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Sami A.

Aldeeb Abu-Sahlieh

Introduzione
al diritto musulmano e arabo

Volume I
Fondamenti del diritto musulmano
(usul al-shari'ah)

Prefazione
di Mohamed Charfi
Professore emerito alla Facolt di Giurisprudenza di Tunisi
Ex Ministro dell'Istruzione



L'autore

Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh. Cristiano arabo di origine palestinese e di nazionalit svizzera.
Laureato e dottore in diritto dell'Universit di Friburgo. Diplomato in Scienze Politiche presso
lIstituto Universitario degli Alti Studi Internazionali di Ginevra. Responsabile del diritto arabo e
musulmano nell'Istituto Svizzero di Diritto Comparato a Losanna. Professore invitato alle Facolt
di giurisprudenza di Aix-en-Provence e di Palermo. Autore di numerosi libri ed articoli sul diritto
arabo, musulmano e sul Medio Oriente, elencati in: www.sami-aldeeb.com, di cui in francese e in
italiano:

2
L'impact de la religion sur l'ordre juridique, cas de l'gypte, non-musulmans en pays d'islam,
ditions universitaires, Friburgo, 1979.
Discriminations contre les non-juifs tant chrtiens que musulmans en Isral, Pax Christi,
Losanna, Pasqua 1992.
Les musulmans face aux droits de l'homme: religion, droit et politique, tude et documents,
Winkler, Bochum, 1994.
Les mouvements islamistes et les droits de l'homme, Winkler, Bochum, 1998.
Sami Aldeeb e Andrea Bonomi (ed.): Le droit musulman de la famille et des successions
l'preuve des ordres juridiques occidentaux, Publications de l'Institut suisse de droit compar,
Schulthess, Zurigo, 1999.
Circoncision masculine - circoncision fminine: dbat religieux, mdical, social et juridique,
L'Harmattan, Parigi, 2001.
Cimetire musulman en Occident: normes juives, chrtiennes et musulmanes, L'Harmattan,
Parigi, 2002.
Les Musulmans en Occident entre droits et devoirs, L'Harmattan, Parigi, 2002.
Circoncision: le complot du silence, L'Harmattan, Parigi, 2003.
Mariages entre partenaires suisses et musulmans: connatre et prvenir les conflits, 4
a
ed.,
Institut suisse de droit compar, Losanna, 2003.
Introduction la socit musulmane: fondements, sources et principes, Eyrolles, Parigi, 2005.
Il diritto islamico: fondamenti, fonti, istituzioni, Plemos: Serie di diritto, politica e cultura
diretta da Pier Giuseppe Monateri e Alessandro Somma, Carocci Editore, Roma, 2008.
Le Coran, texte arabe et traduction franaise par ordre chronologique selon l'Azhar avec renvoi
aux variantes, aux abrogations et aux crits juifs et chrtiens, ditions de l'Aire, Vevey, 2008.
Projets de constitutions et droits de l'homme islamiques, ditions de Paris, Parigi, 2008.
Religion et droit dans les pays arabes, Presses universitaires de Bordeaux, Bordeaux, 2008.

3
Sommario
(Tavola dettagliata alla fine del lavoro)
Sommario ....................................................................................................................................................................... 3
Osservazioni generali .................................................................................................................................................... 4
Prefazione ...................................................................................................................................................................... 6
Introduzione ................................................................................................................................................................... 8
Parte I. Il legislatore ....................................................................................................................................................... 10
Capitolo I. Il potere legislativo appartiene a Dio ........................................................................................................ 11
Capitolo II. Il ruolo dello Stato e delle scuole giuridiche ............................................................................................ 21
Capitolo III. Mantenimento delle leggi delle altre comunit ....................................................................................... 40
Parte II. Le fonti del diritto musulmano ....................................................................................................................... 44
Capitolo I. Il Corano .................................................................................................................................................... 47
Capitolo II. La Sunnah ................................................................................................................................................. 88
Capitolo III. Sunnah dei compagni di Maometto ....................................................................................................... 102
Capitolo IV. Sunnah della Gente della Casa del Profeta ........................................................................................... 105
Capitolo V. Le leggi rivelate prima di Maometto ...................................................................................................... 107
Capitolo VI. L'usanza ................................................................................................................................................. 113
Capitolo VII. Lo sforzo razionale (ijtihad) ................................................................................................................ 117
Capitolo VIII. Gli strumenti dell'ijtihad ..................................................................................................................... 142
Capitolo IX. Le regole e gli adagi giuridici ............................................................................................................... 157
Parte III. L'applicazione della norma ......................................................................................................................... 165
Capitolo I. I conflitti tra le fonti ................................................................................................................................. 166
Capitolo II. L'interpretazione linguistica ................................................................................................................... 178
Capitolo III. Obiettivi del Diritto musulmano ............................................................................................................ 193
Capitolo IV. Il contenuto della norma ....................................................................................................................... 201
Capitolo V. Il destinatario e il beneficiario della norma ........................................................................................... 211
Capitolo VI. L'alleviamento della norma ................................................................................................................... 222
Parte IV. L'applicazione del Diritto musulmano nel tempo e nello spazio .............................................................. 250
Capitolo I. L'applicazione del diritto musulmano nei paesi musulmani .................................................................... 251
Capitolo II. L'applicazione del diritto musulmano al di fuori dei paesi musulmani .................................................. 285
Parte V. Tavola giuridica analitica del Corano .......................................................................................................... 301
Bibliografia .................................................................................................................................................................... 341
Tavola dettagliata delle materie .................................................................................................................................. 357


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Osservazioni generali
Trascrizione
L'alfabeto arabo si presta a varie forme di trascrizione. Evito la forma erudita troppo complicata per
un lettore non specializzato. Do le equivalenze di alcune lettere arabe:
' + gh
kh u + w
d + i + y
dh + t +
sh h +
s + j
Non far alcuna distinzione tra le vocali lunghe e le vocali brevi, n tra gli articoli determinativi
shamsi e qamari (scriver al-shari'ah e non ash-shari'ah).
Nelle note e la bibliografia, il nome dello stesso autore pu avere due forme: una forma, quando il
libro stato oggetto di traduzione, e l'altra forma quando il libro citato in arabo (per esempio:
Hallaf e Khallaf; Al-Ashmawy e Al-'Ashmawi). Nel testo adotto una forma unificata,
preferibilmente la forma trascritta.
Citazioni della Bibbia e del Corano
Le citazioni dall'Antico Testamento e dal Nuovo Testamento sono tratte dalla Bibbia di
Gerusalemme (http://web.tiscali.it/santostefano/edicola/download.htm). Quelle dal Corano sono
tratte soprattutto dalla traduzione di Hamza Piccardo (http://www.Corano.it/menu_sx.html) e da
quella di Gabriele Mandel: Il Corano, traduzione e apparati critici, UTET, Torino, 2004, comparate
all'originale arabo. Le cifre tra parentesi nel testo e nelle note senza altra menzione rinviano alla
classificazione del Corano secondo l'edizione del Cairo del 1923. Questa classificazione differisce
da quella dell'edizione di Flgel del 1834 a volte adottata dagli orientalisti. La lingua araba non fa
una distinzione tra le lettere maiuscole e minuscole. Certe traduzioni usano la maiuscola per gli
aggettivi e i pronomi che rinviano a Dio. Abbiamo evitato questo uso
Note e bibliografia
Per non appesantire inutilmente le note, cito il nome dell'autore e talvolta i primi elementi del titolo.
Il lettore trover alla fine del libro tutti i dati bibliografici completi. Eccetto indicazione contraria,
le date che appaiono in questo libro rinviano all'era cristiana. Indico per quanto possibile la data del
decesso delle persone che cito, tanto nel testo che nella bibliografia, in modo che il lettore possa
situarle nel tempo. Esempio: Abu-Hanifah (d. 767).
Abbreviazioni e glossario dei termini non spiegati
At Atti degli Apostoli
Col Lettera di Paolo ai Colossesi
D. (v.) Deceduto (verso)
Dhimmi Gente del Libro protetti dei musulmani
Dt Deuteronomio
Es Esodo
Faqih Esperto di Diritto musulmano

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Fatwa Decisione religiosa
Fiqh Diritto musulmano
Gal Lettera di Paolo ai Galati
Gn Genesi
Eg calendario egira dei musulmani
Hadith Detto (del Profeta Maometto)
Ijtihad Sforzo intellettuale per dedurre le norme
Is Isaia
Jihad Guerre santa
Gv Vangelo secondo Giovanni
Gio Giona
Lc Vangelo secondo Luca
Lv Levitico
Majallah Majallat al-ahkam al-adliyyah, codice ottomano elaborato tra 1869 e 1876
Mt Vangelo secondo Matteo
Mufti Persona che emette una fatwa (decisione religiosa)
Mujtahid Persona capace di compiere uno sforzo intellettuale per dedurre le norme
Cadi Giudice
Rm Lettera di Paolo ai Romani
S.a. Senza autore
S.d. Senza data d'edizione
S.l. Senza luogo d'edizione
S.e. Senza casa d'edizione
Shari'ah Diritto musulmano
Sura Capitolo del Corano
Sunnah Tradizione
Usul Fondamenti (del Diritto musulmano)
V. Vedi
Waqf Pie donazioni

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Prefazione
di Mohamed Charfi
Professore emerito alla Facolt di Giurisprudenza di Tunisi
Ex Ministro dell'Istruzione

Questo libro da salutare per vari motivi. Prima di tutto, il frutto di un lavoro colossale, di una
ricerca approfondita e meticolosa il cui risultato un contributo importante alla conoscenza
dell'islam come religione, del pensiero islamico e soprattutto dei fondamenti del Diritto
musulmano.
Il libro al limite tra il saggio e il testo enciclopedico. un saggio nel senso che l'autore non
nasconde le sue opinioni. Da tempo conosciuto per il suo impegno a favore dei diritti dell'uomo e
con la sua opposizione a qualsiasi norma e comportamento che potrebbero ledere questi diritti.
Questo libro rientra nella linea direttrice della sua opera. Il libro di natura enciclopedica non solo
perch studia tutti i gruppi islamici, a cominciare dai Sanniti e dagli Sciiti ai quali ci s'interessa di
solito nei libri dedicati al grande pubblico, ma anche perch esamina tutte le sette minoritarie,
anche che hanno un numero esiguo di credenti. L'autore s'interessa inoltre a tutte le epoche del
pensiero islamico, da quella dei compagni del Profeta fino agli autori di oggi, e a tutte le tendenze,
dai classici del passato ai moderni.
Tuttavia, il libro non copre tutto quello che ci sarebbe da coprire. Il patrimonio intellettuale
islamico cos vasto che impossibile citarne tutti gli autori e presentarne tutti i punti di vista, a
meno di volere scrivere un'opera di decine di migliaia di pagine. L'autore ha dunque dovuto fare
delle scelte prendendo in considerazione soltanto quello che gli sembrava essere pi importante.
probabile che gli islamisti non apprezzeranno le sue scelte. Non gradiranno che in questo libro si
ponga l'accento sull'esistenza nella shari'ah di norme incompatibili con la democrazia e i diritti
dell'uomo. Anche se l'essenziale del loro programma sia il ritorno a un Diritto musulmano di cui
rifiutano ogni revisione, chiaro che preferirebbero che si dimentichi che certe norme esistono...
fino al giorno in cui saranno al potere. Tra quelli che fanno dell'islam uno strumento di lotta
politica, non pochi saranno quelli che rimprovereranno l'autore per avere citato questo o quel hadith
perch gli d fastidio e per questo considereranno come incerti altri punti di vista adducendo come
pretesto che sono rimasti minoritari o diventati arcaici, e quindi oggi non sono pi in vigore, e, per
il momento, da non far conoscere. Crederanno che l'autore non voglia presentare l'islam sotto la sua
miglior luce.
Invece, le scelte dell'autore non offenderanno il musulmano medio, che non confonde la religione
con la politica e che sa che la shari'ah essenzialmente un'opera umana che cambia col tempo.
Affinch l'autore sia considerato onesto e imparziale e il suo libro scientificamente valido, al
normale musulmano basta che egli non abbia deformato alcuna citazione, che i fatti del passato che
cita siano ripresi da storici attendibili e che le esposizioni sintetiche delle teorie e delle opinioni
presentate siano corrette.
Ci non esclude che ci si possa interrogare sulla fondatezza dell'approccio puramente "giuridico" o
"formalistico". Ma porre ogni norma nel suo contesto storico un passo pi giusto soprattutto
quando si esprimono valutazioni che somigliano a dei giudizi di merito. Per esempio, ci si pu
chiedere se giusto dire che, contrariamente al Vangelo, i testi sacri del giudaismo e dell'islam
contengono norme a valore giuridico senza ricordare le circostanze storiche nelle quali ogni
religione s' sviluppata. necessario rammentarsi che nella concezione islamica sia Ges che
Maometto sono considerati dei profeti che hanno incontrato una viva opposizione nell'ambiente

7
dove hanno predicato. L'essenziale differenza storica dal punto di vista dei fatti, che questa
opposizione s' conclusa con la crocifissione di Ges, cosa che Maometto riuscito a evitare
fuggendo dalla Mecca. Cos i compagni di Maometto riuscirono a costituire uno Stato e a costituire
un sistema giuridico, mentre i sacerdoti cristiani non potettero imporsi che tre secoli dopo la
scomparsa di Ges. Ma anche loro, appena si sono impadroniti delle leve del potere di uno Stato,
hanno sviluppato il "diritto canonico".
In realt, ogni volta che un gruppo umano riesce a governare e a usare la religione per legittimare il
proprio potere, cos facendo riesce a imporre la sua legge e a elaborare un sistema giuridico
autoritario che si pu criticare da vari punti di vista. Per esempio, si pu rimproverare al diritto
ebraico e al diritto musulmano d'autorizzare la poligamia; ma nemmeno il divieto del divorzio
previsto dal diritto canonico accettabile. La difficolt la stessa per tutti i diritti religiosi, prodotti
delle antiche civilt. Coloro che detengono il potere utilizzano la religione per farsi obbedire e per
questo le norme del diritto assumono un carattere religioso che li rende immutabili. Ci si deve di
conseguenza impegnare in modo da far evolvere il diritto senza far cambiare la religione. La
soluzione la separazione tra Stato, la sfera del diritto e la politica da un lato e la religione
dall'altro. In Occidente s' imposta la laicit per uscire dall'impasse. Nel mondo musulmano si cerca
una soluzione coerente con le particolarit dell'islam, una soluzione che possa consentire
l'ammodernamento dello Stato e del diritto pur mantenendo l'essenziale della religione. Nell'ambito
del tourath (il patrimonio islamico) possibile fare la distinzione tra il divino e l'umano e,
nell'ambito dei versetti coranici, tra il circostanziale e l'eterno.
Optando per una soluzione che distingua la prescrizione veramente divina da tutti i sedimenti che la
storia ha depositato e che permetta di rivedere il Corano collocando ogni versetto nel suo contesto,
il mondo musulmano ha molto evoluto nel corso degli ultimi decenni. Cos il diritto nei suoi rami
penale, commerciale, costituzionale ha molto evoluto nella grande maggioranza dei Paesi
musulmani. Solo nei Paesi dell'islamismo radicale (l'Iran) o dell'islamismo tradizionale (i Paesi del
Golfo) ci si aggrappa ancora a un diritto musulmano pi che millenario. In qualsiasi caso, anche in
questi Paesi su molti punti si dovuto procedere a un aggiornamento.
Sami Awad Aldeeb Abu-Sahlieh ci promette di pubblicare prossimamente un altro libro sull'attuale
legislazione degli Stati musulmani. Certamente sar un'opera molto importante che permetter il
raffronto tra quei Paesi che hanno potuto avanzare sulla via delle riforme e quelli che si sono
autocondannati all'immobilismo; cos facendo ci permetter di misurare l'ampiezza delle riforme
introdotte, le loro conseguenze sociali e il cammino che rimane ancora da fare.
Ma la via delle riforme piena d'ostacoli. Le forze conservatrici hanno i mezzi per bloccare
l'evoluzione delle societ musulmane; minacciano infatti di farle arretrare. Oggi il mondo
musulmano fa molto parlare di se ed sovente teatro di violenze che superano i suoi confini. Ci
dimostra quante sono le difficolt che scaturiscono dalle transizioni che lo agitano.
Questo libro ha il merito di spiegare chiaramente ai lettori occidentali il diritto musulmano nella sua
visione classica ed esplicitare il cammino che i popoli musulmani devono percorrere per
modernizzarsi e colmare il loro ritardo storico. Allo stesso tempo, i lettori costateranno che alcuni
versetti del Corano sono indubbiamente in contraddizione l'uno con l'altro, che certi hadiths sono
ugualmente incompatibili tra di loro e che ci sono dei versetti e hadiths che sono in netto contrasto
gli uni con gli altri, cosa che d luogo ad interpretazioni necessariamente umane che devono
cambiare col tempo. Comunque sia, la grande variet di punti di vista una ricchezza.
In conclusione, il pensiero islamico non il regno delle certezze certezze che sono state troppo
spesso la causa di derive autoritarie e di soprusi ma quello dell'interrogazione continua e della
ricerca costante.

8
Introduzione
Oggi il numero di musulmani valutato a circa 1.2 miliardi, ovvero il 19,4% della popolazione
mondiale. Sono ripartiti come segue: 780 milioni in Asia, 380 milioni in Africa; 32 milioni in
Europa, 6 milioni in Nord-America, 13 milioni in America Latina e 3 milioni in Oceania. In
quarantatre Paesi, i musulmani rappresentano pi del 50% della popolazione
1
e cinquantasette sono
i Paesi che fanno parte dell'Organizzazione della Conferenza Islamica
2
.
Questo significa che ci sono Paesi a maggioranza musulmana ma con delle minoranze non
musulmane e delle minoranze musulmane in Paesi a maggioranza non musulmana. Quest'ultime
sono in netto aumento a causa degli attuali flussi migratori, d'un tasso di natalit superiore a quello
dei non musulmani, dei matrimoni misti (i figli nati da questi matrimoni diventano in pratica
sempre musulmani) e delle conversioni. La minoranza musulmana in Francia per esempio la
seconda religione in numero di fedeli dopo il cattolicesimo, sorpassando sia il protestantismo che il
giudaismo. Ma dare il numero esatto non possibile dato che in Francia vietato chiedere ai
cittadini la loro appartenenza religiosa. Comunque in termini assoluti si valuta che il numero di
musulmani francesi va dai tre ai sette milioni su circa sessanta milioni d'abitanti
3
.
I movimenti islamisti nei Paesi arabo-musulmani rivendicano l'applicazione integrale del diritto
musulmano come elemento della loro fede. Anche le minoranze musulmane dei Paesi occidentali
stanno formulando un sempre pi grande numero di rivendicazioni affinch i Paesi ospiti adattino
le loro norme e leggi alle esigenze religiose dei musulmani. Purtroppo questo crea numerosi
problemi, in particolare perch le norme musulmane violano i diritti dell'uomo come sono definiti
nei trattati internazionali.
Per capire queste rivendicazioni e i problemi che sollevano, occorre conoscere le Basi (usul) del
diritto musulmano, una materia che tutti gli studenti di scienze religiose e giuridiche nei Paesi
arabo-musulmani devono studiare. Senza queste conoscenze, qualsiasi dialogo tra musulmani e non
musulmani condannato a un vicolo cieco e all'incomprensione.
Come l'albero che ha radici e rami, il diritto musulmano si divide sommariamente in due parti.
Usul al-fiqh (i fondamenti o radici del diritto): Questa parte risponde alle seguenti domande:
Chi fa la legge? Dove si trova la legge? Come capirla? Che contiene? Qual il suo obiettivo?
A chi destinata e chi ne trae profitto? La legge si applica sempre e ovunque? Al-Shafi'i (d.
820) considerato uno dei fondatori della scienza delle basi del diritto con il suo famoso libro
Al-Risalah
4
.
Furu' al-fiqh (i rami del diritto): Questa parte si occupa delle relazioni dell'essere umano colla
divinit (la professione di fede, la preghiera, l'elemosina legale, il digiuno del Ramadan e il
pellegrinaggio) e con i suoi simili (il diritto di famiglia, il diritto di successione, i contratti, il
diritto penale, il potere statale, le relazioni internazionali, le questioni della guerra, ecc.).
Ci occuperemo qui soltanto dei fondamenti del diritto, ricorrendo a volte a sue applicazioni nei
rami del diritto. Ci baseremo soprattutto su dei corsi insegnati in varie Facolt di Giurisprudenza e
di Diritto Musulmano nei Paesi arabi. Questi corsi ripropongono le lezioni degli autori classici
musulmani e riflettono il punto di vista ufficiale delle autorit religiose o dello Stato da cui queste
facolt dipendono, senza prendere in considerazione i dibattiti che travagliano le societ
musulmane. Per questo motivo, li integreremo con testi scritti da musulmani che non appartengono

1
http://www.bdsr.org/islam.htm.
2
V. la lista in: http://www.oic-oci.org/index_french.asp.
3
http://www.religioscope.com/info/articles/015_islam_france_c.htm.
4
Versione araba e traduzione inglese e francese nella bibliografia.

9
al quadro istituzionale esistente. In questo modo potremmo tracciare l'evoluzione del pensiero
musulmano in questi Paesi.
Questo libro si rivolge a giuristi, teologi, politici e funzionari governativi e non governativi che si
occupano dei musulmani. Ma poich le questioni legate all'islam hanno dei risvolti mediatici
sempre pi importanti, il libro sar d'interesse anche per il grande pubblico. In questo proposito
abbiamo fatto ricorso a una presentazione che facilita la lettura, dando in piccoli caratteri i dettagli
che possono interessare di pi gli specialisti.
Certamente questo libro non potr soddisfare tutti, ma l'autore resta aperto a qualsiasi osservazione
costruttiva da parte delle lettrici e dei lettori, tanto musulmani che non musulmani.
Prima di concludere questa introduzione, voglio ringraziare Daniela Bigatti, Felix Galletta, Maria
De Falco Marotta, Pierre Rossi e Stefano Meschini che hanno contribuito alla correzione di questo
libro. Ringrazio anche l'Istituto Svizzero di Diritto Comparato di Losanna le cui risorse
documentarie sono state indispensabili alla redazione del libro. Tuttavia, le opinioni qui espresse
sono dell'autore e non rispecchiano necessariamente quelle dell'Istituto o dei correttori.
Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh
email: sami.aldeeb@yahoo.fr

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Parte I. Il legislatore
La prima precisazione che si chiedono i giuristi musulmani d'ordine teologico e filosofico: Chi fa
la legge? La risposta a questa domanda ha orientato il pensiero musulmano nel corso dei secoli ed
alla base delle rivendicazioni dei musulmani nei Paesi musulmani e occidentali.

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Capitolo I. Il potere legislativo appartiene a Dio
I. Origine divina della legge
Ci sono tre modi di concepire la legge:
come emanazione di un dittatore;
come emanazione del popolo, per via democratica diretta o indiretta;
come emanazione di Dio, rivelazione fatta direttamente tramite un profeta, o indirettamente
mediante l'intervento delle autorit religiose che sono ritenuti rappresentanti di Dio sulla terra.
Concepire la legge come emanazione della divinit si ritrova tra gli ebrei e i musulmani, per non
citare che questi due gruppi, ma quasi inesistente tra i cristiani. Per capire le differenze che
esistono tra ebrei, musulmani e cristiano dobbiamo brevemente riassumere i punti che dividono le
tre comunit.
1) Concezione ebraica
Per gli ebrei, la legge si trova nella Bibbia, in particolare nei primi cinque libri che Mos avrebbe
ricevuto da Dio e trasmesso al suo popolo. Mos fu un capo di Stato e in quanto tale aveva
l'incarico d'amministrare la sua societ. Non lo faceva a nome suo, ma in quello della divinit che
aveva trasmesso la legge. Questa legge rivelata s'impone al credente ebreo sempre e ovunque.
Alla Bibbia s'aggiunse la Mishnah (redatta tra il 166 e il 216 d.C.) e il suo commento, il Talmud (di
cui si conoscono due versioni: quello di Gerusalemme, redatto a Tiberiade verso la fine del quarto
secolo d.C., e quello di Babilonia, redatto a Babilonia verso il quinto secolo d.C.). Insieme, la
Mishnah e il Talmud costituiscono la Bibbia orale e contengono gli insegnamenti delle autorit
religiose ebraiche.
Si legge nella Bibbia:
Vi preoccuperete di mettere in pratica tutto ci che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai (Dt
13:1).
Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli, sempre,
perch pratichiamo tutte le parole di questa legge (Dt 29:28).
una legge perenne di generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete (Lv 23:14).
Invocando questi versetti, Maimonide, il pi grande teologo e filosofo ebreo morto al Cairo nel
1204, scrisse: " una nozione chiaramente esplicitata nella legge che quest'ultima resta d'obbligo
eterno nei secoli dei secoli, senza alcuna possibilit di variazione, riduzione, n complemento". Chi
pretenderebbe il contrario dovrebbe, secondo Maimonide, "essere messo a morto per
strangolamento". Questa punizione prevista anche per colui che abolisse un qualsiasi
comandamento ricevuto dalla tradizione orale, e nei confronti di colui che ne d un'interpretazione
diversa dall'interpretazione tradizionale, anche se egli dovesse produrre un segno che afferma che
un profeta inviato da Dio
1
.
2) Concezione cristiana
Bench sia nato e cresciuto all'interno della tradizione ebrea, Ges non ha mai aderito in modo
incondizionale alla legge derivata dalla Bibbia.
A mo' d'esempio, quando gli scribi e i farisei gli portarono una donna sorpresa in flagrante delitto
d'adulterio e gli chiesero che cosa pensasse dell'applicazione della pena di lapidazione prevista dalla
legge di Mos (Lv 20:10; Dt 22:22-24), Ges rispose: "Chi di voi senza peccato, scagli per primo

1
Mamonide: Le livre de la connaissance, p. 97-98.

12
la pietra contro di lei". Ma quelli, udito ci, se n'andarono uno per uno, cominciando dai pi anziani
fino agli ultimi. Rimase solo Ges con la donna l in mezzo. Alzatosi allora Ges le disse: "Donna,
dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Essa rispose: "Nessuno, Signore". E Ges le disse:
"Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare pi" (Gv 8:4-11). In un altro caso, uno della
folla gli disse: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredit". Ma egli rispose: "O uomo,
chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?". E disse loro: "Guardatevi e tenetevi lontano
da ogni cupidigia, perch anche se uno nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni" (Lc
12:13-15). Che egli revochi la legge del taglione un fatto significativo (Mt. 5:38-39), come lo
sono le famose parole che Ges pronunci: "Rendete dunque a Cesare quello che di Cesare e a
Dio quello che di Dio" (Mt. 22:21) e che servono di base per la separazione tra Stato e religione.
Poich i Vangeli e gli scritti degli apostoli contengono poche norme giuridiche, i cristiani si
ripiegarono sul diritto romano. Per il giureconsulto Gaius (d. v. il 180 d.C.) la legge "ci che il
popolo prescrive e stabilisce" (Lex est quod populus iubet atque constituit)
1
. in base a questa
concezione della legge che nacque e si svilupp il moderno sistema democratico.
3) Concezione musulmana
Il messaggio di Maometto rappresenta un ritorno alla vecchia concezione biblica della legge, di cui
riprende numerose norme (v. la legge del taglione: 2:178-179 e 5:45). Questo spiega perch i
giuristi musulmani utilizzino il termine legislatore per designare esclusivamente Dio, il solo che sia
in grado di fissare le leggi.
Questa concezione tratta direttamente dal Corano in cui si legge:
Mi baso su una prova chiara da parte del mio Signore - e voi la tacciate di menzogna - non ho in mio potere
quello che volete affrettare: il giudizio appartiene solo ad Allah. Egli espone la verit ed il migliore dei giudici
(6:57).
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit. Se siete discordi in
qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. la cosa migliore
e l'interpretazione pi sicura (4:59).
Sempre secondo il Corano, Dio che decide ci che legale e ci che non lo :
Di': "Cosa pensate del cibo che Allah ha fatto scendere per voi e che dividete in illecito e lecito?". Di': " Allah
che ve lo ha permesso oppure inventate menzogne contro Allah?" (10:59).
Di': "Cosa pensate del cibo che Allah ha fatto scendere per voi e che dividete in illecito e lecito?". Di': " Allah
che ve lo ha permesso oppure inventate menzogne contro Allah?" (16:116).
O voi che credete, non vietate le cose buone che Allah vi ha reso lecite. Non eccedete. In verit Allah non ama
coloro che eccedono. Mangiate le cose buone e lecite che Allah vi ha concesso e temete Allah, Colui nel Quale
credete (5:87-88).
Citando il suddetto versetto 6:57, Khallaf scrive:
I dottori della legge musulmani riconoscono all'unanimit che Dio il supremo legislatore, che lui la fonte dei
precetti, che questi siano stati enunciati esplicitamente nei testi rivelati ai suoi profeti, in particolare a Maometto,
o che i dottori della legge li abbiano tratti o dedotti usando il meccanismo dell'analogia
2
.
Questa concezione della legge illustrata dall'atteggiamento di Maometto in un caso d'adulterio
simile a quello che affront Ges. Due adulteri, entrambi ebrei, furono portati davanti a Maometto
che s'inform della pena prevista nella Bibbia. Gli ebrei gli dissero che la Bibbia prevedeva la
lapidazione (Lv. 20:10; Dt. 22:22-24), ma che la loro comunit aveva deciso di cambiare la norma
perch era applicata soltanto ai poveri. Al posto di questa sentenza, la comunit aveva deciso di
annerire il viso dei colpevoli col carbone, condurli in processione e di flagellarli,
indipendentemente dal loro statuto sociale. Maometto rifiut la modifica e ritenne che fosse il suo
dovere di far rispettare la norma di Dio. Recit allora il versetto: "Coloro che non giudicano
secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono gli iniqui" (5:47)
3
.

1
Gaius: Institutes, I.3.
2
Hallaf: Les fondements, p. 145.
3
V. Muslim, detto 3212; Al-Tirmidhi, detto 3157; Abu-Da'ud, detti 3857 e 3858; Ibn-Majah, detto 2548; Ahmad,
detti 2250, 4437 e 17794.

13
Etimologicamente, il termine islam significa sottomissione ed il nome dato alla religione dei
seguaci di Maometto. Quest'ultimi si chiamano muslimun (i sottomessi). L'islam quindi proclama la
sottomissione dell'uomo alla volont di Dio che espressa nel Corano e i detti di Maometto, le due
fonti principali del Diritto musulmano di cui riparleremo nei seguenti capitoli. A tale proposito il
Corano dice:
Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono i miscredenti, (...), questi sono
gli ingiusti, (...) questi sono gli iniqui (5:44, 45, 47).
Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non bene che il credente o la credente scelgano a
modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia (33:36).
Quando i credenti sono chiamati ad Allah e al Suo Inviato affinch egli giudichi tra loro, la loro risposta
"Ascoltiamo e obbediamo". Essi sono coloro che prospereranno!" (24:51).
Otto secoli dopo Maimonide, lo sceicco Muhammad Mitwalli Al-Sha'rawi (d. 1998), eminente
studioso religioso e politico egiziano, morto al Cairo nel 1998, condivide in pratica la stessa
concezione della legge che il suo compatriota ebreo. Spiega che la rivelazione venuta per
sciogliere i nodi che contrappongono gli uomini, liberandoli cos dall'obbligo di risolverli con la
discussione o con estenuanti e ripetitive esperienze. Il musulmano non deve cercare soluzioni ai
suoi problemi al di fuori dell'islam, poich l'islam propone soluzioni che sono eterne e che vanno
bene nell'assoluto
1
. Lo sceicco aggiunge:
Se fossi il responsabile di questo Paese o la persona incaricata di applicare la legge di Dio, darei un termine di un
anno a quello che respinge l'islam, concedendogli il diritto di dire che egli non pi musulmano. Allora lo
dispenserei dall'applicazione del diritto musulmano condannandolo a morte come apostata
2
.
La minaccia di morte emessa da Al-Sha'rawi non semplice retorica. Contro il giudice libico
Mustafa Kamal Al-Mahdawi stato istruito un processo che durato molti anni a causa d'un libro
La prova col Corano
3
, (in arabo) che aveva scritto in cui metteva in dubbio la Sunnah di
Maometto e certe norme musulmane. La Corte d'appello di Benghazi ha finito per liberarlo il 27
giugno 1999, con molta probabilit per motivi politici, ma ha proibito la distribuzione o la ristampa
del libro. Anche Rashad Khalifa mise in dubbio la Sunnah e per questo stato accusato d'apostasia,
ma ha avuto meno fortuna di Al-Mahdawi poich stato assassinato nel 1990
4
. Muhammad
Mahmud Taha, fondatore dei Fratelli repubblicani in Sudan, ha teorizzato che solo la prima parte
del Corano, quella rivelata alla Mecca, era di carattere obbligatorio, mentre la seconda, quella
rivelata a Medina, fu dettata da fattori congiunturali e politici. Per questo fu condannato a morte da
un tribunale sudanese e impiccato il 18 gennaio 1985
5
. Faraj Fodah stato assassinato il 8 giugno
1992 da un musulmano fondamentalista per avere attaccato nei suoi scritti l'applicazione del diritto
musulmano. Il professor Abu-Zayd dell'universit del Cairo ha voluto dare un'interpretazione
liberale al Corano e per questo un gruppo fondamentalista gli ha intentato un processo per
apostasia. La causa giunta sino alla Corte di Cassazione che il 5 agosto 1996 ha confermato la sua
condanna
6
, e ha richiesto la separazione dell'uomo dalla moglie, poich come apostata non poteva
essere sposato a una musulmana. La coppia ha dovuto fuggire dall'Egitto e chiesero l'asilo politico
in Olanda per timore d'essere ucciso.
L'obbligo di applicare il Diritto musulmano, e le inevitabili conseguenze del rifiuto, poteva
riguardare un numero illimitato di materie, comprese quelle soggette a controversie. Per dare un
esempio estremo, Jad-al-Haq, lo sceicco dell'Universit Al-Azhar (d. 1996), dichiar in una fatwa
(decisione religiosa) nel 1994 che:

1
Al-Sha'rawi: Qadaya islamiyyah, p. 35-39.
2
Ivi, p. 28-29.
3
Al-Mahdawi: Al-bayan bil-Qur'an.
4
Rashad Khalifa ha elaborato la sua teoria nel suo libro: Quran, hadith and islam.
5
Su questo pensatore sudanese, v. Aldeeb Abu-Sahlieh: Droit familial des pays arabes, p. 39-41. Testo e commento
del giudizio in: Kabbashi, p. 80-96 (l'autore il giudice che ha condannato Taha).
6
Decisione pubblicata in: Al-Mujtama' al-madani (il Cairo), settembre 1996.

14
Se una regione cessa, di comune accordo, di praticare la circoncisione maschile e femminile, il capo di Stato
deve dichiararle la guerra dato che la circoncisione fa parte dei riti e delle specificit dell'islam. Ci significa che
le circoncisioni maschile e femminile sono obbligatorie
1
.
4) La sovranit popolare: concetto assente
Quest'obbligo, che alla base della posizione musulmana, significa che il concetto di sovranit
popolare non esiste nei Paesi musulmani. Eppure tale concetto inerente alla democrazia.
Al-'Ayli, autore contemporaneo, respinge categoricamente l'idea che il potere legislativo appartenga
alla nazione. Per lui, essa appartiene solamente a Dio. A tale proposito scrive che "la nazione nel
sistema islamico non pu contraddire una norma del testo sacro o della Sunnah o concludere un atto
le cui condizioni le siano contrarie e questo a prescindere da qualsiasi consenso che possa esistere
tra i governanti di tale nazione". "Nell'islam non esiste un organo la cui opinione prevale in caso di
litigio. L'islam non conosce n maggioranza n minoranza. Non si pu far ricorso al giudizio della
nazione per legittimare il potere politico [...], ma a Dio e il suo messaggero. La nazione e i suoi
dirigenti non detengono alcun potere legislativo; possono solo ricorrere a Dio e al suo messaggero
per dedurre delle norme
2
".
Il compito dello Stato quindi di applicare il diritto musulmano che Dio ha ordinato di seguire. Lo
Stato non pu abrogare il diritto che stato rivelato, solo un'altra rivelazione pu farlo
3
. Questa si
chiama la teoria della gerarchia delle norme
4
. Perci, anche se molti Paesi musulmani hanno
abbandonato il diritto musulmano, in parte o interamente, non hanno potuto abrogarlo. Il diritto
musulmano semplicemente messo da parte con il rischio costante di vederlo ricomparire.
I musulmani che accettano di parlare della sovranit popolare ne hanno per fissato i limiti:
Se la questione da regolare prevista in un testo autentico e chiaro nel Corano o nella Sunnah,
la nazione non pu fare altro che sottomettersi.
Se il testo si presta a pi d'una interpretazione, la nazione pu cercare autonomamente una
soluzione in base alla sua comprensione del testo, scegliendo cos un'interpretazione al posto di
un'altra.
Se il Corano o la Sunnah tacciono su certe questioni, la nazione libera di stabilire la norma
che le conviene, a condizione per che quest'ultima rispetti lo spirito del diritto musulmano e le
sue norme generali e che non sia contraria a una norma musulmana gi in vigore
5
.
Alla luce di quanto detto, si pu dire che pi un libro sacro porta il peso delle sue norme e leggi,
meno grande il margine di manovra dei suoi fedeli. Inevitabilmente essi non possono gestire la
loro vita come vogliono. D'altra parte, era gi ovvio che il Corano creava delle difficolt con le sue
nuove norme. Si legge nel versetto 5:101:
O voi che credete, non fate domande su cose che, se vi fossero spiegate, vi dispiacerebbero. Se farete domande in
proposito, vi saranno spiegate dopo che il Corano sar disceso [per intero]. Allah vi perdoner, poich Allah
perdonatore, paziente
da segnalare che per i pensatori musulmani il diritto musulmano stabilito da Dio completo e
perfetto. Come prova il professor Mahmud Al-Khaldi cita il seguente versetto coranico: "Abbiamo
fatto scendere su di te il Libro, che spiegasse ogni cosa, guida e misericordia e lieta novella per i
musulmani" (16:89). Lo stesso autore cita l'esegesi d'Al-Tabari (d. 923) che dice: "tutto ci di cui la
gente ha bisogno di sapere per quanto riguarda ci che permesso e ci che vietato, alla
retribuzione e alla punizione". Citando il Corano, aggiunge: "Oggi ho reso perfetta la vostra
religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi piaciuto darvi per religione l'Islam" (5:3)
6
.

1
V. Aldeeb Abu-Sahlieh: Khitan, annesso 6.
2
Al-'Ayli: Al-hurriyyat, p. 214-216.
3
'Odah: Al-islam wa-awda'una al-qanuniyyah, p. 62.
4
Secondo questa teoria, una norma pu essere abrogata soltanto da una norma di valore uguale o superiore. Essendo
superiore a ogni legge umana, la legge rivelata pu essere abrogata soltanto da un'altra legge rivelata successiva.
5
'Abd-al-Karim: Al-dawlah wal-siyadah, p. 227-228; 'Ali: Mabda' al-mashru'iyyah, p. 216-224.
6
Al-Khaldi: Naqd al-nidham al-dimuqrati, p. 156-157.

15
La differenza tra la concezione occidentale e quella musulmana della legge riflessa in dissimili
sistemi di diritti dell'uomo. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e gli altri documenti
internazionali, soprattutto d'ispirazione occidentale, non nominano Dio. Ogni tentativo d'aggiungere
un riferimento a Dio in questi documenti stato un insuccesso. Questo non il caso delle
dichiarazioni musulmane sui diritti dell'uomo
1
. Cos, la Dichiarazione Islamica Universale dei
Diritti dell'Uomo adottata nel 1981 dal Consiglio islamico (con sede a Londra) afferma
ripetutamente che i diritti dell'uomo si basano sulla volont divina. All'inizio del preambolo si
legge: "Da quattordici secoli, l'Islam ha definito, con Legge divina, i diritti dell'uomo, nel loro
insieme nonch nelle loro implicazioni".
Una delle motivazione del preambolo aggiunge:
Forti della nostra fede nel fatto che [Dio] il padrone sovrano di tutte le cose nella vita presente
come nell'altra vita (...);
forti della nostra convinzione che l'intelletto umano incapace di elaborare la via migliore
senza la guida di Dio e la sua rivelazione;
noi, Musulmani, (...) proclamiamo questa Dichiarazione, fatta in nome dell'Islam, dei diritti
dell'uomo come si possono dedurre dal mobilissimo Corano e dall'incorrotta Tradizione
profetica (la Sunnah).
A tale titolo, questi diritti si presentano come diritti eterni non suscettibili di soppressione o
rettifica, abrogazione o annullamento. Sono diritti che sono stati definiti dal Creatore sia lode
a Lui e che nessun essere umano, chiunque egli sia, ha il diritto di annullare o sminuire.
II. L'uomo pu stabilire una legge?
Fare una legge significa determinare ci che bene e ci che male, ci che si deve fare e ci che
si deve evitare. I giuristi e i filosofi musulmani si sono posti la questione se l'essere umano pu
giungervi, con l'uso della ragione, o se al contrario occorre un intervento divino per guidarlo nel
suo giudizio. Si trovano tre correnti di pensiero dai musulmani: Mu'taziliti, Ash'ariti, Maturiditi.
I Mu'taziliti, il cui capofila fu Wasil Ibn-'Ata (d. 748), affermarono che la bellezza e la bruttezza
sono inerenti alla natura d'ogni azione, che non sono affatto l'effetto della legislazione, n stabilite
da lei. Secondo i Mu'taziliti, la legislazione ordina un'azione perch bella in se stessa (fa parte
della sua natura). La bellezza e la bruttezza procedono dalla ragione umana, che ne la causa e il
giudice. Nonostante il silenzio della legge, la ragione li costringe a considerare le cose come tali.
Dio ha il dovere di ordinare agli uomini le azioni che sono a loro vantaggio e gli giovano. La legge
non fa che registrare e indicare le azioni che la ragione umana caratterizza come belle o brutte.
Cos, per i Mu'taziliti quei popoli che non avevano ricevuto dei messaggi religiosi erano
responsabili dei loro atti dinanzi a Dio alla stregua di quelli che ne avevano ricevuto. Rispondono
dinanzi a Dio del bene e del male di cui sono responsabili. Tuttavia, alcuni atti trascendono la
ragione ed la rivelazione che li definisce buoni o cattivi. Cos la rivelazione che fissa il digiuno
e la preghiera e determina le loro condizioni di validit.
Per gli Ash'ariti, il cui capofila fu Abu-al-Hasan Al-Ash'ari (d. 935), la ragione umana da sola
incapace di conoscere e di comprendere le prescrizioni divine. Bisogna che l'uomo sia aiutato da
messaggeri di Dio che gliele spiegano. L'invio di profeti e di messaggeri dunque necessario,
perch solo loro possono insegnarci a conoscere il giudizio di Dio e a obbedire alla sua volont. Nel
giudicare, la ragione umana varia da una persona a un'altra. A volte incostante nella medesima
persona; ci che gli sembra bene e giusto a un momento gli pu sembrare brutto e ingiusto a un
altro. Questa incostanza, alla quale si aggiunge l'influenza della passione e delle sensazioni, ci
impedisce di dire che ci che bene per la ragione, bene anche per Dio, e vice versa. Perci,
l'essere umano risponde dei suoi atti davanti Dio soltanto dopo avere ricevuto il suo messaggio

1
Il mondo arabo-musulmano ha elaborato le proprie dichiarazioni di diritti dell'uomo. Alcune di queste
dichiarazioni si vogliono conformi al diritto islamico. Il lettore pu trovare la traduzione integrale di undici
dichiarazioni in: Aldeeb Abu-Sahlieh: Les musulmans face aux droits de l'homme, annessi 1-11, p. 462-522.

16
tramite un messaggero o un profeta. Cos, se un individuo o una societ non hanno ricevuto
messaggi divini e vivono isolati dal resto del mondo, essi non sono responsabili davanti a Dio del
bene o del male che compiono. Essi n saranno ricompensati, n puniti. il caso dei popoli che
hanno vissuto prima dell'arrivo delle religioni. A questo proposito, il Corano dice:
Non castigheremo alcun popolo senza prima inviar loro un messaggero (17:15).
I Maturiditi, il cui capofila fu Abu-Mansur Al-Maturidi (d. 944), presentarono una via mediana tra
le due precedenti scuole. Essi ammettono che si possa fare ricorso alla ragione per distinguere tra il
bene del male, ma aggiunsero che la ragione non pu servire da criterio per valutare il merito di
un'azione dato che non tutti abbiamo le medesime opinioni per giudicare, non tutti condividiamo la
stessa nozione di ragione e quindi non c' un criterio valido per tutti. E anche se si pu lodare un
atto perch lo si considera buono e reprimerne un altro perch sembra cattivo su questa terra, non
certo che il giudizio espresso nei confronti di questi atti in questa vita sia lo stesso nell'aldil. Il
messaggio divino trasmesso dai profeti dunque necessario per ovviare alla debolezza della
ragione umana e permetterci cos distinguere il bene dal male secondo la volont divina.
Commentando queste tre correnti del pensiero musulmano, Khallaf (d. 1956) scrisse:
Queste differenze nella valutazione del ruolo della ragione hanno conseguenze soltanto per quanto riguarda i
popoli che non hanno ricevuto una rivelazione. Infatti, i dottori della legge religiosi considerano all'unanimit
che per gli altri, il messaggio dei profeti e non la ragione umana che costituisce il criterio che consente di
distinguere il bene dal male: la buona azione quella che Dio ordina e ricompensa, e la cattiva quella ch'egli
proibisce e punisce
1
.
Questo significa che nella societ musulmana la legge non pu essere l'opera degli esseri umani, ma
solo di Dio. Questo principio sottolinea la centralit del ruolo dei profeti nella gestione degli affari
della societ.
Ibn-Khaldun (d. 1406), pensatore musulmano a tendenza materialista, fu il primo filosofo
musulmano ad accettare che un potere laico possa esistere, inquadrato da leggi fatte dai suoi saggi,
e dunque non rivelate tramite i profeti. Giunse a questa conclusione grazie all'osservazione.
Osserv che quelle societ a lui contemporanee che non avevano leggi religiose erano molto pi
numerose di quelle che ne avevano. Ci nonostante queste societ prosperavano e non erano per
niente in preda all'anarchia. Perci, concluse che agli uomini non era indispensabile un potere
teocratico per organizzarsi in societ
2
. Per gli Arabi Ibn-Khaldun fa tuttavia un'eccezione poich,
come scrisse,
a causa della loro innata selvatichezza, rugosit, orgoglio, ambizione e gelosia, [gli Arabi] sono, fra tutti i popoli,
quelli che meno accettano l'autorit degli altri. Di rado, le loro aspirazioni tendono verso un solo scopo. Perch si
moderino e che perdano il loro carattere altero e geloso, [agli Arabi] occorre l'influenza della legge religiosa, sia
che quest'ultima venga dalla profezia o dalla santit. Possono cos pi facilmente piegarsi e unirsi grazie alla loro
comunit religiosa. Cos rugosit e orgoglio si cancellano e l'invidia e la gelosia si fermano
3
.
Il Corano sembra confermare l'idea d'Ibn-Khaldun:
Se avessi speso tutto quello che c' sulla terra, non avresti potuto unire i loro cuori; Allah che ha destato la
solidariet tra loro. Allah eccelso, saggio (8:63).
Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi ha
concesso: quando eravate nemici Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli. E
quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, Lui che vi ha salvati (3:103).
Anche ammettendo che una societ laica potesse emergere senza una base profetica eccezion fatta
per gli Arabi per Ibn-Khaldun una societ teocratica sempre preferibile. Spieg la sua
preferenza facendo un distinguo tra le societ gestite in vista del loro successo temporale e quelle
organizzate per garantire la salvezza dei loro membri. Questa salvezza, per lui, pu essere garantita
solo se la societ governata da principi teocratici, in base a una legge divina. In tal proposito,
scrisse:

1
Hallaf: Les fondements, p. 148.
2
Ibn-Khaldoun: Discours sur l'histoire universelle, p. 89.
3
Ivi, p. 298.

17
Lo scopo dell'esistenza umana non soltanto il benessere materiale. Questo mondo non che vanit e futilit.
Finisce nella morte e l'estinzione... da biasimare tutto ci che dettato solo da considerazioni politiche, senza
l'intervento superiore della legge religiosa... Il legislatore (Dio) sa meglio delle moltitudini quello che buono
per loro, nella misura in cui si tratta di loro problemi spirituali... Le leggi degli uomini riguardano soltanto gli
interessi temporali: "Essi conoscono [solo] l'apparenza della vita terrena e non si curano affatto dell'altra vita"
(30:7). Al contrario, l'intenzione del legislatore divino nei confronti dell'umanit di garantirne la felicit
nell'altra vita
1
.
In un'enciclopedia pubblicata dal Ministero Egiziano del Waqf si legge:
Coloro che ragionano bene sono unanimi nel dire che la ragione e la scienza umana non possono in alcun modo
sostituire l'orientamento dei messaggi rivelati da Dio, e ci indipendentemente del sapere razionale dei saggi e
dei pensatori. La loro saggezza, la loro conoscenza e la loro scienza non sono che delle opinioni umane lacunari
e delle semplici congetture... In tutti i casi, sono soggetti a sbagli e divergenze, e i loro giudizi rimangono
relativi. Chi pu allora arbitrare in caso di divergenze inerenti alle opinioni che nascono da questi sforzi
razionali? in questi casi che si concretizza la necessit della rivelazione e della chiarificazione profetica per
mettere fine ai conflitti e alle divergenze, come le dice Dio: "Abbiamo fatto scendere il Libro su di te, affinch tu
renda esplicito quello su cui divergono [e affinch esso sia] guida e misericordia per coloro che credono"
(16:64)
2
.
La logica che sottintende questo sistema di pensiero ha un problema di base: La legge, vero che
viene da Dio? O piuttosto non che Dio serva da pretesto a quelli che vogliono il potere in modo
da imporre la loro volont sul popolo e gli individui, privandoli cos della libert di gestire la loro
vita? Per un credente musulmano, questa questione non si pone nemmeno perch significherebbe
sovvertire le basi stesse della sua fede.
III. Confondere il diritto e la religione
Alla luce di quanto stato finora detto, si constata che gi sul piano terminologico diritto e
religione si confondono nel discorso musulmano.
1) Religione
Il termine religione (din), in arabo come nelle altre lingue semitiche, significa sottomissione, il
giudizio finale, il debito, ecc. In senso tecnico, i giuristi definiscono la religione come: "Il sistema
divino che conduce, colui che lo segue sulla retta via, alla virt in questa vita e alla salvezza
nell'altra
3
". La religione comprende cos non soltanto delle questioni cultuali, ma anche delle
questioni giuridiche.
2) Shari'ah
Il termine shari'ah utilizzato per designare il Diritto musulmano. Etimologicamente significa il
cammino che conduce all'abbeveratoio, al corso d'acqua che non si prosciuga. Ancor'oggi, si
utilizza il termine shari' per indicare la strada. Sotto varie forme viene citato quattro volte nel
Corano per indicare le prescrizioni, la legislazione:
Su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verit, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo
abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non
conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verit che ti giunta. Ad ognuno di voi abbiamo assegnato
una via (shir'ah) e un percorso (minhaj) (5: 48).
[Egli] ha stabilito per voi, nella religione, la stessa via che aveva raccomandato a No, quella che riveliamo a Te,
[o Muhammad,] e che imponemmo ad Abramo, a Mos e a Ges: "Assolvete al culto e non fatene motivo di
divisione" (42:13).
Hanno forse associati che, a proposito della religione, abbiano stabilito per loro una via che Allah non ha
consentito? Se non fosse stata presa la Decisione finale, gi sarebbe stato giudicato tra loro! Gli ingiusti avranno
doloroso castigo (42:21).
Demmo loro prove evidenti del [Nostro] Ordine; non si divisero, astiosi gli uni con gli altri se non dopo che
giunse loro la scienza. In verit nel Giorno della Resurrezione il tuo Signore giudicher tra di loro, a proposito

1
Ivi, p. 368-369.
2
Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p. 16.
3
Qasim: Mabadi', p. 20.

18
delle loro divergenze. In seguito ti abbiamo posto sulla via dell'Ordine (shar'). Seguila e non seguire le passioni
di coloro che non conoscono nulla (45:17-18).
Un autore musulmano moderno definisce la shari'ah come:
Le norme trasmesse dalla rivelazione a Maometto che migliorano lo stato della gente per quanto riguarda la loro
vita terrestre e l'altra, che siano norme d'ordine dogmatico, cultuale o etica
1
.
3) Fiqh
Etimologicamente il termine fiqh significa comprensione, sapere. Il Corano utilizza i termini
derivati da questa parola nei sensi dati venti volte
2
. Presso i giuristi musulmani, fiqh indica il sapere
supremo, il sapere religioso che permette di conoscere i diritti e i doveri dell'uomo. In questo senso
sinonimo di shari'ah. L'articolo 1 del codice ottomano Majallah definisce il fiqh come "La
conoscenza delle questioni pratiche del Diritto musulmano (al-masa'il al-shar'iyyah al-
'amaliyyah)". Aggiunge che "Le disposizioni del fiqh si riferiscono alla vita futura e comprendono
materie di culto ('ibadat). Quest'ultime riguardano anche la vita temporale e si dividono in tre
categorie: il matrimonio, le transazioni (mu'amalat) e le sanzioni
3
".
Il dotto religioso che si occupa del diritto musulmano chiamato faqih. Il faqih non si occupa solo
degli aspetti temporali (per esempio, i contratti di vendita) ma anche di quelli religiosi (per
esempio, come compiere la preghiera e il pellegrinaggio). Il Corano incita la gente a informarsi e a
informare gli altri in materia di religione:
I credenti non vadano in missione tutti insieme. Perch mai un gruppo per ogni trib, non va ad istruirsi nella
religione, per informarne (yatafaqqahu) il loro popolo quando saranno rientrati, affinch stiano in guardia?
(9:122).
Come accennato sopra, il diritto musulmano non riconosce il principio di sovranit popolare. Egli
parte da basi esterne all'uomo, indipendenti dalla sua volont: il Corano e la Sunnah. Tuttavia,
queste due fonti non comportano testi sistematizzati e ordinati e non coprono tutti gli aspetti degli
atti religiosi e temporali dell'essere umano. L'ordinamento delle norme e il loro sviluppo che si
trovano in queste due fonti furono l'opera di giuristi musulmani nei primi secoli dell'era
musulmana. Questi giuristi non pretendevano di fare opera di legislazione, ma solo di deduzione.
In base a questo fatto storico, gli autori musulmani moderni hanno tentato di distinguere tra
shari'ah e fiqh. La shari'ah per loro si limiterebbe alle sole norme previste dal Corano e dalla
Sunnah, mentre il fiqh tutto il quadro normativo che i giuristi hanno sviluppato a partire da queste
due fonti. Certi autori andarono ancor pi lontano escludendo la Sunnah (la tradizione di
Maometto) dalla definizione della shari'ah. L'obiettivo di queste due correnti di cui parleremo pi
dettagliatamente pi tardi
4
di limitare la portata del diritto musulmano in modo da attribuire
all'uomo una pi grande libert nel determinare le norme che reggono la sua vita. Ma questa
corrente rimasta minoritaria ed stata oggetto di critiche e d'anatemi da parte delle autorit
religiose musulmane. Alcuni dei loro esponenti hanno anche pagato con la vita per questa loro
audacia. Ne riparleremo in parte IV, capitolo I, punto III.
4) Shari'ah e Qanun
La lingua araba ha ereditato dal greco il termine Qanun tramite la lingua siriaca. Ibn-Khaldun (d.
1406) us sovente il termine per indicare l'insieme di regole dei mestieri e delle scienze, ma anche
le leggi promulgate da coloro che detenevano il potere temporale e questo per distinguerle dalle
leggi derivate dalla shari'ah. Ed per designare le leggi statali che l'impero ottomano e gli altri
Paesi musulmani che gli sono succeduti usarono il termine, in particolare in riferimento alle leggi
d'impronta occidentale. Per distinguerlo dalla shari'ah (legge fatta da Dio), si parla di Qanun wad'i

1
Ivi, p. 22.
2
4:78; 6:25; 6:65; 6:98; 7:179; 8:65; 9:81; 9:87; 9:122; 9:127; 11:91; 17:44; 17:46; 18:57; 18:93; 20:28; 48:15;
59:13; 63:3; 63:7.
3
Nostra traduzione.
4
V. parte IV, capitolo I.III.

19
(legge positiva: fatta dallo Stato). Ma dato che il termine legge suppone l'esistenza di un potere
legislativo, e che quest'ultimo non appartiene, secondo il diritto musulmano, che a Dio, l'Arabia
Saudita ha optato per la parola ordinanza (nidham).
Siccome i due sistemi giuridici coesistono sullo stesso territorio, i Paesi arabi si ritrovano spesso
con due istituzioni universitarie distinte: la Facolt di Giurisprudenza (kulliyyat al-qanun o
kulliyyat al-huquq) e la Facolt della Shari'ah (kulliyyat al-shari'ah), com' il caso a Damasco. La
Facolt di Giurisprudenza prepara gli studenti per le funzioni d'avvocato e di giudice, allorch la
Facolt della Shari'ah li prepara per le funzioni di predicatore, d'insegnante di religione e di giudice
che applicano il diritto di famiglia e il diritto di successione, entrambi parte integrante del diritto
musulmano. Ma la separazione delle due facolt non totale. Di fatto, gli studenti di
Giurisprudenza seguono corsi sommari di diritto musulmano, e gli studenti della shari'ah seguono
corsi sommari di diritto positivo. Per quanto riguarda il contenuto delle basi metodologiche del
diritto (usul al-fiqh), comune alle due categorie di studenti. Le due facolt si scambiano i
professori. In Arabia Saudita, accanto alle Facolt della shari'ah (kulliyyat al-shari'ah) ci sono delle
Facolt delle ordinanze (kulliyat al-andhimah), cio le unit didattiche che insegnano le leggi
stabilite dallo Stato.
Secondo un autore musulmano, le principali differenze tra il diritto musulmano e il diritto positivo
di produzione statale sono:
Il diritto positivo creato e modificato dal potere. Il diritto musulmano d'origine divina e non
pu essere oggetto di modifica.
L'obiettivo del diritto positivo la protezione delle libert individuali e della societ in vista di
promuovere il progresso di quest'ultima. Accanto a questi obiettivi, il diritto musulmano mira a
garantire la morale e la salvezza dell'anima.
Il diritto positivo riguarda solo agli atti esterni, prescrivendo sanzioni temporali in caso di
violazione delle leggi. Il diritto musulmano si occupa sia degli atti esterni che della coscienza
religiosa, prevedendo oltre alle sanzioni temporali anche sanzioni d'ordine religioso.
Il diritto positivo si occupa delle relazioni tra gli individui e tra quest'ultimi e lo Stato. Il diritto
musulmano si occupa inoltre delle relazioni tra l'uomo e Dio, interessandosi ai doveri religiosi
che gli spettano come la preghiera e il pellegrinaggio.
Il diritto positivo generalmente un diritto di tipo territoriale, applicato a quelli che risiedono
nel Paese che lo ha stabilito, e soltanto per il periodo in cui vigore. Il diritto musulmano
applicato a tutti i musulmani, sempre e ovunque, a prescindere da dove si trovino. Ecco il
motivo per cui molti musulmani che vivono nei Paesi occidentali rivendicano il diritto
d'applicare le loro norme.
Il diritto positivo si basa generalmente sul potere coercitivo dello Stato. Ogni volta che il
popolo ha l'occasione di modificare queste leggi, lo fa se necessario con la rivoluzione per
servire meglio i suoi interessi. Il diritto musulmano invece imperniato sulla convinzione
religiosa e la sottomissione alla volont di Dio
1
.
5) Amalgama e libert individuale
Alla luce di queste differenze, possiamo constatare che nel diritto musulmano si confondono diritto,
religione e morale e se ne fa un amalgama che mette in pericolo la libert individuale, come
dimostrano gli esempi seguenti:
Per salvare l'anima, il diritto musulmano prescrive la pena di morte per l'apostata (colui
abbandona l'islam). In tal modo confisca la libert religiosa dell'individuo e il suo diritto di
vivere secondo la propria coscienza e le sue pi intime convinzioni. Il diritto positivo invece
riconosce la libert religiosa e non criminalizza l'apostasia.

1
Al-Jalidi: Al-madkhal li-dirasat al-fiqh al-islami, p. 40-44.

20
Per timore che la donna musulmana perda la sua religione, il diritto musulmano le proibisce di
sposare un non musulmano, mentre il musulmano pu sposare una non musulmana. In questo
modo, il diritto musulmano nega la libert personale e discrimina contro le donne e i non
musulmani. Il diritto positivo invece riconosce il diritto di matrimonio a ogni persona e
respinge qualsiasi impedimento dovuto alla religione.
Il diritto musulmano prescrive il digiuno durante il Ramadan e la preghiera, prevedendo
sanzioni contro tutti coloro che pubblicamente non rispettino questi doveri. Cos queste due
pratiche religiose, anzich essere fatte per convinzione religiosa, diventano un obbligo. Il
diritto positivo invece riconosce a ogni persona la libert di praticare o non una religione.
Gli autori musulmani passano sotto silenzio queste obiezioni, e non senza ragione. Qualsiasi critica
del diritto musulmano, considerato come il diritto pi perfetto, rischia di mettere in pericolo il suo
autore.

21
Capitolo II. Il ruolo dello Stato e delle scuole giuridiche
Abbiamo visto che i musulmani considerano Dio come il solo legislatore, e che il popolo non ha il
diritto di fare le leggi. Qual in questo caso il ruolo dello Stato? Com' nato il diritto musulmano?
I. Stato senza potere legislativo
1) Separazione tra legge e Stato
Lo Stato oggi ha tre prerogative che esprimono sua sovranit: il potere legislativo, il potere
giudiziario e il potere esecutivo. Per, essendo un'opera divina, il diritto musulmano sfugge al
potere statale.
certo che lo Stato musulmano sia intervenuto nei primi tempi dell'islam per omologare un unico
testo coranico. Ancora oggi lo Stato continua a vigilare sull'integrit della versione canonica del
Corano sorvegliando la sua pubblicazione e ritirando dal mercato ogni edizione non conforme. Per
il potere dello Stato si ferma l, poich lo Stato non ha mai preteso che il Corano fosse opera sua,
ma ha sempre riconosciuto che fosse l'opera di Dio.
Questa separazione tra legge e Stato ancora pi chiaro nel caso della Sunnah, la seconda fonte del
diritto musulmano. I testi raccolti della Sunnah che riportano le parole e i gesti di Maometto furono
interamente l'opera d'individui le cui iniziative non furono mai avallate dall'autorit statale.
Contrariamente al Corano, questi testi sono stati raccolti in pi d'una versione. Lo Stato non ha
avuto nulla da dire in questo campo anche se delle considerazioni politiche hanno favorito la
proliferazione di un certo numero di detti falsi e permesso che fossero inclusi in queste antologie.
A partire dal Corano e dalle raccolte della Sunnah di Maometto, i giuristi musulmani hanno dato un
ordine al diritto musulmano. Questi giuristi erano dei dottori della legge religiosa, a volte
occupando delle funzioni ufficiali di giudice, ma anche loro nel loro operato hanno lavorato
indipendentemente dello Stato dato che le loro fonti erano indipendenti da quest'ultimo.
Gradualmente, delle correnti di pensiero, denominati madhhab (rito) o madrasah (scuola), si sono
formate sulla falsariga d'un capofila di cui portano il nome. Provenendo da diverse zone
geopolitiche, i giuristi sono arrivati a delle conclusioni spesso divergenti nel capire le norme
coraniche e i detti, divergenze rese meno importanti dal fatto che tutti essi tentavano d'usare lo
stesso approccio metodologico offerto dalla scienza che studiava le basi del diritto per dedurne le
norme. Questi giuristi si consideravano al servizio della shari'ah. Come lo Stato, non si arrogavano
il potere legislativo, prerogativa esclusiva di Dio. Cos Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah (d. 1351)
intitoler una delle sue opere I'lam al-muwaqqi'in 'an Rab al-'alamin, cio L'istruzione dei firmatari
al posto del padrone dell'universo).
2) Divisione tra musulmani
Dopo la morte di Maometto nel 632, i musulmani si sono divisi sulla questione della successione.
La fazione coraiscita, sotto la guida di 'Umar, impose il suo candidato: il vecchio Abu-Bakr, padre
di 'Ayshah, la moglie favorita di Maometto, escludendo in tal modo 'Ali, cugino e genero di
Maometto e marito di sua figlia Fatima nata dalla prima moglie Cadigia. Abu-Bakr mor di cause
naturali in 634 e 'Umar gli succedette, ma fu assassinato nel 644. 'Uthman, il successore di 'Umar fu
ucciso a sua volta nel 656. Nominato califfo, 'Ali fu costretto a far fronte a una guerra lanciata dal
suo concorrente Mu'awiyah (d. 680), governatore della Siria e eventuale fondatore della dinastia
omayyada. 'Ali fu assassinato nel 661.
La delusione che 'Ali prov in occasione della sua prima esclusione e le rivendicazioni dei suoi
discendenti sono all'origine dei sanguinosi conflitti tra Sunniti (coloro che seguono la tradizione

22
ortodossa di Maometto) e Sciiti (i sostenitori di 'Ali). Peraltro, le ambizioni dei numerosi
discendenti di 'Ali divisero gli Sciiti in molte sette. Complessivamente, ce ne furono circa 70, ma lo
storico Maqrizi (d. 1442) ne menziona 300, che si sono scomunicate a vicenda.
Dal conflitto tra Sunniti e Sciiti emerse un terzo gruppo chiamato Carigiti, gli uscenti. Questo
gruppo rifiut l'arbitrato che aveva messo fine alla lotta tra 'Ali e Mu'awiyah. Costitu cos un ramo
anti-Sunnita e anti-Sciita. I Carigiti finirono per scindersi a loro volta in varie correnti; di questi
oggi restano solo gli Ibaditi che sono al potere in Oman.
Qui di seguito, parleremo delle scuole di diritto d'obbedienza sunnita, sciita e carigita. Poi, ci
occuperemo delle scuole che sono eventualmente scomparse.
II. Scuole d'obbedienza sannita
La maggioranza dei musulmani appartiene a una delle quattro scuole sunnite che prendono il
proprio nome dai rispettivi capofila. Ma ci sono anche musulmani che aderiscono a due scuole
diverse: una per quanto riguarda gli aspetti giuridici imposti dal regime al potere, e l'altra per
quanto riguarda gli aspetti cultuali che riguardano la scelta personale. Questo significa che membri
della stessa famiglia possono aderire a scuole differenti.
1) Scuola hanafita
Questa scuola porta il nome d'Abu-Hanifah (d. 767), uno studioso d'origine persiana nativo di Kufa,
in Iraq.
Abu-Hanifah apparteneva a una ricca famiglia da cui aveva ereditato un fiorente commercio in seta.
Ne gestiva gli affari insieme a un intermediario, ma dedicava la maggior parte del suo tempo alla
ricerca del sapere consultando i dotti e gli eruditi della sua epoca. Nell'arco di qualche anno riusc a
creare un proprio cerchio d'allievi a cui impart il proprio sapere, addossandosene i bisogni
materiali.
Oppositore inflessibile delle ingiustizie dei governanti, Abu-Hanifah rifiut ogni offerta che gli fu
fatta per accedere a una funzione pubblica per timore di non essere coerente con i suoi principi,
cosa che gli valse anche d'essere perseguitato e ucciso. Era conosciuto per il suo spirito generoso e
aperto, un uomo che non imponeva mai il suo punto di vista. Si riporta che in una delle sue
sentenze disse: "Ci che diciamo un'opinione, ed il meglio al quale siamo giunti. Se qualcuno
avesse un'opinione migliore, essa sar pi precisa che la nostra". Nei suoi ragionamenti, seguiva il
Corano e la Sunnah di Maometto, e non esitava ad invocare delle interpretazioni divergenti del
Corano. Quando non c'erano opinioni vincolanti in queste due fonti, sceglieva fra quelle dei
compagni di Maometto. Quanto alle opinioni di coloro che sono venuti dopo, riteneva che erano
soggette a errori, accordandosi per il diritto di seguire il loro ragionamento usando il meccanismo
della deduzione analogica. Diceva a questo proposito: "Sono uomini, e anche noi siamo degli
uomini". Se la soluzione dedotta tramite l'analogia non lo soddisfaceva, sceglieva la soluzione che
gli sembrava pi adatta (istihsan). Ammetteva il ricorso al consenso e al costume (le consuetudini
collettive) se non contraddicevano il Corano, la Sunnah di Maometto e le prassi dei compagni di
Maometto.
L'insegnamento d'Abu-Hanifah ha quattro caratteristiche:
In quanto commerciante, normale che il contributo d'Abu-Hanifah sia stato importante in
materia di obbligazioni e contratti. Nelle sue opinioni esigette che le parti ad un contratto
fossero informate della sua natura, che il divieto d'interessi fosse rispettato, che le norme
sociali fossero rispettate e che i rapporti tra le parti fossero imperniati sulla reciproca fiducia.
Era favorevole alla libert individuale nella misura in cui ogni persona era capace di usare la
ragione e che questa libert non violasse un divieto; era dunque contrario all'ingerenza della
comunit o delle autorit. Contrariamente ad altri giuristi, tra cui ritroviamo i suoi discepoli,
permetteva alle donne maggiorenni e in possesso di tutte le loro facolt di contrarre matrimonio
anche contro la volont del loro tutore. Esigeva per che il marito fosse della medesima

23
condizione sociale (cio che fosse all'altezza della famiglia della donna). Era contrario al
divieto imposto ai prodigi (figli spendaccioni) di pi di 25 anni, tranne quando nuocevano agli
altri. Riteneva che la loro libert individuale fosse pi importante dei beni che dilapidavano.
Preferiva anche che lo Stato intervenisse il meno possibile nelle relazioni interpersonali,
lasciandone la responsabilit agli individui. Per esempio, secondo quanto stato riportato,
Abu-Hanifah avrebbe consigliato qualcuno che si lamentava di un vicino che aveva scavato
una cisterna vicino alla sua parete col rischio di fare crollare quest'ultimo di discuterne con
quest'ultimo e, in caso di rifiuto, di scavare un gabinetto presso la cisterna.
Uomo d'esperienza e di perspicacia, ad Abu-Hanifah sono stati attribuiti un gran numero
d'artifici giuridici che avevano lo scopo di mitigare l'eccessivo rigore della legge. Aveva fama
di saper elaborare responsi in casi ipotetici, cercando soluzioni a problemi prima ancora che
avvenissero. quello che si chiama al-fiqh al-iftiradi (il diritto ipotetico). Le opere hanafite
sono particolarmente numerose in questo campo.
Abu-Hanifah vedeva d'un occhio sospetto i detti (hadith) di Maometto e accettava solo quelli
che erano ben noti. Per questo motivo sovente ricorreva al ragionamento per analogia. Certi
autori hanno spiegato la sua diffidenza nei riguardi dei detti citando la seguente storia
allegorica: coloro che raccolsero i detti assomigliano a dei farmacisti che preparano i farmaci; i
giuristi invece assomigliano ai medici che selezionano i farmaci pi idonei a curare il
paziente
1
.
Abu-Hanifah non ha lasciato scritti, a eccezione di alcuni opuscoli secondari di teologia e di
morale. Le sue opinioni giuridiche sono state riportate dai suoi discepoli, in particolare i cosiddetti
"due compagni":
Abu-Yusuf (d. 798), giudice capo di Bagdad e primo a occupare questa funzione (qadi al-
qudat: giudice dei giudici). Delle sue opere non resta che Kitab al-kharaj: Il Libro delle
Imposte.
Al-Shaybani (d. 805), che occup funzioni giudiziarie a Bagdad. I suoi scritti costituiscono le
basi dell'insegnamento d'Abu-Hanifah. Da segnalare: Al-Mabsut, Al-Ziyadat, Al-Jami' al-kabir,
Al-Jami' al-saghir, Al-Siyar al-kabir e Al-Siyar al-saghir. Quest'ultime due opere trattano delle
relazioni internazionali e fanno d'Al-Shaybani uno dei pionieri del diritto internazionale
2
.
La scuola d'Abu-Hanifah fu la scuola ufficiale dello Stato abbassida e dell'impero ottomano. Questo
spiega perch questa scuola sia diffusa nei Paesi e territori che questi due regimi hanno occupato,
perfino andando oltre le loro frontiere. Ecco perch gli hanafiti si trovano in Iraq, in Siria, in
Libano, in Giordania, in Palestina, in Egitto, in Turchia, in Albania, fra i musulmani dei Balcani e
del Caucaso, in Afganistan, nel Bangladesh e fra i musulmani d'India e della Cina. Secondo un
autore circa la met di tutti i musulmani
3
aderisce a questa scuola facendone la scuola maggioritaria
fra i musulmani. Pur essendo la scuola ufficiale dal punto di vista giuridico in alcuni di questi Paesi,
tra i ceti popolari, la scuola hanafita deve affrontare la concorrenza d'altre scuole. il caso
dell'Egitto dove la maggioranza della popolazione aderisce alla scuola sciafiita e dove una
minoranza preferisce la scuola malichita.
2) Scuola malichita
Questa scuola porta il nome di Malik Ibn-Anas (d. 795), nato in una famiglia araba yemenita.
In giovent Malik si dedic insieme ai dotti di Medina a raccogliere i detti di Maometto e le
opinioni dei compagni di quest'ultimo e dei loro successori. Poi si consacr all'insegnamento nella
Moschea del Profeta a Medina e a casa sua. Contrariamente ad Abu-Hanifah, che era ricco, Malik
non rifiutava i regali dei dirigenti politici, ritenendo che fosse il loro dovere di sovvenire ai bisogni

1
Rishi: Al-madhhab al-hanafi, p. 270-271.
2
Per i principali libri hanafiti che si riferiscono alle basi del diritto e ai rami del diritto, v. Rishi: Al-madhhab al-
hanafi, p. 343-355.
3
Rishi: Al-madhhab al-hanafi, p. 341.

24
di coloro che si dedicavano all'istruzione degli altri. Oltretutto, si mostrava reticente di fronte alle
insurrezioni contro i regimi esistenti ritenendo che il disordine fosse un peggior male che un regime
ingiusto; credeva anche che ogni popolo ha il regime che merita. Perci, pur preferendo un potere
scelto dal popolo, s'adattava al potere ereditario in modo da evitare disordini. Sotto il regno d'un
potere ingiusto, si sforzava a istruire il popolo e consigliare i governanti ogni volta che ne aveva
l'occasione. Fu perseguitato per motivi che sono rimasti poco chiari. Certi autori speculano che tale
sorte gli fu riservata perch aveva rifiutato il matrimonio provvisorio, per avere preferito 'Uthman
(d. 656) ad 'Ali (d. 661), o per via d'un detto di Maometto "Una persona che stata costretta a
giurare fedelt non ha l'obbligo di rispettare tale giuramento" invocato dai sostenitori di 'Ali per
rivoltarsi contro il califfo Al-Mansur (d. 775).
I responsi di Malik si limitavano a questioni concrete poich egli rifiutava le questioni ipotetiche.
Non esitava a dire "non lo so" ai suoi interlocutori, e prendeva tutto il tempo che gli sembrava
necessario per rispondere ai quesiti postigli. Dava inoltre la stessa importanza alle piccole questioni
che alle grandi. Rifiutava di dichiarare la sua opinione apertamente su questioni sulle quali s'erano
gi pronunciati altri giudici in modo che le sentenze di quest'ultimi ritenessero il loro prestigio e
che la gente non le disobbedisse. Ci nondimeno non si privava dell'opportunit di offrire i suoi
consigli ai giudici.
Le opinioni e i responsi di Malik si fondavano sul Corano, la Sunnah di Maometto, le norme sociali
dei Medinesi, le opinioni dei compagni di Maometto, il meccanismo della deduzione analogica,
l'interesse pubblico, la preferenza e la chiusura dei pretesti, nozioni sulle quali ritorneremo.
La sola opera autentica attribuita a Malik la Al-Muwatta'. Si tratta di una raccolta i cui contenuti
sono classificati secondo una logica giuridica. Per ogni materia, Malik indica il detto di Maometto e
dei suoi compagni, la norma sociale di Medina, le opinioni dei giuristi e la sua soluzione. Il testo,
che fu continuamente rivisto e corretto per circa quaranta anni, all'inizio aveva dieci mila detti,
numero che scese di anno in anno. Se ne conoscono quattordici versioni, di cui tre sono state
pubblicate: quella di Yahya Al-Laythi (con 1843 detti), quella di Muhammad Al-Shaybani (con
1008 detti) e quella di 'Ali Ibn-Ziyad (edizione parziale)
1
. La raccolta fu redatta per volont del
Califfo Al-Mansur (d. 775) che voleva imporla dappertutto in modo da uniformizzare le decisioni
giudiziarie, ma Malik glielo sconsigli sostenendo che ogni zona aderiva alle fonti della Sunnah
nelle quali credeva
2
. Un'altro testo fondamentale della scuola malichita l'Al-Mudawwanah al-
kubra, redatto da Sahnun (d. 855). Contiene i responsi che Malik ha dato a 36.000 quesiti
3
.
La scuola di Malik maggioritaria nei seguenti Paesi: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia,
Mauritania, Nigeria e altri Paesi d'Africa nera. Ha anche aderenti in Egitto, in Sudan, nel Bahrain,
in Kuwait, nel Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. In termini assoluti la seconda
scuola giuridica per importanza. Era dominante nell'Andalusia musulmana. Fra i sui giuristi
doveroso ricordare Ibn-Rushd, giudice a Cordova (d. 1126, autore dell'Al-muqaddimat al-
mumahhidat), e suo nipote, il famoso filosofo Ibn-Rushd, meglio conosciuto in Occidente con il
nome d'Averro (d. 1198, autore dell'opera Bidayat al-mujtahid wa-nihayat al-muqtasid)
4
.
3) Scuola sciafi'ita
Il fondatore di questa scuola Muhammad Idris Al-Shafi'i (d. 820) che nacque a Gaza nella trib
dei Coraisciti, quella del Profeta Maometto. Dopo la morte del padre, la madre, d'origine yemenita,
lo port a Mecca. Poi, a Medina, segu i corsi di Malik per nove anni. Nominato funzionario a
Najran, fu perseguitato dal governatore locale su pretesto che fosse un sostenitore dei sostenitori di
'Ali e che avesse criticato gli Abbassidi. Fu liberato grazie all'intervento d'Al-Shaybani, che era

1
Hamdan: Al-Muwatta'at, p. 90-105. Sui manoscritti, v. p. 106 e ss.
2
Ivi, p. 67-68.
3
Per i principali testi malichiti che si riferiscono alle basi e ai rami del diritto., v. Al-Jaza'iri: Al-madhhab al-maliki,
p. 448-472.
4
V. una traduzione inglese nella bibliografia (sotto Ibn-Rushd).

25
allora giudice a Bagdad, e i cui corsi segu per circa due anni prima di ritornare a insegnare prima
alla Mecca, poi a Bagdad. Lasci la capitale abbassida per il Cairo dove mor.
Al-Shafi'i ha il merito d'aver messo in ordine la scienza dei fondamenti del diritto musulmano nella
sua famosa opera Al-Risalah. Come i suoi due predecessori, Abu-Hanifah e Malik, preconizz il
ricorso al Corano, alla Sunnah di Maometto e dei suoi compagni, alla deduzione analogica, ma
respinse l'istihsan che consiste nello stabilire la norma pi opportuna in caso le altre fonti non
offrissero delle soluzioni. Riteneva che colui che ricorre all'istihsan agirebbe da legislatore e cos
facendo alluderebbe a una possibile incompletezza del diritto musulmano. Oltre a Al-Risalah, Al-
Shafi'i ha dettato due opere Kitab al-umm e Al-Mabsut al suo discepolo Al-Za'farani. Durante il
suo soggiorno al Cairo, intraprese la revisione dei suoi scritti di Bagdad, adattando la sua dottrina
alle norme locali. Per questo, si distingue la vecchia dottrina d'Al-Shafi'i da quella nuova.
Fra i giuristi dell'epoca classica appartenenti a questa scuola, si citano in particolare:
Al-Mawardi (d. 1058), autore de Al-Hawi al-kabir e Al-Ahkam al-sultaniyyah.
Al-Ghazali (d. 1111), autore de Ihya' 'ulum al-din.
Al-Nawawi (d. 1277), autore di Rawdat al-talibin e Al-Majm'
1
.
Aderenti alla scuola sciafiita vivono in Egitto, in Giordania, in Libano, in Siria, in Iraq, in Arabia
Saudita, in Pakistan, in Bangladesh, in India, in Malesia, in Indonesia e in alcune regioni dell'Asia
Centrale. In materia di culto, avrebbe il pi grande numero di musulmani nel mondo. Ci si spiega
dal fatto che Malik era legato a Maometto da vincoli familiari, che fece numerosi viaggi attraverso
il mondo musulmano, che contribu molto alla creazione dei fondamenti del diritto e che fosse in
favore della Sunnah senza essere troppo esigente.
4) Scuola hanbalita
Questa scuola, generalmente considerata come la pi conservatrice fra le scuole sunnite, porta il
nome d'Ahmad Ibn-Hanbal (d. 855).
Ahmad nacque a Bagdad da una famiglia araba. Si interess soprattutto a raccogliere i detti di
Maometto, intraprendendo numerosi viaggi. Segu i corsi d'Abu-Yusuf, discepolo d'Abu-Hanifah, e
d'Al-Shafi'i, prima di crearsi un proprio seguito di discepoli.
L'epoca d'Ahmad conobbe la mihnah, l'inquisizione religiosa musulmana. Sotto l'influsso dei
Mutaziliti, il califfo Al-Ma'mun (d. 833) proclam come dogma ufficiale il principio che il Corano
non era eterno ma creato. Chiunch affermasse il contrario era perseguitato. Se occupava una
funzione pubblica era allontanato e la sua testimonianza non aveva alcuno valore in corte. Ahmad
fu torturato e pass circa 28 mesi in prigione. Fu liberato senza avere ceduto, rifiutando di parlare
di quest'affare. Poi, gli fu vietato d'insegnare e d'incontrare la gente.
Ahmad visse modestamente, non s'interessava alle controversie e si asteneva dal dare la sua
opinione su questioni ipotetiche. Rifiut d'occupare delle funzioni pubbliche, ritenendo che
accettarle sotto un regime ingiusto sarebbe equivalso a diventarne complice. Rifiut quindi ogni
dono che le autorit volevano fargli, e quando ne riceveva, li distribuiva ai poveri per non dover
farli entrare in casa sua. A dispetto del fatto che preferiva vedere il potere tra le mani dei Coraisciti,
la trib di Maometto, accettava qualsiasi califfo scelto dal popolo, anche se non era arabo. Riteneva
inoltre che non era necessario rivoltarsi contro i governanti che avevano preso il potere con la forza
se in seguito governavano con giustizia. Spinse questa logica fino al punto di proibire la rivolta
contro il potere ingiusto per timore che il disordine indebolisse la comunit musulmana. Prefer
astenersi dal dire la sua opinione sulle diatribe tra 'Ali e Mu'awiyah che avevano diviso la comunit
musulmana. Applicava cos il principio coranico che diceva: "Questa gente del passato. Avr
quello che ha meritato e voi avrete quello che meriterete, e non dovrete rispondere della loro
condotta" (2:134).

1
Per i principali testi sciafiiti che si riferiscono alle basi e ai rami del diritto, v. Al-Zuhayli: Al-madhhab al-shafi'i, p.
536-541.

