Sie sind auf Seite 1von 66

• Anno 22 - Numero 83 - € 2,50 - Spedizione in a.p. art. 1, c. 1, legge 46/04 - DCB Milano - Lunedì 8 Aprile 2013

c. 1, legge 46/04 - DCB Milano - Lunedì 8 Aprile 2013 • • NELL’INSERTO: GLI

• NELL’INSERTO: GLI STUDI DI SETTORE NELLA GIURISPRUDENZA •

* Nella provincia di Rimini ItaliaOggi è in abbinata obbligatoria reciproca con Il Quotidiano di Rimini € 0,50 (0,38+0,12) * con guida «Guida al risarcimento dei danni da sinistro stradale» a € 7,90 in più; con guida «Difendersi da Equitalia» a € 6,00 in più; con guida «La mia auto» a € 2,50 in più

www.italiaoggi.it Sette IL PRIMO GIORNALE PER PROFESSIONISTI E IMPRESE
www.italiaoggi.it
Sette
IL PRIMO GIORNALE PER PROFESSIONISTI E IMPRESE

P.a., pagamenti surreali

La macchina dello Stato si sta incartando per risolvere un problema elementare: saldare i propri debiti. Anni di tentativi e zero risultati

DI MARINO LONGONI IN EVIDENZA mlongoni@class.it * * * L a vicenda dei debiti della
DI MARINO LONGONI
IN EVIDENZA
mlongoni@class.it
* * *
L a vicenda dei debiti della pubblica ammi-
nistrazione nei confronti delle imprese ha
Professionisti
- Le società di
capitale aprono
le porte ai pro-
fessionisti. Il re-
golamento di attuazione
delle Stp è prossimo alla
pubblicazione in G.U.
Marino a pag. 3
degli aspetti surreali. Con la creazione di regole
sempre più complesse per sbloccare vincoli sem-
pre più misteriosi.
Tanto per cominciare nessuno sa quantificare
a quanto ammontino gli arretrati. Bankitalia
aveva stimato 90 miliardi, una ricerca dell’uni-
versità di Bologna arriva a 150 miliardi di euro.
In ogni caso una montagna di debiti, che sta
rischiando di far fallire migliaia di imprese. È
un problema noto da anni, ma finora affrontato
senza troppa convinzione. Finalmente, dopo set-
timane di polemiche, il governo ha preparato un
Fisco - Gli accertamen-
ti bancari tentano il salto
decreto nel quale, allentando i vincoli del patto
di stabilità e mettendo sul mercato nuovi Cct,
di qualità. In rassegna la
promette di restituire in un anno o due una par-
giurisprudenza di merito e
legittimità. Fino all’ultima
interpretazione della Cas-
sazione
te delle somme: stiamo parlando di meno della
metà dei debiti arretrati. E per il debito che non
si riuscirà a coprire? E per i nuovi debiti che
Bongi-Loconte-Gargano
da pag. 6
Verso Unico 2013- Al de-
butto le nuove regole sulla
deducibilità dei leasing nel
modello Unico. Tre le ipote-
saranno contratti in questi due anni? Domande
troppo impegnative.
Non è la prima volta che il governo prende
delle misure per velocizzare i pagamenti dei de-
biti delle p.a. Già Berlusconi aveva tentato di
risolvere tutto approvando norme che impone-
vano alla pubblica amministrazione di saldare i
propri debiti in 30 o 60 giorni. Il governo Monti
è ritornato sul tema, ma quello che è stato fatto
si, con diverse conseguenze
fiscali
Villa a pag. 12
Impresa - Libertà «con-
dizionata» al nuovo lavoro
accessorio. I chiarimenti
dell’Inps sui voucher
e
Cirioli a pag. 14
nel 2011 e nel 2012 ha avuto poca efficacia. Si è
tentata innanzitutto la stada dell’emissione di
titoli di stato con l’obiettivo di ripagare i debiti: il
Tesoro avrebbe dovuto emettere 2 miliardi di Cct
per i pagamenti alle p.a., ma in concreto ne sono
stati emessi solo 15 milioni. Poi si è studiato un
meccanismo con cui le imprese avrebbero dovuto
chiedere un documento che certificasse i propri
crediti nei confronti dello stato. Quel documento
avrebbe potuto poi essere usato come garanzia
presso le banche o altri creditori. Le certificazio-
ni alle imprese emesse alla fine di gennaio sono
Documenti D - La
state appena 71, e riguardavano solo debiti delle
p.a. per 3 milioni di euro.
sentenza se della Cas-
sazione saz sugli accerta-
menti menti bancari
Ora ci si è persi in una discussione di gior-
ni sui vincoli comunitari. In realtà l’80% dei
Vittorio
www.italiaoggi.it/docio7
pagamenti arretrati non avrebbe, al momento
del pagamento, alcuna influenza sul deficit. Gli
Grilli
acquisti della p.a. possono, infatti, essere decisi
solo disponendo dei fondi necessari nel bilancio
previsionale, fondi che al momento di attuare la
spesa sono già stati impegnati. Quindi anche se
il pagamento viene effettuato l’anno dopo non c’è
alcun aumento del deficit. Il problema si pone
Il futuro è in verde
E mestieri e professioni
si aggiornano
Emissioni obbligazionarie,
manna dal cielo
per gli studi
invece per le spese da investimento che non fun-
zionano secondo il criterio di competenza, ma (in
Italia) per cassa. Solo nel momento in cui si paga
si registrerà un aumento del debito pubblico. Ma
parliamo di un quinto delle spese totali.
A questo punto un imprenditore potrebbe
chiedersi: ma allora cosa aspettano a pagarmi?
Le risposte sono una, nessuna e centomila.
da pag. 39
da pag. 25
© Riproduzione riservata

105116097108105097111103103105095109097110

2 Lunedì 8 Aprile 2013 ITALIAOGGI SETTE PREVIEW DAGLI STUDI LEGALI AVVOCATIOGGI Latham&Watkins, Negri-Clementi,
2 Lunedì 8 Aprile 2013
ITALIAOGGI SETTE PREVIEW
DAGLI STUDI LEGALI
AVVOCATIOGGI
Latham&Watkins, Negri-Clementi,
Pirola, Gop e Cahill nel bond di Ivs
to il Fondo Wise
nell’acquisizione
*
*
*
Corporate bond,
linfa per gli studi
Il boom delle emissioni
obbligazionarie corporate
rappresenta una manna
per gli studi legali d’affari
alle pagg. I, II e III
Jeff Lawlis
Latham & Wa-
tkins e Negri-
Clementi hanno
assistito Ivs Group,
gruppo quotato
in Borsa italiana,
nell’emissione di ob-
bligazioni high yield
di Ivs F. spa per un
importo complessi-
goni, Grippo, Cappelli & partner ha
seguito gli aspetti italiani per le banche
con un team composto dai partner Ste-
fano Bucci e Fabio Ilacqua e dagli
associate Mariasole Conticelli, An-
drea Dardano e Fulvia Lucantonio.
Lo studio Cahill Gordon & Reindel ha
assistito le banche per gli aspetti di di-
ritto statunitense con un team composto
dal partner James Robinson insieme
agli associate Jeremy Traster, Sean
Davis e Kirsten Heenan.
delle residue quote
di
minoranza, pari
complessivamente
a circa il 20% del
capitale sociale, di
Boglioli spa, rima-
ste di proprietà
della Famiglia Bo-
glioli, anche a se-
Andrea Accornero
Servizi legali,
Italia al tracollo
vo di 200 milioni di
euro con cedola pari al 7,125% e scaden-
za nel 2020. Si tratta della prima emis-
sione obbligazionaria di Ivs destinata
Giliberti Pappalettera Triscornia
nella cessione di Marazzi a Mohawk
re
guito dell’ingresso
del Fondo Wise nella relativa compagine
sociale avvenuto nel 2007. Con tale ac-
quisizione, il Fondo Wise viene a detene-
l’intero capitale sociale di Boglioli spa,
Quasi dimezzate, nell’arco
a investitori istituzionali nel mercato
di sei anni, le operazioni di
m&a, private equity e ipo.
Per reggere gli studi hanno
rivisto le fees
internazionale. Latham & Watkins ha
seguito gli aspetti di diritto statunitense
società sartoriale di Brescia divenuta in-
ternazionalmente nota nel campo dell’ab-
bigliamento per le giacche destrutturate
per Ivs con un team del proprio ufficio di
Milano guidato dai partner Jeff Lawlis
in
cashmere. L’acquisizione, il cui closing
è
previsto entro la fine di aprile 2013, si
a pag. IV
e Antonio Coletti insieme al counsel
colloca nel contesto del progetto di rilancio
M&a, un 2012
di stallo per l’Europa
del brand da parte del Fondo Wise, perse-
guito anche attraverso l’arrivo di nuovo e
qualificato management.
Secondo il V rapporto Cms
la crisi si registra anche
nel m&a, dove le operazio-
Baker & McKenzie
con Clear Channel
ni ristagnano. L’Italia però
resta appetibile
Baker & McKenzie ha assistito il grup-
po Clear Channel nell’acquisto dalla
a pag. V
Un de-merger
■ per crescere
Ryan Benedict e agli associate Rober-
to Reyes Gaskin e Beatrice Gattoni.
I partner Jiyeon Lee-Lim e Jocelyn
Noll insieme con l’associate Kurt Ra-
jpal dall’ufficio di New York hanno se-
guito gli aspetti fiscali dell’operazione.
Per gli aspetti italiani dell’emissione,
Negri-Clementi ha assistito Ivs con un
team composto dai partner Gabriele
Consiglio e Pietro Caliceti, dall’asso-
ciate Stefania Fallica e dal collabora-
tore Francesco Ziveri mentre lo studio
Pirola Pennuto Zei & associati ha as-
sistito Ivs per gli aspetti fiscali guidato
dai partner Fabio Oneglia e France-
sco Mantegazza. I joint lead bookrun-
ners dell’emissione sono Bnp Paribas e
Banca Imi mentre Mps Capital Services
ha agito come co-manager. Gianni, Ori-
Giliberti Pappalettera Triscornia
e associati ha prestato assistenza in
favore di Marazzi Group spa, società
attiva nella produzione di piastrelle
in ceramica partecipata dai fondi Per-
mira, nell’operazione di trasferimento
dell’intero capitale della medesima al
gruppo americano Mohawk Industries,
definitivamente perfezionata il 3 aprile
scorso. L’operazione, del valore di 1,17
miliardi di euro, è stata seguita da
Roberto de Bonis, socio dello studio,
coadiuvato dagli associate Giuseppe
Cadel, Davide Valli, Mariagrazia
Sotira, Camilla Peri, Sirio D’Aman-
zo, Federico Bal, Sara Consoli e
Laura Gonfiantini.
famiglia Celentano dell’intera residua
partecipazione dalla stessa detenuta nel
business italiano del gruppo. Per effetto
Wise completa l’acquisizione di
Boglioli con Simmons & Simmons
di
questa operazione Clear Channel de-
Carlo Pavesio, fondato-
re dello studio Pavesio e
associati, racconta la sua
carriera professionale
a pag. VII
tiene ora il 100% delle società italiane
del gruppo. Il team di Baker & McKenzie
Un team dello studio legale Simmons &
Simmons, coordinato dal socio Andrea
Accornero insieme con Moira Gam-
ba e Alessandro Bonazzi, ha assisti-
è
composto da Pietro de Libero, local
partner, e Federica Longo, junior as-
sociate.
Gabriele Ventura
PROFESSIONI IN MOVIMENTO
IOLAVORO
Mario Buscema alla presidenza
di Federcongressi&eventi
di Federcongressi&eventi. Nato a Roma
to del programma Erasmus. Entrata in
Whirlpool nel 2000, è stata prima diret-
tore marketing e trade marketing Iberia,
poi direttore Brand & Value Brands e
direttore Category Food Preparation
per l’Europa con sede di lavoro a Come-
rio; nel 2008 il passaggio a Whirlpool
Nord America. Prima del suo ingresso
in Whirlpool, Berrozpe è stata category
manager in Paglieri, senior category ma-
nager per Sara Lee personal products e
per la Spagna di Wella Group.
*
*
*
È Mario Buscema il nuovo presidente
Mario Sarcinelli nominato
al vertice dell’Istein
Lo stage si fa
nel 1954, bolognese d’adozione in quan-
■ in sicurezza
to residente nel capoluogo emiliano dal
1960, Buscema ha un lungo e importante
trascorso di informatore scientifico del
farmaco per due
società (Isf far-
maceutici prima
Riparte l’Internship program-
me che consente a laureandi
e neolaureati di svolgere un
tirocinio alla Nato
a pag. 40
e Searle Italia
direttore marketing and trade marketing
Mario Sarcinelli, presidente di Dexia
Crediop, è stato nominato dall’Associa-
zione bancaria italiana alla Presidenza
dell’Istituto Luigi Einaudi per gli studi
bancari, finanziari e assicurativi (Istein).
Sarcinelli prende il posto di Corrado
Faissola.
poi). Dal 1989
al 2003 è stato
in Pfizer Italia
come area ma-
nager. Dal 2003
è socio e dal 2005
vice presidente
L’occupazione
Gli avvocati e i parametri
■ si tinge di verde
Un Posto al Sole per i parametri
tariffari degli avvocati. Protago-
nisti di stagione della soap opera
scontro interno alla categoria. Da
un lato Oua (almeno inizialmente)
e Anf, protagonisti del patto siglato
il
ministro e l’avvocato, al secolo
Le professioni tradizionali si
aggiornano in chiave ecologica,
dall’avvocato all’architetto am-
bientalista
di Planning con-
a pag. 41
Mario Buscema
gressi. Dal 2009,
infine, ha rico-
Paola Severino e Guido Alpa. Set
della telenovela Roma l’eterna, nei
pressi di via Arenula. Tutto inizia
nella prima puntata in via Arenu-
la, che chiedono alla Severino di
emanare il correttivo concordato,
perto la carica
a
novembre con la convocazione
evitando di percorrere la strada
ben più lunga della riforma foren-
La selezione
■ degli head hunter
di responsabile Federcongressi&eventi
di
alcune associazioni rappresen-
per l’educazione continua in medicina
(Ecm) e gli eventi medico-scientifici.
tative dell’avvocatura per avviare
un tavolo, tra le altre cose, proprio
sulla revisione dei parametri de-
gli avvocati: trattativa in discesa
se. Dall’altro, il Cnf che invece in-
siste sulla sua nuova prerogativa.
Ed eccoci all’ultima puntata, dove
suspense e intrighi raggiungono il
Strumenti utilizzati e compe-
tenze preferite: gli step da co-
noscere per farsi scegliere dai
cacciatori di teste
Esther Berrozpe nominata
presidente di Whirlpool Emea
massimo livello: il ministro della
e
accordo raggiunto. Dettaglio
a pag. 42
La ripresa passa
Esther Berrozpe, 43 anni spagnola,
sposata con un figlio, è stata nominata
presidente di Whirlpool Emea ed entra
a far parte del comitato esecutivo della
multinazionale; la nomina sarà effettiva
dal 1° maggio 2013. Berrozpe, attuale
vicepresidente mercati europei Whirl-
pool Emea, è laureata in economia &
business administration all’università
Deusto a San Sebastian (Spagna). Ber-
rozpe ha trascorso lunghi periodi, per
studio prima e per lavoro poi ,in Italia.
Nel 1993 ha seguito presso l’università
degli studi di Bergamo corsi di econo-
mia e international business nell’ambi-
però fondamentale per i successivi
sviluppi della storia: dal tavolo è
escluso il Consiglio nazionale fo-
rense. Nella seconda puntata, il
giustizia non solo non emana il
correttivo per gli avvocati, ma pre-
cisa in una nota che sa di beffa che
la colpa è del Cnf, dato che «non ha
ritenuto percorribile» la soluzione
■ dai giovani
colpo di scena che ribalta i ruoli:
a
fine dicembre viene approvata
«lungamente discussa con le rap-
presentanze degli avvocati». Per
la
riforma forense, dove si prevede
a pag. 43
una bozza di decreto sui parametri
che poi sarà emanato dal ministro
tutta risposta, il Cnf afferma che
«non si tratta di una questione di
autonomia ma di rispetto della leg-
ge sull’ordinamento professionale
Nuove risorse e valorizzazione
dei tanti per uscire dalla crisi.
La gestione delle risorse uma-
ne in AnsaldoBreda
che spetti proprio al Cnf proporre
della giustizia. Alpa può sfregarsi
forense». Nell’atto finale tutti sem-
Oltre 3 mila
■ opportunità di lavoro
le
mani e pregustare la rivincita.
brano comprendere che in gioco è
Nel frattempo, la Severino decide
di
emanare il correttivo per tutte
l’interesse di migliaia di avvocati e
chiedono al ministro di emanare il
le
professioni. E gli avvocati? Ecco-
ci quindi alla terza puntata, dove
va in onda la vendetta del Cnf e lo
correttivo al più presto. Purtroppo,
però, manca il lieto fine.
Moustique
Emirates seleziona 3.800 assi-
stenti. Virgine active potenzia lo
staff. Centottanta porti nei Roa-
dhouse Grill
a pag. 44
105116097108105097111103103105095109097110
LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013 3 PROFESSIONISTI Il regolamento verso la Gazzetta Uf ciale. Ma non
LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013
3
PROFESSIONISTI
Il regolamento verso la Gazzetta Uf ciale. Ma non mancano incertezze normative

