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La storia
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Repubblica raddoppia l’informazione
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tutto il mondo in un clic
Moratti:arbitriinmalafede
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GallianiaggreditoaFirenze
MASSIMO
NELL’INSERTO
VINCENZI
SPORTIVO
MASSIMO NELL’INSERTO VINCENZI SPORTIVO NZ SS-1F ❋ www.repubblica.it Fondatore Eugenio Scalfari
NZ
NZ

SS-1F

www.repubblica.it

Fondatore Eugenio Scalfari Direttore Ezio Mauro
Fondatore Eugenio Scalfari
Direttore Ezio Mauro

Anno 20 - Numero 13

1,20 in Italia

lunedì 8 aprile 2013

- Numero 13 € 1,20 in Italia lunedì 8 aprile 2013 ALVPFQMBeefaaeA CHDEDSDODM 9 771128 445004
ALVPFQMBeefaaeA CHDEDSDODM 9 771128 445004 30408
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CHDEDSDODM
9 771128 445004
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Lettera del segretario a Repubblica dopo le aperture di alcuni dirigenti al

Pdl. Barca: ecco il mio manifesto, ma non voglio comandare il partito

Bersani: “Noal governissimo”

“Lasciosoloseintralcio”.PrimarieaRoma,vinceMarinotralepolemiche

L’inchiesta/4

L’elezioneal Quirinale traburattinieburattinai

CONCITA DE GREGORIO

I BURATTINAI, le salaman- dre, gli spioni. C’è un mon- do sopra, ombre semivisibi-

li nella nebbia che sempre pre-

ludealconclavedelQuirinale,e un mondo sotto, un mondo dietro.Ancorapiùimpalpabile, ineffabile, innominabile.

SEGUE A PAGINA 10

ROMA — In una lettera a Repub- blica, il segretario del Pd Pierlui- gi Bersani respinge l’ipotesi di un governissimo «o di un esecu- tivo di piccolo cabotaggio». E sull’eventualità di fare un passo indietro: «Io ci sono se sono uti- le. Non intendo certo essere d’intralcio al cambiamento».

SERVIZI ALLE PAGINE 2, 3 E 4

“CommissioniooccuperemolaCamera”

Retromarciadeigrillini

pochi2500euromensili

CIRIACO A PAGINA 9

La lettera

Evitiamolescissioni per salvare il Pd

WALTER VELTRONI

C AROdirettore,salviamo

ilPd.Èstatoilsognodel-

la mia vita politica e so-

no convinto che una crisi di quelprogettoprecipiterebbeil paese nell’egemonia di popu- lismi vari, cioè lo avvicinereb- be alla sua crisi definitiva.

SEGUE A PAGINA 4

Crollo del 14%delle assunzioni giovanili. Intervista al leader Cgil: subito fondi per il welfare

Nel 2012unmilionedi licenziati Camusso:premiarechicreaposti

Il reportage

JENNER MELETTI

Mantovanicontroimmigrati

“Ridateciilnostrolavoro”

MANTOVA

E IL Mincio mormorò: non passa lo straniero. «Chia- mano i braccianti dall’e-

stero e i nostri disoccupati non

sanno dove sbattere la testa.

Nonèverochegliitalianinonvo-

gliono lavorare in campagna».

SEGUE A PAGINA 15

ROMA — Un milione di li- cenziati in un anno. Flop del- le assunzioni tra i giovani. Nel 2012 crollo del 14%, emorragia nell’ultimo trime- stre. Sono i dati contenuti in un rapporto consuntivo del ministero guidato dalla For- nero. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, invoca:

«Subito fondi per il welfare e un premio a chi crea posti di lavoro, privilegiando investi- menti nel nostro Paese». E propone un piano in quattro punti per il rilancio.

AMATO, GRISERI E PETRINI ALLE PAGINE 12 E 13

L’analisi

Rimettereincircolo

lasperanza

SALVATORE SETTIS

N ON di soli slogan vive

l’uomo.Il“pattodistabi-

lità” che ci viene martel-

lato nelle coscienze come fosse una legge di natura elude il solo puntoessenziale:qualestabilità ci preme di più, quella dei conti pubblici o quella della società?

SEGUE A PAGINA 37

Bossi: “Non spacco il Carroccio”

Lega,spintonieinsultiaPontida Maroni mostra i diamanti di Belsito

Maroni mostra i diamanti di Belsito Maroni mostra i diamanti sul palco di Pontida SALA A

Maroni mostra i diamanti sul palco di Pontida SALA A PAGINA 6

S I È “radunata” di nuovo a Pontida, la Lega. Dopo la pausa dell’anno scorso

imposta dagli scandali e dalle

divisioni interne. Un appunta- mento fissato ai primi di feb- braio.

SEGUE A PAGINA 37

ILVO DIAMANTI

ai primi di feb- braio. SEGUE A PAGINA 37 ILVO DIAMANTI Ora è un partito fintropponormale

Ora è un partito fintropponormale

Espresso-WikiLeaks

Ipianisegreti degliUsa perarginare il Pci in Italia

Ipianisegreti degliUsa perarginare il Pci in Italia Il patto Neldicembredel1975 il console Usa incontra

Il patto

Neldicembredel1975

il console Usa incontra

DonGiussanienasce

il Movimento Popolare

Il caso

TedKennedyaRoma

rifiutapertrevolte

di incontrare Napolitano

“Evitareicomunisti”

Il Vaticano

In una informativa

spunta il gesuita amico

di Papa Bergoglio

arrestato da Videla

FIORI, MAURIZI E VECCHIO ALLE PAGINE 16 E 17

da Videla FIORI, MAURIZI E VECCHIO ALLE PAGINE 16 E 17 R2 PiccoliKeynescrescono l’economiaperragazzini R2

R2

da Videla FIORI, MAURIZI E VECCHIO ALLE PAGINE 16 E 17 R2 PiccoliKeynescrescono l’economiaperragazzini R2 Lagerfeld:

PiccoliKeynescrescono

l’economiaperragazzini

R2

R2
R2

Lagerfeld: “Così vi faccio desiderareil superfluo”

dal nostro corrispondente

FEDERICO RAMPINI

NEW YORK

A LFABETIZZAZIONE economica di massa. È l’avvertimentolanciato

dal banchiere centrale più po- tente del mondo, Ben Ber- nanke. Insegnare l’abc dell’e- conomia fin dai banchi di

scuola:un’ideachesistagiàfa-

cendo strada.

ALLE PAGINE 39, 40 E 41 CON UN’INTERVISTA DI VALENTINA CONTE

PAGINE 39, 40 E 41 CON UN’INTERVISTA DI VALENTINA CONTE NATALIA ASPESI RimontanelMotoGp MILANO Il ritorno
NATALIA ASPESI
NATALIA ASPESI

RimontanelMotoGp

MILANO

Il ritorno

di Valentino

secondoinQatar

NELLO SPORT
NELLO SPORT

D I COLPO, nel buio lu- centeesepolcraleche piace alla moda, si al-

za un brusio, l’aria si fa quasi tempestosa, si forma una piccola corte di giovani don- ne vestite di nero, cartelline strette sotto le ascelle, che corre compatta e affannata:

LUI è arrivato, fende veloce lo spazio, e loro dietro, smar- rite.

SEGUE A PAGINA 43

che corre compatta e affannata: LUI è arrivato, fende veloce lo spazio, e loro dietro, smar-

laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

2

LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA

laRepubblica LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 2 LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA

Il centrosinistra

LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA Il centrosinistra Bersani: “Diconoal governissimo
LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA Il centrosinistra Bersani: “Diconoal governissimo

Bersani: “Diconoal governissimo altrimentiarriverannogiornipeggiori Lasciosoloseintralcioil cambiamento”

Barca: eccoil miomanifesto, noncorrodasegretario

SILVIO BUZZANCA

ROMA — «Non intendo certo essere di intralcio». E se ci sono altre proposte di cambiamento «nessuna difficoltà a sostener- le». Pier Luigi Bersani non ci sta

a passare come affetto da «una

sorta di puntiglio» che lo porte- rebbe a volere ad ogni costo la guida del governo. A bloccare soluzioni alternative, facendo perdere tempo prezioso al Pae- se. Allora prende carta e penna e scrive una lettera a Repubblica che prende spunto da un pas- saggio dell’editoriale domeni- cale di Eugenio Scalfari che ha scritto: «Non condivido la tena- cia con cui Bersani ripropone la sua candidatura». «L’osserva- zione è inserita, al solito, in un contesto amichevole e rispetto- so di cui ringrazio», osserva il se- gretario del Pd. Ma, continua, ci

sonostatealtre«criticheaggres-

sive e talvolta oltraggiose», «ine-

sauribiliestupefacentidietrolo-

gie»,e«perfinoanalisipsicologi-

che di chi si è avventurosamen- te inoltrato nei miei stati d’ani-

mo».

Allora,sottolineaBersani,«ri-

peto quello che ho sempre det- to: io ci sono, se sono utile. Non intendocertoesserediintralcio. Esistono altre proposte che, in un Paese in tumulto, non con-

traddicano l’esigenza di cam- biamento e che prescindano

dalla mia persona? Nessuna dif- ficoltà a sostenerle!».

La conferma della disponibi-

lità ad un passo indietro. A favo- re di un altro governo. Ma non di uno qualsiasi. L’idea è quella di un esecutivo che «possa agire univocamente, che possa ri- schiare qualcosa, che possa far- si percepire nella dimensione reale, nella vita comune dei cit- tadini». Qualcosa di diverso da «un governo che viva di equili- brismi, di precarie composizio-

ni di forze contrastanti, di un ca- botaggio giocato solo nel circui- to politico-mediatico. In questo caso, predisporremmo solo il calendario di giorni peggiori». Dunque il segretario del Pd

insistenellasuaproposta.Epre-

para per sabato prossimo a par- tecipare a Roma ad una delle manifestazioni del Pd contro la povertà. Bersani va avanti, no- nostante le divisioni all’interno

del partito e le diverse interpre- tazioni della strategia. Sulla stessa linea il “Giovane turco”, Matteo Orfini: «Il dialogo con il Pdl sulle riforme e nella chiave dellaConvenzioneèinlineacon

il mandato della direzione. Se

cambia qualcosa rispetto a un

governoperilcambiamentoba-

sato sugli otto punti bisogna fa- re una direzione ma questo non

è ancora successo. Non si cam-

bia linea con una intervista».

Di certo, assicura il bersania-

no Davide Zoggia, «il segretario

non è isolato». Il popolare Bep-

pe Fioroni, però, ripropone la tesi della necessità di un accor- do sul Quirinale da trasferire poi sul governo. Ma nega anche le divisioni. «La spaccatura del Pd

-dice-èpiùundesideriodimol- confronta con tutti. Ma in mag-

ticherealtà».Noistiamopercor- gioranza con chi l'ha distrutta

gamente condiviso». Ma un’al- tra parte del Pd continua no a qualsiasi condivisione con Ber- lusconi. «Voglio dire a che ci si

presidentedellaRepubblicalar-

rendolastradaperlasceltadiun

presidentedellaRepubblicalar- rendolastradaperlasceltadiun Le primarie MAURO FAVALE ROMA — A 50 giorni dalle Comu-

Le primarie

MAURO FAVALE

ROMA — A 50 giorni dalle Comu- nali del 26 e 27 maggio, il centro- sinistra a Roma ha scelto il suo

candidato sindaco. Dagli oltre

200 circoli e gazebo allestiti nella capitale per le primarie spunta fuori il nome di Ignazio Marino, 58 anni, chirurgo e senatore Pd, già sfidante di Pierluigi Bersani per la segreteria del partito nel 2009. Sperava di vincere con un’affluenza alta, di oltre 200 mi- la persone e, invece, si deve ac-

contentareamalapenadi100mi-

la elettori, circa il 4-5% dell’elet-

torato complessivo nella capita- le. La sorpresa, però, è il distacco con il quale il medico supera gli avversari: lui si avvicina a quota 50%, David Sassoli si ferma al 30%, intorno al 15%, invece, Pao- lo Gentiloni. Percentuali a una ci- fra per Gemma Azuni, Patrizia Prestipino e Mattia Di Tommaso. Si chiude così una sfida aspra, durata tre settimane piene di ac- cuse, sgambetti e critiche e spor-

catadaunapolemicaaurneaper-

te su presunte «irregolarità» e «vi- cende poco chiare». Ne parla per primo il comitato di Gentiloni, poi, con un tweet interviene Cri- stiana Alicata, membro della di-

rezioneregionaledeiDemocrati-

ci, che racconta nel suo Munici- pio, il XV°, delle «solite incredibili file di rom che, quando ci sono le primarie, si scoprono appassio-

natissimi di politica». La subissa- no di critiche e lei replica: «Il raz- zismononc’entranulla, sonovo- ti comprati. Punto. Chi lo nega è

Orfini: “Per cambiare la linea del segretario serve una nuova direzione”

Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale

Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale 50 % I VOTI La metà dei romani che

50 %

I VOTI

La metà dei romani che hanno

votato hanno preferito Marino. Secondo David Sassoli, con

il 30 per cento, terzo Paolo

Gentiloni con il 10. Percentuali

a una cifra per Azuni,

Prestipino e Di Tommaso

non si salva l’Italia», spiega il de- putato democratico. E Laura Puppato aggiunge: «La scelta di un governo programmatico sa- rebbe una scelta rovinosa». Nel frattempo si apre un altro

fronteinterno.IeriFabrizioBar-

ca ha confermato, intervistato da Lucia Annunziata l’intenzio- ne di lanciarsi nell’agone politi- cocon idemocratici,Marespin- ge l’etichetta del candidato al-

ternativoaMatteoRenzi.Anche perché precisa: «Non ambisco a fareilsegretariodelPd,ambisco essere parte del gruppo dirigen- te». E annuncia però per la pros- sima settimana la presentazio- ne di una «memoria», l’agenda dellecosedafareperrilanciareil ruolo del Pd.

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ruolo del Pd. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL SITO DEL PDL CITA RENZI Sul sito del Pdl

IL SITO DEL PDL CITA RENZI

Sul sito del Pdl campeggia la frase di Matteo Renzi: “Io voglio cambiare l’Italia, mentre una parte della sinistra vuole cambiare gli italiani”

A Roma Marino vince tra le polemiche

Scoppia la lite sui rom ai seggi. Gli elettori a quota 100mila

la lite sui rom ai seggi. Gli elettori a quota 100mila I sostenitori di Ignazio Marino

I sostenitori di Ignazio Marino festeggiano la vittoria

complice dello sfruttamento del-

la povertà che fa il clientelismo in politica».

Ilcentrodestraironizzaeallafi- giorni, però, almeno nel finale

ne tocca al segretario romano del

Pd,MarcoMiccolifrenarelepole- Sassoli che Gentiloni chiamano

miche: «Se le primarie sono aper- te agli immigrati, loro votano. Al

momento non ci sono pervenute denunce di irregolarità». Ma le tensioni ai seggi, durante la gior- nata, non sono mancate. A Tor Bella Monaca, è anche dovuta in- tervenire la polizia per una vio-

lenta lite tra esponenti Pd, nata

dopochealcunitestimoniaveva-

no denunciato di aver visto fuori

dalseggioimmigrati«riceveredei

èconvinto:«Marinosaràungran-

Nicola Zingaretti. Nichi Vendola

no anche i complimenti di Bersa- ni e un «daje Ignazio» da parte di

soldi». E la Azuni, candidata di Sel, sta valutando se fare ricorso. Dopo le critiche degli ultimi

prevale il fair play tra i favoriti. Sia

de sindaco». A San Lorenzo, in- tanto, enclave “rossa” della città scelta come quartier generale del

senatore, Marino arriva verso le

23,raggiuntopoianchedaglialtri

candidati per una “riappacifica- zione” dopo le tensioni dei giorni scorsi.

Allafine,nellageometriavaria-

bile del Pd romano, vince Goffre-

do Bettini, l’ex senatore, invento-

re

del “modello Roma” che portò

al

successo prima Francesco Ru-

telli e poi Walter Veltroni. È stato

lui a tessere la tela per candidare

Marino e alla fine ha avuto ragio-

nedei“grandielettori”siadiGen-

tiloni (Matteo Renzi e lo stesso Veltroni), sia di Sassoli (Dario

Franceschini, Matteo Orfini e i

Distanziati Sassoli e Gentiloni. Ora la sfida con Alemanno, De Vito e Marchini

dalemianidellacapitale).Erasta-

to proprio il giornalista del Tg1,

neigiorniscorsi,aparlare,incittà,

di «partito squinternato e senza

regia». Ora, un centrosinistra rat-

toppatodopoglistrappieleaccu-

inserataMarinoperfaregliaugu-

se incrociate dovrà vedersela contro il sindaco uscente Gianni

ri al vincitore: «Adesso dobbiamo

Alemanno(indifficoltàdopol’in-

doglio»,diconoentrambi.Arriva- chiesta che ha portato in carcere

il suo fedelissimo Riccardo Man-

cini),controunavvocatodi38an-

ni, Marcello De Vito, rappresen-

tante dei 5 Stelle, ma anche con- tro l’imprenditore Alfio Marchi- ni,benvistosiadaicentristisiadai moderati del Pd.

vincere la battaglia per il Campi-

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laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

@

PER SAPERNE DI PIÙ

www.bersani2013.it

www.pdroma.net

3

DI PIÙ www.bersani2013.it www.pdroma.net ■ 3 FOTO: AGF La lettera   “BASTAPICCOLOCABOTAGGIO”

FOTO: AGF

La lettera

La lettera

 

“BASTAPICCOLOCABOTAGGIO”

PIERLUIGI BERSANI

 

CARO direttore, nell’articolo domenicale di Eugenio Scalfari, insie- me con tante considerazioni che mi trovano d’accor- do, c’è un passaggio che mi offre l’occasione di una

precisazione. Scalfari scrive: «Non condivido la tena- cia con cui Bersani ripropone la sua candidatura».

