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Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano

MERCOLEDÌ 18 LUGLIO 2012 ANNO 137 - N. 169

In Italia EURO 1,20

MERCOLEDÌ 18 LUGLIO 2012 ANNO 137 - N. 169 In Italia EURO 1,20
18 LUGLIO 2012 ANNO 137 - N. 169 In Italia EURO 1,20 Fondato nel 1876 www.corriere.it
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Fondato nel 1876

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In Italia EURO 1,20 Fondato nel 1876 www.corriere.it Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821
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Milano, Via Solferino 28 - Tel. 02 62821 Servizio Clienti - Tel. 02 63797510

28 - Tel. 02 62821 Servizio Clienti - Tel. 02 63797510 Roma, Piazza Venezia 5 Tel.

Roma, Piazza Venezia 5 Tel. 06 688281

- Tel. 02 63797510 Roma, Piazza Venezia 5 Tel. 06 688281 La storia Rissa sull’opera per
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La storia Rissa sull’opera per Eisenhower

di P. Valentino a pagina 31

Piazza Grande Anche Caravaggio ha la sua congiura

di Pierluigi Battista a pagina 25

Con il Corriere I libri del mistero di Patricia Highsmith

In edicola a 1 euro più il prezzo del quotidiano

20 7 1 8> 9 771120 498008
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IL DIBATTITO SULLA CRESCITA

LE RISORSE IMMAGINARIE

di ANTONIO POLITO

M quanti medi-

ci pietosi si af-

follano intorno

a

al capezzale

dell’Italia. La vedono ema-

ciata, e se la prendono con

ti solo la risposta affanno-

sa di una classe politica

provinciale all’emergere della globalizzazione: altri risolsero con una Tha- tcher, noi indebitandoci.

le

cure troppo aggressive.

Eppure i medici pietosi

La

trovano pallida, e vor-

accusano il «neoliberismo

rebbero ovviare con un po’

selvaggio» per questi disa-

di

belletto. La scoprono

strosi vent’anni. Non è

sofferente, e propongono

chiaro a quali selvaggi si ri-

co

in Europa, è riuscito a

un

forte analgesico. Sem-

feriscano. Ai governi di

brano tutti far finta di non sapere che la paziente sta lottando per la vita o per la morte: dopo il grave in-

Ciampi e di Prodi, al col- bertista Tremonti? A un centrodestra che, caso uni-

farto di otto mesi fa non si

far crescere spesa pubbli-

ca

e tassazione? Ma am-

è ripresa, e la prognosi re- sta riservata. Certo che le

cure la debilitano, certo che è spossata e soffre, e fa male a tutti vederla così; ma interrompere la tera-

mettiamo per un attimo che abbiano ragione, e che dai vizi conclamati del

mercato si debba passare alle virtù della mano pub-

pia

può provocare un nuo-

blica: con quali soldi? Do-

vo

e fatale infarto. Non a

ve

intendono attingere le

caso i più pietosi suggeri-

ingenti risorse che servo-

scono una dolce morte:

no (perché uno stimolo

staccare la macchina che

keynesiano o è ingente o

ci tiene legati all’euro e

consegnarsi all’oblio. Fuor di metafora, è di- ventato di moda condan-

nare l’austerità e suggerire alternative keynesiane:

iniezioni di denaro pubbli-

co per battere la recessio-

ne. Ma mentre da noi le si invoca, in Germania sono

convinti che l’Italia di oggi

sia proprio il frutto di un

lungo ciclo di politiche keynesiane. E in effetti è le- gittimo pensarlo di un Pae-

se che ha accumulato la

bellezza di duemila miliar-

di di euro di debiti. Si è

trattato, a dire il vero, di una versione più caserec- cia del tax and spending dei socialismi scandinavi. Anche perché, duemila mi- liardi di debiti dopo, noi abbiamo ancora otto milio- ni di poveri e crescenti ine- guaglianze. Alte tasse e al-

ta spesa pubblica non han-

no prodotto da noi la coe-

sione sociale svedese o il tasso di occupazione dane- se. E, se è per questo, nem- meno l’innovazione tecno- logica finlandese, l’assi- stenza sanitaria francese o l’industria tedesca. Quei duemila miliardi sono sta-

non è)? Poiché in cassa non c’è

un euro, e poiché non pos-

siamo battere moneta per

inflazionare il nostro debi-

to, si presume che i keyne-

siani di ritorno pensino a

un ricorso ai mercati. Vor-

rebbero cioè curare il debi-

to con altro debito. Ai tas-

si di interesse attuali? Con- segnando ai vituperati mercati una sovranità an- cora maggiore sulle nostre scelte economiche? Perfi-

no per fare una politica keynesiana bisognerebbe

prima convincere i merca- ti che si possono fidare di

noi, e prestarci soldi a bas-

si tassi. L’austerità di oggi

è dunque la precondizio- ne di qualsiasi politica di domani, anche di quella più illusoriamente espansi- va. I nostri medici pietosi, che si commuovono come

coccodrilli davanti al ca-

pezzale dove hanno porta-

to

l’Italia, erano convinti

di

avercela fatta a scarica-

re

i loro debiti sui nostri fi-

gli. Si capisce che ce l’ab- biano con la Germania, che non glielo consente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

che non glielo consente. © RIPRODUZIONE RISERVATA I timori per il dissesto delle finanze regionali. Il

I timori per il dissesto delle finanze regionali. Il governatore: lascio, i conti sono a posto

Monti teme il crac della Sicilia

Rischio bancarotta. «Lombardo chiarisca sulle dimissioni»

Mario Monti teme un imminente

crac della Regione Siciliana. Così ha scritto una lettera al governatore Raf- faele Lombardo per avere una confer- ma diretta delle dimissioni annuncia- te per il 31 luglio. Il governatore lo ha rassicurato: «Conti a posto, lascerò».

ALLE PAGINE 8 E 9 M. Franco

LA SVOLTA CIVICA SENZA COMPLOTTI

di GIAN ANTONIO STELLA

S e l’avesse contestata un polentone, apriti cielo! Manco le

Sacre Reliquie di Santa Rosalia sono mai state intoccabili quanto l’autonomia siciliana.

CONTINUA A PAGINA 9

Giannelli

l’autonomia siciliana. CONTINUA A PAGINA 9 Giannelli L’inchiesta di Palermo Severino e il Quirinale: i

L’inchiesta di Palermo

Severino e il Quirinale:

i colloqui intercettati devono restare segreti

di LORENZO FUCCARO

ALLE PAGINE 6 E 7 Calabrò

La Procura convoca l’ex premier Berlusconi Ma lui non si presenta

A PAGINA 7

Questioni etiche

L’ETERNA LITE DEI PRONIPOTI DI TURATI E DON STURZO

di PAOLO FRANCHI

I n una bellissima intervista al Popolo, sul

finire del 1924, Filippo Turati argomenta come e perché l’intesa tra i socialisti riformisti e i popolari (oggi diremmo:

il centro-sinistra) sia, sotto il profilo democratico, una scelta non solo opportuna, ma persino obbligata. Nell’immediato sbaglia; sul lungo periodo, probabilmente, molto meno. Ma è per un altro motivo che quel testo conserva ancora oggi una sua particolarissima attualità.

CONTINUA A PAGINA 34

Marissa Mayer, 37 anni, aspetta un bimbo. E viene scelta

TECHCRUNCH / AOL / AFP/ GETTY IMAGES/ PAUL ZIMMERMAN
TECHCRUNCH / AOL / AFP/ GETTY IMAGES/ PAUL ZIMMERMAN

Yahoo! si affida alla (futura) mamma

di PAOLO VALENTINO

M arissa Mayer, 37 anni (foto), è da ieri presidente e amministratore delegato di Yahoo!. La nomina è avvenuta nonostante la manager avesse informato il consiglio di

amministrazione di Yahoo! di essere incinta e che entro pochi mesi — la nascita del bimbo

è prevista per il 17 ottobre — dovrà prendere diverse settimane di congedo.

A PAGINA 15

Secondo l’Istat povero l’11% delle famiglie

La Banca d’Italia vede la fine della recessione solo all’inizio del 2013

Secondo la Banca d’Italia, la recessione sarà più lunga del previsto: occorrerà aspettare il 2013 per i primi segnali di ripresa e di cresci- ta. Bankitalia conferma per il 2012 una contrazione del Prodotto interno lordo pari al 2% e indica per il 2013 una crescita negativa dello 0,3%, mentre «la disoccupa- zione salirà sopra l’11%». Lo scenario si basa sull’ipotesi che lo spread, il differenzia- le tra Btp decennali e Bund tedeschi, si mantenga intor- no a 450 punti. Per l’Istat le famiglie povere sono l’11%. Ieri, Borse incerte. Piazza Af- fari: meno 0,9%. I timori di Bernanke, presidente della Federal reserve Usa: «Gli Sta- ti Uniti non ripartono».

DA PAGINA 2 A PAGINA 5

M. de Feo, Di Giacomo, Garibaldi Piccolillo, Ricci Sargentini Stringa, Tamburello

Di Paola, ministro della Difesa

«Servono al Paese:

gli aerei non si tagliano»

di ANTONELLA BACCARO

al Paese: gli aerei non si tagliano» di ANTONELLA BACCARO ❜❜ «I caccia multiruolo F35? Li

❜❜

«I caccia multiruolo

F35?

Li ho già ridotti da 131

a 90. Ora, io dico: le

Forze armate si chiamano così perché dispongono di

armamento per svolgere

il proprio compito. E il

nostro, come Paese della Nato, è quello di essere corresponsabile delle risposte che la comunità internazionale dà alle crisi»:

in un’intervista al Corriere, il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, replica a coloro che dimostrano «furore ideologico contro le Forze armate».

A PAGINA 5

Sciopero da venerdì 3 a domenica 5 agosto. Minaccia di far saltare il tetto dei prezzi

Benzinai, la beffa del weekend

di SERGIO RIZZO

D istributori di carburante chiusi dal 3 al 5 agosto, il weekend se-

gnato con il bollino nero per il traffi- co verso le località turistiche: è quan- to si rischia a causa della protesta dei gestori degli impianti contro l’indu-

stria petrolifera e il governo. Stop dal Garante degli scioperi: quello scelto è un periodo di franchigia. Nel frattem- po sono previste altre forme di prote- sta: da lunedì prossimo salterà l’ac- cordo compagnie-gestori sul prezzo massimo di rivendita dei carburanti.

A PAGINA 34 - A PAGINA 27 Dossena

Processato per mafia

L’ex ministro Saverio Romano viene assolto Lacrime in aula

di FELICE CAVALLARO

A PAGINA 16

Arrestato Mandara

Le mani e i soldi della camorra nell’industria della mozzarella

di CESARE GIUZZI

A PAGINA 17

16 Arrestato Mandara Le mani e i soldi della camorra nell’industria della mozzarella di CESARE GIUZZI

2

Primo Piano

Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera

Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera La crisi I mercati ❜❜ L’occupazione scenderebbe di
Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera La crisi I mercati ❜❜ L’occupazione scenderebbe di

La crisi I mercati

❜❜

L’occupazione scenderebbe di poco più dell’1 per cento quest’anno e resterebbe stazionaria il prossimo Bollettino economico Banca d’Italia

