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Traduzione del romanzo :

Voyage au pays de la quatrime dimension di Gaston de Pawlowski


A cura di : Alberto Tiraferri albertotiraferri@msn.com 192 Foster Street 06501 New Haven, CT USA Tel: +1 203.503.7450

Gentile Editore, con piacere che le sottopongo questo manoscritto con la traduzione italiana del romanzo Voyage au pays de la quatrime dimension di Gaston de Pawlowski, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1923. Ritengo importante sottolineare la significativit di questo romanzo per diversi motivi di carattere sia artistico che sociale e politico. Lautore del romanzo, Gaston de Pawlowski, stato una figura di spicco della cultura francese del primo quarto del secolo scorso, influente sia nel campo dellarte che dei costumi, essendo direttore dei giornali Le Vlo , LOpinion , Comdia , e anche fondatore della Union vlocyclopdique de France . Soprattutto la rivista teatrale Comdia fu molto importante al tempo, conoscendo una diffusione altissima e proponendo frequenti incursioni tra le avanguardie del periodo, tra cui il movimento Dada e il Futurismo. Il romanzo si inserisce perfettamente nel dibattito artistico di inizio XX secolo, momento in cui larte era fortemente attratta da una parte dalle scoperte della scienza, e dallaltra dalle ricerche dellinconscio e dellirrazionale. Il racconto ad oggi riconosciuto come il maggiore impulso alla pi importante creazione di Marcel Duchamp, e cio Il grande Vetro , oggi conservato al Philadelphia Museum of Art. Per scoprire ed approfondire le relazioni che legano lopera artistica al romanzo di Pawlowski, interessante leggere il saggio di Jean Clair, direttore della Biennale di Venezia, Marcel Duchamp Il grande illusionista , pubblicato in Italia da Abscondita nel 2003. Lintroduzione alla presente edizione del romanzo di Jean Clair stesso. Come ben sottolinea lintellettuale francese, il romanzo, tra i primi scritti di carattere fantascientifico basati sulla matematica, si trasforma da fantasia matematica a favola morale, traendo spunto dalla situazione socio-politica del tempo e proponendo una nuova visione della societ e della condizione umana. Anche per questo Pawlowski definito da Jean Clair un grande umanista da riscoprire. La presente traduzione si riferisce alledizione francese pi recente, delleditore Images Modernes ditions. Delledizione fanno anche parte, come gi accennato, unintroduzione di Jean Clair e in pi una prefazione dellautore stesso. Avendo avuto contatti con la casa editrice francese, questi mi hanno confermato che in Italia attualmente nessuno possiede i diritti, bench Adelphi li avesse acquistati nel 1978, senza mai pubblicare. La ringrazio per considerare questo manoscritto. Cordiali saluti, Alberto Tiraferri 09/05/2008

VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIME DIMENSION

Gaston de Pawlowski
INTRODUZIONE
Vi ricordate un tale chiese un giorno Marcel Duchamp che si chiamava, mi sembra, Povolowski? Era un editore di rue Bonaparte. Non ricordo esattamente il suo nome. Aveva scritto degli articoli su un giornale sulla volgarizzazione della quarta dimensione, per spiegare che cerano degli esseri piatti che hanno solo due dimensioni []. In ogni caso, a quellepoca avevo cercato di leggere delle cose di questo Povolowski che spiegassero le misure, le linee rette, le curve Tutto questo operava nella mia testa quando lavoravo, sebbene nel Grande Vetro non abbia quasi mai usato calcoli. Semplicemente ho pensato allidea di una proiezione, di una quarta dimensione invisibile poich non si pu vederla con gli occhi. Poich sapevo che si poteva riportare lombra prodotta da una cosa a tre dimensioni, un oggetto qualsiasi come la proiezione del Sole sulla Terra produce due dimensioni , per analogia puramente intellettuale pensavo che la quarta dimensione potesse proiettare un oggetto a tre dimensioni, ossia, che ogni oggetto a tre dimensioni che noi vediamo comunemente, sia la proiezione di una cosa a quattro dimensioni che non conosciamo. Era un poco un sofisma, ma dopo tutto era possibile. su questo che ho basato la Sposa nel Grande Vetro1 Raramente Duchamp si spiegher pi chiaramente sulle fonti di questa opera enigmatica, la Sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche, detta il Grande Vetro, considerata una delle opere pi celebri dellarte del nostro tempo. Questa volta si trattava di fonti letterarie: proprio il libro che si trover riedito qui. * Chi era dunque il suo autore Povolowski, di cui non si ricorda esattamente il nome, o meglio che il suo interlocutore avr trascritto male, ma i cui scritti lavoravano nella sua testa mentre plasmava les machines celibataires della sua Opus magnum2? Non altro che Gaston de Pawlowski, autore di un romanzo apparso nel 1912, Voyage au pays de la quatrime dimension, e che conobbe allora una immensa fortuna. Curioso personaggio davvero questo Gaston Williams Adam de Pawlowski, oggi un po dimenticato, nonostante si tenga da qualche tempo, oltre il famoso Voyage, a rieditare testi meno conosciuti3. Figlio di un ingegnere delle ferrovie, nacque a Joigny nellYonne nel 1874 e mor a Parigi nel 1933. Aveva studiato al Liceo Condorcet, poi a lEcole des Sciences Politiques, nominato dottore in diritto nel 1901. Essenzialmente giornalista, direttore del Velo e de LOpinion, incaricato a lungo della cronaca artistica al giornale, giocher un ruolo essenziale specialmente alla direzione di Comdia. Ne fu il redattore capo dalla sua fondazione, il 1 ottobre 1907, fino al 19144. Comdia, che era un quotidiano, fu il primo anno dedicato unicamente agli spettacoli, soprattutto teatrali. Ma, a partire dal 1908 apparvero rubriche letterarie, poi artistiche, che occuperanno uno spazio sempre maggiore. La cronaca letteraria era fatta dallo stesso Pawlowski, quella artistica da Arsene Alexandre, presto seguto, dal 1909, da Andr Warnod. Pur essendo Comdia un giornale popolare, Pawlowski seppe conferirgli una qualit eccezionale. Il tono era, per lepoca, singolarmente aperto a tutte le audacie. Un giorno Pawlowski prendeva le difese del nudo a teatro. Un altro giorno raccomandava agli artisti luso di tutti quei mezzi che le scoperte tecniche potevano mettere a loro disposizione: fotografia, riproduzione meccanica E questo non gli mancava, ogni
Marcel Duchamp, Entretiens avec Pierre Capanne, Paris, Belfond, 1967, p.67 Sui rapporti Duchamp-Pawlowski, mi permetto di rinviare al mio libro, Marcel Duchamp o Il grande illusionista, Milano, Abscondita, 2003 (Marcel Duchamp ou Le grand fictif, Paris, Galile, 1975). 3 Anche le Inventions nouvelles et dernires nouveauts (1916), rieditato nel 1973 da Francois Caradec presso Balland, e, propio recentemente, i suoi Paysages anims (1909), rieditato nel 2003 da Eric Walbecq e Jacques Damade per La bibliothque. 4 Parlando di lui come di un editore, Duchamp ha senza dubbio commesso un anglicismo (editor). Sembra infatti che egli abbia fatto confusione con il direttore di una galleria di avanguardia, collocata in rue Bonaparte, la galleria Povolowsky, celebre negli anni 20, per avere, tra gli altri, esposto Francis Picabia.
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volta, di procurargli reazioni indignate dei lettori. Arsne Alexandre, dal canto suo, attaccava con forza quelle glorie gonfiate che erano Henner e Ziem. Al contrario, senza prenderli troppo sul serio, ma con attenzione, si parlava dei Futuristi e dei Cubisti, di Roussel e delle sue Impressioni dAfrica. La veste tipografica e limpaginazione erano infine di una modernit che anticipava di quindici anni il suo tempo. Presto i maggiori esponenti delle lettere e delle arti divennero collaboratori. Il giovane Cocteau vi fece i suoi primi passi. E cos questo giornale conobbe rapidamente un successo straordinario: nel 1910-1912, al momento del Voyage au pays de la quatrieme dimension, la sua tiratura quotidiana era di 28.000 copie. Cifra stupefacente se si pensa che negli stessi anni, un quotidiano generalista come Le Figaro ne tirava 37.000. Ancora oggi gli storici considerano Comdia come una delle fonti pi complete della storia culturale francese del periodo precedente la Grande Guerra. Il cronista Andr Warnod nelle sue memorie lascer di Comdia e del suo direttore un ritratto preciso: Comdia [] era ben inteso un giornale teatrale, ma tutte le arti avevano il loro spazio, perfino sotto le loro forme pi ermetiche. Gaston de Pawlowski non sottovalutava i suoi lettori []. Concedeva facilmente varie colonne alle nuove teorie sulla pittura o sulla poesia []. Gaston de Pawlowski era un uomo che sfuggiva a ogni senso comune. Aveva una corporatura gigantesca, come il suo spirito e la sua intelligenza. Aveva laspetto di un eroe di Rabelais. Era fuori dal suo tempo, sia nel suo modo di essere che di pensare. Era un uomo non come gli altri []. Aveva un profondo senso dellumorismo e dellironia, ma come aveva fatto anche Rabelais se ne serviva come pretesto per esprimere le idee pi sovversive, al riparo da ogni censura5. in Comdia, dal 1908, che apparvero in prima pagina e a firma del suo direttore, degli articoli che preannunciavano il Voyage au pays de la quatrieme dimension, e di cui alcuni sarebbero stati persino riportati direttamente nel romanzo. L8 novembre 1908, appare Lo strano viaggio (Letrange voyage). Il 22 novembre, sotto un titolo pi generale che sembra annunciare un romanzo a puntate, Racconti Futuri (Conte Futurs), la volta di Un visionario (Un visionnaire), che sar poi il capitolo XX del libro. Il 13 dicembre, sotto un altro titolo ancora, Recits des Temps surhumains, appare Lamore morto (Lamour mort), che former il capitolo XXI. In seguito, per tutto lanno 1911 e al principio del 1912, Pawlowski pubblicher una serie di trenta articoli sotto il titolo di Aristote a Paris, nei quali egli immaginer un dialogo con il filosofo, pretesto ad alcune considerazioni morali, filosofiche e matematiche dove messa in causa la logica aristotelica. Si ritrova qui il presagio delle riflessioni che alimenteranno le pagine del futuro Voyage au pays de la quatrieme dimension. Immediatamente dopo questa fantasia filosofico-letteraria appariranno in effetti, su Comdia, i principali episodi del libro: Le astrazioni di spazio (Abstraction despace capitolo V), Il viaggio istantaneo (Le voyage istantan capitolo VI), Il disgusto dellimmortalit (Le degout de limmortalit capitolo XXVIII)6 Sin dalla sua uscita, alla fine del 1912, il libro incontrer un grande successo. Esaurito in poco tempo, sar pi volte ristampato. Questo non deve stupire, sia per la notoriet di Pawlowski negli ambienti letterari dellepoca non fosse altro che per la sua posizione di prestigio alla direzione di Comdia. Ma anche in ragione del successo enorme che riscuotevano allora le speculazioni sulla quarta dimensione. Un edizione definitiva del Voyage au pays de la quatrieme dimension, apparir nel 1923, illustrata abbastanza mediocremente da Leonard Sarluis, pittore tardo-simbolista, la cui immaginazione plastica non raggiunge mai il delirio letterario di Pawlowski. La sola opera che davvero avrebbe potuto ornare la copertina del libro, non essendo n tardo-simbolista n proto-futurista, ma singolare, e in accordo con il Voyage, rimane La Sposa di Duchamp, dellagosto 1912, sua esatta contemporanea, questa strana anatomia femminile che la sola a illustrare alla perfezione, allinterno del soprannaturalismo del suo immaginario alterato, le descrizioni che fa Pawlowski, nel suo capitolo XLIV, Aldil delle forme naturali (Au-del des formes naturelles) di un corpo sottomesso alla quarta dimensione: Il corpo umano costruito in base alle caratteristiche dello spazio a tre dimensioni. Lo scheletro sistemato secondo questa visione provvisoria delluniverso, gli organi sono contenuti dai muscoli, dalla pelle
Andr Warnod, Fils de Montmartre, Souvenirs, Paris, 1955, pp.96-9. Per maggiori dettagli sulla vita e le attivit di Gaston de Pawlowski, si consulti il cenno che gli dedica Pierre Versins nella sua Encyclopdie de lUtopie et de la Science-Fiction, Losanna, 1972, pp.658-659. 6 Si ritrovano questi capitoli nei seguenti numeri di Comdia: 1666,1673, 1694, 1701, 1708, 1731, 1745, 1770, 1777, 1798, 1805.
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in uno spazio a tre dimensioni. Dal giorno in cui si voluto piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione, fu esposto ai disordini pi gravi. Senza ferita apparente, senza apertura visibile, certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e, sotto la spinta naturale dei muscoli, si raggrupparono in un indescrivibile ammasso, sfuggente a ogni legge conosciuta, a ogni anatomia precisa. Non si poteva certo dire che il corpo cos modificato si trovasse annientato, frantumato o disaggregato; continuava a vivere, ma senza presentare lapparenza abituale del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni. In questa edizione del 1923, il testo si trova talvolta rimaneggiato, ma soprattutto lordine dei capitoli appare differente. Questa discrepanza non nuoce alla coerenza del libro, che non costruito su una trama romanzesca continua, ma si presenta piuttosto come un mosaico di racconti autonomi, di narrazioni ciascuna a se stante, come era stato dallorigine: un romanzo a puntate in cui si possono spostare gli episodi, una sorta di prefigurazione di unopera aperta. Ledizione del 1923 era preceduta da un Examen critique nel quale Pawlowski ritorna sulla sua genesi: Dallinizio del 1895, quando scrivevo un primo racconto sullesplorazione del tempo, fino al 1912, data alla quale apparve la prima edizione di questo volume, il Voyage au pays de la quatrieme dimension rimasto per me in perpetuo movimento; pubblicato in frammenti, secondo le intuizioni del momento, ripreso, tagliato, poi completato, la sua pubblicazione non pot mettere termine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero Proprio come il Grande Vetro di Duchamp, cominciato nel 1912 (in verit abbozzato un po prima, nel 1909, nel disegno del Nu assis) e abbandonato come lui nel 1923, il Voyage au pays de la quatrieme dimension, opera aperta, andr anchesso a rimanere definitivamente incompiuto. * Viste le sue date di nascita e di morte, 1874-1933, Pawlowski apparve esattamente a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Le sue occupazioni, le sue letture, le sue passioni e le sue immaginazioni tradiscono questa doppia derivazione. Egli appartiene ancora alla generazione simbolista. Appartiene gi alla generazione futurista. Tradisce le nostalgie, i bisogni e i languori di fine secolo, annuncia i furori e gli entusiasmi modernisti. Il suo linguaggio, talvolta ricercato e manierista, talvolta preciso e meccanico. Certi capitoli del Voyage hanno titoli come Lanima silenziosa (Lame silencieuse), Il disgusto dellimmortalit (Le degout de limmortalit), La luce di Psych (La lampe de Psych) o La visione dellinvisibile (La vision de linvisible), che evocano Maeterlinck, Rodenbach o Jules Laforgue. Altri al contrario, come Astrazioni di spazio (Abstractions despace), Il giardino dei pianeti (Le jardin des planetes), La trasmutazione degli atomi di tempo (La transmutation des atomes de temps), sembrano titoli di racconti di fantascienza di Maurice Renard, di Gustave Le Rouge, di H.G. Wells o di Perochon. Con Pawlowski, siamo al punto di unione dove la sensibilit precipita, passando dallestenuazione dello spiritualismo romantico allo scientismo fantastico di inizio secolo. Infatti, appassionato dalla velocit, si mostra, dal 1894, un adepto del velocipede, la primitiva macchina consacrata alla velocit. Scrive degli articoli su Le Sport, LAuto vlo, Le vlo, e fonda il Bullettin de lUnion Velocipedique de France. Si dice anche che partecip allinvenzione del freno Bowden che ancora oggi la maggior parte delle biciclette ha in dotazione7. Questa passione per la course de cotes e per lapprendista nella luce del Sole (Duchamp) lo avvicinano a quei patiti della bicicletta che sono Tristan Bernard, quando diviene direttore del velodromo Buffalo, Alfred Jarry, praticante della reginetta e autore della corsa delle 10.000 miglia nel Supermaschio, Guillaume Apollinaire, sicuramente di Duchamp e della sua Ruota di bicicletta. Presto per, inoltrandosi nel XX secolo, la sua attrazione per la velocit si sposta verso lautomobile, laereo, verso tutte quelle macchine che ruent sur pignon (Duchamp) e che modificano profondamente la nostra concezione dello spazio e del tempo. Il titolo di uno dei capitoli del Voyage tradisce questo doppio interesse, La diligenza molteplice (La diligence innombrable). Diligenza profuma delle vie sconnesse e polverose del passato. Molteplice al contrario, evoca un infinito matematico, o meglio una reduplicazione automatica, che illustra le capacit illimitate del mondo tecnico. Lautomobile di Pawlowski, la nuova diligenza, infatti cos diligente che si
Riportato da Eric Walbecq e Jacques Damade, G. de Pawlowski, Paysages anims, Paris, La bibliothque, 2003 (prefazione a - )
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trova presente in ogni istante dello spazio in ogni luogo del suo percorso, giacch se si aumenta con limmaginazione la velocit con la quale essa si muove, la stessa ed unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso, in ogni momento della giornata. Essa precursore ma anche rigorosamente contemporanea dellautomobile pilotata da Gabrielle Buffet nella quale Duchamp compie il suo viaggio Jura-Parigi nel 1912, e che gli apre una percezione cos nuova dello spaziotempo che tutta la concezione che egli aveva dellarte si trover sconvolta. Essere nuovo, lautomobile allo stesso tempo lemblema del mondo moderno dominato dalla celerit e la metafora di un corpo pi potente di quello umano: con la stessa febbre a certe ore del giorno moderata dal grondare del radiatore, lo stesso rinfrancarsi delle forze allimbrunire, con il cuore alimentato dalle sue valvole, la colonna vertebrale della sua trasmissione, convogliante il movimento agli arti motrici posteriori intermediato da un differenziale a forma di bacino, mentre le ruote anteriori tastano il terreno [] la circolazione dellacqua, la circolazione dellolio, linnervazione elettrica, altrettante reti distinte richieste dalla logica Abbiamo sottolineato abbastanza che questepoca, pi che ogni altra, e precisamente dal momento che essa diventa meccanica, non potesse che provare il bisogno di fare appello al riso, come si cura il male con il male? nel 1899 che Bergson aveva pubblicato Il riso, dove mostrava che ridere una reazione contro tutto ci che nella vita ci appare come meccanico: ogni volta che noi notiamo in un essere animato, nei suoi modi o nei suoi movimenti un eccesso di automatismo. Cosa c di pi risibile a questo riguardo, di un automobile che imita gli organi e le funzioni del corpo umano, o anche un automa che pretende di mimare, senza fatica e alla perfezione, i gesti dellamore? Questi paralleli biomeccanici e questa esaltazione della macchina come organismo diventerebbero presto insopportabili se non fossero alleggeriti da riso. Pawlowski fa cos dellumorismo la necessit assoluta per un approccio alla quarta dimensione: Lo humour scrive nel suo Examen critique non si applica solamente, come ci sembra credere, alle sole vanit della vita quotidiana ma, meglio ancora, alle pi alte ricerche dello spirito []. Abbiamo torto nel vedere nellumorismo un semplice divertissement sterile dello spirito: nessuna critica pu essere pi profonda n pi feconda nei risultati. illustrato un tratto caratteristico dellepoca: la maggior parte degli scrittori e degli artisti che si appassionano per gli esseri nuovi creati dalla scienza, sfuggono alla severit tecnicista grazie a un senso acuto dellumorismo. Sicuramente il Duchamp fervido del Salon des Humoristes, Jarry nel Supermaschio, Villiers dellIsle-Adam nel suo Eve future, Raymond Roussel nel duo diamante di Locus solus Tutti hanno coscienza di entrare in un mondo nuovo dove la macchina trionfa. E tutti accolgono il suo regno con un certo ghigno di sorriso. Lumorismo di Pawlowski cos singolare tra quellhumour fin-de-sicle che, nello scoprire limpero assoluto della macchina, passa per tutti i colori dellarcobaleno, dal ridere giallo allumorismo nero. Un po pi di venti anni prima, nel 1889, lo stesso Bergson aveva pubblicato la sua tesi, Essais sur le donnes immediates de la consciences. Di certo questa gli era stata in parte suggerita dallinvenzione delle cromofotografie di Marey, che cominciavano a diffondersi, e che invadevano anche lopera letteraria di Pawlowski e artistica di Duchamp: Diciamo spesso che un movimento ha luogo nello spazio, e quando dichiariamo il movimento omogeneo e divisibile, allo spazio percorso che pensiamo, come se lo potessimo confondere con il movimento stesso. Ora, riflettendoci maggiormente, concluderemo che le posizioni successive del corpo in moto occupano in effetti dello spazio, ma che loperazione tramite la quale esso passa da una posizione a unaltra, operazione che occupa durata e che non ha realt se non per uno spettatore cosciente, sfugge allo spazio. Noi non abbiamo a che fare qui con una cosa, ma con un progresso: il movimento inteso come passaggio da un punto a un altro, una sintesi mentale, un processo fisico e inteso di conseguenza.8 ancora nel 1920, nel momento in cui Pawlowski si preparava a pubblicare la versione definitiva del suo Voyage, che Marcel Proust scriveva Sodoia e Gomorra, dove Albertine prova qualche stupore e vertigine a scoprire a sua volta le nuove sensazioni di un Viaggio istantaneo: La vettura, slanciandosi, percorse dun balzo venti passi che avrebbe potuto fare un eccellente cavallo. Le distanze non sono che il rapporto fra lo spazio e il tempo e variano con esso. Esprimiamo la difficolt che incontriamo nel raggiungere un posto, in un sistema di leghe, di chilometri, che diventa falso appena la difficolt diminuisce. Larte ne altrettanto modificata, perch un paese che sembrava di un mondo diverso
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Henri Bergson, uvres, Paris, PUF, 1964, p.74.

rispetto a un altro, diventa suo vicino in un paesaggio dove sono cambiate le dimensioni. In ogni caso, sapere che esiste forse un universo in cui 2 pi 2 fa 5 e dove la linea retta non il percorso pi breve da un punto allaltro, avrebbe stupito Albertine molto meno che sentirsi dire dallautista come fosse facile andare nello stesso pomeriggio a Saint-Jean e a La Raspeliere9. Questo universo dove 2 pi 2 fa 5 e dove la linea retta non il percorso pi breve da un punto a un altro, luniverso di cui Pawlowski aveva tentato di esplorare le virtualit, gli incantamenti, le buffonerie e i terrori. Le sue guide spirituali, in questa discesa agli Inferi, o piuttosto in questa ascesa al Cielo della quarta dimensione, non erano state per n Bergson n Proust, ma individui pi modesti, i semplici matematici che, durante il secolo precedente, avevano gettato le basi delle geometrie pluridimensionali. * Nel 1911, quando Pawlowski inizia a pubblicare qualche capitolo del suo futuro Voyage, la bibliografia delle opere relative alle geometrie pluridimensionali si elevava a1832 titoli. Questo per capire la voga popolare di cui godeva ormai quello che, in origine, era stata solo la speculazione raffinata di qualche pazzo di geometria. Perch si tratta una speculazione matematica, di cui bisogna definire lesatta natura, e riassumere la storia. Confondiamo spesso le geometrie a n dimensioni con la geometria non-euclidea. Tuttavia, i principi di questultima furono formulati fin dagli inizi degli anni 1820, mentre non si comincer a dibattere delle altre che agli inizi degli anni 1840. Se entrambe affascinarono artisti e poeti al presentarsi del secolo scorso, per verosimile che le teorie della geometria non-euclidea, nel modo in cui furono allorigine formulate da Lobachevski e Bolyai, erano ben poco accessibili a dei profani e non furono mai discusse se non da matematici agguerriti. Esse non attiravano granch il grande pubblico. I principi della geometria quadridimensionale, invece, erano facilmente comprensibili a chiunque conoscesse la sua tavola di moltiplicazione e avesse familiarit con le costruzioni della geometria elementare. Infatti non si trattava di un nuovo approccio allo spazio geometrico, concepito invece allinterno della geometria non-euclidea, secondo il modello di Beltrami e di Riemann, come uno spazio sferico, cio contemporaneamente finito e illimitato, ma semplicemente di un caso particolare di spazio euclideo, dove lassioma delle parallele che non si incontrano mai non era tirato in ballo. durante il secondo quarto del XIX secolo che la geometria a n dimensioni era emersa come unestensione naturale della geometria analitica nella quale una o pi variabili erano facilmente aggiunte a x, y e z10. A partire dal 1833 si studiarono anche equazioni che contenevano pi di tre variabili. Moebius era stato il primo a sollevare, in modo semplice, visuale ma anche tattile, un problema di topologia (lo studio delle propriet invarianti allinterno delle trasformazioni geometriche degli oggetti) per cui, di un oggetto bidimensionale, un semplice nastro di carta, arrotolandolo semplicemente su se stesso e unendo le sue due estremit, egli aveva fatto un oggetto ad una faccia e ad un lato. Nel 1827, per analogia, aveva proposto un altro problema danalysis situs: come far coincidere corpi tridimensionali allo specchio un guanto allo specchio non coincide con il suo riflesso. Facendoli ruotare in uno spazio a quattro dimensioni, aveva dimostrato come fare. Per contro, se era facile visualizzare delle generazioni di spazio a due o a tre dimensioni, per trascinamento su un piano perpendicolare il punto genera una linea, la linea genera una superficie, la superficie genera un volume diveniva invece impossibile visualizzare come un volume, un oggetto tridimensionale, un cubo per esempio, trascinandosi perpendicolarmente alle tre dimensioni dello spazio in cui si inscrive, potesse generare un ipercubo, un cubo quadridimensionale. La quarta dimensione diveniva di colpo un al-di-l del visibile, unentit misteriosa, invisibile, di cui noi stessi non saremmo nientaltro che, in questo mondo, una semplice proiezione Non potendo immaginare una quarta dimensione dello spazio o piuttosto, per riprendere il termine che era solito utilizzare Henri Poincar, dellestensione11 si preferir pensare a come uno spazio tridimensionale apparirebbe se esso venisse a tagliare, intersecare, unestensione bidimensionale. Ossia, come degli esseri
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (A la recherche du temps perdu, Paris, la Pliade, t.II, pp.996-99) Il miglior studio di queste geometrie e della loro influenza sullo sviluppo dellavanguardia quello di Linda Dalrymple Henderson, The fourth dimension and non-euclidean geometry in modern art, Princeton University Press, 1983, dalla quale noi trarremo molti elementi. 11 Ne La Science et lhypothse, Paris, Flammarion, 1902.
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piatti, limitati alla percezione di un mondo bidimensionale, prenderebbero coscienza di una terza dimensione. Riconduciamo cos a un problema di proiezione piatta, facilmente regolata, secondo Alberti, dalle leggi della prospettiva classica (il taglio del campo visivo nel quale il mondo visto in rilievo, tridimensionale, da parte di una parete di vetro, che diventerebbe il piano del quadro) quella che sarebbe in effetti la proiezione di un universo inimmaginabile, e senza dubbio meraviglioso, il mondo della quarta dimensione, sul nostro stesso universo. Il mondo nel quale noi viviamo non sarebbe che lombra proiettata da un universo per sempre inconoscibile dai nostri poveri sensi12. Indoviniamo quanto questa versione inedita della caverna di Platone potesse offrire possibilit a prolungamenti di ordine spiritualista, mistico, morale, politico Il mondo della quarta dimensione divenne, allinizio del secolo, la nuova Utopia, sulla quale si fondavano tutte le aspirazioni per la rigenerazione, per il progresso, per la salvezza delluomo di un secolo che nasceva. Inizialmente semplice riflessione geometrica, essa divenne il modello che alimenter lenergia militante dei riformatori della societ, degli artisti davanguardiae degli scrittori di fantascienza come Gaston de Pawlowski. Da fantasia matematica, essa divenne una favola morale. Questo inaspettato ibrido di divagazione matematica e di messianismo socializzante che si inscriveva daltra parte nella tradizione dei viaggi gulliveriani di Jonathan Swift vedr la luce in modo ironico per mano di un altro scrittore inglese, Edwin Abbott, in un romanzo, Flatlandia, pubblicato nel 1884, e che conobbe un immensa diffusione. il primo esempio di romanzo popolare fondato sulla geometria pluridimensionale. Che fosse stato scritto da un inglese non era un caso: inglese anche Charles Howard Hinton che per primo, durante gli anni 1880, aveva tentato di teorizzare la geometria a n dimensioni e che pubblic nel 1904 il primo saggio dinsieme, The fourth dimension. sempre in Inghilterra che un certo Lewis Carroll si era interrogato, nel 1872, sulla curiosa propriet delle immagini simmetriche per rotazione intorno a un punto e a una linea, e soprattutto delle immagini allo specchio lo specchio nel quale si riflette il corpo grazioso e tridimensionale di Alice. Matematico sottile, il Reverendo Dodgson non faceva che amare le fanciulle: nel 1865, aveva scritto un testo curioso, Dynamics of a particle, che raccontava le avventure amorose di due esseri lineari, provvisti di un solo occhio, e che si spostavano su una superficie piatta. di questa ricca tradizione, tra la matematica e il nonsense, che Abbott era lerede quando immagin le vite e gli amori di esseri senza spessore, che vivevano in un mondo piatto. In questo mondo senza spessore, dove ogni cosa e ogni essere animato sono figure piatte, definite da linee rette e dove la luce sprizza misteriosamente dallinterno come dallesterno, la maggior parte delle case, di forma pentagonale, sono senza finestre. In ciascuna di esse si trova una piccola porta a est per le donne e una porta pi grande, a ovest, per gli uomini. Per ragioni di sicurezza, le case quadrate o triangolari sono vietate. Poich i contorni degli oggetti sono pi sfumati di quelli degli esseri viventi ma hanno la stessa forma, il passeggiatore distratto rischia una collisione. Gli abitanti di Flatlandia hanno una altezza che non supera i dodici pollici. La loro forma corrisponde al loro stato sociale: le donne del popolo si limitano a una linea retta. I soldati e gli operai sono triangoli isosceli. Le classi medie si distinguono grazie ai loro triangoli equilateri. Le professioni liberali formano quadrati e pentagoni. I nobili hanno sei lati o pi, e i preti, che costituiscono la classe superiore, sono dei cerchi perfetti. Un figlio maschio nasce con un lato in pi rispetto a suo padre. Cos ogni generazione pu salire un grado sulla scala dello sviluppo sociale. Le donne sono appuntite alle due estremit e hanno il potere di rendersi invisibili, cosa che rende il rapporto amoroso difficile13 al romanzo di Abbott che Pawlowski doveva con certezza rendere omaggio quando, nel Voyage au pays de la quatrieme dimension, immagin un capitolo intitolato La casa piatta (La maison plate), variazione assurda su un mondo a due dimensioni, popolato di esseri senza spessore. Egli ne aveva fornito daltronde una prefigurazione in uno dei suoi primi racconti, Cose dAmerica (Choses dAmerique), nel quale evocava uno stabile ultrapiatto, concepito in particolare per i paralizzati alle gambe di New York, provvisto di un ascensore a ripiano e, al livello della strada, di negozi dove si venderebbero merluzzi, sogliole, razze e crepes, facili da mangiare su del vasellame dun sol pezzo14. Non era che una burla da collegiale e di umorismo di cattivo gusto. Ma interessante notare che, sotto la facezia, si indovinava gi una curiosit per la speculazione matematico-filosofica che dar i suoi migliori frutti nel Voyage. La descrizione di questa straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde
Lo stesso Duchamp, nel passaggio citato, parla di proiezione del sole sulla terra a due dimensioni. V. Alberta Manuel e Gianni Guadalupe, Dictionnaire des lieux imaginaires, Actes Sud, 1998, p.433. 14 In Marcel Duchamp, la nozione di inframince che ha prodotto tante critiche nei suoi commentatori, non mi sembra essere stata accostata dal punto di vista de lanalysis situs, da cui essa eppure si solleva.
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e laltra sulla terrazza dei Saint Germani [] che, per la visione a tre dimensioni sarebbe stata invisibile di profilo, di cui le facciate potevano essere scorte soltanto sotto un certo angolo e di cui lentrata e luscita si confondevano sicuramente una delle invenzioni pi assurde ma anche pi poetiche del nostro autore. Mescolata alla descrizione di una certa camera verde, una parte abbandonata nel cuore della casa di famiglia, di cui si conosce sempre lesistenza ma di cui non si trova pi lentrata, essa apre a una meditazione sullinfanzia in cui la risonanza proustiana o, diciamo, alla Francis Jamme o alla Paul-Jean Toupet, sprigiona, sotto il pretesto del burlesco scientifico, una emozione innegabile. * Il tempo in effetti, la dimensione del tempo, era stata vista per tanto tempo come un sostituto possibile della quarta dimensione dello spazio, decisamente troppo inafferrabile. Le cose persistono nel tempo, gli avvenimenti si svolgono nel tempo, gli esseri nascono, crescono e muoiono secondo la dimensione del tempo. Se volessimo afferrare lessenza di un essere oltre il suo divenire, fondere in una sola e stessa percezione le sue diverse metamorfosi che hanno luogo nel tempo, apprendere il noumeno aldil dei fenomeni, questo significherebbe afferrare ci che aldil del tempo, proprio come afferrare la natura di un cubo o di una sfera, agli occhi di un essere piatto che non conosca che due dimensioni dello spazio, significherebbe fare la sintesi dei diversi prospetti, dei differenti tagli bidimensionali, dei differenti Abschatten che questi volumi inscrivono su un piano quando lo attraversano, siano in un caso triangoli, quadrati o quadrilateri, e nellaltro cerchi di diametro successivamente crescente poi decrescente. Sono qui necessarie due osservazioni. Capiamo bene come questi problemi, molto semplici ma molto visivi, abbiano potuto affascinare pittori che cercavano di fuggire, a inizio secolo, alla tirannia della visione piatta della prospettiva classica. Essi trovavano qui un modello possibile che doveva di fatto imporsi a quelli che si chiameranno poi cubisti, quando questi iniziavano ad afferrare la volumetria degli oggetti del mondo visibile grazie a un sistema di scomposizione, di sfaccettamento, di tagli allinterno dellestensione. Essi avevano potuto facilmente trovare esempi nel popolarissimo Trait elementare de geometrie a quatre dimension pubblicato da Esprit Pascal Jouffret nel 1903, o, ancora pi semplicemente, grazie ai corsi serali sostenuti dal famoso Princet, matematico delle strade. Questi dovevano anche affascinare pittori che furono allorigine dellastrazione, come Kupka, che non smette mai di parlare della quarta dimensione, ma anche come Malevitch, le cui tavole e composizioni suprematiste sono altrettante variazioni degli schemi delle geometrie pluridimensionali15. Si aggiunge in questi ultimi un elemento di misticismo, poich, attraverso la lettura di filosofi spiritualisti come Piotr Ouspenski, in particolare il suo Tertium Organum (1911), la quarta dimensione, vista come la dimensione del tempo, la dimensione che permette di elevarsi dalla pesantezza del mondo tridimensionale e dalla labilit delle sue apparenze per raggiungere la perfezione formale, limmobilit, la pura essenza infine rivelata di un mondo quadridimensionale16. piuttosto allinterno di quella corrente spiritualista pi propria di un pensiero orientale che si inscrive Pawlowski. Originariamente, il tempo non per lui che lasse lungo il quale si sviluppano i fenomeni del mondo tridimensionale. Egli molto vicino allora a H.G. Wells che, nella sua Machine a explorer le temps, nel 1895, immaginava una serie di ritratti di uno stesso individuo a otto anni, a quindici anni, a diciassette anni, un altro a ventitr anni, e cos di seguito. Sono evidentemente le sezioni, per cos dire, le rappresentazioni sotto tre dimensioni di un essere a quattro dimensioni che fisso e inalterabile.17 Qui c ancora soltanto una sorta di fantasmagoria visiva, ispirata di certo dagli effetti prodotti dagli apparecchi che si concepiscono dalla preistoria del cinema, come gli sfogliatori. Ma presto, Pawlowski considera il tempo come un dato esistenziale, estetico, morale, politico. Il libro si sviluppa, a dispetto del suo aspetto di collage di capitoli di cui si pu modificare lordine, come una storia dellumanit, o piuttosto come una palingenesi, il movimento di rinascita di una societ e la sua evoluzione verso uno Stato di perfezione.
Parlare di origini dellastrazione senza fare riferimento a queste geometrie pluridimensionali e ai loro prolungamenti spiritualisti, perfino occultisti, e dimenticare per esempio Malevitch, , io credo, far sparire la profonda originalit dellastrazione del XX secolo in rapporto alle molteplici astrazioni che si sono sviluppate nellarte delloccidente dalla sua origine 16 Mi permetto di rinviare qui al mio studio, Malevitch, Ouspensky e lo spazio neoplatonico in Malevitch, Actes du colloque international, LAge dHomme, Losanna, 1979, pp.15 sq. 17 H.G. Wells, La machine a explorer le temps, 1899.
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I primi capitoli, in particolare il capitolo XV, Il secolo dei corpi senzanima (Le siecle des corps sans ame), sono consacrati al Leviatano, stadio primitivo e brutale di uno Stato onnipotente, totalitario, dove gli individui si confondono nella massa, o piuttosto essi sono le cellule organiche di un corpo mostruoso che le ingloba tutte. Questa metafora di un tessuto sociale, composto di unit monocellulari dove le parti vivono per il tutto, proveniva direttamente da una concezione organicista del mondo, di cui Hobbes era stato il primo sostenitore, secondo la quale le societ sono degli organismi analoghi agli esseri viventi, e la sociologia una branca riducibile alla biologia. Dopo Hobbes, degli intellettuali come Herbert Spencer avevano sviluppato lidea di una complicazione crescente dellorganizzazione della vita e della vita in societ, con da una parte un adattamento sempre pi preciso delle funzioni mentali alle condizioni dinamiche dellambiente, e dallaltra parte una integrazione sempre pi grande delle parti gli individui al tutto lo Stato. Queste idee in Francia saranno sviluppate da biologi come Heller, Bichat e Claude Bernard di cui troviamo eco diretta in Pawlowski. Egli cita Spencer come cita Darwin, utilizzando dei paragoni ispirati al mondo vegetale o animale lidra per esempio i quali fanno pensare che, cosa rara allepoca, egli avesse una conoscenza abbastanza precisa delle teorie evoluzioniste. Bisogna qui ricordare che Pawlowski aveva dedicato la sua tesi di dottorato alla filosofia del lavoro nel 1897, preceduta da un volume intitolato Une definition de lEtat, sociologie nationale18. Questa et del Leviatano sicuramente let dove i valori della nostra civilt sono calpestati dal totalitarismo, dalla violenza, dalle guerree dal potere illimitato delle macchine. anche let in cui i valori della cultura sono ignorati o meglio distrutti. Ci sono pagine tanto eccentriche su ci che egli chiama Lassassinio dello stile (capitolo XII). Quelle si ricollegano a ci che uno scrittore di tuttaltro registro, Hermann Broch, in un libro quasi contemporaneo, Les Sonnambules, diceva della scomparsa dello stile: Dietro tutto il mio disgusto e tutto il mio snervamento si cela una idea antichissima e molto consolidata, lidea che per unepoca, non c nulla di pi importante che il suo stile. Apparentemente inattese in un racconto leggero di fantascienza, queste riflessioni di Pawlowski sulla necessit dello stile si esplicano per il fatto che, in uno stadio originario, luomo-cellula, non avendo alcuna individualit, non pu conoscere nulla di quellessere delluomo che lo stile. La stessa riflessione straziata si ritrova gi nella letteratura popolare, in Jules Verne, nel suo Paris au XX secolo, curioso racconto scritto dal 1863, dove si incontrano dei temi vicinissimi a quelli del libro di Pawlowski, per esempio un Leviatano IV, ma anche un Grande Magazzino Drammatico incaricato di censurare e normalizzare gli scritti di tutti gli autori, molto simile al Grande Laboratorio Centrale del Voyage. Larte scomparsa in questo mondo futuro, dove ogni espressione individuale bandita, e gli stessi quadri antichi sono stati cancellati a forza di restaurazioni abusive (!). Questa deplorazione di una societ collettivista, in cui il gergo amministrativo codificato ha rimpiazzato lo stile degli scrittori, pu spiegare come luniverso a quattro dimensioni che sogna Pawlowski sia prima di tutto un mondo retto dallopera darte; la Bellezza, dice, che deve salvare il mondo. La civilt innanzi tutto unopera dartela quarta dimensione rappresenta il lato artistico della vita: tale , riassunto, il suo credo. Lo stile come la pi alta manifestazione dellindividuo umano, il riso come proprio delluomo sono le potenti risorse di questo pensatore pessimista del mondo industriale e degli Stati totalitari del mondo tecnico che Pawlowski. Egli si inscrive nella linea dei grandi autori noir della fantascienza, da Orwell a Zinoviev, da 1984 agli Hauteurs bantes. Pure in Francia, sinscrive accanto allammirabile Rosny dei Xiphuz (1887) o di La mort de la Terre (1910) o a Ernest Prochon, ingiustamente misconosciuto, di La fin de la Terre. Allo stesso tempo, egli rimane uno spirito fedele allestetismo fin-de-sicle, che crede ancora alla redenzione dellUomo grazie allArte. Lapprodo in questo paese abbagliante della quarta dimensione, dice anche, sar la venuta, al termine di una lunga evoluzione dellumanit, del regno di ci che egli chiama Laquila doro (LAigle dOr capitolo XLVIII). Aldil di tutte le apparenze che assume, e di tutte le agitazioni, di tutti i fenomeni di cui egli preda, di tutte le metamorfosi di cui oggetto, lessere umano coglier infine se stesso nella propria permanenza, nella propria immobilit, propria perfezione noumenicaDiciamo pure: proprio come il Paradiso di Dante molto pi noioso ma anche molto pi corto che il suo Inferno, i capitoli dedicati allavvenimento della Coscienza Unica sono meno affascinanti e pi brevi di quelli che descrivono il mondo terrestre, pesante e sofferente, della terza dimensione. *

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Citato da E. Walbecq, op. cit., p.6.

La critica sociale nel Voyage finisce anche per prevalere, con una potenza visionaria, su ci che non era allinizio che una semplice fantasia geometrico-matematica. Siamo stupiti, di mano in mano che ci immergiamo nella lettura, del numero, della qualit, e della precisione dei riferimenti letterari e filosofici, che fanno del suo autore un essere di grande cultura, aldil del suo aspetto ingannevole di autore popolare. Egli cita cos Blanqui e la sua teoria dellEternit attraverso gli astri, secondo la quale nelluniverso fisico, essendo questo composto di un numero limitato di corpi e combinazioni, ma evolvendosi in una estensione illimitata, le stesse situazioni dovranno riprodursi identiche a quelle che furono. Ci che io ho fatto e detto oggi, sar fatto e detto a sua volta, da un sosia, tra qualche milione o miliardo di anni. Ogni possibilit della nostra vita attuale fu una realt in una vita anteriore. Questa prospettiva melanconica, molto vicina allEterno ritorno di Nietzsche, d alle ultime riflessioni del Voyage una colorazione che va ben aldil della semplice curiosit matematica del suo punto di partenza. Le pagine pi belle sono forse proprio quelle, nel capitolo XXXVIII, che lautore dedica al Disgusto dellimmortalit. Egli immagina un momento in cui gli intellettuali del tempo futuro, i sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale, avranno scoperto la sorgente stessa della vita e il segreto formidabile dellimmortalit: I sapienti assoluti non morivano pi. Essi rimanevano sempre identici a se stessi Non possiamo trattenerci dal pensare che Pawlowski, ancora una volta, renda omaggio a Jonathan Swift dei Viaggi di Gulliver, che aveva descritto, al capitolo X, la vita degli abitanti di Luggnagg, condannati allimmortalit, o piuttosto alleterna caducit: I Struldbruggs assomigliavano ai mortali e vivevano come loro fino allet di trenta anni. Dopo questa et, essi cadevano poco a poco in una malinconia nera che aumentava sempre, fino al raggiungimento degli ottanta anni, momento in cui essi non erano soggetti solamente a tutte le infermit, tutte le debolezze dei vecchi di questet, ma in cui lidea tormentante delleterna durata della loro miserabile decrepitudine li tormentava a tal punto che nulla li poteva consolare nel 1882 che fu isolato per la prima volta il delirio dellimmortalit malinconica, detta sindrome di Cotard, dal nome dello psichiatra che ne descrisse le manifestazioni. Quelli che ne sono affetti si attribuiscono limmortalit sotto due forme: sia non poter morire di morte naturale, sia essere gi morti e condannati a una eterna sopravvivenza. I sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale si possono assimilare molto precisamente alla clinica psichiatrica fin-de-sicle, affetti come sono dalla malattia dellimmortalit. Ora, giunse un momento, dice Pawlowski, in cui i sapienti stessi decisero di porre fine volontariamente a questa esistenza che essi erano riusciti a rendere immortale: Quella strana stanchezza della vita aveva potuto dunque impossessarsi di questi uomini che avevano visto tutto, tutto esplorato e tutto conosciuto e per i quali la vita non era pi che un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto? Ci che era ancora soltanto un fantasma durante i primi anni del XX secolo, diventato per noi contemporanei una realt. La scienza assicura una eternit fittizia dellindividuo attraverso la clonazione e gli uomini, senza che essi se ne siano resi conto, non accettano pi, in questo inizio di XXI secolo, lidea di una morte naturale, frutto dellet. Esigono delle cause, dei responsabili. Non si muore pi di vecchiaia, ma si perisce di tabacco, di un eccesso dalcol, di un incidente automobilistico, di un errore medico, di un momento di disattenzione, di un danno collaterale, Siamo tutti quindi implicitamente diventati, come i malati di Cotard o come i sapienti assoluti di Pawlowski, esseri che si credono potenzialmente immortali. anche qui la sorprendente attualit che possiamo scoprire nella riflessione di Pawlowski che, ben pi che un fantasista, un giornalista o un romanziere di fantascienza, si svela finalmente essere stato un grande umanista che il momento di riscoprire. Jean Clair

EXAMEN CRITIQUE (1923)


Occorre risolverci a questa edizione definitiva. Dallinizio del 1895, quando scrissi un primo racconto sullesplorazione del tempo, fino al 1912, data alla quale apparve la prima edizione di questo volume, il Voyage au pays de la quatrieme dimension rimasto per me in continuo movimento; pubblicato per frammenti seguendo le intuizioni del momento, ripreso, tagliato e poi completato, la sua pubblicazione dinsieme non pot porre fine a un lavoro che si confonde con quello del mio pensiero; questo tanto vero che si dimostra difficile, su certi argomenti, non parlare di tutto invece che di qualcosa. La maggior parte dei libri, una volta realizzati, nascendo si distaccano dallautore, e gli divengono pi estranei di quanto non lo siano alleventuale lettore; questo libro rimane al contrario, vivendo della mia vita quotidiana, riflesso appassionante ma sempre sfuggente di quelle meraviglie con cui la luce ci abbaglierebbe se avessimo il coraggio di fare il grande passo invece di rimanere aggrappati tremolando al bordo di quellabisso che sembra limitare per sempre, come sulle carte antiche, il mondo conosciuto degli antichi. Mi devo risolvere, tuttavia, a proporre oggi unedizione definitiva del Voyage au pays de la quatrieme dimension, poich i costumi attuali non permettono quasi pi di riflettere per circa trenta anni a ci che si potrebbe scrivere. Non vorrei farlo tuttavia senza esporre prima di tutto un esame critico di questo libro che, spiegando le sue inclinazioni e esponendo la genesi delle sue idee, permetter, credo, di intraprenderne la lettura con maggiore gradimento e frutto. Manifesto antinaturalista, questo libro un romanzo dellidea. Manifesto antinaturalista, poich nulla di umano esiste al di fuori dellartificiale, Credo appassionato nellunica e intera potenza creatrice dellidea, questo libro fu, originariamente, un tentativo di evasione dalla certezza borghese, una protesta rivolta contro la tirannia scientifica del momento. Fu soprattutto un tentativo di romanzo in cui il personaggio principale non fosse pi un essere umano, ma una Idea, romanzo dove le peripezie si trovassero allinterno del Pensiero e le avventure nelle modificazioni del suo carattere. Queste modificazioni di carattere, sono le forme dello stile, riflessi passeggeri nello stesso specchio di impressioni fuggitive sotto angolazioni diverse. Se lo stile, infatti, ovvero il carattere, il movimento proprio e la vita di uno spirito, deve essere forzatamente unico, tutte le forme possibili del pensiero umano, piacevoli o seriose, istintive o sperimentali gli devono essere permesse, per quanto contraddittorie in virt stessa delle loro contraddizioni; poich, tutte le creature lo percepiscono, soltanto laccoppiamento di idee maschili e femminili pu generare la vita. I primi capitoli immaginano un aspetto nuovo del Mondo. I primi capitoli del Voyage au pays de la quatrieme dimension si applicano pi particolarmente a ribaltare lordine accettato dei nostri ragionamenti, ad aprire possibilit su una nuova maniera di pensare, modificando il posto dellosservatore rispetto a ci che egli osserva. Ora, nel dominio dellidea, chi dice possibilit dice allo stesso tempo realizzazione. Ogni cosa immaginata esiste. Laffermazione non si concepisce senza la negazione. Mi pare evidente, contrariamente al pregiudizio corrente, che ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto che immaginata, e che questa esistenza parimenti reale a quella delle pretese realt. Una realizzazione materiale solo una morte parziale, una cristallizzazione caricaturale dellIdea. LIdea, al contrario, greve di possibilit infinite e la sua certezza proviene proprio dal fatto che essa emana dalla sola certezza vivente che noi abbiamo al mondo; il nostro pensiero. Per fare un facile esempio, quanto meschina appare la realizzazione dellaereo a fianco di quel presentimento generale che ossessiona lumanit fin dalle sue prime et verso la liberazione dalle forze di gravitazione, la levitazione dovuta forse alla nostra sola volont? In un dominio pi astratto, la negazione e il ribaltamento di tutte le leggi naturali ammesse non sono forse cos indispensabili allesistenza stessa di queste leggi quanto lo sono il flusso al riflusso, lombra alla luce, laspirazione allespirazione, la menzogna alla verit? Senza la morte, la Vita non avrebbe pi senso per luomo che per le pietre; senza ci che chiamiamo Male, ci che chiamiamo Bene non esisterebbe pi in noi che nei fenomeni naturali, ogni pensiero o ogni cosa, come senso o come posizione, non pu esistere che relativamente a unaltra e in opposizione ad essa.

Contraddire, rendere la conoscenza integrale. Negare o contraddire, non significa distruggere la conoscenza ma renderla integrale e la ricerca dellassurdo da parte dellartista assomiglia stranamente, nel modo attivo, al passivo e penetrante Credo quia absurdum di SantAgostino. Ci che caratterizza la natura limpossibilit del contrario nello stesso fenomeno o nello stesso oggetto, e una sola eccezione a una legge sarebbe sufficiente a spazzare via milioni di esperienze. Al contrario, ci che caratterizza il dominio dello Spirito, non solamente la possibilit ma la necessit del contrario. La scoperta sempre diversa di questo integrale, tale il senso utile, se non lo scopo, del Voyage au pays de la quatrieme dimension. Cosa si intende per Quarta Dimensione? Cosa intendiamo effettivamente per Quarta Dimensione? Il simbolo necessario di qualcosa di sconosciuto senza il quale il conosciuto non potrebbe esistere. La Quarta Dimensione, nel nostro mondo a tre dimensioni, quella variabile di cui indispensabile lesistenza allinterno di ogni equazione dello spirito umano ma la cui qualit svanisce al contatto delle cifre, dal momento che tentiamo di accostarle un valore particolare. Si tratta per esempio di ammorbidire la geometria permettendole di avvicinarsi a delle curve estetiche invece che per proscrivere ufficialmente ogni ricerca della quadratura del cerchio? Di umanizzare il gioco artificiale dei matematici introducendo come cemento, tra le cifre, la continuit della vita? Si tratta ancora di spiegare i movimenti in altro modo che non per punti immobili nelle tre dimensioni rigide dello spazio? Immediatamente noi distinguiamo unincognita provvidenziale, una variabile tempo, e noi le attribuiamo il ruolo di quarta dimensione, trasformandola anche, al contatto con lo spazio, in un valore conosciuto che soddisfi lequazione, una quantit che, una volta vivente, dora in poi soltanto un manichino utile ma meccanico, un simbolo di quella continuit senza la quale ogni concezione scientifica non che un corpo senzanima. Si tratta di spiegare, nel dominio delle idee, il movimento immobile di unopera darte in rapporto ai movimenti apparenti della vita? La qualit non misurabile in rapporto alle quantit misurabili? La fusione, al di fuori del tempo, del passato e del futuro allinterno della nostra subcoscienza, in rapporto alle fluttuazioni della coscienza? La certezza dellipotetica quarta dimensione segner il posto che non potr rimanere vuoto. Nondimeno, via via che le nostre equazioni parziali si soddisfano, il simbolo si eleva, sempre pi inafferrabile, abbandonando i campi dissodati per delle nuove terre. Aldil di ogni muro scavalcato troviamo un altro muro dietro al quale si trova gi e necessariamente la quarta dimensione, voglio dire leterno e indecifrabile segreto che permette la quadratura del cerchio sempre pi grande della nostra conoscenza. Non ignoro quanto questa ricerca dellassoluto possa apparire illusoria e ingannevole per coloro che vedono in questo inseguimento solo il successo finale e che pensano, con giusta ragione, che un piccolo cerchio converrebbe tanto quanto uno grande per trovare la quadratura della nostra conoscenza. Del resto, non la meta che a noi interessa, ma il cammino percorso. Proprio come la vita non consiste nel raggiungere uno scopo attraverso lo scorrere del tempo, cio a dire la morte, ma durante la vita, linfinito e leternit in profondit, cos la ricerca dellignoto non vale che per i tesori interni che essa ci rivela nel percorso. La rivelazione in noi dallorigine del mondo. Non facciamoci trarre in inganno, infatti gi fin dallorigine del mondo, tutte le possibilit, tutte le idee future esistevano in potenza e in germe. Non dunque dal futuro che bisogna attendere la rivelazione ma dalla potenza dei nostri ricordi. Cos scrisse il poeta dei paesi di lume che concep in tempi molto antichi il simbolo del Paradiso Terrestre: dicendo Dio, dopo che Adamo ebbe toccato lalbero della Conoscenza: diventato come uno di noi, uno che conosce il bene e il male (sarebbe a dire il pro e il contro, lidea androgina). Ora occorre fare attenzione che egli non tocchi lAlbero della vita e non viva per sempre. Dio, in questo modo, costringeva luomo al lavoro materialequel poeta era in anticipo di parecchi millenni, non solamente sul suo tempo, ma sul nostro. Lumanit nel suo complesso non sarebbe in grado di seguire questa incursione folgorante di una Idea, i suoi progressi sono pi lenti e quelli che corrono in avanti, i precursori, dovrebbero avere la pazienza di aspettare che tutte le altre idee abbiano raggiunto la loro. Pazienza spesso difficile per il pensiero che, dopo essersi follemente elevato, deve tornare al suo punto di partenza e, spaesato dopo ci che ha visto, si sente come uno straniero in visita in un mondo che tuttavia il suo. Utilit dei precursori.

Occorre concludere che queste irruzioni in avanti, queste riconoscenze ardite, risultano inutili? Tuttaltro, perch proponendo nella vita degli eroi superumani, immaginando nella realt fatti di cui il prototipo dimorava latente nel mondo delle idee, che i poeti e i ricercatori costruiscono i telai del mondo. Le loro eccezionali follie di oggi diverranno la banalit di domani e la folla si accalcher pi tardi sulle scale attualmente inaccessibili di cui essi percorrono i gradini che stanno allinterno delle nuvole. Nondimeno, nella sua incursione cieca, questa folla, senza saperlo, sar ascesa. Senza cambiare di posto, lopposizione di ieri diviene domani reazione, leccezione a sua volta si fa legge, soltanto lIdea immutabile attraverso le sue successive incarnazioni, i suoi cambiamenti di forma materiali, le relativit, in una parola, che noi chiamiamo la Vita. A noi distinguere la preda dellombra e raggiungere il lato eterno delle cose. La Quarta Dimensione quellignoto senza il quale il noto non esisterebbe. Questo lato eterno dellessere, questo movimento immobile del pensiero, questa critica permanente delle forme transitorie, questo colpo di frusta perpetuo che impedisce al mondo cosciente di cristallizzarsi e di addormentarsi, questo ignoto che sempre deve aggiungersi al noto per completarlo, questa quarta misura senza la quale le altre tre non potrebbero spiegare integralmente luniverso, tale ci che noi chiamiamo, in mancanza di meglio, la quarta dimensione. Si tratter semplicemente di andare alla scoperta di Dio? Ma, direte forse, questa quarta dimensione, questo ignoto inaccessibile ad ogni equazione umana, questo motore universale, questo assoluto al quale noi dobbiamo tutto il relativo, questo giudice di tutti i nostri pensieri, questa subcoscienza eterna alla quale si alimenta oscuramente la nostra coscienza, questo creatore che cerca di realizzarsi nella sua creatura, ma noi lo conosciamo fin da quando lumanit balbettava le sue prime parole! Questa lato eterno delle cose, Dio! S, ma un Dio da creare. Ebbene! No, tutto il contrario, ed per questo che noi dobbiamo assumere un nuovo simbolo che si distingua dallidea di Dio, come in matematica il calcolo integrale che risale dagli infinitamente piccoli alle quantit finite, si oppone al calcolo differenziale che discende da grandezze finite ai loro infinitamente piccoli. Come, infatti, ci pare evidente che in biologia la sintesi di un essere vivente abbia conseguenze altrettanto importanti che lanalisi della vita, cos in filosofia, lerrore dei secoli passati fu, noi crediamo, di esteriorizzare a priori lidea di Dio e, concependo il mondo allinverso, di dedurre da questa istanza di principio lo spirito umano come risultato, al posto di considerarlo come causa. In tutte le epoche, i pensatori assumono le figure di cani da pastore che, galoppando lontano davanti al gregge delle idee, si accorgono, allorch giungono alla meta, che una sola cosa non si trova: il gregge che essi dovevano condurre. Da ci, questi ritorni allindietro cos fallaci. Quanto agli uomini di scienza, essi contano il gregge l dov, lo installano, lorganizzano, ma non gli fanno fare un solo passo in avanti. Per ricerca della quarta dimensione, noi intendiamo ricercare nelluomo lignoto che solo in lui, sviluppare nelluomo la divinit che solo in lui, creare Dio dalluomo e in luiCi torneremo. Ho memoria di una remota laurea in filosofia che ho conquistato di giustezza per avere esitato a dare delle prove eclatanti dellesistenza di Dio. vero che, per quanto riguarda la metafisica, il mio caro maestro e amico Izoulet si era astenuto sprezzantemente da tenere il suo corso e che il suo giovane supplente, il professore Dumas, aveva sostituito, sorridendo, alla Teodicea qualche prospetto luminoso di fisiologia sperimentale. Ma, riflettendoci, non credo affatto che migliori lezioni avrebbero migliorato il mio caso. Prove dellesistenza di Dio? Certo, noi ne avremo un giorno: il giorno in cui i rami dellalbero della conoscenza avranno colpito loro stessi la divinit. In quante migliaia e migliaia di secoli, travagli sovrumani e pensieri sublimi, dopo quanti errori consolanti, regressioni e facili miraggi!... Le prove dellesistenza di Dio? Ma alluomo che spetta di fornirle da s, e ci pu richiedergli ancora un po di tempo. Il Leviatano mette in pericolo la Societ moderna. I nostri timori sono stati confermati dalla guerra. Se i primi capitoli del Voyage au pays de la quatrieme dimension erano destinati a suggerire dei modi di pensare svincolati dai pregiudizi ereditari, quelli che seguono, consacrati al Leviatano, avviano la lotta contro

gli errori attuali. Essi indicano il danno minaccioso delle concezioni collettive che mettono in secondo piano lindividuo, concezioni che la Guerra non ha fatto che materializzare in una maniera orrida e conturbante. Noi non parliamo mai di guerra sognandola, ma come testimonianza, perch noi labbiamo fatta, e se questa guerra ci fa orrore, non perch dimostra, come si falsamente preteso, una regressione verso lanimalit, ma meglio, al contrario, i terrificanti progressi di una fede in un animale superiore alluomo nella scala degli esseri, in questo Animale-Stato che noi abbiamo chiamato il Leviatano, dal nome che gli diede Hobbes suo primo inventore. evidente, infatti, che la guerra moderna non risponde pi a un bisogno di selezione naturale tra gli individui e che essa non ha pi nulla di quei grandi venti dautunno che nella natura spezzano i rami morti e spazzano via le foglie ingiallite per il pi grande bene dellalbero. Non si tratta pi di lasciar sopravvivere il pi forte e ancora meno il pi intelligente, ma al contrario, di ucciderlo e di assicurare la sopravvivenza agli elementi fisicamente e moralmente marci che compongono le cellule di un animale inferiore e mostruoso che si chiama lo Stato. Poich lo Stato moderno risponde ormai solo ai bisogni e agli istinti pi bassi della vita organica, le cellule privilegiate che lo compongono rappresentano forzatamente la pi spaventosa selezione dal basso che si possa sognare. LAnimale-Stato. Questa tesi pu sedurre. La tesi dellAnimale-Stato non manca del resto di seduzione logica, e, senza averne misurato sufficientemente tutte le contraddizioni, ho avuto la debolezza di difenderla nel 1897 in un libretto intitolato: Une definition de lEtat. Confesso anche che istruito quindici anni pi tardi, al suo ritorno dallAmerica, dal mio carissimo amico professore R. Proust, sui lavori ammirabili del dottor Carrel, fui assai colpito dalle strane regressioni che degradano, moralmente si potrebbe dire, dei tessuti di ordine superiore nel momento in cui, separati dal corpo umano e vivendo di loro vita propria allinterno di brodi di cultura, essi non devono pi svolgere delle funzioni superiori muscolari o nervose in una collettivit. Ridotto a basse funzioni alimentari: nutrito, lavato, purgato ogni giorno da uninfermiera, non avendo pi alcuna responsabilit di ordine generale, alcun dovere morale di comando o di informazione, non dovendo pi in una parola che lasciarsi vivere, questo tessuto, un tempo superiormente differenziato, assume presto laspetto dei tessuti inferiori: perde la propria personalit, si ingrossa e comincia a riprodursi in un modo bestiale e straziante. Quale simbolo sociale facile e allettante, che permette di concludere che luomo, cellula sociale, possiede tutte le sue qualit superiori dello Stato! Non che un errore dottica. Ebbene! No, conviene, soprattutto in unepoca in cui lo statalismo forsennato diviene anche rivoluzionario, denunciare pi forte che mai lassurdo gioco di specchi che per amore di analogia ci fa vedere davanti ci che in realt dietro a noi. Quanto sarebbe rapido e semplice il grande viaggio dellumanit al Pays de la Quatrieme Dimension, se lo statalismo fosse lultimo termine della nostra coscienza, se lAnimale-Stato potesse colmare il posto che Dio lasci vuoto nellimmensit sconosciuta! Ma ahim! Lo Stato di oggi non altro che il Dio di ieri: un simbolo dei nostri desideri piuttosto che una realt, con tuttavia la differenza che se il simbolo di ieri era al di sopra di noi, quello di oggi al di sotto. Non facciamoci trarre in inganno, infatti: se lAnimale-Stato offre unanalogia sorprendente con lanimale umano, semplicemente perch fu costruito per luomo a sua immagine, e riparleremo pi lontano di questa tendenza allantropomorfismo che denota proprio linferiorit delle creazioni umane di fronte alluomo. Se lo Stato fosse un essere superiore alluomo, sarebbe un uomo pi qualche cosa. Ora, non soltanto nulla di superiore allintelligenza umana si manifesta nello Stato, ma, meglio ancora, noi non troviamo nello Stato che i bisogni organici pi bassi dellessere umano. Lamore del nostro paese sindirizza agli individui e alle opere che ci si trovano e non allo Stato. Notiamo infine, a questo proposito, che occorre trattenersi dallattribuire allo Stato le bellezze e le virt individuali dei cittadini che lo compongono, poich queste qualit possono benissimo trasmettersi a un altro Stato, se si supponesse per esempio lemigrazione delllite, in seguito a un cataclisma qualsiasi che comportasse la scomparsa di tutti i ricordi del passato. Certamente s, lorganizzazione economica dello Stato che permette a questa lite di evolversi in tutta sicurezza, di dotare il paese di quei capolavori dellarte e dello spirito il cui valore in ragione inversa della loro utilit economica, ma questi fiori umili o meravigliosi che noi attribuiamo al nostro paese potrebbero

sbocciare sopra tuttaltro terreno favorevole, e lo Stato in s non gioca mai che il ruolo subalterno di un semplice terreno di coltura degli individui. Lasscociazione-Stato ha come unico scopo la diminuzione del Lavoro forzato. In una tesi di dottorato intitolata Philosophie du Travail, che sostenni nel 1901, mi sono proposto di sottolineare questa spartizione tra lindividuo e lo Stato, dimostrando che un lavoro identico delluomo (intellettuale o materiale, poco importa) rappresenta, allinterno di tutte le civilt, sia un lavoro forzato, sia un lavoro libero, secondo che si rapporti ai bisogni dello Stato o dellindividuo. Lo scopo di ogni essere umano (la ragion dessere di ogni civilt) di diminuire o sopprimere con tutti i mezzi possibili la somma di lavoro forzato imposta dai bisogni della nostra natura fisica, per acquisire lo svago, vale a dire la possibilit del lavoro libero al quale il nostro essere morale aspira. In tutte le religioni, le idee di redenzione dalla schiavit terrestre simboleggiano questo desiderio. Grazie a degli espedienti (schiavi che lavorano nelle miniere, industria alberghiera del Pireo,), e grazie alla schiavit del mondo, Atene e Roma liberarono i loro cittadini dal lavoro forzato, lasciando ai pensatori di Stato un ozio completo per le proprie libere occupazioni. Ai nostri giorni, il macchinismo tende allo stesso risultato con la schiavit di materia e, in ogni tempo, la moneta ha preso il posto del lavoro forzato negoziabile in tempo libero. grazie al lavoro (materiale o Morale, sportivo o speculativo) liberamente compiuto al di fuori di ogni necessit immediata che luomo si eleva al di sopra della propria condizione fisica e coglie lopera darte splendidamente inutile, grazie a questa riduzione di spese generali, grazie a questa organizzazione cooperativa pi economica, che lo Stato legittima la sua esistenza e i suoi diritti. Uno dei benefici sociali pi evidenti dellorganizzazione collettiva, il modo in cui la donna, primo oggetto darte di ogni civilt, vive in certo qual modo oltre il mercato nelle societ superiori. Rimpiangiamo soltanto che questo svago accordato ai fiori della nostra civilt lo sia ugualmente ai funghi, voglio dire agli oziosi, ma questa una delle colpe della nostra legislazione che, collettivizzando ingiustamente i benefici dellindividuo, ha permesso leredit. Lo Stato, in una nazione civile, deve giocare il ruolo di un manager economo incaricato di assicurare la nostra vita materiale al miglior prezzo possibile. Ci pu chiedere molto quando la casa in pericolo, non potrebbe mai legittimamente chiederci pi di ci che vale questa casa e volere che per vivere noi perdiamo giustamente tutte le nostre ragioni di vivere. Per proteggere queste ragioni di vivere, ci pu chiedere fino alla nostra vita, ma solo in caso di legittima difesa contro degli Stati barbari. la giustificazione stessa delle repubbliche, che sono le serve di tutti i cittadini, la condanna degli imperi, personali o popolari, dove tutti gli uomini sono schiavi per il riscatto di uno solo o di una casta. Il giorno in cui lo Stato domestico voglia elevarsi sopra i suoi fornelli per comandare il salone e la biblioteca, il giorno in cui, per assicurare il lavoro forzato della comunit, requisisce il lavoro libero allindividuo, noi abbiamo il dovere di rinunciare ai suoi servizi, a costo di servirci da soli, come nello stato di natura. Lindividuo lo scopo supremo di ogni societ. Egli ha il diritto di insorgere contro la tirannia dello Stato. Solo lindividuo re, nulla viene che dallindividuo, ogni organizzazione sociale deve assicurare la libert e lo svago dellindividuo, e il giorno in cui il lavoro forzato prenda tutto il posto, noi sappiamo, o che la civilt non pu pi dare dei frutti, o che i suoi frutti sono nelle mani di una banda che opera a proprio profitto. In questo caso, ogni individuo ha il diritto di stracciare il contratto, di elevarsi contro lo Stato e di cacciare questo servitore infame. la storia di tutte le nostre libert pubbliche, fin dai lontani Panatenei, in cui celebriamo Armodio e Aristogitone che uccisero il tiranno Ipparco, fino al fascismo moderno. Certamente la vecchia teoria aristotelica e teologica del tirannicidio si evoluta dal Medioevo. Noi non prestiamo pi attenzione a Giovanni di Salisbury, vescovo di Chartres, che, nel XII secolo, autorizzava ogni cittadino ad uccidere il tiranno con tutti i mezzi, tranne che con il veleno, sconosciuto nella Bibbia, e nemmeno allassassinio dellusurpatore il tyrannus abs que titulo di San Tommaso dAquino, poich la pena di morte teoricamente abolita in materia politica e poich Victor Hugo, egli stesso esit su tale argomento nei suoi Chatiments. anche vero che il diritto superiore dellindividuo contro lo Stato (nato dalla vendetta privata, prima forma barbara di diritto penale divenuta il duale giudiziario) resta alla base della storia della libert e si sviluppa con essa. Con il teologo Jean Petit, che giustific lomicidio del Duca dOrleans, con i teorizzatori della libert nel XVII secolo, noi vediamo formarsi lidea di sovranit nazionale, sostenuta dai protestanti per paura del

potere, dai gesuiti per odio contro ogni potere al di fuori della Santa-Sede e dai fautori delle leghe per desiderio di prendere il potere. Dallassassinio dei de Guise, seguito da quello del loro assassino Enrico III, omicidio vaticinato dalla Sorbona, fino allesecuzione di Carlo I e la rivoluzione del 1668 proclamante in Inghilterra la Sovranit nazionale, sempre la stessa nozione di controllo del potere che, attraversando lo stretto dopo gli ultimi Stati Generali del 1614, ritorn da noi nel XVIII secolo, con gli enciclopedisti, preparando gli Stati Generali dell89 e la Rivoluzione. La Tirannia scientifica non deve rimpiazzare il diritto divino. Quel controllo era relativamente facile quando si esercitava su un uomo: un sovrano; diventato ai nostri giorni particolarmente delicato da quando lo Stato, rinunciando alla protezione puerile di una politica scaduta, si preoccupato di imporsi agli individui, come una necessit scientifica indiscutibile, come un essere superiore alluomo, che sorpassa e avviluppa. Il Leviatano? Ma allo nostre porte, plana gi al di sopra delle nostre teste! Affrettiamoci a strappare la maschera umana a questo dragone favoloso e smontare le ruote puerili di questa macchina infernale che falsi sapienti ci presentano come un essere vivente. Non si tratta pi oggi di uccidere un tiranno, ma una falsa idea, e limpresa altrettanto pericolosa. ancora possibile al momento attuale? Ne possiamo dubitare e non conserviamo alcuna illusione sulla riuscita della lotta allultimo sangue che si intraprende per un tempo tra lIndividuo e lo Stato. Il mondo sar presto meccanizzato al punto che un semplice granello di sabbia sar in grado di arrestare questo formidabile orologio. Ora, questo granello di sabbia pu essere il pi piccolo attentato causato dalla follia, lodio o la disperazione. Il semplice ratto di cui abbiamo parlato in un capitolo di questo libro ne rappresenta il simbolo. Una pesante disciplina sociale si imporr dunque nel mondo meccanizzato di domani. Sar difficile, per lunghissimo tempo, impedire che non la si consideri una morale superiore. Si presentano in seguito, nel Voyage au pays de la quatrieme dimension, dei capitoli il cui carattere umoristico non mai stato sufficientemente compreso, e infine, per evadere dallincubo scientifico, le pagine finali, finestre aperte davanti allAquila doro verso possibilit future, verso la liberazione definitiva in un mondo dove la relativit non esister pi. , credo, il lato umoristico di certi capitoli che pi frequentemente ha dato luogo a false interpretazioni, ed su quello che vorrei insistere. Poca gente comprende ancora oggi il ruolo genuino dellumorismo sebbene questo modo di ragionare, in mancanza della parola, sia stato adoperato gi da molto tempo dagli Eleati e da Socrate, primo ostetrico degli spiriti di un tempo. Lumorismo il senso della relativit. Lumorismo il senso esatto della relativit di ogni cosa, la critica costante di ci che crediamo essere definitivo, la porta aperta alle possibilit nuove senza le quali nessun progresso dello spirito sar possibile. Lumorismo non intende affatto concludere, poich ogni conclusione una morte intellettuale, ed questo lato negativo che dispiace a molta gente, ma indica il limite delle nostre certezze, ed qui il pi grande servizio che ci si possa rendere. Questo senso critico si applica alle pi alte ricerche. Immaginate che nessun navigatore abbia mai potuto mettere piede sul continente americano, ma che migliaia di marinai, cozzino successivamente in luoghi differenti della costa di cui essi segnino il punto, e che noi abbiamo reso conto in seguito dei loro lavori. Noi potremmo stendere a poco a poco il contorno esatto del continente sconosciuto senza averlo mai visitato. Lumorismo svolge un ruolo analogo. Ovunque luomo dichiara con soddisfazione di aver raggiunto una certezza, che si tratti del dominio scientifico o del dominio morale, lumorismo interviene, seguendo la maieutica, e, prolungando il ragionamento fino al luogo in cui si arena, ce ne mostra la relativit in maniera eclatante. Lumorismo non si applica solamente, come ci sembra credere, alle sole vanit della vita quotidiana, ma, meglio ancora, alle pi alte ricerche dello spirito. quello che ci mostra i limiti delle scienze esatte, come ci mostra ogni giorno il limite delle certezze morali. Non ci conduce in un mondo nuovo, ma ci prova che il nostro mondo limitato e che, dietro il muro che ci arresta, deve esistere qualche altra cosa. Abbiamo dunque torto a vedere nellumorismo un semplice divertissement sterile dello spirito: nessuna critica pu essere pi profonda o pi feconda nei risultati.