L’osservazioneèinserita,alsolito,inuncontestoami-

chevole e rispettoso di cui ringrazio Scalfari. Devo re-

gistrare tuttavia che una valutazione simile si fa senti-

re

anche in contesti ben meno amichevoli. Nelle criti-

che aggressive e talvolta oltraggiose di questi giorni, nelle inesauribili e stupefacenti dietrologie, e perfino nelle analisi psicologiche di chi si è avventurosamen-

te

inoltrato nei miei stati d’animo, non è mai manca-

ta

la denuncia verso una sorta di puntiglio bersania-

no. Ecco dunque l’occasione per precisare. La propo-

sta che ho avanzato assieme al mio partito (governo

di

cambiamento, convenzione per le riforme) non è

proprietà di Bersani. Ripeto quello che ho sempre detto: io ci sono, se sono utile. Non intendo certo es-

sere di intralcio. Esistono altre proposte che, in un Paese in tumulto, non contraddicano l’esigenza di

cambiamentoecheprescindanodallamiapersona?

Nessuna difficoltà a sostenerle! Me lo si lasci dire:

per chi crede nella dignità della politica e conserva un minimo di autostima, queste sono ovvietà! È for- se meno ovvio ribadire una mia convinzione

profonda, cui farei fatica a rinunciare. Il nostro Pae-

se

è davvero nei guai. Si moltiplicano le condizioni

di

disagio estremo e si aggrava una radicale caduta

di

fiducia. Ci vuole un governo, certamente. Ma un

governo che possa agire univocamente, che possa rischiare qualcosa, che possa farsi percepire nella dimensione reale, nella vita comune dei cittadini. Non un governo che viva di equilibrismi, di precarie composizioni di forze contrastanti, di un cabotag- gio giocato solo nel circuito politico-mediatico. In questo caso, predisporremmo solo il calendario di giorni peggiori.

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Il retroscena

L’ultimoscontrotraidemocratici “Se salta Pierluigi si vota a giugno”

I fan del leader minacciano le urne. Ma il piano B fa nuovi proseliti

GOFFREDO DE MARCHIS

Le
Le
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni
Ma il piano B fa nuovi proseliti GOFFREDO DE MARCHIS Le tappe ROMA — Le elezioni

tappe

ROMA — Le elezioni a giugno possono

     

diventarelamicciachefaesplodereilPd.

diventarelamicciachefaesplodereilPd.
diventarelamicciachefaesplodereilPd.
diventarelamicciachefaesplodereilPd.

«Ilpuntoèsemprequello»,diconoaLar-

go

del Nazareno. Dal 26 febbraio, in fon-

do,

la situazione non è cambiata. Ma so-

no

cambiate le forze in campo. Perché il

“partito” del no al voto sta crescendo e tiene dentro un fronte trasversale con Veltroni, Franceschini, Letta, D’Alema e Renzi che ha anche il suo piano B: torna-

re alle urne e conquistare la candidatura

a

Palazzo Chigi senza grandi avversari. Il

bracciodiferrointernosembraperòine-

     

vitabile. Perché i giovani turchi sono fer-

L’ASSEMBLEA

LA DIREZIONE

IL CONGRESSO

mi

da settimane: «O Bersani ce la fa o si

Domani si riunisce l’assemblea dei gruppi parlamentari del Partito democratico per valutare la situazione politica

Entro una settimana, ma la data è da fissare, dovrebbe riunirsi la direzione del partito per stabilire la linea politica da seguire sul governo

Vista la situazione di incertezza è probabile che venga anticipato il congresso del partito fissato per ottobre

di nuovo la parola ai cittadini». Anche

i

bersaniani non vedono alternative:

«Governicchi con il Pdl non esistono. E

seesistono,quantodurano?Seimesi,ot-

to mesi? Quello sì sarebbe perdere tem- po. Ci va di mezzo il Paese».

 
 

L’eco di questo bivio cruciale si avver-

tiràgiàdomaninellariunionedeigruppi

parlamentari. Dario Franceschini ha tracciato la strada: se fallisce il “governo del cambiamento” guidato da Bersani,

non si può andare a votare subito. Serve comunque un esecutivo di transizione che faccia la riforma elettorale cancel- lando il Porcellum e affronti l’emergen-

za sociale. Fino a qualche giorno fa, que-

sta era anche la posizione del sindaco di

Firenze. Poi, la rotta è stata modificata.

Renzinonsasepuòpermettersidiaspet-

tare troppo “il suo momento”. Vede i tentativi che si consumano a Roma per fermarne la corsa o rallentarla con lo

stesso obiettivo finale: logorarlo. Per questoharottogliindugichiedendouna sceltaseccaalsegretario:ogovernissimo o voto. L’alternativa di un accordo con il Pdl continua a non dispiacergli. «Quello che io voglio evitare a tutti i costi è appa- rire un leader cooptato dal gruppo diri- gente», ripete a tutti quelli che lo consul- tano. E non sono pochi, anche tra i diri- genti più vicini a Bersani. Dunque, la sua strada passa per primarie vere, aperte, non fatte in fretta e furia, davvero com- petitive, che non lascino il sospetto di un risultato già scritto grazie a un apparato convertito sulla via di Damasco. Franceschini chiama Renzi sempre

più spesso, i lettiani hanno un filo diret- to, persino D’Alema ne sonda gli umori attraverso alcuni “ambasciatori” auto- rizzati che scambiano due chiacchiere con il sindaco davanti a un caffè a Firen- ze o nell’albergo romano dove dorme quando viene nella Capitale. Questa di-

Renzi: “Non voglio apparire come un leader cooptato. Le primarie saranno comunque inevitabili”

plomazia è un’arma in più per il primo cittadino, che nelle primarie precedenti scontò anche la sua distanza dal partito. Gli danno la sicurezza di poter vincere la

battagliainternasenzaproblemi.“Ades-

so” resta il suo slogan anche nel passag- gio delle prossime settimane, quelle in cui si decide il destino della legislatura. Ma anche le ragioni del “no al voto subi- to” possono diventare le sue. Si tiene aperte le due vie d’uscita.

Bersanièconcentratosullapartitadel Quirinale, che giovedì o venerdì gio- cherà guardando negli occhi Silvio Ber- lusconi in un vertice atteso. Eppure a Largo del Nazareno guardano al dopo

voto sul capo dello Stato. «Le elezioni a giugno sono un’opzione», dicono. Il lea- der dei Giovani Turchi Matteo Orfini non ha dubbi: «Sapevamo fin dall’inizio che si sarebbe tornati al punto di parten- za. Noi non molliamo». Perciò la corren- te di Orfini e Fassina avverte «tutti quelli che stanno cercando di attuare una tat- tica più morbida verso il centrodestra». Se Bersani fallisce, si deve riunire la dire- zione e ci si conta sulle elezioni anticipa- te». In quest’ottica, appare come una coincidenza singolare la manifestazio- ne contro la povertà convocata dal Pd a Roma per sabato. Lo stesso giorno in cui Berlusconi sarà a Bari per un appunta- mento che molti considerano ambiva- lente: o l’inizio della campagna elettora-

leounsemplicecomizio.Dipendedaco- me andrà il colloquio con Bersani. È una lettura che vale anche per l’iniziativa dei democratici? Il ritorno alle urne era una posizione largamente maggioritaria nel Pd fino a dieci giorni fa. Oggi molto meno. Una posizione che rischia di uscire sconfitta nella “conta” sia in direzione sia nei gruppi parlamentari. Basta leggere at- tentamente anche le parole di Nichi Vendola. Che difende il tentativo Bersa- ni, non vede altri governi all’orizzonte, rifiuta qualsiasi intesa con Berlusconi. Ma dice che le elezioni subito «sarebbe- ro una follia» e che la «gente inseguireb- be coi forconi i politici se non ci fosse un governo». Una linea che la presidente della Camera Laura Boldrini ha subito sposato.

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laRepubblica

LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA

@

PER SAPERNE DI PIÙ www.partitodemocratico.it www.repubblica.it

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

4

 
LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 4   Il Partito democratico WALTER VELTRONI (segue dalla prima

Il Partito democratico

8 APRILE 2013 ■ 4   Il Partito democratico WALTER VELTRONI (segue dalla prima pagina) L

WALTER VELTRONI

(segue dalla prima pagina)

L A MIA posizione di oggi, lontana

ormai dalle dinamiche della vita

interna, mi consente di dire, con la

necessaria serenità e il necessario allar-

me, che quando sento parlare di possibi-

li scissioni penso che si stia irresponsa-

bilmente, anche solo ventilando l’ipote- si, distruggendo un grande progetto po- litico. E considero alla stessa stregua l’i- potesi, circolata sui giornali, di machia-

vellici patti di potere che sanciscano una sorta di "doppia natura" del Pd. Perché è nato il partito Democratico?

Credosifossefattastradaalloraneigrup-

pi dirigenti del centrosinistra la lucida consapevolezza che senza un grande partito riformista che superasse gli stec- cati delle vecchie appartenenze sarebbe stato impossibile dare al paese un gover-

no davvero riformista e una maggioran- za di popolo che lo sostenesse. Il Pd non è natoperesserelasommadiduestoriedel Novecento, stanche di se stesse. Tradi- zioni culturali importanti ma non suffi-

cientiainterpretareletrasformazioniso-

ciali e culturali di questo nuovo millen- nio. Per noi il Pd, l’ho sempre detto, non erail coronamentodel “sogno” di Berlin- guer e Moro. Che, peraltro, tutto sogna- vano fuorché di fondere i loro partiti o

parti di essi. Per noi il Pd era qualcosa di davvero nuovo: non la giustapposizione del cattolicesimo democratico e della tradizione laburista ma un salto, una rot- tura.Esseredemocraticinoneral’ultima

soluzionedelleinnumerevolitrasforma-

zioni dei partiti seguiti al triennio 89-92.

Era una identità nuova per l’Italia, ma

Va coltivata l’ambizione di portare al governo un consenso popolare capace di sorreggere quel ciclo riformista utile all’Italia

una identità noninventata, nonsprovvi- sta di radici. Essere democratici non è “fare gli

americani”,èattingereallapiùvitaledel-

leculturepolitichedelriformismo.Quel-

la che si è manifestata con le grandi con-

quiste sociali e civili ,da Roosevelt a Oba-

ma.Esseredemocraticinonèunadefini-

zione che va usata perché altre non sono,

inItalia,piùpraticabili;èunaidentitàpo-

stideologica,fondatasullaconvivenzadi

valoripuriediunriformismorealista.Es-

seredemocraticisignificafarpartediuna tradizione culturale alla quale in Italia, pur con denominazioni diverse, nella storia hanno fatto riferimento persona-

lità della politica e della società civile, partiti e singoli leader. Spesso sono stati

sfortunati,spessohannodovutoaspetta-

recheiltempodesselororagionebendo-

po la loro scomparsa. Non è solo l’importazione, peraltro

nonvietata,ditradizionipoliticheappar-

“Nonèl’oradelledivisioni dobbiamo salvare il Pd pensandoal bene del Paese”

Irresponsabile chi parla di scissioni

Le tappe

Le tappe 2007 Il Pd nasce dalla fusione di Ds e Margherita: è l’erede de l’Ulivo

2007

Il Pd nasce dalla fusione di Ds e Margherita:

è l’erede de l’Ulivo di Romano Prodi

Ds e Margherita: è l’erede de l’Ulivo di Romano Prodi 2008 Alle prime elezioni politiche, candidato

2008

Alle prime elezioni politiche, candidato Veltroni, conquista il 34 per cento ma viene sconfitto

Veltroni, conquista il 34 per cento ma viene sconfitto 2009 Dopo la sconfitta alle regionali sarde

2009

Dopo la sconfitta alle regionali sarde si dimette il segretario Veltroni: gli succede Dario Franceschini

il segretario Veltroni: gli succede Dario Franceschini ELEZIONI 2013 Nell’ottobre 2009 diventa segretario

ELEZIONI 2013

Nell’ottobre 2009 diventa segretario Bersani: guida il partito alle ultime elezioni politiche

tenenti piùalla cultura anglosassone, ma anche qualcosa che è esistito, spesso in forma minoritaria, come purtroppo fu l’Azionismo, nell’Italia ideologica del Novecento. Essere democratici significa considerare intangibili valori come la le-

galità e la giustizia sociale, avere una cul- tura aperta dei diritti e una idea della so- cietà come una comunità inclusiva. Si- gnifica coltivare una idea alta della prio- rità dell’interesse nazionale e una idea sobria e al tempo stesso orgogliosa della politica, significasaperechelasocietàci- vile non è solo un deposito di rabbia da usare elettoralmente come uno spot del momento ma una risorsa di organizza- zione dal basso della vita pubblica. La parola democratici è però sparita dal vocabolario del Pd. È stata sostituita progressivamente dalla più rassicurante autodefinizione di “progressisti” che, davvero al di là degli sfortunati pre- cedenti, allude al fatto che sì , sia- mo cambiati, ma in fondo siamo sempre noi, «quelli che vengono da lontano e vanno lontano». Del Pci che ho conosciuto,

contro cultura delle opportunità, indivi- dualismo contro spirito di comunità. Gli avversari politici non sono mai, se non nelle dittature, nemici da eliminare. Ma leader ai quali sottrarre consenso, com-

battendoapertamente,duramente,lelo-

ro idee e le loro proposte. La condizione di un paese stremato, con lavoratori senza lavoro e imprendi- tori senza imprese, con la mafia che do-

minael’illegalitàcheprospera,conlivel-

li infimi di investimenti in scuola e ricer-

ca,rimandaallanecessitàdisfidarelade-

stra non sul suo terreno, lo scontro fron- tale che tiene alti gli steccati, ma su quel-

lo della vera innovazione, in una parola del riformismo. Per questo il Pd non deve pensare se stesso come un soggetto limitato nella

suaespansione;devecoltivarelasuaam-

bizione di portare al governo del paese non una fragile maggioranza raccolta, con esiti che conosciamo, contro qual- cuno, ma un consenso popolare capa- ce di sorreggere quel ciclo riformista senza il quale il paese è destinato a de- clinare e a sfarinarsi. Era questa, per noi, la “vocazione maggioritaria” del Pd. Senza voca- zionemaggioritariailPdnon esiste. Se il problema era solamente la strategia delle alleanze, sempre più difficile, allora tanto valeva restare alle forze antiche. In questi giorni un risultato elettorale molto negativo, deter- minatosi nelle condi- zioni migliori per i riformisti, ha squader- nato drammatica- mente questo proble- ma. Allearsi con Berlu- sconi, che definisce i giudici mafiosi in un seggio elettorale o con Grillo che vuole scio- gliere i sindacati e uscire dall’euro? Oppure precipitare sciagurata- mente verso ennesime elezioni dall’esito incerto per la governabi- lità del Paese? Scrivo queste note con grande preoccupazione per il destino della idea politica che considero vitale per il destino del paese. Sento parlare di divisioni, spaccature, accordi tra correnti e correntine sempre con l’idea che, in fondo, ci siano due mezze mele da te- nere insieme. Ma se le due metà hanno colori molto diversi sarà molto difficile trovare chi mangerà la mela conside- randola fresca. C’è, al fondo un specie di

mela conside- randola fresca. C’è, al fondo un specie di quellodiBerlinguer,hoapprezza- to proprio la grandezza

quellodiBerlinguer,hoapprezza-

to proprio la grandezza dell’idea di

essereunaforzadellanazio-

nee, inqueitempicosìdu- ri, un contenitore così po- co ideologico da esser vo- tato, in piena guerra

fredda,dal34%degliita-

liani e da raccogliere il consenso di chi comu- nista non era, non era più, non voleva esse- re. In Italia non è mai esistito un trenta- quattro per cento che auspicava la dittatura del prole- tariato. Ma quella storia è finita per sempre, forse con la morte di Moro, certamente con quella di Enrico Berlin- guer. Il Pd non è un partito so- cialista. Ne esiste uno ed è composto da bravi riformisti. IlPdnonèsemplicementeuna forza della tradizione progressi- sta della sinistra. Non è neanche una & societaria che collega i Ds e la Mar- gherita. È, dovrebbe essere, una forza nuova, aperta, che si propone di mu- tare i paradigmi anche della seconda Repubblica, di uscire dallo scontro Berlusconismo-antiberlusconismo perentrareinquellovero,quelloche dovrebbe essere: conservatori contro riformisti, cultura liberista

