo
signi
ficato.
Esprimo
infine
il pi profondo senso di gratitudine
alla Casa Editrice, che con coraggiosa
fiducia
ha assunto
inpieno, nonostante lo
sfavore
dei tempi, ilrischio della
pubblicazione di questo libro.
Berlino, Pasqua del 1923. W. J.
PREFAZIONE DELL'AUTORE
A
QUESTA
TRADUZIONE
Che del mio Aristotele appaia un'edizione italiana
*
non molto
tempo dopo quella inglese pubblicata dalla Cla
rendon Press, per me causa di viva
soddisfazione,
in
quanto io mi sento,
fin
dalla giovinezza, legato da stretti
vincoli alla scienza italiana, e specialmente in quanto
saluto con sincera ammirazione e simpatia il rifiorire,
che in essa si
manifesta, degli studi sulla
filosofia
antica.
Sono
grato anzitutto alla Casa editrice, che ha il merito
di aver reso possibile, con la sua iniziativa, questa
ver
sione, e non meno al traduttore, che ha sottratto ai suoi
lavori personali di storia della
filosofia
greca il tempo e
lo
sforzo
dedicati a questa fatica, al
fine
di rendere il
mio libro accessibile a unapi vasta cerchia di suoi con
nazionali.
Ho approfittato volentieri di questa occasione per cor
reggere sviste e inserire aggiunte, atte a
fornire
ulteriori
conferme
particolari alle tesi da me sostenute. Cos,p. es.,
PREFAZIONI
mi stato possibile aggiungere alcune testimonianze anti
che, in genere trascurate nonostante la loro importanza,
deli' idea di uno sviluppo delle intuizioni
filosofiche
di
Aristotele. Non
potevo
invece naturalmente propormi, per
una traduzione, il compito di discutere tutta la vasta let
teratura critica che la pubblicazione del mio libro ha
fatto
venire in luce. Per una simile discussione ci vorrebbe un
libro, clw io non ho iltempo di scrivere, avendo da dieci
anni orientato le mie indagini verso altri campi di studio.
Ad Aristotele
fio
torner bens, ma solo investe di editore,
quando l'edizione delle versioni latine medievali d'Aristo
tele, che stata intrapresa dall' Unione internazionale
delie Accademie e che sar pubblicata in Italia, avrpro
ceduto tanto innanzi da
far
s che l'Accademia di Berlino
possa adempiere a quello che per essa uno storico impe
gno d'onore :possa cio sostituire quella sua vecchia edizione
delle opere dello Stagirita, che un secolo
fafece
epoca, con
un'edizione nuova e
conforme
al livello critico dei nostri
tempi, qual' divenuta possibile specialmente dacch
compiuta la pubblicazione dei ventolto volumi in cui essa
medesima ha edito icommentatori greci di Aristotele. Ma
so lene :vita brevis, ars longa.
W. J.
Berlino, 1" marzo 1934.
IL PROBLEMA
Aristotele c ilprimo pensatore che abbia, nello stesso
tempo, fondato la
gua
filosofia e l'inquadramento storico
della propria personalit speculativa, e con ci inaugu
rato una nuova, interiormente complessa e pi responsa
bile, forma di consapevolezza filosofica. Il creatore deb
l'idea dello sviluppo storico dello spirito concepisce an-
che~la~p"ropria opera come il risultato di una evoluzione
dipendente solo dalla legge intrinseca alla cosa, e anzi
fa apparire dappertutto, nella sua esposizione, ipropri
pensieri come il frutto immediato della critica dei suoi
predecessori, inparticolare di Platone e della 6ua scuola.
stato quindi un concetto filosofico e aristotelico quello
a cui si obbedito quando lo si seguito in tale intento,
e si cercato di comprenderlo storicamente in funzione
di quegli stessi presupposti, su cui egli costru ilsuo edi
ficio scientifico.
Ilfilologo, il quale abituato a valersi del giudizio
che una personalit storica porta su se stessa come d
fonte non del tutto obiettiva, e a non trarre da esso
il suo criterio di misura, non pu meravigliarsi del fatto
che tutti questi tentativi non abbiano condotto a una
viva penetrazione del carattere filosofico di Aristotele,
tanto pi in quanto si cominci col giudicarlo in fun-
zione dal suo modo d'intendere i predecessori: come
1.

W. Jaeger,
Aristotele.
o IL PHOIU.EMA
se mai un filosofo potesse, in questo
senso, comprendere
isuoi predecessori. Tuttavia ci pu essere un solo cri
terio positivo per valutare Findividua creazione di Ari-
stotele: e questo
non nel modo
in.
cui egli critica_Plfo_
ton, bens nel"modo in cui egli stesso piaionizza (per-
che ci significa, per lui, filosofare).
A spiegare perch
egli abbia fatto procedere la scienza in quella determi
nata
direzione, non basta.
la",
storia precedente
della
scienza,""ima~occorre anzitutto la sua propria evoluzione
filosofica; per lo stesso motivo
onde_aneb)_egli_non_ de
duce soltanto dai predecessori
la posizione
di Platone
nella storia del pensiero greco,
ma .
Ia_spiega come pro-
dotto dell'Incontro della sua originalit creatrice con
qugTTnjfiussi
storici. Se vero che nella considerazione
del divenire spirituale l'elemento creativo ed originale
non deve avere, nelle grandi
individualit, troppo
breve
parte,
vero di conseguenza che la complessiva
evolu
zione storica ha bisogno di essere integrata
con l'evolu
zione organica della singola personalit.
Lo stesso Ari
stotele
segnala lo stretto nesso di evoluzione e forma:
forma impressa, che vvendo si sviluppa , il con
cetto fondamentale della sua filosofia. Scopo ultimo
per lui quello di conoscere la forma e
]a entelechia at
traverso gli stadi del suo accrescimento. Solamente cos
l'elemento normativo di una struttura spirituale viene
in immediata
evidenza, come ancora Aristotele gi dice,
al principio
del suo corso di lezioni sulle forme primitive
della vita
statale; Allo stesso modo die in ogni altro
campo, anche qui la retta considerazione 8..o.t.Uene.
'sol
tanto quando si scorgano le cose nel loro svolgersi dalle
prime origini.
uno dei quasi inconcepibili paradossi,
di cui pur
ricca la storia della conoscenza
umana, il fatto che sino
ad oggi (quando si prescinda da qualche singola
mani
festazione, non priva
di merito ma affatto parziale e
IL I-IOBLEMa 3
perci rimasta inefficace) non si sia mai applicato ilprin
cipio dello
sviluppo organico allo stesso autore di tale
principio. Si pu senza esagerazione dire che in un'et,
in cui stata messa insieme un'intera letteratura circa
il_ processo evolutivo di Platone,
dell'evoluzione di Ari
stotele non parla che qualcuno, e
comunque quasi nes
suno sa nulla.
Questa tenace trascuratezza per uno dei
problemi pi vitali della storia dello spirito antico ha
conclusivamente esercitato tanta suggestione, che nella
non applicazione della considerazione storica ad Aristo
tele si persino veduta una specie di simbolo della sua
ideale differenza rispetto a Platone. E mentre la storia
dell' evoluzione platonica
minaccia di rendere a poco a
poco gli
osservatori insensibili per l'impeto costruttivo,
che costituisce una delle forze fondamentali del pensiero
di Platone e lo distingue da tutti ifilosofi precedenti, ci
si all' incontro abituati a considerare la questione della
cronologia e
dello sviluppo della dottrina
aristotelica e
delle sue fonti quasi come un segno d' inintelligenza filo
sofica. La monade infatti, che al di
fuori del tempo reca
in s il germe di ogni particolarit, sarebbe,
appunto,
il sistema.
La ragione
fondamentale,
per la quale finora man
cato il tentativo di una storia dell' evoluzione aristote- _
..........
lica, e stata, in una parola, la concezione scolastica della
Ya filosofia come rigido
schematismo concettuale, il cui
apparato dialettico dominavano
abilmente icommenta
tori, senza
tuttavia aver sempre un'
idea e un' esperienza
personale
delle forze motrici della ricerca aristotelica,
del singolare
concorso di
penetrante, astratta apodittica
e d' intuitivo, organico senso della forma. Lo spirituali
smo di Aristotele saturo di intuizione e realt: ilsuo
faticoso rigore
dimostrativo solo il vincolo salutare,
che la
sanguigna vitalit del quarto secolo h3 imposto
a se stessa per ascesi
pedagogica. II
principio dell' incora-
4 IL PROBLEMA
prensione era gi implicito nella separazione delle parti
in stretto senso filosofiche della dottrina
aristotelica, e
cio della logica e della metafisica, dall'indagine empi
rica della realt quale si venne compiendo nel Peripato
fin dalla terza generazione.
E per quanto grande sia stato
pi tardi il merito della scuola dei commentatori inau
gurata da Andronico (1sec. a. C'.), alla quale anzitutto
dobbiamo la salvezza degli scritti dottrinali, e per quanto
superiore, per rigore di concezione filosofica, fosse illoro
tradizionalismo fedele alla lettera a paragone dei miseri
seguaci di Teofrasto e di Stratone, neppure questo moto
di ritorno ad Aristotele arrec una rinascita dello spirito
originario. Mancava ad esso la feconda base di una scienza
della natura e dello spirito in costante progresso,
e con
ci quella fruttuosa azione reciproca di esperienza ed
elaborazione
concettuale, dalla quale le idee speculative
di Aristotele avevano attinto la loro malleabile e pieghe
vole forza. D' allora in poi, nella comprensione di Ari
stotele, non vi pi soluzione di continuit: alla tradi
zione dei commentatori si connette l'aristotelismo
orien
tale, e ad esso quello occidentale, senza lacune. Ilpecu
liare carattere di entrambi, la cui efficacia educativa bu!
loro tempo non pu del resto esser mai valutata abba
stanza, inquella stessa scolastica puramente
concettuale,
che gi al mondo antico aveva sbarrato il passo per una
viva comprensione di Aristotele. Non si era in condizione
di comprendere la sua filosofia come il prodotto del suo
singolare genio e dello stato dei problemi, storicamente
dati, del suo tempo, e ci si atteneva perci solo alla
forma impressa , senza sospettare come la sua vita si
fosse svolta.
Frattanto, e solo per colpa del tradiziona
lismo, era intervenuta la perdita di una delle fonti prin
cipali per la conoscenza dell' evoluzione d Aristotele,
cio dei dialoghi e delle lettere; e con ci err anche
l
ostruito 1' accesso al mondo della sua umana personalit.
IL PROBLEMA 5
Cos accadde che il ridesto amore per 1' antichit, provo
cato dall' Umanesimo, non port quanto ad Aristotele ad
alcun cambiamento, tanto pi in quanto egli appariva
come il principe di quella scolastica medievale, che da
un lato Lutero e dall' altro gli umanisti disprezzavano
con pari energia. Fra tutte le grandi figure della filosofia
e letteratura classica, ilsolo Aristotele non ha goduto di
alcuna rinascita. Ognuno, certo, sapeva che egli era una
grande forza, una delle basi del mondo moderno: ma
egli rimaneva un elemento di tradizione, e proprio per
il fatto che si aveva ancora troppo bisogno della sua
scienza, pur dopo 1' et dell' Umanesimo e della Riforma.
Tanto Melantone quanto iGesuiti hanno costruito la
loro teologia sulla sua metafisica; Machiavelli ha estratto
le sue tegole dalla politica, icritici e ipoeti francesi
dalla poetica. Alla logica hanno attinto tutti ifilosofi,
anche molto dopo Kant; all'etica, moralisti e giuristi.
Quanto
ai filologi, non era tanto un troppo forte in
teresse per ilcontenuto a impedir loro di penetrare sino
all' interna forma del suo pensiero, quanto ilgretto e for
malistico concetto dell'antica prosa d'arte, quale gli uma
nisti avevano nuovamente messo in onore. Essi hanno,
certo, studiato acutamente gli scritti superstiti di Aristo
tele, e cercato di stabilirne il testo; ma il nuovo senso
stilistico era esteticamente urtato dallo stato di incompiu
tezza in cui essi sono tramandati. Si applicava ad essi un
criterio di stile letterario, contro le cui norme essi urta
vano continuamente e che era loro del tutto estraneo.
Si confrontava ingenuamente lo stile degli scritti dot
trinali coi dialoghi di Platone, e ci si entusiasmava della
meravigliosa arte di questi, mentre si tentava di trasfor
mare violentemente le trattazioni aristoteliche in ma
nuali leggibili mediante ogni sorta di interventi razio
nalistici, atetesi di parti incomode e trasposizioni di libri
interi o di singole frasi.
Questa
specie di crtica nacque
6 IL PROBLEMA
dal misconoscimento di quella forma provvisoria, che
cos significativa per lo spirito della filosofia aristotelica
e dalla quale deve muovere ogni suo intendimento slo-
rico. Anche inPlatone, certo, l' importanza del problema
della forma per la conoscenza del suo peculiare spirito
stata a lungo, ed sempre di nuovo, misconosciuta;
particolarmente la filosofia degli specialisti e la filologia
dei letterati sono sempre inclini a considerare la forma
come qualcosa di letterario, che non ha alcun significato
per il contenuto del pensiero platonico, per quanto la
connessione di quel pensiero con quella forma sia un
fenomeno unico nella storia della filosofa. Tuttavia la
maggior parte dei critici sa ormai he lo sviluppo for
male una delle principali chiavi dell'intendimento
filosofico di Platone; mentre, nel caso d Aristotele, si
vorrebbe aderire tanto pi esclusivamente al contenuto,
in quanto,
si dice, esso non ha affatto forma. Ma se
togliamo di mezzo la gretta idea della forma letteraria,
propria della retorica ellenistica (alla quale per poco
non dobbiamo ascrivere la perdita delle opere dottrinali
di Aristotele, come dobbiamo attribuirle quella della let
teratura stoica ed epicurea) ecco che il problema del
l'evoluzione storica si pone da se. Impossibile infatti
spiegare Io stato caratteristico dell' opera lasciata da Ari
stotele, senza ammettere che essa rechi in s le tracce di
diverse fasi del suo sviluppo. L' analisi degli scritti dot
trinali porta da s a tali concezioni, e iresti dei perduti
scritti letterari la confermano. Primo e inevitabile com
pito di questo libro sar dunque quello di segnalare anzi
tutto, in base ai resti delle opere perdute e attraverso
1' analisi degli scritti pi importanti, come stia a loro
fondamento un' evoluzione : conforme, del resto, all' ori
gine stessa del presente lavoro, nato dall' interpretazione
degli scritti e dei frammenti a proposito d un'edizione
IL PROBLEMA 7
della Metafisica.
La critica filologica entra in ogni modo
immediatamente
in servigio della posizione filosofica dei
problemi, perch si tratta di chiarire non soltanto lo
stato esteriore degli scritti come tali, ma anche il modo
in cui in esso si manifesta 1' energia propulsiva del pen
siero aristotelico.
PARTE PRIMA
IL PERIODO ACCADEMICO
L
L'ACCADEMIA
QUANDO
VI ENTR ARISTOTELE
Secondo l'attestazione, degna di fede, dei biografi,
Aristotele scrisse al re Filippo di Macedonia di essere ri
masto vent' anni presso Platone. Avendo egli appartenuto
all'Accademia fino alla morte di Platone (348/7), vi en
tr, dunque, nell'anno
368/7.
Inquel tempo egli era nella
giovanile et di circa 17 anni1).
Quando
lasci la scuola,
;i avvicinava gi ai quaranta. Di questi indiscussi dati di
fatto si rimasti troppo poco sorpresi. Certo, nella storia
dei grandi pensatori, e forse addirittura in ogni evolu
zione spirituale di indipendenti nature creatrici, non si
trova altro esempio di un uomo dotato di originalit pa
rimenti profonda, che sia rimasto cos tenacemente sotto
l'influsso di un genio di tutt' altra natura e di prepo
tente forza, e sia cresciuto del tutto alla sua ombra. Ora,
difficile trovare un pi esatto criterio di misura per
la interiore ricettivit, e insieme anche per la sicurezza
ed energia della capacit creatrice, della relazione, che
') Della lettera parla la Vita Marciana, p. 427, 18 Rose (Pa.
Ammon., p. 438, 13 ; Traimi, lat., p. 443, 12). La notizia dell'et
di 17 anni non deriva dalla stessa fonte, ina si trovava combinata
con la notizia tratta dalla lettera gi presso ibiografi alessandrini:
cfr. per ci Dionys. HaLic., ad Amiti* 5 >(728 R.).
12 IL PERIODO ACCADEMICO
lega le forze e per ci stesso le chiama alla luce, con un
grande maestro e con la forza spirituale che attraverso
di lui obiettivamente agisce, e a cui il giovane consacra
l'amore della sua giovent e la sua prima dedizione,
fino al tempo in cui, fattosi maturo al contatto con essa,
se ne separa. questo il tema dell' interiore evoluzione
di Aristotele. All' esperienza del mondo platonico, e alla
crisi ond' egli pass da quella a se stesso, egli deve la
straordinaria tensione dell' intelletto, la cui elastica ra
pidit pone il~suo pensiero a un grado pi avanzato ri
spetto a quello dTTlatone, nonostante la differenza spe
cfica tra
ljiua genialit limitata e quella illimitata del
maestro. E, d' allora in poi, discendere da quel grado
vale quanto girare all' indietro la ruota della Necessit.
Non lecito considerare la relazione filosofica di Ari
stotele con Platone, secondo quanto fino ad oggi si pur
"smpre" ftcttocome~n' adesione intellettuale a certi prin
cipi del maestro e un dissenso da certe altre parli della
sua dottrina, all stesso modo incui si pu concepire la re-
lazione di uno'dTerno pffessoT di fil'Mfia''cn Knt. In
vero, proprio il rilievo del carattere incomparabile della
natura di Platone e del suo plastico filosofare ha fatto
sorgere dubbi circa la comprensione di Aristotele per il
suo modello. Appunto ci che in Platone forma, appa
rizione, mito, deve (secondo questa opinione) essere stato
trascurato da Aristotele. La sua critica sembra quasi 11011
colpire Platone, in quanto non tocca per nulla questi lati,
pure essenziali alla sua natura. Nella sua astrattezza, essa
sembra una [iev<4J3acris
et?
XXo og. Ma quanto miope,
anzi scolastica, una simile accusa'. Inpi di un luogo
Aristotele fa comprendere che egli prima di passare alla
critica stato chiaramente consapevole proprio di que
sta natura dello spirito platonico. N altrimenti avrebbe
potuto essere, in un uomo in cui onoriamo il creatore
della psicologia e della sua applicazione a fenomeni spi-
l'accademia QUANDO
VI ENTR ARISTOTELE
13
rituali
ed artistici. Proprio
lui stato quello che ha
coniato
per primo
brevi e calzanti parole per
designare
in
Platone quell' elemento
poetico, che icritici moderni
credono
di aver scoperto.
L'essenza artistica del dialogo
platonico stata dajui definita
piesattamente
chjlalla
maggior parte
dijquellu
Egli nonhamai creduto di esau
rire, con la sua critica_.dellg-j
MS
Ita logiche ed ontolo
giche della dottnna.
platonica,.il.suo..sigreificato.
8torico._e...
-
il suo universale contenuto.
Tutto ci evidente, e non
ha bisogno dell' attestazine
delle sue stesse parole, per
chiunque sa come Aristotele non si avvicin affatto, ini
zialmente, con fredda intelligenza critica al mondo
della
filosofia platonica, ma anzi rest per lunghi anni domi-
nato dall'enorme
suggestln~dil
sua figura.
Ma altro
comprndere nella sua natura un mondo
.cos
complesso, ..
composto delle pi varie_forze spirituali
e affatto
singo
lare nella sua individua irwnfestazionecqme.q(ie]lo1.pla-...
tonico, altro volerlo imitare e.
proseguire come. sistema..
In_questo_punto
il Invio tra l planismo
fecondo e
il platonismo sterile. Sterile
l'estetizzante
mendace,
scimmiesca contraffazione dell' unit spirituale
di Pla
tone, il verboso culto dei
simboli e termini a lui
cari-, fe-
eondo illavoro intorno
ai suoi problemi, al quale Pla
ton?"stesso aUribTace' il
vatre"7massirno'
Ed esso con
duce necessariamente oltre di lui. Fecondo anche 'di
ventar consapevoli, insieme con Aristotele, merc la con
siderazione dell'antitesi
tra la scienza moderna
e la non
pi
riconquistabile unit
spirituale di Platone,
del carat
tere
unilaterale, se anche tanto necessario, del nostro pen
siero. In tempi diversi, Aristotele ba assunto rispetto a
questo
problema una posizione
diversa. A iniziali
tenta
tivi d' ingenua imitazione
e continuazione del modello
platonico segue un periodo in cui egli ha imparato
a
distinguere tra l'essenza eterna dell' eredit platonica
e
gli elementi temporali,
individuali e perci irripetihir
14 il periodo
accademico
della Bua formulazione, che egli cerca di eliminare, pur
sforzandosi di conservare fedelmente quell'essenza. La
filosofia di Platone diviene ora per lui, da compiuta for
ma, materia
pe7"qurcs'dihuqvo_ pi alto. La presa di
posizione
.risnetto-a-n
che,
con tutta l'animargli ha t-
tinto da Platone,
si__estende attraverso l'intera opera"
dlia sua vita, il filo conduttore della sua stessa evo-
I luzione. Essa fascia inlravvederc un progressivo sviluppo,"
: attravrso icui diversi stadi dato seguire chiaramente
I
il processo onde il nocciolo essenziale del suo pensiero
si libera dalla corteccia. Anche le ultime creazioni re
cano in s, in certo modo, la traccia e il sigillo dello
spirito platonico, ma in grado pi esiguo che quelle di
pi antica et. concetto aristotelico dell'evoluzione
pu esaere applicato a lui stesso: la nuova forma, che
vuol realizzarsi nel divenire, si afferma vittoriosamente
contro l'opposizione di una materia, per quanto grande
sia il valore intrinseco a questa. Essa cresce e trasforma
quella dall'interno secondo la sua legge, imponendole la
propria figura. Come la tragedia si sviluppa dal diti
rambo facendogli subire varie modificazioni, finch essa
raggiunge la 6ua pi propria natura
(loe xijv iauzijc
cpoLv), cos Aristotele giunto dall' elaborazione della
filosofa platonica alla formazione di se stesso. La storia
della sua evoluzione presenta, coi suoi documenti esatta
mente determinabili, addirittura una scala del graduale
processo in tale direzione, anche se egli non riusc, in
molti punti, ad andare al di l del compromesso. Intali
puntici suoi scolari lo hanno spesso capito, pi tardi,
meglio di quanto si fosse capito egli stesso, cio hanno
cancellato 1' elemento platonico e cercato di conservare
quello puramente aristotelico. Ma ci che specifica-
niente aristotelico proprio soltanto lajmetjji Aristo
tele. Gli scolari non capirono questo: egli ne rimase
sempre consapevole.
l'accademia QUANDO
VI ENTR ARISTOTELE 15
L' Accademia, in cui Aristotele entr nel 367, non era
pi quella dei tempi del Simposio, attorno alla cui tavola
Platone, nel tumulto dell' entusiasmo, poteva pensar radu
nati iprincipi delle arti e delle scienze e irappresentanti
della giovent ellenica, per udire dalla Locca della veg
gente
il grande mistero della nascita dello spirito da Eros.
L' essenza_del pensiero di Platone,non coincideva pi, gi
da lungo tempo, col simbolo_
che_e380__gi jera .creato-nelle
opere della giovinezza, nella centrale figura filosofica, di
Socrate. Ilsuo contenuto e il suo metodo oltrepassavano
ampiamente la cerchia dei problemi socratici. Ci che_So;....
crSe era stt"per"PItri' " per la primitiva scuola.pla:,,
tonica, ArBtotIe"pvT"sentirlo ormai solo attraverso Ia__
lettura, e non pi per l viv'presenza vitale dello spirito
socratico, nell' "Accademia del decennio tra il e. iL?50
Testimoninz'gi' clssiche di un'ormai conclusa stagione
del maestro, il Fedone e il Gorgia, la Repubblica e il
Simposio sovrastavano come calme divinit alla realt
operoga della scuola. Chi fosse stato, da lungi, allettato da
esse a godere la personale presenza di Platone, restava
certo meravigliato che in seno a quella Bcuola filosofica
non si celebrassero misteri. Da quelle opere emanava,
e splendeva lontano, una forza trasformatrice, una se
riet nuova.
Questa
trov Aristotele anche nell'Accade
mia. Ma le classiche dottrine platoniche delle idee, del-
l'unit e della molteplicit, del piacerete del dolore,
dello Btato, dell' anima e della virt, non erano affatto
reliquie intangibili per le~"discussion.iIlegli-SColrL--ma.
venivano senza tregua esaminate,
difese.e, modificate, con
acuta distinzione dei concetti e minuziosa indagine della
loro logica capacit. Decisivo era poi ilfatto che a questa
comune opera di pensiero partecipassero anche gli sco
lari." Le figure e imiti dei dialoghi erano, e rimasero, la
pi peculiare "e Irripetibile creazione di Platone; all'in
contro, la discussione dei concetti divenne il principio che
16 IL PERIODO ACCADEMICO
pi tipicamente determin il carattere dell'Accademia
accanto al suo motivo religioso, giacche soltanto questi
due elementi dello spirito platonico potevano esser tra
smessi a una tradizione.,,
Quanto maggiore fu il numero
dglscoIaxT che egli attir a s, tanto pi forte divenne
la preponderanza di quella rispetto al Iato artistico della
sua natura. La compressione _che_ il dialettico esercit
sul poeta aveva certo, in Platonej un fondamento pro-
prio nell'affettiva compresenza di tali forze contrastanti,
ma fu
soprattutto la_scuola a condurlo irresistibilmente
in quella direzione.
Per T orientamento spirituale di Aristotele decisivo
fu il fatto che proprio al tempo del suo ingresso nel-
l'Accademia cominciasse a svolgersi quella trasforma
zione cos grave di conseguenze, con 1' elaborazione della
.pi tarda dialettica platonica. Grazie ai progressi della
pi moderna indagine platonica possiamo seguire anche
con precisione cronologica questo processo nei grandi
dialoghi metodologici, che Platone scrisse in quegli anni:
_il, Teeteto, Sofista, ilPqlijico,.i)arinenUle,q il
Filebo,
Il dialogo principale di questo gruppo, il Teeteto, fu
scritto poco dopo la morte (369) del famoso matematico
di cui esso onora la memoria1). Esso tanto pi carat-
') Per gl'indizi cronologici esterni cfr. gli argomenti deri=ivi
di Eva Sachs, De Theaeieto Atheniensi mathematica (Diss., Berlino
1914), p. 18 segg. 'La prova di maggiore evidenza naturalmente
fornita dalle analisi stilistica e filosofica, entrambe confermami
g' indizi esterni di tarda composizione. Non e' ormai pi nessuno
che voglia porre al principio dell'evoluzione
platonica, quale dia
logo elementare, (come pur faceva ancora lo Zeller) il Sofista,
che approfondisce in senso positivo il problema del Teeteto e che,
come ilPolitico egualmente connesso a questo ciclo, conserva anche
la medesima cornice scenica. Le fondamentali ricerche del Campbell
sono state accolte in Germania soltanto tardi, ma sono state in
compenso confermate in ogni lato dalle indagini pi recenti. Deci
siva per ci la storia dello sviluppo della dialettica platonica, che
d'allora in poi si fece strada: cfr. soprattutto le Studicn zur
Entwicklung der platonischen Dialektik (Breslavia 1917 [2" ed. am-
pliata, Lipsia 19311) di J, Stcnzcl, a cui devo non poco:
L'ACCADEMIA QUANDO VI ENTR ARISTOTELE 17
teristico per lo spirito dell' Accademia nel tempo in cui
vi entr Aristotele, in quanto in esso e nei dialoghi se
guenti
(
Sofista
, Politico) il paziente lavoro della scuola,
che nelle opere del periodo classico appariva quasi com
pletamente superato, comincia a costringere al proprio
servizio l' intera opera letteraria di Platone, lasciando
cos un quadro della sua fatica, in cui non manca alcun
tratto importante. Essenziale per la comprensione_di Ari
stotele e della sua relazione con Platone che non si
parta dalia vaga idea complessiva
di Platone e si
pnga al suo luogo il ben definito concetto dell' astratto.,
e metdlgccf prodo ultimo della filosofia platonica,
iniziatosi nel 369. Con essa era indicato cT'Aristotele un
orientamento" preciso, ed aperto alla sua speciale pre
disposizione un campo di fecondo lavoro originale.
L' attitudine del puro ricercatore, che distingue Art-
stotele'dH'praLi'co'empirismo'dlia socratica dallo
spi
rito riformatre' del primo Platone, e ilcarattere astratto
"dT"suo
pensiero,
che lo mette in contrasto con la pla
sticit artistica di quelloj non sono tratti che fossero pro
pri soltanto
alla, sua personalit._.Vi si manifest la ge
nerale tendenza dell'Accademia nel"tempo
in cui egli le
appartenne, neetoj.
l'apoteosi,di,..questo,
.non
socra
tico ideale di filosofo del tardo periodo platonico.
N.ella
rappresentazione
del
filosofesche
1' episodio, del dialogo
pone in bocca a Socrate, il filosofo non appare
simile a
quest'
ultimo
quale
con storica fedelt era stato caratte
rizzato nell' Apologia,
bens al tipo del matematico so
litario, icui tratti hanno palesemente contribuito a de
terminare il nuovo ideale teoretico.
Nondi
ci che sta
iu cielo o sotto la terra, ma solo dell'.uomo
si era dato
penser Scrate. IlTeeteto chiama invece 1' anima filo
sofica "YlofpsTpca e arpovojiouaa *)". La. realt pros-
') Theaet., 173 E-174A.
2.

W. Jaeodi;, iim/olel.
IS IL PERIODO ACCADEMICO
sima le appare indifferente: essa disprezza il pratico
tendere ed operare, cio proprio la vita di quegli uo
mini tra cui Socrate aveva cercato .diVpreferenza i.auoi
ascoltatori, ed erra in lontananze sublimi, secondo la so
lenne espressione attinta a Pindaro.
Nel Teeteto si accenna gi, con ciliare parole, anche
alla prossima apparizione del Parmenide, che con molta
probabilit stato scritto prima ancora della continua
zione del Teeteto, cio del
Sofista
e del Politico, ed era
quindi forse gi pronto quando Aristotele entr nella
scuola : in ogni caso, non venne alla luce molto pi tardi.
Non verosimile che, in cos giovane et, Aristotele ab
bia senz' altro preso, nella nuova cerchia, l'iniziativa di
un sovvertimento capitale, quale gli attribuiscono coloro
che fanno risalire a lui le obiezioni di questo dialogo
contro la i.ottrina delle idee. II dialogo attesta quanto
l'Accademia, gi primardi .Aristotele, avesse proceduto
nella critica.delle.ibride propriet ontologiche ed astratte
"3eIIe*'idee: la distinzione delle ime dalle altre non po
teva "essere a lungo evitata. Platone credeva, certo, di
\
| poter "dominare"le difficolt, ma riconobbe come giusti-
\
I
(
beata, in linea di principio, la faticosa indagine logica
1 1
ij
ed ontologica delle idee quale compiuta in questo
dialogo e nei seguenti, e apr con ci egli stesso la via
alla successiva evoluzione. Difficilmente, invece, si po-
ijtrebbe riconnettere la speculazione aristotelica al Fe- 1
( done o alla Repubblica e alla loro dottrina delle idee.
La relazione di Platone con segnalati matematici del
suo tempo, come con Teeteto e Teodoro, opposti rappre
sentanti della generazione giovane e fornita d' interesse
filosofico e di quella vecchia, capacissima nel suo campo
ma intollerante di filosofia, ha non senza ragione lasciato
le sue tracce proprio in un',opera, che apparve, in...quel
tempo. Circa il 367 anche Eudosso di Cizico venne ad
Atene con la Bua scuola, per discutere con Platone e coi
L'ACCADEMIA QUANDO VI ENTR ARISTOTELE 19
suoi discepoli problemi che agitavano gli uni e gli altri 1).
Fu quello un avvenimento sensazionale, e d'allora in poi
vediamo costantemente in relazione con l' Accademia
membri di quella scuola di matematica e di aslronmiaV_
.
come
Eicone7~~Ateneo
ed altri. Gi nella Repubblica
dato osservare l'efficacia della nuova scoperta
Jella
ste-
remetri'Sp'operata tla Teeteto._Dai tempi del soggiorno
di Eudosso l'interesse per inuovi tentativi della scuola
cizicena, diretti a spiegare imovimenti irregolari dei
pianeti con semplici presupposti matematici, occupa un
posto dominante nel pensiero di Platone e nei suoi se- .
guaei. Ma anche altri impulsi spirituali provennero da
\\
Eudosso: l'orizzonte geografico e storico-culturale si
ampli enormemente. Eudosso rec con s ima pi esatta
conoscenza dell'Asia e dell' Egitto e rifer, per personale
esperienza di molti anni, circa lo stato della scienza astro
nomica di quelle regioni. Anche per_i.problemi..etici, gli
si era debitori: la questione, pi tardi cos decisiva per
1' etica aristotelica, dell' essenza e
del.
significatp_del pia
cere e del dispiacere, port negli ultimi anni della vita
di Platone a un grande "dibattito accademico, a cui_prc-
sero parte Senocrate, Speusippo e
Aristotele. .con.scritti
Ttspl ijSoviic, e To stesso Platone col Filebo. Aristotele,
che conobBiTEudosso~fin-daT pfincipi~(ll suo soggiorno
all'Accademia, tratteggia la sua impressione personale,
ancora molto tempo dopo, con schietto calore, quando
ricorda l'influsso che da lui gli deriv. Eudosso discusse
') La congetiura del Tannery {Histoire
de l'astronome, p. 296,
n. 4) confermala dalla Vita (p. 429, 1 Rose), secondo la quale
Aristotele enlr nell'Accademia al tempo di Eudosso. Qualche com
pilatore lia, cio, frainteso l'indicazione cronologica e preso Eudosso
per un arconte. Nella fonte era soltanto rilevata la coincidenza tem
porale dell' ingresso di Aristotele con la presenza di Eudosso. Cfr.,
sulle tracco di J. Jacoby, E. Sachs, op. cit., p. 17, n. 2.
20 IL PERIODO ACCADEMICO
.lanche
la dottrina delle idee e propose una modificazione
'
del loro concetto 1).
E, in generale, la scuola platonica prese sempre pi
ad attirare personalit straniere, e delle pi diverse atti
tudini spirituali. Iviaggi avevano condotto Platone in
stretto contatto con ipitagorici della cerchia tarentina
di Archita, il cui influsso si estendeva fino alla Sicilia.
Col fioriva allora la scuola medica di Filistione, la cui
efficacia oltrepassava anche iconfini dell' isole, onde de-
v'esserne fatto idealmente dipendere p. es. uno scrittore
e medico come Diocle di Caristo d' Eubea. Con FilBtione
Platone dev' essere etato in rapporto.
L' autore della co
siddetta seconda lettera platonica sembra abbia avuto
notizia della Bua relazione con lui, e probabilmente an
che di un invito di Filistione ad Atene. In ogni modo
dietro iltarp? SixsX?
arc y;, non altrimenti desi
gnato, della cui annoiata presenza alle sottilizzazioni con
cettuali degli Accademici parla un comico contempora
neo, si cela, se non Filistione stesso, una reale persona
lit della sua scuola 2).
Questo
racconto pu del resto mo
strare come Platone curasse s d' intrattenersi con dotti
di ogni disciplina, ma il risultato si restringesse sovente
solo alla scoperta dell' abiss invalicabile che separava
la scienza ionico-siciliana da ci che per scienza inten
deva Platone. L' ampiezza con cui il Timeo fa uso dei
J) Per le opinioni di Aristotele circa ilcarattere e la teoria edo
nistica di Eudosso v, Etilica Nicorn., K 2; circa la sua proposta di
trasformazione della dottrina delle idee Metaphys., A 9, 991 a 17 e
il secondo- libro del IIspl (fr. 189 Rose), dove la trattazione
era pi ampia ed erano contenuti gli argomenti in contrario, poi
conservati -da Alessandro nel commento al luogo citato della Me
tafisica. Eudosso voleva concepire la methexis come immanenza
Ielle idee nelle cose, ed era in ci combattuto aspramente da Ari
stotele. 'Che essa costituisse allora il problema pi dibattuto risulta
del resto anche dai dialoghi platonici pi tardi.
s) Epicre.te, fr. 287 Kock. Cfr. M. Wcllmann,
Fralmente
der
sikelischen Ante (Berlino 1981), p. 68, e ilmio articolo Dos
Pneump
im Lykeion (in Hermes, XLVIII). p. 51. n. 3.
l'accademia QUANDO VI ENTR ARISTOTELE 21
risultati della pirecente medicina, matematica ed astro
nomia, non deve nascondere la sovrana libert con la
quale Platonesi comporta rispetto alla materia onde crea
poeticamente la sua cosmogonia.
Comunque, nella scuola dell' ultimo Platone fu sotto
posto
a riflessione e discussine
incassai
ricco materiale,
e un Aristotele poteva bene, in' tale ambiente, imparare
a valutare da. s_il_smfica_to jelle realtmgoler_che
pi tardi divennero tanto essenziali per ilsuo metodo di
ricerea.~Tuttavia non si dovrebbe parlare,"" coin"ggi si
fa comunemente 1), di un' organizzazione delle scienze
nell' Accademia. Le moderne accademie e universit non
possono far risalire la loro tradizione a Platone, da cui
era lontanissimo il pensiero di un' unit sistematica di
tutte le scienze, e ancor pilontano quello di una realiz
zazione pratica di tale unit in un' organizzazione enci
clopedica delle discipline scolastiche ai fini dell' inda
gine dottrinale. Le scienze della medicina, della mate'
malica, dell' astronomia, della geografia e dell' etnologia.
igrandi complessi dell' archeologia e della storia, delle
arti retoriche e dialettiche, per ricordare soltanto itipi
pi notevoli dell' indagine greca, si sono sviluppate cia
scuna per s, nonostante che in certe occasioni si trovas
sero riunite in singole personalit, e anche allora con-
ducevano indisturbate una vita autonoma. L' idea di ve
der connessa in un universale sistema delle scienze la
loro matematica con la ricerca, condotta da alcuni sofisti,
dell' archeologia o della storia della cultura greca, sa
rebbe apparsa molto singolare a un Teodoro o a un Tee-
teto. Anche imedici restano affatto indipendenti. Una
figura d' eccezione Democrito, e pi tardi Eudosso, che
in certa misura anticipa il tipo aristotelico.
Quest'
ul-
*) Sin dal tempo dell'articolo, divenuto celebre, di H. Usener
in Preussische Jahrbiicher, LIII (1884), ristampato in Vortr'ge und
Auh'ize,
n. 69. ...... ...
22 IL PERIODO ACCADEMICO
timo fu un prodigio di versatilit e un matematica e
astronomia con geografia ed etnologia e con studi me
dici e filosofici, conducendo ricerche originali nei primi
quattro campi di indagine.
Quanto
a Platone, tutto il suo sforzo era esclusiva
mente orientato verso 1' ente . Se si vuole inserirlo
neir_ft3n"d"6l"*pehsiro greco, egli prende posto
tra
irappresentanti dell' indagine__crca 1' oola, a cui
.
egli
diede un nuovo orientamento con la dottrina delle idee,
e che anzi risuscit senz' altro a vita nuova. Dalla teoria
delle idee non si pu dire che egli discenda alla molte
plicit, al mondo empirico, perch la sua ricerca mira
soltanto all'unit e al soprasensibile. E direzione della
sua indagine parte dal mondo dell' apparenza e procede
verso l'alto. Solo per le esigenze della speculazione
concettuale egli giunge_all'_elaborazione.deljnietodo della
divisione logica, che pi tardi acquista in Aristotele cos
enorme importanza per" il dominio empirico tanto del
regno animale e vegetale quanto
del mond dello spirito.
Vr"p'r~Platone non si tratta ancora dell' ordinamento
' sistematico delle realt singole, che per lui giacciono al
di sotto della sfera dell' eidos e sono assolutamente
! rceipov, e quindi inconoscibili. Per Platone il concetto
!
dell'individuo (ttojiov) quello dell' eidos pi basso e
|
non ulteriormente divisibile, che per lui designa illimite
l tanto della scienza quanto del concetto d realt, nella
direzione del mondo apparente. Le molte divisioni lo
giche di piante e di altre cose, di cui parla il comico
Epicrate e che apparivano agli estranei come l'elemento
pi caratteristico e straordinario nell' attivit degli Ac
cademici (anche la grande opera di Speusippo, intito
lata Le somiglianze, sembra non avesse per argomento
che quelle) non erano compiute per interesse alle coso
in s, ma per conoscere le relazioni logiche dei concetti;
e fu in tal senso che allora apparvero
nell' Accademia
l'accademia QUANDO VI ENTR ARISTOTELE 23
anche libri di ogni sorta col titolo di Divisioni. Nella
divisione delle piante si mirava a una positiva botanica
tanto poco quanto Platone, nel Sofista, intendeva di stu
diare isofisti nella loro realt storica J).
La via, che da queste divisioni della realt esistente
conduceva al progetto di una scienza unitaria, e pur di
visa in tante scienze particolari per quante parti si da
vano della realt (5v), non era pi molto lunga; ma a
tale conclusione si giunse solo quando il concetto ari
stotelico della realt ebbe soppiantato il concetto tra
scendente dell' essere platonico2). Degno di riflessione
comunque il fatto che solo merc la filosofia concettuale
degli Attici e il loro gusto per le divisioni logiche l'idea
di una superiore connessione sia stata importata nelle
singole scienze, che si erano gi sviluppate indipenden
temente. ormai quasi impossibile calcolare, caso per
caso, ivantaggi e idanni arrecati dalla realizzazione di
quell' idea. Certo sono stati, gli uni e gli altri, notevol
mente grandi. Una completa compenetrazione di tutte le
scienze, ciascuna delle quali conserva pure in s una sua
anima e un proprio principio informatore, merc lo spi-
*) Nel frammento sopra citato Epicrate non dice che iPlato
nici si occupassero effettivamente di argomenti botanici: ci su cui
scherza la mania di divisione logica, che d maggiore importanza
alle relazioni concettuali che alle cose stesse:
uspl y.p cpasiug epopipevoi
8isxiPt0V
tj>u>v ts p(ov
SivSpojv ts cpoiv Xadvcuv "ts fvi;,
xSt* il
TOTOIS
Xijt XoXoXVTIjV
ipy;ra?ov
tivoc
iati yivoog.
Qui (Slog non ila Sicura degli animali, bens sinonimo di cpOoij
e di yV0S e termini di schietta dialettica platonica sono anche
quelli del definire, dividere, esaminare iconcetti. Ifram
menti degli "Opoia di Speusippo si trovano ora raccolti in P. Lang,
De Speusippi Academici scriptis (Dissect., Bonn 1911). Gi il titolo
mostra a che si mirasse in quest' opera.
*) Arist., Metaph., I" 2, 1004 a 2: looaOta pipi] cptXoaocpEag
istlv Soamsp al oatat.
i
!
1
24 IL PERIODO ACCADEMICO
rito universale di una determinata filosofia, non si mai
tradotta in realt in periodi di vivace sviluppo dell'in
dagine scientifica. Una parziale compenetrazione si ebbe
soltanto quando la filosofia pass al comando di grandi
indagatori, che la permearono dello spirito di singoli e
determinati rami della ricerca scientifica, o per l'inter
vento di nature spirituali di duplice attitudine. Aristo
tele, Leibniz, Hegel sono gli esempi pi significativi, e
tra loro assai diversi, di questo tipo spirituale.
Anche Platone possedeva una particolare compren
sione scientifica per questioni matematiche, in modo da
|
poter seguire gl' importanti progressi che quella scienza
l'i
allora compiva. E lo interessava anche l'astronomia,
per
!
!
quanto in essa era allora accessibile al pensiero mate
matico. Della fisica degli elementi egli si occup seria
mente pitardi, nella speranza di trovare una deduzione
matematica delle differenze qualitative dei cosiddetti eie-

menti di Empedocle, che egli voleva concepire come


meri stati di aggregazione. Per quel che riguarda il
! mondo fenomenico, egli rivolse altrimenti la sua atten-
zione solo al campo della medicina e a quello etico-
politico, in cui, specialmente per la composizione delle
Leggi, mise insieme un ampio materiale concernente il
diritto penale e la storia della cultura. La tendenza allo
studio delle realt singole cade..qu.in.di nel periodo,incui
Aristotele era membro, della scuola. L'impulso spirituale,
ebe questi trasse da quelle nuove fonti di storia della
politica, s' intrawede nelle numerose coincidenze della
sua Politica con le Leggi di Platone. Per gli studi mate
matici, particolarmente esercitali nell'Accademia, gli
mancavano disposizione e inclinazione, appena si uscisse
dall' elementare. Per il dominio della natura organica,
in cui doveva poi manifestarsi la sua peculiare genialit,
egli non trovava invece nell'Accademia alcun impulso
spirituale.
L'ACCADEMIA QUANDO VI ENTR ARISTOTELE 25
Per quanto
fruttuoso e duraturo per la sua filosofia
sia stato l'influsso che sul giovane Aristotele esercit il
contatto con il rigoroso e metodico procedimento delle ;
diverse scienze, e per quanto quel procedimento debba :
essere stato congeniale alla sua natura, pi forte di tutti
questi influssi fu tuttavia per lui quello della personalit
di Platone, il cui spirito introspettivo e plastico sovra
stava a quei fecondi campi di ricerca. Esso attrasse, d'al
lora in poi, tutto il suo operoso interesse.
Non abbiamo intenzione d'illustrar qui gl'influssi
che la personalit di Platone esercit sui contemporanei,
o di restringere in ima breve formula la sua posizione
nella storia della scienza. Per uno spirito predisposto
come quello di Aristotele, quest' ultimo problema do
veva costituire il perno di tutto il suo ulteriore atteggia
mento nei riguardi del maestro. Tenendo conto della sua
lontananza da tutta la scienza d' allora e di oggi, si
dato a Platne ilnome'di mstico, e lo si
perci espunto
dal vero e proprio processo
evolutivo dei problemi scien
tifici. Se questa
soluzione sbrigativa dell' enigma fosse
esatta, difficilmente si capirebbe perch egli abbia in
fluito cos profondamente sulle sorti della scienza. Certo, !
gli elementi da cui si svolta 1' opera di Platone ap-
partengono ad altre sfere che a quelle della laxoplct, ionica .
o dell'intellettualismo illuminato dei sofisti, le quali]
nonostante la grande lontananza che le separava, appa
rivano allora senz' altro come le forme della scienza.
Ilprimo di quegli elementi, la <ppivrjot; di Socrate, era
solo esteriormente simile al razionalismo dei sofisti, e
aveva la sua intima radice nel dominio, sin allora igno
rato dalla scienza e dalla filosofia greca, dell' assoluta
consapevolezza morale. Essa esigeva un nuovo, metem
pirico concetto dell' intuizione interiore.
Quando
Pla
tone poneva ad oggetto
della socratica cpevTjats
un es
sere soprasensibile e concepiva questo come forma ,
26 IL PERIODO ACCADEMICO
introduceva nel mondo del pensiero socratico due ulte
riori elementi, che erano estranei alla scienza d' allora.
L' uno era 1' eidos, il risultato di una lunga evoluzione
artistica e visiva dello spirito greco; l'altro era la specu
lazione concettuale circa l'ocfa, che da lungo tempo era
stata messa in tacere e a cui egli diede nuovo nutrimento
col problema dell' uno e dei molti e vivace contenuto in
tuitivo con la concezione delle idee. Se consideriamo poi
come quarta forza il dualismo del mito orfico dell'anima,
a cui Platone era incline per innata vocazione e che
piantava forti radici nel terreno del nuovo e soprasen
sibile concetto dell' essere, e vi aggiungiamo l'energia
creatrice di miti della fantasia platonica, non difficile
farsi un' idea del modo in cui Platone doveva influire
sui comuni uomini di scienza del suo tempo come una
mescolanza di noeta, maestro di virt, critico e profeta,
alla quale non apportava essenziale modificazione nean
che ilrigore con cui egli si legava ai ceppi del suo nuovo
metodo. Ma se vero che, con tutto ci, sulla personalit
platonica facevano perno quelle di Teeteto, di Eudosso
e di Aristotele, cio dei pi geniali pionieri della ricerca
scientifica che abbia prodotto il quarto secolo, ecco che
condannata la prudenza di chi, per insufficiente idea
della complessit delle vie dello spirito, vorrebbe can
cellare dalla storia della scienza il pi fecondo rivolu
zionario del pensiero filosofico, solo perch egli non ha
messo innanzi nuovi fatti e risultati, ma scoperto affatto
nuove dimensioni dello spirito.
Tanto a un Aristotele quanto a un Eudosso non po
teva restar celato come nell' opera filosofica di
Platone
fossero fuse insieme la scoperta di oscure regioni del
l' anima, nelle quali non era ancora penetrato l'occhio
di alcuna conoscenza oggettiva, e specifici
ritrovati
scien
tifici ed elementi mitologici. La necessit di questa fu
sione non era affatto dipendente dalla sola inclinazione
L'ACCADEMIA QUANDO VI ENTR ARISTOTELE 27
soggettiva di creatore, bens era una formazione stori
camente determinata, icui momenti furono designati pi
tardi da Aristotele con comprensione egualmente pro
fonda Bia nel senso prammatico che in quello personale.
In un primo tempo,
tuttavia, egli s' immerse con tutta
l'anima nelle totalit di quel mondo incomparabile, come

dimostrano i resti dei suoi primi scritti; e proprio


;
gli elementi non scientifici della filosofia platonica, quello
metafisico e quello religioso, segnarono nel suo spirito
'
1' orma pi profonda e duratura.
Questi
influssi dovet
tero incontrarsi, in lui, con una capacit ricettiva parti
colarmente acuta. L' ulteriore complesso dei suoi pro
blemi si svilupp, per la massima parte, dal contrasto in
cui quelli lo posero pitardi con la sua disposizione me
todica e scientifica, e la loro forza dimostrata nel
modo migliore dal fatto che egli non ne fece mai getto,
pure avendo proceduto, in ogni campo scientifico, oltre
ilimiti platonici. II giovane Aristotele cerc e trov in
Platone la guida per ima nuova vita, proprio come quel
buon contadino
corinzio, di cui egli, nel suo dilogo
Nernto, racconta come ..dalla lettura del Gorgia'-di Pla
tone fosse stato spinto ad abbandonare I' aratro e a cer
care e seguire il maestro.
Platone ha chiarito, nella settima lettera, come l'eser
cizio del bene sia strettamente connesso con la sua cono
scenza. La conoscenza, a cui Socrate attribuiva la capa
cit di render buoni gli uomini, diversa da ci che di
solito ha quel nome nella scienza. Essa un sapere crea
tivo e accessibile soltanto all' anima, che abbia affinit
1
di natura con ci che dev' essere conosciuto, il buono, il
giusto, il bello. Nulla negato con tanto appassionata
energia da Platone, anche nella sua pi tarda et, quanto
il principio che 1' anima possa conoscere ci che giusto
senza essere essa stessa giusta1). In ci, e non nel-
')
Plat- *D.. VU. 3U A-
IL PERIODO ACCADEMICO
l'organizzazione delle scienze, era il significato della fon
dazione dell'Accademia platonica. Tale significato si man
tenne vivo fino all'ultimo, come dimostra la lettera della
vecchiaia di Platone: lo scopo quel3o della convivenza
(auffjv) delle persone elette, le
quali, allevata la loro
anima nel bene, possono per la loro superiore attitudine
spirituale divenir partecipi di quella conoscenza con
clusivamente illuminante, della quale Platone dice che
il commercio con essa non gli sembrava alcun bene per
la massa degli uomini, ma solo per quei pochi che, con
piccolo avviamento, erano capaci di trovarla da s3).
') Plat., epist. VII, 341 C-.
IL
LE OPERE GIOVANILI
Aristotele ha scritto una serie di opere dialogiche, ai
cui resti purtroppo non si pensa come si dovrebbe. Ci
accade nonsoltanto perch in genere si preferiscelasciare
ai filologi la noia dello studio dei frammenti, ma anche
per la persuasione, saldamente stabilitasi fin dalla tradi
zione della scuola peripatetica, che ilvero e proprio Ari
stotele sia quello dei grandi trattati dottrinali. Eppure
anche per 1' esatta comprensione di questi ultimi e della
loro posizione c' molto da imparare dai resti dei dia
loghi perduti. Sarebbe gi una notizia della pi alta im
portanza,
se in virt di quelli potessimo stabilire, circa
la relazione delle due specie di scritti, il solo fatto che i
dialoghi composti secondo il modello platonico cadano
quasi tutti nella giovinezza di Aristotele, e che nella pi
tarda et egli si sa di conseguenza astenuto quasi del
tutto dall' attivit letteraria. Icosiddetti scritti dottrinali
non sono infatti che il sostrato scritto di una vasta atti
vit didattica e scolastica. Certo, anche questa regola ha
le sue eccezioni. L'Alessandro o Sulla colonizzazione de
v'essere, stando al titolo, un dialogo, la cui data cade nel
tempo in cui la politica asiatica del Re, non condivisa
30 IL PERIODO ACCADEMICO
da Aristotele, gli faceva sembrare desiderabile una pub
blica scissione da Alessandro in cospetto al mondo elle
nizzato.
Questo ritardatario dunque venuto in luce per
una particolare occasione giornalistica. Lo stesso pu
direi, mutatis mutandis, della silloge delle 158 costitu
zioni, la quale, come ha mostrato la Costituzione degli
Ateniesi, era di proposito destinata al pubblico e scritta
instile chiaro e vivace. Nonostante queste eccezioni, re
sta valida la regola che Aristotele, nel corso della sua
evoluzione, modific in maniera decisiva la sua opinione
circa ilbisogno che la scienza avesse di esposizione lette
raria, e circa la relazione dell' attivit letteraria con
quella della vera e propria produzione scientifica.
In Platone elemento primario, in origine, l'intento
costruttivo e plastico. Egli non scrive per esporre il con
tenuto della sua dottrina.
Quel
che l'attrae il compito
di rappresentare 1' uomo filosofico nel momento dram
maticamente fecondo della ricerca e della scoperta, del
l'aporia e del conflitto. E ci non inun' esercitazione me
ramente intellettuale ma inlotta con tutte le forze, della
pseudoscienza, del potere politico, della societ, delle
proprie tendenze, con le quali lo sprito della filosofia
platonica doveva necessariamente venire inurto. Secondo
l'originaria
intuizione platonica, la filosofia non un
campo di
scoperte teoretiche, ma una riforma di tutti
ifondamentali elementi della vita. Si pensi, per esem
pio, al duello del Gorgia fra Socrate e Callide, rappre
sentante della concezione politica e sociale fondata sulla
forza egoistica, o alla paradossale raffigurazione del fai >.
sofo contenuta nel Teeteto. Coi dotti colloqui di Gior
dano Bruno, di Hume o di Schopenhauer questi dialoghi
hanno in comune soltanto il nome. Platone compone la
tragedia del filosofo. Innessun caso egli espone sotto ma
schera stilistica semplici modificazioni delle sue opinioni
teoriche, come poi fanno isuoi imitatori.
LE OPERE GIOVANILI 31
Nello sviluppo della forma platonica, il gruppo di
dialoghi che inaugurato dal Teeteto, contemporaneo
all' ingresso di Aristotele nell'Accademia, diviso dai
precedenti da un abisso, nello etesso modo in cui, dal
punto di vista del contenuto, annuncia uno spostamento
dell' interesse centrale della sua filosofia nel senso della
metodologia e dell'astrazione analitica1). L'equilibrio
armonico degli elementi artstico e filosofico in queste
tarde opere perturbato a favore del contenuto scientifico.
Nel Teeteto appaiono per la prima volta disarmonie, che
orecchi raffinati avrebbero potuto
chiaramente percepire.
Esse non derivano tanto da un' esteriore disuguaglianza
in fatto di elaborazione formale, quanto dal trionfo del
l'astratto interesse metodologico sull' impeto drammatico,
e dal conseguente svolgimento di nn tema, che procede
per la sua piana e diritta via. Chi capace di avvertire
la peripezia e il groviglio del nodo drammatico anche
nel campo della metodologia e dell' elaborazione di con
cetti astratti, ritrover certo anche qui il Platone co
struttore di drammi. Ma, nonostante ogni acume della
costruzione logica, pur sospetto
il fatto che proprio il
Teeteto sia apparso per lo pi ai filosofi moderni come
il capolavoro scientifico di Platone. Esso si avvicina
molto, nel fatto, a un'opera di critica dottrinale; e non
un caso che proprio nell'introduzione del Teeteto Pla
tone parli del metodo di composizione dialogica da lui
fino allora seguito, per annunciar semplificazioni fondate
')
Il problema della forma stalo posto per la prima volta
in profonda relazione genetica con 1* evoluzione filosofica di Pla
tone da J. StenzeI nella conferenza1 Literarische Form und philoso-
pkischer Gehdll des platonischen Dialoges, pubblicato in Jahresber.,
d. Schlesischen Gesellschajt
fiir vaterl.
Kultur, 1916, e ristampato
nelleStudien zia Enlwicklungsgeschichte dcr platonischen Dialektik,
Breslavia 1917, p. 123 segg. [2* ed., Lipsia 1931, ibidem]. Per idia
loghi pi tardi cfr. il capitolo Die nette Dialoglorm und die neue
Methode, ibid., p. 45 segg.
32 IL PERIODO ACCADEMICO
sul suo intento di dar maggior adito alla chiarezza scien
tifica e all' immediatezza dell'espressione1).
Nel
Sofista
e nel Politico diventano anche pi evi
denti le difficolt in cui la forma dialogica fa ora incor
rere Platone. L'applicazione a un dato concetto del
metodo della divisione, discendente grado a grado dal
l'universale al particolare, in se cos poco drammatica
e cosi monotona, che ilprotagonista del dialogo, nel prin
cipio del Sofista, deve porre isuoi interlocutori di fronte
alla scelta tra ilnon interromperlo troppo spesso o l'ascol
tare una sua esposizione continuata2). Con ci chiara
mente abbandonato il tipo socratico del dialogo maieu-
tico, e riconosciuto che il dialogo si ormai abbassato a
mera elaborazione stilistica e ad ornamento inorganico.
IlTimeo e ilFilebo non fanno eccezioni a questa regola.
Ci che al lettore appare esteriormente come dialogo
qui solo un trasparente velo stilistico, gettato sopra a un
contenuto puramente dottrinale. IlTimeo attinge la sua
possente efficacia a tutt' altre fonti che alla vivacit del
dialogo, e il Filebo i potrebbe tradurre senza difficolt
in un' unitaria e metodica trattazione, gi prossima al
l'Etica aristotelica. Nelle Leggi scompare anche l'ultima
traccia di figurazione drammatica. Si rinuncia consape-
l) Theaet 143 B. Nel Teeteto ancora mantenuta la forma
esteriore del dialogo socratico, e alla maieutica si allude esplicita
mente pi d' una volta. Ma proprio l' insistente riflessione circa la
natura e ilimiti del metodo socratico mostra come Platone si serva
ormai, di proposito, di quell' antica forma solo per la preliminare
elaborazione confutatoria del problema concernente la definizione
della scienza. Lo Stenzel ha giustamente segnalato Io stretto nesso
del Teeteto col Sofista, in cui quei problemi trovano la loro prima
soluzione; e nel Sofista la forma maieutica senz'altro- messa da
parte. Cfr. le conclusive parole di Socrate nel Teeteto (210 C):
-rooorov yp (vov
f/ jir(
txv1
Svarai, 7tXov 8" oSv.
") Soph., 217 D. Certo, si deve ancora parlare, qui, Sitos npg
Irtog.ma a patto che l'interlocutore risponda sempre di si: e quindi
ci non ha pi nulla che fare col dialogo maieutico %atit kiovv
xal nxpiovv, in cui l'interrogante si astiene dall'esporre la pro
pria opinione e soltanto induce l'interrogato a manifestare la sua.
LE OPERE GIOVANILI 33
volmente alla rappresentazione dei caratteri, e il com
plesso non che una conferenza in tono di proclama
zione solenne, tenuta non da Socrate ma da Platone stesso,
lo straniero ateniese *). Gi dal tempo del
Sofista
la figu
ra di Socrate era stata confinata in parti secondarie:
nelle Leggi viene logicamente lasciata del tutto da parte.
Nel Filebo essa affiora ancora per l'ultima volta. Vi sono
infatti discussi problemi che gi aveva proposto il So
crate storico : ma s' intende che essi sono trattati in tut-
t'altro senso. Platone li risolve con nuovi mezzi meto
dici, di cui Socrate non aveva ancora la minima idea.
La distinzione del Socrate storico e della filosofia propria
in quest' ultimo periodo compiuta pienamente da Pla
tone. Anch' essa un intomo del fatto che 1' elemento
scientifico e la generale tendenza al dottrinale e al logico
portano Platone alla crisi. Ilmetodo della classificazione
e dell' astrazione, ultimo frutto della dottrina delle idee,
al quale Platone negli scritti seriori d ilnome specifico
di dialettica, ha intrinsecamente trasformato il dialogo
polemico sviluppatosi dall'arte confutatoria di Socrate,
lo ha svuotato di contenuto psicologico e lo ha confinato
al limite della trattazione scientifica. Su questa via, un'ul
teriore elaborazione non era possibile. La morte della
grande arte del dialogo drammatico, nel suo classico tipo
platonico, era soltanto una questione di tempo: la sua
radice non era pi vitale. Fu questo il momento in cui
intervenne il giovane Aristotele 2).
') L'autore dell' Epinomide ha, in questo senso, una visiono
esalta dello stato delle -cose quando fa (980 D) che 1* Ateniese ri
chiami idue altri personaggi del dialogo a un famoso passo delie
Leggi con le parole, esulanti da ogni illusione scenica, se ve n
rammentate, giacch ile prendeste certo appunti v6nopv}paTa)
.
Qui
siamo senz'altro in piena lezione accademica.
3) Finora non stato compiuto alcun tentativo di riconnettere
il dialogo aristotelico all'evoluzione formale di Platone. R. Hirzel
(Der Dialog, p. 275) non giunge neppure a porre il problema, in
quanto procede adoperando come .criterio un ideal tipo
jedio
del
8. \V. Jaeoek, luUilele.
34 IL PERIODO ACCADEMICO
Tutti gli Accademici scrissero dialoghi, ma nessuno
in cos gran numero e di tanta importanza come Ari
stotele. Hfatto in B significativo per 1' atteggiamento
della generazione
nuova rispetto a Platone. Tutti si son
serviti del dialogo come di ima forma data, senza preoc
cuparsi dei limiti entro i quali una simile imitazione
fosse possibile. Che il dialogo platonico, nel suo classico
fiore, fosse qualcosa di assolutamente irriproducibile, una
creatura nata da un concorso, quale non avrebbe potuto
pi rinnovarsi, di personale energia formatrice, obbiet
tiva necessit di cose ed esperienza individuale, non ap
pariva ancora chiaro ad essi, tanto pi in quanto
iGreci
erano in genere tratti all'imitazione di ci che una volta
si fosse scoperto
. Per gli scolari il dialogo divenne
ora la forma, nella quale la filosofia esoterica acquistava
vita e figura, e per ci ciascuno desiderava di veder poe
ticamente concretata in tali simboli la forza suggestiva
che ad esso veniva dal maestro. Certo, quanto pi si fece
strada l'idea che Platone, nella sua fusione intima di
personalit, vita ed azione, era una grandezza indivisibile,
che non si poteva immediatamente tramandare nella sua
totalit senza incorrere nella rigiditscolastica o nella su
perficialitletteraria, tanto maggiore fu la consapevolezza
con cui si cercarono forme affatto nuove per ilcontenuto
scientifico, che da quel complesso appariva separabile e
quindi tramandabile alla tradizione. Ma questi tentativi,
logicamente, non si riallacciarono ai dialoghi, bens alla
orale attivit didattica. Caratteristico per l'interiore vi
cinanza, e assenza di distanziamento critico, del giovane
Aristotele rispetto a Platone il fatto che egli non si
dialogo platonico e vedendo 11 tipo aristotelico solo' nella sua anti
tesi rispetto a quello. Idue generi di dialogo nascon per lui solo
dalla diversa natura spirituale degli autori, senza che sia tenuto il
debito conto delle condizioni di fatto che contribuiscono a quella
Senesi.
LE OPERE GIOVANILI 35
mise subito per questa via, ma anzitutto prosegu la
tradizione della forma dialogica. Evidentemente, la spe
cifica essenza platonica viveva per lui pi energica ed
oggettiva nel dialogo che in qualsiasi altra forma. Dai
frammenti superstiti dei suoi dialoghi, dalle imitazioni
dei posteri (tra cui particolarmente da ricordare Cice
rone, che a lui si riconnette vivacemente) e dalle infor
mazioni degli antichi possiamo trarre la conclusione che
Aristotele fu il creatore di un nuovo genere di dialogo
letterario, cio del dialogo di discussione scientifica. Con
giusta veduta, vi si poneva fine al giuoco maieutico della
domanda e della risposta, che ormai sussisteva soltanto iti
apparenza, avendo perduto il suo significato organico fin
dal tempo incui dietro ad esso nonsi celavano che
< lun
ghi discorsi . Ma mentre nel vecchio Platone tutto lo
sforzo si concentrava nel porre al luogo del dialogo la
singola esposizione dogmatica, Aristotele manteneva l'an
titesi dei vari discorsi, secondo quanto accadeva di fatto
nella vita scientifica della pi tarda Accademia. Uno de-
gl' interlocutori doveva assumere la direzione del dibat
tito, porre iltema e riassumere infine irisultati. Con ci
eran posti, certo, stretti limiti alla possibilit di carat
terizzare ipersonaggi. L' arte della composizione dei di
scorsi divenne di dominio della retorica e fu elaborata se
condo le esigenze del Fedro platonico. Maggiore efficacia
che la descrizione dei caratteri aveva ora lo spirito com
plessivo del dialogo: e questo aveva piuttosto acquistato
che perduto in fatto di unitaria tonalit suggestiva, pur
avendo sacrificato, in compenso, la sua oggettivit arti
stica. Era quindi soltanto una logica conseguenza quella
che traeva Aristotele quando, nei suoi dialoghi, finiva
per condurre egli stesso la discussione.
Con questa trasformazione non fu certo restituito
al dialogo il suo originario significato socratico, ormai
tramontato per sempre, ma gli fu ridato, come ai suoi
36 Il PERIODO ACCADEMICO
primordi,
un nuovo senso oggettivo, corrispondente
alla
mutazione dei colloqui nei quali esso continuava
ad
avere la sua viva radice. La scherma drammatica delle
battaglie eristiche, la palestra dei Xyoi, avevano ceduto
il luogo alle lunghe disquisizioni e dimostrazioni teo
retiche, procedenti per definite vie metodologiche. Si
pu lamentare questo mutamento, ma esso rispondeva a
un' esigenza obiettiva. Anche Platone aveva riconosciuto
questa
necessit quando aveva abbandonato il dialogo
maieutico e la caratterizzazione dei personaggi. Aristotele
non condusse alla decadenza del dialogo, come crede di
aver accertato la storia letteraria, che non considera le
interiori forze motrici, ma gli fece compiere soltanto
un inevitabile trapasso a un diverso grado di sviluppo.
D dialogo di discussione scientifica soltanto 1' espres
sione del fatto che l'elemento scientifico spezz conclu
sivamente, in Platone, la sua forma, e la ridusse al pro
prio servizio. Non si tratta di un semplice fenomeno
estetico, ma di un processo dello spirito filosofico, che si
crea dall' intimo la propria forma.
Si soliti di riferire le occasionali espressioni dei
posteri circa la differenza specifica del dialogo aristote
lico a lutti isuoi dialoghi: ma ci impossibile, anche
stando soltanto al titolo. L'Eudemo o sulFanima e ilGril
lo o sulla retorica devono essere stati ancora prossimi
al tipo dell' antico dialogo platonico, quale ilFedone e il
Gorgia. Tra iframmenti dell'Eudemo se ne trova uno,
che mostra ancora la tecnica socratica della domanda e
della risposta1). Che Aristotele intervenisse anche inque-
') Arist.,
(ramai.
44 Rose (cito secondo 1* edizione teubneriana,
la cui numerazione dei frammenti diverge da quella precedente
dell' Accademia di Berlino). Non si tratta tuttavia di un metodo
maieutico di domanda e risposta, ma di un procedimento scola
stico in cui chi dev'essere istruito interviene interpellando, e l'altro
LE OPERE GIOVANILI 37
sti dialoghi eome protagonista cosa che va messa in
dubbio. Idialoghi Politico e Sulla filosofia, che occupa
vano due o tre volumi e pei quali ci attestato che Ari
stotele stesso appariva come direttore della discussione '),
si avvicinavano invece evidentemente al tipo della trat
tazione dottrinale, ed erano quindi totalmente diversi.
L'esempio di Platone dovrebbe costituire una sufficiente
avvertenza per non ascrivere ad Aristotele ima forma
rigida e stabilita una volta per sempre. L' evoluzione della
sua opera dialogica fa intravvedere tutti igradi intercor
renti tra il dialogo maieutico e la pura trattazione dot
trinale. Essa si svolge parallelamente alla sua evoluzione
filosofica, o meglio ne l'organica manifestazione.
Altri chiari esempi della relazione che intercorr-e fra
singoli dialoghi aristotelici e platonici possono esser dati
tenendo particolarmente conto del loro contenuto. L'Eu
demo infatti si riconnette al Fedone, ilGrillo al Gorgia,
ilibri Sulla giustizia alla Repubblicaa). Parimenti, il
l) Per Aristotele come interlocutore principale v. iframm. 8,
9 e 78 Rose.
Quest'ultimo
passo (Cicer., ep. ad Quntum
jr.. Ili,
5, I) sembra si riferisca non soltanto al Politico {de praestante
viro) tna anche ai libri ilepi 8ixauo<jvtJs (de republica:dr. la nota
seguente) che Cicerone eertamente conosceva. Gli sforzi di elimi
nare la contraddizione nei luoghi in cui Cicerone parla del
mot Arislotetnis si rivelano privi di ragion d'essere a un esame
non prevenuto dei luoghi stessi. Inad Att., XIII, 19, 4, egli chiama
aristotelico il metodo di far dirigere il dialogo dall'autore stesso;
io ad jam., L, 9, 23, desipia come aristotelico Iostile dialogico
dei
libri De aratore, per quanto egli stesso non vi appaia come pro
tagonista del colloquio. Entrambe le cose sono giuste. Aristotele
stesso non aveva avuto-! principatus intutti idialoghi: nel Grillo
e neli' Eudemo, anzi, non compariva affatto. Aristotelico l'alter
narsi di lunghi discorsi, il metodo di fornire ciascun libro di un
dialogo di un proemio particolare, e anche l'use della .prima per
sona. Ma in nessun luogo sta scritto che un dialogo non possa
essere aristotelico quando non riunisca in s tutte e tre queste
particolarit. Non lecito forzare le testimonianze per costruire
un tipo unitario. La stessa situazione si ripete a proposito della
notizia, che Aristotele abbia combattuto nei dialoghi la dottrina
delle idee.
') Ci pu sicuramente esser dedotto tanto dalla corrispon-
denz. interna di ciascuna coppia dei dialoghi quanto dal fatto che
38) IL PERIODO ACCADEMICO
Sofista, ilPolitico, ilSimposio e il Menesseno dipendono
naturalmente dagli omonimi dialoghi di Platone. NelPro-
treptico, che non era un dialogo, ei pu rintracciare fino
a risonanze verbali l'influsso del protreptico che Platone
diede nel suo Eutidemo. Platone appariva forse anche
come interlocutore nei dialoghi aristotelici. Dipendenza
fortissima si mostra pure nello stile. Sembra infatti che
Aristotele conquisti presto un suo proprio linguaggio,
uno stile che vuol soltanto essere schietto e chiaro, come
naturalmente sgorga dallo spirito di un puro ricerca*
tore a). Ma nel'Eudemo, p. es., venivano narrati dei miti,
e anche altrove non mancavano ornamenti vivaci: nu
merose, e famose nell' antichit pi tarda, erano le com
parazioni, che in parte si ricollegavano a noti modelli
platonici. Nella comparazione degli uomini sotterranei,
che salgono alla luce e contemplano il cosmo, la lingua
di un' energia trascinante. Nel mito di Mida
dell'jEfide-
mo riecheggia lo stile apocalittico delle parole clic pro
nunciano le Parche nell' ultimo libro della Repubblica.
Cicerone celebra 1' aureo fluire della prosa dei dialoghi
aristotelici, mentre in nessun luogo vi si trovano abbel
limenti retorici. Precisi e chiari nel pensiero, alti e vi-
Cicerone si vale insieme, nel De republica, del dialogo aristotelico
e della Repubblica di Platone. E in quest'ultima proprio dal
problema della giustizia he nasce la filosofia dello Sialo. Gi allora
essa doveva avere, come secondo ttolo, quello di lepl Sixaicovsjg:
e ci importante per la genesi dei sottotitoli dei dialoghi pia-
tonici.
')
Delle condizioni del bello stile, stabilite dall'antica relorica,
la dottrina aristotelica riconosce soltanto la chiarezza (Rhct , i",
1404 b 1; 1414 a 19; Poet., 1458 a 18; e cfr. J. Stroux, De Theo
phrasti virlulibm dicendi, Lipsia 1912, p. 30), considerando com
prese in essa tutte le altre. Questo ideale, che non mirava tanto
alla prassi retorica quanto alla creazione di uno stile schietto e
scientificamente evoluto, fu per abbandonato gi da Tcofrasto e
poi da tutta la retorica posteriore. Essi ei accordavano col gusto
del tempo, mentre Aristotele pensava che la scienza fosse una
forza, che non avrebbe lasciata senza modificazioni nemmeno la
lingua.
LE OPERE CIOVANII.I 39
branti nel tono, questi scritti hanno esercitato influsso
sulle personalit pi raffinate della tarda antichit. Della
loro apertura
spirituale documento il fatto che il cal
zolaio Filisco e il cinico Cratete leggano insieme, nella
bottega, il Protreptico, che Zenone, Crisippo, Cleante,
Posidonio, Cicerone e Filone abbiano subito fortemente,
nella loro filosofia religiosa, l'influsso di queste opere gio
vanili di Aristotele, e che Agostino, il quale conobbe il
Protreptico attraverso l'Ortensio di Cicerone, sia stato
condotto da esso alla religione e al cristianesimo 1). Ineo-
platonici vivono nei dialoghi di Aristotele come in quelli
di Platone, e la Consolatio di Boezio fa risuoDare attra
verso ilMedioevo I'ultima eco della primitiva intuizione
religiosa di Aristotele. Dal punto
di vista del valore arti
stico, 1' antichit, pur pregiandoli altamente, non mise i
dialoghi aristotelici senz'altro alla stessa altezza di quelli
platonici. Ma nel movimento religioso dell' ellenismo essi
hanno avuto importanza quasi maggiore di quelli pla
tonici, la cui arte affatto oggettiva non accostava n edi
ficava.
Ma qual' era, in
queste opere, la posizione filosofica
di Aristotele rispetto a Platone? Sarebbe strano che l'in
fluenza del modello si fosse estesa solo al tema e a par
ticolarit dello stile e del contenuto, e nel resto fosse
stato assunto un punto di vista antitetico a quello pla
tonico, come accade nelle opere posteriori. IlSimposio,
il Menesseno, il Sofista, il Politico, sono stati davvero
scritti allo scopo di superare gli omonimi dialoghi pla
tonici e contrapporre ad essi un esempio del modo incui
') Per la lettura del Protreptico nella calzoleria v. il framm. 50
Rose. Per la conversione di Agostino merc l'Ortensio, v. Confess.,
IIJ, 4, 7: ille vero liber mutarit affectum
meum et ad te ipsum, do
mine, mutarit prcces meas et vola ac desideria mea fecit
alia, viluil
mihi repente omnis vana spes et immortalitatem sapientiae concu-
piscebam aestu cordis incredibili et surgere coeperam, ut ad te
redirem (cfr. anche Vili, 7, 17).
40 IL PERIODO ACCADEMICO
si sarebbero dovute trattare le questioni che vi erano
discusse? Si sarebbe, il discepolo, attaccato alle calcagna
del maestro con ostinata e pedante tenacia, per disgre
gare criticamente isuoi lavori uno dopo 1' altro? Prima
di attribuirgli una simile aberrazione nel senso del gusto
e della convenienza, si sarebbe dovuto considerare pi
seriamente 1' altra possibilit, che anche dal punto di
vista filosofico egli non pensasse, in quelle opere, a nien-
t'altro che a continuare l'opera platonica.
La comprensione dei dialoghi ha avuto cattiva sorte
fin dal tempo in cui, per opera di Andronico e nell' et
di Siila, tornarono in luce gli scritti dottrinali. In quel
tempo ancora altamente pregiati e assai letti, essi pas
sarono presto in seconda linea, fin da quando i dotti
peripatetici si accinsero all'esatta interpretazione degli
altri scritti, da troppo tempo trascurati, e scrissero a tal
fine commentari su commentari. Ineoplatonici pregia
rono idialoghi come documenti di un platonismo auten
tico, in opposizione agli scritti dottrinali, mentre un
esegeta di stretta tendenza peripatetica quale l'acuto
Alessandro di Afrodisia, che doveva averli ancora potuti
leggere nella massima parte, restava imbarazzato di fronte
ad essi. Egli, che dal punto di vista critico-filologico era
certo pi ingenuo di quanto di solito si fosse ai suoi
tempi, ha cercato di spiegarsi la relazione tra dialoghi e
scritti dottrinali come se solo questi ultimi contenessero
la vera opinione di Aristotele, e idialoghi invece rife
rissero false opinioni altrui1). Fin d'allora si riconosce-
*) Elias, in Arist. coteg., 24 b 33 & 8 "AXjavSpoj fiXXijv 5ia-
cpopv
XifS'.
Tfflv xpoapcmy.jv spg x BiaXofOi, ri iv [lv
cotj xpoapaxixotg x SoxoOvxa afcctji Xiyei xal x Xj]9rj , iy
8 xotg Siaoyixotc; x SJJ.oij 8oxovxa x
isuSrJ.
Nonostante- l'in-
genua forma espressiva il commentatore riferisce certo con sostan
ziale esattezza1 l'opinione di Alessandro. Contraddizioni fra le due
specie di scritti erano gi note a Cicerone (de fin., V, 5, 12). Allora
esse si facevano dipendere da esigenze formali della letteratura di
carattere popolare.
LE OPERE GIOVANILI
41
vano dunque contraddizioni fra le due specie di opere.
Ilvano sforzo che itardi peripatetici compirono per ren
dersi conto di questo enigmatico stato di cose si mani
festa anche nella famigerata tradizione circa la diffe
renza tra scritti essoterici e scritti esoterici. Natural
mente si cerc negli scritti dottrinali un punto in cui
Aristotele si esprimesse circa idialoghi, e lo si trov
nella frequente denominazione tjwtspixot Xiyot, che in
alcuni luoghi poteva
esser riferita senza sforzo ai dialo
ghi, pubblicati con intento letterario. A questi
Xofot
essoterici, destinati al pubblico, si contrapposero
allora
gli scritti dottrinali come segreta
dottrina esoterica, per
quanto
inAristotele non si trovasse alcuna traccia di una
simile espressione concezione. Apparentemente, quindi,
il contenuto dei dialoghi stava a quello degli scritti dot
trinali come la SEa all'Wj&sia. Aristotele doveva averli
scritti, in parte,
addirittura con consapevole allontana
mento dalla verit, non ritenendo che questa
fosse ac
cessibile alla moltitudine. Perfino le difficolt della ter
minologia scolastica dei trattati, che fece molto dispe
rare itardi commentatori, furono sfruttate a vantaggio
di questa
misteriosa interpretazione, e si cre ima falsa
lettera di Aristotele ad Alessandro, in cui l'oscurit dei
termini era presentata come mezzo previsto per turlu
pinare inon iniziati.
La critica moderna, che non ha creduto a questa misti
ficazione, di cui era facile scorgere la tarda provenienza
dello spirito del neopitagorismo'),nonsi liberatainvece
') La rinascita dello studio dei trattati operata -da Andronico
(con la quale soltanto cominci a porsi ilproblema della relazione
degli scritti essoterici, quasi esclusivamente letti fino allora, con
queste intatte fonti della pura
>
dottrina aristotelica) cade nei-
1' et di massimo fiore del ncopitagorismo, il quale, in conformit
della sua natura, cercava in ogni pensatore precedente una speciale
dottrina segreta. Si comprende quindi come tali categorie venissero
allora applicate agli scritti aristotelici.
42 JL PERIODO ACCADEMICO
dall'antico pregiudizio concernente idialoghi1}, Certo,
non disponendo essa che di frammenti, la sua situazione
era pi difficile che quella degli antichi. Cos, invece di
credere a quei pochi ma preziosi reBti, si prefer ricorrere
alle testimonianze , e soprattutto a due espressioni di
Plutarco e di Proclo, che provenivano dalla stessa fonte
e parlavano della critica diretta da Aristotele contro la
dottrina platonica delle idee nell' Etica, nella Fisica,
nella
Metafisica
e nei suoi dialoghi essoterici 2).
Qui
si trovava irrefutabilmente accertato che Aristotele avesse
assunto, gi nei dialoghi, la stessa posizione dei poste
riori scritti critici. Non restava allora che o far risalire
1' apostasia di Aristotele da Platone a un momento
assai precoce del suo periodo accademico, o attribuire i
dialoghi a un' et pi tarda. In favore della prima opi
nione si trov con la stessa facilit una testimonianza
in Diogene Laerzio, asserente che la defezione aristote
lica era avvenuta ancor vivo Platone, il quale aveva al
lora
detto;
Aristotele mi ha calpestato come i puledri
calpestano la loro madre, quando liha messi alla luce 3).
*) Solo in et recentissima sono apparsi due studi, che rico
noscono il contenuto platonico dei dialoghi. Ad. Dyroff (Ueber
Aristotele*' ErUtvicklung, nella Festgabe
fiir
Georg v. Herding, Fri
burgo 1913) raccoglie brevemente, dai frammenti, molte remini
scenze platoniche, piuttosto da un punto di vista sistematico e
senza esaminare particolarmente le singole opere, come non sa
rebbe del resto stato possibile nell'ambito del suo lavoro. Il quale
mi venuto sott'occhio solo dopo la stesura delle presenti ricerche,
e ini lia confermato nelle mie convinzioni, per quanto il problema
esiga ora maggiore accuratezza d'interpretazione, come mostra l'opi
nione del Dyroff sul ITe.i'. cptAoaoetscg. La dissertazione viennese di
A. Keil (Diss. Phil. Vindob., XI, 67), che pure ho conosciuto dopo
il compimento del mio lavoro, tratta solo dell' Eudemo e del Jlapl
9iXooocp(ac, da esatti punti di vista (del von Arnim) e con buoni
risultati singoli, nonostante la mancanza di approfondimento filo
sofico. Estranea a entrambi ilavori ancora l'idea di riconnettere
il problema a quello pi vasto dell'evoluzione storica intrinseca ai
grandi trattati.
3i Arisi., franvm. 8 Rose.
') Diog. Lacrt., V, 2,
LE OPERE GIOVANILI 43
Sotto l'influsso di queste
testimonianze il Bernays, nel
suo vivace libro sui dialoghi di Aristotele, si sforz logi
camente di mutar significato a ogni espressione platonica
dei frammenti, interpretandola come ornamento lirico.
All'incontro, Valentino Rose le scov avidamente, per
valersi (secondo la sua fantastica idea del carattere apo
crifo di tutti idialoghi perduti) di ogni traccia di plato
nismo che in essi s trovasse come d'indizio della loro
non autenticit1). Comune a entrambi icritici solo la
persuasione sentimentale, che a un cervello cosi sistema
tico e rigoroso come quello di Aristotele non si poBsa at
tribuire una deviazione da vedute una volta accolte. Fiu
da principio essi lo pensano rivolto contro Platone in
acuti ed indipendenti scritti critici, e trovano nell' idea
di un periodo platonico di Aristotele un' insanabile con
traddizione con la sua fredda e critica natura intellet
tuale.
Ora, evidente: se questa complessiva concezione, in
s coerente, insostenibile, e se Aristotele nei suoi pri
mordi ha vissuto per decenni un periodo platonico, se
ha scritto nello spirito di Platone e ha professato la Bua
dottrina del mondo, cade con ci tutta la comune opi
nione circa la natura dell' uomo e si pone 1' esigenza di
una nuova concezione tanto della sua personalit e della
sua sorte interiore quanto delle forze motrici della sua
filosofia. Nel fatto, quella favola del rigido, immutabile,
freddo, privo d' illusioni e di esperienze, povero di fatali
avventure, soltanto critico Aristotele cede sotto il peso
dei fatti, che sua merc sono stati fin ora artificiosamente
svalutati. davvero sorprendente che gli antichi aristo
telici, iquali avevano ancora interesse a segnar netta-
*)
J. Bernays, Die Di'togf des Aristoleles in ihrevi Verhiillnis
za seineri iihrigea IFcrken (Berlino 1863); Valentini Ro;e Arislc

44 IL PERIODO ACCADEMICO
mente il limite tra Platone e Aristotele e a concepir la
dottrina di quest' ultimo nel modo pi semplice ed uni
tario possibile, non sapessero che fare dei dialoghi? Essi
stavano innanzi al complesso dei trattati come di fronte
ad un' unit sistematica e non articolata cronologica
mente. Alla storia di una filosofia o di un'individualit
umana non sapevano ancora applicare quel concetto del
l'evoluzione, che avrebbe potuto fornir loro proprio Ari
stotele. Cos non potevano far altro che svalutare ilcon
tenuto dei dialoghi come espressioni di vedute non ari
stoteliche e dichiararli una compilazione letteraria e po
polare. In ogni caso, dunque, l'eterodossia di questi
scritti un dato di fatto indiscutibile, che va premesso
a qualsiasi interpretazione. In quale direzione essa si
manifestasse, indicato dall' interesse che ineoplatonici
ed altri religiosi e filosofici adoratori di Platone ebbero
per questi scritti, e l'equiparazione che ne fecero alle
opere stesse di Platone. Esempi di ci saranno recati pi
oltre. Resta solo l'attestazione di Plutarco e di Proclo,
a causa della quale il Bemays considerava a priori ne
cessario di negar nei dialoghi ogni traccia di filosofa
platonica.
Ma anche questo argomento, non regge, appena Io si
esamini pi accuratamente. Anzitutto non si tratta di
una doppia attestazione, giacch la coincidenza verbale
accerta che entrambi gli autori hanno utilizzato ima
fonte comune, non sembrando che Proclo abbia attinto
a Plutarco. L' attestazione in s dice che Aristotele non
combatt la dottrina platonica delle idee soltanto nel
l'Etica, nella Fisica e nella Metafisica, ma anche nei dia
loghi essoterici. A documento di ci viene arrecato, tanto
inPlutarco quanto inProclo, dalla stessa fonte, un'espres
sione di uno dei dialoghi, appartenente
allo stesso Ari
stotele come interlocutore: egli non poteva aver simpa
tia per la dottrina delle idee, anche se per ci egli fosse
LE OPERE GIOVANILI 45
dovuto cadere in sospetto di litigiosit1). Si tratta dun
que di una concreta situazione storica in uno scritto de
terminato (secondo ogni verosimiglianza, il dialogoHe.pl
epiXoGoeptas,
incui Aristotele combatteva anche altrimenti,
com' attestato, la metafisica platonica) a cui si riferisce
l'indicazione di entrambe quelle testimonianze. Non
lecito quindi generalizzarla a tutti idialoghi, ma solo di
concluderne quel che gi prima sapevamo, e cio che tra
i dialoghi ce n' era qualcuno, in cui Aristotele veniva
in contrasto con Platone.
Questo
dato di fatto non ci
autorizza peraltro innessun modo a dare interpretazioni
pi evolute a concetti platonici che si trovino in altri
dialoghi. Dobbiamo piuttosto riconoscere un'evoluzione
') Arist., framm. 8 Rose: Proclo (nella sua lictoxfcjn; xfiv
pgn xv l'IXxrovog Tijicuov Bit' ApioxoxXou? vrsipi)t.ivtuv,
presso Joannes
Pliilopon., de aet. mundi, II, 2, p. 31, 17 Rabe):
xal xivBovssi (ii|8sv oQxceg 6 ivrjp xsivog (seri. Aristotele) no-
itoii)3ac$ou tW IlXcittovog ; v x5>v tSev inrifl-soiv, 06 jivev
v Xoyixoig xtpsxEapaxa x etSyj xaXcov, XX xal v fythxotg itpig
t a&Toayav Biapaxpsvog xal v cpuaixolg ox iwv
xg yev-
otig stg xg ISiag vacfpetv, &g v x(p rcapt ysvosuig Xyei xal
rp&oos xal v x (isx x tpocix 7toXX<jj nXiov Sxe rcspl xrSv
py.fflv itpayiiaxeo[isvog xal xaxaxeEvmv paxpg xanjyoplag xffiv
ISsv v xotg itpixoig, v xotg pcoig, v xotg xeXsoxaEoig xijg
icpaypaxsEag xsEvvjg xal v xotg 8 1aX y o ig aaepoxaxa xsxpa-
y<bg [ivj Bvaaat tip 8yp.axt xoxqi cufuia&stv, xv xig a&xv
otrjxai Bi iXo ve ix av v xiX ysi v .
Plut-, adv. Colot., 14 (1115 B) : xg ye jvijv ESag, spi 5>v
yxaXst -ctj HXxum, jcavxax0 xivSv 8 'Apt0T0TXi)g xal redoav
_
nyuiv noplav a-xalg v xotg S-txotg Orcopvijpaoiv, v xotg (jisx x
cpooix, v xotg) cpocixotg, 8t xfiv 5<oxsptxffiv SiaXyrav,
ipiXovsixxepov
ivtoig ISogsv 1) tpaoaoywxapov x.... xv
Soyfixiov
xo8x(Dv,tbgitpo8ipsvog xrjvIIXTuivcc CrtiepsErcatvcpiXoooipCav.
L'antica fonte, che entrambi seguono e che lo scrittore pi lardo,
Proclo, riferisce nella forma pi precisa, elencava singolarmente
tutti iluoghi delle opere aristoteliche, in cui era combattuta
la dottrina delle idee: cos sono ricordati tre luoghi della Meta
fisica
(libri A, Z e MN), sono itati con reminiscenze verbali i
passi dei Secondi analitici (A 22, 83 a 33) e deli Etica Nicotnacliea
(A 4), e cos quello sopra spaziato (del Hept cpiXooo(ag), l'unico
che avesse potuto trovar nei dialoghi l'autore di
quella raccolta di
passi, evidentemente assai accurata e completa. Questo elenco
quindi una prova diretta del fatto che la polemica antiplatonica
compariva solo in un punto dei dialoghi.
46 II. PI:R!0!iO Af.CAI)i;51H'0
interna dei dialoghi anche dal punto di vista filosofico,
per la stessa ragione onde riconoscemmo necessario di
ammetterla riguardo alla loro forma.
Einrealt lo stesso Plutarco, per quanto secondo Popi-
mone finora corrente egli denoa aver trovato dappertutto,
anche nei dialoghi di Aristotele, un'antitesi di quest'ul
timo a Platone, ci offre una prova esplicita e inequivo
cabile del fatto dell'evoluzione filosofica dello Stagirita.
In un passo, che finora stato totalmente trascurato T),
egli cita Aristotele come esempio illustre del fatto che
il vero filosofo sappia modificare le sue vedute senza
rammarico, anzi addirittura con gioia, appena abbia ri
conosciuto il suo errore. Aristotele, Democrito e Cri-
sippo mutarono in tal modo le loro precedenti opinioni
filosofiche: e la parola che Plutarco usa per designare que
sta mutazione { peratf'ssd'ac ) mostra come egli non possa
affatto alludere a questioni di valore soltanto secondario,
perch nella filosofia ellenistica essa era il termine tec
nico per indicare iltrapasso da una scuola all' altra. Egli
deve anzi aver saputo che le opinioni precedenti (t
Ttpod-ev artfp pav.ovxa) in questione si trovavano espres
se nei dialoghi di Aristotele. Ci diviene evidente se si
torna ad osservare ancora una volta 1' altro passo, e lo
esamina accuratamente. Aristotele attacc Platone non
soltanto nei trattati didattici, ma anche nei dialoghi,
come risulta da questo e da quest'altro passo. T.a con
trapposizione implica evidentemente il tacito presuppo-
'} Plut., de virt. mar., cap. 7, p. 417 segg.: Infatti perch
nella ricerca filosofica non spiacevole il lasciarsi guidare dagli
altri e il modificare pi volte la propria opinione, ed anzi gli
stessi Aristotele, Democrito e Crisippo hanno abbandonato tran
quillamente, senza resistenza e con gioia, alcune delle loro teorie
precedenti?... perci il pensiero si volge volentieri verso la verit,
quando essa viene in luce, e dice addio all'errore. Ho richiamato
per la prima volta 1' attenzione su questo passo in Hermes, LXIV
(1929), p. 22.
LE OPERE GIOVANILI 47
sto che qui s' incontri qualcosa di
notevole
e di contra
stante alla regola. Plutarco, cio, deve aver considerato
come regola che idialoghi di Aristotele fossero scritti
da un punto di vista platonico. Ci reso ovvio anche
dal fatto che egli parla occasionalmente di essi come
delle opere platoniche di Aristotele1).
Come sopra s' visto, nella tarda antichit queste cose
non erano chiare ad ognuno come a Plutarco: il che
dimostrato anche da un' importante attestazione di Eu
sebio circa la grande opera polemica che lo scolaro di
Isocrate, Cefisodoro, aveva scritto contro Aristotele
").
Quest'
opera dev' essere stata un prodotto della concor-
')
Plut., adv. Colot., 20: Come diceva Aristotele nelle sue
opere platoniche (v
toff
IIXatu>Yutots).
Questa allusione vien di
solito riferita al dialogo Sulla filosofia.
Vero che una tradizione
sicura c'informa che questo dialogo conteneva un attacco a Pla
tone: ma se, com' verosimile, l'espressione le opere plato
niche era diventata un concetto fisso per indicare l'intero gruppo
degli scritti dialogici, nulla ostava a che fosse designato in tal
modo anche illlspt ptXooocpCa;. Nel fatto, la maggioranza di questi
scritti era platonica, non solo nella forma ma anche nel contenuto
doUrinale.
'I Eusch-, praep. evang., XIV 6 (che qui segue, coin egli stesso
racconta, Numenio):
Questo
Cefisodoro, quando vide che il suo
maestro Isocrate veniva attaccato da Aristotele, non sapeva invero
nulla di Aristotele stesso n aveva alcuna conoscenza di lui: ma,
vedendo che la filosofia di Platone era celebre, credette che Ari
stotele fosse un suo seguace, e cos polemizz contro Aristotele, ma
in realt colpi e vituper Platone, cominciando con la dottrina
delle idee e terminando col resto, per quanto egli non ne avesse
nessuna conoscenza personale e si basasse solo su congetture, cor
rispondenti alle opinioni correnti a tale proposilo . Alla fine di
questo capitolo un altro passo, di contenuto simile: Questo
Cefisodoro non combatt colui contro il quale polemizzava, ma com
batt colui contro il quale non intendeva polemizzare. Per quel
che concerne la spiegazione qui data del fatto che Cefisodoro nella
sua polemica contro Aristotele non attaccasse la dottrina di que
st'ultimo ma quella di Platone, essa un escogitazione ad hoc
abbastanza stolta per non meritare di esser presa sul serio neppure
un istante. Dire che Cefisodoro non aveva bastevole conoscenza
della filosofia di Aristotele e attacc in sua vece quella di Platone
perch era pi
famosa
cosa che poteva venire in mente solo
a clii non possedesse la pi lontana idea dell' effettiva situazione
storica deli' et incui Aristotele era ancora membro dell'Accademia.
48 IL PERIODO ACCADEMICO
renza tra l'Accademia e la scuola d' Isocrate, e risalire al
tempo in cui Aristotele, che allora era un giovane mem
bro della scuola di Platone, v' introdusse lo studio della
retorica e port cos ad aperta rottura la latente rivalit
delle due istituzioni. Eusebio ci racconta che Cefisodoro
scese in campo contro la dottrina platonica delle idee e
contro tutte le altre sue teorie, e manifesta la sua
sorpresa per il fatto che egli avesse posto Aristotele
in connessione con queste concezioni. Inconformit del*
. 1' opinione popolare corrente, Eusebio si rappresentava
Aristotele come il naturale antipodo di Platone. Egli
(o la sua fonte, Numenio) non sapeva, e difficilmente
:
poteva sapere in quella tarda et, che quello che Cefiso
doro aveva avuto dinanzi agli occhi era un Aristotele
totalmente diverso da quello dei trattati didattici, iquali
furono pubblicati solo secoli pitardi ed erano f amilic
ai lettori dell'et imperiale. Cefisodoro conosceva A
stotele esclusivamente attraverso le sue pubblicazioni h
. terarie, cio attraverso idialoghi che egli scriveva nel
tempo incai era ancora membro dell'Accademia. Ilfatfn
che egli scrivesse un libro contro Aristotele e in esso
assalisse le teoria delle idee non pu quindi insegnarci
se non che fino a quel momento tutti gli scritti di Ari
stotele si basavano totalmente sulla filosofia di Platone.
La nostra interpretazione dei frammenti superstiti
dei dialoghi deve giustificare questa
tesi nei casi parti
colari; e le questioni da porre debbono con ci risultare
dai frammenti e non possono semplicemente mirare a
una conclusione generale. Occorre partire dalle pi salde
basi cronologiche e filosofiche, che si possano ricavare
dai frammenti. Anche della genesi giovanile dei dialoghi
la dimostrazione pi calzante pu esser data soltanto at
traverso l'interpretazione singola.
in.
L'EUDEMO
TJ et di questo dialogo, che prende ilnome dall'amico
di Aristotele Eudemo di Cipro, determinata dal suo
stesso motivo occasionale, che possiamo ricostruire Benza
difficolt in base a un racconto di Cicerone circa il so
gno d Eudemo1).
Durante unviaggio inTessaglia questo scolaro di Pla
tone, esule dalla sua patria, era stato colpito da una grave
malattia. Imedici di Fere, dove egli giaceva ammalato,
avevano abbandonato ogni speranza. Ma ecco che gli ap
parve insogno un giovine di leggiadro aspetto, e gli pro
mise che sarebbe guarito inbreve tempo, che pochi giorni
dopo il tiranno Alessandro di Fere sarebbe morto e che
lui stesso sarebbe ritornato dopo cinque anni nella sua
patria. Aristotele raccontava, evidentemente nell' intro
duzione, come la prima e la seconda promessa si realiz
zassero subito: Eudemo guar e il tiranno fu poco dopo
assassinato dai fratelli della moglie (359). Tanto mag-
') Arisi., framm. 37 R. (Cicer., de div., I, 25, 53). 11 dialogo
era evidentemente ancora molto letto nell' et imperiale. In un
catalogo di libri del sec. Ili d. C, conservato- in un papiro edito
da Medea Norsa in Aegyptus, II (1921), p. 16, il libro appare tra
idesiderata.
4.

