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LImpossibile dialogo con lIslam

Alain Besanon Il Domenicale, 28 febbraio 2004 Spesso i cristiani considerano in modo troppo semplicistico la fede in Allah. In realt, si tratta di una religione estremamente forte, al cui centro sta una concezione del rapporto uomo-Dio contraria a quella tipica del mondo ebraico e cristiano. Per questo motivo i musulmani sono pi lontani dalla fede in Cristo che non i pagani. Maometto? Meglio Omero e Virgilio. (Traduzione dal francese di Giorgio Bianco)

Beninteso, non nelle mie intenzioni esprimere un giudizio globale sullislam. Nellanno 622 della nostra era nasceva ufficialmente a Medina una religione nuova, in diretta contrapposizione ai tre dogmi cristiani fondamentali, la Trinit, lIncarnazione e la Redenzione. Al giorno doggi gli adepti di questa religione stanno diventando pi numerosi dei cristiani, di tutte le confessioni assommate. Da mezzo secolo a questa parte, tre fatti hanno radicalmente modificato il quadro. I Paesi musulmani, che erano caduti sotto il dominio degli imperi europei (considerati come cristiani dai musulmani), specificatamente gli imperi inglese, russo, francese, olandese, hanno ritrovato lindipendenza (con la sola eccezione della Cisgiordania palestinese). Le minoranze cristiane, ancora numerose allinizio del XX secolo in Turchia, in Egitto, in Medio Oriente, si sono convertite, sono state espulse (come i Greci dellAsia Minore), talvolta massacrate (come gli Armeni). Infine, forti minoranze musulmane si sono pacificamente insediate nellEuropa occidentale. In Francia esse costituiscono circa il 10% della popolazione, e secondo i demografi probabilmente costituiranno il 20% entro una ventina danni. In Germania, in Inghilterra, negli Stati Uniti, le cifre sono minori, ma non meno significative. Questultimo evento suscita, in questi Paesi, una certa inquietudine. Il problema viene posto in termini demografici, in termini comunitari, in termini di assimilazione, di lotta contro il "razzismo", ma molto pi raramente in termini religiosi. Infatti, linclinazione delle Chiese, da mezzo secolo, verso lirenismo, lecumenismo. Sebbene molte di esse sembrino in crisi o giustappunto a causa di questa crisi non si nota in esse alcuna inquietudine propriamente religiosa. Il loro problema di fare buona accoglienza allislam, di cercare il contatto, i punti comuni, il dialogo. Il mio scopo innanzitutto storico: quali sono stati, dopo lEgira, i principali atteggiamenti dei cristiani verso lislam. Poi sar teologico: quale statuto dare allislam dal punto di vista teologico, vale a dire cristiano. Infine, torner alla storia per valutare la situazione attuale. I tre approcci cristiani In una panoramica storica di quattordici secoli, possibile osservare fra i cristiani tre approcci principali. Il primo ben rappresentato da san Giovanni Damasceno. Lo chiamer latteggiamento del rifiuto, pi precisamente della constatazione dellincompatibilit. Giovanni Mansur detto Damasceno discendeva da una famiglia di alti funzionari bizantini che avevano avuto un loro ruolo nella resa di Damasco. Fu inizialmente al servizio del Califfo, nellamministrazione fiscale. Con le prime persecuzioni, entr nel convento di S. Saba, dove mor nel 754. Non ha scritto che alcune pagine, che sono preziose, poich si tratta di un testimone della prima ora. Il suo primo testo si trova inserito nel suo catalogo, Il libro delle eresie, in cui lislam classificato come leresia numero 100. Ci indica che a questa data, specialmente tra i monofisiti e i nestoriani, che detestavano lortodossia melchita perch rappresentava loppressione bizantina, non era chiaro se lislam fosse unaltra religione, o se non era altro che unulteriore versione allinterno della nebulosa cristiana.