Il volgare esige che lo si inganni con delle certezze sedicenti. Parlate seriamente? Questa domanda, troppo spesso posta allumorista, pu apparire scusabile da parte di una donna o di un matematico il cui istinto esige rappresentazioni concrete, ma mi sempre sembrata lamentabile provenendo da un artista o da un pensatore. Parlare seriamente, per la massa, affermare gravemente che in ogni materia tocchiamo il fondo delle cose, sostituire al sublime che ne so? di Montagne, il misero io so tutto degli scienziati primari di oggi; parlare seriamente, mentire a se stessi o agli altri dando per certe e universali verit di cui il semplice buon senso dimostra la relativit. Le Belle Arti sono ammesse solo come divertissement. Perch non ponete la stessa domanda ai romanzieri che vi raccontano storie favolose, ai drammaturghi che vi commuovono con le loro finzioni in scenari di tela, ai poeti i cui paragoni immaginosi vi seducono, ai saggi che vi propongono degli apologhi o delle parabole? che, dal pi grossolano bisticcio di parole fino allimmagine poetica pi bella, voi percepite oscuramente la portata profonda di quelle analogie, di quelle similitudini, di quelle associazioni di idee, di quelle rime, che sollevano un lembo dello spesso velo che ci maschera i misteriosi rapporti delle cose e quella continuit formidabile che il mondo. E poi, quando si tratta di arte o di letteratura, il gioco ammesso dallantichit, perch si convinti che sia soltanto un gioco, un divertissement sociale che non riguarda le realt. Lumorismo inquieta come unanarchia sociale perch attacca le cose serie. Lumorismo appare, al contrario, pericoloso, perch si insinua nelle cose serie, nei ragionamenti ammessi che sono il fondamento stesso della conoscenza umana, per spingerli fino allassurdo e provarne proprio per loro tramite la relativit Lumorismo, non la risata. La risata un tribunale sociale che giudica e condanna i ridicoli comparandoli alla verit ammessa che fa legge. Lumorismo, invece, non al servizio della societ, ma degli dei: si limita a evidenziarci lincontro del conosciuto e dellignoto. Lumorismo non ha dunque nulla che possa piacere a quelli che si avvoltolano orgogliosamente e si compiacciono nelle loro certezze; , al contrario, il piccolo brivido di una intelligenza che vorrebbe prendere il volo, ma questo brivido sempre doloroso, poich, spalancando le sue ali, lo spirito sbatte contro le sbarre della sua gabbia. Lidea geniale un attentato contro le leggi ammesse. Parlate seriamente? Ma il genio parla seriamente quando, in una follia dimmaginazione, si diverte a rovesciare tutte le leggi ammesse, tutte le esperienze fatte cento volte, tutte le ragioni secolari, per opporre improvvisamente a tutte le certezze umane il lampo divino di una idea che contraddice tutto? S, senza dubbio, per rispetto umano, il sapiente aggiusta successivamente di tutto punto il metodo che lha condotto alla sua scoperta, come lartista cerca in seguito il supporto materiale che gli permetter di presentare seriamente la propria idea, ma tutto questo non che una truccatura sociale, e lidea di genio prorompe in un primo bagliore di contraddizione. Achille e la Tartaruga. Zenone di Elea era serio quando, opponendo due corridori: Achille e una tartaruga che partisse qualche passo davanti a lui, affermava che Achille non potesse mai riacciuffare la tartaruga, poich ogni volta che egli avesse percorso lo spazio che li separava, la tartaruga, durante questo tempo, avrebbe compiuto un nuovo spazio, pur piccolo che fosse? I pi importanti manuali di filosofia si affannano per rianimare questa burla di un uomo di cui si occupano molto i dialoghi di Platone. Zenone di Elea ha denunciato per primo la relativit delle matematiche. Forse hanno torto, come hanno torto forse quelli che vedono in un viaggio tentato al Paese della Quarta Dimensione solo un divertissement dello spirito. Zenone, si dice, si sforzava anche di provare che il movimento non esiste, ora il movimento si dimostra camminandoChe povert! E non evidente, al contrario, che Zenone, con questa obiezione, riassumesse lincapacit in cui si trovavano ancora e in cui si troveranno sempre le matematiche di raggiungere con un ultimo sussulto la verit tutta intera! Nella lotta che dobbiamo condurre, sotto pena di morte intellettuale, contro le certezze pretese in cui lumanit si addormenta rapita, il nostro primo nemico , infatti, la certezza matematica, nel senso in cui la

intende il volgare. a questa certezza che luomo appare pi attaccato senza quella dove andremo? - ed con un brivido di terrore che si accoglie ogni attentato contro Pitagora, Euclide, Leibniz o Newton, protettori della ragione umana. Le matematiche sono parenti prossime del capitale. Nel travaglio secolare delle idee, le matematiche giocano lo stesso ruolo che il capitale nella storia delle societ: sono del lavoro intellettuale cristallizzato, rappresentano lacquisto di cui siamo fieri: la sicurezza ben guadagnata; possono anche servire da base e da punto di partenza a nuove imprese, ma mai prendono parte esse stesse a queste imprese. La filosofia, la fisica, le scienze naturali, interrogando da vicino la continuit della vita, si sforzano ogni giorno di scoprire nuovi rapporti frammentari tra gli esseri e le cose e, quando lintuizione gli rivela uno di questi rapporti, incaricano le matematiche di fissarne il ricordo con un simbolo, come si chiede a una fredda stenografia di registrare un commovente discorso. I progressi delle matematiche non sono che un riflesso di altri progressi. dunque illusorio parlare del progresso delle matematiche, ma non lo parlare dei progressi che esse codificano e che sono dovuti a delle ricerche naturali. Criticando le matematiche, noi non intendiamo pi chiedere la loro soppressione come non pretendiamo sopprimere limpalcatura necessaria alla costruzione di un monumento; noi vogliamo dire semplicemente che limpalcatura non il monumento, come crede il volgare, ed ecco tutto. Il calcolo una chiave che permette di riaprire a volont la stessa porta, ma la chiave non ci dice ci che c dietro la porta. Lopinione pubblica, che attribuisce volentieri un carattere di fantasticheria imprecisa alle ricerche dello spirito e conferisce un senso ironico alla parola metafisica, sbaglia strada, come sbaglia strada attribuendo alle matematiche un valore di realt. La verit, al contrario, sta dalla parte dellimmaginazione, ma mentre limmensit continua ci sfugge, noi ne fissiamo qualche simbolo parziale a mezzo del calcolo. Le matematiche, come le belle arti, non sono dunque che una raffigurazione algebrica della realt; ma mentre le belle arti riassumono delle relazioni di qualit prese in prestito dalla vita stessa, le matematiche concepiscono soltanto relazioni di quantit basate sul gioco delle cifre stabilito anticipatamente. Il calcolo antropomorfo. Ora, come si potrebbe trovare migliore monumento antropomorfico, innalzato al di fuori delluomo a sua immagine, che ledificio matematico? Basato sulla cifra 1, la sola che noi troviamo allinterno della nostra coscienza, si compone di questa cifra riprodotta allinfinito intorno a noi, come in un gioco di specchi. Ipotesi comoda, ipotesi anche feconda, come tante altre, ipotesi rassicurante poich ci permette di guadagnare a colpo sicuro giocando un gioco di cui abbiamo posto le regole, ma ipotesi limitata, incapace, con delle cifre limitate, di integrare la continuit delluniverso. Il calcolo non intravede che una frazione della realt. So bene che gli antichi escludevano i segni aritmetici dai loro calcoli, e che fu appena dopo il Rinascimento, anzi, pi praticamente, dopo linvenzione del sistema metrico, che delle misure numeriche sono state introdotte nelle formule, ma anche vero che le matematiche, oggi come ieri, anche quando esse si elevano fino allalta speculazione filosofica, non esprimono mai che delle grandezze numeriche. Grazie a nuove osservazioni fisiche, le matematiche possono arricchirsi di nuove formule, come una biblioteca si arricchisce di nuovi libri, ma non mai la biblioteca che crea il pensiero e d vita al libro. Limmaginazione si accosta maggiormente alla vita. Limmaginazione dunque il reale di cui le matematiche non sono che il ricordo. Ora, un ricordo limitato a certi rapporti, mentre la realt non lo affatto in un mondo dove tutto continuo e sussiste, e ci che noi chiamiamo illusione spesso pi vicina a una realt superiore che ci che noi chiamiamo certezza. Sforziamoci di precisare qualche nozione a mezzo di facili esempi. La prospettiva pi vicina alla nostra coscienza che il piano.

Un architetto immagina un monumento: il colonnato del Louvre, per esempio. Lo concepisce simmetrico ed equilibrato in tutte le sue parti, la geometria e il calcolo gli forniscono immediatamente le formule corrispondenti a questa intuizione, e il monumento costruito. Arriva poi un pittore con il suo cavalletto per dipingere lo stesso monumento, e subito si impone al suo spirito la necessit di disegnarlo in prospettiva: la geometria e laritmetica, che sono delle gran brave figliuole, e mangiano a tutte le tavole, traducono immediatamente i suoi desideri in formule e gli forniscono, con la stessa certezza, una elevazione del tutto diversa di quella che fornirono allarchitetto, con delle linee fuggenti, ineguali e deformi, ma non meno certe ed esatte. Il monumento lo stesso, ma due certezze matematiche opposte ne rendono conto seguendo i punti di vista relativi di due osservatori. Ma, voi direte, la realt dalla parte dellarchitetto e il trompe-loeil dalla parte del pittore. Che ne sapete, se non tramite lesperienza dei vostri sensi, cosa indica la parola trompe-loeil, e chi vi dice che la prospettiva non vi apra proprio un dominio pi reale, pi elevato e pi universale in materia darte? Delle leggi di attrazione delle linee e delle masse, oscuramente presentite dagli architetti antichi, li hanno condotti a curvare verso il cielo le due linee superiori di un frontone triangolare, per resistere nelle loro estremit allattrazione della linea di base. Queste linee ci appaiono cos rigorosamente dritte, mentre se fossero realmente dritte, sembrerebbero sprofondarsi alle loro estremit, come nel frontone moderno della Madeleine. Delle osservazioni analoghe li condussero a inclinare le loro colonne estreme perch apparissero dritte. Dove la realt, io vi chiedo? Nella concezione che deforma, sotto pretesto di realt, o in quella che soddisfa le leggi segrete dellarte, e rende un capolavoro perfetto? Altre deformazioni sensoriali che offrono realt superiori. Altro esempio: osserviamo una automobile da corsa che passa a tutta velocit davanti a noi. Il suono del motore che viene verso di noi acuto, e grave immediatamente si allontana; nulla di pi semplice da spiegare relativamente a noi, ma facendo intervenire una nuova nozione di velocit indipendente da quella del suono. Quale la verit pi completa per la nostra coscienza? Quella evidentemente che rende conto di sensazioni pi complete. Ma questo niente; ecco cos pi importante: il telaio della macchina, in velocit, ci appare pi corto di quanto non lo sia in realt. Quanto alle ruote, che noi sappiamo rotonde, esse si presentano a noi sotto laspetto di ovali allungati, inclinati in alto nel senso di marciaPura illusione che evidentemente si modifica secondo la posizione dellosservatore, ma illusione che condivide ugualmente un occhio meccanico: lapparecchio fotografico, e illusione che il calcolo pu ricondurre in formula. evidente, infatti, che la parte alta della ruota va pi veloce che quella in basso, poich il suo movimento si aggiunge a quello della macchina, in cambio di sottrarsene con un ritorno allindietro; intendo naturalmente in rapporto allosservatore, poich evidente che il movimento proprio della ruota costante in tutte le sue parti, in rapporto al suo asse. Cosa bisogna conservare da una constatazione simile, in apparenza facile? Semplicemente questo: 1) Che ogni osservazione nel dominio fisico relativa e ha valore soltanto in rapporto allosservatore; 2) Che non conviene affatto parlare di illusioni o di realt, poich la realt solo unosservazione che alla leggera crediamo trattenere in tutti gli elementi, e lillusione unosservazione che sappiamo conviene svincolare dagli elementi nuovi e sconosciuti. 3) Che la scienza ha per ruolo, non di spiegare questo ignoto, ma di assegnare un simbolo approssimato della nostra osservazione che fissi il luogo di questo ignoto e faciliti cos delle ricerche ulteriori. Cosa potrebbe essere una deformazione ottica in un mondo a due dimensioni? Una verit superiore. Supponiamo ora, so lo volete, di appartenere a un mondo a due dimensioni, e che il nostro occhio, ignorando laccomodazione, non possa concepire che superfici piane. Ecco un segnale quadrato che facciamo ruotare davanti a noi di un quarto di giro. Constatiamo che si appiattisce progressivamente in forma di losanga irregolare, poi svanisce completamente lasciando il posto a una linea retta. Forse annunceremo gravemente che quel piano si ridotto allinfinito? Forse diremo che ormai appartiene solo a un mondo a una dimensione? Che succederebbe allora se un pensatore, immaginando il

mondo a tre dimensioni, annunciasse che, non solamente il quadrato originario sussiste, ma che la sua rivoluzione ha ingenerato un mondo pi vasto e pi comprensivo? I difensori della realt lo prenderebbero senza dubbio per pazzo. La trasformazione di Lorentz pone un problema analogo, accessibile solamente alla visione matematica. Una avventura analoga sta sconvolgendo la scienza contemporanea. Si sa che, per conciliare il fenomeno dellaberrazione di Bradley (limmagine di una stella deviata nel telescopio in ragione del movimento della Terra) e lesperienza non meno certa di Michelson e Morlay (che constata che il movimento della terra non ha alcuna influenza sulla velocit della luce), Lorentz, e prima di lui, Fitzgerald, immaginarono la contrazione dei corpi nel senso del loro movimento. Ogni corpo in movimento si contrae e questa contrazione abbastanza difficile da constatare, poich la Terra, per esempio, compiendo 30 chilometri al secondo, non si contrae che di 6 centimetri su 12.740 chilometri di diametro, ma questo sufficiente per contrarre di un mezzo centimillionesimo la barra che regge gli specchi nellinterferometro di Michelson e per falsare lesperienza. Con Einstein ci accostiamo alla realt fisica Con Einstein, queste ipotesi comode hanno recentemente assunto una ampiezza singolare. Basandosi sulle constatazioni di Michelson, Einstein prende come velocit-limite nel nostro universo la velocit di 300.000 chilometri al secondo, che quella della luce. Se paragoniamo la luce a un nuotatore, costatiamo, infatti, con Michelson, che la sua velocit la stessa, sia che risalga o che riscenda la corrente. I corpi in movimento si contraggono. Non sapremo mai andare pi veloci della luce e nessun aiuto pu permettere alla luce di andare pi veloce di quanto non vada. I corpi in movimento si contraggono nel senso del movimento. Si appiattiscono progressivamente quando il movimento aumenta, a 260.000 chilometri al secondo, diminuiscono della met; divengono infinitamente piatti allorch raggiungono la velocit-limite di 300.000 chilometri. Einstein ci ha insegnato, daltra parte, che la luce ha una massa, poich celebri verifiche astronomiche provano che essa sottoposta alla gravitazione. Le densit della particella luminosa deve dunque essere per definizione infinita, come noi gi sapremmo che sarebbe infinita la massa di un corpuscolo la cui velocit raggiungesse quella della luce nella teoria elettrica di Kauffmann e Max Abraham. Essendo la nostra Terra in movimento, essa contratta. Gli strumenti di misura che si trovano sono contratti alla stessa proporzione e, cos come gli altri, quelli che misurano il tempo. Le nostre misure sono dunque giuste relativamente a un sistema in movimento, esse non sarebbero pi le stesse in un sistema animato da un altro movimento. Il tempo si modifica dunque in ragione del movimento, e non esiste tempo assoluto. Il tempo funzione della velocit. Un anno trascorso sulla terra corrisponde a un tempo pi corto su un corpo che avanzi pi velocemente, e alleternit terrestre corrisponderebbe lassenza di tempo in un mondo marciante alla velocit della luce. Quanto al provvidenziale e misterioso etere, sorta di carta quadrettata che serviva fino ad oggi di base fissa per inscrivere tutte le ipotesi, esso non esiste. La massa o energia non altra cosa che il movimento, essa aumenta e diminuisce con lui in senso contrario al tempo. La relazione tempo-movimento varia tra due infiniti. Non ci pare dunque assurdo concludere che allimmobilit assoluta corrisponde leternit e lassenza di massa che occupano uno spazio infinitamente grande, mentre alla velocit assoluta corrisponde lassenza di tempo dilatato allinfinito e la massa infinitamente densa che occupa uno spazio infinitamente piccolo. Ecco dunque il nostro campo di studi compreso tra due infiniti, cosa che si addice benissimo, occorre riconoscerlo, a una teoria della relativit. Lintervallo assicura lequilibrio della bilancia che pesa luniverso. Ci che non mancheremo di lodare particolarmente allinterno delle potenti teorie di Einstein, la coesione del loro insieme. Grazie ad esse, il nostro universo diviene meravigliosamente ordinato e equilibrato: si

ripiega su se stesso in forma duovo, poich anche i raggi luminosi stessi che sono curvi, sottoposti a inerzia, ritornano al loro punto di partenza. Nessuna incognita sussiste, giacch tempo e spazio sono collegati tra loro, come lo sono i due piatti di una bilancia tramite il giogo per mezzo della teoria suprema dellIntervallo, capolavoro e chiave di volta del sistema che rimpiazza vantaggiosamente da sola le vecchie nozioni scadute di spazio fisso e di tempo assoluto. Il tempo diviene la quarta dimensione. Da qui a considerare il tempo essere la quarta dimensione delluniverso, non c che un passo, e questo passo stato percorso abbastanza leggermente. Le dimensioni degli oggetti si modificano con le velocit, dunque con il tempo, questa ultima coordinata si deve aggiungere alle altre tre, e noi concepiamo ormai luniverso a quattro dimensioni. Del resto, come faceva rimarcare Minkowski, la cosa sempre stata dosservazione corrente, perch mai si visto un punto dello spazio altrimenti che in un certo momento, n trascorso un tempo altrimenti che in un luogo. Il mondo non pi euclideo. Aggiungiamo infine che se il nostro mondo non pi euclideo, la geodesica o linea duniverso non pi la linea dritta, ma una curva che diviene il pi corto cammino da un punto a un altro. Ed eccoci condotti dal principio primitivo della relativit ristretta al principio generale di relativit che non conosce pi differenze tra un campo di movimento svariato e un campo di gravitazione. Le teorie di Einstein corrispondono a una realt fisica? Una difficolt dinterpretazione che non manca affatto di dividere tutti i nostri sapienti, tuttavia si pone. Abbiamo detto e ripetuto che la dottrina di Einstein non era traducibile in lingua volgare e che la sua comprensione non era possibile che nel dominio delle pure matematiche. Ora, noi labbiamo fatto osservare, le matematiche, cos trascendentali, non creano alcuna nuova verit e non fanno che fornire dei simboli utili alle realt fisiche immaginate. Se dunque le teorie di Einstein devono la loro brillante formalizzazione alle matematiche, anche vero che nella realt fisica che esse devono verificarsi. La contrazione di Lorentz ha un senso fisico. Ci tanto vero che, per Einstein, la deformazione o, meglio ancora, la trasformazione di Lorentz non solamente un artificio matematico, come pensava il suo autore, ma che essa ha un senso fisico. Si mostra meno affermativo tuttavia quando si tratta della relativit generale. Infatti noi giungiamo qui al bordo di quellabisso di cui non ho smesso di sottolineare lesistenza dallinizio di questo studio, di quellabisso o, pi semplicemente, di quel misterioso vortice che noi ritroviamo in ogni tentativo che facciamo verso lignoto. Dov dunque la realt pi importante, ho chiesto pi in alto: nel piano rigido di un architetto o nella prospettiva mobile di un artista? Nella forma rotonda di una ruota di automobile a riposo o nella sua complessa deformazione in moto? Nella fredda conoscenza assoluta del tempo e dello spazio o in quella delle loro variazioni in funzione luno dellaltro, vi dir io ora? Cosa dobbiamo preferibilmente chiamare realt: la vita mobile o la sua negazione: limmobilit e la morte? Ma questo senso fisico pu essere tradotto soltanto da simboli. Ma questa vita mobile e continua che alloggia tutta intera sul fondo della nostra subcoscienza, come tradurla alla luce del sole, come fissarne gli aspetti, afferrabili o intelligibili, come farla conoscere da uomo a uomo, se non a mezzo di simboli sufficientemente generali? Questi simboli, sono prima di tutto le parole del linguaggio che, per ciascuno di noi, hanno una gradazione differente, ma che, per tutti, rappresentano approssimativamente la stessa cosa o la stessa idea. Sono poi le formule matematiche che sono ai fenomeni fisici ci che lalgebra del linguaggio alle idee. La realt non evidentemente nella parola o nella formula, ma corrisponde a questa parola o a questa formula e rimarrebbe senza queste inesprimibile. Immobilizzare con simboli verbali o matematici delle idee o delle cose, come fissiamo il tempo sulle divisioni di un orologio, il risultato di una conoscenza primitiva: immaginare, al contrario, in letteratura o in scienza, dei simboli mobili che raffigurano in maniera molto prossima il mistero mobile della natura, ci testimonia, al contrario, una cultura superiore, e la formula, in questo caso, diviene pi potente e pi comprensiva che la parola.

Le parole e le formule hanno valore solo in funzione della realt, ma vedono pi lontano che i nostri sensi. La formula matematica dunque un verbo di una potenza superiore, ma sempre soltanto una parola la cui potenza non proviene che da ci che esprime e che, precisando la realt, gli sottrae proprio il suo carattere di vita e di continuit. Se la relazione Spazio-Tempo di Einstein fosse solo un puro artificio matematico non corrispondente ad alcuna realt fisica, essa avrebbe meno valore di una facezia. dunque necessario che essa riponga su una realt fisica, ma non necessario, al contrario, che questa realt fisica sia direttamente raggiungibile altrimenti che tramite il ragionamento, poich essa oltrepassa la portata dei nostri sensi. Essa risponde del resto a un tal bisogno dello spirito che, per delle vie puramente letterarie e ben prima della volgarizzazione dei lavori di Einstein, noi abbiamo suggerito la necessit di una relazione simile. Ci si render conto di questo leggendo pi avanti i capitoli intitolati: Lanima silenziosa, La Diligenza innumerevole, Astrazione di spazio, La Trasmutazione degli atomi di tempo, , essendo per la velocit assoluta allinterno del nostro pensiero. Il Tempo non potrebbe essere la quarta dimensione completante luniverso. Il Tempo dunque la quarta dimensione, come vuole Einstein? Su questo punto, noi non sapremmo seguirlo, e pensiamo che la letteratura, in ragione stessa della sua imprecisione, pi prudente e pi vicina alla verit che la formula matematica. Dalla quarta dimensione, noi aspettiamo infatti la spiegazione di tutti i fenomeni e dei loro contrari, delle qualit e delle loro contrarie, in breve la spiegazione totale del nostro mondo e del suo contrario. Ora, il Tempo di Einstein, non sarebbe in grado di fornirci delle simili nozioni integrali. Esso varia cos in funzione dello spazio, si incorpora a tal punto nelle tre dimensioni che ci si chiede alla fine dei conti se non lui che scompare sotto il nome poco glorioso di Terza Dimensione, quando il corpo, lanciato alla velocit di 300.000 chilometri al secondo, non costituisce pi che una superficie piana a due dimensioni. Che si tratti di una quarta dimensionerelativa, simbolica, noi siamo pronti ad ammetterlo. Il Tempo di Einstein ha questa virt meravigliosa di essere allo stesso momento il tempo, lenergia, la massa, la densit e la velocit. Cosa rappresenta insomma? Tutto ci che mobile e misterioso nella natura, tutto ci che si solleva dalla coscienza piuttosto che dai sensi, ad eccezione talvolta di questa coscienza stessa. Riunendo, tramite una relazione mobile, questo dominio mobile alle tre dimensioni rese mobili dello spazio, si dovrebbe dunque ricostituire la vera figura mobile del mondo a quattro dimensioni. Questa figura completa? Ci permetter, per esempio, di scrivere in formule tutte le qualit altrettanto bene che le quantit, e di costruire matematicamente un opera darte, per esempio? permesso dubitarne. E se anche lammettessimo, non resterebbe questa figura del mondo relativa rispetto al nostro sistema, non concependo il proprio contrario? Noi ritroviamo qui leterno limite delle ipotesi matematiche. In verit, pur magnifiche, le teorie di Einstein che per la prima volta permettono di concepire un simbolo matematico di tutte le forze fisiche, esse ci appaiono, in ragione stessa del loro carattere matematico, sottomesse ai limiti tradizionali che il sottile Zenone attribuiva ai sapienti che inseguivano la Tartaruga. Questo fossato insuperabile che impedisce ad Achille di raggiungere la tartaruga, non appunto questo infinito che non nasce mai spontaneamente nella vita continua della nostra coscienza, ma che sorge immediatamente dacch un matematico propone la finitezza di una formula? Abbiamo detto pi indietro quali sarebbero le supposizioni di un osservatore che, in un mondo a due dimensioni, vedesse un segno quadrato allungarsi in losanga, poi ridursi allinfinito, senza immaginare che esso ruoti nella terza dimensione. Le nostre impressioni sono analoghe, nel nostro mondo a tre dimensioni, nel vedere, nella trasformazione di Lorentz, un corpo originariamente rotondo (o pressappoco, poich il movimento della Terra ha gi falsato il rapporto tra circonferenza e diametro), divenire ovale assumendo velocit, poi infinitamente piatto quando questa velocit raggiunge quella della luce. Anche qui la figura ha forse ruotato in una nuova dimensione? S, se ci permessa questa immagine rudimentale: scomparsa nella quarta dimensione di Einstein, vale a dire nel tempo, senza dimenticare che questa

perdita infinita ricomposta, grazie alla teoria dellIntervallo costante, da un guadagno infinito di energia, di massa e di densit. A 300.000 chilometri al secondo la dilatazione del tempo allinfinito sar sempre differita di una frazione. Evidentemente, mi affretto a dirlo, simile compensazione dinfiniti non gran che nello spirito di un puro matematico. Ci che vorrei solamente ricordare, che il solo fatto di limitare il tempo, lenergia, la massa, alla velocit di 300.000 chilometri per secondo, sufficiente a fare sorgere la nozione puramente negativa di infinito, senza, del resto, permetterci di raggiungerla, poich una frazione di secondo, pur minima che sia, ci separer sempre dalla scomparsa definitiva del tempo. Alla velocit della luce, il tempo non esiste pi?...Esiste ancora in quantit infinitamente piccola, poich la velocit si concepisce in ragione di uno spazio e di un tempo misurati secondo le nostre misure. A 300.000 chilometri al secondo, il tempo non esiste pi, salvo una frazione di secondo e di chilometro infinitamente piccola, e questa frazione sufficiente perch Achille non raggiunga la tartaruga, voglio dire la concezione integrale e continua delluniverso. Questa semplice constatazione non potrebbe diminuire per nulla lo straordinario valore pratico delle teorie di Einstein e la rara penetrazione di simboli matematici destinati a illuminare a nuovo giorno lo studio delle relazioni del mondo fisico. Ma se, come crediamo, la quarta dimensione deve essere nel dominio della pura qualit e al di fuori del numero il vivente e misterioso elemento sconosciuto che, grazie alla unione dei contrari, esplica e completa luniverso, non ancora oggi e non sar mai attraverso un simbolo matematico che noi potremo esprimerla. Lo spazio-tempo di Einstein non ha alcuna qualit psicologica. LArte, a questo punto, ci apre un dominio pi largo e pi carico di promesse. Divenendo funzione dello spazio e sua quarta dimensione, il tempo matematico di Albert Einstein diviene esso stesso dello spazio-tempo; perde tutte le sue qualit psicologiche e fisiologiche; non pi, per noi, una idea che si completa, una successione nellordine e secondo il ritmo del nostro ragionamento, non permette pi alla coscienza di assumersi essa stessa come sistema di riferimento. Per il filosofo che sa che ogni realt vivente risiede nella coscienza e che i simboli matematici, come quelli del linguaggio, la rappresentano solo approssimativamente un po come un deputato rappresenta la sua circoscrizione, le teorie di Einstein, nonostante ci appaiano utili, non sono che una nuova prigione matematica dove lo spirito potrebbe pericolosamente assopirsi in una falsa certezza. Se il nostro spirito vuole restare libero, occorre che riprenda la strada dolorosa del dubbio, di quel dubbio che, in mancanza di meglio, noi chiamiamo umorismo, e che la fierezza di uno spirito indipendente. La grande strada incerta e dolorosa dellarte conviene meglio al nostro viaggio che non la prigione delle certezze matematiche. Senza dubbio, la certezza meglio accolta dalla folla che sogna sempre utilizzazioni immediate, ma, non dimentichiamo: meno si utili al momento presente e pi si sar utili in lontananza. lintera storia dellArte, la cui portata in ragione diretta della sua inutilit immediata. La civilt unopera darte. Una commedia ben organizzata. Che non ci si inganni, infatti: a fianco della biblioteca matematica dove si cristallizzano in formule le misure simboliche della vita, larte, fin dalle origini del mondo, ricerca la sua misteriosa e paziente sintesi delle qualit. Senza che noi ci prestiamo attenzione, quasi tutta la nostra vita quotidiana di civilizzati gi letteratura. Le nostre idee correnti sono ispirate dal romanzo letterario o da quellaltro romanzo di immaginazione che chiamiamo storia, le nostre gesta sono suggerite dagli esempi della morale o delle belle arti, formule magiche donano il loro prestigio al diritto come alla medicina, lipotesi serve come base per le equazioni dei sapienti La civilt prima di tutto unopera darte, una commedia ben organizzata, e un uomo di buon senso non pu mancare di avere a tratti questa sensazione nettissima che egli prima di tutto, in vita, un attore costretto a recitare un ruolo che egli non ha affatto creato. Non ce ne compiangiamo. grazie al progresso nellartificiale, che si amplia a poco a poco il mondo superiore delle qualit e che si opera insensibilmente questa sintesi della vita, della linea, dello spazio e del

movimento divenuti immobili ed eterni grazie allArte, sintesi che ci permette, meglio che tramite lanalisi matematica, di raggiungere infine ci che chiamiamo la quarta dimensione. Larte anteriore alluomo. La si trova gi nei raggruppamenti della materia Non bisogna affatto dimenticarlo, del resto: larte anteriore allapparizione delluomo. Esiste gi nei pi umili raggruppamenti della materia, nella vita dei cristalli come nelle prodigiose trasmutazioni di materia operate da questi alchimisti geniali che sono le piante. Anche prima di manifestarsi in ogni luogo, abbondante e miracolosa, la generazione spontanea, impossibile solamente negli ambienti pastorizzati, la materia si raggruppa gi in forma di esseri viventi, come lo provano le crescite osmotiche di Stephan Leduc, con i loro eleganti profili di piantaPoich, dallapparizione della materia (non potendo tornare pi indietro) tutto scelta nella natura, preferenza ragionata, ricerca della forma, della linea e dellarmonia, Ricerca della qualit imponderabile, tutto in breve vivente, e le prime manifestazioni dellarte ci appaiono con i primi raggruppamenti della materia. Ogni essere vivente proviene da un essere vivente, niente di pi giusto se vogliamo ammettere che la materia vivente e che sono la sua sensibilit e la sua mobilit che generano tutti gli esseri viventi senza che sia possibile, come vogliono gli evoluzionisti, stabilire una gerarchia tra i suoi figli e dichiarare, per esempio, che una Protomoeba primitiva, semplice goccia di protoplasma a nucleo indefinito vivente nellOceano, mostri una ingegnosit superiore a quella di una pianta carnivora o di un cristallo che si nutre, si ripara, si sviluppa e si riproduce. e nella formidabile attivit intra-atomica. Le ammirabili scoperte di Gustave Le Bon che concernono la dissociazione della materia (attribuite troppo spesso, ieri a Becquerel, e oggi a Einstein) ci hanno fatto conoscere quale possa essere la grandezza dellenergia intra-atomica. Una sfera di bronzo di un grammo e di tre millimetri di raggio, che ruoti con una velocit equatoriale di 100.000 chilometri al secondo (velocit delle Particelle dissociate) avrebbe una forza viva uguale al lavoro che fornirebbero in unora 1.510 locomotive da 500 cavalli. Alla velocit della luce, che pressappoco quella delle particelle B del radio, questa forza viva supererebbe 1.800 miliardi di chilogrammetri, e se questa velocit una velocit limite, come vuole Einstein, tale sar ugualmente il termine supremo dellenergia intra-atomica. Notiamo, di sfuggita, che una certa velocit, come nel giroscopio, necessaria per la stabilit dellatomo e che questo comincia a dissociarsi quando la sua velocit di rotazione cade al di sotto di un certo punto critico. Si affermer forse un giorno che la vita e il pensiero sono dovuti al rallentamento e alla dissociazione di un atomo, ci auguriamo, per nostro orgoglio, che questa dissociazione sia anche lenta e piacevole come quella di un milligrammo di muschio che, in accordo con Berthelot, sprigiona le innumerevoli particelle del suo profumo durante centomila anni prima di dissolversi. La scienza ignora il progresso in qualit. La Scienza comincia dunque, lo vediamo, a misurare con dei simboli metrici e a meglio conoscere lenergia della materia, ma non ci dice nulla e non potr mai dirci nulla della prodigiosa intelligenza che spinge la materia a raggrupparsi in forme estetiche sempre superiori, a trasmutare i suoi corpi semplici e a formarne degli esseri che noi chiamiamo pi specificamente viventi. Questo ardore verso il meglio, questa scelta di qualit, allo stesso modo ignorato dalla scienza (poich non si potrebbe dire di pi) quando si tratta di creare una morale umana, poich tutto ci che imponderabile gli estraneo. La quarta dimensione rappresenta questo lato artistico della vita. dunque una quarta dimensione che si prende cura di completare la nostra conoscenza dellUniverso, di simbolizzare questo dominio dellArte, immenso, operoso, imponderabile, non misurabile e misterioso, che noi non sapremmo escludere da una concezione generale dellUniverso senza omettere ci che costituisce la ragion dessere di questo Universo, la sua evoluzione e la sua meta. La certezza di cui parlavamo pi indietro? Ma interamente nellarte sottile, misteriosa, mobile e continua della Vita, in questa Quarta Dimensione, cos vicina a noi che ci acceca e ci impedisce di raggiungerla. Lillusione consolatoria? Sta, al contrario, nel gioco di specchi delle matematiche, anche quando questo gioco di specchi ci abbaglia intrecciando e deformando, davanti allo spettatore meravigliato, i raggi luminosi del faro ruotante acceso da Einstein.

La quarta dimensione il senso dellinvisibile in presenza del visibile. La Quarta Dimensione? Comprenderemo, un giorno, che il nostro asse di riferimento unico, la pietra di paragone che ci permette di riconoscere immediatamente per sublime un capolavoro che noi non conoscevamo e che contraddice la nostra esperienza sensoriale, la consigliera che ci suggerisce il contro in presenza del pro e ci permette di giudicare equamente tra il visibile e linvisibile; comprenderemo infine, in breve, che la nostra coscienza proiettata dal profondo delle ere, completante e esplicante luniverso, un senso interiore e imparziale che giudica gli altri sensi e le loro ipotesi, un senso che un poeta non mancherebbe affatto di chiamare senso del divino, e che un umorista chiamerebbe forse pi semplicemente buon senso. La ricerca oggettiva della certezza non che una facile vigliaccheria. Questa parola di buon senso sconvolger di certo quelli che vedono nelle alte ricerche filosofiche o nelle grandi scoperte scientifiche solo un mezzo per raggiungere lAssoluto e per scaricare su di lui ogni sforzo personale; questo ci che spiega, del resto, perch queste ricerche e queste scoperte entusiasmano da sempre le genti del mondo. Quante parole: il senso del divino alletterebbe meglio la loro pigrizia di spirito! Un solo grido: Deus, ecce Deus! Ed ecco in un solo colpo la nostra coscienza al riparo, come un solo grido: Viva Un Tale o il suono di una musica militare, sufficiente a sollevarci dalla responsabilit e dalla preoccupazione di pensare. Aspettiamo tutto da noi stessi. Il semplice bon senso, al contrario, quale caduta verso la realt, verso questo umile lavoro quotidiano del pensiero che, per scelte successive, percorre lentamente la strada interminabile del progresso! Non avere niente da aspettare, n prodigi esteriori, n un intervento divino, sapere che ogni rivelazione in noi e non pu provenire che da noi, che incarico opprimente per lo spirito umano, ma anche che missione sublime! Le nostre costruzioni esteriori, fatte a nostra immagine, sono utili. Da quando esiste luomo, la sua principale apprensione sembra essere stata di liberarsi, perlomeno in parte, di questa pesante responsabilit, materializzando al di fuori di lui la conoscenza che egli pu avere di se stesso e costruendo il mondo a propria immagine. Senza questo procedimento antropomorfico, affrettiamoci a dirlo, nessun progresso dello spirito umano sarebbe possibile e noi non sapremmo concepire una figura qualunque delluniverso. La coscienza, abbandonata a se stessa, muta; occorre che essa si rifletta in parole, immagini, simboli, formule o ipotesi per agire, e la quarta dimensione puramente qualitativa non si esprime che al contatto delle tre dimensioni quantitative del nostro mondo relativo. Senza lipotesi primitiva dei nostri sensi, senza la loro interpretazione personale, il mondo esteriore non sarebbe n resistente, n sonoro, n colorato: sarebbe soltanto un insieme di movimenti e di vibrazioni indiscernibili. Senza lipotesi scientifica, ogni immagine del mondo sarebbe impossibile, come sarebbe impossibile un ragionamento che non fosse strutturato con parole. A condizione di non prenderle per certezze oggettive assolute. Risulta anche vero che quelle ipotesi successive, sebbene indispensabili, sono soltanto provvisorie e che il fatto di prenderle per certezze definitive, immobilizza e ritarda parecchio il progresso delle idee. Pur ammirandole con tutte le nostre forze, il nostro dovere dunque di denunciarne la relativit, di mostrarne i limiti e di suggerire delle possibilit sempre nuove allo spirito umano. Questo compito quello dellumorista quando si tratta di fissare per assurdo i limiti di una ipotesi, quello del poeta quando si tratta di proporre allo spirito nuovi aspetti dellimponderabile qualit. questo doppio dovere che noi ci siamo sforzati di realizzare in questo libro ricorrendo unicamente ai simboli dellArte. Ora, noi viviamo circondati di idoli rassicuranti. Noi siamo gli schiavi delle nostre creature. Abbiamo mostrato pi indietro quale pericolo rappresenti per il movimento dellidea questa paralisi mentale che la falsa certezza matematica e sappiamo con quale gioia luomo si specchia compiaciuto nellunit del numero che gli restituisce la propria immagine. Ma questo antropomorfismo non affatto circoscritto alla scienza perch noi vediamo il Narciso umano meravigliarsi ad ogni passo delle proprie creazioni e prendere per modelli oggettivi, rassicuranti e certi, il suo ritratto, la sua caricatura o la sua ombra. Noi viviamo anche

circondati di idoli con fattezze umane, come i selvaggi primitivi. Le nostre case, i nostri mobili, i nostri oggetti familiari, le nostre macchine, i nostri strumenti scientifici, sono fatti a immagine delluomo, con capelli, braccia, piedi, arti, ossa, muscoli, nervi e anche sensi. Se noi costruiamo una automobile, per esempio, noi la concepiamo, a parte la ruota, a immagine delluomo, con un sistema nervoso elettrico, una respirazione, una digestione, dei muscoli, unossatura, delle braccia che tastano il terreno, gambe che camminano, degli occhi e una voce. Se noi costruiamo una persona morale come lo Stato, noi la concepiamo ugualmente a immagine delluomo con un cervello, muscoli, una apparato digestivo, unossatura, cosa che sarebbe perfetta se, ad esempio dei feticisti, noi non ci mettessimo poi ad adorare lidolo che abbiamo creato e a sottometterci a queste illusorie potenze superiori. Noi viviamo, a dire il vero, di religiosit e siamo vigliaccamente felici di asservirci ai padroni innumerevoli che ci siamo dati in dono. Senza accorgercene, diveniamo gli schiavi delle nostre creature e speriamo, credendo la nostra vita transitoria, di aggrapparci disperatamente alle creazioni pi durabili di cui siamo gli autori. Che tenerezze familiari sono conservate oggi dai mobili che possediamo, in mancanza dei vecchi immobili di un tempo, e quante affezioni potrebbero resistere allammirabile consiglio evangelico: Vendi tutto ci che hai, dona il denaro ai poveri e seguimi. Quale la civilt che potrebbe ugualmente resistere alla distruzione dei suoi monumenti, materiali o morali, venuti dal passato? Lo spirito umano si accontenta quasi sempre di precetti ricevuti, di ordine stabilito, di costumi rispettati. Infinitamente rari sono i suoi movimenti di indipendenza e di originalit. In campo sociale, questa dipendenza degli idoli tale che luomo, come abbiamo visto, finisce nel credere volentieri allesistenza di un essere superiore: lAnimale-Stato, e che egli si lascia a poco a poco differenziare come una semplice cellula specializzata, come un ingranaggio dellenorme organismo che lo stringe. Senza misconoscere lutilit materiale di quegli idoli, i vantaggi della vita in societ e le ipotesi utili dei sapienti, sarebbe tempo, sembra, di rendere alluomo la sua regalit e di volgere il suo spirito, non pi verso il mondo delle sue creature, sarebbe a dire il mondo in basso, ma verso la sorgente da cui provengono tutte le sue idee, sarebbe a dire tutte quelle intuizioni che gli permettono ogni giorno, proponendosi nuove e pi elevate mete, di realizzare progressi. La pi formidabile e la pi comoda delle nostre creazione quella che abbiamo fatto di un Dio. Ma, sotto questo aspetto, si erge un ultimo ostacolo, il pi formidabile di tutti: quello dellidolo interiore, quello della divinit. Come per una debolezza dello spirito, luomo, che si compiace di vivere tra le sue creazioni, prova una invincibile pigrizia quando si tratta di elevarsi al di sopra della propria condizione e di comprenderla. Gli pare pi comodo creare un Essere superiore incaricato di tutto ci che egli non ha ancora raggiunto e che rappresenta per lui lignoto. E la sua umilt, come la sua devozione, non sono in tal argomento che segni evidenti di vigliaccheria o di debolezza, vilt cos grande che luomo ha preferito far venire Dio sulla Terra piuttosto che andare verso di lui. Il giorno in cui nostro Padre morir Abbiamo forse osservato, un uomo non diviene un uomo che il giorno in cui suo padre muore. Quale che sia la sua et, la sua attivit o la sua indipendenza, solamente quel giorno che egli sente sulle sue spalle langosciosa sensazione del vuoto. ora il capo responsabile che cammina in testa a tutti e che maschera lignoto a quelli che lo seguono. Nessuna guida ritorner pi nel pericolo per dargli la mano; egli resta solo nella vita, il volto teso verso lorizzonte da cui si lever la morte. allora che luomo riflette, si ferma e guarda indietro verso quello che deve soccorrere. Prende coscienza del proprio valore e delle proprie responsabilit, comprende infine che nulla pu provenire ormai che da lui. Nella storia del mondo, lo spirito umano sar liberato dallinfanzia soltanto nel momento in cui conoscer anchesso questa crisi dangoscia, desitazione e di lutto. Quel giorno, un pensatore, un poeta, avr il coraggio di pronunciare queste grevi parole: Il cielo vuoto, mio padre morto, meglio, non mai esistito ed era la mia ombra, smisuratamente grande, che io seguivo nel cammino. dovremo prendere il suo posto. Ma soprattutto egli avr la forza sovrumane di aggiungere, malgrado i suoi terrori ancestrali, questa constatazione stupefacente: a noi che spetta ormai di prendere il posto di nostro padre morto e di realizzare quel Dio necessario nel quale poniamo ogni scienza, ogni saggezza e ogni bont.

Non so se molta gente sarebbe capace oggi di valutare lo sforzo prodigiosamente penoso che comporter una simile liberazione e secoli saranno forse ancora necessari per discernerne il senso. Quel giorno, noi capiremo con certezza che nessun ignoto esiste al di fuori di noi stessi e che tutto lignoto immenso, dentro di noi che occorre cercarlo. Ma noi siamo ancora solo dei piccoli bambini. Tutto ci insegna, infatti, che lintera esperienza dei secoli passati nel fondo della nostra sola coscienza e che tutte le possibilit del futuro vi si trovano ugualmente. Se noi non fossimo ancora nella preistoria, ai primi balbettamenti dellumanit, se il nostro spirito prendesse coscienza delle forze formidabili di cui dispone, evidente che non avremmo che da chiedere a noi stessi con abbastanza potenza per sapere tutto, mentre ad oggi noi non sappiamo ancora quasi nulla. Disgraziatamente, questi progressi non si compiono che molto lentamente in ragione della debolezza del nostro spirito, dellangoscia, del terrore istintivo che prova quando tenta di rivolgere la propria attenzione su questo baratro insondabile. Tutto, nella vita, rimane ancora per noi profondamente misterioso: limplacabilit delle leggi fisiche, la mobilit delle leggi morali, un raggio di luce, un suono, un odore, un pensiero fuggitivo, tanti soggetti che bastano ad affondarci, per poco che ci pensiamo, in un tale abisso di riflessione che sentiamo nettamente, allistante, che ci sarebbe come una sorta di pericolo morale a sporgersi troppo tempo su questo abisso. Prendere il posto della divinit, sarebbe a dire aspettare solo da s la spiegazione di ogni mistero, tale la missione formidabile delluomo, missione che gli stessi spiriti dlite compiono spesso, durante tutta una vita, solo durante qualche fuggitivo istante di genio. Intorno a quei pochi lampi realmente utili, quali tentativi perduti, quali messe a punto, ricominciamenti eterni, certezze provvisorie, assoluti relativi, azioni o idee abortite, passioni, movimenti e lavori persi! Quanti semi turbinano nel vento perch ne germini uno solo! D. Berthelot forniva un tempo in esempio agli elettricisti il rendimento luminoso della lucciola, che del cento per cento, mentre quello del sole non che del 1,4% e quello delle nostre lampade del 21%; noi pensiamo che un simile esempio di rendimento potrebbe essere proposto allo spirito umano ricordandogli tuttavia che la lucciola non si illumina che in amore. Verr un giorno in cui luomo conoscer se stesso. Quando ci decideremo a capire che ogni rivelazione non pu venire che da noi e non dalle nostre creazioni antropomorfiche, quando diventer evidente che tutto relativo nel nostro mondo, ma relativo a noi stessi ed solamente in noi stessi che possiamo trovare la comune misura delluniverso, forse allora ci decideremo a conoscere noi stessi e prenderemo coscienza del nostro valore. Un giorno, tra millenni forse, verr un primo uomo che, avendo avuto la forza autentica di pensare, possieder la scienza assoluta delluniverso e delle sorgenti della vita. Occorre accontentarci, nella nostra epoca primitiva, di recitare di fronte a lui il ruolo umilissimo, ma ancora molto invidiabile, di un santo Giovanni Battista. Cosa sar lUomo-Dio. Quelluomo e quelli della sua razza, secondo lantica profezia, saranno dei e vivranno eternamente. Luomo vivr almeno il tempo che giudicher necessario alla sua piena saggezza, sar il Dio che noi ci raffiguriamo e che tuttavia non pu esistere fuori di noi come noi limmaginiamo, perch altrimenti si sarebbe da tempo adoperato a creare un nuovo essere superiore alluomo. Sar il Dio degli uomini, il Dio della terra, il Dio delle immensit celesti? Poco importa poich sapr tutto ci che concerne il nostro universo. Sapr quale la costituzione intima della materia, potr creare la vita, riprodurr i misteri del mimetismo e tutti gli altri prodigi della storia naturale, sapr cosa lelettricit, potr trasmutare i corpi semplici a mezzo di un solo trasferimento molecolare, utilizzer per i suoi bisogni le forze prodigiose della smaterializzazione, decifrer i pensieri a distanza, resusciter i morti, guarir i malati, viagger nel passato e nel futuro interrogando la propria coscienza Sar insomma un ingegnere ben insigne. Sar tutto, relativamente alla scienzain realt non sar nulla. Il Dio-sapiente conoscer il dubbio e cercher Dio. Poich quel giorno, nel fondo della sua coscienza, si poser nuovamente langosciante mistero del contrario. Conoscendo lUniverso fino ai suoi estremi limiti, nella sua vita intima e nella sua costruzione, il nuovo Dio comprender tuttavia di conoscerlo solo dallinterno, vale a dire in se stesso, e che non ne ha affatto la visione dallesterno che potrebbe avere, per esempio, un Dio superiore. E, cominciando a dubitare di lui, il

Dio-sapiente si inginocchier presto come i suoi antenati umani davanti al grande mistero. Pensieroso, volgendo ansiosamente il suo sguardo verso i Cieli, il nuovo Dio cercher Dio. Egli avr tentato ogni cosa per conoscere il mondo, lavr, di sana pianta, ricostruito scientificamente a propria immagine, la sua volont si imporr nelluniverso ed ecco che al momento di raggiungere lassoluto, di integrare ogni scienza, ledificio magnifico cadr in polvere al leggero soffio di quel contrario che i poeti daltri tempi avrebbero senza dubbio chiamato il genio del male, ma che pensatori di buon senso chiameranno pi semplicemente umorismo. Poich limmaginazione crea sempre un contrario. Costruire un mondo le cui relativit sono tutte conosciute, tutte misurate, che lavoro sublime, definitivo, completofino al giorno in cui si sveglia nel fondo della coscienza la necessit del contrario, lesistenza possibile, poich concepita, di un mondo nel quale la relativit non avrebbe affatto senso. Perch labbiamo detto al principio di questo esame critico: ogni cosa immaginata esiste per il solo fatto di essere immaginata. Gi, dalle pagine che precedono, certe conclusioni possono venire alla luce; sforziamoci di darne una sintesi il cui simbolo troveremo peraltro negli ultimi capitoli di questo libro consacrato a Laquila doro. Lintelligenza dellUniverso cerca di conoscersi Per ragioni che ci sono ancora sconosciute, ci che noi chiamiamo in mancanza di meglio lintelligenza universale, sembra animata da un prodigioso desiderio di conoscere se stessa, sarebbe a dire di realizzarsi. Le occorre per questo uno specchio, e questo specchio il Mondo. Una coscienza di s rimane infatti, in se stessa oscura, continua, immobile, eterna e indiscernibile. Essa non pu agire e realizzarsi che tramite la contraddizione, lopposizione, la reazione, la limitazione in un tempo e in uno spazio. creando dei simboli. Con quale prodigioso sforzo di creazione la coscienza del mondo ha oggettivato quei movimenti parziali, quelle energie locali che noi chiamiamo la materia? Come ha differenziato, opposto in raggruppamenti, e poi in esseri differenti questa materia? Ancora noi ignoriamo tutto questo, ma potremmo saperlo con facilit, poich noi siamo lespressione superiore e prodigiosa di questa coscienza in marcia che ci permette di intravedere le sue qualit permanenti allinterno di fenomeni transitori, e anche al di fuori di quelli, poich unaffinit felice tra due toni non affatto in questi due toni. Perch tutto sta in un mondo di stessa origine e di stessa natura e se, per esempio, le vedute politiche di un La Botie che scrive il Trattato della servit volontaria erano giuste, tutto ci consiglierebbe di chiarire in questo modo, per analogia, i raggruppamenti di interesse della natura, subordinando certe cellule allautorit di una cellula privilegiata. Dunque, da una parte: una coscienza universale che cerca dei mezzi di espressione e che costituisce la realt. Dallaltra: dei mezzi di espressione che sono solo simboli ingegnosi della realt, variazioni sullo stesso tema, espedienti che permettono di frazionare arbitrariamente il continuo. Relativamente alla coscienza del mondo, gli esseri e le cose sono solo simboli, come le parole del linguaggio e le formule matematiche di fronte alla nostra coscienza. Luomo il simbolo pi completo della realt Luomo il simbolo pi elevato della natura, il suo amato figlio, il suo capolavoro lentamente edificato su dei cumuli di cadaveri nel corso di millenni innumerevoli. Lignoto non esiste; non ci sono che le possibilit del conosciuto che si ampliano sempre, ed nelluomo che esistono le pi alte possibilit. Non affatto, parlando precisamente, per la conoscenza artistica delle qualit che luomo si distingue dagli altri esseri; il sale ha il suo sapore, il cristallo la sua forma di cui si preoccupa, lanimale la sua bellezza di cui va fiero. Non pi neanche, esattamente, per il senso della contraddizione: lastuzia di un animale cacciato esige dei tesori psicologici nel mondo delle sensazioni. Egli ha coscienza di s come gli altri esseri, ma ha ugualmente coscienza dellUniverso. No, ci che rende luomo superiore a tutto ci che esiste, la preoccupazione che egli ha, non di perseverare solamente nelle sue qualit proprie, cosa compiuta da ogni simbolo creato, ma di acquisire una conoscenza

soggettiva di ci che lo circonda, di incorporarsi nella coscienza stessa delluniverso, preoccupazione che si traduce generalmente in modo toccante con un desiderio di immortalit. Abbiamo esaminato precedentemente quali sarebbero gli ostacoli che luomo incontrerebbe su questa strada superumana e che lo inciterebbero pigramente a cristallizzarsi nelle false certezze simboliche delle sue qualit proprie, prendendo le sue creazioni antropomorfiche come la realt esteriore. Abbiamo ugualmente detto che il dubbio e lumorismo gli potrebbero solo permettere di riprendere il suo cammino in avanti mostrandogli, dietro ogni certezza, la possibilit del contrario. Questa coscienza soggettiva delluniverso impossibile senza la quarta dimensione. Rimane da risolvere un ultimo problema. Come, con la nostra coscienza, raggiungere la conoscenza soggettiva del mondo, come, tramite uno sforzo, pur prodigioso del nostro pensiero, illuminato nel corso dei secoli futuri da migliaia di nuovi simboli, arrivare a conoscere luniverso come se noi fossimo luniverso? La nostra coscienza, direte, individuale, personale per ciascuno di noi, essa ci pu permettere di conoscere noi stessi, ma essa non la coscienza delluniverso che ci permette di conoscere soggettivamente questo universo? Questo ragionamento perfetto se consideriamo la coscienza come faremmo per il cuore o il fegato nel mondo dei nostri simboli a tre dimensioni. LUnicit, conclusione di questo libro. privo di senso il tirare in causa, al contrario, la nozione superiore della quarta dimensione. Spazio, tempo, frazionamento comodo e arbitrario del continuo reale, tutto questo crolla come unimpalcatura provvisoria allorch riprendiamo coscienza del mondo reale in cui tutto qualit e dove la quantit non esiste pi. La quarta dimensione ci conduce anche, per la prima volta, a una sana nozione dellUnicit dellatomo, conclusione di questo libro e punto di partenza della nostra nuova visione del Mondo. La nostra coscienza? Ma un semplice momento di riflessione sufficiente a farci comprendere che nostra solo nella misura in cui la lasciamo contraddire, giudicare, approvare o qualificare le idee o i giudizi dei nostri sensi a tre dimensioni. Poich dal punto di vista della quarta dimensione, non pu pi esistere che una sola Coscienza continua, di cui ciascuno di noi solo un nuovo tentativo verso delle realizzazioni e delle speranze sublimi. NellUniverso esiste soltanto una coscienza che appartiene intimamente ad ognuno di noi. Ora, ciascuno di noi potrebbe essere tutto, se lo volesse, al posto di essere, come sempre, una semplice delusione, piccola o grande. Sarebbe sufficiente per questo un lampo di fede o di genio. Questo lampo possibile in un epoca primitiva in cui noi non incominciamo che a intravedere la conoscenza scientifica del mondo simbolico delle nostre sensazioni a tre dimensioni? Non lo crediamo. Per secoli ancora lumanit adorer i suoi simboli come degli idoli e prender le sue ipotesi antropomorfiche per la realt esteriore. Solamente il giorno in cui luomo conoscer il come di ogni cosa, forse allora ne cercher il perch e laurora del Dio di bont succeder al crepuscolo degli dei sapienti. Aspettando, ai poeti, ripetiamolo, che spetta di profetizzare le realt future e agli umoristi che si addice di denunciare la relativit delle pseudo-certezze attuali. Ma sono argomenti che possiamo esaminare ai nostri giorni soltanto davanti a un pubblico ristretto, poich, come Zenone diceva a Socrate nel Parmenide: La massa ignora che impossibile raggiungere la verit senza queste ricerche e senza questi viaggi attraverso tutte le cose. E forse prematuro insegnare il dubbio divino a degli scolari. Il regno della bont possibile solo nel continuo a quattro dimensioni; esso ci far capire il senso universale dellamore. Il dubbio infatti una virt dellet matura per le civilt come per gli uomini, genera lindulgenza e la bont cattive per lazione, non deve essere un motivo di scoraggiamento per gli ignoranti, ma il coronamento di ogni scienza per quelli che hanno appreso tutto. Ora, il regno della bont non sar possibile in vita che il giorno in cui il linguaggio dellanima avr rimpiazzato la menzogna provvisoria delle formule e delle parole. E quel giorno solamente sar rivelato il senso profondo e universale dellamore, simbolo ancora oggi infinitamente relativo e ristretto, ma che diventer la formidabile realt continua del mondo futuro a quattro dimensioni, come il dolore fu quella del mondo generato a tre dimensioni.