W. Jaeger, Aristotele.
50 IL PERIODO ACCADEMICO
giore divenne allora, nell' esule, la speranza di veder com
piuta cinque anni dopo anche la terza promessa e di
poter cos tornare a Cipro. In questo periodo di tempo
si trovava ad Atene Dione, bandito da Siracusa. Con
l'aiuto finanziario dell'Accademia egli arruol una banda
di volontari coraggiosi, pronti a rischiare la vita per la
liberazione della patria di Dione. Anche qualche giovine
filosofo, e tra questi Eudemo, si un all' impresa, entu
siasta degl'ideali politici d Platone, che Dione avrebbe
ora dovuto tradurre in atto. Ma nei combattimenti in
nanzi a Siracusa Eudemo trov la morte, proprio cinque
anni dopo quel sogno (354).
Questo
inaspettato compi
mento della predizione fu interpretato nell'Accademia
nel sengo
che la divinit avesse predetto ilritorno nella
patria eterna dell'anima, e non in quella terrena.
Nell'introduzione del dialogo, con cui egli eternava la
memoria del caro amico e cercava di consolare ilproprio
dolore, Aristotele raccontava la storia del sogno di Eude
mo, per mostrare come, nella sua conclusione, la divinit
stessa confermasse la verit della dottrina platonica del
l'origine ultraterrena dell'anima e del suo futuro ritorno
nell'aldil. Ci offriva l'appiglio per un dialogo meta
fisico aull' anima , al centro del quale stava il pro
blema dell' immortalit. L'ambiente ideale del Fedone,
abbandono del mondo e preparazione alla morte, rivive
nello scritto del giovane Aristotele. La vita terrena del
l'anima nei ceppi della corporeit, che il Fedone pari-
gona a un carcere, divien per lui un' et d' esilio del
l' anima dalla sua patria eterna.
Quale
ardore di nostal
gia per la sicurezza e la pace dei campi ultraterreni
nell' immagine del profugo, che in terra straniera con
templa la patria dalla quale stato espulso! UEudemo
era una consolatio, uno scritto consolatorio. Della sin
golare insensibilit dei critici, che non sapevano scor
gervi altro che una gelida esercitazione stilistica nella
T.'cEUDKjUO
51
maniera del Fedone, non mette conto di parlare. Solo la
viva fede nell' inversione dei valori della vita e della
morte, compiuta dal Fedone platonico, poteva avere
un' autentica virt di consolazione. L' autore delI'Eudento
era radicato con tutto il suo spirito in questa fede nel-
l'aldil, e nell' intuizione del mondo e dell' anima che
ad essa si collegava. Ineoplatonici si valsero perci del-
YEudemo e del Fedone come di fonti equivalenti della
dottrina platonica dell' immortalit, ed alla stregua di
questa noi vogliamo ora esaminare iresti del libro ari
stotelico.
Come Platone nel Fedone, Aristotele combatteva nel-
YEudcmo la concezione materialistica contraria all'idea
dell' immortalit, e proprio nella stessa formulazione che
gi in Platone assumeva quella dottrina: l'anima non
altro clie 1' armonia del corpo, cio quell' entit, diversa
dalla somma degli elementi materiali ma risultante come
prodotto della loro esatta connessione, a cui anche
l'odierno materialismo d il nome di anima. Della cri
tica, che neWEudemo era rivolta contro questa conce
zione, si sono conservati due argomenti. Il primo dice:
l'armonia ha qualcosa che le si contrappone, la disarmo
nia. Dunque 1' anima non armonia I).
La non identit dei due concetti qui dimostrata
merc la prova della non identit di ima loro nota: pre
supposta quindi l'importante nozione che l'identit
degli attributi condiziona l'identit degli oggetti. L' at
tributo che gli serve di nota comparativa quello della
possibilit logico-formale di costituire un' antitesi di con
trariet rispetto ai concetti in questione, anima e armo
nia. La cosa si dimostra possibile soltanto nel caso del
l' armonia, l'anima non ammettendo alcun contrario di
tale specie. Come Aristotele, che definisce il sillogismo in
') Arist., frairmi. 45 R.
52 li PERIODO ACCADEMICO
forma cobi breve e tagliente, con palese soddisfazione
per la sua serrata necessit logica, sia giunto a dimo
strare la non identit dei due concetti e del loro con
tenuto proprio dal loro diverso comportamento quanto
alla possibilit di applicare 1' antitesi di contrariet, non
appare immediatamente chiaro. Chiaro diventa subito,
invece, appena si faccia ricorso al seguente principio
della dottrina aristotelica delle categorie : la sostanza
(oata) non ammette alcun contrario, cio non pen
sabile alcuna opposizione di contrariet di cui essa sia
elemento1). Nel fatto, dunque, ilsillogismo non contiene
soltanto la prova che 1' anima non sia armonia, ma pre
suppone implicitamente
ci che molto importante
per ilpunto di vista filosofico del dialogo
che l'anima
sia una sostanza. Non certo strano, allora, che un pen
satore che considerava indiscusso questo presupposto po
tesse giungere a colpire la tesi materialistica con 1' ap
plicazione di quel principio della logica formale, che
senza dubbio coglieva il punto debole dell' avversario.
Ora, interessante la relazione dell' argomento aristo
telico con quello platonico del Fedone (93 C segg.).
Que
sto pi complesso. Secondo Platone, l'anima o mo
rale, razionale e buona, o immorale, irrazionale e cat
tiva.
Queste
opposte condizioni o costituzioni sono da lui
spiegate come una sorta di ordine e di armonia, e rispet
tivamente di disordine e di disarmonia, dell' anima. Di
tali propriet possono darsi, nell' anima, diversi gradi.
Dunque anche l'armonia, e rispettivamente il suo con
trario, pu essere armonica in maggiore o minor grado.
Ora, se la tesi dell' avversario fosse giusta, e Be 1' anima
non fosse che un' armonia di certe condizioni, si po
trebbe senz' altro sostituire al concetto di armonia quello
di anima e ne deriverebbe 1' assurdo cbe 1' anima po-
') [Arist.], categ., 3 b 21 segg.
L' EUDEMO 53
Irebbe essere pi o meno anima 1). L' armonia pu dun
que essere soltanto una propriet dell'anima, e non l'ani
ma stessa. La forma modificata, nella quale questa dimo
strazione si presenta in Aristotele
giacch il suo ar
gomento non che ima trasformazione di quello plato
nico
, mostra chiaro 1' ostacolo che la sua logica in
contr nel modello del maestro. Anche la prova del
Fedone ha per base un principio logico, che la dottrina
aristotelica delle categorie formula nel modo seguente:
considerata in generale, la sostanza (cuoia) non ammette
ins alcuna distinzione di grado (t jiXXov -/.ai txov),
cio io non dico che una sostanza non possa essere pi
o meno sostanza di un' altra, ma che ogni sostanza non
possa essere in grado maggiore o minore ci che essa .
P. es., che un uomo sa ora uomo in grado maggiore di
prima impossibile, mentre possibile che sia ora pi
pallido di prima. La categoria della qualit ammette per
sua natura unpie un meno, quella della sostanza no").
Da questa legge deriva, per chi, come Platone, consideri
1' anima come una sostanza, che 1' anima non ammette
(come invece ammettono 1' armonia e la disarmonia, la
virt e il vizio, la scienza e l'ignoranza, e in genere ci
che relativo) una distinzione di grado 3). Anche Pla
tone, dunque, deduce la non identit di anima ed ar
monia gi dall'impossibilit di applicare ad entrambi
iconcetti unmedesimo principiologico, ossia, esprimendo
la cosa in termini aristotelici, dalla loro pertinenza a
categorie diverse.
J) Plat., Phaed., 93 B-D.
*) [Arist.], categ., 3 b 33-4 a 9.
') [Arist.l, categ., 6 b 15: Cmpxet. S xal ivavTiriig lv toTg
xpig ti otov peTTj
xaxtif
IvccvtCov, ixTspov Sv Tfflv np6( ti, xal
irooT|ir; voia. Da ci segue che (6 b 20) SoxstSxal t pSXXov
xal t ttov 7ud"/,sa0ai T xptj ti, allo 6tesso modo in cui
l'incompatibilit del (iSXXov xal )5ttov con l'oola deriva dal
l'incompatibilit di questa con l'vavTtiTiij. Che non ogni en-
tit relativa ammetta una diversit di grado dotto in 6 b 24.
54 II. PERIODO ACCADEMICO
II motivo della modificazione arrecata da Aristotele
alla prova del Fedone con ci chiarito pienamente. Se
condo la concezione platonica un pi e un meno, ima
distinzione di grado, non pu mai sussistere nella realt
assolutamente determinata (itpas) ma solo in quella
indeterminata (impov). Dov' possibile un' antitesi di
contrariet, possibile anche 1' esistenza di un medio tra
idue estremi, e quindi una scala di differenze graduali,
un pi e un meno. Il principio adoperato nel Fedone,
che la sostanza non ammette un pi e un meno, vien
cosi ricondotto nell' Eudemo al principio che ne costi
tuisce la base: la sostanza non ammette alcuna antitesi
di contrariet. Di qui la semplificazione della prova in
un solo sillogismo, col quale Aristotele raggiunge lo stesso
scopo.
Contemporaneamente, egli ottiene anche un secondo
argomento contro la tesi materialistica da ci che gli
resta dopo aver liberato dalla sua corteccia il nocciolo
della dimostrazione platonica. Egli lo espone nel modo
seguente: all' armonia del corpo opposta la disarmonia
del corpo; ma disarmonia del corpo vivente malattia,
debolezza, bruttezza. La prima di queste,
la malattia,
deriva da un' asimmetria degli elementi, l'altra, la de
bolezza, da un' asimmetria delle parti omogenee dell' or
ganismo (pocoEpi}), la terza, la bruttezza, da uu' asim
metria delle parti del corpo. Ora, se la disarmonia
malattia, debolezza e bruttezza, 1' armonia salute, forza
e bellezza. Ma 1' anima non alcuna di queste cose : n
salute, n forza, n bellezza. Un'anima l'aveva infatti
anche Tersile, nonostante tutta la sua bruttezza. Dunque
1' anima non armonia ').
Questa dimostrazione deriva immediatamente dal
l' antropologia platonica. Platone distingue psTaC
del-
') Arist., framm. 45 (p. 50, 13 JR.).
l'EUDEMO 55
l'anima e del corpo. Quelle
dell' anima sono sapienza,
coraggio, giustizia e temperanza, quelle del corpo salute,
forza e bellezza. Di fronte ad esse sta la serie delle qua
lit opposte, delle xaxtca del corpo e dell' anima. Le
Ccpeta<
dipendono dall' armonia (simmetria), le
tcay.fat
dalla disarmonia (asimmetria) rispettivamente dell'anima
e del corpo. La spiegazione della malattia, della debo
lezza e della bruttezza come derivanti dall' asimmetria
del corpo e di sue parti o relazioni fu attinta da Platone
alla medicina del suo tempo, alla quale egli ricolleg in
generale la sua scienza etica come terapia dell' anima,
vedendovi un modello di vera scienza e di metodo rigo
roso. La dottrina platonica della virt una teoria della
buona e della cattiva salute dell' anima, costruita secondo
il modello della medicina, e suo principio il concetto
della misura (pitpov) e della simmetria o armonia. Ma
se certo, a priori, che 1' armonia del corpo il prin
cipio delle petal aupato?,
salute, forza e bellezza, non
possibile interpretare nello stesso tempo anche l'anima
come armonia del corpo.
Questo
argomento ha il van
taggio di sconfiggere 1' avversario materialista sul suo
stesso terreno. L' interpretazione della malattia come
asimmetria e della salute come simmetria del corpo po
teva pretendere accoglienza anche presso irappresen
tanti della scienza naturale, mentre non poteva contar
su di essa quella della virt come simmetria dell' anima,
da cui partiva il Fedone. La dottrina platonica delle
virt dell' anima e del corpo, che Aristotele qui segue
ed elabora nei particolari, del tutto estranea ai grandi
trattati. In essa vive uno spirito pitagorico-matematico;
la retta costituzione morale dell' anima, al pari della
normale e regolare costituzione del corpo, per Platone
soltanto un caso particolare della legge universale di sim
metria cosmica, secondo la dottrina svolta nel Filebo
56 IL PERIODO ACCADEMICO
in connessione con la sua pi larda concezione del.
mondo J).
L' analisi delle due dimostrazioni ha prodotto un du
plice risultato. Da un lato essa mostra la piena dipen
denza da Platone, nel campo metafisico, nella quale si
trova ancora l'Aristotele dell' Eudemo. E non solo nel
rifiuto del materialismo, ma anche nel lato positivo della
dottrina. Solo alla mancanza di un'interpretazione ap
profondita da ascrivere il fatto che finora non si sia
riconosciuto come gli argomenti dell' Eudemo siano ba
sati sullo stesso fondamento che sostiene la metafisica e
la teoria dell'immortalit del Fedone-,
sul concetto pla
tonico della sostanza e dell' anima. Che per Aristotele
l'anima sia qui ancora assolutamente sostanza confer
mato anche dai tardi imitatori, p. es. Olimpiodoro
(Arist., framm. 45), che riferisce 'la prima argomenta-
J) Per la dottrina delle tre psxal
ocufiatos
cfr. Plat.,
591 B; Leges, I,<31 C; Phil., 25 D segg. (e specialmente 26 B), ecc.
Esse vengono volentieri messe in parallelo con le virt dell'anima.
Se in Phil., 26 B esse sono fatte dipendere da un determinato rap
porto numerico di certe antitesi, chiara, come ora pu vedersi,
la derivazione di questa teoria dall' Eudemo. Ivi si pu anche
vedere come l'etica del |Utpov si basi sulla diretta trasposizione
nel campo spirituale di vedute proprie della medicina e della ma
tematica contemporanea. La usctijc aristotelica torna a connettersi
consapevolmente a questo punto di partenza, e sviluppa l'analogia
in forma anche pi rigorosa; anche il [lxpov delia medicina un
giusto mezzo soggettivamente determinato e ha' bisogno
dello croxASscff-a'., come gi insegnava la medicina ippocratica.
Le petal oipatogtornano ad apparire solo nella giovanile Topica
(116 b 17; 139 b 21; 1-15 b 8) e nel VII libiti della Fisica (246 b 4),
la cui composizione appartiene, com' noto, a un'et o prossima
o addirittura coincidente col periodo accademico (cfr. E. Hoffmann,
De Aristotelis Physicorum l. VII, Dissert., Berlino 1905),
Questo
quadro completato dalla dottrina delle quattro Sparai
the
esposta nel Prolreplico e che parimenti ancora del tutto pla
tonica. Fra la definizione della salute come simmetria degli
cior/sEa,
data nell* Eudemo, e quella della stessa come simmetria del caldo
e del freddo, data nella Topica, non c' del resto alcuna differenza,
perch gli axovzXn. sono derivati dalle supreme antitesi del caldo
e del freddo, dell'umido e dell'arido, ed anche nei trattati Ari
stotele chiama spesso queste ultime col nome di elementi,
l'eudemo >
57
zione nella forma seguente: l'armonia ha qualcosa di
contrapposto,
l'anima no, perch una sostanza. La
petitio principii, che a ragione si scorta in questa for
mulazione, non minore nella sua forma originaria, in
cui essa tacitamente presupposta
1j. Come si mo
strato, essa risale a Platone stesso, che nel Fedone parte
dallo stesso presupposto. Ilcarattere dogmatico della di
mostrazione mostrato anche pi chiaramente da Plo
tino, quando si limita a dire: 1' anima una oaia, 1' ar
monia no 2),.
La dottrina posteriore di Aristotele occupa una po
sizione intermedia tra la concezione materialistica, che
l'anima sia armonia del corpo, e quella platonica del
l'Eudemo, che sia una sostanza indipendente. L'anima
sostanza solo come
ivteXIx61*
ojj-axoc; tpuctxo ouvip-et
a>f)v
!xoVT0S
3)- Essa non pu separarsi dal corpo, e per
ci non immortale; ma, legata ad esso, il principio
informatore dell' organismo. Con la concezione che ne
offre l'Eudemo quadra invece ancora ci che Plotino,
dal punto di vista platonico, obietta contro la dottrina
aristotelica dell'anima come entelechia: Essa non ha
esistenza per il fatto di essere forma di alcunch (sISo?
icv{), ma senz' altro realt (ooCa). Non trae il suo
essere dalla circostanza di abitare in un corpo, ma esiste
prima ancora di appartenere
ad esso 4). E siccome
') Bernays, I. ., p. 145, n. 15.
') Piotili., Firn., IV, 7, 8 (133, 19-134, 18 Volkmimn). Che Plo
tino attinga all' Eudemo e non al Fedone, dimostrato dalla scis
sione dell' unico argomento del Fedone (93 B segg.) nei due argo
menti che ne ricav Aristotele. Questi son da lui sostituiti tacita
mente a quello platonico, mentre son riportati senza modificazioni
idue primi argomenti del Fedone (92 A-C e 93 A).
')
De anima, B 1, 412 a 19 segg. Neil' intero capitolo Aristo
tele discute la sua precedente concezione dell'anima come sostanza,
e la limita in modo, che essa non appar pi separabile dal corpo,
ma solo 4j oa'~ f, tiv Jyov (412 b 10) .
') Plotin., Enn., IV, 7, 8 (134, 19 V., e specialmente 135, 31
segg.).
58 IT. PERIODO ACCADEMICO
V Eudemo sostiene proprio la preesistenza, gi dimo
strato anche da ci che l'anima c in s oofa. Possiamo
perci non meravigliarci del fatto che lo stesso Plotino,
che combatte il concetto aristotelico dell' anima, si ap
propri totalmente 1' argomento dell' Eudemo. Viceversa,
si volgono contro il sillogismo dell' Eudemo idifensori
dell'Aristotele autentico , Alessandro di Afrodisia e,
dopo di lui, ilsuo seguace Filopono. Secondo essi l'anima
ha un
opposto, la privazione, e ci infirma l'argomento.
Questa concezione presuppone il concetto di entelechia
e ne coerente conseguenza. Alessandro respinge 1' argo
mento mettendolo insieme con quello del Fedone da cui
si svolto 1). Di fatto, l'elemento caratteristico nel pri
mitivo concetto aristotelico dell' anima che questa non
ancora eT8o$ xivs, ma e!8$ -ti, un'idea o entit
ideale. Ci esplicitamente riferito dalla tradizione, e
solo ora pu essere pienamente compreso 2). Ma Aristo
tele stesso ha lasciato un' importante testimonianza, che
illumina il fatto della sua evoluzione. Nel luogo del De
anima in cui combatte la dottrina dell' armonia, egli
cita il suo scritto precedente e ne ricava la seconda, na
turalistica obiezione, che ancora elabora in qualche
aspetto, mentre passa senz' altro sotto silenzio l' argo
mento tratto dal carattere sostanziale dell'anima a).
Il secondo frutto dell' analisi nell' accertamento
')
Alex-, in Arisi, de on., apud Fhilop., comm. in
Arisi,
de an.,
p. 144, 25 segg. (Hayduck). L' eidos e la privazione costituiscono la
ivavcCwotg, il cui sostrato la 5Xrj (cfr. Metaph., A 2, 1069 b 3
segg., e speciali, b 32-34 e 1070 lj 18; ecc.). L'anima come eidos
aristotelico ha dunque un ivavztov, esattamente come l'armonia.
8)
Arist., framm. 46 (52, 19 R.) xal v -cip EiSijptp.... elBg t;
itocpaivctai
crjv stvai. Essenziale la mancanza di un ge
nitivo come otpatog o ttvj, che non pu essere supplito col
Bernays (1. c., p. 25), per spiegare cos l'espressione come equivoco
mascheramento di una celata antitesi rispetto a Platone. Quella
espressione era sentita da Simplicio come qualcosa che divergeva
dalla normale concezione aristotelica.
'l Arisi., De anima, A 4, 408 a Isegg.
L' EUDEMO
59
della piena indipendenza del giovane Aristotele rispetto
a Platone nel campo logico-metodologico, in cui egli, no
nostante la sua dipendenza in tema di generale conce
zione del mondo, gli sta di fronte con libert assoluta,
e forse con un lieve senso di superiorit. La riduzione
dell' argomento platonico ai suoi elementi e la netta
costruzione tecnica delle due argomentazioni che egli ne
ricava tradiscono una lunga esperienza in queste cose,
cosi come isuoi mutamenti presuppongono
le nozioni
della dottrina delle categorie. Che il superstite scritto
sulle categorie non possa esser nato prima dei tempi del
liceo e anzi non sia neppure stato scritto da Aristotele
(esso caratteristico del periodo di naturalismo ed em
pirismo, che s' inizi nella scuola dopo la morte del
maestro) cosa senza importanza: l'impostazione fon
damentale e iprincipali elementi della dottrina delle
categorie erano gi realt, prima ancora che Aristotele
osasse scuotere ifondamenti metafisici della filosofia pla
tonica 3). Vediamo da ci quando debole fosse origina-
l) Le Categorie non possono essere uno scritto giovanile di
Aristotele, dal momento che come esempio per la categoria del
dove vi nominato il Liceo, e cio senza dubbio la scuola ari
stotelica, dalla quale sono tratti volentieri anche in altri casi gli
esempi per 1concetti logici. Basta pensare a Cori6co; il frequente
uso che di tal nome vien fatto nelle esemplificazioni scolastiche
acquista sapore solo quando si pensi alle lezioni di Asso a cui egli
era presente. L'inversione nominalistica della dottrina aristotelica
della prima e della seconda oticla quale appare nelle Categorie
non ammette eliminazioni interpretazioni conciliatorie: anche la
sna forma non c aristotelica. Non bisogna negare la giusta impor-
tanza a questi spontanei e poco appariscenti indizi linguistici. Inol
tre, l'autore presuppone come gi nota la dottrina delle Categorie
e ne sceglie ed espone soltanto pochi problemi. Tutto ci non im
pedisce di riconoscere che la maggior parte degli elementi singoli
sono, nel loro contenuto, aristotelici. Quanto
precoce sia stata la
loro genesi nell'evoluzione spirituale di Aristotele mostrato dal
l'Eudemo. Ernst Hamhruch {Logische Regeln der plat. Schule in
der arist. Topik, in IPiss. Beil. z. Jahresb. d. Askan. Gymn. (Ber
lino 1901), ha dimostrato che una gran quantit di importanti
nozioni logiche della Topica ebbero origine nell'et accademica.
60 It PERIODO ACCADEMICO
riamente in Aristotele, a differenza di Platone, il nesso
tra logica e metafisica. Egli non consider mai la logica,
a cui dedic acute attenzioni e della quale fu il vero
padre, come una parte della filosofia oggettiva, ma sem
pre solo come un' arte o capacit (Svapi;) retta dalle
sue particolari regole formali, all' incirca come la reto
rica. Era gi ilprimo specialista intema di logica, prima
ancora di trarre dalla sua nuova dottrina dell' astrazione
conseguenze che contraddicessero alla dottrina delle idee.
L'influsso degli studi logici si mostra anche in altri
frammenti dell' Eudemo, pertinenti alla dimostrazione
dell' immortalit, e particolarmente nella predilezione
per la cosiddetta dialettica. In antitesi con l'uso lin
guistico di Platone, Aristotele d questo nome al metodo
dimostrativo basato su premesse meramente verosimili,
cio di evidenza soltanto soggettiva. Di dimostrazioni di
tal genere fanno gi largo uso idialoghi platonici. Nel
conflitto dell' argomentazione (il lato artistico della lo
gica non deve essere mai perduto di vista in Platone e
in Aristotele) esse adempiono all' ufficio d' integrare,
quali peltasti accanto agli opliti, le deduzioni rigorosa
mente apodittiche. Non possiedono piena esattezza scien
tifica (-/. pJ3eia) : ma chi potrebbe disprezzare il peso
degli argomenti x) che Aristotele attinge, per la dimostra
zione della sopravvivenza dell' anima, alle intuizioni re
ligiose del popolo, alle costumanze del culto, alle narra
zioni di miti antichissimi? Anche nei trattati Aristotele
muove, nella maggior parte dei casi, dall' opinione co
mune o da giudizi di personalit segnalate, e cerca di
fondere la nozione propriamente filosofica e razionale
col motivo di verit intrinseco a quelli. Dagli innamorati
dell'estremismo radicale, che dal tempo del romanti
cismo sono da noi considerati, almeno nel campo dello
')
Arist., framm. 44 (48, 11-22 R.).
L' t EUDEMO! 61
spirito, come icervelli pi profondi, egli stato perci
accusato di inclinazione verso il senso comune . Inve
rit, dietro a questa
dialettica, che accanto alla propria
ragione riconosce un certo diritto di parola anche al
fatto storico, all' esperienza collettiva, alle idee di grandi
personalit, si cela una singolare teoria dell' esperienza
(nel senso concretamente storico della parola), che deriva
piuttosto dalla consapevolezza dei limiti propri di ogni
riflessione puramente
intellettuale su tali questioni, che
da un pigro affidamento a ci che par giusto a tutti.
Nelle profondit metafisiche dell' Eudemo conduce
il mito di Mida e Sileno. Interrogato dal re circa il pi
alto dei beni (-co itvtwv atprriirccctov), Sileno svela ri
luttante l'infelicit angosciosa del destino umano. Nello
stile si scorge l'influsso del discorso della vergine Lachesi,
figlia di Ananke, nel decimo libro della Repubblica (617
D segg.). Nella figura e nel linguaggio di Sileno spira
l'umore malinconico di un temperamento cupo, con
dannato ad un esilio nella natura terrestre. Con abil
mente velata terminologia platonica vien proclamata la
dottrina fondamentale della filosofa dualistica. asso
lutamente impossibile che ilfiglio dell'uomo acquisti il
sommo bene: egli non riuscir mai a partecipare della
natura dell' ottimo (jj.exaoy_sv rfjs xo eXxfoxou tpuoeuts).
Giacch il sommo bene , per tutti, il non esser nati
(x pi) YevaO-ai). Se poi sia nato, ilmeglio che 1' uomo
possa ottenere d morire il pi presto possibile 3).
Hparticolare fascino delle solenni parole, illoro vero
e proprio valore di oracolo, nella loro studiata ambi
guit. La saggezza popolare era intonata a tale cupa ras
segnazione: il meglio morire. A questo ingenuo pessi
mismo manca ogni intuizione di un altro e perfetto
mondo, di ima pi alta esistenza che si inizi dopo la
morte. Aristotele immette invece nelle parole di Sileno
') Arist., framm. 44 (48. 2349, 11R.).
bl IL PERIODO ACCADEMICO
iconcetti fondamentali della metafisica platonica: l
|ri] nou soltanto non esser nati , ma anche
non entrare nel divenire . Al mondo della genesi
ilFilebo (53 C segg.) contrappone infatti, quale ultimo
fine e insieme quale compiuta antitesi, il puro essere del
mondo ideale. Ogni valore, ogni perfezione, ogni assolu
tezza dal lato dell'essere, ogni disvalore, ogni man
canza, ogni dipendenza dal lato del divenire. La pitarda
etica aristotelica si distingue da quella platonica in
quanto non si pone il problema di un bene assoluto, ma
di ci che tale per la vita delTuomofv-EipojTUVGV yafl'v)
Qui
invece Aristotele ancora del tutto su terreno pla
tonico. Concependo la realt di valore supremo, gli viene
ancora fatto di pensare all' essere trascendente del bene
assoluto, e non a ci che il Greco chiama eudemonia.
Dal bene assoluto esclusa ogni attivit terrena. Ilpro
blema quindi soltanto quello di ritornare il pi rapi
damente possibile, dal regno del divenire e dell'imper
fezione, a quello dell' invisibile essere.
Pi chiaro che mai si rivela poi il platonismo nel
nocciolo sostanziale del dialogo, la teoria dell'immor
talit. Aristotele consider pi tardi la connessione del
l'anima con l'organismo corporeo come ilvero problema
della psicologia, e si arrog ilmerito di aver riconosciuto
per primo la natura psicofisica dei fenomeni psichici. La
scoperta dei nessi psicofisici doveva anzitutto scuotere la
fede platonica nell'immortalit dell'anima individua, e
Aristotele non pot serbare, delle sue opinioni di una
volta, altro che quella dell' indipendenza del puro vo;
dal corpo. Tutte le altre funzioni dell' anima (riflessione,
amore e odio, timore, ira e memoria) presuppongono
come base ilcomplesso psicofisico e periscono con esso 1).
*) Sull' inseparabilit delle funzioni psichiche dal corpo v, de
anima, A 1, 404 a 16 e altrove; sulla distinzione del vos
dalle funzioni psicofisiche A 4, 408 b 18-30.
t' EUDEMO 63
Precoci sono, in Aristotele, idubbi circa l'immortaliti.
dell' anima intera (che l'unica espressione storica
mente ammissibile per ci che imoderni chiamano spesso,
anacronisticamente, immortalit individuale). Tra gli
scritti dottrinali, il libro A della Metafisica, composto
subito dopo la morte di Platone, tende gi a limitare la
sopravvivenza al voj 1). Anche in un estratto di Giam-
blico dal Protreptico di Aristotele detto: nulla di
divino o di beato appartiene all' uomo, salvo quel tanto
che inessi d' intelletto e di ragione, e che solo degno
di serio interessamento.
Questa
sola infatti, di tutte le
nostre cose, sembra essere immortale e divina
3). que
sta limitazione che poi lo conduce a dare tanto maggior
valore al voOj: esso per lui addirittura una divinit
presente in noi, conforme alla dottrina del V0O5
ftupafrev
zierwbv. La dottrina etica dell' eudemonia e quella teo
logica della noesis noeseos sono fondate su questa
intui
zione. Si comprende quindi come gi ineoplatonici
vo
lessero riferire al solo vo?
gli argomenti in favore del
l'immortalit contenuti nell' Eudemo. Temistio connette
questo difficile problema con l'aporia concernente 1* in
terpretazione del concetto dell' anima quale risulta dal
Fedone, in cui Bono parimenti implicite alcune ambi
guit.
Certo, quando Temistio (o la sua fonte) ascrive al
Fedone il celato intento di dimostrare l'immortalit sol
tanto del vos, scambia l'intenzione degli argomenti pla
tonici con le loro conseguenze2). Imiti del premio e del
castigo delle anime nell' aldil presuppongono necessa
riamente la sopravvivenza dell' intera anima . Riferite
al voO; aristotelico, perdono ogni significato. Tuttavia
') Arisi., Metaph., A 3, J070 a 2
") Arisi., framm. 61 R.
') Arisi., framm. 38 R.
64 IL PERIODO ACCADEMICO
non si pu negare che ipi seri argomenti del Fedone
(secondo
l'espressione dello stesso Temistio), come quello
tratto dalla reminiscenza e dall'affinit dell'anima con
Dio, possono dimostrare soltanto l'eternit dello spirito.
Platone stesso non ha distinto nettamente, nei suoi
dialoghi, idue problemi, clti nella loro differenza solo
dalle discussioni accademiche. Mentre da queste deriva
la posteriore e cauta formula di Aristotele, nel Fedone
possono ancora distinguersi chiaramente le originarie
correnti di pensiero, che si unificano nella religione pla
tonica dell'immortalit. Una corrente proviene dalla
speculazione anassagorca circa il puro vo, che si basava
stilla divinizzazione dell'intelletto scientifico e costituiva
il culmine del razionalismo filosofico del quinto secolo.
L'altra di provenienza opposta : discende dall'aspet
tativa orfica dell'aldil e dalla religione catartica, che
predicava la penitenza e la purificazione affinch- l'anima
non dovesse soffrire nell'aldil le pene pi terri
bili. Essa un'esperienza non speculativa, bens etico-
religiosa, dell'indistruttibilit e indipendenza dell'intima
sostanza psichica. InPlatone idue clementi si sono fusi
in
apparente unit. Ma
questa unit non si fonda sul
l'affinit dei motivi, ma sulla mirabile sintesi di chiarezza
razionale e ardente esigenza religiosa propria dell'anima
platonica. Sotto l'indagine analitica dell'intelletto, la
sua creazione si scinde di nuovo negli elementi originari.
Dopo tutto ci, non pu ormai pi sorprendere che
Aristotele, noli'Eudemo, si accosti al punto di vista del
Fedone anche in quanto attribuisce l'immortalit al-
l'anima intera ]). 11 sentimento pu attingere conso
lazione religiosa solo a
questa intuizionerealistica2 l'eter-
') Ci risulta chiaro dalle parole di Temistio :anche ncll'lTu-
cfcmo occorreva l'interpretazione , per riferire gli argomenti per
la sopravvivenza dell'anima al solo vw?.
L' EUDEMO 65
nit dell' impersonale spirito pensante,
senz' amore e
senza ricordo dell' aldiqu, non ha per esso importanza.
Egli ha per lottato con dubbi, di cui rimasta la traccia
nella sua interpretazione dell' anamnesi platonica. Com'
noto, Aristotele rigetta nella sua psicologia, insieme con
la dottrina delle idee e con la sopravvivenza dell'anima
intera, anche la reminiscenza 1). Neil' Eudemo egli si
basa invece ancora su quest'ultima teoria. Ma fin d'al
lora egli si posto,
e ha cercato di risolvere con mezzi
platonici, quello stesso problema psicologico della con
tinuit della coscienza nell' esistenza successiva alla
morte, che pi tardi gli fa apparire insostenibile 1' im
mortalit nel senso del Fedone. La continuit della co
scienza connessa con la memoria. Mentre pi tardi egli
nega la memoria al vou;, nell' Eudemo egli cerca di
conservarla per l' anima ritornata nell' aldil, trasfor
mando la dottrina platonica dell' anamnesi in una teoria
della continuit della coscienza in tutte e tre le fasi del
l' esistenza dell' anima, preesistenza, vita terrena e vita
successiva alla morte. All'intuizione platonica della re
miniscenza dell' anima rispetto all' aldil egli contrap
pone la sua tesi del ricordo dell' anima rispetto all'ai-
(Iiqu. Egli la fonda mediante un' analogia. Come coloro
ebe passano dalla salute alla malattia perdono spesso la
memoria, in modo da disimparare perfino a leggere e a
scrivere, e invece quelli che ritornano dalla malattia alla
salute si ricordano di ci che hanno sofferto durante la
malattia, cos l' anima che discende nel corpo dimen
tica le impressioni ricevute nel periodo della sua preesi
stenza, e invece l'anima ritornata per la morte Dell'al
dil si ricorda delle sue esperienze e sofferenze (fta
para) dell'aldiqu "') La vita senza corpo la condizione
') De anima, T 5, 430 a 23; Metaph.,A' 9, 993 a 1.
') Arist,, framm. 41 R.
5.

W, Jaeger, Aritlotele.
66 IL PERIODO ACCADEMICO
normale (xa:x cpoiv) per 1' anima, il soggiorno nel corpo
una grave malattia. L' oblio di ci che le apparve nel-
1' antevita solo una transitoria interruzione e oblitera
zione della continuit di coscienza e della memoria. E
giacch per il risanamento, cio per la liberazione del
l'anima dal corpo, non c' da temer nulla di simile,
l'immortalit dell' anima intera sembra, con questa
concezione, assicurata. L' argomento dipende dall' esat
tezza del suo presupposto, che il sapere dell'uomo sia
una reminiscenza di ci che egli contempl laggi (x
luti -9'tz[i-ca). Con la sorte di questo dogma platonico
necessariamente connessa quella dell' immortalit perso
nale, professata dall' Eudemo. Platone aveva fondato, col
mito psichico dell' anamnesi, la sua grande scoperta lo
gica dell' a priori. Ilgiovane Aristotele comincia col pro
cedere sulla via di questo mito, senza autorizzarci a con
siderare in lui come pura metafora questa forma rap
presentativa, che incontriamo come dogma fondamentale
nel Menone e nel Fedone. Nel momento in cui egli vide
chiaro il carattere specificamente logico del pensiero
puro, e interpret la reminiscenza come fenomeno psico
fisico, neg all' intelletto la capacit dell' anamnesi e la
sci cadere le idee della preesistenza e dell' immortalit.
Ma
questo momento, in cui il realistico mito platonico
doveva scindersi per lui nei due suoi elementi, poetico
e concettuale, non era ancora arrivato al tempo del
l'Eudemo.
Nel cerchio chiuso della concezione platonica, che Del
l'Eudemo conclude in s la vicenda dell' anima, manca
ancora solo I'ultimo elemento, le idee. Una critica senza
inclinazioni preconcette non pu dubitare dell'incoerenza
in cui si incorrerebbe quando si volesse espungere dal
l' esposizione di Proclo, da lui designata come autentica
dottrina aristotelica, o si volesse spiegare come semplice
aggiunta del relatore, proprio quell'elemento dell'intero
l'EUDEMO 67
sistema concettuale che solo d senso e nesso logico al
tutto.
Questo
elemento appunto quello delle idee. Sotto
gli l%il S-sipata non si celano che le idee del Fedone.
Prescindendo dalla terminologia, che puramente pla
tonica, Aristotele non avrebbe mai potuto esprimersi cos
sulla base della sua posteriore psicologia e dottrina della
conoscenza. E se la presenza della dottrina delle idee
nell' Eudemo non fosse esplicitamente assicurata dalla
citazione di Proclo, l' ammissione della preesistenza e
della reminiscenza dovrebbe gi bastare da s a esigerla.
Si possono affermare o negare le idee, dice Platone nel
Fedone, ma non si pu separare la teoria dell' anamnesi
e della preesistenza da quella delle idee. Unica la sorte,
e la logica necessit, di entrambe le dottrine '). Quando,
pi tardi, Aristotele abbandon la dottrina delle idee,
cess insieme, necessariamente, di aver valore per lui
anche quella dell' anamnesi.
Questa
dunque la posizione che rispetto a Platone
occupava Aristotele intorno all' anno 354/3, dopo almeno
tredici anni di discepolato. 12 suo periodo platonico si
estende quasi fino alla morte del maestro. Nei limiti in
cui 1' opera giovanile ha significato per la natura di un
uomo, si possono dedurre molto bene, dall' Eudemo, al
cuni tratti caratteristici della personalit aristotelica. Ti
pico che egli, nel campo della tecnica logica e meto
dologica, fosse gi maestro in un' et, in cui dal punto
di vista metafsico dipendeva ancora pienamente da Pla
tone.
Questa dipendenza aveva evidentemente la sua ra
dice nelle profondit irrazionali del suo sentimento per
sonale e religioso. Le correzioni al modello platonico, che
') Plat, Phaed., 76 D. Il principale argomento, con cui il Ber-
nays (1. c, p. 25) nega che la dottrina delle idee possa stare a fon
damento dell' intuizione del mondo espressa nell' Eudemo, ancora
l'attestazione di Proclo e di Plutarco, che Aristotele abbia combat
tuto le idee anche nei dialoghi (contro cui cfr. sopra, p. 44 segg.).
68 IL PERIODO ACCADEMICO
intraprendeva, erano prudenti e conservative. Tentava
perfino di tener dietro a Platone nel suo campo pi
proprio, nel regno del mito dell' anima.
Qui
aveva ra
dice la forza pi energica del pensiero platonico, quella
che determinava la sua intuizione del mondo. In Aristo
tele, per grande che fosse la sua interiore tendenza anche
a tale regno dello spirito, essa non si mostrava, gi qui,
cos originale e sviluppata come la genialit in stretto
senso scientifica.
IV.
IL PROTREPTICO
1. Forma ed intento.
Dopo l'Eudemo, 1' opera pi importante del periodo
che precede la morte di Platone per noi, per il suo
stato di conservazione e anche per il suo effettivo signi
ficato, il Protreptico. Certo, bisogna prima dimostrare
che esso appartenga
a questo periodo, perch finora non
si mai data neanche 1' ombra di una simile dimostra
zione. Perfino la questione della forma letteraria dello
scritto, che fino a poco tempo fa stata in prima linea,
non ancora del tutto chiarita. Di rilevarne ilsignificato
filosofico non si mai fatto nemmeno il tentativo.
Tra gli scritti giovanili di Aristotele il Protreptico
occupa una posizione singolare. diretto a un principe
di Cipro, Temisone. Per quanto non sappiamo nulla di
preciso di costui e della sua vita, possiamo farci assai
bene un'idea del tono di vita di questo piccolo despota
illuminato dell' incipiente ellenismo. Attraverso l'enco
mio di Isocrate a Evagora e il suo messaggio a Nicocle
noi conosciamo questi due personaggi, che erano pure
principi di Cipro, padre e figlio. Il discorso a Nicocle
un protreptico, che prescrive al giovane signore imigliori
principi di un retto e intelligente governo. Cosi, nel
70 IL PERIODO ACCADEMICO
quarto aecolo, le Bcuole gareggiano nell' attirare 1' atten
zione delle potenze mondane e nel procacciarsi con ci
influenza politica. Non sappiamo se Aristotele avesse co
nosciuto Temisone per mezzo del suo amico Eudemo di
Cipro. Ma senza dubbio dobbiamo inquadrare la mis
sione, cui egli adempie col suo scritto, nell'attivit poli
tica dell'Accademia, cbe era allora vastissima. Ilproemio
si rivolgeva a Temisone. Se vi si diceva che per la sua
ricchezza e reputazione egli aveva come pochi la voca
zione per la filosofia, non da credere che in bocca ad
Aristotele questa fosse, come parrebbe a primavista, una
frase di adulazione a). Va rammentata che, secondo la
concezione platonica, solo filosofi che giungano al
potere
politico, o re che si diano seriamente alla filosofia, pos
sono presumere di svolgere nello stato V attivit pi alta
e di venire in aiuto dell' umanit sofferente. Anche Pla
tone, cio, considera la ricchezza e la
potenza come in
dispensabili
strumenti dell'idea'). Temisone deve aiu
tare
l'Accademia a metterein atto la sua dottrina dello
stato.
Con tale
scopo strettamente connessa 'la forma dello
scritto (giusta
nemesi, anche questa, del fatto che si sia
quasi sempre tenuta distinta la questione della forma
da quella del contenuto). L'origine del protreptico come
forma letteraria nel nuovo metodo pedagogico
dei so
fisti. Non Un genere che la socratica abbia prodotto dal
suo intimo: laveste dialogica, che si spesso considerala
peculiare degli scritti essoterici di Aristotele, non ad
esso
connaturata di necessit 5).
Quando Cicerone dialo-
*)
Arist., framm. 50 R.
Il concetto in s assolutamente platonico,
come si vede
dalla seconda lettera (310 EJ, il cui autore lo formula nel modo
seguente: Jtfcpuxs
otmvai stj ta-tv qspivijols vs xal Svafiij
v.al T0t' SXArjXct Sicixsi xal Slte xal oUYYiy":-
')
Nei cataloghi delle opere di Aristotele
conservatisi Vanto in
Diogene quanto in Esichio e Tulemco il Protreptico posto tra gli
IL PROTREPTICO
71
gizz nell' Ortensio le idee del Protreptico aristotelico,
ritenne necessario di segnalare anche nel titolo questa
trasformazione dell' opera. Anche la forma dei protre-
ptici superstiti,
che non risalgono certo oltre 1' et del
l'impero, ci permette
di concludere che il protreptico
era un discorso di propaganda, di tipo simile a quello,
che gli si riconnette nella forma e nello spirito, della
predica ellenstica d'invito alla conversione, passato
poi
nella chiesa cristiana. Pu darsi che spesso concetti pro-
treptici siano stati trasferiti in forma dialogica, come
nella cosiddetta Tavola di Cebete.
Quanto
al Protreptico
di Antistene la cosa, certo, non sicura: ma, com' noto,
Platone si comportato intal modo, nell' Eutidemo, con
argomenti socratici.
In questo
dialogo Socrate d ai so
fisti, che prendono parte alla conversazione, saggi di un
colloquio protreptico con uno scolaro, nella forma a lui
peculiare della domanda e della risposta: e ci con
sono al modo in cui egli spesso giuoca ironicamente con
forme d' arte proprie della sofistica. A questo modello
classico di protreptica platonica Aristotele si ricollegato
in forma addirittura esplicita, ma soltanto per ci che
riguarda iconcetti. Quanto
alla forma, egli non segui
questa volta le traccie di Platone, bens ilmodello d' Iso
crate.
Com' evidentemente
attinta da lui la forma della
missiva personale, cos la parenesi appartiene al conte
nuto stabile del sistema pedagogico
d' Isocrate. L' allo
cuzione a ima determinala persona un mezzo
stilistico,
ins assai vecchio, di ogni sorta di esortazioni e orazioni
didascaliche. Neil' et in cui il verso era ancora lo stru-
scritti essoterici raccolti a capo dell'elenco, il che per non implica
nulla circa la sua forma, perch Don detto che dovessero essere
essoterici soltanto gli scritti
dialogici- Intale gruppo esso poteva
esser compreso anche se aveva la forma di un discorso o di un
messaggio.
72 IL PERIODO ACCADEMICO
mento obbligato con cui si influiva spiritualmente sugli
uomini, possiamo seguire lo sviluppo della forma allo
cutiva dagli avvertimenti di Esiodo a Perse fino al poema
didascalico di Empedocle e alle sentenze dedicate a Cimo
da Teognide, che ancora al tempo di Socrate e dei sofisti
servivano nella scuola per l'istruzione morale dei fan
ciulli. A questa poesia sentenziosa, di vecchio stile, la
sofistica sostituisce una nuova forma prosastica, che ga
reggia con successo con quella antica 1). L'immagine
ideale del principe, che Isocrate presenta in Nicoele,
corrisponde sul nuovo piano sofistico all' ideale cavalle
resco di Teognide. Appartengono entrambi a un unico
tipo. IlProtreptico di Aristotele tuttavia piche un'im
magine filosofica di principe. Esso proclama il nuovo
ideale della vita puramente filosofica, quale Platone esige
anche dall' uomo d' azione. Platonico infatti, e non con
sono allo spirito del pi tardo Aristotele, il fatto che
egli diriga a un uomo impegnato nella prassi politica
un discorso d' invito al [Lo; O'swpTjircx;. E il libro non
stato da lui, come si usa dire, dedicato al principe
suo amico (la dedica di dialoghi o di trattazioni unuso
della cortesia letteraria ellenistica, mentre 1' et classica
non conosce affatto questo costume libresco), ma gli
stalo diretto come viva espressione del suo intento di
energica esortazione pedagogica. In questo senso, Ja de
dica un elemento costitutivo dello stesso stile pro
treptico.
Anche altre traccie segnalano l'imitazione della pa-
renesi isocratea. La forma peculiare, che stampa il suo
sigillo su tutto ci che di mano aristotelica, e cio il
predominio dell' organizzazione concettuale apodittico-
') Lo sviluppo della forma prosastica del protreptico dalla poe
sia gnomica delle
'jtccS
Sj-'ott stato esattamente segnalato da P. Veri-
dland, Anaximenes von Lampsahos, Berlino 1905, p. 81 sgg. Cfr,
Isocr.,
ad A'icccl., 3,
IL PROTREPTICO
73
sillogistica, doveva certo trionfare anche nel Protreptico,
e qui, anzi, in modo pi facile e brillante che altrove. Si
deve filosofare? Ecco la domanda che stava a capo di
tutte le esortazioni all' esercizio della filosofia. Aristotele
rispondeva prontamente: o si deve filosofare o non si
deve filosofare. Nel primo caso, si deve senz' altro filoso
fare. Nel secondo caso, bisogna
tuttavia filosofare, per
dimostrare che non si deve filosofare. Dunque bisogna
inogni caso filosofare 1). Analoga forma sillogistica hala
maggior parte dei brani superstiti. Ma al di l di questo
velo dialettico compaiono spesso i concetti dell' antica
parenesi. Inun frammento pi ampio, che giunto sino
alle antologie bizantine ed anche tornato da poco alla
luce, nella sua integrit originaria, inun papiro di Ossi-
rinco, si osserva in maniera particolarmente chiara que
st' alternativa di vecchio pensiero e di nuova e penetrante
formai dimostrativa2). Bisogna persuadersi che la feli
cit dell' uomo non. consiste nel posseder molto, ma nel-
l' essere ben disposto nel proprio spirito. Neppure il
corpo, infatti, b stima felice perch adorno di splendidi
abiti, ma solo perch sano e ben costituito, anche se
mancante di quell' ornamento. Allo stesso modo bisogna
chiamar felice l'anima solo quando moralmente edu
cata, e l'uomo quando si trova nella medesima condi
zione: e non chiamar tale un uomo che sia splendida
mente adorno di beni esterni, quando in s stesso non
valga nulla. Neauche un cavallo, che abbia morso d'oro
e finimenti preziosi e in s sia di scarso valore, oggetto
di stima, mentre Io quando sia di buona costitu
zione . Oppure: Come chi fosse spiritualmente infe
riore ai suoi schiavi sarebbe ima figura spregevole, cosi
occorre stimar miseri quegli uomini icui possessi hanno
') Fraram. 51 R.

) Frainm. 57 R. Cfr. I'ap. Oxyrh., IV, p. 83 sgg.


74 IL PERIODO ACCADEMICO
maggior valore che la loro stessa persona,... Saziet genera
intemperanza, dice il proverbio. E mancanza di educa
zione spirituale, accoppiata con forza e ricchezza, pro
duce follia .
Queste
idee si trovano anche in massime
non platoniche di saggezza pratica, ma nuova la forma
apodittica della loro esposizione. Anche il frequente si
dev' essere persuasi un mezzo stilistico della parenesi
sofistica. Sii convinto l'inizio, ripetuto non meno di
quindici volte, delle massime rivolte a Nicocle da Isocrate
e a Demonico dall' autore del protreptico che da lui s' in
titola. L' analisi filosofica mostrer come Aristotele tra
sformi efficacemente, oltre al tesoro inesauribile dell' an
tica saggezza gnomica greca, anche l'etica e la metafisica
platonica. Egli fonde il contenuto esortativo del Gorgia
e del Fedone con la forma del protreptico isocrateo e col
passo simmetrico della sua prosa.
Questa
sintesi ilfrutto
degli sforzi compiuti dal giovane platonico per intro
durre come materia d'insegnamento nell'Accademia, e
per elevare a disciplina scientifica, la retorica nel senso
tecnico della parola.
IlProtreptico acquista cos ilsignificato di uno scritto
di propaganda per la scuola platonica e per il suo ideale
pratico e pedagogico. Gli ambienti dominati da Isocrate,
ilquale fino allora aveva connesso 1' esercitazione formale
dello spirito merc la stilistica e 1' oratoria con l'inse
gnamento dei principi della morale e della politica pra
tica, si videro di fronte ad una nuova ed aperta concor
renza. HProtreptico dimostrava coi fatti la parit di di
ritto dell'Accademia nel campo retorico. Ma anche dal
punto di vista del contenuto esso doveva apparire agli
isocratei come un attacco aperto all'ideale educativo
della loro scuola. Gli sdegnosi accenni polemici di Iso
crate all' ideale platonico di un' educazione puramente
filosofica della giovent, la sua esaltazione, misurata sulla
psicologia del mediocre filisteo, del criterio banale del-
IL PItOTREPirCO 75
l'utilit nel campo pedagogico, provocavano certo, da
lungo tempo, l'Accademia a rispondere. Nel Protre
ptico, Aristotele confut la tesi triviale che ilvalore della
scienza potesse misurarsi dalla sua utilit per la vita
pratica. Ma pi convincente che 1' acutezza dei suoi sillo
gismi fu, per la sua vittoria contro quella grettezza
men
tale, la dimostrazione della sua spirituale superiorit,
quale si rinnovava in ogni linea del suo scritto. Egli mo
strava come n un buono stile n una sana organizza
zione di vita n tuia feconda scienza politica (gli scopi
stessi a cui Isocrate pretendeva di condurre gli
uomini)
fossero possibili senza un saldo fondamento ultimo di
convinzione umana.
Sembra che la scuola di Isocrate non rimanesse in de
bito della risposta, e per combinazione essa ci stata con
servata dalla tradizione fra idiscorsi di Isocrate. l'ano
nimo discorso A Demonico, compilazione di un cervello
inferiore, tra le righe della quale balena ilbieco astio del
concorrente. L'autore si manifesta scolaro d'Isocrate nel
l'armamentario spirituale di cui b vale nella polemica.
Molto pi tardi lo scritto non pu esser stato composto,
stando al suo contenuto e alla sua disposizione, e quasi
certamente esso si conservato soltanto per ilfatto che era
stato scritto per incarico della scuola. Nell'introduzione1)
1' autore manifesta le sue intenzioni nel modo seguente:
Le persone che scrivono per iloro amici idiscorsi pro-
treptici si accingono a una bella impresa, ma tuttavia
non si occupano della parte piimportante della filosofia.
Chi invece indirizza la giovent non all' esercitazione
puramente intellettuale del suo spirito2), ma alla solida
') [Isocr.], ad Demon,3.
!) Il concetto della iXooocpia , per questo autore, quello iso
crateo, clie si avvicina di pi alla nostra idea di cultura generale .
La 5etvT7)g 4v tot; Xyoij e la in essa, da lui rifiutata,
non , secondo la giusta osservazione gi fatta dal Wendland, quella
76 IL PERIODO ACCADEMICO
formazione del suo carattere morale, arreca vantaggi as
sai pi grandi ai suoi
ascoltatori.
Quelli li educano sol
tanto all' abilit dialettica, questi correggono e formano
la loro indole morale .
Quale
altro protreptico, se non
quello di Aristotele, poteva esser questo che, diretto da
unfilosofo a unsuo amico, e consapevolmente intonato in
senso teoretico e invitante allo studio della dialettica,
aveva acquistato tanta fama da costituire un incipiente
pericolo per 1' ambiente isocrateo? Al Protreptico aristo
telico conviene anzitutto ci che l'isocrateo dice dell'o
rientamento, alieno dalla vita pratica, dell' ideale peda
gogico difeso dall' avversario. Esso era il primo protre
ptico filosofico e, per quel che sappiamo, l'unico che
ponesse la fondamentale questione di principio circa la
reale necessit di educare l'uomo soltanto per la vita ,
e che mettesse ilmondo piccolo-borghese d' Isocrate di
fronte all' audace esigenza del fl-ewpijitxis. Ma non
abbiamo bisogno di limitarci ad argomenti di carattere
generale, perch la dipendenza dello scritto da quello di
Aristotele pu essere stabilita in forma anche pi evi
dente 1).
del retore; egli non combatte contro un xpoxpercxix; np;
y]"coj5ixi5v, ma contro la filosofia logico-dialettica: cfr. Isocr-, Pel., 2,
dove queste cose sono parimenti definite come itepispyia lv
xo; Xyoi;. Il Ilspl vtiSivsu); (258 segg.) mette insieme dialettica,
geometria e astronomia come costituenti il corso di studi caratte
ristico dell'avversario, e le dice, come l'autore del discorso a De
monico, vantaggiosissime por l'esercitazione spirituale (265) ma
prive di utilit per le grandi
azioni e idee.
') P, Wendland (1, c., p. 92 segg.) ha segnalato, nella sua ec
cellente trattazione del discorso a Demonico, anche le sue relazioni
col Proireplico aristotelico, tra le quali anche la concordanza te
stuale sopra trascritta. Che la Demonicea si diriga
essenzialmente
contro il Protreptico, e sia stata anzi scritta proprio nell'intento
di contrapporre al suo un altro ideale, sembra a me la conseguenza
inevitabile (per quanto non tratta dal Wendland) di queste osser
vazioni. Certo, non necessario che Io scritto sia stato un'eco cro
nologicamente immediata dell'opera aristotelica: ma senza dubbio
l'autore l'ha composto quando ancora era vivo Aristotele. L'influenza
del Protreptico fu sempre crescente, durante tutto il secolo che se
ll, PROTREPTICO
77
Ad Dem., 19: pi)
xaxxYgt
paxpiv 65v nopessat 7tpi$
xo; SiSioxtiv ti XP1)01!10'' rcay-
yeXXogivou;- ataxpv yp xo;
p.v ifindpoog xijXixaxa
JteXyij
Siccnepv ivexaxo JtXstco feorijoal
xij
y Sjtpxoocav ootav, xo; 84
Ystoxipou; prj84 T; xax yf(Y
to
paia;xojjysiv ini ify gsXtCut xa-
xaoxijoai xv ax&Y Sivotav.
Cfr. |19 init.: Y;yo5 xiov
cUouopTiov noXX
jwXX<3v gtvac
XpJ)pT(ov xpetxxur x piv yp
Taxing noXeCitsi, x 8 nana.
xv xpivov jiapapiYsi* aoyja yp
jivov xfflv
xxviixxtov
frvaxov.
Ar., fr. 52 (p. 62,7 R.): o
tri
8sT ysuyeiv yiXooeyEav, stnsp
ioxlv pv yiXoGoyta xaMnsp
otipeS-a xxvjolg xs xal x.pt?01?
ooyCa;, -fj 84 coy
[a xby (leylaxuiY
yafl-ffiv O84 8at xxrjpxuiv psv
Ivsxb 7tXtv y' "HpaxXioug axrj-
Xa; xctl itoXXixi; xtvSuvseiv,
Sii
Si ypdviyciv fnjSiv
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fi?;il
8anav2v.
?J |vqv
v8pano5(584g ys
xo ijv, XX p xo ijv e
yXixsoat, xal xat?
xiy
itoXXtv
axv xoXouS-stY 86ca;, XX
pij xo; noXXo; tov
xat; a-
xoB, xal x pv xptjpaxa ?7jxstv,
xiv 84
xaXjv
pvjSEptav
ittijx-
Xsiav xoietaS-ai x Tiapnav.
La coincidenza fra idue luoghi non pu esser casuale,
perch mentre in Aristotele l'immagine dei navigatori
voraci, sprezzanti di ogni pericolo, conviene assai bene
all' altro termine del paragone, l'uomo che deve sacri
ficarsi per la cura dei pi alti beni, l'isocrateo l'ha sem
plicemente inserita nel suo testo, nel tipico modo in cui
un retore adopera all' occasione ifiori stilistici raccolti
nelle sue letture. Ma non ha combinato con essa nulla
di buono, e la sua antitesi fredda e sforzata: all' imma
gine aristotelica dei mercanti che traversano ilmare egli
contrappone quella dello studente che senza pericolo com
pie il suo viaggio per andare ad Atene all' universit.
La sua sorprendente
ammonizione, che molte lezioni
valgano pi che molto denaro , non del resto priva
di ogni originalit, perch alla scuola d' Isocrate la tassa
di frequenza era cara,
gi alla sua pubblicazione (cfr. framm. 50 R.) : si comprende quindi
benissimo come nascesse 1'csiger.za di prender posizione di fronte
ad esso.
78
IL PERIODO ACCADEMICO
2. Sopravvivenza
e
ricostruzione del Protreptico
.
L' acuto libro del Bernays sui dialoghi di Aristotele
aveva richiamato l'
attenzione dei
filologi sulle opere dei
neoplatonici,
mostrando con alcuni
esempi la loro pre
dilezione per quegli
scritti.
Eottimo fu il
risultato che ottenne nel 1869 l'inglese
Ingram Bywater,
quando
scoperse ampi brani del Pro
treptico
aristotelico nell'
omonimo libro di
Giamblico, in
cui essi giacevano
seppelliti tra
numerosi estratti da dia
loghi platonici 5).
Il destino volle che il Bernays,
in
quel
tempo, avesse gi
concluso le sue ricerche e si fosse,
con la sua
conclusiva negazione di un periodo platonico
di
Aristotele, preclusa
la via all' interpretazione
della
nuova scoperta. E lo stesso
scopritore, il
Bywater,
era
rimasto del tutto sotto l'
influsso della
dimostrazione del
Bernays. La gioia
della
scoperta lo spinse a farla subito
di
dominio pubblico,
senza tentare una pi
accurata de
limitazione dei nuovi
frammenti e un
accertamento di
ci che con essi si fosse acquisito.
IlProtreptico di
Giamblico un libro di letture filo
sofiche per
principianti,
compilato sulle opere dei pensa
tori la cui dottrina
appariva
schiettamente
pitagorica ai
neoplatonici
dell'et
posteriore a
Porfirio. Tra questi
filosofi (oltre
a quegli
stessi neoplatonici
e agli
scritti,
per la maggior parte
falsificati, dei pitagorici
pi
antichi,
citati da essi) stavano
in prima linea
Platone e
l'Aristo
tele delle
opere giovanili,
che da essi
erano considerali
come veri e
propri scrittori
esoterici. La
venerazione dei
loro scritti come cose sacre un esempio
della stessa
enorme forza della
tradizione scolastica e libresca, che si
riscontra anche nel
contemporaneo
cristianesimo e gu-
*)
Journal
of Philology,
II, p. 55 segg.
IL PROTREPTICO 79
daismo e pi iardi nell' islamismo. Neil' opera di Giam
blico dato un variopinto mosaico di brani, per lo pi
famosi, e eemplicemente giustapposti, di dialoghi plato
nici. Meschini trapassi, costituiti di formule stereotipe,
tradiscono dappertutto, al primo sguardo, le suture.
Ipassi dialogici delle opere platoniche sono trascritti in
prosa corrente, e da ci derivano, qua e l, grossolane
inesattezze. Per quanto
Platone e Aristotele non vengano
esplicitamente citati, non si pu affatto parlare di unten
tativo di plagio, perch ogni scolaro conosceva quei passi.
Questo
centone comunque un pietoso documento del
tramonto irrimediabile a cui era andata incontro ogni
cultura letteraria e ogni originalit scientifica. Gli estratti
del Protreptico aristotelico, che Giamblico considera
come primo esempio di quel genere letterario, derivano
dalla sua personale lettura. L' intonazione religiosa e
ascetica del libro attirava ineoplatonici, che vedevano
in esso un documento del preteso platonismo di Aristo
tele, o almeno un mezzo per conciliare il contrasto tra
la dottrina platonica e quella peripatetica. Si pu addi
rittura parlare di una rinascita neoplatonica del Pro
treptico, perch non e' quasi rappresentante di quella
scuola che non mostri di averlo letto1).
Veniamo, ora, a determinare I' estensione degli estratti
di Giamblico: lavoro gi tentato, dopo il Bywater e lo
Hirzel, dallo Hartlich2). La parte principale del libro
di Giamblico (capp. V-XIX)
composta di estratti di dia
loghi platonici. Nel centro (capp. VI-XII) la serie in
terrotta da estratti aristotelici.
Questi
ultimi derivano
tatti da un solo scritto perduto, in cui gi il Bywater ha
) Un altro esempio sar segnalato in seguito, in altra occa
sione.
') Hirzel, inHermes, X, p. 83 segg.; P. Hartlich, De exkortalio.
num a Graecis Romanisque scriptarum historia et indole (in Le.ipz.
Studien, XI, fase. 2, Lipsia 1889), p. 241 segg.
80 re,
PERIODO ACCADEMICO
esattamente riconosciuto il Protreptico.
Ne l' identifica
zione era difficile, perch brani d questi captoli si tro
vavano citati, alla lettera o quasi, in Cicerone, Agostino,
Proclo e Boezio, o col nome di Aristotele o in luoghi
di carattere esplicitamente
protreptico e in scritti pel
quali era
dimostrata la dipendenza
dal Protreptico di
Aristotele. Sotto l'influsso del
disordine regnante inque
sti estratti, lo Hirzel e lo Hartlieh
ritennero che Giam-
blico dovesse essersi valso, oltre che del Protreptico, an
che di altri scritti di Aristotele:
senza, peraltro, che po
tessero propriamente
dimostrarlo. Nel cap. "V adope
rato, oltre a
Platone e ad
Aristotele, un terzo autore, a
cui si ascrivono le parti del capitolo che non si possono
far risalire a
Platone.La conclusione di tale capitolo, che
si considera gi facente parte della serie di estratti ari
stotelici segnalabili
dal cap. seguente in poi (come
ac
cade anche nella
pirecente edizione, del Pistelli)
deriva-
come spero di
dimostrare altrove, da Porfirio, il quale
perci probabilmente
anche l'autore degli altri tre,
non ancora
identificati, paragrafi del cap. V, essendo essi
di
evidente origine
neoplatonica.
L'inizio dell'
antologia
aristotelica costituita da al
cuni argomenti, tra loro giustapposti, in sostegno del va
lore della filosofia, che si
riconnettono, con sensibili riso
nanze verbali, all'
Eutidemo di
Platone. Essi sono attinti
dal dialogo
protreptico di Socrate (
Euthyd 278 E segg.).
Ancora piimportante di questo fatto, finora non osser
vato, quello che anche a capo della serie degli
estratti
platonici
(p. 24, 22 segg.)
Giamblico abbia
posto lo
stesso brano. Non verosimile che egli si sia qui ripetuto
per distrazione, e giacch le sue parole non sono una
semplice
citazione dall'
Eutidemoma riassumono l'
espo
sizione platonica in una lunga serie di sillogismi,
com
prendente
termini aristotelici, evidente come egli non
abbia qui attinto
direttamente a Platone, bens a una
li, PROJREPTICO 81
fonte intermedia. Questa
il Protreptico di Aristotele.
Come Aristotele nell'Eudemo prendeva a modello il Fe
done, cos nel Protreptico si riconnetteva pi volte al
l' opera in cui Platone prendeva posizione contro la
protreptica sofstica, l'Eutidemo.
Questa
conclusione ci fa compiere un nuovo passo in
nanzi. Il Bywater aveva paragonato tra loro iseguenti
luoghi:
Cic., Hort., fr. 26 Bait. 36 MuelL: Jambl., Protr., p. 24, 22 Pist.:
beali certe omnes esse volumus revtag ivftpomoi (ouWpeS-a
sO jipvmv.
Che Cicerone, nel suo dialogo protreptico, abbia sfruttato
ilProtreptico di Aristotele accertato in modo cos si
curo da altre prove che non ci sarebbe stato neppur bi
sogno di un argomento come quello offerto da questa
congruenza verbale fra idue tardi autori valsisi del libro
aristotelico. IlBywater ne ha dedotto che anche in que
sto caso la fonte comune eia Aristotele. D'altronde, il
passo di Giamblico con tutto ilsuo contesto (pp. 24, 22

27, 10) costituisce un estratto dall' Eutidemo di Platone.


La conclusione del Bywater non regge, quindi, per ci
che riguarda la fonte di Giamblico. Viceversa, quando
si pensato che anche Cicerone si sia direttamente valso
dell' Eutidemo, si attribuito a Cicerone un metodo di
lavoro troppo frammentario. molto pi probabile che
egli abbia tratto realmente la sua frase, che formava il
punto di partenza del sillogismo, dal Protreptico di Ari
stotele, e che Aristotele stesso, e non Cicerone, 1' abbia
attinta, insieme con ibrani di cui si sopra parlato,
all' Eutidemo. Ad Aristotele non era quindi sfuggita la
famosa frase iniziale del colloquio protreptico contenuto
inquel dialogo. Giamblico, invece, non ha trascritto que
ste parole nel suo estratto aristotelico, perch le aveva
trascritte alcune pagine prima direttamente dall' Euti-
6.

W. Jaeger, Aristotele.
82 IL PERIODO ACCADEMICO
demo. La conseguenza di questo
metodo di scelta la
totale mancanza di connessione della prima serie degli
argomenti (p. 37, 3-22) da lui attinti al Protreptico.
Ancora pi decisiva per la conoscenza del metodo di
Giamblico la parte clie segue (framm. 52 R.).
Si tratta di una serrata dimostrazione, che si estende
per varie pagine (37, 22i41, 5). A prima vista pare tutta
di un getto. Siccome il brano a p. 40, 15-24 citato anche
da Proclo e con esplicita attribuzione ad Aristotele, se ne
concluse che non solo questo brano ma tutta quanta
1' argomentazione fosse stata tratta dal Protreptico aristo
telico. Senza dubbio vi si doveva trattare della possibilit
della filosofia come scienza, della sua importanza nella
vita e della rapidit dei suoi progressi. Si aggiungeva
poi anche il fatto che tutta questa argomentazione si
trovava anche in un altro libro di Giamblico, adoperata,
in forma invero incongrua, per un1apologia della mate
matica.
Questo
punto preceduto da una critica della
filosofia operata dai suoi oppositori, inemici dichiarati
di ogni pura teoria. Anche questa parte presenta ogni
indizio di provenienza aristotelica. Di conseguenza idue
brani sono connessi insieme dal Rose (framm. 52).
L'interna evidenza della cosa non lascia alcun dub
bio circa l'esattezza di questa attribuzione: discutibile
soltanto se Giamblico abbia trascritto la dimostrazione
nella sua integrit o l'abbia messa insieme da s con ma
teriali aristotelici. Anzitutto da notare che isuoi estratti
platonici sono semplicemente giustapposti l'uno all' al
tro, mentre quelli aristotelici mostrano un nesso inte
riore. Nel libro aristotelico Giamblico aveva dunque di
fronte una serrata argomentazione protreptica, che na
turalmente doveva allettarlo ad appropriarsene. Ma la
speranza di ritrovare intatte in lui intere dimostrazioni
del Protreptico aristotelico si svela purtroppo fallace.
Giamblico attinge invero alla sua fonte 1' impulso di pro-
IL PROTREPTICO
83
varsi da s in un' organica dimostrazione del valore in
dipendente della filosofia, in conformit del suo modello.
Ma icapitoli, esteriormente
armonizzati, in cui egli ha
articolato questo processo di pensiero, sono compilati con
materiale aristotelico informa assai rozza. Dalla sua este
riore concatenazione non possibile dedurre la sua in
tegrit e organicit interna.
Ci dimostrato proprio dall' esempio del frammento
52. Le parole che tengono insieme, al principio alla fine
e al centro, il triplice complesso di questa
difesa della
filosofia, richiamano certo alla memoria la simile maniera
usata da Aristotele nei trattati. Ma in realt derivano,
come mostrano le analogie, da Giamblico. Per ci que
sti, nella ripetizione dell' estratto nel terzo libro, le tra
lascia del tutto all' inizio e le modifica alla fine. La strut
tura generale dell' argomento dunque di Giamblico.
Egli ha soltanto inserito iconcetti aristotelici, come ma
teriali grezzi, nella propria misera compilazione. Del
l' originaria architettura aristotelica non rimasta trac
cia. Ci confermato anche dalle parole che concludono
il frammento, e che si sono conservate tanto in Proclo
quanto in Giamblico. La loro coincidenza cos stretta e
particolare, che si vede com' esse siano dappertutto le
originali parole di Aristotele: diverso solo il punto di
vista da cui vengono citate dai due autori. Proclo dimo
stra con esse che la filosofia un fine in s (8t' aut
a(pSTv) tema, questo, che ilProtreptico trattava am
piamente ;Giamblico se ne serve per provare che la
filosofa non pu essere una scienza troppo difficile: e
questo non poteva certo essere il significato del passo
aristotelico. Ma con ci il sospetto di non arislotelicit
si estende anche a tutta la restante struttura dell' argo
mento di Giamblico. Dobbiamo guardarci dal dividere in
capitoli la materia dell' estratto giamblicheo, con super
ficialit pari a quella che constatiamo nella sua interna
84 IL PERIODO ACCADEMICO
disposizione, e attribuirla senz' altro a scritti diversi di
Aristotele. Per affermare che Giamblico si sia valso di
pi scritti aristotelici manca ogni argomento. N sono
plausibili le deduzioni con cui si neghi la provenienza
di un capitolo dal Protreptico perch in esso si presen
tano argomenti gi trattati in parte inun altro capitolo.
Icapitoli sono costruzioni fittizie, che si sbriciolano
appena si batta sulla fragile calce che tiene insieme gli
elementi dell' edificio. Solo imateriali che risultano da
tale dissoluzione reggono alla prova e non possono esser
fatti in pezzi. Illoro cemento, pi tenace della pietra,
la logica dei sillogismi aristotelici.
Citazioni parallele di Cicerone o di Agostino o di Boe
zio 1) assicurano la qualit di estratti dal Protreptico an
che ai luoghi seguenti: cap. Vili, p. 47,5

48, 21 (framm.
59; 60; 61 Rose), cap. IX, p. 52, 16
54, 5 (framm. 58),
oltre all' inizio del capitolo VIII, p. 45, 6

47, 4 (framm.
55).
Questa parte di provenienza unitaria. caratte
rizzata dall' uso dei sillogismi dialettici (iit ttSv Ivapyfij?
nioi cpaivopvwv) adottati da Aristotele con particolare
preferenza nelle opere letterarie, e dall' uso speciale del
concetto di tfpvtjais, su cui dovremo tornare. Di estratti
ce ne sono, peraltro, ancora molti. Comincio col capi
tolo VII, finora non fatto dipendere dal Protreptico ari
stotelico e invece di particolare importanza.
Le parole iniziali (p. 41, 6-15) sono state aggiunte
da Giamhlico. Egli vuol dimostrare tre cose. Prima, che
il cppovsv (qui, in senso schiettamente platonico, con
cetto universale della pura filosofia) ha per gli uomini
') La speranza dell'Usener (v. Rheinisch. Museum, XXVIII, p.
400) che da Boezio si potessero ricavare pi ampi brani dell'Orten
sio, non ha avuto conferma: anzi non si pu allatto parlare di un
nso che Boezio abbia fatto dell'Ortensio, come pi tardi dovette
rinmettere lo stesso Usener {Anecd.Holdcri, p. 52). Agostino fu in
vece un fervente lettore del dialogo ciceroniano.
IL PnOTREPIJCO 85
valore in s. Seconda, che esso utile per la vita, perch
senza pensare ed argomentare l'uomo non riesce a pro
cacciarsi nessun vantaggio. Terza, che la filosofa neces
saria per la conquista dell' eudemonia, a qualunque in
tuizione della vita si aderisca e comunque s' intenda
1' eudemonia, o come massimo di piaceri (5ov-fj)
o come
perfetta educazione ed attivit etica (ptvtj) o come pura
vita dello spirito {tppVT)ot?). Questi
tre punti corrispon
dono esattamente alla serie dei capitoli di Giamhlico:
ilprimo trattato nei capp. VII-IX, ilsecondo nel cap. X,
il terzo nei capp. XI-XII. Ora, si potr certo esaminare
in qual misura siano stati trascritti dal libro aristotelico
(e che di fatto essi siano, per intero, estratti dal Protre
ptico sar dimostrato in seguito) : ma nessuno comunque
vorr credere che essi formino un unico ed organico
frammento nell' ordine che presentano
in Giamhlico. Da
ci deriva che le parole introduttive, annuncianti questa
disposizione dei sei capitoli, sono di Giamhlico. La cor
nice di questo quadro, la cui tripartizione stata certo
imitata dal modello, da lui riempita con singoli passi
scelti, attinti alla stessa fonte. Ci risulta gi dall' inizio:
subito dopo l'annuncio del contenuto egli comincia, senza
neppur tentare un adeguato trapasso
stilistico al lette
rale estratto aristotelico che segue, con lo schematico Iti
co(vyv (41, 15). L'argomentazione che cos s'inizia, e che
in s sostanzialmente unitaria, arriva fino a p. 43, 25,
ma senza dubbio abbreviata a p. 42, 5. A p. 43, 25
cominciano di nuovo itagli: tuttavia gi la conclusione
della parte precedente (43, 22-25) mostra la stretta con
nessione originaria con la dimostrazione seguente
(43, 27
fino alla fine del cap. VII). Evidentemente, si tratta qui
di una serie slegata di estratti da un autore antico, in
ogni passo del quale facile riconoscere Io stile e il pen
siero di Aristotele. Non si pu certo dire che fosse rigore
metodico il voler escludere, per la mancanza di attesta-
86 IL PERIODO ACCADEMICO
zioiie esterna, queste pagine da un contesto di brani di
arBtotelicit chiaramente dimostrata.
Specificamente aristotelico il concetto fondamentale
e l'elaborazione metodica del primo capitolo (41, 15
43, 25). Per determinare ci che promuove lo sviluppo
e ilvantaggio di un dato essere, l'autore parte dal con
cetto del tXo$. Il fine di un essere pu venir ricer
cato solo in un' intelligente attivit, in una vivente rea
lizzazione della sua natura: dalla massa delle sue azioni
o funzioni (Ipyov) si distingue quella che gli essenziale
e che costituisce il suo tsXo;, come la potenza che pro
pria a lui piuttosto che ad ogni altro individuo o genere
(oSxsta pSTfj). In tale forza innata il compito di ogni
essere. La gerarchia delle funzioni invista del loro valore
data dalla natura, perch le funzioni servili sono in
sieme sempre quelle biologicamente inferiori, mentre le
dominanti sono le superiori. In tale relazione si trovano,
p. cs., le funzioni corporee rispetto a quelle psichiche.
L' ipyov delle facolt psichiche ha, inquesto senso, mag
gior pregio che quello delle facolt corporee. H grado
supremo occupato da quella facolt dell' anima che
non serve soltanto, come le altre, a produrre un Ipyov
diverso dalla sua vpyeta, e che quindi non ha il buo
fine in un oggetto esterno, da essa creato, essendo per
lei unica ed identica cosa l'vspyeta
e l'
Ipyov.
Questa
la cppvijac; (approssimativamente traducibile col ter
mine di ragion pura ) che ha ad oggetto e scopo sol
tanto s stessa, e non crea altro che s etessa. Essa pura
contemplazione (frswpfa); e nel concetto della contem
plazione sono risolti inunit quelli dell' essere, dell'agire
e del creare. La pi alta forma di vita non n la pro
duttivit n 1' attivit intese nel comune significato dei
termini, bens l'intuizione conoscitiva dello spirito, pro
duttivo ed attivo in senso superiore. Si vede subito come
qui non manchino gli elementi di contenuto aristotelico:
il
pnOIREPIICO 87
e cio la comparazione della gioia contemplativa con
quella dell' attivit disinteressata della vista; ilsignificato
dei termini designanti la funzione e il suo risultato
(ivlpysia, ipyov). la distinzione di Ipya che sono im
pliciti nella stessa ivpyeta da Ipya che sono invece
creati da essa; la discriminazione delle tre attivit poie-
tica, pratica e teoretica; la coincidenza del soggetto e
dell' oggetto nell' atto dello spirito 1). Nella dottrina del
l' ordinamento gerarchico, che sta a fondamento della
trattazione e alla quale poco pi oltre si accenna anche
esplicitamente, troviamo il principio basilare della teleo
logia aristotelica, secondo il quale in ogni campo della
realt igradi inferiori vengono superati e risolti nei su
periori. Infine corrente inAristotele la tripartizione dei
tipi di vita e di filosofia secondo ipunti di vista dell'in
teresse edonistico, di quello morale e di quello spirituale.
A questi argomenti riguardanti il contenuto si ag
giunge una decisiva conferma esteriore. Nel capitolo con
cernente la forma originaria dell' etica aristotelica sar
dimostrato che ampie parti, in s coerenti, dell' Elica
Eudemea coincidono esattamente, tanto nel contenuto
quanto nella espressione verbale, cogli estratti conservati
inGiamblico: e questi brani sono inparte quelli che l'au
tore dell'Etica dice esplicitamente di aver tratto dagli ljio-
TSpixol Xyot. Siccome il confronto di questi luoghi con
gli estratti di Giamblico mostra che questi ultimi sono
stati di modello agli altri, dobbiamo senz' altro ricono
scere nello scritto su cui Giamblico ha esercitato la sua
scelta una di quelle opere perdute di Aristotele, la cui
designazione come scritti essoterici stata oggetto di cos
lunghe controversie, mentre ora pu essere sottratta a
')
Il concetto di ipyov, uno degli clementi pi essenziali della
dottrina aristotelica dei valori, manifesta la sua influenza dapper
tutto e appare esplicito nei seguenti luoghi: 42, 5, 13, 39, 20, 22:
43, *>, 9, 18, 21.
88 IL PERIODO ACCADEMICO
ogni ulteriore dubbio. Ora, proprio le dimostrazioni del
VII capitolo di Giamblico si ritrovano nelle parti del
l'Etica Eudemea desunte da uno scritto essoterico. La
loro natura aristotelica quindi senz'altro accertata;
che poi essi appartengano propriamente al Protreptico
pu essere considerato come egualmente certo, perch
anche gli altri passi che nell' Etica si dimostrano desunti
da un' opera aristotelica sono tratti da esso, e perch il
loro contenuto concettuale di natura pienamente pro-
treptica.
Pi tardi, nelle sue lezioni, Aristotele ha non di rado
posto il problema delle diverse forme di vita, e messo i
suoi ascoltatori dinanzi alla scelta. In questi casi la vita
tendente alla soddisfazione e al guadagno sempre messa
accanto a quella dell' uomo d' azione e a quella dell' in
dagatore e del filosofo. Tanto questa impostazione del
problema quanto la risposta che la vita dedicata al puro
sapere meriti preferenza, anche dal punto di vista inorale,
rispetto a ogni altra specie di esistenza umana, derivano
dal Protreptico.
Con ci non tuttavia ancora esaurito il significato
dell' estratto contenuto nel VII capitolo di Giamblico.
Ogni lettore della
Metafisica
aristotelica ha certo spe
rimentato, ogni volta che tornato a quel libro, l'effetto
suggestivo delle prime pagine, in cui con vittoriosa ener
gia si sviluppa il concetto clie 1' occupazione teoretica
e scientifica non contraddice alla natura dell' uomo, ma
che anzi la gioia del vedere, del concepire e del cono
scere profondamente radicata nel suo spirito, e si ma
nifesta Bolo in diversi modi a seconda dei differenti gradi
della sua consapevolezza e cultura. Cos essa viene ad
adempiere addirittura alla pi alta esigenza dell' uomo,
e da semplice mezzo di soddisfazione degli accresciuti
bisogni della vita civile diviene massimo valore in s e
culmine della cultura; e la scienza la forma pi alta
IL PROTREPTICO
89
e pi
desiderabile
di questa
attivit
contemplativa,
in
quanto
realizza
nella forma
pi netta la visione disinte
ressata
della
pura scienza
e produce
il sapere pi
perfetto.
Chiunque
abbia sentito
come valore
supremo
la
scienza
esercitata
seuz'
altro scopo che s stessa, avver
tir l'energia protreptca
di questi
concetti.
Inmodo pi
puro,
serio ed elevato la scienza
non stata mai conce
pita
e
vissuta, ed essa resta anche
oggi lettera morta per
chi non sa intenderne
in tal modo l'esercizio.
A inten
derla
in tale profondo
senso aveva insegnato
Aristotele
nel
Protreptico.
Che il famoso inizio della Metafisica
sia
nella
sostanza solo
una replica abbreviata
della classica
esposizione
del
Protreptico, dimostrato
dal
confronto
col VII cap. di Giamblico
(p. 43, 20), che se ne distingue
solo in quanto
tratta
gli stessi concetti
con pi ampio
respiro
e con pi particolare
approfondimento
logico.
Risulta
anzi, da tale
confronto,
che
capitoli introdut
tivi della Metafisica
sono stati composti
per l'immediato
scopo didattico
con materiale raccolto
dall' opera gi
esi
stente, e non sono stati mai neppur
concatenati
in un
saldo
organismo.
Metaph.,
Al, 980 a 21:
Anteo, vO-ptoicot to5 el5i-
vai pyo-Jxai
cpset". o'jieCov
S' fj tiv
alothssioy
yr.j?crif .
al rp X<Dpl T?!SXPt-aS
&Ya-
uffivxai 8 1
*
Sauva;, xal
[Xtota
i(jjv 'kXvii 8i
z(Si
cftfitfliv.
"<>
p&vev Iva np&z.
TWjisv, XX
kccI gv] 8 v n
SX-
Xo vi e? it p 4tt eiv T 6p2v
alpo&psfra
&vtI nvitov
siicstv tiv
&\7,av. alz'.sv
8'
gii
fiXioTa
tvist yvto-
pletv jjiiS?
aOTi)
t)v al-
oOijascov
xal noXX?
8v]-
Protr., 43, 20:
T Cfpovstv &ptt -Atti T Oe-uv
pstv.... ndvtiDV
SotIv
alpe-
tdjTatov Totj vOpebnoi?,
)5itsp otp.cn
v.al t toT{ gppaoiv
ipv,
8 xal sXoni
Tip fiv &xeiv,
slv.at
pij ti pSXXol f'"
yvsoOai
Si' aT itap* 0-
zijV Tv
Stspov.
Iti si t 8pv &-j-a-iT&!j.sv
8c"Sut,
IxavSp fiapTupst
TOTO STI TtvTBp t cfpovstv
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laxTiu; 4y a-
it&aiv
.... 4XX4 prjv t ys
icp aiaO-vEoS-ai
8iaplveTai toO
90
IL PERIODO ACCADEMICO
Iti)
55v
xal
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Suvjisi x ijv 8i)p'.axai ... xij5
8 ataS-ijosioj fj it)s 5'
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Stampai SBvafUg
x#
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tpsoxxij slvai xal St
TOSTO Xal [liXlOTB ctlpo-
ptK aJtijv. .. oxoBv st ti
\iiv
ioxtv a'.psxv Sta vrjv
afafajoiv, 8* aX c9-r] si j y v 0-
aie ti; xal 8i t yvu>-
piljeiv
aur?) Svaaa-cu. ri|v $o-
Xv alpojiea, rcXai 8
eliro|i8V 5xi [tx e p] Suotv
del jiSXXov atpexv
$ ftSX-
Xov Onipxsi. xa&xv, xfflv
[lv atoftrjsstuv
xi/v
5<{jiv vyx7]
jiXtoxa
atpexrjv slvat xal xt-
p'.tti, taxfjj 54 xa\ ibv SXXur*
4to3(5v
atpcxojtpa xal xo 5)v
laxlv
fi
tppvsis, xuptioxpa
(oBoa) xc
&Xii5-sac. Soxs
Ttdvxc 4v8-pouwt. x4 <ppovetv jii-
Xtoxa Bttbxouoi* xd y&p ?i}v
f
aitflvxsg xi tppovetv xal x
yvtaplttv
iyaxffioi.
Xot 8 1atpo pj . cpasi [lv eBv
ala5-r((;iv
ixovxa
yiyvsxat l
t$a....
Ci che nella prima frase della
Metafisica
concen
trato nella semplice parola ynrjci;, l'amore per un'at
tivit sentita come fine a s
stessa, molto pi chiara
mente espresso nelle parole corrispondenti dell'estratto
del Protreptico, secondo quanto era necessario per l'espo
sizione essoterica. Non c' parola che non tradisca subito
il suo carattere aristotelico. Soltanto, Giamblico ha qui
fuso insieme, in forma assai rozza, vari brani del Pro
treptico, die erano stati messi insieme per la
somiglianza
del loro contenuto : da ci l'effetto tautologico del com
plesso. Non si tratta invece affatto di una mera parafrasi
del testo della
Metafsica.
L' ambito di questi brani
essenzialmente pi vasto di quello
dell'introduzione della
IL PROTREPTICO 91
Metafsica.
Anzitutto, l'energica tendenza a una forma
nudamente
logica d' argomentazione corrisponde all'im
magine che in base all'Eiulemo ci siamo formata del
l'attitudine mentale del primo Aristotele. Cos della de
duzione dal principio topico,
che di due oggetti ha mag
gior
valore quello che possiede inmaggior grado la qua
lit pregiata r) ; e dell' inferenza, condotta per via defi
nitoria, del valore della cppvyjocj
dal concetto della vita.
Etanto nel Protreptico quanto
nella
Metafsica
la dimo
strazione dialettica, in conformit, parimenti, con le
osservazioni fatte a proposito dell' Eudemo.
Ora, lo stesso carattere manifestano dappertutto i
due primi capitoli, e giacch essi espongono gli stessi
concetti fondamentali del Protreptico, concernenti l'au
tarchia della pura scienza teoretica, spontanea nasce
l'idea che siano stati desunti da quell'opera, o per in
tero o nella massima parte.
L' esame dei particolari d-
mostra agevolmente V esattezza di questa
idea. In en
trambe le opere si espone il concetto della pura scienza
contrapponendolo a quello dell' attivit pratica dipen
dente da mera esperienza o abitudine. Non il pratico
e
l'empirico, ma il conoscitore e il teorico ha dignit su
periore, perch l'empiria non giunge mai a comprendere
le cause e ifondamenti dei fenomeni, come fa invece il
teorico merc il suo dominio dell' universale.
Quanto
pi
emprica, quanto pibisognosa dell' aiuto dell' intuizione
(jtpoffsms), tanto meno esatta la conoscenza. Vera
mente esatta solo la conoscenza di ci che massima
mente conoscibile, e tali sono i principi pi generali
(-r xp&zx), che costituiscono l'oggetto della pi alta
") Per confutare il principio elle l'anima fosse un'armonia del
corpo si faceva uso, nell'Eudemo, della nozione logica che l'iden
tit
degli attributi determina l'identit degli oggetti. Simile procedi-
mento seguito qui da Aristotele, quando riferisce la pluralit
di valoci
dell'oggetto all'esistenza fundpxslv) di proprietdi diversi
gridi di valore.
92 IL PERIODO ACCADEMICO
scienza teoretica. Pu darsi, certo, che il
puro empirico
abbia nella vita pi successo del
teorico, mancante d
esperienza pratica, ma esso non giunge mai a un' azione
che derivi effettivamente dall'
intendimento della neces
sit della cosa, e si conformi a saldi
principi. Egli resta
un jv&uao;, un pedestre
meccanico. La
continua, per
quanto celata, polemica contro lo spirito banausico e
contro ilsuo dispregio della teoria, che permea iprimi
capitoli della
Metafisica, ha il suo
modello nel Prolre-
ptico, incui Aristotele aveva
minutamente
controbattuto
gli attacchi degli empirici. Un brano in cui sono pi
ampiamente riferiti gli argomenti degli oppositori si
fortunatamente conservato (framm. 52 :p. 59, 17 segg. R.).
Che la filosofia non abbia utilit per la vita pratica,
facile capirlo da quel che segue. L'
esempio migliore
ci dato dalle scienze teoretiche o pure
(7Tt(JT?j[ii)
e dalle
discipline dipendenti
({i7T0Xeqievat o?ai). Ve
diamo infatti che igeometri non sono
capaci di appli
care praticamente nulla di ci che
dimostrano in teoria.
Misurare una superficie e compiere tutte le altre opera
zioni concernenti le grandezze e gli spazi son cose che
sanno
benissimo fare igeodeti per la loro pratica, men
tre imatematici e i
conoscitori delle ragioni ideali di
questi procedimenti
sanno tutt' al pi come si deve
fare, ma non sanno, essi stessi, fare . Nel Protreptico
si insiste anche molto sull'
esigenza, per ilsapere scien
tifico, dell'
esattezza (v.plt'.a)
'
esigenza che vien con
nessa con la definizione della scienza come conoscenza
dei supremi principi e
fondamenti. Conoscenza esatta
pu esserci infatti soltanto dell'
universale, dei
principi.
La coincidenza si estende talora fino alle singole parole.
Anche nella deduzione dei gradi superiori e supremi
della conoscenza da quelli
inferiori ed ingenui i due
scritti presentano un completo parallelismo,
per quanto
non ci si possa
naturalmente aspettare da Aristotele che
IL PROTREPTICO
93
egli si ripeta meccanicamente
per pagine
intere. La coin
cidenza verbale resta, com' facile intendere, un caso
d'eccezione.
L'argomento pi decisivo che questi con
cetti appartengono,
nellalorooriginaria
tendenza, al Pro
treptico per cui sono stati pensati,
mentre nella Meta
fisica
essi sono soltanto stati ripresi per le esigenze
del
proemio, e ristretti secondo la necessit dei nuovi limiti.
Subito dopo il grande estratto assegnato dal Rose i
Protreptico segue, nel terzo libro di Giamblico, una de
scrizione, proveniente
dalla stessa fonte, del progressivo
sviluppo della filosofia dalle altre Riconnetten-
dosi alla dottrina platonica delle catastrofi cosmiche il
Protreptico
(framm. 53 R.) narrava come dopo il gran
diluvio e dopo le devastazioni da esso arrecate gli uo
mini fossero etati costretti a escogitare anzitutto iritro
vati pi necessari per assicurarsi il vitto e 1' esistenza
(-c raspi tTjv Tporjv
j)v irpStov vccfKcvxo
cptXoao'-pelv)
;come poi, migliorate
le loro condizioni, in
ventassero le arti dedicate al loro diletto, quali la mu
sica e via dicendo; e solo in terza linea, dopo avere del
tutto soddisfatto ilbisogno delle cose necessarie alla vita
(t vayxat
a) si volgessero alla libera scienza, alla pura
filosofia. Aristotele pensa specialmente
alle discipline ma
tematiche, quando parla dei rapidi progressi delle pure
scienze negli ultimi tempi, e cio nella generazione
di
Platone. Nella Metafisica
(A 1, 981 b 13
982 a 2) lo
stesso concetto riesce singolarmente
inaspettato, mentre
nel Protreptico esso serviva a dimostrare che gli studi
filosofici, quando si siano prodotte le coudizioni che in
citano ad essi, esercitano sugli uomini un'attrattiva
irre
sistbile. Che a questo punto
Aristotele pensasse princi
palmente alla matematica
cosa che si pu ancora rile
vare nella stessa
Metafisica.
Egli designa qui come inizio
della terza fase di sviluppolericerche matematiche della
casta sacerdotale egiziana. Anche la distinzione delle
94 IL PERIODO ACCADEMICO
Tvat vayxatac dalle Xeufrspat deriva dal Protreplico.
Dal quale proviene, dunque, tutto il contenuto dei due
primi capitoli: e Io etesso si deve supporre del brano
982 b 28

