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PLURALISMO RELIGIOSO E MULTICULTURALITA Negli ultimi anni il fatto religioso conosce imprevista ed inspiegabile crescita nelle aree geopolitiche pi sviluppate del pianeta:

come controspinta alle prode estreme raggiunte dal processo di SECOLARIZZAZIONE, che vede la storia come unevoluzione lineare dalla religione (favola, mito, superstizione) alla ragione (espressa nella scienza sperimentale adogmatica) arrivando in estremo ad affermare non solo che luomo e la societ possano fare a meno, ma debbano addirittura proporsi di cancellare Dio (di qui la recente pretesa dello Stato francese di proibire non solo lesposizione in locali pubblici di simboli religiosi, ma anche il personale uso degli stessi in quegli ambienti - come la scuola).

a causa del fenomeno dellIMMIGRAZIONE, che comporta laccrescersi di presenze religiose eterogenee e incompatibili, le quali sono principale veicolo di immissione nel corpo sociale di valori etici e culturali del tutto difformi da quelli tradizionali VERSO LA LIBERTA RELIGIOSA: CAMMINO NEGLI ULTIMI SECOLI

1.

allinizio la religione IDENTIFICA LA SOCIET POLITICA e funge da COLLANTE DEL CORPO SOCIALE (la cittadinanza si fonda sulla comune fede religiosa: pace di Augusta 1555 e pace di Westfalia 1648): chi professa una religione diversa da quella del sovrano considerato straniero in patria (e capite deminuto) nella migliore ipotesi, fino addirittura poter essere perseguitato e costretto allapostasia -----> da qui nasce la rivendicazione del diritto alla libert religiosa come diritto ad essere immuni da coercizioni del potere pubblico in materia di coscienza.

2.

si passa poi al DIRITTO ALLUGUAGLIANZA FORMALE DELLE RELIGIONI DAVANTI ALLA LEGGE, le quali esigono uniforme regolamentazione giuridica (hanno tutte lo stesso regime di libert) sulla base di una MERA TOLLERANZA DEI CULTI MINORITARI COME VALORE NEGATIVO O DEBOLE, la quale consiste in una benevola condiscendenza o forzata accettazione di religioni diverse da quella dello Stato o della maggioranza, in quanto considerata il male minore rispetto a quelli che comporterebbe la giusta repressione di una diversit religiosa che minaccia lunit sociale (come unit di valori)

3.

si arriva infine al DIRITTO ALLUGUAGLIANZA SOSTANZIALE DELLE RELIGIONI DAVANTI ALLA LEGGE (O DIRITTO ALLA DIVERSITA), le quali esigono una disciplina giuridica differenziata che tuteli loriginalit e lidentit di ognuna (hanno pari spazi di libert) sulla base di una TOLLERANZA che acquista VALORE POSITIVO O FORTE, che consiste nellaccettazione della pluralit di fedi, opinioni, opinioni, costumi, comportamenti. --------> Dunque ad oggi LA DISCIPLINA GIURIDICA DEL FATTO RELIGIOSO oggi investita dal fenomeno del PLURALISMO:

1. 2.

RELIGIOSO, che si inserisce nella tradizione europea dellaffermarsi storico del diritto di libert religiosa a fronte della pluralizzazione delle chiese e comunit religiose in seguito alla Riforma protestante CULTURALE, che si esplicita in tavole di valori e modelli comportamentali di origine etica e/o religiosa non riconducibili ad una storia comune e chiamati a convivere nella stessa realt ordinamentale. pi specificatamente, si un presenza di fenomeni di rinascita endogena (alcune interdizioni nascono da letture fondamentalistiche dei testi sacri della tradizione giudaico -cristiana - es, trasfusioni di sangue - da parte di realt confessionali estranee allebraismo e cristianesimo) ed esogena (come dimostrato dalle interdizioni di cui sono portatrici le componenti dellimmigrazione da Paesi islamici, es in ambito biomedico) del fatto religioso IL QUALE: a - con la sua frammentazione dei valori METTE IN CRISI IL SISTEMA DI VALORI TRADIZIONALI su cui poggia lordine giuridico positivo (non esiste infatti un diritto positivo neutrale rispetto ai valori: ogni norma veicola un valore della societ, rafforzandolo e rielaborandolo in forma precettiva), ponendo il duplice problema:

dellindebolimento dellordinamento positivo per lindebolimento delle tavole valoriali su cui poggiava della crescente difficolt ad innovare lordinamento con precetti che riescano a mediare tra i diversi valori sussistenti nella societ ----> se il legislatore discriminasse le istanze etiche andremmo in contro ad accentuate e diffuse forme si resistenza alla legge (a cominciare dallobiezione di coscienza). Occorre far fronte alla situazione scongiurando una duplice deriva: lomessa regolamentazione della realt fenomenica, che legittimerebbe la violenza del pi forte la mera regolamentazione della realt fenomenica (cd diritto debole, che regolamenta le procedure senza toccare i principi e far scelte sul piano dei valori), che svuota di senso la regola giuridica rinunciando a perseguire la giustizia delle relazioni interpersonali e la tutela del pi debole nel rapporto. b - pone il problema della CONVIVENZA DI VALORI ETICI DIVERSI ED IN CONTRADDIZIONE, che NEL QUADRO DI REGIMI GIURIDICI DIVERSIFICATI (a tutela del diritto alla diversit) dovrebbero daltronde comporsi (a tutela dellarmonia, logica e non contraddizione dellordinamento) attorno ad una SCALA VALORIALE che trova nella GIUSTIZIA il bene centrale e ultimo da salvaguardare (NB: la Costituzione italiana presenta un assetto originalissimo di nelle relazioni tra Stato e confessioni religiose) Tenendo conto inoltre, grazie anche alla GLOBALIZZAZIONE, dellascesa nello scenario interno ed internazionale dei NUOVI POTERI ECONOMICO, MASSMEDIALE, SCIENTIFICO-TECNOLOGICO, i quali:

appaiono spesso insofferenti ad una disciplina eteronoma tendono ad essere autoreferenziali spesso sono guidati dalla pretesa di logiche illuminate di poche elites che mirano a governare dallalto basandosi sul principio dellaffidamento delle masse e talvolta ad estendere il proprio potere oltre le loro competenze Sfuggono al controllo del legislatore nazionale grazie alla loro transnazionalit, e tendenza a porsi al di fuori del potere politico (potere tradizionale sul quale le istituzioni democratiche hanno progressivamente preso controllo negli ultimi due secoli), e quindi anche al di fuori di quella regolamentazione giuridica che di esso stata sin qui espressione ---> non ci sono principi e norme - neanche costituzionali - che difendano il potere politico: le vere decisioni vengono prese senza controllo n possibilit di intervento. si impone la rielaborazione di unidea di diritto che, nel quadro di un sistema di FONTI ORGANIZZATO secondo COMPETENZA, non pi secondo gerarchia, si ispiri al principio del riconoscimento dellessere umano nella sua dignit (indipendentemente dallappartenenza etnica) che trascende le dimensioni geografiche, storiche, e le diversit socio-culturali. IL DIRITTO POSITIVO, in definitiva, o dovrebbe essere un diritto FORTE e LAICO, che cio assume come criterio di orientamento valoriale lETICA DELLA GIUSITIZIA (unica etica a lui propria), che garantisca ad ogni uomo le spettanze che ad esso vanno riconosciute in modo assoluto in ragione della sua dignit: la legge giusta nella misura in cui garantisce la relazionalit universale degli uomini (condizione di identit), lordine delle libert (limitazione reciproca per una pacifica convivenza) luguaglianza ontologica (senza eccezioni e privilegi tra uomini) secondo simmetria (il diritto devessere rivendicabile da chiunque nelle stesse condizioni) e reciprocit (al diritto deve corrispondere un dovere di rispettarlo)

La soluzione di un DIRITTO DEBOLE (suggeribile dalla difficolt di trovare una norma giuridica condivisa da tutte le posizioni etiche del corpo sociale e dal principio di laicit che non consente ladozione di una disciplina giuridica qualificata dallessere espressione di una posizione etica tra le tante) invece inaccettabile in quanto: non in grado di prevenire/risolvere conflitti insorgenti tra interessi contrapposti nel corpo sociale (non indica quale debba prevalere), abdicando alla funzione sua propria non affatto neutrale o laico, ma comunque di parte, perch espressione di una posizione etica-ideologica tra le tante esistenti nella societ pluralista. 1. LA FORMAZIONE DELLE NORME COSTITUZIONALI SUL FENOMENO RELIGIOSO Relativamente allelaborazione delle norme costituzionali relative al fenomeno religioso:

A - convinzione diffusa che la cultura giuridica dei costituenti fosse largamente impregnata dellapporto di pensiero di FRANCESCO RUFFINI (in materia di libert religiosa; storico e giurista italiano Torino 1863-1934) e SANTI ROMANO (in materia di autonomia e libert delle istituzioni ecclesiastiche; Palermo 1875-1947) B - dato il carattere compromissorio del complessivo testo della Carta (in ragione delle matrici culturali e ideologiche alle quali deve farsi risalire la Costituzione) pu legittimamente sorgere il dubbio che su di essa - e segnatamente sullart 7 Cost, che reca singolari problematiche - abbia influito anche la CULTURA GIURIDICA DI ISPIRAZIONE CATTOLICA (alle origini, con le altre, di tale compromesso) che costituiva il retroterra delle posizioni politiche dei costituenti del GRUPPO DEMOCRISTIANO (nel quale confluivano tradizione sociale-cristiana e cattolico-liberale), il quale daltronde ha avuto indiscusso peso politico sulla definizione ed approvazione delle disposizioni costituzionali relative ai rapporti tra Stato e Chiesa e sullesplicita garanzia di libert tradizionalmente care ai cattolici (al punto che unautorevole dottrina Jemolo - ha affermato che lart 7 rappresentava per i costituenti democristiani quello sostanziale della Costituzione, per il quale avrebbero ceduto tutti gli altri). CULTURA POLITICO-GIURIDICA DEI COSTITUENTI CATTOLICI: nellet della Costituente il movimento cattolico si caratterizzava per una pluralit di orientamenti di pensiero (in cui si rintracciavano le trame della speculazione cattolica maturata da met 800 in Italia e allestero) che, relativamente al problema dei rapporti tra Stato e Chiesa e della rilevanza giuridica del fenomeno religioso, fornivano indicazioni diverse:

IUS PUBLICUM ECCLESIASTICUM (nella concezione dei rapporti Stato-Chiesa; come emerge dalla formazione culturale dei costituenti Giuseppe Dosetti e Guido Gonella): branca della scienza giuridica canonistica della quale, guardando allart Art 7 Cost (1 - Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani; 2 - I loro rapporti sono regolati dai Patti lateranensi. Le modificazioni dei patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale), il testo costituzionale recepisce 3 principi teoretici classici:

LORIGINARIET DELLORDINAMENTO GIURIDICO DELLA CHIESA, distinto e autonomo da quello dello


Stato, concezione alla base delle teoriche della Chiesa come societas iuridice perfecta (societ giuridicamente perfetta) -----> la formula dellart 7.1 discende dal diritto canonico (come emerge dalla ricostruzione storica del lavoro di preparazione della Costituzione: fu letteralmente tratta dalla enciclica Immortale Dei di Leone 13 (1885) nellautunno 1946 da Montini, La Pira e altri, essendo ormai classica di inquadramento della posizione della Chiesa in s e nei suoi rapporti con lo Stato, secondo la dottrina cattolica) e rappresenta un punto di convergenza tra questo e la teoria generale del diritto

(previa valutazione positiva - poich lordinamento canonico precignito al costituente - circa il non contrasto
dellordinamento canonico con quello italiano; diversamente che per le altre confessioni religiose ex art 8 Cost) LA LIBERTAS ECCLESIAE, desumibile in via interpretativa dal primo comma, anche in rapporto al comma successivo: con lavvento della Costituzione lo Stato italiano rinuncia alleventualit di incidere sui profili funzionali e strutturali della Chiesa (vera e propria incompetenza ratione materiae), rimessi alla conformazione dellordinamento canonico.

IL PRINCIPIO PATTIZIO o dellaccordo nei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, desumibile dal secondo comma
(il problema stato posto in sede di assemblea costituente da Dossetti): sulla base del principio dellautonomia originaria, indipendenza e sovranit degli ordinamenti statuale e canonico, i rapporti di contatto tra i due ordinamenti relativi alle res mixtae (aree di confine relative a rapporti aventi carattere spirituale, e pur rilevanti per lo Stato, e viceversa) possono disciplinarsi solo tramite un negozio bilaterale di diritto esterno che prende nome di concordato (se il contatto avvenisse per negozio unilaterale di diritto interno di uno dei due, si avrebbe disconoscimento e denegazione delloriginariet dellaltro ordinamento, con assoggettamento dello Stato alla Chiesa - regime teocratico - o viceversa - regime giurisdizionalista ---> il tradizionale principio della competenza delle competenze, che attribuisce sempre allo Stato il diritto di giudicare se nel caso concreto una res mixta o no, e se rientri nellordine proprio statale o ecclesiastico, dunque superato dalla Costituzione).

le tesi fondamentali dello ius publicum ecclesiasticum, nella misura in cui sono recepite in Costituzione, maniefstano una forza espansiva che va oltre i rapporti tra Stato e chiesa: sono allorigine delle norme costituzionali sulle confessioni acattoliche (lart 8.1,2 derivano su piano storico-politico dallart 7) sia

relativamente alla loro autonomia statutaria (riconosciuta la libertas di essere ciascuna secondo la loro natura), sia alla definizione pattizia delle relazioni con lo Stato (su modello del sistema concordatario)

il problema dei rapporti Stato-Chiesa va considerato nellampia orditura concettuale che regge tutta la Costituzione, i tratti salienti ed essenziali della quale sono costutuiti da direttive di valore in cui ravvisabile il massimo influsso del pensiero cattolico francese; essi sono 1) il riconoscimento delle formazioni sociali nel quadro di una visione pluralistica, 2) una nuova concezione della sovranit statale non pi come dominio di un sovrano al di sopra di tutto, ma aperta alla relazione con altri ordinamenti sovrani, interni ed esterni ordinamento internazionale, UE, ordinamenti di altri Stati, ecc - e funzionalmente riguardata come potere ordinatore ed organizzatore degli individui ed ordinamenti ------> in questo contesto il ricorso a categorie giuridiche che traggono origine ed elaborazione dalla canonistica dallo ius publicum ecclesiasticum (es, libertas ecclesiae) in ordine alla interpretazione e sistemazione del diritto ecclesiastico statale non solo unoperazione scientificamente ineccepibile, ma anche conforme alla concezione di Stato racchiusa nella costituzione.

filoni di TRADIZIONE FRANCESE, che affondavano radici nella elaborazione filosofica e teologica francese a cavallo tra le 2 guerre mondiali (Jaques Maritain: ideale storico di una nuova cristianit ed elaborazioni in tema di primato dello spirituale nei rapporti col temporale; Emmanuel Mounier: apporto originale sul personalismo comunitario che incise nella determinazione del modello politico-costituzionale del nuovo Stato; Nouvelle theologie: ricerca di pensatori francesi accomunati dallistanza ad un ritorno alle sorgenti bibliche e patristiche, dalla sensibilit ad accettare un confronto teologico con le problematiche moderne) e filoni di TRADIZIONE ITALIANA (personalismo rosminiano: in ordine ai rapporti Stato-Chiesa; popularismo sturziano: principio di non identificazione tra le ragioni politico sociali di un partito di ispirazione cristiana e le ragioni della Chiesa come istituzione religiosa; apporto del magistero pacelliano - Pio 12: approfondimento della natura di Corpo mistico della Chiesa, progetto storico di relazioni tra Chiesa e societ civile), i quali talora ammodernano la recezione, altre volte ridimensionano o addirittura portano allabbandono delle tesi fondamentali dello ius publicum ecclesiasticum; in particolare, conducono ad affermare:

PRINCIPIO DELLA PARITA GIURIDICA TRA STATO E CHIESA, come risulta ancora dallart 7.1 Cost:
risponde su piano politico alle attese del mondo laico erede della tradizione liberale e, sul piano della dogmatica giuridica, alla concezione romaniana delle relazioni tra ordinamenti primari; peraltro trova convergenze nel filone francese (li ius publicum voleva invece lindiretta subordinazione dello Stato alla Chiesa)

PRINCIPIO DELLA LAICITA DELLO STATO (o della non confessionalit dello Stato: in questa accezione,
risulta coerente con la cultura liberale, socialista, ma anche cattolica), concetto ben distinto da quello di laicismo ed espresso da Giorgio la Pira in sede di assemblea costituente: lo Stato laico tale in quanto non prevede che i diritti civili, politici ed economici derivino da una certa professione di fede, ma comunque rispetta lintrinseca orientazione religiosa della collettivit e del singolo, e conforma ad essa tutta la sua struttura gerarchica e sociale ----> un concetto di laicit lontano da quello dello Stato tradizionale e proprio del pensiero laico: il fenomeno religioso tenuto in particolare rilievo e disciplinato in modo pi ampio e articolato rispetto a fenomeni di primaria importanza nellordinamento democratico (sindacati e partiti politici): cd favor religionis.

PRINCIPIO DELLA LIBERTA RELIGIOSA, configurata come diritto soggettivo pubblico garantito ai singoli
e alle formazioni sociali ed alle istituzioni (Art 19: Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purch non si tratti di riti contrari al buon costume; Art 8.1: Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge); coerentemente, vige il divieto di discriminazioni per motivi religiosi (Art 3.1: uguaglianza formale; Art 20: Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, n di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacit giuridica e ogni forma di attivit). 2. LO STATO E IL FATTORE RELIGIOSO Pur se normalmente il fenomeno religioso si esplica in fatti ed atti giuridicamente irrilevanti, esistono delle manifestazioni dei propri convincimenti interiori che, essendo consapevoli e volontarie, possono assumere rilievo giuridico (atti giuridici come il matrimonio celebrato davanti al ministro di culto) sia su piano individuale che collettivo.

dimensione tipica del fenomeno religioso quella sociale (il bisogno religioso generalmente soddisfatto pienamente solo nellappartenenza ad un gruppo - es, atti di culto): conseguentemente, anche dal punto di vista giuridico, per lo pi esso rileva nella misura in cui s venuto organizzando in forme di vita associata (chiese, comunit religiose) -------> si osserva tuttavia che nellesperienza giuridica contemporanea emerge in maniera sempre pi evidente la dimensione individuale, per una serie di fenomeni che tendono a guardare pi ai profili soggettivi (immunit da coercizioni esterne della coscienza individuale) che oggettivi (conformazione al patrimonio dogmatico, morale, liturgico, disciplinare di una confessione religiosa) della problematica: es, non credenza (acquista carattere di fenomeno di massa), obiezioni di coscienza (rivendicazione del diritto di sottrarsi ad obblighi di legge accampando le proprie convinzioni etiche, derivate o meno dalla legge morale di una confessione positiva).

Di questa realt sociale articolata la Costituzione nutre particolare considerazione ---> NORME COSTITUZIONALI CHE RIGUARDANO IL FENOMENO RELIGIOSO sono:

artt 3 (divieto di discriminazione di cittadini per motivi religiosi), 8.1 e 19 (libert religiosa individuale, collettiva, istituzionale), 20 (divieto di discriminazione per associazioni e istituzioni aventi carattere ecclesiastico e fine di religione o culto), 7.1 e 8.2 (diritto delle confessioni religiose di organizzarsi autonomamente), 7.2 e 8.3 (regolmentazione dei rapporti tra Stato e confessioni religiose tramite previsione di peculiari procedimenti di produzione normativa).

norme che pi o meno direttamente toccano il fenomeno religioso sono quelle attinenti ai diritti di libert qualificanti:

i rapporti civili (la libert religiosa connessa alla libert di riunione, associazione, manifestazione di pensiero) i rapporti etico-sociali (in settori di rilievo per la problematica religiosa quali matrimonio, famiglia, educazione,
istruzione)

i rapporti economici (assistenza e beneficienza) i rapporti politici (sacro dovere del cittadino di difendere la Patria, dovere di difendere la Repubblica)

alcune disposizioni inserite nei principi fondamentali (posti come premessa alle due parti della Costituzione: Diritti e doveri; Ordinamento della repubblica), norme che integrano il testo costituzionale e dotate dello stesso valore e forza delle altre norme costituzionali, sulle quali hanno inoltre priorit logica: contengono principi che fungono da direttive di valore cui occorre attenersi per linterpretazione ed attuazione delle norme, di rango costituzionale e non, che ad esse possono essere ricondotte quali sviluppo o specificazione dei principi primi -----> secondo un autorevole orientamento dottrinale essi addiruttura si identificano con i principi generali di diritto di cui allart 12 Preleggi, nella loro funzione in ordine allinterpretazione della legge e integrazione dellordinamento in caso di lacune.

appunto in base al rilievo dei principi fondamentali in materia religiosa in rapporto allordinamento costituzionale e generale, sembra possa parlarsi di un certo FAVOR RELIGIONIS, inteso (non come disfavore per la non credenza o favore per una particolare espressione religiosa, ma) come peculiare attenzione per il fenomeno religioso manifestata dal costituente nellaver discrezionalmente ritenuto meritevoli di specifica tutela i rapporti (tra gruppi e tra lo Stato e i cittadini) qualificati in senso religioso: i valori religiosi sono considerati grandezze di segno positivo, tra le pi elevate estrinsecazioni della dignit delluomo, oggetto di diritto di libert e non di mera liceit (davanti al quale mantenere unattitudine passiva di astensione da interventi) -----> il favor religionis manifesta lattitudine della Costituzione a porsi come strumento promotore di innovazione seguendo determinate direttive di valore: inserisce la questione religiosa tra le pi salienti in seno alla societ e produce un diritto promozionale che allarga le aree di opportunit offerte ai cittadini nellambito di quelle questioni.

I principi costituzionali in materia religiosa sono riconducibili ai principi generalissimi della Costituzione (democratico, personalista, pluralista, lavorista), ed in particolare:

le norme costituzionali che affermano la LIBERT positiva (diritto allo sviluppo della personalit) e negativa
(diritto a non subire interferenze pubbliche o private) e lUGUAGLIANZA formale (pari pressione dellordinamento sui consociati, a prescindere dal credo) e sostanziale (compito della Repubblica di rimuovere

ostacoli allo sviluppo della persona umana in tale dimensione) in materia religiosa vanno ricondotte al PRINCIPIO PERSONALISTA, per il quale LO STATO E PER LA PERSONA, E NON VICEVERSA

le confessioni religiose (Chiesa cattolica e confessioni diverse) rappresentano forme sociali tipizzate dalla
Costituzione (oggetto di disciplina speicifica), il che le ricollega al PRINCIPIO PLURALISTA, per cui LA PERSONA concepita come un CENTRO DI MOLTEPLICITA DI RAPPORTI che danno vita a FORMAZIONI SOCIALI AUTONOME nelle quali si svolge la personalit delluomo. UN NUOVO CONCETTO DI SOVRANITA Di fronte al fatto religioso la Costituzione rifiuta sia latteggiamento dello Stato premoderno che fondava lordinamento giuridico su quello religioso (collocava le norme religiose o di derivazione religiosa al vertice) sia latteggiamento dello Stato moderno che guarda alla sovranit come gabbia della religione, rinserrando nello Stato lintera societ civile. La Costituzione elabora un concetto di sovranit non pi caratterizzato dallantica idea di dominio (super esse), concretizzantesi nella potest esclusiva del sovrano, ma segnata dalla funzionalit alla libert delluomo: strutturalmente essa ammette lesistenza di altre sovranit che insistono sullo stesso popolo nello stesso territorio, e funzionalmente ordina e organizza la libert degli individui e degli ordinamenti.

si riconosce in definitiva che il fatto religioso qualificato da un pi o meno alto grado di estraneit rispetto allordinamento dello Stato, che di fronte al primo pu determinarsi in maniera differenziata: pu ignorarlo completamente oppure riconoscerne rilevanza giuridica rimettendone la disciplina a norme di origine confessionale, a norme definite bilateralmente con le confessioni religiose (concordato con la Chiesa cattolica, intese con le altre confessioni), a norme unilaterali statali (vi sono espressioni del fatto religioso che prescindono da unappartenenza confessionale, es ateismo)

Il fatto religioso entra in rilievo in Costituzione per pi profili:

sotto il profilo soggettivo: soggetti religiosi sono le persone fisiche che facciano professione di una fede religiosa, di ateismo, di valori etici cui uniformino la propria vita; gli enti con carattere ecclesiastico e finalit di religione o culto; le confessioni religiose sotto il profilo oggettivo delle materie con valenza religiosa e civile (lo Stato pu dar loro disciplina giuridica attribuendo rilevanza giuridica alle norme di origine confessionale o tramite norme concordate con le confessioni) in relazione alle funzioni di tutela e promozione degli interessi religiosi derivanti dai principi fondamentali (favor religionis), lo Stato apparato pu essere indotto/necessitato a organizzare nel proprio interno servizi di carattere religioso (es, ecclesiastici pubblici dipendenti della PA chiamati a svolgere funzioni legate al benessere spirituale: es, cappellani militari e ospedalieri, nei penitenziari). SECOLARIZZAZIONE E COSTITUZIONE VIVENTE (costituzione cos come avvertita nella coscienza comune, interpretata ed applicata) Il processo di secolarizzazione (generale e giuridico) che sembra caratterizzare il nostro tempo, se da un lato si concretizza nellabbandono di comportamenti di tipo sacro, affievolimento degli schemi della morale religiosa, nella crisi delle istituzioni tradizionali (ed in generale, al di l del fenomeno religioso, consiste nellesaurimento progressivo del valori tradizionali), provoca su altro versante un fenomeno di aggregazione sociale in forma differente attorno a diversi schemi ideologici, la rinascita del fenomeno religioso in forme nuove sia (e soprattutto) in accentuazione individualistica, ma anche con nuove forme di riaggregazione sociale (es, sette religiose). Nonostante la Costituzione presenti consistente capacit di adattamento a questa fisiologia del corpo sociale, lungo le direttive di valore racchiuse nei suoi principi fondamentali, c il rischio che queste ultime vengano a frammentarsi e dunque la dinamica sociale venga a collocarsi fuori dal quadro costituzionale con intuibili effetti sul piano della disgregazione sociale e dellimpossibilit di convivenza.

il sintomo pi emblematico di queste tendenze dato dal fenomeno in crescita dellobiezione di coscienza, distinto dalle altre forme di resistenza alla norma giuridica poich non si sottrae n contrasta con la forza la sanzione, ma la accetta dal momento che con essa entra in conflitto: essa trova comunque legittimazione e fondamento nellart 19 Cost,

e risponde al principio personalistico e pluralistico; occorre comunque considerare la necessit di bilanciamento tra libert individuale e doveri inderogabili di solidariet di cui allart 2 Cost.

il dilatarsi di tale fenomeno potrebbe segnare il distacco progressivo dai valori racchiusi in Costituzione, con necessit di ritrovare un bilanciamento nel quadro di nuovi valori comunemente avvertiti nel quadro di un processo di revisione costituzionale: il problema che ci presuppone unampia convergenza su valori comuni, la quale sembra in insanabile contraddizione col processo di secolarizzazione caratterizzata in estremo proprio dalla frammentazione e dal venir meno del senso di appartenenza ad ununica comunit. 3. QUALIFICAZIONE DELLO STATO SOTTO IL PROFILO RELIGIOSO

CONFESSIONALISMO DELLO STATUTO ALBERTINO: lo Statuto del 1848 qualificava lo Stato in senso confessionale, recitando allart 1 la Religione cattolica, Apostolica, Romana la sola religione di Stato. Gli altri culti ora esistenti - di antica tradizione in Italia: chiesa ebraica e valdese - sono tollerati conformemente alle leggi ------> il processo di confessionalizzazione andava oltre lassunzione di una religione ufficiale ed il sostanziale adattamento dellordinamento statuale ai suoi principi e precetti, perch toccava lo stesso Stato-apparato nella misura in cui organi della confessione integravano i poteri ed organi dello Stato (es, arcivescovi e vescovi erano la prima categoria da cui si traevano i componenti del senato; vi erano uffici ecclesiastici statali perch inseriti nellorganizzazione della PA). Gi la legge n. 735/1848 abbandona il principio confessionalista (senza necessit di formale abrogazione dellart 1 SA, il quale era costituzione flessibile modificabile con legge ordinaria) sancendo che: la differenza di culto non discrimina sotto il profilo dei diritti civili, politici e dellammissibilit a cariche civili e militari afferma la piena libert e uguaglianza tra cittadini senza distinzione di religione. alla fine del secolo la dottrina giuridica afferma che la formula dellart 1 SA (solo formalmente in vigore) dovesse intendersi nel senso che la religione cattolica quella seguita dalla maggioranza dei cittadini, e che del suo culto si serve lautorit civile quando deve accompagnare un atto con una cerimonia religiosa (ci mnon contraddice il sistema di separazione tra Stato e Chiesa) I Patti lateranensi del 1929 (richiamati allart 7.2 Cost) nel Trattato lateranense (uno dei protocolli diplomatici dei Patti) riaffermano il principio di cui allart 1 SA per cui la religione cattolica lunica religione di Stato, e nel Concordato (altro protocollo) fondano la disciplina sulle condizioni della religione e della Chiesa cattolica in Italia ai sensi dellart 1 del Trattato ----> secondo lopinione comune, con essi venne ad operare una riconfessionalizzazione dellordinamento, nel senso che il richiamo allart 1 SA, mai formalmente abrogato, ne avrebbe prodotto il rinnovamento nella sua operativit giuridica. QUALIFICAZIONE CONFESSIONALE DELLO STATO NELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA: rispondere al quesito serve a capire come debbano orientarsi le scelte degli organi Statali, davanti al fenomeno religioso istituzionalizzato, sotto il profilo politico, legislativo, amministrativo e giudiziario. Nessuna norma costituzionale qualifica espressamente lo Stato in tal senso (n confessionale, n laico):

gi dai lavori preparatori sono traibili argomentazioni a favore della NON CONFESSIONALIT DELLO STATO (nellassemblea costituente non trovarono spazio n le tesi tradizionaliste rivendicatrici del confessionismo, n quelle pi ammodernate che lo limitavano allo Stato comunit - ma non Stato apparato, Stato persona) ribadite dalle singole disposizioni relative al fatto religioso, dove non sono rintracciabili contenuti che si rifanno allart 1 SA, e anzi enunciano principi opposti (artt 7.1, 8.1, 19, 3 e 20).

nonostante il richiamo operato dallart 7.2 Cost ai Patti lateranensi, che a loro volta richiamano lo Statuto albertino, la FINE DEL CONFESSIONISMO DELLO STATO ITALIANO deve farsi risalire al momento dellentrata in vigore della Costituzione (per la palese ed insabile contraddizione tra tale principio e i principi fondamentali dellordinamento costituzionale - da non confondersi coi primi 12 art Cost - non derogabili da norme con forza di derogare altre norme costituzionali, come appunto quelle pattizie ec art 7.2), ed in seguito alla revisione concordataria (Protocollo addizionale allAccordo, che apporta modificazioni al concordato lateranense del 1984, eseguito con L. 121/1985), viene ribadito allart 1, che pare avere infatti mera funzione dichiarativa dellavvenuta abrogazione tacita del principio confessionalista da parte della Costituzione (era la prima occasione di incontro tra Stato e Santa sede avente ad oggetto i Patti del 1929) ed il quale si pone come

criterio di interpretazione di tutte le norme pattizie e di derivazione pattizia secondo il principio della non confessionalit. CONFESSIONISMO E DIRITTO VIVENTE: per affermare la confessionalit o meno di uno Stato, oltre alla sua qualificazione formale, occorre vagliare anche il cd diritto vivente, cio il modo in cui il diritto viene interpretato ed applicato dagli organi dello Stato -----> guardando alle norme costituzionali, il modo in cui sono state interpretate dal legislatore e dalla giurisprudenza costituzionale da convenire che lo Stato italiano non confessionista:

anche nel caso delle norme che allorigine segnavano il punto di maggior accostamento alle concezioni della confessione cattolica, oggi si registra un allontanamento della matrice originaria (es, famiglia riconosciuta dalla Costituzione come societ naturale fondata sul matrimonio : la formula in origine era accostata alla concezione del diritto canonico che vedeva la f. come societ costituita dal negozio matrimoniale, indissolubile e finalizzata alla procreazione; nel tempo ci si allontanati da tale concezione - basta pensare alle leggi sul divorzio e aborto in quanto riconosciute legittime dalla giurisprudenza costituzionale.