Ma oggi non cos. La descrizione del Damasceno puramente sarcastica. Maometto un falso profeta. Le sue dottrine sono assurde e non possono che esserlo perch negano le verit cristiane. Il secondo testo, pi tardo, si presenta sotto la forma di una Controversia tra un musulmano e un cristiano. In questo caso si tratta di una breve catechesi per dissuadere i cristiani dal convertirsi, cosa che facevano gi in massa. Egli cerca di difendere il libero arbitrio contro il fatalismo che attribuisce allislam, e anche la consistenza della natura creata, lordine delle leggi di natura contro il puro capriccio di Dio secondo lislam. San Giovanni parla con accondiscendenza, un po come un distinto teologo del XIX secolo avrebbe trattato la rivelazione di Joseph Smith e il Libro dei Mormoni. Nella tradizione del rifiuto puro e semplice, san Tommaso dAquino un punto di riferimento essenziale. Nella Summa contra gentiles (I, 5) avanza la seguente argomentazione: Maometto stato capace di sedurre dando dei comandamenti che soddisfano la concupiscenza degli uomini carnali; egli fornisce soltanto verit facili a comprendersi per uno spirito ordinario; mescola favole e dottrine che sminuiscono quanto vi di verit naturale nel suo insegnamento; le sue prove si fondano sulla potenza delle armi, prove che non fanno assolutamente difetto ai malfattori e ai tiranni. N lAntico n il Nuovo Testamento testimoniano a suo favore, al contrario egli li ha deformati con racconti leggendari e proibisce ai suoi discepoli di leggerli. In breve, conclude, coloro che prestano fede alla sua parola, credono con leggerezza. Il secondo approccio cristiano quello che chiamer delle Tre Leggi. Se ne trova un buon esempio nel dialogo che ebbe luogo tra il futuro imperatore Manuele Paleologo e un saggio musulmano nel 1390. Si tratta di stabilire un ordine di superiorit tra la Legge di Mos, di Ges e di Maometto. Manuele esordisce affermando che la legge musulmana inferiore a quella degli ebrei, in particolare a causa del jihad, secondo cui gli uomini possono scegliere tra la conversione da un lato, e la morte o la schiavit dallaltro. Ora, la volont divina non si compiace del sangue e vuole condurre gli uomini alla fede attraverso la persuasione e non con la violenza. A maggior ragione la legge musulmana inferiore alla legge di Cristo. Al che il musulmano risponde che effettivamente la legge di Cristo migliore di quella di Mos, ma troppo dura, troppo elevata, dunque impraticabile. peccare per eccesso il dover amare i propri nemici, ricercare la povert, sopportare la verginit. Il Corano si pone in una posizione intermedia fra le carenze della legge mosaica e gli eccessi di quella di Cristo. Ora, il giusto mezzo, la moderazione, sinonimo di virt e ragione. Manuele controbatte in maniera classica, distinguendo i comandamenti biblici e i consigli evangelici. Poi assesta un colpo di clava con il suo argomento pi forte: la tua legge, dice al musulmano, si contrappone alla legge cristiana e ritorna a quella di Mos. Maometto ha plagiato questa legge e lha corrotta, componendo qualcosa di eterogeneo e disordinato. Manuele, in questo dialogo sincero, non pu invocare lautorit delle Scritture, perch il musulmano non la riconosce. dunque costretto a disporre le tre leggi sullo stesso piano temporale e sinottico. Non pu pi mettere in risalto la continuit storica tra Israele e Cristo. Non pu fondarsi sulla comune nozione di Alleanza, poich questa nozione non riconosciuta nellislam. Non gli resta che comparare astrattamente le tre leggi. E contro la legge del Corano, ritrova la posizione spiritualista di Bisanzio: la legge antica carnale, come quella musulmana, mentre quella cristiana spirituale. Una simile impostazione del problema d allislam un vantaggio sullebraismo, poich universale e onora Ges e la Vergine. Il terzo approccio quello che definir la ricerca del punto sublime di superamento dallalto. Un buon esempio il De pace fidei, scritto dal cardinale Niccol da Cusa nel 1452, proprio alla vigilia della caduta di Costantinopoli. Il suo fine quello di raggiungere un punto di vista superiore e inclusivo, tale per cui si potrebbe interpretare lislam come una forma di cristianesimo inconsapevole di se stesso. Dal momento che non pu pi fare appello alla Bibbia, decide di partire dallarticolo di fede che ritiene comune, la fede nel Dio unico. A partire da questo assioma, egli deduce, con un ragionamento scolastico tanto sapiente quanto astratto, la Trinit e gli altri grandi dogmi cristiani. Questa esposizione strettamente razionale poteva, egli sperava, piacere a saggi musulmani nutriti della miglior filosofia, quella di Avicenna. Ma questo lo condanna ad abbandonare il tema della salvezza sul piano storico, cos come si contempla attraverso i due Testamenti. Ecco anche lui prigioniero dellantistoricismo musulmano, con la sola arma della filosofia, o piuttosto della sua particolare