983 a 11, di singolare carattere platonico-teo-


logioo, anclie se la povert dei documenti non ci permetta
in questo caso una sicura conclusione1).
Del IX capitolo di Giamblico considerata come de
rivante certo dal Protreptco la parte finale (p. 52, 16
54, 5

framm. 58 R.). Per ci che riguarda ilcontenuto,
essa fa parte della risposta all'obiezione che la filosofia
non abbia utilit pratica. La provenienza aristotelica
della divisione dei beni in validi per l'uso che se ne fa
e validi per se stessi (vayxata e Si' at faittopeva o
Xsufrepa) assicurata da Cicerone: e cosi la bella im
magine delle isole dei beati, icui abitanti vivono senza
bisogni terreni, dediti soltanto alla pura contemplazio
ne2). Nell'estratto di Giamblico il passo per molto
abbreviato. Aristotele non vi tratteggiava soltanto una
bella immagine, ma mirava con esBa al fine metodico di
') In due luoghi famosi, in cui esalta la divinit e beatitudine
della pura Ectopia del filosofo, Aristotele esorta gli uomini a non
temere di aver pensieri immortali e divini (in antitesi all'antica
esortazione ellenica): v. Metaph., A 2, 982 b 28; Etti. Nic., K 7,
1177 b 31. Tanto l'inizio della
Metafisica quanto la parte citata del
libro conclusivo dell'Etica traggono notoriamente dal Protreplico
(cfr. p. 95 n.
1) una serie di concetti e di formulazioni caratteri
stiche, e protreptica in misura estrema anche l'inversione aristo
telica dell'antica parcnesi.
Ora, l'autore del protreplico a Demo
nico, che, come si mostrato, si vale in pi luoghi polemicamente
di quello aristotelico, scrive al % 32; Sbavata pv tppvsi
tip
[isyaW-liuxoS stva'., {tvrjTi Ss iqj oufip.Tpto{ viv furapxvTcov ~o-
Xk6siv.Cos egli d, certo, un senso non speculativo, e semplicemente
morale, all' tt-vata eppovetv, ma in quanto riconosce comunque
una ragion d'essere all'&dotvKTa
9
povetv mostra di subire l'influsso
aristotelico nella correzione dell'antica parenesi, che di cos alti
9Pvij|iaTa non voleva assolutamente sapere. E allora pu conside
rarsi come certa la congettura che l'esortazione famosa all'48-ova-
q>' 6oov IvSxsta; [E
ih. Nic., 1177b 33) si trovasse origina
riamente nel Protreptco e di i sia stata trasferita nell'Etica e nel
proemio della Metafisica.
*) Framm. 58 R.
il
protreptco
>
95
mostrar l'uomo in certo modo isolato dalla necessit
(xpeias) della vita.
Questo
metodo intuitivo ha il suo mo
dello nella favola dell'anello di Gige, narrata nella Re
pubblica platonica allo scopo di farvi osservare il com
portamento di una persona che, libera da ogni esterno
riguardo per ilgiudizio degli uomini, pu agire come gli
piace. Per lo pi si considera l'estratto di Giamblico
come pi fedele di quello di Cicerone: ma a torto. Ci
cerone dice: se ci immaginiamo trasferiti nelle isole dei
beati, che bisogno abbiamo pi di eloquenza,
visto che
l non vi alcun processo, che bisogno di virt, come
di quelle della giustizia, dell'eroismo, del dominio di
s e perfino della capacit di scelta morale (pruAentia)1
Solo la conoscenza e la pura contemplazione resta an
cora, laggi, degna di essere desiderata. Noi l'amiamo,
dunque, non perch ci rechi vantaggio o perch ne ab
biamo necessit, ma in virt della sua stessa natura.
Giamblico tralascia tutto ci, e rende di conseguenza
oscuro il fine metodico della comparazione. Cicerone
ha conservato abbastanza fedelmente, nel complesso,
l'espressione originale: solo, ha aggiunto alle quattro
virt cardinali di Platone, nominate da Aristotele nel
Protreptco, 'eloquenlia, evidentemente in relazione al
contenuto del suo dialogo, in cui Ortensio contrapponeva
appunto Veloquentia, come sommo bene, alla filosofa.
Ci dimostrato dal X libro dell'Urico Nicomachea.
Anche qui, dove egli egualmente parla di quel puro con
templare, che era argomento del Protreptco, Aristotele
non sfugge a una reminiscenza della sua opera giova
nile1). Egli confronta il contemplante con l'uomo che,
immerso nella vita attiva, ha bisogno di molti mezzi per
recare in atto la sua volont morale (-fj -/optifia
7) Per esser liberali necessario denaro, e cosi
') Elh. Nic., K 4, 1178 a 24-35.
96 IL PERIODO ACCADEMICO
per esser giusti, se veramente si vuol compensare secondo
ilprincipio della parit; per esser valorosi necessaria la
forza, per controllareilpropriodominio dis occorre l'oc
casione che induca a smarrirlo. Altrimenti, come pu
mai la buona intenzione tradursi in atto, senza di che,
d'altronde, essa non raggiunge la sua perfezione? Solo
chi conosce non ha bisogno di questi mezzi esteriori per
esercitare attivamente la sua ptvf] ; anzi essi non po
trebbero costituire che impedimenti sul suo cammino.
Anche qui Aristotele rappresenta la fl-ewpfa come isolata
0 indipendente dalle necessit della vita. Certo, il con
cetto orientato alquanto diversamente, la tetrade pla
tonica delle virt consapevolmente messa da parte, e
il nuovo esempio della liberalit compensa, con la sua
energica efficacia, la perdita in calore entusiastico, che
l'intero brano subisce per l'eliminazione dell'immagine
delle isole dei beati. Ma nonostante questa rielabora
zione si riconoscono itratti originari, essendo stato con
servato il fine dimostrativo del concetto. Elemento
essenziale qui, come in Cicerone, il venir meno delle
Tj'9%v.ai p&xat nello stato di pura beatitudine dell'intui
zione intellettuale. con ci dimostrato che l'esposizione
ciceroniana , delle due, la pi completa.
Ma dal Protreplico deriva anche la prima parte del
capitolo IX. Ci provato con pari evidenza tanto dal
contenuto quanto dallo stile. Aristotele muove dalla tri
partizione delle cause del divenire in natura, arte e
caso, la quale s'incontra anche altrove inlui, per quanto
non esposta con la stessa energia che in questo luogo1).
') La stessa tripartizione delle cause del divenire si incontrer
nel dialogo Scoi tfiieoayistj, in cui essa s torto ha fatto nascer
dubbi. In realt, essa un elemento peculiare della fisica meccani-
stica prepl3tonica. Ma gi Platone ne fa uso nelle Leggi (X, 888 E),
e proprio nello stesso modo che il Protreptico aristotelico, per mo
strare che la ocig non inferiore, incontenuto spirituale e capacit
artistica, alla txvr] e per svilupparne di conseguenza il suo nuovo
il
pi\OTHEt"irco 97
Aristotelica l'idea che non soltanto l'arte ma anche (ed
anzi in maggior grado) la natura sia teleologicamente
orientata verso il raggiungimento di uno scopo, e che la
finalit dominante nell'opera
manuale, nella tecnica e
nell'arte nonsia altro che un'imitazione della finalit na
turale.
Questa
veduta circa la relazione dell'arte con la
natura da lui espressa pi volte, brevemente, anche
nel secondo libro della Fisica, che fa patte
della pi
antica sua produzione
letteraria; e anche altrove, all'oc
casione, se ne risente l'eco. Ma in nessun luogo essa
dedotta con cos vigorosa coerenza come qui, e d' in
confondibile originalit una frase come la seguente
(p. 49, 28): p'-jisl-cat yp o x-qv xe'xvy]v V) epuatg J)
W. aiTj x9)v ipuatv, xa cxtv rti xu> ftoTjftelv xal x na-
paXeuxpsva X?/$ cpuuet?
vattXxjpouv. Anche la dimostra
zione indubbiamente di spirito aristotelico. Gli esempi
son tratti dall'agricoltura e dalle cure di cui hanno bi
sogno gli organismi superiori prima e dopo la nascita. Il
principio dell'universale finalit della natura organica
documentato con esempi tratti dalla meccanica del
corpo umano e dei suoi organi di difesa2). Tutto di
concetto dellacpoig. La forma realistica in cui questa idea trattata
nel Protreplico mostra quanto strettamente Aristotele si riconnetta
alla pi tarda fase del pensiero platonico anche nella sua filosofia
della natura.
') Ci era stato' gi affermato dalla dottrina, permeala di spi
rito razionalistico, di alcuni sofisti presocratici circa la finalit tec
nica della natura, e specialmente dell'organismo umano. Tracce di
un simile sistema scientifico si sono conservate in Senofonte, Me
ntor., I,4, 6 segg., a cui corrisponde Arist-, part, anirti., B 15, Da un
orientamento spirituale affatto diverso invece nata la teleolo
gia della filosofia aristotelica della natura,
giusta l'affermazione
che in questo stesso punto fa il suo autore. Secondo
Aristotele, non
la natura a manifestare disposizioni che si avvicinino alla mec
canica in abilit di artificio: ma, anzi, ogni arte non che un ten
tativo dello spirito umano di gareggiare con la creatrice ed organica
natura, per quanto in un mezzo diverso, cio in quello della costru
zione tecnica, in cui non si pu mai parlare di un tsXo; nel pi
alto ed organico significato.
') J. Bcrnays (Gesamm. Abhandl., I, p. 23) consider eracliteo
7. XV. Jaeger, Aristotele.
95 IL PERIODO ACCADEMICO
viene in vista di un fine. E tale c ci che ogni volta
si produce come risultato finale del processo genetico,
continuamente dominato dalla legge naturale, e che co
stituisce il perfetto compimento di questo medesimo pro
cesso. Cos lo psichico posteriore al fisico nel processo
del divenire, e nel campo dello psichico posteriore, a
sua volta, l'intellettuale, nella sua forma pura. Pitagora
ha quindi giustamente designato la pura Ustopia. come
scopo ultimo dell'uomo, cio come perfezione della na
tura umana. Alla domanda circa lo scopo per cui noi
fossimo nati egli ha infatti risposto: per contemplare
l'edificio celeste. Ed anche Anassagora ha manifestato
la stessa opinione.
L'apoftegma di Anassagora si ritrova nell' Etica Eu~
demea, e con cos precisa coincidenza verbale, che Giam-
blico o lo ha tratto di l o ci ha conservato il testo a
cui attinge YEtica Eudemea. Delle due ipotesi la seconda
la vera, come sar mostrato pi tardi dall'analisi di
tutto il procedimento di pensiero contenuto nell'Etica.
Anche in questo caso nell' Etica Eudemea ripetuto il
il principio che l'arte fosse imitazione della natura, perch l'autore
del Ilest
xofioo
(5, 396b 7 segg.) spiega il divenire della ',-oic
come unificazione armonica di opposti, e ne d la prova con
l'esempio delle arti, considerate come semplici imitazioni della na
tura. Ma il molto eracliteo aD|tpip|iBVov taeppsvov, auvejiov
SiSov citato in tale contesto dall'autore del IIspl nspoli non
contiene alcun accenno a una simile concezione, la quale, per ci
che concerne l'inferenza dalla tyrr) alla tpio'.c come modello del
l'imitazione, peripatetica e non ha niente a che fare col filosofo
di Efeso. Una dottrina analoga, per quanto diversa nel contenuto,
si trova in Democrito (framm. 154), che chiama gli uomini scolari
degli animali: del ragno nel tessere e nel rammendare, della ron
dine nel costruire, degli uccelli canori nel cantare (cfr.per l'ultimo
esempio
Lucrezio, V, 1379, che ai vv. 1102 e 1361 deduce anche
l'arte culinaria e quella della semina e dell'innesto dall'imitazione
della natura: il che gli certamente provenuto da Democrito attra
verso Epicurei. In Aristotele si tratta di qualcosa di affatto nuovo.
TI principio che l'arte sia imitazione della natura da lui riferito
iti carattere finalistico di ogni produzione umana e fondato 6ulla
concezione teleologica della natura.
IL <MOT*EPTICO 99
Protreptico, ed con ci dimostrato che ad esso stato
attinto noti solo l'apoftegma anassagoreo ma tutta la di
mostrazione a cui esso appartiene.
Ci ancora confermato indirettamente da un altro
fatto. La teoria dell'arte come imitazione della natura
si trova ulteriormente elaborata nella dottrina di Posi-
donio circa l'origine della civilt, di cui abbiamo som
maria notizia attraverso la 90 lettera di Seneca. Posido-
nio ha con essa molto contribuito alla diffusione, nella
pitarda antichit, della dottrina aristotelica concernente
il graduale progresso delle arti, procedenti dalle esigenze
della vita a quelle del piacere e culminanti infine nella
purafrewpia. Si congetturato, con buonfondamento, che
questa concezione di Posidonio si trovasse esposta
nel
suo Protreptico1). Se questa ipotesi giusta, egli si
allora ricollegato anche in questo punto alla dottrina
del Protreptico aristotelico. La particolare sfumatura,
che egli aggiunge alla dottrina aristotelica, non ha qui
importanza: maggior peso ha il fatto che il riferimento
della teoria del progresso come risultato della filosofia al
Protreptico di Posidonio trovi nel modello aristotelico
un appoggio importante.
Pi rapida pu essere la dimostrazione del fatto che
anche il resto degli estratti giamblichei di Aristotele
(capp. X-XII) attinto al Protreptico. Il cap. X muove
dal principio, gi dimostrato proveniente dal Protrep
tico, che la tvt] sia imitazione della cpat?. Anche la
scienza dell'uomo politico esige, cos, un fondamento
filosofico, perch eBsa ha bisogno, ancor pi che p. es.
quella del medico, di muovere dallacpuati; nel vero Senso
della parola, e cio dal vero essere. Solo questa cono
scenza pu procurargli la comprensione delle supreme
') Cfr. Gerhausser, Der
Protreptikos des Poseidoitios, Diss.
Heidelberg (-Monaco 1912), p- 18 segg.
100 IL PERIODO ACCADEMICO
norme (Spot), sulle quali egli deve regolare la sua azione. I
La politica pu diventare una ~y_vrj esatta solo tradu-

cendosi per intero in filosofia.
Questo
passo concernente I
l'ideale di esattezza della pura scienza , come si mo- I
strato sopra (p. 91 sgg.), riprodotto insieme con altre parti I
del Protreptico nella introduzione del primo libro della I
Metafisica.
IItono platonizzante della concezione, quale I
appare in Giamblico, volutamente attenualo nella Me
-
I
tafisica, ma conviene appunto al Protreptico, come mo
strer nel particolare l'interpretazione filosofica dei
frammenti (p. 118). Ohe tale accento platonico non
possa valere come argomento per attribuire questa parte
al compilatore neoplatonico riconosciuto anche dallo
Hirzel e dal Diels. Iconcetti sono troppo originali per
ch ci sia possibile. Particolarmente adatto per un'o
pera diretta a un pratico della politica l'accenno che
quest'ultima possa essere riscattata dalla sua presente
infecondit e inconsistenza solo se esercitata su fonda
mento scientifico e concepita come disciplina normativa. (
Quest'
argomentazione culmina nella prova del suo ca
rattere essenzialmente teoretico. Non la mera analogia
derivante dall'esperienza, ma la conoscenza teoretica
delle norme supreme il fondamento di una politica fe-
j
couda. Motivo dominante anche qui la polemica con
tro ipuri empirici, la cui conoscenza non va al di l
'
delle cosiddette costituzioni ideali (eftvopfai) di Sparla e
'
di Creta (e con ci sembra si alluda a Isocrate e alla
dottrina sofistica dello stato). Essa ci fa vedere, cos, che
la discussione critica circa le tre costituzioni ideali (Spar
ta, Creta, Cartagine), che ora occupa il secondo libro
della Politica aristotelica, risale nella sostanza gi al pe
riodo accademico. L'interessantissimo frammento di pri
mitiva politica aristotelica, di cui cos entriamo in pos
sesso e che nonostante isuoi presupposti platonici non
avrebbe tuttavia potuto esser scritto, per la prevalenza
IL PROTREPTICO 101
del suo interesse metodologico, da nessun altro platonico,
mostra che ilProtreptico aveva immediata relazione con
gli scopi politici dell'Accademia. Superficiale era quindi
il voler dedurre, dal contenuto politico del cap. X,
che esso dovesse derivare da uno scritto puramente poli
tico di Aristotele. Decisivo non il contenuto, bens il
punto di vista da cui esso vien considerato. E proprio
questo punto di vista
l'accentuazione del carattere
teoretico della politica normativa inquadra il fram
mento nella esaltazione della pura D-eaipta contenuta nel
Protreptico.
Il cap. XI tratta della relazione della qipvTjois col
piacere. Si osservato che il capitolo non conveniva a
un protreptico, non trovandosi questo tnof
nei pro-
treptici posteriori. Ma questo
metodo in s erroneo.
Non si pu dedurre meccanicamente dai luoghi comuni
dei pi tardi protreptici dell'et imperiale ci che fosse
conveniente a un protreptico della scuola platonica. Que
sto metodo, usato con troppo zelo nell'indagine lette
raria, non reca ad alcun risultato quando si tratti di una
forma individuale, organicamente prodotta da esigenze
obiettive, come quella propria degli scritti platonici e
aristotelici. Che ad un protreptico mirante a dimostrare
l'identit della conoscenza (cppvTjm?) platonica con la
vera beatitudine convenisse la discussione, consueta nel
l'Accademia, circa la relazione della cppV7jou; con la
fjSovVj assolutamente naturale, perch la tesi non po
teva essere dimostrata in alcun altro modo. Aristotele
non poteva immaginare una felicit priva di piacere, e
doveva quindi indagare quale sorta di piacere potesse
fornire la fppvrjais.
Questo
problema, gi trattato am
piamente da Platone nella Repubblica') e poi nel Filebo,
non poteva
esser tralasciato nella difesa di ini ideale di
') Plat, Resp., VI, 596 B.
102 IL PERIODO ACCADEMICO
vita puramente contemplativo. Anche l'Etica Nicoma-
chea, dimostrando nel X libro che la vera eudemonia
assicurata dal 9'ewpTjxtv.? j3tos, indaga la relazione della
perfetta attivit col piacere e particolarmente la pura
sensazione di piacere che accompagna il conoscere. Ab
biamo gi dimostrato che questa parte del X libro di
pende in certa misura, nel contenuto, dal Protreptico,
con cui ha comune l'argomento.
Ilpiacere della 9-ewpia
era dunque senz'altro uno degli argomenti propri del
Protreptico. Infine, anche la dimostrazione della dipen
denza dell'Etica Eudemca dal Protreptico viene a pro
vare la logica necessit del capitolo sul piacere. Tanto
nell'Etica quanto nel Protreptico cppvqatj, Sov, pexq
sono giustapposte come le tre specie possibili dell'eude
monia. La dimostrazione del Protreptico culmina nella
tesi che la vita puramente contemplativa soddisfa nella
maniera pi perfetta alle esigenze di ciascuno di quei
tre ideali. La contemplazione, di cui parla ilProtreptico,
non soltanto il culmine della conoscenza filosofica, ma
anche il compimento dell' evoluzione morale dell* umo
e la pura beatitudine di un'ininterrotta gioia spirituale.
impossibile sottrarre un elemento a questo edificio
concettuale senza distruggerne il complesso. Risulta di
mostrato con ci che anche la prima parte
del XII cap.
un estratto dall'opera aristotelica.
Non si fa certo una congettura troppo audace im
maginando che il Protreptico aristotelico, come iposte
riori esemp dello stesso genere letterario, culminasse
nella rappresentazione della vita beata.
Questa
archi
tettura determinata da una necessit oggettiva e sti
listica, che toglie ogni carattere pericoloso alla dedu
zione procedente dal posteriore all' anteriore, dal con
dizionato alla sua condizione. Che mai non si darebbe per
poter leggere questo epilogo, in cui Aristotele attingeva
l'estremo vertice della sua fede! Ma per quanto b eian
ilrsoTRErrico 103
volute attribuire ad Aristotele le parole conclusive, che
seguono inGiamblico (pp. 60,7

61,4), bisogna pur dire


che il desiderio ha vinto in tal caso la riflessione cr
tica J). Impetuose, anche entusiastiche, possono ben es
sere queste frasi, ma non qui l'impeto dominato di
Aristotele, che non rinuncia mai all' austero ritmo della
progressione apodittica, perch per lui il rigore meto
dico sta pi in alto di quel pi alto entusiasmo, di cui
tuttavia traboccano sensibilmente molte delle sue dimo
strazioni. La maggior parte degli elementi singoli del
brano di Giamblico potrebbe certo, in s, essere slata
presa dal Protreptico, e forse lo : p. es., la natura con
traddittoria della nostra esistenza terrena e corporea; la
meschinit di ogni nostra conoscenza e sapienza; il con
trasto tra le malsicure nostre dimore presenti e il luogo
da cui proveniamo e in cui tendiamo a ritornare; la
sproporzione tra il lavoro che dobbiamo compiere per
conquistare le cose pi necessarie alla vita eeterna e la
fatica spesa per ci che solo prezioso ed eterno. Ma
la fiacca connessione di queste idee con lo scopo del
l'esortazione edificante; la tendenza irrazionalistica, di
cui si scorgono le traccie; l'unzione chiesastica, con la
quale vengono gettate al vento solenni parole platoni
che; alcune espressioni chiaramente neoplatoniche come
la via celeste e il regno degli Dei; infine, la ver
bosa prolissit della conclusione, che non arriva a tro
vare un fine, tradiscono la rielaborazione giamblichca.
Poi seguono estratti da Platone.
3. La filosofia del protreptico
IlProtreptico non tratta alcun problema particolare:
la sua importanza, varcante i limiti della specifica
scienza filosofica, piuttosto nell' universalit della que-
') Hartlich, I. e., p. 254 segg.
104 IL PERIODO ACCADEMICO
stione vitale da esso posta, quella cio del senso della
filosofia, del suo diritto all' esistenza e della sua posi
zione nel complesso della vita umana 1). Ci non si
gnifica che la filosofia platonica avesse messo per la
prima volta gli uomini di fronte a questo problema,
che si ripresenta tenace nelle leggendarie biografie di
Talete, Anassagora, Pitagora e Democrito. Ma ogni ri
torno storico del tipo umano schiettamente scientifico
lo fa rivivere in una nuova ed appassionata presa di po
sizione rispetto all' ambiente. Nella sua forma pi de
cisa, infatti, il
fi
loq resta un postulato del
l'innata attitudine scientifica, che certo rinasce sempre,
ma non mai veramente giustificata di fronte al senso
comune. necessario, per ci, un grande impeto di fede
nella capacit della conoscenza ad elevare colui che la
scopre pi in alto di quanto altrimenti non sia concesso
agli uomini. Da questo entusiasmo, dal quale nulla
tanto lontano quanto l'intellettuale alterigia dei dotti
di professione, nato Io scritto. Ebso attesta come Ari
stotele non sognasse soltanto il pacifico idillio di una
consueta vita scientifica, ma esaltasse la beatitudine di
chi ha imparato a guardare ilmondo con gli occhi di Pia-
') Nell'interpretazione della filosofia del Protreptico debbo op
pormi, oltre che alla concezione armonizzante del Bernays, anche
al Diels, che in rchiv
fiir Gesch. d. Philos., I, p. 493, cercava di
attenuare, nei frammenti, le visibili tracce di pensiero platonico,
riducendoli a puri ornamenti stilistici. La verit era stata invece,
se anche molto timidamente, sospettata da R. Hirzcl (in Hermes,
X, p. 98): ma egli non os opporsi, come esigeva la coerenza, al
preconcetto dominante, e fu ridotto al silenzio dal Diels. Il poste
riore cambiamento di opinione del Diels riguardo all'evoluzione
di Aristotele si manifesta chiaramente in Zeitschr. jiir vcrgleich.
Sprachjorschung, XLVII, p. 2-01, n. 4, dove, in base ai risultati delle
mie ricerche sulla genesi della
Metafisica
(Studien zur Entstehungs-
geschchte der Melaph. des At., Berlino 1912), egli riconosce l'esi
stenza di un periodo platonico di Aristotele. Gli scritti essoterici ci
fanno in ogni modo risalire, in parte, in un'et ancora anteriore, e
costituiscono, anche dal punto di vista del contenuto, un momento
preliminare rispetto alla revisione critica del platonismo quale si
manifesta negli strati pi antichi dei trattati.
II, PBOTREPTICO 105
tone. Cos esso diventa un proclama della vita platonica
e della filosofia che ad essa conduce. Per noi essa ha
il pregio di costituire quell' autentica professione di fede
di Aristotele, che andiamo cercando.
Non un caso che proprio un rappresentante
della
pi giovane generazione accademica si assumesse ilcom
pito di giustificare l' ideale della vita scientifica di fronte
al mondo dei profani. Questa
generazione ha sperimen
tato con rinnovata intensit il vecchio conflitto tra in
dagine scientifica e prassi. Platone stesso non smentisce
mai, neppure nei suoi periodi pi teoretici, la sua na
tura di scolaro di Socrate, ilquale dall'esperienza e dalla
necessit della vita era spinto a rivolgere al prossimo le
sue meticolose domande. Lafilosofia di Platone radicata
nelle stesse esigenze dell'epoca e della vita pratica: solo
il suo vertice, la conoscenza delle idee, appartiene alla
supcriore sfera della pura conoscenza teoretica. Dall'esi
genza socratica della conoscenza della virt nasce il pri
mato dell' intelletto creatore, che contempla il puro es
sere e trasforma la vita secondo la norma di quello.
A ogni altra forma di vita vien contestato il diritto stesso
di assumere questo nome. Nonsi tratta soltanto di dimo
strare all' uomo, tenacemente attaccato al suo pratici
smo, come anche 1' attitudine teoretica abbia una
certa ragion d' essere e possa scamparla perch non
fa male a nessuno: si tratta dell'ardita fede, che una
vita degna del nome possa esser fondata solo sulla co
noscenza della suprema verit. A questa esigenza Platone
tien fermo anche quando,
rivoltosi, esclusivamente alla
ricerca scientifica, non interviene pi, coi suoi intenti
di riforma, nella realt. Ma tuttavia la giovane genera
zione, allevata esclusivamente in questa
solitudine scien
tifica, deve porsi di nuovo il problema del valore del
{Ho?. Quel
valore essa deve trovarlo essenzial
mente nel suo intimo, nella pura felicit della fieajpfa
106 IL PERIODO ACCADEMICO
e nel!' unificazione dello spirito con l'eterno. L'ideale
platonico, in origine tanto incline all' attivit riforma
trice, tende cos ad assumere un atteggiamento contem
plativo-religioso.
Il concetto designante quell'unit di vita pratica e
conoscenza teoretica, che sola pu giustificare questo en
tusiastico ideale scientifico, quello della ppvrjci,?. Esso
costituisce il pernio di tutta la trattazione, che verte
circa la possibilit, l'oggetto, l'utilit, lo
sviluppo, la
felicit di tale forma di conoscenza. La si pu definire
come conoscenza creatrice del puro bene merc inte
riore intuizione dell' anima, e insieme come conoscenza
del puro essere: quindi anche come deduzione dell'a
zione buona e della conoscenza vera dalla stessa fonda
mentale energia dello spirito.
Questo concetto, una delle
ideae irmatae dell' anima greca, ha avuto tin lungo svi
luppo, ma nessuna et l'ha avvicinato alla sua perfe
zione pi di quella che si
apre con Socrate e si chiude
con Aristotele. Ilsenso che esso ha nel Protreplico pu
ramente platonico. Da lungo tempo scisso in due motivi,
uno economico-pratico e uno morale-religioso, egBo di
viene proprio per ci il
punto di cristallizzazione del
pensiero socratico. Da questo passa a Platone, che ela
bora in esso intensamente il momento intellettuale del
sapere e indaga la particolare natura di quest'ultimo.
La tppivYjcc; contrappone ora a s, come suo
oggetto,
l'idea, il tipo normativo. Ne nasce cos l'intuizione intel
lettuale del Buono e del bello in s. Ed estendendo
l' idea sempre piilsuo dominio oltre ilimiti della fera
morale, incui si era originariamente
presentata a Platone
impegnato nei problemi
della socratica, fino a diventare
1' assoluto principio della realt, la (ppvr/ei$ si
riempie
di
sempre nuovo contenuto. Diventa scienza eleatica del
l'essere, Spirito anassagoreo, in una parola il con
trario di ci che essa era
stata nella sfera pratica della
IL FROTIIEPTICO
socratica, e cio pura ragione teoretica. La teoria
pla
tonica si distingue ora in
dialettica, etica, fisica. D' ora
in poi esistono pi eppovy/csc?:
la parola,
cos, finisce
spesso per assumere ilsignificato pi superficiale
di sin
gola materia scientifica . Ginnastica, medicina, tutte le
altre discipline sono ppovaeig.
Questa
evoluzione
com
prensibile quando si pensi alla linea di sviluppo per
corsa dalla filosofia platonica e alla sua conclusiva divi
sione in tre filosofie. Nella dottrina dei principi si com
pienello stesso tempo un' evoluzione, per la quale l'idea
viene matematizzata
e conduce a una teologia e mona
dologia. Tale il significato che il termine di cppvTjm?
ha, quasi
esclusivamente, nel Prolreptico: essa il voO?,
ci che propriamente
divino in noi, forza del tutto
diversa dalle altre facolt dell' anima, pensiero meta
fisico-speculativo,
come nel Timeo e nel
Filebo, nelle
Leggi e neir Epinomide.
Mentre il Prolreptico concepisce la tppvyjois come
la conoscenza filosofica in assoluto, in enso del tutto
platonico,
la
Metafisica
non conosce pi questo
concetto.
Del tutto diversa anche
l'immagine offerta dall'Etica
Nicomachea. Con la tppvjjotg del Protreptico essa non
ha pi niente in comune. Nel VI libro dell'Etica
dedicato largo spazio al problema della posizione della
cppvTjais nel sistema delle virt dianoetiche dell'anima.
Dappertutto, fra le righe, traspare la polemica. Aristo
tele riconduce la ypvrjat? al suo comune significato, cio
alla fase preplatonica del suo sviluppo terminologico.
Le toglie ogni valore teoretico e delimita nettamente
il suo dominio rispetto a quelli della aoqsfa e del voOg l).
Secondo ilcomune uso linguistico essa una facolt pra
tica, che mira tanto al giusto calcolo del vantaggio per-
') Eth. Nic., Z 5 segg.: in tale uso linguistico s'insiste in 1140
a 25, 29, b 8, 10, 11, 1141 a 25, 27, b 5.
108 IL PKMODO ACCADEMICO
sonale quanto alla scelta di ci che conviene moralmente.
Ci coincide con la pitarda terminologia di Aristotele :
quando egli concede la
ippvYjcis anche agli animali,
ormai alla massima distanza dal punto di vista della sua
giovinezza '). Nel sistema dell'etica essa un'attitu
dine abituale dello spirito, concernente l'esperienza pra
tica di ci che costituisce il
bene e il male dell' uomo !)
(i'ct;
rcpaxTtxfj). Aristotele insste ora nell'
osservare che
essa non un pensiero ma una riflessione, che non ha
rapporto con l'universale bens con le irripetibili singo
larit della vita, e che quindi non ha per oggetto ci che
nell' universo pi prezioso e alto, non essendo insomma
una scienza4). Tutto ci significa l'aperta
ritrattazione
delle vedute platoniche professate nel Protreptico.
E mentre in quest' opera egli designa la metafisica come
Tfj?
TcaauTY]? XqD'sfas ofav of te nepl 'Av!*a-
ypav xa IIap|iev{Yjv qui insiste esplicita
mente nel chiarire che uomini come Anassagora e Talete
si chiamano oocpol e non cppvipot, perch essi non s'in
tendevano del loro vantaggio, ma indagavano le eterne
leggi dell'universo1).
Dietro questa vicenda
terminologica si cela il mu
tamento della concezione metafisica ed etica di Ari
stotele. Per Socrate la
ypvrjoig era la razionale facolt
etica, in conformit di quel comune uso linguistico,
che
l'Etica Nicomaehea rimette iu onore. Platone,
analiz
zando pi accuratamente la natura di questa
conoscenza
morale e deducendola dalla 9-Ecopfa delle norme
eteme,
e in conclusione dell'
iyafiiv,la trasform di
fatto in
ima
conoscenza scientfica di realt concepite come og
gettive;
tuttavia aveva
diritto di conservare per questo
') Elfi. Nic., Z 7, 1141 a 27.
") Et!i. Nic., ZS, IMO b 20, b 4.
'I Elh. Nic., Z 8, 1141 b 9, 14; 1141 a 21, 33 sgg.; 1142 a 24.
')
i'rnmm. 52 (p. 59, 3 R.);
Elh. Nic., Z 7, 1143 b 3-5).
IL PROTREPTICO 109
sapere teoretico il nome di tppvijo15, in quanto la co
noscenza del vero essere era nello stesso tempo una co
noscenza delle pure norme, invista delle quali si doveva
vivere. Nella contemplazione delle idee coincidono l'eB-
sere e ildover
essere, la teoria e la pratica. Con l'abban
dono della dottrina delle idee la dialettica
perde quel-
1* immediata importanza per la vita umana che le era
essenziale in
Platone;
essere e dover essere si separano
infatti, ora, l'uno dall' altro. Metafisica ed etica si di
stinguono molto pi nettamente di prima
*). Alla con
siderazione
retrospettiva il costante riferimento plato
nico dell' azione morale alla conoscenza dell' essere ap
pare ora intellettualistico.
Tra 1' una e l'altra Ari
stotele segna una distinzione precisa. Scopre le radici
psicologiche dell' azione e della valutazione morale nel-
l'ij&o;, l'indagine del quale vien cos in primo piano
in quel pensiero che d' ora in poi si dice etico, e caccia
in ombra la tppovTjtn?
trascendente.
Si compie cos la
separazione,
feconda di conseguenze,
della ragion teo
retica dalla ragion pratica,
ancora strette nella ppvTjot?
in unit indistinta.
Da questo
quadro evolutivo deriva necessariamente
come
Aristotele, nel Protreptico, debba trovarsi ancora
sul terreno
di una diversa metafisica.
Se il rifiuto della
giustificazione
unilateralmente teoretica della vita morale
e quello del primato
della tppovYjat?
platonica, compiuto
') Ci vale per ogni specifico valore umano, ma non per il
valore o bene assoluto. Nel concetto di Dio coincidono anche per
Aristotele
_
e in ci egli rimane per tutta la vita platonico

l'es
sere e il valore nel senso assoluto della parola; il sommo essere
e nello stesso tempo il sommo bene. Nel punto di massima lonta
nanza dalla sfera umana la metafisica coincide ancora con l'etica
e l'etica con la metafisica. Ma la prospettiva completamente
spostata, e solo inremota lontananza l'immobile
polo, segnalante la
direzione ultima, affiora sull'orizzonte dell'esistenza. Il nesso di
questa metafisica con la singola np&St? troppo debole per giusti
ficare ancora la sua
designazione col termine di <ppvY]oi.
110 II, PEIUODO ACCADEMICO
dall' Etica Nieomachea, una conseguenza dell' abban
dono della dottrina delle idee, il Prolreplico, che c an
cora completamente dominato dall'antico concetto della
<ppv7]ocs, deve avere ancora le sue radici nella metafisica
morale di Platone, nella sua unit di essere e dover es
sere. Di fatto, qui ogni elemento essenziale platonico,
e non solo nell' uso linguistico ma anche nel contenuto.
In nessun altro luogo Aristotele accetta la divisione ac
cademica della filosofia in dialettica, fisica ed etica, a
cui accenna occasionalmente soltanto nella Topica,
opera che probabilmente da annoverare tra isuoi pi
giovanili tentativi ]). Della dottrina, costruita su fon
damento psicologico, delle virt, contenuta nell'Etica e
costituente la prima vera fenomenologia della morale,
non b trova ancora alcuna traccia; e invece s'incontra
la dottrina platonica, elaborata su fondamento sistema
tico, delle quattro virt2). Decisivo poi ci che il Pro-
treptico dice circa il metodo dell'elica e della politica.
Gli avversari della filosofia che appaiono in quest'o
pera usano il nome di etica, come se ci fosse naturale,
nel senso platonico di scienza del giusto e dell' ingiusto,
del bene e del male, al pari della geometria e delle altre
') Nel framm. 52 (p. 60, 17 R.) vengono distinte nettamente,
nella dimostrazione della possibilit di raggiungere un effettivo
sapere: 1) ntotpi) nspl tjv
Sixaiiov
y.at tjv
au|icfspvxcuv ; 2) itspt
cpiiasiog ; 3) itspl t-SJg SXX-r) SXr)ikCa{. Manca ancora ad Aristotele una
denominazione per la prima filosofia: cfr. p. 59, 1-4 R., dove, ac
canto alla scienza del giusto e dell'ingiusto e a quella della natura,
si accenna ad essa, ma se ne designa il concetto con una perifrasi.
D'altronde, la designazione platonica di
< dialettica non per
lui abbastanza caratteristica, perch non distingue l'ontologia dal
l'elica e dallo politica n implica in s alcun riferimento a un og
getto, e vien quindi ristretta nei limiti della pura logica formale.
Alla tripartizione corrisponde la dimostrazione: 1) nepi ootej p. 60,
21-61, 1 R. 2) aspi 'jio/ijp ipsxcv p. 61, 2-8 R. 3) aspi tposuij
p. 61, 8-17 R_ In Top,, A 14, 105 b 20 segg. Aristotele distingue
rtpoTcioaig tfooixai, XoytxaC (neanche qui detto 6iaXe*n-
xaC: cfr. Senocrate, framm. 1Heinze).
5) Per le quattro virt platoniche v. framm. 52 (p. 62, 1 R.)
e 58 (p. 68, 6-9).
il
pnoiREPiico 111
discipline ad essa affini 1). Aristotele richiama con ci
l'attenzione su un punto che evidentemente doveva aver
pi colpito e suscitato critiche, e cio sulla concezione
dell' etica come scienza esatta. In un altro luogo egli
designa la politica, che non pu essere distinta dall'etica,
come una scienza che ricerca norme assolute (8poi). Egli
contrappone
la politica filosofica alle la cui
scienza soltanto derivata. Tra queste egli annovera
anche la solita politica empirica, che giudica
solo se
condo le analogie dell' esperienza e non pu perci mai
dar luogo a un' attivit feconda. La politica
filosofica
ha per oggetto l'esatto in s : una scienza pura
mente teoretica2).
Questo
ideale di esattezza matematica contraddice a
tutto ci che Aristotele, nella sua Ecica e nella sua Po
litica, professa a proposito del metodo di queste due
scienze. Neil' Etica Nieomachea egli combatte esplicita
mente, come inconciliabile con la"natura del suo oggetto,
1' esigenza di un' esattezza di metodo. In questo senso
egli avvicina l'etica e la politica piuttosto alla retorica
che alla matematica3). Essa pu raggiungere
un'uni
versalit soltanto generica: le sue deduzioni non esclu
dono ogni eccezione, per lo meno di regola. Tanto mag
giore l'universalit, tanto minore il contenuto e l'effi
cacia: ecco il giudizio della pi tarda etica aristotelica
sull' ideale metodico sostenuto ancora dal Protreptico4).
Non c' quasi parola, dedicata daITEtica Nieomachea
a questo argomento, che non abbia anche un intento
polemico: dobbiamo quindi imparare a leggerla facendo
attenzione a ci. (Nel Protreptico si diceva che il poli
tico filosofico si distingueva dal politico di stampo con-
') Framm. 52 (p. 58,
23).
") Jambl., Protr., p. 55, 1e 55, 6 segg. (Pistelli)
') Etk. JVic., A 1, 1094b 11-27; A 13, 1102 a 23
i-vii Nw\. r 7. nnt
'12 IL PERIODO ACCADEMICO
sueto per l'esattezza della sua conoscenza normativa,
essendo abituato a considerare le cose in s e a non con
tentarsi delle varie immagini offerte dalla realt empi
rica. A questo luogo ai riconnette quasi verbalmente, e
con determinata intenzione, un passo dell' Etica Nico-
machea, nel quale questa concezione si trova esattamente
capovolta. necessario, si dice qui, distinguere tra il
modo incui un geometra misura l'angolo retto e ilmodo
incui lo misura ilfalegname (cio
l'empirico). Ilprimo
considera la verit in se, 1' altro si occupa della natura
di quella realt solo per ci che necessario invista dei
suoi scopi pratici. E proprio quest' ultimo, non il geo
metra,
paragonato da Aristotele alla scienza etico-po
litica! L'ideale metodologico di un'etica more geome
trico, seguito da Platone, qui nettamente respinto, men
tre domina ancora incontrastato nel Protreptico J). Pa
rimenti, Aristotele polemizza contro la sua precedente
concezione platonica nei passi dell'Etica in cui insiste
sull'assai maggioreimportanza che, a paragone della cul
tura teoretica, possiede l'esperienza pratica per ilpolitico
e perfino per l'ascoltatore di lezioni di etica 2). Cosi, di
et posteriore anche la sentenza che per un re ilfilo
sofare non sia una necessit, anzi piuttosto un impedi
mento, ma che per egli debba prestare orecchio a con
siglieri veramente filosofici. Essa deriva probabilmente
da un memoriale inviato ad Alessandro, e sembra rife
rirsi a una determinata situazione storica, da assegnare
Edi. /Vic., A 7, 1098 a 26 pspvvjc&ai 5 xal-cSv Kpostpfisvwv
XP) xal fijv SxpijUiav &poto tv Sreaeiv Ireivj-tsrv, XX' tv
ixexoij v.at t;v &reoxeipiv)v BXijv "/.al liti togotov,
'f'
fioov
olxstov T-g ps9-s5qi, "/al yp xxxwv /al ytu>fiixp]S
5iaf
spvxiog
iixitytoCoi
vff*
6 pi- yp
l'P
&3ov rep'j tpyo-,
5 8i ti iotlv ) Jtstv ti. {Ssarijs yp tXr;8-o5s.
v6v atv 5 xpreov
/al tv totf XXots
reoiijxov,
8reu>?
ji t recipspya tcBv Ipyuiv reXeiio
yivrjtai. Cfr. Jambl., Protr., p. 55, 1-14.
1Elfi. Nic., K 10, 1131 a 1e 10; A 13, 1102 a 19 segg.
tt PROTBF.PTICO
113
al tempo della spedizione d'Asia '). Tra questo consi
glio e quello contenuto nello scritto che, dirigendosi
a
Temisone, vuol farne unpolitico teorico, obbediente alle
idee, sta tutta una trasformazione dei fondamenti del
pensiero aristotelico.
L' ideale di nn' etica geometrica era concepibile solo
sul piano della pi tarda dottrina delle idee. Per Pla
tone, sapere scieniifeamente equivale a misurare. Per
scienza esatta egli intende una scienza che misuri le cose
merc un criterio assoluto e perfettamente determinato.
L'illimitato (fiitetpov), la molteplicit
del mondo sen
sibile non perci mai oggetto di una pura scienza.
Il Fihbo mostra come il vecchio Platone cerchi di ren
dere 1' etica oggetto di una scienza esatta di tipo mate
matico merc il principio del lmite (Ttpa;) e della mi
sura (|iypov). Il concetto del misurare vi riappare ad
ogni passo: il distintivo dello stadio matematico della
dottrina delle idee. Essendo ogni bene misurabile e li
mitato, e ogni male incommensurabile e illimitato, tanto
nel cosmo come nell'anima, la politica e l'etica del tardo
Platone in senso vero e proprio una scienza teoretica
della misura e della norma. Nel secondo libro del per
duto Politico Aristotele scriveva: il bene la misura
pi esatta fra tutte2).
Questo
principio allegato pro
prio contro di lui dal platonico Siriano, che vuol dimo
strare con esso come Aristotele avesse avuto in altri
tempi una miglior comprensione della dottrina plato
nica. Non diversa da questa,
infatti, quella professata
da Aristotele nel Protreptico, quando pone 1' esigenza
dell' esattezza e designa la politica come pura scienza
*)
Pramm. 617 R.
*) Fi-amm. 79 R. Il contesto di Siriano, non compreso dal
Rose nella sua trascrizione, importante perch mostra come egli
avvertisse chiaramente l'antitesi di questo principio rispetto alla
posteriore dottrina di Aristotele.
8.

W.
Jaigee,
Aristotele.
'14 u, PERIODO ACCADEMICO
normativa. Tale la filosofia del Filebo, che nella tavola
dei valori d il primo posto alla misura (pixpov), il
secondo a ci che comunque commensurabile (auppe-
xpov), il terzo alla ragione che ne ha conoscenza (tppvTj-
O'.j). L'idea del bene
era, nella Repubblica, fonda
mento di esistenza e di conoscibilit per tutto ilmondo
reale. Secondo ilFilebo, e secondo il Politico di Aristo
tele, essa tale in
quanto il pi alto e universale cri
terio di misura, e cio la pura unit mediante la quale
il mondo delle idee limitato e simmetrico , e con
ci esistente, buono e conoscibile. Ogni illimitatezza
esclusa dal suo
cospetto.
Quanta parte abbia avuto in
questa dottrina la tarda concezione platonica delle idee
come numeri, non pu qui essere indagato. Aristotele,
nel Protreptico, ne fa spesso menzione. La sua etica po
steriore, che non riconosce alcuna norma valida univer
salmente e neppure ammette criterio di misura al di
fuori di quello, vivente ed individuale, che risiede nel
l'autonoma personalit morale e la cui cppvTjoi? non con-
cerne l'universale (xaffXou) ma il particolare (xecfKexa*
<3~ov ), costituisce la consapevole antitesi della conce
zione sostenuta nel
Protreptico e nel Politico*). Ilprin-
') Phileb., 66 A.
!) Elk. A'ic., r 6, 1113 e 29 5 OTtouSaCoj fp ixaaxa xpivei
pD-j; xal v ix4cco:j tAijfi-; aT$ aatvEtau... xal Siatfpst -?.sr.
o-uov tou>{ 6 onot)5ato{ tip t iXijfrig Iv 1x4otoij 6pSv, Giajtsp
xavv xal ptpov attv
(v. A 14, 1128 a 31 6 Si] xapieig xal
Ao8-pto{
o6tu>s
l{;si, olov vpo; & v
aux$. K 1176 a 18
xal Iotiv Sxotou
fit
pov
$ pez-ij xal 6 -raS-g g to io -o
j,
xal giovai eUv Sv al toOttp cjaivipsvat xal gSa 0X5 oto; /aipst.
Queste mirabili frasi dimostrano del resto di nuovo, considerate
alla luce delle espressioni del Protreptico,
che l'indagine etica d
Aristotele era in origine completamente dominata dal problema
platonico della commensurabilit, e del criterio di misura, dei fe
nomeni morali: soltanto, egli rigetta pi lardi le norme universali
e non riconosce altro criterio di misura al di fuori della coscienza
autonoma (certo niente affatto esatta in senso gnoseologico)
della
personalit moralmente educata 1 6
onouSatosi. Con ci egli rinvia
ciascuno al giudizio di s medesimo, e fa luogo alle individuali
IL PROTREPTICO 115
cipio che il bene sia la misura pi esatta di tutte coin
cide esattamente con la sentenza, enunciata dal vecchio
Platone nelle Leggi, che Dio sia la misura di tutte le
cose : sentenza che, involuta antitesi rispetto al principio
di Protagora, che l'uomo sia la misura di tutte le cose,
innalza la norma assoluta sul trono del mondo a).
Questa
Dio platonico infatti ilbene in s, la pura monade, la
misura delle misure.
Qui
la politica e l'etica diventa teo
logia, e si asside sul culmine della filosofia teoretica: es
sere e dover essere sono insenso assoluto identici, e l'at
tivit umana si manifesta inimmediata connessione finale
col massimo valore esignificato del mondo. UEticaNico-
machea2) combatte coerentemente anche questa posizio
ne dominante della politica, che pu esser tanto poco la
somma sapienza, quanto poco gli scopi della vita umana
attingono quel bene etemo, che solo ilsaggio scorge nella
contemplazione della divinit.
L'esigenza del Filebo, d'innalzare lafilosofia a scienza
matematicamente esatta 8), non manifesta la sua efficacia
soltanto sull'etica e sulla politica del Protreptico. Essa
sta a fondamento anche della descrizione dei rapporti che
intercorrono fra la scienza empirica e la scienza pura.
Come l'ideale dell'esattezza e il concetto della misura,
cos anche il problema della delimitazione delle scienze
determinazioni e condizioni dell'attivit morale nella loro moltepli
cit inesauribile, senza tuttavia scuotere l'inviolabilit della norma
interiore. Anche ilfamoso concetto della bpz-.r, come giusto mezzo
tra VbntpOAij e 1' iJ.Asf.jHj trattato sotto l'aspetto del problema
della misurazione di quantit continue (B 5, 1106 a 26) e trac il
suo significato metodologico solo da questa impostazione del pro
blema: cosa alla quale d solito non si bada affatto, in quanto non
si tien presente il contesto storico che coiu'-'ziona, in Aristotele, la
genesi di tale questione.
*) Plat.
Leg., IV, 716 C 4 Si] <H6s ptv itv-tiav xprj[iTBiv p-tpov .
Sv sii] [lAio-ta, xal noX pAAov ?) no6 tig, Si; tfasiv,
SvOpioitoj.
1Eth. Vic., Z 7, 1141 a 20 segg.
*) Per l'esattezza (xplpsia) come criterio di misura del carat
tere scientifico di una disciplina v. Phil., 56 B-C, 57 C-E, 58 C,
59 A, 59 D ecc.
116 IL PERIODO ACCADEMICO
pure rispetto a quelle applicate passato
nella tarda dot
trina platonica dalla matematica. Nel Prolrcptico, gli av
versari 1) della pura filosofia e della pura scienza istitui
scono ibinomi di geometria e geodesia, dottrina dell'ar
monia e musica, astronomia ed esperienza nautica del
cielo e dell'atmosfera, per dimostrare che in ogni campo
la teoria addirittura d'impaccio per l'attivit pratica
in quanto allontana lo studioso dall'esercizio e spesso pa
ralizza la stessa naturale sicurezza dell'istinto. Saremmo
curiosi di conoscere ci che Aristotele opponeva a tali
osservazioni. Purtroppo, la sua risposta a tali critiche
andata perduta. Il motivo del giustapporre, in coppie
parallele, le scienze empiriche c quelle pure non na
turalmente stato inventato dagli avversari, essendo usato
inizialmente dallo stesso Platone. Nel Filebo2) si distin
gue un' aritmetica dei filosofi dall' aritmetica della co
mune umanit; e a seconda che essa opera con unit
uguali o disuguali, essa scienza in grado maggiore o
minore. Cos esiste anche una duplice tecnica del calcolo
e della misura, anzi tale dualismo 3) sussiste in molte
ilyya.: anche senza che esse mostrino nel nome tale di
stinzione. Tra esse sovrastano incomparabilmente alle al
tre, per l'esattezza e la verit quanto
alla misura e al
numero, quelle di cui si occupano iveri filosofi. La ri
sposta di Aristotele agli empirici sar stata simile a
quella data da Platone nel Filebo: non si tratta di sta
bilire quale arte giovi di pi all'azione e quale procacci
maggiori vantaggi, bens di sapere quale tra esse miri
alla massima esattezza, chiarezza e verit. Un po' di
bianco veramente puro pi bianco, pibello e pivero
') Fratnm. 52 (p. 59, 18 segg. R.).
') Phil., 56 D.
') Phil., 57 D. De confrontare anche Epin., 990 A, dove l'astro
nomo procedente con metodo matematico contrapposto al cono
scitore empirico dei fenomeni celesti e meteorologici.
IL PHCTREPTICO 117
di una quantit anche grandissima di bianco mescolato
con altro colore . Esso sar quindi senz'altro preferito
dall'amatore di colori puria).
Questo
ideale dell'esattezza
del sapere a scapito della sua utilit, che deriva dallo
spirito di costruzione matematica della pi tarda dot
trina platonica delle idee, chiaramente riconosciuto an
che dal Protreptico. Non si pu concepire Aristotele sen
za questo sentimento costruttivo, artistico della meto
dologia.
In ogni modo, la dottrina delle idee appare chiara
mente professata, nel Protreptico 2), anche nella sua
parte sostanziale. Come nelle arti manuali gli uomini
hanno costruito imitando la natura imigliori strumenti,
coi quali si misura e controlla la perfezione lineare o
superficiale degli oggetti sensibili, cos sussistono per Ari
stotele anche per ilpolitico determinate norme (Spot) che
egli attinge alla autentica realt e verit (it r/]$ cpuasio?
xa zfji Xp&eta?) e secondo le quali egli giudica
ci che retto, onorevole, buono e salutare. E come in
quel caso i pi perfetti strumenti sono quelli imitati
dalla natura, cos anche la legge migliore quella con
forme alla natura in grado massimo. Ma questa legge
non pu esser prodotta senza che sia stata conosciuta,
merc la filosofia, l'essenza e la verit stessa delle cose.
Gli strumenti delle altre arti e iloro pi esatti calcoli
non si ricavano immediatamente dai supremi principi
(ox n'atfflv t<Bv rcp&tov) bens da fonti di secondo,
terzo, e anche pi basso ordine, e le loro regole vengono
acquisite per mera esperienza. Solo il filosofo dirige la
Sua imitazione (jrijAijcis) immediatamente verso l'esatto in
s (ie' aifv
T(I)v
xptjfv), Egli infatti un contem-
') l'Ini., 53 A.
') Jamb!., l'rnir., p. 54, 22 segg., e spec. 55, 1e 55, 7 segg. {manca
nel Rose).
113 IL PERIODO ACCADEMICO
platore (3-saxj) delle cose in s (aura) e non delle loro
copie ([ttpvjpaTa).
Tanto la lingua quanto il contenuto filosofico del
passo sono puramente platonici. Ci ha richiamato l'at
tenzione gi in un'et in cui non si poteva ancora con
cepire l'idea di un periodo platonico di Aristotele1). Fin
che si considerava ilpasso isolatamente, si poteva pensar
forse di spiegarlo ammettendo un'imitazione stilistica di
Platone, dietro la quale si celasse, riservata e cauta, la
concezione propria dello scolaro. Ma ilsignificato di que
ste parole pu essere veramente compreso solo nella sua
organica connessione con tutta la filosofia del Protreptico,
ed esso esige necessariamente, come fondamento teoretico
della gi veduta dottrina dei valori, la metafisica duali
stica delle idee. Ircpxa della
Metafisica
e dell'analitica
di Aristotele son qualcosa di diverso da quelli di cui si
parla qui. Certo, anche nella Metafisica'2) detto che
il filosofo conosce iprincipi supremi, quelli in massimo
grado universali (jtpffixa). Si mostrato come la formula
zione dei due primi capitoli della
Metafisica
si riconnetta
strettamente e di continuo al Protreptico. Tanto pi im
portante ilfatto che Aristotele vi eviti, a ragion veduta,
la formula platonica ax x Jtpixa cancellando l'axd,
c cio proprio la parola che nel Protreptico fornisce al
l'espressione x rcpixa il senso specifico che esso ha nella
terminologia platonica. Quest'ultimo, d'altronde, non pu
significare l'universale astratto, gi per il motivo che i
concetti generali nel senso aristotelico non costituiscono
) V. R. Hirzel (in Hermes, X, p. 99), che ha giustamente pa
ragonato la necessit della filosofia pel dinasta e per l'uomo di
stato, affermata dal precedente frammento, con l'esigenza platonica
che ire debbano filosofare o che solo ifilosofi debbano essere re.
Errava invece lo Hirzel, per le ragioni gi dette, quando voleva
ascrivere il cap. X di Giainblico non al Protreptico ma a un altro
scritto giovanile, puramente politico, di Aristotele.
!) Metaph., A 2, 982 a 25.
IL PROTREPTICO 119
alcuna antitesi rispetto alle copie (fnpVjpaxa), ter
mine, questo, anch'esso specificamente platonico, il cui
uso ha senso solo in connessione con la dottrina plato
nica delle idee come esemplari e della partecipazione
delle cose sensibili ad esse. Interpretare il termine [itjiVj-
paxa nel significato pi generico di cose sensibili
assolutamente escluso, data l'estrema nettezza, stilistica
e logica, propria di Aristotele1).
Questo
disperato tentativo di trovare una via d'uscita
dalle contraddizioni in cui necessariamente s'impiglia
ogni interpretazione aristotelizzante del passo del resto
dimostrato vano anche dall'equazione terminologica di
quelle
espressioni platoniche con la formula la natura
in s e la verit (puais axj xal X&sia). Non si pu
qui pensare al concetto aristotelico della natura. Non sa
rebbe infatti giustificata, per essa, l'aggiunta dell' axVj,
n essa quella fonte di assolute ed esatte norme poli
tiche e morali, di cui qui si parla s), n infine si potrebbe
l) Il termine deve porre in rilievo il maggior valore esisten
ziale del modello, e non pu quindi esser pi usato dal momento
in cui le idee sono soltanto ti [lXtoxa xa&Xou e non pi eota.
Tanto meno si pu dire che le singole realt della natura visibile,
costituite, secondo la concezione aristotelica, di materia e forma,
siano imitazioni delle entelechie, o forme, operanti in esse. Pre
messa necessaria del concetto delle imitazioni ila trascendenza
platonica, il di
esemplare ed esemplato. Decisivo poi
il fatto che anche pi tardi Aristotele, criticando la dottrina delle
idee, designa spesso queste, con platonico terminus tecknicus, come
ax assolutamente, senza alcun'altra aggiunta, allo stesso modo
che qui (Jamhl., 55, 13 Pistelli): axtv fp Jori Ssaxr;g, XX'o
(itpri[icixoiv. Ilpronome qui non si riferisce ad altro, ma ha valore
assoluto. Ilche possibile, linguisticamente, in quanto tale suo uso
accade soltanto in antitesi alla designazione delle corrispondenti
apparenze o copie sensibili: cfr. Metaph., 991 a 5 ini x' axrjs xal
tvj; xtvg (scil. 8o5oc), a $0 oO (lvov ttv atoS-rjxSv ... SXX xal
attv, b 30 |isxa xiv SeOpo x' loxal xal axtv, 997 b 14 nap'
ax?
xal
x&c
alaOijxg, b 24 (isxa axffiv xe xal xSv yOapxW.
Evidentemente non si fatta attenzione a questo particolare uso
platonico del termine.
J) La designazione della politica, che non sviluppa la sua ener
gia creatrice in funzione della norma eterna ma procede secondo
modelli terreni e inconformit a costituzioni e leggi scritte, col ter-
120 IL PERIODO ACCADEMICO
dire del filosofo, il quale indaga la natura aristotelica,
che egli indaga l'originario inso , mentre le altre arti,
che traggono iloro strumenti e le loro regole dalla stessa
natura sensibile, hanno a che fare soltanto con copie di
seconda, terza e anche pi tarda mano. Se infatti tanto
l'uno quanto le altre avessero ad oggetto della propria
imitazione la stessa natura, quale posizione di privilegio
spetterebbe al filosofo rispetto alle altre
x'/va: quanto al
rapporto con quella? Invece, proprio quest'antitesi della
filosofia, che contempla la realt ins delle cose, rispetto
alle arti, che imitano soltanto copie di copie ci permette
di procedere pi oltre'). Essa deriva dalla teoria delle
idee
esposta nel decimo libro della Repubblica.
Iltertium eomprationis sta nel fatto che tanto l'una
quanto le altre si modellano su una realt oggettiva, esi
stente al di fuori di esse, alla quale incerta misura attin
gono le loro leggi: per le arti tecniche modello la
natura sensibile, per ilfilosofo invece la natura ins ,
appercepibile solo nel puro pensiero: il vero essere, al
trimenti designato con la formula di ax x ixpGvta 2).
dunque impossibile che questa espressione significhi
la massima universalit, perch pi tardi Aristotele, defi
nendo tale universalit, le negala realt oggettiva: men
tre proprio tale realt attribuita ai np&xx dalla desi
gnazione la natura ins . Nonsi puconcluderne altro
che in questo luogo ci che inmassimo grado univer
sale e logicamente esatto ancora identico con ci che
essenzialmente reale: e
questa identit conviene sol-
mine di |J.C]fj]o"g o di
infilinola
Xi]Jetag risale al Politico di
Platone (297 C; 300 C segg.), in cui occotre pi volte, al pari del
confronto del vero uomo di stato col timoniere (cfr. 297 E). Di qui
deriva, del resto, il problema medesimo. In 308 C la politica ideale
di Platone detta 7) xax rpOoiv o5ca
fffitv woXt-twii.
*)
Plat., Resp. X, 599 A; 600 E; 602 C; 603 A; 605 B.
*0 l'iat., Parm., 132 'D x.... sSi] xa3xa (oitsp rcapaSsiffiaxa
lavava', iv tf; <paei. L'equiparazione di tp6ai?, 5v,
XrJt-eia pla
tonica.
IL PROTREPTICO
121
(1 tanto all' idea platonica. Solo di essa si poteva dire che
fosse la natura in s, il divino, l' immutabilmente
saldo,
costante ed eterno, verso cui il politico filosoficamente
consapevole orienta la bub vita, e in cui si ncora come
un bravo pilota1).
Se nel Protreptico le idee si presentano
anzitutto
come fondamenti della gnoseologia, in quanto preciso
oggetto di un puro sapere, e solo in secondo luogo come
norme etiche, ci corrisponde alla direzione ideale se
guita da Platone in quella pi tarda fase del suo svi
luppo, a cui appunto
b riconnette Aristotele. Essa con
duce all'accentuazione del momento metodologico e alla
repressione, se non all' eliminazione, del carattere onto
logico dell'idea. Lo stesso argomento per la reale esi
stenza delle idee viene ora essenzialmente tratto dalle
esigenze e premesse necessarie della conoscenza concet
tuale. Se ifenomeni sensibili fossero isoli oggetti reali,
il pensiero
concettuale, che solo esatto, sarebbe senza
reale oggetto,
e quindi, per il Greco di quell' et, non
sarebbe affatto una conoscenza. Ilcarattere di esattezza
del puro sapere diventa con ci la vera e propria pietra
angolare del tardo pensiero platonico. L'idea il puro
oggetto, che si deve inferire come esistente per il pen
siero esatto.
Questo
argomento capitale dell' Accademia
stato riferito da Aristotele nel suo scritto perdutollep
ISefv, dal quale lo ha tratto Alessandro di Afrodisia,
che ce lo ha conservato2). Si spiega con ci come il
Protreptico chiami le idee 1' esatto in s . Ma anche
il termine, che appariva nell1argomento accademico,
torna qui ad essere espresso
8) : quello di assoluta
mente determinato (x (bptapva).
') Jambl., Protr., 55, 21 segg. (Pistelli).
'1 Framni. 187 R.
l) Frainm. 52 (p, CO, 21 R.) : cfr. Ihpl JSswv, fraumi. 187 (p. 149,
22 R.).
122 IL PERIODO ACCADEMICO
Mentre pi tardi, per Aristotele, la possibilit di ima
conoscenza scientifica del soprasensibile diventa il pro
blema pi difficile fra tutti, perch dopo la negazione
delle idee platoniche non i pu pi capire come si
possa concepire l'essenza delle cose merc iconcetti
universali, ilProtreptico dimostra, con rigore notevole e
con evidente riferimento a presupposti affatto diversi, la
possibilitdi unascienza checonosca ilgiustoeilbuono,
la natura e la restante verit (cio
l'Svxto; 5v). Per
l'autore del Protreptico ci che primo nella sfera del
l'essere coincide con ci che inmassimo grado cono
scibile, e questo, definito insieme come l'assolutamente
determinato, ordinato e normale, coincide a sua volta col
bene e con la causa a). Ora, per quanto espressioni come
npxspov eptiaei e 7xpxepov pi? e
7tp<Sxa nel senso
di principi supremi ,
compaiano certo anche altrimenti
nellafilosofia aristotelica, tuttavia nonc' dubbio che esse
derivino originariamente
dalle dimostrazioni platoniche
dell' esistenza delle idee, alle quali convengono in modo
eminente e per le quali devono essere state inizialmente
coniate. Significato preciso esse hanno solo se applicate
a un essere trascendente in senso platonico, mentre di
ventano equivoche quando siano riferite all'essenza im
manente. Per questa ragione il loro significato subisce in
Aristotele variazioni profonde, ed esige aggiunte deter
minanti (piasi, npi Jjpccg). Il senso assoluto, che vien
loro attribuito nel Protreptico, pu convenir loro solo col
presupposto che nel pi alto oggetto della
conoscenza,
come nelle idee, verit, essere e valore coincidano. Solo
quando nei 7tpxsp e nell' ficya-ifiv s' intendano
signi
ficate le idee divien comprensibile quella stretta fusione
di etica e ontologia che ha luogo anche in
questo argo
mento.
*) Framm, 52 (p. 60, 17 segg. R.).
IL PROTREPTICO
123
Decisivo poi il paBso
del Protreptico in cui compa
re quella dottrina degli elementi (axoista) della realt
che invece ampiamente
combattuta nella Metafisica
J).
Nella prima opera Aristotele dice: il precedente causa
in grado maggiore che il conseguente, giacch,
tolto
quello, tolto insieme questo,
che dal primo deriva il
suo essere (x7"/V
oaiav) tolto il numero tolta la linea,
tolta la linea tolta la superfcie, tolta la superficie
tolto il solido. La Metafisica
nega invece ogni .esistenza
agli oggetti
matematici, numero punto
linea superficie
solido, ed anzi informa come l'attribuzione
dell'esi
stenza a questi enti fosse propria
dei platonici. In essa
detto: essere (oata) b dice anche ci, la cui elimina
zione elimina insieme il complesso a cui appartiene, nel
senso in cui, secondo
alcuni, tolta la superficie tolto il
solido, e tolta la linea tolta la superficie. Essi consi
derano inoltre anche il numero come un essere di que
sta specie. Le parti pi antiche della Metafisica
rivol
gono
la loro critica del platonismo principalmente
con
tro quest' ultima forma della dottrina delle idee, che o
giustapponeva alle idee gli oggetti
matematici, conside
rati anch' essi come
esistenti, o interpretava addirittura
ia le idee come numeri. Intali luoghi Aristotele definisce
a questa dottrina come un
pceXax?. Tanto pi
significativo quindi il fatto che egli stesso sia stato,
in altri tempi, seguace della dottrina combattuta. La
sorte di questa
identica a quella dell'esistenza tra
scendente delle idee e degli oggetti
matematici, e del con
cetto platonico dell' essere.
Aristotele lascia intrawedere che nell' Accademia
si
discuteva circa il problema degli elementi dell'essere:
osserva infatti come, sia che a principio e causa di tutto
') Framm. 52 (p. 60, 26 R): cfr. Mcluph., A 8, 1017 b 18;
N 3, 1090 b 5.
124
IL PERIODO ACCADEMICO
venga posto il fuoco o 1' aria (cio
gli elementi della
filosofia naturalistica), sia che venga considerato tale il
numero o certe altre nature (tptiaei;, le idee), risulti in
ogni caso impossibile procedere comunque nella cono
scenza prima di avere conosciuto iprincipi x). Anche Pla
tone, nei suoi dialoghi pitardi, ha fallo allusioni simili,
senza per chiarire come stessero le cose. Nel Filebo, ri
cordando la dottrina delle idee, egli parla apertamente
della
noXA/i) OTtouSrje della pet Siatpaswg 2)
a cui essa dava origine. A queste discussioni Aristotele
partecip vivacemente. Tanto pi notevole quindi, nel
Protreptico, la subordinazione di quella opinione par
ticolare alla dottrina accademica dominante. Si possono
trarre da ci due sicure conclusioni. Anche in questo
primo periodo Aristotele non ha professato la dottrina
delle idee come un rigido principio dogmatico, ma da
seguace che ne parlava con piena consapevolezza delle
difficolt ad essa collegate.
Queste
non debbono per
essergli ancora sembrate cos gravi, da sentirsi in grado
di confutare senz'altro la dottrina platonica, come fece
invece nello scritto Sulla
filosofia
e nella
Metafisica
su
bito dopo il 348. Si potr quindi dire, forse, che anche
nel Protreptico, come nei pi tardi dialoghi platonici,
l'Accademia,
esponendo letterariamente ilproprio lavoro
scientifico, non svela del tutto il vero stato delle discus
sioni esoteriche che inessa si venivano nello stesso tempo
compiendo. Tanto nelle ultime opere di Platone, quanto
nei primi scritti di Aristotele significativo come spesso
il massimo interesse risieda proprio in ci che non vi s
trova esplicitamente detto.
Tanto maggior valore ha quindi, accanto alla con
creta manifestazione dello spirito dell' Accademia data
")
Framm. 52 <p. 61, 13 R.).
s)
l'hileb. 15 A: cfr. Parm. 130 B segg.
il
protreptico: 125
da Platone nei suoi scritti, la professione
di fede del
rappresentante
della nuova generazione.
Possiamo infatti
apprendervi ci che per lui l'essenziale nel lavoro del
l'Accademia.
Quando
egli parla, in tono entusiastico, dei progresso
(7t($oais) della filosofia compiutosi in breve tempo sulla
via della scienza esatta, ci si sente trasportati diretta
mente nell' ambito della comunit scientifica dei pla
tonici. Nell'Accademia ri ha la sensazione di trovarsi
in un vivo moto d sviluppo, a petto
del quale il pro
gresso delle altre atti sembra piuttosto immobilit. Ari
stotele parla del ritmo celere di questo
movimento e
crede che la scienza sia prossima al raggiungimento della
sua perfezione. Tale sicurezza deriva dalla giusta co
scienza della propria energia creatrice e dell' eccezionale
favore dell' ambiente, che empie 1' animo di questa ge
nerazione. Non da dimostrazioni libresche, ma dal felice
senso di ima tanto elevata forma di vita nasce la sua
fede nella forza beatificante propria della vera attivit
scientifica: fede che, se mai in altri tempi, fu allora ef
fettiva verit. A chi la considera dall' esterno, essa pu
sembrare aspra fatica; ma chi l'ha gustata, esclama
Aristotele, non pu saziarsene mai J). l'unica forma
di attivit umana che non sia legata ad alcun tempo, ad
alcun luogo, ad alcuno strumento. Non ha bisogno di
esser confortata dal miraggio di una ricompensa este
riore. Chi la conquista, conquistato da lei, e non cono
sce nulla di pi bello che sederlesi accanto (rcpooe-
opea). In questo ambiente di ricercatori nato l'ideale
aristotelico di vita, il frectpijtttis o;: non nella movi
mentata palestra del Liside e del Carotide, ma nella
xaXjhfj del solitario giardino dell'Accademia. La sua tran
quillit ilvero modello su cui esemplata nel Protro-
') Framm. 52 (p. 62, 20 R.).
126 IL PERIODO ACCADEMICO
ptico V immagine delle isole dei beati, il paese di sogno
della solitudine filosofica 3). Iltipo di questo nuovo ideale
filosofico non pi Socrate: Pitagora, Anassagora, Par
menide sono quelli che il Protreptico chiama ora ar-
chegeti.
Su questo importante mutamento dobbiamo ancora
soffermarci un poco.
Ilproblema della distinzione del Socrate platonico da
quello storico sembra sia stato per la prima volta posto
gi in seno all' Accademia, in quanto veniva sempre pi
avvertito il distacco dall'ideale tipo socratico. Natural
mente, in questo primo tentativo di separare il contri
buto socratico da quello platonico, venne tolto al Socrate
storico quasi tutto ci che di filosofico gli era ascritto nei
dialoghi platonici.
Questa
tendenza radicale dette luogo
pi tardi a una reazione, e Aristotele giunse alla con
clusione che si dovessero giustamente lasciare a Socrate
due meriti: il metodo induttivo e le determinazioni dei
concetti universali2). In ogni modo la filosofia teoretica
del Protreptico non ha nulla di comune con Socrate.
Aristotele vi designa la metafisica, che ivi non ha ancora
il nome di itptirij (ptXoaotpfa, come speculazione del ge-
*) Fraaim. 58 (p.
68. 3; 69, 1
R.). Modello letterario Platone,
Gorg., 526 C; Resp., VII, 540 B. Iplatonici riferivano questi passi
all'esistenza nell'Accademia. L'immagine ripresa anche dalla Epin.,
992 B.
s) Melaph., M 4, 1078 b 27. Questa
prudente formulazione mi
sembra sempre pi dimostrata anche la meglio aderente alla realt
storica. H. Maier (Sofcrates, Tubinga, 1913, p. 77 segg.) ha
certo, e
con ragione, negato a Socrate ogni teoria logica del concetto uni
versale e dell'induzione: per troppo tempo infatti, in base al passo
aristotelico, si considerato Socrate come il primo teorico della
logica. Le parole di Aristotele non giustificano peraltro affatto una
simile concezione, giacch egli si limita ad indicare quali opera
zioni logiche fossero nel fatto eseguite da Socrate. Inoltre egli
Io considera soltanto dal suo punto di vista, e non intende allatto di
fornire una caratteristica complessiva di Socrate, ricercando in lui
soltanto, come in Democrito c nei Pitagorici, iprimi e pi elemen
tari tentativi di metodologia logica (cfr. 1078 b 20).
IL < PROTREPTICO 127
nere inaugurato da Anassagora e da Parmenide .
Quale
antico progenitore della filosofa platonica considerato
Pitagora 1). Ancora nel primo libro della
Metafisica
si
dice, del resto, che la dottrina di Platone sostanzial
mente di origine pitagorica, anche se essa vi abbia ag
giunto qualcosa di suo 2).
Questo
giudizio, che non
dev' essere stato letto senza qualche sorpresa, non nato
dall' intento di diminuire la figura di Platone, ma cor
risponde alla teoria ufficiale dell' Accademia, a cui Ari
stotele apparteneva ancora quando scriveva quelle pa
role, intorno all' anno
348/7.
Il Socrate platonico era
stato una creazione del suo plastico impeto creativo: il
culto pitagorico dell' Accademia, uno dei pi singolari
esempi di autosuggestione religiosa, era un rispecchia
mento dell'Accademia medesima e della sua metafisica
numerica nella quasi mitica personalit di Pitagora, esal
tato come fondatore del d-ewpyjtixs e presto consi
derato anche come autore delle stesse dottrine moderne
della cuoia.
Nella narrazione pitagorica del Protreptico, per poco
importante che essa sia, possiamo ancora osservare diret
tamente il processo di formazione di questa leggenda,
che doveva riuscir fatale per la tradizione della storia
dalla filosofia greca. Pitagora viene interrogato circa lo
scopo della vita umana. Risponde: contemplare l'uni
verso, (le stelle, la lunae ilsole) s). Interrogato di nuovo,
risponde designando se stesso come dedito a tale con
templazione (ifewps). Confrontiamo a questo racconto
la classica narrazione delle Tusculane di Cicerone circa
1' origine della parola filosofo, derivante d un compa-
')
Jambl., Protr., 51, 8; li;frumm. 52 (59, 4 R.).
') Melaph., A 6, 987 a 30.
*) Jambl., Protr., 51, 8. L'apoftegma anassagoreo a p. 51, 13
una variante.
128 IL PERIODO ACCADEMICO
gno di
gcuola
di Aristotele, Eraclidc Politico '). L' inter
rogato anche qui Pitagora, che si d il nome di filo
sofo, e per spiegare tale nuovo nome espone quel che
segue. Paragona la vita alle grandi feBte di Olimpia, dove
tutti convengono in folla brulicante. Gli uni vengono
per trattare iloro affari alla fiera annua e per divertirsi,
gli altri vogliono ottenere la vittoria nelle gare, altri
ancora sono solo spettatori di ci che avviene.
Questi
sono
ifilosofi, di cui scarso il numero. Nelle due prime
specie di uomini si riconoscono, quando si parta dal
Protreptico, i rappresentanti del pio? ttoXauatixi?
e
della Sovi,fj e della ciperi*). Hfilosofo vive solo
per la ftecapCa, per la pura cppvrjai;. Per quanto ade
guata e attraente sembri la narrazione, essa non tut
tavia n unitaria ne originale. Eraclide, il pi fervente
pitagorico fra iplatonici, evidentemente sotto l'in
fluenza del Protreptico. Egli trasferisce nella remota an
tichit la distinzione dei tre
Jifoc.
Il motivo sostanziale
del racconto nel duplice significato, che si presentava
spontaneo, della parola tempia. Il paragone della con
templazione filosofica dell' essere col sacro spettacolo fe
stivo di Olimpia si trova gi nel Protreptico, e in un
passo non lontano da quello che narra del colloquio
con Pitagora5). Entrambi questi elementi sono stati col
legati ed abbelliti da Eraclide in un piccolo racconto.
Il paragone, adoperato da Aristotele solo come mezzo
stilistico, viene ora ampliato in una comparazione dei
tre pot (giacch non tutti quelli che si recano ad Olim
pia sono O-ecopoQ e questa viene attribuita a Pitagora
stesso, ax{ icpa. Inrealt, il racconto presuppone icon
cetti fondamentali dell'etica e della metafisica del tardo
periodo platonico.
')
Ciecr., Tuscid., V, 3, 8.
') Jambl., Protr-, 53, IP.
IL PROTREPTICO 129
Infine, il Protreptico dev' essere anche valutato come
espressione del sentimento morale e religioso del gio
vane Aristotele. Sotto questo aspetto esso viene a inte
grare l'Eudemo, mostrando come dal punto di vista
della fede nell' aldil, sostenuta da Aristotele in quel
dialogo, si modifichi essenzialmente anche la posizione
da assumere rispetto all' aldiqu. In entrambi gli scritti
Aristotele imbevuto dello stesso pessimismo circa il
mondo terreno e ibeni e gl' interessi temporali. Ci or
dina di rifiutare, per spontanea decisione, ivalori della
vita per ottenere, in cambio, un bene pi alto e pi
puro. Se l'Eudemo, con la sua dottrina dell' anima e
dell' immortalit, prevalentemente speculativo, il Pro*
trcplico ci trasporta invece in un' atmosfera pi per
sonale.
Sull' esempio e sulla dottrina di Platone fondata
la sua convinzione che esistano pi alti, incorruttibili
valori, un pi reale mondo, a cui conduce la scienza
vera. Per ottenere un tal bene egli rinuncia a tutti i
beni apparenti, potenza, ricchezza e bellezza. Mai si
asserita con maggior dispregio la mancanza di valore
di ogni realt terrena. Per quella limpida serenit, ar
monia e gioia estetica, che fu l'ideale estetizzante attri
buito dal secolo decimottavo all'et classica, non tro
viamo qui se non 1' espressione del pi profondo tedio.
Esso non ha del resto mai veramente appartenuto al
l'essenza dello spirito greco. Se ci furono momenti in
cui, come nel quarto secolo, sembr che nella vita e
nell' arte vincesse l'ideale estetico, la conversione non
tard a seguire. Forza, bellezza e statura sono cose risi
bili, senza alcun valore . La bellezza del corpo nella sua
massima energia fisica aveva da lungo tempo perduto
ogni valore ideale quando furono scritte queste parole,
e I'arte, che era chiamata ad interpretarla, viveva solo
di un' illusione estetica, del vuoto culto della forma.
9. W. Jabqbb, AHstoteU,
130 II. PERIODO ACCADEMICO
Aristotele colpisce il punto pi vulnerabile della u
et quando nel Protreptico manomette il suo idolo, il
bell'Alcibiade, nel cui geniale e affascinante decaden
tismo essa, compiacendosi, riconosceva s stessa. Chi
avesse potuto con gli occhi di Linceo gettare
uno
sguardo nell' interno di questo ammiratissimo corpo,
avrebbe scorto un' immagine odiosa e ripugnante
1).
questo il linceo sguardo di un nuovo senso della vita,
che attraversa lo schermo materiale delle cose onde gli
uomini sono visibilmente circondati, e al di l di questa
quinta fittizia scopre il nuovo mondo di ci che fino
j
allora era rimasto invisibile, il inondo di Platone.

j
Per questa concezione, la perfezione di ogni imper- I
fettibilit della vita umana nel trascendente. La vita 1
divien la morte dell' anima, la morte crisi di transizione I
a una vita superiore. Letteralmente tratta dal Fedone . ,1
la sentenza che la vita del vero filosofo debba essere
J
una continua esercitazione alla morte2). Egli non trova
|
in essa nulla di grave e di fiero, giudicando piuttosto
|
condizione innaturale, e piena d' indicibili sofferenze per )
l'anima, la costrizione di questa nel carcere corporeo3). !
Ilparagone dei pirati etruschi dava a questa
concezione
ipi atroci
colori,
Ipirati, per torturare iloro prigio
nieri, li legano vivi ai cadaveri, viso contro viso. E la-
j
sciano che le loro vittime vengano a poco a poco meno,
') Framra. 59 ("0, 11R.: cfr. 70, 7 segg.).
!) Cfr. Diels in Archiv
f.
Gesch. d. Philosophie, I, p. 479.
5) Nel capitolo finale degli estratti dal Protreptico, che rie-
laborato da Giamblico (cfr. sopra p. 103), si trovano concetti del
Protreptico mescolati con clementi neoplatonici. Inconfondibilmente
autentico mi sembra il passo a p. 60, 10: SXX* ivTa50-a [lv 2l -t
nap cpoiv loco; Elva1. (?) t yivo
xa'-SItv fivMv6tv
ti
al oxossTv isti xal jj-Xcg (Sv) aioOivoito (?) 8i ti!jv -putav xal
tv zapi (puGiv ujv, v 8 note SuvyjO-fijisv otoO-ijvai zXiv 88-sv
XtjXtjftauev (l'Eiidemo.'), SijXov ; fjSiov xal p?ov a5t tiolsoiisv
Ilduplice itap tpoiv mostra che anche qui la fonte stata
maldestramente abbreviata.
il
protreptico
>
131
in quel tremendo nesso della vita con la corruzione mor
tale 2). La comparazione del giovane Aristotele insiste
sui dolori dell' esistenza dualistica dell' uomo, avvertiti
prima di lui da Platone e dagli Orfici, con una passio
nalit nervosa, che nonostante una- certa tendenza gio
vanile, chiaramente sensibile, a esagerare l'esperienza
pessimistica, tradisce un profondo sentimento personale.
un' idea del tutto insopportabile, anzi blasfema, quella
di voler vedere in questi simboli platonici solo una ma
schera stilizzata, dietro la quale si celi untemperamento
in realt pacifico, gioioso e giocoso. Dobbiamosenz'altro
dimenticarla. C' realmente stato un tempo in cui Ari
stotele ha sentito questo mondo ideale come ima parte
inseparabile della propria personalit. Egli ne approfon
disce ilineamenti con sempre nuove espressioni ed im
magini. Trae volentieri isuol termini dal linguaggio
dei misteri, perch pu comprendere e superare solo in
senso religioso le barriere dualistiche. Come sussurrano
le antiche dottrine dei misteri, tutta quanta la vita
umana non che espiazione di una grave pena, che
1' anima si attirata in una precedente esistenza.
E anche il problema morale strettamente connesso
con quello del ritorno soprasensibile dell' anima. Con
ci la morale perde il suo valore indipendente ed auto
nomo. Per quanto Aristotele rimanga lontano dal dissol
vere l'attiva vita morale in un momento unico di con
templazione mistica, e per quanto poco 0 suo metodo
conduca all'estasi, certo che egli subordina il mondo
della volont e dell' azione alla contemplazione del Lene
eterno.
D filosofo deve tenersi il pi lontano possibile dalla
dispersione della vita attiva. Il Protreptico esorta a non
*) Framm. 60 R.
132 IL PERIODO ACCADEMICO
immischiarsi troppo in faccende mortali e a non per
dersi nelle false strade dell'umanit. Tutto ci non Berve
che a rendere pi difficile il ritorno a Dio. L' unica cura
dev'esser quella di estinguersi una volta in pace, e di
ritornare, da questa dura prigionia, in patria. 0 vol
gersi alla verit e consacrarsi ad essa, o, meglio, rinum
ciare alla vita. Tutto ilresto vuota chiacchiera1).
') Framm. 61 (72, 20 R.). Con questi concetti e altri simili, da
lu attinti al Protrvptico, Cicerone termin ilsuo Ortensio: quindi
probabile che anche nell'originale essi appartenessero alla conclu
sione.
PARTE SECONDA
GLI ANNI DI VIAGGIO
I.
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA
La morte di Platone e la quasi contemporanea di
struzione di Stagira, compiuta dalle truppe devastatrici
di Filippo di Macedonia in guerra contro le citt com
merciali della Calcidica, privarono Aristotele, con un re
pentino colpo, della vecchia casa paterna e della se
conda patria: ch tale era ormai divenuta per lui la
famigliarit con Platone. Nessuna fase nella sua evolu
zione spirituale, per quanto rivolta nel senso di una
sempre maggiore indipendenza, aveva potuto separarlo
da Platone, per tutto il tempo della vita di questo. II
nesso che lo legava ai condiscepoli si sciolse invece ra
pidamente appena il maestro ebbe chiuso gli occhi per
sempre. Immediatamente dopo, ancora nello stesso anno,
Aristotele abbandon Atene e 1' ambiente degli amici,
sede di una ventennale comunanza di lavoro e delle pi
alte esperienze, per recarsi in Asia Minore*). Circa la
ragione interna di questa importante decisione, che forse
egli aveva gi presa prima della morte del maestro, non
ci stata tramandata alcuna notizia. Ci ha dato ori
gine alle
congetture pi disparate; e siccome Aristotele
') Apollod. presso Diog., V, 9 (cfr. V, 3, dove la cronologia
irrimediabilmente
confusa) ; Dionys. Hai., ep. ad Amm., 5.
136 GLI ANNI DI VIAGGIO
critica spesso
severamente, nei suoi scritti, le dottrine
platoniche, cos non fu difficile procacciar fede all' opi
nione che Aristotele si fosse staccato dal maestro e che
la sua partenza da Atene fosse tata la manifestazione di
questa
rottura. Si cercarono ragioni personali nel carat
tere di Aristotele. La sua maniera sarcastica, che del
resto cede il luogo all' espressione della massima reve
renza in tutti iluoghi in cui egli parla di Platone, urt
inervi a gente di sensibilit delicata: particolarmente
ingrato riusc poi il suo carattere a quei contemporanei
che nel suo prepotente intellettualismo e nel suo ineso
rabile rigore logico vedevano soltanto il segno di uno
spirito dissolvente. Gi lo stesso Aristotele si difende pi
volte dal sospetto che le sue critiche, obbiettivamente
fondate, dipendessero da ragioni personali. Posteriori
pettegolezzi scolastici lo accusano apertamente di odio
sit e d' ingratitudine. La tenace nebbia del sospetto mo
rale gravava gi nella tarda antichit sui motivi della
sua partenza, e ancora oggi, per quanto siamo diventati
pi scettici circa 1' etica delle consorterie intellettuali,
non superfluo dissiparla esplicitamente, tanto pi in
quanto quei motivi non sono mai stati veramente
chiariti *).
Un intelligente e colto studioso dell'et imperiale,
Aristocle di Messene, ha avuto la forza morale di strap
pare il velo della leggenda e di farla finita con le osti
nate ripetizioni dei compilatori, risalendo alle fonti pri
marie. Egli dimostr la pietosa miseria degli argomenti
'} Gi Io stesso Aristotele si difende da accuse provenienti
da scolari di Platone in Eth. Nic., A 4, 1096 a 11-16 e nel framm.
8 Rose. La tradizione circa le chiacchiere scolastiche fu indagata
criticamente da Ad. Stahr, Arislotelia (Halle 1830), I, p. 46 sgg.,
che attinse il suo materiale a Francesco Patrizio, Discussiones peri-
pateticae (Basilea 1581).
Questi, platonico della Rinascenza, era
accecalo dall'odio, e credeva infantilmente anche alle pi stolte
accuse contro Aristotele,
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 137
sui quali si basavano le chiacchiere di scuola, e dob
biamo esser grati al caso che ci ha conservato proprio
il brano dell' indagine critica in cui egli, dopo aver
vittoriosamente distrutto quel consunto tessuto di bugie,
prova come le voci di un'apostasia di Aristotele da Pla
tone risalgano a un passo, miseramente frainteso, dello
scolaro di Aristotele Aristosseno di Taranto1). Secondo
ogni verosimiglianza1, Aristocle dev' essere stato anche
colui che, eliminati gl'imbrogli apocrifi, riport alla
luce il prezioso documento personale, che circa l'inte
riore atteggiamento di Aristotele rispetto al maestro
c'istruisce meglio che tutte le congetture nate dall'altrui
malignit; l'elegia dell'altare, da lui dedicata a Eu-
derao2). Se si fosse sempre tenuto presente
che questo
raro gioiello deve il suo ritorno alla luce solo a un de
siderio di critica documentazione biografica, e cio al
fatto che nella poesia doveva trovarsi un' aperta affer
mazione di Aristotele circa isuoi rapporti con Platone
e una sua presa di posizione rispetto agli odiosi critici
di tali rapporti, non si sarebbe certo mai avanzata l' idea,
psicologicamente inverosimilee inse contraddittoria, che
Aristotele, con la tanto entusiastica attestazione del suo
frammento, si riferisse a Socrate, da lui non mai visto'
in vita sua s). La dotta indagine circa irapporti di
Aristotele con Platone, alla quale itardi neoplatonici
attinsero la poesia, citava iversi solo nella misura incui
essi gettavano
luce immediata su questo problema. Chiaro
') Aristocle presso Euseb., Praep. ev., XV, 2,3.
3) Ci secondo la verosimile opinione di 0. Immisch fin
Phlologus, LXV, p. 11), dopo che gi lo Stahr (o. e-, I, p. fi])
aveva fatto risalire ad Aristocle le indicazioni della Vita di Am
monio circa irapporti di Aristotele con Platone, in base alle loro
consonanze verbali col frammento di Aristocle conservato in
Eusebio.
')
J. Bernays, Ges. Abhandl-, I, p. 143 sgg. Di parere contrario,
a ragione, 'Wilamowitz, Aristotclcs und Athen, li, p. 413 e di re
cente Immisch, 1. c,
138 GLI ANNI DI VIAGGIO
dunque che nell'elegia l'uomo che i cattivi non
hanno neanche il diritto di lodare non pu essere altri
che Platone, e che i cattivi, dalla lode dei quali Pla
tone sembra ad Aristotele inattingibile, non sono una
qualsiasi misera plebs, ma proprio quei falsi ammiratori,
che credono di dover difendere Platone dalla critica ob
biettiva di Aristotele '). Ma lasciamo ancora una volta
la parola ai versi medesimi:
X&bv
5'i?
xXsivbv KexpoTiiyjj BiteSov
eae(5o){ aejivfjg 3puaa-to jStojiov
vSp? Bv o' aivelv tote: xaxciot
oq fivog ) &V7]X<i>v xaxiEisv ivapy?
ohzCfi
te jSJfp xal |ie85oiai Xywv,
ti)? yas te xal E3ca|AU)v fipa ytverac vi)p.
o vv o'lexv Xastv oSsvl xaxa xot 2).
Non sappiamo chi sia stato il fondatore dell' altare,
di cui si parla in terza persona; e anche l'indicazione
che la poesia sia stata diretta a Eudemo non ci aiuta
a procedere innanzi, non potendo noi pi stabilire di
quale dei due Eudemo si trattasse, se di quello di Cipro
o di quello di Rodi. Del tutto illecito porre a punto
di partenza dell' interpretazione ci che le pi tarde >.!
terazioni neoplaloniche della Vita aristotelica preten-
') Soltanto cos la commozione sentimentale di quei non in
terpellati giudici acquista un significato concreto. Dato l'uso lin
guistico di Aristotele non si pu d'altronde trattare di una vuota
iperbole retorica; e pensare che si parli del cinico Diogene, avendo
questi parimenti professato l'autarchia dell'ipstrj, comunque
troppo forzalo. Inoltre questi poteva tutt'al pi richiamarsi a So
crate, e non a un teorico cos lontano da lui come Platone (ci
contro Gomperz, Griech. Dcnker, II, p. 539 e Immiscb, 1. c., p. 21).
!) Giunto all'illustre terra della citt di Cecrope, elev pia
mente un altare alla veneranda Amicizia, all'amicizia dell'uomo che
ai malvagi non lecito neppur lodare: colui che unico, primo,
tra 1 mortali svel chiaramente, con l'esempio proprio e con le
argomentazioni, la maniera in cui l'uomo riesce insieme buono e
felice. A tale altezza nessuno c ormai pi capace di giungere.
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 139
dono di sapete circa l'iscrizione dell'altare: secondo esse
ilsuo fondatore sarebbe stato Aristotele.
Fortunatamente,
in base alle diverse rifrazioni della tradizione
biografica
scolastica che ci sono
rimaste, siamo in grado di seguire
in modo cos chiaro la progressiva formazione della leg
genda, da poter constatare anche come si sia venuta man
mano costituendo questa
sedicente iscrizione
dell'altare1).
In ogni modo, se non del tutto chiara la situa
zione esteriore descritta da Aristotele, tanto pi chiara
quella
interna, che poi la sola che importi. Ilprimo
verso parla di un uomo, certo uno scolaro di Platone,
che venuto ad Atene e vi ha fondato un altare. Che
egli fondasse un altare di Platone, e quindi rendesse a
questi onori divini, non riesco ad ammetterlo. Igenitivi
riferentisi a (3w[t, cio
e
vp?, possono sulle
prime confonderci; ma per un Greco era certo fuori
di discussione che il passo si dovesse intendere nel modo
seguente: egli fond un altare della veneranda
Philia, in
onore dell' amicizia dell' uomo, che icattivi non hanno
nemmeno il diritto di lodare1). L'attributo 0[avt)
mette
') LTmmsch
(1. c p.
12) considera autentica questa iscri
zione dell'aitare, per quanto nella Vita Marciana l'esametro fittizio
piopv 'ApioTotiXiis ISpoaxo xvde IUtiovcf sia ancora citato'
esattamente a s (p. 432 Rose) e subito dopo si dica : xal
iXXaxoS
ispl 8toS tptjoiv vpg Bv o8' atvstv xatoi xaxotoi
fljitg. l superficiale compilatore della cosiddetta Vita di Ammo
nio (p, 439 Rose) combin poi, senza pensarci troppo, questo pen
tametro dell'elegia con l'esametro: credette che vSp; fosse appo
sizione di EXdxiovog e che idue versi distintamente tramandati
fossero gli elementi di un distico. Inconcepibile infatti il pro
cesso inverso, cio che l'autore della Vita Marciana abbia scisso
in due versi il distico
tramandatogli come un tutto unico e scritto
che il pentametro si trovava altrove. In origine dev'essere stalo
citato tutto il frammento dell'elegia, essendo evidente che la no
tizia proviene da Aristocle (cfr. p. 137 nota 2).
') II Wlamowtz (o. e., p. 413 segg.)' riunisce Cpoa-ro Pojjav
4v8p<; (seil. IlXitiovog) e considera oey come genitivo
di causa o anche come oxfjpa 'lomxv, il che per gli sembra meno
conveniente. Nella semplice lingua prosastica, affermatasi nell'elegia
fin dal tempo di Evcno e di Crizia, entrambe le costruzioni sareb-
140 OLI ANNI DI VIAGCIO
fuor di dubbio cbe Philia fosse la dea a cui era intito
lato l'altare. Ma il secondo genitivo rende ugualmente
sicuro che questo altare dell'amicizia non doveva essere
sacro a una qualsiasi allegoria razionalistica, a un'astra
zione senza sangue e senza vita, ma bens all' uomo nella
cui persona e nelle cui opere la dea aveva manifestato
ai giovani la sua forza soccorritrice :*). "Una deificazione
della persona umana oltrepassa ilimiti di ci che pos
sibile per la religiosit platonica, e l'esempio dell' apo
teosi di Alessandro, Lisandro o Epicuro qui non giova.
Solo ci che ideale ha piena partecipazione al di
vino2). Un esempio di questo specifico sentimento reli
gioso platonico dato dall' aristotelico inno
ad Ermia
(v. sotto, p. 153). Anch' esso non si dirige alla
persona
umana del defunto n personifica il concetto astratto
della virt. Concepisce bens
questa come la forma di
vina {due volte usata la parola della virt vi
rile lottante pel sommo premio dell' esistenza, quale si
realizzata, agli occhi suoi e degli amici, nella vita e
nella morte di Ermia, e quindi come 'Apsr 'Epjifou. ,
Celebrata la dea immortale, non mai visibile dagli
uomini: ma
celebrata essa in onore dell'ultimo por-
bero apparse ricercate. L'Immisch, che avvertiva ci ma voleva
salvar l'idea dell'altare dedicato a Platone, modific il testo in
sosPscdv os[ivr/v piXirjv, il che semplicemente impossibile.
') Scritti ttspl tp'.Xtaj sono composti,
nell'Accademia, da Ari
stotele, Senocrate, Spcusippo e Filippo di Opunte: ne nasce, in
torno al vecchio Platone, un'intera letteratura. Certo, si trattano
accora,
per tradizione, S-iasij ipcoTixat: ma per questo ambiente
l'Eros non pi il simbolo unificatore. Proiettato sul piano
meta
fisico, esso sopravvive in Aristotele nell'amor dei, che muove il
mondo: xivst pt&psvov. Il neutro significativo per il cam-
biamento della situazione ideale.
') L'immagine del dio Platone, al quale il Wilamovitz (I.
C-,
p. 413 segg.) immagina dedicato l'altare, certo sentita entusiasti
camente, ma m realt estranea al
temperamento pio e austero
degli uomini dell'ambiente platonico.
Certo Aristotele colloca Pla
tone in una posizione
eccezionale tra gli ftvtjto( (v. 4);
tuttavia
egli resta sempre per lui la guida mortale verso l'ideale
divino.
ARISTOTELE Al ASSO E IN MACEDONIA 141
tutore
visibile, che essa ha trovato sulla terra. L' altare
recava, parimenti, solo ilnome di <HXas, maAristotele,
che interpreta qui l'iscrizione nello stile del pio
di un sacro oggetto di culto, la riferisce esattamente
alla
<lHX(a llXxtovoi;, N possiamo sentire la mancanza del
l'aggiunta
di un secondo nome, visto che per l'amicizia
ne occorrono due, giacche chi era, nel complesso dei Xoi

tale il nome che si davano gli accademici



l'indi
viduo singolo che avrebbe potuto pretender per s tale
posizione? Per tutti loro l'amicizia di Platone era sacra
come la forza, che nell'intimo teneva insieme la loro
comunit.
Ipredicati che nei versi finali vengono attribuiti, col
tono dell' inno, a Platone sono strettamente connessi
con l' idea della consacrazione all'Amicizia. Secondo il
concetto fondamentale della dottrina platonica dell'ami
cizia e della regola cenobitica dell'
Accademia, vero
amico solo l'uomo buono nella sua perfezione. Gli ul
timi versi esaltano quindi Platone come il mortale che
ha recalo in atto questa eccezionale idea. Lui solo, o
almeno lui per primo, ha infatti mostrato*) come l'uomo,
quando buono, sia lbero di fronte a qualsiasi
destino
e signore della sua vita. Non l'ha insegnato soltanto in
teoria, ma ne ha offerto agli amici il vivente esempio.
Nessuno sar pi capace di farlo cos vorrebbe scri
vere Aristotele, per trarre la coerente conseguenza del
brusco egli solo fra tutti imortali : ma chi pu pre
vedere l'avvenire e predire le possibilit degli uomini?
Perci egli limita il pvo? con l'aggiunta dell' ) np&xoc,
e l'otmoxe dell' ultimo verso col vv : per lo meno all'et
') Il vocabolo xatSsiSs
usato come se si
parlasse del Fon
datore di una dottrina religiosa o misterica: cfr. la mia ulteriore
analisi dell'elegia in The Classical Quarterly, XXI (1927), p. 13.
E ci costituisce la chiave di volta dell' interpretazione dell' intera
poesia: Platone, come fondatore di una religione, in essa solle
vato al di sopra di ogni ristretta antitesi di scuole filosofiche.
142 GLI ANNI DI VIAGGIO
presente impossibile di riuscire in ci eguale a lu1).
Nella contrapposizione della generazione presente al do
minatore, emergente di gran lunga sulla statura umana,
consiste la
rassegnazione tragica che trasforma la poe
sia commemorativa da semplice lode solenne,
in commo
vente confessione umana. Com' noto, l'etica di Aristo
tele nega il
principio platonico che la fortuna dell'uomo
dipenda solo dalla forza morale della sua anima 2). Espri
me anzi la sua riserva di fronte alle ripetizioni banali
di quella
sublime sentenza. Ma per Platone, che l'af
fermava, essa era piena verit. Chi sar il secondo, ca
pace di seguirlo per la sua erta via? Come nell' ultima
') Dal verso finale dipende l'intendimento di tutta la poesia.
Dal punto di vista del contenuto essa non offre difficolt,
sfuggito
agi' interpreti che ox Ioti Xagstv nei trattati di Aristotele
espressione fissa per l'irraggiungibilit
dell'ideale: in Pol., H,
1332 b 23 egli dice di un ideale .politico nsi S voB-r' o cj3iov
Xajslv, c in r,
1286 b 7 atpsttvepov fiv eli).... ctpioToxpatia jJaai-
Xag,. 5v
-fi XafJsiv
-Xeloug poCoog (incontrare
nella realt e
rispettivamente
tradurre in realt ). La difficolt linguistica
che
si e avvertita nella vicinanza di 06 note e vv deriva dalla con
cisione, che concentra in unit le due possibili espressioni non
mai o almeno non ora e pi a nessuno tra quelli d'adesso
(o&Ssvl tSv ys vBv). Aristotele scrive nella lingua sua propria, che
non tollera assolute regolamentazioni. Tutto quel clic gl' importa
l'esattezza della sfumatura intellettuale che mira ad esprimere, non
la politezza della dizione: anche l'i) ttpStog (v, 4), con la sua
nettezza distintiva, conviene pi a una lezione che a una elegia.
Il maestro ha indicato qual' l'ideale, ma noi, uomini del nostro
tempo, non possiamo giungere cos in alto: tale il significato
della
conclusione. La poesia slata quindi composta dopo la morte di
Platone, e diretta a Eudemo di Rodi. Il sentimento che l'agita
tuttavia troppo immediato perch esso possa appartenere al pi
tardo periodo dell' attivit aristotelica. Essa sembra nata da un
momento di viva agitazione e scissione interna. Se, come ritengo,
tanto Eudemo quanto Tcofrasto sono stati scolari di Aristotele gi
ad Asso, l'elega pu essere stata composta subito dopo la morte
di Platone, per l'impulso del suo animo a stabilire, con un'atte-
Btazione energicamente personale, la sua posizione
interiore ri
spetto al maestro proprio nel momento in cui egli
di fatto si
divideva da lui.
!) Il che stato giustamente rilevato dall' Immisch, 1. c, p. 27.
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 143
scena del
Faust, qui rinauingible diviene realt con
creta, l'indescrivibile
un fatto compiuto x) :
Das
Unzulangliche
Hier wirds Eieignis,
Das Unbeschreibliche
Hier ists getan.
Con tutto ci, la partenza
di Aristotele da Atene fu
la manifestazione di una crisi interna della sua vita. Re
sta il fatto che egli non torn pi nella scuola che lo
aveva maternamente allevato.
Questo
distacco certa
mente connesso col problema della successione di Platone,
che doveva determinare per lungo tempo l'orientamento
spirituale dell'Accademia e la cui soluzione non poteva
essere innessun modo approvata
da Aristotele. La scelta,
sia stata essa operata dal maestro stesso o dai colleghi,
cadde ani nipote di Platone, Speusippo. Data la sua et,
ci non poteva essere evitato, per quanto la superiorit
di Aristotele potesse apparire indiscussa ad ogni intelli
gente. La decisione fu provocata
forse da circostanze este
riori, quale la difficolt del trapasso dell'Accademia a
un meteco: difficolt, certo, a cui pi tardi non si bad
invece pi. Con la scelta di Speusippo, la propriet fon
diaria dell'Accademia restava assicurata alla famiglia di
Platone. Se oltre a tali ragioni di convenienza esterna
fossro in giuoco anche ostilit personali, ormai im
possibile dire. Ins, cosa quasi naturale. Ma un fatto
si pu affermare con sicurezza: non fu la critica che
*) [D'accordo con lo Jaeger e con lo spirito della sua citazione,
attribuisco aiVVnziUangliche non il senso attivo, consueto
agl'in
terpreti del Faust, di ci che non giunge (insufficiente , indi-
gens), ma quello passivo di irraggiungibile (e cio quello stesso
dell'Unerrekkbare dallo Jaeger sostituito mnemonicamente, nel suo
testo, all'Unbeschreibliche del terzo verso), riservando a sede pi
opportuna 1 giustificazione di tale capovolgimento dell'interpre
tazione tradizionale. Nota del trad.].
144 CLI ANSI DI VIAGGIO
Aristotele esercit sulle concezioni fondamentali di Pla
tone quella che gli tolse di succedergli nella direzione
dell'Accademia. Lo stesso Speusippo aveva, vivo ancora
Platone, dichiarata insostenibile la dottrina delle idee e
rinunciato anche all'ammissione di numeri ideali, nel
senso in cui essa era stata compiuta dal vecchio Platone.
E da esso egli divergeva anche in altri punti fondamen
tali. Che poi Aristotele lasciasse Atene non proscritto,
ma anzi altamente stimato dalla sua scuola, dimostrato
dal fatto che fu accompagnato da Senocrate, bravissima
persona per quanto scrupolosa al massimo, tra tutti gli
scolari di Platone, contro ogni innovazione della sua
dottrina. La partenza di Aristotele e di Senocrate fu
una secessione1). Essi si recarono in Asia Minore per
suasi che Speusippo avesse ereditato soltanto la carica
e non lo spirito, e che essi muovessero alla costruzione
di una nuova dimora per quello spirito, rimasto senza
patria. Nei primi anni, sede della loro attivit fu Asso
sulla costa della Troade, dove essi si strinsero in comu
nanza di lavoro con due altri platonici, Erasto e Corisco
di Scepsi sull'Ida.
L'importanza di questo soggiorno finora rimasta in
compresa. Nella sesta lettera, la cui autenticit dopo
la decisiva dimostrazione del Brinckmann!) indiscussa,
Platone si rivolge a due suoi ex-scolari dell'Asia minore,
Erasto e Corisco, e al loro amico Ermia, signore di Atar-
neo. Egli esorta idue filosofi, che appaiono come per-
') Strab., XIII, 57 (p. 610).
'j Rhein. Mus., N. F., LXVI (I9II), p. 226 segg. i\"ella conce
zione degli eventi esterni concernenti Ermia coincidiamo quasi
dappertutto (cfr. la mia Entstchungsgeschchte der Metaphysik des
Arhtotcles, Berlino 1912, p. 34 segg.): il che ha per me lanto
maggiore importanza in quanto il punto di partenza del Brinck
mann era diverso e noi, procedendo indipendentemente, ci siamo
incontrati nello stesso punto. Ilmio libro uscito s nel 1912, ma
quando apparve la nota del Brinckmann era gi stato presentato
come dissertazione alla facolt filosofica di Berlino.
ARISTOTELE AD ASSO li IN MACEDONIA 145
sone onestissime ma senza esperienza pratica, ad assi
curarsi la protezione di Ermia; e a quest'ultimo segnala
l'importanza della loro sicura e costante amicizia. Sulla
singolare relazione dei due amici platonici col tiranno
di Atarneo getta luce una iscrizione edita per la prima
volta dal Boeckh1). Ermia e icompagni ('Eppiag xal oi
ixatpot riappare cinque volte, come formula fissa, nel
documento) vi concludono un trattato di alleanza col
comune di Eritre. Il commentario di Didimo alle Filip
piche di Demostene, ritrovato di recente,
non lascia dub
bi circa l'identit dei compagni, i quali appaiono
j
nel trattato insieme con Ermia come contraenti di di-
\ ritto pubblico, coi due filosofi della vicina Scepsi, se
condo quanto faceva gi prevedere la lettera di Platone.
Ermia era uomo di modesta origine.
Quanto
alla sua
'I condizione di eunuco, non ci sono elementi per negarla;
e anche la notizia che in tempi anteriori eia stato, come
impiegato di banca, cambiavalute (notizia data da Teo-
pompo, che presenta la sua figura nel modo pi odioso
possibile) avr certo un fondo di verit8). Da principio
egli aveva ridotti in suo privato possesso alcuni villaggi
montani nella regione dell' Idai ") : pi tardi si era pro
curato ilriconoscimento esteriore anche dal governo per
siano ed aveva ottenuto la facolt, certo dietro versa-
, ') Boeckh, Hermius von Atarneits, in Abh. d. Beri. Akademie,
;j 1853, Hist. phil. Klasse, p. 133 segg. ( Klcine Schriften, V, p. 189).
*
Per l'iscrizione v.
Dittenbcrger, Sylloge, Is, p. 307.
s) Certamente era greco, altrimenti Aristotele non avrebbe
| potuto contrapporlo nell'inno, come continuatore di una tradizione
; schiettamente ellenica di virt, ai barbari che lo avevano insidio-
) samente ucciso (cfr. l'epigramma, framm. 674 R-).
Quando Teo-
pompo dice, nella lettera a Filippo (Didym., in Demosth., col. 5,
! 24 Diels-Schub.): xal gpiSapog piv pex viflv Ulatovslov
j cpikoaoips, 8oOXo{ 84 -[-eviytevog li xatg itavi)-
yOpsaiv almeno la prima delle due affrmazioni
inventata per amor dell'antitesi retorica, o si riferisce alla sua
''
condizione di eunuco.
') Didym., in Demosth., col. 5,27 D.-Schub.
10.