nostalgia, nei gruppi dirigenti, per i vec- chi partiti e ritorna l’idea di farli rivivere separandosi oppure combinandoli con una precaria colla che però li lascia sem- pre uguali e sempre pronti a entrare in conflitto. Fuunagioiavedere, nell’immensafol-

la della manifestazione del Circo massi-

mo del 2008, che non c’erano le bandiere dei vecchi partiti, neanche una. Ma solo

quelle del Pd, nato meno di un anno pri- ma. Il Pd non può essere né un partito progressista, alla Hollande, né una ver-

sionemoderataescoloritadiunaidentità

di radicale cambiamento. Il Pd non deve

temere di riconoscere qualcuno, da ri- spettare, alla sua sinistra, ma non deve

nemmeno avere la voglia di trasformarsi

in altro da sé, di farsi moderato o di ap-

pannare le differenze con gli avversari. Per me essere democratici è il contra- rio: una identità forte, che unisca reali- smo e radicalità, riformismo e valori for- ti. È innovazione, non conservazione. Ci vuole orgoglio politico e autonomia cul- turale. Non un patchwork di idee antiche ma un meticciato vero. In fondo una me- tafora della società nuova, quella che co-

niuga identità e apertura. Abbiamo di fronte tempi drammatici:

dal lavoro alle tasse, dalla legalità ai dirit-

ti il riformismo dovrà far valere le sue ri-

sposte inedite. Che dovranno essere au- tonome dai condizionamenti sindacali, cooperativi, di poteri forti, di pressioni ecclesiastiche. Autonome da particolari- smi conservatori e corporativismi. Non sarà una passeggiata di salute mettere mano davvero alle grandi riforme che da quarant’anni si annunciano, ma mai si

realizzano. Bisognerà cambiare molto,

Sento parlare di spaccature, accordi tra correnti: c’è una specie di nostalgia per i vecchi partiti da cui si proviene

snellendo e velocizzando, nella macchi- na di decisione e di rappresentanza se si vorrà tenere in vita la democrazia ed evi- tare che la politica corrotta e imbelle uc- cida la politica tout court. Io credo ancora e sempre di più nelle possibilità del Partito Democratico e ho scritto queste parole per invitare tutti ad

avere,inquestomomentoterribile,late-

stasullespalleeatenereil paeseal primo posto, sempre. Bisogna alzare lo sguar- do, tornare a vivere come una comunità

di discussione e decisione comune, ridi-

mensionare correnti e gruppi di potere vecchi e nuovi, recuperare autonomia politica e culturale. E occuparsi della vi-

ta

reale delle persone, offrendo soluzio-

ni

concrete e una visione, anche di valo-

ri,

che accenda finalmente un sogno di

futuro in un paese stremato. In una pa-

rola bisogna solamente essere i Demo- cratici.

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laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

6

LA CRISI ITALIANA

laRepubblica LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 6 LA CRISI ITALIANA

La Lega

LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 6 LA CRISI ITALIANA La Lega Il vecchio leader promette: “Non
LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 6 LA CRISI ITALIANA La Lega Il vecchio leader promette: “Non

Il vecchio leader promette:

“Non spaccherò il partito ma chi dice che va tutto bene è un leccaculo, bisogna farsi sentire di più a Roma”

ho bisogno meno che di baruffe chiassose». Intanto lancia un messaggio, nella speranza di te- nereinaltoicuorideimilitanti:«Ci impegniamo perché i nostri am- ministratori possano tenere qui le tasse dei nostri cittadini; trattia- mo fino al 31 dicembre, se avremo risposte negative supereremo au- tonomamentei vincoli imposti da Roma». Insomma: «Se serve. fare-

molaguerraaRomaeal governo».

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La Lega si spacca sul segretario Maronicacciagliultràveneti eaPontidaBossi loattacca

Rissatramilitanti.“GoisiseBozzasonofuori”

DAL NOSTRO INVIATO RODOLFO SALA

PONTIDA — Sono una ventina, e nel nomedi Bossi tentanoil colpo:

contestare l’“usurpartore” Maro- ni proprio sul “sacro” pratone, sperando che il vecchio capo gli faccia da sponda. Individuati uno

a uno, tra cui la pasionaria Paola

Goisiseilconsigliereregionaleve-

neto Santino Bozza, verranno espulsi a giorni: così ha deciso il segretario federale. L’Umberto l’aveva detto subito: «Questa non èlasolitaPontida».Einfattic’èaria da resa dei conti. Sotto il palco gli irriducibili innalzano bandiere con il nome di Bossi. Girano vo- lantini con un immagine: Maroni

come Pinocchio, traditore e an- che bugiardo. Vengono distribui-

ti fischietti, per rovinare la festa al

nuovo segretario. Ma tra i conte- statori e un gruppo di militanti lealisti scoppia la rissa: spintoni e insulti(ancheuno,irriferibile,alla portavoce di Maroni, Isabella Vo- tino), qualcuno urla «ti ammaz- zo». Poi interviene il servizio d’or- dine, che strappa dalle mani dei contestatori un cartello: «Veneto, congresso subito», evidentemen- te per cacciare il segretario regio- naleFlavioTosi,accoltoaPontida con una selva di fischi. Il cartello ricompare sul palco mentre parla Luca Zaia: è sorretto da tre consi- glieri regionali, ma il governatore chiede di farlo sparire. Questo va in scena, leghisti che quasi vengono alle mani sulla spianatadifangocheaccoglieuna folla di certo non oceanica, molto lontana dai 25mila di cui parla Ro- berto Calderoli. Bossi non rinun- cia a dire la sua sui mali che afflig- gerebbero la Lega, all’inizio sem- bra dare corda ai supporter che pagano le contestazioni con la cacciata dalla Lega: «Chi dice che

va tutto bene è un leccaculo, la ba- se deve contare di più e mandare via i dirigenti che non si compor- tano bene; chi ha protestato ha colpito nel segno, anche se non è questo il luogo dove farlo, abbia- mo capito che volete contare di più e di più conterete». Chiede an- che, il Senatùr, che nel Veneto di- laniato tra i supporter del sinda- co-segretario Tosi e del governa- tore Luca Zaia (una contesa che

tuttaviasfuggealloschemaclassi-

co bossiani contro maroniani) si celebri subito un congresso. E che

idirigentidelmovimentoognian-

no siano sottoposti a una sorta di

esamedigradimentodapartedel-

la base. Altro appunto a “Bobo”:

«Non la penso come lui quando dice che dobbiamo stare al Nord per costruire la macroregione e fregarcene di Roma». Dunque non le manda a dire, l’Umberto. Che però alla fine si guarda bene («Datevi la mano, nonalzatela gli uni controgli altri, c’è bisogno di unità») dal fomen- tare la rissa. Quelli che applaudo- no e contestano sono ormai fuori:

Quelli che applaudo- no e contestano sono ormai fuori: La polemica Il segretariosul palcoconi gioielli

La polemica

Il segretariosul palcoconi gioielli dell’extesorieretravoltodalleinchieste: sonoper i militanti

Bobo esibisce i 13 diamanti di Belsito “Liregaloallesezionipiùmeritevoli”

DAL NOSTRO INVIATO

PONTIDA — Un colpo di teatro, ma anche un segna- le. Rivolto soprattutto a chi, nella Lega, vuole un ritor-

noall’antico,sventolandolabandieradiBossi.Maro-

ni sale sul palco di Ponti- da, e dopo tre minuti mo- stra ai suoi un paio di sac- chetti di cellophane. Dentro ci sono dei dia- manti a 0,75 carati: in tut- to undici, ciascuno vale circa mille euro. Sono quelli che aveva compra- to l’ex tesoriere Belsito (inquisito e anche espul- so un anno fa dal movi-

mento)consoldidellaLe-

ga. Per investirli con un’operazione quanto meno dubbia, così come era avvenuto con i fondi della Tan-

zania o le Corone olandesi. Quei diamanti sono stati restituiti a Maroni dagli

inquirenti, che li hanno ritrovati grazie alle inchieste aperte dalle Procure di Milano, Napoli e Reggio Cala- bria. Non proprio tutti restituiti: erano dodici ma uno

tanti preziosi come gioielli, lo aveva già detto un anno fa, quando si era nel pieno della tempesta e lui agita- va le ramazze, anche per prendersi il partito contro Bossi e i suoi «cerchisti», comprimari di un incredibi- le, eppure verissimo, family-gate. Lo ridice adesso, nella speranza che quel ciclo sia definitivamente chiuso. C’è un altro messaggio, evidentissimo, nel gesto plateale di Maroni, suo malgrado ancora alle prese con le ubbìe e le minacce ricorrenti di Bossi, che non

si rassegna a fare solo il padre nobile. Quasi un avver- timento, e un fedelissimo riassume così: «Stiano at- tenti quelli che invocano il ritorno di Umberto, per- ché quei diamanti esibiti da Bobo sono lì a dimostra- re che cosa c’era prima della Lega». Cioè i Belsito e le Rosy Mauro. C’è un’inchiesta parallela, aperta dalla Procura di Milano, a quella dei diamanti comprati in modo allegro. Riguarda la verifica dei bilanci del mo- vimento, quando Bossi era ancora segretario: secon- do indiscrezioni, gli inquirenti non riterrebbe con- grua la documentazione presentata e potrebbero ar- rivare dei rinvii a giudizio per diverse persone, a co- minciare da chi all’epoca era il massimo responsabi- le del partito. Gira anche questa voce, nella Pontida dei leghisti che si azzuffano, e un intimo dell’Umber- to scuote la testa: «Lui vorrebbe anche riprendersi la

Lega,mahapaurachelamagistraturaglielafacciapa-

gare, a lui e soprattutto alla sua famiglia». (r.s.)

‘‘gare, a lui e soprattutto alla sua famiglia». (r.s.) Valgono10milaeuro l’uno e li consegnerò a chi

Valgono10milaeuro

l’uno e li consegnerò a chi si è rimboccato le maniche e tiene altol’onore

,,a chi si è rimboccato le maniche e tiene altol’onore è sparito chissà dove. E il

è

sparito chissà dove. E il nuovo segretario a Pontida

li

esibisce come un trofeo riparatore: «Ho chiesto ai

dirigenti delle varie regioni di consegnarli ai militan-

ti più meritevoli e alle sezioni che più si impegnano

per il movimento: sono loro i nostri diamanti». Mili-

© RIPRODUZIONE RISERVATA
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ma solo loro, perché «l’Umberto ha capito che non era il caso di in- sistere», dice un colonnello maro- niano. Il segretario-governatore e i suoi avevano messo nel conto, che sarebbe potuta andare molto peggio. Ed erano pronti a tutto, anche a cacciarlo, se Bossi avesse blandito più di quel che ha fatto i suoi supporter. O magari, ci fosse stata ancora meno gente, se ne

avesseapprofittatoperconclude-

re che bisognava chiedere davve-

roilcongressofederalepersfidare apertamente Maroni. Oppure fa- re quello che una parte dei suoi pretoriani gli chiedono da tempo:

mettere in piedi un nuovo conte- nitore politico. «Il partito si fa, e si fa con Bossi»:

lo dice a mezzogiorno Santino Bozza, consigliere regionale del

Veneto,traglianimatoripiùacce-

si della contestazione. Ma a chie- dergli se il Senatùr lo annuncerà dal palco, lui risponde così: «No,

non glielo permetteranno». Ac- canto a lui, ecco la pasionaria ul-

trabossiana Paola Goisis, l’unica leghista che al congresso di luglio aveva votato apertamente contro Maroni. Via tutti, le purghe sono questioni di giorni. Ma anche se la

resadeiconti,quelladefinitiva,ie-

rinonc’èstata,iproblemirestano. StannosoprattuttonelVeneto,già “granaio” dellaLegaorasacrifica- to sull’altare della vittoria di Ma-

roni in Lombardia: dal 35 all’11

per cento. Con i due uomini più rappresentativi, Zaia e Tosi, a far- si la guerra, perché il primo conte- sta all’altro di far fuori tutti i suoi avversari a colpi di espulsione. Il segretario federale lo sa benissi- mo ed è preoccupato: oggi vedrà i due contendenti al Vinitaly di Ve- rona, chiederà loro un tregua, escludendo però la carta del con- gresso regionale: «Sarebbe un al-

tro braccio di ferro, con il progetto

di macroregione avviato di tutto

laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

@

PER SAPERNE DI PIÙ www.leganord.org www.giovanipadani.org

7

Il retroscena

Il Cavaliere è tornato ad essere scettico sulla possibilità di un’intesa. Enon esclude di far saltare l’incontro con il segretario Pd

BerlusconifrenasulpattoconBersani “Oè ungovernoalla pari osi vota”

FRANCESCO BEI

ROMA —Unventogelidosembra sce-

so sulla trattativa intorno al Quirinale

e al governissimo. E lo stesso incontro

tra Berlusconi e Bersani, che era dato

persicuroventiquattr’orefa,ètornato

aballarenelleagendedeidueleader.Il

messaggio che da Arcore è arrivato ie-

ri ai luogotenenti che tengono aperti i

canali con il Nazareno è intriso di cau- tela. Il Cavaliere appare neghittoso:

«Cosa ci vediamo a fare io e Bersani se

il Pd continua a rifiutare un governo

insieme a noi?». Un’ondata di scetticismo ha dun- que travolto le aperture dei France-

schini, Speranza e Latorre. L’ex pre-

mierinfattinonsiaccontentapiùdiun la realtà di un negoziato comunque

governo di scopo o del Presidente, né accetta di lasciar partire un esecutivo

a guida Pd garantendo il suo sostegno

esterno. E non vuole dare per sconta-

difficile dall’abilità del venditore che

tore delle colombe - sembra spinto su un piano inclinato che porta verso le elezioni anticipate. Berlusconi, quan- do i suoi ambasciatori gli riferiscono delle aperture del Pd, estrae dalla car- tellina l’ultimo sondaggio di Alessan- dra Ghisleri. E, numeri alla mano, di- mostra che un accordo di larga coali- zione sarebbe mal visto da quasi la metà degli elettori del centrodestra, tenendo invece il M5S molto alto. «Non ci conviene dare il via libera a un governicchio con il Pd che dura sei mesi e poi si torna a votare. O si fa una cosa seria oppure meglio votare subi- to,vistocheGrilloadessostacalando». CosavorrebbedunqueBerlusconi? Un’apertura esplicita e formale, non gli bastano più i «segnali di fumo» in arrivo dall’altra parte del campo. In-

trattasulprezzointuendochel’acqui- somma, vanno bene le interviste, ma

serveunimpegnoformaledellasegre-

pretarequestanuovafase?Lagente-si

chiede un berlusconiano di primo

piano-cosadiràvistocheGrillocispa-

PrimaRepubblicasianoadattiainter-

volti da mille obiezioni. «Ma siamo proprio sicuri che personaggi della

da Amato a Marini - ora vengono av-

ta l’elezione di una personalità di cen- trosinistra al Quirinale con i voti del Pdl. A questo punto, intravisto il varco

nelcampoavversario,puntaalrisulta-

to pieno: «Devono mettersi l’anima in pace. O trattano con noi con pari di- gnità oppure noi andiamo a votare». AnchesullapartitadelColleinomiche fino a ieri sembravano più credibili -

rerà addosso?» Difficile separare, in questo nuovo atteggiamento di sfida,

rente ormai non può sottrarsi. In ogni caso tutto il Pdl - anche il piccolo set-

teria, dei gruppi parlamentari o della

anche il piccolo set- teria, dei gruppi parlamentari o della IL CAVALIERE Silvio Berlusconi il leader

IL CAVALIERE

Silvio

Berlusconi

il leader

direzione del Pd per voltare pagina. E tuttavia il Cavaliere dubita che il Pd possa permettersi questo cambia- mento di linea, almeno finché il timo- ne sarà in mano a Bersani. «Il segreta- rioPddovrebbemettersiunsecchioin testa e abiurare la linea tenuta in que-

sti ultimi 40 giorni, mi pare difficile»,

rifletteRaffaeleFitto.FabrizioCicchit-

to è sarcastico: «Purtroppo il Pd è ve-

nuto meno alla regola aurea del vec- chioPci:ilsegretariodovevaveniredal

RegnodiSardegna,vediTogliatti,Nat-

ta e Berlinguer, gli emiliani servivano

del Pdl: o

aportaresoldievoti».MariaStellaGel-

governissimo

mini, un’altra colomba, suona lo stes-

o voto

sospartito:«IvariOrfinieSperanzaso-

no avvisati. Non acconsentiremo mai alla nascita di un governo che ci veda portatori d’acqua gratuiti». È solo l’ul- tima offerta del venditore o davvero tutto sta per saltare?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

o davvero tutto sta per saltare? © RIPRODUZIONE RISERVATA       TENSIONE   Bossi e
o davvero tutto sta per saltare? © RIPRODUZIONE RISERVATA       TENSIONE   Bossi e
o davvero tutto sta per saltare? © RIPRODUZIONE RISERVATA       TENSIONE   Bossi e
o davvero tutto sta per saltare? © RIPRODUZIONE RISERVATA       TENSIONE   Bossi e
     