VOYAGE AU PAYS DE LA QUATRIEME DIMENSION


I. LAnima silenziosa
Io che sono giunto gi da qualche tempo al paese della quarta dimensione, sento, al momento di trascrivere i miei ricordi anticipati, una strana pena a tradurli in lingua volgare. Il vocabolario infatti concepito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. Non esistono parole capaci di definire esattamente le bizzarre impressioni che si provano quando ci si eleva per sempre al di sopra del mondo delle sensazioni abituali. La visione della quarta dimensione ci svela degli orizzonti assolutamente nuovi. Completa la nostra comprensione del mondo; permette di realizzare la sintesi definitiva delle nostre conoscenze; le giustifica tutte, pure se contraddittorie, e capiamo che questa una idea totale che espressioni parziali non saprebbero contenere. Dal momento che si esprime una idea a mezzo di parole in uso, la si limita per questo al pregiudizio dello spazio a tre dimensioni. Ora, se noi sappiamo che le tre dimensioni geometriche larghezza, altezza e profondit possono sempre essere contenute in una idea, queste tre dimensioni, al contrario, non possono mai essere sufficienti a costruire integralmente una qualit, che sia una curva nello spazio o un ragionamento dello spirito. E di questa differenza, non misurabile quantitativamente, che in mancanza di meglio noi chiamiamo quarta dimensione, di questa differenza tra il contenente e il contenuto, tra lidea e la materia, tra larte e la scienza, non possono rendere conto n le cifre, n le parole costruite a tre dimensioni. Del resto, non ci meraviglieremo che, prendendo la parte per il tutto, io designo nel corso di questo racconto con le parole quarta dimensione linsieme continuo dei fenomeni, incorporando in questo insieme ci che si convenuto di chiamare le tre dimensioni della geometria euclidea. Nonostante il suo nome imperfetto, non si potrebbe considerare infatti la quarta dimensione come una quarta misura aggiunta alle altre tre, ma piuttosto come un modo platonico di intendere luniverso, senza che ci sia bisogno per questo di scontrarsi con Aristotele, come un metodo di evasione che permette di comprendere le cose sotto il loro aspetto eterno e immutabile e di liberarsi del movimento quantitativo per raggiungere niente pi che la sola qualit dei fatti. Avrei potuto, lo so, scrivendo queste note, ricorrere come certi filosofi a un vocabolario di convenzione, forgiare parole oscure per mascherare linsufficienza del linguaggio corrente, ma ci non avrebbe fatto che rinviare la difficolt senza risolverla. Preferisco dunque raccontare queste memorie dei miei viaggi al paese della quarta dimensione proprio come si presentano al mio spirito senza pretesa letteraria, ingenuamente e in disordine, aspettandomi lindulgenza dal lettore, felice solamente se posso toccare nel suo spirito qualche idea addormentata che nessuno, nel nostro mondo, aveva finora preso cura di risvegliare. Innanzitutto, tralasciando le difficolt del vocabolario e soprattutto limpossibilit in cui mi imbatto di classificare cronologicamente dei ricordi futuri che sfuggono a ogni nozione di tempo, vorrei sforzarmi di ritracciare il cammino mentale che, poco per volta, tappa per tappa, mi ha condotto al paese della quarta dimensione. Prima di tutto, molto utile chiarire che il fatto di essere trasposto trasportato non la parola giusta al paese della quarta dimensione, rovescia immediatamente le nozioni comuni che noi potremmo avere del tempo e dello spazio. dunque, naturalmente, grazie a piccoli fatti che contraddicono queste nozioni volgari che lattenzione attirata, a poco a poco, sulla possibilit del grande viaggio che il nostro spirito pu compiere. Queste contraddizioni sono frequenti, tanto nella vita quotidiana quanto in occasione delle pi alte ricerche scientifiche. I presentimenti ci fanno paura quando essi si giustificano, preferiamo spiegare gli slanci del nostro cuore con dei motivi passionali piuttosto che con oscure aspirazioni della razza e, quando parliamo di scienze esatte, evitiamo come sovversive tutte le questioni indiscrete sullimpossibilit in cui ci imbattiamo di spiegare la linea curva, il parallelismo, il movimento e in generale tutto ci che ci circonda. Il tempo senza lo spazio che lo raffigura per noi inaccessibile, e lo spazio non si spiega ai nostri sensi che tramite il tempo che noi impieghiamo a percorrerlo. Ma, per una sorta di debolezza naturale, il nostro spirito evita queste contraddizioni, le dissimula, come se quelle costituissero per lui un autentico pericolo di morte. Occorre infatti riconoscere: nello stato attuale della nostra civilt pochi spiriti potrebbero sopportare senza pericolo la brusca distruzione o anche solo la dissociazione delle nozioni di tempo e di spazio. Questo nozioni ci sono talmente indispensabili che sentiamo subito il terrore e la follia sfiorare il nostro spirito

quando gli togliamo per un istante queste due stampelle tradizionali che gli permettono di assicurare i suoi primi passi. E tuttavia, sentiamo, a ogni istante, che noi siamo circondati da un immenso ignoto. Tra il mondo sensibile e la nostra coscienza, noi occupiamo un posto strano e mal definito; restiamo timidamente rannicchiati nel fondo della nave che ci trasporta in balia delle onde in un mare sconosciuto, e ci dichiariamo soddisfatti se il nostro posto rimane, per noi, relativamente lo stesso tra le quattro mura della nostra cabina. Se avessimo la volont di uscire un istante dal nostro nascondiglio, di gettare coraggiosamente gli occhi al di fuori, ci si mostrerebbe facile capire che in ogni modo nulla meno garantito della nostra pericolosa situazione nellinsieme dei fenomeni e delle idee. Si pu trovare infatti qualcosa di pi incerto della nozione di tempo che ci appare fondamentale? Certi fatti innegabili di avvertimento fisico, di predizione del futuro, meriterebbero tuttavia di essere esaminati coraggiosamente dalla scienza, se la scienza non si mostrasse terrorizzata di fronte allidea di uscire un istante dal suo piccolo campo di relazioni conosciute, in cui le idee si fronteggiano come in un minuetto. Ammettiamo, come una cosa naturalissima, la conoscenza storica del passato, e tuttavia, non evidente che quel passato, di cui siamo cos sicuri, non esiste attualmente, e che nulla ci permette, di conseguenza, di provare la sua esistenza? Ci basiamo, per compiere certe prove, su degli oggetti che sussistono, su dei ricordi personali, anche se noi sappiamo benissimo che queste testimonianze materiali e questi ricordi intellettuali non sono, insomma, che delle vibrazioni attuali. Il futuro ci appare sconosciuto, perch crediamo ci manchi la sua visione materiale. , lo ammetteremo, un ragionamento grossolano e superficiale che non potrebbe avere una portata autentica se capissimo che il mondo, cos come ci appare, luminoso, perch noi abbiamo degli occhi; sonoro, perch abbiamo orecchie; solido, perch lo tocchiamo; che formato soltanto, in realt, solo da vibrazioni diverse, oscure, mute e immateriali nel senso assoluto del termine. Il passato non fatto che di vibrazioni attuali; perch, vi chiedo, il futuro, che contenuto nelle stesse vibrazioni, non potrebbe essere conosciuto in un modo altrettanto certo, se noi avessimo la comprensione autentica del gesto totale, secondo il quale luniverso intero sembra per i nostri sensi modificarsi? Non appena si sia giunti al paese della quarta dimensione, appena ci si sia liberati per sempre dalle nozioni di spazio e tempo, con questa intelligenza che si pensa e si riflette. Grazie ad essa, ci si trova combinati con luniverso intero con gli avvenimenti che si credono passati. Il tutto forma ormai soltanto un mondo di forme e di qualit immobili e molteplici, che non sono, in qualche modo, che le linee armoniose di uno stesso capolavoro. Di certo in quel mondo possiamo discernere, come nella banale vita, i diversi canoni dellesistenza e collegare tra loro degli eventi che si completano ma inutile, per farlo, appellarsi alla nozione abituale del tempo. Gli avvenimenti si disegnano alla maniera delle figure geometriche, o, meglio ancora, delle linee di una statua di marmo. Nulla pu avere, propriamente parlando, un inizio o una fine. Esistono ormai solo simboli armoniosi. Capiamo, allora, quanto povere e senza espressione siano parole proprio come Viaggio al paese della quarta dimensione. In quello stato intellettuale superiore, viaggio non significa nulla e la stessa espressione quarta dimensione solo la manifestazione di uno stato sintetico, piuttosto che lanalisi di una quantit nuova. Da quando si sia arrivati in questo mondo di idee pure, ogni espressione del linguaggio volgare diviene negativa. Lo spirito si unisce alluniversalit delle cose; le sue idee sono tutte positive, senza reazione possibile. Lanima silenziosa non si preoccupa pi dei rumori del mondo. Questi sono ora per lei solo dei punti convenzionali, incapaci di riassumere lidea immortale sconosciuta dal volgare e che dissimula agli occhi di tutti quel velo misterioso che chiamiamo tempo. Tuttavia queste nozioni generali sullesistenza relativa del tempo non furono quelle che inizialmente mi apparvero in modo pi chiaro. Ne compresi tutta la straordinaria portata solo dal momento in cui, giunto gi al paese della quarta dimensione, mi fu dato di conoscere allo stesso tempo ci che sarebbe successo nelle et trascorse e ci che era accaduto nei secoli a venire. Il rovesciamento dellidea abituale che abbiamo dello spazio, lastrazione delle distanze che io giunsi a capire progressivamente, la scoperta che feci della Casa piatta a due uscite e il modo in cui percorsi la Scala orizzontale, mi permisero, per la prima volta, di abbandonare definitivamente il nostro mondo a tre dimensioni e di viaggiare in tutta tranquillit nellignoto.

II. Il nastro sciolto


Il primo ostacolo che si incontra, quando si tratta di approdare al paese della quarta dimensione, sono le resistenze ancestrali del nostro corpo, concepito a tre dimensioni. Lo spirito si piega in modo naturale alle

astrazioni di spazio e di tempo; ma il corpo sembra, dapprima, incapace di evadere dalle necessit materiali apparenti. Cosa curiosa, per, i primi fatti che mi indicarono il cammino della quarta dimensione furono puramente materiali. Mi dimostrarono, fino allevidenza, quanto vicina a noi, senza che noi lo sospettiamo, questa concezione della quarta dimensione che, da tanto tempo, preoccupa a giusto titolo quelli che intraprendono lo studio della geometria trascendentale. Sapevo che ci si era gi sforzati di rendere conto delle curiose esperienze di un sensitivo, spiegandole tramite lesistenza della quarta dimensione. Quel medium creava degli autentici nodi a trifoglio con una corda tesa, le cui estremit erano sigillate e mantenute da persone degne di fede. Sapevo anche come si era precisato che i teoremi di Lobatchevsky, di Riemann, di Helmholtz e Beltrami fossero le soli basi logiche di ogni giusta teoria del parallelismo; ma mai avevo avuto loccasione di constatare da me la possibilit di simili dimostrazioni sperimentali, fino al giorno in cui, desiderando conservare qualche lettera alla quale tenevo, mi convinsi ad unire, con un nastro, un piccolo cofanetto di legno che proveniva, mi era stato detto, dalle Indie. Una volta fatto il nodo, mi venne in mente che avevo dimenticato di riporre una lettera nel cofanetto e istintivamente, pensando ad altro, lo aprii, misi la lettera a posto, e richiusi il cofanetto. Soltanto in quel momento, mi resi conto che avevo dimenticato di disfare la legatura. Mi sono sforzato di ricostruire gli avvenimenti, e fui costretto a constatare, grazie al sigillo di cera, che il nodo che avevo fatto e che impediva assolutamente lapertura del cofanetto, non era stato toccato. Quelloggetto sfuggiva innegabilmente alle regole ordinarie del nostro spazio e tre dimensioni. Mi venne in mente allora che Felix Klein aveva dimostrato che i nodi non potrebbero perdurare in uno spazio a quattro dimensioni e compresi che il cofanetto che avevo l, davanti agli occhi, era stato costruito al di fuori di ogni legge euclidea, che quel curioso oggetto era dovuto essere concepito alle Indie e materializzato in Francia senza alcuna necessit di trasporto materiale. Ho bisogno di dirlo? Dopo questa straordinaria avventura, cercai con tutti i mezzi possibili di trovarne la spiegazione razionale. Ero stato con certezza vittima di una semplice allucinazione, e nulla mi diceva che la lettera smarrita fosse al suo posto. Aprii di nuovo il cofanetto, sciogliendo questa volta il nodo. La lettera era l! Forse lavevo messa ancora prima della iniziale chiusura? Ma un po di cera caduta sulla busta dimenticata, mentre chiudevo la prima volta il cofanetto, conferm senza dubbio i miei ricordi. Materialmente il fatto era impossibile da ammettere. Materialmente, tuttavia, ero obbligato a constatare la sua realt. Confesso che questa certezza mi fu allinizio infinitamente penosa, poich rovesciava quelle nozioni fondamentali senza le quali il nostro spirito si smarrisce e va alla deriva. Nulla pi facile da ammettere, infatti, che lesistenza di forze sconosciute, invisibili, che, poste dentro di noi, possono esteriorizzarsi e provocare dei fenomeni soltanto in apparenza sorprendenti. Tutto si spiega anche nel modo pi semplice. Nelle case abitate, per esempio, troviamo sempre, allinterno del vicinato, qualche giovane ragazza incosciente, disequilibrata, la cui forza nervosa, esteriorizzata, sufficiente a determinare i fenomeni pi strani. Da qui a pensare che dormono dentro di noi delle forze inutilizzate e pi potenti di quelle di tutte le macchine riunite, non c che un passo. Verr un giorno in cui capiremo che esiste anche nellessere umano un cammino del progresso molto pi sicuro e molto pi facile del cammino esteriore che la scienza si sforza di seguire attualmente. Comunque, occorre dirlo, tutti quei fenomeni, ancora misteriosi perch sono sconosciuti, non mettono sottosopra per niente la nostra visione abituale del mondo. Che ci siano altri fluidi oltre allelettricit, nessuno ne dubita, ma ci non scompagina mai la nozione di causa ed effetto che forma la base di tutti i nostri ragionamenti, ed soltanto quando questo rapporto di successione ci sembra invertito che la nostra ragione vacilla. Quale intervento misterioso aveva potuto rovesciare quel rapporto di successione negli avvenimenti di cui avevo conservato un ricordo cos esatto? Non potei inizialmente rendermene conto in una maniera plausibile, poich mi fu impossibile ripetere lavventura come mi auguravo. Essendo la mia attenzione tradizionale allerta, mi occorreva sempre disfare la legatura per aprire il cofanetto. Pensai dunque fossa cosa pi prudente non divulgare un incidente cos assurdo, ma conservai questo ricordo che mi impression intensamente. Fu per me la prima indicazione certa dellesistenza di uno spazio a quattro dimensioni nel quale un nodo non potesse sussistere, n una camera chiusa restare tale, ma capii solo pi tardi come potevano modificarsi le nostre idee tradizionali di successione nel tempo e come queste successioni potevano diventare senza oggetto il momento in cui, grazie allintervento della quarta dimensione, tutti i fatti fossero divenuti in qualche modo simultanei, liberati da ogni rapporto storico di causa ed effetto, ma semplicemente distinti luno dallaltro dalle loro specifiche qualit.

III. La diligenza innumerevole


Qualche tempo dopo lavventura del cofanetto ind, lesistenza della quarta dimensione mi fu rivelata in un modo pi preciso da qualche constatazione che feci e che riguardava lastrazione possibile delle distanze. Ho sempre avuto qualche diffidenza per le esperienze spiritiche e, pi in particolare, per le leggende importate dallAsia. Bisogna riconoscere tuttavia che gli Orientali appaiono avere spesso realizzato in modo pratico la soppressione dello spazio e che, su questo punto, le testimonianze abbondano. Tutti sanno che gli Arabi possono comunicare da grandissime distanze, senza ricorrere al telegrafo. De Lesseps ne fu testimone al momento della concessione del canale di Suez, e sappiamo ugualmente che ambasciatori ind si congratularono a Londra con la regina dInghilterra di una vittoria che conseguivano in quel momento le sue truppe in Oriente. Non hanno forse altre testimonianze degne di fede raccontato, con tanti dettagli, come un ind pot presentarsi a bordo di un vascello che aveva lasciato la terra da diversi giorni, inviare un avviso e scomparire, e di cui si constat, subito dopo, la sua presenza tra gli Ind? Ma queste sono, senza dubbio, semplici materializzazioni a distanza di cui si trover un giorno la spiegazione scientifica e razionale. Altrettanto angosciante e disorientante la constatazione che si pu fare sullastrazione possibile dello spazio tramite la sola volont dello spirito. Del resto, occorre dirlo, ogni nostro sforzo contemporaneo tende, da tanto tempo, verso un simile risultato, e si comincia a capire gi che il progresso pu, in gran parte, realizzarsi aumentando sempre la velocit dei nostri atti. Per lungo tempo, gli economisti hanno considerato come rappresentante della ricchezza di un paese la somma totale dei capitali che vi si trovano in circolazione. Questo elemento tuttavia insignificante se si compara lelemento qualitativo: la rapidit del lavoro e del traffico. Infatti, che si tratti di capitali o di mezzi di trasporto, ci che occorre ottenere, prima di ogni cosa, un migliore rendimento del lavoro, un aumento della velocit, e la vita sociale si trova trecentosessantacinque volte aumentato quando si compie in un solo giorno ci che i nostro antenati, con la stessa massa di capitali e la stessa energia individuale, potevano realizzare solo in un anno. per questo che, in certi paesi molto avanzati dal punto di vista industriale, in America per esempio, degli ingegneri specializzati, chiamati velocizzatori, si occupano di una sola cosa e cio aumentare indefinitamente la velocit del lavoro, senza accrescere per questo le spese generali, anzi. Per fare un esempio terra a terra di questa straordinaria trasformazione, sufficiente riflettere un istante a ci che era un semplice tragitto compiuto un tempo, in una giornata, da unumile diligenza. Per aumentare i servizi che poteva offrire unimpresa di messaggeria cos concepita, sarebbe occorso moltiplicare fantasticamente il numero delle vetture. Perfezionando, al contrario, la semplice qualit del traffico, accrescendo la velocit della vecchia diligenza, rimpiazzandola con una automobile, si potuto far compiere, a una sola macchina, cinquanta volte lo stesso tragitto nella stessa giornata, e la linea pot essere servita cinquanta volte meglio, senza che ci fosse bisogno per questo di aumentare il numero delle vetture. Aumentate ora con limmaginazione questa velocit allinfinito, constaterete logicamente che se questo incremento di velocit fosse possibile, la stessa e unica vettura finirebbe per essere presente in tutti i punti del percorso, in tutti i momenti della giornata. Ci non appare praticamente realizzabile perch le nostre forze materiali sono insufficienti e perch noi possiamo concepire il movimento soltanto allinterno di uno spazio a tre dimensioni, vale a dire come una successione di posizioni. Dacch noi avessimo, al contrario, una concezione totale delluniverso a quattro dimensioni, ci che era assurdo fino a quel momento diventerebbe agilmente realizzabile, e comprenderemmo chiaramente che la stessa vettura potrebbe trovarsi simultaneamente in tutte le posizioni possibili, in ogni momento della giornata, poich la velocit sopprime il tempo, dunque questa giornata. Il nostro spirito che, lui, ragiona in uno spazio a quattro dimensioni, non si stupisce quando realizza quotidianamente unoperazione analoga facendo astrazione delle situazioni diverse e raggiungendo in un solo colpo lidea della strada in s o della velocit assoluta. Se noi esitiamo ad applicare queste astrazioni al mondo materiale, perch la nostra debolezza naturale ci porta a distinguere e a classificare allinterno del tempo ci che noi chiamiamo un ricordo e una visione presente. Un po di riflessione per sarebbe sufficiente a farci comprendere che se il nostro spirito avesse la forza necessaria per evocare un ricordo integrale, questo possederebbe tanta realt effettiva quanto la nostra visione presente. Ogni giorno, il nostro spirito a quattro dimensioni ci incita, malgrado noi, a sbarazzarci degli obblighi materiali del mondo a tre dimensioni. Perch non facciamo per i nostri atti materiali, ci che facciamo per i nostri ragionamenti intellettuali? Perch ricominciare un cammino percorso? Perch ripercorrere un itinerario che conosciamo in anticipo in tutti i suoi dettagli? Questa diventa un ossessione quando si compie ogni giorno lo stesso percorso familiare. Perch dobbiamo subire questo formalismo amministrativo che ci costringe a ripercorrere gli stessi passi gi percorsi, a seguire le stesse strade gi attraversate, per raggiungere

un luogo che noi sappiamo in anticipo essere destinati a raggiungere? Non esiste un nuovo procedimento che ci permetta di sfuggire a questo obbligo basso e materiale? Gi certi pensatori moderni hanno fatto giustizia del pregiudizio della linea retta. stato dimostrato, per esempio, che in un mondo in cui la grandezza degli abitanti andasse decrescendo a mano a mano che essi si avvicinano al centro, il pi corto cammino per andare da un punto a un altro del globo sarebbe la linea curva passante per lequatore, e per nulla al mondo la linea retta che fori un tunnel da un punto a un altro della sfera. Non possiamo pensare che esista allo stesso modo, al di fuori delle condizioni geometriche di trasporto da un punto a un altro, un procedimento di astrazione pi diretto nello spazio a quattro dimensioni, che permetta di svincolare il nostro corpo e di fare astrazione dello spazio, nel modo in cui il nostro spirito agisce e si muove senza spostamento materiale da una idea a un'altra? Questa idea fu per me solo una suggestione violenta, fino al giorno in cui, trovandomi in villeggiatura, giunsi, grazie al solo desiderio del mio spirito, a prendere la diligenza del paese in qualsiasi posto mi trovassi, ad ogni ora del giorno, seguendo il capriccio della mia volont che operava nello spazio a quattro dimensioni. Il fenomeno si produsse per me spontaneamente, senza spiegazione ragionevole, e fu tanto tempo dopo che capii come si realizzasse materialmente per mezzo di ci che chiamai, in mancanza di meglio, una trasmutazione degli atomi di spazio.

IV. La scala orizzontale


Questi momenti iniziali nella scoperta della quarta dimensione furono per me particolarmente penosi. Si trovavano infatti in contraddizione diretta con le nozioni geometriche, piene di logica e di buon senso, che mi erano familiari. Dopo il primo avvertimento del nastro sciolto e della diligenza molteplice, la nozione della quarta dimensione doveva tuttavia materializzarsi per me in un modo ancora pi preciso, sotto una forma che non avevo affatto previsto e che ebbe inizialmente dellincubo. In periodi vicinissimi e in condizioni dello spirito sempre identiche, mi trovai in presenza di scale che non si costruivano affatto in modo geometrico, e in origine, nulla fu per me pi rivoltante che la pratica di queste specie di scale. Altri, forse, non ne sarebbero stati colpiti in questo modo. C gente, infatti, che, pur essendo molto istruita e molto intelligente, non affatto sensibile alle costruzioni visuali, allequilibrio delle cose e per cui ogni problema meccanico o architettonico rimane precluso. Essi concepiscono i fatti psicologici con il loro cervello: non cercano di crearsi una rappresentazione materiale degli avvenimenti o delle idee che concepiscono. questo il caso di letterati che non sentono affatto limperioso bisogno, quando analizzano uno stato dello spirito o un carattere, di trovarne lo stile grafico o musicale. evidente, tuttavia, che questa ricerca essenziale per la realizzazione di unopera darte. Nella nostra intelligenza, non esiste affatto, propriamente parlando, musica, pittura o letteratura. Ci sono solo impressioni oscure e silenziose, e queste impressioni, tutte simili, si legano strettamente. Sembra difficile, di conseguenza, avere una sensazione darte completa se noi trascuriamo di esaminare il soggetto che studiamo sotto tutti i suoi aspetti, secondo tutte le informazioni che possono darci i nostri sensi. questa, per, una maniera frammentaria di esaminare le cose che abituale a molta gente. Quando, al contrario, proviamo uno dei pi grandi piaceri dello spirito a scoprire larmonia universale degli esseri sotto tutti quegli aspetti, nulla pi penoso, moralmente, di vedere certe costruzioni materiali non realizzarsi secondo la logica eterna delle cose. Ora, tra le costruzioni architettoniche che simbolizzano meglio le nostre idee, niente pi seducente, pi complicata tuttavia sotto la sua apparente semplicit, che la creazione di una scala. Gli architetti di altri tempi lhanno ben capito e si sono applicati a realizzare in questo campo delle meraviglie. Qualche volta sono fatte in modo, come a Chambord due scale aggrovigliate luna nellaltra, che non permettono affatto a chi monta di incontrare chi scende; altre volte, si tratta di curiose scale gotiche le cui eliche sapienti sembrano risolvere tutti i problemi della geometria trascendentale. Sono anche, talvolta, e pi semplicemente, delle scale complicate come ne esistono ancora in certe vecchie case di provincia; esse si intrecciano sapientemente e mettono in comunicazione ognuna qualche determinato piano. Quando si imbocca erroneamente una delle due scale, non ci si ritrova affatto al piano al quale si voleva, ci si trova al di sopra o al di sotto, e occorre un certo sforzo dimmaginazione per ritrovare il disegno generale di quel labirinto. Tutto questo, per, si spiega rapidamente, per poco che si presti qualche attenzione, e si trovano presto le ragioni di questa apparente illogicit nella sovrapposizione di costruzioni di et diverse, riunite nel corso dei secoli. Altrettanto angosciante il problema della scala che, dopo una successione interminabile di gradini, vi riconduce al piano dal quale siete partiti. Ci sono cose delle quali sorridiamo la prima volta credendo in un

errore passeggero, ci sono problemi che diventano spaventosi quando ci ostiniamo a cercarne la soluzione secondo i principi primitivi della geometria euclidea a tre dimensioni. E confesso, da parte mia, che provai un reale sollievo il giorno in cui capii che se potevano esistere delle scale simili, la loro possibilit non si concepiva che allinterno di uno spazio a quattro dimensioni e solo questo era sufficiente a dare una spiegazione definitiva del problema. Presto, fu allo stesso modo con uno strano piacere che percorsi qualcuna di queste dimore invisibili, concepite dalla geometria trascendentale, in cui i piani si confondono, dove il primo piano non necessariamente al di sotto del quarto, n il terzo al di sopra del pianterreno.

V. Astrazione di spazio
Ci facciamo in generale unidea falsissima della quarta dimensione volendo descriverla secondo i dati forniti dalla visione del mondo tridimensionale. Ci imbattiamo anche in delle impossibilit e, per definizione stessa, in assurdit irriducibili. Ci inganniamo anche spessissimo, lho detto, volendo aggiungere semplicemente la quarta dimensione alle altre tre, come se si trattasse solamente di creare una dimensione supplementare rendendo possibile, allinfinito, lesistenza di nuove dimensioni che completino la larghezza, la profondit e laltezza. In questo modo, senza rendercene conto, sottomettiamo ancora la geometria trascendentale alle definizioni euclidee e rendiamo in anticipo ogni spiegazione impossibile o assurda. Il fatto che la geometria euclidea, come tutta la scienza contemporanea, opera soltanto su delle quantit, su delle cifre che dividono la nostra visione del mondo in parti, che ritagliano la natura in classi e in categorie. Dal momento che noi vogliamo affrontare delle pi alte ricerche, percepiamo che questo procedimento quantitativo puramente artificiale, e che non sarebbe in grado di rendere conto del mondo intero. Noi lo sappiamo perch la nostra coscienza, a differenza dei nostri sensi, non affatto costruita secondo la visione del mondo a tre dimensioni e perch essa ci rivela, al contrario, questa quarta dimensione, che non , insomma, che il complemento necessario per una comprensione totale delluniverso. C anche il fatto che al di sopra delle quantit ritagliate dalla scienza, il nostro spirito ci rivela perpetuamente queste qualit che non conoscono alcuna misura scientifica e che si traducono materialmente ai nostri occhi grazie allesistenza delle opere darte. Ci si ingannerebbe quindi grossolanamente se si pensasse che la visione di un mondo non euclideo si oppone alla nostra visione corrente dei fenomeni. Essa la completa. Il mondo esterno ci appare inizialmente secondo le sensazioni della nostra retina su un piano visivo a due dimensioni, poi le sensazioni muscolari di convergenza e di adeguamento ci permettono di distinguere la lontananza degli oggetti e di concepire la terza dimensione. Solo il nostro spirito, che possiede la scintilla divina superiore ai sensi, ci permette di comprendere che al di sopra di questo mondo di apparenze e di costruzioni scientifiche, esiste una visione completa e continua delluniverso. In pi noi possiamo, senza grande sforzo, realizzare ad ogni istante lastrazione del tempo, associare delle idee lontanissime luna dallaltra, evitare di ricominciare un ragionamento gi acquisito e di percorrere daccapo un cammino morale gi percorso per ritrovarci allo stesso luogo morale. Al di sotto della visione abituale a tre dimensioni, possiamo ugualmente concepirne di pi semplici. S, certo, la geometria euclidea per noi il modo attualmente pi comodo di concepire luniverso, date la costruzione del nostro corpo e le nostre abitudini secolari, ma non per questo una forma universale e indispensabile di sentire. Scrittori moderni hanno fatto giustizia di questo pregiudizio. Degli esseri piatti, che si spostino su una superficie sferica, concepirebbero naturalmente una geometria nella quale la somma degli angoli di un triangolo sarebbe sempre superiore a due angoli retti. Allo stesso modo, in un mondo privo di solidi, la nostra geometria potrebbe provare qualche pena a venire a galla. H.Poincar ha scritto su questo soggetto delle pagine davvero chiaroveggenti. Noi possiamo tagliare dei volumi a mezzo di superfici. Possiamo tagliare delle superfici a mezzo di linee, possiamo determinare delle linee a mezzo di punti. Ma, quando si tratta per noi di definire il punto, la nostra scienza euclidea manca e svanisce. Quando ci occorre rendere conto del continuo fisico, la nostra impotenza estrema. Capiamo bene che la scienza non altra cosa che un linguaggio convenzionale che ci permette di catalogare e di classificare certe frazioni di fenomeni che noi distacchiamo artificialmente luna dallaltra, secondo le loro qualit, ma avvertiamo altrettanto che questa scienza, cos come il linguaggio, incapace di tradurre questa continuit che appartiene al mondo delle qualit e che non si saprebbe definire tramite delle cifre. Queste constatazioni che facciamo provocano subito unobiezione. Se solo la nostra coscienza continua ci rivela lesistenza reale delle qualit, vale a dire delle quattro dimensioni riunite, come si spiega che i nostri sensi, sviluppati secondo le suggestioni e i bisogni dello spirito, non percepiscono con la stessa facilit

questa quarta dimensione, e non per questo che siamo mortali? Perch dobbiamo ricorrere alle analisi numeriche della scienza e ritagliare luniverso in tre dimensioni per renderlo intellegibile? La risposta a questa domanda facile. Il nostro mondo per noi in perpetua trasformazione, cio in perpetuo progresso; ora, la visione delluniverso continuo si oppone a ogni idea di movimento o di cambiamento. La nostra coscienza immobile partecipa alluniversalit delle cose, non ha affatto bisogno di ricorrere al frazionamento delluniverso, ma non lo stesso per il nostro corpo. Solo lo spirito che concepisce lunit assoluta, grazie a un artificio ammirevole, cera il mondo a sua immagine, ma lo moltiplica allinfinito. Si riflette nelle cifre, attribuisce questo e la sua personalit intera alle frazioni delluniverso che vuole analizzare e comprendere. Il numero, aldil della cifra UNO, non dunque, per lo spirito, che un miraggio, ma un miraggio utile. Gli permette di creare delle individualit artificiali l dove egli distingue soltanto delle nuove qualit dellunit eterna. impossibile comprendere lo spazio e luniverso in modo assoluto, senza essere condannati, in un sol colpo, alla divina immobilit della coscienza. Ma cos come lo spirito umano crea gli dei a propria immagine, esso crea anche delle linee e dei numeri, ma questo soltanto un mezzo di analisi, un procedimento scientifico di dimostrazione puramente transitoria. Lattivit umana possibile solo con la visione del mondo a tre dimensioni che lo rende per noi mobile ma ci sufficiente a farci meglio comprendere lesistenza necessaria di una quarta dimensione che completa lunit e la rende immobile, nel senso volgare del termine. Poich, quando luomo raggiunge lunit, muore allo stesso modo delle contraddizioni illusorie della vita. Dal momento in cui ci eleviamo al di sopra del mondo a tre dimensioni, dal momento in cui lo spirito, svincolato dalle suggestioni dei sensi, ritrova la propria potenza integrale nel paese della quarta dimensione, lattivit del mondo a tre dimensioni cessa, la mobilit apparente scompare e le astrazioni di spazio e di tempo diventano tanto naturali nella realt quanto lo erano nei ragionamenti. Fu inizialmente in automobile, su lunghissimi percorsi, che mi fu dato di realizzare le prime astrazioni di distanza di cui ho conservato il ricordo. Una prima volta, tornando da Firenze a Parigi, passando per Aosta, dimenticai completamente il frammento di strada tra Ambrieu e Tournus. Unaltra volta, sulla strada di Spagna, furono le dirette vicinanze di Tours che dimenticai di percorrere. Queste astrazioni materiali, su percorsi familiari, mi furono rivelate in origine dagli autentici rimorsi che provai, immediatamente dopo, constatando la mia amnesia. Era come una rivolta di tutte le mie sensazioni ataviche, come una protesta della logica tradizionale, e mi sforzai, subito, di trovare lindispensabile spiegazione razionale che aveva liberato i miei sensi. Senza dubbio, avendo una grande assuefazione alla strada, avevo dovuto confondere un ricordo antico con la realt presente. Credevo di avere saltato un percorso, quando in realt lavevo compiuto pensando ad altro. Certe testimonianze materiali inconfutabili: il consumo di benzina, le indicazioni di un contachilometri e quelle di un orologio, mi provarono che non era affatto cos. Naturalmente ancora mi sforzai di pensare che fosse solo un insieme di coincidenze puramente materiali e che fosse vittima di una illusione. Provai, del resto, una vera e propria fatica cerebrale a registrare simili fatti e mi sforzai di non pensarci pi; questo solo per sfuggire a quei rimorsi penosi e materiali, di cui ho gi parlato, a quei rimorsi fisici molto pi angosciosi quando non si affatto abituati ai misteri della quarta dimensione di tutti i rimorsi morali che possiamo provare nella vita ordinaria a tre dimensioni.

VI. Il viaggio istantaneo


Pur cos interessanti, le prime astrazioni di distanza che io riuscii a realizzare su percorsi compiuti in automobile, furono per me soltanto delle semplici indicazioni della possibilit di un viaggio al paese della quarta dimensione. Soltanto lastrazione del tempo doveva offrirmi dei risultati definitivi. curioso constatare, a questo proposito, quanto i pregiudizi secolari sono radicati nel nostro spirito quando si tratta di valutare il tempo necessario per compiere un atto o per concepire unidea. Fatalmente, noi prendiamo come base la durata media della vita umana. Stimiamo che quel tempo medio necessario per lo sviluppo completo della nostra personalit. Daltronde, non possiamo concepire che un atto importante o una idea geniale si manifesti senza lunghe preparazioni, senza una serie storica di atti successivi e, arbitrariamente, stimiamo, secondo il risultato ottenuto, il tempo di gestazione necessario. Lidea di istantaneit equivale, per noi, a quella del nulla e non possiamo, a pi forte ragione, sopportare lidea, di cui ho gi parlato, di un rovesciamento possibile dellordine di successione nello sviluppo di un fatto o di unidea. E tuttavia, tante osservazioni banali dovrebbero mostrarci quanto questo modo di considerare le cose puerile e inesatto. Durante un sogno, per esempio, quando un rumore esterno o una sensazione di fastidio

viene a turbare il nostro sonno, immaginiamo subito una storia lunga e complicata che giustifichi e preceda questa sensazione brusca. Noi sogniamo che dopo interminabili preparativi, siamo partiti per un viaggio per cui dopo ore di tragitto i cui dettagli sono ancora nella nostra memoria, arriviamo al termine; che la catastrofe ci attende, e ci sorprende. evidente, per, che la catastrofe ha preceduto la nostra giustificazione storica e nonostante questo non esitiamo a considerarla come il momento finale del nostro sogno. In breve noi presupponiamo una genesi inutile delle idee istantanee a quattro dimensioni ad imitazione della genesi dei fenomeni a tre dimensioni. Questo bisogno di preparazione si ritrova un po ovunque, anche quando si tratta di ricerche scientifiche o artistiche molto serie che non hanno nulla in comune con i sogni. Vedete, infatti, cosa accade quando un sapiente fa una grande scoperta o quando un letterato sente sorgere in lui unidea geniale. La prima preoccupazione dellinventore , allo stesso modo, non di riconoscere che questa idea gli viene da non sa dove, che gli stata suggerita malgrado lui, ma al contrario di giustificare la propria scoperta con delle ragioni inventate dopo il fatto. Con la migliore fede del mondo, il sapiente costruir di sana pianta il preteso metodo che lo ha condotto, punto per punto, a fare la sua scoperta. Del tutto sinceramente, egli non si accorge che non fa che giustificare una intuizione involontaria tramite delle esperienze posteriori e che in realt egli non prende alcuna parte volontaria a questa intuizione istantanea. Il letterato fa lo stesso quando tenta di spiegare in seconda istanza quali furono le sue intenzioni nel concepire unopera geniale. In realt, luomo, pur sapiente, ignora se stesso e non che lumile servitore della propria intelligenza immobile a quattro dimensioni al di sotto della quale si muove, nello spazio incompleto e transitorio a tre dimensioni. Tutto soggetto a illusione in materia di tempo. La durata della vita umana a nostro parere sufficiente, insignificante se la si paragona a quella degli astri, prodigiosa se la si rapporta a quella degli esseri inferiori che nascono, si riproducono e muoiono in qualche secondo. Occorre riconoscere ugualmente che nella vita di un uomo geniale, lazione veramente creatrice sembra riassumersi nel breve spazio di qualche secondo. Il resto non che una messa a punto, variazione interminabile, adattamento ai pregiudizi volgari costruiti a tre dimensioni. In generale, durante i primi anni della loro vita che gli uomini di talento concepiscono realmente le idee che, pi tardi, faranno la loro fortuna intellettuale e il pi grande uomo di domani solo il felice ereditiere del ricco bambino di ieri. La durata dei nostri atti, pur lunghi e complicati, moltiplicata allinfinito dalle difficolt materiali dazione o di espressione del mondo a tre dimensioni. Succede spesso che un semplice sguardo scambiato tra due passanti che non si conoscono, sostituisca anni di vita comune o di completa intimit e gli spiriti si comprendono in un istante meglio che di quanto lo farebbero tramite lintermediazione dei loro corpi per lunghissimi anni. A questi bagliori intellettuali di comprensione totale a quattro dimensioni, attribuiamo necessariamente una durata nel tempo e, pur fuggitivi, gli attribuiamo una durata di qualche secondo. Ora, questa durata non esiste affatto, perch non potrebbe esserci durata nel mondo a quattro dimensioni e quindi neanche alcuna successione necessaria di atti che sono, insomma, simultanei come tutte le parti distinte di una statua di marmo. Fu proprio questa nozione, in apparenza complessa, ma tuttavia cos semplice, che mi permise di spiegare per la prima volta i brevissimi viaggi che mi fu dato di fare al paese della quarta dimensione. Quei viaggi furono compiuti, se posso dirlo, sul posto, in profondit, in modo istantaneo malgrado tutte le peripezie, e devo constatare una volta di pi che purtroppo mi mancano le parole per descrivere, in un linguaggio concepito a tre dimensioni lammirabile semplicit di quei viaggi senza spostamento, di quelle lunghe escursioni istantanee e che comunque, per impiegare il linguaggio corrente, comportavano lunghi e curiosi episodi. I primi furono senza grande interesse, ma mi sorpresero per la loro grande novit. cos che un giorno, senza ragione apparente, direi quasi senza interesse, mi trovai a Parigi dopo aver oltrepassato la Gare du Nord e la Gare de lEst, su una piccola piazza deserta, di aspetto provinciale, dove si trovava la Gare du Midi. Non posso descrivere la strana impressione che mi fece questa casa in apparenza abbandonata, dai tetti elevati, dai muri di bricco e di pietra, in cui tutte le finestre erano chiuse e la cui facciata portava, in banali lettere di zinco dorato, le semplici parole: Gare du Midi. Dietro ledificio, nessun binario della ferrovia, nessun movimento. In virt di quale materializzazione di idee questa stazione inutile e assurda si trovava l, e perch questo incrocio di ricordi si era edificato per me in quel luogo di Parigi? Non cercai affatto di spiegarmelo e i viaggi pi interessanti che feci poi, cancellarono presto questo insignificante incontro del mio spirito.

VII. La casa piatta

Ho indicato nel capitolo precedente come fui spinto a concepire che lo sviluppo delle scienze non si effettui, come si crede troppo spesso, per deduzione, ma al contrario che tutte le scoperte dello spirito umano siano dovute allintuizione di certi pensieri, alle loro concezioni spesso considerate da fantasiosi, ma che i sapientiregistratori non farebbero che appropriarsene verificandole in seguito. ai poeti, agli immaginativi, che spetta, fin dallorigine del mondo, scoprire i segreti della natura, poich questa scoperta in sostanza tutta interiore, e la sua verifica sperimentale solo un vano simulacro. Misconoscendo la verit profonda di certe invenzioni poetiche, i sapienti non mancano di ridurre il dominio delle scoperte possibili, e non si potrebbe mai troppo sottolineare la facilit con la quale essi scartano dalle loro preoccupazioni certi problemi la cui esistenza tuttavia innegabile. Poco importa ai geometri euclidei di dare una definizione ridicola del parallelismo: due linee che non si incontrano che allinfinito. Si accontentano di sorridere quando gli si rimprovera la loro soluzione approssimata della quadratura del cerchio e si dichiarano soddisfatti non appena hanno rappresentato lo spazio e il tempo come una successione di punti occupati luno dopo laltro da un mezzo. Sono di loro interesse solo le quantit definite quando quelle sono invece solo il riflesso dellinfinito della stessa unit, il continuo gli sfugge e la qualit per essi una parola priva di senso. Sono per soltanto questa qualit e questo continuo che possono permetterci di elevarci al di sopra del mondo volgare e di intravedere, al di l delle pretese certezze scientifiche, la certezza definitiva che non cambia mai. In pi accrescendo sempre le nostre facolt mentali, linfinito e leternit si scoprono in un momento di cui sufficiente accrescere la potenza, piuttosto che in un passato o in un futuro la cui eternit soltanto un puro miraggio. Fu con certezza sotto linfluenza di ricordi violenti che si rincontrarono in certi istanti nel mio pensiero, che mi fu possibile compiere cos i miei primi viaggi istantanei al paese della quarta dimensione. La scoperta che feci della Gare du Midi situata in piena Parigi, a fianco della Gare du Nord e de lEst, non fu affatto per me la prima rivelazione dellesistenza possibile di luoghi del mondo, come si diceva una volta, distinti da quelli che si vedono abitualmente e coesistenti alla quarta dimensione. Mi ricordo, per esempio, di una certa camera verde di cui constatai linnegabile esistenza durante la mia infanzia e che era situata esattamente tra lultima camera collocata sulla facciata di un vecchio castello di provincia, e la grande camera che veniva subito dopo e che occupava lala intera del castello. Riflettendoci, e ponendosi dal punto di vista ordinario a tre dimensioni, questa camera non si affacciava affatto per mezzo di nessuna porta sul corridoio centrale che metteva in comunicazione tutte le stanze, e la sua esistenza era geometricamente impossibile. Nondimeno nessun dettaglio del mobilio di questa camera verde di stile Impero mi rimase sconosciuto e mi ricordo ancora oggi le impressioni spaziali, ma nettissime, che ne ebbi. Questo, del resto, non mi meravigli per lunghi anni, perch era abitudine abbandonare certe stanze che non erano poi mai aperte e che consacrassero per sempre dei ricordi daltri tempi. A Parigi, non si pu concepire lesistenza di queste stanze dimenticate, ma in provincia ci appariva del tutto naturale. E questo anche il motivo che mi imped di interessarmi pi particolarmente alla camera verde durante questo periodo della mia vita. anche per questo che ne registro il fatto solo a titolo di ricordo, senza volere trarne delle conseguenze. Voglio ugualmente citare solo formalmente lesistenza di una casa abbandonata che scoprii un giorno nella foresta di Fougeres, dove attraversai con stupore delle stanze che non si componevano geometricamente, e dei piani sovrapposti che, per, ne formavano internamente soltanto uno. Poi, ho capito che quelle costruzioni si spiegano solamente grazie allesistenza dello spazio a quattro dimensioni, ma questo non divenne evidente per me che dal giorno in cui scoprii in un quartiere di Parigi, fino a quel momento inaccessibile per me e posto aldil della visione abituale a tre dimensioni, una straordinaria casetta piatta a due uscite di cui una faccia dava su Place de la Concorde e laltra sulla terrazza di Saint-Germain. Impiego necessariamente questa assurda espressione, casa piatta, perch non trovo nel nostro linguaggio parole capaci di descrivere questa casa che, per la visione a tre dimensioni, sarebbe stata invisibile di profilo, le cui facciate potevano essere viste solo sotto un certo angolo e di cui lentrata e luscita si confondevano, distinguendosi solamente per i luoghi geografici nettamente differenti del mondo a tre dimensioni a cui esse conducevano. In effetti dopo una prima rivolta atavica di tutto il mio essere, mi fu permesso di percorrere in tutti i sensi e nel modo pi naturale del mondo, il dominio meraviglioso che mi era offerto. Del resto, non si trattava comunque di spostamento per quanto mi riguarda: lo spazio sembrava venire da me. Ci non aveva nulla n della levitazione di cui si tanto parlato, n del trasporto mentale a distanza. Era qualcosa di infinitamente pi semplice di tutto questo: una soluzione delluniverso, imprevista e definitiva. La mia immobilit era

analoga a quella dellasse geometrico di una ruota lanciata a tutta velocit. Mi spostavo restando immobile. I miei movimenti erano ormai solo dei movimenti relativi a me stesso. Ne beneficiavo secondo il mio desiderio, senza aggiungerci il minimo sforzo. Secondo ogni apparenza, questa ricostruzione del mondo dovuta alla potenza dei miei ricordi interiori che si completavano e si esteriorizzavano con questa forza che sola pu dare la pratica di una memoria visuale particolarmente sviluppata. La seconda porta si apriva sulla terrazza di Saint-Germain, ma era evidente che se il mio desiderio si fosse modificato, essa si sarebbe aperta in tuttaltro luogo. Non ho bisogno di dirvi che le preoccupazioni abituali della nostra vita moderna mi parvero subito infinitamente meschine e senza scopo. Lidea che migliaia di uomini avessero potuto vivere fino a quel momento nel mondo senza beneficiare di questa visione completa mi parve inverosimile. Fino a quando sar ancora cos? Non tardai affatto a comprendere che quella stessa questione non aveva alcun senso e che, secondo laspetto della quarta dimensione, il mondo non poteva avere, propriamente parlando, n inizio n fine. Lo stesso spostamento nello spazio, per impiegare lespressione comune, che arrivavo a effettuare a mezzo della quarta dimensione, nulla mi impediva di realizzarlo ugualmente nel tempo. E fu cos che mi fu permesso di entrare in relazione con ci che fu e ci che doveva essere, restando immobile agli occhi del volgare che non capisce lestrema mobilit del filosofo immobile, e di poter esplorare, secondo i capricci della mia sola volont, ci che chiamiamo comunemente le et future.

VIII. La trasmutazione degli atomi di tempo


Fu dunque grazie a spostamenti nello spazio che mi fu rivelata inizialmente lesistenza del paese della quarta dimensione e non so, una volta di pi, come spiegare questi spostamenti impiegando il linguaggio corrente costruito a tre dimensioni. Sono costretto, malgrado tutto, a impiegare delle immagini grossolane, a ricorrere a delle vecchie espressioni che si credevano riservate allalchimia, per descrivere un fatto tuttavia semplicissimo e che non potrebbe sorprendere, pur avendo familiarizzato poco con lunit del punto di vista che caratterizza la quarta dimensione. Cos come si ricorso alla teoria atomica per dare unimmagine sufficiente delle combinazioni chimiche, anchio sono costretto a ricorrere a unipotesi analoga per spiegare in modo grossolano gli spostamenti che si effettuano nel paese della quarta dimensione, ed ecco la spiegazione. Mentre nello spostamento a tre dimensioni gli atomi che formano un corpo sono respinti e rimpiazzati da altri atomi che compongono un altro corpo, allo stesso modo in cui una nave sposta lacqua del mare, lo spostamento al paese della quarta dimensione si compie a mezzo di ci che era chiamata un tempo una trasmutazione. Essendo il mondo della quarta dimensione continuo, nessun movimento, nel senso volgare del termine, pu essere prodotto al suo interno come invece nel mondo mobile a tre dimensioni. Uno spostamento si compie dunque per uno scambio di qualit tra atomi vicini e, per impiegare la stessa immagine grossolana precedente: quando una nave si sposta, sono gli atomi dacqua davanti ad essa che si mutano in atomi di nave, mentre, dietro di essa, gli atomi di nave si mutano in atomi dacqua. Questo, lo capiamo bene, non che unimmagine delle pi primitive destinate a spiegare, nel linguaggio a tre dimensioni, un procedimento di spostamento che non ha affatto il carattere euclideo nel mondo continuo a quattro dimensioni. Occorre ripeterlo infatti: gli atomi sono soltanto una comoda ipotesi; in realt gli atomi non esistono; non ci sono che qualit diverse di uno stesso continuo fisico. Latomo una concezione dello spirito che isola la materia con tutti i suoi attributi, con tutte le sue qualit. Lo spirito concepisce latomo a propria immagine, ne fa dunque un mondo completo e unico a quattro dimensioni ed unillusione dei sensi che riflette allinfinito, come in mezzo a specchi multipli, quellatomo unico sotto gli aspetti diversi del mondo incompleto a tre dimensioni. Dal momento in cui si sia trasposto il movimento al paese della quarta dimensione, esso non esiste pi come noi lo comprendiamo: ci sono soltanto dei cambiamenti di qualit e noi rimaniamo immobili, nel senso volgare del termine. Lo stesso paragone grossolano permette di immaginare ci che ugualmente lo spostamento nel tempo, una volta che lo si sia trasposto al paese della quarta dimensione. Come noi supponiamo degli atomi giustapposti per spiegare lo spazio, cos, per giustificare il tempo, noi ci raffiguriamo una successione di momenti che sono, in qualche modo, gli atomi di tempo. Qui, come per lo spostamento nello spazio, lo spostamento nel tempo si effettua a mezzo di una trasmutazione degli atomi di tempo, cio dei momenti, sotto lazione di quella pietra filosofale, di quellatomo o, meglio ancora, di quella monade che il nostro spirito. evidente ancora che qui si tratta soltanto di unipotesi atomica comoda e in realt il tempo non si compone di momenti distinti, ma di un continuo che solo la qualit pu modificare.

Giunti al paese della quarta dimensione, queste verit apparirebbero molto pi semplici che tutte le nostre spiegazioni scientifiche del mondo a tre dimensione ed molto difficile contemplare senza qualche compassione lo stato di ignoranza estrema degli uomini del nostro tempo, voglio dire della nostra qualit. Mi sembra tuttavia che sarebbe facile per loro constatare la strana opposizione che c tra ci che chiamiamo ogni giorno la forza e la materia, lo spirito e il corpo, la qualit e la quantit, vale a dire tra il mondo visto a quattro dimensioni o solamente a tre dimensioni. Spesso, ammirando per la prima volta una nuova verit o un capolavoro estetico che non esisteva fino a quel momento, gli uomini dichiarano che quella verit o quellopera darte sono superiori a tutto ci che esisteva prima e non si chiedono da dove pu venirgli questa strana rivelazione. Ripetono volentieri che losservazione e lesperienza hanno da sole formato i loro spiriti e i loro corpi e non si meravigliano di stare improvvisamente tra persone di conoscenza finch un nuovo fatto viene a contraddire tutta questa pretesa esperienza acquisita. Larte, da sola, una smentita perpetua portata alla scienza. Ci prova che al di sopra di noi stessi si trova un mondo di qualit da cui noi dipendiamo, che noi conosciamo direttamente e che ci permette di giudicare in un istante il valore pi o meno grande di un simbolo artistico concepito a tre dimensioni. Senza lesistenza del mondo autentico a quattro dimensioni conosciuto dal nostro spirito al di fuori di ogni idea di tempo e di spazio, levoluzione delle razze sarebbe inspiegabile; il progresso un non-senso; larte una follia. Non si pu imitare un modello che non esiste ancora e, senza un modello, il mondo a tre dimensioni rimarrebbe immobile. Gli uomini doggi, vincolati dal pregiudizio dello spazio a tre dimensioni e da quello della divisione di uno stesso movimento in punti successivi nel tempo, sono un po nella situazione di un insetto che, camminando indefinitamente su una statua, ne sentisse i contorni come una successione di avvenimenti e non potesse mai contemplarne linsieme. Una volta capaci liberarsi per sempre da questa inferiorit tradizionale, sembrer al contrario di essere improvvisamente nella situazione di un artista che, in un solo colpo, ammira linsieme della statua, nello stesso momento la vede tutta intera e prova compassione per linsetto maldestro che prosegue febbrilmente la sua strada oscura da un grano di marmo allaltro. Dal canto mio, ora che so che non c propriamente parlando n spazio n tempo e che si pu, quando si saputo come liberarsi dei pregiudizi euclidei, spostarsi come si vuole nel presente o nel futuro, mi sono informato con curiosit delle trasformazioni del nostro mondo nel corso dei secoli, trasformazioni che non sono, insomma, che lo stesso gesto completamente disegnato al di fuori del tempo. cos che ho potuto fare, nel corso di quei viaggi al paese della quarta dimensione, delle strane scoperte, e che ho capito chiaramente certi problemi che oggi disorientano noi contemporanei. Che il lettore voglia solamente scusarmi per il modo un po insolito con cui non mancher di passare da un periodo allaltro della storia. Essendo levoluzione dellumanit un solo gesto, una sola statua, per riprendere il paragone che facevo pi in alto, naturalissimo per me parlare successivamente, senza ordine necessario, della testa, di un braccio, di una gamba: voglio dire dellanno 2000, del 1912 o del tempo dellUccello doro, di tutte le epoche, poich tutte le parti di uno stesso corpo formano per me uno stesso insieme simultaneo, e poich i numeri degli anni sono analoghi alle possibilit di ordine che potrebbe impiegare uno scultore per il montaggio delle differenti parti di una stessa opera.

IX. Il Leviatano
perci un po a caso, e senza ordine che racconter nei capitoli che seguiranno, gli strani viaggi filosofici che feci al paese della quarta dimensione, lasciando al lettore il compito di districare lo scenario intellettuale di queste avventure sognanti. Quei viaggi furono sempre compiuti sul posto, nel momento in cui meno lo aspettavo. Senza transizione, mi trovavo spesso trasposto al paese della quarta dimensione, non avendo fatto per questo altro sforzo che di raggiungere, mentalmente, lintersezione dei molteplici ricordi e di avere a poco a poco rimpiazzato tramite il pensiero, la banale visione del mondo a tre dimensioni. La concezione di quei viaggi fu, lo ripeto, istantanea. Il tempo non esiste, infatti, al paese della quarta dimensione e, quale che sia la molteplicit dei dettagli osservati, impossibile concepirlo in altro modo che in modo simultaneo. Pi tardi, volendo trascrivere questi ricordi nel mondo a tre dimensioni, sono stato portato naturalmente a farlo sotto forma di un racconto, e ho progettato allinterno del tempo le impressioni o gli avvenimenti che mi furono rivelati al di fuori dello spazio e del tempo. Per pi di comodit, ho creduto dover successivamente classificare, secondo la loro linea estetica, degli avvenimenti che formano, in breve, solo una curva immobile. Per impiegare il linguaggio della terza dimensione, dir dunque che, nei miei ricordi delle et future, ho inizialmente riunito tutti gli avvenimenti che accaddero nel nostro secolo e che si rapportano allepoca cos

singolare del Leviatano. Nulla pi curioso da studiare che il periodo, contemporaneo di questo libro, dove regn senza divisione un colossale microcefalo, superiore agli uomini e sviluppando questi cos come cellule del suo corpo gigantesco. Confesso personalmente che queste rivelazioni sorprendenti su un periodo attuale che credevo di conoscere mi stupirono ancor pi che le mie visioni delle et future e ho urgenza di condividerle con i miei contemporanei. Dopo la scomparsa del Leviatano, mi fu dato di conoscere gli strani avvenimenti che si svolsero nel periodo scientifico. Questi fatti furono forse pi grezzi, meno sottili che quelli che caratterizzarono lepoca di transizione del Leviatano; non sono per meno curiosi da descrivere. In terzo luogo, raggrupper con priorit i viaggi che feci allepoca de lUccello doro. Ma sfortunatamente di questo strano periodo, il pi curioso tra tutti, che mi risulter molto difficile descrivere i miei ricordi. Allepoca dellUccello doro, la quarta dimensione diviene infatti familiare a tutti gli uomini, ed impossibile tradurre in linguaggio a tre dimensioni cosa accadr allora. Aggiungo, infine, che ho sempre provato qualche timore a esplorare questa et filosofica cos a noi remota, perch nonostante sia relativamente semplice descrivere senza pericolo i secoli futuri a tre dimensioni, diventa assai difficile ritornare dallet della quarta dimensione una volta che si commette limprudenza di avventurarvisi. Ora, tenevo prima di ogni cosa a rapportare queste note curiose allet in cui viviamo, e mi elogio della mia esitazione morale che mi ha permesso di restare legato al mondo moderno, di tornarci e di non restare definitivamente nel futuro. Una volta che lo spirito si eleva fino alla quarta dimensione nellopera darte, si trova preparato per leterna e cosciente immobilit, e la morte per lui solo una semplice evasione. Ma, quando questa evasione si produce prima di ogni creazione, limpressione di nullit, infinitamente penosa, sussiste sola. la grande debolezza delle filosofie orientali. Quanto ai viaggi nel passato, non ci meraviglieremo di non trovarne nel corso del racconto; poich questo tipo di viaggi sono impossibili. Solo il futuro esiste in questo momento nel paese della quarta dimensione. Il passato non esiste pi, essendo interamente contenuto nel presente, ed sufficiente evocare interiormente i nostri ricordi con una potente volont per conoscere tutto ci che accaduto fino a noi. Mi si dispenser, nel corso del racconto, di spiegare ogni volta in quali condizioni questo o quel fatto mi fu rivelato. Ci non rappresenta, infatti, alcuna importanza. Che sia durante una passeggiata a Parigi o in campagna, che sia durante i miei soggiorni nella Casa piatta a due uscite, i miei viaggi, lo ripeto, furono sempre istantanei. Non occuparono perci alcun posto sensibile negli avvenimenti della mia vita quotidiana; non la modificarono mai e non si confusero con essa. Il fatto pi formidabile, il pi sconcertante del tempo di questo libro, e che ho impellenza per questo di segnalare subito, fu con certezza la nascita imprevista, gigantesca e cosa incredibile- impercettibile, di un essere nuovo, superiore alluomo, il quale anzi ne strettamente sottomesso, che gli strapp la sovranit del mondo senza neanche che se ne accorgesse e che prese il suo posto nella scala degli esseri. Quellanimale colossale fu chiamato in seguito il Leviatano. davvero curioso constatare che tutti i pensatori autentici, tutti i filosofi, che avevano previsto la sua apparizione, che gli avevano anche dato un nome, come fece Hobbes, non sembrano tuttavia aver preso le loro predizioni seriamente. S, certo, non si mancato di fare tempo fa tanto ronzio attorno a certe trasformazioni sociali; si parlato di vincoli giuridici tra gli uomini, si dimostrata la nascita della societ civile e del contratto sociale; si parlato, in numerosi volumi, dellorganismo sociale, del macchinismo contemporaneo; si arrivati anche a paragonare molto strettamente quellorganismo al corpo umano; ma mai si avvertito di prendere alla lettera un paragone ben pi reale di quanto lo si credesse. Ci furono anche, verso linizio del XX secolo, dei curiosissimi articoli di giornale che certamente sfiorarono questa questione formidabile. Appena fu resa pratica, per esempio, la cinematografia dei microbi, ci si meravigli di vedere sullo schermo svilupparsi la vita affollata e indaffarata degli innumerevoli piccoli esseri che vivono la loro vita nel nostro corpo. Si giunse anche ad annunciare lidea che i mondi come noi li conosciamo fossero forse dei piccoli corpuscoli facenti parte di un corpo gigantesco e sconosciuto; ma tali paragoni rimasero puramente letterari. Dopo secoli, infatti, che luomo si sentiva il re incontestato del mondo, egli non poteva ammettere un solo istante, seriamente, dentro di s, che questa maest potesse essere messa in pericolo da degli organismi superiori che egli considerava come interamente creati da lui e sottomessi alla sua sola fantasia. Tuttavia certi sintomi avrebbero potuto tuttavia, in quel momento, inquietarlo. Con un po pi di perspicacia, meno confidenza in se stesso, gli sarebbe stato facile discernere la costituzione definitiva dellessere superiore ed autentico, del Leviatano colossale che lo avrebbe sottomesso e schiacciato.

Ci furono allorigine delle strane malattie sociali, che dimostrano, senza dubbio, che la vita propria delle cellule sociali non fosse pi cos completa come si pensava. Si assistette, nellarte, nella letteratura, nella musica, alla nascita di opere che perdevano ogni giorno di pi il loro carattere individualista. Fu ad un certo momento un affare giudiziario, che si trasform in malattia sociale; in un altro momento fu tale scuola musicale o letteraria che fece comprendere, innegabilmente, che lautore cominciava a non essere pi padrone della propria opera e a esprimere idee troppo generali che neanche egli stesso comprendeva bene. Fu soprattutto, infine, nel campo della morale, che furono date strane indicazioni. Certi crimini individuali, certe indelicatezze che non interessavano che una persona isolata, furono considerate trascurabili; certi atti insignificanti, ma aventi una portata sociale, certi attentati materiali contro il macchinismo dello Stato presero al contrario il primo posto. Nessuno per parve intravedere la rivoluzione formidabile che si stava attuando nel mondo e di cui vorrei tratteggiare le curiosissime conseguenze.