Stp, professionisti in società

Soci di capitale potranno finanziare lo sviluppo degli studi

DI IGNAZIO MARINO

L e società di capitale apro-

no le porte ai professio-

nisti. Il regolamento, in

attuazione della delega

contenuta nella più articola- ta riforma degli ordini (legge 183/11 e poi legge 27/12), infat- ti, dopo una lunga gestazione è stato firmato dai due mini- stri di riferimento (attività produttive e giustizia) a inizio febbraio e registrato nei giorni scorsi dalla Corte dei conti. Ri- flettori puntati sulla Gazzetta Ufficiale quale ultimo passag- gio prima dell’entrata in vigo- re della nuova disciplina. Ma sarà questo uno strumento in grado di rilanciare il compar- to dei servizi professionali? Il giudizio non è unanime. Fermo restando che il regime fiscale e quello previdenziale non sono stati disciplinati (per mancan- za di copertura normativa) e rappresentano quindi delle incognite non prive di problemi pratici, le future Stp sono sta- te caldeggiate principalmente dalle professioni tecniche e viste con scetticismo da quelle dell’area economico contabile mentre avvocati e notai ne restano esclusi. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Le ragioni del legislatore. Dalla relazione illustrativa al decreto interministeriale emerge come, ancora una volta sul tema, sia stata l’Ue a spin- gere per un’evoluzione norma- tiva. Non a caso si legge che «le professioni, sia a livello co- munitario che internazionale,

La normativa sulle Stp in pillole La prestazione professionale Le prestazioni intellettuali oggetto dell’incarico
La normativa sulle Stp in pillole
La prestazione
professionale
Le prestazioni intellettuali oggetto dell’incarico possono
essere eseguite solo dal socio in possesso dei requisiti
richiesti per l’esercizio della professione
L’investimento
esterno
I soci di investimento non dovranno avere riportato condan-
ne, e possedere invece requisiti particolarmente selettivi di
moralità e onorabilità
Il regime
di incompatibilità
I soci (professionisti e non) non possono partecipare a più
di una società
La responsabilità
La società risponde delle violazioni delle norme deontologi-
che dell’ordine al quale è iscritta.
La trasparenza
La società deve informare il cliente:
Sul diritto di chiedere che la prestazione sia eseguita da
uno o più professionisti scelti
Sull’esistenza di possibili con itti di interesse tra cliente
e società
Sui titoli e le quali che dei soci professionisti
L’iscrizione
Al
registro imprese delle Camere di commercio e alla sezione
speciale dell‘ordine d’appartenenza dei soci
• Singola: per le multidisciplinari iscrizione all’ordine indi-
viduato come prevalente nello statuto
• Plurima: se i professionisti non connotano un’attività in
misura prevalente
Il regime scale
Non disciplinato
Il regime
previdenziale
Non disciplinato

vengono ascritte fra le attività produttrici di servizi, e quin- di, sia pure in una prospettiva allargata, vengono inquadrate fra quelle attività economiche

e produttrici di ricchezza ri- spetto alle quali si pongono le esigenze di unificazione dei mercati e di abbattimento delle barriere protettive frap-

poste dalle legislazioni nazio- nali. La concorrenza richiede una struttura organizzativa e una dotazione di mezzi di cui difficilmente il professionista

dotazione di mezzi di cui difficilmente il professionista PARLA RENZO GUFFANTI (CASSA DOTTORI COMMERCIALISTI)
PARLA RENZO GUFFANTI (CASSA DOTTORI COMMERCIALISTI) Previdenza, il conto rischia di essere salato Rimane irrisolta
PARLA RENZO GUFFANTI (CASSA DOTTORI COMMERCIALISTI)
Previdenza, il conto rischia di essere salato
Rimane irrisolta la questione previden-
ziale. Senza collegamento fra redditi
prodotti nelle Stp e contribuzione alle
casse di categoria si rischiano, da un lato,
forme di elusione contributiva (mancan-
do i riferimenti normativi sparisce appa-
rentemente l’obbligo di versare all’ente
automatico se viene confermato l’obbligo
di
iscrizione all’albo professionale delle
Stp. Questa contribuzione, che gode del-
singoli iscritti.
D. Passiamo all’altro aspetto: la con-
tribuzione soggettiva
la
rivalsa sul committente, deve essere
R.
Più complesso è arrivare ad as-
di
categoria) e, dall’altro, che fra qualche
tempo sia l’Inps a rivendicare i contribu-
ti
(poichè, in base alla legge 335/1995,
non può esistere prestazione professio-
nale priva di copertura previdenziale).
Quindi, secondo Renzo Guffanti, presi-
dente della Cassa di previdenza dei dot-
tori commercialisti, conviene avere un
versata dai «soggetti» iscritti agli albi
che svolgono attività profes-
sionale, indipendentemente
dal fatto che si tratti di una
persona fisica o una persona
giuridica. Acquisito il con-
tributo, come da previsione
normativa, per alcuni enti si
renderà necessario armonizza-
re
il gettito con le riforme che
sfruttano le entrate derivanti
quadro normativo di riferimento chiaro
dall’integrativo per migliorare
soggettare il reddito del professionista
socio di una Stp. Di fatto qui
non esiste ancora alcun chiari-
mento, perché anche il profilo
fiscale non è trattato dal rego-
lamento. Quindi non sappia-
mo se si seguirà un «principio
di cassa» (si pagano i contri-
buti sulla differenza tra ciò
che si è realmente incassato e
pagato nell’anno di riferimen-
to) o «di competenza» (su ciò
prima di costituire una nuova società tra
professionisti.
le
pensioni.
Renzo Guffanti
che si è fatturato e sui costi
Domanda. Quali sono i nodi ancora
da risolvere delle Stp?
Risposta. Quello fiscale e quello pre-
videnziale.
relativi, indipendentemente
dal loro effettivo incasso e pagamento).
Fino a quando non viene chiarito questo
aspetto è difficile dare delle certezze ai
professionisti.
D.
Quali sono i rischi di queste in-
D.
Partiamo da quello previdenziale
R.
La vicenda previdenziale ha due
D. Cioè?
R. Mi riferisco alla riforma «Lo Presti»,
che Cassa Dottori, come altri enti, ha
adottato. Si tratta della possibilità per
gli enti, che utilizzano il metodo di cal-
colo contributivo per determinare il trat-
tamento pensionistico, di destinare una
quota parte dell’integrativo (che paga il
fianchi scoperti: la contribuzione inte-
grativa sui fatturati e quella soggettiva
sui redditi. Vediamoli. Nel caso del con-
tributo integrativo, almeno per quanto
cliente) ai montanti individuali. Prima
non era possibile. Oggi sì. L’integrativo
incassato dalle Stp e riversato alla cassa
di
riferimento pone la necessità di chiari-
ci
riguarda direttamente, l’obbligo per
re
le regole secondo le quali accreditare
la Stp di riversarlo alla Cassa scatta in
queste nuove risorse sui salvadanai dei
certezze?
R. Che un domani il professionista che
non ha un obbligo apparente nei con-
fronti della propria Cassa di previdenza
si veda recapitare una cartella da parte
dell’Inps per contributi non versati alla
gestione separata, piuttosto che alla ge-
stione equiparata commercianti.

105116097108105097111103103105095109097110

individuale può disporre».

Le future Stp. La disciplina, rivisitata anche sulla scorta delle osservazioni del Consi- glio di stato, prevede modelli

societari improntati su criteri

di massima trasparenza per i

soci (professioni e non), un pre- ciso regime di incompatibilità per la partecipazione a più so- cietà ma anche un regime disci- plinare direttamente correlato

ai settori di attività dei soci. Il

regolamento precisa infatti che

la società risponde delle viola-

zioni delle norme deontologiche dell’ordine al quale è iscritta e

che la società multidisciplina-

re sarà iscritta presso l’albo o il registro dell’ordine individuato «come principale nello statuto

o nell’atto costitutivo», salvo i

casi in cui i professionisti «non connotino un’attività dell’ente

in

misura prevalente», giacché

in

questi casi «resta aperta l’op-

zione di una plurima iscrizione con conseguenti regimi concor-

renti» (si veda anche la tabella

in pagina). Precisi obblighi in-

formativi restano in capo alle

società: sul diritto di chiedere che la prestazione sia esegui-

ta da uno o più professionisti

scelti; sull’esistenza di possibili conflitti di interesse tra cliente

e società; sui titoli e le qualifi- che dei soci professionisti.

L’iscrizione delle Stp all’al- bo. Le società tra professio- nisti, oltre che alla Camera

di commercio, devono essere

iscritte in una sezione speciale degli albi o dei registri tenuti presso l’ordine o il collegio pro-

fessionale di appartenenza dei soci. La società multidisciplina- re, invece, deve essere iscritta all’ordine relativo all’attività individuata come prevalente. La domanda va presentata corredata dalla seguente do-

cumentazione:

a) Atto costitutivo e statuto

della società in copia autentica

b) Certificato di iscrizione al

registro delle imprese

c) Certificato di iscrizione

all’albo, elenco o registro dei soci professionisti che non siano iscritti presso l’ordine o il collegio cui è rivolta la do- manda. Il diniego di iscrizione o di annotazione per mancanza di requisiti può essere pronun-

ciato solo dopo che il legale rappresentante della società sia stato invitato a fornire al consiglio competente, anche verbalmente, entro un termi- ne non inferiore a 15 giorni le proprie osservazioni. Il con- siglio dell’ordine presso cui è iscritta la società procede, nel rispetto del principio del con-

traddittorio, alla cancellazione della stessa dall’albo qualora, venuto meno uno dei requisiti previsti dalla legge, la socie-

tà non abbia provveduto alla

regolarizzazione nel termine perentorio di tre mesi.

4 Lunedì 8 Aprile 2013 S O S L I Q U I D I
4 Lunedì 8 Aprile 2013
S O S
L I Q U I D I TÀ
Le novità del decreto legge che sblocca i debiti delle pubbliche amministrazioni

P.a., il pagamento è di rigore A risponderne sarà il dirigente

DI ANTONIO CICCIA

P agamento speedy delle fatture verso la p.a., a qualunque costo. An- che quello, per l’ente

pubblico, di rischiare di sba- gliare. È il funzionario pubbli- co che autorizza la spesa a do- ver rendere conto e rimborsare l’ente, se a posteriori si scopre qualcosa che non va. Il decreto legge sul paga- mento dei crediti maturati verso la pubblica ammini- strazione fino al 31 dicembre 2012, esaminato dal consiglio dei ministri, rende effettiva la possibilità di evitare ritardi dei pagamenti da parte degli enti

pubblici. Lo strumento usato è quello

di depotenziare il possibile veto

interno al pagamento da parte

degli organi preposti al control-

lo degli atti. Stiamo parlando

delle modifiche che riguarda- no i pagamenti delle cosiddette transazioni commerciali e cioè i contratti, comunque denomi- nati, tra imprese e pubbliche amministrazioni, che compor- tano, in via esclusiva o preva- lente, la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo. Il decreto legislativo 231/2002 prevede brevi termini

di pagamento (di regola trenta

giorni) oltre i quali scatta l’ap- plicazione di pesanti interessi

di mora.

Nelle transazioni commer- ciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione il decreto 231/2002 prevede che

le parti possono pattuire, pur-

ché in modo espresso, un ter- mine per il pagamento supe- riore ai trenta giorni, quando sia giustificato dalla natura o

dall’oggetto del contratto o dal-

le circostanze esistenti al mo-

mento della sua conclusione. In ogni caso i termini non posso- no essere superiori a sessanta giorni e la clausola relativa al

Le misure per far rifiatare le imprese Vincolo Le somme stanziate per il pagamento dei
Le misure per far rifiatare le imprese
Vincolo
Le somme stanziate per il pagamento dei crediti
no al 2012 sono insequetrabili e impignorabili
Rigoroso rispetto dei termini previsti dal dlgs
Transazioni commerciali
232/2002
Inosservanza degli adempi-
menti previsti dal dl sul paga-
mento crediti no al 2012
Responsabilità erariale del dipendente pubblico
in caso di condanna della p.a. ai danni o al pa-
gamento di interessi moratori
Le novità Per le cessioni dei crediti (maturati no al 2012) verso la p.a.: •
Le novità
Per le cessioni dei crediti (maturati no al 2012)
verso la p.a.:
• Esenzione da imposte, tasse, diritti
• Autenticazione con rogito del segretario co-
munale
• Onorari notarili ridotti della metà
• Noti cazione con raccomandata con ricevuta
di ritorno
t
di

termine i d deve essere provata t

per iscritto. Il problema è sempre stato fare in modo che queste dispo- sizioni non rimangano lettera morta. Vediamo le novità del decreto legge in esame. Innanzi tutto è istituita una procedura per rispettare i ter- mini di pagamento: gli atti di pagamento emessi a titolo di corrispettivo nelle transazioni commerciali devono pervenire all’ufficio di controllo almeno 15 giorni prima della data di scadenza del termine. Le fasi interne di lavorazio- ne delle fatture sono cadenzate in maniera che non subiscano lungaggini per questioni buro- cratiche. L’ufficio di controllo deve espletare i riscontri di compe- tenza, ma dà comunque corso al pagamento, entro il termine

di

to legislativo 231/2002: questo

sia in caso di esito positivo, sia

in caso di formulazione di os- servazioni o richieste di inte- grazioni e chiarimenti. La necessità di approfondi- menti istruttori non blocca il pagamento. A questo punto se il dirigen-

te responsabile non risponde

alle osservazioni, oppure i chiarimenti forniti non sono accettabili, l’ufficio di control- lo è tenuto a segnalare alla procura regionale della Corte dei conti eventuali ipotesi di danno erariale derivanti dal pagamento. Quindi bisogna rispettare i termini di pagamento e se il pa- gamento non era dovuto scatta

la responsabilità erariale del

dirigente responsabile. La re-

sponsabilità individuale sarà

scadenza d previsto i t dal d l decre- d

uno stimolo l efficace ffi per evitare che si commettano irregolarità amministrative a monte, con- fidando di poter bloccare poi,

a valle, i pagamenti. Il decreto

legge in esame ribalta le cose:

il pagamento si fa, salvo casi eccezionali, e il dirigente pub- blico è chiamato a rispondere delle spese indebite. Per evitare, tuttavia, clamo-

rosi autogol il decreto legge sul pagamento dei debiti maturati

al 31/12 mantiene fermi i di-

vieti di pagamento previsti dal decreto 123/2011: per esempio spese fuori bilancio. Ma anche atti di spesa pervenuti oltre il termine perentorio di ricevibi- lità del 31 dicembre dell’eser-

cizio finanziario cui si riferisce

la spesa oppure casi di impu-

tazione della spesa sia errata

rispetto al capitolo di bilancio

o all’esercizio finanziario, o alla competenza piuttosto che ai

residui, di violazione delle di- sposizioni che prevedono spe- cifici limiti a talune categorie

di spesa. In questi casi il divieto giu- stifica il mancato pagamento nei termini. Responsabilità indivi- duale. Il decreto legge sul pa- gamento dei debiti fino al 2012 mette alla sbarra i funzionari pubblici anche nel caso di man- cato rispetto delle disposizioni da esso previste. Se dalla ne- gligenza deriva una condanna

dell’ente pubblico al pagamen-

to di somme per risarcimento

danni o per interessi moratori,

il funzionario pubblico dovrà

rimborsare l’amministrazio- ne per tutte le somme pagate,

senza sconti. La corte dei con-

ti, infatti, non potrà esercitare,

per espresso divieto, il potere

di riduzione dell’addebito.

Con riferimento ai crediti maturati fino al 31 dicembre 2012 sono da segnalare altre due novità. Innanzi tutto le somme destinate al loro pa- gamento sono insequestrabili

e impignorabili. Quindi si at-

tiva un particolare scudo pro- tettivo. In secondo luogo si indivi- duano misure di semplificazio- ne e agevolative della cessione del credito. Gli atti di cessione dei cre- diti certi, liquidi ed esigibili maturati nei confronti delle pubbliche amministrazioni alla data del 31 dicembre 2012 per somministrazioni, forniture e

appalti sono esenti da imposte, tasse e diritti di qualsiasi tipo. Inoltre l’autenticazione delle sottoscrizioni degli atti di ces- sione dei crediti nei confronti delle pubbliche amministra- zioni potrà essere effettuata anche dall’ufficiale rogante dell’amministrazione debitri- ce (ad esempio il segretario comunale); in tale ipotesi la cessione si intende accettata

ai sensi dell’articolo 1264 del

codice civile. Nel caso in cui

l’autenticazione delle sotto- scrizioni sia, invece, effettuata da un notaio gli onorari sono comunque ridotti alla metà. La notificazione degli atti di cessione, anche se precedenti all’entrata in vigore del decre- to, potrà essere effettuata di- rettamente dal creditore anche

a mezzo di piego raccomanda-

to con avviso di ricevimento (e

non necessariamente con noti- fica dell’ufficiale giudiziario).

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
L’ANALISI

L’ANALISI

   
 

Prove tecniche di default

 

«In rerum natura», diceva il man- zoniano Don Ferrante, «non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il conta- gio non può esser né l’uno né l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera». Novello Don Ferran- te, il ministro dell’economia, Vit- torio Umberto Grilli rischia sul ritardo dei pagamenti di far la fine dello stesso personaggio. La nostra tecnocrazia non brilla per acume. A molti è capitato di as- sistere allo spettacolo del ministro balbettante sulla Rai, che risponde- va che quelle spese sono state già effettuate dal nostro bilancio, quindi non serve una copertura finanzia-

ria. Quindi non c’è alcun contagio in atto. Già, ma perché le imprese non vengono pagate? Chi lo va a spie- gare ai creditori, che i soldi sono già usciti, ma non sono disponibili in quanto ostaggio dell’Europa? È questo il punto, che rende so- stanzialmente inefficaci le direttive comunitarie e le norme nazionali che chiedono tempi rapidi e prevedono sanzioni in caso di ritardo. Il problema è che l’Italia, a diffe- renza della maggior parte dei paesi europei, ha effettuato per molti anni manovre di risanamento «finte», ba- sate su giochi contabili di bilancio, e ha aggiustato i conti ricorrendo alle

gestioni fuori bilancio che negli anni avevano consentito un rilevante accumulo di risorse finanziarie. Un tempo la magistratura contabile le aveva definite il «Lago di Pola», cioè un deposito sotterraneo di giacenze contabili, in grado di far deragliare

Dall’altro i creditori chiedono di po- ter compensare i crediti con i debiti fiscali e contributivi. Ma il tempo stringe e se i ministri Grilli e Pas- sera bisticciano su questo, il ragio- niere generale dello stato, carte alla mano, richiede formale copertura di cassa su spese già impegnate a co- pertura di lavori già eseguiti. Qualcuno, ingenuamente si po- trebbe chiedere se alla pubblica amministrazione è addirittura ne- cessaria una legge, o addirittura un decreto-legge, per saldare un conto non pagato. Certamente, si risponderà, se il conto è di cento miliardi

la

finanza statale. Ora però, con il

Patto di stabilità interno, residui

di

bilancio e giacenze sui conti di

tesoreria sono stati posti a garan- zia del rispetto dei limiti del deficit.

