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Gli esseri umani sanno di possedere e usare un linguaggio, che si definisce linguaggio naturale o umano.

Si parla per abitualmente anche di linguaggio degli animali, linguaggio dei computer, linguaggio dei gesti, etc. Tutti questi linguaggi hanno in comune il fatto di essere dei sistemi di comunicazione, poich servono a trasmettere informazioni da un individuo, che chiamiamo emittente, ad un altro, che possiamo chiamare ricevente (o destinatario). Per comunicare ad esempio ad una persona di non passare in un determinato luogo, si pu utilizzare unespressione del linguaggio naturale, dicendo Fermati!, oppure si pu alzare il palmo aperto della mano e mostrarglielo, usando cos il linguaggio gestuale. Tuttavia, una volta chiarito che tutti i vari tipi di linguaggio realizzano una qualche forma di comunicazione, questo non sufficiente per considerarli manifestazioni di un unico sistema. In altre parole, anche se avessimo dimostrato che tutti i diversi linguaggi sono identici nella loro funzione (ossia quella di permettere la comunicazione), non abbiamo detto nulla che dimostri che essi sono identici anche nella loro struttura. Una prima caratteristica che distingue tipicamente il linguaggio umano dai linguaggi di molte specie animali il fatto che il primo tipo discreto, mentre gli altri tipi sono continui. Gli elementi del linguaggio umano si distinguono infatti gli uni dagli altri per lesistenza di limiti ben definiti: ad esempio in italiano i suoi [p] e [b], oppure [d] e [t], per quanto molto simili sotto alcuni punti di vista, hanno per per il parlante e per lascoltatore un effetto di contrasto netto (patto vuol dire una cosa ben diversa da batto, come tardo rispetto a dardo). Nei sistemi continui sempre possibile, invece, specializzare sempre pi il segnale: un esempio molto chiaro di ci rappresentato dalla danza delle api, grazie alla quale lape esploratrice, tramite modifiche sempre pi sottili nel ritmo, nellorientamento e nella durata della danza, riesce ad indicare in modo sempre pi preciso la distanza e la ricchezza della fonte di cibo. Nel linguaggio umano, parole come batto, patto, tardo, dardo, ecc, ciascuna delle quali ha un significato, sono formate da entit pi piccole, dette fonemi, come [b], [p], [a], nessuna delle quali ha significato, ma, se scambiata con unaltra, ha la possibilit di produrre un significato diverso. In ogni lingua i fonemi sono di numero limitato, mentre le parole possono arrivare a centinaia di migliaia, con la possibilit di crearne sempre di nuove. Quindi, una delle caratteristiche del linguaggio umano quella di poter formare un numero altissimo di segni, cio entit dotate di significante e significato, mediante un numero molto limitato di elementi, i fonemi, che non hanno significato, ma solo la capacit di distinguere significati. Questa caratteristica, chiamata doppia articolazione, sembra essere assente dai linguaggi degli animali. Unaltra differenza tra i due tipi di linguaggi (animale e umano) che in generale i sistemi di comunicazione animale sono caratterizzati da un numero finito di segni, mentre invece le parole di ogni lingua umana non costituiscono un insieme finito. A questa possibilit di creazione continua di nuove frasi contribuisce in modo decisivo il meccanismo della ricorsivit, che permette di costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, unaltra frase. Partendo dalla frase semplice Maria mi ha colpito, si pu ottenere una frase complessa (formata cio da una principale e da una dipendente) semplicemente inserendo un verbo come dire: I ragazzi dicono che Maria mi ha colpito: e cos si potrebbe continuare allinfinito. Unultima differenziazione tra il linguaggio umano e gli altri tipi di linguaggio (ad esempio i linguaggi dellinformatica) ci che viene solitamente chiamata dipendenza dalla struttura, il cui esempio pi rappresentativo laccordo tra il verbo principale e il soggetto: Maria mi ha colpito e non *Maria mi hanno colpito. Questa caratteristica del linguaggio umano si collega alle nozioni di grammaticalit e agrammaticalit, tenendo presente che grammaticale non significa scorretto,

bens mal formato per il parlante nativo di una determinata lingua, come negli esempi seguenti: La ragazza di Pietro suona bene il pianoforte vs *Il Pietro pianoforte bene di ragazza suona la. Con linguaggio si intende dunque la capacit comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di queste caratteristiche proprie. Con lingua intendiamo invece la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunit. La lingua dunque un codice, costituito fondamentalmente da due livelli: le unit di base e le regole che combinano le unit. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilit, n a livello di unit n a livello di regole, ovvero n per il lessico, n per i suoni, n per la morfologia, n per la sintassi. Ad esempio, date le unit di suono *p a n e], in italiano si realizzano solo due dei modi dei ventiquattro teoricamente possibili: pane, pena, ma non *pnae, *nepa, *npae, etc. Lesempio sopra fornisce la possibilit di parlare dei segni. Una parola un segno (anche una frase un segno, per quanto complesso). Un segno una unione di un significato e di un significante. Se si prende come esempio la parola libro, questa unit formata di un significante, che la forma sonora che realizziamo dicendo [libro] (o la forma grafica se stiamo scrivendo o stampando), e di un significato, che la rappresentazione mentale che abbiamo di libro (attenzione: il significato non loggetto libro, ma il concetto di libro; la realt denotata da questa espressione chiamata riferimento o denotazione). Il segno ha varie propriet, tra cui: La distintivit: il segno notte si distingue dal segno botte, ma anche da lotte, cotte, nette, etc. (per questa propriet, vedi anche le propriet gi citate della discrezione e dei fonemi sopra). La linearit: il segno si estende nel tempo (se orale) o nello spazio (se scritto). Questa propriet ovviamente fondamentale per il linguaggio: Silvia ama Giuseppe ha un significato ben diverso da Giuseppe ama Silvia. Larbitrariet: il segno arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare al significante *libro+ il significato libro. Tanto vero che al medesimo significato possono corrispondere significanti diversi in altre lingue: ingl. book, fr. livre, etc. Le eccezioni allarbitrariet del segno sono costituite dalle cosiddette forme onomatopeiche, come ad esempio sussurrare, tintinnare, etc.

I segni poi possono essere sia linguistici che non linguistici; un vestito nero (significante) pu voler dire lutto (significato), come un cartello stradale unisce un significante (colori rosso e bianco, oppure la forma tonda) ad un significato (ad es. divieto daccesso). I segni linguistici sono tipicamente lineari, mentre quelli non linguistici non sono lineari.