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Ecco alcuni brani del nuovo libro del Papa

Il ruolo di una donna, Maria, nella storia del mondo [La genealogia di Matteo] termina con una donna: Maria che, in realt, un nuovo inizio e relativizza lintera genealogia. Attraverso tutte le generazioni, tale genealogia aveva proceduto secondo lo schema: Abramo gener Isacco. Ma alla fine compare una cosa ben diversa. Riguardo a Ges non si parla pi di generazione, ma si dice: Giacobbe gener Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale nato Ges, chiamato Cristo (Mt 1,16). Nel successivo racconto della nascita di Ges, Matteo ci dice che Giuseppe non era il padre di Ges e che egli intendeva ripudiare Maria in segreto a causa del presunto adulterio. E allora gli viene detto: Ci che in lei stato concepito opera dello Spirito Santo (Mt 1,20). Cos, lultima frase d una nuova impostazione dellintera genealogia. Maria un nuovo inizio. Il suo bambino non proviene da alcun uomo, ma una nuova creazione, stato concepito per opera dello Spirito Santo. La genealogia rimane importante: Giuseppe giuridicamente il padre di Ges. Mediante lui, Egli appartiene secondo la Legge, legalmente, alla trib di Davide. E tuttavia viene da altrove, dallalto da Dio stesso. Il mistero del di dove, della duplice origine, ci viene incontro in modo molto concreto: la sua origine determinabile e, tuttavia, un mistero. Solo Dio nel senso proprio il Padre suo. La genealogia degli uomini ha la sua importanza riguardo alla storia del mondo. E, ciononostante, alla fine Maria, lumile vergine di Nazaret, colei in cui avviene un nuovo inizio, ricomincia in modo nuovo lessere persona umana. Capitolo 1: Di dove sei tu? (Gv 19,9), pp. 15-16 La risposta essenziale di Maria allAnnunciazione: il suo semplice s. [Maria] si dichiara serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38). Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico laspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libert umana. Non pu redimere luomo, creato libero, senza un libero s alla sua volont. Creando la libert, Dio, in un certo modo, si reso dipendente dalluomo. Il suo potere legato al s non forzato di una persona umana. Cos Bernardo mostra come, nel momento della domanda a Maria, il cielo e la terra, per cos dire, trattengono il respiro. Dir s? Lei indugia Forse la sua umilt le sar dostacolo? Per questa sola volta le dice Bernardo non essere umile, bens magnanima! Dacci il tuo s! questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore esce la risposta: Avvenga per me secondo la tua parola. il momento dellobbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione pi elevata della libert umana. Maria diventa madre mediante il suo s. I Padri della Chiesa a volte hanno espresso tutto ci dicendo che Maria avrebbe concepito mediante lorecchio e cio: mediante il suo ascolto. Attraverso la sua obbedienza, la Parola entrata in lei e in lei diventata feconda. In questo contesto, i Padri hanno sviluppato lidea della

nascita di Dio in noi attraverso la fede e il Battesimo, mediante i quali sempre di nuovo il Logos viene a noi, rendendoci figli di Dio. Pensiamo, per esempio, alle parole di santIreneo: Come luomo passer in Dio, se Dio non passato nelluomo? Come abbandoneranno la nascita per la morte, se non saranno rigenerati mediante la fede in una nuova nascita, donata in modo meraviglioso ed inaspettato da Dio, nella nascita dalla Vergine, quale segno della salvezza? (Adv. haer. IV 33, 4; cfr. H. Rahner, Symbole der Kirche, p. 23). Capitolo 2: Lannuncio della nascita di Giovanni Battista e della nascita di Ges, pp. 46-47 Il quadro storico e teologico della narrazione della nascita nel Vangelo di Luca In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordin che si facesse il censimento di tutta la terra (Lc 2,1). Con queste parole Luca introduce il suo racconto sulla nascita di Ges e spiega perch essa avvenuta a Betlemme: un censimento con lo scopo di determinare e poi riscuotere le imposte la ragione per cui Giuseppe con Maria, sua sposa, che incinta, vanno da Nazaret a Betlemme. La nascita di Ges nella citt di Davide si colloca nel quadro della grande storia universale, anche se limperatore non sa nulla del fatto che questa gente semplice, a causa sua, in viaggio in un momento difficile e cos, apparentemente per caso, il bambino Ges nascer nel luogo della promessa. Per Luca il contesto storico-universale importante. Per la prima volta viene registrata tutta la terra, lecumene nel suo insieme. Per la prima volta esiste un governo e un regno che abbraccia lorbe. Per la prima volta esiste una grande area pacificata, in cui i beni di tutti possono essere registrati e messi al servizio della comunit. Solo in questo momento, in cui esiste una comunione di diritti e di beni su larga scala e una lingua universale permette ad una comunit culturale lintesa nel pensiero e nellagire, un messaggio universale di salvezza, un universale portatore di salvezza pu entrare nel mondo: , difatti, la pienezza dei tempi. Capitolo 3: La nascita di Ges a Betlemme, pp. 71-72 La gioia del Natale Langelo del Signore si presenta ai pastori e la gloria del Signore li avvolge di luce. Essi furono presi da grande timore (Lc 2,9). Langelo, per, dissipa il loro timore e annuncia loro una grande gioia, che sar di tutto il popolo: oggi, nella citt di Davide, nato per voi un Salvatore, che Cristo Signore (Lc 2,10s). Viene loro detto che, come segno, avrebbero trovato un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. E subito apparve con langelo una moltitudine dellesercito celeste, che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel pi alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini del [suo] compiacimento (Lc 2,12-14). Levangelista dice che gli angeli parlano. Ma per i cristiani era chiaro fin dallinizio che il parlare degli angeli un cantare, in cui tutto lo splendore della grande gioia da loro annunciata si fa percettibilmente presente. E cos, da quellora in poi, il canto di lode degli angeli non mai pi cessato. Continua attraverso i secoli in sempre nuove forme e nella celebrazione del Natale di Ges risuona sempre in modo nuovo. Si pu ben comprendere che il semplice popolo dei credenti abbia poi sentito cantare anche i pastori, e, fino ad oggi, nella Notte Santa, si unisca alle loro melodie, esprimendo col canto la