26
L'opera principale d'Ahmad Ibn-Hanbal fu l'Al-Musnad, una raccolta di 28.199 detti, compilata da
suo figlio 'Abd-Allah e portata a termine da Abu-Bakr Al-Qati'i. Ahmad rifiutava che i suoi
discepoli scrivessero qualcosa su lui fatta eccezione per i testi che aveva compilato sui detti di
Maometto poich riteneva che le sue opinioni e quelle dei suoi colleghi giuristi appartenessero al
loro tempo, mentre il Corano e la Sunnah erano ordini celesti validi in ogni epoca. Ci nonostante, i
suoi discepoli ripresero le sue opinioni nelle loro opere. Anche se sembra che Ahmad accordasse
dell'importanza solamente al Corano e alla Sunnah come fonti del diritto, Abu-Zahrah (d. 1974)
dimostra ch'egli teneva conto d'altre fonti come il consenso, almeno quello tra i compagni di
Maometto. Secondo Ahmad colui che afferma che un consenso pu formarsi in epoca posteriore ai
compagni del Profeta mente. Se un'opinione era incontestata, preferiva dire "Non conosco
un'opinione divergente" senza affermare che fosse l'oggetto d'un consenso. Ahmad faceva ricorso
al meccanismo della deduzione analogica, agli interessi non regolamentati (masalih mursalah), alla
preferenza giuridica (istihsan) e alla presunzione di continuit (istishab), nozioni sulle quali
ritorneremo pi in l. Ad Ahmad ripugnava ricorrere a questi fonti quando esisteva gi un passo
coranico, un detto di Maometto o una tradizione di un compagno de Maometto.
Fra i giuristi dell'epoca classica di questa scuola, troviamo in particolare:
Ibn-Qudamah (d. 1223), autore di Al-Imdah, Al-Kafi e Al-Mughni.
Ibn-Taymiyyah (d. 1328), i suoi principali scritti sono riuniti nella raccolta Majmu'at fatawa
Ibn-Taymiyyah.
Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah (d. 1351), autore di un gran numero di testi tra i quali c' I'lam al-
muwaqqi'in 'an rab al-'alamin, Zad al-mi'ad e Ahkam al-dhimmah
1
.
Oggi questa scuola non molto diffusa, concentrata quasi esclusivamente in Arabia Saudita dove
costituisce la scuola ufficiale della dinastia wahhabita regnante. E questo per quattro motivi:
Si formata quando il campo del diritto era gi occupato da altre scuole.
Contrariamente alle altre scuole, pochi dei suoi giudici s'interessarono a disseminare gli
insegnamenti del loro capofila.
Non stata favorita da nessun potere politico. Bisogner attendere l'unificazione dell'Arabia in
un solo regno sotto l'egida di re Ibn-Sa'ud (d. 1953) prima che i suoi insegnamenti fossero
adottati e la scuola stessa eretta a scuola ufficiale del Paese.
Gli adepti di questa scuola non esitavano a importunare e prendere severi provvedimenti contro
il pubblico in virt del principio coranico d'"ordinare il bene e proibire il male", ogni volta che
riuscivano a imporsi. Cos lo storico Ibn-al-Athir (d. 1233) riporta che in 934 esercitavano un
gran potere a Bagdad. Non esitavano allora a riversare il vino che trovavano, a battere le
cantanti e a rompere gli strumenti musicali. Quando trovavano un uomo che andava in giro con
donne e figli, li interrogavano per determinarne i legami famigliari. Se la risposta non era
soddisfacente, battevano l'uomo e lo portavano dalla polizia. Oggi questo atteggiamento
prevale ancora in Arabia Saudita dove i comitati responsabili del mantenimento della moralit
religiosa percorrono i mercati e le vie pubbliche, punendo senza esitazioni coloro che non
rispettano i precetti religiosi in materia di promiscuit, abbigliamento e preghiera. Inoltre, le
biblioteche e le istituzioni pubbliche e private cessano le loro attivit all'ora della preghiera.
III. Scuole d'obbedienza sciita
Gli sciiti si sono divisi in vari gruppi, ciascuno seguendo la sua scuola giuridica. Parleremo qui
soltanto di quattro scuole: gia'farita, zaydita, isma'ilita e druza.

1
Per i principali testi hanbaliti che si riferiscono alle basi del diritto e ai rami del diritto, v. Al-Hamawi: Al-madhhab
al-hanbali, p. 613-618.

27
1) Scuola gia'farita
La maggior parte degli Sciiti appartiene al ramo imamita. Sono anche chiamati Duodecimani,
perch riconoscono dodici imam, o Gia'fariti, dal nome del sesto imam Gia'far Al-Sadiq (d. 765).
Molti giuristi si avvalsero dell'insegnamento di quest'ultimo; fu il caso di Malik, Abu-Hanifah e Al-
Thawri (d. 778).
Secondo gli Sciiti imamiti, il potere supremo dello Stato musulmano spettava solo ad 'Ali (d. 661) e
ai suoi discendenti diretti nati da Fatimah, su designazione di Maometto. In questo furono per
contestati dai Sunniti. Credono che l'imam (termine che utilizzano al posto di califfo) gode tanto
dell'infallibilit che dell'impeccabilit, delle qualit che i Sunniti riservano ai soli profeti. Invocano
i seguenti versetti giustificare la loro posizione: "O gente della casa, Allah non vuole altro che
allontanare da voi ogni sozzura e rendervi del tutto puri" (33:33), e "[Finch] furono perseveranti e
credettero con fermezza nei Nostri segni, scegliemmo tra loro dei capi che li dirigessero secondo il
Nostro comando" (32:24). Citano anche Maometto, sostenendo che quest'ultimo avrebbe detto che
dopo di lui che ci sarebbero stati 12 imam, tutti appartenenti alla trib dei Coraisciti, quella di
Maometto stesso
1
.
Undici dei dodici imam degli Sciiti imamiti morirono in modo violento, mentre il dodicesimo
(Muhammad Al-'Askari, nato nel 873) sarebbe scomparso misteriosamente, in un sotterraneo
(sirdab) a Samirra' (in Iraq), quando aveva cinque anni senza lasciare discendenti. Ieri come oggi, i
suoi seguaci credono che sia nascosto e pregano per la sua rapida parusia in modo da compiere la
missione che la tradizione musulmana assegna al Mahdi (guidato): "Riempire di giustizia la terra
invasa dall'iniquit"
2
. L'articolo 5 della costituzione iraniana fa riferimento a questo ritorno:
Durante il tempo in cui il Dodicesimo imam (possa Dio accelerare la sua ricomparsa) rimane in occultazione,
nella Repubblica Islamica dell'Iran la tutela degli affari e l'orientamento del popolo sono affidati alla
responsabilit di un giurista giusto e pio, conoscitore della propria epoca, coraggioso, dotato d'energia,
d'iniziativa e d'abilit amministrativa, che la maggioranza della popolazione riconosca e accetti come propria
Guida. Nel caso in cui nessun giurista esperto di diritto musulmano ottenga tale riconoscimento maggioritario, le
responsabilit sopra esposta saranno affidate a un Consiglio Direttivo composto di giuristi dotati dei requisiti gi
elencati
3
.
Dopo la scomparsa del dodicesimo imam, in campo giuridica gli Sciiti si sforzarono soprattutto a
raccogliere tutte le informazioni sulle tradizioni degli imam. In aggiunta al loro modo di concepire
la politica, gli Sciiti hanno alcune particolarit che li distinguono. In primo luogo, c' il fatto che
autorizzano il matrimonio temporaneo (zawaj al-mut'ah); poi, proibiscono il matrimonio tra un
musulmano e una non musulmana, invocando il versetto: "Non mantenete legami coniugali con i
miscredenti" (60:10). I Sunniti rimproverano loro anche di ricorrere alla dissimulazione, di cui
parleremo pi in l
4
.
I testi sciiti contemporanei dicono che le fonti del diritto musulmano sono il Corano, la Sunnah, il
consenso e la ragione. Occorre tuttavia capire che per gli Sciiti, il consenso significa l'accordo sui
detti degli imam, il che significa che il ricorso al consenso di per s un ricorso alla Sunnah degli
imam. Per quanto riguarda la ragione, quest'ultima rappresenta il legame tra una data norma fissata
dalla legge religiosa e una norma religiosa che ne sottointesa. Per esempio, se il Corano e la
Sunnah prescrivono il pellegrinaggio, non parlano per del viaggio che il pellegrinaggio impone. In
tal caso, l'obbligo di viaggiare dedotto dall'obbligo di fare il pellegrinaggio. La ragione qui non
crea la norma; essa non fa che riconoscere il legame tra pellegrinaggio e viaggio. 'Ali (d. 661) disse:
"La religione di Dio non concepita dalla ragione". Questo significa che la ragione non pu essere
un legislatore
5
.
Fra i giuristi dell'epoca classica di questa scuola si citano in particolare:

1
Salam: Al-wihdah al-'aqa'idiyyah, p. 287-312.
2
Sulla scomparsa di 12mo imam e la sua parusia, v. Al-Nimr: Al-shi'ah, p. 189-235.
3
Constitution de la Rpublique islamique de l'Iran.
4
V. parte III, capitolo VI.III.
5
Al-Fadli: Al-madhhab al-imami, p. 57-60.

28
Gia'far Ibn-Ya'qub Al-Kulayni (d. 939): autore d'Al-Kafi fi 'ilm al-din.
Abu-Gia'far Al-Tusi (d. 1067): autore di Tahdhib al-ahkam e Al-Istibsar.
Gia'far Ibn-al-Hasan Al-Hilli (d. 1325): autore di Shara'i' al-islam.
Zayn-al-Din Al-Jaba'i Al-'Amili (d. 1559): autore d'Al-Rawdah al-bahiyyah sharh al-lam'ah al-
dimashqiyyah
1
.
Gli Sciiti gia'fariti sono la schiacciante maggioranza in Iran. Da sempre, il sovrano di questo Paese
stato gelosamente sorvegliato dai dotti religiosi, che sono ritenuti essere gli interlocutori
privilegiati dell'imam nascosto e dei suoi sostituti fino al suo ritorno. L'articolo 12 della
costituzione iraniana del 1979 dice infatti:
La religione ufficiale dell'Iran l'Islam di scuola Sciita Gia'farita Imamita, e questo articolo non suscettibile di
alcun mutamento nei tempi. Le altre scuole islamiche, quali la Hanafita, la Sciafiita, la Malechita, la Hanbalita e
la Zaidita sono considerate con assoluto rispetto, e i loro seguaci sono totalmente liberi di professare, insegnare e
compiere gli atti di culto previsti dai rispettivi canoni, e nel rispetto della loro giurisprudenza religiosa i loro
contratti giuridici privati (compresi il matrimonio, il divorzio, l'eredit, il testamento) e le controversie relative
hanno riconoscimento di legge nei tribunali. In ogni regione in cui i seguaci delle citate scuole costituiscano la
maggioranza, i regolamenti locali, nei limiti di potere dei consigli, saranno conformi alle rispettive prescrizioni,
nella salvaguardia dei diritti dei seguaci di altre scuole
2
.
Gli Sciiti gia'fariti sono maggioritari anche in Iraq e sono numerosi in vari Paesi del Golfo, in
Arabia Saudita, in Siria, in Libano, in India e in Pakistan.
2) Scuola zaydita
Questa scuola porta il nome di Zayd Ibn-'Ali (d. 740), il quinto imam, che i suoi adepti considerano
come il legittimo erede d''Ali. Fu ucciso in battaglia contro il Califfo Hisham Ibn 'Abd-al-Malik (d.
743) che lo fece crocifiggere. Segretamente, Abu-Hanifah (d. 767) lo appoggi e pronunci delle
fatwa in suo favore. Per due anni ne sarebbe anche stato un discepolo.
Per Zayd, il potere politico non era necessariamente ereditario, anche se era preferibile che fosse
affidato alla trib di 'Ali. Secondo lui, Maometto non avrebbe scelto quest'ultimo per nome, ma
l'avrebbe scelto per le sue qualit, come il migliore dei compagni. Questo voleva dire che i
musulmani potevano avere qualsiasi capo di Stato se ha le qualit di 'Ali. Questo significa inoltre
che non era obbligatorio che il successore del profeta fosse della sua trib. Per gli Zayditi, gli imam
non sono infallibili. In pi di Maometto, solo quattro altre persone potevano pretendere
all'infallibilit, cio 'Ali, Fatimah e i loro due figli Al-Hasan e Al-Husayn. Gli Zayditi non
ammettono il concetto dell'imam nascosto e, quindi, non credono alla parusia dell'imam.
Sul piano giuridico, scrisse un autore sciita, la scuola zaydita pi vicina al sunnismo che allo
sciismo. Sul piano del dogma sarebbe invece pi vicina allo sciismo. Secondo lui, i fondatori di
questa scuola cercavano un modo di riconciliare Sciiti e Sunniti
3
.
La scuola zaydita la scuola ufficiale del Yemen. Fra i suoi giuristi, vengono menzionati in
particolare:
Yahya Ibn-al-Husayn Ibn-al-Qasim (d. 911), autore di numerose opere tra cui l'Al-Qiyas e il
Kitab al-ahkam fi bayan al-halal wal-haram.
Ahmad Ibn-Yahya Ibn-al-Murtada (d. 1437), anche lui autore di numerose opere tra cui il Matn
al-azhar e il Kitab al-bahr al-zakhkhar.
'Abd-Allah Ibn Abu-al-Qasim Ibn-Miftah (d. 1472), autore di Al-Taj al-mudhahhab li-ahkam
al-madhhab, un commentario sul Matn al-azhar.
Muhammad Al-Shawkani (d. 1834), considerato uno dei pi grandi giuristi musulmani. La sua
opera non si limita alla scuola zaydita. Fra i suoi libri troviamo Nayl al-awtar (un'esegesi sui

1
Per i principali libri sciiti che si riferiscono alle basi del diritto ed ai rami del diritto, v. Al-Fadli: Al-madhhab al-
imami, p. 155-179.
2
Constitution de la Rpublique islamique de l'Iran.
3
Al-Fadli: Al-madhhab al-imami, p. 67.

29
detti di Maometto catalogati per ordinamento giuridico), Irshad al-fuhul fi 'ilm al-usul e Al-
Durar al-bahiyyah.
3) Scuola isma'ilita
Alcuni Isma'iliti si dicono discendenti di Isma'il (Ismaele), figlio d'Abramo; altri credono che la
loro origine risalga all'inizio della creazione. Il gruppo nacque da una scissione tra Sciiti. I primi
Isma'iliti dissero che dopo la morte di Gia'far Al-Sadiq (d. 765), il sesto imam sciita, l'imamato era
passato al figlio Isma'il che aveva finto la sua morte per sfuggire a suoi persecutori. Per gli
avversari degli Isma'iliti, Isma'il era effettivamente morto nel 764 quando suo padre era ancora
vivo, e che l'imamato era quindi stato trasmesso a suo fratello Musa Al-Qadhim.
Secondo la tradizione isma'ilita, la morte d'Isma'il segn il passaggio dell'imamato a suo figlio
Muhammad (d. 812) il quale, come il padre, visse nascosto salvo a presentarsi ai suoi seguaci. Gli
imam che gli sono succeduti avrebbero anche loro scelto di vivere nascosti fino all'apparizione nel
Magreb d'imam 'Ubayd-Allah Al-Mahdi nel 905. Questi imam si dicevano discendenti di Fatimah,
la figlia di Maometto, sposa di 'Ali (d. 661). Per questo, furono chiamati Fatimidi. Legittimati da
questo legame segretamente propagarono la loro dottrina e fomentarono disordini. Fondarono un
primo Stato fatimida in Tunisia nel 905; governarono poi nel Yemen, nel Bahrain e in Egitto dove
rimasero al potere tra il 909 e il 1171. a loro che dobbiamo la famosa universit d'Al-Azhar.
Gli Isma'iliti hanno la reputazione d'interpretare il Corano in modo esoterico. Ideologicamente sono
vicini al neo-platonismo. Accanto al Corano e alla Sunnah, danno una grande importanza all'opera
Rasa'il ikhwan al-safa wa-khillan al-wafa (le Epistole dei fratelli sinceri e degli amici leali)
1
.
Questa anonima opera enciclopedica collettiva raccoglie 51 o 52 epistole che risalgono
probabilmente alla fine del X
o
secolo. Destinata a essere studiata in circoli ristretti, essa presenta la
dottrina isma'ilita come fu scritta originalmente. D prova di una grande tolleranza nei riguardi
d'altre correnti filosofiche e comunit religiose pur cercando d'attrarli verso un'unit di pensiero.
Al-Qadi Al-Nu'man (d. 974) considerato come l'autorit in materia di giurisprudenza. La sua
opera Da'a'im al-islam redatta verso l'anno 960 sotto la tutela del califfo Al-Mu'iz-li-Din-Allah
divenne la legge ufficiale. Ancor oggi continua a essere il testo giuridico di riferimento dei tribunali
in India e in Pakistan per quanto riguarda lo statuto personale degli Isma'iliti. Per questo giurista, il
Corano e la Sunnah sono le prime due fonti del diritto. Se il musulmano non vi trova le soluzioni
ricercate allora deve rivolgersi all'imam, la cui obbedienza il primo pilastro dell'islam dopo la
fede in Dio. Pregare e fare delle opere buone sono inutili senza l'imam. Ancor oggi gli isma'iliti gli
danno il quinto dei loro redditi
2
. Al-Qadi Al-Nu'man si riferisce continuamente alle opinioni
dell'imam Gia'far Al-Sadiq e rigetta l'approccio razionale, la deduzione analogica o il consenso
come fonti del diritto
3
.
Oggi si distinguono gli Isma'iliti orientali, i cosiddetti Bahara del Pakistan e dell'India, e loro adepti
in Iran e l'Asia Centrale, dagli Isma'iliti occidentali che vivono nel sud della penisola arabica e nei
Paesi arabi del Golfo, in Nord-Africa, in Tanzania e in Siria. Si riconoscono oggi nell'attuale imam
Karim Agha Khan, 49
mo
successore ereditario discendente di 'Ali e di Fatimah, in funzione dal 11
luglio 1957. Gli Isma'iliti hanno una costituzione
4
, promulgata il 11 luglio 1990, che riconosce
all'imam un diritto assoluto su ogni questione d'ordine religioso o comunitario (articolo 1). Egli pu
interpretare, modificare o sospendere ogni norma che li riguarda. La costituzione prevede un
comitato internazionale e nazionale di riconciliazione e d'arbitrato che mira a risolvere le dispute di
tipo civile, commerciale e familiare (articoli 12 e 13). Nelle questioni che riguardano lo statuto
personale (matrimonio, successione, apostasia) gli Isma'iliti sono soggetti alla loro legge religiosa;

1
Rasa'il ikhwan al-safa, vol. 2, p. 203-377.
2
Sull'importanza dell'imam, v. Al-Qadi Al-Nu'man: Da'a'im al-islam, vol. 1, p. 14-98.
3
Su questo punto preciso, v. Al-Qadi Al-Nu'man: Ikhtilaf usul al-fiqh.
4
Ismaili constitution: http://www.ismaili.net/html/

30
tuttavia, se il Paese dove risiedono non riconosce questa legge, la legge locale che si applica
(articolo 15).
Segnaliamo che in Siria gli Isma'iliti, come gli altri gruppi musulmani (Druzi esclusi), sono soggetti
a un diritto musulmano e una giurisdizione unificata in materia di statuto personale e di
successione.
4) Scuola druza
I Druzi, chiamati muwahhidun (gli unitari) o Banu Ma'ruf, portano il nome di Muhammad Ibn-
Isma'il Al-Darazi
1
. Quest'ultimo pretese che Dio si fosse incarnato nel sesto califfo fatimita d'Egitto
Al-Mansur Ibn Al-'Aziz-bil-Lah, che s'era dato il titolo di Al-Hakim Bi-amr-Allah (governatore per
ordine di Allah) e che regn tra il 996 e il 1021. Mentre i Druzi elaborarono una visione idilliaca
del loro divino califfo, giustificandone le eccentricit
2
, i loro avversari lo descrissero come un
uomo d'umore volubile; un uomo dissoluto, tirannico, sanguinario; a volte persecutore dei non
musulmani, altre volte generoso nei loro confronti. Verso la fine della sua vita, lasci crescere i
cappelli e le unghie dedicandosi al misticismo prima di scomparire. La sua scomparsa ha dato adito
a varie ipotesi: per gli uni, fu assassinato nel suo ritiro con la complicit di sua sorella; per altri, si
sarebbe semplicemente fatto monaco cristiano. Qualunque sia la verit storica, i Druzi credono che
sia salito in cielo da cui scender un giorno
3
.
Secondo Abu-Khzam, sceicco druzo che difende l'islamicit della sua comunit, le fonti degli
insegnamenti e delle leggi druze sono il Corano, la Sunnah di Maometto e l'Antico e il Nuovo
Testamento. Accanto a queste fonti che i Druzi hanno in comune con le scuole sunnite e sciite, essi
possiedono le loro proprie fonti sacre, in particolare Rasa'il al-hikmah (le Epistole della saggezza,
di cui sole 111 si conoscono), e le loro esegesi, soprattutto quella di 'Abd-Allah Al-Tanukhi (d.
1479), considerato come il pi autorevole esperto druzo
4
.
I Druzi hanno delle credenze che sono in netto contrasto con quelle degli altri musulmani. Per
esempio, essi credono nell'incarnazione (tagialli), che Dio sia apparso 72 volte in forma umana per
guidare l'umanit l'ultima in data fu quella come califfo Al-Hakim Bi-amr-Allah
5
. Essi credono
anche nella ripetuta reincarnazione degli individui (taqammus) in altri corpi umani, sotto vari nomi,
il numero degli abitanti della terra restando sempre lo stesso
6
. Questo avvenne ai loro cinque
principali profeti, esseri perfetti, che apparsero simultaneamente ogniqualvolta Dio s'incarn e
prese vari nomi. I Druzi li chiamano Hudud (limiti), termine ripreso del Corano ma interpretato a
modo loro: "Questi sono i limiti di Allah. Chi obbedisce ad Allah e al Suo Messaggero, sar
introdotto nei Giardini dove scorrono i ruscelli, dove rimarr in eterno. Ecco la beatitudine
immensa" (4:13)
7
. Alla fine dei tempi, Dio riapparir come Al-Hakim accompagnato dai suoi

1
Al-Darazi fu assassinato nel 1019 da uno dei suoi compagni, Hamza, per apostasia. Perci i
druzi sono infastidi da questo nome.
2
V. Abu-'iz-al-Din: Al-duruz fil-tarikh, p. 95-110; Abu-Khzam: Islam al-muwahhidin, p. 34-
48 e 55-59. Su queste giustificazioni, v. Catchisme des druzes, questioni 98-101
3
Yassyn: Al-'aqidah al-durziyyah, 11-29; Yassyn: Bayn al-'aql wal-nabi, p. 36-78; Al-Khatib: 'Aqidat al-duruz, p.
40-78.
4
Abu-Khzam: Islam al-muwahhidin, p. 63-108.
5
Abu-Turabi prova l'incarnazione di Dio invocando i versetti coranici seguenti: 2:253; 4:164; 7:143 e 172; 43:84;
50:16; 89:22. Cita anche detti di Maometto e versetti dell'Antico Testamento (Abu-Turabi: Man hum al-
muwahhidun, p. 18-20). Sull'incarnazione di Dio, v. Ibn-Sirin: Masadir al-'aqidah al-durziyyah, p. 65-114.
6
Secondo Abu-Turabi, la prova dell'incarnazione degli individui si trova nei versetti coranici seguenti: 2:28; 4:51;
6:158; 10:4; 32:20; 40:11; 56:62; 89:27-30 (Abu-Turabi: Man hum al-muwahhidun, p. 39-41). Sulla
reincarnazione degli individui, v. Ibn-Khzam: Islam al-muwahhidin, p. 295-304; Ibn-Sirin, p. 391-439.
7
Il termine hudud utilizzato 12 volte nel Corano (2:187 e 229-230; 4:13; 9:112; 58:4; 65:1). I giuristi musulmani
interpretano questo termine nel senso d'ordine di Dio. usato sovente per indicare le offese penali sancite dal
Corano. Per i Druzi, questo termine indica le persone che sono perfette.

31
cinque profeti per distruggere la Kaaba, uccidere il grande Satana (Maometto)
1
e sua moglie ('Ali)
2

e dominare il mondo
3
.
Sul piano religioso, la legge druza abolisce i cinque pilastri della religione musulmana: la
professione della fede, la preghiera, il digiuno, l'elemosina legale (zakat) e il pellegrinaggio. Fa lo
stesso con la guerra santa
4
. La legge druza condanna l'apostasia e non predica il proselitismo, la
conversione alla religione druza essendo normalmente esclusa. Impone ai credenti la
dissimulazione sul piano dei comportamenti e degli insegnamenti della dottrina druza. Ne
riparleremo pi avanti
5
.
I Druzi in Libano, Siria e Israele hanno le loro leggi e i loro tribunali in materia di statuto personale.
Le loro leggi proibiscono il matrimonio misto e la poligamia. Il ripudio deve essere confermato dal
giudice, che condanna il marito a pagare un risarcimento se ripudia la moglie senza validi motivi.
Contrariamente agli altri musulmani, il ripudio tra i Druzi considerato definitivo e il marito non
pu pi riposarsi con l'ex moglie. In Libano, i tribunali druzi ricorrono agli insegnamenti della
scuola hanafita per colmare le lacune che possono apparire nel loro sistema di diritto.
Oggi i Druzi sono circa un milione, divisi tra Siria (500.000), Libano (300.000), Israele (98.000) e
Giordania (20.000). Ce ne sono circa 20.000 negli Stati Uniti
6
.
IV. Scuola d'obbedienza carigita: la scuola ibadita
Ricordiamo che i Carigiti furono coloro che rifiutarono di schierarsi per Mu'awiyah o 'Ali dopo il
famoso arbitrato che mise fine al conflitto tra i due. Gli Ibaditi, il cui nome deriva da 'Abd-Allah
Ibn-'Ibad (d. 705), sono generalmente considerati come un ramo moderato dei Carigiti. Ma essi
stessi rifiutano tale associazione e condannano gli eccessi dei Carigiti, in particolare il ramo di Nafi'
Ibn-al-Azraq (d. 685); si ricollegano preferibilmente con l'imam Giabir Ibn-Zayd (d. v. 712) di cui
tacevano il nome per evitargli delle persecuzioni. Per questo motivo, la scuola ibadita pu essere
considerata la pi vecchia scuola di giurisprudenza musulmana. Ci nonostante, l'imam Malik (d.
795) riteneva che gli ibaditi che trattava alla stregua dei Carigiti dovessero pentirsi e, in caso di
rifiuto, essere giustiziati. Oggi i Sunniti sono pi concilianti nei loro riguardi e gli esponenti delle
due scuole organizzano congiuntamente dei congressi. Una delle loro specificit il fatto di credere
che il Corano sia stato creato e che non sia eterno come asseriscono i Sunniti. E fu questo punto
dottrinale che serv per giustificare le azioni inquisitorie contro di loro (al-mihnah) sotto il regno
degli abbassidi.
Gli Ibaditi sono maggioritari nell'Oman; alcune comunit vivono in Yemen, Libia, Tunisia, Algeria
e sull'isola di Zanzibar (oggi parte della Tanzania).
da segnalare che molte delle opere a carattere giuridico di questa scuola sono state redatte in
forma di poesia. Fra i giuristi ibaditi pi conosciuti, ci sono:
Diya'-al-Din 'Abd-al-'Aziz (d. 1223), autore dell'opera Al-Nil wa-shifa' al-'alil che serve da
base per gli insegnamenti di questa scuola.
Muhammad Ibn-Yusuf Itfish (d. il 1914), che scrisse una grande esegesi dell'opera Al-Nil wa-
shifa' al-'alil.
V. Scuole scomparse
Accanto alle scuole gi descritte, se ne annoverano altre che hanno avuto meno successo; scuole
che finirono per scomparire senza eredi. Eccone tre d'obbedienza sunnita.

1
Sulla posizione dei druzi nei rigaurdi di Maometto, v. Yassyn: Bayn al-'aql wal-nabi, p. 225-233.
2
Sulla posizione dei druzi nei rigaurdi di 'Ali, v. Yassyn: Bayn al-'aql wal-nabi, p. 234-240.
3
Al-Khatib: Al-harakat al-batiniyyah, p. 239-253; Yassyn: Al-'aqidah al-durziyyah, p. 31-72 e 87-93.
4
V. Rasa'il al-hikmah, no 6, p. 49-63; Yassyn: Bayn al-'aql wal-nabi, p. 241-246.
5
V. Parte III, capitolo VI.III.
6
Queste cifre provengono da vari siti Internet.

32
1) Scuola d'Al-Awza'i
Porta il nome dell'imam 'Abd-al-Rahman Al-Awza'i (d. 774), nato a Damasco dove fu cadi e morto
a Beirut. I suoi insegnamenti sono conosciuti grazie agli scritti delle altre scuole. Cos, nel Siyar Al-
Awza'i d'Al-Shafi'i si trovano le opinioni di Abu-Hanifah (d. 767) su questioni relative alla guerra e
ai trattati di pace con le risposte d'Al-Awza'i e le repliche d'Abu-Yusuf. Al-Awza'i era stato maestro
di Malik.
Sparita nel X
o
secolo, questa scuola era diffusa in Andalusia, in Nord-Africa e in Siria. In
quest'ultima, fu la scuola dominante fino all'avvento della scuola sciafiita nel X
o
secolo.
2) Scuola dhahirita
Il fondatore di questa scuola si chiamava Da'ud Al-Asbahani (d. 883), ed era conosciuto per il suo
ascetismo e la sua umilt e per suo coraggio che aveva nell'esporre le sue opinioni. Inizi la sua
carriera come sciafiita prima di fondare la propria scuola. Si occupava molto dei detti di Maometto,
dando prestigio alla sua scuola a un'epoca dominata da divisioni tra giuristi. Nel IX
o
e X
o
secoli era
considerata la quarta scuola di giurisprudenza in Oriente dopo quella d'Abu-Hanifah (d. 767), di
Malik e d'Al-Shafi'i. Pi tardi fu rimpiazzata dalla scuola hanbalita.
La tradizione dhahirita era diffusa in Andalusia, in particolare a causa degli scritti del famoso
giurista Ibn-Hazm (d. 1064). Nato a Cordova da una ricca famiglia d'origine persiana, Ibn-Hazm
era figlio d'un ministro del califfo che fu rimosso e perseguitato. Lui stesso fece della politica sino a
diventare ministro, per poi conoscere la sconfitta, l'imprigionamento e l'esilio. Ogni volta ritornava
sempre alle scienze religiose, non senza suscitare degli odi contro di se, a tal punto che i suoi libri
furono bruciati. Inizi la sua carriera come Malichita, divenne poi Sciafiita prima di diventare
Dhahirita.
La scuola dhahirita deve il suo nome al fatto che per i suoi giuristi solo il senso evidente (dhahir)
derivando dal Corano e dalla Sunnah di Maometto costituisce la fonte delle norme giuridiche.
Questa scuola respinge il ricorso alle altre fonti del diritto musulmano come il ragionamento (al-
ra'y). Il ricorso al ragionamento significa interrogarsi sulle ragioni che le norme sottintendono. Ma
secondo i suoi esponenti non si pu interrogare Dio: "Non sar Lui ad essere interrogato, sono loro
che lo saranno" (21:23). Invece, quando il Corano e la Sunnah tacciono su certe cose, bisogna
applicare la norma della liceit nel senso del versetto: "Egli ha creato per voi tutto quello che c'
sulla terra" (2:29). Commentando il versetto: "Poi Ibls li fece inciampare e scacciare dal luogo in
cui si trovavano. E Noi dicemmo: "Andatevene via, nemici gli uni degli altri. Avrete una dimora
sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito" (2:36), Ibn-Hazm scrisse: "Dio ha reso lecito per noi
ogni cosa, dandocene il diritto all'usufrutto, e ha proibito ci che voleva proibire, il tutto
legiferando". Ci vuol dire che tutto quello che non espressamente proibito dal Corano e la
Sunnah permesso. Seguendo questa logica si pu per arrivare a delle conclusioni aberranti. Cos
se un cane beve da un vaso e vi lascia dell'acqua, quest'acqua non pu essere bevuta o servire per
l'abluzione, dato che viene giudicata impura. Per purificare il vaso, bisogna lavarlo con della terra
per sette volte come lo prevede un detto di Maometto. Se invece un maiale che beve dal vaso,
permesso bere il resto dell'acqua e utilizzarlo per l'abluzione poich il detto di Maometto non parla
di maiale.
Ibn-Hazm scrisse un libro sui fondamenti del diritto, intitolato Al-Ihkam fi usul al-ahkam, nel quale
spieg le fonti da cui derivano le norme. anche l'autore di un lungo trattato di diritto intitolato Al-
Muhalla.
Due fattori sarebbero all'origine della scomparsa di questa scuola:
I suoi esponenti non avrebbero tenuto conto dello sforzo ragionamento per adattare il diritto
alle condizioni della vita.
Nessun autore ha proseguito a redigere testi che ne diffondevano gli insegnamenti.

33
3) Scuola d'Al-Tabari
Questa scuola fu fondata da Abu-Gia'far Muhammad Ibn-Giarir Al-Tabari (d. 923), conosciuto
soprattutto per aver scritto una storia del mondo Tarikh al-rusul wal-muluk e una lunga esegesi
del Corano: Jami' al-bayan fi tafsir al-Qur'an. La sua opera giuridica stata persa, a eccezione di
alcune parti d'un testo intitolato Ikhtilaf al-fuqaha' (le divergenze dei giuristi). Era di formazione
sciafiita e malichita, ma la sua scuola non ebbe successo.
VI. Convergenze e divergenze tra le scuole
Come abbiamo appena visto, il mondo musulmano diviso in varie scuole giuridiche. Esistono
punti di divergenza tra queste scuole, ma anche tra giuristi della medesima scuola. Per esistono
anche dei punti di convergenza ben pi importanti tra di loro. Sono tre le ragioni principali per cui
seguono delle vie differenti:
I giuristi non riuscivano a mettersi d'accordo sulle fonti da usare per formulare le norme
religiose. A parte il Corano, sul quale c'era un consenso assoluto come prima fonte del diritto, i
giuristi erano meno d'accordo sul ruolo da attribuire alla Sunnah di Maometto. Ibn-Khaldun (d.
1406) scrisse in proposito:
Bisogna sapere che non tutti i grandi imam dal giudizio indipendente conoscono in ugual modo tutte le
tradizioni. detto che Abu-Hanifah (d. 767) avrebbe trasmesso appena 17 detti. Malik (d. 795) si limit tutt'al
pi ai 300 del suo Muwatta'. Ahmad Ibn-Hanbal (d. 855) ne cita 30.000 nel suo Musnad
1
. Ogni voce autorevole
d le tradizioni che il suo sforzo di riflessione personale gli permette
2
.
Gli atteggiamenti divergenti nei confronti dei detti non significavano un rifiuto di conformarsi
alle norme enunciate da Maometto, ma piuttosto l'apprensione d'avere di fronte dei detti dalla
dubbia autenticit. Maometto disse a tale riguardo che chi gli avesse attribuito un detto falso
sarebbe finito in inferno. Perci i giuristi s'imposero una certa cautela nei confronti dei detti
riferendosi preferibilmente al ragionamento per analogia e a altre fonti razionali, che
descriveremo nei seguenti capitoli, per trovare la soluzione alle questioni che si ponevano. I
giuristi che si fidavano dei detti si fidavano invece meno della deduzione analogica e delle altre
fonti razionali. Occorre aggiungere qui che le pi importanti collezioni dei detti di Maometto
sono state raccolte soltanto dopo l'apparizione di queste scuole, quindi non era facile accedere a
essi. Come se questo non bastasse, ogni scuola giuridica aveva le sue collezioni preferite e non
riconosceva quelle delle altre. Ritorneremo sulla questione quando parleremo della Sunnah.
I giuristi non erano d'accordo su certi versetti coranici e detti che ne abrogavano altri o che altri
avevano abrogato, su come capire la lingua del Corano e della Sunnah, e su come determinare
se certi atti giuridici erano obbligatori, raccomandati, ripugnanti, permessi o proibiti.
Gi dai suoi inizi, la comunit musulmana fu scossa da scismi e divisioni, anatemi e guerre.
Ogni gruppo cercava d'interpretare il Corano a modo suo e non esitava a inventare detti per
sostenere la sua posizione contro i suoi avversari. Sebbene le autorit politiche a volte
tollerassero la coesistenza di varie scuole, favorivano talvolta questa o quella scuola a scapito
delle altre, soprattutto in materia di nomina dei giudici. Cos facendo, tensioni e divergenze
dottrinali furono esacerbate, alle quali bisogna aggiungere le opposizioni di tipo filosofico.
In generale, i trattati di diritto musulmano comparano e contrastano le soluzioni date dalle varie
scuole giuridiche, ma scelgono la soluzione offerta dalla scuola alla quale apparteneva l'autore del
trattato. In questo modo si svilupp una scienza chiamata 'ilm al-khilafat (scienza delle divergenze)
alla quale sono state dedicate non meno di 150 monografie, di cui alcune sono ancora allo stato di
manoscritti
3
. All'inizio, i rapporti tra le varie scuole furono improntati su una grande tolleranza e
rispetto, conformandosi al detto di Maometto che afferma: "La divergenza nella mia nazione
segno di misericordia". I capofila di queste scuole si conoscevano e alcuni avevano dei rapporti di

1
Secondo l'edizione a nostra disposizione questa collezione contiene 28199 detti.
2
Ibn-Khaldoun: Discours sur l'histoire universelle, p. 918.
3
V. i titoli in: Al-Masri: Ma'rifat 'ilm al-khilaf, p. 122-160.

34
maestro a discepolo o erano condiscepoli. Malgrado le loro divergenze, si stimavano
1
. La pluralit
dei punti di vista era accettata a condizione che gli elementi essenziali non fossero messi in dubbio,
cio:
I cinque pilastri dell'islam: la professione di fede secondo la quale non esiste divinit all'infuori
di Dio (Allah) e Maometto il Suo messaggero, la preghiera, l'elemosina legale, il
pellegrinaggio e il digiuno durante il Ramadan.
I sei dogmi del credo musulmano: fede in Dio, nei suoi angeli, nei suoi libri, nei suoi apostoli,
nel giorno ultimo e nel destino.
Accettare il Corano e qualsiasi detto la cui autenticit e senso sono incontestabili.
Le questioni intorno alle quali s' formata un'unanimit e che appaiono in opere dedicate a
loro
2
.
Tutte le altre questioni risolte dai testi il cui senso non perentoriamente chiaro possono essere
oggetto di divergenze a condizione che un argomento in favore della soluzione adottata sia
presentato. In queste questioni non si possono imporre delle soluzioni. Ecco perch Malik (d. 795)
rifiut che il suo Muwatta' fosse imposto a tutti i musulmani come lo auspicava il califfo Al-
Mansur (d. 775). Oltretutto i capofila chiedevano ai loro allievi di non imitarli ciecamente ma di
riferirsi piuttosto alle fonti del diritto musulmano che sono il Corano e la Sunnah. Cos, Abu-
Hanifah (d. 767) proibiva a quelli che non conoscevano le sue argomentazioni di rendere decisioni
religiose a partire dalle sue dichiarazioni. Concludeva le sue opinioni dicendo: "Tale la mia
opinione; il meglio che abbiamo potuto ottenere; se qualcuno ha una opinione migliore,
quest'ultima che deve essere considerata come pi corretta". Al-Shafi'i diceva: "Se il detto che cito
autentico, la mia dottrina, e se trovate che contraddico il detto, aderite a quest'ultimo e gettate le
mie parole contro il muro
3
".
Tuttavia, questa tolleranza non c'era sempre e non tutti la praticavano. Col passar del tempo il tono
dei giuristi divenne sempre pi polemico nei riguardi dei loro avversari. L'animosit fu tale che il
matrimonio tra discepoli di una data scuola e donne appartenenti alle famiglie di discepoli d'altre
scuole fu proibito. Certi hanafiti preconizzarono perfino il taglio del dito a coloro che l'avessero
alzato durante la preghiera contrariamente a ci che insegnava l'imam Abu-Hanifah. Si arriv
addirittura al punto che i discepoli di una scuola cominciarono a rifiutare di pregare insieme a quelli
d'altre scuole all'interno della Moschea della Mecca. Alcuni hanafiti affermarono persino che Ges,
dopo il suo ritorno, regger la vita dei musulmani in conformit agli insegnamenti della loro
scuola
4
.
Oggi, il tono tra scuole giuridiche musulmane pi conciliante anche se all'interno della grande
comunit musulmana persistono delle divisioni. Nessuno nega che esistano delle divergenze, ma si
preferisce parlarne in un contesto di "diritto comparato" (al-fiqh al-muqaran o al-fiqh al-muwazan).
I giuristi pubblicano cos relazioni e testi nei quali fanno conoscere le loro posizioni e ragioni, e si
confrontano con quelle degli altri in modo da eliminare frizioni che possono esistere tra loro a
causa dell'ignoranza reciproca e da avvicinarli per trovare delle soluzioni comuni
5
. Taluni parlano
apertamente di un'unificazione delle scuole ed di questo che parleremo adesso.
VII. Tentativi d'unificazione delle scuole
1) Tentativi nel passato
La volont d'unificare le varie scuole non di ieri, ma risale al lontano passato e assunse numerose
forme. Abbiamo gi visto come il califfo Al-Mansur (d. 775) volesse imporre ai suoi sudditi il

1
V. sul rispetto tra i compagni e i primi giuristi Al-'Alawani: Adab al-ikhtilaf fil-islam, p. 48-74 e 115-134.
2
Al-Masri: Ma'rifat 'ilm al-khilaf, p. 62-66.
3
Ivi, p. 66-72.
4
Ivi, p. 72-77.
5
Al-Hakim: Al-usul, p. 9-11.

35
Muwatta' di Malik (d. 795), e come quest'ultimo glielo avesse sconsigliato. Dietro la volont del
califfo d'uniformizzare c'era stata una lettera che Ibn-al-Muqaffa' gli aveva indirizzato (d. 756):
Una delle questioni che deve attirare l'attenzione del comandante dei credenti [...] la mancanza d'uniformit, la
contraddizione nelle sentenze pronunciate; queste divergenze sono gravi [...]. Ad Al-Hira, la pena di morte e i
reati a carattere sessuale sono considerati legali, mentre non lo sono a Kufa. A Kufa stessa quello che legale in
una zona, non lo in un'altra [...]. Se gli pare opportuno, il comandante dei credenti pu ordinare che queste
sentenze e prassi giudiziarie divergenti gli siano mandate in un fascicolo, accompagnate dalle tradizioni e
soluzioni analogiche di ciascuna scuola; se poi il comandante dei credenti esaminasse questi documenti ed
esprimesse su ogni caso il parere che Dio gli ispira; se egli si attenesse fermamente a questa opinione e proibisse
ai cadi di discostarsene; se facesse infine di queste decisioni un corpus completo, potremmo sperare che Dio
trasformi questi giudizi ove l'errore si rimescola con la verit in un unico e giusto codice
1
.
Ma questo desiderio non fu realizzato.
2) Tentativi d'unificare dall'interno gli insegnamenti delle rispettive scuole
Ogni scuola giuridica musulmana conobbe delle divergenze d'opinione fra i suoi giuristi. Per
giungere a una certa unit, il primo passo in ciascuna scuola fu di trovare un'intesa sull'opinione da
seguire. Cos il sultano Muhammad Alimkir (d. 1707) cre una commissione il cui incarico fu di
raccogliere le principali opinioni della scuola hanafita in modo da facilitare il lavoro dei giudici e
dei mufti. La collezione, intitolata Al-fatawa al-hindiyyah, fu portata a termine tra il 1664 e il
1672
2
. Ma nonostante il fatto che fosse un'iniziativa ufficiale, non aveva alcun valore vincolante.
In epoca ottomana, il sultano Salim I (1512-1520) fece della scuola hanafita la scuola ufficiale
dell'impero in materia di giurisprudenza, fatta eccezione per le questioni cultuali. A dispetto di ci,
del 19
mo
secolo il primo tentativo ottomano di codificare e, quindi, di unificare le norme hanafite
in un solo codice: la famosa Majallat al-ahkam al-adliyyah di 1851 articoli. Elaborato tra 1869 e
1876, questo codice include il diritto delle obbligazioni, dei diritti oggettivi e del diritto giudiziario.
Solo le questioni relative allo statuto personale furono escluse fino al 1917.
In Egitto, Muhammad Qadri Pacha (d. 1888) raccolse gli insegnamenti della scuola hanafita in tre
campi giuridici:
Al-Ahkam al-shar'iyyah fil-ahwal al-shakhsiyyah
3
, del 1875, riguarda il diritto di famiglia e di
successione e contiene 647 articoli (nell'edizione pubblicata al Cairo nel 1900). Costituisce il
primo tentativo da parte di un giurista musulmano di codificare in questo campo. Oggi viene
spesso utilizzato dai tribunali egiziani, siriani, giordani e d'altri Paesi per rimediare a certe
lacune. Ne esiste una traduzione francese intitolata Code du statut personnel et des successions
d'aprs le rite hanafite che stato in uso nei tribunali misti.
Murshid al-hayran ila ma'rifat ahwal al-insan
4
con i suoi 1049 articoli (nell'edizione del 1933)
si riferisce al diritto dei beni reali e dei contratti. Fu pubblicato dal ministero dell'Istruzione per
essere insegnato in scuole governative.
Al-'Adl wal-insaf fi mushkilat al-awqaf copre le pie donazioni.
In Arabia Saudita, dove non ancora in vigore un codice civile, esiste una compilazione privata
degli insegnamenti della scuola hanbalita, scuola ufficiale in questo Paese. Questa compilazione,
intitolata Majallat al-ahkam al-shar'iyyah, contiene 2382 articoli e tratta del diritto dei contratti e
del diritto giudiziario. l'opera d'un presidente della Suprema Corte Musulmana della Mecca, lo
sceicco Ahmad Al-Qari (d. 1940). Utilizzato allo stato di manoscritto da parte dei tribunali sauditi,
fu finalmente pubblicato nel 1981 da due professori di questo Paese
5
.

1
Pellat: Ibn Al-Muqaffa', p. 40-44.
2
V. il testo in: http://feqh.al-islam.com/Bookhier.asp?Mode=0&DocID=73&MaksamID=1.
3
Qadri Pacha: Al-Ahkam al-shar'iyyah.
4
Qadri Pacha: Murshid al-hayran.
5
Al-Qari: Majallat al-ahkam.

36
3) Tentativo di sincretismo in quadro statale
I tentativi sopraccitati si limitavano agli insegnamenti di una singola scuola. Ci furono per
tentativi in certi Stati di sormontare questo quadro. In questi casi, pur privilegiando una scuola certe
norme furono prese da altre. Fu il caso del codice di famiglia adottato nel 1917 dall'impero
ottomano che non si limit a incorporare gli insegnamenti della sola scuola hanafita. Fu anche il
caso dell'Egitto.
In Egitto, sotto la dinastia fondata da Muhammad 'Ali (d. 1849), che allora dipendeva dall'impero
ottomano, i giudici dovevano applicare la sola scuola hanafita anche se la maggioranza dei suoi
abitanti aderisse alla scuola sciafiita. Abbiamo gi segnalato il codice di Qadri Pacha che raccolse
gli insegnamenti della scuola hanafita in materia di statuto personale e di successione. Ma in 1915,
una commissione redasse un codice di famiglia ispirato da tutte e quattro le scuole sunnite. La
fronda che il progetto caus fin per prevalere, ma una parte del proposto codice fu tuttavia
incorporata nella Legge N 25 del 1920 che era stata soprattutto ispirata dalla scuola malichita.
Un'altra commissione fu messa in piedi nel 1926 i cui membri erano stati per lo pi studenti
dell'imam riformista Muhammad 'Abduh (d. 1905). La Legge N 25 del 1929, con elementi delle
quattro scuole sunnite, ne fu il risultato. Fu seguita poi dalla legge N 77 sulla successione del 1943
e la legge N 71 sul testamento del 1946. L'articolo 37 di quest'ultima fu ripreso dalla scuola sciita.
Contrariamente alle disposizioni della scuola hanafita, quest'articolo permette a un erede d'essere
legatario sino a valore d'un terzo dei beni d'un defunto senza che il consenso degli altri eredi sia
necessario. Queste leggi per non coprono tutte le materie relative allo statuto personale. Quando
l'Egitto e la Siria formarono un'unione politica (1958-1961), fu deciso di redigere un codice che
incorporasse tutto il diritto di famiglia (basato su quello ottomano), le leggi egiziane suddette, il
codice dello statuto personale e di successione di Qadri Pacha, il codice dello statuto personale
siriano e gli insegnamenti delle quattro scuole sunnite e delle altre scuole. In caso di vuoto
giuridico, l'articolo 409 rimanda i casi irrisolti alle pi autorevoli opinioni della scuola d'Abu-
Hanifah (d. 767)
1
. Finora il progetto rimasto lettera morta.
chiaro che il codice civile egiziano rappresenta un desiderio di superarmento delle divisioni tra
scuole. L'articolo 1, comma 2, stipula che: "In mancanza di una disposizione legislativa, il giudice
deliberer in base al diritto consuetudinario, e se questo fosse insufficiente, in base ai principi del
diritto musulmano". Inoltre, l'articolo 2 della costituzione egiziana prevede che "I principi del
diritto musulmano sono la principale fonte della legislazione". Nessuna restrizione imposta ai
giudici o ai legislatori egiziani per quanto riguarda la scuola a cui vogliono ispirarsi. Tuttavia,
l'articolo 280 del decreto egiziano 78/1931, il cui contenuto stato ripreso dall'articolo 3 della legge
1/2000, richiede che, in caso di vuoto giuridico, ci si riferisca alle pi autorevoli opinioni della
scuola d'Abu-Hanifah.
La Libia, la cui popolazione aderisce per lo pi alla scuola malichita, ha adottato nel 1953 un
codice civile ispirato al codice civile egiziano. In articolo 1, comma 2 del codice, si legge: "In
mancanza di una disposizione legislativa, il giudice deliberer" in base ai principi del diritto
musulmano, e se questo fosse insufficiente in base al diritto consuetudinario. In mancanza di questi
principi, il giudice ricorrer al diritto naturale e alle norme d'equit". Anche in questo caso nessuna
scuola in particolare privilegiata. Questo Paese ha adottato quattro leggi che regolano reati
previsti dal diritto musulmano, cio le leggi sui furti e il brigantaggio (Legge 148 del 1972),
sull'adulterio (Legge 70 del 1973), sulla falsa accusa d'adulterio (Legge 52 del 1974) e sul consumo
d'alcool (Legge 89 del 1974). In caso di vuoto giuridico, le ultime tre leggi rimandano alla scuola
meno severa, e se anche in quest'ultima ci fosse a sua volta un vuoto giuridico il tutto viene
rimandato al codice penale. La prima legge, in caso di vuoto, rimandava alla meglio nota opinione
della scuola malichita, ma fu poi modificata dalla Legge 8 del 1975 nel senso delle tre altre leggi.
Negli Emirati Arabi Uniti, la popolazione appartiene principalmente alle scuole malichita e
hanbalita. L'articolo 1, comma 1 del codice civile del 1985, dice:

1
V. questo testo con il suo promemoria esplicativa in: Mashru' qanun al-ahwal al-shakhsiyyah al-muwahhad.

37
In mancanza di una disposizione in questa legge, il giudice deliberer in base al diritto musulmano, dando
preferenza alle soluzioni pi idonee della scuola dell'imam Malik e quella dell'imam Ahmad Ibn-Hanbal, e in
caso di mancanza, a quelle della scuola dell'imam Al-Shafi'i e quella dell'imam Abu-Hanifah, in base
all'interesse in questione.
L'unificazione delle scuole s' fatta in modo indiretto, dal modo in cui il codice civile egiziano fu
accolto in molti Paesi arabi, dal fatto che molti di essi sovente fecero ricorso ai servizi del suo
autore, Al-Sanhuri (d. 1971)
1
. Per questi Paesi, accettare il codice doveva un giorno facilitare
l'unificazione del diritto arabo. Cos, si legge nel promemoria del codice civile siriano: "La
ricezione del codice egiziano realizza uno degli scopi pi nobili che cercano di raggiungere gli
Arabi in quest'epoca, ovvero l'unificazione delle legislazioni dei Paesi arabi". Il promemoria del
codice civile iracheno riprende quest'idea e parla d'un eventuale codice civile arabo unificato.
Certamente, il codice egiziano in gran parte ispirato dal diritto occidentale, ma annovera un certo
numero di norme che sono prese direttamente dal diritto musulmano. La codifica di queste norme
comporta una scelta fra le soluzioni previste dalle varie scuole.
4) Tentativo di sincretismo in un quadro pan-Arabo
Il tentativo di superare le divisioni tra scuole giuridiche ancora pi chiaro se si pensa ai progetti
elaborati nel quadro della Lega dei Paesi Arabi e del Consiglio di Cooperazione dei Paesi Arabi del
Golfo. Ne riparleremo pi tardi
2
.
Occorre anche segnalare le accademie di diritto musulmano che riuniscono giuristi musulmani
provenienti da vari Paesi e appartenenti a varie scuole per discutere dei problemi giuridici che i
musulmani devono confrontare nel campo del diritto economico (banche, assicurazioni, contratti di
leasing, ecc.), della bioetica (fallimento, fertilizzazione in vitro, eutanasia, ecc.) o questioni di
politica internazionale (trattato di pace tra Israele e l'Egitto, invasione irachena del Kuwait,
partecipazione dei Paesi musulmani accanto alle forze occidentali nella liberazione del Kuwait,
occupazione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti e i suoi alleati, ecc.). Pensiamo soprattutto a:
L'Accademia Islamica di Fiqh (Majma' al-fiqh al-islami)
3
che dipende dalla Lega Islamica
Mondiale (Rabitat al-'alam al-islami) con sede alla Mecca.
L'Accademia Islamica di Fiqh (Majma' al-fiqh al-islami) che dipende dall'Organizzazione della
Conferenza Islamica (Munadhdhamat al-mu'tamar al-islami) con sede a Gedda
4
.
Ci sono anche organismi in Occidente che tentano d'informare i musulmani che vi vivono in
materia di diritto musulmano come il:
Consiglio Europeo di Fatwa e della Ricerca (Al-markaz al uropi lil-ifta' wal-buhuth) creato a
Londra nel 1997
5
.
Assembly of Muslim Jurists in America (Majma' fuqaha' al-shari'ah bi- amrika)
6
.
doveroso segnalare anche i tentativi di ravvicinamento tra Sunniti e Sciiti. A questo scopo fu
creato al Cairo nel 1947, su iniziativa dello sceicco sciita Muhammad Taqiy Al-Qimmi, Dar al-
taqrib bayn al-madhahib al-islamiyyah (Casa di Ravvicinamento tra le Scuole Musulmane).
Numerosi sceicchi sunniti si sono uniti a lui, fra cui lo sceicco dell'universit Al-Azhar Mahmud
Shaltut e Hasan Al-Banna, il fondatore dei Fratelli musulmani. Per anni questa istituzione pubblic
una rivista intitolata Al-Risalah che per cess d'esistere nel 1972 con il n 60. La Casa di
Ravvicinamento stessa interruppe le sue attivit nel 1979. Oggi il ruolo di ponte stato ripreso da

1
Il codice civile egiziano ha servito da modello a diversi codici civili arabi. il caso dei codici siriano, libico,
iracheno, giordano, sudanese, algerino, kuwetiano, yemenita e degli Emirati Arabi Uniti. Serve anche da base per il
progetto di codice civile unificato preparato dalla Lega degli Stati Arabi e quello del Consiglio di Cooperazione dei
Paesi Arabi del Golfo.
2
V. parte IV, capitolo I.II.4.
3
V. le sue decisioni in arabo in: http://www.muslimworldleague.org/.
4
http://www.fiqhacademy.org.sa/.
5
http://www.ecfr.org/.
6
http://amjaonline.org/arabic/index.asp.

38
Al-Majma' al-'alami lil-taqrib bayn al-madhahib al-islamiyyah (Tribuna Mondiale per il
Ravvicinamento tra le Scuole Musulmane) con sede a Teheran
1
. In generale per l'atteggiamento
reciproco dei Sunniti e degli Sciiti resta uno di reciproco rifiuto. Numerosi sono gli autori sunniti
contemporanei
2
che, come i loro predecessori dell'epoca classica
3
, rifiutano di considerare gli Sciiti
come musulmani, spingendo il rifiuto fino al punto di accusarli di simulare l'amore della famiglia di
Maometto allo scopo di distruggere l'islam. Ritengono che lo sciismo non sia altro che una forma
d'opposizione dei persiani, con l'aiuto degli ebrei, per vendicarsi degli arabi che invasero il loro
Paese e distruggendone il regno
4
. Per loro il ravvicinamento tra Sunniti e Sciiti, intrapreso quasi
sempre su iniziativa di quest'ultimi, un "ravvicinamento di compiacenza"
5
, o un modo
d'infiltrazione e di dissimulazione
6
.
5) Estensione dell'unificazione
L'unificazione che i musulmani cercano s' estesa a tutti i rami del diritto e alle basi di diritto. Tra i
testi, segnaliamo quello del professore egiziano Muhammad Zaki 'Abd-al-Bir: Taqnin usul al-fiqh.
Pubblicato nel 1989, il libro contiene 188 articoli, ognuno con una nota esplicativa. L'autore lo
presenta come facenti parte d'una tendenza che vede i musulmani riappropriarsi del diritto
musulmano a scapito del diritto ereditato dai Paesi occidentali.
Questa tendenza unificatrice non si limita al campo legislativo, ma include anche le fatwa, grazie
alle iniziative e attivit delle accademie islamiche di fiqh.
Essa in corso d'attuazione anche sul piano dei tribunali. Nei Paesi arabi per ogni scuola esisteva
un tribunale con i propri giudici che applicavano le norme specifiche della loro scuola. Poco a
poco, questa passata dualit sta scomparendo dal mondo musulmano anche se ne rimangono delle
tracce. Cos per esempio, nel Bahrain, esistono tribunali gia'fariti e tribunali sunniti, che applicano
norme delle rispettive scuole, che non sono state ancora codificate. In Libano, gli Sciiti, i Sunniti e i
Druzi hanno i loro rispettivi tribunali che applicano norme anche queste non codificate.
Attualmente, c' un giudice musulmano libanese che sta chiedendo l'abolizione di questi tribunali e
che al loro posto siano creati tribunali musulmani unificati
7
. In Siria, gli Sciiti e i Sunniti sono
sottoposti a un tribunale musulmano unificato che applica un codice dello statuto personale
musulmano unificato. Lo stesso vale per i Druzi, tranne per alcune norme previste dall'articolo 307
del codice dello statuto personale. Tuttavia, i Druzi della zona di Suwayda dispongono dei propri
tribunali religiosi.
VIII. Ricezione o Autonomia del diritto musulmano
Tra gli storici del diritto occidentali in corso un dibattito sul peso relativo dei diritti stranieri
esistenti, fra cui il diritto romano, sulla nascita del diritto musulmano
8
. Tale idea respinta dagli
autori musulmani i quali affermano che "le fonti del diritto musulmano sono indipendenti e
derivano dalla sola volont divina
9
".
Per il giurista musulmano riconoscere un'influenza esterna al diritto musulmano solleva un
problema perch mette a rischio la concezione musulmana secondo la quale la legge d'origine
divina. D'altra parte, numerosi detti di Maometto intimano ai musulmani di non assomigliare agli

1
http://www.taghrib.org/.
2
Per esempio Frayj: Al-shi'ah; Al-Bandari: Al-tashayyu'.
3
V. in particolare Ibn-Taymiyyah: Minhaj al-Sunnah; Al-Ghazali: Fadai'ih al-batiniyyah.
4
Questa idea sviluppata in: Al-Nimr: Al-shi'ah, in particolare p. 54-81.
5
Al-Nimr: Al-shi'ah, p. 172-176.
6
http://www.saaid.net/Minute/25.htm.
7
Suwayd: Al-madhahib al-islamiyyah, p. 306-308.
8
V. la raccolta di articoli in arabo su questo argomento: Hal lil-qanun al-rumi ta'thir 'ala al-fiqh al-islami?, e Imam:
Nadhariyyat al-fiqh, p. 91-100.
9
Al-Zuhayli: Usul, vol. II, p. 927.

39
altri. Cos, un detto di Maometto afferma: "Chi che assomiglia a un gruppo ne fa parte
1
". In
proposito vengono anche citati i due seguenti versetti coranici:
In verit questa la Mia retta via: seguitela e non seguite i sentieri che vi allontanerebbero dal Suo sentiero
(6:153).
Non siate come coloro che dimenticano Allah e cui Allah fece dimenticare se stessi. Questi sono i malvagi
(59:19).
Alcuni giuristi dell'epoca classica prevedevano perfino la pena di morte per coloro che non
volessero ritrattarsi
2
. Il divieto d'assomigliare agli altri oggi invocato da coloro che respingono
leggi e costumi occidentali moderni assorbiti dal mondo islamico.
Occorre tuttavia ammettere che il Corano e le raccolte della Sunnah, le prime due fonti del diritto
musulmano, sono stati fortemente ispirati dalla Bibbia, cosa che si constata facilmente se si guarda
al diritto penale
3
e ai divieti alimentari
4
. Del resto, il Corano ordina a Maometto, che in caso di
necessit, di seguire le norme rivelate ai profeti che l'hanno preceduto
5
. Le raccolte delle tradizioni
riportano che Maometto era contento di conformarsi alle norme della Gente del libro (ahl al-kitab)
nelle sfere per le quali non aveva ricevuto nessuna rivelazione. Oltretutto si trovano nel diritto
musulmano delle usanze che risalgono all'epoca preislamica. Maometto dice a tal fine che occorre
conformarsi a ci che virtuoso di quell'epoca. Questo spiega perch, il pellegrinaggio uno dei
cinque pilastri dell'islam stato preso in prestito dagli Arabi politeisti. Infatti, i vari gruppi che si
sono convertiti all'islam hanno portato con loro le loro pratiche e tradizioni. Coloro che diventavano
musulmani dovettero lasciare i loro rispettivi Paesi per unirsi a Maometto. Medina vide cos affluire
yemeniti, gente del nord dell'Arabia, etiopi, iraniani e bizantini. E con la sua espansione territoriale,
il potere musulmano fin per regnare su Paesi in tre continenti, dove si parlavano almeno dodici
lingue. Fra i grandi giuristi musulmani, si contano un buon numero di non arabi, tra cui Abu-
Hanifah (d. 767), fondatore della scuola hanafita che era d'origine persiana
6
. Bisogna tuttavia notare
che, contrariamente alle altre scienze, alla filosofia e a altri campi del sapere, i testi giuridici greci e
romani non furono tradotti in arabo, e non si trovano nel diritto musulmano termini presi dal greco
o dal latino.
Qualunque sia l'origine del diritto musulmano, i giuristi musulmani sono riusciti a sviluppare un
sistema giuridico completo in meno di un secolo e mezzo, usando il Corano, la Sunnah e il metodo
deduttivo. Tale sistema regola sia la vita spirituale che l'esistenza temporale, con divergenze pi o
meno grandi dovute a correnti religiose e politiche che hanno diviso il mondo musulmano.

1
Ahmad, detto 5114.
2
Al-Luwayhiq, p. 126-127.
3
Sulla differenza tra le sanzioni bibliche e le sanzioni coraniche, v. Tyan: Le systme de responsabilit dlictuelle
en droit musulman.
4
Sulla differenza tra i divieti alimentari nel Corano e nella Bibbia, v. Aldeeb Abu-Sahlieh: Les interdits
alimentaires.
5
6:90; 16:123; 60:4; 2:4-5.
6
Hal lil-qanun al-rumi ta'thir 'ala al-fiqh al-islami?, p. 27-32.

40
Capitolo III. Mantenimento delle leggi delle altre comunit
I. La gente del libro (ahl al-kitab)
1) Tolleranza nei riguardi delle Comunit monoteiste
In alcuni Paesi musulmani come la Giordania, il Libano, la Siria e l'Iraq, le comunit non
musulmane possiedono ancor oggi i loro tribunali e le loro leggi in materia di statuto personale. In
Egitto, i tribunali comunitari sono stati unificati, ma le rispettive leggi sono state mantenute. Questo
sistema, che era in vigore sotto l'impero ottomano e i regimi musulmani che lo precedettero, ha la
sua origine nel Corano.
Il Corano parte dall'idea che all'inizio non c'era che una sola comunit alla quale Dio aveva inviato
dei profeti per guidarli colle leggi divine iscritte nel Libro. Ma la comunit si divise:
Gli uomini formavano un'unica comunit. Allah poi invi loro i profeti in qualit di nunzi e ammonitori; fece
scendere su di loro la Scrittura con la verit, affinch si ponesse come criterio tra le genti a proposito di ci su
cui divergevano. E disputarono, ribelli gli uni contro gli altri, proprio coloro che lo avevano. Eppure erano giunte
loro le prove! (2:213; vedere cos 10:19).
Maometto si considerava come l'ultimo, il "sigillo" dei profeti (33:40). Invano. Egli tent di vincere
il consenso delle altre comunit alla sua causa per unificarle. Per ogni comunit rest fedele al suo
credo, cercando invece di attirare le altre alla sua fede:
N i giudei n i nazareni saranno mai soddisfatti di te, finch non seguirai la loro religione. Di': "E' la Guida di
Allah, la vera Guida ". E se acconsentirai ai loro desideri dopo che hai avuto la conoscenza, non troverai n
patrono n soccorritore contro Allah (2:120).
Anche se tu recassi a coloro che hanno ricevuto la Scrittura, ogni specie di segno, essi non seguiranno il tuo
orientamento, n tu seguirai il loro, n seguiranno gli uni l'orientamento degli altri. E se dopo che ti giunta la
scienza, seguissi i loro desideri, saresti certamente uno degli ingiusti (2:145).
Maometto trasse la conclusione che le divergenze tra le varie comunit erano l'espressione della
volont divina, e che spettasse a Dio di risolvere queste divergenze nell'aldil:
Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunit. Vi ha voluto per provare con quel che vi ha
dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informer a proposito delle cose sulle quali
siete discordi (5:48).
Se il tuo Signore avesse voluto, avrebbe fatto di tutti gli uomini una sola comunit. Invece non smettono di
essere in contrasto tra loro (11:118; vedere anche 16:93 e 42:8).
E poich la divisione la volont di Dio, il Corano respinge l'uso della costrizione per convertire i
membri delle altre comunit affermando che "Non c' costrizione nella religione" (2:256), ma senza
peraltro perdere la speranza che gli altri diventassero musulmani prima o dopo. Maometto
raccomand ai suoi compagni di assumere un atteggiamento corretto nei confronti della Gente del
libro, chiedendo a quest'ultimi di giungere a una comprensione comune con i musulmani:
Dialogate con belle maniere con la gente della Scrittura, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]:
"Crediamo in quello che stato fatto scendere su di noi e in quello che stato fatto scendere su di voi, il nostro
Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed a Lui che ci sottomettiamo" (29:46; vedere anche 3:64; 16:125).
Questo dibattito teologico determin lo statuto legale dei non musulmani, statuto soprattutto retto
da quattro versetti:
Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo
Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verit, finch
non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati (9:29).
In verit coloro che credono, siano essi giudei, nazareni o sabei, tutti coloro che credono in Allah e nell'Ultimo
Giorno e compiono il bene riceveranno il compenso presso il loro Signore. Non avranno nulla da temere e non
saranno afflitti (2:62).
Coloro che credono, i Giudei, i Sabei o i Nazareni e chiunque creda in Allah e nell'Ultimo Giorno e compia il
bene, non avranno niente da temere e non saranno afflitti (5:69).

41
E certamente, nel Giorno della Resurrezione, Allah giudicher tra coloro che hanno creduto, i giudei, i sabei, i
cristiani, i magi e coloro che attribuiscono associati ad Allah. In verit Allah testimone di ogni cosa (22:17).
Le Genti del libro che vivono in terra d'islam, in Paesi che dovettero arrendersi al potere
musulmano, sono chiamati dhimmi, e sono protetti dai musulmani in cambio del pagamento d'un
tributo (jizyah). A onta di dover proteggerli, i musulmani non possono per fidarsi di loro, anche se
avessero dei legami familiari con loro:
O voi che credete, non prendete per alleati i vostri padri e i vostri fratelli se preferiscono la miscredenza alla
fede. Chi di voi li prender per alleati sar tra gli ingiusti (9:23).
O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie
come alleati uno di loro. In verit Allah non guida un popolo di ingiusti (5:51; vedere anche 3:28 e 9:8).
A meno che il non musulmano non sia ostile, questa diffidenza obbligatoria non deve tuttavia
escludere delle relazioni imperniate sulla giustizia:
Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra
religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poich Allah ama coloro che si comportano con equit.
Allah vi proibisce soltanto di essere alleati di coloro che vi hanno combattuto per la vostra religione, che vi
hanno scacciato dalle vostre case, o che hanno contribuito alla vostra espulsione (60:8-9).
Per risolvere le contraddizioni che esistevano tra i versetti pi tolleranti e quelli meno tolleranti, i
giuristi dell'epoca classica ricorsero alla teoria dell'abrogazione: un versetto riguardante una data
questione era da considerarsi abrogato se c'era un versetto posteriore che trattava della medesima
questione
1
. Ma, i giuristi dell'epoca classica non riuscirono mai a mettersi d'accordo n sulla portata
dei versetti n sulla loro datazione. Ce ne furono alcuni che non esitarono nemmeno a ritenere
semplicemente abrogati tutti i versetti tolleranti del Corano nei confronti dei non musulmani
citando il versetto della sciabola, anche se quest'ultimo si riferisce ai politeisti:
Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli
e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro
strada. Allah perdonatore, misericordioso (9:5)
2
.
2) Sistema della personalit delle leggi
I giuristi dell'epoca classica dedussero dai suddetti versetti che le genti del libro ebrei, cristiani,
sabei e zoroastriani (magi), ai quali si aggiunsero poi i samaritani avevano il diritto di vivere nello
Stato musulmano a dispetto delle divergenze teologiche che li separavano dal gruppo dominante. In
pi, le autorit religiose di queste comunit avevano il diritto, se non il dovere, di applicare le leggi
che Dio gli aveva trasmesso tramite i suoi precedenti profeti. Questo detto in un lungo passaggio
che stabilisce ci che si chiama in diritto musulmano la personalit delle leggi e delle giurisdizioni.
Citiamolo al completo:
Se vengono da te, sii arbitro tra loro o allontanati. E se ti allontanerai, non potranno mai nuocerti in nulla. Se
giudichi, fallo con giustizia, ch Allah ama i giusti. Come mai potranno sceglierti come giudice, quando hanno la
Torah con il giudizio di Allah e dopo di ci volgere le spalle? Essi non sono credenti! Facemmo scendere la
Torah, fonte di guida e di luce. Con essa giudicavano tra i giudei, i profeti sottomessi ad Allah, e i rabbini e i
dottori: [giudicavano] in base a quella parte dei precetti di Allah che era stata loro affidata e della quale erano
testimoni. Non temete gli uomini, ma temete Me. E non svendete a vil prezzo i segni Miei. Coloro che non
giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono i miscredenti. Per loro prescrivemmo vita per
vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e il contrappasso per le ferite.
Quanto a colui che vi rinuncia per amor di Allah, varr per lui come espiazione. Coloro che non giudicano
secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono gli ingiusti. Facemmo camminare sulle loro orme Ges
figlio di Maria, per confermare la Torah che scese prima di lui. Gli demmo il Vangelo, in cui guida e luce, a
conferma della Torah che era scesa precedentemente: monito e direzione per i timorati. Giudichi la gente del
Vangelo in base a quello che Allah ha fatto scendere. Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha
fatto scendere, questi sono gli iniqui. E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verit, a conferma della
Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo
quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verit che ti giunta.
Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola
comunit. Vi ha voluto per provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah

1
V. sull'abrogazione parte III, capitolo I.I.
2 Ibn-Hazm: Ma'rifat al-nasikh, vol. II, p. 146-148; Ibn-Salamah: Al-nasikh, p. 19, 27, 29, 42, 45, 49, 54, 57, 61 etc.

42
ed Egli vi informer a proposito delle cose sulle quali siete discordi. Giudica dunque tra di loro secondo quello
che Allah ha rivelato e non indulgere alle loro passioni. Bada che non cerchino di allontanarti da una parte di
quello che Allah ha fatto scendere su di te. Se poi ti volgono le spalle, sappi che Allah vuole colpirli per alcuni
dei loro peccati. Invero molti uomini sono perversi. E' la giustizia dell'ignoranza che cercano? Chi migliore di
Allah nel giudizio, per un popolo che crede con fermezza? (5:42-50).
In virt di questo passaggio, lo Stato musulmano manteneva il potere politico, ma non aveva il
potere di legiferare n per i musulmani, n per i non musulmani, poich la legge era l'opera di Dio e
non degli uomini. In pi, il potere giudiziario sulle comunit non musulmane non era di
competenza dello Stato musulmano.
In base a questo sistema, ogni comunit aveva i suoi tribunali e le sue leggi. Queste leggi erano
inevitabilmente divergenti. Cos, se il musulmano poteva sposare fino a quattro donne, il cristiano
non ne poteva sposare che una sola. Era vietato al musulmano di bere il vino e mangiare maiale,
mentre il cristiano poteva farlo. Dei problemi emergevano tuttavia quando si trattava di relazioni tra
persone appartenenti a comunit differenti. Per disciplinare queste relazioni, inevitabilmente la
legge dei vincitori era imposta. Cos, il musulmano poteva sposare fino a quattro donne cristiane o
ebree, ma al cristiano e all'ebreo era negato il diritto di sposare una musulmana. I bambini nati da
un matrimonio misto tra un musulmano e una cristiana o un'ebrea erano necessariamente
musulmani. In materia d'eredit, ogni comunit applicava la propria legge, ma il diritto musulmano
proibiva l'eredit tra persone appartenenti a diverse comunit religiose. Cos una donna cristiana o
ebrea non riceveva niente in eredit dal marito musulmano defunto o dai propri figli. Nello stesso
modo, il marito musulmano e i suoi figli non ereditavano dalla donna cristiana. In materia di libert
di religione o d'espressione, un cristiano poteva sempre diventare musulmano (e sposare quattro
donne), ma un musulmano non poteva mai abbandonare la sua fede. Infatti, l'apostata veniva
separato dalla moglie, dai figli e dai beni, e punito con la pena di morte. Chi lo spingeva a
convertirsi rischiava la medesima punizione. Il cristiano poteva praticare la sua religione a
condizione di accettare delle restrizioni sul piano dei regolamenti edilizi delle chiese. Soprattutto,
non poteva criticare la fede musulmana, mentre il musulmano era libero di criticare la fede cristiana
pur essendo tenuto a rispettare i profeti che avevano preceduto Maometto.
II. La Gente del libro in Arabia
La tolleranza verso le Genti del libro non fu applicata ai loro correligionari che abitavano in Arabia.
Sul letto di morte, Maometto avrebbe chiamato 'Umar (d. 644), il futuro secondo califfo e gli
avrebbe detto: "Due religioni non devono coesistere nella penisola arabica"
1
. E cos per esempio i
Cristiani di Najran furono cacciati. Riportando la parola di Maometto, Al-Mawardi (d. 1058)
scrisse: "Ai tributari non furono permesso di stabilirsi nell'Hijaz; non potevano entrarvi da nessuna
parte per pi di tre giorni". I loro cadaveri stessi non potevano esservi sepolti e, "se ci ha avuto
luogo, saranno esumati e trasportati altrove, poich la sepoltura equivale a una residenza
2
". Per i
giuristi musulmani dell'epoca classica non si misero mai d'accordo sui limiti geografici a cui la
norma doveva applicarsi. Oggi solo l'Arabia Saudita lo invoca per privare tutti i non musulmani
immigranti del diritto di praticare i loro culti sul suo territorio, anche se permette alle truppe
americane di essere stazionate sul suo suolo.
III. Politeisti
Sembra che i politeisti coloro che non avevano libri rivelati abbiano beneficiato, secondo il
suddetto versetto 22:17, di una certa tolleranza da parte di Maometto all'inizio della sua missione
alla stregua delle Genti del libro. In un passaggio del Corano riportato d'Al-Tabari (d. 923) si va
fino a riconoscere tre delle loro divinit: Al-Lat, Al-Uzzah e Manat. Ma posto di fronte alle critiche
dei suoi compagni che vi vedevano un danno al monoteismo, Maometto denunci questo passaggio
come rivelato da Satana (da qui furono ispirati I versetti satanici di Salman Rushdie). Bench

1
Malik, detto 1388.
2
Mawerdi: Les statuts gouvernementaux, p. 357.

43
questo passaggio sia scomparso del Corano, ne restano tracce che confermano la polemica di cui fu
l'origine (53:19-23)
1
. Maometto ammise anche la possibilit di concludere un patto con i politeisti
(9:3-4), ma questo fu denunciato (9:7-11). Ai politeisti fu intimato di convertirsi o di subire la
guerra fino alla morte, come indica il suddetto versetto 9:5, il versetto della sciabola.
IV. Apostati
Il Corano non impone la fede ai non musulmani monoteisti, ma il musulmano, che sia nato da una
famiglia musulmana o convertitosi all'islam, non ha il diritto di lasciare la sua religione. Si tratta
quindi di una libert religiosa a senso unico. Il Corano non prevede una punizione precisa contro
l'apostata, bench ne parli varie volte utilizzando sia il termine di kufr (miscredenza)
2
che il termine
riddah (apostasia)
3
. A parte il versetto 9:74 che parla di una dolorosa punizione in questo mondo
(anche se non ne precisa la natura), il Corano prevede solo una punizione nell'aldil. Eppure i detti
di Maometto sono pi espliciti:
Colui che cambia religione, uccidetelo
4
.
Non permesso attentare alla vita del musulmano salvo nei tre casi seguenti: la miscredenza dopo la fede,
l'adulterio dopo il matrimonio e l'omicidio senza ragione
5
.
Al-Mawardi (d. 1058) definisce gli apostati come:
Coloro che essendo legalmente musulmani, sia di nascita, sia a seguito di conversione, cessano di esserlo, e le
due categorie sono, dal punto di vista dell'apostasia, sulla medesima linea
6
.
Sulla base dei versetti coranici e dei detti di Maometto, i giuristi dell'epoca classica previdero che,
dopo avergli conceduto un periodo di riflessione di tre giorni, l'apostata venga ucciso. In caso di
una donna, alcuni giuristi raccomandavano di imprigionarla fino alla sua morte o al suo ritorno
all'islam
7
. L'apostata anche soggetto a provvedimenti civili: il suo matrimonio sciolto, perde la
custodia dei figli, la sua successione aperta ed privato del diritto di successione. L'apostasia
collettiva causa di guerre. La sorte riservata agli apostati ancor peggiore di quella riservata ai
politeisti: per gli apostati non c' scampo.

1
V. parte III, capitolo I.I.4.F.
2
V. i versetti 2:217 e 47:25-27.
3
V. i versetti 2:208; 3:86-90, 177; 4:137; 9:66, 74, 16:106-109.
4
Al-Bukhari, detti 2794 e 6411; Al-Tirmidhi, detto 1378; Al-Nasa'i, detti 3991 e 3992.
5
Ahmad, detti 23169 e 24518.
6
Mawerdi: Les statuts gouvernementaux, p. 109.
7
Aldeeb Abu-Sahlieh: L'impact de la religion, p. 60-63.

44
Parte II. Le fonti del diritto musulmano
Il lettore trover in questa parte le fonti delle norme che servono a guidare tanto bene il musulmano
nei suoi rapporti con gli altri che con Dio. Si tratta del Corano, della Sunnah di Maometto, dei suoi
compagni e della gente della sua casa, delle leggi rivelate prima di Maometto, del costume e dello
sforzo razionale.

45
Osservazioni preliminari
Dopo avere indicato chi fa la legge, cio Dio, il musulmano si chiede: dove si trova questa legge?
il problema delle fonti del diritto musulmano.
La risposta a questa domanda costituisce il compito principale della scienza delle basi del diritto
musulmano. a queste fonti che il musulmano si riferisce per regolare i suoi atteggiamenti verso
Dio e gli altri umani, per essere in conformit con la volont divina. Senza di essa, il musulmano
cessa di essere tale.
Il Corano dice:
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit. Se siete discordi in
qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. la cosa migliore
e l'interpretazione pi sicura (4:59).
Dio prescrive dunque al musulmano di obbedire in primo luogo al Corano, ed in seguito a
Maometto, il suo messaggero, ed infine a quelli che detengono l'autorit (cio gli esperti di
religione, e non necessariamente l'autorit statale).
I giuristi musulmani ricordano che prima di inviare Mu'adh Ibn-Jabal (d. 639) per esercitare la
funzione di giudice ed insegnare la religione in Yemen, Maometto gli chiese come intendeva dare
le sue sentenze. Mu'adh rispose: "Giudicher secondo il libro di Dio. Se non ci trovo nulla, seguir
la Sunnah del messaggero di Dio. E se non ci trovo nulla, mi sforzer per quanto possibile di
ragionare".
I libri che trattano dei Fondamenti del Diritto musulmano classificano le fonti in due categorie in
funzione della loro origine:
Le fonti trasmesse. Si trovano qui le fonti a carattere rivelato: il Corano, la Sunnah e le norme
rivelate prima dell'islam. Vengono in seguito le fonti non rivelate: il consenso, l'usanza ed il
parere dei compagni di Maometto.
Le fonti razionali. Si tratta dei metodi di deduzione delle norme, cio l'analogia (qiyas) la
preferenza giuridica (istihsan), la presunzione di continuit (istishab) ecc..
Salim Rustum Baz, commentatore della Majallah, ritiene che le fonti del diritto siano quattro: Il
Corano, la Sunnah, il consenso (ijma') e l'analogia (qiyas)
1
. Altri autori considerano alcune fonti
razionali come strumenti di logica o principi giuridici al servizio delle altre fonti. il caso
soprattutto dell'analogia. Per essi, le fonti sarebbero tre: il Corano, la Sunnah e lo sforzo razionale
(ijtihad). La maggioranza degli autori, tuttavia, esamina le varie fonti, per ordine d'importanza,
senza troppo interessarsi alla questione di metodologia, segnalando le contestazioni di cui sono
oggetto da parte di tale o tale altra scuola. Tutti gli studiosi cominciano col Corano, considerato
come prima fonte del Diritto musulmano.
Le fonti del Diritto musulmano possono essere classificate secondo il loro appoggio formale come
segue:
Il Corano, le esegesi ed i libri che spiegano i contesti nei quali i versetti coranici sono stati
rivelati (asbab al-nuzul).
Le varie raccolte della Sunnah, e le loro esegesi.
Le biografie di Maometto come complemento alla Sunnah di Maometto.
I libri sui Fondamenti del diritto come metodo di deduzione delle norme.
I trattati generali, le decisioni giudiziarie ('amal), le raccolte di fatwa (opinioni religiose) e le
monografie redatti dai giuristi classici o contemporanei.
I testi legislativi che gli stati musulmani hanno adottato ispirandosi al Diritto musulmano in
settori particolari, come il diritto della famiglia e il diritto successorio.

1
Baz: Sharh al-majallah, p. 16.

46
Si osserva qui che le fonti formali classiche sono tutte redatte in arabo, la lingua del Corano, ma si
trovano traduzioni di alcune di esse. In ci che riguarda il Corano e la Sunnah, solo la lingua araba
fa fede. Perci, ogni giurista che si occupa del Diritto musulmano deve imperativamente capire la
lingua araba.

47
Capitolo I. Il Corano
Il Corano la prima fonte del diritto musulmano. I movimenti musulmani contemporanei lo
considerano anche come la loro costituzione. Ma non lo si legge come un romanzo o un libro
giuridico ordinario.
Questo capitolo ha lo scopo di facilitare la sua lettura da parte di non musulmani. Cercher di citare
i versetti coranici dove necessario perch il lettore possa spiegarsi il contenuto del Corano ed
evitargli di doverci tornare ogni momento.
Ci sar completato dal primo capitolo della parte III per quanto riguarda i versetti abrogati, e
quelli che abrogano. D'altra parte, il lettore trover alla fine del libro una tavola analitica giuridica
del Corano, in cui le norme sono classificate sotto dodici rubriche.
I. Descrizione del Corano
1) Riferimenti storici
Maometto nato verso l'anno 570 in Mecca, citt commerciale e cosmopolita dell'Arabia dove
vivevano diverse comunit religiose, soprattutto di politeisti, di ebrei e di cristiani. All'et di 40
anni, ha cominciato un'esperienza particolare: un messaggio gli sarebbe stato trasmesso da una voce
sovrannaturale, dell'angelo Gabriele. A causa della persecuzione dei suoi parenti e concittadini,
lascia nel 622 Mecca con alcuni dei suoi compagni e si rifugia ad Yathrib, citt di sua madre,
diventata, poi, Medina. Questa data costituisce il punto di partenza del calendario musulmano. Nel
630, ritorna alla Mecca in testa ad un esercito e la conquista. Nel 632, muore dopo una breve
malattia. La rivelazione ricevuta da Maometto, riunita con une decisione statale per formare il testo
attuale del Corano, si distingue, secondo i musulmani, dai detti attribuiti a Maometto che sono stati
oggetto di diverse raccolte private.
Il Corano (Al-Qur'an) il nome pi utilizzato per designare il libro sacro dei musulmani. Questo
termine, che vi appare una sessantina di volte, significa la lettura, o la recita. Si utilizza anche il
termine di Mushaf (il libro). Nel Corano ve ne sono 55 nomi diversi
1
.
2) Corano testo rivelato
A) Concezione della rivelazione
Le Comunit religiose contattate da Maometto, credevano nelle forze extraterrestri che
comunicavano, attraverso dei medium, le norme che devono reggere gli esseri umani e garantire il
loro destino in questa vita e nell'altra. I compatrioti di Maometto lo prendevano per uno stregone
(sahir: 51:52), un indovino (kahin: 52:29; 69:42), un posseduto dal ginn (majnun: 51:52; 52:29-30;
37:36), o un poeta (sha'ir: 21:5; 37:36; 69:41). Per il titolo che egli preferiva era quello di
messaggero (rasul) e di Profeta (nabi) incaricato da Dio di rivelare agli umani la volont divina.
Il titolo di Profeta era onorato dagli ebrei e dai cristiani. Molte persone hanno provato ad
accaparrarsi questo titolo per imporsi durante la vita di Maometto e dopo la sua morte. Allo scopo
di impedire ogni concorrenza, il Corano dichiara che Maometto l'ultimo dei profeti: "sigillo dei
profeti" (33:40), e le autorit musulmane hanno perseguitato ogni persona che pretendeva di
chiamarsi Profeta dopo Maometto
2
. Il pi gran poeta arabo (d. 965) fu imprigionato per avere

1
Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. I, p. 10.
2
V. il libro di Hasan: Ad'iya' al-nubuwwah, p. 43-135.

