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APPUNTI LA STORIA

DELLA

DI

Dalle lezioni del Prof. Vacca


NELLA

STORIA

DELLA

CHIESA I

La Storia della Chiesa cerca di ricostruire, con metodi rigorosamente scientifici, il passato della societ ecclesiastica, la sua evoluzione attraverso i secoli e i tratti particolari che lhanno caratterizzata in ogni epoca, cos come si possono rilevare attraverso le tracce che questo passato ha lasciato nei documenti scritti (in particolare la varia produzione letteraria dei primi secoli cristiani), nei monumenti archeologici e in altre fonti passate al vaglio della critica storica elaborata da generazioni di eruditi. Lo storico della Chiesa ci descrive le vicende concrete della Chiesa inserite nel quadro pi generale degli avvenimenti, senza alcun intento n apologetico n edificante, mosso unicamente dalla preoccupazione di mostrare e spiegare quel che avvenuto. In altre parole, possiamo dire che la Storia della Chiesa studia le espressioni della Chiesa, il vissuto della Chiesa, come la Chiesa ha, cio, realizzato e vissuto la sua vocazione. La Chiesa rappresentata nella Scrittura e nella tradizione patristica o liturgica da una serie di immagini complementari, che mettono ciascuna in luce, in modo speciale, uno degli aspetti di questa realt complessa, bench sia sempre necessario guardarne altre, per comprenderne la piena portata. La si presenta come lArca che ci salva dalla morte, come al tempo del diluvio; come un popolo, il Popolo di Dio, radunato dai quattro angoli della terra per ricevere i suoi doni in un quadro comunitario liberamente accettato; come lIsraele nuovo, erede della promessa fatta al primo; come il Regno di Dio sulla terra, in cui sono gi realmente presenti, bench in forma ancora velata, i beni, il cui possesso, far la gioia delleternit; come un tempio, fatto di pietre viventi nel quale offerto a Dio il solo culto che Gli sia gradito; come la Sposa di Cristo, animata dal suo Signore e legata a Lui da un amore reciproco; come una madre, che genera i cristiani alla vita nuova; come il Corpo di Cristo, che riceve tutta la vita dalla propria unione intima a Lui e che, come ogni corpo vivente, deve presentare una stretta unit delle membra e degli organi nella diversit delle funzioni. La Chiesa, quale Corpo di Cristo, realt divina e lincarnazione del Verbo fonda la Chiesa. Tutte queste immagini non traducono in modo adeguato il mistero totale della Chiesa, ma esse ne evocano gli aspetti essenziali, che devono essere compresi in funzione del piano di salvezza concepito da Dio per lumanit. Quindi, la Chiesa, come concepita da Dio quale organo della salvezza dellumanit, in prolungamento dellopera redentrice del Suo Figlio unigenito, appare cos agli occhi del teologo in ascolto della Parola di Dio come un grande sacramento in cui tutto significa sensibilmente e, nello stesso tempo, procura efficacemente la vita della grazia. La Chiesa il popolo di Dio. Questa immagine biblica, che ritorna costantemente nella liturgia, suggerisce che lumanit rigenerata non una polvere di individui, ma raggruppata e strutturata intorno a dei dirigenti responsabili, che presiedono ai destini della comunit. Quindi, Storia della Chiesa Storia del Popolo di Dio. Nella Chiesa, tempio dello Spirito Santo, vediamo la vita divina manifestarsi in mezzo agli uomini. Dio non ha voluto che questa manifestazione si sottraesse alle condizioni ordinarie dellumanit. I teologi attuali insistono molto su quel che chiamano il carattere teandrico della Chiesa, cio sul fatto che la Chiesa, a immagine del Cristo, insieme vero Dio e vero Uomo e in virt della Sua incarnazione, una realt nello stesso tempo divina e umana. Dice Mhler: La Chiesa trova la sua natura nella realt teandrica (=nellaspetto divino). Infatti, nel mistero dellIncarnazione, Cristo irrompe nella storia umana, fa propri i valori delluomo senza creare lingue nuove e, partendo dalla vita degli altri, con un discorso induttivo, agisce allinterno della vita stessa. Lo storico della Chiesa deve, quindi, cogliere come il Divino si fa storia. 1

CHIESA - LA CHIESA

STORIA

Certo, incontestabilmente esatto vedere nella Chiesa, sulle orme della tradizione patristica, un mistero di santit, la Gerusalemme celeste, il Corpo immacolato, senza rughe n macchia, animato dal pneuma o Spirito di Dio e unito indissolubilmente a Cristo. Oltre allo stabilire cosera la Chiesa nella Storia, necessario anche stabilire se si pu considerare la Storia della Chiesa come teologia. Su tale quesito sono state diverse risposte: Joseph Lartz, che in campo profano parla di filosofia della storia, vede la Storia della Chiesa come disciplina teologica, poich la Chiesa ha origine da Dio e, quindi, lo storico anche teologo; H. Jedin dice che la Storia della Chiesa storia e teologia; Alberigo, invece, dice che la Storia della Chiesa soltanto storia e non anche teologia e che la lettura da parte della Chiesa dei fatti storici tocca al teologo. Si tenga sempre presente, in tutto questo, che qui non si fa storiografia, che la storia della storiografia della Storia della Chiesa in et antica. Inoltre, non bisogna dimenticare, a proposito delle fonti, che si pu attuare una lettura sincronica, ossia una lettura del testo in se stesso, come anche una lettura diacronica, ossia una lettura dello sviluppo del testo per stabilire se il testo ha subito delle modifiche.

La fonte principale che abbiamo a disposizione per conoscere la vita della Chiesa nei primi decenni data dagli Atti degli Apostoli. Ma questo libro scritto da S. Luca, che un greco, ostile al giudeo-cristianesimo, che scrive per dei greci e, quindi, si interessa poco al cristianesimo di lingua aramaica. Ma proprio questo cristianesimo il primissimo cristianesimo. Il contesto giudaico delle origini cristiane ci fatto maggiormente conoscere dai manoscritti del Mar Morto. La scoperta di Nag Hammadi, in particolare dello Evangelo di Tommaso, ci fanno cogliere una tradizione aramaica dei loghia di Ges, la cosiddetta fonte Q. Ma sono anche da ricordare gli scritti giudeo-cristiani, la Didach, la Ascensione di Isaia, le tradizioni dei presbiteri, che vanno a chiarire quegli aspetti che dal Nuovo Testamento non emergono, restano nascosti. Scrive S. Luca allinizio del suo vangelo: Poich molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, cos ho deciso anchio di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo (Teofilo chiunque ama Dio e vuole diventare suo amico), perch ti possa rendere conto della solidit degli insegnamenti che hai ricevuto. Sempre S. Luca scrive poi allinizio degli Atti degli Apostoli: Nel mio primo libro ho gi trattato, o Teofilo, di tutto quello che Ges fece e insegn dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo. Egli si mostr ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del Regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordin loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre, quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni . Nel suo primo libro S. Luca parla di testimonianza evangelica e, ancora, di una trasmissione di messaggio. Trasmissione di messaggio che, prima della stesura dei vangeli, avveniva oralmente. Ecco, allora, che, quando si parla del cristianesimo come la religione del libro, inevitabilmente si va incontro a delle discussioni, perch il cristianesimo non tanto la religione del libro, come nella tradizione islamica o in quella ebraica, ma innanzitutto la religione della tradizione. Levangelista Luca cos ci trasmette che allinizio esistevano diverse tradizioni, diversi modi di vivere lunico messaggio: tradizioni diverse che facevano riferimento ad un unico messaggio. 2

LA CHIESA

PRIMITIVA

Nei primi decenni della storia del cristianesimo sono sorti diversi tipi di cristianesimo, quindi abbiamo cristianesimi e non cristianesimo, cos come abbiamo le Chiese e non la Chiesa. Molto presto, anche dopo Paolo, si determin una certa variet di schemi, tradizioni e traduzioni dellunico messaggio. E una diversa terminologia cristologia o ecclesiologica implica e attesta una diversa coscienza di Chiesa (v. cap. precedente). Abbiamo, allora, una variet di modelli, di pensiero e di tradizioni e diversi tipi ecclesiali, ritenuti ortodossi. E richiamandoci in questa logica a S. Agostino possiamo dire che le Chiese, le prime Chiese del Nuovo Testamento e, oggi, anche noi, sono diverse, ma non avverse. Dice, in particolare, S. Agostino: La diversit non un impedimento per la comunione; parliamo di comunione ecclesiale o comunione trinitaria appunto perch confessiamo la diversit. Non possiamo parlare di comunione trinitaria se non facciamo riferimento a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, tre Persone distinte. Da tener presente che le radici della comunit primitiva giudaico-cristiana erano fondate sullA.T., sulla tradizione giudaica; le altre Chiese non sono legate ad una tradizione: sono soltanto Chiese cristiane-ellenistiche che non avevano avuto rapporti con lA.T. o con una tradizione giudaica, cio non conoscevano la tradizione teologica e spirituale del popolo dIsraele, dei cristiani di Gerusalemme, che trovavano nel tempio, nella legge e nella circoncisione i capisaldi della propria teologia. Non si pu fare Storia della Chiesa senza partire dallevento della Pentecoste, cos come non si potrebbe scrivere la storia di Cristo prescindendo dallIncarnazione: pur essendo avvenimenti che rientrano nella storia della salvezza, si inseriscono nel contempo nella trama della storia empirica. I dati da rilevare nellevento Pentecoste sono: il soggetto, che lo Spirito Santo e la sua missione; loggetto, che la comunit costituita da Ges; il risultato, che la predicazione degli apostoli, dispensatori della ricchezza di Cristo; la data, che lultimo giorno della festa delle Settimane dellanno 30 a Gerusalemme. In seguito alla Pentecoste inizia lattivit missionaria, la testimonianza degli Apostoli: gli apostoli, che avevano ricevuto da Ges in persona il mandato di annunciare il Vangelo, cominciano ad esercitare i poteri ricevuti dal Signore a partire proprio dallevento Pentecoste. Lannuncio, il krigma, riguarda la risurrezione di Ges, di cui gli Apostoli sono stati testimoni, poich lhanno visto vivo nelle apparizioni tra la Pasqua e lAscensione. Essere stati testimoni del Risorto una condizione per essere Apostolo. Paolo, infatti, verr unito ai Dodici in virt della sua visione. Unaltra prova della Risurrezione di Ges sono i miracoli compiuti dagli Apostoli, di cui gli Atti degli Apostoli ci riportano la guarigione del paralitico, come manifestazione della Pasqua, della salvezza operata da Ges con la sua passione, morte e risurrezione. Lultima prova, che riguarda in particolare i Giudei, costituita dalle profezie. Lo scopo principale del krigma , infatti, quello di dimostrare che le Sacre Scritture si compiono in Ges di Nazareth, affinch proprio i Giudei si possano convertire a Lui, riconoscendone lorigine divina (da ricordare, infatti, che i Giudei gi credono in Dio e nellA.T.). Allinizio della missione, durante il cosiddetto concilio apostolico, nacquero delle controversie sulle condizioni di questa tra i pagani. Da queste controversie evidente lesistenza di diverse comunit cristiane a Gerusalemme. In particolare abbiamo: giudei di stretta osservanza, che non condividevano assolutamente un tipo di missione che prescindesse dalla legge, dal tempio e dalla circoncisione (Gal. 2,4); una comunit tollerante; 3