Bankitalia: recessione lunga La ripresa solo a inizio 2013 «Pil in calo del 2%, la
Bankitalia: recessione lunga
La ripresa solo a inizio 2013
«Pil in calo del 2%, la disoccupazione salirà sopra l’11%»
L’Istat
ROMA — La recessione sarà
più lunga del previsto, occorre-
rà aspettare i primi mesi del
2013 per registrare i primi se-
gnali di ripresa e di crescita del-
l’economia. Lo dice la Banca
d’Italia nel suo Bollettino eco-
nomico con cui aggiorna, rive-
dendole al ribasso, le stime fat-
te all’inizio dell’anno: confer-
ma per il 2012 una contrazione
del Pil (Prodotto interno lor-
do) pari al 2%, la stessa cifra in-
dicata dal Fmi (Fondo moneta-
rio internazionale), e indica
per il 2013 ancora una crescita
negativa dello 0,2%.
Gli economisti di Palazzo Ko-
ch spiegano che tale scenario si
basa sull’ipotesi che lo spread
tra il rendimento del Btp decen-
nale e del corrispondente titolo
tedesco si mantenga intorno a
450 punti base e insistono sul-
la «elevata» incertezza delle
previsioni. «Le prospettive di
medio termine dell’economia
italiana sono strettamente con-
nesse con gli sviluppi della cri-
si del debito sovrano e con i
suoi effetti sul credito, sulla fi-
ducia di famiglie e imprese».
del 3% nel rapporto deficit-Pil,
come vuole l’Europa, e con la
formazione dell’avanzo prima-
rio, destinato a stabilizzare, a
partire dal 2014 il rapporto de-
bito-Pil. Positivo è poi il fatto
che la decisione di Moody’s di
ribassare il rating dell’Italia,
«resa nota subito prima di
un’asta di titoli dello Stato, non
ha avuto effetti sostanziali sul-
la domanda o sui rendimenti,
né sul mercato secondario né
all’asta». Vanno bene anche le
misure varate dal governo. A
partire dalla spending review:
nell’immediato, eviterà gli ef-
fetti depressivi dell’aumento
dell’Iva e «in prospettiva insie-
me al contrasto all’evasione
può consentire di ridurre le ali-
quote fiscali, specie sul lavoro,
favorendo la ripresa». I provve-
dimenti «di liberalizzazione, di
stimolo dell’attività economica
e di riforma del mercato del la-
voro hanno introdotto muta-
menti di carattere strutturale»
che «incideranno positivamen-
te sulle capacità di crescita con
effetti soprattutto nel medio pe-
riodo». Intanto però gli econo-
misti di Bankitalia spiegano
perché hanno dovuto rivedere
La povertà
colpisce
oltre l’11%
delle famiglie
al
ribasso di oltre il 3,1% le pre-
visioni di crescita per quest’an-
no, dal luglio 2011 (+1,1%) a lu-
glio 2012 (-2%). Ebbene, al peg-
gioramento del quadro ha con-
tribuito per un punto circa la
crisi del debito sovrano con
l’aumento degli spread (0,4%)
e la conseguente stretta del cre-
dito bancario (0,6%). Le misure
ROMA — Arrivare a fine
mese tra mille sacrifici, non
riuscendo a fronteggiare gli
imprevisti della vita. In
questa situazione di
«povertà relativa», calcola
l’Istat, vivono l’11,1% delle
famiglie italiane, quasi 8,2
milioni persone. C’è un filo
che unisce generazioni
distanti: le coppie di vecchi
che contano su una sola
pensione e i giovani che in
due non riescono a
superare la soglia di 1.011
euro; stritola una famiglie
numerosa su tre e sempre
più gli operai. Ci sono
inoltre 3,4 milioni di
persone, il 5,2% delle
famiglie, povere in termini
assoluti. In tale condizione
che definisce coloro che
non possono permettersi di
acquistare beni essenziali
per una vita minimamente
accettabile, come il cibo o
gli abiti, avere un alloggio e
buone condizioni igieniche
e di salute, vivono quasi
300 mila persone più del
2010. La povertà è sempre
maggiormente diffusa nel
Mezzogiorno, dove
riguarda il 23,3% delle
famiglie. La Sicilia e la
Calabria sono le regioni
dove l’incidenza è più alta,
del 27,3% e del 26,2. In
generale, molto grave è la
condizione dei nuclei senza
occupati, con ritirati dal
lavoro e di persone alla
ricerca di occupazione:
di
finanza pubblica hanno avu-
to
un effetto negativo sulla do-
Governatore
Ignazio Visco,
governatore
della Banca
d’Italia,
sostiene che il
Pil quest’anno
diminuirà di
circa il 2% a
causa delle
politiche di
austerità e
della sfiducia
legata alla crisi
finanziaria
manda, valutabile in un altro
punto percentuale. Un impatto
di circa mezzo punto è attribui-
bile all’aumento di incertezza e
al calo della fiducia delle fami-
glie che hanno amplificato la
caduta dei consumi. Alla con-
trazione della crescita ha contri-
buito infine, per circa un altro
mezzo punto percentuale, an-
che il rallentamento della con-
giuntura internazionale e del
commercio mondiale.
Stefania Tamburello
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il risanamento
Per Via Nazionale
il deficit sta calando
al di sotto del 3% come
chiede Bruxelles
Il salvataggio spagnolo La proposta all’Eurogruppo sulle perdite dei privati
Importantissime sono quindi
le decisioni che si prenderanno
a Bruxelles.
Emergono più preoccupazio-
ni che auspici nell’analisi del
Bollettino, per l’andamento dei
consumi (in contrazione del
2,5% quest’anno) e della fidu-
Draghi tenta la svolta
Sulle banche in crisi
l’ipotesi di far pagare
i grandi creditori
mento e risoluzione delle banche, in
preparazione a Bruxelles.
Il presidente della Bce Mario Dra-
ghi, nel corso dell’ultimo Eurogrup-
po, avrebbe sostenuto la necessità
di coinvolgere per la prima volta an-
che i detentori senior (oltre agli azio-
nisti e ai detentori di titoli ibridi),
delle obbligazioni bancarie spagno-
le. Un’opzione che i ministri finanzia-
ri non sembra abbiano (ancora) ac-
cia delle famiglie, scesi ai livelli
minimi; per la disoccupazione
che nel 2013 potrebbe toccare
il tasso dell’11%; per le nuove
difficoltà nell’accesso al credi-
to delle imprese sia per la scar-
sa domanda sia perché sono
tornate a irrigidirsi le condizio-
ni di offerta a causa del «riacu-
tizzarsi delle tensioni sui mer-
cati internazionali». Le note po-
sitive riguardano i progressi
fatti nel riequilibrio dei conti
pubblici con la prospettiva di
scendere quest’anno al di sotto
FRANCOFORTE — La Banca cen-
trale europea starebbe preparando
una svolta, incoraggiando l’Euro-
gruppo ad adottare la regola di im-
porre perdite anche ai detentori se-
nior (privilegiati) di obbligazioni
bancarie, in vista della riunione dei
ministri finanziari della moneta uni-
ca prevista per dopodomani. Una riu-
nione importante, nella quale si do-
vrebbero definire anche gli ulteriori
passi riguardo allo scudo salva Stati
e agli aiuti da concedere alle banche
spagnole, di cui 30 miliardi dovreb-
bero essere erogati in tempi brevi, fi-
no a un massimo di 100 miliardi. Per
questa ragione, già ieri erano in cor-
cettato, al punto che Bruxelles ha
smentito, sostenendo che nei verba-
li si parlerebbe solo di perdite per gli
azionisti e dei possessori di titoli su-
bordinati.
D’altra parte, la Bce non commen-
ta. Ma da dietro le quinte dell’Euro-
tower filtra che, in realtà, l’opzione
presentata dall’ex governatore di
so
all’Eurotower di Francoforte gran-
Bankitalia rispecchia la proposta
di
movimenti fra i banchieri centrali,
avanzata dalla Commissione all’ini-
l’incidenza di povertà si
attesta al 38,2%. Mentre le
famiglie di operai in
difficoltà sono il 15,4%.
in
preparazione della riunione di que-
sta sera e di dopodomani del Consi-
glio direttivo. Sul tappeto, probabil-
mente, anche l’unione bancaria, e un
progetto dei banchieri centrali sulle
competenze della Bce nella vigilanza
paneuropea, legata al piano di risana-
zio di giugno, per il risanamento e la
risoluzione degli istituti bancari eu-
ropei. La quale, per assicurare che
«le autorità», in futuro, se la situazio-
M.D.G
ne finanziaria «si deteriorerà irrime-
© RIPRODUZIONE RISERVATA
diabilmente, garantiscano il salva-
taggio delle funzioni essenziali» de-

L’inchiesta di Trani su Moody’s

E il presidente Bce testimoniò: conflitti d’interessi nei rating

La deposizione dell’ex governatore «Sul mercato penalizzazioni ingiuste per gli istituti italiani»

ROMA — Il conflitto di interessi interno alle agenzie di rating? «Co- nosco il fenomeno, che esiste ed è documentato». È pesante l’accusa messa a verbale dall’attuale presi- dente della Bce, Mario Draghi, nel- l’inchiesta di Trani sulle presunte manipolazioni del mercato com- piute ai danni del nostro Paese dal- l’agenzia di rating Moody’s, e resa nota ieri da Andrea Pamparana, al Tg5 di Clemente Mimun. Sentito come testimone il 24 gennaio 2011, l’allora presidente della Banca d’Italia, conferma i so- spetti del pm Michele Ruggiero e

spiega: «Vi è un conflitto tra anali- sti e uffici che producono il rating. Va rammentato che le società che proponevano i prodotti strutturati soggetti a rating erano società da cui dipendevano quelle stesse agenzie». Ma a leggere l’intera deposizio- ne dell’allora presidente del Finan- cial Stability Board, convocato dal magistrato come esperto del siste- ma bancario internazionale e dei meccanismi finanziari alla base dei movimenti di mercato, si scopre di più. Sollecitato a ricordare il report negativo del 6 maggio 2010 diffu-

so dall’agenzia Moody’s in ordine al pericolo di contagio del debito sovrano, Draghi dice di ricordare quel report, e di non avere «adotta- to iniziative». Ma aggiunge di aver saputo dalla Consob che per quella bocciatura di Moody’s, e a seguito delle turbolenze sul mercato che generò, «i titoli bancari italiani hanno perso di più degli altri (va- riazioni tra il -5% e -8% circa)». Ingiustamente. Perché, assicura Draghi nella deposizione, «il siste- ma bancario italiano è robusto. Il deficit di parte corrente è basso, il risparmio è alto. Il debito comples- sivo di famiglia, imprese e Stato è basso rispetto ad altri Paesi». Un danno per l’Italia, avevano accusa- to nell’esposto che ha dato vita al- l’inchiesta l’Adusbef e la Federcon- sumatori. Il pm lo chiede all’attua- le presidente Bce che ammette: «Si-

4,2

Per cento il calo

registrato dall’indice

Ftse Mib della Borsa di

Milano il 6 maggio 2010

in seguito al report

di Moody’s

7,7

Per cento la flessione

di Unicredit in Borsa

dopo l’allarme di

Moody’s del maggio

2010 sulla tenuta

delle banche italiane

curamente ci sono stati forti movi- menti di mercato che hanno dan- neggiato alcuni e favorito altri: que- sto è sicuro. L’aumento di volatilità nel prezzo dei titoli è, quello sì, un sicuro danno derivan-

da allora — rivela Draghi — è stata

criticata la credibilità delle agenzie

di rating».

Ma allora perché fino all’avvio dell’inchiesta nessuno ha preso provvedimenti seri per evitare che

te

da queste valutazioni che talvol-

quelle valutazioni sospette incides-

ta

sono di un tipo, talvolta di se-

sero sull’andamento della Borsa e

gno opposto: ciò disorienta gli in-

sul relativo acquisto di titoli di Sta-

vestitori che in questo modo non

to? Il pm Michele Ruggiero all’allo-

trovano conveniente sottoscrivere titoli di banche e gli stessi titoli di Stato». Draghi nella sua testimonianza ricorda infine come la credibilità delle tre agenzie di rating sia dimi-

nuita dopo le errate valutazioni ne- gli Stati Uniti sui cosiddetti mutui

subprime nell’agosto 2007 «quan- do — ricorda il pm — le agenzie di rating avevano emesso giudizi lu- singhieri per poi declassarli in bre- ve tempo a titoli spazzatura». «Già

ra governatore lo chiede esplicita-

mente: «Ricorda se la Banca d’Italia adottò all’epoca dei provvedimenti

o comunque delle iniziative per

scongiurare il ripetersi di eventi analoghi con pericoli di danno al Pa- ese?». Draghi risponde: «L’Istituto ha sempre adottato massima pru- denza e cautela (fino a essere critica- ti) nell’autorizzare il collocamento

di prodotti cosiddetti strutturati».

Virginia Piccolillo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012

Primo Piano

3

della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 3 ❜❜ La dotazione patrimoniale del sistema bancario
della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 3 ❜❜ La dotazione patrimoniale del sistema bancario

❜❜

La dotazione patrimoniale del sistema bancario italiano

si è ulteriormente rafforzata

Bollettino economico Banca d’Italia

rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la
rafforzata Bollettino economico Banca d’Italia Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la

Il precedente di Dublino Sugli istituti irlandesi la decisione dell’Eurotower fu di tutelare gli investitori. Ma adesso non è più così

fu di tutelare gli investitori. Ma adesso non è più così gli istituti, evitando che i

gli istituti, evitando che i costi rica- dano sui contribuenti. E «facendoli invece ricadere sui proprietari e sui creditori della banca». Secondo il Fi- nancial Times Deutschland, la Bce punterebbe a realizzare il progetto prima del 2018, l’obiettivo scelto dal- la Commissione. Secondo fonti vicine alla Bce, la nuova opzione delineata dal presi- dente Draghi rispecchia una svolta avvenuta anche in una teleconferen- za del Consiglio direttivo avvenuta prima dell’ultimo Eurogruppo. Una nuova posizione, dimostrata ieri an- che da vari interventi di membri del Consiglio, fra cui quello del governa- tore spagnolo Luis Maria Linde, ri- guardo agli istituti «non abbastanza forti», che dovranno essere smantel- lati «in modo ordinato». Invece, ai tempi della crisi irlandese, quando si trattava di decidere una perdita per i detentori senior dei bond ban- cari, propugnata dal governatore Mi- chael Noonan, la Bce si era opposta. Non stupisce quindi che ieri Noo- nan, in visita da Draghi per discute- re della stabilità del mercato finan-

ziario irlandese, abbia sostenuto che «ogni cambiamento» nel salvatag- gio di un Paese dell’eurozona avrà un impatto su Dublino. Che cosa è avvenuto a far cambia- re idea al Consiglio? Se la Bce assu-

merà il ruolo di autorità unica di vi- gilanza europea — un progetto per

il quale la Bce sarebbe pronta «da do-

mani», ha detto il governatore fran- cese Christian Noyer a Handelsblatt — si troverà a confrontarsi con i ri- schi del mercato dei bond bancari, pari, secondo il quotidiano Ftd, a 1.500 miliardi. E dovrà probabilmen- te decidere anche in materia di risa- namento e risoluzione delle banche, coinvolgendo gli investitori privati. Daniel Gros, direttore del Ceps, think tank di Bruxelles, vede Draghi

come «più tedesco» di altri banchie-

ri centrali, in quanto sembra «prefe-

rire di non trascinare a tempo indefi-

nito una situazione difficile, per pro- teggere lo stato spagnolo e spezzare

circolo vizioso fra debito sovrano

il

e

quello bancario».

Marika de Feo

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❜❜

Molti Paesi in Europa sono già in recessione, potrebbe volerci molto tempo per risolvere la crisi Ben Bernanke presidente Fed

I mercati Milano maglia nera (meno 0,9%), Wall Street rimbalza

I timori di Bernanke «L’America non riparte» Ma la Fed prende tempo

«La crisi durerà». Spread a quota 481

Lo scandalo Barclays

«Non sapevo» L’imbarazzo di King

sul caso mutui

DAL NOSTRO INVIATO

LONDRA — Tira una brutta aria per i vertici della Banca d’Inghilterra. Ieri il governatore Mervyn King e il suo vice Paul Tucker sono stati letteralmente messi sulla graticola dalle domande della commissione parlamentare del Tesoro sullo scandalo dell’indice Libor. King si è arrampicato sugli specchi quando ha detto «di aver scoperto per la prima volta soltanto due settimane fa» delle manipolazioni del tasso d’interesse interbancario. La corrispondenza tra i vertici della Bank of England e quelli della Federal Reserve di New York dimostra, invece, che l’allarme sull’accuratezza dei dati era già stato lanciato dagli americani nel 2008.

«Come avete fatto a non capire tutto?» ha incalzato il deputato conservatore Michael Fallon. Il governatore si è difeso dicendo che, al tempo, «non c’erano prove che ci fosse stata una manipolazione per avere un vantaggio personale». E Tucker è arrossito quando è stato letto il suo scambio di email con l’allora amministratore delegato di

Barclays Bob Diamond, oggi dimissionario per lo scandalo, che si congratulava per la sua nomina a vicegovernatore.

Dimissioni in arrivo?