W. Jaeger, Aristotele,
146 CM ANNI DI VI ACCIO
mento di una congrua somma, di attribuirsi iltitolo prin- I
cipesco. Sua residenza era Atarneo. Merc il costante ac-
|'j
crescimento della sua influenza politica, il suo dominio p
raggiunse un'estensione sorprendente. Da ultimo egli do* :
vette persino organizzare un esercito mercenario abba
stanza grande, perch pot ridurre all'obbedienza, con
spedizioni militari, localit ribelli e pi tardi sostenere
anche un assedio da parte del satrapo persiano.
;
Con Erasto e Corisco, che avevano vissuto parecchio
tempo nell'Accademia e poi erano tornati nella patria
i
Scepsi, Ermia entr da principio in relazione certo non
per entusiasmo teoretico verso la filosofia platonica. Essi
devono avere esercitato una certa funzione politica nel
piccolo paese, evidentemente superbo dei suoi due dotti
cittadini. Che piccole citt greche si facessero scrivere le
leggi da cittadini divenuti famosi non era cosa incon- ;
sueta, come dimostrato dal caso del matematico Eu-
dosso, altamente onorato nella patria Cnido, ove torn
quand'era gi in fama di gran dotto. Gli fu votato un
decreto d'onore ed affidato l'incarico di scrivere nuove
leggi per la citt1). Certamente Erasto e Corisco cerca
rono di attuare a Scepsi le pi diverse idee di riforma
politica, importate dall'Accademia, cos come altri sco
lari di Platone fecero in altri luoghi, gli uni come con
siglieri dei principi o come dittatori, gli altri come co
munisti e uccisori di tiranni. Pur riconoscendo piena
mente l'intento ideale dei due compagni, Platone deve
aver temuto il loro dottrinarismo, e cerca quindi di sta
bilire rapporti di amicizia tra essi e il loro vicino
Ermia. La lettera superstite il solenne documento di
questa singolare alleanza tra politica pratica e teoretici
ideali di riforma. Platone, il cui spirito aleggia su que
sta costituzione di alleanza, esorta itre
tra iquali
') Diog. L., VITI, 88.
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 147
Ermia, che non gli noto personalmente1) appare uomo
pratico del tutto estraneo alla filosofia

a leggere in
sieme la lettera tutte le volte che si trovino riuniti, e
per il resto a rivolgersi all' Accademia, ad Atene, come
ad arbitra prestabilita in ogni caso di disparit di pa
reri. Il tentativo di riforma appare quindi emanazione
di un sistema filosofico-politico, che evidentemente de
v'essere recato in atto in ogni parte della Grecia in cui
se ne offra l'opportunit, e del quale l'Accademia vuol
conservare la direzione suprema.
Naturalmente, quando fondarono questa oligarchia di
sapienti, ifilosofi pretesero da Ermia che studiasse geo
metrica e dialettica 2), come gi Platone aveva preteso da
Dionisio, il suo scolaro Eufreo dal re Perdicca di Mace
donia e Aristotele da Temisone di Cipro. Eanche Ermia,
al pari di questi uomini, che un'et illuminata e operosa
ma intimamente vacillante rendeva assetati di cultura,
nutr con crescente zelo il suo spirito di scienza e, ci
che pi conta, regol la sua vita su prncipi morali, che
Teopompo invece dice, forse non senza ogni ragione,
estranei a lui nei tempi delle sue prime fortune. Igiu
dizi antitetici dello storico di Chio, che lo dichiara del
tutto privo di scrupoli morali, e dei platonici, la cui
sincera ammirazione si riflette in Aristotele e in Calli-
stene 2), fanno pensare che egli fosse una natura non co-
') Cfr. Plat., epist. VI, 322 E, mentre Stratone, XIII, 57 (p. 610)
considera falsamente Ermia come filosofo ed ex-discepolo di Pia-
Ione, per spiegare le sue relazioni coli'Accademia. inconcepibile
come in altri tempi si sia ritenuta spuria la lettera di Platone pro
prio per questa discordanza, mentre il racconto di Stratone , an
che per altri rispetti, colmo di inesattezze (Brinckmann, 1,
c.,
r>. 228). Contro il Rrinchmann cfr., ancora, C. Rilter, in Pkilolog.
Wochensckrift, 1029, coli. 1340-42. Egli cerca di salvare la tesi del
soggiorno di Ermia ad Alone allegando passi delle lettere dei so
cratici: ma queste non possono valere come fonti storiche sicure.
!)
Plat., epist. VI, 322 D.
s) Cfr. la contrapposizione dei giudizi favorevoli e ostili in
Didimo, col. 4,60 segg., ohe mette insieme, uno dopo l'altro, estratti
143 GLI ANNI DI VIAGGIO
mune, una mescolanza (l'intelligenza instinliva, energia
intraprendente e volont impetuosa, e racchiudesse nel
suo intimo molti inconciliati contrasti. In ogni modo i
due filosofi d Scepsi non gli giovarono soltanto per la sa
lute dell'anima: secondo quanto ora sappiamo da Didi
mo, egli li onor con la donazione della citt di Asso,
perch gli avevano dato giusti consigli politici. Seguendo
questi, egli aveva spontaneamente
trasformato la sua ti
rannide in una pi mite forma costituzionale .
Questo
gesto, che gli procur simpatie tra le popolazioni delle
coste eoliche, ebbe per conseguenza che iterritori dal
gruppo montuoso dell'Ida fino alla costa di Asso si sot
tomisero spontaneamente a lui. In questa pi mite
forma di governo possiamo riconoscere iconcetti di
Platone e di Dione, persuasi che l'adozione di un regime
costituzionale avrebbe consolidato la tirannide a Sira
cusa e poi unificato, dal punto di vista della politica
estera, le citt della Sicilia sotto ilsuo energico governo
monarchico. In piccole proporzioni, riusc in Asia Mi
nore quel programma politico7) che non era stato pos
sibile recare in atto in Sicilia.
dal libro XLVI delle Storie Filippiche e dalla lettera a Filippo di
Teopompo, dall' Encomio di Ermia di Callistene, dalle poesie di
Aristotele dirette ad Ermia, dalla biografia aristotelica di Ermippo
e dal libro VI delle Storia Filippiche di Anassimene.
') Didym., col. 5,52 D.-Schub. Sul principio ho aggiunto, a
titolo d'esempio, alcune integrazioni.
xal s]ij [ttjv tc] pcg I-
OTpatijYttlce, tplXouj 6' jtaiiJao.io Koptaxov] -/.al "E-
pactOY xal Apiotot[sXy;v xal SsvoxpGtrqy]* Sii xal
ttvt[s o5]toi xap ('Epiij Sifov....] ots-
pov.. [....] ijxoFoosv aTtv....]. ISlUXSY
aflx[ots S]iops|g.)..[ ..... 8 t-qi
tupav[vi8]a stj itpaiojtipav 8o-
vocrcslav' 816 xal 7i3[r|; Tijg av]e[YY]uS 4ttfjp-
Jtv
tuig 'A-oo, 8rs (5r) xal SjispyjcjUsl? toO? et-
p7][ivaip cp'.Xoaicpo'.j [itlvst|iv] tyjy 'Aoairnv
tiXiv, jiXioxa S" a&x[iov xo5eS]4jisvs; "Api-
ototXijv olxsitaxa [SisxeiTO tip]ig toOtov.
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 149
Le riforme di Erasto e di Corisco devono essere state
precedenti alla morte di Platone, perch Aristotele, nel
347, li va a raggiungere ad Asso e non a Scepsi. La do
nazione di Ermia era quindi allora un fatto compiuto.
Didimo riferisce esplicitamente la notizia, prima igno
rata, che Ermia abbia ascoltato l'insegnamento dei filo
sofi e vissuto a lungo insieme con loro. E di fatto Platone
non avrebbe potuto parlare, nella VI lettera,
di problemi
cos Btrettamente scientifici come la dottrina delle idee
(322 D), se non avesse saputo che tutti e tre idestina
tari s'interessavano ad essa. L'espressione di Didimo co
stringe a pensare che non si trattasse soltanto di colloqui
filosofici occasionali ma di effettive lezioni. A queste
sembra che Aristotele prendesse parte eminente, perch
Ermia gli si sent particolarmente obbligato: del resto
era anche naturale che inquella cerchia la direzione toc
casse a lui. Fu quindi una filiazione dell'Accademia pla
tonica quella che si form allora ad Asso. Con essa venne
posta la prima pietra della futura scuola aristotelica.
E cos si vede, ora, come un germe di verit storica sia
implicito anche nella narrazione contenuta nel dialogo
Sul sonno del peripatetico Clearco, alla quale si richia
ma Giuseppe Ebreo nel suo scritto polemico contro
Apione (176 segg.). In questo dialogo Aristotele, che
Clearco introduceva come interlocutore, raccontava di
un ebreo, greco d'idioma, che si era recato da lui, per
studiare, duraute il suo soggiorno in Asia Minore, e ri
cordava a questo proposito il gruppo di compagni di
studio, in seno al quale tutto ci si era svolto. Clearco
dunque deve aver avuto ancora nozione almeno dell'esi
stenza di una scuola di Aristotele in Asia Minore, qua-
l'era quella che effettivamente vi si era formata.
Solo qui Callistene pu essersi giovato dell'insegna
mento di suo zio, perch in Atene egli non fu piad
ascoltarlo. Oltre a ci dobbiamo presupporre che egli
150 GLI ANNI DI VIAGGIO
conoscesse personalmente Ermia, avendo scritto per lui
un encomio. In seguito, il figlio di Corisco, Neleo, fu
uno dei pi ferventi e segnalati aristotelici, e Teofrasto
proveniva da una citt finitima, Ereso di Lesbo. Verosi
mile infatti che Aristotele, quando dopo tre anni di
soggiorno lasci Asso, fosse spinto proprio da Teofrasto
a scegliersi come dimora Mtilene a Lesbo*). Com' noto,
la biblioteca di Aristotele e il complesso dei suoi mano
scritti pass poi in eredit, attraverso Teofrasto, a Neleo,
che li lasci ai suoi parenti di Scepsi. La stretta familia
rit scolastica e filosofica di Aristotele con gli amici di
Scepsi e di Asso toglie quindi, finalmente, ogni carattere
romanzesco alla storia, spesso sospettata, del ritrovamento
dei suoi manoscritti nella cantina della casa posseduta
')
Che Teofrasto si trovasse gi inMacedonia insieme con Ari
stotele dimostrato dalla sua conoscenza personale di Stagira e
dai beni che vi possedeva (Diog. L, V, 52; Hist, plant.. Ili,11, 1;
IV, 15, 3).TaIe possesso dev' essere stato acquistato per un sog
giorno di una certa lunghezza: ma questo pu riferirsi soltanto
all'et precedente alla fondazione della scuola ad Atene (335), et
nella quale Aristotele, insieme con la ristretta cerchia degli amici
che lo avevano accompagnato in Macedonia, viveva spesso, e per
periodi abbastanza lunghi di tempo, lontano dalla corte, special
mente negli ultimi anni precedenti la salita al trono di Alessandro,
quando questi prendeva gi parte agli affari dello stato. Di con
seguenza irapporti di Teofrasto con Aristotele risalgono fino al
l'et in cui questi era in Asia Minore, donde egli accompagn
il maestro in Macedonia. Non anzi neppure impossibile che Teo
frasto sia stato anche scolaro di Platone e abbia poi seguito Aristo
tele nella sua secessione (Diogene Laerzio, V, 36), cio nel suo
abbandono di Atene. Ci tuttavia non molto verosimile. Teo
frasto mor nell'Olimpiade 123: se anche si pone la data di morte
ne! primo sreno dell' Olimpiade (283) e si ammette che avesse
vent' anni quando, nel 348-7, s rec da Aristotele ad Asso, si ot
tiene gi un et di ottant'anni, aumentabili ancora di altri quattro.
Un lungo periodo di discepolato presso Platone pu quindi dif
ficilmente essere ammesso. Assai pi naturale che l'attivit didat
tica di Aristotele e degli altri accademici ad Asso attirasse Teo
frasto dalla vicina Lesbo. Anche la sua amicizia con Callistene, a
cui egli dedic, dopo la sua morte, uno scritto KaXXiaS-ivijj f, nspt
itiv&oug (Diog. L-, V,
44) risale all'et precedente la fondazione
della scuola in Atene, perch Callistene and nel 334 in Asia in
sieme con Alessandro e non torn pi.
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 151
dai discendenti di Neleo11). El'uso frequente del nome di
Corisco, come esempio scolastico, nelle lezioni aristote
liche risale, come ora chiaro, a un' et in cui l'amico
sedeva realmente di fronte a lui, ad Asso, sui banchi
dell'aula. Le esperienze di questo soggiorno in Asia Mi
nore furono sotto ogni aspetto decisive per il seguito
della vita di Aristotele. Ermia gli diede in moglie la ni
pote e figlia adottiva Pizia. Circa questo matrimonio, da
cui nacque una figlia dello stesso nome della madre, non
sappiamo nulla di preciso. Ancora nel suo testamento
Aristotele stabilisce che le ossa della moglie, morta prima
di lui, debbano essere, secondo T ultima volont di lei,
tumulate accanto alle sue. Anche qui il racconto di Stra-
bone tratteggiato con colori romanzeschi, con la narra
zione sensazionale di una fuga di Aristotele insieme con
la figlia del tiranno, cronologicamente collocata dopo la
cattura di Ermia. La scoperta del testo di Didimoha cor
retto e ampliato anche qui lenostre conoscenze. Dopo tre
anni di attivit ad Asso, Aristotele si rec a Mitilene.
Ivi insegn fino al 343/2, poi ader all'invito di recarsi
alla corte del re Filippo di Macedonia come precettore
del principe2).
Poco dopo l'inizio di questa sua nuova attivit gli
giunse la notizia della tremenda sorte di Ermia, che, chiu
so in Atameo ed invano assediato da Mentore, generale
')
Strab., XIII 54 (p. 608).
*) Cfr. la mia Entstekungsgeschickle der Melaphysik des Ari
stotele:, p. 35. Per 1' erronea opinione opposta v. p. es. A. Gercke
in
Realenzykl. d. kloss. Alt., II, col. 1014, che considera la rovina
di Ermia come occasione della fuga di Aristotele, e la fa risa
lire di conseguenza al 345, essendo certo che Aristotele rimase ad
Asso solo tre anni (3-18-345). Il nuovo testo di Didimo ha mostrato
che Aristotele lasci Asso quand'era ancor vivo Ermia, la cui fine
accadde solo intorno al 341. La congettura, avanzata da alcuni (tra
cui ilGercfce, 1. e.), di un breve soggiorno intermedio di Aristotele
ad Atene, dove avrebbe insegnato nel Liceo, deriva da un teme
rario fraintendimento di Isocrate, XII,
18,
152 GLI ANNI DI V1ACCI0
del re persiano, era stato perfidamente attratto a un col
loquio e trascinato a Susa dove, messo alla tortura e in- ;
terrogato circa isuoi segreti accordi col re Filippo, era
stato, dopo tenace silenzio, messo a morte per crocifis
sione. Sul patibolo ilre gli fece domandare quale ultimi
grazia chiedesse. Ripose: Annunciate ai miei amici e !.
compagni (npbs
tos
ptXoug xe xal xaJpouc) che non ho
compiuto nulla che non convenisse alla filosofia e alla
dignit .
Questo
fu l'ultimo saluto, che fu recato ad Ari
stotele ed ai filosofi di Asso*). La commozione di Aristo
tele per la morte dell'amico e ilsuo affetto per lui vivono t
ancora nel cenotafio delfico, per cui egli stesso compose
l'epigramma dedicatorio, e nel bell'inno ad Ermia. Men-
tre in Atene il partito nazionale, con a capo Demostene,
diceva male del defunto, mentre l'opinione pubblica circa
'
di lui era in Grecia ambigua e l'avversione a Filippo e
ai suoi partigiani raggiungeva intutto ilpaese ilpi alto
punto di tensione, Aristotele mandava pel mondo la sua
poesia, in cui prendeva appassionatamente le parti del- ).
l'amico ucciso. 7
'Apei yvs: j3po-up,
Wjpapa xXXtcxov j3ui),
oS( rtpt, ttapSivs, popep?
xal fravelv rjXuxs 'EXXaSi rtxpos
xal
7rvou5 xXf/vat
paXEpo? xpavxaj*
xolov rti eppva
flXXa?
xaprtv laaO-vaxov puao 11xpsfaat0
xal yovcov paXaxauyiot
{POrtvou.
ao
8'Ivex'
Sx Al-
'HpaxXsrjs Ai)8a? xs
xoOpoi
rtXX' dvxXacav Ipyoi?
av
&Y.C'JvtsS
Svajicv'
aots
8
rtS-oi? 'AxtXss Ala?
1'
'A(8a
Spov fjXfroV
aag S'Ivexsv cpiXCoo popcp? xal 'Axapvo; Ivxpocpo?
')
Didym., col. 6, 15.
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 153
deXlou xi7fJtl)CTev a&YS'
xolfxp o(8i[io? Ipyoi?,
frivaxv xs piv aScouai Moaat,
Mvaooijvas liyaxps?,
Atg
evfou
aaj aOijouaat tptXfa? xe ypaq pejJatou ')
Per lo pi, questa poesia stata considerata solo come
documento umano, e non ancora valutata nell'insosti
tuibile valore che possiede per la conoscenza dell'evolu
zione filosofica di Aristotele. Essa dimostra come, dopo la
dissoluzione critica dell'idea platonica, compiuta nel frat
tempo, pensiero esatto e sentimento religioso procedano
inlui per vie diverse. Al tempo incui scrive questi versi,
l'idea non esiste pi per lui come realt, dal punto di
vista scientifico, ma sopravvive nel suo cuore come sim
bolo religioso, come ideale. Intende le opere di Platone
come poesia, e nella
Metafisica
interpreta l'idea e la par
tecipazione del mondo sensibile al suo essere come im
magine poetica che si crea la fantasia contemplante: e
cos essa gli riappare nei suoi versi trasfigurata nella per
sona virginea, per la quale ancora oggi in Eliade pre
zioso morire. Le parole in Eliade hanno un partico
lare valore, che non deve sfuggire. Anche Callistene, nel
suo contemporaneo encomio ad Ermia, contrappone nel
l'immagine della sua morte eroica la greca 'Apexal ca-
s) e Virt, al genere umano ricca fonte di travagli, preda bel
lissima della vita! per la1 tua bellezza, 0 vergine, anche morire
nell'Eliade invidiabile sorte, e sopportare duri incessanti sforzi:
tale il premio che tu infondi nell'animo-, pari all'immortalit e
superiore all'oro, alla nobilt e al sonno che ammollisce Io sguardo.
Per te Eracle, il nato di Zeus, e ifigli di Leda molto sostennero
nelle loro gesta, perseguendo la tua potenza; per brama di te
Achille e Aiace giunsero alla casa di Ade; per la tua cara bel
lezza anche il cittadino di Atarneo priv isuoi sguardi della vista
del sole. dunque degno di esser celebrato per le sue imprese:
e immortale lo canteranno le Muse, figlie di Mnemosine, accre
scendo la veneranda gloria di Zeus ospitale e l'onore della salda
amicizia,
15i OLI ANNI DI VIAGCIO
ratiere dei barbari (& twv (3ap(Spti>v Tpitto?) l), e l'epi
gramma dedicatorio di Aristotele a Delfi spira dispregio e
odio contro iMedi , cbe non hanno vinto Ermia in
aperta battaglia, ma hanno perfidamente mancato alla
loro parola e l'hanno orribilmente ucciso. Se d'altronde
Ermia viene annoverato accanto a Eracle e ai Dioscuri,
ad Achille e ad Aiace, non si tratta di movenze stilistiche
nella maniera del panegirico. Aristotele non intende di
decorare l'amico con l'apparato patetico dell'eroe ome
rico. Ogni eroismo ellenico, da quello ingenuo di Omero
a quello morale del filosofo, gli appare come l'emana
zione di un unico programma di vita, che attinge iver
tici dell'esistenza solo quando la supera. In questa virt !
platonica, sia essa l'onore virile del combattente o la
tacita resistenza al dolore, egli trova l'anima della forza
greca, 1' eroismo. Di
queste idee egli ha empito il cuore
del protervo Alessandro, che in mezzo a un secolo illu
minato ha sentito a lungo in s l'anima di Achille e ha
combattuto come Achille. Alla stessa antitesi si riferisce
1' artista figurativo che sul sarcofago di Alessandro ha
rappresentato la battaglia decisiva degli Elleni e degli
1
Asiatici: nel volto degli Orientali le profonde tracce '(,}
della sofferenza fisica e psichica, nelle figure dei Greci
l'invitta energia atavica, corporea e spirituale, degli eroi.
La disposizione
antipersiana di Aristotele e del suo
ambiente era allora in generale quella della corte ma
cedone. Dalla quarta filippica di Demostene, ora riabi
litata dall'attestazione di Didimo, sappiamo con certezza
che gi intorno al
342/1
Filippo meditava seriamente il
piauo di preparare la guerra nazionale contro il nemico
ereditario di Persia, alla quale da lungo tempo incitava
la
propaganda panellenica della cerchia isocratea. Senza
questa guerra non c' era giustificazione legittima del do*
') Didym., col. 6,10-13,
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 155
minio, fondalo sulla pura forza, del re macedone sulle
libere citt elleniche. Attraverso isuoi agenti segreti,
Demostene sapeva che Ermia aveva preso con Filippo
accordi iquali aggravavano
molto la sua situazione nei
riguardi della Persia. Con questa
convenzione militare
era aperta la via per un'offensiva macedone contro la
Persia. Politico lungimirante, Ermia sapeva: e perci
provvide cos tempestivamente
a farsi garantire da Fi
lippo la posizione faticosamente conquistata nella re
gione nord-occidentale dell' Asia Minore. Riteneva ine
vitabile 1' avanzata della potenza
militare macedone con
tro l' impero persiano e cercava di salvare la propria
indipendenza cedendo a Filippo la testa di ponte asia
tica e assicurandogli nell'Eolia una forte base di ope
razioni. Non sappiamo da chi iPersiani venissero in
formati di questi progetti: comunque, catturato Ermia
dal generale persiano, Demostene esulta prevedendo che
il re di Persia possa con la tortura strappare ad Ermia
confessioni le quali illuminino bruscamente ilcomplotto
di Filippo e rendano matura la Persia per 1' alleanza
con Atene da lungo tempo invano da lui propugnata1).
Sembra escluso che Aristotele non abbia saputo nulla
degl' importanti accordi politici del suo amico e suo
cero con Filippo, alla corte del quale soggiornava. Nel
342 egli si trasferi a Pella, nel 341 ebbe luogo la rovina
di Ermia. Se gli accordi segreti venissero conclusi du
rante quell' anno o sussistessero gi quando Aristotele
arriv in Macedonia, non ci noto: per verosimile
che essi non siano rimasti celati lungo tempo e che
quindi non siano stati conclusi molto prima della cata
strofe. In ogni modo Aristotele si rec a Pella d'accordo
con Ermia e non senza una missione di carattere poli-
!) Dem., or., X, 31; e cfr. gli scoli ad locum, riferenti ad Ermia
le misteriose allusioni della quarta filippica e in ci confermati
dal Commentario di Didimo.
156 GLI ANNI DI VIAGGIO
tico. La versione tradizionale e dominante rappresenta
le cose come se il re Filippo si fosse guardato attorno, j
nel mondo, per trovare un educatore per il suo gran
figlio, e si fosse perci rivolto al maggior filosofo dei
suoi tempi. Ma quando Aristotele faceva lezione ad Asso
e a Mitilene non era ancora il capo spirituale della Gre
cia, e Alessandro non aveva ancora alcuna importanza
storica. Le antiche relazioni che Aristotele aveva con la
corte macedone a causa della funzione del padre Nico-
maco come medico personale del re Aminta, non pos-
\ ]
sono avere maggior valore per spiegare la sua scelta,
perch da quel tempo erano ormai trascorsi quarant' an- ;
ni. Ogni circostanza indica nella relazione di Ermia con
Filippo 1' effettiva causa occasionale delle relazioni, poi ]
assurte a significato simbolico dal punto di vista della
storia universale, del pensatore col gran re. La semplice
carica di
precettore non rispondeva al suo virile carat
tere, e d' altra parte non e' erano troppe prospettive, ini
zialmente, di potere esercitare in Macedonia una fun
zione come quella di Platone alla corte di Dionisio o y
di Aristotele stesso presso il suo amico tiranno di Atar* }
neo.
Qui
acquista importanza il fatto che l'analisi della
'
Politica aristotelica ci mostra ilgraduale
trapasso del suo
pensiero politico dalla sfera del radicalismo etico e della
speculazione platonica circa lostato ideale a quella della
politica realisticamente concepita, e rende verosimile che
questa trasformazione si sia compiuta essenzialmente
sotto V influsso di un esperto uomo d stato come Ermia.
Aristotele non ha presentato agli occhi di Alessandro
l' ideale immagine platonica dello stato-citt, a cui pur
tengono fede le parti pi antiche della sua Politica e
che serb importanza anche pi tardi, quando egli tenue
ad Atene corsi di poltica, per le citt greche
rimaste;
formalmente autonome. Egli era consapevole

e che si
assumesse
questo compito caratterizza la sua personalit
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 157
meglio che ogni dottrina politica di dirigere sulle
vie del suo pensiero l'erede della maggior potenza greca,
del pi forte regno europeo del tempo, e di agire insie
me come intermediario diplomatico tra Filippo ed Er
mia. Con la morte di Ermia tutto assunse un orienta
mento inaspettato: ma la tendenza antipersiana della
coalizione con ci andata in fumo divent per Aristotele
una questione di sentimento, e Alessandro crebbe in
tale atmosfera.
Per Aristotele era un articolo di fede che l'Eliade
avrebbe potuto dominare il mondo se avesse avuto unit
statale. Come filosofo, riconosceva l'egemonia culturale
della grecit, che penetrava
nelle popolazioni finitime
con mirabile capacit di espansione, dovunque dirigesse
il suo corso. Nessun altro popolo era spiritualmente al
l'altezza del tipo, compatto ed armonico, del cittadino
greco, che riusciva vittorioso, al confronto, tanto sul
piano economico quanto su quello militare anche sol
tanto per la sua superiorit tecnica e per la sua indipen
denza personale. D'altra parte, ilfilosofo nato nella Cal-
cidica non poteva sentire con la passione liberale, radi
cata nella tradizione storica, del democratico attico gli
ostacoli clie ilegami tradizionali della vita politica nel-
1' autonomo stato-citt opponevano dall' interno ad ogni
organica unificazione dei Greci. Figlio di una famiglia
che viveva alla corte
macedone, gli riusci facile di af
fezionarsi all'idea dell' unificazione della Grecia sotto la
direzione della Macedonia. L'antinomia tra la monar
chia agricolo-patriarcale e la libert civico-democratica,
che sarebbe sempre sopravvissuta in tale labile forma
di stato e che di necessit avrebbe cooperato
alla sua
interiore scissione, poteva essere superata
solo dalla per
sonalit eminente di un vero re, nella cui figura tutta
la civilt ellenica potesse vedersi impersonata. Aristotele
sapeva che un uomo simile un dono degli Dei. Non
158 CU ANNI ni VIACCIO
era
seguace ad ogni patto del principio monarchico: con
forme, del resto, alla natura del pensiero greco, almeno
del
quarto secolo, a cui manca in generale il senso giu
ridico del valore di legittimit di una stabile successione
ereditaria. Ma quanto meno comprendeva il monarca
come legittimo soggetto di diritto nel senso nostro, tanto
pi facilmente il Greco, anche dell'et pi illuminata,
s'inchinava di fronte
all'innata superiorit regale dell'in
dividuo che, possedendola
per natura, apparisse coma
salvatore in mezzo al caos e prescrivesse la legge del
l'inesorabile necessit storica a un mondo politico invec
chiato nelle sue forme.
Questa
innata regalit cerc Aristotele in Alessandro,
ed opera sua se il giovane monarca, pur basandosi
sempre, con realismo politico, sul
compatto suo dominio
ereditario macedone, sulla sua natura di Eraclide e sulla
sua posizione di signore di eserciti, sent tuttavia since
ramente, pidi una volta, la sua missione storica come
cosa che interessava tutto il mondo ellenico. L'enorme
differenza che lo distingue da Filippo si manifesta nel
modo pi chiaro nella loro posizione rispetto ai Greci.
Come dimostra anche la chiamata d Aristotele, Filippo
sapeva sfruttare accortamente la civilizzazione greca.
Senza la tecnica, 1' arte della guerra, la diplomazia, la
retorica dei Greci egli non sapeva immaginarsi uno stato
retto con criteri moderni. Ma nell' intimo restava pur
sempre 1' astuto barbaro. La sua forza geniale si mani
festava soltanto negli aspetti pi rozzi e offensivi. Certo,
Alessandro era di sua natura l' autentico rampollo di
questo ceppo selvaggio, e i suoi contemporanei greci
non riuscirono mai a capire, accanto alle sue grandi
qualit, la sua demoniaca irresponsabilit, la sua folle
sete di piaceri eleesplosioni, sempre pifrequenti, della
sua brutalit e crudelt, perch, tratti in errore dalla
sua alta cultura, pensavano di poterlo valutare con un
ARISTOTELE AD ASSO E IN MACEDONIA 159
criterio di misura ellenico. Ma il grado mirabile di ca
pacit
riflessiva, nel campo personale e in quello sto
rico, fa riconoscere
facilmente, in
Alessandro, l' in
fluenza di Aristotele. La sua idea prediletta,
di muovere
contro l'Asia come un secondo Achille, mostra in ma
niera caratteristica la singolare mescolanza di elementi
che vive in lui e la chiarezza con cui egli ne consa
pevole. Egli greco nella sua cultura letteraria ed etica
e nella sua tendenza all'petVj, ad una forma armonica
d'individualit superiore: ma nel suo baldanzoso senso
di affinit con Achille vive anche il contrasto, romanti-
)
camente passionale, che egli avverte in s rispetto alla
raffinata cultura e politica del quarto
secolo, e certo
: anche qualcosa della coscienza cavalleresca
e semibar
barica, che gli rende impossibile di compenetrarsi pie
namente con l'ellenismo illuminato. Circondato di stu
diosi e di storici egli muove verso 1' Asia, cerca ad Ilio
Ja tomba di Achille e lo chiama felice, per aver trovato
\
Omero quale araldo delle sue gesta. Da questo
giovinetto
I
Aristotele poteva aspettarsi che unificasse iGreci e sulle
rovine dell' Impero persiano edificasse il loro mondiale
dominio in Oriente, idue concetti essendo per lui inse
parabilmente connessi. La comunione spirituale dei due
uomini fu, a quanto
sembra, assai stretta, e non solo
durante il soggiorno di Aristotele in
Macedonia, ma an
che per lungo tempo dopo gl' inizi della guerra persiana.
Solo quando l'orizzonte del paesaggio eroico iliadeo si
fu, per la spedizione d' Asia, esteso fino all' illimitato,
il giovane re abbandon
il suo atteggiamento achilleo
perrivestire altre maschere orientali, e lamissione greca
pass per lui nell'ombra di fronte al nuovo ideale, com
battuto energicamente da Aristotele, della conciliazione
dei popoli e del conguagliamento delle razze. Ma que
sta fine delle loro relazioni interiori non pu gettare
ombra alcuna sull'et in cui Alessandro, erede del trono
160 GLI AJiNI DI VTACCIO
macedone, attinse all'insegnamento di Aristotele ifon
damenti del suo pensiero politico, e questi si un con
Antipatro in una stretta amicizia, che in certo modo
prese il posto di quella con Ermia e dur oltre la morte
del filosofo. Dopo la morte di Filippo, Alessandro esaud
il pi caro desiderio del suo maestro e fece ricostruire
la sua citt natale, Stagira, che le truppe di Filippo, in
guerra con la Calcidica, avevano devastata. Anche la
patria di Teofrasto, Ereso di Lesbo, fu risparmiata,
quando iMacedoni occuparono le isole. Callistene ac
compagn Alessandro in Asia come storiografo.
IL
LO SCRITTO PROGRAMMATICO
IIEPI 4>IAOSO<IA2
Per la conoscenza di Aristotele che si aveva sinora,
l'et intercorrente tra la sua uscita dall'Accademia e il
suo ritorno dalla Macedonia ad Atene, con la
conseguente
fondazione della scuola peripatetica (347-335), cio il
periodo della sua vera e propria maturit, dal trenta
settesimo al quarantanovesimo anno, non era altro che
una pagina bianca della sua vita. Iviaggi non erano
legati da alcun visibile nesso interno alla precedente, ri
tirata vita nell' Accademia. In ogni caso, non sembrava
che essi avessero profondo interesse per la compren
sione del pensiero aristotelico. Data la mancanza di scritti
databili, essi costituivano una completa lacuna anche in
seno alla sua produzione letteraria, tra l'attivit del pe
riodo accademico e quella dell'insegnamento nel Liceo,
dove si pensava fossero nati itrattati. Non avendosi
alcuna precisa notizia circa la sua attivit didattica e
letteraria anteriore alla fondazione della scuola, com
prensibile come non lo si potesse concepire altrimenti
che compiuto nel suo sviluppo, e si considerassero i.
13.

\V. JADOER, Aristotele.
162
GLI ANNI DI VIACCIO
trattati come l'espressione, sistematicamente conclusa,
di questa perfetta forma del suo pensiero.
In eeno al
sistema sembrava occupare 1' estremo e supremo posto
la metafisica, la pura scienza doli' essere, che coronando
l'edificio scientifico comprendeva nel suo ambito ogni
scienza particolare,
tutto dominando e tutto in s risol
vendo come materia e premessa.
Ilnuovo testo di Didimo ci ha invece ora appreso che
l'attivit didattica di Aristotele riprende subito dopo il
347, e che la sua prima manifestazione indipendente
risale al periodo della sua residenza ad Asso. Ci che co
nosciamo della sua attivit durante questi anni attesta la
sua nuova tendenza verso un' attivit pubblica di vasto
respiro, ma nello stesso tempo mostra 1' ininterrotta so
pravvivenza del suo legame interiore coi problemi li
Platone e coi suoi scolari, in mezzo ai quali egli continua
a vivere e a insegnare. Come si visto, la partenza dalla
scuola di Atene non era stata affatto una rottura con Ja
comunit accademica in s considerata. Sarebbe del
resto un'idea inconcepibilmente contraddittoria quella
che egli vi si fosse trattenuto fino alla morte di Platone,
per mancai subito dopo al dovere della fedelt al mae
stro ed ai condiscepoli. La sua evoluzione spirituale as
sume tuttavia sempre pi quella tendenza caratteristica
ad estendersi ed espandersi, che aveva sempre determi
nato l'attivit di Platone. Egli diffonde il germe della
filosofia in luoghi diversi, fondando scuole. Interviene
nell'organizzazione politioa e statale come gi aveva fatto
Platone, ed acquista influenza alle corti dei pi potenti
principi del suo tempo. Tra isuoi scolari cominciamo a
sentire annoverati individui d notevole importanza.
a priori verosimile che allora egli sia pure apparso
per la prima volta di fronte a un vasto pubblico come
critico di Platone, dovendo professare
filosofia platonica
in nome proprio e quindi con la responsabilit di una
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA 163
propria interpretazione. Da questo punto di vista de
v'essere possibile di penetrare pi a fondo nella miste
riosa oscurit di questi anni decisivi, in cui egli viene
alla prima formulazione complessiva della sua conce
zine. Tra il primo periodo, dogmatico-platonico, della
sua evoluzione spirituale e l'ultima e compinta forma
assunta dal suo pensiero negli anni dell'insegnamento
ateniese sta un' et di transizione, che assume sotto molti
aspetti particolari una ben determinata fisionomia. una
et di liberazione, di critica e di ricostruzione, di cui
finora non si sospettata 1' esistenza e che ancora chia
ramente diversa dalla fase definitiva della filosofia ari
stotelica, pur rivelandone gi, in ogni tratto essenziale,
la finale destinazione. L' indagine di questo periodo di
transizione non offrir il solo vantaggio di fare osservare
il progressivo eviluppo dei principi filosofici di Aristo
tele. Solo, infatti, quando si scorge quali elementi, nel
coreo del tempo, egli abbia pi energicamente elaborati,
quali messi da parte e quali aggiunti, si riconoscono
chiaramente le forze decisive, che hanno in lui coope
rato a formare ima nuova concezione del mondo.
A capo di questo periodo evolutivo io pongo il dia
logo IIsp cpiXococpia?. Generalmente esso viene annove
rato tra gli scritti pi giovanili, che con esso hanno in
comune la forma dialogica 2) : ma la filosofia che vi
contraiuta evidentemente un prodotto di questa et
di transizione. IIlargo numero dei frammenti, e la rela
tiva ampiezza di vari tra essi, promettono al tentativo
di ricostruzione risultati maggiori che per qualsiasi altra
') Il Bcrnays e lo Heitz non vedono alcuna differenza fra esso
e gii altri scrini essoterici, in quanto presuppongono che in tutti
<juc6ti scritti Aristotele abbia polemizzato
contro Platone. Viceversa,
ilDyroff (1. c, p. 82) generalizza la sua giusta opinione, che idia
loghi e il Protreptco abbiano avuto in gran parte contenuto pla
tonico, estendendo la medesima supposizione anche ai libri Ilepltpi-
Xoooytaj.
164 Gli ANNI DI VIAGGIO
delle opere perdute. Anche in questo caso dovremo ad
dentrarci in particolari problemi d'interpretazione, per
estrarre gli elementi caratteristici dal contenuto, poco
compreso, della tradizione. Per il suo
stile,
per il suo
intento e per il sua contenuto l'opera occupa un posto
che le attribuisce un' importanza singolare per l'evo
luzione della filosofia aristotelica.
Il dialogo viene esplicitamente citato per la sua po
lemica contro la dottrina dei numeri ideali, ed inrealt
J' unico scritto, tra quelli composti da Aristotele con in
tento letterario, di cui ci sia effettivamente attestato il
contenuto antiplatonico. Tale critica sembra esser stata
connessa a una generale confutazione della dottrina delle
idee, non trattandosi soltanto della ipostatizzazione, ope
rata da Speusippo, dei numeri matematici cernie entit
per s esistenti, bens di quella pi tarda forma della
dottrina delle idee, che procedeva da Platone stesso ed
interpretava le idee come numeri. Se leidee sono un'al
tra specie di numeri, diversa da quella matematica, non i
potremmo averne alcun intendimento. Chi infatti, al
meno della maggior parte di noi, pu intendere che sia
un numero di specie diversa? ').
Queste
parole ci sono
state conservate da Siriano, cli le ha tratte dal secondo
libro del dialogo. Chi parla Io stesso Aristotele, che
in forma personale, tra asseverativa ed ironica, mani
festa la sua insoddisfazione critica nei riguardi della
dottrina di Platone.
Nato dallo stesso atteggiamento interiore mi sembra
un' altro frammento di una critica alla dottrina delle
idee, la cui connessione col precedente non invero
esplicitamente attestata, ma pi che verosimile. il
passo che, attingendo ad una fonte comune, Proclo e
Plutarco allegano a dimostrazione del fatto che Aristo-
') Framm. 9 Rose.
LO SCKITTO SULLA FILOSOFIA : 100
tele abbia combattuto Platone non solo nei trattati ma
anche nei dialoghi 1). Non risultando dalla tradizione
clie una critica di Platone sussistesse in alcun dialogo
all' infuori del llep cpiXoao:p(a;, e coincidendo in ma
niera sorprendente, quanto
alla situazione interiore, que
sta critica tramandata senza indicazione dell' opera con
quella contenuta nel frammento esplicitamente citato dal
dialogo, sarebbe forzato non attribuire entrambe alla
stessa opera, la quale gi col suo titolo, insolitamente
programmatico per un dialogo, annuncia un' ampia presa
di posizione circa iproblemi fondamentali della filosofia.
La precisa forma dell' osservazione, che Aristotele com
piva anche in questo caso come personaggio del dia
logo, non si conservata, ma entrambe le fonti ne ren
dono 1' energico tenore: egli non pu seguire la dot
trina delle idee, anche quando si creda che le contrad
dica per mera smana di aver ragione. ncora pichiara
mente che l'altro frammento, questa solenne afferma
zione chiarisce la situazione di fedelt al reale, nella
quale Aristotele aveva rappresentato s stesso in mezzo
all'ostinata battaglia di opinioni svolgentesi nel dialogo.
La sua alternativa senza via d'uscita: ed egli a ap
pella alla stima che l'indagatore deve ad ogni onesta
e fondata persuasione. Si difende energicamente con
tro l'erronea e maligna interpretazione delle sue diver
genze come derivanti da ragioni personali, interpreta
zione che nell' ambiente dell' Accademia non aveva po
tuto mancar del tutto. Evidentemente fu questa una delle
ragioni fondamentali che lo spinsero a render pubblica
la sua critica, quando gi da lungo tempo, certo, essa era
oggetto di discussione nella ristretta cerchia dei plato
nici. Nel momento in cui egli dichiarava a tutti di non
poter
fare altrimenti che mantenere il suo atteggiamento
') Framm. 8 R., c cfr. sopra, p. 45.
166 GLI ANNI DJ V1ACG1U
di antitesi, non gli importava pi molto di riconquistar
quelli, tra isuoi antichi amici, che rigettavano la sua
interpretazione, e si giustificava ormai solo di fronte al
giudizio pubblico 1).
Stando al titolo e ai frammenti, il dialogo assunse
un aspetto caratteristico anche dal lato formale. Che nei
dialoghi Aristotele introducesse s stesso come direttore
della discussione, attestato da Cicerone, quando egli si
richiama a lui come a modello della propria tecnica dia
logica. Ma 6 gi mostrato che questa caratteristica
tecnica dimostrabile, e verosimile, solo per pochi dia
loghi: oltre che per ilibri sull' Uomo di stato solo,
proprio, per il IIsp tpiXooocpfas '). Ma in quest' ultima
opera un cosi energico accento ed intervento personale
dipende certo dallo stesso carattere programmatico e po
lemico della posizione che egli vi prende. Dal punto di
vista della disposizione interna, iltitolo fa pensare a una
trattazione pi sistematica che negli altri dialoghi, e i
frammenti confermano questa supposizione. Certo v' in
terveniva contro Aristotele, con un'ampia esposizione, un
difensore della filosofia platonica. Che l' architettura
fosse didascalica pu inoltre esser dedotto dalla notizia
di Cicerone, che Aristotele, nei dialoghi in pi libri,
abbia premesso un proemio ad ogni libro. Il contenuto
dei singoli libri era quindi certo unitario e in s con
cluso, come nei dialoghi di Cicerone3). L'opera
occupa
') Ilpasso s conservato in grazia della sua singolare impor
tanza per la storia dell'atteggiamento critico di Aristotele rispetto
a Platone. Da questo punto di vista esso era, pi che raro, unico.
E quindi un metodo che si condanna da s stesso quello che si
segue quando, generalizzando, si estende a tutti idialoghi una situa
zione cos individuale e irripetibile.
J) Cfr. sopra, p. 37.
*) Ciccr., ep. ad. Att., IV 16, 2 gtioiiiom in
singulis libris utor
prooanis, tx Aristoteles in es quos ijjamptxos vocat. Iproemi
non devono quindi essere stati intimamente connessi con ci che
seguiva, secondo quel che Proclo (in Parm., torn. I, p. 659 Cousin)
dice dei dialoghi di Teofrasto e di Eraclide Poutico. Questi erano
to SCRITTO SULLA FILOSOFIA 167
cos una posizione intermedia, tanto dal punto di vista
formale quanto da quello filosofico, tra gli scritti pla-
tonizzanti della giovinezza e itrattati, ai quali si avvi
cina nella disposizione interna.
La possibilit di datazione data dal rapporto tra
questa critica dell' idealismo e quella contenuta nel
Y
primo libro della
Metafisica.
Uno dei pochi punti fermi
che si offrano all' esame cronologico dei trattati ilfatto
che Aristotele, poco dopo la morte di Platone, tent
con geniale improvvisazione di estrarre, dal fermento
delle discussioni accademiche circa la dottrina delle idee,
certi risultati fondamentali, e di elaborare con essi le
prime linee della sua nuova filosofia, nella forma di un
platonismo riveduto e reso pi schietto. Il risultato fu
ilprimitivo abbozzo, la cui introduzione leggiamo ancora
nel primo libro della
Metafsica
Non si pu pensare
che Aristotele avesse dato pubblicit letteraria, nel IIsp
cpiXoaocpCa;, alla sua critica prima ancora di questa in
dagine esoterica.
Questa
pubblicazione non costitu il
primo, bens 1' ultimo passo. Neil' interesse dell' Acca
demia, egli deve avere evitato fino all'estremo limite pos
sibile di parlare di fronte a tutti di divergenze interne
della sua scuola, concernenti problemi logico-metafisici
dei quali solo pochi erano in grado di giudicare; e le Bue
dichiarazioni superstiti confermano che egli si difese >.
pubblicamente solo quando vi fu costretto. Il dialogo .
appartiene perci allo stesso periodo di tempo della cri
tica delle idee contenuta nel primo libro della
Metaf
sica, o a un periodo poco posteriore: non antecedente,
in ogni caso, alla morte di Platone. Esso si presenta alla
composti sul modello aristotelico. Nell'Eudemo, invece, il dialogo
si sviluppa ancora organicamente dall' inquadramento narrativo del
proemio, come in Platone.
') Cfr. le mie Studien tur Entstehungsgeschichte dcr .Ifefaphy-
si/e des Aristoteles (Berlino 1912), p. 28 segg. e specialmente p. 33.
163 CLI ANNI DI VIAGGIO
tribuna filosofica non solo con una critica negativa ma
anche con una concezione propria. Per gli antichi esso
rimase, fino all' edizione della
Metafisica
compiuta da
Andronico, la fonte principale per la conoscenza della
concezione filosofica di Aristotele, e attraverso essa ne
presero nozione gli stoici e gli epicurei. Era, certo, un
Aristotele ancora incompiuto quello di cui essi si dovet
tero contentare.
Aristotele cominciava trattando dello sviluppo storico
della filosofia. Non si limitava soltanto, come nella Meta
fisica, ai filosofi greci da Talete in pen, legati da un'ef
fettiva continuit interiore e intenti allo scopo della
pura ricerca, Benza presupposti indimostrati e secondo
salde linee direttive; ma si spingeva fino all'Oriente, e
ricordava con reverente interesse le sue antichissime e
grandiose creazioni. Nel primo libro della
Metafisica
sono
brevemente lodati isacerdoti egiziani, sia per iloro me
riti nel campo matematico sia per 1' esempio di contem
plativa vita filosofica che essi diedero ai Greci. Nel dia
logo Aristotele risaliva ancora, oltre di essi, a tempi
pi antichi (stando alla sua concezione cronologica), e
parlava dei Magi e della loro dottrina J). Seguivano poi
ivenerandi rappresentanti della pi antica sapienza el
lenica: iteologi, come egli usa chiamarli, le dottrine
degli Orfici e certo anche Esiodo, per quanto non ap
paia nei frammenti superstiti; infine la sapienza gnomica,
che si faceva risalire ai cosidetti sette 6aggi e la cui tra
dizione era sotto la protezione particolare della divinit
delfica. Ci dava opportunit per una menzione dell'an
tica
religione apollinea. notevole che Aristotele sia il
primo
pensatore posteriore a Platone che si sia mante
nuto
immune dal giudizio platonico circa isofisti e dalla
proscrizione
del loro nome. A questo egli restitu il suo
')
Framm. fi R.
1.0 SCRITTO SULLA FILOSOFIA
169
autentico e migliore significato, ed ebbe l'acume storico
di collocare isette saggi a capo di questa
serie di spiriti
sovrani, il cui influsso sullo sviluppo del pensiero greco
gli appariva cos rilevante da includerlo senz' altro nel-
1' evoluzione della sapienza filosofica 3).
IIcomplesso di questi dati era elaborato criticamente
e disposto secondo un certo ordine. A proposito della
religione orfica Aristotele poneva la questione dell' au
tenticit delle superstiti composizioni in esametri e com
batteva l'idea che Orfeo fosse stato un poeta e avesse
scritto versi. Distingueva fra iconcetti religiosi e la forma
della loro tradizione letteraria, la genesi della quale egli
ascriveva giustamente a un' et piuttosto
tarda, intorno
alla fine del sesto secolo. Di qui proviene 1' opinione,
ancor oggi valida, che Onomacrito, il teologo di corte
di quei Pisistratidi che per la mistica orfica avevano in
teresse, abbia messo in giro la falsificazione del poema
contenente la dottrina orfica2). Presa in esame era an
che la questione dell' antichit del motto rvGvfh aeat/cv,
sovrastante l'ingresso del tempio delfico. Aristotele cer
cava di risolverla con argomenti tratti dalla storia della
costruzione del santuario di Delfi3). Parimenti, a pro
posito della sapienza degli Egiziani e della religione ira
nica, invece di ammirare ingenuamente
la loro indefinita
antichit, si sforzava di datarla nel modo pi preciso
possibile
4).
J) Attestato in modo esplicito come appartenerne al Ilepl <pt-
Xooocptas, oltre alla collocazione cronologica della religione dei
Magi, solo il calcolo dell'et del motto rvffi&i osautv a Delfi
(fraram. 3 R-), che conduceva Aristotele a trattare la questione del
l'epoca dei sette saggi. Egli assegnava il motto a un'et anteriore
a quella di Chilone. Anche il framm. 4 e 5 appartengono
dunque
a questa generale trattazione: ed evidente che non dovessero man
care iteologi, dato che anche la Metafisica
fa iniziare da essi l'era
della riflessione filosofica.
!) Framm. 7 R.
') Framm. 3 R.

i Framm. 6 R.
170 GLI ASMI DI VIAGGIO
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA 171
Questa
rigorosa ricostruzione cronologica non il ri
sultato di una semplice curiosit antiquaria: le sta alla
base un principio filosofico. Aristotele insegna che le
stesse verit non affiorano nella storia umana solo una o
due volte, ma con infinita frequenza 1). Perci egli inizia
una raccolta dei proverbi greci, sentendo nelle loro brevi
e taglienti verit d' esperienza iresti di un' originaria e
non ancor letteraria filosofia, conservatisi per via orale,
in grazia della loro laconica ricchezza di contenuto, at
traverso tutte le vicende spirituali della nazione. Con
acuta intuizione, egli riconosce il valore dei proverbi
e della poesia gnomica per l'indagine dei primordi della
riflessione inorale. Ilminuto lavoro di ricerca necessario
a
questa collezione, che al Greco colto doveva sembrare
|
volgarmente meccanico, attira su di lui l'aperta irrisione ?
dell'ambiente isocrateo2).
L'indagine circa l'antichit
del motto delfico conosci te stesso mira a decidere
chi dei cosiddetti sette savi ne sia stato 1' autore. Inbase
ai suoi argomenti, tratti dalla storia dell' edificio, Ari
stotele appiana la
controversia, piuttosto priva di con
tenuto, accesasi a tale
proposito con la salomonica ri
sposta che esso non risale ad alcuno dei saggi, essendo
pi antico del sapiente Chilqne
e dovendo quindi essere
stato rivelato dalla Pizia stessa. Lo scopo di questa argo
mentazione divien chiaro quando le si accosti la testi
monianza di Plutarco, attestante che Aristotele scrisse,
nei discorsi platonici , che tra imotti delfici il pi
divino era il rv>5k tjsauzv.
Esso diede infatti anche a
Socrate il tema della sua indagine filosofica. Come la
convenzionale formula di citazione Iv toTj Suxpattxots
*) De Caelo, A 3, 270 b 19; Meteor., A 3, 339 b 27; Metapk.,
V
8, 1074 b 10; Pol., H10, 1329 b 25.
s) Circa l'interesse di Aristotele per i proverbi cfr. Bonitz,
l'idex Arist., d. V. ttotpoqtCa. Nel frainin. 13 R. iproverbi
sono de
finiti come YxaxaXe(|iaaTa
naXmSs iXoootaf.
Per la raccolta
dei proverbi cfr. Diog. Laert., V 26 e Athen,, li, 60 d.
indica idialoghi socratici di Platone, cos la singolare
designazione v -cai; nXatamxo; deve riferirsi
alla forma
e non al contenuto, e significar quindi nei dialoghi
platonici di Aristotele . D' altronde la relazione, qui po
sta tra l'antico motto delfico e la genesi del nuovo in
dirizzo socratico di ricerca etica, conviene al nostro dia
logo pi che a qualsiasi altro. Si tratta infatti di un
esempio a sostegno della dottrina dell' infinito ripetersi
di tutte le opinioni filosofiche nel corso della
gtoria.
Socrate diventa il rinnovatore dei principio etico della
religione apollinea, anzi, come Aristotele cerca di di
mostrare con la visita di Socrate a Delfi, ha ricevuto pro
prio nella sede dell' antico oracolo l'impulso esterno per
lesue indagini analizzanti ogni esigenza morale del suo
tempo
1).
Hnesso di religione e filosofia, che qui diviene evi
dente, si estende per tutto il dialogo. La missione apol
linea di Socrate era gi stata ricordata da Platone nel-
l'Apologia: qui la teoria dei ritorni periodici permette
d' interpretarla pi profondamente, come una rinascita
della saggezza delfica. Apollinismo e socratica sono idue
fuochi della evoluzione etica del popolo greco. Lo stesso
significato deve aver avuto l'indagine circa la data d'ori
gine della
religione orfica. Aristotele non aveva dubbi
circa la storicit di Orfeo, e insisteva sulla tarda origine
della codificazione letteraria dell' orfismo solo per ri
mettere, al posto
di un versificatore di oracoli dell'et
J) Che iframni. 1 e 2 siano connessi col framm. 3 non pu
esser messo in dubbio quando si sia scoperto che la chiave per
comprendere l'intento di tutta la trattazione nella dottrina del
ritorno periodico di ogni conoscenza. Che poi imotti delfici conten
gano realmente la sapienza apollinea, o siano piuttosto il portato
di una cultura estranea, messa poi sotto la protezione della divinit,
questione che qui non ci riguarda. Ilparallelo di Socrate e della
dottrina delfica si trova anche in [Plat.], Alcib.l, 124 B:wst.il|U-
vo( pilre xel r$
Iv JeXpotg pdppctxi yvMH
oskutv.
172
GLI ANNI DI VIAGGIO
LO SCHttiO SULLA FILOSOFIA 173
dei Pisistratid, un
autentico profeta della pi antica
et
ellenica. Circa la tarda genesi degli scritti orfici ion
gli sembrava possibile alcun dubbio, mentre non trovava
alcun ostacolo ad ammettere 1' alta antichit della loro
dottrina religiosa. La
trattazione del problema della sua
origine traeva certo
argomento dal suo ritorno nella spi
ritualizzata fede nell'
aldil, propria di Platone, e nella
sua
mitica dottrina dell' anima.
Un altro esempio di questo metodo si pu ricavare
dal
seguente
frammento. Nella sua Storia
naturale
(XXX, 3) Plinio racconta: Eudosso, che voleva si con
siderasse la dottrina dei Magi come la pi augusta e sa
lutare tra tutte le fedi filosofiche, ha tramandato la no
tizia che il cosiddetto
Zaratustra visse 6000 anni prima
della morte di Platone. Cos riferisce anche Aristotele.
noto che Eudosso, 1'
astronomo amico di Platone, s'in
teress della scienza dell'Oriente e dell'Egitto
durante
il suo soggiorno in quei paesi. E rec con s in Eliade
le notizie che aveva attinte dai
rappresentanti di quel
mondo
culturale, ancora in gran parte chiuso alla cono
scenza dei Greci.
L'Accademia
costituiva allora
proprio il
centro di
una
tendenza orientalizzante, . che come presagio della
spedizione di Alessandro e del
conseguente avvicina
mento dello spirito
ellenico a quello
asiatico d' im
portanza grande, sebbene per lungo
tempo non. abba
stanza valutata. Le vie attraverso le quali penetrarono
in Grecia gii influssi
orientali ci sono note solo inpiccola
parte. un caso che
possiamo
desumere dall' elenco de
gli scolari
dell'Accademia, un pezzo del quale si con
servato in un papiro
ercolanese, come un Caldeo appar
tenesse alla scuola platonica
quale membro ordinario1).
Ci accadeva, a
quanto sembra, nell'ultimo decennio della
')
index AcoA. Hercidan., col. Ili,p. 13 (Mekler).
vita di Platone: e alla etessa et si riferiscono altre trac-
eie d'influsso orientale, come il paragone delle quattro
virt platoniche con l'etica di Zaratustra ne\VAlcibiade I,
e la teologia astrale che lo scolaro e segretario di Pla
tone Filippo di Opunte presenta, inappendice alle Leggi,
come oocpfa suprema. Per le nuove concezioni religiose,
che solennemente annuncia ai Greci , quest' ultimo si
appella esplicitamente a fonti orientali1). Certo, queste
tendenze risalgono all' et in cui Eudosso era presente
nell'Accademia: del resto solo la povert del materiale
che non permette di valutare in piena misura l'enorme
influsso che quest' uomo esercit sui platonici. Le ten
denze orientalizzanti si riconnettono in parte all'ammi
razione per l'astronomia caldea e siria e per la sua
antichissima conoscenza empirica dei moti celesti, alla
quale l'Accademia attinse il calcolo delle orbite e la co
noscenza dei sette pianeti, per la prima volta affiorata
in Europa con Filippo di Opunte; e in parte alla pre
dilezione per il dualismo religioso dei Parsi, in cui si
trovava un sostegno per la metafisica dualistica del vec
chio Platone. La cattiva anima del mondo, che nelle
Leggi si presenta come oppositrice dell'anima buona,
costituisce un tributo a Zaratustra, al quale Platone fu
condotto dall' ultima fase, matematizzante, della dottrina
delle idee e dalla sua estrema accentuazione del duali
smo5). D'allora in poi, Zaratustra e la dottrina dei Magi
furono, nell'Accademia, oggetto di vivo interesse. Lo sco
laro di Platone Ermocloro si occup della religione
astrale nel suo scritto Espi [ia&rjjixiuv, e deriv etimo-
') Epin. 986 E; 937 B; 937 D-988 A; Cl'lat.], Alcb. 1, 121 E-
122 A.
:) Leg., X, 896 E:A
9'axV'
SioixcDaav xal ivoixoOuav iv
Srcasiv -cots xrtfl xivoofiivois
(iffiv o xal tv opavv vaf*1]
Sioixev cpvai; KA. T jir/v ; A. MCav nlsCouj; nXsiouj- iy>
5xp a-pijiv ixoxpiYoOjiai' 8ootv |iY y xou IJ.anov [n;8v xtfriijiEV,
xs sepfuoj -/.al tSJ; xSvavtCa Suvanvrjs itpy&$,so&a.i.
174
CLI ANNI DI VIACC10
logicamente da essa il nome di Zoroastro, interpretan
dolo come adoratore delle stelle (orpohky}?) ').
Da questi influssi derivava l'interesse che Aristotele
manifesta per iMagi nel dialogo Ilep cpiXococpla?. Anche
nel tentativo di
determinare la posizione cronologica di
Zaratustra egli era stato preceduto da altri. Ermodoro
lo aveva considerato precedente di cinquemila anni alla
caduta di Troia. Furono
appunto le indagini di
questo
platonico quelle su cui si basava ancora sostanzialmente,
a proposito di tali problemi, ildotto alessandrino Se
zione nella sua storia delle scuole filosofiche. Accanto a
quella di Ermodoro egli ricordava la datazione di Xanto,
secondo ilquale Zaratustra sarebbe vissuto seimila anni
prima della spedizione di Serse2). La datazione di Ari
stotele e di Eudosso, riferita da Plinio, si distingue da
tutte le altre, di cui rimasta notizia nella tradizione,
per ilsingolare punto di partenza del calcolo degli anni;
accanto ai calcoli riferentisi alla spedizione di Serse (pi
tardi a quella di Alessandro) o alla caduta di Troia, si
vede bene che la designazione seimila anni prima della
morte di Platone non deriva da un dato sistema crono
logico, ma dal desiderio di stabilire una relazione in
trinseca tra
Zaratustra e Platone, come fenomeni storici
analoghi. Ci che sta a fondamento del paragone, e che
costituisce in particolar modo l'interesse della determi
nata estensione del
tempo intermedio tra idue, calco
lato per millenni, evidentemente la concezione, profes
sata nel HeplpiXoacepla?, della necessit naturale e del
ritorno periodico di ogni verit umana. Ora, in un fram
mento attestato come appartenente al primo libro del
dialogo, Aristotele parla della dottrina dei Magi, del dua-
)
Hermodor., Hept
pathjiinov (utilizzalo da Sozione nella
Ata8oxi?) presso Diog. Laert., I, 2 e 8; e cfr. lo scolio a [Plat.],
Alcib. 1, 122 A.
s) Diog.
Lacrt., I, 2.
LO scaltro SULLA F1LOSOP1A s 175
lismo iranico: e riferisce come Becondo tale concezione
vi siano due principi, un demone buono e un demone
I cattivo, Ormuzd e Arimane, paragonandoli
alle divinit
I
greche Zeus e Ade, al dio della luce celeste e a quello
1 della oscurit sotterranea. L'esplicito paragone del dua-
I lismo dei Caldei e dei Magi con la dottrina platonica
I della buona e della cattiva anima del mondo si trova
gi, pi tardi, in Plutarco, ed ovvio che anche per
I Aristotele, nel frammento in cui egli poneva in paral-
1
lelo Zaratustra e Platone, doveva avere importanza
de-
t|
terminante questo
stesso motivo critico3). A tale conget
tura fornisoe certezza l'unico luogo in cui egli, altri
menti, fa menzione dei Magi. Esso appartiene
a una delle
parti pi antiche della Metafisica, e cio a un brano la
cui genesi va assegnata, per altre ragioni, alla stessa et
1
dello scritto Sitila
filosofia.
Anche lsi parla del dualismo
(
platonico, e Aristotele cita, come antichissimi predeces-
Bori
di questa visione del mondo, Ferecide, per l'am
biente ellenico, e iMagi, per quello
asiatico2). L'infa
tuazione accademica per Zaratustra
fu un impeto entu
siastico, simile a quello di Schopenhauer quando fece
la scoperta filosofica del pensiero indiano. La coscienza
j
storica, che la scuola aveva di se, era esaltata dal fatto
> che il profeta dell'Oriente avesse gi rivelato da mil-
\
lenni, alla sua umanit, la dottrina platonica del bene
i
come principio divino del tutto.
I Questa
interpretazione confermata dal numero 6000.
Sappiamo da Teopompo che la generazione
di Aristo
tele e di Eudosso (il quale forse anche fonte di Teo-
;
pompo
stesso) aveva avuto nozione del grande periodo
; cosmico della religione iranica e della lotta
drammatica,
costituente la storia del mondo, di Ormuzd
e Arimane 9).
') Arist, framm. 6 R.; Plul, Is. et Osr., 370 E.
t
Meiaph., N4, 1091 b 8.
') Theopomp. in F. Gr. Ilist., fr. 64-65
(Jacoby): e cfr. Jackson,
170 (XI
ANNI DI VIAGGIO
A turno (v pepo;) essi dominano per un periodo di tre
mila anni, e per altri tremila rimangono in lotta, cer
cando di distruggere l'uno ci che ha creato l'altro e di
danneggiarsi a vicenda. Ma da ultimo lo spirito buono
resta vincitore. La tradizione iranica determina varia
mente la lunghezza del dramma escatologico, fissandola
talora in 9000 (che , come sembra, la dottrina seguita
dalla fonte di Teopompo), talora in 12000 anni. In di
pendenza da ci le singole fasi del processo cosmico,
duranti ciascuna 3000 anni, acquistano un significato
diverso. Per questo motivo non sar forse possibile, coi
mezzi di cui disponiamo, di determinare inmodo esatto
e indiscusso quali momenti di questo processo fossero
rispettivamente rappresentati da Zaratustra e da Pla
tone1). certo per che non dipende soltanto dal caso
se la cifra di 6000 anni, che secondo Aristotele ed
Eudosso corrisponde all'intervallo separante Zaratustra
da Platone, divisibile per 3000. Evidentemente l'uno
e l'altro rappresentano due tappe importanti del pro-
The date t>f Zoroaster, inJournal
of
the American Orient. Soc., XVII
f
(1896) 3, F. Cumont, Textes et monum. de Mithra, I, 310 n. 6 e ulti- |
inamente Gisinger, Erdbeschrcibung des Eitiloxos '(Lipsia 1907). La
?'
creazione della divinila buona compiendosi in 6000 anni, ipadri h
della chiesa identificano, nelle loro filosofie della storia, questo pe-
jj
riodo cosmico coi sei giorni della creazione secondo la Genesi. I
*) Nell'originaria
edizione tedesca ho cercato di determinare t
pi esattamente la posizione che si poteva congetturare spettante |
a Zaratustra e a Platone nel dramma cosmico della religione ira- Il
nica. Frattanto la tesi da me proposta, che la collocazione cronolo- j
gica di Zaratustra 6900 anni prima di Platone presupponga un ,
riferimento intrinseco dell' uno all' altro e dei principi dell'uno a
quelli dell'altro, ha avuto larga eco nel campo orientalistico ed
stata universalmente accolta. Tuttavia, dopo le pi recenti inda-
gini degli iranisti, preferisco ora rinunciare alla conciliazione della
'
tradizione greca con quella
iranica, giacche ai fini della mia dimo
strazione importa soltanto stabilire il fatto che Platone, quando
ancora era in vita e subito dopo la sua morte, sia stato ricollegato ,j
a Zaratustra e alla dottrina iranica della lotta del principio buono 1
contro quello cattivo. Su Platone come fondatore di religione cfr. ;
ora il mio articolo in The Classical Quarterly, XXI (1927), p, 13.
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA 177
cesso evolutivo onde il mondo tende al dominio del
bene, suo scopo finale.
L'aBsegnazione del frammento tramandato da Plinio
al primo libro Uep cpiXooocp; anzitutto sostenuta dal
fatto che esso diviene pienamente comprensibile solo se
considerato in tale contesto concettuale. Giacche per
il Rose lo ha posto,
senza che se ne veda la ragione,
tra
iresti dello spurio. Maytx;, bene che venga eliminata
esplicitamente anche la sola ombra di sospetto,
che po
trebbe perci cadere sulla sua autenticit1). Plinio non
attinge la notizia all'opera di Apione Sui Magi, secondo
la congettura affatto priva di fondamento del Rose, bens
all'omonima opera erudita del callimacheo Ermippo, che
cita come fonte, in modo indiscutibile, una riga dopo, e
la cui ricchezza d'informazione documentaria egli am
mira con una ingenuit tanto meglio giustificata, in
quanto personalmente la lascia a desiderare. Non Plinio,
ma Ermippo ha consultato Eudosso ed Aristotele, com'
confermato anche dal confronto col frammento concer
nente iMagi del primo libroIIspl cptXooocpi'a (framm. 6).
Anche questo proviene da Ermippo, e qui pure egli ha
citato come foute Eudosso e Aristotele. Confrontiamo:
P'iin., Nat. hist., XXX, 3.
Sine dubio illic orla in Per-
side a Zoroastre, ut inter aneto-
res convenit. Sed unii.? hic juerit
Diog. Laert., 1, Prooem., 8.
'AptaxotXeg S'iv x p t
-
itp teepl qjtXooi?ag tal
Kpeaginpoog slvat "tffiv AtyoK-
')
rist., iratnm. 34, e cfr. V. Rose, Arist. Pseudepigr., p. 50. Il
Rose ba supposto die il frammento appartenesse al per
ch questo scritto citato come aristotelico, in Diog. Laert., Ile
I8, in immediata vicinanza del passo circa iMagi tratto dal IIspl
'pO.oaocploc. Ma un'esatta
indagine delle fonti mostra che Dio
gene, citando come aristotelici i due scritti, non si basava sullo
stesso autore per l'uno e per l'altro, Lo spurio Mayixg era infatti
allegato da Sozione, accanto ad Ermodoro, come fonte principale,
giacch tutti e tre sono citati insieme da Diogene tanto in I1-2
quanto in I7-8 (l'estratto giunge fino a cptjol ti xoxtxo xal 6
12. W. Jaeoie, A listatele,
178 CL! ANNI DI VIAGGIO
tcov stai 5d xat" aToiis (se. toj
M-fO'jj) Etvai pyctg, aS-v
Saipova xal
xay.v
Salpava" xtzl
Tip jxm vopa elvai
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'iipojioSvjj, Tip Si "Ai5r;g xal
'Apei|ivi2{.
cf
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v.al
"Eppiitwog iv Tip npiTtp
rcspl Mdywv xal E&Sogog iv
rg iteptStp xal Ss/toptiog v
TjJ S-pSj tv OtXinrctxcBv.
are postea et alius, reo satis con
stat. Eudoxus, qui inter sa-
pientiae scctas clarissimam uti-
lissimamque eam intellegi vo-
luit, Zoroastrem hunc se* mi-
libm arereorum ante Platonis
mortem juisse prodidit. Sic et
Aristoteles. Hermi ppus,
qui de tota ea arte diligen-
tissime scripsit et vicieits centum
milia versuum a Zoroastre con
dita indicibus quoque volumi-
num eius positis explunavit,
praeceplorem.... tradidit Agonu-
cere, ipsum vero quinque mili-
bus annorum ante Troianum hel
ium juisse.
Ermippo si evidentemente valso entrambe le volte,
per le notizie circa iMagi, delle stesse fonti, lalIepfoSo?
di EudoBso e il dialogo Ilepi cptXoco'f a$. In entrambi i
luoghi avr citato esattamente tali opere. Diogene ha
conservato la citazione completa; Plinio, secondo ilme
todo a cui di solito si attiene, nomina soltanto gli autori
che gli servono di fonte, e non ititoli dei loro libri. Il
frammento conviene inmodo eccellente alle indagini cro
nologiche del primo libro Espi eptXocospa?, che trattava
anche altrove dei Magi, e alla teoria dell'eterno ritorno.
Esso sar quindi da comprendere tra iresti del dialogo,
in una futura nuova raccolta dei frammenti aristotelici.
Il parallelismo, inquadrato nella universale storia del
mondo, di Platone con Zaratustra non appar tale da po
ter essere stato istituito in tempi in cui era ancor vivo
Platone. Certo non si trovava ancora nella Descrizione
della terra di Eudosso, morto molto tempo prima di Pla
tone. A Eudosso spetta soltanto la priorit nell'assun-
*Epp65u)pog) ; mentre le notizie risalenti al Espi qstXoootpCas; di
Aristotele e a Eudosso derivano, come s' provalo, da Ermippo.
LO SCRITTO SUI.LA FILOSOFIA 79
zione del periodo di seimila anni ai fini della data
zione di Zaratustra: ed stato Aristotele che, riconnet-
tendosi alla sua dottrina del ritorno periodico di ogni
conoscenza umana, ha particolarmente riferito la data
zione di Eudossso al ritomo del dualismo e dato con ci
a Platone un rilievo conforme alla sua profonda vene
razione. Il dialogo, in cui egli inquadrava cosi il suo
maestro sullo sfondo luminoso dei millenni, senza dub
bio stato composto solo dopo la sua morte1).
La teoria della verit ricorrente a determinati inter
valli presupponeva che gli uomini non fossero in grado
di serbarla in modo duraturo nella loro coscienza, una
volta che l'avessero conosciuta. Con ci non era detto che
l'umanit non si potesse mai mantenere per un lungo
periodo di tempo alla stessa altezza, e che perci anche
verit da lungo tempo scoperte dovessero sempre andar
perdute di nuovo. La teoria si basava bens sull'assunto
di una distruzione periodica della religione e della ci
vilt per opera di violenti fenomeni naturali, e non era
quindi nient' altro che l'applicazione della dottrina pla
tonica delle catastrofi alla storia della filosofia. Gi il
Bywater ha cercato di dimostrare, e con luminose ra
gioni, che la teoria delle catastrofi appariva nel dialogo
aristotelico 2). Il Timeo ammette che tutta la pi antica
') Se le parole di Plinio sex milibus annorum ante Plato
nis mortem non derivano dall'intermediario Ermippo (nello
stile tecnico dei cronologi le indicazioni ante mortem significano
spesso, come a ragione mi suggerisce Ed. Fracnkel, semplicemente
ante aliquem) ma bens dalla sua fonte, esse possono essere, comun
que, solo di Aristotele, perch Eudosso mor prima di Platone (n
si pu, basandosi su! passo di Plinio, pensare invece che sia morto
dopo, come fa il Gisinger, loc. cit., p, 5 n. 1). In ogni modo, che
una simile comparazione potesse essere istituita solo dopo la morte
di Platone pare a me certo gi soltanto per ragioni interne; e la
stessa cosa da dire per ci che concerne la posizione dell'intero
dialogo rispetto a Platone e alla sua filosofia.
') Il Bywater (Journal oj Philology-, VII, p. 6S) ascrive al dia
logo liepl piXoaoyiaj brani di Filopono, in Nicom. arithm. La
teoria <lei cataclismi vi messa in rapporto con l'i-deu della evolti-
180 GLI ANNI
1)1 VIAGGIO
tradizione sia stata annientala, presso iGreci, da eventi
naturali di violenta natura. Come residuo di tali cata
strofi nella memoria dell'umanit interpretato, p. es.,
il mito di Fetonte e quello del diluvio universale. Anche
nelle Leggi questo metodo di interpretazione dei miti
viene applicato alla pi antica storia della civilt, nello
stesso modo in cui nella
Metafsica
aristotelica imiti di
vini sono considerati come resti rudimentali d una fase
primordiale, oscuratasi nella tradizione, della sua teoria
del movimento delle sfere11). 11 razionalismo di questo
metodo di trattazione dei miti non certo nato dallo spi
rito intuitivo e fantastico di Platone: esso reca l'im
pronta della scienza ionica, e probabilmente deriva da
Eudosso, come del resto si pu congetturare per la stessa
teoria delle catastrofi. Di questo metodo Aristotele si
valso liberamente: nella Meteorologa, p. es., egli deduce
dalla tradizione mitica l'esistenza preistorica dell'ipotesi
dell'etere, per la prima volta dimostrata proprio da luia).
L'idea del ricorso di tutti ifatti spirituali , viceversa,
certamente non eudossiana. Ma inmodo tanto pi chiaro
essa manifesta l'influsso della moderna scienza naturale
sulla considerazione storica della civilt, sulla sua valu
tazione del mito e sulla concezione dell'essenza dello
spirito umano, il quale reca sempre nuovamente in luce
zione scientfica: e questo uno dei inolivi elle Aristotele attinse
a Hatone ed elabor ulteriormente. La teoria analizzata dal By-
svater per, nella sua forma, stoica, e specialmente lo ilconcetto
dell'evoluzione delle arti e quello della continua mutazione di
significato del termine ooiffa, che da tale evoluzione deriva. Cfr.
per ci il mo Nemesios von Emesa, Qucllenforschungen zur Ge-
schichte des alteren Nettplalunismits und zu Poseidonios, Berlino,
1914, p. 124 segg., e Gerbausser, Der Protreptikos des Poseidonios,
Diss. Heidelberg, 1912, p. 16 segg.
3) Plat., Tim., 22 -C, Critias 109 D segg. Leg., Ili, 67? A. Ar.,
Metaph., A 8, 1074 b 1-13.
Meteor.. A 3, 339 b 20 segg.; de ertelo, A 3, 270 b 16 segg.;
de anim. mot., 3, 699 a 27; Pol., H 10, 1329 b 25.
T.O SCRITTO SULLA FILOSOFIA 181
ci che in lui giace nascosto, cosi come la natura fa con
le sue forze.
Se nel primo libro la figura di Platone appariva sol
levata, su uno sfondo di secoli, al di sopra di ogni misera
contraddizione, e costituente il culmine di tutta l'evolu
zione filosofica compiutasi fino allora, questa valutazione
determinava la prospettiva piadeguata per la critica che
seguiva negli altri libri. Alla dissoluzione della dottrina
delle idee, data nel secondo libro, seguiva nel terzo la
costruzione cosmologica propria di Aristotele. Si trattava
di una cosmologia e di ima teologia che venivano egual
mente esposte merc un continuo riferimento critico alla
filosofa platonica, appunto in quanto si riconnettevano,
ad ogni passo, strettamente a quella. Sul contenuto gene
rale del libro d notizie il personaggio epicureo nel De
natura dcorum di Cicerone. In sostanza, Aristotele ri
prendeva qui la teologia astrale del tardo periodo pla
tonico. Inessa egli trovava il punto a cui ilpensiero me
tafisico doveva riconnettersi dopo ilcrollo della dottrina
delle idee. Per Platone, dietro al mito siderale della
sua pi tarda fase filosofica si celava sempre il mondo
soprasensibile delle idee, copia del quale era il cosmo
visibile. Aristotele si restringe al solo
aspetto cosmolo
gico di questo duplice universo, cos come anche un altro
scolaro di Platone, Filippo di Opunte, fa
nel]
'Epino-
tnide, se pure in diverso modo. Egli diventa con ci il
vero e proprio creatore della rehgione cosmica della filo
sofia ellenistica, liberatasi dalla fede del volgo e ricer
cante ormai solo nel celeste mondo degli astri gli oggetti
della sua venerazione. Ifili, che connettono da un lato
l'aristotelica religione astrale con l'Accademia e dall'al
tro la teologia stoica con la pi antica fase del pensiero
aristotelico, non sono stati finora scoperti; e in partico
lare non stata chiaramente riconosciuta l'importanza
di Aristotele sotto questo rapporto,
inquanto si son presi
1S2 GLI ANNI DI VIAGGIO
troppo esclusivamente, come punto di partenza, itrattati,
che invece rimasero completamente estranei alla cultura
ellenistica.
/ Secondo l'esposizione critica conservatasi in Cicero
ne, e derivante da una fonte epicurea utilizzata anche da
Filodemo, Aristotele nel terzo libro llepl cpiXooocpla;
avrebbe designato come divinit ora lo spirito, ora il
mondo, ora l'etere, ora un' altra entit, sovrastante al
_X mondo e dirigente il suo moto merc una specie di ro
tazione retrograda (replicatione quadam) 1). Valendosi
della dottrina epicurea come di criterio di giudizio, il
crtico ricava da queste tesi grossolane contraddizioni.
Per quanto questo giudizio possa essere superficiale, l'e
sposizione in s non d luogo a dubbi. La divinit, che
vien detta sopraordinata al mondo, iltrascendente mo
tore immollile, che dirige il mondo come causa finale
merc la perfezione del suo puro pensiero. In ci la
cellula originaria della metafisica aristotelica. Aristotele
designava poi l'etere come corpo divino o pi divino, allo
stesso modo che nei trattati: come Dio esso non compa
riva certo2). La divinit dell'etere non conviene, appa
rentemente, a un monoteismo di rigorosa trascendenza:
ma al disotto del motore immobile stavano le divinit, di
materia eterea. Soltanto apparente poi la contraddi
zione risultante dal fatto che Aristotele avrebbe in un
caso attribuito la natura divina al mondo, e in un caso
*) Arist.,
(ramiti.
26 R (Cic., de nat. deor., I, 13, 33).
')
Cicerone traduce il termine, come al solito, con caeli ardor;
e anche il fatto che lo chiami divino mostra che egli allude all'ipo
tesi aristotelica dell'etere (cfr. Cic. de nat. deor., I, 14, 37 ardorem,
qui aelher nominetur, secondo il richiamo' del Plasberg ad loc.).
Aristotele avanz dunque l'ipotesi dell'etere come quinto elemento
quando ancora si trovava nell'Accademia, dove essa si afferm lar
gamente, se anche con alquante attenuazioni e modificazioni. Al
pubblico essa fu per resa nota per la prima volta nel Ilept <pio-
ootpfas.
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA V 183
all'etere: prima al tutto e poi alla parte. Per mondo
non da intendere, come fa l'epicureo, il concetto elle
nistico del cosmo vivente e comprendente in B ogni es
sere, bens il cielo, la semplice periferia della sfera.
Que
sto uso linguistico dimostrato peculiare dell'antica Ac
cademia anche aWEpinomide. Essa lascia libera, a pro
posito del sommo iddio, cio del cielo, la scelta fra le
denominazioni di Urano, Olimpo o Cosmo; e altrove os
serva che quest' ultima denominazione quella che esso
merita di pi1).
Ma in questo dialogo Aristotele si muoveva nell'am
biente del tardo platonismo non soltanto sotto l'aspetto
della terminologia.
Quasi
completo, nei tratti fondamen
tali, l'accordo fra la teologia dell'opera aristotelica e
quella deWEpinomide. Sorprende il fatto che il critico
epicureo, in caccia di appigli polemici, non ricordi af
fatto le 55 divinit astrali della pi tarda metafisica.
Evidentemente, questa
concezione cosmologica non appa
riva ancora affatto nel dialogo aristotelico.
Conferma di ci d la notizia, fornita dallo Pseudo-
Filone nello scritto SulUeternit del mondo, che Aristo
tele abbia accusato di tremendo ateismo (8etvV]V d-eT7]T)
ifilosofi che dichiaravano ilmondo generato o perituro,
non vedendo essi in una cos grande divinit visibile
(xoaotov 5paxv frsv) nulla di superiore a un qualsiasi
manufatto. Egli stesso chiamava il cosmo un Pantheon,
che accoglieva in s il sole, la luna e gli astri mobili
e immobili; e canzonava gli avversari, dicendo come fino
allora egli avesse temuto soltanto che la sua casa po
tesse andare in rovina, per tempesta
o per logoro o per
l'insufficiente tecnica costruttiva, mentre ora c' era da
preoccuparsi che il mondo intero potesse una volta croi-
') Epin., 977 A-B, 987 B.
J84 GLI AKNl 01 VIAGGIO
lare merc le ipotesi di quei dotti, che lo demolivano gi
con le loro sole parole1).
Iltono ci noto: nella confutazione della teoria dei
fisici concernente la fine del mondo, esso di asprezza
mordente, mentre si attenua nella sostanza e si fa pi
rispettoso nel rifiuto della concezione creazionistica del
Timeo platonico, che quella a cui si allude con l'imma
gine del manufatto. lo stesso tono personale che si e
trovato nella critica della dottrina delle idee del secondo
lihro Jlspl cpilocctplx. Anche nel terzo libro, dice la
relazione ciceroniana, Aristotele espose la Bua cosmolo
gia in continuo contatto polemico con Platone. Ci deve
riguardare in prima linea la dottrina della eternit del
mondo, perch in questa che egli diverge al massimo
da Platone2). E giacche il passo non proviene da alcuno
dei trattati superstiti, e per ilsuo stile appartiene indub
biamente a un dialogo, come sua fonte non pu essere
presa inconsiderazione altra opera all'infuori del dialogo
Sulla
filosofia.
Esso era l'opera, oggi perduta ma molto
letta nell' antichit, nella quale erano manifestate en
trambe le concezioni filosofiche che secondo il giudizio
degli antichi caratterizzavano pi che ogni altra la po
sizione di Aristotele, e cio l'assunzione dell'etere come
elemento celeste e la considerazione del cosmo come non
nato n perituro. Idossografi sogliono citare, con piena
esattezza, entrambi questi elementi come motivi di no
vit, accanto alla concomitante cosmologia platonica.
Infatti, nonostante il contrasto nelle questioni sin-
') Arist.,
framnv
18 R. (Ps.
Philo, de net. mundi, 3, 10, p. 53
Cohn-Reiter).
') Arisi., framm. 26 R. <Cie. de not. deor., I, 13, 33)
Aristote-
lesgue in tertio de philosopkia libro multa turbat a magislro suo
Platone dissentens.... L'inserzione del non innanzi a disscntiens,
fatta dal Manuzio e accolta dal Rose dopo l'esempio del
Lambino,
insostenibile dal punto di vista del contenuto, ed stata dimo
strata inammissibile dal Yahlen ancbe da quello stilistico (cfr. Pia-
aberg, nell'edizione maggiore, p. 218).
LO SCRITTO SVLLA FJIOSCWA 185
gole, la dottrina del dialogo, per quanto si tratta delle
concezioni positive di Aristotele, ancora completamente
platonica. Tale , anzitutto, la fusione della
teologia con
l'astronomia. L'imputazione di ateismo, diretta contro i
seguaci di concezioni astronomiche eretiche, deriva dalle
Leggi di Platone: eppure proprio per opera di Platone,
come detto nelle Leggi, divenne appunto teologia
quell'astronomia, che prima appariva come la pi atea
di tutte le scienze 1). Con la relazione ciceroniana quadra
ilfatto che anche in. Filone la parola cosmo sia usata
nel senso di cielo . La teoria del cosmo compren
dente ins ilsole, la luna e le stelle non infatti altro
che un riflesso della cosmologia del Timeo {30 D) : Vo
lendo fare il cielo simile ai pi bello e al pi perfetto
di tutti gli enti concepibili,
Dio cre un unico vivente
visibile, comprendente
ins tutte le altre realt
viventi, ad esso affini per natura. Per Aristotele, certo,
il cielo non pi la copia visibile della idea suprema
contenente in s tutte le altre idee, l'intero cosmo intel
ligibile. Ilmondo delle idee caduto, e con esso il de
miurgo, che guardando ad esse creava il mondo visi
bile. Tanto maggior dignit metafisico-religiosa acquista
perci, ora, la copia, e cio il cosmo stesso come unit
visibile del mondo e della celeste regione degli astri,
uniche realt che all' esperienza sensibile garantissero
la soddisfazione dell' esigenza platonica, che nel flusso
del divenire dovesse esserci qualcosa di eterno e di du
raturo. Platonica anche 1' espressione Dio visibile;
e per quanto
il paragone del cielo con un pantheon, che
comprende in s ogni singola divinit, potrebbe essere
nella lettera non aristotelico ma filoniano, aristotelico
il concetto, che si ritrova anche nell' Epinomide attra-
') Leg., 821 D; 822 B-C; 898 C; 899 A. Scissione del binomio
astronomiu-aleismo: 967 A segg.
186 CM ANNI LI VIAGGIO
verso la designazione del cielo col nome di Olimpo ').
Ilsentimento del mondo, che avverte il divino nel cosmo

in questo senso tale parola un simbolo della mu


tazione decisiva, che cos si compie nella storia della
religione greca prende in tal modo il posto del vec
chio Olimpo. Le stelle sono gli esseri razionali e ani
mati, che, nella loro divina immutabilit e bellezza, Io
abitano. la teogonia dell' ellenismo e della tarda an
tichit, icui primordi sono gi in Platone.
Com' noto, la posteriore metafsica aristotelica ha
tolto al suo isolamento il principio del motore immo
bile, ed ha attribuito uno speciale motore trascendente
a ciascuna delle sfere dalle quali deriva, nel movimento
di corpi celesti, ilcomplesso delle loro progressioni, re
gressioni e immobilit. Di questa concezione nessuna trac
cia si trova ancora nel nostro dialogo. Ilmotore immobile
sovrasta a tutte le altre divinit, incorporeo e separato
dal mondo inquanto pura forma. Da esso dipende l'unit
del mondo. D'altra parte, il cielo e le stelle sono esseri
dotati di anime, e che quindi obbediscono spontanea
mente e consapevolmente alla loro legge interiore. L'am
missione di immanenti anime delle stelle esclude cos
1' altra forma d' interpretazione. Da lungo tempo si di
scuteva, nell'Accademia, circa le cause del moto degli
astri. Nelle Leggi Platone cita come ammissibili tre ipo
tesi, senza decidersi propriamente per l'una o per l'altra.
Esse devono, invero, valere senza distinzione per tutti i
corpi celesti. O bisogna immaginare le stelle come corpi
abitati da anime al pari dei nostri (e per Platonel'anima
appunto il principio del movimento spontaneo); o
1' anima non abita nel corpo astrale, ma si procura dal
di fuori un corpo di fuoco o d'aria e con esso spinge
') Per il cielo come Olimpo v. Epin., 977 B; per le stelle come
suoi yXpBTa, Epin., 981 A.
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA S 187
innanzi il corpo astrale; oppure, infine, l'anima to
talmente incorporea e dirige di movimento dell' astro
merc certe altre forze, oltre misura mirabili J).
L' ammissione dell' anima immanente negli astri sar
quella platonica, e corrisponde di fatto, nel miglior
modo, tanto all' energia animatrice e alla plastica sem
plicit del suo pensiero quanto alla dottrina dell'anima
come principio di ogni movimento. La seconda da lui
designata come ipotesi di alcuni (Xyo? Ttviv), e cio,
certo, di astronomi: vien fatto di pensare alle sfere di
Eudosso, per quanto sia difficile che questi abbia am
messo gi 1' esistenza di anime delle sfere. L' anima in
corporea della terza ipotesi evidentemente un eidos
trascendente, che muove la stella come causa finale, cos
come l'amato muove 1' amante. il principio del mo
tore immobile: le forze mirabili, di cui parla Platone,
sono pensate come simili al desiderio delle cose sensi
bili per l'idea e all'aristotelica
Probabilmente rimarr sempre per noi una questione
insolubile, se Aristotele stesso o un altro accademico ab
biaper primo concepito l'ideadel motore immobile e l'ab
bia applicata al problema del moto degli astri. Data la
comunanza dell' indagine, il contributo dei singoli non
pu piessere esattamente distinto. Stando al suo spirito,
si tratta di un concetto platonico, cio di un concetto
nato dal mondo ideale di Platone e che non avrebbe
potuto avere una genesi indipendente, chiunque ria
stato colui che ebbe tanta intelligenza da concepirlo
per primo. Aristotele lo applic solo al principio su
premo, che si contrappone al mondo nella sua assoluta
immobilit, mentre gli astri e il cielo sono mossi da
anime. Ci risulta non soltanto dal passo filoniano, ma
anzitutto dalle dimostrazioni aristoteliche che si sono
') Plat. Leg., X, 898 E.
188
GLI A.NNI DI VIAGGIO
conservate in Cicerone e che ora andranno esaminate.
Secondo Platone, ciascuna delle .tre ipotesi doveva va
lere senza distinzione per tutti imovimenti celesti.
Forse la
combinazione della prima con la terza, com
piuta da Aristotele, pu valere come indicazione del
fatto che egli le attinge entrambe da altri.
Nel secondo libro del De natura deorum
Cicerone
cita, accanto a prove dell' esistenza di Dio risalenti a
Cleante, Crisippo e Senofonte,
anche varie soluzioni ari
stoteliche dello stesso problema, attinte evidentemente
non alla propria lettura ma a una raccolta, gi sussi
stente, di tali dimostrazioni a), Inmolte delle prove si
trova ripetuto, e con insistenza, ci che era gi stato pro
vato. E
la fonte stessa non doveva riferire tutto di prima
mano, come anche il caso della silloge di prove del
l'
esistenza di Dio, sotto molti aspetti analoga, di cui si
vale Sesto Empirico2).
Idati riferiti da Cicerone eolio
quindi da accogliere con discernimento critico, per
quanto siano nella sostanza autentici. Entrambe le cose
risultano gi a proposito della
prima prova. Giacch es
seri viventi nascono in ogni elemento, alcuni sulla terra,
altri nell'acqua, altri nell'aria, secondo Aristotele as
surdo non ammettere l'esistenza di esseri viventi nel-
l'elemento pi adatto, per la sua finezza e per il suo
energico
movimento, alla generazione di tali esseri, e cio
nel]'
etere. Ma nella regione
eterea esistono le stelle.
dunque da pensare che esse siano esseri viventi, d' in
telletto acuto e di movimento rapidissimo.
Si giustamente
sentita l'esigenza di ascrivere questa
prova al dialogo Hsp
: ma impossibile
che
gli appartenesse in
questa forma. Abbiamo visto che
')
Cic., de 'tat. deor., II, 35, 42-44 (parziulmenle riprodotto
dal
Rose tome fiaiir.n. 23-24).
')
Sext. Emp., adv. phys., I, 49 (401, 26).
LO SCRITTO SULLA FILOSOFI
189
Il Aristotele sosteneva gi in quell'opera la teoria dell'etere
I]
come quinto elemento. La dottrina dei quattro
elementi,
presupposta
dalla prova conservatasi in Cicerone, non
deve per risalire a un' et precedente all' introduzione
del quinto
elemento, in modo da dover essere ascritta
a un' opera anteriore. Essa rappresenta un adattamento
della dimostrazione aristotelica
alla dottrina stoica de
gli elementi, che costituisce un compromesso tra la con
cezione tradizionale e quella
aristotelica in quanto
con
sidera ilfuoco e l'etere come elemento unico. La fonte
stoica di Cicerone ha conservato fedelmente soltanto
una
cosa, e cio il carattere formale della dimostrazione
analogica. Aristotele muoveva
dalla validit incondizio
nata della tesi che in ogni elemento esistessero esseri
viventi, per tutti gli elementi accessibili
all' umana e?pe-
!
rienza.
Da ci egli traeva le conseguenze per quell'ele
mento
etereo, che non era immediatamente
accessi' ie
al controllo
scientifico, e per quegli esseri che in esso
dovevano esistere. Inorigine, l'argomento
doveva quindi
essere del seguente tenore: giacche in tutti gli elementi
dimostrabile la presenza di esseri
viventi, tanto nella
terra quanto
nell'acqua e tanto Dell'aria quanto
nel
fuoco, esistono certamente esseri viventi anche nell'etere:
le stelle, che in esso percepiamo, debbono quindi essere
| viventi.
L'argomento si riconnette al Timeo (39 E), che
I
rappresenta
iquattro
elementi come popolati
da altret-

tante specie di esseri divini. L'Epinomide tden conto del


dialogo aristotelico apparso nel frattempo e della sua
ipotesi
dell'etere, in quanto ammette cinque classi di ss-
j seri divini insiti negli elementi, in luogo delle quattro
f
ammesse dal Timeo. Ma gi con la sua disposizione
degli
f
elementi essa mostra di non seguir soltanto
Aristotele,
ma di volere
inserire, con intento
conservativo, l'ipotesi
aristotelica nel Timeo. In Aristotele l'elemento etereo
[
occupa, nello spazio
cosmico, il posto pi alto, ed se-
190
CLI ANNI DI VIAGGIO
guto dal fuoco, dall' aria, dall' aequa e dalla terra. In
Filippo il fuoco conserva la sua posizione di elemento
sommo, e lo seguono 1' etere e 1* aria, e poi 1' acqua e
la terra. La dottrina platonica quindi modificata solo
in
quanto inluogo dell' aria, il cui pi alto e puro strato
ha gi inPlatone ') ilnome di etere, vengono posti due
elementi distinti). Cos, mentre YEpnomide si estrin
secamente assimilata l'ipotesi dell' etere, ha evitato con
intenzione il
punto veramente essenziale dell' argomen
tazione aristotelica. La cui
dimostrazione non si riferi
sce, come quella platonica, ad esseri divini o demonici
miticamente immaginati, ma concepita come rigorosa
prova sperimentale, e presuppone quindi che Aristotele
pensava di poter dimostrare empiricamente I' esistenza
degli animali viventi nel fuoco. Ancora nellaStoria degli
animali egli manifesta interesse per insetti che, secondo
quel clie se ne dice, volano attraverso il fuoco senza ri
ceverne danno, e parla dell' osservazione di tali esseri,
che sarebbe stata fatta a Cipro8). Ma soprattutto da
tener presente un passo di Apuleio, che manca nella
raccolta dei frammenti e che fa risalire esplicitamente
ad Aristotele la teoria dell'esistenza degli
Cfija
7tupfyova.
Vale la pena di esaminare pi esattamente la cosa, in
')
Phaed., 309 B; Tim., 55 D.
) In Epin., 984 D segg. descritta la disposizione dei cinque
clementi nello spazio cosmico; in 981 C l'etere detto aristoteli
camente rcpuTov offijia, ma qui esso ha tal nome solo perch ag
giuntosi, nella serie degli
elementi, come quinto ed ultimo, e non
per la posizione da esso occupata nello spazio come corpo pi lon
tano tra tutti dalla terra. Che nel Espi qx).oao?ix; l'etere fosse chia-
mato
rcfinTov oSfix
o Tt|iicTij o-ia risulta dalla generale
diffusione
di questo appellativo presso ibiografi, i quali attingono sempre
a quello cntto. Itrattati usano invece il termine jip&tov o>p.
LEpinomide
il primo scritto dipendente dal Espi
fiXooo<fia; che
adoperi l'espressione itpmcov apa. E anche in altre occasioni il
suo autore procede spesso sulle traccie dello scritto aristotelico
Giacch le Leggi sono ricordate da Isocrate (or. V, 12)
nell'anno
346, Io srriwo aristotelico dev'essere apparso nel 348-7
*)
Arisi., hist, an., E 19, 552 b 10.
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA
191
grazia, se non dei prodigiosi abitatori del fuoco, dt.1
brano di storia spirituale il cui eviluppo
essi ci permet
tono di seguire.
Nello scritto sul demone di Socrate Apuleio argo
menta (in forma apparentemente
analoga a quella adot
tata da Aristotele, e in realt mirante ad assai diverso
scopo dimostrativo e presupponente premesse
diverse) :
giacch negli elementi della terra e dell' acqua vi sono
esseri viventi, e parimenti ve ne sono, stando ad Aristo
tele, nel fuoco, nati in tale elemento e in esso dimo
ranti, e giacche in fine ve ne sono anche nell' etere, cio
le stelle (l'opinione che esse fossero animate aveva in
fatti assunto nel frattempo un valore cos dogmatico,
che si pensava di poterla considerare come un dato di
fatto sperimentabile),
esseri viventi devono dunque abi
tare, per quanto
invisibili, la sfera dell'aria: essi sono
gli spiriti aerei 3), In questa
costruzione non c' di ari
stotelico altro che l'idea degli
animali viventi nel fuoco,
secondo quanto Apuleio trascrive esattamente dalla sua
fonte. Che infatti non sia egli stesso a trasformare cosi
1' argomento,
ma tragga dalla sua fonte anche tale tra
sformazione, dimostrato da vari passi di Filone, ih cui
lo stesso argomento
volto alla dimostrazione dell'esi
stenza dei demoni dell' aria (gli angeli). A proposito de
gli animali viventi nel fuoco Filone nota parimenti,
tra
parentesi, che essi si troverebbero in Macedonia: egli
cio evita di nominare ai lettori la sua fonte pagana e
sostituisce Aristotele con la sua patria2).
Dalla coinci
denza di questi due autori, cronologicamente assai di
stanti 1* uno dall' altro, risulta che il vero argomento
') Apul., de deo Socr., Vili, 137 (p. 15, 12
Thomas).
!) Philo, de gig, 2, 7-8; de piantai. 3, 12; de somn., I,22, 135.
In quest'ultimo passo egli tralascia gli animali'abitanti nel fuoco:
di fatto, nella mutata formulazione dell'argomento che appare in
Filone-Apuleio essi non barino pi alcuna funzione utile, e soltanto
disturbano.
192 CU ANNI DI YtACCIO
aristotelico era stato trasformato da un filosofo 6toco,
di et precristiana e antecedente a Filone, il quale aveva
ridotto la sua dimostrazione cosmoteologica in una di
mostrazione demonologica. Entrambi gli elementi sono
confusi insieme, nel modo pi completo, nella parallela
formulazione di Sesto Empirico, perci affatto inservi
bile 1). Senza indagare pi minutamente a chi sia da
ascrivere la trasformazione, ci si pu contentare del fatto
che soltanto interessa per 1' argomento aristotelico Ira-
mandato da Cicerone: ebe cio in esso non mancavano
originariamente gli animali abitanti nel fuoco e quindi
icinque elementi, e che solo l'intermediario stoico ne
ha poi provocato la mancanza 5).
') Sr.xt. Emp., adv. phyt
.I, 86 (410, 26).
Qui dimostrato tanto
elle nell'aria vivono demoni, quanto elle gli astri sono esseri ani
mati: l'argomento aristotelico e quello demonologico
sono, cio,
contaminati insieme.
*} La fonte di Filone e di Apuleio facilmente riconoscibile.
Nella trasformazione, da essa intrapresa, dell'argomento aristotelico
in una prova dell'esistenza degli spiriti aerei essa seguiva VEpinom.,
984 D segg., dove l'esistenza degli spiriti astrali parimenti pre
supposta, mentre quella degli esseri aerei dimostrata.
In Aristotele, invece, gli esseri aerei devono essere conosciuti
empiricamente, perch altrimenti la sua deduzione per analogia
resta senza fondamento. Essi erano, per quel che si pu pensare,
gli uccelli: e con ci quadra allora bene il fatto che l'autore di
Apuleio combatta ampiamente proprio questa concezione. Per esso
gli uccelli sono a buon diritto terrestre animai; oltracci essi abi
tano solo la parte inferiore dell'atmosfera, com'egli dimostra alle
gando misure matematiche dell'altezza dell'Olimpo (il numero degli
stadi manca per, purtroppo, nei manoscritti), che nessun uccello,
egli dice, sorvola, mentre l'atmosfera si estende ampiamente al di
sopra di esso, ab humillimis lunae
anfractibus
usque ad summum
Olympi verlicem, e non pu in tutto quello spazio essere affatto
priva di abitanti. Inoltre, per ottenere iquattro elementi stoici in
luogo dei cinque di Aristotele, questo autore considera come abi
tanti del fuoco tanto gli mplyova quanto gli astri, e si limita
a distinguere l'etere come strato superiore e purissimo della sfera
ignea, senza attribuirgli
natura 'di elemento a s. Questa barocca
fusione di escogitazioni deinonologiche con osservazioni intuitive
e con motivi di scienza esatta della natura qoadra con l'idea che
io mi faccio della personalit spirituale di Posidonio: e che sia
questi la fonte di Apuleio, conclusione gi stata tratta da A.
Ratlike (De Apulei quem scripsit de deo Socrats libello, Diss.,
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA S> 193
In ogni caso, la concezione degli animali del fuoco
e l' intero argomento derivano da un unico dialogo. Im
possibile infatti riferire illuogo di Apuleio, come pur
fanno isuoi commentatori, al passo della Storia degli
animali concernenti gli insetti che volano attraverso il
fuoco, giacche l'elemento essenziale e necessario per l'ar
gomento del Ilepl cptXoaotpfac, che cio gli animali siano
nati nel fuoco e vi abbiano costante dimora, si trova
solo in Apuleio e in Filone, e non nella Storia degli
animali. Si tratta anche qui di una citazione da quello
scritto di Aristotele, che fu utilizzato pi di ogni altro
dai filosofi e dossograf ellenistici.
Ma si pu anche mostrare come la forma originaria
dell' argomento abbia influito su quella serie di scritti
circa ilproblema dell' eternit del mondo, la cui genesi
fu determinata dal Ilept cptXoaotpIa?. Si pu seguire passo
per passo il processo con cui questa letteratura trae i
suoi argomenti dall' armamentario del dialogo aristote
lico. A questo proposito abbiamo gi ricordato lo scritto
SulVetemil del mondo, tramandato sotto il nome di
Filone, che oltre il modello aristotelico tien presenti an
che altri buoni autori peripatetici come Teofrasto e Cri-
tolao. Dopo l'apparizione del libro aristotelico la Stoa
aveva messo avanti la sua dottrina della distruzione e
della palingenesi cosmica, e l'opinione del Peripato do-
Berlino 1911, p.
32). Il Rathke non ha per veduto come Posidonio,
nel suo argomento, abbia utilizzato e combinato con YEpinomide
il Ilepl di Aristotele. Ilbel libro del Reinhardt su Po
sidonio (Monaco 1921) per me troppo scettico circa il luto mi
stico-religioso della sua personalit: e cosi nega anche, a torto, che
egli abbia asserito l'esistenza degli animali ignei. L'influsso che
l'antica Accademia c l'opera giovanile di Aristotele hanno eserci
tato su Posidonio e in genere sulla stoa c oggi valutato meno di
quanto converrebbe. Se, infine, in Doxogr., p. 432, 4 viene ascritta
a Platone eadAristotelo l'asserzione di solo quattro specie di
esseri viventi, ci non che una delle confusioni in cui cade di
frequente l'erudizione scolastica di questi autori (cfr.
Diels, Pro-
leg., p. 64).
13.