gli ellenisti cristiani, estranei al mondo giudaico, che erano giudei di lingua greca che si sentivano un gruppo autonomo e ben consolidato, in netta opposizione al primo gruppo dei giudei di stretta osservanza che parlavano laramaico. Le autorit del gruppo dei giudei di stretta osservanza erano coloro che Paolo aveva definito le colonne della Chiesa, mentre come autorit del gruppo degli ellenisti erano stati eletti sette diaconi (v. Atti). La maggiore ostilit esercitata nei confronti della comunit primitiva quella dei grandi sacerdoti e dei sadducei. I primi, appartenenti alla casa di Seth, sono molto legati a Roma. Nel 30 il capo famiglia Anna e il gran sacerdote in carica Caifa. I secondi sono un partito politico-religioso fedele allideale sacerdotale imperniato sul tempio. Entrambi hanno lo stesso interesse, quello di rifiutare qualsiasi innovazione in campo religioso. Gli Atti, ai cap. 4, 5 e 12, ci raccontano di tre persecuzioni operate da loro nei confronti della comunit cristiana. Dopo i primi due arresti per intervento del capitano del Tempio, capo della milizia a disposizione del gran sacerdote per mantenere lordine nel Tempio, Pietro e Giovanni vengono rilasciati dopo essere stati citati in giudizio davanti al Sinedrio. Questo dimostra che lodio dei gran sacerdoti e dei sadducei non era condiviso da tutti (cfr. Atti 5,36, in cui il fariseo Gamaliele interviene a favore degli Apostoli. Il suo discorso certamente inventato da Luca in quanto si fa riferimento alla ribellione di Tenda avvenuta dieci anni pi tardi). La terza persecuzione caus, invece, il martirio di Giacomo. Essa si deve allintervento di Erode Agrippa I che nel 42 e nel 43 aveva sostituito il gran sacerdote Simone prima con Gionata e poi con Mattia, tutti figli di Anna. chiaro che Agrippa, per favorirsi lappoggio della casa di Anna, ha sacrificato Giacomo al loro odio. Questo episodio di grande importanza storica perch il primo da potersi datare con certezza. Siamo qui nellanno 43, lanno precedente alla morte di Agrippa, avvenuta nel 44 come ci dicono gli Atti e una testimonianza di Giuseppe Flavio. Atteggiamento ostile nei confronti dei cristiani, ma un atteggiamento molto complesso, lhanno invece i farisei. Questi sono favorevoli agli ebrei ed ostili agli ellenisti. Rimproveravano, infatti, a questi ultimi il loro distacco dalla questione dellindipendenza giudaica, dal Tempio che ne era il simbolo, dalla struttura legale di Israele. Nella persecuzione contro gli ellenisti e contro Stefano sono loro ad avere la parte principale (At. 6,12). Il gruppo pi importante della prima comunit costituito dagli ebrei. Tra di essi vi erano anche dei farisei convertiti. A questambiente appartengono i Dodici. Erano il gruppo pi fondamentalista, pi attaccato alle tradizioni giudaiche e non poche volte si scontr con Paolo. Luca, presentando il punto di vista di Paolo, non ne parla molto, ma possiamo ritrovare alcune tracce della Chiesa giudeo-cristiana di Gerusalemme grazie ad alcune fonti che ci parlano dellimportanza della figura di Giacomo, capo degli ebrei. Lo Evangelo degli Ebrei, lo Evangelo di S. Tommaso, gli scritti pseudo-clementini presentano il fratello del Signore come il pi importante personaggio della Chiesa. Altro, ed ultimo, gruppo da considerare quello degli esseni. Il rapporto cristianiesseni certamente singolare. Essi presentano molte analogie nellorganizzazione della vita comunitaria (la condivisione dei beni, i pasti comunitari, ). Ma ci non implica che la prima comunit cristiana sia un prolungamento della comunit sadochita. certamente possibile che alcuni esseni siano entrati a far parte della Chiesa cristiana e, insieme a loro, molti dellambiente influenzato dalla loro intensa produzione letteraria. , comunque, molto strano che, nonostante le affinit con i cristiani, degli esseni non si parla esplicitamente nel N.T. Il gruppo sembra essere stato eterogeneo: vi troviamo Giudei palestinesi, come Stefano e Filippo, che potevano appartenere allambiente degli Erodi, allambiente della Diaspora, come Barnaba che era originario di Cipro. Tra loro vi erano anche dei proseliti, cio pagani convertiti al giudaismo tutti, comunque, erano accomunati dallostilit nei confronti del sacerdozio ufficiale e delle loro affinit con lellenismo. 4

Gli Atti (21,20) ci dicono che i cristiani provenienti dal mondo giudaico sono fortemente attaccati alla legge. Essi vivono come un gruppo particolare in seno alla totalit di Israele: continuano a far circoncidere i figli, a osservare il riposo del Sabato, a seguire le varie prescrizioni sulla purificazione apparendo cos come un gruppo giudaico molto fervoroso. Tuttavia, essi avevano piena coscienza di formare una comunit particolare. Gli Atti la chiamano , termine con cui nella versione della LXX si designava il popolo dIsraele riunito nel deserto (At. 7,38), quasi a dire che i cristiani sono il nuovo popolo di Dio. Mentre, inizialmente, con la parola si faceva riferimento solo alla Chiesa di Gerusalemme e, successivamente, a quella di Antiochia, man mano con essa si pass a chiamare la Chiesa universale. Inizialmente le riunioni si tenevano nelle case private e consistevano nellistruzione, nella frazione del pane e nella preghiera (At. 2,42). La pastorale svolta dalla prima comunit andava, quindi, oltre lambiente kerigmatico, toccando quello catechetico e quello omeletico. In particolare, vediamo come gli Atti si soffermano sullaspetto della diffusione del kerigma al di fuori della comunit e non ci parlano del contenuto delle istruzioni svolte durante le riunioni nelle case private. Ma, usando in riferimento a queste istruzioni termini come oppure , ci fanno intuire che si trattava di catechesi ed esortazioni destinate a fortificare la fede e la carit (At. 14,22; At. 15,32) oppure di omelie e colloqui familiari (questi ultimi soprattutto nel caso di grandi assemblee) (At. 20,11). Ma oltre listruzione si teneva anche la frazione del pane, ossia lEucaristia. Il presidente, dopo aver reso grazie, benediceva il pane e il vino e, dopo aver steso le mani su di essi, pronunciava le parole del Signore alla cena. LEucaristia era seguita da preghiere di particolare pertinenza degli Apostoli o degli Anziani che presiedevano lassemblea. Tuttavia, potevano farlo anche altri membri che avevano il dono della profezia. Di essi ci parla Paolo in 1 Cor. 12,28. Le donne, sempre col capo velato, potevano compiere il ringraziamento ma erano escluse dallinsegnamento. Da quanto qui detto sulle assemblee della prima comunit, emerge che lelemento fondamentale della prima comunit era lascolto. Gli Atti (2, 45 e altri versetti) si soffermano anche sull economia della comunit. Riprendendo un po il modello delle comunit sadochite, i cristiani mettono tutto in comune, anche se non bisogna dimenticare che questo impegno non era obbligatorio. Una cassa comune permetteva anche di sovvenire ai bisogni dei pi poveri, ai quali le prime comunit erano molto attente. Proprio per non trascurare il servizio dei poveri, gli Apostoli ordinano i Diaconi, tra cui Stefano, sentendo il bisogno di veri e propri collaboratori. Questa istituzione riguardava, per, solo la comunit ellenista, perch gli ebrei avevano gi dei presbiteri (spesso erano gli anziani della comunit) tra cui spiccava maggiormente Giacomo il Giusto.

Al di fuori di Gerusalemme, si pensa che in Galilea si sia coniata ben presto una comunit cristiana. Di essa ci parlano gli Atti al cap. 9,31, anche se solo citandola. A Nazareth sono state scoperte delle iscrizioni giudeo-cristiane arcaiche che attestano unevangelizzazione molto antica e, daltra parte, dati i legami familiari di molti apostoli con la Galilea sarebbe inverosimile pensare che essa non sia stata evangelizzata molto presto. I primi cristiani hanno sicuramente avuto molti contatti con le sette presenti in questa zona, soprattutto con gli zeloti. Cullmann ha avanzato lipotesi che molti Apostoli provenissero da ambiente zelota, in ogni caso Simone lo zelota, e che, data la loro provenienza dalla Galilea, agli occhi dei Giudei di Gerusalemme, i discepoli di Ges avrebbero potuto passare per zeloti. Altra comunit esterna a Gerusalemme era quella di Samaria. Gli Atti collegano lorigine della Chiesa di Samaria allespulsione degli ellenisti da Gerusalemme, avvenuta 5