48
preteso di potere fare un Corano simile a quello di Maometto. Fu liberato soltanto dopo avere dato
prova di un pentimento sincero, ma si continua a chiamarlo Al-Mutanabbi (il presunto Profeta). E
sotto questo soprannome insegnato, ancora oggi, nelle scuole.
Il Profeta (nabi)
1
quello che rivela un'informazione (naba') provenendo da una fonte esterna
benefica (Allah) o malefica (il diavolo). Riceve questa informazione mediante una rivelazione
(wahy) o una trasmissione che scende di sopra (tanzil). Troviamo questa idea espressa nei due
versetti seguenti:
Quando poi lo ebbero condotto con loro e furono d'accordo nel gettarlo in fondo alla cisterna, Noi gli ispirammo
(awhayna lahu): "Ricorderai tunbi'annahum) loro quello che hanno commesso quando meno se lo aspetteranno"
(12:15).
Gli ipocriti temono che venga rivelata (tunbi'uhum) una sura che sveli quello che c' nei loro cuori. Di':
"Schernite pure! Allah paleser quello che temete [venga reso noto]" (9:64).
Maometto inizia a ricevere la rivelazione nel 610, nel mese di Ramadan, durante "la notte del
destinato" (97:1; 44:3; 2:185.). Ha allora 40 anni. La rivelazione terminata con la sua morte nel
632. E', dunque, durata 22 anni: 12 prima della partenza dalla Mecca e 10 anni in seguito. Per il
musulmano, il Corano una rivelazione dettata parola da parola.
Per rendere la nozione di rivelazione, il Corano utilizza i termini nazila (scendere) e nuzul
(discesa), gli stessi di cui ci si serve per descrivere l'acqua che scende dal cielo. Questi termini sono
utilizzati per il Corano, ma anche per la Torah o il Vangelo:
In verit siamo stati Noi a far scendere gradualmente il Corano su di te (76:23).
Ha fatto scendere su di te il Libro con la verit, a conferma di ci che era prima di esso. E fece scendere la Torah
e l'Ingil, in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine (3:3-4).
Il Corano utilizza anche i termini awha (rivelare) e wahy (rivelazione), che servono anche a
designare le norme istintive che Dio ha stabilito per animali, come le api:
Invero a te e a coloro che ti precedettero stato rivelato: Se attribuirai associati [ad Allah], saranno vane le opere
tue e sarai tra i perdenti (39:65).
Ed il tuo Signore ispir alle api: "Dimorate nelle montagne, negli alberi e negli edifici degli uomini. Cibatevi di
tutti i frutti e vivete nei sentieri che vi ha tracciato il vostro Signore". Scaturisce dai loro ventri un liquido dai
diversi colori, in cui c' guarigione per gli uomini. Ecco un segno per gente che riflette (16:68-69).
Il Corano dice che proviene da una tavola conservata presso Dio. Altrove, parla di um al-kitab
(madre del libro, o il prototipo della scrittura), per designare la versione originale:
Questo invece un Corano glorioso, [impresso] su di una Tavola protetta (85:21-22).
Allah cancella quello che vuole e conferma quello che vuole. presso di Lui la Madre del Libro (13:39).
Ne abbiamo fatto un Corano arabo, affinch comprendiate! Esso presso di Noi, nella Madre del Libro, sublime
e colmo di saggezza (43:3-4).
La parola scaffale utilizzato da parte del Corano indica anche gli scaffali sui quali Dio ha scritto Torah per Mos:
Scrivemmo per lui, sulle Tavole, un'esortazione su tutte le cose e la spiegazione precisa di ogni cosa. "Prendile
con fermezza e comanda al tuo popolo di adeguarvisi al meglio. Presto vi mostrer la dimora degli empi (7:145).
Quando li si convinse di ci e si accorsero che si erano traviati, dissero: "Se il nostro Signore non ci usa
misericordia e non ci perdona, saremo tra coloro che si sono perduti". Quando Mos, adirato e contrito, ritorn
presso il suo popolo, disse: "Che infamit avete commesso in mia assenza! Volevate affrettare il decreto del
vostro Signore?". Scagli [in terra] le tavole (7:150).
Il Corano enuncia che Dio utilizza tre metodi per rivolgersi all'uomo:
Non dato all'uomo che Allah gli parli, se non per ispirazione o da dietro un velo, o inviando un messaggero che
gli riveli, con il Suo permesso, quel che Egli vuole. Egli altissimo, saggio. Ed cos che ti abbiamo rivelato
uno spirito [che procede] dal Nostro ordine (42:50-51).
Il termine "spirito" in questo versetto sarebbe, per alcuni, un equivalente della parola rivelazione.
Per altri, designerebbe l'angelo Gabriele incaricato della rivelazione:
Di': "Chi nemico di Gabriele, che con il permesso di Allah lo ha fatto scendere nel tuo cuore, a conferma di
quello che era venuto in precedenza, come Guida e Buona novella per i credenti" (2:97).

1
Messod e Roger Sabbah ritengono che il termine ebreo nabi (profeta o custode della legge), utilizzato anche in
arabo, proviene d'Anubis (che si pronuncia Anabi o Anapi in egiziano). Anubis il cane incaricato della guardia
della tomba (Sabbah, p. 13).

49
La tradizione musulmana ha conservato descrizioni delle scene della rivelazione. Maometto cadeva
in uno stato di trance e respirava affannosamente
1
, cosa che faceva dire ai suoi avversari che era
posseduto dal ginn. Nel Corano vi un eco di questo stato: "Faremo scendere su di te parole gravi"
(73:5). Si riporta che a Maometto, a volte, l'angelo Gabriele gli appariva sotto forma di Dihyah Al-
Kalbi, uno dei suoi compagni considerato per la sua bellezza, o sotto forma di Beduino
sconosciuto
2
. Tutte le religioni conoscono questo fenomeno della profezia e delle manifestazioni
esterne che lo accompagnano: estasi, paralisi, stupore, sincopi, convulsioni. In tali casi, le persone
sottoposte alle prove, dicevano che trasmettevano la parola, gli ordini ed i divieti emessi da un
essere esterno. La Bibbia ha conservato le rivelazioni dei vari profeti sotto forma di oracoli che
provengono da Dio.
Maometto concepisce la rivelazione coranica come un seguito della rivelazione ricevuta dai profeti
che l'hanno preceduto:
In verit ti abbiamo dato la rivelazione come la demmo a No e ai Profeti dopo di lui. E abbiamo dato la
rivelazione ad Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e alle Trib, a Ges, Giobbe, Giona, Aronne, Salomone, e a
Davide demmo il Salterio (4:163).
Dite: "Crediamo in Allah e in quello che stato fatto scendere su di noi e in quello che stato fatto scendere su
Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Trib, e in quello che stato dato a Mos e a Ges e in tutto quello
che stato dato ai Profeti da parte del loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo
sottomessi" (2:136).
Alcuni hanno tentato di esaminare il fenomeno della rivelazione, in generale, alla luce della
psichiatria
3
. Ci sono stati casi di imposture, come ci sono individui che credono francamente di
ricevere messaggi uditivi, visivi, intellettuali ultraterreni, "la cui sincerit non una prova che
questi messaggi vengono realmente da chi si presume provengono", riportando quello che scrive
Rodinson (d. 2004). Per lui, Maometto da avvicinare ai mistici delle altre religioni che hanno
avuto dei comportamenti simili a quelli di individui colpiti da malattie mentali chiare. Rodinson fa
una distinzione tra i primi messaggi e quelli ulteriori ricevuti da Maometto. Per quanto riguarda i
primi messaggi, " molto meno difficile spiegare Maometto sincero che Maometto impostore". I
messaggi rivelati ulteriormente, invece, pongono problemi perch comportano risposte a domande
insistenti. Di fronte a queste domande, Maometto ha potuto cedere "alla tentazione di dare un colpo
di mano alla verit
4
". Ecco altri esempi dedicati alle cause della rivelazione.
Questa distinzione condivisa da Ibn-Warraq, pseudonimo di un musulmano che si dichiara ateo.
Secondo lui, "si pu senza esitare affermare che alla Mecca, Muhammad era completamente
sincero quando credeva di avere conversato con Dio. Ma non pu in nessun modo essere negato che
a Medina, il suo comportamento e la natura delle sue rivelazioni sono cambiate". A Medina,
aggiunge Ibn-Warraq, Maometto "ha scaltramente fabbricato rivelazioni spesso per i suoi motivi
personali, per risolvere i suoi problemi domestici
5
".
Il professor Watt, un erudito sacerdote anglicano, considera Maometto come un uomo dotato di
un'immaginazione creativa che si trova negli artisti, poeti ed alcuni autori, immaginazione
condivisa da profeti e dirigenti religiosi a carattere profetico. Watt non chiarisce la questione
dell'origine di questa immaginazione, ma ritiene che le idee di Maometto non fossero tutte giuste;
tuttavia, con la grazia di Dio, le sue idee hanno condotto milioni di persone ad una migliore
religione di quella che avevano prima
6
.

1
V. Ibn-Khaldoun: Discours sur l'histoire universelle, p. 181-182 e 195-197.
2
Abu-Shahbah: Al-madkhal, p. 57-62.
3
V. una discussione della questione in: Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. I, p. 231-237.
4
Rodinson: Maometto, p. 102-106.
5
Ibn-Warraq, p. 409.
6
Watt: Muhammad prophet and statesman, p. 237-240.

50
B) Cause della rivelazione
Poco importa quello che dicono gli storici delle religioni, l'opinione dominante presso gli autori
musulmani che i libri sacri rivelati prima di Maometto sono scesi in blocco nella loro integrit sui
loro destinatari. Invocano i versetti coranici:
Scrivemmo per lui, sulle Tavole, un'esortazione su tutte le cose e la spiegazione precisa di ogni cosa. "Prendile
con fermezza e comanda al tuo popolo di adeguarvisi al meglio. Presto vi mostrer la dimora degli empi (7:145).
Quando la collera di Mos si acquiet, raccolse le tavole. In esse era scritta la guida e la misericordia per coloro
che temono il loro Signore (7:154)
1
.
Quanto al Corano, sceso in frammenti, per tappe, in serie di cinque, o di dieci versetti allo stesso
tempo. Il Corano dice:
I miscredenti dicono: "Perch il Corano non stato fatto scendere su di lui in un'unica soluzione!". [Lo abbiamo
invece rivelato] in questo modo per rafforzare il tuo cuore. E te lo facciamo recitare con cura (25:32).
un Corano che abbiamo suddiviso, affinch tu lo reciti lentamente agli uomini e lo facemmo scendere
gradualmente (17:106).
La rivelazione era legata a circostanze particolari, spesso come risposta a domande della cerchia di
Maometto. Per ben capire un versetto, occorre conoscere queste circostanze (asbab al-nuzul). Esse
aiutano ad interpretare le norme e vedere in quale misura esse possono essere utilizzate
dall'analogia per giustificare altri settori da quelli per i quali sono originariamente previste. Le
cause della rivelazione appaiono di rado nel Corano. Si trovano nelle raccolte della Sunnah, nelle
biografie di Maometto e nelle esegesi del Corano. Sono anche raccolte in monografie, fra cui le due
pi importanti sono: Asbab al-nuzul d'Al-Nisaburi (d. 1015) e Lubab al-nuqul fi asbab al-nuzul
d'Al-Suyuti (d. 1505). Quest'ultimo spesso pubblicato in margine al Corano in lingua araba.
Occorre tuttavia segnalare che le fonti musulmane non sono unanimi su queste cause. una delle
ragioni delle divergenze tra i giuristi
2
.
Bench i musulmani considerino il Corano d'origine divina, alcuni della cerchia di Maometto lo
consideravano uno strumento al servizio di quest'ultimo. Un giorno, una donna si offre a Maometto
che la spos. 'Ayshah ritenne che tale comportamento fosse indegno di lui e glielo fece sapere.
Immediatamente dopo, Maometto ricevette dal cielo il versetto seguente per tacitarla:
O Profeta, ti abbiamo reso lecite le spose alle quali hai versato il dono nuziale, le schiave che possiedi che Allah
ti ha dato dal bottino. Le figlie del tuo zio paterno e le figlie delle tue zie paterne, le figlie del tuo zio materno e
le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te e ogni donna credente che si offre al Profeta, a condizione
che il Profeta voglia sposarla. Questo un privilegio che ti riservato, che non riguarda gli altri credenti (33:50).
Al che 'Ayshah risponde: "Vedo che Dio si premura di soddisfare i tuoi desideri
3
". Il Corano
comprende soltanto il versetto suddetto. Per i dettagli, occorre consultare i libri riguardanti le cause
della rivelazione e le raccolte della Sunnah.
Un altro giorno, Maometto scorse Zaynab, la moglie del suo figlio adottivo Zayd. Fu preso d'amore
per lei. Un versetto coranico lo confort comunicandogli che non doveva nascondere le sue
sensazioni. Cos Zayd ripudi sua moglie perch Maometto potesse sposarla: il matrimonio
approvato da un versetto coranico. E per fare tacere le critiche, un versetto venne a proibire
l'adozione. Due passaggi del Corano, separati da una trentina di versetti, si riferiscono a questa
faccenda:
O Profeta, temi Allah e non obbedire n ai miscredenti n agli ipocriti. In verit Allah sapiente, saggio. Segui
ci che ti stato rivelato dal tuo Signore. In verit Allah ben informato di quel che fate. Riponi fiducia in
Allah: Allah sufficiente patrono. Allah non ha posto due cuori nel petto di nessun uomo, n ha fatto vostre
madri le spose che paragonate alla schiena delle vostre madri, e neppure ha fatto vostri figli i figli adottivi. Tutte
queste non son altro che parole delle vostre bocche; invece Allah dice la verit, Lui che guida sulla [retta] via.
Date loro il nome dei loro padri: ci pi giusto davanti ad Allah. Ma se non conoscete i loro padri siano allora
vostri fratelli nella religione e vostri protetti (33:1-5).

1
Abu-Shahbah: Al-madkhal, p. 54-56.
2
Sulle cause della rivelazione, v. Abu-Shahbah: Al-madkhal, p. 122-151.
3
Al-Suyuti: Asbab al-nuzul, commento di questo versetto; Al-Bukhari, detto 1761; Ahmad, detti 11857, 24091.

51
Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non bene che il credente o la credente scelgano a
modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia. [Ricorda] quando dicevi a colui che
Allah aveva gradito e che tu stesso avevi favorito: "Tieni per te la tua sposa e temi Allah", mentre nel tuo cuore
tenevi celato quel che Allah avrebbe reso pubblico. Temevi gli uomini, mentre Allah ha pi diritto ad essere
temuto. Quando poi Zayd non ebbe pi relazione con lei, te l'abbiamo data in sposa, cosicch non ci fosse pi,
per i credenti, alcun impedimento verso le spose dei figli adottivi, quando essi non abbiano pi alcuna relazione
con loro. L'ordine di Allah deve essere eseguito. Pertanto nessuna colpa al Profeta per ci che Allah gli ha
imposto: questa stata la norma di Allah [anche] per coloro che vissero in precedenza L'ordine di Allah
decreto immutabile. [Essi] trasmettevano i messaggi di Allah, Lo temevano e non temevano altri che Allah.
Allah il pi esauriente dei contabili. Muhammad non padre di nessuno dei vostri uomini, egli l'Inviato di
Allah e il sigillo dei profeti. Allah conosce ogni cosa (33:36-40).
Il Corano non cita il nome di Zaynab, il cui nome ed i dettagli che lo riguardano, sono sviluppati
nelle raccolte della Sunnah e nelle biografie di Maometto
1
. L'episodio della vita emotiva di
Maometto all'origine del divieto dell'adozione, ancora oggi, nei paesi musulmani.
Oltre alle cause della rivelazione, necessario conoscere le usanze degli Arabi al tempo di
Maometto, senza le quali non possibile capire alcune istituzioni. il caso, ad esempio, del piccolo
e del grande pellegrinaggio ('umrah e haj) alla Mecca che gli Arabi praticavano gi prima della
missione di Maometto e di cui argomento nel versetto 2:196.
C) Fonti d'ispirazione
Il Corano riporta numerosi detti e fatti di cui si trovano tracce nell'Antico e Nuovo Testamento, i
Vangeli apocrifi e la letteratura rabbinica. Al tempo di Maometto, c'erano in Arabia cristiani ed
ebrei. Secondo le fonti musulmane, nel tempio della Mecca vi erano, oltre agli idoli pagani, delle
immagini d'Abramo e di Maria col suo figlio Ges.
I musulmani ritengono che il Corano proviene da Dio, ma i contemporanei di Maometto gli
rimproveravano di fare plagio, per cui Maometto si difende:
I miscredenti dicono: "Tutto questo non altro che menzogna che costui ha inventato con l'aiuto di un altro
popolo". Hanno commesso ingiustizia e falsit. E dicono: "Favole degli antichi che si fatto scrivere! Che gli
dettano al mattino e alla sera". Di': "Lo ha fatto scendere Colui che conosce i segreti nei cieli e la terra. In verit
perdonatore, misericordioso". (25:4-6).
Sappiamo bene che essi dicono: "C'e un qualche uomo che lo istruisce", ma colui a cui pensano parla una lingua
straniera, mentre questa lingua araba pura (16:103).
Si vede cos che la fonte del Corano oggetto di polemiche nel tempo di Maometto. Quest'ultimo
aveva certamente accesso ai testi sacri dei cristiani e degli ebrei, che sembrano essere stati
disponibili in arabo. Parlando dei cristiani, dice: "Tra la gente della Scrittura c' una comunit che
recita i segni di Allah durante la notte e si prosterna" (3:113). Sfidando gli ebrei, afferma: "Portate
dunque la Torah e recitatela, se siete veridici" (3:93). I biografi di Maometto citano che un parente
di Maometto, nominato Waraqah Ibn-Nawfal era un sacerdote (o vescovo) che scriveva l'ebraico e
traduceva il Vangelo in lingua araba. Aveva celebrato il matrimonio di Maometto con Khadijah,
che vissuta una quindicina d'anni vicino a lui
2
. I biografi di Maometto ci insegnano anche che ha
incontrato un certo monaco chiamato Buhayri durante il suo viaggio in Siria.
Per i musulmani, la similarit tra la Bibbia ed il Corano non consta nel fatto che Maometto ha
copiato o preso dei passaggi dagli ebrei e dai cristiani, ma nella giustificazione che la Bibbia ed il
Corano hanno per autore lo stesso Dio. il motivo per cui gli autori musulmani non operano studi
comparativi per trovare l'origine dei passaggi coranici negli altri libri sacri che hanno preceduto il
Corano. Per questi autori, il Corano soltanto di fonte divina e Maometto solo uno strumento di
trasmissione a disposizione di Dio, senza alcuna influenza esterna
3
. Un dibattito teologico, dalle
conseguenze tragiche, ha avuto luogo tra i musulmani: il Corano un libro creato, o si tratta di un
libro ab eterno? Questo episodio conosciuto sotto il nome mihnah (inquisizione). Quattro mesi

1
V. su questo affare Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. I, p. 207-214.
2
Al-Haddad: Durus qur'aniyyah: Mu'jizat al-Qur'an, p. 185-186.
3
Abu-Shahbah: Al-madkhal, p. 84-100.

52
prima della sua morte, il califfo Al-Ma'mun (d. 833) ha ordinato di torturare e di perseguitare i
giudici e i dotti religiosi che sostenevano che il Corano era di un'ispirazione qualsiasi. Ha chiesto
anche di sfidare la testimonianza di chi confessava tale dottrina. L'inquisizione fin soltanto nel 851,
sotto il regno del califfo Al-Mutawakkil.
D) Dispute sulla rivelazione
Il modo di concepire il Corano come un libro rivelato non stato accettato da tutti. Una corrente di
pensiero ateo, o deista, sempre esistita fra i musulmani, ma rimasta minoritaria a causa della
repressione di cui stata vittima. I suoi scritti sono per la maggior parte persi e li conosciamo
soltanto con gli estratti citati dai loro avversari
1
. il caso del famoso filosofo- medico Muhammad
Ibn-Zakariyya Al-Razi (in latino: Rhazes; d. 935). Egli afferma:
Dio ci fornisce di ci che abbiamo bisogno di sapere, non sotto la forma della concessione arbitraria che semina
la discordia di una rivelazione particolare, portatrice di sangue e di litigi, ma sotto la forma della ragione, che
appartiene a tutti. I profeti sono al massimo impostori, abitati dall'ombra demoniaca di spiriti agitati e invidiosi.
Ora, l'uomo ordinario perfettamente capace di pensare di per s, e non ha necessit di alcun orientamento di
chiunque.
Quando gli hanno chiesto se un filosofo pu seguire una religione rivelata, Al-Razi ha replicato:
Come qualcuno pu pensare sul modo filosofico se si fida di queste storie di vecchie donne fondate su delle
contraddizioni, su un'ignoranza indurita e sul dogmatismo?
2

3) Testo del Corano
A) Fissazione del testo attuale
Secondo la tradizione musulmana, i versi del Corano erano gi conservati per iscritto al tempo di
Maometto. Una rivelazione fatta a Maometto, i suoi scribi la notavano su pezzi di cuoio, di cocci di
terraglie, su foglie mediane di palme, su costole di cammelli, su altro. Sempre secondo la tradizione
musulmana, Maometto indicava loro il posto esatto di questi versetti nei capitoli rispettivi. Oggi,
Sabih, autore musulmano, mette in dubbio questa tradizione almeno per quanto riguarda la parte
rivelata alla Mecca. Tale massa di materiale avrebbe richiesto venti cammelli per portarla dalla
Mecca a Medina durante la fuga di Maometto e dei suoi compagni. Ci che non riportato da
nessuno
3
. Per attenuare quest'obiezione, un autore contemporaneo ritiene che la rivelazione del
periodo della Mecca era scritta su papiro o su pergamena
4
.
Accanto al sostegno scritto, i compagni di Maometto imparavano a memoria il Corano. Dopo la
morte di Maometto, una prima raccolta del Corano fu riunita sotto il regno d'Abu-Bakr (d. 634), su
proposta del califfo 'Umar (d. 644). La prima raccolta sarebbe stata depositata da Abu-Bakr, e dopo
la sua morte da sua figlia Hafsah, vedova di Maometto. Raccolte private divergenti iniziarono a
circolare e per porvi fine, il califfo 'Uthman (d. 656) decise di stampare la sua edizione. Le fonti
musulmane non spiegano il perch non si era accontentato di riferirsi all'edizione che aveva Hafsah
per confondere gli autori delle citate raccolte.
Per la sua edizione, gli scribi nominati da 'Uthman ricorrevano alla testimonianza dei compagni, ed
in caso di divergenze, dovevano riferirsi a lui per fare prevalere una versione sull'altra. Ci prova
che la raccolta di 'Uthman non la stessa di quella conservata da Hafsah o di quelle stabilite da
alcuni compagni di Maometto. Dopo avere fissato il suo testo, 'Uthman avrebbe fatto fare molte
copie del Corano che invi alle regioni dominate da musulmani. Avrebbe in seguito ordinato di
bruciare qualsiasi altra raccolta privata del Corano, non senza riserva da parte dei loro proprietari.
Sarebbe rimasto solo il testo originale di Hafsah, ma che fu distrutto alla sua morte dal califfo

1
Rinviamo il lettore interessato al libro di Badawi: Min tarikh al-ilhad fil-islam.
2
Encyclopdie de l'islam, nuova edizione, vol. 8, p. 492.
3
Sabih: Bahth, p. 72.
4
Asbindari: Kitabat al-Qur'an, p. 110-122. Il Corano indica a questo riguardo come appoggio di scrittura: sahifah
(strato), qirtas (papyrus) e raq (pergamena).

53
Marwan (d. 685), per timore che qualche scettico non sollevasse dubbi al riguardo delle trascrizioni
o di qualche passaggio non raccolto per iscritto. Marwan ha realizzato una nuova edizione del
Corano e per tale ragione ha distrutto il testo di Hafsah? impossibile rispondere alla domanda
perch non esiste oggi nessun manoscritto che risale a 'Uthman. Ci nonostante, gli autori
musulmani hanno stabilito un dogma secondo il quale il Corano di 'Uthman costituisce il solo testo
autentico, conforme alla rivelazione ricevuta da Maometto. Chi ne dubita considerato apostata,
suscettibile della pena capitale. Il dogma si basa su una promessa divina:
Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi (15:9).
Occorre tuttavia segnalare che se i musulmani sunniti e sciiti dispongono oggi dello stesso testo del
Corano, con divergenze minime, gli sciiti accusano 'Uthman (d. 656) di avere eliminato o
modificato i passaggi nei quali fatto menzione di 'Ali (d. 661), il suo antagonista politico. Capitoli
interi e numerosi versetti sarebbero cos scomparsi o sarebbero stati troncati dal Corano stabilito da
'Uthman. Muhammad Mal-Allah, un autore sunnita, d 208 esempi di falsificazioni pretese dagli
sciiti
1
. Pur non negando che alcune correnti sciite hanno richiesto la falsificazione del Corano, un
piccolo libro anonimo, senza editore e senza casa editrice, respinge l'attribuzione di una tale
richiesta dallo sciismo. Aggiunge che tali congetture si trovano in maggior numero anche nei
documenti sunniti
2
. Cos, i capitoli 9, 15, 24 e 33, che contano rispettivamente 129, 99, 64 e 73
versetti avrebbero annoverato all'origine 286, 199, 100 e 200 versetti
3
.
Alcuni mu'taziliti, fedeli alla loro concezione di un Dio equo ed infinitamente buono, rifiutano di
considerare come ispirazione divina le imprecazioni contenute nel Corano contro i nemici personali
di Maometto. D'altra parte, una setta Carigita negava che il capitolo 12 relativo a Giuseppe
appartenga al Corano, sostenendo che era un semplice racconto e che non era affatto ammissibile
che una storia d'amore facesse parte del Corano
4
.
Il passaggio seguente continua a suscitare critiche da parte di alcuni musulmani:
Ora vi giunto un Messaggero scelto tra voi; gli gravosa la pena che soffrite, brama il vostro bene, dolce e
misericordioso verso i credenti. Se poi volgono le spalle, di': "Mi basta Allah. Non c' altro Dio all'infuori di Lui.
A Lui mi affido. Egli il Signore del Trono immenso". (9:128-129).
Le fonti musulmane indicano che quando la commissione incaricata di stabilire il testo definitivo
del Corano arrivata al capitolo 9, uno degli scribi sugger di aggiungere i due versetti suddetti in
onore del Profeta, riportati soltanto da Khuzaymah Ibn-Thabit Al-Ansari. Per convalidare l'aggiunta
del passaggio, la commissione invoc un detto di Maometto che dice che "la testimonianza di
Khuzaymah vale la testimonianza di due uomini
5
". Le critiche segnalano che i due versetti rivelati
alla Mecca si trovano all'interno di un capitolo rivelato a Medina, e Khuzaymah si convertito tardi
dopo l'immigrazione. Di conseguenza, ritengono che i versetti devono essere ritirati dal Corano
6
.
Mentre i musulmani sono unanimi sull'iscrizione finale del testo del Corano sotto 'Uthman, alcuni
ricercatori occidentali mettono in dubbio tale affermazione. Cos, John Wansbrough ritiene che il
testo coranico sia una compilazione che durata decine di anni. Secondo lui, non ci sono prove
dell'esistenza del testo prima del 691, cio 59 anni dopo la morte di Maometto, quando la cupola
della Moschea di Gerusalemme stata costruita. Cita a proprio favore la facciata di questa Moschea
che ha iscrizioni coraniche che differiscono dalla versione del Corano che conosciamo.

1
Mal-Allah: Al-shi'ah.
2
Ukdhubat. V. anche sulla falsificazione fatta dai sciiti: Al-Dhahabi: Al-tafsir, vol. II, p. 32-35, 149-152, 184, 196-
197.
3
Blachre: Introduction au Coran, p. 185 e Sfar: Le Coran est-il authentique? p. 42.
4
Blachre: Introduction au Coran, p. 183.
5
Al-Suyut: Al-itqan fi 'ulum al-Qur'an, p. 59. Questo fatto riportato anche dalla raccolta d'Al-Bukhari.
6
La critica proviene dai seguaci di Rashad Khalifa che respinge la Sunnah e tenta di provare il carattere divino del
Corano attraverso calcoli matematici. V. questa critica in:
http://www.submission.org/french/deux_faux_versets_retires_du_coran.html.

54
B) Varianti del Corano
a) Corano rivelato in sette lettere
Secondo un detto, Maometto avrebbe affermato che il Corano stato rivelato in sette lettere
(ahruf). Il senso di questo detto controverso. Che significa il termine lettere? Alcuni ritengono
che il Corano sia stato rivelato in sette varianti che tengono conto di diversi dialetti arabi, per
agevolare l'accesso al Corano alle trib che non parlavano il dialetto coraiscita, la trib di
Maometto. Ma in questo caso, dove sono? Perch disponiamo soltanto di una sola versione
ufficiale, se tutte e sette sono state rivelate? Chi ha deciso di eliminare le altre sei? D'altra parte, la
cifra sette deve essere presa nel suo proprio significato o al contrario in quello simbolico, cio di
molte lettere?
Per sostenere la spiegazione di sette varianti, le fonti musulmane riportano che 'Umar (d. 644)
aveva inteso qualcuno recitare il capitolo 25 differentemente da lui. Lo port a Maometto che fece
recitare a ciascuno la sua versione e li approv entrambi dicendo che il Corano stato rivelato in
sette lettere. Detti simili sono citati per quanto riguarda altri capitoli del Corano. un modo abile
per evitare le discussioni, attribuendo le divergenze ad una volont divina
1
. Infatti i versetti (5:48;
11:118; 16:93; 42:8) decretano che le divergenze tra le varie Comunit sono volute da Dio, e
dunque devono essere tollerate. Una raccolta di otto volumi stata pubblicata dall'universit del
Kuwait che cita 10243 varianti basandosi su 20 libri classici
2
. Il professor Abdelmajid Charfi della
facolt di lettere di Manouba a Tunisi dirige un gruppo che prepara da molti anni un'edizione del
Corano che tiene conto di tutte le varianti disponibili. Nell'attesa di questo lavoro a lungo termine,
speriamo di pubblicare prossimamente una versione cronologica del Corano, in francese ed in
arabo, con le varianti indicate nella raccolta kuwaitiana suddetta.
Un autore contemporaneo, che prende alla lettera la parola di Maometto, ritiene che le sette lettere
corrispondano alle sette varianti seguenti:
1) Utilizzo del plurale o del singolare. Cos, nel versetto 34:15 il termine maskinihim (singolare)
scritto masakinihim (plurale).
2) Coniugazione dei verbi al passato, al presente o all'imperativo. Cos, nel versetto 34:19 il
termine ba'id scritto ba'ad o ba''ad.
3) Varie declinazioni delle parole. Cos, nel versetto 2:282 il termine yudarra scritto yudarru.
4) Alcune parole sono sparite o aggiunte. Cos, nel versetto 9:100 il termine tahtiha sostituito da
min tahtiha.
5) Inversione di alcune parole. Cos, il versetto 110:1 wa-idha ja'a nasr Allah wal-fath scritto:
wa-idha ja'a fath Allah wal-nasr.
6) Alcune lettere sono sostituite da altre, in particolare a causa dell'assenza di punti nella versione
d'origine. Cos, nel versetto 2:259 il termine nunshizuha scritto nunshiruha.
7) Alcune lettere sono ridotte. Cos, nel versetto 18:95 il termine makkanni scritto makkanani
3
.
b) Varie letture del Corano
Oltre alla rivelazione del Corano in sette lettere, le fonti musulmane parlano di varie letture del
Corano. Esse sarebbero dovute al fatto che la scrittura iniziale del Corano era difficile da decifrare
senza l'aiuto di quanti lo avevano memorizzato. Sono ammesse cos quattordici letture, con varianti
minime tra esse
4
. Ciascuna attribuita ad un lettore avendo una catena di garanti che risalgono ai

1
Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p. 110-111.
2
'Umar e Makram: Mu'jam.
3
Sirri: Al-rasm al-'uthmani, p. 36-40. V. sulle sette lettere Abu-Shahbah: Al-madkhal, p. 152-196.
4
V. su queste variante 'Atiyyah: Rasm al-mushaf.

55
compagni di Maometto
1
. L'edizione del Cairo, pi diffusa oggi, ha favorito quella di Hafs, come
trasmessa da 'Asim. L'edizione tunisina segue la lettura di Nafi', come riportata da Qalun.
Le varianti del Corano, anche quelle che non si trovano in una delle letture ammesse dai
musulmani, costituiscono uno strumento prezioso per capire il senso di alcune parole o per favorire
l'interpretazione del Corano in un senso piuttosto che in un altro.
Un autore contemporaneo d quattro esempi di queste varianti prese in considerazione dai giuristi
hanafiti:
Il versetto 2:196 dice: "E assolvete, per Allah, al Pellegrinaggio e alla Visita. Se siete impediti
a ci, [inviate] un'offerta di quel che potete e non rasatevi le teste prima che l'offerta sia giunta
al luogo del sacrificio. Se per siete malati o avete un morbo alla testa, vi riscatterete con il
digiuno, con un'elemosina o con offerta sacrificale. Quando poi sarete al sicuro, colui che si
desacralizzato tra la Visita e il Pellegrinaggio deve fare un sacrificio a seconda delle sue
possibilit. E chi non ne ha i mezzi digiuni per tre giorni durante il Pellegrinaggio e altri sette
una volta tornato a casa sua, quindi in tutto dieci giorni". Una lettura propone: "tre giorni
consecutivi". Lo stesso problema si incontra nei versetti 5:89, 2:184 e 2:185.
Il versetto 5:38 dice: "Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno
fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah eccelso, saggio". Una lettura propone: "tagliate
la mano diritta". Di conseguenza, gli hanafiti ritengono che non sia possibile tagliare la mano
sinistra in caso di recidiva.
Il versetto 2:226 dice: "Per coloro che giurano di astenersi dalle loro donne, fissato il termine
di quattro mesi. Se recedono, Allah perdonatore, misericordioso". Una lettura propone: "Se
recedono durante questi quattro mesi". Ci che significa che il giuramento non annullato che
se c' ritorno durante questi quattro mesi. Una volta trascorsi i quattro mesi, l'uomo non pu
ritornare pi sul suo giuramento e il ripudio diventa irrevocabile.
Il versetto 2:233 dice: "Per coloro che vogliono completare l'allattamento, le madri allatteranno
per due anni completi. Il padre del bambino ha il dovere di nutrirle e vestirle in base alla
consuetudine. Nessuno tenuto a fare oltre i propri mezzi. La madre non deve essere
danneggiata a causa del figlio e il padre neppure. Lo stesso obbligo per l'erede". Una lettura
propone: "Lo stesso obbligo per l'erede che non si pu sposare"
2
.
Coloro che si basano su queste letture divergenti ritengono che i compagni riportandole le
consideravano come facendo parte del Corano, o almeno come autorizzate da Maometto. Ed in
quest'ultimo caso, anche se esse non appartengono al Corano, possono essere considerate, almeno,
come detti autentici
3
.
C) Ortografia e grammatica del Corano
a) Scrittura araba primitiva
La scrittura araba ha conosciuto molte tappe. L'ortografia adottata adesso nel Corano si situa a met
di questa evoluzione. Nel tempo di Maometto, la scrittura araba annota le consonanti, le vocali
lunghe, ma mai le vocali brevi. Inoltre, alcune lettere di forma identica segnano consonanti diverse.
Cos, un segno unico rende b, t, th, n e y. I punti (nuqat) distinguendo le consonanti, ed accenti
(harakat) designando le vocali brevi sono stati aggiunti ulteriormente e gradualmente al Corano
4
.

1
Su queste letture, v. Blachre: Introduction au Coran, p. 118-131; Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p.
306-358.
2
Hasab-Allah, p. 22.
3
Rishi: Al-madhhab al-hanafi, p. 254-256.
4
Sulla questione, v. Sirri: Al-rasm al-'uthmani, p. 55-62.

56
Senza di essi, la lettura esatta del Corano praticamente impossibile e resta tributaria delle persone
che lo hanno imparato a memoria; dando luogo a molte varianti
1
.
Anche con l'introduzione dei punti e degli accenti, l'ortografia del Corano si allontana in modo
molto sensibile da quella utilizzata da pi di un millennio negli altri scritti in lingua araba. Anche
nel Corano, alcune parole sono scritte in diversi modi come lo dimostrano gli esempi seguenti:
Il nome Ibrahim (Abramo) scritto 15 volte nel capitolo 2 sotto la forma Ibrahm (senza i) e 54
volte altrove sotto la forma Ibrahim (con i).
La parola mi'ad scritta senza a nel versetto 8:42, e con a negli altri.
La parola kalimat scritta 21 volte con ta marbutah, e 1 volta con ta maftuhah.
La parola ni'mat scritta 24 volte con ta marbutah, e 11 volte con ta maftuhah.
La parola mar'at scritta 4 volte con ta marbutah, e 7 volte con ta maftuhah.
La parola sunnat scritta 8 volte con ta marbutah, e 5 volte con ta maftuhah.
La parola baqiyyat scritta 2 volte con ta marbutah, e 1 volta con ta maftuhah.
La parola jannat scritta 65 volte con ta marbutah, e 1 volta con ta maftuhah.
La parola shajarat scritta 17 volte con ta marbutah, e 1 volta con ta maftuhah.
La parola la'nat scritta 11 volte con ta marbutah, e 2 volte con ta maftuhah
2
.
Oltre all'ortografia, il Corano consente numerosi errori di grammatica. Cos:
I versetti 23:82; 37:16 e 53; 53:3; 56:47 utilizzano la forma verbale mitna mentre altrove si
trova la forma muttum (u invece di i) nei versetti 3:157-158.
Il versetto 4:162 utilizza la forma muqimin al posto di muqimun.
Il versetto 5:69 utilizza la forma sabi'un al posto di sabi'in che si trova nei versetti 2:162 e
22:17.
Autori musulmani classici si sono chiesti se fosse possibile correggere l'ortografia del Corano.
Perlopi si oppongono al cambiamento, ritenendo che l'ortografia delle parole stata indicata da
Maometto stesso a coloro che scrivevano la rivelazione nel suo tempo. Alcuni arrivano ad attribuire
un senso esoterico agli errori ortografici
3
. Ibn-Khaldun ritiene che l'ortografia del Corano
semplicemente difettosa:
Agli inizi dell'islam, l'arabo... non era scritto adeguatamente, con una gran precisione e molta eleganza. Il
risultato era pi che mediocre, poich gli Arabi nomadi erano ancora selvaggi e le arti erano loro estranee. Si
vede bene osservando ci che si prodotto per l'ortografia del Corano. I compagni del Profeta trascrivevano il
testo a loro modo, che non era brillante: la maggior parte delle loro lettere era sbagliata. I loro successori
immediati ricopiarono.... Non si deve dunque tenere conto di dichiarazioni sconsigliate. Alcuni sostengono,
infatti, che i compagni del Profeta erano scribi molto capaci e che ci deve essere una spiegazione ai loro difetti
d'ortografia.... Pensando che sia perfetto il loro scrivere, questi spiriti zelanti non possono ammettere
l'imperfezione nei compagni. Per mostrare che erano impeccabili, anche nella loro ortografia, vogliono, in
qualsiasi modo, giustificare i loro errori in questo settore. Ma hanno completamente torto. In effetti, per i
compagni del Profeta, la scrittura non aveva nulla da vedere con la perfezione: si tratta di un'arte urbana, che
serve agli scribi per guadagnarsi da vivere. Ora, la perfezione artistica molto relativa: non la perfezione in s.
L'inattitudine all'esercizio di una tecnica non influisce sulla fede o qualit di una persona
4
.
Pur affermando che l'ortografia coranica n fissata da Dio, n resa obbligatoria da Maometto,
qualche autore musulmano ritiene che l'unanimit dei compagni di Maometto a favore del suo
mantenimento. E l'unanimit costituisce una norma obbligatoria. Aggiungono che la sua modifica
conduce a varianti che mettono in pericolo l'uniformit del testo da un paese all'altro. L'uniformit
del testo considerata come uno degli aspetti dell'unit tra i musulmani
5
.

1
Sull'ortografia del Corano, v. Blachre: Introduction au Coran, p. 150-155.
2
Su queste varianti, v. Sirri: Al-rasm al-'uthmani, e 'Atiyyah: Rasm al-mushaf.
3
Sirri: Al-rasm al-'uthmani, p. 6.
4
Ibn-Khaldoun: Discours sur l'histoire universelle, vol. 2, p. 850-852.
5
Sirri: Al-rasm al-'uthmani, p. 47-53.

57
Occorre, tuttavia, segnalare che n il Corano n la Sunnah vietano il cambio dell'ortografia del
Corano. Se si dovesse restare fedele alla versione originale del Corano, occorrerebbe eliminare gli
accenti, i punti sulle lettere e i numeri dei versetti, che furono aggiunti tardi. Le edizioni del Corano
stampate ad Istanbul, allora capitale dell'impero ottomano, hanno del resto sommato alcune lettere
mancanti alle parole come la lettera a in al-alamin ed in muslimat. Nel 1988, la casa editrice Dar
al-shuruq (a Cairo e a Beirut) ha pubblicato una versione del Corano intitolata Al-mushaf al-
muyassar (il Corano facilitato) con menzione, in fondo pagina, dell'ortografia attuale delle parole
scritte con ortografia antiquata. Si rilever anche che le citazioni coraniche negli scritti
contemporanei sono spesso conformi alla scrittura moderna, risultando difficile la ricerca su di un
testo con una scrittura fuori moda. Ma, per nostra conoscenza, la sola versione completa del Corano
su carta che utilizza l'ortografia attuale quella che accompagna la traduzione italiana fatta dallo
sceicco Gabriele Mandel Khan, pubblicata da Utet, Torino, 2004.
Si pone ora la questione se si pu scrivere il Corano nell'alfabeto Braille per ciechi, e quale
ortografia occorrer adottare: la coranica o la moderna? Corani in Braille secondo l'ortografia
moderna sono stati pubblicati in Giordania, in Tunisia, in Arabia Saudita ed in Egitto
1
.
Oltre al problema dell'ortografia e della grammatica, si osserver che molti versetti sono dislocati,
senza ordine logico, obbligando i commentatori a restaurarli per capirli. Questo fenomeno
chiamato dai dotti musulmani al-muqaddam wal-mu'akhkhar (l'avanzato e l'arretrato). Ne diamo
qualche esempio:
La lode [appartiene] ad Allah, Che ha fatto scendere il Libro sul Suo schiavo senza porvi
alcuna tortuosit. [Un Libro] retto (18:1-2).
La struttura normale di questo versetto : "La lode [appartiene] ad Allah, Che ha fatto scendere
sul Suo schiavo, un libro retto senza porvi alcuna tortuosit".
Non ha visto quello che ha fatto la sua divinit la sua passione? (25:43).
La struttura normale di questo versetto : "Non ha visto quello che ha fatto la sua passione la
sua divinit?"
Sua moglie era in piedi e rise. Le annunciammo Isacco e dopo Isacco, Giacobbe (11:71).
La struttura normale di questo versetto : "Sua moglie era in piedi. Le annunciammo Isacco e
dopo Isacco, Giacobbe. Lei rise".
Se non fosse stato per una precedente parola del tuo Signore, gi [tutto questo] sarebbe
avvenuto e per un termine gi stabilito (20:129).
La struttura normale di questo versetto "Se non fosse stato per una precedente parola del tuo
Signore e per un termine gi stabilito, gi [tutto questo] sarebbe avvenuto".
Allah disconosce i politeisti e il Suo Messaggero (9:3).
La struttura normale di questo versetto "Allah e il Suo Messaggero disconoscono i
politeisti"
2
.
Tali anomalie rivelano gli scrupoli sentiti nel correggere il testo coranico e la preoccupazione di
conservargli il suo aspetto pi antico
3
.
Segnaliamo infine che la lingua del Corano non accessibile a tutti, anche a quelli che sono di
lingua materna araba. Il senso di numerosi termini e passaggi concisi (in particolare quelli situati
alla fine del Corano) resta ipotetico, cosa che pone problemi insormontabili per i traduttori.

1
Su questo dibattito, v. Al-Mutlaq: Kitabat al-Qur'an al-karim bi-khat bryille lil-makfufin.
2
Su questi errori, v. Al-Suyuti: Al-itqan fi 'ulum al-Qur'an, vol. 2, p. 13-14; Al-Hariri: 'Alam al-mu'jizat, p. 219-228.
3
Blachre: Introduction au Coran, p. 166-169. V. anche la nota di Hamidullah nella sua traduzione: Le Saint Coran,
p. XLIII-LXVII.

58
b) Corano redatto in scrittura siriaca
In un libro controverso pubblicato nel 2000 di Christoph Luxenberg, pseudonimo di un cristiano
libanese che lavora in un'universit tedesca il cui nome non rivelato, ritiene che la versione
originale del Corano sia stata redatta nella scrittura siriaca, molto diffusa in quel tempo,
contrariamente alla scrittura araba, la quale, prestando fede alle fonti musulmane, era conosciuta
soltanto da una quindicina di persone, quando era vivo Maometto. Zayd Ibn-Thabit (d. v. 662 o
675), segretario di Maometto e principale personaggio incaricato della raccolta del Corano dei
primi califfi, sapeva scrivere il siriaco. In seguito, il Corano stato trascritto in scrittura araba senza
i punti che distinguono le consonanti e senza gli accenti che designano le vocali brevi. L'aggiunta
ulteriore di questi punti e di questi accenti non era sempre esatta, soprattutto per le parole che
derivano dal siriaco e il cui senso sfuggiva ai musulmani. Ci ha condotto ad aberrazioni nella
comprensione di alcuni passaggi del Corano. Per scoprire il vero senso di questi passaggi,
Luxenberg libera le parole dei loro punti ed accenti e prova a vedere se manipolando questi ultimi,
si riesce a risolvere l'incoerenza del senso, eventualmente, ravvicinando una parola araba ad una
simile in siriaco.
Luxenberg applica la sua teoria a molti termini coranici che pongono problemi, raggiungendo una
modifica totale del senso. Cos, nel versetto 19:24 per esempio, si tratta di Maria, che accusata di
gravidanza illegittima e cacciata dai suoi genitori. Prima del parto, si ritira sotto una palma e dice:
"Me disgraziata! Fossi morta prima di ci e fossi gi del tutto dimenticata!" Fu chiamata da sotto:
"Non ti affliggere, ch certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi". I termini "ha posto un
ruscello ai tuoi piedi" la traduzione dei termini "tahtaki sariya". Letto alla luce della lingua
siriaca, questo passaggio d il senso seguente: "Il tuo signore ha reso il tuo parto legittimo"
1
.
Uno degli esempi che fa pi sensazione riguarda le huri citate nel Corano (44:54; 52:20; 55:72 e
56:22). Esse, generalmente, sono conosciute come vergini destinate a ricompensare i musulmani
fedeli nel paradiso. Invece sarebbero soltanto "uve bianche" se ci si riferisce alla lingua siriaca. Il
Corano prenderebbe in prestito il dipinto delle delizie paradisiache di un inno in siriaco di
Sant'Efrem del 4
o
secolo che parla precisamente di "uve bianche"
2
. Siccome i commentatori
musulmani del Corano non conoscevano n il siriaco n Sant'Efrem, fantasticarono attorno ai
versetti coranici.
Ovviamente, questo modo di capire il Corano non soddisfa i musulmani. A fine luglio 2003, un
numero della rivista Newsweek stato vietato in Pakistan e in Bangladesh a causa di un articolo sul
libro di Luxenberg intitolato Challenging the Koran
3
. Non essendo specializzato in siriaco, non
posso esprimerne un giudizio, ma ritengo che la reazione dei musulmani sia esagerata e dimostra la
difficolt che hanno ad accettare ogni tentativo innovatore di intendere il Corano.
D) Struttura del Corano
La versione pi diffusa del Corano quella del Cairo, elaborata sotto il patrocinio del re d'Egitto,
Fu'ad 1
o
, nel 1923. Conta 114 capitoli (Sura). Ogni capitolo si presenta con un titolo, alcuni con due
o pi (capitoli 9, 17, 35, 47, 68). I titoli provengono dalle prime parole del capitolo (53: Stella; 55:
Compassionevole) da un racconto caratteristico (14: Abramo; 19: Maria), da un episodio
considerato come significativo (16: Api; 29: Ragno). Essi non appartengono alla rivelazione e non
appaiono nei primi manoscritti coranici conosciuti; furono aggiunti dagli scribi per distinguerli nel
Corano. Alcuni, tuttavia, ritengono che sia stato Maometto a fissarli.
I capitoli sono classificati pressappoco nell'ordine decrescente della loro lunghezza, salvo il primo.
Alcuni sostengono che questo ordine stato stabilito da un accordo tra i musulmani (ittifaqi). Si
segnala a tale riguardo che 'Ali (d. 661) aveva un Corano classificato nell'ordine cronologico, oggi

1
V. Luxenberg, p. 102-121, anche l'intervista http://groups.yahoo.com/group/hugoye-list/message/859.
2
Luxenberg, p. 225-240.
3
http://www.rsf.org/print.php3?id_article=7670.

59
perso. Altri ritengono che l'ordine attuale del Corano sia stato stabilito da Maometto stesso su
decreto di Dio (tawqifi). La tradizione musulmana asserisce che vivo Maometto, i suoi compagni
mettevano per iscritto i passaggi rivelati come potevano. Durante l'ultimo mese di Ramadan
precedendo il decesso di Maometto, l'angelo Gabriele avrebbe rivisto con Maometto il Corano ed
indicato l'ordine finale dei versetti e dei capitoli
1
.
C' accordo fra i musulmani che l'ordine dei versetti all'interno dei capitoli stato fissato da
Maometto su decreto di Dio (tawqifi). Ma, spesso questi versetti risultano senza unit d'argomento.
D'altra parte, in 39 capitoli, i versetti che appartengono ad epoche diverse si assecondano.
Tutti i capitoli cominciano con un'invocazione a Dio: Bism Illah Al-rahman Al-Rahim (in nome di
Dio misericordioso compassionevole), ad eccezione del capitolo 9, cosa che potrebbe indicare che
all'origine, con il capitolo 8 formavano un tutt'uno. Si trova questa invocazione una sola volta
all'interno del capitolo (27:30), e ci potrebbe evidenziare che era inizialmente diviso in due.
Alcuni ritengono che l'invocazione all'inizio del capitolo non faccia parte del testo rivelato. Non
viene considerata nel calcolo dei versetti dall'edizione del Cairo. Maometto non la recitava quando
leggeva i capitoli gli uni dopo gli altri
2
. L'invocazione in questione mette insieme tre nomi della
divinit: Allah, Rahman e Rahim. Rahman era una divinit sud-arabica. Musaylamah, concorrente e
avversario di Maometto, sosteneva che riceveva la rivelazione da questa divinit. Rahim era una
divinit nord-arabica
3
. L'utilizzo coranico dei due nomi congiuntamente col nome di Allah pu
essere stato dettato da una volont di unificare le trib del nord e del sud associando le loro divinit
ad Allah. I versetti 2:163 e 59:22 insistono che si tratta dello stesso Dio: "Il vostro Dio il Dio
Unico, non c' altro Dio che Lui, il Compassionevole, il Misericordioso". Il versetto 17:110
aggiunge: "Invocate Allah o invocate il Compassionevole, qualunque sia il nome con il quale Lo
invochiate, Egli possiede i nomi pi belli".
All'inizio di 29 capitoli vi sono delle iniziali chiamate fawatih al-suwar o al-huruf al-muqatta'ah:
ALM (capitoli 2, 3, 29, 30, 31, 32), ALMR (capitolo 13), ALMS (capitolo 7), ALR (capitoli 10, 11,
12, 14, 15), HM (capitoli 40, 41, 42, 43, 44, 45, 46), KHI'S (capitolo 19), N (capitolo 68), Q
(capitolo 50), S (capitolo 38), TH (capitolo 20), TS (capitolo 27), TSM (capitolo 26, 28), YS: 36).
Solo i capitoli 2 e 3 appartengono all'epoca di Medina, mentre gli altri lo sono al tempo della
Mecca, secondo la classificazione proposta nell'edizione del Cairo
4
. Le iniziali hanno dato luogo a
numerose interpretazioni, spesso esoteriche. Nel caso in cui appartenessero alla rivelazione,
potrebbe trattarsi di frammenti di frasi o di parole che Maometto pronunciava mentre era in trance.
Due versetti evocano il fenomeno:
Non agitare la tua lingua con esso, per affrettarti: invero spetta a Noi la sua riunione e la sua recitazione. Quando
lo recitiamo, ascolta [attento] la recitazione. Poi spetter a Noi la sua spiegazione (75:16-19).
Sia esaltato Allah, il Re, il Vero. Non aver fretta di recitare prima che sia conclusa la rivelazione, ma di': "Signor
mio, accresci la mia scienza" (20:114).
Si pu tuttavia dubitare che le iniziali sono quelle di quando era vivo Maometto poich nessuno si
preoccupato di chiedergli il loro senso. Pertanto, si pu pensare che si tratti di aggiunte ulteriori
servendo probabilmente da riferimenti per la classificazione dei passaggi coranici, le lettere
dell'alfabeto aventi allora valori di cifre, come in siriaco, in ebraico ed in latino. Si osserva del resto
che cinque capitoli del Corano hanno conservato come titolo un'iniziale: capitoli 20 (TaHa), 36
(YaSin), 38 (Sad) 50 (Qaf) e 68 (Nun, chiamato anche Al-Qalam)
5
.

1
Sirri: Al-rasm al-'thmani, p. 13.
2
Sfar: Le Coran est-il authentique?, p. 78-79.
3
Al-Haddad: Durus qur'aniyyah: Bay'at al-Qur'an al-kitabiyyah, p. 121-125.
4
Su queste iniziali, v. Blachre: Introduction au Coran, p. 144-149; Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. I, p.
37-40.
5
Sfar: Le Coran est-il authentique?, p. 68-69.

60
E) Stile del Corano
Per il musulmano, il Corano perfetto sul piano dello stile. Nessuno pu superarlo. Mettere in
dubbio questa credenza costituisce una blasfemia, suscettibile di morte. Occorrerebbe, tuttavia,
rilevare le caratteristiche dello stile che rendono difficile la lettura del Corano.
a) Mancanza di punteggiatura
Il Corano diviso in 114 capitoli. All'interno dei capitoli, il testo stato, tardi, diviso in versetti, e i
numeri messi alla fine del versetto, e non all'inizio come negli altri testi sacri. La lunghezza dei
versetti varia molto. Esso pu essere costituito da una o due parole (55:1; 101:1 e 103:1) o da molti
frasi (2:101, 196 e 282; quest'ultimo il pi lungo del Corano). I versetti collegati all'inizio della
missione di Maometto, messi oggi alla fine del Corano, sono concisi, brevi, offrendo precisazioni di
ritmo identico. Poi, la tendenza stata per la distensione dell'unit rimata. Il criterio di divisione in
versetti si basa soprattutto sull'assonanza e la rima, ma non c' un'unanimit sulla divisione e sul
numero dei versetti. Cos, l'edizione cairota e quella tunisina contano 6236 versetti, mentre una
tradizione che risalirebbe ad Ibn-'Abbas (d. v. 686) ne ha contato 6616. Nell'edizione araba di
Gustave Flgel (1834), alcuni versetti dell'edizione cairota sono ritagliati o riuniti. Blachre ed
Hamidullah danno nella loro traduzione le due classificazioni: quella di Flgel ancora utilizzata in
occidente, e l'altra dell'edizione cairota (seguita nel nostro libro).
Oltre alla divisione in versetti, la versione araba del Corano, anche moderno, non consente
punteggiature (punto, virgola, ecc.), cosa che complica la sua lettura, soprattutto quando la frase
tagliata in due o pi versetti (9:1-2; 53:13-16) o, al contrario, quando un versetto ammette molte
frasi, come segnalato prima. Una delle ragioni per la quale non si aggiunge la punteggiatura
l'incertezza nel determinare la fine della frase. Un versetto pu avere un senso diverso secondo la
posizione del punto
1
.
b) Interpolazione
La mancanza di punteggiatura accentuata dal fatto che il Corano permette numerose
interpolazioni. Cos, all'interno dello stesso capitolo, o dello stesso versetto, si trovano passaggi
fuori contesto. Il testo coranico d pertanto l'impressione di un libro scucito e raccomodato.
Un esempio d'interpolazione il versetto 2:102 che particolarmente lungo rispetto ai precedenti e
seguenti. Un altro esempio, i versetti 2:153-162 che hanno per tema degli incoraggiamenti
indirizzati ai credenti dopo un fallimento militare. Ma, nel mezzo del suo sviluppo, il versetto 158
annuncia improvvisamente l'autorizzazione del rito della deambulazione tra Al-Safa ed Al-Marwa,
due stazioni del culto del pellegrinaggio alla Mecca. Poi, i versetti seguenti riprendono lo sviluppo
precedente. Si trovano anche interpolazioni nello stesso versetto. Cos, i versetti 2:189, 4:164,
22:40 e 32:23 sono composti di elementi disparati che non hanno legami tra loro. Inoltre la seconda
parte del versetto 46:15 dovrebbe essere piuttosto collegata al versetto 27:19
2
.
Questi problemi rendono la lettura del Corano difficile, soprattutto perch il testo arabo
generalmente prodotto di seguito, senza impaginazione adatta, mentre viene scritto, con la pi bella
grafia. Per risolvere parzialmente questo problema, Blachre sposta nella sua traduzione i passaggi
interpolati. Cos, il lettore pu meglio seguire il testo. I musulmani considerano scorretta tale
sistemazione, anzi la ritengono una critica indiretta al testo del Corano, supposto perfetto. Un
autore musulmano contemporaneo ritiene appropriato il metodo, per precisa di usarlo sotto
sorveglianza e con l'accordo delle autorit religiose superiori
3
. Ma la proposta rimane ancora un pio
desiderio.

1
il caso del versetto 3:7.
2
Sfar: Le Coran est-il authentique?, p. 47-55.
3
Sa'id: Al-jam', p. 314-315.

61
c) Mancanza di sistematico
Il Corano presenta i settori trattati non in modo sistematico. Ci pone un problema al giurista
occidentale abituato a norme codificate. Se si cerca di conoscere la posizione del Corano
riguardante un dato settore, bisogna riferirsi a vari versetti dispersi, a volte contraddittori, mescolati
a passaggi spesso senza legame diretto. La contraddizione dei versetti stata risolta dai giuristi
musulmani attraverso la teoria dell'abrogazione: una norma posteriore abroga una norma
precedente. Questo tuttavia richiede una datazione di questi versetti, dilemma difficile e
controverso, soprattutto per il motivo che alcuni versetti abrogano altri che si trovano in capitoli
posteriori nella raccolta del Corano. Stabiliamo alla fine di questo libro una tavola analitica dei
principali versetti coranici normativi.
d) Ripetizione
Una stessa storia o una stessa norma riportata in molti capitoli, sia sotto forma ridotta, sia in una
pi dettagliata. Come esempio, la storia di Lot e della distruzione di Sodoma, ispirata dalla Bibbia
(Gn 18:16-33 e 19:1-29), ritorna in una decina di capitoli del Corano
1
. Accade lo stesso nel
racconto del Profeta Mos o del Profeta arabo Shu'ayb. Ci dimostra che il testo coranico stato
oggetto di redazioni successive sovrapposte.
A volte, un versetto ripetuto alla lettera in due passaggi, essendo la ripetizione senza legame con
il testo di uno dei due passaggi. Cos, il versetto 28:62 ripetuto al versetto 28:74, ma quest'ultimo
fuori contesto. Nel capitolo 55 che conta 78 versetti, la stessa frase ritorna 31 volte; e nel capitolo
77 che conta 55, ritorna 11 volte.
F) Proposizione di classificazione
Il Corano stato rivelato in parte prima della partenza di Maometto dalla Mecca verso Medina per
fondare lo Stato musulmano nel 622. L'altra parte rivelata dopo la partenza di Maometto, fino alla
sua morte. Il totale dei capitoli di 114, di cui il pi lungo il capitolo 2 (286 versetti) e il pi
breve, il capitolo 108 (3 versetti). Come gi indicato, questi capitoli sono classificati pressappoco
nell'ordine decrescente della loro lunghezza, ad eccezione del primo capitolo.
Secondo l'edizione del Cairo, i capitoli del periodo della Mecca sono 86, e quelli del periodo di
Medina sono 28. Ma si trovano versetti rivelati a Medina in 35 capitoli del periodo della Mecca, e
versetti manifestati alla Mecca in quattro capitoli del periodo di Medina. Questa edizione indica
all'inizio di ogni capitolo a quale periodo appartiene ed i versetti all'interno del capitolo che
riguardano un altro periodo. Occorre tuttavia segnalare che n gli autori musulmani, n i loro
omologhi occidentali sono d'accordo sulla classificazione cronologica dei capitoli e dei versetti
coranici
2
. Ma, tale classificazione essenziale per capire l'evoluzione del pensiero coranico e per
distinguere i versetti precedenti abrogati e quelli posteriori che li abrogano, cosa che ha
implicazioni giuridiche
3
.
La distinzione tra i versetti ed i capitoli rivelati alla Mecca e a Medina si fonda sulla tradizione
orale dei compagni di Maometto o dei loro allievi, ma anche su alcuni criteri di fondo. I versetti
rivelati alla Mecca parlano spesso della credenza in Dio, del giorno ultimo, della creazione
dell'uomo, della storia di Adamo ed Eva, delle storie dei profeti e delle nazioni precedenti. Quanto
ai versetti rivelati a Medina, trattano soprattutto delle norme giuridiche relative al diritto di
famiglia, al diritto penale ed alla guerra santa; parlano anche di ipocriti e di dispute con i non
musulmani. Si possono anche notare differenze di stile. I versetti rivelati alla Mecca sono spesso
brevi, concisi e rimati. I versetti rivelati a Medina, invece, sono lunghi e dettagliati. I versetti
rivelati alla Mecca si rivolgono generalmente alla gente (Ya ayyuha al-nas, O gente), mentre quelli

1
V. in particolare 7:80-84; 11:74-83; 15:57-77; 21:74; 26:160-174; 27:54-58; 29:31-35; 37:133-138; 54:33-39.
2
Sul primo e l'ultimo passaggo rivelato, v. Abu-Shahbah: Al-madkhal, p. 102-117.
3
V. Blachre: Introduction au Coran, p. 240-263. Per una comparazione tra la classificazione musulmana e la
classificazione degli orientalisti, v. Al-Haddad: Durus qur'aniyyah: Atwar al-da'awah al-qur'aniyyah, p. 299-313.

62
di Medina si rivolgono ai credenti (Ya ayyuha al-ladhina amanu, O credenti). Sei versetti rivelati a
Mecca tuttavia utilizzano quest'ultima formula
1
.
Blachre ha fatto due traduzioni francesi del Corano. Nella prima (Parigi, 1949-50), classifica i
capitoli per ordine cronologico, secondo la sua valutazione. Nella seconda, segue l'ordine canonico
dei capitoli come ammesso dai musulmani, introducendo una disposizione tipografica come gi
abbiamo visto.
Khalaf-Allah (d. 1997), professore egiziano, ha appoggiato un'edizione del Corano in arabo con la
classificazione dei capitoli nell'ordine cronologico, ma senza toccare l'ordine dei versetti
2
. Avverte
che la versione attuale del Corano comincia con la fine e finisce con l'inizio della rivelazione, cosa
che crea una confusione presso il lettore del Corano. Per rispondere a quelli che desiderano
mantenere l'uso attuale ricevuto dagli antenati, cita il Corano:
Quando si dice loro: "Venite a quello che Allah ha fatto scendere al Suo Messaggero", dicono: "Ci basta quello
che i nostri avi ci hanno tramandato!". Anche se i loro avi non possedevano scienza alcuna e non erano sulla
retta via? (5:104).
Una fonte evidenzia che nel 1968 un iraniano chiamato Al-Mirza Baqir avrebbe voluto pubblicare il
Corano nel Libano secondo la sua classificazione, ma Dar al-ifta' (ufficio musulmano incaricato di
fatwa) di questo paese si opposto a tale progetto
3
. Si vedr, in seguito, che il pensatore
Muhammad Mahmud Taha ha costruito la sua teoria sulla base di una distinzione tra i versetti
rivelati alla Mecca e i versetti rivelati a Medina, ritenendo che questi ultimi dovrebbero essere
considerati abrogati dai primi. La teoria gli valsa l'impiccagione nel 1985.
A causa della riserva dei musulmani sulla pubblicazione di un'edizione cronologica, tenteremo
dopo l'uscita di questo libro di proporne una bilingue, in francese ed in arabo, del Corano, seguendo
strettamente le indicazioni date dall'edizione del Cairo.
Diamo qui i titoli dei capitoli nell'ordine canonico, preceduti dal numero del capitolo nell'ordine
cronologico. Indichiamo il numero dei versetti e il periodo della loro rivelazione secondo l'edizione
del Cairo:
5 Capitolo 1: Al-fatihah (L'aprente) - 7 versetti - rivelati a Mecca.
87 capitolo 2: Al-baqarah (La giovenca) - 286 versetti - rivelati a Medina (eccetto: 281).
89 capitolo 3: Aal-'Imran (La famiglia di Imran) - 200 versetti - rivelati a Medina.
92 capitolo 4: Al-nisa' (Le Donne) - 176 versetti - rivelati a Medina.
112 Capitolo 5: Al-ma'idah (La tavola imbandita) - 120 versetti - rivelati a Medina (eccetto: 3).
55 Capitolo 6: Al-an'am (Il bestiame) - 165 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 20, 23, 91. 93, 114,
141, 151-153).
39 Capitolo 7: Al-a'raf - 206 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 163-170).
88 capitolo 8: Al-anfal (Il bottino) - 75 versetti - rivelati a Medina (eccetto: 30-36).
113 Capitolo 9: Al-tawbah (Il pentimento) - 129 versetti - rivelati a Medina (eccetto: 128-129).
51 Capitolo 10: Yunus (Giona) - 109 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 40, 94-96).
52 Capitolo 11: Hud - 123 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 12, 17, 114).
53 Capitolo 12: Yusuf (Giuseppe) - 111 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 1-3, 7).
96 capitolo 13: Al-ra'd (Il tuono) - 43 versetti - rivelati a Medina.
72 capitolo 14: Ibrahim (Abramo) - 52 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 28, 29).
54 Capitolo 15: Al-hijr - 99 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 87).
70 capitolo 16: Al-nahl (Le api) - 128 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 126, 127, 128).

1
Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. I, p. 23.
2
Khalaf-Allah: Dirasat, p. 245-257.
3
Al-Bundaq: Al-mustashriqun, p. 109-114.

63
50 Capitolo 17: Al-isra' (Il viaggio notturno) - 111 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 26, 32-33,
57, 73-80).
69 capitolo 18: Al-kahf (La caverna) - 110 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 28, 83-101).
44 Capitolo 19: Maryam (Maria) - 98 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 58, 71).
45 Capitolo 20: Ta-ha - 135 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 130-131).
73 capitolo 21: Al-anbiya' (I profeti) - 112 versetti - rivelati a Mecca.
103 Capitolo 22: Al-hajj (Il pellegrinaggio) - 78 versetti - rivelati a Medina.
74 capitolo 23: Al-mu'minun (I credenti) - 118 versetti - rivelati a Mecca.
102 Capitolo 24: Al-nur (La luce) - 64 versetti - rivelati a Medina.
42 Capitolo 25: Al-furqan (Il discrimine) - 77 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 68-70).
47 Capitolo 26: Al-shu'ara' (I poeti) - 227 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 197, 224-227).
48 Capitolo 27: Al-naml (Le formiche) - 93 versetti - rivelati a Mecca.
49 Capitolo 28: Al-qasas (Il racconto) - 88 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 52-55).
85 capitolo 29: Al ankabut (Il ragno) - 69 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 1-11).
84 capitolo 30: Al-rum (I Romani) - 60 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 17).
57 Capitolo 31: Luqman - 34 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 27-29).
75 capitolo 32: Al-sajdah (La Prosternazione) - 30 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 16-20).
90 capitolo 33: Al-ahzab (I coalizzati) - 73 versetti - rivelati a Medina.
58 Capitolo 34: Saba - 54 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 6).
43 Capitolo 35: Fatir (II creatore) - 45 versetti - rivelati a Mecca.
41 Capitolo 36: Ya-sin - 83 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 45).
56 Capitolo 37: Saffat (I ranghi) - 182 versetti - rivelati a Mecca.
38 Capitolo 38: Sad - 88 versetti - rivelati a Mecca.
59 Capitolo 39: Al-zumar (I gruppi) - 75 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 52-54).
60 capitolo 40: Ghafir (II perdonatore) - 85 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 56-57).
61 capitolo 41: Fussilat (Esposti chiaramente) - 54 versetti - rivelati a Mecca.
62 capitolo 42: Al-shura (La consultazione) - 53 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 23-25, 27).
63 capitolo 43: Al-zukhruf (L'ornamento) - 89 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 54).
64 capitolo 44: Al-dukhkhan (II Fumo) - 59 versetti - rivelati a Mecca.
65 capitolo 45: Al-jathiyah (La genuflessa) - 37 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 4).
66 capitolo 46: Al-ahqaf - 35 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 10, 15, 35).
95 capitolo 47: Muhammad - 38 versetti - rivelati a Medina.
111 Capitolo 48: Al-fath (La vittoria) - 29 versetti - rivelati a Medina.
106 Capitolo 49: Al-hujurat (Le stanze intime) - 18 versetti - rivelati a Medina.
34 Capitolo 50: Qaf - 45 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 38).
67 capitolo 51: Al-dhariyat (Quelle che spargono) - 60 versetti - rivelati a Mecca.
76 capitolo 52: Al-tur (Il monte) - 49 versetti - rivelati a Mecca.
23 Capitolo 53: Al-najm (La stella) - 62 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 32).
37 Capitolo 54: Al-qamar (La lune) - 55 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 44-46).
97 capitolo 55: Al (II compassionevole) - 78 versetti - rivelati a Medina.
46 Capitolo 56: Al-waqi'ah (L'evento) - 96 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 81-82).
94 capitolo 57: Al-hadid (Il ferro) - 29 versetti - rivelati a Medina.
105 Capitolo 58: Al-mujadalah (La Disputante) - 22 versetti - rivelati a Medina.

64
101 Capitolo 59: Al-hashr (L'esodo) - 24 versetti - rivelati a Medina.
91 capitolo 60: Al-mumtahanah (L'esaminata) - 13 versetti - rivelati a Medina.
109 Capitolo 61: Al-saff (I ranghi serrati) - 14 versetti - rivelati a Medina.
110 Capitolo 62: Al-jum'ah (Il venerd) - 11 versetti - rivelati a Medina.
104 Capitolo 63: Al-munafiqun (Gli ipocriti) - 11 versetti - rivelati a Medina.
108 Capitolo 64: Al-taghabun (Il reciproco inganno) - 18 versetti - rivelati a Medina.
99 capitolo 65: Al-talaq (Il divorzio) - 12 versetti - rivelati a Medina.
107 Capitolo 66: Al-tahrim (L'lnterdizione) - 12 versetti - rivelati a Medina.
77 capitolo 67: Al-mulk (La sovranit) - 30 versetti - rivelati a Mecca.
2 Capitolo 68: Al-qalam (Il calamo) - 52 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 17-33, 48-52).
78 capitolo 69: Al-haqah (L'inevitabile) - 52 versetti - rivelati a Mecca.
79 capitolo 70: Al-ma'arij (Le vie dell'ascesa) - 44 versetti - rivelati a Mecca.
71 capitolo 71: Nuh (No) - 28 versetti - rivelati a Mecca.
40 Capitolo 72: Al-jin (I ginn) - 28 versetti - rivelati a Mecca.
3 Capitolo 73: Al-muzammil (l'avvolto) - 20 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 10-11, 20).
4 Capitolo 74: Al-muddathir (L'avvolto nel mantello) - 56 versetti - rivelati a Mecca.
31 Capitolo 75: Al-qiyamah (La resurrezione) - 40 versetti - rivelati a Mecca.
98 capitolo 76: Al-insan (l'uomo) - 31 versetti - rivelati a Medina.
33 Capitolo 77: Al-mursalat (le inviate) - 50 versetti - rivelati a Mecca (eccetto: 48).
80 capitolo 78: Al-naba' (L'annuncio) - 40 versetti - rivelati a Mecca.
81 capitolo 79: Al-nazi'at (Le strappanti violente) - 46 versetti - rivelati a Mecca.
24 Capitolo 80: Abasa (Si accigli) - 42 versetti - rivelati a Mecca.
7 Capitolo 81: Al-takwir (L'oscuramento) - 29 versetti - rivelati a Mecca.
82 capitolo 82: Al-infitar (Lo squarciarsi) - 19 versetti - rivelati a Mecca.
86 capitolo 83: Al-mutaffifun (I frodatori) - 36 versetti - rivelati a Mecca.
83 capitolo 84: Al-inshiqaq (La fenditura) - 25 versetti - rivelati a Mecca.
27 Capitolo 85: Al-buruj (Le costellazioni) - 22 versetti - rivelati a Mecca.
36 Capitolo 86: Al-tariq (L'astro notturno) - 17 versetti - rivelati a Mecca.
8 Capitolo 87: Al-A'la (L'altissimo) - 19 versetti - rivelati a Mecca.
68 capitolo 88: Al-ghashiyah (L'avvolgente) - 26 versetti - rivelati a Mecca.
10 Capitolo 89: Al-fajr (L'alba) - 30 versetti - rivelati a Mecca.
35 Capitolo 90: Al-balad (La contrada) - 20 versetti - rivelati a Mecca.
26 Capitolo 91: Al-shams (Il sole) - 15 versetti - rivelati a Mecca.
9 Capitolo 92: Al-layl (La notte) - 21 versetti - rivelati a Mecca.
11 Capitolo 93: Al-duha (La luce del mattino) - 11 versetti: rivelati a Mecca.
12 Capitolo 94: Al-sharh (L'apertura) - 8 versetti - rivelati a Mecca.
28 Capitolo 95: Al (Il fico) - 8 versetti - rivelati a Mecca.
1 Capitolo 96: Al alaq (L'aderenza) - 19 versetti - rivelati a Mecca.
25 Capitolo 97: Al-qadr (Il destino) - 5 versetti - rivelati a Mecca.
100 Capitolo 98: Al-bayyinah (La prova) - 8 versetti - rivelati a Medina.
93 capitolo 99: Al-zalzalah (Il terremoto) - 8 versetti - rivelati a Medina.
14 Capitolo 100: Al adiyat (Le scalpitanti) - 11 versetti - rivelati a Mecca.
30 Capitolo 101: Al-qari'ah (La percotente) - 11 versetti - rivelati a Mecca.

65
16 Capitolo 102: Al-takathur (Il rivaleggiare) - 8 versetti - rivelati a Mecca.
13 Capitolo 103: Al asr (Il tempo) - 3 versetti - rivelati a Mecca.
32 Capitolo 104: Al-humazah (Il diffamatore) - 9 versetti - rivelati a Mecca.
19 Capitolo 105: Al (L'elefante) - 5 versetti: rivelati a Mecca.
29 Capitolo 106: Quraysh (I Coreisciti) - 4 versetti - rivelati a Mecca.
17 Capitolo 107: Al-ma'un (L'utensile) - 7 versetti: rivelati a Mecca (eccetto: 4-7).
15 Capitolo 108: Al-kawthar (L'abbondanza) - 3 versetti - rivelati a Mecca.
18 Capitolo 109: Al-kafirun (I miscredenti) - 6 versetti - rivelati a Mecca.
114 Capitolo 110: Al-nasr (L'ausilio) - 3 versetti - rivelati a Medina.
6 Capitolo 111: Al-masad (Le fibre) - 5 versetti - rivelati a Mecca.
22 Capitolo 112: Al-ikhlas (La purit) - 4 versetti - rivelati a Mecca.
20 Capitolo 113: Al-falaq (L'alba nascente) - 5 versetti - rivelati a Mecca.
21 Capitolo 114: Al-nas (Gli uomini) - 6 versetti - rivelati a Mecca.
G) Traduzione del Corano
Il Corano stato rivelato in arabo. Tanto il contenuto che il contenitore svelato. Recitarlo come
atto cultuale meritevole non pu essere che in arabo. Per questo fatto si dice che il Corano lafdh
wa- ma'na (pronuncia e senso).
Con l'estensione dell'impero musulmano in numerosi paesi che non capiscono l'arabo, si posta la
questione della traduzione del Corano. Molte traduzioni nelle lingue nazionali hanno fatto la loro
comparsa a partire dal 9
o
secolo. Ma solo Abu-Hanifah (d. 767) avrebbe permesso la recita rituale
del Corano in queste lingue a persone che non cercavano di fare dissenso religioso, anche se
comprendevano l'arabo. Avrebbe ritenuto che ci che importa nella recita il senso. Ma sarebbe
ritornato sulla sua opinione
1
. Invocava a riguardo: "Recitate dunque, del Corano, quello che vi sar
agevole" (73:20) e "Abbiamo reso facile il Corano, che vi servisse da Monito. C'e qualcuno che
rifletta [su di esso]?" (54:17, termini anche nei versetti 54:22; 54:32; 54:40). Menzionava inoltre il
detto di Maometto secondo il quale: "Il Corano rivelato in sette lettere". Bench il Corano sia
stato rivelato nella lingua coraiscita, il suddetto permetteva alle trib arabe di recitarlo secondo i
loro rispettivi dialetti
2
.
In occidente, il Corano stato tradotto in numerose lingue e varie volte, la prima del 1143, in
latino, statuita dall'abate di Cluny e indirizzata a San Bernardo. stata pubblicata a Basilea nel
1543 ed servita come base ad altre traduzioni in lingue europee. Numerose nuove traduzioni sono
state fatte successivamente
3
.
Una polemica scoppiata nel 1925 in Egitto a proposito della presentazione di una traduzione del
Corano compiuta da Muhammad 'Ali della setta di qadyaniti in Pakistan. L'Azhar ha chiesto alla
dogana di bruciarla. La faccenda capitata durante un clima politico particolare: la Turchia aveva
appena posto fine al califfato e ipotizzava di introdurre una traduzione ufficiale del Corano in
lingua turca da utilizzare nella preghiera. Nel 1936, lo sceicco Mustafa Al-Maraghi, direttore
dell'Azhar, ha chiesto al Presidente del Consiglio dei Ministri egiziano di fare una traduzione
ufficiale in lingua inglese. In questi due casi, molte opinioni si sono espresse, per o contro
4
. Bench
oggi l'idea di tradurlo non suscita pi le passioni ma un parere favorevole, la realizzazione di una
sua traduzione ufficiale si fa sempre aspettare. Alcuni traduttori musulmani provano, tuttavia, ad

1
Hasab-Allah, p. 17.
2
Rishi: Al-madhhab al-hanafi, p. 256-259.
3
V. un elenco di queste traduzioni in: Hamidullah: Le Saint Coran, p. LX-LLII.
4
Su questi litigi, v. Muhanna: Dirasah, p. 13-80; Al-Bundaq, Al-mustashriqun, p. 72-84.

66
avere l'appoggio alla loro traduzione dall'Azhar, una specie di Nihil obstat. L'Azhar richiede in
questo caso di accompagnare la traduzione con la versione araba.
La traduzione francese del Corano da parte d'Andr Chouraqui
1
fortemente criticata dagli
ambienti musulmani che lo accusano di manipolazione
2
. Il versetto 17:4 alla base di quest'accusa.
Chouraqui lo traduce come segue:
Nous avons dcid pour les Fils d'Isr'l, dans l'crit: "Vous serez dtruits deux fois sur terre, puis vous vous
lverez en grande lvation".
Che si pu tradurre in italiano come:
Decretammo nella Scrittura per i figli di Isr'l
3
: "Sarete distrutti due volte sulla terra, poi vi alzerete in grande
dignit".
Questo versetto tradotto da Hamza Piccardo come segue:
Decretammo nella Scrittura, contro i figli di Israele: "Per due volte porterete la corruzione sulla terra e sarete
manifestamente superbi".
La differenza chiara tra le due traduzioni. La prima realizzata da un traduttore ebreo israeliano, ex
vice- sindaco di Gerusalemme, poteva essere compresa soltanto nel senso di legittimazione
coranica dell'esistenza di Israele dopo le due distruzioni del tempio. Chouraqui non cita nelle note
le ragioni che lo hanno spinto ad adottare tale traduzione. Pu darsi che si sia basato su una variante
del Corano del termine arabo latufsidunna
4
, che ne fa litufsadunna. Non essendo nella versione
canonica del Corano, la variante non poteva essere utilizzata senza secondo fine, e ad ogni modo, il
traduttore doveva giustificare la sua scelta.
Ma anche i traduttori non musulmani ben intenzionati e favorevoli a loro, non sfuggono alle
critiche. Tale il caso di Jacques Berque
5
. Perci, gli autori musulmani che ammettono la
possibilit di tradurre il Corano in lingue straniere richiedono una traduzione stabilita da organi
ufficiali musulmani per potere mettere nelle mani dei musulmani che non capiscono l'arabo una
versione pi o meno affidabile, anzich lasciarli con quelle attuali eseguite spesso da cristiani.
interessante segnalare a questo riguardo che la traduzione francese rivista da Subhi Al-Salih ed
approvata dall'Azhar attuata da Denise Masson, una suora cattolica, con al posto del suo nome
cognome, il libro cita soltanto la prima lettera del suo nome ed il cognome.
Al di l della religione del traduttore, la versione del Corano resta un'impresa problematica per
ragioni oggettive. A parte il fatto che esistono diverse letture del Corano
6
, molti termini arabi sono
oggetto di discussioni fra gli stessi.grandi dotti musulmani. Inoltre, praticamente impossibile
tradurre alcuni passaggi concisi sul cui senso i commentatori non sono d'accordo. Pertanto,
qualsiasi traduzione inevitabilmente un'opzione in favore di una lettura o di un'interpretazione a
scapito degli altri. La Commissione dell'Azhar ritiene tuttavia che le traduzioni del Corano

1
Le Coran, trad. Andr Chouraqui.
2
Su questo litigio, v. Badran: Korrekturen am Koran, p. 40-41.
3
Ad osservare qui il modo particolare di scrivere i nomi propri. la specialit di questo traduttore di scegliere una
forma trascritta dei nomi propri anzich utilizzare la forma convenzionale in lingua francese. Cos, Ges, Marie,
Mos, Giacobbe, Giuseppe, Zaccaria reso 'da Issa, Maryam, Mssa, Ya'qub, Ysuf, Zakary. Opta anche per
traduzioni fantasisti derivate dalla semantica, a volte introvabili in lingua francese, per parole correnti. Cos, il
preambolo dei capitoli "au nom de Dieu misricordieux et compatissant" tradotto: "Au nom d'Allah le matriciant,
le matriciel". V. per una critica della traduzione di Chouraqui: Gilliot: Le Coran: trois traductions rcentes, p. 159-
177, p. 159-177; Al-nadwah al-duwaliyyah hawl tarjamat ma'ani al-Qur'an, p. 190-206.
4
'Umar e Makram: Mu'jam, vol. 3, p. 307.
5
Le Coran, trad. Jacques Berque. V. una critica di questa traduzione in: 'Abd-al-'Aziz: Tarjamat al-Qur'an ila ayn?
L'autore di questa critica ha fatto la sua traduzione del Corano in francese (Le Coran, trad. Zeinab Abdelaziz),
preceduta di una critica contro Jacques Berque. V. un'altra critica di Chouraqui e di Berque in: Al-nadwah al-
duwaliyyah hawl tarjamat ma'ani al-Qur'an, p. 112-138.
6
V. parte I, capitolo I.I.3.B.

67
dovrebbero basarsi soprattutto sulla lettura di Hafs, la pi diffusa, e non allontanarsene che in caso
di necessit
1
.
Certamente, le traduzioni non rendono tutte le scorrevolezze e le tonalit dell'originale arabo.
Occorre rilevare che la lingua del Corano non sempre accessibile a persone di lingua materna
araba senza formazione islamologica approfondita. Se resta incantato dal ritmo ed alcuni
affinamenti eloquenti, il lettore arabo medio capisce soltanto sommariamente il senso del Corano.
Questo il caso di oggi come in passato, nei primi secoli dell'islam per i compagni del Profeta
2
.
H) Corano in caratteri latini
Si previsto di scrivere il Corano in lettere latine per renderlo accessibile a quelli che non
conoscono l'alfabeto arabo. Il tentativo in gran parte contrastato negli ambienti musulmani
3
. Del
resto, indipendentemente dal metodo utilizzato, quasi impossibile rendere la pronuncia dell'Arabo
nell'alfabeto latino. Inoltre, quale interesse vi sarebbe di leggere il testo arabo del Corano
nell'alfabeto latino? Se si tratta soltanto dell'ostacolo dell'alfabeto, facile impararlo, in un periodo
molto breve. Ci che conta, di capire ci che si legge.
Questo tentativo di latinizzazione della lingua araba fu respinto quando fu accettata la lingua turca
nel 1928, cosa che rende difficile l'accesso dei giovani turchi alla loro letteratura precedente scritta
con l'alfabeto arabo.
I) Pubblicazione, acquisto, contatto e recita del Corano
L'edizione del Corano dipende da un organismo ufficiale nei paesi musulmani, per evitare le
alterazioni. Gli autori arabi segnalano l'esistenza di edizioni falsificate fatte da Israele e distribuite
nell'Africa nera
4
.
Il Corano un libro sacro. Ma, le cose sacre sono fuori dal commercio. Non si chiede ad un libraio
qual il prezzo di una copia del Corano, ma qual il suo regalo (ma hibatuh). Il libraio vi offrir la
copia, e gli offrirete in controparte una certa somma di denaro fissata da lui. Questa almeno la
pratica nei paesi arabi del Medio Oriente. Ma non sembra essere il caso nello Yemen, secondo la
mia esperienza.
Il carattere sacro del Corano impone alcune norme quanto alla lettura, al contatto ed alla distruzione
del Corano
5
.
Cos, necessario che chi legge il Corano abbia fatto le sue abluzioni. Secondo la maggioranza dei
giuristi, una persona che in stato d'impurit (janb) o di mestruazioni (hayd) non ha il diritto di
leggere il Corano, ai sensi dei versetti 56:76-79: "Questo giuramento solenne, se lo sapeste - che
questo in verit un Corano nobilissimo, [contenuto] in un Libro custodito che solo i puri toccano".
Si deve essere ben vestito, seduto in un luogo pulito, avere la presenza di spirito, e cominciare la
lettura con la frase: "Cerco riparo presso Dio contro il diavolo". Non si deve interrompere la lettura
per parlare con la gente, per non mescolare le parole degli umani con le parole di Dio. Inoltre non si
deve ridere o scherzare.
illecito utilizzare la lettura del Corano come mezzo per mendicare o guadagnarsi il pane. Vi
tuttavia l'usanza in alcuni paesi di pagare i servizi di un lettore cieco che recita il Corano nelle
cerimonie che accompagnano i funerali. Inoltre permesso di insegnare il Corano per un
compenso.