TENSIONE

 

Bossi e Maroni sul palco di Pontida, un incontro pieno di tensioni tra le varie anime del partito

Bossi e Maroni sul palco di Pontida, un incontro pieno di tensioni tra le varie anime
Bossi e Maroni sul palco di Pontida, un incontro pieno di tensioni tra le varie anime
 
Bossi e Maroni sul palco di Pontida, un incontro pieno di tensioni tra le varie anime
 
 
 
 
sul palco di Pontida, un incontro pieno di tensioni tra le varie anime del partito  
 
 
 
sul palco di Pontida, un incontro pieno di tensioni tra le varie anime del partito  
 
anime del partito                          
     
 
 
 
 
 
   
 
 
                FOTO:FOTOGRAMMA

FOTO:FOTOGRAMMA

FOTO:FOTOGRAMMA
FOTO:FOTOGRAMMA
          FOTO:FOTOGRAMMA Il caso MARONI-PINOCCHIO Rissa tra i militanti durante il
          FOTO:FOTOGRAMMA Il caso MARONI-PINOCCHIO Rissa tra i militanti durante il
          FOTO:FOTOGRAMMA Il caso MARONI-PINOCCHIO Rissa tra i militanti durante il

Il caso

        FOTO:FOTOGRAMMA Il caso MARONI-PINOCCHIO Rissa tra i militanti durante il raduno:

MARONI-PINOCCHIO

Rissa tra i militanti durante il raduno: colpa di un manifesto esposto dai veneti, che ritrae Maroni come Pinocchio

Rissa tra i militanti durante il raduno: colpa di un manifesto esposto dai veneti, che ritrae

laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA

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PER SAPERNE DI PIÙ www.beppegrillo.it www.movimentocinquestelle.it

9

PIÙ www.beppegrillo.it www.movimentocinquestelle.it ■ 9 I CinqueStelle LEADER Beppe Grillo leader dei 5Stelle con

I CinqueStelle

www.movimentocinquestelle.it ■ 9 I CinqueStelle LEADER Beppe Grillo leader dei 5Stelle con i capigruppo
LEADER Beppe Grillo leader dei 5Stelle con i capigruppo Roberta Lombardi e Vito Crimi
LEADER
Beppe Grillo
leader dei 5Stelle
con i capigruppo
Roberta Lombardi
e Vito Crimi

La retromarcia dei grillini

nonbastano2500euromensili

EBeppe:vannobene6mila

Commissioni, domani l’“occupazione”di Montecitorio

TOMMASO CIRIACO

ROMA — Arriva il giorno in cui va

in scena il Beppe Grillo che non ti

trebbe non contare, “gonfiando” ingiustamente il reddito dei par-

lamentari e mettendone a repen-

taglio anche alcuni benefici fisca-

aspetti.Pronto,asorpresa,afissa-

li,comeledetrazioniperchiman-

re

a 6 mila euro netti al mese uno

tiene famiglie numerose.

stipendio equo per i parlamenta-

In attesa di sciogliere il rebus, il

ri

a Cinque Stelle. Pronto, soprat-

movimento fa i conti con l’ala più

«Alcuni parlamentari vorrebbero

tutto,aesigeretrasparenza,senza però reclamare scontrini o rice-

inquieta.Fraiparlamentarimeno allineati c’è Fabrizio Bocchino. Il

vute anche per le famose cara- melle o per un caffé. Summit con i parlamentari nel casale alle porte

senatore sceglie Facebook per ri- vendicare la «dialettica» interna:

di

Roma, venerdì scorso. «Ragaz-

più dialogo con il centrosinistra,

zi

- dice il Fondatore - l'importan-

mentre altri vorrebbero essere

te

è essere presenti in Parlamen-

più attendisti». Bocchino precisa

to, fare il proprio lavoro onesta-

di non fare il tifo per un’alleanza

mente e in modo trasparente. Io non ho mai eccepito sugli stipen-

con il Pd o per una fiducia ai de-

mocratici. Ma reclama «il dialogo sull'elezione del Colle o sulla for- mazione di un governo a 5 stelle».

mocratici. Ma reclama «il dialogo sull'elezione del Colle o sulla for- mazione di un governo a

Grillo, intanto, sul blog descrive

REPUBBLICA.IT

uno scenario da incubo: «Una fi-

Il

dibattito

ne come la Grecia a medio termi-

interno

ne non si può escludere».

al

Movimento

Prima di votare per il Colle, i

5 Stelle

Cinquestelle daranno il via alla

e

tutte

campagna di “occupazione” del-

le

notizie

le aule parlamentari. Lo faranno

sugli stipendi

al termine di ogni seduta - fin da

di

deputati

domani - per ottenere l’insedia-

e

senatori

mento delle commissioni. Per

grillini

rafforzare la battaglia si pensa an-

cheaunineditoflashmobinpiaz-

za Montecitorio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

di, ma solo sui vitalizi!». Tradotto,

anche la diaria dei parlamentari è equa e non si tocca. Riavvolgiamoil nastro. Incam- pagna elettorale lo slogan grillino promette stipendi parlamentari da 2.500 euro al mese. Un dato reale, che non tiene però conto della diaria di 3.500 al mese. A quella - a onor del vero - i grillini non avevano mai promesso di ri-

nunciare.Masieranoimpegnatia rendicontare ogni spesa, in nome della massima trasparenza.

Torniamoalcasaledellaperife-

ria romana. Alcuni deputati - «i più radicali sono i giovani, i sena- torisonopiùriflessivi»,sbuffauno dei presenti - sollevano il proble- ma: se le spese non raggiungono i 3500 euro, potremmo restituire la parte eccedente. Si scatena la di- scussione. Un paio di parlamen- tari si oppongono: «Ragazzi, non scherziamo! Se la mettiamo così finisce che dobbiamo portare an- che gli scontrini delle gomme da masticare e dei caffè. Così non ne usciamo, diventa un lavoro. E noi un lavoro da parlamentare già

Applausi, voci che

l'abbiamo

si confondono. Tocca al Capo in-

dicare la via d'uscita, un placet al-

la diaria senza perdersi dietro ad

eccessicontabili.Esenzarestitui-

re la parte eccedente.

La questione, in realtà, è da tempo sotto la lente d'ingrandi- mento di un gruppo di lavoro gril- lino a Montecitorio e resta in bili- co, visto che i più radicali conti- nuano a invocare la scure per li-

mitare le retribuzioni. La soluzio- ne dovrà arrivare entro il 27 apri- le, quando ai parlamentari sarà accreditatoilprimostipendio.Un compromesso potrebbe obbliga-

re tutti i “cittadini” cinquestelle a

indicare i capitoli di spesa - dal ci- bo all'alloggio - senza indugiare sulle singole voci di spesa. E nem- meno sulle singole ricevute.

Resta invece intatto l’impegno sottoscritto in campagna eletto-

rale sulla paga base, che per i gril- lini risulterà dimezzata: da 10 mi-

».

che per i gril- lini risulterà dimezzata: da 10 mi- ». La polemica Il velistaSoldini: “Il

La polemica

Il velistaSoldini: “Il vaffastavoltaèper l’excomico”

Il velistaSoldini: “Il vaffastavoltaèper l’excomico” ROMA — «Caro Grillo, permettimi, ma questa volta a fan-
Il velistaSoldini: “Il vaffastavoltaèper l’excomico” ROMA — «Caro Grillo, permettimi, ma questa volta a fan-

ROMA — «Caro Grillo, permettimi, ma questa volta a fan- culo ti ci mando io». A liberare il “vaffa” è il velista Gio- vanni Soldini, che ieri ha pubblicato su Twitter l’appello di un grillino deluso, accompagnandolo con i commenti «Condivido pienamente!!!» e «un grillino che ha il corag- gio di dire le cose come stanno». L’attivista Andrea Baio, genovese che vive a Palermo, così si è sfogato su Face- book: «Credevo di aver fatto bene a votare Movimento 5 Stelle, ma le mie illusioni sono svanite. C’è solo da avere paura, il paese con te rischia una deriva totalitaria».

paura, il paese con te rischia una deriva totalitaria». la a 5 mila euro lordi al

la

a 5 mila euro lordi al mese (cir-

ca

2500 netti). I soldi fatti rispar-

miare allo Stato potrebbero finire

in un fondo indennità, dove i gril-

lini più "radicali" vorrebbero far confluire anche la parte ecceden-

te della diaria. Anche qui, però, il

nodo non è stato ancora sciolto. Per il fisco l’autoriduzione po-

FOTO:ANSA

I numeri 10mila euro 2.500 euro 3.500 euro 6.000 euro LO STIPENDIO LA PROMESSA LA
I
numeri
10mila euro
2.500 euro
3.500 euro
6.000 euro
LO STIPENDIO
LA PROMESSA
LA DIARIA
LA PAGA FINALE
La paga dei parlamentari
è di 10mila euro lordi
al mese: i grillini ne
prendono 5mila lordi
In
campagna elettorale
i grillini hanno promesso
I grillini hanno promesso
di rendicontare tutto: c’è
chi chiede di restituire la
diaria eccedente
I grillini non restituiranno
la
diaria “avanzata”: così,
di
prendere uno stipendio
di
fatto, la paga mensile
netto da 2.500 euro
netta sale a 6mila euro

L’intervista

ROMA — Ora che qualcosa inizia

a muoversi, che qualche corag-

gioso senatore grillino si espone per reclamare il dialogo con il centrosinistra, Tommaso Currò non ha voglia di esultare. «Io sol- levato? Non so. Mi hanno attac- cato - ricorda il deputato - mi hanno dato del traditore. Ma io non sto tradendo. E penso che

nella vita bisogna far prevalere la coscienza». La voce trasmette un

po’ di ritrovatafiducia: «Seabbia- mo detto di avere un progetto di Paese e poi stiamo a guardare il governissimo Pd-Pdl, tradiamo

la nostra prerogativa di mandare

a casa la vecchia classe dirigen-

te».

L’alternativa? «Se proponiamo un governo a cinquestelle, il Pd e Sel faranno

emergere persone che non han-

nonullaachevedereconilpassa-

to negativo. Obbligheranno la

vecchia classe a fare un passo in- dietro, ne emergerà una nuova». Prima lei, adesso un altro sici-

Currò: la scossa è stata utile, non sono più l’unico a dirlo, la fiducia è solo un fatto tecnico

“Insisto: serve un governo con il Pd

nel movimentoqualcosa si muove”

serve un governo con il Pd nel movimentoqualcosa si muove” lianocomeilsenatoreBocchino. Avete dato la scossa? «Sapevo

lianocomeilsenatoreBocchino. Avete dato la scossa? «Sapevo che Fabrizio mi era vi- cino. Non so, forse alla base ci so- no ragioni sociologiche. Noi sici- liani viviamo una voglia di riscat-

‘‘sociologiche. Noi sici- liani viviamo una voglia di riscat- Scegliamoinsieme anche il prossimo inquilino al Colle,

Scegliamoinsieme anche il prossimo inquilino al Colle, senzacoinvolgere Berlusconi

,,

prossimo inquilino al Colle, senzacoinvolgere Berlusconi ,, deputato siciliano Il Tommaso Currò: dialogante to».

deputato siciliano

Il

Tommaso Currò:

dialogante

to».

Forsepesail famoso“modello Crocetta”.

«Certo,unmodellochestafun-

zionando e dando ottimi risulta-

ti. E non si capisce perché non

possa essere portato anche qui (a Roma, ndr)». Resta lo scoglio della fiducia. «La fiducia è un fatto tecnico per far convergere più forze poli- tiche su un progetto. Noi il pro- getto e il programma cinquestel-

le l’abbiamo. Se il Pd vuole accet-

tarlo, lofaccia: è qui che si gioca la loro maturità». Epoi c’è il Presidente della Re- pubblica. Come si dialoga?

«Deve essere un Presidente

dellaRepubblicagarantedellale-

galità, dell’equilibrio fra i poteri e lavorare per una giustizia snella e vera. Se invece si sceglie un nome sulla base di condizioni ad perso- nam, staremo per altre sette anni

a rigirarci le dita». Restano le regole del movi- mento.

«Io rimango di un’idea: biso- gna fare il bene del Paese. Io sono qui per rispettare le regole sotto- scritte.Manoninmodochesiano fini asestesse, bensì perfareil be- ne dell’Italia. Perché fra le due io scelgo sempre il bene dell’Italia». Come? «Per farlo ci passa l’intelligen- zaelasensibilità, suquestosi gio- ca il destino degli italiani. Se sia- mo stati una rivoluzione, è per- ché siamo in un momento stori-

co di rivoluzione. O lo si capisce, assumendoci una responsabilità proporzionale alla gravità del momento, o passeremo ignorati dalla storia». E’ uscito allo scoperto, ha pa- gato un prezzo. «Per tre anni ho sacrificato an- che la mia vita privata per il pro- gettocinquestelle.InParlamento sento una responsabilità a cin- questelle. Posso aver sbagliato il

modo, ma il progetto rimane». (t.ci.)

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laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

10

LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA

laRepubblica LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 10 LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA
2013 ■ 10 LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA Vincenzo PARISI Licio GELLI Giuseppe SARAGAT Il capo

Vincenzo PARISI

10 LA POLITICA CRISI ITALIANA INTERNA Vincenzo PARISI Licio GELLI Giuseppe SARAGAT Il capo della Polizia

Licio GELLI

CRISI ITALIANA INTERNA Vincenzo PARISI Licio GELLI Giuseppe SARAGAT Il capo della Polizia fu un uomo

Giuseppe SARAGAT

Il capo della Polizia fu un uomo fidato di Scalfaro: tra gli esperti di sicurezza, era l’unico ammesso a riferirgli i fatti

Durante la presidenza Saragat il capo della P2 fu un assiduo frequentatore del Quirinale: partecipò a sedici ricevimenti

Prima dell’elezione Moro gli disse: “Ti votiamo, ma devi richiamare in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì

richiamare in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai
richiamare in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai
richiamare in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai
richiamare in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai

I personaggi

in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai
in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai
in servizio Nicola Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai

L’inchiesta

Picella”. Saragat eseguì I personaggi L’inchiesta Il giocodi burattini eburattinai quandoleforzeoscuredelPaese

Il giocodi burattini eburattinai quandoleforzeoscuredelPaese guidanol’elezionedelQuirinale

I segretari generali elalottadi potere

I segretari generali elalottadi potere La sintonia del potere Il potere ha bisogno di gente che

La sintonia del potere

Il potere ha bisogno di gente che sa stare al microfono e di gente che regola la sintonia. È più importante chi manovra l’audio di chi parla. Chi parla è un burattino, chi manovra è il burattinaio

Chi parla è un burattino, chi manovra è il burattinaio IL PICCONATORE Francesco Cossiga è stato

IL PICCONATORE

Francesco Cossiga è stato l’ottavo presidente della Repubblica, dal 1985 al 1992: fu eletto al primo scrutinio

CONCITA DE GREGORIO

(segue dalla prima pagina)

N OMI che non si leggono mai, quasi mai sui giornali. Una battaglia silenziosa di manovre felpate, coi buoni e i cattivi che somigliano –

per dirlo a chi ha meno di trent’anni – a certi eserciti

delle saghe fantasy. Sono tutti tessitori di trame ma alcuni difendono l’Impero, altri lo insidiano. Porta- nomaschere, cambianoaspetto. Chi havintolosi ca- pisce sempre dopo, a guerra finita. «Perché il potere