LA CHIESA

FUORI DI

GERUSALEMME

nel 37. Tra questi si parla di Filippo, che scende in Samaria (8,5). Inizialmente, pensa Cullmann, gli ellenisti furono ben accolti dai Samaritani: avevano, infatti, in comune lostilit nei confronti del sacerdozio di Gerusalemme e della Teocrazia del Tempio. Ma a causa dellambiente sincretista la missione non ebbe esito felice. Emblematico lepisodio di Simone il mago. Questi era discepolo di Dositeo, che applicava a s il brano Dt. 18.15, sul profeta annunciato da Mos. Entrambi rappresentano una corrente ascetica ed escatologica simile a quella di Qumran, ma con molti elementi magici e sincretici. Quando Simone verr respinto da Pietro, egli con alcuni discepoli rappresenter una buona parte della comunit cristiana di Samaria, ponendo le basi per lo sviluppo dello gnosticismo. Tra i gruppi religiosi presenti nellambiente giudaico troviamo anche le sette battiste (Sabei e Masbotei). Sicuramente, agli occhi dei giudei di Gerusalemme, i primi cristiani venivano confusi con gli appartenenti a questo gruppo, sia perch avevano in comune limportanza attribuita al Giordano, considerato fiume sacro, sia perch Cristo e i Sabei venivano spesso indicati con il termine di (osservante). La missione cristiana tocc anche le citt greco-romane della Palestina , per lo pi situate sulla zona costiera (Gaza, Joppe, Cesarea). Qui il rapporto tra gli Apostoli e i pagani fu inizialmente difficile. Da un lato, infatti, i missionari cristiani provenienti dallambiente giudaico non consideravano lecito il contatto con i pagani, da un altro lato alcuni, come Pietro, capirono che non si pu negare a nessuno la salvezza mediante il Battesimo (cfr. Cornelio). Oltre a quella di Samaria, nel 37 nacque anche la comunit di Damasco, in seguito allespulsione degli ellenisti da Gerusalemme. Daltra parte sappiamo che questa comunit ha unantica origine perch Paolo ci si rec nel 38 per operarvi degli arresti. Questa comunit era, quindi, formata in gran parte da ellenisti e anche da sadochiti convertiti, i quali si erano stabiliti a Damasco gi in precedenza. La citt pi importante del cristianesimo pagano fu, comunque, Antiochia. Anchessa fondata nel 37, ricevette la visita di Barnaba nel 42 (questo ci dice quanto fosse importante per gli Apostoli vegliare sulle comunit per mantenere lunit). Ad Antiochia i discepoli di Ges furono chiamati per la prima volta cristiani. La comunit doveva essere piuttosto consistente, tanto da meritarsi lattenzione dei Romani e di uno storico come Svetonio, che li chiam: Iudaei impulsore Chresto tumultuantes. Antiochia, di fronte a Gerusalemme, viene addirittura cos ad essere il centro dellespansione del Cristianesimo nellambiente ellenistico pagano. Da evidenziare come gli Atti ci dicono che ad Antiochia la comunit era divisa in due: una proveniente dal mondo pagano, unaltra dal giudaismo. Queste non potevano nemmeno celebrare lEucaristia insieme, giacch era vietato per gli ebrei consumare i pasti con i pagani e lEucaristia, come gi detto, avveniva proprio allinterno di un pasto. Come Antiochia, ad opera di Barnaba ed anche ad opera di Paolo venne evangelizzata gran parte dellAsia. (cfr. Atti)

Proprio i primi anni di vita della comunit, anni che sono anche di missione (40-70) sono segnati avvenimenti molto importanti. A parte la distruzione del Tempio nel 70, che vibrer un grave colpo al giudaismo e al giudeo-cristianesimo, collochiamo in questo periodo due controversie in seno alle comunit cristiane: quella di Antiochia e quella di Gerusalemme, entrambe avvenute nel 49. Riguardo la controversia di Antiochia, bisogna ricordare come Paolo, Barnaba e Tito erano rientrati ad Antiochia nel 49 riferendo i risultati della missione tra i pagani. I gentili non erano tenuti ad osservare le prescrizioni giudaiche, tra cui la circoncisione. Ma ecco che, nello stesso anno, arrivano ad Antiochia alcuni giudei-cristiani dichiarando obbligatoria la circoncisione per tutti. Alcuni hanno voluto vedere questi giudei come appartenenti alla tendenza di Giacomo, altri, invece, come Gregory Dix, hanno criticato questa tesi dicendo che fin da principio i pagani non erano tenuti alla circoncisione e 6

LA

CRISI DEL GIUDEO-CRISTIANESIMO

questa novit era da attribuire alla situazione politica che il giudaismo viveva in quel momento. Secondo Dix e Danielou, infatti, ammettere i non circoncisi nella comunit avrebbe potuto comportare una profonda spaccatura tra il cristianesimo e il giudaismo, come infatti avvenne, in un periodo in cui le rappresaglie tra i nazionalisti israeiliti e Roma si facevano sempre pi violente e numerose. Dunque, sotto la spinta di questi nazionalisti, alcuni giudeo-cristiani cercarono di mantenere lunit con la comunit giudaica, dichiarando obbligatoria losservanza delle leggi, prima fra tutte la circoncisione. Daltra parte, per, Paolo e Barnaba avvertivano il pericolo che correva il cristianesimo se fosse stato ancora legato al destino temporale di Israele. Ecco, quindi, che si riunisce il primo Concilio a Gerusalemme. Al Concilio di Gerusalemme sono presenti Pietro e Giovanni che rappresentano i Dodici, Giacomo che rappresenta la comunit locale di Gerusalemme, Sila e Giuda tra gli anziani e Paolo insieme a Barnaba. Dalla lettura degli Atti si evince che pian piano viene delineandosi il quadro dellorganizzazione gerarchica della Chiesa delle origini. Gli Apostoli costituivano un ordine a parte ed erano garanti della comunione della Chiesa. Paolo viene considerato uno come loro. Accanto troviamo la gerarchia degli anziani, con a capo Giacomo, e quella dei missionari. La disputa tra Paolo, in particolare, e i giudeocristiani sulla necessit della circoncisione per quanti provengono da ambienti pagani. Alla fine Pietro e Giacomo si pronunceranno in favore di Paolo, precisando che i pagani sono tenuti solo allastensione dalle carni immolate agli idoli, dalle carni soffocate e dalle fornicazioni (precetti noachici). La concessione dellevangelizzazione dei Gentili senza lobbligo della circoncisione dimostra una grande apertura teologica, ma, al tempo stesso, avrebbe dato avvio alla propria autodistruzione, per ricevere poi il colpo di grazia nel 70 d. c. con la distruzione di Gerusalemme. Tuttavia, non si pu certo dire che furono rispettate pienamente le disposizioni del Concilio. Nel 49, infatti, Pietro, durante un viaggio verso una nuova missione, si ferm ad Antiochia, dove dapprima cerc di dividersi tra le due comunit cristiane, ma quando giunsero alcuni della cerchia di Giacomo, decise di non mangiare pi con i paganocristiani, condizionando anche Barnaba a fare lo stesso. Chiaramente, quando Paolo lo seppe, glielo rinfacci apertamente. Quello di Pietro non pu, per, essere considerato solamente un gesto di vilt. Il fatto che, se da una parte Paolo era preoccupato di liberare il cristianesimo dai suoi legami con un giudaismo troppo chiuso che rischiava di ostacolare lannuncio evangelico, dallaltra Pietro avvertiva il pericolo di una defezione dei giudei-cristiani, cui tuttavia deve dimostrare che era possibile essere fedeli alla fede cristiana ed alla legge giudaica. In seguito al Concilio inizia lespansione del Cristianesimo nelle zone pagane. Tale espansione dovuta essenzialmente a Paolo. Allinizio del 50 Paolo attraversa la Siria e la Cilicia per poi giungere in Galazia nella Frigia del Nord e nella Misia. Egli era partito da Gerusalemme insieme a Sila; a Listra prendono come compagno Timoteo e in Misia Luca, che scriver gli Atti. Ma la missione paolina giunge anche in Europa. In Macedonia si ferma a Filippi, dove viene arrestato ma subito rilasciato per il suo titolo di cittadino romano. A Tessalonica predic in una sinagoga convertendo molti greci, molte donne e anche molti giudei. Alcuni, per, si ingelosirono e cercarono di sobillare il popolo contro Paolo. Ad Atene predic nellAeropago dinanzi a stoici ed epicurei. Infine, va a Corinto dove resta per circa due anni (dal 51 al 52) (cfr. Atti 16/18). In seguito, Paolo si diresse ad Efeso, dove, nonostante le insistenze, non si volle fermare, preferendo andare a Gerusalemme per salutare i fratelli. Da qui ripart per Antiochia e ripercorse tutto il tragitto gi fatto fino a ritornare ad Efeso. In questa cittadina della Lidia trov una comunit, che aveva ricevuto lannuncio di Ges da un certo Apollo, e ne battezz i membri, in quanto Apollo aveva impartito loro semplicemente il battesimo penitenziale di Giovanni. In 1 Cor. 2,6-11 Paolo far riferimento a Apollo: tra le righe possiamo leggere una certa critica nei riguardi della sua 7

predicazione, che presentava i caratteri della gnosi (per gnosi allora si intendeva lapocalittica che rivela i segreti celesti, i nomi degli angeli), di una speculazione fine a se stessa, di una sapienza di questo mondo e non di Dio. Da notare che, mentre Corinto ed Efeso vengono condizionate da Apollo, in Galazia assistiamo ad una giudaizzazione del cristianesimo: i galati, infatti, liberati da Cristo, ritornano in schiavit tramite losservanza delle pratiche giudaiche. Ad essi scriver Paolo tra il 54 e il 57, cio durante il suo soggiorno ad Efeso. Durante la missione di Paolo dobbiamo ricordare gli imperatori e persecutori Nerone e Domiziano, di cui dopo si parler pi approfonditamente. Qui va ricordato che Tertulliano ci dice che la persecuzione di Nerone pu essere definita violenta, poich bastava il solo nome di cristiani per essere perseguitati, e sistematica, tant vero che Nerone promulga un vero e proprio editto contro i cristiani. Ancora, Eusebio di Cesarea ci dice che Domiziano accusa i cristiani di ateismo. Lulteriore irrigidimento di Roma contro i cristiani forse dovuto al fatto che essi vengono ancora confusi con i giudei. Ci che certo che i cristiani venivano condannati perch non rinunciavano alla fede in Cristo, abbracciando cos una religione considerata rivoluzionaria, perch non aveva carattere nazionale. Inoltre va ricordato che nel 66 ha inizio la guerra giudaica in Palestina, che si concluder con il massacro della popolazione giudaica e con la distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Tito, nel 70. Siamo, quindi, nello stesso periodo della prima repressione giudaica ad opera dei romani.