In conclusione, va considerato il fatto che in concreto arduo qualificare come confessionista uno Stato che rifugge da connotazioni formali in tal senso ---> un autorevole orientamento dottrinale ritiene che la qualifica di confessionista rispetto ad una data religione presupponga che essa sia ufficialmente dichiarata come religione di Stato. Litalia di oggi: dunque uno Stato laico e distinto dalla religione, che non assume alcuna religione come ufficiale e anzi dichiara la propria incompetenza in materia religiosa e distacca lordine civile da quello religioso non uno Stato ateo n agnostico n laicista (tendente ad emancipare il pensiero e lattivit umana dallinflusso religioso, che conduce lo Stato ad una posizione di contrasto e lotta con listituzione ecclesiastica. 4. LA LIBERTA RELIGIOSA INDIVIDUALE E COLLETTIVA. LA LIBERTAS ECCLESIAE LIBERTA RELIGIOSA Si suole ripetere che la libert religiosa, giuridicamente intesa come libert garantita dallo Stato ad ogni cittadino di scegliere e professare la propria credenza in fatto di religione rappresenta storicamente la prima libert dei moderni, a partire dalla cui rivendicazione e riconoscimento si viene a costituire nella storia il manipolo delle altre libert che sono patrimonio comune delluomo contemporaneo -----> nonostante questo primato storico continua ad essere oggetto di dibattito teorico e rivendicazione pratica. In particolare, nella nostra esperienza culturale e speculazione (filosofica, giuridica, politica contemporanea) il problema della libert religiosa subisce un processo di ripensamento e riformulazione teorica di concetti, categorie, configurazioni istituzionali che si ritenevano ormai definite dopo il processo di studio iniziato nel 16 secolo e maturato tra 800 e 900:

da concetto prettamente giuridico, univoco e universale, valore assoluto e trascendente la storia, criterio di verit diventa concetto etico-politico, con valore storico (relativo ad un contesto determinato di cultura e rapporti sociali) -----> sotto la pi o meno evidente influenza del pensiero marxista, parte della dottrina la riconduce al manipolo delle libert borghesi che nascono e si affermano nell 800-900.

Lambiguit del concetto che deriva da tale speculazione risponde allesigenza di andare oltre gli schemi classici che rispondevano a realt ormai tramontate per trovare concettualizzazioni pi adatte allet contemporanea. LO STATO LIBERALE 800 (Stato di diritto) determina i contenuti della LIBERTA RELIGIOSA come libert di coscienza (diritto di manifestare apertamente la la propria appartenenza confessionale), libert di culto (diritto di esercitarne pubblicamente il culto), libert di propaganda (diritto di svolgere attivit di proselitismo), che si erano venuti storicamente affermando in relazione allesigenza di tutelare il FENOMENO RELIGIOSO inteso in SENSO POSITIVO (dominava inoltre una visione intimistica del fatto religioso come fatto personale e problema intimo di ogni uomo, senza riflessi esterni, sociali, pubblici). Nel passaggio verso lo STATO DI DEMOCRAZIA PLURALISTA (Stato solidale e sociale contemporaneo) si afferma una genale tendenza a forzare quei contenuti verso una pi ampia concezione del diritto di libert religiosa, la quale nasce

dalle pressioni della realt sociale che preme per laffermazione di un CONCETTO DI LIBERTA che non subisca limitazioni o condizionamenti, ma possa esplicitarsi nella sua integralit (tenuto conto della necessaria integralit, effettivit e solidariet di tutti i diritti di libert tra di loro) e nel cui nomen vengono ricomprese situazioni soggettive tradizionalmente estranee al concetto (e prima appartenenti ad altre libert - es, diritto di istituire scuole confessionalmente qualificate - o radicalmente nuove, come lobiezione di coscienza), accomunate dallistanza di rivendicazione del primato della coscienza individuale ------> in particolare, IL FENOMENO RELIGIOSO va inteso:

in SENSO POSITIVO come libert dellindividuo di agire verso lesterno manifestando la propria fede religiosa, farne propaganda, esercitarne in pubblico o in privato il culto ----> rivendicato il diritto del singolo e delle formazioni sociali a vivere nella realt sociale conformemente alla visione della vita e scala di valori derivanti dalla fede religiosa professata e si afferma la coscienza che lo Stato sociale debba impegnarsi a rimuovere gli ostacoli al concreto esercizio di tale diritto

in SENSO NEGATIVO come immunit di cui ognuno gode in materia religiosa e di coscienza rispetto a coercizioni esterne pubbliche e private: viene dunque affermato il diritto e la libert di credere e non credere (cd libert di coscienza dei non credenti).

in particolare, le cause a monte dellesigenza di una concezione pi ampia di LR si fanno risalire al momento in cui lateismo, da fenomeno individuale diventato ormai collettivo e che costituisce negazione del fenomeno religioso, fu ricompreso nellarea della libert religiosa.

La distinzione assume rilievo nellanalisi del problema dei simboli religiosi, posto che la libert in materia religiosa postula la manifestazione in uno spazio pubblico: esso stato alimentato dai provvedimenti francesi che hanno vietato il porto personale di simboli religiosi (crocifisso, velo islamico, kippah sul capo) nelle scuole pubbliche, che comportano interdizione della manifestazione di appartenenza religiosa, parte integrante del diritto di libert religiosa:

altra cosa, com avvenuto in Germania, sarebbe proibire ad un docente di svolgere la sua pubblica funzione di insegnamento con indosso simboli religiosi, data la laicit dello Stato.

... NELLA COSTITUZIONE: Art 8.1 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge (completa la garanzia costituzionale). Art 19 Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata (libert di coscienza) di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purch non si tratti di riti contrari al buon costume La formulazione dellart 19 riflette una cultura giuridica storicamente datata (legata alle formulazioni classiche del liberalismo), dove la libert religiosa risulta diritto soggettivo (veros privati) e diritto soggettivo pubblico (verso i pubblici poteri):

unica innovazione rispetto agli schemi del passato data dal superamento della concezione individualistica liberale con accentuazione del momento sociale-collettivo (la tutela della libert legata alla struttura sociale e alla valorizzazione della formazioni sociali)

LIMITI allesercizio della libert religiosa sono dati:

da quello espressamente indicato nellarticolo rappresentato dai riti contrari al buon costume (lespressione stata intesa talvolta in maniera pi ampia, come riti che offendono la libert e lonore sessuale, il pudore ovvero in maniera pi ampia, come riti contrari al sentimento etico, al vivere civile, al campo sociale -----> il favor libertatis da adottare necessariamente nellinterpretazione delle disposizioni sui diritti e libert impone lassunzione della categoria penalistica pi ristretta di BC, e non di quella civilistica pi ampia)

altri limiti sono individuabili in altre norme e principi costituzionali, quali:

art 2 diritto alla vita, rispetto a pratiche religiose che prevedessero sacrifici umani art 13 diritto alla libert personale, rispetto a pratiche che riducessero in schiavit fisica o psicologica gli
adepti

art 17,18 divieto di riunioni armate o associazioni segrete art 21 divieto di manifestazioni di pensiero contrarie al buon costume

art 32 diritto alla salute, principio del consenso ai trattamenti sanitari, nel caso di pratiche religiose di
mutilazione o trattamenti sanitari imposti

principio del qui iure suo utitur neminem laedit: non si pu in nome del diritto di libert religiosa violare un
diritto altrui costituzionalmente garantito LR NELLESPERIENZA GIURIDICA: IL CROCEFISSO NELLE SCUOLE: data la formulazione storicamente datata dellart 19, per adattarla meglio allattuale relat sociale i poteri legislativo e giudiziario (in particolare la Corte costituzionale) dello Stato hanno progressivamente ampliato i relativi contenuti, estendendo la garanzia alle nuove dimensioni del diritto e della libert religiosa:

tra i titolari del diritto di libert religiosa la Corte ha ricompreso anche gli atei (lordinamento non deve imporre atti di culto, n atti con significato religioso: in particolare, la formula di giuramento per i testimoni ex art 251 cpp, con chiaro carattere religioso, ledeva doppiamente la libert di coscienza del testimone non credente, costretto a manifestarsi credente e ad una sorta di riserva mentale indotta dalla legge, peraltro irrilevante giuridicamente).

quanto ai contenuti:

in una nota sentenza relativa allart 38 Concordato (i docenti delluniversit cattolica del Sacro Cuore di Milano
erano nominati previo nullaosta dellautorit ecclesiastica che ne vagliava il credo morale e religioso) la Corte afferm che dalla libert religiosa promana la libert di istituire scuole ed istituti di educazione con carattere confessionale, e che se lordinamento imponesse a tali istituti di avvalersi dellopera di docenti non ispirati allo stesso credo, ci violerebbe la libert di religione di quanti concorrono alla vita della scuola confessionale (sottolinea che il principio dellart 38 vale per qualsiasi scuole, religione o ideologia). annovera tra i limiti al diritto di libert religiosa quello delle manifestazioni di pensiero in materia religiosa a carattere vilipendioso (contumelia, scherno, offesa fine a s stessa: costituiscono ingiuria al credente - lesione della personalit - e oltraggio ai valori etici del fenomeno religioso) ricomprende nel diritto alla libert di coscienza (concreta estrinsecazione del diritto di libert religiosa) lobiezione di coscienza al servizio militare relativamente al dibattito circa lesposizione in pubblico del crocifisso: nelle scuole: la decisione che ha dato avvio al dibattito riteneva che lesposizione connotasse la scuola in senso confessionale ridimensionandone limmagine pluralista (esso comunica unimplicita adesione di valori e impone unistruzione religiosa che diviene obbligatoria per tutti -----> la Corte costituzionale afferm che la passivit del simbolo non pu determinarlo come forza coercitiva lesiva della libert religiosa e di coscienza, ed impedisce di confonderlo con linsegnamento della religione cattolica, facoltativo secondo quanto prevede il Concordato -----> la Corte europea dei diritti delluomo nel 2009 ritiene (criticando la concezione del Governo italiano del crocifisso come simbolo dal significato neutrale e laico in riferimento alla storia e tradizione italiane) che la presenza obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche viola il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni ed i diritto dei bambini a credere o meno -----> su rinvio della decisione da parte del governo italiano (che sosteneva non esserci comune orientamento europeo circa i rapporti tra Stato e religioni nellesposizione di simboli religiosi, e che pertanto gli Stati membri fossero dotati di ampio margine di apprezzamento) la Grande Camera ribalta quanto affermato dalla Seconda Sezione nel 2009: anche se il crocefisso rinvia al cristianesimo e attribuisce alla religione cattolica visibilit preponderante nellambiente scolastico non di per s sufficiente - poich simbolo passivo - ad integrare un tentativo di indottrinamento da parte dello Stato nelle aule di giusitizia: la Cassazione ha ritenuto responsabile un magistrato per i disservizi conseguenti al suo rifiuto di tenere udienze in aule in cui era presente e assente il simbolo religioso, giustificato dal fatto che il simbolo comunque presente in altre aule di giusitizia del nostro Paese, o dal fatto che manca lautorizzazione ad esporre nelle aule giudiziarie il menorah, simbolo della religione ebraica (in tal senso necessaria una scelta discrezionale del legislatore, che allo stato non sussiste). TUTELA PENALE DELLA LIBERTA RELIGIOSA Il codice penale attualmente in vigore (elaborato nel contesto di Stato confessionista seguito alla restaurazione dellart 1 S.A) contemplava una serie di reati contro la religione cattolica e gli altri culti:

relativamente alla RELIGIONE CATTOLICA, religione ufficiale, era punito:

il vilipendio di chi la professa e di cose oggetto di culto (o ad esso destinate) il turbamento delle funzioni religiose la bestemmia contro la Divinit, i simboli, le persone venerati nella religione cattolica
relativamente agli ALTRI CULTI AMMESSI DALLO STATO, erano previsti gli stessi reati (tranne la bestemmia) puniti con pena minore Dopo lavvento della COSTITUZIONE REPUBBLICANA dottrina e giurisprudenza profilarono progressivamente profili di illegittimit costituzionale della disciplina penalistica:

per il contrasto del reato di vilipendio con la libert di manifestazione del pensiero ex art 21 Cost (irragionevole, perch non rappresenta una critica contenuta nei limiti del rispetto altrui, ma derisione ed oltraggio che reca discredito a chi la pensa diversamente) per linammissibilit di sanzioni penali a tutela di una religione ufficiale in uno Stato laico per lirragionevole disparit di trattamento tra i vari culti religiosi LA CORTE COSTITUZIONALE: per molto tempo ritenne di non dover accogliere le eccezioni dando allespressione religione di Stato uninterpretazione

coerente con lordinamento costituzionale, quale religione professata dalla maggioranza dei cittadini---> la diversa sanzionabilit dei comportamenti era ricollegata alla diversa dimensione della lesione sociale da essi prodotta. tuttavia pi volte sollecit interventi del legislatore per armonozzare la disciplina col dettato costituzionale, ed essa stessa lha progressivamente interpretata in armonia con questultimo: fondamentale stata la sentenza 168/2005 con cui la definitivamente eliminato dallordinamento italiano la

discriminazione tra le confessioni religiose il reato di bestemmia diventato illecito amministrativo (L 507/1999), stato limitato alle invettive contro la Divinit ed esteso alle altre confessioni religiose la L. 85/2006 ha apportato modifiche al cp in materia di reati di opinione: relativamente alla tutela penale dei culti, il legislatore ha sostituito le espressioni religione si Stato religione cattolica con confessioni religiose, coerentemente con la laicit dello Stato.

Rimangono riflessioni circa lOPPORTUNITA O MENO DI UNA TUTELA PENALE DELLA RELIGIONE:

una prima posizione sostiene che la tutela in materia religiosa debba essere attuata solo tramite la protezione
dellesercizio dei diritti di libert riconosciuti dalla Costituzione, e non in via diretta (cos emerge la alcune Intese stipulate c on confessioni diverse da quella cattolica, es Intesa Valdese). una seconda posizione vuole invece la diretta tutela del sentimento religioso, poich storicamente quello risultato soggetto a pi attentati e limitazioni da parte di poteri pubblici e privati -----> questa posizione appare pi convencente per il consistente fenomeno immigratorio che ha comportato un aumento di fenomeni di razzismo e intolleranza religiosa.

LA QUESTIONE DELLA LIBERTA NELLA DISCIPLINA CONCORDATARIA Il concordato (convenzione stipulata dagli Stati con la Santa Sede per la regolazione giuridica di materie di comune interesse) svolge diversa funzione a seconda che si tratti di:

STATI AUTORITARI (come quello fascista a cui si ricollega il testo originario dei Patti Lateranensi del 1929), nei quali definisce lambito ed i limiti di operativit dellautorit statale ed ecclesiastica (actio finium regundorum), riconoscendo alla Chiesa e ai cattolici italiani (singoli o associati) spazi di libert in deroga ai principi e alle norme caratterizzanti lordinamento statuale, per sua natura negatore delle libert a livello individuale e collettivo: in deroga alle norme statali che prevedevano il monopolio partitico dellassociazionismo lart 43 Concordato lateranense riconosce le organizzazioni dipendenti dallAzione Cattolica, che svolgevano la loro attivit di diffusione e attuazione dei principi cattolici fuori dai partiti politici e sotto immediata dipendenza delle gerarchie

della Chiesa ---> ma gi nel 1931 il regime si accorse che tali libert erano in insanabile contrasto con lordinamento italiano

STATI DEMOCRATICI (come lo Stato italiano allepoca dellAccordo di Villa Madama del 1984, di revisione del concordato), nei quali il riconoscimento delle libert della Chiesa e dei cattolici costituisce logica esplicitazione, sul piano dei rapporti tra le due Parti, dei diritti e libert garantiti a tutti su piano costituzionale ----> tutte le clausole del concordato modificato conducono al riconoscimento della Libertas ecclesiae nella sua generalit e globalit (prima ne erano riconosciute solo alcune, ed altre erano limitate o condizionate): art 1 La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, impegnandosi al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del paese (accoglie in via bilaterale il principio stabilito unilateralmente allart 7 Cost; introduce laspetto collaborativo) ----> ricollega lart 7.1 Cost allart 2 Cost (che riconosce i diritti fondamentali delluomo come singolo e nelle formazioni sociali) e funge da criterio di interpretazione delle norme concordatarie e di tutte quelle che coinvolgono il servizio alluomo da parte di Stato e Chiesa. art 2 co1: La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libert di svolgere la sua missione pastorale, di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e ministero spirituale nonch della giurisdizione in materia ecclesiastica. co2: ugualmente assicurata la reciproca libert di comunicazione e di corrispondenza fra la Santa Sede, la Conferenza episcopale italiana, le conferenze episcopali regionali, i vescovi, il clero e i fedeli, cos come la libert di pubblicazione e diffusione degli atti e documenti relativi alla missione della Chiesa -------> segnano il pi pieno e generale riconoscimento della Libertas ecclesiae: lordinamento giuridico statale assume la Chiesa secondo la sua peculiare natura, struttura, finalit con conseguente disciplina in Italia secondo un diritto speciale, ancorch non privilegiario, e non secondo un mero diritto comune (come sarebbe avvenuto se fosse stata riconosciuta alla Chiesa la sola libert religiosa intesa in senso collettivo). in materia giurisdizionale, le sentenze dellautorit ecclesiastica circa ecclesiastici e religiosi e concernenti materie spirituali o disciplinari hanno piena efficacia giuridica agli effetti civili: inammissibile un sindacato di legittimit o merito da parte del giudice italiano, salvo siano in conflitto con la Costituzione (allora lefficacia si dispiegherebbe solo nellordinamento canonico). la CEI (conferenza episcopale italiana) ulteriore interlocutore della comunit politica.

LA LIBERTA DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE E TUTELA DEI DATI PERSONALI Ci si chiede se il D Lgs 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali) sia applicabile al trattamento dei dati personali (convinzioni politiche, religiose, orientamento sessuale, stato di salute) operato dalle confessioni religiose, e cio se possa pretendersi la cancellazione dei propri dati personali dai registri ecclesiastici conservati presso le competenti istituzioni della chiesa:

NB: il trattamento dei dati dei fedeli da parte delle confessioni religiose non necessitano (come normalmente avviene) di consenso scritto dellinteressato n di autorizzazione - richiesta dallinteressato - del Garante, posto che sia effettuato solo dagli organi preposti e i dati non vengano diffusi o resi noti allesterno o usati senza autorizzazione.

Nellordinamento canonico esistono dati cancellabili e dati non cancellabili (relativi allavvenuta celebrazione dei sacramenti o comunque attinenti allo Stato delle persone), perch restano documentazione di un fatto storico la cui memoria necessaria per lo svolgimento di funzioni proprie della Chiesa ---> coloro che abbandonano la fede cattolica non possono chiedere la cancellazione dal registro dei battezzati, poich per lordinamento canonico restano tali, seppur a soli fini interni, in quanto sono destinatari di disposizioni canoniche qualora entrino in rapporto con altri battezzati. se non possibile per linteressato richiedere la cancellazione, tantomeno invicabile lintervento del Garante o dellautorit giudiziaria ordinaria, dato il riconoscimento della sovranit della Chiesa nellordine suo proprio, cos come individuato nellart 2 Concilio (la tenuta di registri e archivi infatti funzionale allorganizzazione della Chiesa). 5. FATTORE RELIGIOSO E PRINCIPIO COSTITUZIONALE DI UGUAGLIANZA

Il fattore religioso entra in rilievo, in rapporto al principio di eguaglianza, a 3 livelli: 1 - in rapporto allEGUAGLIANZA GIURIDICA o EGUAGLIANZA IN SENSO FORMALE ex art 3.1 Cost (Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali) -----> il principio nasce nello Stato liberale in reazione alla diversa pressione esercitata dallordinamento sui consociati a seconda della categoria sociale di appartenenza, e continua attualmente a svolgere la funzione di garantire a tutti pari opportunit nellesprimere le proprie capacit. Determina: il divieto relativo (ai soli cittadini, esteso agli enti ma non agli stranieri) di discriminazione per motivi religiosi: lItalia, non essendo stata toccata dalla Riforma Protestante del 16 secolo, non ha conosciuto i dilaceramenti civili, sociali, politici dei Paesi a pluralismo religioso, ma proprio lappartenenza della quasi totalit del popolo alla stessa fede religiosa pone il problema della tutela delle minoranze esigue. relativamente alla disciplina giuridica, il divieto di discriminare situazioni di fatto uguali, e trattare omogeneamente situazioni diverse (le deroghe sono concepibili solo in base ad un criterio di ragionevolezza) ...e allEGUAGLIANZA SOCIALE o EGUAGLIANZA IN SENSO SOSTANZIALE ex art 3.2 Cost ( compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.) -----> importa la qualificazione dello Stato italiano come Stato sociale, e dunque la predisposizione di condizioni normative e strutturali che garantiscano il soddisfacimento delle esigenze religiose come esplicitazione della sua personalit (favor religionis): tale sviluppo della personalit in campo religioso va perseguito tramite una legislazione che si avvalga della collaborazione delle confessioni religiose, nel rispetto della libert religiosa di ognuno. tipica applicazione del principio si ha nei servizi di assistenza spirituale assicurati dalle varie confessioni (ed eventualmente a carico dello Stato) nelle istituzioni totalizzanti (forze armate, ospedali, istituti penitenziari ecc) in cui i cittadini vengono a trovarsi in situazioni di soggezione speciale che limitano la loro libert personale, e quindi la possibilit di libero accesso alle istituzioni confessionali preposte alla cura degli interessi religiosi. 2 - in rapporto alle CONFESSIONI RELIGIOSE ex art 8.1 Cost (Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge): per confessione religiosa (non definita in Costituzione) deve intendersi comunit sociale stabile dotata o non di organizzazione e normazione propria e aventi una propria ed originale concezione del mondo, basata sullesistenza di un Essere trascendente, in rapporto con gli uomini: la funzione della norma attribuire a tutte le confessioni religiose gli stessi spazi di libert, e dunque le stesse opportunit, nel quadro di regimi giuridici differenziati: raccorda la garanzia della libert individuale e collettiva in materia religiosa con quella delladattabilit del sistema giuridico alle peculiari esigenze delle singole confessioni, il quale appunto legittimo nella misura in cui non d luogo a privilegi favorevoli o odiosi. 3 - in rapporto alle ASSOCIAZIONI ED ISTITUZIONI (contribuiscono a costituire la complessa struttura della confessione) con CARATTERE ECCLESIASTICO E FINE DI RELIGIONE O CULTO

parte della dottrina ritiene che la formula carattere ecclesiastico significherebbe ente espresso dalla
confessione cattolica, mentre fine di religione o culto significherebbe ente espresso da confessione acattolica ----> la distinzione discutibile, dato che le espressioni non costituiscono endiadi o sinonimi per indicare lappartenenza confessionale di tali enti: con lespressione carattere ecclesiastico si vuole indicare il formale collegamento di un ente con lorganizzazione ecclesiastica, mentre lespressione con fine di religione o culto lente individuato in base al criterio teleologico (la norma dimostra di non ritenere coincidenti il carattere col fine, in relazione ad alcune categorie di enti, che risultano individuabili in base a due distinti criteri non necessariamente concorrenti - non significa dunque che risultano tutelati solo gli enti confessionali che perseguono fine di religione o culto): questa interpretazione della norma consente di risolvere in termini garantistici il dibattuto problema della dissidenza religiosa, posto dal fenomeno dellassociazionismo che nasce da un gruppo confessionale, ma si pone via via in contrasto con listituzione ecclesiastica: unassociazione con finalit di religione o culto, distaccatasi dalla confessione dorigine o priva del riconoscimento di questa (dunque carente del carattere di ecclesiasticit) godr comunque della gidetta tutela costituzionale.

Lart 20 Cost stabilisce che Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, n di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacit giuridica e ogni forma di attivit. la disposizione mette in luce gli stretti legami tra uguaglianza e libert e manifesta la volont del Costituente di rafforzare le garanzie di cui tali enti avrebbero goduto in ragione delle disposizioni costituzionali generali in tema di libert e uguaglianza (in passato infatti proprio tale carattere aveva legittimato un regime giuridico e fiscale di sfavore) ------> la norma pone sicuramente il divieto di discriminazione in peggio rispetto al diritto comune agli enti (peraltro lascia impregiudicato il parametro di comparazione: non stabilisce che vada identificato col trattamento legale degli enti privati, per cui potrebbe ravvedersi anche nel trattamento riservato agli enti pubblici, cui potrebbero essere accostati gli enti garantiti dalla Costituzione), e a ben guardare speciali norme di favore non sembrano escluse, sia per il silenzio della Costituzione, sia per il favor religionis, ma soprattutto per la peculiarit della natura, struttura, funzione di tali enti, da considerarsi categoria autonoma. 6. ORDINAMENTO STATALE E ORDINAMENTI CONFESSIONALI La Costituzione, nel manipolo dei Principi fondamentali, (sulla base del nuovo concetto di sovranit e principio pluralistico) riserva una particolare attenzione agli ordinamenti confessionali (7.1,8.2) che per il loro grado di estraneit rispetto allordinamento dello Stato sono disciplinati nei loro rapporti con questultimo in modo da poterli in un certo senso accostare a quanto previsto per lordinamento internazionale (10 Cost) e gli ordinamenti degli altri Stati (11 Cost) ------> lattenzione riservata agli ordinamenti confessionali invece diversa rispetto a quella riservata a gruppi sociali di rilievo quali la famiglia, i partiti politici, i sindacati, che assumono rilevanza costituzionale immediata ed hanno diretta incidenza sulla forma di governo. NB: non necessariamente una fede religiosa (a monte della confessione) si incarna in un gruppo umano organizzato e viene istituzionalizzata (molte religioni antiche Orientali sono rimaste legate solo a concezioni intimistiche, modelli di rapporto interiore tra luomo e la divinit), n necessariamente una confessione religiosa d vita ad un ordinamento giuridico (pu rimanere comunit meramente spirituale, senza esperienza giuridica interna e diritti/obblighi dei componenti) gli artt 7.1 e 8.2 vengono in rilievo per quei casi (come la religione Cattolica) in cui le fedi religiose si sono incarnate in confessioni religiose che hanno dato a loro volta vita ad un ordinamento giuridico. LA CHIESA CATTOLICA NELLA COSTITUZIONE: lart 7.1 Cost afferma lORIGINARIET (PRIMARIET) DELLORDINAMENTO CANONICO, esplicitando un principio immanente nellordinamento italiano sin dalla stipula dei Patti lateranensi (accordi di diritto internazionale in cui lo Stato riconosceva implicitamente loriginariet dellordinamento canonico e la soggettivit giuridica internazionale della Santa sede): ha dunque valore dichiarativo, e inoltre si pone come principio di interpretazione delle norme integranti lordinamento statuale e come norma programmatica (la revisione del concordato attuazione della direttiva costituzionale) lefficacia delle norme canoniche incontra nellordinamento dello Stato limiti individuabili secondo i criteri dettati per il collegamento ordinamento italiano e straniero (si pensi ai principi di ordine pubblico nei rapporti di diritto internazionale privato) in assemblea costituente ci fu chi ritenne la formula pi adatta ad un trattato internazionale che ad una Costituzione, perch ritenuta inutile ed ovvia in tal sede (come quella che sostenesse che Francia ed Italia sono, ognuna nel proprio ordine, indipendenti e sovrane) ---> ma i rapporti tra Stato e ordinamento canonico, per quanto accostabili a quelli tra ordinamenti statuali, non sono compiutamente assimilabili ad essi, per il fatto che insistono sulla stessa popolazione e territorio LE CONFESSIONI DIVERSE DA QUELLA CATTOLICA NELLA COSTITUZIONE: art 8.2 Cost: Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti (lo Stato riconosce come ordinamenti giuridici quelli cui le confessioni acattoliche danno vita, rinunciando a sostituire con legge la normativa statutaria interna di una confessione - come avvenne in passato relativamente alle comunit israelitiche) in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano:

secondo alcuni sarebbero comunque ordinamenti primari, poich sarebbe una contraddizione in termini riconoscere un ordinamento giuridico come subordinato: qualora lo Statuto organizzativo contrastasse con lordinamento dello Stato,

semplicemente, non darebbero vita ad un ordinamento secondo il diritto statuale, ma sarebbero solo associazioni (soggette come tali alle norme dellart 18 e cc).

secondo parte della dottrina gli ordinamenti delle confessioni acattoliche sarebbero invece ORDINAMENTI GIURIDICI SECONDARI, derivati dallordinamento statuale nel quale si collocano (non primari come quello canonico): la tesi appare preferibile, sia su piano formale (la Costituzione non li riconosce esplicitamente indipendenti e sovrani), sia su piano sostanziale (ne riconosce rilevanza nei limiti dellordinamento statuale, sovraordinato rispetto ad essi) ----> rimane in fatto che su piano sociologico sono formazioni sociali estranee allo Stato, non traggono origine da un suo atto di volont (non sono quindi societ intermedie) le confessioni acattoliche risultano dunque dotate di Autonomia istituzionale per la quale non si d allo Stato diritto di ingerenza n potest sostitutiva sia per lemanazione che per la riforma delle norme statutarie, cos come nessun potere di indirizzo e controllo di merito vincolante le autonome scelte delle confessioni in ordine al perseguimento delle finalit statutariamente definite ed alle modalit di soddisfacimento degli interessi propri della collettivit religiosa -----> gli statuti confessionali sono riconosciuti nella misura in cui non contrastino con lordinamento italiano, con esclusione delle sole norme in contrasto. NB: non convincente la critica che le vedrebbe, in caso di statuto in contrasto con lordinamento statuale, ridotte a rango di associazioni religiose: infatti, gli statuti delle associazioni trovano limite nelle norme dellordinamento generale, compresi i limiti posti dal diritto civile allautonomia contrattuale in materia associativa (lo Stato detta norme - cornice entro cui si determina lautonomia privata), mentre le confessioni religiose, pur dovendo rispettare i limiti dellordinamento generale, non tollerano da parte dello Stato una disciplina specifica in merito al loro regime statutario, proprio ex art 8.2 Cost. Circa il contenuto del CONTRASTO di cui allart 8.2 Cost:

parte della dottrina vedeva larticolo equivalente alla L. 1159/1929 che ammetteva nello Stato culti acattolici purch non professassero principi e seguissero riti contrari allordine pubblico/buon costume (ma qui non si tratta libert di coscienza e culto ex art 19 Cost, ma di grado di autonomia delle confessioni acattoliche) altri ritenevano che gli ordinamenti delle CA non dovessero contrastare con lordine pubblico/buon costume sotto il profilo del potenziale pregiudizio derivabile in ragione a) della natura degli obblighi imposti agli aderenti b) dei mezzi dazione adottati secondo altri il limite consisteva nel non contrasto coi principi dellordinamento costituzionale italiano ovvero nel rispetto dei principi generali costituzionali e legislativi in materia (ordinamento giuridico diverso da ordine pubblico) la Corte costituzionale ha sostenuto nella sentenza 43/1988 che il limite va riferito ai principi fondamentali dellordinamento italiano (non solo costituzionale)

invero, dalla formulazione letterale dellart 8.2 sembra doversi dedurre che la facolt di organizzarsi devessere
esercitata nel rispetto delle NORME IMPERATIVE INDEROGABILI DELLORDINAMENTO STATUALE (ridurre il limite ai principi fondamentali dellordinamento o a quelli dellordinamento costituzionale sembra una forzatura del testo costituzionale ------> lefficacia delle norme dorigine confessionale incontra nellordinamento statuale il limite dellordine pubblico interno (rientrerebbe in questo caso, per il solo profilo statutario, il limite dellordine pubblico escluso dallart 19 Cost). La diversa considerazione che il Costituente ha avuto per lordinamento canonico e gli ordinamenti delle confessioni religiose acattoliche nasce da un fatto storico obbiettivo, consistente nel fatto che solo la Chiesa cattolica: soggettivamente ha sempre affermato la sua natura di ordinamento primario (societas iuridice perfecta) oggettivamente ha sempre manifestato di possedere gli elementi strutturali propri degli ordinamenti primari Sotto altro profilo, Stato rilevato che con lart 7.1 lo Stato italiano ha espresso una valutazione previamente positiva dellordinamento canonico (poich era precognito al costituente), mentre per gli ordinamenti delle confessioni acattoliche si riservato di apprezzare la conformit dei relativi contenuti con lordinamento italiano. Sotto il profilo della CONFORMITA DELLORDINAMENTO CONFESSIONALE CON QUELLO STATUALE:

appare convincente lopinione che eslcude la possibilit di imporre la DEMOCRATICITA INTERNA degli ordinamenti confessionali: sia perch le confessioni religiose si caratterizzano proprio per linvestitura dallalto dei poteri e per la struttura gerarchica della societ religiosa sia perch non avrebbe senso verso soggetti estranei allo Stato apparato, in relazione ai quali operano altri principi costituzionali, come la laicit e la separazione (la Costituzione impone esplicitamente lobbligo del metodo democratico solo ai sindacati e ai partiti politici, soggetti a rilevanza costituzionale)

in base allart 2 Cost che garantisce i diritti inviolabili delluomo anche nei confronti delle formazioni sociali cui partecipa, ci si chiede se sia possibile riconoscere una PROTEZIONE GIURISDIZIONALE DEL SINGOLO ALLINTERNO DELLA CONFESSIONE RELIGIOSA (pu ricorrere al giudice ordinario invocando la garanzia di cui allart 24 Cost) -------> il problema della tutela del singolo nelle formazioni sociali si pone in modo pieno e urgente nelle formazioni sociali a carattere necessario e finalit connesse con interessi diretti dello Stato, mentre degrada progressivamente in direzione di formazioni sociali volontarie con finalit indirettamente connesse con interessi dello Stato (come le confessioni religiose), dove la questione di riduce alla GARANZIA DEL RISPETTO DELLA LIBERA ESPLICITAZIONE DELLAUTONOMIA DELLA FS, la quale si traduce: per le confessioni acattoliche nella ricognizione della conformit statutaria allordinamento statuale (8.2) per la confessione cattolica nella sovranit dello Stato (7.1) ----> es, un giudice italiano pu pronunciarsi sul risarcimento del danno economico dovuto ad un ecclesiastico in ragione della violazione di una norma canonica che gli assicurava certe garanzie; peraltro lAccordo di revisione del concordato ha esplicitato che gli effetti civili delle sentenze dellautorit ecclesiastica vanno intesi in armonia con la Costituzione. 7. IL PRINCIPIO PATTIZIO Il ricorso al metodo della trattativa e al principio dellaccordo nella definizione di materie di comune interesse tra Stato e gruppi sociali divenuto nella Costituzione vivente unna regola di costante applicazione in determinati ambiti (es, accordo con le parti sociali in materia economica, sociale, del lavoro) ----> ci risponde alla valorizzazione della funzione dei gruppi sociali ex art 2 Cost (principio pluralistico) e rafforza le libert collettive ed individuali (principio di partecipazione allelaborazione delle norme dei destinatari delle stesse). NB: la prassi non comunque imposta da alcuna disposizione costituzionale. Solo nel caso delle confessioni religiose la Costituzione prevede espressamente (7.2, 8.3) la partecipazione dei gruppi sociali alla formazione delle norme che li riguarderanno:

relativamente alle manifestazioni del fenomeno religioso con carattere di ecclesiasticit, cio rapportabili ad una confessione religiosa (NB: le manifestazioni del fenomeno religioso non riferibili ad una confessione - es, obiezione di coscienza - sfuggono al vincolo dellaccordo) ed inoltre solo nel caso in cui si voglia pervenire ad una disciplina derogatoria al diritto comune in determinate materie, per quanto riguarda le confessioni religiose (es, matrimonio celebrato davanti al ministro di culto, peculiare regime degli enti ecclesiastici rispetto alle persone giuridiche private)

ci riconducibile, oltre ai principi di pluralismo e partecipazione, al principio di laicit dello Stato, che
sconfesserebbe s stesso se si intromettesse nel fatto religioso ----> ragione in pi a favore del principio pattizio data dallaccentuarsi della pluralizzazione della societ, sotto il profilo culturale e religioso, dato dal fenomeno immigratorio: consente di garantire ad ogni confessione il diritto di identit del rispetto della libert di tutte). NEI RAPPORTI CON LA CHIESA CATTOLICA: lart 7.2 Cost richiama i Patti lateranensi come fonte di regolamento dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica ---------> sono accordi di diritto internazionale immessi nel nostro ordinamento tramite legge di esecuzione, la modifica dei quali pu avvenire in via bilaterale tramite ulteriori accordi (non tramite revisione costituzionale) tra le Parti, da rendere esecutivi nellordinamento dello Stato tramite le procedure previste per gli accordi internazionali. In mancanza di accordo con laltra parte, lo Stato pu ricorrere al procedimento di revisione costituzionale abrogando/modificato lart 7.2 Cost (mentre, secondo 7.2+10 Cost la revisione non potrebbe avere ad oggetto le singole disposizioni dei Patti immesse nellordinamento italiano con norme di esecuzione).

