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Attenzione: questa una versione preliminare dellopera:

Laura Guazzone Introduzione al mondo arabo contemporaneo, Roma, La sapienza orientale - Nuova Cultura, 2007, ISBN886134125X, 9788861341258, 230 p.
Per il testo completo e definitivo fare riferimento esclusivamente al volume a stampa.
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PREMESSA
L'opera presentata qui un manuale introduttivo, il cui scopo innanzitutto quello di fornire alcune nozioni fondamental, propedeutiche allo studio della storia contemporanea, soprattutto politica, dei paesi arabi del Nord Africa e del Vicino e Medio Oriente. Nell' intraprendere, pochi anni orsono, l' insegnamento universitario, mi infatti subito sembrato necessario offrire un manuale aggiornato a chi, studente o semplice lettore, voglia accostarsi oggi allo studio della storia politica del mondo arabo contemporaneo. In ormai trentanni di frequentazione degli studi storici e politici sul mondo arabo contemporaneo, infatti, ho spesso constatato quanto la loro efficacia patisca di alcune difficolt di definizione, a cominciare dagli aspetti pi concreti e (forse) banali della definizione geografica e terminologica. Un'accurata definizione dell'oggetto di studio , per tutte le scienze, incluse quelle sociali, una questione epistemologica e metodologica fondamentale e, proprio per questo, non penso certo di poterla affrontare e risolvere nel breve spazio di questa premessa o del libretto che essa introduce. Tuttavia, partendo dagli aspetti pi fattuali della definizione geografica, terminologica e identitaria del mondo arabo, questo breve manuale introduttivo vuole dare un abbozzo di risposta ad alcune domande che mi sono sentita tante volte porre da studiosi e studenti: "Cos' il mondo arabo? Perch si parla di mondo arabo e non semplicemente di paesi arabi? Se il mondo arabo esiste, cos' e come si definisce?". Il contenuto di questo manuale raccoglie, integra e sistematizza la prima parte delle lezioni di "Introduzione alla storia del mondo arabo contemporaneo" che ho tenuto presso la Facolt di studi orientali della Sapienza-Universit di Roma dal 2004 al 2007. Nonostante l'origine e la finalit didattica, l'argomento di questo libro potr forse interessare anche qualche altro tipo di lettore. Del mondo arabo si parla infatti molto, specie nell'attualit politica internazionale, come parte d'un "Medio Oriente" sempre in crisi; ma molti di quelli che parlano di mondo arabo sembrano talvolta privi anche delle informazioni fattuali pi elementari. Certo questo modesto manuale non aiuter in alcun modo chi non vuole informarsi, perch ha pre-giudizi gi solidi e radicati; tuttavia potr essere utile a chi vuole essere pi informato e avere qualche chiave di lettura documentata per comprendere l'attualit politica del mondo arabo. Questi lettori, potranno giovarsi delle informazioni introduttive offerte in questo manuale per orientare i propri ulteriori approfondimenti sul mondo arabo ed islamico contemporaneo, anche attraverso le opere disponibili in italiano, che sono diventate pi abbondanti negli ultimi anni, ma spesso riconducibili al genere dell'istant book e della divulgazione non sempre qualificata. La prima parte del manuale dedicata a definire cos' il mondo arabo e, perci, i primi due capitoli riassumono e analizzno le principali caratteristiche geografiche, demografiche, economiche e socio-culturali del mondo arabo, secondo l'approccio della geografia umana che , proprio su scala regionale, studia i rapporti tra l'uomo e l'ambiente, inteso come una formazione indissolubile di elementi naturali, umani e storici. Il terzo capitolo della prima part, invece, approfondisce la definizione mondo arabo dal punto di vista identitario e geopolitico. Nella seconda parte del manuale raccontata, in breve, la storia della nascita e della prima fase di sviluppo del "sistema regionale arabo", dai primi fermenti culturali dell'arabismo in seno all'impero ottomano, negli ultimi decenni dell'Ottocento, sino alla fondazione della Lega degli stati arabi nel 1945, dopo la seconda guerra mondiale e l'inizio dell'et della decolonizzazione, organizzazione la Lega che dalla sua fondazione ad oggi costituisce l'istituzione regionale principale, e quasi l'emblema stesso 2

del mondo arab. La storia considerata nei tre capitoli della seconda parte del manuale non dunque la storia dei singoli paesi arabi, bens la storia dei principali tratti comuni dello sviluppo della loro storia politica nel periodo che va dal 1839 (l'inizio dell'era delle riforme nell'impero ottomano) al 1945 (la fondazione al Cairo della Lega desgl istati arabi). La terza parte del manuale, quella quantitativamente pi ampia, invece dedicata proprio ai singoli paesi arabi, di ciascuno offerto, a ttraverso 22 schede-paese, un profilo introduttivo che lo descrive innanzitutto attraverso una serie di indicatori essenziali, quantititavi e qualitativi, scelti proprio per la loro capacit di descrivere in sintesi le principali caratteristiche geografiche, economiche, politiche e sociali del paese; la seconda sezione di ogni scheda-paese introduce invece, in forma di cronologia, i principali eventi della storia politica nazionale. Nell'insieme, la terza parte del manuale costituisce un repertorio informativo a s stante, che raccoglie i dati statistici e storici aggiornati per ciascuno dei ventidue paesi arabi, in base a fonti uniformi e spesso non facilmente reperibili. Quest'ultima parte del manuale corredata anche da una breve sezione esplicativa delle schede paese che rappresenta un ulteriore sussidio didattico, laddove spiega il significato degli indicatori utilizzati, sia che si tratti di concetti noti, ma non ovvi per gli studentii, come il Pil,sia che si tratti di indicatori meno notio pi innovativi come l'indice di sviluppo umano elaborato dall'UNDP. Per l'elaborazione della terza parte del manuale stata molto validamente coadiuvata da Cristina Paciello, che ringrazio, studiosa di economia dello sviluppo del mondo arabo,. Un ultimo ringraziamento va ai miei studenti, che con le loro domande e curiosit hanno stimolato l'elaborazione di questo manuale.

Laura Guazzone

Dicembre 2007

PARTE PRIMA

CAPITOLO UNO

LE CARATTERISTICHE DEL MONDO ARABO: GEOGRAFIA FISICA E DEMOGRAFICA

Il termine "mondo arabo" usato convenzionalmente per indicare l'insieme dei ventidue paesi membri della Lega degli Stati Arabi, la principale istituzione intergovernativa regionale; per "paesi arabi" si intende invece, pi specificamente, i paesi la cui lingua ufficiale maggioritaria l'arabo.

Box 1

I paesi membri della Lega degli Stati arabi

Algeria* (1962); Arabia Saudita* (1945); Bahrein* (1971); isole Comore (1993); Egitto* (1945; Gibuti (1977); Giordania* (1945); Emirati Arabi Uniti* (1971); Iraq* (1945); Kuwait* (1961); Libano* (1945); Libia* (1953); Mauritania (1973); Marocco* (1958); Oman* (1971); Palestina* (1974); Qatar* (1971); Somalia (1974) Siria* (1945); Sudan* (1956); Tunisia* (1958); Yemen* (1945). *= paesi la cui lingua ufficiale e maggioritaria l'arabo; tra parentesi= data di ingresso nella Lega degli stati araba (fondata 1945); = non uno stato sovrano.

In questo capitolo e nel seguente sono sinteticamente analizzati i caratteri comuni che fanno del mondo arabo un insieme dotato di un'identit specifica, cio un "sistema regionale" (su questo concetto si veda il capitolo 3). Questi primi capitoli sono dunque dedicati a descrivere i tratti salienti della fisionomia del mondo arabo contemporaneo, a fornire una sorta di "foto di gruppo del mondo arabo" oggi, basata su dati statistici aggregati su base regionale e relativi ai diversi aspetti geografici, socio-economici e socio-culturali che pi caratterizzano il mondo arabo. Questa descrizione delineata facendo riferimento, seppure in modo non sistematico, all'approccio metodologico della "geografia umana"1 che studia, proprio su scala regionale, i rapporti tra l'uomo e l'ambiente, inteso come una formazione indissolubile di elementi naturali, umani e storici.
Per un'introduzione alla geografia umana: Jerome D. Fellmann, Arthur Getis, Judith Getis Geografia umana, Milano, McGrave-Hill, 2007; per i paesi arabi quest'approccio utilizzato in: Franois Durand-Dasts, Georges Mutin (sous la dir.) Afrique du Nord, Moyen-Orient, Monde Indien, Paris, Belin, 1999; Piero Dagradi, Franco Farinelli, Geografia del mondo arabo e islamico, Torino, Utet, 1993; Alasdair Drysdale, Gerald. Blake The Middle East and North Africa. A Political Geoghraphy, New York-Oxford, Oxford University Press, 1985.
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Nei paragrafi che seguono, la geografia umana del mondo arabo analizzata in relazione a quattro strutture principali: 1. la struttura geografica 2. la struttura demografica 3. la struttura economica 4. la struttura socio-culturale Per descrivere le caratteristiche comuni della geografia umana del mondo arabo sono utilizzati, laddove possibile, dati statistici aggregati relativi all'insieme dei ventidue paesi membri della Lega araba; talvolta, per, i dati utilizzati si riferiscono ad un diverso insieme di paesi, la regione del Medio Oriente e Nord Africa (v. box 2), che spesso costituisce l'insieme pi prossimo al mondo arabo per il quale sono disponibili dati statistici aggiornati.2

Box 2

I paesi del Medio Oriente e Nord Africa

La regione del Medio Oriente e Nord Africa (nota come MENA dall'acronimo del nome inglese: Middle East and North Africa) convenzionalmente composta da tutti i paesi arabi, esclusi quelli del Corno d'Africa (Somalia, Gibuti e Comore) e con l'aggiunta dei paesi non arabi del Medio Oriente (Turchia, Israele, Iran).

La struttura geografica del mondo arabo Una visione d'insieme della geografia fisica del mondo arabo conferma alcune caratteristiche note, ma ne smentisce altre. Ad esempio, quando si pensa alla collocazione geografica del mondo arabo, si pensa all'Oriente, quello esotico delle Mille e una Notte e quello suggerito dall'uso del termine Medio Oriente per descrivere la regione a cui appartengono i paesi arabi. Tuttavia la maggior parte del territorio dei paesi arabi non in Asia, bens in Africa; pi precisamente, dei 13 milioni di chilometri quadrati occupati dal territorio dei 22 paesi arabi, ben 10 milioni sono in Africa e "solo" tre milioni sono in Asia.3 Lo spazio, concetto chiave di ogni geografia fisica, definito nel mondo arabo da due elementi in contraddizione: l'ampiezza e la scarsit. L'ampiezza in primo luogo quella delle dimensioni: la superficie totale del mondo arabo circa un decimo di quella mondiale, ed maggiore di quella di Cina e Stati Uniti (rispettivamente 9,5 e 9,8 milioni di kmq); al mondo solo la Russia (17, 5 milioni di kmq) o il Nord America anglofono (18 milioni di kmq) costituiscono delle unit geoculturali pi grandi del mondo arabo. Tuttavia all'ampiezza dello spazio totale si contrappone la scarsit dello spazio utile all'insediamento umano: circa la met della superficie del mondo arabo costituita da zone aride, che non sono solo i romantici deserti di sabbia del Sahara (9 milioni di kmq), che separa il Maghreb dal resto dell'Africa, o del Rub' al-Khali, il "Quartiere vuoto" che copre un terzo della Penisola araba, ma anche le grandi estensioni steppose e pietrose del Mashreq e del Maghreb; in
Ad eccezione del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (acronimo inglese: UNDP), che ha un apposita sezione per il mondo arabo, i principali organismi internazionali aggregano le statistiche relative ai paesi arabi su basi diverse (es. Asia, Africa); il riferimento alla regione MENA (v. box 2), che l'aggregato geograficamente pi prossimo, utilizzato ad es. dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale. Per i dati relativi ai singoli paesi arabi si pu fare riferimento alle schede paese nella terza parte del libro; i motivi della scarsa utilizzazione del concetto di mondo arabo sono considerati nel capitolo tre. 3 La superficie territoriale totale dei 22 paesi arabi di 13.725.230 kmq (dati Istituto Geografico De Agostini, Calendario Atlante De Agostini 2007, Novara, 2006).
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questi grandi spazi desertici la scarsit delle risorse, soprattutto idriche, limita fortemente le possibilit di insediamento e di sviluppo umano. I confini geografici: dall'Oceano al Golfo Secondo la storica definizione nazionalista, il mondo arabo si estende "dall'Oceano al Golfo" (in arabo: min al-mu ila-l-al)4 e infatti il suo confine occidentale delimitato dall'Oceano Atlantico, sulle cui coste si affacciano per 2.000 km il Marocco, il Sahara occidentale (conteso tra il Marocco e la Repubblica Sahrawi che vi stata proclamata nel 1976) e la Mauritania. Il confine meridionale del mondo arabo in Africa invece segnato dalla regione del Sahel (la "costa" in arabo), la riva di quel gran mare di sabbia che il deserto del Sahara; questo confine meridionale si spostato nel tempo, lasciando oggi solo minoranze arabofone in Mauritania e nel Corno d'Africa, i cui stati (Somalia, Gibuti, Comore) hanno comunque aderito alla Lega araba. Il confine settentrionale del mondo arabo, costituito in gran parte dal Mar Mediterraneo, un confine lungo 4.000 km che va dallo stretto di Gibilterra - circa 14 km nel punto pi stretto - sino alle coste meridionali della penisola anatolica, dove il confine settentrionale del mondo arabo diventa terrestre e coincide con il confine politico attuale tra Siria e Turchia. Anche il confine mediterraneo si spostato nel tempo: in epoca medievale risalito verso Nord, quando nei secoli IX - XI la Sicilia, Malta e gran parte della Spagna facevano parte del mondo arabo; in epoca moderna e contemporanea questo confine stato, invece, scavalcato verso Sud, quando i paesi europei hanno occupato e colonizzato le coste del Vicino Oriente e dell'Africa settentrionale, mantenendovi a tutt'oggi delle enclave nelle citt spagnole di Ceuta e Melilla, nell'attuale Marocco. Oggi il confine mediterraneo del mondo arabo al contempo una linea di demarcazione geopolitica tra l'Unione Europea a Nord e i suoi pi poveri e turbolenti vicini del Sud, e un grande spazio di scambi umani (le migrazioni, il turismo), economici (la rete dei gasdotti), politici (il Partenariato euromediterraneo) e culturali (la musica, i cibi). Verso Est, il Canale di Suez scavato nel 1869 ( lungo 194 km, ma largo solo 300 metri) e il Mar Rosso (largo in media 150 km, ma solo 3 a Bab al-Mandeb), costituiscono il confine tra l'Africa e l'Asia araba, che stato sempre facilmente superato dalle popolazioni arabe rivierasche. Pi a Est, il vero confine orientale del mondo arabo definito a Sud dalle strettoie del Golfo (arabo per gli Arabi, persico per i Persiani), che lambisce le coste orientali della Penisola araba e, dopo lo stretto di Hormuz largo appena 39 km, si apre a sull'Oceano indiano. A Nord del Golfo arabo-persico, il confine orientale del mondo arabo delimitato prima dallo Shatt al-Arab - il fiume formato dalla confluenza del Tigri e dell'Eufrate- e poi dai sistemi montuosi dell'Iran. Anche i confini terrestri in Asia si sono spostati nel tempo, lasciando minoranze arabofone in quelli che sono oggi i territori di Turchia ed Iran. Nonostante la relativa mobilit storica dei confini politici e culturali, i confini fisici complessivi del mondo arabo sono delimitati chiaramente dalla geografia: due oceani ad Ovest ed Est (l'Atlantico ad Occidente, l'Indiano ad Oriente), un deserto a Sud (il Sahara), un grande mare a Nord (il Mediterraneo, e gli altopiani turco-iranici a Nord-Est. L'habitat del mondo arabo L'ambiente fisico (habitat), naturale o modificato dall'uomo, costituisce il riferimento primario per l'insediamento e lo sviluppo umano. L'habitat in cui si sviluppa la storia contemporanea del mondo arabo caratterizzato dalla prevalenza dei climi aridi, dei territori desertici, e dalla scarsezza delle risorse idriche, ma questo dato prevalente nasconde una grande variet di ambienti, di paesaggi e di usi del territorio: dagli uliveti mediterranei, alle nevi dell'altipiano marocchino, dalle megalopoli egiziane, alle steppe della pastorizia nomade. La diversit dei paesaggi frutto di elementi naturali quali la montuosit e la piovosit, ma anche dell'intervento umano che sin dall'antichit pi remota ha modificato l'habitat di questa regione con l'irrigazione e l'urbanizzazione.
L'espressione del siriano Sati' al-Husari (1879-1967), la cui opera ha contribuito in modo decisivo a definire i canoni del nazionalismo arabo.
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All'intersezione tra il continente africano e quello asiatico, la geologia del mondo arabo nasce dall'incontro tra la placca euroasiatica e la placca continentale africana, che risale verso nord al ritmo d'un centimetro l'anno. Segno dello scontro dei continenti la lunga linea obliqua delle grandi catene montuose, che da Ovest a Est sovrastano ampi tavolieri stepposi o desertici, come nel Sahara e nel deserto sirio-arabico. Allo scontro continentale dovuta anche la nascita di placche continentali minori, come quella che nel Mar Rosso separa l'Asia dall'Africa al ritmo di 19 centimetri l'anno. Ad Occidente, la linea obliqua delle montagne segna chiaramente l'habitat dei paesi arabi del Maghreb, dove le pianure costiere sono strette tra il Mediterraneo e il complesso montuoso dell'Atlante, profondo dai 300 ai 400 km, lungo 2000 km, e composto da tre sistemi di rilievi, che hanno il loro massimo sviluppo in Marocco e si esauriscono in Tunisia. Ad Oriente, la serie dei sistemi montuosi nati dallo scontro tra Asia e Africa termina, fuori dal mondo arabo, con i sistemi montuosi dell'Iran e dell'Anatolia, che hanno una propaggine nel sistema montuoso del Libano e dell'Antilibano. Questo sistema orografico crea nel mondo arabo una tripartizione tra ambienti costieri, montuosi e desertici, a cui corrispondono tre fasce climatiche principali, che vanno dal clima temperato mediterraneo al clima tropicale dei deserti, attraverso una zona di transizione pi o meno ampia e variata; questa tripartizione degli ambienti e dei climi molto netta in Marocco, Algeria e Libia, mentre nei paesi del Mashreq e della Penisola la fascia temperata e la fascia montuosa possono mancare del tutto e l'ambiente desertico pu prevalere ampiamente sugli altri. Le colture e gli allevamenti irrigui si svolgono nelle zone climatiche pi favorite: le zone mediterranee, le zone irrigate dai grandi sistemi fluviali del Nilo e della Mesopotamia, e in quel semicerchio di terre, denominato appunto "Mezzaluna (o Crescente) Fertile" che va dal Libano alla valle dell'Oronte (Libano-Siria), sino alle medie valli del Tigri e dell'Eufrate (Iraq). Nel resto dei territori del mondo arabo colture e allevamenti, attivit tutt'oggi fondamentali per lo sviluppo umano, dipendono invece da piogge scarse e irregolari, che alternano lunghi periodi di siccit a piogge torrenziali che travolgono i villaggi; ovunque, la scarsezza di terre fertili aggravata dai crescenti fenomeni di desertificazione. Ma la scarsezza delle risorse idriche il dato ambientale che pi influenza la geografia umana nel mondo arabo: ovunque nel mondo arabo la disponibilit di acqua dolce di tutti i tipi (piovana, fluviale o fossile) inferiore alle necessit sempre crescenti, per l'effetto combinato della crescita demografica, dello sviluppo economico e dell'urbanizzazione. Per contrastare la carenza d'acqua, fonte di tensioni e conflitti anche gravi tra gli stati (ad esempio tra Israele e i paesi arabi confinanti) poich l'85% dei paesi arabi condivide le proprie risorse coi paesi confinanti, molti paesi arabi hanno sviluppato fonti idriche alternative come la dissalazione (diffusa soprattutto nei paesi della Penisola araba), e la canalizzazione delle acque fossili (utilizzate in Libia per creare il "Grande fiume artificiale"); tuttavia la situazione resta quella di una crisi idrica sempre pi diffusa, aggravata dai crescenti fenomeni di inquinamento, specie nelle regioni mediterranee. Tra i ventidue paesi oggi considerati in crisi idrica -cio con una disponibilit procapite di meno di mille metri cubi di acqua dolce l'anno- dalla Banca mondiale, quindici sono paesi arabi. La rapida crescita della popolazione, e specialmente gli alti tassi di urbanizzazione (si veda qui di seguito la sezione "geografia demografica"), unita all'utilizzo inefficiente delle scarse risorse, aggrava la crisi idrica del mondo arabo, per il quale si prevede un'ulteriore dimezzamento delle disponibilit idriche nel corso dei prossimi 30 anni.5 La prevalenza degli ambienti desertici e la scarsit delle risorse idriche nel mondo arabo, spiegano chiaramente i motivi ambientali dell'alta concentrazione delle popolazioni arabe in un alcune aree ristrette, caratteristica che va considerata
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UNDP-AFESD Arab Human Development Report 2002, Undp-Rbas, New York, 200, pp. 44-48; Rached Eglal et al. Water Management In Africa And The Middle East. Challenges and Opportunities, Cairo, International Development Research Centre (IDRC), 1996.