X. Gli schiavi volontari


Coloro che non siano vissuti affatto nel secolo del Leviatano, non potrebbero, ne sono convinto, farsi una idea esatta di quello che fu realmente questo animale mostruoso. Alcuni si immaginerebbero trattarsi solo di un simbolo, che per Leviatano, lasciasse intendere una persona morale, una comunit di idee, dei metodi scientifici e di azioni che si cristallizzarono in modo molto naturale tutti nel medesimo tempo. Questa una concezione che occorre rimuovere nellinteresse della verit. Il Leviatano fu un animale davvero reale, che domin luomo senza prendere posto al di sopra di lui nella scala degli esseri, contrariamente allopinione degli zoologi che lo considerarono allepoca come il Superuomo. S, certamente, il Leviatano ricord, in diverse caratteristiche, lorganismo umano. Fu formato materialmente da cellule viventi, ma raggruppate nei modi di una colonia di protozoi denudati di sinergia e incapaci di una centralizzazione cosciente. Il Leviatano ricorda quegli idroidi marini che formano una colonia di individui polimorfi che si specializzano in cinque funzioni differenti. Gli uni sono gli individui mangiatori che, grazie a un insieme di canali comuni, si incaricano della nutrizione generale della colonia. Altri, sotto forma di dita allungate e sensibili, osservano lintorno della colonia. Altri, coperti di peli urticanti, combattono i nemici della colonia: sono i soldati. Altri ancora, in forma di spine, servono da fortificazioni che proteggono la fuga. Altri infine sono gli individui riproduttori, a volte fedeli alla colonia, ma a volte di umore vagabondo e che si allontanano per vivere la loro vita. In quelle colonie che danno vita a un animale primitivo, come per le colonie libere di formiche o di api, la coscienza del fine generale da raggiungere, il piano dazione non esiste affatto in certi individui direttori della colonia, come esiste per esempio, nelle cellule del cervello di un animale superiore. Lidea comune risiede nella Coscienza universale e gli individui della colonia, guidati da semplici bisogni materiali, si spartiscono istintivamente i ruoli utili da compiere e si specializzano sempre pi, in virt della legge del minimo sforzo, in una funzione identica, tanto vero che lo spirito amministrativo nasce con i protozoi. Il Leviatano ha dovuto il suo successo a quel gusto del minimo sforzo e a quellorrore delle responsabilit e delle idee generali che spinge gli uomini a specializzarsi in uno incarico anonimo, sempre lo stesso, e a servirlo. Occorre perci rigettare tutte le leggende che tendono a rappresentare il Leviatano come un essere favoloso, dotato dintelligenza, di passione e di vizi, come un animale malvagio, che schiaccia volontariamente gli esseri umani e li incorpora per il suo solo piacere. Di certo, in quei corpi giganteschi, gli uomini non furono pi che semplici cellule; ma fu con gioia che accettarono questa restrizione della propria individualit. Andiamo a vedere perch. Fin dalle origini del mondo moderno, Estienne de La Botie, nel suo ammirabile Discorso sulla Servit volontaria o Contro uno, aveva notato questa tendenza che hanno tutti gli uomini a servire, per la sola ragione, diceva Plutarco, che non sanno pronunciare la sillaba No. Non sono affatto le armi che proteggono un tiranno, ma cinque o sei persone che lo circondano pour estre les complices de ses cruatz, les compaignons de ses plaisirs, maquereaux de ses voluptz et communs au bien de ses pilleriesCes six ont six cents, qui proufitent soubs eulxces six centes tiennent soubs eulx six mille, mais les cent mille, les millions, par catte chorde, se tiennent au tyran, sadyant dicelle. Guardate attentamente dallalto di una montagna le valli che si estendono ai vostri piedi, con le loro citt e i loro villaggi dove mille interessi particolari coabitano e si cuciono, con i loro innumerevoli campi rattoppati di colori differenti manifestanti desideri e appetiti opposti; che cosa meravigliosa pensare allora che quelle

milioni di volont e ambizioni contrarie sono mantenute in ordine e equilibrio dal solo prestigio di un potere centrale personificato da un solo uomo che le ignora. Non quindi affatto dallalto che viene il potere, come ci immaginiamo con impazienza quando siamo giovani di esperienze ma dal basso, come vuole La Botie, per servit volontaria, e la storia dei popoli non fa in breve che ricominciare tutta la storia naturale. Nello Stato composto di individui, come nel corpo composto da cellule, il progresso in funzione della schiavit della massa. Da quel progresso generale, llite beneficia di attivit intellettuale e la massa di inattivit intellettuale, essendo le due cose ugualmente un bene, secondo lambizione che ognuno ha. Ci che Estienne de La Botie non poteva per prevedere nel tempo di sovranit in cui viveva, che la Servit volontaria fosse ancora pi assoluta sotto una repubblica scientifica che sotto un tiranno. Tanto pi lo Stato assume una forma antropomorfa costituendosi in rassomiglianza del corpo umano, tanto pi il cervello reso responsabile delle azioni comuni, si d in prestito a quel cervello, vale a dire al tiranno, ragioni intellettuali per cui lo si pu discutere, ammirare o incolpare. Non dimenticate infine che il vero piacere possibile per un uomo, vero forse per caso, solo se il tiranno conserva il proprio buon senso e il proprio libero arbitrio. Con il Leviatano nulla di simile. Qui il cervello non esisteva pi come con le tirannie assolute dei re o con le giovevoli tirannie collettive delle antiche repubbliche dirette da una lite alla volta di fini intellettuali. Il Leviatano, formato secondo il modello dellIdra marina, ripudiava come illusoria ogni idea di coscienza centrale e considerava alla stesso modo il corpo umano e lessere sociale come semplici colonie di individui polimorfi, specializzati secondo bisogni materiali e la cui sola giustapposizione formava lintera comunit. Fu a ben riflettere il trionfo della concezione del mondo a tre dimensioni, che accetta per reali solo le relativit transitorie dei raggruppamenti materiali. Il Leviatano, molto superiore alluomo per sua quantit, per sua massa colossale, si trovava ad essere qualitativamente un animale assai primitivo. Non riunendo gli uomini che secondo le loro funzioni materiali e non secondo lo spirito, fu insomma soltanto la caricatura materialista dellUccello doro che doveva nascere qualche millennio pi tardi, al tempo del grande Rinascimento idealista, il giorno in cui si comprese, grazie alla Quarta Dimensione, che i raggruppamenti materiali a tre dimensioni erano solo ipotesi provvisorie e che lunione poteva realizzarsi solo tramite gli spiriti, nel continuo di una coscienza comune. Ma, senza la conoscenza totale della Quarta Dimensione, il solo comunismo possibile, quello degli spiriti, era irrealizzabile, e la visione del mondo a tre dimensioni gener il primitivo e miserabile comunismo materiale di un Leviatano, cos basso nella scala degli esseri come le colonie animali pi primitive, ma con quella nuova singolarit che gli esseri pi elevati, voglio dire gli uomini, giocavano in quel raggruppamento colossale il ruolo di protozoi. Questo abbassamento dellessere umano non aveva nulla di sorprendente dal momento che si trattava della massa. Questa, spogliata di ideale e credendo ormai da lungo tempo solo alle apparenze materiali, non aveva che la forte propensione a una servit volontaria che rappresentava per essa la beata specializzazione irresponsabile, vale a dire il minimo sforzo intellettuale. Ma questa stessa servit volontaria, venendo dalllite, era ben attuata per sorprendere un osservatore superficiale. Niente di pi naturale tuttavia, se vogliamo ricordarci che al tempo del Leviatano, llite, anchessa, aveva perso progressivamente tutte le credenze che costituivano una volta la sua forza e rispondeva solo ai bisogni del momento. Se Estienne de La Botie scrisse con giudizio per la massa il suo Discorso sulla servit volontaria molto fortunatamente qualche secolo prima della legge repubblicana che punisce lapologia dei fatti qualificati come crimini possiamo rimpiangere che un altro saggista non abbia pensato, poi, a redigere per il potere un Discorso sullabdicazione volontaria: un Per tutti, che avrebbe accompagnato il Contro uno. Se, evidentemente, il potere nasce, infatti, da un riconoscimento volontario della massa, con tutta evidenza le rivoluzioni nascono ugualmente da una rinuncia volontaria del potere. La massa prova una gioia indolente a sentirsi dominata e condotta. Pi spesso essa soffre miserabilmente, ma attende il Dio o il Principe Incantatore che si incaricher di salvarla usando incantesimi; mai essa simmagina che il suo sollevarsi potrebbe dipendere da uno sforzo interiore che venga da essa stessa, tendente verso maggiore dignit, capacit professionale o nobilt di spirito. Feticista, attende il miracolo e si compiace nella propria irresponsabilit macchinale e specializzata. Le rivoluzioni che si sono realizzate nella storia del mondo non rifiutano affatto questi principi assoluti. Possiamo credere, anzitutto, che sono gli elementi asserviti di un paese che si rivoltano contro i dirigenti, ma, se esaminiamo le cose da un po pi vicino, non tardiamo assolutamente a riconoscere che un movimento

rivoluzionario ha sempre avuto origine nelle classi dirigenti e che da l che venne lordine che spinse in avanti le masse. Per un osservatore superficiale, quel comando autentica decisione di suicidio pu apparire scaturire da agitatori senza scrupoli che cercano di nuotare o di volare in acqua torbida, proprio come apostoli mistici che esigono ingenuamente dalla massa, a profitto dei loro sogni, quella stessa servit volontaria che essi pretendono di combattere; in realt, dalle classi dirigenti che lordine partito, coscientemente oppure no, e questordine di rivoluzione pu essere seguito da effetto solo se queste classi dirigenti hanno moralmente sottoscritto la loro abdicazione gi da qualche tempo, rinunciando volontariamente a privilegi morali e materiali ai quali non credono pi o di cui sono stanche. sufficiente, infatti, godere di una cosa per non averne pi il desiderio, che si tratti della fortuna o della vita. anche vero che un certo grado di salute necessario per uccidersi, e che le persone che si suicidano non vogliono affatto farsi del male; ci si affoga destate, quasi mai dinverno. In politica, accade lo stesso; un benessere sociale relativo indispensabile per organizzare delle riforme o delle rivoluzioni; lestate conviene pi dellinverno, e sono in generale i dirigenti che reclamano labolizione dei privilegi il cui labuso ne ha rimosso ogni fascino. Da quando il Leviatano si mise a crescere, trov dunque un supporto immediato e inatteso presso pensatori e artisti, presso quelli che passavano per, fino a quel momento, come rappresentanti delle idee individualiste. Ci si specializz ogni giorno di pi e la servit volontaria alle funzioni sociali fu gioiosamente consentita. Si parl di neurastenie, malattie collettive della volont, ma non fu cos: fu nel modo pi cosciente del mondo che llite si disinteress per prima delle idee generali e della direzione degli affari. Centocinquanta anni dopo la proclamazione dei diritti delluomo, apparve la proclamazione dei doveri, che asservisse lautorit individuale di ciascuno alle condizioni dellinsieme e che riconoscesse lindiscutibile superiorit dellorganismo scientifico che governava il mondo. Nonostante sapendosi mortali e non beneficiando che di una breve vita, gli uomini non cercavano pi, come un tempo, di perseguire luniversalit delle conoscenze umane, di compiere ogni cosa da s, di conoscere tutte le cose attraverso il mondo. Ogni individuo restava perpetuamente l dove il caso lo aveva posto, realizzando la propria funzione sociale senza protestare, soffrendo o morendo al proprio posto, come avrebbe fatto un soldato dei tempi passati. Del resto, con le esigenze sempre crescenti della specializzazione, sarebbe stato assai difficile, trascorso qualche anno, cambiare posto. Differenziato fin dallinfanzia da una sapiente educazione, ignorando tutto quello che non era il proprio esclusivo mestiere, luomo non sarebbe stato che un relitto inutilizzabile se lo si fosse cambiato di posto. Solo, il Leviatano formidabile beneficiava di quelle attivit specializzate. Idroide mostruoso e incosciente, rimpiazzava con la sua universalit materiale quella universalit intellettuale che, una volta, era propria dellessere umano. Fu grazie a movimenti sordi, grazie a idee comuni inesplicabili, che si rivel, per la prima volta, lesistenza del nuovo essere. Quando, a poco a poco, tutti gli uomini capirono che non era affatto per loro stessi, per la propria felicit, che essi lavoravano, ma per un oscuro e misterioso Sconosciuto, quando la distinzione di accentu, sempre di pi, tra la propria felicit e la felicit sociale alla quale cooperavano, ci furono allora come sorde rivolte individuali, come una tremenda disperazione che si appropri dellumanit intera. Ma, a quel punto, lorganismo scientifico e la specializzazione avevano gi compiuto la loro opera. Senza funzioni sociali e organismo economico, la vita non sembrava pi possibile a questi uomini specializzati; e, lentamente, senza scopo possibile, senza speranza, essi perseguirono il loro bisogno oscuro, come dei minatori nel profondo di una miniera, come globuli circolanti automaticamente, nutrendosi, difendendosi o soccombendo allinterno del sangue; lavorarono per un essere che non conoscevano affatto, che non comprenderanno mai e che li ignorava esso stesso, come luomo ignora il lavoro della carne di cui vive.

XI. La morale del Leviatano


Fu allinizio del XX secolo che si avrebbe potuto, se si fosse stati un po attenti, discernere i primi lamenti del Levitano. Sfortunatamente, nel 1900 e negli anni che seguirono, non si aveva una visione netta dellepoca nella quale si viveva e si credeva di essere pervenuti al termine ultimo della civilizzazione. Quando consideriamo in un solo colpo docchio lintera storia del nostro pianeta, non possiamo mancare di sorridere per una simile pretesa. Insomma, nel 1912, per esempio, luomo era appena differente da come era alle origini dellumanit; sarebbe stato sufficiente abbandonarlo a se stesso per qualche settimana, in una

foresta, perch ritrovasse, senza grandi difficolt, i gesti e le occupazioni dei suoi antenati. La guerra lha poi dimostrato. Non conosceva nulla del suo destino, era assolutamente incapace di avere uninfluenza qualunque sulla propria vita; non sapeva neanche che potesse essere questa vita; era ancora al punto delle grossolane superstizioni dei popoli primitivi concernenti lanima, Dio e la morte. Non bisogna dimenticare, infatti, che non disponeva allora, in fatto di corpo, che dellorganismo abituale, comune a tutti gli animali; si lasciava misteriosamente condurre in vita dal suo istinto animale e la sua autentica natura riprendeva subito il primato non appena si trovava esposto a un qualsiasi pericolo fisico. Quali che fossero gli abiti, le leggi, i titoli o li onori con cui si qualificavano, tutti gli uomini se ritrovavano uguali di fronte al pericolo, di fronte alla morte, e in simile circostanza, quelli che si autoproclamavano civilizzati si dimostravano spesso inferiori agli stessi animali domestici. Ci non impediva alla gente del XX secolo di considerare con orgoglio il cammino percorso e di credere volentieri che levoluzione degli esseri terminasse con luomo. Se si avesse potuto, a quellepoca, liberarsi in tempo da quellassurdo pregiudizio umano, non si avrebbe tardato affatto a scorgere la prossima dominazione sulla terra del Leviatano. Evidentemente, allinizio del XX secolo, ci si accorse che qualcosa si stava trasformando nel mondo; si parlava volentieri di epoca di transizione. Gli uni affermavano che le tradizioni antiche fossero in piena decadenza, il che era vero; altri, che il mondo scientifico avesse modificato le idee su diverse istanze, il che era ancora vero; ma si attribuiva a questo cambiamento un semplice significato temporaneo dovuto alle abituali variazioni della moda. In ci che riguarda pi particolarmente la morale, sarebbe stato facile per capire che la sua trasformazione superava singolarmente le semplici discussioni etiche di un tempo. Si constatava certo che la morale individuale cristiana era stata abolita, che lo sforzo violento di salvataggio di questa morale individuale tentato da Kant, fosse esso stesso battuto in breccia; ma non ci si accontent di dire che lepoca era immorale o piuttosto amorale e non ci si preoccup di sapere dove fosse finita questa morale, tuttavia indispensabile, che aveva guidato il mondo dalle sue origini. Qualche minuto dattenzione sarebbe per stato sufficiente per rivelare agli uomini di questo tempo che quella morale era, se posso dire, lEssere nuovo, il Leviatano, che laveva mangiata, senza troppi complimenti. Nel corpo umano, non ci si preoccupava di sapere quali fossero gli antenati delle cellule che lo componevano. Che esse avessero preso in prestito la loro acqua, il loro fosforo o il loro azoto a destra o a sinistra, che esse fossero state prese gi formate, in seguito a una catastrofe, in un altro organismo, come nellinnesto animale, ci non aveva alcuna importanza se nel momento presente esse rendevano i servizi che ci si aspettava. Era lo stesso per gli uomini-cellule che componevano il Leviatano. Poco importava, al XX secolo, di conoscere gli antenati di un uomo, di sapere se la sua vita anteriore era stata al riparo del dubbio. Poco importava, ancor di pi, di conoscere la sua famiglia poich non si sapeva che farne se lindividuo solo, nello stesso istante, avesse qualche valore in ragione dei servizi che poteva rendere al corpo sociale. Quel punto di vista si estendeva anche ai casi pi delittuosi. Si sarebbe volentieri compresa lesecuzione sommaria di un uomo che avesse compromesso la sicurezza del corpo sociale; ma non si potevano pi spiegare le vecchie teorie giudiziarie secondo le quali si puniva ancora cinque, dieci o venti anni dopo, un uomo per una colpa che non interessava pi nessuno. Tutte le vecchie teorie di espiazione, di eredit, di tradizionalismo o di famiglia erano sul punto di scomparire; una sola cosa interessava: il successo nellistante medesimo, lo sforzo giudiziosamente raggiunto nel momento sociale in cui conveniva tentarlo per riuscirvi. Solo questo importava al Leviatano e il suo consenso era necessario perch uno sforzo individuale fosse tentato con successo. Per contro, tutti gli uomini isolati, tutti i sognatori, tutti coloro che volevano agire al di fuori delle opportunit sociali, erano visti di cattivo occhio, e si percepiva che essi si esprimevano male a proposito e in un modo pericoloso, in un tempo che non era pi adatto per loro. A fianco di una indulgenza che sconcertava profondamente gli umanisti tradizionali, per gli atti immorali che sporcavano la coscienza, si dimostrava, al contrario, a questepoca, un rigore autenticamente eccessivo per degli atti immorali che interessavano la collettivit, e questa apparente illogicit ingannava le ricerche di tutti gli psicologi. Che un uomo avesse commesso, nella sua vita privata, tutte le indelicatezze, che fosse tarato in mille maniere, che fosse corrotto moralmente nel modo pi odioso, questo non poteva ostacolare il suo successo nel momento in cui si fosse espresso con opportunit in unazione comune.

Che un uomo, al contrario, avesse avuto una vita di pensatore irreprensibile, dei costumi austeri e puri, lo si sarebbe trovato discreditato una volta per tutte, frantumato in qualche minuto nel formidabile organismo del Leviatano, se si fosse espresso con insuccesso in un azione sociale. Era infatti sempre cos che le cose erano accadute nel corpo umano quando si trattava di cellule. curioso constatare, lo ripeto, che nessun moralista del XX secolo abbia saputo spiegare, per analogia, gli strani disordini che si produssero allora nella morale pubblica. Il tentativo, del resto, non sarebbe stato senza pericolo. Attorno al 1923, per esempio, uno scrittore che si fosse animato di denunciare la stupidit, lignoranza e lincapacit della massa, sarebbe stato escluso da tutti i giornali, quali che fossero le loro opinioni. Lindignazione sarebbe stata generale se lo stesso scrittore avesse affermato che le rivoluzioni e le guerre, queste riabilitazioni apparenti delliniziativa popolare, si erano sempre decise al di fuori della massa a cui ci si accontentava di gettare, come premio per i suoi servizi, le brevi gioie animali di una tragedia di met quaresima o di una mischia sanguinante. Aggiungiamo infine che egli non sarebbe stato capito neanche se avesse dimostrato che con il regno del Leviatano il ruolo della massa era divenuto ancora pi amorfo. Nellindustria, come nella guerra, lessere umano era ormai solo loscuro servitore delle macchine e del materiale, ma, cosa ancora pi incredibile, una formidabile Rivoluzione ugualitaria avrebbe potuto rovesciare il mondo dopo la Guerra, spazzare lantico capitale e far prevalere lintelligenza sul lavoro manuale, non solamente senza il concorso di alcun movimento popolare, ma ancora senza che neanche la massa lo sapesse. Questo tanto vero che quando questa Rivoluzione, la pi grande di tutti i secoli, fu realizzata, si trovava ancora gente che laspettasse, la temesse o la desiderasse. Non si percepiva ancora, infatti, che il regno delluomo era terminato e che si doveva ormai conoscere solo la massa anonima che componeva il Leviatano. Per questa massa tutte le pi basse adulazioni demagogiche erano gradite, perch denunciare la stupidit della massa sarebbe stato, allo stesso tempo, rivelare limbecillit del Leviatano. Era proibito, al contrario, interessarsi alle persone, pretendere che nel popolo come dappertutto, esistessero differenze prodigiose di intelligenza e di attitudini tra gli individui. Ogni impulso di carit, di piet o di fraternit per un essere isolato era severamente represso come sovversivo. Si doveva ammirare in blocco la massa composta di individui omogenei, vale a dire il Leviatano formato di cellule identiche, differenziate non per natura ma per destinazione sociale, come dei civili a cui si insegna anche a marciare quando arrivano al reggimento.

XII. Assassinio dello stile


Fin dallinizio del XX secolo, il Leviatano, ancora giovane e in piena formazione, doveva sconfiggere potenti nemici morali, di cui il pi grande fu, senza dubbio alcuno, lo stile. Lo stile vecchio quanto lumanit, era a quello che si doveva lo sviluppo dello spirito umano, solo su di esso si basava ancora lindividualismo che permetteva a esseri eterogenei di sfuggire allunificazione sociale nel corpo unico del Leviatano. Per combatterlo, ci fu da principio una sorda campagna denigratoria. Ci si sforz di far credere in tutti i modi che lo stile non era, a ben vedere, che un brillante insieme di parole, un gioco di sfilata senza realt autentica e che si conformava male con la precisione documentaria della scienza trionfante. Non si pens che fosse, al contrario, tramite la pratica costante delle scienze naturali che M. de Buffon era stata portata una volta e in modo del tutto naturale a fare lelogio dello stile al momento della sua ammissione allAccademia. Si dimentic che il suo stile, lungi da essere una manifestazione solo esteriore, costituiva, al contrario, il fatto stesso dello spirito umano, che rappresentava, a ben vedere, i soli principi continui creati dalluomo in contraddizione con le leggi naturali frammentarie. Lo stile era, insomma, la permanenza opposta alla relativit della vita, il solo modo che avesse inventato luomo per trionfare sulla morte e sulloblio. Lo stile, nei secoli passati, si era manifestato in cento maniere diverse. Nello Stato si trovava rappresentato dalle costituzioni e dalle leggi; nella famiglia dai principi ereditari; nella vita privata dalla morale; nella vita pubblica dalla contribuzione volontaria di ciascun cittadino ai bisogni intellettuali dello Stato. Nelle belle arti, lo stile si era manifestato in modo pi preciso ancora. Liberando delle forme immortali, tracciando regole definitive di architettura, sintetizzando le tradizioni dei maestri, lo stile aveva permesso alluomo di creare, al di sopra delle contingenze naturali, un mondo immaginario formato di tutto punto, immortale e solo capace di resistere, nel corso dei secoli, alle lente modificazioni dellevoluzione. A poco a poco, in tutti i mondi e negli atti pi diversi della vita quotidiana, gli uomini superiori avevano preso labitudine di sottomettere le loro passioni o i loro bisogni del momento al controllo inflessibile delle

regole immutabili; e spesso, in materia donore per esempio, si sarebbe preferito perdere la vita piuttosto che umiliarsi trasgredendole. Era di certo facile obiettare che quelle regole, sempre arbitrarie e artificiali, potevano forse essere difettose, ma lobiezione non resisteva affatto a una esame serio. Se una regola di stile, nella morale come nellarchitettura, si valutava impropria, allora essa si autocondannava in anticipo e non era praticabile. Dallistante, al contrario, che essa resisteva allurto dei fatti, che si manteneva nel corso dei secoli, si poteva essere sicuri della sua necessit, della sua ragione dessere nel mondo superiore delle idee, anche se questa necessit non appariva assolutamente evidente ad un primo esame; questo che fece dire spesso che un atto, anche infame, potesse avere qualche bellezza dal momento che si perseguiva con perseveranza, perch la sua bellezza provava, grazie alla sua permanenza, che non era infame al di sopra dei pregiudizi del momento. Il primo atto del Leviatano fu, lo capiamo, di distruggere ad ogni costo lo stile che si opponeva irrimediabilmente al suo sviluppo e lo spirito di analisi scientifico, nato gi da tanti anni, assecond meravigliosamente i suoi sforzi. Gi dalla Rivoluzione francese, lo stile sociale si trovava singolarmente compromesso, e lImpero aveva indicato, in modo sufficiente, la marcata tendenza delle cellule sociali a raggrupparsi in un corpo materiale omogeneo. Alla fine del XIX secolo, lo stile delle idee fu vivamente attaccato da certi analisti, che, ad esempio Renan, si sforzarono di rompere la linea retta della nostra vita intellettuale, di separarla fino a frammenti critici che si applicarono successivamente agli esigui avvenimenti del pensiero quotidiano. Linfluenza tedesca, combattendo sordamente nel XVIII secolo e nel XIX secolo il nostro entusiasmo creatore mediterraneo, non aveva mancato neanche di turbare i nostri pensatori; i metodi sperimentali fecero il resto. Ormai, erano stati creati principi immutabili che dirigevano ogni individuo; la sintesi delle idee si trovava rimpiazzata da unanalisi quotidiana, da una critica opportunista; la tabula rasa delle nostre convinzioni era stata trasformata in tavola di dissezione, sulla quale si successero presto cadaveri di idee, tutte uguali di fronte allanalisi. In politica e in diplomazia, queste nuove procedure furono lo stesso accolte senza difficolt e non si cap affatto che questo modo di rimuovere ogni permanenza delle relazioni generali esteriori sottomettendole alle critiche del momento, distruggesse ogni sicurezza pubblica, e consacrasse gli individui al fatalismo, alla neurastenia e al disgusto di ogni sforzo fecondo e seguente. Un ben curioso e ultimo indice di protesta fu a questepoca ci che fu chiamato antisemitismo. Da secoli, sappiamo, gli ebrei vivevano in uno stato di attesa perpetua; erano rimasti semplici nomadi dal punto di vista materiale, come dal punto di vista morale. Per essi, nessuna certezza definitiva, nessuna promessa di futuro della divinit, nessun monumento permanente, nessuna immortalit sulla terra o nel cielo, ma la relativit quotidiana di un popolo errante. Naturalmente, quando lo stile fu quasi morto, gli ebrei non mancarono di prendere il primo posto in tutte le cose, poich le loro eccezionali procedure critiche si trovavano corrispondere esattamente con le procedure di analisi volute dal Leviatano. Li si accus molto ingiustamente di intrigo, perch era il nostro mondo che si era convertito, per vie diverse, alle loro proprie idee, mentre essi non avevano fatto che conservare le loro. Incoscienti di ogni regola interiore, sprovvisti di ogni stile nelle loro produzioni artistiche, come nella loro vita quotidiana, gli uomini del XX secolo formarono ormai solo una massa immensa di cellule differenziate, private di direzione morale, che naturalmente si agglomerarono gioiosamente nel corpo materiale del Leviatano. La forma sociale esteriore rimpiazz da questo momento lo stile interiore di cui essa era solo una grossolana caricatura. Ci si immagin di dare cos piena indipendenza allindividuo nel sollevarlo da ogni ideale, ma non si fece che asservirlo ai bisogni pi bassi della vita materiale. Questo declino fu particolarmente rapido per tutto ci che riguardava le Lettere e le Belle Arti. Un erudito, scrivendo per esempio una Storia delle religioni, fin per descrivere le cerimonie di tutti i culti, i prestigi immaginati dai preti, ma non gli venne lidea di ricercare, al di l delle apparenze materiali, quali potessero essere i bisogni interiori del pensiero umano, creatore di queste grandi correnti diverse di cui i culti non sono che la grezza materializzazione. Un letterato, al tempo del Leviatano, ignorava allo stesso modo che il contenuto senza importanza e che solo il ritmo interiore indica il valore di uno scrittore, che si tratti di poesia o di prosa. Si prendeva la versificazione per poesia, laneddoto per prosa, la musica interiore dello stille era stata uccisa. I pittori e gli scultori, volendosi affrancare da un mestiere tradizionale che permetteva un tempo a allievi di quindici anni di collaborare alle opere dei loro maestri, si impantanarono nelle deplorevoli difficolt materiali e faticarono nella materia, a rimorchio della natura, senza mai raggiungere la seconda natura

superiore dellarte. Il ritratto che stilizzasse un essere umano gli era proibito, la loro minore arte decorativa trattava allo stesso modo dei, tavole e bacinelle. Erano ormai solo operai di filiera che copiavano dei contorni materiali. Anche la musica interiore delle linee e larmonia dello stile erano state uccise. Si afferrava un incidente, una impressione fuggitiva; caricature sgraziate, ispirate dalle sensazioni del momento rimpiazzavano le variet eterne sognate dagli artisti dellantichit. Il Leviatano conosceva soltanto giustapposizioni accidentali di materia, ignorava questa formidabile coscienza universale che riunisce tutte le arti in uno stesso stile, che permette a Beethoven di sollevare idee filosofiche e a Gluck splendori architettonici.

XIII. Il teatro del Leviatano


Fin dallinizio del XX secolo, era soprattutto a teatro che sarebbe stato facile constatare i progressi realizzati dal Leviatano. Il teatro, infatti, meglio che ogni altro mezzo despressione, permetteva di farsi una idea netta delle aspirazioni comuni e di esprimere una morale media. Come loratore, non indirizzato allindividuo, ma a una folla. Daltronde, mai il teatro fu pi onorato che durante questo periodo di transizione. Sembrava che gli uomini fossero oramai incapaci di provare un piacere artistico individuale e che larte non fosse per loro che una allucinazione collettiva. Ho gi detto quanto, in questepoca, la nuova morale sociale si distinguesse profondamente dalla vecchia morale individuale. Non era pi dentro di s, nel profondo della coscienza, che un uomo cercava ormai le suo ragioni di agire, ma ben al di fuori, nella necessit sociale. Ne risult, del resto, a poco a poco, una sorta di fatalismo, di sottomissione, che piegava le masse sotto la onnipotenza del Leviatano. Il teatro offriva una espressione esatta di questa trasformazione. Quando un autore si preoccupava, nella sua pice, di sviluppare dei caratteri, non interessava affatto gli spettatori; li indignava anche quando le sue idee interiori sembravano pericolose e compromettenti per linsieme del corpo sociale. Un marito tradito, che uccidesse la propria moglie, divenne inammissibile; un drammaturgo che condannasse i costumi di un tempo passava per un misantropo insopportabile le cui divagazioni si sopportavano con pena. Non si ammetteva neanche pi la glorificazione classica dellindividualit fisica; ogni manifestazione di bellezza estetica, ogni esibizione di nudo a teatro, appariva inconveniente o fuori luogo. Non che i costumi privati non siano stati, in questepoca, pi corrotti che in ogni altra, ma ci non interessava il Leviatano, ed solamente in nome del corpo sociale che si protestava contro il corpo umano onorato pubblicamente. Con il progresso della scienza e il livellamento delle idee, ogni discussione appariva ormai inutile; le conversazioni da salotto non esistevano pi, la corrispondenza privata non interessava pi nessuno, e leditoriale dei maggiori giornali, al posto di rivelare un pensiero personale, non era che linsieme di spregevoli adulazioni demagogiche che svilivano ancora gli istinti pi abietti e pi ridicoli della massa. In teatro, il dialogo che un tempo setacciava levoluzione interiore di un modo di pensare, fu presto rimpiazzato da una rappresentazione materiale che determinava le situazioni tramite caratteri sociali esteriori per mezzo dei mobili, degli scenari, della situazione di fortuna dei personaggi; questo che spieg anche, in questepoca, lincredibile successo del muto cinematografico che era sufficiente a soddisfare la maggioranza del pubblico grazie alle sue indicazioni materiali. Il teatro determinista fu spinto, in questepoca, fino ai suoi limiti estremi; ci si accontent, in certe rappresentazioni, di indicare lo stato danimo dei personaggi tramite movimenti della folla, rumori esterni, il sibilo lontano di un treno ferroviario o lilluminazione colorata della scena. Lo scenario moderno che raffigurava lambientazione rimpiazz la maschera antica che indicava il carattere. Essendo stabilita la parit di tutte le cellule umane davanti allonnipotenza del Leviatano, era convenzione, infatti, che le stesse cause esteriori determinassero su tutti i personaggi gli stessi sentimenti e dovessero simbolizzarli. Questa uniformit forzata si ritrovava del resto nella stessa epoca in tutte le istituzioni sociali che avevano preparato lavvenimento del Leviatano e che avevano permesso a quellessere mostruoso di svilupparsi in tutta libert. Il suffragio universale in materia politica, luguaglianza di nascita (che doveva realizzare, qualche anno pi tardi, la soppressione delle eredit), altrettante cose che concorrevano a donare al Leviatano quegli elementi uniformi e omogenei di cui aveva bisogno per la sua formazione. Fu anche per questo motivo che a quellepoca non sempre si cap quale fosse il senso profondo del movimento apparentemente operaio che irresistibilmente si stava sviluppava. Molto artisti, molti pensatori erano sciupati, nelle loro pi intime convinzioni, constatando che non si esitava a sacrificarli, in ogni

occasione, alle personalit pi volgari. Meglio ancora: eccellenti operai capirono ormai solo gli ordini che ricevevano dai loro sindacati, che gli ordinavano di abbassare la loro capacit di lavoro al livello di quella dei loro compagni pi incapaci. N gli uni n gli altri potevano comprendere, piazzandosi dal vecchio punto di vista individualista, quanto questa uguaglianza omogenea fosse indispensabile alla formazione cellulare del Leviatano. Assicurata nel presente, questa uniformit doveva esserlo ugualmente nel futuro, e lincertezza dellindomani che regnava dopo la guerra prepar abbondantemente lo stato di spirito che doveva generarla. Presto si prese labitudine di vivere alla giornata, senza preoccuparsi del futuro; il risparmio fu solamente un ricordo, il denaro era speso man mano che lo si riceveva; sapendo che il suo valore era soggetto a variazioni, non si costru pi riflettendo sui secoli futuri, ma sui bisogni del momento. Nella politica, fu ancora pi grave. Un repubblicano del 1789 lavorava per lumanit tutta intera, un repubblicano del 1923 non lavorava neanche pi per il suo paese, n per il suo partito, n per i suoi interessi elettorali, ma per s, alla chetichella e sempre alla giornata. Le leggi, la cui bellezza stava un tempo nella loro generalit e nella loro permanenza, non erano pi votate che per casi particolari, secondo i bisogni o gli appetiti di qualcuno, e nessuno si sarebbe proposto, basandosi su di esse, di intraprendere un commercio o una industria di lungo respiro. Solo i mediatori e gli intermediari potevano tentare un colpo di fortuna rapido vivendo come parassiti del lavoro degli altri e senza creare altro che fallimenti. A quellepoca, non si comprese subito perch il prestigio degli uomini politici e dei governanti fosse andato diminuendo ogni giorno; che in realt anchessi non erano pi dei capi, ma semplici cellule differenziate in una funzione di uno stesso organismo omogeneo. La produzione drammatica che riflette sempre esattamente i costumi del tempo segu quel movimento generale. Non si preoccup pi, come una volta, di costruire una rappresentazione che esponesse unidea generale o descrivesse un carattere umano eterno; si scrivevano piccole scene successive, che intrattenessero, ciascuna nel momento in cui era riprodotta, ma senza legame necessario, senza idea dinsieme. Le si scriveva per tale teatro, per tale pubblico, per tale interprete, per tale stagione, per le sfumature della moda del giorno. Si desiderava il successo in un momento determinato e nessuno, in quel tempo di relativit, meditava pi, come un tempo, sullimmortalit. A fianco del teatro propriamente detto, una indicazione non meno precisa fu data, a quellepoca, dallevoluzione caratteristica della musica. Al posto di una musica individuale in cui era solo in gioco larte personale del cantante, si sosteneva per prima una orchestrazione sinfonica in cui la voce giocava solo il ruolo di uno strumento secondario. Poi fu il tema cantante, ultimo residuo umano, che scomparve progressivamente. Cos come, nello spettacolo solare, al di sopra dei raggi colorati visibili allocchio si trovano raggi ultravioletti di cui si constata indirettamente la presenza, ci fu nella musica come nella composizione drammatica, una sorta di sinfonia superiore allespressione umana, inaccessibile direttamente, la cui esistenza era ben constatata scientificamente, ma di cui non si poteva pi dare una definizione diretta, esatta e puramente sensoriale. Fu una sorta di armonia sociale che non corrispondeva pi al ritmo individuale, che dominava luomo sviluppandolo, una nuova Marsigliese scientifica senza fascino, senza ispirazione, senza armonia, ma armonicamente giusta secondo le leggi dellacustica e che apparteneva chiaramente non lo si cap che tanto pi tardi al colossale Leviatano, che, a poco a poco, sviluppava la sua formidabile e complessa armatura.

XIV. Il ringiovanimento delle cellule


Mi sono sforzato di spiegare nei capitoli precedenti come lo sviluppo delle idee scientifiche avessero progressivamente preparato lapparizione sulla terra del Leviatano. Privati di tutti i principi interiori, avendo rigettato ogni credenza in una essenza eterna e immutabile, gli uomini non avevano pi ammesso, per regola morale, che il determinismo pi assoluto. Se, autenticamente, le idee umane dipendevano solo dalle combinazioni esteriori, se il pensiero era il risultato di soli incontri puramente materiali, era ridicolo ammettere dora in poi il libero arbitrio e la responsabilit individuale. Essendo ogni atto realizzato da un uomo determinato da innumerevoli cause di cui egli non era padrone, si dimostrava cos assurdo accusarlo o per quello ringraziarlo. Le buone e le cattive azioni non si distinguevano pi, erano ormai solo semplici fenomeni, uguali tra loro, fatti che il sapiente doveva constatare e registrare senza amore n collera. Era evidente, daltra parte, che il solo valor autentico sulla terra non poteva essere che un valore materiale, cio una forza. Pi un uomo era forte, pi agiva violentemente, come una cellula molto vivace, secondo i suoi istinti o i suoi desideri, e pi egli doveva passare per un uomo perfetto.

Era, insomma, la giustificazione di tutti gli atti considerati in passato immorali, la facile scusa per tutte le codardie, il discredito assicurato di ogni coraggio o di ogni azione virtuosa. Luomo meglio armato non era, a ben vedere, che il giocattolo del proprio destino, non si doveva certo ammirarlo per le sue azioni forti, dal momento che non ne era affatto lautore autentico, ma lo si doveva temere, rispettare e obbedire, come si obbedisce senza discussione possibile a una irresistibile forza naturale. Si capisce che in simili condizioni, sarebbe stato necessario un perfezionamento, e che con gioia sarebbe stata accolta lidea di un raggruppamento materiale capace di codificare lanarchia nascente e di rimpiazzare i principi scomparsi tramite una organizzazione scientifica ricalcata sullorganismo naturale dellidra marina. Con il Leviatano, si continuava a estromettere i principi metafisici di una volta, definitivamente rifiutati dalla scienza, e si otteneva comunque una organizzazione capace, sembrava, di prendere il loro posto. Il Leviatano tuttavia non si sarebbe forse mai sviluppato completamente se unultima scoperta scientifica, quella dl ringiovanimento perpetuo, non lavesse definitivamente permesso. Senza rendersene conto e nonostante fossero stati rifiutati per sempre i principi morali dei tempi passati, gli uomini seguivano istintivamente le stesse usanze di una volta, semplicemente perch vivevano in breve nella stessa maniera dei loro antenati. Quali che siano stati i progressi della scienza, la rapidit dellistruzione, lorganizzazione pi perfetta della vita, risultava anche vero che gli uomini nascessero come una volta, passassero da principio per un periodo di infanzia ingenua ed entusiasta, poi attraverso le riflessioni dellet matura, per finire infine con lautoritarismo della vecchiaia. E, necessariamente, come ai bei vecchi tempi, constatavano che le loro idee si modificavano con la vita, che le pi grandi situazioni e lautorit venivano con let. Come un tempo, era tra le mani dei pi anziani che si trovava la furbizia, vale a dire il potere, e, naturalmente, sempre come in passato, le idee sociali si ispiravano istintivamente allo sviluppo della vita umana. I vecchi, secondo la migliore fede del mondo, discreditavano le idee della giovent, sostenendo quelle che noi tutti possiamo avere al declino della vita, classificavano le passioni e i desideri secondo let alla quale le si prova piuttosto che secondo il loro valore proprio. cos che molto rapidamente lamore era stato discreditato dai legislatori del Governo come era stato disprezzato dai saggi di una volta; solo i procedimenti artificiali di riproduzione furono graditi; lo studio disincantato e le tristi ricerche scientifiche senza risultato dellet matura furono ritenute, come al tempo dei filosofi antichi, rappresentare ci che cera di pi elevato nellumanit intera. Erano stati soppressi completamente tutti i desideri di immortalit, tutte le costruzioni del futuro per la famiglia o per la razza, era stata rimossa dallumanit ogni credenza nellindomani, ma non si era potuto far s che la vita umana non riproducesse in piccolo, attraverso le tappe della sua evoluzione, la vita di un paese e non suggerisse cos perniciose idee agli uomini-cellule che dovevano rimanere omogenei e identici nel tempo come nello spazio, per la felice sicurezza del Leviatano. Improvvisamente, la scoperta sensazionale del ringiovanimento delle cellule and a modificare pi profondamente lantica morale che non avevano potuto modificare anni di filosofia materialista e di scienza. Inizialmente, i legislatori del Governo preferirono trattare questa scoperta come un semplice passatempo di laboratorio. Evidentemente, gli piaceva pensare che la loro vecchiaia o la loro maturit potesse ormai prolungarsi a loro piacimento in modo indefinito e che essi sarebbero sfuggiti cos, quasi con certezza, alla tanto temuta morte; si limitarono dunque, in origine, ad approfittare della nuova scoperta per mantenersi tal quali comerano. Poi, a poco a poco, si notarono sulla figura di ciascuno di loro dei segni certi di ringiovanimento. Un vecchio che, qualche mese prima, era ancora tutto raggrinzito sotto i suoi capelli bianchi, ritornava, dopo una breve assenza, con capelli brizzolati e una giovane figura. Se ne scusava sorridendo, dicendo che aveva forse troppo esagerato il trattamento senza rendersene conto, e si dispensava vivamente da ogni ambizione giovanile. A tutto valeva, infatti, la maturit, tutti lo dicevano, e, siccome il ringiovanimento influiva sul carattere, era ben inteso che nessuno tra il personale governativo avrebbe voluto mutare la propria cupa gravit con le infantili gioie della giovent. Malgrado tutte queste dichiarazioni, si dovette constatare, dopo qualche anno, che i giuristi pi anziani del consiglio dei ministri in seguito a loro trasformazioni successive avevano ormai appena da diciotto a venti anni, e presto si roconobbero gli effetti di queste trasformazioni nei provvedimenti del Governo. Non ho bisogno di dirvi che questa trasformazione, cos rapida nei pi grandi giuristi, fu ancora pi veloce nel pubblico. In qualche mese, la popolazione intera ritorn definitivamente giovane, entusiasta e gioiosa, e

non ci possiamo immaginare, neanche approssimativamente, il rovesciamento profondo che si produsse allora nei costumi. Essendo le teorie deterministe indiscutibili, si continu, come prima, a prenderle come guida; ma ci si accorse, per la prima volta, del pericolo autentico che potevano rappresentare teorie di violenza, di giovent e di forza, quando esse fossero applicate dagli uomini giovani veramente violenti e forti. Fintanto che esse erano state professate solo da foschi filosofi, non avevano avuto alcuna vera influenza sui costumi; erano squallide spiritosaggini di vecchi e la loro azione rimaneva puramente teorica poich quegli stessi vecchi difendevano, allo stesso tempo, lautorit dei pi anziani e lirriducibile supremazia dellesperienza. Solo allora si comprese, in presenza di quel popolo di bambini, il terribile valore pratico che quelle idee potevano assumere. Grazie alla facile scusa del determinismo, si ammise che tutte le violenze, tutte le infamie, tutti i crimini, sarebbero stati, non solo scusati, ma cosa pi importante, materialmente commessi. Per la prima volta nel mondo, la morale antica che sonnecchiava nel profondo degli uomini, fu definitivamente realizzata e si sarebbero dovuti temere i disordini pi gravi se, per fortuna, quel popolo bambino non avesse, nella sua indifferenza, smarrito i metodi di ringiovanimento e accolto, come una liberazione, limpero nascente del Leviatano, che mise un po dordine in quel caos. Si ammise allora che fosse assurdo voler immobilizzare nella stessa et invariabile gli uomini-cellule e che una certa evoluzione fosse necessaria tra la nascita e la morte. Fermare il corso della vita, non invecchiare, non significava affatto, con ogni evidenza, aumentare lattivit umana, ma, al contrario, sottrarre alluomo ogni motivo di azione e immergerlo nella disperazione impedendogli quel carattere essenziale della vita che il cambiamento. Il cambiamento non altro infatti che la orsa senza fine del desiderio. Il desiderio scompare appena si realizza e leterna giovent era in breve soltanto una realizzazione totale come la morte, un arresto definitivo della vita materiale. La giovent perpetua fu ormai permessa al solo Leviatano le cui cellule si rinnovavano indefinitamente e fu linizio della sua rovina, perch divenne, da quel momento, un essere materiale a tre dimensioni che sfuggiva allevoluzione, vale a dire alla vita. Senza il senso della quarta dimensione che lo prolunga nel passato e nel futuro per impiegare il linguaggio a tre dimensioni luomo non sarebbe, infatti, che un essere materiale a tre dimensioni, senza libero arbitrio, senza volont, senza decisione propria, sempre sottomesso, nellistante presente, agli stessi gesti nelle stesse situazioni, come la pietra che cade o il raggio luminoso che si riflette. Senza il senso del futuro e del passato, vale a dire del progresso e della tradizione, che completano la sensazione attuale a tre dimensioni, in una parola senza il senso della quarta dimensione, che pone lo spirito al di fuori del tempo e dello spazio, luomo non sarebbe superiore al sasso: sarebbe solo un corpo senzanima, e quel corpo senzanima fu quello del Leviatano.

XV. Il secolo dei corpi senzanima


Il lato pi curioso dello straordinario sviluppo del Leviatano, allinizio del XX secolo, fu, lho detto, laccettazione universale e incosciente degli uomini-cellule che servirono da pasto a quel mostro colossale. Gi da tanto tempo, la scienza aveva sufficientemente affermato la teoria materialista per cui nessuno al mondo pu credere ormai alla necessit di unanima che diriga il corpo umano, o di un re che diriga il corpo sociale. Si pensava che la vita di insieme non consistesse che della vita delle cellule, e che nessun punto centrale immateriale potesse esistere realmente in questo insieme. Si aveva rinunciato allantica idea di una costruzione meccanica raggruppata attorno a un centro spirituale, anche se questa teoria era stata assai in voga in tutte le civilt primitive. Era stato deciso che il tutto era solo un composto di parti, e ci rassicurava sulle intenzioni del Leviatano tutti coloro che pensavano che quellessere superiore non esistesse che in funzione delle sue cellule costitutive, gli uomini. Daltronde, lidea di quellessere collettivo non era affatto nuova. Thomas Hobbes fu un uomo ammirevole nel senso che, primo fra tutti, os scrivere, nel 1651, in testa alla sua introduzione al Leviatano, che se la natura quel mondo che Dio costruisce e governa tramite la sua divina arte, luomo, dal canto suo, per industria, produce in imitazione un animale artificiale, e quellanimale formidabile, quel Leviatano, la societ, lo Stato. Hobbes su questo punto ha spinto lassimilazione ben pi in l. Tutte le malattie abituali degli uomini si ritrovano nello Stato: un uomo che abbia letto, per esempio, libri anarcoidi in favore del tirannicidio, affetto da rabbia e desidera perpetuamente bere acqua pura, ma che gli fa orrore. Atene e Cartagine sono

morte di bulimia. Lagitazione della classe operaia analoga a quella delle ascaridi. Lagio e il lusso generano la letargia Fu certamente ci che si concep di pi forte, di pi preciso, per stabilire la teoria materialista dello Stato. Per Hobbes, non c nulla nella conoscenza che non abbia la sua origine nella sensazione. Le nostre idee generali sono solo unaddizione o una sottrazione di immagini di corpi esistenti allesterno, e la conoscenza non pu essere incorporale. Lo Stato ugualmente soltanto una collezione di individui, ma raggruppati dalle sensazioni sociali che sono legoismo e la paura. Nello stato di natura, luomo un lupo per luomo, secondo il motto di Plauto, infatti essendo gli uomini uguali, la guerra e lanarchia sono le loro normali condizioni, poich nulla limita i loro appetiti e i loro desideri. per bisogno di sicurezza che gli uomini rinunciano alle loro forze individuali a vantaggio di ununica forza, e questo contratto sociale crea la sovranit assoluta. Quanto alla religione, essa figlia dellimmaginazione e della paura. solo bassa superstizione quando limmaginazione timorosa individuale; un mezzo di governo utile quando questa immaginazione e questa paura sono collettive. Al tempo in cui viveva Hobbes, questa assimilazione materialista del corpo sociale al corpo umano era appena unimmagine letteraria destinata a colpire gli spiriti; nel XIX e nel XX secolo, prese una singolare importanza con lo sviluppo scientifico delle teorie evoluzioniste. di propria iniziativa, si pensava, e tramite un adattamento pi completo allambiente, che la materia si organizza, si raggruppa in cellule, in organismi, in esseri viventi di una complessit e di una originalit sempre crescenti. Lidea di un creatore proprio, come il vecchio dualismo tra lanima e il corpo non avevano pi senso. Solo il vecchio contratto sociale sognato da Hobbes, ispirato dalla paura o dalla ricerca del minimo sforzo, era sufficiente a spiegare la formazione delle collettivit che sono gli esseri viventi e lultimo venuto tra loro: lo Stato, il Leviatano. Lontano da essere ridotti in schiavi da unautorit superiore, le cellule organiche, come le cellule sociali, si raggruppano a loro pieno piacimento e per il loro bene pi grande. La servit volontaria non consentita a vantaggio di una lite, ma dalla massa sovrana e nulla esiste al di l dei materiali che, riuniti, soli compongono ledificio. Daltronde, gli stessi filosofi avevano avuto cura di rassicurare lumanit sulle conseguenze di uno sviluppo dellorganismo sociale. Spencer aveva fatto intendere che in un simile organismo, il tutto avrebbe vissuto per le parti, e niente affatto, come nel corpo umano, le parti per il tutto. Claude Bernard su questo punto aveva aggiunto delle precisazioni scientifiche rassicuranti: Le propriet vitali, aveva detto, non sono in realt che allinterno delle cellule; tutto il resto arrangiamento e meccanica. Ci che per si dimenticava nel XX secolo, era di sapere chi aveva concepito il piano delledificio o ordinato larmonia preliminare di tutti i movimenti meccanici. Perch infine, se ladattamento allambiente poteva spiegare semplici modificazioni pratiche di organi esistenti, il suo oscuro istinto presente appariva insufficiente per prevedere nel futuro delle costruzioni o delle combinazioni di un ordine talmente superiore, da presupporre prestabilita e giunta allultimo stadio della propria evoluzione la stessa intelligenza che levoluzione materiale pretendeva preparare. Come avevano certe piante chiesto alle farfalle e ai venti di assicurare la loro riproduzione? Quale consiglio superiore di api selvagge aveva concepito lalveare? Quali furono gli organi che decisero di stabilire nellorecchio tre canali che dessero il senso delle tre dimensioni? che in verit il grande errore del XX secolo fu di prendere lombra per la preda e, limitando la propria conoscenza alle ipotesi relative e frammentarie a tre dimensioni, di ignorare lanima universale unica e continua, liberata da ogni pregiudizio di tempo e di spazio, che solo lo spirito pu raggiungere nella quarta dimensione e i cui pensieri e gesti si traducono in apparenze materiali, fuggitive e irreali, perch sono a tre dimensioni.

XVI. Gli eredi del marchese


Ignorando ancora la quarta dimensione che, al di fuori dei pregiudizi di tempo e di spazio, permette ad ognuno di noi di concepire lIdea universale particolare, restando tuttavia una, il XX secolo non si ingannava quando vedeva nel Leviatano solo la somma di unaddizione di corpi a tre dimensioni, una colonia di idee-materia che non includeva alcun elemento centrale eterogeneo, un corpo vivente normalmente senza anima, per di pi. Ma dove lerrore diveniva grossolano, era quando il XX secolo si persuadeva, per analogia, che la stessa teoria dovesse applicarsi alluomo e che il pensiero fosse, a ben vedere, solo un fenomeno che emanava dagli organi e che aveva origine dalla sola materia che componeva il raggruppamento del corpo umano. Ci che

sembrava incoraggiare questo errore, era la constatazione che il pensiero nascesse e scomparisse con quel raggruppamento, che il suo vigore dipendesse da quello del raggruppamento stesso e che scientificamente non si era mai potuta concepire unanima senza corpo. Quando ci si sia elevati fino alla Quarta Dimensione, questo modo di pensare appare cos puerile che sarebbe quello di un uomo che, vedendo da una finestra migliaia di specchi, posti nella pianura, riflettergli i raggi ardenti del Sole per lui invisibile, decidesse che ogni raggio prodotto da ogni specchio, poich sopprimendo uno specchio si sopprimerebbe un raggio. S, senza dubbio, ogni corpo umano uno specchio necessario della coscienza universale, ma non sopprimendo uno specchio che si sopprime il Sole, unica sorgente di ogni luce, n perch un corpo scompare che scompare anche lIdea immortale che lo riflesse un istante. Meglio ancora: il riflesso una volta emesso non muore con lo specchio e, come nel mondo relativo a tre dimensioni, dei raggi luminosi una volta lanciati, ritornano per gravit al loro punto di partenza dopo aver percorso delle ellissi millenarie risvegliando un puro sole di luce al posto di un sole scomparso, cos il pensiero non muore affatto e lidea purificata brilla eternamente l dove il corpo fuggitivo che la riflesse in un lampo di genio soltanto un lontano ricordo. cos che lazione dei morti pi grande di quella dei viventi, perch liberata dalla materia. Sfortunatamente i progressi considerevoli della scienza dalla fine del XVIII secolo avevano appassionato gli spiriti a tal punto che si arriv a dubitare e a ignorare, nel XX secolo, quelle idee fondamentali che, suggerite dalla quarta dimensione dello spirito completanti i dati dei sensi a tre dimensioni, avevano permesso alla sola intelligenza umana di sfidare fino a quel momento in mille maniere gli odiosi simulacri della morte. Fin dagli inizi della civilt, luomo aveva saputo creare, infatti, una vita spirituale di cui restava il padrone assoluto e che lo poneva ben al di sopra degli altri animali. Grazie alle leggi, ai costumi, alle costituzioni sociali, ai principi di ogni sorta che si era dato, la sua mentalit si era elevata ogni giorno di pi, e il suo ideale immortale sembrava dover sfuggire per sempre alle regole naturali. Erano dunque quelle regole morali permanenti e continue che occorreva distruggere ad ogni prezzo, come abbiamo detto, per creare il Leviatano, e fu la scienza che si incaric di questo pesante fardello. Sviluppando lo studio dei fenomeni naturali, i filosofi del XVIII secolo a poco a poco abituarono lo spirito umano a considerare vera la sola testimonianza immediata dei sensi e, a forza di esaminare la materia, fu creduta essere a tre dimensioni. Non si ammisero pi che le leggi della natura, e tutto ledificio sociale apparve una vana impalcatura ipocrita e fuori moda. Ci fu un uomo che, in quel tempo, os spingere le nuove teorie fino alle loro ultime conseguenze: fu il Marchese de Sade. Con una logica implacabile, e in una forma talvolta degna degli enciclopedisti, svilupp senza omettere un solo dettaglio, il nuovo programma che stava per essere quello dei pensatori del secolo seguente: In concordanza con lui, niente pi falsit, niente pi ipocrisia; la torcia della filosofia (vale a dire la scienza) ha dissipato tutte le imposture antiche; conviene mantenersi nel ruolo dettato dalla natura e non ascoltare pi che i nostri soli istinti. Luomo deve cercare di sviluppare le sue emozioni il pi possibile nei sensi indicati dalla natura, e, essendo il dolore pi grande del piacere, il dolore deve essere il principale attore del successo. ferendo gli alberi che si ottengono buoni frutti; la crudelt un ordine stesso della natura. Questa, contrariamente alle false idee cristiane, ci ordina di fare agli altri ci che noi non vorremmo ci fosse fatto. La ragione del pi forte sempre la migliore; Bismarck, Nietzsche e i romanzieri pi celebri del XIX secolo non hanno detto nulla di meglio. spiacevole che de Sade abbia compromesso la reputazione dei suoi lavori con assurde bravate erotiche che permisero ai suoi eredi diretti di far rimuovere il suo nome dalla storia letteraria; se egli si fosse attenuto alle sole idee filosofiche che esprimeva allora, il suo posto nella storia delle idee, alla vigilia della Rivoluzione Francese, sarebbe stato quello di un venerato antenato. sufficiente rileggere le principali opere degli scrittori del XIX secolo per convincersene. Nel suo Origine delle specie e il suo Discendenza delluomo, Darwin non fece che confermare punto per punto tutte le affermazioni del marchese, e rimettere al primo posto listinto naturale di selezione. Gli economisti, da Malthus a Stuart Mill, non fecero ugualmente che ratificare la brutalit di simili asserzioni. I letterati e gli artisti esitarono durante una parte del XIX secolo; ma presto si convertirono anchessi alle conclusioni imposte dalle leggi naturali di fronte ai progressi incessanti della scienza. Il romanticismo asserv definitivamente gli artisti alle dottrine scientifiche.

Fu cos che la letteratura, allinizio del XX secolo, non fu insomma che una stretta applicazione delle regole poste dalla Rivoluzione Francese poi applicate dallImpero, e che la supremazia dellistinto riport luomo, il quale per un istante aveva creduto di divenire Dio, al semplice rango degli animali che lavevano preceduto. Questo declino morale sarebbe stato insufficiente a permettere la realizzazione del Leviatano, se lorganizzazione scientifica del mondo intero non avesse offerto daltra parte la materia universale necessaria alla creazione dellessere nuovo. Luomo, ridotto allo stato di cellula sociale, non avendo pi altra legge dellistinto naturale, fu ormai solo la materia plastica dellessere nuovo; il collante generale incaricato di riunire questi diversi elementi fu fornito dalle esigenze scientifiche della nuova organizzazione. Il mondo fu dora in poi solo un essere colossale di cui tutte le parti rimanevano solidali e di cui nessuna poteva vivere separata dallinsieme. Una malattia, sofferta in un punto qualsiasi del globo, si ripercuoteva immediatamente in tutto luniverso; un arresto di funzionamento nella nutrizione o nel sistema nervoso del Leviatano comprometteva, in modo simultaneo, la vita dellintero essere. Le cellule, incapaci ormai di vivere una vita indipendente, non conoscevano ormai che i loro soli istinti naturali. Privati di ogni idea generale, non potevano pi aspirare al superbo isolamento delle individualit di altri tempi; la vita morale non gli apparteneva pi; il Leviatano, idra formidabile, rappresentava la forma esteriore di uno Stato economico a tre dimensioni puramente meccanico, dove i bisogni e gli appetiti materiali attentamente equilibrati facevano le veci della morale e del contratto sociale. Solo il Leviatano poteva avere una tradizione materiale scientifica che oltrepassasse la durata della vita umana. Ogni legame con il passato era al contrario proibito agli uomini-cellule che, vivendo sotto la legge naturale, dovevano conoscere le sole sensazioni e gli appetiti del momento, e il divino marchese de Sade fu il padre autentico del precetto Vivre sa vie che i migliori drammaturghi del XX secolo illustrarono. Dal XVIII secolo, il favore stava andando del resto, nei romanzi, alle uscite domestiche del popolo che torturavano il cuore dei marchesi e davano ai grandi delle lezioni sociali esprimendosi, di certo per abitudine, alla terza persona per esporre le loro rivendicazioni. Un po dappertutto, nelle manifestazioni pi varie dellattivit umana, ci so sforz di tagliare le radici tradizionali, e questa guerra accanita si manifest nei pi piccoli dettagli della vita quotidiana. In pittura, in scultura, nella musica, si voleva fragorosamente innovare, non tenere pi conto dei secoli di ricerca e di esperienza che erano preceduti; i pittori non furono pi n mestiere, n tecnica; gli scultori non ne conservarono qualche ricordo che tramite la mediazione dei loro praticanti. Quanto ai musicisti, essi rigettavano deliberatamente venti secoli di grazia naturale e di armonia volute da generazioni di pensatori e di poeti. Questo intento si rimarc ancora pi nellistituzione dei programmi scolastici, nella soppressione degli studi classici e un muro artificiale fu elevato davanti ad ogni bambino, tra la constatazione presente di risultati incomprensibili e lo studio delle cause e delle ragioni logiche dei fatti attuali. Ci si accorse ormai di vivere sempre sulla terra dei morti, ma la porta del cimitero fu definitivamente chiusa, e nessuno impar pi a conoscere quali fossero state le sofferenze e le gioie, le volont e gli sforzi di quei genitori intellettuali scoparsi per sempre. Senza rendersene conto, lumanit non aveva fatto che uccidere gli artisti e i veri sapienti accusandoli di reazionismo. Onorando, al contrario, i maghi e i giocatori di bussolotti, non fece che ricadere inevitabilmente nel feticismo pi rozzo; essa manc allo stesso tempo lIdea che voleva combattere e la Scienza che voleva sostenere, e questa decadenza deplorevole la consegn senza difesa al raggruppamento artificiale e senza via duscita al Leviatano, a quellessere mostruoso e senza cervello da cui si attendeva ogni comando.

XVII. La nascita dellumorismo


Non fu che tanto tempo dopo la morte del Leviatano che si cominci a capire chiaramente tramite quali complicit morali quellessere colossale avesse potuto svilupparsi, e tramite quale laborioso e oscuro lavoro dei suoi avversari il suo corpo avesse potuto disgregarsi. Questa lotta sorda e profonda era iniziata verso la fine del XIX secolo, tra naturalisti e umoristi; e, nonostante gli avversari avessero cambiato nome in corso dopera, non avevano cessato di rappresentare le due parti in contrasto fino alla fine della lotta. Dal primo teorico giorno quando il primo uomo apr i propri occhi alla natura, e poi consider ci che vedeva, nulla, infatti, aveva modificato nella storia il pensiero umano. Era sempre quel doppio movimento di flussi e di riflussi, di aspirazioni e di respirazioni, questa perpetua oscillazione tra i dati immediati della coscienza e le informazioni sui fenomeni esterni forniti dalle sensazioni. Dove era collocata, in questo

perpetuo movimento di va e vieni, lautentica personalit delluomo? Nessuno poteva dirlo di preciso. A met cammino tra il relativo e lassoluto, giudicando i fatti mobili secondo una misura interiore e immutabile, luomo guardava ora allesterno i fenomeni che si alteravano, ora considerava allinterno le nozioni immutabili alle quali li paragonava. Quasi sempre tuttavia, per un bisogno istintivo di specializzarsi, luomo si compiaceva nelluna o nellaltra di queste attitudini. Quando si limitava a considerare solo i fenomeni esterni, ad analizzarli scrupolosamente e ad attribuire soltanto ad essi un carattere di verit, si atteggiava da sapiente e da naturalista; si faceva discepolo di Aristotele; quando si limitava, al contrario, a interessarsi alle sole nozioni interiori, a non attribuire realt che alla vita mistica, diveniva platonico e trovava verit nel solo mondo delle idee. Ci possiamo stupire che un esclusivismo cos intransigente, in un senso e nellaltro, non sia potuto affatto apparire ridicolo in ogni tempo. Non difficilissimo da capire, infatti, che unanalisi scientifica inesistente senza un principio immutabile e immobile che permette di constatare dei movimenti relativi; e che, daltra parte, una sintesi artistica o morale non possibile che partendo dallanalisi. Non si potrebbe analizzare senza un analista; non si potrebbe sintetizzare in assenza di elementi. Quale che fosse, questa verit infantile non apparve chiaramente ai sapienti e ai letterati del XIX secolo, che, entusiasmati dalle scoperte sempre pi considerevoli della scienza, abbandonarono ogni sintesi e decisero di ammettere la sola analisi nelle ricerche umane. Il naturalismo invase tutto; pass presto dalle scienze naturali nella letteratura e nellarte, per mediazione della psicologia. Non si conobbero pi che descrizioni esatte, che analisi minuziose, che monografie di famiglia, schede antropometriche, fotografie realiste che furono chiamate tratti di vita, i pittori si applicarono a divenire degli scrupolosi fotografi a colori o dei passivi interpreti di impressioni istantanee. E siccome, naturalmente, la sintesi restava sempre la base incosciente e inconfessata di quei lavori, essa divenne presto istintiva, senza scelta, e, di conseguenza spiacevole. Si era anche prodotto un fatto pi grave che aveva affrettato la nascita del Leviatano. A forza di ripudiare lesistenza di una coscienza interiore, gli uomini che tuttavia non ne potevano fare a meno, si immaginarono di proiettarla allesterno, di farne una coscienza feticista e sociale. Come nella vita naturale del corpo certe azioni riflesse, abituali e volgari non reclamano pi lintervento del cervello, cos, nel nuovo corpo sociale del Leviatano, una serie di luoghi comuni, di necessit di consuetudine, di principi arbitrari, formarono una vasta coscienza esteriore, un bulbo mostruoso che fu la coscienza caricaturale del Leviatano. Come ai tempi delle religioni primitive, gli uomini si scaricarono di dosso una parte delle loro responsabilit in favore delle regole soprannaturali, di superstizioni sociali, di necessit ritenute inevitabili, di presunte fatalit della razza, che si decorarono pomposamente del nome di leggi naturali. Logicamente, listinto riprese il primo posto. Al posto di governarsi da soli, gli uomini immaginarono di essere governati da delle leggi esteriori, e inconsciamente, con il progresso del naturalismo favorirono lo sviluppo mostruoso e anormale dello Stato, poi del Leviatano. Fu allora che si fece largo linevitabile movimento di reazione platonica. Allinizio, tanto limpresa sembrava pericolosa, che si present sotto una forma conciliante e ironica, e furono gli antipodi dellumorismo, sconosciuto fino a quel momento nel mondo e che nacque dallo sviluppo anormale della Scienza nel XIX secolo. Gli umoristi, individualisti irriducibili, ostentarono inizialmente un interesse straordinario alle conquiste della scienza, e, infatti, si applicarono a studiarle con attenzione, essendo unanalisi impeccabile la condizione prima di ogni buona sintesi. Il loro rigore nellapplicazione delle regole fu quello dei giuristi e degli sportsmen. Gli umoristi studiarono dunque la natura, ambirono a dimostrarsi pi naturalisti dei naturalisti, pi affezionati alle scoperte dei sapienti stessi; in breve tempo, raggiunsero i limiti estremi del ragionamento scientifico e qui finsero di non accorgersi che esso potesse avere dei limiti; continuarono le loro analisi, le loro deduzioni nel vuoto, dimostrarono anche, per assurdo, quali fossero i limiti della scienza. Fino ad allora non avevano impiegato che il metodo socratico, erano contenti di trattare il male con il male alla maniera degli omeopati. Presto, quando si sentirono pi forti, ripresero risolutamente il cammino della sintesi e, forti ormai della loro scienza acquisita, poterono intraprendere lopera darte che sognavano. Si cap solo allora tutta la seriet della loro campagna, tutta la portata della loro presunta buffoneria.

XVIII. La rivolta delle scimmie


Finch gli umoristi si erano accontentati di dimostrare per assurdo i limiti delle pseudo-certezze a tre dimensioni, la loro opera, in apparenza negativa, era apparsa senza futuro.