Le norme pattizie dunque: non sono norme costituzionalizzate (modificabili infatti con legge ordinaria su accordo delle parti) ma presentano la stessa resistenza passiva allabrogazione in via unilaterale statale (in tal senso occorrerebbe revisione costituzionale; non sono dunque neanche soggette a referendum abrogativo) sono norme speciali, e dunque possono derogare le norme costituzionali, fatti salvi i Principi supremi dellordinamento dello Stato (solo sotto questo profilo possono essere oggetto di controllo di legittimit costituzionale) -----> Principi supremi (problema discusso e senza univoca soluzione): la giurisprudenza costituzionale esclude il principio di eguaglianza giuridica dei cittadini senza distinzione di religione e il principio della riserva di giurisdizione dello Stato; vi comprende il diritto alla tutela giurisdizionale (nel suo nucleo pi ristretto ed essenziale) e la tutela dellordine pubblico (nei limiti consentiti dalla copertura costituzionale delle norme pattizie). hanno carattere di fonti atipiche o pseudoatipiche in rapporto al sistema gerarchico delle fonti di diritto italiano

E preferibile ritenere che lAccordo di Villa Madama del 1984 costituisca solo modifica del Concordato lateranense (non del Trattato) e non costituisca nuovo Concordato, con conseguente conservazione della copertura costituzionale, sottoposto alla stessa disciplina di cui i Patti godono ex art 7.2 Cost (il procedimento seguito infatti conforme al dettato del secondo comma, che prevede la modificazione bilaterale dei Patti) ----> tale opinione gode di una serie di riscontri formali nellAccordo. NEI RAPPORTI CON LE CONFESSIONI ACATTOLICHE: lart 8.2 Cost stabilisce che i rapporti tra Stato e confessioni acattoliche sono regolati per legge (riserva di legge) sulla base di Intese con le relative rappresentanze. Relativamente alla natura giuridica delle Intese,

se si assume la qualifica degli ordinamenti confessionali acattolici come secondari le Intese avrebbero natura giuridica di negozi di diritto interno, presupposto per la promulgazione di una legge di attuazione delle singole disposizioni contenute nellIntesa altrimenti le Intese avrebbero natura di negozi di diritto esterno - aventi origine da un ordinamento diverso da quello internazionale, per la mancanza di soggettivit internazionale delle CA - che verrebbe di volta in volta a crearsi dallincontro di volont tra Stato e rappresentanti delle confessioni: esse sarebbero presupposto per la promulgazione di una legge di esecuzione dellIntesa stessa - analogamente a quanto previsto per lesecuzione delle disposizioni del Concordato. il primo caso di intesa per cui si provveduto ad emanare la legge ex art 8.3 (Intesa con la Tavola valdese - 11 agosto 1984) ha seguito una via anomala: lIntesa consider lordinamento valdese come primario ed essa stessa come negozio di diritto pubblico esterno, mentre la legge riprodusse integralmente le singole disposizioni dellIntesa (legge si attuazione e non di esecuzione, a favore della natura di negozio di diritto interno dellIntesa) secondo indicazioni della dottrina occorre parlare a proposito non di legge di esecuzione, ma di approvazione dellIntesa (tipo di legge riguardata come deliberazione del Parlamento accessoria agli atti di Governo - con iniziativa legisaltiva - che costituisce condizione di efficacia dellatto approvato) In ogni caso le leggi emanate in base alle Intese sono leggi rinforzate (non abrogabili/modificabili/derogabili la successive leggi statali non bilaterali, n possibili oggetto di referendum ex art 75 Cost). Nel caso non si addivenga ad unIntesa (perch la confessione ritenga di non richiedere un regime convenzionale o lo Stato ritenga inesaudibili le richieste di parte confessionale) il regime giuridico delle confessioni dato dal diritto comune (proprio per il divieto per lo Stato di dettare disciplina unilateralmente). 8. FATTORE RELIGIOSO E ORDINAMENTO EUROPEO La situazione in Europa delle Chiese europee (con radicamento storico nel continente) attualmente definita da fenomeni di segno diverso che mutano localmente e temporalmente, rendendo difficile delineare un quadro preciso della situazione. Tra questi: 1 - LA RINASCITA DEL SACRO (dopo che i sociologi nel 60 -70 ne avevano decretato la morte), che determina il recupero della rilevanza delle Chiese nei confronti della societ civile e dello Stato, con necessit di definire giuridicamente i rapporti tra Stato e Chiesa. Ma al tempo stesso il fenomeno significa anche:

affermazione di una religione individualista, personale e non collegata ad istituzioni ecclesiastica: viene qui in
rilievo il problema della definizione del rapporto tra Stato e individuo, senza schermi istituzionali

in altri casi il proliferare di nuovi culti religiosi, che non hanno nulla in comune con le tradizionali istituzioni
ecclesiastiche: vengono qui meno i modelli tradizionali di Chiese su cui lo Stato aveva storicamente affinato il proprio sistema giuridico. 2 - RITORNO AD UNA RILEVANZA PUBBLICISTICA DEL FATTORE RELIGIOSO (CHIESE) a causa:

della fine delle ideologie che avevano teorizzato il principio della religione come fatto interiore e privato, con
pubblica irrilevanza delle organizzazioni ecclesiastiche, ridotte a rango di associazioni (liberale e marxista) della degenerazione della vita pubblica in esito a cui si torna a parlare di etica pubblica (mentre prima etica regola dei rapporti privati - e politica - regola dei rapporti pubblici), e poich lo Stato laico non pu produrre unetica, viene rivalutato il ruolo delle agenzie preposte a tal scopo, tra cui le Chiese

3 - RIVENDICAZIONE DA PARTE DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE (culti di minoranza) DI UN REGIME GIURIDICO ISPIRATO AL DIRITTO ALLEGUAGLIANZA (statuto giuridico uguale a quello delle Chiese) e DIRITTO ALLA DIVERSITA 4 - RUOLO DELLE CHIESE NELLA COSTRUZIONE DEUROPA: lidentit dellUomo europeo nasce dal confluire di 4 culture diverse (greco-romana, germanica, celtica, slava) che trovarono nel cristianesimo elemento unificante, sul quale venne a costruirsi lunit politica dellEuropa medievale nel Sacro romano impero. Il passaggio dal medioevo allet moderna vede frantumarsi lunit religiosa, e con essa lunit politica (il cristianesimo rimane comunque elemento caratterizzante nel patrimonio europeo) -----> il moderno processo di formazione dellEuropa, volto a creare una comunit politica sovranazionale, si imbatte dunque nella questione religiosa (allorigine dellunione e della rottura politica) alcuni temono che laffievolirsi della solidariet tra le Chiese ed il riemergere di contrapposizioni interconfessionali (per lindebolimento di nemici come comunismo e laicismo 800 e linsorgere di fenomeni separatistici) possa far riemergere fanatismo e intolleranza religiosa: ci pu valere al limite per alcuni culti, in particolare laddove la religione ortodossa dominante, perch qui i rapporti Stato-Chiesa sono governati dal principio di unione e confessionalit -----> fenomeni di intolleranza e reclamo di protezione della tradizione religiosa si segnano nei paesi dellest europeo per la proliferazione di nuovi gruppi religiosi, e nel continente per la crescente presenza islamica. RUOLO DELLE ISTITUZIONI RELIGIOSE:

NELLA FORMAZIONE: DELLA SOCIETA POLITICA: a partire dalla met del 900 le Chiese hanno sospinto verso modelli democratici dapprima i totalitarismi di destra (nazi-fascismo) e poi quelli di sinistra (comunismo), favorendo un clima di moderazione che ha evitato la cruenza del passaggio e favorito levolversi delle relazioni internazionali verso modelli pi consoni alla giustizia e alla pace -----> Davanti alla caduta delle ideologie e della pretesa che lo Stato sia produttore di valori etici, le chiese ritrovano ruolo sociale e pubblico: svolgono la funzione politica di alimentare di valori il corpo sociale ed offrire risposte alle domande di senso, pre requisito di democrazia.

NEL PROCESSO DI UNIFICAZIONE EUROPEA: le Chiese, da un lato hanno il compito di favorire lunione della comunit politica europea (alimentano di valori la societ ravvivando lidentit delluomo europeo: nella comunit europea, se prima la Chiesa si limitava a rivendicare la libertas ecclesiae, oggi rivendica diritti umani e persegue la pace tra i popoli e di relazioni tra Stati improntate a giustizia e solidariet) e la diversit delle singole entit nazionali, che si intendono salvaguardare. La possibilit di conciliare questo doppio ruolo dipende: da fattori interni alle istituzioni ecclesiastiche (es, la pratica dellecumenismo sia come agire esterno delle Chiese luna verso laltra, sia come formazione culturale e spirituale in ognuna) dal fattore interno di una idonea regolamentazione giuridica del fenomeno religioso nellordinamento europeo e negli ordinamenti statali: qui dovrebbe ruotare attorno ai principi inderogabili di a) diritto di libert religiosa, b) uguale libert per tutte le chiese e formazioni religiose, c) diritto di riconoscimento nella propria peculiare identit ------> soprattutto questa garanzia salvaguarda la pacifica convivenza tra Chiese e comunit religiose sia nei Paesi con una religione dominante, sia in quelli che vedono accrescersi allinterno il fenomeno del pluralismo religioso.

Un DIRITTO ECCLESIASTICO EUROPEO si viene formando man mano che lordinamento dellUnione europea si sviluppa e mostra attenzione al fenomeno religioso: le fonti primarie sono date innanzitutto dal Trattato di Lisbona del 2007 che apporta modifiche al Trattato sullUE e al Trattato costitutivo CE ed altri connessi:

La Santa Sede, lepiscopato cattolico europeo, i rappresentanti di altre Chiese e comunit cristiane europee, rappresentanze politiche ed istituzionali di molti stati richiedevano di menzionare nel Preambolo del Trattato sullUE - che contiene le ragioni dello stare insieme degli europei - il ruolo del Cristianesimo nel forgiare lidentit europea (una forte opposizione era data dalla Francia, unica ad aver consolidato nel suo ordinamento unidea peculiare di lacit negativa e dotata di venature di laicismo): il Trattato recepisce listanza non facendo espresso riferimento alle radici cristiane, ma alle eredit religiose (tra le quali non pu comunque non ricomprendersi il cristianesimo).

lart 6 riconosce i diritti, le libert, i principi della Carta di Nizza (Carta dei diritti fondamentali UE del 2000) e dichiara ladesione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti delluomo e delle libert fondamentali del 1950 ------> nel diritto UE garantita la libert religiosa e di coscienza come diritto individuale e collettivo, il diritto allobiezione di coscienza limitatamente alle leggi nazionali che ne disciplinano lesercizio, il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni, divieto di discriminazione per motivi religiosi, rispetto delle diversit religiose.

allart 30, relativamente alle confessioni religiose, lUE rispetta lo Status di cui godono negli Stati membri in virt del diritto nazionale, mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con le Chiese, e riconosce e tutela la libert religiosa anche istituzionale sotto il profilo della qualificazione giuridica, lordinamento europeo di avvicina al modello italiano di laicit positiva (ritiene il fenomeno religioso meritevole di tutela e gli riconosce rilevanza pubblica). Dato il ruolo sociale e pubblico delle Chiese, ci si chiede se siamo in presenza della FINE DELLERA COSTANTINIANA OPPURE ALLALBA DEL NUOVO COSTANTINISMO (inteso come sistema di unione solidale tra Stato e Chiesa). Il problema malposto in questi termini, perch:

il termine costantinismo incerto, e quindi inutile per il giurista (presuppone solo unesplicita qualificazione formale in Costituzione dello Stato come confessionista? o anche un adeguamento di tutto lordinamento ai paradigmi religiosi? o un sistema politico in cui dominante un partito dichiaratamente confessionale ecc) ogni classificazione in termini di rapporto Stato-Chiesa (Paese concordatario, separatista, con Chiesa di Stato ecc) imprecisa e inadeguata, perch ogni situazione di tempo e luogo presenta variabili che la rendono unica: il processo di frammentazione e pluralizzazione da secoli vissuta in campo religioso e ideologico oggi si produce sul terreno etico-valoriale (Weber: siamo in una societ politeista dal punto di vista etico), talvolta derivante ma sempre pi spesso trasversale alle diverse appartenenze religiose: il tema della conflittualit sociale dunque si sposta dal terreno religioso a quello etico, il che ha una ricaduta sul tema dei rapporti Stato-Chiesa (il che impone una riconsiderazione dellintera questione) ----> lo Stato, mentre pu esserlo in termini religiosi, non pu essere neutrale davanti alle varie opzioni etiche del corpo sociale (il diritto positivo, anche procedimentale, veicola valori etici): la non scelta, lopzione per un diritto debole meramente regolamentare, sarebbe comunque una scelta di parte, quella del relativismo etico. Nel SISTEMA UE le relazioni tra Stato e confessioni religiose e la disciplina delle materie ecclesiastiche sono di esclusiva competenza degli Stati membri -----> esistono comunque provvedimenti normativi europei che in qualche modo incidono sulla materia ecclesiastica: es, la direttiva 119/1993/CE riguardante la macellazione rituale, in deroga alla disciplina generale dettata per evitare agli animali da macellare sofferenza, afferma la necessit di tenere in consoderazione le esigenze particolari di certi riti religiosi (in specie il divieto di stordire lanimale prima di sgozzarlo, ed il ruolo dellautorit religiosa nella macellazione rituale). importante per lItalia il regolamento n. 2201 del 2003 relativo alla competenza, riconoscimento, allesecuzione nello spazio europeo delle decisioni dei giudici nazionali in materia matrimoniale e di responsabilit genitoriale, che fa salva la peculiare disciplina concordataria contenuta nellAccordo di Villa Madama del 1984 nella parte in cui regolamenta la delibazione delle sentenze di nullit dei matrimoni canonici trascritti agli effetti civili

occorre infine ricordare le numerose risoluzioni del Parlamento europeo in tema di libert religiosa, di istruzione
e tutela delle minoranze.

Le libert e i diritti riconosciuti dallordinamento europeo sono forniti di tutela giurisdizionale:

della Corte di giustizia europea (Lussemburgo), organo giurisdizionale dellUnione ----> sentenza Vivien Prais 1976 relativa ad una cittadina britannica ebrea che non aveva potuto accedere ad un concorso a livello comunitario perch tenutosi in un giorno di festivit ebraica le sentenze hanno forza esecutiva negli Stati membri senza bisogno di delibazione; lesecutivit in Italia subordinata allapposizione di formula esecutiva da parte del Ministero degli Esteri

della Corte europea dei diritti delluomo (Strasburgo), organo giurisdizionale del sistema creato dalla CEDU -----> da ricordare la sentenza Lautzi c. Italia 2009 in materia di simboli religiosi: condannava lo Stato italiano affermando che lobbligatoria esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche violava il diritto dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni e il diritto degli alunni di credere o meno, era incompatibile col dovere di neutralit dello Stato nellesercizio delle pubbliche funzioni e violava lart 9 CEDU e lart 2 del relativo protocollo; la decisione fu ribaltata dalla Grande Camera (organo dappello) con la sentenza 18 marzo 2011 che afferm che le autorit italiane avevano agito entro ilimiti dei poteri di cui dispone lItalia circa lobbligo di rispettare, nellesercizio delle sue funzioni di insegnamento, il diritto dei genitori: il crocifisso un simbolo passivo che come tale non pu di per s dar luogo ad indottrinamento se sentenze sono vincolanti per gli Stati parte della controversia ed il controllo della loro esecuzione rimesso al Comitato dei ministri (verifica che lo Stato abbia adottato le misure per adeguare il proprio ordinamento al contenuto della decisione); non sono immediatamente eseguibili nellordinamento dello Stato condannato ed il loro rispetto rimesso allimpegno assunto dallo Stato allatto di adesione alla Convenzione. 9. LE FONTI DEL DIRITTO ECCLESIASTICO LINSIEME DI NORME che lordinamento italiano appresta al fenomeno religioso ARTICOLATO E COMPLESSO:

perch storicamente risulta dai diversi orientamenti di politica ecclesiastica propri delle varie forme di
Stato che si sono susseguite in Italia (ognuna con forti ragioni di resistenza allinnovazione rispetto a quella precedente: Stato liberale separatista, laicista, giurisdizionalista; Stato fascista confessionista; Stato di democrazia pluralista laico): ci pone il problema dellarmonizzazione delle norme ed interpretazione alla luce della Costituzione.

perch la laicit dello Stato conseguita con la Costituzione repubblicana privilegia lautonormazione delle
confessioni religiose e la negoziazione normativa con esse: nellambito del diritto ecclesiastico si sono dovute trovare, sul piano della produzione normativa, soluzioni tecniche idonee a rispettare il grado di estraneit del fenomeno religioso rispetto allordinamento dello Stato. CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE FONTI:

STORICO le distingue in relazione al momento in cui furono prodotte in 3 filoni: liberale, fascista, repubblicano costituzionale

MATRICE POLITICO-CULTURALE di provenienza delle norme: filone separatistico (legislazione liberale: norme costituzionali sui rapporti tra Stato e Chiesa) filone confessionista (legislazione fascista: cp a tutela della religione di Stato) filone regalista (legislazione 1929-30 su culti ammessi, con forte atteggiamento di controllo dello Stato sulla vita interna delle confessioni) ORIGINE SOSTANZIALE: unilaterale statale (es, obiezione di coscienza) unilaterale confessionale (per volont dello Stato possono produrre effetti nellordinamento italiano) pattizia CARATTERI FORMALI: fonti formali o di cognizione

PROCEDIMENTI FORMATIVI (fonti di produzione): in tal prospettiva la complessit del sistema aumentata con la Costituzione, che prevede norme sulla produzione di norme (7.2,8.3), le quali ultime risultano dotate di particolare resistenza (fonti atipiche, leggi rinforzate). PRINCIPIO DI GERARCHIA E COMPETENZA: sono criteri ordinatori del sistema normativo che valgono anche per le fonti di diritto ecclesiastico, con eccezioni:

relativamente al principio di gerarchia, poich data la peculiare formazione delle norme convenzionali e le garanzie di cui sono dotate, ne viene alterata la scala di resistenza passiva allabrogazione: le norme pattizie hanno resistenza pari alle fonti primarie (o secondarie) nel caso di modificazioni convenute tra le Parti, e pari alle norme costituzionali nel caso laccordo non sia intercorso. -----> il principio risulta poi indebilito dal procrsso di formazione del diritto europeo

relativamente al principio di competenza:

la materia dei rapporti Repubblica-confessioni rientra in quelle ove lo Stato ha competenza esclusiva --->
inoltre la riforma del titolo 5 ha cancellato la potest attuativa delle Regioni, che la dottrina affermava nel caso una legge statale esecutiva di un accordo con le confessioni avesse attribuito alle regioni il potere di disciplinare in modo diretto e specifico la materia ecclesiastica relativamente alle materie non ecclesiastiche disciplinabili unilateralmente dallo Stato, se rientrano in quelle di competenza regionale ec art 117 Cost possono essere disciplinate dalle Regioni; parimenti se, nelle materie ove hanno competenza esclusiva o concorrente, dettassero norme di diritto comune applicabile a tutte le persone giuridiche (compresi enti delle CR) ----> i margini di autonomia legislativa delle Regioni sono per ridotti anche qui dalla riforma, che ha riservato allo Stato, oltre alla determinazione dei Principi fondamentali nelle materie oggetto di competenza concorrente, anche la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale (tra cui quelle incidenti sullesercizio della libert religiosa). alla stessa stregua, sono individuabili norme di diritto ecclesiastico nelle fonti riconducibili alle autonomie locali vanno aggiunte le norme che, di competenza dellUnione Europea, hanno incidenza diretta o indiretta sul fenomeno religioso.

LE NORME DI ORIGINE CONFESSIONALE: Lo stato (il che pu avvenire per motivi di principio - in connessione alla laicit dello Stato - o motivi di fatto - estraneit del fenomeno religioso rispetto allordinamento statale - o motivi di opportunit):

riconosce efficacia civile a norme di origine confessionale tramite RINVIO FORMALE (O NON RECETTIZIO) alle disposizioni dellordinamento confessionale: il relativo diritto continua a vigere nellordinamento dorigine e rimane estraneo a quello italiano (es, rilevanza nellordinamento italiano dei controlli effettuati sui propri enti in base alle norme di diritto interno da parte di ordinamenti confessionali che abbiano un rapporto confessionale con lo Stato) -------> il rinvio materiale (o recettizio), comportando la nazionalizzazione delle norme richiamate, confliggerebbe col principio di laicit dello Stato

assume le situazioni giuridiche nate nellordinamento confessionale secondo norme ad esso proprie secondo lo schema del PRESUPPOSTO IN SENSO TECNICO (es, la qualifica di ecclesiastico o ministro di culto - cui sono riconnesse conseguenze nel diritto italiano - sono riconosciute dallo Stato alle persone fisiche che, in base alle norme dellordinamento confessionale, sono state destinate al servizio del culto) Quanto detto vale anche per lordinamento canonico ------> NB: a differenza di altri Concordati, quello italiano non prevede una disposizione che espressamente riconosca la vigenza in Italia, a tutti gli effetti, del diritto canonico (lindipendenza e sovranit di cui allart 7.1 significano che lo Stato non legittimato a sindacare gli interna corporis dellistituzione ecclesiastica, e che la Chiesa nel proprio ordine pu porre atti giuridicamente vincolanti, senza che essi siano tutti e di per s efficaci per lordinamento italiano: molte norme canoniche disciplinano materie irrilevanti per lo Stato (es, disposizioni sui sacramenti, salvo matrimonio) o su cui lo Stato ha competenza propria (es, matrimonio civile cui possono accedere anche i cattolici; divorzio ammesso anche per chi contrae matrimonio canonico riconosciuto agli effetti civili) ----> in tali casi le norme di diritto canonico sono inefficaci nellordinamento statale. in altri casi lo Stato rinvia alle norme canoniche per la disciplina di determinate materie, tramite rinvio formale i presupposizione, per volont espressa unilaterale (es, vincolo di destinazione al culto degli edifici di culto

cattolici) o bilaterale (ogni volta che sono richiamate norme di diritto canonico es, in materia di amministrazione del patrimonio ecclesiastico) o per volont implicita (es, disposizioni del cp che considerano la qualit di ministro di culto come aggravante comune del reato) -----> ogni volta lo Stato presuppone o rinvia a disposizioni canoniche queste si considerano norme giuridiche a tutti gli effetti sostanziali e processuali. PARTE SPECIALE 10. LE PERSONE FISICHE Nella normativa sul fenomeno religioso ricorrono termini che fanno riferimento a categorie specifiche di fedeli, appartenenti ad una fede religiosa. MINISTRI DI CULTO: soggetto che allinterno di una data confessione religiosa si distingue dal fedele comune, perch dotato di un ruolo sotto il profilo organizzativo o funzionale, in quanto addetto al culto: la qualifica va di volta in volta precisata secondo quanto stabilito dai singoli ordinamenti confessionali e non pu essere definita in via autoritativa dallamministrazione o autorit giudiziaria dello Stato (la qualifica di origine statuale e assume nellordinamento italiano un siognificato lato a seconda della confessione dappartenenza (sacerdote, rabbino, pastore o anziano). ECCLESIASTICI: col termine lordinamento italiano indica coloro che, a norma del diritto canonico, sono ministri sacri o chierici, cio hanno ricevuto lordine sacro e si distinguono in vescovi, presbiteri (preti o sacerdoti), diaconi ---> sarebbero i ministri di culto cattolici. RELIGIOSI: sempre con riferimento alla Chiesa cattolica, sono i fedeli che si consacrano a Dio in un istituto religioso o di vita consacrata (ordini, aggregazioni) approvato dalla competente autorit ecclesiastica, pronunciando voti di povert, obbedienza, castit che solitamente conducono vita comune (monasteri, conventi) i religiosi di sesso maschile che abbiano ricevuto lordinazione sacra hanno, per lordinamento italiano, anche la qualifica di ecclesiastici. NORMATIVA SUI MINISTRI DI CULTO La condizione giuridica dei ministri di culto emerge da: FONTI PATTIZIE: Principio generale quello della libert delle confessioni di nominare i propri ministri senza ingerenze statali (in alcuni casi prevista la mera comunicazione allautorit statale degli stessi da parte della confessione)

per quanto riguarda le confessioni religiose senza intesa, occorre riferirsi ancora alla legge sui culti ammessi
1159 del 1929, che prevede un peculiare procedimento amministrativo di approvazione dei ministri di culto (autonomia della confessione limitata, in contrasto con la Costituzione: unico motivo per cui la normativa potrebbe considerarsi non del tutto costituzionalmente illegittima ravvisabile nel fatto che, in mancanza di accordo, lo Stato sarebbe impossibilitato a conoscere previamente gli ordinamenti confessionali e verificare la compatibilit con lordinamento italiano). FONTI UNILATERALI STATALI: valgono i principi di:

incompatibilit per i ministri di culto allesercizio delle professioni di notaio, avvocato, e dellufficio di giudice (popolare, di pace, onorario aggregato) e di ineleggibilit a sindaco, presidente provinciale, consigliere (comunale, provinciale, circoscrizionale), presidente regionale, componente della Giunta regionale e Consigliere comunale (nelle Regioni che dopo la Riforma del titolo 5 non si sono date leggi in materia) le limitazioni si riconducono ad un indirizzo liberale che tendeva ad escludere la presenza dei ministri di culto dagli uffici pubblici per evitare che orientassero lopinione pubblica in modo difforme dallideologia dominante (le norme appaiono anacronistiche e di dubbia costituzionalit: libert, pluralismo, uguaglianza dei cittadini al di l della qualificazione confessionale) -------> diverso il caso di astensione del ministro da determinate attivit

professionali e uffici pubblici su consiglio delle autorit confessionali, per favorire la percezione di distinzione tra religione e politica, conforme ad una concezione di sana laicit dello Stato. E istituito un Fondo di previdenza che ha lo scopo di provvedere al trattamento pensionistico del clero cattolico e ministri di culto delle confessioni acattoliche. IN DIRITTO PENALE: la qualifica di ministro di culto rileva:

quando pu essere considerato pubblico ufficiale o esercente un pubblico servizio nellambito delle aggravanti comuni (sia se abbia abusato delle funzioni, sia se il reato stato rivolto contro il ministro) punito il vilipendio di un ministro di culto (L.85/2006) in materia elettorale penalmente sanzionato un ministro di culto che, abusando delle proprie attribuzioni, si adoperi per vincolare il voto degli elettori (in materia di forti contrapposizioni ideologiche ha trovato qualche applicazione; rimane critico il discrimine tra abuso e funzione di illumunazione delle coscienze su questioni che attengono allordine politico, quando ci abbia valenza morale o religiosa)

norme unilaterali statali, nel quadro della generale protezione del segreto professionale, dispone che i MDC (i cui statuti non contrastino con lordinamento italiano), salvo eccezioni, non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto in ragione del proprio ministero; altra disposizione vieta luso di intercettazioni aventi ad oggetto gli stessi fatti -----> NB: le disposizioni sono a tutela della funzione del ministro (dunque della libert religiosa istituzionale e del fedele) non della sua persona. NORMATIVA SUGLI ECCLESIASTICI E RELIGIOSI Il Concordato, cos come revisionato nel 1984, riprende alcune disposizioni di cui sopra, adattandole alla peculiarit della Chiesa cattolica, e detta norme specifiche relative ad altri ambiti:

ribadito il principio generale per cui la nomina degli ecclesiastici fatta liberamente dallautorit ecclesiastica senza alcun intervento preventivo dello Stato (diversamente da prima, dove veniva vagliato non fossero contrari al fascismo), ed previsto che lautorit ecclesiastica debba comunicare alle autorit civili la sola nomina di ecclesiastici ad uffici canonici rilevanti anche per lo Stato questi ultimi, salvo che per la diocesi di Roma e quelle che la circondano (il che indice di attenzione per la dimensione ultranazionale della Chiesa), dovranno avere cittadinanza italiana ( residuo di orientamenti di politica ecclesiastica del passato, ove lo Stato temeva la nomina di ecclesiastici stranieri, potenzialmente nemici)