Nei primi decenni della storia del cristianesimo si ha il regno di Claudio (45-54). Siamo in un periodo in cui la Chiesa non costituisce una realt tale da poter porre problemi di ordine sociale e politico allImpero. I cristiani vengono considerati dai romani come facenti parte di una setta giudaica, come tante. Le fonti romane a proposito di questo periodo storico sono le opere di Svetonio, il quale nel De vita cesarum rivela la presenza di cristiani nella comunit giudaica di Roma (49 d.C.). I problemi per i cristiani iniziano, invece, con la salita al potere di Nerone, il quale, come ci dice Svetonio, condann ai supplizi i cristiani, razza dedita ad una superstizione nuova e colpevole. Ma lo storico che ci parla delle persecuzioni Tacito nei suoi Annales. Questi dice chiaramente che limperatore aveva accusato nellanno 54 d.C. i cristiani di essere stati la causa dellincendio di Roma, visto che erano gi aborriti per le loro infamie. Ma la cosa pi importante che troviamo nel racconto di Tacito sono le motivazioni dellaccusa. Accanto al rimprovero di attivit sediziosa troviamo quella di covare odium humani generis. In realt, questa era unaccusa gi rivolta ai giudei, insieme alle accuse di adorare una testa di asino e di incesto, di cui ci parla Giuseppe Flavio. Tertulliano ci dice che la persecuzione di Nerone pu essere definita violenta nel primo periodo, poich bastava il solo nome di cristiani per essere perseguitati, e sistematica nel secondo periodo, tant vero che Nerone promulga un vero e proprio editto contro i cristiani e si ha il martirio di alcuni esponenti della comunit cristiana a Roma. In tale periodo vengono martirizzati anche Pietro e Paolo. I cristiani vengono, in particolare, sottoposti a 3 supplizi: crocifissione, venatio e tunica molesta. Per le donne, invece, si allestivano botti piene dacqua e si facevano li affogare (cfr. anche Atti dei Martiri). A Galba, Ottone e Vitellio (68), sotto i quali non si hanno tracce di persecuzione, succedono Vespasiano (68-79) e Tito (79-81); al primo si deve la distruzione deve la distruzione del Tempio nel 70, ma neanche durante il loro impero si hanno tracce di persecuzione. Non si hanno persecuzioni in questi anni forse perch i romani sono impegnati nella repressione giudaica. Ma con Domiziano esse riprendono essenzialmente nei confronti dei parenti di Ges, al fine di reprimere il messianismo giudaico. Di Domiziano ce ne parlano Clemente Romano ed Eusebio di Cesarea. A Roma, invece, tra gli altri vengono martirizzati il cugino di Tito e Domiziano, Flavio Clemente, insieme alla moglie Domitilla. Questultima, in realt, fu mandata in esilio a Ponza nel 96. Ma fu soprattutto in Asia minore che si registrano le persecuzioni di Domiziano, cui fa riferimento il Libro dellApocalisse. Questo libro ci parla anche dellatteggiamento dei cristiani nei confronti dellImpero. In particolare, se Paolo cercava, secondo quanto ci testimoniano le sue Epistole, di esortare i cristiani a sottomettersi allautorit imperiale nella paura che la Chiesa venisse coinvolta nellopposizione dei Giudei contro Roma e a seguire il destino dIsraele, adesso lImpero diventa il nemico: la bestia che sale dal mare di cui parla lApocalisse sembra rappresentare proprio il potere imperiale. Nerone viene identificato con lanticristo. Il libro di Giovanni, dunque, insieme agli Oracoli sibillini e allAscensione di Isaia, testimoniano un atteggiamento diverso dei cristiani nei confronti di Roma rispetto a quello auspicato da Paolo, un atteggiamento sicuramente pi ostile. Ma, nonostante quanto detto appena adesso sullostilit dei cristiani verso lImpero, dobbiamo sempre tener presente che molti cristiani erano comunque considerati ottimi cittadini, leali e sottomessi al potere. I cristiani non erano, quindi, dei ribelli, ma furono ugualmente condannati. Il motivo della condanna la loro non rinuncia alla fede in Cristo (cfr. Atti dei Martiri). Il cristianesimo non era, infatti, considerata (e non lo sar fino al 311-313) considerata religio licita. E sar poi anche considerata religione di stato con Teodosio nel 380-381. Ma nel primo e secondo secolo, secondo quanto leggiamo da Tacito e Plinio, il cristianesimo considerato il contrario di una religione, ossia una superstizione. Ed attorno a questa superstizione nacquero strane credenze, che 10

LA CHIESA

E LIMPERO

(I II

SECOLO)

provocavano lostilit dei romani. In particolare, i romani erano accusati di ateismo, cene tiestee (da Tieste), ossia mangiare carne dei propri figli, e unioni edipoidee, ossia di incesto. Nel II secolo, lascesa al potere degli Antonimi inaugura un periodo di maggiore tranquillit per i cristiani. durante il regno di Nerva (96-98) che si colloca la lettera di Clemente, vescovo di Roma, alla Chiesa di Corinto, in cui si erano verificati dei fermenti di ribellione nei confronti dei presbiteri. Clemente dichiara di non aver avuto prima la possibilit di scrivere, a causa del periodo particolarmente turbolento che stavano vivendo (si riferisce alle persecuzioni sotto Domiziano) e approfitta ora di un momento di distensione. A Nerva succede Traiano (98-117). Possediamo un documento importantissimo riguardo il suo regno. Si tratta della lettera di Plinio il Giovane , proconsole della Bitinia, il quale scrive allimperatore chiedendogli istruzioni sui processi contro i cristiani. Traiano risponde con una lettera detta Rescritto Traiano, in cui precisa che non bisogna andare alla ricerca dei cristiani per condannarli, bens bisogna prendere dei provvedimenti contro di loro solo nel caso in cui essi vengono denunciati e decidono di non abiurare. Ma sottolinea anche che non si devono condannare i cristiani sulla base di una denuncia anonima, bens sulla base di un regolare processo. Questi due documenti sono importantissimi, innanzitutto perch da essi si evince che i cristiani erano numerosi. E, nonostante alcuni, interrogati a pi riprese, rinunciassero a Cristo, era impossibile costringere quelli che erano veramente cristiani, come dice Plinio. Inoltre, quello che espone i cristiani ad una condanna legale non una legge contro di loro, ma semplicemente il loro nome, la loro appartenenza ad una setta a cui si imputavano i costumi immorali di cui gi parlato. interessante notare che lo stato di precariet in cui vivono i cristiani in questo periodo non dovuto tanto allatteggiamento degli imperatori, quanto allostilit del popolo pagano. durante il regno di Traiano che il vescovo di Antiochia, Ignazio, subir il martirio (107) A Traiano succede Adriano (117-138). Il periodo che coincide con il suo impero abbastanza tranquillo per i cristiani. Egli, in una lettera ad un proconsole dellAsia, conferma che non bisogna condannare i cristiani semplicemente su delle accuse, bens bisogna istituire un processo regolare. Da ricordare che sotto il regno di Adriano si ha la seconda repressione giudaica ad opera di Adriano (132-135). Segue al trono imperiale Antonino Pio (138-161). Sotto di lui si stabilisce che i cristiani non devono essere perseguitati semplicemente per il loro nome, quanto piuttosto perch rei di una colpa. Abbiamo, poi, il regno di Marco Aurelio (161-180). Nel suo regno possiamo distinguere due periodi: 1. intorno al 167, nel quale ogni disgrazia, ogni calamit naturale, come ci dice Tertulliano, sono causati dai cristiani; 2. dal 174 al 178, in cui si intensificano le persecuzioni in Gallia in modo veramente cruento (in Gallia nel 177 vengono martirizzati circa 59 cristiani). Marco Aurelio, tuttavia, rimane affascinato dallatteggiamento dei martiri cristiani. Per limperatore filosofo, infatti, la dignit di un uomo, la sua nobilt danimo, si misura dalla disposizione interna con cui egli si pone dinanzi al mistero della sua morte. Segue al potere Commodo (180-192). Sotto di lui muoiono i 12 martiri scillitani (Cartagine). Sia durante limpero di Marco Aurelio che durante quello di Comodo, i cristiani vengono perseguitati perch vengono identificati con i montanisti, che avevano un atteggiamento di totale rifiuto nei confronti dello Stato e della societ in genere. Tra questi ci sar anche Tertulliano. (il montanismo unesplosione di profetiamo). Dopo Comodo lImpero resta in uno stato di pericolosa anarchia. Sale al potere Settimio Severo. Sotto di lui e sotto il governo dellimperatore Massimo il Trace (193238) assistiamo generalmente ad un atteggiamento molto tollerante nei confronti dei cristiani, dovuto alla tendenza sincretista del popolo romano. Ma non va dimenticato che 11