Monica Ricci Sargentini

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MILANO — Piazza Affari, ancora

una volta, si è aggiudicata la maglia ne-

ra tra le principali Borse mondiali. Ep-

pure, in mattinata il listino viaggiava in- torno alla parità, senza particolari scos- soni nonostante i «downgrade» a cate- na di Moody’s del giorno prima, seguiti alla bocciatura dell’Italia (e ieri l’agen- zia ha abbassato i voti a Generali, Uni- pol e Allianz spa). Nel pomeriggio, pe- rò, sono arrivati i segni meno, dopo le parole del presidente della Federal Re- serve americana Ben Bernanke. L’econo- mia Usa — ha detto Bernanke alla com- missione bancaria del Senato — sta ral- lentando, sotto il 2%, e la Fed «non ha ancora fatto scelte specifiche» su even- tuali nuove misure a sostegno della cre- scita. Insomma, Pil più lento senza (for-

se) nuovi stimoli monetari nell’econo- mia più grande del pianeta: due cose po- co gradite ai mercati. Che hanno tutti o quasi reagito al ribasso, e Milano più de-

gli altri. Complice, secondo alcuni ope- ratori, l’allarme sui conti della Sicilia. In leggero calo lo spread, a 481. Dietro il rallentamento americano ci sono, per Bernanke, soprattutto due ra- gioni: la situazione fiscale negli Usa e la crisi europea. La soluzione di quest’ulti- ma è «cruciale», altrimenti ci saranno «grossi rischi se peggiora». E, a proposi- to, «la possibilità che la situazione in Europa peggiori ulteriormente resta un rischio significativo». Ma le autorità eu- ropee — ha aggiunto il banchiere — di- spongono di «risorse sufficienti» a risol- vere la crisi. La Fed, tra l’altro, sta lavo- rando con le banche statunitensi sulla loro esposizione nel Vecchio continen- te. Secondo Bernanke, per arrivare a una soluzione della crisi europea «po- trebbe servire molto tempo», dal mo- mento che il contesto in cui si trovano

a operare le autorità dell’eurozona è

«confuso». Sul fronte del Fisco Usa, sempre per il capo della Fed, da una par-

te c’è la scadenza di alcuni sgravi — che

provocherebbe un rialzo delle tasse, contraccolpi sulla crescita e possibili re- cessioni — e dall’altra c’è comunque la «priorità» di un piano credibile di me- dio termine per ridurre il deficit. Il banchiere non ha risparmiato criti- che anche sull’ultimo scandalo della grande finanza, quello sulle manipola- zioni dei tassi Libor: il sistema per calco- larli è «strutturalmente difettoso» ed è stata minata la fiducia nel sistema finan- ziario. Di questo tipo di problemi, ha detto Bernanke, nel 2008 la Fed di New

York aveva informato le autorità della Gran Bretagna, il mercato più colpito

dallo scandalo. Ma il governatore della Banca d’Inghilterra ha risposto che le autorità americane, allora, non gli ave- vano mostrato alcuna prova di manipo- lazioni dei tassi. Insomma: un botta e risposta tra i due regolatori della finan- za anglosassone. Intanto, nel pomeriggio newyorche- se Wall Street ha ripreso vigore (+0,62% la chiusura) grazie ad alcune trimestrali positive e, a quanto pare, anche a una più dettagliata analisi delle parole di

pare, anche a una più dettagliata analisi delle parole di Moody’s taglia ancora Ieri l’agenzia di

Moody’s taglia ancora Ieri l’agenzia di rating ha abbassato i voti a tre assicurazioni: Generali, Unipol e Allianz

i voti a tre assicurazioni: Generali, Unipol e Allianz Bernanke. Che ha sì detto che la

Bernanke. Che ha sì detto che la politi- ca monetaria non può essere la cura di tutti i mali, ma non ha anche escluso nuovi acquisti di bond. A questo si ag- giunge la produzione industriale Usa a giugno (+0,4%). Qualche buona notizia è però arriva-

ta anche dall’Europa, soprattutto dal- l’asta di titoli di Stato spagnoli: Madrid ha emesso bond a 12 mesi con un rendi-

mento medio del 3,918% contro il 5,075% di giugno. Tassi in calo, dal 5,107% al 4,242%, anche per la scadenza a 18 mesi. Sostenuta la domanda. La Spa- gna ha poi raggiunto un’intesa con Hel- sinki per fornire garanzie in cambio del- la partecipazione finlandese al piano di salvataggio delle banche iberiche. Infi- ne, il fondo salva Stati Efsf ha collocato titoli a sei mesi per 1,49 miliardi di euro con rendimenti negativi: -0,0113%. Un assaggio di eurobond.

Giovanni Stringa

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4

Primo Piano

Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera

Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera La crisi Il governo ❜❜ Sono preoccupato. La
Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera La crisi Il governo ❜❜ Sono preoccupato. La

La crisi Il governo

❜❜

Sono preoccupato. La situazione è seria. Non è che si può fare una

manovra al mese.

Pier Ferdinando Casini Udc

Grilli e Visco da Monti: avanti sui tagli

Escluse le ipotesi di manovra bis, ma torna il riordino delle agevolazioni fiscali

Il Tesoro

Cannata: gli investitori esteri tornano alle aste Btp ROMA — Gli investitori esteri non mancano,

Cannata:

gli investitori esteri tornano alle aste Btp

ROMA — Gli investitori esteri non mancano, anzi, all’asta dei Btp di venerdì scorso, il giorno del downgrade dell’Italia da parte di Moody’s, hanno domandato più titoli di quanto non abbiano fatto gli operatori italiani. A sostenerlo, con tanto di cifre, è Maria Cannata, direttore generale per il debito pubblico: la richiesta proveniente dall’estero ha coperto il 54% dei titoli offerti mentre quella domestica

il restante 46%. È stato,

ha aggiunto, «un risultato particolarmente significativo» che fra l’altro contraddice i segnali dati dai mercati tra aprile e maggio di un

forte disinvestimento di titoli italiani da parte dei non residenti (47,1 miliardi secondo Bankitalia). Ma non basta, secondo la dirigente del Tesoro, è stata in particolare la

consistente

partecipazione all’asta di alcune banche straniere,

a fronte di una

«partecipazione

ordinaria» di quelle italiane, a consentire il

collocamento del titolo a «ben 14 punti base sotto

il livello del mercato

secondario». Al successo dell’asta — che venerdì

ha collocato, a tassi in calo, Btp per 3,5 miliardi

a fronte di una domanda

che ha superato i 6 miliardi — ha contribuito anche il fatto che questo titolo non sarà offerto a metà agosto. Grazie al buon

andamento delle entrate fiscali, in particolare dell’Imu, e al buon livello di liquidità, tale asta è stata tagliata mentre tutte le altre rimarranno, ha spiegato ancora Cannata. Si tratta comunque di un’iniziativa non straordinaria ma di un ritorno alla normalità dopo le eccezioni del 2008-2009 e 2010. «Gli investitori stranieri sono tornati e siamo ricchi di liquidità», ha quindi ripetuto la regista delle emissioni di titoli di Stato.

S.Ta.

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ROMA — Eccoli a pranzo as- sieme, i tre uomini che tengo- no le leve incerte dell’economia italiana. Palazzo Chigi, colazio- ne di lavoro (sobria) per il presi- dente del Consiglio Monti, il mi- nistro del Tesoro Grilli e il go- vernatore della Banca d’Italia, Visco. Visco ha voluto informare il governo, con due ore di antici- po, sui dati contenuti nel Bollet- tino economico di Bankitalia. Dati poco incoraggianti, con il Pil che scende quest’anno del 2 per cento e lo spread fra Btp e Bund previsto su una media di 450 punti. Il bollettino — ha precisato Visco — è stato fatto considerando già avviate spen- ding review e altre riforme. La strada è corretta, è il pensiero del governatore, ma occorre an- dare avanti spediti. Monti e Grilli non potevano che essere

d’accordo. Ma Visco ha anche ri- badito l’esigenza «in prospetti- va» di ridurre le aliquote fiscali, per favorire la ripresa. Monti e Grilli hanno assicurato che è lo- ro intenzione diminuire le tas- se, appena la situazione lo con- sentirà. Una delle operazioni che Monti intende avviare al più presto è il riordino (legge- re: sfoltimento) delle agevola- zioni fiscali. Monti aveva chie- sto ai tecnici del Fondo moneta- rio internazionale una valuta- zione sul bosco di detrazioni consentite ed è in questi giorni a Roma una missione del Fmi con questo compito. Monti, Grilli e Visco hanno preso in esame l’ipotesi di una manovra finanziaria aggiunti- va, se ad agosto l’attacco specu- lativo diventasse più pesante? La notizia si è diffusa dopo un lancio dell’agenzia Dow Jones e

Il premier

Il premier suggerisce

di focalizzarsi meno sullo

scudo anti-spread e sul differenziale Bund-Btp

meno sullo scudo anti-spread e sul differenziale Bund-Btp Il comitato a quattro Non si è trattato

Il comitato a quattro

Non si è trattato di una riunione della task force

In quel caso ci sarebbe

stato anche Passera

della task force In quel caso ci sarebbe stato anche Passera dopo una frase del segretario

dopo una frase del segretario

dopo Standard & Poor’s e Moo-

gna», spiegano dal Tesoro.

pd, Bersani, e del presidente

dy’s dovrebbe arrivare dalla ter-

Il pranzo ha vissuto anche un

udc, Casini, colta a Montecito-

za

società di rating, Fitch, en-

passaggio lieve, quando è arri-

rio («Non si può fare una mano-

tro

l’estate. Ma il downgrade di

vata l’ora degli auguri a Grilli,

vra al mese»). A Palazzo Chigi

Moody’s non ha avuto effetti

ministro del Tesoro da una setti-

la

parola d’ordine sull’incontro

importanti sulle vendite di tito-

mana. Qui i tre uomini a sangue

era però: nessuna drammatizza-

li di Stato, ha ricordato Visco. E

freddo hanno ceduto al sorriso.

zione. Vale a dire: Monti, Grilli

Grilli ha citato il buon anda-

Si

conoscono bene. Grilli e Vi-

e

Visco hanno convenuto che

mento delle ultime due aste di

Lo spread ieri ha chiuso a

sco sono stati a lungo i respon-

non ci sarà bisogno di altre ma- novre, ma che è necessario pro-

btp.

sabili dei dossier internazionali per Tremonti e Draghi. E Monti

cedere con le riforme, accelera-

quota 481, poco meglio di lune-

fa

riferimento continuo agli stu-

re sulla spending review, dare

dì,

ma una delle indicazioni di

di

di Bankitalia nella preparazio-

ai

mercati segnali di chiarezza e

Monti è di focalizzare meno l’at-

ne

degli atti di governo. Beninte-

stabilità. Nel pranzo di Palazzo

tenzione su questo indicatore e

so: il pranzo di ieri non è stata

Chigi si è convenuto sull’esigen-

di

parlare meno anche dello

la

prima riunione del neonato

za di non cedere a troppe pres- sioni sui tagli delle spese della

scudo anti-spread varato a Bru- xelles a fine giugno ma ancora

Comitato per il coordinamento della politica economica. In

pubblica amministrazione. Qui

da

definire nei suoi modi di at-

quel caso avrebbe dovuto parte-

sta il senso del caso Sicilia, a ri-

tuazione. «Al momento — ripe-

cipare — puntualizzano da Pa-

schio default, e delle dighe che

tono i collaboratori del premier

lazzo Chigi — anche il ministro

il governo opporrà alle richie-

ste di altre Regioni su sanità e società pubbliche.

C’è poi il declassamento che

— l’Italia non ne ha bisogno».

All’eurogruppo di venerdì a Bruxelles «si affronterà soprat- tutto la situazione della Spa-

per lo Sviluppo, Passera.

Andrea Garibaldi

agaribaldi@corriere.it

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35 I licenziamenti previsti al Comune di San Gimignano su 89 persone dello staff
35 I licenziamenti previsti al
Comune di San Gimignano
su 89 persone dello staff

Il sindaco

Il gran rifiuto di San Gimignano «Dimissioni in massa dal Comune se saremo costretti a licenziare»

La protesta di San Gimignano (Siena), Comune riconosciuto tra le 143 amministrazioni «virtuose» nella gestione delle finanze pubbliche, contro la spending review: sindaco, giunta e tutti gli 89 dipendenti comunali «sono pronti a dimettersi» contro i tagli al personale pubblico imposti dal governo Monti. «È una cosa paradossale, da manicomio», quasi urla il sindaco Giacomo Bassi, 49 anni, Pd: «lo Stato a giugno ci ha censito come virtuosi, tanto da esentarci dal patto di stabilità per il 2012. Non abbiamo debiti né mutui, dunque non pesiamo nei 2 mila miliardi di debito pubblico. Lo stesso Stato però a luglio con la spending review ci impone di ridurre i dipendenti a 54 dagli 89 attuali». Il criterio fissato è di 1 dipendente ogni 144 abitanti, e San Gimignano — città medievale patrimonio dell’umanità, 3 milioni di turisti l’anno — di residenti ne ha appena 7 mila. «E visto che non ho gente da pensionare, dovrei mettere in mobilità, cioè licenziare, 35 persone. Ma a noi servono per una serie di servizi, soprattutto parcheggi e musei, che rendono 2,5 milioni di utile netto l’anno e ci consentono di avere tra le tasse più basse d’Italia, di non avere l’addizionale Irpef e offrire servizi che un piccolo Comune non potrebbe avere». Per questo Bassi ha chiesto a senatori di Pd, Pdl e Lega Nord un emendamento alla spending review in discussione a Palazzo Madama per far considerare non solo la popolazione «ma anche quei parametri che servono a giudicare virtuoso un Comune. È un problema di coerenza: lo Stato non può considerarci d’esempio e poi metterci nella media nazionale con Comuni inzeppati di amici e parenti. Altro che licenziare: io potrei assumerne altri 35». F. Mas.