Quando si adoperarono al contrario di dimostrare che aldil di quei limiti esisteva per forza unaltra cosa e che il dubbio e la negazione rappresentavano insomma delle realt positive che completano la nozione delluniverso, certi spiriti cominciarono a capire il senso profondo della quarta dimensione. Si verific anche, a quel punto, qualche rivolta individuale che, richiamandosi al simbolismo, ruppe brutalmente con il naturalismo esteriore e tent di imporre una visione puramente soggettiva delluniverso. A dire il vero, i simbolisti non fecero che copiare inconsciamente nel soggettivo ci che i naturalisti avevano fatto nelloggettivo. Imponendo al Mondo la forma del loro spirito come i materialisti imponevano al loro spirito la forma del Mondo, furono come loro degli uomini di un istante, che ripudiavano ogni tradizione, che ignoravano come loro quellumanismo che riunisce tutti gli spiriti nel mondo superiore di una coscienza universale al di fuori del tempo e dello spazio. Ma mentre il materialista, fotografando il mondo esteriore a tre dimensioni, aveva qualche possibilit di raggiungere gli altri uomini presentandogli degli oggetti conosciuti, il simbolismo al contrario, fotografando le sue costruzioni fuggitive del mondo a tre dimensioni, presentava delle immagini non soltanto indecifrabili per gli altri uomini, ma ancora incomprensibili molto spesso per luomo nuovo che era egli stesso listante dopo. Il fatto che i tentativi materialisti cos come gli idealisti furono sempre concepiti a tre dimensioni al tempo del Leviatano, da cui la loro sterilit e la loro impotenza a scoprire i grandi misteri dellanimo umano. Solo lumorismo, al contrario, riusc ad aprire il grande cammino che doveva condurre qualche millennio pi tardi alla Grande Rinascita Idealista, ai tempi dellUccello doro quando, essendo la quarta dimensione divenuta familiare a tutti gli uomini, lamore rimpiazz la menzogna che non poteva pi ammettere una coscienza comune. Lumorismo, sotto la sua forma cosciente, nacque dunque, labbiamo detto, per reazione contro lassurda vanit delle certezze scientifiche a tre dimensioni. Non era sufficiente, infatti, aver decretato la soppressione dellanima perch essa cessasse di esistere, di pensare e di sottomettere come sempre la relativit dei fenomeni a tre dimensioni al perpetuo controllo e alla critica contraddittoria della coscienza immobile, eterna e continua a quattro dimensioni. Lumorismo fu in questo senso una sorta di valvola di sicurezza intellettuale, e i materialisti che perseguivano a questepoca i loro sarcasmi e il loro odio anticlericale delle religioni (per il resto desuete ed estinte), che bandivano i mistici, gli ideologi e i poeti, non compresero minimamente che lumorismo fosse il loro solo avversario che rinasceva sotto una nuova forma, ma prudentemente mascherato da buffone, per tutto dire senza pericolo, come i pazzi di una volta. Certi spiriti pi sottili indovinarono che lumorismo nascondeva qualche cosa, ma pensarono che fosse una timidezza del cuore; non ci videro che un incidente psicologico e non intravidero affatto la realt di un nuovo mondo in quelle battute, alla maniera di un Cristoforo Colombo adolescente. E tuttavia quellumorismo che, con un rigore questa volta cosciente, andava a congiungersi alle pi alte speculazioni filosofiche, era nato sotto una forma incosciente nelle prime et del mondo. Nello stesso momento in cui inventava Dio, luomo cre il Diavolo, perch luno senza laltro sarebbe impossibile e inesplicabile, il bene non assume il suo significato che in presenza del male e nulla pu esistere senza il proprio contrario. Lumorismo, in questo senso, non contraddice soltanto; completa; il conosciuto perde ogni sapore senza il mistero, il discontinuo relativo a tre dimensioni non sussiste che in funzione del continuo a quattro dimensioni e, senza leternit immobile, il tempo-movimento sarebbe vuoto di senso. Lumorismo, come principio di limitazione, d vita al mondo; come principio di contraddizione, ci permette di comprenderlo, ed ci che lo fa talvolta giudicare divino. Lumorismo allorch nacque: fu il senso intimo, infine cosciente, della quarta dimensione. Questa quarta dimensione, nelle prime et del mondo, poteva essere intravista solo dallo spirito. Fu ci che si chiam, in mancanza di meglio, la coscienza. Grazie a questa nozione tutta interiore, luomo poteva farsi una idea integrale della natura, completare le nozioni sensoriali dello spazio a tre dimensioni tramite la quarta dimensione percepita interiormente, e giudicare cos luniverso intero. Occorsero secoli e secoli di ricerche perch questa nozione, pur cos semplice, si fece posto nello spirito umano. Si avvertiva che tutte le informazioni omogenee fornite dai sensi non avevano affatto valore intellettuale se non erano completate da giudizi dello spirito; si percepiva che questa nozione interiore eterogenea non era tuttavia particolare per uno o laltro spirito, ma che li dominava tutti; si avvertiva ugualmente che essa sola poteva fornire il legame necessario tra il passato e il presente, implicare le nozioni di permanenza, di eternit o di arte, ma nessun filosofo era giunto a stabilire la natura esatta di questo senso intimo e, in mancanza di meglio, la quarta dimensione fece le spese di tutte le religioni. Si proiettarono al di fuori i felici insegnamenti che essa dava allintelligenza umana; si inventarono oggetti esteriori che si

chiamarono lassoluto, leternit, dio o linfinito, e non si avvert affatto che lintelligenza umana era il centro del mondo, che essa sola riunisse, in modo completo, tutte le conoscenze possibili capaci di rivelarci la natura nella sua integralit. Il Leviatano ignor sempre questa scienza intima della quarta dimensione e quel principio di contraddizione di cui fatta la vita dello spirito. Non conosceva n lodio, n il sacrificio; la devozione era per lui senza significato e lamore sconosciuto. Escluso dallevoluzione dallaffare del ringiovanimento delle cellule, privato di ogni vita intellettuale, poich le sue regole sociali, basate sulla scienza, non ammettevano la contraddizione, il Leviatano soppresse ogni iniziativa individuale e le funzioni della riproduzioni della razza furono anchesse confinate a laboratori. Furono soppressi i tribunali, poich ogni rivolta individuale poteva sollevarsi dal solo dominio medico. Si sapeva che il Leviatano, basato sulle certezze scientifiche, non poteva ingannarsi e presto una formidabile onda di noia si abbatt su tutti gli uomini. Non fu affatto per, bisogna confessarlo, lopera degli umoristi che risvegli le cellule umane dalla loro pericolosa letargia, ma la straordinaria avventura delle scimmie che ebbero un altro impatto e unazione ben pi potente sulle masse. Si parl inizialmente con stupore di quel paio di gorilla che, confinati in una gabbia del Museo, aveva potuto, grazie a un lento lavoro divaricare due sbarre, aprire la porta e nascondersi di notte nel laboratorio di vivisezione dove era stato proposto di cominciare lunghe e interessanti esperienze sui due piccoli che erano stati strappati il giorno prima dal loro affetto. Si comment vivacemente la tremenda audacia della madre che, appropriandosi degli strumenti di chirurgia, non aveva esitato ad assassinare due sapienti del Museo e a fuggire poi sui tetti portando via i suoi bambini. Questa rivolta individuale, provenendo da un semplice animale, colp intensamente gli uomini-cellule di quel tempo di cui si sacrificavano ogni giorno i bambini per i bisogni della scienza senza provocare alcuna protesta da parte loro. Si ripens a cento esempi di sensibilit e di devozione dati dagli animali: le timide galline sprezzanti del pericolo che proteggevano la ritirata dei loro pulcini, i gabbiani che si fanno uccidere per soccorrere una compagna ferita, il rispetto degli antenati presso gli orsi, le linci che non uccidono se non spinte dalla fame, le scimmie nostalgiche che muoiono di dolore per un fiore venuto dal loro paese Una parte di rivolte sorse presto, composta da qualche pensatore che non esit a denunciare il Leviatano come un feticcio mostruoso, incosciente, costruito a tre dimensioni, e incapace, per quel motivo, di regnare utilmente sul mondo. Migliaia di persone che avevano abdicato la loro personalit in favore del colosso sociale, compresero quanto le loro speranze fossero state chimeriche e che ci fosse verit e vita morale solo nellindividuo. Fu linizio della lenta disgregazione del Leviatano. Cosa curiosa: quel mostro, per cui la contraddizione era sconosciuta, rimase passivo durante tutto il tempo che si smascherarono i suoi procedimenti di fronte allopinione pubblica; e, a poco a poco, completandosi il risveglio delle coscienze, si cap, il giorno in cui si volle farla finita con la sua onnipotenza, che questa onnipotenza era gi morta da tanto tempo. Si pot pensare per un momento che dopo la morte del Leviatano stava per prodursi una rinascita idealista. La si proclam per placare gli spiriti, ma lorganizzazione scientifica materiale del mondo era cos complessa che fu ancora la scienza che monopolizz questa rinascita a suo profitto. Al posto di un comunismo senza autorit cominci quella dittatura spietata di una lite che fu il regno dei Sapienti assoluti. Nei capitoli che seguono, racconter certi avvenimenti curiosi o strani che mi furono rivelati nel corso dei miei viaggi e che caratterizzano sufficientemente questo periodo brutale e autoritario della grande storia del mondo.

XIX. Il cane dissociato


Tra le avventure mostruose che contrassegnarono linizio della Tirannia scientifica, occorre in particolare indicare la straordinaria storia della Societ di Sfruttamento Commerciale del Pianeta Marte. La Terra fu in quel momento a due dita dalla sua rovina, infatti un pur minimo incidente, senza un inverosimile concorso di circostanze, rischi di portare alla sua completa dissociazione. Si sa che, da tanti anni, i sapienti si erano preoccupati di comunicare con il pianeta Marte. Era stata finalmente determinata la postazione pi favorevole ai tentativi di comunicazione interplanetaria ed era stato l sviluppato un sito di immensa esperienza.

I risultati ottenuti erano tenuti rigorosamente segreti. Era infatti una societ finanziaria con capitale di svariati miliardi che aveva deciso di stabilire le comunicazioni necessarie, ed era ben inteso che questa societ si riservava il beneficio esclusivo dei segreti che avrebbe potuto cos scoprire. Per lungo tempo i risultati furono negativi. Si disegnarono sul sole immensi triangoli luminosi o cerchi, si decise anche un giorno di compiere spese folli per ricreare luminosamente, su una base di 400 chilometri, la costruzione del quadrato dellipotenusa. Nessuna risposta probante arriv da Marte. Si tent in seguito di riprodurre sul sole, ma con luce nera, il diagramma di un impressione fonografica. Questa volta il risultato fu immediato, e fu, tremante di emozione e di stupore, che il telegrafista registr una radio-telegramma, giunto senza alcun dubbio dal pianeta Marte e redatto in francese: S, diceva, pi intelligente. Si pens allinizio a una burla fatta dai nemici della Societ Commerciale; poi, presto, occorse arrendersi allevidenza; le comunicazioni divennero pi attive e furono date istruzioni precise dai marziani sul modo in cui si poteva comunicare con loro comodamente a mezzo di fluidi capaci di attraversare lo spazio. Si impar anche, con stupore, che i marziani, dallinvenzione della telegrafia senza fili, sapevano tutto ci che accadeva da noi e che erano istruiti sui pi piccoli dettagli della nostra vita. Non ho bisogno di dirvi che queste comunicazioni restarono segrete, infatti la Societ conservava gelosamente le informazioni che poteva cos ottenere dai marziani. Le relazioni si svilupparono ogni giorno di pi, importanti domande furono poste ai nostri vicini sul modo in cui si poteva ottenere lenergia a buon mercato tramite la dissociazione della materia. Da tanto tempo, infatti, dai lavori profetici del dottor Gustave Le Bon, la scoperta del radio e le ricerche di sir E. Rutherford sul modo di rompere il nucleo atomico, questa questione preoccupava intensamente tutti i sapienti sulla terra. Si avvertiva, infatti, che la materia, gi considerata come inerte e non in grado di restituire che lenergia di cui la si era inizialmente fornita, era al contrario una colossale riserva di energia. cos, secondo il dottor Le Bon, che se si arrivasse a dissociare per esempio, un piccolo pezzo di rame di un centesimo di franco, che pesi un grammo, se ne otterrebbero 510 miliardi di chilogrammi, cio circa sei miliardi ottocento milioni di cavalli vapore, se quel grammo di materia fosse dissociato in un secondo. Questa quantit di energia, ripartita adeguatamente sarebbe stata capace di azionare, a 36 chilometri allora, un treno di merci di 500 tonnellate su poco pi di quattro volte e un quarto la circonferenza della terra. Per fare effettuare, per mezzo di carbone quel tragitto allo stesso treno, si sarebbero dovuti consumare 2.830.000 chilogrammi di carbone, cio circa 200.000 franchi al posto di 1 centesimo. Ma ahim! Per trasformare un grammo di materia sarebbe occorsa una spesa di energia superiore a dieci miliardi di chilogrammi e questa trasformazione, tramite i mezzi ordinari, non sarebbe stata economica, ma rovinosa. Occorre dunque confessare che la questione di dissociazione pratica della materia, aldil del suo interesse scientifico, presentava per i finanzieri un serio interesse economico. La risposta dei marziani fu soddisfacente ma incompleta: No tempo di darvi spiegazioni; inviamo direttamente effluvio dissociante su corpo qualunque a fianco della vostra macchina. Quel corpo qualunque si trovava essere una semplice cotoletta dagnello, posta in un piatto e coincidente con la colazione del telegrafista che, preso alla sprovvista, laveva lasciata raffreddare di fianco a lui. Qualche secondo dopo, tramite delle bruciature, piccoli incendi che si produssero tutto attorno, si cominci a capire che la cotoletta si dissociava lentamente, e il Consiglio di amministrazione, subito avvertito, accorse. Durante lunghissime ore, i sapienti studiarono con autentico terrore i fenomeni che si produssero. Prima di tutto, i sintomi di dissociazione sembravano essersi localizzati allestremit dellosso della cotoletta, poi presto si constat che la disgregazione guadagnava, mano a mano, losso tutto intero, poi la noce che si trovava a fianco. Nessun dubbio, il fenomeno di dissociazione non era affatto localizzato come nelle osservazioni fatte precedentemente con il radio; era, al contrario, come una facolt di disgregazione che si trasmetteva rapidamente, che avrebbe guadagnato presto gli oggetti circostanti, la casa, la regione, il paese, la Terra tutta intera forse? Come arginare simili fenomeni? Come arrestarne lo sviluppo? Le macchine di telegrafia interplanetaria, distrutti fin dallinizio dallincendio, non permisero di chiedere a quel soggetto qualche istruzione urgente. Daltronde, i fenomeni cominciavano ad assumere unintensit veramente spaventosa. La dissociazione diveniva visibilmente a strappi: ora non erano che semplici bruciature, ora violente detonazioni che

scuotevano i muri, che facevano cadere a terra chi assisteva. In qualche minuto, in qualche secondo forse, si stava senza dubbio per assistere a una distruzione totale, a una autentica esplosione dellintero universo. allora che accadde un fatto dei pi semplici, e che bast tuttavia a modificare la storia del mondo. Improvvisamente, mentre i sapienti costernati si azzittivano attorno alla tavola misteriosa, il cane del portiere dellimpianto che passava di l, si gett subito nella stanza, si appropri della cotoletta e fugg con quella nella campagna. Ci si lanci subito alla sua caccia, lanimale sembrava divenuto pazzo, compiva balzi disordinati, le sue forze centuplicate gli permettevano di depistare i pi abili aviatori lanciati alla sua ricerca. Alla fine, cacciato dappertutto, pazzo di dolore, bruciato da quella cotoletta infernale che aveva trangugiato, si precipit nel fiume e, per due mesi, ci fu una successione di fenomeni terrificanti abbastanza per stornare ogni immaginazione umana. Il fiume si era trasformato in un vero e proprio vulcano, che rigettava acqua bollente, straripando in un sol colpo, scomparendo nella terra, per riprendere bruscamente, in qualche ora, il suo normale corso. Ci furono, a quel punto, cose folli di cui osiamo appena registrare il racconto. Sembr che lo spirito del cane, anchesso dissociato, influisse sugli spaventosi fenomeni che si produssero. Si vide, certi giorni, lacqua del fiume coprirsi di una spessa pelliccia di peli, poi di embrioni informi. Un giorno che il padrone del cane, con altri curiosi, si era avvicinato al fiume, si vide come una coda enorme e pelosa sollevarsi fuori dalle onde e agitarsi, mentre una lingua dacqua smisurata distruggeva gli argini e andava a morire ai piedi del padrone terrorizzato. Visibilmente listinto del cane si dissociava allo stesso modo e si prov un indicibile terrore. Poi, tutti i fenomeni si calmarono; la dissociazione si arrest nessuno seppe esattamente perch e il mondo scientifico ritrov, per qualche mese soltanto, la calma dei tempi passati.

XX. Un visionario
Fu nellanno trentatr dellAssoluto, al momento stesso in cui la scienza umana sembrava giunta al proprio apogeo, che un visionario, tramite i suoi attentati criminali contrari a ogni saggezza scientifica, capovolse il mondo per quarantotto gradi, cinque primi, tredici secondi di latitudine nord e zero gradi, un primo, otto secondi, di longitudine est, sul terreno collettivo A-327, rasente al sole. (Gi da diverso tempo, era impossibile designare le localit in altri modi, essendo tutte le citt confuse e sovrapposte undici volte sulla superficie del nostro meraviglioso pianeta.) La sola scienza regnava ormai come padrona assoluta e tutti si trovavano divinamente felici di vivere in un mondo organizzato per essa. Si era appena scoperta, infatti, una macchina per farlo credere. Lorrore dei primi attentati fu il pi grande e per un momento si temette linsufficienza degli aggetti di iodoformio destinati a calmare gli spiriti. Si trattava di tentativi criminali diretti contro le collezioni del Grande Museo Centrale e la mostruosit di quellatto denotava una tale aberrazione di spirito che ciascuno ne restava confuso. Quelle collezioni erano, infatti, da tanti anni, le ultime del mondo che comprendessero ancora bestie viventi, sole sopravvissute della fauna terrestre e che ricordavano quelle epoche lontane in cui luomo coabitava ancora, in famiglia, con le migliaia di animali da cui discendeva. Quei curiosi esemplari, erano in numero di tre: un cane, una pulce e un cavallo, ma nessuno conosceva pi quei nomi antichi. Il primo era, si diceva, un essere bizzarro, sempre a quattro zampe, dal cranio appiattito, dalle orecchie a punta, che pronunciava spesso le stesse parole: Qouap! ouap! ouap! e privo di ogni conoscenza matematica. Era stato classificato tra gli animali feroci prescientifici del genere anti-elefante, a causa della sua proboscide pelosa posta nel didietro, non nel davanti come negli elefanti e destinata, si credeva, a rimuovere gli alimenti dal corpo. Il secondo animale, alloggiato in un palazzo grandioso, era soltanto appena pi grande che un grano di tabacco, ma compiva salti prodigiosi. Datava, si pensava, del periodo caotico durante il quale la Terra era ingombrata di blocchi di pietra che rendevano il cammino dei pi penosi. Era muto, tanto ignorante quanto laltro, ma tuttavia pi vivace. Il terzo animale infine, era di grande taglia. Camminava a quattro zampe come il primo, emetteva una sorta di nitrito senza portata pratica, inspirava aria e picchiava la suola del piede. Questo modo di esprimersi, minimizzato dal calcolo, non aveva del resto nulla di intellegibile. Secondo le vaghe informazioni sfuggite al secondo diluvio, si era creduto poterlo battezzare del suo antico nome, rievocato alla meno peggio: il Solipede, nonostante avesse quattro piedi e non uno solo, come quel nome sembrava indicare. Ma lo si considerava un esemplare degenerato, un mostro.

Quei tre animali erano nutriti a mala pena con erba sintetica artificiale che costava duemila euro al rotolo, dal momento che ogni vegetazione era stata soppressa sulla terra per ordine del Gran Laboratorio Generale, essendo il pernicioso esempio di amore per le piante disastroso per lordine sociale. Per un lodevole sentimento di probit scientifica, ci si era astenuti di insegnargli a leggere, a far di conto e a studiare il meccanismo dei treni interplanetari, per conservarli tali quali erano una volta, e poi anche per paura di esporre a un fatale ritorno di ignoranza tramite induzione lammirevole ingozzatrice elettrica di cui ci si serviva per leducazione istantanea di tutti i giovani cittadini fin dalla loro uscita dalla macchina per nascere. Si sa, infatti, che da tanti anni, la riproduzione del genere umano era stata affidata a dei laboratori speciali di biologia e che lamore sessuale, gioia del mondo antico, era sconosciuto dai cittadini a cervello meccanico del nuovo Stato scientifico. Lattentato contro le collezioni del Grande Museo Centrale fu commesso dallo stesso figlio di un alto funzionario di quella istituzione, il giovane Antimonio, discendente dalla nobile famiglia degli Stibine. Fin dalla sua giovane et, Antimonio evidenziava un carattere strano, ribelle ad ogni insegnamento scientifico, era stato necessario rimetterlo quattro volte alla ingozzatrice, di cui faceva continuamente, per la sua ostinazione, saltare i fusi di sicurezza. Durante la sua maggiore et, a quattordici anni e mezzo, aveva ricusato le gioie sociali del matrimonio artificiale nelle officine speciali dello Stato incaricate dei prelevamenti necessari. Suo padre ne mor di dolore, e suo zio Kerms ne aveva contratto una grave malattia. Antimonio passava minuti interi a sognare invece che calcolare. Talvolta, guardava lungamente la sua compagna di lavoro Benzamide, e le chiedeva quale potesse essere la ragione della differenza di sessi. Benzamide, disorientata e molto turbata, cercava la risposta nelle tavole dei logaritmi e non la trovava. Un anno pi tardi, contro tutte le usanze, non aveva voluto rimuovere il cervello per rimpiazzarlo, come tutto il mondo faceva, per un classificatore elettrico a dodici piani, e questo segno di incoscienza era definitivamente piombato nella desolazione della famiglia Sb1 O2 e Sb3 O4, parenti diretti del giovane. Tali antecedenti facevano prevedere avventure tragiche. Durante un intero anno, Antimonio divenne sempre pi cupo; non ascoltava pi i fonogrammi quotidiani, si disinteressava del corso di vibrazioni e restava lunghe ore in contemplazione di fronte ai tre animali viventi. Se ne andava poi, dondolando le braccia, osservando fuggire nel cielo nuvole chimiche tra gli alberi artificiali, trascorrendo giornate bianche al sole e coricandosi quando tutto il mondo si alzava allalba elettrica. A volte, percorreva le strade come un allucinato mormorando AmoIo amo, ma non sapeva cosa. Misteriosamente, si mise allora, per ingannare la sua noia, a costruire strani finimenti, composti di corde e di cinghie di amianto intrecciate. A volte, scivolava nelle corsie deserte del Museo fino alla gabbia del Solipede, prendeva nuove misure e tornava a casa a lavorare in segreto. Quando tutto fu pronto, attese pazientemente la grande festa dellAldeide benzoica, e, approfittando della disattenzione generale, si impadron dei tre animali viventi. Con un tremendo coraggio, imprigion il corpo vivente del Solipede in una ragnatela di cinghie, salt sul dorso del mostro, riusc a domare la sua resistenza selvaggia e si mise a scuoterlo con la voce e con i gesti. Il Solipede si lanci subito in avanti, trascinando il visionario nella sua corsa folle. Lanti-elefante seguiva saltellando e facendo sentire il suo grido strano e terribile: Ouap! ouap! ouap! Quanto allanimale saltatore, si era subito accomodato nella pelliccia dellanti-elefante e si lasciava trasportare senza resistenza n timore. Ci fu allora, nel mondo intero, lorrore della desolazione e un lungo S.O.S. di terrore affoll gli undici piani della scienza. Come una tromba daria, il terribile cavalcato percorse autopiste intere, si immerse nei tunnel, si lanci sui ponti-palloni, sprofond in scale paracadute e sfugg miracolosamente alle migliaia di apparecchi di sicurezza sparsi dalla scienza sulla terra intera. Piste magnetiche furono tagliate, i fiumi ripresero il loro percorso, una fronda di vera erba si risvegli in un laboratorio, la scienza conobbe cos tutte le disgrazie. Il mondo scientifico era allora cos ben meccanizzato che si trovava, infatti, senza difesa contro una iniziativa individuale che non aveva previsto e il pi piccolo granello di intelligenza sollevato dal vento avesse potuto sfasciare questo orologio gigantesco.

Innumerevoli riprese, registrate di volata, mostrarono Antimonio sorridente, trasfigurato, lanciato nella sua corsa folle sul Solipede di cui guardava avidamente fremere e contorcersi la sua carne vivente. Lo si vide gettarsi in avanti, poi fermarsi bruscamente sulla sommit dei monti, mentre ai suoi piedi, sollevarsi verso di lui, con certezza domato, lanti-elefante, dolcemente, gli leccava le mani. Non fu che lindomani sera che si pot valutare lincidente. Si constat con stupore che gli animali non avevano alcun male e ce sa li cav con reintegrarli nei loro palazzi. Quanto al giovane Antimonio, nonostante non avesse nulla, neanche lui, si giudic che il suo atto non poteva provenire che da una follia sadica contro-scientifica del terzo grado. Egli tent di spiegare vagamente che aveva obbedito a una invidia interiore irresistibile, come a misteriosi istinti atavici ignorati, non pot fornire alcuna spiegazione ragionevole del suo attentato e riconobbe lui stesso che il suo atto criminale non aveva affatto soddisfatto le aspirazioni irragionevoli che lo divoravano. Se decise dunque di internarlo nel laboratorio dove lavorava e di sorvegliarlo strettamente per un anno. Dati i progressi meravigliosi compiuti dalla scienza, le prigioni e i torrioni di un tempo erano stati soppressi, infatti, e si capisce quale gloria del mondo nuovo suscitava questa riforma che poneva gli uomini al rango degli dei. A dire il vero, non esisteva alcuna differenza tra la condizione dei cittadini sottomessi allo Stato-sovrumano e quella degli antichi imprigionati, salvo che i prigionieri godevano un tempo della loro libert di spirito e dello spettacolo della natura. Le prigioni non avevano ormai alcuna utilit. La stretta sorveglianza che si esercit su Antimonio non gli fu gran che favorevole. Essa rivel nuovi scandali molto pi gravi per lordine pubblico che lattentato contro le collezioni del Museo. In pi il Sapiente Assoluto apprese con terrore quali strane domande Antimonio ponesse a Benzamide sullutilit dei sessi. Il suo turbamento fu al culmine quando gli si rifer che Antimonio e Benzamide avevano frequenti litigi. Nel mondo scientifico nuovo, ogni discussione era infatti sconosciuta, poich ogni disaccordo poteva aggiustarsi tramite il calcolo. Il pericolo diventava immenso per lo Stato ma occorreva, per mettere Antimonio sotto accusa, trovare un pretesto che non risvegliasse dubbi. Lo forn presto lui stesso redigendo, contrariamente a tutte le leggi, un manifesto inverosimile dove era esclusa ogni equazione e che non si appoggiava che sulle idee! Per un cittadino dello Stato-Sovrumano, ci era compiere unopera di follia. Antimonio fu arrestato la sera stessa e il Sapiente Assoluto riprese fiato.

XXI. Lamore morto


Fu il giorno pieno di gioia della grande festa mondiale dellAccelerazione che Antimonio fu giudicato. Dallora gi lontana in cui Kilowatt, luomo dalle dita di caucci, aveva aperto le porte della Fabbrica e scatenato sul mondo gli effluvi radiosi del sole artificiale, centinaia di cittadini dal cervello di bronzo fosforoso si affrettarono senza ragione nelle grandi arterie dellandata e nelle strade venose del ritorno, gridando: Novantatre! Novantatre! Novantatre! Che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo di Stato aveva appena raggiunto il 93 per cento. La soddisfazione scientifica era generale, perch ognuno credeva che i progressi dello Stato-Sovrumano potevano ormai dipendere dal solo accrescimento della velocit sociale. Degli uomini-cellule non ci si preoccupava pi gi da tanto tempo. Abbondantemente nutriti con arsenico fenicato, provvisti di braccia in bismuto, di cervelli elettrificati e di fodere a batterie, dovevano solo lasciarsi funzionare in condizioni strettamente definite e la loro felicit, secondo i dati esatti della scienza, non poteva pi accrescersi. Lo Stato-Sovrumano, al contrario, rimaneva perfettibile. Lo si era preso ai primi tempi dellumanit per una semplice funzione giuridica, ma con i progressi inauditi della scienza, ci si era presto persuasi della sua realt vivente. La sostituzione di una cellula-uomo era dunque un fatto naturale senza portata; la morte dello StatoSovrumano, al contrario, avrebbe comportato quella di tutti gli uomini che vivevano artificialmente solo per lui.

Gli uni dopo gli altri, circondati dal rispetto di tutti, i membri del Cervello Centrale si avvicinarono al tetto del Palazzo di Stato e discesero con lascensore a effluvi nella sala della Scienza dove si teneva la seduta annuale dellAccelerazione. Seduti davanti a tastiere, i centodiciotto sapienti di Stato erano l, impassibili e muti e, al di sopra di loro, sedevano maestosi, sotto la direzione del Sapiente Assoluto, i Venti vegliardi di una volta, gli anziani che avevano conosciuto lumanit grazie a libri oggi distrutti per la sicurezza dello Stato-Sovrumano. Si trattava, tutti lo sapevano, di giudicare nei primi dieci minuti della seduta il visionario Antimonio. A dire il vero, le idee di quel pazzo non sembravano tanto meritare un tale spreco di tempo, e i cittadini a cervelli di bronzo si sforzavano, ma invano, di capire il vero motivo che poteva spingere i Venti vegliardi di una volta a interrogare quel demente in circostanze cos solenni. Si raccontava tra la folla che egli fosse stato deviato dal retto cammino da una evasione di tre mesi nei deserti abbandonati dellantica Europa e si ricordava il suo attentato contro le collezioni del Grande Museo. Tutto ci che il popolo e i centodiciotto sapienti di Stato potevano conoscere, era che unaccusa capitale di imprecisione scientifica pesava su Antimonio. Solo il Sapiente Assoluto e i Venti vegliardi di una volta comprendevano langosciante gravit della disputa, perch solo loro sapevano che, per loro cura, lAmore era morto nel mondo e che la sua resurrezione comportava la caduta dello Stato-Sovrumano. Qualche secondo pass e la seduta fu aperta. Agli effluvi blu successero gli effluvi rossi e Antimonio apparve, introdotto da un automa e fortemente ostacolato da due ipnosi del piede. Il suo sguardo, libero, chiaro e luminoso err un istante con indifferenza verso la cupola dove si incrociavano le istantanee-gramma dei giornali di provincia, poi, improvvisamente, ardentemente, si pos su Benzamide seduta al banco dei testimoni e che, ansiosamente, attendeva. Improvvisamente, le tastiere si agitarono e il Sapiente Assoluto si alz per riassumere lideografico di accusa. Antimonio sosteneva nel suo manifesto: 1) Che un ragionamento qualitativo dovesse sostituire per la direzione delle cellule-uomini i metodi scientifici di Stato basati sulle illusioni di tempo e di spazio; 2) Che, senza ricorrere allo Stato-Sovrumano, luomo, grazie alla cultura della propria volont avrebbe potuto domare gli elementi, sollevarsi nellaria, planare senza appoggio materiale e anche eliminare la morte; 3) Che con laccrescimento di questa stessa volont individuale, luomo avrebbe potuto spostarsi istantaneamente da un luogo a una altro e non sottomettersi pi alle regole infantili dello spazio; 4) Che questo accrescimento formidabile delle forze individuali poteva senza dubbio prodursi solo in funzione di altre passioni, oggi sconosciute, ma di cui ci sarebbe urgenza di ricercare la natura nella storia dei secoli passati. Ascoltando questultimo paragrafo, i Venti vegliardi di una volta si sentirono impallidire di terrore. Era dunque questa forza terribile dellAmore che gli permetteva di resuscitare dalle ceneri di un mondo abolito e di sfidare la loro onnipotenza! La scienza, non era dunque lei la pi forte? Era necessario farla finita. Quando la lettura dellideografico fu terminata, violenti effluvi di protesta attraversarono la sala, e il Sapiente Assoluto, indirizzandosi ad Antimonio, riprese con durezza: Io non capisco poi con quale fine lei ha chiesto, quando era in osservazione, che le sue idee fossero sottoposte alladdetta di laboratorio Benzamide, figlia dellillustre Antracite, con la quale lei ha compiuto i suoi studi. Lei ha affermato che, senza la sua approvazione e senza la sua presenza, non potrebbe realizzare nulla. La ragazza qui oggi davanti a lei, devo avvisarla che questa occasione di spiegarsi lultima che le sia offerta. Un lungo silenzio si libr. Smarrito, con tutta la fiamma dei suoi occhi, Antimonio guardava Benzamide e il suo sforzo di comprensione appariva tremendo. I Venti vegliardi di una volta seguivano questa scena con angoscia, pronti a intervenire, e i centodiciotto sapienti, non capendo nulla, guardavano laccusato con impazienza. Benzamide, a sua volta, contemplava Antimonio con una curiosit commossa come se lo vedesse quel giorno per la prima volta. Lesperienza diventava infinitamente pericolosa, occorreva che si interrompesse subito e, nervosamente, il Sapiente Assoluto si alz: In assenza di ogni spiegazione della parte accusata, disse aspramente, sospendiamo ludienza tre minuti, per permettere a Benzamide di redigere le sue conclusioni. Lei sola conosce a sufficienza i cosiddetti lavori dellaccusato per poter deporre in suo favore.

Senza pi saper esattamente quello che faceva, Benzamide si confin sola nel laboratorio contiguo alla sala delle sedute. Le sue idee si aggrovigliavano, le teorie e i metodi danzavano davanti ai suoi occhi, come presi da follia. Violentemente, tent di classificare i suoi pensieri, di vedere in se stessa. Felice, lo era senza alcun dubbio. Non era suo padre il glorioso inventore del ripopolamento dello Stato artificiale che sostitu lei non sapeva esattamente quale metodo primitivo e fuori moda? Tuttavia, non era una figlia come le altre, e a volte delle idee strane la assalivano. Spesso, quando lavorava con Antimonio, pativa brusche afflizioni quando il giovane impiegava metodi che non erano i suoi. Sola, tra tutte le sue compagne, non amava il proprio nome, avrebbe preferito chiamarsi Narcotina o Codeina. Due minuti passarono, poi, ad un tratto, senza sapere perch, Benzamide sent lungo le sue guance delle lacrime bollenti che scendevano. Istintivamente, la ragazza si alz, prese una provetta e analizz rapidamente nellAtomometro: Acqua: 983,0; Cloruro di sodio: 13,0; Sali minerali: 0,2; Materie albuminose: 5,0. Divento pazza, pens. Non c nulla aldil della scienza: questo pazzo disonora lo Stato. Il terzo minuto termin, Benzamide rientr nella sala delle sedute, riprese il suo posto e, con un movimento della testa, fece segno che non aveva nulla da dire poi distolse gli occhi. Uno scatto, un corpo che si sbilancia; Antimonio scivol inerte sulla tavola iodoformata. Non essendo stata fatta alcuna obiezione da parte di alcuno, neanche da Benzamide, ed essendo Antimonio, per la sua follia, pericoloso per lo Stato, i giudici, in virt del loro potere di discrezione, procedettero essi stessi, di ufficio e senza pi informarsi, alla sostituzione del suo cervello con una macchina logaritmica in bronzo darsenico del modello regolamentare fornito dallo Stato. cos che gli spettatori di questa tragica scena videro presto Antimonio ripassare, automa docile, senza personalit, senza pensiero, e mischiarsi alla folla degli schiavi di Stato che attendevano al di fuori gli impulsi meccanici, minuziosamente regolati, dal Maestro della Fattoria. E mentre Benzamide, la testa pesante, le idee stornate, riguadagnava il laboratorio di suo padre sociale, i Venti vegliardi si alzarono e si spostarono nella sala del Consiglio privato. L, tremanti ancora per la pericolosa esperienza che avevano appena provato, si guardarono lentamente senza parlare. Loro soli al mondo sapevano che qualche cosa di immenso era stato per sempre distrutto: qualche cosa di favoloso di cui lumanit antica aveva vissuto duranti secoli, qualche cosa di cui il nome, soltanto pronunciato, avrebbe messo lo Stato in pericolo. E sullAmore definitivamente morto, sulle ceneri della Divina Sofferenza di una volta, rassicurati ormai sulla passivit dei cittadini di bronzo dal cuore dautoma, poterono intravedere infine il trionfo colossale del mondo artificiale, piegato per sempre sotto gli artigli dello Stato-Sovrumano. Nella strada, la folla docile ancora gridava: Novantatre! Novantatre! che significava che il rendimento assoluto delle nuove dinamo centrali aveva appena raggiunto il 93 per cento.

XXII. La paura della cosa sconosciuta


Le materializzazioni si compiono tramite locchio! Le materializzazioni si compiono tramite locchio! Questa constatazione, cento volte ripetuta, affoll tutta Parigi verso la fine del XX secolo. Gi da tanti anni, la guerra non esisteva pi, anche il suo nome era dimenticato, e i popoli della terra intrattenevano delle relazioni diplomatiche di una cortesia estrema. Non ci si stupir di questo quando si sapr che gli armamenti erano stati sviluppati in proporzioni inaudite e che i progressi ammirevoli della Scienza non permettevano di distinguerli dalle altre produzioni industriali. La pace era universale, non cerano pi armate, n soldati. Quando un popolo doveva lamentarsi con un altro popolo, si accontentava di uccidergli tre o quattrocentomila persone per mezzi conosciuti da lui solo; i capi di Stato si scambiavano ipocriticamente affettuosi messaggi di condoglianza, accettavano la lezione o tentavano di vendicarsi, secondo la loro forza, ma nulla, esteriormente, sembrava turbare la cordialit del loro accordo. In ciascuna regione, la guerra era diventata endemica, era ormai soltanto una forma della scienza e della pace generale: la civilt appariva dunque al suo apogeo. Degli spiriti dolenti rimpiangevano tanto, a volte, lepoca barbara delle brevi guerre dichiarate, quando i militari soli erano esposti, e che generavano in seguito delle autentiche paci, ma non osavano dirlo e a mala pena pensarlo, tanto era dispotica la polizia dei Sapienti Assoluti che dirigevano il mondo.

Fu in particolare nellultimo anno di oscillazione polare del XX secolo che una serie di rappresaglie pacifiche strem lumanit. Avendo le Gallie del Nord bruscamente elevato la loro tariffa doganale sui fanghi alimentari di torba, i Piccoli Prussiani, tutti vegetariani, minacciati dalla fame, inviarono a Parigi, per vie traverse, seimila caschi di turismo aereo che vendettero a basso prezzo ai cappellai del centro nei quartieri di Argenteuil e di SaintGermain. Avendo qualche cliente perso la vista provando questi caschi, si constat, molto fortunatamente in tempo, che la cuffia conteneva due particelle di radiomite, che bruciava il nervo ottico in qualche minuto senza lasciare tracce. Essendo stato laffare represso, come dabitudine, dalla censura dei Sapienti, fu annunciato, qualche settimana pi tardi, in tutte le riviste darte, che, per rispetto della alta cultura germanica, lAccademia di musica di Parigi avrebbe dato a Berlino una grande stagione francese destinata a far conoscere meglio i capolavori della nuova orchestrazione vibratoria moderna. Questo annuncio fece scalpore negli ambienti berlinesi, dove ci si appassionava per questa nuova musica, che ispirata dallimpressionismo antico in campo pittorico, lasciava che ciascun strumento dellorchestra suonasse in modo indipendente secondo la propria tinta. Linsieme sintetico si ricomponeva nello spirito delluditore, che non aveva, in breve, che da tapparsi le orecchie per meglio percepire larmonia generale, come gli amatori di una volta strizzavano gli occhi per apprezzare la luminosit totale di una tela impressionista. I concerti francesi si prolungarono, a Berlino, durante diverse settimane. Ogni giorno i musicisti facevano ascoltare note pi curiose, pi discordanti, e la loro follia disarmonica, giunse a un tale punto che si dovettero aprire tutte le finestre del teatro per evitare il funesto effetto delle vibrazioni sui vetri che cadevano in frantumi. I musicisti francesi sembravano evidentemente attendere qualcosa. Il giorno dopo, avendo fatto appello alla collaborazione di un orchestra eccentrica americana e di qualche violinista italiano, le vibrazioni musicali, strane e profonde, furono bruscamente interrotte da una detonazione formidabile venuta dai sobborghi della capitale e che cost la vita a sessantatre mila persone: la colossale fabbrica di azoto vitale di Schweidenburg era appena saltata. Tutto accadde nel modo migliore del mondo: i musicisti francesi interruppero il loro concerto in segno di lutto; il margravio di Brandeburgo stesso, fece distribuire agli artisti degli splendidi cesti di begonie bulbose per ringraziarli del loro concorso e una colletta fu organizzata a Parigi in favore delle vittime Fu allora che una autentica angoscia abbracci la capitale della Gallia settentrionale. Tutti gli spiriti illuminati capirono, infatti, che la catastrofe di Schweidenburg, provocata dalle sapienti vibrazioni musicali dellorchestra francese, avrebbe comportato terribili rappresaglie. Si temette il ritorno delle nuvole rosa avvelenate o degli uccelli migratori esplosivi che avevano compiuto tanta distruzione e i Sapienti Assoluti, loro stessi, avevano il terrore di sentirsi disarmati contro i tradimenti, sempre possibili, della loro subcoscienza: regno dello spirito molto mal difeso, nel quale il nemico aveva gi effettuato diverse volte dei raid ipnotici di spionaggio assai inquietanti. Fu dunque, per loro, una sorta di sollievo quando ispettori vennero ad annunciargli che una povera operaia della fabbrica di distribuzione di Teatro a domicilio era stata strangolato la notte stessa, da un fantasma che si era progressivamente materializzato nelloscurit della sua camera. Un occhio luminoso, color smeraldo, si era dilatato inizialmente a due metri circa dal suolo, poi una rozza testa si era manifestata, da cui erano sgorgati subito dei filamenti di materia in forma di muscoli, di braccia e di mani. Quei filamenti, come tentacoli di piovra si erano presto ramificati attorno al collo della sfortunata, terrificata, e avevano provocato la morte per soffocamento. Una dozzina di casi identici furono segnalati lindomani nei sobborghi di Mantes e di Chteau-Thierry, vale a dire alle estremit stesse dellagglomerato parigino. Quelle materializzazioni a distanza non erano affatto nuove e, malgrado tutto il loro pericolo, si conosceva il mezzo per combatterle. Non erano tremila fantasmi analoghi, catturati dieci anni prima e indeboliti tramite ipnotismo, impiegati, gi da tanto tempo, al prosciugamento delle paludi e ai lavori pi ripugnanti dello scarico dei rifiuti? Questa volta, tuttavia, ci che inquietava gli spiriti deboli, era che la materializzazione cominciasse con locchio. Non che, ci affrettiamo a dirlo, a questepoca scientifica lapparizione di un occhio nella notte fosse capace di terrorizzare le persone pi timorose, ma si sapeva che i fantasmi Piccoli Prussiani cominciavano la loro materializzazione dai piedi, e lapparizione primitiva dellocchio disorientava gli osservatori. LAccademia coloniale, riunita lindomani stesso, risvegli tutto lansiet di Parigi provando chiaramente che si trattava di rappresaglie orientali, dovute senza dubbio al divieto di esportazione dei vermi bianchi, e

che i Piccoli Prussiani non centravano per nulla. Sappiamo, infatti, che la mentalit dellEstremo-Oriente , per ogni cosa, linverso della nostra. Gli Orientali temono il bastone e disprezzano la morte; i loro cuochi sbucciano i loro legumi verso lesterno, invece di richiamare il coltello verso di loro come i nostri; scrivono allindietro, e i loro pittori, quando devono decorare una grande superficie murale, tracciano inizialmente gli occhi degli uccelli, poi i becchi, le piume e infine il paesaggio che sta attorno. Cominciare queste materializzazioni di fantasmi con locchio, era la prova indiscutibile dellazione orientale. Parigi piomb dunque nuovamente nellangoscia della cosa sconosciuta. Degli immaginosi, si figurarono nella mente con precisione tutte le catastrofi possibili, morivano bruscamente di arresto cardiaco al minimo rumore insolito che percepivano, altri non osavano pi avventurarsi nelle strade, quasi tutti sentivano un terrore morboso abbandonandosi al sonno. Pi lattesa si prolungava e pi questo nervosismo diventava estremo. Si arrivava a desiderare le peggiori calamit per essere liberati, a qualunque prezzo, da un incubo insostenibile. Fu dunque una vera esplosione di gioia che accolse, a Parigi, larrivo delle prime granate maschie, generate nel loro percorso da granate femmine, di un tipo molto antico, e che, incontestabilmente, provenivano dai Piccoli Prussiani poich portavano ostensibilmente unetichetta americana. Non si volle credere, allinizio, a delle rappresaglie cos grossolane e talmente infantili. Tutti accorrevano ai punti di caduta per vedere queste granate conosciute, arci-conosciute, che nessuno, per atavismo, temeva pi: si rideva, si cantava per le strade, balli erano organizzati come in passato allaria aperta, si vide anche un grande distributore di alimenti elettrici dei boulevard disporre sul marciapiede sedie e tavoli alla maniera di una volta. La gioia fu cos grande e lallegria popolare talmente incontenibile che i Sapienti Assoluti stessi, dimenticarono per cinquantacinque minuti di mettere in presa la semplicissima leva che comandava il vecchio apparecchio magnetico destinato, da tanto tempo, a deviare le granate in caso di attacco e condurle con precisione al deposito di vecchie ferraglie sistemato a quello scopo in un terreno indefinito delle fonderie del Creusot. Ognuno si credeva ritornato al buon vecchio tempo dei puerili bombardamenti di granate; nessuno sospettava ancora gli orrori inconcepibili che imminenti progressi scientifici avrebbe riservato agli umani.

XXIII. La levitazione universale


Fu appena dopo il XX secolo che luomo cominci a dominare la natura e a comandare realmente il movimento dellUniverso. Fino a quel momento, non aveva a mala pena fatto progressi, ed era a stento che si potevano stabilire differenze tra luomo delle caverne e quello che viveva, ignorando tutto di se stesso e del Leviatano che lo circondava, allinizio del XX secolo. Basti ricordare, per esempio, la stupidit e lincomprensione generale che incontr il ritorno periodico della cometa Halley nel 1910. Gli uomini di quel tempo assegnavano meno importanza forse a quellavvenimento astronomico quanto non lavrebbero fatto dei pastori Caldei che avevano vissuto qualche migliaio di anni prima di loro. Nessuna conclusione scientifica fu tratta da questo incontro importante; nessuno, a maggior ragione, pens di utilizzare praticamente, con uno scopo industriale o scientifico, il provvidenziale passaggio dellastro errante. E tuttavia, gli uomini di allora non avevano affatto la scusa di ignorare la radioattivit e solo questo avrebbe dovuto metterli sulla via delle meravigliose scoperte che avrebbero perseguito qualche anno pi tardi. Quando si paragona questa indifferenza straordinaria allattivit sfrenata che regn sulla terra allorch si intraprese la cattura della cometa, si rimane davvero attoniti riflettendo sul passo gigantesco compiuto dallumanit in questo breve lasso di tempo. Questo passo formidabile, occorre riconoscerlo, fu interamente dovuto alla scoperta sensazionale delle leggi generali della levitazione universale che, completando quelle della gravitazione, sole ad essere conosciute allora, spiegarono il movimento generale delluniverso. Fu, insomma, la rivelazione definitiva delle due forze antagoniste di attrazione e repulsione, di associazione e dissociazione, delle due energie contrarie da cui dipendono lapparizione e la sparizione dei mondi, cio della materia. Come possibile che non ci si sia preoccupati prima della necessit di quel contrario? Possiamo domandarcelo con stupore. Solo Keplero sembrava essersi preoccupato delle leggi dellenergia, ma era con lindifferenza davvero pi sorprendente che Laplace aveva avuto la premura di lasciare interamente questa questione da parte. La legge di Newton era sufficiente a spiegare tutto. Cos come le religioni antiche assumevano, allorigine del mondo, un deus ex machina, incaricato di dare limpulso primitivo alla creazione, cos i fisici avevano avuto

laccortezza di ammettere come un assioma indimostrabile lenergia della materia, il movimento primitivo e rettilineo delle nebulose. Una volta posto quel punto di partenza senza discussione, la gravitazione universale era sufficiente a rendere conto di tutto il resto per quanto riguarda la formazione dei mondi. La nebulosa primitiva, agitata con un movimento di rotazione, liber successivamente degli anelli sotto linfluenza della forza centrifuga, quegli anelli si separavano come anelli di fumo, e, sotto linfluenza dellattrazione, si condensavano in sfere che formavano i pianeti. Quando il nucleo centrale era di dimensioni sufficientemente ristrette per non liberare un nuovo anello, si condensava a sua volta in sole centrale. Tutto ci era assai esatto, ma a nessuno veniva in mente di chiedersi un istante da dove provenisse questa forza centrifuga che creava cos ciascun sistema solare e che, unendosi poi con lattrazione, permetteva a ciascun pianeta di descrivere regolarmente la sua ellisse attorno al sole centrale. Quando si conobbero definitivamente la struttura e le leggi del piccolo sistema solare completo che latomo, fu facile risolvere quel problema e spiegare chiaramente il gigantesco universo tramite luniverso microscopico. Le comete stesse, in modo spesso meno denso che il vuoto relativo di una macchina pneumatica, furono ormai soltanto una sorta di particelle alfa attraversanti i vuoti interplanetari immensi dellatomo-universo tra il nucleo-sole da cui si dissocia lidrogeno e gli elettroni-pianeti a orbite fisse che gravitano attorno a lui. Non si pens pi da quel momento che a utilizzare la forza rettilinea formidabile che possedevano le comete ad esempio delle nebulose primitive. Dal giorno, infatti, in cui si aveva cominciato a dissociare la materia terrestre in grandi proporzioni, per estrarne energia utile, fu osservato, con stupore, un leggero aumento dei giorni, poi dellanno, vale a dire, un leggero rallentamento della terra attorno al sole. Quel rallentamento, dovuto alla dissipazione di una parte della nostra forza centrifuga, non era stato inizialmente sufficientemente preso in considerazione. Per compensazione, infatti, lattrazione si era fatta sentire e aveva proporzionalmente avvicinato la terra al sole, ristabilendo cos, pressappoco, la durata dellanno. Non era meno urgente aggiustare quanto possibile quelle perdite di energia centrifuga e si pens subito a catturare la forza radiante delle comete. Fu il trionfo della scienza nuova ricavare presto una parte dellenergia della cometa Halley; fu, propriamente parlando, lo ripeto, il primo atto di autentica sovranit che luomo esercit sulluniverso. A quel tempo ci furono anche, come sempre, degli eccessi presto repressi. Nella gioia del trionfo, si arriv fino ad utilizzare tutta questa forza centrifuga, immagazzinata di recente, e ci si divert, per puro orgoglio, ad aumentare in proporzioni considerevoli la velocit di rotazione della terra tanto che le giornate non furono pi che di qualche ora; fino al giorno in cui, essendo stata la velocit di rotazione esattamente diciassette volte la velocit primitiva, si telegraf con terrore, dallEquatore, che gli uomini e le cose non aderivano pi alla superficie del suolo. Si ritorn allora, progressivamente, alla velocit antica, e ci si accontent di immagazzinare, come prima, le nuove forze per i soli bisogni dellindustria senza pi pensare alla direzione della terra un momento intravista.

XXIV. Lingrandimento dei ricordi


Lanno della Trasmutazione, quando il Chirurgo sociale riusc, per la prima volta, la cefalotomia sostituendo allemisfero sinistro del cervello una spugna calcolatrice, egli non sospettava affatto delle conseguenze formidabili che avrebbe avuto il suo audace intervento. Si proponeva, infatti, molto semplicemente, di migliorare ancora di pi un giovane uscito primo dalla Scuola Normale Operaia e di trasformarlo in soggetto di lite capace di calcolare in qualche minuto tutte le nuove contribuzioni sociali sul reddito. Non pensava per nulla che questa operazione avrebbe permesso ai curiosi del mondo intero di viaggiare presto nella storia dei tempi passati e di rivedere personalmente, nei pi piccoli dettagli, fatti compiuti secoli fa. Certo, era gi stato ben osservato, nel corso di operazioni chirurgiche, che i nuovi metodi di anestesia non sopprimevano, parlando propriamente, la sensazione, ma lamplificavano alla maniera di un microscopio. Nel corso di una piccola operazione chirurgica, loperato, anestetizzato localmente con della cocaina o delletere, percep il lavoro compiuto dal chirurgo ingrandito di migliaia di volte come unimmagine su uno schermo di cinema, e si pu pensare sia questo ingrandimento che toglie al dolore tutta la sua acuit. Il paziente diviene, senza soffrire, il semplice spettatore di una operazione immensa, silenziosa e imbottita, compiuta da dei giganti di cotone. Quando, per la prima volta, si pot anestetizzare il cervello, quei fenomeni presero improvvisamente un carattere inatteso. Non furono pi le dimensioni della ferita o degli strumenti di chirurgia che apparvero, nello spirito del paziente, formidabilmente ingranditi, furono fatti antichi che, immagazzinati dalla memoria

negli strati profondi del cervello, resuscitarono improvvisamente al primo piano della coscienza, in piena luce. Con grande meraviglia di tutti gli assistenti, il normalista, mentre lo si operava, si mise a delirare, giur che avrebbe lasciato due oggetti da tre penny per un franco e che non guadagnava nulla sul camembert. Allo stesso tempo arricch tutto di tali precisioni sulla vita di una volta durante la Piccola Guerra del 1914, che i sapienti, stupefatti, procedettero a una rapida inchiesta. Questa rivel che un avo del normalista era mercante nel 1918 e che erano, senza alcun dubbio, le sue impressioni antiche che il suo discendente percepiva direttamente durante loperazione. La cosa fece riflettere. evidente, infatti, che negli strati profondi del cervello sono assopiti innumerevoli ricordi, non solamente della persona stessa, ma dei suoi ascendenti. Tale bambino ripiega istintivamente un giornale o si gratta lorecchio con gli stessi gesti che faceva un nonno che non ha mai conosciuto. Certi riflessi, certe ripugnanze istintive ci provengono da un antenato ignorato. Ma c di meglio ancora: riconosciamo spesso citt o paesaggi che si vedono per la prima volta, proviamo ammirazioni o simpatie, che appaiono antiche, per oggetti darte o per persone che si riconoscono senza averle mai viste. che noi viviamo in superficie, con le sensazioni del momento e i ricordi della veglia; ignoriamo limmensit di una subcoscienza inesplorata nella quale si trovano sigillati le miliardi di sensazioni e di idee di persone che ci hanno preceduto. Grazie allanestesia espertamente localizzata degli strati attuali della memoria e alliperestesia del subcosciente, i sapienti di questepoca riuscirono presto a organizzare autentici viaggi nella storia. Tutti si offrirono per effettuare dei sondaggi nel passato, e, come una volta gli aviatori si sforzarono di battere il record di altitudine, i viaggiatori del subcosciente rivaleggiarono con alacrit per avanzare pi lontano possibile nella Storia. Fu uno strano periodo, in cui le persone si assentarono dal presente per mesi per non vivere che di ricordi imprevisti richiamati al primo piano dallanestesia dei ricordi contemporanei. Si conobbero anche dettagli insospettati sulla vita dei secoli passati. E, siccome il periodo attuale, unicamente consacrato alla Scienza, non era tra i pi divertenti, gli esploratori della storia si fecero ogni giorno pi numerosi. Questa moda ebbe fine tramite una misura legislativa quando scoppi lo scandalo del celebre sapiente Sodio. Per una serie di discendenze di cui la storia non aveva conservato alcuna traccia, Sodio fin, risalendo per eliminazione nei suoi ricordi, per incarnare la stessa persona di uno dei suoi antenati: il re Cariberto, che, nonostante sposato con la regina Ingoberge, si era preso una irresistibile infatuazione per le sue due cameriere, di cui una si chiamava Marcovphe e laltra Meroflde. Il fatto, registrato dalle cronache di SaintDenis, non era sconosciuto, ma si ignorava tutta la forza di questa passione. Quando il sapiente Sodio ebbe raggiunto quel periodo dei suoi ricordi ancestrali, si trov cos bene tra le sue due cameriere che rifiut deliberatamente di ridiscendere nella storia per ritornare al secolo meraviglioso della Scienza. Lesempio poteva essere pernicioso e compromettere il perfetto equilibrio nel quale vivevano in quel tempo i cittadini sociali. Ci si accinse dunque, per iperestesie successive degli strati recenti della memoria a riportare Sodio alla sua epoca. Ma Sodio, che era al corrente di tutti i metodi che si potevano impiegare per forzarlo a lasciare le sue due cameriere, ebbe un tale accesso di dispiacere che si suicid nella Storia. Fu esattamente quellanno che lo Stato scientifico proib, sotto pena di morte, i viaggi nel subcosciente e che la vita matematica e noiosa riprese il suo normale corso, come prima.

XXV. Luomo tagliato in due


Verso lanno 23 dellEra Nuova della Presa dellAtomo, lostinazione dei sapienti rischi di nuovo di condurre lumanit alla sua rovina. Dopo la morte del Leviatano, si era capito che il materialismo integrale non offriva alcuna base seria e che lo si doveva abbandonare definitivamente. Si pens che se il Leviatano era morto, era senza alcun dubbio perch il suo corpo gigantesco era stato costruito a tre dimensioni trascurando il supporto necessario di quella quarta dimensione interiore alla quale luomo deve la vita. Fin dai tempi pi remoti, si sapeva, infatti, che la vita era soltanto una serie perpetua di azioni e di reazioni tra il mondo esterno e il mondo interiore, e quel doppio movimento, quella contraddizione, era ben raffigurata, nelle religioni antiche, con il simbolo della respirazione. Dalla scomparsa del Leviatano, era stato meglio intravisto, meglio districato ci che era insomma la personalit umana opposta al mondo esterno ed era stato dichiarato che la coscienza non era, a ben vedere, che il senso interiore e innato della quarta dimensione. Quel senso interiore si trovava contemporaneamente fornire la chiave dei grandi problemi dello spazio e del tempo; permetteva di integrare tutte le nozioni umane, di ricostituire il mondo intero al di fuori di ogni idea di spazio e di tempo, di farne un blocco unico,

senza inizio n fine, di descrivere, in una sola figura, quello che si era preso fino a quel momento per i moti successivi dei secoli. E subito, siccome la scienza non saprebbe fermarsi a semplici intuizioni filosofiche e le occorre immediatamente ricorrere ai lumi dellanalisi, ci si lanci negli esperimenti pi stravaganti sul corpo umano. Ci si rimpossess, ma su basi nuove, dellantica constatazione dei maghi di una volta che riguardava lintervento necessario di un numero pari in tutte le costruzioni umane; ma si ebbe il torto considerevole di trascurare, a quel tempo, il numero dispari che si ritrova in tutti i miti antichi e che completava sia la cifra dodici con il numero tredici, sia la cifra sei con il numero sette, raffigurando lunit divina. Fu constatata semplicemente la dualit fondamentale di tutti gli esseri superiori, e si incoraggi, nei laboratori, a tagliare degli uomini in due, in senso verticale, per tentare di farne unanalisi completa. Non ho bisogno di dire che a quel tempo la tecnica operatoria era giunta a un cos alto grado che simili operazioni sembravano naturalissime. Quelle prime esperienze non furono coronate da alcun successo. Sembrava per logico separare, per un piano verticale passante per lestremit del naso, un uomo composto di parti sifilidi due lati e che non formava, a ben vedere, che un essere doppio. Sfortunatamente, lo ripeto, questa analisi non diede alcun risultato soddisfacente. Mentre da secoli si poteva sezionare un essere umano in senso orizzontale privandolo definitivamente del doppio uso di certi membri, loperazione verticale restava impossibile. In sezione trasversale, si era arrivati a realizzare delle autentiche meraviglie operatorie. Dopo aver praticato la banale ablazione delle due braccia e delle due gambe, si riusc ugualmente quella del tronco. A mezzo di canalizzazioni innestate molto semplicemente, la testa pot vivere isolata senza alcuna difficolt. Si giunse anche a sezionare orizzontalmente, a isolare il cervello, poi uno strato orizzontale di sostanza cerebrale. Fintanto che il corpo cos ridotto presentava due parti opposte e simmetriche, continuava a mostrare indubitabilmente tutti i caratteri della vita. Al contrario, la sezione verticale, molto pi logica, molto pi facile, cos sembrava da realizzare poich lasciava sussistere due esseri completi, aventi ciascuno in occhio, un orecchio, un polmone, un atrio, un ventricolo, un emisfero cerebrale, ecc., ebbe sempre come effetto quello di arrestare istantaneamente le risorse stesse della vita, come se la vita non fosse dovuta, in realt, che a un antagonismo, a una contraddizione tra organi simili, luno positivo e laltro negativo. I sapienti di allora, nella loro ostinazione, non si scoraggiarono affatto; quella divisione delluomo che non potevano ottenere anatomicamente, la tentarono dal semplice punto di vista psichico. Poco a poco, giunsero ad educare la razza umana, allora molto svuotata dalla scienza, e a dividerla in due classi nettamente opposte. Da una parte, ci furono quelli che furono chiamati i neo-materialisti, costruiti a immagine del Leviatano, nei quali ogni coscienza fu abolita e che conservavano la sola visione del mondo esterno a tre dimensioni. I loro movimenti puramente riflessi erano suscitati dai bisogni giornalieri della vita sociale; non conoscevano altri ordini che le regole scientifiche del mondo esteriore; la loro disciplina era assoluta, la loro scienza completa, la loro intelligenza totalmente nulla. Ci furono, dallaltra parte, quelli che furono chiamati gli idealisti e che furono privati di ogni mezzo di relazione con il mondo esterno a tre dimensioni. La loro sorte fu in realt quella degli antichi fachiri ind e la loro vita interiore si svilupp in strane proporzioni. Provvisti semplicemente del solo senso della quarta dimensione, ignoravano tutto del tempo e dello spazio. Per loro, i fenomeni non succedevano; per loro presto non ci furono neanche i fenomeni. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale si mostrarono allinizio inebriati dai risultati ottenuti; avevano infine, a loro idea, realizzato lanalisi delluomo, mantenevano decomposti, in loro potere, gli elementi separati che componevano la vita. Il loro entusiasmo diminu il giorno in cui capirono che quegli elementi, cos separati, n da una parte n dallaltra erano capaci di riprodurre la vita, e che a breve lumanit stava per estinguersi per sempre. Avevano isolato del tutto ci che per loro costituiva, fino a quel giorno, lelemento idealista; ma si riteneva che questo elemento non potesse reagire che in contraddizione con lelemento materiale. Dalla sola unione dei due elementi poteva scoccare la fiamma eterna di intelligenza, la vita immortale che, fino a quel giorno, aveva condotto lumanit ai suoi pi alti destini. Si immaginavano di detenere tutti gli elementi del problema, di avere analizzato lintelligenza umana fino ai suoi pi estremi limiti, ed ecco che questa intelligenza umana si manifestava solo nei suoi simboli a tre dimensioni. Avevano agito come chimici che abbiano isolato tutti i corpi semplici che compongono un cristallo e che non ritrovino affatto, in questa analisi, la forma geometrica del cristallo sparito per sempre.

Cos dunque, dopo secoli di ricerche, di progressi e di analisi, i sapienti si trovavano brutalmente ricondotti al punto di partenza: allignoranza profonda in cui si era, alle prime et del mondo, sulle origini della vita, sulla realt irrefutabile ma sempre elusiva delle idee. Rapidamente, occorse fare appello ai procedimenti pi grossolani, pi indegni della scienza; occorse ad ogni costo risvegliare delle passioni che si credeva abolite per sempre, ricorrere a quel gesto ridicolo che gli uomini di una volta chiamavano lamore. Lumanit differenziata in materialisti senza passione e in idealisti liberati di ogni preoccupazione fenomenica, sembrava ormai incapace di sperimentare le passioni erotiche di una volta; bisogn fare appello a due esseri disprezzati, che erano conservati al Museo come semplici campioni etnografici, e che vivevano nellignoranza scientifica pi assoluta. Si dovette suscitare in quella coppia primitiva le passioni pi volgari: la gelosia, la crudelt, linvidia; bisogn rivestire luomo di ornamenti sontuosi alla maniera dei maschi preistorici, provocare nella sua compagna la rabbia di essere abbandonata o mal vestita. E quando infine lei si lament col capo-guardiano di non avere, in fatto di vestiti, nulla da mettersi, si cominci a capire che a breve lumanit stava per essere salvata. Il resto fu un affare di tempo, e, dalle incubatrici di Stato, uscirono infine degli esseri antichi, conformi alla complessit delle prime et, e con lintelligenza di chi approdava ex novo alla vita. Fu, come per miracolo, la rinascita delluomo, la lampada di Psych che, per lunghi secoli ancora, si riaccese, sempre misteriosa, sempre incompresa, ma, come sempre, salvando eternamente lumanit dai successivi fallimenti della scienza.