Sono sotto sequestro Ue e di fatto indisponibili, ai fini del controllo dei flussi della spesa pubblica. Da qui i problemi. Da un lato il Tesoro chiede inutilmente agli enti

di

«certificare» i debiti di fornitura.

di Antonio Giancane

105116097108105097111103103105095109097110

LunedìLunedì 88 AprileA 2013 5 S O S L I Q U I D I
LunedìLunedì 88 AprileA
2013
5
S O S
L I Q U I D I TÀ

Il fondo per gli enti si fa in tre

DI MATTEO BARBERO

I l testo del decreto legge

sullo sblocco dei pagamen-

ti esaminato dal consiglio

dei ministri conferma la

previsione di strumenti sepa- rati, rispettivamente, per gli enti locali, per le regioni e per

la sanità, dopo che durante i

lavori preparatori si era af- facciata l’ipotesi di creare, con finalità di semplificazione, un

fondo unico. Per province e comuni è prevista una dote di 2 miliar-

di di euro per ciascuno degli

anni 2013 e 2014. Tali risorse verranno gestite dalla Cassa

depositi e prestiti, sulla base

di uno specifico addendum

alla Convenzione in essere con il Mef, che definirà an- che i criteri e le modalità per l’accesso e per la gestione del fondo. In ogni caso, gli enti locali dovranno fare domanda entro il 30 aprile e le anticipazioni saranno concesse entro il 15 maggio in proporzione alle ri-

chieste pervenute, salvo che

la conferenza stato-città non

stabilisca (entro il 10 maggio)

criteri diversi che tengano conto della virtuosità delle diverse amministrazioni. Le somme erogate dovranno es-

delle diverse amministrazioni. Le somme erogate dovranno es- sere restituite, con piano di ammortamento a rate

sere restituite, con piano di ammortamento a rate costan- ti, comprensive di quota capi- tale e quota interessi, con du- rata fino a un massimo di 30 anni e a un tasso determinato sulla base del rendimento di mercato dei Btp triennali. L’accesso al fondo (consen- tito anche agli enti in pre- dissesto) non comporta più il blocco degli investimenti per 5 o 3 anni, ma solo l’obbligo di incrementare (dal 25 al 50%)

il fondo svalutazione crediti. Per le regioni sono previsti due canali di finanziamento (a condizioni analoghe a quel- le previste per gli enti locali in termini di durata e tasso). Con riferimento ai debiti diversi da quelli finanziari e sanitari, è stanziato un fondo da complessivi 8 miliardi, di cui 3 quest’anno e 5 il prossi- mo. In tal caso, la gestione è posta direttamente in capo al Mef, cui le richieste dovranno

essere trasmesse en- tro 15 giorni dall’en- trata in vigore del decreto e che dovrà agire sulla base dei criteri e delle mo- dalità concordate in sede di conferenza stato-regioni, anche

prio bilancio presenti una situazione di equilibrio strut- turale. Sempre nell’ottica di incre- mentare le risorse disponibili per pagare i debiti, vanno se-

gnalate altre due misure. Da un lato, gli enti locali, per il solo 2013 e fino al 30 settem- bre, avranno maggiori margi-

in tal caso con la pos- sibilità di premiare

ni

per attivare le anticipazioni

le

amministrazioni

di

tesoreria. Dall’altro, vengo-

virtuose. I governatori po- tranno, inoltre, ot- tenere anticipazioni

di

liquidità al fine

di

accelerare i pa-

no agevolati i trasferimenti a favore degli stessi enti locali da parte delle regioni, esclu- dendo i relativi importi dal Patto di queste ultime. Nel complesso, si tratta di misure significative, anche se certamente inferiori rispetto allo stock di debiti incagliati. Il problema principale riguarda le modalità attra- verso cui gli enti beneficiari potranno procurarsi le risor- se necessarie per restituire quanto riceveranno sotto forma di anticipazione. Mal- grado la soppressione della norma che avrebbe consenti- to alle regioni di aumentare

l’addizionale Irpef, rimane forte il rischio che nei pros- simi anni si determini un ulteriore incremento della pressione fiscale a livello locale.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata

gamenti dei debiti degli enti del Ser- vizio sanitario na- zionale. In tal caso, sul piatto ci sono 14 miliardi, di cui 5 nel 2013 e i restanti 9 nel 2014. Al riparto si provvederà con semplice decreto direttoriale del Mef, entro 15 giorni dalla

data di entrata del provvedi- mento per la prima tranche ed entro il 30 novembre per la seconda. Anche per le regioni, l’ac- cesso ai fondi non comporta più la paralisi dei nuovi in- vestimenti. Esse, tuttavia, per accendere nuovi prestiti dovrà certificare che il pro-

Esse, tuttavia, per accendere nuovi prestiti dovrà certificare che il pro- 105116097108105097111103103105095109097110

105116097108105097111103103105095109097110

6 Lunedì 8 Aprile 2013 F I S C O Le linee guida dei giudici
6 Lunedì 8 Aprile 2013
F I S C O
Le linee guida dei giudici di merito e legittimità no alla più recente tesi della Cassazione

Upgrade dei controlli bancari Nessun contribuente è immune

Pagina a cura

DI ANDREA BONGI

Il salto di qualità degli accertamenti bancari Cassazione, sent. n. 8047 del 3.4.2013 I movimenti
Il salto di qualità degli accertamenti bancari
Cassazione, sent. n. 8047
del 3.4.2013
I movimenti sospetti sui conti correnti sono reddito
imponibile anche se il contribuente non ha la partita
Iva. La presunzione contenuta nell’art. 51, comma 2,
del dpr 633/72 ha portata generale
Cassazione,
sent.
n.
I dati risultanti dai conti correnti bancari possono
21132 del 13.10.2011
essere utilizzati sia per dimostrare l’esistenza di
un’eventuale attività occulta di impresa, arte o pro-
fessione, sia per quanti care il reddito ricavato da
tale attività. Con conseguente inversione dell’onere
della prova
Cassazione,
sent.
n.
In tema di indagini nanziarie sono imputabili a red-
19692 del 27.9.2011
dito imponibile i versamenti non giusti cati non solo
di imprenditori e di professionisti ma anche quelli
dei collaboratori e di qualsiasi altro contribuente. Gli
articoli 32 e 38 del dpr 600/73 hanno infatti portata
generale
Ctr Sicilia, sent. n. 115 del
L’elemento che consente il ricorso all’accertamento
18/9/2012
bancario va individuato nella riferibilità a reddito im-
ponibile delle movimentazioni riscontrate sul conto
corrente del contribuente indipendentemente dal tipo
di attività svolta, anche se non obbligato alla tenuta
delle scritture contabili
Ctp Ravenna, sent. n. 92
del 30/4/2012
In ipotesi di accertamento bancario a seguito del
quale venga contestato il commercio di orologi e gio-
ielli in nero a fronte dell’accertamento di ricavi deve
essere riconosciuta una quota di costi in proporzione
ai maggiori ricavi accertati

gue la sentenza, «ha por- tata generale e riguarda

le dichiarazioni dei redditi

di qualsiasi contribuente,

a prescindere dall’attività

svolta». Soltanto due anni prima la stessa Corte di cassazio-

ne aveva avuto modo di pro-

nunciare parole del tutto si- mili riguardo alle analoghe

disposizione vigenti in ma- teria di accertamenti banca- ri nel settore delle imposte

dirette, ovvero gli articoli

32 e 38 del dpr 600/1973. Il

riferimento è al contenuto

della sentenza n.19692 del

23 giugno 2011 nella quale

si legge come «gli artt. 32 e

38 del dpr 600/1973 hanno

portata generale e pertanto riguardano la rettifica delle

dichiarazioni dei redditi di qualsiasi contribuente, qua- le che sia la natura dell’at- tività dagli stessi svolta

e dalla quale quei redditi

tematica degli accertamen-

ti bancari effettuati nei

confronti dei non titolari

di partita Iva e della loro

specifica rilevanza. In det-

ta sentenza si legge infatti

che «l’utilizzazione dei dati

acquisiti presso le aziende

di credito, ai sensi dell’art.

51, secondo comma, n. 2 del

dpr 26 ottobre 1972, n. 633, non è subordinata alla pro-

va che il contribuente eser-

citi attività d’impresa (o di lavoro autonomo): infatti,

se non viene contestata la

legittimità dell’acquisizione

dei dati risultanti dai conti correnti bancari, i medesimi possono essere utilizzati sia per dimostrare l’esistenza

di un’eventuale attività oc-

culta (impresa, arte o pro-

fessione), sia per quantifi-

care il reddito ricavato da tale attività, incombendo

al contribuente l’onere di

dimostrare che i movimenti

stituito dai versamenti non giustificati. Ma la sentenza da ultimo citata si spinge anche più in avanti entrando diret- tamente nel merito della

ripartizione dell’onere del-

la prova fra fisco e contri-

buente nell’ipotesi di accer- tamento bancario sui conti

di

un soggetto non titolare

di

posizione Iva.

Le presunzioni di cui all’articolo 51 del dpr 633/72, si legge nella sen- tenza in commento, non possono essere ritenute ir-

rilevanti al caso di specie. Ad aggravare la posi- zione del contribuente nel caso trattato nella sentenza

in commento vi era anche

l’omessa presentazione del-

la dichiarazione dei redditi

e la semplice dimostrazione

di un reddito di lavoro di-

pendente che tuttavia non era sufficiente a dare prova che i movimenti transitati sui suoi conti bancari erano riferibili a tale attività. A conclusioni simili a quelle della Corte di cassa- zione sono giunte recente- mente anche alcune corti di

merito. Si prenda per esempio quanto deciso dalla Ctr Si- cilia nella sentenza n. 115 del 18 settembre 2012. Nel

caso sottoposto all’esame dei giudici siciliani, il con- tribuente basava la sua di- fesa assumendo di non po- ter essere assoggettato agli accertamenti bancari non essendo né imprenditore né esercente arti o professioni

e pertanto non soggetto alla

tenuta delle scritture con-

tabili, unico elemento utile

a suo favore al fine di poter

fornire una valida prova contraria alle presunzioni dell’ufficio. Secondo i giudici della re- gionale, invece, «l’elemento

che consente il ricorso all’ac- certamento bancario va in- dividuato nella riferibilità

a reddito imponibile delle

movimentazioni riscontra- te sul conto corrente del contribuente indipenden- temente dal tipo di attività

svolta, che nella fattispecie

è amministratore di socie-

tà, anche se non obbligato alla tenuta delle scritture contabili». Considerato quindi che l’origine delle somme in contestazione, continua la sentenza della regionale Sicilia, è rimasta del tutto ignota e che non vi sono ragioni concrete o plausi- bili per poterle attribuire a interessi, come asserito dal ricorrente, la tassazione alla fonte su questi ultimi non interferisce con le sud- dette somme per cui è da escludersi, categoricamen- te, l’ipotesi di una doppia tassazione. Dulcis in fundo il dispo- sitivo della sentenza n. 92 della Ctp di Ravenna, emes- sa il 30 aprile 2012. Secon- do i giudici emiliani infatti l’accertamento bancario nei confronti di un soggetto non titolare di partita Iva è più che legittimo e può portare addirittura a evidenziare una vera e propria attività commerciale in nero che nel caso di specie era costituito dal commercio di orologi e gioielli. In tali situazioni tuttavia,

a fronte dell’accertamento dei ricavi, deve essere co- munque riconosciuta una

quota di costi in proporzio- ne ai maggiori ricavi accer- tati. Nel caso di specie, si legge in sentenza, «si ritie- ne congrua una percentuale pari al 20% dimostrata dal ricorrente anche attraver- so l’esame di omologhi casi esaminati dalla Corte di cassazione».

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata

Altri articoli sul sito www.italia- oggi.it/accertamenti

Altri articoli sul sito www.italia- oggi.it/accertamenti G li accertamenti ban- cari tentano il sal- to di

G li accertamenti ban-

cari tentano il sal-

to di qualità. Dopo

l’estensione delle

verifiche sui conti correnti dalla società ai suoi soci o

amministratori e dall’im- prenditore o dal professioni- sta ai suoi familiari o ami-

ci, ecco che comincia a farsi

sempre più spazio anche

la possibilità di assogget-

tare a indagini finanziarie qualunque tipologia di con- tribuente, sia esso un tito- lare di partita Iva o meno.

Questo passo in avanti delle verifiche finanziarie risulta avallato dalla giurispruden-

za sia della Corte di cassa-

zione che di alcune corti di merito.

A tale proposito abbiamo riassunto nella tabella in pagina le più recenti sen-

tenze, sia di merito sia di le- gittimità, che confermano il formarsi di un tale orienta- mento e la sua estrema pe- ricolosità per i contribuenti sottoposti a tali tipologie di indagini e verifiche. Chiunque può dunque es- sere oggetto di una verifica bancaria. Verifica che può essere anche non finalizza- ta a ricondurre i versamenti sospetti ad altro soggetto, società partecipata, fami- liare titolare di partiva Iva, ma semplicemente a quali- ficare gli stessi come extra redditi in capo allo stes-

so titolare del rapporto di

conto corrente, indipenden- temente dalla sua qualifica e dall’attività svolta. Questa escalation delle indagini finanziarie trova il

suo supporto giuridico nel- la interpretazione estensiva che la Cassazione ha ritenu- to di dover dare agli articoli 32 del dpr 600/1973 e 51 del dpr 633/1972. In particolare nella recen- tissima sentenza n. 8047 del 3 aprile scorso (si veda ar- ticolo nella pagina seguen- te, ndr), la Suprema corte ha precisato che «l’articolo 51, comma 2, nn. 2) e 7) del dpr 26 ottobre 1972 n. 633 accorda all’ufficio, in tema

di Iva, il potere di richie-

dere agli istituti di credito

notizie dei movimenti sui conti bancari intrattenuti dal contribuente e di pre-

provengano, la qual cosa in particolare è da ritenersi per quanto relativo all’ap-

bancari che non trovano giu- stificazione sulla base delle sue dichiarazioni non sono

sumere la loro inerenza a

plicabilità della presunzio-

fiscalmente rilevanti».

operazioni imponibili, ove

ne

di cui all’art. 32, comma

Dunque l’accesso sui conti

non si deduca e dimostri

1, n. 2».

di

un qualsiasi contribuen-

che i movimenti medesimi

Nel solco dei due inter-

te,

anche non imprenditore

siano stati conteggiati nella

venti sopra citati si pone

o professionista, non solo

dichiarazione annuale o sia-

anche la sentenza n. 21132

è possibile ma può essere

no

ricollegabili ad atti non

del 13 ottobre 2011 nella

lo strumento attraverso

soggetti a tassazione».

quale la Corte di cassazio-

il

quale qualificare fiscal-

Tale presunzione, prose-

ne

sviluppa e arricchisce la

mente il reddito occulto co-

105116097108105097111103103105095109097110

LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013 7 F I S C O
LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013
7
F I S C O

Pagina a cura

DI STEFANO LOCONTE E LUCIANNA GARGANO

L a Cassazione spiazza nuovamente il contri- buente ed espande il potere dell’ammini-

strazione finanziaria al di là dei paletti previsti dal Legislatore. Il Supremo collegio, infat- ti, con un (espresso, quan- to improprio) richiamo alle disposizioni contenute nell’art. 51, del dpr n. 633 del 1972 in materia di Iva, estende la validità degli accertamenti bancari pra- ticamente a chiunque, «a prescindere dal tipo di at- tività svolta». È questa la sintesi del pensiero espresso lo scorso 3 aprile dai Giudici di Piaz- za Cavour, con la sentenza n. 8047. Nell’ambito della parte motiva della stessa, invero, la Suprema corte, con un inciso tanto perico- loso quanto slegato dal te- sto normativo, afferma che «l’art. 51, comma 2, nn. 2) e 7), del dpr 26 ottobre 1972, n. 633, accorda all’ufficio, in tema di Iva, il potere di ri- chiedere agli istituti di cre- dito notizie dei movimenti sui conti bancari intratte- nuti dal contribuente e di presumere la loro inerenza ad operazioni imponibili, ove non si deduca e dimo- stri che i movimenti mede- simi siano stati conteggiati nella dichiarazione annuale o siano ricollegabili ad atti non soggetti a tassazione», ulteriormente precisando, successivamente, che «tale presunzione ha portata generale e riguarda le di- chiarazioni dei redditi di qualsiasi contribuente, a prescindere dall’attività svolta». Qualunque contribuente dunque, non solo i sogget- ti che esercitano imprese, arti o professioni (destina- tari della norma di cui al dpr 633/1972 in materia di Iva), bensì anche i lavora- tori dipendenti (non desti- natari, in linea generale, della norma di cui innanzi), è assoggettabile (rectius, assoggettato) a quel regi- me presuntivo, scaturente dagli accertamenti basati sulle indagini finanziarie, sulla base del quale un qualsivoglia versamento non giustificato, in quanto non immediatamente ricon- ducibile alla dichiarazione annuale o in qualche modo ricollegabile ad atti non soggetti a tassazione, viene automaticamente riqualifi- cato quale maggior reddito imponibile. Il che equivale a dire, in estrema sintesi, che la sus- sistenza di un’incongruenza tra dichiarazione e versa- menti costituisce sempre e indistintamente presuppo- sto per l’accertamento. Le valutazioni della Cor- te circa l’ambito di applica- zione dell’art. 51, del dpr n. 633 del 1972 citato, vengono effettuate a fronte di una

Superati i paletti posti dalla legge

gli accertamenti basati sulle indagini finanziarie ed a quanto problematica divenga l’attività di difesa del contribuente accertato posto in tal modo di fronte ad una inversione dell’onere della prova, il più delle volte impossibile da sostenere. Ma ancor più, affermazio- ne pericolosa, quella della Suprema corte, laddove la stessa travalica addirittura il dato normativo. La stessa, infatti, da un lato opera un espresso ri- ferimento ai nn. 2 e 7, del comma 2, dell’art. 51 cit., e dall’altro giustifica, peral- tro proprio sulla base di tale richiamo, l’estensione della presunzione de qua. Tuttavia, il citato n. 2), della norma suddetta, il quale a sua volta richiama il successivo n. 7), non ope- ra un generico richiamo allo status di contribuente, ben- sì fa espresso riferimento ai «soggetti che eser- citano imprese, arti o professioni» e solo ad essi, sen- za che tale espres- sione potesse rite- nersi, almeno fino all’intervento del- la Corte, diversa- mente interpreta- bile, a prescindere da qualsivoglia esigenza di esten- sione. V’è da porsi, a questo punto, i necessari interro- gativi circa la ine- vitabile eco che la pronuncia in com- mento porterà con sé. V’è da chieder- si, vale a dire, se il contribuente, finora tutelato e garantito dal det- tato normativo, resti ancora tale all’indomani della pronun- cia della Corte.