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Il progetto

Al lavoro a Santo Stefano,

spunta l’ipotesi del decreto

ROMA — Abolire la festività del 26 dicembre e dei Santi Patroni per aumentare il Pil, aggirando con la mossa lampo di un decreto del presidente del Consiglio già nel prossimo Cdm, venerdì, tut- ti i veti che da un anno a questa parte si sono posti alla discussione sulle feste da preservare. L’idea, che sarebbe stata lanciata lunedì in un pre-consiglio dei ministri dal sottosegretario An- tonio Catricalà, viene ora confermata in questa modalità da un fonte del governo. Si percorrerebbe la proposta lanciata settima- ne fa dal sottosegretario Gianfranco Polillo, se- condo il quale ridurre il numero di giorni non lavorativi di una settimana porterebbe all’aumen- to del Pil di un punto percentuale. E che ieri rilan- ciava: «Mi auguro che il problema venga preso di petto» perché aumentare le ore di lavoro degli italiani «è una delle chiavi per risolvere la crisi». Sulla possibilità di ridurre le feste insorge già il mondo politico e sindacale. E un invito a riflette- re arriva dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani:

«È molto opinabile che il problema della produt- tività possa essere affrontato in quei termini. Poi va ricordato che alcune festività sono il senso stesso di un Paese». Mentre si discute di quanti giorni all’anno la- vorare, oggi entrano in vigore molte norme della

riforma del mercato del lavoro targata Elsa Forne- ro. Dal nuovo articolo 18, che cancella il reinte- gro automatico del licenziamento illegittimo, al- le norme contro l’abuso di lavoro a progetto, poi le nuove regole sui contratti d’ingresso e sulle as- sociazioni in partecipazione. Con un occhio alla Camera, dove ieri, coincidenza di calendario, le commissioni Finanze e Attività produttive han- no approvato l’emendamento al decreto Svilup-

han- no approvato l’emendamento al decreto Svilup- La riforma Fornero ne congelato per tutto il prossimo
La riforma Fornero
La riforma Fornero

ne congelato per tutto il prossimo anno l’aumen- to dell’aliquota contributiva per i lavoratori auto- nomi, che resta quindi al 27%, per poi salire gra- dualmente al 33% dal 2019. Cambiano poi i tem- pi per le verifiche sulle false partite Iva: i requisi- ti dovranno essere valutati su due anni e non su uno. Poi la novità dal punto di vista politico più rilevante, perché recepisce le richieste della Cgil sostenute in parlamento dall’ex ministro del La- voro Cesare Damiano, è la proroga per tutto il 2012 della mobilità con le attuali regole, mentre resta confermato al 2013 l’avvio dell’Aspi, l’assi- curazione sociale per l’impiego, che sostituirà tutti gli ammortizzatori sociali. Intanto però, in attesa che l’emendamento al decreto passi, entra in vigore la riforma così co- m’è stata approvata a giugno, dopo la lunga di- scussione cominciata a inizio anno. Così che i la-

Ammortizzatori Dal 2013 al 2015, progressivamente, la cosiddetta «Aspi» (assicurazione sociale per l’impiego) comincerà a sostituire le indennità di disoccupazione e la mobilità. Ne potranno usufruire anche gli apprendisti e gli artisti. Perderà il sussidio chi rifiuterà un impiego la cui retribuzione sia superiore almeno del 20% rispetto all’indennità.

po che incide proprio sulla riforma, introducen- do le modifiche concordate giovedì scorso dalla maggioranza con il ministro del Lavoro, e che re- cepiscono l’«avviso comune» sottoscritto da Con- findustria e dai sindacati. A presentare l’emenda-

mento, i due relatori al decreto Sviluppo, Raffae-

le Vignali (Pdl) e Alberto Fluvi (Pd). A favore han-

no votato i gruppi di maggioranza, mentre la Le- ga si è astenuta. Col pacchetto di modifiche vie-

Articolo 18 Stop al reintegro automatico in caso di licenziamento illegittimo per motivi economici (rimane nel caso di manifesta insussistenza): è prevista un'indennità. In caso di licenziamento disciplinare, ci sarà minor discrezionalità del giudice per il reintegro. Resta nullo il licenziamento discriminatorio.

ci sarà minor discrezionalità del giudice per il reintegro. Resta nullo il licenziamento discriminatorio.

Corriere della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012

Primo Piano

5

della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 5 ❜❜ Nel triennio 2013-2015 dovremo fare a
della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 5 ❜❜ Nel triennio 2013-2015 dovremo fare a

❜❜

Nel triennio 2013-2015 dovremo fare a meno di 18 mila unità militari. A questo va ad aggiungersi il taglio di 3 mila civili su 30 mila

❜❜

Non si possono fare maggiori tagli alle Forze armate perché non avremmo più la capacità operativa per svolgere il nostro compito

più la capacità operativa per svolgere il nostro compito L’intervista «Veniamo da un taglio da 1,5

L’intervista

«Veniamo da un taglio da 1,5 miliardi nella precedente legge di stabilità. Siamo l’unica amministrazione che ha avuto un’attenzione così marcata»

Chi è ROMA — «C’è nell’aria un furore ideologico contro le Forze armate che non
Chi è
ROMA — «C’è nell’aria un furore
ideologico contro le Forze armate che
non mi spiego. La sicurezza è un bene
condiviso la cui responsabilità è di tut-
ti. Un Paese come l’Italia non può sot-
trarsi a questo dovere. Le Forze armate
possono essere più piccole ma non me-
no efficienti. Altrimenti si fa prima a
chiuderle».
Il ministro della Difesa, Giampaolo
L’ammiraglio
Giampaolo Di
Paola, 68 anni
il prossimo 15
agosto, di
Torre
Annunziata, è
ministro della
Difesa dal 18
Di
Paola, non ci sta a essere messo sot-
novembre
to
accusa. E va al contrattacco contro
chi vorrebbe un ridimensionamento
del ministero e parla di «alti papaveri»
ma anche contro chi, a destra e sini-
stra, invoca la cancellazione degli im-
pegni sugli armamenti e sulle missio-
ni, «dopo averle approvate in Parla-
mento». E sui vertici Finmeccanica di-
ce: «Lasciateli lavorare».
Ministro, lei ha proposto a febbra-
2011. In
Marina dal
1963, è un
sommergibili-
sta. Capo di
stato
maggiore
della
Difesa nel
2004
io la sua spending
review in un dise-
gno di legge delega.
Come si concilia
con i tagli decisi ora
collegialmente dal
governo?
«La spending re-
view si pone come
un’accelerazione di
una parte del proget-
to
contenuto nel di-
segno di legge. Ma
c’è una coerenza as-
soluta tra i due prov-
vedimenti. Il decreto
per sua natura è più
rapido».
Quindi la sua riforma è superata?
«No. Il disegno di legge delega, che
è stato condiviso dal Consiglio supre-
mo di difesa e dal governo, ridisegna
coordinando
le missioni
internazionali
dell’Italia,
dall’Iraq
tutto il sistema alla luce dell’attuale si-
tuazione economica. Il testo è in di-
scussione avanzata alla commissione
competente del Senato e mi aspetto
che arrivi in aula prima della chiusura
estiva. Il Consiglio supremo di difesa
all’Afghani-
ne
auspica l’approvazione entro il cor-
rente anno».
La spending review impone tagli
del 10% del personale e del 20% della
dirigenza. Che significa per il suo mi-
nistero?
«Che nel triennio 2013-2015 dovre-
stan, nel 2008
è diventato
presidente del
Comitato
militare della
Nato, incarico
ricoperto fino
all’ingresso
nell’esecutivo.
Una curiosità:
mo fare a meno di 18 mila unità milita-
seppe della
nomina
mentre era in
ri,
in un lasso di tempo che può au-
mentare di due anni per tenere conto
dei tempi dei pensionamenti. A questo
va
ad aggiungersi il taglio di 3 mila ci-
vili su un organico di 30 mila».
Dunque, mentre il suo disegno di
missione a
Kabul e giurò
due giorni
dopo gli altri
ministri

voratori e i datori di lavoro dovranno adeguarsi alle nuove regole sulla flessibilità in entrate e in uscita. Scatta la disciplina che ha monopolizzato la discussione sulla riforma: lo stop al reintegro automatico in caso di licenziamento per motivi economici, se giudicato illegittimo ci sarà un in- dennizzo. Da oggi ci saranno inoltre modifiche ai contratti d’ingresso e all’apprendistato. E inizia la caccia alla false partite Iva. Sull’altro fronte parlamentare aperto, quello per la conversione del decreto sulla spending re- view, ieri nelle commissioni al Senato che hanno in esame il testo, si dava per scontato l’accorpa- mento del decreto sulle Dismissioni, che preve- de tra l’altro l’acquisto da parte della Cassa depo- siti e prestiti di Simest, Sace e Fintecna, e la fusio- ne delle Agenzie fiscali. I due testi confluiranno in un maxiemendamento, comprensivo delle ri-

Partite Iva Per i lavoratori autonomi, è congelato al 27% per il 2013 l’aumento dell’aliquota contributiva. Nel 2014 salirà al 28%, al 29% nel 2015, al 30% nel 2016, al 31% nel 2017, al 32% nel 2018 e al 33% dal 2019. Cambiati i tempi per le verifiche sulle false partite Iva: i requisiti dovranno essere rispettati per due anni e non per uno.

Di Paola: i supercaccia non si toccano Tuteliamo investimenti e 10 mila posti

«Furore ideologico contro gli alti papaveri della Difesa»

legge si proponeva un taglio di 40 mi- la dipendenti in un lasso di dieci an- ni, la spending ne taglia 21 mila in 3 anni, massimo cinque? «Esatto. Si tratta di un’accelerazio- ne. Certo, poi bisogna vedere come ge-

stire gli esuberi. Questa parte va appro- fondita e può subire delle variazioni.

Ci sono preoccupazioni sindacali, sen-

sibilità in Parlamento. Non so se alla fine del percorso ci sarà un allunga- mento dei tempi ». Lei lo auspica? «È stato importante dare un segnale

come governo. Poi è il Parlamento che deve decidere». Qualcuno dice che si poteva fare di più.

«Abbiamo già fatto di più! Veniamo

da un taglio da 1,5 miliardi che era pre-

visto nella precedente legge di Stabili-

tà per il 2012. Siamo l’unica ammini-

strazione che ha avuto un’attenzione così marcata. È su questa riduzione già pesante che s’innesta la spending re- view». E allora come spiega tutte queste

polemiche sulle Forze armate? «C’è un chiaro pregiudizio ideologi- co: se non vogliamo le Forze armate, eliminiamole e non ne parliamo più.

Ma gli italiani non la pensano così, co- me dimostrano i sondaggi». Perché non si possono fare mag- giori tagli? «Perché non avremmo più la capaci-

tà operativa per svolgere il nostro com-

pito. Vedo sempre fare confronti con l’Europa a ogni piè sospinto. E allora

diciamo che la nostra spesa per le For-

ze armate è pari allo 0,84% del Pil men-

tre la media Ue è dell’1,6%». La spending review chiede tagli al- la dirigenza del 20%. A quanto equi- valgono nel suo ministero?

«Tra i militari, a parecchie centinaia

di unità, tra i civili, ad alcune decine.

Nel mio disegno di legge il taglio è an- che maggiore. Ma anche qui si è chie- sta la testa dei re, degli "alti papaveri",

c’è questo spirito ghigliottinesco io però non sono Robespierre, infatti la mia proposta l’ho fatta per tempo e non perché la gente sia corsa in place Vendôme».

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C’è polemica anche sui finanzia- menti agli aerei caccia F35 (Joint strike fighter).

«Che ho già ridotto da 131 a 90. Ora,

io

dico: le Forze armate si chiamano co-

perché dispongono di armamento

per svolgere il proprio compito. E il no- stro, come Paese della Nato, è quello

di essere corresponsabile delle rispo-

della Nato, è quello di essere corresponsabile delle rispo- ❜❜ Finmeccanica non è un giocattolo. Sta

❜❜

Finmeccanica non è un giocattolo. Sta andando

incontro con tutto il settore

a una ristrutturazione:

lasciamo lavorare i vertici

settore a una ristrutturazione: lasciamo lavorare i vertici ❜❜ Entro tre o al massimo cinque anni

❜❜

Entro tre o al massimo cinque anni dovremo andare incontro

a una riduzione di 21 mila

dipendenti. Prima si pensava

a 40 mila, ma entro 10 anni

ste che la comunità internazionale dà alle crisi. Una missione che il Parla- mento ha approvato». Ma in Parlamento anche Fabrizio

 

«Ma non esiste uno stanziamento di 15 miliardi! Non esiste un simile con- tratto. C’è un programma che si svilup- pa per tranche di ordini che sono stati già ridotti. Non capisco perché, pur es- sendoci programmi più economica- mente impegnativi come l’Eurofi- ghter, ci si accanisca sugli F35». C’è una gran polemica anche intor-

90

I caccia F35 delle Forze armate, dopo un taglio da 131 unità

 

no a Finmeccanica e ai suoi vertici. Che ne pensa? «Il comparto industriale della difesa italiana, di cui Finmeccanica è elemen- to importante, sta andando incontro a una ristrutturazione. Fino a prova con- traria la dirigenza va fatta lavorare e produrre i propri risultati, poi si ve- drà. Sarebbe il caso che tutti noi, inclu- sa la stampa, ci rendessimo conto che una volta che il giocattolo si è rotto, non si ricompone più. Ammesso che sia una giocattolo, e Finmeccanica non lo è, se qualcuno vuole distruggerlo, non conti su di me».

Antonella Baccaro

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Cicchitto (Pdl) ha fatto critiche sugli

F35

«Non credo sia compito del mini- stro commentare quanto dice un parla-

mentare. Al salone di Farnborough ce n’erano molti, anche

d’area non simpatetica con la Difesa. Tutti hanno visitato le nostre aziende sottolineandone l’impor- tanza». È necessario acquista-

re gli F35? «I nostri aerei vanno rin- novati e nel programma degli Jsf, in cui siamo entrati nel 1997, abbiamo in- vestito risorse significative. A Cameri c’è un polo di assemblaggio e manu- tenzione che non ha eguali se non ne- gli Usa, dove i Jsf vengono prodotti. Se oggi dovessimo chiudere tutto, butte-

remmo via enormi investimenti, met- teremmo a rischio 10 mila posti di la- voro e ammazzeremmo il futuro tecno- logico di Finmeccanica». Resta affascinante la tesi di chi chiede di tagliare i 15 miliardi di co- sto degli F35 per finanziare la sani- tà

miliardi di co- sto degli F35 per finanziare la sani- tà spettive modifiche da apportare, sul

spettive modifiche da apportare, sul quale il go- verno porrebbe — ne sono convinti alcuni sena- tori — la fiducia per accelerare l’approvazione nel primo ramo del Parlamento. In questo modo la Camera potrebbe porre il sigillo finale prima della pausa estiva. Permane la protesta sui tagli al pubblici impie- go, e a questo proposito il ministro della Funzio- ne pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha convocato i sindacati per il 25 luglio, giorno tra l’altro in cui potrebbe arrivare il voto al Senato. Mentre sulla sanità cresce la protesta e proseguono gli incon- tri tecnici al ministero dell’Economia. Ieri sulla sanità è intervenuta la Corte Costitu- zionale, pronunciandosi su una questione aperta dallo scorso anno. Accogliendo la questione sol- levata dal Friuli Venezia Giulia, la Consulta ha im- posto lo stop ai nuovi ticket, previsti dal 2014 dal- l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, su varie prestazioni del Servizio sanitario attualmen- te non soggette ad alcun pagamento, (ricoveri ospedalieri ordinari o in day hospital). Un’opera- zione che avrebbe portato nelle casse due miliar- di. I giudici in questo modo hanno decretato che non possono essere attivati perché lo Stato non può decidere da solo. Il titolare della Salute, Rena- to Balduzzi, che prima di fare il ministro di me- stiere faceva il professore di diritto costituziona- le, aveva già espresso le sue perplessità sull’intro- duzione dei ticket aggiuntivi, e ieri, prima che la Consulta si pronunciasse, in un’audizione in Se- nato, aveva ipotizzato di sostituire la misura cas- sata con «una franchigia». Giusto «per avviare una discussione».