èfattocosì–disseFrancescoCossigaduranteunviag-

gio in cui era molto di buon umore, andava nei Paesi Baschi ad incontrare di nascosto alcuni fiancheggia- tori dell’Eta, una sua passione – il potere ha bisogno di gente che sa stare al mi-

crofono e di gente che regola la sintonia della radio. Io ora faccio tutt’e due le cose, ma se dovessi scegliere

direicheècertopiùim-

portante quello che

manovra l’audio di quello che parla. Chi parla è un burattino, chi manovra è il burattinaio». Cossiga, eletto presidente al primo scrutinio per uno dei rari patti efficaci fra Pci e Dc, aveva altre pas- sioni, oltre alla consuetudine con terroristi ed ex ter- roristi di varielatitudini - li chiamava“resistenti”. Era pazzoper lamassoneria, per i servizi segreti, per i mi- litari. Appena eletto, Pertini ancora in carica, si era presentato al ministero della Marina ed aveva aperto la porta del Capo di stato maggiore Marulli, incredu-

lo: «Capitano di fregata Francesco Cossiga ai suoi or- dini», gli avevadettomettendosi sull’attenti. Riceve- va generali e semplici spalloni dei Servizi al Quirina- le, l’ammiraglio Fulvio Martini presenza costante, costorogli portavanoindonosoldatini perlasuacol- lezione. Una volta – c’era una cronista, di fronte a lui – telefonò chiamandolo “carissimo” al colonnello Tejero, golpista di Spagna, da anni irreperibile per chiunque. Un’altra volta ricevette un giornalista se-

dutoa terra fra i suoi “baracchini”: passava le giorna- te così. Parlava alla radio in frequenze speciali, il suo nome in codice era Andy Capp. Stava in maniche di

camiciasedutosultappetoesmanettavaigrandiap-

parecchi assistito dall’elettricista di palazzo, l’amico

Pascucci. In stanza aveva quattro telefoni, tre tv e sempreunascatoladicioccolatiniBaratti. Francesco

tre tv e sempreunascatoladicioccolatiniBaratti. Francesco I segretari generali GAETANO GIFUNI ANTONIO MACCANICO
I segretari generali
I segretari
generali
GAETANO GIFUNI ANTONIO MACCANICO Gifuni fu segretario generale del Colle sotto la presidenza di Scalfaro
GAETANO GIFUNI
ANTONIO MACCANICO
Gifuni fu segretario
generale del Colle
sotto la presidenza
di Scalfaro
Maccanico ha
ricoperto l’incarico
sotto le presidenze
di Pertini e Cossiga

d’Onofrioandavaspessoariferirgli le cose dellapoli- tica. Di più gli piacevano però i retroscena dei mas- soni, di cui il Parlamento – diceva – era colmo. Sareb- be stato entusiasta, oggi, di manovrare e decifrare le primarie per l’elezione del prossimo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Raffi scade nel 2014 e i giochi sono aperti. Avere un massone al Quirinale è

semprestatal’ambizionesuprema,perifratelli.Cos-

sigaavevainmateriaunabibliotecaeun’agendaster-

minata. Fu con il Picconatore presidente che si vide l’ulti- mavoltaLicioGelli passeggiaresottoi portici del Cor- tile d’onore. Aveva conservato, da tempi remoti, qualche buon amico. Gelli, sia detto sempre per chi ha meno di trent’anni, è stato a capo (o al microfono, per meglio dire. Altri alla sintonia delle frequenze) della loggia massonica deviata chiamata P2 che ha innervato di sé per decenni il destino del Paese arri- vando in più di un’occasione a un passo dal prender-

va anche un’azienda di materassi. Questo Pofferi de-

siderava molto essere nominato Cavaliere: mandò a Roma Gelli, che in poche settimane riuscì ad aggan- ciare un paio di funzionari del Quirinale, il ministro plenipotenziario Raffaele Marras e il colonnello del- l’aeronautica Otello Montorsi, attraverso di loro fece

giungere al segretario particolare del presidente Co-

stantino Belluscio un invito per il Presidente nella te- nuta di caccia in toscana di Pofferi. Invito accettato. Nel corso della presidenza Saragat Licio Gelli parte- cipò come ospite – risulta agli atti – a sedici ricevi- menti al Quirinale anche in occasione di visite di ca-

pi di Stato. Era registrato alla voce: “altri ospiti”. Il

giorno dell’elezione di Giovanni Leone, era il dicem- bre del ‘71, mandò un telegramma a doppia firma col gran Maestro Lino Salvini: il messaggio era per il pre- sidente, rivendicava il merito di aver concorso alla

sua elezione con le decine di parlamentari che dice-

va di controllare. Chiedeva udienza, perciò, al nuovo

lo, ammesso che si possa dire che non lo abbia preso.

Una sorta di Gollum della saga fantasy. Golpista, era

capo di Stato. In quel periodo Licio Gelli alloggiava all’Excelsior

entrato al Quirinale con Saragat complice la passio-

di

via Veneto. Vedeva per consuetudine una volta al-

nedelPresidenteperlacaccia.GellilavoravaperGio-

la

settimana Andreotti, faceva spesso colazione con

vanniPofferi,padronedellaLebolediArezzocheave-

Forlani, due volte al mese era invitato a cena dal pre-

laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

@

PER SAPERNE DI PIÙ www.quirinale.it de-gregorio.blogautore.repubblica.it

11

de-gregorio.blogautore.repubblica.it ■ 11 Giulio ANDREOTTI Una volta a settimana, a fine anni ‘60,

Giulio ANDREOTTI

Una volta a settimana, a fine anni ‘60, Giulio Andreotti incontrava Licio Gelli, che alloggiava all’Excelsior di via Veneto

Licio Gelli, che alloggiava all’Excelsior di via Veneto FOTO: A.G.F. sidentedelSenatoFanfani,lamoglieMariaPiagliser-

FOTO: A.G.F.

sidentedelSenatoFanfani,lamoglieMariaPiagliser-

viva sformatini di verdure che – annota nei suoi diari

– gli provocano costanti attacchi di stomaco. L’in-

controconLeoneglifuaccordatoqualchetempodo-

po la richiesta dal Segretario generale Nicola Picella, cheavevaricopertoquelruoloancheconSaragat.Più avanti Gelli provòafar ricevereal Quirinaleil genera- le argentino Massera, questa volta per buona sorte senza successo. Il 15 giugno ’78, all’alba, lo chiamò uno dei suoi informatori dal Colle: il Presidente sta per dimettersi, gli disse. Informazione corretta. Leo- neseneandòalledieci di sera, sottoil diluvio. Lamat- tina dopo Gelli disse a Franco Picchiotti, ex capo di stato maggiore dei Carabinieri: «Troppo presto e a sorpresa. Si vota fra 15 giorni. Se avessi avuto un me- se il prossimo presidente lo avrei fatto eleggere io». Millantava spesso, ma non sempre e non del tutto.

Sonopassati quasi quarant’anni esonocambiati i nomi, i volti, la natura e la ragione delle pressioni. Non è cambiato però il ruolo di chi quelle pressioni

può favorirle o respingerle, di chi può servire le isti- tuzioni o tradirle. Sergio Piscitello, antico funziona-

riodelColle,raccontachegrandeèilpoteredelle“sa-

lamandre”,colorocheriesconoacambiarecolorere-

stando al loro posto, così come immenso è il potere delle“vestali”, i devoti del servizio, custodi dellaPre- sidenza addetti a respingere gli attacchi. La figura del Segretario generale del Quirinale è strategica nella battaglia. Può aprire o chiudere la porta. Per dirne solo una: tutti gli atti alla firma del Presidente – tutti - passano dalla sua scrivania. In molti casi le forze politiche che hanno determinato l’elezione del Capo dello Stato hanno posto al candi- dato come condizione la scelta del segretario gene- rale. Moro andò da Saragat a dirgli: ti votiamo, ma de-

vi richiamare in servizio Nicola Picella. Saragat ese-

guì. Il barone Picella, nobiluomo di origini liberali,

erastatosegretariogeneralesulfiniredellapresiden-

za Einaudi. Entrambi zoppi – Einaudi a destra per un

incidente giovanile, Picella a sinistra per la poliome- lite – avanzavano nei corridoi del Colle affiancati, le due gambe sane al centro, tirando uno da un lato l’al-

tro

dall’altro. Li chiamavano, per questo, gli sciatori.

Di

Picella si ricordano le telefonate laconiche: “Hai

avutoquellacarta?Perfetto.Mettilavia”.DopoGron-

chi e Segni Moro volle che Saragat, di cui non si fida-

va

fino in fondo, fosse sotto la tutela del gelido Picel-

la,

il “Baron Glacèe”. Allo stesso modo molti anni do-

po

la permanenza di Antonio Maccanico al Colle fu

unadellecondizioni cheDeMita, ChiaromonteeAn- dreotti misero all’elezione di Cossiga a suggello del patto Pci-Dc. Come De Mita, Maccanico – che aveva assistito da Segretario generale l’esuberante setten-

nato di Pertini – era irpino. La geografia in politica ha

il suo peso. Difatti Cossiga accettò la condizione fino

a che la “brigata Sassari” non fece prevalere la prete-

sa che nel posto chiave andasse il sardo Sergio Ber-

linguer, cugino del presidente. In una catena di scale mobili fuori sincrono – i presidenti passano, i segre-

tarigeneralirestano–Cossigaprovòasuavoltaavin-

colare l’elezione di Spadolini, indicato come proba-

bile suosuccessore, alla permanenza di Berlinguer al

Colle. Il patto fu stretto ma la strage di Capaci cambiò

la rotta della storia e fu eletto, all’indomani dell’as-

sassinio, Scalfaro. Con Oscar Luigi Scalfaro, presidente imprevi- sto, le “forze oscure” subiscono un colpo mortale. Con la stessa intransigenza con cui in gioventù schiaffeggiava le signore scollate dal momento esatto della sua elezione l’uomo del “No, io non ci sto” smette di aprire le buste con lo stemma cardi-

nalizio, cessa di rispondere al telefono. Siamo nel

pienodiTangentopoli,’92-‘94.AgliantipodidaSil-

vio Berlusconi («Mi dava, coi suoi modi, fastidio persino fisico», diceva l’ex presidente solo pochi mesi prima di morire) chiama accanto a sè dal Se-

natoGaetanoGifuni,cheerastatoconluiministro

nel breve governo Fanfani. Le porte del Quirinale restano impermeabili, in quegli anni, agli spioni ai generali e ai burattinai. A molti leader politici, per-

sino, che difatti iniziano a considerare Scalfaro un problema. Pochissimi i consiglieri, sempre filtrati

dall’annuire della figlia Marianna. Solo il capo del-

la Polizia Parisi è ammesso, tra gli esperti di peri-

coli, a riferirgli cosa accada nel Paese ivi comprese

le minacce di stragismo mafioso. Se in questo sen-

so Scalfaro ha preso decisioni, come qualcuno ha

sussurrato a proposito della “trattativa” fra Stato e mafia, si può star certi – assicura oggi chi gli è stato vicino – che anche in quel caso ha deciso da solo.

D’orainavanti–daCiampiinpoi-sarannolagran-

de finanza, il mondo degli affari, gli “agenti sovra-

nazionali” e insieme i piccoli corrotti e le camorrìe

degli appalti che muovono ogni cosa a pretendere

di fare da burattinai. Non ci sono più i materassai:

il mondo cambia, comincia un’altra storia. (4 – continua)

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Non ci sono più i materassai: il mondo cambia, comincia un’altra storia. (4 – continua) ©

laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

12

LA ECONOMIA CRISI ITALIANA

LA ECONOMIA CRISI ITALIANA

Il lavoro

2013 ■ 12 LA ECONOMIA CRISI ITALIANA Il lavoro Un milione di licenziati in un anno
2013 ■ 12 LA ECONOMIA CRISI ITALIANA Il lavoro Un milione di licenziati in un anno

Un milione di licenziati in un anno flopdelleassunzionitraigiovani

Nel2012crollodel14%,emorragianell’ultimotrimestre

ROSARIA AMATO

mestre del 2012 diminuiscono

Campania. Per i licenziamenti

per le donne nei primi due posti

ALTA

soprattuttonelNord(-8,7%)enel

c’è par condicio tra uomini e

ci sono contratti per la scuola

TENSIONE

ROMA—Oltre200.000assunzio- Mezzogiorno (-4,2%), che però

ni in meno nel 2012 rispetto al- l’anno precedente, mentre i li- cenziamentisuperanoilmilione, con un balzo del 13,9% sul 2011. La bilancia pende decisamente a sfavore di chi perde il lavoro: a fronte di 10,2 milioni di rapporto attivati, 10,4 milioni si sono con- clusi per dimissioni, pensiona- menti, scadenze di contratto e li- cenziamenti. Dei 1.027.462 lavo- ratori licenziati, 329.259 hanno perso il lavoro nell’ultimo trime- stre, in aumento del 15,1% sullo stesso periodo del 2011 (43.256 lavoratori).Mentre,semprenegli ultimitremesidell’annoscorso,i lavoratori assunti si riducono dell’8,2%, con una sempre mag- giore emarginazione dei giovani:

mentedel12,4%edell’1,5%.Nes-

suna variazione inoltre per la

sono anche le aree con i valori as- soluti piùalti. TraleRegioni, van- no in controtendenza solo la Val- le d’Aosta e la Provincia Autono- ma di Trento, che registrano un aumento delle assunzioni nel quarto trimestre 2012 rispettiva-

donne:inpercentualel’aumento (106.656 contratti per la pre-pri-

è per entrambi di circa il 15%.

Nella“topten”delleprofessio- terzo camerieri e professioni as-

similate(92.927contratti).Tutta-

piùcontrattinelquartotrimestre via i contratti attivati sono per la

stragrandemaggioranzaatermi-

ne, meno di un quinto nel trime- stre sono a tempo indetermina-

to.

(47.065) per gli uomini, mentre

© RIPRODUZIONE RISERVATA

maria, 93.996 per la primaria) e al

A fianco, un corteo di disoccupati a Napoli. In basso, il premier Monti e il ministro Grilli

ni per le quali sono stati attivati

2012 primeggiano braccianti

agricoli (149.016 contratti), ca- merieri (82.887) e registi, diretto-

ri artistici, attori e sceneggiatori

e registi, diretto- ri artistici, attori e sceneggiatori per loro il calo è ben più corposo,

per loro il calo è ben più corposo, meno 13,9% per la fascia 15-24 anni e meno 10,9% per la fascia 25-34 anni. I dati trimestrali mostrano un graduale peggioramento nell’ar- co del 2012: se nel primo trime- stre i contratti di assunzione so- no stati 2.705.375, nell’ultimo so-

Consuntivo del ministero guidato dalla Fornero: sempre meno occupati

noscesia2.269.764,il5,8%inme-

norispettoallostessoperiododel 2011. Andamento speculare per i licenziamenti: si comincia dai 225.689 del primo trimestre e si arriva ai quasi 330.000 dell’ulti-

mo, il trimestre peggiore degli ul- timi quattro anni. Dati che mo- strano il «crescente rattrappi- mento del mercato del lavoro in Italia», dice Maurizio Sacconi, ex ministro del Lavoro dell’ultimo governo Berlusconi, che indica tralecauselacadutadeiconsumi interni e la crisi di liquidità, ma anche le «regole troppo rigide» e il «costo troppo elevato degli

onerifiscaliecontributivi»,esug-

gerisce pertanto una «terapia d’urto» che parta dalla «detassa- zione dei primi contratti perma- nenti dei giovani e di una quota più ampia dei salari connessa ad incrementi di produttività». Mentre Cesare Damiano, mi-

nistrodelLavoronelsecondogo-

verno Prodi, parla di «dati ag- ghiaccianti», che rappresentano

soloinpartelagravitàdellasitua-

zione: «A questo milione di licen- ziati bisogna aggiungere il mi-

liardodioredicigdel2012,unda-

to record che si traduce in 500.000 lavoratori messi fuori

dalla produzione, e che nel 2013 si potrebbero trovare senza al- cun sostegno, anche perché la Cig in deroga è stata finanziata

solofinoagiugno.Cisonopoicir-

ca 250.000 persone senza lavoro

né pensione per via della riforma

Fornero».Unicasoluzione,agiu-

dizio dell’esponente Pd, la ridu- zione del cuneo fiscale e il credi- to d’imposta a favore di chi assu- me. Le assunzioni nel quarto tri-

a favore di chi assu- me. Le assunzioni nel quarto tri- Il dossier Decretopagamenti, leaziendecompenseranno Niente

Il dossier

di chi assu- me. Le assunzioni nel quarto tri- Il dossier Decretopagamenti, leaziendecompenseranno Niente certificati

Decretopagamenti, leaziendecompenseranno

Niente certificati

Gliimprenditorinon dovrannocertificare icreditichevantano Se gli importi dovuti superano le disponibilità delleamministrazioni, allora varrà il criterio dell’anzianità delcredito

ROBERTO PETRINI

ROMA—Nell’agoniadell’economiaitaliana, un po’ di soldi cominceranno a girare. Sem- pre sotto l’occhio vigile di Bruxelles dove og- gi il ministro per l’Economia Grilli arriverà per consegnare il testo definitivo atteso per stasera sulla Gazzetta ufficiale e da domani al vaglio del Parlamento. La massa di denaro che in dodici mesi arriverà nel sistema è rile-

vante. Oltre ai 40 miliardi alle imprese, ce ne saranno circa 10 per le banche (pagati in tito-

li di Stato), inoltre circa 800 milioni serviran-

no per attivare quasi il doppio di Fondi strut- turali europei, mentre 1,9 miliardi in tre anni arriveranno dalle compensazioni dei crediti

e dei debiti meramente fiscali il cui tetto sale dal 2014 da 500 a 700 mila euro, come confer- mato ieri dal Tesoro.

CHI ASPETTA I SOLDI? Sono le imprese che hanno fornito merci o servizi a Comuni, Regioni o Asl e che non so-

no state pagate. A fine 2011 come ha detto Monti si arriva ad 80 miliardi. Per Bankitalia sono 90, per la Cgia di Mestre 120. Attendono circa 10-15 miliardi anche le banche che, nel frattempo, hanno scontato i crediti antici- pandoli alle imprese.