1
Al-nadwah al-duwaliyyah hawl tarjamat ma'ani al-Qur'an, p. 26-34, 158.
2
Al-Nimr: 'Ilm, p. 37.
3
V. Kitabat al-mushaf bil-latiniyyah, in Majallat al-buhuth al-islamiyyah, vol. 10, 1404 h., p. 11-59.
4
Sa'id: Al-jam', p. 372-373.
5
Da'ud: 'Ulum, p. 102-114; 'Umar: Al-Qur'an, p. 168-183.

68
Non consentito depositare il Corano per terra, di mettervi cose sopra, di appoggiarvisi. Se si
viaggia con tanti libri, deve essere in cima. proibito gettare gli strati danneggiati a terra; si deve
lavarli per cancellare la scrittura, oppure bruciarli, seppellirli.
Il Corano recitato su i minareti, attraverso la radio e la televisione, e nelle riunioni pubbliche.
Numerosi siti Internet propongono il Corano recitato da sceicchi famosi con belle voci. Si parla di
tartil
1
o di tilawah
2
. Anche se la recita simile al canto, vietato utilizzare i versetti del Corano
nelle canzoni. Marcel Khalifah, un cantante cristiano libanese impegnato, ha sollevato una tempesta
per avere cantato una poesia di Mahmud Darwish che ammette la frase coranica della storia di
Giuseppe: "O padre mio, ho visto [in sogno] undici stelle, anzich il sole e la luna. Li ho visti
prosternarsi davanti a me" (12:4). stato accusato di prendere in giro le convinzioni religiose dei
musulmani
3
. Imprigionato, fu liberato dal tribunale il 15 dicembre 1999.
II. Il Corano fonte del diritto
1) Carattere obbligatorio del Corano
Un professore musulmano scrive:
Non ci sono divergenze tra i musulmani che il Corano opponibile a tutti (hujjatun 'ala al-jami') e che
costituisce la prima fonte del diritto musulmano. Ci deriva dal fatto che proviene da Dio. La prova che proviene
da Dio la sua inimitabilit. Se si ammette che proviene da Dio a causa della sua inimitabilit -, tutti sono
costretti a seguirlo
4
.
Gli autori contemporanei che richiedono il ritorno al diritto musulmano invocano molti versetti
coranici che dimostrano l'obbligo per uno che crede di sottoporsi a questo diritto. Citiamo qui
alcuni versetti tratti da un libro contemporaneo
5
. Tali libri si trovano a centinaia nelle librerie del
mondo arabo.
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit. Se siete discordi in
qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. la cosa migliore
e l'interpretazione pi sicura (4:59).
Non hai visto coloro che dicono di credere in quello che abbiamo fatto scendere su di te e in quello che abbiamo
fatto scendere prima di te, e poi ricorrono all'arbitrato degli idoli, mentre stato loro ordinato di rinnegarli?
Ebbene, Satana vuole precipitarli nella perdizione (4:60).
Non abbiamo inviato un Messaggero se non affinch sia obbedito, per volont di Allah (4:64).
E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verit, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e
lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non
conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verit che ti giunta. Ad ognuno di voi abbiamo assegnato
una via e un percorso (5:48).
Abbiamo fatto scendere su di te un Libro affinch, con il permesso del loro Signore, tu tragga le genti dalle
tenebre alla luce, sulla via dell'Eccelso, del Degno di lode (14:1).
Quando i credenti sono chiamati ad Allah e al Suo Inviato affinch egli giudichi tra loro, la loro risposta
"Ascoltiamo e obbediamo". Essi sono coloro che prospereranno! (24:51).
Occorre rilevare qui che il Corano incita i credenti a non sollecitare troppo la rivelazione per
risolvere i loro problemi e di arrangiarsi per quanto possibile da soli nella loro vita:
O voi che credete, non fate domande su cose che, se vi fossero spiegate, vi dispiacerebbero. Se farete domande in
proposito, vi saranno spiegate dopo che il Corano sar disceso [per intero]. Allah vi perdoner, poich Allah
perdonatore, paziente. Un popolo che vi precedette fece domande in tal senso e poi rinneg (5:101-102).
Maometto avrebbe detto nello stesso senso:

1
Questo termine illustrato nei versetti seguenti: 25:32; 73:4.
2
Questo termine illustrato nei versetti seguenti: 2:113; 2:121; 2:129; 2:151; 3:113; 3:164; 4:127; 5:1; 11:17;
17:107; 22:30; 22:72; 28:53; 28:59; 29:51; 33:34; 35:29; 39:71; 62:2; 65:11; 68:30; 92:2.
3
V. l'opinione di Muhammad Salim Al-'Awwa a favore di Marcel Khalifah in: http://www.islamonline.net/iol-
arabic/dowalia/fan-4/alqawel.asp. V. anche http://www.islamonline.net/iol-arabic/dowalia/qpolitic-1/qpolitic8.asp.
4
Zaydan: Al-wajiz, p. 152.
5
Yasin: Muqaddimah.

69
il pi colpevole fra i musulmani quello che chiede precisazioni su cose che non erano proibite e lo sono
diventate a seguito delle sue domande.
Dio ha imposto doveri che dovete rispettare; ha fissato limiti che non dovete superare; ha stabilito dei divieti che
non dovete violare; e ha taciuto su alcune cose per piet di voi, senza averle dimenticate, che voi non dovete
investigare
1
.
Qualcuno ha chiesto a Maometto se occorreva fare il pellegrinaggio ogni anno. Rimprover il
richiedente rispondendogli che proibito chiedere precisazioni sulle cose inutili: "Non pormi
domande che riguardano le cose che ho trascurato. Gente prima di voi si persa a causa delle loro
numerose domande".
Il Corano addirittura chiede ai credenti di fare un'elemosina prima di interrogare il Profeta affinch
cessino di importunarlo:
O credenti! Quando desiderate un incontro privato con il Messaggero, fate precedere il vostro incontro da
un'elemosina (58:12).
La riserva di Maometto stata ancora pi grande quando le domande toccavano i settori metafisici.
Cos, avrebbe consigliato i suoi seguaci: "Se si fa menzione del destino, trattenetevi". 'Umar (d.
644) ha battuto un uomo che voleva avere il senso delle parole oscure come al-mursalat e al-asifat
nei versetti 77:1-2
2
. Ha anche battuto qualcuno che gli chiedeva precisazioni riguardanti versetti
equivoci, l'ha esiliato da Medina ed ha proibito alla gente di sedersi vicino a lui per evitare le
discussioni e la perversione.
Parlando dei versetti 2:67-69, Ibn-'Abbas (d. v. 686) dice che Mos aveva prescritto il sacrificio di
una mucca. Gli ebrei hanno allora chiesto troppe precisazioni sulle sue qualit, cos Dio ha reso il
loro compito ancora pi difficile mentre se fossero stati zitti, sarebbe rimasto soddisfatto da
qualsiasi mucca.
Nonostante la volont di lasciare agli individui la loro libert, una volta che la rivelazione ha avuto
luogo, essa diventa obbligatoria, e non si pu ritornare pi in dietro o fare finta che non esiste.
L'obbligo si impone a tutti, e non soltanto a quelli che hanno causato la rivelazione.
2) Autenticazione del Corano
Una legge obbligatoria, quando autenticamente proviene dall'autorit avente la competenza di
emetterla ed conforme alla versione originale della legge, senza alterazione.
Ci vale per il Corano e gli altri testi religiosi. I giuristi avanzano due clausole da richiedere ai
musulmani:
Deve essere provato che i testi provengono veramente da parte di Dio (thubut nisbatih).
Deve essere provato che i testi che sono nelle nostre mani sono stati trasmessi senza
interruzione e senza alterazione (thubut al-tawatur)
3
.
A) Autenticazione della fonte divina e del testo delle altre religioni
Secondo i musulmani, se un messaggero sostiene che viene da Dio, deve provarlo facendo dei
miracoli. Per designare i miracoli, il Corano utilizza a volte l'epiteto: "Un'autorit innegabile, una
prova ovvia" (sultan mubin)
4
.
Il faraone esige da Mos, prima di qualsiasi discussione, un miracolo per provare che viene da parte
di Dio:
Disse Mos: "O Faraone, in verit io sono un messaggero inviato dal Signore dei mondi. Non dir, su Allah,
altro che la verit. Sono giunto con una prova da parte del vostro Signore. Lascia che i figli di Israele vengano
via con me". "Se hai recato una prova con te, disse [Faraone], allora mostrala, se sei uno che dice la verit".

1
Al-Khudari: Tarikh, p. 17-19.
2
Su questo affare, v. Al-Nimr: 'Ilm, p. 54-67.
3
Al-Hakim: Al-usul, p. 100.
4
Questo termine illustrato nei versetti seguenti: 11:96; 14:10; 23:45; 27:21; 37:156; 40:23; 44:19; 51:38; 52:38.

70
Gett il bastone, ed ecco che si trasform in un serpente [ben] evidente. Stese la mano, ed ecco che apparve
bianca agli astanti (7:104-108).
In verit inviammo Mos, con i Nostri segni e con autorit evidente, a Faraone e ai suoi notabili. Essi obbedirono
all'ordine di Faraone anche se l'ordine di Faraone era iniquo (11:96-97).
Inoltre secondo il Corano, Ges doveva fornire dei miracoli agli ebrei come prova che inviato da
Dio:
E [ne far un] messaggero per i figli di Israele [che dir loro]: "In verit vi reco un segno da parte del vostro
Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e, con il permesso di Allah,
diventa un uccello. E per volont di Allah, guarisco il cieco nato e il lebbroso, e resuscito il morto. E vi informo
di quel che mangiate e di quel che accumulate nelle vostre case. Certamente in ci vi un segno se siete
credenti! [Sono stato mandato] a confermarvi la Torah che mi ha preceduto e a rendervi lecito qualcosa che vi
era stata vietata. Sono venuto a voi con un segno da parte del vostro Signore. Temete dunque Allah e obbeditemi
(3:49-50).
Bench i musulmani credano che Mos e Ges abbiano veramente ricevuto una rivelazione da parte
di Dio, rivelazione la cui origine divina provata da miracoli, ritengono che il testo nel quale
consegnata questa rivelazione stato alterato. Pertanto, gli autori musulmani si riferiscono di rado a
questi libri
1
.
B) Autenticazione della fonte divina del Corano
La questione dell'attribuzione del Corano a Dio allontanata da una persona razionale perch
qualsiasi testo inevitabilmente un prodotto umano, tutto proviene dalla terra, e nulla scende dal
cielo. Ma per il musulmano, l'attribuzione del Corano a Dio essenziale per la sua fede, negarla lo
espone alla morte. Su che cosa si basano i musulmani per affermare che il Corano proviene da Dio?
a) Nessun miracolo da parte di Maometto
La gente attorno a Maometto gli chiedeva con insistenza di provare il suo messaggio con miracoli,
come avevano fatto i profeti precedenti:
Hanno giurato con solenni giuramenti che, se giungesse loro un segno, certamente crederebbero. Di': "In verit i
segni sono presso Allah". Ma chi vi d la certezza che se questo avvenisse crederebbero? (6:109).
Quando giunge loro un segno dicono: "Non crederemo finch non ci giunga un segno simile a quello che stato
dato ai messaggeri di Allah". (6:124).
Dicono: "Perch non viene fatto scendere su di lui un segno del suo Signore?". Di': "In verit l'invisibile
appartiene ad Allah. Aspettate e sar con voi tra coloro che aspettano" (10:20)
2
.
Maometto tuttavia non ha potuto fornire dei miracoli. Il Corano ne spiega la ragione:
Non giunge loro un segno, dei segni del Signore, che essi non rifiutino (6:4; versetto simile 36:46).
Nulla ci impedisce di inviare i segni, se non [il fatto] che gli antichi li tacciarono di menzogna. Come segno
tangibile demmo la cammella ai Thamud, ma essi le fecero torto. Inviamo i segni solo per incutere sgomento
(17:59).
In questo Corano abbiamo proposto agli uomini ogni specie di metafora. Quando per porti loro un segno, i
miscredenti diranno: "Non siete altro che impostori". (30:58).
Sebbene la dichiarazione del Corano che Maometto non ha fatto miracoli, degli autori musulmani
non hanno esitato a ricamare ed inventare numerosi miracoli
3
che gli autori musulmani
contemporanei mettono in dubbio
4
. Fra questi miracoli, ci sarebbe:
La spaccatura della luna dalla parte di Maometto, miracolo riportato dal Corano: "L'Ora si
avvicina e la luna si spacca" (54:1). Al-Haddad risponde che questo versetto riguarderebbe il
giudizio ultimo, e dunque non un miracolo verificato nel tempo di Maometto
5
.

1
V. Parte II, capitolo V.
2
V. anche i versetti 13:7; 13:27; 20:133; 21:5; 29:50.
3
V. ad esempio una selezione di 35 miracoli riportati d'Al-Ghazali (d. 1111): Ihya''ulum al-din, volume 2, p. 383-
387. Tali miracoli sono ripresi da autori contemporanei. V. per exempio Jalhum e Hammad: Mu'jizat al-Rasul.
4
V. su questi autori Al-Haddad: Durus qur'aniyyah: Mu'jizat al-Qur'an, p. 87-94.
5
Al-Haddad: Durus qur'aniyyah: Mu'jizat al-Qur'an, p. 47 e 109-110.

71
Il viaggio notturno di Maometto, miracolo segnalato dal Corano: "Gloria a Colui che di notte
trasport il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota di cui benedicemmo i dintorni,
per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli Colui che tutto ascolta e tutto osserva" (17:1). I
versetti 53:3-18 si riferirebbero anche a questo evento. Al-Haddad commenta che questo
miracolo si verificato di notte, e dunque nessuno l'ha visto
1
.
Apertura del petto di Maometto e la sua purificazione della parte dell'angelo, miracolo dedotto
dal Corano: "Non ti abbiamo forse aperto il petto? E non ti abbiamo sbarazzato del fardello che
gravava sulle tue spalle?" (94:1-3). Al-Haddad risponde che l'espressione "aprire il petto"
significa semplicemente consolare Maometto
2
.
b) Il Corano stesso un miracolo
Gli autori musulmani, tanto classici che contemporanei, ritengono che il miracolo che prova
l'origine divina del Corano la sua inimitabilit. ci che si chiama al-i'jaz. Il termine arabo
proviene dal verbo 'ajiza (essere incapace) da cui formato il termine mu'jizah (miracolo). Indica
l'incapacit di produrre un testo simile al Corano.
Il Corano lancia, infatti, ai suoi oppositori una sfida in molte tappe. Comincia per chiederli di
presentare un libro simile:
Di': "Se anche si riunissero gli uomini e dmoni per produrre qualcosa di simile di questo Corano, non ci
riuscirebbero, quand'anche si aiutassero gli uni con gli altri" (17:88).
In seguito, li sfida a presentare dieci capitoli:
Oppure diranno: "Lo ha inventato". Di': "Portatemi dieci sure inventate [da voi] simili a questa: e chiamate chi
potete, all'infuori di Allah, se siete sinceri" (11:13).
In seguito, li sfida a presentare un solo capitolo:
Oppure diranno: " lui che lo ha inventato". Di': "Portate una sura simile a questa e chiamate [a collaborare] chi
potrete all'infuori Allah, se siete veritieri" (10:38).
E se avete qualche dubbio in merito a quello che abbiamo fatto scendere sul Nostro Servo, portate allora una
Sura simile a questa e chiamate altri testimoni all'infuori di Allah, se siete veritieri. Se non lo fate - e non lo
farete - temete il Fuoco, il cui combustibile sono gli uomini e le pietre, che stato preparato per i miscredenti
(2:23-24).
Infine, li sfida a presentare un solo detto:
Diranno: "Lo ha inventato lui stesso". Piuttosto [sono loro che] non vogliono credere. Producano dunque un
discorso simile a questo, se sono sinceri (52:33-34).
Evocando questa sfida, un autore contemporaneo scrive:
La sfida fu lanciata dal Profeta quando si dichiar messaggero di Dio, presentando come prova il Corano che
recitava e che gli era rivelato da Dio. Ai suoi detrattori, dice: se voi dubitate dell'origine divina di questo testo, se
credete che sia l'opera di un essere umano, allora producete un testo simile, o soltanto dieci capitoli o anche uno
solo! Li sfid con un tono provocatorio. Utilizz espressioni offensive e sarcastiche che incitano ad agire e
combattere... Nessun ostacolo impediva loro di raccogliere la sfida. Infatti, il Corano formulato in
un'espressione araba, il suo lessico ed il suo stile sono dunque quelli degli Arabi... Questi ultimi non poterono
farlo; non era mancanza di volont o di motivazione ma mancanza di capacit. Se soltanto i detrattori del Corano
fossero stati capaci di imitarlo, avrebbero potuto salvare l'onore dei loro dei, ridurre al silenzio quello che li
prendeva in giro e preservarsi dalla guerra. Ma, anzich fare concorrenza con il Corano, cospirarono contro il
Profeta. Non era la prova della loro impotenza e della loro capitolazione davanti al carattere divino ed inimitabile
del Corano? Cos avevano dunque riconosciuto che egli era sopra i mezzi umani e che il suo autore era
veramente Dio
3
.
Ma in che consiste questa sfida? Si tratta di produrre un testo equivalente sul piano linguistico,
come sembra indicarlo la citazione suddetta? Il Corano non lo dice. Se tale era il caso, alcuni
obietterebbero che la lingua del Corano poteva essere una sfida agli Arabi che parlano questa

1
Su questo miracolo, v. Al-Haddad: Durus qur'aniyyah: Mu'jizat al-Qur'an, p. 47 e 97-104.
2
Su questo miracolo, v. Al-Haddad: Durus qur'aniyyah: Mu'jizat al-Qur'an, p. 95-97. Si trova l'espressione "aprire il
petto" nei versetti 6:125, 20:25 e 39:22.
3
Hallaf: Les fondements, p. 36-38. V. nello stesso senso Hasab-Allah, p. 18-19.

72
lingua, ma non per i non Arabi. Se gli Arabi, nonostante la loro eloquenza, non hanno potuto
raccogliere la sfida coranica, a maggior ragione, i non Arabi non potranno farlo, anche se imparano
la lingua araba
1
.
Gli autori musulmani allargano gli elementi che compongono questa sfida all'infinito. Hasab-Allah
scrive:
Il carattere miracoloso del Corano proviene dall'eloquenza dei suoi termini e del suo stile, dalla sua leggerezza
sulla lingua, dalla sua buona tonalit per l'ascolto, dalla sua presa sui cuori, dall'informazione riguardante ci che
sconosciuto nel passato o il futuro, dalla morale superiore e virtuosa che comporta, dalla sua legge giusta e
completa atta a governare tutta la gente ovunque e sempre, ed in seguito dalla mancanza di contraddizioni
interne: "Non meditano sul Corano? Se provenisse da altri che da Allah, vi avrebbero trovato molte
contraddizioni" (4:82).
Il Corano ha riunito tutte le qualit nonostante il fatto che quello che l'ha riportato un bambino orfano, povero,
allevato fra politeisti, senza mai seguire un maestro, e senza mai scrivere una parola. Dio dice: "Sappiamo bene
che essi dicono: "C'e un qualche uomo che lo istruisce", ma colui a cui pensano parla una lingua straniera,
mentre questa lingua araba pura" (16:103). Dio dice anche: "Cos abbiamo fatto scendere su di te il Libro.
Coloro ai quali abbiamo dato il Libro credono in esso e anche tra loro c' chi crede. Solo i miscredenti negano i
Nostri segni. Prima di questo non recitavi alcun Libro e non scrivevi con la tua destra; [ch altrimenti] coloro che
negano la verit avrebbero avuto dubbi" (29:47-48).
Occorre aggiungere a tali elementi la prova vissuta che gli individui ed i gruppi guidati dalle direttive e norme
del Corano hanno conosciuto il progresso e costituiscono una nazione modello di cui non si conosce un
equivalente nella storia
2
.
Khallaf scrive:
Gli specialisti si accordano sul fatto che il carattere inimitabile del Corano dipendente da molteplici fattori. Gli
uomini sono incapaci di produrre un testo simile al Corano tanto dal punto di vista del lessico che del senso e del
valore spirituale. La sua superiorit si afferma dunque in molti modi. D'altra parte, ben noto che lo spirito
umano non ha ancora capito tutti i segreti dell'aspetto miracoloso del testo coranico. Il velo si alza su questi
segreti man mano che i credenti studiano il Corano, e che i dotti scoprono le leggi che disciplinano l'universo e le
meraviglie degli esseri vivi. S, ogni scoperta viene a confermare il carattere divino del Corano
3
.
Mustafa Mahmud scrive del suo ritorno alla fede:
Ho letto il Corano. La melodia e il ritmo della sua lingua hanno sorpreso il mio orecchio. Il suo contenuto ha
meravigliato il mio spirito. Che debba rispondere alle domande che riguardano la politica, l'etica, la legislazione,
l'universo, la vita, l'anima o la societ, il Corano porta sempre l'ultima parola, bench sia stato rivelato da oltre
1300 anni... Egli d'accordo con tutte le scienze pi recenti, bench ci sia giunto tramite un Beduino illetterato
che viveva in un popolo arretrato ed allontanato della luce delle civilt. Ho letto la vita di questo uomo, ci che
ha fatto... e mi sono detto: s, un Profeta! impossibile che sia diverso!
4

Il mondo politico non sfugge a tali estrapolazioni. In un discorso diffuso dalla radio, la televisione e
la stampa, Sadat affermava:
L'islam non solo devozioni, riti di pellegrinaggio, predica morale, letture meccaniche del libro di Dio. No. Il
nostro Corano un'enciclopedia completa che non ha lasciato alcun lato della vita, del pensiero, della politica,
della societ, dei segreti cosmici, dei misteri dell'anima, delle transazioni, del diritto familiare, senza che ne
abbia dato un'opinione. L'aspetto straordinario, miracoloso della legislazione coranica che conviene a tutte le
epoche
5
.
Sadat non fa che ripetere quello che il Corano dice di se stesso:
Non lo tange la falsit in niuna delle sue parti. una rivelazione da parte di un Saggio, Degno di lode (41:42).
Non abbiamo dimenticato nulla nel Libro (6:38).
Abbiamo fatto scendere su di te il Libro, che spiegasse ogni cosa (16:89).
Quindi, la prova dell'origine divina del messaggio di Maometto si basa soprattutto su quattro
elementi: la perfezione del testo, la conoscenza del passato e la previsione del futuro, la conformit
con la scienza e l'analfabetismo di Maometto. Queste argomentazioni sono insegnate nelle facolt

1
Hasab-Allah, p. 20.
2
Ivi, p. 19.
3
Ivi, p. 39.
4
Mahmoud: Dialogue avec un ami athe, p. 217.
5
Al-Ahram, 1.6.1976, p. 6.

73
di legge e ritornano costantemente in qualsiasi discussione con i musulmani. importante dirne una
parola.
c) Perfezione del testo
Questo argomento raccoglie diversi elementi: la lingua, lo stile, l'assenza di contraddizione interna,
la coesione delle idee enunciate, ecc.. Abbiamo gi citato estratti di Hasab-Allah e di Khallaf su
queste questioni. Riferiamo altri due passaggi di Khallaf:
Il testo coranico si compone di seimila versetti. Comprende una variet di forme d'espressione e di stile. Tratta di
diversi soggetti d'ordinamento cultuale, morale e giuridico. Contiene allo stesso tempo una cosmogonia, un'etica
sociale ed una metafisica. Tuttavia, l'espressione dell'insieme sempre di qualit costante, di un versetto all'altro
lo stile uguale a se stesso. I termini sono tutti pertinenti e precisi. Il livello di retorica la stessa lungo il testo.
L'espressione corrisponde perfettamente alla situazione descritta o alla prescrizione data. Ogni parola
necessaria dove . Il suo contenuto non soffre nessuna contraddizione interna e le sue prescrizioni nessuna
opposizione tra esse. I suoi obiettivi vanno tutti nella stessa direzione, i suoi principi ed i suoi precetti si
affermano mutuamente. Se fosse l'opera di esseri umani - individui o gruppi - egli soffrirebbe di contraddizioni
nella sua espressione e nel suo contenuto
1
.
Non esiste nel Corano alcun termine che pu colpire l'orecchio o che sia incompatibile con i termini precedenti o
seguenti. Le sue parole formano un insieme coerente ed armonioso, e le sue varie espressioni convengono
perfettamente alle situazioni che descrivono; il modello perfetto dell'arte del discorso
2
.
L'argomentazione della perfezione del testo del Corano dubbiosa. Ne abbiamo gi parlato
3
.
Questo argomento dimostra l'incapacit dei musulmani di leggere obiettivamente il Corano, sia
perch non possono farlo a causa delle conseguenze inevitabili di una tale lettura, sia perch il loro
spirito oscurato da un discorso apologetico spesso ripetuto da quattordici secoli.
d) Conoscenza del passato e previsione del futuro
Khallaf scrive:
Il Corano racconta... la storia di popoli scomparsi dall'antichit e che non hanno lasciato nessuna traccia. Questo
una prova supplementare che proviene da Dio, che solo conosce il passato, il presente ed il futuro.
Egli cita il versetto del Corano:
Questa una delle notizie dell'ignoto che ti riveliamo. Tu non le conoscevi e neppure il tuo popolo prima di ora
(11:49)
4
.
Oltre alla conoscenza del passato, il Corano predirebbe il futuro. Generalmente sono citati due
esempi. Il primo riguarda la vittoria dei bizantini sui persiani. Il Corano dice:
Sono stati sconfitti i Romani nel paese limitrofo; ma poi, dopo essere stati vinti, saranno vincitori, in qualche
anno (30:2-4).
Il secondo esempio d'attualit. Il Corano dice:
Decretammo nella Scrittura, contro i figli di Israele: "Per due volte porterete la corruzione sulla terra e sarete
manifestamente superbi" Quando si realizz la prima [delle Nostre promesse], mandammo contro di voi servi
Nostri, di implacabile valore, che penetrarono nelle vostre contrade: la promessa stata mantenuta. Vi demmo
quindi il sopravvento su di loro e vi corroborammo con ricchezze e progenie e facemmo di voi un popolo
numeroso. Se fate il bene, lo fate a voi stessi; se fate il male, a voi stessi che lo fate. Quando poi si realizz
l'ultima promessa i vostri volti furono oscurati ed essi entrarono nel tempio come gi erano entrati e distrussero
completamente quello che avevano conquistato" (17:4 -7)
5
.
Citando quest'ultimo passaggio, Mustafa Mahmud dice che il Corano ha previsto la creazione di
Israele e la sua caduta
6
. As'ad Al-Tammimi ex-sceicco della Moschea Al-Aqsa di Gerusalemme, ha
scritto un libro ispirato da questo passaggio con il titolo evocatore: "La scomparsa di Israele una

1
Hallaf: Les fondements, p. 39.
2
Ivi, p. 45. Questo autore dedica le pagine 39-41 e 45-46 a questa argomentazione.
3
V. parte II, capitolo I.I.3.
4
Hallaf: Les fondements, p. 45.
5
Questi due esempi sono citati da Hallaf: Les fondements, p. 44-45.
6
Mahmud: Al-Qur'an, p. 239.

74
necessit secondo il Corano". Secondo lui, il versetto prevede due entrate dei musulmani a
Gerusalemme. La prima quella verificatasi con la conquista musulmana della Palestina. La
seconda vicina
1
. Ma l'interpretazione respinta dal Gran Mufti della Giordania, lo sceicco 'Abd-
Allah Al-Qalqili che ritiene che le due distruzioni in questione sono accadute, una con la conquista
babilonese, e l'altra con la conquista di Tito nell'anno 70. Aggiunge che i musulmani ricorrono a tali
interpretazioni ogni volta che una disgrazia li colpisce. Cercano nel Corano o nelle raccolte della
Sunnah una soluzione alla sventura, credendo che Dio provveder alla loro liberazione senza che
compiano il minimo sforzo, per la semplice ragione che sono musulmani
2
.
Ricordiamo qui che il Corano ripete varie volte che la conoscenza dei segreti appartiene a Dio e che
Maometto non stato dotato di tale dono:
Di': "Non vi dico che possiedo i tesori di Allah e neppure che conosco l'invisibile". (6:50).
Se conoscessi l'invisibile possederei beni in abbondanza e nessun male mi toccherebbe. Non sono altro che un
nunzio e un ammonitore per le genti che credono (7:188)
3
.
Questo modo di utilizzare i testi religiosi "profetici" a fini politici, si trova in altre religioni. il
caso delle sette protestanti
4
e di alcuni ambienti ebraici. Cos, il 20 marzo 2003, l'edizione Internet
di Jerusalem post distribuiva ai suoi lettori una pubblicit per un CD sviluppato da dotti e
matematici israeliani sul codice della Bibbia. Permetterebbe, secondo la suddetta pubblicit, di
trovare nella Bibbia tutti gli eventi scorsi, presenti e da venire, come pure il nome di ciascuno dei
lettori
5
.
e) Conformit alla scienza
L'argomentazione molto di moda oggi, non era invocata dagli autori musulmani classici. Khallaf la
riassume come segue:
Dio ha rivelato il Corano per servire da prova al suo Profeta e da leggi fondamentali agli esseri umani. Egli non
l'ha destinato ad essere un trattato scientifico che spiega la creazione dell'universo e dell'uomo, e descrive i
movimenti delle stelle. Tuttavia, per provare l'esistenza di Dio, la sua unit e ricordare agli umani il suo
vantaggio, ecc., alcuni versetti coranici parlano di leggi naturali che reggono l'universo. La scienza moderna ha
provato l'esattezza dei dati coranici ed ha cos confermato l'origine divina di questo testo. Infatti, i contemporanei
del Profeta non conoscevano nulla delle verit scientifiche citate nel Corano. Cos, ogni volta che la scienza
permette di scoprire una legge naturale che il Corano ha citato, ci testimonia nuovamente che il Corano
proviene di Dio
6
.
Khallaf cita qui un versetto coranico che stabilisce un legame tra l'origine divina del Corano e i dati
scientifici:
Di': "Non vedete? Se [questo Corano] viene da Allah e voi lo rinnegate, chi sar pi traviato di chi si allontana
nello scisma? Mostreremo loro i Nostri segni nell'universo e nelle loro stesse persone, finch non sia loro chiaro
che questa la Verit". Non ti basta che il tuo Signore sia testimone di ogni cosa? (41:52-53).
Fra i versetti che, secondo Khallaf, comportano verit scientifiche sconosciute nel tempo di
Maometto, citiamo i tre seguenti:
Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la terra formavano una massa compatta? Poi li separammo e
traemmo dall'acqua ogni essere vivente. Ancora non credono? (21:30).
In verit creammo l'uomo da un estratto di argilla. Poi ne facemmo una goccia di sperma [posta] in un sicuro
ricettacolo, poi di questa goccia facemmo un'aderenza e dell'aderenza un embrione; dall'embrione creammo le
ossa e rivestimmo le ossa di carne. E quindi ne facemmo un'altra creatura. Sia benedetto Allah, il Migliore dei
creatori! (23:12-14).

1
Al-Tammimi: Zawal, p. 17-21.
2
Al-Qalqili: Al-fatawa, p. 97-105.
3
V. anche 6:59; 10:20; 11:31; 16:77; 27:65.
4
V. per esempio: Malgo: Que Dit la Bible sur la fin du monde; Malgo: Jrusalem aboutissement de tous les chemins;
Despagne: Le Moyen-Orient et les choses qui doivent arriver bientt; Despagne: Isral an 40: 1948-1988.
5
http://www.jewishsoftware.com/jptcoffer.htm.
6
Hallaf: Les fondements, p. 41-42.

75
Vedrai le montagne, che ritieni immobili, passare come fossero nuvole. Opera di Allah, Che rende perfetta ogni
cosa. Egli ben informato di quello che fate! (27:88)
1

Un'enciclopedia sul Corano dice che le verit scientifiche devono essere giudicate alla luce del
Corano e non l'opposto, poich il testo coranico una rivelazione da parte dell'onnisciente. Se
dunque una conoscenza scientifica contraddice il Corano, deve essere respinta
2
.
Il medico Maurizio Bucaille ha contribuito a questa corrente conosciuta fra i cristiani come
concordismo e consiste nel volere fare convenire le Sante Scritture con la conoscenza attuale. Il suo
libro La Bible, le Coran et la science: les critures saintes examines la lumire des
connaissances modernes (La Bibbia, il Corano e la scienza: le scritture sante esaminate alla luce
delle conoscenze moderne) stato tradotto in una decina di lingue, fra cui l'arabo. Questo medico
ritiene che il Corano, contrariamente alla Bibbia ed al Nuovo Testamento, perfettamente in
conformit con la scienza. L'ultimo paragrafo del suo libro riassume il ragionamento dell'autore e
dei suoi simili:
Non si pu concepire che molti enunciati coranici che hanno un aspetto scientifico siano stati l'opera di un uomo
a causa dello stato delle conoscenze all'epoca di Maometto. Quindi perfettamente legittimo non soltanto
considerare il Corano come l'espressione di una rivelazione, ma ancora di dare alla rivelazione coranica un posto
completamente distinto a causa della garanzia d'autenticit che offre e della presenza di enunciati scientifici che,
esaminati nella nostra epoca, appare come una sfida alla spiegazione umana
3
.
L'autore ritorna sullo stesso tema in un libro scritto con Mohamed Talbi
4
, intellettuale musulmano e
professore alla facolt di lettere di Tunisi. Dopo avere esposto l'opinione dei seguaci ed oppositori
di tale tendenza nel mondo musulmano
5
, Mohamed Talbi ci consegna il suo pensiero:
Rifiutiamo (...) per il rispetto che dobbiamo all'altro, di considerare tutti coloro che lavorano in questa direzione
(...) come sciocchi. Costatiamo soltanto (...) che se alcune proposte suscitano, con la loro seriet e competenze
dei loro autori, almeno l'interesse e la riflessione, altri, invece, avventurose e formulate, con un'assicurazione che
soltanto una sconcertante e disarmante ingenuit, da parte di dilettanti senza conoscenza n scienza n
preparazione adeguata, raggiungono le immaginazioni della vena popolare di sempre
6
.
Non si deve respingere nessuna chiave che apre il senso di un libro che rimane tuttavia, e questo essenziale,
esclusivamente Hudan lil-nas, guida per gli uomini (2:185)
7
.
Un esempio invocato dai musulmani per provare l'origine divina del Corano riguardo i suoi due
passaggi che tratta dei due mari che non si mescolerebbero:
Egli Colui che ha fatto confluire le due acque: una dolce e gradevole, l'altra salata e amara, e ha posto tra loro
una zona intermedia, una barriera insormontabile (25:53).
Ha lasciato liberi mari affinch si incontrassero, [ma] fra loro vi una barriera che non possono oltrepassare
(55:19-20).
Il comandante Cousteau ha documentato che nei posti dove due mari diversi si incontrano, in
particolare quando l'acqua del mare Mediterraneo penetra nell'Oceano atlantico, a livello dello
stretto di Gibilterra, una barriera separa i due mari in modo che ciascuna conserva la temperatura, la
salinit e la densit che gli sono propri. Secondo un mormorio che i musulmani continuano a
diffondere, smentito dalla famiglia Cousteau gi nel 1991, quest'ultimo si sarebbe convertito
all'islam dopo avere scoperto il fenomeno descritto dal Corano. Ora, questo fenomeno, come lo
indica Cousteau, era conosciuto dai Fenici, molti secoli prima di Ges Cristo, dunque molto prima

1
Ivi, p. 42-44.
2
Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p. 699. Questa enciclopedia dedica le pagine 692-723 alla scienza
nel Corano.
3
Bucaille: La Bible, p. 254. Numerosi sono gli autori musulmani che fanno l'elogio di questo libro. V. per esempio:
Al-Nimr: 'Ilm, p. 154-157; Al-Bahnasawi: Al-Sunnah, p. 314-320.
4
Bucaille; Talbi: Rflexions, p. 157-245.
5
Ivi, p. 55-76.
6
Ivi, p. 67.
7
Ivi, p. 74-75.

76
del Corano. Avvertiamo che il Corano si contraddice qui. Parla di una barriera, che impedirebbe il
miscuglio, mentre l'acqua salata e l'acqua dolce si mescolano dopo fasi di transizioni
1
.
f) Segreto matematico del Corano
Una delle argomentazioni invocate dai musulmani per provare l'origine divina del Corano la cifra
19 che appare nel passaggio seguente:
Lo getter nel Calore che brucia. Chi mai ti dir cos' il Calore che brucia? Nulla risparmia, non lascia nulla;
carbonizza gli uomini. Gli stanno a guardia diciannove [angeli]. Non ponemmo che angeli a guardia del fuoco,
fissando il loro numero solo per tentare i miscredenti, affinch credessero con fermezza quelli cui stato dato il
Libro e aumentasse la fede dei credenti e non dubitassero coloro cui stata data la Scrittura e i credenti, e
affinch coloro che hanno morbo nel cuore e i miscredenti dicessero: "Cosa vuol significare Allah con questa
metafora?". (74:26-31).
fatto appello all'ordinatore per provare che la struttura del Corano disciplinata dalla cifra 19 o i
suoi multipli. Questo metodo, utilizzato dagli ebrei fondamentalisti e protestanti per provare
l'origine divina della Bibbia
2
, stato inventato da Rashad Khalifa
3
e seguitato dalla sua corrente
dopo il suo assassinio nel 1990
4
. Un altro autore musulmano invoca la cifra 7 menzionata molte
volte nel Corano
5
.
g) L'analfabetismo di Maometto
L'argomentazione rafforza le precedenti. Il Corano, dicono i musulmani, tanto pi straordinario, e
dunque d'origine divina, in quanto Maometto un uomo illetterato, incapace di redigerlo o di
copiarlo dagli scritti delle altre nazioni come gli era rimproverato. Rispondendo ai detrattori di
Maometto, il Corano dice:
Prima di questo non recitavi alcun Libro e non scrivevi con la tua destra; [ch altrimenti] coloro che negano la
verit avrebbero avuto dubbi (29:48).
Per affermare che Maometto era illetterato (ummi) i musulmani si basano sul Corano:
A coloro che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato che trovano chiaramente menzionato nella Torah e nel
Vangelo (7:157).
Di': "Uomini, io sono un Messaggero di Allah a voi tutti inviato da Colui al Quale appartiene la sovranit dei
cieli e della terra. Non c' altro Dio all'infuori di Lui. D la vita e d la morte. Credete in Allah e nel Suo
Messaggero, il Profeta illetterato che crede in Allah e nelle Sue parole. Seguitelo, affinch possiate essere sulla
retta via" (7:158).
L'espressione Profeta ummi, compresa dai musulmani nel senso di Profeta illetterato, designa
infatti, quello che non ha una scrittura sacra, un gentile, un pagano, che gli ebrei qualificano come
goy. I cristiani designano Paolo come apostolo dei Gentili, cio, l'apostolo incaricato di convertire i
pagani che non hanno testi sacri
6
. in questo senso che il Corano utilizza il termine per designare i
non ebrei:
E tra loro ci sono illetterati che hanno solo una vaga idea delle Scritture sulle quali fanno vane congetture (2:78).
E di' a coloro che hanno ricevuto il Libro e agli illetterati: "Vi siete sottomessi?" Se si sottomettono, saranno ben
guidati (3:20).
Tra le genti della Scrittura ci sono alcuni che, se affidi loro un qintar, te lo rendono e altri che se affidi loro un
denaro non te lo rendono finch tu non stia loro addosso per riaverlo. E ci perch dicono: "Non abbiamo
obblighi verso i gentili". E consapevolmente dicono menzogne contro Allah (3:75).

1
V. su questo dibattito http://www.coranix.com/biblio/cousteau.htm.
2
V. La Dcouverte extraordinaire de 8 savants israliens, documento pubblicato da Centre Missionnaire, 29270
Carhaix en France.
3
Khalifah: Mu'jizat. Per una critica di questa corrente in generale e di questo autore in particolare, v. Bint-al-Shati':
Qira'ah fi watha'iq al-baha'iyyah, p. 195 e sv..
4
V. http://www.submission.org/math-part2.html. Per una critica, v. http://www.mostmerciful.com/nrashad.htm;
http://www.answering-islam.org//Nehls/Ask/number19.html.
5
Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. I, p. 41-42.
6
V. su questo dibattito Blachre: Introduction, p. 6-12.

77
Egli Colui che ha inviato tra gli illetterati un Messaggero della loro gente, che recita i Suoi versetti, li purifica e
insegna loro il Libro e la Saggezza (62:2).
Riprendiamo qui la traduzione di Hmaza Piccardo che traduce il termine ummi a volte per illetterato
ed altre per gentili, gente senza libro. L'ultimo senso ci sembra pi adeguato. Al-Qurtubi (d. 1272)
riferisce che d'Ibn-'Abbas (d. v. 686), afferma che il termine ummi si applicava a tutti gli Arabi, a
coloro che sapevano scrivere e a coloro che non lo sapevano, perch non avevano libri rivelati
1
.
Contrariamente all'opinione musulmana dominante, 'Abd-al-Mun'im Al-Hafni, autore di
un'enciclopedia del Corano, accetta ormai l'idea che il termine Profeta ummi designando Maometto
significa un Profeta che proviene da una nazione senza libro, e non un Profeta illetterato. Arriva a
dire che Maometto, che si qualificava come il pi eloquente fra gli Arabi, poteva esserlo soltanto se
fosse stato superiore in lettura ed in scrittura
2
.
Indipendentemente dall'interpretazione che si d al termine coranico ummi, i musulmani sono
unanimi nel dire che il Corano non stato scritto da Maometto, ed egli non ne l'autore. Maometto
soltanto il canale con il quale Dio ha trasmesso il Corano all'umanit, per mezzo della rivelazione.
Chiunque afferma che Maometto l'autore del Corano, anche se fosse un cristiano in occidente,
considerato come un blasfemo dai musulmani. Cos, in una lettera pubblicata nel Courrier de
Genve il 19 agosto 1994, la signora Fawzia Al-'Ashmawi, che insegna all'universit di Ginevra, ha
fortemente reagito di fronte ad un disegno umoristico sul Corano pubblicato dalla Tribune de
Genve l'8 agosto 1994 che indica sulla copertura del Corano il nome del suo autore "Maometto".
Al-'Ashmawi dice che il Corano non ha per autore Maometto, ma Dio stesso. "Finch l'occidente
conserver questo atteggiamento d'indifferenza e di mancanza d'interesse riguardo ai musulmani,
non deve stupirsi di reazioni violente da parte dei fondamentalisti, quando si tocca, da vicino o da
lontano, quello che abbiano di pi sacro, il Corano
3
".
h) Inimitabile nella sua origine
Il professore tunisino Abdelmajid Charfi d il suo modo di capire la sfida dell'inimitabilit del
Corano. Scrive:
Quando il Corano sfida i miscredenti di presentare dieci capitoli, o anche un solo capitolo simile, ci non
perch la sua eloquenza sarebbe inimitabile, ma piuttosto perch la sua fonte divina non alla portata comune
dei mortali e soltanto solo i profeti e gli inviati vi hanno accesso. Certamente, innegabile che lo stile del
Corano raffinato, distinto, fuori norma, e non c' alcun lettore o ascoltatore che non cosciente di questa
singolarit. Ma se prendiamo tutte le grandi opere d'arte, in verso o in prosa, tabelle, sculture, capolavori di
musica, ecc., ciascuna di esse inimitabile nel suo genere, nonostante il suo carattere umano. Tutto quello che si
pu fare in presenza di un capolavoro, di copiarlo. Ma una copia sempre inferiore all'originale
4

i) Imitare il Corano vietato
Se i musulmani invitano a competere con la sfida coranica, impossibile da imitare, ci non significa
che permettano tale imitazione. Ogni persona che oserebbe proporre un libro concorrente al
Corano, subisce le critiche peggiori e rischia la sua vita. Il poeta famoso Al-Mutanabbi (d. 965) ne
ha fatto le spese nel passato raccogliendo la sfida coranica. Nel nostro tempo, il Pastore Anis
Shorrosh, un autore cristiano d'origine palestinese che vive negli Stati Uniti, ha pubblicato un libro
di stile coranico chiamato Al-Furqan al-haq (The True Furqan)
5
. Al-Furqan uno dei nomi del
Corano. Secondo il pastore, il libro in questione sarebbe stato scritto in sette giorni (il Corano
stato rivelato in una ventina d'anni!) da parte di un poeta arabo d'origine beduina anonimo che
pretende di aver ricevuto un'ispirazione divina alla stregua di Maometto
6
. Come si pu immaginare,

1
Al-Qurtubi: Al-jami' li-ahkam al-Qur'an, vol. 18, p. 91-92.
2
Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. I, p. 178-181.
3
V. questa lettera e le reazioni che ha suscitato in: Aldeeb Abu-Sahlieh: Les musulmans en Occident, p. 100-102.
4
Charfi: L'islam entre le message et l'histoire, p. 57.
5
V. il testo ed una traduzione inglese in: http://www.islam-exposed.org/.
6
http://www.focusing-on-islam.com/Assets/PDF%20Docs/Summer%20Newsletter.pdf.

78
il libro suscita una viva reazione da parte dei musulmani che chiedono ai governi, alle istituzioni e
ai privati di proibire la sua distribuzione e di intentare processi contro quelli che contribuiscono alla
sua pubblicazione ed alla sua diffusione. Ritengono che il libro faccia parte della guerra
dell'occidente e dei sionisti contro i musulmani, e mira a deviare i musulmani dalla loro fede. Lo
sceicco dell'Azhar ha proibito la sua diffusione e la sua consultazione da parte di musulmani
1
.
C) Autenticazione del testo del Corano
Non basta affermare che il Corano l'opera di Dio. Occorre ancora sapere se il Corano comprende
tutta la rivelazione affidata a Maometto. La dottrina ufficiale risponde affermativamente, ma alcuni
si permettono di dubitarne.
a) Dottrina ufficiale
La dottrina ufficiale afferma che il testo coranico riproduce la rivelazione fatta da Dio a Maometto,
senza nessuna alterazione possibile. Il Corano non dice: "Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e
Noi ne siamo i custodi" (15:9)?
Per dimostrare che il testo coranico autentico, gli autori musulmani dicono che l'angelo Gabriele
ha incontrato Maometto annualmente per una messa a punto dei testi rivelati nell'anno precedente.
Prima della sua morte, l'angelo l'ha revisionato totalmente e cos il Corano si trovato interamente
codificato, strutturato e completato secondo la volont divina. Aggiungono che Maometto stesso
dettava ai suoi segretari quello gli era stato rivelato ed indicava loro la posizione nel Corano di ogni
passaggio rivelato. Affermano, inoltre, che i califfi che hanno presieduto alla raccolta del Corano
hanno accuratamente vegliato a che il testo scritto corrispondesse esattamente a ci che era stato
rivelato a Maometto, ricorrendo alle basi sparse esistenti ed alla testimonianza dei compagni di
Maometto che avevano imparato il Corano a memoria.
b) Messa in questione dell'autenticit del Corano
"Interrogarsi sull'autenticit del testo coranico considerato oggi come una blasfemia, un atto
particolarmente sacrilego verso uno dei principali dogmi dell'islam, o il pi importante, dopo la
credenza in Dio e nel suo Profeta
2
", scrive Mondher Sfar, un tunisino marxista che vive a Parigi, e
che, per questa ragione, osa mettere in dubbio l'autenticit in un libro uscito nella stessa citt nel
2000.
L'autore non crede che Dio abbia rivelato il Corano. Ma quello che l'interessa di sapere se il testo
di cui disponiamo corrisponde all'originale conservato nel cielo su una Tavola (85:22; 43:4),
originale dal quale l'angelo Gabriele comunicava la rivelazione a Maometto. Per rispondervi, si
basa sul testo coranico e sulle avventure che hanno accompagnato la sua raccolta. Cita a questo
riguardo il Corano che dice:
Di': "Se il mare fosse inchiostro per scrivere le Parole del mio Signore, di certo si esaurirebbe prima che fossero
esaurite le Parole del mio Signore, anche se ne Noi ne aggiungessimo altrettanto a rinforzo" (18:109)
3
.
Sfar aggiunge che il Corano indica che alcuni passaggi sono stati rivelati ma, in seguito, abrogati
anche se stanno sempre nel testo, altri sono stati rivelati ma Maometto li avrebbe dimenticati
(2:106). Il demone stesso si mescolato alla rivelazione facendo credere a Maometto che si trattava
di testi divini (6:112; 22:52-53). Il Corano dice anche che consente versetti che costituiscono
l'essenziale del libro (um al-kitab) e altri che sono equivoci (3:7)
4
.
Tali elementi coranici e tanti altri provano, secondo Sfar, che il testo attuale del Corano non
corrisponde a quello che presso Dio. Di conseguenza, il versetto 15:9 che implica l'impegno di

1
http://www.islammemo.cc/news/one_news.asp?IDnews=51555.
2
Sfar: Le Coran est-il authentique?, p. 9.
3
Ivi, p. 38-40.
4
Ivi, p. 31-33.

79
Dio di salvaguardare la rivelazione, riguarda non il testo che abbiamo, ma quello che Dio possiede
sulla Tavola
1
.
Sfar rileva in seguito che la raccolta del Corano e la sua stesura sono passate per varie tappe
accompagnate da manipolazioni presenti nel testo attuale, dislocato e disorganizzato, permettendo
anomalie ed imperfezioni sul piano dello stile e della lingua cui si accennato. Il Corano di cui si
dispone non potrebbe, quindi, essere conforme a ci che uscito dalla bocca di Maometto ed
ancora meno al testo conservato presso Dio. La tradizione secondo la quale l'angelo Gabriele
avrebbe rivisto annualmente il Corano con Maometto non sarebbe dunque, secondo Sfar, che un
mito inventato per impedire di dubitare dell'autenticit del Corano
2
. Sfar arriva fino ad affermare
che il Corano non stato dettato dall'angelo, ma semplicemente ispirato, e che, quindi, la
formulazione del testo coranico l'opera di Maometto. Si avvicina cos alla concezione cristiana
della rivelazione: gli evangelisti sono stati ispirati dallo Spirito Santo, ed hanno tradotto
l'ispirazione con le loro parole secondo i loro stili. Da qui la divergenza che esiste tra i quattro
Vangeli
3
.
Sfar non aggiunge nulla di nuovo a quello che hanno scritto gli orientalisti occidentali, ma ha il
merito di essere il primo musulmano da presentare le loro argomentazioni secondo la logica
musulmana. Non essendo giurista, non ci dice quali sono le conseguenze giuridiche di tale messa in
questione dell'autenticit del Corano. La sua visione permette tuttavia di distanziarsi dal testo
coranico, diventato cos un testo storico manipolato dalle autorit politiche e religiose nei primi
secoli dell'islam per servire interessi temporali. In questo modo, il Corano non soddisferebbe la
condizione dell'autenticit e, per questa ragione, non pu essere utilizzato per conoscere le norme
dettate da Dio.
III. Norme coraniche
1) Contenuto normativo del Corano
Il Corano conta 6236 versetti distribuiti su 114 capitoli, che include, alla rinfusa, detti
moralizzatori, fatti storici o mitici dell'Arabia, polemiche e relazioni di guerra con gli avversari
della nuova religione. Si ritiene, generalmente, che fra i versetti, circa 500 mettono in evidenza
esplicitamente il diritto
4
. Questo pu sembrare poco, ma comparato con il Nuovo Testamento, la
cifra molto importante. Occorrerebbe aggiungere numerosi versetti che servono come ausiliari per
la fissazione delle norme giuridiche. Infatti, il giurista non pu limitarsi alla conoscenza dei versetti
normativi per conoscere il diritto musulmano. Il lettore trover alla fine del libro una tavola
analitica giuridica del Corano.
Bench il Corano sia la prima fonte del diritto musulmano, il giurista occidentale non deve tuttavia
aspettarsi di trovare un codice nel senso formale del diritto moderno, con capitoli per ogni materia.
I versetti giuridici sono dispersi. Per esaminare la vera portata, occorre raccoglierli, sapere in che
circostanze sono stati rivelati, e in quali sono stati abrogati. D'altra parte, i versetti normativi non
sono forgiati come lo sono oggi gli articoli delle leggi. Sono piuttosto ingiunzioni multiformi
all'interno di un discorso moralizzatore. I giuristi classici hanno pertanto proceduto all'analisi delle
norme coraniche. oggetto degli sviluppi che seguono.
2) Classificazioni delle norme coraniche secondo la loro chiarezza
Il Corano dice:
Abbiamo fatto scendere su di te il Libro, che spiegasse ogni cosa (16:89).

1
Ivi, p. 15-18.
2
Ivi, p. 11.
3
Ivi, p. 10 e 19-21.
4
Al-Hakim: Al-usul, p. 100.

80
Altrove, tuttavia, il Corano incarica Maometto di spiegare il contenuto del libro:
Su di te abbiamo fatto scendere il Monito, affinch tu spieghi agli uomini ci che stato loro rivelato e affinch
possano riflettervi (16:44).
Alcuni versetti danno indicazioni categoriche (qat'i al-dalalah) e dettagliate (tafsili) come quelli
che fissano le parti di alcuni eredi:
Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine (4:11).
Qui, nessuna interpretazione possibile poich il testo chiaro. In altri versetti, il Corano si
accontenta di una norma categorica ma generale (qat'i ijmali) la cui chiarificazione richiede il
ricorso ad altre fonti per determinare la sua dimensione. Cos, il Corano prescrive la preghiera:
Esegui l'orazione, dal declino del sole fino alla caduta delle tenebre [e fa']la Recitazione dell'alba, ch la
Recitazione dell'alba testimoniata (17:78).
Il versetto non dice nulla sul numero delle preghiere ed il loro contenuto. Per saperlo occorre
rivolgersi alla Sunnah di Maometto. La stessa cosa pu essere detta dell'applicazione della legge
sulla rappresaglia. In altri casi, occorre cercare nuove precisazioni in susseguenti versetti del
Corano.
Alcuni di essi, prescrivono norme categoriche ma in termini che possono avere pi di un senso,
fonte di divergenze fra le scuole giuridiche. Si parla allora di versetti a senso presunto (dhanni al-
dalalah). il caso del termine quru' nel versetto 2:228, termine che significa sia i cicli della donna,
sia la purificazione:
Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli (quru') (2:228).
chiaro che le donne ripudiate non possono sposarsi direttamente dopo il ripudio. Su questo
elemento, la norma categorica. Quello che lo meno, il periodo che devono osservare
1
.
Per capire a volte il vero senso di un versetto, occorrerebbe ritornare alle cause della rivelazione.
Cos, 'Umar (d. 644) voleva punire qualcuno che consumava vino. Il bevitore gli cit il versetto
seguente:
Per coloro che credono e operano il bene non ci sar male alcuno in quello che avranno mangiato, purch
abbiano temuto [Allah], abbiano creduto e compiuto il bene, temano [Allah], credano, e [sempre] temano [Allah]
e operino al meglio. Allah ama i buoni. (5:93).
Consultato, Ibn-'Abbas (d. v. 686) rispose che questo versetto riguarda coloro che avevano
consumato il vino prima della rivelazione del versetto 5:90 che proibisce di avvicinarsi al vino
2
.
3) Norme evidenti e norme occulte
I versetti del Corano possono ammettere due sensi, uno evidente (dhahir) e l'altro occulto, esoterico
(batin). Mentre il senso evidente quello che capirebbe ogni esperto della lingua, il senso occulto
richiede un po' pi di perspicacia. Cos, il Corano dice:
Non attribuite consimili ad Allah ora che sapete (2:22).
Il versetto riguarda, a prima vista, gli idoli che gli Arabi adoravano al tempo di Maometto. Si tratta
dunque di una condanna dell'idolatria. I dotti tuttavia estendono questo senso per includere nel
termine consimili le cattive inclinazioni dell'anima, o la gerarchia religiosa. Quest'ultima estensione
resa possibile dal versetto seguente:
Hanno preso i loro rabbini, i loro monaci e il Messia figlio di Maria, come signori all'infuori di Allah, quando
non era stato loro ordinato se non di adorare un Dio unico. Non vi Dio all'infuori di Lui! Gloria a Lui ben oltre
ci che Gli associano! (9:31).
Un altro esempio: il Corano dice:
E dicemmo: "O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non
avvicinatevi a questo albero ch in tal caso sareste tra gli empi" (2:35).

1
Shalabi: Usul, p. 105-110.
2
Ivi, p. 112-113.

81
Il versetto esige il divieto di mangiare da un albero dato. Ma i giuristi ne hanno dedotto un senso
nascosto: l'incitamento a sottoporsi a Dio solo e a non lasciarsi sedurre con gli appelli esterni.
In questo caso, i due sensi, evidente e nascosto, sono possibili a condizione che il senso nascosto
non entri in contraddizione con il senso evidente. La priorit dunque lasciata al senso evidente.
Per scoprire il senso nascosto, occorre capire il meccanismo del pensiero coranico, conoscere
l'ambiente del Corano e le ragioni che hanno accompagnato la rivelazione.
Non permesso fermarsi al senso evidente del Corano, perch ci pu condurre a trascurare il suo
spirito. Cos, il versetto 9:41 dice:
Leggeri o pesanti, lanciatevi nella missione e lottate con i vostri beni e le vostre vite. Questo meglio per voi, se
lo sapeste!
Tuttavia, il versetto 9:91 offre un sollievo:
Non saranno ritenuti colpevoli i deboli, i malati e coloro che non dispongono di mezzi, a condizione che siano
sinceri con Allah e col Suo Messaggero.
Inoltre il Corano prevede di tagliare la mano del ladro:
Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah
(5:38).
Il versetto categorico tuttavia non pu essere applicato in ogni tempo. Il califfo 'Umar (d. 644) ha
sospeso la sua applicazione in periodo di carestia.
Inoltre il Corano prevede di adescare "quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori", pagandoli per
avere il loro sostegno":
Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna
conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di
Allah e per il viandante (9:60).
La norma stata abrogata da 'Umar (d. 644) a partire dal momento che la comunit musulmana
diventata abbastanza forte, non avendo bisogno di guadagnare la simpatia degli altri.
Il Corano dice:
Se temete di non poter osservare i limiti di Allah, allora non ci sar colpa se la donna si riscatta (2:229).
Il versetto permette alla donna di liberarsi di suo marito riacquistandosi con il pagamento di una
somma di denaro. Ci potrebbe far credere che il marito potesse infierire contro sua moglie per
estorcere il denaro. Ma, questo andrebbe contro lo spirito del Corano che dice altrove:
Date alle vostre spose la loro dote. Se graziosamente esse ve ne cedono una parte, godetevela pure e che vi sia
propizia (4:4).
Il Corano ha versetti con senso allegorico che si possono capire con il senso evidente. Cos, il
versetto 2:245 dice:
Chi fa ad Allah un prestito bello, Egli glielo raddoppia molte volte.
Questo ha fatto ghignare gli ebrei: "Dio povero e siamo ricchi". Abu-al-Dahdah rispose loro: "Dio
generoso, ci domanda di prestargli ci che ci ha dato".
Alcuni gruppi religiosi non hanno esitato a superare il senso evidente per trovare dietro le parole
delle allusioni nascoste in favore della loro dottrina politico-religiosa. Il Corano dice:
Safa e Marwa sono veramente segni di Allah e non ci sar male alcuno se coloro che fanno il Pellegrinaggio alla
Casa o la Visita, correranno tra questi due [colli]. Allah sar riconoscente a chi si sar imposto volontariamente
un'opera meritoria. Allah grato, sapiente (2:158).
Safa e Marwah sono due luoghi del rito del pellegrinaggio. Ma alcuni, chiamati batiniyyah
(occultisti), dicono che il primo termine designa in realt Maometto, ed il secondo 'Ali.
In un altro versetto, il Corano dice:
Salomone succedette a Davide e disse: "O uomini, ci stato insegnato il linguaggio degli uccelli e ci stata data
abbondanza di ogni cosa: invero questa grazia evidente!" (27:16).

82
Alcuni autori sciiti concludono che 'Ali ha ereditato da Maometto. Altri versetti sono utilizzati nella
stessa prospettiva
1
.
4) Norme incluse in racconti coranici
Spesso il Corano riporta un racconto che coinvolge un personaggio dell'Antico Testamento, del
Nuovo Testamento o altro. La narrazione potrebbe allora comportare un'allusione ad una norma
concernente il personaggio. Come capire tale norma? Il fatto che il Corano ne faccia menzione
significa che l'approva, o la impone, o semplicemente un elemento fattuale del racconto, n pi n
meno?
Alcuni versetti implicano a volte un'indicazione chiara che il Corano disapprova un fatto come nei
versetti seguenti:
Dicono i giudei: "Esdra figlio di Allah"; e i nazareni dicono: "Il Messia figlio di Allah". Questo ci che esce
dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti gi prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto
sono fuorviati! (9:30).
E dicono: "Ecco i greggi e le messi consacrate: potranno cibarsene solo quelli che designeremo". Quali pretese!
E [designano] animali il cui dorso tab e animali sui quali non invocano il Nome di Allah. Forgiano menzogne
contro di Lui! Presto [Allah] li compenser delle loro menzogne. E dicono: "Quello che contenuto nei ventri di
queste bestie per i nostri maschi ed vietato alle nostre donne". E se nasce morto, lo dividono fra tutti. Presto
[Allah] li compenser dei loro distinguo. Egli saggio, sapiente (6:138-139).
Altri versetti, invece, non hanno una tale indicazione. Il silenzio del Corano interpretato dalla
maggioranza dei giuristi come un'approvazione. Diamo qualche esempio.
Il Corano riporta sul giudizio ultimo:
Ogni anima pegno di quello che ha compiuto, eccetto i compagni della destra; [saranno] nei Giardini e si
interpelleranno a vicenda a proposito dei colpevoli: "Cosa mai vi ha condotti al Calore che brucia?".
Risponderanno: "Non eravamo tra coloro che eseguivamo l'orazione, n nutrivamo il povero, e chiacchieravamo
vanamente con i chiacchieroni e tacciavamo di menzogna il Giorno del Giudizio, finch non ci pervenne la
certezza". (74:38-47).
I giuristi deducono dai versetti che il diritto musulmano d'applicazione generale e comprende
tanto i credenti che i non- credenti
2
.
Il Corano dice parlando di Giuseppe:
Dopo che li ebbe riforniti, fece nascondere una coppa nei bagagli del suo fratello. Grid un messo: "O voi della
carovana, invero siete dei ladri!". Si arrestarono e chiesero: "Cosa cercate?". Risposero: "La coppa del re. Un
carico di cammello destinato a chi la riporter, io ne sono garante!" (12:70-72).
I giuristi desumono da tali versetti che permesso ricorrere al contratto di garanzia (ja'alah) poich
il Corano non ha giudizi negativi contro questo atto.
Il Corano afferma riguardante Mos:
Quando giunse all'acqua di Madian, vi trov una moltitudine di uomini che abbeverava e scorse due donne che si
tenevano in disparte trattenendo [i loro animali]. Disse: "Cosa vi succede?" Risposero: "Non abbevereremo
finch i pastori non saranno partiti; nostro padre molto vecchio". Abbever per loro, poi si mise all'ombra e
disse: "Davvero, Signore, ho molto bisogno di qualsiasi bene che farai scendere su di me". (28:23-24).
I giuristi argomentano da questi versetti che la donna pu lavorare soltanto in caso di necessit, a
condizione di non essere in competizione con gli uomini. L'uomo deve cercare di sostituirla nel
lavoro per salvaguardare il suo onore.
Il Corano dice su Maria:
Tu non eri con loro quando gettarono i loro calami per stabilire chi dovesse avere la custodia di Maria (3:44).
I giuristi pensano da ci, che l'estrazione a sorte permessa per designare qualcuno.
Il metodo di deduzione di norme giuridiche dai versetti apparentemente insignificanti mostra come
i giuristi avevano a cuore di legittimare gli atti collegandoli a qualsiasi indizio coranico, coscienti

1
Hasab-Allah, p. 25-28.
2
Ivi, p. 28-30.

83
perch gli esseri umani soli non possono dire ci che lecito e quello che non lo senza
l'illuminazione divina.
5) Norme precise e norme equivoche
Il Corano enuncia che contiene versetti mutashabihat, equivoci, e altri muhkamat, precisi:
[Ecco un] Libro i cui segni sono precisi (muhkamat ayatuh) e quindi esplicati da un Saggio ben informato (11:1).
Lui che ha fatto scendere il Libro su di te. Esso contiene versetti precisi (muhkamat), che sono la Madre del
Libro, e altri equivoci (mutashabihat). Coloro che hanno una malattia nel cuore, che cercano la discordia e la
[scorretta] interpretazione, seguono quelli equivoci, mentre solo Allah ne conosce il significato. Coloro che sono
radicati nella scienza dicono: "Noi crediamo: tutto viene dal nostro Signore". Ma i soli a ricordarsene sempre
sono i dotati di intelletto (3:7)
1
.
Sulla base di questi versetti, i dotti religiosi dicono che alcuni indicano chiaramente l'intenzione di
Dio, ma altri non lo fanno. I primi sono detti precisi e gli altri, equivoci
2
. Aggiungono che versetti
equivoci sono quelli il cui senso nascosto e non pu essere compreso ricorrendo alla ragione, al
Corano o ai detti di Maometto. Il senso di questi versetti riservato a Dio solo. Essi permettono
varie interpretazioni, mentre i versetti precisi ne autorizzano soltanto una sola
3
. Subhi Al-Salih
ritiene che i versetti equivoci hanno lo scopo di incitare il credente ad occuparsi di molte scienze
che lo aiutano a capirli
4
. Al-Zarqani invece, mette in guardia contro tentativi audaci di interpretarli
e richiede di lasciare la determinazione del loro senso a Dio
5
.
Come esempio di versetto equivoco, citiamo il 2:124:
Quando il suo Signore lo prov con i Suoi ordini ed egli li esegu, [il Signore] disse: "Far di te un imam per gli
uomini", "E i miei discendenti?", "Il Mio patto, disse [Allah] non riguarda quelli che prevaricano".
Interpretando questo versetto, Al-Tabari (d. 923) dice che Dio ha sottoposto Abramo a prove sulla
natura da cui gli esegeti differiscono. D una decina di opinioni divergenti. Ecco alcuni esempi:
Le parole indicano i trenta ordini: dieci nel capitolo 9, dieci nel capitolo 23, e dieci nel capitolo
33 del Corano.
Indicano cinque pratiche concernenti la testa (tagliare i baffi, gargarizzarsi, inalare l'acqua,
pulirsi i denti e tracciare la linea nei peli); e cinque pratiche concernenti il corpo (tagliare le
unghie, radere il pube, circoncidersi, depilare le ascelle, lavarsi il resto dell'escremento e
dell'urina con l'acqua).
Indicano dieci pratiche di cui sei relativi al corpo (radere il pube, circoncidere, depilare le
ascelle, tagliare le unghie ed i baffi, lavarsi il venerd), e quattro relativi ai rituali: (fare il giro
della Kaaba, andare tra Safa e Marwah, lapidare Satana con pietre ed andare da Arafah a
Mozdalifah durante il pellegrinaggio).
Precisano l'emigrazione d'Abramo del suo paese, l'abbandono della sua trib, l'ordine di
immolare suo figlio e la circoncisione
6
.
Al-Razi (d. 1209) aggiunge a queste prove i dibattiti d'Abramo con i suoi genitori e la sua trib, la
preghiera, il digiuno, l'elemosina, la divisione dei bottini e l'ospitalit
7
.
I difensori della circoncisione maschile concludono che essa fa parte delle prove alle quali stato
sottoposto Abramo. E poich il Corano considera Abramo come un esempio da seguire da parte del
musulmano (60:4), occorre che quest'ultimo si sottoponga alla circoncisione come l'aveva fatta

1
Il concetto di versetti precisi (muhkam) si trova nei versetti 22:52, e 47:20. Il concetto di versetti equivoci si trova
nei versetti 2:119 e 39:23.
2
Al-Zarqani, vol. 2, p. 270.
3
Ivi, p. 272.
4
Al-Salih: Mabahith, p. 286.
5
Ivi, p. 293.
6
Al-Tabari: Tafsir, vol. 1, p. 414-416; Al-Tabari: Tarih, vol. I, p. 143-146.
7
Al-Razi: Al-tafsir, vol. 3, p. 37-38. V. anche Al-Tubrusi: Tafsir, vol. 1, p. 76-77; Al-Qurtubi: Al-jami', vol. 2, p. 97-
98; Ibn-Kathir: Tafsir, vol. 1, p. 164-167.

84
Abramo. Tuttavia, la deduzione della circoncisione dal versetto fatta dai giuristi classici
contestata da parte degli autori musulmani moderni. Tale il caso d'Al-Shawkani (d. 1834) che
preferisce lasciare a Dio il senso di questo versetto anzich interpretarlo con detti contraddittori e
poco affidabili
1
. Lo sceicco Muhammad 'Abduh (d. 1905) dice che l'interpretazione classica
audace. L'attribuisce agli ebrei che l'avrebbero introdotta tra i musulmani per ridicolizzare la loro
religione. Si domanda come Dio possa provare Abramo con pratiche che un piccolo bambino pu
compiere e, poi, fare d'Abramo una guida per gli uomini e la radice dell'albero della profezia?
2

Rispondendo a coloro che egli rimprovera di contraddire Ibn-'Abbas (d. v. 686), 'Abduh dice che
rispetta quest'ultimo ma non crede al suo detto
3
. Lo sceicco Shaltut (d. 1964) respinge anche
l'interpretazione di questo versetto nel senso della circoncisione. La vede come un'esagerazione
4
.
Si considerano anche come equivoche le iniziali di alcuni versetti
5
e coloro che attribuiscono a Dio
delle qualit morfologiche: la mano di Dio
6
, il suo occhio
7
, sedersi sul trono
8
, detenere le chiavi
dell'invisibile
9
, ecc...
Per capire i sensi dei versetti, si deve ricorrere all'interpretazione, ma questa non alla portata di
tutti e non deve essere rivelata senza precauzione. Ibn-Rushd (Averro d. 1198) ha classificato a
tale riguardo la gente in tre categorie:
la gente che non ha il senso dell'interpretazione;
la gente che conosce l'interpretazione dialettica;
la gente che conosce l'arte della filosofia.
Aggiunge:
L'esposizione di una di queste interpretazioni a qualcuno che non vi atto, soprattutto le interpretazioni
dimostrative, pi distanti dalle conoscenze comuni, conduce alla miscredenza (kufr) quello a chi fatta e quello
chi la fa.
D un esempio di risposta coranica alla gente comune:
Ti interrogheranno a proposito dello Spirito. Rispondi: "Lo Spirito procede dall'ordine del mio Signore" Non
avete ricevuto che ben poca scienza [a riguardo] (17:85)
10
.
Un autore contemporaneo scrive che inutile chiedere precisazioni che riguardano le cose che non
comportano un obbligo. Tali questioni non servono n per l'altra vita perch Dio giudicher
secondo ci che si deve fare o evitare, n per questa vita perch queste cose non aiutano a
migliorare la vita o ad acquisire pi esperienza. il motivo per cui le persone che si occupano di
cose senza interesse, ovvio perdono la loro fede e si allontanano dalla buona via. E questo non
lo scopo del Corano, e non cos che gli esseri umani possono andare verso il bene. Tale autore
scrive che si chiese a 'Ali (d. 661) ci che pensava del destino, ed egli rispose: "Una via oscura da
non seguire, un mare profondo da non limitare ed un segreto di Dio da non assumere". Gli
domandarono anche il significato dei termini: "Per i venti che spargono, per quelle che portano un
carico, per quelle che scivolano leggere, per quelli che trasmettono l'ordine" (51:1-4), tuon
l'interrogato: "Disgraziato, chiedi precisazioni per capire e non per ostinazione"
11
.

1
Al-Shawkani: Fath al-qadir, vol. 1, p. 139-140.
2
'Abduh: Tafsir, vol. 1, p. 454.
3
Ivi, p. 455.
4
Aldeeb Abu-Sahlieh: Khitan, annesso 7.
5
V. parte II, capitolo I.I.3.C.
6
Versettti 3:73; 5:64; 48:10; 57:29.
7
Versettti 11:37; 23:27; 54:14.
8
Nei versetti 7:54; 10:3; 13:2; 20:5; 25:59; 32:4; 57:4.
9
Versetto 6:59.
10
Ibn-Rochd: Trait, p. 26-27.
11
Hasab-Allah, p. 23-25.

85
6) Il Corano come misura degli altri fonti
Il Corano non soltanto una fonte del diritto che incorpora norme giuridiche, ma anche la misura
che serve a legittimare le altre fonti come la Sunnah, il consenso, l'analogia, ecc Infatti, poich il
musulmano convinto che il Corano la parola di Dio, l'unico legislatore, deve rivolgersi a lui in
primo luogo per giudicare se possibile o no associargli altre regole che disciplinano la sua vita.
la base di tutto il sistema del diritto musulmano, come vedremo nei capitoli seguenti.
IV. Esegesi del Corano (tafsir)
1) Senso dell'esegesi
Le questioni che stiamo studiando, mostrano la difficolt a capire il Corano da parte di un
musulmano medio. Per facilitare tale comprensione, i dotti religiosi musulmani hanno provato ad
interpretare i suoi passaggi oscuri. Si utilizza a tale riguardo il termine tafsir, citato una sola volta
nel versetto 25:33: "Non proporranno alcun interrogativo senza che [Noi] ti forniamo la verit [in
proposito] e la migliore interpretazione". Si adopera anche il termine ta'wil, citato in 15 versetti nel
Corano per designare tanto la spiegazione di un testo oscuro che l'interpretazione dei sogni (in
particolare nella storia di Giuseppe)
1
. Gli autori tuttavia distinguono tra questi due termini:
Tafsir: spiegazione o precisione che proviene dai due testi sacri, cio il Corano e la Sunnah.
Nel diritto positivo, si parla d'interpretazione legislativa o autentica, cio provenendo dal
legislatore stesso, che sia all'interno della legge medesima o attraverso il messaggio esplicativo
della legge. Per tale motivo, non suscettibile d'errore.
Ta'wil: interpretazione grazie ad uno sforzo razionale (ijtihad). il fatto di ricercare oltre al
senso evidente un altro senso probabile ed accettabile, ma che resta suscettibile d'errore.
L'interpretazione pu essere giusta, probabile e viziata. Affinch un'interpretazione sia giusta,
occorre che soddisfi le condizioni seguenti:
Il termine deve essere suscettibile d'interpretazione, e questo non il caso dei termini a senso
spiegato (mufassar) o definitivo (muhkam).
Il senso che si vuole attribuire al termine deve essere certo, o almeno probabile.
L'interpretazione deve partire da prove accettabili basate su un testo del Corano o della Sunnah,
sull'analogia, sul consenso dei dotti o sulla ratio legis (ragione della legge).
L'interpretazione non deve contraddire un testo esplicito.
Si ritiene che i versetti equivoci (mutashabihat) non devono essere oggetto d'interpretazione. Essi
devono essere accettati, senza altra spiegazione, anche se alcuni esegeti tentano di interpretarli in
modo allegorico.
I dotti musulmani dicono che gli esegeti devono avere varie qualit: essere musulmano, appartenere
alla Comunit e non a una setta, essere ben intenzionato ed essere al corrente di una quindicina di
rami concernenti la lingua, la religione ed il diritto. Aggiungono che qualsiasi interpretazione del
Corano deve basarsi su cinque fonti:
Il Corano stesso, cercando i legami tra diversi versetti, distinguendo quelli che hanno un
carattere generale e gli altri a carattere speciale, o spiegando un versetto conciso con un altro
pi dettagliato.
La Sunnah, ricorrendo ai detti autentici, ed evitando quelli che sono incerti.
Le opinioni dei compagni (sahabah) di Maometto che furono testimoni della rivelazione e
delle loro circostanze.
Le opinioni dei seguenti (tabi'un) che sono venuti dopo i compagni e che sono stati istruiti da
questi ultimi.

1
Versets 3:7; 4:59; 7:35; 10:39; 12:6; 12:21; 12:36; 12:37; 12:44; 12:45; 12:100; 12:101; 17:35; 18:78; 18:82.

86
Il ragionamento: questa fonte viene alla fine
1
.
Si avverte che tanto i sunniti che gli sciiti hanno le loro rispettive esegesi ed evitano di citare quelle
degli altri. Dopo avere citato numerosi commenti sunniti, un'enciclopedia pubblicata dal Ministero
Egiziano del waqf si limita a dire che gli sciiti e gli altri gruppi "hanno le loro esegesi, ma che non
mancano di fanatismo estremo, interpretando i passaggi coranici per servire i loro principi o almeno
per non contraddirli, svuotando cos i termini coranici del loro senso e della loro portata
2
".
Le esegesi sono classificate in varie categorie, come segue
3
.
2) Esegesi tradizionalisti
Queste esegesi sono basate su detti trasmessi dai compagni di Maometto ed dai successivi. Si parla
di tafsir bil-ma'thur (esegesi con la tradizione trasmessa). Stabilendo il bilancio di queste esegesi,
Al-Dhahabi
4
arriva alla conclusione che ci si trova generalmente di fronte a detti ed a leggende
ripresi in particolare degli ebrei (isra'iliyyat) di cui occorre diffidare. Raccomanda un'edizione
spurgata dalle esegesi classiche per "purificarle di tutti gli elementi ideologici tossici". Quanto a
quelle gi pubblicate, ritiene che occorre metterle nelle biblioteche pubbliche a disposizione dei soli
ricercatori, "di cui avranno bisogno soltanto se vogliono essere al corrente di queste materie
contaminate e contaminanti"
5
.
Fra le esegesi tradizionaliste, si indicher in particolare:
Al-Tabari (d. 923): Jami' al-bayan fi tafsir al-Qur'an.
Ibn-Kathir (d. 1373): Tafsir al-Qur'an.
3) Esegesi razionali
Alcune esegesi hanno provato a non basarsi esclusivamente sui detti, ma di ricorrere anche alla
ragione. Si parla di tafsir bil-ra'iy (esegesi con l'opinione). Sono i mu'taziliti che hanno iniziato
queste esegesi, spesso allo scopo di sostenere la loro filosofia razionale. Al-Zamakhshari (d. 1144)
dice a tale riguardo che si doveva seguire la ragione senza prestare attenzione a ci che stato
trasmesso dalla tradizione. Altri esegeti contemporanei hanno assunto questo atteggiamento. Cos,
lo sceicco Muhammad 'Abduh (d. 1905) dice che in caso di contraddizione tra la ragione e la
tradizione trasmessa, occorre dare la precedenza alla ragione. Gli avversari di questa corrente di
pensiero ritengono che la ragione non pu essere giudice e non pu sostituire la tradizione. I
fanatici rispondono che il Corano stesso chiama la gente a ragionare (4:82 e 47:24).
Fra le esegesi, si riferir in particolare:
Al-Zamakhshari (d. 1144): Tafsir al-kashshaf.
Al-Razi (d. 1209): Mafatih al-ghayb.
Al-Muhalli (d. 1459) ed Al-Suyuti (d. 1505): Tafsir Al-Jalalayn.
Al-Shawkani (d. 1834): Fath al-Qadir.
Muhammad 'Abduh (d. 1905) e Rashid Rida (d. 1935): Tafsir al-manar, incompleto.
Ibn-'Ashur (d. il 1973): Al-Tahrir wal-tanwir.
4) Esegesi esoteriche
Gli ambienti esoterici e sufi interpretano il Corano a loro modo, che ricerca un senso nascosto
(batin) dietro il senso evidente (dhahir). Si basano su ci che il Corano afferma:

1
Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p. 251-253.
2
Ivi, p. 281.
3
V. su queste categorie Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p. 271-291.
4
Al-Dhahabi, Al-tafsir, vol. I., p. 159-160.
5
Per una critica degli elementi israeliti nel Corano, v. Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p. 295-297.

87
Glorifica Allah ci che nei cieli e nella terra. Egli l'Eccelso, il Saggio. Appartiene a Lui la sovranit dei cieli
e della terra, d vita e d morte, Egli l'Onnipotente. Egli il Primo e l'Ultimo, il Palese (al-dhahir) e l'Occulto
(al-batin), Egli l'Onnisciente (57:1-3).
Si trova tale interpretazione nel filosofo Avicenna (d. 1037) e nel sufi Ibn-'Arabi (d. 1240),
nell'enciclopedia isma'ilita Rasa'il ikhwan al-safa (del 10
o
secolo), e negli scritti drusi. Tale esegesi
generalmente respinta dai sunniti.
5) Esegesi tematiche
Poich il Corano la prima fonte del diritto, numerose esegesi sono dedicate ai suoi aspetti
normativi. Fra queste, in particolare:
Al-Jassas (d. 981): Ahkam al-Qur'an.
Ibn-Al-'Arabi (d. 1148): Ahkam al-Qur'an.
Al-Rawandi (d. 1187): Fiqh al-Qur'an.
Al-Qurtubi (d. 1272): Ahkam al-Qur'an.
Al-Miqdad Al-Hilli (d. 1423): Kanz Al-'irfan fi fiqh al-Qur'an.
Ahmad Al-Ardabayli (d. 1585): Zubdat al-bayan fi sharh ayat ahkam al-Qur'an.
Esistono anche esegesi di versetti normativi relativi ad alcuni settori come quelli che riguardano la
donna e gli interessi (riba: usura). Altre si riferiscono a versetti scientifici, che mirano a dimostrare
che il Corano implica nozioni scientifiche sconosciute ai contemporanei di Maometto, cosa che
prova che il Corano proviene da Dio.
6) Esegesi scelta
Il Consiglio supremo degli affari musulmani in Egitto ha preparato, ai sensi del decreto ministeriale
59 del 1960, un'esegesi intitolata: Al-muntakhab fi tafsir al-Qur'an al-karim, che parafrasa i versetti
coranici in lingua araba accessibile al pubblico. stata tradotta in francese, inglese, tedesco,
spagnolo, russo, e indonesiano. Si prevede anche una traduzione in altre lingue: urdu, swahili,
cinese, ebraico, ecc
1
.
7) Esegesi linguistica
Un'esegesi in quattro grandi volumi, pubblicata nel 2001
2
, dedicata alla spiegazione dei termini
del Corano, parola per parola.