Melania Di Giacomo

sata con «una franchigia». Giusto «per avviare u n a d i s c u s

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Primo Piano

Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera

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Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera # Trattativa Stato-mafia Il conflitto Severino e il
Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera # Trattativa Stato-mafia Il conflitto Severino e il

Trattativa Stato-mafia Il conflitto

Severino e il Colle intercettato:

«Le telefonate restino segrete»

Grasso: pm in buona fede. Di Pietro: il presidente mortifica le istituzioni Bersani all’Idv: attacchi indecenti. E sulle intercettazioni: no a usi distorti

ROMA — Il ministro della Giustizia, Paola Severino, e il procuratore nazionale antima- fia, Pietro Grasso, stendono una rete protettiva nei confron- ti del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha sollevato presso la Corte costituzionale il conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Paler- mo che indaga su una presunta trattativa tra lo Stato e Cosa no- stra. La prima sostiene che il ca- po dello Stato deve essere tute- lato, il secondo difende i pm pa- lermitani ma nega che il Colle abbia voluto interferire. Que- sto avviene mentre Antonio Di Pietro sferra un durissimo at- tacco a Napolitano accusando- lo di «mortificare le istituzio- ni», attacco al quale replica dal Pd Pier Luigi Bersani: «Ho tro- vato alcune affermazioni verso Napolitano veramente indecen- ti perché tutti sanno che Napo- litano non ha alcuna ragione per difendersi personalmen- te». Mentre dal Pdl parla Fabri- zio Cicchitto: «Di Pietro è sgua- iato e inqualificabile ed è seria- mente e organicamente eversi- vo, ma non da oggi». Il segreta- rio democratico allarga lo sguardo al tema delle regole in

rio democratico allarga lo sguardo al tema delle regole in La vicenda 1 Per i pm

La vicenda

allarga lo sguardo al tema delle regole in La vicenda 1 Per i pm di Palermo,

1 Per i pm di Palermo, tra il ’92 e il ’94 ci sarebbe stata una trattativa tra Stato e mafia: attraverso la strategia degli attentati (come quello di Capaci, nella foto, nel quale il 23 maggio ’92 morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti di scorta) le cosche avrebbero cercato di migliorare le condizioni dei mafiosi in carcere

Le istituzioni e il ricatto delle cosche

2 Sulla presunta trattativa a dicembre è stato sentito l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, poi indagato per falsa testimonianza. Tra le telefonate intercettate ce ne sarebbero alcune tra Mancino e il capo dello Stato. Per il Quirinale, che ha sollevato conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, quei nastri andrebbero distrutti

Mancino, il Colle e le telefonate

materia di intercettazioni e spiega: «Se noi fossimo in uno stato di polizia o non democra- tico non accetteremmo l’ipote- si di un uso distorto delle inter- cettazioni e quindi non vedo perché dobbiamo accettarlo in uno stato democratico. Nessu- no impedisce ai magistrati di fare il proprio lavoro con le in- tercettazioni necessarie e alla stampa di pubblicare quelle og- getto di un percorso giudizia- rio. Ma in mezzo ci dev’essere un filtro affidato ai magistrati per tutelare chi non c’entra». La decisione del Colle non è pia- ciuta a Rita Borsellino: «Mi sen- to stordita, come se fossi stata schiaffeggiata. Il gesto di Napo- litano? Francamente inopportu- no, non era il momento». Poche ore prima il Guardasi- gilli, in missione a Mosca, ave- va chiarito: «Qualunque sia la decisione della Consulta sul con- flitto di attribuzione nella vicen- da delle intercettazioni telefoni- che dell’inchiesta di Palermo, l’importante è mantenere la se- gretezza delle telefonate del ca- po dello Stato». Anche Grasso ri- leva che «il presidente della Re- pubblica non può essere inter- cettato, lo è stato in modo occa-

Visita

Il capo

dello Stato,

Giorgio

Napolitano,

87

anni,

con il

presidente

dell’Autorità

nazionale

palestinese

Abu Mazen,

77 anni,

ieri a Roma (foto Ansa)

palestinese Abu Mazen, 77 anni, ieri a Roma (foto Ansa) possano essere rese pubbli- che». In

possano essere rese pubbli- che». In ogni caso, «se si è tratta- to di una intercettazione casua- le si poteva fare. Ma il tema non è questo: il problema è se debba

avere prevalenza una certa inter- pretazione della legge costitu-

zionale che riguarda le garanzie

del presidente o si debba appli-

care la normativa comune in materia di utilizzazione e utilizzabilità delle intercettazio-

sionale». In ogni caso, aggiunge Grasso negando ci si trovi di

se

dei pm: «Hanno agito in buo-

na fede. Ora la questione è in

fronte a un conflitto istituziona-

buone mani, deciderà la Consul- ta». Severino insiste sulla necessi-

le,

«la questione è giuridica. Il

nostro ordinamento non preve-

de

una norma specifica. È giu-

di «mantenere la segretezza

sto che un giudice terzo decida come bisogna comportarsi in questi casi». Poi prende le dife-

intorno al contenuto di telefona-

te

che possano riguardare figu-

re

istituzionali protette per il lo-

 

ro

ruolo istituzionale». Ed ecco

Rita Borsellino

«Il gesto del Quirinale

è inopportuno

Mi sento come se fossi

stata schiaffeggiata»

è inopportuno Mi sento come se fossi stata schiaffeggiata» il punto: «Qualsiasi sia la solu- zione

il punto: «Qualsiasi sia la solu- zione interpretativa, l’adozione

di

regole di procedura penale o

ni». Insomma, riassume il Guar-

la

legge sulle garanzie applicate

dasigilli, «non c’è alcuna con-

al

capo dello Stato, si dovrà ri-

trapposizione tra poteri dello

spettare la sostanza della legge che è quella di evitare che con- versazioni del capo dello Stato

Stato». L’Italia dei valori attacca Na- politano. Scrive sul suo blog An-

dei valori attacca Na- politano. Scrive sul suo blog An- L’intervista / 1 Piero Alberto Capotosti

L’intervista / 1 Piero Alberto Capotosti Piero Alberto Capotosti

«Dalla Procura enormità Lese le prerogative del capo dello Stato»

ROMA — Piero Alberto Capoto-

sti era presidente della Corte costi-

tuzionale quando il presidente Ciampi sollevò il conflitto contro il ministro di Grazia e giustizia Ca- stelli in tema di grazia. Ritiene che la Consulta debba fare presto a decidere sul caso sol- levato da Napolitano? «Senz’altro. Gli italiani hanno di- ritto di sapere se ha ragione il Qui- rinale o la Procura di Palermo. Un conflitto del genere non è cosa di

Procura di Palermo. Un conflitto del genere non è cosa di Gli errori ❜❜ Le telefonate

Gli errori

❜❜

Le telefonate non dovevano essere agli atti del processo, né essere valutate dai magistrati

tutti i giorni. E anche il compito della Corte costituzionale appare particolarmente delicato. Perché in definitiva dovrà stabilire quale sia il trattamento giuridico relativo alle intercettazioni occasionali. Questo è un problema che riguar- da anche i parlamentari, ma la Cor- te probabilmente dovrà distingue- re tra la loro posizione costituzio- nale e quella del presidente della Repubblica, certamente più tutela- ta dalla Carta».

L’intervista / 2 Franco Cordero Franco Cordero

«Inquirenti in regola Non c’è divieto assoluto di ascolto dei nastri»

ROMA — Non rinuncia al suo lin-

guaggio provocatorio e immaginifi-

co il professor Franco Cordero, giu-

rista (suo un importante manuale

di «Procedura penale») e scrittore.

Nel 2002 coniò il celebre termine Caimano fornendo ispirazione per il film di Nanni Moretti su Berlusco- ni. Il suo ultimo libro è un saggio sul Discorso sopra lo stato presen- te dei costumi degli italiani di Gia- como Leopardi, Seguito dai pensie- ri d’un italiano d’oggi (2011, Bolla-

dai pensie- ri d’un italiano d’oggi (2011, Bolla- Fili recisi ❜❜ Non è politica virtuosa recidere

Fili recisi

❜❜

Non è politica virtuosa recidere fili giudiziari in ossequio a «prerogative»

ti Boringhieri). Professor Cordero, qual è la sua opinione sul conflitto solleva- to dal presidente della Repubbli- ca? «Il conflitto lo covava e lunedì 16 luglio annuncia d’essere sceso in campo davanti alla prospiciente Consulta, ritenendo lese le sue pre- rogative dalle intercettazioni nelle indagini sull’oscuro rapporto Sta- to-mafia, 1992-93. Perché? Perché ascoltando Nicola Mancino, allora

Corriere della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012

Primo Piano

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Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 7 # tonio Di Pietro: «Si rende conto che
Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 7 # tonio Di Pietro: «Si rende conto che
Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 7 # tonio Di Pietro: «Si rende conto che

tonio Di Pietro: «Si rende conto che una scelta così drastica non nobilita le istituzioni ma le mor- tifica? Noi dell’Idv invitiamo i giudici di Palermo a "resistere, resistere, resistere"». Replica Anna Finocchiaro (Pd): «La scel- ta del Colle di sollevare il conflit- to di attribuzione è un gesto op- portuno e doveroso che non le- de le prerogative di quella Pro- cura che sta indagando su una vicenda molto delicata sulla quale vogliamo tutti sia fatta

piena luce». Lorenzo Fuccaro

@Lorenzo_Fuccaro

a l u c e » . Lorenzo Fuccaro @Lorenzo_Fuccaro © RIPRODUZIONE RISERVATA Il caso La

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il caso La decisione sulla nomina a Procuratore generale per il capo dell’ufficio che indaga sulla trattativa

Il dilemma della promozione di Messineo

La pratica sul magistrato al Csm, presieduto da Napolitano

 

ROMA — Un mese fa la commis-

be

a 14 voti, cioè la maggioranza as-

che sembrava tranquilla (al di là del- la possibile spaccatura nel voto fina- le, che però è fisiologica) e invece ri- schia di diventare una «grana». Dove-

re la questione dalla mossa del capo

sione incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura fece la sua proposta: Francesco Messineo, attuale capo della Procura di Paler- mo, dev’essere nominato procurato-

soluta. La pratica sarebbe dovuta arri- vare all’esame dell’assemblea plena- ria prima delle ferie, ma da un paio

dello Stato. Magari nel tentativo di non farla pesare più di tanto. Anche perché al Csm non tutti sono convin-

di

giorni qualcosa è cambiato e l’esi-

va arrivare entro la fine di luglio, pri- ma della sospensione estiva, e inve- ce già si parla di un rinvio a settem-

ti

che nella disputa avviata davanti al-

to non sembra più così scontato.

la Consulta Napolitano abbia ragio- ne. C’è pure chi sostiene che Messi- neo, il procuratore aggiunto Ingroia

re

generale in quello stesso palazzo

L’iniziativa del capo dello Stato che

di

giustizia. Un’avanzamento di gra-

si

è rivolto alla Corte costituzionale

bre. Sperando in un allentamento della tensione, e per provare a separa-

do e di funzioni, per un magistrato

accusando la Procura guidata da Mes- sineo di aver invaso il suo campo e

e

i suoi sostituti abbiano rispettato la

che, a 66 anni d’età, si avvia a chiude-

 

la sua carriera. La decisione non fu

presa all’unanimità bensì a maggio-

re

decisione non fu presa all’unanimità bensì a maggio- re Procuratore Francesco Messineo, 66 anni, capo della

Procuratore

Francesco

Messineo,

66 anni,

capo della

Procura

di Palermo

ranza: tre voti per lui (i rappresentan- ti di Unità per la costituzione, la sua corrente, e di Magistratura indipen- dente, più il «laico» del Pdl Bartolo- meo Romano) e due per Roberto Scarpinato, oggi procuratore genera-

le a Caltanissetta, già sostenitore del-

l’accusa nel processo palermitano a Giulio Andreotti. Per Scarpinato vota- rono i due consiglieri di Area, il car- tello che riunisce le correnti di sini- stra delle toghe, mentre il «laico» del

Pd Giostra si astenne. Se venissero rispettati questi schie- ramenti, la nomina di Messineo da parte del plenum del Csm sarebbe

scontata: con il sostegno di Unicost,

Mi e «laici» di centrodestra arrivereb-

«menomato» le proprie prerogative potrebbe mettere in imbarazzo i con- siglieri del Csm, di cui Napolitano è presidente. Anche a non voler considerare Messineo il principale protagonista

dell’indagine sulla presunta trattati-

va fra lo Stato e la mafia al tempo del-

le stragi, così come della decisione di

conservare le telefonate intercettate casualmente tra Napolitano e l’ex mi- nistro Nicola Mancino, la responsabi- lità della scelta contestata dal presi- dente della Repubblica è sua. E lui in- fatti ha replicato, l’altro ieri, alla cla- morosa iniziativa del Quirinale, di- fendendo l’operato del suo ufficio. Potrà il Csm promuoverlo a un più

importante incarico, come si appre- stava a fare, dopo la dura censura contenuta nell’atto sottoscritto dal capo dello Stato? D’altra parte, se lo bocciasse otterrebbe il paradossale effetto di lasciarlo al vertice della Pro- cura nonostante il più alto e severo rimprovero che potesse ricevere. Al Csm questa settimana è «bian- ca», non sono previste riunioni di plenum e commissioni, ma tra i po-

chi presenti si discute di una scelta

L’ex premier: impegnato a Villa Gernetto

di una scelta L’ex premier: impegnato a Villa Gernetto Berlusconi convocato in Procura a Palermo Lui

Berlusconi convocato in Procura a Palermo Lui non va

Silvio Berlusconi è stato convocato a Palermo lunedì scorso come testimone nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, nella quale è indagato Marcello Dell’Utri, per fornire chiarimenti sui versamenti di alcuni milioni di euro eseguiti al senatore del Pdl. L’ex premier non si è presentato in Procura adducendo come impedimento il summit di Villa Gernetto con gli economisti.