proprio Settimio Severo emise un editto che proibiva il proselitismo ai cristiani, cio in pratica impedisce la diffusione del cristianesimo. Questo di Settimio Severo fu il primo atto giuridico rivolto direttamente contro i cristiani. Ma da notare che Severo non intendeva tanto colpire la Chiesa come tale, quanto certe tendenze estremiste. I gruppi colpiti sono, infatti, quelli che si collegano alle tendenze messianiche, in particolare i montanisti. Fonti di questo periodo sono Tertulliano (Ad Nationes, Ad Martyres, Apologetieum), Eusebio di Cesarea e la sua Storia Ecclesiastica e gli Atti dei Martiri. Eusebio di Cesarea, nel libro V della sua opera, ci dice, in particolare, che durante questo periodo entra a far parte della comunit cristiana anche gente molto ricca, che devolver, alla propria morte, molti beni alla Chiesa. Ci informa anche che i giudici che portano avanti i processi non sono agguerriti; anzi, se cercano di fare apostatare i cristiani solo per salvarli. Durante il periodo da Settimio Severo a Massimo il Trace, come gi detto, i cristiani godettero, quindi, per lo pi, di uno stato di tolleranza, interrotto solo da brevi periodi di persecuzioni pi o meno estese, delle quali non facile stabilire con precisione la natura e il fondamento giuridico. Stranamente e paradossalmente, in questo periodo di relativa calma, si ha una fase di decadenza morale della Chiesa, mentre nei periodi di persecuzione che la Chiesa vive momenti di gloria e di grande testimonianza evangelica. In questo arco di tempo, allinizio del secolo terzo, fino forse alla fine, allinterno dellimpero si ha un periodo di tolleranza, favorito anche dal sincretismo religioso. Sotto Settimio Severo la situazione dei cristiani continu ad essere quella stabilita dai rescritti degli imperatori Antonimi, da quello di Traiano sino a quello di Marco Aurelio. Gli scritti di Tertulliano ci attestano tale situazione in Africa, dove abbiamo frequenti esplosioni di odio anticristiano, di violenza da parte del popolo. Rimane da spiegare anche lesplosione persecutoria avvenuta tra il 202 e il 203, quando si ebbe quella che con maggiore o minore propriet, viene chiamata la persecuzione dei catecumeni, perch vengono soprattutto perseguitate e chiuse molte scuole di catechismo. Ad Alessandria fu particolarmente presa di mira la celebre scuola catechetico ed il suo capo, che era Clemente. Anche nelle province africane impervers, dunque, la persecuzione, della quale i martiri pi celebri sono le sante martiri Perpetua e Felicita e altri quattro catecumeni, ai quali si aggiunse spontaneamente il loro catechista Saturo, che li battezz in carcere. Successivamente a Settimio Severio sal al trono dellImpero Antonino Caracolla (211-217). Egli, nel 212, promulga la nota costituzione antoniana, con la quale estendeva il diritto di cittadinanza romana a tutti i sudditi liberi dellImpero. Ad egli succede Eliogabalo (218-222), durante il cui regno il cristianesimo comincia ad essere considerato come religione lecita allinterno dellImpero. Nonostante questa apertura verso il Cristianesimo si hanno alcuni tentativi di persecuzione che, tuttavia, vengono circoscritti alle regioni dellAfrica settentrionale. Lavvento di Massimo il Trace (235-238), proclamato imperatore dai legionari, interruppe la pace di cui i cristiani avevano goduto negli ultimi decenni. Sotto Massimo si ha quella che viene chiamata la persecuzione del clero, allinizio della quale ci si chiede se limperatore abbia promulgato o no qualche editto. Sembra certo che Massimo cominci con lepurazione del palazzo imperiale di tutto il personale cristiano, servi e funzionari. Dalle fonti cristiane si ha la notizia che le misure di Massimo ebbero risonanza a Cesarea di Palestina. Questa persecuzione fu aspra e violenta con molte esecuzioni, sebbene allinizio si era estesa soltanto alla citt di Roma. Dopo la scomparsa di Massimo il Trace, il Cristianesimo torn a godere uno stato di tolleranza sotto i Gordiani e Filippo LArabo. A Filippo succedette Decio e si ebbe la quasi certezza che sarebbe scoppiata una violenta persecuzione promossa dal nuovo imperatore. I procedimenti contro i cristiani occupano una buona parte del 250 e proprio in questa data limperatore promulga un editto che imponeva, non solo a coloro che 12

erano conosciuti come cristiani o erano sospettati di esserlo, bens a tutti gli abitanti dellimpero, un atto di adesione alla religione ufficiale dellImpero, partecipando ai sacrifici da compiersi agli dei ufficiali. Un tale obbligo imposto indistintamente a tutti i sudditi dellImpero era da confermarsi con lattestato scritto dalla commissione preposta ai sacrifici (libellus). Sembra che lintenzione di Decio fosse che non si facessero subito molte istituzioni e di convincere i cristiani prima di condannarli. La persecuzione di Decio si estese nelle grandi citt dellImpero: Roma, Alessandria, Cartagine. Prima di procedere parlando della Chiesa e dellImpero nel III secolo e di approfondire il periodo sotto il controllo dellimperatore Decio, bene fermarsi a vedere la polemica anti-cristiana che nasce nel II secolo e, soprattutto, soffermarsi sullopera degli apologisti. Dobbiamo innanzitutto dire che laccoglienza e la diffusione del Cristianesimo erano rese difficili dal fatto che il nuovo culto di questa divinit non era sostenuto da una tradizione (anche se le sue radici in realt risalgono allantico popolo dIsraele). In generale, possiamo dire che, per gli intellettuali del tempo, i cristiani facevano parte di un mondo di mistagoghi orientali, inquietanti per le loro arti magiche e per i loro costumi. Tra i pi importanti testimoni ricordiamo: Frontone, delle cui accuse ci parla Minucio Felice nella sua opera Ottavio. I cristiani vengono accusati, in particolare, di antropofagismo, incesto e ateismo (inteso non in senso moderno, bens semplicemente come rifiuto di offrire il culto alle divinit romane). Le accuse di Frontone risalgono allinizio del regno di Antonino (138-161), ma Giustino fa intendere che esse sono fondate, forse, per quanto riguarda gli gnostici. Il problema era che, agli occhi dei romani, non cera alcuna differenza tra la Grande Chiesa e le varie sette come quella degli gnostici o dei montanisti. Luciano di Samosata, un cinico che nel suo De morte Peregrino presenta i cristiani in una veste molto diversa da quella di Frontone. Essi, infatti, non vengono considerati dei criminali, quanto piuttosto dei poveri ingenui che il primo ciarlatano di turno riesce ad imbrogliare. Crescente, che anchegli un cinico, il quale ammira i cristiani perch sono capaci di condurre una vita filosofica, ma li accusa di credulit e di superstizione. Celso, che nel suo Discorso veritiero espone le ragioni del conflitto, cio il poco rispetto per gli istituta veterum, la loro misconoscenza della sacralit della civitas romana e, ancora, il loro ostinato rifiuto di sottomettersi al culto dellImperatore. Celso ha scorto bene il rapporto e la dipendenza de Cristianesimo dal giudaismo, cogliendo anche il punto di contrasto tra lantico Israele e il nuovo Israele, tra la tradizione giudaica e quella cristiana, per cui introduce un giudeo che disquisisce contro i cristiani, parlando dei quali li definisce gente fuggiasca, scismatica, apostata dalla legge mosaica e dalla fede tradizionale. Dopo che il giudeo ha confutato il Cristianesimo, Celso stesso confuta il giudaismo, perch cos pensa di ledere, di rovinare i fondamenti del Cristianesimo. Secondo Celso, i libri sacri non sono libri storici, la Bibbia non un libro storico; le narrazioni della creazione e la caduta dei progenitori, cos come le narrazioni del diluvio, dei patriarchi, le stima e le definisce delle fiabe, novelle per far gioire i bambini. A suo parere, il popolo giudaico non discende da Abramo, Isacco, Giacobbe, ma da una banda di egiziani ribelli fuggiaschi; Mos non ha alcuna originalit nella sua legislazione, in quanto ha attinto da altri. Lattesa di un salvatore dal cielo veramente assurda perch Dio immutabile. Celso fa anche obiezioni contro Ges, del quale dice che era nato da una povera 13

LA

POLEMICA ANTI-CRISTIANA E LOPERA DEGLI APOLOGISTI NEL

II

SECOLO

donna di campagna, la quale, essendo stata riconosciuta rea di adulterio, era stata scacciata dal marito. Dopo che Ges venne alla luce, si rec in Egitto, dove impar le arti magiche, delle quali poi si avvalse per ingannare gli uomini e farsi passare per Dio. Celso comprese che il punto principale della fede cristiana lincarnazione del Verbo, proclamando limpossibilit di ci, perch a suo parere questa contraddice lessenza di Dio, perch come abbiamo visto, secondo Celso, Dio immutabile. Celso riconosce anche limportanza degli argomenti dei cristiani per provare la divinit di Ges, lavveramento delle profezie in lui o i suoi miracoli e, perci, si sforza di demolirli, proponendo una sua tesi razionalistica che ritiene impossibile le profezie che si rivolgono a Ges e i miracoli compiuti dallo stesso. Quindi, una tesi pagana che ritiene le profezie simili ad oracoli e identifica i miracoli con i fatti prodigiosi operati dai maghi e dai prestigiatori. Infine, secondo Celso, della risurrezione di Ges, definita il miracolo dei miracoli, dice che frutto solo della fantasia di una donna isterica. Dinanzi a tante accuse i cristiani cercarono di dissipare in tutti i modi i pregiudizi su di loro, che via via si erano formati nellanimo dei pagani e nel tentativo di rendere manifesta allopinione pubblica la vera natura del cristianesimo. Diedero cos vita ad un certo numero di opere letterarie di difesa, dette appunto apologie. Tra i maggiori rappresentanti di questo genere letterario troviamo scrittori greci e latini. Tra gli apologisti greci ricordiamo: Giustino, che uno dei pi importanti letterati cristiani, vissuto sotto il regno di Antonino. La sua figura quella del pensatore greco convertito alla ricerca di creare un ponte tra la cultura greca e il cristianesimo. Di lui ci parla Eusebio di Cesarea. Tra i suoi scritti, oltre al Dialogo con Trifone, ricordiamo due Apologie: o Una indirizzata ad Antonino Pio, che ha lo scopo di giustificare la fede cristiana e di difenderla dalle accuse mossele ingiustamente (qui Giustino confuta la tesi degli accusatori circa lateismo dei cristiani, distinguendo le idee dagli uomini; o Una indirizzata a Marco Aurelio e a Lucio, in cui elabora la teologia del Logos spermatikos, secondo cui il Logos eterno, la verit divina affidata alla Chiesa cristiana pu essere ritrovata in germe anche nelle altre culture, sopratutto in quella greca. Ci spiega come mai alcune verit sono rintracciabili gi nei grandi filosofi del passato, come Socrate. La ragione umana, infatti, espressione del Verbo seminale presente nelluomo. Tuttavia, solo il cristianesimo in possesso della verit totale e sicura. Taziano, discepolo di Giustino, il quale pubblica un Discorso ai Greci, in cui confuta gli errori greci. Mentre il suo maestro aveva un atteggiamento positivo nei confronti della cultura classica, in lui ritroviamo uno sguardo meno benevolo, soprattutto per la filosofia greca. Atenagora, che nella Supplica ai cristiani, indirizzata a Marco Aurelio ed a Comodo, difende la Chiesa dalle accuse di ateismo, di cene tiestee e di unioni edipoidee, rivelando il contrasto tra la tolleranza che i romani e la legge romana riconoscono a tutti i popoli dellimpero di praticare liberamente i loro culti, e lintolleranza verso i cristiani, che sono esposti alle sanzioni e alle persecuzioni per il loro solo nomen christianorum, la loro religione. Lettera a Diogneto, che uno scritto anonimo in cui lautore risponde ad un pagano, di nome Diogneto, che gli aveva posto alcune domande. La lettera critica il mondo pagano affermando la verit della religione cristiana rivelata dal Figlio di Dio e descrivendo la condotta soprannaturale dei cristiani. Invita, infine, Diogneto a credere nel Vangelo per ricevere i benefici di Dio. 14