© Riproduzione riservata La sentenza sul sito www.italia- oggi.it/docio7
© Riproduzione riservata
La sentenza
sul sito www.italia-
oggi.it/docio7
Il principio I giudici di Piazza Cavour estendono l’ambito di applicazione degli accertamenti
Il principio
I giudici di Piazza Cavour estendono l’ambito di applicazione degli accertamenti
bancari,sostenendo,infatti,che «l’art. 51,comma 2,nn. 2) e 7),del dpr 26 ottobre
1972, n. 633, accorda all’uf cio, in tema di Iva, il potere di richiedere agli istituti
di credito notizie dei movimenti sui conti bancari intrattenuti dal contribuente e di
presumere la loro inerenza a operazioni imponibili, ove non si deduca e dimostri
che i movimenti medesimi siano stati conteggiati nella dichiarazione annuale
o siano ricollegabili ad atti non soggetti a tassazione», altresì aggiungendo che
«tale presunzione ha portata generale e riguarda le dichiarazioni dei redditi di
qualsiasi contribuente, a prescindere dall’attività svolta».
Tali affermazioni ricomprendono, dunque, altresì i lavoratori subordinati, e quindi
non solo i soggetti che esercitano imprese, arti o professioni, nel novero dei
soggetti destinatari degli accertamenti bancari.
eccezione
osta in essere

eccezione, posta in essere

dall’Agenzia delle entra-

te nell’ambito del proprio

ricorso, circa la correttez- za del proprio operato con riferimento all’avvenuta rettifica, in forza di presun-

zione, di elementi risultanti dai conti correnti bancari

di alcuni (ma non definiti)

soggetti e il comportamento,

ritenuto inammissibile, del-

la Commissione tributaria

regionale, in quanto «sosti- tuita alla parte nel fornire la prova, ammettendo la Ctu». A fronte di tale eccezio- ne, dunque, gli Ermellini, nel giudicare infondato il ricorso dell’Agenzia delle entrate, hanno cura di evi- denziare come l’infonda- tezza del motivo riguardi esclusivamente le viola- zioni dell’onere probatorio lamentato e non, invece, l’incipit dell’attività di ac- certamento. Tale «eccesso di zelo» della Suprema corte, tutta- via, si traduce in una tanto estrema quanto pericolosa leggerezza, laddove questa, nel giustificare in via ge- nerale (pur, lo si ribadisce,

nel giustificare in via ge- nerale (pur, lo si ribadisce, nell’ambito di una declara- toria di

nell’ambito di una declara- toria di infondatezza dello specifico motivo) l’utiliz- zazione dell’accertamento bancario di cui all’art. 51 cit., decide di andare oltre l’espresso dettato normati- vo sostenendo, come visto, che la presunzione di cui

all’art. 51, comma 2, nn. 2) e 7), del dpr 633/72 si esten- de a «tutte le dichiarazioni dei redditi di qualsiasi con- tribuente, a prescindere dall’attività svolta». Affermazione pesan- te, dunque, se si pensa a quanto già invasivi siano

Affermazione pesan- te, dunque, se si pensa a quanto già invasivi siano 105116097108105097111103103105095109097110
Affermazione pesan- te, dunque, se si pensa a quanto già invasivi siano 105116097108105097111103103105095109097110

105116097108105097111103103105095109097110

8 Lunedì 8 Aprile 2013 F I S C O Le Entrate: regole a parte
8 Lunedì 8 Aprile 2013
F I S C O
Le Entrate: regole a parte per il pregresso, ma vale sempre il limite dell’imposta versata

Irap, le deduzioni si affiancano

Vanno coordinati costo del lavoro con interessi passivi

Pagina a cura

DI ANTONIO MASTROBERTI

E’ un vero e proprio

nulla osta a una

semplice applica-

zione delle due

deduzioni da Irap quello contenuto nella circolare n. 8/E del 3 aprile, poiché a partire dalla prossima tor- nata dichiarativa per l’Irap utile alla deduzione dalle imposte sui redditi correlata al costo del lavoro, introdot- ta con il c.d. decreto Monti, non si tiene mai conto della deduzione parallela intro- dotta dal dl n. 185/2008, at- tualmente ridimensionata alla sola componente degli interessi passivi. È questo uno dei nodi centrali dipa-

nati dall’Amministrazione finanziaria, che però subito mette in guardia il contri- buente, ribadendo quanto già si evince dalle istruzio- ni al modello per il rimborso del pregresso (provvedimen- to n. 140973/2012). Quando si ha a che fare con il repete delle maggiori imposte ver- sate scattano regole a par- te, e l’eventuale fruizione della deduzione forfetaria del 10% non rileva ai fini del calcolo della deduzione analitica solo se al valore della produzione netta han- no concorso anche interessi passivi non dedotti. Se però il contribuente ha beneficia- to del forfait esclusivamen- te su spese per il personale dipendente (poiché non ave- va sostenuto costi per oneri finanziari), l’importo mas- simo ammesso a rimborso va calcolato tenendo conto dell’Irap già dedotta in re- lazione al medesimo periodo d’imposta (si veda la tabella in pagina). Quest’ultima si- tuazione, in realtà, non può venirsi a creare a regime (e cioè in Unico 2013), poi- ché se il contribuente non presenta interessi passivi

Il caso Si supponga che il forfait pari al 10% dell’Irap versata nel corso del
Il caso
Si supponga che il forfait pari al 10%
dell’Irap versata nel corso del 2010
(Irap a saldo = 100) sia stato applicato
in assenza di interessi passivi indedu-
sola variazione in diminuzione, comple-
tamente riferibile alla mancata deduzio-
ne della componente lavoro. In pratica,
a fronte di un Irap versata pari a 100,
cibili. Le Entrate hanno precisato che
nel calcolare il rimborso delle imposte
sui redditi per l’Irap sul costo del lavoro
indeducibile dovrà necessariamente
essere scomputato il 10% del saldo
2009 dall’Irap di riferimento (che pas-
sa da 100 a 90), trattandosi di Irap
afferente esclusivamente le spese per
il personale, già chiesta a rimborso.
Nel complesso viene applicata una
deduzione pari al totale dell’Irap inde-
ducibile dalle imposte sui redditi (10
tutta da riferirsi alla componente inde-
ducibile dei costi del lavoro (100%), la
società applica una variazione in dimi-
nuzione pari a 100. Si può agevolmente
notare che il risultato è identico. Se poi
si assume che per un dato anno il forfait
+ 90 = 100).
Però,se analoga situazione si veri ca in
relazione al 2012 lo scenario cambia,
e la società applica, nel quadro RF, una
sia stato applicato anche a fronte della
presenza di interessi passivi,anche per
un importo minimale, si perviene alla
conclusione che in un certo qual modo
le due deduzioni tendono ad af ancar-
si, ma va comunque ricordato quanto
precisato nella circolare n. 8/E/2013,
ossia che in ogni caso la deduzione
e/o il rimborso non possono eccedere
l’imposta versata.
indeducibili indeducibili nella nella base base im- im-
deduzione/rimborso deduzione/rimborso non non può può
deputato deputato a a ospitare ospitare le le per- per-

ponibile Irap il forfait pari

mai eccedere l’Irap versata

dite pregresse (caso in cui

al 10%, così come oggi è nor-

o

dovuta.

ogni caso il costo del lavoro

la

società è in perdita an-

mato, non prende forma. Nei restanti casi a preva- lere sono le esigenze di sem- plificazione, oggi assurte a priorità nel rapporto Erario/ Contribuente, vieppiù ri- spetto a un meccanismo che

Se poi la società svolge attività anche all’estero occorre assumere, ai fini del calcolo della deduzione analitica spettante, il va- lore della produzione netta rilevante ai fini Irap, e il

che per il 2012). In questi casi l’istanza di rimborso si presta, a ben guardare, ad assumere una funzione nor- malmente assunta dall’inte- grativa in diminuzione (che ovviamente non deve essere

trova complessità nelle stes- se ragioni che ne supportano

costo del lavoro analitico specificamente afferente

presentata), aprendo il var- co, in uno scenario futuro,

la tutela, e in norme, perciò,

al personale impiegato nel

a

nuove forme di interrela-

per molti versi assai cripti- che e articolate. In ossequio

territorio dello stato, e in

zione tra Fisco e contribuen- te. In un’ottica di un Fisco

a queste esigenze resta sul terreno una teorica e par-

e

vanno nettizzati della quota

il valore della produzione

moderno e improntato alla compliance, questa chance

ziale (minima) duplicazione

estero.

di

rivitalizzare la perdita

del beneficio, laddove il con- tribuente abbia applicato il

In caso di istanza di rim- borso che apre le porte alla

sembra un ottimo esempio di un sistema che guarda alla

forfait a fronte di interessi passivi non dedotti dal va- lore della produzione netta (prima la deduzione assor- biva anche la componente

rivitalizzazione di una per- dita le Entrate confermano che il componente negati- vo di reddito si candida a trovare spazio già in Unico

sostanza delle cose, senza incespicare continuamente nelle asperità procedurali di una disciplina palesemente inadeguata a regolamentare

lavoro), ma anche questo ef-

2013, e questo anche solo

il

fenomeno della correzione

fetto viene il più delle volte

nel prospetto di memoria

di

errori a sfavore del con-

annullato per il fatto che la

(quadro RS) normalmente

tribuente.

Altra nota di interesse attiene agli effetti che ma-

turano sulla disciplina del credito per i redditi prodot-

ti all’estero. Se per effetto

dell’istanza di rimborso da Irap si riduce l’imposta italiana, limite massimo della detrazione dell’impo- sta estera, può conseguirne una diminuzione dell’im-

posta estera scomputabile in quell’esercizio ai sensi

di quanto previsto dall’art.

165 del Tuir e, pertanto, un aumento dell’eccedenza dell’imposta estera che può essere riportata in avanti o indietro per essere compen- sata con eventuali eccedenze

di imposta italiana rispetto

a quella estera. Oltre ai casi

in cui questa eccedenza si

trasforma comunque in un’imposta da richiedere a rimborso con l’istanza, per effetto dell’incrocio con ec-

cedenze di segno opposto, le Entrate prendono in consi- derazione anche il caso in cui la rivitalizzazione atten- ga (non già a una perdita), ma alle stesse eccedenze

di imposta estera di cui al

comma sesto del citato art. 165. In questo caso è previ- sta la presentazione di una

istanza cartacea al Fisco

e, comunque, il recapture

nella prima dichiarazione utile, anche il Mod. Unico 2013 (in part., sez. II-C del quadro CE). Anche queste ultime dinamiche ci sem- brano improntate a esigen- ze tese a ripristinare, per quanto possibile, una situa- zione compatibile con quella astrattamente verificabile in caso di originaria ap- plicazione della deduzione (in prospettiva, in assenza dell’errore sfavorevole).

© Riproduzione riservata Altri articoli sul sito www.italiaoggi. it/irap
© Riproduzione riservata
Altri articoli sul
sito www.italiaoggi.
it/irap
Il rischio perdite reiterate è dietro l’angolo La deduzione da Irap, come chiari- to dalle
Il rischio perdite reiterate è dietro l’angolo
La deduzione da Irap, come chiari-
to dalle Entrate nella circolare n.
8/E del 2013, si presta ad aprire le
porte all’ap-
p l i c a z i o n e
della discipli-
na di contra-
sto alle c.d.
società di co-
modo, per ef-
fetto del ma-
terializzarsi
del triennio
previsto dal
dl n. 138/2011
in materia di
società in
perdita si-
stematica, se
l’istanza di
rimborso da
Irap porta alla rivitalizzazione del-
le perdite o a un reddito inferiore
a quello minimo (test da perdite
negativo) (si veda anche Italia-
Oggi Sette dell’11 marzo 2013).
L’aspetto più interessante è che
un contribuente
che non applica
(o non ha appli-
cato) la dedu-
zione in base a
una libera scel-
ta può uscire
indenne dalle
forche caudine
della discipli-
na di contrasto
alle società di
comodo negli
esercizi succes-
sivi.
Per altri versi,
il rischio è che
l’adeguamento
al
reddito minimo per una società
di
comodo spazzi via la deduzione
da Irap per le società considerate
di
comodo. Questa deduzione non
può certo essere assimilata a una
agevolazione fiscale (quale per
esempio la deduzione da Ace), la
cui fruizione è preservata rispetto
all’invadenza del c.d. reddito mi-
nimo, ma è comunque sorretta da
ampie e strutturate esigenze di ca-
rattere costituzionale, tali da po-
terne consentire una associazione
con altri istituti garantiti da que-
sto punto di vista, in quanto incen-
trati su incontrovertibili logiche di
sistema, come quelle tese a evitare
la
doppia imposizione economica
in
materia di dividendi societari
(art. 89 del Tuir).
© Riproduzione riservata

105116097108105097111103103105095109097110

LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013 9 F I S C O I chiarimenti contenuti nella circolare
LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013
9
F I S C O
I chiarimenti contenuti nella circolare n. 7 delle Entrate sulla participation exemption

Pex, affitto d’azienda a due vie

Cessione di quote minusvalenti sotto l’esame del Fisco

Pagina a cura

DI ALESSANDRO FELICIONI

D ue pesi e due misure

per l’affitto d’azien-

da in tema di pex; la

concessione dell’unica

azienda fa perdere la commer- cialità alla società e interrom-

pe il periodo triennale neces-

sario a far scattare l’esenzione sulle plusvalenze. Tuttavia, in caso di cessione di quote minu-

svalenti la deducibilità della perdita non è automaticamen-

te

garantita, ma va sottoposta

al

vaglio dell’amministrazione

finanziaria potendo configura-

re manovra elusiva. La circolare n. 7/E del 29 marzo 2013 approfondisce, a

quasi dieci anni dall’esordio,

la disciplina della pex ponen-

do l’accento su alcune fatti- specie particolari e oggetto di perplessità e dubbi. A dire il vero dalla lettura della circolare, al di là dei sin- goli aspetti affrontati, emerge un filo conduttore dal quale si evince il timore dell’ammini- strazione finanziaria che la di- sciplina, nata come strumen-

to di tutela contro eventuali

doppie imposizioni economi- che, venga strumentalmente utilizzato a fini elusivi. Da qui il costante richiamo

alla possibilità di intervenire

ai sensi dell’articolo 37-bis

del dpr 600/73 e la precisazio- ne che il regime in questione

non è affatto opzionale, ma automatico in presenza di de- terminati requisiti. Nel bene

e nel male. Il monito è chiaro:

attenzione non solo a precosti- tuire artatamente i requisiti per l’accesso alla pex in caso

di prossime cessioni plusva-

lenti, ma anche e soprattutto

a sfuggire dalla disciplina tut-

te le volte che si configuri una

cessione minusvalente foriera

di perdite deducibili al di fuori

della pex.

Così nel caso del requisi-

to della commercialità e del

periodo di tempo idoneo a

soddisfarlo (lettera d dell’ar- ticolo 87, comma 1, del Tuir) l’attenzione è posta sui criteri

di

determinazione dei tre anni

di

commercialità necessari a

far scattare l’esenzione (e l’in-

deducibilità). In caso di interruzione dell’attività commerciale, per esempio, non è detto che il

requisito della commercialità venga perso e sia necessario ripartire con il computo del periodo triennale. Se l’interru- zione dell’impresa commercia-

le è solo momentanea, e non

presuppone la dismissione della struttura operativa che

le consenta di riprendere il

processo produttivo in tem- pi ragionevoli in relazione all’oggetto dell’attività d’im- presa, il periodo di inattività non è rilevante ai fini della

verifica della commercialità.