1
Su questi esegesi, v. Al-mawsu'ah al-qur'aniyyah al-mutakhassisah, p. 874-876.
2
Ma'ani al-Qur'an al-karim.

88
Capitolo II. La Sunnah
La Sunnah considerata dai musulmani, in generale, come la seconda fonte del diritto musulmano
dopo il Corano. Khallaf scrive a tale riguardo:
I musulmani riconoscono, all'unanimit, che le dichiarazioni e gli atti del Profeta o quelli approvati da lui, il cui
obiettivo di instaurare una legge o dare l'esempio e la cui trasmissione sicura o affidabile, ha forza di legge...
Ci vuole dire che le prescrizioni individuate nella Sunnah hanno forza di legge come quelle menzioniate nel
Corano
1
.
Vedremo dopo che l'unanimit di cui parla Khallaf non esiste in questo settore. La dichiarazione di
Khallaf deve, quindi, essere compresa come una condanna di ogni persona che nega il valore
normativo della Sunnah.
I. Descrizione formale della Sunnah
1) Definizione
Il Corano cita il termine Sunnah 16 volte per designare la condotta di Dio o quella degli uomini. Le
traduzioni del Corano utilizzano il termine "modo di agire", "norma" o "usanza" come nel
passaggio seguente:
Poco manc che non ti spingessero ad abbandonare questa regione esiliandoti; in tal caso, vi sarebbero rimasti
ben poco dopo di te, [poich questo il Nostro] modo di agire (Sunnah) nei confronti degli inviati che
mandammo prima di te e non c' cambiamento nel Nostro agire (17:76-77).
I giuristi musulmani utilizzano il termine Sunnah per designare tutte le dichiarazioni, i fatti e le
approvazioni implicite o esplicite attribuiti a Maometto, o anche ai suoi compagni. A volte, si
sostituisce questo termine con quello di hadith, ma quest'ultimo indica generalmente un detto orale.
Per estensione, il termine Sunnah designa anche l'ortodossia musulmana, in opposizione a bid'ah e
shi'ah, lo scisma. Pertanto, si parla di Ahl al-Sunnah, o sunniti, coloro che formano la maggioranza
dei musulmani, in opposizione Ahl al-Shi'ah o sciiti, i sostenitori di 'Ali (d. 661).
2) Raccolte della Sunnah
I musulmani si sono sforzati, gi quando era vivo Maometto, di imitarlo nei suoi gesti e seguire i
suoi precetti. Il bisogno si sarebbe tradotto con uno sforzo di ricerca e di preservazione orale e
scritta dei suoi gesti e precetti. Ma, secondo un detto attribuito a Maometto, egli proib di scrivere
la Sunnah, per non creare confusioni con il Corano. Soltanto in una fase ulteriore, Maometto
sarebbe ritornato su questo divieto. Alcuni compagni di Maometto avrebbero, comunque, registrato
le sue parole. Dopo la sua morte, certe persone hanno iniziato a raccogliere la testimonianza di
quelli che l'hanno conosciuto e l'hanno accompagnato. Occorreva perci andare alla ricerca di
questi compagni nelle varie regioni. Una vera caccia al tesoro stata cos ingaggiata.
Il potere centrale, all'inizio, esitava a mescolarsi nell'impresa. Il califfo 'Umar (d. 644), desiderava
mettere per iscritto la tradizione di Maometto, per vi rinunci, per tema che i musulmani si
sarebbero interessati pi alla raccolta della Sunnah che al Corano. Di fatto, quando un libro cadeva
nelle sue mani, lo bruciava. Tale preoccupazione era condivisa da altri, come il califfo 'Ali (d. 661)
ed alcuni compagni di Maometto
2
. Ma gli sciiti affermano che il detto di Maometto che proibisce di

1
Hallaf: Les fondements, p. 55.
2
Al-Khatib: Al-wajiz, p. 138-150.

89
scrivere la Sunnah era un'invenzione di 'Umar per impedire il ricorso a detti che legittimano
l'attribuzione del potere ai discendenti di 'Ali (d. 661)
1
.
Le stesse ragioni che erano prevalse in occasione della composizione del Corano, si sono imposte
anche per la Sunnah. Si temeva la perdita dei detti con la scomparsa dei compagni di Maometto.
Inoltre, occorreva contrastare una tendenza all'invenzione di detti attribuiti al Profeta.
Contrariamente al Corano, la Sunnah non stata riunita in una raccolta ufficiale unica, approvata
dallo Stato.
Il califfo 'Umar Ibn 'Abd-al-'Aziz (d. 720) sarebbe stato il primo ad avere incoraggiato la redazione
della Sunnah. Avrebbe chiesto al suo governatore di Medina, Abu-Bakr Ibn-Muhammad Ibn-'Amru
Ibn-Hazm, di raccogliere le note prese dai compagni di Maometto. La prima raccolta tuttavia
scomparsa. Un ordine simile sarebbe stato indirizzato dallo stesso Califfo a Muhammad Ibn-
Muslim Ibn-Shahab. Anche la sua raccolta scomparsa. Le tre pi vecchie raccolte conservate
sono:
Il Musnad attribuito all'imam Zayd (d. 740), fondatore della scuola zaydita. Essa comprende
550 detti classificati secondo gli argomenti seguenti: la purificazione, la preghiera, i funerali,
l'elemosina legale, il digiuno, il pellegrinaggio, la vendita, le societ (rapporti giuridici dove
intervengono due persone o pi), la testimonianza, il matrimonio, il divorzio, il diritto penale,
le norme concernenti la guerra e le successioni.
Il Muwatta' attribuito all'imam Malik (d. 795), fondatore della scuola malichita, di cui sono
pubblicate tre versioni. Come la precedente, questa segue anche una classificazione, in
prevalenza giuridica. La classificazione servita da modello per altre raccolte della Sunnah e
per i trattati dei giuristi musulmani ulteriori. interessante osservare che questa raccolta, come
la precedente, stabilisce le norme legali quasi esclusivamente a partire dai soli detti di
Maometto, citando di rado il Corano, molto probabilmente a causa della difficolt della sua
interpretazione.
Il Musnad d'Ahmad Ibn-Hanbal (d. 855), fondatore della scuola hanbalita. Comprende 28199
detti scelti fra 750000. In questa raccolta, i detti sono classificati non per argomento, ma
nell'ordine dei compagni pi vicini a Maometto il cui numero ammonta a 700 compagni e 76
compagne.
Le tre raccolte sono molto stimate dai musulmani sunniti, pur accordando un'attenzione particolare
a sei altre raccolte tematiche.
Raccolta d'Al-Bukhari (d. 870), chiamata Sahih al-imam Al-Bukhari o Al-Jami' al-sahih.
Considerato come il pi importante libro dopo il Corano, ha suscitato il maggiore interesse ed
stato oggetto di 300 esegesi attraverso i secoli
2
. Contiene 9082 detti, tra cui doppioni.
Raccolta di Muslim (d. 874), chiamato Sahih al-imam Muslim, o Al-Jami' al-sahih. Comprende
7563 detti. Questo libro comincia con un'introduzione sulla scienza della Sunnah.
Raccolta d'Abu-Da'ud (d. 888), chiamato Sunan Abu-Da'ud. Contrariamente alle due raccolte
precedenti, si limita a questioni normative e pertanto il libro di riferimento per eccellenza dei
giuristi. Comprende 5274 detti.
Raccolta d'Al-Tirmidhi (d. 892), chiamato Sunan Al-Tirmidhi. Comprende 3956 detti.
Raccolta d'Al-Nasa'i (d. 915), nominato Sunan Al-Nasa'i. Comprende 5761 detti.
Raccolta d'Ibn-Majah (d. 886), denominato Sunan Ibn-Majah. Comprende 4341 detti.
Le prime due raccolte, chiamate Al-sahihan (le due autentiche), si limitano alla citazione dei detti
giudicati autentici. Le altre raccolte, invece, raccolgono detti autentici e quelli che sono di qualit
inferiore, indicandone i difetti.

1
Al-Fadli: Al-madhhab al-imami, p. 76.
2
Al-Ahdal: Mustalah, p. 73.

90
Gli sciiti hanno i loro libri che ammettono soltanto i detti riportati dalla famiglia di 'Ali (d. 661).
Citiamo in particolare:
Abu-Ja'far Al-Kulayni (d. 939): Al-Kafi fi 'ilm al-din.
Abu-Hanifah Al-Kummi (d. 991): Kitab man la yahduruh al-faqih.
Abu-Ja'far Al-Tusi (d. 1067): Tahdhib al-ahkam.
Muhammad Al-'Amili (d. 1692): Wasa'il al-shi'ah.
Muhammad Baqir Al-Majlisi (d. 1698): Bihar al-anwar.
Nel capitolo dedicato al Corano, abbiamo rilevato il contrasto tra i sunniti e gli sciiti sulla
soppressione di alcuni versetti. Lo ancora pi accentuato per quanto riguarda i detti di Maometto.
Di norma, ciascuno dei due gruppi si limita a citare le sue raccolte, accusando l'altro di avere
inventato dei detti attribuiti a Maometto per sostenere i suoi punti di vista politici.
Oltre alle raccolte dei detti, occorre segnalare le biografie di Maometto che costituiscono una fonte
d'informazione importante per capire meglio il Corano e la Sunnah di Maometto. Indichiamo in
particolare:
Ibn-Ishaq (d. 768): Al-Sirah al-nabawiyyah, di cui ci giunta una parte soltanto.
Al-Waqidi (d. 822): Al-Maghazi.
Ibn-Hisham (d. 834): Al-Sirah al-nabawiyyah. Questo libro si basa su quello d'Ibn-Ishaq.
Al-Tabari (d. 923): Khulasat siyar sayyid al-bashar.
3) Analisi della Sunnah
Un detto si compone principalmente di due parti: isnad (o sanad) e matn.
L'isnad, letteralmente l'appoggio, la catena dei relatori (rawi), canale con il quale il detto giunto
all'ultimo trasmettitore: A ha detto secondo B, e quest'ultimo secondo C, che lo raccontava a D ecc..
Il matn costituisce il testo stesso del detto.
I giuristi esigono dal relatore
1
:
La capacit di concepire (ahliyyat al-tahammul): riconosciuta anche agli adolescenti poich
numerosi detti hanno per fonti dei compagni di Maometto in minore et. Alcuni pongono come
et limite cinque anni. Altri avanzano un criterio individuale, accettando il detto di un narratore
che sa distinguere tra l'asino e la mucca. Altri infine esigono che il narratore sia in et di capire
il senso del messaggio.
La capacit di trasmettere (ahliyyat al-ida'): il relatore deve essere musulmano, maggiorenne,
sano mentalmente, equo e capace di avere in memoria un detto dalla sua ricezione fino alla sua
trasmissione.
Varie forme sono state utilizzate per caratterizzare l'operazione di trasmissione. Il relatore pu dire:
"Ho inteso da", "tale persona ci ha detto", "secondo tale persona", "ho trovato in un libro" ecc.
Ciascuna di queste forme, spesso ridotta nel testo, ha un valore particolare, la pi apprezzata "ho
inteso da". Il relatore deve a tal fine utilizzare la forma adeguata conforme alla realt per non
fuorviare il suo pubblico.
Il detto, preferibilmente, deve essere riportato alla lettera. Ma si tollera che sia formulato secondo il
senso, a condizione di averlo ben capito.
Si cos sviluppata una scienza biografica chiamata 'ilm al-rijal (scienza degli uomini) o 'ilm al-
tabaqat (scienza degli strati). Molti libri vi sono dedicati. Contengono la data di nascita e di
decesso delle persone, per sapere se potevano avere incontrato quelli che citano. Vi si studiano
anche i loro caratteri, i loro libri, i loro maestri ed i loro discepoli, la loro onest, e la loro capacit
di testimonianza secondo le norme della legge musulmana.

1
Al-Khatib: Al-wajiz, p. 198-202.

91
Lo studio critico di cui sono oggetto i relatori di detti si chiama in diritto musulmano al-jarh wal-
ta'dil (lesione e correzione). Essi sono classificati in: "degno di fiducia", "nulla da obiettare contro
di lui", "non bugiardo", "facile in detto", "bugiardo", ecc.
1
. Sono loro attribuiti
2
alcuni titoli
onorari secondo il grado delle loro conoscenze: muhaddith (narratore), hafith (memorizzatore),
hujjah (riferimento) e hakim (governatore). Quest'ultimo il grado pi elevato; accordato agli
autori delle cinque prime raccolte sunnite (dunque ad eccezione d'Ibn-Majah) e a qualche altro. Il
pi elevato fra loro chiamato Amir al-mu'minin (Emiro dei credenti), titolo dato a Malik (d. 795) e
ad Al-Bukhari (d. 870).
Oltre agli studi concernenti i relatori, altri sono stati dedicati alla spiegazione dei termini
incomprensibili (gharib al-hadith), ai detti contraddittori o difficili da capire (mukhtalaf al-hadith
wa-mushkiluh) all'abrogazione all'interno dei detti (nasikh al-hadith wa-mansukhuh) e alle
circostanze attorno ai detti (asbab wurud al-hadith).
L'analisi del contenuto stesso di detti meno sviluppata, poich implica un dubbio su una parola di
Maometto, sempre circondata di sacralit. Se si potesse mettere in dubbio l'autenticit di un detto a
causa del contenuto, si tenterebbe di farne lo stesso per i versetti del Corano. Si trovano, in ogni
modo, alcuni elementi interessanti sul piano dell'individuazione dei detti apocrifi. Per essi, si
procede all'analisi della catena dei relatori. In seguito, si prova ad individuare nel detto alcune
imperfezioni di fondo. La debolezza della lingua di un detto, il suo senso contrario alla ragione, o al
buon senso comune e l'esagerazione possono indicare che un detto inventato. Lo stesso dicasi
quando un detto in conflitto con il Corano, con un detto sostenuto per autentico o con i dati
storici
3
. L'assenza di un'analisi rigorosa del contenuto ha avuto per risultato la presenza nelle
raccolte di detti incerti giudicati autentici. Ci nonostante, un autore contemporaneo, Abu-Shahbah,
scorge un mistero nella non sottomissione dei detti, anche esagerati, all'analisi di fondo. Spiega:
un detto pu avere un senso equivoco. In questo caso, la critica razionale non pu abbordarlo.
Solo Dio ed il suo Profeta possono capirne il senso. Si ha allora la scelta tra credere senza porsi
questioni, o interpretarlo per renderlo conforme alla ragione o ad una tradizione trasmessa in
modo chiaro.
Un detto pu avere un senso figurativo. Anche in questo caso non possibile sottoporlo alla
ragione o al senso comune.
Un detto pu avere un senso segreto che solo la scienza ulteriore pu individuare. Tale detto
dipende dal prodigio della rivelazione
4
.
4) Classificazione della Sunnah
Gli specialisti della Sunnah hanno stabilito molte classificazioni, che arrivano a 65 categorie da
Ibn-al-Salah (d. 1245). Ne diamo l'essenziale.
A) Sunnah attribuita a Dio o a Maometto
I detti sono nella loro gran maggioranza attribuiti a Maometto, provenienti sia da uno sforzo
intellettuale di Maometto sia da una rivelazione. Pertanto, li chiamano ahadith nabawiyyah (detti
profetici). Un certo numero di detti, che variano da 400 a 1000, sono attribuiti da Maometto a Dio,
chiamati ahadith qudsiyyah (detti santi). In questi detti, Dio che parla all'uomo, in prima persona,
tramite Maometto. Questo tipo di detti introdotto come segue: "Dio ha detto in ci che il

1
Gli autori musulmani hanno trovato una giustificazione per tali attacchi spesso diffamatori nel versetto 49:6: "O
credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinch non portiate, per disinformazione, pregiudizio a
qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto".
2
Gli autori musulmani hanno trovato una giustificazione per tali attacchi spesso diffamatori nel versetto 49:6: "O
credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinch non portiate, per disinformazione, pregiudizio a
qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto".
3
Su queste questioni, v. Al-Khatib: Al-wajiz, p. 422-427.
4
Abu-Shahbah: Difa', p. 49-52.

92
messaggero di Dio ha riportato di lui". Segue il detto in questione. Per esempio, Dio avrebbe detto a
Maometto:
O miei servi, ho proibito a me stesso l'ingiustizia, non siate ingiusti; o miei servi, ciascuno di voi nell'errore a
meno che vi guido nella buona via. Chiedetemi di essere guidati, e vi guider.
Sono il misericordioso (Rahman) e questa la matrice (rahm) alla quale ho dato un nome che deriva del mio.
Quello che stabilisce il legame con i suoi parenti, stabilisco il mio legame con lui, e quello che taglia il legame
con i suoi parenti, taglio il mio legame con lui.
I detti santi acquisiscono pi dalla morale che dalle norme giuridiche. Sono esortazioni alla virt e
al buon costume, ed un appello al rispetto degli ordini divini.
La differenza tra questi detti ed il Corano che quest'ultimo stato rivelato tanto nel suo contenuto
che nella sua forma, mentre la formulazione del detto santo stata lasciata a Maometto.
Il fatto di non credere ad un detto santo non costituisce un peccato di miscredenza (kufr), una
trasgressione della fede, a meno che sia un detto ricorrente (vedi il punto seguente). Non si pu
utilizzare il detto santo nella preghiera, e la sua recita non procura meriti. Non beneficia del
carattere miracoloso, inimitabile, attribuito al testo del Corano. Infine, non c' male a toccare o
leggere una raccolta di questi detti se non si ritualmente purificato, contrariamente al Corano.
Oggi, si trovano raccolte separate di detti santi che attribuiscono ad essi una posizione particolare rispetto agli
altri
1
.
B) Sunnah ricorrente (Sunnah mutawatirah)
Alcuni detti sono stati trasmessi da parte di numerosi narratori fra i compagni di Maometto, ripresi
da un gran numero fra i loro successori con il risultato che impossibile distinguere la loro
complicit per propagare una menzogna o accreditare una falsit. Il numero dei trasmettitori varia
da quattro a quaranta, secondo gli autori. La trasmissione multipla e continua implica la veridicit
delle loro parole, dando al detto un valore assoluto. In questo caso, si parla di detto ripetuto,
ricorrente, trasmesso da testimonianza irrefutabile (hadith mutawatir).
Il detto ricorrente pu essere ripetuto alla lettera, una parola dopo l'altra, o secondo il senso.
Appartengono, in particolare, a questa categoria i detti che narrano le esperienze di Maometto che
una gran folla ha potuto costatare, come il suo modo di fare le abluzioni e la preghiera, di digiunare
e di fare il pellegrinaggio. Fra questi detti si cita la parola di Maometto: "Quello che mentisce a mio
riguardo, che abbia la sua sede nel fuoco".
I detti ricorrenti sono considerati autentici. Stabiliscono norme imperative che il musulmano non
pu mettere in dubbio. Quello che respinge un detto ricorrente, avendo la certezza che si tratta di un
detto ricorrente, considerato alla pari di un miscredente. Ma questo tipo di detti raro secondo gli
autori musulmani. Al-Suyuti (d. 1505) ritiene che il loro numero non supererebbe un centinaio
2
.
C) Sunnah nota (Sunnah mashhurah)
Si tratta di detti riportati dal Profeta da parte di compagni che non superano il numero di due o tre,
ma che sono stati trasmessi da un gran numero di relatori degni di fiducia appartenendo alle
generazioni seguenti e successive. Si sicuri che i detti provengono da uomini famosi, ma non si
pu affermare in modo assoluto che provengono dal Profeta stesso. La loro forza probatoria
dunque inferiore a quella dei detti ricorrenti, anche se i giuristi accordano loro lo stesso valore di
questi ultimi. In tale categoria appaiono i detti riferiti da parte dei califfi Abu-Bakr (d. 634) e 'Umar
(d. 644) o da parte di 'Abd-Allah Ibn-Mas'ud (d. 652). Fra i detti noti: "Gli atti dipendono
dall'intenzione, ed ad ogni persona ritorna secondo la sua intenzione"; " vietato di causare un
danno o di rispondere ad un danno con un altro"; "l'assassino non eredita"; " vietato prendere
come seconda donna la nipote della prima donna".

1
V. per esempio: Al-ahadith al-qudsiyyah in 2 volumi (questo libro raccoglie 400 detti santi); Al-Samirra'i: Al-
ahadith (questo libro raccoglie 1000 detti santi); Al-Masri: Al-ahadith.
2
Mawsu'at 'ulum al-hadith al-sharif, p. 302-306.

93
D) Sunnah unica (Sunnah ahadiyyah)
I detti unici sono quelli che non sono n ricorrenti, n noti, riportati da uno o due compagni di
Maometto e da uno o due dei successivi, anche se, in seguito, questi detti sono stati spesso citati.
Secondo Khallaf, la maggioranza dei detti nelle raccolte della Sunnah appartiene a questa
categoria
1
.
Questi detti pongono problemi. I carigiti ed i mu'taziliti pensano che non se ne debba tenere conto
per il motivo che possono essere menzogneri e non procurano una conoscenza certa sulla quale si
pu basare una credenza o un obbligo per l'agire. Si cita al riguardo, il versetto coranico: "Non
seguire ci di cui non hai conoscenza alcuna" (17:36).
Malik (d. 795), Ahmad Ibn-Hanbal (d. 855) ed Ibn-Hazm (d. 1064) hanno un parere contrario.
Citano perci il versetto: "I credenti non vadano in missione tutti insieme. Perch mai alcuni per
ogni trib, non vanno ad istruirsi nella religione, per informarne il loro popolo quando saranno
rientrati, affinch stiano in guardia?" (9:122). Esso permette di prendere la scienza di "alcuni". Si
cita anche: "O credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinch non portiate, per
disinformazione, pregiudizio a qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto" (49:6). Il
versetto chiede di verificare le notizie del perverso, mentre si terr conto delle notizie riportate da
un giusto senza riscontro. Si chiama a sostegno anche il fatto che Maometto abbia accettato la
testimonianza del Beduino che aveva visto la luna per annunciare l'inizio del digiuno del Ramadan,
e che i compagni di Maometto abbiano all'unanimit accettato, in numerosi casi, i detti unici.
A causa della sfiducia che ispira questo tipo di detti, certi giuristi hanno provato a porre delle
condizioni, esigendo, ad esempio, che non siano contrari alla pratica di Medina, che riguardano fatti
rari, che non siano contrari alle norme del ragionamento per analogia (qiyas), che il relatore non
faccia l'opposto di ci che dice, ecc..
Un esempio importante di detto unico quello che prevede la pena di morte per l'apostata e che
alcuni autori liberali rifiutano oggi di prendere in considerazione.
E) Sunnah che risale a Maometto, interrotta o libera
I detti possono avere una catena di relatori continui e conosciuti che risalgono a Maometto. Si parla
allora di hadith marfu' (detto che risale). Ma alcuni detti non beneficiano di tale trasmissione: uno o
pi relatori fra i compagni non sono credibili. Si parla allora di hadith maqtu' o mawquf (detto
interrotto, stabilito). Alcuni trascurano interamente ogni menzione dei compagni intermedi. Cos,
quando Hasan Al-Basri (d. 728) sentiva un detto da un compagno, lo riportava, ma quando sentiva
un detto di molti compagni, lo riferiva dicendo: "Maometto ha detto". Abbiamo qui il nome del
"seguente", ma non quello del "compagno" che ha riportato le parole di Maometto. Si parla allora di
hadith mursal (detto libero). I giuristi ritengono generalmente che i detti liberi sono deboli e non
sono presi in considerazione perch sono inverificabili, a meno che il relatore sia degno di fiducia.
Abu-Yusuf (d. 798) si basa su un detto per affermare che l'acquirente e il venditore possono l'uno e
l'altro annullare la vendita fino a quando la riunione durante la quale la vendita stata conclusa,
non sciolta. Abu-Yusuf non ci dice quali sono i testimoni che hanno riportato questo detto mentre
pi di un secolo e mezzo separa Abu-Yusuf dal Profeta
2
.
F) Sunnah letterale e Sunnah sommaria
Si distingue tra i detti riportati alla lettera, in modo completo, e i detti ripetuti secondo il senso, in
modo sommario.

1
Hallaf: Les fondements, p. 62.
2
Savvas, parte II, p. 264-264.

94
G) Sunnah autentica, buona, debole o falsificata
Sulla base dell'analisi della catena di trasmissione, gli autori musulmani hanno classificato i detti
secondo la loro accettabilit. Essi sono considerati come:
autentici: quando sono perfettamente intatti, senza difetto, nella loro catena di trasmissione;
buoni: quando tollerano imperfezioni leggere nella catena di trasmissione;
deboli: quando la catena di trasmissione notevolmente difettosa, ecc..
I detti autentici sono classificati in sette gradi secondo le loro fonti: 1) quelli presi in considerazione
d'Al-Bukhari e Muslim; 2) quelli presi in considerazione d'Al-Bukhari solo; 3) quelli presi in
considerazione da Muslim solo; 4) quelli presi in considerazione n dall'uno n dall'altro, ma che
soddisfano le condizioni imposte dalle due autorit; 5) quelli che corrispondono alle condizioni
d'Al-Bukhari; 6) quelli che rispettano le condizioni di Muslim; 7) quelli considerati perfetti secondo
altre fonti.
Alcuni detti sono screditati ed hanno il nome di detti falsificati o inventati (hadith mudallas o
mawdu') sia nel loro contenuto, sia nella loro catena di trasmissione. Quello che falsifica tale detto
commette un peccato. lo stesso per quello che lo cita, a meno che segnali che sia un detto
falsificato. Maometto avrebbe detto: "Quello che mentisce sul mio nome non come quello che
mentisce su altri. Quello che mentisce su me volontariamente, avr il suo posto nel fuoco". Questi
detti, ai quali sono dedicati numerosi libri, sono stati inventati per varie ragioni:
Certe persone infiltrate nell'islam provavano a provocare disordini con detti inventati di
qualsiasi parte.
Le diverse correnti politiche e filosofiche hanno beneficiato di creatori di detti per sostenere le
loro posizioni.
Lo sciovinismo tribale, nazionale, razziale o etnico: alcuni detti fanno l'elogio della razza
araba. Le altre nazioni hanno risposto con altri detti per attaccare gli Arabi o far loro
concorrenza. Un detto diceva: "La peggiore delle lingue di Dio, la lingua persiana, e l'arabo
la lingua del paradiso". Si replic: "Se Dio fosse irato, avrebbe rivelato in arabo, e se fosse
contento, avrebbe rivelato in persiano".
La mendicit: alcuni narratori, per divertire il pubblico e soddisfare la sua curiosit, non
esitavano ad inventare i detti pi sconosciuti. Come per le esegesi del Corano, gli autori
musulmani vi scorgono l'influenza di racconti israeliti.
La menzogna pia: alcuni mistici o sufi inventavano detti per spingere la gente sulla via del
bene, credendo di far bene. Quando si rimproverava loro di mentire, rispondevano che la
menzogna era a favore del Profeta e non contro di lui
1
.
II. Sunnah seconda fonte del diritto
La Sunnah considerata come la seconda fonte del diritto musulmano. I giuristi musulmani hanno
dovuto legittimare il ricorso a questa fonte, come l'hanno fatto per il Corano e le altre fonti di cui
parleremo in seguito.
1) Legittimit del ricorso alla Sunnah
A) Argomentazioni tratte del Corano
In numerosi versetti il Corano mette l'obbedienza a Dio ed al suo Profeta sullo stesso piano. Ne
citiamo i pi importanti:
Obbedite ad Allah e al Messaggero. Ma se volgerete le spalle, ecco, Allah non ama i miscredenti (3:32).

1
Al-Ahdal: Mustalah, p. 167-175.

95
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit. Se siete discordi in
qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. la cosa migliore
e l'interpretazione pi sicura (4:59).
No, per il tuo Signore, non saranno credenti finch non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finch non
avranno accettato senza recriminare quello che avrai deciso, sottomettendosi completamente (4:65).
Chi obbedisce al Messaggero obbedisce ad Allah. E quanto a coloro che volgono le spalle, non ti abbiamo
inviato come loro guardiano! (4:80).
Quando Allah e il Suo Inviato hanno decretato qualcosa, non bene che il credente o la credente scelgano a
modo loro. Chi disobbedisce ad Allah e al Suo Inviato palesemente si travia (33:36).
Quanto a chi obbedisce ad Allah e al Suo Messaggero, Allah lo introdurr nei Giardini in cui scorrono i ruscelli.
Quanto invece a chi volger le spalle, Egli lo punir con un doloroso castigo (48:17).
Prendete quello che il Messaggero vi d e astenetevi da quel che vi nega e temete Allah. In verit Allah severo
nel castigo (59:7).
Il vostro compagno non traviato, non in errore; e neppure parla d'impulso: non che una Rivelazione
ispirata. Gliel'ha insegnata un fortissimo, di saggezza dotato, che compostamente comparve: [si trovava]
all'orizzonte pi elevato, poi s'avvicin scendendo ancora pi in basso, [finch] fu alla distanza di due archi o
meno. Rivel al Suo servo quello che rivel. Il cuore non ment su quel che vide (53:2-11).
Nell'ultimo passaggio citato, argomento della rivelazione trasmessa dall'angelo, ma i musulmani
troncano questo passaggio e citano soltanto la parte in corsivo per concludere che tutti gli
atteggiamenti di Maometto sono dettati dalla rivelazione e devono dunque essere seguiti alla
stregua del Corano. La differenza tra il Corano e la Sunnah di Maometto che quest'ultima
rivelata soltanto a livello di senso, e non della formulazione. Ma, se il Corano obbligatorio,
perch deriva da Dio, vale lo stesso con le dichiarazioni di Maometto, perch il loro senso viene
anche da Dio.
A queste argomentazioni, i musulmani aggiungono che Dio ha affidato al suo Profeta la funzione di
spiegare il senso del Corano ed interpretare le sue norme concise:
Su di te abbiamo fatto scendere il Monito, affinch tu spieghi agli uomini ci che stato loro rivelato e affinch
possano riflettervi (16:44).
Le spiegazioni di Maometto sono dunque complementari al Corano, e necessarie per capire le sue
norme.
B) Argomentazioni tratte dalla Sunnah
I musulmani citano numerosi detti di Maometto che impongono loro il dovere di seguire i suoi
ordini e di imitare il suo esempio. Ne nominiamo alcuni:
Vi raccomando di temere Dio e di obbedire al vostro governatore che fu uno schiavo. Quello che vivr di voi
vedr numerose divergenze. Tenete bene alla mia tradizione ed alla tradizione dei califfi chiaroveggenti,
stringetele fermamente tra i vostri denti e siate prudenti con le innovazioni, poich qualsiasi innovazione
un'eresia, e l'eresia una perdizione, e qualsiasi perdizione nell'inferno.
Succeder che uno di voi si metter sul suo sof, sentendo i miei detti, dicendo: "Tra me e voi il libro di Dio; ci
che considera come lecito lo sar per noi; e ci che considera illecito lo sar anche per noi". Ma, ci che il
messaggero di Dio considera illecito simile a ci che Dio ha reso illecito.
Vi ho lasciato due cose, dopo le quali non sarete mai nell'errore: il libro di Dio e la Sunnah del suo Profeta.
Si invoca anche il detto di nomina di Mu'adh Ibn-Jabal (d. 639) al quale Maometto chiedeva come
intendeva emettere le sue sentenze. Mu'adh rispose: "Giudicher secondo il libro di Dio. Se non ci
trovo nulla, seguir la Sunnah del messaggero di Dio". Maometto approv allora la sua risposta.
C) Argomentazioni tratte del consenso
I musulmani, dai tempi del Profeta, sono unanimi nel pensare che occorra applicare la Sunnah e
riferirsene per conoscere il comportamento da seguire.
Vivo Maometto, i suoi compagni si conformavano ai suoi giudizi ed obbedivano alle sue
ingiunzioni. Non distinguevano, a tale riguardo, tra gli ordini che provengono dal Corano e quelli
che derivano da Maometto. Il loro atteggiamento illustrato dalla risposta suddetta di Mu'adh.
Dopo la morte di Maometto, i compagni ed i posteriori (tabi'un) consultavano la Sunnah per cercare
la soluzione ad un evento o ad una situazione sui quali il Corano non si era pronunciato. Cos,
quando Abu-Bakr (d. 634) doveva giudicare un caso per il quale il Corano non aveva soluzioni e

96
non si conosceva il parere di Maometto, chiedeva se ci fosse fra i musulmani qualcuno che sapeva
come Maometto aveva trattato un caso simile. 'Umar (d. 644) si comportava allo stesso modo, cos
coloro che, fra i compagni, hanno assunto le cariche di mufti o di giudice. Il ricorso alla Sunnah era
necessario perch il Corano solo non poteva essere capito, prescrivendo norme senza entrare nelle
modalit.
D) Argomentazioni razionali
I giuristi musulmani dicono che se si accetta che Maometto il messaggero di Dio, inconcepibile
non credere al suo messaggio. Non si pu immaginare la possibilit di obbedire a Dio, opponendosi
a Maometto
1
. Negare il ricorso alla Sunnah sarebbe mettere in dubbio la sua infallibilit. Dio non
pu dare il suo aiuto ad un personaggio di cui disapprova gli atti e le parole
2
. Questo li conduce al
concetto dell'infallibilit.
2) Infallibilit del Profeta
A) Base dell'infallibilit
Abbiamo visto nel capitolo dedicato al Corano come i musulmani hanno fatto derivare il suo
carattere obbligatorio dalla sua provenienza da Dio, provata dal suo carattere inimitabile, un
concetto fondamentale nella filosofia del diritto musulmano.
La Sunnah come seconda fonte del diritto musulmano, ha posto un altro problema: l'infallibilit
('ismah) dei profeti in generale, e di Maometto in particolare. Si pu seguire l'insegnamento di un
profeta soltanto se si arriva alla conclusione che questo profeta parla veracemente.
L'infallibilit definita come "la forza che impedisce all'uomo di commettere il peccato e di cadere
nell'errore". attribuita da Dio all'uomo il quale resta tuttavia libero di accettarla o respingerla,
senza peraltro poterlo fare! La contraddizione nei termini sarebbe come il padre che ha acquisito il
dono dell'amore nella relazione con suo figlio e che, pur potendo ucciderlo, non lo farebbe per nulla
al mondo.
Sembra che il concetto dell'infallibilit sia stato forgiato dai teologi del 9
o
e del 10
o
secoli. Infatti, il
concetto non illustrato tale e quale nel Corano o nella Sunnah, anche se il termine 'ismah sotto le
sue varie forme utilizzato 13 volte nel Corano, come pure nelle raccolte della Sunnah, per
designare una protezione. Il versetto pi importante il seguente:
Aggrappatevi (i'tasimu) tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi e ricordate la grazia che Allah vi
ha concesso: quando eravate nemici Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli
(3:103).
I giuristi musulmani, tuttavia, fondono questo concetto dell'infallibilit di Maometto e degli altri
profeti su diversi versetti coranici:
Il vostro compagno non traviato, non in errore; e neppure parla d'impulso: non che una Rivelazione ispirata
(53:2-4).
Il cuore non ment su quel che vide... Non distolse lo sguardo e non and oltre (53:11 e 17).
Gli demmo Isacco e Giacobbe, e li guidammo entrambi. E in precedenza guidammo No; tra i suoi discendenti
[guidammo]: Davide, Salomone, Giobbe, Giuseppe, Mos e Aronne [... ]. E [guidammo] Zaccaria, Giovanni,
Ges ed Elia, [... ] Ismaele, Eliseo, Giona e Lot. Concedemmo a tutti loro eccellenza sugli uomini. Cos abbiamo
scelto e guidato sulla retta via una parte dei loro antenati, dei loro discendenti e dei loro fratelli. Ecco la guida
con la quale Allah dirige chi vuole tra i Suoi servi (6:84-90).
Disse: "O Signor mio, poich mi hai indotto all'errore, li attirer al male sulla terra, rendendolo attraente, e
certamente li far perdere tutti, eccetto i Tuoi servi sinceri" (15:39-40).

1
Zaydan: Al-wajiz, p. 162-163.
2
Al-Hakim: Al-usul, p. 128-129.

97
B) Limiti dell'infallibilit
I musulmani classificano gli atti dei profeti in due categorie: quelli compiuti prima della loro
chiamata per nome da Dio, e quelli compiuti dopo. In altri termini, quelli prima della profezia, e
quelli dopo la profezia. Solo gli atti compiuti, volontariamente, dopo la profezia, sarebbero coperti
dall'infallibilit. Ma alcuni credono che anche i loro atti involontari sarebbero infallibili.
Maometto sfuggirebbe a questa classificazione, essendo la sua vita intera coperta dall'infallibilit.
Tuttavia, la dottrina musulmana afferma che la Sunnah che tocca affari terrestri non pu avere
valore di norma e nessuno obbligato a seguirla. Cos, quando Maometto si install a Medina,
osserv che i contadini procedevano ad un'impollinazione artificiale delle loro palme e proib loro
questa pratica. Gli obbedirono, ma la raccolta di questa stagione fu mediocre. Maometto dice loro
allora: "In questo caso, fertilizzate le vostre palme. Siete migliori esperti di me nelle faccende della
vostra vita profana"
1
. Questo detto sfruttato oggi da quelli che desiderano avere pi indipendenza
riguardo al diritto musulmano.
L'infallibilit non coprirebbe anche i fatti di Maometto legati alla sua natura umana (modo di
mangiare, di bere, di sedersi, ecc.); essi non costituirebbero norme obbligatorie. lo stesso per
l'organizzazione dell'esercito, delle spedizioni militari e degli affari commerciali legati
all'esperienza umana e non alla rivelazione. Cos, quando Maometto ha deciso durante la battaglia
di Badr di far disporre il suo esercito in un luogo dato, un compagno gli chiese se ci fosse dettato
dalla rivelazione. Avendo risposto negativamente, il compagno consigli a Maometto di agire
diversamente. Sul piano giuridico, il suo modo di apprezzare le esperienze non infallibile; invece,
la necessit di avere prove, considerato rivelata e dunque obbligatoria.
La dottrina aggiunge che gli atteggiamenti che sono prerogative riservate dal Corano a Maometto,
riguardano solo lui e non possono estendersi a tutti i musulmani. Cos, il Corano permette a
Maometto di avere quante donne vorr (33:50), mentre i musulmani devono limitarsi a quattro
(4:3). Gli permette di avere relazioni sessuali con le sue mogli durante le ore del digiuno del
Ramadan, cosa vietata agli altri musulmani (2:187). Gli impone doveri di cui gli altri musulmani
sono dispensati, come la preghiera durante la notte secondo il versetto: "Veglia [in preghiera] parte
della notte, sar per te un'opera supererogatoria" (17:79).
Esistono dunque norme aventi un carattere obbligatorio per i credenti, e altre limitate a Maometto. I
fatti e le dichiarazioni di quest'ultimo che non entrano nelle due categorie, restano nel settore del
permesso: il credente libero di prendere esempio dal Profeta, secondo il versetto: "Avete nel
Messaggero di Allah un bell'esempio per voi, per chi spera in Allah e nell'Ultimo Giorno e ricorda
Allah frequentemente " (33:21)
2
.
3) Funzione della Sunnah
La Sunnah si ricollega al Corano in quanto fonte di legittimazione e di complemento. Si
distinguono, a tale riguardo, quattro situazioni nelle sue concordanze con il Corano:
A) Confermare norme contenute nel Corano
Si tratta qui di una semplice ripresa delle norme coraniche. il caso dei detti che affermano il
carattere obbligatorio della preghiera, dell'elemosina legale, del digiuno e del pellegrinaggio, e di
quelli che condannano il politeismo, la testimonianza falsa, l'assassinio e la disobbedienza ai
genitori.
B) Chiarire il senso di alcune norme coraniche
Ci deriva dal versetto 16:44 summenzionato. La Sunnah considerata come il migliore mezzo per
capire bene il Corano. 'Umar (d. 644) dice: "Gente verr a discutere con voi a proposito dei versetti

1
Sahih Muslim, detto 2363.
2
Hasab-Allah, p. 69-71.

98
equivoci del Corano. Rispondete loro ricorrendo alla Sunnah, poich la gente della Sunnah il
migliore esperto del libro di Dio".
Si detto a Mutarrif Ibn 'Abd-Allah (d. 706): "Parlateci soltanto del Corano". Rispose: "Per Dio,
non cerchiamo affatto un'alternativa al Corano, ma ricerchiamo ci che conosce meglio il Corano di
noi".
Inviando 'Abd-Allah Ibn-'Abbas (d. v. 686) ai carigiti, il califfo 'Ali (d. 661) gli raccomand di non
discutere con loro invocando il Corano, poich il Corano pu avere vari sensi (hammal awjuh), ma
di trattare con loro attraverso la Sunnah. I carigiti consideravano come apostata e dunque meritando
la morte, chiunque commette un gran peccato. Rispose loro che Maometto lapid la persona
adultera, messo a morte l'assassino, secondo la legge del taglione, e tagliato la mano del ladro; ci
nonostante, li seppell e preg per loro senza escluderli dalla Comunit musulmana.
La spiegazione pu avere tre funzioni: esporre nei dettagli, restringere o precisare:
esporre nei dettagli: il Corano prescrive la preghiera, ma senza precisare le ore, i preparativi e
le modalit. Questi elementi sono fissati da parte della Sunnah. Inoltre il Corano dice: "Siate
assidui alle orazioni e all'orazione mediana e, devotamente, state ritti (qunut) davanti ad Allah"
(2:238). La Sunnah ha aggiunto il divieto di parlare con gli altri durante la preghiera come atto
di piet.
Restringere: il Corano prevede di tagliare la mano del ladro (5:38). La Sunnah ha precisato che
l'amputazione deve essere eseguita al polso. Inoltre il Corano prescrive di compiere la
circumambulazione alla Kaaba (22:29), e la Sunnah esige che ci abbia luogo in stato di
purezza. Il Corano stabilisce le parti degli eredi dopo l'esecuzione del legato testamentario
(4:11 e 4:12), e la Sunnah restringe il potere del de cujus di legare i suoi beni ad un terzo di
questi. Il Corano stabilisce un elenco dei parenti con i quali vietato sposarsi, permettendo il
matrimonio con quelli che non sono citati (4:23-24), e la Sunnah aggiunge altre persone
nell'elenco, fra cui la zia materna e paterna di un coniuge precedente o la sua nipote. Inoltre il
Corano comporta norme concernenti i divieti alimentari. Numerosi detti di Maometto vengono
a completare o chiarire questi divieti. Cos, Maometto proibisce di mangiare la carne di alcuni
animali: "Vi vietato consumare la carne dell'asino domato e quella di ogni animale avente
canini fra gli animali selvaggi (siba')". Inoltre proscrive il consumo o l'utilizzo di alcune parti
degli animali leciti. Cos, vietato di usare l'urina di questi animali, ad eccezione di quella del
cammello, che Maometto considera come medicina.
Precisare: la Sunnah pu stabilire una norma speciale rispetto ad una norma coranica generale.
Cos, il Corano istituisce le norme concernenti la successione, ma la Sunnah esclude dalle
norme i profeti (tra cui Maometto) i cui beni non saranno divisi tra gli eredi, ma dati in
elemosina. Inoltre il Corano accorda al figlio una parte dell'eredit, ma la Sunnah esclude il
figlio che attenta alla vita del suo ascendente. Per quanto riguarda i parenti con i quali vietato
sposarsi, la Sunnah aggiunge la parentela di latte che paragonata alla parentela naturale. Il
Corano permette il contratto di vendita (2:275), ma la Sunnah proibisce alcune sue forme.
C) Stabilire norme non previste dal Corano
Gli esempi suddetti dimostrano che la Sunnah ha introdotto norme che non appaiono nel Corano.
Tuttavia, autori musulmani ritengono che la Sunnah non aggiunge nulla di nuovo che non abbia un
ancoraggio nel Corano, e che se non riusciamo a collegare alcune norme previste dalla Sunnah al
Corano, ci dovuto alla nostra incapacit di trovare il legame. Essi cercano, quindi, di scoprire il
nesso. Per esempio, il divieto della carne dell'asino domato e quella di ogni animale avente canini
fra gli animali selvaggi sono connessi al versetto coranico: "Colui che ordina le buone consuetudini
e proibisce ci che riprovevole, che dichiara lecite le cose buone e vieta quelle cattive" (7:157).
Khallaf scrive al riguardo:

99
Il Profeta ha perfettamente assimilato lo spirito delle leggi coraniche, e le sue prescrizioni sono state sia il frutto
di un ragionamento analogico rispetto al Corano, sia il risultato dell'applicazione dei principi e norme coranici
sul caso in questione
1
.
D) Abrogare alcune norme coraniche
Si deve, quindi, concludere che gli esempi suddetti di alcuni detti di Maometto contraddicono o, per
utilizzare la terminologia giuridica, abrogano versetti coranici. Ma gli autori musulmani si
oppongono a tale affermazione ed insistono sull'idea che mai la Sunnah autentica pu entrare in
conflitto col Corano, e che se contraddizione c', occorrerebbe ricorrere ad un'interpretazione che
mira a conciliarli. Questa sensibilit musulmana non ci sembra giustificata poich gli autori
musulmani ammettono che all'interno del Corano l'abrogazione affermata, perch alcuni versetti
ulteriori abrogano alcuni precedenti. E se si ammette che il Corano e la Sunnah costituiscono tutti e
due una rivelazione, non si capisce perch la Sunnah non pu abrogare il Corano. Un caso famoso
quello del versetto 24:2 che dice:
Flagellate la fornicatrice e il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite
[nell'applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell'Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti
sia presente alla punizione.
Ma, la Sunnah prevede contro tale offesa la lapidazione. Per trarsi dalla faccenda, 'Umar (d. 644)
ricorre ad un'acrobazia prendendo a pretesto che la lapidazione era prevista dal Corano, ma stata
eliminata nel testo coranico senza tuttavia essere abrogata. Coloro che ricusano il ricorso alla
Sunnah ritengono invece che la sanzione per l'adulterio sia la flagellazione poich la pena prevista
dal Corano. Ritorneremo su questa questione controversa quando parleremo dell'abrogazione
2
.
III. Sunnah messa in dubbio
Il dubbio sulla Sunnah deriva da due ragioni principali:
C' soprattutto, la difficolt ad autenticare la veridicit dei detti. Secondo quanto dicono gli
autori musulmani, la distinzione tra l'autentico e l'apocrifo rimane un compito molto difficile,
tanto pi che si trovano detti inventati citati da giuristi, biografi di Maometto e commentatori.
Molti libri dedicati a tali detti inventati mettono in guardia il pubblico contro il loro misfatto
3
.
C' in seguito l'attaccamento al solo testo del Corano, considerato sufficiente in s. Il Corano
dice a tale riguardo:
Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia (5:3).
Non abbiamo dimenticato nulla nel Libro (6:38).
Abbiamo fatto scendere su di te il Libro, che spiegasse ogni cosa, guida e misericordia e lieta novella per i
musulmani (16:89).
Maometto stesso si era confrontato su quest'ultimo problema. Quando emetteva un ordine, alcuni
dei suoi seguaci gli rispondevano che non volevano saperne nulla poich il Corano non
comprendeva tale ordine. Il problema si posto anche dopo la sua morte. Alcuni respingevano
completamente ogni ricorso alla Sunnah. Al-Shafi'i (d. 820) ha dedicato un capitolo nel suo libro
Kitab al-um intitolato "coloro che respingono ogni tradizione". Replic loro che il numero di
passaggi del Corano incomprensibile o inapplicabile senza spiegazioni della Sunnah. il caso
della preghiera prescritta dal Corano ma i cui dettagli si trovano nella Sunnah.
Di fronte alla corrente di un rifiuto totale, c' quella che respinge soltanto le tradizioni che non le
convengono, giudicate partigiane o di fonte poco affidabile. Si procede allora ad una selezione.
Essa pu essere l'opera del collezionista stesso, come il caso di Malik che ogni anno procedeva
all'eliminazione di una serie di detti (senza darne giustificazione) del suo Muwatta', passando cos
da circa diecimila detti ad alcune centinaia. Pu anche essere l'opera di detrattori che denigrano
raccolte pi rispettose.

1
Hallaf: Les fondements, p. 60.
2
V. Parte III, capitolo I.I.5.
3
Al-Ahdal d un elenco di 12 libri (Al-Ahdal: Mustalah, p. 185-186).

100
La Sunnah molto contestata, oggi, nei paesi musulmani. Uno dei suoi principali detrattori
l'egiziano Rashad Khalifa, ingegnere agricolo e dottore in chimica, fondatore del gruppo
Sottomissione, imam della Moschea di Tucson, traduttore del Corano in inglese, protagonista
famoso della cifra 19 nel Corano, ed autoproclamatosi Messaggero dell'alleanza di cui parlerebbe il
versetto coranico 3:81
1
.
Rashad Khalifa considera che "i detti e la Sunnah non hanno nulla da fare con il Profeta Maometto
e che l'adesione a questi rappresenta una disobbedienza ovvia a Dio ed al suo Profeta". Per lui, i
detti di Maometto sarebbero "innovazioni sataniche
2
". Dovrebbero essere respinti secondo il
Corano che dice:
Ecco i versetti di Allah, che noi ti recitiamo in tutta verit. In quale discorso e in quali segni potranno credere,
oltre a [quelli] di Allah? (45:6).
Khalifa ritiene che i detti sono testi falsificati ingiustamente attribuiti a Maometto tramite persone
che non hanno mai visto il Profeta, come la prima raccolta della Sunnah, quella d'Al-Bukhari (d.
870), redatta 200 anni dopo la morte di Maometto
3
.
Khalifa aggiunge che Maometto stato obbligato a trasmettere soltanto il Corano (10:15-18), la
sola fonte dell'insegnamento religioso (6:19). Unire al Corano altre fonti sarebbe simile unire a Dio
un'altra divinit (17:39)
4
. Seguendo i detti, si deifica Maometto che, secondo il Corano, non nulla
di diverso da un essere umano (18:109-110 e 41:6)
5
.
Alcuni, afferma Khalifa, sostengono che i detti costituiscono una fonte rivelata. Secondo il Corano
(15:9), Dio ha accordato alla rivelazione una "custodia perfetta". E' risaputo che la gran
maggioranza dei detti una produzione falsa. Se fossero una rivelazione, Dio li avrebbe mantenuti
integri da qualsiasi alterazione. "Il blasfemo banale, aggiunge Khalifa, quando sostiene che i detti
e la Sunnah sono una rivelazione divina. Non si rende conto che l'Onnipotente capace di
preservare la sua rivelazione?"
6
Il Corano un testo dettagliato e completo mentre i seguaci dei
detti e della Sunnah non fanno che congetturare. I detti e la Sunnah dipendono dalla fantasia al
cento per cento. Cita a tale riguardo i versetti 6:114-116 e 53:23
7
. Segnala due detti secondo i quali
Maometto ha proibito ai suoi compagni di scrivere altre cosa su di lui tranne che il Corano
8
.
Khalifa oppone "il migliore dei detti" che costituisce il Corano (secondo il versetto 39:23) ai detti
che servono a smarrire gli altri fuori dal cammino di Dio (secondo il versetto 31:6)
9
. Per lui, i detti
di Maometto sono un sortilegio diabolico che mira ad allontanare i credenti dal Corano. Cita come
esempio il versetto 72:18 secondo il quale non occorre pronunciare durante la preghiera nessun
altro nome all'infuori di Dio. Oggi, sulla base di alcuni detti, i musulmani rendono lode a Maometto
e ad Abramo
10
. Ve ne sono alcuni che vanno anche contro il Corano. Per esempio, il Corano non
prevede la flagellazione dell'adulterio (24:1-2), ma i giuristi, sul fulcro di detti e sotto l'influenza di
Satana, hanno introdotto la lapidazione
11
.
Khalifa collega l'accettazione della Sunnah con le sconfitte militari. Ritiene che il Corano
garantisce la vittoria ai credenti (30:47; 40:51; 22:38; 47:7). Le sconfitte dei musulmani nella storia

1
V. su Rashad Khalifa http://www.submission.org/khalifa.html.
2
Khalifa: Quran, hadith and islam, prefazione e p. 82. Invoca qui i versetti coranici 6:112 e 25:31 secondo i quali Dio
assegna ad ogni profeta un nemico: diavoli tra gli uomini e dmoni.
3
Ivi, p. 57. e 83.
4
Ivi, p. 6-8.
5
Ivi, p. 18-19.
6
Ivi, p. 12.
7
Ivi, p. 13.
8
Ivi, p. 34-35.
9
Ivi, p. 58.
10
Ivi, p. 80.
11
Ivi, p. 58.

101
sono cominciate con l'introduzione della Sunnah. Cos, tre milioni di israeliani hanno vinto contro
150 milioni di arabi, i musulmani del Pakistan sono stati superati dall'India, e quelli dell'Afganistan
dai russi, ecc... Tutto ci a causa del rifiuto dei musulmani a credere che il Corano la sola fonte
della religione. Il Corano dice: "Chi si sottrae al Mio Monito, avr davvero vita miserabile"
(20:124)
1
. Riferiamo un ultimo testo di questo autore:
Il Corano (67:1-2 e 51:56) dice che siamo stati creati per il solo scopo di adorare l'unico Dio. Satana ha voluto,
invece, essere un partner di Dio: un Dio accanto a Dio (...). Quando ricerchiamo istruzioni religiose presso
Maometto, o un'altra fonte diversa da Dio, sosteniamo Satana nella sua pretesa che Dio ha bisogno di un
compagno. Pertanto, coloro che adorano Dio solo seguono le istruzioni e gli insegnamenti del solo Dio
2
.
La posizione di Khalifa ha scatenato passioni contro di lui. Fu dichiarato apostata da Ibn-Baz (d.
1999)
3
e fu assassinato da uno dei credenti all'uscita della moschea il 31 gennaio 1990.
In seguito
4
la critica della Sunnah utilizzata dai pensatori musulmani attuali che si oppongono
all'applicazione del diritto musulmano.

1
Ivi, p. 76-77.
2
Ivi, p. 88.
3
Majallat al-buhuth al-islamiyyah, no 9, 1984, p. 39-42. Testo della fatwa in:
http://www.binbaz.org.sa/last_resault.asp?hID=903.
4
V. parte IV, capitolo III.III.

102

Capitolo III. Sunnah dei compagni di Maometto
Dopo la morte di Maometto, un certo numero di suoi compagni, si sono occupati del fiqh, dando
delle fatwa ai musulmani o funzionando come giudici. Le loro decisioni sono state riportate nelle
raccolte della Sunnah di Maometto o in altre distinte. Ci si chiesto qual il valore normativo delle
loro decisioni. La prima questione che si pone la definizione dei compagni di Maometto.
I. Definizione dei compagni
I compagni di Maometto sarebbero migliaia ed impossibile elencare tutti i loro nomi. Abu-Zar'ah
Al-Razi (d. 878) anticipa la cifra di 114000 compagni. Quando gli chiesero di chi si trattava,
rispose: gli abitanti della Mecca, di Medina e quelli che si trovano tra le due citt, alcuni gruppi di
nomadi e coloro che hanno assistito al suo discorso d'addio. Numerosi libri inventariano i
compagni. Cos, lo storico Ibn-al-Athir (d. 1233) scrive i nomi di 7554 compagni nel suo libro Asad
al-ghabah fi ma'rifat al-sahabah, ed Ibn-Hajar (d. 1449) ne designa 12267 in Al-isabah fi tamyiz al-
sahabah. Essi sono classificati in 12 categorie, secondo la precedenza della loro adesione all'islam e
la loro partecipazione alle battaglie di Maometto. La classificazione basata sul versetto seguente:
Non sono eguali coloro di voi che sono generosi e che hanno combattuto prima della Vittoria. Essi godranno di
un livello pi alto che quelli che saranno generosi e combatteranno dopo (57:10).
I migliori compagni sono i primi califfi: Abu-Bakr (d. 634), seguito di 'Umar (d. 644) (eccetto per
gli sciiti), seguito da 'Uthman (d. 656), da 'Ali (d. 661) (o preceduto per alcuni). L'ultimo dei
compagni morto nell'anno 718 o 729.
I musulmani si sono anche interessati ai successori dei compagni (al-tabi'un) e a quanti sono seguiti
che, ovviamente, sono innumerevoli. Essi fanno parte delle catene di trasmissione dei detti, quindi
bisognava identificarli. Si tratta di gente che ha avuto contatto con i compagni di Maometto. I
posteriori erano dispersi nelle regioni conquistate dall'islam. L'anno 765 costituisce il termine degli
ulteriori compagni, e l'anno 835 la data limite dei susseguenti. I compilatori di detti cercano dunque
sostegno sulle dichiarazioni delle tre categorie indicate per determinare la catena di trasmissione. I
relatori che vengono dopo formano un gruppo osservato con pi rigore.
II. Legittimit del ricorso alla Sunnah dei compagni
I giuristi hanno motivato il ricorso alla Sunnah dei compagni nello stesso modo in cui lo hanno
fatto per la Sunnah di Maometto.
Molti versetti coranici sono invocati:
Voi siete la migliore comunit che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e
proibite ci che riprovevole e credete in Allah (3:110).
E cos facemmo di voi una comunit equilibrata, affinch siate testimoni di fronte ai popoli e il Messaggero sia
testimone di fronte a voi (2:143).
Allah si compiaciuto dell'avanguardia degli Emigrati e degli Ausiliari e di coloro che li hanno seguiti
fedelmente, ed essi sono compiaciuti di Lui (9:100).
Precisiamo, tuttavia, che essi sono applicati sia ai compagni, che ai musulmani nell'insieme.
Si citano a proprio favore anche molti detti di Maometto. Avrebbe cos dichiarato: "I migliori degli
amici, sono i miei, poi coloro che li seguono, e poi coloro che seguono questi ultimi". Avrebbe
anche enunciato: "I miei compagni sono come le stelle, se seguite uno di loro, vi troverete sulla
buona via".
L'infallibilit attribuita a Maometto stata estesa ai suoi compagni. Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah (d.
1351) elogia i compagni ed afferma che se deviassero, non resterebbe pi persona che direbbe la

103
verit. Non permesso osteggiarli o mettere in dubbio la veridicit delle loro parole. Sono
considerati equanimi ('adl) per deporre come testimoni. La loro infallibilit deriva dall'elogio che il
Corano ne fa nei versetti suddetti.
Il fatto che i compagni di Maometto poi si sono divisi e combattuti reciprocamente, non cambia
nulla alla veridicit dei loro detti. Il Corano non dice: "Se due gruppi di credenti combattono tra
loro, riconciliateli" (49:9)? Sebbene abbiano lottato tra loro, il Corano continua a chiamarli
"credenti". Questo versetto di valore generale, ma interpolato per assolvere i compagni di
Maometto.
Il carattere obbligatorio della Sunnah dei compagni di Maometto si distingue in tre categorie:
Le posizioni dei compagni a proposito delle quali il loro accordo era innegabile, anche se era
tacito. il caso del versetto sulla lapidazione che 'Umar (d. 644) ha invocato come facendo
parte del Corano senza esservi stato integrato. Seguire i compagni, in questo caso, un dovere
imperativo (wajib) per qualsiasi musulmano.
Le posizioni dei compagni conosciute con certezza che erano in disaccordo. Tali pareri non
obbligano che coloro che li emettono. , ad esempio, un detto riportato da Zayd Ibn-Khalid
secondo il quale il riso rumoroso distrugge gli effetti della purificazione per abluzione.
Le posizioni dei compagni di cui si ignora se l'accordo fosse stabilito o no tra di loro.. Vi sono
opinioni condivise.
Malik (d. 795) ed Ahmad Ibn-Hanbal (d. 855) hanno in gran parte utilizzato la fonte del diritto che
considerano come una base per l'ijtihad. Abu-Hanifah (d. 767), invece, riteneva che non era
obbligatorio imitare i compagni. Diceva: "I compagni erano una classe di uomini buoni (rijal),
formiamo anche noi una classe di uomini buoni: hanno proceduto per sforzo e procediamo anche
noi per sforzo".
III. Sunnah dei compagni messa in dubbio
Come avvenuto con la Sunnah di Maometto, anche la Sunnah dei suoi compagni messa in
dubbio al giorno d'oggi. Si cita al riguardo il Corano che dice: "Traetene dunque una lezione, o voi
che avete occhi per vedere" (59:2). Il Corano incita qui a compiere uno sforzo (ijtihad) e non di
fidarsi dell'imitazione (taqlid). Ora, applicare il parere di un compagno sarebbe imitarlo mettendo il
suo parere prima del ragionamento con analogia. Invocano anche il fatto che i compagni si sono
contraddetti: se il parere di un compagno fosse obbligatorio, occorrerebbe che altri compagni si
conformino. Ma, alcuni pareri dei compagni sono stati contraddetti da altri compagni e nessuno si
opposto. Due casi sono chiamati a sostegno:
Il califfo 'Ali (d. 661) aveva disputato la propriet di uno schermo in possesso di un ebreo. Il
giudice Shurayh chiese per 'Ali due testimoni per provare la sua propriet. Present il suo
protetto e suo figlio. Il giudice accett la testimonianza del protetto, ma respinse quello del
figlio, nonostante il parere contrario di 'Ali. Quest'ultimo cedette.
Un uomo fece il voto di uccidere suo figlio. Ibn-'Abbas (d. v. 686), un compagno, gli indic
allora di sacrificare cento cammelli in sostituzione di suo figlio. Un altro compagno diede un
parere contrario prescrivendo il sacrificio di una sola pecora facendo appello al sacrificio
d'Abramo che uccise un capro in sostituzione di suo figlio.
Si riporta anche che il califfo Abu-Bakr (d. 634), quando esprimeva la sua opinione personale,
diceva: " la mia opinione. Se giusta, proviene da Dio. Se falsa, proviene da me e chiedo
perdono a Dio". Il segretario del califfo 'Umar (d. 644) avrebbe scritto in una missiva: "Tale
l'opinione di Dio e di 'Umar". 'Umar lo disapprov e corresse: "Tale l'opinione di 'Umar. Se
giusta, proviene da Dio. Se falsa, proviene da me". Se ne deducono che il compagno un
mujtahid come tutto mujtahid, soggette all'errore. Anche se il compagno pio e dotto, ci non
significa comunque che si debba imitarlo.
Al-Shawkani (d. 1834) si spinge ancora pi lontano. Dice che l'opinione del compagno non un
criterio perch Dio ha inviato alla nazione musulmana soltanto Maometto. La nazione, compresi i

104
compagni, sono obbligati a seguire il Corano e la Sunnah di Maometto. Affermare l'opposto una
cosa grave e trasformerebbe il compagno in un legislatore come il Profeta. Ricusa l'autenticit del
detto di Maometto che dice: "I miei compagni sono come le stelle, se seguite uno di loro, vi
troverete sulla buona via". Ed anche se questo detto fosse autentico, dovrebbe essere interpretato
come significando che i compagni che seguono il Corano e la Sunnah, sono degni di essere imitati.
Occorre dunque ascoltarli soltanto se quello che dicono ha una base nelle due fonti.
Qualche autore ritengono che la santificazione dei compagni di Maometto il motivo per cui
numerosi detti mitici o menzogneri attribuiti a Maometto, si sono infiltrati nelle raccolte di hadith.

105
Capitolo IV. Sunnah della Gente della Casa del Profeta
Gli sciiti respingono la Sunnah dei compagni del Profeta
1
ed assumono solo la Sunnah della Gente
della Casa (Ahl al-bayt) del Profeta come una fonte di diritto.
I. Infallibilit della Gente della Casa del Profeta
L'obbligo di seguire la Sunnah della Gente della Casa del Profeta basato sul Corano:
Allah non vuole altro che allontanare da voi ogni sozzura e rendervi del tutto puri (33:33).
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit (4:59).
Gli sciiti arguiscono che Dio non poteva prescrivere l'obbedienza a coloro che detengono l'ordine se
questi sono esposti all'errore. Aggiungono che coloro che detengono l'autorit dovrebbero essere
delimitati e ben noti. E questi sono obbligatoriamente la Gente della Casa del Profeta.
Gli sciiti citano anche i detti seguenti di Maometto:
"Ho lasciato fra voi quello che vi impedisce di cadere nell'errore se vi tenete: il libro di Dio,
una fune tesa tra il cielo e la terra, ed i miei discendenti, la gente della mia casa; non saranno
mai separati fino a che girano attorno a me. Osservate dunque come stabilire la mia
successione dopo di me". Secondo altre fonti, Maometto avrebbe detto: "Sono sul punto di
essere chiamato e risponder. Ed ecco che lascio fra voi i due pesi: il libro di Dio ed i miei
discendenti, la gente della mia casa. Il piacevole mi ha informato che non saranno mai separati
fino a che girano attorno a me. Osservate dunque come stabilire la mia successione dopo di
me".
"La gente della mia casa somiglia alla barca di No: quelli che vi salgono saranno salvati, e
quelli che non lo faranno, saranno annegati".
"Le stelle sono una sicurezza per la gente del cielo, e la Gente della mia casa una sicurezza
per la mia nazione". Questo detto riportato sotto la forma seguente: "Le stelle sono una
sicurezza per la gente della terra contro il naufragio, e la gente della mia casa una sicurezza
per la mia nazione contro le divergenze. Se una trib araba diverge con lei, si allontana e
diventerebbe del partito del diavolo".
Gli sciiti deducono dai detti gli elementi seguenti:
La Gente della Casa di Maometto infallibile, poich stata messa insieme con il Corano e
perch l'attaccamento a loro evita di cadere nell'errore.
Necessit di tenere il Corano e la Gente della Casa di Maometto: insieme, sono una condizione
per non cadere nell'errore.
La Gente della Casa ed il Corano saranno collegati fino al giorno della resurrezione. Ci
significa che, in qualsiasi epoca, ci sar una persona di questa casa capace di completare la
missione.
La Gente della Casa di Maometto si distinguer con le sue conoscenze in materia di legge
religiosa ed in qualsiasi cosa. Maometto avrebbe detto: "Elogio a Dio che ha messo in noi la
saggezza e la Gente della Casa".
Segnaliamo qui che i sunniti contestano i detti in questione e affermano che Maometto ha
dichiarato "il Corano e la mia Sunnah", e non "il Corano e la gente della mia casa", anche se fonti
sunnite li citano in quest'ultima forma
2
.

1
Al-Hakim: Al-usul, p. 135-143.
2
Abu-Zahrah: Al-imam Al-Sadiq, p. 195.

106
Gli sciiti, rispondono dicendo che non c'era da fidarsi della Sunnah di Maometto, poich non stata
riunita nel suo tempo e comprende molti detti contraddittori. Non si pu imporre alla nazione una
legislazione indeterminata e vaga o una legislazione senza una persona alla quale ci si riferisce. Di
qui l'importanza di avere i discendenti della casa di Maometto come depositari della legge.
Gli sciiti ripetono che l'Imam un protettore della legge come il Profeta. Pertanto, necessario che
sia infallibile. Se non lo fosse, sarebbe esposto all'errore e, in questo caso, non sarebbe obbligatorio
seguirlo, anzi sarebbe inutile
1
.
II. Determinazione della Gente della Casa del Profeta
Gli sciiti intendono con Gente della Casa del Profeta: la persona di Maometto, sua figlia Fatima,
suo marito 'Ali (d. 661), ed i loro due figli Al-Hasan ed Al-Husayn. Maometto avrebbe coperto col
suo mantello le quattro persone e avrebbe detto la preghiera seguente: "Questi sono la gente della
mia casa, allontana da loro ogni sozzura e renderli del tutto puri". In un altro detto, avrebbe messo
sotto la sua protezione le quattro persone ripetendo il versetto "O Gente della Casa, Allah non vuole
altro che allontanare da voi ogni sozzura e rendervi del tutto puri" (33:33). Cos, avrebbe nominato
in modo esauriente, le persone che sarebbero coperte dall'infallibilit.
Secondo gli sciiti, non necessario che Maometto abbia determinato tutti coloro che verranno dopo
di lui. Basta che abbia designato una persona e che quest'ultima designi, a sua volta, il suo
successore. Non si pu a tal fine lasciare la nomina alla scelta del popolo, poich non in grado di
concepirla. Secondo un detto, Maometto avrebbe precisato che i discendenti di 'Ali sarebbero
dodici emiri, tutti coraisciti, trib di Maometto. Secondo un altro detto, avrebbe aggiunto: "Il potere
rester in Quraysh finch rimarranno due persone (sulla terra)".

1
Per o contro il concetto dell'infallibilit dell'imam v.: Al-Hakim: Al-usul, p. 147-189; Al-Subhani: Mafahim, vol. 4,
p. 373-450; Al-Muntadhiri: Dirasat, vol. I, 380-389; Al-Salusi: 'Aqidat al-imamah; Al-Salusi: Athar al-imamah, p.
29-136; 'Abd-al-Nadhir: Mas'alat al-imamah, 415-479; Abu-Zahrah: Al-imam Al-Sadiq, p. 186-206.

107
Capitolo V. Le leggi rivelate prima di Maometto
Gli autori musulmani considerano le leggi rivelate prima di Maometto (shar' man qablina: legge
dei nostri predecessori) come una fonte del diritto per i musulmani. Esse sono prese in
considerazione soltanto nella misura in cui sono riportate dal Corano o dalla Sunnah di Maometto.
Non si tratta dunque di una fonte indipendente dal Corano.
I. Necessit di credere a tutti i profeti
1) Dio invia i profeti
I musulmani credono che Dio abbia inviato ad ogni nazione un Profeta perch la guidi nella via del
bene: l'ultimo Maometto. La punizione legata alla violazione di una norma conosciuta. Nessuna
pena senza legge. E questa legge pu venire soltanto da Dio:
Ad ogni comunit inviammo un Profeta [che dicesse]: "Adorate Allah e fuggite gli idoli!". Allah guid alcuni di
essi e altri si persero, sviati. Percorrete la terra e vedrete cosa accadde a coloro che accusarono di menzogna [i
messaggeri] (16:36).
Non castigheremo alcun popolo senza prima inviar loro un messaggero (17:15).
Nessuna citt distruggemmo senza che avesse avuto ammonitori che la avvertissero - ch Noi non siamo ingiusti
(26:208-209).
Oltre Maometto il Corano nomina 24 profeti che Dio invi all'umanit. Diciassette appaiono
nell'Antico Testamento: Adamo, No, Idris (Enoch?) Giobbe, Abramo, Isacco, Ismaele, Giacobbe,
Giuseppe, Mos, Aronne, Davide, Salomone, Giona, Elia, Eliseo. Tre appaiono nel Nuovo
Testamento: Giovanni Battista, Zaccaria (padre di Giovanni- Battista) e Ges. Gli altri quattro
appartengono alla tradizione orale degli Arabi: Chu'ayb, Dhu-al-Kafl, Salih, Hud. Il Corano non
considera questo elenco come esauriente:
Ci sono messaggeri di cui ti abbiamo narrato e altri di cui non abbiamo fatto menzione (4:164).
Gli autori musulmani distinguono tra il Profeta (nabi) ed il messaggero (rasul). Il messaggero
qualcuno incaricato di un messaggio all'indirizzo di un gruppo umano, che non necessariamente il
caso del profeta. Fra i messaggeri, No, Abramo, Mos e Ges sono definiti uomini risoluti, di
grande fermezza (ulu al-'azm); la loro imitazione raccomandata da Maometto. L'esortazione
proviene dal versetto:
Sopporta con pazienza, come sopportarono i messaggeri risoluti (46:35).
Tutti i profeti giungono da Dio. Il credente non deve ricusarne nessuno:
Dite: "Crediamo in Allah e in quello che stato fatto scendere su di noi e in quello che stato fatto scendere su
Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Trib, e in quello che stato dato a Mos e a Ges e in tutto quello
che stato dato ai Profeti da parte del loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo
sottomessi" (2:136).
Il Messaggero crede in quello che stato fatto scendere su di lui da parte del suo Signore, come del resto i
credenti: tutti credono in Allah, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri e nei Suoi Messaggeri. "Non facciamo differenza
alcuna tra i Suoi Messaggeri". E dicono: "Abbiamo ascoltato e obbediamo. Perdono, Signore! a Te che tutto
ritorna" (2:285).
In verit coloro che negano Allah e i Suoi messaggeri, che vogliono distinguere tra Allah e i Suoi messaggeri,
dicono: "Crediamo in uno e l'altro neghiamo" e vogliono seguire una via intermedia; sono essi i veri miscredenti,
e per i miscredenti abbiamo preparato un castigo umiliante. Quanto invece a coloro che credono in Allah e nei
Suoi Messaggeri e non fanno differenza alcuna tra loro, ecco, presto essi avranno la loro mercede. Allah
perdonatore, misericordioso (4:150-152).
Sul piano penale, un musulmano che nega la profezia di uno dei profeti nominati dal Corano
diventa un apostata; suscettibile della pena di morte. Cos, l'articolo 178 del progetto egiziano di
diritto penale, preparato da una commissione parlamentare nel luglio 1982, dice che l'apostata
quello che nega ci che il comune senso del popolo conosce come necessario in materia di

108
religione. Il memorandum che accompagna il progetto precisa che il concetto comprende la
credenza nei libri sacri come messaggi di Allah alle sue creature, la credenza in tutti i messaggeri di
Allah citati nel Corano e la credenza nel contenuto dei messaggi concernente il giorno della
resurrezione ed il giorno del giudizio come pure le norme di base di leggi ed istituzioni che Dio ha
autorizzato per il suo che crede
1
.
La profezia, tuttavia, non continua eternamente. Si ferma con Maometto:
Muhammad non padre di nessuno dei vostri uomini, egli l'Inviato di Allah e il sigillo dei profeti (33:40).
Il Corano sembra cancellare con un tratto le religioni che lo hanno preceduto richiedendo ai loro
seguaci di diventare musulmani:
Chi vuole una religione diversa dall'Islam, il suo culto non sar accettato, e nell'altra vita sar tra i perdenti
(3:85).
Il versetto da moderare con altri versetti che segnalano che le divergenze tra le Comunit sono
volute da Dio:
Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunit. Vi ha voluto per provare con quel che vi ha
dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informer a proposito delle cose sulle quali
siete discordi (5:48; v. anche 11:118, 16:93 e 42:8).
2) Leggi rivelate prima di Maometto falsificate
Pur accettando i profeti che hanno preceduto Maometto, il Corano accusa gli ebrei ed i cristiani di
avere alterato i loro libri sacri:
Sperate forse che divengano credenti per il vostro piacere, quando c' un gruppo dei loro che ha ascoltato la
Parola di Allah per poi corromperla scientemente dopo averla compresa? (2:75).
Guai a coloro che scrivono il Libro con le loro mani e poi dicono: "Questo proviene da Allah" e lo barattano per
un vil prezzo! Guai a loro per quello che le loro mani hanno scritto, e per quello che hanno ottenuto in cambio
(2:79).
Coloro che nascondono parti del Libro che Allah ha fatto scendere e lo svendono a vil prezzo, si riempiranno il
ventre solo di fuoco (2:174).
Ci sono alcuni di loro che distorcono la Scrittura con la lingua per farvi credere che ci parte della Scrittura,
mentre le estraneo. Dicono: "Proviene da Allah", mentre invece non proviene da Allah. E, consapevolmente,
dicono menzogne contro Allah (3:78).
Ma essi ruppero l'alleanza e Noi li maledicemmo e indurimmo i loro cuori: stravolgono il senso delle parole e
dimenticano gran parte di quello che stato loro rivelato. Non cesserai di scoprire tradimenti da parte loro,
eccetto alcuni. Sii indulgente con loro e dimentica. Allah ama i magnanimi. Con coloro che dicono: "Siamo
cristiani", stipulammo un Patto. Ma dimenticarono una parte di quello che era stato loro ricordato. Suscitammo
tra loro odio e inimicizia fino al Giorno della Resurrezione. Presto Allah li render edotti su quello che facevano.
O gente della Scrittura, ora giunto a voi il Nostro Messaggero, per spiegarvi molte cose della Scrittura che voi
nascondevate e per abrogarne molte altre! Una Luce e un Libro chiaro vi son giunti da Allah (5:13-15).
Chiedi: "Chi ha fatto scendere la Scrittura su Mos, come luce e guida per le genti? [Scrittura] che avete
trascritta in volumi [diversi] divulgandone una parte e nascondendone una parte assai notevole (6:91).
Quelli di loro che erano ingiusti, sostituirono un'altra parola a quella che era stata detta (7:162).
La modificazione da parte degli ebrei e dei cristiani dei loro libri hanno avuto come conseguenza
l'associazione di altre divinit a Dio:
Dicono i giudei: "Esdra figlio di Allah"; e i nazareni dicono: "Il Messia figlio di Allah". Questo ci che esce
dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti gi prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah. Quanto
sono fuorviati! Hanno preso i loro rabbini, i loro monaci e il Messia figlio di Maria, come signori all'infuori di
Allah, quando non era stato loro ordinato se non di adorare un Dio unico. Non vi Dio all'infuori di Lui! Gloria
a Lui ben oltre ci che Gli associano! (9:30-31).
Ha avuto anche come conseguenza, l'annullamento volontario del nome di Maometto dai loro libri,
negando cos la sua missione:
Coloro ai quali abbiamo dato la Scrittura, lo riconoscono come riconoscono i loro figli. Ma una parte di loro
nasconde la verit pur conoscendola (2:146).

1
Iqtirah bi-mashru' qanun bi-isdar qanun al-'uqubat, p. 179.

109
Malgrado l'ultimo rimprovero, i musulmani da sempre hanno provato a sfruttare qualsiasi indizio
nei libri sacri ebraici e cristiani, per dimostrare che questi ultimi hanno previsto l'arrivo di
Maometto. Cos facendo, ripetono, in realt, il modo di ragionare dei cristiani che vedono in Ges il
compimento degli oracoli dei profeti ebrei, presunzione su cui sono costruiti il Nuovo Testamento e
gli scritti dei Padri della chiesa. Cos, per esempio, il Vangelo di San Matteo (1:18) riportando la
concezione miracolosa di Ges da parte dello Spirito Santo, la collega ad un passaggio d'Isaia:
"Ecco: la vergine concepir e partorir un figlio, che chiamer Emmanuele" (Is 7:14). I musulmani
prevedono nelle parole di Ges prima della sua salita al cielo: "Mander su di voi quello che il
Padre mio ha promesso" (Lc 24:49) un avviso dell'arrivo di Maometto.
Gli autori musulmani contemporanei considerano il Vangelo di Barnaba come il solo autentico
perch cita il nome di Maometto. Il testo, scritto probabilmente da un ebreo spagnolo del medioevo
convertito al cristianesimo e, in seguito, all'islam, spesso invocato dai musulmani per fini
polemici. Gli autori musulmani si basano su questo vangelo per affermare il carattere obbligatorio
della circoncisione maschile
1
.
II. Statuto delle leggi rivelate prima di Maometto
1) Mantenimento delle leggi delle Comunit religiose
Anche se i libri sacri ebraici e cristiani sono considerati falsificati, il Corano chiede alle due
Comunit di conformarvici. Quando era consultato dagli ebrei come arbitro, Maometto si
informava del contenuto della loro Bibbia ed applicava loro le sue norme, anche quando la
Comunit aveva deciso l'opposto, come dimostra l'episodio dei due adulteri. il sistema della
soggettivit delle leggi che lasciano, ancora oggi, tracce nei paesi arabi in materia di statuto privato,
di cui gi abbiamo parlato
2
.
2) Musulmani e leggi rivelate prima di Maometto
Sulla base del fatto che i libri sacri ebraici e cristiani sono falsificati, i musulmani non si sentono
tenuti ad osservare le norme dettate da questi libri, tanto pi che dispongono del loro libro sacro
non falsificato e del loro Profeta che considerano infallibile. Il Corano esige da Maometto di
applicare alla sua Comunit quello che gli stato rivelato:
Su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verit, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo
abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non
conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verit che ti giunta. Ad ognuno di voi abbiamo assegnato
una via e un percorso (5:48).
Essa doveva differenziarsi dalle altre Comunit sul piano legislativo, e Maometto le proibiva di
consultare i libri sacri delle altre. Si riporta a tale riguardo che un giorno 'Umar (d. 644), il futuro
secondo califfo, leggeva un testo ebraico. Maometto si inquietato e ha detto ai presenti: "O
popolo, ho ricevuto tutte le parole ed i loro sigilli. Me li furono riassunti e ve le ho consegnate
bianche pure. Non lasciatevi fuorviare e non lasciate gli ingannatori approfittare di voi". In seguito
ha ordinato che il testo venisse cancellato una lettera dopo l'altra. In un altro episodio simile con i
musulmani, Maometto dice: "Il vertice dell'errore di un popolo di trascurare ci che il loro Profeta
ha portato loro per ricercare ci che dice un altro Profeta". In un terzo episodio, Hafsah leggeva un
testo ebraico contenendo la storia di Giuseppe. Maometto si agitato e ha detto: "Giuro in quello
che tiene il mio cuore tra le sue mani, se Giuseppe personalmente viene allora a dirvi che il vostro
Profeta, e voi lo seguite trascurandomi, voi vi perderete. Sono la vostra sorte fra i profeti e siete la
mia sorte fra i popoli". In un quarto episodio, certi compagni del Profeta sono passati accanto ad
ebrei che leggevano la Torah. Sono stati presi da reverenza. Il Profeta li rimprover e cit loro il

1
V. Aldeeb Abu-Sahlihe: circoncision, p. 160-162. Per una traduzione francese di questo Vangelo, v. nella
bilbiographie sotto: vangile de Barnab
2
V. parte I, capitolo III.

110
versetto: "Non basta loro che ti abbiamo rivelato il Libro che recitano? Questa davvero una
misericordia e un Monito per coloro che credono!" (29:51).
Quando il Presidente Sadat propose nel 1977 di stabilire libri scolastici comuni sulla religione e
l'etica sociale, la rivista cairota Al-I'tisam gli ricord che i musulmani non devono riferirsi agli
scritti sacri ebrei e cristiani. Evoc i quattro episodi suddetti
1
. la ragione per la quale i libri
scolastici statali nei paesi arabi e musulmani non permettono passaggi della Bibbia o del Nuovo
Testamento. Si rilever quindi che le biografie contemporanee dei profeti scritti dagli autori
musulmani si basano su informazioni che il Corano e la Sunnah riportano, e mai sui libri sacri degli
ebrei e dei cristiani. Nelle librerie di paesi come l'Arabia Saudita, lo Yemen, gli Emirati Arabi Uniti
o il Kuwait, i turisti ebrei e cristiani, non trovano, n possono acquistare i loro libri sacri.
3) Leggi rivelate prima di Maometto riportate nel Corano e la Sunnah
Nonostante l'atteggiamento negativo dei musulmani verso i libri sacri delle altre Comunit, il
Corano e la Sunnah pullulano di riferimenti, di detti e di passaggi ripresi a volte alla lettera
dell'Antico Testamento e da versioni apocrife del Vangelo. Alcuni di questi passaggi hanno un
carattere normativo. Essendo citati dal Corano, essi non possono essere considerati dai musulmani
come falsificati. Di conseguenza, i giuristi musulmani si chiedono se questi sono da imporre anche
ai musulmani. Essi operano la distinzione fra tre categorie di norme:
A) Norme la cui applicazione limitata ai loro destinatari
Alcune norme segnalano che la loro applicazione destinata ad un gruppo dato o che i musulmani
ne sono dispensati. il caso della regola che proibisce agli ebrei il consumo di alcuni prodotti
alimentari:
Di': "In quello che mi stato rivelato non trovo altri interdetti a proposito del cibo, se non l'animale morto, il
sangue effuso e la carne di porco - che immonda - e ci che, perversamente, stato sacrificato ad altri che ad
Allah". Quanto a chi vi fosse costretto, senza intenzione o ribellione, ebbene, il tuo Signore perdonatore,
misericordioso. Ai giudei abbiamo vietato tutti gli animali ungolati. Vietammo loro il grasso dei bovini e degli
ovini, a parte quello del dorso, delle viscere o quello frammisto a ossa. Cos li compensammo della loro
ribellione. In verit Noi siamo veridici (6:145-146).
Il primo versetto riguarda i musulmani. Quanto al secondo, limitato agli ebrei. Un caso pu essere
citato dalla Sunnah di Maometto che dice: "I bottini, divieti a qualsiasi altro prima di me, mi sono
stati autorizzati oggi". Secondo questo detto, era vietato alle altre nazioni di afferrare bottini, ma
furono permessi a Maometto.
B) Norme la cui applicazione estesa ai musulmani
Alcune norme indicano espressamente che sono applicabili ai musulmani. Cos, il Corano prescrive
il digiuno ai musulmani come stato prescritto ai precedenti:
O voi che credete, vi prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse
diverrete timorati; [digiunerete] per un determinato numero di giorni (2:183-184).
Lo stesso per il sacrificio. Maometto dice: "Fate il sacrificio, poich una norma del vostro padre
Abramo".
C) Norme i cui destinatari non sono precisati
Alcune norme sono prescritte a gruppi dati, ma non indicano se sono applicabili anche ai
musulmani. I giuristi divergono su quest'ultima categoria di norme. La maggioranza dice che esse
sono imponibili ai musulmani per difetto d'indicazione chiara che addita la loro abrogazione. Se
Dio cita una legge precedente l'approva implicitamente, anche se non ingiunge esplicitamente ai
musulmani di seguirla. Citano a proprio favore i versetti seguenti:

1
Al-I'tisam marzo 1977, p. 8-12. V. su questo argomento Aldeeb Abu-Sahlieh: L'enseignement, p. 26-27.

111
Facemmo scendere la Torah, fonte di guida e di luce. Con essa giudicavano tra i giudei, i profeti sottomessi ad
Allah, e i rabbini e i dottori: [giudicavano] in base a quella parte dei precetti di Allah che era stata loro affidata e
della quale erano testimoni (5:44).
Essi sono coloro che Allah ha guidato: attieniti alla loro guida (6:90).
[Egli] ha stabilito per voi, nella religione, la stessa via che aveva raccomandato a No, quella che riveliamo a Te,
[o Muhammad,] e che imponemmo ad Abramo, a Mos e a Ges: "Assolvete al culto e non fatene motivo di
divisione" (42:13).
Gli oppositori dicono che le norme rivelate ai popoli passati, sono abrogate eccetto indicazione
contraria nel Corano o la Sunnah. Raccontano che prima di inviare Mu'adh Ibn-Jabal (d. 639) per
esercitare la funzione di giudice ed insegnare la religione in Yemen, Maometto gli chiese come
intendeva dare le sue sentenze. Mu'adh rispose: "Giudicher secondo il libro di Dio. Se non ci trovo
nulla, seguir la Sunnah del messaggero di Dio. E se non ci trovo nulla, mi sforzer per quanto
possibile di ragionare". Maometto approv allora la sua risposta. Ora, se le norme dei popoli
anteriori fossero una fonte, Maometto gliele avrebbe indicato. Si cita anche una parola di Maometto
che pronuncia: "Gli altri profeti sono stati inviati a popoli specifici, ed io sono stato inviato
all'insieme degli umani". Non si deve dunque obbedire alle leggi specifiche.
Madkur, autore contemporaneo, tende per l'opinione maggioritaria, finch le norme degli altri
popoli non entrano in conflitto con il bene della gente (salah al-nas). Le leggi sono tutte rivelate, a
condizione che siano citate nel Corano o la Sunnah e che nessuna altra norma di fonte musulmana
le contraddica. Il valore di questa fonte da considerare almeno come la qualit "delle dichiarazioni
di un compagno che alcuni considerano come fonte di legge
1
".
4) Implicazioni pratiche delle leggi rivelate prima dell'islam
Ci sono molte implicazioni pratiche delle leggi rivelate prima di Maometto.
A) Legge del taglione
Il passaggio coranico seguente parla della legge del taglione prevista dalla Bibbia (Lv 24:19-20; Es
21:23-24):
Facemmo scendere la Torah, fonte di guida e di luce. Con essa giudicavano tra i giudei, i profeti sottomessi ad
Allah, e i rabbini e i dottori: [giudicavano] in base a quella parte dei precetti di Allah che era stata loro affidata e
della quale erano testimoni. Non temete gli uomini, ma temete Me. E non svendete a vil prezzo i segni Miei.
Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono i miscredenti. Per loro
prescrivemmo vita per vita, occhio per occhio, naso per naso, orecchio per orecchio, dente per dente e il
contrappasso per le ferite. Quanto a colui che vi rinuncia per amor di Allah, varr per lui come espiazione.
Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, questi sono gli ingiusti (5:44-45).
Occorre considerare la legge di rappresaglia citata qui come destinata tanto agli ebrei che ai
musulmani? Se rispondiamo affermativamente, ci significa che gli uomini e le donne, i musulmani
ed i non musulmani sono uguali dinanzi alla legge del taglione, e ci non soddisfa gli oppositori
che ritengono che il passaggio si rivolga soltanto agli ebrei, mentre i musulmani devono obbedire
ad un altro passaggio concernente la legge del taglione che proclama:
O voi che credete, in materia d'omicidio vi stato prescritto il contrappasso: libero per libero, schiavo per
schiavo, donna per donna. E colui che sar stato perdonato da suo fratello, venga perseguito nella maniera pi
dolce e paghi un indennizzo: questa una facilitazione da parte del vostro Signore, e una misericordia. Ebbene,
chi di voi, dopo di ci, trasgredisce la legge, avr un doloroso castigo (2:178).
Come si osserva, questo passaggio, contrariamente al precedente, non prevede il principio
dell'uguaglianza.
B) Dote
Il diritto musulmano prescrive all'uomo il pagamento della dote alla donna che vuole sposare;
consiste di solito in una somma di denaro. Pu renderle un servizio: cucire un abito, costruire una

1
Madkur: Usul, p. 123. Sulla questione, v. Hasab-Allah, p. 73-75.

112
casa? Coloro che ammettono l'estensione delle leggi rivelate prima di Maometto ai musulmani
chiamano a sostegno il versetto coranico relativo al matrimonio di Mos:
Disse: "Vorrei sposarti ad una di queste mie figlie, a condizione che tu mi serva per otto anni. Se vorrai restare
dieci [anni], sar di tua spontanea volont. Non ti imporr nulla di gravoso e, se Allah vuole, troverai che sono
un uomo del bene (28:27).
C) Contratto di commissione
Il Corano racconta, con alcune differenze, la storia di Giuseppe con i suoi fratelli, riferita nella
Bibbia (Gn capitolo 44). Volendo conservare suo fratello Beniamino presso di lui, Giuseppe
fornisce le provvigioni ai suoi fratelli mettendo la coppa del re nei bagagli di Beniamino; e, in
seguito, accus i suoi fratelli del furto. Deleg i suoi servi di cercare la coppa promettendo come
ricompensa a chi l'avrebbe riportata, il carico di un cammello (12:70-72). I giuristi ne hanno
dedotto che la commissione (ja'alah), a condizione di un risultato positivo, permessa dal Corano.
D) Contratto di garanzia
Sempre nella storia di Giuseppe, egli chiese ai suoi fratelli di riportare con loro Beniamino, se
avessero desiderato avere altre provviste nel futuro. Reticente, Giacobbe dice ai suoi figli:
Non lo mander con voi finch non giurerete su Allah che me lo riporterete, a meno che non siate del tutto
sopraffatti". Poi, dopo che ebbero giurato, disse loro: "Allah il garante di quello che abbiamo detto". (12:66).
Per i giuristi musulmani il versetto rende il contratto di garanzia lecito.
E) Usufrutto su tutta la compropriet
Il Corano dichiara nella storia d'Abramo con suo nipote Lot:
Informali che devono dividere l'acqua: ognuno il suo turno per bere (54:28).
Il versetto palesa che un comproprietario pu approfittare dell'insieme del bene comune per un
certo tempo.
F) Indennit da pagare da parte del proprietario di animali
Il Corano narra nella storia di Davide con suo figlio Salomone:
Davide e Salomone giudicarono a proposito di un campo coltivato che un gregge di montoni appartenente a certa
gente aveva devastato pascolandovi di notte. Fummo testimoni del loro giudizio (21:78).
I commentatori del laconico versetto, spiegano che Davide aveva decretato che il gregge sarebbe
diventato propriet di colui il cui campo era stato devastato; ma Salomone consigli che il gregge
gli fosse temporaneamente affidato, a titolo di usufrutto, e che il colpevole avrebbe irrigato il
campo, fino a che fosse ridivento come prima, per riprendersi cos il suo gregge.