Teofilo, vescovo di Antiochia che cerca di provare la verit del Cristianesimo dal punto di vista storico. Melitone, che indirizza unapologia allimperatore Marco Aurelio, i cui frammenti ci sono tramandati da Eusebio di Cesarea. Egli ricorda allImperatore che Antonino aveva proibito di introdurre delle innovazioni nei confronti dei cristiani. Tra gli apologisti latini ricordiamo, invece: Tertulliano, che vive nel periodo in cui sale al trono Settimio Severo, a cavallo tra il II e il III secolo. Nelle sue opere esalta il coraggio dei martiri, alla cui testimonianza deve la sua conversione, e difende il Cristianesimo dalle accuse dei pagani. Nel 206 inizia a simpatizzare per il Montanismo, fino anche a rompere definitivamente con la Chiesa nellanno successivo. Egli, infatti, sosteneva un Cristianesimo di lotte, di rifiuto dellImpero, respingendo ogni contatto col mondo pagano. I vescovi di Roma e di Cartagine, di contro, seguivano una politica pi moderata, preoccupati delle condizioni del popolo cristiano e del suo sviluppo. proprio nel 207 che si colloca la sua pubblicazione del martirio di Perpetua e Felicita, per esaltare lideale del martirio e accentuare il suo rigorismo morale. Egli, inoltre, accus la Chiesa di mondanizzare il Cristianesimo, soprattutto in seguito alleditto di Papa Callisto (217-220) con cui venivano ammesse alla penitenza tutte le colpe. Per Tertulliano ci era inammissibile poich alcuni peccati erano considerati da lui e dai montanisti irremissibili, e questi erano ladulterio, lomicidio e lapostasia. Le opere di Tertulliano sono: o Ad Nationes, che una difesa del Cristianesimo e, nello stesso tempo, unaccesa polemica e condanna della immoralit e dissolutezza dei costumi pagani; o LApologeticum, indirizzata ai governatori delle province romane e dove lautore difende il Cristianesimo soprattutto dalle accuse politiche (disprezzo della divinit dellimperatore, delitto di lesa maest, ecc.) e rimprovera lImpero di usare un metodo parziale nel modo di far rispettare le sue leggi, giacch solo ai cristiani viene negato il diritto di difendersi (e ci tanto pi grave se consideriamo che solo nella religione Cristiana si sviluppa la pienezza della santit); o Ad Scapulam, che una lettera in cui si minaccia del castigo di Dio il persecutore Scapola.

Prima di proseguire parlando della Chiesa e dellImpero nel III secolo bisogna fare qualche passo indietro e parlare del numero decennario delle persecuzioni. Per lungo tempo era comune tra gli storici della Chiesa contare dieci persecuzioni dal secolo primo al secolo quarto. Alcuni diranno che soltanto dieci imperatori erano stati persecutori. Quindi, gli imperatori da Nerone a Diocleziano, cio dallinizio alla fine delle persecuzioni sono dieci. Pertanto, in questo arco di tempo di persecuzioni, i Cristiani ogni giorno potevano essere chiamati in tribunale. Nella sua piena formulazione, la numerazione di leggi di persecuzioni si trova in P. Orosio, nella Storia contro i pagani e il numero di dieci lo si riferisce alle pieghe che, secondo il libro dellEsodo, colpirono il popolo dEgitto. Lautore qualifica, come primo imperatore persecutore, Nerone; poi Domiziano, Traziano, Marco Aurelio, Settimio Severo, Massimo il Trace, Decio, Valeriano, Aureliano, Massimiliano, Diocleziano. Dopo la sanguinosa persecuzione di Diocleziano nel secolo quarto, non era stata scatenata alcuna persecuzione, anzi la Chiesa aveva potuto godere di pace e prosperit. 15

IL

NUMERO DECENNARIO DELLE PERSECUZIONI

Gi Agostino di Ippona, circa un decennio dopo Orosio, rivela la debolezza storica e teologica della tesi di Orosio, perch egli aveva dimenticato altri imperatori che erano stati persecutori anche nei confronti del Cristianesimo, come Giuliano lapostata e Valente. Riguardo allultima persecuzione, Agostino affermava che certo che essa vi sar. In alcuni contesti la Chiesa non ha persecutori, non viene perseguitata perch i suoi figli non sono testimoni; perch se fossero testimoni sarebbero perseguitati. Le autorit romane, nella loro azione contro il Cristianesimo, si proposero lo stesso scopo che avevano adottato nella repressione di altre religioni straniere. Con la morte di Pietro, con il suo martirio, coincide la fine di Nerone. Laltra persecuzione, quella di Domiziano, viene riportata in primo luogo dalle fonti cristiane coeve; ne parla intanto Clemente Romano; con essa comincia la lettera ai Corinzi, dove lautore mette in relazione le tribolazioni del suo tempo con quelle sofferte dalla comunit romana sotto Nerone. Egli non specifica oltre la durata o lestinzione delle persecuzioni; certamente sembra che sia stata improvvisa. Alcuni passi dellApocalisse parlano di tribolazioni che i cristiani hanno sofferto o stanno per soffrire in conseguenza dei provvedimenti domiziani, contro di loro, riguardo il culto allimperatore da loro rifiutato. In questi passi e nelle lettere anche del N.T., si parla di persecuzioni in atto che riflettono la situazione nelle chiese dellAsia al tempo di Domiziano. Da essi si ricava che non si tratta di un tumulto popolare nel quale, ad esempio, pot trovare la morte Antima, ma di persecuzione sistematica mossa dallautorit imperiale. Con Domiziano i cristiani vengono perseguitati solo per il loro nome: perch cristiani vengono perseguitati. Forse i Giudei ebbero qualche parte nella persecuzione. Molto importante la testimonianza di Eusebio di Cesarea nella Storia Ecclesiastica. Lo stesso Eusebio nel Cronicon indica la fonte pagana di queste informazioni, come le informazioni di Brutius e di Dione Cassio, circa le persecuzioni di Domiziano. Dalla citazione di Eusebio vediamo come tra i cristiani troviamo anche gente notabile e non soltanto il popolo, la plebe, addirittura nel campo giuridico, ecc. Svetonio ci dice che Domiziano fece uccidere molti senatori e tra di essi alcuni consolari che furono accusati come macchinatori di novit. DallApocalisse si ricava, dunque, che i Cristiani furono condannati per la loro professione di fede. Secondo Flavio Clemente e Flavio Domitilla furono condannati per empiet verso gli dei, cio di ateismo. Altri affermano che i Cristiani vengono condannati perch avrebbero adottato costumi giudaici, ma sembra che il delitto di empiet verso gli dei il motivo principale delle condanne. Circa lestensione, i martiri e la durata delle persecuzioni affermiamo, dalle testimonianze di Clemente Romano, di Eusebio, che la persecuzione sembra essersi estesa solo nellambito della citt di Roma come lo era stata quella di Dione. Dai primi capitoli dellApocalisse, dunque, si deduce che essa si estende anche alle province dellAsia. Circa la durata della persecuzione di Domiziano, se si deve portare fede alle testimonianze di Tertulliano, la persecuzione cess gi prima della morte di Domiziano, che avvenne nel 96, mentre Nerone moriva suicida nel 68. I colpiti della persecuzione di Domiziano erano stati i cristiani delle classi elevate. Dalla lettera di Ignazio di Antiochia ai Romani si possono ricavare alcune informazioni circa questa persecuzione. Ignazio parla della comunit romana, formata anche da personalit eminenti. La reazione degli intellettuali contro il Cristianesimo trover la sua espressione nelle opere di alcuni intellettuali di pagani che esprimono il loro disappunto nei confronti delle novit del Cristianesimo, del quale dicevano che era religione inconciliabile con il complesso dei valori religiosi e culturali che la tradizione romana aveva da tempo ormai consacrato. Testimonianza importante circa le persecuzioni del II secolo , invece, data dalla Lettera di Plinio a Traiano, relativamente al comportamento dei Cristiani, e dal rescritto di Traiano a Plinio. Questa lettera di Plinio a Traiano ci presenta la diffusione del Cristianesimo tra gente di ogni et, di ogni ceto, delluno e dellaltro sesso. La propagazione del Cristianesimo aveva avuto per effetto una caduta del culto pagano. Notiamo, al di l di qualche esagerazione da parte di Plinio, un quadro abbastanza 16

completo della persecuzione. Ancora, nel secondo secolo la religione cristiana ancora illicita e i seguaci della nova religio sono ogni giorno esposti ad essere denunciati e puniti con la pena capitale. Il rescritto di Traiano, una specie di costituzione imperiale, dice che non bisogna mai dare risposta agli uomini che accusano i cristiani, perch essi non hanno credibilit, sono indegni, mancano di correttezza. Bisogna essere, intanto, comprensivi e, poi, non ci possono essere leggi universali. Non bisogna andare alla ricerca dei Cristiani per denunciarli e, senza prove cortissime, non si possono condannare. Si devono registrare alcuni martiri e circa ci Eusebio riferisce che Antonino Pio, non solo intervenne a difesa dei Cristiani sollecitato dalle istanze di molti vescovi dellAsia. Eusebio, parlando della persecuzione di Antonino Pio, si servito della testimonianza di Melitone, vescovo di Sardi, e di Marco Aurelio. Melitone parlava di lettere inviate da Antonino Pio alle citt di Atene, Larissa e Tessalonica e a tutti i greci, nelle quali limperatore proibiva sommosse contro i Cristiani. Laltra persecuzione, sotto Marco Aurelio, sembra che sia stata quella pi cruenta di tutto il secolo II. Verso gli ultimi anni del regno di Antonino Pio ha origine il Montanismo, movimento entusiastico e fanatico, caratterizzato da intensa attivit profetica, da un rigorismo ascetico esagerato a proposito di sostituire alla gerarchia ordinaria, ritenuta superata, gli spirituali ripieni dello Spirito, dallattesa dellimminente parusia e come preparazione ad essa lisolamento completo dal mondo, anzi opposizione al mondo, allo Stato e alle sue istituzioni. Il movimento si diffuse rapidamente nella Frigia e, da parte della gerarchia, ci fu una pronta reazione, in quanto il movimento si presentava come un se paramento del Vangelo e linstaurazione del regno del Paraclito. Quello che invece colp maggiormente gli organi governativi furono i riflessi politici e sociali nel movimento, ossia la sua opposizione alla societ, allo stato, al mondo; opposizione che arrivava fino a prendere la forma di una vera e propria ribellione. La diffusione del movimento avvenne tra gli ultimi anni di Antonino Pio, verso il 160, e si diffuse anche nel primo decennio del regno di Marco Aurelio. Ecco, quindi, che a causa dei montanisti, che erano cristiani loro stessi, furono perseguitati i cristiani come oppositori dello Stato e come individui socialmente sospetti. Possiamo riassumere tutto quello che si detto in questo capitolo in 5 punti: 1. la religione cristiana legalmente proscritta; 2. non si hanno persecuzioni generali, come nel III secolo (v. cap. successivo), ma la persecuzione comunque in stato latente ed endemico e scoppia qua e l breve e violenta; 3. lo stato non si prende cura di cercare dufficio, ma rilascia ci ai cittadini privati; 4. generalmente i magistrati erano pi inclini ad assolvere che a condannare (v. Tertulliano).

