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da Il Nuovo Rinascimento n.

273, 1 gennaio 2003

la copertina, pagina 22

I sogni che cambiano la vita

Chi l’ha detto che i sogni non possono mai trasformarsi in realtà? Trovare il
coraggio di credere ai propri sogni vuol dire non accontentarsi dei propri limiti, perché
nel momento in cui i desideri più profondi diventano determinazioni la forza di questa
decisione può cambiare la vita.

a cura di michaela barilari e cristina sereni

Io ho un sogno, diceva Martin Luther King nell’agosto del 1963. Io ho un sogno e a


tanti questo sogno sembrava utopia, una visione irrealizzabile, destinata a scontrarsi con
la realtà e a finire sconfitta.
Sono passati molti anni da allora, il reverendo King è stato ucciso, ma da quel sogno è
nato un grande movimento non violento per i diritti civili.
Anche le suffragette agli inizi del ventesimo secolo sognavano di ottenere il diritto di
voto per le donne e venivano derise come illuse e ripetutamente invitate a dedicarsi ad
altro. Eppure ogni volta che oggi posso esprimere nell’urna la mia opinione mi ricordo
che quel sogno è diventato realtà.
Solo sogni, eppure hanno cambiato il mondo.
Nel suo piccolo, ognuno di noi ha un sogno, magari chiuso nel cassetto da così tanto
tempo che neanche se lo ricorda più, forse sbiadito, confuso. Però è sempre un sogno,
quel qualcosa che mi fa vibrare dentro di passione, quel qualcosa che scalda le giornate,
che mi strappa un sorriso quando ci penso.
Decidere di tirar fuori un sogno dal cassetto è come intraprendere un viaggio dentro se
stessi. È come prendere un pezzo di creta e cominciare a plasmarlo fino a dargli una
forma. Si parte da un’idea, magari un po’ vaga, poi man mano che si va avanti il concetto
acquista una forma, si concretizza. Così come a volte si capisce strada facendo dove ci si
sta dirigendo, spesso il proprio desiderio è una nebulosa confusa fino a quando non si
comincia a provare a farlo diventare realtà.
Decidere di realizzare i propri sogni equivale a guardarsi dentro profondamente e
diventare consapevoli della propria natura di Budda. E non è mai accaduto che un Budda
abbia rinunciato ai suoi sogni.
Spesso però si sperimenta come sia difficile restarvi fedeli, perché la vita impone delle
rinunce, perché col passare del tempo si diventa realisti, perché è meglio un uovo oggi…
e così via, in una litania di alibi con i quali si cerca di convincersi a essere ragionevoli e
ad accontentarsi di ciò che si è.
Ci accontentiamo piuttosto che metterci in gioco, perché abbiamo paura di fallire, di
affrontare le inevitabili sfide che si presentano quando decidiamo di costruire qualcosa.
Paradossalmente possiamo perfino arrivare ad accontentarci di soffrire pur di non
rischiare di affrontare un cambiamento. «Coloro che restano a lungo nelle latrine – scrive
Nichiren Daishonin nel Rissho ankoku ron – non si rendono conto di quanto siano
maleodoranti».
Allora ci raccontiamo che è meglio aspettare di essere pronti, che si presenti
l’occasione buona. Questa può essere un’ottima scusa, ma non si può cambiare la propria
vita se ci si basa solo sulle circostanze che si manifestano nell’ambiente, se non si vuole
considerare la propria decisione.
Osare credere va ben oltre provare a realizzare un desiderio perché se ne presenta
l’opportunità, vuol dire credere di essere gli artefici del proprio destino. Vuol dire
sperare, non la speranza di trovarsi per qualche fortunata circostanza in una situazione
favorevole, ma la tranquilla sicurezza che dopo aver agito per rendere concrete le proprie
aspettative, il risultato sarà sicuramente il migliore possibile.
Certo, un conto è trasformare l’impossibile in possibile, un altro è volere tramutare
l’irreale in reale. Il confine che separa dalle illusioni può essere molto sottile, rendersi