In tal caso, infatti, l’impresa

Società di comodo su corsia parallela Società di comodo e pex a doppio bina- rio.
Società di comodo su corsia parallela
Società di comodo e pex a doppio bina-
rio. Nessuna conflittualità o specialità
tra le due discipline che viaggiano su
corsie parallele. Così può succedere che
la società sia considerata non operati-
va, ma possa fruire della pex (soprat-
tutto con riferimento al requisito della
commercialità) e, simmetricamente, può
stificano l’indipendenza delle discipline.
Il
problema si pone, essenzialmente, per
il
requisito della commercialità richiesto
dalla pex, con particolare riguardo alle
immobiliari che possono essere soggette
a
entrambe le penalizzazioni.
Così potrebbe ricorrere il caso in cui una
società che, pur non svolgendo un’effet-
tiva attività commerciale, produca ricavi
effettivi superiori a quelli presunti pre-
visti, per il caso specifico, dalla discipli-
na delle società non operative. In tale
ipotesi, la cessione della partecipazione
detenuta nella medesima non integra i
presupposti per usufruire dell’esenzione
anche in presenza di una società non di
comodo. Viceversa, potrebbe verificarsi
che una società, pur qualificandosi per
l’esenzione in quanto in possesso del
requisito della commercialità, non rie-
sca a conseguire ricavi minimi, calcola-
ti applicando i coefficienti previsti. In
tale ipotesi, la società si considera non
operativa, fatta salva la possibilità di
dimostrare l’esistenza di situazioni og-
gettive tali da impedire la produzione
di ricavi presunti. Il problema è quan-
do una società è, contemporaneamente,
considerata di comodo e non supera il
requisito della commercialità ai fini della
pex. È evidente che, in tale circostanza,
ci
sarà una doppia penalizzazione dovuta
al
fatto che, da un lato la società subirà
succedere che la società superi il test di
operatività, ma non abbia i requisiti per
essere considerata commerciale.
L’Agenzia sottolinea che le diverse filo-
sofie che sottendono alle normative giu-
le
penalizzazioni previste dalla norma-
tiva antielusiva di cui alla legge n. 724
del 1994 e dall’altro la cessione della
L’Agenzia, come accennato
premessa, sottolinea però
partecipazione in tale società non potrà
generare plusvalenze esenti.
svalente della
arteci azio-
cessione della
arteci azione
fittato) a
uello della
reva-

continua a disporre di una struttura adeguata a soddi- sfare la domanda del mercato nei termini precedentemente specificati. Diverso è il caso in cui l’in- terruzione dell’attività sia causata da un «depotenzia- mento» dell’azienda dovuto a cessione di asset, personale o riduzione della produzione. Il

periodo triennale si interrom- se ci si trova di fronte a una

pe

liquidazione di fatto.

in

che potranno essere sinda- cato comportamenti volti a interrompere la commerciali-

tà dell’impresa al solo fine di

fuoriuscire dal regime della pex per procedere a una ces- sione di partecipazioni minu-

svalente. Ecco perché, se è vero che l’affitto dell’unica azienda detenuta dalla società par- tecipata rappresenta un caso

di interruzione del requisito

della commercialità in capo al concedente, con conseguente

uscita dal regime pex, è al- trettanto vero che, nel caso

di successiva cessione minu-

svalente della partecipazio-

ne nella società concedente (soprattutto se effettuata nei confronti dello stesso affittua-

rio dell’azienda) l’operazione sarà oggetto di sindacato elusivo, al fine di verificare se la stipula del contratto di affitto sia strumentale alla perdita del requisito della commercialità. Ai fini della valutazione in esame, andrà comunque opportunamente apprezzata la circostanza che l’esercizio di un’attività non commerciale antecedente la

cessione della partecipazione

si sia protratto per un periodo

di almeno tre periodi d’impo-

sta, in linea con quanto pre-

visto dall’articolo 87 del Tuir

ai fini del riconoscimento o

meno del requisito della com- mercialità. Laddove l’affitto interessi

non l’intera e unica azienda ma solo un ramo di essa, il problema della commercialità

si sposta dall’ambito tempo-

rale (è chiaro che l’attività commerciale viene comunque esercitata con il ramo non af-

fittato) a quello della preva-

lenza. Va verificato, insomma, se l’attività ceduta in affitto sia o meno prevalente rispet- to a quella rimasta all’interno della società. Per tale verifica possono essere utilizzati di- versi criteri tra i quali, quello più diretto, fa riferimento al confronto tra l’ammontare dei canoni di affitto dell’azienda ceduta in godimento e i ricavi direttamente conseguiti dal ramo rimasto in gestione alla società proprietaria.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata

Il nodo da sciogliere: distinguere le diverse fasi

La distinzione tra la fase preparato- ria dell’attività e quella effettiva non è sempre così agevole da individuare. Ciò perché ci sono alcune tipologie di attività nelle quali la fase preparato- ria può essere particolarmente lunga

e complessa. In queste circostanze

l’Agenzia precisa che in tali settori, determinate attività, che potrebbero essere ritenute in linea di principio

meramente preparatorie, possono considerarsi, al contrario, esplicative dell’esercizio di attività d’impresa. In tal modo il periodo di possesso delle partecipazioni può essere anticipato

a tale fase iniziale.

È il caso dell’impresa che opera nell’ambito delle concessioni diret- te alla progettazione, esecuzione e gestione funzionale ed economica di

opere di interesse pubblico o di pub- blica utilità. Ebbene per tali sogget-

ti l’esercizio di impresa commerciale

deve ritenersi sussistente già nelle fasi iniziali di progettazione e realiz-

zazione dell’investimento, in quanto attività direttamente riconducibili al più ampio oggetto sociale per il quale la società risulta costituita. Ovviamente occorre che l’impresa disponga di una struttura adeguata

a soddisfare la domanda del merca-

to in tempi ragionevoli, in quanto si trova nella condizione di dare inizio alla realizzazione dell’opera infra- strutturale. Anche le società operanti nel settore della produzione di energia rientrano in tale categoria particolare. Di rego- la, infatti, prima di avviare l’attività

tipica, tali soggetti svolgono una se- rie di attività preliminari a tutti gli effetti assimilabili alla fase di start up (ricerca dei siti ove ubicare gli impianti, ottenimento dei permessi/ autorizzazioni, progettazione e co- struzione degli impianti medesimi). Peraltro anche nell’ambito dei pro- cedimenti autorizzativi per la costru- zione e l’esercizio di infrastrutture energetiche dichiarate di interesse pubblico o di pubblica utilità, il com- plesso delle attività concernenti le operazioni di finanziamento, di ricer- ca dei siti, di progettazione e realiz- zazione degli impianti, non ha natura meramente preparatoria ma integra immediatamente la realizzazione, seppur parziale, dell’oggetto sociale dell’impresa.

105116097108105097111103103105095109097110

10 Lunedì 8 Aprile 2013 F I S C O Il bilancio di Gdf, Agenzia
10 Lunedì 8 Aprile 2013
F I S C O
Il bilancio di Gdf, Agenzia delle dogane e dei monopoli: controllati quasi 30 mila esercizi

Lotta serrata al gioco illegale

Tre i fronti: slot machine, scommesse e gaming sul web

Pagina a cura

DI NICOLA TANI

I controlli sui giochi nel 2012 Esercizi controllati 27.376 (+35%) Violazioni penali 530 Persone denunciate
I controlli sui giochi nel 2012
Esercizi controllati
27.376 (+35%)
Violazioni penali
530
Persone denunciate
528
Sequestri penali
281
Imposta accertata
44,1 milioni
Violazioni amm.ve Aams
1.740
Violazioni amm.ve no Aams
1.232
Siti esteri sottoposti a inibizione accesso
4.297
Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Gdf
I numeri del gioco non autorizzato
Slot machine non collegate
200 mila
Agenzie scommesse prive di concessione
5
mila
Giro d’affari illegale casinò online (2012)
9
miliardi
Sale poker «live» non autorizzate
600
Giro d’affari poker «live»
250
milioni annui
Giro d’affari Virtual games
oltre 100 milioni
Fonti: Agipronews, Ficom Leisure, Direzione Antima a, operatori scommesse

ri delle slot machine, «in un settore che nel 2004 contava circa 700 mila apparecchi il-

legali. Ora, grazie all’impegno costante dell’amministrazione

e dei concessionari, si contano

questo comparto, la Guardia di finanza ha individuato lo scorso anno, e spesso posto sotto sequestro, 1.555 punti raccolta di scommesse clande- stine, solo una parte delle circa 5 mila agenzie prive di conces- sione censite dagli operatori. Una situazione intollerabile secondo il presidente di Asso- snai, Francesco Ginestra: «I volumi del gioco autorizzato sono in calo per la presenza di circuiti illegali che non pagano le tasse, offrono quote migliori e dispongono di eventi esclusi dal palinsesto italiano. Il pro- blema resta sempre lo stesso:

si vanno a controllare miglia- ia di volte i punti regolari, non quelli che operano illegittima- mente». Nel mirino, poi, c’è anche il gaming via internet. Una vera e propria task force con Monopoli di stato, Sogei, Guardia di finanza e polizia postale lavora da anni a una «black-list» di 4.297 siti non autorizzati, dal 2006 non più raggiungibili dagli utenti ita- liani, tutti più o meno ricondu- cibili alle multinazionali estere del gaming oppure a società con base nei paradisi fiscali. Brian Mattingley, ceo di 888 Holdings, leader mondiale dei

S i stringe il cerchio sul

gioco illegale, un busi-

ness che vale, in Italia,

diversi miliardi ogni

anno. Difficile capire esatta- mente quanti: 15 miliardi se-

condo Libera, 20 per l’Adoc, 25 per le stime di Censis Servizi. Un business «nero» che non conosce la parola crisi, mal- grado i controlli e l’aumento

di offerta legale degli ultimi

dieci anni: 200 mila slot non

collegate, secondo la Direzione Antimafia, ancora disseminate

in tutta Italia, centinaia di sale

da poker in cui si organizzano

ogni giorno tornei che sfuggono

a ogni forma di tassazione, mi-

gliaia di agenzie di scommesse

non autorizzate nelle quali da

anni gli italiani giocano anche

ai «virtual games» (ancora non

disponibili per gli operatori autorizzati), migliaia di siti esteri che, anche dopo il lancio

di poker, casinò e slot machine

legali, continuano a drena-

re dall’Italia miliardi di euro

ogni anno. Una battaglia com- plessa, nella quale il ministero dell’economia sta mettendo in campo risorse e interventi, a partire dalle verifiche sul ter- ritorio: nel 2012, quasi 30 mila esercizi sono stati controllati dagli ispettori dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli

e dalle forze di polizia. Tre in

particolare sono i settori nel mirino delle forze dell’ordine:

nelle slot, per cominciare, il

380 mila apparecchi controllati

numero dei locali setacciati è

e che generano gettito erariale,

passato dai 12.036 del 2010

a fronte di 200 mila ancora nel

ai

22.878 del 2012, con una

circuito illegale. Ma per garan-

crescita del 28% tra il 2010 e

tire un prodotto sicuro, il ruolo

il

2011 e del 48% tra il 2011

del concessionario è fondamen-

e

il 2012. «Il processo di lega-

tale». Il trend dell’aumento

lizzazione degli apparecchi da intrattenimento è stato lungo e

dei controlli è stato rispettato anche nel settore scommesse,

complicato», commenta Fabio Schiavolin, a.d. di Cogetech, uno dei dodici concessiona-

nel quale si è passati dalle 2.176 ispezioni del 2010 alle 3.639 dello scorso anno. In

casinò online da qualche anno con licenza italiana, sottolinea che: «L’oscuramento dei siti è stata una delle prime misure assunte dal governo italiano per proteggere il mercato: è un primo passo, sicuramente non risolutivo, ma rappresenta un deterrente per i giocatori meno esperti. Per questo la strategia

di 888 è quella di puntare sui

mercati regolamentati, per agire sempre nel rispetto del-

le regole». Un’operazione di

riconversione delle (cattive) abitudini online degli italiani che dura dal 2006 e che, dopo i successi ottenuti nel poker virtuale (il lancio dei prodot- ti Aams ha ridotto parecchio il fatturato dei siti esteri), ha come prossimo obiettivo il fiu- me di miliardi, almeno 9 all’an-

no secondo la società inglese di

consulenza Ficom Leisure, di giro d’affari dei casinò esteri dall’Italia. Accanto ai settori tradizionali, poi, negli ultimi anni si sono sviluppate altre forme di gioco non regolamen- tato. Di gran moda, in parti- colare, il poker «live»: due mi- lioni di giocatori frequentano circa 600 sale in tutta Italia, un business che ogni anno, se- condo le associazioni di setto- re, genera un giro d’affari da 250 milioni di euro al di fuori delle uniche sedi autorizzate, che sarebbero i quattro casinò autorizzati. Sta per partire in-

fine, probabilmente in estate, la giostra delle scommesse su eventi virtuali generati dal computer: le previsioni

del ministero dell’economia per il primo anno di attività parlano di circa 500 milioni di euro di raccolta ma intanto, da almeno cinque anni, i «virtual games» sono un’esclusiva delle agenzie prive di concessione e non collegate a Sogei, che han-

no abilmente sfruttato i ritardi del mercato regolato.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
Imposte, 44 milioni di euro accertati nel 2012 Scommesse, Italia alla sbarra in Europa Quarantaquattro
Imposte, 44 milioni di euro
accertati nel 2012
Scommesse, Italia alla sbarra
in Europa
Quarantaquattro milioni di euro accertati nel 2012 dall’Agenzia delle
dogane e dei monopoli. Una somma ancora non particolarmente signi-
ficativa, se si tiene conto della dimensione del business (il giro d’affari
del gioco lo scorso anno è di 86 miliardi di euro), ma superiori agli anni
precedenti, quando furono recuperati rispettivamente 5,8 milioni (2010)
e 13,8 milioni (2011). Sono gli effetti del maggior numero di controlli
amministrativi ordinati dal ministero dell’economia e della piena entra-
ta in vigore delle norme della legge di stabilità 2011, che stabiliscono
paletti più stretti per l’esercizio delle scommesse e pesanti sanzioni
per chi gestisce irregolarmente gli apparecchi da intrattenimento. Così,
nelle maglie del nucleo tributario della Guardia di finanza di Lecce è
finito anche un bookmaker come Goldbet, da anni presente sul terri-
torio italiano, accusato di «esterovestizione» per aver esercitato senza
concessione, con oltre 500 agenti, il betting in Italia pur avendo sede
in Austria. Gli investigatori hanno accertato che il bookmaker avrebbe
omesso di dichiarare 234 milioni di ricavi sui quali avrebbe dovuto pagare
43,4 milioni di euro per imposte sui redditi e circa 6 milioni per imposte
sulle scommesse. La Goldbet respinge ogni accusa di evasione fiscale e
«precisa di aver ricevuto solo l’atto di avvio di un procedimento tribu-
tario». Il business delle agenzie di betting non autorizzate vale, secondo
la relazione tecnica alla legge di stabilità 2011, almeno 100 milioni di
euro tra imposte accertate e sanzioni.
Le scommesse «made in Italy», che producono ogni anno circa 4
miliardi di euro di incassi, con un utile erariale attorno ai 180 milioni
di
euro, sono di nuovo nel mirino dei bookmaker esteri. Il 18 aprile
si
svolgerà l’udienza pubblica della causa Rainone (C-660/11), una
nuova puntata del lungo contenzioso tra il governo italiano e l’alli-
bratore austriaco Goldbet, che scommette sulla possibilità di rac-
cogliere puntate nel nostro paese senza la concessione dall’Agenzia
delle dogane e dei monopoli. Dopo tre sentenze della Corte europea,
nel 2003, 2007 e 2012, a seguito degli esposti della società inglese
Stanleybet, che hanno già creato un enorme danno ai concessiona-
ri
autorizzati, stavolta l’offensiva riguarda l’articolo 88 del Tulps,
che riserva il rilascio dell’autorizzazione di polizia soltanto alle
sale scommesse in possesso di una concessione rilasciata da Aams.
Il
governo italiano, per risolvere la questione sollevata in Europa
dal Tar Toscana, suggerisce alla Corte di giustizia, come riportano
i documenti d’udienza, di stabilire che «la licenza di pubblica sicu-
rezza va rilasciata esclusivamente ai concessionari autorizzati dai
ministeri competenti». Nella memoria depositata in Lussemburgo, la
commissione europea aggiunge come il rilascio dell’autorizzazione
di
polizia previsto dal sistema italiano non sia «contrario ai prin-
cipi dell’Unione a patto che tale restrizione sia proporzionata agli
obiettivi legittimamente perseguiti e non discriminatoria».

105116097108105097111103103105095109097110

Lunedì 8 Aprile 2013 Lunedì 8 Aprile 2013 1 11 F I S C O
Lunedì 8 Aprile 2013
Lunedì 8 Aprile 2013
1 11
F I S C O
Rassegna giurisprudenziale: il termine va sempre concesso (o quasi). Ecco le eccezioni

Verifiche, l’anticipo costa caro

È nullo l’accertamento emesso prima dei 60 giorni

Pagina a cura

DI ANDREA BONGI

A lla fine di ogni attivi-

tà di verifica fiscale

al contribuente deve

essere concesso il

termine di 60 giorni per le opportune memorie e repli-

che. La violazione di tale principio di civiltà giuridi- ca, previsto nell’articolo 12, comma 7, dello statuto del contribuente, comporta la nullità dell’avviso di accer- tamento. Il suddetto termine e le garanzie a esso connesse possono, invece, non essere concesse quando l’attivi-

tà di verifica si estrinsechi

nell’esame di una dichiara- zione fiscale presentata dallo

stesso contribuente; oppure quando l’accertamento sia scattato per effetto di segna- lazioni, rapporti o comunica- zioni pervenute presso gli uf- fici accertatori anche da altri organi dell’amministrazione; oppure a seguito di semplici richieste di esibizioni docu- mentali, questionari, inviti e quant’altro. L’esame delle ultimissime sentenze, sia di legittimità sia di merito, sull’annosa questione relativa alla con- cessione del termine di 60 giorni prima dell’emanazio- ne dell’atto di accertamento evidenzia come il quadro di riferimento si stia facendo sempre più chiaro. In linea generale si può affermare che tale diritto deve sempre essere conces-

so quando la verifica fiscale

preveda accessi presso la sede del contribuente e/o ac-

quisizione di documenti con- tabili, libri, registri ecc., fatti ovviamente salvi i particola- ri e motivati casi di urgenza previsti dalla stessa disposi- zione normativa. Al contrario, in presenza

di

mere attività di controllo

e

liquidazione delle dichia-

razioni fiscali o di verifiche che traggono spunto da altri indizi e segnalazioni quali, per esempio i controlli incro- ciati, tale termine non dovrà essere concesso e l’ufficio po- trà procedere direttamente all’emissione dell’avviso di accertamento senza concede-

re alcun termine per repliche

o memorie al contribuente. La questione è di assoluto

rilievo. L’omessa concessio- ne del termine dei sessanta giorni comporta, infatti, la nullità dell’avviso di accer- tamento travolgendo a prio- ri l’intera attività di verifica posta in essere dagli uffici. In attesa che sullo specifico tema si pronuncino le sezioni unite della Cassazione appo- sitamente investite, è utile esaminare, almeno in sintesi,

il contenuto delle più recenti

pronunce della giurispruden-

Le ultimissime sentenze Corte di cassazione, sentenza n. 16999 del 5 ottobre 2012 La previsione
Le ultimissime sentenze
Corte di cassazione,
sentenza n. 16999 del
5 ottobre 2012
La previsione dell’art. 12, comma 7, della legge
212/2000 secondo cui l’avviso di accertamento non
può essere emanato prima della scadenza del termine
di 60 giorni dal verbale di chiusura delle operazioni
ispettive, «salvo casi di particolare e motivata urgenza»,
implica la sanzione di nullità dell'avviso di accertamento
emesso in violazione del suddetto termine e in assen-
za di motivazione sull'urgenza che ne ha determinato
l'adozione.
Ctr Toscana, sentenza
n. 19 del 18 gennaio
2013
L’avviso di accertamento emesso prima della scadenza
dei 60 giorni dal rilascio del verbale di chiusura delle
operazioni di controllo, in assenza di motivazione circa
i presupposti della particolare urgenza all’emissione,
deve essere dichiarato nullo.
Ctr Toscana, sentenza
n84 del 11 dicembre
2012
L’avviso di accertamento emanato prima di 60 giorni
dalla noti ca del processo verbale di constatazione,
salvo casi di particolare e motivata urgenza, è illegittimo
perché impedisce al contribuente la possibilità di comu-
nicare osservazioni e richieste all’uf cio impositore.
Ctr Campania, sentenza
n. 243 del 20 novembre
2012
L’avviso di accertamento emanato prima della scadenza
dei 60 giorni dalla noti ca al contribuente della copia
del processo verbale di chiusura delle operazioni da
parte degli organismi di controllo è nullo salvo casi di
particolare e motivata urgenza in quanto il contribuente,
in possesso della copia del processo verbale di chiusura
delle operazioni, può comunicare entro detto termine
osservazioni e richieste che sono valutate dagli uf ci
impositori.
Ctr Liguria, sentenza
È illegittimo l’accertamento emesso a seguito di accessi
n. 97 del 24 agosto
2012
mirati effettuati con l’intento di rilevare i dati per l’appli-
cazione degli studi di settore qualora l’amministrazione
non abbia provveduto a redigere il processo verbale di
accesso e il processo verbale di chiusura della veri ca
e non abbia consentito al contribuente di fornire, nei
successivi 60 giorni, le opportune osservazioni.

za tributaria t ib t i sulla ll questione ti (si veda tabella in pagina).