XXVI. La catastrofe del Fotofono


Fu qualche tempo dopo la morte del Leviatano che si produsse la terribile catastrofe del Fotofono che sconvolse il mondo scientifico. La tirannia del Leviatano che era gravata sulluomo, era servita di lezione alla maggior parte dei sapienti. Era stato infine capito che se una personalit colossale, superiore alluomo, avesse potuto formarsi nel mondo, incorporare gli esseri umani come semplici cellule, la colpa cadeva tutta intera sullassurda e orgogliosa certezza dei materialisti che, ammettendo le sole scoperte positive e respingendo ogni teoria idealista, si erano essi stessi, secondo banali e antiche predizioni, gettati nella gola del mostro. Quella vanit di volere conoscere tutto grazie alla sola testimonianza dei sensi era tuttavia, occorre confessarlo, ben puerile. I sensi, come esistevano negli uomini di una volta, non erano, infatti, che cinque piccole finestre aperte sulla natura, in dei posti differenti. Aldil dei sensi, il mondo non era che un insieme di vibrazioni oscure e silenziose che, a seconda se queste vibrazioni fossero pi o meno frequenti per secondo, erano percepite dalluno o dallaltro dei sensi. Da pi di trentadue vibrazioni per secondo fino a 36000 vibrazioni, era lorecchio che percepiva sotto forma di suono. Al di fuori, le vibrazioni erano sconosciute. Pi lontano ancora, locchio cominciava a percepire le vibrazioni a 400 trilioni per secondo (luce rossa), e le perdeva a 756 trilioni (luce violetta). Attorno a quelle vibrazioni percepite dallorecchio o dallocchio, ne esistevano naturalmente altre di cui qualcuna era percepita dal naso, dalla lingua o dalla pelle, altre dal termometro, le placche fotografiche o registrate da apparecchi elettrici. Teoricamente dunque, nulla impediva alluomo di avere altri sensi analoghi allocchio o allorecchio che gli permettessero di percepire le innumerevoli bellezze che gli erano sconosciute, e si sapeva che certi animali, fin dallorigine del mondo, percepivano fenomeni che luomo non vedeva; listinto di orientazione nei piccioni e il fiuto nel cane lo provavano sovrabbondantemente. Durante il periodo di tirannia del leviatano, ci si immagin che quellanimale superiore, nuovo venuto nella scala degli esseri, dovesse essersi impossessato a suo profitto di innumerevoli sensazioni sconosciute e si pens ugualmente che non dovesse percepire le cose allo stesso modo. Come si traducevano per lui le sensazioni di luce o le sensazioni del suono? Cera trasposizione o sintesi di tutte quelle vibrazioni? Si abbandonava a delle orge sconosciute di vibrazioni inaccessibili alluomo? Non lo si seppe mai. Ma quando fu morto, per paura di vedere riapparire sulla terra una tirannia simile alla sua, non si ebbe nulla di pi affrettato che rinunciare alle dottrine positive di una volta per lanciarsi risolutamente nella ricerca della cosa sconosciuta. Prima di ogni cosa, si tratt di trasformare le sensazioni umane, di aumentarne lintensit, di sviluppare i sensi aldil dei limiti sconosciuti e, al bisogno, di creare a poco a poco, sensi nuovi che permettessero alluomo di avere una comprensione pi estesa della natura. Un istituto speciale fu presto fondato, il Fotofono, dove si intraprese linnalzamento di esseri umani dotati di una sensibilit superiore. Ci si propose, in ogni soggetto, di far risalire ogni senso di un grado facendogli percepire le vibrazioni riservate fino a quel giorno al senso che gli era superiore e finalmente, liberando il senso della vista le cui funzioni antiche erano state adempiute da un senso inferiore, renderlo disponibile per la visione possibile dellinvisibile.

I risultati non furono immediati; ma dopo tre generazioni successive oltrepassarono tutte le speranze. Presto, perfezionandosi ogni giorno le sensazioni antiche, non fu pi che un gioco, per gli innalzati del Fotofono, di provare le sensazioni di odore e gusto per mezzo del tatto. Nelle loro esperienze di laboratorio, non era pi necessario portare alla loro bocca o odorare dei prodotti chimici per riconoscerli, li toccavano e questo era sufficiente. Poich presto si perseguirono parallelamente progressi per il corpo tutto intero, i pi distinti tra loro percepirono nettamente le sensazioni luminose grazie alle orecchie. Fu inizialmente soltanto una luce vaga, opaca, sensazioni come ne provavano dei miopi osservando un paesaggio lontano. Poi, essendo stati sistemati nuovi ricettori nervosi dietro il timpano dai sapienti del Laboratorio, quelle sensazioni divennero pi nette; un gioco di specchi ottici rettific facilmente le viste divergenti ottenute dalle orecchie, e lantica visione dellocchio, eseguita ormai dallantico senso uditivo, fu perfezionata. Ci, a dire il vero, non costituiva il vero scopo che si ricercava, ma solo una semplice traiettoria. Ci di cui cera bisogno, prima di ogni cosa, era liberare il senso superiore della vista dalle sue funzioni antiche e educare locchio in modo che potesse percepire delle vibrazioni superiori, nuove e fino a quel momento inaccessibili alluomo. Per questo motivo un apparecchio ottico speciale era stato costruito, lAfanoscopio che doveva permettere, si pensava, di vedere linvisibile. Gli arroganti di sempre perch se ne trovano in tutte le epoche presero gusto a quelle novit per darsi arie e per far sembrare di non sentire come invece faceva tutto il resto del mondo. Si organizzarono anche numerosi concerti dove i suoi erano percepiti tramite odorato e gusto, e dove si degustava della buona musica. Furono anche offerti begli spettacoli che gli esteti del momento presero gusto a vedere con le orecchie. In quel tempo, importanti ricerche si perseguivano al Fotofono; si aspettava con ansiet di sapere quali fossero le prime sensazioni percepite dagli occhi disusati, e si perfezionava progressivamente con questo scopo lapparecchio oculare dei migliorati. Degli eccitatori elettrici erano in comunicazione diretta con gli occhi, che gi percepivano i raggi X attraverso dei corpi opachi e discernevano nellatmosfera delle influenze e delle vibrazioni fino ad allora sconosciute. Fu in quel momento che si produsse la terribile catastrofe del Fotofono, nel corso di unultima seduta che ebbe luogo nel grande anfiteatro e dove si tent di ottenere dai migliorati una visione pi chiara e pi distinta delle cose invisibili. Inizialmente ci fu nella sala un gran grido, poi altri ancora: i migliorati vedevano e a mano a mano che vedevano, la loro agitazione diveniva estrema. Abituati come erano ai calmi metodi scientifici, alle deduzioni logiche e ben equilibrate, vedevano improvvisamente sorgere davanti ai loro occhi le sensazioni passate, tutte le vibrazioni accumulate nellaria da secoli, tutte le parole inutili pronunciate, tutte le influenze malvagie, i desideri o gli odi, le apparizioni fantomatiche delle idee di una volta e lo loro conseguenze terribili nel futuro. Videro tutto ci che la natura, nella sua saggezza, aveva fino a quel momento nascosto allinfanzia degli uomini, offrendo loro loggetto darte di sensazioni scelte. Fu per loro come se, improvvisamente, una orribile temporale si fosse scatenato nella sala. Percepito sotto forma di impressioni luminose, quel caos sconcertante trascinava il loro spirito, rompeva gli afanoscopi di cui erano circondati, si scatenava in tempesta nel loro cervello affollato. Alla rinfusa, tentarono di sfuggire, ma le loro mani, sapientemente educate, non incontravano pi, lungo i muri, che delle sensazioni di gusto sconosciute; le urla degli spettatori non giungevano pi al loro cervello che sotto forma di odori violenti, e le luci della sala ronzavano nelle loro orecchie un abominevole baccano. Quasi tutti, distrutti, demoliti pezzo per pezzo, come delle macchine troppo sapienti, soccombettero a quella terribile prova e, quando la sala fu interamente evacuata, non si trov l, lindomani, che il piccolo gatto del portiere che dolcemente si leccava, poi ogni tanto guardava tranquillamente, dai suoi occhi adattati da unabitudine secolare, quei fantasmi di idee che passano lentamente, come tutti sanno, nellatmosfera.

XXVII. I ferrogorgoglioni
Ho avuto il grandissimo piacere di intrattenermi, qualche istante, con Idrogeno, uno dei Dodici Vegliardi immortali che procedettero alla formazione dello Stato Cellulare e che, soli, hanno conservato il ricordo dei tempi passati. Il modo in cui mi sono introdotto, a secoli di distanza, in quel mondo nuovo, a mezzo della quarta dimensione, ha sedotto infinitamente Idrogeno che, sapendo che non posso comunicare in alcun modo con i

cittadini dello Stato Cellulare, mi lascia volentieri circolare in libert con un numero di servizio e prende qualche piacere a raccontarmi delle vecchie storie di una volta. Tra lepoca primitiva dellumanit, che termin circa verso lanno 2000, e il regno definitivo della Scienza Assoluta, trascorsero diversi anni di una et intermedia infinitamente curiosa. Infatti, luomo era gi in possesso di tutte le scoperte meccaniche che fecero la gloria del mondo scientifico, ma era ancora sottomesso a tutte le tradizioni del pensiero preistorico, e ci dava vita a uno strano miscuglio di idee nuove e di idee antiche che risultava, pi spesso, nelle concezioni pi folli. Si conobbero allora tutte le gioie rinnovate della decadenza bizantina, formidabilmente accresciute dallapporto colossale che gli donarono le nuove scoperte scientifiche. E, assai certamente, si pot pensare che lumanit avrebbe ruzzolato agli abissi della follia, se la prodigiosa invenzione dei Dodici Vegliardi non fosse giunta a porre un termine a quei profluvi irreggimentando e disciplinando, con la Tempesta magnetica, i nuovi cittadini a cervello di bronzo dello Stato Cellulare. Tra quelle folli avventure che contrassegnarono la decadenza del mondo scientifico antico, Idrogeno me ne raccont una che torment, allepoca, molti cervelli. Fu in occasione delle grandi cacce di aviazione che furono tenute nelle foreste dellEst dal sindaco di Suippes; quello, che allora aveva 212 anni, aveva organizzato una caccia aerea concepita a imitazione delle cacce al falcone che si tenevano nella preistoria. Piccoli monoplani liberi, raffiguranti gli uccelli, erano abbandonati in aria, e degli aeroplani da corsa, nel modo dei falconi, dovevano, a 1500 o 2000 metri di altitudine, catturare questa preda. Questa caccia fu rattristata dalla caduta sfortunata che fece laviatore 671-98 che, cadde bruscamente da un altezza di 3000 metri, rimase almeno 37 ore allospedale, e non ne usc che molto sfigurato, irriconoscibile, con la maggior parte dei suoi organi principali rimpiazzati da degli organi impiantati, presi da vitelli, cani e scimmie. Non ho bisogno di dirvi che, dal giorno dopo, ci si inquiet profondamente per le cause sconosciute di una simile caduta. Laviatore non pot, sfortunatamente, dare che vaghe indicazioni su questo punto: non capiva nulla di ci che gli era successo; il suo uccello artificiale era certamente il pi prodigioso uccello che era stato costruito fino a quel momento. Non rassomigliava in niente alle grossolane intelaiature di tela e di legno che si utilizzavano qualche centinaia di anni prima alle origini dellaviazione. Era veramente un uccello fedelmente ricostruito nelle sue minime parti e che si era detto ingegnosamente dotato di sensibilit. Piccoli specchi, dettagliatamente regolati per la caccia genere falcone, riflettevano la preda da catturare, impressionavano la corrente magnetica, modificavano la direzione, senza che neanche laviatore dovesse preoccuparsene. Gli sbalzi di vento, le turbolenze che si trovano nellatmosfera, provocavano in tempo utile nei pi piccoli organi della bestia, i movimenti riflessi voluti. Era un uccello artificiale interamente articolato, che prevedeva tutte le influenze dellesterno, una bestia infinitamente docile, con la quale ogni incidente era rigorosamente impossibile. E tuttavia, era successo! 671-98 aveva soltanto sottolineato che al momento in cui aveva perso lequilibrio, una delle ruote montate sulla forcella che servivano da zampe alluccello, sembrava essersi spostata in senso laterale e quel leggero disequilibrio aveva senza dubbio provocato la caduta dellapparecchio. Tutto questo non offr nulla di preciso, e si decise di esaminare la macchina pi attentamente. Luccello artificiale era, pi o meno, rimasto intatto; qualche riparazione fu sufficiente per rimetterlo a posto e il meccanico 15-20 volle subito collaudarlo. Si elev una quindicina di metri, poi improvvisamente, si vide nettamente una delle ruote sollevarsi allaltezza dellala destra, lapparecchio perdere la propria posizione di equilibrio e ricadere pesantemente al suolo. Lo stesso fatto si riprodusse una dozzina di volte in situazioni diverse, e fu ben necessario riportare luccello sotto un hangar dove degli esperti lo esaminarono pezzo a pezzo. Allarresto, si rimise il motore in marcia, e, improvvisamente, nel momento in cui meno ce lo si aspettava, una volta ancora la zampa destra, con un movimento secco, si elev allaltezza dellala destra, la strofin leggermente, inarcandola un po, poi ricadde al suolo. Nessun dubbio; bisognava arrendersi allevidenza: luccello artificiale, dotato di movimenti riflessi dal suo costruttore, pareva grattarsi. Si esaminarono subito al microscopio le ali delluccello, non fu stupore degli esperti scoprire nella trama della seta dei piccoli afidi di ferro, di un genere assolutamente sconosciuto fino ad allora, che sembravano nati sullaeroplano e non poter vivere che su di lui. Erano piccoli parassiti impercettibili che provocavano, sulluccello artificiale, dei simili riflessi. Nessun dubbio su questo punto era permesso: luccello meccanico si grattava.

Mi occorre dirvi che ci si perse in congetture sulla natura di quegli afidi; si era ancora, a quellepoca, interamente imbevuti dalle assurde teorie evoluzioniste e la generazione spontanea appariva un semplice non senso. Ci si ingegn dunque, meglio che si pot, a spiegare come antichi afidi, che si alimentavano con limature di ferro e che vivevano sulle ali degli aeroplani, avessero potuto trasformarsi adattandosi allambiente. Si sostenne anche, i accordo con il loro colore identico a quello delle ali delluccello artificiale, che ci si trovava in presenza di un curioso caso di mimetismo. Non si dubito affatto a quel tempo dei prodigiosi sconvolgimenti che avrebbero rovesciato quellumanit di transizione, qualche anno pi tardi, con lapparizione e la decadenza delle macchine viventi.

XXVIII. Lamore industriale


Fu solamente verso la met del XX secolo che si fin per intravedere ci che potesse essere lAmore. Questa questione, fin dallorigine del mondo, aveva legittimamente preoccupato tutti i pensatori e tutti gli psicologi, ma nessuna fino ad allora aveva potuto dare una risposta soddisfacente. Si avvertiva, in fondo, tutta lassurdit, tutta la piccolezza delle passioni sessuali tra uomini e donne, ma non ne si poteva negare la forza. Per la minima inclinazione, i pi grandi uomini non esitavano a rovinare tutta la loro vita, a rinunciare alle pi nobili speranze; e si intuiva che cera in questo unenergia colossale inutilizzata o mal diretta. Fu un sollievo quando si comprese, con i progressi della civilt, che si trattava solo di un oscuro istinto primitivo che attendeva, per svilupparsi normalmente, lapparizione del mondo scientifico, delle fabbriche colossali e degli affari giganteschi. Allamore della donna, solo una bassa debolezza fisica, doveva succedere lamore delluomo civilizzato per le proprie creazioni industriali, per lopera che aveva concepito e alla quale consacrava tutta la propria vita; e certe follie del passato divennero presto le cose pi lucide. Cosa significava lassurda gelosia antica, lamore smodato del sacrificio, lorgoglio personale inaccettabile degli uomini di fronte alle donne, senza questa spiegazione industriale? Come giustificare ugualmente la seduzione che potevano esercitare su dei cervelli maschili ben organizzati, i raggiri, le abilit e le astuzie impiegate correntemente dalla donna? Tutto nellamore primitivo era veramente assurdo e sproporzionato. Poteva di certo succedere, per esempio, che un uomo amasse sinceramente e profondamente due donne alla volta; ora, quando la cosa era scoperta, non si era molto contenti di lui. Perch allo stesso modo un uomo, quando era lamante, ammetteva lesistenza di un marito, allorch un marito non ammetteva quella di un amante? I grandi eventi militari avevano, occorre dirlo, fornito un utile alimento a quelle forze inutilizzate dello spirito umano. Si erano visti generali amare la gloria prima di ogni cosa, consacrare tutti i loro sforzi ad ottenere una vittoria, ricorrere volentieri a tutti i sotterfugi per riuscirci e non esitare a sacrificare alloccorrenza la loro propria vita. Ma bisogna riconoscere che quelli erano dei giochi barbari, indegni di una civilt pi avanzata, e che comportavano inutilmente il sacrificio di un gran numero di vite umane. Lamore industriale, vero, comportava talvolt, anchesso dei sacrifici umani, ma i risultati che perseguiva erano tuttavia degni di allettare un uomo civilizzato. Progressivamente, verso la met del XX secolo, lamore antico scomparve dunque quasi interamente dalle classi elevate del paese; non si ritrov pi che nel popolo bassissimo, dove rimpiazz, del resto vantaggiosamente, il triste alcolismo e le droghe di una volta. I grandi industriali si consacrarono interamente alle loro opere e non tardarono a ritrovare, colossalmente ingranditi, tutti i dispiaceri, tutte le gioie amorose, tutti i trionfi o tutte le delusioni dellamore primitivo. Non si trattava pi, nella lotta feroce delle industrie, di guadagnare denaro se questo non era fatto per rendere una fabbrica pi bella e pi prospera, e la passione amorosa oltrepass presto di molto il semplice amore di lucro. Gli avversari pi celebri di quellepoca portavano i due maggiori nomi di Francia: furono il cavaliere Bloch di Lille e il principe Weill di Giovanna dArco. Il primo dirigeva, da tanti anni, la colossale fabbrica di Filamentigrassi, quel prodotto nuovo che, in ragione di recenti scoperte, era utilizzato pi di ogni altro nel paese. Il secondo era labile proprietario de lEnglish Filament company, la cui concorrenza minacciava gravemente i Filamenti grassi. La storia di questi due grandi industriali aliment le cronache per tanti anni. Il cavaliere Bloch aveva un grande affetto per la propria fabbrica. Laveva conosciuta molto piccola, si era consacrato al suo sviluppo, laveva formata pezzo per pezzo; ma lei cominciava a essere un po vecchia quando nacque la Fatty Filament.

Il principe Weill, si era messo con la Fatty Filament quando lei era in piena fioritura. Laveva acquisita da un Inglese che era partito per il Giappone con una giovane compagnia di sottomarini in formazione. Il principe Weill non vedeva nella sua impresa altra cosa che la facciata. Si compiaceva di essere in possesso della Fatty, cos celebre, cos giustamente ammirata da tutti come un bel cavallo da corsa, ma non aveva per lei quellaffetto che invece donano una lunga vita comune e il ricordo di anni difficili passati insieme. Fu allora che il cavaliere Bloch, sedotto dai nuovi procedimenti, laspetto giovane e vivace della Fatty Filament, cominci a commettere errori inspiegabili. Segretamente, favor la fabbrica concorrente, divenne di nascosto uno dei principali clienti e fece per lei le peggiori follie. Occorre ricordare che la Fatty, malgrado tutte le sue iniziative, non gli appartenne mai, e che il cavaliere Bloch, umiliato, rovinato, fu ben contento di ritrovare la sua vecchia Filamenti grassi, bissata per sua colpa, impoverita, ma capace tuttavia di assicurare ancora con devozione il suo sostentamento. Bisogna evocare, infine, il dramma tragico che termin tutto questo affare: il suicidio morale del cavalier Bloch, che distrusse malignamente la sua povera vecchia fabbrica che non amava e le cui opere buone gli erano di peso per venire a impiegarsi come semplice operaio nella Fatty che amava; lassassinio industriale, infine, del principe Weill, la cui intera fabbrica si trov distrutta un giorno da un innominabile sabotaggio dovuto alla gelosia? Questi sono avvenimenti le cui multiple contraddizioni amorose stuzzicarono i romanzieri di appendice dellepoca e che mi limito a registrare.

XXIX. La rivolta delle macchine


Il 3 intercalare del primo periodo scientifico, il capofabbrica H. G. 28 penetr come una raffica di vento nellufficio del suo principale di fabbrica urlando: Operaio! operaio! venga veloce lelettricit diventa come aria fritta. Dati i costumi del tempo, questo modo ossequioso di indirizzarsi al padrone della fabbrica mostrava esaustivamente quale fosse lo stato di agitazione di H. G. 28. Il principale della fabbrica lo segu immediatamente nelle officine e l, nella sezione dei torni automatici, constat che in effetti si stavano verificando strani disordini. Di certo nulla, nella realt, concordava con le affermazioni di H. G. 28, e lelettricit non diventava aria fritta. Cerano tuttavia inspiegabili perdite nelle trasmissioni delle forze e, dalle dinamo bloccate, filtrava come una sorta di sudore oleoso che colava a torrente senza che fosse possibile chiarirne esattamente lorigine. Dei sali, arrampicandosi alle pareti delle loro cisterne, erano evasi e rimanevano accumulati contro la grande porta della fabbrica. Certi torni automatici si erano fermati improvvisamente in pieno lavoro, rompendo interamente i loro organi principali, distorcendo i loro comandi in tutti i sensi, senza che lintervento di alcuna forza esterna avesse potuto giustificare simili deformazioni del metallo. Gli ingegneri, in silenzio, contemplavano quegli strani fenomeni. Sapevano, infatti, gi da tanti anni, di quale strana e sconosciuta vita fosse animato il metallo; come lo si poteva avvelenare, affaticare oltre misura, stimolare, come lo stagno o il platino, per esempio, con del carbonato di sodio, o calmare con del bromuro e del cloroformio. Non si ignorava inoltre come una sbarra di ferro, dopo aver ricevuto un colpo o subito una brusca dilatazione in un punto qualunque, riparasse la propria sostanza, e diventasse in quel preciso punto molto pi forte, proprio come un osso rotto nel corpo umano diviene pi resistente l dove si rinsalda. Tuttavia, non si era mai arrivati fino ad attribuire alla materia una vita autentica analoga alla vita delle piante e degli animali, e ci si domandava con angoscia se nuove e inquietanti scoperte non sarebbero state fatte in questo campo. Bisognava riconoscere, infatti, che dalla formazione del globo, tutto ci che costituiva la vita dovesse provenire dal cielo. Inizialmente, la terra non era che una massa gassosa, poi della materia in fusione; da questa materia primitiva che sono usciti pi tardi, per raffreddamento, le piante e gli animali, e questo fa sufficientemente pensare che la vita come noi la conosciamo preesisteva nei minerali. La cellula pi primitiva gi un edificio complesso. Al di sotto di essa si creduto di vedere il batteriofago, autentico parassita del microbo, un essere ancora pi primitivo ma vivente, poich la sua influenza basta a modificare i caratteri ereditari dei microbi. Ma se consideriamo la vita come sprigionante unicamente dalle propriet fisico-chimiche di certi corpi: carbonio, ossigeno, idrogeno, zolfo, fosforo e metalli catalizzatori, dobbiamo ricercarne le origini sempre pi lontano, fin nella costituzione stessa dellatomo elementare, quellautentico universo infinitamente piccolo, le cui modificazioni di movimenti

planetari bastano a creare o assorbire energia, e che, meraviglioso alchimista, non conosce altre differenze tra i corpi che quelle del numero dei suoi elettroni che gravitano attorno a un nucleo centrale. La vita, ma non era questa gi in potenza nei movimenti, nei gesti, si potrebbe dire, della materia inerte trascinata dai turbinii dellacqua o del vento? E se possiamo pensare che tutto il sistema solare solo una grandiosa imitazione del mondo atomico, non evidente che ci che crea, per il nostro spirito, il fascino penetrante delle descrizioni che i poeti ci offrono della natura, loscura relazione che unisce, attraverso dei secoli, i movimenti delle nuvole, dei mari o delle foreste e quelli del nostro pensiero fluttuante e diverso? Queste semplici constatazioni erano state rinforzate, negli ultimi tempi, da curiose osservazioni condotte su delle macchine perfezionate. I metalli, specificamente lavorati, che erano impiegati per la loro costruzione, rinforzati, ricoperti da numerose materie chimiche, erano divenuti sorte di organismi davvero nuovi, capaci di generare fenomeni fino ad allora imprevisti. La trasmissione continua delle correnti elettriche e la propagazione di onde hertziane avevano provvisto quei metalli ultramoderni di qualit ancora pi curiose. Erano state anche osservate, in certi casi, vere malattie volontarie che si producevano nelle macchine, qualche cosa come dei vizi, identici a quelli che decimavano un tempo la classe operaia. Di certo, non si trattava pi, propriamente parlando, di alcoolismo o di tubercolosi, ma di tare sicuramente analoghe. In ragione di curiose affinit, era stato osservato che certi acciai, quando si trovavano in prossimit di certe sostanze chimiche a loro gradite, si appropriavano di particelle a distanza, compiendone un abuso che non tardava a influire sul loro proprio organismo. Ci furono anche macchine la cui salute fu interamente rovinata dallabuso dacqua di sapone di cui ci si serviva per attenuare le frizioni nella fabbrica. Altre macchine sembravano dotate di mobilit; si osservarono inquietanti spostamenti di materia: delle protuberanze si producevano su certi punti della superficie, delle cavit in altri. Innegabilmente un lavoro molecolare si compiva in questa o quella direzione, e si not che questa direzione era sempre quella, di certo non della cantina, ma dei serbatoi contenenti dei prodotti chimici. Quegli spostamenti erano dovuti, evidentemente, a una lavoro interno del metallo, che avanzava come del metallo in fusione, ma tuttavia senza perdere le sue qualit di resistenza. Ci furono infine, come nel caso del cancro o del fibroma, trasformazioni molecolari della materia, delle trasmutazioni di metallo che avrebbero incantato gli alchimisti del passato. Certe parti di acciaio si trasformavano a poco a poco in bronzo, pezzetti di stagno germogliavano nel ferro e particelle doro furono osservate nei coperchi delle scatolette di sardine. Fu presto, nella fabbrica, un autentico panico, anticipatore della rivolta definitiva. Certe macchine divennero come atassiche, altre furono colpite dal male di Pott. Si dovette, per lunghi anni, immergere la fabbrica in dei vapori di iodoformio, e si circondarono i pezzi principali dei torni automatici di tamponi imbevuti di cloroformio. Si avvertiva tuttavia che un lavoro sordo e ansioso si preparava in tutta la fabbrica, come uno sciopero generale, come una rivolta della materia infine liberata. Il 4 intercalare, essendo stata per sbaglio aumentata la tensione della corrente, improvvisamente tutte le macchine volarono in frantumi come del vetro, contorsero le loro braccia, collassarono e, durante tutta la giornata, si assistette di nuovo con terrore a quel pericoloso spostamento della materia che, come palle, rotolava lentamente ma con agilit, di fianco ai cancelli. Per un momento, si credette che il Deposito dei membri umani, vicino alla fabbrica, stesse per essere distrutta dai blocchi di materia in movimento. Quel deposito conteneva incalcolabili ricchezze: teste, braccia, intestini, cuori umani, tenuti in serbo al seguito di operazioni e che si utilizzavano giornalmente per degli impianti animali in caso di sostituzione di un organo malato. Penetrando nella sala di guardia, i blocchi di materia, caricati di elettricit, galvanizzarono infatti tutte le membra di riserva, che si misero a parlare, a camminare e a fuggire in tutte le direzioni. Occorsero due o tre giorni per riprendere in mano la situazione e per riportare al deposito tutti quegli organi sparpagliati le cui passeggiate folli e fantasiose seminarono il terrore in tutta la citt, in special modo nelle donne. Quanto alla materia, bisogn dominarla per mezzo del gel artificiale e spedirla poi, con infinite precauzioni, per mezzo di chiatte, verso loceano glaciale. Quella fu una delle pi grandi inquietudini di quellepoca agitata, perch si temeva ogni giorno che quel cattivo esempio fosse seguito dalle macchine di altre fabbriche. Misure speciali furono prese a proposito: si pratic loscurantismo in campo meccanico, si circondarono le macchine di una rete di fili destinati a fermare e a dirigere tutte le influenze dal di fuori e, per qualche anno ancora, tutto rientr nella calma.

XXX. Le piante industriali

Fu dopo la rivolta delle macchine che si cominci a capire, poco a poco, che luomo non fosse il signore unico della creazione, ma che gli animali, le piante e le cose dovessero rappresentare una parte importante nella vita generale delluniverso. Gi, riflettendoci pi attentamente, ci si era resi conto dellimmensa superiorit industriale dei vegetali che, senza fabbriche colossali, senza meccanismi ingegnosi o complicati, arrivavano, nel modo pi semplice del mondo, a produrre i materiali pi complessi delluniverso. Un semplice seme, germogliando in un terreno qualunque, gettando fuori qualche radice, un gambo, delle foglie e basta, in base alla natura particolare della pianta, produceva gli effetti pi inattesi. Dallo stesso terreno, un grano, sviluppandosi, poteva ricavare le materie coloranti pi ricche; un altro, sottili profumi; un altro ancora, frutti capaci di nutrire luomo in modo sostanzioso o delizioso. Quale sapiente, quale mago, richiamando a suo aiuto tutte le risorse della scienza, avrebbe realizzato tali prodigi con altrettanta semplicit? Dal punto di vista chimico, le piante avevano ancora pi importanza dei laboratori scientifici meglio organizzati. Senza ricorrere a degli apparecchi complicati, esse fissavano del carbonio l dove il suolo non gli aveva offerto che dellacido carbonico; creavano della materia vivente l dove non gli erano stati forniti che corpi inerti. Da sole, insomma, a mezzo di processi invisibili e senza dubbio di una sconcertante semplicit, le piante realizzavano quelle inverosimili trasmutazioni di un corpo semplice in un altro, che i filosofi, gli alchimisti o i sapienti dei tempi passati avevano solo sognato. Cosicch si produsse rapidamente nel mondo scientifico una violenta reazione contro la chimica industriale tradizionale e si inizi a studiare con fervore il meccanismo oltre a tutto ingegnoso della vita vegetale. Catturare la vita poich non la si poteva riprodurre, non era infinitamente pi abile che sforzarsi invano di contraffarla? Presto, con laiuto del progresso, si assistette a una autentico rigoglio delle piante industriali, saggiamente adattate, profondamente modificate e capaci di riprodurre allingrosso i fenomeni che la natura aveva fino ad allora realizzato, per cos dire, solo a titolo desempio. Senza dubbio, quelle nuove piante, cos adattate a nuove funzioni, furono assai differenziate dalle piante antiche; rassomigliarono a quegli animali i cui allevatori sviluppavano un tempo una o laltra parte utile per lalimentazione e che assumevano presto degli aspetti mostruosi. Si videro cos delle fabbriche agricole istallarsi su delle superfici considerevoli di terreno. Delle foreste, composte di tronchi adattati, campi di vegetali i cui soli fusti erano conservati, presero laspetto di officine immense, interamente asservite ai bisogni della produzione. Solo le radici e i fusti sussistevano tra il suolo e le macchine. Il terreno profondamente modificato da prodotti chimici, dalle correnti termiche o magnetiche, assicurava una fecondit eccezionale ai fusti vegetali di cui laltra estremit conduceva direttamente alle sale di ricezione delle merci. In origine si realizzarono in questo modo autentiche meraviglie. Qualche ora bastava perch la materia da trasmutare fosse incorporata nel suolo, aspirata dai fusti, trasformata, riversata sulle tavole di manipolazione, impacchettata e spedita ai quattro angoli delluniverso. Si ebbero cos profumi in quantit, colori, paste alimentari, prodotti chimici di ogni specie. Fu unepoca di superproduzione intensa. Nei primi tempi di questa modificazione industriale dei campi e delle foreste, certi vegliardi del tempo passato si erano rammaricati di quella trasformazione della natura che sopprimeva definitivamente dalla superficie della terra tutto ci che ne rappresentava un tempo la grazia e la bellezza. Ma le loro opinioni estetiche non avevano alcun valore in quellepoca industriale, e non si fece che ridere dei loro rammarichi. Fu soltanto qualche anno pi tardi, quando le piante adattate persero poco a poco il ricordo del loro stato primitivo, che si cominci a capire tutta la portata profonda che potevano avere simili rimpianti. Le piante industrializzate, private delle gioie della riproduzione, mantenute in uno stato di eccitazione, divennero maligne, vili, crudeli. A poco a poco, i prodotti chimici non gli bastarono pi; svilupparono sulla superficie delle loro foglie dei tentacoli analoghi a quelli del drosera rotondifolia, descritta una volta da Darwin e che si nutriva di insetti che catturava per assorbirne la sostanza. A volte quei tentacoli furono enormi, e le esigenze delle piante, divenute voraci, senza limiti. Si dovette nutrirle con dei cani, dei gatti e dei conigli, e fu uno spettacolo infinitamente ripugnante quello di queste piante, divenute carnivore, che disprezzarono lantico e dolce nutrimento del suolo. Le radici persero a poco a poco le loro funzioni di alimentazione. Esse svilupparono soltanto in modo straordinario la sensibilit antica delle loro estremit. Furono presto autentici organi, analoghi per molti versi al cervello, che si formarono sotto terra. Come in passato, le sensazioni furono trasmesse dalle radici, dai gesti passati19, ma senza che fosse possibile tuttavia ritrovare nella pianta i nervi o i muscoli dellanimale.
In francese des mouvements effectus: lespressione si pu tradurre sia come dalle tradizioni, sia pi letteralmente come dai movimenti effettuati. Pawlowski compie un gioco di parole parlando di radici delle piante ma facendo
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Quella sensibilit primitiva, sviluppandosi, comport a poco a poco la rovina delle piante mal centralizzate, e le estremit radicolari si trasformarono presto in piccoli funghi sensibili, isolati e inutili, incespicando stupidamente contro le pietre del terreno, sfuggendo o ricercando la luce, spostandosi spesso per grandi distanze attraverso il suolo. Le piante industriali produssero presto soltanto delle materie infami, tossine pericolose o frammenti di animali mal digeriti, e si intravide la vera causa di quella degenerazione che avevano profetizzato gli ostinati vegliardi di una volta. Le piante morirono di bruttezza. Private di quegli ornamenti che la natura, comunque cos economa, aveva giudicato indispensabili, esse morirono, non avendo pi, per sovreccitare la loro attivit, quella bellezza che rappresentava in passato tutta la loro forza. Si tent allora di consolarle dipingendo sui muri delle fabbriche dei fiori brillanti, decorando di barbare screziature le macchine che le imprigionavano, ma fu soltanto un tentativo inutile e presto tutte le piante industriali morirono, una a una, per essere state private dei loro fiori.

XXXI. La caccia ai fantasmi


Il fallimento delle piante industriali non scoraggi i sapienti del Grande Laboratorio Centrale, la cui ambizione era insaziabile. Si sforzarono soltanto di dirigere le loro ricerche in un modo pi abile e di indirizzarsi, non pi verso gli esseri inferiori, ma verso gli animali superiori per realizzare la cattura assai desiderata dellinimitabile Vita. Gi le ricerche concernenti la quarta dimensione sembravano provare che i diversi corpi degli esseri viventi si componevano di tre dimensioni esterne e di una sorta di quarta dimensione che completava la loro struttura intima. Era, insomma, la sola giustificazione possibile che si potesse dare dellirriducibile differenza che si osservava dalle prime et del mondo tra gli oggetti inanimati e gli esseri viventi. Questa quarta dimensione si era rivelata allumanit, dai suoi primi balbettamenti, con il funzionamento dellintelligenza. Si era rivelata anche al momento delle prime ricerche ipnotiche effettuate nei tempi barbari. In quellepoca lontana, era gi stata constatata la biforcazione della personalit; erano stati registrati curiosi fenomeni dovuti alla creazione del doppio spettrale che emanava dal soggetto ipnotizzato, mantenendosi a s stante, connesso a lui da un semplice cordone di materia imponderabile. Era anche stato osservato, fin dal principio, che, nel momento di quelle bipartizioni, il soggetto ipnotizzato, ragionando ormai solo a tre dimensioni, diveniva assolutamente inintelligente, mentre i fenomeni della coscienza si localizzavano nel doppio, rappresentando la quarta dimensione. Di certo, con i progressi della scienza, i fantasmi erano stati ricollocati al loro vero posto. Non erano pi, come si credeva una volta, degli esseri malvagi, extraterrestri e misteriosi, ma semplici emanazioni di persone viventi, facenti parte della loro personalit e di conseguenza sottomessi alla loro iniziativa o alla loro subcoscienza. Qualche osservazione abilmente compiuta, fin dal principio, aveva provato che in quel campo gli animali, dotati prima di tutto di istinto, si mostravano pi chiaroveggenti degli uomini intelligenti, e che quelle manifestazioni molto semplici di bipartizione erano loro pi facilmente sensibili piuttosto che ai loro padroni. Si citava anche laneddoto di quella dama chiaroveggente che, passeggiando nella campagna con unamica che non era affatto dotata di seconda percezione, aveva dichiarato di vedere un fantasma di cane camminare davanti a loro. La sua parola era stata messa in dubbio, fino al momento in cui, passando davanti una fattoria, un gatto era stato visto uscire dal fienile, accingersi ad attraversare la strada libera e fermarsi improvvisamente nel momento in cui aveva incontrato il fantasma del cane che veniva incontro nel suo tragitto. Improvvisamente, si era arruffato, aveva sporto le unghie, soffiato vistosamente, e, gettato nel panico, era rientrato a tutta velocit nel fienile da dove era uscito. Cos dunque, gli animali, meglio che gli uomini, discernevano perfettamente le emanazioni spettrali sparse nelluniverso. Dal giorno in cui si comprese tutta lutilit che cera per le nuove fabbriche di appropriarsi di quel fluido vitale perduto qui e l sotto la forma di fantasmi inutili, ci si anim di ricorrere agli animali per rintracciare e catturare queste forze erranti. Al posto di lasciare i fantasmi impaurire inutilmente degli spiriti timorosi, al posto di permettergli di rovesciare i mobili, di infestare delle case o dei castelli abbandonati, adoperandosi ad ogni sorta di lavori
riferimento alle radici culturali, e anche questa espressione segue lo stesso andamento. In questo caso si scelto di lasciare una traduzione quasi letterale, poich si fa poi riferimento ai nervi e ai muscoli, che governano appunto radici e movimenti.

assurdi, ci si sforz di catturarli per mettere le loro forze vitali al servizio della scienza. Si sistemarono, un po ovunque, delle trappole speciali a tre dimensioni, contenenti, come esca, un germe vitale a quattro dimensioni e ci si serviva di numerosi cani chiaroveggenti, analoghi ai cani da caccia di una volta, per spingere i fantasmi verso queste trappole. Fu allora una battuta di caccia drammatica, talvolta anche terrificante, e che dur per diversi mesi. A poco a poco, tutti i fantasmi, urlanti, disperati, furono catturati nelle officine pubbliche, relegati in macchine che imitavano, rozzamente ma sufficientemente, i diversi organi del corpo umano. Inizialmente, si pens che la vita fosse stata definitivamente sottomessa agli ordini della scienza e che i fantasmi imprigionati fossero costretti ad animare le macchine a tre dimensioni in cui le si relegava come in gabbie di carne, ma a poco a poco, bisogn constatare il fallimento definitivo dei quel nuovo tentativo. I fantasmi imprigionati non operavano pi; non producevano alcun lavoro utile; potevano vivere solo in totale indipendenza. Gli occorreva, per agire, la fantasia e la libert delle et scomparse. Emananti da individualit eccezionali non potevano piegarsi a una disciplina sociale. Figli dellimmaginazione e non della scienza, sfuggivano allordine e al ragionamento; artisti del sogno per secoli, indicando agli umani il possibile al di l dello spazio e del tempo, i fantasmi non potevano essere degli artigiani del reale. Ci si limit perci a imprigionarli per sempre in corpi semplici, e la vita industriale, sbarazzata di quegli elementi di disturbo, persegu con calma le sue nuove ricerche verso lo sconosciuto razionale.

XXXII. I superuomini
Accadde naturalmente che le ricerche industriali effettuate per catturare la vita preparassero lapparizione dei primi superuomini, creazione pi razionale e che provoc nel mondo scientifico una viva e legittima curiosit. Del resto, certi filosofi, da diversi secoli, si erano dilettati ad annunciare larrivo sulla terra di questi esseri meravigliosi, e la loro famosa poetica aveva preceduto il mormorio che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale rovesciarono attorno ai loro prodotti nuovi e superumani. La fabbricazione e leducazione dei superuomini non ebbero tuttavia nulla di particolarmente strano in un secolo in cui la tecnica chirurgica aveva raggiunto i limiti estremi della perfezione. Perseguendo lo studio assiduo del corpo umano, si era deciso che quello si componeva, in realt, di due specie di cellule molto diverse: le une, immortali, consacrate alla riproduzione della specie; le altre, mortali e deteriorabili, davano al corpo la sua apparenza terrestre, attrezzandolo, per qualche anno, per le funzioni che doveva soddisfare. A ben vedere, la vita delle cellule immortali non era altro che quella delle amebe che si riproducono perpetuamente, per bipartizione. Come, in questi animali primitivi, non esiste mai, propriamente parlando, di madre n di bambino, ma una semplice bipartizione, cos le cellule di riproduzione che sono gli ovuli non muoiono mai, salvo per caso: si dividono indefinitamente, vivono tanto quanto la razza che perpetuano. Quando si tratta di formare un individuo nuovo, si accontentano solamente di sacrificare qualcuna tra loro per la formazione transitoria e plastica del corpo mortale di un nuovo individuo. Il corpo non ha dunque, nellessere umano, alcuna importanza definitiva, soltanto un semplice ornamento temporaneo. Al contrario, le cellule di riproduzione ci interessano poich sono immortali, poich conservano e collezionano esse stesse senza dover, come si crede, trasmettere i caratteri e i perfezionamenti della razza. su questo principio molto semplice che si fonda la costruzione dei superuomini. Dopo aver isolato le cellule di riproduzione di qualche bel campione della razza, ci si accontent di educarle, per lunghi anni, impiantandole successivamente su degli individui di ogni specie: su degli esseri umani o su degli animali. Con questo procedimento, si ag cos come si faceva con gli scolari di una volta, che erano collocati successivamente in diverse scuole preparatorie. Al posto di preoccuparsi del corpo intero dello scolaro, ci si limit pi semplicemente a sistemare le cellule di produzione dei futuri superuomini in corpi differenti, dove esse potessero completare la loro istruzione, acquisire della progenie e dellesperienza. Furono anche impiantate, in osservazione, delle cellule destinate a generare pi tardi il corpo dei superuomini su leoni, uccelli, balene, cani, poeti o sapienti, attentamente etichettate. Quanto al corpo, ci si ingegn di prepararlo nel modo pi meraviglioso. Quel corpo era, infatti, per il futuro superuomo, solo un semplice strumento di lavoro, una forma plastica indispensabile, ma subalterna, e il cui valore dipendeva unicamente dal valore della cellula centrale di riproduzione che vi era stata incorporata.

Daltronde, da tanto tempo, lumanit sapiente aveva saputo stabilire una distinzione fondamentale tra la direzione generale del corpo e il corpo stesso. Fin dalle et pi remote, dalla creazione stessa di quegli strumenti primitivi che erano chiamati bicicletta, automobile o aeroplano, che gli uomini avevano capito con quale facilit essi potessero completare i propri corpi, aggiungerne nuovi membri meccanici, aumentarne la potenza, senza violare in alcun modo le regole naturali. Un ciclista, dopo qualche chilometro di tragitto, si sentiva impacciato quando gli occorreva ricorrere alla marcia a piedi; labitudine era per lui persa, barcollava e si trovava disorientato senza lo strumento di marcia che gli era divenuto indispensabile. Era stato ugualmente osservato che lautomobilista o laviatore, in caso di pericolo, invece che mollare il volante o le leve, vi si manteneva con forza. Sentiva, infatti, che, lungi dallessere uno strumento indipendente dal suo corpo, lautomobile o laeroplano non ne era che il prolungamento, e listinto della conservazione lo spingeva a conservare il maggior tempo possibile presso di s quellampliamento di forza, quellaccrescimento del suo essere in presenza del pericolo. Allo stesso modo, in caso di naufragio, un operatore di telegrafia senza fili si inchiodava con tutte le sue forze al suo apparecchio per chiamare soccorsi, poich listinto collettivo di conservazione sociale aveva rimpiazzato, nel mondo meccanizzato dalla scienza, lantico istinto che portava luomo a non fare assegnamento pi su nulla se non sulle sue sole forze naturali in caso di pericolo. Con limpianto animale, praticato in modo cos frequente durante tutto il periodo scientifico, quellaccrescimento artificiale del corpo fu ormai solo un gioco; con lappoggio dello snobismo, quel gioco comport talvolta qualche esagerazione. Come si erano visti in passato degli automobilisti adottare successivamente dei 6, degli 8, dei 12 e dei 24 cilindri, cos certe persone considerarono interessante aumentare indefinitamente le proprie forze vitali. Si videro spesso gli uomini di allora avere grazie ad impianti quattro polmoni o tre cuori, una doppia accensione nervosa, delle braccia o delle gambe supplementari di ricambio per la marcia normale o lalpinismo. Forse non ho bisogno di dirlo: si ebbe premura, al momento della loro creazione, di voler far beneficiare i superuomini di tutti quei vantaggi e si complic limpianto animale di impianti meccanici ancora pi ingombranti. Quando, dopo anni di educazione, le cellule di produzione dei superuomini furono infine impiantate in corpi in pieno sviluppo, gli sfortunati furono sovraccaricati di tutte le ultime invenzioni della scienza. Quelli divennero presto degli esseri difformi, mostruosi, che portavano su di s degli apparecchi di telegrafia telepatica, macchine calcolatrici, repertori enciclopedici che riunivano, da soli, su un quadro centrale di distribuzione, tutte le conoscenze umane. Per supportare quellinsieme meccanico formidabile, si fece ricorso a degli impianti multipli, a delle addizioni di membri innumerevoli; i superuomini furono presto delle sorte di elefanti umani, multipodi, sprovvisti di ogni bellezza plastica e che si dovette immobilizzare, per la sicurezza pubblica, nelle vaste sale del Museo Centrale. I sapienti non osarono confessare la loro disfatta; nascosero, agli occhi di tutti, quegli esseri mostruosi, inventati dal loro orgoglio e che ignoravano la bellezza, il buon senso e la bont. Tutto ci non sarebbe stato del resto che un avvenimento senza grande importanza nella storia del mondo, se quellanno stesso non si fosse constatata, nei dintorni del Grande Laboratorio Centrale, la scomparsa di una ragazzina di grande bellezza, che, da tanto tempo, non nascondeva il suo disprezzo per i sapienti del Grande Laboratorio Centrale e che viveva risolutamente una vita fatta interamente di grazia e di eleganza, in opposizione con le preoccupazioni dellepoca. Questa sparizione rest delle pi misteriose: si parl di vendetta, di vivisezione infame, di odio irriducibile della bellezza generata dalla scienza, ma il potere dei sapienti del Grande Laboratorio Centrale era tale, a quellepoca, che laffare fu classificato tra le leggende e non ebbe mai altro seguito.

XXXIII. La congiura delle larve


Quando il muro di fondo del Grande Laboratorio Centrale cominci a spostarsi lentamente con agilit per andare a ingolfarsi nella porta che dava sulla grande biblioteca dellistituto, si cap che qualcosa di anormale era appena accaduto nel mondo scientifico, e si ricercarono subito le cause di quel curioso fenomeno. Da tanti anni, le idee sulla materia e sullevoluzione erano profondamente modificate; era stato ammesso che il pregiudizio antico che faceva dellevoluzione un modello inimitabile era evidentemente privo di ogni

fondamento, e che era in unaltra direzione che luomo doveva cercare la via naturale del progresso. Si ricordava anche, non senza sorridere, lepoca lontana in cui erano ancora glorificati la bellezza del lavoro, i benefici dellassociazione e la meravigliosa scalata dalla natura realizzata fin dalle origini del mondo creando degli esseri sempre pi complessi. Era del resto la sociologia che, cosa curiosa, per prima aveva indicato ai sapienti lerrore secolare nel quale essi si intestardivano in modo assurdo. La storia della societ ci dimostra infatti che in ogni tempo luomo si sforzato, assolutamente non di lavorare, ma, al contrario, di liberarsi di ogni preoccupazione materiale facendo lavorare al suo posto gli altri uomini o delle macchine. Cos, quando luomo accetta il contratto sociale che lo rende solidale a tutti, non cede che a un semplice movimento di pigrizia, cerca di specializzarsi, per compiere solo una parte dello sforzo generale, per ripetere sempre e solo lo stesso gesto, e per seguire in quel modo la legge del minimo sforzo. ci che fa s che degli esseri molto sfortunati, in una condizione sociale inferiore, abbiano preferito assai spesso rimanere in quello stato piuttosto che tentare uno sforzo che avrebbe potuto sollevarli, ed ugualmente per questo motivo che i grandi conquistatori e padroni del mondo hanno sempre facilmente trovato dei docili soggetti che preferissero ubbidire agli ordini di un altro, piuttosto che tentare da s lo sforzo necessario. In tutti i casi, che si tratti di padroni o di schiavi, fu sempre il minimo sforzo e il minimo pericolo che essi cercarono di realizzare, gli uni dallalto e gli altri dal basso. La natura, nelle sue successive creazioni, non ha fatto che indicare in anticipo questa pretesa marcia in avanti delle civilt. dalla legge del minimo sforzo che il lavoro della materia fu sempre diretto; in virt di quella stessa legge che si crearono, tra gli atomi elementari, delle associazioni sempre pi complesse, che soddisfacessero sempre di pi quel desiderio di pigrizia che guida il mondo. In contrasto con quello che si credeva nelle prime et della scienza, la dissociazione della materia non dunque una diminuzione, un ritorno al nulla, ma anzi uno sforzo che la materia compie verso lidea per tornare allindividualismo superiore, dopo essersi arricchita delle molteplici esperienze della associazione. Lassociazione in corpi organizzati , al contrario, solo un arresto, una specializzazione che diminuisce luniversale attivit primitiva, un momento di pigrizia di cui una rapida dissociazione far pi tardi giustizia. La filosofia ind, che predica il ritorno, non gi al nulla, ma al nirvana, aveva solo intravisto, nei tempi antichi, questa marcia reale del mondo verso la perfezione universale. Quando i ricercatori del periodo scientifico ebbero infine capito questa verit fondamentale, cessarono, a poco a poco, di interessarsi agli organismi complessi, e si sforzarono, al contrario, di mettere in primo piano e di liberare come si addiceva latomo elementare che conteneva in germe tutte le forze conosciute, tutte le possibilit immaginabili. Quellatomo elementare, padre di tutti i corpi semplici e di tutte le energie conosciute quella larva come la si soprannomin in seguito si fin per liberarla, per ricostituirla per sintesi nel suo stato primitivo, proprio come esisteva allorigine dei mondi, quando era ancora una semplice particella della nebulosa. Sfortunatamente, occorre dirlo, quelle larve, coltivate in gran quantit nel Grande Laboratorio Centrale, non furono sufficientemente sorvegliate. Ce ne furono che, naturalmente, fuggirono attraverso i muri, altre che penetrarono in oggetti materiali situati nei dintorni del Laboratorio; e si verific subito una strana serie di fenomeni capaci di sconcertare i sapienti di allora. Si vide, come ai tempi delle leggende antiche pi terrificanti, la terra socchiudersi, degli esseri favolosi nascere spontaneamente e morire per un difetto di costruzione, nel modo dei mostri della preistoria. Ci furono dei monumenti pubblici che si misero ad agitarsi, a gemere cos come dei veri esseri viventi, altri che fuggirono in masse informi attraverso la campagna, come dei blocchi di materia in fusione a causa di un incomprensibile lavoro molecolare. Visibilmente, quelle larve artificiali, sviluppate troppo presto, incapaci di rimanere isolate, riempite di idee moderne e disorganizzate da secoli di organizzazione, tentarono di fuggire alla loro formidabile individualit associandosi, secondo la materia, improvvisando attorno a s degli esseri frettolosamente costruiti e mal concepiti. Si pot per un momento temere che quel movimento di organizzazione coinvolgesse tutta la materia e rovesciasse il mondo. Fortunatamente i fenomeni diminuirono a poco a poco, per dispersione. Ci fu, qua e l, qualche apparizione sconcertante di fantasmi innominabili, movimenti bizzarri di oggetti materiali che non si pot spiegare, ma lassociazione della materia non fu protratta pi avanti, e i prodotti mostruosi di quelle larve, mal abituate allambiente, non tardarono a perire. Lesperienza, indoviniamo, non fu ripetuta: fu tuttavia a partire da quel momento che si cominci a comprendere meglio tutto ci che era la vita della materia e a non considerare pi gli oggetti materiali come semplici creazioni inferiori, indegne alluomo. Si temette di disturbare di nuovo quelle riserve formidabili di

forze e di energie sconosciute che la natura nascondeva: e luomo, prudentemente, continu a vivere la sua vita sullimmenso cimitero del mondo che era ormai popolato da morti viventi.

XXXIV. Noleggio di corpi


Percepisco da molto tempo, forse fin dai miei sogni dinfanzia, che deve esistere per luomo un mezzo molto pi sicuro e molto pi semplice di sostenersi in aria che laviazione meccanica. Laviazione , infatti, una soluzione rozzamente scientifica, un metodo di transizione, tutto esteriore e che non saprebbe interessare che popoli barbari. La gravitazione una forza che dobbiamo sconfiggere e neutralizzare sviluppando le forze che si trovano in noi. Sappiamo, del resto, quanto quelle forze siano reali poich in certi casi patologici possiamo constatare i loro effetti al di fuori del corpo umano da cui sfuggono. Conosciamo losservazione clinica fatta su una giovane isterica che sentiva direttamente delle impressioni di bruciore o di freddo secondo che si gettasse, senza la sua presenza, nel fuoco o su del ghiaccio, lacqua nella quale lei si era lavata le mani. Conosciamo ugualmente gli spostamenti di mobili e le materializzazioni che delle esteriorizzazioni di forze possono produrre. In ogni tempo, luomo ha capito distinto di poter, coltivando la propria volont, combattere le influenze esterne e controbilanciare, con le sole sue forze personali, le forze naturali che lo circondano. In ogni tempo, ha sentito di poter sottrarsi allattrazione, elevarsi in aria, spostarsi al di sopra del suolo, senza ricorrere, per questo, ad alcun stratagemma meccanico. Questa preoccupazione si ritrova in tutte le religioni; forma la base di tutte le credenze morali, di tutti i simboli artistici. pi specificamente nei sogni che queste indicazioni si precisano. Con un grande conflitto della volont, con uno sforzo continuo dello spirito, non tardiamo a sentire che stiamo perdendo contatto con la terra e che ci stiamo spostando, senza fare alcun movimento, a una leggera altezza sul suolo. Sfortunatamente, ci avviene sempre con uno sforzo penoso che esige una attenzione sostenuta, e lequilibrio ottenuto non mai soddisfacente: uno spostamento maldestro, un movimento intempestivo, e la caduta diviene subito minacciosa senza mai tuttavia realizzarsi. Quando arrivai al paese della quarta dimensione, appresi senza stupore che durante il periodo scientifico quel modo di locomozione era stato molto in voga. Ma si era dovuto, a poco a poco, abbandonarlo in ragione della fatica cerebrale che provocava in tutti i suoi adepti, e soprattutto dei disordini sociali, straordinariamente gravi, che ne risultavano. Infatti applicare la levitazione ai corpi materiali richiede uno sforzo nervoso considerevole. I medium che, seduti su una sedia, sono giunti a lasciare il suolo e a venirsi a posare, con la loro sedia, su una tavola, hanno sempre patito unestrema fatica in seguito alleccessivo sforzo. Quando il soggetto ben equilibrato, questo non offre insomma altro inconveniente che per se stesso; ma quando ci sono delle perdite di forza nervosa, quando questa forza mal diretta fuori dal solo lavoro che le si chiede di compiere, essa si spande tutto intorno, se ne va alla deriva, e ne risultano fenomeni molto curiosi. Sono, in generale, degli oggetti che si formano nellaria, allinsaputa della persona, o degli oggetti esistenti che si spostano senza possibile controllo. Dal giorno in cui la levitazione divenne il mezzo di trasporto alla moda, ci fu una quantit considerevole di forze perdute che si diressero anche a casaccio nelle citt e nelle campagne, non aspettando che unoccasione per manifestarsi e provocare i fenomeni pi sconcertanti. Fino a che fu una questione di manifestazioni insignificanti, ci non rappresent unestrema gravit. Di quando in quando, si constatava che della barba spuntava su dei pali telegrafici; a volte, degli apparecchi meccanici, degli oggetti personali acquisivano, momentaneamente, la facolt di vedere, di sentire o di udire. Erano una catena di sorprese, di quiproquo, di tribolazioni, ma ci si abitu presto. Sfortunatamente, quando quelle forze vagabonde attaccarono delle fabbriche, delle macchine di utilit sociale, si ravvis tutto il pericolo che ci fosse nel tollerale simili abusi. Ora le distribuzioni di luce si mettevano a parlare o a cantare; ora ancora, grosse nuvole, rapidamente solidificate, formavano delle pericolose scogliere contro le quali gli aviatori andavano a schiantarsi; ora, infine, delle navi o dei treni si trasformavano in bouquet di rose o in acqua di colonia, e si potevano temere, ad ogni istante, le peggiori catastrofi.

Il governo scientifico dovette dunque proibire formalmente ogni transizione tramite levitazione, ogni sforzo cerebrale destinato a utilizzare la volont umana allinfuori delle prescrizioni promulgate dai regolamenti di polizia generale. Fu allora che, per aggirare la difficolt, si fece ricorso ai semplicissimi metodi di esteriorizzazione indicati in passato dagli spiriti, e che consistevano nellabbandonare il proprio corpo materiale con un semplice sforzo della volont per spostare unicamente ci che era chiamato una volta il proprio corpo astrale. Linconveniente di un simile metodo era di eliminare, per lo stesso motivo, ogni possibilit materiale di azione al viaggiatore. Con il corpo astrale noi possiamo, infatti, nel modo pi facile del mondo, spostarci da un luogo a un altro, sentire ci che accade; ma non possiamo comunicare con le persone provviste del loro corpo materiale se non nel caso in cui si metta a nostra disposizione un altro corpo materiale, abbandonato dal suo corpo astrale, e di conseguenza vuoto. Non ho bisogno di dirvi che le Compagnie di Viaggi Economici si appropriarono subito della questione e organizzarono, un po ovunque, degli hotel speciali dove si trovava tutto ci che occorreva per agire una volta arrivati. Un uomo poteva, per esempio, lasciare il proprio corpo materiale vuoto a Parigi, trasportarsi con il pensiero a Marsiglia e l trovava, nellhotel speciale, un corpo vuoto di esecutore che era messo a sua disposizione e che gli permetteva di sbrigare tutti i suoi affari in citt, di comunicare con i suoi clienti. Durante tutta la durata del noleggio, il corpo astrale dellesecutore nuovo genere andava a fare un giro nella campagna, senza occuparsi di nulla. Sfortunatamente, questo metodo comunque cos semplice non tard, anchesso, a causare i pi gravi inconvenienti. Abili imbroglioni sfruttavano la situazione, si informavano, e, quando erano sicuri che il corpo materiale di una personalit conosciuta restasse a Parigi, durante lassenza del suo spirito, non mancavano di abbandonare, anchessi, il proprio corpo, come si farebbe per una vecchia abitudine, e di andare ad alloggiare nel corpo della persona conosciuta, da cui non volevano pi uscire. Senza dubbio, si fece ricorso da allora a un sistema di antropometria fisica che permetteva di identificare le persone, non pi secondo il loro corpo esteriore, ma secondo le loro impronte morali; non ne risultarono meno deplorabili confusioni, specialmente nei rapporti coniugali, e quegli abusi furono tali che si dovettero prendere presto nuove misure, ancora pi rigorose. Daltronde le stesse persone che possedevano una situazione sociale interessante, esitarono a uscire dai loro corpi materiali e ad allontanarsene. La paura di un furto con scasso, di una sostituzione di persona, li arrest quasi sempre. Chiss se, durante la loro assenza, il corpo astrale di un triste teppista fosse venuto ad animare il loro corpo materiale e a fargli commettere le peggiori malefatte. Fu, possiamo ben crederlo, un periodo di avventure sorprendenti, e non possiamo che riderne quando riflettiamo sullestrema facilit del processo della quarta dimensione, che doveva spazzare via pi tardi tutti quei metodi barbari.

XXXV. Il giardino dei pianeti


Il giorno in cui il Grande Laboratorio Centrale cominci a diventare onnipotente, si sent svilupparsi, a poco a poco, nello spirito di tutti, la rabbia di ci che si chiamava una volta, nei tempi barbari, la Bellezza. Gi, nelle epoche pi antiche, i pensatori che vivevano di idee pure avevano escluso i poeti dalla loro repubblica. Molto pi tardi, al momento dei primi balbettamenti della scienza nuova, era stata affermata tutta linutilit pratica delle antiche formule magiche, religiose o letterarie che avevano cullato le prime et dellumanit. Per cominciare, erano state soppresse tutte le religioni il cui simbolismo appariva di una banalit eccessiva. Poi, a poco a poco erano state attaccate tutte le religioni non meno potenti, ma allo stesso modo ingenue, della letteratura e delle belle arti. Perch inventare delle storie menzognere, perch fabbricare di tutto punto degli eroi immaginari? Gli uomini dellet scientifica concepirono sempre meno la necessit di quelle favole puerili che non corrispondevano in nulla alle realt pratiche del momento e facevano perdere a tutti tempo prezioso. Inizialmente, i letterati e gli artisti tentarono essi stessi di aggiustare le loro produzioni sul gusto del giorno, offrendo al pubblico delle analisi rigorosamente esatte della realt, rapporti scientifici minuziosamente provati secondo natura, o opere darte decorative che si applicavano prettamente ai bisogni immediati della vita. Ma presto si riscontr che queste erano solo illusioni inutili e il solco si infoss, definitivo e profondo, tra le belle arti di una volta e i sogni scientifici del mondo nuovo. Presto, essendosi lideale interamente rimosso, non si poterono guardare senza sofferenza i monumenti antichi, sovraccaricati di figure feticiste destinate con certezza a scongiurare la sorte; non si poterono leggere senza disgusto le menzogne letterarie dei grandi poeti di una volta che tentarono di mascherare le loro proprie sensazioni e le

loro personali avventure sotto limprecisa figura di eroi immaginari. Ogni eleganza fu confinata ormai nellutilit delle linee o nellindicazione del movimento: la bellezza fu confinata nella forza, il fascino nella velocit. Comunque, durante quellepoca di transizione, non tutte le esperienze che si fecero furono esclusivamente scientifiche o sgraziate. Se ne ebbero di molto carine che avrebbero sedotto i poeti dei tempi passati. Senza dubbio, al momento delle prime esteriorizzazioni di forza nervosa provocate dalla levitazione, accaddero nel mondo scientifico, lo abbiamo appena visto, certi fenomeni capaci di spaventare le anime sensibili. A seconda dellimmaginazione delle persone esistenti, la forza nervosa sparsa nellaria si materializzava sotto gli aspetti pi diversi. Ora erano larve immonde, animali terrificanti, ora immensi protozoi viscidi che, talvolta, per manifestarsi prendevano in prestito la forma di oggetti inanimati o di strumenti scientifici. Le confusioni che si stabilirono tra gli oggetti materiali e gli esseri viventi non tardarono tuttavia a fornire preziose indicazioni sulla natura delle cose. Si cap rapidamente che se la personalit umana poteva dividersi in due, quella delle bestie, delle piante e anche degli oggetti materiali poteva ugualmente supportare la stessa bipartizione. Abbiamo visto come, durante quel periodo, certe persone presero labitudine di spostare per i propri viaggi il loro solo corpo immateriale, salvo a incarnarlo per qualche ora, come una tappa, in un corpo materiale per la circostanza vuoto, che un albergatore prestava loro. Quei viaggi, presto proibiti dal Grande Laboratorio Centrale in ragione dei disordini che provocavano nello Stato, furono tuttavia tollerati, in condizioni limitate, nel periodo delle vacanze e in un luogo progettato specificamente dai Sapienti assoluti e che prese il nome di giardino dei pianeti. Fu in quel periodo una moda molto curiosa e che fu lanciata da certe persone sensibili, letterati, poeti che conservavano ancora il culto delle emozioni del tempo passato. Ogni anno presero volentieri labitudine di incarnarsi per qualche giorno o durante tutto il periodo delle vacanze, in corpi materiali di animali o di fiori. Questo costume delicato e affascinante necessit di infinite precauzioni e di tutta una speciale organizzazione. Si fu obbligati a preparare per quel risultato dei corpi di fiori o di animali, a espellerne la personalit immateriale per permettere alle persone innamorate del riposo o delle fantasticherie di occupare momentaneamente quei fragili rifugi. E il giardino fu sorvegliato in modo speciale perch nessun incidente venisse a turbare quei piacevoli ricoveri. Certe persone spendevano anche settimane squisite nella stessa serra o nella stessa prateria, godendo pienamente di tutti i vantaggi della vita animale o vegetale, meglio di come avevano potuto fare le dame di una volta che giocavano alla poltrona, talvolta anche abusando, senza ritegno e senza pudore, di corpi in prestito che non erano i loro. Quella moda delicata addolc un poco i rigori del periodo scientifico ancora ai suoi inizi e non possiamo astenerci dal constatare, a questo proposito, quanto tutte quelle possibilit scientifiche erano state gi presupposte, in maniera oscura, dalle religioni antiche e dagli ingenui spiriti del XIX secolo o del XX secolo. Quando gli Egiziani ponevano nelle tombe degli oggetti quotidiani, delle armi di combattimento, e il modo in cui rispettavano la reliquia del morto, era con lintima convinzione che le copie materiali di tutti gli oggetti funebri sarebbero stati utilizzati dal defunto nella sua seconda vita. Quanto agli spiriti che credevano allevocazione dei morti, essi amavano ugualmente immaginarsi che, nei loro ingenui cimiteri, lanima di una ragazzina morta avrebbe raccolto lanima dei fiori morti che erano posti sulla sua tomba. Io che sono giunto al paese della quarta dimensione, non ho bisogno di dire quanto tutte queste credenze di una volta nella sopravvivenza appaiano primitive quando sappiamo che la morte non esiste, che la vita, cos corta come ci appare, non ha alcun valore in quantit ma semplicemente in qualit, al di l di ogni nozione infantile di tempo e di spazio. Quelle nozioni di bipartizione del corpo e dello spirito in cui risiedevano le credenze antiche, si trovavano dunque realizzate, ma direttamente sulla terra, durante la vita. Non erano pi che un mezzo di villeggiatura alla portata di tutti, infinitamente banale insomma e posto sotto la sorveglianza diretta di un laboratorio scientifico. Tuttavia quellaffascinante costume ebbe anchesso fine, in un modo assai improvviso, in seguito a penosi incidenti che desolarono il giardino dei pianeti. Quel grande giardino circondato di muri era stato cos soprannominato perch conteneva grossi frammenti di materia extraterrestre, di meteoriti come si diceva un tempo, disgiunti forse da altri mondi sconosciuti e che erano venuti a frantumarsi una notte sulla nostra terra, in quel luogo. Presto, erano stati circondati da una

strana vegetazione, completamente sconosciuta fino ad allora dai nostri naturalisti e che era una delle principali curiosit del Grande Museo. Si era immaginato che quelle strane o meravigliose piante fossero dei vegetali analoghi ai nostri e non si esitava, attratti dal mistero e dalla novit, a scegliere di preferenza quelle piante per collocarci i poeti in vacanza. Inizialmente, le cose andarono nel modo migliore del mondo; poi si dovette registrare con terrore qualche morte intellettuale. Certi spiriti in villeggiatura in piante planetarie non tornarono pi nel loro corpo normale. Altri, che tornarono, spiegarono la spaventosa e selvaggia lotta che avevano dovuto sostenere contro gli spiriti di quelle piante sconosciute, che rappresentavano, in altri mondi, gli autentici abitanti di strani paesi. Si ebbero anche curiose informazioni sulluniverso, ma si dovettero cessare in fretta quelle villeggiature letali che costarono la vita agli ultimi poeti dei tempi passati. E i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale furono anche sospettati, in quel momento di aver premeditato quelle morti bizzarre sovreccitando la curiosit dei poeti, loro nemici secolari, e di averli volontariamente attratti in una triste avventura da cui non sarebbero dovuti tornare.