filosofia. Egli ha disincarnato la teologia, al punto di ridurla ad un sistema astratto, ad uno schema. Il punto sublime conduce alla tenebra superiore, che si riduce ad essere la notte di Hegel, in cui tutte le vacche sono grigie. Come si vede, i due tentativi di dialogo di Manuele e di Niccol Cusano li hanno condotti a un monologo in cui espongono apoditticamente la religione cristiana. Ma loro malgrado, questa esposizione li spinge a una sorta di sbilanciamento del cristianesimo, come se, nello sforzo di avvicinarsi e di farsi comprendere dallislam, la loro ortodossia cristiana subisse una discreta e inconsapevole deformazione. Occorre adesso comprendere perch. Rivelazione o religione naturale? Quale statuto la religione cristiana pu assegnare allislam? Una religione rivelata, oppure una religione naturale? In buona sostanza, la teologia cristiana divide cos il genere umano: la prima parte si trova sotto lAlleanza detta di No. Attraverso questalleanza, essi possono prendere conoscenza della legge naturale, vale a dire della morale comune, e formarsi unidea del divino nel quadro delle religioni che si chiameranno pagane. Allinterno di questa umanit comune, Dio ha "scelto" un uomo, Abramo, e la sua "casa", con cui ha stipulato unalleanza, ripresa e sviluppata in quella che Mos riceve in nome del popolo che Dio si "crea" ai piedi del monte Sinai. Infine Dio, nel suo Verbo Incarnato venuto come "Messia" di Israele, istituisce una "Nuova Alleanza", suscettibile di estendersi, a partire da Israele e dal suo Messia, allumanit intera. Dove collocare, allinterno di questa classificazione, lislam? La difficolt e il disagio che i cristiani e gli ebrei provano nel collocarlo allinterno del gruppo delle religioni naturali deriva dal fatto che lislam professa di credere in un solo Dio, eterno, onnipotente, creatore, misericordioso. Non si riconosce allora la prima delle Dieci Parole rivolte a Mos, il primo comandamento? S, ma manca un punto, ossia il fatto che il Dio dellEsodo si presenta come il liberatore del suo popolo in una situazione storica particolare: Io sono lEterno tuo Dio che ti ha fatto uscire dallEgitto, dalla casa della servit. Non vi traccia di storia nel Corano. Si riconosce allora il primo punto del Credo cristiano? Credo in un solo Dio onnipotente, creatore del Cielo e della Terra? S, ma manca il fatto che questo Dio qualificato come Padre, ossia gli attribuita una relazione personale e reciproca con gli uomini. Occorre tener presente che i musulmani propongono unaltra classificazione. Essa contrappone i pagani e coloro che, ebrei, cristiani, musulmani, hanno "ricevuto una rivelazione". Il secondo gruppo cos legato da una similitudine formale (aver ricevuto una rivelazione) e non da una concatenazione storica. Il Corano increato Posso ora enunciare la mia tesi teologica: lislam una religione naturale del Dio rivelato. Classicamente, si distingue la religione naturale dalla religione rivelata. La religione naturale, quella dei pagani, pu eventualmente raggiungere il vero Dio (ossia, il Dio rivelato) pi o meno chiaramente. Cos, la Chiesa che ha condannato gli idoli ha nondimeno riconosciuto il dio della filosofia come il vero Dio cercato a tentoni. Daltra parte, la Chiesa crede che questo stesso Dio abbia voluto manifestarsi e comunicare la sua volont riguardo alla salvezza degli uomini, e dunque far conoscere loro delle verit che oltrepassano le possibilit dello spirito umano. Per gli ebrei, questa rivelazione contenuta nella Bibbia, alla quale i cristiani hanno aggiunto un "Nuovo Testamento", ma riconoscendo la piena autorit del documento biblico cos come si formato prima della venuta del loro Messia Anche i musulmani ritengono di aver ricevuto una rivelazione. Essa concepita come la trasmissione di un testo preesistente. In questa trasmissione, il profeta non riveste alcun ruolo attivo. Egli non fa che ricevere i testi, usciti dalla Madre dei Libri, che ripete come sotto dettatura. A differenza della Bibbia, che i cristiani dichiarano "ispirata", il Corano increato. Esso la parola increata di Dio. Lislam distingue tra il profeta (nabi) e linviato (rassoul) che , tra i primi profeti, quello che ha ricevuto un messaggio normativo. Anche Adamo, Lot, No, Mos, Davide, Ges sono stati inviati. Sono stati mandati a popoli particolari. Solo Maometto, il "sigillo dei