nel quadro complessivo della geografia demografica del mondo arabo analizzata nella prossima sezione. SCHEDA 1.
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LE CARATTERISTICHE GEOGRAFICHE in breve

La geografica fisica del mondo arabo caratterizzata da: l'ampia estensione: 13 milioni di kmq , pari al 10,3% della superficie terrestre;); la prevalenza dei climi aridi e dei territori desertici su pi del 50% della superficie totale); la scarsit delle risorse idriche disponibili per lo sviluppo umano (15 paesi arabi su 22 sono in crisi idrica) .

La struttura demografica del mondo arabo6 Dal punto di vista della geografia demografica, la popolazione del mondo arabo ha tre caratteristiche fondamentali: 1) numerosa, 2) giovane e in crescita, 3) la sua distribuzione sul territorio fortemente condizionata dall'ambiente. Vista su scala mondiale, la dimensione demografica del mondo arabo significativa, ma non enorme: la somma delle popolazioni dei ventidue paesi della Lega araba a met del 2007 di 330 milioni di persone, ovvero un ventesimo della popolazione mondiale, ma solo un quarto della popolazione dell'India e un quinto di quella della Cina; in totale, inoltre, tutti gli Arabi del mondo non sono molti di pi dei cittadini di alcuni altri grandi paesi, ad esempio degli Stati Uniti ( 301 milioni). Sempre dal punto di vista quantitativo, una caratteristica demografica significativa del mondo arabo la variet del rapporto tra dimensioni totali della popolazione e territorio nei singoli paesi, rapporto importante perch influenza per molti versi il profilo socio-economico dei vari paesi arabi e il loro ruolo nel sistema regionale. In base al rapporto popolazione/territorio, possiamo distinguere i paesi arabi in tre gruppi: a) paesi con ampi territori e popolazione scarsa (paesi della Penisola, Libia, Sudan); paesi con territorio scarso rispetto alla popolazione (Territori Palestinesi); paesi con un rapporto equilibrato tra dimensioni del territorio e della popolazione (tutti i rimanenti); gli effetti dell'appartenenza all'uno o all'altro gruppo variano in combinazione con altri fattori socioeconomici, ad esempio la ricchezza del paese (v. tabella 3). Un altro aspetto importante del rapporto popolazione/territorio il fenomeno dell'urbanizzazione (vedi tabella 1), che influisce su molti fenomeni sociologici ed ambientali (es. inquinamento). In termini assoluti, nel 2005 il paese arabo pi popoloso era l'Egitto (74.032.844 abitanti), seguito dal Sudan (36.232.945) e dall'Algeria (32,853,798), mentre, all'estremo opposto, il paese meno popoloso erano le isole Comore (600.490 abitanti), seguite dal Bahrein (710.617).

Tabella 1 Tassi di urbanizzazione (percentuale popolazione urbana sul totale)


50% di popolazione urbana Comore, Egitto, Marocco, Somali, Sudan, Yemen 50-80 % Algeria, Gibuti, Giordania, Iraq, Mauritania, Siria, Tunisia Fonte: Arab Human Development Report 2002, p. 46. Pi dell'80% Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Libano, Libia, Oman, Qatar,

Se non diversamente specificato, la fonte per tutti i dati forniti in questa sezione l' Arab Human Development Report 2002, op. cit. (AHDR 2002) i cui dati demografici sono riferiti al 2000.

La popolazione del mondo arabo continua a crescere ad un ritmo maggiore del resto del mondo (Africa subsahariana esclusa): infatti il mondo arabo ha un tasso di crescita medio dell' 1,9 all'anno, mentre il tasso medio mondiale 1,1 (il tasso di crescita annuo della popolazione il risultato del saldo tra morti e nascite). La popolazione totale del mondo arabo in effetti raddoppiata negli ultimi cinquanta anni, grazie ad un rapido processo di modernizzazione sociale ed economica che ha caratterizzato la regione dagli anni Cinquanta in poi, ma proprio la modernizzazione ha portato oggi ad un rallentamento del tasso di crescita complessivo (v. tabella 2). Nel 1980 ogni donna araba aveva in media 6,2 figli, ma oggi (dati AHDR 2005) il tasso medio di fertilit (cio il numero medio di figli per donna in et riproduttiva) si dimezzato e si attesta a 3,2 mentre il tasso di fertilit di una donna europea occidentale 1,5 figli e quello di una donna indiana 3,1. E' proprio a causa di questo dimezzamento del tasso di fertilit delle donne arabe, che la popolazione nell'insieme del mondo arabo cresce oggi ad un tasso di poco superiore alla media mondiale. Del profilo demografico del mondo arabo importante sottolineare anche che si tratta di una popolazione complessivamente giovane: pi del 55% della popolazione del mondo arabo ha tra 0 e 24 anni (mentre ne ha pi di 28 in Europa Occidentale) e il 36% ha meno di 15 anni (contro il 17,9% della media europea e il 28, 9 della media mondiale). Questa prevalenza dei giovani nella popolazione totale del mondo arabo ha importanti riflessi sociologici ed economici; tra gli aspetti sociologici indichiamo fenomeni socio-culturali complessi, quali la prevalenza di una "memoria storica" collettiva pi breve, e una maggiore tendenza sociologica alla violenza (statisticamente pi diffusa tra i giovani maschi); tra le implicazioni economiche della prevalenza delle prime classi anagrafiche, segnaliamo i problemi dell'occupazione (su cui si veda anche la sezione "geografia economica"), dovuti al fatto che un alto numero di giovani ogni anno entra in un mercato del lavoro caratterizzato comunque da alti tassi di disoccupazione. Come al solito per questi dati statistici medi nascondono grandi differenze nella costituzione demografica dei singoli paesi e delle diverse regioni del mondo arabo; uno dei motivi principali di queste differenziazioni l'ambiente, sia quello naturale che quello sociale creato dall'uomo. Per quanto riguarda l'ambiente naturale, la distribuzione della popolazione nel mondo arabo , come si detto, oggi come in passato condizionata dall'ampiezza dei deserti e dalla scarsit delle risorse idriche, che hanno determinato la diffusione del nomadismo, come pure la concentrazione nelle zone fertili della popolazione sedentaria. Questa concentrazione si moltiplicata in epoca contemporanea in conseguenza dei fenomeni di modernizzazione, che hanno complessivamente favorito l'inurbamento delle popolazioni rurali, cos che oggi circa la met della popolazione araba vive nelle aree urbane. Nonostante i tassi relativamente alti di urbanizzazione (v. tabella 1) i paesi arabi restano caratterizzati dalla diffusione di citt di medie dimensioni (100-300.000 abitanti) e solo tre paesi (Egitto, Algeria e Marocco) hanno un alto numero di centri urbani pi grandi. La densit media della popolazione nel mondo arabo met di quella mondiale (43 abitanti per kmq), ma il mondo arabo comprende anche alcune delle zone pi popolate al mondo: la striscia di Gaza (16.450 ab/kmq) e il Cairo (10.050 ab/kmq), che la citt pi popolosa del mondo arabo e dell'Africa (la decima nel mondo). 7 Proprio il caso dell'Egitto dimostra per quanto pu essere fuorviante nel mondo arabo fare riferimento ad una valutazione basata sulla semplice densit media aritmetica: infatti, se calcolata cos (popolazione diviso territorio) la densit media in Egitto di 77 abitanti per kmq: tuttavia il 98% della popolazione egiziana insediata in realt sul 3% del territorio, poich le uniche terre coltivabili in Egitto sono concentrate nella Valle del Nilo, dove la densit effettiva dunque di 3.150 abitanti per kmq di terra coltivabile.

Dati Demographia World Urban Areas (World Agglomerations), Demographia, Belleville (Usa), marzo 2007.

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Per quanto riguarda l'ambiente creato dall'uomo, le variazioni pi direttamente influenti per il profilo demografico sono quelle relative allo sviluppo sociale, economico e culturale. Cos, ad esempio, rispetto al gi menzionato complessivo rallentamento della crescita demografica nel mondo arabo, i paesi arabi possono essere divisi in tre gruppi ( Tabella 2), corrispondenti a diversi livelli di modernizzazione socio-culturale, specie in relazione al ruolo della donna. Un altro significativo fenomeno di rilevanza demografica rappresentato dagli importanti flussi migratori che si muovono all'interno del mondo arabo (ad esempio tra paesi produttori di petrolio e non), ma anche tra mondo arabo i paesi occidentali, e particolarmente tra paesi del Maghreb e paesi europei occidentali; tali flussi migratori sono solo in minima parte frutto delle caratteristiche demografiche del mondo arabo e dipendono in misura molto pi rilevante dalle sue caratteristiche economiche (alta disoccupazione) e politiche (conflitti).

Tabella 2 Tassi annui di crescita demografica


Meno del 2% 2-3% Algeria, Egitto Libano, Bahrein, Comore, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Marocco, Qatar, Tunisia Giordania, Iraq, Kuwait, Libia, Sudan, Siria Fonte: Arab Human Development Report 2002, p.37. Pi del 3% Arabia saudita, Mauritania, Palestina, Oman, Somalia, Yemen

SCHEDA 2.

LE CARATTERISTICHE DEMOGRAFICHE in breve


La geografia demografica del mondo arabo caratterizzata da:

una popolazione numerosa, ma non enorme: nel 2007 gli Arabi sono un ventesimo della popolazione mondiale (Mondo = 6.625 milioni di abitanti, Mondo arabo = 330 milioni); una popolazione condizionata dal clima: l'ampiezza dei deserti e la scarsit delle risorse idriche all'origine della diffusione del nomadismo e della concentrazione degli insediamenti umani nelle zone fertili; la densit media della popolazione nel mondo arabo (24 ab/kmq) met di quella mondiale, ma comprende anche alcune delle zone pi popolate al mondo (Valle del Nilo, striscia di Gaza). una popolazione giovane e in crescita rapida: la popolazione raddoppiata negli ultimi 50 anni, ma la crescita si dimezzata ora che il tasso di fertilit medio (3,2 figli per donna) simile alla media mondiale; pi del 55% della popolazione araba ha tra 0 e 24 anni e il 36% ha meno di 15 anni.

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CAPITOLO DUE

LE CARATTERISTICHE DEL MONDO ARABO: GEOGRAFIA ECONOMICA E ANTROPOLOGICA

La struttura economica del mondo arabo8 Le economie dei paesi arabi possono tutte definite come economie in "via di sviluppo", in base alla composizione del prodotto interno lordo (Pil) e al livello del Pil procapite dei singoli paesi. Nel mondo arabo troviamo tuttavia un'ampia gamma di situazioni in relazione al reddito procapite, cio alla divisione della ricchezza prodotta annualmente in ciascun paese (il Pil) per il numero degli abitanti, cos che nel 2003 il reddito procapite variava dai $ 18.000 annui procapite dei cittadini del Kuwait ai $ 350 dei cittadini dello Yemen (v. Tab. 1).
Tabella 3. Classificazione dei paesi arabi per pil pro capite
Paese Pil pro capite ($) (2000, 2003*, 2006**) Paesi ad alto reddito Kuwait 20,578 Qatar (29, 800)** Emirati Arabi Uniti (49, 700 )** Bahrein 10,850* Paesi a medio reddito (Medio-alto) Arabia Saudita 9,240* Libia (12, 300) ** Libano 3,700 (Medio-basso) Tunisia 2,100 Algeria 1,550 Giordania 1,500 Egitto 1,400 Marocco 1,200 West Bank e Gaza 1,110* Siria 970 Paesi a basso reddito Yemen 350 Fonte: World Bank, World Development Indicators, 2005 e 2000/01; **stima: CIA World Factbook 2006.

La percentuale con cui ciascuno dei tre settori produttivi principali -agricoltura, industria e servizipartecipa alla produzione della ricchezza nazionale (Pil) indicativa della struttura di un'economia e, sotto questo aspetto, la struttura economica dei paesi arabi presenta alcune caratteristiche comuni: per quanto riguarda l'agricoltura, dagli anni '70 ad oggi si osserva un progressivo declino del contributo di
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I principali dati socio-economici considerati in questo capitolo sono dettagliati per i singoli paesi arabi nelle schede paese della terza parte del libro.

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questo del settore primario nella formazione del Pil; per quanto riguarda il settore secondario, cio l'industria, si osserva un alto contributo dell'industria estrattiva (soprattutto del petrolio e del gas) nella formazione del Pil, ma un basso contributo dell'industria manifatturiera (cio dell'industria di trasformazione); infine, per quanto riguarda il settore terziario, si osserva che i servizi (che comprendono sottosettori come l'istruzione e le forze armate) dagli anni '70 ad oggi hanno avuto un ruolo crescente nella formazione della ricchezza nazionale. Indubbiamente una delle principali caratteristiche che individuano il mondo arabo a livello mondiale proprio l'abbondanza di materie prime energetiche (gas e petrolio). Tuttavia la distribuzione di questa ricchezza tra i vari paesi arabi diseguale e gli effetti sono molto articolati, al punto che, paradossalmente, questa benedizione naturale si pu tradurre talvolta in un ostacolo per il sviluppo umano del mondo arabo, a causa degli effetti negativi che lo sfruttamento delle risorse energetiche pu generare sul piano politico, sociale, e persino economico. Nell'insieme, la geografia dell'energia nel mondo arabo presenta tre caratteristiche complessive (v. tabella 4): la forte concentrazione delle riserve mondiali di energia nella regione: nel 2002 il mondo arabo possedeva il 69,5% delle riserve petrolifere e il 55% delle riserve gasiere globali; la netta divisione dei paesi arabi tra grandi produttori (Arabia saudita, Iraq, Kuwait ed Emirati), medio-piccoli produttori e non produttori di materie prime energetiche; il ruolo preponderante dell'esportazione di idrocarburi nel Pil dei paesi arabi, anche per i piccoli produttori (come ad esempio lo Yemen o la Tunisia).

Tabella 4 Paesi

Petrolio e paesi arabi Riserve di petrolio nei paesi arabi sul totale mondiale, 2002* Esportazioni di petrolio (migliaia di barili per giorno, 2006) Esportazioni di petrolio come % delle esportazioni (1997)**

Grandi produttori Arabia Saudita Iraq Emirati Arabi U. Kuwait Libia Qatar Bahrein Algeria Medi e piccoli produttori Oman Egitto Yemen Siria Tunisia Totale

25% 10.7% 9.3% 9.2% 2.8% 1.5% 0.9%

9.208 2.020 2.568

2.665 1.751
803 183

1.369

90% 38% 85% 95% 60% 52% 96%

0.5% 0.4% 0.4% 0.2% 69.5%

533 374 377 70

29% 43% 95% 63% 9% -

Fonte: Opec Annual Statistical Bullettin 2006; **Henry Clement M. and R. Springborg, 2001, Globalisation and the Politics of Development in the Middle East.