"W. Jaeger, Aristotele,
594 CU ANNI DI VIAGGIO
doveva essere difesa contro le opposte istanze stoiche.
Nello scritto sopra citato la formulazione degli argo
menti aristotelici, utilizzati senza che ne venga nominato
l'autore, notevolmente modificata per l'influsso di que
sta tendenza dell' autore, vivente intorno agli inizi del
l'era cristiana e incline all' indirizzo, allora di moda,
della conciliazione di Platone con Aristotele. Si quindi
lontani dal poter considerare come aristotelico lutto ci
che a questo proposito compreso tra iframmenti. Ma,
come in Apuleio e in Filone l'idea degli animali viventi
nel fuoco, cos in questo scritto sfuggito al Rose un ar
gomento, che per quanto non sia in s aristotelico,
tuttavia formulato in connessione verbale con l' argo
mento zoogonico (per usare il termine adoperato dal
l'Epinomide). Mentre, secondo la nostra ipotesi, Ari
stotele deduceva, con ragionamento analogico, dalla pre
senza di esseri viventi negli elementi noti la vitalit degli
astri che compivano le loro orbite nell' etere, lo Pseudo-
Filone presuppone come dimostrata tale vitalit e tra
sforma la dimostrazione in un argomento contro la ca
ducit del mondo: se tutti gli esseri vivi, che dimorano
nelle regioni dei diversi elementi, quelli della terra, del
l' acqua, dell' aria e del fuoco (jiup(yova), dovessero una
volta perire, secondo analogia {'/.ai'
vaXoy(av) anche
il cielo, il sole, la luna e tutte le Btelle (gli esseri viventi
nell' etere) dovrebbero essere consacrati alla morte. Ma
ci contraddice al loro carattere divino, che verrebbe
a cadere qualora mancasse la loro eternit '). Evidente
la contaminazione dei due classici argomenti del IIsp
cpiXooocpJag. L'inferenza dalla divinit del cielo alla sua
eternit meccanicamente trasferita a tutti icorpi ce
lesti, che, con imitazione verbale del passo in cui Ari
stotele chiamava il cielo b Toaotoj bparj 0-e;, sono
') Ps. Philo, de aet. mundi, 14, 45 (C.R.).
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA 195

designati col nome complessivo di 6


xoaoOxo?
aJcfrrjxwv
I frewv stjSalwv x TtXat vouafret? oxpax?1). Fuso con
I esso (senza che se ne avvantaggi la logica, che non
I in genere il forte di questo autore) 1' argomento zoogo-
I
nico: se tutti gli esseri viventi dei quattro elementi noti
periscono, devono analogamente perire anche quelli del
l'etere. Che un discorso vuoto, di evidenza banale, e
concepibile soltanto quando si pensi allo sforzo, com
piuto dall' autore, di mettere insieme qualcosa di ap
parentemente nuovo ed originale combinando ifamosi
argomenti del suo modello. A noi esso rende comunque
il servigio di confermar l'idea della presenza del nu
mero quintuplice degli elementi e del carattere analo
gico della deduzione nell' argomento aristotelico rico
struito merc la critica del passo ciceroniano, tanto pi
in quanto lo scritto dello Pseudo-Filone conosce in altre
dimostrazioni, evidentemente derivanti da fonte stoica,
solo quattro elementi2).
Era impossibile distinguere 1' autentico tra le molte
plici sovrastrutture aggiunte dalla tradizione, senza esa
minare il problema degli influssi storici esercitati dal
dialogo. Per le successive dimostrazioni della divinit
delle stelle, citate da Cicerone e strettamente connesse,
a quanto sembra, con la precedente, la questione della
distinzione dell' autentioo dalle aggiunte o trasformazioni
posteriori stata posta soltanto di recente; e si pen-
i|
sato che sia aristotelico solo l'ultimo argomento
( 44),
'i del resto esplicitamente attestato come tale8). Le parole
J introduttive nec vero Arstoteles non laudandus est in
) eo, quod.... accennano a rigore a una connessione con
"|
ci che precede, ma in caso di necessit possono essere
X
interpretate come un rimando al primo argomento,
') Arisi.,
framm, 18 (33, 4 R-).

Ps. Philo, de aet. mundi, 11, 29.


*) IC. Reinhardt, Poseidonios, p. 228 segg.
Ci.1 anni di \ r.Ar:>; io
ascritto in maniera parimenti esplicita ad Aristotele; ed
allora ci che sta in mezzo appartiene ad un altro au
tore, ed stato inserito solo a causa della sua comu
nanza di natura con gli argomenti aristotelici. Si pensa
di riconoscervi la dottrina posidoniana del calore, e in
liase a ci che si detto circa il primo argomento non
certo da escludere la rielaborazione stoica. Ma isin
goli argomenti sono con tanta intenzione disposti in una
progressione graduale, che non vanno separati l'uno dal
l'altro s ci non eia necessario. La linea dell' argomen
tazione la seguente.
In primo luogo vien mostrato che 1' etere non pu
esser l' unico elemento privo di viventi, e che tale na
tura debbono quindi aver le stelle che inesso si trovano :
esse debbono essere anzi, conforme alla finezza e alla mo
bilit dell' etere, organismi viventi di altissima intelli
genza e velocit. Se infatti si esamina ulteriormente il
rapporto degli elementi con la qualit degli esseri vi
venti che li abitano, risulta che tra la costituzione spi
rituale delle stelle e le qualit vitali dell' etere sussiste
una relazione simile a quella che collega l' intelligenza
e il temperamento degli abitanti della terra alle con
dizioni di clima e di vitto della loro sede. Abitanti di
localit dotate di aria pura e sottile sono pi intelligenti,
e pensano con maggiore sveltezza ed acume che quelli
circondati da un'atmosfera pesante e densa: e lo stesso
da dire persino a proposito degl'influssi che una ali
mentazione leggera o greve esercita sullo spirito umano.
Le stelle devono quindi essere di somma intelligenza,
perch vivono nella regione dell' etere, il quale tra tutti
gli elementi quello composto delle part pi sottili,
e si nutrono delle esalazioni della terra e dei mare, ra
refatte all' estremo dall' ampio intervallo di spazio.
L'esattezza di queste conclusioni anche confermata
dall' osservazione empirica dell' inviolabile regolarit
LO SC.HITTO SULLA FILOSOFIA 197
propria del moto degli astri. Dipendente dalla natura
essa non pu essere, perch la natura non procede come
una ragione consapevole; n pu essere spiegata per
mezzo del caso, perch la costante conformit ad un or
dine esclude quei caratteri di approssimazione e d' in
calcolabile mutevolezza che del caso sou costitutivi. Essa
deve quindi derivare da un piano consapevole e da un
impulso interiore. Nell'ultimo argomento questo pro
cesso dimostrativo si eleva fino alla prova della tesi che,
corno 1' ordine e la costanza presuppongono un piano
razionale, cos la circolarit delle orbite presuppone il
libero volere di esseri agenti, giacche per natura icorpi
si . muovono solo in linea retta verso il basso o verso
1' alto e neppure si pu parlare di un' influenza esercitata
dall' esterno da una forza superiore.
Aristotelica esplicitamente dichiarata la tesi del
primo argomento,
asserente I'assurdit dell' opinione che
esseri viventi compaiono in tutti gli altri elementi e
non nell' etere, che pure fra tutti il pi appro
priato alla generazione della vita animale.
Lo pneuma vitale , secondo Aristotele, analogo all'ele
mento etereo delle stelle, che contiene in s il calore vi
tale nella sua forma pi pura 1). Ilvitalismo della pre
tesa dottrina stoica del calore, contenuta iu questo ar
gomento, ha la sua origine nella dottrina aristotelica
dello pneuma, costituente il germe della posteriore con
cezione stoica. L'ipotesi delle anime motrici delle stelle
vien qui accuratamente sviluppata fin alle sue estreme
conseguenze, ed proprio il modo in cui 1' autore del
l' argomento prende sul serio la concezione, per met
mitica, della platonica anima astrale ed applica ener
gicamente ad essa le categorie della psicologia, della
zoologia e della fisica, che tradisce la mano dol giovane
') Arisi., de gen. an., B 3, 730 b 29.
108 CLI ANNI DI VIAGGIO
Aristotele. Egli abbastanza reverente, e abbastanza le
gato dall' intento dogmatico, per non mettere in dubbio
la realt di tale concezione, ma quanto maggiore la se
riet con cui la considera e il rigore logico con cui la
investe, tanto pi rapido il processso che lo condurr
a liberarsene. La teoria dell' influsso del clima e del vitto
sullo spirito e sul corpo degli uomini platonica, e ri
corda letteralmente un passo delle Leggi Anche l'Epi-
nomide mette in connessione causale la costituzione ma
teriale delle creature terrene col disordine e con l'ir
razionalit del loro moto, e lamateria eterea delle stelle
con la loro bellezza corporea e perfezione spirituale:
nel che pu darsi che essa segua lo scritto allora ap
parso di Aristotele, o che rifletta una comune concezione
accademica 1).
Nel' IIspl tfnXoaocpfas l'analogia ulteriormente appro
fondita : le stelle sono circondate dalla pi pura atmo
sfera e il loro nutrimento costituito dalle sottili esa
lazioni della terra e del mare. Dottrina fisica, questa,
che era gi antica e che fu pi tardi abbandonata da
Aristotele.
Qui
egli se ne ancora valso come di sostegno
per la sua idea dei viventi celesti e del processo fisiolo
gico della loro vita. E di qui l'ha attinta Cleante, in
sieme con tutta la primitiva teologia aristotelica, e le ha
dato cittadinanza nella Stoa2).
')
Plat., Leg., V, 717 D; Epn., 981 E.
') In Meteor., B 2, 3o4 b 33 segg. egli combatte la teoria fisica,
che il sole si nutra delle esalazioni del mare. Tale dottrina dev'es
sere stata assai antica, perch alcuni fisici spiegavano ingenuamente,
in base ad essa, il solstizio come mutuzione del luogo di nutr.
mento . Per quanto Aristotele sorridesse dcll'interpetrazione an
tropomorfica delle Tponai. quella concezione non gli era poi tanto
aliena, giacch secondo lui il caldo si nutre dell'umido (v. p. es.
M-etnph., A 3, 983 b 23).
Se egli obietta ai rappresentanti di quella
teoria che avrebbero dovuto pensare non soltanto al sole ma anche
alle stelle (355 a 19), questa pure la slessa conseguenza che egli
medesimo aveva una volta tratto nel ITspt voootas. Da que
st'opera la concezione passata a 'Cleante (Cic de nel. deor., II
LO SCRUTO SIILI* FILOSOFIA 199
Anche la deduzione della natura animata delle stelle
dalla regolarit e dall'ordine dei loro movimenti si trova
nelFEpinomide, con una certa maggior ricchezza verbale
ma con minor rigore
dialettico, ed immediatamente con
nessa, come in Aristotele, alla questione zoogonica. Da
questa
coincidenza, finora non osservata, dobbiamo trarre
la conclusione che tanto Filippo come Aristotele espon
gono la teoria accademica allora in onore 1). La for
mulazione aristotelica sotto l'influsso diretto di Pla
tone. Nelle Leggi 2), al principio della dimostrazione
della natura animata delle stelle, detto come alcuni
affermino che il divenire di tutto accade ora, ed acca
duto in passato ed accadr in avvenire, o per natura o
per azione consapevole o per caso. Gli elementi e le cose
che ne derivano, la terra ilsole la luna e le stelle, dipen
dono tutti, secondo costoro, dalla natura e dal caso, e
per nulla dall'azione consapevole, essendo assolutamente
senz'anima. Ifisici combattuti da Platone intendono cosi
per natura la stessa cosa che intende anche 1' argomento
aristotelico, il quale, partendo dalla medesima triparti
zione, li sconfigge con le loro stesse armi: e cio un
aggregato materiale, privo di spirito e di anime. Pla
tone pone invece 1' anima come principio del divenire,
e avanza quindi 1' esigenza di un nuovo concetto della
natura). Ma vi sono in Aristotele innumerevoli passi,
in cui usato senza riguardo quell' inferiore concetto
di natura, che ormai era diventato usuale: e per esem-
J
pio gi nella seguente dimostrazione la tendenza del
1 15,40 =framm. 504 Arnim), il quale si peraltro approprialo anche
* l'inlerpretazione del solstizio (.de nat. deor., Ili, 14, 37 = framm.
501 Arnim). Commisurata al grado di evoluzione raggiunto da Ari-
j
stole]- , la fisica stoica offre frequenti esempi di simile atavismo:
una fusione di cosmologia e teologia del primo Aristotele con fisica
; preoristotelic.
1
*) Epn., 982 A segg.
f
2) Plat, Leg., X 888 E segg.
:{ Plat., Leg., X 892 C; 891 C.
200 GLI ANNI DI VIAGGIO
fuoco e dell' aria verso 1' alto e quella della terra e del
l' acqua verso il basso designata col nome di movi
mento per natura. La tripartizione di ogni accadere in
naturale, casuale e intenzionale si trova anche -nel Pro-
treptico aristotelico. E il metodo etesso di dimostrar
congrua una data tesi mediante l'esclusione di tutte le
altre tesi possibili connesso col procedimento di divi
sione proprio della tarda dialettica platonica ed ca
ratteristico per Aristotele.
Esso adoperato anche iteli' ultima dimostrazione,
che aggiunge alla precedente una pi sottile sfumatura
e la cui provenienza aristotelica esplicitamente attestata.
Ogni movimento accade o per natura o per forza esterna
o per libera volont. In quanto per natura, il movi
mento dei corpi procede sempre inlinea retta verso l'alto
o verso il basso, e non in cerchio come quello dei corpi
celesti. Ma il loro movimento circolare non si pu spie
gare neppure con l'intervento di una forza esterna, per
ch quale forza potrebbe essere maggiore di quella che
essi possiedono? Per essi non resta quindi possibile che
il movimento causato da una volont libera. Anche que
sta conclusione trova corrispondenza nell' Epinomide. in
cui si parla di una perfettissima attivit deliberante
(plcxi jfouXeuct?) delle anime astrali 1). Su di essa ba
sata la natura immutabile della necessit che dirige le
orbite delle stelle. La sua perfezione consste nella ideale
forma matematica dell' orbita circolare, pensata e in
sieme voluta dallo spirito astrale. Esso per non pu
mai modificare il suo volere, perch ogni vera perfe
zione esclude la tendenza al peggioramento. La volont
astrale ilsostrato idealmente necessario della
legge che
lo spirito dell'astro impone alla materia5). Una delibe
razione che venga compiuta al fine dell' azione presnp-
') Epin.,
982 C.
') Epin., 982 B,
LO SCIOTTO SULLA FILOSOFIA 201
pone la volont libera. Inquesto senso il concetto della
deliberazione perfettissima, espresso nell' Epinomide, co
stituisce 1' esatta integrazione di quello aristotelico della
volont libera: sono elementi consoni di un' unica co
struzione ideale 1). La dottrina della volontariet dei
moti astrali, cos apertamente contrastante alle poste
riori vedute di Aristotele, ha indotto inegatori della sua
evoluzione spirituale alle pi disperate congetture e ar
tifizi : tutto dovrebbe dipendere, secondo essi, dall' as
surdo fraintendimento ciceroniano della sua fonte 4).
Non vale la pena di combattere particolarmente questi
tentativi avventurosi, perch dall' analisi della dottrina
delle anime astrali deve ormai essere risultato chiaro che
si dovrebbe quasi ricostruire a priori, nei suoi singoli
tratti, questo grado intermedio dell' evoluzione del filo
sofo, se non ce ne fosse tramandata la notizia inmaniera
tanto inoppugnabile.
Ma per mezzo dell'ultimo argomento abbiamo anche
la possibilit di spinger Io sguardo nel processo genetico
') Il moto astrale libero, in quanto dipende da una volont
consapevole /rcpoaipso'.j) : ma questa (secondo Eth. Nic., T 5) pre
suppone la riflessione, pooXso-twJ Specie. In Eth. T 5, 1112 a 21
Aristotele combatte esplicitamente l'idea che possa esserci una (3o-
Xeooi; jtepl tiv 4T8 tov. rigettando quindi la sua precedente teoria
della volont astrale. Solo l'espressione ftpTxeiv, riferita ai movi
menti dei corpi celesti, rammenta, nel periodo pi tardo, la conce
zione primitiva. Con questa iniziale teoria aristotelica della volont
consapevole degli astri non va d'altronde scambiata l'idea che Dio,
suprema causa finale, muove il mondo in virt di una 8pe?i;, che
fa tendere tutte le cose verso di lui (cfr. Zeller, Phlos. d. Grie-
chen, II2', p. 375 n. 3). Questa veduta di Aristotele non significa
che la materia sia un principio attivo indipendente, il quale tenda
verso la forma, n presuppone che tutte le cose, comprese quelle
del mondo inorganico, siano animate. Secondo Aristotele ogni
realt tende a compiere perfettamente fcoSiSvat) il suo Ippov.
In ci consiste il suo v.aXi. e attraverso ci essa si ricollega con
tutte le altre realt (cfr. Metapk., A 10nana.... oovTvaxxat nioj).
Nella loro azione collettiva essi costituiscono la del mondo,
il cui tog Dio, realt sommamente perfetta. Ogni cosa tende
quindi a Dio, in quanto realizza il suo proprio tiXog.
*) Bernays, Die Dialoge des Aristoteles, p. 104.
202
GLI ANNI DI VIAGGIO
della fisica celeste di Aristotele, e cio della sua dot
trina dell' etere. Che l'idea dell' etere sia gi presup
posta nel dialogo, stato dimostrato sopra. Altrimenti
se ne potrebbe quasi dubitare, dato che Aristotele chia
ma naturale solo il movimento rettilineo dei corpi
pesanti verso ilbasso e di quelli leggeri verso 1' alto, de
ducendo quindi il moto circolare degli astri non dalla
loro costituzione materiale ma dalla libera determina
zione del loro volere. Viceversa, insegna nel De caelo che
vi sono cinque elementi, e che a ciascuno di essi corri
sponde una forma determinata di movimento naturale:
alla terra e all'acqua quella verso ilbasso, all'aria e al fuo
co quella verso l'alto, all'etere quella circolare1). Anzi lo
chiama addirittura il corpo che si muove circolarmente,
considerando cio questa caratteristica come costitutiva
dell' essenza dell' etere. Anche qui inegatori dell' evo
luzione aristotelica ricorrono al metodo disperato d ri
solvere in un mero gioco poetico 1' esposizione del Ilep
cpiXoaocpla? 2). Ma Aristotele ha speso troppo acume e
')
Arist., De cado, A 2-3.
) IlBernaya (I. c., p. 104) non riusciva a immaginare che Ari
stotele potesse, nel dialogo Qepl aver rinnegato' cos
pienamente il concetto fondamentale della sua cosmologia (col che
intendeva, certo, la deduzione di ogni accadere da cause natu
rali >/), e aver aderito tanto incondizionatamente alla popolare ed
antropomorfica divinizzazione degli astri. Un'opinione simile si
spiega soltanto in un'et in cui non si teneva il debito conto delle
Leggi di Platone e deH'Epmom/cie, e si subiva ancora l'influsso del-
l'atetesi zelleriana delle Leggi. La concezione platonica delle anime
astrali non ha nulla clic fare con l'ingenua fede del popolo in Elio
e in Selene. La deduzione del moto circolare degli astri e del
cielo da una causa non materiale costituiva per un platonico la
soluzione pi ovvia, perch Platone concepiva il vo; come movi
mento circolare e la nuova scoperta della regolarit e semplicit
matematica delle orbite dei corpi celesti suggeriva spontanea l'ipo
tesi che le muovesse un intelletto matematico: cfr. Plat., Tim.,
34 A, 37 C, ecc. Secondo il Timeo (47 E) ilvoOp e 1' ivdyxi) si di
vidono il compito della creazione cosmica. In de an., A 3, 406 b
26 segg. Aristotele combatte con insistenza la concezione del conti
nuo moto circolare del vog. L'abbandono di questa dottrina pla
tonica e il mutamento della concezione psicologica della vrjai;
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA 203
seriet in queste
dimostrazioni, e le due concezioni, come
non par che si avverta, sono reciprocamente incompa
tibili. La deduzione del moto circolare della natura ma
teriale dell'etere manifesta l'intento di dedurre senza ec
cezione ogni forma di movimento dalle leggi naturali
della materia. Ci diviene possibile solo a prezzo di una
duplice fisica, una terrena e una cosmica.
Quest'
ultima
non conosce le leggi terrestri della gravitazione.
Solo la
fisica moderna ha nuovamente abolito questa specie di
partita doppia. Dal punto di vista scientifico, essa costi
tuiva tuttavia tin progresso rispetto al tentativo, com
piuto dal giovane Aristotele e dall'Accademia, di risol
vere il problema della relazione tra la legge matematica
dell'astro YEpinomide parla effettivamente di una fun
zione legislatrice1) della volont astrale
e la materia
inerte con l'inserzione di analogie psicofisiche
in senso
antropomorfico. Siamo dunque ora in grado di vedere
come l'ipotesi dell'etere non sia stata avanzata, in ori
gine, allo scopo di spiegare ilmoto celeste in virt della
costituzione naturale dei corpi astrali, ma bens per altre
riflessioni. L'ipotesi dell'etere sussisteva prima ancora che
ad esso fosse attribuita la propriet del moto circolare.
Essa fu evidentemente occasionata dai nuovi calcoli esatti
della scuola di Eudosso e di Filippo di Opunte circa la
grandezza e la distanza del sole e della luna e degli altri
corpi celesti. L'antica concezione fsica, asserente che la
parte superiore dello spazio cosmico era costituita per in
tero di fuoco, non poteva
ormai pireggere, giacch per
la piccolezza della terra e per l'infinita estensione dello
spazio cosmico l'equilibrata proporzione degli elementi
sarebbe stata turbata dalla massa del fuoco, e anzi tutti
non poteva non far cadere insieme anche la dottrina delle anime
immanenti negli astri.
') Epin., 982 B 5pxouo XX' ox pxo|iivv?
vofioft-e-csT
(scii.
ifiuxS vyxrj vo3v xsxtij|iivr]g).
204 GLI ANNI DI VIAGGIO
gli altri elementi sarebbero stati distrutti da esso. Le
nuove ecoperte avrebbero quindi abbattuto la teoria della
trasformazione reciproca degli elementi, e con essa una
delle basi della cosmologia allora" in onore1). Pi tardi,
Aristotele costru sulla stessa ipotesi dell'etere una fisica
cosmica senza anime astrali ed aggiunte mitiche. Nel pri
mo libro del De caelo, che s'inizia efficacemente con la
nuova teoria dell'etere, troviamo ora ampiamente svilup
pata questa concezione posteriore: ma non dovrebb' es
sere troppo audace il ritenere che questo corso di le
zioni sia stato pi tardi rielaborato da Aristotele e nel
suo nucleo fondamentale risalga al periodo in cui l'ipo
tesi dell'etere era ancora nuova. Con ci quadra anche
il fatto che il suo contenuto costituito quasi esclusi
vamente dalla esposizione e dalla critica della tarda co
smologia platonica, e manifesta talora un'intonazione an
cora pienamente teologica, ampie parti di esso essendo
addirittura ricavate alla lettera dal terzo libro Ilep <pt-
Xococpfaj.
La dottrina delle divinit astrali e della natura divina
del cosmo, cio del cielo, che solo nel dialogo aristote
lico raggiunse la sua piena elaborazione, , al pari della
cosmologia platonica, l'espressione duratura del grande
influsso spirituale esercitato sul mondo filosofico del
quarto secolo dalle
scoperte dell'astronomia pi recente.
L'ipotesi della circolarit e completa regolarit delle or
bite dei pianeti e del ritorno periodico dell'originaria
disposizione degli astri nel grande anno cosmico 2) illu-
') Arist., meteor., A 3, 339 b 2 segg-, c specialmente 340 a 1segg.
8)
Quanto al
fratini).
25 di
Aristotele, incui si parla del grande
anno, per, certo, difficile che abbia ragione il Rose, quando Io
annovera tra i resti del dialogo Ilepl eptXooorpfccg. Infatti Tacito
(Dial., 16, 10 6egg) attesta che esso era citato da 'Cicerone nell'Or-
lensio, ed verosimile che questi l'avesse attinto alla sua fonte prin
cipale, il Prolreptico aristotelico. Ma il problema della pertinenza
LO SC1UTTO SULLA FILOSOFIA
205
minava della luce pi sorprendente il fondamentale con
cetto platonico della signoria ordinatrice che Io spirito
esercitava sui fenomeni materiali del mondo sensibile,
e apriva la via a fecondi rapporti tra filosofia e inda
gine sperimentale. Il primo grandioso tentativo di spie
gare il dominio della ragione sulla materia costituito
dalla dottrina delle anime astrali, la quale invero pro
cede molto al di l delle esigenze d'interpretazione pro
prie della scienza naturale, ma d'altro lato schiude, col
suo mito dell'anima, nuove e insospettate fonti all'intui
zione filosofica dell'universo. chiaro che per Platone
aveva importanza prevalente, in questa dottrina, -l' ele
mento mitico-spiritualistico, mentre il giovane Aristotele
inclinava ad essa piuttosto per il fatto che la specula
zione, icui insolubili problemi
non potevano
in ogni
modo essere scansati indefinitamente dallo spirito umano,
poteva in questo
caso appoggiarsi a dati di fatto sicuri,
se anche ammettenti pi di una interpretazione. Cos la
concezione , nel suo contenuto, eguale in entrambi, ma
nel rigoroso contesto delle argomentazioni aristoteliche
vibra uno spirito scientifico nuovo, che considera anche
ilmito, pur traboccante di valori sentimentali, come sem
plice oggetto
di ricerca metodica, e che si manifesta an
zitutto nel gusto, addirittura insaziabile, per le dimostra
zioni. Se si leggono le stesse cose nell'esposizione del
l'Epinomide, che compiacendosi, con unzione mistica,
del religioso e del misterioso accetta con piena passivit
dogmatica la dottrina platonica del cielo e se ne entu
siasma crassamcnte, si avverte inmodo anche pi chiaro
come di fronte al mito platonico sussistesse l'unica alter
nativa della ripetizione scolastica o della traduzione scien-
tifico-critica. Platone stesso ha compreso in tal modo s
del frammento all'una o all'altra opera non ha per noi, in questo
caso, importanza.
206 CU ANNI DI VIAGGIO
medesimo, e ha dato ai suoi scolari il diritto di appli
care al mito tale criterio realistico, quando lo ha presen
tato come ipotesi accanto ad altre ugualmente possibili 1).
Ma quale grande pensatore ha inteso esattamente s stes
so? Assolutamente priva di intelligenza anche la vec
chia disputa, se Aristotele abbia capito Platone. Egli lotta
con lui, stando apparentemente sullo stosso piano, per
raggiungere una miglior conoscenza; ma non lo supera
contraddicendolo, bens imponendo il sigillo della pro
pria natura ad ogni elemento platonico con cui venga
in contatto.
Ci pu esser detto anche della seconda parte prin
cipale del dialogo, cio della sua filosofia della religione.
In quest'opera infatti Aristotele non era soltanto il crea
tore della teologia ellenistica 2), ma anche l'iniziatore di
un tipo di considerazione, intimamente comprensivo e
') Plat., Leg., X
Ufi)
L.
) Dal punto di vista del contenuto-, ci che sotto questo nome
assume inAristotele ilcarattere di disciplina indipendente procede
in realt dalla tarda cosmologia platonica. Ma nella sua elevazione
a scienza speciale si manifesta un'intensa concentrazione dello spi
rito sul problema .del concetto di Dio, che qualcosa di affatto
nuovo e che segna un momento decisivo per la storia della filosofia 5
ellenistica. La teologia
aristotelica serve poi di fondamento alle \
ulteriori costruzioni di quella stoica. Nella sua tendenza monistica 5
questa abbandona, s, il Dio trascendente di Aristotele: ma per va-
'
lutare l'influsso della concezione aristotelica ha importanza deci
siva non la coincidenza di contenuto, ma tutto l'atteggiamento in
teriore della- nuova et rispetto al problema teologico, e il posto
che gli vieti fatto al centro dell'intero sistema della filosofia. Dal
punto di vista del contenuto la teologia aristotelica, con la sua
brusca distinzione del Dio supremo dalle divinit astrali, giunge
ad esercitare piena efficacia solo verso l'inizio dell'era cristiana.
Questa et aspirava a un deus exsuperantissimus, che troneggiando,
in sublime lontananza ed altezza, al di sopra degli astri, dirigesse
invisibile il mondo. Aristotele cominci a reagire energicamente
sul platonismo, e si colleg in parte a motivi della religiosit
orientale e in parte alla cosiddetta teologia negativa, nella quale
culminava l'esperienza di Dio propria dell'Oriente ellenistico, tanto
cristiano quanto pagano.
LO SCUITIO SULLA FILOSOFIA 207
nello stesso tempo oggettivo, dell'esperienza religiosa, che
l'antichit non sapeva ancora designare con alcun nome
specifico, n assegnare ad alcuna disciplina filosofica au
tonoma a fianco della metafisica. Solo pi tardi essa si
resa indipendente, sotto il nome di filosofia della reli
gione. Anche questo aspetto, d'importanza incommen
surabile per la storia dello spirito, della personalit gio
vanile di Aristotele rimasto sinora ignorato o trascu
rato, forse perch si sarebbe alterata l'immagine, ormai
convenzionalmente fissata, del metafisico e intellettua
lista puramente concettuale quando fosse venuto in chia
ro che al disotto del lavoro dialettico del suo intelletto
stava l'interiore impulso di ima viva religione, penetrante
e animante tutti ipori dell'organismo logico della sua
filosofia. La storia della filosofia della religione, nel senso
moderno della parola, deve prender le mosse dai sofisti,
e dai loro primi grandi tentativi di spiegare psicologica
mente l'essenza e l'origine della religione. Ma il razio
nalismo pu percorrer sempre tale via solo per breve
tratto, mancandogli, per ifenomeni della vita religiosa,
l'organo adeguato di percezione. Al suo periodo classico
la filosofia della religione giunge solo col giovane Ari
stotele e con la tarda Accademia platonica. Ivi sussiste
vano entrambe le condizioni essenziali per uno studio
della religione, il quale avesse insieme capacit di ade
guazione psicologica e fecondit religiosa: una raffinata
sensibilit teoretica per tutti ifenomeni dello spirito
vi s'incontrava infatti con l'atteggiamento di mistica de
vozione, nato dalla fantasia mitopoietica e simbolica di
Platone e aprente la via a nuove esperienze religiose, che
contraddistingueva quella comunit, compenetrata da un
sentimento rivoluzionario per tutti ivalori della vita.
Sta il fatto, per quanto la comune storia della filosofia
possa ignorarlo, che quasi tutto il contenuto ideale della
posteriore ed odierna filosofa della religione derivato
203 GLI ANNI DI VIAGGIO
proprio da questo ambiente. Il problema che a questi
pensatori si presenta anzitutto quello delle basi teo
retiche e delle fonti naturali dell' interiore certezza circa
le cose della religione: cio, in una parola, il problema
della realt del divino. Per la coscienza religiosa inge
nua questo non neppure un problema: tale diventa
solo con la dissoluzione della fede popolare e con la par
ticolare presa di posizione della scienza rispetto al mon
do intuitivo della religione. Comincia l'et delle dimo
strazioni dell'esistenza diDio. Infatti,dopo la rapida estin
zione del vittorioso entusiasmo che animava la critica
par la propria opera di dissoluzione razionalistica, ilsen
timento religioso, cacciato in esilio e tuttavia inelimina
bile, cerca aiuto ed appoggio presso il suo stesso vinci
tore. Le dimostrazioni senofontee dell'esistenza di Dio
sono nate da questa esigenza razionalistica. Per Platone
un atteggiamento oggettivamente teoretico di critica re
ligiosa, nei riguardi del problema di Dio, non aveva ra
gion d'essere in tutto il periodo culminante della Bua
attivit. Egli stesso era un creatore di nuovi mondi, ai
quali si poteva accedere solo in atto di contemplazione
devui T.'d-a del bene non forniva allo stato platonico
soltanto uno scopo eterno, ma. diveniva per esso anche il
simbolo di un nuovo sentimento di Dio. Era, essa stessa,
religione. Con la filosofia platonica la religione entrava
cos nello stadio speculativo e la scienza in quello del
l'ideologia religiosa. Solo nel pi tardo periodo dell'at
tivit platonica appare la riflessione sulle radici della
fede, e sulla sua conciliabilit con la scienza della na
tura. La priorit dell'anima rispetto al corpo e quella
dello spirito e della legge ordinatrice rispetto alla ma
teria cieca sono iconcelti dominanti nella teologia del
vecchio Platone. Il concetto meccanico-causale della na
tura, proprio della fisica ionica, cede il nasso a una con-
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA 209
cczione che deduce tutto da forze psichiche, e per la
quale, ancora una volta, tutto pieno di Dei 1).
La vera e propria dimostrazione dell'esistenza di Dio
appare per la prima volta nella filosofia del giovane Ari
stotele. Nel terzo libro IIspl egli dedusse per
k
primo l'esistenza di un essere supremo merc argomenti
di rigorosa forma sillogistica, e diede con ci al problema
quella formulazione spiccatamente apodittica, che spron
l'acume dei filosofi religiosi di tutti isecoli posteriori a
render visibile, anche all'occhio dell'intelletto, l'ineffa
bile esperienza del trascendente. Si pu ritenere che
in ogni dominio nel quale vi una gerarchia di gradi, e
quindi una maggiore o minore vicinanza alla perfezione,
!
sussiste di necessit anche qualcosa di assolutamente per
fetto. Ora. giacch intutto ci che esiste si manifesta una
tale gradazione di cose pi o meno perfette, sussiste dun
que anche un ente di assoluta superiorit e perfezione,
|
e questo potrebb' essere Dio2). C'imbattiamo qui. nel
.
'
germe dell'argomento.ontologico, che per, conforme allo
spirito della fsica aristotelica, connesso con quello te-
j leologico. In ogni serie di oggetti confrontabili, di di-

verso valore graduale, si d un massimo e perfettissimo,


anche quando non si tratti di progressioni semplice
mente pensate, ma dei gradi di perfezione dell'esistente,
Nella natura, che per Aristotele forma operante dal
l'interno e finalit creatrice, tutto graduazione, rap
porto di una realt inferiore con una realt superiore
e dominante. Questo
ordinamento teleologico per lui
una legge naturale empiricamente dimostrabile. C' dun
que, nel regno di ci che esiste, cio delle reali forme
della natura, un ente perfettissimo, che naturalmente de-
') Piai., Leg., X 899 B, Epin., 991 D.
!) JTraram. 16 R. Nei grandi pensatori della Scolastica la di-
mostrazione ricompare col nome di argumentiim ex gradibus.
14.

"W. Jaeger, Aristoteli,


210 GI-I ANNI DI VIAGGIO
v' essere anche forma reale e che, come suprema causa
finale, principio di ogni altra esistenza. Inquesto senso
va intesa la conclusione che 1' essere perfettissimo potreb-
b' essere identico alla divinit. In seno alla concezione
aristotelica della natura come rigorosa gerarchia di forme
l'argomentazione serba la sua validit e si tien lontana
dall'errore, in cui s'incorse pi tardi, di concepire l'es
sere dell'ente perfettissimo come un predicato gi con
tenuto nel concetto della perfezione, e quindi ricavabile
da tale concetto per via puramente analitica, senza ilsus
sidio dell'esperienza. La forma di tutte le forme reali
dev' essere essa stessa necessariamente reale. Identifican
dola con la divinit, Aristotele non dimostra natural
mente la realt dell'intuizione popolare di Dio, ma d
a questa grandezza, soggetta come ogni realt umana
alla vicenda del divenire, un nuovo significato, conforme
allo spirito dell'interpretazione teleologica del mondo.
Accanto a questo argomento non saranno mancate nel
dialogo anche le altre prove, a noi note dai trattati,
derivate dall'eternit del movimento e dalla necessit
di porre un termine alla serie delle cause per evitare
il suo processo all'infinito. Era ilprimo grandioso tenta
tivo di risolvere il problema di Do sul fondamento di
una salda interpretazione sistematica della natura e mer
c argomentazioni dialetticamente rigorose. Di fronte a
questo problema stava Aristotele, ma solo il pi grande
costruttore logico di tutti itempi poteva avere il corag-

gio di relegare l'intero risultato del suo enorme sforzo
in quelle semplici proposizioni. Ci non significa, d'ai- |
tronde, che sia permesso di astrarle dal contesto della
f
critica aristotelica e di considerarle per s. Esse costi-
f
tuiscono la conclusione necessaria di un sistema natura-
listico fondato sul principio della gerarchia delle forme .
j
ed elaborato sino agli estremi particolari, e ci assicurano
che la fisica era gi compiuta nei suoi tratti fondamen-
j
1.0 SCRITTO SULLA FILOSOFIA 21I
tali quando Aristotele compose il dialogo. Essa nacque
perci quando il suo autore si trovava ancora nell'am
biente dell'Accademia.
Ma Aristotele, nellasua opera, si occupava anche delle
fonti psicologiche della fede in Dio, e non per fredda
curiosit scientifica, ma bens per far rivivere anche ad
altri un'esperienza che egli stesso aveva compiuta. Av
vertiva, cio, chiaramente come anche la pi geniale
logica non giunga mai a quell'irresistibile forza della
persuasione interiore, che nasce dal demonico presenti
mento dell'anima l). Nessun uomo dell'antichit ha detto
circa l'esperienza interiore e sentimentale della vita re
ligiosa, parole pibelle e profonde di quelle pronunciate
da Aristotele in questi anni, in cui ilproblema religioso
era ancora al centro del suo pensiero. Quando,
nel dia
logo IIsp 1X000
effar,
si accingeva a trattare della di
vinit degli astri, egli parlava del sentimento di venera
zione che si prova per ci che pi alto dell'uomo. Enel
raccoglimento interiore riconosceva l'essenza di ogni de
vozione religiosa s). Come noi osiamo di entrare in un
tempio solo con animo raccolto, cos, egli esortava, dob
biamo accedere devotamente anche al tempio del cosmo,
se indaghiamo gli astri e la loro natura.
Queste
parole
avevan certo lo
Bcopo di preparare ilterreno per l'accusa
di ateismo, che poi dirigeva contro inegatori della divi-
') Anche in de caelo, B 1, 284 b 3 egli parla del concorso di
speculazione scientifica ed interna inluizione di Dio, basata sul
l'immediato sentimento (pavisCa icspl tv ftsiv] : distinguendo,
quindi, chiaramente l'nna cosa dall'altra. Platone fu probabilmente
il primo che trasform il concetto del jiaviecotiai interiore, gi
usato dai poeti per designare la previsione di eventi esterni, dan
dogli il senso filosofico di un'intuizione non di cose future, ma di
celate e profonde relazioni e connessioni della realt. E Aristotele
fu il primo, infine, che lo rifer al problema del rapporto di scienza
e fede, e del sapere e dell'intuire fece due forme, reciprocamente
commensurabili e cooperanti, della coscienza religiosa.
') Framm. 14 R.
212 GLI ANNI Dt VIAGGIO
nit e indistruttibilit del cielo e delle stelle 1). Alla fine
del suo scritto Sulla preghiera era detto: Dio c spirito,
se non qualcosa di pi alto che lo spirito.
Quale
signi
ficato poteva avere una trattazione sulla preghiera,
se
non quello di dimostrare come non apparisse indegno di
un filosofo l'accostarsi pregando alla divinit, quando si
riflettesse che Dio spirito o pi che spirito, e che solo
nello spirito un mortale giunge alla sua sfera? 2). Ts'
Kant n Schleiermacher hanno segnato iconfini che sepa
rano scienza e fede, intelletto e sentimento con maggior
nettezza di
quanto abbia fatto l'autore delle dimostra
zioni speculative dell'esistenza di Dio con la sua classica
sentenza: chi subisce l'iniziazione non deve apprender
nulla con l'intelletto (parilv) ma bens vivere un'espe
rienza interiore (ttkS'sTv), e cos entrare in una certa
disposizione d'animo, dato che di tale disposizione egli
sia capace :
s).
Non un caso che la formulazione di
questa cos importante verit si ricolleghi alla religione
misteriosofica. Nel culto degli antichi Dei faceva difetto
quella relazione personale del devoto con la divinit,
che imisteri ponevano invece inprimo piano gi col loro
esclusivismo, e che traeva alimento dalla gerarchia delle
iniziazioni e dalla distinzione del fervore con cui isin
goli credenti le ricevevano. Ma era appunto questo
fat
tore psichico, e non il significato spirituale del loro
*) Cfr. sopra, p. 183.
8) Arist., framm. 49 R, L'energico rilievo dato alla trascen
denza di Dio al termine di uno scritto sulla preghiera deve lo
gicamente aver avuto per scopo l'applicazione di tale verit ri pro
blema del modo in cui convenisse pregare. L'idea della preghiera
compiuta in spirito e verit risponde a un'esigenza sorta in seno
all'ambiente platonico, merc la quale lo spirito filosofico dell'At
tica ha ridato la religione all'uomo del- quarto secolo. Che il van
gelo giovanneo (4,24) abbia modificato il suo contenuto, sostituendo
al vog il
5tv0|.ia (certo senza conoscenza letteraria di Aristotele)
non toglie nulla al significato
che questo fatto ha per la storia
dello spirilo.
sj Framm. 15 R.
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA S> 213
contenuto, a determinare l' appassionato interesse che
ogni vivo ambiente religioso nutr pei misteri sin dalla
fine del quinto secolo. Come frequente il caso che solo
la lingua e la simbolica dei misteri dian forma e co
lore, in Platone e nelle opere giovanili di
Aristotele,
all'espressione del nuovo sentimento religioso! La no
zione, acquistata nei misteri, che la religione possi
bile pel filosofo solo come devozione e venerazione per
sonale, come esperienza di una natura a ci particolar
mente sensibile, come commercio spirituale dell' anima
con Dio, apre senz'altro Pera del dominio di un nuovo
spirito religioso. Inestimabile l'influenza che questi
concetti esercitarono sull'ellenismo e sulla religione spi
ritualistica che vi si veniva formando.
Aristotele deduce la certezza soggettiva dell'esistenza
di Dio da due fonti: dall'esperienza
del potere demonico
dell'anima, la quale, negli istanti in cui si libera dal
l'elemento corporeo, cio nel sonno o nell'imminenza
della morte, attinge la sua vera natura e spinge il
suo occhio veggente attraverso l'avvenire, e dalla con
templazione del cielo stellato').
Questa
deduzione non
da intendere in senso storico: essa non concerne gli uo
mini delle et primitive, ma bens include in se idue
grandi miracoli che la semplice cognizione intellettiva
degli intenditori non riesce a spiegare, e che permangono
come residui irriducibili di fronte alle analisi del razio
nalismo naturalistico. Neil' Accademia era sempre stato
vivo l'interesse per la mantica e per la parte irrazionale
ed oscura della vita psichica; e da essa traeva anche ori
gine la fervida esperienza della religiosit cosmica. Non
altro che il sentimento religioso del mondo, vissuto dal
l'ambiente platonico, era ci che Aristotele chiudeva qui
in una formula. Anche questa si ricollega d'altronde a
') Framm. 10 R.
214 GLI ANN! DI VIAGGIO
Platone come a suo modello. Le Leggi deducono la fede
in Dio dalle stesse due fonti, e cio dall'essenza eter
namente rinnovantesi (cvao? og(x) della vita psichica
e dalla contemplazione dell'immutabile ordinamento de
gli astri1). Nessun'altra formula avrebbe potuto meglio
esprimere il contenuto religioso del platonismo, nella sua
verit superiore al tempo e libera di ogni mutevole ele
mento dogmatico. Nella storia dello spirito essa ricom
pare, in sempre nuove manifestazioni, come simbolo del
l'estrema ed inattaccabile posizione dello spirito di fronte
al disperato assalto della materia e del caso. Si rammen
tino le parole di Kant nella conclusione della Critica
della ragion pratica: due cose riempiono l'animo d am
mirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quan
to pi spesso e pi a lungo la riflessione si' occupi di
esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in
me. La trasformazione del primo motivo, cio dell'eterna
essenza dell'anima, secondo l'espressione platonica, nella
legge morale caratteristica per la differenza dello spi
rito kantiano da quello platonico, per quanto la prima
origine di tale modificazione sia da far risalire ad influsso
stoico. Certo, Kant non lo dice, ma nelle sue parole si
avverte chiaramente che ammirazione e venerazione
sono di natura religiosa, e che in origine esse erano ci
tate addirittura come fonti della fede nell'esistenza e
nell'azione della divinit.
Anche in Aristotele si ritrova immutato il secondo
argomento, mentre in luogo del primo, e cio del mira
colo della vita psichica universalmente considerata, sono
poste le energie chiaroveggenti, che dormono nel fondo
dell'anima e che si destano solo quand'essa si libera dal
corpo.
Questa
concezione dell'anima platonica. Anche
il riconoscimento realistico di fenomeni occulti, inacces-
') Plat., Leg., XII 966 D
10 SCRITTO SULLA FILOSOFIA 215
sibili alla scienza, contraddice alla posteriore opinione di
Aristotele, che nello scritto circa isogni combatte am
piamente simili concezioni1). Si vuol forse vedere an
che in tutto ci soltanto una concessione allo stile dia
logico? Ma la posizione rispetto al problema della man-
tica identica a quella che si manifesta nell' Eudemo.
Nulla mostra pi chiaramente quanto profonde siano le
radici che Aristotele affonda nel terreno dello spirituali
smo come ilfatto che egli, ancora per un certo periodo
dopo l'abbandono della dottrina delle idee, tenga fermo
al concetto platonico dell' anima e insieme con esso,
senza dubbio, anche alla dottrina dell'immortalit. An
che Posidouio la consider sottintesa nelle parole di que
sto passo '). E l'idea delle due fonti della fede in Dio
') In Espi tt)j
jcaft' &7tvov jiavcoois, 1, 462 b 20, Aristotele
nega l'esistenza di sogni veritieri, inviali dalla divinit: cfr. 463 b
12. Invece Plat., Tint., 71 A-E e Epin., 935 C sono allo stesso livello
di Espi (piXoooJtaCi framm. 10.
Posidonio ha accolto il passo- relativo alla facolt chiaroveg
gente dell'anima (framm. 10) nel suo scritto Sulla montica, che Ci
cerone ha posto a base della sua trattazione in de div., I, 63, come
del resto anche molte altre volte nel corso di tale opera.
Sext. Emp., adv. phys.,
I20-21 (395.6)
'AptOTOtXr;{ &n SusTv
pySn ivvotav S-s&v IXsys
vivai
. . . iXX' it pv tSv itspl ti)v
<jn)X4v ouppavvivttDV 8i toOj iv
totg &jtvo: ytvo[iivou tatr(
v3-ooa:ao[ioi>s xal tj jiavtsias.
(21) 6tav cpil o tv, iv t<j5
&revov xaO-" iaotv Yivtjtai f,
c}j0X*S, tt vqv Xbiov xoXapoaa
9civ
npopavTsosxal
ts xal itpoa-
popssi t
iiXXovva.
ToiaTt] 8
isti xal iv Tj xat& tv 8-lva-
tov
xtBP"83'ai'
xoSxeTai t
'oOv xal tv noiijTv
"Oprjpov toto -apat7;paav-
Cic., de div., I63.
(63) rum ergo est sonino sevoca-
tus animus a societate et a con
tagiane corporis, turn meminit
praeierilorum,
praesentia cerrut,
futura
provide
t._ itaqua appro
pinquatile morte multo est divt-
nior. (64) divinare autemmorien-
tes ilio etiam
exemplo
confirmat
Posidonius, quod adjert....
216 CU ANNI ni VIAGGIO LO SCIUTTO SULLA FILOSOFIA 217
fu parimenti attinta a questo dialogo dalla Stoa: cos,
quando Cleante la pone sullo stesso piano delle ipotesi
di Prodico e di Democrito circa l'origine della religione,
dimostra di averla interpretata erroneamente in senso
storico ;i).
II grande influsso che lo scritto aristotelico esercit
sull'ellenismo dimostrato anche dal celebre passo, ripe
tuto in tutte le teologie stoiche, che si conservato in
Cicerone e che appartiene certamente alla dimostrazione
dell'esistenza di Diodata nel terzo libroIlep cptXoootpfa? 2).
Per l'energia suggestiva, con la quale esso esprime l'irre
sistibile esperienza del carattere divino del cosmo, il
passo merita intera lettura. Se ci fossero degli uomini,
iquali avessero sempre abitato sotto la terra in buone
e splendide dimore, adorne di statue e pitture e fornite
di tutte quelle cose di cui abbondano coloro che si sti
mano felici; se essi non fossero per mai saliti sulla
terra e avessero solo sentito parlare dell'esistenza di una
certa natura e potenza divina, e dopo qualche tempo,
spalancatasi la terra, fossero potuti uscire da quelle loro
xa" itsitoixe y.p xv jav U- ex quo et illud est... ci Homerici
xpoxXov 4v
tifi
iva'.pa&a'. itpoa- Hcctoris, aiti moriens provili-
|
YOpeovTK sspt xi;; 'E'/.topo; quam Achilli mortemdenuntiat.
va'.pxsiop, xiv S* "Exxopa aspi
xi)p 'Ay.iXXujp xsXsuxrjg.
Le parole aristoteliche npoiiavxssxat xs xeni npoayopshe'. x
gXXovxasono state riprese da Posidonio nella sua definizione
della niantica: praesensio et praedictio
futuri.
Il numero degli
esempi stato da lui accresciuto con l'aiuto della sua ricca, e
subito riconoscibile, erudizione. Tra essi non manca quello del so
gno di Eudemo (S3); e Platone, iPitagorici, Eraclide. l'ontico sono
stati, secondo quanto era da aspettarsi, tenuti presenti in modo par
ticolare (4-9; 60-62). Anche qui Posidonio si mostra fortemente in
fluenzato dall'opera giovanile di Aristotele.
')
Cleante, presso Cic., de nat. deor., II 5, 33 (framm, 528
Arnim)
determina quattro motivi della genesi- della fede in Dio:
il primo e il quarto derivano dall'aristotelico Ilspi tXoxoificcg,
gli altri du- da Democrito e Prodico.
a) Framm. 12 K,
dimore e pervenire nei luoghi che noi abitiamo;' quan
do ad un tratto avessero veduto la terra e il mare e
il cielo, e avvertita la grandezza delle nubi e la forza
dei venti, e scorto ilsole, e insieme con la sua grandezza
e bellezza avessero conosciuta l'attivit con la quale, dif
fondendo la luce per tutto il cielo, esso preduce il gior
no; se poi, oscurata la terra dalla notte, scorgessero il
cielo tutto trapunto e adorno d' astri, e le fasi della luna
crescente e calante, e le nascite e itramonti e le orbite
immutabilmente fissate per l'eternit di tutti questi corpi
celesti: se essi scorgessero tutto ci, riterrebbero certo
che gli dei esistono e che tanta grandezza tutta opera
loro .
La prima cosa che colpisce, qui, l'intrinseco rife
rimento alla comparazione della caverna contenuta nella
Repubblica platonica. Questa
fornisce una grandiosa rap
presentazione intuitiva all'esperienza fondamentale della
filosofia platonica, e cio alla trasvalutazione del mondo
visibile in mondo di mere ombre e alla contemplazione
del vero essere, la quale separa ilfilosofo, nella sua soli
tudine, dai propri fratelli. Nella comparazione aristote
lica spira invece un nuovo sentimento nel mondo. Isuoi
uomini non hanno vissuto nelle caverne: sono uomini
moderni, sazi di civilt e deformati da essa, che come
talpe ai seppelliscono nel lusso privo di luce e d'anima,
cercandovi la loro dubbia felicit. Egli immagina che
un giorno salgano alla luce e contemplino lo spettacolo
che egli stesso scorge : l'incommensurabile prodigio della
realt, la divina costruzione e animazione del mondo.
\Egli insegna loro a contemplare non un sopramondo,
ma quella stessa realt che a tutti visibile e che tutta
via nessuno vede. Aristotele consapevole di essere il
(
primo tra iGreci che contempli ilmondo reale con gli
iV
occhi di Platone. Un simbolo di tale sua concezione della
propria missione storica costituito dalla premeditata
218 CLI ANNI DI VIAGCIO
trasformazione dell'immagine platonica. Ci che egli ha
da sostituire al mondo delle idee la considerazione
religiosa del cosmo, la quale contempla il prodigio delle
sue forme e disposizioni e conduce al presentimento del
suo reggitore divino.
All'Epinomide, che inmodo egualmente deciso ricon
duce il problema teologico nel centro della filosofa, noi
dobbiamo la conoscenza della tenace opposizione, con la
quale queste alte speculazioni furono accolte tra iGreci.
Secondo la concezione popolare greca la conoscenza della
divinit, la gnosi degli Orientali, per il mortale qual
cosa di precluso in eterno, e il disperato indagatore, che
tende a impossessarsi del frutto proibito, unuomo infe
lice. Anche Aristotele, nell'inizio della Metafisica, bia
sima la ben radicata avversione degli Elleni alla ecces
siva curiosit (titptzpyla) del pensiero che si spinge au
dacemente troppo inalto. Pivolte egli combatte la mas
sima dell'antica saggezza ellenica, che il mortale debba
avere animo mortale, ed esorta, con profonda commo
zione, a vivere sul piano dell'eterno1). In linea di prin
cipio, la teologia divent possibile pei Greci solo quando
la scoperta delle leggi celesti condusse all'ammissione
delle anime astrali, e quando sicure conoscenze circa gli
Dei visibili aprirono la strada a una teologia basata
sull' esperienza, secondo l'esatto metodo scientifico del
l'astronomia. A ci si aggiunse l'influsso orientale, se
condo quel che dice YEpinomide e che altre testimo
nianze confermano. Il socratico conosci te stesso , mo-
') Epin., 988 Axs i pijBsig tcots tSv 'EXXvwv,
i
o
XP
tept tk 8st Jtois -paynaicsoD-aL 8vyjto{ Bvtcij, itfiv B
ToOttp Biavor)8r,vcu -rovavctov. In 988 B il Sstov fivsu eS-veo.
Gli stessi concetti tornano, con risonanze verbali, in Arist., Metaph.
982 b 28 segg., e cfr. anche Eth. Nic-, K7, 1177 b 31 ;) ypi) B xn
to; !teipivo8vTg (p. es. Epicharm., frarnm. 20 Diels; Eurip.,
Bacch., 395; 427 segg.) vOpiTcva Cfpovev vihpoijioy Svia oB 9vy(T
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Soov IvBiys-cat
49avaTsiv.
LO SCRITTO SULLA FILOSOFIA
219
rivo essenziale della saggezza apollinea, si converti al
lora nel suo opposto.
Nella sua Vita di Socrate, il peri
patetico Aristosseno narrava come un Indiano si fosse
incontrato in Atene con Socrate e lo avesse interrogato
circa la sua filosofia. Avendogli Socrate risposto che cer
cava di comprendere la vita umana, l'Indiano gli pro
spett la vanit di tale intrapresa, non potendo
l'uomo
conoscere s stesso senza aver prima conosciuto Dio1).
Ci ha l'aria apocrifa, ma tuttavia non fa che esprimevo
in forma leggendaria l'opinione generale della tarda Ac
cademia, sintetizzata
daWEpinomide nel suo programma
di riforma religiosa. Secondo questo programma,
la dot
trina astrale e la teologia dell'Oriente doveva esser fusa
con la religione
ellenico-delfica, affinch fosse promosso
il progresso religioso del mondo greco 2). Stando all'opi-
') Aristoxen., framm. 31 Mueller. Della presenza dell'Indiano
ad Atene parla anche il frammento di Aristotele (32 Rose) conser
vato in Diogene Laerzio, li 45, che, se fosse autentico, potrebb'es-
scre ascritto solo al primo libro Hepl tpiXoaoipias- M" '.1 Rose ha
avuto buone ragioni ad annoverarlo tra iresti dello spu. ;o Haytxg,
perch il suo contenuto non conviene ad Aristotele. La massima
affinit con la teologia attribuita al presunto Indiano, e in realt
propria della pi tarda fase del pensiero platonico, s' incontra nel
Proireptco aristotelico
(la cui esigenza di una conoscenza di Dio
come fondamento dell'attivit umana sopravvive in Eth. Eud., 6 3,
1249 b 13-21) e nell'Alcibiade maggiore, che P. Friedlander (Der
grosse Alcibiades eirt Wag zu Plato, Bonn 1921) ha di recente
tentato di dimostrare autentico, assegnandolo alla giovinezza di Pla
tone. Il dialogo culmina nella tesi, trattata in modo minuzioso ed
alquanto scolastico, che l'esortazione delfica EvoIH oskutv realiz
zabile solo nell'intuizione che il voO?
raggiunge di s stesso rispec
chiandosi nella conoscenza di Dio (Ale., 132 E-133 C). Quest'ultima
diviene con ci il vero e proprio centro, in cui convergono tutti i
problemi etici, politici e pedagogici, che la scuola di Platone aveva
ereditati da Socrate. La medesima riduzione di tutte le questioni
morali, dell' eBaiuovtcc e dell' psxri, alla conoscenza di Dio so
stenuta anche dall'Epinomide. L'Alcibiade evidentemente un ten
tativo, compiuto da uno scolaro di Platone all'incirca nello stesso
periodo in cui nacquero gli altri scritti ricordati, di applicare la
teologia ai problemi della filosofia giovanile di Platone e di fon
darli su un saldo principio dogmatico, cio sulla mistica della tarda
dottrina platonica del vcB;.
*) Epin., 987 D-988 A.
I
220 CLI INSI DI
VI,ACCIO
nione dell'autore, che evidentemente manifesta la ten
denza dominante nell'Accademia {giacch improbabile
che egli, a conclusione delle Leggi platoniche, esponga
soltanto aspirazioni personali) la via che conduce a tale
meta quella della mistica. Al pari di lui e di tutti gli
Accademici, Aristotele stato invero sempre dell'opi
nione che la cognitio Dei sia concepibile solo come auto
coscienza della divinit medesima. Egli descrive questo
processo come qualcosa di eccezionale, soverchiante la
misura umana. U soggetto della conoscenza lo spirito
che penetra in noi, e che perci vieti. detto fruposflev
eatuiv e t fklov Iv
Y/inv
: per sua opera che in noi
interviene la conoscenza di Dio. L'autore dell' Epino-
mide parla addirittura della partecipazione del singolo
contemplante all'unico spirito, mentre Aristotele insiste
tuttavia pi sulla trascendenza di Dio che sulla sua uni
ficazione con Io spirilo umano1). Essenziale in ogni mo
do, per la comprensione dell' influsso che il suo pensiero
ha esercitato storicamente, resta il fatto ohe Aristotele
abbia respirato per lunghi anni in tale atmosfera, e che
in essa sia nata la sua metafisica, per quanto grande
dal punto di vista logico sia stata poi l'evoluzione di essa
rispetto al primitivo
punto di partenza. La giustifica
zione del tributo d'onori divini alle stelle, non confinate
nei limiti di alcun paese o di alcuna nazione ma illu
minanti tutti ipopoli della terra s), e alla trascendente
divinit celeste, che su di esse troneggia, inaugura l'e
poca dell'universalismo religioso e filosofico. Intal modo,
come un fiume placa la sua ultima onda nel mare, la
cultura attica sfocia in quella cosmopolitica dell'elle
nismo.
')
la Metaph., A 2, 983 a 3-11 la conoscenza ctie si ha di Dio e
identificata con la conoscenza che ha Dio;e per
l'unificazione dello
spirito umano con quello divino cfr. F.pin.,
986 D.
')
Spia., 934 A.
in.
LA PREVIA METAFISICA
1.

Il problema.
L'importanza del
dialogo Hepl cpiLoccxplas non esau
rita dal fatto che merc esso stato possibile, come si
vieto, richiamare invita iltratto della biografia aristote
lica che separa il periodo dell'Accademia
da quello del
Liceo. Esso ci permette
infatti di fissare un primo punto
fermo per ricostruire lo sviluppo della visione aristote
licadel mondo eper
analizzare, da un angolo visuale sto
ricamente esatto, la Metafisica.
Leopere giovanili stanno
ancora su un piano affatto diverso da quello di tale
trattalo; ma quaf la posizione che in rapporto ad esso
manifesta la dottrina del classico
dialogo incui era pub
blicamente compiuto il distacco da Platone? Non pos
siamo, naturalmente, trasferir senz'altro le conclusioni
dell'analisi dei frammenti nell'interpretazione dei testi
della
Metafisica
,che sono invero anch'essi
frammentari,
ma in ogni modo incomparabilmente pi'compkti.
Ma
e l'analisi della
Metafisica
ci conduce di perse
stessa sulle
medesime tracce, ecco che "la ricostruita fisionomia del
dialogo acquista per noi importanza anche per questo
aspetto.
Iconcetti fonaamcntali della Metafisica
,erano..senzo
222 GLI ANNI DI MAGGIO
dubbio gi saldi nel pensiero di Aristotele al tempo
dlia"sua composizione del dialogo. Pur se sapessimo sol
tanto ohe vi era- professata la dottrina del motore inimo-
bile, saremmo~pef~clo
gi certi cite esso
doveva..jpresup-
porre
ilconcetto aristotelico di sostanza, con. rjiTg]|i , di
materia e forma, potenza e atto. Anche le tre serie di
"indagini, in cui si distingueva l'architettura' delZdlalogo..
-
[e cio la ricerca stonc_la criticailelle_idee-e-lA--eo-
struzione speculativo-teioIogicaj_B ritrovano nella Metafi-
sica, la prima nel primo libro, l'a seconda ne.Iiliri.finali
e qua e l in tutta l'opera, la terza nel libro A. Pidif
ficile decidere in che misura abbiano avuto_corrispon
denza nel dialogo icosiddetti libri principali della Meta
fisica, che trattano della dottrina della sjtetanjleUa
potenza e dell'atto. 0 Aristotele (si potrebbe pensare) ha
considerato queste ricerche troppo astruse ed esoteriche
per la pubblicazione, o solo il caso che non ci ha
conservato nessun
frammento di questa1 parte. In ogni
modo esse non avrebbero potuto occupare nel dialogo uno
spazio cos vasto come 'quello conquistato nella Meta
fisica, nella quale, specialmente se non si tien conto del
l'introduzione (A-E), essesoverchianodi granlungatutto
il resto. Viceversa1 la teologia era esposta in modo assai
pi ampio che nel libro
A giacch dalle testimonianze
che ad essa si riferiscono apprendiamo moltecose, di cui
non. avremmo idea se conoscessimo soltantola
Metafisica.
La dottrina delle anime astrali ci trasferisce senz'altro in
una fase pi antica di sviluppo.
molto probabile che
se possedessimo maggior parte del dialogo, la1 differenza
si manifesterebbe ancora pi notevole. Ci parrebbe co
stituire una prova della tarda composizione della Meta
fisica, che dovrebbe allora essere ascritta all'ultimo pe
riodo dell'attivit
aristotelica. E ci si accorderebbe pie
namente con la comune opinione, giacch fin dai tempi
dell'Impero
romano convinzione diffusa che la Meta-
LA rltlMA METAFISICA
223
j
fisica
sia opera del vecchio Aristotele, da lu lasciata in
compiuta 'alla sua morte.
Ilquadro delle cose cambia per altro completamente
quando si tenga conto dei risultati ottenuti dall'analisi
della Metafisica.
La genesi del libro che reca tale nome
assume in questo
senso importanza per l'interpreta-
j zione della genesi della stessa speculazione
metafisica 1).
Non lecito considerare come unit ibrani raccolti nel
corpus metaphysicum, e di porre a base del loro con-
! fronto una categoria comune, ottenuta facendo la media
di elementi affatto eterogenei. Come ho dimostrato
al
trove, l'analisi conduce per ragioni: interne ad ammettere
stratificazioni di diversa et, e la tradizione conferma
che la silloge, che oggi c_i_s jrresenta
col nome di Meta
fisica
,_ stata mes6a insieme solo dopo 1-a morte
JJeTfio-
Bofq,__Crto,
le indagini si limitavano finora ali storia
del testo della
Metafisica
in quanto essa si evolse dopo
la morte di Aristotele, e cio all-a fortuna libraria della
sua eredit scientifica. La descrizione di tale storia co
stituiva senza dubbio il primo passo dai fare. Ma essa
aveva importanza immediata solo per la storia degli
influssi postumi dell' aristotelismo, e la fatica epesa a
tale scopo non era comunque affatto proporzionata al
guadagno che essa procacciava per la conoscenza del pen
siero e della personalit
di Aristotele. Solo il tentativo
d'intendere organicamente lo stato di tradizione della
Metafisica
infunzione della forma interna2) del suo pen-
! siero torn a dare significato e importanza al lavoro cri-
[ tico. Ma dal problema
della esteriore unit letteraria
; degli scritti pervenutici sotto il nome di
Metafisica
esso
;
condusse subito a quello della loro interiore unit filo-
l) Cfr. la mia
Entslehungsgcschichle der Metaphysih des A'!-
stoteles, Berlino 2912.
*) Cfr, Enlstehungsgesch. d. Met. d. A-, pp. 150, 161.
224 CU ANNI DI VIAGGIO
soica, e con ci all'analisi cronologica e genetica. Iprimi
passi per questa nuova via furono compiuti da me nel
libro sulla Genesi della
Metafisica
: ma io vi ero ancora
troppo estrinsecamente dominato dalla vecchia imposta
zione filologica del problema (tendente a giustificare la
composizione dell'opera e la sua suddivisione in libri,
nella loro forma tradizionale) per poter approfondire i
nuovi risultati fino a ricavarne le ultime conseguenze so
stanziali. Il problema della cronologia, che gi allora
condusse, in un punto, a un risultato certo, dev'essere
ora prospettato di nuovo dal punto di vista dell'evolu
zione filosofica di' Aristotele: e ci render inevitabile,
nel particolare, qualche ripetizione. Ma esse saranno
giustificate dal contesto delle indagini.
Prima di entrare nella questione cronologica op
portuno determinar brevemente, ancora una volta, ci
che nell'odierno ordinamento degli scritti aristotelici di
pende dall'opera compiutadagli editori dopo la sua morte.
Questo
ordinamento non dovr cos, logicamente, darci
pi alcun pensiero. A questo proposito io mi baso sui
risultati della mia precedente ricerca.
Iredattori antichi erano lontanissimi dal moderno
principio filologico di giustapporre ci che cronologica
mente prossimo, anche a ecapito dell'effetto comples
sivo.
Quelli
che si occuparono deUf edizione degli scritti
postumi di Aristotele erano dei filosofi. Molto essi avreb
bero dato per far risorgere dalle preziose carte super
stiti il quadro pi fedele possibile di quel sistema di
prima filosofia alla cui costruzione esse miravano, se
questo desiderio non fosse stato attraversato dall' incom
pletezza ed incongruenza del materiale. Assolutamente
indubbio, infatti, die gli stessi editori non credettero
che l'ordinamento da loro scelto bastasse a tramandare
alla posterit il testo completo delle lezioni di metafi
sica. Essi ebbero la coscienza di ricorrere a una eolu-
T.t PRIMA METAFISICA 225
zione di compromesso, la quale soddisfaceva solo nella
misura in cui Io permetteva la condizione del materiale.
L'appendice al libro introduttivo, il cosiddetto piccolo
a, segue al grande A solo perch non si pot collocarlo
in nessun altro luogo. Esso il resto di un complesso
di appunti presi alle lezioni da Pasicle, un nipote del
l'aristotelico Eudemo di Rodi 1). A B e P sono tra loro
connessi: viceversa una buona tradizione bibliotecaria
attesta che A sussisteva ancora nell'et alessandrina come
scritto indipendente.E una breve trattazione, che serve
di passaggio al complesso Z H 0.
Questo
costituisce una
unit coerente in s, ma problematica appare invece la
sua congruenza coi libri precedenti. Del tutto indipen
dente I, una trattazione sull'ente e l'uno; e di qui
in poi viene a mancare in generale ogni nesso interno
ed esterno. K contiene soltanto una diversa redazione dei
libri B r E, con un'appendice finale di estratti dalla
Fisica, che in s non sono meno aristotelici di qualsiasi
altra parte di questa silloge di manoscritti, ma sono
privi di ogni connessione col contesto. Similmente, un
estratto dada Fisica inserito nel libro A. A un'esposi
zione indipendente, che offre un quadro d'insieme del
l'intero sistema- metafisico, ed del tutto conchiusa in
s, senza alcuna traccia di connessione col resto. Ilibri
finali MNnon hanno alcuna relazione con ci che pre
cede, secondo ci che fu gi notato dagli antichi e che
indusse, in molti manoscritti, alla loro trasposizione in
nanzi a K A, senza che per ci risultasse costituito un
') Asclepio incorre in un equivoco quando, nel suo commen
tario alla
Metafisica
(p. 4, 20 Hayduok), riferisce al grande A que
sta notizia, a lui pervenuta attraverso la tradizione della scuola pe
ripatetica. Egli ha evidentemente capito male, e ilsuo commentario
non c infatti altro che la trascrizione di un corso esegetico tenuto
da Ammonio. La notizia esatta data dallo scolio del codex Po'
risinus al piccolo a (cfr. Entstehungsgesch. d. Met., p. 114).
15. AV. Jaxuue, Aristotele.
226 CLI ANSI DI VIAGGIO
nesso pi plausibile. Pi che con ogni altro libro essi
mostrano parentela coi primi due.
In quale et e contingenza sia nato, caso per caso,
questo materiale, e come esso sia da valutare per la ri
costruzione della filosofia aristotelica, pu essere chia
rito solo da una minuta indagine, In ogni modo, affatto
illecito partire dal
presupposto
della sua omogeneit
filosofica, per nascondere iproblemi che esso pone ad
ogni passo anche dal punto di vista del contenuto. Da
respingere ogni tentativo di ricostituire coi brani su
perstiti una postuma unit letteraria, merc la trasposi
zione o la esclusione di libri. Ma non, meno da rigettare
la precipitata ammissione della loro unit filosofica
a scapito delle caratteristiche dei singoli documenti. Cia
scuno di questi documenti di un'attivit di pensiero, che
con gli etessi problemi lott senza tregua per decenni,
sta a rappresentare
un momento fecondo, un grado dello
sviluppo, uno stadio de]
processo risolutivo, un
punto
di partenza per una formulazione nuova. Certo, ogni ele
mento singolo sorretto dall'unit potenziale dell'idea,
che agisce universalmente in ogni particolare espressione
del filosofo. Ma chi si contenta di fermarsi ad essa non
voglia dire di aver contemplato lo spirito aristotelico
nella sua attualit. La forma del pensiero aristotelico
rude e aspra: l'animo abituato al sereno e dilettoso sen
tire, l'occhio assuefatto ai vasti orizzonti non sono fatti
per avvicinarsi ad esso. raro che vi si apra un pano
rama, in cui la vista abbia modo di deliziarsi. La 6ua
essenza si svela solo nel singolo e nel concreto, a chi
l'interroghi con intenso approfondimento, yp vo vsp-
ye:a
LA PRIMA METAFISICA 227
2.

Primitivo abbozzo della critica delle idee
E INTRODUZIONE ALLA METAFISICA.
La reverenza degli editori ha conservato la famosa
critica della dottrina platonica delle idee induplice reda
zione, nel capitolo 9 del libro A e nei _capj).__45 del
libro M. KT"cTue~rl3azionl, la cui .coincidenza quasi
letterale, non possono essere state destinate alla mede
sima stesura della
Metafisica.
Se la redazione del libro
M, che saldamente inserita nel complesso della dimo
strazione, dovesse restare al suo luogo, bisognerebbe pre-
supporre che Aristotele avesse avuto intenzione o di pre-
mettere un altro libro introduttivo o almeno di cancel-
lare, alla fine dell'introduzione quale oggi appare (A
I
8-10) icapitoli che risultano inparte ripetuti. Ma da pa
recchie citazioni ]) dei primi due libri nel libro M ri
sulta che quest'ultimo doveva, in qualsivoglia modo e
luogo, seguire ad essi, e che quindi Aristotele non po
teva avere altra intenzione all'infuori di quella di can
cellare la parte critica alla fine del primo libro. Con ci
dimostrato che Aristotele, in un'ulteriore elaborazione
della sua opera, si seiv di parti del libro A come di
semplice materia prima.
La differenza di et, stabilita con questa osserva
zione, confermata dalle poche divergenze letterali delle
due redazioni. Se si prescinde da un nuovo argomento
; contro le idee, che Aristotele aggiunge nella redazione

posteriore2), esse si distinguono solo per l'eliminazione


sistematica della prima persona plurale, con la quale
Aristotele designa sempre, nella redazione pi antica, i

l) M 2, 1077 a 1(= B 2, 997 b 12-34), M9, 1086 a 34 ( B 6,


; 1003 a 6), M9, 1086b 2 {=A 6, 987 b 1), M10, 1086 b 15 (
=B4,
i 999 b 24; 6, 1003 a 6).
s) M 4, 1079b 3-11, e cfr. Entstehungsgesch. d. Met., pp. 29.30.
228 CLI ANNI III VIAGGIO
sostenitori della dottrina delle idee. Tale caratteristico
uso del primo libro dimostra clie esso stato scritto
in un'et in cui lo stesso Aristotele poteva apparire an
cora come platonico e seguace della dottrina delle idee J).
L'intervallo cronologico che distingue idue libri dev'es
ser perci rilevante, perch nel libro M il distacco di
Aristotele dalla comunit platonica ormai unfatto com
piuto. Ed anche il tono della polemica contro iplato
nici qui spesso acerbo o addirittura sprezzante,
in
contrasto con l'atteggiamento riguardoso con cui essi ven
gono trattati nel primo libro.
La stesura della redazione pi antica pu cadere sol
tanto inun periodo ben determinato e irripetibile della
vita di Aristotele. atonejmn_pij:n_vita:_ ci_risult_a
chiaramente dall'
imperfetto,
p.i..v.olte..ripetutQ...qjiando...
sTparldriui"2)! E_in generale, leggendo la critica delle
idee, non si ha
l'impressione
ch Aristo:tele v
Lr.tti per
l'prim volta quel tema nell'ambiente dell'Accademia.
Lai maniera nlla.',quale.yengpnq qui citati,igliargomenti_
platonici per l'esistenza di idee separate, per Io pi
| solo nella forma di designazioni abbreviate e riferentisi
j
a una terminologia tecnica, presuppone una lunga fami
liarit dell'uditorio con tali questioni. Ma persino le
] obiezioni, che contro quella concezione vengono mosse,
! sono considerate da Aristotele come gi note. A noi sa
rebbe quasi impossibile di comprenderle, e d ricostruire
dalle sue parole gli argomenti infavore delle idee da lui
') Con ci sottratto ad ogni dubbio il risultato della nostra
indagine sulla filosofia dell'Eudemo e del Protreplico: fino al mo
mento in cui egli ha per la prima volta diretto- una simile critica-
contro la dottrina delle idee, Aristotele Ila considerato come pro
pria tale dottrina. Ipassi sono raccolti in Entstp.hungsgesck., p. 33.
Anche oltre ilimili del brano conservato in doppia redazione si
trova usata nel primo libro, dovunque si parli della dottrina delle
idee, la prima persona plurale: cos in A 9, 992 a 11 tCSHpsv,
23
sidxa|tsv e XiYG|-lcv< 27 cpapiv, 28
XYOpn,
31
esajisv.
*) A 9, 992 a 20 Siepevo, 21 ixAsi, 22 tCOat.
7.A FHIMA METAFISICA 229
criticati, se il commentario di Alessandro di Afrodisia
non ne avesse conservalo le formulazioni, traeudole dal
perduto scritto aristotelico IIsp ioz/v z). Solo col tono
di chi cita formule convenzionali egli parla del yos
xwv 7ttatT]|Av, del Xyoq xax x Ev Et teoXv, del
xptxo? V'O'pWTEO? (cio di un argomento a sfavore, di cui
non affatto autore egli stesso, bens il sofista- Polis-
seno 2), e contro cui gi Platone combattenel Parmenide),
e cos degli y.pioxzpu xfiiv yuv, che porterebbero ad
ammettere l'esistenza anche di idee del relativo, e del
Xyos xax x voslv xt >&plvxo$ s). Nella sua forma ori-
gmaria la critica delle idee
presuppone
dunque un ani-
b'iente di filosofi pIat o nic i, di fronte al quale Ari
stotele, dopo la morte del maestro, riassume ancora una
volta" ni breve tutfe le obiezioni a cui la sua
dottrina,
dava lugo e che avevano dato da fare all'Accademia per
lunghi anm,~al~fine d"dedurne la necessit di un com
pleto rinnovamnto del platonismo su base"critica. Or
fana dl~padre, la scuola si trova in un mome_ntp-..dech.
sivo della sua storia. Un simile ambientejji.plalonici,.
dopo la morte di Platone, ha circondato Aristotele (se si
prscin"d"da Atene",'che egli lasci subito) solo una volta
ad Asso, e poi non pi. Ad Atene difficile che.egli af>-
hfatrovato,""prima della
partenza,
la calnminteriore
j>er
elaborare isf'su'a nuova trattazione, comprendente tutte
le istanze critiche a cui dava luogo la dottrina di Pla
tone e tutte le sue persqtmJi_rifle6siflni_sui....problenii
"metafisici. Ad Asso egli aveva invece non soltanto il
tempo
necessario, ma anche un uditorio d'intenditori di
filosofia, tra cui ipi noti scolari di Platone, iquali o
') Framm. 187, 188, 189 R.
!) Secondo ci che riferisce Fama iv ftp; ii?u>pov
(frumiu. 24 Mueller), presso Alex. Aplirod., in Arisi, metaph.,
p. 84, 16 Hayduck.
') A 9, 990 a 12 segg.
2:0 GLI ANSI DI VIAGGIO
erano abbastanza oggettiviper porgere orecchio agli_ar-
goment dell'oppositore, come Senocrate, o erano__essi
stessi pieni di dubbi circa la dottrina
platonica, come
sembra siano stati Erasto, Corisco e illoro adepto Ecmia.
Infatti gi Platone, nella lettera a loro inviata, aveva_ri-
,tenuto necessario dichiarare che egli si sentiva costretto,
pur nella"sua tarda et_,_ a tener fede,.
alla...dottrina
delle idee. Egli presuppone cos che anche presso idue
filosofi di Asso avessero luogo controversie a proposito
!
di questa bella1 sapienza : e forse furono essi stessi a
chiedergli consiglio. Egli li esorta a rivolgersi per ogni
difficolt all'Accademia, e manifesta ilsuo intentodi scon
giurare ogni minaccia di scissione1). Dopo la sua morte,
iplatonici di Asso fecero venire presso di loro i due
rappresentanti delle opposte tendenze dell'Accademia,
quella conservatrice e quella critica: ed a questo
udi
torio che stata letta la pi antica redazione della Meta
fisica.
Essa cosi contemporanea al dialogo Hspi piXo-
cofiaq.
Che ilprimo libro della
Metafisica
sia un'improvvisa-
j zione tirata gi a grandi linee cosa che si avverte anche

adesso. Gi nell'analisi del Protreptico venuto in luce


come ifamosi capitoli introduttivi derivino nella so
stanza da quello scritto giovanile2). In altre parole, la
disposizione spirituale di Aristotele verso la scienza era
rimasta la stessa. La eziologia che vi si- riconnette, la dot-
')
Plat., episl. VI, 322 D'Epa-tip Ss xat Ko.orixip rcpg tfj idiv
st85v
00919
(t$ xaXij vkutj, 9-i)p' xatitsp fipu>v
t vi
npooSst (correxi.itpooSsv codd.) oo<pla$ xrjs nepl too; Ttovrjpo;
xal iStxo-jj puXaxxtxijs xat xivog |ivuxij; uvjisiug. Le parole
spaziate stanno a s, giacch la connessione di 9'/] ni con npcoHtv
toglie ogni senso al participio concessivo che sta in mezzo a loro.
Certo quindi che jcpooSsiv vada corretto in npooSst. Restituita al
suo vero senso, l'espressione diventa altamente significativa per le
lotte che a proposito della dottrina delle idee si svolsero in seno
all'Accademia durante l'ultimo periodo della vita di Platone, e
per la posizione clic egli stesso vi assunse.
')
Cfr. p. 88 segg.
LA PRIMA METAFISICA 231
trina delle quattro cause, cos come gli altri concetti
fondamentali di forma, potenza ed atto, sono desunti
dalla Fisica, ed Aristotele si riferisce esplicitamente ad
essa quale vero e proprio loro fondamento. Nuova la
derivazione genetica della dottrina delle cause dalla sto
ria della filosofia- precedente, al termine della quale, con
clusione del vecchio e inizio del1 nuovo, appare Platone.
Con la critica della dottrina delle idee,_messa insieme
con analoga sveltezza, Aristotele si apre poi la via per
la propria
po6zione).dei problemi, che ha luogo nel se
condo libro e che egualmente determinata dalla situa-
zione interna"~spr" descritta, riuscendo quindi piena
mente comprensibile solo in funzione di tale ambiente
"itficpT
Questi
risultati completano l'immagine dell'atteggia-
(
mento- di Aristotele rispetto a Platone e alla scuola pia-
tonica, che abbiamo potuto
ricostruire analizzando il
dialogo Ilepl ipcXoaoyfag. Essi confermano che la pubbli-
cazione della critica delle idee fu solo l'ultimo passo
di un lungo processo evolutivo, icui inizi si perdono
nell'oscurit del comune lavoro esoterico che si compiva
inseno all'ambiente accademico. Xa distinzione'degli ar
gomenti specificamente aristotelici da quelli di altri cri
tici non pipossibile, perch ci che egli d nella Me
tafisica
evidentemente una slloge di tutte le pi im
portanti istanze che potevano essere avanzate contro la
dottrina delle idee, senza distinzione di orgine. jVello
6tesso tempo
in cui attacca apertamente la dottrina pro
fessata dall'Accademia,__egh cerca,
concorso
-esoterico
.d
"
metafisica tenuto ad Asso, di condurre gli, amici pi di*
spost73~3nteh3re j,_suo metodo critico _alla convin
zione che linucleo essenziale dell'eredit platonica j>u_
esser salvato solo a1 patto di un deciso abbandono della
dottrina asserente il Ytopj'3Ug.deIle._i.deg_e_iI dualismo.
Ci che egli offre non e non vuol essere, secondo ilsuo
232 CU ANNI 1>I VIACGIO LA PRIMA METAFISICA 233
modo di vedere, altro che puro platonismo: la piena
reaTizzazne dllTdeale a cui Platone ha mirato scienti
ficamente, senza_tuttavia attingerlo. Ci che sorprende
inquesta valutazione della propria opera, che nonostante
le radicali riforme della dottrina platonica gli permet
teva di conservare la reverenza del discepolo, special
mente la tendenza consapevole verso un'organica evolu
zione ulteriore. Isuoi compagni giudicarono per altri
menti. Sotto la parvenza conservatrice essi riconobbero
lo spirito rivoluzionario di una nuova concezione del
mHdoVe'noh
"considerarono pi Aristotele come un pla
tonico. Per suo conto, egli non scorgeva ancora la pro
pria evoluzione dalla distanza necessaria per poter rico
noscere l'esattezza di quel giudizio. Solo nel pi tardo
periodo della sua vita egli assunse una posizione piena
mente autonoma, senza diretto collegamento col passato.
A seconda che 6 terranno maggiormente presenti ipre
supposti storici della sua filosofia o la forma individuale
del suo modo di vedere e di pensare le cose, si conside
rer come pi vero il pi antico o il pi tardo di tali
giudizi che Aristotele rec di sfe stesso. necessario ri
cordare con quanta difficolt Platone si sia venuto libe
rando dall'idea della sua identit cori_ Siocrateper_com
prendere,Tn funzione dell'elemento irrazionale della sua
relazione di discepoIoTacOnsiderazione modesta, e sce
vra di ogni mbzrhe~f2rhnginlita*, che Aristotele...ebbe-
di_sstesso.
La questione che si presenta ora per prima quella
dell'estensione di questa redazione pi antica della Me
tafisica, e delle parti ad essa pertinenti. All'abbozzo pi
antico appartiene, oltre alla critica delle idee, che per il
suo uso della prima persona plurale si assegna da s
nel modo pi palese al periodo di transizione, anzitutto
l'intero primo libro, il cui carattere unitario incontro
vertibile e che perci viene ad esser soggetto nella sua
totalit alle conclusioni cronologiche che valgono per
quella sua parte. A quanto pare, gi nell'antichit si not
con sorpresa la denominazione di platonico, che Aristo-
tele d ripetutamente a se stesso. Alessandro di Afro
disia e Siriano raccontano che dotti antichi considera
rono il libro come spurio1). Secondo una notizia di Al
berto Magno lo si ascriveva nel Medio Evo in parte a
Teofrasto, e nelleversioni arabe sembra che mancasse2).
Entrambe le cose si' spiegano in funzione di un'antica
tradizione dotta: evidentemente qualche editore della
tarda antichit aveva omesso di fatto il libro, in base
3) Alex. Aplirod., in At. metaph., B 2, 997 b 3 (p, 196, 19
Hayduck) piAAtov l-poj aiix-Q (scil. tsag) itpt&tov
uitorii'ivrjaxEi iaota; uvj lAeyov at; etva"., ccvaaprcujv e?j
T EtpTj Ava iv ti Tipix'j). SJsv aat SrjAov ix
jiXeivcov
8r) bv.
vcv.iivo 'Aptototic-ug t iati xal ix xafixc -efjg paya-isia;. xat
yp tip Tj&ei poCwg xst te itepl a-tiv Etprjxe rat ivtafta
i|iv- pv.oasv d)C yp aspi otxsCag tfjs SiEpig tJ] icspt 8eiv o5crjf
too?'. y>of v pcoTpoig -nExsIrjTai, e cfr. Syrian., comm. inmetaph.,
ad loc. (p. 23, 9 Kroll), che per non fa, certo, altro che seguire
Alessandro.
2) Valentino Rose (Arist. pseudep., p. 184), che gi cita anche
la testimonianza di Alberto Magno, spiega giustamente l'attribu
zione del primo libro delia Metafisica
a Teofrasto. Nei manoscritti
il cosiddetto frammento metafisico di Teofrasto precede spesso la
Metafisica
di Aristotele. E in essi, non escluso il Par/sinus E risa
lente a un'edizione antica, si trova al termine del pezzo teofrasteo
una subscriptio erudita, la quale avverte come i cataloghi di Er-
mippo e Andronico non conoscessero questo libro , e come in
vece Nicol Damasceno Io ricordi nel suo scritto sulla /kfeta/isica
di Aristotele e lo ascriva a Teofrasto. Ora questa subscriptio, che
concerneva il precedente scritto di Teofrasto, fu erroneamente ri
ferita a ci che seguiva, e cio al primo libro della Metafisica
ari
stotelica. Con ci si spiega anche come contemporaneamente a quella
dcll'atetesi sia tramandata anche la notiza della paternit teofra-
stra. Il Rose sbaglia solo quando crede di poter ascrivere questo
errore al traduttore latino medievale. La testimonianza di Alessan
dro dimostra infatti che l'atetesi era gi nota nei primi due secoli
a. C. Oggi nessuno potr pi esitare a far risalire l'ordinamento
degli scritti aristotelici, quale si presenta nei pi antichi c migliori
dei nostri codici medievali, a un'edizione antica, che fu fatta dopo
Andronico c dopo Nicol Damasceno

il quale era cancelliere
del re Erode e dotto storiografo e peripaletico

eprima di Ales
sandro.
234 GLI ANNI 01 VIAGGIO
alla dimostrazione della sua non autenticit. Dall'anno- a
tazione di Alessandro a proposito del secondo libro ri-
sulta che una delle ragioni dell'atetesi appunto da ri- &
cercare nell'imbarazzante prima persona plurale del
primo libro, per opera della quale esso apparentemente
assumeva una posizione singolare rispetto agli altri. Ari- 3t
statele scrive (B 2, 997 b 3): Nell'introduzione stato i M
) detto che ammettiamo (XsYopcv) le idee tanto come cuse i %
j quanto come realt ins esistenti. Tra le varie difficolt I
! che presenta questa dottrina suscita particolare opposi- j
zione la nostra tesi dell' esistenza di certe realt oltre a
1
,k
quelle
comprese ne! mondo visibile, e l'asserzione della
\ loro identit alle cose sensibili, se se ne esclude la
loro/

eternit inconfronto della natura transeunte di queste


,
Da questo passo Alessandro deduce l'insostenibilit del- 5
l'atetesi del primo libro, dato che esso vien qui esplicita-
mente citato e che anche I'TjUoj, lo spirito dell'osserva-
'>
zione aristotelica si accorda pienamente con quello

del
libro precedente, considerando Aristotele in entrambi i
luoghi la teoria delle idee come dottrina propria.
Questa
obbiezione contro la critica propugnante l'atetesi preaup- '
pone che il primo libro fosse divenuto sospetto appunto \
per quell'eidos. Nessuno capiva pi, allora, come Ari-
?
stotele potesse designare l'asserzione delle idee come dot-
<.
trina propria, e lo stesso Alessandro riusciva a spie- ?
garselo solo presupponendo l'intenzione retorica dell'eto-
pea. L' atetesi deriva dunque dall' ambiente ortodosso
della scuola peripatetica dell'et imperiale, che cancel
lava ogni traccia di dipendenza di Aristotele da Pla
tone considerando la dottrina delle idee come un'eresia
alla quale ilmaestro non poteva aver minimamente par
tecipato. A noi questa forma di critica serve a mostrare
ancora una volta quanto poca autorit sia da attribuire
alla tradizione della scuola peripatetica a proposito di
problemi concernenti l'evoluzioue di Aristotele.
Questa
LA PRIMA METAFISICA 235
fonte principale infatti assolutamente tendenziosa nelle
sue testimonianze. Del modo come vennero ridotti al si
lenzio idialoghi, che protestavano altamente contro que
sta deformazione della verit, stata gi fatta parola (v.
sopra, p. 40). Ma il passo del secondo libro, che Alessan
dro allega contro l'atetesi del primo, mostra in realt
quanto stretto eia ilnesso genetico ohe lega l'uno all'al
tro. E a questo passo, tratto dall'inizio del secondo libro,
egli avrebbe potuto aggiungerne un altro simile della
conclusione, dbe anch'esso non stato fino ad oggi mai
sfruttato per l'indagine cronologica, per quanto inconce
pibile ci possa parere (B 6, 1002 b 12): In generale
si pu essere in dubbio circa la ragione per la quale
convenga ricercare altre realt di diversa specie oltre
quelle sensbili e l'intermedio mondo delle matematiche,
quali leidee, lacui esistenza noi asseriamo (olov & tHdepev
eTSf)) .
Questi
due passi' ci permettono di far risalire
con sicurezza l'intero secondo libro alla pi antica re
dazione della
Metafisica
:esso stato scritto subito dopo
il primo, nello stesso periodo di tempo.
La medesima
conclusione verr ricavata pi tardi anche a proposito
del suo contenuto teorico.
3. Critica
pi
antica e critica
pi
recente
DELLA TEORIA ACCADEMICA DEI NUMERI.
Ilibri M ed Nsono considerati per lo pi come un
tutto unico, principalmente per ilcarattere unitario del
loro contenuto, e cio della critica della dottrina acca
demica concernente le idee e inumeri. Nel capitolo in
troduttivo (M 1) Aristotele chiarisce lo scopo della trai?'
tazione. Egli pone
'
ir~fTfblm
"
sVotre alle realtjlel.
mondo fehbmOTico~'su668ta ancora un altro essere che
"sia immoto ed e"terh."Anzitutto devono essere presi in

-------
-----
.il - r
esame ipensatori die finora hannp_assento resistnza di
236 GLI ANNI DI VIACC.IO
LA PRIMA METAFISICA
237
un simile essere,
e,cio...i!latone..e,la sua scuola. Aristo
tele stabilisce un piano preciso, secondo il quale egli
intende di procedere e che gi per la sua disposizione
metodica presenta altissimo interesse. Anzitutto egli
vuole considerare le entit matematiche ne11aoro_p
i
_
rezza idealcio'
senza riguardo alle tesi metafiscbe,.che..
|
ad
essei_ cqnnettonj quale' per esempio quella,
che esse
siano
ideer
principio ed essenza di tutte le cose. Inse-
...# |
conda linea devono essere sottoposte ad indagine le idee,
parinienti_8enza alcun riguardo
airinterp.retaziqim_che_.
nella sua pi tarda fase ne diede Platoneconsiderandole
come numeri: esse debbono infatti_
Msere.etndiate-nella.--.
loro forma originaria ed autentica1. Ilterzo luogo dev'es
sere'occupato dalla discussione critica della filosofia1 ma
tematica di Speusippo e di Senocrate.
_
Le due prime parti, l'indagine circa l'essenza (oaia)
delle entit matematiche e la critica della dottrina delle_
ideei'nelYa sua forma originaria quale conosciamo dai
dialoghi di Platone, non hanno in questo organismo va
lore autonomo. Esse servono come gradi per la dedu
zione
metodica della dottrina di Speusippo e di Seno
crate, da esse storicamente derivata. su questa dot
trina che s'impernia principalmente l'interesse della trat
tazione, come appare gi dallo spazio ad essa dedicato.
Evidentemente essa costituiva per Aristotele, quando egli
scriveva M, il problema di attualit, mentre la conce
zione platonica delle idee era da lui presa in esame
solo affinch non sussistessero lacune nel sistema orga
nicodella sua trattazione. Aristotele Iodice chiaramente,
quando inserisce la dottrina delle idee nel programma
del libro. Non perch essa trovi ancora difensori nell'Ac
cademia, ma bens Scov vjioo yvdptv, come a dite solo
per una questione di forma1) egli la comprende ancora
!) Motapk., M 1, 1076 a 27, c cfr. per l'espressione Boraays,
Dialogc des Arist., p. 130.
r
V
"
'
'i
'
una volta nei limiti della sua trattazione. Speusippo met
teva completamente
da parte le idee e sostituiva ad
esse, quale superiore realt, inumeri.