profeti", ha ricevuto una missione universale. I grandi inviati di Dio, Mos, Davide, Ges, hanno trasmesso letteralmente, proprio come Maometto, i libri che sono stati loro dettati, la Torah, i Salmi, il Vangelo (al singolare). Anche Adamo, Seth, Abramo hanno prodotto dei libri. Ma, il punto essenziale, questi libri reali o immaginari, non sono considerati veridici, perch il loro testo stato falsificato. Ebrei e cristiani hanno manipolato le loro scritture e distorto il loro significato. Per giunta, dal momento che il Corano contiene tutta la verit, anche se fossero autentici, non potrebbero aggiungere nulla di nuovo. Questo fa s che i musulmani non riconoscano il valore dei documenti di rivelazione anteriori al loro. La vera Torah, il Vangelo autentico non devono essere cercati altrove che nel Corano. I veri discepoli di Ges sono i musulmani. La palla dunque nel campo degli ebrei e dei cristiani: possono, essi, riconoscere la Bibbia nel Corano? La risposta no. Quali sono i rapporti di filiazione tra la Bibbia e il Corano? Nessuno, assicurano i musulmani. Maometto era analfabeta. Dio dichiara al profeta: Tu non conoscevi, prima, che cosa siano le Scritture e la fede. Se vi sono coincidenze, naturale, poich lo stesso messaggio stato indirizzato a tutti gli "inviati" e se vi sono delle divergenze, perch gli ebrei e i cristiani lo hanno mutilato e falsato. Questo i cristiani non possono crederlo. Maometto aveva una certa conoscenza della Bibbia. La Medina era piena di ebrei e di cristiani di diverse sette. Giovanni Damasceno era influenzato da un monaco ariano. Altri, da un monaco nestoriano. A chi ha familiarit con la Bibbia, le figure bibliche citate nel Corano appaiono allo stesso tempo identificabili e deformate. Abramo non Ibrahim, n Mos Moussa. Prendiamo Ges. Issa appare al di fuori dello spazio e del tempo senza riferimento al Paese di Israele. Sua madre, Maria, che la sorella di Aron, lo mette al mondo sotto la palma. Poi Issa fa diversi miracoli che sembrano tratti dai vangeli apocrifi. Egli annuncia la futura venuta di Maometto. Sar testimone il giorno della resurrezione. I cristiani sono talvolta impressionati dal posto occupato da Ges nel Corano. Ma non si tratta del Ges a cui danno la loro fede. Il Ges del Corano ripete ci che avevano annunciato i profeti anteriori, Adamo, Abramo, Lot, ecc.: infatti, tutti i profeti hanno lo stesso sapere e proclamano lo stesso messaggio, che lislam. Tutti sono musulmani. Ges inviato per predicare lunicit di Dio. Egli rivendica di non essere un "associatore". Non dite Tre. Non figlio di Dio, ma una semplice creatura. Non un mediatore, poich lislam ignora la mediazione. Dal momento che per lislam inconcepibile che un inviato di Dio sia sconfitto, Ges non morto sulla croce. stato sostituito con un sosia. Questa cristologia, dal punto di vista cristiano, presenta impronte miste di nestorianesimo e di docetismo. Lislam estraneo allidea di una rivelazione progressiva. Il messaggio divino infuso nel primo uomo, da Adamo, il primo profeta. Semplicemente, gli uomini dimenticano il messaggio e la ripetizione di questo diventa necessaria. Maometto lultimo inviato e il definitivo riformatore. La sola prospettiva da cui la storia pu essere contemplata la legge del trionfo degli inviati e lannientamento di coloro che si sono opposti ad essi. Lislam, vale a dire la "sottomissione", il regolatore che riconduce il tempo al suo istante eterno, cos come Dio riconduce periodicamente gli uomini al suo decreto eterno Tanto per un ebreo quanto per un cristiano, non vi continuit fra la Bibbia e il Corano. Luno e laltro constatano che la storia raccontata nella Bibbia risulta, nel Corano, frammentaria, deformata, rappresentata secondo una matrice dogmatica e coerente, tale per cui gli stessi fatti appaiono sotto unaltra luce e con un altro significato. Questa esteriorit si manifesta nel momento stesso in cui, apparentemente, si produce la coincidenza tra lislam e la religione biblica, quello del Dio Uno, creatore, onnipotente e misericordioso. Infatti, sebbene il musulmano ami sgranare i 99 nomi di Dio, questi nomi non sono rivelati nel quadro di unAlleanza, come avviene con il roveto ardente o nel Vangelo nel dono del nome del Padre. Questo Dio Uno, che pretende la sottomissione, un Dio separato. Chiamarlo Padre un antropomorfismo sacrilego. Dio ha accondisceso a far discendere una legge sacra. Egli richiede obbedienza. Non si impegna in una relazione amorosa. Il Dio musulmano assolutamente impassibile e attribuirgli amore sarebbe sospetto. Piuttosto, una condiscendenza gratuita, una benevolenza. Questo il motivo per cui gli ebrei e i cristiani sono obbligati a rifiutare al Corano lo statuto di rivelazione. Essi contestano allislam anche quello di religione abramica. LAbramo che lislam rivendica un inviato e un musulmano. Non il padre comune di Israele, e poi dei cristiani che condividono la sua fede.