conto di avere messo al centro dell’esistenza la propria ossessione può essere molto
difficile.
Ma in ogni momento è possibile fare ricorso alla saggezza illuminata che deriva dal
continuo mettere alla prova la propria fede.
Recitare Daimoku ci permette di mettere in luce le nostre reali esigenze, di capire se
un certo percorso è davvero il migliore per noi, ci aiuta magari ad avere la forza di
cambiare direzione senza lasciarci dietro rimpianti. Allo stesso modo la preghiera ci aiuta
a riconoscere il valore del nostro desiderio e di trovare il coraggio di sollevare gli strati
di polvere sotto cui lo avevamo nascosto al fine di negarne l’esistenza.
«È il potere della fede che ci mette in grado di nutrire speranze e aspirazioni senza
limiti per il futuro – scrive Daisaku Ikeda – e di trasformarle, passo dopo passo, in
realtà».
Se la si illumina alla luce della fede, ogni paura si dissolverà come nebbia al sole.
Finalmente liberi, come scrive Nichiren Daishonin a Shijo Kingo in Risposta a Kyo’o,
felici e a proprio agio.
E comunque è così difficile decidere di volere che il nostro sogno si avveri che a volte
ci accontentiamo della sconfitta, o di soluzioni che hanno il sapore del ripiego, piuttosto
che affrontare davvero il rischio di far avverare i nostri sogni.
E già, perché non è che succeda così, con uno schiocco di dita. Arrivare davvero dove
si desidera a volte è un percorso duro, faticoso, dove ogni centimetro guadagnato è
sudato con una lotta all’ultimo sangue contro i nostri limiti, quelli che ci vorrebbero belli
tranquilli nel nostro angolino di mediocrità, senza sperare troppo, senza alzare troppo la
testa, buoni, buoni, attenti a non guardarci dentro troppo a lungo per leggere in noi i
segni della nostra insoddisfazione.
Eppure il Buddismo non insegna a rassegnarsi, non insegna ad accontentarsi di
sopravvivere. «Avere problemi, – scrive Daisaku Ikeda ne I protagonisti del XXI secolo,
vol. I – sbagliare o sentirsi disperati è semplicemente una cosa naturale, l’importante è
non lasciarsi sconfiggere. Nel mezzo delle vostre preoccupazioni e delle vostre lotte,
guardate al futuro e avanzate».
Nel Gosho Nichiren Daishonin ci racconta esempi di uomini e donne che hanno lottato
con forza e spesso con molta fatica per raggiungere i propri obiettivi. «Shijo Kingo è un
uomo che non si arrende mai alla sconfitta» si legge ne Il prolungamento della vita,
indicando la via che ognuno di noi può tracciare se decide di avere il coraggio di credere.
Credere in che cosa? Credere nella propria Buddità, nella immensa potenzialità che si
trova in ognuno di noi, più o meno sepolta tra le pieghe di un’oscurità che ci fa credere di
non farcela, che in ogni istante ci vuole convincere dell’inutilità dei nostri sforzi.
E invece no. Bisogna gridarlo questo no, ribellarsi alla subdola voglia di arrendersi. Il
Buddismo è un insegnamento prezioso per chi ha una tale voglia di cambiare il proprio e
l’altrui destino da non essere disposto a fermarsi o rinunciare neanche di fronte a cose
apparentemente impossibili.
Questo non vuol dire che sia facile. «Sono pochissimi coloro che riescono a
concretizzare i propri sogni. Quando i venti contrari delle difficoltà cominciano a
sferzarli, molti colano a picco con la stessa rapidità di una barca che fa acqua. Solo
continuando a perseguire un sogno fino alla fine, anche di fronte alle difficoltà, quel
sogno potrà realizzarsi. […] Proprio come un fiore sboccia dopo aver sopportato il rigido
freddo invernale, un sogno può avverarsi solo se si è preparati a sopportare i tormenti che
ne accompagnano la realizzazione e a compiere tutti gli sforzi necessari» (La nuova
rivoluzione umana, vol. 8, pagg. 39-40). Un cammino lungo, dunque, e duro, da
percorrere fino in fondo senza cercare scorciatoie.
Però ne vale la pena, eccome se ne vale la pena.
Ricordiamo la promessa del Sutra del Loto: là, nella mia terra, dice il Budda, le