Un'ultima importante caratteristica comune delle economie dei paesi arabi costituita dagli alti tassi di disoccupazione, cresciuti dagli anni '90 in poi, periodo in cui a causa degli alti tassi di crescita demografica dei decenni precedenti (v. sopra geografia demografica) il numero di persone in cerca di impiego (spesso il primo impiego) cresciuto molto pi rapidamente di quanto non sia cresciuta la capacit delle economie arabe di creare posti di lavoro.

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Tabella 3 La disoccupazione nei paesi arabi Paesi Tasso di disoccupazione anni Novanta

Algeria 26,4 Bahrein 3,1 Egitto 8,7 Giordania 14,4 Kuwait 7,1 Libano 8,5 Libia 11,2 Marocco 15,1 Oman 17,2 Qatar 5,1 Arabia Saudita 15,0 Siria 8,9 Territori 51,0 palestinesi Tunisia 15,6 Emirati Arabi Uniti 2,6 Yemen 8,2 Fonte: UNDP (2002), op. cit.

SCHEDA 3.

LE CARATTERISTICHE ECONOMICHE in breve

La geografia economica dell'area mondo arabo caratterizzata da: economie in via di sviluppo; forte disparit di ricchezza: tra i paesi produttori e non produttori di petrolio (e all'interno dei singoli paesi). scarsa differenziazione delle economie: (produzioni e problematiche simili); squilibrio delle risorse: scarsezza delle risorse idriche, abbondanza le risorse energetiche (petrolio e gas). gravi problemi dell'occupazione.

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La struttura antropologica del mondo arabo Anche nel caso delle realt socio-culturali complesse che si possono ricondurre al concetto di geografia antropologica del mondo arabo, il profilo tracciato nei paragrafi che seguono sostanzialmente descrittivo e, pi specificamente, si limita a descrivere la distribuzione sul territorio delle comunit etniche, linguistiche e religiose in cui si identifica la popolazione del mondo arabo. Diversamente da quanto comunemente si crede, la geografia antropologica, o pi semplicemente socio-culturale, dei paesi arabi caratterizzata nel suo complesso da una significativa affinit delle caratteristiche etniche, linguistiche e religiose. Nonostante le differenziazioni locali siano spesso difficili da valutare a causa della scarsit, nella maggioranza dei paesi arabi di dati statistici affidabili, specie per quanto riguarda la consistenza delle minoranze confessionali ed etniche, si pu tuttavia affermare in che nell'insieme del mondo arabo l'affinit etnico-linguistico-religiosa prevale sulla pur ampia variet di differenziazioni locali. Possiamo anzi affermare che il principale fondamento e sostegno dell'idea stessa di mondo arabo sta proprio in questa affinit del profilo socio-culturale delle societ arabe, del patrimonio antropologico comune di usi e costumi in cui questa affinit si traduce, unita al forte collante della storia comune descritta nella seconda parte del libro. 9 La geografia etno-linguistica Il concetto di etnia, che considera le comunit sociali umane oggettivamente definibili sulla base di fattori razziali, culturali, linguistici e geografici, un concetto discutibile tanto nei suoi presupposti che nella sua utilit pratica; faremo comunque riferimento a questo concetto per descrivere la distribuzione geografica nel mondo arabo dei principali gruppi umani che si autodefiniscono su base etnica.10 Nel Maghreb, l'Occidente del mondo arabo, l'unica significativa differenziazione etnica tra gli Arabi, arrivati con la conquista islamica nel VII sec. d.C., ed i Berberi (gli Imazighen "uomini liberi"), il gruppo etnico indigeno della regione (i Numidi dei Latini), dotato di una lingua (Tamazight) dai molti dialetti, di una cultura consuetudinaria propria, e di molti sottogruppi (ad es. Kabili e Tuareg). Le popolazioni berbere sono presenti in tutto il Maghreb (sino all'Egitto incluso) e in alcuni paesi subsahariani; i Berberi rappresentano circa il 33% della popolazione in Marocco, il 21,5% in Algeria, il 3% in Tunisia e il 5,4% in Libia, ma la differenziazione culturale tra Arabi e Berberi spesso sottile, perch nei secoli i due gruppi etnici si sono fortemente mescolati e l'unico discrimine riposa sull'uso della lingua (si stimano tra i 14 e i 25 milioni di berberofoni) e sulle rivendicazioni autonomistiche, particolarmente vive nella regione della Kabilia (Algeria nordoccidentale). Nella Valle del Nilo i principali gruppi etnici non arabi sono costituiti da una variet di gruppi di neri africani, che in Egitto sono poco rappresentati, ma in Sudan costituiscono il 52% della popolazione (la quasi totalit nelle regioni meridionali); sono presenti anche Arabi di origine cuscitica (ad es. i Beja, i pi probabili discendenti degli antichi Egizi). Nei paesi arabi dell'Africa subsahariana (Mauritania, Somalia, Gibuti, Comore) gli Arabi sono addirittura una minoranza etnica (ad es. sono circa 30.000 in Somalia), motivo per cui l'effettiva appartenenza di questi paesi, che solo di recente sono divenuti membri della Lega araba (v. box 1), al sistema regionale arabo discutibile dal punto di vista dell'affinit etnica e linguistica; in Mauritania, ad esempio, i principali gruppi etnici sono africani (Mauri, Wolof, Toucouleur) e l'arabo, pur essendo la lingua ufficiale, molto meno parlato delle lingue africani locali (Pulaar, Soninke, Hassaniya, Wolof). Da punto di vista della diversit linguistica, va rilevato anche l'uso della lingua copta (derivata dall'antico
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Nella terza parte del libro i principali dati socio-culturali considerati in questa sezione sono dettagliati per ogni singolo paese arabo. 10 Ugo Fabietti, Culture in bilico. Antropologia del Medio Oriente, Milano, Bruno Mondadori, 2002, pp. 121-123.

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egiziano) come lingua del culto delle comunit copte cristiane, diffuse soprattutto in Egitto e Sudan (v. sotto). Nella Penisola invece, che il luogo d'origine dell'etnia araba, l'omogeneit etno-linguistica della popolazione quasi assoluta, ed bilanciata solo da qualche piccola comunit di origine indiana sulla costa orientale ed africana sulla costa occidentale. Nei paesi del Mashreq la diversificazione etnica indubbiamente maggiore, ma non tanto da giustificare la diffusa immagine d'un Medio Oriente arabo etnicamente frammentato. La sola comunit etno-linguistica non araba numericamente importante infatti quella dei Curdi, che costituiscono circa il 22% della popolazione in Iraq e l'8% in Siria; le altre comunit etno-linguistiche del Mashreq (turchi, circassi, armeni) sono poco diffuse e poco numerose: solo gli Armeni hanno una presenza significativa in Siria e Libano, dove rappresentano rispettivamente il 2,7 e il 6,8% della popolazione.

La geografia confessionale Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, le tre grandi religioni monoteiste del mondo, sono tutte nate in quello che oggi il mondo arabo, dove continuano a convivere comunit confessionali appartenenti a tutte le correnti (denominazioni, chiese, sette) storicamente sviluppatesi in seno a ciascuna di queste tre grandi religioni. Tuttavia oggi la stragrande maggioranza (pi del 95%) degli Arabi sono musulmani, per lo meno in senso statistico e culturale; di conseguenza il rapporto tra le diverse confessioni religiose nel mondo arabo si pone sempre come un rapporto tra maggioranza e minoranze che, anche qui, spesso difficile e controverso.11 In quasi tutti i paesi arabi la maggioranza della popolazione musulmana sunnita, mentre le minoranze sono principalmente costituite da altre denominazioni musulmane (principalmente sciite) o da Cristiani; le comunit ebraiche invece sono residuali, poich dopo il 1948 la maggioranza degli Ebrei dei paesi arabi emigrata, per scelta o per forza, per insediarsi in Israele, dopo la creazione del nuovo stato in conflitto col mondo arabo. Anche le comunit cristiane arabe, concentrate soprattutto nella Valle del Nilo e nel Mashreq, sono oggi in forte diminuzione per l'emigrazione e la denatalit dovuta ai conflitti (specie in Iraq, Libano e Palestina).12 Delle quattro regioni principali del mondo arabo, il Maghreb e la Penisola, sono le pi omogenee dal punto di vista religioso. In Marocco, Algeria, Tunisia e Libia la quasi totalit (99,5%) della popolazione musulmana sunnita e il resto composto da cattolici (specie in Tunisia), da piccole e antiche comunit ebraiche (Marocco, Tunisia), e da un'ancor pi piccola comunit musulmana ibadita (circa 150.000 persone, la cui confessione deriva dallo scisma dei Kharigiti) divisa tra la valle di Mozab in Algeria, l'isola di Jerba in Tunisia (dove sono anche gli Ebrei tunisini) e il Jebel Nefusa. Nei paesi arabi della Penisola i musulmani sunniti sono la quasi totalit della popolazione, ma esistono anche delle importanti comunit sciite, che in Bahrein costituiscono la maggioranza (60,9%) e in Arabia saudita una minoranza piccola (3,4%), ma concentrata nella regione orientale di al-Hasa, la pi ricca di giacimenti petroliferi. Piccole comunit cristiane immigrate sono presenti in tutti i paesi della Penisola, mentre nei meridionali e orientali della Penisola sono inoltre presenti anche altre comunit, tra quelle musulmane gli sciiti zaiditi e ibaditi, maggioritari rispettivamente nello Yemen e in Oman, tra quelle non musulmane segnaliamo la comunit indiana hindu (7,4%) omanita.

Per un primo inquadramento dell'evoluzione storica del rapporto maggioranza-minoranze nel mondo arabo-islamico v. Piergiovanni Donini Le minoranze, Enciclopedia EDM del Mediterraneo, Milano, Jaca Book, 1998, pp. 61-83; alcuni dei dati utilizzati in questa sezione sono ripresi da Gema Martin Muoz et al. El Islam y el Mundo Arabe: Guia Didactica, Madrid, Agencia Espaola de Cooperacion Internationale, 1996, pp. 246-247. 12 Sulla situazione dei cristiani nei paesi arabi si veda Andrea Pacini, (a cura di), Comunit cristiane nell'islam arabo. La sfida del futuro Torino, Fondazione Agnelli, 1996; sulla consistenza delle comunit ebraiche nei paesi arabi si veda Youssef Courbages, Philippe Fargues Chretiens et Juifs dans l'Islam arabe et turc, Paris, Fayard, 1992.

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Nei paesi della Valle del Nilo, Egitto e Sudan, le comunit non musulmane hanno un peso maggiore nell'insieme della societ. In Egitto i cristiani copti sono circa 7 milioni, cio l'8-10% della popolazione (ma, come in altri casi, i dati statistici sono controversi). 13Questa chiesa monofisita cristiana nata nei primi secoli del Cristianesimo, ha un proprio papa, ha sede ad Alessandria ed estende la sua giurisdizione canonica sugli altri paesi in cui sono presenti comunit copte (Etiopia, Eritrea, Sudan e, in misura minima, Libia). Proprio in Sudan la maggioranza musulmana sunnita (70%) concentrata nel Nord del paese convive con le comunit cristiane (copti, ma anche cattolici, episcopali e presbiteriani) che rappresentano tra il 5 e il 9 % della popolazione e sono diffuse soprattutto a Sud, assieme a quel 25% di abitanti che seguono le religioni tradizionali (animiste) africane. Ma nei paesi arabi del Mashreq che coesiste la maggiore pluralit di comunit confessionali. La maggioranza delle comunit confessionali del Mashreq appartengono comunque all'Islam che distinto al suo interno, ricordiamolo brevemente, tra musulmani sunniti (ahl al-sunna), la comunit maggioritaria in tutto il mondo islamico, e una serie di comunit originate dai vari scismi che hanno caratterizzato la storia musulmana, specie nei primi secoli, di cui la comunit degli sciiti (ahl al-ia) la pi importante, sia nel mondo arabo che nel resto del mondo musulmano.14 La corrente dottrinaria principale in seno alla comunit sciita quella imamita (o duodecimana, cio dei dodici imam), a cui fa riferimento la popolazione sciita maggioritaria in Iraq (62,5%) e in Libano (34, 1%), mentre il circa 12% di sciiti presenti in Siria appartiene ad altre correnti sciite: gli Alawiti (9%) al Nord e a Sud i Drusi (3%), presenti anche in Libano e in Israele. Altrettanto numerose, ma molto meno importanti numericamente, sono le comunit cristiane del Mashreq dove sono presenti ben 12 diverse denominazioni cristiane, tra cui le cosiddette Chiese d'Oriente ( Caldei, Latini, Melchiti, Maroniti, Siriaci ecc.) che si distinguono anche in base al loro rapporto con la Chiesa cattolica di Roma. Il peso politico delle divisioni confessionali oggi particolarmente evidente in Libano, in Iraq e nell'area della Palestina storica, divisa tra lo stato di Israele e i Territori palestinesi occupati. Sin qui correttore In conclusione di questa rapida e parziale rassegna della geografia comunitaria del mondo arabo, va ribadito che, bench si possa affermare che nel mondo arabo "c' una minoranza per ogni lettera dell'alfabeto" (Armeni, Curdi, Berberi, Drusi e cos via), l'enumerazione delle diverse comunit non deve far perdere di vista quanto sottolineato in apertura di questa sezione, e cio che data l'assoluta prevalenza della comunit etnico-lingusitica araba e della religione musulmana, il mondo arabo complessivamente omogeneo dal punto di vista comunitario. Tuttavia nei singoli paesi arabi esiste un'ampia variet di situazioni, poich in ciascuna macro-regione e in ciascun paese il "mosaico comunitario" si compone in modo specifico: talvolta, come nel caso dei paesi del Maghreb, all'omogeneit religiosa si contrappone una relativa variet etnico-linguistica (i Berberi), in altri casi, come in Egitto e Sudan, una comunit etnica e confessionale, gli Arabi sunniti, convivono con una gamma di minoranze confessionali ed etniche; in alcuni paesi, e specialmente nel Mashreq, le combinazioni del mosaico comunitario sono molto differenziate (nel box 3 sono visualizzati i casi dell'Egitto, del Libano e dell'Iraq).

13 Philippe Fargues "I cristiani arabi dell'Oriente: una prospettiva demografica", in A. Pacini op. cit., p. 65-66. 14 per un'introduzione all'Islam e alle sue confessioni si vedano almeno Alessandro Bausani L'Islam, Milano, Garzanti, 1980; Henri Laoust Gli scismi nell'Islam, Genova, Ecig, 2002 [1965]; sullo sciismo e gli sciiti: Leonardo Capezzone, Marco Salati L'Islam sciita. Storia di una minoranza, Roma, Edizioni Lavoro, 2006; Biancamaria Scarcia Amoretti Sciiti nel mondo,Roma, Jouvence, 1994.

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SCHEDA 4.

CARATTERISTICHE SOCIO-CULTURALI

La geografia socio-culturale del mondo arabo caratterizzata da: - una complessiva omogeneit che si fonda sull'assoluta prevalenza numerica della comunit etnica e linguistica araba e della religione musulmana; questa omogeneit complessiva prevale sulla pur ampia differenziazione dei "mosaici comunitari" dei singoli paesi arabi; convivenza di Cristianesimo, Ebraismo e Islam, le tre grandi religioni monoteiste, originarie della regione; religione islamica maggioritaria (pi del 90% della popolazione in tutti i paesi, ad esclusione del Libano, differenziata tra varie confessioni (sunniti, sciiti) e sette (drusi, alawiti); sciiti maggioritari in Bahrein, Iraq, Libano. altre religioni minoritarie (Ebraismo e Cristianesimo), differenziate per denominazione (es. cristiani copti, siriaci, maroniti) e concentrazione (es. grandi minoranze cristiane autoctone in Egitto, Libano e Sudan). predominanza del gruppo etno-linguistico arabo, persiano (il mondo arabo si distingue per l'assoluta prevalenza dell'arabo). presenza di numerose minoranze etno-linguistiche: Ebraico, Curdo, Berbero pi una miriade di comunit etno-linguistiche minori (es. Armeni in Siria). " mosaici comunitari": la diversa combinazione delle comunit religiose ed etnolinguistiche nei diversi paesi. l'eredit storica (ottomana e coloniale) comune a tutto il MENA pur con ampie variazione subregionali e nazionali. L'intensit delle relazioni sociali, culturali e politiche tra i paesi arabi: dopo la divisione politica della regione conseguente alla fine dell'impero ottomano, i paesi arabi hanno mantenuto e creato tra loro relazioni particolarmente intense, mentre le relazioni tra i paesi arabi e non arabi sono divenute scarse.