Abramo non n ebreo n cristiano. Ha partecipato al culto musulmano costruendo la Kaaba e istituendo il pellegrinaggio alla Mecca. Lungi dallessere Maometto ad avere avuto la fede di Abramo, Abramo che ha avuto la fede di Maometto. Poich la verit, secondo il Corano, data tutta intera dal primo giorno e dal primo uomo, inconcepibile che Abramo abbia avuto il ruolo fondatore che gli assegnano gli ebrei e i cristiani. I musulmani, quando si richiamano a Ibrahim, non hanno n la fede di Abramo che la storia delle religioni cerca di restituirgli, n la fede di Abramo nel senso che professano il giudaismo e il cristianesimo. Consideriamo ora il problema dal lato opposto: consideriamo lislam come religione naturale. Un tratto comune delle religioni naturali levidenza di Dio o del divino diffuso ovunque. Lislam, che viene rappresentato come la religione della fede, non ha bisogno di fede per credere, o piuttosto per constatare lesistenza di Dio. Loggetto della fede non Dio, lunicit di Dio. Come per i Greci e i Romani, sufficiente contemplare il cosmo, la creazione, per essere certi, prima di ogni ragionamento, che Dio, o il divino, , in maniera tale che il non credervi segno di irragionevolezza, la quale esclude il miscredente dalla natura umana. Questa non lopinione della teologia cristiana, secondo la quale la ragione non pu accettare lesistenza di Dio se non mediante ricerca e ragionamento. La fede teologale, che soprannaturale, viene in seguito a suggellare questa certezza. Agli uomini, Dio ha dato una legge attraverso un patto unilaterale. Questa legge non ha nulla in comune con la legge del Sinai che fa di Israele linterlocutore di Dio, n con la legge dello Spirito di cui parla San Paolo. La legge dellislam una legge esterna alluomo, che esclude qualunque idea di imitazione di Dio quale proposta nella Bibbia. chiesto soltanto di rimanere entro i limiti del patto i cui termini sono stati fissati da Dio nella sua parola increata e nella sunna, la tradizione autentica. Ogni desiderio di oltrepassare questi limiti sospetto. sufficiente fare il bene ed evitare il male per beneficiare delle ricompense promesse e sfuggire ai castighi previsti. In questa prospettiva normale ritrovare qualche norma delletica pagana. Lascetismo estraneo allo spirito dellislam. La civilt islamica una civilt della buona vita. Essa offre piaceri diversi e leciti nellordine dei sensi. Vi un carpe diem musulmano, una felicit musulmana che ha spesso affascinato i cristiani, cos come essi hanno avuto nostalgia del mondo antico. La predestinazione, quale la intende lislam, non lontana dal sentimento antico del fatum. Il musulmano mette naturalmente in relazione queste benedizioni con la perfezione della sua Legge. Essa moderata, pi adatta alla natura umana rispetto alla legge cristiana, pi dolce di quella ebraica. Questa moderazione, che si definisce la facilitazione della religione, ascritta a suo merito e rende maggiormente inescusabile il fatto di non credervi. Non vi peccato originale, non vi sono pene infernali eterne per il credente. Talvolta si deride il paradiso musulmano. Ma si sbaglia. Certo, esso non , come il paradiso ebraico e cristiano, una visione di Dio e una partecipazione alla vita divina. Nellaldil Dio resta separato e inaccessibile. Ma luomo vi trova, con la salvezza e la pace, la "soddisfazione". La Bibbia fa percorrere alluomo un itinerario che inizia in un giardino, lEden, e finisce in una citt, la Gerusalemme celeste. Nel Corano, egli ritorna al giardino. Le mitologie antiche ci offrono le stesse immagini di banchetti ideali in cui circolano le coppe, gli efebi, le giovani vergini, in uno stesso clima di soddisfazione e di appagamento di tutti i desideri. In accordo con la religione naturale e il sostrato ellenistico sul quale si esteso lislam, la vita religiosa comporta modalit differenti e a pi livelli. Per le anime religiose si aprono due vie che esistevano anche nel mondo grecoromano, la filosofia (la falsafa cos impregnata di neoplatonismo) e la mistica. Alle anime meno esigenti consentito, mediante il rispetto della Legge e una pratica leggera dei "cinque pilastri" dellislam, condurre una vita religiosa assolutamente superficiale e tuttavia perfettamente lecita e sufficiente. Si tratta di un grande vantaggio rispetto alle due religioni bibliche, che richiedono per principio pi scrupolo e maggiore interiorit. La stabilit di questa religione superficiale e legale non priva di somiglianze con la religione antica, fatta di riti che accompagnavano il senso naturale e spontaneo del divino.