113
Capitolo VI. L'usanza
I. Definizione dell'usanza
L'usanza ('urf) definita cos: "Quello che si stabilito nelle anime e che la gente di buon costume
in una regione musulmana ha accettato a condizione che non contraddica un testo della shari'ah
1
".
Gli autori musulmani stabiliscono una distinzione tra una norma usuale ed una norma basata sul
consenso dei dottori della legge (ijma'):
Una norma basata sul consenso il prodotto dell'opinione degli specialisti; la norma basata
sull'usanza una norma accettata dal pubblico in generale.
Il consenso esige l'unanimit dei mujtahid dell'epoca in cui la norma stata stabilita; per
l'usanza basta avere a proprio favore, la maggioranza della Comunit.
Il consenso obbliga la Comunit ovunque e sempre; l'usanza variabile.
Un esempio d'usanza: il pescatore di perle che sosterr dinanzi al giudice di aver venduto ad un
commerciante dieci keil (misura che contiene da 20 a 30 chili secondo i paesi) di perle, la sua
domanda sar respinta, se il difensore dicesse che la parola keil stata pronunciata al momento
della vendita per errore, ma che ha comprato effettivamente soltanto dieci misqal (misura che
equivale a un grammo) di perle, sar accolta. Qui il giudice basa la sua decisione sulla prova
dell'usanza, l'usanza invariabile che afferma che le perle si vendono al misqal e mai al keil.
II. Legittimazione del ricorso all'usanza
I giuristi musulmani classici considerano l'usanza valida come fonte di norme opponibili in caso
d'assenza di testo nel Corano o nella Sunnah. Legittimano il ricorso all'usanza col Corano, la
Sunnah ed il ragionamento.
Si trova il termine 'urf una sola volta nel versetto 7:199, tradotto da Hamza Piccardo come segue:
Prendi quello che ti concedono di buon grado, ordina il bene ('urf) e allontanati dagli ignoranti (7:199).
Gabriele Mandel lo traduce come segue:
Usa indulgenza, ordina ci che ammesso ('urf) e allontanati dagli ignoranti (7:199).
Ma anche possibile tradurlo come segue: "Tassa il superfluo, comanda secondo l'usanza ('urf) ed
allontana gli ignoranti".
Il Corano utilizza a molte riprese il termine ma'ruf. Esso pu essere tradotto in alcuni versetti con la
buona usanza. Citiamo tre versetti:
Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli, e non loro permesso nascondere quello che
Allah ha creato nei loro ventri, se credono in Allah e nell'Ultimo Giorno. E i loro sposi avranno priorit se,
volendosi riconciliare, le riprenderanno durante questo periodo. Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in
base alla buona usanza (bil-ma'ruf), ma gli uomini sono superiori. Allah potente, saggio (2:228).
Sorga tra voi una comunit che inviti al bene, raccomandi la buona usanza (bil-ma'ruf) e proibisca ci che
riprovevole. Ecco coloro che prospereranno (3:104).
O voi che credete, non vi lecito ereditare delle mogli contro la loro volont. Non trattatele con durezza
nell'intento di riprendervi parte di quello che avevate donato, a meno che abbiano commesso una palese infamit.
Comportatevi verso di loro secondo la buona usanza (bil-ma'ruf). Se provate avversione nei loro confronti, pu
darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene (4:19).
Il versetto 4:115 implicherebbe indirettamente il rispetto dell'usanza:
Chi si separa dal Messaggero dopo che gli si manifestata la guida, e segue un sentiero diverso da quello dei
credenti, quello lo allontaneremo come si allontanato e lo getteremo nell'Inferno. Qual triste destino

1
Oltre ai libri di base citati nella bibliografia, v. Al-Khayyat: Nadhariyyat al-'urf; 'Alyah: Al-qada' wal-'urf, p. 142-
178.

114
Si ritiene che il termine "sentiero" significhi qui l'usanza. Si cita anche un detto di Maometto che
dice: "Quello che i credenti hanno considerato come buono anche buono dinanzi a Dio".
Maometto avrebbe indicato ad una donna di prendere beni da suo marito e ci basterebbe ad essa e
ai suoi figli, secondo l'usanza (bil-ma'ruf).
Si fa appello anche ad un'argomentazione razionale. L'usanza garantisce il bene della Comunit e
mette fine al suo imbarazzo. Ma, questo un principio riconosciuto dal Corano:
Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio (2:185).
Allah non vi vuole imporvi disagio (5:6).
Non si pu dunque impedire alla gente di ricorrere all'usanza. Il Corano stesso ne ha riconosciuto
alcune che erano accettate dagli Arabi. Cos, ha ammesso il pagamento del prezzo del sangue da
parte dell'autore dell'offesa. Inoltre, ha ripreso la maggior parte delle forme dei contratti
commerciali del suo tempo. I califfi, dopo Maometto, hanno anche accettato alcune usanze dei
paesi conquistati, come i registri dell'esercito e dell'imposta, e la battitura della moneta. Essi hanno
messo come condizione per il mujtahid la conoscenza delle usanze. Si segnala a tale riguardo che
Al-Shafi'i (d. 820) modific in Egitto alcuni dei suoi pareri espressi a Bagdad, perch le usanze
egiziane erano diverse da quelle dell'Iraq. Per questo in lui si distinguono due dottrine, una
irachena, e l'altra egiziana.
L'usanza ha visto la sua consacrazione negli articoli 13 e 36-45 della Majallah
1
. Autori
contemporanei rifiutano di considerarla una fonte indipendente. La collegano ad altre fonti come il
consenso implicito, gli interessi non regolati (masalih mursalah) o i pretesti (dhara'i') che
tratteremo pi avanti. Al-Hakim, autore sciita, adotta una visione ancora pi radicale a proposito
dell'usanza: non scorge nessuna base nel Corano e nella Sunnah per considerare l'usanza come una
fonte della shari'ah
2
.
III. Condizioni del ricorso all'usanza
Per potere invocare un'usanza occorre che soddisfi quattro condizioni.
1) Non violare un testo del Corano o della Sunnah
Cos, le usanze esistenti durante il periodo della rivelazione che il Corano ha condannato
espressamente, non possono essere prese in considerazione, perch l'usanza urta direttamente la
volont del Legislatore (Dio). il caso del matrimonio reciproco con scambio senza dote (zawag
al-shighar): "Ti do mia figlia come sposa senza dote se tu mi dai tua figlia senza dote". Anche se
tale matrimonio diventerebbe un'usanza, non potrebbe essere considerata lecita. Si pu accettare,
tuttavia, che un'usanza stabilisca una norma speciale. Cos il diritto musulmano proibisce la vendita
di un oggetto inesistente. L'usanza ammette il contratto a fattura (istisna') anche se si tratta di un
contratto riguardante una cosa che non ha un'esistenza al momento del contratto. Si mantiene
dunque il divieto generale, ma si permette il contratto specifico stabilito dall'usanza.
Ci sono casi dove l'usanza alla base di un testo della shari'ah. In questa ipotesi, il cambiamento
intervenuto nell'usanza non viola la shari'ah ed occorre tenerne conto. Cos, Maometto dice che il
silenzio della ragazza vergine equivale al consenso. Questo modo di vedere proviene dal fatto che
le ragazze al tempo di Maometto erano molto riservate, ma non pi cos oggi in un buon numero
di paesi. Non si pu dunque applicare la parola di Maometto: la ragazza deve dare il suo consenso
verbale al matrimonio. Il cambiamento della situazione richiede in questo caso un cambiamento
della norma. Inoltre, la presenza delle giovani donne nelle moschee per la preghiera comunitaria,
stata vietata sebbene fosse permessa al tempo di Maometto. Questo cambiamento dovuto alla
dissoluzione attuale dei costumi.

1
V. questi articoli nella parte II, capitolo IX.II.
2
Al-Hakim: Al-usul, p. 417-426.

115
L'usanza pu essere generale, ed il testo pu essere specifico. In questo caso, solo la parte
dell'usanza che viola il testo inefficace. Cos, Maometto prescrive il pagamento dell'imposta
legale per i cammelli nutriti alla mangiatoia. L'usanza che esclude i cammelli dall'imposta, non
applicabile per i cammelli precisati nel detto.
L'usanza pu anche essere specifica ed il testo generale. In questo caso, secondo alcuni, essa
considerata come norma speciale rispetto al testo generale. Cos, il Corano dice: "Per coloro che
vogliono completare l'allattamento, le madri allatteranno per due anni completi" (2:233). Ma,
un'usanza vuole che le donne nobili prendano una balia per allattare i loro bambini. Questa usanza
dispensa la donna dall'allattamento se i suoi figli accettano altri seni.
2) Essere generale (muttaridah)
Non necessario che l'usanza sia unanime: basta che sia accettata dalla maggioranza. Per
sperimentare la generalit di un'usanza, occorre riferirsi alla gente interessata ad essa e non ai libri
dei giuristi, a causa del suo carattere variabile.
3) Esistere in occasione del rapporto giuridico
L'usanza non pu avere un effetto retroattivo. Al-Khayyat d un'applicazione moderna della norma
attraverso il caso del deprezzamento del denaro. Se si prestano dollari che costavano tanto in valuta
nazionale, e che, in seguito, vengono svalutati, occorrerebbe rendere il prestito sulla base del
vecchio prezzo
1
.
4) Non essere contraria all'accordo delle parti
L'articolo 13 della Majallah dice: "Dinanzi ad una dichiarazione precisa, non si deve avere riguardo
a presunzione". Cos, se l'usanza consiste nel pagare il prezzo per rate, le parti possono prevedere
che il pagamento sar contante, il loro accordo prevalendo sull'usanza.
IV. Classificazione delle usanze
1) Usanza verbale ed usanza fattuale
Si distingue tra l'usanza verbale ('urf qawli) e l'usanza fattuale ('urf 'amali).
L'usanza verbale quella che attribuisce ai termini un senso particolare. Cos, il termine walad
significa un bambino maschile anche se nella lingua e nel Corano (4:11), include tanto i maschi che
le femmine. Il termine dabbah significa animale a quattro zampe anche se, in arabo, significa tutto
ci che si muove su terra. Il termine lahm indica la carne degli animali ad eccezione dei polli,
uccelli e pesci, anche se, nel Corano (16:14), esso anche utilizzato per designare il tessuto dei
pesci. Pertanto, secondo Ibn-'Abidin (d. 1836), le dichiarazioni dell'autore di un legato o di un waqf
e di quello che fa un voto, o di chi pronto a giurare o a stipulare un contratto, sono interpretate
secondo la sua lingua e la sua usanza e non secondo la lingua comune o la lingua del Corano.
L'usanza fattuale quella a cui la gente abituata nella loro vita e nelle loro relazioni. Fra queste, si
cita la dote versata dal marito in due parti, una pagata in anticipo, e l'altra pagata in caso di ripudio;
il rifiuto di condurre la donna verso suo marito prima che abbia pagato una parte della dote;
l'entrata al bagno contro un certo importo senza stipulazione di contratto e senza accordo
preliminare sulla durata e la quantit dell'acqua utilizzata; il pagamento dell'affitto prima
dell'utilizzo dell'appartamento affittato; il pasto dell'operaio come facente parte del suo salario, ecc..
2) Usanza speciale ed usanza generale
Le usanze fattuali citate, sono considerate generali; sono conosciute da tutti. Si riferisce anche fra le
usanze generali che l'ignorante deve rivolgersi al dotto per imparare da lui ci che ignora.

1
Al-Khayyat: Nadhariyyat al-urf, p. 56.

116
Le usanze speciali sono proprie di una data regione o di una data categoria di professioni. Cos, in
Iraq, la parola dabbah si limita al cavallo. Inoltre l'iscrizione dei debiti da parte dei commercianti
nei registri pu servire di prova anche se non ci sono testimoni. In alcune regioni, il marito deve
fare regali determinati ad alcuni membri della famiglia della sposa.
3) Usanza lecita, illecita o necessaria
L'usanza legale quella che non permette qualcosa vietata e non proibisce qualcosa che permessa
dal diritto musulmano.
L'usanza illecita (o viziata: fasid) quella che accettata dal pubblico ma che proibisce ci che
permesso, o permette quello che vietato. il caso delle relazioni bancarie ad interessi, le riunioni
miste uomo-donna nei club e nelle feste, l'introduzione dell'alcool e della danza nei festeggiamenti,
l'abbandono della preghiera durante le feste pubbliche, l'adornarsi di anelli d'oro e di vestiti di seta,
il gioco della lotteria, le scommesse sulle corse dei cavalli, i vestiti scollati, la partecipazione delle
donne ai funerali, le candele sulle tombe, ecc.. Tutte queste usanze sono contrarie alla shari'ah
poich esiste un testo chiaramente che le proibisce.
Una norma usuale contraria ad un principio del diritto musulmano pu tuttavia essere imposta dalla
necessit. Pu allora essere ammessa come eccezione. Se, invece, questa usanza non dettata dalla
necessit, ma semplicemente dalle cattive inclinazioni, deve essere denunciata.

117

Capitolo VII. Lo sforzo razionale (ijtihad)
I. Definizione
Oltre alle fonti suddette, chiamate fonti trasmesse (masadir naqliyyah), i giuristi musulmani classici
e contemporanei accordano un posto importante all'ijtihad.
Etimologicamente, l'ijtihad significa la produzione di uno sforzo. Sul piano giuridico, definito
cos: "L'azione di tendere tutte le forze del proprio spirito fino al loro limite estremo, per penetrare
il significato intimo della shari'ah (il Corano e la Sunnah) e dedurne una norma congetturale
(qa'idah dhanniyyah) applicabile al caso concreto da risolvere".
Occorre qui avere in mente che il Diritto musulmano nega all'uomo il potere di legiferare. Di
conseguenza, il ruolo del ragionamento umano che sottende l'ijtihad non di creare delle norme,
ma di dedurre dal Corano e dalla Sunnah nuove norme rispettose di queste due fonti. Si tratta per il
giurista di procedere per analogia, di esaminare la ragione della legge religiosa, di preferire una
norma su un'altra norma, di colmare una lacuna considerando l'interesse generale, ecc..
La negazione del potere legislativo dall'uomo va fino a chiedersi se si ha il diritto di ricorrere allo
sforzo razionale come mezzo di deduzione. Perci, la prima questione che si pone quella della
legittimazione del ricorso allo sforzo razionale.
II. Legittimazione del ricorso all'ijtihad
1) Argomentazioni degli oppositori
Coloro che sfidano il ricorso all'ijtihad si basano sulla premessa che i testi del Corano e della
Sunnah offrono all'uomo tutto ci di cui ha bisogno come quadro di riferimento normativo.
Sostengono la loro argomentazione con i versetti seguenti:
Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia (5:3).
Non abbiamo dimenticato nulla nel Libro (6:38).
Abbiamo fatto scendere su di te il Libro, che spiegasse ogni cosa, guida e misericordia e lieta novella per i
musulmani (16:89).
I seguaci di questa posizione aggiungono che tutto quello che non stato regolato dal Corano e la
Sunnah lasciato alla libert dei credenti ai sensi del principio del permesso iniziale ('ibahah
asliyyah) dettato dai versetti seguenti:
Egli ha creato per voi tutto quello che c' sulla terra (2:29).
O voi che credete, non fate domande su cose che, se vi fossero spiegate, vi dispiacerebbero. Se farete domande in
proposito, vi saranno spiegate dopo che il Corano sar disceso [per intero]. Allah vi perdoner, poich Allah
perdonatore, paziente (5:101).
Il principio del permesso iniziale significa che tutto quello che non espressamente vietato rimane
permesso. Si invoca anche il divieto di affidarsi all'opinione (ra'y). Il Corano dice: "Se siete
discordi in qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero" (4:59). Qui il Corano non dice di
fare riferimento alla ragione ma a Dio ed al Profeta. Altrove, il Corano dice:
In verit abbiamo fatto scendere su di te il Libro con la verit, affinch giudichi tra gli uomini secondo quello
che Allah ti ha mostrato (4:105).
Il Corano non dice "secondo ci che pensi", ma "secondo quello che Allah ti ha mostrato".
Si cita anche un detto di Maometto che avrebbe affermato:
La mia nazione sar divisa in settanta e pi, il pi colpevole fra loro quello che pesa la religione con la sua
opinione, proibendo ci che Dio ha permesso e permettendo ci che Dio ha proibito.

118
Il Corano dice a tale proposito:
Se la verit fosse consona alle loro passioni, certamente si sarebbero corrotti i cieli e la terra e quelli che vi si
trovano! No, abbiamo dato loro il Monito, ma essi se ne allontanano (23:71).
I compagni di Maometto hanno condannato il ricorso allo sforzo razionale. Cos, il califfo 'Umar (d.
644) avrebbe detto:
I seguaci dell'opinione sono i nemici della tradizione. Sono stati incapaci d'imparare i detti di Maometto o di
capirli, e quindi hanno avuto vergogna di dire che chiedono loro una precisazione: "Non sappiamo". Sono allora
andati contro le tradizioni di Maometto colla loro opinione. State in guardia da costoro.
Si riporta d'Ibn-Mas'ud (d. 652):
I vostri giuristi scompariranno e la gente prender degli ignoranti come dirigenti che regolano le cose secondo la
loro opinione, e cos l'islam sar distrutto e smussato.
'Abd-Allah Ibn-'Umar avrebbe anche detto:
La scienza si limita a tre: il Libro di Dio, la Sunnah, e "non lo so".
2) Argomentazioni dei sostenitori
I sostenitori del ricorso all'ijtihad invocano anche il Corano ed i detti di Maometto per sostenere la
loro posizione. Vi aggiungono un'argomentazione razionale.
A) Argomentazioni tratte dal Corano
I sostenitori citano lo stesso versetto che gli oppositori ma nella sua integrit:
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit. Se siete discordi in
qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. la cosa migliore
e l'interpretazione pi sicura (4:59).
Dicono che questo versetto invita a ricorrere al Corano ed alla Sunnah e ad esplorare il loro
significato profondo per dedurne le norme giuridiche, ma senza lasciarsi sviare da preconcetti
soggettivi.
Secondo loro, i versetti, indicando che il Corano contiene tutto ci di cui si ha bisogno, significano
che il Corano contiene i principi generali (usul 'ammah). Se l'ijtihad non fosse permesso, non si
spiegherebbe l'ijtihad di Maometto e dei suoi compagni. Cos furono decise la nomina del califfo
Abu-Bakr (d. 634), la trascrizione scritta del Corano, la punizione contro chi consuma vino, ecc..
Quanto al versetto 4:105 che esige il rinvio a "quello che Allah ha mostrato" a Maometto,
significherebbe "ci che Dio gli ha insegnato", e questo pu includere lo sforzo razionale.
I sostenitori invocano anche il passaggio seguente:
Davide e Salomone giudicarono a proposito di un campo coltivato che un gregge di montoni appartenente a certa
gente aveva devastato pascolandovi di notte. Fummo testimoni del loro giudizio. Facemmo s che Salomone
comprendesse [correttamente]. Demmo ad entrambi saggezza e scienza (21:78-79).
Questo passaggio segnala che il giudizio di Salomone stato preferito a quello di Davide. Ci
nonostante, Dio accord ai due la facolt di giudicare e la conoscenza. Hasan Al-Basri (d. 728)
comment questo passaggio come segue: "Se non ci fosse il racconto che riguarda questi due
uomini, i giudici sarebbero stati dannati. Dio, infatti, elogi Salomone ma scus Davide per il suo
sforzo". Si pu dunque fuorviarsi, ma lo sforzo di per s meritevole.
B) Argomentazioni tratte dalla Sunnah di Maometto e dei suoi compagni
I sostenitori invocano anche la Sunnah di Maometto e dei suoi compagni. Cos, prima di inviare
Mu'adh Ibn-Jabal (d. 639) per esercitare la funzione di giudice ed insegnare la religione in Yemen,
Maometto gli chiese come intendeva emettere le sue sentenze. Mu'adh rispose: "Giudicher
secondo il libro di Dio. Se non ci trovo nulla, seguir la Sunnah del messaggero di Dio. E se non ci
trovo nulla, mi sforzer per quanto possibile di ragionare (ajtahid ra'yi)". Maometto approv allora
la sua risposta.

119
Altrove, Maometto dice: "Se un governatore compie uno sforzo di ragionamento e raggiunge
l'opinione vera, ha due meriti; ma se si fuorvia, ha un merito". Avrebbe anche detto: "Temete
l'intuizione (farasah) dei credenti, certo che vedono con la luce di Dio".
Si riporta anche dal primo califfo Abu-Bakr (d. 634) che cercava nel Corano una soluzione alla
controversia chi gli era sottoposto. Se non vi trovava nulla, provava ad applicare un precedente di
Maometto. Se non vi trovava nulla, raccoglieva i responsabili improntanti ed i migliori fra la gente,
li consultava e seguiva il loro consenso.
Quando 'Umar (d. 644) nomin Sharih come giudice di Kufa gli disse: "Vedi ci che ti sembra
chiaramente nel Libro di Dio (Corano) e non chiedi nessuno al suo riguardo. Se non ci trovi nulla
di chiaro, segui la Sunnah del messaggero di Dio. Se non ci trovi nulla, sforzati di ragionare e
chiedi consiglio alla gente di scienza e di bene".
'Ali (d. 661) avrebbe detto a Maometto: "Messaggero di Dio, che fare se abbiamo un affare che non
comporta soluzioni nel Corano un anno dopo la tua scomparsa?" Maometto rispose: "Riunite la
gente e mettete il caso in consultazione (ij'aluh shura), ma non seguite una singola opinione".
Queste pratiche di Maometto e dei suoi compagni contraddicono i detti che condannano il ricorso al
ragionamento. Di conseguenza, questi detti andrebbero interpretati come un divieto a ragionare nei
settori della religione in cui non permesso di ragionare.
C) Argomentazioni razionali
I partigiani del ricorso all'ijtihad dicono che l'islam l'ultima religione e che buono per qualsiasi
epoca e qualsiasi luogo. Ora, i testi del Corano e della Sunnah sono limitati mentre i problemi si
rinnovano continuamente. Per attenuare la carenza delle due principali fonti, necessario ricorrere
all'ijtihad. Senza di ci, il diritto musulmano perderebbe la sua flessibilit e la sua capacit di
disciplinare ogni epoca e qualsiasi luogo.
3) Ijtihad di Maometto
Un problema, sollevato dagli ash'ariti ed i mu'taziliti in relazione con l'ijtihad, illustra il modo di
ragionare dei pensatori musulmani. Queste due correnti filosofiche si sono chieste se Maometto
potesse ricorrere all'ijtihad per stabilire una norma giuridica che disciplina questioni che si
ponevano a lui? Rispondono negativamente. Citano il Corano:
Il vostro compagno non traviato, non in errore; e neppure parla d'impulso: non che una Rivelazione ispirata
(53:2-4).
Il Corano considera qui le opinioni di Maometto come facenti parte della rivelazione. Ora, se
potesse compiere uno sforzo razionale, le sue opinioni non dipenderebbero dalla rivelazione.
Aggiungono che se Maometto potesse compiere uno sforzo, non avrebbe bisogno di aspettare la
rivelazione per rispondere alle domande che gli erano poste come fu il caso in molte situazioni.
Infine, sostengono che la rivelazione pi importante dell'ijtihad, poich l'errore escluso nella
prima fonte. Quando si pu avere accesso al migliore, non permesso ricorrere all'inferiore.
Gli specialisti dei Fondamenti del diritto hanno un parere opposto. Citano il Corano a sostegno
della loro affermazione:
In verit abbiamo fatto scendere su di te il Libro con la verit, affinch giudichi tra gli uomini secondo quello
che Allah ti ha mostrato (arak) (4:105).
Questo versetto significa che Maometto poteva ricorrere al ragionamento (ra'y, derivato del verbo
ara), dono di Dio a Maometto. Altrove, il Corano dice: "Traetene dunque una lezione, o voi che
avete occhi per vedere" (59:2). Questo appello alla riflessione si trova in altri versetti, e si rivolge a
tutti, tra cui Maometto. Quest'ultimo ha anche pi diritto alla riflessione che altri poich conosce gli
obiettivi della legislazione. Privare il Profeta della riflessione e dello sforzo razionale sarebbe
privarlo di una capacit che ridurrebbe le sue conoscenze umane; sarebbe eliminare la ragione
umana. Aggiungono che se permesso ricorrere all'ijtihad a colui che pu fuorviarsi, a maggior

120
ragione, l'ijtihad deve essere permesso a colui che si sbaglia di rado ed al riguardo del quale la
rivelazione interviene per correggere il suo errore.
Gli specialisti delle basi del diritto invocano anche il fatto che Maometto esercitava l'ijtihad e
chiamava i suoi compagni a fare come lui. Avrebbe detto a tal fine: "Giudico secondo la mia
opinione nei settori che non sono stati oggetto della rivelazione". In un altro detto, avrebbe invitato
'Amru Ibn-al-'As a rendere la giustizia in un affare. Quest'ultimo protest: "Giudico io mentre sei
presente?" Maometto rispose: "S! Se compi uno sforzo di ragionamento e raggiungi l'opinione
vera, hai due meriti; ma se ti fuorvi, hai un merito".
Rispondendo all'argomentazione dell'attesa della rivelazione avanzata dagli oppositori, gli
specialisti delle basi del diritto dicono che Maometto aspettava la rivelazione nelle questioni che
presentavano una difficolt o che potevano avere soluzioni soltanto attraverso la rivelazione.
Ritengono quindi che la rivelazione sia indipendente dalla volont di Maometto. Di conseguenza,
non poteva farla scendere sempre, ma se si fuorviava dando la sua opinione, la rivelazione si
incaricava di correggerlo.
III. Condizioni dell'ijtihad
1) Condizioni concernenti il mujtahid
Gli autori tanto classici che contemporanei stabiliscono un catalogo pi o meno lungo delle
esigenze che deve riempire il mujtahid:
Essere maggiorenne ed in possesso delle sue capacit mentali.
Essere equo ('adl), cio di religione e di carattere irreprensibile, non commette i grandi peccati
e non insiste sui piccoli peccati, non teme n la verit n il rimprovero n la forza delle
autorit, e non ricerca che la realizzazione dell'interesse pubblico.
Conoscere perfettamente tutto ci che tocca ai versetti coranici normativi: la ragione della loro
rivelazione, il loro senso ed il loro campo d'applicazione. Al-Shafi'i (d. 820) avrebbe imposto la
conoscenza a memoria del Corano.
Conoscere i detti di Maometto ed in particolare quelli che hanno un carattere normativo.
Conoscere la disciplina dell'abrogazione per potere distinguere tra i versetti ed i detti abrogati e
coloro che abrogano.
Conoscere le opinioni dei dotti precedenti e sapere distinguere ci che stato oggetto di
decisione unanime e ci che ha suscitato delle divergenze tra loro.
Conoscere la scienza dei Fondamenti del diritto e sapere utilizzare le norme del ragionamento
per analogia.
Sapere distinguere gli interessi che il Diritto musulmano intende salvaguardare per potere
stabilire le norme in caso d'assenza di testo.
Conoscere la lingua araba e conoscere le sue norme d'espressione per potere capire bene il
senso dei testi del Diritto musulmano. Alcuni vanno fino a classificare ai dotti della shari'ah
secondo il grado della loro conoscenza della lingua araba: un principiante nella lingua araba
un principiante nel Diritto musulmano, ecc..
A partire da queste condizioni, si costata che non necessario che il mujtahid sia di sesso maschile
o libero. Una donna ed uno schiavo possono dunque essere mujtahid.
Queste condizioni sono imposte nel Diritto musulmano per molte funzioni dove la persona deve
ricorrere ad un ragionamento in conformit con la legge religiosa: l'imam o quello che esercita il
potere politico supremo, il ministro d'esecuzione (wazarat al-tafwid), il giudice, il sostituto del
giudice, il funzionario incaricato della morale pubblica nel mercato (muhtasib). Ma la funzione che
ha maggiore impatto oggi quella di mufti, di cui parleremo pi gi.
I giuristi musulmani si sono posti la questione se il mujtahid deve essere competente per tutto; o se,
al contrario, gli basta essere competente per la materia che gli stata sottoposta. La questione

121
legittima a causa del legame tra varie parti del diritto musulmano. Si ammette che il mujtahid pu
non essere competente su tutto, ma deve almeno conoscere la scienza delle basi del diritto
musulmano. Pertanto, i giuristi musulmani classificano i mujtahid in varie categorie:
Mujtahid mutlaq (assoluto) o mustaqil (indipendente): questo giurista ha stabilito le norme
concernenti le basi ed a vari rami del diritto. Questa categoria riservata ai grandi imam dei
primi secoli della formazione del diritto musulmano, fra cui i quattro capofila delle scuole
giuridiche sunnite.
Mujtahid muntasib (socio): questo giurista segue un imam per quanto riguarda i Fondamenti
del Diritto musulmano, ma diverge da lui nei rami del diritto. il caso d'Abu-Yusuf (d. 798) e
d'Al-Shaybani (d. 805).
Mujtahid fi al-madhhab (secondo una scuola): questo giurista segue il suo imam tanto nei
Fondamenti che nei rami del Diritto musulmano, ma raggiunge soluzioni personali nelle
questioni non affrontate dall'imam.
Mujtahid murajjih (preponderante): questo giurista sceglie una soluzione fra le soluzioni
divergenti dei giuristi che l'hanno preceduto.
Muhafidh (conservatore): questo giurista conosce quel chi stato fatto prima di lui e si
pronuncia in conformit, preferendo un'opinione su un'altra.
Muqallid (imitatore): questo giurista arriva a capire i libri dei precedenti, senza sapere
distinguere tra ci che bene e meno bene.
2) Condizioni concernenti il contenuto dell'ijtihad
Le condizioni richieste dai mujtahid e la loro classificazione in varie categorie dimostrano che chi
incaricato di determinare la norma da applicare non ha una libert totale di decisione. Si distingue a
tale proposito tra varie situazioni:
La precisazione chiesta regolata da un testo chiaro. In questo caso, il mujtahid non pu
ricorrere all'ijtihad. Cos, nessuno ha il diritto di mettere in dubbio la necessit di compiere la
preghiera, la parte degli eredi, il pellegrinaggio, la sanzione del furto, il divieto del consumo
d'alcool, l'elemosina legale, questi settori essendo regolati nel Corano e nella Sunnah da testi
chiari. Di qui la norma giuridica musulmana "Nessuno sforzo razionale di fronte ad una
disposizione esplicita" (articolo 14 della Majallah).
La precisazione chiesta regolata da un testo che si presta a varie interpretazioni. Se i mujtahid
di un'epoca data pervengono ad una decisione unanime riguardante questo testo, non pi
possibile poi proporre interpretazioni differenti.
La precisazione chiesta regolata da un testo che si presta a varie interpretazioni e non ha
suscitato una decisione unanime. In questo caso, il mujtahid pu e deve, attraverso i principi
linguistici e legislativi, provare a rendere un senso pi probabile che l'altro, ed agire secondo il
risultato al quale giunge. Nulla impedisce di provare ad interpretare il testo anche se i mujtahid
delle epoche precedenti avevano raggiunto un risultato divergente.
Infine, la precisazione chiesta non stata regolata da alcun testo, chiaro o non. In questo caso, i
mujtahid di qualsiasi epoca hanno una gran libert per trovare le norme ricorrendo agli
strumenti dell'ijtihad (l'analogia, la preferenza, gli interessi non regolati, l'usanza).
Ritorneremo, in seguito, su questi concetti.
Queste limitazioni chiudono in realt la porta dell'ijtihad, chiusura che sarebbe intervenuta a partire
dell'11
mo
secolo. Nel suo libro uscito in francese alla fine del 19
e
secolo, Savvas Pacha contesta
questa chiusura, ma riconosce che i musulmani non ammettono l'ijtihad che all'interno di precisi
limiti:
Lo sforzo legislativo non ha mai cessato e non cesser di esercitarsi (nell'islam). Non c' affatto ragione affinch
la sua azione progressista e benefica si fermi. Tutti i fatti nuovi, tutte le questioni nuove che si presentano al
pretore musulmano, ricevono certamente la loro soluzione sulla base dei metodi esistenti, purch il mufti sia
all'altezza della sua posizione eminente.

122
Lo sforzo la cui azione considerata come avendo preso fine nell'ortodossia (musulmana) uno sforzo speciale.
lo sforzo destinato a creare una legislazione nuova, e specialmente un quinto metodo legislativo.
I musulmani ortodossi non ammettono che qualsiasi dotto sia libero di creare al suo modo nuove norme, nuovi
metodi per servirsene come gli aggrada nella ricerca delle verit e delle soluzioni giuridiche e giudiziarie.
Temono gli smarrimenti dello spirito umano, i dissensi dei giuristi, le scissioni e le lotte che possono risultarne,
senza necessit n ragione plausibile, con la moltiplicazione illimitata dei metodi. Lasciano liberi giureconsulti
nell'utilizzo di una dei quattro metodi, nell'applicazione delle norme ivi contenute. Riconoscono che la porta
dello sforzo sempre aperta per le ricerche fatte secondo questi quattro metodi, ma ritengono che questa porta
sia chiusa a chi si proponesse di creare un quinto metodo tramite il quale operare una rivoluzione nella scienza
del diritto e nella giurisprudenza
1
.
I limiti di cui parla Savvas restano di rigore ancora oggi, nonostante il fatto che gli autori
musulmani contemporanei negano la chiusura della porta dell'ijtihad o richiedono la sua riapertura.
Coloro che non rispettano questi limiti pagano la loro audacia con la vita, come fu il caso del
Sudanese Mahmud Muhammad Taha impiccato nel 1985 per avere presentato una nuova teoria che
riguarda l'abrogazione. Ci ritorniamo pi oltre
2
. Per attenuare il pericolo che costituiscono gli spiriti
"non disciplinati", 'Abd-al-Wahhab Khallaf si spinge a rifiutare agli individui il diritto di praticare
l'ijtihad. Questo , secondo lui, la causa del disordine legislativo nel diritto musulmano. L'ijtihad
dovrebbe limitarsi, secondo questo autore, alla Comunit legislativa (al-jama'ah al-tashri'iyyah) di
cui ogni individuo soddisfa le condizioni suddette del mujtahid. Esige anche che il mujtahid rimane
nell'ambito del metodo e dei mezzi riconosciuti dal Diritto musulmano
3
.
3) Imitazione
A) Chi pu imitare chi?
L'ijtihad non alla portata di tutti. Ne consegue che per alcune questioni e per la maggioranza delle
persone, occorrerebbe accontentarsi di seguire l'opinione di altri. l'imitazione (taqlid) che
significa dal punto di vista letterale il fatto di mettersi al collo un collare, e per estensione di
prendere il parere di un mujtahid e di seguirlo senza sapere la base teorica di questo parere. Non
entra in questo concetto il fatto di accettare un detto di Maometto, poich una parola di Maometto
una base in s. Non entra neppure in questo concetto il fatto di accettare il parere altrui conoscendo
la sua base ed approvandolo.
Il mujtahid, normalmente, non ha il diritto di imitare un altro mujtahid. obbligato a fornire uno
sforzo (ijtihad) e deve applicare a s stesso il risultato del suo ijtihad. La sua opinione equivale qui
alla norma di Dio; non pu abbandonarla per l'opinione di un'altra persona, poich chi
consapevole di una cosa deve agire di conseguenza. Questo non sarebbe il caso se il mujtahid
dubitasse della sua posizione. In questo caso, deve rivolgersi a qualcun altro pi erudito di lui ai
sensi del versetto:
Chiedete alla gente della Scrittura, se non lo sapete (16:43; ripetuto in 21:7).
Alcuni ammettono che il mujtahid si rivolge ad un altro se non ha avuto il tempo di compiere uno
sforzo. Chi incapace di praticare l'ijtihad invece obbligato a rivolgersi a chi ne capace. La
legittimit di questo atteggiamento deriva dal fatto che impossibile che ogni individuo possa
raggiungere il livello di mujtahid. Esigerlo sarebbe esporre l'essere umano ad un grande imbarazzo,
e questo contrario al principio enunciato dal versetto 22:78: "Egli non ha posto nulla di gravoso
nella religione". Il Corano dice:
Quando si dice loro: "Venite a quello che Allah ha fatto scendere al Suo Messaggero", dicono: "Ci basta quello
che i nostri avi ci hanno tramandato!". Anche se i loro avi non possedevano scienza alcuna e non erano sulla
retta via? (5:104).
Questo versetto condanna l'imitazione quando consiste nel seguire l'ignorante. A contrario,
l'imitazione del dotto non da condannare. Si invocano infine i versetti 16:43 e 21:7 suddetti. Se ne

1
Savvas, parte I, capitolo I, p. 145-146.
2
V. Parte IV, capitolo I.III.3.
3
Khallaf: Masadir, p. 13.

123
deducono che si ha soltanto il diritto di imitare chi pi erudito; e, per alcuni, quest'ultimo deve
essere in vita, poich non si pu chiedere un parere ai morti.
Chi chiede il parere di un mujtahid pu applicarlo o richiedere un secondo parere ad un altro
mujtahid e seguire quello che vuole, a meno che abbia gi applicato il primo parere; in questo caso,
non ha il diritto di preferire il secondo affinch non ci sia contraddizione nell'azione. Deve tuttavia,
in caso di contraddizione nei pareri, seguire il parere del pi erudito e del pi pio. Se i due sono di
analogo valore, allora pu scegliere, secondo alcuni, la soluzione la pi facile; per altri al contrario,
la soluzione pi esigente.
B) Campo di applicazione ed estensione dell'imitazione
Per alcuni, non si ha il diritto di credere nei dogmi religiosi per imitazione, e su semplice parere dei
altri. Ma si ammette che un comune mortale possa fidarsi al parere dei dotti se non ha dubbio
riguardo a ci che gli riferito. Se, invece, ha dubbi, ci non gli basterebbe.
Per altri, l'imitazione sarebbe permessa, o anzi obbligatoria, quando si tratta di norme dogmatiche e
di principi di base che sfuggono all'influenza dell'ijtihad. Queste concezioni, secondo alcuni, non
dovrebbero essere rimesse in questione. Quanto agli altri settori, l'imitazione permessa soltanto
all'ignorante. Alcuni, tuttavia, esigono anche dall'ignorante di compiere uno sforzo per capire quello
che fa.
I giuristi si sono anche posti la questione se si ha il diritto di imitare un altro imam che quello al
quale si aderisce, e se si ha il diritto di seguire in una questione un imam; e, in un'altra questione, un
altro imam. Le opinioni divergono anche quanto al diritto di ricorrere, per i sunniti ad un'opinione
di un imam al di fuori dei loro quattro imam.
Accostare le norme di varie scuole in una stessa istituzione pu condurre ad un tipo di patchwork
che consiste nel cucire insieme delle norme per arrivare ad un risultato che nessun imam avrebbe
autorizzato. Si parla di talfiq o huqum murakkab. Essa vietata se mira alla soddisfazione di
desideri personali, senza altra ragione valida, aprendo la porta a qualsiasi tipo d'abuso. Molte
precisazioni sono apportate:
I dogmi e principi di base non possono essere oggetto di divergenze, d'ijtihad o di
accostamento delle norme di scuole differenti.
Le norme culturali sono basate sul non imbarazzo e la tolleranza. Nulla impedisce di
rielaborare queste norme, accostando pareri di scuole diverse, per rendere il dovere pi facile
poich non toccano i diritti dei altri. Questo sarebbe il caso, invece, dell'elemosina religiosa in
favore dei poveri: non permesso, qui, scegliere norme per rendere questo diritto caduco.
Le norme che stabiliscono divieti possono essere messe insieme soltanto in caso di necessit.
Si cita Maometto: "Quando il divieto e il permesso sono presenti entrambi, il divieto prende il
sopravvento"; "Abbandona ci di cui dubiti a favore di ci su cui non hai dubbi". Nuovamente,
occorrerebbe evitare che ci sia realizzato a spese dei diritti dei altri.
Le norme concernenti le relazioni tra le persone (matrimoni, contratti, ecc..) possono essere
oggetto di compilazione accostando pareri di scuole differenti a condizione che ci sia
nell'ambito degli obiettivi dell'istituzione in questione. Non si dovrebbe usare la compilazione
per distruggere il matrimonio e rendere infelice i bambini e l'altro coniuge. Si d l'esempio di
qualcuno che si sposasse senza tutore seguendo la scuola hanafita, e senza testimoni, seguendo
la scuola sciafi'ita. Si ritiene che tale matrimonio sarebbe invalido.
Va aggiunto a queste distinzioni il divieto della compilazione che viola una norma stabilita
dall'autorit, poich favorirebbe l'anarchia legislativa, e di quella che consiste nell'imitare un imam
e, in seguito, ritornare sulla propria decisione per seguire un altro.
La questione ha un'implicazione legislativa. La maggior parte degli stati musulmani prescrive nelle
loro leggi la necessit di ricorrere ad una scuola data per colmare una lacuna, ma questi Stati si
permettono di stabilire le loro leggi sulla base di varie scuole. Questo deriva dal bisogno che hanno
gli Stati di legittimare le norme che stabiliscono, sia pure al di fuori della scuola ufficiale.

124
4) Divergenze nell'ijtihad
Se si ammette che non si pu avere divergenza nelle materie necessariamente conosciute in
religione (ma 'ulima min al-din bil-darurah) e che la verit in questo settore una e unica, tutto il
resto pu essere oggetto di opinioni divergenti. Chi ricerca una soluzione ad un problema ha la
scelta tra varie opinioni. "La divergenza delle opinioni una misericordia", dice Maometto.
La corrente chiamata al-musawwibah considera qualsiasi opinione come vera e prescrive ad ogni
persona di seguire l'opinione che ritiene vera. Il Corano dice a tale riguardo: "Allah non impone a
nessun'anima al di l delle sue capacit" (2:286). Un'altra corrente, chiamata al-mukhatti'ah,
considera una sola opinione come vera, e false tutte le altre. Colui che giunge alla vera soluzione
nella verit, e chi non vi giunge in errore, ma scusabile. Entrambi tuttavia hanno merito.
Maometto avrebbe detto: "Se un governatore compie uno sforzo di ragionamento e raggiunge
l'opinione vera, ha due meriti; ma se si fuorvia, ha un merito".
In realt le due correnti si incontrano; i primi vogliono dire che la persona che raggiunge
un'opinione tenuta ad agire secondo questa opinione, anche se obiettivamente nell'errore. Si
tuttavia rifiutato di estendere questa argomentazione ai non musulmani che rifiutano di aderire
all'islam. Questi non possono moralmente invocar la loro incapacit di raggiungere la verit
rappresentata dall'islam. Si cita contro di loro due versetti del Corano:
Il Giorno in cui Allah li resusciter tutti, giureranno [davanti] a Lui come giuravano [davanti] a voi, credendo di
basarsi su qualcosa [di vero]. Non sono forse loro i bugiardi? (58:18).
Questa vostra supposizione a proposito del vostro Signore vi ha condotti alla rovina e ora siete fra i perduti
(41:23).
Si ritiene anche che l'ijtihad non di portata universale, applicabile sempre ed ovunque. Ogni
regione ed ogni epoca possono raggiungere un'opinione che le propria secondo le circostanze. Si
riporta a tale riguardo che 'Umar Ibn 'Abd-al-'Aziz (d. 720) accettava a Medina la testimonianza di
un solo testimone che presta il giuramento, considerando il suo giuramento come un sostituto del
secondo testimone. Quando fu nominato califfo e si trovava a Damasco, esigeva due testimoni (due
uomini o un uomo e due donne). Giustific questo cambiamento dicendo: "Abbiamo trovato la
gente di Damasco diversa di quella di Medina". Abu-Hanifah (d. 767) aveva all'inizio ammesso che
i Persiani leggessero il Corano in persiano durante la preghiera finch avevano della difficolt a
pronunciare l'arabo, a condizione che non lo facessero per settarismo. Ma appena appresero la
lingua araba, ritorn sulla sua decisione, temendo l'espansione delle sette. Iyad Ibn 'Abd-Allah
giudice dell'Egitto, aveva scritto al califfo 'Umar Ibn 'Abd-al-'Aziz (d. 720) chiedendogli la
soluzione di un problema. Il califfo gli rispose che non ne sapeva nulla e che l'affare era lasciato al
giudice perch la decidesse secondo la sua opinione. Si cita qui l'esempio dell'imam Malik (d. 795).
Il califfo Al-Mansur (d. 775) gli chiese di redigere un libro che lasciasse da parte i sotterfugi d'Ibn-
al-'Abbas (d. v. 686) ed il rigore d'Ibn-'Umar. Malik scrisse allora Al-Muwatta' che il califfo voleva
in seguito imporre a tutte le regioni musulmane, ma Malik gli sconsigli questo passo perch ogni
regione aveva le sue fonti della Sunnah che seguiva ed alle quali essa credeva. Cos, il califfo
rinunci al suo progetto.
5) Inversione dell'ijtihad
Che fare se un mujtahid d un parere e, in seguito, raggiunge un parere contrario? Si distingue qui
tra varie situazioni:
A) Ijtihad del giudice
Se il mujtahid un giudice e se, in seguito, un altro parere contrario espresso da lui o da un altro
giudice, non permesso di contraddire il primo parere. Questo motivato dalla sicurezza nei
giudizi. Se si aprisse la porta alla cassazione, nulla impedirebbe in questo caso che un terzo parere
venisse ad annullare i due pareri precedenti. Si cadrebbe cos nell'incertezza ed in un circolo vizioso
di annullamenti reciproci.

125
Questa norma, tuttavia, subisce varie eccezioni. Cos, possibile contraddire un parere se viola un
testo chiaro, una norma stabilita dall'unanimit o una norma stabilita dall'analogia. In questo caso,
non si dice che si tratta di una cassazione di un parere con un parere, ma con una prova certa (qati').
Si riporta a questo riguardo che 'Umar (d. 644) chiese ad un reclamante notizie di un affare
giudiziario. Lo inform della decisione presa dal giudice. 'Umar replic che se fosse stato il giudice
avrebbe deciso differentemente. Il reclamante gli disse: "E chi t'impedisce di farlo ora?". 'Umar
rispose: "Se io avessi potuto riferirmi al libro di Dio ed alla Sunnah, lo avrei fatto, ma non faccio
che esprimere la mia opinione nell'affare, e ad ogni giudice la sua opinione propria". Si riporta
anche che 'Umar ha preso una decisione in un affare, ed una decisione diversa in un affare simile
l'anno seguente. Gli ricordarono la propria decisione precedente. Rispose: "La decisione dell'anno
scorso era quella dell'anno scorso, e quella d'oggi d'oggi. Mantenne cos le due decisioni
contraddittorie.
Inoltre, possibile contraddire un parere del giudice nei casi seguenti:
Se procede con imitazione e non con lo sforzo, perch un mujtahid non dovrebbe imitare un
altro mujtahid.
Se procede con imitazione di un imam come Al-Shafi'i (d. 820), ma non ha rispettato i testi di
quest'ultimo nel suo parere senza avere raggiunto il grado dell'ijtihad.
Se procede con imitazione di un imam che non quello al qual affiliato, in settori in cui non
ha il diritto di cambiare imam.
B) Ijtihad in relazione con s stesso
Se un mujtahid raggiunge un parere per disciplinare i suoi atti e se, in seguito, cambia parere, allora
deve adattarsi al suo nuovo parere. Cos, se sposa una donna pensando che non sia necessario
associare il tutore di questa, e in seguito ritorna su questa posizione, allora deve lasciare sua moglie,
altrimenti vive nell'illiceit. Questa stessa norma si applica a proposito di chi lo imita. Cos, se il
mufti esprime ad un consulente un parere basato sull'ijtihad, e se, in seguito, il mufti cambia parere,
obbligato ad informare il suo consulente del cambiamento del suo parere.
C) Ijtihad tra due mujtahid
Un uomo ed una donna, tutti due capaci di praticare l'ijtihad, si sposano. Il marito ripudia sua
moglie e ritiene, in seguito, che il ripudio sia invalido mentre la donna pensa l'opposto. Il marito, in
questo caso, pensa che sia legittimo avere relazioni sessuali con sua moglie, e la donna di parere
contrario. La soluzione sarebbe che sottopongano il loro litigio al giudice: dovranno seguire la sua
decisione.
IV. Fatwa come settore d'ijtihad
L'ijtihad continua, ancora oggi, a svolgere un ruolo importante, in particolare attraverso l'istituzione
della fatwa (decisione religiosa) conforme al diritto musulmano. Tutti hanno in mente la fatwa
dell'imam Al-Khumeini del 13 febbraio 1989 condannando Salman Rushdie alla pena di morte a
seguito del suo libro I versetti satanici. Ma non n il solo impiego che si fatto di questa
istituzione musulmana n il solo modo con il quale le autorit religiose musulmane esercitano la
loro influenza sia all'interno che all'estero dei paesi dell'islam. dunque importante soffermarsi su
questa istituzione
1
.

1
Su questa istituzione, v. in particolare: Aldeeb Abu-Sahlieh: L'institution du mufti; Walsch: Fatwa; Tyan: Histoire
de l'organisation judiciaire, p. 219-230; Al-Qasimi: Al-fatwa fil-islam; Ibn-al-Salah: Adab al-mufti; Al-Khatib:
Kitab al-faqih; Al-'Imadi: Salah al-'alam; Al-Nawawi: Adab al-fatwa; Al-Qaradawi: Al-fatwa; Ibn-Qayyim Al-
Jawziyyah: I'lam al-muwaqqi'in.

126
1) Senso ed importanza della fatwa
A) Senso
La fatwa il parere espresso dal mufti, esperto della religione musulmana, a seguito di una
consultazione da parte di privati od organi ufficiali per conoscere la posizione esatta da adottare, sul
piano cultuale, giuridico o politica, per essere in conformit con la religione musulmana.
Il Corano utilizza undici volte il verbo fata sotto le sue varie forme per indicare il fatto di
chiedere/dare a qualcuno una risposta su un affare
1
. Citiamo qui due di questi versetti:
Ti interpelleranno a proposito delle donne. Di': Allah vi risponde a riguardo (4:127).
Ti chiederanno un parere. Di': A proposito del defunto che non lascia eredi, [n ascendenti n discendenti] Allah
vi dice: Se qualcuno muore senza lasciare figli ma ha una sorella, ad essa toccher la met dell'eredit (4:176).
Si legittima il ricorso ad un mufti col Corano:
Prima di te non inviammo che uomini da Noi ispirati. Chiedete alla gente della Scrittura, se non lo sapete (16:43;
ripetuto in 21:7).
B) Importanza
Come si vede nei due versetti 4:127 e 4:176 suddetti, Dio fa ufficio di mufti, risponditore. Informa
Maometto sulla risposta da dare. Questo era possibile durante la durata della rivelazione. Dopo la
morte di Maometto che mise fine alla rivelazione, occorreva trovare qualcuno che poteva
rispondere alle domande che la rivelazione lasciava aperte o sui quali non dava risposta chiara. I
califfi e i dotti religiosi musulmani hanno riempito questo ruolo. Il mufti chi risponde alle domande
diventa, agli occhi dei giuristi musulmani, un sostituto di Dio, un conoscitore della sua volont, un
fornitore delle sue istruzioni, un erede dei profeti. Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah (d. 1351) riassume
questa idea nel titolo che d al suo libro I'lam al-muwaqqi'in 'an Rab al-'alamin (L'istruzione dei
firmatari al posto del padrone dell'universo).
Chiedere una fatwa di un mufti un obbligo morale, con implicazioni a volte giuridiche al riguardo
degli altri
2
, per il credente che vuole vivere in conformit con la sua religione. I libri classici
affermano anche che se il richiedente non trova un mufti competente, deve intraprendere un viaggio
alla sua ricerca, anche fuori del suo paese. Se, ci nonostante, non trova nessuno per informarlo, il
richiedente sarebbe allora nella posizione storica che precedeva la rivelazione: non pu essere
responsabile dei suoi atti qualunque cosa faccia
3
.
Come corollario a questo obbligo del richiedente, indispensabile che la societ abbia un mufti.
L'assenza di tale personaggio rende la societ intera peccatrice. Non si ha il diritto di abitare un
paese che non dispone di un mufti. L'importanza di questa istituzione illustrata dal Corano che
dispensa dal dovere di partecipare alla guerra alcune persone incaricate di informare altri in materia
di religione (9:122).
D'altra parte, il mufti obbligato, moralmente, a rispondere ad una domanda che gli posta se non
esistono altri mufti nella sua regione. Se esistono tali mufti, la sua risposta diventa facoltativa.
L'obbligo di dare una fatwa basato sul versetto coranico:
Coloro che dissimulano i segni e le direttive che Noi abbiamo rivelato, dopo che nel Libro chiaramente li
esponemmo agli uomini... ebbene, ecco coloro che Allah ha maledetto e che tutti maledicono (2:159).
Si cita anche un detto di Maometto che afferma:
Colui a cui chiesto a proposito di conoscenze e le nasconde, sar imbrigliato il giorno della resurrezione con
una briglia di fuoco.

1
Corano 4:127 (2 fois); 4:176 (2 fois); 12:46; 12:41; 12:43; 18:22; 27:32; 37:11; 37:149.
2
soprattutto in materia di matrimonio e di ripudio che la fatwa ha un effetto giuridico nella relazione agli altri
poich l'uomo, sposandosi o ripudiando la sua moglie, agisce della sua iniziativa, senza necessit d'intervento dello
Stato. Ma prima di agire, gli arriva spesso di consultare un mufti che gli indica l'atteggiamento ad avere.
3
Questa posizione ricorda il principio Nullum crimen, nulla pna sine lege.

127
La fatwa normalmente gratuita. Esigere denaro in cambio di una fatwa simonia. Tuttavia si
tollera che il mufti accetti un salario che gli abitanti della sua zona si accorderebbero ad attribuirgli.
Se nominato dallo Stato, pu ricevere il trattamento destinato al suo carico. Alcuni ricorrono ad
un'astuzia: una fatwa orale gratuita; ma se il richiedente la vuole per iscritto, pu affittare i servizi
del mufti.
C) Settori di interesse del mufti
Il mufti aveva un ruolo molto importante all'inizio dell'islam con la sua espansione territoriale e
nuovi convertiti desiderosi di conoscere le norme di questa religione in assenza di legislatore nel
senso moderno del termine. Ieri, come oggi, ogni persona ha il diritto di proporsi come mufti,
qualificandosi agli occhi del pubblico con le sue conoscenze giuridiche e religiose. Questa libert
lasciata agli individui deriva dall'assenza di casta clericale stabilita dalla religione musulmana.
L'autorit suprema, cosciente dell'influenza considerevole esercitata dai dotti religiosi, si
preoccupata di istituire dei giuristi incaricati di fatwa. Cos, il califfo 'Umar Ibn 'Abd-al-'Aziz (d.
720) design tre persone a cui affid l'incarico di fatwa in Egitto. Due fra loro erano indigeni del
paese ed il terzo era d'origine araba. L'autorit pubblica, con la designazione di questi o quei
giureconsulti, non faceva che rispondere ai bisogni della popolazione. Il mufti, anche se designato
dall'autorit pubblica, e il mufti dell'epoca ottomana, diventato un vero funzionario pubblico,
rimangono sempre al servizio dei cittadini. Questa tradizione si mantenuta fino ai nostri giorni.
Ibn-Khaldun cita fra i sei settori pubblici di carattere religioso l'incarico di fatwa, dopo la preghiera
e prima della giurisdizione. Distingue tra i giureconsulti delle moschee principali delle citt e quelli
delle moschee secondarie. Occorre assimilare a questi ultimi i mufti che ricevono, in particolare,
presso di loro o altrove. L'autorit si riserva il diritto di nominare i giureconsulti che devono tenere
udienza, pagando loro un trattamento allo stesso titolo degli altri funzionari dello Stato
1
.
Grazie alle risposte dei mufti, la dottrina, nel corso dei secoli, si adattata alla pratica, l'evoluzione
giuridica compiendosi cos silenziosamente. Queste risposte sono state trascritte in raccolte di cui
un gran numero si conservato e pubblicato ai nostri giorni. Queste raccolte servono come fonte
del diritto ancora oggi
2
. Tutti conoscono l'influenza dello sceicco Muhammad 'Abduh, Mufti
d'Egitto di 1900 al 1905, sulla riforma del diritto della famiglia.
Oltre al ruolo dottrinale, molto spesso i tribunali ricorrono ai mufti per avere una fatwa nei processi.
Ma questo ricorso facoltativo. Il giudice, d'altra parte, non tenuto a seguire una fatwa del mufti.
D) Abuso e regolamentazione
Come si pu immaginare, questa istituzione ha conosciuto abusi. Persone senza alcuna conoscenza
si sono messe ad informare il pubblico. Questo fenomeno, rilevato dagli autori classici, si ripete
oggi attraverso l'invasione del mercato del libro con numerose pubblicazioni che comportano delle
fatwa in tutti i settori.
Sul piano politico, non si nasconde il pericolo che le fatwa pubblicate o diffuse dalla radio, la
televisione ed altri mezzi tecnici rappresentano nella formazione dell'opinione pubblica. Tanto il
governo che l'opposizione, senza parlare dei gruppi religiosi di qualsiasi tendenza, usano tali fatwa
per incanalare questa opinione.
Per attenuare gli abusi di questa istituzione, gli autori classici e contemporanei stabiliscono norme
che devono rispettare i mufti come il suo richiedente. Ci ritorneremo.

1
Ibn-Khadun: Discours sur l'histoire universelle, p. 436-437.
2
Segnaliamo qui Majmu' fatawa al-shaykh Ahmad Ibn-Taymiyyah (37 volumi), Al-Fatawa al-hindiyyah (6 volumi)
e il libro d'Al-Wansharisi intitul Al-mi'yar al-mu'rib (13 volumi). Pi vicino a noi, segnaliamo che il ministero di
waqf egiziano pubblica una raccolta che copre le fatwa importanti emesse dal 21 novembre 1895. Diciannove
volumi sono stati pubblicati finora sotto il titolo Al-fatawa al-islamiyyah min dar al-ifta' al-masriyyah..

128
Per dissuadere alcuni dal dedicarsi alla pratica fatwa, degli autori classici e contemporanei chiedono
al potere pubblico di intervenire, in particolare riguardo ai mufti ignoranti
1
. E poich questo
intervento pu essere considerato come un attacco alla libert del mufti, si insiste pi sulla
costrizione morale. Si cita Maometto che avrebbe detto che la persona che si preme a dare le fatwa
si preme verso l'inferno. Si segnala l'esempio di compagni di Maometto che rifiutavano di
rispondere alle domande e preferivano rinviare il richiedente ad altri, per umilt e per scaricarsi
dalla responsabilit morale che implicava l'esercizio di tale funzione. Una persona che risponde a
ogni questione che gli posta definita matta. Grandi giuristi non esitavano a rispondere alle
domande: "Non so", "lo ignoro". Abu-Hanifah (d. 767) diceva: "Se non temessi la perdita della
scienza, mi sarei astenuto dal rispondere alle domande"
2
. Per discolpare i mufti, i giuristi
musulmani dicono: "Quello che dice non so come quello che d una fatwa". Cos, il mufti non si
sente spinto a dare fatwa a torto, sentendosi in dovere di rispondere ai suoi ricorrenti.
E) Fatwa tra modernismo e integrismo
Abbiamo segnalato pi in alto riguardo al ruolo importante che gioca il mufti. In un libro recente,
Al-Qaradawi, mufti molto popolare, solleva il problema rappresentato dalle due correnti di mufti:
integralisti e modernisti.
I mufti integralisti negano che la societ sia sottoposta alla legge dell'evoluzione. Si basano sui
vecchi libri e sulle vecchie fatwa. Al-Qaradawi cita a titolo d'esempio coloro che respingono la
testimonianza di quelli che radono le loro barbe; proibiscono che le donne vadano alla moschea per
evitare la tentazione; rifiutano il ricorso agli strumenti moderni per determinare la comparsa della
luna come inizio del digiuno di Ramadan. Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah gi al quattordicesimo secolo,
aveva messo in guardia contro un atteggiamento conservatore, che non tiene in nessun modo conto
dell'evoluzione della societ. Gli autori classici stessi hanno modificato il loro insegnamento per
adattarlo alla societ
3
.
Tale argomento contro i conservatori, tuttavia, non deve fuorviarci. I modernisti, anche loro, sono
oggetto di critiche ancora pi virulente. Questi modernisti, spiega Al-Qaradawi, attirati dal successo
materiale dell'occidente, cercano di imitarlo. Ora, le leggi dell'occidente sono basate sulla sua
filosofia e la sua concezione religiosa ed esistenziale. Cos, Al-Qaradawi respinge i pretesti
avanzati dai modernisti tesi a legalizzare gli interessi bancari, le assicurazioni, o l'uguaglianza tra
l'uomo e la donna in materia di successione. Alcuni di questi modernisti provano a creare norme, a
giustificare uno stato di fatto creato dai colonizzatori, o a conformarsi. Tali compromessi, dice Al-
Qaradawi, non sono ammissibili. Anzich subordinare il diritto musulmano alla realt,
occorrerebbe cambiare la realt per adattarla al diritto musulmano
4
.
2) Norme che disciplinano l'istituzione di mufti
raro trovare nelle leggi attuali tutte le norme che disciplinano l'istituzione di mufti. Pertanto,
citiamo qui le norme classiche alle quali rinviano i libri contemporanei
5
.
A) Condizioni d'attitudine del mufti
Il mufti deve essere musulmano poich la funzione di mufti di carattere religioso.
Deve essere adulto. Questa condizione cos tanto ovvia che gli autori classici trascurano di
citarla. inclusa nella condizione della qualit di mujtahid. Sopra l'et di pubert, non c' nulla

1
Al-Nawawi: Adab al-fatwa, p. 17-18; Al-Qasimi: Al-fatwa fil-islam, p. 150-151.
2
Al-'Imadi: Salah al-'alam, p. 30-36; Al-Nawawi: Adab al-fatwa, p. 13-18; Ibn-al-Salah: Adab al-mufti, p. 71-85;
Al-Qasimi: Al-fatwa fil-islam, p. 44-45.
3
Al-Qaradawi: Al-fatwa, p. 90-103.
4
Ivi, p. 82-90 e 124-127.
5
Al-Nawawi: Adab al-fatwa, p. 19-22; Ibn-al-Salah: Adab al-mufti, p. 85-109; Al-Qasimi: Al-fatwa fil-islam, p. 56-
62; Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah: I'lam al-muwaqqi'in, vol. 4, p. 258-260.

129
in contrario a che un giovane, avente le conoscenze giuridiche necessarie, si dedichi alla
professione. Nella legge siriana, il mufti deve avere 30 anni.
Deve essere equo ('adl). Questa condizione interpretata qui pi rigorosamente che in materia
di giurisdizione. Mentre la dottrina, che constata l'abbassamento del livello della moralit
pubblica, ammette la validit della nomina di un giudice empio (fasiq), continua ad insegnare
che l'uomo empio non pu essere riconosciuto mufti. Un'opinione opposta tuttavia sostenuta
da alcuni autori.
Deve essere mujtahid, cio possedere la scienza giuridica ed essere capace di arrivare con un
ragionamento personale a fornire la soluzione esatta di una difficolt giuridica. Ma mentre si
ammette la nomina di un giudice che ignorante, non si ammesso di nominare un mufti
ignorante, poich il giudice che ignora pu ricorrere alla fatwa del mufti, mentre quest'ultimo
deve ricorrere alle sue conoscenze personali per potere esprimere un parere utile. Ne consegue
che il mufti deve almeno essere capace di ricercare negli scritti dei giuristi famosi la soluzione
della difficolt giuridica che gli sottoposta. Oggi, in Giordania ed in Siria, richiesto che il
mufti sia laureato di una facolt di diritto musulmano.
Non necessario che il mufti sia di sesso maschile, facolt del resto puramente teorica poich
non si incontra, sembra, un esempio di una donna che ha esercitato la professione di mufti.
Inoltre la cecit ed il mutismo non costituiscono impedimenti all'esercizio della fatwa.
Lo statuto della libert non necessario. Lo schiavo nel passato poteva essere mufti poich la
condizione della libert era imposta soltanto a quelli che esercitano una funzione pubblica. Ci
pu significare che il mufti nominato dallo Stato deve essere libero, ma non il mufti privato.
Secondo alcuni, le funzioni di mufti e di giudice sono incompatibili. Ma si ammette che il
giudice possa dare consultazioni in materia religiosa. La dottrina dominante afferma tuttavia
che la sola restrizione consiste nel divieto al giudice di dare un consulto ai litiganti che gli
hanno gi sottoposto la loro controversia.
Il fatto che il richiedente e il mufti siano parenti non costituisce un impedimento poich la
fatwa del mufti non costringe. Non deve tuttavia essere un avversario del richiedente.
B) Qualit personali del mufti
Oltre alle condizioni precedenti, il mufti deve soddisfare condizioni personali
1
.
Il mufti deve essere ben intenzionato, la buona intenzione essendo considerata come il punto
centrale in ogni azione. D al mufti un certo carisma.
Deve essere posato (halim) rispettabile (lahu waqar) e calmo (lahu sakinah). Deve astenersi da
dare una fatwa in stato d'emotivit: rabbia, fame, tristezza, gioia eccessiva, sonno, difficolt,
calore schiacciante, malattia penosa o qualsiasi altro stato che lo allontana dalla moderazione.
Affinch la gente non possa comprarlo, raccomandato che il mufti non sia nella necessit.
Inoltre deve conoscere la gente, le loro astuzie, le loro malizie e le loro usanze.
Come per le funzioni giurisdizionali, il mufti deve evitare di ricercare questa funzione; deve
lasciarsi chiamare con il suo merito e la necessit della societ.
C) Norme di forma della fatwa
I giuristi hanno stabilito delle norme di procedura che deve rispettare il mufti
2
.
Il mufti deve trattare le questioni che lui sono sottoposte cronologicamente. Se ignora la data
nella quale due domande gli sono state sottoposte, pu tirarli a sorte. Pu tuttavia dare priorit

1
Al-Nawawi: Adab al-fatwa, p. 17 e 38-39; Ibn-al-Salah: Adab al-mufti, p. 113; Al-Qasimi: Al-fatwa fil-islam, p.
77, 145-146 e 174; Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah: I'lam al-muwaqqi'in, vol. 4, p. 250-258 e 284.
2
Al-Nawawi: Adab al-fatwa, 45-63; Al-Qasimi: Al-fatwa fil-islam, p. 87-94 e 97; Ibn-al-Salah: Adab al-mufti, p.
134-145; Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah: I'lam al-muwaqqi'in, vol. 4, p. 219.

130
alla donna o al viaggiatore che viene da lontano. Se ci sono molte donne o molti viaggiatori,
procede secondo l'ordine cronologico o la sorte.
Il mufti deve leggere bene gli incartamenti relativi alla questione fino alla fine, poich la
questione appare alla fine. Se non comprende la questione, chiede delle spiegazioni. In caso di
un errore grave nella questione, sceglie l'interpretazione pi favorevole. Se c' vuoto tra le linee
o alla fine, lo traccia perch il richiedente non vi aggiunga in un secondo tempo delle parole
per distorcere la risposta.
preferibile che il mufti legga la questione ai presenti che sono esperti nell'affare, discutendo
la questione con loro e chiedendo i loro consigli "con cortesia ed equit", anche se sono meno
eruditi di lui o allievi. Deve tuttavia astenersi, se il richiedente di fatwa auspica che la
questione sia conservata segreta, o se la divulgazione dell'affare pu avere conseguenze
negative.
Se il richiedente lento a capire, occorre avere della pazienza con lui e cercare di capirlo.
Questo atteggiamento meritevole. Se la questione non chiara e se il richiedente non
presente per chiedergli delle spiegazioni, il mufti segnala per iscritto sul faldone che gli
sottoposto che ha bisogno di pi informazione o chiede che il suo autore si presenti per
spiegarsi. Se nonostante ci non comprende la questione, pu sia astenersi, sia proporre al
richiedente un altro mufti. Se la domanda comporta molte questioni, alcune comprese, altro non
comprese, il mufti risponde a quelle che ha compreso, e lascia da parte quelle non comprese.
La risposta deve corrispondere alla questione. Il mufti non pu rispondere ai dati conosciuti da
lui se questi dati non appaiono nella precisazione chiesta. Pu tuttavia dopo la risposta,
prevedere il caso dove la situazione sarebbe differente da quella posta nella questione.
La risposta pu essere orale
1
o scritta. Non si richiede che la risposta sia scritta dal mufti, ma
pu essere dettata. Se il giudizio comporta molte questioni, preferibile che la risposta sia
nell'ordine delle questioni.
La risposta deve essere fatta con una scrittura chiara, media, n fine, n grossa, con interlineari
mediani, n troppo allontanati, n troppo stretti. L'espressione deve essere chiara, corretta,
comprensibile dal comune mortale, e che lo specialista non possa denigrare. preferibile che
lo stile della scrittura o il calamo non siano cambiati in corso di scrittura per timore di
falsificazione o di dubbio. La risposta deve essere riletta per evitare possibili errori.
La scrittura realizzata sia a sinistra, sia a destra, sia in mezzo del foglio. Ma il mufti non deve
scrivere sopra la formula religiosa iniziale "In nome di Dio misericordioso compassionevole".
Prima di scrivere, deve invocare l'aiuto di Dio. Deve anche chiedere l'aiuto di Dio contro il
diavolo, pronunciare nome di Dio, lodarlo e pregare su Maometto.
Il mufti pu cominciare la sua fatwa con diverse formule religiose: "Il successo da Dio",
"elogio a Dio", ecc.. Termina con altre formule come "Il successo da Dio" o "Dio migliore
conoscitore", seguita dal suo nome: tale figlio di tale, indicando la sua trib, la sua citt o la sua
qualit, aggiungendo la sua scuola: sciafi'ita, hanafita, etc. Se la fatwa riguarda un governatore
o altro uomo d'autorit, alcuni auspicano che la fatwa comincia con un'invocazione a Dio in
suo favore: Che Dio lo rafforza, lo sostiene, ecc..
D) Norme sostanziali della fatwa
Oltre alle norme di procedura, la fatwa sottoposta a norme sostanziali
2
.

1
Durante una visita al ministero di giustizia del sultanato di Oman (marzo 1990), il sostituto del mufti, un uomo di
una certa et, rispondeva alle domande che gli poneva la gente per telefono. Le questioni riguardavano soprattutto
le questioni relative al matrimonio ed alle successioni. La consultazione durava appena un minuto.
2
Al-Nawawi: Adab al-fatwa, p. 37-38, 43-45, 60 e 66-68; Ibn-al-Salah: Adab al-mufti, p. 120-134 e 141-157; Al-
Qasimi: Al-fatwa fil-islam, p. 79, 81, 96-100, 134, 148-149, 164-168; Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah: I'lam al-
muwaqqi'in, vol. 4, p. 225-227, 244-245, 270-278, 284-326.

131
La risposta del mufti deve essere breve e comprensibile da parte del pubblico. Alcuni mufti
rispondevano solamente s o no. Ma preferibile esporre nei dettagli la sua risposta. Cos, se la
questione riguarda la pena prevista per il furto o di altre offese, non basta fare menzione della
pena; occorre segnalare le condizioni per l'applicazione di tale pena.
Il mufti non deve cercare di fare piacere al richiedente, ma dargli la risposta che si impone. Non
pu, ad esempio, limitarsi alla parte della fatwa che gradita al richiedente e lasciare da parte
quella indesiderata. Deve evitare di indicargli scappatoie per frodare le norme musulmane. Il
mufti pu tuttavia rinunciare a scrivere la fatwa sgradita al richiedente, ma non pu in alcun
modo rinunciare a dirgliela. Il mufti pu utilizzare parole dure nella sua risposta per incitare il
richiedente a non commettere il delitto.
Se la richiesta di giudizio presentata al mufti contiene una risposta di un altro mufti competente,
pu aggiungere che conferma la fatwa data. Se il mufti non competente, pu segnalare che la
fatwa data non da seguire. Pu anche rimproverare al richiedente di avere avuto ricorso ad un
ignorante. Se la prima fatwa di un mufti sconosciuto, si informa sulla sua persona. Se non
arriva ad un'idea chiara su questo mufti, pu astenersi da dare la sua fatwa. Se, invece, la fatwa
derivata da un mufti competente, ma presenta un errore ovvio, il nuovo mufti pu fare
strappare la prima fatwa, o aggiungere la sua fatwa opposta. Per alcuni, il mufti non dovrebbe
far riferimento ad altri mufti, ma soltanto esprimere la sua fatwa, confermando o annullando la
fatwa chi gli sottoposta.
Il mufti non obbligato a motivare la sua fatwa se non quando da presentare ad un giudice o
se d una fatwa contraria ad un'altra fatwa. Se la questione riguarda settori teologici complicati
o dei versetti coranici controversi, il mufti deve evitare di entrare nei dettagli, ma incitare al
contrario il richiedente a limitarsi alla fede. Pu anche lasciare da parte tali questioni. Il mufti
deve anche evitare di pronunciarsi su un affare che comporta termini o usanze che sono proprie
ad un'altra regione che non la sua, a meno che sia in grado di capire bene il loro senso ed il
loro contenuto. Deve anche evitare di rispondere per quanto riguarda casi ipotetici per evitare
la speculazione inutile.
Il mufti deve evitare di dare delle risposte ambigue per non mettere il pubblico nell'imbarazzo;
di trattare gli altri da miscredenti eccetto che in conformit ad un testo chiaro; di esprimersi in
termini assoluti, anche se i giuristi sono unanimi nella materia, poich spesso le soluzioni
unanimi nascondono divergenze.
Il mufti non deve limitarsi ad esporre il punto di vista della sua scuola. Se trova che la
posizione di un'altra scuola pi giusta, obbligato ad indicarla al suo richiedente poich la
risposta deve sempre essere conforme alla convinzione intima.
Nel caso in cui la questione possa avere due o pi risposte, il mufti, secondo alcuni, pu dare la
risposta che vuole. Altri preferiscono che il mufti indica le varie risposte al richiedente,
lasciando a quest'ultimo la scelta. Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah consiglia al mufti di non dare
nessuna risposta fino a che sicuro che la sua la risposta esatta. Abu-Zahrah (d. 1974) d due
esempi di buone fatwa per lo stesso caso. Un uomo vuole sposarsi con una sorella di latte, il
mufti glielo proibir secondo l'opinione maggioritaria. Ma se un uomo sposato avendo bambini
scopre che ha sposato sua sorella di latte e si preoccupa: un fornicatore? Deve abbandonare
sua moglie? Il mufti lo riassicurer mostrandogli le opinioni minoritarie e manterr unita la
famiglia.
E) Norme da rispettare da parte del richiedente della fatwa
Il richiedente di fatwa ogni persona che non ha raggiunto il grado di mufti per rispondere alle
domande che egli pone. Molte norme lo riguardano
1
.

1
Al-Nawawi: Adab al-fatwa, p. 35-37, 43 e 71-86; Ibn-al-Salah: Adab al-mufti, p. 109-110, 157-171: Al-Qasimi:
Al-fatwa fil-islam, p. 75-76, 81 e 101-113; Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah: I'lam al-muwaqqi'in, vol. 4, p. 270, 278-
281, 316, e 323-328.

132
Deve assicurarsi della competenza del mufti che consulta. Alcuni affermano che basta che
questo mufti sia notoriamente riconosciuto come competente; altri si soddisfanno della
dichiarazione del mufti che competente. In presenza di molti mufti possibili, il richiedente
deve scegliere il pi competente ed il pi pio. E se intende chiedere la sua precisazione a molti
mufti, deve cominciare con il pi vecchio e il pi competente. Si pu ricorrere ad un mufti in
una materia in cui competente, mentre ignorante in altre? Alcuni lo ammettono, altri lo
proibiscono perch le norme sono spesso legate le une alle altre.
Si deve ricercare un mufti della propria scuola? I giuristi rispondono che il comune mortale di
per s non appartiene ad una scuola. Pertanto, libero di consultare chi vuole. Ma occorrerebbe
evitare di fissare la sua scelta sul criterio della scuola che sarebbe pi favorevole alla
precisazione che si chiede.
Il richiedente non deve applicare una fatwa se non personalmente convinto che sia giusta.
Maometto avrebbe detto: "Domanda la fatwa a te stesso anche se gli altri ti hanno dato la loro".
La fatwa dei altri non libera nessuno della sua responsabilit dinanzi a Dio. Se il richiedente ha
dubbi che riguardano una fatwa, deve rivolgersi ad altri mufti per avere la loro. Ma se nel paese
non ha altri mufti, allora pu rassegnarsi, poich Dio non domanda a nessuno pi del possibile.
Se la questione stata trattata consecutivamente da due mufti, molti atteggiamenti sono
consigliati: scegliere la posizione pi dura o, al contrario, la pi comoda; rivolgersi ad un terzo
mufti e seguire la sua fatwa; scegliere la fatwa che vorrebbe o la fatwa della persona che gli
sembra pi competente.
Se il mufti da una fatwa in un affare e, in seguito, ritorna su questa fatwa, il richiedente tenuto
a seguire la fatwa ulteriore. Al-Hasan Ibn-Ziyad, amico del grande imam Abu-Hanifah (d.
767), aveva dato una fatwa e, in seguito, si reso conto del suo errore. Siccome non conosceva
il richiedente, ha pagato uno strillone. Si astenuto da dare delle fatwa durante molti giorni
fino a che ha rintracciato il suo richiedente. Secondo Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah, se il mufti
cambia una fatwa, il richiedente deve rivolgersi ad un altro mufti e seguire la fatwa accordata
da quest'ultimo. Ma se non esistono diversi mufti nel paese, il richiedente deve ritornare al
mufti e chiedergli la ragione del cambiamento della sua fatwa. Se il cambiamento motivato
dall'errore del mufti, il richiedente tenuto a seguire la seconda fatwa. Tuttavia, se il
cambiamento fosse basato su una valutazione del giudice o una scelta a favore del parere di
un'altra scuola, il richiedente pu seguire l'una o l'altra fatwa.
Se una questione che stata una volta decisa da un mufti si ripete, non pi necessario porla di
nuovo al mufti. Alcuni tuttavia raccomandano di farlo perch il mufti pu avere cambiato
parere. Per questa stessa ragione, alcuni giuristi non ammettono che una persona applichi la
fatwa di un mufti morto.
F) Responsabilit del mufti
Se provato che il mufti ha mancato al suo dovere di ricerca, risponde dal danno che causa con la
sua fatwa, soprattutto se un incapace. Ma se ha fatto in un modo serio le sue ricerche, il
richiedente danneggiato deve essere compensato dal tesoro pubblico
1
. l'opinione di Jad-al-Haq (d.
1996). Secondo Ibn-al-Salah (d. 1245), il mufti risponde del danno soltanto se competente. Se non
competente, il difetto spetta al richiedente che non ha scelto bene il suo mufti
2
. Ma che ne se il
giudice chiede il punto di vista di un mufti e si rende conto in seguito che il mufti si fuorviato? In
questo caso, la responsabilit spetta preferibilmente al giudice perch il mufti non d una fatwa
costrittiva
3
.

1
Al-Fatawa al-islamiyyah, vol. I, 1980, p. 24-26.
2
Ibn-al-Salah: Adab al-mufti, p. 111.
3
Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah: I'lam al-muwaqqi'in, vol. 4, p. 280-284.