grande gioia che da allora sino alla fine dei tempi a tutti donata. Capitolo 3: La nascita di Ges a Betlemme, pp. 87-88 Astrologia e religione nella storia dei Magi Gregorio Nazianzeno dice che nel momento stesso in cui i Magi si prostrarono davanti a Ges, sarebbe giunta la fine dellastrologia, perch da quel momento le stelle avrebbero girato nellorbita stabilita da Cristo (Poem. dogm. V, 55-64: PG 37, 428-429). Nel mondo antico, i corpi celesti erano guardati come potenze divine che decidevano del destino degli uomini. I pianeti portano nomi di divinit. Secondo lopinione di allora, essi dominavano in qualche modo il mondo, e luomo doveva cercare di venire a patti con queste potenze. La fede nellunico Dio, testimoniata dalla Bibbia, ha qui operato ben presto una demitizzazione, quando il racconto della creazione, con magnifica sobriet, chiama il sole e la luna le grandi divinit del mondo pagano lampade che Dio, insieme con tutta la schiera delle stelle, appende alla volta celeste (cfr. Gen 1,16s). Entrando nel mondo pagano, la fede cristiana doveva nuovamente affrontare la questione delle divinit astrali. Per questo, nelle Lettere dalla prigionia agli Efesini e ai Colossesi, Paolo ha fortemente insistito sul fatto che il Cristo risorto ha vinto ogni Principato e Potenza dellaria e domina tutto luniverso. In questa linea sta anche il racconto della stella dei Magi: non la stella a determinare il destino del Bambino, ma il Bambino guida la stella. Volendo, si pu parlare di una specie di svolta antropologica: luomo assunto da Dio come qui si mostra nel Figlio unigenito pi grande di tutte le potenze del mondo materiale e vale pi delluniverso intero. Capitolo 4: I Magi dOriente e la fuga in Egitto, pp. 118-119 Ges lascia la famiglia perch deve essere presso il Padre La risposta di Ges alla domanda della madre impressionante: Ma come? Mi avete cercato? Non sapevate dove deve essere un figlio? Che cio deve trovarsi nella casa del Padre, nelle cose del Padre (Lc 2,49)? Ges dice ai genitori: mi trovo proprio l dove il mio posto presso il Padre, nella sua casa. In questa risposta sono importanti soprattutto due cose. Maria aveva detto: Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo. Ges la corregge: io sono presso il Padre. Non Giuseppe mio padre, ma un Altro Dio stesso. A Lui appartengo, presso di Lui mi trovo. Pu forse essere espressa pi chiaramente la figliolanza divina di Ges? Con ci direttamente connessa la seconda cosa. Ges parla di un dovere al quale Egli si attiene. Il figlio, il bambino deve essere presso il padre. La parola greca de, che Luca qui usa, ritorna sempre nei Vangeli l dove viene presentata la disposizione della volont di Dio, alla quale Ges sottomesso. Egli deve soffrire molto, essere rifiutato, venire ucciso e risorgere, come dice ai discepoli dopo la professione di Pietro (cfr. Mc 8,31). Questo deve vale gi anche in questo momento iniziale. Egli deve essere presso il Padre, e cos diventa chiaro che ci che appare come disobbedienza o come libert sconveniente nei confronti dei genitori, in realt, proprio espressione della sua obbedienza filiale. Egli nel Tempio non come ribelle contro i genitori, bens proprio come Colui che obbedisce, con la stessa obbedienza che condurr alla Croce e alla Risurrezione. Epilogo: Ges dodicenne nel Tempio, pp. 143-144

Cresceva in sapienza, et e grazia: Ges vero uomo e vero Dio importante anche ci che Luca dice sulla crescita di Ges non solo in et, ma anche in sapienza. Da una parte, nella risposta del dodicenne si reso evidente che Egli conosce il Padre Dio dal di dentro. Egli solo conosce Dio, non soltanto attraverso persone umane che lo testimoniano, ma Egli lo riconosce in se stesso. Come Figlio, Egli sta a tu per tu con il Padre. Vive alla sua presenza. Lo vede. Giovanni dice che Egli lUnico che nel seno del Padre e perci pu rivelarlo (Gv 1,18). proprio ci che diventa evidente nella risposta del dodicenne: Egli presso il Padre, vede le cose e gli uomini nella sua luce. Tuttavia anche vero che la sua sapienza cresce. In quanto uomo, Egli non vive in unastratta onniscienza, ma radicato in una storia concreta, in un luogo e in un tempo, nelle varie fasi della vita umana, e da ci riceve la forma concreta del suo sapere. Cos appare qui, in modo molto chiaro, che Egli ha pensato ed imparato in maniera umana. Diventa realmente chiaro che Egli vero uomo e vero Dio, come sesprime la fede della Chiesa. Il profondo intreccio tra luna e laltra dimensione, in ultima analisi, non lo possiamo definire. Rimane un mistero e, tuttavia, appare in modo molto concreto nella breve narrazione sul dodicenne una narrazione che cos apre al tempo stesso la porta verso il tutto della sua figura, che poi ci viene raccontato dai Vangeli. Epilogo: Ges dodicenne nel Tempio, pp. 146-147