A questo punto possibile parlare della Chiesa e dellImpero nel III secolo. La seconda met del III secolo un periodo di grandi cambiamenti per lImpero: crollano le antiche istituzioni romane, ha inizio un periodo di anarchia, le pressioni dei popoli vicini e lontani si fanno sempre pi insistenti. In questo quadro la Chiesa si colloca via via come la pi grande forza spirituale dellImpero, pronta ad animare la nuova era che si avvicina sempre di pi, soppiantando il paganesimo. Al trono imperiale, nel 250, sale Decio (250-253). Sotto il suo regno scoppia la prima persecuzione decretata dallImpero. Decio persegue pi che altro un fine socio-politico: vuole impossessarsi dei beni della Chiesa per rimpinguare le casse dello stato sempre pi povero. Per questo, come ci riferisce Eusebio di Cesarea nel libro VI della sua opera, non viene condannato tanto il popolo quanto i vescovi e i presbiteri, tra cui Fabiano a Roma, Alessandro in Palestina e Dionigi ad Alessandria. La fonte sopra citata e lepistolario di Cipriano ci riferiscono che queste persecuzioni vengono estese a tutto lImpero, non solo alla citt di Roma. Leditto obbligava tutti a sottomettersi ai culti 17

LA CHIESA

E LIMPERO

(III

SECOLO)

romani. Insieme a molti martiri troviamo anche molti lapsi, cio coloro che hanno scelto di abiurare e che fornivano i nomi dei cristiani alla Stasi, una sorta di polizia segreta. Eusebio ci dice che ad Alessandria e a Gerusalemme i laici martiri erano molti (come molti erano i lapsi) e che essi erano per lo pi di alta classe. Talvolta, alcuni cristiani riuscivano a procurarsi un documento che serviva a certificare la loro abiura anche di nascosto e senza aver mai rinunciato mai alla loro fede in Cristo. Sono i cosiddetti libellatici, da libellus che significa certificato. Ma a causa delle persecuzioni nacque il problema in seno alla Chiesa della riammissione dei lapsi nella comunit. Alcuni presbiteri di Roma scrissero persino una lettera al vescovo di Cartagine, Cipriano, per chiedere consiglio a proposito. La stessa fu mandata ai vescovi di Sicilia (ci attesta che la comunit cristiana in questa regione era gi molto fiorente). Tale problema fu cos acceso da causare due scismi, quello di Cartagine e quello di Roma. Lo scisma di Cartagine avvenne durante il Concilio dei 252, durante il quale Privato di Lambesa fece consacrare vescovo Fortunato, nemico di Cipriano. Cos la Chiesa si spacc in due, una parte a favore del vescovo Fortunato, unaltra a favore di Cipriano. Lo scisma si ricompose molto presto a favore di questultimo. Per quanto riguarda la disciplina penitenziale, primo conflitto che si rivela in occidente, Cipriano non escludeva la funzione dei confessori, n rifiutava la possibilit che i lapsi venissero riconciliati. Tuttavia insisteva sulla necessit di una severa e prolungata penitenza. La riconciliazione, inoltre, doveva essere accordata con molta cautela, solo dopo aver accertato la reale conversione del penitente, salvo in punto di morte. In sostanza, quella di Cipriano non fu altro che la posizione di tutta la Chiesa. Lo scisma di Roma , invece, anche chiamato scisma Novaziano. Questo perch, intorno al 250, lafricano Novato aveva proposto al presbiterio romano la riammissione immediata dei lapsi, convincendo Novaziano a sostenerlo. Questi era uno dei presbiteri pi dotti e pi in vista di Roma, candidato allepiscopato. Ma, quando fu consacrato vescovo Cornelio, al suo posto, cambia immediatamente posizione, diventando un rigorista e affermando con vigore che bisognava rifiutare la possibilit di rientrare a far parte della Chiesa a quanti avevano abiurato. Cos Cornelio fu costretto a convocare un concilio che condann Noviziano. Questi, intanto, si era fatto consacrare vescovo da alcuni vescovi meridionali, provocando uno scisma che dur quasi due secoli. A questa vicenda partecip anche Cipriano con una sua lettera sullunit della Chiesa, in cui il vescovo di Cartagine afferma con forza e incisivit la necessit per un cristiano di rimanere fedele alla Chiesa: Non pu avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre. Questo documento importantissimo perch rivela come nella coscienza delle comunit cristiane si fa sempre pi strada lidea di una Chiesa fondata principalmente sugli Apostoli, sottolineando meno la visione paolina dei tre pilastri reggenti: i profeti, i dottori e gli apostoli. Unaltra fonte importante per questo periodo Eusebio, che nel libro VI riporta una lettera di Dionigi a Novaziano. Dobbiamo qui ricordare unaltra questione: quella circa la validit del battesimo conferito da eretici. La validit di questo tipo di battesimi non era riconosciuta da gran parte della Chiesa. Questi battesimi non erano riconosciuti validi nemmeno da Cipriano e dai concili riuniti a Cartagine nel 255 e nel 256. Il problema si sollev nuovamente e rumorosamente in seguito alla diffusione in Africa dello scisma di Novaziano. Rimase alla fine principio della Chiesa quello di ritenere validi questi battesimi, se si sono svolti nelle condizioni richieste. Tale affermazione, contro Cipriano, la port avanti Stefano, vescovo di Roma e testimone della tradizione. A Decio doveva succedere il figlio Ostiniano, ma il comandante dellesercito, Treboniano, si fece acclamare Imperatore, sostenuto dal senato e i cristiani ebbero un periodo di pace. Dopo il regno di alcuni mesi di Emiliano, sale al trono Valeriano. Questi, in un primo periodo, dal 253 al 257, assume un atteggiamento piuttosto tollerante e benevolo nei confronti dei Cristiani, ma nellanno 257 comincia a cambiare politica ed emana un editto, con il quale proibisce il culto cristiano e le riunioni nei cimiteri e obbliga i membri della gerarchia a sacrificare. 18

Queste persecuzioni coinvolgono innanzitutto il laicato pi in vista e la struttura gerarchica e sono causate da diversi fattori: linfluenza esercitata da Macriano sullImperatore (Macriano era un membro importante delle confraternite pagane dEgitto animate da grande odio verso i cristiani); la situazione finanziaria dellImpero sempre pi disastrosa, al punto che lImpero tende ad accaparrarsi i beni ecclesiastici; la situazione sociale disastrosa (le invasioni dei barbari, le epidemie di peste), di cui i cristiani risultavano colpevoli. Tra le tante vittime di questa persecuzione ricordiamo S. Cipriano, il cui martirio descritto negli Atti dei Martiri. Un secondo provvedimento, peggiore del primo, fu quello del 258 con cui si ordina limmediata esecuzione di quanti ancora non avessero sacrificato agli dei, sia che ricoprissero alte cariche, sia che appartenessero al volgo. Nel 260 Valeriano viene imprigionato e fatto imperatore il figlio Galliano, che pone fine alle persecuzioni con un editto di tolleranza (Editto di pace di Galliano). Questo editto anticipa quello di Cicinio e di Costantino (312). Galliano inaugura un quarantennio di pace, fatta eccezione per il periodo in cui regn Aureliano (270-275). Galliano restaur lordine dellImpero, mantenendo salde le frontiere contro la pressione dei barbari. una lettera di Dionigi di Alessandria che ci informa della promulgazione delleditto di tolleranza nel 262 a favore dei cristiani. Questo rescritto autorizzava il culto nelle chiese, che dovevano, quindi, essere restituite ai cristiani. Un altro rescritto li autorizzava ad entrare in possesso dei loro cimiteri. Tali provvedimenti non fanno ancora del cristianesimo una religio licita, ma costituiscono un riconoscimento di fatto. Abbiamo anche testimonianze su Aureliano che ci arrivano da Eusebio. Aureliano tent di rivalutare la tradizione religiosa antica attribuendosi i titoli di Dio, Sole e Signore. Costru un tempio al dio sole e istitu un collegio di sacerdoti, chiamati pontefici del dio sole. Questo rimane, comunque, un periodo di grande importanza per una Chiesa che appare sempre pi organizzata. I legami tra i vescovi e le autorit civili si fanno sempre pi stretti e i cristiani riescono finalmente ad inserirsi nellamministrazione dellImpero, ricoprendo persino cariche molto alte. Continua in questo periodo la produzione letteraria antigiudaica e anticristiana , soprattutto per mano di un neoplatonico di nome Porfirio. Nel suo Contro i cristiani egli, con un tono polemico e sarcastico, attacca il cristianesimo e libri sacri, gli apostoli e gli evangelisti, accusandoli di essere dei falsari, pieni di contraddizioni. Pietro e Paolo vengono accusati di essere inventori di culti senza senso e i dogmi dellincarnazione e della resurrezione di Ges definiti assurdi. I Cristiani capirono subito limportanza demolitrice dellopera di Porfirio, cos alcuni scrittori rivolsero la loro attenzione allo studio dei testi sacri anche per dimostrare lattendibilit dei vangeli. Dopo un quarantennio di relativa calma si ha la grande persecuzione di Diocleziano, che prima di procedere contro i cristiani, usa prudenza: non pu non tenere conto del fatto che essi sono integrati in funzioni vitali dellImpero. Con questa persecuzione lImpero pagano tenta per lultima volta, in maniera violenta e sistematica, di annientare il cristianesimo. Molte sono state le cause che hanno spinto Diocleziano ad usare misure cos forti, tra cui la convinzione che il cristianesimo fosse da ostacolo alla ricostruzione in vari settori della vita dellImpero. Diocleziano aveva, infatti, cercato di riorganizzare la vasta estensione dellImpero, istituendo una tetrarchia. Ogni tetrarchia retta da due augusti affiancati da due cesari. In verit, proprio ad uno di questi augusti, di nome Galerio, che Lattanzio attribuir la responsabilit della persecuzione che si svolger dal 303 al 304. In meno di un anno 4 editti presentarono tutta la severit dellatteggiamento di Roma nei confronti dei cristiani: I Editto: decret la distruzione delle chiese e dei libri sacri, linterdizione del culto e la destituzione dei cristiani dalle alte cariche; 19