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legge, e di fronte alle casuali registra- zioni della voce del capo dello Stato non potessero comportarsi diversa- mente da come hanno fatto. Anche il

procuratore nazionale antimafia Grasso, in attesa del giudizio della Corte costituzionale, ha sostenuto che quanto meno hanno «agito in

buona fede», cioè secondo l’interpre- tazione delle norme che a loro pare- va più corretta e legittima. La questione sollevata dal presi- dente, insomma, pare discutibile. E dunque viene discussa, anche all’in- terno del Csm. Così come è discutibi- le l’interpretazione dei fatti che ha portato la Procura di Palermo a ipo- tizzare il reato di «violenza o minac- cia a un Corpo politico dello Stato» per la cosiddetta trattativa tra boss e uomini delle istituzioni, tra il ’92 e il ’94 (non Mancino, indagato solo per falsa testimonianza). Su quella vicen- da giudiziaria Messineo dovrà pren- dere una decisione che potrebbe in- fluire sul voto del Csm. Firmerà o me- no la richiesta di rinvio a giudizio che i suoi colleghi stanno predispo- nendo? L’atto di conclusione delle in- dagini non lo aveva sottoscritto, per- ché in disaccordo su alcune valuta- zioni degli altri pm; in particolare, proprio quella sulla posizione di Mancino. Un’anomalia, per il capo di un’ufficio importante in un’indagine così importante. Ora è atteso dalla scelta finale, che potrebbe anch’essa incidere su quello che farà in futuro.

Giovanni Bianconi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Insomma, il conflitto sollevato va al cuore dei rapporti tra i pote- ri dello Stato? «Il conflitto di oggi è molto più stringente di quello dell’epoca Ciampi. Sia per il caso che ha dato ad esso origine: cioè una indagine relativa a una vicenda grave, che ha coinvolto personaggi di primis- simo piano, in particolare ex mini- stri. Ma soprattutto perché incide direttamente sui rapporti tra la massima istituzione del Paese e la magistratura inquirente. L’interes- se dell’opinione pubblica ormai è grandissimo». Cosa dovrà fare la Consulta? «La Corte dovrà dire se l’inter- pretazione della legge data dalla Procura di Palermo, in relazione al- le registrazioni di telefonate del Presidente Napolitano, è stata cor- retta. Oppure ne è stato fatto un cattivo uso che ha menomato le prerogative costituzionali del presi- dente della Repubblica». Qual è il suo giudizio?

ministro dell’Interno, l’addetto co- glieva anche la voce del Presidente interlocutore. Nefas ( crimine, ndr)! : doveva chiudersi le orec- chie, rompere l’audizione; parole da dimenticare, come non dette; di- vieto assoluto d’usarle a qualsivo- glia fine e il pubblico ministero chieda subito l’incenerimento. Em- piamente, gli inquirenti ripassano i dialoghi, concludendo che non in- teressino nel procedimento in cor- so, ma restano agli atti e l’effetto le- sivo sarebbe aggravato appena se ne parlasse davanti alle parti in ca- mera di consiglio». Ha ragione la Procura di Paler- mo? «Forse conviene rammentare due o tre concetti. Abbiamo un or- dinamento chiuso, variabile solo nelle forme e con i limiti prescritti dalla Carta: le norme non germina- no spontaneamente né vengono da fuori; stanno in testi formati a quel modo; i giuristi chiamano "erme- neutica" l’arte con cui le scovano.

"erme- neutica" l’arte con cui le scovano. Emerito Piero Alberto Capotosti, 70 anni, ex presidente

Emerito Piero Alberto Capotosti, 70 anni, ex presidente della Consulta (Ap)

«Che questa lesione ci sia stata». In che cosa è consistita questa lesione? «In una serie di fatti». Quali? «Innanzitutto, il testo delle tele- fonate del Presidente continua a es- sere agli atti del processo di Paler- mo e già questa è un’enormità. In secondo luogo i magistrati hanno valutato la rilevanza o meno delle conversazioni del Presidente: e questa è un’altra enormità. Terzo fatto, adesso dovrà essere il gip a stabilire se quelle telefonate, secon-

essere il gip a stabilire se quelle telefonate, secon- ❜❜ Questo caso incide sui rapporti tra
essere il gip a stabilire se quelle telefonate, secon- ❜❜ Questo caso incide sui rapporti tra

❜❜

Questo caso incide sui

rapporti tra la massima del Presidente nelle

istituzione del Paese e la magistratura: la Consulta decida presto

❜❜

Il coinvolgimento

intercettazioni è stato casuale? Bene, dovevano essere subito distrutte

La parola

Lesione

‘‘

La lesione delle prerogative del Presidente

della Repubblica si prospetta per una serie di fatti. Il primo:

il testo delle telefonate del capo dello Stato, intercettate indirettamente, continuano ad essere agli atti del processo di Palermo. Secondo: i magistrati sono entrati nel merito delle conversazioni e ne hanno valutato la rilevanza. Terzo:

adesso dovrà essere il gip a stabilire se quelle telefonate, secondo le norme generali, debbano o no essere distrutte. La Consulta dovrà decidere

sulla legittimità delle «intercettazioni indirette» o «casuali»

La parola

Invisibile

‘‘

L’articolo 271 del codice penale prevede che

siano esclusi dalla distruzione tutti quei reperti che siano corpi del reato.

Quindi, l’articolo 271 smentisce quello che secondo questa interpretazione risulta essere un «invisibile divieto assoluto» di intercettazione per il presidente della Repubblica. Lo stesso ragionamento vale ogniqualvolta i nastri delle intercettazioni forniscano argomenti utili contro persone diverse da chi gode dell’immunità, come appunto nel caso del capo dello Stato

Ora, dicono tutt’altro gli articoli in- vocati dal Colle. Vediamoli: innanzi- tutto che il capo dello Stato sia in- criminabile solo "per alto tradimen- to o attentato alla Costituzione". Ma qui, nessuno lo incrimina. E ri- spetto a lui siano ammessi provve- dimenti investigativi e misure cau- telari solo quando la Consulta l’ab- bia sospeso dalle funzioni. Qui, ag- giungo, nessuno provvedeva sul presidente della Repubblica, con- versante da Monte Cavallo (il colle del Quirinale, ndr) : l’ascoltato era Mancino. Mancando norme che lo

ndr) : l’ascoltato era Mancino. Mancando norme che lo ❜❜ Gli articoli del codice invocati a

❜❜

Gli articoli del codice invocati a difesa dal Colle? Ma qui nessuno lo sta incriminando, e

a difesa dal Colle? Ma qui nessuno lo sta incriminando, e Giurista Franco Cordero, 84 anni,

Giurista Franco Cordero, 84 anni, è giurista, scrittore e autore (Olycom)

Cordero, 84 anni, è giurista, scrittore e autore (Olycom) ❜❜ A stabilire se le parole in

❜❜

A stabilire se le parole in questione siano materia penale non possono essere dogmi: devono

l’ascoltato era Mancino essere teste pensanti

do le norme generali, debbano o no essere distrutte »

Si riferisce all’articolo 271 del

codice penale? «Sì, quindi adesso quelle inter- cettazioni dovranno entrare nel- l’udienza in camera di consiglio a disposizione delle parti e in con- traddittorio tra le parti: potrebbe essere infatti che i difensori dell’ex ministro Mancino abbiamo interes-

se a che non vengano distrutte per- ché potrebbero dimostrare l’inno- cenza del loro assistito. Ma tutto questo mi sembra del tutto contra- rio alla legge» . Lei quindi pensa che abbia ra- gione il Quirinale? «Credo proprio di sì, perché la le- sione delle prerogative costituzio- nali del Presidente è stata causata da questi fatti che ho appena enun- ciato».

Di conseguenza, secondo lei, la

Procura di Palermo ha sbagliato? «Ritengo di sì: perché la Procura ha trattato quelle che hanno coin-

dicano, definire tabù le parole del- l’altro è gesto esclamativo d’esiguo valore dialettico!».

La legge dell’89, secondo lei, quindi vieterebbe solo le intercet- tazioni dirette sul Presidente: il caso attuale è diverso? «Profondamente diverso. Ne par- la a lungo l’articolo 7 della legge 20 giugno 2003 n. 140 (processi alle al- te cariche dello Stato, la più alta delle quali siede sul Colle). L’artico- lo 6 regola le intercettazioni miran- ti a tali persone (in gergo, "diret- te"). "Fuori delle ipotesi ivi previ- ste", il giudice considera rilevanti

o no le emissioni verbali dell’inter- locutore, e nel secondo caso non

manda tout court i relativi materia-

li all’inceneritore: vanno sentite in-

fatti le parti, perché in Italia abbia- mo un processo accusatorio; e può darsi che una o più d’esse ritenga- no utili le cose dette. Se ne discute in camera di consiglio. Qualora poi cambi opinione, il giudice chiede l’assenso alla Camera competente.

volto il presidente della Repubbli- ca come normali intercettazioni. E

invece non ha considerato che la legge 219 dell’89 vieta in modo as- soluto l’intercettazione del Presi- dente, se non quando sia già stato sospeso dalle funzioni dalla Con- sulta in un procedimento di impea- chment». La Procura sostiene che non è stato intercettato il Presidente, che il suo coinvolgimento nelle in- tercettazioni è solo casuale, cioè indiretto «Benissimo, la Procura doveva provvedere alla loro distruzione immediata». Quanto tempo occorrerà alla Corte per pronunciarsi? «Generalmente un conflitto tra poteri dello Stato viene deciso in sei-otto mesi. Ma in questo caso delicatissimo, mi auguro che ciò avvenga molto prima». M. A. C

@maria_mcalabromi auguro che ciò avvenga molto prima». M. A. C © RIPRODUZIONE RISERVATA Gli inquirenti palermitani,

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gli inquirenti palermitani, dun- que, sono in perfetta regola». L’articolo 271 del codice penale esclude dalla distruzione dei re- perti i corpi del reato: questo in- fluisce nel caso concreto? «Sì, e così va a picco la teoria del- la cosiddetta prerogativa: che le pa- role in questione siano materia pe- nale, lo stabiliscono teste pensanti, da ciò deriva la procedura camera- le. L’articolo 271 smentisce l’invisi- bile "divieto assoluto". Idem ogni- qualvolta nastri o dischi forniscano argomenti utili contro persone di- verse da chi gode dell’immunità.

Supponiamo che indichino dei fili alla storia giudiziaria d’un caso monstre come qual è l’attuale: non

è politica virtuosa reciderli in osse- quio alla "prerogativa", dogmatica- mente asserita, quando le norme di- cono l’opposto a lettori informati ed equanimi».

M.Antonietta Calabrò.

@maria_mcalabroquando le norme di- cono l’opposto a lettori informati ed equanimi». M.Antonietta Calabrò. © RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Primo Piano

Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera

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Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera # Enti locali L’allarme Sicilia a rischio default In
Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera # Enti locali L’allarme Sicilia a rischio default In

Enti locali L’allarme

Sicilia a rischio default In campo il premier

«Dimissioni, Lombardo chiarisca». Lui: lo convinco con i conti Applausi dall’Udc. Ma i finiani: una grave gaffe istituzionale

PALERMO — Ha l’effetto di una frustata sulla vita politica siciliana la durissima lettera di Mario Monti al governatore Raffaele Lombardo che ha «promesso» di dimettersi il 31 luglio. Una lettera in cui gli chiede esplicitamente confer- ma sulla exit strategy di cui si parla da tempo, mentre una parte delle opposizioni e il mondo industriale con l’appel- lo di Ivan Lo Bello hanno pro- posto di commissariare la Sici- lia, tutti preoccupati di un ri- schio default per un bilancio stracarico di «poste dubbie e residui inesigibili». Una accora- ta preoccupazione raccolta dal premier con la missiva rimbal-

zata sul tavolo di Lombardo co- me un meteorite. Il cui senso, si intuisce, è che se Lombardo non si dimettesse, scatterebbe l’ipotesi di un diretto interven- to di Palazzo Chigi: «Le soluzio- ni che potrebbero essere pro- spettate per un’azione da parte dell’esecutivo — si legge nella nota ufficiale — non possono non tener conto della situazio- ne di governo a livello regiona- le, ma anzi devono essere com- misurate ad essa, in modo da poter utilizzare gli strumenti più efficaci e adeguati». Per gran parte del mondo politico è un invito a sloggiare da Palazzo d’Orleans, ma Lom- bardo s’è affrettato a far sapere

di una immediata telefonata

con Monti e di un vertice già fissato per martedì prossimo a

Palazzo Chigi: «Mezz’ora al te- lefono. Gli ho spiegato che c’è

in corso una interessata ed er-

ronea campagna mediatica sui conti da noi messi a posto. Che non deve lasciarsi fuorviare. Porterò i conti al premier, lo convincerò e se ci riuscirò allo-

A Palazzo Chigi Incontro a Palazzo Chigi il 24 luglio. Lombardo ha annunciato le dimissioni a fine mese

24 luglio. Lombardo ha annunciato le dimissioni a fine mese ra non ci sarà neanche biso-

ra non ci sarà neanche biso-

gno di dimettermi». Dichiarazione dirompente,

echeggiata fra pochi fidati col- laboratori in un palazzo dove

per appagare la curiosità dei cronisti erano stati convocati

gli assessori all’Economia Gae-

tano Armao e alla Sanità Massi- mo Russo, il magistrato da qualche giorno nominato vice

21 miliardi di euro

L’indebitamento della Regione Sicilia al 31 dicembre 2011 secondo i dati della Corte dei Conti

di

Lombardo, il più duro con-

tro Lo Bello e quanti parlano di default: «Da settimane rappre- sentano la Sicilia come una sor-

mo un indebitamento, in un bi- lancio di 27 miliardi di euro, di circa 5 miliardi e 400 milioni. È

ta

di pubblica canaglia sulla ba-

come dire che se guadagno 27

se

di luoghi comuni e inesattez-

mila euro all’anno e poi com-

ze. Per questo sentiamo il biso- gno di tutelare la dignità di questa terra». Il buco? «Abbia-

pro casa e faccio spesucce con la Findomestic, mi indebito per 5.400 euro, in pratica circa

un quinto delle entrate».