133
3) Ruolo del mufti oggi nei paesi musulmani
Il mufti continua ad occupare un ruolo di primo ordine, tanto nella vita quotidiana della gente, che
nelle sfere superiori del potere. Gli si richiede di dare il punto di vista della religione, con l'obiettivo
di conformarvisi sul piano privato o su quello delle istituzioni economiche, o di giustificare una
decisione legislativa, giudiziaria o politica.
A) Piano privato
Sul piano privato, i giornali, i periodici e le stazioni di radio o di televisione dei paesi musulmani
mettono a disposizione del pubblico un servizio di consultazione religiosa e giuridica un po' come
la rubrica della posta del cuore nelle riviste occidentali. Al-Qaradawi, un mufti molto popolare, dice
che riceve migliaia di lettere, in vari settori, di vari paesi e di varie categorie di gente: giovani e
vecchi, uomini e donne, privati e pubblici. Ne deduce che la religione rimane in primo piano.
Aggiunge che i laici che cercano di espungere la religione della nostra societ o di fare governare
questa societ con un'altra legge e non con la legge di Dio nuotano in realt contro corrente rispetto
ai loro popoli, imponendo loro con la forza norme che rifiutano. Segnala che la donna si interessa
pi alle questioni religiose che l'uomo. Lo spiega con il dono d'amore e di misericordia che Dio le
ha concesso e che la rende pi vicina alla religione dell'uomo. Ne deduce che l'influenza
occidentale sulla donna musulmana non definitiva
1
.
Sul piano economico, le istituzioni bancarie cosiddette "musulmane" ricorrono a fatwa, per fondare
le loro operazioni finanziarie. Queste fatwa sono pubblicate e messe a disposizione del pubblico,
facendo cos parte del marketing di queste istituzioni.
B) Piano legislativo
Lo Stato ricorre ai mufti per avere una fatwa prima di promulgare una legge. Citiamo qui a titolo
d'esempio la questione della circoncisione femminile in Egitto. Il 7 settembre 1994, CNN ha diffuso
durante la Conferenza internazionale della popolazione una pellicola sulla circoncisione di una
ragazza da parte di un barbiere in una zona popolare egiziana. Questa pellicola ha causato una
grand'emozione nell'opinione pubblica egiziana ed internazionale. Numerosi libri ed articoli sono
stati pubblicati in questa occasione, sia a favore, sia contro la circoncisione femminile. Per calmare
la tempesta, il ministro della sanit ha promesso di promulgare una legge proibendo questa pratica.
Si rivolto allora al Mufti della repubblica di cui ha potuto ottenere una fatwa favorevole alla sua
posizione. In seguito, ha visitato lo sceicco dell'Azhar Jad-al-Haq per chiedere il suo appoggio.
Quest'ultimo gli ha offerto un opuscolo distribuito gratuitamente come allegato al numero d'ottobre
1994 della rivista Al-Azhar. L'opuscolo conteneva una fatwa di cui l'essenziale era stato gi
pubblicato nel 1981. In questa fatwa, lo sceicco afferma, a tre riprese: "Se una regione cessa, di
comune accordo, di praticare la circoncisione maschile e femminile, il capo dello Stato le dichiara
la guerra poich la circoncisione fa parte dei rituali dell'islam e delle sue specificit. Questo
significa che la circoncisione maschile e femminile obbligatoria"
2
. Dinanzi a questa intransigenza,
il ministro ha dovuto rinunciare al divieto legale e si accontentato di permettere questa pratica
negli ospedali
3
. Questo ha causato la rabbia degli oppositori alla circoncisione femminile sul piano
interno ed internazionale, obbligando il ministro a ritornare sulla sua decisione, inviando il 17
ottobre 1995 ai direttori degli affari sanitari delle istruzioni che proibiscono questa pratica,
istruzioni confermate l'8 luglio 1996 dal decreto 261.
C) Piano giudiziario
Sul piano giudiziario, i tribunali ricorrono ai mufti per avere una fatwa nel processo. Ma questo
ricorso facoltativo. Il giudice, d'altra parte, non tenuto a seguire la fatwa del mufti. tuttavia un

1
Al-Qaradawi: Min huda al-islam, 33-34.
2
Jad-al-Haq, in: Aldeeb Abu-Sahlieh: Khitan, annessi 5 e 6.
3
Al-Nadim, p. 67.

134
settore dove il ricorso al mufti prescritto nella legge. Il codice di procedura penale Egiziano
prevede nell'articolo 381 che il tribunale deve sollecitare la fatwa del mufti della repubblica prima
di comminare la pena di morte. Bench la fatwa del mufti non sia costrittiva per il giudice, la
sentenza pronunciata senza consultare il mufti nulla. La fatwa del mufti deve essere data entro
dieci giorni, oltre i quali il giudice non obbligato ad aspettare. Secondo la Commissione
legislativa parlamentare, la consultazione del mufti mira a "procurare una calma al condannato,
sapendo egli che la pena di morte pronunciata contro di lui conforme al diritto musulmano". Ma
non nasconde la volont di influenzare l'opinione pubblica. E questa sembra essere la vera ragione,
secondo la dottrina, che ha auspicato che la fatwa del mufti sia costrittiva per il giudice
1
.
Segnaliamo qui che la fatwa d'Al-Khumeini contro Salman Rushdie equivale ad un giudizio. In
Egitto, le fatwa emesse dalle alte autorit religiose musulmane contro la setta baha'i servono come
base per l'arresto dei suoi membri e la loro condanna da parte dei tribunali
2
.
Per ritornare al caso della circoncisione, l'improvviso voltafaccia del ministro della sanit nel 1996
contro la pratica della circoncisione femminile ha suscitato rabbia da parte dei difensori di questa
pratica. Il dottore Munir Fawzi e lo sceicco Yusuf Al-Badri hanno fatto ricorso al tribunale
amministrativo chiedendogli di dichiarare il decreto in questione contrario all'islam ed alla
costituzione, quest'ultima accusa considerando i principi del diritto musulmano come la fonte
principale del diritto. Il tribunale ha dato loro ragione perch il Parlamento era solo competente ad
adottare una norma che comporta una sanzione penale. Il ministro della sanit ha fatto appello. Il
primo ministro, il presidente del sindacato dei medici e delle organizzazioni non governativi si sono
aggiunti alla sua azione. Il 28 dicembre 1997, la corte amministrativa suprema ha deciso che il
ministro ha agito nei limiti delle sue competenze. Ha aggiunto che il codice penale si applica alla
violazione dell'integrit fisica delle ragazze con la circoncisione perch quest'ultima non ha basi
religiose. Ha deciso inoltre:
Non esiste in materia di circoncisione femminile una norma musulmana chiara ed obbligatoria basata sul Corano
o la Sunnah di Maometto. Gli imam dei quattro riti musulmani e i giuristi contemporanei sono in disaccordo su
questo argomento nello stabilire se si tratta di un dovere o di un atto raccomandato.
Di conseguenza, secondo la corte, il decreto ministeriale non ha violato la costituzione. Ha
aggiunto:
Poich la circoncisione un atto chirurgico senza base musulmana che la impone, la norma di base vuole che
essa non sia praticata senza ragione terapeutica (...). La chirurgia, qualunque sia la sua natura o la sua gravit,
fatta senza la realizzazione delle condizioni per essere autorizzata, costituisce un atto illecito sul piano del Diritto
musulmano e del diritto positivo, e ci ai sensi del principio generale del diritto della persona alla sua integrit
fisica, e del principio dell'incriminazione di ogni atto non autorizzato minacciando questa integrit.
Nella prima come nella seconda decisione, il tribunale egiziano si basato sulle varie fatwa dei
dotti religiosi musulmani egiziani per motivare la prima decisione in favore della circoncisione, e la
seconda contro di essa
3
.
D) Piano politico
Il ruolo del mufti si fa sentire nel settore della politica. Pu giustificare o condannare il ricorso ad
una guerra o il raggiungimento di una pace con un nemico, come fu il caso della pace tra l'Egitto ed
Israele
4
. Pi vicino a noi, si pu citare il ricorso ai mufti, da parte dei paesi musulmani implicati
nella crisi del Golfo, sia per condannare che per giustificare la presenza degli eserciti occidentali in
Arabia Saudita e negli altri paesi ostili all'Iraq. Nonostante l'impatto che ha la fatwa sul pubblico in

1
Husni: Sharh qanun al-'uqubat, al-qism al-'am, 756-757.
2
Aldeeb Abu-Sahlieh: Libert religieuse et apostasie dans l'islam, p. 50-51 e 69-70.
3
V. Aldeeb Abu-Sahlieh: Circoncision, p. 415-416.
4
L'accordo tra l'Egitto ed Israele stato oggetto di una fatwa di Jad-al-Haq 'Ali Jad-al-Haq il 26 nov. 1979 (in: Al-
fatawa al-islamiyyah, vol. 10, 1983, p. 3621-3636). Si trova un'altra fatwa del 8 gennaio 1956, data da Hasan
Ma'mun, relativa alla pace con gli ebrei in Palestina ed ai trattati conclusi con gli stati coloniali ostili agli Arabi ed
ai musulmani che sostengono gli ebrei nelle loro aggressioni. (Ivi, vol. 7, 1982, p. 2643-2647). V. anche Al-
Qalqili: Al-fatawa al-urduniyyah.

135
situazioni simili, non si pu fare a meno di vedere nel mufti un servo del potere. raro, infatti,
vedere un mufti opporsi alla volont del capo dello Stato. il ruolo pi ingrato e pi difficile che
affronta il mufti nella societ.
E) Mufti dello Stato
Si trovano oggi molti libri che parlano dell'istituzione del mufti in generale. Poco detto del mufti
di Stato. Occorrerebbe, per riempire questa lacuna, studiare le leggi, la giurisprudenza e la pratica
dei vari paesi in materia. Proviamo qui a presentare sommariamente la situazione in Giordania, in
Siria ed in Egitto.
a) In Giordania
Un organismo di fatwa, diretto dal Mufti generale integrato al Ministero di waqf. I mufti,
dipendenti dal Mufti generale, sono nominati nei centri urbani; sono laureati dell'universit. Oltre a
dare fatwa, devono sorvegliare i culti nelle moschee ed il loro personale: predicatori, insegnanti di
religione, ecc.. Devono presentare al Mufti generale un rapporto mensile sulle loro fatwa, che
devono essere iscritte, come pure le questioni, in un registro. Il Mufti generale, a sua volta, deve
indirizzare le sue osservazioni che riguardano queste fatwa al Ministro di waqf. I mufti sono
funzionari di Stato. La legge precisa che non ricevono onorari (eccetto i loro salari) per le loro
attivit.
D'altra parte, il Ministero di waqf comprende una Commissione di fatwa, composta di sette
eminenti eruditi in materia del diritto musulmano, nominati dal ministro. Il Mufti generale vi
funziona come relatore. Il compito di questa Commissione di dare il punto di vista dell'islam in
questioni che sono loro sottoposte
1
.
b) In Siria
Si trova qui la stessa istituzione, nell'ambito del Ministero di waqf. L'organismo di fatwa diretto
dal Mufti generale e sorvegliato da un Consiglio di sette persone di cui il Mufti generale, il mufti
pi elevato di Damasco ed il primo giudice del tribunale religioso. Questo organismo di fatwa
incaricato, oltre le fatwa, dell'insegnamento religioso e del personale del culto. Si pronuncia sui
libri contrari all'islam e sulle edizioni del Corano importate in Siria. La conversione all'islam di
stranieri fatta dinanzi a questo organismo; un certificato accordato a tal fine al convertito.
Il Mufti generale nominato dal Presidente della repubblica, scelto fra tre nomi presentati dal
Ministro di waqf. L'attuale Mufti generale occupa questa funzione da pi di quaranta anni.
Dei mufti con diplomi universitari sono nominati in ogni regione. Sono obbligati ad inviare
mensilmente copie delle loro fatwa all'organismo di fatwa.
Quando una questione non trova soluzioni nei libri delle quattro scuole sunniti, la fatwa diventa
della competenza del Consiglio suddetto, che sceglie altri due eminenti dotti per decidere.
Il sistema siriano esposto qui riguarda i musulmani di obbedienza sunnita che formano la
maggioranza della popolazione. La legge non ci dice nulla degli sciiti. Il Mufti generale di Siria ci
ha tuttavia confermato che gli sciiti di Siria hanno i loro mufti
2
.
c) In Egitto
Dar al-ifta' al-masriyyah (Casa egiziana di fatwa) diretta da un mufti nominato dal governo. La
prima traccia scritta che riguarda questo organismo risale a 1895 con la nomina del suo primo mufti
e l'apertura di un registro di fatwa. Il mufti, prima della rivoluzione del 1956 portava il titolo di

1
La funzione di mufti in Giordania regolata in particolare dalla legge 142 del 1966 e l'ordinanza 23 di 1979. Nulla
detto delle modalit della nomina del Mufti generale.
2
Per la Siria, v. in particolare la legge 185 del 1961.

136
Mufti al-diyar al-masriyyah (Mufti delle regioni egiziane). In seguito, designato come Mufti al-
jumhuriyyah (Mufti della repubblica).
Questo organismo costituito da un Ufficio del mufti della repubblica, di quattro delegati dei
tribunali col grado di giudici e tre delegati di procuratore col grado di sostituti, tutti laureati della
facolt di Diritto musulmano dell'Azhar. Questo ufficio fa le ricerche ed aiuta il Mufti per
rispondere alle domande poste. Sceglie anche le fatwa che devono essere pubblicate
1
.
Corsi di perfezionamento di due anni per mufti sono previsti a beneficio dei giudici dei paesi
musulmani dell'Asia che cercano di praticare ulteriore funzione di mufti.
Oltre a questo organismo ufficiale dipendente dallo Stato, esiste un organismo di fatwa nel quadro
dell'Azhar. Ho potuto assistere nell'aprile 1990 ad una sessione di fatwa. Il mufti accoglie i suoi
visitatori senza alcuna restrizione in una sala aperta a tutti. Secondo il proprio turno, le persone che
hanno una questione si siedono davanti al mufti in vestito clericale e gli chiedono una soluzione ai
loro problemi. Il pubblico pu ascoltare la questione e la risposta. Ho constatato la presenza di
un'Italiana fra gli ospiti; veniva a chiedere una fatwa.
Si vede cos che il carico di dare le fatwa si concentra nelle mani di due organismi, tutti due
ufficiali. La volont statale di vietare il libero esercizio di questa funzione manifesta in due leggi
del 1971 ed il 1973. Questo divieto, tuttavia, non sembra concernere che i tribunali, che sono
obbligati a rivolgersi all'organismo statale di fatwa. Il pubblico rimane libero di ricorrere a qualsiasi
altro mufti, a titolo privato
2
.
Per finire questo punto, segnaliamo che i paesi arabi hanno un organismo composto di giuristi laici
incaricati della redazione e dell'interpretazione delle leggi. Porta a volte il nome d'organismo di
fatwa e di legislazione, il che crea una confusione con l'organismo di fatwa di cui si discute pi su.
Ma, normalmente, questo organismo non si occupa della questione della conformit al diritto
musulmano, compito riservato all'organismo religioso di fatwa.
4) Incidenza dei mufti su paesi non musulmani
A) Mufti in paesi non musulmani
In occidente, i centri musulmani consegnano delle fatwa a quelli che le chiedono. il caso della
fondazione culturale musulmana a Ginevra che abbiamo contattato.
Questa fondazione riceve ogni giorno domande dei musulmani su tutti i settori. L'imam in carico di
questa fondazione d fatwa come risposta alle domande poste. Consulta tuttavia spesso le fatwa gi
date altrove. Succede che si rivolge ad altre personalit religiose per chiedere loro consiglio o
parere.
L'imam risponde gratuitamente alle precisazioni chieste. Ogni persona autorizzata a chiedere delle
precisazioni, per iscritto od oralmente. La risposta anche pu essere orale o scritta. Conserva copia
delle fatwa date, ma non sono pubblicate. A volte, i tribunali svizzeri si rivolgono a lui per avere il
punto di vista musulmano in un processo. Capita anche che i consolati chiedono ad una persona di
fornire loro una conferma dell'imam in un dato settore.
B) Ricorso ai mufti in un paese musulmano
I musulmani che vivono in occidente si rivolgono anche ai mufti nei paesi musulmani. Alcune
raccolte ne fanno menzione. Citiamo qui un caso molto significativo tratto del libro d'Al-Qaradawi

1
Le fatwa di Dar al-ifta' al-masriyyah sono su Internet in arabo: http://www.elazhar.com/Ftawa/Default.asp.
2
Su questa istituzione, v. Al-fatawa al-islamiyyah, volume 10, 1983, p. 3650-3667. Questo organismo, come detto
pi su, pubblica le fatwa pi importanti da 1895. Alcuni mufti sono molto prolifici. Cos, Hasan Ma'mun ha
consegnato, tra il 1955 ed il 1960, 11992 fatwa (Ivi, volume I, p. 34-35).

137
a cui un musulmano in un paese socialista pone una questione che riguarda gli interessi bancari e le
assicurazioni sulla merce
1
.
In una lunga risposta, Al-Qaradawi dice che i musulmani devono lasciare le banche capitaliste e
creare le loro banche su una base che rispetta il diritto musulmano. Se tali banche musulmane non
esistono, l'individuo deve sempre mantenere in s la sensazione dell'insoddisfazione fino a che
perviene, insieme ad altri, a correggere la situazione. Senza questa sensazione d'insoddisfazione,
nessun cambiamento possibile. Deve continuare a sentirsi colpevole poich ci significa che
continua a distinguere ci che giusto da ci che non lo . Per quanto riguarda l'assicurazione delle
merci: potrebbe essere accettata, anche se, secondo l'islam, macchiata d'usura come tutte le
assicurazioni attuali. Non si deve tuttavia accettare l'assicurazione sulla vita che si allontana da tutte
le forme dei contratti musulmani conosciuti e non affatto necessaria. Quanto al prestito bancario
con interesse, assolutamente vietato, e non pu essere autorizzato che in caso di necessit, come
nel caso dell'acquisizione di prodotti alimentari o di vestiti per i bambini, o di cura per gli ammalati.
Se, invece, il ricorso a tali operazioni finanziarie proibite dall'islam una condizione per sviluppare
il suo commercio, sarebbe meglio accettare di vivere con poco rinunciando a tali operazioni.
Succede anche che i paesi occidentali chiedono ai musulmani che vi vivono di fornire loro una
fatwa di un'autorit religiosa riconosciuta nei paesi musulmani. Cos, i musulmani che vivono a
Bruxelles chiesero di avere il loro cimitero, e il governo belga richiese una fatwa per giustificare la
loro domanda, fatwa ottenuta dalla Commissione saudita di fatwa. Questa rispose:
I morti musulmani devono essere sepolti in un cimitero indipendente per loro, e non permesso di seppellirli in
un cimitero non musulmano. L'imam Al-Shirazi (d. 1083) dice in Al-Muhadhdhab: "Il miscredente non sar
sepolto nel cimitero dei musulmani, e il musulmano non sar sepolto nel cimitero dei miscredenti". Al-Nawawi
(d. 1277) dice in Al-Majmu': "I nostri compagni sono del parere all'unanimit che il musulmano non pu essere
sepolto in un cimitero dei miscredenti ed un miscredente non pu essere sepolto in un cimitero musulmano". Di
ci deriva l'obbligo di dedicare un luogo per la sepoltura dei musulmani in un cimitero che riservato a loro
2
.
C) Effetto extraterritoriale di una fatwa
Succede che le fatwa pronunciate in un paese musulmano abbiano un'applicazione generale. Il caso
pi conosciuto in occidente la famosa fatwa d'Al-Khumeini del 13 febbraio 1989 condannando
Salman Rushdie alla pena di morte. Ecco la traduzione di questa fatwa:
Rendo noto ai musulmani sparsi in tutto il mondo che l'autore del libro "I versetti satanici", scritto, pubblicato e
diffuso contro l'Islam, il profeta sublime dell'Islam - preghiera per lui - ed il Santo Corano, cos come chi l'ha
pubblicato conoscendone il contenuto sono condannati a morte. Chiedo ai musulmani di eseguire detta pena di
morte contro di costoro ovunque essi si trovino, affinch nessuno osi insultare gli elementi santi dell'Islam. Colui
che muore per questa causa un martire se Dio lo vuole. Colui che trova l'autore di questo libro, ma non pu
eseguire la condanna, deve informare gli altri del luogo in cui quegli si trova per ottenere il merito della sua
azione
3
.
Questa fatwa, emanando dalla Guida suprema della rivoluzione iraniana, ha un carattere vincolante.
Nessun ripensamento permesso, eccetto il pentimento concreto da parte di Salman Rushdie che
implica il ritiro del suo libro e la rinuncia ai guadagni realizzati con la sua vendita.
V. Consenso (ijma')
1) Definizione del consenso
Il verbo jama'a (riunire o concertarsi) da cui derivato termine ijma' (consenso, accordo unanime)
menzionato in numerosi versetti di cui citiamo i due seguenti:
Racconta loro la storia di No, quando disse al suo popolo: "O popolo mio, se la mia presenza e il mio richiamo
ai segni di Allah vi sono insopportabili, io mi affido ad Allah. Prendete le vostre decisioni insieme coi vostri

1
Al-Qaradawi: Min huda al-islam, p. 614-624.
2
Fatawa al-lajnah al-da'imah, vol. 9, p. 6.
3
Testo tradotto della fatwa in arabo in: Al-Samman: Hamazat shaytaniyyah, p. 18.

138
consoci e non abbiate scrupoli [nei miei confronti]. Stabilite quello che volete fare di me, senza porre indugi
(10:71).
Quando poi lo ebbero condotto con loro e furono d'accordo nel gettarlo in fondo alla cisterna, Noi gli ispirammo:
"Ricorderai loro quello che hanno commesso quando meno se lo aspetteranno". (12:15).
Il consenso (ijma') considerato generalmente come la quarta fonte del diritto dopo il Corano, la
Sunnah e l'analogia. Lo classifichiamo nella categoria dell'ijtihad collettivo come lo fa Hasab-
Allah
1
.
2) Legittimit del ricorso al consenso
I giuristi si chiedono se legittimo ricorrere al consenso perch si presume che il Corano e la
Sunnah abbiano regolato tutto e che il potere legislativo appartenga non agli uomini ma a Dio solo
attraverso i suoi profeti. Una maggioranza tuttavia si pronunciata a favore del consenso, ma senza
tuttavia mettersi d'accordo sulle condizioni per la sua realizzazione.
A) Maggioranza in favore del consenso
La gran maggioranza dei giuristi accorda una forza obbligatoria al consenso. Si basano sul Corano,
la Sunnah e la ragione.
I versetti del Corano considerano che Dio ha istituito la Comunit musulmana come testimone (e in
quanto tale veritiero) che ordina il bene e proibisce il male (e in quanto tale infallibile); incitano
questa Comunit a non dividersi ed ad affidarsi all'autorit:
Cos facemmo di voi una comunit equilibrata, affinch siate testimoni di fronte ai popoli e il Messaggero sia
testimone di fronte a voi (2:143).
Voi siete la migliore comunit che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e
proibite ci che riprovevole e credete in Allah (3:110).
Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi (3:103).
Chi si separa dal Messaggero dopo che gli si manifestata la guida, e segue un sentiero diverso da quello dei
credenti, quello lo allontaneremo come si allontanato e lo getteremo nell'Inferno. Qual triste destino (4:115).
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit. Se siete discordi in
qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. la cosa migliore
e l'interpretazione pi sicura (4:59).
Se giunge loro una notizia, motivo di sicurezza o di allarme, la divulgano. Se la riferissero al Messaggero o a
coloro che hanno l'autorit, certamente la comprenderebbero coloro che hanno la capacit di farlo (4:83).
Ad osservare qui l'interpretazione data al versetto 4:59: se c' contestazione a proposito di una cosa,
se deve riferirsi al Corano ed alla Sunnah; ma se nessuna discussione emerge, allora l'accordo dei
credenti deve essere considerato come la norma da seguire.
Oltre ai versetti suddetti, i partigiani del ricorso al consenso portano a sostegno della loro tesi alcuni
detti di Maometto che incitano a non dividersi ed accordano l'infallibilit alla volont della
Comunit:
Colui che si rallegra per il piacere del paradiso, che si mantenga nel gruppo.
Colui che si allontana del gruppo la misura di un palmo distacca il collo del nodo dell'islam.
La mia nazione non si accorda mai sull'errore.
Certamente, Dio non permette che la mia Comunit sia all'unanimit favorevole ad un'eresia.
Ci che i musulmani giudicano come buono, Dio lo giudica anche come buono.
I giuristi aggiungono un'argomentazione razionale: impossibile che i giuristi si mettono d'accordo
in un'epoca data su un punto senza che questa opinione abbia una base nel Corano o la Sunnah.
Inoltre impossibile che si fuorvino tutti senza che nessuno fra loro se ne renda conto. Di
conseguenza, il loro consenso ha certamente una base nel Corano o la Sunnah, cosa che rende
obbligatoria la sottomissione al loro consenso.

1
Sul consenso, v. in particolare: Mansour: L'autorit dans la pense musulmane; Bernard:
L'accord unanime de la communaut; Abu-Jayb: Mawsu'at al-ijma' fil-fiqh al-islami; Abu-Sa'd: Al-
ijma' 'ind a'immat al-sunnah al-arba'ah; Muhammad: Al-ijma'; Ahmad: Al-ijma'; Al-Shuwayki: Al-
ijma'; Al-Jassas: Al-ijma'; Ibn-al-Mundhir: Al-ijma'.

139
B) Oppositori al consenso
Coloro che si oppongono alla forza obbligatoria del consenso dicono che il versetto 4:115 che
chiede di seguire il sentiero dei credenti non si riferisce al consenso. Seguire il sentiero dei credenti
significa qui imitare i credenti nella loro obbedienza al Corano ed alla Sunnah. Non si invoca
questo versetto a favore del consenso dal tempo d'Al-Shafi'i (d. 820). D'altra parte, il versetto 4:59
che chiede di obbedire "a coloro di voi che hanno l'autorit" si riferisce qui a quelli che esercitano
un potere statale, e non al consenso. Appoggiarsi sul consenso invocando questo versetto potrebbe
significare che non occorre rivolgersi al Corano ed alla Sunnah. E se questo versetto e gli altri
possono dare una certa base, non possono invece dare la certezza.
Quanto ai detti attribuiti a Maometto, sono detti unici
1
che non legano in modo fermo. L'appello a
mantenersi nel gruppo per mettere in guardia contro la divisione della nazione di fronte ad un
nemico o una difficolt. Ed il detto che afferma "la mia nazione non si accorda mai sull'errore"
dovrebbe essere interpretato nel senso che in qualsiasi epoca ci sar una persona che verr a
denunciare l'errore. Si rileva anche che alcuni detti di Maometto affermano al contrario che la
Comunit musulmana potrebbe fuorviarsi. Uno di questi detti afferma: "L'ultima ora avr luogo
soltanto sui malvagi nella mia Comunit". Avrebbe anche detto: "Dio non fa scomparire la scienza
togliendola di torno ai suoi servi, ma facendo scomparire i dotti. E quando non ci sar pi nessuno
dotto, la gente prender dirigenti ignoranti ai quali saranno poste delle domande e che
risponderanno con delle fatwa senza conoscenza. E cos si smarriscono e fanno smarrire gli altri".
Quanto all'argomentazione razionale, non vale poich suppone l'esistenza del consenso, cosa che
non il caso. D'altra parte, supponendo che il consenso esista, deve avere una base nel Corano e la
Sunnah. La norma che ne deriva, in questo caso, sarebbe anche basata su queste due fonti. E
supponendo che il consenso sia ammissibile, frutto dello sforzo di ragionamento (ijtihad) e quindi
non lega che coloro che compiono questo sforzo.
Gli oppositori evocano anche la difficolt inerente alla determinazione di coloro che sono destinati
a formare il consenso, questione sulla quale non c' unanimit. Ed anche se si riuscisse a
determinarli, praticamente impossibile riunire tutti i mujtahid. Questo non ha mai avuto luogo.
3) Attori del consenso
Poich il Corano e la Sunnah non hanno istituito in modo chiaro il consenso, i giuristi hanno
fortemente dissentito sulle condizioni che devono essere soddisfatte per avere un consenso. Il primo
problema di sapere chi destinato a partecipare al consenso.
I testi citati del Corano e della Sunnah parlano a volte della Comunit, ed a volte di quelli che
detengono l'autorit. Si pu dunque dedurre che il consenso significa l'accordo unanime della
Comunit musulmana, un po' nel senso della democrazia diretta. Ma Malik (d. 795) ritiene che il
consenso della gente di Medina sola sia probatorio, supponendo che conoscano meglio la religione
perch Maometto viveva fra loro. Si cita a questo riguardo dei detti di Maometto a favore di questa
citt fra cui il seguente: "Medina buona ed allontana ci che malizioso come il fuoco allontana
l'impurit del ferro". Altri ritengono che si tratti del consenso dei quattro primi califfi (detti
illuminati), e ci ai sensi di un detto di Maometto che afferma: "Seguite la mia Sunnah e la Sunnah
dei califfi illuminati dopo di me, e tenetevi stretti fermamente ad essa, attaccati con i molari". I
dhahiriti limitano il consenso ai soli compagni del Profeta, ritenendo che il versetto "Voi siete la
migliore comunit che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e
proibite ci che riprovevole e credete in Allah" (3:110) formulato nel presente, il periodo dove
viveva Maometto, e non le generazioni future. Quanto agli sciiti, ritengono che il solo consenso di
cui si tiene conto quello che proviene dai quattro membri della famiglia di Maometto, cio sua
figlia Fatimah, suo marito 'Ali (d. 661) ed i suoi due figli Al-Hasan ed Al-Husayn. Citano a tale
riguardo il versetto seguente che noi riproduciamo nella sua totalit:

1
V. su questo concetto Parte II, capitolo II.I.4.D.

140
Rimanete con dignit nelle vostre case e non mostratevi come era costume ai tempi dell'ignoranza. Eseguite
l'orazione, pagate la decima ed obbedite ad Allah e al Suo Inviato. O Gente della Casa, Allah non vuole altro che
allontanare da voi ogni sozzura e rendervi del tutto puri (33:33).
In occasione della rivelazione di questo versetto, Maometto avrebbero coperto queste quattro
persone col suo mantello dicendo che formano la Gente della Casa. Bench questo versetto
stabilisca degli obblighi di decenza e di discrezione nei confronti delle donne, gli sciiti ritengono
che garantisca l'infallibilit della Gente della Casa, la fallibilit essendo considerata come una
macchia.
Queste divergenze d'opinione per quanto riguarda il consenso dimostrano in realt un'evoluzione
del concetto del consenso che, per la maggioranza dei giuristi sunniti, diventato il consenso
esplicito, e non tacito, di coloro che detengono l'autorit, e pi specificamente i dotti religiosi come
persone competenti in materia religiosa, escludendo da questo cerchio la comunit del pubblico, i
dissidenti ed i non musulmani. Al-Ghazali (d. 1111) tuttavia allarga questo cerchio, ritenendo che
alcune materie religiose siano conosciute da tutti, come la necessit di fare le cinque preghiere, il
pellegrinaggio ed il digiuno. In questi settori si pu parlare dell'unanimit della Comunit. Altre
materie, invece, richiedono conoscenze accurate, e l si tiene conto soltanto dell'opinione degli
esperti in queste materie. Quanto ai non esperti, sono obbligati a seguire l'opinione degli esperti
come loro rappresentanti. Si dunque anche in questo caso di fronte ad un'unanimit, ma indiretta.
4) Settore del consenso
Il consenso come fonte del diritto mira a stabilire una norma religiosa. Di conseguenza, il consenso
nel senso rigoroso del termine deve riguardare un aspetto religioso. Tuttavia, quelli incaricati di
stabilire questa norma non sono totalmente liberi, senza restrizioni. Il loro consenso non pu
intaccare le questioni che sono gi regolate in modo chiaro dal Corano o la Sunnah. Il loro ruolo
dunque suppletivo. Ed anche l, occorre che il consenso sia fondato sulle due fonti di base. Non
pu essere il frutto di una semplice speculazione razionale. Occorre dunque sempre trovare un
legame anche sottile col Corano o colla Sunnah.
I giuristi ritengono che il consenso pu riguardare affari profani. In questo caso, sono le persone
che detengono l'autorit nell'affare in questione che devono pronunciarsi. il caso delle decisioni
d'ordine scientifico o politico.
Questo tuttavia pone un problema riguardo alla determinazione di ci che religioso e di ci che
non lo , dal momento che la separazione tra il diritto e la religione in pratica impossibile. E
questo problema si pone anche al di l delle norme giuridiche, come fu il caso nell'affare Galileo (d.
1642) nell'ambito del chiesa cattolica. Citiamo qui un caso sul quale abbiamo molto lavorato: la
circoncisione femminile. Occorre esaminarlo dal punto di vista delle norme religiose o da quello
della medicina? Se la esaminiamo sotto l'angolo religioso, ci limitiamo a chiedere se questa pratica
prescritta o no dal Corano e la Sunnah, e nel caso in cui lo fosse, si deve farla indipendentemente
dalle opinioni dei medici. Se, invece, la esaminiamo sotto l'angolo medico, dobbiamo chiederci se
questa pratica utile o al contrario nociva, e dunque permetterla o proibirla in funzione del risultato
dell'esame, e qui non si terrebbe conto dell'esistenza o della non-esistenza di una norma religiosa.
Nel primo caso si esiger il consenso dei dotti religiosi, e nel secondo, si ricercher il consenso dei
medici.
5) Portata del consenso nel tempo e nello spazio
Si presume che il consenso sia dato dai giuristi che vivono nella stessa epoca, e non da tutti i
giuristi di tutti i tempi. Senza di ci, si dovrebbe attendere la fine dei tempi per conoscere quello
che deciso all'unanimit. D'altra parte, il consenso dovrebbe essere raggiunto dopo la morte di
Maometto, essendo egli il riferimento in caso di conflitto.
Quando i giuristi contemporanei si pronunciano su un caso dato in modo unanime, si ritiene che la
loro opinione acquisisce validit per sempre. Se il caso deciso si presenta ai giuristi delle epoche
seguenti, devono adottare il giudizio pronunciato da parte dei loro predecessori ed astenersi da

141
qualsiasi nuovo sforzo di riflessione sul suddetto caso. Cos, una legge religiosa che deriva dal
consenso definitiva, incontestabile e non pu n essere contraddetta n abrogata. Questa validit
universale della norma ottenuta per consenso non si applica alle norme ottenute dallo sforzo di un
individuo o di un gruppo d'individuo (ijtihad).
Una generazione data pu divergere su una norma, e la generazione seguente potrebbe mettersi
d'accordo all'unanimit su questa norma, ma l'opposto non possibile. Cos, se una generazione ha
adottato all'unanimit una norma, non possibile che la generazione seguente decida all'unanimit
l'opposto di ci che ha deciso la generazione precedente.
Se due opinioni divergenti sono espresse, i giuristi ritengono che solo queste due opinioni siano
autorizzate, e nessuno pu proporre, in seguito, una terza opinione.
6) Possibilit di realizzare il consenso
I giuristi musulmani hanno molto discusso sul consenso, dando prova di molta ingegnosit. Ogni
libro dedicato alle basi del diritto doveva parlarne. Ma le condizioni instaurate per la sua
realizzazione lo rendono praticamente impossibile nella realt. Si tratta dunque di un dibattito
intellettuale senza portata reale. Non si conosce una situazione nella quale tutti i giuristi musulmani
sono stati riuniti per pronunciarsi su una questione data. I musulmani non conoscono il concetto di
concilio in vigore nella chiesa cattolica, termine di cui Savvas, autore cristiano, si serve parlando
del consenso alla fine del 19
o
secolo scrivendo agli occidentali
1
. Ci che si conoscono, invece, sono
delle situazioni nelle quali le autorit politiche ricorrono a riunioni limitate di giuristi i cui pareri
sono stati firmati da queste autorit. Si riporta a tale riguardo d'Ibn-Hanbal (d. 855) avere detto:
"Chi sostiene che ci stato un consenso mente... meglio dire: nei limiti della mia conoscenza, non
c' stato conflitto d'opinioni sulla questione". Ed in questo senso che occorre capire le norme
raccolte nei libri intitolate scorrettamente norme unanimi. Si cita fra queste norme la nomina d'Abu-
Bakr (d. 634) come califfo, il divieto del consumo del grasso di maiale, la concessione del sesto
dell'eredit alla nonna del defunto, la privazione dei nipoti dell'eredit del loro nonno nel caso in cui
il loro padre deceduto prima di quest'ultimo, ecc..
Pur affermando che il consenso nel vero senso del termine non esista, Khallaf ritiene soltanto che
possibile realizzare tale consenso se ogni paese musulmano designa degli specialisti e che il parere
di ciascuno di questi specialisti sia comunicato a tutti su una questione data
2
. I giuristi musulmani
restano dunque attaccati a questa istituzione, sia per trovarsi un ruolo proprio, sia per mettere in
dubbio il diritto di legiferare di altri corpi della societ come il Parlamento, quest'ultimo composto
di rappresentanti senza conoscenza religiosa ed a volte di non musulmani. Ma gli stati musulmani
non hanno interesse a creare un tale organismo parallelo che accaparrerebbe la competenza
legislativa e delegittimerebbe le decisioni dello Stato.
Nonostante l'assenza di un meccanismo d'attuazione del consenso, i dotti religiosi musulmani
svolgono un ruolo importando sul piano decisionale. Oggi, nessuno Stato musulmano si permette di
fare a meno delle loro opinioni. Che sia per la visita di Sadat a Gerusalemme, per la permanenza
delle forze straniere nella guerra contro l'Iraq, per la messa in funzione di un sistema bancario, o per
abolire la circoncisione femminile, lo Stato cerca una legittimit musulmana dei suoi atti. Dispone a
questo riguardo di organi statali (come il mufti della repubblica in Egitto) o sopra-statali (come le
accademie islamiche del fiqh, organi spesso abbastanza flessibili da soddisfare il potere e non
screditarsi dinanzi al loro pubblico)
3
.

1
Savvas, parte I, capitolo I, p. 37.
2
Hallaf: Les fondements, p. 73-74.
3
V. parte I, capitolo II.VII.4.

142
Capitolo VIII. Gli strumenti dell'ijtihad
Il mujtahid che si trova di fronte ad un problema e non trova una norma espressa nel Corano o nella
Sunnah deve compiere uno sforzo intellettuale per la fissazione di tale norma. Si serve allora di
molti strumenti di cui parleremo in questo capitolo. Il pi importante strumento l'analogia.
I. L'analogia (qiyas)
1) Definizione dell'analogia
Il termine qiyas, analogia, significa la stima o la valutazione con la ragione umana del valore di una
parola, di un'azione o di una cosa.
Sul piano giuridico, l'analogia definita come segue: constatazione in una questione da risolvere
dell'esistenza della ragione che ha motivato, nel passato, l'applicazione di una qualit legale ad una
questione debitamente risolta, e servirsi da questa identit di ragione per stabilire un'analogia
(similarit legale) tra la questione risolta prima e quella la cui soluzione richiesta, per qualificare
legalmente quest'ultima applicandole, per analogia, la qualit che la legge aveva ammesso come
formando il carattere legale della prima.
Ci si trova qui di fronte ad una soluzione precedente che serve da base (asliyyah) e ad una soluzione
che si cerca per analogia (qiyasiyyah). I libri classici d'Al-Suyuti (d. 1505) ed Ibn-Nujaym (d. 1563)
trattano dell'analogia sotto il titolo Al-ashbah wal-nadha'ir: le similarit ed i simili. Prendiamo
alcuni esempi del Corano e della Sunnah.
Il Corano proibisce il vino prodotto dall'uva:
O voi che credete, in verit il vino, il gioco d'azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono immonde
opere di Satana. Evitatele affinch possiate prosperare (5:90).
Ci troviamo di fronte ad una norma che proibisce il vino prodotto dall'uva. Questo divieto dovuto
al fatto che il vino procura l'intossicazione. A partire da questa norma, i giuristi proibiranno
qualsiasi altra bevanda fermentata che proviene da altre sostanze come l'orzo, i datteri, ecc., come
pure la droga. Si distinguono qui cinque elementi:
La questione-madre (asl) chi serve da misura: il vino prodotto dall'uva di cui parla il Corano.
La norma che si riferisce a questa questione-madre (hukm al-asl): divieto del suo consumo.
La ragione dietro la norma ('illah): l'intossicazione procurata dalla fermentazione dell'uva.
La questione misurata (fir'): ogni bevanda che procura l'intossicazione dopo fermentazione.
Applicazione alla questione misurata colla analogia della stessa norma applicata alla questione-
madre: divieto del consumo di ogni bevanda che procura l'intossicazione in seguito di
fermentazione.
Il Corano proibisce il commercio all'ora di preghiera:
O credenti, quando viene fatto l'annuncio per l'orazione del Venerd, accorrete al ricordo di Allah e lasciate ogni
traffico. Ci meglio per voi, se lo sapeste (62:9).
Si ritiene che questo divieto sia motivato dal fatto che il commercio impedisce di compiere il
dovere religioso. A partire da questo versetto, i giuristi proibiscono qualsiasi altra attivit all'ora di
preghiera, come ad esempio lo sport.
Maometto dice: "Nessuna successione per un assassino". Ci significa che colui che attenta alla vita
del defunto non pu ereditarne. I giuristi hanno ritenuto che l'erede avesse assassinato il defunto per
poter mettere le mani sui suoi beni. Hanno esteso questa norma al beneficiario di un legato che
assassina il defunto perch il suo gesto ha lo stesso obiettivo.

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Maometto aveva ricusato la testimonianza di un apprendista maniscalco che era venuto a
testimoniare a favore del suo padrone. La ragione che una tale testimonianza vantaggiosa per
l'apprendista, il che sospetto. A partire dalla questione-madre, i giuristi ritengono inammissibile la
testimonianza del figlio a favore del padre e degli eredi a favore del defunto. Tale testimonianza
vantaggiosa a loro e li rende testimoni sospetti.
2) Legittimit del ricorso all'analogia
A) Argomentazioni dei sostenitori
Coloro che sono a favore del ricorso all'analogia utilizzano le stesse argomentazioni sollevate a
favore dell'ijtihad. Vi aggiungono delle argomentazioni basate sul Corano, la Sunnah e la ragione.
a) Argomentazioni tratte dal Corano
Il Corano incita a trarre lezione da ci che accaduto alle varie nazioni:
Egli Colui che ha fatto uscire dalle loro dimore, in occasione del primo esodo, quelli fra la gente della Scrittura
che erano miscredenti. Voi non pensavate che sarebbero usciti, e loro credevano che le loro fortezze li avrebbero
difesi contro Allah. Ma Allah li raggiunse da dove non se Lo aspettavano e gett il terrore nei loro cuori:
demolirono le loro case con le loro mani e con il concorso delle mani dei credenti. Traetene dunque una lezione,
o voi che avete occhi per vedere (59:2).
Non hanno viaggiato sulla terra e visto quel che avvenne a coloro che li precedettero e che pure erano pi
numerosi di loro, pi forti e lasciarono maggiori vestigia sulla terra? Quel che avevano acquisito non fu loro di
nessuna utilit (40:82).
Ora, dicono i sostenitori del ricorso all'analogia, l'incitamento ad imparare dalle nazioni precedenti
sarebbe inutile se non si stabilisce un'analogia tra la nostra situazione e la situazione di queste
nazioni. Aggiungono che il Corano stesso ricorre all'analogia:
Crede forse l'uomo che sar lasciato libero? Gi non fu che una goccia di sperma eiaculata, quindi un'aderenza,
poi [Allah] lo cre e gli diede forma armoniosa; poi ne trasse una coppia, il maschio e la femmina. Colui [che ha
fatto tutto questo] non sarebbe dunque capace di far risorgere i morti? (75:36-40).
Coloro cui fu affidata la Torah e che non la osservarono, assomigliano all'asino che porta i libri. Quanto
detestabile la similitudine di coloro che tacciano di menzogna i segni di Allah: Allah non guida gli ingiusti
(62:5).
Ora, se l'analogia utilizzata da Dio, non si pu privarne le proprie creature per conoscere le
proprie norme. In oltre, il Corano stesso motiva a volte le norme che stabilisce:
In quello che mi stato rivelato non trovo altri interdetti a proposito del cibo, se non l'animale morto, il sangue
effuso e la carne di porco - che immonda - e ci che, perversamente, stato sacrificato ad altri che ad Allah
(6:145).
O voi che credete, in verit il vino, il gioco d'azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono immonde
opere di Satana. Evitatele affinch possiate prosperare (5:90).
Ti chiederanno dei mestrui. Di': "Sono un'impurit. Non accostatevi alle vostre spose durante i mestrui e non
avvicinatele prima che si siano purificate. Quando poi si saranno purificate, avvicinatele nel modo che Allah vi
ha comandato". In verit Allah ama coloro che si pentono e coloro che si purificano (2:222).
Disobbedirono al Messaggero del loro Signore ed Egli li afferr con estrema energia (69:10).
Allah innalzer il livello di coloro che credono e che hanno ricevuto la scienza (58:11).
Nei primi tre versetti, il divieto motivato dal fatto che si tratta d'immondizia, di perversione e di
male. Gli ultimi due versetti legano la punizione alla disobbedienza, e l'aumento alla fede ed alla
conoscenza. C' qui un legame tra le norme e le cause, cosa che implica che dove c' una causa
simile, la stessa norma si applica per analogia.
b) Argomentazioni tratte dalla Sunnah
Mu'adh Ibn-Jabal (d. 639) rispose a Maometto quando lo nomin governatore dello Yemen:
"Giudicher secondo il libro di Dio. Se non ci trovo nulla, seguir la Sunnah del messaggero di
Dio. E se non ci trovo nulla, mi sforzer per quanto possibile di ragionare"
Maometto ha fatto ricorso all'analogia. Cos, una donna venuta a chiedergli se potesse fare il
pellegrinaggio al posto della madre morta senza avere compiuto questo dovere. Maometto gli

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rispose positivamente per analogia al pagamento del debito della madre da parte della ragazza se
sua madre non lo aveva fatto quando era in vita. In un altro caso, un Beduino ha consultato
Maometto a proposito di sua moglie che ha messo al mondo un bambino nero e che non voleva
riconoscerlo. Maometto gli chiese quale era il colore delle sue cammelle? Il Beduino rispose:
"Rossi". Maometto chiese se fra i piccoli di queste cammelle non ci erano marroni? Il Beduino lui
rispose: "S". Maometto chiese: "Da dove vengono?" Beduino gli rispose: "Questo forse
ereditario". Maometto gli indic allora che il colore del suo bambino potrebbe anche essere
ereditario.
I sostenitori del ricorso all'analogia invocano anche la Sunnah dei compagni di Maometto che
hanno fatto impiego dell'analogia. Maometto non ha mai disapprovato tale ricorso dalla parte dei
suoi compagni, e questi ultimi non hanno mai confutato i casi di ragionamento per analogia
intrapresi da alcuni di loro.
c) Argomentazioni razionali
I giuristi dicono che l'islam adeguato a qualsiasi luogo ed a qualsiasi epoca. Ora, questo vero
soltanto se si pu ricorrere all'analogia per applicare le norme stabilite nel passato a situazioni
mutevoli. Ed nella natura della ragione fare un accostamento tra gli elementi simili, come lo fa il
Corano:
E invero giunsero ammonimenti alla gente di Faraone. Smentirono tutti quanti i Nostri segni, perci Li
afferrammo con la presa di un possente, onnipotente. I vostri miscredenti [o meccani] sono migliori di quelli? Ci
sono forse nelle Scritture delle immunit a vostro favore? (54:41-43).
Coloro che commettono il male credono che Noi li tratteremo alla stessa stregua di coloro che credono e
compiono il bene, come se fossero uguali nella loro vita e nella loro morte? Come giudicano male! (45:21).
Si ritiene anche che senza ricorso all'analogia si pu raggiungere conclusioni palesemente assurde.
Cos, l'urina umana sarebbe impura perch c' un testo che lo dichiara esplicitamente, mentre quella
del maiale non lo sarebbe perch non ce n'. Il vino sarebbe vietato in ragione del testo, mentre i
liquori sarebbero permessi in mancanza di testo, ecc..
B) Argomentazioni degli oppositori
Gli oppositori utilizzano le stesse argomentazioni sollevate contro l'ijtihad. Vi aggiungono che
l'analogia un mezzo di prova congetturale (dalil dhanni): si suppone che il vino prodotto dall'uva
sia vietato a causa dell'intossicazione, e da questa ipotesi, si applica questa norma ad un altro
prodotto supposto produrre l'intossicazione. Stabiliscono dunque norme sulla base di semplici
ipotesi e di speculazioni che non sono sempre cos ovvie come ci che si pensa. Ora, dicono gli
oppositori, non permesso stabilire norme ed ingombrare gli umani di obblighi su semplici ipotesi.
Citano a tale proposito il Corano che dice:
Invero quelli che non credono nell'altra vita danno agli angeli nomi femminili, mentre non posseggono alcuna
scienza: si abbandonano alle congetture, ma la congettura non pu nulla contro la verit (53:27-28).
Non seguire ci di cui non hai conoscenza alcuna. Di tutto sar chiesto conto: dell'udito, della vista e del cuore
(17:36).
Citano anche un detto di Maometto che afferma: "L'opinione congetturale la parola pi
menzognera".
I sostenitori del ricorso all'analogia replicano che il divieto del ricorso all'opinione congetturale di
cui parlano i due versetti suddetti riguarda soltanto le materie dogmatiche. Quanto al detto di
Maometto, proibisce di sospettare la gente e di maltrattarli, come lo esprime il Corano:
O credenti, evitate di far troppe illazioni, ch una parte dell'illazione peccato (49:12).
Questo versetto, dicono i giuristi, sottile. Non dice che occorre evitare ogni congettura, n che
qualsiasi congettura un peccato. Aggiungono che l'opinione congetturale utilizzata anche da
parte del Corano:
Se divorzia da lei [per la terza volta] non sar pi lecita per lui finch non abbia sposato un altro. E se questi
divorzia da lei, allora non ci sar peccato per nessuno dei due se si riprendono, purch pensino di poter osservare
i limiti di Allah (2:230).

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Inoltre se non si certo della direzione di Mecca, la preghiera valida alla direzione che si pensa di
essere la direzione giusta.
3) Condizioni del ricorso all'analogia
Se la maggioranza dei giuristi musulmani ammette la possibilit di ricorrere all'analogia, non
rinunciano a porre restrizioni a tale ricorso per evitare gli abusi:
La questione-madre (che sia un testo coranico o un detto di Maometto) che serve come termine
di raffronto non deve essere limitata ad un caso particolare, non generalizzabile. Cos,
Maometto dice: "La testimonianza di Hudhayfah sola sufficiente in giudizio". Questa
decisione di Maometto riguarda soltanto questo personaggio. Non si pu applicarla ad altre
situazioni accettando la testimonianza di una sola persona in un affare anche se questa persona
vantaggiosamente qualificata per testimoniare. La decisione di Maometto nel caso preciso
costituisce un'eccezione fatta alla norma generale prevista dal Corano che prescrive: "O voi che
credete, se state per morire e fate testamento, prendete come testimoni due uomini integri dei
vostri" (5:106).
Le ragioni dietro la questione-madre devono essere chiare. Cos, la vendita stata considerata
legale dal Corano, perch si tratta di un contratto e che il Corano prescrive di rispettare gli
accordi delle parti: "Rispettate il patto, ch in verit vi sar chiesto di darne conto" (17:34). In
seguito, i giuristi hanno dovuto occuparsi dell'affitto. Per analogia con la vendita, hanno deciso
che l'affitto legale perch l'affitto anche un contratto. Inoltre il pagamento dell'imposta
aveva per ragione la necessit di arricchire il tesoro dello Stato per il funzionamento degli
affari pubblici. Per analogia, si considerato legale le altre imposte che hanno la stessa
ragione.
Occorre una similarit tra la questione-madre e la questione da risolvere per quanto riguarda le
loro conseguenze pratiche. Cos, il vino prodotto dall'uva (proibito dal Corano) ed il vino
prodotto d'altra frutta causano tutti due l'intossicazione, da cui l'estensione del divieto coranico
ad ogni bevanda che causa l'intossicazione. Non si tiene conto qui dal fatto che l'intossicazione
diversa in gravit secondo il prodotto utilizzato (la birra meno inebriante che il vino da uva)
e della persona che ne beve (alcuni sono pi resistenti di altri), questi elementi essendo
contingenti, di poca importanza.
La questione da risolvere non deve potersi dirimere mediante una prova legale diretta, poich
non ragionevole abbandonare una sentenza che pu essere stabilita da prova perentoria per
ricorrere ad un'altra che occorre ottenere tramite l'analogia. Cos, il consenso previsto per la
conclusione del matrimonio. Non si pu per analogia esigere il consenso per la dissoluzione del
matrimonio tramite il ripudio, poich questo un diritto esclusivamente riservato al marito dal
Corano e da un detto di Maometto che dice: "Il ripudio appartiene a quello che prende con la
gamba". Non si pu invocare che il ragazzo e la ragazza sono entrambi figli del defunto e
concedere loro un diritto uguale nella successione poich il Corano stesso prescrive di
assegnare al ragazzo il doppio della parte della ragazza: "Ecco quello che Allah vi ordina a
proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine" (4:11). Inoltre non si pu
invocare il divieto di uccidere previsto dal Corano per non fare la guerra che causa la morte di
altri, la guerra essendo prescritta dal Corano: "O voi che credete, quando incontrerete i
miscredenti in ordine di battaglia non volgete loro le spalle" (8:15).
4) Tipi d'analogia
L'analogia pu essere a fortiori, a pari o a contrario.
A) A fortiori
Se una norma giuridica regola una situazione, ma trascura una situazione pi grave, si pu dedurne
che la legge avrebbe dovuto a maggior ragione regolare questa ultima situazione. Cos, il Corano fa
divieto ai discendenti di manifestare la loro irritazione di fronte ai genitori: "Se uno di loro, o

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entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro: uff!" (17:23). A maggior ragione, fatto
divieto di insultarli o umiliarli.
B) A pari
Il legislatore, che ha regolato espressamente un'ipotesi, ha, si suppone, voluto riservare lo stesso
trattamento a tale altra ipotesi principalmente simile. Cos, il Corano dice:
Coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e
non sia mai pi accettata la loro testimonianza (24:4).
Questa norma si estende anche a quelli che accusano gli uomini onesti.
C) A contrario
I giuristi musulmani si attardano lungamente sulla possibilit di ricorrere al ragionamento a
contrario. Senza troppo entrare nei dettagli, si pu dire che non lo ammettono sistematicamente.
Prendiamo qui due esempi del rifiuto di tenerne conto. Il Corano dice:
Chi di voi non avesse i mezzi per sposare donne credenti libere, scelga moglie tra le schiave nubili e credenti
(4:25).
Questo versetto permette a colui che non pu sposare una donna libera, di sposare una schiava
credente. Ma ci non significa a contrario che quello che pu sposare una donna libera non ha il
diritto di sposare una schiava credente. Ed il fatto che questo versetto permetta di sposare una
schiava credente non significa a contrario che non si pu sposare una schiava miscredente.
Il Corano dice:
Quando siete in viaggio, non ci sar colpa se abbrevierete l'orazione, se temete che i miscredenti vi attacchino; i
miscredenti sono per voi un nemico manifesto (4:101).
Questo versetto dice che il musulmano pu abbreviare la preghiera in viaggio per timore degli
attacchi dei miscredenti. A contrario, se in viaggio in tempo di pace, non ha il diritto di
abbreviarla. Tuttavia, Maometto ha permesso di abbreviare la preghiera anche in tempo da pace,
ritenendo che questa dispensa sia un dono di Dio accordato ai credenti.
In altri casi, il ragionamento a contrario ammesso. Cos, il Corano dice:
Date alle vostre spose il loro dotario. Se graziosamente esse ve ne cedono una parte, godetevela pure e che vi sia
propizia (4:4).
A contrario, se le spose non cedono il loro dotario ai loro mariti, questi non possono goderne.
Il Corano dice
Coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e
non sia mai pi accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori (24:4).
A contrario, se un accusatore in grado di presentare quattro testimoni, non suscettibile di 80
colpi di fruste e la sua testimonianza accettata. D'altra parte, siccome questo versetto fissa la pena
ad 80 colpi di fruste, a contrario non si pu dare n pi n meno colpi di fruste.
A volte, il Corano stesso enuncia la norma a contrario. Ne diamo due esempi:
Ti chiederanno dei mestrui. Di': "Sono un'impurit. Non accostatevi alle vostre spose durante i mestrui e non
avvicinatele prima che si siano purificate. Quando poi si saranno purificate, avvicinatele nel modo che Allah vi
ha comandato". In verit Allah ama coloro che si pentono e coloro che si purificano (2:222).
Vi sono vietate le vostre madri, sorelle, figlie, zie paterne e zie materne, le figlie di vostro fratello e le figlie di
vostra sorella, le balie che vi hanno allattato, le sorelle di latte, madri delle vostre spose, le figliastre che sono
sotto la vostra tutela, nate da donne con le quali avete consumato il matrimonio - se il matrimonio non fosse stato
consumato non ci sar peccato per voi (4:23).
Questi sviluppi indicano che occorre ogni volta analizzare il testo per vedere se permette di tenere
conto o non del ragionamento a contrario. Occorre essere sicuro se le specificazioni, le condizioni,
la quantit o il termine citati nel testo lo sono ad uno scopo restrittivo, e verificare se il senso
implicito non si oppone al senso esplicito di un altro testo.

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5) Determinazione della ragione della legge ed il ricorso all'analogia
Ci che precede dimostra che per potere stabilire l'analogia, occorre conoscere la ragione alla base
della soluzione data nella questione-madre. Questa ragione a volte chiaramente stipulata dal
Corano. Cos, il Corano dispensa un certo numero di musulmani dall'andare in guerra per studiare il
diritto (9:122). Ma in altri casi, questa ragione latente ed stata decisa per consenso. Cos, il
Corano prescrive la tutela degli orfani (4:5). I giuristi hanno ritenuto per consenso che la ragione di
questa tutela la minore et, e che l'obiettivo di proteggere il minorenne. A partire da questa
conclusione, hanno ritenuto che il matrimonio del minorenne richiede la presenza di un tutore, che
sia orfano o non. Ritorneremo pi gi sulla questione quando parleremo degli obiettivi del diritto
musulmano
1
.
II. Gli interessi non regolati (masalih mursalah)
1) Definizione
I giuristi musulmani classificano gli interessi (masalih) in tre categorie secondo la loro
regolamentazione.
Ci sono soprattutto gli interessi degni di protezione (masalih mu'tabarah) che il Legislatore ha
regolato. il caso dei cinque interessi indispensabili: la preservazione della religione, della vita,
della ragione, di progenie e della propriet
2
.
Ci sono poi gli interessi respinti (masalih mulghat) di cui legislatore non ha tenuto conto e non li ha
regolati.
I giuristi musulmani danno gli esempi seguenti:
Maometto prescrive di liberare uno schiavo e, in caso contrario, di digiunare due mesi, a colui
che ha delle relazioni sessuali diurne durante il digiuno di Ramadan. Nessuna distinzione
fatta tra un ricco che ha un gran numero di schiavi ed il povero. Maometto avrebbe dovuto
imporre al ricco due mesi di digiuno per dissuaderlo meglio, ma non ha voluto tenere conto
dell'interesse della dissuasione e gli ha preferito l'interesse della liberazione.
Alcuni potrebbero vedere un interesse in una religiosit eccessiva, ma questo interesse non
stato preso in considerazione da Maometto che ha proibito il monachesimo e l'esagerazione
nella preghiera.
Il Corano accorda alla ragazza la met di ci che accorda al figlio in materia successoria (4:11).
Non si pu invocare il principio dell'uguaglianza per riconoscere alla ragazza lo stesso diritto
che quello di suo fratello poich il Corano non tiene conto di questo interesse.
Il Corano accorda al marito, e soltanto a lui, il diritto di ripudiare sua moglie (2:229). Non si
pu invocare il principio dell'uguaglianza per riconoscere alla donna il diritto di ripudiare suo
marito poich il Corano non tiene conto di questo interesse.
C' infine la categoria di interessi che non sono regolati n dal Corano, n dalla Sunnah, n dal
consenso e che non si pu dedurre da queste fonti mediante analogia. Questi interessi non sono
oggetto n d'approvazione, n di disapprovazione. Sono chiamati al-masalih al-mursalah, termine
che traduciamo per interessi non regolati, cosa che corrisponde approssimativamente alla nozione
d'interesse pubblico. I giuristi utilizzano anche il termine istislah (bonificazione). Il fatto che questi
interessi non siano regolati richiede da parte del giurista un intervento per forgiare una norma che li
disciplina
3
. Si tratta dunque di un campo libero lasciato alla discrezione del giurista nei limiti
previsti dal Diritto musulmano.

1
V. Parte III, capitolo III.
2
V. su questi interessi parte III, capitolo III.III.
3
Oltre ai libri di base citati nella bibliografia, v. sugli interessi non regolati 'Abd-al-Rahman:
Al-masalih al-mursalah; Al-Buti: Dawabit al-maslahah; Al-Shinnawi: Mada al-hajah; Al-Wa'i: Al-
bid'ah wal-masalih al-mursalah; Al-Zarqa': Al-istislah wal-masalih al-mursalah; Bagby: Utility in

148
2) Legittimazione del ricorso agli interessi non regolati
A) Argomentazioni degli oppositori
Gli sciiti ed un numero di giuristi sunniti rifiutano il ricorso al concetto di interessi non regolati.
Ricorrere a questo concetto significa secondo loro attribuirsi un potere legislativo, prerogativa
riservata soltanto a Dio. Significa anche presupporre che Dio lasci degli aspetti della vita senza
regolazione. Ci contrario al Corano che dice: "Crede forse l'uomo che sar lasciato libero?"
(75:36). Si teme anche che le autorit presentino i loro desideri come interessi. Cos, esse
influenzerebbero tanto gli obiettivi che i mezzi per giungervi, invocando il cambiamento dei tempi,
dei luoghi, delle circostanze e delle opinioni. Infine, si ritiene che il ricorso al concetto degli
interessi non regolati attribuisca al ragionamento umano un ruolo nella determinazione di ci che
buono e di ci che cattivo, cosa che conduce al rigetto delle norme islamiche per sostituirle con
norme occidentali in un periodo in cui un buon numero di ricercatori influenzato dalla cultura
occidentale.
B) Argomentazioni dei sostenitori
I sostenitori del ricorso al concetto degli interessi non regolati invocano soprattutto il fatto che il
Diritto musulmano si prefigge la salvaguardia degli interessi dei credenti. Citano a questo effetto
molti versetti, di cui:
Allah non vi vuole imporvi disagio, ma vuole purificare e perfezionare per voi i Suoi benefici (5:6).
Non ti mandammo se non come misericordia per il creato (21:107).
Se qualcuno si trovasse nel bisogno della fame, senza l'intenzione di peccare, ebbene Allah perdonatore,
misericordioso (5:3).
Citano anche un detto di Maometto: " vietato causare un danno o rispondere ad un danno con un
altro".
Aggiungono che gli interessi temporali legali cambiano secondo le epoche. Non si pu dunque
limitarsi a quel chi stato regolato all'epoca della rivelazione senza mettere in pericolo questi
interessi. Questo un elemento di flessibilit del Diritto musulmano che ne fa un diritto atto a
disciplinare ogni tempo ed ogni luogo.
D'altra parte, si trova nel Corano e la Sunnah molti esempi dove le norme sono motivate dagli
interessi nello stesso modo in cui, in altri casi, sono motivate dalle cause. Si pu dunque agire
anche collegando le norme che regolano le situazioni nuove ad interessi previsti nel Corano e la
Sunnah. Cos, il Corano divide il bottino perch le ricchezze non si accumulino in mani dei ricchi:
Il bottino che Allah concesse al Suo Inviato, sugli abitanti delle citt, appartiene ad Allah e al Suo Inviato, ai
[suoi] famigliari, agli orfani, ai poveri e al viandante diseredato, cosicch non sia diviso tra i ricchi fra di voi
(59:7).
Inoltre il Corano incita al bene affinch il successo possa derivarne:
Operate il bene, s che possiate prosperare (22:77).
Inoltre Maometto ha proibito di avere allo stesso tempo come coniugi una donna e sua zia affinch i
legami di parentela non fossero danneggiati.
Aggiungono che il ricorso al concetto degli interessi non regolati non nulla di diverso che il
ricorso all'analogia nel suo senso ampio. Precisano che non si tratta di spalancare la porta a
qualsiasi speculazione, come temono gli oppositori, e l'abuso in s non un'argomentazione valida
per proibire ogni ricorso a questo concetto. Ci significherebbe che si dovrebbe proibire l'impiego




classical islamic law; Hassan: Fiqh al-maslahah wa-tatbiqatuh al-mu'asirah; Hassan: Jurisprudence
of Maslaha; Husayn: Hijjiyyat al-masalih al-mursalah; Zayd: Al-maslahah.

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delle armi perch esse potrebbero essere utilizzate per uccidere degli innocenti. Ora, tale non il
loro scopo.
Argomentano anche che i compagni di Maometto ed i grandi giuristi hanno fatto ricorso al concetto
degli interessi non regolati dopo la sua morte enunciando delle norme nuove per delle situazioni
nuove. Cos, il califfo Abu-Bakr (d. 634) ha riunito il Corano in un libro, ci che Maometto non
aveva fatto nel corso della sua vita. E il califfo 'Umar (d. 644) ha sospeso la punizione di tagliare la
mano del ladro nell'anno di carestia, nonostante il testo del Corano; ha fissato il numero dei colpi di
fruste contro il bevitore di vino ad 80 colpi; non ha applicato la deportazione contro l'adulterio
nonostante il testo del Corano perch un deportato era passato nel campo dei Bizantini ed era
diventato cristiano. Inoltre i compagni di Maometto in seguito al suo decesso costruirono prigioni,
batterono moneta, lasciarono le terre conquistate nelle mani dei contadini che li coltivavano
sottoponendoli all'imposta fondiaria, e regolarono tutte le altre innovazioni che rispondevano ai
bisogni del momento e a cui proposito le fonti del diritto musulmano non si erano pronunciate.
Segnaliamo qui che in virt di questo concetto che gli Stati musulmani esigono oggi di
consegnare per iscritto i contratti del matrimonio e di vendita immobiliare, facendo della scrittura
un mezzo di prova rispettivamente del matrimonio e di trasferimento di propriet. Inoltre,
permettono la separazione dei due coniugi a causa di maltrattamento.
3) Condizioni del ricorso agli interessi non regolati
Ricorrere al concetto degli interessi non regolati molto allettante per i musulmani liberali che
cercano un'argomentazione per introdurre delle riforme nella societ. Per imbrigliare questo
slancio, gli specialisti dei Fondamenti del Diritto musulmano fissano un certo numero di condizioni
per l'utilizzo di questo concetto.
Il settore in questione non deve essere regolato dal diritto musulmano in modo esauriente ed
esclusivo, come il caso del settore del culto. Lo scopo ricercato in quest'ultimo settore di
soddisfare a Dio, e solo Dio pu dire come si pu soddisfarlo. Cos, non possibile cambiare i
culti come ad esempio fa la chiesa cattolica adottando le lingue locali o cambiando le
cerimonie religiose. Per l'islam, tale cambiamento apre la porta al settarismo.
L'interesse servito deve essere reale e non fittizio. La norma decretata deve realizzare un bene
ed allontanare un pericolo o un pregiudizio.
L'interesse deve essere generale e non personale. Cos, non si pu fare una norma per
avvantaggiare il principe o una persona influente a scapito del bene pubblico.
Gli specialisti dei Fondamenti del diritto sfidano il ricorso da parte dei riformatori al concetto degli
interessi non regolati nei casi seguenti:
Dio ha permesso ad alcune categorie di gente ed in alcune condizioni di non digiunare
Ramadan per allontanare un pericolo. Non si pu dedurre che Ramadan deve essere annullato
puramente e semplicemente per tutti gli operai col pretesto che la nazione ha bisogno di pi
produzione.
Dio ha incitato i musulmani a sposarsi per moltiplicare la progenie e prepararsi ad affrontare il
nemico. La salvaguardia della progenie considerata come una delle cinque necessit che
protegge il Diritto musulmano. certamente permesso che alcune famiglie ricorrono alla
contraccezione per salvare la vita della madre o per non nuocere alla salute di un bambino
precedente. Questo tuttavia deve restare l'eccezione. Invece, non permesso fare una politica
generale di limitazione della nascita.
Dio ha imposto di coprire la nudit pur permettendo al paziente di mettersi nudo dinanzi al
medico per salvaguardare la persona. Invece, non permesso di estendere una tal eccezione
alle spiagge o ai teatri sotto pretesto di conformarsi all'evoluzione.
Dio ha proibito il consumo dell'alcool, eccetto il caso di necessit (malattia) o di costrizione.
Invece, non permesso generalizzare il consumo dell'alcool sotto pretesto dell'evoluzione.

150
L'islam ha stabilito il principio della propriet privata. La salvaguardia dei beni una delle
cinque necessit che protegge il Diritto musulmano. Pertanto, le punizioni sono previste contro
i danni a questo diritto. L'islam ha permesso di limitare questo diritto, contro compensazione
equa e nel quadro rigoroso dell'interesse generale: allargamento di una moschea, costruzione di
una strada ecc.. Invece, non si pu confiscare i beni della gente in nome del socialismo, se
anche fossero dei miscredenti (kafir).
L'islam ha stabilito il diritto successorio. Non permesso privare gli eredi dei loro diritti per
darli ad altri.
Non si pu in virt del principio dell'uguaglianza tra l'uomo e la donna, accordare a
quest'ultima una parte uguale nella successione, il diritto di ripudiare suo marito, il diritto di
sposare molti uomini, o al contrario rifiutare al marito il diritto di sposare molte donne, di
ripudiare sua moglie e di riprenderla a seguito di ripudio revocabile.
Secondo questi specialisti, non si pu, in questi casi, invocare l'evoluzione per stabilire delle norme
contrarie all'islam basate sul concetto degli interessi non regolati. Se una societ agisce in tal modo,
cessa di essere musulmana. Invocano versetti seguenti:
Giudica dunque tra di loro secondo quello che Allah ha rivelato e non indulgere alle loro passioni. Bada che non
cerchino di allontanarti da una parte di quello che Allah ha fatto scendere su di te. Se poi ti volgono le spalle,
sappi che Allah vuole colpirli per alcuni dei loro peccati. Invero molti uomini sono perversi. la giustizia
dell'ignoranza che cercano? Chi migliore di Allah nel giudizio, per un popolo che crede con fermezza? (5:49-
50).
E se non ti rispondono, sappi allora che seguono [solo] le loro passioni, niente di pi. Chi pi sviato di chi
segue la sua passione senza guida alcuna da parte di Allah? In verit Allah non guida gli ingiusti (28:50).
Citano anche Maometto che dice: "Nessuno di voi diventa credente prima che abbia sottoposto la
sua passione a ci che ho ricevuto".
4) Interessi non regolati e ricezione delle leggi occidentali
Fin a dove si pu andare nella creazione di norme che sfuggirebbero alle due fonti di base che sono
il Corano e la Sunnah? Si pu lasciare cadere il Diritto musulmano classico e la sua metodologia
fondata sulle norme religiose e sostituirli con il diritto occidentale fondato sul ragionamento
umano? Hasab-Allah risponde che un tale atteggiamento contrario all'islam.
Dalla colonizzazione, scrive Hasab-Allah, dei musulmani si sono messi ad imitare gli occidentali al
punto da adottare le loro leggi lasciando di parte il Diritto musulmano, sotto la pretesa che le leggi
occidentali sono pi conformi all'evoluzione della societ, invocando la pratica di 'Umar (d. 644)
chi cambi le leggi. Hasab-Allah risponde loro che l'islam non contro l'evoluzione della societ ed
il suo progresso materiale. Ma l'islam prova a collegare tal evoluzione ed un tale progresso ed i
principi religiosi e morali. "L'islam comporta tutte le norme eterne che garantiscono il diritto e la
giustizia tra la gente (...) e tutte le sue leggi sono giuste, perfette, per qualsiasi epoca e per qualsiasi
luogo, immutabili poich quello che li ha fatti per gli uomini il signore di tutti gli uomini che
conosce tutto ci che nocivo e quello che utile".
Per questo autore, l'evoluzione e il progresso umano non richiedono alcun cambiamento o
complemento in queste leggi. Il concetto dell'evoluzione una frode trasmessa dai nemici dell'islam
nel pensiero dei musulmani per porre fine ai principi musulmani. Pertanto, alcuni vengono ad
affermare che "la legge dell'islam evolutiva", mentre in effetti questa legge traccia i limiti esatti
dell'evoluzione umana.
Hasab-Allah respinge l'argomentazione chi invoca la deroga da parte di 'Umar (d. 644)
all'applicazione di alcuni versetti del Corano. 'Umar lo ha fatto soltanto perch le condizioni della
loro applicazione non erano verificate. Ha escluso casi particolari dall'applicazione di una norma
generale
1
.

1
Hasab-Allah, p. 188-189.

151
III. La preferenza giuridica (istihsan)
1) Definizione
L'istihsan designa un metodo giuridico che consente, sulla base di un'analisi razionale, sia di
abbandonare un risultato ovvio del ragionamento analogico, a favore di un risultato meno ovvio,
ma pi adeguato al contesto, sia di fare eccezione ad una prescrizione generale. Si tratta dunque di
scegliere fra varie soluzioni possibili quella che considerata come la pi adeguata, o la pi facile.
un modo di risolvere i conflitti tra le varie norme o di riconciliarle.
I corsi universitari considerano la preferenza giuridica come una fonte del diritto musulmano. Ma
alcuni giuristi vi vedono un caso particolare dell'analogia che non merita di essere trattato come
soggetto a parte, la assimilano al concetto degli interessi non regolati (masalih mursalah) di cui
abbiamo parlato nel punto precedente, o la considerano come una norma speciale rispetto ad una
norma generale
1
.
2) Legittimit del ricorso alla preferenza giuridica
A) Argomentazioni degli oppositori
Gli sciiti, gli sciafi'iti e i dhahiriti respingono il ricorso alla preferenza giuridica, argomentando che
chi vi fa ricorso segue le sue passioni. Ora, ci non pu fondare una norma giuridica:
Su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verit, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo
abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non
conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verit che ti giunta (5:48).
Giudica dunque tra di loro secondo quello che Allah ha rivelato e non indulgere alle loro passioni (5:49).
In verit l'anima propensa al male, a meno che il mio Signore per la misericordia [non la preservi dal peccato]
(12:53).
Se non ti rispondono, sappi allora che seguono [solo] le loro passioni, niente di pi. Chi pi sviato di chi segue
la sua passione senza guida alcuna da parte di Allah? In verit Allah non guida gli ingiusti (28:50).
Colui che avr paventato di comparire davanti al suo Signore e avr preservato l'animo suo dalle passioni, avr
invero il Giardino per rifugio (79:40-41).
Ricorrere alla preferenza giuridica significa anche che Dio ha trascurato un aspetto della vita
lasciandola priva di regolamento, ci che sarebbe contrario alla dichiarazione del Corano:
Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia (5:3).
Non abbiamo dimenticato nulla nel Libro (6:38).
Non c' seme nelle tenebre della terra o cosa alcuna verde o secca che non siano [citati] nel Libro chiarissimo
(6:59).
Abbiamo fatto scendere su di te il Libro, che spiegasse ogni cosa (16:89).
Crede forse l'uomo che sar lasciato libero? (75:36).
Aggiungono che numerosi versetti del Corano richiedono ai musulmani di obbedire a Dio ed al suo
messaggero, di cui:
O voi che credete, obbedite ad Allah e al Messaggero e a coloro di voi che hanno l'autorit. Se siete discordi in
qualcosa, fate riferimento ad Allah e al Messaggero, se credete in Allah e nell'Ultimo Giorno. la cosa migliore
e l'interpretazione pi sicura (4:59).
Ora, questo versetto non dice "se siete discordi in qualcosa, fate riferimento alla preferenza
giuridico". D'altra parte, Maometto aspettava la rivelazione e non ricorreva al concetto della
preferenza bench avesse potuto farlo senza fuorviarsi, essendo ispirato.
Infine, sostengono che la preferenza giuridica procede dalla ragione, che comune al dotto ed
all'ignorante. Ora, se si permettesse di agire per preferenza, ciascuno si sentirebbe libero di fare una
nuova legge per s. Ci che vero per uno diventa falso per l'altro. E questo fattore di divisione
mentre Dio ha comandato di unirsi:

1
Oltre ai libri di base citati nella bibliografia, v. sulla preferenza giuridica Al-Farfur:
Nadhariyyat al-istihsan; Isma'il: Al-istihsan bayn al-nadhariyyah wal-tatbiq.

152
E non siate come coloro che si sono divisi, opposti gli uni agli altri, dopo che ricevettero le prove (3:105).
Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero. Non siate discordi, ch altrimenti vi scoraggereste e verrebbe meno la
vostra risolutezza (8:46).
Assolvete al culto e non fatene motivo di divisione (42:13).
Al-Shafi'i (d. 820) si annovera fra gli oppositori pi feroci del ricorso alla preferenza giuridica.
Ritiene che "colui che fa una preferenza fa opera di legislatore", cosa che vietata nel diritto
musulmano. Aggiunge che nessuno pu giudicare in modo veridico se non chi conosce la verit, e
questa pu essere conosciuta soltanto da Dio, sia direttamente attraverso il testo, sia indirettamente
con la deduzione. Ora, Dio ha stabilito la verit nel Corano e nella Sunnah, e qualsiasi problema vi
trova la sua soluzione.
I dhahiriti anche respingono il ricorso alla preferenza giuridica. Cos, Ibn-Hazm (d. 1064) dice che
la verit nella religione non pu essere il risultato delle preferenze di alcuno. La verit vera anche
se la gente la trova brutta, e il falso falso anche se alcuni lo trovano bello. La preferenza giuridica
non altro che seguire la propria passione e l'errore. Per lui dunque, solo Dio pu decidere ci che
vero e ci che falso.
B) Argomentazioni dei sostenitori
Le altre scuole ammettono, invece, il ricorso alla preferenza giuridica. Cos, di fronte alle varie
soluzioni che si offrivano ai suoi studenti, Abu-Hanifah (d. 767) concludeva dicendo: astahsin
(preferisco), scegliendo cos quella che riteneva come migliore. Malik (d. 795) vedeva nella
preferenza giuridica nove decimi della scienza del diritto, mettendola sopra il ragionamento per
analogia di cui non si fidava.
Coloro che ammettono il ricorso alla preferenza giuridica si fondano sulla presenza di questo
concetto nel Corano:
Scrivemmo per lui, sulle Tavole, un'esortazione su tutte le cose e la spiegazione precisa di ogni cosa. Prendile
con fermezza e comanda al tuo popolo di adeguarvisi al meglio (ahsan) (7:145).
Di' ai Miei servi che parlino nel modo migliore (17:53).
Coloro che ascoltano [attenti] la Parola e obbediscono a quanto di meglio (ahsan) essa contiene. Essi sono coloro
che Allah ha guidato, sono i dotati di intelletto (39:17).
Seguite dunque la meravigliosa (ahsan) rivelazione del vostro Signore (39:55).
Invocano anche una frase di Maometto: "Ci che i musulmani considerano come buono (hasan)
buono anche per Dio".
Aggiungono che il Corano prescrive di non cadere nell'imbarazzo, cosa che lo scopo della
preferenza giuridica:
Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio (2:185).
Infine, sostengono che alcune soluzioni sono state adottate dal consenso ai sensi del principio della
preferenza giuridica. Cos, per ragioni di praticit, si ammette che quello che frequenta i bagni
paghi una somma di denaro senza determinazione della quantit d'acqua che consuma e della durata
del tempo che vi passa. Ora, se si ragiona per analogia, si dovrebbe proibire tale contratto a causa
del suo carattere aleatorio.
I giuristi contemporanei tentano di riconciliare le due correnti attribuendo le divergenze ad un
malinteso sulla definizione del termine istihsan. La preferenza di un ragionamento ad un altro o di
una legge eccezionale ad una legge generale deve sostenersi non su sensazioni, ma su
argomentazioni valide, nel rispetto degli obiettivi del Diritto musulmano che la salvaguardia degli
interessi della gente. Ora, esistono situazioni dove l'applicazione del giudizio risultante
dell'analogia pu ledere questi interessi o anche causare un pregiudizio. Diamo alcuni esempi di
ricorso alla preferenza giuridica:
Se qualcuno mangia nel mese di Ramadan per dimenticanza, il suo digiuno diventa invalido ai
sensi del versetto:
Mangiate e bevete finch, all'alba, possiate distinguere il filo bianco dal filo nero; quindi digiunate fino a sera
(2:187).

153
Si preferir tuttavia non invalidare questo digiuno ricorrendo ad una parola di Maometto che dice:
"Quello che mangia e beve per dimenticanza durante il digiuno, che prosegua il suo digiuno perch
Dio che lo ha nutrito ed innaffiato".
Maometto dice: "Quello che consegna, deve farlo con una misura determinata, o un peso
determinato, o ad un termine determinato". Questo significa che la cosa da vendere deve
esistere nella sua forma definitiva ed essere esibita, affinch l'acquirente possa esaminarla
prima di accettarla. Tuttavia, Maometto ha reso legale la vendita di alcuni prodotti
dell'agricoltura o dell'orticoltura che non hanno ancora raggiunto la maturit (contratto di
salam). Inoltre ha permesso la vendita con pagamento anticipato dei prodotti artigianali che
non esistono ancora e che devono essere preparati su comando (contratto di bay' al-istisna'). In
questi casi, si preferir una soluzione ad un'altra ambedue previste dalle fonti religiose,
ritenendo che sia pi adeguata per salvaguardare gli interessi legittimi della gente.
Qualcuno decide di dedicare una terra a titolo di fondazione pia, senza segnalare nell'atto di
fondazione che la strada e l'acqua sono comprese con la terra. Si pu comparare qui la
fondazione sia al contratto di vendita (ed in questo caso, la strada e l'acqua non sono comprese
con la terra eccetto indicazione espressa nel contratto), sia al contratto d'affitto (e qui la strada e
l'acqua sono comprese con la terra, senza indicazione espressa nel contratto). I giuristi
preferiscono la comparazione con il contratto d'affitto piuttosto che con quello della vendita
perch pi adeguato, ritenendo che lo scopo della fondazione l'utilit che se ne tira, e questa
utilit non possibile che se si accede alla terra e si pu innaffiarla.
Una persona sotto tutela lega il suo bene dopo la sua morte per la beneficenza. Se si ragiona
per analogia, si pu comparare questo atto alla donazione. Ora, una persona sotto tutela non ha
il diritto di fare una donazione. Si riterr qui che il divieto della donazione durante la vita abbia
per scopo di proteggere i beni della persona messa sotto tutela affinch egli non cada nel
bisogno e sia a carico degli altri. Dal momento che il legato di un bene influisce sulla sua
propriet soltanto dopo la morte della persona sotto tutela, i giuristi ritengono che il legato sia
valido.
Secondo il diritto musulmano, la carne dei rapaci e dei carnivori (leone, leopardo, lupo, ecc..)
vietata. Di conseguenza, non si pu bere o fare abluzioni con l'acqua che ha servito da bevanda
ai carnivori, perch la loro saliva si mescola con l'acqua lappandola. Per analogia, si dovrebbe
anche astenersi di bere o di fare abluzioni con l'acqua in cui si sono bagnati gli uccelli carnivori
come l'avvoltoio, il corvo o l'aquila. Ma i giuristi ritengono che non si possa estendere il
divieto a questi uccelli perch, dicono, gli uccelli bevono con il loro becco e, quindi, la loro
saliva non si mescola con l'acqua che resta pura.
3) Condizioni del ricorso alla preferenza giuridica
La preferenza giuridica non pu essere utilizzata senza restrizione, altrimenti giungerebbe allo
smantellamento del sistema giuridico musulmano. I giuristi musulmani ritengono che una norma
dedotta col metodo della preferenza giuridica deve riempire le condizioni seguenti:
Deve essere accettabile quando la soluzione alla quale si giunge con lo sforzo razionale sembra
inadeguata.
Deve basarsi su una delle fonti del Diritto musulmano.
Deve salvaguardare un interesse ammesso dal Diritto musulmano.
Non deve essere in opposizione con un testo chiaro del Corano o della Sunnah o ci che
conosciuto come necessario in materia di religione.
Non deve arrivare ad un risultato illecito.
Deve essere stabilita da qualcuno che ha la capacit di dedurre le norme con lo sforzo razionale
(ijtihad).

154
IV. La presunzione di continuit (istishab)
1) Definizione
Etimologicamente, il termine istishab significa l'accompagnamento. Presso i giuristi indica la
presunzione di continuit definita come segue:
Il rispetto che la legge raccomanda ai giudici a proposito di uno stato di cose o di una qualit la cui esistenza
stata debitamente constatata, tutte le volte che non dimostrato che le cose hanno subito una modifica nel loro
modo di essere, o un deterioramento che cambia le loro qualit.
Il giurista confrontato alla qualificazione di una situazione data ricorre a questo concetto come
ultima risorsa, dopo avere esaurito tutti gli altri mezzi.
2) Classificazione di presunzione di continuit
La presunzione di continuit pu avere varie forme:
Presunzione della liceit
Ogni cosa utile che non vietata ritenuta legale, ed ogni cosa inutile illecita. Questo dedotto dai versetti
seguenti:
Egli ha creato per voi tutto quello che c' sulla terra (2:29).
Ti chiederanno quello che loro permesso. Di': "Vi sono permesse tutte le cose buone" (5:4).
Di': "Chi ha proibito gli ornamenti che Allah ha prodotto per i Suoi servi e i cibi eccellenti?". (7:32).
Cos, permesso mangiare tutto, eccetto i prodotti alimentari che sono espressamente proibiti da
una norma. Si ritiene qui che se Dio ha messo a disposizione un dato cibo, ci significa che
permette di servirsene. C' contraddizione tra proibire una cosa a qualcuno e metterla a sua
disposizione.
Presunzione della generalit
Questo significa che qualsiasi norma presunta di applicabilit generale, eccetto se esiste una
specificazione contraria.
Presunzione di continuit razionale o legale
Cos, il diritto di propriet acquisito da una persona ai sensi di un contratto valido pu essergli
ritirato soltanto su presentazione di una prova tangibile della sua invalidit. Inoltre la relazione
indotta dal contratto di matrimonio rimane valida finch sia prodotta una prova che la rende
invalida. Chi contrae un debito rimane impegnato fino a prova contraria. Se una persona si assenta,
considerata viva fino a prova della sua morte. Cos, se al momento di divisione di una
successione, uno degli eredi si trova da qualche tempo assente, senza che si possano produrre le
prove della sua morte, il giudice deve considerarlo come vivo, poich tale era quando ha lasciato il
paese. Si deve dunque escludere ci che, nel presente (nel momento in cui si chiamati a
giudicare), incerto, e accettare ci che non causa affatto dubbi, cio lo stato di salute e di vita
anteriormente constatato nell'erede assente.
Due norme giuridiche riprese dalla Majallah trattano di questo tipo di presunzione:
Articolo 4 - Il sospetto non pu distruggere la certezza.
Articolo 5 - Ogni cosa supposta rimanere nello stato in cui si trovava.
Presunzione di non obbligo iniziale
Una persona presunta essere innocente o libera di qualsiasi debito verso gli altri, a meno che si
prova la sua colpevolezza o si accerti che ha contratto un debito. La Majallah tratta di questo tipo di
presunzione all'articolo 8 che dice: "Si supposto libero di qualsiasi obbligo". Ci che corrisponde
alla presunzione d'innocenza. Sul piano cultuale, si considerer che non si debba digiunare nel mese
di Sha'ban (8
o
mese del calendario egira), il Corano avendo segnalato che il digiuno non prescritto
durante questo mese, ma soltanto nel mese di Ramadan. Non si pu neppure esigere che qualcuno
faccia sei preghiere mentre il Corano ne prevede soltanto cinque.