II Editto: ordin larresto dei capi delle chiese; III Editto: ordin il rilascio di quanti acconsentivano a sacrificare; IV Editto: obblig tutti gli abitanti dellImpero a sacrificare, pena la morte. La persecuzione di Diocleziano ha profondamente colpito la vita della Chiesa, sebbene la violenza e la durata sono state diverse a seconda delle regioni. In Gallia e in Britannia, per esempio, venne applicato solo il primo editto. Pi intensa fu in Africa e in Italia, ma ancor di pi Oriente. A Diocleziano, che abdica, succedette come Augusto in oriente nel 304 il pagano Galerio e il nuovo Cesare fu Massimino Daia, con il quale la persecuzione assumere un carattere ancora pi sistematico. Si organizzano manifestazioni contro i cristiani e nelle scuole venne introdotto come testo scolastico obbligatorio gli Atti apocrifi di Pilato, blasfemi nei confronti di Ges. Eusebio di Cesarea, nella sua opera I martiri palestinesi ci fa conoscere nei dettagli le barbarie dei sacrifici e il coraggio delle vittime. Malgrado la sua violenza, la persecuzione fu un fallimento e Galerio nel 311, in punto di morte, fu costretto a promulgare a Neomedia un editto di tolleranza, con il quale il Cristianesimo diventa religio licita ma non ancora di stato (cosa che avverr con Costantino). Il suo successore Massimino, dopo appena sei mesi, riprese la persecuzione, ma costretto dagli altri Augusti, Costantino e Licinio, ristabil la pace religiosa. Costantino era un pagano convertitosi al Cristianesimo che regn dal 306 al 337, dopo la sua vittoria su Massimino Dacia. Subito appena salito al poter, nel 313, il suo collega Licinio emette, daccordo con lui, unordinanza, nota come Editto di Milano, con la quale accorda benefici ai cristiani, soprattutto, la libert di religione. In realt, leditto non deve essere ancora considerato come un atto di predilezione di Costantino nei riguardi dei cristiani. Piuttosto come un desiderio dello Stato di essere neutrale in materia di religione e di assumere un atteggiamento equo. Dal punto di vista pratico, si stabilisce che si restituiscano alla Chiesa i beni confiscati durante le persecuzioni, a partire da quelle di Diocleziano. Il testo sembra indicare che il Cristianesimo era gi tanto importante da non aver bisogno soltanto di edifici per il culto, ma anche di luoghi adatti per ospitare i responsabili del governo della Chiesa. Leditto una lettera per il governatore della Bitinia Di grande importanza anche i quattro documenti in cui Costantino, intuendo che il fenomeno Cristianesimo non era pi contenibile, ricerca una fusione tra lo Stato e la Chiesa, per dare allImpero una nuova unit politico-religiosa. Ecco, quindi, che i vescovi vengono riconosciuti come giudici e la domenica dichiarata festa obbligatoria. La Chiesa viene anche riconosciuta come soggetto giuridico capace di comprare, vendere e ricevere donazioni e propriet. Nel 319 la condotta morale della Chiesa venne assunta dallo Stato, per cui vengono abrogate alcune leggi riguardanti il celibato, emanate leggi contro i ratti a scopo di matrimonio, contro la prostituzione, il concubinato, vengono presi provvedimenti per rendere pi difficile il divorzio, per favorire gli schiavi e proteggerli dalle angherie dei loro signori. Inoltre, lImpero comincia a chiudersi al paganesimo; infatti sar vietato sacrificare agli idoli e costruire tempi pagani. A Costantino seguirono, poi, imperatori cristiani e, quindi, la pace e il progresso della Chiesa. E finalmente il Cristianesimo riconosciuto come religione di stato. Lunico imperatore che torn al paganesimo e che con s voleva portare anche lImpero fu Giuliano lApostata (361-363). Prima di proseguire vedendo come si arrivati al primo Concilio per, quindi, esaminarlo ed esaminare anche i successivi, bene soffermarsi su alcuni aspetti della vita della Chiesa del tempo. Riguardo levangelizzazione, vediamo che, in genere, opera delle donne (allepoca avevamo vergini, vedove e diaconesse), che avranno un ruolo determinante, decisivo. Eusebio di Cesarea dir che lopera di evangelizzazione portata avanti da alcuni 20

apostoli itineranti. Lopera di evangelizzazione opera di tutti i cristiani, e non solamente dei presbiteri, dei vescovi. Essi vendevano tutto ci che avevano per poi portare il lieto annuncio dove urgeva la loro presenza. Essi venivano accolti dalle singole comunit cristiane in cui si trovavano e venivano ospitati per tre giorni, dopo i quali dovevano partire oppure dovevano trovarsi un lavoro, rendendosi cos indipendenti economicamente. Tra la rinuncia ai beni e lannuncio del Cristianesimo si predicava la lieta novella e i cristiani erano visti dai pagani come tessitori, calzolai, manovali, tutta gente profondamente ignorante e priva di ogni forma di educazione come viene evidenziato da Celso. Con Giustino, la dottrina cristiana sidentifica con la vera filosofia, e i cristiani vengono definiti filosofi e, quindi, con lafflusso di questi filosofi, ebbe inizio una nuova tappa dellevoluzione. Quindi, il livello culturale dei cristiani pi elevato e, di conseguenza, levangelizzazione si fa pi profonda e puntuale. Il fervore cristiano viene accompagnato dalla competenza e dalla scienza dei cristiani. Gallieno, a proposito dei cristiani che evangelizzano, dir che la maggior parte della gente attingeva la propria fede dalle parabole, avevano un forte disprezzo per la morte e taluni si astenevano dallunione sessuale. Da sottolineare ancora che lopera di evangelizzazione della Chiesa arriva a Roma e parte da Roma, perch Roma capitale dellImpero e non tanto perch sede del vescovo di Roma. Riguardo lorganizzazione ecclesiastica, parlando di ci, parliamo anche dei vari ordini presenti nella vita della Chiesa delle origini: episcopale, presbiterale e diaconale. Accanto ai diaconi, secondo quanto contenuto negli Atti degli Apostoli, troviamo anche le diaconesse che si recavano a visitare a domicilio le cristiane residenti in case di pagani e, soprattutto, erano presenti nellopera di evangelizzazione della Chiesa, soprattutto nel mondo femminile. Le diaconesse le troviamo anche presenti nelle celebrazioni del battesimo, dove esse aiutavano le catecumene che dovevano ricevere il sacramento. Nei primi secoli della vita della Chiesa, non molto chiara la distinzione tra presbiteri ed episcopi, identificati molto spesso tra di loro. Nel quarto ed inizio del quinto secolo, con Giovanni Crisostomo, tutti i vescovi saranno apostoli, profeti e dottori e si occuperanno della vita di consacrazione delle sante vergini e tutti i Padri della Chiesa scriveranno un trattato sulla vita religiosa. Il vescovo, chiamato Pastore, viene chiamato anche spesso Padre e doveva svolgere nei confronti della sua Chiesa le stesse mansioni che un padre di famiglia generalmente svolge nei confronti della propria famiglia. Inoltre, il vescovo doveva essere irreprensibile, sposato una sola volta, sobrio, cortese, ospitale, capace di insegnare, pacifico, farsi obbedire dai figli, avere molta dignit. Per quanto concerne anche lorganizzazione dellevangelizzazione, abbiamo detto che ha avuto molta importanza lopera delle diaconesse, ma soprattutto bisogna dire che il ruolo di preminenza stato riscontrato nei nuclei familiari cristiani. Quindi, la casa era la cellula madre del servizio evangelico e, quindi, luogo di riunione dei convertiti. Riguardo la vita ecclesiale, infine, bisogna ricordare lImperatore Giuliano che, parlando dei cristiani, dir che il loro segreto consisteva nella cura del seppellimento dei morti, nel senso di umanit, nella qualit dellaccoglienza degli stranieri. Lattanzio, parlando del Cristianesimo, dir che la grazia, grazia per amore, soccorrere, difendere gli altri uomini. La Didascalia degli apostoli descrive la comunit cristiana come una comunit dedita alle attivit umane e, in questa comunit, il vescovo di riservava la distribuzione dei soccorsi, in quanto egli conosceva bene le persone bisognose. Il diacono stava sulla porta ogni domenica per accogliere i fedeli, dei quali gli era noto ogni viso. Egli doveva essere lorecchio del vescovo, la sua bocca, il suo cuore e la sua anima. Unattenzione particolare per i Cristiani riservata nei confronti dei poveri e, in particolare, degli orfani 21

e delle vedove. Il vescovo si occupava del matrimonio della ragazza orfana provvedendo alla dote necessaria per il matrimonio. Per quanto riguarda la carit, nessuna Chiesa delle origini fu pari in carit appunto, alla Chiesa romana: lo stesso Ignazio dAntiochia la chiama presidentessa della carit, espressione tradotta in quella che per la sua carit ha meritato il primo posto. Per quanto concerne gli spazi liturgici, nellet apostolica si battezza nei fiumi e vicino alle fonti. Secondo Tertulliano, Pietro avrebbe battezzato nel fiume Tevere come Giovanni nel Giordano. Una delle cure particolari dei cristiani era lattenzione riservata ai cimiteri. Nei primi secoli non si ha una grande attenzione nei confronti dei cimiteri, cosa che avverr subito dopo le grandi persecuzioni e, in particolar modo, ci si prender cura delle catacombe cristiane. Quindi, i luoghi dei martiri saranno i luoghi di raduno dei Cristiani, specialmente a Roma. La casa, invece, dove si ci riuniva era chiamata Domus ecclesiae. Dal IV secolo in poi, nella Domus ecclesiae verr amministrato anche il battesimo. Circa laltare, doveva essere uno, inizialmente esso era dato da una semplice mensa e il trono del vescovo era situato tre gradini pi alto rispetto al livello della mensa, secondo quanto ci riportato nel Testamentum Domini.

CONCILI ECUMENICI: ETERODOSSIA E ORTODOSSIA

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