La reciprocit impossibile Due fatti hanno sempre colpito i cristiani, la difficolt di convertire i musulmani e la solidit della loro fede, anche fra le persone pi superficialmente religiose. Per un musulmano assurdo diventare cristiano, innanzitutto perch si tratta di una religione del passato, la cui parte migliore stata ripresa e superata dallislam. Ma pi fondamentalmente, il cristianesimo gli appare antinaturale. Le sue esigenze morali gli sembrano oltrepassare le capacit umane. Il dogma trinitario cristiano lo inquieta: sembra esposto al shirk, il peccato irremissibile di dare a Dio degli "associati". Il cristianesimo sospettato di essere una religione dei misteri, cosa che egli condanna, e, in quanto tale, di essere irrazionale. Ora, lislam si considera razionale, la sola religione razionale. In questo vi una nota minacciosa, poich se la ragione caratterizza la natura umana, lirrazionalismo cristiano un abbandono dello statuto umano. In questo caso la condizione di dhimmi una debole protezione. Gli Stati musulmani non possono dunque acconsentire, in termini di diritto rigoroso, alla reciprocit di tolleranza che domandano loro gli Stati cristiani. Invocandola, i cristiani non fanno che denunciare la propria ignoranza riguardo allislam. Quanto alla solidit della fede musulmana, essa significa molto semplicemente lo stupore dei musulmani di fronte a quel fenomeno, intimamente legato alla storia del cristianesimo, che lateismo moderno. Come cristiani moderni, noi abbiamo la tendenza a guardare allateismo come allalternativa alla fede. Ma non era cos nel mondo antico, che accusava i cristiani di ateismo perch rifiutavano di ammettere lesistenza degli dei. Lindignazione dei musulmani della stessa natura. E pertanto i cristiani nei loro incontri con i musulmani non hanno ritrovato la natura come la incontravano nel paganesimo greco-romano, germanico, slavo, indoamericano. Si direbbe che la natura e la rivelazione si sono reciprocamente mutilate. Non parlo dellesteriorit, dello stile della citt musulmana, della struttura familiare, dello statuto della donna, del sistema dei costumi, ma di qualcosa di pi interiore, che ha a che vedere con lessenza di questa religione. Voglio evidenziare tre aspetti. Il primo una negazione della natura nella sua stabilit e nella sua consistenza. Non esistono leggi naturali. Atomi, accidenti e corpi non durano che un istante e sono creati in ogni istante da Dio. Non vi relazione causale fra due eventi, non vi sono che "abitudini" di Dio. Il giorno coincide abitualmente con la presenza del sole, ma Dio pu cambiare abitudine e far brillare il sole nel mezzo della notte. Il miracolo non dunque una sospensione della legge naturale, ma un cambiamento di abitudine da parte di Dio. Una volta che il principio di causalit stato abolito, qualunque cosa concepibile pu accadere. Non vi nessuna causa, in luogo di essa vi una sequenza, una consecuzione. La creazione di Adamo fa di lui lorigine di una stirpe: ciascun uomo creato ex novo come Adamo. Egli vi ha creati nel grembo di vostra madre, creazione dopo creazione. Ogni momento della crescita loggetto di un nuovo atto creatore. Un Dio la cui natura e i cui disegni sono nascosti, un tempo atomizzato in una serie di istanti senza legame luno con laltro, una natura sospesa alle "abitudini" dellOnnipotente: la stabilit del cosmo musulmano, agli occhi delloccidentale, sembra compromessa. Non