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Box 3

Esempi di composizione comunitaria: Iraq, Egitto, LibanoIRAQ


Comunit etno-linguistiche Comunit confessionali

EGITTO

LIBANO

Fonte: Global Connections 2002, http://www.pbs.org/wgbh/globalconnections/mideast/maps/demo.html

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CAPITOLO TRE

LA DEFINIZIONE DEL MONDO ARABO


Dopo aver analizzato le caratteristiche del mondo arabo nelle diverse dimensioni della geografia umana, in questo capitolo considereremo il concetto mondo arabo sotto un diverso profilo, quello della problematica relativa alla sua definizione terminologica, identitaria e geopolitica. Per analizzarlo in questa prospettiva dobbiamo innanzitutto inziare a considerare il mondo arabo come un sistema regionale, utilizzando cio il concetto di "sistema regionale", elaborato nello studio delle relazioni internazionali.15 In quest'ambito un sistema regionale definito come: "un insieme di stati che non solo hanno caratteristiche comuni, ma anche specifici rapporti e comportamenti".16 Semplificando, possiamo dire perci che guardare all'insieme dei paesi arabi come ad un sistema regionale significa adottare lo stesso approccio che si utilizza quando parliamo di "Europa", invece che di paesi europei. Applicando la definizione di sistema regionale al mondo arabo vediamo che l'esistenza del mondo arabo definita dalle comuni caratteristiche della geografia umana, considerate nei capitoli precedenti, nonch dalle speciali relazioni sociali, culturali, politiche ed economiche intercorse tra i paesi arabi in epoca contemporanea, analizzate in prospettiva storica nella seconda parte del libro. In altri termini, l'approccio sistemico consente di individuare ed analizzare il mondo arabo non solo sulla base di criteri oggettivi e quantificabili -ad esempio l'intensit quantitativa degli scambi politici o economici al suo interno- ma anche in relazione a criteri pi soggettivi e relazionali -quali la storia e la cultura comune- che sono alla base della autodefinizione identitaria del mondo arabo, storicamente espressa nell'arabismo, che contribuisce alla specificit dei paesi arabi contemporanei. Applicare il concetto di sistema regionale al mondo arabo significa perci riconoscere che i paesi arabi, pur essendo anche molto diversi tra loro, condividono caratteristiche comuni, come pure specifici rapporti e comportamenti, e perci costituiscono un sistema, un mondo; il mondo arabo, appunto. Questo approccio sistemico non toglie nulla alla necessit di studiare individualmente i vari paesi arabi, ed anzi aggiunge allo studio dei singoli paesi una prospettiva ulteriore. Definizione terminologica
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Altri sistemi regionali sono, ad esempio, il sistema latino-americano e il sistema del sud-est asiatico; per approfondimenti: Richard Falck et al. (eds.) Regional Politics and World Order New York, W. H. Freeman,1973; Louise Fawcett, Andrew Hurrell, (eds.) Regionalism in World Politics: Regional Organization and International Order Oxford, Oxford University Press, 1996.

Louis J. Cantori, Steven L. Spiegel, The International Politics of Regions: A Comparative Approach, Englewood Cliffs, Prentice-Hall Inc, 1970, p. 25. Per una dettagliata applicazione di questo concetto al mondo arabo v. Bassam Tibi Conflict and War in the Middle East, 1967-91, London, Macmillan, 1993, pp. 22-60; Bahgat Korany "La nation dans tous ses etats: dialectique unit/diversit", Les rgimes politiques arabes, M. K. FLORY, Bahgat; Mantran, Robert; Camau, Michel; Agate, Pierre, Paris, Presses Universitaires de France, 1990, pp. 143-202.

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E' utile iniziare a definire il mondo arabo partendo dalla questione terminologica, perch, come si vedr, questa spesso lo specchio non solo della complessit della storia contemporanea, ma anche delle diverse definizioni identitarie che vengono date di questa regione. Nelle relazioni internazionali, cos come nell'uso corrente, i paesi arabi sono nella maggior parte dei casi considerati parte di una regione denominata "Medio Oriente", termine che attualmente usato per indicare, in breve, la regione del Medio Oriente e Nord Africa, che include tutti i paesi, arabi e non, dellarea compresa tra lo stretto di Gibilterra ad Ovest e lo stretto di Hormuz ad Est. Per definire la regione a cui appartengono i paesi arabi dobbiamo dunque parlare di "Medio Oriente" o di "Mondo arabo"? In termini matematici potremmo dire che il mondo arabo un insieme unito ma distinto dall'insieme Medio Oriente, un insieme cio ne condivide molte caratteristiche, ma se ne differenzia per altre, ad esempio non comprende Iran, Israele e Turchia (paesi non arabi) [v. cartina 2]. Va quindi sottolineato che guardare ai paesi arabi come parte del Medio Oriente piuttosto che del mondo arabo, non solo implica criteri di definizione diversi (come si visto ad esempio in ambito statistico) ma pu, talvolta, anche sottintendere una specifica tra le diverse visioni geopolitiche ed identitarie, analizzate in breve qui di seguito. In ogni caso, il termine Medio Oriente quello oggi prevalente nella maggioranza dei paesi occidentali per indicare la regione a cui appartengono i paesi arabi, ed perci anche quello adottato dalle principali organizzazoni internazionali. Nell'uso attuale il termine include una serie di sottoregioni: il Nord Africa, il Vicino oriente (o Levante) la Penisola e il Golfo. Tuttavia, se proviamo a identificare sulla cartina quali gruppi di paesi indica ciascun termine, scopriamo che la loro consistenza geografica varia non solo nelle diverse lingue e nelle diverse epoche contemporanee, ma anche in uno stesso periodo nello stesso paese. Un esempio del primo caso termine d'origine araba Maghreb (anche Magreb) che attualemente usato come sinonimo di Nord Africa; tuttavia il termine Nord Africa include tutti i paesi africani rivieraschi del Mediterraneo (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia ed Egitto), mentre il termine Maghreb esclude l'Egitto (e talvolta anche la Libia). Un esempio di variazione storica viene invece dall'uso diplomatico nelle lingue occidentali, dove sino alla prima guerra mondiale, il termine "Vicino oriente" comprendeva tutti i territori orientali pi prossimi all'Europa, sino all'Iran compreso; "Vicino oriente" aveva allora il senso che ha oggi "Medio Oriente" (senza il Nord Africa), termine entrato in uso solo dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto ad opera degli Usa. Gli usi contraddittori nella stessa lingua e nello stesso periodo abbondano: ancora oggi il Medio Oriente spesso inteso in senso ristretto (cio escludendo il Nord Africa), ma altre volte "allargato" all'Asia centrale o addirittura sino al Bangladesh, come nell'ambito iniziativa diplomatica per il "Grande Medio Oriente" lanciata dal Vertice degli Otto Grandi (G8) nel 2004; per, nello stesso periodo, il responsabile per quest'area del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dirigeva "l'Ufficio degli Affari del Vicino Oriente". Ancora pi significativo l'uso invalso nei mezzi di informazione dell'espressione "conflitto in Medio Oriente" per indicare il conflitto araboisraeliano, e pi particolarmente quello israelo-palestinese, che vede direttamente coinvolti un numero di paesi molto pi ristretto di quelli che fanno parte del Medio Oriente. Le regioni del mondo arabo A questo punto, ormai consapevoli che la terminologia geografica , qui come altrove, fortemente influenzata da fattori storici, politici e culturali, possiamo passare ad elencare i termini che definiscono oggi in arabo le diverse regioni di cui si compone mondo arabo. Anche in questo caso esistono pi definizioni, ma la terminologia che indichiamo qui di seguito la pi utile ad orientarsi nella storia contemporanea del mondo arabo considerata nella seconda parte di questo libro. Il mondo arabo diviso in quattro macroregioni principali: il Maghreb; la Valle del Nilo; il Mashreq; la Penisola araba. Maghreb (al-Marib) in arabo significa il luogo dove tramonta il sole, "Occidente", ed infatti la regione pi Ovest del mondo arabo, nota nelle lingue occidentali come Nord Africa o, in temini 22

pi specificamente geografici, Africa nord-occidentale. Oggi sono cinque i paesi arabi considerati parte del Maghreb: Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia, e Libia; tuttavia sino agli anni Cinquanta Libia e Mauritania non erano considerati parte integrante del Maghreb, a causa della loro diversit storico-culturali rispetto a Marocco, Algeria e Tunisia, i tre paesi paesi che costituiscono il nucleo centrale della regione. Va altres notato che l'Egitto, pur facendo indubbiamente parte geograficamente dell'Africa del Nord, non compreso tra i paesi consdierati parte della macroregione del Maghreb/Nord Africa. La denominazione di Valle del Nilo ( in arabo: wad al-nl) per definire la macroregione dellAfrica Nord orientale composta da due tra i pi grandi paesi arabi: lEgitto e il Sudan, utilizzata raramente; nella maggior parte dei casi sia in arabo che nelle lingue occidentali si parla semplicemenete di Egitto, dato che questo che lo stato pi antico del mondo si distingue con facilit dal resto dei paesi circostanti sotto il profilo sia storico che goegrafico distinguendo. Tuttavia Egitto e Sudan compongono una diade inscindibile, un'entit distinta, se non proprio una macroregione, le cui vicende storiche, anche in epoca contemporanea, sono state strettamente collegate dalla comune appartenenza al sistema fluviale nilotico. La regione della Valle del Nilo confina brevemente a Sud con un'altra regione legata al mondo arabo, quella del Corno d'Africa di cui fanno parte tre stati membri della Lega araba: Gibuti, Somalia e isole Comore. Mashreq, il nome della terza macroregione del mondo arabo, in arabo significa il luogo dove sorge il sole, cio Oriente o Levante. Fino all'Ottocento, il termine Mashreq poteva indicare in arabo tutti i paesi arabi che non fanno parte del Maghreb. Nell'uso contemporaneo il termine Mashreq ha acquisito via via un significato pi specifico e oggi pu esser ancora utilizzato per indicare tutti i paesi arabi "ad Est di Suez", ma nella maggior parte dei casi identifica un'area pi ristretta, indicata nelle lingue occidentali come Vicino Oriente arabo, che comprende cinque paesi arabi: Siria, Libano, Palestina, Giordania, Iraq. In questa accezione pi ristretta il termine Mashreq comprende tutti i territori della cosiddetta Mezzaluna fertile (v. "l'habitat del mondo arabo") ed equivale alla somma dei territori ricompresi sotto le denominazioni di Grande Siria (denofiniti anche come "Siria ottomana" o "Blad al-m"). Questa definizione pi ristretta della macroregione del Mashreq si diffusa negli ultimi decenni, via via che invalso l'uso di considerare come una regione separata quella della Penisola araba. La macroregione della Penisola araba comprende sette paesi arabi: Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen. La regione comincia ad essere nota anche nelle lingue occidentali come Jazira, ma poich l'individuazione di questa come una delle grandi regioni del mondo arabo un fatto relativamente recente e risale al boom petrolifero degli anni Settanta, l'uso terminologico ancora incerto e in arabo si parla ancora in modo in intercambiabile di paesi della Penisola araba (azirat al-arab) o di paesi del Golfo (duwwal al-al ), gruppo che in realt dovrebbe comprendere anche l'Iraq (che arabo e si affaccia sul Golfo). In conclusione, anche la rassegna della terminologia utilizzata in arabo per indicare le diverse regioni di cui si compone il mondo arabo c permette di ribadire che la definizione terminologica sostanzialmente una definizione identitaria, cio influenzata dall'identit storica e culturale di chi la utilizza.

Definizioni geopolitiche ed identitarie Negli ultimi cento anni, nelle relazioni internazionali si sono evidenziate tre tipi di visioni della regione di cui fanno parte i paesi arabi: la visione delle principali potenze mondiali con forti interessi strategici nella regione (Europa, Russia, Usa, Cina); la visione degli paesi non arabi della regione (Iran, Turchia, Israele); la visione degli paesi arabi (i ventidue paesi della Lega araba). Ciascuna di queste visioni mutata nel tempo, col mutare degli interessi e delle identit culturali, 23

nei modi sinteticamente descritti qui sotto. Facendo riferimento a diverse teorie delle relazioni internazionali, possiamo definire queste differenti visioni della regione come "visioni geopolitiche", determinate cio dall'influenza dei fattori geografici sugli interessi politici dei paesi interessati al dominio della regione, oppure come "visioni identitarie", legate cio alla definizione dell'identit culturale della regione datane dai paesi interessati; quello che importante sottolineare qui che, comunque ne vogliamo intepretare l'origine e l'evoluzione, si tratta in ogni caso di visioni soggettive, legate agli interessi e alla cultura dei paesi coinvolti. La visione geopolitica delle potenze esterne Questa visione compendiata nel concetto di Medio oriente che si storicamente formato nel XIXXX secolo in relazione agli interessi economici e militari delle principali potenze mondiali: Medio Oriente e Vicino Oriente sono denominazioni eurocentriche che definiscono quest'area in base alla sua posizione geografica mediana tra lEuropa e lOriente per eccellenza (India e Cina): in senso oggettivo infatti, ad esempio rispetto allAfrica, al Giappone o allAustralia, i paesi della regione non sono affatto in mezzo. Nella storia europea, almeno dal XIV sec. in poi, il rapporto coi paesi della regione oggi definita come Medio oriente ha assunto due valenze strategiche complementari: da un lato una valenza difensiva del territorio e degli interessi europei, ciclicamente minacciati dall'avanzata degli imperi islamici occidentali (arabi prima, turchi poi), dall'altro una valenza in funzione dell'ambizione di espansione, soprattutto economica, tramite l'apertura delle vie per l'Oriente e le sue ricchezze. Nel XIX sec. il controllo dei paesi della regione, oggi definita come Medio Oriente, ha assunto ulteriore importanza strategica per assicurare l'accesso marittimo e terrestre ai grandi imperi coloniali europei in Africa e in Asia, in particolare per i collegamenti con l'India britannica che passavano attraverso il canale di Suez (aperto nel 1869) e il Mar Rosso, o attraverso il porto di Basra (Iraq) e le coste orientali della Penisola araba. Dall'inizio del XX sec. l'adozione del petrolio come combustibile, prima per la marina da guerra inglese e poi via via per tutti i trasporti civili mondiali, ha ulteriormente moltiplicato gli interessi strategici mondiali verso il Medio oriente, dove il petrolio stato scoperto prima in Iran (1906) e poi in Iraq. In epoca contemporanea il Medio oriente ha sempre costituito l'oggetto di specifici interessi e politiche da parte delle potenze esterne, il cui contenuto riassunto in una serie di definizioni proprie della storia diplomatica, che evindenziano come il Medio oriente, in ogni epoca dell'et contemporanea, abbia avuto un ruolo importante, se non centrale, nelle questioni strategiche pi rilevanti per le relazioni internazionali. Il Medio oriente, infatti, stato dapprima parte della "Questione d'Oriente", ovvero della 'minaccia' rapresentata per gli equilibri europei dal declino dellimpero ottomano, dal Congresso di Vienna del 1815 sino alla prima guerra mondiale; poi della "Questione coloniale", ovvero del problema della spartizione e del mantenimento delle zone dinfluenza europee in Africa e Asia, dal Congresso di Berlino 1879 sino alla decolonizzazione dopo la seconda guerra mondiale. Dopo questo conflitto il Medio oriente ha avuto parte importante nella "Questione dellallineamento" ai due blocchi Usa-Urss (e non allineamento) e, pi ingenerale, nelle alterne dinamiche della guerra fredda (1947-1989) dalla conferenza di Yalta in poi. Crollato il sistema internazionale bipolare il Medio oriente ha avuto un ruolo centrale nella "Questione del nuovo ordine mondiale", soprattutto come primo terreno in cui gli Stati Uniti hanno sperimentato, con la guerra del Golfo e l'avvia del processo di pace arabo-israeliano del 1991, le diverse possibilit di gestione (multilaterali e unilaterali) della loro nuova egemonia mondiale; infine, dopo il 2001 il Medio Oriente divenuto il principale campo di battaglia per la "Questione della guerra globale al terrorismo" e la relativa competizione per il controllo di quello che gli Usa definiscono il Greater Middle East (dallAfganistan allEgitto passando per il Golfo). La visione geopolitica che le potenze esterne hanno del Medio oriente caratterizza la regione in base ai suoi rapporti internazionali: ad esempio distinguendo le politiche da seguire verso i vari paesi in base alle sfere d'influenza esterna: inglese o francese in epoca coloniale; occidentale o comunista 24

durante la guerra fredda; "dell'asse del male" durante l'attuale fase di "guerra globale al terrorismo". Questa caratterizzazione spesso in contraddizione con la definizione che i paesi della regione, o alcune componenti socio-politiche al loro interno, danno di se stessi e dei propri interessi. In particolare, la visione occidentale ha quasi sempre teso a sminuire le specificit del mondo arabo, preferendo considerare i singoli paesi come componenti separate d'un Medio Oriente frammentato, definito nelle diverse epoche in base agli interessi strategici ricordati sopra. La visione dei paesi non arabi della regione Iran, Turchia ed Israele hanno in genere sostenuto lidea occidentale di Medio Oriente, perch in questo contesto che possono promuovere legittimamente la loro influenza regionale, mentre sono esclusi o marginalizzati in un sistema regionale definito come Mondo Arabo. Perci questi tre paesi definiscono la regione a cui appartengono come Medio oriente, del quale tuttavia non considerano membri i paesi arabi Nord Africa. Aldil di questa comune visione del Medio Oriente, Iran, Turchia e Israele interagiscono col sistema regionale in base ai propri interessi nazionali, che possono essere diversi o contrapposti, sia tra loro che rispetto alle potenze esterne, anche se esiste una tendenza storica alla cooperazione tra questi tre paesi che nel Medio oriente costituiscono una minoranza rispetto ai paesi arabi. Nella Turchia contemporanea, dalla fondazione della Repubblica nel 1923 in poi, le elite dirigenti hanno sempre rivendicando il primato dell' identit occidentale tra le molteplici identit politicoculturali del paese (asiatica, occidentale, islamica e medio orientale). Questa vocazione, fortemente connessa al nazionalismo autoritario e modernizzatore del fondatore della moderna Turchia, Kemal "Ataturk" (padre dei Turchi), dalla seconda met del Novecento si tradotta politicamente nella scelta di dare priorit alle allenze occidentali (Nato, Unione Europea), a cui sono state in gran parte subordinate le relazioni con gli altri paesi del Medio oriente. Questa scelta strategica della Turchia, questo voltare le spalle al Medio oriente per guardare all'Europa (che tuttavia continua a marginalizzarla) sinora rimasta costante, nonostante il mutare delle condizioni politiche interne e internazionali. Nello stesso periodo storico lIran ha invece sperimentato due fasi ben diverse nei suoi rapporti la regione: durante il regime autoritario degli Shah (1925-1979), l'Iran ha avuto ambizioni egemoniche sull'insieme della regione, e particolarmente sullarea del Golfo; ha questo fine ha stretto un'alleanza strategica con gli Stati Uniti e cooperato con Israele. La rivoluzione islamica del 1979 ha generato un drastico cambio di regime e di orientamento ideologico, ridisegnando gli obiettivi strategici della politica estera iraniana in una chiave di nazionalismo islamico, sciita e radicale, che ha ridotto le possibilit di influenza nellinsieme del Medio Oriente di un Iran in conflitto con Stati Uniti, Israele e monarchie arabe sunnite , ma ne ha aumentato la capacit di penetrazione nel sistema arabo, aprticolarmente attraverso l'alleanza con Siria e Libano dal 1980. Sin dalla sua nascita nel 1948, sulla parte del territorio della Palestina assegnata agli Ebrei dalle Nazioni Unite nel 1947, Israele in conflitto militare e ideologico con i suoi vicini arabi. La mancata costituzione d'uno stato dei Palestinesi ha reso endemici i conflitti israelo-palestinese e arabo-israeliano, fortemente collegati, ma distinti. In questo quadro conflittuale Israele pu solo definire la propria regione come Medio Oriente, sottolineandone le differenze etniche e religiose all'interno delle quali pu iscriversi la sua differenza religiosa, linguistica ed ideologica. La visione identiataria dei paesi arabi A differenza delle potenze esterne e di Turchia, Iran e Israele, paesi arabi si oppongono all'idea stessa di Medio oriente, concetto considerato di origine coloniale e fondato su un'idea di