[le disposizioni sul servizio militare di eclesiastici e religiosi e sul rinvio dello stesso da parte di studenti di teologia e novizi religiosi sono state superate per il venir meno della leva obbligatoria]; in caso di mobilitazione generale gli ecclesiastici non assegnati alla cura danime sono chiamati ad esercitare il ministero religioso tra le truppe (cappellani militari), o in subordine (quando gi soddisfatto il bisogno religioso), sono assegnati ai servizi sanitari

in materia penale:

non sono obbligati a dare a magistrati o altre autorit civili (a differenza che per la disciplina generale sui MDC)
informazioni su persone o materie apprese per ragione del loro ministero (in confessione e non)

sussiste obbligo per lautorit giudiziaria di comunicare allautorit ecclesiastica competente per territorio dei
procedimenti penali in corso a carico di ecclesiastici (per far si che siano presi provvedimenti che scongiurino il perdurare del crimine)

hanno piena efficacia giuridica, anche agli effetti civili, le sentenze e i provvedimenti emanati dallautorit ecclesiastica ed ufficialmente comunicati alle autorit civili circa ecclesiastici o religiosi e concernenti materie spirituali o disciplinari ----> nella revisione del concordato stato specificato che gli effetti civili vanno intesi in armonia con i diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini italiani (es, la sanzione penale canonica della scomunica irrogata ad un sacerdote non pu di per s produrre la perdita del pubblico impiego nellordinamento italiano - contro art 3 Cost; ma se lecclesiastico fosse pubblico dipendente perch destinato a svolgere funzione religiosa - es, cappellano carcerario potrebbe si perdere il lavoro)

Con la revisione del Concordato lateranense si dato vita ad un nuovo sistema di SOSTENTAMENTO ECONOMICO DEL CLERO (rispetto a quello formatosi con la legislazione eversiva dell800), che trae spunto anche dai profondi mutamenti apportati in materia dal codice di diritto canonico del 1983 (soppressione del beneficio ecclesiastico). 1 - Sono stati eretti a livello di Diocesi (o tra pi Diocesi) e a livello nazionale Istituti di sostentamento del clero (diocesano e centrale), che nellordinamento italiano hanno natura di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, con scopo di assicurare il congruo e dignitoso sostentamento del clero che svolge servizio a favore delle Chiese locali, con esclusione degli ecclesiastici che svolgono altre attivit lavorative ------> le prestazioni degli istituti diocesani sono assicurate dalle rendite del loro Patrimonio (che deriva dagli enti beneficiari soppressi e dalle integrazioni ad opera dellistituto centrale); il Patrimonio dellistituto centrale si alimenta:

dalle somme versate dallo Stato italiano in base ad un parametro prefissato con le erogazioni volontarie dei fedeli detraibili entro un certo tetto dal reddito imponibile complessivo: l8/1000 dellimposta sul reddito delle persone fisiche destinata: in parte a scopi di interesse sociale o carattere umanitario a diretta gestione statale in parte a scopi di carattere religioso a gestione diretta della Chiesa cattolica ------> emtrambe le destinazioni vengono stabilite in base a scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi (in mancanza, la destinazione stabilita in proporzione alle scelte espresse) NB: la Legge Crispi nazionalizz, laicizz, pubblicizz decine di migliaia di Opere Pie (istituzioni assistenziali, sociali, sanitarie nate tra medioevo ed et moderna ad iniziativa delle comunit cristiane in Italia), recidendo dun colpo la cultura della solidariet -----> gli Italiani diminuirono le destinazioni alle strutture, poich in mano allo Stato. la riforma si propone di favorire la rinascita dei gesti di solidariet che favoriscono la crescita della societ civile 2 - la revisione del Concordato stabilisce poi che i sacerdoti che svolgono servizio in favore delle Diocesi hanno diritto a ricevere la remunerazione per il proprio sostentamento ( a carico dellistituto diocesano di sostentamento del clero) Il rapporto sottostante alla remunerazione non ha carattere lavorativo ( equiparata al rapporto di lavoro dipendente ai soli fini fiscali), poich libera e volontaria partecipazione alla missione salvifica della Chiesa, disciplinata dal diritto canonico -----> tale diritto stato dunque considerato talora un diritto di credito puro, altre volte un diritto di natura alimentare o assistenziale. Una sentenza delle SU Cass. ha ritenuto che ricorra una sorta di concorrenza alternativa tra giurisdizione canonica e civile in materia (laccesso a una preclude laccesso allaltra: linterpretazione forza la lettera dellart 34, che prevede vie tutte interne al diritti canonico e costituisce intromissione dello Stato nellordine proprio della Chiesa). IL LAVORO DEI RELIGIOSI: le prestazioni provenienti dai religiosi nellambito di istituzioni (scuole, ospedali, istituzioni di assitenza) che fanno capo allistituto religioso di appartenenza non sono configurabili come rapporto di lavoro subordinato, poich non sono finalizzate a conseguire sostentamento (garantito dallistituto religioso), ma al perfezionamento spirituale personale, riconducibile dal pdv statuale allart 2 Cost -----> in presenza di rapporto di appartenenza allassociazione religiosa, il diritto di retribuzione per il lavoro svolto dai singoli soci rinunziato legittimamente (cade sotto artt 2,7,8,19,20 Cost, e non 36 Cost). stesso discorso per opera prestata nellambito di soggetti pubblici/privati che abbiano stipulato a tal fine una convenzione con listituto di appartenenza (es, religiose - laureate e iscritte allalbo - che prestano attivit di infermiere in ospedali pubblici) In passato - proprio in base al presupposto della mancanza di un rapporto di lavoro - era escluso il dovere assicurativo degli istituti religiosi nei confronti dei suddetti religiosi: attualmente vale diversamente, poich lart 7.3 Concordato stabilisce che le attivit diverse da quelle di religione o culto svolte da ecclesiastici siano soggette alle leggi dello Stato concernenti tali attivit ed al relativo regime tributario. Il fattore religioso generalmente irrilevante nel rapporto di lavoro (art 19,3 Cost, statuto dei lavoratori: vietato al datore di lavoro ai fini dellassunzione e dello svolgimento del rapporto indagare sulle opinioni - anche religiose - del lavoratore; sono nulli i patti o atti che subordinano loccupazione/il licenziamento/trasferimenti/qualifiche al fatto religioso), salvo che lattivit lavorativa venga prestata nellambito di ORGANIZZAZIONI DI TENDENZA RELIGIOSA

(scuola cattolica, ospedale cattolico), nelle quali lopera finalizzata ad esprimere un determinato orientamento religioso, e dunque ladempimento della prestazione lavorativa subordinata alladesione del lavoratore a tale orientamento: ci tutela lesigenza di salvaguardare lidentit dellorganizzazione e la libert religiosa collettiva dei loro promotori (PREVALE LA LIBERT DELLISTITUZIONE SU QUELLA NELLISTITUZIONE) ----> ci stato evidenziato anche dalla Corte costituzionale, e tale tutela stata prevista anche dalla direttiva 2000/78/CE. 11. IL MATRIMONIO Il codice civile del 1865 prevedeva il principio del matrimonio civile obbligatorio (duplicit di vincoli matrimoniali, civile e religioso). I PATTI LATERANENSI DEL 1929 (art 34) fecero venir meno il principio, prevedendo la possibilit:

di far conseguire effetti civili al matrimonio canonico tramite la trascrizione di rendere esecutive in Italia le sentenze canoniche di nullit matrimoniale nonch i provvedimenti pontifici di dispensa del matrimonio rato e non consumato.

si afferm cos il principio del PLURALISMO in MATERIA MATRIMONIALE, riconoscendosi al cittadino la


libert di scelta in materia, come specificazione della libert religiosa (matrimonio civile, matrimonio canonico trascritto agli effetti civili, matrimonio celebrato davanti ai ministri di culto acattolici) Relativamente al matrimonio dei cittadini cattolici, il Concordato del 1929 diede luogo al sistema del MATRIMONIO CONCORDATARIO, caratterizzato dalla cd diarchia Stato-Chiesa cattolica, per cui:

la Chiesa aveva piena competenza a disciplinare il negozio matrimoniale e la piena giurisdizione sulla validit dello stesso lo Stato aveva piena competenza a disciplinare gli effetti civili del negozio e la piena giurisdizione in questambito esclusivo. A partire dagli anni 70 si apr la strada ad una profonda modificazione del sistema:

la LEGGE SUL DIVORZIO 898/1970 previde la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario per pronuncia del giudice statuale, che incideva non solo sugli effetti civili, ma anche sullo stesso atto matrimoniale (indissolubile secondo il diritto canonico) incidendo la competenza giurisdizionale della Chiesa e facendo venir meno il principio di unicit dello status coniugale (ordinamento civile e canonico) ------> nellipotesi legale di scioglimento/cessazione degli effetti civili del matrimonio per mancata consumazione si sovrappone pienamente la discilina civilistica a quella canonistica, incidendo sulla competenza esclusiva dei dicasteri eclesiastici a concedere la dispensa di cui sopra.

le SENTENZE COSTITUZIONALI 32/1971 e 16-18/1982 introdussero LIMITI (cd esterni, relativi al momento antecedente alla celebrazione e a quello successivo alla pronuncia del giudice ecclesiastico) della conformit con i principi inderogabili dellordinamento italiano, circa o profili di diritto sostanziale (principi di ordine pubblico) che processuale (diritto di difesa), relativamente: alla trascrivibilit dei matrimoni canonici (e dunque alla conseguibilit degli effetti civili)

alla esecutivit (agli effetti civili) delle sentenze ecclesiastiche di nullit ------> furono conferiti poteri alla Corte
dAppello per lattribuzione degli effetti civili alla sentenza canonica di nullit.

La Corte in unaltro caso incise anche direttamente sulla materia stessa dellart 34 Conc, dichiarando
lillegittimit delle norme di derivazione concordataria che prevedevano lesecutivit dei provvedimenti pontifici di dispensa dal matrimonio rato e non consumato. Tali modifiche extra-costituzionali (in quanto operate al di fuori delle vie stabilite ex art 7.2 Cost) del sistema matrimoniale concordatario condizionarono profondamente, sul punto, i contenuto dellACCORDO DI REVISIONE DEL 1984, che ha armonizzato la vecchia normativa pattizia con la Costituzione mantenendo comunque il sistema del matrimonio concordatario, le cui ragioni profonde vanno oggi ricercate nella Costituzione:

art 2: il matrimonio religioso pare meritevole di acquisire rilevanza civile in quanto, qualora scelto dagli sposi come fondamento della nuova famiglia, costituisce una formazione sociale nella quale lindividuo svolge la sua personalit art 20: ha inteso riferirsi ai modelli di matrimonio radicati nella societ in questo momento storico art 19: un diritto del cittadino contrarre matrimonio secondo le norme della confessione religiosa dappartenenza. IL MATRIMONIO CONCORDATARIO Ex art 8 Conc. PRESUPPOSTI PER LA TRASCRIZIONE agli effetti civili del matrimonio canonico sono: 1 - esecuzione delle PUBBLICAZIONI CIVILI (con funzione di stabilire che nulla osta allacquisto degli effetti civili, disciplnate dal cc e dalle norme sullordinamento dello Stato civile) tramite affissione delle stesse alle porte del comune (o comuni, se diversi) di residenza dei nubendi per >= 8 gg da parte dellufficiale dello Stato civile DI QUEL COMUNE (dopo aver accertato che nulla osta) su richiesta degli sposi e del parroco davanti a cui il matrimonio verr celebrato: se nel corso delle pubblicazioni

non gli vengono notificate opposizioni, n gli risultano impedimenti, rilascia il CERTIFICATO DI NULLA OSTA, in base al quale dovr obbligatoriamente procedere alla trascrizione, anche se poi risultino impedimenti (rimane da impugnare la trascrizione, dopo eseguita) altrimenti, sullopposizione si pronuncer il giudice civile in riferimento ai casi previsti dalle disposizioni concordatarie (art 8.1 Accordo lett a-b, art 4 Protocollo addizionale): se risultano impedimento, lufficiale si limiter a rilasciare unattestazione delle eseguite pubblicazioni e di quanto in esse risultato ------> ci impedisce la trascrizione agli effetti civili, ma non osta alla celebrazione secondo il diritto canonico (in base alle pubblicazioni canoniche, che stabiliscono il nulla osta in tal senso): si avr un matrimonio canonico inefficace agli effetti civili. 2 - CELEBRAZIONE RELIGIOSA secondo le disposizioni canoniche da parte del parroco (o delegato) 3 - ALTRI ADEMPIMENTI SUCCESSIVI del parroco competente (o delegato) quali:

lettura degli articoli cc 143-144-147 sui diritti e doveri dei coniugi (vengono resi edotti delle conseguenze della trascrizione) ----> opinione diffusa che la relativa omissione non impedisce trascrizione n la rende nulla il parroco redige latto di matrimonio (documento che attesta la celebrazione, da redigere secondo le norme di diritto canonico: sottoscritto dal sacerdote, sposi, testimoni) in duplice originale: un sul registro dei matrimoni da conservarsi presso larchivio parrocchiale uno su foglio da trasmettere allufficiale dello stato civile competente per territorio (comune in cui avvenuta la celebrazione religiosa): in questo possono essere inserite le dichiarazioni dei coniugi consentite secondo la legge (art 64 DPR 396/2000) -----> dichiarazione di riconoscimento del figlio naturale fatta dagli sposi al momento del matrimonio (legittimazione per susseguente matrimonio) o la dichiarazione di scelta del regime di separazione dei beni.

trasmissione delloriginale dellatto di matrimonio allufficiale dello stato civile DEL COMUNE SUL CUI TERRITORIO AVVENUTA LA CELEBRAZIONE ------> La richiesta di trascrizione devessere fatta per iscritto entro 5 gg dalla celebrazione canonica dal parroco competente (anche se al matrimonio abbia assistito un altro sacerdote da lui delegato: in caso di omessa trascrizione il parroco risponder davanti allautorit ecclesiastica per dolo o negligenza. e potr inoltre essere ritenuto responsabile verso gli sposi a titolo di responsabilit aquiliana. [IL CONCORDATO PREVEDE CASI DI INTRASCRIVIBILITA AGLI EFFETTI CIVILI, PER DIFETTO DI REQUISITI DEGLI SPOSI, QUALI:

L. matrimoniale 847/1929, vecchia disciplina ancora in vigore:

precedente matrimonio valido agli effetti civili tra gli sposi o tra uno di loro con terza persona, in qualunque
forma celebrato

matrimonio contratto da un soggetto dichiarato interdetto per infermit di mente con sentenza passata in
giudicato --------> se il matrimonio stato contratto da un incapace naturale, la trascrizione pu essere solo impugnata una volta effettuata; comunque sempre possibile ricorrere al giudice ecclesiastico per far dichiarare

la nullit del matrimonio canonico per vizio del consenso, e far venir meno gli effetti civili seguiti alla trascrizione con la delibazione della sentenza ecclesiastica di nullit nellordinamento italiano.

ampliamento dei casi di intrascrivibilit introdotto dallart 8 Accordo di revisione:

et degli sposi inferiore a 18 anni (o mancanza di autorizzazione del tribunale in caso di minori 16enni -->
concedibile solo per gravi motivi su istanza dellinteressato, dopo che sia stata accertata la maturit psicofisica e la fondatezza delle ragioni addotte) ---> poich non aveva capacit di scegliere liberamente tra matrimonio canonico e civile sussistenza tra gli sposi un impedimento inderogabile secondo la legge civile (primi due casi suesposti, impedimento da delitto o da affinit in linea retta), salvo, secondo la legge civile, lazione di nullit/annullamento non potrebbe pi essere proposta. espressa manifestazione di volont degli sposi di non procedere alla trascrizione agli effetti civili ( riconosciuta come rilevante a tal fine) ----> la volont di trascrivere implicita nella richiesta di pubblicazioni civili e presenza di dichiarazioni nellatto di matrimonio: una manifestazione esplicita di volont richiesta solo in caso sia contraria alla trascrizione agli effetti civili.]

Entro 24 h dal ricevimento dellatto di matrimonio, sussistendo le condizioni richieste dalla legge, luffciale dello stato civile procede alla TRASCRIZIONE - cd tempestiva - NEI REGISTRI DELLO STATO CIVILE (la cui data va comunicata al parroco), la quale ha:

carattere costitutivo in ordine alla rilevanza civile del matrimonio religioso opera ex tunc, con efficacia retroattiva al momento della celebrazione

possibile anche procedere ad una trascrizione tardiva in qualsiasi tempo dopo la celebrazione canonica, su
richiesta di entrambi i contraenti (o di uno solo, purch laltro ne sia a conoscenza e non si opponga), purch entrambi abbiano ininterrottamente conservato lo stato libero dal momento della celebrazione fino a quello della richiesta, e ricorrano le altre condizioni legali per la trascrizione. CD TRASCRIZIONE RITARDATA: la trascrizione del matrimonio canonico - prevista dalla Legge matrimoniale su citata - di cui non siano state effettuate, prima della celebrazione, le pubblicazioni civili, dopo compiuto gli accertamenti che solitamente precedono la celebrazione, quali:

richiesta dei documenti occorrenti effettuazione di eventuali indagini affissione alla casa comunale per 10 gg consecutivi dellavviso di celebrazione del matrimonio da trascrivere ....e qualora in questarco di tempo non siano proposte opposizioni (n si rilevino casi di intrascrivibilit) -------> dopo la revisione del concordato alcuni ufficiali dello Stato civile si rifiutarono di trascrivere argomentando della pretesa intervenuta abrogazione tacita della legge matrimoniale: il rifiuto fu ingiustificato - e si pu tuttora procedere alla trascrizione in questi casi - poich: la legge matrimoniale non fu abrogata n esplicitamente n implicitamente lart 8 Accordo richiede la trascrizione dopo le pubblicazioni civili, non menzionando la necessaria anteriorit delle pubblicazioni rispetto alla celebrazione lattuale normativa sul matrimonio concordatario ammette la trascrizione dei matrimoni non trascrivibili se non pi proponibile azione di nullit/annullamento, sia la trascrizione tardiva del matrimonio canonico (in entrambi i casi le pubblicazioni civili non vengono di fatto eseguite prima della celebrazione). UN MATRIMONIO CANONICO CELEBRATO ALLESTERO tra cittadini italiani non trascrivibile ( impossibile lesplicitazione degli adempimenti previsti dalla disciplina concordataria: lettura articoli cc, trasmissione atto allUSC nel cui territorio celebrato il matrimonio) e potrebbe acquisire rilevanza nel nostro ordinamento secondo le norme di diritto internazionale privato, qualora la legge del Paese straniero lo riconoscesse come forma valida per la costituzione del rapporto coniugale: rileverebbe per come matrimonio civile celebrato allestero, e lo Stato non riconoscerebbe l giurisdizione dei tribunali ecclesiastici sulla sua validit.

UN MATRIMONIO CANONICO CELEBRATO IN PARTICOLARI FORME (forme speciali previste dal diritto della Chiesa): trascrivibile (risultando le condizioni di legge) se celebrato omissis denuntiationibus et secretus non trascrivibile se celebrato coram solis testibus (la normativa concordataria richiede espressamente la presenza del sacerdote, investito di munus publicum e chiamato a determinati adempimenti dalla legge italiana) RISERVA DI GIURISDIZIONE DEI TRIBUNALI ECCLESIASTICI SULLE CAUSE DI NULLITA DEI MATRIMONI CANONICI TRASCRITTI Il vecchio testo del Concordato (art 34) enunciava la riserva esclusiva delle cause concernenti la nullit del matrimonio canonico (anche trascritto) e la dispensa del matrimonio rato e non consumato alla competenza dei trubunali e dicasteri ecclesiastici: il matrimonio canonico nasce e risulta valido secondo le norme di diritto canonico; giudice naturale competente a decretarne la validit dunque lautorit ecclesiastica, e la relativa pronuncia potr conseguire effetti civili, in quanto risulter venuto meno il presupposto della trascrizione La formulazione letterale dellart 8 Accordo di revisione non fa emergere chiaramente se tale disposizione sia rimasta o se si debba oggi configurare una giurisdizione concorrente per cui sia il giudice ecclesiastico che quello civile sarebbero competenti a giuridicare della nullit del matrimonio canonico e provocare cos la cessazione degli effetti civili. 1 - TESI DEL VENIR MENO DELLA RISERVA DI GIURISDIZIONE DELLAUTORITA ECCLESIASTICA (parte della dottrina, SU Cassazione pronunciatesi nel 1993): la tesi sorge sulla base della preoccupazione che con lart 34 Conc. lo Stato avesse realizzato in materia uninammissibile rinuncia alla propria sovranit giurisdizionale, con conseguente violazione del principio di eguaglianza e inderogabilit della giurisdizione (24 Cost) Residuerebbe solo il riconoscimento di tali sentenze emanate dai tribunali ecclesiastici, rese esecutive in Italia tramite un procedimento di competenza della Corte dAppello competente per territorio, in parte analogo a quello di delibazione delle sentenze straniere. Dunque si avrebbe GIURISDIZIONE CONCORRENTE per la dichiarazione di nullit del matrimonio canonico trascritto, con possibilit di adire direttamente il giudice statuale, che valuter linvalidit in base a norme del codice civile o del codice di diritto canonico. Linterpretazione si fonda:

sul silenzio della nuova normativa a riguardo sul fatto che dal combinato dellart 8 Accordo che richiamava lart 797 cpc (ora abrogato dalla L.217/1996 di riforma del diritto internazionale privato) risulta che tra le condizioni per la dichiarazione di efficacia delle sentenze ecclesiastiche di nullit matrimoniale rientra: la non contrariet della sentenza ad altra pronunciata da giudice italiano lassenza di giudizi pendenti davanti a questo aventi stesso oggetto tra le stesse parti ------> addirittura dunque PREVARREBBE per il diritto dello Stato la GIURISDIZIONE CIVILE nel caso una delle parti si sia rivolta al giudice ecclesiastico e laltra a quello civile.

sul fatto che lart 13 n.1 dellAccordo recita: salvo quanto disposto allart 7 n6 le disposizioni del Concordato non ripridotte nel presente testo si intendono abrogate -----> occorrerebbe per tener conto del fatto che si conservato il presupposto logico della riserva eclusiva, cio il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio canonico e lesecutoriet delle sentenze di nullit

sulle dichiarazioni di Craxi (Presidente del Consiglio) alle Camere in sede di dibattito sullautorizzazione alla firma dellAccordo di revisione. 2 - TESI DELLA SOPRAVVIVENZA LOGICA DELLA RISERVA DI GIURISDIZIONE (PREFERIBILE) Gli argomenti che militano a favore della tesi sono vari, tra cui:

il fatto che lAccordo del 1984 apporta modificazioni al Concordato del 1929 nei limiti dellesigenza di armonizzazione costituzionale del testo (come risulta dal Preambolo, art 13 n1, premessa del Protocollo add), e la

volont dei contraenti espressa in tal senso non pu essere disattesa come criterio di interpretazione dellatto nel suo complesso: il sistema matrimoniale concordatario del 1929 stato riaggiornato alle nuove esigenze, fermi restando i suoi capisaldi, tra cui la riserva di giurisdizione ai tribunali ecclesiastici

il principio di laicit dello Stato (principio di struttura dellordinamento, sottratto allo stesso potere di revisione costituzionale) che fa divieto agli organi dello Stato di entrare nellordine proprio della Chiesa, al quale indubbiamente appartengono le cause relative alla validit di un sacramento (sentenze costituzionali a favore) lespressa menzione della riserva (se era necessaria nel 1929) non era necessaria nellAccordo del 1984. perch si trattava solo di recepire in ambito sovraordinamentale - anche tramite un semplice richiamo alla Costituzione - il principio di garanzia della Chiesa ec art 7.1 Cost il principio di laicit postula la fine della competenza delle competenze, anche in materia giurisdizionale, consentendo di replicare allargomento a favore della fine della riserva consistente nel carattere eccezionale di ogni limitazione della giurisdizione dello Stato (che andrebbe dunque prevista con norma).

lart 8 n2 Accordo prevede che le sentenze di nullit pronunciate dallautorit ecclesiastica sono dichiarate efficaci nella Repubblica Italiana previa verifica della Corte dappello che il giudice ecclesiastico era IL giudice competente a conoscere la causa in quanto matrimonio celebrato in conformit del presente articolo (dallarticolo determinativo si ricava che quello ecclesiastico lunico giudice competente)

art 4 lett b Protocollo add. stabilisce che ai fini dellapplicazione del procedimento di delibazione delle sentenze straniere (artt 796-797, oggi abrogati per le sentenze straniere) si dovr tener conto della specificit dellordinamento canonico dal quale regolato il vincolo matrimoniale (tra cui sicuramente la riserva esclusiva): ci vale particolarmente in relazione ai nn 5 e 6 art 797 sulla contrariet ad altra sentenza pronunciata dal giudice civile e la litispendenza, che implicano per loro natura la giurisdizione concorrente

ancora il Protocollo add, in deroga allordinario procedimento di delibazione (basato proprio sulla giurisdizione concorrente tra giudice italiano e straniero) vieta in ogni caso il riesame del merito della causa da parte della Corte dAppello del fatto dedotto in giudizio nel foro canonico: deve limitarsi ad esaminare la sentenza canonica intesa come provvedimento (verifica se ricorrono i presupposti di deliberazione in base alla disciplina concordataria) sarebbe illogico riconoscere al giudice civile di primo grado la competenza per la pronuncia di nullit e negarla alla Corte dappello ( evidente che le ragioni del divieto devono estendersi a maggior ragione al giudice di primo grado)

la tesi della fine della riserva di giurisdizione conduce a effetti pratici assurdi circa la scelta delle legge in base alla quale il giudice civile dovrebbe giudicare: giudicando in base alla legge canonica, violerebbe il principio di laicit dello Stato

giudicando secondo la legge civile, violerebbe il Concordato, che vede il matrimonio disciplinato interamente
dal diritto canonico -----> peraltro il diritto civile offre ridotta possibilit di impugnazione del matrimonio, sotto il profilo sostanziale e processuale. Esiste poi una terza ipotesi secondo cui la competenza del giudice italiano verterebbe sulla validit dellATTO DI SCELTA (e dunque della successiva trascrizione) tra matrimonio civile e canonico con effetti civili, che precede la celebrazione matrimoniale ------> La tesi sfocia nelle prime due: se si ritiene impugnabile davanti al giudice civile la validit della trascrizione:

per la presenza di uno dei casi di intrascrivibilit previsti dal concordato, ricade nella disciplina del 1929 per lesistenza di una delle cause di impugnazione del matrimonio civile, ricade nella concorrenza di giurisdizioni e viola il Concordato con tale accordo, infatti, lo Stato si impegna a dichiarare efficaci in Italia le sentenze canoniche: la delibazione sarebbe bloccata indefinitamente se se una delle parti adisse il giudice civile (lart 797 n6 del Protocollo addizionale preclude la delibazione della sentenza straniera in caso di litispendenza) ----------------IN DEFINITIVA, si pu parlare di RIPARTO DI GIURISDIZIONI solo nel senso di DISTINZIONE TRA:

REGIME DELLATTO, retto dal diritto canonico, con la conseguenza che la cognizione delleventuale nullit
spetta al giudice ecclesiastico

REGIME DEGLI EFFETTI, retto dal diritto civile, cosicch spetta ad esso decidere in materia di separazione
e divorzio. In base alla nuova disciplina concordataria, non possono pi avere efficacia in Italia i PROVVEDIMENTI PONTIFICI DI DISPENSA DAL MATRIMONIO RATO E NON CONSUMATO: poich non sono menzionati nellAccordo poich la sentenza 18/1982 Corte Cost ha dichiarato illegittime le disposizioni concordatarie che ammettevano lesecutivit del provvedimento in base ad un procedimento di carattere meramente amministrativo di competenza della Corte dappello, per contrasto con lart 24 Cost nel caso di matrimonio canonico sciolto per tale dispensa pontificia, dunque, gli effetti civili possono venir meno ricorrendo alla Legge sul divorzio, che prevede la non consumazione del matrimonio come possibile motivo di scioglimento (NB: il concetto civilistico di consumazione non del tutto coincidente con quello canonico). PROCEDIMENTO DI DELIBAZIONE DELLE SENTENZE ECCLESIASTICHE DI NULLITA (art 8 Accordo + punto 4 lett b Protocollo addizionale) ---> simile a quello di delibazione delle sentenze straniere ex art 796-797 cc, richiamati nel testo pattizio e ora abrogati dalla L. 218/1995 Il procedimento introdotto su iniziativa di una o entrambe le parti, mediante trasmissione della sentenza dichiarativa di nullit e del decreto di esecutivit del Tribunale della Segnatura Apostolica (attestante il rispetto delle norme di diritto canonico) alla Corte dappello nel cui distretto si trova lufficio dello stato civile ove stato trascritto il matrimonio, la quale dovr accertare:

la competenza del giudice ecclesiastico a conoscere della causa in quanto matrimonio celebrato a norma dellart 8 n1 Accordo di revisione che nel procedimento davanti ai tribunali ecclesiastici sia stato assicurato alle parti il diritto di agire e resistere in giudizio in modo non difforme dai principi fondamentali dellordinamento italiano (ordine pubblico) che ricorrono le altre condizioni richieste dalla legge italiana per la dichiarazione di efficacia delle sentenze straniere, tenendo conto della specificit dellordinamento canonico (sentenza passata in giudicato quella esecutiva secondo il diritto canonico; precluso il riesame nel merito) La Corte rende esecutiva la decisione ecclesiastica con sentenza, ordinandone lannotazione a margine dellatto di matrimonio trascritto (produce effetti ex tunc). pu statuire provvedimenti economici provvisori a favore di uno dei coniugi il cui matrimonio sia dichiarato nullo, rimandando le parti al giudice competente di primo grado per la completa definizione della materia (essendo unipotesi di nullit, il giudice dovr limitarsi ad applicare le norme sul matrimonio putativo - diritti del coniuge in buona fede, responsabilit del coniuge in mala fede) La conformit della sentenza allORDINE PUBBLICO che la Corte chiamata ad accertare opera in relazione:

alle NORME SOSTANZIALI che hanno trovato applicazione secondo il giudicato canonico

un concetto di ordine pubblico internazionale, che non coincide perfettamente con quello evocabile nella
delibazione delle sentenze straniere, e consiste nella non contrariet ai canoni essenziali cui di ispira il diritto dello Stato in un dato momento storico e alle regole fondamentali di struttura dellistituto matrimoniale, cos che la differenza di discilina tra le cause di nullit del matrimonio considerate nei due ordinamenti non superi quel livello di maggiore disponibilit che lordinamento statuale si imposto rispetto al diritto canonico

alle NORME PROCESSUALI canoniche in base alle quali il giudicato si prodotto: il procedimento dal quale scaturita la sentenza canonica devessere stato rispettato il diritto di agire e resistere a difesa dei propri diritti nei suoi elementi essenziali

Recentemente si sta assistendo a pronunce giurisprudenziali che danno uninterpretazione difforme degli impegni assunti dallItalia in sede concordataria circa la delibazione di tali sentenze, con particolare riferimento proprio allordine pubblico: la Cassazione ha enunciato il principio per cui non ogni vizio del consenso accertato nella sentenza ecclesiastica consente di riconoscerne efficacia nellordinamento interno, dandosi rilievo in diritto canonico anche a motivi e al foro

interno non significativi in rapporto al nostro ordine pubblico, per cui rilevano solo cause esterne ed oggettive ha negato la delibabilit ad una sentenza per contrariet allordine pubblico considerando ostativa la prolungata convivenza per 20 anni dopo la celebrazione del matrimionio (viola lobbligo del giudice della delibazione di tenere conto della specialit dellordinamento canonico).