si vede pi il confine tra realt e sogno. Il secondo tratto, abbiamo visto, la negazione della storia. La Bibbia una storia. La rivelazione procede per tappe. Dio interviene nella storia con parole e con atti il cui ricordo conservato dalla tradizione e da un libro ispirato, perpetuamente sottoposto allinterpretazione. Il Corano increato, e non esiste magistero esegetico. Esso non contiene una storia, ma delle storie. Lintervento di Dio consiste nel proteggere i profeti, che sono infallibili, immuni dal peccato, e nellannientare i loro nemici. Poich lo stesso messaggio invariabilmente trasmesso da tutti gli Inviati, il sentimento della storia quello di una ripetizione infinita della stessa lezione. Non vi differenza fondamentale tra il presente, il passato e il futuro. Un terzo tratto riguarda la virt della religione. una virt morale quella che si trova nelle religioni naturali come nelle religioni rivelate e che, secondo Cicerone, offre le sue cure e le sue cerimonie a una natura superiore che viene definita divina. Essa governa in tutte le religioni la piet, la preghiera, ladorazione, i sacrifici e altri simili atti. Se si nega al Corano lautenticit di una rivelazione, sembra difficile non rapportare la fede musulmana ad una forma particolare della virt religiosa. Quello che aumenta la confusione, che sotto lislam questa virt pu essere spinta al di l di ci

che opportuno nella religione biblica. In questultima, infatti, luomo responsabile dei suoi casi nel quadro di una natura fisica, sociale, politica, che ha la sua consistenza e le sue leggi regolari. I doveri religiosi sono dunque limitati a una zona ragionevole al di qua e al di l della quale si pecca per difetto o per eccesso. Lidea di ordine naturale non ha la stessa solidit nellislam, in cui il capriccio di Dio si estende alle cause seconde come alle cause prime. La virt religiosa pu dunque assumere unintensit e unestensione che in ambito ebraico o cristiano sarebbero considerate eccessive rispetto al giusto mezzo. In conclusione: comprendiamo ora meglio il nostro problema iniziale, che era il malinteso che incombe sul cristiano quando si avvicina allislam. Il cristiano colpito dallo slancio religioso del musulmano verso un Dio che riconosce, gli piaccia o meno, come il suo stesso Dio. Ma non si riconosce n in questo Dio separato n nella relazione che il musulmano ha con lui. Il cristiano abituato a distinguere ladorazione dei falsi dei, che chiama idolatria, e ladorazione del vero Dio, che definisce vera religione. Per trattare adeguatamente dellislam, occorrerebbe forgiare un concetto difficile a pensarsi, che sarebbe lidolatria del Dio di Israele. Difficolt, dubbi e impasse Torniamo alla situazione storica contemporanea. Lislam, che in crescita, non sembra, oggi pi attratto dal cristianesimo di quanto fosse un tempo. I cristiani, al contrario, subiscono la sua attrazione e possono esserne anche tentati. Questa attrazione molto sensibile in un sapiente che ha influenzato non poco la visione cristiana dellislam nel XX secolo, Louis Massignon. Egli ha inculcato in alcuni ambienti teologici due opinioni ancora vive, vale a dire che il Corano a suo modo una rivelazione, senza dubbio riduttiva, primitiva, ma comunque una rivelazione di essenza assolutamente biblica. In secondo luogo, che lislam , come esso stesso rivendica, di filiazione abramica. Quando si guarda nelle nostre librerie la letteratura favorevole allislam, il pi delle volte scritta da preti cristiani influenzati da Massignon, si vede che lattrazione per lislam deriva da diversi sentimenti. Una certa critica della nostra modernit liberale, capitalista, individualista, competitiva trova degli elementi di attrazione nella civilt musulmana tradizionale, la quale presenta aspetti contrari, la stabilit delle tradizioni, lo spirito comunitario, il calore delle relazioni umane. Questi ecclesiastici, in preda al panico a causa del raffreddamento della fede e della pratica in Paesi cristiani, specialmente