Cassazione, sentenza 16999/2012. Nel caso di specie i giudici di legittimi- tà hanno accolto le istanze del contribuente, ribaltando il giudicato della regiona- le, dichiarando nullo l’ac- certamento e la decisione del giudice dell’appello per «non aver rilevato l’illegitti- mità dell’avviso impugnato, ancorché notificato prima dello scadere del termine di sessanta giorni dalla data di consegna del processo verba- le di constatazione». La circostanza che il con- tribuente, prima dello spirare dei 60 giorni dalla consegna del pvc e prima della notifi- ca dell’accertamento avesse prodotto delle memorie di parte non rileva in alcun modo né si può pensare che con un tale atto si sia potuto interrompere o derogare, al termine di cui all’articolo 12, comma 7, dello statuto del contribuente. Deve peraltro considerarsi,

si i legge l in i sentenza, t che h la l

Corte costituzionale con l’or- dinanza n. 244/2009 e la stes- sa Corte di cassazione con la sentenza n. 22320/2010, hanno puntualizzato che la mancata osservanza del- la disposizione contenuta nel comma 7 dell’articolo 12 dello statuto del contri- buente «implica la sanzione della nullità dell’avviso di accertamento emesso in vio- lazione del termine dilatorio e in assenza di motivazione sull’urgenza che ne ha deter- minato l’adozione». Sanzione della nullità che scatta in applicazione delle seguenti disposizioni normative: l’ar- ticolo 7, comma 1, dello sta- tuto del contribuente; articoli 3 e 21-septies della legge n. 241/1990 (cosiddetta tra- sparenza amministrativa); articolo 42, commi 2 e 3, del dpr 600/1973 per le imposte dirette e articolo 56, comma 5, del dpr 633/1972 per l’im- posta sul valore aggiunto.

Ctr Toscana, sentenza 19/2013. Del tutto simile

alle ll conclusioni l i i della d ll sen-

tenza dei giudici di legitti-

mità ora esaminata anche il dispositivo dei giudici della regionale toscana contenuto nella sentenza n. 19 del 18 gennaio scorso. Il caso ri- guardava un accertamento

da studi di settore sulla base

del quale l’ufficio aveva ese-

guito un’attività di controllo preceduta dalla richiesta di documentazione contabile relativa all’anno d’imposta 2003, alla quale era segui-

to un vero e proprio accesso

presso i locali della società contribuente al preciso fine

di reperire ulteriori docu-

menti contabili. L’avviso di accertamento veniva emesso dall’ufficio prima della scadenza del ter- mine di 60 giorni decorrente dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni di verifica,

senza peraltro dare menzione nello stesso della particolare e motivata urgenza alla base

di tale mancato rispetto.

Preso atto di tutto ciò la regionale, considerando tale

eccezione come preliminare e prevalente anche sul merito del ricorso stesso, ha deciso che «nell’avviso di accer- tamento in oggetto manca l’obbligatoria motivazione da parte dell’ufficio della particolare urgenza di an- ticipare l’emissione dell’av- viso di accertamento con la conseguente invalidità dello stesso».

Ctr Campania, sentenza 243/2012. Se esistano validi motivi per derogare al ter- mine dei 60 giorni, quali il fondato pericolo per la ri- scossione del credito eraria- le, questi devono comunque essere esplicitati nella mo- tivazione dell’atto di accer- tamento altrimenti lo stesso non potrà che essere dichia- rato nullo. È quanto deciso dai giudici della regionale della Cam- pania, nonostante l’accer- tamento fosse stato emesso nei confronti di una società che non aveva presentato

la

dichiarazione dei redditi

e

per la quale la guardia di

finanza aveva accertato un reddito d’impresa di oltre 200 mila euro. Inutile la difesa dell’uffi- cio che aveva controdedotto «evidenziando che esisteva- no i motivi di urgenza previ- sti dal comma 7 dell’articolo 12 della legge 212/2000, in quanto sussistevano fondate ragioni di pericolo per la ri- scossione del credito ritenuto che la società, in liquidazione dal 2006, poteva in qualsiasi momento procedere alla ces- sazione dell’attività». La carenza motivazionale

e il mancato rispetto della

disposizione contenuta nello statuto del contribuente ha prevalso anche sulle postu- me argomentazioni dell’uffi- cio circa l’esistenza di validi motivi per derogare il ter- mine.

Ctr Liguria, sentenza 97/2012. Qualunque atto e non soltanto il pvc di chiu- sura delle operazioni di ve- rifica, deve essere assogget- tato al termine dei 60 giorni previsto dallo statuto del contribuente. Quando l’ufficio opera in contraddittorio con il contri- buente, deve redigere un ver- bale di chiusura e concedere il termine per le memorie e repliche al contribuente pri- ma di procedere con l’emis- sione dell’accertamento. Vana la linea difensiva dell’amministrazione finan-

ziaria che sosteneva di aver eseguito soltanto un accesso per acquisire documentazio- ne e per rilevare la corret- tezza dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi

di settore.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata

105116097108105097111103103105095109097110

12 Lunedì 8 Aprile 2013 V E R S O U N I C O
12 Lunedì 8 Aprile 2013
V E R S O
U N I C O
2 0 1 3
Nel modello Unico 2013 debuttano nuove regole sui canoni: ecco come comportarsi

Leasing, deducibilità in prova

Tre le ipotesi possibili con conseguenze fiscali differenti

Pagina a cura

DI NORBERTO VILLA

A l debutto le nuove regole sulla deduci- bilità dei leasing nel modello Unico 2013.

Superamento della regola che imponeva una durata minima contrattuale per la deducibi-

lità dei canoni e introduzione

di quella che (per i contratti

stipulati a partire dal 29 apri-

le 2012) indipendentemente

dalla durata contrattuale, fissa unicamente il ritmo di

deducibilità. L’innovazione comporta la possibilità che si verifichino tre diverse ipotesi con conse- guenze fiscali diverse.

• Ipotesi 1: la durata con-

trattuale è identica a quella minima individuata dall’art. 102, comma 7. I canoni sono deducibili con lo stesso ritmo

con cui sono imputati a conto economico.

• Ipotesi 2: la durata con-

trattuale superiore a quella minima individuata dall’art. 102, comma 7. I canoni sono

deducibili con lo stesso ritmo con cui sono imputati a conto economico.

• Ipotesi 3: la durata con-

trattuale è inferiore a quella minima individuata dall’art. 102, comma 7. I canoni sono

deducibili con un ritmo dif- ferente (più lento) rispetto a quello di imputazione a conto economico. Nell’ipotesi 3 occorre per- tanto effettuare variazione

in

aumento per neutralizza-

re

la maggior imputazione a

conto economico. Nonostante

il diverso parere di Assonime

(ma in coerenza con quanto sostenuto da Assilea) ipotiz- zando un leasing immobiliare

stipulato per 9 anni da una

società il cui coefficiente di ammortamento per tali beni è

il 3%, occorrerà grazie alle va-

riazioni in aumento ridurre al 50% la deducibilità di quanto imputato a conto economico nel corso del contratto. Successivamente ciò com- porterà che la metà dei cano-

ni

imputata a conto economi-

co

e non dedotto nel corso del

contratto lo sarebbe successi- vamente con un ritmo uguale

a quello precedente. Ma vi è un’altra annota-

zione. Il canone contrattuale

è composto da due parti: la

quota capitale e la quota in- teressi. Tali due parti da un punto di vista contabile rap-

presentano però due parti di un unicum. L’intero importo

è imputato a conto economi-

co nella voce B8. È vero però

che le due parti talvolta as- sumono autonoma rilevanza sia contabile che fiscale. Da un punto di vista contabile

in nota integrativa è richie-

sta l’indicazione autonoma (insieme ad altri dati) della quota finanziaria dei canoni.

Unico e leasing Il caso: Alfa ha stipulato un contratto di locazione immobiliare (immobile commerciale)
Unico e leasing
Il caso:
Alfa ha stipulato un contratto di locazione immobiliare (immobile commerciale)
della durata di 9 anni dal costo complessivo di 360.000.
Il periodo di deducibilità scale è pari a 18 anni (dal 1 luglio 2012).
Nel conto economico sono imputati nel 2012 € 20.000
Nel modello unico occorre per ogni anno del contratto effettuare una variazione
in aumento di € 10.000
Occorre anche considerare non deducibile il 20% della quota deducibile pari a
€ 10.000
• Costo a conto economico: € 20.000 economico
• Costo da riprendere in aumento € 10.000 di cui € 2.000 riferito alla quota ter-
reno e € 8.000 la cui deducibilità è rimandata alla chiusura del contratto
Novità indifferenti ai fini Irap
Le nuove regole sono indifferenti ai fini
Irap per chi calcola questa imposta in
base alle risultanze contabili ma posso-
no comportare l’iscrizione della fiscalità
anticipata.
Ai fini Irap per i soggetti Ires (o Irpef con
opzione) è ininfluente la nuova versione
dell’art. 102.
Per tali soggetti ciò che rileva è la quota
in linea capitale correttamente imputa-
ta a conto economico anche se la stessa
non risulta del tutto rilevante in modo
immediato ai fini delle imposte dirette.
Mantenendosi comunque l’irrilevanza ai
fini irap degli interessi impliciti imputati
congiuntamente alla quota capitale nella
voce B8 del conto economico.
Pertanto pur applicandosi la nuova pre-
visione contenuta nell’art. 102, comma 7
nel caso in cui la durata del contratto è
si riferiscono a componenti del risultato
economico di quell’esercizio anche se la
loro esigibilità e traslata nel tempo in for-
za delle particolari regole introdotte dal
legislatore fiscale.
Le due regole dettate dal principio contabi-
le impongono affinché le imposte differite e
inferiore a quella del periodo di deduci-
bilità Ires, continua a restare rilevante ai
fini Irap l’importo correttamente imputa-
to a conto economico.
Ma i contratti di leasing di durata inferio-
anticipate siano iscritte in bilancio che:
re
a quella fiscale obbligano a considerare
la
necessità di iscrivere la fiscalità antici-
pata. Per quanto riguarda il calcolo della
fiscalità differita le regole possono così
riassumersi. Secondo i principi generali
di
redazione del bilancio (e in particolare
il
principio di competenza di cui all’art.
2423, bis 1 comma nr. 3 del codice civile)
devono essere recepite le imposte di com-
petenza dell’esercizio, ovvero quelle che
• le imposte differite: non devono essere
iscritte in bilancio qualora sia «scarsa-
mente probabile» che avranno rilevanza
fiscale nel periodo d’imposta in cui do-
vrebbero assumerla;
• le imposte anticipate: non devono essere
iscritte in bilancio qualora vi sia la ragio-
nevole certezza dell’esistenza negli eser-
cizi futuri di un reddito imponibile non
inferiore all’importo di tali differenze.

Ai fini fiscali la quota interes- si ha autonoma rilevanza ai fini del calcolo del Rol impo- sto dall’art. 96 e ai fini Irap. Nonostante questa ultima osservazione (e in contrasto che ciò che è stato sostenu- to da Assonime) gli interessi

impliciti nei canoni di leasing sono da spalmare in modo li- neare sulla base della durata minima fiscale. In sostanza hanno il medesimo tratta- mento riservato alla quota capitale. Quindi tornando all’esempio:

• canoni totali (costo lea-

sing) € 130.000

• quota capitale € 100.000

• quota interesse € 30.000

• durata fiscale 12 anni: in

tale durata deduco la quota capitale e la quota interessi

di € 130.000

• durata contrattuale 10 anni. Non ha rilevanza fi-

scale. Ma oltre a ciò vi sono da considerare anche altre regole che si intrecciano quali quel-

la che impone lo scorporo del

valore dell’area su cui insiste

un fabbricato per individuare

la quota deducibile. Nel caso di leasing immobi-

liare anche tale regola dovrà trovare applicazione in quan-

to in tale ipotesi è sempre ne-

cessario considerare che la

quota di costo astrattamente riferibile all’area non da luogo

ad ammortamenti o a canoni

leasing deducibili. Il dubbio nel caso in esame potrebbe essere se tale irri- levanza debba trovare rilievo nel momento in cui la quota

è imputata a conto economi-

co o se invece la stessa possa

essere rimandata a quando quella quota assume rilevan-

za fiscale.

Presumibilmente la tesi che si preferisce è quella per cui la quota non deducibile ottenuta applicando le per-

centuali del 20 o 30% alla

quota capitale complessiva

di competenza del periodo

d’imposta sia da considerare avendo a riguardo agli im-

a di la re di
a
di
la
re
di

porti fiscalmente rilevanti e non invece a quelli imputati

conto economico. Anche questa situazione può essere esemplificata.

Alfa stipula un contratto locazione immobiliare del- durata di 9 anni dal costo

complessivo di 360.000. Il periodo di deducibilità fiscale è pari a 18 anni. Nel conto economi- co sono imputati ogni anno dei 9 di durata

€ 40.000

Nel modello uni- co occorre per ogni anno del contratto

effettuare una varia- zione in aumento di

€ 20.000

Ogni anno la quota

deducibile è pari a €

20.000

Ogni anno pertanto occorrerà considera- non deducibile il 20% (o il

30% in relazione alla natura del fabbricato) della quota de- ducibile pari a € 20.000

È allora evidente come ope- rativamente la nuova regola, che presumibilmente sarà ap-

plicata in non pochi casi, può comportare non poche compli- cazioni visto il concatenarsi

diverse disposizioni. Che la

nuove misure saranno appli- cate è una facile previsione:

essendo state le società di leasing a promuoverla è fa- cile ipotizzare che leasing di durata pari a quella di dedu- cibilità (soprattutto in ambito immobiliare) sarà molto diffi-

cile riuscire a stipularli.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata

105116097108105097111103103105095109097110

LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013 13 I M P R E S A Il Mise punta
LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013
13
I M P R E S A
Il Mise punta a sensibilizzare e a sostenere le pmi nella tutela della proprietà industriale

Lotta ai falsi anche sul web

Brevetti: per progetti innovativi ci sono 41 mln di euro

Pagina a cura

DI GABRIELE VENTURA

P ioggia di fondi per la valorizzazione dei bre- vetti. Il ministero del- lo sviluppo economico

ha infatti stanziato 41 milioni di euro per le piccole e medie imprese, attraverso la linea «capitale di rischio» del Fondo nazionale per l’innovazione. Lo strumento è stato creato dallo stesso Mise per agevola- re il finanziamento di progetti innovativi basati sulla valoriz- zazione industriale dei titoli di proprietà industriale. Non solo. La strategia della lotta alla contraffazione, un mercato che nel 2010 valeva 6,9 miliardi di euro, passa anche dalla diffu- sione della consapevolezza, da

parte delle imprese, degli stru- menti a loro disposizione per proteggersi da azioni illecite e concorrenze sleali. Per questo, la Direzione generale lotta alla contraffa- zione, in collaborazione con Confindustria, ha deciso di or- ganizzare un ciclo di 15 semi- nari formativi e informativi sul

territorio nazionale, in partico- lare presso le città di Milano, Bologna, Roma, Bari, Biella, Caserta, Na- poli, Firenze

e Ancona. M a v e -

diamo nel dettaglio il

«pacchetto

innovazio-

ne» messo a

disposizione

dal Mise e la

dimensione

r a g g i u n t a

dal fenome- no della con- traffazione in Italia. Le risorse per le pmi. Diventa ope- rativa la li- nea «capitale di rischio» del Fondo nazionale per l’innova- zione (Fni), strumento creato dal ministero dello sviluppo economico per agevolare il finanziamento di progetti innovativi basati sulla va- lorizzazione industriale dei titoli di proprietà industriale

(brevetti, disegni e modelli).

Per investire nel capitale di pmi che rea- lizzano pro- grammi di

investimen-

to finalizzati

alla valo- rizzazione economica dei brevetti

è stato costi- tuito un ap- posito fondo

m ob ilia re

chiuso, Ip- gest, di 40,9 milioni di

euro (di cui 20 pubblici).