RAPPORTO TRA GIUDICATO CIVILE DI DIVORZIO E SENTENZA ECCLESIASTICA DI NULLITA Il giudice civile dunque competente, oltre che per la delibazione delle sentenze ecclesiastiche di nullit:

per le cause di SEPARAZIONE PERSONALE (nessun altra competenza riconosciuta al giudice ecclesiastico in materia, oltre alla declaratoria di nullit nel Concordato ----> le norme sulla separazione personale e i relativi provvedimenti previsti dal diritto canonico svolgono effetti nei limiti di quellordinamento)

per le cause attinenti allINVALIDIT DEL PROCEDIMENTO DI TRASCRIZIONE (art 8 n1 lett a-b Accordo, art 4 lett a Protocollo addizionale, incapace naturale non interdetto) per le CAUSE DI DIVORZIO (cessazione degli effetti civili dei matrimoni canonici trascritti nei casi previsti dallart 3, che continuano a produrre effetti solo nellordinamento canonico) -----> tra il procedimento canonico di nullit (la cui sentenza opera ex tunc) e quello civile di cessazione di effetti civili del matrimonio canonico trascritti (la cui sentenza opera ex nunc) non sussiste connessione, dipendenza, alternativit, pregiudizialit, essendo diverso il petitum e la causa petendi: dovrebbe quindi ritenersi ammissibile una domanda per ottenere la delibazione che sia successiva alla sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio canonico trascritto

dunque discutibile la giurisprudenza di legittimit (spinta dallesigenza di parificare la tutela economica del
coniuge pi debole per il caso di nullit matrimoniale rispetto a quella prevista per la sentenza di divorzio) che vedeva nella pendenza di un giudizio di divorzio la devoluzione alla giurisdizione civile incidenter tantum della validit del vincolo, impedendo alla successiva delibazione di travolgere la sentenza di divorzio ----> contro: manca una domanda di parte in tal senso e relativi accertamenti istruttori, n si configura conflitto logico di giudicati di nullit e divorzio, perch attengono a due momenti diversi di manifestazione della volont delle parti; peraltro, lascia immutata la situazione per quanto riguarda gli effetti della nullit del matrimonio civile sotto il profilo parimoniale. ...per motivi di equit potrebbe piuttosto risultare opportuno prevedere unequiparazione sul piano degli effetti patrimoniali, in entrambi i casi determinando per i coniugi la fine del rapporto matrimoniale ---> NB: in caso di nullit matrimoniale operano le norme sul matrimonio putativo, che operano in modo assai limitato rispetto a quanto previsto dallart 5 ss L 898/1970 ----> da notare che la competenza del giudice italiano a pronunciare sentenza di divorzio anche verso i matrimoni canonici trascritti stata determinata unilateralmente dallo Stato e sempre stata contestata dalla parte ecclesiastica: i cittadini cattolici restano comunque vincolati in coscienza e secondo norme di diritto canonico a non adire il giudice civile per ottenere il divorzio. LEGGE 218/1995 DI RIFORMA DIRITTO INTERNAZIONALE PRIVATO: ha abrogato gli artt 796 ss cpc che disciplinavano il giudizio di delibazione delle sentenze straniere: il riconoscimento di queste ultime adesso avviene automaticamente in presenza di determinati requisiti, sostanzialmente gli stessi di quelli che prima costituivano oggetto di previo accertamento in sede di delibazione. Il DPR 396/2000 ha chiarito che, ai fini della trascrizione nei registri dello Stato civile, si considerano distintamente:

sentenze pronunciate allestero di nullit, scioglimento, cessazione degli effetti civili, direttamente trascrivibili sentenze canoniche di nullit, per cui resta valido il vecchio percorso obbligato del procedimento di delibazione davanti alla Corte dAppello

Si viene cos a creare la situazione paradossale (rovesciamento di un concetto di sovranit internazionale inteso come chiusura ai valori provenienti da altri ordinamenti) per cui:

verso le sentenze straniere sullo stato civile delle persone, relative per lo pi a stranieri provenienti da
ordinamenti ispirati a principi diversi da quello italiano, e coi quali questultimo non ha specifici collegamenti (dato che con quelli pi conosciuti ha stabilito convenzioni multilaterali derogatorie rispetto alla legge 218) lordinamento predispone un sistema di massima apertura (trascrizione nei registri dello stato civile su semplice richiesta dellinteressato, salvo lufficiale possa rifiutarsi, in determinati casi) ---> la non contrariet allordine pubblico italiano sar oggetto di accertamento solo in relazione ai suoi effetti, e non anche al suo contenuto.

verso le sentenze ecclesiastiche di nullit (prima dotate di un regime di favore), relative a matrimoni celebrati
in Italia in linea di massima tra cittadini italiani e provenienti da un ordinamento che costituisce componente storica fondamentale della cultura giuridica occidentale, si delinea oggi lipotesi di maggior chiusura formale del nostro ordinamento relativi valori e principi (rimane il controllo di conformit del contenuto con i principi di ordine pubblico interno) -----> risulta svuotato il preteso fondamento della tesi della fine della riserva di giurisdizione dei tribunali ecclesiastici. MATRIMONI ACATTOLICI Sono FORME PARTICOLARI DI MATRIMONIO CIVILE, diversi perch celebrati da ministro di culto appartenente ad una confessione acattolica, secondo una procedura che varia a seconda che con lo Stato italiano sia stata o meno stipulata unIntesa ex art 8 Cost. CONFESSIONI SENZA INTESA (L. 1159/2009): su richiesta dei nubendi, lufficiale di stato civile adempie le formalit previste per la celebrazione del matrimonio civile, e terminati gli accertamenti in senso positivo rilascia autorizzazione scritta col nome del celebrante, il quale:

durante la cerimonia, con almeno 2 testimoni, legge gli artt cc 143-4-7 e riceve dai nubendi la dichiarazione di volersi unire in matrimonio. al termine, redige in lingua italiana e in unico loriginale dellatto di matrimonio e lo trasmette entro 5 gg dalla celebrazione allUSC che ha rilasciato autorizzazione ----> entro 24 h successive avviene la trascrizione sul registro dello stato civile e la comunicazione al celebrante. CONFESSIONI CON INTESA: per tutte sono previste 3 tappe:

Pubblicazioni:

i nubendi comunicano allUSC la volont di celebrare il matrimonio in forma religiosa, specificando la


confessione;

l USC d lettura degli artt cc (salvo che per la confessione ebraica, dove ci avviene durante la
celebrazione, nella quale inoltre i coniugi possono compiere dichiarazioni circa regime patrimoniale e riconoscimento di figli naturali, il che precluso alle altre confessioni, posto che hanno preferito scindere la sfera spirituale della celebrazione da quella temporale, alla quale demandano le formalit richieste dal cc circa la lettura degli articoli, mentre stata espressamente prevista nelle Intese sottoscritte dalla Repubblica nel 4 aprile 2007 con la Chiesa apostolica, Congregazione cristiana dei testimoni di Geova ecc) .. e verifica che non sussistano impedimenti civili al matrimonio, per procedere al rilascio del nulla osta in duplice originale, necessario per la trascrizione.

Celebrazione: ampia autonomia delle confessioni; richiesta la cittadinanza italiana del celebrante (salvo per il matrimonio Valdese); al termine, il ministro di culto redige in due originali latto di matrimonio, ed entro 5 gg dalla celebrazione ne invia uno allUSC competente, insieme al nulla osta

Trascrizione: da parte dell USC entro 24 h successive, dandone comunicazione al ministro di culto (secondo la dottrina prevalente ha carattere costitutivo ed effetti retroattivi

non prevista la trascrizione tardiva, ma solo la possibilit che il matrimonio produca effetti civili dal momento
della celebrazione anche quando lUSC abbia trascritto oltre i termini di legge. 12. GLI ENTI ECCLESIASTICI (CONFESSIONALI) Sono enti che costituiscono la struttura istituzionale della Chiesa, tramite cui essa svolge la propria missione di santificazione ed evangelizzazione nel perseguimento di fini attinenti ad opere di piet, apostolato, carit spirituale e temporale. sulla base della normativa pattizia (la relativa disciplina la materia pi complessa e ampiamente trattata sia nellambito dellAccordo di revisione del Concordato, sia in quello delle Intese) oggi una categoria distinta di enti civilmente riconosciuti segnati da un peculiare collegamento strutturale con i rispettivi ordinamenti confessionali, che si riflette di regola nel fine di religione o culto ad essi assegnato (la categoria risponde alla funzione proteggere lautonomia organizzativa e le caratteristiche istituzionali delle confessioni da ingerenze dello Stato sulla gestione dei propri enti e istituti di culto). EVOLUZIONE STORICA: 1 - Epoca liberale: sono qualificati come Istituti pubblici ecclesiastici, assimilati agli altri corpi morali legalmente riconosciuti e come questi (salvo le societ commerciali) sottoposti alle norme di diritto pubblico specificamente previste per ciascuna di esse (potevano essere dotati di patrimonio in quanto le leggi del regno riconoscessero loro capacit di acquistare o possedere, con esclusione di ogni residua efficacia al sistema dei controlli canonici).

legislazione eversiva dellasse ecclesiastico (1848 - 1867) e Legge Crispi sulle opere Pie (1890): soppressione o
pubblicizzazione di Enti collegati alla Chiesa, fatti salvi solo quelli ritenuti socialmente utili secondo la valutazione del legislatore statale. 2 - Concordato 1929: riconosce ex lege la possibilit di acquisire personalit giuridica a tutti gli enti ecclesiastici riconosciuti come tali dalla Chiesa (non dipendenti direttamente dallo Stato: strappo alla concezione statualistica del diritto fascista), con conseguente loro capacit di acquistare e possedere (conferita dallo Stato a tutti gli enti morali) pur sempre nella soggezione alle norme di diritto pubblico (requisiti generali per il riconoscimento civile sono infatti la necessit o evidente utilit dellente, la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei propri fini ecc) -------> vi il dichiarato obiettivo di sanare gli effetti della precedente legislazione soppressiva. Vennero altres riconosciuti i controlli canonici e mantenute alcune forme di controllo dello Stato a tutela dei suoi interessi finanziari (coincidenti con quelli gi in vigore nella precedente legislazione per gli enti non soppressi)

la coeva Legge sui culti ammessi 1159/1929 (tuttora in vigore) non arriv a tanto: condizionava il
riconoscimento della personalit giuridica degli istituti di altri culti ad una valutazione non meramente discrezionale, ma politica delautorit governativa, sottoponendoli ad un regime di stretta tutela statale, senza riconoscere alcuna autonomia ai relativi ordinamenti confessionali. 3 - La Costituzione non tratta direttamente la materia degli enti (poich traghetta lintero contenuto dei Patti menzionandoli nellart 7.2 Cost), ma afferma i principi ispiratori di un nuovo sistema di rapporti Stato-Chiesa/altre confessioni agli artt 7 e 8 Cost (canoni ermeneutici fondamentali della legislazione pattizia), affermando il principio di salvaguardia e rispetto reciproco dei 2 ordinamenti:

la categoria degli enti ecclesiastici intesa come tertium genus tra enti pubblici e persone giuridiche private,
realizza in tale materia il principio: lo Stato riconosce una categoria di enti originariamente sorti in un differente ordinamento conferendo loro personalit giuridica civile e delle relative capacit, e sottoponendoli ad una diplina a competenza riservata di origine pattizia, formata:

dalle norme confessionali circa la rappresentanza esterna e funzionamento interno (profili soggettivi) dalle norme civilistiche circa il regime di attivit esterne (profili oggettivi)

REGIME DEGLI ENTI CONFESSIONALI NELLORDINAMENTO ITALIANO

La categoria degli enti confessionali (espressione di una confessione religiosa) fa capo a DUE BLOCCHI NORMATIVI definiti: A - LEGGE 1159/1929 SUI CULTI AMMESSI per gli enti delle confessioni prive di Intesa con lo Stato: ispirata ad una politica di stretto controllo pubblicistico da parte del Governo sugli atti e singoli organi di tali istituti, in contrasto coi principi costituzionali di cui agli artt 8,19,20:

RICONOSCIMENTO DELLA PERSONALITA GIURIDICA: avviene con DPR su necessario il parere del Consiglio dei Ministri, secondo un procedimento formale segnato da maggiore discrezionalit amministrativa e politica, ed in base ai requisiti comunemente richiesti dal legislatore statale per il riconoscimento della personalit giuridica, prescindendo dallappartenenza dellente ad una confessione

La legge ancora formalmente in vigore, pur se sono state rimosse le disposizioni sui controlli degli atti
(L.127/1997 ha soppresso il controllo sugli acquisti di immobili da parte delle persone giuridiche, travolgendo il regime dei controlli sugli atti di tali istituti)..il che ha posto le premesse per il superamento in via giurisprudenziale dei controlli sugli organi (che erano finalizzati ad annullarne atti e disposizioni in violazione della legge o dei regolamenti), poich privi di fondamento legislativo. B - NORMATIVA PATTIZIA a disciplina dei rapporti tra Stato e confessioni (su base di Accordo o Intese): al centro della categoria sempre posto il dato formale del collegamento con lordinamento confessionale. La disciplina degli enti ecclesiastici della Chiesa Cattolica (art 7 Accordo di revisione) nellordinamento italiano distingue: Profilo soggettivo Individua i REQUISITI SOGGETTIVI di tali enti e circoscrive il regime speciale di origine confessionale, a tutela dellidentit dellorganizzazione confessionale medesima. RICONOSCIMENTO DELLA PERSONALITA GIURIDICA: LAccordo L. 222/1985 (come le Intese con altre confessioni) prevede 3 possibili procedimenti:

per legge, per alcuni enti che corrispondono agli organi di governo della confessione, e la cui istituzione era essenziale per lavvio del nuovo sistema di finanziamento basato sulla partecipazione ad una quota del gettito dellIRPEF (imposta statale), come la CEI (conferenza episcopale italiana) per decreto con procedura abbreviata, tramite pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di un decreto del Ministro dellInterno, emanato entro 60 gg dalla data di recezione dei provvedimenti canonici di erezione; per gli Istituti di sostentamento del clero (essenziali per lavvio del nuovo regime finanziario introdotto con lAccordo) e per diocesi e le Parrocchie (destinate a sostituire i vecchi enti beneficiali)

per decreto con procedura ordinaria mediante DPR (oggi il Ministro dellInterno), udito il parere del Consiglio di Stato (se richiesto), e non con liscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso le prefetture) per la maggior parte delle tipologie di enti ecclesiastici e per quelli di nuova istituzione ---> in deroga alla discplina prevista per gli enti privati (dove la pubblicit costitutiva), in questo caso dichiarativa. Requisiti generali per il riconoscimento sono:

la costituzione o lapprovazione dellente da parte dellautorit ecclesiastica la presentazione della domanda di riconoscimento da parte di chi rappresenta lente secondo il diritto canonico, previo assenso dellautorit ecclesiastica competente ovvero da parte di questultima (salvo enti ebraici, ove per il riconoscimento ex decreto basta lapprovazione della Comunit competente per territorio e dellUnione) la sede in Italia il fine di religione o culto (il cui concreto significato dipende dalle caratteristiche di ciascuna confessione), individuato tramite lindicazione di una serie si attivit ritenute conformi a tali fini e con rilievo premimente nella determinazione dei profili funzionali dellente sulla base del suo statuto; questo:

sufficiente risulti dalla documentazione prodotta dallautorit ecclesiastica che ne attesta la conformit a tali
tipi di enti previsto dal diritto canonico (presunzione legale iuris et de iure) per gli enti che costituiscono la gerarchia della Chiesa (diocesi, parrocchie, conferenze episcopali regionali ecc) oggetto di concreto accertamento da parte degli organi statali competenti allatto di riconoscimento (il fine deve risultare dalle indicazioni dello statuto come costitutivo ed essenziale dellente, anche se connesso a finalit di carattere caritativo previste dal diritto canonico) per le altre persone giuridiche canoniche, fondazioni ed enti ecclesiastici privi di personalit giuridica nellordinamento canonico

Requisiti specifici ulteriori sono richiesti per alcune catagorie di enti, es: Chiese: devono essere aperte al pubblico e non annesse ad altro ente ecclesiastico, nonch fornite di mezzi sufficienti per la manutenzione e la officiatura fondazioni di culto: occorre che risulti la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini e la rispondenza alle esigenze religiose della popolazione istituti religiosi di diritto diocesano: occorre lassenso della Santa Sede e garanzie di stabilit Nei primi anni di applicazione della nuova disciplina il Consiglio di Stato afferm un indirizzo teso a richiede anche i requisiti civilistici per il riconoscimento della personalit giuridica (statuto formato per atto pubblico, patrimonio sufficiente al perseguimento degli scopi statutari ecc). la CEI nel 1992 contest la prassi e una Commissione paritetica italo-vaticana nel 1997 approv un documento di interpretazione autentica della normativa pattizia ribadendo la specialit del regime degli enti ecclesiastici rispetto a quello civilistico delle persone giuridiche private, sottraendole alla disciplina codicistica. Prendendo atto dei contenuti dellIntesa, il Consiglio di Stato afferm che:

per tutti i tipi di ente ecclesiastico condizione necessaria e sufficiente fosse un atto costitutivo valido nellambito del diritto canonico (la cui produzione sar peraltro superflua se della sua esistenza faccia fede lattestato dellautorit ecclesiastica) la verifica della sussistenza di adeguati mezzi patrimoniali possibile e dovuta solo per quei tipi di enti per cui LAccordo anoveri tale requisito come necessario (vedi casi elencati nei requisiti specifici) Quindi, il requisito finalistico:

per gli enti riconosciuti ex lege o con decreto (p. abbreviata) non concretamente richiesto dal legislatore (nel primo caso vi prescinde talora completamente, nel secondo ne presume ex lege lesistenza). necessario solo gli enti riconosciuti con decreto per procedura ordinaria (peraltro viene accertato concretamente solo per alcune categorie di enti e privo di contenuti uniformi nelle discipline pattizie), circoscrivendo cos larea di ecclesiasticit (e dellapplicazione del regime speciale). REGIME INTERNO E REGOLE DI FUNZIONAMENTO Rispondono alle norme dellordinamento confessionale di appartenenza dellente (del quale il legislatore recepisce le caratteristiche strutturali intrinseche, non consentendo intromissioni della PA sui profili strutturali). La gestione patrimoniale dellente assoggettata nei testi pattizi ai controlli delle autorit confessionali senza ingerenza dello Stato o enti pubblici ---> tramite liscrizione nel registro delle persone giuridiche (dove devono risultare le norme di funzionamento e i poteri degli organi di rappresentanza) i controlli confessionali entrano a far parte della disciplina civilistica dellente anche verso terzi, incidendo sulla validit dei negozi da esso stipulati: ai fini dellinvalidit, inefficacia dei negozi giuridici posti in essere da enti ecclesiastici non sono opponibili a terzi (che non ne fossero a conoscenza) limitazioni dei poteri di rappresentanza o omissioni di controlli canonici non risultanti dal codice di diritto canonico o dal registro delle persone giuridiche (rinvio formale non recettizio a norme di diritto canonico) ---> spetta al giudice italiano giudicare sulla validit del negozio, secondo regole dello statuto e del diritto canonico. REGIME DI PUBBLICITA

Lobbligo di iscrizione degli enti confessionali nel registro delle persone giuridiche funzionale a mettere in grado i terzi di conoscere le norme confessionali che disciplinano la vita e le vicende dellente (pubblicit dichiarativa), e condiziona la stessa capacit negoziale dellente -----> relativamente alle persone giuridiche private, il DPR 361/2000 ha previsto il valore costitutivo della pubblicit (condiziona lesistenza dellente; prima era un onere spesso disatteso, e nel caso gli amministratori rispondevano solidalmente con la persona giuridica delle obbligazioni assunte( Il regime di disponibilit dei beni appartenenti ad enti ecclesiastici della Chiesa cattolica:

per gli enti appartenenti alla costituzione gerarchica della Chiesa (art 2.1 L 222/1085) - alcuni dei quali interamente regolati dal codice di diritto canonico, e dunque prive di statuto - dalle sole norme del libro 5 del codex iuris canonici, mentre la pubblicit serve solo ad individuare il rappresentante dellente e la data di assunzione dei relativi poteri

per gli altri enti (istituti secolari, associazioni di fedeli, istituti di sostentamento del clero) risulta sia dalle norme di diritto canonico in quanto applicabili, sia dal contenuto degli statuti depositati presso il registro delle persone giuridiche -------> NB: dunque la conoscenza delle autorizzazioni canoniche fondamentale per assicurare la validit dei negozi aventi ad oggetto beni ecclesiastici ( onere di terzi e dovere professionale di legali e notai accertarsi di essi) circa il regime di pubblicit dei controlli canonici, sono sorte perplessit, poich questa non conoscibile con la sola documentazione depositata presso il registro, ma richiede la necessaria consultazione del codice di diritto canonico ----> il Consiglio di Stato, per agevolare le regole di funzionamento di tali enti, richiedeva che ognuno avesse un proprio statuto e che in esso fossero contemplati i controlli canonici cui lente risultava soggetto: ci per rendeva prive defficacia le disposizioni pattizie che conferiscono direttamente rilevanza civile ai controlli canonici, al fine di superare la tesi del rinvio formale alle norme confessionali (ci incide sullautonomia delle confessioni e le espone a controlli strutturali dellorganizzazione ds parte dellautorit governativa, simili ai poteri esercitati verso le p.g private). LIntesa interpretativa del 1997 chiarisce che lobbligatorio possesso di uno statuto riguarda solo una categoria ridotta di enti, e con ci cade il presupposto per lassimilazione degli enti ecclesiastici alle persone giuridiche private, di cui era logico corollario lequiparazione delle norme confessionali alle statutarie ----> concludendo:

lente ecclesiastico acquista personalit giuridica nellordinamento italiano con le caratteristiche ad esso
proprie in quello confessionale, e tra queste la soggezione ad un sistema di controlli confessionali che ne conforma regime giuridico e capacit negoziale a prescindere dalla loro riproduzione in uno statuto formato secondo le regole dellautonomia privata ----> in quanto oggetto di rinvio (esplicito o formulato dal legislatore pattizio), le norme confessionali non sono assimilabili alle statutarie, ma integrano la disciplina a livello legislativo dellente in deroga alle norme comuni in materia di persone giuridiche, ponendosi al riparo dalla sfera applicativa di leggi unilaterali statali. I CONTROLLI CANONICI NELLAMMINISTRAZIONE DEGLI ENTI Di regola si applicano alle sole persone giuridiche canoniche pubbliche (cio quelle che nellordinamento canonico sono costituite dallautorit ecclesiastica perch compiano a nome della Chiesa il compito loro affidato in vista del bene pubblico). Si distinguono: 1 - controlli direttamente previsti dal codice di diritto canonico: hanno ad oggetto due categorie di atti validi in presenza di manifestazione di volont degli organi deliberativi e rappresentante + licentia dellautorit ecclesiastica; sono: atti di straordinaria amministrazione: se riguardano lente diocesi sono individuati con delibera della conferenza episcopale, e richiedono manifestazione di volont del vescovo + consenso del Consiglio per gli affari economici e Collegio dei consultori se riguardano altri enti lindividuazione deve risultare dagli statuti o con decreto generale del vescovo diocesano (relativamente agli enti a lui soggetti): sono validi in presenza del permesso scritto dellOrdinario.

atti di alienazione (trasferimento della propriet su beni assegnati al patrimonio stabile della PG e qualunque altro affare che lo intacchi peggiorandone la condizione): richiedono:

la licentia dellautorit ecclesiastica (vescovo - pi consensi di cui sopra - se lente soggetto allautorit del
vescovo diocesano, altrimenti lautorit che risulta dallo statuto) se il bene di valore compreso tra somma minima e quella massima stabilita dalla conferenza episcopale se supera la soglia massima necessaria anche la licentia della Santa Sede.

2 - controlli per cui il codice rinvia alle delibere della CEI, le quali hanno indicato: la somma minima e massima per gli atti di alienazione e quelli ad essi equiparati le categorie di atti si straordinaria amministrazione del vescovo diocesano, per cui vengono applicati gli stessi limiti di valore previsti per le alienazioni considerata lopportunit che in tutte le diocesi gli atti di S.A siano previsti con criterio uniforme, la CEI ha invitato ogni vescovo diocesano ad emanare il decreto straordinario per la derminazione degli stessi rispetto alle persone giuridiche a lui soggette, indicando atti da considerare comunque tali (es, mutazione di destinazione duso di immobili) per tali provvedimenti canonici, che concorrono a delineare leffettivo contenuto dei controlli, previsto un particolare regime di pubblicit, secondo cui la CEI comunica al Ministero dellInterno le deliberazioni adottate (e il limite di valore stabilito dalla Santa Sede) entro 30 gg dalla loro promulgazione: chiunque vi abbia interesse pu chiederne copia alla Prefettura del luogo ----> dopo la riforma del procedimento per il riconoscimento degli enti privati (DPR 361/2000), che prevede listituzione del registro delle persone giuridiche presso la stessa Prefettura (non pi presso il tribunale), risultato unificato il regime di pubblicit di tali enti. Profilo oggettivo Attiene al REGIME DI ATTIVIT degli enti secondo lapplicazione del diritto comune. Si distinguono: 1 - attivit di religione o culto: attengono ad attivit affidate allesclusiva competenza delle confessioni, positivamente individuate (dirette allesercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, scopi missionari, catechesi, educazione cristiana): sono equiparate, a fini tributari, a quelli di beneficienza ed istruzione. 2 - attivit diverse: anchesse positivamente individuate dal legislatore pattizio (assistenza e beneficienza, istruzione, attivit ospedaliere, educazione e cultura, attivit commerciali o a scopo di lucro), che le assoggetta - nel rispetto della struttura e finalit dellente (lassoggettamento al diritto comune non pu pregiudicare lidentit dellente stesso risultando incompatibile con le linee valoriali che ne fanno tipici enti di tendenza: es, non si applicano le norme che obbligano gli ospedali ad assicurare leffettuazione degli interventi abortivi) - alle leggi dello Stato concernenti tali attivit e al regime tributario previsto per le medesime.

2: dunque il regime interno dellente rimesso a norme confessionali, mentre quello delle sue attivit esterne ricondotto a leggi civili per evitare la formazione di aree di ingiustificato privilegio nellesercizio di attivit proprie di altri soggetti: ci precisa la portata delle garanzie costituzionali di cui allart 20 Cost, a tutela degli stessi enti ecclesiastici (il legislatore non pu introdurre specifiche limitazioni per tale enti).

in risposta al problema di circoscrivere larea delle attivit diverse, evitando che risulti alterata la fisionomia complessiva dellente stesso, sono previsti due istituti che contemperano la salvaguardia delle caratteristiche originarie dellente con il rispetto delle esigenze civilistiche: il necessario riconoscimento per decreto del Ministro dellinterno delle modificazioni sostanziali intervenute nella fisionomia complessiva dellente (fine, destinazione dei beni, modi di esistenza dellente ecclesiastico civilmente riconosciuto) la revoca del riconoscimento della personalit giuridica nellipotesi in cui lente perda uno dei requisiti in base ai quali avvenne il riconoscimento. ENTE ECCLESIASTICO IMPRENDITORE: ente ecclesiastico che svolge attivit diverse riconducibili a quelle ex art 2905 cc applicando nella loro gestione il criterio di economicit (equilibrio costi-ricavi), e presenta dunque i requisiti oggettivi della figura dellimprenditore commerciale. NB: infatti possibile scindere:

REGIME SOGGETTIVO DELLENTE (quale ente ecclesiastico: struttura e modo dessere dellente) REGIME DELLE ATTIVIT, ben disciplinabile dallo statuto dellimprenditore (lo stesso legislatore pattizio tra le attivit diverse comprende le attivit commerciali o a scopo di lucro; la disciplina dellimpresa sociale - L. 218/2005 caratterizzata dallo stabile esercizio di attivi dimpresa diretta a realizzare finalit dinteresse generale esplicitamente applicabile anche agli enti ecclesiastici per le attivit elencate dalla legge stessa - istruzione, assistenza sanitaria, tutela ambientale ecc), nella misura in cui non incida irreparabilmente sul suo regime soggettivo cos come delineato dalla normativa pattizia, basata sullautonomia e libert di organizzazione della confessione religiosa -----> il legislatore pattizio, in una serie di disposizioni, evidenzia il principio di prevalenza dei profili soggettivi su quelli oggettivi o funzionali, sottraendo tali enti allapplicazione di norme unilaterali statali in relazione a determinate attivit, qualora destinate potenzialmente ad alterare la struttura e le finalit istituzionali.

lapplicazione delle procedure concorsuali (della liquidazione coatta amministrativa) e leventualit di una
dichiarazione di fallimento sono incompatibili col regime soggettivo ---> comporterebbero il passaggio di amministrazione dellente agli organi di procedura fallimentare; la DF, finalizzando lamministrazione allesigenza della par condicio creditorum e aprendo la strada alla liquidazione del suo patrimonio, travolgerebbe gli interessi religiosi al cui soddisfacimento sono primariamente destinati gli enti (la legge sullimpresa sociale esclude lassoggettamento degli EE insolventi alla procedura concorsuale) Una tesi radicale - che muove da un possibile conflitto tra regime soggettivo e oggettivo dellente - sostiene il necessario collegamento tra carattere di ecclesiasticit (a cui si ricollega il regime soggettivo di origine confessionale, avvertito come privilegiario) ed attivit di religione o culto: per le attivit diverse, dovrebbero integralmente prevalere le leggi civili a disciplina dellattivit, anche se ci dovesse implicare sostituzione degli organi di governo dellente da parte di organi statali (es, organi della procedura fallimentare in caso di insolvenza dellente) ---> non spiega come una disposizione di legge ordinaria possa prevalere su una rinforzata (disposizioni pattizie) ASSOCIAZIONI ECCLESIASTICHE RICONOSCIBILI A NORMA DEL CODICE CIVILE (previste dallart 10 L 222/1085): sono associazioni (societ di vita apostolica e associazioni pubbliche e private di fedeli: in quanto hanno carattere meramente locale non sono riconoscibili come EE)

costituite o approvate dallautorit ecclesiastica (sorte nellordinamento confessionale): il riconoscimento avviene in base ad uno statuto approvato dallautorit ecclesiastica. che, in quanto prive dei requisiti per essere riconosciute come enti ecclesiastici, possono essere riconosciute alle condizioni previste dal codice civile: restano in tutto e per tutto regolate dalle leggi civili, a partire dalla modalit di riconoscimento, quello previsto per le persone giuridiche (mediante semplice iscrizione nel registo delle PG - pubblicit costitutiva), il quale continuer ad avere natura discrezionale (lautorit governativa valuter scopo e mezzi patrimoniali in base al diritto comune); uniche deroghe al diritto comune ex art 10 sono rappresentate dai poteri dellautort ecclesiastica: circa la loro attivit di religione o culto: per evitare che allautorit eccl. risulti sottratto - in base a modifiche statutarie apportate in sede assembleare - il controllo su tali attivit, e su quelle pi strettamente legate alle prerogative della gerarchia della Chiesa in ordine alla designazione di organi statutari (a prescindere da norme statutarie modificabili civilmente) --> tali poteri non potranno essere disattesi o modificati dallassemblea degli associati circa il necessario assenso che deve prestare per la presentazione della domanda di riconoscimento Dunque sono dotate di unecclesiasticit di grado inferiore (lordinamento civile ne riconosce il collegamento con lordinamento canonico, in modo attenuato): non hanno rilevanza civile i controlli canonici n le limitazioni dei poteri degli organi di rappresentanza da essi derivanti e il regime di pubblicit dichiarativa previsto per gli enti ecclesiastici.... ma solo un generico potere dellautorit ecclesiastica in ordine agli organi statutari, che devono risultare dai documenti canonici allegati alla domanda di riconoscimento per essere opponibili ai terzi tramite inserimento nel registro delle persone giuridiche. 13. IL PATRIMONIO ECCLESIASTICO

LA NOZIONE di patrimonio ecclesiastico di origine dottrinale, dove si individuano accezioni diverse:

in base ai PROFILI SOGGETTIVI DI APPARTENENZA: il patrimonio degli enti eccelsiastici civilmente riconosciuti (risente della nozione canonistica dei bona ecclesiastica come beni temporali appartenenti alle persone giuridiche pubbliche della chiesa)

questa interpretazione restrittiva da preferire, perch il significato giuridico evoca profili oggettivi di
appartenenza (patrimonio: insieme dei rapporti giuridici - attivi e passivi - economicamente rilevanti imputabili ad un soggetto) ---> le res sacre, pur non ricomprese nella nozione, risultano parzialmente sottratte al regime comune e sottoposti a poteri dellautorit ecclesiastica (formano un capitolo a parte del diritto ecclesiastico)

in base ad un criterio funzionale (riprende la distinzione canonica tra beni e patrimonio ecclesiastico): il patrimonio orientato alla realizzazione di finalit religiose in modo da consentire la pi idonea tutela degli interessi spirituali realizzabili solo tramite la societ ecclesiastica operante nella comunit statale; comprende: beni ecclesiastici, appartenenti ad enti ecclesiastici

beni destinati a funzioni di culto con la dedicazione o la benedizione - perci detti cose sacre, es Chiese,
oratori, arredi sacri, cimiteri ecc - sui quali si esercita il controllo ecclesiastico, pur potendo appartenere a privati o enti non ecclesiastici

beni sui quali lo Stato riconosce un qualche potere dellautorit ecclesiastica per il raggiungimento dei propri fini LE FONTI: 1 - ENTRATE DI DIRITTO PRIVATO (oblazioni volontarie, donazioni, eredit, lasciti, legati, frutti naturali e civili)

DIRITTI DI CREDITO VANTATI DAGLI ENTI ECCLESIASTICI VERSO PRIVATI in base a rapporti disciplinati dal diritto statale comune, in alcuni casi speciale (es, disposizioni a favore dellanima, disciplinate appositamente nel contesto delle successioni testamentarie), in altri casi le entrate sono marginalmente previste dalle norme concordatarie (le collette effettuate negli edifici di culto sono eseguite dallautorit ecclesiastica senza ingerenze dellautorit civile --> atti di liberalit cui non si applicano disposizioni penali e di pubblica sicurezza in materia di collette e questue)

secondo un orientamento dottrinale, nellordinamento italiano i crediti della Chiesa verso i fedeli a titolo di imposta (in base a rapporti qualificati di diritto pubblico nellordinamento canonico, che distingue tra tributi - prestazioni dovute al mero titolo di appartenenza ad una chiesa particolare - e tasse - prestazioni dovute in relazione ad atti di potest esecutiva della Chiesa a vantaggio di singoli fedeli, come rilascio di certificazioni, autorizzazioni, licenze ecc) dovrebbero ricondursi alle entrate di diritto privato e non pubblico (come nellordinamento canonico), poich lart 23 Cost dispone che nessuna prestazione personale o patrimoniale pu essere imposta se non in base alla legge (inesigibili da parte dello Stato quanto dovuto dal fedele a titolo di imposta) ------> a ci si oppone che lo Stato nellart 7.1 Cost e nellAccordo di revisione si impegnato a riconoscere lindipendenza e sovranit della Chiesa, e dunque a riconoscere agli effetti civili le funzioni e gli atti che esplicitano tale sovranit (tra cui il potere impositivo); inoltre il problema si pone solo in concreto, perch nellordinamento canonico mancano meccanismi di esazione delle tasse in base ad un titolo esecutivo non giudiziale e la disciplina concordataria non ne prevede comunque il valore nellordinamento italiano: il dovere gravante sul fedele nellordinamento canonico risulta irrilevante in quello italiano, essendo consoderato un dovere di coscienza (non dunque pretendibile la restituzione di quanto pagato) ------> invece possibile adire lautorit civile per ottenere il pagamento di quanto dovuto per un servizio reso da un ufficio ecclesiastico (tasse e obbligazioni per attivit di ministero), secondo i principi generali a tutela del creditore a fronte di una prestazione (locatio operis 2222 cc).