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frammentazione e contrapposizione regionale che strumentale alla dominazione della regione.17 All'idea di Medio Oriente gli Arabi hanno contrapposto dall'inizio del XX sec. in poi l'idea di Mondo arabo, che, enfatizzando i tratti culturali comuni ad un gruppo di paesi -i ventidue paesi possiamo dire che nella visione araba il mondo arabo esiste perch sulla base di un'ideologia politica, il nazionalismo arabo (al-qawmiyya al-arabiyya) che si diffusa all'inizio del Novecento, i paesi arabi hanno sostenuto l'esistenza di una identit culturale araba (l'arabismo: uruba ), fondamento della Nazione Araba (al-umma al-arabiyya), e la conseguente necessit di realizzare una comunit politica unitaria, una patria araba (al-watan al-arabi) per la loro nazione. Il concetto di mondo arabo dunque in primo luogo una visione identitaria definita da criteri fondanti di ogni nazionalismo: una nazione, identificata da una cultura comune, che aspira all'unit politica; come tale questa visione , contemporaneamente, una costruzione immaginaria, nel senso recentemente applicato a tutti nazionalismi di costruzione volontaria, non iscritta nella natura, come pure un "fatto" imprescindibile della politica, nel senso inteso dalla teoria costruttivista delle relazioni internazionali, che sostiene che l'influenza reciproca delle convenzioni e delle convizioni a determinare i fatti della politica. 18 In conclusione, il sistema regionale arabo stato storicamente creato e definito dallideologia del nazionalismo arabo: allattuale declino di questa ideologia corrisponde un indebolimento del sistema regionale (e viceversa).19

Effetti dellautoaffermazione identitaria del mondo arabo Per quanto derivata, come ogni identit, da una costruzione sociale, l'identit araba ha creato dei tangibili effetti storici, realizzati attraverso le intense relazioni politiche e socioculturali che hanno caratterizzato e caretterizzano i rapporti tra i paesi arabi dalla fine dell'Ottocento ad oggi. Lintensit delle relazioni interarabe un fatto tangibile anche nel senso che misurabile; ad esempio l'intensit e talvolta la qualit delle relazioni politiche testimoniata dalla frequenza e importanza della concertazione tra i leader politici (ad esempio numero annuale degli incontri bilaterali e multilaterali tra capi di stato e ministri), dallesistenza di istituzioni politiche comuni (ad esempio la Lega degli stati arabi e le istituzioni subregionali quali l'Unione del Maghreb Arabo), di partiti e movimenti transnazionali (ad esempio il partito Bath, l'Organizzazione dei Fratelli Musulmani), dallesistenza di rappresentanze arabe comuni allinterno delle principali organizzazioni internazionali (ad esempio all'Onu).20 Anche lintensit delle relazioni socio-culturali interarabe testimoniata da fatti tangibili quali molte manifestazioni dell'intensa circolazione delle persone e delle idee, facilitata dallesistenza di una lingua comune. Per citare solo alcuni tra gli esempi possibili, ricordiamo: i forti flussi di migrazione interregionale, ad esempio di manodopera (specie tra paesi ad alta intensit demografica e paesi produttori di petrolio); le numerosissime associazioni interarabe che riuniscono su scala regionale tutti gli appartenenti a determinate categorie (professionali, sportive, sindacali); la forte dimensione regionale dei mezzi di informazione (televisioni, radio, stampa) e della produzione culturale in genere (cinema, musica, letteratura).
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Ali Dessouki, Philip Matar Il sistema regionale arabo (al-nim al-iqlm al-arab) , 1983; Bahgat Korani "La nation dans tous ses etats: dialectique unit/diversit",in Maurice Flory et al. Les rgimes politiques arabes, Paris, PUF, 1990, pp. 143-202. . 18 Benedict Anderson,Comunit immaginate. Origine e diffusione dei nazionalismi, Roma, Manifestolibri, 2000 [1991]; Alexander Wendt, Social Theory of International Politics, Cambridge, Cambridge University Press,1999. 19 Michael Barnett, Dialogues in Arab Politics: Negotiations in Regional Order, New York, Columbia University Press, 1998. 20 Questa dimensione delle relazioni interarabe analizzata in: A. Deskin e S. Mishal "Spatial Models and Centrality of International Communities: the Middle East", Journal of Conflict Resolution, 1981, n.25; W. R Thompson, "CenterPheriphery Interactions Patterns: the Case of Arab Visits 1946-1975" International Organizations n. 32, 1981.

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Infine, lintensit degli scambi interarabi evidente anche in campo economico, e si manifesta soprattutto nei flussi finanziari interregionali (rimesse degli emigranti, aiuti e cooperazione allo sviluppo), mentre sono deboli gli scambi commerciali intraregionali, nonostante i numerosi accordi commerciali e lesistenza di istituzioni economiche comuni. Un'altra dimensione in cui si manifesta il sistema aregionale arabo l'esistenza d'uno specifico sistema di alleanze e relazioni politche tra gli stati arabi. Secondo la teoria politologica la struttura di ogni sistema regionale costituita da un nucleo di stati (con funzioni di leadership), una periferia e un sistema intrusivo (formato dagli stati che influenzano in modo determinante il sistema pur senza farne parte). Applicando questo schema, il sistema regionale arabo risulta costituito da: un nucleo arabo, composto da diversi paesi nelle diversi fasi storiche, e talvolta guidato da un paese egemone, ruolo pienamente svolto solo dallEgitto nel periodo nasseriano 1956-1970, ma che altri paesi ahnno cercato di occupare senza riuscirci, ad es. lIraq nel periodo 1988-1991; una periferia araba (anch'essa variabile nel tempo: es. Somalia, Sudan, Yemen, Marocco); un settore intrusivo formato da paesi non arabi, sia appartenenti alla regione (Turchia, Israele, Iran, Etiopia) , sia esterni , come le potenze mondiali pi attive nell'area nei diversi periodi storici. In conclusione, possiamo rispondere alla domanda posta all'inizio di questo capitolo dicecendo che il concetto di mondo arab, usato in senso normativo, si contrappone al concetto di medio oriente e tende a negare la legitimit della partecipazione ai processi politici regionali dei paesi non arabi e delle potenze esterne. La fase attuale tuttavia caratterizzata dal declino della produttivit politica del concetto di mondo arabo e dall'ascesa del concetto di Medio Oriente, nonostante le resistenze ideologiche e politiche di nazionalisti arabi e islamisti.

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SCHEDA 5

IL SISTEMA REGIONALE ARABO in breve

il sistema regionale arabo: costituito da "un insieme di stati che non solo hanno caratteristiche comuni, ma anche specifici rapporti e comportamenti", questi stati sono i ventidue paesi membri della Lega araba. esiste perch sulla base del nazionalismo arabo (al-qawmiyya al-arabiyya), ideologia politica sviluppatasi nella prima met del XX sec., gli Arabi hanno sostenuto l'esistenza di una identit culturale araba, l'arabismo (uruba ), fondamento della Nazione Araba (al-umma al-arabiyya), che deve realizzarsi in una comunit politica unitaria (la patria araba : al-watan al-arabi). si manifestato storicamente nelle intense interrelazioni politiche e culturali che hanno legato gli stati e le societ arabe dalla fine dell'Ottocento ad oggi, portando gli stati all'adozione di politiche e istituzioni comuni e le societ a fenomeni di trasnazionalit diffusi in tutti gli ambiti socio-economici e socioculturali.

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PARTE SECONDA

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CAPITOLO QUATTRO

LA NASCITA DEL MONDO ARABO (1840 - 1920)


La formazione del mondo arabo contemporaneo ha inizio verso la met del XIX sec., nel quadro dei fenomeni di rinnovamento culturale, politico ed economico che in quest'epoca interessano soprattutto la Tunisia, l'Egitto e la Siria ottomana (comprendente gli attuali Siria, Libano, Israele, Territori Palestinesi e Giordania). Ad esclusione del Marocco, del Sudan e dell'interno della Penisola araba, la maggior parte dei paesi di lingua araba erano allora province dell'impero ottomano [v. cartina 3], anche se quelle pi distanti dalla capitale Istambul godevano da tempo di ampie autonomie. La modernizzazione dei paesi arabi, gi iniziata nella prima met dell'Ottocento, specie in Egitto e in Tunisia, stata accelerata nella seconda met del secolo dalla sempre pi marcata influenza e penetrazione europea nell'impero ottomano, come pure dalle politiche di riorganizzazione dell'impero volute dai sultani ottomani (tanzimat 1839 - 1876). Entrambi questi fattori hanno favorito l'emergere di nuove elite arabe, dapprima favorevoli e poi contrarie al mantenimento dell'impero, e hanno stimolato un periodo di rinascita culturale araba (la nahda o risorgimento arabo), durante il quale si affermata l'identit araba (l'arabismo), e si sono sviluppati i primi movimenti politici ispirati al nazionalismo arabo. L'integrazione del mondo arabo nel sistema mondo L'integrazione nel sistema mondiale contemporaneo dei territori degli attuali stati arabi avvenuta nel corso del lungo periodo che va dalla conquista Napoleonica dell'Egitto (1798) alla prima guerra mondiale, durante il quale le province arabe dell'impero ottomano, e le poche regioni arabe indipendenti, sono state progressivamente integrate, assieme a gran parte dell'Asia e dell'Africa, nel nuovo "sistema mondo"creato dalla progressiva espansione planetaria dell'economia capitalistica europea, attraverso i processi di integrazione economica, culturale e politica della cosiddetta la prima globalizzazione. 21 L'integrazione nel sistema mondiale contemporaneo ha comportato per le province arabe la partecipazione a una serie di processi di modernizzazione economica, culturale e politica che hanno creano le strutture economiche, amministrative e politiche tiptiche della modernit contemporanea, ad esempio lo stato nazionale. Durante questo periodo l'integrazione del mondo arabo nel sistema globale dell'epoca avvenuta attraverso la dialettica tra fenomeni di modernizzazione autoctoni e fenomeni generati dalla penetrazione europea,22 dapprima in campo economico e poi in campo culturale e politico. In campo economico l'integrazione avvenuta dapprima attraverso l'inserimento dei prodotti e dei produttori arabi (ad es. il settore tessile in Siria-Libano), nei circuiti del commercio e della finanza internazionale controllati dalle potenze europee. All'integrazione economica si accompagnata quella culturale, attraverso le missioni di studio in Europa promosse dai sovrani riformatori quali l'egiziano Muhammad Ali (1805-1849), o grazie all'apertura di scuole straniere nei paesi arabi (ad esempio la rete di scuole aperte in Egitto e Siria dai missionari protestanti americani). Infine, la penetrazione politica europea iniziata con l'ampliamento del sistema le capitolazion, per la protezione dei cittadini e degli interessi economici stranieri (Francia Libano), e con la "politica delle
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La teoria del "sistema mondo" di Wallerstein (Immanuel Wallerstein Il sistema dell'economia mondiale vol. 2, Bologna, Il Mulino, 1982 [1974]). 22 Albert Hourani, A., (), "Introduction", The Modern Middle East, P. S. W. A. Hourani; Khoury, Mary C., London New York, I. B. Tauris, 1993, p. 3-4.

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cannoniere", ovvero l'uso dell' intervento militare effettivo (es. distruzione delle flotte dei barbareschi nel Maghreb) o minacciato (es. contro l'espansionismo di Muhammad Ali nel 1840) per ottenere precise concessioni politiche.23

La nascita dell'arabismo e del nazionalismo arabo Sul piano culturale, la nascita dellarabismo e del primo nazionalismo arabo lopera di letterati patrioti, di singoli pensatori e di ristrette organizzazioni clandestine, il cui punto di partenza il modernismo diffuso dalla stampa e le nuove universit create dai sovrani riformatori al Cairo e ad Istambul. Stampa e universit, moderne istituzioni culturali, diffondevano le nuove idee del tempo tra le elite arabe musulmane e cristiane. In particolare, nei dibattiti sviluppati nelle riviste siro-libanesi ed egiziane, e nei primi grandi quotidiani arabi, quali l'egiziano al-Ahram (Le Piramidi) fondato nel 187, le elite arabe si interrogavano sul rapporto tra scienza e religione, promuovevano nuove forme letterarie e rinnovavano l'uso della lingua araba, affermando progressivamente l' esistenza di unidentit culturale autonoma e specifica degli Arabi, l'arabismo.24 Dal punto di vista politico, sino al 1908 lattivit politica degli Arabi dellimpero ottomano rimasta nell'alveo dell'ottomanismo, corrente liberale che propugnava l'unit paritaria di tutte le componenti dell'impero, e ne sosteneva le politiche di rinnovamento (le tanzimat) reclamando per una maggiore decentralizzazione e l'introduzione di una costituzione, concessa dal sultano AbdulHamid II nel 1876 per compiacere le potenze europee [Yapp 1987], ma subito sospesa per dar luogo ad un periodo di rinnovato dispotismo centralizzatore.25 In questa fase il nocciolo dell'arabismo la rivendicazione del ruolo unico degli Arabi nel mondo musulmano, in primo luogo in virt della loro lingua che la lingua del Corano. Da questidea i diversi intellettuali arabi facevano discendere implicazioni diverse, a seconda del loro orientamento pi o meno laico e dei loro rapporti col potere ottomano: cos, ad esempio, l'intellettuale siriano 'Abd al-Rahman al-Kawakibi, musulmano, liberale e antiottomano, propugnava un califfato arabo costituzionale, l'intellettuale islamico modernista egiziano Muhammad 'Abduh auspicava rinascita d'un califfato ottomano, capace di valorizzare la specificit del ruolo degli Arabi nell'Islam. Nel breve periodo che va tra l'arrivo al potere a Istambul dei Giovani Turchi (1908) e lo scoppio della prima guerra mondiale (1914), l'ottomanismo tramonta di fronte all'ascesa del nazionalismo turco, e l'arabismo diventa politicamente antiottomano (Khalidi 1991; Dawn 1991), sottolineando sempre pi le differenze tra Arabi e non Arabi, anche in reazione al successo delle tendenze autonomistiche di altre etnie dellimpero ottomano (greci, armeni, nazionalismi balcanici e, soprattutto, turchi). All'inizio del Novecento larabismo si trasforma cos in nazionalismo arabo e i suoi aderenti fondano gruppuscoli clandestini a Istambul (la Fratellanza arabo-ottomana), Cairo (il partito della decentralizzazione), a Beirut, Damasco e Bagdad, per rivendicare l'indipendenza dall'impero. Il nazionalismo arabo che si diffonde progressivamente tra gli Arabi in piena sintonia con i processi globali di modernizzazione in corso all'epoca a livello globale, nasce infatti in piena et dei nazionalismi ( dai primi dell'Ottocento ai primi del Novecento), quando ovunque nel mondo movimenti politico-ideologici elitari, che rivendicano l'identit etnico-culturale di un popolo e il suo