Senocrate, pi
conservtorci
cercava di tenere""in vita la dottrina-dei
numeri ideali professata
dal tardo Platone e
identificava..,
"TTcIWai matematiche con le idee concepite da Hatone,
come numeraggiungendo cio" a"un'compromesso tra.Pia-.
tone'e'Speusippo.
t/ust'Tormd
della tlottrina .chia-_..
mata da AriFtbtI"i xpCroj rptto?. Anche dal punto di
vista
cronologfic~eBffa"'devrea8ere,
naturalmente, la pi
tarda delle tre.
Con ci l'et di composizione del libro M risulta
ampiamente distanziata da quella dei primi libri. Certo,
le dottrine circa inumeri vengono ricordate
da Aristo
tele molto tempo prima, nel Protreptico; ma nell' et
immediatamente posteriore alla morte di Platone, nella
quale nacque la prima Metafisica, la forma della tratta
zione critica circa la dottrina delle idee stava addirit
tura al polo opposto.
Nel primo e nel secondo libro la
dottrina delle idee costituiva
ancora, senza
contestazioni,
il centro dell'interesse filosoficoi. Ivi essa era ancora, per
Aristotele, ilpunto di partenza
dell'intera indagine spe
culativa nel campo della metafisica e della logica. Nel
libro M invece si scorgono gi chiare le tracce del
l'influsso che la critica aristotelica esercit, di riflesso,
sull'Accademia. Qui
egli pu considerare come invec
chiata, per consenso
comune, la forma classica della me
tafisica platonica. Contro di essa egli si limita soltanto
a richiamare la sua precedente minuziosa critica delle
idee, e non gi quella1 che si trova nel primo libro, ma
bens quella contenuta nei suoi yot
essoterici, osser
vando come essa sia universalmente conosciuta e come
quindi egli non abbia bisogno di tornarvi su. In questa
citazione noi riconosciamo il dialogo
Ilepl cptXoaocpfa?,
elie non era ricordato nella critica della dottrina delle
23S CLI ANNI DI VIAGGIO
idee data nel primo libroe che
pu anche darsi sia stato
|f
composto poco tempo' dopo. Da allora era trascorso un
perodo di
tempo abbastanza lungo, tredici anni e forse
pi. Alla mutata situazione slorica corrisponde il fatto
che Aristotele non ponga pi inprima linea la polemica
J.
contro leidee, che subito dopo la' morte di Platone ave- '4
vano invece avuto certo, nell'Accademia, ancora molti di.
fensori. Intale situazione il motivo pi profondo del
4
fatto che nella nuova elaborazione Aristotele cancelli
completamente la critica di Platone che aveva data nel
primo libro, quando essa costituiva1 la questione cruciale
; f
della sua pi antica metafisica. Con le necessarie modi- 4
ficaziori. che a loro volta dipendono
dalla mutata situa-
zione interna ed esterna '), egli la trasferisce nella nuova 'i
'
trattazione polemica contro la filosofia matematica di
Speusippo e Senocrate, in funzione della quale le idee
4
conservavano ancora un interesse storico per la cultura {-
contemporanea, in quanto costituivano una sua forma

preliminare. G-h antichi compagni vi sono fieramente ;
assaliti e la loro dottrina delle idee dichiarata una
allucinazione.
|
Tutto rimanda all'et in cui la scuola peripatetica \
fronteggiava gi, in atteggiamento
ostile, quella piato-
I
nica. Convien qui, anzitutto, far seguire uno schema della . ]
disposizione del libro.
1
A. Introduzione: MI, 1076 a 8 a 32.
B. Prima parte: tcs pi tjv
paS-Tj pax txv
(solo inquanto tali) 1076 a 32

1078b 9.
I.Ivys ioli atod-q-oii tlvzt Suvaxov 1076a 33

h11.
II.7za,p i
aoibjT stvai y_Li)piar Suvaxov 1076
b 12

1077 b 11.
III.6 ipizo$ io stvac 5 twv palbjpaiixcv
TSi?
nq
(fl Tioaa ecc.). 1077 b 12
1078 b 9.
'} Cfr. sopra, pp. 227-28.
LA PRIMA METAFISICA 239
C. Seconda parte: nep tv ioefiiv (solo in
quanto tali, senza riferimento ai numeri) 1078 b 9
1080 a 11.
I. Analisi storica delia genesi della dottrina delle
idee 1078 b 12

b 32.
II. Confutazione dialettica 1078 b 32

1079 b 11.
III. Confutazione fisica 1079
;b
12

1080 a 11.
D, T e r z a p a r t e: ntpl & p ulpfi) v d)?
xstepi-
cpiv?]; oafas
1080 a 12 1085 b 34.
I. Discussione di tutti icasi possbili 1080 a 12

b 36.
1. Tre casi ideali sono concepibili 1080 a 18
b 5.
a) ol pi&pol doupPXr]xoi
b) oupXxof
c) ol pv apjjXijioc, ot o aupjJXrjica
2. Ciascuna di queste tre concezioni (eccetto quella
dei numeri TtavTsXw; aaupPXtjxoi) ha trovato sostenitori
1080 b 6
b 36.
a) Platone: numero ideale e numero matematico.
b) Speusippo: solo il numero matematico.
c) Senocrate (kXXo? b etSijxty-j xcd ipaSvj-
paxcy.; piO-u; 6 ajii au.
II. Confutazione di questi singoli ipnoi 1080 b 37
1085 b 34.
1. Confutazione di Platone 1080 b 37
1083 a 17.
a) Primo caso: izaxt povdSe aupJ3Xi}'ca atee 1081
a 5

17.
b) Secondo caso: nSoat aupjXijxoi 1081 a 17

b 35.
c) Terzo caso: od pv v 5XXm Std'popoc ai S'Iv Tip
at dptSpw povaSs; bifopo:
108]
b 35 1082 b 1.
d) Ogni forma di distinzione delle monadi incon
cepibile, e ci esclude la possibilit di porle come idee
1082 b 2
1083 a 17.
240 CLI ANNI DI VIAGGIO
2. Confutazione degli altri metafisici dei numeri
1083 a 20
1085 b 34.
a) Distinzione dei tre casi possibili 1083 a 27

b 18.
a) Speusippo 1083 a 27

b 1.
fi) Senocrate ( Tpfto;
-piioi;) 1083 b 1
8.
y) IPitagorici 1083 b 8 18.
) Confutazione di tali dottrine 1083 b 19
1085
b 34.
E. Conclusione: 1085 b 35

1086 a 20.
: I. Ilreciproco contraddirei dei difensori di tali teo
rie rende sospette queste ultime.
I II. Imoderni sostenitori di questoi platonismo non
{hanno effettivamente compiuto alcun progresso rispetto
> a Platone.
III. La ragione del loro insuccesso nell'inesattezza
dei loro presupposti.
Questo
processo dimostrativo mostra un rigore di di
segno, che non incontriamo di frequente in Aristotele.
Ifascicoli delle sue lezioni sono soggetti a una rielabora
zione
troppo continua, per poter giungere facilmente a
una forma compiuta ed armonica.
Questo
libro invece
limato con visibile accuratezza, e segue dal principio alla
fine un piano determinato. un tutto, con
[isoov
e xeoj. La sua originalit non consiste tanto nei par
ticolari quanto nell'idea complessiva. ArstoieTe_viinl
me.
cogliere ancora una volta, in una graejsiUes.L.cntca.
tutto ci che,ggli-ha.pensato.circaJa.questione delle en
tit soprasensibili, le idee e inumeri. E concepisce il
piano, caratteristico del suo genio dimostrativo, di non
attaccare soltanto le concezioni allora dominanti nel
l'Accademia, ma di dedurre sistematicamente e di con-
futare tutte le singole forme dei 7Xda]iara accademici
che potessero in generale immaginarsi. Le diverse va-
LA PRIMA METAFISICA 241
; rianti della teoria delle idee e dei numeri presentatesi
nella realt storica vengono inserite in questo quadro
i! e fatte risalire a pochi presupposti fondamentali, dime-
strati a loro volta falsi. Nell'introduzione, e specialmente
verso la fine, lo stile dello scritto attentamente curato,
e la fredda lingua scientifica assume nella conclusione
un certo colorito rettorico. La conclusione non si trova
del resto alla fine del libro, ma gi in M9, 1086 a 20.
Con leparoleche seguono comincia unatrattazione nuova,
come gi hanno rilevato antichi commentatori e come
ho dimostrato minuziosamente sulle tracce dello Schive-
gler1). Ci provato soprattutto dalle precedenti frasi
conclusive (M9, 1086 a 15

20), il cui tono affatto da


epilogo. Aristotele ama di concludere siugole trattazioni
con citazioni poetiche, come si vede nel libro A della
Metafisica
o nel coreo di lezioni
Ilsfl
tpiXfa?, pi tardi
accolto nell'Enea Nicomachea (libri 0I): e qui la chiu
sura affidata a una citazione da Epicarmo. E come al
termine dei Sotpicmxol IXsyx0- egb toglie commiato dal
suo uditorio, e alla fino di un discorso sullo stato ideale
rinvia ad altra occasione gli ascoltatori che nutrano an
cora dubbi 2), cos egli rivolge qui al pubblico, nel quale
si trovano evidentemente anche studiosi della tendenza
opposta, non ancora scossi nella loro fede, una parola
di conclusione. Un ulteriore approfondimento della
questione potrebbe convincere solo chi gi convinto,
ma a persuadere chi non ancora persuaso non servi
rebbe pi. E qui il manoscritto s'interrompe.
Peraltro, per quanto originale sia l'impostazione me
todica della trattazione, il materiale da essa adoperato
non nuovo. In essa appare elaborato ogni precedente
abbozzo, preparato
da Aristotele a proposito di tali pro-
') Entstfihungsgesch. d. Met. d. At., p. 41 segg.
') l'olii., H 1, 1323 1> 36.
16. AV. Jaeger, Aristotele.
242 CU ANNI DI VIAGGIO
bleini. Non infatti verosimile che egli abbia attinto
dalla pi antica redazione della
Metafisica
solo la cri
tica delle idee contenuta nel quarto e quinto capitolo:
l'intero libro buttato gi rapidamente e reca dapper
tutto le tracce di un'elaborazione disuguale. Significa
tivo il fatto cbe una perfetta levigatezza di stile s'in
contri soltanto nella introduzione, nella conclusione, nel
l'ampia esposizione dello schema dell'opera e nei tra
passi, cio in tutti iluoghi che sono stati scritti per la
trattazione complessiva data in questo libro, e debbono
quindi essere di origine recente. Lostile della critica delle
idee, che deriva dall'antico abbozzo, si differenzia com
pletamente da quello di tale cornice, e tradisce gi con
questo il suo carattere eterogeneo. Ma anche affatto
inconcepibile che le lunghe serie degli argomenti a sfa
vore, giustapposti l'uno all'altro con un monotono ir.
(D II2 b), che nello schema dato sopra non ho perci
cercato di sottoporre a pi minuta partizione, abbiano
ricevuto tale forma stilistica allo scopo della trattazione
data con questo libro. Evidentemente essi sono stati tra
scritti senza mutazione da un precedente appunto.
Una chiara prova1 di questa genesi del libro fornita
dal brano che gli aggiunto come appendice (M 9, 1086
a 21

fine del libro). Gi gli antichi commentatori vole


vano in parte annetterlo al libro seguente, scorgendovi
giustamente un proemio1). Se essi volevano eseguire la
sua unificazione col libro N in una maniera cos estrin
seca, gli autori della redazione che sta alla base della
nostra tradizione manoscritta ebbero invece occhio pi
acuto. Essi scorsero la mancanza di un immediato tra
passo1e perci, come gi avevano fatto inaltri simili casi,
aggiunsero ad M l'isolato proemio superstite come sem
plice appendice. Essi dettero con ci a divedere l'opi-
*) Syrian., comm. in A. mctaph., p. 160, 6 Kroll.
LA PRIMA METAFISICA 243
nione che questo brano fosse in stretto rapporto col
libro al quale lo aggiunsero. Quale
sa questo rapporto,
dimostrato dal 6UO paragone col proemio31 1, al quale
conviene sia qui messo a fronte.
Proemio M1, 1076 a 8
IIspl (lv o3v xrj; xiv
ato-D-rjTiSv oOota; eTpvjxat
xt; axiv sv [lv xf} p-
&5q> xiv cpootxiv tispl
x4); Ooxspov t nepl Tfje
xax' ivpy;av. nei 5' Vj ax'iu;
rti icxspov Ioti ti; na-
p x ; atottijx; oola;
xtvrjxo; xal tSto; ?)
ox Ioti, xal Et Ioti, xl;
Ioti, ttpQxov x itap x>v
SXXuv Xeyi*16VK S-stoptj-
xov.... Suo 8' etal Sjai nspl
xoxtov. x xs
YP
[iKtHuiaxixS
qsaoiv ovata; stvai xtvs;, otov
pi8-[io; xal
ooyysv xoxot;, xal itXiv x;
tSia;. itisi Ss ot [lv 8o
xaxa YM sioioOot, x;
x' I5a; xal xot>; pa8-r(|iaxiy.o;
pi8-|io;, ol Si [itav cpvoiv ]i-
cpotiptov, Ixepoi Si xivs;
x; |iav] [laxix; jivov
oola; stvat cpaoi, axsnxov
ttpfijTOV [lv tisp! xSv (ia9-rj[ia-
xtxSiv, [irjSefilav jipoaxiS-syxa;
tpaiv SXXvjv avxot; (otov nxepov
ISai
xoYX"vouat
oOoat f) oO....)
....Insixa [ex xaxa y.uipl;
nepl xiv tSsfflv axSv SrnXS;
xal 8oov v[iov xP'v-
Il programma prospettato dal proemio M 9 non
altro cbe l'argomento trattato nelle precedenti parti del
libro. Che inumeri siano designati come o come
Proemio M9, 1086 a 21
IIspl Si xiv npixMv Spjriv
xal xfflv cpixcov atxloiv xal
axoixeitov
5aa [lv Xsyouoiv o
itspl [ivij; xfj; ata&ijxfj;
ovata; 8toplovxs;, x [lv
iv xo; itspl tpfiosoi; eTpij-
xai, x 8' oix Ioti xfj; jis&Soo
xij; vv. Boa S ol cpaxovxs;
slvai itap x; aloO-tjx;
xipa; oata;, ixjisvv ioxi
O'Ewpcai xfflv sp)j[i4vtov.
ssi o6v
XiYouat
xtve; xotai-
xa; elvai x; ida; xal xo;
pi$|io>;, xal x xoxuiv
atov/tta
xiv ovxoiv slvat
axoixsta
xal
px;, oxstctov tispl xoxtov xl
Xyouoi xal jii;
XYOuotv.
ot [lv o 3 v ptS-[io;
ttoioOvxs; jivov xal xo6-
xou; [iaO-T][iaxixo;, 6oxepov
i-iaxsitxioi" xiv 6 x;
tSa; Xsyvxuiv fijia xv xs
xpitov 9-saatx' Sv ti; xal xrjv
-optav xvjv nspl
afjxtv.
244 Cl.I ANNI DI VIAGGIO
l'O'.yziy. dipende dalla terminologia accademica, la cui
presenza si manifesta in Aristotele fin dal tempo del
Prolneptico. La1 cosa non quindi da intendere nel senso
che inJI 1-9 egli avesse trattato inumeri come ocfai
indipendenti, e voglia ora discutere la concezione che li
considera principi ed elementi di ogni essere1). Ci che
6egue mostra chiaro clie inM9, esattamente come inM1,
si allude all'esistenza
separata (y_iispia[tc) delle idee e
dei numeri e delle altre grandezze matematiche, punto
linea superficie corpo. Si leggano ora le parole seguenti
(M 9, 1086 a 26): E giacch alcuni pensatori1 consi
derano come tali entit le idee e inumeri, e vedono nei
loro elementi gli elementi e iprincipi di ogni realt, a
proposito di essi dobbiamo indagare anzitutto il conte
nuto della loro dottrina e in secondo luogo la forma in
cui essi la espongono. Ma ci esattamente il conte
nuto del libroM. Non sarebbe possibile che Aristotele
parlasse in tal modo se M dovesse realmente precedere,
u che egli ricominciasse qui di nuovo a trattare delle
idee e dei numeri, come se non ne avesse ancora fatto
parola. Inoltre, inM9 egli parla del xpincg e dell' inopia
della dottrina platonica, come se si debba far distinzione
fra l'uno e l'altra.
Questa
distinzione basata sullo stesso
metodo d'indagine critica delle vedute di altri filosofi,
ohe seguito inM 1-9. Anzitutto viene esposta la dot-
') L'antica esegesi aristotelica spiega la differenza delle duo
trattazioni nel senso che dal principio di M fino al cap. 9, 1086 a
20 siano considerate le oJtai platoniche come entit separate, e
da questo punto sino alla fine di N le stesse oaiai siano invece
considerate come principi ed elementi della realt. Ma la seconda
indagine non muove affatto, in nessun punto, dalla precedente, c
anzi l'ignora del tutto. In realt, nella seconda trattazione Aristo
tele discute insieme entrambe le questioni, cio critica le pla
toniche entit soprasensibili tanto come o&otca separate quanto
come
oToi/sta
y.al t'jjv
vriov. Che poi qui s'insista pi
sulla loro funzione di ototysa riv Svtwv che sul loro carattere
di sostanze, dipende dal mutamento frattanto avveratosi nella me
tafsica aristotelica, come risulter nel seguito dell'indagine.
LA PRIMA METAFISICA \ 245
Irina, e quindi fatta seguire una critica che mette
in luce le 6ue difficolt. Le coincidenze si estendono fino
a singole forme di espressione verbale. Cos, entrambi i
proemi si richiamano egualmente, sull'inizio, alla Fisicu,
per ci che concerne la dottrina delle sostanze sensibili.
Entrambi contengono la formula che conviene anzitutto
esaminare quelle specie di entit soprasensibili la cui
esistenza ammessa da altri pensatori (t trap ttv
CcXXov Xy[ieva corrisponde a ocra 81ol cpaaxovxE? rivai
xtX., 6-eiopT)Tfov a &Wprjazi). Cos, tanto dal conte
nuto quanto dalla forma verbale risulta chiaro che qui
sono superstiti due redazioni parallele del proemio a
tj! una trattazione critica sulla metafisica accademica.
Quale rapporto
cronologico lega, ora, le due reda-
i). zoni? La prima idea che si tentati ad accogliere
quella cheM 9 si distingua solo per la sua diversa forma
letteraria, poi rigettata da Aristotele.
Ma la possibilit che M 9 sia una pura variante sti
listica risulta esclusa dal fatto che idue proemi, ad
onta di tutte le loro coincidenze, divergono in un punto
decisivo, e cio nella disposizione della materia, che essi
vogliono porre a fondamento dello scritto di cui eBpon-
j
gono il programma. In M 9 detto: Quei
filosofi che ;
. . . . .

ipostatizzano 1numeri, e 1numeri propriamente mate';


matici, devono essere esaminati pi tardi. A proposito i
dei sostenitori delle idee si pu invece indagare nello J
etesso tempo la forma (zpKOc) della loro dottrina e la
:X difficolt (duropi'a) che a quelle si riferisce1). Ilproemio
I Miemolto pi accurato nell'elaborazione dello schema
programmatico concernente lo stesso argomento. L Ari-
; slotele annovera, accanto alle idee e ai numeri, anche
i' le sottospecie che vi si collegano, e premette a queste
\ le grandezze matematiche considerate in quanto tali. Gi
')
M 9, 1086 a 29.
246 CU ANNI DI VIAGGIO
in questo annuncio preliminare si avverte, cio, la pre
senza dello stesso metodo, progrediente con prudenza
pei vari gradi della sua costruzione, che abbiamo mo
strato peculiare dell'intero libro. Nei proemio M 9 l'in
dagine si trova invece in un pi rudimentale stadio di
sviluppo, awertendovisi la deficienza di quella pi sot
tile differenziazione del problema, che costituisce la ca
ratteristica dell'altra esposizione.
Esso non quindi un semplice doppione stilistico,
ma bens l'introduzione a una pi antica1 critica della
metafisica accademica dei numeri, che aveva trattato tale
argomento seguendo un metodo intrinsecamente meno
evoluto1). Altri brani di questo pi antico scritto de
vono essere stati egualmente rielaborati, come si gi
supposto, nel rifacimento costituito dall'odierno libro H,
senza che sia pi possibile identificarli nel contesto.
Per determinare la data della redazione pi antica
necessaria anzitutto una digressione, a cui costringe il
bisogno d'interpretare un passo oscuro e finora mal com
preso. Anche qui, l'appiglio che esso offre per una pi
precisa datazione sfuggito agli sguardi di tutti, cos
come accaduto per ipassi decisivi del primo e del
secondo libro.
In M 10, 1086 b 14 Aristotele inizia la confutazioue
delle idee con un'aporia che aveva formulata in B 6,
1003 a 6. 8 Ss vest xo; Xyouoi xa; iSsag lysi xtv
rtopfav xa
ioti jri) Xeyouciv xa xax' py; iv
xo; Slavs paoiv rcpxspov, Xsywev
vv. (I) si [lv yap xc; p) iWjast xi; oata; slvat -/.e-
*) Nella mia Entstchungsgeschichtc d. Mntaph., p. 42 segg., ho
esattamente riconosciuto al brano che da M9, 1086 a 21 va sino alla
fine del libro il carattere di appendice, aggiunta dai redattori alla
compiuta trattazione M 1
9, 1086 a 20. Mi peraltro curiosamente
sfuggito che MI e M 9, 1086 a 21 segg. non sono che due reda
zioni parallele dello stesso argomento, le cui et debbono essere
separate da un notevole intervallo cronologico. Ci muta, come si
vedr in seguito, l'intera considerazione dei libri M e N.
LA PRIMA METAFISICA 247
ytoptapva;
xa xv xpJiov
xoxov <5>; Xsysxat x xaff'
'gxaaxa
xwv ovxiov, vatpcst xy)v
oaiav, PouXpfra
Xsysiv.
(II) v Ss ti; fhj) x; oaiaq ywpcax;, nS;
freest
x axoty_sa xa x; py; axcv ;
(1) si [sv yp xa&' Sxaaxov xa xa&Xou, xoaax'
lexat x 8vxa, oaaixsp x axotsa, xa ox jxtaxijx x
oxo'.sta....
(2) XX pjv
s! ys xa&iXou a pya [r) xa
a ix xoxtov oala.1 xa&Xou] lazzi p-ij-ocfa ixpxspov
ocda;. x pv yp xaffXou ox oaa, x o cxotystov
xa i] pyfj xaS-Xou, Jtpxepov Ss x CTOiysov xa "f, pyy)
)v
pyj] xa axoiystv iaxu
Immediatamente prima di questo passo (1086 a 35

b 13) Aristotele ha chiarito le difficolt


implicite
jnel-_
l'ammissione
delLdV'mostrando come esse derivino
dal suo processo genetico. L difficolta principale pro-
viene
'
d!" fatcTche si concepisce
l'idea, tanto ,come,..uni-
versale (xafl-Xou) quanto come esistente per semcerto
senso cme una nuova1forma di realt smgola(x>y
_
xafr'
T/Toatov). La ragione di questo singolare carattere di ,,
cannante
duplcita"er*ril
fatto che Platone negava l'ee-
"sere" alle realt del mondo fenomenico, essendo giunto,
eotto l'influsso di Eraclito, a considerare ogni singola
realt percepibile per mezzo dei sensi come sottoposta
a un continuo flusso e perci come priva di consistenza.
D'altro lato, dalle indagini etiche di Socrate era risultata
indirettamente la nuova e importante nozione, che solo
dell'universale ci fosse scienza. Socrate non aveva per,
i
completando il processo di astrazione, considerato icon-
! cetti come distinti dalle cose reali. Platone procedette
innanzi e ipostatizz

secondo la considerazione retro
spettiva di Aristotele
1
iconcetti generali attribuendo
loro la natura della vera oaia.
A ci segue il pasBO
decisivo. Aristotele discute qui
la questione se i__princip
siano universali o, in certo
senso, singolari. Con le sue difficolt, questo problema
248 CLI ANNI DI VIAGGIO
investe tento isostenitori delle idee quanto iloro ne-
*
gatori. Egli cerca di mostrare come entrambe le possibili
{soluzioni del problema sembrino condurre necessaria-
Smcnte ad
assurdit,
Se i priucipi sono realt singole,
allora essi non sono conoscibili, perch conoscibile sol
tanto l'universale. Se invece essi sono universali, ci che

non sostanza sarebbe antecedente alla sostanza, e si


dovrebbero dedurre le sostanze dagli universali che ne
sono iprincipi; il che impossibile, perch l'universale
non mai sostanza.
Queste
sono le conseguenze logiche,
prosegue Aristotele, che derivano quando si pongono le
.%
idee in funzione di elementi, e si ammette l'esistenza
di esse quali unit trascendenti accanto alle cose della

stessa specie. Basta questo riassunto per vedere come
gli tenga principalmente d' occhio la dottrina delle
idee, e non rivolga la medesima attenzione anche ai
;
suoi negatori, come ci si aspetterebbe dopo gli accenni
.
introduttivi. Il binomio degli assertori e dei negatori
? gli serve in realt solo' per formulare la questione nel
l'aspetto di un'antinomia. II dilemma, se gli elementi
e iprincipi siano realt singole o universali, da lui
considerato come caso particolare di un dilemma pi
.vasto: se non si pongono le sostanze (x? oaa?) come
(esistenti
nella stessa forma in cui si asseriscono esistenti 1
le cose singole, se ne toglie l'essere (xrjv ocdav) : ma se
>'<
invece si pongono le sostanze come
separate ed esi-
stenti per s, ecco che si presenta la gi veduta difficolt
6e iloro principi siano realt singola o realt universale.
La prima parte del dilemma pi generale sembra
contenere una tautologia, ma ci soltanto un'appa-
le 6|ioXoy&iisvH oiWai, le realt sensibili, giacche in tal
caso non avrebbe senso l'aggiunta xal xv xpitov xoOxov
3
Z
if
renza. Ilplurale x? oot'ac e ilsingolare xVjv oacav in- ;s
dicano chiaramente una differenza di significato. Le so-
stanze a cui qui allude Aristotele non possono essere
.:;i

V I.A MIMA METAFISICA 249


\
-

id)? XyexKi x xafr' fxaaxa xtSv 5vxwv. La forma singo
lare di esistenza propria delle cose sensibili serve solo
come analogia per chiarire il significato dell' esser per
s proprio delle cuoiai. Ma questa l'espressione con la
quale Aristotele suole costantemente designare il carat
tere di realt delle idee platoniche. Nonc' quindi alcun
dubbio (e cos interpreta anche il Bonitz) che dietro
le oaiai si celino le idee, o un essere soprasensibile
ad esse corrispondente. Se non si ammette l'esistenza di
tali realt sussistenti per s, nel senso di Platone e della
sua scuola, si toglie ogni oaia (Aristotele concede ci
senz'altro); ma se si ammette una qualsiasi realt esi
stente per s (ooi'a? -/_(j)piaxa?) ecco che conseguono le
gi vedute difficolt per la deduzione dei1 loro' principi.
Abbiamo finora lasciato da parte le parole co?
(jqoXo-
ps&a Xyeiv. IlBonitz1) le interpreta come vogliamo
pur concedere una volta (ed altri lo> seguono, come di
solito nei casi pi
difficili). Egli fonda questa interpre
tazione sull'esatto intendimento del primo membro del
l' alternativa, scorgendovi come Aristotele vi ammetta
qualcosa che hi realt non coincide colla sua opinione.
Tale la forma consueta del dilemma aristotelico, e dal
punto di vista concettuale essa non presenta
altre diffi
colt, Ma con
tutto, ci questa interpretazione del Bo
nitz non sostenibile. Ilconcetto come vogliamo pur
concedere una volta non pu essere espresso in greco
con le parole <b?
j3ouXpe&2 Xlyeiv. Anche lo Pseudo
Alessandro evidentemente non le cap, e la sua sbriga
tiva e stolta parafrasi
grcep o (3coXuea
dimostra sol
tanto il suo totale disorientamento, in quanto
trasforma
'
le parole aristoteliche addirittura nel loro contrario. Che
si possa d'altronde scorgere in essa la lezione migliore
stato a ragione escluso gi dal Bonitz.
!) Aristotcles' Metapkysik iibersetzt von Herm. Bonitz, fliis dem
Nachlass hcrcusgegcben non Ed. Wellmann, Berlino, 1890, p, 298.
250 CLI ANNI DI VIAGGIO
Ai commentatori efuggito che
d>?
(louXpsfra costi
tuisce un frequente uso linguistico. Si confronti il passo
A 9, 990 b 17 oXti>;xe vaipoaiv ci ixsp x>v eSSwv Xycn
& pXXov elvai [iouXopeO-a [o Xsyovxe? ?5ig] xo x{
lotxq etvac : Essi negano ci, la cui esistenza noi plato
nici consideriamo ancor pi importante di quella delle
stesse idee, e cio iprincipi delle idee. Ilcodice A
l'
legge (JoXovxai e interpola ci Xyovxes slot) (e quest'ul
tima lezione ripresa dalla recensione mista bizantina
E) seguendo il passo parallelo M 4, 1079 a 14, dove il
contesto garantisce l'intangibilit di tale lezione. Ma nel
l'altro passo invece proprio la prima persona plurale
che assicurata dal contesto. Ilmotivo principale del
fraintendimento di questo (louXeafkcL nel passo male in
terpretato dal Bonitz era costituito dall'infinito Xyetv
ad esso aggiunto, in modo apparentemente superfluo per
tale significato. Un semplice w; pouXjtsfha o Xyopev
sarebbe stato difficilmente frainteso. Ma proprio il nesso
j3ouXea9-ac Xyscv serve non di rado come espressione tec
nica per designare ci che un filosofo intende coi
propri concetti, come p. es. in Platone, Leggi, X, 892 C,
cpuoiv jSo'jXovTai Xyeiv yveatv xrjv rcep t aporia ifisici
intendono per natura il divenire in rapporto ai prin
cipi elementari .
InAristotele questa espressione stata pi volte cu
riosamente fraintesa. InMetqph., N 2, 1089 a 19, egli
parla del significato del non-ente nel
Sofista
platonico:
(louXexat [lv 5-fj x 'jjsSo; xa
xauxrjv xrjv yatv Xyeiv
(cos imanoscritti, mentreilBonitz scriveXsy et seguendo
1* interpretazione dello Pseudo-Alessandro) x ox v,
Il
ot> xa xo
5vxc?
noXX x 5vxa Platone intende per
non-ente l'errore e tutto ci che ha affinit con esso .
[loXexai Xysiv, che l'unica lezione attestata, da re
stituire nel testo, mentre anche il Christ, seguendo il
Bonitz, ha sostituito nella sua edizione ilXyeiv col Xyet,
S
LA PRIMA METAFISICA 251
che una cattiva congettura dello Pseudo-Alessandro ed
da questi connesso erroneamente con xa xauxijv xyjv
tpaiv. Esattamente nello stesso modo si spiega quest'uso
lingustico in N 4, 1091 a 30 S'chxopav xa eitopVj-
oavxi Iraxipjaiv,
Ttfj ijei rcp? x ya&v xa x xaXv
x oxaieta
Kai a'1 PXa' dnopav pv xauxijv, Jixepov laxi
xc Jxefvwv,
olov [BooXjiS&a Xysiv ax x yafiv xa x
piaxav, 7)
gB, XX'axspoyevf). La questione infatti se
tra iprincipi della realt si trova alcunch di simile a
ci a cui alludiamo parlando dell'idea del bene e del
sommo bene, o se questo invece un prodotto finale del
l'evoluzione . Anche in questo passo il Christ ha consi
derato Xyeiv come aggiunta spuria, senza avvertire quel
l'uso linguistico.
Sfruttiamo ora questa osservazione per il passo da
cui siamo partiti (1086 b 18-19) : ei pv ydp xi; [ri) rjasi
x?
oaa; elvat xeiopiapva; xa xv xprcov xoxov (l;
Xysxai x xa'Sxacxa xv Svxcov, vaipaei xVjv ocav,
pouXjxe&a Xiyeiv (scil. axv). Se si nega che le so
stanze esistano indipendentemente, in modo analogo a
quello delle singole realt sensibili (come fa lo stesso
Aristotele), si distrugge l'cuoia nel senso in cui l'in
tendiamo noi platonici. Con ci anche
finalmente chiarito del tutto il eingoiare xy)v oaav, ti
pico del linguaggio di Platone. Nel primo membro del
dilemma Aristotele segnala la difficolt che nella nega
zione delle idee e della loro esistenza separata egli
incontra in quanto platonico; nel secondo
membro fa seguire le difficolt che sono inerenti alla
tesi del
|
Xpiop?. Finche non si vede chiaro come gli
oppositori del (tpioji; vengano nel primo membro giu
dicati secondo il concetto platonico della sostanza,
non s'intende affatto il significato del dilemma. Ed ora
evidente che gli oppositori delle idee non sono irap
presentanti della filosofia materialistica ne quelli del co-
252 CLl ANNI )>!
VUCC10
5
_
,J.
mune buon denso. Come potrebbe egli infatti confutarli
f.
innome di un concettoi dell' oalz estraneo al loro mondo
).
mentale, che essi quindi dovrebbero a priori respingere ,
come petitio principii? Ildilemma era senza via d'uscita
solo per chi stesse sul terreno del platonismo. Esono piut-
;
tosto due specie di accademici quelli che (
Aristotele distinguenelnostro passo, ofXyovcs? x$ ESag
e of [X"?j Xlyovxei;. Presupposto il concetto platonico del*
l'essere, tanto gli uni quanto gli altri s'impigliano in
contraddizioni. La1 conclusione ovvia: tali contraddi* A;
zioni possono essere risoltesolo da una nuova concezione -v
deYoeict. il concetto dell'immanenza dell'universale v
del singolo quello che qui balena di fronte al pensiero
'..V
di Aristotele. Ma la forma della questione non offre na- ;{
turalmentc in questo' punto nessun appiglio per espri-

merlo; e per ci egli si limita a far comprendere che
'
nulla si ancora concluso quando si semplicemente
abbandonata la dottrina delle
idee.
Questa incursione
critica nei concetti .fondamentali del platonismo implica
l'obbligo morale di rinnovare dalla base la concezione
platonica dell'essere presupposta dall'idea del topiopc?.
Il problema dell'et del proemio M 9*10 con ci
risolto. Come idue libri iniziali, esso una parte della
!
prima metafisica, ed nato
insieme ad essi, nel pe
riodo critico di Asso, in cui Aristotele combatteva la
dottrina delle idee come platonico tra platonici. Non ab*
biamo perci ragione di essere sorpresi e anche pi
strette relazioni appaiono sussistenti tra quei due libri
e il brano test scoperto.
singolare come nei libri
centrali della
Metafisica
non si trovino affatto citazioni
dei due primi libri, non essendo ricordate neppure le
aporie del secondo. Ben diversamente stanno le cose se
passiamo al brano ora ritrovato della trattazione che in
origine seguiva ad A e B. In M 9-19 s'incontrano, nono-
tA PHIMA METAFISICA
253
stante la brevit del brano, pi rinvi1) ad A e B che
nell'intero complesso dei libri Z-A.
Si presenta
ora il problema: di questa parte
della
prima
metafisica possediamo soltauto il proemio,
o sus
sistono ancora traccic della trattazione vera e propria?
Tale questione ci conduce ad esaminare illibroN. Con
tiene forse unnocciolo di verit la veduta di quei critici
antichi che separavano M 9-10 da M 1-9 e lo considera
vano come introduzione al libro seguente? stato sopra
mostrato come untrapasso agevole manchi, e come quindi
sia impossibile risolvere meccanicamente la questione
coi soliti metodi di suddivisione
e trasposizione. Tuttavia
l'esperimento
di questi critici insoddisfatti della parti
zione tradizionale
potrebbe basarsi su un principio di
giusta
osservaizione, nonostante il carattere rude e ina
deguato- del loro espediente. Le cose etanno, di fatto,
proprio cos. Come M'9*10 contiene ilvecchio proemio,
che fu sostituito dal nuovo inM 1, cos una fortunata
combinazione
ha posto in mano agli editori dell'opera
aristotelica, nel libro N, quel brano della prima
melali*
sica che Aristotele, nell'ultima
rielaborazione, volle so
stituire con la pi raffinata e completa trattazione con
tenuta in M 1-9.
Pure questa
volta conviene che ci lasciamo condurre
dal criterio esterno, che ci finora servito d sicura guida.
Anche nel libro N troviamo un'allusione al fatto che
Aristotele, quando abbozzava queste esposizioni, si sen
tiva ancora membro dell'Accademia.
Ilpaeso, finora tra
scurato da questo- punto- di vista, si trova nella discus
sione critica delle dottrine di Speusippo
(N 4, 1091 a
30-33):
?Xt
S'critoptav xaf sTtoprjaavx:
sttixfpatv, jx&g
ixei
Jtp? x yx'&bv v.ai x xaXv x
axocx'K
xa
afpxaf"
') Metaph., M 9, 10S6 a 34 cita B 6, 1003 a 6; Cvl 9. 1086 h 1
si riferisce e A 6, 987 b 1; M 10, 1086 6 15 s B 4, 999 b 24 e
a B 6, 1003 a 6.
254 CLI ANNI DI VIAGGIO
etaiopiav [lv Tauxijv, TtTspv lati ti ixetvwv, olov j5oy* I
XpsO-a Xyetv
aijx
x ya&v zal xb
Ccptaxov,
7) ou, dXX' 'jaTepoyev-f). Dal punto di vieta linguistico il
$
passo stato gi chiarito sopra: da' esso non abbiamo
'
qui da ricavare, a proposito dell'et del libro N, altro
che la medesima conclusione gi tratta per M9-10. Non
soltanto l'espressione propria di un platonico, ma au-
che l'intenzione teorica conviene esattamente alla sca
brosa situazione in cui Aristotele si trova al tempo del
'
suo soggiorno ad Asso. Noi platonici, dice Aristotele, po- j
niamo al vertice della filosofia e al principio del mondo
:
ilbene ins (ax x ya&v) o sommo bene (t ptaxov).
Speusippo considera invece 1) il mondo presupponendo
un'evoluzione del buono e del perfetto, il quale si af- i;
ferma sempre pi attraverso igradi di un processo, rea- :
lizzandosi conclusivamente al termine di questo (oxepo-
yevfs). In questo problema fondamentale della conce
zione del mondo Aristotele sente di essere il platonico
pi schietto, in quanto pone all'inizio di tutto uu prin
cipio che, se non il platonico bene in s, comunque
l'e/is perfectissimitm e da esso fa procedere ogni dive
nire. Egli resta con ci fedele al principio fondamentale
del pensiero platonico, mentre Speusippo Io capovolge e
lo trasforma nel suo opposto 2). Chi non avverte inqueste
parolel'accento di citi giustifica s stesso?
Se il libro stato realmente scritto ad Asso come
A, B e M9-10, si capisce perch Aristotele non vi abbia
attaccato Senocrate, che col lo aveva accompagnato,
*J Speusippo, framm. 34 a segg. e 35 e (Lang).
8) Anche nel Espi cpiJ.ooocfta; (cfr. sopra, p. 175) il nucleo
duraturo del platonismo' veduto nell'intuizione del bene lyaOv,
Spietov) come principio dominante del mondo. Ingrazia di questa
dottrina centrale Piatone vi prende posto a fianco di Zaratustra,
e ad essa si ricollega la nuova
ftsoXofia
aristotelica, che cerca di
conservare il platonico aO-v nella forma di oOoia e fonda
la sua realt trascendente sulla costruzione teleologica della natura.
LA PRIMA METAFISICA 255
con la medesima mancanza di riguardo con cui l'assal
pi tardi nel libro M (1-9), dopo la definitiva rottura
con l'Accademia. Anche l, invero, Aristotele assale so
prattutto Speusippo, ma Senocrate vi trattato nel modo
peggiore, al suo ibrido compromesso toccando ilpoco lu
singhiero giudizioxptaxa Xysxat. Cosi scrive Aristotele
nel Liceo, quando Senocrate gi scolarco dell'Accade
mia e la sua concezione comincia ad esercitare pi vasto
influsso. Nella redazione pi antica del proemio invece
ricordata, accanto alla dottrina delle idee, solo la teo
ria di Speusippo, e a ci corrisponde l'esposizione del
libro N, che solo inunluogo accenna, e in forma breve
e riguardosa, all'opinione di Senocrate1).
Questa
bene
comprensibile manifestazione di riguardo per il compa
gno e collaboratore di Asso reca cos una gradita con
ferma alla nostra tesi.
Ed effettivamente illibroNsi dimostra nel suo com
plesso come l'esecuzione del programma annunciato nel
proemio pi antioo. In(M 9, 1086 a 29 detto: Ifilo
sofi, che pongono come reali1 inumeri, e inumeri pro
priamente matematici (cio Speusippo), debbono essere
esaminati pi oltre . L'indagine che immediatamente se
gue dev'essere infatti dedicata alla dottrina delle idee:
essa s'inizia subito dopo, c giunge alla sua conclusione
con M 10. Le prime parole del libro geguente, tanto sia
detto su questa specie di essere , si riferiscono quindi
alla dottrina platonica dell'essere soprasensibile fino al
lora trattata, giacch in ci che segue si1 parla soltanto
delle entit matematiche e della loro deduzione. Certo,
la discussione delle idee data in M 9
10 piuttosto
breve, anche se si tien conto che la vera e propria critica
della dottrina delle idee s trovava gi, nella pi antica
*) Metaph., N 3, 1090 b 28, mentre in M 8, 1083 b 2 cpavspv
8'x
to6t(uv
otal 8ti /slptaxa Xiys-cai 6 xptiog -tpitoj (la teoria di
Senocrate).
255 CLI NXJ DI VIAGGIO
redazione della Metafisica, nel primo libro. Manca anche
uria formula di trapasso, e si ha l'impressione che le ci
tate parole iniziali dell'ultimo librosiano soltanto un'ag
giunta redazionale, fatta per ovviare alla stretta necessit
di un collegamento
esteriore. per altro verosimile che
Aristotele, anche nella sua pi antica critica, prendesse
inesame, accanto alla dottrina delle idee e all'ammissione
speusippea delle occat matematiche, la posizione teo
retica intermedia, e cio la teoria dei numeri ideali del
vecchio Platone.
Questa discussione pu bene avere col
mato la lacuna tra idue libri, e probabilmente stata
rifusa nel libro M nella rielaborazione posteriore. Ma,
comunque stiano le coso, nessun dubbio ammissibile
circa la congruenza del libro N al proemio pi antico,
giacch esso contiene quell'ampia confutazione di Speu-
sippo che da tale proemio principalmente promessa.
E come nel proemio s'insiste soprattutto sul significato
dello idee e dei numeri in quanto elementi e principi
(axor/_sta
y.c
pat) della realt, cos anche la trattazione
del libro N costantemente condotta da tale punto di
vista x). Ci da un lato storicamente connesso con l'im-
') Cfr. sopra, pp. 243-44. Il libro N mostra clic Aristotele con
l'espressione clementi e principi della realt allude alla teoria
del grande e del piccolo, cio dell' piozog Soci; e dell' ev, da cui
Platone deduceva le idee. Questa dottrina era professata anche da
Speusippo e da altri Accademici, in molteplici varianti, dei cui
aspetti particolari non vai qui la pena che ci occupiamo. Da questa
ultima forma della speculazione platonica deriva per il giovane
Aristotele la convinzione che la metafisica sia una scienza degli ele
menti e dei principi della realt. E giacch la sua metafisica pi
tarda, almeno in quanto una dottrina della sostanza, tutt'altro
che una scienza degli elementi dell'essere, la definizione tradizio
nale poteva esser conservata da lui solo in quanto egli considerava
come metafisica soltanto la teologia.
Questa infatti, se non una
teora degli elementi, almeno una teoria del principio. In generale,
la designazione rtepl
o-oixs'tBv conviene soltanto a una metafisica
matematizzante, sul tipo di quella che Platone, secondo ci che
riferisce Aristotele, aveva professalo nel suo ultimo corso Iltpl
tfat-oO (Aristoxen., El. harm, II init.). Mentre dunque il libro
N indaga, in forma del tutto platonica, tanto la realt quanto gli
LA PRIMA METAFISICA
257
portanza
die la questione degli elementi e dei numeri
ideali aveva per ilvecchio Platone, e d'altro lato quadra
coi particolare carattere dei due primi libri, che defini
scono sempre la prima filosofia come dottrina dei su
premi principi e fondamenti della realt. Egi qui si pu
dire, per quanto
la piena' giustificazione di questa
tesi
possa risultare solo dall'analisi dei brani pi tardi, che
la concezione della metafisica come eziologia della realt
e scienza dei principi, la quale si riconnette all'ultima
fase del pensiero platonico,
una caratteristica della pi
antica forma della Metafisica, mentre nella rielabora
zione pi recente si fa sempre pi vivo l'interesse per
il problema della sostanza come tale. Anche nella teoria
dell'essere soprasensibile la rielaborazione posteriore
mostra chiaramente come il punto di vista dei principi
ceda sempre pi il passo a quello dell' cuoia.
evidente che nella prima Metafisica
la polemica si
dirigeva sopratutto contro Speusippo. Allora egli era il
capo della scuola d'Atene, e gli attacchi di Aristotele si
avventavano con tutto il loro impeto contro ilfalso in
dirizzo in cui quegli cercava rimedio. Anche Speusippo
era persuaso della necessit di un'ulteriore elaborazione
della filosofia platonica, ma,
secondo, l'opinione di Ari
stotele, muoveva proprio dal punto che nella dottrina
delle idee non era suscettibile di evoluzione feconda : ab
bandonava l'idea della forma e la relazione col mondo
delle apparenze sensibili e manteneva1 l'insostenibile se
parazione
dell'universale, sostituendo solo, nel luogo della
pura realt, ai numeri1ideali del vecchio Platone gli og
getti stessi della matematica. Anche nel prim-o
libro Ari
stotele rinfaccia ai contemporanei, cio a Speusippo, di
elementi e iprincipi del soprasensibile, Aristotele si contenta pi
tardi, in M, di esaminare il carattere di realt delleootcu sopra
sensibili affermate da Platone e dalia sua scuola.
17. W. Jaeger, Aristotele,
258 CU ANNI DI V1ACCI0
aver messo la matematica al posto della filosofia1). E se
pi tardi, in M, iltono della critica pi freddo, come
di chi guardi dall'alto inbasso, nella redazione pi an
tica esso acquista invece pi volte l'impeto della pas
sione e persino, come nel Ilepl cpc).oaocp(a$, un'asprezza
mordace, come quando, a proposito della dottrina piato
nica del grande e del piccolo, esclama : Gli elementi
stessi, il grande e ilpiccolo, sembra che gridino, quando
son trascinati cos di qua e di l, giacch nonson capaci
di generare il numero 8).
') Metnph., A 9, 992 a 32 4XX yiyove l fia)H)|iata
tate
v5v
V) yiXoiowla....
') Metaph., N3, 1091 a 9.
IV.
L' EVOLUZIONE DELLA METAFISICA
L'opinione corrente, che la
Metafisica
sia un'opera
tarda, divenuta insostenibile dopo il ritrovamento, da
noi compiuto, di ampi resti di una redazione pi antica,
risalenti alla prima met del decennio tra il 340 e il330.
Quell'
opinione dev'essere sostituita dall' idea, del resto
evidente di per s, che iproblemi metafisici hanno costi
tuito ilvero e proprio centro dell'indagine critica di Ari
stotele durante gli ultimi anni di vita di Platone e
quelli immediatamente successivi alla sua morte. D'altra
parte
(e
questo un risultato d'importanza non minore)
nell'ultimo periodo della sua attivit Aristotele ha ri
messo mano all'opera e ne ha intrapresa una rielabo
razione, la quale permeava il vecchio materiale di nuovi
concetti, in parte eliminandolo, in parte disponendolo
innuovi ordinamenti sistematici e trasformandolo a tale
scopo. Dalle traccie di quest'ultima elaborazione noi pos
siamo ancora intuire il senso, in cui egli voleva svol
gere e perfezionare la sua filosofia. Naturalmente, la dif
ferenza individuale che distingue le parti pi auliche
da quelle pi recenti riesce chiaramente avvertibile solo
quando si riconosca la loro TtaXfvcovo; ppovCvj in seno
260 GLI ANNI DI VIAGGIO Jfjj
__
$>:'
alla costruzione definitiva, che entrambe le comprende
ed inquadra.
L'analisi deve muovere da quel tronco, o torso, della
Metafisica, che la critica indagante la genesi dell'opera
ha delimitato nei suoi confini, e la cui connessione inte
riore, voluta dallo stesso Aristotele, stata resa perspi
cua dall'allontanamento dei brani indipendenti, ad esso
aggiunti dai redattori. Si tratta, in sostanza, della com
patta massa, gi esattamente isolata dal Bonitz '), dei
libri da A a I, fatta eccezione di % e di A. Che questa
serie di trattazioni non giunga a termine, e in partico
lare che non ne costituisca la conclusione il trattato teo
logico superstite in A, gi stato a buon diritto chiarito
dal Bonitz, e dev'essere espressamente
riaffermato contro
pi recenti tentativi di risolvere altrimenti il problema,
iquali oscurarono di nuovo una situazione gi illustrata
in modo cos convincente. Solo nel giudizio circa idue
ultimi libri noi dobbiamo integrare il Bonitz, il quale
nutr evidentemente interesse minore per essi, in quanto
la sua attenzione era soprattutto rivolta alla dottrina del
la sostanza. 11 libro M doveva, come abbiamo dimo
strato, sostituire il pi antico N nella rielaborazione pi
recente, e appartiene quindi anch'esso al torso deli
mitato dal Bonitz. La metafisica, che qui Aristotele espo
ne a grandi linee, la ben nota teoria generale della
sostanza, cio la filosofia delle forme sostanziali, che ha
servito alla speculazione di tanti secoli successivi come
di armatura di sostegno per le sue intuizioni della na
tura e dell'essere. Si possono seguire le traccie dell'evo
luzione di questo possente edificio incompiuto muovendo
dal centro, la teoria della sostanza.
! ?v
l'i'"
*)
H. Bonitz (nell'introduzione al suo commento alla
Metafi
sica, vol. II) il quale a sua volta si basava sul Brandis (ctr. Ent-
stehungsgesck. d. Melaph., p. 3 segg.l. .
l'evoluzione della metafisica 261
Nel libro B, incui vengono enunciati iproblemi della
scienza ricercata , Aristotele conosce ilproblema della
sostanza solo nella forma della speciale questione con
cernente la realt del mondo soprasensibile. Dopo iquat
tro problemi introduttivi, che si occupano della costitu
zione. della nuova scienza, egli pone tale questione come
iXauy{ 7tpawTtov alla testa degli undici problemi, che
fanno penetrare nel vero e proprio campo d'indagine di
queBta disciplina. Con ci egli d un rilievo anche este
riore all'importanza fondamentale della questione *). Dal
tempo della creazione platonica dell'idea essa , senz'al
tro, il problema della filosofa. Nella sua formulazione
del problema metafisico Aristotele si ricollega cos im
mediatamente al problema fondamentale del platonismo,
ed anzi lo esprime addirittura come questione posta da
un platonico: le realt, che noi ammettiamo come es
seri trascendenti, separati dalle apparenze sensibili, quali
le idee e gli oggetti del pensiero matematico, esistono
effettivamente? E se non esistono, lecito ammettere, ac
canto alle cose sensibili, qualche altra simile realt di
natura soprasensibile? Per il mondo sensibile (atefhjr)
oafa) egli non epende nemmeno una parola. Subito con
la prima frase va diritto alla questione centrale, il pro-
blema della trascendenza. E iproblemi seguenti si svi
luppano da questa radice come il ceppo e irami mag
giori e minori. Gi un semplice sguardo d'insieme basta
a far vedere come anch'essi siano tutti nati sul terreno
platonico. Principi di tutte le cose sono i concelti di
specie, come sostiene Platone, oppure gli elementi della
natura visibile, come insegna la scienza naturale? Ani-
')
Iquattro problemi introduttivi sono trattati in Melaph., B
2, 996 a 18-997 a 33, quindi seguo la questione circa il soprasensi
bile, in a 34. Circa la distinzione dei problemi introduttivi, costi
tuenti la scienza fondamentale, dai problemi principali efr. Enlste-
hungsgesch. d. Melaph., p. 100.
262 GLI ANNI DI VIACCIO
messa la prima tesi, sono principi le specie supreme o
quelle infime? E, in generale, in quale relazione sta
l'universale, che Platone considera come oiaCa, rispetto
all'essere, alla realt? La pi astratta delle astrazioni
davvero quel che veramente , oppure ci avviciniamo
tanto pi alla realt quanto pi dall'altezza dell'astra
zione discendiamo verso la concretezza, verso la singola
rit, verso l'individuo? Iprincipi costituiscono un'unit
nel senso del numero, individualmente, o nel senso della
specie, universalmente? Iprincipi delle cose transeun
ti sono gli stessi che quelli delle cose eterne? lecito
considerare, con Platone, l'essere e l'uno come principio
e fondamento di tutte le cose, o essi non sono altro che
vuote astrazioni prive di contenuto reale? Hanno ra
gione Platone e isuoi scolari quando ritengono ocfai
numeri, linee, punti, superfici, corpi?
Quale
motivo ha
indotto all'ammissione dell'esistenza di idee, se vero
che l'astratto non nulla di reale e di essenziale, ma
solo unattributo comune di molte cose? Bisogna conce
pire iprincipi nel senso di una mera materia e potenza,
di una semplice possibilit di evoluzione, come fa la
scienza naturale, oppure come un'entit esercitante fin
da principio un'azione efficace, come energia? Era questo
il problema, gi ricordato, che fu dibattuto fra Speusip-
po e Platone, e a proposito del quale Aristotele si schie
r dalla parte di quest'ultimo. Cos, nel libro dei proble
mi, non
esposto
inrealt altro che la problematica del
la dottrina platonica, alla correzione della quale mira
Aristotele nella fase pi antica della sua speculazione
metafsica. Iproblemi che egli pone si riferiscono senza
eccezione alla sfera del soprasensibile. Nel loro comples
so ossi offrono l'immagine di un tipo di filosofia che non
soltanto ha tutte le sue radici in Platone, ma merita
essa stessa il nome di platonica, anche se il suo presup
posto e il suo motivo conduttore costituito proprio
!
l'evoluzione della metafisica 263
dal dubbio circa l'esistenza delle idee. Tutti iproblemi
della scienza a cui Aristotele mira derivano dalla crisi
della dottrina platonica e tendono alla restaurazione del
la conquista operata da Platone nella sfera del sopra
sensibile.
Noi cerchiamo la trattazione di questi problemi nelle
indagini della parte principale, quali, secondo l'opinione
corrente, sono contenute nei libri Z-0. Iquattro pro
blemi introduttivi, che determinano il concetto, l'argo
mento e ilmiti della metafisica, trovano la loro solu
zione nelle parti che seguono immediatamente (T E). Ci
si aspetterebbe che Aristotele si attenesse anche in ci
che segue al suo schema programmatico, e che quindi
nel libro Z venisse discussa la questione del soprasen
sibile. E si desidererebbe anche che, come avviene in
T e in E, un rimando qualsiasi avvertisse del passaggio
della trattazione all'indagine circa il fondamentale pro
blema metafisico. Invece, al posto
del problema concer
nente l'esistenza del soprasensibile, s'inserisce in Z im
provvisamente la teoria della sostanza in generale. Con
ci Aristotele abbandona completamente, per itre libri
che seguono, la linee programmatiche determinate nel
libro B con l'esposizione dei problemi. Non solo que
sti non costituiscono lo schema fondamentale delle trat
tazioni che seguono, come invece accade nei libri intro
duttivi, ma non dedicata ad essi neppure una parola.
Questa contemporanea sospensione tanto dei rinvi ai
problemi quanto della loro stessa discussione non si pu
spiegare che in due modi. 0 Aristotele, a met dell'o
pera, ha rinunciato al piano originario, che aveva avuto
di fronte agli occhi nel libro B: il che certo strano,
anzi quasi incomprensibile, in una costruzione proget
tata ed eseguita unitariamente. Oppure ilibri sull'
oa(
(Z-0) non rappresentano affatto l'esecuzione del piano
originario, ma sono qualcosa di pi nuovo e recente, che
264 CM ANSI DI VIAGGIO
Aristotele ha sostituito alla trattazione primitiva o ha
inserito in essa,
Di fatto, non difficile dimostrare che il libro B ap
partiene a un'elaborazione essenzialmente anteriore ri
spetto ai libri sulla sostanza, come per brevit vogliamo
chiamarli. Come abbiamo sopra chiarito (p. 235), il
libro dei problemi nato contemporaneamente al libro
A, e risale agli anni immediatamente successivi alla mor
te di Platone. La prima persona plurale, con la quale
Aristotele si presenta col come platonico, non si trova
pi nelle parti del libro Z, in cui egli sottopone
la dot
trina platonica ad esame critico 1). D'altra
parte
noi ab
biamo ritrovato un ampio brano della metafisica pi an
tica in M 9-10 e nel libro N, ed prova palmare del
l'originaria indipendenza di Z dal piano della metafi
sica esposto inB il fatto che, in primo luogo, entrambi
ibrani della relazione pi antica caratterizzati dall'uso
*) Sono i capitoli 13 sega, del libro Z. In questo Aristotele
tratta, sulla pi ampia base, la questione dell'essenza dell' obota.
A tal fine egli muove dalla distinzione di quattro diversi signifi
cati dell' oioCa, in quanto BXtj, sTBog, xa&iXoo e -ti ijv slvcu, mi
rando a dimostrare che in un esatto concetto dell' oBota itre ul
timi significati debbono essere compresi e ridotti in unit. Per
rispondere alla questione della misura in cui la BXi) concorra a
costituire la realt della forma e dell'essenza concettuale, egli
espone il suo duplice, concetto dell' ocla. E ci conduce nello
stesso tempo a riconoscere l'esigenza della forma suprema, scevra
di materia, La discussione del problema se anche l'universale
(xaS-Xou) possieda realt porta poi a una presa di posizione ri
spetto alla dottrina delle idee (Z 13 segg.), nella quale tornano i
principali molivi della confutazione datane nel primo libro (A 9),
se anche prospettati da un diverso angolo visuale ed espressi in
diversa forma. In un solo e identico contesto le due confutazioni
sono difficilmente compatibili tra loro. La loro relazione reciproca
diventa invece spiegabile quando si ammetta che il libro Z non sia
stato in origine destinato affatto al pi ampio complesso in cui ora
appare inserito, rappresentando bens una trattazione indipendente
del problema della sostanza. Giacch nella critica della dottrina
delle idee compiuta in Z 13 segg. manca la prima persona plurale.
!
tutto questo scritto nepl o'jclat dev'essere di genesi posteriore a
quella delle parti pi antiche della Metafisica, - - ,1
l'evoluzione della metafisica 2C5
della prima persona plurale nella polemica
( M9-10 e
1
N) si occupino, com'era da aspettarsi, esclusivamente
dei problemi enunciati in B, e cio,
della questione
della
realt del soprasensibile, e che, in secondo luogo, nello
stesso momento in cui si rientra in questo campo pi
strettamente determinato di problemi metafisici ricomin
cino anche irimandi al libro B l).
iQuesta
conclusione, che ilibri sulla sostanza non
hanno affatto appartenuto all'originario disegno gene
rale dell'opera, sembra urtare contro l'idea fondamen
tale della metafisica aristotelica. Debbo perci rassegnar
mi all'obiezione che: ilmotivo caratteristico di questo tipo
di speculazione pur costituito dal fatto che in essa
il soprasensibile non oggetto di contemplazione im
mediata ma di mediazione logica, e che quindi non
punto di partenza, ma punto
di arrivo. La teoria dell'es
sere del principio supremo, che nessuna esperienza pu
attingere, non si eleva forse sul fondamento di xina dot
trina dell'ooCabasata sulla percezione empirica del rea
le, in graduale e costante ascesa dal noto all'ignoto? E le
indagini contenute nella teoria della sostanza e dell'atto
(Z 0) non conducono esplicitamente fino alla soglia della
dottrina dell'essere soprasensibile? Ora, non c' dubbio
che questa parte
della
Metafisica
abbia carattere prepa
ratorio, e nel suo ultimo progetto Aristotele le ha evi
dentemente assegnato
con intenzione il posto
che era
occupa. La teoria generale della sostanza doveva costitui
re, d'allora in poi, la porta d'ingresso alla dottrina della
sostanza immateriale del primo motore. Come il carat
tere specifico della metafisica aristotelica fu preservato
di fronte a questo definitivo compimento della sua strut
tura, sar indagato pi tardi.
Qui
dev'essere anzitutto
messo in chiaro come l'odierno tato dell'opera sia stato
*) Ofr. sopra p. 227, n. 1,
266 CLl ANNI DI VIAGCIO

f
preceduto da un altro, nel quale mancava quella graduale
esplicazione del concetto dell'essere. Ilprospetto dei pro
blemi metafisici dato nel libro B non prevede 1' excursus
dei libri Z-0 circa la teoria generale della sostanza e
dell'atto, e questi stessi tradiscono ad ogni passo come


*i
non possano essere tati originariamente scritti per lo
scopo metodico al quale essi sono stati subordinati in . y
quell'ultima sistemazione, che ora il testo presenta.
Data l'importanza della cosa, voglio dimostrarla an-
cora pi minuziosamente. Sul principio del libro Z
si rileva, s, come l'indagine proceda metodicamente nel j
miglior modo partendo dalle sostanze percepibili per !
mezzo dei sensi. Segue una bella,
e giustamente famosa,
digressione circa la natura del conoscere umano e circa
la norma metodica, che prescrive di procedere sempre
%
da quel che noto a noi , cio dal sensibilmente certo,
a quel che noto per natura , cio al puro oggetto del
pensiero. Questo chiarimento circa imotivi che indu
cono Aristotele a premettere l'indagine generale circa
I'oafa alla teoria del soprasensibile si trova per fuori
posto in tutti imanoscritti. IlBonitz ha notato per pri
mo lo spostamento (senza per altro trarne alcuna illa
zione), e d'allora in poi le nostre edizioni presentano
il passo nel luogo che gli conviene. Motivo di tale spo
stamento non pu essere stata una confusione di un ma
noscritto tardo, perch esso si trova inentrambe le classi
della tradizione del testo, e doveva quindi comparire in
tutti imanoscritti antichi. Il fatto non si pu quindi
spiegare se non ammettendo che il passo costituisse una
aggiunta in foglio staccato, inserito nel testo in luogo
erroneo gi dal primo editore '). Ed anche un altro ri-

'-V
') Melaph., Z 3, 1029 b 3-12. Le parole sono andate a finire
nell'inizio dell'indagine circa il -ci
i5v
stvai, dove non hanno al
cun senso. Esse continuano le parole di 1029 a 33: SpoXofoOvtxt
5'oOaiai elvai
x)v
atoSbjxfflv xivf g, d>ax* iv Taxatg Urjxijxlov icpixov,
l'evoluzione della metafisica
267
chiamo al carattere meramente propedeutico
dell'inda
gine circa la realt sensibile manifesta una cos debole
connessione col contesto, che sembra essere una poste
riore aggiunta di Aristotele I).
Fuori di ogni possibile dubbio infatti che ilibri
Z-H non trattino la questione della sostanza incostante
riferimento al loro presunto scopo, e cio a quella dimo
strazione della realt soprasensibile
che ad essi deve se
guire, come ci si dovrebbe aspettare stando a questi pas
si. All'opposto, si ha l'impressione che la trattazione sia
etata scritta solo con l'intento di confutare il concetto
platonico
dell'essere, che vedeva l'essere supremo nel su
premamente
universale, e per contrapporre
a questa su
blimazione dell'immaterialismo
la dimostrazione del va
le quali pure fanno parie dell'aggiunta. Le prime parole del passo
inserito erano evidentemente state aggiunte ancora tra le linee del
l'antico
manoscritto, e perci si trovano nei codici al loro esatto
posto. Ilresto, non rimanendo spazio, fu poi scritto su un foglio a
parte. Aggiunte su foglio volante furono anche le parole Z 11, 103o
b 32 rapi 81-1037 a 5 vov)Tii-
') Il passo Metaph., Z 11, 1037 a IO segg. sembra a me costi
tuisca un'aggiunta di tal genere, fatta allo scopo di caratterizzare
l'indagine rapi o&oteg come preambolo della dottrina dell eala
soprasensibile, e di accennare gi in questo punto a tale sua fina
lit. Se quell'indagine fosse stata scritta fin da principio a questo
scopo, Aristotele parlando della avrebbe certo speso una parola
a proposilo della BXt] del soprasensibile postulata da Platone. Del
pira xal ptxpv non fa invece neppure un cenno, per quanto in
sede di metafisica esso avrebbe dovuto
interessargli assai pi che
la materia in senso fisico, di cui pure parla tanto ut Z. Si com
prende cosi come egli, quando inseri Z-6. aggiungesse contempo-
rancamente alla fine della prima parte
dell'indagine le parole:
Tt-tspov 8' Ioti nap*, frjv
BJ/qv tffiv xoioxuiv o&oimv xig aTj xat
Sai tuxer* oalav a&xffiv Ixipav r.v oTov pi|ioi)g
\
vi xoioBxov,
uxstetov Boxepor xoxoo X*Ptv
n5Pl
atoAr,T(uv o&oiSv
raipmsS-a 8opleiv, Irai xpirav T'.vi xijg pooixfjg xal Seuxpag
miXooocrtag Iprov f] rapi xg aloHt;
o&alag &smpta. Che queste
parole siano
un'aggiunta posteriore di Aristotele e
provato
anche
dal rimando della frase che segue (1037 a
17-20), con esse insepa
rabilmente
collegata, all'aggiunta H 6 concernente la definizione.
Tanto questa quanto il rimando che la concerne
sono stati cio
egualmente aggiunti, al pari di altre modificazioni
dissimile
specie,
solo in occasione dell'inserzione dei libri Z-0 nel piano comples
sivo della pi tarda Metafisica.
. ,
268 GLI ANNI DI VIAGGIO
lorepositivo chela materia(5Xt))e ilsostrato (uTioxelpevov)
possedevano per il concetto della realt. Dal concorso
della tendenza materialistica e di quella razionalistica
deriva quindi il nuovo concetto aristotelico della sostan
za come forma ed entelechia, senza peraltro che venga
richiamata particolarmente in primo piano quella que
stione della separabilit (cpiapig), che a proposito di
tale concetto aveva importanza decisiva per ilmetafisico.
Al
contrario, viene rifiutata come unilaterale la tendenza
platonica ad astrarre dappertutto dalla materia, e si
;
m
richiama l'attenzione sull'importanza che questa possie
de per la concezione dell'essere 1). Non ci sorprende per-
") Metiph., Z 11, 1036 b 22 816 xal t xoIvt*
vdfsiv
otite xal
acpaipety tv 6?.7)v ncpUprev Ivta fp totog t48e Iv tffiSe iativ....
*) Metaph., Z 8, 1033 a 24 segg.
*) L'interesse per la considerazione fisica del problema del
l'sfiato, viene pi volte in luce nel libro, e accanto ad esso ba parte
massima quello per la considerazione dai punti di vista' della meta
fisica e dell'analitica (cfr. per quest'ultima Z 12 e H 6). La spe-
ci che l'idea della forma sia dedotta addirittura merc s
un analisi del concetto
(lei
divenire, e che 6a messa for-
temente in rilievo la sua fondamentale importanza per ',v
il retto intendimenti di questo concetto fisico2). La ma-
'
!4'i:
niera in cui nel libroZ vengono studiati uno dopo l'ai-
tro idiversi significati del concetto di sostanza e la con
clusione di tale indagine suggeriscono l'idea che qui si "l'
abbia di fronte uno scritto originariamente autonomo
circa il problema della sostanza, la cui importanza de
cisiva era venuta in chiaro gi nella pi antica reda
zione della
Metafisica
(p. 252) attraverso la critica della
dottrina delle idee. Naturalmente non c' dubbio che gi
nello stadio pi primitivo della speculazione metafisica
di Aristotele sa da presupporre l'esistenza del nuovo
concetto della sostanza, o meglio dell'essere, in s consi
derato. Ma egualmente vero che esso nato sul terreno
della fsica e della logica3), e si pu ben immaginare
*;
7
l'evoluzioni; della meiai-isica 259
che la pi antica metafisica, la quale, come vedemmo
nel Depi fiXooopiag, era ancora pura teologia, sfruttasse
genialmente
ilconcetto dell'entelechia e dell'atto per la
soluzione del problema di Dio, senza perci aver bisogno
di inserire in essa, o addirittura di ridurre a suo nucleo
fondamentale, la trattazione generale del problema della
sostanza.
Questa
congettura, che la trattazione circa la sostan
za non abbia occupato in origine il posto in cui ora si
trova, ulteriormente confermata da una serie di gravi
indizi esterni 1). Anzitutto manca, nei libri pi antichi,
ogni allusione a Z-0- Viceversa nel libro Isi rimanda
a Z-H, e questi vengono anzi designati come Je ricerche
sulla sostanza (oE rcspl rf); cicia; Xyoi). Gi questo in
dica la loro relativa indipendenza. E cos Aristotele li
cita in0 8, 1049 b 27 (dpyzxi S' iv
tots
tzspl xi]{ oalac,
Xyoij).
H complesso Z-H, che ba carattere unitario
(H
comincia con una ricapitolazione del libro Z e offre
una serie di aggiunte all'indagine compiuta in quel li
bro) di conseguenza considerato come per s stante tan-
culazione circa l'ooia penetra nella fisica merc il collegamento
con la dottrina del divenire e della mutazione, nella metafisica
merc il concetto della forma immateriale e il problema del
yuipiepbs, nell'analitica merc il t
ifi
stvai e il suo nesso con le
teorie della definizione e dell'astrazione e con la divisione dei con
cetti in
fvYi
e sI8r]. Occorre solo veder cliiaro questo carattere
multilatcre della trattazione per intendere come essa stesse in
mezzo tra le ricordate discipline prima che Aristotele la inserisse
nella Metafisico.
.....
l) Importandomi qui di raccogliere in unit tutti imomenti
della dimostrazione, mi certo lecito di riesporre ancora breve
mente, insieme con le altre, le conclusioni risultanti dai reciproci
rimandi a quel che segue e a quel che precede contenuti nei libri
della Metafisica
: conclusioni sulle quali ho principalmente insistito
altra volta (Entstehiaigsgesch. d. Met., p. 90 segg. e 106). Il cap. 4
della prima parte di quel libro, intitolato Die zusammenhangen-
den Stucken, si riferisce proprio al punto in cui ora credo di poter
spingere l'analisi fino al completo chiarimento delle intenzioni del
filosofo, mentre per ci che concerne la separazione dei brani per
s stanti non ho nulla di sostanziale da aggiungere alle mie prece
denti trattazioni.
270 oli assi ni
viaggio
to da 0 quanto da I.Ancora pi importante il fatto
che l'introduzione del libro Z venga citata spesso come
se costituisse il principio di un'opera: come per esem
pio inZ 4, 1029 b 1: stie! o' v p'/$ SistXpeOa Jtooi?
pcicpsv tVjv o
tjslav.
In generale, e per esempio nei bra
ni B ed M 9-10 appartenenti alla prima metafisica, le
parole v pxt
i
servono a designare l'inizio dell'intero
trattato, e cio il libro A. Un esempio del fatto che un
libro situato nel mezzo di una serie citi l'inizio suo
proprio con le parole v px) offerto dall'indagine
sull'amicizia nell'Etica Nicomachea (libri 0-1), che sen
za dubbio costituisce untrattato in origine indipendente.
Che anche Z fosse un tempo l'inizio di una trattazione
per s stante, e anzi che esso costituisse il primo trattato
in seno a tutta una serie di piccoli trattati consimili,
dimostrato dalla citazione 0 1, 1045 b 31, che con le
parole v
toI? itpunoig Xoyoc; non cita l'inizio di A o di
0 ma quello di Z. Il primo libro di questa serie era
dunque Z, a cui segu H; e 0 gli s sar aggiunto, nel
posto che anche oggi occupa. Difficile invece decidere se
anche I
appartenesse gi allora a
questo complesso, o
se fu aggiunto 6oIo pi tardi, quando Aristotele tolse al
loro isolamento ilibri Z-0 e li inser nella
Metafisica
:
tuttava quest'ultima ipotesi sembra la pi probabile. In
I2, 1053 b 16 Aristotele si richiama a Z 13-17 con le
parole: sS Si) pvj8v tfflv xaWou
8'jva-v
oofav elvai, xa-
ffi7csp v
xo? ntpl oafa?
v.a raspi roO 8vto; sTpvjtai
Xiyoii;.
Qui
ZH sono, s, sentiti ancora come indipen
denti, ma non risulta che essi si trovino all'inizio di una
serie a cui appartenga anche I;e a ci si oppone anzi
un'altra citazione, che si riferisce al libro B (I 2, 1053
b 9):xat S ri)v ocav xl Tf]v tpatv t)'cj}tgv rao'lpwg
xst) xaftctrasp v rots 8iaraopVjfiaoi,v rarjXikjpev, zC t v
ait.... Stando a questo passo, il complesso originaria
mente autonomo comprendeva solo ilibri
2 H 0,
ed I
l'evoluzione della metafisica
271
stalo aggiunto quando Aristotele lavorava alla forma
definitiva della
Metafisica:
per ci che esso si rife
risce a B considerandolo come introduzione.
Se ora esaminiamo la connessione del libro Z con
quello che precede, vediamo confermata anche da que
sto lato l'idea che Z sia stato inserito al posto che ora
occupa quando era gi compiuto come scritto a s. I
libri T ed discutono, come vedemmo, iquattro pri
mi problemi, concernenti il concetto della scienza che si
trattava di ricercare.
Questa
parte
si chiude con 1.
Segue ora qualcosa di nuovo: la teoria dei diversi signi
ficati dell'ente (5v) e di quello tra essi pifondamentale,
quello dell'essenza (oafa).
Comincia, cio, la
parte prin
cipale della
Metafisica.
Aristotele d per prima cosa una
enumerazione di tutti isignificati
dell'ente, nel pilargo
senso di questa parola, che possono essere pregi inesame.
Giacch l'ente, detto cos in generale, significa molte
cose, delle quali l'una l'attributo accidentale, un'altra
quella per cui l'essere designa il vero e il non essere
designa il falso, ed oltre a questi significati vi sono le
forme della predicazione, come per es. il che, il come,
il quanto, il dove, il quando e qualsiasi altra designa
zione d tal genere, e ancora oltre a tutto ci vi l'es
sere in potenza e l'essere in atto; giacch, dunque, l'ente
ha molti significati, dobbiamo per prima cosa parlare
dell' essere nel senso dell'attributo accidentale, perch di
esso non si ha ancora alcuna nozione e teoria Ari
stotele considera quindi l'essere nel senso dell'accidente,
e inseguito a ci l'essere nel senso della verit e falsit
del giudizio.
Questo
breve brano giunge fino alla fine
di E. Con Z s'inizia l'indagine circa l'essere nel senso
vero e proprio, cio circa le categorie e particolarmente
') Mctaph., E 2,
102(1
a 33.
272 CU ANNI DI VIACC10
circa 1' oaia., principale oggetto della scienza in que
stione. "*
Singolare il fatto che il nuovo libro incominci quasi
con le stesse parole e con la stessa enumerazione dei si
gnificati dell'essere, che immediatamente precede: In
diversi sensi si parla dell' essere, come gi noi (e qui ci
aspetteremmo un rimando alla precedente enumerazione
di E 2, ma abbiamo invece una sorpresa) abbiamo di
stinto nello scritto circa idiversi significali dei concetti.
Esso significa infatti una volta quel che una cosa e
l'esistenza di un essere determinato, e altra volta una
data qualit o quantit o qualsiasi altra di simili predi
cazioni 1).
Qui
chiarissimo: se E 2 avesse preceduto, al tempo
incui Aristotele scriveva questo principio del libro sulla
sostanza, o egli si sarebbe richiamato all'ampia enume
razione, gi data in quel passo, dei diversi significali
dell'ente, o avrebbe rinunciato del tutto a darne un'altra,
giacche ognuno si sarebbe ricordato di quella. Se invece
Z un'indagine sull' ooia nata indipendentemente da
gli altri libri sulla Metafisica, s capisce subito perch
all'inizio di una simile indagine debba essere breve
mente determinata la posizione dell' oaux in seno al
complesso delle possibili enunciazioni dell'essere, anzi
tutto merc un riferimento alla tavola delle categorie.
A tal fine Aristotele si richiama alle delucidazioni ETsp
T(5v
XEyopvwv, che senza dubbio dovevano
essere state oggetto di pi di un suo corso di lezioni e
che allora non erano ancora 6tate accolte nella Meta
fisica, ma stavano a s come pO-oSo; indipendente. Si
tratta del cosiddetto libro
A, che solo dai redattori
stato collocato nel posto incongruo che ora occupa.
Quan
do, nella elaborazione pi tarda, il libro sulla sostanza
') Metapk., 2 1, 1028 a 10.
Devoluzione della metafisica 273
e il trattato sulla potenza e l'atto vennero inseriti al po
sto che oggi occupano, ci determin una mutazione nel
la complessiva struttura della Metafisica;
ed anzi, per
esser pi
esatti, Aristotele comp quel passo allo scopo
di modificarne la struttura in una maniera determinata.
A modello del nuovo progetto stava il metodo seguito
nel libro sulla sostanza Z-H,
in cui Aristotele si era ser
vito dei diversi significati dell' ocJa (uXtj, eI5o;, xafrXou,
xi tjv
elvai) come di fili conduttori e aveva cos offerto
chiari alla vista, in unsintetico ordinamento gerarchico,
i diversi stadi storici e logici attraverso cui si svolgeva
11 suo concetto della sostanza. Nella seconda elaborazione
della
Metafisica
egli applic questo procedimento alla
trattazione del concetto dell'ente (5v) nel suo significato
pi generale e inseri anche I' oofa nella serie dei di
versi significati dell'
v
(in questo
senso pi lato). Alla
teoria della forma pura, scevra di materia, egli premise,
a guisa di edificio d'ingresso, la teoria della forma in
generale quale vera realt e sostanza, e innanzi a que
sta pose a sua volta, come protiro, la teoria dei diversi
significati dell' 5v,tra iquali faceva risaltare quello del
l' obala come l'unico che venisse in questione per l'in
dagine metafisica. A
questo scopo vennero prima esami
nati
} significati dell'essere non designanti una sua na
tura esistenziale ed indipendente, ma esprimenti solo mo
dificazioni che casualmente gli ineriscono o posizioni
della coscienza rispetto ad esso.
Questa
parte
(E 2-4),
dato il suo valore meramente propedeutico,
ha un an
damento molto sommario. Nell'odierna redazione della
Metafisica
essa rappresenta l'elemento di congiunzione
tra la pi antica introduzione (A-E 1) e il nuovo nu
cleo principale (Z-0, 1M). Logicamente, esso dev'essere
il brano aggiunto per ultimo, in cui Aristotele, prepa
rando il passaggio alla parte principale,
delinea somma
riamente il disegno di quel che segue. L'enumerazione
18.

W.
Jaeger.
Arlotele.
274
GLI ANNI IH VIAGGIO
dei significati dell'essere diventa con ci addirittura il
piano generale dell'intera composizione. Tuttavia dob
biamo abituarci a capire che questa composizione rap
presenta il tardo stadio, finale del processo evolutivo, e
in fondo qualcosa d'incompleto e di provvisorio ancora
in quest'ultima forma, per quanto vi si avverta dapper
tutto l'intenzione della grande sintesi. Le aggiunte, le in
serzioni e le giunture, che devono la loro origine a que
st'ultimo stadio di evoluzione, attestano un intento uni
tario, che era del tutto estraneo alla prima metafsica:
l'intento di costruire una dottrina dei diversi signi
ficati dell'ente, cio una specie di fenomenologia ontolo
gica, al culmine della quale sopravvive, s, la pi antica
teoria platonizzante della forma trascendente e scevra
di materia, ma senza per altro che essa pretenda pi
di accentrare intorno a s l'interesse principale della trat
tazione.
E sia qui detta una parola circa l'ultimo capitolo del
libro 0, del quale ho gi discusso ampiamente altra vol
ta 1). Ilbrano tratta del duplice concetto della verit:
in primo luogo, dell'esser vero e dell'esser falso, nel sen
so che comunemente si attribuisce a queste espressioui
quando si designa come vero o falso un giudizio a se
conda che il predicato vien connesso, o meno, col sog
getto a cui conviene; e insecondo luogo della verit del
l'asserzione metafisica dell'essere, che non mai operata
dal pensiero discorsivo e che perci nemmeno mai vera
o falsa nel senso dei giudizi discorsivi. La verit di tesi
metafisiche, esprimenti un essere che non oggetto del
l'esperienza, si fonda, secondo Aristotele, su una singo
lareforma di conoscenza intuitiva, laquale intanto pi
prossima alla percezione sensibile che non al pensiero
discorsivo in quanto costituisce una sorta di visione epi-
Enistehungsgesch. d. Metaph., p. 49,
l'evoluzione della metafisica 275
rituale, unpuro {byelv '/.ai pvat. l'ultimo resto dell'in
tuizione platonica delle idee, superstite nella
Metafisica
aristotelica. La ragione che induce Aristotele a trattar
qui tale problema manifestata da lui stesso in E 4,
quando avverte come l'essere nella comune accezione se
condo la quale 6t dice che un giudizio vero o falso non
appartiene al problema dell'essere qual prospettato
dal
metafisico. In questo luogo egli ha pitardi aggiunto un
rimando, il quale tradisce tale suo carattere posteriore
gi col danno che ha apportato
alla costruzione sintat
tica; oltre a quella specie di verit ce n' ancora un'al
tra, la conoscenza intuitiva, sulla quale si fonda ogni pen
siero che voglia giungere a un'assoluta concezione del
mondo; essa dev'essere esaminata pi tardi. Ci accade,
di fatto, nel capitolo finale del libro 0- Sulle tracce dello
Schwegler, bo altrove mostrato come questo capitolo co
stituisca un'aggiunta al libro 0, e come il rimando ad
esso debba essere stato inserito in E 4 quando esso fu
aggiunto alla fine del libro 0. L'indagine circa l'intui
zione intellettuale e la specie metafisica dell'
, cos, posta convenientemente da Aristotele al termine
della dottrina dell'atto e all'inizio della teoria della real
t del soprasensibile, che a quella deve immediatamente
seguire. Anche in questa aggiunta, che dev'essere pari
menti stata fatta nel momento dell'inserzione dei libri
Z-0, si manifesta quindi chiarissimo l'intento di costi
tuire un'uniforme progressione dell'essere fino alla teoria
dell'entit immateriale e di dare in tal modo un carat
tere unitario al complesso, edificato col concorso di ele
menti tanto disparati. E' questa, appunto,
la tendenza
dell'ultima elaborazione.
una felice combinazione che l'accertamento di una
duplice redazione del proemio della teoria del soprasen
sibile, quella pi antica di M 9 e quella pi recente di
M 1, ci metta in condizione di
poter provare l'esattezza
276 CU ANM DI VIACCIO
dell'ipotesi di una metafisica primitiva, non ancora con
tenente la teoria della forma materiale e sensibile 1). Se
questa ipotesi gu6ta, la redazione pi recente della
teoria del soprasensibile presuppone di necessit come ad
essa precedenti ilibri circa la sostanza, con la loro am
pia analisi della realt sensibile e della forma immanente
(svuov sloo?), mentre la pi antica, secondo quel che
ci si aspetta anche inbase al pi antico schema dato dal
libro B, deve immediatamente investire il problema del
l'essere trascendente e non pu affatto riconoscere il
mondo sensibile (alaO'Yjxr) oa(a) come oggetto
della scien
za alla cui costituzioue mira. A tal fine necessario esa
minare ancora una volta le due redazioni parallele, che
perci trascrivo qui l'una accanto all'altra.
Redazione posteriore
(M 1)
Ilepl [lv ov xvj; xfflv atsib]-
tffiv eo slpvjxat x(g oxiv v
[lv ti; [isS-Scp tv) xtv cpoctxjv
Tcspl xij? D?.7]s, 5sxepov 8
nept xfj c
nt' vpysiav.
ttsl 8' -/j axij 3xl nxepov
lati xig Ttp x; aEo9v)xj
oaiaj xal itStoj ;
o>x I'll xs s Isti, i[p iaxi,
itp&Tov -t Jtap xf&v <SXXtov Xs-
f|isva &swpi[xov.
Reduzione primitiva
(M 9,1086 a 21)
IIspl 3 xSv irpiTiuv ipxfflv
xal xffiv TtpuiTtuv atxlwv xal axoi-
Xsiwv
8oa pv Xyossiv ol Jtsp
[i6v[S xijs aoibjxiij ooUg Sto-
pOVXSg, x [lv iv xog Ttepl
lyosojj stprjxat, x 5' o&x Soxi
XTj; |1e8-68oo xg vOv Ssa 84 ol
ipsxovxej stvai itapi xg aaftyj-
xg sipap oalag, xpsviv Ioti
S-stupfjaai xfiiv sprj]ivuv.
Ricollegandosi alla definizione della metafisica come
scienza dei primi principi ed elementi, comune nella
parte pi antica dell'opera, la redazione appartenente
alla metafisica primitiva apre la trattazione circa 1' oaCx
con la divisione platonica della sostanza insensibile e so
prasensibile. Anche qui, come inA e inB, la primameta-
') Cfr. p. 213 segg.
l'evoluzione della metafisici 277
fisica muove dall'esame delle opinioni dei precedenti pen
satori. Le opinioni dei materialisti presocratici (8aa pv -
youaiv oi raspi |a<5 vtj ?
xfjs iafftjxfjs oalac, S:opavxeg) sono
omesse, in parte perch gi esaminate nella Fisica, in
parte perch estranee all'oggetto della presente
indagine.
Qui
da notare che non si parla propriamente della
atofl'i'jx'i) oafa, come accade invece nella redazione poste
riore. Che essa, come tale, possa formare oggetto della
Metafisica, un pensiero qui ancora del tutto estraneo
alla mente di Aristotele. La realt sensibile appartiene
alla Fisica. e col sono discusse le diverse opinioni dei
naturalisti che conoscono soltanto la realtmateriale. Per
il resto le opinioni di questi materialisti non apparten
gono alla indagine presente. Sono gi state infatti criti
cate nel libro A. impossibile riferirele parole x 5'ox
iaxi xfjg psllSou xrjs vv ai libri Z e H: in questi non
c' nemmeno una parola a proposito delle vedute dei
pensatori che ammettono soltanto la realt percepibile
per mezzo dei sensi. Inoltre non da credere ohe Ari
stotelesi sarebbe espresso inmodo cos negativo se avesse
proprio trattato diffusamente della realt sensibile nei
precedenti libriZ H0. L'idea che6ta alla base di questa
redazione bens espressa dal semplice dilemma: o c'
soltanto la realt sensibile, e allora non c' alcuna meta
fisica e la fisica occupa il primo posto; o c' qualcosa di
soprasensibile, e allora ce n' andhe la scienza, la meta
fisica. Perci Aristotele passa subito ad esaminare le opi
nioni dei filosofi che hanno professato l'esistenza di tale
realt soprasensibile, cio della scuola platonica.
Tra questa fase evolutiva, in cui Aristotele considera
il problema da un punto di vista ancora semplicemente
dualistico, e quella che si manifesta nella redazione Mi
cade dunque l'inserzione dei libri Z H0, accordante am
pio adito nella
Metafisica
all'alofftjx'ij oat'a, e l'estensione
del concetto di quest'ultima a quello di scienza dei di-
278 GLI ANNI DI VIAGGIO
versi significati dell'essere. Certo anche ora Aristotele, ri
chiamandosi evidentemente con la sua espressione a quel
la della redazione pi antica, allude alla precedente trat
tazione deH'aJaOrjtT] ocfa avvenuta nella Fisica. Ma
per inserisce l'aggiunta restrittiva: eipTjxai.... iv pv
TQ
[xefroti)
T)V
CfU<JlXf)V Ttsp t fj ? SXtJS, UOTSpoV
Ss 7ispl ti)? xx' vpyetav. Il compito teoretico
della Fisica, alla quale nella redazione pi antica egli
aveva senz'altro assegnato l'intera trattazione della realt
sensibile, qui limitato all'indagine circa la materia: il
che significa che la forma e la realt attuale v.ax'
vepyscav oafa) Bono principalmente di competenza del
la scienza contemplata dalla presente ricerca, e cio del
la metafisica. Aristotele cancella perci le parole della
pi antica redazione xc S'ox lati trjj |isf)-5ot> tfjs vv
sostituendole col rimando alle trattazioni, allora accolte
nell'opera, dei libri Z-0, le quali concernono infatti la
xat' ivpysiav o
oia,
delle cose percepibili per mezzo
dei sensi.
Questo
rinvio corrisponde all'annuncio, inserito
in Z 11, 1037 a 10 segg., dell'indagine circa la realt
soprasensibile che dev'essere condotta pi oltre dal li
bro M(cfr. p. 267 n. 1). Ambedue irimandi apparten
gono alla elaborazione posteriore ed hanno il compito
di agganciare saldamente insieme parti originariamente
prive di connessione reciproca. Con ci insieme dimo
strato (per quanto non ci fosse ormai quasi pi bisogno
di dimostrarlo) che la rielaborazione del trattato circa
il soprasensibile (H 1-9) stata compiuta per la Meta
fisica
pi tarda, ampliata merc l'inserzione dei libri
Z-0, nello stesso modo in cui tanto quella rielaborazione
quanto questo ampliamento sono connessi con l'inser
zione del libro I.
Ma Aristotele ha poi soltanto inserito inuovi bra
ni, e ha potuto costruire la sua teoria della sostanza sen
sibile basandola, in forma meramente estrinseca, su una
l'evoluzione della metafisica 279
1
4\

-i
introduzione che originariamente conduceva a una teo
ria del soprasensibile? Non dovevano risultarne per
forza contraddizioni insolubili? E se fino ad oggi non si
trovato alcun intoppo nel passaggio dall'introduzione
B T E alle parti inserite , qual'c il principio che ha
permesso ad Aristotele di connettere la metafisica del
trascendente con la teoria delle entelechie immanenti?
In realt esiste un simile anello di congiunzione tra i
due gradi, ed il concetto dell'ente come tale (8v
fi
6v),
che serve ad Aristotele per definire nell'introduzione
l'oggetto della metafisica. Nel concetto dell'ente come tale
noi vedevamo finora il germe dal quale si sviluppavano,
e quasi fiorivano, idiversi significati dell'essere: questo
concetto comprende infatti tanto la pura vpyeia del
pensiero divino quanto le forme inferiori della natura
mobile, soggette al divenire e alla morte. Chi indaga l'es
sere come tale non ha bisogno di limitarsi all'essere as
soluto, ma accoglie nel' suo campo d'indagine quanto di
essere possiede ogni cosa, non escluse le astrazioni del
l'intelletto. Ci compie, effettivamente, l'ultima forma
della
Metafisica.
Essa appariva quindi come l'unica rea
lizzazione possibile di tale concetto. Vediamo ora, in
vece, che ci non era altro che un'ovvia illusione. In
base alla
Metafisica
stessa possiamo anzi dimostrare che
c' stato un precedente slato della sua
evoluzione, in cui
Aristotele non traeva ancora tali conseguenze dal con
cetto dell'ente come tale, non intendendo ancora quel
concetto nel senso dell'esplicazione dialettica dei diversi
significati dell'ente e designando piuttosto quale oggetto
della Metafisica, in modo chiaro e senza eccezioni, la
realt immutabile ed eterna.
Questa
dimostrazione for
nita dal brano K 1-8, che finora stato pi volte consi
derato spurio, e la cui autenticit rivendicata in modo
addirittura lampante dai risultati della nostra indagine.
Nel mio precedente esame di questo
inestimabile du-
230 CLI ANNI DI VIAGGIO
l'evoluzione DELLA METAFISICA 2?1
cumento ho dimostrato che le minuscole particelle, il
cui frequente uso tradisce una mano estranea inseno al
complesso stilistico che per il resto affatto aristotelico,
rappresentano le involontarie aggiunte di uno scolaro,
che redigeva questi appunti seguendo le lezioni del
maestro. Ma come fonte di dottrina aristotelica il libro
un documento di aurea autenticit. Esso riproduce
punto per punto, dal principio alla fine e spesso con le
stesse parole, itre libri introduttivi, solo compendiandoli
in una redazione sostanzialmente abbreviata, la quale
non pu essere considerata n come primo abbozzo, n
come semplice riassunto della redazione pi completa,
bens mantiene la sua autonomia accanto a queste. Evi
dentemente essa una stesura di questa parte del corso
di metafisica risalente a un pi antico stadio di sviluppo,
giacche, nonostante la sua larga concordanza con la re
dazione pi completa, essa se ne distingue in vari punti
inmaniera caratteristica.
Se anzitutto esaminiamo il
rapporto di questa pi
antica introduzione con la parte principale, che qui in
primo luogo c'interessa, vediamo subito come essa risalga
a un periodo in cui non era ancora stata compiuta l'in-
serzione dei libri sulla sostanza Z H 0, e in cui all'in
troduzione seguiva ancora immediatamente la teoria del
soprasensibile. Come nella redazione pi recente della
Metafisica
c' un anello di congiunzione (E 2-4) tra la
fine dell'introduzione
(E 1)
e l'inizio della parte prin
cipale (Z 1), cos esso si trova anche nella redazione
pi antica (K 8, 1064- b 15-1065 a 26). Ma qui manca
ci che caratterizza questo anello d congiunzione nella
sua forma posteriore, e cio quell'enumerazione dei si
gnificati dell'ente da esaminare nei libri Z H , che cos
ne offre lo schema. Vero che Aristotele prende in esa
me anche nell'anello di congiunzione della redazione pi
antica, cos come poi in E 24, idue significati dell'es
sere che egli esclude dalla metafisica prima di accedere
alla trattazione principale, e cio l'essere accidentale e
quello designante la verit o falsit del giudizio,
l'uno
perch non designa alcun essere in s e l'altro per
ch rappresenta
solo un atto della coscienza. Ma del
la partizione che Aristotele annuncia in E 2, e che
svolge nella pi tarda redazione della Metafisica,
la re
dazione pi antica non fa affatto parola. In principio
si tentati di far dipendere questo silenzio dalla brevit
dell'esposizione. Ma dopo aver ritrovato, in M 9, 1086
a 21 segg., il proemio della parte principale nella reda
zione pi antica presupponente
una
Metafisica
senza i
libri Z H 6, non pi possibile credere a unmero giuo
co del caso. Anche la seconda traccia sicura di rielabo
razione pi tarda, conservata da E 24, manca nel passo
parallelo della redazione pi antica: infatti ilrinvio alla
posteriore
inserzione dell'indagine circa il concetto me
tafisico della verit (0 10), che si legge inE 4, 1027 b 28,
manca naturalmente nel passo parallelo K 8, 1065 a 24,
non esistendo ancora affatto nella prima Metafisica
un
libro
P. Natorp ha negato autenticit alla redazione K. 1-8
perch essa professa un concetto della metafsica che non
compare nella parte principale della Metafisica
stessa1).
Egli parla addirittura di un autore platonizzante
e di
una non aristotelica inclinazione di questo
scritto ad
escludere dal campo
dell'indagine la materia e tutto ci
che con essa ha rapporto.
Dati ipresupposti
di allora,
questa osservazione costituiva per lui un grave motivo
di sospetto: per noi essa diventa invece una palmare
prova di autenticit2).
Qui
incontriamo quella conce
p
>) Arckiv f.
Gesch. d. Philosophie, I, p. 1"8. Il criterio appli
cato dal Natorp quello anche altrimenti consueto, e cio il con
cetto di metafisica quale s'incontra nei libri ZH, inseriti nella se-
conda rielaborazione.
*) Nella mia
Entstehungsgesck. d. Metapk.. p. 63 se ho
282 GLI ANNI DI VIAGGIO
ziooe immateriale della metafisica della quale abbiamo |
dimostrato il carattere originario in base ai resti della
%
Metafisica
primitiva. Non potrebbe aversi pisicura pro-
va dell'esattezza del nostro criterio di paragone di quel
la clie risulta da queBta piena riabilitazione dei libri in
troduttivi. Cos anche le porte pisegrete del maledetto
castello, che per tanto tempo avevano resistito ad ogni
tentativo d'apertura di foraa, si spalancano da s quan
do si trovata
finalmente la chiave adatta nell'idea del-
l'evoluzione.
Se confrontiamo punto per punto K 1-8 con la po
steriore redazione B T E, vediamo
chiaramente come il
costante motivo di tutte le modificazioni compiute da
Aristotele in B T E sia l'intento di adattare la pi an
tica introduzione alla nuova struttura della
Metafsica
comprendente anche l'essere materiale.
Questo atteggia
mento di considerazione per il mondo materiale si ma
nifesta gi nella formulazione del primo problema prin
cipale, il quinto
dell'intera serie, che concerne la realt
del soprasensibile.
Notammo gi come l'impressione di
arcaismo data dal libro dei problemi derivi dal modo
ancora affatto platonico di porre le questioni-, ma ora
possiamo vedere che K ancora assai pi rigido ed an
tiquato a
questo riguardo 1). Se gi B supera fin dal suo
difeso minuziosamente l'autenticit del brano K 1-8
contro il
giudizio negativo del Natorp, e Bono giunto alla
conclusione cl\e
il suo contenuto filosofico c in ogni particolarit degno
di Aristo
tele. Le traccie di una mano non aristotelica, che forse si tradi
sce nel ripetuto uso della particella
Ys
non provano
nulla
contro l'autenticit del contenuto, perch
deriveranno dallo sco
laro che prendeva gli appunti e che allest la redazione superstite.
Devo tuttavia ritrattare la mia critica del Natorp per quel tanto
in cui essa si sforzava di eliminare le traccie di platonismo
da
lui scoperte. Considerate dal punto di vista dell'evoluzione del
pensiero
aristotelico, esse non offrono pi la minima difficolt, e
sono anzi proprio ci la cui presenza dobbiamo esigere giusta
l'analisi fin qui condotta,
*) Cfr. pp. 261.62. 11carattere primitivo di Bs cos conservato
nonostante la rielaborazione seriore.
l'evoluzione della metafisica 283
primo problema i confini del mondo
fenomenico, po
nendo la questione
se oltre alla sostanza sensibile ne
esista anche una soprasensibile della specie delle idee,
la redazione diK ancora pi esclusiva. Aristotele si do
manda qui ee la scienza che oggetto dell'indagine tratti
delle sostanze sensibili, oppure no, ma bens
di altre ').
Qui
esclusa addirittura ogni possibilit che
la sostanza sensibile sia di competenza della metafisica.
Essere sensibile ed essere soprasensibile sono anzi an
cora contrapposti l'uno all'altro in una semplice alterna
tiva, nella forma che gi vedemmo anche in M 9-10 2).
Nella posteriore
rielaborazione questo aut aut diventa
un non tantum sed etiam, come appare nella pi tarda
forma della
Metafisica
con la successione gerarchica onde
alle forme immanenti
sovrastano quelle trascendenti.
Lo stesso deciso aut aut troviamo in K nel luogo in
cui Aristotele manifesta la sua opinione circa lo scopo
dell'indagine ontologica. In generale un problema
se al di l delle realt sensibili si debba ammettere qual
che altra realt, o se invece non si debba, e
solo le realt sensibili costituiscano la realt, di esse
dovendosi perci occupare la scienza suprema. Evidente-
') Metaph., B 2, 997 a 34 =K 1, 1059 a 39. Prima io- supposi
che questo dilemma dovesse
significare che la verit stava nel
mezzo: la metafisica doveva essere la scienza dell' etof, compren
dente tanto l'oota del mondo delle cose sensibili quanto la realt
soprasensibile, ov'esso esiste senza materia. Ma i passi che ver
ranno discussi in seguito escludono questa idea (cfr, specialmente
K 2, 1060 a 7), e si deve ammettere che la formulazione
rigorosa
dell'alternativa fra scienza del mondo sensibile e scienza del mondo
soprasensibile c assolutamente essenziale per la concezione com
plessiva espressa in K. Se il Natorp avesse tenuto dietro attraverso
l'intera Metafisica
alle divergenze dottrinali da lui osservate in K,
avrebbe di necessit, in
luogo di giungere all'atetes del libro
K,
notato quel nesso
cronologico e interiore dei due gruppi, diversi
tra loro, di testimonianze, che si spiega in modo soddisfacente solo
con l'ammissione di un progressivo allontanamento di Aristotele da
Platone.
2) Cfr. p. 277.
284
CT.I ANNI DI VIAGGIO
niente, noi cerchiamo un'altra specie di ea-
sere, e lo scopo del nostro sforzo appunto questo, di
indagare se esiste qualcosa di separato e di esistente per
e, che non eia attributo di alcuna realt sensibile 3).
Aristotele intende qui per realt che esiste separata.
mente per e
V-afr' tauro) non la singola esi
stenza concreta del mondo fenomenico, che pure da lui
spesso designata come separata .
Qui egli adopera la
espressione nel senso del platonico delle idee,
com' dimostrato dall'aggiunto
avvertimento di ricercare
una realt che esste per se, e non come attributo di
una cosa sensibile (pijtvi twv [af-yjriBv
ijji
&p%ov). Con
tale aggiunta Aristotele esclude in modo esplicito che
si possa pensare alla forma
immanente (IvuXov e!So$).In
questo stesso brano essa c da lui designata,
per ci che
concerne la sua
esistenza, col semplice epiteto di peri-
tura(cptiap'CvJ.Se lametafisica
dev'esserci, suo oggetto non
pu esser per lui, qui partecipe di tale aprioristica con
vinzione dei platonici, altro che una realt etema ed
essenziale, sussistente di per s in modo trascendente
(fSto?
ocfa xwPLfJ'c'
it/v).
Questa, egli dice,
dev'esser
pensata come analoga non alle cose sensibili,
ma all'idea platonica. Una qualsiasi realt di tal genere
deve per forza sussistere, se non si vuole che si riduca
a parola vuota di senso tutto quello che hanno pensato
proprio gli spiriti pi colti. Come potrebbe il mondo
essere comunque ordinato, se non esistesse una tale real
t? L'ordine presuppone infatti qualcosa di etemo, tra
scendente e duraturo1).
Per la loro
risolutezza, queste
_') Metaph., K 2, 1060 a 7-13.
=) Metaph., K 2, 1060 a 21 (iaXXovx'fiv iipyjf) xupttoxpa xa'jxg
(scil.
xi) OAtj g)
5isi$v stvea -t stSog xal [lOp'j "XcOxo 3 pOapxv,
6<uj ox Ipxiv
t8io; oOo'.a yuiptOTjj xa y.a.3-'
a'jTvjv. XX'fixo-
jiov ' Soixe yP
frettai 5n xi&v xapissxdtcov
65 ooi
T-j
na'- o'>3a
xsiatrc
-nij yp laxai xd|ig fiv) xivoj 5vxoj
'iSioo xal xpiotoS xal
fivovxosjCfr. anche K 2, 1060 b 1-3.
l'evoluzione della metafisica 285
espressioni si distinguono notevolmente da quelle della
redazione posteriore. Esse sono ancora del tutto prossi
me al platonismo, e si avverte in esse un'appassionata
asserzione
dell'esigenza di un mondo soprasensibile,
che
ha tanto
maggiore efficacia in quanto 6gorga
immediata
mente dalla convinzione dell'insostenibilit della meta
fisica delle idee professata fino allora1).
Sul presupposto
di una realt eterna e immutabile
e sulle eterne leggi cosmiche che essa assicura 6 fonda,
secondo K 1-8, non solo la possibilit
della scienza ri
cercata , ma in generale quella di un pensiero logico
immune da contraddizioni e quella di verit assolute e
durature. Ilmondo sensibile infatti incontinuo flusso,
e non c' in esso dove metter saldo il piede5). IIprin
cipio di contraddizione cos fondato in forma essen
zialmente
ontologica, la quale sembra invece eliminata
in massima parte da Aristotele nella sua posteriore
for
mulazione di quel principio.
Infatti ci che detto alla
fine del libro P circa il nesso che stringe l'eternit e
l'immobilit dell'essere e la possibilit di conoscenza di
') Cfr. il rifiuto, che immediatamente
precede, della conce
zione
platonica del soprasensibile: K 2,
11)60 a 13-18. Questo
passo
ha conservato forse nel modo pi immediato di tutti il postulato
platonico della trascendenza che sta alla base della metafisica ari
stotelica. Esso prova inoltre come la vgif della natura, che sem
bra ad Aristotele inspiegabile senza l'ammissione di an yad-iv
trascendente
quale supremo principio, 6ia divenuta per lui ilpunto
di partenza per la restaurazione
della teoria del soprasensibile.
1
Metaph., K 6, 1063 a 11. In Entstekungsgesch. d. Metaph.,
p. 82, io ho avvertilo, contro
ilNalorp, rome sia esagerato ascrivere
all'autore di K l'idea che nella sfera del terreno
e del transeunte
non sussista in generale alcuna verit: ina ho esagerato a mia volta
nel senso opposto,
negando ogni differenza rispetto alla giustifica
zione altrimenti data da Aristotele del concetto della verit. Si deve
ammettere che in questo passo l'accento posto sull'eternit del
l'essere cosmico, e ehe anzitutto su di essa fondata la possibilit
di verit costanti, mentre in P 5,
1010 a 1 segg. s'insiste viceversa
principalmente sulla possibilit
di giungere ad affermazioni sal
damente consistenti anche
riguardo al mondo
sensibile, solo in se
conda linea seguendo il richiamo alla xivijxos tpoig e al cosmo
11010 a 25).
286 GLI ANNI DI YIACC10
verit durature mancava inparte degli antichi manoscrit
ti. Evidentemente, siamo qui di fronte a un capitolo che
Aristotele aveva cancellato nella pi tarda rielaborazio
ne, ma che in seguito fu trovato ancora tra le sue carte,
e compreso nel testo dagli editori. In ogni caso dimostra
anch'esso che la redazione originaria del libro T aveva
maggiormente
accentuato i fondamenti metafisici del
principio di
contraddizione 1). Tanto la giustificazione
ontologica del principio stesso quanto l'inserzione di que
sti problemi fondamentali della logica nella sfera della
metafisica appartenevano alla tradizione platonica. Euna
aporia egualmente nata solo sul terreno della tradizione
platonica la questione circa il luogo in cui si debba
trattare la materia degli enti matematici, e se ci faccia
parte del compito della prima filosofia2).
Questa
tratta
zione compiuta nel libro M, la cui stretta connessione
con K 1-8 fornisce una nuova conferma dell'antichit
di entrambe
queste parti.
Ancora nel libro B, come gi vedemmo, il senso in
cui si svolgono le aporie determinato dall'impostazio
ne dei problemi e dal contenuto propri della metafisica
platonica. La rielaborazione di
questa parte fu piutlo-
') II brano della
Metafisica che da T 8, 1012 b 22 va sino alla
fine del libro mancava secondo Alessandro {Comm.
in At. Metaph.,
p. 341, 30 Hayduck) in parte degli antichi manoscritti,
*) Metaph., IC 1, 1059 b 15-21. Nel citato mio libro, p. 74, ho
chiarito il concetto della DXi; a&v paibjpceciK&v e stabilito, con
tro Natorp, che esso appartiene alla tarda metafsica platonica. Ma
perch questo problema si trovi soltanto in K e non in B que
stione alla quale neanch'io seppi col rispondere
in modo esau
riente. La trattazione del problema si trova, come gi allora vidi,
in N 2, 1088 b 14: ma questo fatto costituisce nello stesso tempo
la migliore spiegazione della mancanza dell'aporia in B. N ap
partiene, come K, alla prima
metafsica, e contiene quindi l'adem
pimento della promessa col fatta. Nella redazione posteriore (B,
M 1-9) la questione degli
axsixera
dell* siala soprasensibile passa,
come si gi mostrato (cfr. p. 257), totalmente in ombra. Essa
era legata alla tarda dottrina platonica dell' siala separata dei nu-
meri ecc., superata la quale Aristotele elimin senz'altro nella po
steriore sua fase di sviluppo, tutto questo complesso di questioni
l'evoluzione della metafisica 287
sto estrinseca, e non riusc perci a cancellare il fonda
mentale carattere platonico. Anche prescindendo dal fat
to che in due luoghi si perfino conservata la vecchia
prima persona plurale caratteristica dell'Aristotele pla
tonico 1), altrimenti eliminata dovunque nella nuova rie
laborazione, sono stati evidentemente modificati o atte
nuati solo quei passi dalla cui lettera il nuovo con
cetto della metafisica risultava addirittura escluso. Anche
il numero e la scelta delle aporie resta nel complesso
immutata, e solo in un punto inserito un nuovo pro
blema.
Questa
inserzione d'altronde caratteristica: con
cerne il contenuto dei libri Z K , che erano stati ag
giunti all'opera. Prima dell'ultima aporia, infatti, nel
la redazione pi tarda (B 6, 1002 b 33) posto
il problema
della materia e quello dell'attualit e della potenzialit
dei principi, ed presa in esame anche la realt sensi
bile. Ora, giacch proprio questo problema, come ha gi
visto ilNatorp, manca inK 1-8, non possiamo trarre da
questo stato di cose altra conclusione da quella che Ari
stotele ha inserito il nuovo problema quando rielaborava
itre libri introduttivi per adattarli all'ammissione della
teoria della forma immanente e della potenzialit e at
tualit. InK, invece, il puro concetto dell'essere ancora
separato inmodo rigidamente platonico da ogni materia,
e identificato all'esistente per s, all'immobile e al tra
scendente. Inoltre, mentre nell'ultima rielaborazione la
critica delle idee pass da A 9 nel nuovo libro M, la
redazione pi antica dell'introduzione presuppone an
cora l'originario stato delle cose, in cui la critica pro
cedeva trovandosi nel primo libro, giacch, per la con-
') Cfr. p. 234. Ilfatto che B appartenga alla parte dell'introdu-
zione rielaborata per la
Metafisica
pi tarda, mentre la critica delle
idee contenuta in A 9 doveva scomparire del tutto, spiega a suffi
cienza perch in B si siano conservate soltanto cos poche tracce
di questa prima persona plurale. Esse vi sono rimaste soltanto
per una svista.
288 CU ANNI DI VIAGGIO
lutazione delle idee, essa rimanda appunto a quel che
precede! *). Cos il fatto della rielaborazione pi tarda
e dell'introduzione di un nuovo concetto della metafisica
dimostrato anche per itre libri introduttivi!! T E, e
quasi per l'intera
Metafisica
sono rimesse in luce la re
dazione pi antica e la redazione ultima.
possibile tuttavia dimostrare che nemmeno la pi
antica redazione dell'introduzione (K 1-8) rappresenta
ancora la forma originaria della
Metafisica.
Abbiamo vi
sto come in K 1-8 la metafisica sia definita come scienza
della realt immobile, eterna e trascendente. Accanto a
questa si trova la definizione che la determina quale
scienza dell'ente come tale (5v -g 8v), dalla quale per
altro qui non si generato ancora, come invece accade
nella rielaborazione pi tarda, il concetto di essa quale
scienza dei molteplici significati dell'essere, compreso l'es
sere sensibile della natura diveniente. Con tutto ci gi
nell'unificazione delle due determinazioni concettuali
date in K 1*8 implicita una seria difficolt, la quale di
viene anche pi chiaramente sensibile nell'ulteriore sta
dio evolutivo rappresentato dal libro E, destinato, nella
forma rielaborata che oggi presenta, a servire d'introdu
zione alla scienza dei molteplici significati dell'essere.
Giacche la redazione pi antica e quella pi recente non
si distinguono da questo punto di vista, ma solo da
quello della diversa ampiezza con cui trattano del con
cetto dell'essere, possiamo senza incorrere in errore porre
a fondamento dell'introduzione, in ci che segue, tanto
l'una quanto l'altra delle due redazioni.
InE 1(== K 7) Aristotele chiarisce il significato da
') Il passo Metaph., Ivi, 1059 b 3 presuppone la confutazione
delle idee, mentre B 2, 997 b 3, che nella redazione pi recente
gli corrisponde, presuppone soltanto l'illustrazione storica della dot
trina delle idee contenuta in A 6, la quale rimase nel primo libro
anche dopo il trasferimento della critica delle idee da A 9 in
M 4-5.
l'evoluzione della metafisica 289
lui attribuito a una scienza dell'ente come tale. Tutte
le scienze indagano certe cause e principi delle realt.
Come esempio egli cita la medicina e la ginnastica e, tra
quelle che metodicamente stanno su un piano superiore,
la matematica: cio quelle che nella metodologia ed epi
stemologia platonica erano correntemente considerate
quali esemplari tipici. Tutte queste scienze delimitano
metodicamente un determinato dominio della realt
<5v
ti) e una sua determinata specie (ysvoj T;) e indaga
no questo complesso, in s concluso, di dati. Ma non
parlano dell'essere dei loro oggetti, bens lo presuppon
gono, o sul fondamento dell'esperienza sensibile, come la
scienza naturale e la medicina, oppure partendo da de
terminate definizioni, quali gli assiomi da cui muove la
matematica. Le loro dimostrazioni, che si distinguono
solo per il grado dell'esattezza, hanno sempre per og
getto solo le propriet e le funzioni che derivano da
quelle definizioni, e rispettivamente da dati di fatto evi
denti' al senso. Il metafisico invece indaga 1' essere in
quanto esso tale. E studia cos ipresupposti di quelle
scienze, mentre esse non intendono di renderne conto
n sono in grado di farlo.
Questi
chiarimenti sono integrati dall'inizio del libro
r ( K 3). Col contrapposto, in modo anche pi
chiaro e penetrante, il carattere della prima filosofia co
me scienza universale a quello delle scienze particolari,
e l'ente come tale ai suoi singoli domini.
Qui
l'ente
concepito non come un oggetto in certo modo distinto
e separato dagli altri oggetti, bens come il comune pun
to di riferimento per tutte le condizioni, propriet e
rapporti concettuali che si ricollegano al problema della
realt. Come il matematico considera, secondo Aristo
tele, tutte le cose solo dal punto di vista della quantit,
cos il filosofo indaga tutto ci che proprio dell'essere
come tale, mentre p. es. il fisico studia quest'ultimo solo
19.