EROGAZIONI LIBERALI IN DENARO A FAVORE DELLISTITUTO CENTRALE PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO. 2 - ENTRATE DI DIRITTO PUBBLICO

Lart 47 L. 222/1985 (8/1000 DELLIMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE) prevede che parte del gettito fiscale venga destinato al mantenimento della Chiesa cattolica (e delle altre confessioni che in sede di Intese ex art 8 Cost hanno convenuto con lo Stato in merito), sulla base di indicazioni effettuate dai cittadini in sede di dichiarazione, e non: chi non sceglie vede destinare l8/1000 al di l in proporzione alle scelte espresse ---> ci deriva dagli obblighi assunti nel 19 sec dallo Stato verso la Chiesa e i suoi fedeli, quando tramite la legislazione eversiva si impossess di gran parte del patrimonio ecclesiastico che la generosit dei privati aveva costituito nel tempo, e dal compito dello Stato sociale ex art 2 Cost di rendere concretamente fruibile, da parte di singoli e gruppi, il diritto di libert religiosa

CONTRIBUTI CHE REGIONI ED ENTI LOCALI possono destinare alla COSTRUZIONE DI EDIFICI DI CULTO E PERTINENTI OPERE PARROCCHIALI: tali edifici sono gravati dal vincolo di destinazione al culto ex art 831 cc fino a 20 anni dallerogazione del contributo (trascritto nei registri immobiliari), salvo estinzione prima del termine su Intesa tra autorit ecclesiastica e civile erogante e previa restituzione delle somme percepite a titolo di contributo in proporzione alla riduzione del termine e con rivalutazione (L. 222/1985) ----> disposizioni analoghe a quelle previste per la Chiesa Cattolica si trovano solo nellIntesa stipulata con lUnione delle Comunit ebraiche cristiane. CONFESSIONI ACATTOLICHE

fruibilit del finanziamento regionale/dagli enti locali: alcune Regioni ammettevano il finanziamento per tutte
indiscriminatamente, altre lo limitavano alle Confessioni che avevano stipulato Intesa con lo Stato italiano ---> la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittime le limitazioni alla fruibilit del finanziamento basato sul requisito dellIntesa per violazione del principio di eguale libert delle confessioni e del principio di eguaglianza sostanziale ec art 3 Cost: lunica distinzione legittima pu attenere alleffettiva incidenza sociale della confessione richiedente; vincolo di destinazione: non si applica agli edifici di culto acattolici lart 831 cc e nelle Intese non risultano garanzie di questo tipo, salvo Unione comunit ebraiche cristiane ----> anche per le confessioni acattoliche (salvo Intesa con la tavola Valdese) comunque garantita la tutela degli edifici aperti al pubblico contro requisizioni, occupazioni, demolizioni della PA, ed il diritto alla non intrusione della forza pubblica salvo urgente necessit previo preavviso alle competenti autorit confessionali. Il sistema di finanziamento previsto in favore della Chiesa Cattolica (8/1000 - erogazioni volontarie dei fedeli detraibili dal reddito irpef) in gra parte ripreso come modello di finanziamento per le confessioni acattoliche, le quali:

concorrono alla ripartizione della quota pari all8/1000 dellIRPEF in base alle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi: in caso di scelte non espresse alcune intese prevedono che, lattribuzione delle relative somme siano da farsi in proporzione alle scelte espresse (es, Chiesa evangelica luterana, intesa con le Comunit ebraiche e con la Tavola Valdese), altre che i relativi importi rimangano di esclusiva pertinenza dello Stato (Intesa con le Assemblee di Dio in Italia) relativamente alla destinazione dell8/1000, coincide con attivit di carattere sociale, umanitario, assistenziale; inoltre Lintesa con la Chiesa evangelica luterana le destina al sostentamento dei ministri di culto e per spicifiche esigenze di culto ed evangelizzazione; Lintesa con le Comunit ebraiche aggiunge attivit culturali, di salvaguardia del patrimonio Storico e culturale. La Chiesa Battista non concorre invece alla ripartizione dell8/1000, e la relativa Intesa prevede che al mantenimento del culto e al sostentamento dei ministri provvedano solo offerte volontarie deducibili, unicamente destinate a fini di culto, istruzione, beneficienza. AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO ECCLESIASTICO Art 831 cc: i beni degli enti ecclesiastici sono soggetti alle norme del presente codice, in quanto non diversamente disposto dalle leggi speciali che li riguardano:

art 7 n5 Accordo di Villa Madama: lamministrazione soggetta ai controlli previsti dal diritto canonico

art 18 L. 222/1985: ai fini dellinvalidit/inefficacia di negozi giuridici posti in essere dagli enti ecclesiastici sono inopponibili a terzi (che non ne fossero a conoscenza) le limitazioni dei poteri di rappresentanza o lomissione dei controlli canonici che non risultino dal codice di diritto canonico o dal registro delle persone giuridiche (devono essere indicate espressamente norme di funzionamento e poteri degli organi di rappresentanza degli enti)

lamministrazione del patrimonio della Chiesa Cattolica retta dal principio di non ingerenza dello Stato:
riconosciuta rilevanza ai controlli canonici sui beni ecclesiastici con limiti posti a salvaguardia della tutela della certezza del diritto, della buona fede e dellaffidamento dei terzi che entrino in rapporti negoziali con gli enti ecclesiastici. PUBBLICITA DELLE VICENDE GIURIDICHE:

DISEGNO ORIGINARIO DEL CODICE: per tutte le persone giuridiche private la pubblicit delle vicende delle persone giuridiche (tramite iscrizione nellapposito registro) aveva scopo di rendere opponibili ai terzi i fatti trascritti (pubblicit dichiarativa) -----> lomissione comportava solo inopponibilit dellatto a terzi e sanzioni per gli amministratori inadempienti. per gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti la normativa pattizia prevedeva invece liscrizione dellente nel registro delle persone giuridiche come condizione della loro capacit negoziale, con nullit dellatto in caso di difetto ---> la disparit di trattamento rispetto alle persone giuridiche private non trovava ragionevole giustificazione ed appariva in contrasto con lart 20 Cost.

DPR 361/2000: lacquisto della personalit giuridica di tutti gli enti privati (tranne che degli enti ecclesiastici pattizi) avviene tramite iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso le Prefetture (pubblicit costitutiva) ----> il regime degli enti non lucrativi avvicinato a quello delle societ di capitali -----> il solco tra regime pattizio e disciplina civilistica degli enti privati diviene ancora maggiore (ancora pi difficile assimilare la disciplina degli enti ecclesiastici a quella delle persone giuridiche private). RAPPRESENTANZA E FUNZIONAMENTO INTERNO: il legislatore pattizio rinvia a norme di origine confessionale (codice), che prevedono una variet di controlli ----> c da chiedersi se la presunzione di conoscenza delle disposizioni codiciali e la pubblicit di particolari limitazioni dei poteri di rappresentanza o peculiari controlli canonici statuiti dagli ordinamenti interni degli enti singoli, conseguente alliscrizione nel registro, sia pi garantistica verso terzi della vecchia prassi della certificazione ecclesiastica caso per caso. CONTROLLI STATALI (sui benefici ecclesiastici e sugli acquisti delle persone giuridiche): sono progressivamente scomparsi ----> lestensione agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti degli effetti dellabrogazione delle norme civili sullautorizzazione agli acquisti delle persone giuridiche ha comportato il venir meno della possibilit di sottoporre a conversione i beni immobili degli enti ecclesiastici come condizione al rilascio dellautorizzazione agli acquisti. REGIME TRIBUTARIO: CENNI La normativa concordataria distingue tra enti ecclesiastici civilmente riconosciuti che svolgono: 1 - ATTIVIT DIVERSE DA QUELLE DI RELIGIONE O CULTO (assistenza e beneficienza, istruzione, educazione e cultura, commerciali e a scopo di lucro): sono soggette ad un proprio regime tributario. 2 - ATTIVIT DI RELIGIONE O CULTO (dirette allesercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, catechesi, educazione cristiana): tale fine degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, agli effetti tributari, equiparato al fine di beneficienza o istruzione (enti non commerciali) ----> la stessa equiparazione - secondo un apposito ariticolo contenuto nelle relative leggi di approvazione dellIntesa - vale anche per gli enti con fine di religione o culto che fanno capo a confessioni acattoliche (tranne la Tavola Valdese, le cui attivit di istruzione e beneficienza sono sono soggette alle leggi dello Stato concernenti le stesse attivit svolte da enti non ecclesiastici; ci non esclude che se lo Stato prevede esenzioni o agevolazioni a favore dei fini di culto tali enti possano beneficiarne) Ci comporta alcune conseguenze sotto il profilo dellIMPOSIZIONE DIRETTA:

1 - DPR 601/1973: godono di una riduzione 50% dellimposta sul reddito delle persone giuridiche (IRPEG) 2 - sono totalmente esenti dal pagamento dellIRPEF gli ecclesiastici (cattolici e acattolici) titolari del diritto di propriet su immobili (purch non locati a terzi) destinati esclusivamente allesercizio del culto (purch compatibile con le disposizioni degli artt 8 e 19 Cost) e culle loro pertinenze 3 - D Lgs 504/1992 (art 7): gli immobili appartenenti agli enti ecclesiastici ed in generale agli enti non commerciali (pubblici/privati, laici o religiosi, cattolici o acattolici) sono esenti dal pagamento ICI se destinati esclusivamente ad attivit di religione e culto, assistenziali, sanitarie, didattiche, recreative, culturali e sportive ---> sul tema c stato ampio dibattito:

la Cassazione sottolinea che lesenzione esclusa nel caso in cui lattivit svolta dallente sia oggettivamente commerciale (manca lelemento oggettivo della destinazione esclusiva dellimmobile allo svolgimento di unattivit ritenuta meritevole di favore fiscale) L 248/2006: lesenzione di cui allart 7 applicabile alle attivit che non hanno natura esclusivamente commerciale Corte Costituzionale: conferma che i Comuni possono prevedere lesenzione ICI solo se i fabbricati sono sia utilizzati che posseduti dallente non commerciale utilizzatore circolare Ministero Economia e Finanze 2009: lesenzione riconosciuta quando limmobile utilizzato da un ente non commerciale ed destinato esclusivamente allo svolgimento di attivit tassativamente indicate allart 7, le quali non devono avere esclusivamente natura non commerciale.

la Commissione europea ha da tempo avviato una procedura di infrazione contro lItalia ai sensi degli artt 107/108 TFUE in quanto lesenzione per immobili utilizzati anche a fine commerciale costituirebbe un aiuto dello Stato di cui beneficerebbero gli enti ecclesiastici e le onlus, volto a falsare la concorrenza (danneggerebbe le societ che svolgono stesse attivit pagando lICI) e gli scambi comunitari -----> si ribatte che:

lesenzione garantisce agli utenti la disponibilit di servizi socialmente utili - di cui c forte bisogno - a costi
minori (spesso in convenzione coi Comuni, cui deriva un vantaggio: Stato ed enti pubblici, erogando gli stessi servizi, dovrebbero sopportare spese maggiori rispetto allasserito guadagno della riscossione ICI) in ogni caso la Chiesa cattolica come gli altri enti non commerciali obbligata a reinvestire eventuali avanzi di spesa a beneficio degli utenti (non pu distribuire in qualsiasi forma utili e avanzi di gestione, lucrando sullesenzione) circa la violazione del principio di concorrenza, il mercato di questi servizi vede pochissimi imprenditori che operano a scopo di lucro ed un forte disimpegno degli enti pubblici. La Cassazione di recente ha stabilito il principio per cui un ente ecclesiastico pu svolgere liberamente anche unattivit di carattere commerciale, il cui svolgimento rimane soggetto - anche ai fini tributari - alle norme previste per le attivit commerciali, senza che rilevi che lattivit sia svolta in via esclusiva o prevalente -----> gli immobili destinati da un ente ecclesiastico ad attivit soggettivamente commerciali non rientrano nellambito dellesenzione dallICI attesa lirrilevanza della destinazione degli utili eventualmente ricavati al perseguimento di fini sociali o religiosi. Gli enti in questione godono di agevolazioni in materia di imposta comunale sulla pubblicit e diritti sulle pubbliche affissioni. Sotto il profilo dellIMPOSIZIONE INDIRETTA (imposta sulle successioni/donazioni su trasferimenti a favore di fondazioni o associazioni civilmente riconosciute con scopo esclusivo di assistenza, studio, educazione, ricerca scientifica ecc) confermata la tendenza ordinamentale a sottoporre gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti al diritto comune previsto per gli enti le cui finalt sono fiscalmente equiparate (non ad un regime esclusivo per EE) In quanto non esercenti attivit abitualmente commerciali, gli EE sono esclusi dai soggetti passivi dellIVA.

concludendo, lordinamento italiano non propenso a valutare economicamente lapporto che gli EE danno alla
societ con la loro attivit istituzionale, dunque non indulge facilmente in loro favore ad un regime tributario agevolativo nei loro esclusivi confronti.

REGIME GIURIDICO DEGLI EDIFICI DI CULTO E RES SACRAE (risponde allesigenza di garantire il diritto di libert religiosa nel suo contenuto di esercizio pubblico del culto) EDIFICI DI CULTO: luoghi sacri (in quanto destinati al culto divino) distinti dal diritto canonico in:

Oratori: edifici destinati, su licenza dellOrdinario diocesano, al culto divino di una comunit o di un gruppo determinato di fedeli. Cappelle private: luoghi destinati, su licenza dellOrdinario diocesano, al culto divino in favore di una o p persone fisiche Santuari: chiese o altri luoghi sacri in cui i fedeli, per un particolare motivo di piet, si recano numerosi in pellegrinaggio con lapprovazione dellOrdinario del luogo. Chiese, edifici sacri destinati al culto divino, ove i fedeli abbiano il diritto di entrare per esercitare soprattutto e pubblicamente il culto stesso

secondo linterpretazione dominante solo le Chiese aperte al culto pubblico (dove pu accedere chiunque
senza titolo di ammissione) sono destinatarie della peculiare disciplina ex art 5 Concordato per cui (gli edifici aperti al culto) non possono essere requisite, eccupate o demolite se non per gravi ragioni previo accordo con la competente autorit ecclesiastica, e salvo casi di urgente necessit, la forza pubblica non pu entrarvi senza averne dato preavviso allautorit ecclesiastica

Art 831 cc: gli edifici destinati allesercizio pubblico del culto cattolico, anche se appartengono a privati,
non possono essere sottratti alla loro destinazione (il vincolo si crea tramite dedicazione o benedizione delledificio da parte della competente autorit ecclesiastica), neppure per effetto di alienazione, finch questa non sia cessata in conformit delle leggi che la riguardano (quando ledificio perda la dedicazione o benedizione in quanto stato distrutto in gran parte o destinato permanentemente ad usi profani con decreto della competente autorit ecclesiastica) NB: il regime giuridico degli edifici di culto si estende alle pertinenze (locali accessori con rapporto funzionale rispetto agli edifici: sacrestia, campanile, uffici parrocchiali ecc). RES SACRAE: beni mobili destinati al culto (immagini sacre, arredi, altari, reliquie) tramite dedicazione o benedizione, le quali secondo il diritto canonico devono essere trattate con riverenza e non adoperate per usi profani o impropri, anche se in possesso di privati ---> sono assolutamente impignorabili (altrimenti verrebbero sottratti alla destinazione al culto) cessata la destinazione al culto, il bene torna ad essere assoggettati alla disciplina civilistica dei beni mobili. 14. LE SCUOLE CONFESSIONALI NOTE STORICHE per fattori di carattere ideologico e politico comuni gli ordinamenti europei la legislazione scolastica italiana (a partire dalla legge Casati n. 3725/1859: prima legge organica sulla scuola in Italia) si costantemente caratterizzata nel senso di ridurre la scuola privata (tra cui quella cattolica) in una posizione di subalternit e marginalizzazione rispetto alla scuola pubblica, il cui monopolio si imposta nellet del liberalismo e si radicalizza nel fascismo in quanto considerata come apparato ideologico dello Stato (forma le generazioni in base allideologia dominante). Tuttavia, mentre nella storia dei singoli Paesi europei la legislazione verso le scuole cattoliche venuta a modificarsi con i cambiamenti politico - istituzionali (in Francia la legislazione piuttosto favorevole alla scuola privata, e con essa alla cattolica, nonostante il tradizionale radicalismo e anticlericalismo dellapparato scolastico pubblico, che ha sempre fatto lotta alla chiesa cattolica), in Italia la legislazione rimasta immutata, nonostante:

il passare delle ideologie, regimi politici, sistemi istituzionali ed affermatosi il principio di laicit dello Stato

la Costituzione garantisca la piena libert scolastica, nonostante le previsioni concordatarie e il fatto che lapparato pubblico dellistruzione sia fin da prima dellavvento della Repubblica sotto la rilevante influenza cattolica dal punto di vista pedagogico-didattico e da quello burocratico-amministrativo

A ben guardare, comunque, in Francia limpegno dei cattolici francesi volto a rimuovere le vecchie norme
discriminatorie e totalizzanti dallordinamento scolastico stato sollecitato dal fatto che la scuola pubblica francese era divenuta nel tempo espressione del peggiore laicismo radicale (specie fra i maestri elementari), e luogo privilegiato dallaffrontamento ideologico; viceversa, in Italia, anche nei momenti di pi acceso anticlericalismo la scuola pubblica stata sostanzialmente nello spirito non ostile alla chiesa, e soprattutto non distante dal cattolicesimo nel progetto educativo ed azione pedagogica, cosicch la sua azione sempre stata condivisa e non contrastata dal mondo cattolico. FONTI E LINEE DI TENDENZA LEGISLATIVA DISCIPLINA GIURIDICA DELLE SCUOLE NON STATALI (di cui le cattoliche sono una species): caratterizzata da una sostanziale aporia:

LEGISLAZIONE ORDINARIA che configura un sistema scolastico monista, dove lo Stato non solo fissa le finalit fornative e gli obiettivi di scolarizzazione, ma predispone in via tendenzialmente esclusiva sul territorio le strutture e i mezzi tramite cui perseguirli (la scuola privata ha ruolo marginale, eventuale, subordinato e tendenzialmente elitario) ----> in buona parte anteriore alla Costituzione (scuole materne ed elementari: 1928; scuole secondarie: 1942; universit: 1933) e i relativi principi direttivi sono:

discrezionale autorizzazione allapertura di scuole non statali da parte della PA (in alcune fattispecie si
estende tuttora anche ad istituti non abilitati a rilasciare titoli di studio con valore legale - es, scuole elementari)

obbligo di uniformazione dellordinamento interno a quello delle corrispondenti scuole pubbliche,


quanto allidoneit di ambienti e mezzi, alla qualificazione professionale dei docenti e ai programmi di insegnamento, senza distinzione tra adeguamenti necessari al rispetto degli obiettivi di scolarizzazione statali e spazi di libert sperti allinnovazione didattica e pedagogica (ci tra laltro priva la scuola pubblica di preziosi apporti di innovazione che potrebbero provenire dalla scuola privata) ----> ci penalizza particolarmente le scuole cattoliche, perch incide sulla loro autonomia rafforzata nellesercizio di libert costituzionalmente garantite e che deriva loro dallessere istituzioni di tendenza.

sottoposizione della scuola privata al controllo di quella pubblica

PRINCIPI COSTITUZIONALI che configurano un sistema scolastico pluralista, con libert e parit fra pubblico e privato nel perseguire finalit formative e obiettivi di scolarizzazione fissati dallo Stato i principi direttivi sono:

art 33.2 Cost: la Repubblica detta le norme generali per listruzione (finalit, verifica del conseguimento dei
livelli di preparazione teorica e pratica normativamente fissati tramite esami di Stato e abilitazione professionale) ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi ----> scuola pubblica e privata dovrebbero essere soggette in condizioni di parit al controllo dello Stato (non la scuola pubblica il controllore di quella paritaria).

art 33.3 Cost: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione.. (ci si ricollega ad
altri principi costituzionali, quali: ex art 30 Cost diritto-dovere dei genitori di istruire i propri figli - e dunque di scegliere di affidarli a privati; ex art 2 Cost il riconoscimento costituzionale delle formazioni sociali in cui si svolge la personalit delluomo - tra cui le scuole nascenti dallimpegno formativo di un gruppo sociale, come un istituto religioso, comunit di dococenti ecc)

....senza oneri per lo Stato: il limite vale per linsegnamento meramente privato (pu essere impartito
inividualmente, collettivamente o in scuole private) che non intende concorrere al perseguimento degli obiettivi di formazione definiti dallo Stato e, conseguentemente, non rilascia titoli di studio con valore legale ---> non estendibile alla scuola paritaria, pena il totale sconvolgimento del disegno costituzionale.

art 33.4 Cost: principio della scuola paritaria: La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non
statali che chiedono la parit, deve assicurare ad esse piena libert e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali (non solo sotto il profilo didattico - e dunque del rilascio di titoli con valore legale - ma anche in relazione agli oneri economici a carico degli utenti del servizio paritario) ------> nel sistema scolastico pluralista, la scuola pubblica deve garantire lesercitabilit del diritto allistruzione ec art 34 Cost e del diritto di scelta del tipo di istruzione, con elezione di un tipo di scuola in cui la formazione si realizza tramite lapproccio con la pluralit di posizioni ideologiche presenti nel corpo sociale. Il principio di libert della scuola (introdotto dalla legge Casati) stato ribadito nellAccordo con la Chiesa Cattolica, nellIntesa con la Comunit ebraica, con la Chiesa evangelica luterana in Italia ---> potranno inoltre ottenere la parit e dunque rilasciare titoli di studio validi nel territorio dello Stato e assicurare ai propri iscritti un trattamento equipollente a quello degli alunni delle scuole statali, anche in merito allesame di Stato. DISCIPLINA GIURIDICA DELLE SCUOLE CATTOLICHE: sostanzialmente quella dettata per la generalit delle scuole private, nonostante alcuni limitati profili di peculiarit. Si distinguono:

DISPOSIZIONI CANONICHE (nei limiti di quanto rileva per lo Stato), in base alle quali:

il compito di istituire scuole cattoliche dogni ordine e grado, in virt della partecipazione nel modo loro proprio al
munus docendi, spetta ai christifideles e agli istituti religiosi con missione di educazione ----> la gerarchia interviene in via subordinata solo quando questi non abbiano potuto provvedere

godono del titolo di scuola cattolica gli istituti a) gestiti dallautorit/persona giuridica ecclesiastica; b)
il cui carattere cattolico sia stato riconosciuto per iscritto dallautorit competente (a seguito di un procedimento canonico volto ad accertare la conformit ai principi dellortodossia ed esigenze dellortoprassi relativamente ai progetti educativi e persone dei docenti ---> le norme statali destinate alle scuole cattoliche si applicano solo a istituti di tal tipo

poteri di integrare a livello normativo delle norme generali codicistiche e poteri di vigilanza e controllo
spettano al Vescovo Diocesano per tutte le scuole cattoliche esistenti sul suo territorio, anche se rette da membri di istituti religiosi.

DISPOSIZIONI CONCORDATARIE (riguardano tutte le scuole che possono considerarsi cattoliche in base al diritto canonico) in base alle quali:

art 9.1 Conc: la Repubblica, in conformit al principio costituzionale della libert della scuola, garantisce alla
Chiesa cattolica il diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione; a tali scuole che ottengano la parit assicurata piena libert, ed ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali, anche per quanto concerne lesame di Stato

in quanto istituzioni di tendenza

il controllo da parte dellautorit pubblica competente legittimo circa strutture, mezzi, docenti, programmi, ma non pu estendersi al progetto educativo (violerebbe lautonomia rafforzata di cui tali scuole godono costituzionalmente in ragione del principio della libert della scuola e della libert collettiva) la libert della scuola fa aggio sulla libert nella scuola: i gestori delle scuole dispongono di potere di controllo sulle opzioni culturali e ideologiche: del personale docente in sede di assunzione e di prestazione del lavoro, purch ci non si traduca in un controllo assoluto ed arbitrario sulla sua libert di insegnamento ( legittimo il licenziamento del docente che, nellesercizio delle sue funzioni, non rispetti pi la tendenza dellistituzione scolastica) degli alunni in sede di iscrizione per mancata condivisione di un progetto educativo ispirato ai principi del cattolicesimo (al di l di questo, il principio di uguaglianzadgli alunni al di l di condizioni sociali, personali, familiari va rispettato, con rimozione a livello legislativo di ostacoli di ordine economico). 15. LINSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE NELLE SCUOLE PUBBLICHE

Con lAccordo di Villa Madama linsegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche caratterizzata da un sistema articolato di fonti normative e da un bilanciamento tra competenze ecclesiastiche e statali pi rispettoso rispetto al concordato del 1929 - dei principi di sovranit e laicit dello Stato. Si distinguono: norme costituzionali norme pattizie di primo grado (Concordato) e di secondo grado (Intese tra Ministero della pubblica istruzione e CEI)

norme canoniche richiamate o presupposte ----> a queste si aggiungono le leggi attuative di Intese stipulate con altre confessioni religiose, nella parte in cui toccano linsegnamento della religione cattolica sotto il profilo della libert di coscienza da assicurarsi agli studenti non cattolici. norme unilaterali statali PRINCIPI REGOLATORI DELLA MATERIA: LINSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA nelle scuole pubbliche:

oggettivamente obbligatorio, nel senso che lo Stato obbligato ad attivarlo a prescindere dallutenza (concrete scelte delgli alunni e genitori), assumendosi interamente i relativi oneri economici

mentre linsegnamento delle religioni acattoliche attivabile solo su richiesta degli alunni, genitori, organi
scolastici (per il minor impatto sociale che hanno nella societ italiana) e gli oneri relativi allinsegnamento sono completamente a carico delle relative confessioni religiose (secondo quanto previsto dalle Intese stipulate con Tavola Valdese, Unione evangelica Battista, Comunit ebraica, Chiesa evangelica luterana ecc)

soggettivamente non obbligatorio (ex art 9 Conc): nel rispetto della libert di coscienza degli studenti - art 19 Cost - e della responsabilit educativa dei genitori - art 30 Cost - garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o meno dellinsegnamento (il vecchio regime prevedeva obbligatoriet salva dispensa) ha carattere confessionale, nel senso che presenta oggettivamente, e con metodologia appropriata alle finalit della scuola, ci che la Chiesa cattolica crede e professa. impartito da docenti nominati dallautorit scolastica dintesa con quella ecclesiastica

L 824/1930: il docente di religione aveva la qualifica di incaricato (titolare di insegnamento conferito per posti L 270/1982: il docente inquadrato tra i supplenti (sopresse gli incarichi di insegnamento nelle scuole primarie L 186/2003 (tuttora in vigore): equipara la condizione giuridica dei docenti di religione cattolica e quella degli
altri insegnanti statali di ruolo: per laccesso allinsegnamento della religione cattolica previsto il superamento di un concorso per titoli ed esami (che verte su temi di carattere generale volti ad accertare preparazione culturale e didattica; NB: sono esclusi contenuti specifici della religione cattolica) per i posti che annualmente si rendono disponibili, indetto su base regionale dal Ministero dellistruzione; le Commissioni, nominate dal presidente regionale, sono composte da 3 membri dellamministrazione scolastica, presiedute da un professore universitario o da un dirigente scolastico o ispettore tecnico ---> REQUISITI PER ACCEDERE sono, cumulativamente: il possesso del riconoscimento di idoneit rilasciato dallOrdinario competente per territorio (ad impartire un insegnamento conforme alla dottrina della Chiesa cattolica, per esigenze relative alla qualificazione confessionale dellinsegnamento), revocabile per il venir meno dei requisiti di riconoscimento (linsegnante deve lasciare il posto di lavoro) il possesso di almeno uno dei titoli di qualificazione professionale previsti al punto 4.3 DPR 751/1985 (titolo accademico, attestato di compimento del corso di studi teologici in un Seminario Maggiore, diploma accademico di magistero in scienze religiose rilasciato da un Istituto di scienze religiose approvato dalla Santa Sede, diploma di laurea valido nellordinamento italiano). nel caso di esubero (o revoca dellidoneit dallOrdinario diocesano) i docenti sono trasferibili ad altri insegnamenti per cui siano in possesso dei requisiti prescritti, bench assunti con modalit concorsuali diverse e sulla base di materie oggetto di esame differenti. e secondarie, contro il precariato) non costituenti cattedre di ruolo)

ad una ponderata valutazione di diversi orientamenti in merito, sembra avere natura curricolare (Corte costituzionale): stabilmente assicurato e funzionale al progetto educativo della scuola pubblica ed inserito con pari dignit nel fascio degli insegnamenti tramite cui il progetto si persegue, integrando il curriculum di studi, per coloro che se ne avvalgono (e per i quali a quel punto diventa soggettivamente obbligatorio e assoggettato a valutazione: dunque il docente partecipa alle valutazioni periodiche e finali a pieno titolo, solo per gli alunni che scelgono linsegnamento di religione):

prevede programmi normativamente definiti (definiti pattiziamente ed introdotti nellordinamento scolastico


con idonei strumenti)

concorre ad individuare il monte-ore scolastico e comporre il quadro orario delle lezioni (se fosse
collocato fuori dallorario scolastico risulterebbe disincentivato) ----> per coloro che non se ne avvalgono si posto il problema di stabilire se potesse essere obbligatoria o meno la frequetazione di insegnamenti alternativi: la giurisprudenza ordinaria e amministrativa si divisa sostenendo la non obbligatoriet (discriminazione per i non avvalentisi dellIRC, assoggettati ad un onere orario per lesercizio di facolt altrui) e lobbligatoriet (per non privare costoro di unora di scuola e permettere a tutti lopzione tra attivit ben definite, evitando lora del nulla o luscita da scuola)