persone sono felici e a loro agio. Ma in quale luogo è la terra del Budda se non qui e ora?
Non dipende da altro che da noi stessi, da quanto abbiamo voglia di credere alla nostra
Buddità, da quanto siamo disposti a buttarci con coraggio nella mischia. A dirci: «È vero,
sono un Budda anch’io».
«Osa credere nei tuoi sogni. Niente potrà impedirti di fare la tua parte finché
continuerai ad avere il coraggio di credere» dice una canzone del musical Alice, messo in
scena dai membri della Soka Gakkai inglese nel 1986.
«Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che
desiderate – si legge in Giorno per giorno –. Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni
nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione. D’altra parte se
pensate “Non funzionerà mai”, proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si
indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà verso il fallimento».
Nel momento in cui decidiamo di vincere attingiamo alla forza inesauribile della
Legge mistica, nel momento in cui determiniamo di trasformare le circostanze più
avverse in cause di felicità, per cambiare la nostra vita e per poter incoraggiare le
persone che ci stanno accanto a fare lo stesso, non con parole vuote, ma con la forza
indiscutibile dell’esempio concreto.
Il Daimoku è un mezzo veramente potente, ma ogni volta dobbiamo ribadirlo a noi
stessi, per rassicurarci, per sostenerci quando abbiamo voglia di lasciar perdere tutto,
quando siamo stanchi di provare e riprovare e ci sembra che non cambi nulla. Le risposte
dell’ambiente a volte possono essere fuorvianti, demoni che fanno tremare la
convinzione di farcela proprio quando si credeva si avercela fatta, ma non ha senso
continuare a preoccuparsi, come dice Nichiren in Felicità in questo mondo. Meglio,
molto meglio recitare Daimoku e continuare a mettere cause positive indipendentemente
dagli effetti, per arrivare prima a cambiare dentro per poi cambiare fuori, a volte con esiti
che non riusciamo neanche a immaginare.
Esistono vulcani che fino a un attimo prima di eruttare lava appaiono come
imperturbabili montagne, così l’attimo del cambiamento che nasce dalla forza della
decisione produce effetti dirompenti. La decisione di buttarsi, di affidarsi con forza, la
stessa con cui cercheremmo di estrarre l’acqua dal deserto o di accendere il fuoco con
un’esca bagnata, può essere presa in qualsiasi momento. Ma occorre non trascurare il
processo di trasformazione, le azioni per mantenere salda la nostra determinazione, per
portarla a dare frutti, per affermare con orgoglio il nostro diritto a essere sognatori.
«Se non vi sforzate, i vostri sogni resteranno soltanto pura fantasia. Lo sforzo e il duro
lavoro costruiscono invece un ponte tra i sogni e la realtà. Coloro che fanno sforzi
continui sono sempre pieni di speranza: quella speranza che nasce proprio dagli sforzi
continui. Abbracciate i vostri sogni e seguiteli» (Daisaku Ikeda, I protagonisti del XXI
secolo, vol. I, pag. 20).

Dal musical Alice

Osa credere (di Ian Whitmore, Indra Adnan, Philip Sawyer)

Osa credere che c’è un canto nel tuo cuore


Osa credere nei tuoi sogni
Niente potrà impedirti di fare la tua parte
finché continuerai ad avere il coraggio di credere.

Troppe persone si tirano indietro


quando invece dovrebbero buttarsi
troppe persone sono sulla strada sbagliata
sviate dai semi del dubbio.
Noi non dobbiamo vivere così
Il sole è sorto su un giorno nuovo di zecca.

Osa credere…

Troppa gente dice che va bene così


e non vede la necessità di cambiare
Troppa gente cela la sua luce
dietro una nube di dolore.
non dobbiamo chinare la testa
Alziamola, invece, e cantiamo di gioia.

Osa credere…

Nessun momento vale quanto quello presente


Voglio mettermi in moto e non fermarmi,
proprio ora.
Ho trovato qualcosa che so essere mio.

Osa credere…