W. Jaeger,
Aristotele.
29D CU ANNI DI VIACCIO
in quanto animato da movimento. Molte cose sono,
solo perch sono affezioni, stati, moti o relazioni di
un ente, e quindi comunque derivano da ima realt che
assolutamente . La riduzione (vayuyi]) di tutte le affe
zioni (7r-0"iq) dell'essere a un'unit comune (Iv ti '/ai
xoivv) era compiuta nella scuola platonica col metodo
della divisione come distinzione di opposti (vavxKcets)
i quali venivano fatti risalire a certe generalissime, o
prime , distinzioni dell'essere. Aristotele presuppone
come noto il lavoro speciale compiuto dalla scuola in
questo campo e la letteratura ad esso riferentesi. Oggetto
della1sua parafrasi cos l'antitesi dell'unit e della mol
teplicit, dell'identico e del diverso, del simile e del dis
simile, in breve l'intero dominio della dialettica plato
nica, quale si presenta nell'indagine sull'ente e l'uno
(8v xal fv) del libro I; ed anche un'indagine del
genere di quella circa le leggi ultime del pensiero, i
principi di non contraddizione e del terzo escluso, da
lui trattati nel libro T.
Questi
problemi si ricollegano
invero solo mediatamente con la teoria aristotelica della
sostanza: ma evidentemente lo scopo dell'autore quel
lo di trovare una definizione della metafisica che assicu
ri un posto anche alla dialettica tradizionale. Per Pla
tone la dialettica era immediatamente ontologia: peT
Aristotele diventa inveoe una questione piuttosto pratica
e storica quella di decidere se si debba accogliere nella
filosofia prima, come per ilpassato, ilcomplesso di que
sta logica dell'essere. La sua metafisica originaria una
teologia, come teoria dell'ente perfettissimo, e la dialet
tica astratta, dopo l'eliminazione delle idee, difficil
mente unificabile con essa. Tuttavia egli ha compiuto
il tentativo di collegarle merc il comune riferimento
all'ente come tale (8v ij ov).
Mentre in questo contesto di pensiero la suprema
filosofia si presenta come la scienza universale, in El
l'evoluzione dei la metafisica 291
K 7), dove Aristotele cerca di distinguere metafisica,
fisica e matematica in funzione dei loro oggetti, a que
sto inquadramento ne segue immediatamente un altro
diverso. Aristotele divide qui le scienze in teoretiche,
pratiche e poietiche. La fisica una scienza teoretica:
essa indaga l'essere che pu muoversi, e considera perci
l'essenza e la forma concettuale solo in quanto essa col
legata con la materia. Ogni astrazione dalla materia co
stituirebbe errore per il fisico. Persino Io studio della
psicologia dev' esser condotto in tal modo, in quanto
esso verte circa ildominio della realt psicofisica. Scien
za teoretica, , parimenti, la matematica. Certo, Aristo
tele pone in dubbio se isuoi oggetti possiedano un'es
senza immobile ed esistente di per s in modo indipen
dente, secondo la dottrina dell'Accademia, che egli qui
discute pure accogliendone la tripartizione della filoso
fia teoretica e la collocazione degli oggetti matematici
in posizione intermedia tra quelli dell'ontologia e quelli
della fisica; ma comunque per lui la matematica consi
dera isuoi oggetti come immobili ed esistenti per s
("5 xfvq-a '/al fj ojptox fretopel). A tanto maggior ra
gione l'indagine di un essere immobile e trascendente,
nel caso che uno simile esista in realt, costituir il com
pito di una scienza teoretica. Ma qual' questa scienza?
Non pu essere la fisica, perch isuoi oggetti sono, s,
esistenti per s (xwptox), ma non immobili; e tanto
meno pu essere la matematica, perch l'essere che ne
costituisce l'oggetto , s, in parte immobile, ma non esi
stente di per s in modo indipendente. La suprema filo
sofia indaga invece unessere, che tanto esistente per s
quanto
immobile1). Da questa definizione si indurrebbe
') Metaph., E 1, 1026 a 13, dove lo Schwegler ha esattamente
corretto: v, [lv yip cpuoixr)
icspi /copiati (x">Pl5ta codd.) (lv
SXX'ox ixivijta, tijg 8 jiaOr|]iaTt/C?j Ivia rcept
ixh/ta
[lv o5
/<o-
pioti S'tou>;, XX'j li bXrj'
%
8 r.piixij v.al nepl /piati xal &Y.I-
292 CLI ANNI DI VIAGGIO
senz'altro che Aristotele pensi qui al motore immobile.
Ma egli stesso, nella frase die segue, dice che iprincipi a
cui allude sono le cause degli accadimenti visibili tra
quelli divini (altea
tol? cpavspol? tSv fts(o)v), e chiama
perci la metafisica addirittura teologia (EoXoyix).
Questa
determinazione dell'essenza della metafisica
operata solo per mezzo del suo oggetto, l'essere immo
bile e trascendente, la rende d'altronde solo una scienza
particolare accanto alle altre. Mentre essa, in quanto
scienza universale dell'essere come tale, era posta innet
to contrasto con le altre scienze, indaganti solo una spe
cie determinata dell'essere (Sv ti xal ylvo ti) *), qui
essa etessa solo la conoscenza della specie pi eminente
dell'essere (tepl t tipiitatov yvo). Il suo oggetto
detto un essere di tale specie (toiauxtj cpat?), ed da ri
cercare in un determinato genere di realt, cio nella
regione cosmica della realt visibile ma imperitura. La
contraddizione innegabile, e gi lo stesso Aristotele
l'ha notata. In un' annotazione, visibilmente distaccata
dal contesto e palesante cos la sua natura di aggiunta
posteriore da lui apportata a questo passo, che costituisce
il punto culminante e conclusivo dell'introduzione, ha os-
tjhx. Nei manoscritti penetrata la congettura di un lettore, che
diede a xupiot il senso di trascendenti e pens che questo
non conveniva agli vuXa et8j del mondo visibile. Ma xo)Piax<
significa qui solo esistente in modo autonomo : e in tal senso
Aristotele l'adopera anche a proposito di cose sensibili. Se, con
forme a questa definizione, la metafisica ha un oggetto1 che dev'es
sere nello stesso tempo esistente in realt e immoto, ci significa
peraltro che esso dev'essere
xMPlCTS
nel senso di trascendente ,
perch solo la realt soprasensibile riunisce in s entrambe quelle |
propriet.
') Metaph., E 3, 1025 b 8 XX rataal axai itepl 5v ti xal
yivog ti nspiYpaijjfiEvai nspl totou 7ipaY|iaicovcal, XX"
oxl
ttspl vTOg jtXfig o5"
-J
8v. 'Cfr. invece 1026 a 19 circa la meta
fisica come scienza del divino: o yp SSijXov 8ti si izo'i t 3-eov
itpxsi, v t t o ia t
5
cpoei Oitdpx", xal ttjv TijiitBTTrjv
(scil. iJuirijpTjv) Set ftepl t ti[i iitcctov yvog slvat (scil.
itspl t ftsiov).
l'evoluzione della metafisica 293
servato ci che segue: Si pu dubitare se la prima filo
sofia sia una scienza1 universale e se si riferisca a un. ge
nere determinato di realt(Ttsp! tiylvog) e a unessere sin
golo e determinato (ipaiv Tiv jjiav). Inci pure una
netta differenza, come si vede p. es. nella matematica. La
geometria e l'astronomia concernono un genere determi
nato di realt, mentre la matematica generale vale per
tutti gli oggetti particolari di tali scienze. Ora, 6e al
di l delle cose naturali non esistesse un altro essere,
trascendente, la fisica sarebbe la scienza prima. Se in
vece c' un essere immobile, allora questo costituisce un
prius rispetto al mondo dell'apparenza sensibile, e la
metafsica la scienza prima. Ed universale, ap
punto perch la prima. E questa
scienza dovrebbe
allora aver bene anche il compito di considerare l'essere
come tale e di studiare ilsuo concetto e le propriet
che gli appartengono in quanto ente 1).
Lai nota marginale non elimina la contraddizione,
ed anzi la rende anche pi evidente. Nel tentativo di
unificare l due definizioni, che egli compie con la sua
aggiunta, Aristotele intende per scienza- universale la
scienza dell'oggetto primo, che principio in senso
pi comprensivo di quanto
siano le specie dell'essere
che ad esso seguono. Ma in PI e sul principio di E uni
versale significava ci cite in generale non si riferisce a
un essere determinato, cio a una sezione particolare
dell'essere. Ora, che imotori immateriali, iquali diri
gono il moto delle stelle, non siano n un 5v ti n una
puoi? ti? pia to 2vxog non tesi che possa essere soste
nuta dia Aristotele, n effettivamente egli la sostiene. Po
trebbe nascere il sospetto che rxopia, insieme con la
Xuaig, la quale presenta in modo cos evidente l'aspetto
della ricapitolazione sommaria, non risalisse affatto ad
') E1, 1026 a 23-32. Gi il Bonitz not, nel suo commento, la
contraddizione implicita in questo passo, senza peraltro spiegarla.
3?
,<%
294 CLJ ANNI DI VIAGGIO
.''2
Aristotele, se essa non si trovasse anche nella redazione
K 8 e non corrispondesse al dato di fatto della contrad
dizione che vi sussiste. Nonrimane perci che ammettere
che il filosofo non ha potuto risolvere l'aporia, e che
in ogni modo essa gli si presentala solo dopo che aveva
gi fuse insieme le due redazioni.
Senza dubbio le due deduzioni del concetto della me
tafisica non sono risultate da un unico atto di creazione
spirituale. Due processi di pensiero essenzialmente di-
versi si trovano qui incastrati l'uno nell'altro. Si vede
subito che quello pi originario ed antico quello teolo-
gico-platonico, e nonsolo per considerazioni storiche, ma
anche perch quello di gran lunga meno sviluppato e
pischematico. Esso deriva dalla tendenza del platonico
a distinguere nettamente iregni del sensibile e del so
prasensibile, mentre la definizione dell' Sv 5v com
prende ogni ente in un grande ed unitario edificio ge
rarchico. Tra le due, dunque quest'ultima la pi ari
stotelica, inconformit con l'estrema e pi originale fase
evolutiva del pensiero dello Stagirita. Inorigine, Aristo
tele si rigorosamente attenuto all'indirizzo platonico
mantenendo, secondo quanto mostra lo scritto program
maticoIlepl cptXococpla?, ilmondo soprasensibile come og
getto della suprema filosofia e soltanto sostituendo alle
idee trascendenti' ilprimo motore, concepito coi caratteri
d'immobilit, eternit e trascendenza propri dell'essere
platonico.Questa metafisica piantica era esclusivamente
scienza dell'essere immobile e trascendente, cio teologia,
e non scienza dell'ente come tale.
Questo
risultato confermato ancora una volta dalla
trattazione che siamo abituati a chiamare senz'altro la
teologia , cio illibro A della
Metafisica.
Gi ilBonitz
ha rilevato come esso non abbia alcuna relazione cogli
altri libri, mentre ci si dovrebbe aspettare che esso con
tenesse la conclusione dei libri A-. Che lo scritto non
l
f
L'rvoLUzrojve della metafisica 295
si riferisca affatto a ci che precede spiegato
dal suo
\ carattere d'indipendenza. Com' dimostrato dallo stile
\e
dalla Bcelta dei concetti, esso rappresenta
una singola
lezione o conferenza, composta per una determinata oc
casione, la quale non offre soltanto la parte
della totale
scienza metafisica designata come teologia, bens qualcosa
di assai pi comprensivo: un completo sistema di meta
fisica in nuce. Inlinee serrate, Aristotele offre un pano
rama di tutta la sua' filosofia teoretica, cominciando con
la dottrina della sostanza e concludendo con la dottrina
di Dio. Evidentemente egli non mira a esporre indagini
scolastiche, ma a trascinar con s gli uditori con la ser
rata imponenza del grande quadro, Con sicuri colpi' di
martello egli scalpella frasi solenni, che anche oggi il
lettore pronuncia involontariamente ad alta voce, per
quanto si tratti di appunti soltanto abbozzati per l'espo
sizione orale. L'attivit creativa dello spirito pensante
e vita . Tutto nel mondo orientato' verso un fine .
Da questo principio dipende il cielo e la natura. Di
entusiasmante efficacia laconclusione, incui egli rivolge
ai dualisti platonici la parola di Agamennone:
ox ya-
9v rcoAuxotpavhj, si; xolpavoj
gain.
undocumentounico
nel suo genere, perch
ilfilosofo traccia qui con audace
disegno, come non fa in nessun altro punto
delle sue
trattazioni dottrinali, ilquadro complessivo della Bua vi
sione del mondo, senza curarsi di alcuna delle questioni
singole. Nello stesso tempo esso un documento inesti
mabile della sua evoluzione, giacch esso risale cronolo
gicamente a quel periodo teologico, di cui abbiamo in
ferito l'esistenza. Esso ci mostra quale fosse la relazione
che legava la
teora delle forme immanenti a quella del
motore trascendente prima che Aristotele accogliesse la
prima nella stessa Metafisica.
IIdiscorso si scinde in due parti disuguali. La prima
(capp. 1-5) discute la teoria della realt sensibile e per-
296 CU AN! DI VIAGGIO
I
1

V *
i

I
viene, merc laeua analisi, ai concetti della materia, della ( .
forma, della potenza e dell'alto. La seconda (capp. 6-10) !
s'inizia subito col concetto' speculativo del motore immo- '
bile e con l'asserzione di una realt soprasensibile. La
prima parte non fine per s stessa come la
seguente, .
bens sussiste solo in grazia della seconda, a cui serve di
fondamento. Dal mobile mondo delle cose, concepite co- :
me forme evolventisi e realizzantsi nella materia, Ari-
slotelc sale all'immobile scopo e principio del loro mo-
r.\
viwiento, alla forma di tutte le forme, all'atto puro, al- .-.v
l'energia plastica libera di ogni elemento materiale e
/''!
creativamente attiva. Su questo argomento egli indugia
perci anche quasi pi. del doppio che su quello della
prima parte. A
prima vista, la costruzione sembra la
1
;
i
stessa che quella data dalla pitarda rielaborazione della
Metafisica.
Anche col la teoria della sostanza c dell'atto
'li
precede la teologia, e la prima parte di A e sostanziai- "ly
mente parallela al contenuto dei libri ZHQ.
Ma la di-
%
stinzione essenziale nel fatto che nel libro A l'ambito
ideale della metafisica limitato alla seconda parte, la
prima non essendo considerata come pertinente ad essa.
Le parolefinali *) della primaparte dicono: Con ci ab* V
biamo definito la natura e il numero dei principi del fi)
mondo sensibile . E la seconda
parte comincia: Giac
che abbiamo distinto in principio tre specie nell'essere, fi
due che
appartengono alla fisica ed una che immobile,

dobbiamo ora trattare di quest'ultima. Noi diciamo:deve
esistere un essere (oaCa) eterno ed immobile. Aristo
tele non designa, come fa pi tardi 2), le due specie della
realt sensibile come pertinenti in certo modo alla
;
fisica, ma le chiama fisiche senz'altro. D'altro lato la
realt immobile ed eterna appare senz'altro quale oggetto
') Mctaph., A 5, 1071 b 1.
!) Metaph., Z 11, 1037 a 14 inai ipdttoy uva tfjg
tfUoiv.xc
xal
Bsuxpaj ftXoaotfia; ipyov -spi -ig alaSvjtg oatag frecopia.
I

l'evoluzione della metafisica
297
I
della metafsica, come accade anche nella redazione pi
antica delFintroduzione2), E, allo stesso modo che in
quella, egli designa la realt sensibile col
semplice at
tributo della transitoriet, deducendone che, se nulla esi
stesse oltre la forma immanente nelle coee
sensibili, tutto
nel mondo sarebbe necessariamente soggetto al! divenire
eracliteo2). K e A coincidono inoltre anche nel ricono
scere come oggetto della scienza in questione solo la
realt trascendente, che non inerisce ad alcuna cosa sen
sibile3). Le tre specie dell'essere distinte in principio
6ono semplicemente suddivise tra fisica e metafisica: le
due specie appartenenti al mondo dei sensi, cio Focix
imperitura dei corpi celesti e quella peritura delle piante,
degli animali e via dicendo vengono senza limitazione
assegnate alla fisica, in quanto
esse sono collegate col
movimento e con la materia, mentre l'essenza immota c
l'oggetto di un'altra
scienza, la metafisica4).
Se riassumiamo queste
osservazioni, vediamo come il
') La determinazione delia scienza ricercata merc le pro
priet di cctSiov, x<npu?zv, jivov richieste per il suo oggetto se
condo il modello delle idee s'incontra, oltre che nella pi antica
redazione della introduzione offerta da K 2, I960 a 26, anche in
un altro passo antico, A 2, 982 b 28

983 a 11, dove essa conce


pita a priori come teologia, allo stesso modo che nel Hept cpiXo-
ootfiaj. Anche in NI, 1087 a 30 detto come ifilosofi abbiano
ammesso pyat opposte tanto nella fisica quanto per le o&afai im
mobili (cio nel soprasensibile, dominio della prima philosophia).
L'identificazione della sfera metafisica con quella delle xvtjtoi
oetai caratteristica del contenuto dottrinale di N, che appartiene
al nucleo pi antico tra tutti.
*)' Le oaat sensibili, eccettuato il mondo astrale, sono assolu
tamente cpfrapxccC inA l, 1669 a 31 e in 6, 1071 b 6: e cfr. K2, 1060
a 22. Molto pi circostanziato quello ebe pi tardi si legge in
Z 8, 1033 b 5 e in H 3, 1043 b 15: cpOapxr) vsu voi rjOeipscS-ai,
Ysfovvai
Sveu xo
firveoOtu.
11 mondo fenomenico, che per Ari
stotele inizialmente affatto mutevole, qui appare pienamente com
penetrato dall'idea che anch'esso partecipa dell'immutabile, in gra
zia del principio formale ebe in esso domina.
*) Metaph-, K 2, 1060 a 12 /oiptatv xaO' aut6 xal |iy]BevI
tfflv alaS-rjtSv 6itpxov e cfr. A 6, 1071b 19; 7, 1073 a4.
*) Metaph., A 1, 1069 a 30; a 36.
298
CU ANSI DI VTACCIO
libro A rappresenti quello stadio evolutivo, precedente
a quello della
Metafisica tradizionale e gi da noiinferito,
che era ancora puramente platonico e che non ricono
sceva1 ancora affatto nella teoria della sostanza sensibile
un elemento integrante
della primafilosofia. Ecio, detto
intermini aristotelici: lametafisica nel senso dei libro
A non indaga l'intera categoria dell'orafa, ma ne con
sidera
separatamente una parte determinata.
Questa
co
stituita da ci che inseno alla categoria dell'orafa per
fetto e buono (ya&v): suo oggetto il fre; e il
vot> 1).
Essa ricerca unessere trascendente nelsenso dell'idea pla
tonica, che unifichi ins assoluta realt (oafa) e assoluto
valore (Yav), Secondo A gli ya& e gli co
stituiscono due distinte serie ascendenti, che convergono
verso
l'alto. Esse s'intersecano nel punto in cui il pi
alto valore (ptaxov) coincide col pi puro essere (oafa).
Questo
il concetto platonizzante all'ptcTOV (iens per-
jectisiimum) quale gi
trovammo svolto nella dimostra
zione di Dio contenuta nel dialogo llep
<piXoaocpfa;.
La seconda e anche pi importante
osservazione con
cerne la posizione della teoria delle
forme immanenti.
Solo dal libro A risulta chiaro come fosse connessa
con la teologa questa parte vitale della filosofia aristote
lica, per tutto il
tempo in cui
appartenne alla fisica: La
costruzione gerarchica che dalla forma sensbile ascende
alla forma pura e soprasensibile, compiuta
pi tardi in
seno al quadro della metafisica, si trova in A ancora
nella forma primitiva secondo la quale la metafisica, co
ma scienza
dell'immoto e del
trascendente, fondata in
modo puramente esteriore sulla fsica, scienza del mosso
') Eth. Nicom., A i,1096 a 19 segg., e specialmente a 24: nella
categoria dell' citata t'ya36- il
&-l6c e il vo;: cfr. Et/. Eud.
A 8, 1217 b 30 c Mf.toph., A 7, 1072 a 34. La prima metafisica era
dunque la scienza dell'essere puro e perfetto e de]
bene sommo,
e noi gi quella di tutte le specie c isignificati
dell'essere, come
la metafisica posteriore.
l'evoluzione
della metafisica
290
e dell'immanente.
La fisica fornisce cos alla
metafisica,
merc
logica elaborazione
degli oggetti
dell'esperienza
sensibile, il concetto della forma e
dell'entelechia, che
essa
distngue dalla
materia e dalla potenza
indagando
la sua relazione rispetto a queste ultime. Ma mentre essa
stessa nonpumai astrarre dal momento del moto e della
materia, che nell'esperienza sono sempre dati insieme
colla
forma, la metafsica, in piedi sulle palle della
fisica, si slancia fino al concetto di una suprema ed imma
teriale forma
cosmica, da cui dipende la natura come
totalit e in cui la fisica trova finalmente la sua conclu
sione. Con riguardo a questa
sua funzione di vertice del
sistema fisico del movimento, essa vien chiamata ilprimo
motore. Qui
c'imbattiamo nella concezione pi
antica
della
teologia aristotelica:
la dottrina della conclusione
della fisica merc il trascendente
di ogni visibile
moto del mondo, che cos salva % ifenomeni della na
tura.
Se nella fisionomia teoretica del libro A,
la quale
quadra esattamente col risultato della nostra analisi de
gli altri libri, contenuta la garanzia interna della sua
piantica origineJ), questa
opinione d'altra parte
con
fermata anche da certi riferimenti esterni degli altri li
bri a A- Mentre la relazione d A eoa l'ultima rielabo
razione
della metafisica, quale abbiamo presente
nel
l'opera
aristotelica, esclusivamente
negativa, si appa
lesa ormai la strettissima parentela che la lega coi 'resti
della metafisica primitiva ad essa cronologicamente pros
simi, e in particolare
col libro N. Questa
relazione
sfuggita al Bonitz per il motivo che egli mirava sempre
solo a ritrovare la connessione d A con la serie eoe-
rente dei libri che lo precedono. Ora, questa serie e il
') Al cnp, 8 del libro A, inserito oosteriormeiUc, dedicata
pi oltre
un'indagine a parte.
300
GLI ANm DI VIAGGIO
suo piano d'insieme invece cronologicamente
posteriore
a A, mentre il libro N,
che esteriormente gli segue, fa
parte, come
dimostrammo, del complesso pi antico della
Metafsici, e dal punto di vista cronologico precede evi
dentemente il libro A. Gi abbastanza ovvia in 6 la
congettura che ilfilosofo, in una conferenza puramente
occasionale, che doveva offrire solo un breve riassunto
della sua complessiva concezione metafisica, si sia basato
sugli appunti delle sue lezioni. Effettivamente, egli
non
ha dato in A molto pi che un estratto del suo corso
esoterico su tale argomento, che
naturalmente era assai
piampio, come ci permettono di provare, almeno nella
misura concessa dalla loro povert, iresti superstiti della
metafisica primitiva. Lapartepropriamente positiva della
filosofia del soprasensibile, cio la
teoria di Dio, manca
invero, purtroppo, tanto nellaredazione pi antica quan
to nella
rielaborazione pi recente;
ma la parte critica
ad essa precedente e diretta contro la metafisica degli
altri
Accademici ha servito ampiamente ad Aristotele
come fonte per la sua
conferenza, e
probabilmente
la
parte positiva della teologia di A stava
esattamente
nella stessa relazione rispetto alla non
pi esistente teo-
Iogi della metafisica primitiva: non ne era, cio, che
un estratto. La relaziona che lega A a N sia anzitutto
resa evidente merc la
giustapposizione di alcuni
passi
dipendenti1 l'uno dall'altro.
N 4, 1092 a 9
st oCv xal t
nOvai
T b
fa&v
iv zat( pxa*i
/.al a nOvai
otu>? &3vavov,
SXov Su al p/_c.l o3x Jp&ffig
noSiSov-cai.... ox ipO
8'&xoXa|igavei oS'sTtcj
napstx
ei i; -too 5Xou
pxS tij a 0v 5ipv*il
A 7, 1072 b 30
iooi 44 co Xaji p y o u -
siv, ifiaitep o U'jOaydpsioi xal
Snriainno?, t
xXXtotov
xal ptcTov iv ipxS
ttvai, 8i a xal civ
q?u-
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pxg altia (iiv etvai, -c6 84
xaXv xal t X e io v iv
tot; ix
(
l'evoluzione della metafisica
301
9UT&V,
5-ci il
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TsXsi-cspa, 8i
xal ir.t tiBv cpaitcuv cStoi? 4xstv
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ocipiia epttov.
1
I
TOTtBV, OX pOwg oloVTat.
T yp 'xipjia 4; i-iptov satl
TtpQTgptOV TsXsltov, xal t
itpf-tov o ocpfia lo-rlv,
XX ai1 aXstov oTov
uptspov fivOptucov &v
tpaii] ti?
slvat to ocip-
jiaTO{i o av ix totou ysvi-
givov, XX' lispov g od ti
0-spp.a.
Gi a prima
vista s avverte come l'uno di questi
due passi' debba esser natosotto l'influsso dell'altro. Seb
bene A nomini esplicitamente Speusippo, mentre N po
lemizza contro di1 lui senza citarlo, non si pu dubitare
neppure un istante che la redazione data da N sia la
pi completa e originaria. essenzialmente pi precisa.
Da essa risulta pi chiaro come le p-a
t5)v iiiov xai
epUTfiv, di cui parlano entrambi ipassi, debbano costi
tuite secondo Speusippo
un'analogia rispetto alle p-ycc
too SXou, e come in ci nonsi abbia una deduzione rigo
rosa ma solo unapura
comparazione
(7sapetx<ecv). L'in
ferenza dall'evoluzione
ascendente degli esseri organici
a una
corrispondente
evoluzione della totalit cosmica
appare ad Aristotele una ptTjiaac;
st; XXo yvo;. La
esposizione di A non accenna affatto alla scarsa sicu
rezza
metodologica di questa argomentazione, e dice sol
tanto alla sfuggita : Sii t xal t&v tpurfiiv xal twv rpwv
t; pyi;
xxX. Ma anche per gli esseri organici l'opi
nione del teorico dell'evoluzione non calzante, dice
l'esposizione
nella seconda parte, perch la realt prima
non lo sperma, ma ilreale uomo
vivente, che preesiste
allo sperma.
All'inizio, con ci, sta la pura
attualit,
non la potenza o la materia. Lo stesso influsso di N con
statiamo alla fine della conferenza.
302
GLI ANNI Di VIAGGIO
N 3, 1090 b 13
Iti S iiuTj-crJoeisv v xig [itj
XCav sepS Civ spi (iv to
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jMTO.y.&v T p. nj 8v Cu[i

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Xsofl-ett XXi]Xoi t4 pi*
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A 10, 1075 b 37
ot Si Xiyovcsc Tv piO'iiv
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atei SXXtjv ixojiivigv -
5m> xal p/j xisztji SXXej,
xEioo)8i(i)8ij t tr( v xo av-
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8iv yp
ri
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cojijSaXXsTai
oaaij [itq oaa)
xal pxs oXXg, t Si via
oB poBXstai o X itss o&a i
xaxff. oBx &Yaiv
oXoxoi-
pavlT], etj xotpavoj.
Tutta la parte finale del libro A , come qui viene
chiaramente in luce, sotto l'impressione
della polemica
condotta contro Speusippo in N 3.
Quando scriveva que
ste parole ne]
suo schizzo, Aristotele
aveva dinanzi a s
il suo pi antico lavoro speciale, o per lo meno questo
era
ancor vivo e presente nel suo spirito. Anche qui non
c' dubbio che iltesto originario sia costituito da Nenon
dal passo assai pi laconico di A. N pi chiaro nel
l'espressione quando dice "
TtfTSpd
tot? aiipoi? o&Blv
cup(3W.rai, mentre A
obnubila queste espressioni, in
dicanti con evidenza qua figurata idiversi
gradi del
l'essere teorizzati do
Speusippo, nel modo che segue :
otv yp
'?/
tpa z?j tspa
aupjXXsTat o&aa
y) pi; oaa.
Com' noto, Speusippo ammetteva per ogni specie d
ooia princpi particolari,
privi per di ulteriore con
nessione reciproca: uno per inumeri, uno per le gran
dezze, per l'anima ecc.1).
Queste pi sottili1 distinzioni
si
presentano chiare anche inN: secondo la concezione
di
Speusippo inumeri,
nonostantelaloronatura di prin-
!)
Metaph., Z 2, 1028 b 21.
l'evoluzione della metafisica
303
cipio supremo, potrebberovenir meno del tutto senza per
ci pregiudicare
l'esistenza delie grandezze,
die seguono
ai numeri, e a loro volta le grandezze potrebbero
man
care senza perci mutar nulla nell'esistenza
della consa-
pevolezza
o del mondo corporeamente
esteso. Con espres
sione calzante, Aristotele chiama questa
costruzione una
natura che composta
di scene incoerenti come una cat
tiva
tragedia. InA l'omissione delle ultimeparolerende
l'immagine della natura con pifiacca connessione sce
nicaoscura fino
all'incomprensibilit.
Abbandonandola,
Aristotele salta col al grandioso paragone del monarca
e della
noXuxoip-xvlr], ilquale riflette in maniera non
meno tagliente la disorganicit anarchica della dottrina
speusippea dei prncipi. Proprioilnon avvenuto compi-
mento
dell'immagine iniziata
dimostra che essa non
pi sentita come abbastanza
plastica per essere ricono
sciuta nel suo pieno diritto. Egli l'attinge tuttavia dal
suo armamentario come un elemento
dato e a lui con
sueto.
Anche N 1-2 stato utilizzato da Aristotele nella
stesura di A. La parola d'ordine di N 1 identica a
quello del capitolo terminale di A: lotta contro ildua
lismo platonico dei principi. Il resto risulta dalla giu
stapposizione dei brani.
N 1, 1087 a 29 A 10, 1075 a 25
i4vii{ 8 xoioot
5aa 54 Svaxa aujigaEvsc
Apx? .vavT la?.... si 8 tfjj -cona lots
SXXtu? Xfouai
xal
tiv ciiiVTiDv dpxijS [li) IvSixsTai
nota ci xlPl6ipuis
Xiyovtss
xpTSpv ti stvai, iSvxzzv
xal tn\ oiiov 4Xdxl0Ta-
nopiai,
sii] irjv 4p/Av trspv ti oaav Sst fu)
AavJliysiv. nivTsj yp
stvai Ti)v pxijv, otav et ti? X-
4
1
ivavitcov oio 5a i 6v -
yoi t Xedxv pxv stvai x
0ve 84 ai iv-ia oBts t4
f| l-tepov XX" fj Asuxiv, stvai ;
vavtiojv 4p&>g ' s&T* sv Scoi?
[ivioi Xa&* Bnoxsijisvoo, Xal "t ivavtla
bnpxai. it; 4x iSv
iTspv ti 8m Xsuxv stvai
"
xetya vavtoiv lara;, oh Xiysoaiv.
Yp nptgpov lavai. XX [lijv inaS-v) yip
t vav-ta X-
301 CU ANNI DI VHCCtO
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x iu> v ibj 6 noxsipivou ti- x o x o e iX s y
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y-s'.jtivou xal o58v xwpwxv....
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N 4, 1091 b 35 A 10, 1075 a 34
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1
axo xoiv y
P
xaxv ax ftxs p o v
(b 30) xax xs
817
ou|i(5aive". Sxo- xoiv oxo 1 xsiiov,
ita, xal x ivavxiov oxoi-
y e 10 v .. x y. ay. v ax.
L'esposizione delle aberranti conseguenze del duali
smo quale era professato dagli Accademici sfruttata
efficacemente in quale conclusione della conferenza :
essa serve a mettere in risalto il rigoroso spirito unitario,
e secondo 1' espressione aristotelica monarchico, intrin
seco alla dottrina dello spirito pensante se stesso.
Que
sto branodel libro A unmosaico di singole frasi e con
cetti semplicemente attinti a N 1. Le argomentazioni as
sai pi differenziate di N appaiono certo in A un po'
volgarizzate e semplificate, ma tuttavia risulta dapper
tutto evidente l'argomento fondamentale di cui si vale
il libro N per combattere la concezione dualistica del
principi gli svavtfa debbono essi stessi inerire a loro
volta a una terza realt che serva loro di sostrato, com'
richiesto dalla teoria aristotelica della forma e della pri
vazione, le quali esigono la materia per il trapasso dal
l'ima all'altra. Iltertium dabitur in A senz'altro asse-
l'evoluzione della metafisica 305
rito, mentre in N giustificato, Per noi, esclama trion
fante Aristotele, questo problema si risolve senza diffi
colt perch c' unterzo ente: e questo non la materia,
che la portatricedelle affezioni opposte, bens lospirito
assoluto, cio la forma libera della materia e perci non
legata ad alcun divenire e ad alcuna opposizione. Non il
materialismo consegue di necessit alla negazione del
dualismo, bens l'impero esclusivo dello spirito.
20.

\7. Jakgpp., iriilotil.
V.
LA PRIMA ETICA
L'angolo visuale dal quale necessario porsi per in
tendere l'etica aristotelica il problema della relazione
tra la Nicomachea e YEudemea. La cosiddetta Grande1!
Etica pu infatti esser qui esclusa dall'esame essendo sol
tanto un estratto dalle due altre opere, il cui autore fu
un peripatetico che da quelle pi ampie trattazioni vo
leva ricavare un compendioso manuale scolastico. Tra le
due opere principali il predominio della Nicamachea
stato in pratica quasi sempre illimitato, YEudemea pas
sando rispetto ad essa senz'altro inseconda linea. Solo di
quando in quando si ricorreva ad essa per trarne aiuto
nella interpretazione di passi difficili. Naturalmente que
sta condizione di cose non ingiustificata, perch la Ni-
comachea supera notevolmente l'altra opera per comple
tezza di concezione, chiarezza di stile e maturit di pen
siero. Gi nell'antichit ei commentava soltanto la Ni-
comachea e si trascurava quasi del tutto YEudemea, la
quale rimasta purtroppo ancor oggi simile a un terreno
incolto. Inepoca recentissima, certo, si manifestato un
consolante principio di miglioramento, ma poco si pu
ancora constatare della sua efficacia
tA PRIMA ETICA 307
Alla naturale disparit dei due scritti si aggiunse nel
l'ultimo cinquantennio l'atetesi delYEudemea operata da
L. Spengel, l'eminente studioeo di Aristotele e rinnova
tore della conoscenza dell'antica retorica1). Nel suo' fa
moso scritto, che si afferm subito universalmente e che
nella sostanza fa testo ancor oggi, egli sostenne la tesi
che YEudemea non fosse stata soltanto edita ma addirit
tura
composta dallo scolaro di Aristotele Eudemo di
Rodi. Anche se le 'forti e continue coincidenze con la
Nicomachea
potevano spiegarsi solo in forza di uno
stretto ricollegamento alla dottrina aristotelica e alla
formulazione che essa aveva trovato inquell'opera, l'altro
scritto tradiva comunque, con le sue non inessenziali di
vergenze, l'individualit di Eudemo. Molte cose nellaNi-
comachea apparivano tanto migliori, e l'intera opera
tanto pi ricca e matura, che non si riusciva a conce
pire che cosa avesse dovuto indurre Aristotele alla ste
sura di una replica tanto meno felice. La colpa del peg
gioramento era dunque dello scolaro. Soprattutto, poi,"]
[a
giustificazione teologica della morale data dall'Eu- j
demea apparivainconciliabilecon l'ideache si aveva della
'
personalit di Aristotele2). Di fatto, si tratta di diver
genze dalla Nicomachea, le quali esigono spiegazione. Si
pensava di doverle riconnettere con la religiosit perso
nale di Eudemo, di cui per altro non si sapeva se non
che egli era probabilmente l'autore di una storia della
teologia, mentre questa in realt parallela alla sua sto
ria della matematica e dell'astronomia e difficilmente pu
quindi esser valutata come espressione di vivace religio
sit personale8). sostanzialmente inbase all'attribuzio-
') Abhaiidl. d. bayr, Akad. d. tPissensch, III (1841), p. 534.
*) Zeller, Philos. d. Grlcchen, II, 2, 3* ed., p. 874; A. Grant,
The Ethic of Aristotle, I, p. 23 segg.
*) Zcller, 1. c., p. 870, n. 1. Se in quest'opera Eudemo trattava
delle cosmogonie di Orfeo, Omero, Esiodo, Aeusilao, Ferecide e
Epimenide, della teologia zoroastrica e di altre teologie orientali,
'>
1
M
3)8 CU ANNI
1)1 VIACCIO
___
__
! ne AeVEudemea che ci si venuta formando quell'imma- jV
I
gine del pio Eudemo , la quale poco vuol quadrare con
[Jo spirito positivistico della scuola postaristotelica
1). Co-
munque, VEudcmea reca nelle due edizioni tedesche oggi
accessibih del Fritzsche (1851) e del Susemihl (1884) il
titolo Eudemii RhodUEthica, ed anche imeritevolissimi
commentari inglesi alla A'icomachea del Grant, dello
Stewart e del Burnet, al pari dell'edizione tedesca del-
l'Apelt, considerano l'altra Etica come opera di Eudemo.
/' La tradizione iu s non offre alcun appiglio per
/tale ipotesi. Certo, il problema dei tre libri comuni al-
/
1' Eudemea e alla Nicomachea provoc gi nell' antichit
I
l'ipotesi che essi risalissero a Eudemo e dalla sua Etica
1 fossero stati pi tardi trasferiti nella Nicomachea per
colmare ima lacuna col esistente2). L'opinione pi
consueta era peraltro quella opposta, giacche quei tre
libri mancano,
com',
noto,
nei manoscritti dell' Eude
mea. Ci accadeva gi inet alessandrina, perch l'elenco
dei libri aristotelici noti, e certo anche esistenti, ad
Alessandria al tempo dello scolaro di Callimaco Ermippo
conosce solo un'etica in cinque libri, che evidentemente
l'Eudemea senza itre pi tardi accolti dalla Nico
macheas). Due delle ipotesi tramandate, che dovrebbero
egli dovette essere indotto a ci dalle notizie che su tali argomenti
Itaveva dato Aristotele ne! primo libro del spi cptXocotptag. ,
!) Cfr. a proposito del pio Eudemo C. Piat Aristoteles, '3
trad. ted. (Berlino, 1907), p. 394. Una religiosit sorprendente per 3
un peripatetico trova in lui il Gercke (in Einleitung i. d. klass. I
Alteri., II, 3* ed, p. 407). ,
jj
*) Aspasius, comm. in Arist. eth. Nic., p. 151, 24 e 161, 9 |
Heylbut. s
') Ci sembra a me dimostrato dall' indicazione ijS-ixwv a'
fi'
('
8' e' dell'elenco dato da Diogene e risalente a Ermippo, nonostante ,!
i dubbi sollevati di recente a questo proposito. Che la lista di
Esichio attribuisca invece all' opera dieci libri non costituisce con-
traddizione, anche se entrambe le liste provengono dal catalogo
' ,
di Ermippo. In Esichio si tratta evidentemente della Nicomachea,
o perch questa si trovava gi nominata in Ermippo accanto al-
VEudcmea o perche pi tardi la cifra 5 fu corretta in 10. Il fatto
LA PRIMA ETICA 309
chiarire la doppia redazione dell' Etica e isuoi titoli,
tradiscono la tarda origine gi con la loro ignoranza.
Cos dell' idea di Cicerone, che la Nicomachea po"~|
Irebbe benissimo essere opera di Nicomaco: idea che
non si potrebbe certo respingere, se l'Eudemea risa
lisse ad Eudemo x). Essa non peraltro che una mera
ipotesi combinatoria, come dimostra la sua misera giu
stificazione: perch il figlio di un padre eminente non
potrebbe esser diventato una volta tanto, per eccezione,
un brav' uomo? Egualmente superficiale e tarda l'in
terpretazione dei due titoli nel senso di Etica a Nico
maco e Etica a Eudemo. L' et di Aristotele non conosce .
dedica di trattati, come dimostra la falsificazione della .
Retorica ad Alessandro, la quale va sotto il nome di
Aristotele e alla quale un ingenuo ed antistorico cer- .
vello, completamente ignaro delle usanze letterarie del .
quarto secolo, ha premesso una prefazione con dedica. :
E ci anche prescindendo dal fatto che in entrambe lei
Etiche non esiste affatto dedica, e che oltre tutto non|
si tratta di opere destinate alla pubblicazione letteraria,'
ma di corsi di lezioni.
il L'opinione generale dell'antichit pi alta sembra
. dunque prospetti anch'essa soltanto una duplice edi
zione di inediti corsi aristotelici operata da Nicomaco
, e da Eudemo. Nulla osta all' ipotesi che Aristotele abbia
"lasciato diverse redazioni del suo corso di etica, come,
secondo quel che abbiamo messo in luce, ha fatto per
quello di metafisica. Anche qui a priori verosimile che
la redazione pi antica delle due sia quella superstite
solo in modo frammentario. La soluzione decisiva di
rhe ilei manoscritti dcll'Euiemca i libri siano cinque conferma
l'indicazione di Diogene.
*) Cfr. le. testimonianze per questa ipotesi e per la seguente
nell' edizione dell' Eudemea curata dal Susemihl, prolegg., p. XVIII
segg, e in P. Von der Miilill, De Arist. elh. udem. auctoritate,
Diss. Gottinga, 1909, p. 25 segg,
310 CLI MNI DI VIAGGIO
questo problema deve risultare in prima linea dalla lo
gica interna con la quale l'Eudemea &' inserisce nel pro
cesso evolutivo dei problemi aristotelici. Tale metodo
di considerazione stato inaugurato dall' acuto e pru
dente lavoro di E. Kapp, di gran lunga la cosa migliore
che negli ultimi anni eia etata scritta sul?Eudemea e
sulla sua posizione filosofica '). Merc rinnovata compa
razione delle due Etiche esso giunge al risultato di resti
tuire V Eudemea ad Aristotele e di considerarla la pi
antica. Alla stessa conclusione era giunto alcuni anni
prima P. Von der Muhll, muovendo dai caratteristici
rapporti che legano V Eudemea alla Politica e ad alcuni
altri scritti 2).
Quanto
a me, sono giunto alle mie conclusioni, che
inparte coincidono con quelle dei miei due predecessori
e in parte le oltrepassano, per via diversa, e senza an
cora avere alcuna notizia delle loro osservazioni. Esporr
questo mio processo d' indagine, giacche vedo che la
loro intuizione dell' origine antica e dell' autenticit del-
VEudemca non si pienamente impoeta, e giacch, in-
') E. Kapp, Das Verhallnis der eudemischen sur nikoma
chischcn Ethk, Diss. Friburgo 15)12.
Von tier Muhll, I. c. II merito di questo assai dotto lavoro
consiste specialmente nella tenace ricerca dei contatti tra la Poli.
tica e l'Eudemea, gi segnalati dal Bendixen (in PhiloJogus, X,
1856, p. 575 segg.), e a cui esso aggiunge molte altre simili
osservazioni. Torneremo su tale questione nel capitolo sulla Poli.
tica, dove essa diventa importante.
Preferisco invece non valermene
immediatamente come di base per I' esame dell' Eudemea, perch
queste coincidenze, prese per s, non sono ancora forse sufficienti
per una piena
dimostrazione, anche se ai difensori della paternit
di Eudenio potrebbe riuscir gi difficile Io spiegare in modo soddi
sfacente il metodo di lavoro dimostrato dal Von der Muhll come
proprio dell' autore. Un certo numero di inesattezze filosofiche, che
il Von der Miihll intende attribuire all' Eudemea, spiegandole con
l'ipotesi che l'opera intera sia una non molto accnrata trascrizione
di lezioni aristoteliche fatta da Eudemo, slato illustrato con acuto
senso interpretativo da! Kapp, l. c., p. 8 segg. Resta cos per ora
aperta la questione se l'Eudemea aia una trascrizione di Eudemo
o una primitiva stesura di Aristotele.
LA PRIMA ETICA 311
sieme, spero d' essere in grado di arrecare alla questione
il suo chiarimento definitivo. Uno svantaggio delle inda
gini finora condotte era quello che esse non si fondavano
sulla considerazione complessiva dell' intero processo
evolutivo di Aristotele. Soprattutto lasciava adito a varie
obiezioni la limitazione del confronto alle due grandi
Etiche, mancando all' indagine un saldo punto di par
tenza, cronologicamente determinabile. Un simile criterio
inderogabile ci -s offre invece nell'etica aristotelica gio
vanile, finora non mai presa seriamente inconsiderazione.
Sulla base dei frammenti del Protreptico, compreso il
nuovo materiale che a questo proposito si potuto rin
tracciare, possibile designare un quadro dell'evoluzione
dell' etica aristotelica distinguendola in tre stadi chia
ramente distinti: il periodo del tardo platonismo rap
presentato dal Protreptico, quello della riforma del pla
tonismo rappresentato dall' Eudemea e -quello del tardo
aristotelismo rappresentato dalla Nicovnachea. L'indagine
si orienta per noi anzitutto verso il problema di distin
guere quale delle due opere maggiori sia da considerare
come la formulazione dell'etica aristotelica immediata
mente risultante dalla situazione problematica del Pro
treptico, e in generale di decidere se possibile mettere
in luce un continuato processo evolutivo.
1. Relazione tra l'Eudemea e il
Protreptico
IN ORDINE ALLO SVILUPPO DEI PROBLEMI.
La Nicomachea inizia lo studio della questione con
cernente lo scopo ultimo della vita umana con uno
schizzo a grandi linee del sistema dei fini. Con ci essa
determina subito illuogo che tale questione occupa nel
sistema complessivo della teleologia aristotelica, e indica
la via che dev'essere battuta in ci che segue. In modo
assai meno sistematico, ma pi vivace e personale,
312 CLI ANNI DI VIAGGIO
V Eudemea apre col principio del primo libro la mede
sima indagine. Sul propileo del tempio di Latona a Delo,
comincia il disserente, etanno scritti i
vergi:
xXXiaxov t
otxatxaxov, Xicxov S'oytafvsiv,
ndcvxtov fSiaxGv 5' o
xt
pa z xuetv.
A
questa manifestazione apodittica del popolare
eentimento greco della vita egli contrappone con passio
nale energia la sua tesi : Noi per non vogliamo con
ceder
questo all' autore dei versi. Ilsupremo valore mo
rale (xaXXcaxov) e il massimo bene (ptaxov) consiste
infatti nell' eudemonia, e questa insieme il sommo
piacere (Stoxov) . Con ci il problema dell'eudemonia
posto al vertice dell' etica, e forma
oggetto di tutto il
primo libro. IIsuo collegamento col problema morale
tradizionale fin dall'et di Socrate e di Platone, ed an
che la Nicomachea continua a considerarlo come punto
di partenza e d' arrivo dell' intera trattazione etica.
Que
st'ultima opera per molto moderna quando, nel pri
mo capitolo, antepone all'indagine circa il concetto del
l' eudemonia un proemio, il quale deduce dall' univer
sale sistema dei fini il concetto formale di un necessario
fine supremo, verso cui tutti gli uomini tendono. Solo
sul principio del capitolo seguente esso viene identificato
con l'eudemonia.
Il secondo punto che Aristotele tratta nella Nico
machea, prima di addentrarsi nell' indagine circa l'eu
demonia, la questione del metodo. Le indagini sul Pro-
treptico hanno dimostrato come Aristotele sia giunto
nella Nicomachea a un punto di vista metodologico dia
metralmente opposto a quello proprio della sua giovi
nezza. Con netta formulazione, egli lo manifesta
gubito
nel proemio1). Anche in questo l'Eudemea non mostra
'I-
"A
a1
') Circa 1* antitesi metodologica tra il l'rolreptico e la /Yco-
la PRIMA ETICA 313
la stessa decisione. Manca in essa la riflessione circa il
particolare carattere del metodo etico: e in suo luogo
l'autore manifesta la propria opinione circa la differenza
tra la considerazione filosofica dei problemi etico-poli
tici e quella non filosofica, cio su un argomento che
gi nel Protreptico veniva sottoposto a un1approfondita
indagine "). All'empiria veniva contrapposta col bru
scamente la conoscenza razionale delle pure norme e la
dialettica, quale unico metodo filosofico. UEudemea non
oppone a questa veduta, come la Nicomachea, il rigo
roso rifiuto dell' esigenza di un' esatta trattazione geo
metrica, e tende piuttosto ad occultare l'antitesi, che
I' altra mira invece nettamente ad illuminare. Occorre
oerto, essa osserva, attingere la forza persuasiva delle ar
gomentazioni a considerazioni logicamente universali
(Xyoi), ma insieme anche basarsi sui dati di fatto del
l' esperienza (tpaivjisva) e lasciarsi guidare da essi. Inol
tre si richiede che la norma filosofica venga conciliata
con le concezioni morali dominanti nell'umanit, merc
l' estrazione, operata con l'elaborazione concettuale, del
contenuto di verit che 6ta loro a fondamento.
Qui
l'ana
lisi concettuale dell'esperienza ha preso ilposto di quella
machea cfr. sopra, p. 110 segg. II brano che nella Nicomachea
premesso al principio dell'Eurfemea (Elh. Nic., A 2) chiamalo
proemio dallo stesso Aristotele: xal Kepi [lv xpoatou xal itrp
ixoSexviov xal -ti icpoTi&i|ieda, itecppoquciolk xooaO-ca. Poi, quasi
con le stesse parole adoperate al principio del primo capitolo,
egli riprende l'idea del sommo fine, a cui tutti tendono, e lo
scorge, come l'Eudemea, nell'eudemonia. Nella Nicomachea dunque
premessa all'inizio dell'indagine vera e propria, con piena
consapevolezza, la decisa asserzione dell' antitesi del1 metodo che
si adotta rispetto a quello seguito da Platone e, in precedenza,
da Aristotele stesso.
') Che il passo Elh. Eud., A 6 sia diretto contro l'Accademia
e Platone stato congetturato gi dal Von der Miihll (2. e-, p. 21),
mentre il Kapp ne dubita. In realt, qui Aristotele corregge in
parte e in parte rifiuta le dichiarazioni di metodo, platonicamente
orientate, del suo Protreptico (Jambl., Protr., c. X): cfr. sopra,
pag. 110 segg.
314 CLI ANNI DI VIAGGIO
i
conoscenza delle idee, intuite in seno all' anima stessa,
che propugnata dal Protreptico, per quanto s'insista
sul fatto che 1' esperienza in e confusa e che solo
il logos conduce ad una chiara penetrazione dei fonda
menti delle cose. L' antitesi del metodo filosofico e di
quello non filosofico non coincide pi, qui, con quella
della considerazione logico-normativa e della conside
razione empirica, ma equivale al binomio costituito da
due diverse specie di empiria: una specie inferiore, che
stabilisce soltanto dati di fatto, e ima specie superiore,
che di quei dati indaga la ragione. L'influenza- che sulla
dichiarazione dell' Eudemea esercita ilProtreptico si ma- V)
nifesta inoltre nella posizione che essa prende rispetto
. .V-
all' esigenza, secondo la quale al politico occorrerebbe
laconoscenza teoretica della norma morale. Sembra quasi
di ascoltare la difesa di una posizione gi per met ab- .
bandonata, quando l'Eudemea dice come anche per il
politico un sapere della specie di quello sopra descritto
f
sia non superfluo , dovendo esso penetrare le ragioni .
dei fatti etico-politici. D'altro lato, essa oppone resi
stenza a quei filosofi che aggravano la disciplina in que
stione con discussioni astratte e peregrine (che un'al
lusione alla teoria delle idee e dei numeri ideali), e
spiega le loro complicazioni come prodotto di incom
prensione e di boria (Xaovefa). Tra VEudemea ed il
Protreptico cade infatti l'abbandono della dottrina delle
idee e la- separazione della metafisica dall'etica. Ilcap. 8
del primo libro contiene la confutazione dell'idea del
bene ebe si trova anche nel secondo- libro della Nicoma-
chea. Ma mentre qui vien messo avanti, con nettezza
aggressiva, l'annuncio della rivoluzione metodica a cui
aveva dato luogo -quel passo, YEudemca cerca piuttosto
di far vedere come anche dopo la critica delle idee e
del metodo precedente brani assai considerevoli del Pro
treptico continuino ad aver valore.
i*
LA PRIMA ETICA 315
La formulazione dei problemi offerta dal primo libro
dell' Eudemea si manifesta cos, anche se osservata pi
da vicino, determinata dappertutto in misura sorpren
dente dal Protreptico, e mediatamente dalla
forma
men
tis consueta a Platone. Gi per Platone fa parte
del
contenuto stabile della dottrina dell'psTfj, e in parti
colare dell'impostazione problematica che ad essa in
troduce, la questione se la virt esista nell'uomo per
natura o se dipenda da esercizio, conoscenza, dono di
vino o caso. Ora giacch, come vedemmo, la questione
dell'essenza e del valore della virt soleva essere subor
dinata a quella della vera felicit, l'Eudemea, sul prin
cipio dell' indagine circa 1' eudemonia, fonde idue pro
blemi nella questione se l'eudemonia nasca per dispo
sizione naturale o per intelligenza o per esercizio e via
dicendo. Conosciamo la rispoeta gi dal Protreptico: di
penda 1' eudemonia da una di queste
cause o da pi di
esse o da tutte, gli uomini sono sostanzialmente con
cordi nell' idea che 1' eudemonia (qui identificata im
provvisamente all'e f)v) si basa su tre fattori, la cui
importanza per lo scopo da raggiungere vien giudicata
d'altronde in diverso modo: tppVTjcc?, pexrj, -?)&ovVj.
Gli uomini scorgono la vita beata e perfetta parte in
uno di questi tre fattori, parte nella loro giusta mesco
lanza: ilFilebo platonico la trova nella mescolanza della
cfpV7]ais e dell' -fjSoVTj, e il Protreptico aristotelico Del
l' unificazione di tutti e tre iprincipi
*). Ilfine della vita
(oxoti; to xaX&; che l'etica ha il compito di
determinare, dipende dalla soluzione di questo pro
blema. Li ogni caso, la questione dell' eudemonia con
duce a quella della miglior forma di vita (jtEpl jfou
xoO xpaxCoxoo xa xi); Ccpfoxrjc). Parlare di un
paxcepo?
v sarebbe forse meno raccomandabile che
') Plat., Phil., 22 A; Jambl., Prolr., p. 41, 11 e 59, 26 PistelJi.

.<
'
>
-
I
X
316 GLI ANNI DI VIAGGIO
,4'
di un e&
y.al
xkX&s qj}v, giacch la prima espressione p-
ttehhe urtare. Anche questa
correzione mostra come
1' Eudemca si
ricolleghi qui pienamente al Protreptico,
che parlava ancora audacemente
dell'elemento divino
(jiaxiptov) dell' uomo ed esortava a vivere soltanto per
esso l).
Sul Protreplico si fonda anche il seguente capitolo
quarto, che contiene la comparazioue delle forme di
vita (|3fcu). Dai tre
citati principi fondamentali, costi
tuenti la fonte di ogni valore umano, e cio dallo spirito
conoscente, dal
carattere morale e dalla sensazione di
piacere, vengono dedotte, come
nell'opera giovanile, tre
in
forme tipiche di vita.
Quella
fondata sulla scienza ha la
sua radice nella cppvr
jat$, quella politicamente
attiva
nell'pex, quella dedicata ai godimenti
nell'Sovfj 2),
i"'..
Dal Protrcptco, a
quanto sembra,
deriva anche 1' esem- .
pio di
Anassagora, che alla domanda chi il pi f-
!
lice? rispose: Nessuno di coloro che tu ritieni tali.
||
ma chi, anzi, ti farebbe molto meravigliare . Che infatti
'
lo stesso Anassagora non abbia veduto la felicit del-
l'uomo nella ricchezza e nella bellezza, ma forse nella
vita retta, pura e
scevra di sofferenza, partecipe di una C;
divina intuizione (xtv? S-etopfas xoivwvovxa Uefa?) cor- ,
risponde
esattamente a due passi del Protreplico in . .
1
cui ilmedesimo filosofo designava
l'intuizione del cosmo
:
quale vero scopo della vita umana e faceva partecipare,
merc ilvo, ilsecolo mortale alla divinit3). Nella de-
duzione dei tre pfoc viene nuovamente in luce, come gi
-
.
VLa distinzioneideilo
Zffi
dall' e (tsitifl;, X-rgO-Bg, xctXBcl
svolta minutamente nel Protreplico: v. Jam1)1-, Protr., c. XI,
e specialmente p. 4i6, 25; 58, 1; 9; 66, 9. Per il tiaxptov e il
Haxapltoj tfjv v. Eth. End., A , 1214 a 30; 3, 1215 a 10, e cfr.
Jambl., p. 48, 9.
Eth. End., A 4, 1215 a 26 - b 6.
") Eth. Eud., A 4, 1215 b 6 - 14, dr.
Jambl, Protr., p. 51,
11-15; 48, 13-18.
4
LA PRIMA EJICA
317
nelle espressioni circa il metodo da seguire
nell' etica, la
maggior vicinanza dell'
Eudemea, in confronto
della Ni-
comachca, alla
forma
mentis dei Protreptico.
La Nice-
machea conosce invece anch' essa pi (3;a
tra loro di
sputanti il premio dell'
eudemonia, e nello stesso conte
sto nomina esplicitamente quest'ultima J). Ma la ricorda
solo di sfuggita, come unluogo comune ormai
fisso, men
tre l'altra Etica attribuisce
grande importanza
proprio
alla deduzione sistematica di essa dai tre concetti di
9pvY/at{, pixfj, Sov. Questa
deduzione mostra donde
tragga origine la teoria dei tre
fi
tot: essa nasce dal grembo
della tarda etica platonica.
IlFilebo muove dalla que
stione del sommo bene
umano, e tratteggia la gara dei
due jtoi della ypvyoiz e dell'Sovq, per il raggiungi
mento di tale dignit 2). Nel Protreptico
si aggiunta
a queste due l'pexiij, e la vita ottima consiste nella giu
sta mescolanza di tutte e tre. questo ilmomento evo
lutivo in cui s'innesta l'Eudcmea-.
Che la Nicomachea
congervi
invero ijSfoi,
ma eli
mini la loro deduzione dal trinomio eppvat?, ptxi],
f/3ovrj, cosa che ha il suo motivo pi profondo nella
mutata posizione assunta col da Aristotele rispetto alla
qpvrjots 8). A tale proposito possiamo esser qui brevi,
') Eth. Nicom., A 2, 1095 b 17.
*) Plat, Phil., 20 E.
s) In Eth. Nic., A 2, 1095 b 14 non si trova pi una dedu
zione dei ire piot dai tre Viceversa, si deve anzi riconoscere
dai ptot quello eie gli uomini considerano come yaOv.
Ncll'o-
Aauoxixg 'oc esso l'Sovrj, nel iwJU-nxig (c( la ztp.-; (non
l'ipsxij). Di fronte al Ostopijux-jg p(oc Aristotele
resta in imba
razzo,
noa potendo adoperare il termine di q-pivijaig, e rinvia
perci alla ulteriore trattazione
dell'argomento (1096 a 4): cpirog
d'ozlt i&eaiprjv.x4(, Strip 5
zr/v
4jrloxsif>iv ivtcf
ttofisvoip
icoiijoiisO-a. A questi egli aggiunge poi ancora il XpijjiaTWtg piog,
scopo del quale il xXoxo;, eliminando cos a ragion veduta
ogni traccia della tripartizione antica. Inuovi
piot sono semplice
mente attinti all' osservazione
psicologica1 della vita, mentre itre
antichi avevano un significato normativo. Lo stesso procedimento
318 GLI ANNI DI VIAGGIO
avendo gi chiarito, nello studio del Protreptico, Tanti-
tesi che il concetto di tppdvrjat?, nel senso datogli da esso
e dalla filosofia platonica, costituisce rispetto a quello
presupposto dalla Nicomachea. Nell'interpretazione di
questo concetto trova espressione la diversa risposta data
da Platone e da Aristotele al problema della fondazione
e del criterio ultimo della moralit. Nel Protreptico la
9povija15 serbava ancora ilpieno seneo platonico del vo?,
attingente per via teoretica Tessere eterno e con ci
insieme il valore supremo. Solo il filosofo vive la vita
della cppvrjctg. La Nicomachea non fa pi dipendere il
retto giudizio
morale dalla conoscenza del trascendente,
e cerca invece una giustificazione
naturale nella con
sapevolezza pratica dell'uomo e nel suo costume etico.
Perci, nel primo libro della Nicomachea, Aristotele ha
logicamente
cancellato la cppvct;, insieme con la tripar
tizione del Protreptico. L' Eudemea invece non soltanto
l'ha mantenuta nell' antico senso, come si dimostrato,
ma da essa anzi deduce ildisegno e il piano dell' intero
sistema etico ]).
Questo
da essa enunciato nel modo seguente: Ttepl
S'petiJs xai cppovaetos
da notare 1' ordine, che cor
risponde all'effettiva serie delle parti dell'etica

irpwTov S-ewpijaiopev, xv xs cpuoiv axv ixaxpou xlq otc
/.al ittspov ppta xaxa
yafrijs Ctofj? aiiv,
a5x
) al npafei? ac rx auxfijv.
Della i)5ovi) 1' autore intende
trattare pi tardi2). Non esistendo ilibri centrali del-
T Eudemea,
dobbiamo controllare nella Nicomachea
eli
eliminazione si gi
osservalo, a proposito delle quattro virt
platoniche
del Protreptico, in Eth. Nic I 4, 1178 a 24 (cfr. p. 95).
) Che lo stesso contrasto a proposito del significato
della
9P0VIJOIS, gi da noi dimostrato sussistente (p. 106 segg) tra il
Irolreplico_ e la
Nicomachea, sussista anche fra T Eudemea e que-
st ultima, e stato notato dal Greenwood iAristotle,
Nicomachean
p 48)
Cambridge 1909), a cui si ricollega il Kapp (l. c.,
*) Eth. Eud.. A 5. 1216 a 37.
1A PRIMA ETICA 319
1" attuazione del progetto qui enunciato. Essa ha mante
nuto la stessa costruzione, nonostante che la pvr/aig
vi abbia un compito essenzialmente diverso da quello
che le era assegnato nell' Eudemea. Ilibri B-E com
prendono la prima parte, Jtepi pexfjg. Ad essa si con
nette in Z la teoria della ragione e della conoscenza,
a cui l'Eudemea d il titolo di Ttspl cppovasco?. Nella
Nicomachea Aristotele non si serve pi che della bipar
tizione, parimenti data anche dall' Eudemea, dellepexal
in rjkxat e Stavoijxixal, e identifica la trattazione delle
prime alla teoria 7tspl pexfj? e quella delle seconde alla
teoria rapi tppovceti)?. La tppvTjois peraltro costituisce
ancora, nella stessa
Nicomachea, 1' argomento principale
di questa parte. Illibro Htratta zxept VjSovfjs, e a ci si
aggiunge miche la trattazione che di tale problema
data in K, NeEa parte finale di K' Aristotele compie la
sintesi dei tre Ilibri intermedi, concementi l'ami
cizia (0 I), esistono invero gi anche nell' Eudemea, ma
non possono aver occupato quel posto
fin dall' origine,
com' dimostrato dalla struttura concettuale del com
plesso, che essi spezzano e ampliano 1). Solo in base al
l'Eudemea possiamo ancora scorgere come la costru
zione sistematica dell' etica aristotelica si sviluppi orga
nicamente, dalla tripartizione data nel Protreptico, in
tre distinte famiglie di problemi. IIcoronamento, verso
cui esse ascendono insieme, la dottrina dell' eudemo-
J) La genesi delle itpaYpaTstai. di Aristotele da singoli complessi
d' indagine, insi conclusi (i.4fO'., |i&o3oc, ecc.) stata da me dimo
strata in Entstehungsgeschichte d. Metaph. d. Ar., p. 150 segg. Ci
peraltro non va inteso nel senso che un' idea unitaria non compe
netri da cima a fondo anche un ampio gruppo di tali indagini
singole, e che queste siano sempKcemente giustapposte, senza un
saldo legame interno anche dal punto di vista del pensiero.
Quella
nozione giova soprattutto per intendere la composizione delle ope
re aristoteliche e ci aiuta a comprendere le loro incoerenze ed
apparenti deviazioni, facendole dipendere dal metodo di lavoro
e di insegnamento del filosofo.
320 OLI NKI DI VIAGGIO
nia, esposta
nel libro finale e sorretta in comune da
quei tre sostegni. Nella Nicomachea si rinuncia a de
durre, nel libro introduttivo, questa forma strutturale, e
la sua provenienza resta perci oscura. Anche in ci
una prova del carattere assai pi originario della reda
zione dell' Eudemea.
Veniamo ora alla conclusione per quel che con-
'
cerne la questione dell'autore. Che Eudemo, dopo
la morte del -maestro, fosse tornato di propria volont k-
a uno stadio evolutivo che quello aveva superato da '}
lungo tempo, appare escluso, tanto pi dato lo stretto
legame costituito dalla comunit scolastica. L'ipotesi che
Eudemo sia 1' autore dell' Etica che ne reca il nome de-
v' essere perci considerata come insostenibile in base
%
alla conquistata nozione del graduale sviluppo del pro- t
blema elico. Nella storia della filosofia greca si ripete !'|
pi volte il tentativo di chiarire con motivi biografici e <
personali ci che ha la sua ragion d'essere nell'interna . i
logica delle cose. La serie evolutiva costituita dal Filebo,
dal Protreptico, dall' Eudemea e dalla Nicomachea ri- !
sponde a un'inconfutabile logica storica: in essa non
possibile mettere un elemento al posto di un altro. Fi
nora si poteva essere in
dubbio circa la posizione del
l'Eudemea, ma ora che risultano stabiliti due punti della
via percorsa da Aristotele nella sua evoluzione, cio il
Protreptico e la Nicomachea, della cui autenticit nes
suno dubita, non pi difficile riconoscere come 1' Eude
mea non giaccia sul prolungamento di tale linea ma tra
i suoi punti terminali. Essa la Vrethik, la prima
etica, se lecito designare cosi la pi antica forma
dell' etica aristotelica indipendente, cio del tempo im
mediatamente posteriore al distacco dalla metafisica pla
tonica.
Nell'evoluzione della dottrina morale di Aristotele
la prima etica corrisponde morfologicamente al grado
I.A PIUMA KTlCA 321
rappresentato
dalla prima metafisica ncil' evoluzione
del suo pensiero metafisico. Con questa essa concorda
nel palese intento di creare, dopo la dissoluzione della
principale dottrina platonica, un
surrogato
scientifica
mente sostenibile, che nello ste6Bo tempo soddisfi al
l'esigenza religiosa e possa prendere sotto ogni aspetto
il luogo dell' intuizione delle idee. L'antitesi a Platone
doveva passare in seconda linea rispetto allo scopo di
creare una nuova forma di platonismo, adeguata ai
dati dell' esperienza, ma per il resto il pi conser
vativa possibile. Dal punto di vista del contenuto la
prima etica collegata alla prima metafisica dalla
giustificazione esclusivamente metafisica della moralit.
Come Aristotele, in questo periodo natale della pro
pria filosofia, manteneva ancora merc la teologia una
certa consanguineit con la metafisica di Platone, cosi
egli si riconnetteva all' etica platonica merc la morale
teonoma, designata nella prima etica dal concetto della
cppvijac;.
Come Platone e il Protreptico, l'Eudemea intende
per cppvTjms l'energia filosofica dello spirito, che, in
trascendente intuizione 5) del supremo valore esistente,
attinge la visione della divinit ed eleva il suo contem
plare a canone del volere e dell' agire: essa ancora, in
') Della distinzione di questa 3-ecopltt dal pensiero discorsivo
e scientifico Aristotele parla in Metapk., 0 10. Non si tratta della
verit nel senso della formazione empirica del giudizio, ma di
un'intuizione immediata, di un- toccare o atlingcre (CYY'*VStvl il
voijtdv oggetto di questa conoscenza: cfr. il Protreptico (Jamb!.,
58, 14) in cui il opvifiog definito come O-stoprv t pAte-K -fi>v
vtcov Ypi[i5v, La distinzione si esprime anche nel fatto che la
tppvrjatg, secondo Eth. Eud., 0 1, 1246 b 35, non una Ttiaxrjjir)
che si possa adoperare tanto a scopo buono quanto a scopo cattivo,
bens una dpsxrj del vog, che trasforma l'intera SS'S e consiste
in un yivog SXXo yvtoeiug. Anche nel Protreptico (Jambl.,
41.
22 segg.) essa Spett -toB voB. N contraddice a questo il fatto
che col (43, 5 segg.) essa consista proprio in una iniotTjfH),
perch questa appunto quella diversa forma di sapere.
21.

W. Jazgkb, Aristotele.
322 CLE ANNI DI VIACG10
egual misura, conoscenza teoretica dell' essere soprasen
sibile e pratica intelligenza morale. Anassagora per
essa ancora, come nel Protreptico, un esempio di questa
Ustop(u, icspi xfjv aXreiav. La cppvijocj ancora 1' ele
mento vitale del filosofo e del &swpT]iiy. (5(o. E per
ci, ancora, essa continua qui ad essere considerata come
y.opta icaav 7ua-njp>v e xijicwixrj ittaxpi} x) ;tutto iu
evidente antitesi rispetto alla Nicomachea.
Essa I'attivit trasformatrice, che traduce la cono
scenza del bene eterno nell' intenzione morale del volere
e 1' applica al caso singolo dell' agire pratico 2). Nella
Nicomachea invece essa senz'altro la icpax-f/.r;, e
nessun uomo agisce senza di essa : la filosofica cono
scenza di Dio non costituisce pi, in alcun modo, il suo
presupposto interno.
Quest'
ultima una conoscenza
superiore, accessibile solo a pochi mortali, senza che per
ci la ragion pratica sia limitata al piccolo cerchio dei
filosofi. Aristotele tenta cos d' intendere il dato di fatto
della moralit non filosofica inbase all' autonoma consa
pevolezza morale e alla sua norma interiore. Solo alla
fine egli inserisce in questo quadro ilfrewprjTix; pio?,
senza perci farne dipendere sempre la pstV) etica 8).
Nella redazione dell' Eudemea egli invece assai lon
tano da questo atteggiamento conciliante rispetto a ci
') La cppvijatj Netopia itept rqv Xrjd-siav in Elh. Eud,
A 4, 1215 b % e in I'rotr. presso Jsmbl-, 42, 15-25; xupCa
jtaoiv
Tuatrjp)v in Eth. Eud., t 1, 1246 b 9 e in Jambl-, 43, 2-7.
*) Elh. Eud., 8 2, 1248 a 29 yp pexi) -uo vo Spfavov.
') InElh. Nic., K 7 la vita della cotpa e del voBp chiamata
divina e sovrumana; in E 8 contrapposto a questo supremo
ideale, come ideale di secondo grado, 6 xax xijv XXrjv &pir\'j
(Sioj, che umano in senso vero e proprio. Di questa psxij non
filosofica detto (1178 a 16): oovieoxxat 81xal cppvvjotj xo
t-oug pst xal aBtt; <ppovi)osi, elitsp al pv "cfjS ?povijostBg
pyal xa-u tip tjHxds stoiv psxdj, x 8'4p84v xfv rjfkxv
xaxTTjvcfpvijaiv. La virt etica si tonda quindi su s stessa e
trova la propria felicit in se stessa, avendo anche una sua pecu
liare razionalit.
LA PRIMA t'flCA 323
che Platone chiama morale borghese (5'ijpoala ptzi})
Inessa lacppVTjat? ancora, informa del tutto esclusiva,
la contemplazione dell' pyd) divina, e senza di essa non
possibile azione morale: soltanto, oggetto della con
templazione non sono pi le idee platoniche, ma il Dio
trascendente della prima metafisica, che una me
tamorfosi dell' idea del bene. Come nella
Metafisica
il
motore immobile, cos nell' Eudemea concetto centrale
) ancora Dio: agire morale per essa tendere a Dio.
Anche ilProtrepticoconosceva un unicoscopo della vita:
abbandonare ilmondo terreno e sensibile e andare verso
Dio. C' un principio, oltre il quale non si d prin
cipio ulteriore, dice la prima etica a proposito dei
processi interni dell' anima. Come nell' universo Dio
che muove tutto, cos anche nell' anima. Tutto infatti
mosso, in certo modo, da ci che divino in noi
(il vo;). Ma il principio della ragione non a sua volta
ragione, bens qualcosa che pi alto della ragione.
Ora, che potrebbe essere pi alto del sapere e della ra
gione all' infuori di Dio? ').
Qui
torna lo etesso con
cetto che Aristotele aveva espresso alla fine del suo
scritto sulla preghiera (cfr. sopra, p. 212). La seria con
siderazione che l'Eudemea dedica all' entusiasmo, l'alta
valutazione della mantica, della fortuna e dell' elemento
istintivo, in quanto esso dipende da ispirazione divina e
non da disposizione naturale, in breve l'accentuazione
dell' irrazionale sta sullo stesso piano dell' intuizione
espressa nel Ilepl cptXoaocpfa?, in cui le irrazionali ener
gie chiaroveggenti dell' anima sono designate come l'ima
delle due fonti della fede in Dio. Neil' Eudemea Ari-

stotele pone l'ispirazione a un grado pi alto che la ra


gione e l'accorgimento morale, non perch essa irra
zionale (per questa ragione Platone aveva appunto, in
') Eth. Eud., 0 2, 1248 a 23.
324 GLI ANNI DI V1AGCJ0
maniera schiettamente socratica, messo il logos pi in
alto che l'entusiasmo) ma perch viene da Dio. Alla
moralit razionalistica manca l'infallibilit: essa solo
un prodotto di fredda riflessione, mentre la sicurezza del
l'ispirato quale il baleno; e come un cieco, che non
vede pi quel che ha innanzi agli occhi, ha una me
moria assai piforte e nel suo intemo scorge tutto chiaro
di fronte a s, cos l'uomo sorretto dall' ispirazione di
vina cieco e tuttavia pi sicuro che iveggenti nel co
gliere il punto giusto. D' incomparabile valore per la
comprensione di Aristotele nella sua et media ilfatto
che noi possediamo questa
sua descrizione, traboccante
di esperienza personale del tipo ideale del malinconico
e dell' ispirato ').
Come nella sua et giovanile, nell' Eudemea Aristo
tele esprime l'immediata importanza della conoscenza di
Dio per l'azione morale ancora merc il concetto plato
nico della norma assoluta 2). Nella sua etica posteriore
questo concetto passa del tutto in seconda linea, perch
l'interiore sicurezza di giudizio a) della perso
nalit moralmente educata, e che perci divien legge a
s stessa, non e affatto un termine puntuale, che possa
!) Per l'entusiasmo v. Eth. Eud., 2, 1248 a 30 segg., per
la montica a 35, 38; alla fortuna dedicato l'intero capitolo 2.
Aristotele distingue
l's&Toxiafsica
da quella metafisica. Al framm.
10 del Ilepl qjiXooocpCaj si avvicina ilpasso 1248 a 39.
*) Ilconcetto platonico di 6po? nel senso di norma, raggua
gliato anche a xaviv o sostituito con esso, minutamente evolto
nel Protreptico (Jambl., 54, 22

56, 2). Esso fondamentale per
l'impostazione metodica e metafsica tanto della tarda etica di
Platone quanto di quella giovanile di Aristotele. Questo concetto
assoluto della norma s'incontra anche in Eth. Eud. B 5, 1222 k 7;
H 9, 1241 b 36; 1243 b 29; 3, 1249 a 21; b 1; 19; 22; 24. Elimi
nate le idee, che fino allora avevano costituito lo oxorep di ogni
valutazione e di ogni tendenza normativa, il loro compito assunto
dal concetto di Dio. Ad esso si riferisce la maggior parte dei passi
citati. Nella A'icomachea la parola 6po{ ha invece un significato
del tutto diverso, e il concetto di Dio non vien pi inserito nel
problema della norma assoluta.
LA PIUMA ETICA 325
| esser nettamente delimitato allo eguardo come quel bene
| supremo in funzione del quale l'Eiidemoa comanda di
! vivere. La designazione della vita moralmente retta come
imitazione
(
[UfiTjciS,
imitatio) di norme assolute s' incon
tra nel Protreptico. Nella Nicomachea si trova la nota
definizione secondo la quale 1' agire morale un giusto
mezzo, che vien determinato dall' accorgimento e nel
modo in cui lo determinerebbe il 'ipvifio?. Su questo
giusto mezzo si molto dibattuto, essendo eeBo piut
tosto astratto e non scorgendosi subito a che esso miri1).
Ora, alla fine dell' Eudemea troviamo una lunga discus
sione a proposito della norma, in funzione della quale
lo aTcouSalo; riconosce e sceglie ci che moralmente
giusto. Da questo passo possiamo desumere inche modo
fosse originariamente conoepita da Aristotele la relazione
di ragion teoretica e di ragion pratica e che cosa egli
intendesse per pfri? Xd-p?. Anche il medico, vi s dice,
segue nel suo agire una norma, in funzione della quale
egli giudica ci che sano e ci che non sano per il
corpo. Si pu quindi dire che sano quel che comanda
la ragione medica. Ci sarebbe peraltro tanto esatto
quanto indeterminato. IIconcetto di ragione medica ac
quista un contenuto solo inforza del principio oggettivo
*) Eth. Nic., B 4, 1107 a 1 ictiv 5pa f| ipe-cyj
Ifi?
rtpoaipstur)
iv [Asa"CT)Tl oaa rcpp fjufig picpivy; Xf<p xal <bg v 6 cppivi-
jiop ptCEis. Il motivo della norma affiora qui ancora una volta;
e questa formulazione costituisce 1' espressione pi pregnante che
si possa trovare per la vicenda subita dalla posizione di Aristotele
rispetto a t8le problema. Per lui non esiste pi, infatti, alcuna
;
norma universale. xav tv dp8v
Xfov
formula adope
rata da tutti i'Platonici nella definizione dell' &pezri (cfr. Z 13,
1144 b 21). Ed giusta, ma tutt' altro che chiara, dice Aristotele
in Z 1, 1138 b 25: perci in Eth. Nic., Z, egli ha determinato pi
esattamente la partecipazione della ppvyjoig alla itpoafpscis-
Qui
la sua funzione non consiste pi, come nel Protreptico, nella
conoscenza della norma universale, bens nel ritrovamento dei
mezzi adatti per raggiungere lo scopo (TXop, cxoticj) determinato
> dalla volont morale: cfr. Z 13, 1144 a 8; 20; 1145 a 5.
326 CU ANNI DI VIAGGIO
a cui esso riferito, cio la salute e la sua legge immuta
bile. La medicina consiste quindi da un lato nella cono
scenza della salute e dall'altro nell'applicazione di que
sto sapere ai casi singoli. Parimenti, la ragione morale
da una parte conoscenza di unvalore esistente inmodo
oggettivo (freupYjTOCv), dall' altra applicazione di que
sta conoscenza all' agire umano, imperativo morale
(7tctaxTtxv).Ma il valore assoluto, o bene supremo, che
la ragione
conosce, Dio 1); e questi non da concepire
come legislatore e ordinatore, come dover essere o vo
lont, ma come supremo essere riposante in s stesso. La
volont e il comando sorgono solo nella ragione
(cppoVTjot?), in quanto essa si immerge nella contempla
zione di questo essere. Sommo dovere morale perci
la scelta di tutte quelle occupazioni ed azioni, e Pacqui
sto di tutti quei beni, che promuovono la conoscenza di
Dio: la filosofia teoretica la via per l'educazione mo
rale dell'uomo. Moralmente cattivo e riprovevole in
vece tutto ci, possesso o attivit che sia, che impedisce
all' uomo di servire e di conoscere Iddio (tv &v
(d-epairsusiv xal frecopeiv) 2). Com' noto, questa ancor
oggi una
definizione corrente della religione: Deum co
lere et cognoscere. La conclusione dell' Eudemea il do
vi
:A

i
l) Eth. Eliti., fi 3, 1249 a 21 sino alla fine. Anche qui egli
polemizza denunciando 1' oscurili della definizione accademica se
condo la quale la norma tg 5
X-fo?
(1249 b 3), allo stesso moda
che in Eth. /Vie., V. 1, 1138 L 25. un problema che lo ha dunque
assillato per tutta la vita. Ma la soluzione diverge, qui, da quella
data nell' Etica pi tarda. IL paragone della eovevig con la taxpixr)
era gi stato adoperato
nell'Accademia. Nel?Etica pi antica Ari
stotele lo modifica con la distinzione della medicina teoretica da
quella pratica. La conosce la norma (la
salute.
Dio) e
quindi l'applica. In Eth. Nic., Z 13, 1144 a 4 egli chiama il primo
momento ooCt e solo il secondo cppvijotj. Del resto gi nel
Protreptico, framm. 52 (p. 61, 25 R.) detto: Iti 81 ttg fjpiv
'/aviiv T(g 8pog xpipotspog tfflv
foS-Sv
tcX'jjv 6 ippvipog;
Ma col la eppivrjoiS in generale ancora indifferenziata, ed una
nwnhii} universale.
*) Eth. Eud., e 3, 1249 b 20.
LA PBIM ETICA
327
cumento classico della moralit teonoma, nel senso da
tole dal vecchio Platone. Dio la misura di tutte le cose.
Salvandola dal naufragio della dottrina delle idee merc
iltrasferimento nella sua etica, Aristotele ha la coscienza
di conservare
il nucleo duraturo della moralit plato
nica: cio il concetto della norma assoluta e la trascen
denza metafisica del bene, che per il platonico era di
ventata la fonte di una nuova esperienza di Dio. Non
stato certo un errore, se si sempre attribuito un tempe
ramento pio all' Eudemo sedicente autore di questa
Etica. Con l'idea che ci si faceva di Aristotele tutto ci
era inconciliabile.
Invece proprio il fervore religioso
della sua giovanile fede platonica che spira dal suo
primo corso di etica. Accanto a questa
etica del puro
culto di Dio, anche la famosa descrizione del
f
1
fteoprjTixg nel decimo libro della Nicomachea s' at
tenua quasi in un'immagine soltanto ideale e ogget
tiva della vita del dotto, dedicata allo studio del reale e
alla fine elevantesi all' intuizione della forza suprema
che volge le fere. Anche in questa
immagine, certo, ri
compaiono ivecchi colori, ma non possiedono pi tutta
la loro antica vivacit. La forza dell'etica aristotelica
pi tarda piuttosto nelle parti che contengono
l'ana
lisi realistica dei tipi morali, e nella sua umanit sa
tura di vita.
Con la freiopfa S-soO in origine strettamente con
nessa la teoria dell' amicizia, che nella Nicomachea si
amplia in una dottrina universalmente
sociologica delle
molteplici forme delle relazioni umane. In questa fe
nomenologia, riccamente
articolata, della vita sociale
non riconosceremmo pi che a fatica lo stretto nesso
collegante la filosofia aristotelica dell' amicizia alla dot
trina platonica delle idee, se accanto ad essa non posse
dessimo la pi antica etica, la quale ci fornisce un qua
dro evidente del metodo originariamente prospettato e
328 Cl.I ARNI DI VIAI0.1O
seguito da Aristotele. La trascendente ed universale idea
del bene qui sostituita da tipizzazioni di classe, come
in genere accade nelle forme pi antiche dell' etica e po
litica aristotelica.
Questi tipi ideali sono immanenti al
l' esperienza, ma tuttavia normativi, e cio non mere
rappresentazioni descrittive dello stato medio delle cose,
astratte dalla realt dell'esperienza. La pi importante
di queste tipizzazioni normative costituita dalla Jipt&TTj
cptXEce, dalla quale nell' Eudotnea vengono dedotte
tutte le specie di amicizia. Essa derivata immediata
mente dal concetto del Ttpwxov epfXov evolto nel Liside
platonico 1). Ma mentre quest'ultimo concetto designa
il supremo valore metafisico (ax t dyalv) rispetto
al quale tutti icpiXopeva terreni non sono che ombre,
Aristotele elabora nella rp'n-q cpiXfa l'immagine ideale
dell' amicizia. Inessa conservato il nucleo del concetto
platonico, e cio la fondazione dell' amicizia sul prin
cipio morale dell' ya&v. Ma per Aristotele il bene -
un valore moralmente concreto, che si sviluppa nel ca
rattere dell' uomo stesso. Il fondamento assiologico, so
pra-personale, della relazione umana non allontana qui,
come in Platone, l'interesse dalla personalit dell'amico,
ma anzi concentrato ed incorporato in essa. Il con
cetto aristotelico non quindi soltanto una diversa forma
di riduzione di ogni valore sociale umano al problema
universale del valore, bens mira alla giustificazione del
valore indipendente della personalit morale, e in ul
tima analisi alla giustificazione del valore universale della
moralit umana rispetto all' yafrv cosmico, fondato sub
l'idea di Dio.
La deduzione delle diverse forme di amicizia dalla
Tzptsjzrj cptXfa compiuta nell' Etica pi antica con l'aiuto
')
Plat, Lys., 219 C. Per l'esposizione dell'ideale della Jipi&xp
v. Eth. F.ud., II2, per 6 itpnog cpUog H 2, 1236 b 28.
LA PRIMA ETICA 329
di concetti schiettamente platonici. Alla distinzione del
volere ((fouXeoS-ac) dal desiderare (xstv) corrisponde
in Platone quella del bene assoluto (yat-v), come fine
a cui la volont tende per natura, dal bene apparente
(cpaivpevov ya&v), che il fine del desiderio. Da Pla
tone deriva inoltre la distinzione dell' yafrv dall' j/
e la tesi che l'ya&v
JtXfijje l'S stTtXffis
siano una
sola e identica cosa, e che quindi 1' amicizia di ci che
veramente buono sia nello stesso tempo gradita. Alla
dimostrazione che la Tipo>-i) <pcXa unifica in s tutte le
note che sono state in ogni tempo determinate come
caratteristiche dell' essenza dell' amicizia, non escluse
quelle apparentemente incompatibili tra loro, (dimo
strazione che un perfetto esemplare di dialettica della
prima et aristotelica), VEudemea dedica la parte prin
cipale dell' indagine. Nella Nicomachea l'espressione
7upa>Ti] cptXfa, che ricordava chiaramente la teoria delle
idee e faceva pensare ad un metodo puramente
dedut*.
tivo, sostituita con quella di reXet'a <piX(a 1). La teoria
platonizzante secondo cui gli altri sTSr) cpiXia; non sono
classi coordinate e possono avere il nome di amici
zia soltanto per ucciderti , insieme con la sua dedu
zione dal concetto ideale della perfetta amicizia, conser
vata invero anche in questa fase pi tarda: ma
_per
Ari
stotele ha ora maggiore importanza 1' analisi psicologica
e sociologica, di gran lunga preponderante gi quanto
all' estensione. Pi oltre constateremo un simile processo
evolutivo anche a proposito della politica. D materiale
dell'esperienza, ohe nella sostanza soggiace a leggi pro
prie e diviene sempre pi fine a s, stato inserito in
un secondo tempo nel quadro della costruzione ideale,
elaborata in Btile platonico.
Se l'esser buono il fondamento della verace ami-
') Eth. Aie., e 4.
330 GLI ANNI DI VIACCIO
LA PIUMA ETICA 331
") Eth. Eud., II6; Elh. /Vic., I4 e 8. La speculazione filosofica
approfondisce qui un principio della saggezza popolare greca, che
si trova espresso sovente: cfr. Sopliocl., Oed. Col., 309
xfc fi?
a&\z tX
aOxtp jiiXoc ;Eur., Wed., 86; fr. 460; Men., monost., 407.
Per il voO; come personalit soggettiva (il S) dell'uomo v.
Jambl., Prolr., 42, 3; 42, 14; Eth. Me., 18, 1168 b 35;K 7, 1178
a 2.
1Eth. End., E 6, 12-10 a 23.