PERCHÉ SI È DECISO DI PAGARE?

C’èunadirettivadellaUecheimponeilpa-

gamento in trenta giorni e il nostro Paese è in

I numeri
I numeri
gamento in trenta giorni e il nostro Paese è in I numeri 40 mld I PAGAMENTI

40 mld

I PAGAMENTI

Sono le risorse che in due anni arriveranno alle tante imprese in credito con lo Stato

difetto. In Italia la media è 180 giorni, in Ger- mania bastano 36 giorni per riscuotere un credito dallo Stato.

CHI PAGHERÀ?

LoStato,emettendotitolipubbliciefacen-

do confluire risorse alle amministrazioni de- bitrici (principalmente Comuni, Regioni e Asl). Lo Stato pagherà direttamente in titoli le banche, ma dal 2014.

pagherà direttamente in titoli le banche, ma dal 2014. 2,9% DEFICIT-PIL Per consentire il pagamento il

2,9%

DEFICIT-PIL

Per consentire il pagamento il defict salirà dello 0,5%. Il debito di 40 miliardi

il defict salirà dello 0,5%. Il debito di 40 miliardi 10 mld BTP ALLE BANCHE Dal

10 mld

BTP ALLE BANCHE

Dal 2014 le banche che hanno scontato i crediti saranno pagate in Btp

laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

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PER SAPERNE DI PIÙ www.lavoro.gov.it www.istat.it

13

SAPERNE DI PIÙ www.lavoro.gov.it www.istat.it ■ 13 FOTO: ANSA I punti L’intervista LA CASSA I CREDITI

FOTO: ANSA

DI PIÙ www.lavoro.gov.it www.istat.it ■ 13 FOTO: ANSA I punti L’intervista LA CASSA I CREDITI L’IRAP

I punti

L’intervista

LA CASSA I CREDITI L’IRAP IL FISCO

LA CASSA

LA CASSA I CREDITI L’IRAP IL FISCO

I CREDITI

LA CASSA I CREDITI L’IRAP IL FISCO

L’IRAP

LA CASSA I CREDITI L’IRAP IL FISCO

IL FISCO

Trovare il miliardo

Nella restituzione

Abolire quella parte dell’Irap che tassa le imprese in base al numero dei dipendenti. Perché in questa maniera il lavoro è tassato due volte, mentre al contrario andrebbe incentivato

Ridurre la fiscalità sui dipendenti Intervenire sul fiscal drag e sugli investimenti Consentendo anche allentamenti del Patto di Stabilità ai Comuni che possono far partire le opere

 

di

euro che manca

 

dei crediti vantati dalle società italiane nei

   

per finanziare la cassa integrazione

in

deroga fino a

confronti della Pubblica amministrazione, andrà concessa

fine anno. In caso

contrario tra due mesi rischiano

di

arrivare in Italia

la precedenza a quelle che danno

migliaia e migliaia

di

licenziamenti

più lavoro

“Subito fondi per il welfare e un premio a chi crea posti”

Camusso:pianoinquattropunti peril rilancio

dare slancio ad aziende che hanno

trascorsoalcunimesiincassainte-

grazione.Moltideipostichesiper-

dono oggi rischiano di essere per-

Perderlivuoldirechesonostatidi- duti per sempre. E, ormai struttu-

timi anni abbiamo perso il 20 per

struttiecheperricostruirlisaràne- ralmente, il numero dei licenzia-

mentisuperanell’annoquellodel-

cessario uno sforzo enorme, ben superiore a quello necessario a ri-

le nuove assunzioni».

superiore a quello necessario a ri- le nuove assunzioni». Ci si può uccidere per la disoc-

Ci si può uccidere per la disoc- cupazione? E voi sindacati non

sentitelaresponsabilitàdinones-

sere riusciti a tutelare chi compie scelte estreme come questa?

«TragediecomequelladiCivita-

nova o come quelle recenti di Tra- pani e Perugia, fanno sentire la re- sponsabilitàdinonessereriuscitia intervenire prima. Quella di non essere riusciti a spiegare al Paese chesistavarotolandoversoqueste situazioni drammatiche. È dal 2004 che lanciamo allarmi sul ri- schio di deindustrializzazione. Siamo stati considerati con suffi- cienza: ormai, ci dicevano, non è

più il lavoro al centro della vita del-

le persone, ma la capacità di con-

sumare. Oggi la perdita del lavoro

in Italia sembra inarrestabile: una

palla che rotola su un piano incli-

nato, senza ostacoli. Più passa il tempo più pesano i mancati inter- ventidelpassatochecontinuanoa

essere rinviati E la velocità della palla aumenta». Come si ferma quella corsa? «Nell’immediato salvando i po-

sti che ci sono con la proroga della

cassaintegrazione.Epoiconprov-

vedimenti che premino le aziende

che danno lavoro. Se lo Stato non riesce a pagare tutti i crediti verso

le

imprese, deve privilegiare quel-

le

a maggiore intensità di lavoro.

Perlostessomotivobisognaaboli-

re la quota dell’Irap che tassa le

aziende in base al numero dei di- pendenti». Ora il governo Monti ha sbloc-

cato una parte dei crediti verso le imprese

«Macihamessounannoperfar-

lo. In questo anno si è perso tempo

prezioso e si sono distrutti posti di lavoro che forse si sarebbero potu-

ti salvare. Questa è una grave re-

sponsabilità». Quanto tempo c’è per varare i provvedimenti salva occupazio- ne? «Molto poco. Le scadenze dei prossimimesisonoimpegnative.

Con i pagamenti di Imu, Iva all’o- rizzonte e la prevedibile stangata

di fine anno sulla tassa dei rifiuti,

gliinterventiperraddrizzarelasi-

tuazione diventano urgenti». Leipensachequestescadenze siano sentite dalla gente più di quelle della politica, come l’ele- zione del Capo dello Stato? «Io credo che ai cittadini inte- ressi molto il futuro delle istitu- zioni. Ma credo che tutti si do- vrebberofarecaricodeiproblemi

posti dalle prime». Qual è il suo punto di vista sul dibattito interno al Pd? «Preferisco non entrare nel merito di un confronto che mi

sembraancoradiposizionamen-

to. Piuttosto credo che nella sini-

stra italiana, e non solo nel Pd, si debba riflettere sul fatto che non

siamoriuscitiacontrastarelosvi-

limento anche culturale del lavo- ro. Se io oggi andassi in tv a dire che il mio obiettivo è quello di raggiungere la piena occupazio- ne in Italia, mi prenderebbero per matta».

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PAOLO GRISERI

«Che continuerà il processo di

perditadellavoroinItalia.Negliul-

RIPORTARE il lavoro al centro del-

lesceltepolitiche.Nonsoloconin- cento delle attività produttive.

terventi a favore di chi è occupato

ma anche privilegiando le aziende

cheinvestonoinItalia.Eccolepro-

poste di Susanna Camusso per contrastare la disoccupazione. La tragedia di Civitanova Mar- cheelestatistichedelleultimeore dicono che la perdita di lavoro in Italia è diventata un’emergenza. Qual è il quadro che voi della Cgil avete di fronte? «Abbiamodifronteildrammadi un Paese in grandissima difficoltà. Per la prima volta da molto tempo le istituzioni non sono in grado di proporre soluzioni alternative alla perdita del lavoro. Anche il si-

Susanna Riforma dell’Irap Camusso, leader Cgil Bisogna abolire la quota dell’Irap che tassa il
Susanna
Riforma dell’Irap
Camusso,
leader Cgil
Bisogna abolire la quota
dell’Irap che tassa il
sistemaimprenditoriale
in base al numero
deidipendenti
Gap culturale
La sinistra, e non solo
nelPd,nonèriuscita
a contrastare lo
svilimentoanche
culturaledellavoro
cifra

stema dell’assistenza sociale e

degliammortizzatorisociali,èor-

mai alle corde. A giugno, senza nuovi finanziamenti, la cassa inte- grazione rischia il collasso».

Quantoserveperevitareilicen-

ziamenti di massa tra due mesi?

«Calcoliamo che sia necessario

unmiliardodieuroperfinanzia-

re la cassa in deroga».

Non

una

astronomica per il bilancio dello Sta-

to

«Quando i soldi

non ci sono, diven- tano astronomiche anche cifre molto più basse. È ora che si operi una redistribuzione dei redditi dalla rendita a quelli da lavoro e da pensione a co- minciare dal fiscal drag».

Che

cosa

accadrà

senza quei

soldi?

idebitieicreditifiscalifinoa700milaeuro

QUAL È IL MECCANISMO DI PAGAMENTO? Ci saranno due canali contabili: per circa 14 miliardi gli enti locali che hanno soldi in cassa avranno il via libera al pagamento at- traverso una modifica del Patto di Stabilità interno; per altri 26 miliardi i soldi saranno “prestati” a Comuni e Regioni che dovranno restituirli allo Stato centrale in trent’anni al tasso dei Btp quinquennali. La Cassa deposi- ti farà da “service”.

CHE TEMPI CI SARANNO?

Il ministro Grilli ha assicurato che, dalla

pubblicazioneinGazzettaufficialedeldecre-

to, i Comuni e le Regioni possono pagare fino all’esaurimento delle risorse di cassa (ovvero i 14 miliardi). Le due date chiave sono il 30 maggio per i Comuni e il 30 giugno per le Re- gioni: entro queste date, dopo la ricognizio- ne dei debiti e l’intesa con il Tesoro, ci saran- no piani di pagamento certi e date sicure per

14 mld 30 maggio 800 mln 1,9 mld PRONTA CASSA PIANO PAGAMENTI FONDI EUROPEI CREDITI
14 mld 30 maggio 800 mln 1,9 mld PRONTA CASSA PIANO PAGAMENTI FONDI EUROPEI CREDITI
14 mld 30 maggio 800 mln 1,9 mld PRONTA CASSA PIANO PAGAMENTI FONDI EUROPEI CREDITI
14 mld 30 maggio 800 mln 1,9 mld PRONTA CASSA PIANO PAGAMENTI FONDI EUROPEI CREDITI

14 mld

30 maggio

800 mln

1,9 mld

PRONTA CASSA

PIANO PAGAMENTI

FONDI EUROPEI

CREDITI FISCALI

Fino a 14 miliardi i Comuni potranno pagare con i soldi che hanno in cassa

Sarà stilato un piano per i pagamenti dei Comuni (termine 30 giugno per le Regioni)

Nella partita entra anche il cofinanziamento di Fondi strutturali

Ci

sarà anche

la

possibilità di

compensare i debiti e crediti solo fiscali

chi attende i soldi. Tutta l’operazione secon- do Grilli e Passera potrà concludersi nel pri- mo semestre del prossimo anno.

IN QUALE ORDINE SARANNO PAGATI I CREDITORI ? Ai creditori non sarà necessaria la certifi- cazione dei crediti. Se gli importi superano le disponibilità delle amministrazioni, sarà se- guito il criterio dell’anzianità del credito sca- duto.

SARANNO A RISCHIO I CONTI PUBBLICI? No, perché l’operazione è stata concorda- ta con la Ue che, in via “una tantum”, ci ha permesso di elevare il debito di 40 miliardi in due anni (più 10-15 dal prossimo anno per i

titoli delle banche) e di aumentare il deficit dello 0,5 per cento fino al 2,9 per il 2013. Que-

stoperildiversoeffettocheilpagamentodel-

le varie tipologie di credito ha sui conti pub- blici. Se tuttavia si sfonderà il 3 per cento o si bloccheràl’erogazioneosifaràunamanovra.

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Il testo a Bruxelles

Il ministro Grillo porta il testo definitivo all’esamedell’Ue,poi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il Parlamento,chedeve convertirlo in legge, se ne occupa da domani

laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

LA ECONOMIA CRISI ITALIANA

@

PER SAPERNE DI PIÙ www.cgil.it www.confagricoltura.it

15

SAPERNE DI PIÙ www.cgil.it www.confagricoltura.it ■ 15 Il reportage IL MERCATO DEI MIGRANTI Dieci braccianti

Il reportage

IL MERCATO DEI MIGRANTI Dieci braccianti portati dal Marocco, trentamila euro guadagnati dal mediatore
IL MERCATO DEI MIGRANTI
Dieci braccianti portati dal
Marocco, trentamila euro
guadagnati dal mediatore

FOTO: FOTOGRAMMA

(segue dalla prima pagina)

JENNER MELETTI

MANTOVA

«N ON accettano pa- ghe da schiavi, co- me sono costretti a

fare i romeni, i moldavi, i ma- rocchini che arrivano qui con le

quotedeldecretoflussiepoiso-

no cacciati dai campi da certe cooperative che crescono co- me funghi e pagano i loro ope- rai dai 2,5 ai 5 euro all’ora. Pro-

viamo ad applicare il contratto, 8,58 euro lordi all’ora, e vedrete quanti italiani si metteranno in fila per piantare meloni, angu- rie e zucche». Voci arrabbiate che non arrivano da una sede della Lega Nord ma da una sala riunioni della Cgil, una volta tanto alleata con la Cisl. «Nel 2012 abbiamo perso il 30% nel settore manifatturiero. Solo a Mantova i licenziamenti sono stati 2.692, il massimo storico. L’Inps ha ricevuto 14.415 do- mande di disoccupazione…». Qui nel mantovano nel gen- naio 1901 nacque la prima Fe- derazione dei Lavoratori della Terra. Oggi gli eredi di quel sin- dacato raccontano che, per ri- dare dignità al lavoro nelle campagne — e salari alle fami-

glie di italiani licenziati o in mo- bilità — bisogna fermare le

«quotediingressoperlavorato-

ri stagionali». «Ormai è accerta-

to — dicono Claudia Miloni e Lorella Madaschi della Cgil e Vittorino Marinoni dell’Anolf Cisl — che sono una truffa. Ser- vono soltanto a scatenare una

guerra fra disperati arrivati da lontano. Si chiamano in Italia

molte persone e poi si fanno la- vorare solo quelle che costano meno. Di braccia a disposizio-

nel’agricolturanehapiùdelne-

cessario. Ci sono i braccianti stranieri stabilizzati, quelli che dopo avere lavorato per tre an- ni nelle quote hanno un per- messo permanente.Cisono so- prattutto gli iscritti alle liste di collocamento, italiani che cer- cano un posto dopo essere stati cacciati dalle fabbriche».

La rivolta della Bassa Padana “Fatecilavorare,bastastranieri”

Cisl e Cgil al governo: nei campi gli ex operai italiani

La mappa delle aree a rischio sfruttamento Europa TRENTINO- dell’Est ALTO ADIGE Piacenza Marocco Rovigo
La mappa delle aree a rischio
sfruttamento
Europa
TRENTINO-
dell’Est
ALTO ADIGE
Piacenza
Marocco
Rovigo
Europa dell’Est
Bolzano
Ferrara
Nardò (LE)
VENETO
Zona di Laives
Lecco
Trento
Pordenone
LOMBARDIA
Aosta
Treviso
Monza/ Brianza
Verona
Trieste
Vicenza
Novara
Milano
(Soave)
PIEMONTE
Brescia
Venezia
Area Pavese
Padova
Torino
Sud Italia
Pavia
Cremona
Tortona
Europa
Mantova
dell’Est
Asti
Alessandria
Piacenza
Canelli
Nizza
Alto Ferrarese
Copparo
Parma
Bra
Europa
Monferrato
Ferrara
Argenta
Reggio
Rosarno
dell’Est
Saluzzo
Emilia
Modena
(RC)
Bologna
Balcani
Langhe/Roero
Ravenna
Cuneo
Genova
EMILIA ROMAGNA
Europa dell’Est
Cesenatico
Savoia
Balcani
La Spezia
Cesena
Nord Africa
Lucca Prato
Firenze
Zone a rischio Flussi interni/esterni
Condizioni di lavoro
Fonte: CGIL
Pisa
Epicentro
Flusso
tra le regioni
Flusso
tra le nazioni
Buone
Ancona
Indecenti
Gravemente sfruttato
Roberto Trinchieri

Dopo la mobilità, quando viene a mancare anche l’ultimo assegno mensile, per tante fa- miglie arriva la disperazione. «Quando parlo di lavoro nelle campagne — dice Vittorino Marinoni — non penso ai ven- tenni con diploma. Penso ai quarantenni, ai cinquantenni senza lavoro dopo essere stati venti o trent’anni in fabbrica.

Gente esperta, fra l’altro, che sa manovrare le tante macchine usate oggi nell’agricoltura mo-

derna.Lacrisicambiamolteco-

se. Uomini che mai avrebbero pensato di fare il lavoro dei loro

nonni oggi in campagna po- trebbero invece trovare un sa-

lario e anche la dignità. Ma con la giusta paga, non quella data ai disperati stranieri».