XXXVI. Le materializzazioni degli incubi a tre dimensioni


Molte persone ignorano che esistono certi topi giapponesi che sono privati del senso della terza dimensione. Possono muoversi facilmente su un vassoio di lacca, ma non riescono mai a sfuggirne quando si tratta di oltrepassarne le pareti. Il senso di uno spostamento in altezza gli manca assolutamente: comprendono solo due dimensioni e non vanno mai, a destra o a sinistra, che su uno stesso piano; ricordano quei polli che sono ipnotizzati dallunica dimensione di una linea dritta, tracciata col gesso sul suolo. Potremmo credere, inizialmente, che in quel caso si tratti di una semplicissima atrofia o di una lesione di qualche centro nervoso; sappiamo, infatti, che certi animali, in seguito a un incidente o a una puntura, si trovano totalmente disorientati o girano su se stessi fino allo spossamento, senza riprendere coscienza dellequilibrio delle cose. Qui, questo non centra: il piccolo topo giapponese, nel suo stato sano e normale, non concepisce che due dimensioni. Potrebbe, organicamente, senza difficolt arrampicarsi, spostarsi in altezza; ma questa una concezione che gli manca e lidea non gli balena. Allo stesso modo in cui esseri che non conoscono esteriormente che tre dimensioni, come gli uomini, non concepiscono che anche facile uscire da una camera murata grazie alla quarta dimensione, che sarebbe, per i topi giapponesi, come superare i bordi di un vassoio; altrettanto facile come sarebbe, nel tempo, da vecchi vegliare a se stessi, bambini malati, al capezzale della propria culla, o, nello spazio, udirsi suonare alla porta e vedersi entrare nella camera dove siamo seduti. Tuttavia, quando alla fine del secondo periodo scientifico, lidea pratica della quarta dimensione si fece luce tra gli uomini, presto si cap che il problema non si restringeva soltanto a quel fenomeno e che le nuove idee sullo spazio dovessero modificare anche altri fenomeni. Il mondo dei sogni attir subito lattenzione dei ricercatori e dei sapienti e si indovin rapidamente che quel mondo sfuggevole, comunque reale, dove da secoli lumanit si rifugiava durante una buona parte di vita, era insomma solo un mondo a due dimensioni, e che era per quella sola ragione che gli avvenimenti che vi si svolgevano non avevano alcuna azione diretta sul corpo umano. Volontariamente, gli uomini avevano preso labitudine, in sogno, di scappare davanti a pericoli immaginari, di sfuggire a catastrofi, di eludere con angoscia le imprese di terribili assassini; ma questo era a ben vedere soltanto un gioco. Dopo qualche secondo di terrore, bastava alluomo risvegliarsi, rimpossessarsi dei propri sensi a tre dimensioni per capire che tutto ci erano pure chimere senza importanza. Il giorno per in cui lumanit si abitu, poco a poco, allidea della quarta dimensione, le sue facolt si trovarono straordinariamente sovreccitate e singolari incidenti si produssero presto in sogno. Cerano persone che furono raccolte, al mattino, tagliate in due, nel loro letto, dalle ruote di una locomotiva; altri che si ritrovavano, dopo una notte di incubi, che camminavano febbrilmente sul soffitto, la testa in basso e i piedi in aria. Ci fu anche un uomo piuttosto robusto che fu scoperto nel suo letto, affilato, allungato come da un incredibile rullo compressore. E si seppe che, da tanto tempo, quelluomo sognava un immensa scala invasa lentamente da una inondazione di piombo fuso e che andava a finire, nella roccia, in una minuscola buca di topo, che risultava essere la sola porta che gli permetteva di fuggire. Quei diversi avvenimenti, data lestrema gravit che prospettavano, attirarono lattenzione del mondo sapiente. Fu scelto, tra chi familiarizzava con la quarta dimensione, qualche soggetto che fu incaricato di andare a esaminare minuziosamente il mondo dei sogni e di rendersi conto, da s, degli sconcertanti avvenimenti che stavano accadendo. Quelli tornarono terrorizzati, dopo qualche notte di osservazione.

Uno di loro, malgrado la sua difesa molto energica, aveva visto il proprio braccio destro essere divorato da un coccodrillo a vapore a forma di vacca; un altro, avendo passato tutta la notte a trasportare, correndo, piccoli bagagli di un peso favoloso e a trasferirli da un aereo a un altro, era stato infine denudato dei suoi vestiti e delle ossa del suo scheletro, in piena campagna, da una frotta di nuvole bianche che si erano dimostrate spietate. Quei nuovi fenomeni non potevano cos essere messi in dubbio: i sogni che, fino a quel momento, avevano rappresentato il fascino della vita; che, durante il noioso periodo scientifico, avevano rimpiazzato, da soli, i racconti di fate di una volta; i sogni che i bambini aspettavano con gioia addormentandosi la sera, i sogni divenivano reali e rappresentavano per luomo il pi formidabile pericolo che gli fosse mai occorso. A forza di esteriorizzare la propria immaginazione, di cercare tutte le gioie che pu offrire luso della quarta dimensione, luomo non aveva fatto attenzione alla terza dimensione che si introduceva poco a poco, istintivamente, nei suoi sogni, e che gli restituiva tutta la pericolosa realt della vita quotidiana. Certi agitati, dei poeti come se ne trovano sempre, si dichiararono incantati dallavventura e intraprendevano cacce favolose, degne della mitologia. Realizzarono in sogno tutte le azioni eroiche che gli antichi, per uno strano presentimento, avevano soltanto immaginato. Forti dellimpunit che gli assicurava lintera possessione della quarta dimensione, si consegnarono a tutti gli eccessi nei loro nuovi sogni a tre dimensioni. Si divertirono a urtare di fronte treni rapidi, lanciati a tutta velocit; si gettarono dallalto di monumenti elevati, si precipitarono su delle spade, si fecero legare davanti alla bocca del cannone; dappertutto si divertirono a tagliare in pezzi delle armate intere, a rimanere intatti sotto un fuoco intenso. A volte, si regalarono la squisita sensazione di penetrare soli e senza armi nelle ombre sotterranee di castelli popolati da fantasmi o di ricreare per il solo loro piacere le orge o i massacri pi famosi dellantichit. Sfortunatamente, tali fantasie non erano senza pericolo. Quelle materializzazioni di oggetti creati di tutto punto dalla volont dei dormienti e costituiti in modo tangibile a tre dimensioni, divennero presto ingombranti. Al mattino, si ritrovava, nella casa dei veggenti, tutto un ammasso di macchine frantumate, di corpi sanguinanti, a volte anche le fucilate o i colpi di cannone, materializzati a tre dimensioni, che raggiungevano inoffensivi passanti e mettevano a foco dei villaggi interi. Si fu dunque obbligati a promulgare, a quellepoca, una severa regolamentazione contro i dormienti capaci di mantenersi in sogni a quattro dimensioni e costringerli a prendere, ogni sera, una pozione speciale che precludeva tutti i sogni. Le immaginazioni a quattro dimensioni furono proibite e si permisero solo le escursioni di una volta le quali, almeno quelle, passavano inosservate, rimanevano invisibili e mettevano in soggezione solo gli uomini di epoche anteriori, che, davanti a quelle intrusioni, invocavano il caso e la fatalit. Furono vietati infine sotto pena di morte i sogni a tre dimensioni alle persone incapaci di rifugiarsi nella quarta dimensione, avendo lesperienza sufficientemente dimostrato che i sogni non venivano per nulla dalla volont umana, ma che erano generati, al contrario, da una subcoscienza comune a tutti gli esseri, la cui autentica natura non doveva essere rivelata che ben pi tardi, nellet dellUccello dOro.

XXXVII. I batteri giganti


Linizio del secondo periodo scientifico fu contrassegnato dallinstaurazione della tirannia definitiva dei Dodici Sapienti assoluti e da un inconcepibile attentato del Grande Laboratorio Centrale contro lumanit. Da tanto tempo si avvertiva nelle regioni dellEuropa africana e dellAtlantide, che qualcosa di straordinario era architettato al Grande Laboratorio Centrale, ma mancavano precisazioni su questo punto. Dalle sue istruzioni frequenti, dalle misure che ordinava nel mondo industriale, ci si immaginava che il Grande Laboratorio Centrale si interessasse al benessere generale dellumanit. Ci si stup, tuttavia, di vedere le sue comunicazioni con il mondo esterno farsi sempre pi rare e si constatava che il grande palazzo si trasformava, ogni giorno di pi, in una sorta di fortezza inaccessibile. Gli accessi erano proibiti fino a due piani, e nessuno, del resto, avrebbe osato avventurarsi in quella zona pericolosa. Nulla, a dire il vero, nella vasta pianura, smascherava la presenza di fortificazioni qualunque, ma si sapeva che terreni velenosi, che cordoni radianti, capaci di ridurre in potenza lacciaio pi duro, proteggevano sufficientemente gli accessi del Laboratorio sulla terra e nel cielo. Si percepiva che quella ritirata e quel magnifico isolamento erano indispensabili per portare a buon fine delle ricerche scientifiche e, inizialmente, non ci si stup oltre misura di quei lavori di difesa formidabile. Linquietudine per divenne grande il giorno in cui si spanse con la rapidit della luce il rumore di tonnellate di bolle di coltura che si erano appena riversate nelle canalizzazioni di acqua potabile e nei fiumi equatoriali e che venivano, senza alcun dubbio, dal Grande Laboratorio Centrale.

Di certo, la maggior parte dei mezzi impiegati per distruggere i pericolosi microbi o per proteggersene era ben conosciuta, ma ancora non si avevano i sieri necessari in gran quantit per difendersi contro la crescente inondazione dellinvisibile nemico. Lo stupore, la costernazione, poi infine il terrore, si impossessarono di tutti gli spiriti quando si seppe che il Grande Laboratorio Centrale rifiutava di rispondere ad ogni radiogramma e che non consentiva, senza alcun pretesto di occuparsi delle sconvolgenti epidemie che si preparavano. Nessun dubbio: il Grande Laboratorio Centrale seguiva un piano sconosciuto, terrificante, e non si poteva pi contare sulla sua assistenza. Rapide analisi permisero di constatare che le malattie pi orripilanti erano diffuse in tutte le canalizzazioni: la sifilebbra, la febbre gialla, lherpes encefalico, la rabbia, il tetano, altrettante malattie dimenticate da tempo, in ragione delle energiche misure che erano state prese per difendersene, e che accorrevano in folla, pronte a introdursi direttamente nellorganismo umano, con una virulenza che scompaginava tutti i metodi comunemente impiegati. I batteri del Grande Laboratorio Centrale non erano infatti dei microbi come gli altri; erano stati specificamente fatti crescere in condizioni particolarmente favorevoli; non potevano essere paragonati agli umili bacilli che si sviluppano nel corpo, combattuti ogni giorno dallorganismo, annegati dal numero dei loro nemici, indeboliti, poi eliminati. Laffollamento generale avrebbe avuto le conseguenze pi gravi se il felice intervento di una sapiente giapponese che si trovava l, non avesse dirottato bruscamente il pericolo nel modo pi elegante. Lungi dal cercare di distruggere i microbi, quel medico aveva avuto leccellente idea di condurre, su quei soggetti, delle ricerche sulle origini e le cause reali del gigantismo. Grazie alle sue scoperte, era conosciuta, gi da qualche tempo, la maniera di accrescere in modo curioso la taglia di quegli organismi primitivi che erano gi chiamati microbi e di conferirgli un tale sviluppo che si potesse osservarlo a occhio nudo. Quella scoperta non aveva allinizio come oggetto che facilitare gli studi medici; essa salv, in quel momento, tutta una parte dellumanit. Grazie alle tonnellate di nutrimento speciale che fu fabbricato in qualche giorno, i pericolosi bacilli in circolazione ingrandirono lentamente, divennero visibili ad occhio nudo e, per questo motivo, furono ormai del tutto incapaci di introdursi nellorganismo umano. Il solo lato divertente di quellavventura fu leccesso col quale ci si abbandon alla fabbricazione dello speciale prodotto. Si aveva una tale paura di quellinvisibile nemico, una tale fede nella salvezza che offriva il nuovo alimento, che se ne fabbric in modo esagerato e che a forza di inondare tutte le canalizzazioni, ci si trov presto in presenza di microbi con la taglia di piccoli animali domestici. E fu uno spettacolo infinitamente ripugnante vedere accumularsi nelle vie, poi trascinarsi verso i fiumi, migliaia di lunghi serpenti argentati, dei granchi immondi, spugne viscose e ricci gelatinosi, che rappresentavano i terribili bacilli del giorno prima e che secernevano veleni abominevoli. Qualcuno fu conservato per curiosit; altri furono imbalsamati, in ricordo del terribile pericolo che era stato corso, ma quei passatempi di un istante fecero presto posto a nuove inquietudini.

XXXVIII. Il disgusto dellimmortalit


Quando il terribile pericolo delle colture microbiche fu eluso, dopo un primo moto di gioia si cominci a riflettere e ci si chiese da dove provenisse quella improvvisa ostilit del Grande Laboratorio Centrale. A quale nuovo pericolo si era esposti? Si era in diritto di avere paura. Poi, grazie a parole o gesti sorpresi e registrati nel fotofono senza filo, si fin per capire le ragioni inattese di quella brusca rottura tra i Sapienti assoluti e gli uomini-cellule. Una formidabile rivoluzione aveva appena sconvolto il Grande Laboratorio Centrale gi da sei mesi: i Sapienti assoluti conservavano finalmente le sorgenti stesse della vita e il segreto formidabile dellimmortalit. Di certo quello non era lunico segreto. Comportava evidentemente centinaia di metodi, processi antichi destinati a rinnovare automaticamente le cellule del corpo umano e a rendere luomo praticamente immortale prolungandone indefinitamente la vita. Fu osservato allora che nessun decesso si era prodotto, da tantissimo tempo, al Grande Laboratorio Centrale. Intendeva questo riservarsi il monopolio dellimmortalit, fare una selezione tra gli uomini e annientare fin dora i pi deboli? A questo proposito furono concepite tutte le congetture. Inizialmente si esit per timore, poi, presto, diffondendosi la novit della scoperta dellimmortalit nel mondo intero, ci fu unirruzione formidabile, irresistibile, verso il Grande Laboratorio Centrale, uno scatenamento di folle come non si era mai visto dalle epoche preistoriche del medioevo mistico. Persone si trascinavano in ginocchio, si raschiavano alle pietre del sentiero, altri gettavano davanti a loro gli oggetti pi preziosi che potessero possedere, offrivano tutta la loro fortuna, senza pensare allassurdit di

tali offerte fatte a dei sapienti che possedevano limpero della natura. Ci furono ardenti suppliche, toccanti intercessioni in favore di donne o di bambini adorati. Ci fu infine, quando si comprese che tutte quelle suppliche erano vane, uno slancio brutale, torrenziale, uno scatenamento di tutte le forze animali dellumanit che partiva alla conquista dellimmortalit, decisa a impadronirsi ad ogni costo del Grande Laboratorio Centrale per sottrargli, con le buone o con le cattive, il suo formidabile segreto. Armate furono organizzate in modo puerile fin nei paesi di Estremo-Nord. Era come un risveglio generale dellistinto di conservazione, unultima scossa disperata delle civilt di una volta verso limmortalit, verso la speranza in un domani inaccessibile. I cadaveri si ammucchiarono presto attorno al Grande Laboratorio Centrale, polverizzati, liquefatti da getti che li volatilizzavano, o falciavano con un solo raggio delle armate intere. E poi, a poco a poco, cominci lo sconforto e una sorta di strana follia si appropri di tutti i combattenti. Ci furono, in ogni citt, casi di delirio collettivo, conversioni mistiche operate in massa, una sorta di addomesticazione delle volont, una schiavit generale accettata docilmente e come con piacere, una sottomissione rispettosa e quasi gioiosa alle volont sconosciute e misteriose del Grande Laboratorio Centrale. Evidentemente, i Sapienti assoluti avevano agito direttamente sugli spiriti in un modo rimasto occulto. Forse avevano saputo ritrovare i segreti di una volta riguardanti lasservimento della volont e la suggestione a distanza? Si comprese che limpero assoluto dei sapienti immortali era ormai stabilito pesantemente e senza ritorno sulla terra intera, brutalmente manovrato. Fu un periodo di trionfo senza limiti per il Grande Laboratorio Centrale. I sapienti assoluti non morivano pi. Rimanevano sempre identici a se stessi, e trascorsero cos un centinaio di anni senza modificazione apparente. Poi, un bel giorno, fu annunciato un primo decesso al Grande Laboratorio Centrale, poi un altro. Si pens inizialmente a un incidente, ma occorse presto arrendersi allevidenza. I sapienti pi anziani si lasciavano morire senza sembrare badarci e si cap, conoscendo la loro scienza incomparabile, che simili atti non potevano essere involontari. Quali strane debolezze della vita avevano dunque potuto impadronirsi di quegli uomini che avevano visto tutto, tutto conosciuto, tutto esplorato e per i quali la vita non era pi che un perpetuo ricominciamento senza interesse e senza imprevisto? Si venne a sapere, con ancora pi stupore, che erano avvenute delle nascite al Grande Laboratorio Centrale, e ci si sforz di giustificare lavvenimento agli occhi della folla. Si sostenne che certi sapienti avevano giudicato preferibile, per lavvenire dellumanit, rinnovare interamente il loro essere assicurandosi una discendenza che non era, insomma, che un semplice prolungamento della loro stessa personalit. Era questo una protesta della natura, un irresistibile ritorno verso la normale marcia delle cose? Non apportava con s limmortalit scientifica una fatica contro-natura e una debolezza infinita? permesso pensarlo, ma il Grande Laboratorio Centrale non lo confess mai. Fu solo molto pi tardi che si concep tutta lassurdit di quella immortalit in quantit, il giorno in cui si cap che lautentica immortalit non esisteva che in qualit, sul posto per cos dire, grazie alla creazione di capolavori immortali di bont o di bellezza che, soltanto, possono raggiungere linfinito.

XXXIX. Il ratto
Quando i sapienti del Grande Laboratorio Centrale furono sicuri di aver scoperto i segreti della vita e, di conseguenza, dellimmortalit, ne ebbero anche una legittima soddisfazione ma per altri fini. Dai tempi pi remoti del mondo, lumanit aveva oscuramente percepito tutto il ridicolo della morte, tutta lassurdit di quellannientamento del corpo, nel momento stesso in cui luomo avrebbe potuto raccogliere i frutti della sua esperienza e del suo lavoro. Per tanto tempo luomo si era consolato di questa assurda degradazione inventando finzioni poetiche sulla vita futura. Poi, essendo state quelle favole primitive battute in breccia e ridotte a niente dalle scoperte positive della scienza, il mondo intero si era abbandonato, per secoli, alle pi oscure neurastenie. Perch tentare uno sforzo? A cosa serviva avere ammirevolmente macchinato la vita e trasportato il paradiso sulla terra se non se ne poteva approfittare, se, dopo qualche anno, si era costretti a scomparire, come lanimale pi primitivo e pi abietto? Un meccanismo era facilmente riparato, se ne prolungava cos la vita indefinitamente e non si era capaci di fare altrettanto per il corpo umano, composto tuttavia di elementi semplici e che non chiedeva che di rinnovarsi semplicemente in perpetuo. Dopo un periodo di sette anni circa, tutte le parti del corpo sono naturalmente rinnovate, perch dunque non assicurare quel rinnovamento senza degradazione? Nellorgoglio della propria scoperta, i Sapienti del Grande Laboratorio Centrale ebbero in origine una sola idea: asservire il mondo al loro dominio, divenire i padroni della vita sulla terra intera. Ho detto come giunsero, con semplici metodi magnetici, a calmare lesasperazione delle folle che irrompevano verso il Grande Laboratorio Centrale alla conquista dellimmortalit; come, per suggestione,

asservirono alla loro volont, gioiosamente e senza restrizione, una moltitudine che, ancora il giorno prima, si spingeva, nella sua rabbia, ai limiti della follia. Negli anni che seguirono, quelladdomesticazione della massa divenne ancora pi totale. Gi il mondo intero non formava che un immenso meccanismo, infinitamente delicato, composto da uninestricabile rete di fili, di comandi, di canalizzazioni, di effluvi radianti, e si avvertiva la necessit di un ordine assoluto, di unautorit potentissima per mantenere lequilibrio in quella vasta macchina sociale divenuta troppo complessa. Questa complessit si accrebbe ancora quando la folla si trov addomesticata, classificata in specializzazioni diverse dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale. Padroni delle sorgenti della vita, i sapienti del Laboratorio modificarono a poco a poco le forme tradizionali del corpo umano. Agli schiavi impiegati nei lavori di forza furono sviluppati i muscoli in modo speciale, mentre il loro cervello, ridotto al minimo indispensabile, si completava di un casco registratore, che obbediva alle pi piccole indicazioni date dal Laboratorio. Altre persone, incaricate di lavori intellettuali, furono, per cos dire, interamente disarmate dal punto di vista fisico, e ridotte, in anticipo, allimpotenza di ribellarsi se esse avessero mai tentato di farlo cosa che era molto improbabile. Quelle specializzazioni, moltiplicate allinfinito, furono del resto accolte con gioia dagli uomini, che si sentirono interamente rassicurati da quello stato di dipendenza. Capivano di far parte di un tutto sociale, si trovavano meno isolati, meglio sostenuti e, nelle loro nuove funzioni, esagerarono nelle gioie della specializzazione fino alla follia. Sfortunatamente, quella formidabile organizzazione presupponeva unoccupazione del Grande Laboratorio Centrale sulla terra intera, perch il minimo granello di polvere imprevisto sarebbe stato sufficiente ad arrestare la marcia di quel colossale orologio. Del resto, fin dallinizio, quella organizzazione autocratica del mondo non si realizz senza qualche catastrofe. Fu, in origine, forse non lo ricordiamo, la terribile cospirazione dei vegetali che mise la scienza in pericolo. A forza di giocare con le sorgenti della vita, di trasmettere il fluido essenziale, a titolo desperienza, negli oggetti inanimati, poi nelle piante, ci furono certe perdite che sfuggirono alla stretta attenzione del Grande Laboratorio Centrale. Niente fu pi terribile che la brusca crescita delle piante divenute coscienti, che invadevano le citt, la campagna, aggrappandosi ai fili di trasmissione, deviando le correnti elettriche e di cui non si pot venire a capo che propagando una malattia microbica nella nascente foresta. Linquietudine, in quel momento, fu condotta al culmine. Si ricordava infatti, dei pericoli storici che presentavano gi le bestie feroci o gli sconvolgimenti geologici, ma si ignorava il mistero profondo delle foreste antidiluviane che liberarono lossigeno di cui viviamo, linvadente follia delle febbri, il preoccupante enigma delle piante animate. Ci fu anche, in quellepoca, qualche resurrezione negli antichi cimiteri che impression intensamente lopinione. Ma quelli non furono che errori di partenza. Altrettanto pericolosa fu, qualche decina danni pi tardi, quando il mondo scientifico appariva definitivamente organizzato, lapparizione di un semplice ratto, dimenticato nelle distruzioni generali, uscente da non si sa quale rifugio remoto e che, tranquillamente, passeggi per sei mesi nelle canalizzazioni, provoc imprevisti cortocircuiti, distruzioni di macchine motrici, interruzioni interminabili nei servizi di trasporto, di telegramma o di approvvigionamento. In passato, nel tempo in cui il mondo non era ancora civilizzato, la distruzione di quel ratto sarebbe stata delle pi semplici. Sarebbe bastato prendere un fucile, preparare un trappola con un po di lardo, o mettersi in caccia con un cane da ratti. Nellammirabile mondo della scienza, tali procedimenti divenivano completamente impraticabili. I cervelli, privati di corpo, non potevano arrischiarsi in una simile avventura in ragione della loro inferiorit fisica. I colossi, dal cervello di alluminio, erano ugualmente incapaci di compiere una caccia cos complicata. Tutti i loro movimenti erano regolati in anticipo, tutti i loro atti decisi elettricamente; la loro iniziativa personale sarebbe stata insufficiente in presenza di mille fantasie, di salti imprevisti, di sparizioni o di balzi inattesi di un semplice ratto cosciente e indipendente. Occorsero diciotto mesi di lavoro costante del Grande Laboratorio Centrale, per venire a capo di quel nemico formidabile che metteva in pericolo lordine del mondo intero e che eludeva, grazie al suo istinto naturale, i pi sapienti stratagemmi dei sapienti. La sicurezza stessa del Grande Laboratorio Centrale fu in gioco, certe comunicazioni interrotte, certi fili tagliati.

Si dovette, a poco a poco, grazie a prodigi inauditi di scienza e di abilit, mansuefare il ratto, suggerirgli idee umane, cominciare la sua educazione, fargli capire i rudimenti della scienza e ci fu certamente il compito pi ammirevole che avesse mai tentato il Grande Laboratorio Centrale. Quando fu fatto, quando la mentalit del ratto si fu elevata alla complessit di un cervello scientifico, la sua cattura fu ormai solo un gioco e il suo annientamento salv il mondo meccanico dal pi grande pericolo che avesse mai corso.

XL. La donna-campione
Con lo sviluppo autocratico della scienza assoluta, la questione femminista non si pose neanche pi. La vita si prolung indefinitamente grazie alla sostituzione progressiva delle diverse parti del corpo. Gli uomini non morivano pi, del resto un po come in passato, se non per scelta volontaria, e le malattie erano ormai sconosciute. Era stato sviluppato, infatti, in una maniera particolare, quel senso antichissimo che era gi chiamato listinto negli animali, listinto della conservazione fisica per luomo, e che non altro che una visione interiore che noi abbiamo dei diversi fenomeni che accadono nel nostro corpo, una preveggenza certa dei pericoli che possono fargli correre tali o tali altri strani germi. Quando questa visione interiore fu sviluppata al sommo grado come conveniva, le malattie pi gravi furono fermate fin dallinizio. Per la prima volta, quando non ci furono pi medicine, la medicina fu cosa diversa della ciarlataneria e non si fece pi ricorso alle vaghe indicazioni di un empirismo incosciente, come era stato fatto in passato. Naturalmente, la questione di riproduzione della specie divenne ugualmente senza interesse. Non distinguendosi pi le donne dagli uomini nei loro lavori e nelle loro occupazioni, non si distinsero neanche pi nei costumi. Gli esseri umani ricordavano gli androgeni primitivi descritti dalle religioni antiche. Basti dire che lidea stessa della maternit non tocc pi nessuno. Del resto, grazie a misure energiche prese in quel campo dai sapienti del Grande Laboratorio Centrale, tutto ci che rappresentava in passato la preoccupazione principale e la gioia dellumanit divenne una cosa definitivamente sconosciuta e profondamente disprezzata dagli esseri scientifici che non potevano conoscere da s ci di cui si parlava loro e che consideravano lamore come un ricordo storico, come una decadenza animale che interessava unicamente la storia naturale e che si rivelava solo da semplici ricerche anatomiche. Ci che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale non dissero in quel momento, per non risvegliare inutilmente lattenzione, che essi avevano creduto bene conservare, in un laboratorio a fianco, proibito al pubblico, una curiosa coppia che rappresentava luomo e la donna come esistevano in passato sulla terra. Quel laboratorio speciale era stato ammobiliato in un modo molto particolare, con oggetti feticisti alla maniera di un tempo. Cerano delle sedie che, al posto di essere in ferro articolato per sostenere le braccia durante la lettura o le ricerche di laboratorio, erano formate da curiosi cuscini multicolori, che raffiguravano fiori o uccelli, e supportati da frammenti di legno naturale ugualmente intagliato in forma di fiori o di arabeschi. Niente apparecchi scientifici in tutta la casa; al posto del laboratorio di riparazioni fisiologiche, cera una grande sala dove si mangiava come una volta, senza distinzione delle tossine, dei pezzi di animali morti cotti sul fuoco, o di vegetali non ancora decomposti. Al muro, al posto del quadro di distribuzione di energia, ancora dei fiori e degli animali riprodotti sia in bronzo sia dipinti e che si ingegnavano a riprodurre, come ai tempi dellingenuit umana, delle scene naturali. Una sola invenzione appariva veramente nuova e pratica ed era quella di semplici stoppini di cotone, imbevuti nellolio minerale e che, accesi dallestremit, procuravano della luce senza canalizzazione, senza fabbriche generatrici, in breve senza alcun dispositivo sociale. Quella era unautentica opera darte di invenzione dei sapienti del Grande Laboratorio Centrale. La coppia che viveva l era composta di bei campioni della razza umana. I Sapienti assoluti avevano soprannominato la donna-campione la Regina, per ricordare anche, per analogia con le colonie di api, il ruolo di riproduzione che lei era chiamata a giocare. Quanto alluomo, in ragione delle sue occupazioni preferite, gli si aveva dato un soprannome antico e antiquato: era chiamato il Poeta. Quei due esseri vivevano una vita strana, completamente isolati in quel nuovo paradiso scientifico, avendo rapporti con il solo Grande Sapiente assoluto che dirigeva il Laboratorio Centrale.

Per mantenere il campione-donna nel suo stato primitivo, ci si era sforzati, con laboriose ricerche, di ricostituire esattamente il suo ambiente e di mettere a sua disposizione tutto ci che poteva favorire i suoi gusti secolari, i suoi appetiti irresistibili. E inizialmente, attorno al palazzo dove abitava, aldil dei fossi, era stato costruito un ammirevole gioco di specchi che riproducesse esattamente tutto quello che si faceva nel palazzo e limmagine delle persone che vi si trovavano. La donna-campione poteva cos trascorrere lunghe ore nella sua terrazza, a contemplare da lontano la propria immagine nellimmagine del proprio palazzo, e la sera, rientrava, malinconica, raccontando tutte le bellezze che aveva visto, invidiando con passione quella donna cos felice che abitava di fronte un palazzo magnifico e che, malgrado la sua orribile bruttezza, aveva qualcuno vicino a lei, che restava inginocchiato tutta la giornata, che lamava, che si occupava di lei, la quale invece pensava solo ad evitare le minori fatiche o i pi piccoli dolori. E il poeta, che aveva passato delle giornate intere ai piedi della sua donna senza poter destare la sua attenzione e senza osare interrompere la sua fantasticheria, protestava un po come pro forma quando era il momento della bruttezza della sua vicina principessa. Quello era un argomento sempre rinnovato da litigi tra il povero uomo campione e la sua tirannica compagna. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale, tramite lintermediazione degli omuncoli, vale a dire dei piccoli esseri automatici e insignificanti creati dalla scienza, inviavano ogni giorno alla donna nuovi regali destinati a soddisfare le sue pi segrete passioni. Le erano offerti stivaletti con i quali era impossibile camminare, cappelli con i quali non ci si poteva guardare attorno, vestiti pi piccoli del corpo che dovevano contenere, o libri di filosofia antichi, impossibili da capire, ma la cui presenza sulle tavole circostanti compiaceva lignoranza della donnacampione. Per favorire ugualmente il suo ruolo di regina delle api, era stato immaginato di creare nel palazzo, al di fuori della stanza da letto di modello antico, dei luoghi pericolosi e imprevisti dove lei potesse incontrarsi con il poeta: delle ingombrate mansarde seminate di trappole, delle cantine romanesche dove si aprivano prigioni sotterranee riempite di falci e di spade in un posto che precisamente nessuno poteva scoprire nelloscurit. Cera anche, per la riproduzione, una siepe dove si sapeva, da fonti certe, si trovasse sempre avvolto qualche serpente velenoso e un albero della cuccagna altissimo che terminava con un piccolo nido posto in equilibrio. Grazie a questa variet perpetua, i sapienti del Grande Laboratorio Centrale si erano ingegnati a soddisfare i gusti di avventura della giovane donna. Tuttavia, malgrado tanta considerazione, la Regina rimaneva triste e malinconica; spesso faceva venire il vecchio Idrogeno, il decano dei Sapienti assoluti, e si intratteneva lungamente con lui. Gli spiegava che il poeta non la capiva, che lei era fatta per vivere con un uomo dazione. Le visite di Idrogeno si moltiplicarono e fu linizio di uno scandalo inaudito nella scienza e che afflisse linizio del secondo periodo scientifico.

XLI. Il poeta-tipo
Fu verso il terzo anno del secondo periodo (stile antico) che scoppi lo scandalo che rischi di scuotere, in modo definitivo, i dodici piani della scienza. Dovendo un restauratore fare, per caso, un importante ordine di acido formico, si indirizz al suo fornitore tramite radio-fotogramma per esaminare direttamente sullimmagine del suo corrispondente quali potessero essere le sue intenzioni commerciali. Avendo il radio-fotogramma, in seguito a una sfortunata negligenza, attraversato i muri del Palazzo segreto dove era conservata la donna-campione in compagnia del poeta-tipo, il restauratore vide, con stupore, sullo schermo del suo apparecchio, una scena che si aspettava davvero poco. In compagnia della donna-campione, Idrogeno, il Sapiente assoluto del Grande Laboratorio Centrale, ricostruiva dei gesti antichi di animalit proprio come i manuali di storia ne riferivano nei tempi passati, senza preoccuparsi degli orribili veti e delle rigorose leggi che egli stesso aveva promulgato a proposito. Come si pu immaginare, trovandosi l qualche cliente del restauratore, essi circondarono curiosamente lo schermo; poi ci fu una folla di omuncoli che interruppero i loro lavori di schiavi per osservare, anchessi, quello strano spettacolo. Ne risult presto una totale disorganizzazione dei lavori, minuziosamente organizzati, della citt intera; quella interruzione ebbe la sua ripercussione in paesi remoti, e si poterono temere, in un momento, terribili complicazioni Fu avvisato in fretta il Grande Laboratorio Centrale e fu subito uno scandalo inaudito, le porte furono subito chiuse, con il divieto assoluto di avvicinarsi a meno di tre effluvi. In quel tempo, nel palazzo che gli era stato riservato, la donna-campione si divertiva follemente allidea dello scandalo terribile che sarebbe scoppiato quando suo marito, il poeta-tipo, lavesse sorpresa.

Infatti, a lei raccapricciava quel sognatore insaziabile con la quale era stata rinchiusa per perpetuare la razza e che, tutto il giorno, si ostinava a fantasticare sulle stelle e a celebrare la bellezza della sua compagna su tutti i mondi, in versi e anche in prosa, perch era un autentico poeta. Spesso, nella segreta speranza di provocare una collera imprevista, la donna-campione aveva dichiarato al poeta-tipo di tradirlo con Idrogeno; ma il poeta-tipo non la credeva perch lei era bella e il vecchio Idrogeno era paurosamente brutto. La donna-campione si era allora sforzata di spiegargli le ragioni morali che la spingevano a tradire il suo poetico compagno: in realt, lei non capiva nulla di poesia, trovava assolutamente ridicola quella perpetua ricerca dellirreale, non ammetteva che si potesse concepire ci che lei chiamava dei nonsense e delle favole. La certezza scientifica di Idrogeno, il suo effettivo e materiale potere la seducevano invece infinitamente; avrebbe voluto che il suo compagno il poeta uccidesse Idrogeno e si impadronisse del potere scientifico. Si sforzava di eccitarlo ogni giorno di pi contro il suo rivale, ma senza riuscirci. Il poeta, infatti, non la credeva; per lui, la donna era un essere divino, tutto fatto di sensibilit, di intelligenza e di bellezza, che la natura aveva creato per capirlo. Il suo carattere mutevole, i suoi bruschi sbalzi di umore ne facevano ogni giorno una nuova donna e il poeta si specchiava con delizia in quelloceano di passioni sempre nuove e per sempre identiche, come nello specchio del suo proprio spirito. Il poeta non aveva affatto il desiderio di uccidere Idrogeno; allinizio perch non era geloso, non potendo pensare un solo istante che la sua rozza materialit potesse avere qualche fascino sulla donna, e poi anche perch teneva al proprio benessere. A volte, per piacere, si era sforzato di mostrarsi geloso: aveva anche ucciso un omuncolo che, per simpatia, gli aveva detto la verit e al massimo della sua vistosa collera, impiegava istintivamente i mezzi pi sottili e pi sicuri per non venire a conoscenza di nulla di compromettente. Del resto, unazione violenta e brutale non faceva parte di lui; la pratica della poesia lo aveva elevato fino ai pi alti vertici: dava del tu agli astri, rovesciava luniverso, faceva esplodere gli dei; voleva che si rompessero, dopo il suo passaggio, gli oggetti di cui si era servito anche solo per un istante; avrebbe, da s, combattuto unarmata di giganti. Era, in una parola, un poeta di orgoglio, vale a dire un essere infinitamente pauroso che la pi piccola realt bastava a stornare. La sola idea di venire a conoscenza di una notizia imprevista lo terrificava: aveva paura di tutto, anche delle nuvole, perch ogni oggetto, anche il pi futile, era per lui riempito di problemi inesplicabili, di imprecise minacce, di fantasmi in movimento; era felice, come i bambini, solo quando si poteva divertire con i suoi libri di immagini o credere che la luna esistesse soltanto in funzione dei suoi desideri. Quando la donna-campione gli suggeriva direttamente o indirettamente di uccidere il Sapiente assoluto, gli dipingeva il loro brillante avvenire quando fossero stati i padroni del Laboratorio Centrale; gli ribadiva che, possessori della scienza universale, sarebbero stati da quel momento come degli dei. Lui non la credeva: le rispondeva che dietro ci che lei vedeva cera sempre unaltra cosa, che le sole idee erano certe, che la divinit era in noi; poi i suoi occhi si perdevano verso il cielo, seguendo attentamente le idee che prendevano lentamente il volo, come fanno a volte certi animali che guardano le cose sconosciute che passano nellaria. Quando scoppi lo scandalo del Laboratorio, innegabile, inevitabile, il poeta non ebbe affatto quellaccesso di violenza che la donna-campione sperava da lui, non ebbe un movimento di rivolta, n di sorpresa. Una novit materiale non contava per lui: solo la caduta morale del suo ideale sembrava colpirlo. Per diversi giorni, non riapparve; lo si vide soltanto mentre, nelle collezioni etnografiche del Laboratorio, cercava con foga un chiodo dei tempi passati, poi una corda come quelle di una volta che non sarebbe mai stata intrecciata nel mondo scientifico. Si disse anche che al di sotto del chiodo che piant nel muro della sua camera, disegn, non si sa bene perch, la banale immagine del satellite della terra. Fu semplicemente constatato, qualche tempo dopo, che era morto per asfissia e quella perdita fu registrata con pena dal Conservatore delle collezioni del Grande Museo. Idrogeno riprese il proprio posto nel consiglio dei Sapienti assoluti e fu spiegato molto chiaramente al popolo degli omuncoli tutta la devozione che aveva spinto quel grande sapiente a studiare delle questioni antiche, pericolose e oggi senza interesse. Quanto alla donna-campione, ci furono grandi preoccupazioni a riguardo. Cosa incomprensibile: lei mostr un immenso dispiacere quando venne a conoscenza della scomparsa del suo compagno. Ormai, non avendo pi nessuno sulla terra da tormentare, la sua vita era senza scopo. Per evitare ogni complicazione, si prese la saggia decisione di declassarla; fu ritirata dalle collezioni, malgrado linteresse storico che rappresentava, il suo cervello antico fu rimpiazzato da una scatola modello 327 in alluminio fosforoso e fu dispersa, incosciente e docile, nella folla servile degli omuncoli.

XLII. Il massacro degli omuncoli


Un sapiente che, nel suo laboratorio, considera la natura delle cose, ignorer sempre ci che pu essere la ripugnanza o il disgusto. Quale che sia linfezione del composto che esamina, lui lo guster, se necessario, nel modo pi tranquillo del mondo. Per lui si tratta soltanto di corpi chimici conosciuti, sempre gli stessi. In seguito al considerevole progresso della scienza, gli uomini finirono per esaminare ogni cosa sotto questo speciale angolo scientifico e, per loro, tutti i fenomeni della natura divennero ugualmente interessanti, senza che alcuna distinzione potesse essere utilmente stabilita tra una reazione chimica, per esempio, e una passione violenta provata per il bene o per il male. Al di sotto degli esseri umani erano poste del resto le macchine che assicuravano lesistenza del mondo intero, e quelle materializzazioni dellintelligenza collettiva che erano le grandi fabbriche erano messe ben prima delle semplici manifestazioni individuali del pensiero. Per una inclinazione del tutto naturale, gli animali artificiali creati dalluomo per i suoi bisogni giornalieri, furono allo stesso modo in quellepoca loggetto di tutte le simpatie. Gi, nei primi tempi della civilt, era stato osservato quanto le nuove forme delle macchine rompessero violentemente con le tradizioni artistiche del passato e ricordassero, al contrario, le creazioni della natura. Lautomobile era stata il primo strumento di uso comune che offrisse qualche indicazione in quel senso. Nei tempi barbari, si era immaginato di concepire lautomobile un po alla maniera di un tempio greco o di un mobile Luigi XV; volentieri, furono nascoste le sue parti meccaniche sotto una carrozzeria di stile raffigurante una nave romana o una portantina, e i progetti pi fantastici furono allora proposti. Occorse lintervento della necessit perch si capisse quanto questo modo di vedere fosse antiquato e mal si applicasse alle nuove idee. Le automobili da corsa, alle prese con le immediate esigenze della velocit, furono le prime a indicare la via che bisognava seguire; gli artisti le qualificarono in origine come mostri poi, a poco a poco, si liberarono dei pregiudizi antichi, ne celebrarono larmonia nuova e limperiosa bellezza. E presto, quando lautomobile ebbe conquistato la sua nuova forma, grazie alle sole indicazioni dellempirismo, si cap infine che essa realizzasse molto semplicemente, senza che fosse possibile accorgersene, la struttura logica e completa di un animale nuovo. Dalla testa, con i suoi occhi e la sua voce, fino alla nera defecazione dello scappamento, lautomobile si comportava come un vero e proprio animale, con le stesse debolezze, gli stessi difetti, la stessa febbre a certe ore del giorno temperata dal sudore del radiatore, lo stesso recupero di forze allimbrunire, con il cuore che batteva con le sue valvole, la colonna vertebrale della sua trasmissione, convogliante i movimenti alle zampe motrici posteriori grazie allintervento di un differenziale a forma di bacino, mentre le ruote anteriori tastavano il percorso. La circolazione dellacqua, la circolazione dellolio, linnervazione elettrica, altrettante reti distinte richieste dalla logica, indicate imperiosamente, come se, in ogni costruzione, certe leggi naturali esigessero le stesse forme, gli stessi processi. Il nuovo essere si distingueva dagli esseri naturali per lidea della ruota e degli ingranaggi, ma non si distingueva che per questo. Non si ravvide qui che un semplice e divertente ravvicinamento, finch fu attribuita alluomo unintelligenza divina superiore alla materia. Ma quando il materialismo ebbe progredito ancora, quando si cominci a vedere in ogni fenomeno, materiale o morale, soltanto una semplice giustapposizione di forze molecolari, ci si chiese logicamente se gli animali artificiali potessero distinguersi dagli animali naturali altrimenti che per la loro imperfezione. La questione divenne ancora pi preoccupante quando quegli animali artificiali si perfezionarono maggiormente. Un po ovunque, allinizio del periodo scientifico, si cominciarono a costruire, per lindustria e per i bisogni della vita domestica, degli omuncoli destinati a giocare il ruolo di schiavi di una volta. Quegli omuncoli variavano di forma secondo gli usi ai quali erano destinati. Un omuncolo incaricato, in una fabbrica, di sorvegliare il lavoro dei torni automatici evidentemente non era lo stessa cosa di un omuncolo incaricato in una stazione telegrafica o alla preparazione di prodotti tossici in un laboratorio. Tutti per erano costruiti circa imitando il corpo umano, tutti erano dotati di movimenti riflessi, sufficientemente organizzati, e la perfezione del loro meccanismo era tale che spesso si aveva qualche difficolt a distinguere, nel corso del suo lavoro, un omuncolo da un uomo ordinario. Bisogna aggiungere del resto che i sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano dimostrato una svariata destrezza nel realizzare in modo perfetto il sogno dei ricercatori del passato. Di certo non avevano fatto ricorso alle famose ricette di Paracelo per costruire i loro omuncoli. Quelli non erano, come volevano gli alchimisti, piccoli esseri senza gravit, senza sesso e provvisti di poteri soprannaturali. Ci si era divertiti,

al contrario, a renderli pi possibilmente simili alluomo, con la speranza segreta che, riproducendo fedelmente le forme della natura, si sarebbe arrivati ad avvicinarsi sempre pi alle sue creazioni. Ci furono anche a quellepoca degli strani omuncoli di laboratorio ai quali fu artificialmente trasmesso il fluido nervoso ricavato da certi animali e che, a poco a poco, apparvero dare segni evidenti di indipendenza e di iniziativa. Un po ovunque, con del resto troppo entusiasmo, fu favorito quello sviluppo istintivo degli omuncoli. Si osserv avidamente in loro la nascita dei vizi umani; con compiacenza i loro capricci furono incoraggiati; i loro desideri furono sviluppati. Tutto questo fu soltanto una semplice distrazione di sapienti superiori, fino al momento in cui si avvert, con terrore, che le iniziative individuali e i vizi segreti degli omuncoli non erano affatto quelli che si sperava. Lungi da riprodurre le tare abituali dellumanit, gli omuncoli sembravano a poco a poco capirsi tra loro, adottare misteriose linee di condotta, capite da loro soltanto e che non tendevano a nulla meno che a distruggere in un solo colpo la sovranit delluomo. Unicamente costruiti secondo la logica scientifica, gli omuncoli si adattavano intimamente al nuovo mondo; meglio che il vecchio Uomo, apparivano prendere la direzione della nuova civilt. Quando i loro progetti furono svelati, ci fu un lungo periodo di lotte, di discussioni, poi di timori. Gli uni sostenevano che lomuncolo non era altro che un meccanismo senza autentico pericolo; altri spiegavano che, secondo la teoria materialista, non cera nulla di assurdo nel pensare che quei nuovi esseri potessero avere la stessa autorit e le stesse iniziative delluomo. Certi avvenimenti ambigui, certi assassini inspiegabili, scatenarono il panico generale; si ebbe paura, non si discusse pi: gli omuncoli furono distrutti in massa; nel dubbio si rinunci a questa sfida scientifica lanciata alle forze naturali; per settimane si giustiziarono quegli esseri misteriosi armati di tutto punto dallindustria umana. Qualche tempo dopo, ma troppo tardi, ci si domand se non si fosse ceduti a un moto di paura irrazionale, ma nulla fu rimpianto quando, da dei rapporti speciali, si seppe che numerosi omuncoli, nel momento di morire, avevano pianto di dolore e di paura.

XLIII. I due selvaggi


Quando saranno stati percorsi in dettaglio, come ho fatto io, tutti i secoli che seguiranno quello di questo libro, si rimarr letteralmente stupefatti dallo straordinario orgoglio che dimostrarono gli uomini del XX secolo per gli insignificanti progressi della loro civilt nascente. S, senza dubbio, in quel momento, luomo poteva ancora evitare grandi disastri e riacquistare, senza curve inutili, la visione idealista che le civilt anteriori gli avevano tracciato. Egli prefer, al contrario, consegnarsi senza riserva alla scienza, aspettarsi tutto dal macchinismo, e fu questo folle errore che condusse lumanit a due dita dalla propria rovina. Se esaminiamo per la situazione delluomo nel XX secolo, constatiamo facilmente che quella situazione assomigliasse in modo sbalorditivo a quella delluomo preistorico. La stessa ignoranza assoluta delle ragioni di ogni cosa, lo stesso grossolano feticismo che si accontenta di vane apparenze, di parole vuote, di definizioni vacue. Luomo abitava il suo corpo da straniero, viveva insomma come un montone o un bue, realizzando automaticamente le sue funzioni organiche, sottoponendosi ai propri istinti, obbedendo alle necessit naturali, senza vero controllo, senza utile influenza sul proprio destino. Verso la fine del secondo periodo scientifico, tutto ci era stato interamente modificato, lo credo bene, dagli autentici progressi compiuti dalla scienza, e un uomo del 1912, trasportato improvvisamente nel mondo alieno, interamente meccanizzato, avrebbe conosciuto grandi sorprese. Niente pi malattie, n morti propriamente dette, ma corpi interamente ricostruiti, stazionavano a volte per lunghi mesi nelle officine di riparazione, i cimiteri rimpiazzati da provvisorie conservazioni, resurrezioni praticate regolarmente, secondo i crediti disponibili del budget sociale, i pesanti fardelli della maternit sostituiti da innesti di embrioni praticati su degli animali nutritivi, la diversa utilizzazione dei sensi, la loro amplificazione, le nuove vibrazioni percepite da sensi nuovi, la soppressione del linguaggio, la sua sostituzione con la trasmissione algebrica, e tante altre cose che rovesciavano profondamente le abitudini tradizionali del passato. La semplificazione dei movimenti utili aveva apportato del resto, nel mondo scientifico, molta calma e ordine. Nessun rumore allesterno, citt silenziose con rarissimi passanti e senza apparenti canalizzazioni, tutto si compiva tramite effetto a distanza, senza alcuna difficolt.

Fino al piacere antico del teatro che si praticava solo a domicilio, senza scompigliarsi, con una semplice suggestione collettiva. Le rappresentazioni erano state anche sostituite, nella maggior parte dei casi, da semplici impressioni di rappresentazione che davano lillusione del piacere e del successo. Le informazioni, le novit, lannuncio di scoperte importanti, le raccomandazioni collettive, tutto questo era ugualmente portato a termine tramite suggestione, senza perdita di tempo, senza inutile spostamento. Il solo difetto di quelleccessivo raggruppamento sociale fu di distruggere a poco a poco ogni iniziativa individuale, ogni volont, ogni attivit indipendente, e, sopprimendo le individualit, di sviluppare progressivamente, senza che nessuno ci badasse, lonnipotenza assoluta del Grande Laboratorio Centrale. In origine, quella centralizzazione esagerata aveva dato felici risultati costringendo gli uomini a risolvere definitivamente problemi sociali che, fino ad allora, apparivano insolubili. In pi con la concentrazione sempre pi grande di mezzi di produzione, quando non ci fu pi che una sola fabbrica, in ogni regione del mondo, che funzionava automaticamente sotto la direzione di un solo guardiano, si fu costretti a riconoscere che quella fabbrica non poteva appartenere ai soli ereditieri del formidabile trust che laveva fatta costruire. Da una parte, infatti, ci si trovava in presenza di un solo proprietario e, dallaltra, di tutti i consumatori che, non producendo pi nulla, non disponevano di nessun altro mezzo dacquisto. Dalla stessa esagerazione del problema scatur unorganizzazione quasi immediata della distribuzione dei prodotti necessari alla vita. Sfortunatamente, se quella organizzazione ammirevole dava buoni risultati per la soddisfazione collettiva dei bisogni materiali, essa riduceva, ogni giorno di pi, liniziativa individuale e, a forza di voler asservire la materia ai propri bisogni per mezzo delle macchine, gli uomini stessi rappresentavano ormai semplici meccanismi di una stessa macchina sociale. Ci fu esasperato a tal punto che, pochi anni pi tardi, due esteti selvaggi, sfuggiti al progresso della scienza e venuti non si sa da dove, costituiti fisicamente come siamo ancora allinizio del ventesimo secolo e, sembra, di sesso differente, si introdussero nellEuropa africana e, senza il minimo sforzo, imposero, per mesi, la loro volont tirannica al mondo scientifico, senza che si potesse scoprire un mezzo serio di ridurli allimpotenza. Nessun congegno, infatti, era stato previsto dal Grande Laboratorio Centrale per quel genere di combattimento, e nessun individuo aveva allora lo spirito abbastanza generale e flessibile, il corpo sufficientemente completo, per opporsi, da s, alle folli imprese dei due selvaggi. I sapienti del Grande Laboratorio Centrale non potevano lasciare il loro posto, pena la rovina immediata del mondo intero; gli specialisti del popolo non potevano opporsi seriamente a quegli uomini completi. Molto fortunatamente, i due selvaggi scomparvero da s un bel giorno; si ud soltanto uno dei due che diceva allaltro, impiegando il linguaggio parlato di una volta: Ne abbiamo viste abbastanza! Poi ripartirono senza che mai, in seguito, si sia potuto sapere in quale parte del mondo si fossero ritirati. Fu a partire da quel momento che si fin per scorgere tutto il pericolo della specializzazione, tutto linteresse che cera a sviluppare un piccolo mondo completo allinterno di ogni individuo. Fu laurora di un nuovo periodo in cui la cultura della volont e lo sfruttamento delle forze interiori delluomo cominciarono ad assumere il primo posto. Del resto, lo sappiamo, quella cultura doveva dare risultati inattesi e sorprendenti, ma nessuno immaginava allora la formidabile riserva di energie sconosciute che rappresentava il corpo umano.

XLIV. Aldil delle forme naturali


davvero molto difficile, impiegando il linguaggio primitivo del XX secolo, spiegare in modo soddisfacente gli sconvolgenti fenomeni che angosciarono gli ultimi anni del secondo periodo scientifico e annunciarono, allo stesso tempo, la grande rinascita idealista. Fu in special modo lintroduzione della quarta dimensione nella costituzione del corpo umano, che provoc i disordini pi gravi nellordine naturale delle cose. Finch questa concezione non era stata che una semplice scoperta filosofica, una teoria, certamente interessante, ma racchiusa nel solo dominio delle idee, ci si limit a elogiarsi dellallargamento che aveva apportato nel pensiero umano; ma dal giorno in cui la quarta dimensione entr nel dominio fisico della vita quotidiana, ne risultarono degli sconvolgimenti inauditi sulla superficie del globo. Inizialmente, pensatori molto progressisti, che avevano lavorato a questa idea, si accontentavano per i loro viaggi di esplorazione, di ricorrere allutilizzo degli spettri e dei fantasmi che gli fornissero momentaneamente il corpo soprannaturale di cui avevano bisogno per incarnare il loro pensiero. Potevano cos senza alcun rischio, abbandonare per diversi giorni il loro corpo umano vivendo solo di una vita

rallentata e prendere in prestito delle forme spettrali che erano sufficienti per gli spostamenti nella quarta dimensione. Ma, a poco a poco, con la pratica continua di quel nuovo sport, gli uomini giunsero a tentare di adattare il loro proprio corpo alle esigenze pi vaste del loro pensiero. Perch non provare a piegare il loro involucro materiale alle idee nuove? Cosa inverosimile, ci riuscirono, e ci caus da subito disastri irreparabili. Sappiamo infatti che il corpo umano costruito secondo i dati dello spazio a tre dimensioni. La struttura ossea arrangiata secondo quella visione provvisoria delluniverso, gli organi sono contenuti dai muscoli, dalla pelle in uno spazio a tre dimensioni. Dal giorno in cui si volle piegare il corpo umano alle esigenze della quarta dimensione, lo si espose ai disordini pi gravi. Senza ferita apparente, senza apertura visibile, certi organi si trovarono trasportati al di fuori del corpo e, sotto la spinta naturale dei muscoli, si raggrupparono in un indescrivibile ammasso, sfuggendo a ogni regola conosciuta, a ogni precisa anatomia. Non si poteva dire, certo, che il corpo cos modificato si trovasse frantumato, stritolato o disaggregato; continuava a vivere, ma senza presentare labituale apparenza del corpo umano in uno spazio a tre dimensioni. Quella lezione terribile impression molto certi sapienti, che decisero di non esporre pi il proprio corpo a simili incidenti e, naturalmente, fecero ricorso a degli animali domestici per incarnare provvisoriamente il proprio spirito a quattro dimensioni. Il loro corpo umano era depositato, in attesa, nel Grande Laboratorio Centrale dove era conservato e, in quel tempo, i nostri esploratori si diedero alla pazza gioia utilizzando i corpi di sfortunati animali. Certi sapienti, come i generali di una volta, videro cos innumerevoli cavalli uccisi sotto di loro, o, comunque, ridotti allo stato di organismi informi, sconosciuti fino a quel giorno nello spazio a tre dimensioni. Poi ci furono persone che non tornarono a reclamare il proprio corpo umano e di cui non si ebbero mai notizie. Simultaneamente furono osservati segni di intelligenza in certi animali e ci si mostr molto inquieti per questo. Tale cane, tale cavallo errante nella via, non erano uno dei sapienti pi noti del Grande Laboratorio Centrale? Si dovettero prendere infinite precauzioni per, nel dubbio, non maltrattare degli asini o delle oche che incarnavano probabilmente lo spirito dei pi nobili rappresentanti della specie umana. Essendosi manifestati numerosi casi di follia negli animali durante gli anni seguenti, si dovette creare un asilo speciale di alienati. Non si osava, infatti, attentare ai giorni di quei bizzarri animali e si giunse ad avere per loro lo stesso rispetto che testimoniavano un tempo i popoli dOriente per le bestie. La follia negli animali present le forme pi umane. Furono notate giraffe che rifiutavano ogni nutrimento e che si immaginavano, la notte, di brucare delle stelle. Dei cavalli affetti da pazzia orgogliosa trascorrevano tutta le loro giornate a sfilare su un campo di manovra e a nitrire in modo guerriero. Dei cani, eternamente fedeli a tutte le persone che incontravano, languivano di dolore pensando a quei migliaia di padroni che non avrebbero mai incontrato. Si parl molto di unostrica che credeva di avere ingoiato un libro di scienza celebre e che si trascinava pesantemente a terra, schiacciata da quel peso supposto. Un vitello, coronato di fiori, anneg in uno stagno, con due rami di prezzemolo nelle narici. Tutte quelle divagazioni di sapienti nei corpi di animali, generarono mille incidenti puerili o grotteschi, ma il Grande Laboratorio Centrale se ne cur soltanto il giorno in cui esse assunsero un carattere nettamente erotico. Sotto lipocrita pretesto di sperimentazioni soprannaturali, la maggior parte delle persone presero infatti in prestito dei corpi di animali solo per ridiffondere senza controllo dei gesti antichi severamente proibiti e che erano soltanto troppo naturali. Ci si attiv dunque a vietare le incarnazioni per il loro lato bestiale, quando si percep che il pi grande pericolo finale dellintroduzione della quarta dimensione nel dominio fisico era al contrario il suo eccesso di spiritualit. Dal momento in cui il corpo fisico, sotto linfluenza della quarta dimensione, perdeva la sua forma naturale a tre dimensioni, da quando diveniva capace di spiritualizzarsi per attraversare dei muri o spostarsi nel tempo, si riassorbiva a poco a poco nel continuo, si dissociava al posto di disaggregarsi come una volta e, in quella morte nuova, era lanima che divorava il corpo. Fu dunque pronunciato il divieto del suicidio per lo spirito fu dunque pronunciato, ma si comprese bene per il futuro, che la grande realt doveva essere aldil delle forme naturali e decisamente non nelle apparenze transitorie a tre dimensioni.

XLV. Limmortalit delle idee


La rinascita idealista che si sostitu, a poco a poco, al secondo periodo scientifico, permise, per la prima volta di riflettere chiaramente e di intravedere il futuro reale dellumanit.

Possiamo stupirci, ora che tutte quelle idee appaiono molto semplici, che esse non abbiano colpito pi presto limmaginazione degli uomini, e che ci sia stato bisogno inizialmente della dispendiosa e lugubre esperienza del Leviatano, poi della lunga e deprimente dominazione scientifica del Grande Laboratorio Centrale, per dimostrare tutta linsufficienza delle concezioni materialiste. Ci avviene senza dubbio perch non si chiarirono in anticipo, sufficientemente e fin nelle loro ultime conseguenze, i dati posti dalla scienza. Un solo uomo, nel materialismo antico, aveva avuto il coraggio della propria opinione e laveva portata fino ai suoi limiti estremi; quelluomo fu Blanqui. Nella solitudine e il raccoglimento della sua prigione, quando fu rinchiuso dalla giustizia dei governi nel forte di Taureau, scrisse un curioso libello intitolato Leternit degli Astri, la cui logica rigorosa avrebbe dovuto colpire tutti i contemporanei. Ecco, riassunto, a quali conclusioni conduceva la tesi di Blanqui: Luniverso linfinito, e noi non possiamo capire ci che una simile espressione rappresenti, perch gi a fatica che la nozione di indefinito accessibile alluomo A quaranta chilometri allora, occorrerebbero 250 milioni di anni per raggiungere le stelle pi vicine, e la terra, con la sua velocit prodigiosa, impiegherebbe centomila anni per pervenire alla sessantunesima stella del Cigno. Ora, questa non per noi che la parte pi vicina delluniverso, quella che fa effettivamente parte della nostra vita quotidiana, Limmensit composta di mondi innumerevoli comincia, per cos dire, solo aldil. Tuttavia, tutti quei mondi rivelano chimicamente la sola presenza di appena un centinaio di corpi semplici, sempre gli stessi. con questa povera centinaia di corpi semplici che la natura deve provvedere a tutte le combinazioni delluniverso, e queste combinazioni, bench innumerevoli, sono, per definizione, matematicamente limitate. Necessariamente, ritroveremo dunque dei sistemi solari analoghi al nostro; necessariamente, allo stesso modo, prolungando questa ricerca verso linfinito, scopriremo dei sistemi solari rigorosamente simili al nostro nei loro minimi dettagli, poi ancora Terre la cui storia esattamente quella della nostra Terra. Se non perdiamo di vista ci che significa questa parola: infinito, se riflettiamo sempre, daltra parte, che le combinazioni sono limitate dal numero di corpi semplici, impossibile non ammettere che allistante in cui noi scriviamo queste linee, altre persone identiche: dei sosia, dei doppi, scrivono queste stesse linee in altri mondi identici. Questo un gioco di specchi che occorre seguire logicamente fino alle conseguenze pi estreme: latto che noi avremmo voluto fare ieri, altri noi stessi lhanno fatto o lo faranno; ogni possibilit della nostra vita fu una realt in un altro mondo, o lo sar. Aggiungiamo infine che lidentit del gesto non pu essere solamente simultanea, essa esiste allo stesso identico modo nel tempo: nel passato e nel futuro; esiste ad ogni secondo, perch occorre limitarsi, e Blanqui, nelle sue pi rigorose conclusioni, si mantiene a quel minimo. Ed del resto la grave insufficienza della sua teoria, il motivo per cui qui ancora dovremmo continuare linfinita frammentazione del tempo, scontrarci in una parola con linfinito nel momento stesso in cui saremo sul punto di sfuggirgli e ricadere cos sotto leterna critica della scienza discontinua, formulata gi da Zenone di Elea. Blanqui, da quella teoria scientificamente esatta, trae conclusioni filosofiche assai malinconiche: tutto ci che noi abbiamo fatto personalmente, tutto ci che noi faremo domani, un sosia lha gi fatto o lo far; la negazione definitiva di ogni ambizione e di ogni progresso, ma anche la conclusione sincera alla quale dobbiamo dirigerci spingendo allestremo le teorie materialiste, conclusione sincera che sarebbe bastata a dimostrare, prima ancora della nascita del Leviatano, limpotenza radicale della scienza a tre dimensioni in presenza dei problemi della qualit continua a quattro dimensioni. Ma a queste poca primitiva, spingere le conclusioni allestremo passava per un gioco da utopista o per una spiritosaggine da umorista e non si esitava a affermare senza sorridere che lunica certezza doveva essere cercata nella relativit! Del tutto diverso fu il processo che si segu durante la grande rinascita idealista. Ci si sforz di ricercare, prima di ogni cosa, lunit estetica, loriginalit morale, leterogeneit assoluta di ogni supporto materiale e avvicinarsi al tipo immortale e continuo, unicamente fornito dallo spirito a quattro dimensioni. Si avvert che il mondo doveva essere concepito, non affatto per analisi a tre dimensioni, ma per sintesi a quattro dimensioni e che solo le generalizzazioni crescenti corrispondessero alle legittime aspirazioni dellumanit. , infatti, grazie a una centralizzazione sempre pi grande che si manifestano i progressi ontologici, grazie allassociazione di idee, grazie a delle sintesi sempre pi potenti, che lo spirito umano avanza. ci che le

religioni e le filosofie antiche simbolizzavano molto giustamente con lepurazione progressiva dellanima che passasse in sfere successivamente sempre pi elevate. Lo studio delluomo dava, da questo punto di vista, preziosi insegnamenti. Mentre il corpo, non disponendo che dello spazio a tre dimensioni, fatalmente destinato alla disgregazione, vale a dire a una serie di rimodellamenti parziali o totali, durante la sua vita o al momento della sua morte, invece lo spirito umano raggiunge la quarta dimensione e possiede grazie a quella limmortalit; pu contemplare, nello stesso istante, fenomeni passati o futuri; pu elevarsi, tramite astrazione, al di sopra delle contingenze materiali e partecipare, realmente, della sostanza universale e immutabile delle cose. Da una parte, i sensi materiali gli forniscono gli elementi provvisori di analisi del mondo a tre dimensioni; dallaltra, il senso intimo, la coscienza, gli dona la nozione della quarta dimensione, vale a dire completa per lui la rappresentazione continua delluniverso al di fuori di ci che si conviene chiamare lo spazio e il tempo, vani supporti di cui lIdea si libera, come una cattedrale compiuta che si spoglia delle sue fragili impalcature. Tutti sanno che in unopera darte autentica il soggetto o lo scenario sono soltanto un sacrificio provvisorio fatto alla materialit e che la qualit estetica di una linea o di una idea non dipende per nulla dal soggetto scelto. Il capolavoro si rivela a noi spontaneamente al di fuori di ogni spiegazione materiale, e ogni analisi critica solo un rozzo ritorno allindietro. Lassoluto e linfinito non si definiscono materialmente, sono dei piaceri a priori che solo gli artisti possono raggiungere. Capiamo da questo momento quanto pietosa e sterile fosse la ricerca antica che facevano i primi uomini dellinfinito o dellimmortalit nello spazio o nel tempo, vale a dire il dominio illusorio dei sensi. Quando si comprese al contrario che linfinito non esisteva che in qualit, che limmortalit si trovava per cos dire su due piedi, immutabile e catturabile per lo spirito nel dominio delle idee pure, lumanit riprese la sua marcia in avanti con confidenza, assicurata dallutilit del suo compito, cosciente ormai che una nuova idea fosse una creazione degna di questo nome, e che nessun sosia, come voleva Blanqui, potesse disputare alluomo-Dio lidea immortale, uscita tutta corazzata dal suo cervello. La morte non per il corpo che la fine di una oscillazione fisica che si chiama vita; non per lo spirito che la fine di una esitazione morale che si definisce pensiero. La morte non , in breve, che la fine di una contraddizione, provvisoriamente utile per la ricerca della verit, ma che diviene senza oggetto quando questa verit raggiunta. Fu soltanto nellEt dellAquila doro che si percep che al di fuori di ogni idea di progresso nel tempo, quella verit totale poteva essere raggiunta grazie a un gesto di fede, di intelligenza o di amore e che quel gesto, al posto di avere un valore relativo, un valore sociale come nel mondo a tre dimensioni, assumeva sempre un valore assoluto nel mondo delle idee. Nel dominio fisico, infatti, luccisione di un uomo pi grave, per esempio, che quella di un insetto; nel dominio morale, al contrario, solo il desiderio delluccisione che importa e la sua gravit resta immutabile in rapporto allo spirito che lo concepisce. Allo stesso modo, nel dominio a tre dimensioni, una nuova contraddizione, unidea di genio abbacina lumanit per le conseguenze sociali incalcolabili che essa pu avere; nel dominio puramente intellettuale al contrario, il pi timido movimento di un cuore solitario e sincero verso linfinito spesso vale pi che un fulmine di intelligenza: il valore si misura per la sua qualit propria e non per la sua quantit ed cos che i pi umili sono talvolta pi vicini allimmortalit che i pi grandi. Limmortalit, lo comprendiamo nellEt dellAquila doro, pu essere raggiunta in ogni momento grazie a un pensiero svincolato dal mondo a tre dimensioni e sfuggente cos alle illusioni del tempo e dello spazio Indoviniamo, senza che sia necessario insistere, che essa fu raramente raggiunta durante il lungo periodo di tirannia scientifica che precedette la grande rinascita idealista.