cizia, la relazione etica dell'Io con s atesso acquista un


significato esemplare per il suo comportamento rispetto
al non-i-o. La distinzione della parte spirituale dell'anima
da quelle ad essa sottoposte, ma accessibili alla ragione, ;
offre ad Aristotele la possibilit di rappresentare la re- i
lazione morale dell' Io con se stesso sussumendola sotto j
il concetto dell'amor di s (cpcXau-la), per il quale egli 'j
non intende 1' egoismo, che la morale popolare consi-
'
dera a ragione riprovevole, ma 1' amore costitutivo che
la parte inferiore dell' anima, designata addirittura come
unsecondo Io, ha per ilsuperiore S (at) dell'uomo ').
Il Protreptico, giusta la pi tarda dottrina di Platone,
vedeva in questo S il voO?, il divino in noi.
E quale, secondo Platone, sia la relazione giusta del
l'anima dominata dallo spirito con s stessa detto dal
Timeo (34B), che chiama il supremo Dio visibile
yv)ptp,ov xal ipD.ov Ev.avfi>$ tv
atreff).
Cos l'egoismo
dell'uomo naturale superato e
posto in servigio della
volont di raggiungere il vero S. Iproblemi psicologici
connessi eou questa dottrina non sono formulati abba
stanza nettamente per le nostre esigenze, ma questa ob
biezione colpisce l'intera teoria di Aristotele circa il vo?,
che pure l'eredit speculativa venutagli dal tardo Pla
tone. La mistica della cpcXautfa, dalla quale Aristotele
deduce le caratteristiche della vera amicizia !), im
mediatamente comprensibile nell' atmosfera religiosa
dell' Eudemea. Anche ilsuo comandamento &ev {fswpsv

xal ftepaireueiv si basa del resto sulla dottrina platonica


del V04-
H risultato cos ottenuto ha naturalmente bisogno di
essere
confermato, nel particolare, da un'interpretazione
comparativa delle due Etiche. Ma ci non pu esser fatto
qui. sperabile che d' ora in poi la filologia b decida
a riguadagnare il tempo perduto nei riguardi dell' Eu
demea procurandole un utile commentario, e anzitutto
un testo degno del nome, di cui finora si manca affatto.
Per il nostro scopo deve bastarci se ci riuscito di mo
strare come anche nell' evoluzione del pensiero etico di
Aristotele si possa chiaramente individuare lo stadio che
nella metafisica rappresentato
da quello teologico, e
come esso sia strettamente collegato con la prima me
tafisica x.
2. L' Eudemea e il
problema degli
scritti
ESSOTERICI.
Hrisultato dell' indagine concernente lo sviluppo dei
problemi integrato e confermato dalla constatazione di
una forte dipendenza letteraria dell' Eudemea dagli
scritti giovanili di Aristotele. Particolarmente importanti
sono le sue relazioni col Protreptico, che anche a questo
riguardo getta luce affatto nuova sui problemi aristote
lici. Tra inuovi brani del Protreptico rintracciati in
Giamblico e V Eudemea sussistono, per ampi tratti, sin
golari coincidenze, le quali a quanto
sembra non sono
state ancora notate e, anche quando si prescinda del
*) Il giudizio espresso da J.
Bernays (Dialoga d. Ar., p. 82),
secondo il quale la teologia di Aristotele permea la sua filosofia
tanto poco quanto il suo Dio compenetra il mondo, non pi
sostenibile, ormai, per quel che concerne ilperiodo antico e quello
medio della sua evoluzione. Kesta comunque notevole il fatto che,
6uiia base di asserzioni del suo ultimo periodo, si potesse giungere
a questa opinione.
332 oli anni ci vucr.to
.
;
tutto dalla posizione dell' Eudemea in seno alla storia
!
dei problemi, sono gi sufficienti a confutare l'idea finora
' :;.
accettata nella sua appartenenza a Eudenio e della sua
1
tarda genesi. Ma anche per la caratterizzazione del me-
'!:
todo di lavoro seguito da Aristotele e per il giudizio
circa la relazione tra la sua attivit didattica e la pro-
'
duzione letteraria esBe sono d' importanza cosi decisiva ,
da esigere che se ne tratti ampiamente. E, quale gradito
f
risultato accessorio, esse procureranno anche la sicura
soluzione di un problema apparentemente disperato, e
tuttavia dibattuto sempre di nuovo perch fondamentale
per la comprensione di Aristotele, cio quello dei cosid
detti scritti essoterici.
Partiamo dall'inizio del secondo libro dell' Eudemea,
dove l'autore pone le basi della dottrina dell' pextq
e offre una deduzione del suo concetto. In questa occa- i
sione non abbiamo bisogno di addentrarci particolar
mente nel contenuto di tale punto fondamentale del
l'etica: basti un breve sguardo complessivo al
processo
della dimostrazione. Noi scegliamo ora, dice V Eudemea
dopo aver concluso l' introduzione contenuta nel primo
libro, un
nuovo punto di partenza per l'indagine.
Que
sto consiste nella partizione di tutti i beni
(
ya&) in
pi classi. Per tale partizione l'autore si richiama poi
esplicitamente agli l;wxeptxol Xyot, al fine di rispar
miarsi in questo passo una dimostrazione pi minuta.
Le classi di valori enumerate nel primo libro(ypvr/ac;,
psvq, f)5ovV}) sono tutte di natura psichica (v
siano esse costanti stati interni (l;ts) o facolt (S'jvpst?)
o energie attive (vpyetat) o movimenti (xtvfjcsti;). Lo
stesso
presupposto {e cio che si tratti o di uno stato o
di una disposizione o di una facolt di natura psichica) |
vale ora, continua l'autore, anche per 1' ptvfj, e deve
perci servire di base per la successiva deduzione con-
cettuale.
"
i .
I.A PRIMA ETICA 333
Il passo tramandato male, giacch la partizione
dei beni, nella lettera dei manoscritti (rcavxa Sf) x
ya& t]
iy.-.b:
fi t
4uXtl svisata da una lacuna. Nel
passo corrispondente della Nicomachea troviamo una
tripartizione dei Leni: veve[iT)|Jvwv Sf] xv yafrjv xpi/jj,
x*l tW (iv xx?
Xeyopvwv xcbv S uepl
4UX*V
cSpa, x xpl t}JUX'4v xupttxaxa Xyopev xal pXtaxa
yaM,
x?
5 npcsc? xal
x?
vepyeia? x$
4"JXt"/-S
epi
x(&pv
'). Immediatamente prima la Nicomachea
dice come sia necessario chiarire l'essenza dell' eude
monia non solo partendo dai principi generali ma anche
valutando le opinioni correnti (XX xai x xt&v Xeyop-
vtov Ttepl axfjgj. La stessa partizione si ritrova infine
anche nella Politica: voplcavxa; o&v fxav?
rcoXX X=y-
ofrai xal xt&v v
xo?
icoxspixol? Xyot? itepl xfj- plaxi]?
tofj? xal vv XPXC"0V xoi?" <I>? Xil)? yp up? y
p(av Staipectv oSeI? |iqxaT]xfjasisv
v t; o xptjv oaSv
peptSuiv xv xe xx?
xal xwv v a&paxt xal xwv v xfj
4>u-
X, nvxa xaxa xxX. 2). Anche qui la stessa partizione
viene attinta ai Xyot essoterici: e anzi non soltanto la
partizione come tale, ma anche l'indagine, ad essa col-
legante, circa la miglior forma di vita. Ilpasso della
Politica parla infatti esplicitamente degli essoterici
Xyot icspl piaxTjs osservando come occorra ri
prendere iloro concetti fondamentali nella trattazione
presente.
Lo Zeller, che considerava Eudemo come autore
dell'Etica, cercava di spiegare il richiamo ai Xyot esso
terici supponendo che Eudemo non facesse in realt che
riprodurre il passo della Nicomachea dov' enunciata
la necessit di partire dalle opinioni dominanti circa
')
Etk., Nic., A 8, 1098 b 12.
*) Pol., H1, 1323 a 21. Iltermine -/pija&aii nel senso del citare
ipropri scritti in larga misura, usato come terminus technicus
anche da Isocrate, Antid., 55 e 74.
334
cr.r ANNI DI VIAGGIO
l'eudemonia (x ltv
Xeyopvov spi a'JTqc,), ma avesse
per sostituito
questa vaga designazione
coli'espressione
'.a'vpo'jp.e.vt'ci 4v voi; qit/cpr/.ots Xyoij, coniata
imitando il passo
della1 Politica1). Con questa interpre
tazione non s capisce peraltro perch
Eudemo fosse do
vuto giungere a parlare
in prima persona (oiaipoupsfra)
di uno seritto di
Aristotele.
Noi vediamo ora quel che allora non era dato scor
gere, e cio che una soluzione del problema
dei
Xfot
essoterici era ingenerale
impossibile per chi partisse dal
presupposto che autore dell' Eudemea fosse
Eudemo. In
fatti o si seguiva,
come il Bernays, il sano
istinto filolo
gico e il senso
dello stile e in quei
Xift
s vedevano
reali scritti di
Aristotele: e allora si cadeva in un'inso
lubile
contraddizione rispetto alla
citazione dei Xyot
essoterici contenuta nell' Eudemea1).
Oppure si partiva
da questo passo, ritenuto di Eudemo, e si
creava, senza
curarsi d'altro che d'essere consequenziari,
un significato
di eesoterico che
in s era ilmeno significativo
possi
bile e
costituiva non tanto un
chiarimento quanto una
scappatoia dal
dilemma, non tenendo alcun conto delle
esigenze
dell'interpretazione
filologica 8).
Restituita
l'Eudemea ad
Aristotele, nulla pi osta alla
congettura
del Bernays,
che iXyoi essoterici fossero
scritti deter
minati, e anzi
appunto le opere letterarie di Aristotele.
Tale congettura
riceve conferma dal
nuovo materiale,
3)
Hermes, XV, p.
554.
*) li Bernays,
a quanto
vedo, ha curiosamente
trascurato pro
prio il passo Eth. Eud., B 1, pur discutendo
sistematicamente tutti
ipassi di Aristotele in cui vengono citati gli t|tepixol X-j-o1..
Riferendosi ad esso, si poteva
abbattere tutta la sua costruzione in
base agli
6tessi presupposti
allora considerati validi.
*)
H. Diels, Ueber die
cxolerischen Reden des Aristoteles,
inBer. d. Beri. Akod.,
1883, p. 477 egg. : sul passo
eudemeo v. p. 481.
Isuoi argomenti
sembra siano stali universalmente
accettati: ilche
spiegabile in forza della situazione delle cose. Oggi non resta
altro che confessare che si era messo per una via sbagliata.
Nella
sua lealt metodica, peraltro, anche il suo tentativo non fu inutile.
r.A PRIMA ETICA
335
senza ilquale essa resterebbe una mera ipotesi: salvo
il
fatto che nel caso presente
non si tratta d un dialogo,
come credeva ilBernays, bens del Protreptico.
Protr., 52, 12.
ots t [isv SXXa
(seil. t
xzf) Set xpdtieiv
Sysxte riv
tv a'jTiji YlYv0!1vtu''
fatHbv,
touteov
S aOtdiv t [lv v T(p
o>]iau tv v fyayjrj, t#-,v
S
pet-qv T7j; <ppovog(og
touto
yp otiv
xpttatov (segue la
definizione
degli ya&).
Protr., 59, 26.
f&Miy z'iyi sSayioviav
ti-
9"|j.e&a jtoi tppivTjaiv stvxi xai
-uva
ootpiav ff
Tv pstijv i} t
[lXiota
/alpeiv f) nuta -cauta
(segue l'analisi
particolare).
Protr., 41, 20,
trjg 8 "X3!? t (lv Wyo;
ottv
Sitsp nata cpoiv Spxst xal
xplvsi Tispl ptv, t 8' Instai
ts xal nitpuy.sv SpysuSai.
Eth. Eud., B 1, 1218 l. 32.
itv-a 6 ti Sya8- i) xt?
i
't
(v oibpati
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tv)
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totmv alpettspa t v vj
, v. a8it s p
Siaipo-
[is8a xal v tot?
u)ts-
pixot? Xiyotj.
<fp6vT]ot? yp xal psrq ai
T)8ovrj v
4>uxtS.
5,'J
gv'a
nvta "iXo; slva: Sor.st itSotv.
Eth. Eud., 1219 h 28.
bnoxt(a$(D o
[ispi] '{"J/SJ?
t Xyoi) petixovta
o tv
atv 8 tp-ov |ist-/_Et.Y yoo
cEntco, JA ti
fiv
tip mtt-
tsiv t 8 ti nsC8sc8ai
xal
xosiv nstfuxvat.
Imateriali logici, trasferiti
senz' altro nell' Eudemea
e tra loro connessi in maniera frettolosa, si ritrovano
nel
Protreptico non colo, in gran parte, in una fo-rma che
ne
riecheggia 1' espressione
letterale, ma
anche, che c
pi importante,
nella loro piena connessione
organica.
Protr., 41, 22.
Eth. Eud., B 1, 1218 b 37.
itv 8 e6 Sid-Asitai xat tata 8rj oOtws
noxelaOio
trjv otxstav pstvjv t xal nspi pstrjj, 8ti otlv
yp
tstuxTxveu
ta&iijs yaiv
fsXtiOti] 8 i8suij
3:6 GLI ANNI DI VIAGGIO
43X1. -/ai (ivjv 8xav
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[Xtoxa /al /upuiixaxa /al xi-
(lutaxa xrjv psxvjv, xxs s5
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tpa aosi psXxiuiv cxlv
fj xax qsaiv psxnj. JD.xiov
81
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[iSXXov ys|iovi/4v,
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jto? Ttp? t 5XXa
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5-sv) ti?, &? [toi jivov ?| [li-
Xioxa
OflV
x [lplOV
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Sp-j-ov xoxou }i xax ou(i-
psjijx?, XX /a.'>'a'n
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x Spy 0 v piXTiovTTjsfeMSxal
xijg 8ia83stog, BijXov. i
Eth., End., B 1, 1219 b 32.
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iXsi(ivTO'. 6ovd(isig Biao-
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v Tip xajiitiUip x xotXov xal
x xopxv dSia/dipixxov, xal x
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LA PRIMA ETICA 337
st S'sox'.v ix ixXsivcav 8uv]is)v Xyou (isxxovxa) I8ia.
aujATtso/g, SrjXv oxiv dig dtp* St 08' at psxat at xo 8pen-
c TxXstai ixtpuxsv noxsXstjai, xixo xal pexxixo
dv8pu)txou.
del xoxtov x psXxinov Ipyov Bet lp, st dv8pu)Jtog, Xoyt"
oxiv, otov taxpixo Systa xal ajiv vetvai [xal] pX*v
Ka
xojspvyjxoo ocoxTjpia. psXxlov xpfiv.... /al ionsp sefia
SsoSv lxO|isv Xsysiv 8p yv oyxstxai ix xfflv xax (lpiov
x jj g diavola?
j xo Siavoou- pextv, oxui xal -ij xf(g poy.'j?
(lvou xijg tpuxg vj jiiv X 7)
-
dpsxrj
% xXo?
(scl. oy/sixa1.).
8sta?.
dXijfrsia dpa x xu- dpsxg 8' stSvj Suo, fj |iv
pttxaxov Ipyov oxl xo [io- 8ixt}, Ss Stavo7]xi/7-
P iou xoxou xg 'l'UXrjg.
Neil' Eudemea l'ordine dei concelti pi volte spo
stato : infatti nel Protreptico la costruzione logica pi
chiara e metodica. L'&idemea ha in pi gli esempi, che
chiariscono induttivamente (x -ri)? TtaywY?) ilnesso di
pyov e pstfy La vera e propria applicazione al caso
dell' anima, che nel Prolteptico compiuta, con esem
plare chiarezza, da oxov 4'uXi iv hi poi, ricordata
dall' Eudemea con le sole parole diate xal he
lasciano ogni determinazione ulteriore all'esposizione
orale. Pu darsi che Giamblco leggesse nel suo testo gli
esemp e litralasciasse: ma siccome si tratta solo dei pi
triti esempi scolastici, pi probabile che Aristotele non
li abbia affatto citati nel suo scritto letterario e li abbia
aggiunti soltanto per ilsuo corso di lezioni. Egualmente
stanno le cose per quel che concerne gli esempi riguar
danti l'inseparabilit delle parti dell' anima (xotXov e
xupxv) citati nel secondo capitolo. Del resto qui si ma
nifesta chiara la diversa finalit dei due scritti. Nel
Protrepticola conoscenza teoretica razionale (tppvijaij)
costituisce l'unico scopo della vita umana. IlO-siapTjTix?
$loe
sovrasta a tutti gli altri ecopi, e si distingue netta
mente da essi. II concetto dell' anima, designata col
come l' essenza dell' uomo, quella dell' indivisibile
unit della pura anima pensante
(nel senso della tarda
22.

W. Jaeger, Aristotele.
338 CLI ANNI DI VIACCIO
dottrina platonica del voti?), che ha eliminato da s non
solo il carattere dell' esistenza animale e vegetativa, ma
anche quello della volont e del desiderio. Nel corso di
etica detto invece che non importa se 1' anima sia una
unit o se sia composta di parti, e l' attivit pratica
(rcp&ijis) si accompagna al pensiero (Xoytop?) quasi a
pari diritto. L' eudemonia si basa qui per Aristotele
sulla cooperazione e sull' equilibrio delle energie razio
nali ed irrazionali dell'anima.
Questo
piche unmero
riguardo per la vita comune e per le sue esigenze: un
nuovo ideale, che cerca di superare le asprezze del pre
cedente punto di vista puramente intellettualistico (cfr.
specialmente 1219 b 39 - 1220 a 5). Di conseguenza, Ari
stotele doveva ora sopprimere quella parte del Protrep
tico in cui la pura freopt era posta come unico Ipyov
valido ed essenziale dell'anima umana (p. 42, 22
-
43,
25). Tutte le modificazioni compiute nell' Eudemea di
scendono logicamente da questo spostamento del punto
di vista fondamentale. Anche per quel che concerne il
primo libro il Protreptico costituisce il ceppo originario,
da cui si diramano le trattazioni dell' Eudemea. Per i
primi quattro capitoli ci si gi dimostrato merc
l' analisi del processo dimostrativo. Il sesto capitolo
tratta del nuovo metodo etico, e si provato come esso
si riferisca per intero al Protreptico, in quanto pole
mizza con esso (v. sopra, p. 312). Ma anche la massima
parte del quinto capitolo deriva direttamente da questo
scritto, com' dimostrato dalla comparazione che segue.
Si tratta della dimostrazione che la vita non in s il
pi alto dei beni, e che solo la cppvTjots le conferisce
valore.
Protr., 45, 6.
itavtl
Sii
[ov] xoOt ys ttp-
5t)Xov, oBslg 2v iXoixo
X)v frjv [isy{o"T)V n'v-
Elh. End., A 5.
xspl xoXXiv [iv o5v xat
ixpcDv oh p:8'.ov t xptvai xa-
Xffig, [lXioxa 8 xept o3
xSji
LA PRIMA ETICA
339
O-pixiov oaiav xat dvafuv,
gsCTV)X){ [ISVTOl
to tpp o-
vetv xat [laivopevog,
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[lXXoi
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xffiv 8* SvavxEwv
Ixxspov t jiv
CpEUXTV IOTI T S alpSTV.
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xsp cv t xjivstv tpEuxxv, o-
tu)j atpsTv
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cppvTiC o5v, d) ioixs, xat xat
totov tv Xyov cpatvsxai t
rcvTUiv atpexiTaxov.... et
yp xat xvxa xig
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ip{top[iivog B sti) xat vooSv
Tip ppovoBvxi, ox
alpsT; 6 jiog
ot>8v yp BtpeXog o5Bi xiv fiX-
Xiov yaS-Sv. Siats wvTeg xa-
d-aov alcS-vovxai to ifpovstv
xat ysEO&ai BvavTai totou
to 7ipy|iaT0S, oOBv otovxai
xXXa stvai, xat Bi xatijv tv
atxEav oOt' v [isd-iov oli te
traiSfov 08' v stg x?j p. > v
&xo[istvsisv stv'at Bi xi-
Xoog t>
JEov.
Bi Sij toto
xat t xafrsBetv f)Sioxov
[lv ox
atpexv 8, xXv xod-c-
psS-a xoag xyi xaDsBovxi xa-
pooag xg Bovccg.
Cfr. Prolr., 40, 6 |rijv v-
BpaxoBiBg ys to f}v XX
[at toO tjv s yXixe'Etai (che
una delle espressioni favorite
di Aristotele).
p?oxov stvai Boxe? xat
-avr?
vD-pibxou
Tyvtvcu, xC
tjv
iv
t$ t|v at p ex v .... xoXX
yp Ioti xoiaTa xffiv
xopatvvxiov
Bt'& xpotsv-
xai t vjv, otov vooog
xsp:coSovCag
xEtjicevaj.
(Sots
8fJ-
Xov 8xi xv i{j
px>l atpsxv
17V, Et
Tt
atpsatv iSiSou, Sia ye
xaQxa t fii) ycvia.Sat, xp; Ss
totoi; 6 piog ov giaiv iti
xatSsj Svxsg-
xat yp itti
totov
vax|icjiai xXiv
oBelsicv
xofistvELEV e
ippovQv. Iti S ttoXX xtSv xe
[iTjSECav ixvtojv Bovrjv i) X-
xtjv, xat xiv
xvxmv
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-
VI7V
|it xaXv Si,
xotaOx.
oxtv caxs t juj stvai xpstTxov
Etvai to ttjv. 6Xo)J S'eI tij
icavta
oovayyoi 8oa xpxTouot
|iiv xat
ttaxoooiv
navxeg, xv-
xs (isvxot jiijBsv a&Tiv Bi x
axo xptv, xat xpooS-siT]
Xpveu xXfros xpavxv
ti, o
pXXov Svex' v xig xo-
T
li)
V iXoiTO fj [1ij
Jijv. XX [iv oB Bi xt)v
Tg Tpoyg [1V0V f)80V)V ) TTjV
xv ippoBiotcov, ijaipsS-eisiv
tiv XXuv -/joySyi, &g x yivio-
xsiv fj pXIxEiv ij xfv XXlflV T'.g
aEar/asiDv
xoptlsi xotg vpc-
xoig, 08' 2v stg xpoxi-
[iTiosis t i)v [ir; xavxs-
Xffig Si v vBpxoBov. BijXov
yp 8xt Tip xaTTjv xoioujiivip
T17V
atpsoiv oBv v BisvyxEiE
ytvisfrai fttjpEov fj vS-puixov...
[io!o)g 8 oB Bi xtjv xo5
xa9-E8siv fjBovv xt yp
8ta?spsi xa-sSsiv vyspxov
xvov x xfjg xpxijg rjiipag
pxpi xiig TsXsuxaia; ixiTiv pi-
9-pv x'-Xiuyy fj SxoaiovoOv, /) r(v
Bvxa tpuxv ;
340 OLI ANNI DI VIACCIO
Non un caso che queste argomentazioni parallele
siano tanto simili tra loro. Non bisogna pensare che Ari
stotele abbia soltanto formulato inconsapevolmente in
modo simile, nei due luoghi, un' opinione a lui consueta.
Ogni dubbio tolto dalla citazione dal Protreptico, che
segue poche righe pi oltre:
Protr., 51, 11.
ned *Ava;aYpav . 8 cpzoiv
etrcstv ipmxMvxa tEvoj v Svsxa
IXoixo ye/G&ai ti; al pjv,
iicoxpivasS-Bi Tcps xijv pmjjtv,
(bj xot5 O-aiiaafHtt [x 7is.pl]
xv o&paviv xaE x rcept axv,
axpa xe stai osXvtjv xal rjXtov ,
j{
x)v
XXuiv ys Kvxiuv oOSs-
Y
ioiv ovxcov.
Elh., Eud., A 5, 1216 a 11.
xiv (isv ov A.'/a.3.-(pa'i paotv
-oxptvasOai sspig xiva 8ict-
Ttopovxa xoiox" fixxa
y.al
Sixpcoxfivxa xivog Svsx' Sv xij
IXoixo Ysv38"al pSAXov |vj
YsvaO'at, xo
tpvai 0xu>-
Poki xv opavv xal xv nspt
xv 8Xov xo|iov xgiv .
Giacch nell' Eudemea irappresentanti dei due al
tri j3ot appaiono strettamente connessi con questo rap
presentante
del iNcDpYjxixcn; 105, e la dipendenza dal Pro
treptico e proprio qui quasi letterale, ben lecito far ri
salire a quel modello anche il passo ohe segue, fino a
1216 a 27.
Qui
contrapposto ad Anassagora Sardana-
palo, come rappresentante
del tipo di vita dedicato al
godimento, e accanto ad esso il Sibarita Smindiride xa
xv xAuV ws
tjv
OhvxtDV xv axoXaucxixov jStov. Tutti
costoro identificano senz'altro l'eudemonia con la sod
disfazione dei sensi. Che anche irappresentanti del
l'iTzoXct'jauv.g jifos, a cui 1' .Endemica accenna solo cos
brevemente, e quelli del
JtoXcxcxs
(fos, a proposito del
quale essa non cita affatto esempi, comparissero nel Pro
treptico, sarebbe verosimile gi di per s. Con la sua
energia plstica, questo motivo conviene pi allo stile
dell' opera letteraria che al corso di lezioni. Neil' Eude
mea Aristotele non ne ricava affatto il suo pieno effetto
3
LA PIUMA ETICA 341
;|
figurativo, e lo riduce invece a un'arida enumerazione.
Ma in Cicerone troviamo citato due volte1) un passo
di Aristotele, che fornisce anche per questo luogo la pre
vi cisa prova della sua provenienza dal Protreptico. Cice*
,1
rone respinge la concezione della vita propria di Sar-
sj
danapalo, e cita a questo proposito l'epigramma tom
bale del re, che egli traduce in esametri latini. Prefe
riamo riferire i versi nella forma greca tramandala in
Strabone:
Tav*
sti)
oso' icpayov xal Itpujvptaa xal pex' Sporco?
tpTiv' ijuxflov, x Ss TtoXX xal SXjlia irvxa XXecttxac.
Cicerone dice esplicitamente di avere attinto ad Ari
stotele tanto l'iscrizione tombale di Sardanapalo quanto
la spiritosa stoccata contro la concezione frivola della
vita che da essa risulta. La somiglianza col passo del
l'Eudemea non deve indurre alla falsa ipotesi che sia
stata quest'ultima a servire di fonte a Cicerone o all'au
tore che egli segue, perch nell' Eudemea mancano en
trambi gli elementi che Cicerone dice di aver desunti.
Essi non s'incontrano innessun trattato didattico di Ari
stotele, e giacche a quei tempi si leggevano ancora esclu
sivamente le opere letterarie del filosofo, non c' dub
bio che sia una di queste la fonte della citazione cicero
niana. La coincidenza di quest' ultima con l'Eudemea
si spiega perci con la comune utilizzazione del Pro
treptico.
Ci diventa anche pi chiaro quando si esaminino
'}
'Cic., Tilsc. disp-, V 35, IDI; de fin., II 32, 106. Il Rose
riporta i duo passi come presumibili estratti dal dialogo JIspl
8v/.eaocuv7[5 (framiti. 90). Anche il Bernays suppose che fossero
resti di un dialogo aristotelico (op. cit., p. 84), e ricorse al Ncrinto,
di cui non sappiamo nulla. E non cit a confronto il passo Eth.
Eud., A 5, 1216 a 16, pur citando Eth. Nic., A 3, 1095 h 19, che ne
deriva. Come la maggior parte delle traccie del Protreptico in
questa tarda opera, essa ormai soltanto un'eco lontanissima.
342 GLI ANNI DI VIAGGIO
meglio le altre parole aristoteliche conservate da Cice
rone: quid aliud, inquit Aristoteles, in bovis, non in
regis sepulcro inscriberes? Non pi possibile accertare
se sia stato veramente Aristotele a dire ohe si sarebbe po
tuto apporre a egual diritto l'iscrizione della tomba di
Sardanapalo anche a quella di un bue. A me, veramente,
sembra che si debba riconoscere nel motto la maniera
leggermente canzonatoria propria del filosofo : per la
formulazione ha un tono che par reso pi grossolano.
Ora, YEudemea dice immediatamente prima
(1215 b 35),
a proposito della vita dedicata al mero godimento dei
sensi: una vita dedita alla semplice soddisfazione del
palato e del sesso, priva delle altre specie di pi puro
ed alto piacere, potrebb' essere desiderata soltanto da
uno schiavo. A colui che si decidesse a questo non im
porterebbe affatto di essere un uomo piuttosto che un
animale. In ogni caso il famoso toro di Egitto, col
venerato col nome di Apis, pu a questo riguardo to
gliersi pi capricci di quanto non possano molti monar
chi . Che queste parole derivino dal Protreptico ve
rosimile per il fatto che tanto quelle che precedono
quauto quelle che seguono (1215 b15-34, 1216 a 2-10 e
1216a 11-16) provengono, pi o meno alla lettera, da
esso. Neil' Eudemea la comparazione del toro Apis coi
monarchi fa un effetto piuttosto curioso ed quasi in
comprensibile, non essendo detto prima se non che una
tale vita potrebbe essere scelta soltanto da uno schiavo.
Ma Cicerone mostra come nell' originale il divino toro
degli Egiziani fosse
paragonato al voluttuoso re Sarda
napalo. Solo ora s'intende il significato della frase, che
Apis ha nei piaceri del senso maggior libert di tutti i
monarchi del mondo (1216 a 2). Aristotele si valso del
Protreptico in maniera piuttosto saltuaria. Con ci ab
biamo fatto risalire al Protreptico la massima
parte del
LA PRIMA ETICA 343
quinto
capitolo (fino a 1216a27, e per ci che concerne
il contenuto teorico fino ad a 36).
Gli estratti e le amplificazioni del Protreptico nel-
V Eudemea hanno dunque un'estensione assai maggiore
di quella segnalata dall' esplicita citazione degli scritti
essoterici. Ma si trovano ancora altri passi in cui
senza dubbio utilizzato il Protreptico: cosi, anzitutto,
nel cosiddetto libro 0, la cui dottrina della ftetoploe xal
3-spajieJa fkoO attinta a quello scritto giovanile, riboc
cante di profonda religiosit. Dal Protreptico ha l'aspetto
d' esser tratto anche il passo 0 3, 1248 b 27-34 (cfr. fr.
57 R.). Da ultimo restano ancora da chiarire alcuni passi
singolari, dei quali non ci si dato abbastanza pensiero.
Due di essi si trovano nell' ottavo capitolo del libro
primo. Aristotele vi dimostra come l'idea del bene non
possa essere ilbene supremo che forma oggetto della ri
cerca: egli trae cio le conseguenze che per l'etica di
scendono dalla confutazione della dottrina delle idee.
Per la confutazione stessa egli si richiama ad uno scritto
pubblicato:
nayizitzctt
S ttoXXo?
tispi aro zpnotc, xal
v toT?
HjaitepixoT? Xyot? xal iv
to!?
xat cptXoaocpfav 1).
Per xptioi della critica egli intende la confutazione delle
idee dai punti di vista logico, ontologico e fisico, secondo
la distinzione chiaramente segnata dalla
Metafisica.
La
confutazione essoterica delle idee (che non ha certo,
come si voluto intendere, il senso di popolare in
contrasto coi xctT cpiXoao<piav Xyo;, e che anzi nella Me
tafisica, in cui Aristotele si basa parimenti su di essa,
esplicitamente designata come la trattazione pi ap
profondita e comprensiva che esistesse sulla questione)
la critica data nel secondo libro Ilepl cpiXoaocpia?, che
era appunto pubblicata quando futenuto in Asso il corso
') Eth. End., A 8, 1217 b 22.

344 CLl ANNI DI VIAGGIO


di etica '). Ixax cpiXoaotpfav Xyoi sono le lezioni ecola-,
etiche, e in particolare, naturalmente, quelle di meta
fisica, che erano nate appunto nello stesso tempo. Anche
la seconda citazione nel medesimo capitolo ei riferisce
al dialogo Ilepl tpcXooofos : Itixai x Iv tot Xytp ysypap.-
plvov yp o5c|ii xprjaipov at x xo yafroO sTSoj
) Jtaai; Iti o Jipaxxv xxX.
2). Gli argomenti
successivi, delineati solo in forma brevissima, contro
l'idea del bene appartengono parimenti all'estratto dal
dialogo. Ci che sta scritto accessibile agli altri e
pu essere consultato nel Xoy oc. Si allude dunque a una
pubblicazione letteraria, il cui titolo non aveva bisogno
') L' Eudemea dev'essere assegnala a questa epoca per pi ra
gioni. In primo luogo peri suoi strettissimi contatti coi citati scritti
giovanili, iquali sono invece eliminati, per quanto possibile, nella
Nicomichea. In secondo luogo per il parallelismo che dal punto di
vista dell' evoluzione dei problemi essa manifesta rispetto alla pi
antica fase teologica della metafisica. In terzo luogo per l'inser
zione, fiaccamente connessa, delia parie critica contro Platone, co
stituita dai capitoli A 6-8: i brani concordanti col Protreptico
sono evidentemente resti di un corso nato ancora in et accademica.
In quarto luogo, perci il terminus post quem costituito dal
dialogo Ilepl cpoaootas, citato in A 8, elle stato compsto tra
il 348 e il 347. In quinto luogo, perch Corisco di Asso, eie nella
Nicomachea, di proposito, non pi ricordato o eliminalo,
invece citato come esempio scolastico in Etk. End., B 1, 1220 a 19
e IL 6, 1240 b 25, c in entrambi iluoghi con evidente significato
scherzoso. Il fatto che esso sia caratterizzato come 6 tfiv il tfj
yop? [e'.vxacpj non ha alcuna ragion d'essere nel contesto del
l' argomentazione, ed quindi da spiegare solo in forza del nesso
di ci che veniva detto con la situazione in cui veniva detto.
1
Eth. End,., A 8, 1218 a 36. Ouesta citazione e quella conte
nuta nel libro H. della quale riparleremo subito, sono stale consi
derate spurie dal Wilson, seguito in ci dal Susemihl. La forma
della citazione appariva inconsueta. Ma, nella massa delle citazioni
da scritti essoterici che s' incontrano in questo antico periodo e
che tradiscono un sistematico intervento dell'attivit letteraria nel
campo dell' attivit didattica e di questa nel campo di quella, ci
non ha in se nulla di singolare. Inoltre Aristotele si richiama a
discussioni orali tenute nell'Accademia p. es. in Eth. End-, Il 6,
1240 a 22 4it Si xijg npg a&tv ot Xo'.-ol Tpreoi toB wiXstv
Bmpizpivoi, xaS-' o3g v tot- Xyote inioxoitElv ttiS-apsv : dov'
ricordata una ricerca condotta sulla base delle definizioni correnti,
evidentemente di tipo dialettico. Cfr. II 11, 1244 a 20 xol oE iv
Tot?
Xiyotj Spot
ttJs
tfiXEag.
LA PIUMA ETICA
345
di essere nominato nella cerchia in cui Aristotele teneva
ili suo corso perch era noto a tutti. In ci una con
frma di quello che dovremmo concludere gi dall' in
tenso uso del Protreptico, e cio che Aristotele, al tempo
della sua prima attivit didattica, si basava continua
mente sui suoi dialoghi e sul Protreptico e ne presuppo
neva la conoscenza nei suoi uditori.
Nel libro Hei trova (1244 b 30) una simile citazione
con la formula &ansp Iv x<p Xytp ylypaTctat, e poche ri
ghe pi oltre (b 34) si legge: Set yp Spa auvfoivat Suo
Iv xtj) Xyw, Sxt xe x ijv afpsxv, xai Su x yafrv....
Le parole seguenti eono corrotte. Le due tesi, contenute
nello scritto e da riunire insieme , e cio quelle
che la vita in se un valore da affermare e che il bene
in e affermato dalla volont, si trovavano nel Pro
treptico. Col era detto che 1' asserzione della volont
di vita era nello stesso tempo
un'asserzione dell' impulso
verso la conoscenza, perch vita 1) significava per
l'uomo, in antitesi rispetto agli animali ed alle piante,
consapevolezza e conoscenza (ato&vscrS'ai, yvtspfstv). Ma
appunto questo
noi leggiamo, alcune righe prima, nel-
l'Eufonica (b 23). Immediatamente dopo segue la ci
tazione tSansp Iv Tip
Xyip flfpctnxott. Anche qui il testo
corrotto per la caduta di una parola, ma il senso
chiaro: se uno potesse fare l'esperimento ed estirpasse
all' uomo la conoscenza e la consapevolezza, e cionono-
stante potesse ancora penetrare con lo sguardo nella con
dizione di ci che di lui rimarrebbe, ci non potrebbe
accadere altrimenti che come se egli guardasse nell' in
terno di un essere estraneo e se vivesse un altro in luogo
di lui. Ilpasso non conservato nel Protreptico, ma vi
era senza dubbio contenuto, perch proprio il metodo
del separare,
eliminare, isolare, per cui Aristotele si
:
*) Jainbl., Protr., p. 56, 22: e la stessa cosa detta in 44, 11.
'Il
1
J46 GLI ANNI DI VIAGGIO
richiama al Xyo;, vien col costantemente seguito1),
e il concetto che la conoscenza e Io spirito costituiscano
il vero e proprio S dell' uomo giustifica col 1' esorta
zione a vivere solo per questa superiore parte di s me
desimi. Nella scuola di Asso, al tempo in cui nacque il
pi antico corso di etica, la discussione filosofica si ag
gir dunque sostanzialmente intorno a questi scritti.
Il vecchio problema dei Xyec essoterici ha con ci
trovato la sua soluzione definitiva. Non soltanto dimo
strato il fatto che Aristotele, nelle sue lezioni, ha uti
lizzato isuoi scritti letterari dimostrazione, questa,
che non avrebbe dovuto propriamente essere necessaria,
perch egli etesso parla pi volte chiaramente di un suo
uso di questi Ayoi
ma sono anche,
iden
tificati, merc inuovi materiali, gli scritti adoperati, ed
trovata la spiegazione filosofica di questo fatto singo
lare. Esso connesso con l'evoluzione spirituale del filo
sofo. Nei primo periodo seguente al distacco dalla dot
trina platonica, quando era diventata necessaria una
completa ricostruzione nelle discipline fondamentali,
Aristotele prese dai suoi scritti precedenti quel che gli
poteva ancora servire, ed edific il nuovo in seno al
vecchio. Cos, per esempio, la critica della dottrina delle
idee tratta dal IXspl ptXococpCa? 6ta, alla fine del primo
lihro dell' Etica Eudemea, ancora piuttosto isolata in
mezzo a brani antichi, attinti al Protreptico. Nella Nico-
machea data ima nuova costruzione, che naturalmente
deriva ora a priori dalle mutate premesse. S gi mo
strato come ilProtreptico si inserisca ancora nella Meta-
fisica
pi antica. Nel periodo di Asso Aristotele poteva
tuttavia credere che il suo distacco dalla concezione pla
tonica non fosse tanto grande, e che egli potesse dapper-
*)
lamb., Protr., p. 44, 11; 5, 8; 18; 25; 53. 3: e cfr. Erk. Eud.,
A 5, 1215 b 32; H 12, 1245 a 14; 3, 1248 a 39; 40; 1,
2.
LA PRIMA ETICA 347
tutto ricollegarsi all' antico. In seguito inuovi concetti
gli apparvero pi gravidi di conseguenze: lo portarono
sempre pi lontano dall'antico punto di partenza, e i
platonizzanti scritti giovanili finirono cos sommersi nel
suo passato. Ma evidentemente egli rigett poi anche le
prime formulazioni della sua filosofia, quale si veniva
criticamente affermando nel suo iniziale distacco da Pla
tone, giacche per lui esse erano ancora troppo dipen
denti dai presupposti del suo periodo dogmatico. Si
6piega cos il frammentario stato di conservazione delle
esposizioni pi antiche dell'etica e della metafisica 1).
')
Una parola ancora circa ire libri comuni all' Eudemea
e alla Nicomachea. Il libro Z della Nicomachea non pu appar
tenere all' Eudemea per la sua concezione della cppvqois, che
essenzialmente pi recente di quella contenuta nei libri A e 6 del
l' Eudemea e polemizza contro di essa. quindi da ammettere
che itre libri sono entrati insieme posteriormente nell' Eudemea,
e risalgono dunque alla Nicomachea. .Con ci peraltro non ancora
dimostrato che questa sia in s un complesso unitario, creato di
un sol getto. Problematica resta la coesistenza delle due indagini
itspt ovrjs in H e in K. Quella
contenuta in H certo al
quanto pi antica delle spiegazioni offerte da K e presuppone una
conclusione diversa.
VI.
LA PRIMA POLITICA
|
'
l
Dell'evoluzione del pensiero politico di Aristotele noi
possioderemmo un quadro che dai primordi accademici
giungerebbe fino all'et pi tarda, 6e disponessimo an
cora degli scritti di cui aveva nozione 1' antichit. La
serie s' inizia coi due libri del Politico, ricollegantesi al
l' omonima opera di Platone, e coi quattro ampi libri
f
Ilepl
Sixatoauvj I). Come da questi scritti noi conosce-
.-J
remino pi esattamente il collegamento della politica ari*
stotelica col pensiero
platonico, cosi il memoriale in
:
forma dialogica
Alessandro o Sulla colonizzazione,
pari-
menti perduto, ci condurrebbe in quella tarda et in cui
ilregale scolaro frantumava e fondava regni in Asia e il
filosofo, gi sul declino della vita, seguiva con sguardo
preoccupato la vertiginosa
traiettoria della sua fortuna.
Per
queste mancanze ci rimane nascosto ci che soprat
tutto
desidereremmo d apprendere, cio quale effetto
sul pensiero politico di Aristotele abbia avuto quel gran
dioso
mutamento di scena nella storia del mondo 2). Lo
*)
Cic., De rep.. Ili, 8, 12.
*)
Le sue vedute circa il problema della relazione dei Greci
LA PIUMA POLITICA
349
scritto Sul regno,per dubitare dell'autenticit
del quale
nonpossediamo
nessun elemento d fatto, e quindi nessun
diritto, contro 1' attestazione del catalogo alessandrino
degli scritti di Aristotele, deve appartenere
al tempo
in
cui egli preparava
al suo alto ufficio il figlio di Filippo:
anzi esso deve probabilmente
aver costituito 1' esteriore
conclusione di questo periodo. Non dobbiamo dubitare
neppure unistante del fatto che ilfilosofo, il quale nella
Politica affronta cos seriamente il problema della mo
narchia, abbia col tentato di dare un nuovo contenuto
morale e spirituale all'idea storica della potest regia1).
Tutte queste sono perdite che noi lamentiamo per la
conoscenza dell' ambiente storico e della personalit
del
pensatore,
mentre la sparizione della monumentale opera
dell'erudizione peripatetica,
la silloge delle 158 coelitu-
/
zioni statali, ha d' altra parte inferto una ferita insa-
con gli Asiatici, che doveva avete importanza decisiva per imetodi
di colonizzazione, risultano chiarite dal frammento
epistolare in
cui egli consiglia ad Alessandro di presentarsi ai Greci come
#lfspiv e ai barbari, secando il loro costume, come assoluto au
tocrate, trattando gli uni come amici c pari suoi e gli altri come
animali o piante (fraram. 658 R.).
Quanto
energica sia stata la
reazione che l'umano sentire dell'ellenismo
cosmopolita oppose
a questa concezione, la quale, pure essendo tipicamente greca, in
Aristotele era certo il risultato di fredde considerazioni di prassi
politica, dimostrato dal fatto che Eratostene e Plutarco la respin
gono. Poco felice mi sembra il tentativo di ascrivere tale fram
mento al flspl paci?,sia; <Heitz, Die verlorenen Schrijlen des
Aristoteles, p. 296). '
l)
Questo scritto sar stato un messaggio inviato ad Alessandro
quando sali al trono, del genere del Protreptico e del Nicocle iso-
crateo, e quindi di pi generico carattere etico. A un re giunto
al culmine della potenza e del successo non si mandano
consigli
filosofici, per insegnargli come deve
concepire il suo compito di
dominatore. Con ci s'accorda quel che Cicerone
(ep. nd Att., XII,
40, 2 e XIII, 28,
2) dice circa una lettera smbuleutica , scritta
da Aristotele per invito di Alessandro e concernente tra l'altro
il problema della vera gloria. Il messaggio sulla potest regia in
formava iGreci circa i princpi etico-politici secondo
iquali era
stato educato Alessandro ; e se fu lo stesso
giovane principe a pre
gare il suo maestro perch gli esponesse pubblicamente _ in un
aunjiouXsuT'.xj, ci significa che egli intese con ci di manifestare
apertamente il suo intento di governare secondo quello spirito.
350
CLI ANNI DI VIACCIO
nobile alla nostra nozione della storia e della cultura
greca. Il felice
ritrovamento del primo
libro di questa
silloge, la Costituzione
degli Ateniesi, elaborata da Ari
stotele stesso quasi come
canone per l' opera
comples
siva, ci ha fatto almeno
sapere con sicurezza che questa
impresa stata organizzata
solo nel periodo
dell'inse
gnamento ateniese di
Aristotele, nell1ultimo decennio
delia sua vita. Nulla tanto significativo per l'evolu
zione del
filosofo quanto il fatto che egli
abbia accu
mulato il materiale di quest'
opera gigantesca
solo quali-
d' erano gi da lungo
tempo fissati i
fondamentali con
cetti
sistematici del suo pensiero politico, al quale essa
doveva invece idealmente precedere come materia prima.
La
linea di eviluppo del pensiero politico
aristotelico
risulta cos
sicuramente determinata, nella sua direzione,
dai suoi due estremi
cronologici, ilibri sulla giustizia
e sulla natura dell'uomo' politico al principio e la grande
silloge
erudita delle
costituzioni alla fine.
Il
nostro interesse si volge anzitutto ai primordi, al
l'interiore
distacco di
Aristotele da Platone. Fonte prin
cipale delle nostre conoscenze resta
naturalmente l'ana
lisi degli otto libri superstiti
della Politica: essa pro
mette
tuttavia un
risultato solo nel caso che anche qui,
come a proposito dell' etica e della metafisica, si assu
mano iresti superstiti degli scritti giovanili
come cri
terio di misura del grado
del sempre crescente allonta
namento dal punto di
partenza. I
frammenti del Pro
treptico
identificati dalle nuove analisi offrono anche
per
questo problema
alcuni preziosi
materiali, che ci
aiutano a
rimediare in qualche
misura all'
insostituibile
perdita
delle due principali
opere politiche dell' et gio
vanile.
Lo
scopo di Platone era quello di fare della politica
una scienza fondandola, in
inseparabile
unione con la
teoria dell' peri) del
singolo, sulla
conoscenza dell' idea
LA PRIMA POLITICA
351
del bene. La costruzione
della Repubblica
sorgeva sul
fondamento dell'
indagine circa la giustizia.
Su questo
schema si modellarono
ilibri aristotelici IIepi Sixatoati-
vr)5,
a loro volta assunti corno modello da Cicerone nel
De re publico,. Che 1' &yot-9-v , gi dalla prima etica non
pi riconosciuto come vero e proprio oggetto
di ogni
scienza etico-politica,
sia stato considerato da
Aristotele,
nella sua pi giovane
et, come ilnucleo fondamentale
della scienza dello stato allo stesso modo in cui esso sta
al centro della Repubblica platonica, dimostrato dal
l'importante frammento
del secondo libro del
Politico,
in cui egli designa il bene come la pi esatta delle mi
sure. Ci presuppone
la teoria delle idee del tardo pla
tonismo, la quale, come
si sopra
mostrato, nell' etica
e nella politica
si occupava soprattutto
dei problemi del
l'esattezza
e della
norma, e poneva in primo piano il
concetto della misura e del misurare1)- Ci confer
mato dal Protreptico, che mette in rilievo, in maniera
che riesce singolare,
1' esattezza della scienza politica e
la contrappone,
come nuovo sapere
teoretico, alla po
litica degli empirici uomini di stato. Suo scopo non c
quello di risolvereiproblemi
di un singolo e determinato
6tato con mezzi di qualsiasi genere, attinti
all'esperienza
pratica. Questo
metodo

l'unico che l'Aristotele del
quarto e del quinto
libro della Politica consideri in ge
nerale valido per la pratica usuale 2)

nel Protreptico
<C!r. sopra, p. 133 sgg.
*) In Pol., a 1, 3288 b21

3289 a 7 alla comune teoria dello


stato ideale fatto l'appunto d occuparsi soltanto della costruzione
di uno stato ideato secondo norme assolute, c di trascurare la que
stione, nella maggior parte dei casi pi urgente per l'effettiva realt
politica, del modo in cui si possa recare aiuto a un
singolo stalo
empirico, non
corrispondente alla norma ideale o
magari addirit
tura scadente e guasto nella sua natura. Certo, non
possibile far
questo senza porre una norma, ma anche meno lo quando non si
possieda una ricca
esperienza e nozione di
analoghi rapporti della
realt, com' dimostrato dai libri A-Z della Politico.
352 CI.I AN.NI 1(1 VIACCIO
rifiutato in termini espliciti. Come non un buon ar
chitetto chi non adopera alcuno strumento di misura(xa-
vuivl o altro utensile del genere, ma desume la sua ma
niera di costruire solo da altre costruzioni, cos non
probabilmente buono e perfetto legislatore clv. quando
d leggi a citt o agisce politicamente, toglie a modello
della sua imitazione altre azioni o costituzioni umane,
come quelle degli Spartani o dei Cretesi o di chi altro
si voglia. Infatti l'imitazione di una realt non ideale
(p.r; y.aXv) non pu essere ideale (xaXov), e quella di un
oggetto che non sia di specie divina e duratura non pu
essere immortale e duratura I). Solo il puro filosofo, <
che per principio si affranca dall'empiria contemplando
come supremo modello la legge della natura e dell'es
sere, e che come un buon pilota getta 1' ancora solo sul
fondamento dell' eterno e del duraturo, pu dar leggi
durevoli e agire in modo giusto ed esemplare2). Il con
cetto della natura, qui usato pi volte, distinto chiara
mente, merc le circonlocuzioni che Io esprimono, dal
posteriore concetto aristotelico della <puot?. Esso designa
quell' essere della metafisica platonica, che nello stesso
tempo undover essere. Iltono particolare gli fornito
dall'accentuazione del suo carattere di esemplarit. Le
Tyvvac banausiche attingono il loroxavwv (l'esempio ha
senso simbolico) alla natura. Parimenti anche la
"xVT
pi esatta, la politica filosofica, trae il suo canone dalla
natura in s (yuci; ct>-rj), dall' essere delle idee. Essa
una canonica dei valori, ed ha che fare esclusivamente
*) Jambl., Protr., p. 55, 723. Interessante il fatto che la
teoria sofstica dello stato, secondo la quale l' rvoiiia si trovava
realizzata presso gli Spartani o i Cretesi, venga rifiutata nel Pro-
treplico perch si avvicina troppo alla realt empirica e desume
da essa isuoi criteri, mentre inPoi., a 1, 1288 b 41 essa respinta
proprio per la ragione opposta, e cio perch procede troppo sche
maticamente e riduce tutto a una norma universale invece di ade
guarsi, volta per volta, ai singoli casi offerti dall'esperienza.
) Jambl., Protr., p. 55, 24.
I. PRIMA POLITICA 353
con le norme assolute (Spot)- La relazione che lega que
sta politica teoretica a quella pratica caratterizzata
dall'ingegnosa comparazione dell'occhio, che da s non
agisce e non crea nulla, solo distinguendo e rendendo
evidenti le cose visibili, ma senza ilquale si sarebbe tut
tavia privi della capacit di muoversi e di fare qualsiasi
cosa 2).
Questa
una politica nello stesso senso svolto
dal Politico di Platone. All' inerte meccanismo del
l' astratto apparato giuridico contrapposta in esso la
vivente conoscenza delle idee propria del regale artefice
dello stato, la quale infatti gli fornisce quell' agilit,
rispetto ai pi difficili casi particolari della realt effet
tiva, che non s' acquista con la mera conoscenza dei testi
di legge e col sapere libresco, ma piuttosto paragona
bile all'arte del medico in quanto sorge da un sapere
produttivo e vivente2).
L'unica forma di pensiero politico dominante in ori
gine in Aristotele era dunque quella dell' utopia del
perfetto stato, attinta a Platone. Egli ricercava la norma
assoluta, non rintracciabile nell' esperienza.
Fissata questa nozione, veniamo ora agli otto libri
3) Jambl., Protr., p. 56, 4 wa-ep fp
fi
61)115 noojUR [lv Rat
Srjp'.oupY; oSavj iati (pvov fp atijs ipyov oTl % xpivtiv
al 5i]Xov Sxaatov tSv patfijv), itv 84 itapxst t npittsiv ti
8i' afrtv nal poijO-et itp? ,xg itp|eig Tfjptv t pyiota (oxeSdv
pp 4r(vtjtoi jEavte?.> &v etpsv oTtpq&cvct; atfjil, oBtio SrjXov
8tt *al tfji itua.
villus
S-scDpTjtixxs oBo7]g popia rcpttopev xat"
aTiv 8pu) fjpelS xalt pv Xapvopsv t 8 <pe6yofitv iffiv irpa-
Ylixuiv, Rai SXojj Ttvta t
faS-
Si' at-fjv xto'ipsSa. Sotto
l'influsso di questo luogo del Prolreptico il passo Etk. Nic., Z
13, 1144b 11, in cui Aristotele illustra la funzione della tfp6vr]0'.g
con l'esempio di un srpa S'X'jpv, che si muove senza facolt
visiva e perci ocpiXXstai JaxupSrg.
*) IGreci designano le scienze col nome di txvai, perch
non perdono mai di vista l'importanza produttiva che l'opera teo
retica ha ai fini della civilizzazione. La txvi] comprende infatti
entrambi imotivi ideali, cio quello del sapere teoretico (nel qual
senso essa contrapposta da Platone e da Aristotele alla ipiteipia,
intendendo essi per sapere il conoscere per
concetti) e quello del
potere, che rende tale sapere fruttuoso per ibisogni della vita.
23.

W. Jaeger, Aristotele.
354 CU ANNI 1)1 VIAGGIO
della Politica che ci ha tramandati la tradizione. L' eie-
mento caratteristico della costruzione di quest'opera
consiste nel fatto che il suo complesso culmina nell' ab
bozzo di uno stato ideale (piotrj TtoXtxefa), contenuto
nei due ultimi libri (H-0) J). Ma questo vertice si eleva
all' ampia base empirica di una teoria delle molteplici
forme dell' effettiva vita statale, delle loro variet e dei
trapassi dall'una all'altra, a cui si collega una casistica
delle malattie dello etato e del loro trattamento. (A-Z).
Illibro precedente (3?) determina ipresupposti elemen
tari della politica, svolgendo ilconcetto della
nis
e del
TtoXltTj? e deduoendo le diverse forme costituzionali dalla
differente partizione dei diritti civili nei singoli stati.
Questa
nostra esposizione del contenuto tien conto sol
tanto dei tratti principali, per far risaltare nel modo
pi chiaro possibile le grandi linee della costruzione.
A questa trattazione fondamentale Aristotele premette,
nel libro B, una rassegna critica dei sistemi dei prece
denti teorici dello stato. E questa a sua volta prece
duta, nel primo libro, da una introduzione pi elemen
tare, che indaga leforme fondamentali del dominio (dpVj
piuttosto insenso sociologico ed economico, e muove cio
geneticamente dagli elementi pi semplici della vita
statale.
La connessione di questi libri in un complesso unico
manifesta una costante logica intema. Apparentemente
tutto procede, inmetodica progressione concettuale, verso
lo scopo culminante, e cio verso la norma ideale di uuo
stato che soddisfi ad ogni desiderio. E invece la critica,
') Seguo la numerazione ilei libri tramandata dai manoscritti,
e noD la trasposizione preferii;) dalla maggior parte degli editori,
pur non dovendo esser negato elle essa si basa su un nucleo di
giuste osservazioni. Ma le difficolt sussistenti non risultano com
pletamente eliminate con la trasposizione dei libri.
LA PRIMA POLITICA 355
da secoli, e in generale da quando ci si occupati scien
tificamente della Politica, in ogni approfondimento
ha
sempre urtato contro nuove difficolt interne, le quali
rendono inverosimile ed anzi impossibile che 1' odierna
forma della Politica Ba stata tracciata fin da principio
secondo un piano unitario e sia sorta da un unico atto
di creazione spirituale. A questo proposito si finora
principalmente parlato di difficolt della composizione
letteraria. Ma qui non ci lecito applicare criteri lette
rari di misura, e in realt le questioni riguardanti la com
posizione hanno poi anche una ragione pi profonda:
l'aporia filologica concerne il metodo stesso e la stessa
struttura filosofica ins.
Qui
non vogliamo perci adden
trarci nell' analisi singola e seguire Aristotele libro per
libro, per perderci poi, come spesso accaduto, in que
stioni del tutto estrinseche di trasposizione e ordinamento
di libri. Occorre anzitutto considerare nel suo complesso
la bifronte fisionomia filosofica peculiare della Politica,
che agli idealisti mostra il volto dell' utopia platonica
e ai realisti quello della fredda scienza sperimentale,
essendo invero evidentemente, nello stesso tempo, 1' una
e 1' altra cosa.
Per audacia di fantasia creatrice e per grandiosit
normativa di concetto lo stato ideale aristotelico sostiene
da presso il confronto con la Repubblica di Platone e
persino con le Leggi. Giustamente si dice che Platone
abbassa nelle Leggi ilsuo stato per avvicinarlo alla realt,
e che Aristotele accentua ancora questo abbassamento.
In ci egli segue la via percorsa da Platone nella sua
tarda et, ma ancor pi la sua personale tendenza
interiore, mirante comunque alla conciliazione del
l' ideale col reale. Egli stesso dice che lecito s presup
porre a piacere, per uno stato idealmente costruito, con
dizioni favorevoli, ma che tuttavia non lecito presup-
356 CLt ANNI DI VIAGGIO
porre l'impossibile '). La parte utopistica della Politica
aristotelica non costituisce propriamente il suo forte, per
quanto
nel xXo?
dello stato ideale sia esteriormente il
motivo ultimo della sua costruzione. Sommamente origi
nale e caratteristico di Aristotele invece il modo in cui
egli, nella sua Politica, sottopone alle concezioni ideali
attinte a Platone un sostrato empirico capace di reg
gerne il peso, sostrato che meglio risponde allo scopo di
una scienza empirica dello stato e ne sviluppa in ma
niera geniale ilmetodo. Decisivo per Aristotele il fatto
che egli fonde insieme le due forme della politica e
connette i libri H 0, contenenti la teoria dello stato
ideale, ai libri A-Z, iquali svolgono la teoria dello
stato reale e storico o piuttosto quella delle sue molte
plici forme fenomeniche, malattie e conseguenti metodi
di guarigione. Ilprincipio di questa costruzione chia
ramente definito dallo stesso Aristotele alla fine della
Nicomachea, l dove egli ricollega la politica all' etica
per unificarle in un' unica scienza dell' uomo (fj rcepl
x vO-pciuva cptXocotpfa), concernente tanto l'individuo
quanto
la societ. In primo luogo vogliamo
cercare, di
stabilire quanto di giusto hanno detto caso per caso i
nostri predecessori, poi indagare sulla base della nostra
silloge di costituzioni (ix xfv auv7]Y]Asvu>v
tcoXcxecfiv) ci
che conduce alla conservazione degli stati e ci che li
porta alla rovina, tanto in generale quanto inparticolare
per le singole forme di stati, e insieme le cause del fatto
che gli uni sono governati bene e gli altri male.
Quando
infatti avremo trattato di questo, potremo forse cono
scere anche meglio come dev' essere costituito lo stato
migliore, di quale ordinamento ogni stato ha bisogno e
quali leggi e istituzioni gli occorrono2).
*) Pol., B 6, 1265 a 17 (in occasione della critica delle utopie
platoniche); H 4, 1325 b 38.
Eih. Nic., K 10, 1181 b 13 sino alla fine.
LA PRIMA POLITICA 357
/
-
Questo
programma costituisce evidentemente una
svolta nella linea evolutiva della politica aristotelica. Con
chiare parole il filosofo vi ripudia il metodo puramente
teorico gi seguito, come vedemmo, anche da lui me
desimo, e si pone sul terreno della fredda indagine dei
fatti. Egli stesso lo dice chiaramente, ed strano che non
lo si sia capito: finora ho agito altrimenti, ho costruito
logicamente lo stato ideale, senza conoscere a sufficienza
idati di fatto empirici. Ora ho a disposizione il gran
materiale delle tioXtxelat raccolte e me ne servir per
dare allo stato ideale una base positiva 3).
Questo
egli
scrive al termine della pi tarda redazione dell' Etica,
la quale appartiene all'ultimo decennio della sua vita.
Anche la silloge delle costituzioni nata solo in questa
et. l'epoca in cui egli fornisce alla precedente sua
metafisica teologica l'ampio sostrato di una generale teo
ria dell' essere, e in cui anche nell' etica il motivo rea-
Bisogna
sempre tener presente che le formulazioni del punto
di vista aristolelico tramandate nei trattati, anzi nella redazione
che ne superstite, possono esser comprese solo in seno al vivo
complesso
dell'evoluzione spirituale del pensatore, non mai paga
dei suoi risultati. Perci esse possiedono spesso un certo aspetto
relativo, che riesce pienamente comprensibile solo a chi tenga
d'occhio gli altri momenti di tale processo, E come numerosi passi
dell'Etica e della
Metafisica sono da intendere solo come colloqui
critici del filosofo con s stesso, nei quali egli supera le sue prece
denti posizioni, cosi anche la fine dell'Etica, O-aiopijiisvuDV yo
totwy
xix'
Sv pSXXov ouv(8oqiev kilnotaTcoXiteia ipCotr;, al
lude allo stadio precedente del suo pensiero, che ancora neppure
aveva idea di un cosi lungo giro attraverso la pi accurata em
piria. Che l'espressione ix
xjv
ouvrjyiivoiv noXneiffiv d-stupfjcct".
t -ota oipCs; xttl cpstcsi zig itXetg si riferisca alla silloge delle
258 costituzioni (ouvafo-p} in questo senso termine corrente in
Aristotele: confronta la cova-fav)- ts/viv) gi stato occasional
mente congetturato e spesso anche contestato con sterili soltilizza-
zioni, come ultimamente dal Heitz, Die verlorencn
Sckri/tcn des
Aristotele), p. 231 sgg. Finch non si possedeva ancora Io Sfato
degli Ateniesi, appartenente all'ultimo periodo dell'attivit di Ari
stotele, e non si riconosceva nella Nicomachea la redazione pi
tarda d'ella sua Efica, non si poteva, peraltro, trarre da quelle parole
alcuna conclusione concernente il processo evolutivo del suo pen
siero.
358 CLI ANNI DI VIACC10
listico della diretta osservazione psicologica prende il
sopravvento sul metodo propriamente speculativo. Forse
qualcuno trover sorprendente che questa evoluzione si
sia compiuta soltanto cos tardi. S'immaginava che Ari
stotele avesse proceduto fin da principio per questa via.
Ma il fatto della sua progressiva evoluzione piena
mente accertato dall'antitesi che l'espressione contenuta
nella fine della Nicomachea costituisce rispetto ai prin
cipi metodici del Protreptico e del Politico, e gli indizi
cronologici ammettono una sola interpretazione. La nota
concernente l'inserzione della nuova parte empirica
prima della teoria del perfetto stato si riferisce ai libri
A-Z, il cui contenuto Aristotele circoscrive chiaramente.
Che egli li abbia composti attingendo al materiale della
silloge delle costituzioni conclusione che da lungo
tempo stata tratta, indipendentemente dal passo del
l'Erico, in forza del loro divergente atteggiamento scien
tifico e della loro inesauribile ricchezza di esemp sto
rici *). Essa l'unica parte della Politica in cui vengano
citati avvenimenti storici recenti. L' allusione all' assas
sinio del re Filippo (336) conferma che A-Z sono stati
scritti solo nel secondo periodo ateniese s). Che in questa
') Cfr. W. L. Newman, The Polities
of
Aristotle, I(Oxford,
1887), p. 491; Wilamowitz, Aristoteles laid Aiken, I, p. 359.
s) Pol., E 10, 1311 b 2. L'assassinio non ricordato come acca
duto di recente, e comunque non per interesse al fatto in s, bens
come elemento di una enumerazione di simili attentati, citati come
esempi di regicidio operato per vendetta (nfiiopCac yoiv) Ilpasso
quindi stato forse scritto molto pi tardi, Lo Zeller (Philos. d.
Griechen, II,2, 3" ed., p. 154, n. 4, deduce da esso la tarda et della
redazione dell'intera Politica: ma il problema sta appunto nella
misura in cui lecito estendere l'illazione cronologica da esso ri
cavabile. Solo ilibri A-Z della Politica, che Aristotele alla fine
dell'Etica dice basati sulla silloge delle costituzioni e che anche
in s manifestano palese la comune impronta di tale origine, sono
da ascrivere con certezza all'ultimo soggiorno ateniese. Essi sono
contemporanei alla redazione dell'Etica Nicomachea. Che il resto
sia nato prima, sar dimostrato positivamente dal seguito della
presente ricerea. Soltanto il primo libro fa eccezione a questa
regola.
LA PRIMA POLITICA 359
occasione l'intera Politica abbia subito un' elaborazione,
non detto, e anche ins improbabile. Dobbiamo dun
que ricercare fino a che punto sia ancora possibile sepa
rare gli strati antichi dai pi recenti: e per ci possiamo
muovere dalle conclusioni della questione concernente
1' ordinamento dei libri 1).
Da quando gli umanisti italiani del Rinascimento
hanno cominciato a occuparsi della Politica, la critica
ha impugnato l'ordinamento tradito e ha tentato di re
stituire quello autentico merc pi o meno violente
trasposizioni. Neil' Ottocento queste ipotesi hanno tro
vato posto perfino nelle edizioni. Idue libri finali (H 0)
vennero posti dopo il terzo libro, ilibri A-Z alla fine.
In seno all' ultimo gruppo il quinto e il sesto libro do
vevano a loro volta, secondo alcuni, scambiarsi il po
sto. Contro questa mania traspoiskrice ha, inet recente,
elevato energica protesta il Wilamowitz, e certo un
mezzo cos meccanico non adatto a recare .ordine
nella tradizione. Nostro compito immediato deve restar
quello di comprendere nella sua necessit storica Io stato
delle cose quale ci si presenta. Certo, a questo scopo pos
sono fornirci un aiuto essenziale ifatti constatati dalla
critica. Ilibri Be T introducono non a una teoria gene
rale dello stato, ma bens, come risulta chiaro dall' im
postazione del problema, dal metodo e da alcune espli
cite affermazioni in essi stessi contenute, a una teoria
dello stato ideale secondo il modello platonico2). Se si
volessero connettere immediatamente a questa introdu-
') Ilprimo ad avanzare la congettura che nella Politica si tro
vino sovrapposti strati di diverse et stato il Wilamowitz (Aristo
teles umf Atken, I,p. 356 sgg) ; e del resto opera del suo acume
storico se in generale Aristotele, come uomo e come politico,
stato finalmente collocato al suo giusto posto nella storia del quarto
secolo.
, s) Per ci che riguarda E chiaro senz'altro che esso costi
tuisce l'introduzione critico-storica a una teoria delio stato ideale,
e non a una teoria generale della politica. T muove ai-paieiile-
360 CLI ANNI DI VIAGGIO
zione idue ultimi libri, contenenti la teoria dello etato
ideale, ci ei potrebbe richiamare al fatto che ilibri B T
e H 0 sono saldamente collegati da una quantit di ri
mandi reciproci, mentre noncitano ilibri intermedi A-Z.
Il loro nesso con questi fiacchissimo '). Al lettore at
tento non poteva sfuggire come cesi interrompano, in
modo addirittura urtante, 1' edificio teorico del perfetto
stato. Se alla fine della Nicomachea detto che essi do
vevano costituire il fondamento dello stato ideale, que
sto proposito costruttivo rimasto allo etato di semplice
intenzione, perch ilibri A-Z in realt non contribui
scono, o contribuiscono solo indirettamente, alla prepa
razione e alla fondazione dello stato ideale. Argomento
decisivo era poi quello che nei manoscritti, al termine
del libro T, e' incontra, in forma poco mutata, la frase
iniziale di
H,
Al principio di H tale frase stilizzata
come si conviene all' inizio di una trattazione indipen
dente: alla fine di T ha una forma che si riconnette
mente da questioni pi generali, cio dal concetto universale del
itoXixyjc e della noXitsia e dall'ordinamento sistematico delle
possibili costituzioni, buone e cattive. Ma gi il criterio norma
tivo di questa suddivisione dimostra come Aristotele miri all'ideale
del perfetto stato: di esso infatti si tien gi conto dappertutto, come
p. es. in r 3, 1276 a 30 segg. {cfr. 'H 4, 1325 b 39) e in T 4, dove
s'indaga se l'dpetij del cittadino e quella dell'uomo siano o non
siano la stessa dpatj; (p. es. 1276 b 37; 1277 a 2; a 5), e cos nel
l'indagine circa idiritti politici dei Jvaooot
(r 5, 1278 a 8; a 17).
nella determinazione del giusto concetto -dello stato dal punto di
vista dell'educazione del popolo e nella polemica contro lo Slato
di Manchester (T 9, 1280 b 5 ;b 31; b 39 ; 1281 a 2 ;inoltre T 13,
1284 a 1; b 25; V li,1284 b 38; 15, 1286 a 8; a 15; 18, 1288 a 33
sino alla fine).
J) Per irimandi di r a H-0 cfr. la nota precedente. Vice
versa, H4, 1325 b 34 rinvia a T 6-8; H 14, 1333 a 3 rinvia con le
parole wxOitrep it -cot; 7?ojxoif elpvjTai
X-foif
a 1' 6, cfr. special
mente 1278 b 32 segg. Anche H 16, 1335 b 4 rimanda ai seguente li
bro 0. Tanto pi sorprendente la mancanza di rinvii a -Z in
H 0 e in r, tanto pi elle in -Z non mancano invece rimandi
a T e a II Questi peraltro non sono tali da esigere che -Z fos
sero collocati tra T e H0, cosa che anzi apparve addirittura esclusa
dalle citazioni c dal nesso collegante T e H0.
, PRIMA POLITICA 361
immediatamente agli ultimi concetti di questo
libro. Gli
scritti aristotelici conoscono vari esemp di tali segnali
tecnici, che servivano a ricostruire la connessione esterna
tra x volumi contenenti ilibri. Con ci il dato di fatto
che Hseguisse un tempo a T era sottratto al dominio
dell'ipotesi, risultando attestato esplicitamente dalla tra
dizione.
Se si ammette che le parole della fine della Nico
machea, delineanti lo schema generale della Politica,
non risalgano allo stesso Aristotele (tale ipotesi stata
effettivamente sostenuta) ma al redattore, fosse esso Ni-
comaco o Teofrasto, allora bisogna insieme credere cite
sia stato quest' ultimo a interrompere l'autentica serie
aristotelica dei libri della Politica con l'inserzione di
A-Z. Se invece quello schema risale ad Aristotele, il che
sembra a me l'unica spiegazione ammissibile, evidente
che stato lui stesso a inserire ilibri A-Z, e le parole
della fine del libro non sono che un resto dell'originario
stato delle cose. In ognuno dei casi dimostrato come
originaria fosse la successione di H 0 a B T : soltanto,
se 1* inserzione stata compiuta dallo stesso Aristotele,
noi non abbiamo alcun diritto di rifare questo passo
in senso inverso. Non i tratta infatti di distinguere
tra un esatto e un erroneo, bens tra un precedente e un
posteriore ordinamento dei libri. L' aporia nata a causa
dell' evoluzione di Aristotele, e, invece di rimettere or
dine a forza, noi dovremmo esser grati alla tradizione
per il fatto che essa ci concede di penetrare
ancora una
volta con lo sguardo nel divenire del suo pensiero.
Que
sto peraltro possibile solo per il fatto che l'ultimo
ampliamento non e' inquadra organicamente nella reda
zione pi antica della Politica, e che la sutura ese
guita solo in modo del tutto provvisorio.
Se riassumiamo irisultati finora raggiunti, troviamo
anzitutto innanzi a noi l'originaria politica dello stato
362 cu ANNI DI VIAGGIO
"H
.u
ideale, che nel suo orientamento si ricollega direttamente
a Platone. Essa s'inizia nel libro B con una rassegna
storica dei precedenti teorici dello stato ideale, com
preso Platone, e con la critica delle loro utopie. Evi
dentemente questo libro costituiva in origine V inizio
dell' opera, allo stesso modo in cui eoo la
parte storica
si aprono la Metafisica, il dialogo IIzp qiXoootplai e i
libri SulVanimJi. Esso
poteva per servire solo come
in
troduzione a una politica dello stato ideale: perci pi
tardi, quando ilprimo disegno dello stato ideale fu am- *
plinto in una dottrina generale dello stato, dovette esser
gli premessa un'introduzione pi generale I). Illibro P
passa alla determinazione dei concetti fondamentali
dello stato. Suo contenuto principale la deduzione
delle sei costituzioni tipiche, a seconda della diversa
misura della partecipazione al potere che esBe garanti
scono ai cittadini. Anche qui caratteristica la tendenza
verso norme e criteri assoluti, quale si manifesta saprai-
tutto nella distinzione delle costituzioni giuste da quelle
'
?
degenerate. Il tono metodologico del libro concettuale-
speculativo nella stessa misura che quello dei libriE 0,
i
quali contengono un vero e proprio schizzo del per
fetto stato e a cui esso pi volte rinvia.
Quanto
a questi
ultimi, poi, dovremo ancora tornarvi su.
A questo abbozzo speculativo si contrappone la parte
empirica, costituita dai libri A-Z. In questi libri non si
riscontra pi traccia dello spirito platonico animante
le costruzioni logiche
e gli abbozzi ideali. Ci non to
glie che Aristotele, sul
principio del libroA, si riferisca
esplicitamente alla parte antica quando spiega come al
politico,
accanto allo scopo della costruzione ideale, in
comba il non meno importante compito d'indagare ci
'
) Per la giustificazione
di questa attribuzione del libro A a

I
un et pi tarda cfr. pi oltre, p. 365 segg. ?
1
"A
LA PRIMA POLITILA 363
che sia utile o nocivo per
un dato stato in certe deter
minate condizioni. A un'unica scienza spetta
la delinea
zione dell' assoluto ideale e la determinazione
della mi
glior politica possibile in condizioni date. La trattazione
di questo punto dimostra come Aristotele, nella sua uni
ficazione dell'utopistica' platonica con questa
forma pu
ramente emprica di considerazione, abbia incontrato
una certa difficolt, pur credendo senza dubbio di essere
in grado
di superarla. Egli rimedia col richiamo al caso
analogo costituito dal duplice aspetto
della medicina e
della ginnastica, ciascuna delle quali ha un lato che si
occupa della norma pura e un altro che applica
tale no
zione al caso determinato.
Ma difficile che sfugga come
la polemica contro le pure
costruzioni ideali accompa
gni, quale continua eco, l'introduzione della parte em
pirica, e come Aristotele sia non poco
orgoglioso della
sua innovazione. E invero accentuando duramente ilmo
tivo dell'irraggiungibilit dell'ideale non si poteva gio
vare alla frantumata
e dissestata realt storica della
Grecia.
Ma, quel che pi importa, lo stato ideale non costi
tuisce affatto, nelle indagini empiriche della parte ag
giunta, la norma secondo la quale vien determinato ci
che raggiungibile e desiderabile in determinate con
dizioni: il criterio di misura infatti qui immanente,
in senso che potrebbe dirsi biologico. Esso si attinge
merc l'amorosa penetrazione delle molteplici forme
possibili dello stato, e non con la
contemplazione di un
rigido ed unico scopo ideale. Aristotele
non si stanca
perci d'insistere sul fatto che non c' soltanto un'unica
democrazia, un'unica oligarchia e via dicendo, ma ce
ne sono molto diverse variet. E mentre nel libro F de
mocrazia e oligarchia sono considerate assolutamente
come anormali e degenerate, inA esse sono invece quei
due tipi a cui praticamente powmno ricondursi quasi
364
CLI A.VNI DI VIAGGIO
tutte le
costituzioni della realt
storica, anche se Ari
stotele continua a tener fede alle due schematiche cate
gorie di valori del suo abbozzo pi antico, p&Y) Ttoitsia
e
TtxpijkcaiS- D' importanza
decisiva
per la
compren
sione dei libri A-Z non
questa conservazione dell'ele
mento antico, bens ilnuovo metodo. Ad esso non ed sa
rebbe mai potuti giungere partendo
dalla speculazione
circa lostato ideale. Col imperava lo
schematismo
della
divisione logica, qui
domina il senso biologico
della
forma. Significativo
a questo
proposito il
confronto
metodico, e spinto fino al particolare,
delle teorie delle
forme dello stato con la morfologia degli animali, che
Aristotele pone a capo della nuova trattazione1).
L'in
flusso che la
mentalit speculativa di
Aristotele, eredi
tata da Platone,
suhisce qui da
parte del metodo della
scienza sperimentale
della natura, e in particolare della
biologia e della
morfologia, il cui
generale
sviluppo ap
partiene
al pi tardo
periodo della
sua attivit scien
tifica, pu toccarsi
con mano. Non
si tratta soltanto
del controllo sperimentale
della
costruzione logica, che
*)
Poi., 4 4, 1290b25 fiaxsp c5v t (j>ou
7cp<5flpo6[is3-a Xa-
?stv
ili//.
<Tp5uov ccv
&7to5iti>ptjojiv insp vaxatov xSv
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otov i-ili xs tSv
aaO>]it)p(oiv xal rixijj
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oli xivstxai
popCoig Ixaotov rtSv et Si) -tooaOxa sir)
jiovov, totcdv B" eUv
S'-aoptct,
l-i'i
u) 5* otov
oxjiatBg uva tcXsEu)
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xoiXiag xal
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stv re Ttt&Tv 5<pov
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Bia'fopj,
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xv
Xisaiv, tqtiuv
h&vte; ot ivBexjisvoi
aovjuaojiol Ttortjaouaiv
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C<i>au, xai Toaat' stSrj to ipou Baal-
Itsp a.1 ooefets
Ti&v vaxairnv
jiopfmv elafv -v otv Si Tp~ov
xal tSv eipyjpvtov
xoX'.iei&v. A ci segue
il parallelo Ira le sin
gole
parti dell'organismo
sociale e quelle
dell'essere vivente- Il
modo in cui esso viene eseguilo mostra come per Aristotele non
si tratti, in questo caso, di una semplice analogia geniale, ma bens
di una completa
mutazione di metodo. II risultato, su cui egli in
siste a varie riprese in ci clic segue, assai importante:
non esi
stono soltanto 1pochi tipi
costituzionali distinti nel libro, I\ bens
ciascuno di questi tipi a sua volta variabile a seconda della com
binazione delle parti, la quale pu essere assai diversa.
LA PRIMA POLITICA 365
fin da principio era implicito nella tendenza del pen
siero aristotelico. Gi nell'antico saggio sullo stato ideale
il riferimento all' esperienza era il mezzo con cui Ari
stotele sosteneva o abbatteva la speculazione platonica.
Nei libri posteriori, in seguito ad una spregiudicata os
servazione del mondo empirico, si bens venuta costi
tuendo una forma di considerazione atteggiata in modo
del tutto diverso, la quale parte dai fenomeni singoli e
spia la loro legge interiore, nello stesso modo in cui si
osservano imovimenti caratteristici di un essere vivente.
La teoria delle malattie degli stati e del loro risanamento
delineata secondo il modello della patologia e della
terapia medica. difficile concepire un contrasto mag
giore di quello che rispetto alla politica platonica, e in
un primo tempo anche aristotelica, della norma assoluta
costituito da questa concezione, per la quale non c'
stato la cui disorganizzazione sia tanto disperata da non
meritare almeno il tentativo del risanamento. Cure radi
cali lo manderebbero certo rapidamente in rovina: e il
criterio per ci che in fatto di virt salutari egli pu
ancora produrre pu esser desunto soltanto dalla sua
natura e dalla sua condizione.
Qui
dobbiamo contentarci di questa caratteristica ge
nerale, senza addentrarci ulteriormente nell'analisi mi
nuta dei tre libri. Solo una parola sia detta ancora circa
il primo. Come si gi notato, esso venne aggiunto solo
quando Aristotele, con l'inserzione della parte pura
mente empirica, ampli il testo gi esistente per tra
sformarlo in una teoria generale della politica. Il libro
dedicato all' esposizione del piano complessivo del
l'opera, quale Aristotele aveva innanzi agli occhi nel
momento della rielaborazionc pi tarda. Nell'introdu
zione egli si propone di trattare delle fondamentali con
dizioni di natura di ogni esistenza statale, per erigere
T edifcio dello stato sulla sua base naturale, in funzione
?
366 GLI ANNI DI VIGCIO
dei suoi presupposti pi semplici.
Questi
sono costituiti ::
dai tre rapporti elementari di ogni vita sociale: padrone ?
e schiavo, marito e moglie, genitore e figli 1). Dal modo
in cui la tripartizione della materia, che di qui natu-
1
|
Talmente risulta, appare compiuta (o, pi esattamente,
non compiuta) si riconosce come Aristotele trovasse la
via ostacolata da certi impedimenti. Il primo libro con
cerne soltanto la prima di quelle tre
j1
relazioni fonda- f
mentali (px*) SeaTtori'/.Vj, Yaptxr), uaipixrj), cio la que
stione della schiavit e il suo nesso con la economia
della vita sociale. Per quel che riguarda gli altri due
temi annunciati, quello del matrimonio e quello dei
figli, Aristotele consola alla fine gli uditori con l'avver
tenza che questi riuscirebbero meglio trattati, in connes
sione col problema della famiglia,Iv
tot? Jiepl noXetelaj.
Questa
mancanza di coerenza e di chiarezza, che a prima
vista incomprensibile e rende insoddisfacente la fine -/)
del primo libro, si spiega data la situazione forzata in
cui Aristotele si trovava, e da cui poteva uscire solo
merc una scappatoia. La questione del matrimonio e
quella della famiglia erano gi state ampiamente di
scusse nell' abbozzo pi antico della Politica, in occa
sione della critica della tesi platonica esigente la comu
nit delle donne e dei figli. Ora, o egli doveva cancel
lare queste pi antiche trattazioni, e con ci togliere
alla critica dello stato platonico la sua principale attrat
tiva, oppure era costretto a rinunciare a ripeterne la
trattazione nel libro A e a contentarsi di un rinvio al
l'esposizione gi esistente in B 2). Egli preferi quest'ili-
\l Pol, A 3, 1233 b 4-8.
") Pol., A 13, 1260 b 8-13. Non beilo cancellare l'articolo xg
innanzi a noXt-tslag, o cambiarlo in Con ci il rimando si
riferirebbe alla parte della Politica che contiene la trattazione dello
stalo ideale: ma col non si parla del problema della famiglia,
ed e una magra consolazione quella dell'escogitare che ci che
manca possa essersi trovato nella parte conclusiva, e mancante, del-
1
LA PRIMA POLITICA 367
tima cosa. La composizione interrotta del primo libro
con ci la conseguenza del suo adattamento all' ab
bozzo pi antico. Anche il passo finale, che serve a pre
parare il trapasso alla diversa posizione del problema
propria della pi antica politica dello stato ideale, tra
disce questo sforzo di adattamento con la sua singolare
tortuosit (e per tale motivo se n' voluta persino negare
la paternit aristotelica) senza che perci riesca a dis
simulare ilsorprendente salto ideale, che si avverte con
la prima frase del secondo libro.
Una conferma di questi risultati data anche dal
metodo di citazione di cui Aristotele si serve nella Poli
tica. Due strati di citazioni, in parte contraddittorie, si
l'ultimo libro. invero precario modificare il testo tramandato,
per riguardo a una parte dell'opera che forse non mai esistita-
L'espressione v xoCg reepl rag noXtTslag pu avere, in s, molti
significati. In A 2, 1289 a 26 esso designa la determinazione sche
matica delle sci costituzioni date nel terzo libro. In B 1, 1260 b29
Aristotele, parlando dell'indagine sulle aXXai itoXitttai, intende
per esse, in antitesi alla propria concezione dello stato ideale,
le utopie costruite dagli altri teorici della politica e da lui
criticate nel libro B ; e anche alla fine di quest' ultimo
libro egli comprende tale indagine sotto il nome di x trspl
hoXitsIb; (1274 b 26). Ora, il problema della famiglia
trattato ampiamente in B 3-4, nella critica della concezione pla
tonica concernente la comunanza delle donne e dei figli, anche se
l'opinione di Aristotele vien col in luce in forma piuttosto indi
retta, in funzione del contrasto rispetto a ci che a lui appare as
surdo. Ma proprio questa situazione di cose risulta dall'annuncio
preliminare dato in A 13, 1260 b 10: circa l'psrr} dell'uomo e
della donna, dei figli e dei genitori e circa la loro piX
(
a,
x x xixXcbg zzi pii xaXfg ioti, xat nj 8a t
fitv
s5 Subxsiv
t 8 xaxtg cp a y e tv , v -rot; nepl xg tcoXixsbs
vB-yxatov
nsiO-stv. Qui
egli prevede una trattazione del problema nella for
ma 'di una critica di ci che non va: se egli avesse invece pensato
di compierla nella stessa forma dell'indagine concernente il pro
blema della schiavit, non sarebbe possibile immaginare alcun mo
tivo per cui egli non avesse dovuto farla seguire immediatamente
a questa. Illibro A. come dimostra il brusco trapasso al libro B. che
improvvisamente designa come scopo della politica la costruzione
di una pio-?] "Otrsia mentre fin allora non si era parlato che
dello stato in generale, bens stato premesso a una trattazione
gi esistente da pi antica data, e in cui la questione era gi di
scussa.
'
I
i'
,1,
358 CLI ANNI DI VIAGGIO E
trovano infatti sovrapposti l'uno all'altro. La prima
. j
idea naturalmente quella di considerarli insieme e di
tentare di metterli d'accordo: poi si fa valere la loro
antitesi reciproca e se ne dichiara interpolata una met.
'
Ma allo scioglimento del nodo si perviene soltanto
quando si proceda tenendo conto dell' evoluzione storica
1 -s
e si distinguano le citazioni che debbono aver apparte
nuto all'antico abbozzo dlio stato ideale, presuppo-
nendo esse soltanto questo, dai rimandi posteriori, che
presuppongono l'intero complesso della Politica nella
redazione odierna. Immediatamente probanti sono natu-

ralmente solo quei rimandi che contraddicono allo stato
'
odierno della Politica, mentre quelli che lo presuppon
gono possono appartenere all'ultima elaborazione e non
sono quindi interpretabili in un solo senso. Ma se si di
vidono cos le citazioni in due gruppi, si vede come
quelle contraddienti alla condizione odierna della Po
- ;
litica non denuncino altro che l'originaria coerenza e
indipendenza dei libri contenenti la teoria dello stato
ideale (B T H 0). Il libroFha costituito un tempo l'ini
zio della trattazione vera e propria, giacche B aveva un
contenuto soltanto negativo. Per ci esso vien pi volte
citato con le parole v
tot? reputo:? Xyot?. Anche il li
bro A, che appartiene alla redazione pi tarda, cita il
terzo ancora in questa forma: l'inserzione di A-Z ha
perci evidentemente avuto luogo prima che il primo
libro fosse preposto all'intero complesso dell'opera 3).
') Il libro T 0 il suo inizio citalo con la formula iv
-cote
ttpt-coi? Xyois in 1" 18, 1288 a 37 (= f 4); H 14, 1333 a 3
(= r 6); 4 2, 1289 a 26 (= r 6): 4 7, 1293 b2 (= T 4-5);
4 10, 1295 a 4 (= T 14-17). All'odierno stalo delle cose contrad
dice, quando si accolga l'interpretazione del Sueemihl, anebe il
fatto che in 4 3,
]290al
la frase etpvjxai iv
tote
itspl triv
piotoxpa-ciav si riferisce a H8-9: peraltro non assolutamente da
escludere che si riferisca invece a r 4. II Newman (The Politics
ol Aristotle, IV, p. 155) pensa a T 12, 1283 a 14 segg. Cfr. la
nota seguente.
LA PRIMA POLITICA 369
Prima che esso ci fosse, Aristotele, per le questioni phc
ora si trovano trattate inesso, cio per il problema della
schiavit e per la teoria delle tre forme fondamentali
del potere in seno alla singola oixa (Seanozc/.rj, yapix,
TcaTpixvj), si richiamava soltanto ai suoi dialoghi essote
rici, che parlavano ampiamente di tali argomenti. Cos
in p 6, 1278b30: XX jrijv -/.al
zr/; dpiji
Y
Xe-po-
pvou? zpito'j? ptov SieXetv
'
xal yp v
toc?
iljcoTspcxoI?
Xyo:? 8topt(5|i.{)-a 7tepl
axwvTtoXXdxi?.
La partizione che
segue infatti esattamente uguale a quella che s'incontra
gi nel primo libro, distinguente itre rapporti di potest
che legano il padrone e lo schiavo, ilmarito e la moglie,
il padre e il figlio. Che nonostante ci Aristotele si
richiami per essa ai dialoghi quindi cosa ohe non
ha nulla di sorprendente solo nel caso che il libro l1
appartenga a una redazione in cui A non esisteva an
cora. Nell'ultima redazione egli concep ilpiano di com
pletare questa lacuna e di discutere ampiamente la que
stione in un libro introduttivo: nel passo citato diven
ne allora naturalmente necessario un. rinvio, segnalante
come tale questione si trovasse gi trattata nel primo
libro. Accanto al pi antico rinvio ai dialoghi, rimasto
al suo posto, questo nuovo rimando ha quindi un aspetto
pienamente contraddittorio1). Un secondo rimando al
libro

fu aggiunto da Aristotele nel libro H, in un


passo in cui egli accennava al rapporto del padrone con
lo schiavo2). Anche la singolare relazione, gi ricor-
')
Poi., T 6, 1278 b 17. Se tale rimando 6 riferisse al libro A
c se. di conseguenza quest'ultimo si fosse trovato al suo posto fio da
principio, non si capirebbe pi perch subito dopo, per mezzo di
una citazione dagli sSUu-spiv.ot
Xo-fOi, dovesse essere esposto ancora
una volta ci che a proposilo degli CspxiS Mi
era gi stato delto nel
libro A. L'esempio delie altre citazioni dagli scritti essoterici rende
evidente ebe questo brano un estratto da un dialogo, di cui Aristo
tele si vale in via sussidiaria: ma ci presuppone che in
quel tempo il libro A non precedeva ancora tale passo.
) Poi., E 3. 1325 a 30 5:tpioTa; S ttspl a&tcv Uavffig v TOtj
24.

W. JaSGIB, Arinotele.
370 CU ANNI DI VIAGGIO
data, che lega le citazioni contenute nei libri B I1 H 9
con quelle dei libri E Z si spiega in modo soddisfa
cente quando venga considerata dal punto
di vista della
loro genesi1). Che ilibri del disegno dello stato ideale,
B T e H0, siano tra loro collegati da una rete di ri
mandi reciproci, mentre non citano i libri intermedi
A -Z, cosa che ha la sua ragion d'essere nella ge
nesi precedente ed unitaria dei primi. D'altro lato si
comprende bene perch nella pi recente parte empi
rica, e specialmente in A, iriferimenti alla parte an
tica siano viceversa frequenti.
Cerchiamo ora di delimitare pi esattamente l'epo
ca della genesi dell'abbozzo concernente lo stato ideale
rispetto a quella dei libri posteriori e della silloge delle
costituzioni. Come per l'etica e per la metafisica, dob
biamo nuovamente muovere dalla relazione che lega la
parte riguardante lo stato ideale agli scritti giovanili
di Aristotele: e invero, fatto ben significativo, solo in
questa parte pi antica si parla di una simile relazione,
mentre iposteriori libri A-Z non mostrano la p te
nue traccia di un collegamento con le opere dialogi
che. Certo, quanto
a materiale di confronto a nostra
disposizione, stiamo male. Il Protreptico, l'unica opera
a cui ci possiamo attenere, offre qualcosa solo per i
punti in cui la politica si basa immediatamente sul
l'etica. Scarso, nei' resti superstiti, il contenuto pura
mente politico.
Questo
danno in qualche misura com
pensato dal fatto che il nesso interiore della politica
itpTOLs Xiyoi;. Qui, come in T 6, 1278 b18, la formula v toTg
TtptDTet?:
X-foi?
non designa, come 'di solilo nella Politica, il libro
r, ma bens illibro A: riferendosi, cio, allo stato delle cose che
era 6tato prodotto dalla rielaborazione pi larda. Entrambi irinvi
sono stati aggiunti solo in questa occasione. Di citazioni che non
siano di mano di Aristotele non posso invece riconoscere l'esistenza
nemmeno nella Politica.
') Cfr. sopra, pp. 359-60.
LA PRIMA POLITICA 371
con l'etica era nel periodo pi antico evidentemente
assai pi stretto di quanto sia nell'et pi tarda, in cui
Aristotele conserva s ancora, formalmente, l'unit delle
due discipline ed anzi le elabora sistematicamente in
un edificio complessivo estrinsecamente grandioso, ma
in cui il distacco dell'etica individuale ormai, sotto
la superficie di questa tradizionale connessione plato
nica, praticamente quasi compiuto, ed gi avviato il
processo che conduce alla autonomia ellenistica dell'e
tica.
Cominciamo con l'inizio del libro H, che pone ifon
damenti dello stato ideale. Nella sua identificazione del
fine dello stato col fine elico dell'individuo esso pie
namente platonico. Tale infatti il significato della tesi
da cui muove l'indagine: il migliore stato quello che
garantisce ai cittadini la vita migliore (apet(irato$, pi-
atos j3og). Con ci Aristotele non subordina affatto lo
stato al benessere degli individui, in senso liberale, ma,
come Platone, deduce icriteri di valore per giudicar
dello stato dalle norme etiche valide per l'anima del
singolo. La vita ottima identica per lo stato e per
l'individuo: e ci non significa per lui che, quando tutti
hanno abbastanza da mangiare e si sentono a loro agio,
le cose vanno bene anche per lo stato, bens che ilvalore
spirituale e morale dello stato basato su quello dei
suoi cittadini. La sua fonte ultima l'anima dell'indi
viduo, nella sua capacit a emettere giudizi di valore.
Dal canto suo, il supremo concetto etico dell'anima
Io 6tato, a cui l'uomo predisposto per natura.
La deduzione del perfetto stato dalle norme etiche
si compie per Platone in seno a un'unica scienza: in
Aristotele invece il processo di differenziazione della
politica dall'etica gi tanto avanzato, che in questo
punto egli deve rimediare richiamandosi estrinseca
mente al significato fondamentale proprio del teorema
372 GLI ANNI DI VIAGGIO
etico delPpwco? L'intera forma dell'impostazione
etica del problema (x[? jJEoj Spiavo?) gi di per s un
segno dell'antichit di questo abbozzo di teoria dello
stato, giacche per quanto esBa estenda ilsuo influsso an
che sull'etica pi tarda, col essa ridotta al compito
di puro inquadramento
tradizionale, in seno a cui si
sviluppa la teoria dell'ethos col suo realismo psicolo
gico, mentre nel Filebo e nel Protreptico e ancora nella
prima etica essa costituisce il centro di tutta la pro
blematica dei valori. Non ci sorprende quindi (esigendo
anzi, ormai, una seria considerazione storica, e non pi
soltanto letteraria) il fatto che Aristotele, nella fonda
zione dello stato ideale, si richiami per la questione
della miglior vita ai suoi scritti essoterici. Senza pos
sibilit d'equivoco egli parla di un determinato scritto
jiepl poxxjs Cui)?, e cio del Protreptico, servendosene
di base1). Che il Bemays, il quale etato il primo a
riconoscere come in questo luogo Aristotele citi s
stesso, sia ricorso al dialogo Nerinto, a noi totalmente
sconosciuto 2), invero inconcepibile: ma resta suo me
rito l'aver richiamato l'attenzione sul mutato ed ele
vato stile del capitolo che segue8). Dal carattere di que
sta lingua, insolito nei trattati didattici, e dalla sua coin
cidenza con la citazione dei
Xfoi
essoterici egli con
cluse che in questo passo si avesse un'ampia citazione
da un dialogo aristotelico, la quale serbava persino le
particolarit dell'impronta stilistica. Il Diels inser poi
il problema linguistico in un quadro pi vasto e con
sider la sorprendente elevazione del livello stilistico,
constatabile in molti passi dei trattati didattici, come
rispondente all' intento oratorio di agire soggettiva
mente sull'animo dell'ascoltatore, senza perci crede-
') Pol, li1, 1323 a 21.
*) Bernays, Die Dialoge des Aristotclcs, p. 89.
3) Bernays, loc. cil., p. 77.
LA PRIMA POLITICA 373
re che si trattasse di passi desunti dai dialoghi1). Ma,
dopo tutto quel che s' detto, non occorrono altre pa
role per illustrare ancora il fatto del molteplice ricol-
Iegamento dei trattati didattici agli scritti essoterici. An
che l'introduzione del libro H della Politica si basa
dunque su un modello essoterico. Tuttavia, senza dub
bio, lo stile elevato di questo brano non dipende sol
tanto da un involontario influsso dell'originale, perch
nell'introduzione della teoria dello stato ideale esso
del tutto al suo posto e s'incontra anche altrove in passi
simili, senza che ci sia da supporre imprestito dai dia
loghi2). Nel passo che ora esaminiamo entrambe le
cose, imprestito e cambiamento di stile, coincidono:
Aristotele non attinge soltanto iconcetti alla sua fonte
essoterica, ma conviene con questa anche nell'intento
di rendere quei concetti protrepticamente efficaci merc
una determinata forma stilistica.
Dal Protreptico egli desume anzitutto, come nell'ini
zio del secondo libro Ael'Eudemea, la partizione dei
beni in esterni, corporei e psichici. L'eudemonia con-
*J H. 'Diels, recensione di G. KaiLel, Stil und Text der
'A9-qvaImv noXrtsta des Arisloieles, in Goti. gel. Am., 1894, e Zrt
Aristoteles' Protreplikos und Ciceros Horlcnsius, in Archiv
/.
Gesch.
d. Phitosophie, I,p. 478. Nella mia Fntstehungsgeschichte d. Metaph.,
p. 137 lio aderito alla tesi del Diels, e ritengo anche oggi impos
sibile attribuire ad Aristotele un uso- dei suoi dialoghi per cui egli,
come un tardo compilatore, diventasse Sem' accorgersene schiavo
dello stile del suo modello. Se Io stile cambia, ce n' volta per
volta anche il motivo, che quello di ottenere uno speciale effetto.
Peraltro, se per tale ragione io credevo allora, col Diels, di poter
fare a meno di ammettere imprestiti dagli scritti essoterici, debbo
ora naturalmente lasciar cadere questa illazione. Lo studio del
Vahlen (Ber. Wiener Akad. d. Wiss., LXXII, p. 5 segg.) sull'inizio
del settimo libro della Politica, che si segnala per le sue fini osser
vazioni linguistiche, non ha portato innanzi la soluzione del pro
blema posto dal Bernays circa la provenienza del contenuto teorico
di questo capitolo,
2) Cosi, p. es., nel primo libro Hep! <u)v jiopituv. che costi
tuisce l'introduzione di un'ampia serie di lezioni sugli animali e
che si diffonde in questioni -generali.
374 GLI ANNI 1)1 VIAGGIO
dizionata dal possesso di tutte e tre le specie di beni,
ma naturalmente al filosofo non importa tanto dimo
strare la necessit dei beni esterni o dei corporei quanto
quella dei beni' morali e spirituali. Nessuno pu chia
mar felice un uomo che non possiede traccia di corag
gio, riflessione, giustizia ed intelligenza (tppvvjcts), che
teme ogni mosca che passa, che no