La Corte costituzionale ha stabilito essere discriminatoria a danno degli studenti non avvalentisi dellIRC la previsione di altra materia come obbligatoria, in quanto alternativa allIRC, la cui scelta esercizio di un diritto di libert costituzionale non degradabile ad opzioni tra equivalenti discipline scolastiche -----> per quanti decidano di non avvalersene lalternativa uno stato di non-obbligo, che ad oggi trova attuazione, in base alle circolari ministeriali del 2007 e 2010 in: attivit didattiche e formative, attivit di studio o ricerca (individuali o con assistenza di personale docente), uscita dalla scuola (la scelta viene espressa compilando un modulo separato rispetto a quello destinato alla scelta dellIRC)

Ideale sarebbe un nuovo quadro normativo teso a valorizzare la libera determinazione dei genitori e degli alunni (una volta raggiunta la scuola superiore) nel contesto di piani di studio personalizzati che prevedessero: insegnamenti fondamentali o caratterizzanti lindirizzo insegnamenti elettivi da scelgliersi in un determinato numero ----> tra cui lIRC, di altre religioni positive esistenti sul territorio dello Stato (su base di Intese), un insegnamento generico del fatto religioso, non confessionale. 16. I BENI CULTURALI RELIGIOSI NB: il problema trattato con eslcusivo riferimento ai BENI CULTURALI riconducibili alla CHIESA CATTOLICA, anche se la materia stata oggetto anche delle Intese stipulate con altre confessioni religiose. Solo a cavallo tra le due guerre mondiali negli ordinamenti statali (e nellordinamento canonico dopo il Vaticano II) si afferma la categoria dei beni culturali (beni che testimoniano un valore di civilt o fungono da strumenti di civilizzazione: beni ambientali e audiovisivi, beni artistici, storici, bellezza naturali) come unitaria e degna di particolare protezione, perch connessa allidentit e allo sviluppo delle comunit umane. Un bene culturale a carattere religioso (es, dipinto che raffigura unimmagine sacra) rileva per il diritto statale sotto un triplice profilo:

in relazione alla PROPRIET (privata, di un ente pubblico o ecclesiastico), alla sua TUTELA E CONSERVAZIONE (es, dai furti) in relazione alla sua DESTINAZIONE RELIGIOSA:

tale profilo fa dei beni culturali una rex mixta, come risulta dall art 12.1 Accordo di revisione: Santa Sede
e Repubblica italiana, nel rispettivo ordine, collaborano per la tutela del patrimonio storico ed artistico ES: la popolazione locale da secoli venera limmagine e compie davanti ad essa atti di culto: se lo Stato imponesse lo spostamento in un museo, per esigenze di conservazione e tutela del patrimonio culturale, verrebbero ad essere sacrificati altri interessi costituzionalmente protetti: libert di religione e culto ex art 19 Cost, libert della cultura e del suo insegnamento, tutela delle formazioni sociali nella lor identit ex art 2 Cost, garanzia delle minoranze ex art 6 Cost) Parte della dottrina afferm che larticolo 12 Accordo sarebbe risultato violato lart 9 Cost, costituendo come mixta una materia che rientrava nellesclusiva competenza dello Stato: 1 - in base a tale dottrina, il carattere di MIXTA si manifesterebbe in presenza di norme di per s ambigue e pratiche amministrative che configurano obiettivamente lesistenza di una materia di questo tipo: si ribatte che in realt esse manifestano solo lesigenza di una co-gestione in determinati ambiti, con rinuncia parziale della sovranit di una delle parti per soddisfare un proprio interesse -----> IN REALT una materia mixta in re sua, quando presenta un certo grado di estraneit dallordinamento statuale e da quello canonico, e perci richiede una regolamentazione convenuta, pena il ricadere nel giurisdizionalismo o nella sacralizzazione secolare: lart 12 seguente ha dunque carattere dichiarativo) 2 - ED INOLTRE: Art 9 Cost (la quale stabilisce la competenza delle competenze, sottraendola allarbitrio del potere politico): La Repubblica (Stato-comunit nelle sue diverse componenti istituzionali, personali e associative anche a carattere religioso; non Stato-Persona o Stato-apparato) tutela (lintervento statale - non meramente regolatore, ma volto a promuvere e favorire la conservazione, sviluppo, fruizione - deve rispettare la pluralit di identit, tradizioni, iniziative culturali: non deve imporre una cultura di Stato n favorire una specifica espressione etica) il patrimonio storico e artistico della Nazione (comunit umana che si riconosce in unidentit culturale che quel patrimonio esprime) ----> la disposizione, letta in coerenza con lordinamento costituzionale, riconosce un interesse giuridico a determinare lesplicitazione della tutela in capo a coloro che, a diverso titolo (possessori, fruitori, ecc) hanno un rapporto coi beni culturali (altrimenti vi sarebbe pericolo di unidentit culturale guidata dallalto da uno Stato etico che la costituzione ripudia, a favore di unidentit che proviene dal basso): LA COSTITUZIONE SUGGERISCE UNA TUTELA PARTECIPATA DEL PATRIMONIO CULTURALE DELLA NAZIONE. 3 - I PRIMI 3 COMMI ART 12 ACCORDO sono un esito coerente del processo di armonizzazione costituzionale della disciplina concordataria:

12.1 (norma programmatica): introduce il principio della COLLABORAZIONE NELLA TUTELA DEL PATRIMONIO SENZA LIMITI DI APPARTENENZA PROPRIETARIA, MA CON RIFERIMENTO ALLA PERTINENZA CULTURALE ----> presuppone il riconoscimento che la realt cattolica ha prodotto in Italia una cultura qualificante lidentit nazionale, espressa anche nei beni patrimoniali, e dunque ha interesse a collaborare alla relativa tutela. 12.2-3 (norme precettive): attengono al piano dellattuazione amministrativa e riguardano: CONSERVAZIONE E CONSULTAZIONE DEGLI ARCHIVI DI INTERESSE STORICO E DELLE BIBLIOTECHE ED ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE (Intesa Presidente CEI e Ministero beni culturali attuata con DPR n 189/2000):

definisce quali siano gli archivi e le biblioteche destinatari degli interventi previsti nellaccordo (in quanto dotati
di rilevante interesse storico e qualificabili come beni ecclesiastici - poich appartenenti ad una persona giuridica canonica pubblica); detta disposizioni sulla collocazione e trasferimento di archivi e biblioteche, sulla loro apertura alla consultazione, sullinventariazione, catalogazione, libero accesso al pubblico dei documenti e volumi ivi conservati, disposizioni su atti che ne garantiscano misure di sicurezza (onde evitarne distruzione o dispersione)

I BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO APPARTENENTI AD ENTI E ISTITUZIONI ECCLESIASTICHE (Intesa Presidente CEI e Ministero beni culturali attuata con DPR n 78/2005):

sotto il PROFILO SOGGETTIVO, le forme di collaborazione bilaterale in materia sono attuate: a livello
centrale dal Ministro, capi dipartimento e direttori genrali degli uffici del Ministero peri Beni e le Attivit culturali (per parte italiana) e dal Presidente CEI e suoi delegati (per parte ecclesiastica); a livello regionale dai direttori regionali e dalle CER; a livello locale dai soprintendenti e vescovi diocesani..... inoltre, per quanto riguarda beni culturali di interesse religioso, gli archivi e le biblioteche appartenenti ad associazioni religiose civilmente riconosciute (es, istituti di vita consacrata), le relative rappresentanze associative di livello religioso non inferiore a quello provinciale concorrono allintegrazione oggettiva delle rappresentanze ecclesiastiche di volta in volta competenti (locali o centrali)

sotto il PROFILO OGGETTIVO, previsto che la collaborazione di livello nazionale e periferico si possa
concretizzare nellorganizzazione di conferenze programmatiche alle quali le rappresentanze ecclesiastiche partecipano nelle vesti di interventori necessari, si nella stipula di accordi bilaterali procedimentali ----> per verificare la progressiva attuazione delle forme di collaborazione lintesa istituisce un Osservatorio centrale per i beni culturali di interesse religioso di propriet ecclesiastica (con composizione mista, civile ed ecclesiastica) NB: il principio di tutela partecipata relativo ai beni culturali di propriet di enti ecclesiastici ha ragione non solo per la loro destinazione allattivit di culto (attivit esterna, individuale e sociale, in cui si esprime lanimo religioso nellatto di manifestare il sentimento interiore di riconoscimento della grandezza, della superiorit del Divino e di quanto ad esso di riferisce, cui necessariamente connesso il senso di soggezione, adorazione, ossequio), ma anche per la loro destinazione ad attivit inerenti allorganizzazione della vita della Chiesa (il richiamo allinteresse religioso offre infatti una concezione di destinazione pi ampia, relativa al culto, cura delle anime, formazione del clero e religiosi, scopi missionari, catechesi, educazione cristiana) ---> gli archivi e le biblioteche infatti non son o attinenti al culto, ma strumentali per lorganizzazione della Chiesa, lesercizio del magistero e ministero ecclesiastico, giurisdizione in materia ecclesiastica. Dunque lo spazio concreto di collaborazione Stato-Chiesa in materia di tutela e promozione di beni culturali di rilevanza religiosa appare circoscritto nellambito di tutela degli interessi religiosi e dellistituzione ecclesiastica, insistenti nel carattere strumentale che archivi e biblioteche hanno in ordine al Governo della Chiesa ed alla formazione ecclesiastica. 17. LASSISTENZA SPIRITUALE Il tema dellassitenza spirituale si pone in rapporto alle istituzioni totalizzanti o segreganti, realt istituzionali nelle quali per ragioni giuridiche (forze armate, sistema penitenziario) o naturali (ospedali, case di cura) la libert dellindividuo limitata e condizionata in ragione delle superiori esigenze organizzative e cautelari dellistituzione. Per evitare la violazione del principio di eguaglianza in senso sostanziale (art 3 Cost), che impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli che impediscono di fatto il pieno sviluppo della persona umana che in questo caso si esprime nellesercizio dellinviolabile diritto di libert religiosa (si creerebbe disparit tra cittadini, potendo solo alcuni esercitare liberamente il diritto) necessario che lautorit pubblica crei quelle particolari condizioni che consentono si soddisfare comunque il bisogno (e si accentua la funzione del diritto ecclesiastico come legislatio libertatis, diritto strumentalmente piegato alle esigenze della persona umana piuttosto che delle istituzioni)

il problema fu risolto con i SERVIZI DI CAPPELLANATO, assicurati in via unilaterale statale per gli istituti di
prevenzione e pena/ospedali/istituzioni di assistenza, ed su base di accordi Stato - Chiesa per lassistenza spirituale delle forze armate (artt 13,14 Concordato lateranense) ----> prima della revisione del concordato il settore dellassistenza spirituale nelle comunit ad adesione necessitata era sufficientemente soddisfatto quanto a estensione, seppure con discipline diverse fra loro: in ragione della diversa fonte di obbligatoriet dellattivazione del servizio (leggi pattizie, unilaterali statali, convenzioni, disposizioni statutarie ecc) per le ragioni istitutive del servizio, modalit di esplicazione, rapporto di volta in volta intercorrente tra PAministro di culto, condizioni di fruibilit del servizio da parte di cattolici e acattolici DOPO LA REVISIONE (VIGENTE NORMATIVA): art 11 Concordato: la Repubblica assicura che lappartenenza alle forze armate, polizia, altri servizi assimilati (cio ospedali, carceri, case di cura) non possono dar luogo ad alcun impedimento nellesercizio della libert religiosa e nelladempimento di pratiche di culto dei cattolici, ai quali dunque garantita lassistenza spirituale mediante ecclesiastici nominati dalle autorit italiane competenti su designazione dellautorit ecclesiastica e secondo lo stato giuridico, lorganico e le modalit da stabilirsi dintesa tra tali autorit.

la previsione introduce un processo di CONCORDATARIZZAZIONE DELLINTERA MATERIA: estende la disciplina bilateralmente convenuta in materia di servizi di assistenza spirituale (sia in materia di nomina di ecclesiastici incaricati del servizio, sia in materia di disciplina del servizio stesso) a tutte le fattispecie di istituzioni segreganti (comprese le fattispecie per cui il servizio era assicurato unilateralmente dallo Stato). Tale processo:

si ricollega probabilmente al rinnovamento della disciplina canonica (codificazione 1983), che diversamente dal vecchio codice - prevede espressamente listituto del cappellanato per le varie istituzioni con carattere totalizzante, delineando una figura canonica precisa (distinta dai cappellani delle associazioni di fedeli e dai rettori di Chiese non parrocchiali)

nasce dallesigenza di assicurare alistituzione ecclesiastica nuovi e pi efficaci strumenti di controllo


sulle nomine dei cappellani, dopo labrogazione dellart 5 Concordato lateranense (subordinava linizio, svolgimento, conservazione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dello Stato/ente pubblico di un ecclesiastico al nulla osta dellOrdinario diocesano ---> limitava la sovranit dello Stato in materia di pubblico impiego e ledeva diritti di libert costituzionalmente garantiti dellecclesiastico pubblico impiegato, nonch il principio di eguaglianza nellambito dei rapporti di lavoro)

si ricollega al principio pattizio ex art 7.2 - 8.3 Cost (necessaria bilateralit della normativa attinente alle
confessioni religiose), agli artt 2,3,19 Cost

larticolo si colloca nella prospettiva della LEGISLATIO LIBERTATIS, per la quale lo Stato provvede al soddisfacimento dei bisogni religiosi collettivi della popolazione tramite un generale riconoscimento di rilevanza, nel proprio ordinamento, delle formazioni sociali, in piena attuazione delle esigenze di rispetto della libert religiosa individuale e collettiva, positivamente (diritto dei cattolici allesercizio di tale libert e alladempimento delle pratiche di culto) e negativamente intesa (divieto di discriminazioni per motivi religiosi di acattolici che si trovassero nelle medesime condizioni). ATTUAZIONE DELLA DISPOSIZIONE CONCORDATARIA (NB: per i cattolici lo Stato provvede direttamente ed anticipatamente a garantire la presenza dei Ministri di culto, assumendosene gli oneri finanziari)

ASSISTENZA SPIRITUALE AL PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO (unico ambito definito in cui ha trovato finora attuazione lart 11 Concordato; DPR 421/1999): prestata al personale della Polizia di stato residente presso alloggi collettivi o istituti di istruzione da parte di svolta da cappellani: incaricati con decreto del Ministro dellinterno su designazione dellautorit ecclesiastica competente, sentito il cappellano coordinatore nazionale con incarico annuale, tacitamente rinnovato salvo: a) raggiungimento limiti et, b) revoca da parte Ministro - decreto - o dellautorit ecclesiastica - designazione, c) cessazione dellattivit della struttura di riferimento, d) venir meno dei requisiti soggettivi di cittadinanza italiana e godimento di diritti civili e politici con compito di curare la celebrazione dei riti liturgici, la catechesi, la formazione cristiana, lorganizzazione di attivit pastorali e culturali, di offrire sostegno religioso al personale e familiari, soprattutto in situazioni di emergenza ---> lamministrazione del Ministero dellInterno mette a disposizione supporti logistici e mezzi necessari per lo svolgimento della funzione il compenso a carico dello Stato dipendono dallautorit ecclesiastica competente per quanto riguarda la materia spirituale e pastorale, e dal questore del luogo (o direttore dellistituto di istruzione) per lesercizio delle funzioni attinenti alla sfera di competenza dellamministrazione degli interni. ASSISTENZA SPIRITUALE PRESSO ISTITUTI DI PREVENZIONE/PENA E OSPEDALI (normativa antecendente alla nuova disciplina concordataria): i cappellani in servizio non sono impiegati di ruolo dello Stato, facendo parte del personale aggregato di cui al DPR 111/1958 e vengono nominati in base alla disciplina ex L. 68/1982.

ASSISTENZA SPIRITUALE PRESSO LE FORZE ARMATE (D. Lgs 66/2010 Codice dellordinamento militare): riconosce espressamente la libert di culto, che si estrinseca nella possibilit, per i militari, di esercitare il culto di qualsiasi religione e ricevere lassistenza dei loro Ministri, nella partecipazione facoltativa alle funzioni religiose nei luoghi militari, salvo nei casi di servizio (la formulazione pi coerente col principio di laicit dello Stato, rispetto alla precedente L. 512/1961, dove il servizio si assistenza era istituito per integrare, secondo i principi della religione cattolica, la formazione spirituale delle forze armate) i cappellani sono in rapporto di impiego con lo Stato (a tempo pieno e incompatibile con altre attivit per i cappellani in servizio permanente), che presuppone che abbiano il godimento dei diritti civili e politici e lidoneit fisica alla prestazione del proprio servizio nei contesti in cui le forze armate sono impegnate ad operare lorganizzazione del servizio strutturata gerarchicamente, con equiparazione del ruolo dei cappellani ai gradi degli ufficiali delle forze armate ---> nomina a) dellOrdinario militare, Vicario generale ed ispettori (che dirigono il servizio) effettuata con DPR su proposta Presidente consiglio+Ministro Interno+Ministro Difesa, revia designazione dellautorit ecclesiastica; b) cappellani militari con DPR su proposta Ministro della Difesa previa designazione dellOrdinario militare. TUTELA DELLA LIBERTA RELIGIOSA DEGLI ACATTOLICI: le Intese stipulate ai sensi dellart 8 Cost delineano un sistema caratterizzato da un servizio di assistenza attivabile solo su richiesta da parte degli interessati, i cui oneri finanziari gravano interamente sulle confessioni:

forze armate: coloro che vi prestano servizio:

hanno diritto di partecipare (gg/hh fissate) alle attivit religiose che si svolgono nella localit dove
risiedono in ragione del servizio ---> se non esistano luoghi di culto della propria confessione possono usufruire del servizio dei propri ministri autorizzati nei locali presisposti dintesa col comando militare o ottenere il permesso di frequentare il luogo pi vicino in caso di decesso il comando adotta misure affinch le esequie siano celebrate secondo il rito della confessione dappartenenza

ospedali: i ministri di culto possono accedere negli istituti senza limiti dorario, nel doveroso rispetto delle scelte effettuate dai degenti istituti penitenziari: la richiesta del servizio pu provenire anche dai familiari dellinteressato o dagli stessi ministri di culto, ed diretta ai direttori dellistituto. 18. LASSISTENZA SOCIALE

Benedetto 16 ha precisato che la natura della Chiesa si esprime in 3 compiti che si presuppongono a vicenda e non sono separabili: annuncio della parola di Dio celebrazione dei Sacramenti servizio alla carit Lordinamento canonico inquandra lattivit caritativa e sociale, che si esprime in molteplici attivit assistenziali, non come un proprium dellistituzione ecclesiastica o degli istituti religiosi (anche se in concreto spesso riferibile agli enti in cui la Chiesa istituzione si struttura - Diocesi, parrocchie - cos come agli istituti religiosi - specie di vita attiva), ma dovere comune a tutti i christifideles, che sono tenuti: a sovvenire alle necessit della Chiesa (onde essa possa disporre di mezzi per opere di carit) a promuovere la giustizia sociale e soccorrere i poveri coi propri redditi (storicamente il soddisfacimento di siffatto dovere si espresso in forme collettive ed istituzionali) Giuridicamente in materia i profili oggettivi (disciplina delle attivit assistenziali concretamente svolte da istituzioni religiose) sono prevalenti su quelli soggettivi (ente gestore delle attivit). FONTI NORMATIVE: la vigente disciplina concordataria:

non predispone una normativa cornice sullassistenza, e la L. 222/1985 precisa che le attivit di assistenza e beneficienza non sono considerate attivit di religione, e le relative finalit (se costitutive ed essenziali dellente) sembrerebbero precluderne il riconoscimento come ente ecclesiastico; tuttavia riconosce alla Chiesa piena libert di svolgere la sua missione .. caritativa e la libert di organizzazione, orientata anche al fine caritativo (ci non significa comunque indiscriminato sostegno ai profili organizzativi ed istituzionali delle varie istituzioni ecclesiastiche)

la disciplina dellattivit assistenziale della Chiesa, nei suoi profili oggettivi e soggettivi, va ricercata nel
sistema di norme, speciali e comuni (agli enti di beneficienza), individuandone peculiarit e interazioni col complesso di norme dellordinamento.

Profili soggettivi Le attivit assistenziali della Chiesa vengono svolte da: 1 - (normativa concordataria, e di derivazione conc) enti ecclesiastici civilmente riconosciuti (art 2 L. 222/1985) 2 - enti con qualificazione o ispirazione confessionale che svolgono attivit nel campo dellassistenza sociale, quali: associazioni (riconosciute e non) fondazioni organizzazioni di volontariato cooperative sociali IPAB (istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza): in passato hanno svolto un ruolo pressoch esclusivo nel settore, in forza della legge Crispi (6972/1890), rimasta in vigore oltre un secolo, che sottopose forzatamente ad un regime di laicizzazione e pubblicizzazione tutte le iniziative di assistenza allora esistenti, le cd Opere Pie, ed ogni altro ente morale che abbia in tutto o in parte fine di prestare assistenza ai poveri (sani e malati) o procurarne educazione/istruzione/avviamento professionale/miglioramento morale ed economico -----> a seguito di interventi legislativi e della giurisprudenza costituzionale, volti a rimuovere il secolare limite al riconoscimento di persone giuridiche private con finalit assistenziali (es, lart 2 Legge Crispi stato interpretato dalla prassi amministrativa e giurisprudenza conformemente con lart 38 Cost lassistenza privata libera), il D. Lgs 207/2001 (Riordino del sistema delle IPAB a norma dellart 10 L. 328/2000) affida alle Regioni il compito di procedere alla definitiva trasformazione delle IPAB in 2 figure soggettive alternative:

aziende pubbliche di servizi alla persona: istituzioni che erogano direttamente servizi assistenziali,
soggette alle leggi regionali per quanto riguarda la disciplina dei procedimenti di formazione e i controlli sullamministrazione e sulla qualit delle prestazioni ---> si caratterizzano per lassenza di fini di lucro, personalit giuridica di diritto pubblico e livelli di autonomia che consentono loro di operare con criteri imprenditoriali (i poteri di indirizzo e programmazione sono esercitati dagli organi di governo dellazienda, nominati in base agli statuti; i poteri di gestione spettano ad un direttore nominato dal CDA)

persone giuridiche di diritto privato: associazioni o fondazioni per cui siano accertate le caratteristiche
individuate nella direttiva governativa 16 feb/1990, che perseguono scopi di utilit sociale senza fini di lucro, tenute a rispettare il vincolo di destinazione dei beni alla realizzazione delle finalit istituzionali: la trasformazione delle IPAB in PGP dovr avvenire nel rispetto delle originarie finalit statutarie tramite deliberazione assunta dallorgano competente dellente; quanto alle confraternite con fine prevalente di beneficienza, la riforma prevede che deliberino la propria trasformazione in PGP senza sottostare a verifiche di requisiti

imprese sociali (L. 118/2005; D Lgs 155/2006): esercitano in via stabile e principale unattivit economica di scambio e produzione di beni e servizi di utilit sociale, dirette a finalit di interesse generale, cui potranno accedere anche gli enti ecclesiastici limitatamente allo svolgimento delle attivit ivi previste, tra cui lassistenza sociale. Profili oggettivi Il carattere confessionale di unattivit di assistenza (dato dalla motivazione religiosa e dal collegamento organico con listituzione ecclesiastica) non d luogo ad una disciplina speciale: le stesse norme concordatarie pongono il principio dellassoggettamento al diritto comune delle attivit non ecclesiastiche degli enti ecclesiastici (tra cui quelle di assistenza e beneficienza, diverse da quelle di religione e culto). Tuttavia dal diritto in vigore emerge la rilevanza della configurazione giuridica dellente gestore lattivit, in rapporto alla disciplina della stessa:

enti ecclesiastici civilmente riconosciuti: la sottoposizione al diritto comune delle attivit diverse incontra il limite del RISPETTO DELLA STRUTTURA E FINALIT DELLENTE (art 7 Conc) attivit di oratorio: tramite queste, gli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica e altre confessioni assolvono funzione educativa e sociale verso minori a beneficio dellintera comunit locale, ma nellambito del loro impegno pastorale e di educazione cristiana ----> oggi Stato e Regioni riconoscono e sostengono tali attivit (se finalizzate alla socializzazione, diffusione dello sport e solidariet, contrasto del disagio giovanile) e possono istituire in relazione ad esse forme di collaborazione con tali enti nel contesto del sistema integrato di interventi e servizi sociali rivolti ai minori, ma senza poter intervenire a disciplinare con proprio nome, appartenendo alla sfera delle attivit di religione e culto degli enti ecclesiastici. organizzazioni di tendenza (espressioni organizzative della societ civile in cui lorientamento ideologico o religioso giustifica la non piena applicazione del diritto comune, qualora questo fosse incompatibile con la tendenza seguita e di fatto lesivo di interessi protetti a livello costituzionale, come la libert di associazione per motivi politici o religiosi): se confugurano servizi oggetto di regolamentazione giuridica, sono soggette ai CONTROLLI DELLA PA in relazione alla

sussistenza dei requisiti legali oggettivi e soggettivi, i quali NON POSSONO per SINDACARE LE MODALITA DI ESPLICAZIONE DEL SERVIZIO IN CUI SI ESPRIME IL PROGETTO IDEALE che liniziativa persegue, n PRETENDERE LEROGAZIONE DI PRESTAZIONI IN CONTRASTO CON LA CONNOTAZIONE RELIGIOSA DEL SOGGETTO EROGATORE DEL SERVIZIO ASSISTENZIALE. es, consulenza matrimoniale e familiare di un consultorio cattolico: la tendenza esclusa lapplicazione della L 194/1978 sullaborto volontario In generale, per quanto attiene alle attivit assistenziali svolte istituzioni religiose (al di l delle configurazioni giuridiche del gestore) sempre ammesso il controllo pubblico sullattivit in senso materiale, ma non sullattivit in quanto finalizzata, in base alle norme concordatarie e ai principi generali dellordinamento italiano. IL DIRITTO COMUNE....: fino a poco tempo fa era costituito da una normativa copiosa, frammentaria e disorganica in materia di assistenza sociale e sanitaria, risalente a diverse epoche storiche e dunque rispondente a diversi progetti ideali (stato liberale anticlericalista e laicista; stato fascista statualista e corporativista; stato sociale pluralista), divenuta ancora pi complessa dopo lattivazione delle potest legislative regionali ex art 117. Privati operanti nei servizi sociali e sanitari: il quadro normativo era lacunoso e mancava una legge quadro su tutto il settore, che definisse il ruolo degli operatori privati - in specie quelli aventi connotazione religiosa - tramite lattuazione di direttive valoriali costituzionali quali innanzitutto lart 38 Cost: Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata libera ----> il disegno costituzionale supera lantica contrapposizione tra pubblico e privato, che ha condotto allaffermazione dellesclusivismo dello Stato apparato con marginalizzazione del ruolo del privato nel perseguimento degli obiettivi che lordinamento si prefissava in campo sociale. L 328/2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali): attua la riforma dellassistenza sociale ponendo i principi per la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali, con carattere di universalit e destinato a garantire livelli essenziali di prestazioni sociali, in coerenza con gli artt 2,3,38 Cost.

Stato e Regioni hanno compiti di programmazione e organizzazione del sistema secondo principi di sussidiariet e cooperazione viene inoltre riconosciuto e promosso il ruolo di organismi non lucrativi di utilit sociale (associazioni, fondazioni, enti riconosciuti delle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato accordi nel settore ecc) sia nellorganizzazione/programmazione, che nella gestione e offerta dei servizi tramite un regime di autorizzazione e accreditamento di competenza dei comuni. Riforma Titolo V Costituzione (rimette in discussione limpianto della riforma): riserva alla potest legislativa statale la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali da garantire sul territorio nazionale e conferisce alla potest legislativa regionale sotto ogni altro aspetto la disciplina dellassistenza sociale:

lente pubblico - in primis la Regione - da cui dipende oggi la configurazione concreta del sistema e
lassegnazione delle risorse - potrebbe essere tentata dallintendere il sistema pubblico dei servizi sociali come tendenzialmente autosufficiente e autoreferente, affidando a meri criteri politici lindividuazione dei soggetto erogatori dei servizi, oltre che delle priorit e modalit di intervento ---> in questa prospettiva potrebbe ridursi fortemente anche lo spazio e il sostegno riconosciuto allinterno del sistema alle attivit caritative della Chiesa, quasi che lespansione dello Stato sociale rendesse superflua la loro presenza in quanto operanti secondo obiettivi e modalit non sempre rispondenti alle logiche degli apparati pubblici. ENTI RELIGIOSI E ONLUS D. Lgs 460/1997 (Rioridino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilit sociale): 1 - riordina e aggiorna la normativa tributaria degli enti non commerciali (gli enti religiosi non appartenenti a confessioni convenzionate con lo Stato sono ad essi assimilati a fini fiscali, con la possibilit aggiuntiva - se ne ricorrono gli estremi - di potersi costituire come comuni ONLUS e beneficiare delle relative agevolazioni ed esenzioni. 2 - introduce ex novo una disciplina tributaria di favore nei confronti delle ONLUS (Organizzazioni non lucrative di utilit sociale), enti privati operanti nel Terzo settore, in ragione dellutilit sociale dellattivit che svolgono in campi considerati particolarmente rilevanti e pienamente meritevoli di tutela -----> tra le AGEVOLAZIONI ED ESENZIONI FISCALI:

a - non concorrono alla formazione del reddito imponibile lo svolgimento di attivit istituzionali (non considerate commerciali) n i proventi derivanti dallesercizio di quelle direttamente connesse; b - sono detraibili le erogazioni liberali elargite da privati in favore delle ONLUS c - agevolazioni in materia di IVA, imposta di registro, manifestazioni per raccolta di fondi a scopo di beneficienza d - esonerate dal pagamento dellimposta di bollo, tasse sulle concessioni governative, imposta su donazioni e successioni ecc.

in generale, in base a parametri oggettivi (a prescindere dalla strutturazione soggettiva rivestita) sono qualificabili come ONLUS a fini fiscali le associazioni, i comitati, le fondazioni, le societ cooperative e gli altri enti i carattere privato (persone giuridiche o meno) i cui statuti o atti costitutivi (per atto pubblico, scrittura privata autenticata o registrata):

prevedano espressamente lesercizio di unattivit in uno o pi settori socialmente rilevanti (assistenza


sociale, sanitaria, beneficienza, istruzione, sport dilettantistico tutela e promozione dei beni culturali/ambiente, protezione dei diritti civili, ricerca scientifica di particolare interesse sociale) prevedano lesclusivo perseguimento di finalit di solidariet sociale, e il divieto di svolgere attivit in settori diversi da quelli esplicitamente previsti, salvo siano direttamente connesse queste ultime divieto di distribuire tra gli associati utili e avanzi di gestione, che devono essere reimpiegati in attivit di utilit sociale e direttamente connesse (obbligo di redigere bilancio annuale, e devolvere il patrimonio sociale in favore di altre ONLUS in caso di scioglimento)

tali enti devono utilizzare nella denominazione o in qualsiasi altro segno distintivo la locuzione intera o
lacronimo ONLUS, ed organizzarsi secondo una struttura interna di carattere democratico, che implichi una disciplina uniforme del rapporto associativo garantendone leffettivit e che consenta una partecipazione concreta degli aderenti alla vita e alla gestione dellorganizzazione stessa.

gli ENTI RELIGIOSI appartenenti a confessioni convenzionate con lo Stato (enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato abbia stiupulato patti, accordi, intese), limitatamente alesercizio di attivit relative al terzo settore e qualora rispettino la normativa contabile in vigore (per le attivit no profit devono essere tenute separatamente le scritture contabili) sono considerati, ai fini tributari, ONLUS:

in deroga a quanto previsto in via generale, non pu esser loro imposta la strutturazione democratica interna n
luso della locuzione intera o dellacronimo ONLUS ----> per gli enti religiosi, piuttosto che quelli oggettivi richiesti in via generale, appaiono rilevanti i profili soggettivi relativi al legame con la confessione, a causa della rilevanza sociale di questultima, accertata tramite lintesa e in qualche modo giustidicativa dellintesa stessa. 19. LA SANTA SEDE (O SEDE APOSTOLICA) Il termine indica:

IN SENSO LATO: indica il PONTEFICE E LA CURIA ROMANA (organi tramite cui il Pontefice governa tutta la Chiesa: dicasteri, pari tra loro: Segreteria di Stato, Congregazioni romane, Tribunali della Penitenzieria apostolica e della Rota Romana, Consigli Pontifici e Uffici di Curia; altri organismi: Prefettura della Casa pontificia e lUfficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice ----> alla Curia sono collegate Amministrazioni pontificie e Amministrazioni palatine; costituzione, organizzazione, competenze, funzionamento sono definite da una legge peculiare data con la cost. ap Pastor bonus 1988 secondo alcuni non ha personalit giuridica in quanto tale (ne sarebbero forniti i vari dicasteri e organsmi della Curia) secondo altri esprimerebbe un ente complesso (costituito da pi enti dotati di personalit)

IN SENSO STRETTO: lUFFICIO DEL PONTEFICE (in forza del quale egli ha potest ordinaria suprema, piena, immediata, universale sulla Chiesa che si esprime nella titolarit ed esercizio, su tutta la Chiesa, del supremo potere legislativo, esecutivo, giudiziario): persona morale nellordinamento canonico, con PERSONALIT GIURIDICA:

ORIGINARIA (non derivata da atto di autorit umana), di CARATTERE PUBBLICO, di natura ISTITUZIONALE
(non collegiale) ----> la relativa capacit giuridica non pu essere oggetto di limitazioni e mutamenti ad opera del diritto positivo distinta da quella della Chiesa unitariamente considerata e delle altre persone giuridiche canoniche), non derivata SANTA SEDE NELLORDINAMENTO INTERNAZIONALE La Santa Sede esercita il diritto di legazione attiva e passiva (intrattiene relazioni diplomatiche con quasi tutti gli Stati e con Organizzazioni internazionali governative) e il diritto di stipulare convenzioni internazionali (oltre ai Concordati). La SOGGETTIVITA INTERNAZIONALE (entrambe le prospettive sono criticabili dal pdv dellordinamento canonico):

secondo alcuni spetta alla Chiesa Cattolica, la quale agirebbe tramite la Santa Sede ---> modella la Chiesa sul paradigma dello Stato, al quale non assimilabile per natura e finalit (e quindi la SS non assimilabile al Governo civile) secondo altri spetta alla Santa sede, poich la Chiesa entit con fini esclusivamente religiosi e spirituali, estranei allordinamento internazionale ---> concepisce il diritto internazionale come prodotto da una comunit di potenze temporali: la SS non considerabile alla stregua di una potenza terrena, e la sua concezione di diritto si fonda sul principio di giustizia, non di forza. NB: LO STATO DELLA CITTA DEL VATICANO gode di distinta soggettivit internazionale:

col trattato lateranense del 1929 (atto con cui fu costituito lo Stato della citt del vaticano), lo Stato italiano riconosceva la sovranit della Santa Sede nel campo internazionale come attributo inerente alla sua natura, in conformit alla sua tradizione e alle esigenze della sua missione nel mondo ----> il Trattato presupponeva necessariamente la soggettivit internazionale in capo a Stato e Santa sede;

art 2 legge fondamentale Stato CDV: la rappresentanza dello Stato nei rapporti con gli Stati esteri e altri soggetti di diritto internazionale riservata al Sommo pontefice, che la esercita per mezzo della segreteria di Stato ----> soggettivit internazionale dello SCDV. Pi coerente con la natura propria della Chiesa e della Santa Sede, e con i principi e le norme di diritto canonico, lopinione per cui soggettivit internazionale spetti sia alla Chiesa universale che alla Santa sede, entrambe persone morali in forza della stessa disposizione divina.