XLVI. Le stazioni dellinfinito


La grande rinascita idealista non succedette affatto dun sol colpo, di questo non dubitiamo, al lungo periodo scientifico che aveva seguito il XX secolo. Per anni, gli uomini avevano preso labitudine di obbedire agli ordini del Grande Laboratorio Centrale; la vita sociale era stata interamente meccanizzata fin nei suoi minimi dettagli e le nuove tendenze idealiste non potevano, naturalmente, riformare in qualche ora costumi cos profondamente radicati. Le differenti sconfitte subite dai Sapienti del Grande Laboratorio Centrale avevano provato con certezza che cera unaltra cosa nel mondo oltre alle cifre o alle quantit e che la scienza non bastava affatto a soddisfare tutte le aspirazioni umane. Si era potuto senza nessuno sforzo propagare la vita, elevare e nutrire separatamente delle frazioni dellorganismo umano, unirli ad altri esseri viventi; si era anche potuto comunicare alle piante la vita degli animali e viceversa, ma mai si era potuta creare la vita.

Di certo, diverse volte, si era immaginato che quella creazione fosse infine stata ottenuta, ma era sempre stato scoperto, alla fine, che la vita preesisteva, anche nei corpi semplici. Quanto alle teorie materialiste, la loro insufficienza era stata dimostrata dal giorno in cui si era avuto il coraggio di spingerle fino alle loro ultime conseguenze e la loro impotenza era stata rimarcata specialmente quando si era voluto, grazie ad esse, accostarsi alle grandi questioni di immortalit o di infinito. Limitare la natura a un certo numero di corpi semplici, sempre gli stessi, combinandosi in modi variabili, allinfinito, era riconoscere fatalmente, sviluppando le idee di Blanqui, lesistenza inevitabile di combinazioni identiche che si ritrovavano nelluniverso. Da quel punto, labbiamo detto, essendo le combinazioni in numero limitato, occorreva ammettere che cercandone continuamente, si doveva trovare una terra identica alla nostra, altre terre o dei personaggi identici a noi che facessero ci che noi facciamo o fanno ci che noi avremmo voluto fare e questo, non soltanto una volta, ma una infinit di volte. E ci, meglio che ogni altra dimostrazione, bastava a provare quanto le combinazioni materialiste fossero incapaci di rendere conto della natura stessa delle cose. Si avvert dunque molto presto che non era in quelle combinazioni materiali che bisognava perseguire la ricerca dellinfinito, ma proprio al contrario sul posto, in noi stessi, grazie a un accrescimento sempre maggiore delle nostre facolt intellettuali, grazie a una ricerca sempre pi attiva dellidea pura. Il tempo e il movimento non sono, infatti, che delle espressioni puramente relative e la qualit della vita non dipende in alcun modo dalla sua durata. Una nebulosa impiegher milioni di anni per agglomerarsi; un sapiente concepir questa agglomerazione in un momento di riflessione talmente corto che nessuno strumento umano potrebbe apprezzarlo. Del resto, nella vita di un uomo di genio, le idee veramente utili, generatrici, non impiegano che un tempo di riflessione cos breve che esso sfugge a ogni misura e il resto della vita consacrato alla sola volgarizzazione di quelle idee di genio. Allo stesso modo, uno choc violento, un pericolo minacciante, una morte imminente, possono offrire, in qualche secondo, pi attivit e memoria al cervello di quanto non potrebbero interminabili anni di vita banale. Da allora, poco importava la durata della vita se non si perveniva ad accrescere prodigiosamente la facolt di pensare. Pazienti ricerche furono intraprese in quel senso, ma furono sfortunatamente molto presto compromesse dai metodi scientifici di cui era molto difficile sbarazzarsi radicalmente allinizio della grande rinascita idealista. Furono perci presto creati certi laboratori di un genere tutto nuovo, dove degli uomini di buona volont si sforzarono di partire per linfinito, come si partiva una volta per un lungo viaggio. Furono, propriamente parlando, delle nuove stazioni che le civilt di un tempo non avevano previsto e dove si effettuarono giornalmente partenze di viaggiatori verso la propria interiorit. Innumerevoli precauzioni erano prese per assicurare quegli strani viaggi fatti sul posto e il cui scopo era di sfuggire, nella misura del possibile, alle esigenze ancestrali del tempo e dello spazio. Era dal corpo, accessorio ingombrante, che provenivano tutte le idee antiche di relativit, era da quellammasso di cellule addormentate che bisognava liberarsi in modo pi veloce possibile e la prima cura che si ebbe fu di isolare, senza compromettere la vita, non soltanto le cellule centrali che rappresentavano la personalit di ogni viaggiatore, ma proprio lessenza stessa di quelle cellule. Il viaggiatore era preparato, per un mese, a quel viaggio istantaneo tramite letture filosofiche e visioni artistiche sempre pi pure. Leducazione della volont cominciava con lanalisi del Parmenide di Platone, e terminava con delle sensazioni puramente musicali, poich la musica matematica permetteva delle sintesi pi complete che non le altre arti e evocava il massimo di ricordi possibile. In quel senso, le nuove stazioni dellinfinito ricordavano un po i teatri dei tempi barbari. I primi risultati cos ottenuti furono assai soddisfacenti. In qualche secondo, i viaggiatori poterono spesso raggiungere, non soltanto quasi tutte le idee attuali, ma ugualmente, nello stesso istante, le idee passate, accumulate nella cellula vivente fin dalle origini del mondo. Tuttavia ci fu tutto. La loro rapidit di pensiero si era cresciuta in proporzioni incalcolabili, ma non si confondeva, come era stato sperato inizialmente, con linfinito, vale a dire con luniversalit delle cose. Tra le tre dimensioni dei fenomeni registrati dai sensi e la quarta dimensione, suggerita dalla coscienza, luomo restava inerte a met cammino, rinchiuso nella propria personalit definitivamente astratta da ogni idea di tempo e di spazio. Il viaggiatore non poneva pi, come una volta, linfinito al di fuori di s, non lo esteriorizzava in modo grossolano, sotto le spoglie di una qualsiasi divinit; linfinito si trovava allinterno di lui stesso, l dove gi risiedeva la sua coscienza. Si comprese allora che le stazioni che erano state costruite per partire alla ricerca dellinfinito non erano, insomma, che dei rozzi stabilimenti scientifici analoghi a quelli che avrebbero potuto concepire qualche anno prima i Sapienti assoluti del Grande Laboratorio Centrale.

Fortunatamente, dopo quel deludente insuccesso, unaltra via pi chiara, pi luminosa, si stava per aprire per la grande rinascita idealista e questa via fu preparata in modo imprevisto dalla scoperta che si fece, alla stessa epoca, della resurrezione. Degli uomini che, morti qualche giorno prima, erano potuti essere resuscitati, ritornarono per la prima volta a fare il terribile racconto delle sofferenze morali che avevano sopportato durante il tempo in cui il loro spirito si era trovato separato per sempre dal loro corpo. Coscienti, esattamente come lo erano prima della loro morte, avevano provato lorrenda pena di errare tra le persone che gli erano state care, di assistere alle loro sofferenze senza poterle consolare, senza avere la possibilit di fargli sapere che essi erano vicino a loro. Quegli uomini avevano capito che non esisteva al mondo che una sola idea autenticamente superiore, capace di illuminare tutte le altre e che questa idea pura era lamore. Non si trattava pi, lo comprendiamo, dellamore come era intesa ai secoli barbari, ma di quella simpatia universale capace di unire tutti gli esseri viventi in maniera intima, che si svilupperebbe in incalcolabili proporzioni se i viventi potessero conoscere lorrendo isolamento della morte e che permetterebbe, in un solo minuto di comune entusiasmo, di ottenere dei progressi che secoli di civilt spaurita e diffidente non potrebbero portare a termine. Per la prima volta, grazie a quelle nozioni nuove, la grande rinascita idealista cominci a percepire che linfinito non poteva essere scoperto dallo spirito, ma dal cuore. Tentando di raggiungere successivamente tutte le idee delluniverso, lo sforzo non poteva che fallire miseramente. Confondendo, al contrario, tutti gli esseri nello stesso amore comune, linfinito che veniva verso di noi, non era pi che un unico e stesso gesto creatore, che riunisse in un istante ci che migliaia di ragionamenti non avevano potuto esprimere. Lamore universale era la speranza sempre rinnovata, la comune marcia in avanti di tutti gli esseri, la sintesi suprema e definitiva che si oppone per sempre allanalisi ostile e dissolvente della scienza. Queste non furono, originariamente, che idee vaghe e imprecise, ma che si svilupparono presto per trovare la loro piena giustificazione nellEt dellAquila doro.

XLVII. La casa dei corpi


Nonostante mi sia risultato sempre molto difficile valutare gli anni con precisione durante i miei viaggi al paese della quarta dimensione, credo di poter affermare che fu esattamente duemila anni dopo la Dichiarazione dei Diritti delluomo e del cittadino che la grande rinascita idealista abol la schiavit meccanica e proclam i Diritti della materia e della natura. Erano occorsi secoli di civilt e di rude fatica scientifica perch questa idea tuttavia cos semplice, giungesse ad affrancarsi fino allevidenza. Una volta giunti, attraverso secoli, allEt dellAquila doro, non potremo spiegarci come luomo abbia avuto bisogno, per tanti anni, di asservire la materia e di circondarsi di schiavi meccanici, cos come non possiamo ammettere, nel XX secolo, la schiavit umana dei tempi passati. E tuttavia, occorre sottolinearlo, quella liberazione poteva prodursi soltanto dopo secoli di preparazione e di progressi. La grande rinascita idealista non fece del resto, abolendo la schiavit meccanica, che seguire e completare quello stesso movimento verso la libert che era stato delineato dalle origini del mondo e che i sociologi dei tempi passati non avevano saputo riconoscere n sottolineare come avrebbe meritato. Specialmente nel XX secolo, allinizio del periodo scientifico, ci si era prodigati a glorificare il lavoro in modo ridicolo. Era stata confusa, senza farci caso, lattivit libera dello spirito umano che rappresenta lintera sua gloria e il lavoro forzato rudemente imposto dalla necessit del corpo materiale, poi, per estensione, del corpo sociale. E tuttavia, gi da lunghi anni, era evidente che quella sfrenata e malata glorificazione del lavoro sociale era in contraddizione con le aspirazioni pi legittime dellumanit, che essa urtava brutalmente contro le idee pi alte dei pensatori di genio, esattamente come contro i desideri pi bassi della folla. Un esame attento delle civilt passate sarebbe stato sufficiente, per, a rivelare che luomo, fin dai tempi pi remoti, aveva dato se stesso per ottenere, non il diritto al lavoro, ma il diritto al tempo libero, e che si era sforzato, in tutte le maniere immaginabili; con la forza, con il lavoro o tramite il sogno, di evadere, per quanto possibile, dalle esigenze materiali della vita. I prncipi asiatici, i conquistatori, i sovrani di ogni specie avevano costruito la societ con lunica speranza di ottenere per essi la tranquillit necessaria allo sviluppo del proprio spirito, e quando le grandi repubbliche antiche erano state fondate, la loro prima preoccupazione era stata di assicurare il tempo libero ai re onnipotenti che erano i cittadini. Inoltre, ad Atene, quei posti invidiabili di cittadini erano in numero limitato e a ciascuno corrispondeva una sorgente assicurata di rendita di Stato. Tre schiavi per cittadino lavoravano alle miniere, e Xenofone proponeva di creare al Pireo una albergheria per gli stranieri i cui proventi dovevano aumentare quelli dei cittadini ateniesi. Roma visse ugualmente dei tributi del mondo intero. Dopo la sconfitta dei Gracchi, il Senato romano si era impegnato, come aveva gi fatto Pericle, ad assicurare la vita

dei cittadini. Lo sfruttamento colossale del mondo serv a liberare i cittadini re da ogni preoccupazione materiale. In ogni tempo, fu seguito questo formidabile esempio. Tramite la schiavit, labuso della forza o lautorit morale, gli uomini meglio dotati si sforzarono sempre di liberarsi dal lavoro materiale necessario alla vita per consacrarsi interamente, secondo le loro attitudini, vuoi alla pigrizia, vuoi ai rudi lavori del corpo compiuti per gioco, vuoi alle ricerche intellettuali che solo il tempo libero permette. I pi deboli ebbero come rifugio la superstizione, il sonno o lalcool. Con il progresso della scienza, si era naturalmente pensato che convenisse sostituire la schiavit meccanica alla schiavit umana, e riportare sulla materia inerte il lavoro forzato, imposto gi agli uomini. Questa trasformazione, prevista fin nei tempi antichi da Aristotele, non fu che uno spostamento dello stesso principio: infatti luomo viveva sempre alle spese dellambiente, e assoggettava le forze naturali che lo circondavano, distruggendo per vivere. Durante il periodo scientifico, ci si immagin volentieri che il mondo si fosse trasformato; in verit si imitarono soltanto i procedimenti antichi, e si comp un autentico progresso nelle idee, solo il giorno in cui si percep nettamente che il lavoro materiale non dovesse occupare il primo posto nelle preoccupazioni dellumanit, che esso era solo laffrancazione di obblighi inferiori e che la sua sola utilit era di procurare alluomo il tempo libero necessario allo sviluppo del suo pensiero. Ma si rest talmente meravigliati dalle nuove macchine e dalle scoperte del Grande Laboratorio Centrale, che ci si dimentic, il pi delle volte, che gli schiavi meccanici erano, per lumanit, un mezzo di liberazione e non uno scopo. Con la grande rinascita idealista, si fin per intravedere, allassoluto opposto, che leccessivo macchinismo fosse un pesante fardello intellettuale e che il progresso consistesse, per luomo, nel ridurre a poco a poco quel personale meccanico un po troppo ingombrante. Dal giorno in cui la nozione della quarta dimensione divenne comune a tutti gli uomini, dal giorno in cui lo spirito si abitu, a poco a poco, a liberarsi dal corpo e a viaggiare ad arbitrio della sola fantasia, lutilit delle macchine concepite per i soli bisogni del corpo materiale diminu in proporzioni sbalorditive. Gi grazie al progresso, la vecchia alimentazione non esisteva pi e la nutrizione delle cellule era operata elettronicamente tramite semplici correnti diatermiche. Grazie al movimento dello spirito immateriale a quattro dimensioni, i mezzi di trasporto erano senza utilit. Per proteggersi dalle intemperie, per tenersi al coperto, le abitazioni di una volta diventavano allo stesso modo inutili. Bastava mettere il corpo materiale sottoterra, e fu costruita per questo una immensa citt che fu chiamata Casa dei Corpi. Quanto al simbolismo antico della lingua parlata, dei libri e delle opere darte, esso diveniva ugualmente inutile con la trasmissione del pensiero, molto pi rapida e pi completa rispetto al rozzo linguaggio geroglifico dei secoli passati, che limitava le idee alle parole. Se eccettuo la Casa dei Corpi, ultimo relitto delle necessit materiali di una volta, il nostro mondo, al tempo della grande rinascita idealista, riprese dunque a poco a poco laspetto che poteva avere ai tempi della preistoria e confesso anche che, al tempo dei miei primi viaggi in quellepoca futura remotissima, mi immaginai ingenuamente di essere ritornato, senza rendermene conto, alle ere primitive della terra, quando lumanit non esisteva ancora. Fu soltanto allora che si cap quanto fossero giuste, malgrado la loro imprecisione, le oscure aspirazioni degli ingenui poeti di una volta che si dicevano amanti della natura, che trovavano altrettanta gioia e emozione negli oggetti inanimati quanto nei personaggi dei romanzi, e che scoprivano, nei paesaggi, pi umanit vera e sincera che nelle ipocrite menzogne del linguaggio umano. La natura e la materia, definitivamente slegate dalla loro schiavit, ripresero tutta la loro gloriosa espansione al tempo della grande rinascita idealista e se, per delle civilt del passato, lumanit fosse parsa morta per sempre nella grande Casa dei Corpi, per quelli che sapevano e che comprendevano, fu soltanto allora che essa stabil il suo regno definitivo e si confuse infine per sempre con lanima universale delle cose. Non facciamoci per trarre in inganno: quel nuovo stato di natura non aveva alcun rapporto, neanche remoto, con il ritorno infantile ai costumi primitivi che preconizzavano gli amorevoli utopisti o gli asceti anarchici di una volta; si presentava al contrario come lultimo progresso di una scienza trascendentale, come il coronamento del paziente e laborioso sforzo che il genio delluomo perseguiva oscuramente da migliaia di anni. Dopo la falsa partenza del Leviatano, caricatura materialista prematura di ununione spirituale che soltanto lAquila doro poteva realizzare nella quarta dimensione, il primo periodo scientifico aveva, ricordiamo, esaltato e sviluppato il macchinismo al punto di asservire lindividuo ai suoi propri schiavi.

Con il secondo periodo scientifico, essendo il progresso stato di un ordine molto pi elevato, tutto quel macchinismo ossessivo tese verso la semplificazione, poi scomparve. Minuscoli apparecchi, che utilizzavano formidabili forze naturali, bastavano ai bisogni di milioni di uomini. Tutto si compiva in silenzio, in maniera invisibile, ad arbitrio della volont umana: tramite influenze, tramite radiazioni; e in quelluniverso meccanizzato allestremo dove non si videro pi macchine, si rese grazia agli uomini del passato che, per secoli, avevano vissuto in un inferno meccanico, per preparare un futuro che neanche discernevano. Niente pi trasmissioni, niente pi fili, pi rotaie, pi navi o aerei, niente pi monumenti apparenti innalzati dalla mano delluomo, ma limmensa foresta di un tempo, il paradiso terrestre delle leggende che tormentavano, invisibili, milioni di uomini che comunicavano tra loro grazie allo spirito, divorati da unattivit spirituale inaccessibile alla nostra cognizione e fatta, per ciascuno, dal pensiero di tutti. soltanto per compiere una fatica sociale se, allepoca della Grande Rinascita Idealista, gli uomini riprendevano per qualche istante ogni anno il loro corpo materiale, come si indossa, per qualche ora, una divisa di lavoro. Lumanit, grazie al paziente lavoro scientifico dei secoli passati, aveva domato la natura e si abbandonava allattivo ozio spirituale immaginato dalle civilt antiche.

XLVIII. Laquila doro


La grande rinascita idealista rovesci come ho gi spiegato tutte le idee antiche sulla morte, sullinfinito e sullimmortalit. Si cap che lungi dallessere alla ricerca dellassoluto, lintelligenza umana non era insomma che un semplice riflesso di quellassoluto che cerca se stesso, come in uno specchio, nelle contraddizioni frammentarie e provvisorie del tempo e dello spazio. Si cap che quella era stata fin dalle origini del mondo la storia intera del progresso, e che lo Spirito, solo creatore, aveva da solo progettato di tutto punto allinterno di s il mondo esattamente come noi lo conosciamo. Quello Spirito, naturalmente, non si era rivelato in origine sotto laspetto dellintelligenza umana, ma era sempre lo stesso che aveva diretto le diversificazioni chimiche, poi lo sviluppo biologico delle forme naturali di ogni essere. Queste idee furono talmente diverse dalle idee antiche, una concezione che sconvolse cos profondamente lesistenza umana, che soltanto gli uomini di quel tempo poterono coglierla e non si pot che sorridere, bisogna sottolinearlo, riflettendo alle preoccupazioni di sopravvivenza, alla follia di immortalit corporale che fu propria degli uomini alle prime et della terra. Si deline quel primo periodo di rinascita Idealista in modo assai curioso e che richiede qualche parola di spiegazione: fu chiamato lEt dellAquila doro e talvolta pi familiarmente, quello de lUccello doro. Si volle ricordare in questo modo quella credenza istintiva e un poco ingenua delle metafisiche del passato che immaginavano che ad ogni azione umana corrispondesse un doppio intellettuale e che ogni raggruppamento di idee dovesse essere rappresentato in qualche modo da un essere reale che era chiamato lAquila doro. Del resto, era a quellessere soprannaturale che gli antichi alchimisti si indirizzavano quando volevano compiere unazione qualunque su un punto del globo. Al posto, per esempio, di convertire con predicazioni tutti gli abitanti di una citt, bastava agire sullAquila doro che rappresentava quella citt perch questazione fosse avvertita da tutti gli esseri che era contenuta nellunica personalit dellessere soprannaturale. LAquila doro della grande rinascita idealista, fu alla fin fine ci che era stato chiamato Amore durante secoli e secoli di civilt primitiva; non lAmore materiale nei suoi gesti genetici ma proprio quel sentimento espansivo e profondo, quel desiderio di sottomissione dellindividuo alluniversale bellezza che dava allamore tutta la sua grandezza. Quando passiamo in rivista le banali credenze di un tempo sullamore, quando riflettiamo sulle osservazioni che potevano fare ogni giorno gli psicologi, non manchiamo di provare qualche stupore pensando che quel divino mistero fu cos per lungo tempo nascosto agli uomini. Per gli uomini sarebbe tuttavia stato facile constatare quanto debole e contraddittorio fosse il legame che univa una piccola funzione fisiologica allidea formidabile che se ne aveva. Non potendo applicare quel violento istinto che aveva in s su altri oggetti se non alle proprie passioni animali, luomo si era abituato a trovare plausibili tutti i non-sensi e tutte le assurdit che poteva presentare un problema cos contraddittorio. Centinaia di volte, tuttavia, si era potuto constatare ogni giorno che la passione intellettuale non aveva alcun rapporto con la funzione fisiologica; i poeti, i pensatori avevano sentito oscuramente che pi una passione amorosa diveniva grande, e pi la sua realizzazione materiale si allontanava. Possiamo anche affermare che gli amori terrestri pi sublimi furono sempre quelli che restarono svincolati dalla materialit,

che essi fossero nella realt, come quelli di Dante e Beatrice, nel sogno poetico, come quelli di Tristano e Isotta, o nella passione mistica dei credenti. Si poteva ugualmente constatare, fin da Ovidio, e anche ben prima di lui, quale fosse lo scompiglio di uno spirito follemente innamorato e il modo in cui ci si potesse illudere sui pregi reali della persona amata, immaginando le sue virt secondo le sue delizie fisiche. Evidentemente, luomo, fin dallorigine del mondo, era alla ricerca di un ideale accecante che si creava lui stesso, il pi delle volte di tutto punto, e che sentiva il bisogno di materializzare nel solo modo che gli fosse conosciuto, qualsiasi fossero del resto le disillusioni terribili che quella realizzazione gli riservava. Certi poeti, certi romanzieri avevano sognato di trasportare quellamore della donna allumanit intera, di predicare la fraternit universale e lamore del prossimo, ma quelle erano formule vaghe di pensatori che non potevano corrispondere ad alcuna realt in un mondo a tre dimensioni e si era trovato pi comodo affermare che tutte le grandi passioni artistiche o umanitarie non erano, insomma, che delle perversioni sessuali. Fu la netta e profonda rivelazione della quarta dimensione che permise infine allumanit, di trovare la via che essa cercava oscuramente da secoli, e di risolvere in modo definitivo le antinomie pi irriducibili. Fino a quel giorno, infatti, certe nozioni erano apparse del tutto inconciliabili. Se le idee erano reali, se la materia non era che pura fantasmagoria, se lunit, per definizione stessa, sfuggiva a ogni modalit, cosera la materia in definitiva? Quale era quel mondo fenomenico che si opponeva allassoluto come il Genio del male della leggenda in lotta con Dio? Se lanima umana aveva unesistenza propria, se gli importava poco di essere unita o no a un corpo materiale, quale era dunque lutilit di quel corpo materiale? Come conciliare questa dualit sempre inaccettabile, come spiegare questa Idea a s stante, che rappresentava luniverso tutto intero e che si opponeva tuttavia ai fenomeni naturali osservati dalla scienza? Quando fu definitivamente approfondita la nozione essenziale della quarta dimensione, tutte queste questioni apparvero infinitamente chiare, facili da risolvere, e tutte le obiezioni caddero da s. La coscienza il cui schermo sembrava opporsi una volta alla sensazioni a tre dimensioni, fu dora in poi la quarta dimensione che opera la sintesi definitiva del mondo, e che permette alo spirito di cogliere in un solo colpo, senza lintermediazione di alcuna nozione accessoria di tempo e di spazio, la sostanza stessa dei fenomeni. Lassoluto, lunit, altrettante espressioni fino a quel momento prive di senso, assunsero esattamente il loro significato quando si comprese che esse dovevano essere illuminate dalla nozione necessaria della quarta dimensione. Lamore, in questa nuova visione delluniverso, segu la stessa evoluzione; si comprese infine che era loscuro istinto panteistico che spingeva lumanit, da secoli, a perseguire ununit intellettuale in uno stesso pensiero comune, in un irresistibile accordo di elementi omogenei. Tutte le dissomiglianze, tutte le lotte, tutti gli antagonismi antichi non erano dovuti che al modo frammentario con cui ci si era accontentati, fino ad allora, di studiare luniverso. Quando tutti quei raggi divergenti del pensiero ebbero trovato il loro focolare comune nella sintesi delle quattro dimensioni, le variazioni naturali furono considerate come manifestazioni armoniche di uno stesso pensiero comune. E dalla materia in passato qualificata inerte, fino alle pi nobili meditazioni dello spirito umano, il mondo non form pi che una stessa anima, vivente di una stessa vita, unemanazione di uno stesso pensiero diverso, che fu chiamato, in ricordo delle ingenue credenze del passato, lAquila doro. Del resto quella unione di spiriti, dello stesso tempo e di tutti i tempi, grazie alla via diretta della quarta dimensione tramite il subconscio come si sarebbe detto una volta non aveva nulla di beato e di passivo, come pure era stato creduto al tempo in cui lumanit sognava ancora banali sentimentalismi celesti e eterne adorazioni paradisiache. Pi che mai la contraddizione generava una intensa vita intellettuale le cui sole opposizioni, come in tutte le operazioni dello spirito, potevano muovere il pensiero. Ma ci che faceva s che ogni sforzo divenisse utile e positivo, che ogni gesto individuale dellintelligenza concorresse allo stesso insieme continuo (come in una stessa statua tutte le linee, poich sono opposte, si uniscono per perfezionare una stessa opera darte) era che lamore aveva rimpiazzato lodio da quando il linguaggio dellanima a quattro dimensioni si era sostituito alle ipocrisie frammentarie dei modi di espressione a tre dimensioni: ipocrisie nelle parole concrete del linguaggio come nelle formule relative della scienza. Dopo aver rovesciato tutte le tradizioni e i costumi umani, la sincerit, imposta dalla lettura diretta del pensiero, aveva generato lamore e creato, nel dominio spirituale, una sorta di stato di natura, questa volta trascendentale, che contrassegnava la liberazione definitiva dello spirito umano.

Ogni uomo comprese, nellEt dellAquila doro, di non essere che un frammento di una stessa statua: occhio, naso o dito, poco importa, di non essere che un gesto di una stessa intelligenza e che se tutto il suo amore doveva desiderare la bellezza dellinsieme, il suo dovere era di consacrare tutte le sue forze per rendere pi bella possibile la parte che gli era affidata. Quel dettaglio di insieme, era la sua personalit, immortale come linsieme al di fuori del tempo; era lopera firmata di suo pugno per leternit nellopera universale, era il suo ego che tracciava il suo posto nelluniverso continuo. Poco importa che il gesto sia di intelligenza, di fede, di rivolta o di bont, a condizione che sia degno dellinsieme; guai alluomo invece se il suo io si rivela per sempre come una tara, un vuoto o un difetto.

XLIX. La resurrezione
Confesso con tristezza che, dal giorno in cui mi fu concesso di raggiungere lepoca dellAquila doro, le espressioni mi sono venute improvvisamente meno per tradurre come si converrebbe le rivelazioni strane che mi sconvolsero. Allinizio dei miei spostamenti immobili nella quarta dimensione, losservazione fu per me delle pi facili. Di certo nei primi tempi ho sentito una sorta di angoscia, unesitazione ben comprensibile. Gli uomini del XX secolo hanno talmente preso labitudine di agire in uno spazio a tre dimensioni, che arricciano il naso come davanti alla morte quando gli si fa improvvisamente considerare la possibilit di muoversi in uno spazio a quattro dimensioni e che gli sembra che qualcosa va a rompersi nel loro cervello quando fanno lo sforzo necessario per passare dal mondo dei fenomeni al continuo. La prima volta che essi tentano, per esempio, di evadere da una camera chiusa da ogni parte, e di ritrovarsi al di fuori, hanno paura e esitano, come esitano ancora quando gli dimostrata la possibilit di fare passare un oggetto voluminoso, il loro corpo stesso al bisogno, attraverso il piccolo buco della serratura, o di formare un nodo a trifoglio in una corda testa. La loro natura fisica si rivolta, come si era rivoltata gi allidea di una visione che attraversava dei corpi opachi o di una voce umana che si faceva udire dal mondo intero. Ma queste sono soltanto esitazioni da debuttante che si dissipano quando la vita morale finisce per prevalere sulla vita fisica. La quarta dimensione , infatti, lo sappiamo, il solo modo di esprimere quella realt qualitativa delluniverso che non corrisponde in nulla alle apparenti realt matematiche. Assimilare lo spazio a delle rappresentazioni algebriche, vedere in una grandezza spaziale unidea di molteplicit, sono errori ingenui nei quali sono caduti i primi ricercatori che si preoccuparono in Germania di geometria non euclidea. Quando, con pi abitudine, la natura autentica della quarta dimensione fu intravista dallo spirito, si percep subito che quella quarta dimensione era di uso corrente da secoli, sotto i nomi di coscienza e di subcoscienza, e che essa era, a ben vedere, solo il passaggio in quella sostanza senza la quale luniverso a tre dimensioni non potrebbe avere spiegazione reale. Allinizio del regno dellAquila doro che succedette al periodo scientifico, le idee si modificarono rapidamente e luniverso si evolse in modo nuovo, non pi in quantit nel tempo, ma in qualit in tutti i tempi. Come ho gi detto, si cominci a comprendere che lAmore aveva un significato infinitamente pi alto di quello che si credeva una volta e che quelloscuro istinto che portava un amante appassionato a desiderare tutte le donne o un filosofo ad amare tutta lumanit e anche la natura intera, era insomma solo la banale espressione della coscienza comune che unisce tutti gli esseri. Presto le grandi aspirazioni panteistiche dei secoli passati trovarono la loro giustificazione definitiva nella realizzazione di quella grande opera che avevano immaginato gli alchimisti del passato. Non fu semplicemente il metallo che si pot trasmutare a volont con lintervento di un agente comune, furono tutte le manifestazioni della natura, gli esseri e le cose pi differenti che si poterono trasmutare in ci che era stato un tempo chiamato lo spazio e il tempo, grazie alla comprensione completa che si ebbe allora della quarta dimensione. qui, sfortunatamente, che si arrestano allo stesso modo, definitivamente impotenti, i modi di espressione di cui disponiamo per descrivere simili avvenimenti. Imponderabile, senza misura, senza spazio, luniverso intellettuale, come era allora, non offriva nulla di comparabile allidea fenomenica che noi possiamo avere. E, per parlare lincoerente linguaggio di oggi, noi potremmo dichiarare che fosse allora definitivamente morto, se non sapessimo che liberato per sempre dalla dipendenza del tempo, non avendo pi a dire il vero n incominciamento n fine, il suo impero si era esteso alle epoche stesse in cui noi crediamo di vivere, come alle epoche attualmente passate. Finch lumanit aveva ristretto la sua visione alle possibilit a tre dimensioni, le sue oscure aspirazioni verso limmortalit rimanevano inspiegabili e assurde. Come concepire infatti un infinito che succedesse al

finito della vita, uno stato superiore dellanima generato dal decrepito dello spirito che preceda la morte fisica, una resurrezione dopo il decesso che soltanto poteva giustificare il miracolo di una complicit provvidenziale? Dopo che la quarta dimensione sbarazz lumanit dal pregiudizio della successione nel tempo, lunione delle anime di tutti i tempi nello stesso tempo che lespressione sia scusata spieg chiaramente le predizioni e le visioni del futuro nelle epoche passate, quanto la resurrezione naturale delle anime di una volta che si erano elevate nel piano superiore della vita mistica con un atto di intelligenza o di fede. Infatti, come uno spirito superiore conserva un ricordo ineffabile della bellezza e dimentica le brutture della vita, cos la Coscienza universale non custodisce che i pensieri che la servono, e sta qui tutto il mistero di quellultimo giudizio, annunciato e presentito fin dalle origini del mondo. Comprendiamo allo stesso tempo la vigliaccheria degli uomini di una volta che rinviavano la vita superiore dopo la loro morte, invece di capire che essi non potevano raggiungerla che nei momenti pi intensi della loro vita, per volont e non per miracolo, ad ogni momento, tramite la qualit, e non con lavanzamento nel tempo. Poche persone nel XX secolo videro, ahim, quelle delle et future che gli tendevano la mano e vivevano al loro fianco; pochi resuscitarono, in vita, al di fuori del tempo. Non bisogna affatto stupirsene, poich noi stessi che abbiamo intravisto quelle et future come quelle passate e presenti, siamo incapaci di parlarne senza impiegare le assurde espressioni di passato e di futuro imposte dal linguaggio a tre dimensioni e che non significano nulla quando sappiamo che ogni realt e ogni personalit pu esistere solo in qualit. La parola stessa di resurrezione implica una falsa idea di successione nel tempo, quando invece lautentica resurrezione si pu produrre ad ogni momento della vita, per uno spirito che realizza, al posto di combattimento dove collocato, umile o sublime, un desiderio della Coscienza unica.

L. Linvenzione del mondo


LIdea inventa il mondo che si sviluppa come un eroe dei romanzi. Essa non si confonde con lui pi di quanto la forma geometrica di un cristallo non si confonda con la materia di quel cristallo. Ma lei che suggerisce i caratteri di quei raggruppamenti molteplici di forze, di quelle associazioni di idee che noi chiamiamo la materia. LIdea a quattro dimensioni eterna e immutabile, senza misura e senza et. Si manifesta tramite i simboli della materia a tre dimensioni che ci appare da quel momento in movimento e in uno stato di perpetuo divenire. Considerate attentamente unopera darte. Non fareste fatica a distinguere in essa la parte materiale a tre dimensioni, sottomessa al tempo e allo spazio, vale a dire che rivela unepoca o una materia e, daltra parte, unidea una semplice linea molto spesso che rivela la quarta dimensione, che di tutti i tempi, che non dipende affatto dallevoluzione o dalle civilt, unidea immortale che sfugge allo spazio e al tempo. La materia, qui come altrove, non che un insieme di ipotesi provvisorie. LArte pura non ha storia; non saprebbe mutare. Sarebbe a dire che la visione del mondo a tre dimensioni inutile? Assolutamente no. Quella per lidea eterna un metodo di astrazione, una possibilit di movimento immobile, di perfezionamento in qualit, in breve di vita intellettuale. Senza questa visione parziale, non potremmo fare sfilare davanti al nostro spirito le ipotesi che sono i fatti, finch riconosciamo sulla terra desilio limmagine che conviene al nostro paese natale. La visione del mondo a tre dimensioni ci permette di evocare le possibilit dellidea tipo, ma essa , lo ripetiamo, un semplice metodo di astrazione e soltanto la quarta dimensione, fornita dalla nostra coscienza, ci permette di raggiungere la Realt. Queste principali nozioni e altre ancora, affrancate pi nettamente al momento della grande rinascita idealista, rovesciarono, cos come ho gi raccontato, tutti i pregiudizi antichi concernenti la morte, linfinito e lImmortalit. La storia tutta intera dellevoluzione apparve chiaramente come una creazione continua dello spirito che inventa il mondo secondo un Desiderio che il linguaggio imperfetto a tre dimensioni qualificherebbe come preesistente, ma che sarebbe pi esatto dire co-esistente, essendo lapparenza formale il semplice ragionamento qualitativo della coscienza che genera il tempo e lo spazio, un pensiero che risulta in breve da un carattere una volta posto. Del resto, le leggi di selezione naturale e dellevoluzione erano apparse, da tanto tempo, insufficienti per spiegare i prodigi del mimetismo, il piano del sistema nervoso, quello di un alveare dapi o lintervento di un insetto nella fecondazione di certe piante. Come spiegare, per esempio, senza premeditazione intelligente, la costruzione ragionata del meccanismo dellocchio o dellorecchio?

Una volta percorse le et che seguirono il XX secolo, sappiamo quanto luomo, sempre sotto linfluenza di desideri pi elevati suggeriti dalla propria coscienza, seppe accrescere la potenza della propria visione sviluppando nellinvolucro della retina, oltre a coni e ai bastoncini, delle nuove terminazioni nervose sensibili ai raggi ultravioletti. Occorre allo stesso modo ricordare, dagli inizi della grande rinascita idealista, lapparizione nellorecchio interno di un nuovo canale, questa volta circolare, che d alluomo lindispensabile sensazione di equilibrio negli spostamenti del corpo a quattro dimensioni? Ci ricordiamo infatti che, per quanto riguarda il senso delludito, era solo ai tre canali semicircolari che luomo doveva la nozione dello spazio e la sensazione di equilibrio nelle posizioni relative dei corpi a tre dimensioni. Ci talmente vero che in un animale si possono provocare movimenti squilibrati da rotazioni, rulli o da capitomboli, secondo che si agisca sperimentalmente, sul canale orizzontale, sul verticale anteriore, o sul verticale posteriore, poich ogni canale corrisponde a una nozione distinta di dimensione dello spazio. Durante i primi tentativi di applicazione della quarta dimensione agli spostamenti del corpo, un quarto canale si svilupp circolarmente, circondando gli altri tre, per combattere quella sensazione penosa di equilibrio instabile che conoscono tutti coloro che praticarono la levitazione. Sfortunatamente, come ho gi raccontato in un precedente capitolo, il corpo antico non pot adattarsi alla quarta dimensione, poich gli organi non avevano pi rapporto fisso in relazione a un asse particolare e il nuovo canale circolare non resistette pi, neanche lui, a quella disgregazione. Lavventura dimostr, una volta ancora, che la materia si modificava secondo le indicazioni dellIdea, che lIdea sola creava la funzione desiderata, e questultima lorgano. La materia infatti non ha esistenza propria, solo unipotesi dellintelligenza che inventa, e, tramite nuovi rapporti di posizione, rivela attorno ad essa dei valori nuovi, delle vibrazioni sempre pi ricche e pi numerose. la stessa identica cosa nella storia delle civilt. Quando studiamo attentamente il ruolo dei letterati, dei poeti e degli artisti, capiamo facilmente che la loro azione sui costumi si ispira agli stessi procedimenti. Essi propongono, secondo desideri interiori eterni, delle situazioni nuove, dei pensieri sempre pi elevati; offrono in esempio eroi superiori allumanit, e le loro creazioni, grazie a unillusione naturale, si proiettano poi nel passato, servendo da modello reale alle generazioni del futuro. La storia stessa non sfugge a questa trasformazione idealista; gli avvenimenti pi ordinari della vita, le passioni nella realt pi basse, i gesti pi istintivi, sono generalizzati a quattro dimensioni dagli storici come dai poeti sotto una forma leggendaria, e rappresentati, non come furono, ma come sarebbe stato desiderabile che fossero. Non saremmo in grado di dichiarare ragionevolmente che tutte quelle leggende corrispondono alla realt o che esse furono delle creazioni automatiche della materia; sono immaginazioni proposte dallIdea, anticipazioni ispirate dai desideri eterni che sono allinterno di noi e di cui produciamo, ogni giorno di pi, lo sviluppo. Per conseguenza di questa creazione perpetua, ci che era solo una semplice finzione diviene in seguito una realt. A forza di sentir raccontare gli ardimenti leggendari o gli atti virtuosi di esseri immaginari, lumanit si abitua alla possibilit di quelle vite, incorpora a poco a poco quei modelli soprannaturali negli avvenimenti della vita quotidiana e luomo di oggi sempre, in qualche modo, il figlio degli eroi immaginari della sera. Quando gli dei si attualizzano, quando le azioni eroiche leggendarie divengono vere, i poeti sono l a proporre allumanit nuovi modelli pi elevati, ed cos che prendendo esempio da un passato immaginario, luomo si avvicina, senza rendersene conto, al tipo assoluto, desiderato dallIdea. Limmortalit, leternit, linfinito, lassoluto, il progresso, altrettante idee che non sono, insomma, n in avanti, n allindietro nel tempo, che non sono soggette ad alcuna necessit di spazio, che sono sempre presenti, sempre accessibili e che non potrebbero essere sottomesse ad alcuna evoluzione in quantit. Quando comprendiamo meglio queste nozioni, tuttavia cos semplici, finiamo per dare meno importanza di quanto non se ne desse in passato alla vita fisica e ai fenomeni della nascita e della morte; capiamo che quelle erano molto semplicemente delle modalit sperimentali dellidea. Senza dubbio per facilitare il compito intrapreso, ci sforziamo di prolungare quel periodo di raggruppamento a tre dimensioni che chiamavano un tempo la vita umana; ci riusciamo senza difficolt, in straordinarie proporzioni. Tuttavia, occorre sottolinearlo, la questione perse, allepoca, molto del suo interesse antico; si constat in breve che luomo normale era sempre esistito solo per il tempo che occorreva, che la durata della sua vita, la

sua vita stessa dipendeva soltanto dalla sua volont, essendo dopo tutto la vita solo unipotesi utile ma provvisoria dellidea. Era, in fondo, per proprio consenso per scoraggiamento, per impotenza a realizzare una creazione personale, che gli uomini del passato si lasciavano lentamente morire; fu coscientemente che gli uomini della grande rinascita idealista lasciarono disaggregarsi gli strumenti materiali del loro corpo ogni volta che avvertirono che non potevano attendere un secondo di pi. Poco importava nella storia del mondo di vivere un tempo pi o meno lungo dallistante in cui era stata raggiunta lIdea che poteva creare la vita e inventare delle apparenze sempre nuove, poich essa immaginava il mondo. Si percep allora tutta la relativit del mondo a tre dimensioni che, creato sotto una forma determinata dallIdea, era incapace di prendere una decisione propria e doveva, nella stessa circostanza, ripetere eternamente gli stessi gesti. La quarta dimensione, al contrario, permetteva alluomo di anticipare gli avvenimenti al di fuori del tempo e, valutandone le cause, di scegliere la decisione variando a proprio grado i gesti nella stessa circostanza. Poich il senso della quarta dimensione procede di fronte alluomo, ci che chiameremmo il senso del futuro in un mondo a tre dimensioni, lidea creatrice che vive in qualit al di fuori del Tempo e che permette allo spirito umano di esplorare nello stesso presente tutte le epoche del mondo. Se il subcosciente ci appare insondabile e immenso, esso non altro che lUnica Coscienza Universale e, per il suo tramite, possiamo ricongiungere in tutte le et tutte le coscienze del mondo: quelle che noi diciamo di ieri, di oggi o di domani, immobili e immutabili, secondo linstabile miraggio del mondo fenomenico.

LI. Il segreto dellatomo


Nel momento di terminare la trascrizione di queste note prese nel corso dei miei viaggi al Paese della Quarta Dimensione, vorrei tentare di rivelare in qualche riga, per gli uomini del XX secolo, il mistero che li separa ancora dai tempi futuri o, per meglio dire, dalle et superiori. Avrei potuto, lo so, al posto di scrivere questo romanzo di un pensiero, accontentarmi di un breve riassunto filosofico che avrebbe avuto pi prestigio presso gli specialisti di unepoca scientifica. Sfortunatamente, come vedremo pi in l, se i grandi filosofi dei tempi passati sono stati condotti sempre e solo a conclusioni molto relative, fu perch il loro pensiero rimase sempre imprigionato nellipotesi matematica a tre dimensioni. Ho dunque creduto preferibile seguire la via letteraria che permette, con le sue immagini e i suoi simboli, di avvicinare la realt continua, al posto di urtare la divisione algebrica delle parole; e tentare una sintesi di tutti i modi di conoscere dai quali nessun grado dello spirito sar escluso, soprattutto i pi stravaganti. Aggiungo infine che un ampliamento preliminare dello spirito mi sembrava indispensabile prima di affrontare con cognizione delle realt fondamentali che rimangono inaccessibili se non ci liberiamo progressivamente dei pregiudizi di spazio e di tempo. Quando esaminiamo le nostre certezze finite constatiamo che esse non esistono tutte se non relativamente a un contrario la cui misura sconosciuta. Nel dominio morale, lumorismo, che il senso interno di un contrario necessario, ci rivela la relativit delle nostre certezze in rapporto allassoluto. Nel dominio matematico, le duttili teorie della relativit non evolvono che entro due infiniti; e il passaggio non mai possibile fin da Zenone di Elea, tra lestrema divisibilit e il continuo indivisibile. La materia, la vita, il pensiero, il movimento, lo spazio e il tempo non possono mai concepirsi per unit finite senza essere in funzione di un infinito. Ora, non ci facciamo ingannare: quellinfinito non unipotesi esteriore puramente teorica come ostentiamo di credere; una condizione inerente al finito, a tal punto che possiamo dire senza assurdit, nel linguaggio spaziale a tre dimensioni, che linfinito sempre e necessariamente contenuto nel finito. Tutto accade dunque come se una dimensione supplementare debba essere aggiunta in ogni circostanza alle nostre concezioni relative a tre dimensioni per integrare lUnit reale, ed questo valore supplementare, che rappresenta il contrario o linfinito, che abbiamo chiamato la Quarta Dimensione, in mancanza di unespressione possibile nel linguaggio a tre dimensioni. In realt, questa quarta dimensione qualitativa, che sfugge ai pregiudizi di spazio e di tempo, assorbe, piuttosto che completare, le dimensioni quantitative; e ci solo un passaggio dalla materia divisibile allUnit indivisibile; essa non una dimensione propriamente detta ma lidea provvisoria che noi ci facciamo di ci che manca al nostro mondo per reintegrare lUnit. Ci talmente vero che essa si aggiunge tanto bene allunica dimensione di una curva quanto alle due dimensioni di un cerchio; essendo curva e cerchio pure qualit estetiche inaccessibili alla divisibilit geometrica. Da ci segue, del resto, lassurdit dei quadratori di cerchio come dei ricercatori di movimento perpetuo, che pretendono di ridurre il continuo indivisibile a delle quantit finite.

Non essendo la quarta dimensione che un passaggio necessario dal frammentario al continuo, un viaggio morale dal relativo allassoluto, dal divisibile allinvisibile, in breve dal multiplo allunico, si pone una questione definitiva: Che cos lUnit? La possiamo concepire a priori sotto la forma divina, ma questa soltanto una istanza di principio che accusa in anticipo leterno dualismo, irriducibile sotto i suoi diversi aspetti: Dio e il Mondo, lanima e il corpo, lo spirito e la materia. Perch se noi consideriamo, insieme a Pitagora e Eraclito, che ogni verit nellUnico di cui gli esseri non sono che le apparenze formali per noi impossibile, senza il soccorso della quarta dimensione e dei principi di relativit formulati nel XX secolo, di non opporre il mondo fenomenico a tre dimensioni allUnit; e se vogliamo confonderli, di non sopprimere per lo stesso motivo quel mondo fenomenico, inconcepibile e privo di utilit, poich tutto esiste in un modo completo e perfetto nellunit divina. In pi nella filosofia antica il materialismo assoluto condusse a negare lIdea e lidealismo logico, a privare gli esseri e le cose di ogni personalit, antagonismo inevitabile finch persiste il pregiudizio scientifico dello spazio e del tempo. Non potendo ridiscendere dal cielo sulla terra, apparve dunque pi logico, fin dalle prime et del pensiero umano, di partire da dove siamo e di risalire dal complesso al semplice per descrivere lelemento primitivo di cui il mondo non era, crediamo, che un composto dalle molteplici forme. Dividendo sempre di pi la materia, noi avremmo dovuto scoprire, sembrava, lelemento primitivo non divisibile ( ): lAtomo; nome magnifico, ma temibile: perch essendo latomo divenuto, dalla sua nascita, la propriet dei teorici della divisibilit, vale a dire dei sapienti, si trov da Democrito materialmente divisibile (poich esteso), per diventare non meno misurabile con i teorici del XX secolo. Quelli vedono nellatomo solo una massa dipendente dalla velocit, idealizzano con certezza la materia, ma le tolgono per lo stesso motivo, del resto a ragione, ogni realt sostanziale lasciandola accessibile al solo calcolo delle quantit limitato dallinfinito. Noi parliamo per sola memoria dellatomo dei chimici e dei fisici, composto complesso, autentico sistema solare in miniatura che non ha pi alcun rapporto, n con il nome, n con lidea dellatomo. Con i filosofi la concezione dellelemento primitivo si innalz di primo acchito, grazie a Pitagora, allunit suprema, allunit unica (), alla Monade; nome magnifico, anche questo, ma ancora pi temibile da reggere che quello dellatomo. Perch quando ci fu bisogno, con il probo e luminoso genio di Leibniz, che la sola monade rendesse conto di tutto luniverso, noi vivemmo la sorpresa veramente allucinante di vedere questa monade, questo unico, che conteneva nelle sue pieghe il mondo intero, moltiplicarsi in numero infinito per seguire la divisione infinita della materia. Se la monade aveva dunque il singolare vantaggio sullatomo di essere un formale atomo inesteso, non sfuggiva per al miraggio scientifico del mondo a tre dimensioni che ci conduce a vedere in fondo a ogni fenomeno, non ununit unica sempre uguale a se stessa, cosa che sarebbe la verit, ma tante unit totali quanti sono i fenomeni, cio uninfinit, che assurdo. Provvista di tutte le qualit dellunico: contenente al suo interno la storia dellUniverso intero, prototipo dei composti, muovendosi senza porte n finestre nella sola qualit, generando quei movimenti dello spirito che sono i corpi, riducendo anche il tempo e lo spazio allordine logico del ragionamento, la monade di Leibniz falliva miserabilmente nella molteplicit dellunico e nel miracolo dellarmonia prestabilita che faceva coincidere per esempio la parola e il pensiero. Una volta percorso il grande cammino circolare della Quarta Dimensione per raggiungere la chiara visione dellUnit unica, tutte quelle iniziative geniali del pensiero umano, per quanto commoventi per il modo in cui sfiorarono spesso il velo del mistero, appaiono insomma assai sconcertanti. Quando pensiamo infatti, nel mondo a tre dimensioni, alla stessa statua di cento fattezze diverse, non ci viene lidea di credere allesistenza di cento statue reali. Allo stesso modo, nel mondo a quattro dimensioni, non ci viene pi lidea di attribuire una realt sostanziale distinta a ciascuno dei tre aspetti della sostanza unica. LATOMO UNICO. Non c nelluniverso, come noi lo conosciamo, che un solo atomo o, se preferiamo essendo le due parole equivalenti nel loro senso assoluto che una sola monade. Questo grande segreto dellUNICIT DELLATOMO, inintelligibile senza il soccorso della quarta dimensione, riassume da s tutti gli enigmi del mondo, cento volte posti nel corso dei secoli, mai risolti e sempre pi impenetrabili, in ragione stessa dei progressi della scienza. La sua rivelazione nellEt dellAquila doro fu, per lo spirito umano come un abbaglio, ma essa pi difficilmente accessibile agli uomini del XX secolo, accecati come sono dal pregiudizio quantitativo dellinfinitamente piccolo quando invece ogni grandezza reale esiste solo in qualit e dal puerile artificio matematico dellunit unica che si divide allinfinito in tante unit uniche quanti sono i fenomeni.

In mancanza di espressioni nel linguaggio a tre dimensioni, diciamo dunque soltanto che tutto accade come se la Monade unica, inestesa, senza porte o finestre, sia sufficientemente grande per contenere al suo interno tutti i fenomeni dellUniverso che sono i suoi pensieri e le sue associazioni di idee, immaginate in un ordine logico di ragionamento che noi chiamiamo tempo e spazio. Poich gli uomini furono abituati, per secoli, alla comoda ipotesi scientifica della divisibilit (compensata da quella dellinfinito), essi hanno creduto per cos lungo tempo a una realt sostanziale propria a ogni fenomeno, quando invece ogni fenomeno non che unidea distinta della stessa Coscienza unica. E rimaniamo confusi constatando che il pi grande dei metafisici, Leibniz, dopo aver dato alla sua Monade tutti i caratteri inevitabili e evidenti delluniversalit e dellunicit nella pura qualit, priva anche del tempo e dello spazio, si perse miseramente nella molteplicit, naturalmente infinita, dellatomo unico, per essere rimasto, malgrado tutto, imprigionato nei pregiudizi scientifici del mondo relativo a tre dimensioni. Soggettivamente latomo unico si chiama nostra coscienza per tutte le nostre percezioni immediate e subcoscienza per i valori che sfuggono al nostro campo di percezione distinta. In realt, NON C CHE UNA COSCIENZA o atomo unico, che comprende in qualit tutto lUniverso. Ci che pretendiamo essere le nostre coscienze individuali sono solo, come gli esseri e le cose, le idee momentanee e le associazioni di idee della Coscienza unica. Poich la nostra coscienza relativa simbolizzata con la coscienza assoluta, noi diciamo che tutto accade nella coscienza universale come nel nostro proprio spirito e che insomma la metafisica deve confondersi con la Psicologia. Non c dunque nulla di esterno, di superiore n di miracoloso al di fuori di noi, perch la nostra vita intellettuale la vita stessa delluniverso e la sua espressione pi alta. Se i nostri pensieri, grazie alle loro contraddizioni, sono i pi fecondi e i pi elevati della Coscienza universale, non consegue per che essi sono i soli. I principi, le idee fisse, i riflessi potremmo piuttosto dire, della Coscienza universale, sono personificati dalla materia; da qui deriva la permanenza delle leggi fisiche, permanenza del resto tutta apparente e relativa poich essendo il tempo e lo spazio soltanto dei modi di esprimersi del pensiero, non sono in grado di avere realt sostanziale distinta. Tutto avviene nella Coscienza unica, tutto si muove relativamente nello stesso ritmo, senza alcuna necessit di armonia prestabilita; un secondo pu essere pi lungo che mille anni se pi grande in qualit, senza che nulla ce lo indichi, e senza neanche che quello sia, poich solo la qualit reale. Un pensiero generato da un incontro di idee nella coscienza universale, al di fuori del tempo e dello spazio, pu ugualmente apparire fortuitamente in uno spirito che lo percepisce passivamente, da cui le premonizioni del futuro e le visioni a distanza. Ugualmente passive sono le materializzazioni di idee che chiamiamo i mostri e le azioni dei personaggi degli incubi, che sviluppano il loro carattere aldil della nostra volont e in contraddizione con essa. Noi non facciamo sempre esattamene ci che vogliamo, e le nostre idee sono legate alle altre idee molteplici della Coscienza unica, ma non inganniamoci: lunicit della coscienza universale non sopprime n la nostra personalit, n il nostro libero arbitrio, al contrario, cos come vedremo. Unicit dellATOMO, della COSCIENZA o della VITA, tanti modi diversi di considerare la stessa realt sostanziale unica. La personalit delluomo germina nella coscienza universale esattamente come lidea si sviluppa nello spirito umano e il seme nel suolo. La vita, vale a dire il carattere una volta dato, lo sviluppo, appartiene a quel nuovo rapporto di idee che lessere creato. Non dunque cogliendo un bouquet che creiamo unopera vivente, ma piantando un seme. La personalit delluomo il libero sviluppo di un carattere una volta posto, al contatto delle personalit vicine. Ha per terreno lamore, vale a dire lunione di tutte le personalit nella coscienza comune, ha per missione la contraddizione che accentua i caratteri; vale a dire le diversit di cui vive il Pensiero unico. Prendendo in prestito il linguaggio simbolico antico: luomo pi libero di Dio, gli superiore, come lopera lo allautore, poich pi completa di lui sul punto che lo riguarda. Ci si spiega col fatto che Dio non Tutto, infatti esso cerca di realizzarsi, e, senza le sue creazioni che sono i suoi pensieri, rimarrebbe inesistente come lo sarebbe lo spirito umano senza pensiero. Il mondo, nella Coscienza universale, , in questo senso: tanto una certezza relativa (leggi fisiche), quanto una contraddizione (opere umane), e possiamo dire che la personalit delluomo lumore di Dio. Laccordo perfetto e omogeneo sarebbe una sentenza di morte per la Coscienza universale la cui vita fatta di pensieri, vale a dire di contraddizioni; perch se la contraddizione cessasse allinterno di s, bisognerebbe che il contrario fosse al di fuori. In un sol colpo la Coscienza universale cesserebbe di essere lUnica: non sarebbe pi che una delle idee di un Unico pi elevato, completamente inaccessibile al nostro intendimento e cos di seguito allinfinitosemplice gioco di specchi matematico che non saremmo in grado di ammettere nel dominio reale della pura qualit.

Come sapere ci che accade nella Coscienza unica di cui le nostre personalit sono solo pensieri che sbocciano liberamente al contatto di altri pensieri, come un seme nel suo ambiente? Molto semplicemente esaminando ci che accade nel nostro spirito. Come ci sono nel nostro spirito buoni e cattivi pensieri, pensieri miserabili che si eliminano a un giudizio finale e pensieri sublimi che domineranno gli altri per sempre, cos anche le nostre personalit sono distinte in qualit e in vigore nella Coscienza Comune, ma tutte sono ugualmente libere di perseverare nel loro essere, fin nelle ultime conseguenze. Perch come nella composizione letteraria, un autore non pi padrone di dirigere con la sua fantasia gli atti di un personaggio di cui ha posto il carattere, senza privarlo della vita; cos la Coscienza universale non dispone pi a suo piacimento dellessere pensante che essa ha creato e che agisce ormai in essa e per essa, nel bene o nel male. cos che noi siamo, in realt, i personaggi romanzeschi inventati dallArtista unico, ma la fioritura della sua opera dipende dal nostro carattere, dal nostro stile e dal nostro gioco in relazione al resto del Mondo. Soltanto in questa qualit possiamo diventare uno degli aspetti della Coscienza universale, uno degli aspetti immutabili della sua opera. Da ci, senza dubbio, consegue il successo eterno delle finzioni letterarie che simboleggiano, senza rendersene conto, la Vita delluniverso; da ci consegue il senso, che crediamo pi profondo, di quella grande commedia immaginata che chiamiamo la Commedia della Vita. Mentre la Psicologia contiene la conoscenza dellunico e gli superiore, come la conoscenza dellopera di un ordine pi elevato della conoscenza dellautore, dobbiamo ora chiederci cos la scienza. In partenza per il Paese della Quarta Dimensione, la Scienza ci appare giustamente criticabile, perch essa pretende di imporsi come la sola certezza reale e completa, superiore alluomo, che mette in schiavit. Ma dal momento in cui abbiamo raggiunto la sola Realt Unica e Continua e che, ripartendo da questa sola realt, abbiamo seguito lo sviluppo del suo pensiero che inventa il mondo e pi specificamente ogni carattere da cui si innalza la Personalit umana, il nostro punto di vista si trova ribaltato. Lindividuo, pensiero superiore dellUnit, ha ripreso il comando e la Scienza ci apparsa come la sua serva pi sottile, come un metodo di astrazione analitica puramente speculativa, che permette di comprendere e non di creare e che rimane lipotesi pi personale e pi originale della personalit umana. E la visione a tre dimensioni, cos puerile quando ci immaginiamo che essa raggiunga la realt continua, diviene un metodo geniale di analisi che permette, sopprimendo per ipotesi una pedina di quella scacchiera piena che la Coscienza Unica, di fare muovere tutte le altre. La divisibilit matematica dunque unipotesi metafisica indispensabile per il ragionamento analitico, ma solo la psicologia ci permette di raggiungere la realt fisica del mondo: la creazione e la vita.

EPILOGO
Perch sono ritornato da quel Paese impressionante della quarta dimensione, da quelle epoche lontane e tuttavia attuali dove la comprensione delle cose completa? Fu inizialmente, lo confesso tristemente, una superficiale sensazione di inquietudine materiale che mi consigli di rinunciare a quei viaggi; fu poi il sentimento pi nobile e pi preciso di un dovere morale che mi ammon di ritornare allopera darte intrapresa, la creazione personale sola capace di fissare per sempre la grazia fuggitiva di un movimento, la scintilla di un pensiero, vale a dire un aspetto nuovo dellidea Unica, per la prima volta rivelata al mondo. dunque a questo libro che sono tornato di istinto e lui solo mi ha sempre indicato in modo irrefutabile il posto dove dovevo agire nellordine universale delle cose. Sono tornato alla mia opera perch ho sentito limperioso bisogno di ricordare agli uomini che la falsa certezza scientifica culla nelle illusioni, che il mistero immenso che immaginano intorno a loro si crea ogni giorno unicamente in loro e tramite loro. Ritorniamo sempre alla nostra fede o alla nostra opera, e lartista fervente simile agli umili che credono. C soltanto Una Realt, e se la morte pu dissipare la vana illusione del corpo a tre dimensioni, essa non pu pi raggiungere quelli che hanno intravisto, anche solo per un istante, lIdea immortale a quattro dimensioni e creato pure forme al di sopra dello spazio e del tempo. Sono tornato irresistibilmente a questo libro, perch se lipotesi a tre dimensioni non conduce che alla volgare morte, la conoscenza completa a quattro dimensioni rimane come morta se non lotta nella contraddizione e se lamore non si sviluppa nella pena. Sono tornato, perch le catene di Prometeo sono sempre pi belle da portare che il fuoco trionfante. Quando tu nacqui, diceva il grande poeta Saadi, tu piangevi e tutti ridevano intorno a te; fai in modo quando morirai che tu rida e tutto il mondo pianga. Il nostro doppio dovere si regge su queste poche parole. Dobbiamo agire con discrezione e bont perch ora sappiamo che tutto ci che ci circonda fa preziosamente parte di noi stessi e che ferendo gli altri noi stessi che feriamo.

Ma se lamore cos la forma pi sublime dellegoismo, legoismo allo stesso tempo la forma pi elevata dellamore perch esigendo tutto da noi stessi che noi serviamo gli altri nel modo migliore. Noi dobbiamo perci soprattutto, con onore e coraggio, in qualche luogo che il caso ha posto, elevare la nostra personalit fino al sovrumano e liberarla dei pregiudizi mortali a tre dimensioni. Non abbiamo pi nulla da attendere, lo sappiamo, dallAutore che cre i personaggi, mentre lui aspetta tutto da noi che creiamo lOpera vivendola. Ogni mistero ormai in noi, ogni immaginazione superiore della coscienza universale, buona o malvagia, dipende dalla nostra sola volont. Soli inventori del mondo, viviamo un incantesimo magnifico dove i pi umili oggetti sono dei pensieri e i grandi personaggi delle anime. Poich la coscienza del mondo in noi, che noi sappiamo ridere delle apparenze, e soprattutto dirigerci interiormente come degli eroi immortali e non pi come degli uomini!