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Per una breve sintesi dell'evoluzione dei paesi arabi del Maghreb nell'Ottocento si veda il capitolo successivo. Sugli sviluppi ideologico-culturali di questo periodo: Albert Hourani The Arabic Thought in the Liberal Age 17981939, 1962, Cambridge, Cambridge University Press; sugli aspetti letterari: Isabella Camera d'Afflitto, La letteratura araba contemporanea. Nuova edizione, Roma, Carocci, 2007. 25 Malcom E. Yapp The Making of the Modern Near East 1792-1923, Harlow, Longman, 1987, p. 118.
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diritto a costituire uno stato indipendente, fanno da levatrici al passaggio epocale dagli imperi agli stati nazionali. Alla vigilia della prima guerra mondiale la situazione politica dei paesi arabi per diseguale in termini sia di sovranit internazionale che di sviluppo politico interno, differenze che contribuiscono in modo decisivo a determinare la storia contemporanea dei singoli paesi arabi e il loro contributo alla storia comune del mondo arabo. I paesi arabi del Mashreq in cui si sviluppa l'arabismo sono province dellimpero ottomano; mentre i paesi della Penisola araba lo sono solo in parte, poich alcune regioni restano indipendenti (Najd), semi-indipendenti (Yemen) o sotto influenza britannica (Aden e emirati costieri); invece i paesi arabi del Maghreb e lEgitto, sono gi sotto il diretto controllo politico, come protettorati o colonie di Francia (Marocco, Algeria, Tunisia), Gran Bretagna (Egitto e Sudan) ed Italia (Libia) [v. cartina 2]. Rispetto alla sovranit interna, ovvero al tipo di sviluppo della statualit, intesa come organizzazione politica legittima e autonoma di una determinata societ su un determinato territorio, i regimi politici dei paesi arabi precoloniali possono essere divisi in quattro categorie: 1) regimi retti da un capo-imam (es. imam zaiditi nello Yemen dal IX sec., monarchi alawiti in Marocco dal XVI sec); 2) regimi retti dall' alleanza tra un imam e un capo militare (es. alleanza nel Najd tra il capo tribale Muhammad Ibn Saud e Muhammad Ibn Abd el-Wahab all'origine dell'odierna A. Saudita); regime retti da dinastie secolari (dinastie familiari (sceiccati) dell'aristocrazia mercantile-tribale della penisola araba, ad es. in Kuwait e Bahrein); 4) regimi retti da oligarchie militari-burocratiche (es. regimi dei bey e dey in Algeria, Tunisia, Tripolitania, Egitto; impero ottomano) [Harik 1990]. E' per queste differenze che a questa data le idee dell'arabismo e del nazionalismo arabo sono diversamente diffuse socialmente e geograficamente nel mondo arabo.26 L'arabismo radicato tra le elite del Mashreq e della Penisola, ma i progetti politici dei suoi aderenti sono diversi: da un lato gli emiri della Penisola -Ibn Saud nel Najd, l'imam Yahya nello Yemen, lo sceriffo Hussein della Mecca- mirano a costituire dinastie indipendenti, spesso in competizione tra di loro; dall'altro le associazioni dei borghesi nazionalisti vogliono costituire un regno arabo costituzionale liberale in Siria e in Iraq. In Egitto e nei paesi del Nord Africa le elite hanno rivendicazioni politiche ancora diverse e non si considerano parte della "patria araba", vagheggiata dagli intellettuali nazionalisti. In effetti, a differenza delle province arabe del Mashreq, Egitto, Libia, Algeria, Tunisia e Marocco avevano sviluppato nel corso dell'Ottocento una propria identit nazionale distinta (pi debole in Libia e in Algeria, pi forte altrove) [Camau 1990], centrata sulle organizzazioni statali consolidate sotto le dinastie locali semi-autonome dall'impero ottomano. La minaccia prima e la realizzazione poi del diretto controllo coloniale europeo su questi paesi tra la fine del XIX e l'inizio del XX sec. (Algeria, 1830; Tunisia 1881; Egitto 1882; Libia e Marocco 1912;) ha paradossalmente consolidato l'emergere di identit nazionali distinte, e il richiamo dell'arabismo e del nazionalismo arabo si far sentire qui solo pi tardi, con l'inizio delle lotte anticoloniali.

La prima guerra mondiale Per tutto il mondo arabo la prima guerra mondiale ha segnato una forte rottura storica: la fine dell'era degli imperi islamici, simboleggiata dall'abolizione del sultanato (1922) e del califfato (1924) ottomano, e il passaggio all'era del colonialismo europeo e degli stati nazionali, simboleggiata dall'istituzione dei mandati nel Mashreq, ma anche dal riconoscimento d'una relativa indipendenza ai regni arabi in Egitto e nella Penisola (Hijaz, Najd, Yemen).
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Sulla nascita e lo sviluppo del nazionalismo arabo sino alla met degli anni Venti del XX sec.: Rashid Khalidi et al. (eds.)The Origins of Arab Nationalism, New York, Columbia University Press, 1993.

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Gli effetti politici della guerra sul mondo arabo furono diversi da regione a regione. L'Egitto, i paesi del Mashreq e della Penisola sono, bench con modalit diverse, tutti direttamente coinvolti negli eventi bellici, e la geografia politica dell'area usc completamente stravolta dalla guerra. I paesi del Maghreb, invece, non furono teatro di combattimenti e non subirono sostanziali mutamenti degli assetti politici anteguerra, tuttavia l'arruolamento di soldati magrebini nei ranghi dell'esercito francese apr per gli Arabi del Nord Africa la stagione della rivendicazione dei diritti dalla potenza coloniale. L'impero ottomano, entrato in guerra nel 1914 quasi per caso (la maggioranza del governo avrebbe preferito la neutralit) a fianco degli imperi centrali (Austria-Ungheria e Germania), fu capace di impegnare militarmente le potenze nemiche (Francia, Inghilterra, Russia, Italia) pi di quanto i suoi stessi alleati si aspettassero. Tuttavia la guerra mise sotto eccessiva pressione le strutture dell'impero, che ne usc distrutto. Nel Mashreq lo sforzo bellico costrinse gli ottomani ad aumentare la stretta economica e politica sulle province arabe, diffondendo cos tra la popolazione l'animosit antiturca che era stata sin l appannaggio delle elite arabiste e scavando un fossato, tuttora percepito, tra Arabi e Turchi. In Siria ad esempio, l'uso del turco ottomano venne per la prima volta imposto nell'amministrazione e, mentre il governatore turco Jemal Pasha reprimeva nel sangue il crescente attivismo politico dei nazionalisti arabi da dittatore, nel 1915 si scatenavanel paese una terribile carestia causata dalla coscrizione obbligatoria, che sottraeva forze all' agricoltura, e dal ridotto afflusso di beni dalle altre province dell'impero e dall'Europa. Nella Grande guerra l'esercito ottomano combatt, da solo o assieme a quello tedesco, su tre fronti principali (Dardanelli, Iraq e Palestina) contro la Gran Bretagna e in Transcaucasia contro la Russia. Inizialmente in Iraq gli Ottomani sconfissero gli Inglesi, sbarcati a Basra dall'India nel novembre 1914, ma non riuscirono a sconfiggerli in Egitto e da l le truppe britanniche avanzarono in Palestina attraverso Gaza, conquistando Gerusalemme nel dicembre 191, mentre dal marzo dello stesso anno anche Bagdad era in mano inglese. Alla fine del 1917 le truppe inglesi occupavano perci gran parte del Mashreq e quando nell'ottobre 1918 il moribondo governo ottomano firm con la resa incondizionata con l'armistizio di Mudros, la Gran Bretagna si trov in situazione di preminenza in Medio Oriente. Oltre che sui fronti militari principali la prima guerra mondiale fu combattuta nel mondo arabo su altri fronti militari secondari e, soprattutto, sui fronti paralleli della diplomazia, spesso segreta, e della propaganda. Sul fronte della propaganda l'impero ottomano us la carta della solidariet islamica, chiamando nel novembre del 1914 tutti i popoli musulmani, e soprattutto quelli sotto dominazione europea, alla guerra santa contro le potenze in guerra con il sultano e califfo ottomano. L'appello ottomano al jihad intensific la resistenza anticoloniale, provocando una rivolta antiitaliana in Libia e una rivolta antinglese in Sudan (Darfur). Per contrastare queste iniziative, gli Inglesi decisero a loro volta di fomentare rivolte e propaganda antiottomana sfruttando, come si vedr, le ambizioni indipendentiste dei leader arabi della Penisola e i sentimenti anti-turchi dei nazionalisti arabi del Mashreq. Accordi segreti e promesse tradite Prima e durante la prima guerra mondiale le principali potenze europee ordirono una complessa rete di intese diplomatiche, spesso segrete, per assicurarsi alleanze e garantire i propri interessi nel conflitto. Per quanto riguarda il Medio oriente, l'insieme degli accordi segreti intercorsi a partire dall'accordo di Costantinopoli del 1915, prevedeva la divisione della regione tra le future potenze vincitrici in quattro sfere di influenze: una zona d'influenza russa a Nord ( (Istambul e gli stretti, Armenia, Iran settentrionale, condominio in Palestina); al centro, una maldefinita zona italiana sulla costa mediterranea dell'Anatolia (trattato di Londra, aprile 1915); e, soprattutto, un'ampia zona d'influenza francese (regione siro-libanese, Cilicia sino a Mosul, condominio in Palestina); infine, a Sud un'ampia zona d'influenza britannica (Iraq, condominio in Palestina, e Penisola araba per proteggere le rotte verso l'India britannica). Queste intese delineavano il futuro politico dei territori ottomani, non solo arabi, in funzione degli interessi delle potenze dell'Intesa: il controllo delle rotte 33

Commento [MSOffice1]: che ck meglio con Lencz pp. 74 ss. Commento [MSOffice2]: che ck meglio e ins fonte

per l'India e lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi per la Gran Bretagna; la protezione dei cristiani d'Oriente e il controllo dei tradizionali interessi commerciali per la Francia; l'accesso al Mediterraneo e la sicurezza di confini meridionali per la Russia; il consolidamento della presenza nel Mediterraneo orientale per l'Italia. Naturalmente, ciascuna potenza cercava di consolidare e ampliare le proprie future sfere di influenza, anche con intese separate con attori politici locali. E' in questo quadro complessivo che si inseriscono gli accordi sul futuro province arabe dell'impero ottomano raggiunti dalla Gran Bretagna: 1) con gli indipendentisti Arabi (1915); 2) la Francia (1916) e infine 3) con l'Organizzazione sionista mondiale (1917). Le conseguenze storiche di questi accordi sono state cos importanti per il mondo arabo contemporaneo che necessario analizzarli in maggior dettaglio. Unica tra le potenze europee ad esercitare un dominio diretto nell'Oriente arabo prima della Grande guerra, la Gran Bretagna voleva ottenere l'appoggio degli indipendentisti Arabi in funzione antiottomana. Sir Henry MacMahon, Alto commissario inglese in Egitto, rispose quindi con interesse alle profferte di collaborazione portate al Cairo, gi prima della guerra, da Abdallah, figlio dello sharif Hussein bin Ali, governatore arabo del Hijaz ottomano, la regione delle citta sante musulmane di Mecca e Medina, in rotta col governo dei Giovani Turchi e animato da ambizioni indipendentiste. Tra Hussein e MacMahon, si svolse tra il luglio 1915 e il marzo 1916 una corrispondenza con la quale il governo britannico prometteva, con qualche riserva, il proprio appoggio alla costituzione sotto la guida di Hussein d'un regno arabo indipendente nel Mashreq e nella Penisola in cambio dell'appoggio militare arabo contro gli Ottomani. Hussein avrebbe anche proclamato "un califfato arabo dell'islam", idea che gli Inglesi accettarono benvolentieri, mentre restarono sostanzialmente ambigui sui confini del futuro regno arabo, offrendo di sicuro solo un appoggio militare e finanziario all'eventuale rivolta araba. Per parte sua Hussein dichiarava di parlare a nome dei nazionalisti arabi, mentre i contatti stabiliti nel 1915 da suo figlio Feisal con i gruppi basati a Damasco non gli attribuivano un reale mandato. Nonostante tutte queste ambiguit la rivolta araba contro gli Ottomani ebbe inizio il 5 giugno 1916 con lattacco alle guarnigioni ottomane di Medina guidato dai due figli maggiori di Hussein, Feisal e Ali. Sempre guidati da Feisal e assistiti dai consiglieri militari inglesi (tra i quali il celeberrimo colonello T. E. Lawrence "d'Arabia") gli insorti arabi proseguirono la guerriglia verso nordest, dove, col rinforzo delle trib transgiordane, conquistarono la roccaforte di Aqaba e attaccarano le linee di rifornimento ottomane. La rivolta araba dur sino allottobre 1918, quando gli insorti guidati da Feisal conquistarono Damasco da Sud, precedendovi le truppe inglesi e quelle francesi, intanto sbarcate a Beirut. Forti di questo contributo militare e delle promesse inglesi, i nazionalisti arabi e le trib fedeli agli Hashemiti (il clan di Hussein della Mecca) si attendevano soddisfazione per le proprie rivendicazioni politiche. In realt il destino dei territori rivendicati per il regno arabo indipendente era gi segnato dagli altri accordi conclusi nel frattempo dalla Gran Bretagna: per la Penisola, l'accordo di protezione al regno di Ibn Saud concluso nel dicembre 1915 in cambio della sua neutralit nella guerra contro gli Ottomani; per l'insieme del Mashreq, l'accordo Sykes-Picot (novembre 1916) raggiunto con la Francia per la spartizione in zone d'influenza dell'intera regione a cui si aggiungeva, per la Palestina, l'appoggio assicurato all'Organizzazione sionista mondiale per la formazione di "un focolare ebraico" in quel paese assicurato dalla Dichiarazione Balfour (novembre 1917). L'accordo segreto anglo-francese detto Sykes-Picot (dal nome degli emissari diplomatici) negoziato nel novembre 1915 e concluso nel gennaio 1916, era parte di un pi ampio accordo tripartito con la Russia zarist, firmato nel maggio dello stesso anno. L'accordo Sykes-Picot prevedeva la spartizione del Mashreq tra Francia e Inghilterra con tre tipi di zone: zone a controllo diretto (Cilicia, coste degli attuali Siria e Libano per la Francia; enclave di Haifa, Iraq fino a Bagdad e Kuwait per la Gran Bretagna); zone a controllo indiretto, designate come "A" e "B" (entroterra siro-libanese sino a Mosul per la Francia; entroterra del Kuwait, Iraq centrale e Giordania per la Gran Bretagna); infine, un condominio in Palestina, dove Francia e Gran Bretagna avrebbero governato assieme, secondo 34

Commento [MSOffice3]: che ck studi storici italiani (Rossi p. 49-50 dice poco).

accordi internazionali garantiti dalla Russia (interessata alla tutela degli interessi della chiesa ortodossa a Gerusalemme). La Dichiarazione Balfour, indirizzata il 2 novembre 1917 dal ministro degli esteri inglese a Lord Rotschild, leader dei sionisti inglesi assicurava invece che: Il Governo di Sua Maest vede con favore lo stabilirsi in Palestina di una sede nazionale per il popolo ebraico [a national home for the Jewish people], e user i suoi migliori sforzi per facilitare il raggiungimento di questo fine, essendo chiaramente inteso che nulla sar fatto che possa pregiudicare i diritti civili e relgiosi delle comunit non ebraiche esistenti in Palestina o i diritti e lo statuto politico goduti dagli Ebrei in ogni altro paese. La dichiarazione Balfour legittimava a livello internazionale le rivendicazioni del movimento sionista, fondato dall'austriaco Teodor Herzl nel 1897, con l'obiettivo di "creare una casa per il popolo ebraico in Palestina garantita dal diritto" ( dal programma del primo congresso di Basilea), per risolvere attraverso una soluzione politica radicale la questione ebraica, esacerbata dalle persecuzioni antisemite in Europa (dai progrom nella russa zarista al caso Dreyfuss in Francia). Si discusso a lungo sul significato delle intese concluse dalla Gran Bretagna durante la guerra: la Gran Bretagna ha ufficialmente sostenuto che i diversi accordi non erano contraddittori e, in particolare, che non tradivano le intese intercorse con Hussein e i nazionalisti arabi; i nazionalisti arabi invece, a partire dal memorandum inviato da Feisal al governo inglese nell'agosto 1920, hanno sostenuto il contrario.27 In effetti l'art. 1 dell'accordo Sykes-Picot dichiara: "La Francia e la Gran Bretagna sono disposte a riconoscere e a proteggere uno stato arabo indipendente o una confederazione di stati nelle zone A e B". Inoltre, secondo l'interpretazione ufficiale britannica della corrispondenza Hussein-McMahon l'inclusione della Palestina nel territorio del futuro regno arabo indipendente non era stata esplicitamente accettata dagli Inglesi, poich McMahon aveva escluso dall'accordo "le parti della Siria poste ad ovest dei distretti di Damasco, Homs, Hama e Aleppo [che] non si possono dire puramente arabi", esclusione alla quale Hussein aveva obiettato, s, ma solo in relazione alla costa siro-libanese: "i due vilayet di Aleppo e di Beirut e le loro coste marittime sono vilayet puramente arabi, e non vi differenza tra un Arabo musulmano e un Arabo cristiano".28 La questione tuttavia non la voluta ambiguit degli accordi stipulati e delle loro successive interpretazioni (evidentemente la Palestina non sta ad Ovest di Damasco, bens a sud), quanto la loro "assurdit" politica, per usare le parole di uno dei primi paladini del nazionalismo arabo, George Antonious, almeno dal punto di vista della realt prevalente nelle province arabe.29 Infatti l'accordo Sykes-Picot riconosceva una qualche forma di futura indipendenza alle parti socialmente ed economicamente pi arretrate delle pronvice arabe (l'entroterra del Mashreq), mentre la negava alle regioni costiere pi sviluppate e, contemporaneamente, prevedeva di separare formalmente le une dalle altre (pur tenendole sotto l'influenza della stessa potenza), senza alcuna considerazione per la continuit del tessuto sociale, culturale ed economico di queste regioni. La stessa inadeguata visione politica risalta, con ancor maggior evidenza, dal testo della dichiarazione Balfour, nella quale un governo fa promesse a terzi su un territorio che ancora non possiede, addirittura riducendone la popolazione autoctona al rango di minoranza da proteggere (le comunit non ebraiche, di cui si menzionano i diritti civili e religiosi, ma non quelli politici riconosciuti, invece, agli Ebrei). Inoltre, come notano gli storici inglesi, tutte queste assurdit, foriere di molti dei
"Memoriale di Feisal da Villa d'Este al Governo inglese (agosto 1929)", Ettore Rossi Documenti sull'origine e gli sviluppi della questione araba (1875-1944), Roma, Istituto per l'Oriente, 1944, pp. 100-101. 28 Lettere numero quattro (24 ott. 1915) e cinque (5 nov. 1915) della corrispondenza Hussein-McMahon; tutte le citazioni in questa sezione seguono il testo di Rossi 1944, p. 27-28 e 50. 29 Geroge Antonious The Arab Awakening. The Story of the Arab National Movement, London, Hamish Hamilton Ltd, 1938, p. 249.
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conflitti che hanno travagliato e travagliano il mondo arabo contemporaneo, non erano considerate strettamente necessarie alla difesa degli interessi britannici neanche dagli stessi funzionari di sua Maest. Il mondo arabo dopo la conferenza di pace Trattato di Losanna L'inadeguatezza degli assetti politici precostituiti da Francia e Gran Bretagna per l'Oriente arabo fu ulteriormente aggravata alla conferenza di pace di Parigi dove, dopo la guerra, le potenze vincitrici si trovarono a ridisegnare la mappa mondiale in condizioni mutate da eventi epocali, quali la rivoluzione bolscevica in Russia e il nuovo ruolo di potenza internazionale acquisito dagli Stati Uniti con l'entrata in guerra. Gli accordi prebellici per il Medio oriente vennero quindi rivisti alla luce di una serie di esigenze contraddittorie: la competizione degli interessi anglo-francesi nella regione, le aspirazioni nazionali degli Arabi e degli Armeni, le rivendicazioni di Grecia e Italia, il programma sionista, e il nuovo approccio Usa alle relazioni internazionali, proclamato nei "Quattordici punti" del Presidente Wilson del gennaio 1918 che sostenevano il diritto all'utodeterminazione dei popoli. In linea con questa dichiarazione e contro il parere degli alleati europei, gli Usa inviarono la commissione d'inchiesta King-Crane per conoscere l'opinione degli Arabi sul futuro politico della regione. Nell'agosto del 1919 il rapporto King-Crane si pronunci per l'indipendenza di Siria ed Iraq e contro il sostegno al programma sionista in Palestina; lo stesso affermarono i delegati dei nazionalisti arabi che, riuniti in congresso a Damasco nel marzo 1920, proclamarono una monarchia costituzionale indipendente su tutta la Siria ottomana (comprendente Libano e Palestina), la cui corona era affidata a Feisal figlio di Hussein della Mecca), e la costituzione di un analogo regno in Iraq sotta la guida di Abdallah, fratello maggiore di Feisal. Tuttavia gli Usa, per motivi di politica interna, smisero di opporsi alle mire anglo-francesi e l'assetto sancito dal Protocollo di San Remo (24 aprile 1920) della conferenza di pace non concesse alcuna reale indipendenza agli Arabi del Mashreq. Al contrario, impose il controllo coloniale diretto di Francia e Inghilterra su Siria, Iraq e Palestina, tramite la formula del mandato di tipo A, previsto dalla neonata Societ delle Nazioni per l'avvio all'indipendenza di "popoli non ancora capaci di dirigersi da s" sotto la tutela, regolata per trattato, di una potenza "mandataria" (art. 22 Patto della Societ delle Nazioni, aprile 1919) . Cos come contemporaneamente avveniva in Turchia, dove i nazionalisti sotto la guida di Kemal Ataturk si opponevano con le armi allo smembramento previsto dal Trattato di Sevrs, anche nel Mashreq e in Egitto i nazionalisti si opposero all'assetto del Vicino e Medio Oriente deciso alla conferenza di Parigi dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale. Ma, come vedremo nel prossimo capitolo, nei paesi arabi le rivolte popolari e le proteste politiche non furono sufficienti ad impedire la spartizione tra Francia e Gran Bretagna delle ex-provice arabe dell'impero ottomano. I nazionalisti arabi considerarono l'assetto politico del Mashreq deciso dopo la I guerra mondiale "un tradimento" sia delle promesse diplomatiche fatte durante la guerra, sia dei principi del liberalismo politico sostenuti dalle potenze vincitrici e particolarmente dagli Usa. Questa visione storica e ideologica stata fortemente interiorizzata dagli Arabi cresciuti nella cultura nazionalista, ed ha contribuito grandemente, assieme all'oppressione subita durante l'epoca coloniale e al protrarsi del conflitto arabo-israeliano, a nutrire nel mondo arabo una diffuso e persistente risentimento, prima contro le potenze europee, e poi soprattutto contro gli Stati Uniti.