CgileCislhannoscrittoalmi-

nistero del Lavoro e delle Politi- che sociali per chiedere il bloc- co o almeno la riduzione delle

quote, che l’anno scorso erano 1.500 e avevano portato a Man- tova 815 braccianti extracomu- nitari. Il sottosegretario Maria Cecilia Guerra ha risposto che le quote 2013 già sono state ta- gliate a 240, anche per «ridurre gli abusi che caratterizzano da

molto tempo l’inoltro delle do- mande da parte delle imprese e la scarsa rispondenza che si è verificata tra il numero dei nul- la osta rilasciati dagli sportelli unici e la successiva sottoscri- zione di rapporti di lavoro effet- tivi». «I numeri — confermano i sindacalisti Cgil e Cisl — con-

fermanolatruffa.Nel2012sono

state presentate 1.544 doman- de per le 1.500 quote assegnate. La Direzione provinciale del Lavoro ha dato 815 pareri posi- tivi — e dunque sono arrivati 815 braccianti — ma i nulla osta

sono stati 236 e solo 82 i con- tratti effettivamente firmati. Le cause? Una normativa molto farraginosa che fa passare sei- sette mesi fra la domanda e il nulla osta, e le speculazioni. Ci sono aziende oneste, che assi- curano lavoro e alloggio decen- te, e ci sono i delinquenti». Il 1° marzo scorso ventuno persone sono state condannate a pene fino a quattro anni e mezzo e a sette milioni complessivi di multa con l’accusa di associa- zione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Fra loro anche agricoltori che si

facevano pagare fino a sei-set-

temilaeuroperunafintaassun-

zione nei campi. «Se qualcuno in passato ha speculato sul fenomeno dei flussi di lavoratori stagionali —

ha dichiarato Daniele Sfulcini, direttore di Confagricoltura, al- la Gazzetta di Mantova — ci spiace, ma l’atteggiamento scorretto di una ristretta mino- ranza non deve penalizzare chi lavora onestamente». Nella sa- letta della Cgil arrivano sette braccianti marocchini per nul-

laconvintichesitrattidi«unari-

stretta minoranza». «Tutti noi abbiamo pagato per arrivare in Italia. Per farci arrivare qui il mediatore dava 1.000 euro al- l’imprenditore che presentava

la domanda delle quote e poi ne chiedeva quattromila a noi. Dieci braccianti portati dal Ma- rocco, trentamila di guadagno. Ma in questi anni noi ci siamo sistemati,abbiamochiamatole famiglie. E adesso siamo senza lavoro, perché sono arrivate le cooperative di romeni, molda-

viemarocchinicheoffronoma-

nodopera a prezzi stracciati. C’è una certa M., moldava, che ha portato 200 braccianti. Gua-

I sindacati contro le quote riservate agli immigrati:

nascondono lo sfruttamento

dagna 2 euro per ogni ora lavo- rata da ognuno dei suoi uomi- ni». Chi vuol continuare a lavora-

re,devepagarsil’Irpefsullapro-

pria busta paga. C’è chi incassa l’assegno mensile in banca e poi ne restituisce una parte in contanti al datore di lavoro. Ci sono registrazioni di minacce e insulti a chi chiede il rispetto delle regole. «E c’è ancora chi si arrabbia— diceVittorinoMari-

noni — quando io dico che pez- zi del nostro mantovano sono diventati la Rosarno del Nord».

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Il caso

NICOLA PELLICANI

VENEZIA — «Basta suicidi, pren- diamo i soldi ai ricchi per darli ai poveri». L’urlo disperato arriva da unparrocodiperiferia.Latragedia

di Civitanova Marche ha lasciato il

segno. I tre suicidi figli della crisi, pesano sulle coscienze e per don

Enrico Torta, parroco di un quar- tiere ai limiti di Mestre, dove la città confina con quel che resta di compagna nel comune di Vene- zia, rappresentano una realtà che

si rifiuta di accettare.

Un sacerdote di Mestre avverte i fedeli sul giornalino parrocchiale: meglio trasformarsi in ladri che suicidarsi

ParrococomeRobinHood: nonèpeccatorubareai ricchi

SoloilgiornoprimaaSpinea,un

paese dell’hiterland veneziano, un artigiano di 46 anni sposato e

papàdiunabambina,sieraimpic-

cato nella casa pignorata. Nel Ve-

netosonogià65levittimedellacri-

si. Una strage di fronte alla quale donTorta,novelloRobinHood,ha sentito il bisogno di dire «Basta!». Uno sfogo affidato nel foglietto parrocchiale,cheforsenonaiutaa risolvere i problemi, ma che foto-

grafa il clima di una comunità. «Non capiti mai», scrive don Tor-

ta, «che un mio parrocchiano sia

Il patriarcato rincara la dose:

è il grido di dolore di un pastore che conosce i fedeli

tentato di uccidersi: insieme, io per primo, lo aiuterò a prendere i soldi che gli servono da chi si è ar- ricchito sulla pelle dei poveri, per- ché sopravviva». Parole pesanti come pietre, tantopiù se pronun-

voi»,continuailparrocorivoltoal-

la coppia suicida, «che dovete chiedere scusa a noi. Siamo noi che dobbiamo chiedere perdono a voi se siete arrivati a questo pun- to di disperazione da togliervi il dono più grande che è la vita». Le parole di don Torta non han- no lasciato indifferente il patriar- cato. Monsignor Valter Perini, vi- cario episcopale per l’evangeliz- zazione, non solo ha approvato le parole del parroco, ma ha rincara-

vogliamoguardarleesapernepor- to la dose: «Questo è il grido di do-

tare il peso. Non dovete essere

lore di un pastore che, come ha

tuttisullacoscienza,perchéquan-

to successo, anche se in tono mi- nore, ci sta attorno, quasi sempre vediamo simili situazioni ma non

«Quando ho letto quel biglietto, nel quale marito e moglie scrive- vano “scusateci ma abbiamo una dignità”, mi sono sentito annichi- lito, meno di niente. Questo è un macigno che dobbiamo portarci

ciate da un parroco che di fronte al testo del biglietto lasciato dai co- niugi di Civitanova Marche:

detto Papa Francesco, ha l’odore delle pecore». Monsignor Perini cita la teologia morale della chie- sa:«Quandounapersonaèridotta agli stenti può appropriarsi di un

bene altrui e procurarsi il cibo ne- cessario per vivere. Ciò che ruba nonè furto è l’applicazione del di- ritto naturale primario. Dio ha de-

stinatoibenidellaterrauniversal-

mente a tutti gli uomini. La strada migliore è quella di trovare chi ti

aiuti con forme di legalità, ma la dottrinadellachiesaparlachiaro».

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laRepubblica

LUNEDÌ 8 APRILE 2013

16

LO CRONACA SCANDALO WIKILEAKS

laRepubblica LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 16 LO CRONACA SCANDALO WIKILEAKS
8 APRILE 2013 ■ 16 LO CRONACA SCANDALO WIKILEAKS I personaggi GIUSSANI FORMIGONI SCOLA Don Luigi

I

personaggi

GIUSSANI FORMIGONI SCOLA Don Luigi Giussani ha fondato negli anni 1969-70 il movimento Comunione e
GIUSSANI
FORMIGONI
SCOLA
Don Luigi
Giussani ha
fondato negli
anni 1969-70
il movimento
Comunione e
Liberazione,
di
cui fino alla
morte nel
2005 è stato
la
guida
Roberto
Formigoni,
per 18 anni
governatore
della
Lombardia,
nel 1975
aveva
fondato il
Movimento
Popolare
Angelo Scola,
cardinale, è
arcivescovo
di Milano dal
2011, negli
anni Settanta
aiutò
Formigoni a
fondare il
Movimento
Popolare

I documenti

Formigoni a fondare il Movimento Popolare I documenti IlpattosegretotragliUsaedonGiussani

IlpattosegretotragliUsaedonGiussani

perfermarel’avanzatadelPciinItalia

“Finanziatei mediadi Formigoni eScola”. Sull’EspressolanuovaWikiLeaks

SIMONETTA FIORI

STEFANIA MAURIZI

CONCETTO VECCHIO

ROMA — «Ma noi come potrem- mo aiutarvi?», domanda il conso- le americano su mandato del se- gretario di Stato Kissinger. La ri- sposta di Don Giussani è diretta:

«Potete aiutare il Movimento Po-

polare.Edarciunamanonelcam-

po della comunicazione e dei me- dia». Anche il cinema, aggiunge il sacerdote, è nelle mani delle sini- stre, e ci sono difficoltà per i filmdi ispirazione cristiana. Sì, potete aiutarci, «ma non appoggiando Comunione e Liberazione», spe- cifica don Giussani, «che non ha

bisogno di un sostegno, piuttosto aiutando il Movimento Popola- re», il braccio politico di CL, quel- lo appena fondato da un giovane ventottenne di Lecco, Roberto Formigoni, conl’aiutodi donSco- la. Quello sì, potete farlo. Il dialogo è contenuto in una comunicazione diplomatica del 19 dicembre del 1975, provenien- te dal consolato Usa a Milano e di- retta alla Segreteria di Stato di Wa- shington (uno dei documenti resi pubblici oggi da WikiLeaks). Il di- plomatico ha incontrato il fonda-

oggi da WikiLeaks). Il di- plomatico ha incontrato il fonda- L’ESPRESSO I nuovi cablo di WikiLeaks

L’ESPRESSO

I nuovi cablo di WikiLeaks da oggi sul sito dell’Espresso

L’allarme di Washington scatta dopo il successo alle amministrative del 1975

tore di Cl, che gli illustra con cura il suo lungimirante progetto sulla società italiana. Basta con l’ege- monia delle sinistre e dei festival dell’Unità, «che hanno sopravan- zato le feste cattoliche», «occorre estendereunaguidapositivaoltre il terreno religioso», realizzando una sorta di «christian way of life». In piazza e nelle università, nei giornali e nella cultura. Ci si era il- lusi di poterlo fare senza una pro- pria organizzazione politica, ma non se ne può fare a meno. Da qui lanascitadiMovimentoPopolare, «la cui principale forza motrice», riferisce don Giussani al console, «è impersonata da Formigoni in- sieme a don Scola e Sante Bagnoli della Jaca Book». Ma attenzione, insiste il sacerdote, «bisogna mantenere separati Movimento Popolare e CL, così quest’ultima può conservare la sua purezza re-

CL, così quest’ultima può conservare la sua purezza re- L’INCONTRO CON IL FONDATORE DI CL Qui
CL, così quest’ultima può conservare la sua purezza re- L’INCONTRO CON IL FONDATORE DI CL Qui

L’INCONTRO CON IL FONDATORE DI CL

Qui sopra, il cablogramma inviato a Washington dal console Usa a Milano

La guerra dell’America al pericolo rosso raccontatadaicablodell’eraKissinger

Henry Kissinger, potente segretario di Stato americano ai tempi di Richard Nixon e Gerald Ford è al centro delle nuove rivelazioni di WikiLeaks, a cui l'Espresso, in collaborazione con Repubblica, ha avuto accesso esclusivo per l'Italia. Un database di 1.707.499 cablo della diplomazia americana che vanno dal 1973 al 1976: “i Kissinger Cables”. Comunicazioni tra Henry Kissinger e le ambasciate di tutto il mondo. Si tratta di documenti desecretati dallo stesso governo degli

Stati Uniti. Quello che l'organizzazione di Assange ha fatto è stato assemblarli in un potente database costruito dal gruppoeconsultabileper parolechiave, doveèpossibile trovare anche i cablo segreti che vanno dal 2002 al 2010 e pubblicati da WikiLeaks per la prima volta nel novembre

2010.

È nato così un grande archivio pubblico della diplomazia Usa:

“PlusD”, ovvero la “WikiLeaks' Public Library of the United States Diplomacy”, uno strumento che da oggi permette a chiunque di cercare i documenti che vuole. L’aspetto interessante è che gli Stati Uniti si riservano comunque la facoltà di poter secretare di nuovo anche i documenti che il loro stesso governo ha desecretato. Grazie a questo archivio le carte rimangono in rete, consentendo agli studiosi di studiare i fili sotterranei che attraversano la storia di quegli anni. (s.mau.)

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IL SEGRETARIO DI STATO

Henry Kissinger è stato segretario di Stato Usa dal 1973 al 1977

ligiosa». Dietro Comunione e Li- berazione, c’è lui, don Giussani. Dietro il Movimento Popolare, il futuro presidente della Regione Lombardia, insieme al futuro car- dinale di Milano, parte della dio- cesi e la casa editrice cattolica. Lo ripeterà più volte nel corso del- l’informativa: a Cl l’attività dello spirito, e al Movimento Popolare l’attività più concreta che riguar- da le opere, i media, la politica. Sguardo lungo, quello del fonda- tore. Ma sguardo ancora più lun-

go quello della diplomazia ameri- cana, sbalorditiva nel mettere a fuoco un movimento che si sareb- be progressivamente esteso nella

inatteso che neppure la Cia aveva previsto. Gli americani guardano

alla penisola con inquietudine. La presenza in Italia del più grande partito comunista d’Occidente — sintetizzeràpiùtardiBrzezinski— «è il più grave problema politico che gli Stati Uniti avessero in Eu- ropa». In questo clima di allarme si cercano affannosamente argini al

33,4percento,amenodiduepun- pericolocomunista.El’uomodel-

la provvidenza americana è indi-

societàenellapoliticaitaliana,co-

stituendone tutt’oggi — a qua- rant’anni di distanza — un in- fluente centro di potere. Il 1975 è l’anno della valanga

rossa. Nelle elezioni amministra- tive di giugno, il Pci è balzato al

ressantedaduecircostanzediver- tiva.AdindurrePaoloVIauncam-

biodi rotta era statoil forte appog-

se. Nonostante il calo elettorale

dellaDc,alleconsultazioniammi- gio di CL alla battaglia contro il di-

vorzio.Proprionelmarzodel1975

il grande abbraccio pubblico nel- la piazza di San Pietro. Antimoderno per vocazione, critico nei confronti delle riforme del Vaticano II, il movimento di don Giussani mostra una straor- dinaria modernità nell’attenzio- ne ai media e alla comunicazione. Soprattutto in un momento in cui andavano pericolosamente

nuto un ottimo risultato, insieme

nistrative di giugno Cl aveva otte-

ai grandi successi registrati all’in-

ternodelleuniversità.E—passag-

gio ancora più importante — il movimento aveva avuto la bene- dizione della Conferenza episco- pale dopo una protratta ostilità da parte dei vescovi. Agli occhi degli americani, l’apertura vaticana

ti di distanza dalla Democrazia Cristiana. Un risultato del tutto

viduatoindonGiussani,resointe- mutava radicalmente la prospet-

mutava radicalmente la prospet- Il Vaticano E nelle informative spunta il gesuita di

Il Vaticano

E nelle informative spunta il gesuita di Bergoglio arrestato da Videla

spunta il gesuita di Bergoglio arrestato da Videla Jorge Rafael Videla chiarazione. E spera di rientrare

Jorge Rafael

Videla

chiarazione. E spera di rientrare a breve in Argenti- na». Questa la versione riferita da Kissinger. Gli Stati Uniti — ma questa è storia nota — ave- vano interesse a ingentilire l’immagine dei regimi militari. Così un mese dopo il golpe di Pinochet in

ROMA — Nei numerosi “Kissinger cables” sul Vati- cano e le dittature sudamericane, il nome di papa Bergogliononcomparemai.Affiorainveceilnomedi

Francisco Jalics, il prete argentino sequestrato e tor- turato nel maggio del 1976 dagli uomini della giunta

militarediVidela.Unprimomessaggiodellasegrete- Cile,nell’ottobredel1973,JohnVolpesiprecipitain

ria di Stato Usa, che risale al 23 settembre, chiede al-

l’ambasciatadiBuenosAiresnotiziesulsacerdote,su sollecitazione della madre. Un successivo cable del 4 novembre informa che padre Jalics è stato trasferito in America. «Jalics dice di non essere stato maltratta- to. E crede di essere stato arrestato perché lavorava

nellebaraccopoli.Nonhavolutorenderenessunadi-

preoccupazioni.«PeròlaChiesapocopuòfare»,av-

verte. «Il pontefice riceve pressioni interne perché condanni gli eccessi della giunta militare». Cosa

Vaticano forse nella speranza di trovarvi un argine alla «campagna delle sinistre che tende a mistifica- re la vicenda cilena». Monsignor Benelli, segretario di Stato, in apparenza sembra condividere le

realmente pensasse Paolo VI viene fuori nell’in- contro nell’aprile successivo con Hector Riesle, l’ambasciatore cileno presso la Santa Sede. Il pon- tefice lo invita a «vincere risentimenti, spirito di vendetta e regolamenti di conti». Poi manda un sa- luto generico alle “supreme autorità cilene”, senza nominare Pinochet. «La pazienza del Vaticano è colma»,commentaVolpe.EcontroRieslelavorano due circostanze: «È un sostenitore accanito della giunta e ha posizioni critiche verso Jacques Mari- tain». Per Paolo VI è davvero troppo. (s.fio. s.mau. e c.ve.)