ALLA FINE DELLA FIERA, SONO DOTATI DI SOGGETTIVITA INTERNAZIONALE CHIESA UNIVERSALE,
SANTA SEDE, STATO DELLA CITTA DEL VATICANO. SANTA SEDE NELLORDINAMENTO IITALIANO La condizione giuridica della Santa Sede in Italia definita essenzialmente:

dallart 7 Cost, che riconosce lindipendenza e sovranit della Chiesa nel suo ordine dai Patti lateranensi 1929 (in particolare, il Trattato assicura, in luogo della legge delle Guantentigie, una congrua e stabile condizione di diritto e fatto alla SS in quanto soggetto sovrano ed organo di Governo della Chiesa universale; anche nel Concordato si rinvengono norme che concorrono a definirne la posizione nellordinamento italiano) ...e si caratterizza per il riconoscimento ad essa, nello Stato italiano: 1 - della PERSONALITA GIURIDICA per antico possesso di stato (prima del 1870 nello Stato Pontificio) ---> la situazione non mutata con lAccordo di Villa Madama. 2 - di CAPACITA PRIVATISTICA (potrebbe ad essa applicarsi lart 16 Preleggi (in quanto persona giuridica con capacit privatistica nella Citt del Vaticano): Lo straniero ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a

condizione di reciprocit e salve le disposizioni contenute in leggi speciali. Questa disposizione si applica anche alle persone giuridiche straniere. 3 - di CAPACITA PUBBLICISTICA (deriva dallordinamento canonico): esercita poteri - nella sovranit riconosciuta alla Chiesa nellordine suo proprio - riconducibili a finalit proprie della Chiesa, che possono esprimersi in provvedimenti di imperium con efficacia in Italia (es, hanno efficacia agli effetti civili i provvedimenti e le sentenze emanati da autorit ecclesiastiche ed ufficialmente comunicati alle autorit civili, circa persone ecclesiastiche o religiose e concernenti materie spirituali o disciplinari.) 4 - con listituzione dello Stato della Citt del Vaticano il TRATTATO LATERANENSE dispose ULTERIORI GARANZIE ad integrazione di quella territoriale, che acquistano rilievo per la definzione giuridica della Santa Sede in Italia:

di CARATTERE PERSONALE:

relative alla persona del Pontefice (art 8 Trattato): i reati di attentato/provocazione a commetterlo ed
offese/ingiurie commessi contro la sua persona sacra e inviolabile sono puniti come quelle rivolte al (Re) Presidente della Repubblica, anche se non commessi in Italia (ma in Vaticano) e anche senza richiesta o delegazione della Santa Sede ---> gode infatti di doppio titolo: capo di Stato estero e della Chiesa cattolica (lo Stato italiano ha interesse a perseguire reati contro di lui che contro un capo di Stato estero) relative ai dignitari e funzionari pontifici: sono esentati da ogni prestazione di carattere personale (servizio militare, ufficio di giurato ex art 10 Trattato) relative ad ecclesiastici che partecipano in Italia ad emanazione di atti della SS: sono immuni da impedimenti, investigazioni, controlli relative a cardinali e vescovi (anche di nazionalit straniera): garantita loro libert di accesso e transito nel territorio italiano, e piena libert personale, in particolare durante la vacanza della Sede Apostolica e nel caso di Conclavi e Concilii.

di CARATTERE REALE: ci in quanto gran parte degli organismi tramite cui il Pontefice governa si trovano in Italia, e dunque occorre garantire loro piena libert di funzionamento, senza ingerenze da parte dellautorit italiana: ad una serie di immobili situati in Italia riconosciuta limmunit garantita dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici degli Stati esteri (extraterritorialit) altri immobili non possono essere assoggettati a vincoli o espropriazioni per causa di pubblica utilit senza accordo con Santa Sede; non possono essere sottoposti a tributi, e sono esentati da ogni sorveglianza o autorizzazione delle autorit italiane competenti, relativamente allassetto edilizio che la SS ha dato loro

di CARATTERE FUNZIONALE: sono destinate ad assicurare il libero esercizio, in Italia e nel mondo, della suprema potest di governo della Santa Sede sulla Chiesa, e quindi, della sua giurisdizione: immunit degli enti centrali della Chiesa diritto di legazione attivo e passivo, concernenti le immunit personali e territoriali accordate, sul territorio italiano, alle rappresentanze diplomatiche accreditate presso la SS, e alle garanzie in ordine alla libera corrispondenza con la SS di tutti gli Stati, anche belligeranti con lItalia. ecc

di CARATTERE ECONOMICO:

quelle contenute nella convenzione finanziaria allegata al Trattato lateranense esenzione tributaria per le retribuzioni, di qualsiasi natura, dovute dalla SS o enti dalla stessa direttamente
gestiti

esenzione tributaria per determinati immobili pontifici esenzioni da diritti doganali e daziari di merci provenienti dallestero e diretti alla Citt del Vaticano, o per
istituzioni e uffici della SS allocati in territorio italiano. ENTI CENTRALI DELLA CHIESA

Art 11 Trattato: gli enti centrali della Chiesa Cattolica - ovviamente nella misura in cui operano nel territorio
italiano - sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano (salvo le disposizioni delle leggi italiane concernenti gli acquisti dei corpi morali), nonch dalla conversione nei riguardi dei beni immobili ----> ci in ragione della sovranit della Santa Sede, e chia --------------ENTI CENTRALI: CURIA ROMANA + ENTI IN DIRETTO CONTATTO CON LA SANTA SEDE SOVRANA, che li utilizza con funzioni strumentali ed ausiliarie per lesercizio della suprema potest pontificia su tutta la Chiesa ---> traggono vita nellordinamento canonico, dal quale sono interamente disciplinati grazie a leggi speciali derogatorie del diritto canonico comune, che esprimono quella libert di organizzazione dei poteri di governo che uno degli attributi tipici della sovranit. Essi sono riconosciuti in quanto tali dallordinamento italiano, quali sono nellordinamento da cui ripetono personalit giuridica e la statuizione delle loro funzioni, senza alcun specifico atto attributivo o ricognitivo della personalit giuridica civile -----> SONO CATEGORIA DISTINTA, dunque:

dagli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti (agli enti centrali non si applicano le leggi a disciplina di questi): sono soggetti alla giurisdizione italiana e lo Stato ha concordariamente definito quali attivit considera di culto e quali no dagli enti vaticani, che traggono vita nellordinamento dello Stato della Citt del Vaticano ed operano per lo pi in quel territorio; qualora operino in italia sono soggetti al regime giuridico degli enti stranieri (16.2 Preleggi). --------------CONTENUTI DELLESENZIONE: Lo Stato (tutte le pubbliche potest, compresa quella giurisdizionale) ha il dovere, intenzionalmente assunto, di non esercitare le funzioni pubbliche della sovranit, comunque implicanti un intervento nellorganizzazione e nellazione di detti enti centrali della Chiesa e, fra queste, la giurisdizione ----> NB: lesenzione dalla giurisdizione applicazione convenzionale del principio internazionalistico di esenzione dalla G. civile e penale di Stati esteri rispetto al giudice nazionale, con riferimento alla loro organizzazione pubblicistica e alle attivit compiute nellesercizio di un potere statale (con conseguente esclusione dellattivit negoziale di diritto privato): ci reso necessario dal fatto che la SS non ha fini istituzionali n usa attivit per realizzarli comuni a quelle di uno Stato.

in mancanza di una definizione convenuta delle due Parti, pu solo essere rimessa allordinamento canonico
cosa debba intendersi per Santa Sede, Enti centrali e quali attivit debbano consoderarsi poste in essere nellesercizio di un potere statale CARDINALI Prelati che compongono il collegio cardinalizio (compongono la struttura costituzionale della Chiesa ed esercitano in essa una delle funzioni pi elevate) cui sono conferiti 2 compiti: eleggere il Pontefice assistere il Pontefice collegialmente (per trattare le questioni di maggiore importanza nel governo della Chiesa universale) ed individualmente (nella gestione dei diversi uffici ad essi affidati per la cura quotidiana della Chiesa universale) Trattato:

art 11: Le garanzie relative agli enti centrali si applicano ai cardinali e al collegio cardinalizio nel suo insieme. art 21: prevede alcune norme specifiche sui cardinali:

Tutti i cardinali godono in Italia degli onori divuti ai principi di sangue --> NB: il trattato fu stipulato in tempi
monarchici, nel cui ordinamento (monarchico) a coloro che erano pi prossimi al sovrano era riservato un particolare trattamento dal punto di vista formale (nelle cerimonie pubbliche i cardinali vengono subito dopo il Presidente della Repubblica - Re) e dal punto di vista giuridico: lassunzione della loro testimonianza - in sede civile o penale - pu avvenire nel domicilio o luogo da essi scelto, salvo rinuncia)

I cardinali residenti in Roma, anche fuori dalla Citt del Vaticano, sono a tutti gli effetti cittadini della
medesima

Durante la vacanza della Sede apostolica, o in caso di convocazione di Concilii, lItalia provvede in modo
speciale a che non sia ostacolato (dal Governo, amministrazione, polizia, autorit giudiziaria) il libero transito ed accesso dei cardinali attraverso il territorio italiano al Vaticano, e che non si ponga limitazione o impedimento alla loro libert personale (es, Cardinale di uno Stato in conflitto con lItalia o sottoposto a provvedimenti restrittivi della libert personale perch condannato a pena detentiva) Concordato: Non prevede norme specifiche sui cardinali, ma ad essi, in quanto ecclesiastici, si applicano una serie di disposizioni di portata generale:

art 2 lett b Protocollo addizionale: la Repubblica Italiana assicura che lautorit giudiziaria dar comunicazione allautorit ecclesiastica competente per territorio (Santa Sede, in questo caso) dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici

art 4: non sono tenuti a dare ai magistrati o altra autorit informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragioni del loro ministero ------------La pi recente esperienza giuridica mette in luce una certa inadeguatezza della normativa di origine convenzionale in ordine alle tutele che lordinamento italiano chiamato ad assicurare nei confronti del collegio cardinalizio (e delle funzioni costituzionali che esso chiamato a svolgere). OSSERVATORE ROMANO E RADIO VATICANA Can 747: la Chiesa ha il dovere e il diritto nativo, indipendentemente da qualsiasi umana potest, di annunciare la sua dottrina e dare il suo giudizio morale, anche su questioni che attengono lordine sociale, quando ci sia richiesto dalla salvaguardia dei diritti fondamentali della persona umana o dalla sua salvezza spirituale. Art 2 Conc: la Chiesa libera di esercitare il proprio magistero; assicurata la reciproca libert di comunicazione e corrispondenza tra Santa Sede e le diverse realt del mondo cattolico, e la libert di pubblicazione e diffusione di atti e documenti relativi alla sua missione Preambolo Trattato: assicura alla SS una condizione di fatto e diritto che le garantisce assoluta indipendenza per ladempimento della sua alta missione nel mondo. Per lesercizio della sua FUNZIONE MAGISTRALE (munus docendi) il Pontefice si serve degli strumenti di comunicazione sociale che la tecnologia gli mette a disposizione, tra i quali 2 hanno particolare rilievo:

OSSERVATORE ROMANO: pubblicazione quotidiana con sede nella Citt del Vaticano, dove interamente redatta e stampata: in virt del principio di territorialit la sua attivit interamente disciplinata dalla legge vaticana civile, commerciale, penale (dunque ad esso non si applicano le disposizioni italiane sulla stampa - es, quelle in materia di responsabilit oggettiva dei direttori responsabili di pubblicazioni periodiche): NB: IN ITALIA NON SONO PERSEGUIBILI REATI A MEZZO STAMPA COMMESSI IN TERRITORIO VATICANO, in quanto:

artt 3.2 e 7 n5 cp: La legge italiana obbliga il cittadino o lo straniero che si trovi allestero solo nei casi
stabiliti dalla legge stessa o da convenzioni internazionali ---> le ipotesi non ricorrono in questa fattispecie

inoltre, la consumazione dei reati commessi a mezzo stampa avviene nel luogo in cui lo stampato ha avuto
la sua prima diffusione: dunque il giudizio sottratto alla giurisdizione italiana, anche se il giornale, dopo la prima diffusione, venga poi venduto allestero (cio in Italia)

RADIO VATICANA: lemittente ha personalit giuridica con sede nella Citt del Vaticano, ed ha lo scopo di annunciare con libert, fedelt, ed efficacia il messaggio cristiano e collegare il centro della cattolicit con i diversi paesi del mondo ---> BUONA PARTE DEGLI IMPIANTI TRASMITTENTI SI TROVANO IN ITALIA, in area coperta da extraterritorialit: la convenzione del 1951 tra Italia e SS inquadrava infatti tra gl oneri assunti dallItalia al momento della costituzione della Citt del Vaticano di provvedere al collegamento di questo con gli altri Stati tramite collegamenti radiofonici e radiotelegrafici (il territorio vaticano infatti troppo esiguo), PRIFILI DI GIURIDICITA DELLEMITTENTE:

avendo sede in Vaticano, soggiace completamente allordinamento canonico (e non a quello italiano) e, per
quanto di competenza, a quello vaticano.

gli impianti allocati in territorio italiano rientrano nelle immunit di diritto internazionale delle Sedi degli agenti
diplomatici di Stati esteri le onde elettromagnetiche che attraversano il territorio italiano sono soggette alle disposizioni di diritto internazionale generale e convenzionale ad esse applicabili o che specificamente le riguardano

NB: la L 680/1952 che ha reso esecutiva la convenzione garantita dallart 10 Cost, che ha costituzionalizzato
il principio di diritto internazionale generale pacta sunt servanda: dunque la modificazione giuridica attuale degli impianti trasmittenti della Radio Vaticana in area extraterritoriale e le modalit di funzionamento dellemittente possono avvenire solo attraverso la via dellaccordo internazionale ----> dunque la RV non pu essere chiamata a rispondere davanti al giudice italiano in base a norme che ad essa non possono applicarsi e per unattivit il cui esercizio riconosciuto come diritto da una convenzione internazionale. IL CARATTERE SACRO DI ROMA art 1.2 Concordato: il Governo italiano, in considerazione del carattere sacro della Citt eterna, sede vescovile del Pontefice, centro del mondo sacro e meta dei pellegrinaggi, impegnato ad impedire tutto ci che a Roma potesse essere in contrasto con questo carattere (disposizione pressoch inapplicata):

la norma fu criticata, in quanto la genericit dellimpegno assunto dallItalia richiava di rendere arbitrario
lesercizio delle funzioni pubbliche da parte dellautorit governativa (soprattutto lesercizio dei poteri di interdizione e polizia) con possibile lesione delle libert individuali e collettive ----> la disposizione era intesa ad accordare specifiche garanzie alla Libertas Ecclesiae in rapporto alla peculiare situazione della citt di Roma, nel cui territorio si trovano organi di governo della Chiesa universale e le rappresentanze diplomatiche accreditate presso la SS. art 2.4 Conc (testo in vigore) : La Repubblica italiana riconosce il particolare significato che Roma, sede vescovile sel Sommo Pontefice, ha per la cattolicit

la disposizione, ancor pi generale, pu legittimare interventi del legislatore e della PA destinati specificamente
a Roma, in quanto sede vescovile del Papa e centro della cattolicit e volti a garantire una migliore esplicitazione delle funzioni e a relazioni connesse a quel carattere (es, leggi e regolamenti speciali in materia di urbanistica, trasporti, relazioni internazionali, accoglienza di Pellegrini, servizi sociali e sanitari, turismo religioso ecc) 20. LO STATO DELLA CITTA DEL VATICANO Sorge il 7 giugno 1929 allatto dello scambio delle ratifiche relative ai protocolli costituenti i Patti lateranensi. Ha indubbia natura di STATO, in quanto ricorrono i relativi elementi costitutivi:

territorio: ha superficie di 0,49 Kmq ed del tutto sottratto alla sovanit italiana, essendo territorio neutro e
inviolabile (distinto dagli immobili godenti della extraterritorialit) ---> ordinamento giuridico originario

popolo: la cittadinanza si acquista in base al Trattato lateranense, in base a criteri funzionali (in ragione del
servizio prestato dal cittadino vaticano alla Santa Sede), diversi dai soliti (ius sanguinis, ius soli)

potest sovrana (compete alla SS in senso stretto): era volont delle Parti contranenti il Trattato di reastaurare
una sovranit temporale del Pontefice, indiscutibile in campo internazionale volta ad assicurargli lassoluta e visibile indipendenza - lo Stato Vaticano si distingue dalla Chiesa Cattolica -----> forma di governo monarchia assoluta ed elettiva (TUTTI I POTERI COMPETONO AL SOVRANO) ORGANIZZAZIONE INTERNA (ad oggi disciplinata dalla Legge fondamentale dello SCV del 22 febbraio 2001)

IL SOMMO PONTEFICE:

ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo, giudiziario:

durante il periodo di sede vacante, gli stessi spettano al COLLEGIO CARDINALIZIO, che pu per emanare
disposizioni legislative solo in caso di urgenza e con efficacia limitata alla durata della vacanza, salvo successiva conferma del Pontefice.

ad esso riservata la rappresentanza internazionale dello Stato Vaticano (nei rapporti con Stati esteri e soggetti di diritto internazionale) per le relazioni diplomatiche e la conclusione dei trattati, e la esercita tramite la Segreteria di Stato. Potere legislativo: salva la prerogativa del Pontefice di riservarne lesercizio a s o altre istanze, normalmente esercitato dalla Pontificia commissione (cardinalizia) per lo SCV, i cui membri sono nominati per 5 anni dal Pontefice; i progetti di legge sono sottoposti alla considerazione del Pontefice per il tramite della Segreteria di Stato. Potere esecutivo: esercitato dal Presidente del Governatorato dello SCV (stesso cardinale che presiede la Pontificia commissione, coadiuvato da un segretario generale e suo vicesegretario), il quale: ha rappresentanza giurdica dello Stato (non internazionale) pu emanare ordinanze attuative di leggi o regolamenti dispone della forza pubblica ai fini della sicurezza e polizia di Stato in caso di urgente necessit, pu emanare disposizioni aventi forza di legge, da confermarsi entro 90 gg dalla Pontificia commissione, a pena di inefficacia nelle materie di maggior importanza procede di concerto con la Segreteria di Stato, alla quale sono sottoposti bilancio preventivo e consuntivo dopo lapprovazione della Pontificia commissione

previsto un ceto consultivo dello Stato (consigliere generale + consiglieri di Stato) con funzioni di
consulenza nellattivit di produzione legislativa e nellattivit amministrativa Potere giudiziario: esercitato, in nome del Pontefice, da organi costituiti secondo lordinamento giudiziario dello Stato (i magistrati vaticani sono titolari di potest ordinaria vicaria):

giudice unico, tribunale, Corte dAppello, promotore di giustizia (funzioni di PM) sono nominati dal Pontefice Corte di cassazione: i componenti sono designati ex lege

in qualsiasi causa civile o penale ed in qualsiasi stadio della medesima il SP pu deferirne istruttoria e
decisione ad una particolare istanza, anche con facolt di pronunciare secondo equit e con esclusione di ogni ulteriore gravame il SP ha facolt di concedere amnistie, indulti, condoni e grazie controversie relative ai rapporti di lavoro tra dipendenti di Stato e PA: il pubblico dipendente che ritenga leso un suo diritto da un provvedimento amministrativo pu alternativamente ricorrere allautorit giudiziaria vaticana o allULSA (Ufficio di Lavoro della Sede Apostolica) tutela dei diritti e interessi legittimi rispetto agli atti amministrativi: il ricorso gerarchico (davanti allautorit amministrativa gerarchicamente superiore a quella che ha emesso latto) per motivi di legittimit e merito preclude, nella stessa materia, il ricorso allautorit giudiziaria, salvo il SP non lautorizzi nel singolo caso ---> rimane fermo il ricorso in via di grazia al sommo pontefice per lannullamento, revoca, riforma di un provvedimento amministrativo, per ragioni di legittimit o opportunit.

FONTI DEL DIRITTO VATICANO (L 71/2008) 1 - ORDINAMENTO CANONICO (codex, leggi canoniche extracodiciali generali e speciali): prima fonte normativa e criterio riferimento interpretativo; 2 - FONTI PRINCIPALI: Legge fondamentale

leggi promulgate dal Sommo Pontefice, dalla Pontificia Commissione o altre autorit cui il SP ha conferito potere legislativo ----> Leggi di Pio 11 emanate allatto di costituzione dello Stato, ancora in vigore: legge 4 sullordinamento amministrativo; legge 5 sullordinamento economico, commerciale e professionale; legge 6 sulla pubblica sicurezza; hanno sostituito quelle originarie del 1929 la legge 131/2001 sulla cittadinanza, residenza, accesso e la legge 71/2008 sulle fonti del diritto vaticano;

tra le materie riservate alla legislazione vaticana o diritto canonico (precisate dalla legge 71) vi sono:
cittadinanza vaticana, capacit negoziale di chierici e religiosi cittadini vaticani, matrimonio (regolato esclusivamente dal diritto canonico, non prevedendo lordinamento vaticano un matrimonio civile), adozione, prescrizione con riferimento ai beni ecclesiastici, donazioni, lasciti mortis causa per opere Pie, registrazioni anagrafiche, rapporto di lavoro

leggi e regolamenti emanati dalle competenti autorit dello Stato sono pubblicate su un supplemento degli Acta
Apostolicae Sedis (salvo sia prescritta una diversa forma di pubblicazione) ed entrano in vigore il giorno della pubblicazione (salvo espressamente stabilito un termine diverso) 3 - FONTI SUPPLETIVE (leggi e atti normativi emanati da autorit italiane oggetto di rinvio):

codice civile 1942, codice penale 1889, codice di procedura penale 1913 (codice di procedura civile del 1865 inizialmente richiamato - stato sostituito con un cpc vaticano nel 1946); norme italiane di diverso grado gerarchico in materia di pesi, misure, brevetti, ferrovie, poste, telecomunicazioni, trasmissione di emergia elettrica, aviazione, automobili e relativa circolazione, malattie infettive e contagiose, polizia edilizia e urbana, igiene e sanit pubblica -----> le norme italiane oggetto di rinvio materiale non sono recepite in via automatica, ma grazie ad unesplicita volont di volta in volta espressa dalla competente autorit vaticana e incontrano il limite della conformit al diritto divino, ai principi generali del diritto canonico, Patti lateranensi e successivi Accordi

lordinamento giurudico vaticano si conforma alle norme di diritto internazionale generale e convenzionale (derivanti da Trattati/Accordi di cui sia parte la Santa Sede: trovano esecuzione in via automatica) La legge 71 stabilisce criteri cui attenersi in caso di lacune normative/inapplicabilit di norme italiane richiamate in via civile e penale: la GIURISPRUDENZA costituisce FONTE SUPPLETIVA del diritto vaticano. VATICANO E ORDINAMENTO INTERNAZIONALE Deve ritenersi che lo Stato Vaticano abbia SOGGETTIVITA DI DIRITTO INTERNAZIONALE DISTINTA DALLA SANTA SEDE....(e non mero destinatario di norme internazionali, con soggettivit spettante solo alla SS), in quanto:

uno Stato, alla quale categoria una norma internazionale consuetudinaria riconosce soggettivit alcune norme consuetudinarie distinguono tra soggettivit della Santa Sede e dello Stato vaticano attivit e fini dello Stato Vaticano sono riconducibili entro lordine temporale, mentre quelli della SS entro quello spirituale (Lo SCV membro regolare di organizzazioni internazionali governative, e questo fatto spesso ha fornito alla SS strumento giuridico formale per entrare a far parte di organismi costituiti da Stati - es, per questo stato ammesso un osservatore permanente della SS allONU) .....PUR SE AD ESSA COLLEGATA: tra SS e SCV esiste su piano internazionale un rapporto di unione organica, con carattere speciale rispetto a quella conosciuta tra Stati, in ragione del rapporto funzionale esistente tra i due enti, per cui lo SCV partecipa in forma strumentale e indiretta al perseguimento delle finalit religioso/spirituali della SS, e pi in generale della Chiesa ----> rientra nella categoria degli Stati-mezzo (e non in quella ordinaria degli Stati-fine). VATICANO E STATO ITALIANO La particolare condizione della Citt del Vaticano (esiguo territorio, condizione di enclave) ha imposto ladozione di una serie di garanzie specifiche e rapporti giuridici speciali previsti dal Trattato lateranense istitutivo dello Stato e convenzioni successive integrative -----> vi sono vari gruppi di norme, relative a:

Condizione di enclave:

lItalia garantisce laccesso a servizi: fornitura dacqua, collegamento ferroviario, allacciamento servizi telefonici/telegrafici/radiofonici/postali, coordinamento degli altri servizi pubblici relativamente alle zone adiacenti lo SVC, si impegnata a non permettere nuove costruzioni che costituiscano introspetto, e per quanto riguarda le zone adiacenti P.zza S. Pietro, a concordare con le autorit vaticane qualsiasi mutamento edilizio o stradale accesso e uscita dallo SCV: libero per personale diplomatico e inviati dei governi esteri presso SS, dignitari ecclesiastici, rappresentanti pontifici dallestero; merci provenienti dallestero verso SCV: sempre ammesse, da qualunque punto del confine e porto italiano, e transitano in Italia con piena esenzione dai diritti doganali e daziari P.zza S. Pietro: fa parte dello SCV ma aperta al pubblico, e soggetta ai poteri di polizia delle autorit italiane, che si arresteranno ai piedi della scalinata della Basilica, salvo invitate ad intervenire dallautorit competente: in caso di delitti commessi quando la piazza aperta, se lautore stato catturato/consegnato alla polizia italiana, lautorit giudiziaria pu procedere nei suoi confronti e si applica la legge penale italiana; in caso di delitti commessi quando la piazza stata eccezionalmente chiusa dalla SS, le autorit italiane rimarranno al di l del colonnato berniano a meno che non siano invitate oltre dallautorit competente, e si applica la legge penale vaticana. Notificazione di atti italiani in Vaticano e viceversa: in linea generale, si seguono le ordinarie procedure sulle notificazioni in via diplomatica (es, materia penale) notificazione di atti in materia civile e commerciale (L. 379/1933): istanza dellinteressato al procuratore della Repubblica competente, che le inoltra al promotore di giustizia presso il Vaticano (e viceversa) ---> convenuta in giudizio la SS e il Pontefice (in rapporto al suo patrimonio privato): citazione al cardinale segretario di Stato; se convenuto lo SCV: citazione al presidente del governatorato Rapporti giudiziari (giurisdizione penale)

per la punizione dei delitti commessi in territorio vaticano, nel caso di delega della SS (per il caso singolo o permanente) o nel caso limputato si sia rifugiato in Italia (anche tradottovi con la forza dallautorit di pubblica sicurezza), provvede lItalia secondo la legge penale italiana; la SS consegner allItalia le persone imputate di atti commessi in territorio italiano e rifugiatesi in Vaticano, se gli atti sono ritenuti delittuosi da ambedue gli ordinamenti, al di l della cittadinanza dellimputato (specifica fattispecie di estradizione a favore dellItalia, derogatrice delle norme di diritto comune e internazionale) -----> se invece latto commesso in Stato diverso dallItalia si applicano le disposizioni sullestradizione di cui allordinamento vaticano: non sarebbe possibile se fosse cittadino vaticano, il fatto non fosse previsto come reato dalla legge vaticana, e nel caso di delitti politici o altri connessi

reati commessi in territorio italiano da chi si poi rifugiato in immobile pontificio coperto da extraterritorialit: la SS obbligata a consegnarli allo Stato Italiano. esecuzione in Italia delle sentenze pronunciate dai tribunali vaticani: si applicano le norme di diritto internazionale: il procedimento si attiva per via diplomatica, seguendo poi le procedure indicate dalla normativa italiana relativa. VATICANO ED EUROPA Lo SCV non fa parte dellUE, ma ne divenuta enclave dal momento in cui lItalia ne fa parte. La Legge sulle fonti del diritto, laddove rinvia alla legislazione italiana in una serie di materie, specifica che le norme richiamate, da osservarsi nello SCV, non sono solo quelle contenute in leggi o regolamenti italiani, ma anche quelle contenute nei Trattati ratificati dallItalia e relative disposizioni di esecuzione (tutta la normativa europea vigente nellordinamento italiano) La Convenzione monetaria SCV-UE: lo SCV, utilizzando lEuro come sua moneta ufficiale, si anche assunto limpegno a prendere, entro il 31 dicembre 2010, tutte le misure appropriate per adeguare il proprio ordinamento agli atti giuridici UE in materia di banconote e monete in euro, nonch di prevenzione e contrasto del riciclaggio di denaro, frode,

falsificazione di mezzi di pagamento (in puntuale adempimento, il 30 dicembre 2010 sono state emanate 4 leggi vaticane ecc...)