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CAPITOLO CINQUE

IL COLONIALISMO E LA NASCITA DEGLI STATI NAZIONALI ARABI

La storia politica del mondo arabo nel periodo 1830 -1945 caratterizzata dalla nascita e dalla prima strutturazione dei moderni stati nazionali arabi, sotto l'influenza della dominazione coloniale europea. Dalla prima guerra mondiale in poi questa tappa fondamentale della storia contemporanea si intreccia nel mondo arabo con il processo formativo del sistema regionale arabo,30 attraverso l'emergere della politica interaraba, cio della concertazione o competizione tra i governi dei nuovi stati arabi, e attraverso un rinnovato nazionalismo arabo, veicolato da nuove ideologie, ma anche dalla solidariet transnazionale araba alle lotte anticoloniali nei diversi paesi e specie in Palestina. La dominazione coloniale europea La dominazione coloniale europea sui paesi arabi durata un secolo: dalla met dell'Ottocento (1830 presa francese di Algeri; 1839 presa inglese di Aden) alla met del Novecento (1961 indipendenza del Kuwait dalla Gran Bretagna; 1962 indipendenza dell'Algeria dalla Francia). Durante quest'arco di tempo il colonialismo europeo si sviluppato, anche nel mondo arabo, in forme diverse nei diversi paesi, specie per quanto riguarda la legittimazione internazionale e le politiche di governo del dominio coloniale, diversit che hanno determinato la diversit degli effetti del colonialismo nei vari paesi, pur nella sostanzialmente omogeneit dei suoi caratteri strutturali.31 Per quanto riguarda la forma giuridica, anche nel mondo arabo sono esistite quattro tipologie principali di dominazione coloniale: la colonia, il protettorato, il trattato di cooperazione, il mandato. La colonia in senso proprio era un territorio privo di stato (o considerato tale)32, totalmente dipendente dallo stato sovrano che lo aveva occupato militarmente e lo governava direttamente. Il protettorato presupponeva invece l'esistenza di un'organizzazione statuale autonoma, costretta dalla potenza straniera a sottoscrivere accordi che garantivano alla potenza coloniale il diritto di controllare direttamente o indirettamente tutti gli aspetti della vita del paese. I trattati di cooperazione sono forme mascherate di protettorato, in cui il governo locale contrae attraverso un trattato internazionale una serie di obbligazioni nei confronti della potenza straniera, generalmente a garanzia dei diritti di transito e stazionamento commerciale e militare. Il mandato, come si detto nel capitolo precedente, anch'essa una forma di colonizzazione mascherata, le cui specificit sono la temporaneit e il ruolo di garanzia svolto dalla comunit internazionale (Societ delle Nazioni). Nel mondo arabo sono stati poche le vere e proprie colonie: colonie francesi sono
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Concetto definito nel capitolo tre. Sui caratteri comuni e complessivi delle politiche coloniali nel mondo arabo si veda Roger Owen Stato, Potere e Politica nella formazione del Medio Oriente moderno, Bologna, Casa Editrice il Ponte, 2005 [2004], pp. 34-36. 32 Adottato dalla Conferenza di Berlino (1884-85) per la spartizione dell'Africa in sfere d'influenza europee, il criterio dell'appartenenza o meno ad uno stato riconosciuto dalle potenze europee per distinguere i territori colonizzabili e non, evidentemente un puro pretesto giuridico (v. Pierre-Marie Dupuy, Droit international public, droit public et sciences politiques, Paris, Dalloz, 2006, p 36).

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state l'Algeria e la Mauritania (quest'ultima dal 1920, come provincia dell'Africa occidentale francese); il porto di Aden, nell'attuale Yemen stata l'unica vera colonia britannica nel mondo arabo; infine, la Libia e la Somalia sono state colonie italiane, rispettivamente dal 1911 e dal 1905.33 Per quanto riguarda i protettorati, il Marocco e la Tunisia sono stati protettorati francesi, mentre lo Yemen del Sud, l'Egitto, il Sudan sono stati protettorati britannici (negli ultimi due paesi si avuto anche un tipo particolare di protettorato, denominato "condominio" perch controllato da due stati diversi). Il controllo coloniale attraverso trattati di cooperazione stato invece esercitato con varie modalit dalla Gran Bretagna nei confronti degli stati della costa orientale della Penisola araba (Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi, Oman); i mandati, invece, come gi visto sono stati istituiti nel 1920 su Libano e Siria (Francia), Palestina e Iraq (Gran Bretagna). I diversi tipi di colonizzazione esistiti nel mondo arabo possono essere distinti anche sotto altri profili; in base agli interessi prevalenti della potenza colonizzatrice (Francia, Inghilterra, Italia) si pu distinguere la colonizzazione strategica ( il caso della Gran Bretagna nella Penisola), la colonizzazione economica ela colonizzazione demografica ( il caso dell'Italia in Libia e della Francia in Algeria); in base al tipo di presenza dei cittadini della potenza dominante (i coloni) si pu distinguere tra colonizzazione di popolamento (Francia e Italia in Nord Africa) e colonizzazione basata sul controllo indiretto (indirect rule), tipico della Gran Bretagna in tutti i suoi domini, ad eccezione della Palestina, dove favor l'insediamento di coloni attraverso l'immigrazione ebraica sionista. Nonostante tutte queste differenze che, come vedremo brevemente per il Maghreb, hanno influito molto sulla storia successiva dei paesi arabi, tutti i tipi di dominio coloniale nel mondo arabo hanno avuto in comune un carattere fondamentale: hanno contribuito a formare e a sviluppare i moderni stati nazionali arabi, imprimendogli per delle fondamentali caratteristiche di debolezza e subordinazione in ambito politico, economico e sociale. Questo dato fondamentale rimane vero anche volendo considerare positivo, come taluni fanno tutt'oggi, il ruolo modernizzatore svolto dalle potenza europee nelle colonie arabe. Lo stesso pu dirsi anche se, ponendoci in una prospettiva neutrale rispetto alle prospettive identitarie di colonizzati e e colonizzatori, riconosciamo che la relativa "debolezza strutturale" dei paesi arabi in epoca pre-coloniale una delle concause della colonizzazione stessa. E' indubbio infatti che, dopo la prima guerra mondiale, mentre in Turchia elite e strutture amministrative consolidate furono capaci di assorbire le influenze europee, assumere il controllo della ricostruzione, respingere il controllo coloniale e avviare la strutturazione di un moderno stato nazionale dal 1923 (fondazione repubblica), nei paesi arabi proprio la mancanza di elite unitarie e di tradizioni statuali forti (specie nel Mashreq) rese debole e inefficace la resistenza che pure si svilupp all'imposizione al dominio coloniale europeo; tuttavia questa diversa traiettoria di sviluppo politico nei paesi arabi anch'essa da attribuirsi a precedenti fenomeni di ingerenza esterna, ad esempio nei confronti della monarchia modernizzatrice di Muhammad Ali in Egitto.34 Gli stati coloniali magrebini Durante l'et moderna (XIV-XVII sec) erano emerse nel Magreb delle entit politiche distinte, che dall'inizio dell'et contemporanea si erano progressivamente strutturate in protostati, retti da dinastie autonome dall'impero ottomano da cui teoricamente dipendevano tutte, ad eccezione del Marocco. Quattro paesi del Magreb attuale, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia, possono dunque vantare una personalit storica che, sepure non risale all'era antica e non identica, ad esempio dal punto di vista
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solo la parte centro-meridionale dell'attuale Somalia (indipendente dal 1960) stata sottoposta al dominio italiano, iniziato nel 1889 come protettorato; la parte settentrionale, il Somaliland, stata soggetta alla Gran Bretagna dal 1886; ancora pi nord, un territorio tradizionalmente controllato dai clan somali stato assoggetto alla Francia dal 1888 ed divenuto indipendente come stato di Gibuti nel 1977. 34 Per una pi ampia analisi di questa tematica si veda, tra gli altri, Ira Lapidus Storia delle societ islamiche. Vol. III I popoli musulmani sec. XIX-XX, Torino, Einaudi, 1995 [1988], pp. 49-96.

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territoriale, a quella degli stati contemporanei, comunque di lunga tradizione. I diversi tipi di dominio coloniale attuati nel Magreb possono essere distinti in base al diverso grado di mantenimento o di distruzione delle istituzioni statuali preesistenti: sostanzialmente mantenute in Marocco e, in minor misura, in Tunisia, ma distrutte del tutto in Algeria e, parzialmente, in Libia. Queste differenze di sviluppo in epoca coloniale hanno fortemente contribuito a determinare un diverso patrimonio pregresso di statualit che ha molto influito sul successivo consolidamento dei moderni stati nazionali magrebini dopo l'indipendenza. In tutti e quattro i paesi magrebini il regime coloniale stato al contempo un fattore di unificazione (del territorio e dellamministrazione), e un fattore di divisione dell'economia ( tra esportazione e di sussitenza locale) e della societ ( tra coloni e colonizzati e tra diverse comunit etnico-confessionali). Le lotte anticoloniali nel Mashreq Come gi accennato nel capitolo precedente, nei paesi arabi fu subito evidente l'opposizione all'assetto politico delle ex-province arabe dell'impero ottomano deciso nel 1920 dalla conferenza di pace di Parigi nel Protocollo di San Remo. Nell'area siro-libanese, la Francia procedette all'occupazione militare dell'entroterra siriano nell'agosto 1920, schiacciando militarmente la resistenza opposta dai nazionalisti a Maysalun,; il generale Goraud pot cos entrare a Damasco ponendo fine al regno proclamato da Feisal, che fu costretto all'esilio, prima in Palestina e poi in Italia. Nel novembre 1920 l'altro figlio di Hussein, Abdallah mosse dal Hijaz in sostegno dei nazionalisti siriani, accampandosi nel deserto giordano alla testa della sua milizia beduina. In Iraq, progressivamente occupato dagli Inglesi dal 1914, i notabili tribali delle province meridionali e centrali lungo l'Eufrate scatenarono una violenta rivolta antibritannica durata dal luglio all'ottobre del 1920 a cui, dopo l'istituzione dei mandati e l'occupazione francese della Siria, si unirono anche le grandi famiglie nazionaliste di Bassora, Bagdad e Mosul, che durante la guerra avevano fomentato rivolte antiottomane alleandosi con gli Inglesi. Anche nella Palestina occupata militarmente dal dicembre 1918, nonostante l'opposizione al programma sionista sostenuto dalla dichiarazione Balfour i nazionalisti arabi inizialmente sostennero gli Inglesi, ma si opposero da subito alla spartizione della Siria ottomana decisa a San Remo e gi nell'aprile 1920 scoppiarono rivolte antimandato e antisioniste a Gerusalemme e a Jaffa. In Egitto, dichiarato protettorato dai Britannici il 18 dicembre 1914, il movimento nazionalista guidato da Sa'ad Zaghlul organizz una vera e propria rivolta nel 1919, ottenendo dagli Inglesi prima il diritto di inviare una propria delegazione (in arabo: wafd) alla conferenza di Parigi e poi il riconoscimento nel 1922 dell'indipendenza formale della monarchia egiziana, che tuttavia non equivaleva ancora al riconoscimento dell'indipendenza per l'Egitto. A differenza di quanto avveniva contemporaneamente in Turchia, dove la resistenza militare guidata da Kemal Ataturk otteneva col Trattato di Losanna del 1923, la revisione dei confini e la costituzione d'uno stato pienamente indipendente, la resistenza dei nazionalisti arabi non era sufficientemente forte e coesa da indurre Francia e Gran Bretagna da rinunciare all'occupazione. La resistenza degli Arabi si dimostrava tuttavia sufficiente ad indurre delle parziali revisioni della strategia coloniale nel Mahsreq, in Egitto e nella Penisola. I Britannici precisaro i confini e l'organizzazione politica, sin l incerti, degli stati affidati al loro mandato in una conferenza di funzionari tenuta al Cairo nel marzo 1921: per l'Iraq fu deciso l'accorpamento in un'unica entit statuale dei territori delle provincie di Bassora, Bagdad e Mosul e la costituzione d'una monarchia costituzionale, la cui corona fu offerta a Feisal; per la Palestina fu deciso lo scorporo della Transgiordania, e la costituzione in quest'area d'un emirato autonomo guidato da Abdallah; riguardo alla Penisola, si decise di continuare ad appoggiare il regno di Husain nel Hijaz se questi avesse accettato i regimi mandatari (specie in Palestina), ma, in caso contrario, di non difenderlo dal rivale regno del Najd gi riconosciuto ai sauditi, che in effetti finirono per sconfiggere Husain nel 1924. Le decisioni prese al Cairo miravano a facilitare il governo coloniale inglese, contenendo l'opposizione popolare e le rivendicazioni delle elite nazionaliste. 39

Gli stessi motivi guidarono la Francia nella propria area d'influenza: in Libano fu creato un nuovo stato su un territorio pi ampio di quello del preesistente Sangiaccato autonomo, di cui elite cristiano maronite rivendicavano l'indipendenza, e nel nuovo stato libanese veniva assicurata la predominanza proprio di queste elite, tramite il principio della ripartizione comunitaria delle istituzioni di governo sancito dalla costituzione del 1926. In Siria invece la Francia non pot realizzare il previsto piano di divisione del paese in ministati su base etnico-comunitaria - Damasco, Aleppo, stato alawita, regione beduina ad est, jebel druso a Sud- perch si scontr con una nuova rivolta nazionalista nel periodo 1925-27; tuttavia i nazionalisti siriani non poterono impedire il trattamento separato riservato dal 1921 ad una parte settentrionale del territorio siriano (l'exsangiaccato di Alessandretta), infine ceduto alla Turchia nel 1939 a compensazione della rinuncia turca alla regione petrolifera di Mosul, destinata dall'accordo Sykes-Picot ad essere accorpata alla Sira francese, ma poi inglobata nel nuovo stato iracheno.