La mossa di Monti è stata ac-

colta da ampi consensi nel Pdl. Seppure il presidente dell’As- semblea Francesco Cascio par-

di una «richiesta inusuale e

li

anomala». Plausi dall’Udc. An- che per Gianfranco Micciché la

lettera costituisce «la garanzia

di un impegno concreto del go-

». Terzo polo, con i finiani che ve- dono nella lettera «una grave

gaffe istituzionale». F. Cav.

verno

Durissimo infine il

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La Nota

di Massimo Franco

La Nota di Massimo Franco

Una lettera irrituale che tende a scongiurare una deriva «greca»

L a lettera di Mario Monti con la quale chiede al governa- tore della Sicilia di confermare l’intenzione di dimetter- si entro il 31 luglio, era in incubazione da tempo. La si- tuazione finanziaria della Regione è, più che in bilico, alla deriva. E rappresenta uno dei dossier sui quali Palaz-

zo Chigi sapeva di dovere intervenire. L’incontro con Raffaele Lombardo, che ha chiesto di essere ricevuto dal premier il 24 lu- glio prossimo, non cambierà l’atteggiamento del capo del gover-

no. D’altronde, la prospettiva del fallimento rischia di avvicinarsi ogni giorno di più. E contraddice i tentativi di Monti di limitare

la spesa pubblica, imponendo misure impopolari anche agli enti

locali. L’accusa al presidente del Consiglio di avere compiuto un at-

tentato all’autonomia della Sicilia, riflette bene il malinteso di fondo sul quale crescono gli sprechi; e una mentalità che conside-

ra ingerenza delle autorità nazionali qualunque tentativo di ripor-

tare ordine nei bilanci. Gli applausi e le accuse arrivate dai politi-

ci dell’isola a Monti testimoniano lo scontro di interessi che do-

mina quella realtà da anni. D’altronde, non si spiegherebbe altri-

menti l’altalena di maggioranze di centrodestra o trasversali, nu- mericamente invincibili, che si sono frantumate in pochi mesi provocando un’instabilità cronica.

Di queste maggioranze segnate dal trasformismo, Lombardo è

stato a lungo il crocevia e il terminale. E il modo in cui viene difeso dalla nomenklatura locale la- scia capire quanto siano profonde le

incrostazioni del suo potere. Dire che è assurdo occuparsi della Sicilia mentre l’Italia sta crollando, signifi-

della Sicilia mentre l’Italia sta crollando, signifi- ❜❜ I timori dei politici siciliani per le forbici

❜❜

I timori dei politici siciliani per le forbici del governo tecnico

ca

perpetuare l’idea di una separatez-

za

usata come alibi per impedire che

le

cose cambino. Eppure, le polemi-

che contro «Roma» possono avere

udienza perché molti degli avversari

di

Lombardo non hanno grandi meri-

ti

da contrapporre.

L’ipotesi di un governo dei tecnici intenzionato a usare «gli strumenti

più efficaci e adeguati» per raddrizzare le cose, a una parte della Sicilia fa paura. In un momento di crisi che offre un panorama di povertà accentuato rispetto ad altre realtà italiane, le resistenze sono istintive. Da tempo si parla di rimedi estremi come il com- missariamento della Regione, di fronte a classi dirigenti che han- no chiesto aiuto allo Stato moltiplicando in parallelo le spese. Dimostrerò «la sostenibilità della finanza regionale», assicura Lombardo dopo una telefonata con Monti. Eppure la «lettera ano- mala» del premier, come l’hanno definita i difensori del governa- tore, si inserisce in pieno nell’anomalia siciliana.

Lo conferma la spaccatura tra Udc e Fli di fronte all’iniziativa

del presidente del Consiglio. Il partito di Pier Ferdinando Casini

gli dà ragione, ricordando col segretario regionale Gianpiero D’A-

lia che l’intervento montiano «può evitare il default e preservare i fondi europei di cui l’economia siciliana ha bisogno»: si teme un altro scossone dei mercati finanziari. Gli uomini del presiden-

te della Camera, Gianfranco Fini, invece, alleati di Lombardo, par-

lano di «atto lesivo dell’autonomia costituzionale» dell’isola, Re- gione a statuto speciale. Colpisce altrettanto l’imbarazzo del Pd, ex alleato del governatore dopo il suo zigzag nel centrodestra. Difficile prevedere l’esito dello scontro con un premier teso a evi- tare che la Sicilia si trasformi in una sorta di «Grecia italiana».

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Corriere della Sera Mercoledì 18 Luglio 2012

Primo Piano

9

#

Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 9 # I numeri 17.995 I dipendenti della Regione,
Sera Mercoledì 18 Luglio 2012 Primo Piano 9 # I numeri 17.995 I dipendenti della Regione,

I numeri

17.995

I

dipendenti della Regione,

4.857 sono stati assunti a tempo indeterminato nel 2011

2.293

I

dipendenti a tempo determinato

cui stipendio è riconducibile alla Regione

il

1.385

I

dipendenti della presidenza

della Regione, a Palazzo

d’Orleans

24.880

I

forestali e lavoratori socialmente

utili dell’isola, in parte a carico delle casse regionali

EMANUELE LAMEDICA

Vincino

a carico delle casse regionali EMANUELE LAMEDICA Vincino Il retroscena La tentazione di evitare la scadenza
Il retroscena La tentazione di evitare la scadenza del 31 luglio

Il retroscena La tentazione di evitare la scadenza del 31 luglio

Piano B del governatore:

autosospendersi

calibrare l’intervento. Se Lombardo restasse in sella, Monti potrebbe pen- sare a una rimozione, ovvero a un commissario per alcuni atti. A comin- ciare dal controllo delle casse che l’assessore Armao assicura essere piene e senza buchi, pur emergendo ormai una serie di voci e pareri con- trari perfino all’interno della giunta. È il caso del neoassessore Andrea Vecchio, leader del movimento anti- racket, ex presidente dei costruttori

di Catania, amico di Ivan Lo Bello,

pronto a confermare quel che in po- che settimane ha visto da vicino:

«La Regione è davvero sull’orlo del

crac. Tutto all’insegna del clienteli- smo. Sì, la Sicilia è a rischio default. Non solo per i dipendenti regionali», come ha ripetuto ai microfoni

di Radio24. «Ci sono

ventimila precari, gli impiegati dei Comu-

ni, i forestali Gratti

e non trovi quattrini.

Si stenta a recupera-

re quattro milioni

per aliscafi e traghet-

ti fra Sicilia e isole mi-

nori ». Valutazioni ascoltate con disap-

punto dal governatore che ogni tan-

to finge di volere mollare tutto, an-

che con battute choc, come ha fatto l’altra settimana pensando alle sue terre di Grammichele: «Mi dimetto e coltivo marijuana». Poi, con un sor-

riso obliquo: «Coltivare erba è illega-

le? Pazienza». Con la precisazione di

non avere mai provato «l’ebbrezza

di una canna». Come gli è scappato

durante una puntata della Zanzara ,

radiofonico porto franco per battu-

te, chiacchiere e ironia.

Felice Cavallaro

per rimanere in sella

Il ruolo di Russo, nominato vicepresidente

PALERMO — La tentazione di re-

stare incollato alla poltrona di gover- natore si è rafforzata ieri pomerig- gio dopo la telefonata a Mario Mon- ti. D’altronde, pur restando un’ipote- si top secret, che esista un «piano B» di Raffaele Lombardo per evitare di mollare le leve del potere il 31 lu- glio, è più di un sospetto per chi fre- quenta Palazzo d’Orleans e conosce

Tattica e strategia Pochi giorni fa Lombardo ha commentato: «Da Roma mi pregano di rimanere »

Lombardo ha commentato: «Da Roma mi pregano di rimanere » l’inquilino famoso per gli abbracci fatali

l’inquilino famoso per gli abbracci fatali capaci di trasformare con un niente gli amici in nemici e vicever- sa, mutando date, impegni e allean- ze. Un «piano B» centrato sulle cento nomine delle ultime settimane per un rigido controllo di ospedali, aziende ed enti regionali, ma anche sull’incarico eccellente affidato al magistrato che ha resistito ad ogni

tempesta d’umore, Massimo Russo, incoronato come vicepresidente cin- que giorni fa. A un passo dal fine cor- sa del governo. Con il retropensiero che forse sarà allontanato il traguar- do. Appunto, come ha temuto il pre- sidente del Consiglio chiedendo no- tizie certe sulla data d’uscita. È su questo punto che Russo, ma- gistrato poco amato fra tanti suoi colleghi dopo la «diserzione» dal po- ol antimafia, potrebbe avere un ruo- lo centrale. Lo sospetta pure il sinda- co di Palermo Leoluca Orlando che, al posto delle dimissioni, Lombardo potrebbe annunciare una «autoso- spensione». Mettendosi così virtual- mente da parte, ma lasciando al ti- mone proprio Russo e tutta la squa- dra di assessori in buona parte cam- biati nelle ultime settimane. D’altronde, già la scorsa settimana Lombardo s’era lasciata sfuggire una confidenza ermetica: «Da Roma mi

 

A Palermo

Raffaele

Lombardo,

61 anni,

presidente

della Sicilia, ha annunciato le dimissioni per

il

31 luglio,

pregano di rimanere

».

Come dire

prima della

che qualcuno gli chiederebbe di non dimettersi. Chi, non è chiaro. Men- tre con la lettera di Monti è chiarissi- mo che Palazzo Chigi invoca tempi certi sull’uscita di scena. Anche per

decisione del

gup di Catania sul suo rinvio

a

giudizio

del gup di Catania sul suo rinvio a giudizio © RIPRODUZIONE RISERVATA Domande&risposte Cosa succede

© RIPRODUZIONE RISERVATA

sul suo rinvio a giudizio © RIPRODUZIONE RISERVATA Domande&risposte Cosa succede se una Regione fa default
sul suo rinvio a giudizio © RIPRODUZIONE RISERVATA Domande&risposte Cosa succede se una Regione fa default

Domande&risposte

Cosa succede

se una Regione fa default

? Non c’è una norma espressa. L’art. 8 dello Statuto siciliano dice che il governo, per violazioni dello Statuto, può sciogliere l’Assemblea e nominare una commissione (3 membri) fino a nuove elezioni

Quali sono i poteri

di intervento dello Stato

? L’art. 120 della Carta, la cui applicabilità in una Regione a statuto

speciale è discussa,

prevede interventi in caso di violazione di atti obbligatori per legge o

per regole comunitarie

Ci sono precedenti

nella storia repubblicana

? Non ci sono precedenti legati al default. Ma sulla base dell’art. 120 della Carta possono scattare «poteri sostituitivi» in materie specifiche, come per i piani di rientro nel settore sanità

Gli opposti egoismi

QUEL PATTO CLIENTELARE RINNOVATO DA TROPPI GOVERNI

SEGUE DALLA PRIMA

Che questa venga oggi messa in discussio- ne proprio da tanti siciliani coscienti dei di- sastri commessi ostentando il feticcio della specificità isolana è una svolta benedetta. Vogliamo rileggere quanto scrisse un grande meridionale come Gaetano Salvemi- ni? «I governi italiani per avere i voti del Sud concessero i pieni poteri alla piccola borghe- sia, delinquente e putrefatta, spiantata, im- bestialita, cacciatrice d’impieghi e di favori personali, ostile a qualunque iniziativa po- tesse condurre a una vita meno ignobile e più umana». Un’analisi spietata: «Qualun- que gruppo di uomini onesti di qualsiasi par- tito avesse voluto mettere un po’ di freno al- la iniquità di una sola fra le clientele che face- vano capo a un deputato meridionale, era si- curo di trovarsi contro tutta la marmaglia compatta». Decennio dopo decennio, nonostante la presenza in politica anche di tante persone perbene e generose, quel patto scellerato con una certa razza di uomini di potere è sta- to via via rinnovato da troppi governi. Com- presi quelli con la Lega Nord: senza i voti iso- lani, come più volte ha spiegato Ilvo Diaman- ti, la destra non avrebbe mai vinto a Roma e Maroni non sarebbe mai entrato al Vimina- le. Lo sapeva lui e lo sapevano quanti, lag- giù, teorizzavano come Raffaele Lombardo che «la Lega fa il suo mestiere: siamo noi che dobbiamo fare il nostro». Loro tirano di là, noi tiriamo di qua. Opposti egoismi. Ogni appunto, ogni critica, ogni denuncia giornalistica è da sempre occasione per repli- che piccate. L’Ars costa troppo? «È il più anti- co Parlamento d’Europa!» Un consigliere prende quanto un senatore? «Non siamo consiglieri, siamo “deputati” regionali!» Il presidente d’una commissione può guada- gnare 17.476 euro netti al mese contro i 13.823 lordi del segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon? «Uffa, l’antipolitica!». E via così, per anni. Basti ricordare la rea- zione stizzita di Totò Cuffaro all’inchiesta dell’Economist che definiva la Sicilia «il ter- zo mondo dell’Ue»: «In Sicilia siamo avvezzi agli attacchi interessati». Il suo successore at- tuale, davanti a una vignetta geografica del-

lo stesso settimanale con la parola «Bordel- lo» sull’isola, andò oltre: «Il newsmagazine britannico, espressione tradizionale dei pote- ri forti di quella globalizzazione senz’anima che sta distruggendo l’economia mondia- le…». Stavolta no, non è facile gridare al com- plotto nordista. È siciliano l’imprenditore Ivan Lo Bello che ha acceso la miccia denun- ciando il rischio che «la Sicilia diventi la Gre- cia dell’Italia» e invitando Monti a «mettere mano ai conti della Regione». È siciliano Maurizio Bernava, il segretario della Cisl che ha chiesto al governo di commissariare l’iso- la spiegando che «il peccato originale è la troppa autonomia con poca responsabilità che s’è tradotta nell’uso scellerato, clientela- re, elettorale delle risorse». È siciliano Gio- vanni Coppola, il procuratore della Corte dei Conti che picchia duro sui bilanci regionali. È siciliano il commissario dello Stato Carme-

Il ruolo dei siciliani Dall’imprenditore Ivan Lo Bello, che ha parlato di «rischio Grecia», al procuratore Giovanni Coppola che picchia sui bilanci, sono i siciliani che possono tirar fuori dai guai la Sicilia

sono i siciliani che possono tirar fuori dai guai la Sicilia lo Aronica, che impugnando un

lo Aronica, che impugnando un sacco di provvedimenti è la bestia nera dei politici clientelari. E poi è siciliano Giacinto Pipitone che sul Giornale di Sicilia ha dato la notizia che la Ue ha segato 600 milioni di contributi finché non saranno spazzati via regalini tipo i 50 mila euro europei dati per la ristrutturazio- ne di un bar. Sono siciliani Emanuele Lauria ed Enrico Del Mercato che nel libro La zavor- ra hanno messo sotto accusa la classe diri- gente locale. E ancora è siciliano Alfio Caru- so, furente nei suoi pamphlet contro quei mestieranti che militano, a destra e a sini- stra, nel «Pus», il Partito unico siciliano. Perché questo è il punto: a tirar fuori dai guai la Sicilia possono essere solo i siciliani. Diversi, però.