in Europa, ammirano la devozione musulmana. Si meravigliano di questi uomini che, nel deserto o in un capannone industriale della Francia o della Germania, si prosternano cinque volte al giorno per le preghiere rituali. Ritengono sia meglio credere a qualche cosa che non credere a niente del tutto, e immaginano che, dal momento che essi credono, credono suppergi alla stessa cosa. Confondono fede e religione. Infine, sono felici di constatare il posto elevato che hanno Ges e Maria nel Corano, senza fare attenzione al fatto che questo Ges e questa Maria sono omonimi che non hanno in comune altro che il nome con il Ges e la Maria che conoscono. Questultimo punto grave, perch altera la relazione fra cristiani ed ebrei. In questa prospettiva i musulmani sembrano "migliori" degli ebrei, poich onorano Ges e Maria, cosa che gli ebrei non fanno. Cos, ebraismo e islam sono posti in simmetria, con un vantaggio per lislam. Anche gli ebrei mettono in simmetria cristianesimo e islam, anchessi con un vantaggio per lislam il cui monoteismo meno problematico. Ma i cristiani non possono seriamente mantenere questa simmetria e la Chiesa cattolica lha espressamente condannata. Se laccettasse, questo significherebbe rinunciare alla propria filiazione a partire da Abramo, della profezia di Israele, significherebbe rinunciare alla filiazione davidica del Messia, significherebbe trasformare il cristianesimo in un messaggio atemporale, privato della sua fonte, della sua storia. Il Vangelo diventerebbe allora un altro Corano. E si confonderebbe nelluniversalismo di questultimo. per questo che bisognerebbe stare attenti e purificare il discorso cristiano contemporaneo da espressioni pericolose come "le tre religioni adamitiche", "le tre religioni rivelate" e anche "le tre religioni monoteiste" (perch ve ne sono diverse altre). La pi falsa di queste espressioni "le tre religioni del libro". Essa non significa che lislam fa riferimento alla Bibbia, ma che esso ha previsto per i

cristiani, gli ebrei, i sabelliani e gli zoroastriani una categoria giuridica, "le genti del libro", tale per cui essi possono rivendicare lo statuto di dhimmi, ossia, attraverso la discriminazione, preservare la loro vita e i loro beni in luogo della morte o della schiavit a cui sono destinati i kafir, o pagani. Il fatto che si utilizzino cos facilmente queste espressioni un segnale del fatto che il mondo cristiano non pi capace di fare chiaramente la differenza fra la propria religione e lislam. Siamo tornati ai tempi di San Giovanni Damasceno, in cui ci si domandava se lislam era una forma come unaltra di cristianesimo? Non escluso. Per lo storico una situazione ben conosciuta. Quando una Chiesa non sa pi ci in cui crede, n perch crede, essa scivola verso lIslam, senza accorgersene. Cos hanno fatto, in massa e in poco tempo, i monofisiti d'Egitto, i nestoriani di Siria, i donatisti dell'Africa del nord, gli ariani di Spagna. Vorrei concludere proponendo tre tesi. I cristiani hanno il grande torto di considerare lislam una religione semplicistica, elementare, una "religione dei cammellieri". Al contrario, si tratta di una religione estremamente forte, una cristallizzazione specifica del rapporto delluomo con Dio perfettamente contrapposta al rapporto ebraico e cristiano, ma non meno coerente. I cristiani hanno il torto di ritenere che ladorazione da parte dellislam del Dio unico di Israele renda pi prossimi a loro i musulmani rispetto ai pagani. In realt, come dimostra la storia delle loro relazioni, essi ne sono pi radicalmente separati a causa del modo di adorazione dello stesso Dio. Ne consegue che nel loro sforzo per comprendere i musulmani e "dialogare" con loro, i cristiani devono appoggiarsi a ci che permane di religione naturale, di virt naturale in seno allislam. E innanzitutto devono insistere sulla natura umana comune che condividono con essi. Ma il Corano, a differenza di Omero, Platone o Virgilio, non pu essere considerato come una preparatio evangelica.