La strutturazione degli stati nazionali arabi Dal 1920 in poi i moderni stati nazionali arabi si formarono attraverso tre processi fondamentali e interagenti: 1) la modernizzazione; 2) il governo coloniale; 3) l'emergere di elite propriamente nazionali. Questi processi gettarono le fondamenta delle strutture economiche, politiche e sociali dei nuovi stati arabi ed ebbero alcuni tratti comuni in tutto il mondo arabo, pur sviluppandosi nei diversi paesi con modalit e tempi anche molto diversi, determinati dalle specificit storiche e strutturali della geografia umana (v. parte prima) dei singoli paesi.35 Per quanto riguarda la modernizzazione, si tratt in effetti della prosecuzione, nel quadro dei nuovi stati creati sotto l'egida coloniale, dei processi di modernizzazione politica, economica e sociale iniziati in epoca ottomana, e si tradusse soprattutto nel progressivo passaggio del potere dalle strutture tradizionali a quelle nazionali, create ex-novo o rinnovate con l'istituzione dei nuovi stati, ad esempio attraverso il passaggio delle responsabilit della giustizia, dellistruzione o della difesa dalle comunit tribali o religiose locali allo stato nazionale, tramite la creazione di nuove istituzioni (ad es. ministeri, tribunali, scuole) centralizzate e, almeno in teoria, aventi autorit su tutto il territorio nazionale. I caratteri generali del dominio coloniale europeo e della prima fase delle lotte anticoloniali nel mondo arabo sono gi stati descritti nelle precedenti sezioni di questo capitolo. Qui va aggiunto che lo stato nazionale moderno, cio la forma di organizzazione statale imperniata sul concetto di nazione e di territorio, una forma di organizzazione nuova e tipica dell'et contemporanea; questa nuova forma di organizzazione dalla societ ha caratteri comuni in tutto il mondo e delle specificit locali che nei paesi arabi, come in molti paesi del cosiddetto Terzo mondo, sono dovute soprattutto al fatto che gli stati contemporanei si sono sviluppati sotto l'egida diretta o indiretta del colonialismo europeo.36 In breve, questo significa che la nascita dello stato sotto l'egida coloniale ha "inoculato" una serie di debolezze strutturali nello sviluppo degli stati nazionali arabi, i cui effetti principali sono riassumibili nella dipendenza politico-economica dalle potenze esterne e nell'artificialit (specie nel Mashreq) della definizione etnica e territoriale degli stati arabi; entrambe queste debolezze strutturali hanno contribuito in modo determinante al perdurare nel mondo arabo, e altrove nel Terzo mondo, del sottosviluppo politico-economico e dei conflitti fomentati dalle rivendicazioni etniche e territoriali.

L'approccio richiamato qui fa riferimento al concetto di "path dependence" ("dipendenza dal percorso", cio la dipendenza degli eventi da un percorso iniziato in precedenza), e pi precisamente alla metodologia della storia di Braduel e Tilly intepretata anche alla luce di Pierson (Fernand Braudel Ecrits su l'histoire, Parigi, Flammarion, 1977; Paul Pierson Politics in Time: History, Institutions and SocialAnalysis, Princeton, Princeton University Press, 2004; Charles Tilly As Sociology Meets History, New York, Academic Press, 1981). 36 Per un primo approfondimento della questione si veda Roger Owen 2005, op. cit., pp. 25-30.

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La marcata conflittualit interna e internazionale che ha coinvolto e coivolge gli stati nati in Siria, Libano e Israele/Palestina dallo smembramento coloniale della Siria ottomana [v. cartina XY], il caso esemplare, ma non l' unico, di questa irrisolta eredit del colonialismo nel mondo arabo.

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CAPITOLO SEI

LA FORMAZIONE DEL SISTEMA REGIONALE ARABO (1920 - 1945)

Come si visto nei capitoli precedenti, il processo formativo del sistema regionale arabo inizia nella seconda met dell'Ottocent, attraverso la diffusione dell'arabismo culturale e delle prime rivendicazioni politiche autonomistiche all'interno dell'impero ottomano. Nel periodo successivo alla prima guerra mondiale questo processo prosegue attraverso l'emergere della politica interaraba, cio della concertazione, e della competizione, tra le elite politiche dei diversi paesi arabi, ma anche attraverso un rinnovato nazionalismo arabo, veicolato da nuove ideologie e dalla solidariet transnazionale delle societ arabe alle lotte anticoloniali arabe, specialmente in Palestina. In questo periodo, e sino alla fine degli anni '70, l'evoluzione politica del sistema regionale e quella interna ai singoli paesi arabi sono strettamente collegate, influenzandosi e condizionandosi vicendevolmente. Nazionalismo arabo e lotte d'indipendenza Un primo aspetto dello stretto collegamento tra le vicende interne ai singoli paesi e quelle che interessano l'insieme del mondo arabo riguarda la lotta che si sviluppa tra 'vecchie' e 'nuove' elite per il controllo del potere politico-economico all'interno dei nuovi stati nazionali arabi, cio della competizione tra le elite conservatrice tradizionali, al potere gi in epoca ottomana e poi alleatesi con le potenza coloniale, e le nuove forze sociali nazionaliste promosse dalla modernizzazione. Questa lotta si svolta con modalit diverse nella maggior parte dei paesi arabi, ad esclusione dell'Arabia saudita e degli emirati del Golfo dove la formazione degli stati nazionali ha seguito percorsi meno influenzati dal colonialismo. Dalla competizione tra vecchie e nuove elite sono dipesi non solo i tmepi e i modi delle lotte anticoloniali e dell'accesso alla sovranit formale, conseguita dalla maggioranza dei paesi arabi nel trentennio che va dal 1932 (Egitto e Iraq) al 1962 (Algeria e Kuwait), ma in molti casi anche il tipo di sistema, politico e di potere,37 che si instaurato negli stati arabi dopo l'indipendenza. In Iraq, ad esempio, facevano parte dellelite conservatrice, molto conflittuale al suo interno, sia la monarchia importata di Feisal e del suo entourage di nazionalisti siriani, che i grandi proprietari terrieri e dalle comunit etniche o tribali minoritarie alleate ai Britannici; le elite nazionali che invece reclamarono prima un'autonomia maggiore e poi l'indipendenza erano invece composte dalla borghesia urbana e dai capi delle trib e delle comunit pi penalizzate dal nuovo controllo statale a cui si aggiunsero via via una nuova generazione di funzionari, soprattutto militari, di origine sociale modesta, ma istruiti nel quadro delle nuove istituzioni statali nate dalla modernizzazione (vedi capitolo precedente). La dialettica tra vecchie e nuove elite e potere coloniale ben rappresentata dal caso dell'Egitto dove dal 1922 al 1952 la vita politica in fu caratterizzata dalla triangolazione tra la monarchia e le forze politico-sociali conservatrici che la sostenevano, i Britannici che,
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Sistema politico e sistema di potere, spesso usati come sinonimi, sono in realt concetti distinti, riferiti il primo agli aspetti formali e istituzionali (es. sistema repubblicano o monarchico) e il secondo agli aspetti informali e sostanziali della politica. (vedi Laura Guazzone e Federica Bicchi "Introduzione alla questione della democrazia nei paesi arabi" ,in F. Bicchi et al. La questione della democrazia nel mondo arabo. Stati, societ e conflitti, Monza, Polimetrica, 2004, pp. 19-41).

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nonostante i trattati di indipendenza del 1922 e del 1932, conservavano il diritto di condizionare direttamente o indirettamente tutte le decisioni strategiche, e, infine, il polo nazionalista anticoloniale composto dai grandi partiti liberali come il Wafd, ma anche dal movimento islamista dei Fratelli Musulmani nato nel 1928. Anche nel caso egiziano, nonostante il gi forte consolidamento preestitente del territorio e della comunit stato nazionale, l'instabilit politica generata dal dominio coloniale porter al fallimento del parlamentarismo, alla dittatura militare e alla contrapposizione tutt'oggi insanata tra islamisti e liberali.

La nascita della politica interaraba Quello che collega le lotte politiche nei singoli paesi alla dimensione regionale e all'emergere del sistema regionale arabo il fatto che la competizione tra le diverse elite nazionali si svolta sullo sfondo della comune lotta contro il dominio coloniale, in un momento storico e culturale in cui il nazionalismo arabo si era gi diffuso come espressione ideologica dell'aspirazione degli Arabi all'indipendenza politica. Durante tutto il periodo 1920-1952 i tre grandi poli della dialettica politica del mondo arabo - elite tradizionali, nuove elite e potenze coloniali- hanno tutti, in modo diversi, utilizzato le idee del nazionalismo arabo per legittimare il prioprio potere e le proprie pratiche politiche; bench gli orientamenti ideologici e gli interessi sottostanti fossero diversi e spesso contrapposti, il collegamente di tutta una serie di pratiche e teorie politiche al comune linguaggio del nazionalismo arabo, ha fortemente contribuito a creare il sistema regionale arabo. Il politologo americano Michael Barnett descrive cos questo fenomeno: La politica interaraba emersa nei venticinque anni tumultuosi che vanno dallistituzione del sistema dei mandati nel 1920 alla fondazione della Lega araba nel 1945. In questo periodo relativamente breve il nazionalismo arabo si evoluto dai club panarabi [] sino a diventare una forza politica dominate []. Molti fattori hanno contribuito a questa rapida ascesa, ma soprattutto londa sismica provocata dalla morte dellimpero ottomano e dalla I guerra mondiale [] lentamente le elite e le masse hanno trovato una convergenza nel linguaggio dellarabismo per inquadrare gli eventi, organizzare lazione politica, garantire i diversi interessi e creare un nuovo ordine regionale. Allinizio [1920]per qualcuno il nazionalismo arabo significava rinascita culturale, per altri lautonomia politica dei paesi arabi, per altri ancora uno stato e una nazione unitaria. Lambiguit inerente nel concetto [di nazionalismo arabo] ha avuto lindubbia virt di prestarsi a molti significati, potendo cos mobilitare anche interessi contrastanti. [] Dalla fine degli anni 30 tuttavia larabismo ha lentamente acquisito dei significati pi specifici connessi alla lotta per lindipendenza, la causa palestinese e la ricerca dellunit [araba]. Che larabismo si sia definito in relazione a queste questioni non stato dovuto a dibattiti astratti, bens alle sfide concrete e quotidiane poste dal colonialismo e dal sionismo.38 Secondo Barnett, dunque, l'evoluzione d'una cultura politica comune che porta alla nascita del sistema regionale arabo. La componente pi strettamente politica del processo descritto da Barnett pu essere ricondotta a tre elementi principali: Lelaborazione ideologica del nazionalismo arabo, opera soprattutto dei padri siriani del partito panarabo Ba'th (Ba : rinascita), nato a Damasco nel 1943 e poi diffusosi in molti paesi arabi; 39

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Michael N. Barnett 1998, op. cit., pp. 63-65 . I fondatori del partito Ba'th, lungamente al potere in Siria e in Iraq, furono il cristiano Michel Aflaq e il musulmano Salah Bitar; a loro (ma non solo) si deve l'introduzione delle componenti idealiste e (nazional)socialiste del nazionalismo arabo degli anni '30 - '60 (per un primo approfondimento si veda l'aocnra valida analisi di Paolo Minganti I movimenti politici arabi, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1971, pp. 86-107).

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Il sostegno transnazionale alle lotte anticoloniali, particolarmente alle rivolte antibritanniche e antisioniste in Palestina dal 1936 al 1947.40 La competizione tra i diversi governi arabi e le principali potenze (Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti) per legemonia sul mondo arabo. L'ultimo aspetto di questi tre elementi fondanti del sistema regionale arabo, la politica interarba dei governi, considerato in maggior dettaglio nel paragrafo seguente.

I progetti di unione nel Mashreq e la fondazione della Lega Araba I progetti di unione regionale nel Mashreq promossi da alcuni paesi arabi negli anni Trenta e infine sfociati nella fondazione della Lega degli stati arabi nel 1945, incarnano il tipo di nazionalismo arabo sostenuto delle elite conservatrici alleate alla Gran Bretagna.: questi progetti miravano infatti alla costituzione, almeno parziale, dello stato arabo unitario rivendicato dai nazionalisti durante la prima guerra mondiale, ma questo obiettivo veniva perseguito separatamente dai politici siriani, giordani ed iracheni, e solo nella misura in cui avrebbe giovato ai rispettivi interessi. Il progetto di unione della "Grande Siria" stato sostenuto da re Abdallah I di Transgiordania (Giordania dall'indipendenza nel 1946), il quale durante tutto il suo regno (1921-1951) sul pi debole e artificiale degli stati del Mashreq, ha sperato di rafforzare il suo potere riunendo sotto la sua corona Siria, Libano e Palestina e ha perseguito questa ambizione in vari modi, alleandosi con tutte le forze (ivi compresa Israele) che potevano aiutarlo a realizzare il progetto: negli anni Venti e Trenta Abdallah sostiene in Siria il partito del Blocco Nazionale che lotta contro i Francesi e la divisione dal Libano, negli anni Quaranta tratta con i sionisti sul futuro della Palestina, dopo la morte di Faisal (1933) cerca di proporsi come suo successore in Iraq, nel 1946 firma con l'Iraq un trattato di fraternit e, infine, nel 1950 formalizza l'annessione al suo regno della Cisgiordania, territorio assegnato dall'Onu nel 1947 al costituendo stato palestinese, ma occupato dalla Giordania durante la prima guerra arabo-israeliana del 1948 (annessione che gli coster l'assassinio per mano di un palestinese a Gerusalemme nel 1951) Il progetto del Crescente Fertile, cio la federazione tra l'Iraq e la Grande Siria unitaria era invece promosso negli stessi anni dall'iracheno Nuri Said, sunnita nazionalista arabo della prima ora, sostenitore di Feisal, pi volte primo ministro e, soprattutto, principale leader politico di fiducia della Gran Bretagna in Iraq. Il progetto del Crescente fertile fu avanzato da Nuri Said nel 1942 nel cosiddetto "Blue Boook" significativamente sottoposto prima all'attenzione dei Britannici e poi a quella dei principali leader arabi. Il progetto era infatti soprattutto l'espressione dell'interesse della Gran Bretagna, perseguito gi con l'accordo Sykes-Picot e l'alleanza con Hussein, e ripreso subito prima e durante la seconda guerra mondiale, per la creazione di uno stato unitario arabo suo alleato nel Mashreq, che garantisse il retroterra della via dell'Indie, proteggesse gli interessi locali inglesi e ostacolasse la penetrazione di altre potenze esterne, e in aprticolare della Russia. Altri fattori contingenti fornivano ai Britannici ulteriori motivi per riprendere dal 1939 l'appoggio i progetti del nazionalismo arabo unionisti arab: il sostegno dei governi arabi per por fine alla rivolta antinglese e antisionista in Palestina del 1936-39; la prevenzione d'uno schieramento filo-tedesco degli Arabi; la momentanea eclisse nel Mashreq della Francia occupata dai nazisti (Siria e Libano venivano occupati dai Britannici nel 1941). 41 Il progetto iracheno di unione del Crescente fertile del 1942 quindi soprattutto l'espressione della convergenza di interessi tra la strategia inglese e quella delle elite conservatrici arabe al potere in Giordania e in Iraq. Tuttavia la realizzazione dell'unione tra Iraq e Grande Siria ledeva gli interessi

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W. C. Matthews Confronting an Empire, Constructing a Nation: Arab Nationalists and Popular Politics in Mandate Palestine, London, I. B. Tauris, 2006. 41 George Lenczowski, The Middle East in World Affairs, Ithaca, Cornell University Press, 1980, p. 735-738.

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delle elite in Arabia Saudita, Egitto, Siria e Libano, che non avrebbero dovuto rinunciare al loro potere locale o confrontarsi con un nuovo "superstato" arabo ai propri confini. La proposta avanzata dallEgitto nel 1943 su consiglio inglese per la costituzione dell'organizzazione intergovernativa denominata Lega degli stati arabi, ebbe invece successo perch permetteva di realizzare almeno parzialmente gli interessi inglesi dell'epoca (una controparte araba unitaria e alleata), senza non favorire troppo nessuno stato, senza richiedere cessioni di sovranit, ma permettendo a tutti governi di fruire di un'istanza di coordinamento e di godere, nei confronti delle opinioni pubbliche arabe, del prestigio d'una realizzazione collocabile nel solco degli obiettivi del nazionalismo arabo senza dover cedere nulla del potere acquisito nei singoli stati arabi che si andavano strutturando. Nata sull'onda di interessi politici diversi espressi nel linguaggio nazionalista dell'aspirazione all'unit politica del mondo arabo, la Lega ha costituito dalla sua fondazione ad oggi la massima incarnazione della politica interaraba e l'unico quadro istituzionale permanente e complessivo del sistema regionale arabo.

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La Lega degli Stati Arabi

Istituita dal Patto del Cairo del marzo 1945 la Lega araba un'organizzazione internazionale intergovernativa, retta da una serie di trattati internazionali, e dotata di organi statutari a cui fa capo di un sistema di 17 enti ed agenzie specializzati (es. . 7 gli stati fondatori (Egitto, Iraq, Libano, Siria, Arabia Saudita, Transgiordania firmatari del Patto del Cairo. 3 gli obiettivi statutari principali, definiti nel preambolo del Protocollo di Alessandria 1944 e nell' art. 2 Patto costitutivo del Cairo 1945: - rafforzamento delle relazioni tra gli stati membri; - coordinamento delle politiche per una pi stretta cooperazione e la salvaguardia dell'indipendenza e della sovranit; - difesa degli interessi degli stati arabi a livello internazionale, ivi compresa la mediazione e risoluzione dei conflitti tra gli stati membri 3 le principali istituzioni della Lega: - il Consiglio dei capi di stato o di governo, che si riunisce in un vertice annuale; - il Segretariato permanente con sede al Cairo (a Tunisi nel periodo 1979-1989). i Consigli ministeriali (economia, difesa,informazione, giovent) affiancati dai Comitati settoriali (incaricati di progetti specifici -ad es. la questione di Gerusalemme- sui cui riferiscono al Consiglio.

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