Ip- gest, di 40,9 milioni di euro (di cui 20 pubblici). La tranche di investi- mento

La tranche di investi- mento per ciascuna pmi può arrivare fino a 1,5 milioni di euro nell’arco di 12 mesi. Con questa linea, che si af- fianca a quella dei finanzia- menti agevolati, si completa l’offerta del ministero dello sviluppo economico per age- volare l’accesso al capitale di

Task force e incontri mirati per le aziende Una task force di competenze per la
Task force e incontri mirati per le aziende
Una task force di competenze per la
promozione e la valorizzazione della
proprietà industriale sul territorio.
Attraverso un’offerta mirata di servi-
task force di competenze per la promo-
zione e valorizzazione della proprietà
industriale sul territorio, con 35 eventi
pianificati.
zi di pre-diagnosi, seminari e incontri
one to one di orientamento e informa-
zione sulle forme e modalità di tutela
dei propri diritti e sulle opportunità
offerte dagli incentivi attivi in mate-
ria. È la strategia messa in campo dal
ministero dello sviluppo economico per
affiancare le imprese, sia nella valoriz-
zazione sia nella tutela della proprietà
industriale dalla contraffazione, anche
e soprattutto sui mercati esteri. Lo ha
spiegato a ItaliaOggi Sette Loredana
Gulino, a capo della Direzione generale
per la lotta alla contraffazione – Ufficio
italiano brevetti, del Dipartimento
per l’impresa e l’internazionaliz-
zazione del Mise.
D. Cosa è stato fatto, ancora?
R. Abbiamo affrontato le sfide poste da
una innovativa concezione della pro-
prietà industriale, in linea con le di-
rettrici poste dalle Istituzioni europee,
principalmente nell’ambito della «Stra-
tegia Europa 2020». Il coinvolgimento
di tutti gli attori, pubblici e privati, ha
portato anzitutto alla concezione di un
pacchetto di misure rivolte al tessuto
delle pmi, denominato «Pacchetto in-
novazione», per integrare la proprietà
industriale nelle strategie industriali,
sia attraverso attività continue di for-
mazione e informazione, sia
Domanda. Quali iniziati-
ve
avete messo in campo
per prevenire il feno-
meno della contraffa-
zione?
Risposta. Tra le re-
centi iniziative d’in-
formazione e forma-
zione, finalizzate a
promuovere nel lungo
periodo la diffusione
della cultura della
proprietà intellet-
tuale e, in una logi-
ca di prevenzione
al fenomeno della
contraffazione,
una revisione
critica degli
attuali modelli
di
produzione
e
consumo,
con l’ausilio di misure incen-
tivanti recuperando risorse
dal sistema brevettuale
stesso. Sotto tale ulti-
mo profilo, l’ideazione
e realizzazione del
Fondo nazionale inno-
vazione, per favorire
l’accesso al credito, e
degli strumenti Brevet-
ti+, Disegni+ e Marchi+,
per incentivare il de-
posito delle domande
e la realizzazioni di
produzioni coerenti
con i relativi titoli
di proprietà indu-
striale, rappre-
senta un esem-
pio virtuoso,
unico nella sua
concezione in-
tegrata a livel-
lo europeo.
abbiamo re-
alizzato una
© Riproduzio-
ne riservata
Loredana Gulino

105116097108105097111103103105095109097110

credito da parte delle piccole e medie imprese italiane che in- tendono valorizzare il proprio patrimonio immateriale. Per la gestione operativa del fondo è stata selezionata la sgr Inno- gest, alla quale le pmi interes- sate dovranno rivolgersi per la presentazione delle domande. Il fenomeno della con- traffazione. Secondo l’ultimo studio della Direzione generale per la lotta alla contraffazione il fatturato del mercato inter- no del «falso» per l’anno 2010

si stima che sia stato di 6,9

miliardi di euro. I settori più

colpiti sono quelli dell’abbiglia- mento e degli accessori (quasi 2,5 miliardi di euro), il com- parto cd, dvd e software (più

di 1,8 miliardi di euro, uno dei

pochi con fatturato in crescita rispetto al 2008) e quello dei prodotti alimentari (quasi 1,1 miliardi di euro). La stima dell’impatto sull’economia italiana, inoltre, evidenzia che: se fossero stati venduti gli stessi prodotti sul mercato legale si sarebbero avuti 13,7 miliardi di euro di valore di produzione aggiun-

tiva, con conseguenti 5,5 mi- liardi circa di valore aggiunto (corrispondenti allo 0,35% del pil italiano); la produzione avrebbe generato acquisti di materie prime, semilavorati e/o servizi dall’estero per un valore delle importazioni pari a 4,2 miliardi di euro; la produ- zione complessiva degli stessi beni in canali ufficiali avrebbe assorbito circa 110 mila unità

di lavoro a tempo pieno, pari a

circa lo 0,41% dell’occupazione

complessiva nazionale. I seminari. Il primo in- contro per sensibilizzare le imprese sull’importanza della

tutela e della valorizzazione dei diritti di proprietà indu- striale in Italia e all’estero e sulla lotta alla contraffazione

si tiene a Milano il 9 aprile

presso la federazione Sistema Moda Italia. Verrà anche approfondito

il tema della contraffazione

online, per individuare gli strumenti idonei a contrasta- re la commercializzazione e l’acquisto via web di prodotti contraffatti.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
via web di prodotti contraffatti. © Riproduzione riservata IL PRIMO MENSILE PER GLI UOMINI CHE AMANO
IL PRIMO MENSILE PER GLI UOMINI CHE AMANO LA VITA. IL MENSILE PER LE DONNE

IL PRIMO MENSILE PER GLI UOMINI CHE AMANO LA VITA.

IL PRIMO MENSILE PER GLI UOMINI CHE AMANO LA VITA. IL MENSILE PER LE DONNE CHE
IL PRIMO MENSILE PER GLI UOMINI CHE AMANO LA VITA. IL MENSILE PER LE DONNE CHE
IL PRIMO MENSILE PER GLI UOMINI CHE AMANO LA VITA. IL MENSILE PER LE DONNE CHE

IL MENSILE PER LE DONNE CHE AMANO LA VITA.

Gentleman + Ladies

due riviste a soli 3,50

UOMINI CHE AMANO LA VITA. IL MENSILE PER LE DONNE CHE AMANO LA VITA. Gentleman +
CHE AMANO LA VITA. IL MENSILE PER LE DONNE CHE AMANO LA VITA. Gentleman + Ladies
14 Lunedì 8 Aprile 2013 I M P R E S A I chiarimenti dell’Inps
14 Lunedì 8 Aprile 2013
I M P R E S A
I chiarimenti dell’Inps che ridimensiona la portata applicativa della riforma Fornero

Voucher, utilizzo condizionato

Permangono eccezioni legate alle situazioni soggettive

Pagina a cura

DI DANIELE CIRIOLI

L ibertà «condizionata»

al nuovo lavoro acces-

sorio. Nonostante la

riforma del lavoro For-

nero abbia inteso liberalizza-

re l’utilizzo dei voucher, per l’Inps sopravvivono alcune

eccezioni sulle situazioni sog- gettive dei prestatori di lavo-

ro

tramite voucher. L’istituto

di

previdenza, per esempio,

conferma la vecchia disciplina per l’utilizzabilità di studenti

esclusivamente nei periodi di vacanza.

Il nuovo lavoro acces- sorio. Dal 18 luglio 2012, in seguito all’entrata in vigore della riforma Fornero (la leg-

ge n. 92/2012), la disciplina del

«lavoro occasionale accessorio» risulta radicalmente modifi- cata. La novità principale è la parziale liberalizzazione, poi- ché, a differenza del passato,

è ora praticabile in qualunque

settore produttivo e da parte

di tutti i tipi di committenti,

fermo restando un’unica limi- tazione rappresentata dalla «quantità» di compensi che un prestatore/lavoratore può

intascare. Così, a differenza

di prima, quando la disciplina

fissava le specifiche tipologie

di attività e categorie di pre-

statori di lavoro, con le nuove regole i voucher sono liberi da

qualunque preclusione sia di tipo soggettivo che oggettivo, potendo il lavoro accessorio essere svolto per ogni tipo di

attività e da qualsiasi sogget-

to (studente, disoccupato, inoc-

cupato, lavoratore autonomo o subordinato, full-time o part- time, pensionato, percettore di prestazioni a sostegno del red- dito), nei limiti del compenso economico previsto.

Il limite economico. In par-

ticolare, la disciplina adesso vi- gente stabilisce che il compenso percepito complessivamente da un prestatore di lavoro acces- sorio, in un anno solare, non può essere superiore a 5 mila euro con riferimento a tutti i committenti; tanto è, in altre parole, il guadagno massimo possibile in un anno solare per

un lavoratore accessorio. Fermo

restando tale vincolo (5 mila

euro), inoltre, nel caso di presta- zioni svolte a favore di imprese

e professionisti non può essere

superato un ulteriore limite di 2 mila euro con riferimento a ciascuna singola impresa o sin-

golo professionista. Infine, se il lavoro accessorio è prestato da soggetti percettori di integra- zioni salariali o altri sostegni

al reddito (cig, mobilità, Aspi,

disoccupazione ecc.), il guada-

gno massimo possibile scende

da 5 mila a 3 mila euro.

In ogni caso i limiti devono intendersi quali importi netto per il prestatore; per cui, sono

I limiti soggetto per soggetto Categoria di soggetti Condizioni di utilizzo dei voucher Studenti •
I limiti soggetto per soggetto
Categoria
di soggetti
Condizioni di utilizzo dei voucher
Studenti
• Se iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico
di qualsiasi ordine e grado possono essere impiegati il
sabato e la domenica, nonché durante i periodi di vacan-
za (come precisati di seguito), in ogni settore comprese
quello agricolo
• Se iscritti a un ciclo di studi presso l’università e con
meno di 25 anni di età possono svolgere lavoro occasio-
nale accessorio in qualunque periodo dell’anno, in ogni
settore comprese quello agricolo
Pensionati
Possono essere impiegati tutti i pensionati, ad eccezione di
quelli titolari della pensione di inabilità (assoluta)
Percettori di cig,
mobilità ecc.
I percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno
al reddito solo per l’anno 2013, possono essere impiegati
in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite
massimo di 3mila euro di corrispettivo per anno solare
Stranieri
Possono essere impiegati in tutti i settori produttivi. Il reddito
derivante da lavoro accessorio non è utile ai ni del rilascio
o rinnovo dei titoli di soggiorno per motivi di lavoro
I periodi di vacanza
Vacanze natalizie
Il periodo che va dal 1° dicembre al 10 gennaio
Vacanze pasquali
Il periodo che va dalla domenica delle Palme al martedì
dopo il lunedì dell’Angelo
Vacanze estive
Il periodo compreso dal 1° giugno al 30 settembre di
ogni anno

importi che vanno maggiorati dal 25% di oneri da destinare

a Inps (13%), Inail (7%) e con-

cessionario dei voucher (5%) ai fini dell’individuazione dell’effettiva misura limite. In

conclusione, il compenso com- plessivamente percepito dal prestatore non può risultare superiore a:

• 5 mila euro nel corso di un

anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti, da intendersi come importo

netto per il prestatore, pari a 6.666 euro lordi;

• 2 mila euro per prestazioni

svolte a favore di imprendito-

ri commerciali o professionisti,

con riferimento a ciascun com- mittente, da intendersi come importo netto per il prestatore, pari a 2.666 euro lordi;

• 3 mila euro per anno sola-

re per i prestatori percettori di prestazioni integrative del sa-

possibilità di utilizzo dei buoni lavoro in tutti i settori di atti- vità da parte di studenti, l’Inps (circolare n. 49/2013) ha for- mulato alcune precisazioni che vanno a limitare fortemente la praticabilità del lavoro acces- sorio, in senso evidentemente contrario rispetto a quanto previsto dalla legge (completa liberalizzazione entro il limite

di 5 mila euro per anno sola-

re) e dalle istruzioni del mi- nistero del lavoro (circolare n.

18/2012 e circolare n. 4/2013). Per quanto riguarda la catego- ria degli studenti, in partico- lare, per consentire il rispetto dell’obbligo scolastico, l’Inps conferma la vecchia disciplina

in base alla quale l’impiego di

studenti, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, è consentito du- rante i periodi di vacanza; a tal

occasionale in qualunque pe- riodo dell’anno.

Pensionati. Per quanto riguarda la categoria dei pen-

sionati l’Inps ha precisato che possono beneficiare di lavoro accessorio i titolari di tratta- menti di anzianità o di pen- sione anticipata, di pensione

di vecchiaia, di pensione di

reversibilità, assegno sociale,

assegno ordinario di invalidità

di pensione agli invalidi civili, nonché ogni altro trattamenti che risultano compatibili con

e

lo

svolgimento di una qualsia-

si

attività lavorativa. Resta,

pertanto, escluso che possa accedere alla prestazione di lavoro occasionale accessorio

il titolare di trattamenti, per

i quali è accertata l’assoluta e

permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività la-

vorativa, quale il trattamento

lario o con sostegno al reddito

fine conferme anche le indica-

di

tali «periodi di vacanza» (si

di

inabilità.

che, per l’anno 2013, possono effettuare lavoro accessorio in tutti i settori produttivi com-

zione fornite nella circolare n. 104/2008, per l’individuazione

Percettori prestazioni integrative del salario o

enti locali e nel limite massimo

presi gli enti locali, da inten-

veda tabella). Inoltre, secondo

con sostegno al reddito.

dersi come importo netto per

l’Inps resta fermo pure che:

Limitatamente all’anno 2013,

il

prestatore, corrispondenti a

gli studenti regolarmen-

prestazioni di lavoro accessorio

4 mila euro lordi.

te

iscritti a un ciclo di studi

possono essere rese, in tutti i

Per i buoni lavoro che rien- trano nella fase transitoria e

presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado possa-

settori produttivi, compresi gli

quindi fino al 31 maggio 2013

no

essere impiegati il sabato e

di

3 mila euro di corrispettivo

continuano, invece, come pre-

la

domenica;

per anno solare, anche da per-

cisato successivamente, ad

gli studenti regolarmen-

cettori di prestazioni integra-

operare i previgenti limiti eco-

te

iscritti a un ciclo di stu-

tive del salario o di sostegno

nomici.

di

presso l’università e con

al

reddito. La novità non deri-

meno di venticinque anni di

va

dalla riforma Fornero, ma

 

Studenti. In merito alla

età possano svolgere lavoro

dalla legge n. 134/2012 che ha

105116097108105097111103103105095109097110

convertito il decreto legge n. 83/2012. Il limite dei 3 mila

euro, da intendersi al netto dei contributi previdenziali come prima detto, va riferito al sin- golo lavoratore; pertanto, va computato in relazione alle re- munerazioni da lavoro accesso- rio che lo stesso percepisce nel corso dell’anno solare, sebbene legate a prestazioni effettuate nei confronti di diversi datori

di lavoro.

Lavoratori stranieri. Per quanto attiene i lavora- tori stranieri, l’importante innovazione introdotta dal-

la riforma Fornero consiste

nell’inclusione del reddito da lavoro accessorio ai fini della determinazione del reddito complessivo necessa- rio per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, caratterizzandosi per la sua

funzione esclusivamente in- tegrativa. Tuttavia, l’Inps fa fermo quanto previsto nella

circolare n. 44/2009 secondo cui per quanto riguarda i cit- tadini extracomunitari il red- dito derivante da lavoro occa- sionale accessorio, da solo, in considerazione della natura occasionale delle prestazioni

e dei limiti reddituali richie-

sti per l’ottenimento del titolo

di soggiorno (importo annuo

dell’assegno sociale, pari per

il 2013 a 439 euro mensili),

non è utile ai fini del rilascio o

rinnovo dei titoli di soggiorno per motivi di lavoro.

Il periodo transitorio termina il 31 maggio. La riforma Fornero ha previsto che ai buoni acquistati al 17 luglio 2012 si continui ad ap- plicare la vecchia disciplina, comprese i limiti economici, non oltre però il 31 maggio 2013. In merito l’Inps ha pre- cisato (circolare n. 49/2013) che a tale situazione è assi- milabile l’ipotesi in cui un soggetto abbia comunicato l’avvio di lavoro accessorio entro il 17 luglio 2012, anche se l’acquisto di voucher sia avvenuto dopo tale data. Ad esempio, alle prestazioni av- viate il 16 luglio e a tale data comunicate si continuerà ad applicare la vecchia discipli- na, nonostante i voucher sia- no stati acquistati dopo il 18 luglio 2012.

Nessuna tutela e «zero» tasse. La riforma Fornero, inoltre, ha confermato che le prestazioni di natura occa- sionale accessoria non dan- no diritto alle prestazioni di malattia, maternità, disoccu- pazione e assegni familiari, nonché che il compenso del prestatore/lavoratore che ha svolto attività occasionale accessoria è esente da ogni imposizione fiscale e non in-

cide sullo stato di disoccupato

o inoccupato.

LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013 15 I M P R E S A Imprese ancora poco
LunedìLunedì 88 AAprileprile 20132013
15
I M P R E S A
Imprese ancora poco preparate a sfruttare tutte le potenzialità dei network online

I clienti? Li aggancio sui social

Community come vetrine, ma le vendite non decollano

Il mix vincente comprende offerte mirate le Offerte esclusive e strategie mirate. Passa anche da
Il mix vincente comprende offerte mirate
le
Offerte esclusive e strategie mirate. Passa
anche da qui una delle strategie migliori
per vendere tramite i social netwok. A
spiegarlo è Fabio Cannavale, fondatore
e presidente di Bravofly Rumbo Group,
società che gestisce il motore di ricerca
Volagratis.
D.
Come utilizzate i canali social per ven-
te
dere?
te
R.
Le prenotazioni dei fan di Volagratis
possono avvenire in due modi diversi: clic-
cando sull’offerta postata (50% dei casi)
oppure attraverso il supporto dei nostri
consulenti di viaggio con cui instaurano
un contatto diretto (50%).
D.
Ci sono differenze tra ciò che gli utenti
prenotano attraverso i social e la distribu-
zione generale delle prenotazioni?
R.
Non ci sono differenze sostanziali, si
notano piuttosto nella diffusione dell’of-
ferta. Attraverso Facebook riusciamo a
raggiungere un target più vasto, non solo
legato agli aeroporti di partenza principali
come quelli di Roma e Milano. Abbiamo
notato che riceviamo richieste di offerte
da tutto il territorio nazionale, soprattut-
to dal Sud Italia.
D. Quali strategie adottare per
utilizzare lo strumento non come
semplice vetrina, ma vero e proprio canale
di vendita?
R. È importante stimolare l’interesse e
mantenerlo alto: questo può voler dire per
esempio proporre delle offerte esclusive,
anche più volte al giorno, ma nello stesso
momento essere veloci nel contatto e fles-
sibili nella ricerca della migliore soluzione
per l’utente. È anche importante attuare
strategie mirate, considerato che i social
media mettono a disposizione strumenti in
grado di targettizzare l’offerta in maniera
molto precisa. Infine è importante creare
sinergie: le attività sui social media devono
integrarsi in maniera sinergica con le altre
funzioni, dal marketing, alle vendite, fino al
reparto di customer care. Quello sui social
non deve essere considerato un canale di
vendita separato, ma parte di un processo
che coinvolge le stesse figure dei canali tra-
dizionali, in primis quelle commerciali che
forniscono un supporto dedicato alle ven-
d i t e
dal lu-
nedì al
sabato
inclu-
so.
multicanale), vede nell’attua-
futuri
le
stadio di sviluppo dei social
clienti,
network innanzitutto «uno
strumento per agganciare i
ndr) e la
conver-
potenziali clienti e profilarli,
in base ai gusti e ai comporta-
menti. Elementi essenziali per
targetizzare al meglio l’offerta,
in
base alle specifiche esigenze
di
ciascuna categoria di consu-
sione fra
relazione e
vendite sono
un obiettivo
su cui è opera-
tivo un numero
ancora limitato di
brand».
Il
metodo
cor-

mo». A questo proposito Gottin indica tra le strategie vincenti la promozione di Air France su Facebook per la vendita di oggettistica a proprio marchio e di Burger King, che consen- te di acquistare buoni da 10 a 500 dollari, da regalare ad amici e parenti. «Iniziative che dimostrano come la gran- de forza dei canali social sia nella possibilità di raggiunge-

retto richiede di trasformare il sem- plice concetto di e - commerce in acquisto sociale. «Oggi i consumatori, soprat- tutto quelli più evoluti, frui- scono dei contenuti in maniera molto più consapevole e raffi- nata; tendono ad aggregarsi online con utenti di interesse

s e m p r e più omoge- nei, anche se spesso distribu- iti in luoghi del mondo molto differenti», aggiunge Motta. Per il quale «è neces- sario riuscire a valutare at- tentamente quale sia il social network corretto per i propri prodotti e gli utenti in grado non solo di essere recettivi, ma di amplificare la presenza del brand. Nei contesti identifica- ti, è quindi necessario rendere

Pagina a cura

DI DUILIO LUI

immediatamente disponibili

funzionalità di acquisto di-

retto». Facebook Offers è uno stru- mento messo a disposizione dalla community online che permette di condividere scon- ti speciali e promozioni con gli utenti di una fan page. Una

volta richiesta l’offerta l’uten-

può usufruirne direttamen- nel punto vendita oppure

online tramite un codice che verrà inviato via e-mail. Il numero di offerte che l’amministratore della pagi- na può fare è illimitato e una volta che il fan richiede l’of- ferta, i suoi amici la vedranno pubblicata nel loro news feed, dando all’offerta una visibilità virale. Tra le iniziative che hanno

registrato maggiore successo c’è quella lanciata da Costa Crociere, che ha propo- sto su Facebook un ser- vizio di prenotazione low-cost per le crociere, riscon- trando ricadute positi- ve non

o

sull’oc-

cupazio-

ne delle c a b i n e ,

s

o

l

ma anche

sull’imma-

gine della società e la conoscenza del brand tra gli utilizzatori della community online. Da segnalare anche il caso di Nutella, che ha impostato una campa- gna multimediale, con il messaggio veicolato nello spot televisivo che rilanciava a un approfondi-

mento della campagna in cor-

so online a creare un senso di appartenenza alla comunità

di utenti del celebre prodotto

gastronomico.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata

D a circa un anno sono il fenomeno più dibattu- to tra le imprese, che vedono nei social net-

work una potenziale ancora

di salvataggio contro la crisi

della domanda. A conti fatti, tuttavia, si scopre che solo poche società riescono a uti- lizzare al meglio le comunità

virtuali per vendere i propri prodotti e servizi. Così abbia- mo provato a chiedere agli addetti ai lavori quali sono le mosse vincenti per muoversi

in questo canale.

Prevale l’uso sporadico di Facebook & co. I social network più noti non sono stati costruiti per la vendita, per cui una campagna finaliz- zata a questo obiettivo deve adeguarsi di conseguenza. Un’esperienza di acquisto ha quindi un senso solo se viene costruita con contorni sociali, interattivi e contestualizzati allo spazio in cui si genera. Promuovere un proprio pro- dotto/servizio con un messag- gio diretto d’acquisto dovrebbe quindi essere l’eccezione, non la regola. Informare e comuni- care sono i requisiti prioritari per vendere. «Se da una parte Facebook è divenuto uno dei siti più visitati dagli utenti e tra i più monitorati dalle aziende, dall’altra sono pochissime le realtà che vendono diretta- mente e, chi lo fa, vi ricorre quasi esclusivamente in rela- zione a episodi specifici, come campagne multimediali di co- municazione», spiega Andrea Boaretto, head of marketing projects alla School of Mana- gement del Politecnico di Mi-

lano. «Più frequente è il ricor-

so a strategie per accrescere

la visibilità sui social network,

con l’obiettivo di dirottare poi

re

persone lontane dal prodot-

utenti sui siti internet azien-

to

commercializzato, così come

dali». Boaretto individua inol- tre un fenomeno nuovo, che fa leva sulle community online per supportare le decisioni nel punto vendita. «Alcune socie-

dallo stesso brand». Luca Colombo, country manager di Facebook Italia, sottolinea che «ogni merceolo-

consentono al consumato-

gia ha le sue peculiarità, per cui non esiste una strategia

re

che sta provando un capo

vincente valida per tutte le

di

abbigliamento in negozio

aziende, così come per tutte

di

fotografarlo e inviarlo al

le

necessità di una singola im-

proprio network, in modo da

presa». Di certo, per Colombo

avere un riscontro immediato

«Facebook è ancora sottouti-

da

amici e conoscenti. Mentre

lizzato, le aziende potrebbero

la brasiliana C&A ha dotato i

fare molto di più sul fronte

manichini di tecnologia Rfid e

della targetizzazione, anziché

di

un’etichetta con il numero

continuare a usarlo come si fa

di

«like» che il singolo capo ha

con la pianificazione genera-

ricevuto sul sito dell’azienda. Altre aziende come Alitalia, invece, consentono di ricevere offerte ad hoc una volta con- nessi a Facebook».

Il valore dell’engage- ment. Lorenzo Gottin, amministratore delegato di

lista». Dello stesso avviso è Gian- Mario Motta, social media

director di Havas Media: «Il numero delle aziende che ha compreso appieno le potenzia- lità dei social network è a oggi ancora limitato in Italia. La costruzione di una relazione,

Develon (società che svilup-

la

raccolta di dati importanti

pa progetti di comunicazione

sui prospects (i potenziali e

Su Twitter e Pinterest è tutta un’altra storia «I social network non sono tutti uguali,
Su Twitter e Pinterest
è tutta un’altra storia
«I social network non sono tutti uguali,
per cui le campagne di vendita devono dif-
ferenziarsi in base al canale utilizzato»,
è l’opinione di Alessandro Vitale, titolare
della Dba Trade, web mar-
keting agency di Bologna.
«Per fare un esempio, men-
tre su Facebook posso vei-
colare un messaggio a una
platea di utenti predefini-
ta, costituita cioè dai pro-
pri contatti, su Twitter il
target di riferimento va co-
struito. Il numero di perso-
ne raggiunte dal messaggio
dipenderà quindi dal tempo investito in
questa strategia e dall’abilità di comuni-
cazione». A quest’ultimo proposito Vitale
ricorda che «Twitter è uno strumento di
comunicazione più rapido di Facebook e
altri social network, quindi richiede ele-
vata reattività. Al contempo, chi usa la
prima piattaforma è più disposto ad ap-
profondire il messaggio su un altro sito e
questo premia i messaggi che rimandano
ad approfondimenti
esterni».
Ancora diverso il
caso di Pinterest, so-
cial network dedica-
to alla condivisione
di foto e video. Così,
per esempio, la ca-
tena di hotel Hilton
utilizza Facebook per
rendere direttamente
disponibile la prenotazione delle camere
e Pinterest per attrarre e rimandare al
sito di prenotazione, mentre Burberry usa
in maniera estensiva Pinterest per riman-
dare direttamente al proprio servizio di
commercio elettronico.

105116097108105097111103103105095109097110

16 Lunedì 8 Aprile 2013 A M B I E N T E Il dlgs
16 Lunedì 8 Aprile 2013
A M B I E N T E
Il dlgs 26/13 entra in vigore venerdì, ultimo giorno per iscriversi al Registro operatori

Gas serra, scattano le sanzioni

Dal 12/4 per chi viola le regole pene fino a 150 mila €

Pagina a cura

DI VINCENZO DRAGANI

E ntra in vigore il 12 aprile 2013, ultimo giorno utile per iscri- versi al Registro na-

zionale degli operatori del settore, il nuovo dlgs recante le sanzioni per l’inosservan- za delle regole comunitarie e nazionali sulla gestione delle apparecchiature contenenti gas fluorurati a effetto serra. Il nuovo dlgs 26/2013 (pubblicato sulla G.U. del 28 marzo 2013, n. 74) presidia infatti con un range di sanzioni da 500 a 150 mila euro tutte le prescrizioni imposte dal regolamento Ce n. 842/2006 e dal dpr 43/2012 a produttori, importatori, espor- tatori di apparecchiature con

gas serra nonché installatori, manutentori, riparatori delle stesse. Il regime sanzionatorio. Quattro le fasce delle sanzio- ni previste, tutte di carattere amministrativo-pecuniario ma imposte nella maggior parte dei casi senza consentire, in

caso di irrogazione, l’accesso al meccanismo di pagamento in misura ridotta ex articolo 16, legge 689/1981. Le più pesanti (da 50 mila

a 150 mila euro) colpiscono l’immissione sul mercato di apparecchiature e gas banditi dall’Ue, seguite da quelle (ran- ge 7 mila-100 mila euro) che puniscono le violazioni degli obblighi di controllo degli im- pianti e di tenuta della relativa documentazione, sanzioni che precedono a breve distanza quelle (da 5 mila a 10 mila euro) per l’omessa etichettatu- ra in lingua italiana dei beni immessi sul mercato e quelle (da 1.000 a 10 mila euro) per le omesse dichiarazioni annuali dei dati quali/quantitativi dei gas gestiti alle Autorità com- petenti (Ispra e Commissione Ue, entro il 31 maggio) e per

la mancata iscrizione al nuovo

«Registro nazionale delle per-

sone ed imprese certificate». L’iscrizione al Registro e la certificazione. Al Regi-

stro, istituito dal dpr 43/2012 unitamente all’obbligo per gli stessi operatori di dotarsi della certificazione di idoneità allo svolgimento dell’attività professionale, devono iscriver-

si i seguenti soggetti già attivi

nel settore: installatori, manu- tentori, riparatori di apparec- chiature fisse di refrigerazione, condizionamento d’aria, pompe

di calore, impianti fissi antin-

cendio ed estintori contenenti gas fluorurati a effetto serra; recuperatori di gas fluorurati

a effetto serra da commutatori

ad alta tensione; recuperatori

di solventi a base di gas fluo-

rurati a effetto serra da appa- recchiature; recuperatori di gas fluorurati a effetto serra da

impianti di condizionamento d’aria dei veicoli a motore.

Il nuovo quadro delle sanzioni Inadempimenti Soggetti responsabili Sanzioni • Omesso o non corretto controllo
Il nuovo quadro delle sanzioni
Inadempimenti
Soggetti responsabili
Sanzioni
• Omesso o non corretto controllo appa-
recchiature contenenti gas a effetto serra
secondo modalità e tempistica stabilite
Operatore (ossia persona che
esercita effettivo controllo) di
apparecchiature sse di refri-
gerazione, condizionamento
• Sanzione amministrati-
va pecuniaria da 7 mila
a 100 mila euro
• Controllo effettuato da persone prive di
certi cazione ex articolo 9, dpr 43/2012
d’aria, pompe di calore, sistemi
antincendio di cui all’allegato I
al regolamento Ce

105116097108105097111103103105095109097110

Lunedì 8 Aprile 2013 17 IL NUOVO CODICE DELLA STRADA Le prescrizioni contenute nel regolamento
Lunedì 8 Aprile 2013
17
IL NUOVO CODICE DELLA STRADA
Le prescrizioni contenute nel regolamento Ivass in consultazione no al 30 aprile

Scatola nera a prova di privacy

L’automobilista può dire stop in qualsiasi momento

DI ANTONIO CICCIA

I dati raccolti Percorrenze del veicolo Numero complessivo di chilometri percorsi Tipologia di strada percorsa
I dati raccolti
Percorrenze
del veicolo
Numero complessivo di chilometri percorsi
Tipologia di strada percorsa (urbana, extraurbana o autostrada)
Fasce orarie di utilizzo del veicolo (diurna/notturna)
Giorni della settimana di utilizzo del veicolo (feriale/festivo)
Dinamica
di sinistri
Superamento della soglia di accelerazione o decelerazione, tarata
inizialmente a un valore prede nito, per almeno un certo numero
di volte nell’arco di un intervallo temporale molto limitato
Localizzazione del veicolo al momento dell’allarme
Ubicazione del punto d’urto
alla
restazione di assistenza

alla prestazione di assistenza

sul posto in caso di inciden-

te. Inoltre, la prestazione di servizi assicurativi aggiuntivi non può costituire condizio- ne per l’accesso al contratto

di assicurazione Rc auto con

scatola nera. Dati. Le scatole nere rac- colgono molti dati tra cui le percorrenze del veicolo e a

quelli utilizzabili ai fini della ricostruzione della dinamica

di un sinistro. Questi ultimi

dati consentono la localizza- zione del veicolo al momento dell’incidente e l’ubicazione del punto d’urto: sarà possi- bile valutare con maggiore attendibilità i danni connes-

si ai sinistri. Peraltro i dati

possono essere conosciuti solo

in caso di sinistro.

elettronici elettronici vengano ven ano configu- confi u-

rati riducendo al minimo la rilevazione dei dati personali

e utilizzando tecniche di cifra- tura adeguate a tutela delle informazioni. I dati persona-

li trattati dalle imprese e dai

soggetti terzi dovranno essere esatti, aggiornati e completi, nonché pertinenti e non ecce- denti rispetto alle finalità che ne hanno giustificato la rac- colta. Sempre a garanzia del- la privacy sono previsti: l’ob- bligo di informativa, anche a mezzo di apposite vetrofanie apposte sul veicolo, sulle ca- ratteristiche dei trattamenti svolti; l’obbligo di adozione delle misure minime di sicu-

rezza indicate dagli articoli

33 e seguenti e dall’allegato

B del Codice della privacy.

oltre oltre un un termine termine massimo massimo (da (da

definire sulla base delle osser- vazioni che saranno formula- te in pubblica consultazione) e, in caso di sinistro, non oltre

due anni. I dati rilevati dalle scatole nere, ove memorizzati all’interno dei dispositivi, de- vono essere cancellati subito dopo la loro trasmissione agli eventuali soggetti terzi. Preventivi. Lo schema di

regolamento prescrive che

le imprese debbano fornire

preventivi personalizzati in relazione a prodotti con in- stallazione di scatola nera attraverso i propri siti inter- net. Deve essere alimentato inoltre il servizio di preven- tivazione online (Tuopreven- tivatore) fornito da Ivass e MiSE. Così il consumatore

potrà misurare il risparmio connesso alla stipulazione

di polizze che prevedono l’in-

stallazione della scatola nera e nello stesso tempo di con- frontare i prodotti di diverse imprese. Portabilità. Lo schema di regolamento disciplina l’in- teroperabilità dei dispositivi

in caso di sottoscrizione di un

contratto Rc auto con un’im- presa diversa da quella che li ha installati.

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata

© Riproduzione riservata
© Riproduzione riservata

Altri articoli sul sito www.italia-

oggi.it/docio7

Altri articoli sul sito www.italia- oggi.it/docio7 L’ automobilista può staccare la scatola nera

L’ automobilista può staccare la scatola nera dell’auto in qualsiasi momento.

È uno degli accorgimenti per

la tutela della privacy, che il

garante ha inserito nel rego- lamento sulla disciplina la raccolta, la gestione e l’uti- lizzo dei dati trattati dalle cosiddette «scatole nere» (ar- ticolo 32, comma 1-bis, del dl 1/2012). Le scatole nere sono

dispositivi elettronici che re- gistrano l’attività dei veicoli sui quali sono installati. Per la piena operatività del-

la scatola nera sono previsti

tre provvedimenti attuativi:

- un decreto che individua

le caratteristiche tecniche (si

veda ItaliaOggi del 6 febbraio

2013);

- un regolamento Ivass,

sulle modalità di raccolta (è il documento qui in esame);

- infine un decreto mini-

steriale sugli standard tec-

nologici comuni hardware e

software, ai quali le imprese

di assicurazione dovranno

adeguarsi entro due anni.

Con la scatola nera si pos- sono avere riscontri certi sui sinistri ed evitare frodi da incidenti inesistenti. Da qui un vantaggio per

le compagnie. Ma anche per

i consumatori, che se accet-