Gian Antonio Stella

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CON VERGILIUS MISURIAMO LA TUA SICUREZZA.

CON VERGILIUS MISURIAMO LA TUA SICUREZZA.
RISERVATA CON VERGILIUS MISURIAMO LA TUA SICUREZZA. Nuovi rilevatori della velocità media e istantanea sulle

Nuovi rilevatori della velocità media e istantanea sulle strade statali.

Il mancato rispetto dei limiti di velocità costituisce una della principali cause degli incidenti mortali sia sulle strade statali che sulle autostrade. L’Anas, per questo motivo, ha progettato e installato il nuovo sistema di rilevazione elettronica della velocità media e istantanea ‘Vergilius’ su alcune tratte di strade ad alta incidentalità, che saranno in funzione, sotto la gestione e il controllo della Polizia stradale, a partire da venerdì 27 luglio 2012 nel Lazio sulla SS1 ‘Aurelia’, ai chilometri 11+950, 15+700 e 23+500; in Campania sulla SS7quarter ‘Domi- tiana’, ai chilometri 44+500 e 54+300 e in Emilia Romagna sulla SS309 ‘Romea’, ai chilometri 1+680 e 7+080. Per informazioni sui limiti di velocità e sul nuovo sistema ‘Vergilius’ è possibile consultare il sito http://vergilius.stradeanas.it

limiti di velocità e sul nuovo sistema ‘Vergilius’ è possibile consultare il sito http://vergilius.stradeanas.it

10

Primo Piano

Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera

Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera La Rai Il caso Il leader democratico: «Imu
Piano Mercoledì 18 Luglio 2012 Corriere della Sera La Rai Il caso Il leader democratico: «Imu

La Rai Il caso

Il leader democratico: «Imu pesante serve la patrimoniale»

Bersani rilancia: «Il Pd propone le unioni gay. Punto»

ROMA — L’uno-due gli serve per provare a lasciarsi alle spalle le polemiche degli ultimi giorni. E

infatti, in calce alla frase, aggiunge la parola «punto». «Abbiamo deciso che il Pd propone le unioni gay. Punto», scandisce a uso e consumo dei volontari della Festa democratica

di Roma. E i matrimoni tra

omosessuali? «Chi chiede di più si ricordi che questo è un Paese che non è stato neanche in grado di approvare una legge contro l’omofobia». Quanto alle primarie, «mi sono anche stufato di ripetere le stesse cose». Sottotesto, si faranno. Entro l’anno. Ma il Pier Luigi Bersani

che parla alla Festa democratica di Roma è un uomo preoccupato. Come aveva confessato nel pomeriggio a Pier Ferdinando Casini, incrociandolo in un corridoio di Montecitorio. «L’Italia sta rischiando grosso e in giro si parla della Minetti e dell’aquilone di Berlusconi». E poi,

a proposito della spending review:

«Il Governo deve capire che ridurre gli sprechi è sacrosanto. Ma tagliare con l’accetta no. Ho sentito alcuni nostri sindaci. Non riescono a reggere più». I messaggi che arrivano dal palco vanno tutti in questa direzione. «L’Imu è pesante», sottolinea, «serve un’imposta

personale sui grandi patrimoni». E, messaggio a Palazzo Chigi, «quello che non s’è fatto bisognerà fare». Risolvere la questione degli esodati, per esempio, «perché non si può lasciare la gente per strada». Ed evitare i tagli «all’università, alla ricerca e agli enti virtuosi». La fedeltà al governo dei Professori non

è in discussione. Bersani lo spiega

con nettezza mettendo sull’altro piatto della bilancia il ritorno in campo del Cavaliere. «Il pompiere», e cioè Monti, «può sbagliare una mossa». Ma «l’incendio l’ha appiccato un altro», e quindi Berlusconi. Gli spread li chiama

«quelli lì». E quando ascolta la domanda sull’effettiva consistenza del successo europeo del tridente Monti-Hollande-Rajoy, risponde con nettezza: «Io l’avevo detto che non finiva lì. L’avevo detto subito dopo il Consiglio europeo. Ci sarà questo scudo anti-spread? Ma quando arriva?». E la campagna elettorale?

Bersani continua nella strategia mediatica di sfidare Berlusconi e Grillo come se fossero due facce della stessa medaglia. Il primo «sta studiando il nuovo nome del formaggino, quello migliore per venderlo: sarà forse "Viva la mamma" o qualcosa del genere

Il

».

forse "Viva la mamma" o qualcosa del genere Il ». Leader Pier Luigi Bersani, 60 anni,

Leader Pier Luigi Bersani, 60 anni, ieri a Roma (foto Benvegnù-Guaitoli)

secondo è uno che governerebbe «da tabernacolo», lontano dalla gente. Segue citazione del pantheon del Pd. Da Ciampi a Prodi, da Amato a Padoa-Schioppa. «Noi siamo quelli lì», primo. «Nel 2006 abbiamo promesso l’Unione e siamo finiti in disunione», secondo. Ora invece «si sceglierà il candidato premier e quello, se vince le elezioni, fa il governo». È un messaggio in codice per chi pensa che il segretario del Pd cederà sulla legge elettorale. La risposta, sottotesto, è no. Un «no» esteso anche alle preferenze. E il candidato premier è colui che «vincerà le primarie di coalizione. Se fossero di partito sarebbe un congresso, no?»

Tommaso Labate

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Le nomine Discorso inaugurale al cda della neo presidente Anna Maria Tarantola: «Il primo obiettivo è il risanamento dei conti»

Rai, Gubitosi nuovo dg (con polemiche)

Verro contro il compenso del manager. La replica: «È inferiore a quello di Lei»

 

ROMA — Otto voti favorevo-

con un’unica voce discorde:

avrebbe ottenuto un’assunzio- ne a tempo indeterminato e un compenso di 650 mila euro. Un impegno che avrebbe solle-

li, un’astensione e l’avvio di

quella del consigliere Rai, di area Pdl, Antonio Verro che,

dopo essersi astenuto ha colto

una polemica sul compenso «poco sobrio» di 650 mila eu- ro: Luigi Gubitosi, ex manager

in contropiede i nuovi vertici

vato un’obiezione da parte del consigliere della Corte dei Con- ti, presente al cda, che avrebbe avanzato una riserva proprio su questo punto. Anche se fon- ti del cda specificano che il compenso sarebbe composto da una quota fissa «sensibil- mente inferiore ai 500 mila eu- ro annui della ex dg Lorenza Lei» più un’indennità da rine- goziare al ribasso. Ma l’Usigrai lancia un appello al nuovo dg:

«Rinunci alla garanzia del tem- po indeterminato». Certo è che la nomina c’è. E la Lei dovrà mollare la stanza dove le voci maligne la davano per barricata, in attesa di una nomina di consolazione che

Fiat e Wind, è il nuovo diretto-

dichiarando: «In un contesto

re generale della Rai. Si è chiuso così, non senza

difficile, in cui tutti quanti sia- mo chiamati a fare sacrifici, avrei auspicato maggiore so- brietà sulle clausole relative al

difficoltà, il primo round della sfida lanciata in mattinata dal-

la neo-presidente, Anna Maria

 

Tarantola, in un discorso al

 

Cda, girato subito a tutti i di- pendenti. Dopo aver ringrazia-

Le clausole Per il direttore 650 mila

to

di

il

azionista e la Vigilanza» per

«premier Monti in qualità

euro e assunzione

la

fiducia ricevuta, Tarantola

a tempo indeterminato

ha indicato come «obiettivo primario il risanamento» del- l’azienda e ha invitato tutti a «fare squadra» per fare della Rai «un’eccellenza nell’infor- mazione, autorevole e indipen- dente, nell’intrattenimento, ca- pace di coniugare divertimen- to, rispetto e correttezza, nella capacità di elevare il livello cul- turale del Paese». Un round che si è chiuso

 

compenso del nuovo dg Gubi- tosi». Di più non ha voluto di-

re, ma il riserbo è stato subito bucato da un’indiscrezione: il manager napoletano, dai soli-

di

studi dai Gesuiti, una cultu-

avrebbe chiesto al premier

ra

descritta dai suoi ex collabo-

Monti malgrado i risultati non rosei in cui lascia l’azienda: a fronte di un bilancio in attivo per 4 milioni di euro, si regi-

ratori come enciclopedica, una

notevole maestria scacchistica e una robusta fede romanista,

L’intervista L’ex segretario pd: su Sky e Mtv più innovazione

L’intervista L’ex segretario pd: su Sky e Mtv più innovazione

«La direzione è giusta Ora si osi sulla qualità»

Veltroni: Viale Mazzini è senza idee guida

sulla qualità» Veltroni: Viale Mazzini è senza idee guida Scacchista Luigi Gubitosi, 51 anni, nuovo direttore

Scacchista Luigi Gubitosi, 51 anni, nuovo direttore generale della Rai

Luigi Gubitosi, 51 anni, nuovo direttore generale della Rai Chi è stra un’emorragia di pubblici- tà

Chi è

stra un’emorragia di pubblici- tà con un calo previsto intorno ai 100 milioni che potrebbe far calare gli introiti a meno di 900 milioni di euro. Un calo sul quale hanno influito scelte editoriali: prima fra tutte la soppressione di Annozero che ha trainato verso il basso gli ascolti di Raidue e del prime ti- me. Ma è proprio sul potere di nomina che si consumerà oggi

lo scontro in cda. Riuscirà la presidente a ottenere ciò che i suoi predecessori non avevano avuto? Lei, ieri, ha promesso che i criteri di scelta saranno «distinzione di ruoli e respon- sabilità», «autonomia», «meri-

to», valorizzazione di profes-

sionalità e talenti, attenzione ai giovani e alle donne». A que- ste ultime ha promesso che la linea editoriale ispirata a una cultura «laica» e «aperta» rida- rà loro «significato e dignità».

Virginia Piccolillo

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e dignità». Virginia Piccolillo © RIPRODUZIONE RISERVATA ❜❜ Alla tv pubblica servirebbero un cda di 5

❜❜

Alla tv pubblica

servirebbero

un cda di 5 membri e un amministratore delegato imparziale

ROMA — «Questo è un momento di cambia- mento per la Rai, un cambiamento che va nella

direzione giusta, anche se per me ancora parziale perché la Rai avrebbe bisogno di un altro model-

lo

ne nominate dai presidenti di Camera e Senato

sulla base di requisiti indiscutibili, che si riunisse-

ro tre volte all’anno per decidere le cose fonda-

mentali, e di un amministratore delegato, che

possa svolgere imparzialmente la funzione di gui- da dell’azienda». Parla così Walter Veltroni, che

ha qualche consiglio da dare alla nuova dirigenza

della Tv di Stato. Tarantola e Gubitosi debuttano ora. «Il loro è un ticket che da tutti è riconosciuto come espressione di una fase nuova. E proprio

ora che cominciano il loro lavoro, io mi permetto

di fare qualche riflessione, non da uomo politico

ma da appassionato della televisione e da perso-

na che, per ragioni di famiglia, è nata con la Rai

nel sangue. Dunque, la prima cosa che di solito fanno i nuovi gruppi dirigenti è arrivare in un’azienda e cambiare i vertici, quello che mi pia- cerebbe si facesse questa volta è capire che cosa deve essere la Rai. La Rai è un’azienda sovvenzio- nata dal canone. Se la Rai prende il canone deve restituire ai cittadini qualcosa e questo qualcosa può essere solo la qualità».

di governance, cioè di un cda di cinque perso-

Non starà proponendo la tv pedagogica?

La carriera

perso- Non starà proponendo la tv pedagogica? La carriera Walter Veltroni ( nella foto ), 57

Walter Veltroni

(nella foto), 57 anni, figlio del radiocronista

e dirigente della Rai

Vittorio Veltroni, sindaco di Roma nel

2001 poi rieletto alle

Comunali del 2006, lascia il Campidoglio nel febbraio del 2008 per candidarsi alle elezioni Politiche: il 14 ottobre

2007 viene eletto

segretario del nascente

Pd, incarico che lascia

il

17 febbraio 2009

«Esattamente il contrario. Mi riferisco a quel concetto di qualità che per me è perfettamente riassunto in una trasmissione come Quelli della

sogno di inventare, non può proseguire a fare i programmi che ha fatto in questi anni, stancamen- te, fidando sul fatto che il principale concorrente,

notte di Arbore, che è durata due mesi e che pure

Mediaset, è invecchiato drammaticamente conti-

rimasta nella storia della televisione. Qualità si- gnifica apertura, ricerca, sperimentazione. La Rai

è

nuando a fare la stessa tv di 20 anni fa. Bisogna faticare, creare, innovare linguaggi».

ha

vissuto uno spaventoso processo di omologa-

Lei sta chiedendo a Tarantola e Gubitosi di

zione in questi anni. Si è trasformata, assomiglian-

fermarsi a riflettere prima di agire.

do

— il caso più evidente sono certi reality — alle

«Io sto chiedendo: fermatevi a pensare alla qua-

reti di Berlusconi in una indistinzione che alla fi-

lità. Oggi si fanno solo format, parola che a me fa

ne

mette in discussione la stessa diversità della tv

venire il mal di fegato, cioè, in questa specie di

di

Stato, suggellata dal pagamento del canone. Da

globalizzazione militare, si importano modelli te-

quanto tempo in Rai non si pensa cos’è fare una rete televisiva, cos’è fare programmazione? In fon- do l’ultimo grande progetto è stato quello della

levisivi dall’esterno. Oggi i programmatori televi- sivi sono convinti che più in basso si scende più pubblico si trova. Io non sono affatto convinto di

terza rete di Guglielmi: una rete al contempo colta

questo. Faccio tre esempi a questo proposito. La

e

popolare, come dovrebbe essere la Rai. Ma da

Divina Commedia di Benigni ha fatto 13 milioni

allora è come se si fosse fermata una stagione di

elaborazione e si è diffusa l’idea che la televisione sia sostanzialmente un gigantesco talk show o una forma di intrattenimento più rivolto alla quar-

ta

età che al complesso della popolazione. Agli ini-

zi

degli Anni 60, con il famoso concorso dei corsa-

ri,

entrarono in Rai Eco, Vattimo, Colombo: per-

ché la Rai oggi non fa qualcosa di simile per chia-