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LUNEDÌ 8 APRILE 2013

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http://wikileaks.org http://espresso.repubblica.it ■ 17 FOTO:AP diffondendosi «le tesi di quegli in- tellettuali

FOTO:AP

diffondendosi «le tesi di quegli in- tellettuali cattolici persuasi che la Chiesa dovesse operare solo nel campo dei personali convinci- mentimoraliereligiosi,lasciando libero il terreno delle istituzioni laiche».DonGiussaniinsistesulle insidie di un cattolicesimo più aperto: «Lemassenonsonopron- teperquestalibertà».Quellodicui c’ènecessità, scriveil consolerife- rendoleparoledelsacerdote, «èlo sviluppo dei canali mediatici. In particolare c’è bisogno di un nuo- vo settimanale ma non diretta- mente d’impronta cattolica. Fa- miglia Cristiana si rifiuta di aiuta- re Cl, ma anche se lo facesse non raggiungerebbe quei gruppi so- ciali che sarebbe necessario rag- giungere». Però servono i soldi, e

l’organizzazionenonèparticolar-

mente florida. «Don Giussani ha incontrato Eugenio Cefis, che ha un figlio in Comunione e Libera- zione, e gli ha promesso un soste- gno». È a questo punto che il con-

soledomandacomegliamericani possano aiutare questo «nuovo contributo alla democrazia italia- na» e il sacerdote non ha dubbi:

sostenete il Movimento Popolare e sostenete i nostri media. Il disegno di Cl di fondare un nuovo settimanale si sarebbe rea-

lizzatodueannipiùtardiconilSa-

bato. Il resto è scritto da qua- rant’anni di storia successiva.

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rant’anni di storia successiva. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL SENATORE Ted Kennedy, morto nel 2009, è stato

IL SENATORE

Ted Kennedy, morto nel 2009, è stato senatore del partito democratico americano per 47 anni

stato senatore del partito democratico americano per 47 anni IL DIRIGENTE Giorgio Napolitano, deputato dal 1953,

IL DIRIGENTE

Giorgio Napolitano, deputato dal 1953, all’epoca della visita di Kennedy a Roma era responsabile economico del Pci

LA MISSIONE A sinistra, il file che riferisce della visita di Ted Kennedy a Roma
LA MISSIONE
A sinistra, il file
che riferisce
della visita di
Ted Kennedy a
Roma nel ‘76 e i
tentativi del Pci
di fissare un
incontro con
Napolitano
tentativi del Pci di fissare un incontro con Napolitano Il caso Quell’incontroconNapolitano

Il caso

Quell’incontroconNapolitano

cheTedKennedyrifiutòtrevolte

“Nettadistanzadaicomunisti”.IretroscenadellavisitaaRomanel‘76

comunisti. E alla domanda fon- damentale, perché non avesse fatto una breve visita ufficiale a Botteghe Oscure, il senatore ha

go report pervenuto dagli archivi

risposto: “Non sarebbe stato ap-

di Washington riguarda il comu-

nistaGiorgioNapolitano,chenel novembre del 1976 — un anno

dopo il rifiuto del visto america- no per decisione di Henry Kissin-

ger—perbentrevoltetentadiin- nella lista degli incontri, ma la

contrare a Roma Ted Kennedy e per tre volte viene respinto. Così

si legge nel documento dell’am-

basciatore americano John Vol-

pe (contenuto nel database di

WikiLeaks),cheriferisceaKissin-

ger sul soggiorno romano del se- natore democratico.

Niente avviene a caso, nel cor-

so del breve viaggio. Sì all’incon-

tro ufficiale con Zaccagnini e Craxi, Andreotti e Leone. Porte aperte naturalmente per Gianni Agnelli. Con i comunisti occorre invece cautela: quel che il Pci rie- sce a ottenere è un invito a cena per Sergio Segre, responsabile degli affari esteri a Botteghe Oscure, insieme però a trenta ospiti e — raccomanda Kennedy

ROMA — Oggi l’America gli ren- de omaggio e gratitudine, ma nella lunga guerra fredda non mancarono le difficoltà. Un lun-

squadradiKennedyharifiutato». Ad evitare che potessero circola-

revocisuun’aperturaaicomuni- Quanto a Kissinger, nel 2001 a

sti — è lo stesso Volpe a suggerire

questa interpretazione — il rifiu- to opposto a Napolitano serve a rimarcareche«ledistanzedalPci sono ancora nette». Bisogna aspettare ancora due anni prima che il dirigente comunista venga accolto negli Stati Uniti, e sarà

Cernobbio,loaccoglieràfestosa-

una visita importante, peraltro nei giorni del sequestro Moro.

mente come “my favourite com- munist”. Ma Napolitano lo cor- resse con garbo: “Your favourite former communist”, il tuo ex co- munista preferito. Il “pericolo rosso” è quello che segna l’intero decennio dei Set-

propriato”». Poi l’appunto del- l’ambasciatore Usa: «Ci risulta che siano stati fatti almeno tre tentativi per inserire l’esperto economico del Pci, Napolitano,

per inserire l’esperto economico del Pci, Napolitano, La Bulgaria informò il dipartimento di

La Bulgaria informò il dipartimento di Statodell’incidente sospetto di Berlinguer aSofia

— niente fotografie. Volpe riferi-

sce a Kissinger ogni minimo det- taglio, anche la disposizione a ta- voladegliospiti,tenendosempre ferma la bussola della questione comunista. Tutto ruota intorno

al rapportoconil Pci, che proprio

quell’anno nelle elezioni politi- che di giugno tocca l’apice del consenso elettorale con un cla- moroso 34,4 per cento. In Italia sempre più si parla di compro- messo storico. E gli americani ne

sono terrorizzati. Italia, la mi-

nacciarossaèiltitolodellacoper-

tina di Time uscito subito dopo le elezioni. Appena un anno prima

KissingeravevabrutalizzatoMo-

ro: «Se fossi cattolico come lei, crederei anche nel dogma del- l’Immacolata Concezione. Ma non sono cattolico, e non credo né a questo dogma né all’evolu- zionedemocraticadeicomunisti italiani». Kennedy è abile nello smar- carsi dalle questioni più insidio- se. Gli chiedono dell’eurocomu- nismo, «e lui se la cava rispon- dendo che certo il Pci era diverso dal partito cinese e da altri partiti

tanta. E fin da principio si mani- festòmoltofortel’interesseverso Berlinguer. Tra i documenti col- pisce un’informativa dell’amba- sciata di Sofia che puntigliosa- mente descrive l’incidente stra- dale occorso al segretario al rien- tro dal suo burrascoso incontro con il compagno bulgaro Zivkov, il 3 ottobre del 1973: l’automobi- le che lo trasporta viene investita da un camion militare, Berlin- guer sbatte la testa ma non è feri- to gravemente. La nota arriva ap- pena 9 giorni dopo l’episodio e si limita a una descrizione metico- losa, senza ipotizzare la possibi- lità di un attentato da parte del Kgb. Sospetto che invece Berlin- guer nutre immediatamente,

confessandoloperòsoloallamo-

glie e a pochi intimi. Non aveva prove e forse non aveva neppure interesse a rendere pubblico questo timore, così la notizia sa- rebbe uscita solo nel 1991, con quasi vent’anni di ritardo. E per- fino sulla sua salute, allora, l’U- nitàpreferì sorvolare, conl’effet- to paradossale che i lettori del quotidiano comunista seppero

L’ambasciata americanaprotestò per Almirante ricevutoallaCasa Bianca: “Unerrore”

dell’incidente di Berlinguer qualche giorno più tardi degli americani.

Le carte talvolta perdono il to- no neutrale del resoconto asetti- co. Succede quando l’ambascia-

toreVolpevieneasaperecheilse-

gretario del Movimento Sociale,

GiorgioAlmirante,èstatoricevu- to alla Casa Bianca. È il 30 set-

tembre del 1975, la sua nota per Kissinger trasuda incredulità e

rabbia.«Eppureavevofortemen-

te raccomandato che ciò non ac- cadesse», s’indigna l’ambascia- tore. «Perfino i nostri amici spe- ranochenonsiavero».Ricordale responsabilità di Almirante nel regime di Salò. «Come possiamo continuare a ergerci a paladini della democrazia e della libertà, fermamente contrari agli oppo- sti estremismi?». È a rischio la credibilità americana. «Occorre chiarire ufficialmente che non è cambiata la nostra linea contro il neofascismo».LospettrodelMsi, conclude drammaticamente Volpe, deve essere allontanato. (s.fio., s.mau. e c.ve.)

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PER SAPERNE DI PIÙ www.whitehouse.gov www.beyonce.com

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LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 18   LA STAR Alcune immagini del viaggio all’Avana di Beyoncé.
LUNEDÌ 8 APRILE 2013 ■ 18   LA STAR Alcune immagini del viaggio all’Avana di Beyoncé.

LA STAR

Alcune immagini del viaggio all’Avana di Beyoncé. La cantante è andata a Cuba col marito per il loro anniversario di matrimonio

a Cuba col marito per il loro anniversario di matrimonio “Beyoncécomplicedelregimecubano”
a Cuba col marito per il loro anniversario di matrimonio “Beyoncécomplicedelregimecubano”
a Cuba col marito per il loro anniversario di matrimonio “Beyoncécomplicedelregimecubano”

“Beyoncécomplicedelregimecubano”

buferasullavacanzadellapop-star

Lacantante amicadi Obamaall’Avana, insorgonoi repubblicani

mentari della Florida meridio-

nale (dove risiedono molti pro- fughi cubani), in una lettera in- fuocata inviata al responsabile

deicontrollivalutaridelministe- impediscano che la valuta ame-

no anche ricordato le atrocità commesse dal governo dell’Ava- na e come le limitazioni ai viaggi

rodelTesoro.Iduedeputatihan- ricana rafforzi un regime che si

oppone agli interessi degli Stati

Unitiesopprimelelibertàfonda-

mentali. Washington non ha ancora ri-

ARTURO ZAMPAGLIONE

NEW YORK — A gennaio

Beyoncéavevacantatol’innona-

zionale durante la cerimonia uf- ficiale di avvio del secondo man- dato di Barack Obama. Adesso i repubblicani si vendicano con la pop-star più famosa degli Stati Uniti denunciando il viaggio che ha fatto a Cuba, assieme al mari- to Jay-Z, in violazione dei divieti imposti al turismo degli ameri- cani nell’isola di Fidel Castro. «Chi ha autorizzato il viaggio della coppia all’Avana e con qualche giustificazione?», han- no chiesto Ileana Ros-Lehtinen e Mario Diaz-Balart, due parla-

sposto alla lettera. Il dipartimen-

to di Stato si è limitato a dire di

non essere stato informato del viaggio, avvalorando così il so- spetto che Beyoncé e Jay-Z siano andati senza il necessario per-

messoecherischinooramigliaia

di dollari di multa. Di sicuro la vi-

cendariapriràildibattitosulturi-

smo americano a Cuba che è di

fatto bloccato da oltre 60 anni, cioè da quando è entrato in vigo-

l’embargo americano contro il

re di
re
di

Viaggio con il marito Jay-Z per l’anniversario di nozze, protestano due deputati

Jay-Z per l’anniversario di nozze, protestano due deputati Beyoncé con Obama nel giorno del giuramento Medio

Beyoncé con Obama nel giorno del giuramento

due deputati Beyoncé con Obama nel giorno del giuramento Medio Oriente castrismo. Sposati nel 2008, Beyoncé

Medio Oriente

castrismo. Sposati nel 2008, Beyoncé e

suo marito rapper, che è altret- tanto famoso, avevano deciso di celebrare il quinto anniversario

nozze all’Avana su invito del

governo cubano. Hanno allog- giato al Saratoga, un hotel super-

chic con spa e piscina sul tetto. Seguiti da un codazzo di fan e cu- riosi, hanno cenato a «La Guari- da» (il ristorante dove sono state giratealcunescenedi“Fragolae cioccolato”,ilfilmdiTomás Gutiérrez Alea), hanno ballato al night club El Gato Tuerto, sono stati accolti alla Scuola su- periorediarteehanno passeggiato per le strade del centro storico: lei con gli occhiali, lui sem- pre con un sigaro cubano in mano. Le loro immagini hannofattoilgiro del mondo e ir- ritato gli anti- castristi del- la Florida. Tre anni fa gli ameri-

caniaCubafu-

rono solo 63 mila, per lo più ex-cubani che andavano a trovare i parenti, studenti,

artisti, personaggi di cultura:

maaldilàdituttiquesti,cheave-

vano i regolari permessi, tanti altri sono entrati attraverso il Messico, il Canada o le Baha- mas, approfittando della corte- sia degli agenti di frontiera cu- bani (che non mettono il timbro sul passaporto) e rischiando una multa salata. Finora le spe- ranze di una normalizzazione turistica si sono scontrate con

l’intransigenza (e il potere poli- tico) dei cubani di Miami. Nean- che Obama ha cambiato di mol-

to la situazione. Ma non è esclu-

so che proprio sull’onda delle polemiche su Beyoncé si riapra

il dibattito sull’utilità o meno di

mantenere un divieto che puzza

di guerra fredda.

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che puzza di guerra fredda. © RIPRODUZIONE RISERVATA Le richieste di Abu Mazen a Kerry e
che puzza di guerra fredda. © RIPRODUZIONE RISERVATA Le richieste di Abu Mazen a Kerry e

Le richieste di Abu Mazen a Kerry e Israele “Primail rilasciodei prigionieri, poi il dialogo”

GERUSALEMME - Gli Stati Uniti vogliono stimolare il ruolo della Turchia nel rilancio del processo di pace fra Israele e i Palestinesi: è il primo messaggio arrivato dal segretario di Stato John Kerry, ieri a Istanbul e poi a Gerusalemme e Ramallah per la sua tournee regiona- le. Kerry a Ramallah ha incontrato il presidente pale- stinese Abu Mazen che ha posto come condizione per «far ripartire il processo di pace» il rilascio dei detenu- ti palestinesi nelle carceri israeliane. Il segretario di Stato non ha precisato quale ruolo immagina per Ankara, ma quello di mediatore fra israeliani e palesti- nesi è un’idea che non piace allo Stato ebraico.

immagina per Ankara, ma quello di mediatore fra israeliani e palesti- nesi è un’idea che non
immagina per Ankara, ma quello di mediatore fra israeliani e palesti- nesi è un’idea che non

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LUNEDÌ 8 APRILE 2013

MONDO

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IL CONDONO

 

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La cifra

 

Nella conferenza

dovrebbe la

corrisponde

di

Londra (1952)

Germania alla

all’ottanta per

le

potenze

Grecia come

cento dell’attuale

occidentali condonarono alla Germania il 60% dei debiti di guerra

I numeri

risarcimento per

prodotto

l’invasione della

interno

 

Seconda Guerra

lordo della

Mondiale

Grecia

  Seconda Guerra lordo della Mondiale Grecia FOTO: EPA ne attuale ha una responsabilità storica,

FOTO: EPA

ne attuale ha una responsabilità

storica, dovrebbe rendere pub- blici tutti i risultati dell’inchiesta

etrovareunaposizionesuquesto tema scottante che, nel momen- to in cui siamo sottoposti all’e- stremo pressing dei nostri credi- tori, può esplodere come una bomba». Il viceministro delle Fi- nanze, Christos Staikouras, ha

datounaprimarisposta:«LaGre-

cia considera questo un tema

aperto, e si riserva il diritto di ten- tare di arrivare a una soluzione

soddisfacente».Restailfatto,sot-

tolineailquotidianoellenico,che nel dopoguerra «la Grecia non ha mai ricevuto alcuna riparazione, né per i crediti che fu costretta a concedere alla Germania, né per i danni di guerra». Danni di una guerra in cui la Grecia fu l’aggre- dito, e Italia e Germania gli ag- gressori e poi gli occupanti.

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AtenevuolchiedereaBerlino 162 miliardi di euro “PagateciidannidellaGuerra”

Dossiersegretosuirisarcimentiperl’invasionenazista

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ANDREA TARQUINI

BERLINO — Centosessantadue

miliardi di euro, una cifra da ca- pogiro. Equivale all’80 per cento dell’attuale prodotto interno lor- do ellenico. Tanti sono, scriveva- no ieri sera Spiegel online e da Atene To Vima, i debiti ancora dovuti e non risolti della Germa- nia verso la Grecia per le gravissi- me distruzioni e gli orrendi costi umani dell’occupazione, e per le ingenti somme che i nazisti sem- plicemente si presero dai forzieri dellaBancacentralegreca.Certo, alla Conferenza di Londra sul de-

bitodel1952-53UsaeRegnoUni- te Panagiotis Karakousis, ha

to decisero di aiutare la Germa-

niaovestdivenutaimportanteal-

leata nella guerra fredda a rimet-

larlo, la commissione di esperti ellenica, ha detto il suo presiden-

commissione di esperti ellenica, ha detto il suo presiden- I LEADER Il primo ministro greco Antonis

I LEADER

Il primo

ministro

greco

Antonis

Samaras con