155
V. L'estrazione a sorte
1) Legittimit del ricorso all'estrazione
Bench il gioco d'azzardo sia proibito dal Corano (4:43 e 5:90-91), l'estrazione a sorte pu servire
come fonte del diritto
1
.
Cos, in caso di divisione dei beni, per sapere la parte che ritorna ad ogni comproprietario si pu
ricorrere all'estrazione a sorte, e questa estrazione crea il diritto. Si invocano qui due passaggi del
Corano:
In verit Giona era uno degli inviati. Fugg sulla nave stipata. Quando tirarono a sorte, fu colui che doveva essere
gettato [in mare] (37:139-141).
Tu non eri con loro quando gettarono i loro calami per stabilire chi dovesse avere la custodia di Maria (3:44).
Il primo passaggio si riferisce alla storia biblica di Giona. Quest'ultimo, incaricato da Dio di
trasmettere a Niniva le notizie della sua prossima distruzione a causa dei suoi delitti, fugge su una
barca. Dio fece allora soffiare sul mare un vento impetuoso, e la nave minacciava di fare naufragio.
I marinai decisero allora di tirare a sorte, per sapere chi fra loro attir questa disgrazia. La sorte
cadde su Giona e lo gettarono nel mare, e la furia del mare si allevi (Gio 1:1-15).
Il secondo passaggio si riferisce a Maria, madre di Ges. Questo detto non illustrato nei Vangeli
canonici. Secondo i commentatori musulmani, Zaccaria desiderava avere tutela su Maria dopo la
morte del padre di lei, ma altri gli contestava questo diritto. Si procedette allora al lancio di frecce
divinatorie in un fiume, per sapere a chi sarebbe stato assegnato dalla sorte tale diritto. La sola
freccia che galleggi fu quella di Zaccaria che fu allora incaricato di questa tutela.
Il ricorso a questi due passaggi chi riportano delle pratiche ebree per giustificare l'estrazione a sorte
un'applicazione della regola secondo la quale le norme rivelate prima di Maometto costituiscono
una fonte del diritto imponibile ai musulmani finch queste norme non sono espressamente
abrogate
2
.
La Sunnah conferma anche la possibilit di ricorrere all'estrazione. Al-Bukhari intitola una sezione
della sua raccolta "l'estrazione a sorte nei problemi". Si riporta a questo riguardo che Maometto
tirava a sorte fra le sue mogli quale doveva accompagnarlo durante il suo viaggio. Un giorno due
persone in lite sono venute a vedere Maometto, ciascuna di loro disponendo dei suoi testimoni.
Maometto decise il loro litigio con l'estrazione a sorte.
I compagni di Maometto traevano alla sorte per risolvere i conflitti. Cos, una donna ebbe rapporti
con tre uomini e mise al mondo un bambino, che nessuno dei tre uomini voleva riconoscere. 'Ali
decise allora di attribuirlo con estrazione a sorte.
2) Campi d'applicazione dell'estrazione a sorte
L'estrazione a sorte non autorizzata in tutti i settori. Pu intervenire soltanto dove non si conosce
la norma che disciplina la situazione in questione, o non si certo di questa norma. Pertanto, i
giuristi dicono che l'estrazione a sorte mira a risolvere un problema. Maometto dice: "Tutto quello
che ignorato sar sottoposto ad estrazione".
Occorre a tale proposito che le cose da attribuire con l'estrazione a sorte sono di qualit uguale e
della stessa specie. Questo metodo ha numerose applicazioni sul piano del diritto pubblico e del
diritto privato. Cos, si ricorre all'estrazione quando si di fronte a due imam o di due tutori di
valore uguale. lo stesso quando il marito auspica intraprendere un viaggio e vorrebbe che una
delle sue mogli lo accompagni, o quando qualcuno sposa due donne lo stesso giorno e vorrebbe
sapere con quale egli deve coricarsi per primo. Se un uomo giura di ripudiare una delle sue donne,
senza designare quale, pu tirarle alla sorte e rinviare quella sulla quale la sorte cadde. Il giudice
pu anche tirare alla sorte i reclamanti in difetto di altri criteri per determinare il quale deve

1
Oltre ai libri di base citati nella bibliografia, v. sull'estrazione a sorte Al-Mazid: Tahqiq al-sun'ah fi bayan ahkam
al-qur'ah.
2
V. su questa fonte Parte II, capitolo V.

156
ascoltare per primo. Va da s che se una parte accetta di buon grado di cedere, l'estrazione a sorte
diventa inutile.
Un autore contemporaneo dice che le elezioni politiche non possono essere comparate con
l'estrazione a sorte. Queste elezioni non soddisfanno le condizioni di quest'ultima perch sono
spesso truccate, a profitto di gente influente, fanno perdere il tempo ed il denaro e seminano l'odio
nella popolazione
1
.

1
Al-Mazid: Tahqiq al-sun'ah fi bayan ahkam al-qur'ah, p. 70-72.

157
Capitolo IX. Le regole e gli adagi giuridici
I. Regole giuridiche in occidente
Il giurista occidentale abituato all'uso degli adagi giuridici, chiamati anche massime, proverbi,
aforismi, o norme giuridiche, caratterizzati dalla concisione, che dipendono dalla logica,
dall'evidenza, dal buon senso o sono frutti di una riflessione molto elaborata.
Questi adagi, che coprono tutti i settori del diritto, sono considerati come una variet dell'uso
comune avente valore legale finch non contraddicono un testo legale. Alcuni di questi adagi sono
passati letteralmente
1
o sotto forma parafrasata
2
nella legge. Altri, anche se non espressi dal testo
legale, formano un corpus di principi superiori che costituiscono una specie di ossatura del diritto,
con un valore di tipo costituzionale e rappresentando una vera sopra-legalit. Si parla allora di
adagio sopra legem. Tale il caso delle regole Fraus omnia corrumpit (La frode corrompe tutto),
Nulla poena sine lege (Nulla pena senza legge)
3
. A questo titolo, questi adagi costituiscono una
fonte del diritto.
Il Digesto di Giustiniano dedica a questi adagi il suo ultimo titolo (XVII) intitolato De diversis
regulis juris antiqui, che raccoglie 211 regole attinte negli scritti dei vecchi giureconsulti. Numerosi
altri adagi appaiono anche in altre parti del Digesto (in particolare nel titolo III del libro primo) o
negli Istituti. Il Liber sextus decretalium del papa Bonifacio VIII promulgato nel 1298 comporta 88
regole sotto il titolo De regulis juris
4
. Ma il Codice del diritto canonico del 1917 ed il Codice del
diritto canonico del 1983 hanno giudicato inutili dedicare un titolo a questi adagi.
In Svezia ed in Finlandia, le raccolte delle leggi nazionali contengono dal 1740 un capitolo
intitolato Regole generali che il giudice deve sempre rispettare. Sono 48, e la norma 16 enumera 21
massime. Redatte probabilmente verso l'anno 1540, costituiscono regole di deontologia che si
rivolgono al giudice.
II. Regole giuridiche nel Diritto musulmano
Il Diritto musulmano conosce lo stesso fenomeno. Un buon numero di versetti coranici enuncia dei
principi generali spesso invocati dagli autori musulmani. Citiamo qui alcuni di questi principi:
E chi vi sar costretto, senza desiderio o intenzione, non far peccato (2:173).
Non divoratevi l'un altro i vostri beni (2:188).
Non c' costrizione nella religione (2:256).
Allah non impone a nessuna anima al di l delle sue capacit (2:286).
Consultati con loro sugli ordini da impartire (3:159).
Allah vi ordina di restituire i depositi ai loro proprietari e di giudicare con equit quando giudicate tra gli uomini
(4:58).
O voi che credete, rispettate gli impegni (5:1 e 17:34).
Aiutatevi l'un l'altro in carit e piet e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione (5:2).
Allah non vi vuole imporvi disagio (5:6).
Se giudichi, fallo con giustizia (5:42).
Nessuno porter il fardello di un altro (6:164).
Allah ha ordinato la giustizia (16:90).
La sanzione di un torto un male corrispondente (42:40).
Ognuno pegno di quello che si sar guadagnato (52:21).

1
il caso dell'articolo 2279 del codice civile francese.
2
il caso degli articoli 1138, 1165, 1315 e 1628 del codice civile francese.
3
V. l'introduzione del libro di Roland e Boyer: Adages du droit franais, p. X1-XVIII. Sui adagi, v. Cornu:
Linguistique juridique, p. 357-407.
4
V. la traduzione di queste norme in: Dictionnaire de droit canonique, 1984, vol. 4, tome 1, p. 694-697. Traduzione
francese ed inglese di 85 di queste norme in: http://www.clf.gouv.qc.ca/Publications/PubB109/B109annexe.html.

158
Che nessuno porter il fardello di un altro, e che invero, l'uomo non ottiene che il [frutto dei] suoi sforzi (53:38-
39).
Principi simili sono enunciati nei detti di Maometto. Questi versetti e questi detti costituiscono
fonte d'ispirazione di sentenze concise dei grandi giuristi musulmani classici chiamate in arabo
Qawa'id fiqhiyyah (regole giuridiche) o Qawa'id 'ammah lil-masalih al-shar'iyyah (regole generali
nei settori giuridici). Queste regole sono state raccolte e commentate dagli autori sunniti classici e
sciiti
1
, e dei libri contemporanei
2
sono loro dedicati, spesso sotto il titolo Al-ashbah wal-nadha'ir
(le similarit ed i simili)
3
. Ci che segnala che si tratta di regole che servono per l'analogia nella
ricerca delle soluzioni. La prima adozione positiva di queste regole fu fatta dalla Majallah. Questo
codice comincia con 99 regole giuridiche (articoli 2-100). Parlando di queste regole, il rapporto
della Commissione che ha istituito questo codice dice:
La sezione II delle disposizioni preliminari si compone di principi generali del diritto d'Ibn-Nujaym (d. 1563)
4
e
di altri giureconsulti della sua scuola. Bench questi principi da soli non possano bastare al giudice a pervenire
alle sue decisioni finch non illuminato da testi di legge pi espliciti, sono tuttavia di una grand'utilit per lo
studio e l'intelligenza del diritto permettendo di afferrare pi facilmente la soluzione di ogni questione
particolare. In loro i funzionari dell'amministrazione troveranno una guida sicura per tutti i casi che si
presentano, e ciascuno potr, facendovi ricorso, conformare quanto possibile le sue azioni ai precetti del diritto
sacro
5
.
Il codice in questione esplicita a volte il senso di alcune regole attraverso esempi. Queste regole
sono anche state oggetto di commenti che indicano le situazioni nelle quali si applicano, come pure
i loro limiti
6
. Ci limitiamo qui a citare queste regole in originale arabo ed in traduzione italiana,
indicando a volte la norma latina corrispondente, senza peraltro volere insinuare che queste regole
provengano dal diritto romano
7
. Indichiamo con un asterisco le frasi tratte dai detti di Maometto;
gli altri sono tratti dai grandi giuristi classici.
'- 2 - '-~'--- ;-V
* Articolo 2 Gli affari dipendono dalle intenzioni
8
.
'- 3 - -'--- '-->- V -'-- -~'---- ;-- - ,--
Articolo 3 I contratti dipendono dalle intenzioni e dal senso, e non dai termini o dalle forme.
Comparare: In conventionibus contrahentium voluntas potius quam verba spectanda sunt.
'- 4 - 4~-'- ,- V Q----
Articolo 4 Il sospetto non pu distruggere la certezza.
'- 5 - '- '- _-- '- '- '-- J~V
Articolo 5 - Ogni cosa supposta rimanere nello stato in cui si trovava.

1
Il pi vecchio testo che ci sia giunto di 'Abd-Allah Al-Karkhi (d. 952), un giurista hanafita. Il suo libro, intitolato
Risalat Al-Karkhi fil-usul, comporta 37 norme chiamate "usul". Per quanto riguarda i libri classici, v. Al-Nadawi:
Al-qawa'id al-fiqhiyyah, p. 125-230 e 433-445; Al-Sarhan: Al-qawa'id, p. 15-34.
2
Citiamo in particolare: Hamzah: Al-fara'id al-bahiyyah fil-qawa'id wal-fawa'id al-fiqhiyyah
( il pi completo in questa materia, contando 251 norme e molte norme non numerate); Al-Sarhan:
Al-qawa'id; Al-Zarqa': Sharh al-qawa'id al-fiqhiyyah; Al-Kurdi: Al-madkhal al-fiqhi; Al-Nadawi:
Al-qawa'id al-fiqhiyyah; Zaydan: Al-wajiz fi sharh al-qawa'id al-fiqhiyyah; Imam: Nadhariyyat al-
fiqh fil-islam, p. 319-378.
3
Su questi due termini, v. Al-Nadawi: Al-qawa'id al-fiqhiyyah, p. 63-71.
4
Ibn-Nujaym: Al-ashbah wal-nadha'ir.
5
Young: Code civil ottoman, p. 173.
6
Citiamo in particolare: Haydar: Durar al-hukkam, p. 17-88; Baz: Sharh al-majallah, p. 17-63; Al-Zarqa': Sharh al-
qawa'id al-fiqhiyyah; Al-Kurdi: Al-madkhal al-fiqhi. Les trois premiers commentaires suivent l'ordre de la
Majallah. Le dernier classe les rgles par matires.
7
Ci basiamo in particolare sulla traduzione francese di Young: Code civil ottoman, p. 178-185. Le regole latine sone
riprese principalmente dalla traduzione inglese fatta da Tyser, Demetriades et Effendi: The Mejelle, p. 3-15.
8
Un detto di Maometto afferma: "Gli atti dipendono delle intenzioni, e qualsiasi persona riceve secondo la sua
intenzione".

159
'- 6 - --- _-- ,-- ;----
Articolo 6 - Quello che esiste da tempo immemorabile deve essere rispettato.
'- 7 - '---- ;-- V ,~-
Articolo 7 - L'anzianit non pu dedicare uno stato nocivo.
'- 8 - --- ,- J~V
Articolo 8 - Si supposti liberi da qualsiasi obbligo.
'- 9 - -- ~'- '-~- - J~V
Articolo 9 - In tutto quello che contingente la non-esistenza supposta.
'- 10 - J-,-- -=;- ;- '- -'--- ;-=- '-,- ~-- '-
Articolo 10 - Quello che stato avverato ad una certa epoca tenuto per tale fino a prova contraria.
'- 11 - -'- ,- _- '=- -'~ J~V
Articolo 11 Ogni fatto nuovo ritenuto avere avuto luogo all'epoca pi vicina al tempo presente.
'- 12 - ---=- >-- - J~V
Articolo 12 - In principio, si deve dare ai termini il loro senso vero.
'- 13 - _-,~-- J-'-- - -V--- ,-- V
Articolo 13 - Dinanzi ad una dichiarazione precisa, non si deve avere riguardo alla presunzione.
Comparare: Quoties in verbis nulla est ambiguitas, ibi nulla expositio contra verba fienda est.
'- 14 - -- ;- - ')-=>- '~- V
Articolo 14 - Nessuno sforzo razionale di fronte ad una disposizione esplicita.
Comparare: Absoluta sententia expositore non indiget.
'- 15 - --- '-- V ,-- '--- >= _-- ~-- '-
Articolo 15 - Quel chi stabilito contrariamente all'analogia non pu servire come analogia per
altra cosa.
'- 16 - ---- --- V ')-=V
Articolo 16 - Un'interpretazione non annullata da un'altra interpretazione.
'- 17 - ,-~--- ~-=- -~--
Articolo 17 La difficolt causa la facilit.
'- 18 - ~- '~ ,-V
Articolo 18 - Dinanzi ad un affare difficile occorre utilizzare la larghezza.
'- 19 - ,~ V ,~ V
* Articolo 19 - vietato causare un danno o rispondere ad un danno con un altro.
Comparare: Injuria non excusat injuriam.
'- 20 - ,- ,~-
Articolo 20 - Occorre mettere fine al danno.
'- 21 - -=-- _--- '-,~-
Articolo 21 La necessit rende legale l'illecito.
Comparare: Necessitas non habet legem.
'- 22 - ,~-- _-- '- '--- ----
Articolo 22 La dispensa a causa di necessit si valuta secondo quest'ultima.
Comparare: Necessitas quod cogit, defendit.
'- 23 - -,- J=- -- '= '-
Articolo 23 - Quel che permesso per una ragione, cessa di esserlo una volta quest'ultima
scomparsa.

160
Comparare: Cessante relatione legis, cessat ipsa lex.
'- 24 - ;---- '- -'--
Articolo 24 - Se l'impedimento scompare, il divieto ritorna in vigore.
'- 25 - ---- ,- V ,~-
Articolo 25 - Un danno non riparato da un altro.
Comparare: Injuria non excusat injuriam.
'- 26 - '- ,~ --- '=- ,~- J-=--
Articolo 26 - Occorre sopportare il danno privato per impedire un danno pubblico.
Comparare: Lex citius tolerare vult privatum damnum quam publicum malum.
'- 27 - ,~- ~=V ,~-'- ,- -~V
Articolo 27 - Un danno grave riparato da un danno meno grave.
'- 28 - '-)-= '--'- ,~ '-)-=- - '--~-- '-
Articolo 28 - In presenza di due mali, si deve assumere il minore per evitare il pi grande.
'- 29 - '-=- Q-,~- ;
Articolo 29 - Di due mali si sceglie il minore.
'- 30 - -'--- ~-= Q- _- -~'---
Articolo 30 La preservazione di un male prevale sulla realizzazione di un profitto.
'- 31 - '--( --- --- ,~-
Articolo 31 Il danno deve essere allontanato per quanto possibile.
'- 32 - ~'= -'- ,~- -,-- ,-- ='=-
Articolo 32 Il bisogno pubblico o privato considerato come una necessit.
'- 33 - ,-- _= J=-- V ,=~V
Articolo 33 La costrizione non annulla il diritto dei altri.
'- 34 - '=- ,= -= ,= '-
Articolo 34 proibito dare ci che proibito ricevere.
'- 35 - -- ,= -- ,= '-
Articolo 35 proibito chiedere ci che proibito fare.
'- 36 - --=- '-
Articolo 36 L'usanza ha forza di legge.
'- 37 - ')- J-- ~=- == '-- '--~
Articolo 37 L'usanza della gente una norma alla quale occorre conformarsi.
Comparare: Optimus interpres rerum usus.
'- 38 - ---= -----'- '- -----
Articolo 38 - Quel chi impossibile secondo l'usanza considerato realmente impossibile.
'- 39 - '-V ,--- '-=V ,-- ,--- V
Articolo 39 - fuori dubbio che le regole variano col tempo.
'- 40 - '- -V-- ,-- ---=-
Articolo 40 Il senso letterale dei termini modificabile secondo l'usanza.
- ' 41 - ~--- , '- ,--- '--
Articolo 41 - L'usanza non valida che a condizione di essere generale o predominante.
'- 42 - '--- V -'~- ~-'-- ,--
Articolo 42 - Si tiene conto del dominante diffuso e non di ci che raro.
'- 43 - ',~ ,~--'- '-,- ,--

161
Articolo 43 Ci che consacrato dall'usanza equivale a ci che deciso di comune accordo.
Comparare: In contractibus tacite insunt, quae sunt moris et consuetudinis.
'- 44 - ;)--- ,~--'- '=-- Q-- ,--
Articolo 44 L'usanza fra commercianti equivale a ci che deciso fra loro.
'- 45 - --'- Q----'- ,-'- Q----
Articolo 45 La designazione mediante l'usanza equivale alla designazione col testo della legge.
'- 46 - -'-- --- _~---- -'-- '-
Articolo 46 - In caso di conflitto tra una richiesta ed un impedimento, quest'ultimo prevale.
'- 47 - -'- -'--
Articolo 47 - L'accessorio segue il principale.
Comparare: Accessorium non ducit sed sequitur suum principale.
'- 48 - -=-'- ,-- V -'-- ;
Articolo 48 - L'accessorio non pu essere deciso separatamente.
'- 49 - -'-,~ Q- ; '- 4-- '--~ 4-- Q-
Articolo 49 Il proprietario di una cosa lo anche per i suoi accessori necessari.
Comparare: Ubi aliquid conceditur, conceditur et id sine quo res ipsa non potest.
'- 50 - ,-- =-~ J~V =-~
Articolo 50 La perdita del principale comporta quella dell'accessorio.
Comparare: Quum principalis causa non consistit, ne ea quidem quae sequuntur locum habent.
'- 51 - ;- V =-'~-
Articolo 51 - Un diritto scaduto non pu rivivere.
'- 52 - --~ - '- J=- ~ J=-
Articolo 52 - Se una cosa diventa nulla, quello che ne fa parte lo diventa anche.
Comparare: Sublato principali tollitur adjunctum.
'- 53 - J---- _- '~- J~V J=-
Articolo 53 - Se la cosa principale diventa impossibile, si deve pagarne il controvalore.
'- 54 - ',-- - ,--- V '- -;-- - ,---
Articolo 54 - Quel che non permesso direttamente pu esserlo indirettamente.
'- 55 - --V - ,--- V '- '--- - ,--- -
Articolo 55 - Quel chi nullo inizialmente pu diventare valido una volta compiuto.
'- 56 - ---V Q- J)~ '---
Articolo 56 - Mantenere pi facile che iniziare.
'- 57 - --- V ,--- ;-- V
* Articolo 57 - La donazione completa soltanto dopo che stata ricevuta.
'- 58 - =-~--'- ;-- --,- _-- ,~--
Articolo 58 - Disporre dei soggetti dipende dall'interesse pubblico.
'- 59 - -'- -V;- Q- ;- ~'=- -V;-
Articolo 59 La tutela speciale pi forte della tutela generale.
'- 60 - -'- Q- _- >-- '--
Articolo 60 - Fare produrre un effetto ad un termine meglio che di lasciarlo senza effetto.
'- 61 - '=-- _- '~- ---=- --
Articolo 61 - Dove il vero senso impossibile si passa al senso metaforico.
'- 62 - J-)- >-- '-- --

162
Articolo 62 - Non si ha riguardo ai termini se impossibile far loro produrre un effetto.
'- 63 - -- ,--- ,=-- V '- - ,-
Articolo 63 - Citare una parte di una cosa indivisibile equivale alla menzione della totalit.
'- 64 - -V '~- ------ J-- ;-- ;- -> _-- ,=- _-=--
Articolo 64 - L'incondizionato preso come tale eccetto limitazione contraria dalla legge o da un
indizio.
'- 65 - ,--- ~-'- - ;- ,~'=- - ~~;-
Articolo 65 La qualificazione di una cosa presente chiacchierio, ma se ne tiene conto se la cosa
assente.
'- 66 - ;=- - '- ;~-
Articolo 66 La questione supposta inclusa nella risposta.
'- 67 - '-- ='=- ,- - ;-~- Q-- ;- ~-'~ _- ~~-- V
Articolo 67 - Non si pu attribuire una parola ad un silenzioso, ma il silenzio quando si obbligato
a parlare equivale ad una dichiarazione.
Comparare: Qui tacet, consentire videtur ubi loqui potuit et debuit.
'- 68 - -'-- ;-- -'-- ;-V - ~- J--
Articolo 68 Gli indizi nelle cose nascoste le sostituiscono.
Comparare: Acta exteriora indicant interiora secreta.
'- 69 - '==-'- '---
Articolo 69 - La corrispondenza vale viva voce.
'- 70 - '~--'- '---'- ,=>- ;)-- '~(
Articolo 70 I segni abituali del muto equivalgono alla dichiarazione con la lingua.
'- 71 - '--=- ;=,--- ;- J---
Articolo 71 Le dichiarazioni dell'interprete sono accettate in qualsiasi materia.
'- 72 - '== Q--- Q=-'- ,-- V
Articolo 72 Nessun effetto ad un'ipotesi evidentemente erronea.
'- 73 - J---- Q- ~'-- '--=V - == V
Articolo 73 La prova di una cosa rimane senza valore dinanzi ad una presunzione contraria
stabilita da un indizio.
'- 74 - ;;--- ,-- V
Articolo 74 Il semplice dubbio senza valore.
'- 75 - '--'- ~-'--'- ',--'- ~-'--
Articolo 75 - Quel chi attestato da una prova come ci che attesto in modo visivo.
'- 76 - ,-- Q- _-- Q---- ----- ----
* Articolo 76 - La prova a carico del richiedente ed il giuramento, a carico di colui che nega.
'- 77 - J~V '--- Q---- ,'=- >= '--( ----
Articolo 77 La prova serve a stabilire uno stato contrario a ci che supposto ed il giuramento, a
confermare la presunzione.
'- 78 - ,~'- == ,-( ---- == ----
Articolo 78 La prova pu avere un effetto in relazione ad altri, ma la confessione non pu avere
effetto che contro il suo autore.
'- 79 - ,-'- -=;- ,--
Articolo 79 - Ogni persona tenuta dalla sua confessione.
'- 80 - -=- V Q-- -'--- - == V ;-'=- ;-= - J

163
Articolo 80 La contraddizione distrugge la prova; tuttavia non vizia il giudizio pronunciato.
'- 81 - J~V ;-- -- - ,-- ~--- --
Articolo 81 - Pu arrivare che l'accessorio sia provato senza che il principale lo sia.
'- 82 - -- ,~- ;-- --- -;-- ~=- ,~-'- _-
Articolo 82 - Il compimento della condizione rende esigibile la cosa che ne dipende.
'- 83 - '--( --- ,~- '-,- ,--
Articolo 83 - Si deve osservare la condizione stipulata per quanto possibile.
'- 84 - -;-- -V ;-- _--'-- ;~- --
Articolo 84 Le promesse sotto forma condizionale sono obbligatorie.
'- 85 - '-~-'- ,=-
* Articolo 85 - Il profitto dipende dalla responsabilit.
Comparare: Qui sentit onus, sentire debet et commodum.
'- 86 - ~- ,=V '--=- V '-
Articolo 86 L'affitto e la garanzia in caso di perdita non possono accumularsi.
'- 87 - ;--'- ,-
Articolo 87 La compensazione dipende dal profitto.
'- 87 - ;--'- ,-
Articolo 88 Il pregiudizio proporzionato al profitto che si ritira, e reciprocamente.
'- 89 - ,-=- Q-- ;- '- ,-7 V J-'-- _- J-- '~-
Articolo 89 - L'atto attribuito al suo autore e non a quello che lo comanda, eccetto costrizione da
parte di quest'ultimo.
'- 90 - ~-~ ~-~--- ,~'--- --= ,~'--- _- ;-=-
Articolo 90 - Quando un agente diretto ed un indiretto sono riuniti, l'atto attribuito all'agente
diretto.
Comparare: Causa proxima, non remota spectatur.
'- 91 - '-~- -'-- -,~- ;=-
Articolo 91 Il permesso legale impedisce la responsabilit.
'- 92 - ---- ;- Q-'~ ,~'---
Articolo 92 - L'agente diretto responsabile anche se il suo atto involontario.
'- 93 - ----'- V Q-~- V ~-~---
Articolo 93 - L'agente indiretto responsabile soltanto se il suo atto volontario.
'- 94 - '-= '-=- -'-=
* Articolo 94 - Nessuna responsabilit per i danni causati dagli animali di loro istinto proprio.
'- 95 - J'- ,-- 4-- - ,~--'- ,-V
Articolo 95 - nullo qualsiasi ordine di disporre della propriet altrui.
Comparare: Nemo dat, quod non habet.
'- 96 - - >- ,-- 4-- - ,~-- -=V ;=- V
Articolo 96 - Nessuno pu disporre della propriet dei altri senza il loro permesso.
'- 97 - -,~ ~-~ >- -= '- -='- -=V ;=- V
Articolo 97 proibito appropriarsi dei beni di altri senza ragione legale.
'- 98 - -- --- '-- ;-'- 4--- ~-~ ---
Articolo 98 - Qualsiasi cambiamento nella causa della propriet di una cosa equivale ad un
cambiamento della cosa stessa.
'- 99 - '-,=- ~-;- - J-- ~- J=-~ Q-

164
Articolo 99 - Chi affretta il compimento di una cosa prima del suo tempo punito mediante la
privazione della cosa.
'- 100 - --- ,- -~- -)= Q- ;- '- -- - _~ Q-
Articolo 100 - A nessuno permesso di distruggere ci che lui stesso ha compiuto.
Comparare: Nemo contra factum suum venire potest. Allegans contraria non est audiendus.
Si rimprovera a queste regole di non distinguere tra le regole essenziali e le regole derivate, come
pure la mancanza di sistemazione. Nonostante queste critiche, le regole della Majallah hanno avuto
una grande influenza sui codici moderni come vedremo nel punto seguente. Ad esse sono dedicati
corsi nelle facolt di legge e del diritto musulmano.
III. Regole giuridiche nei codici arabi moderni
Il codice civile egiziano, entrato in vigore il 15 ottobre 1949, non ha dedicato alcun capitolo alle
regole giuridiche, contrariamente ad alcuni codici che vi si sono ispirati. Questi ultimi hanno
ripreso una parte dei principi citati nella Majallah, con alcune modifiche formali, aggiungendovi
alcune regole che non vi appaiono. Queste regole sono sia raccolte all'inizio del codice, sia disperse
secondo il loro oggetto. Indichiamo qui gli articoli dove il lettore pu trovare queste regole, senza
nessuna pretesa di esaustivit.
Il codice civile iracheno del 1951: articoli 2-6, 8, 81, 118, 155-166, 186 capoverso 2, 212
capoverso 1, 213 capoverso 1,214 capoverso 1, 215 capoverso 1, 216 capoverso 1, 221.
Il codice civile giordano del 1976: articoli 61-65, 73-85, 213-238.
Il codice civile yemenita del 1979: articoli 4 a 18.
Il codice civile sudanese del 1984: articoli 5, 28, 96-100, 142 capoverso 1, 143 capoverso 1.
Il codice civile degli Emirati Arabi Uniti del 1985: articoli 29-70.
Progetto del codice civile unificato della lega araba, versione dattilografata del 1992: articoli 1-
85.
Progetto del codice civile unificato del Consiglio di cooperazione dei paesi arabi del Golfo del
1998: articoli 1-85.

165
Parte III. L'applicazione della norma
Dopo avere identificato le fonti del Diritto musulmano, il giurista deve risolvere i conflitti tra
queste fonti e capire le norme che enunciano attraverso l'interpretazione linguistica e teleologica.
Deve in seguito determinare il contenuto della norma, il suo destinatario ed il suo beneficiario, e
vedere in quale misura si pu attenuarla. ci che noi vediamo in questa parte.

166
Capitolo I. I conflitti tra le fonti
Abbiamo visto pi su le varie fonti da cui sono tratte le norme giuridiche. Che fare quando queste
fonti non sono concordi, dando soluzioni contraddittorie?
I giuristi affermano di primo acchito che non ci pu essere contraddizione tra le norme della
legislazione musulmana. Sarebbe accusare Dio, il suo autore, d'incoerenza. A partire da questa
presunzione, affermano che ogni opposizione non pu essere che apparente e non reale. Si verifica
soltanto nello spirito del destinatario e spetta a lui superare questa incoerenza ricorrendo agli istituti
dell'abrogazione (naskh) e della conciliazione (tawfiq).
I. Abrogazione (naskh)
L'abrogazione definita nel Diritto musulmano come segue: l'annullamento dell'applicazione di
una prescrizione della shari'ah su base di un'indicazione posteriore che annuncia esplicitamente o
implicitamente questo annullamento, che pu essere totale o parziale.
L'abrogazione valuta corrente nei sistemi democratici in cui la legge cambia periodicamente
secondo le circostanze e gli interessi della societ. Ma questo concetto colpisce i credenti per i quali
Dio ed il suo Profeta sono perfetti. L'abrogazione percepita per loro come un'offesa a questa
perfezione a causa della contraddizione che implica. In passato un centinaio di libri stato dedicato
a questo settore
1
. Oggi ancora, l'abrogazione suscita molte discussioni fra gli autori contemporanei
che le dedicano libri interi, senza parlare dei lunghi capitoli nei libri sui Fondamenti del diritto
2
. La
questione cos tanto delicata che ha costata la vita al pensatore Sudanese Mahmud Muhammad
Taha, impiccato nel 1985 da Numeiri, per avere difeso la sua concezione dell'abrogazione. Nel
1975, il presidente Ziad Berri di Somalia diceva in un discorso pubblico che la met del Corano
abrogata o contraddittoria, e che, quindi, non pi applicabile. Ci ha causato una condanna da
parte dell'Azhar il 6 febbraio 1975
3
.
La prima questione alla quale dobbiamo rispondere di sapere se l'abrogazione possibile o no nel
Diritto musulmano.
1) Possibilit e negazione dell'abrogazione
La gran maggioranza dei giuristi musulmani afferma che l'abrogazione possibile. Ritengono che
Dio, nell'interesse del progresso della societ che evolve, pu fare evolvere le norme che istituisce
per questa societ come lo fa ogni legislatore. Una differenza tuttavia esiste. Mentre il legislatore
umano, promulgando una legge, ignora se rester sempre in vigore o se dovr essere cambiata, Dio
non pu essere accusato di ignorare il divenire di questa legge. Questo sarebbe un'offesa
all'onniscienza di Dio. Promulgando una legge, Dio sa in anticipo il periodo di validit di questa
legge e come intende cambiarla nel futuro. Questi giuristi sostengono la loro tesi servendosi del
Corano che, egli stesso, riconosce l'esistenza dell'abrogazione (v. pi gi). Aggiungono che un
certo numero di versetti o di detti si contraddicono, contraddizioni che non possono essere
comprese che se si ammette la possibilit che alcuni versetti sono abrogati da altri. Ma questi
giuristi non sono d'accordo sul numero dei versetti coranici abrogati: tra molte centinaia ed una
decina. Ci ritorneremo. Occorre qui precisare che non ci pu essere un'abrogazione di versetti o di

1
Per un elenco dettagliato dei libri antichi dedicati all'abrogazione, v. Al-Saffar: Mu'jam, p. 623-636.
2
Abbiamo sotto la nostra mano sette libri contemporanei sull'abrogazione. Due negano l'abrogazione (Al-Saqqa: la
naskh; Al-Jabri: Al-nasikh) e cinque la approvano (Al-'Aris: Al-adillah; Hamzah: Dirasat; Isma'il: Nadhariyyat;
Wafa: Ahkam; Al-'Amri: Al-naskh).
3
Al-Saqqa: La naskh, p. 5-6.

167
detti di Maometto dopo la morte di quest'ultimo, le norme essendo allora fissate una volta per
sempre.
All'altro estremo, ci sono chi negano l'esistenza dell'abrogazione. Questa posizione minoritaria
stata difesa in passato in particolare da Abu-Muslim Al-Asfahani (d. 934). seguita oggi da alcuni
autori musulmani, di cui 'Abd-al-Mit'al Muhammad Al-Jabri che cita all'appoggio il Corano: "[Ecco
un] Libro i cui segni sono stati confermati e quindi esplicati da un Saggio ben informato" (11:1).
Rileva che il Corano non dice espressamente da nessuna parte che tale testo deve essere considerato
abrogato da tale altro. Aggiunge che si pu sempre opporre un'argomentazione contraria a quelli
che sostengono che un versetto abrogato. Non esclude che questa teoria dell'abrogazione sia
infiltrata nell'islam dagli ebrei per gettare confusione nell'islam
1
. Questa opinione seguita da
Ahmad Hijazi Al-Saqqa
2
. Quest'ultimo segnala che i missionari cristiani si servono
dall'abrogazione per attaccare l'islam e che nel 1972, a Mansurah, in Egitto erano distribuiti libretti
che rimestavano su questo argomento per seminare il dubbio fra i musulmani. Questo l'aveva
motivato a redigere il suo libro. Per questa corrente minoritaria, sempre possibile conciliare due
testi opposti attraverso l'interpretazione e la determinazione del campo d'applicazione dei versetti
controversi.
2) Abrogazione nelle altre religioni
Come l'abbiamo detto, l'abrogazione fu recuperata dai polemisti. Gli autori musulmani
contemporanei insistono sul fatto che l'islam non il solo a conoscere questo fenomeno. Citano gli
esempi seguenti d'abrogazione nell'ambito dell'Antico e del Nuovo Testamento:
Nell'Antico Testamento, si constata che alcuni matrimoni erano all'inizio permessi, ed in seguito
una norma ulteriore venuta a proibirli: prima di Mos, il matrimonio tra fratelli e sorelle era
permesso, come dimostra la storia d'Abramo con Sara (Gn 20:10-12); in seguito, questo matrimonio
stato vietato (Lv 18:9) e punito con la morte (Lv 20:17). Giacobbe aveva sposato due sorelle, Lea
e Rachele (Gn 29: 21-30); questo stato vietato (Lv 18:18). Amram, padre di Mos, aveva sposato
sua zia (Es 6:20); questo stato proibito (Lv 18:12). Dio permise a No ed ai suoi figli di
consumare tutto quello che "si muove e ha vita" (Gn 9:1-3); in seguito la Bibbia restrinse questa
autorizzazione proibendo un buon numero d'animali (Lv capitolo 11).
Nel Vangelo, Ges dichiara: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son
venuto per abolire, ma per dare compimento" (Mt 5:17). Altrove tuttavia Ges ed i suoi apostoli
hanno cambiato la legge di Mos. Cos, i divieti biblici relativi ad alcuni prodotti alimentari sono
stati eliminati dagli apostoli di Ges (At 10:12-16, e Rm 14:14). Il sabato e altri giorni di feste ebrei
erano considerati come giorni di riposo. Ogni lavoro vi vietato (Lv capitolo 23). La pena di morte
prevista per chi lavora il giorno di sabato (Es 30:12-16). Ges, e dopo di lui gli apostoli, hanno
annullato il riposo del giorno di sabato e gli altri giorni festivi (Mt 12:1-12; Gv 5:16; 9:16; Col
2:16). La Bibbia esige la circoncisione d'Abramo e dei maschi della sua discendenza di generazione
in generazione (Gn 17:9-14), ma il suo carattere obbligatorio stato abrogato dagli apostoli (At
capitolo 15; Gal 5:1-6 e 6:15). La Bibbia prescrive la pena di lapidazione (Lv 20-10, e Dt 22:22-
23), ma Ges ha rifiutato di applicarla (Gv 8:4-11). La Bibbia prescrive la legge del taglione (Es
21:24), ma Ges decret: "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi
dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra"
(Mt 5:38-39)
3
.
3) Abrogazione delle altre religioni da parte dell'islam
L'atteggiamento dei cristiani rispetto agli ebrei si ritrova nell'atteggiamento dei musulmani rispetto
a questi due gruppi religiosi.

1
Al-Jabri: Al-nasikh, p. 8-10. Un altro autore nega l'abrogazione: Al-Saqqa: La naskh.
2
Al-Saqqa: La naskh, p. 225.
3
Sull'abrogazione nell'Antico e Nuovo Testamento, v. Al-Saqqa: La naskh, 29-41 e Isma'il: Nadhariyyat, p. 43-60.

168
Gli autori musulmani, tra cui i contemporanei, affermano che l'insegnamento di Maometto ha
abrogato quello delle altre religioni. Molti versetti del Corano sono citati a sostegno di questa
concezione. Ci sono soprattutto i versetti che stabiliscono il carattere universale dell'islam di cui:
Non ti abbiamo mandato se non come nunzio ed ammonitore per tutta l'umanit (34:28).
Di': "Uomini, io sono un Messaggero di Allah a voi tutti inviato da Colui al Quale appartiene la sovranit dei
cieli e della terra" (7:158).
In seguito si cita questo versetto famoso che dice:
Chi vuole una religione diversa dall'Islam, il suo culto non sar accettato, e nell'altra vita sar tra i perdenti
(3:85).
Ci nonostante, i giuristi musulmani hanno ammesso che le Comunit riconosciute conservassero le
loro leggi e le loro giurisdizioni
1
. Inoltre ammettono che le leggi che precedono Maometto citate
nel Corano e la Sunnah sono applicate anche ai musulmani eccetto se sono espressamente o
implicitamente abrogate
2
.
4) Abrogazione all'interno del Corano
A) Dio abroga le sue leggi
Al tempo di Maometto, i suoi avversari lo accusavano di modificare gli ordini dati ai credenti. Dei
versetti coranici sono stati allora rivelati secondo i quali Dio che ha voluto questo cambiamento
tramite l'abrogazione:
Non abroghiamo un versetto n te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale. Non lo sai che
Allah Onnipotente? (2:106).
Quando sostituiamo un versetto con un altro - e Allah ben conosce quello che fa scendere - dicono: "Non sei che
un impostore". La maggior parte di loro nulla conosce (16:101).
Occorre credere che Dio abbia cambiato di parere? Si sarebbe sbagliato e avrebbe corretto il tiro?
No, afferma il Corano, Dio ha sempre a disposizione, presso di lui, fin dall'eternit, il testo
completo, la Madre del Libro, ma lo rivela per tappe:
Allah cancella quello che vuole e conferma quello che vuole. presso di Lui la Madre del Libro (13:39).
Poich c' possibilit di cambiamento nelle norme divine, allora perch Maometto non potrebbe
cambiare alcune norme a suo piacimento? Il Corano riporta un'eco di questa discussione e Dio ci
risponde:
Quando vengono recitati i Nostri segni, prove evidenti, coloro che non sperano di incontrarCi dicono: "Portaci
un Corano diverso da questo"; oppure: "Modificalo". Di': "Non posso permettermi di modificarlo di mia volont.
Non faccio che seguire quello che mi stato rivelato. Se disobbedissi al mio Signore, temerei il castigo di un
giorno terribile". (10:15).
I giuristi musulmani classici non si sono trovati d'accordo sul numero dei versetti coranici abrogati.
Alcuni ritengono che il numero dei versetti abrogati sia 572 (un undicesimo dei versetti del
Corano). Secondo questa opinione, tre capitoli interi del Corano sarebbero scomparsi sotto l'effetto
dell'abrogazione
3
. Ibn-Salamah (d. 1019) registra 238 versetti abrogati per quanto riguarda 65 sui
114 capitoli del Corano
4
. Coscienti del carattere esplosivo di questo tema, gli autori contemporanei
adottano una posizione prudente come ha fatto, in passato, Al-Suyuti (d. 1505) chi aveva registrato
soltanto 19 versetti abrogati. Subhi Al-Salih pensa che ancora troppo e che si pu ridurli ad una
decina
5
. Muhammad Hamzah d l'elenco di 22 versetti di cui alcuni sono controversi
6
. Un libro
recente esamina, capitolo dopo l'altro, i versetti presunti abrogati e quelli che li abrogano, e contesta
tale abrogazione
7
.

1
V. parte I, capitolo III.I.
2
V. parte II, capitolo V.
3
Al-Jabri: Al-nasikh, p. 108-115.
4
Ibn-Salamah: Al-nasikh.
5
Al-Salih: Mabahith, p. 274.
6
Hamzah: Dirasat, p. 135-186. Per uno studio dei versetti abrogati v. anche Al Aris: Al-adillah, p. 62-125.
7
Al-Hafni: Mawsu'at al-Qur'an al-'adhim, vol. II, p. 1482-1535.

169
I giuristi musulmani hanno identificato varie categorie d'abrogazione nell'ambito del Corano di cui
parliamo nei punti seguenti.
B) Versetto che abroga un altro entrambi nel Corano
Il versetto coranico abrogato in questa categoria sempre nel Corano ed oggetto di recita pia,
meritevole. cantato dal muezzin anche se non ha nessun valore normativo. I giuristi musulmani
parlano allora dell'abrogazione della norma (hukm) e del mantenimento della recita (tilawah). Per
esempio, si pu citare i versetti seguenti:
Il versetto 2:115 relativo alla direzione della preghiera dice: "Ad Allah appartengono l'Oriente
e l'Occidente. Ovunque vi volgiate, ivi il Volto di Allah. Allah immenso e sapiente" sarebbe
abrogato dal versetto 2:144 che fissa la direzione della preghiera verso la Kaaba a Mecca: "Ti
abbiamo visto volgere il viso al cielo. Ebbene, ti daremo un orientamento che ti piacer. Volgiti
dunque verso la Sacra moschea. Ovunque siate, rivolgete il volto nella sua direzione".
Il versetto 2:217 vieta il combattimento nel mese sacro: "Ti chiedono del combattimento nel
mese sacro. Di': "Combattere in questo tempo un grande peccato". Sarebbe abrogato dal
versetto 9:5 troncato: "Uccidete questi associatori ovunque li incontriate" o con il versetto
9:36: "Combattete tutti assieme i politeisti come essi vi combattono tutti assieme".
Il versetto 24:3 d'origine biblica
1
dice: "Il fornicatore non sposer altri che una fornicatrice o
un'associatrice. E la fornicatrice non sposer altri che un fornicatore o un associatore, poich
ci interdetto ai credenti" sarebbe abrogato dal versetto 24:32: "Unite in matrimonio quelli tra
voi che non sono sposati e i vostri schiavi, maschi e femmine che siano onesti".
Il versetto 2:240 fissa la durata della pensione di un anno per il coniuge vedovo: "Quelli di voi
che moriranno lasciando delle mogli, [stabiliscano] un testamento a loro favore, assegnando
loro un anno di mantenimento e di residenza". Questa durata stata modificata dal versetto
2:234: "Coloro di voi che muoiono lasciando delle spose, queste devono osservare un ritiro di
quattro mesi e dieci [giorni]. Passato questo termine non sarete responsabili del modo in cui
dispongono di loro stesse, secondo la buona consuetudine". Si osserver qui che il versetto
abrogante si situa prima del versato abrogato!
Il versetto 2:180 dice: "Quando la morte si avvicina a uno di voi, se lascia dei beni, gli
prescritto il testamento in favore dei genitori e dei parenti, secondo il buon uso. Questo un
dovere per i timorati" (2:180). Sarebbe abrogato dal versetto 4:11 che fissa la parte dei figli:
"Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due
femmine...".
C) Versetto che abroga un altro entrambi scomparsi dal Corano
Dei versetti normativi sarebbero stati rivelati a Maometto, in seguito questi versetti sarebbero stati
sostituiti da altri versetti normativi a contenuto diversi. Ma n i primi, n gli ultimi sono stati inclusi
nel Corano. Cos, la rivelazione avrebbe comportato, secondo la testimonianza di 'Ayshah, moglie
di Maometto, un versetto stabilendo il divieto del matrimonio tra parentela di latte se ci fosse stato
pi di dieci allattamenti, cifra riportata in un secondo tempo a cinque con un altro versetto. Questi
due versetti sono scomparsi dal Corano.
D) Versetto contenuto nel Corano abrogato da un altro scomparso dal Corano
la categoria pi sorprendente in questo settore. Il Corano dice:
Flagellate la fornicatrice e il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite
[nell'applicazione] della Religione di Allah, se credete in Lui e nell'Ultimo Giorno, e che un gruppo di credenti
sia presente alla punizione (24:2).

1
Questo divieto si basa su Dt 23:3: "Il bastardo non entrer nella comunit del Signore; nessuno dei suoi, neppure
alla decima generazione, entrer nella comunit del Signore".

170
Questo versetto si trova sempre nel Corano ma sarebbe stato abrogato da un altro versetto che non
appare nel Corano riportato dal califfo 'Umar (d. 644) ed i cui termini sarebbero:
Se un vecchio o una vecchia donna fornicano, lapidateli fino alla morte, in punizione che viene da Dio.
Si riporta a tal fine che il califfo 'Umar ha riunito nella moschea i principali compagni del Profeta e
li ha detto: "O compagni del messaggero di Dio, il passaggio del libro santo riguardante la
lapidazione sceso dal cielo, il Profeta lo ha letto e lo abbiamo letto noi stessi; pi tardi, questo
passaggio stato revocato e, sebbene non lo abbiamo pi recitato, il Profeta stesso e il califfo Abu-
Bakr (d. 634) hanno fatto lapidare, io stesso ho fatto lapidare". I compagni hanno tutti conservato il
silenzio. Le fonti musulmane non dicono perch questo versetto non stato inserito nel Corano.
Coloro che cercano di riformare le norme musulmane in materia d'adulterio, come Kadhafi,
respingono questa categoria d'abrogazione e ritengono che la pena da applicare quella prevista dal
Corano, e non quella prevista da un versetto scomparso dal Corano!
E) Dimenticanza pura e semplice di versetti
Secondo molti detti, Dio faceva dimenticare a Maometto dei versetti rivelati la vigilia. Questi
versetti, a volte trascritti dai suoi segretari, erano cancellati miracolosamente. Coloro che l'avevano
imparato a memoria li hanno anche dimenticati miracolosamente. Il Corano fa eco di questo
fenomeno:
Ti faremo recitare [il Corano] e non dimenticherai se non ci che Allah vuole (87:6-7).
Non abroghiamo un versetto n te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale. Non lo sai che
Allah Onnipotente? (2:106).
F) Abrogazione dei versetti satanici
Il Corano afferma che Dio pu intervenire per ritirare dalla rivelazione ci che Satana era riuscito a
fare passare come rivelazione:
Non inviammo prima di te nessun messaggero e nessun Profeta senza che Satana si intromettesse nella sua
recitazione. Ma Allah abroga quello che Satana suggerisce. Allah conferma i Suoi segni. Allah sapiente, saggio
(22:52).
Due versetti scomparsi dal Corano sono considerati dai commentatori musulmani come rivelati da
Satana a Maometto. Salman Rushdie ne ha fatto il titolo del suo libro I versetti satanici. Dedica loro
un capitolo di una quarantina di pagine per illustrare il combattimento tra il male ed il bene
1
.
Vediamo di che si tratta.
Il Corano dice:
Cosa ne dite di al-Lt e al-'Uzz, e di Mant, la terza? Avrete voi il maschio e Lui la femmina? Che ingiusta
spartizione! Non sono altro che nomi menzionati da voi e dai vostri antenati, a proposito dei quali Allah non fece
scendere nessuna autorit. Essi si abbandonano alle congetture e a quello che affascina gli animi loro, nonostante
sia giunta loro una guida del loro Signore (53:19-23).
Secondo i commentatori del Corano, dopo la prima frase c'erano i due versetti seguenti:
Sono le dee sublimi; la loro intercessione certamente auspicata.
La recita di questi due versetti da parte di Maometto ha suscitato l'indignazione del suo ambiente
che vi ha visto una concessione a favore dei politeisti, contraria al dogma dell'unit di Dio
2
.
Maometto si retratto dichiarando che questi due versetti erano stati rivelati da Satana. Denunci
anche il patto con i politeisti (9:7-11) ed istitu una guerra senza piet contro di loro con il versetto
famoso chiamato il versetto della sciabola:
Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli
e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro
strada. Allah perdonatore, misericordioso (9:5).

1
Rushdie: Les versets, p. 107-144.
2
Secondo il Corano, Maometto adorava le divinit, ma questo gli sarebbe stato proibito da Dio. V. i versetti 6:56 e
40:66.

171
Per evitare ogni ambiguit, queste due versetti sono stati eliminati o sostituiti da quelli che si
trovano ora sotto 21-22. Commentando il versetto 22:52, lo sceicco Hamza Boubakeur scrive a
proposito di quest'affare basandosi sull'esegesi famosa d'Al-Tabari (d. 923):
Gli idolatri di Mecca, dopo avere girato in derisione Muhammad, lo hanno messo al bando della societ. Il
Profeta soffriva terribilmente per questa situazione, dei sarcasmi e della canzonatura dei suoi concittadini. I
politeisti gli avevano pi di una volta proposto un compromesso tra la loro religione e la sua. Stanco di questa
guerra, vi pens anche lui, ma nessuna rivelazione viene a riempire i suoi desideri.
Tuttavia un giorno che i notabili di Mecca, seduti come al solito all'ombra del tempio, chiacchieravano, il Profeta
arriv e si mise a recitare il capitolo 53. Giunto al versetto 19, ne diede una versione inesatta, pi conforma al
suo desiderio intimo che alla realt della rivelazione.
Questa versione abilitava le divinit coraiscite e riconosceva loro il potere di intercedere. Si prostern e tutti ne
fecero altrettanto. La nuova religione sembrava firmare l'idolatria alla soddisfazione di tutti. Tuttavia, il Profeta
non ritard ad accorgersi del suo errore. Si retr, ristabilendo il versetto sotto la sua vera forma, e si torment di
avere attribuito delle menzogne a Dio. La rivelazione di questo versetto [22:52] - logicamente posteriore a quella
del capitolo 53:19 - mette l'errore in causa sul conto di Satana, consola e riassicura il Profeta
1
.
5) Abrogazione nelle relazioni tra Corano e Sunnah
A) Abrogazione di un versetto coranico con una parola di Maometto
In diritto positivo, una legge non pu essere abrogata che da una norma gerarchicamente superiore
o uguale. Cos, una legge pu abrogare un decreto, ma un decreto non pu abrogare una legge.
Questo stesso problema stato sollevato d'Al-Shafi'i (d. 820) chi contesta la possibilit d'abrogare il
Corano da parte della Sunnah. Si basa su due versetti coranici che dicono:
Su di te abbiamo fatto scendere il Monito, affinch tu spieghi agli uomini ci che stato loro rivelato e affinch
possano riflettervi (16:44).
Quando sostituiamo un versetto con un altro - e Allah ben conosce quello che fa scendere - dicono: "Non sei che
un impostore". La maggior parte di loro nulla conosce (16:101).
Secondo questi due versetti e altri versetti summenzionati sotto la cifra 4.A, solo Dio pu abrogare
una norma coranica con un'altra. Si segnala inoltre che la Sunnah ha la sua legittimazione nel
Corano, e non pu dunque essere invocata contro la sua base.
Ma la maggioranza degli autori musulmani accetta che una norma coranica sia abrogata dalla
Sunnah, questa essendo parte integrante della rivelazione. L'abrogazione, in entrambi casi, l'opera
di Dio. Oggi, tuttavia, gli autori contemporanei ritornano al carico e provano a limitare al massimo
l'applicazione del Diritto musulmano ricorrendo esclusivamente al Corano
2
.
Un esempio d'abrogazione del Corano da parte della Sunnah riguarda il testamento. Il Corano dice:
Quando la morte si avvicina a uno di voi, se lascia dei beni, gli prescritto il testamento in favore dei genitori e
dei parenti, secondo il buon uso. Questo un dovere per i timorati (2:180).
Questo versetto stato abrogato da una parola di Maometto: "Nessun legato per un erede".
Hanno posto alcuni problemi i detti unici. Cos, il Corano afferma: "Non c' costrizione nella
religione" (2:256), ma Maometto dice: "Quello che lascia la sua religione, uccidetelo". Questo detto
invocato, ancora oggi, per punire l'apostata, punto di vista che non condiviso dagli autori
liberali
3
.
B) Abrogazione di una parola di Maometto con un versetto coranico
La questione non pone praticamente problema. Cos, il patto d'armistizio firmato tra Maometto e
Mecca (prima della sua conquista) comportava una clausola secondo la quale Maometto doveva
consegnare qualsiasi uomo che si convertirebbe all'islam per raggiungerlo. Questo accordo tuttavia
stato abrogato dal versetto 60:10:

1
Il Corano, traduzione di Hamza Boubakeur, volume I, p. 1131. V. anche Al-Tabari: Tafsir, volume 17, p. 131-134.
Questa Tradizione tuttavia combattuta da altri esegeti come Al-Razi (v. Al-Razi: Al-tafsir, volume 23, p. 49-55)..
2
V. parte IV, capitolo I.III.
3
Al-Mahmasani: Arkan, p. 123-124.

172
O voi che credete, quando giungono a voi le credenti che sono emigrate, esaminatele; Allah ben conosce la loro
fede. Se le riconoscerete credenti, non rimandatele ai miscredenti - esse non sono lecite per loro n essi sono loro
leciti.
La preghiera, all'inizio dell'islam, era fatta verso Gerusalemme, sull'istruzione di Maometto. In
seguito, il versetto 2:144 summenzionato venuto a segnalare che la direzione della preghiera
doveva ormai essere fatto verso Mecca.
I rapporti sessuali durante la notte erano vietati per quelli che digiunavano. Questo stato abrogato
dal versetto 2:187:
Nelle notti del digiuno vi stato permesso di accostarvi alle vostre donne; esse sono una veste per voi e voi siete
una veste per loro. Allah sa come ingannavate voi stessi. Ha accettato il vostro pentimento e vi ha perdonato.
Frequentatele dunque e cercate quello che Allah vi ha concesso. Mangiate e bevete finch, all'alba, possiate
distinguere il filo bianco dal filo nero; quindi digiunate fino a sera. Ma non frequentatele se siete in ritiro nelle
moschee. Ecco i limiti di Allah, non li sfiorate! Cos Allah spiega agli uomini i Suoi segni, affinch siano
timorati.
Dopo la battaglia di Badr, Maometto ha accettato di liberare i prigionieri contro riscatto, ma il
Corano disapprov la sua decisione con il versetto 8:67:
Non si addice ad un Profeta prendere prigionieri finch non avr completamente soggiogato la terra.Voi cercate
il bene terreno, mentre Allah vuole [darvi] quello dell'altra vita. Allah eccelso, saggio.
C) Abrogazione di una Sunnah con un'altra
Un detto ricorrente pu abrogare un altro detto ricorrente ulteriore, essendo entrambi di valore
uguale sul piano dell'autenticit. lo stesso per i detti unici: l'uno pu abrogare l'altro.
L'abrogazione di un detto unico con un detto ricorrente non pone un problema. Ma possibile il
contrario? Un detto unico pu abrogare un detto ricorrente? Un autore contemporaneo prova a
rispondere facendo delle distinzioni: ci che stato accettato nel tempo di Maometto come
abrogante ed abrogato, deve continuare ad esserlo, ma dopo la morte di Maometto, non si pu
invocare il detto unico per abrogare sia il Corano sia la Sunnah. In ci si basa sull'autorit d'Al-
Ghazali (d. 1111)
1
.
6) Abrogazioni multiple
Esistono casi d'abrogazione di versetto abrogante che stato ulteriormente abrogato da un altro,
quest'ultimo a sua volta essendo abrogato da una parola di Maometto. Gli autori musulmani
attribuiscono questa fluttuazione della norma al carattere progressivo della legislazione musulmana.
Un caso famoso quello del divieto del consumo del vino.
Ti chiedono del vino e del gioco d'azzardo. Di': "In entrambi c' un grande peccato e qualche vantaggio per gli
uomini, ma in entrambi il peccato maggiore del beneficio!". (2:219).
O voi che credete! Non accostatevi all'orazione se siete ebbri, finch non siate in grado di capire quello che dite
(4:43).
O voi che credete, in verit il vino, il gioco d'azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono immonde
opere di Satana. Evitatele affinch possiate prosperare. In verit col vino e il gioco d'azzardo, Satana vuole
seminare inimicizia e odio tra di voi e allontanarvi dal Ricordo di Allah e dall'orazione. Ve ne asterrete? (5:90-
91).
Ecco dunque tre versetti coranici abrogandosi reciprocamente, non prevedendo nessuna pena e che
sono stati abrogati da un detto di Maometto secondo il quale avrebbe flagellato il consumatore di
vino.
7) Abrogazione nelle relazioni tra il consenso, il Corano e la Sunnah
Il consenso (ijma') ha un ruolo legislativo importante nei sistemi democratici. Ci deriva dalla loro
concezione della sovranit. In islam, ci non dovrebbe normalmente essere il caso per quanto
riguarda i settori regolati dal Corano o la Sunnah.

1
Al-'Amri: Al-naskh, p. 483.

173
Tuttavia la questione rimane aperta. Il Corano d alla madre il terzo dell'eredit, e se il defunto ha
fratelli, riceve soltanto il sesto (4:11). La parola "fratelli" in arabo designa il plurale, pi che due.
Questa norma tuttavia sarebbe stata cambiata e la madre si vista accordare il sesto anche se il
defunto ha soltanto due fratelli. Interrogato, 'Uthman (d. 656) dichiar che ci fu una decisione
della nazione (qawm).
Un secondo esempio riguarda la ripartizione delle ricette dello Stato di cui una parte sarebbe data
alle persone favorevoli all'islam: "per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori" (9:60). Questa
attribuzione sarebbe stata, in seguito, eliminata dal primo califfo Abu-Bakr (d. 634) con l'accordo
unanime dei compagni di Maometto.
Si pu anche citare in questo settore il pagamento del tributo (jizyah) da parte dei non musulmani
previsto dal versetto 9:29:
Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo
Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verit, finch
non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.
Infatti, questa imposta stata eliminata nel 1855 dall'impero ottomano
1
ed oggi previsto soltanto
da alcuni gruppetti musulmani
2
.
8) Abrogazione nelle relazioni tra l'analogia ed un detto di Maometto
I giuristi divergono quando un detto contraddice un'analogia. Alcuni ritengono che l'analogia abbia
la priorit sui detti. Abu-Hurayrah (d. 678) riporta un detto secondo il quale occorre fare l'abluzione
per purificarsi di ci che ha toccato il fuoco. Ibn-'Abbas (d. v. 686) replic: "Supponendo che
abbiate fatto le vostre abluzioni con l'acqua calda, dovreste fare l'abluzione per purificarvi?" Abu-
Hurayrah (d. 679) riport anche un detto secondo il quale quello che porta un morto nei funerali
deve fare le abluzioni (e questo corrisponde ad una norma ebrea). Abu-'Abbas gli replic: "Fareste
l'abluzione perch portate rami secchi?"
Altri giuristi ritengono che i detti hanno la priorit sull'analogia perch il detto un testo, mentre
l'analogia un'opinione. Cos, 'Umar (d. 644) ha accettato il detto secondo il quale la donna eredita
il prezzo del sangue del marito ucciso. Ora, secondo una norma, si pu ereditare soltanto ci che il
defunto aveva prima della sua morte, mentre il prezzo del sangue dovuto soltanto dopo la morte.
Inoltre, 'Umar ha accettato il detto secondo il quale occorre pagare il prezzo del sangue per il feto
mentre secondo l'analogia si deve il prezzo del sangue soltanto se la persona fosse viva prima di
avere attentato a lui. Maometto aveva stabilito che la compensazione per una mano tagliata di
cinquanta cammelli. 'Umar ha ritenuto che se le dita sono tagliate, non se deve pagare per ogni dito
tagliato dieci cammelli, ma in proporzione dell'utilit del dito. I giuristi tuttavia hanno fatto pagare
dieci cammelli per ogni dito seguendo cos un detto che 'Umar non conosceva secondo il quale
Maometto aveva detto che la compensazione per ogni dito di dieci cammelli.
Altri giuristi ritengono che il detto ha la priorit sull'analogia soltanto se il relatore del detto
qualcuno che si conosce in diritto ed in detti. Se invece, si tratta di un semplice relatore, non se ne
terr conto. Questo deriva dal fatto che i detti sono spesso riportati secondo il loro significato e non
in forma letterale. Ora, un relatore pu dare il senso di un detto solamente se conosce il settore del
detto.
9) Abrogazione nelle relazioni tra gli interessi non regolati e le altre fonti
Abbiamo visto pi su che il concetto degli interessi non regolati (masalih mursalah) indica i settori
per i quali non si trovano norme n nel Corano, n nella Sunnah, n nel consenso, n nel
ragionamento per analogia. Tuttavia, si costata che i settori regolati da queste fonti hanno avuto una

1
Aldeeb Abu-Sahlieh: L'impact de la religion, p.. 88.
2
V. l'articolo 132 del modello di costituzione del partito della liberazione, nel nostro libro: Les musulmans face aux
droits de l'homme, annesso 13.

174
regolazione diversa in nome del concetto di masalih mursalah, compresi qui nel senso d'interesse
pubblico.
Cos, il califfo 'Umar (d. 644) aveva sospeso la punizione dell'ablazione della mano contro il ladro
nell'anno della carestia nonostante il fatto che il Corano formale in questo settore: "Tagliate la
mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah"
(5:38).
Inoltre decise di punire con la morte un gruppo che uccide una sola persona mentre il Corano
prevede di non uccidere che una persona contro una persona:
O voi che credete, in materia d'omicidio vi stato prescritto il contrappasso: libero per libero, schiavo per
schiavo, donna per donna (2:178).
Per loro prescrivemmo vita per vita (5:45).
Questa soluzione trova la sua legittimit nel Corano (16:106) che, pur esigendo dall'uomo la fede,
permette in caso di minaccia e di pericolo grave di dire parole o fare fatti che significano la
miscredenza, di consumare durante una carestia prodotti alimentari vietati (5:3) e di tagliare la
mano in caso di furto per salvaguardare i beni della gente.
Tuttavia, il ricorso al concetto degli interessi non regolati non pu essere realizzato senza limiti.
Cos, Al-Ghazali (d. 1111) e altri esigono che l'interesse a salvaguardare sia necessario, generale,
certo o soggetto a gran probabilit. D il caso del nemico che prende come scudo umano dei
musulmani per impedire all'esercito musulmano di attaccare. Il Corano proibisce di uccidere degli
innocenti. Ma nel caso presente, sarebbe permesso di attaccare il nemico anche se tale attacco causa
la morte di musulmani innocenti presi come ostaggi. Qui, due interessi si confrontano: l'interesse
privato e l'interesse generale. In ogni caso, questi musulmani presi in ostaggio saranno uccisi, allora
tanto vale ucciderli ed impedire che il nemico non uccida altri musulmani.
Si pu anche ricorrere al concetto di masalih mursalah per stabilire una norma speciale rispetto ad
una norma coranica generale. Cos, si permette ad una donna nobile di non allattare il proprio
bambino e di affidarlo ad una nutrice contrariamente al versetto 2:233 che prevede l'allattamento da
parte delle madri. Inoltre si ammette la testimonianza dei ragazzi in caso di ferite nei loro litigi,
contrariamente al versetto 2:282 che chiede la testimonianza di due uomini adulti.
Tale conflitto tra le norme esistenti e gli interessi generali non annulla la norma, ma crea
un'eccezione per un caso particolare per evitare, con l'applicazione della norma, di arrivare ad un
danno pi grande dell'interesse salvaguardato dalla norma. Occorre in ogni caso mettere limiti
molto rigorosi a tali eccezioni. Cos, in caso di carestia, occorre permettere ad una persona o ad un
gruppo di mettere in pericolo i beni degli altri per sfuggire alla morte pur esigendo il pagamento
dell'equivalente o la sostituzione in caso di possibilit. La norma generale che esige di non portare
danno ai beni degli altri resta intatta e non respinta in blocco.
Ovviamente, questa concezione pu lasciare aperta la porta all'abbandono del Corano in favore del
concetto di masalih mursalah. Pertanto, si ritiene che questo concetto non possa intervenire quando
si di fronte ad una norma certa ed univoca (qat'i al-thubut wal-dalalah). Un esempio di tale testo
sarebbe il divieto degli interessi previsto dal versetto 2:275
1
.
Il giurista hanbalita Najm-al-Din Al-Tufi (d. 1316)
2
tuttavia andato molto lontano considerando
gli interessi generali come superiori al Corano, alla Sunnah ed al consenso, ritenendo che
legislazione si prefigge essenzialmente di realizzarli. Invoca a tale proposito i versetti seguenti:
O uomini, vi giunta un'esortazione da parte del vostro Signore, guarigione per ci che nei petti, guida e
misericordia per i credenti. Di' loro che si compiacciono della grazia di Allah e della Sua misericordia, ch ci
meglio di quello che accumulano (10:57-58).
Nel contrappasso c' una possibilit di vita, per voi che avete intelletto (2:179).

1
V. anche parte II, capitolo VIII.II.3.
2
Al-Tufi: Risalah fi ri'ayat al-maslahah. Testo d'Al-Tufi anche in: Zayd: Al-maslahah fil-tashri' al-islami wa-Nijm-
al-Din Al-Tufi.

175
Cita anche la parola di Maometto: " vietato causare un danno o rispondere ad un danno con un
altro".
Avanza anche il fatto che le norme previste dal Corano e la Sunnah sono contraddittorie, mentre
non esiste una contraddizione nella salvaguardia degli interessi. Pertanto, preferibile seguire gli
interessi per realizzare l'unit chiesta dal Corano: "Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e
non dividetevi tra voi" (3:103).
Al-Tufi d l'esempio seguente di conflitto tra la Sunnah e gli interessi, conflitto risolto in favore di
questi ultimi. Maometto dice a 'Ayshah: "Se non fosse a causa della recente conversione della tua
gente all'islam, avrei distrutto la Kaaba e la avrei ricostruita sulle basi poste da Abramo". Cos,
Maometto ha preferito lasciare la Kaaba poich nell'interesse della gente.
Questa concezione, passata sotto silenzio da parte degli autori classici, respinta dagli autori
contemporanei chi vi vedono un mezzo per smantellare interamente il sistema giuridico
musulmano. Questi autori ritengono che non possa esistere nel Corano o la Sunnah, essendo
d'origine divina, una norma che sia contraria agli interessi della gente
1
.
10) Determinazione dell'abrogante e dell'abrogato
L'abrogazione pone seri problemi quanto alla determinazione dell'abrogante e dell'abrogato. A
volte, l'abrogazione chiaramente annunciata in alcune norme. Cos, il versetto 8:65 dice:
Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Ch
in verit gente che nulla comprende.
Questo versetto stato abrogato dal versetto 8:66 che dice:
Ora Allah vi ha alleggerito [l'ordine], Egli conosce l'inadeguatezza che in voi. Cento di voi, perseveranti, ne
domineranno duecento; e se sono mille, con il permesso di Allah, avranno il sopravvento su duemila. Allah con
coloro che perseverano.
Un detto afferma: "Vi avevo proibito di visitare le tombe, ormai visitatele poich vi ricordano l'altra
vita".
Spesso tuttavia questa volont espressa fa difetto. Occorre allora conoscere l'ordine cronologico
delle norme. Ma questo non facile perch il Corano non stabilito da questo ordine, a volte un
versetto abrogante situandosi prima del versetto abrogato. Per rimediare a questo inconveniente, si
ricorre alla testimonianza di un compagno di Maometto. Tuttavia, alcuni giuristi musulmani, in
periodi di disordini politici, avevano espresso l'idea secondo la quale tutti i versetti tolleranti al
riguardo dei non musulmani sono abrogati dal versetto famoso della sciabola (9:5),
indipendentemente del loro ordine cronologico. il caso d'Ibn-Qayyim Al-Jawziyyah (d. 1351).
Questo versetto dice:
Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli
e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro
strada. Allah perdonatore, misericordioso.
II. Conciliazione delle norme
Se la data di due norme opposte sconosciuta, il giurista pu provare a conciliarli applicandole in
due settori non opposti. Cos, si pu provare a vedere se una norma non una norma generale e
l'altra una norma speciale. Questo corrisponde all'adagio romano: Lex specialis derogat generali. I
giuristi musulmani non parlano qui d'abrogazione ma di pesata delle norme (tarjih). Un esempio di
questo metodo offerto dai due versetti seguenti:
Coloro di voi che muoiono lasciando delle spose, queste devono osservare un ritiro di quattro mesi e dieci
[giorni]. Passato questo termine non sarete responsabili del modo in cui dispongono di loro stesse, secondo la
buona consuetudine. Allah ben informato di quello che fate 2:234

1
Per una critica della teoria d'Al-Tufi, v.: Zayd: Al-maslahah fil-tashri' al-islami wa-Nijm-al-Din Al-Tufi; Al-
Zuhayli: Usul, vol. 2, p. 803-806 e 817-827; Al-Hakim: Al-usul, p. 378-386. Al-Yubi: Maqasid al-shari'ah, p. 537-
559.

176
Se avete qualche dubbio a proposito di quelle delle vostre donne che non sperano pi nel mestruo, il loro termine
sia di tre lunazioni. Lo stesso valga per quelle che non hanno ancora il mestruo. Quelle che sono incinte avranno
per termine il parto stesso (65:4).
C' una contraddizione tra questi due versetti. Secondo il primo versetto, qualsiasi vedova, incinto o
non, deve osservare un periodo d'attesa di quattro mesi e dieci giorni prima di potere sposarsi di
nuovo. Quanto al secondo versetto, fissa il periodo d'attesa a 3 mesi per le donne che non hanno
mestrui, e libera ogni donna incinta, che essa sia vedova o divorziata, del periodo d'attesa una volta
che ha partorito. Il secondo versetto costituisce a tale proposito una norma speciale rispetto al
primo versetto.
Un altro metodo di conciliare le norme contraddittorie consiste nel confrontare due detti
contraddittori al Corano, prendendo in considerazione allora il detto che pi conforme a questo
ultimo. Cos, 'Abd-Allah Ibn-'Umar ha inteso il pianto di una donna a seguito di un decesso, chiese
allora che il suo pianto cessasse citando un detto di Maometto secondo il quale "Il morto soffre per
le lacrime del vivo". Questo detto entra in conflitto con altri detti. 'Ayshah segnal allora che il
Corano afferma: "Nessuno porter il fardello di un altro" (6:164). Si riporta anche di Maometto un
detto secondo il quale i bambini, in particolare quelli dei politeisti, saranno puniti il giorno del
giudizio ultimo. Un altro detto afferma l'opposto. Il primo detto deve essere scartato ai sensi dei
versetti coranici: "Invero Allah non commette ingiustizie, nemmeno del peso di un solo atomo"
(4:40); "In quel Giorno nessuno subir un torto e non sarete compensati se non per quello che
avrete fatto" (36:54); "In quel Giorno ciascuno sar compensato per quello che avr meritato: in
quel Giorno non ci sar ingiustizia" (40:17).
Per quanto riguarda i detti, se due sono contraddittori, si dar la precedenza ad un detto riportato da
un compagno pi vicino di Maometto ad un detto riportato da un compagno distante. Si terr conto
anche della piet del relatore, ecc.. ci che si chiama l'analisi della catena dei relatori del detto.
Si pu anche procedere all'analisi del contenuto del detto (matn). Cos, una norma enunciata in un
modo esplicito superiore ad una norma enunciata in modo implicito. Si terr conto anche del
senso proprio o figurativo della norma, ecc..
Quando le norme sono derivate dell'analogia, una norma la cui causa esplicita superiore ad una
norma la cui causa implicita. Inoltre una norma che realizza un interesse importante superiore
ad una norma che realizza un interesse d'importanza inferiore, ecc..
Se il giurista non trova un criterio chi gli permette di preferire una norma ad un'altra, pu allora
scegliere la norma di cui pi riassicurato nella sua coscienza.
III. Testi che non possono essere abrogati o conciliati
L'abrogazione e la conciliazione dei testi non possono essere realizzati in modo illimitato senza
mettere in pericolo tutta la costruzione giuridica musulmana. Cos, i giuristi musulmani ritengono
che alcuni testi sfuggano a tale metodo. Questi testi sono classificati in tre categorie:
1) Testi che prevedono norme fondamentali
il caso dei testi che enunciano l'obbligo di credere in Dio, nei suoi profeti, nelle sue scritture ed al
giorno ultimo, quelli riguardando i culti e le virt essenziali come la piet filiale, l'onest, e quelli
che fissano le sanzioni contro i delitti come l'adulterio, l'omicidio.
2) Testi categorici
Alcune norme sono formulate in modo categorico che non permette un alleviamento. Cos, il
Corano dice:
Coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e
non sia mai pi accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori (24:4).
Il termine mai indica che questa norma non sar mai abolita. Un altro esempio riguarda il Jihad.
Maometto dice: "Il Jihad continuer fino all'ultimo giorno". Questa formulazione segnala che
questo dovere prescritto fino alla fine dei tempi.

177
3) Testi che si riferiscono ai fatti del passato
Il Corano o i detti di Maometto riportano fatti storici. Questi fatti non possono essere oggetto
d'abrogazione, poich ci significherebbe che i fatti riportati sono menzogneri. Cos, il Corano dice:
I Thamud furono sterminati da un Grido tremendo, mentre gli 'd furono distrutti da un vento mugghiante,
furioso, che Allah scaten contro di loro per sette notti e otto giorni consecutivi. Allora avresti visto quella gente
riversa in terra come tronchi cavi di palma (69:5-7).
La veridicit supposta dei testi coranici impedisce qualsiasi messa in dubbio di questi fatti storici.
Taha Husayn (d. 1973) ne ha fatto le spese. Le autorit religiose egiziane hanno reclamato contro il
suo libro La poesia preislamica, pubblicato nel 1926, per avere trattato la storia d'Abramo e
d'Ismaele raccontata dal Corano come una leggenda senza base storica
1
. Cos facendo, l'autore "ha
offeso i musulmani smentendo il Corano", ritenevano queste autorit. Questo affare continua,
ancora oggi, a far spargere molto inchiostro negli ambienti religiosi egiziani. A causa della
congiuntura politica dell'epoca, il reclamo stato archiviato dal procuratore generale che, pur
disapprovando Taha, ha ritenuto che "l'autore non aveva l'intenzione di insultare la religione e che
le frasi che feriscono la religione sono dettate dalla ricerca"
2
. Taha stato costretto a ristampare il
suo libro cambiando il suo titolo ed eliminando le frasi incriminate
3
.

1
Husayn: Fil-shi'r al-jahili, p. 399.
2
Muhakamat Taha Husayn.
3
Husayn: Fil-adab al-jahili.

178
Capitolo II. L'interpretazione linguistica
Una volta stabilite le fonti della legge e la gerarchia di queste fonti secondo le norme
dell'abrogazione e della riconciliazione, occorre vedere come comprendere questa legge e dedurre
la norma che disciplina la situazione alla quale si applica. Per fare ci, occorre passare per l'analisi
linguistica. I giuristi musulmani dedicano a questa questione quasi un quarto dei loro libri
concernenti le basi del diritto. Utilizzano in questo settore i termini arabi tecnici (indicati tra
parentesi), che non sono ammessi da tutti e di cui la traduzione rimane approssimativa. Diamo in
questo capitolo un rapido sorvolo di questa materia che dimostra lo sforzo enorme dei giuristi
musulmani per capire i testi sacri. Questo capitolo si rivolge soprattutto agli specialisti.
I. Prova della lingua
I testi del Diritto musulmano sono redatti in lingua araba. Capire la legge esige la conoscenza di
questa lingua. La lingua conosciuta attraverso tre mezzi:
La trasmissione ricorrente: il detto riportato da parte di un gruppo umano che non si pu
accusare di complicit di menzogna. Cos, i termini sono stati utilizzati dalla gente e sono
conosciuti nel senso che accordano loro nella loro discussione: il cielo, l'acqua, la terra, l'aria,
ecc.. Al-Shafi'i (d. 820) parla di "conoscenza del pubblico" ('ilm al-'ammah).
Il detto individuale: il senso dato ad alcuni termini verificato attraverso detti di un numero
limitato di persone. Al-Shafi'i parla di "conoscenza del privato" ('ilm al-khassah).
La deduzione razionale a partire da elementi trasmessi. Il Corano dice:
Invero l'uomo in perdita, eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la
verit e vicendevolmente si raccomandano la pazienza (103:2).
L'articolo definito (in l'uomo) indica ogni umano, ad eccezione di quelli esclusi con questo versetto.
I giuristi musulmani sono divisi a proposito della possibilit di ricorrere all'analogia nella
comprensione della lingua. Prendiamo i due versetti coranici seguenti:
O voi che credete, in verit il vino, il gioco d'azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie sono immonde
opere di Satana. Evitatele affinch possiate prosperare (5:90).
Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah.
Allah eccelso, saggio (5:38).
Nel primo versetto, il termine khamr (vino) utilizzato per indicare la bevanda alcolica prodotta
dall'uva. Ora, questa parola significa etimologicamente ci che vela (la ragione). I giuristi che
ammettono il ricorso all'analogia ritengono che si possa estendere il divieto del consumo del vino a
qualsiasi prodotto che influisce sulla ragione anche se non proviene di uva, come i datteri, le mele o
altra cosa. Nel secondo versetto, il termine sariq (ladro) indica la persona che ruba il bene dei altri.
I giuristi che ammettono il ricorso all'analogia estendono questa parola a chi apre le tombe e si
adatta le coltri dei morti (nabbash).
I giuristi che non ammettono il ricorso all'analogia ritengono che questi due versetti devono essere
compresi in un senso restrittivo. Cos, il termine vino (khamr) mira il vino prodotto dell'uva e nulla
di altro, e il termine ladro (sariq) mira soltanto quello che ruba il bene di altri.
II. Significato etimologico e significato tecnico
I termini possono avere un significato etimologico ed un altro tecnico, convenzionale, ed in questo
caso un significato giuridico. Cos:
il termine dabbah significa ci che va sulla terra, ma utilizzato dai giuristi per significare
animali a quattro gambe;

179
il termine mutakallim significa quello che parla, ma utilizzato per designare il teologo;
il termine faqih significa quello che comprende, ma utilizzato per designare lo specialista del
Diritto musulmano;
il termine haj significa dirigersi verso una destinazione, ma utilizzato per designare il
pellegrinaggio a Mecca nel rispetto delle condizioni previste dal Diritto musulmano.
III. Classificazione dei termini secondo il significato
1) Significato particolare (khas)
Un termine pu avere un significato particolare (khas). In questo caso, deve essere inteso come tale,
eccetto indicazione contraria. Il Corano dice:
Allah non vi punir per un'avventatezza nei vostri giuramenti, ma vi punir per i giuramenti che avete ponderato.
L'espiazione consister nel nutrire dieci poveri con il cibo consueto con cui nutrite la vostra famiglia, o nel
vestirli, o nel liberare uno schiavo. E chi non ha i mezzi di farlo, digiuni allora per tre giorni (5:89).
Le cifre 10 e 3 in questo versetto sono cifre particolari che non si pu interpretare differentemente.
lo stesso per le parti che ritornano agli eredi come fissato dal Corano.
Il Corano dice:
Dissero: "Bruciatelo e andate in aiuto dei vostri di, se siete [in grado] di farlo". Dicemmo: "Fuoco, sii frescura e
pace per Abramo" (21:68-69).
Il termine fuoco qui non pu essere interpretato in un senso metaforico come alcuni hanno provato
a fare.
Un termine particolare pu essere:
Indefinito (mutlaq): si tratta di un termine generico: animale, uccello, allievo, egiziano, o
Definito (muqayyad): un termine generico al quale si aggiunto un elemento che lo precisa:
animale nero, uccello bianco, allievo giovane, egiziano musulmano.
Questa distinzione ha un'importanza nella portata della norma giuridica. Cos, il Corano dice:
Coloro di voi che muoiono lasciando delle spose, queste devono osservare un ritiro di quattro mesi e dieci
[giorni]. (2:234).
Qui il versetto parla di spose (termine indefinito) diventate vedove e chi devono osservare un
periodo di ritiro prima di risposarsi. Importa poco che ci sia stato consumo del matrimonio o non.
Altrove, il Corano dice:
Vi sono vietate le vostre madri, sorelle, figlie, zie paterne e zie materne, le figlie di vostro fratello e le figlie di
vostra sorella, le balie che vi hanno allattato, le sorelle di latte, madri delle vostre spose, le figliastre che sono
sotto la vostra tutela, nate da donne con le quali avete consumato il matrimonio (4:23).
In questo versetto, perch una ragazza nata da una donna sia proibita al marito di quest'ultima,
occorre che ci sia stato un matrimonio consumato (termine definito) con la donna in questione.
Il Corano dice:
Chi, per errore, uccide un credente, affranchi uno schiavo credente e versi alla famiglia [della vittima] il prezzo
del sangue (4:92).
Questo versetto parla d'omicidio per errore (termine definito). Non si pu dunque generalizzare la
sanzione prevista a qualsiasi omicidio.
In alcuni versetti, la norma generale, ma pu essere limitata da un altro versetto o un detto di
Maometto. Cos, il Corano dice:
Se ci sono fratelli, la madre avr un sesto dopo [l'esecuzione de]i legati e [il pagamento de]i debiti. (4:11).
Maometto tuttavia ha proibito di fare legato al di l di un terzo. Quest'ultima norma limita dunque
la portata del testamento nella norma coranico.
Un problema si pone quando in due norme che disciplinano un atto si trova un termine generale ed
un altro delimitato, senza poterli conciliare. Cos, Maometto dice che occorre pagare imposta se si
ha cinque cammelli; ma in un altro detto, afferma che occorre pagarla se si ha cinque cammelli

180
senza legami. Inoltre, Maometto dice che occorreva digiunare due mesi in caso di rottura del
digiuno di Ramadan; ma in un altro detto, afferma che occorreva in questo caso digiunare due mesi
di seguito. Le soluzioni divergono secondo i giuristi.
Il Corano dice:
Chi, per errore, uccide un credente, affranchi uno schiavo credente e versi alla famiglia [della vittima] il prezzo
del sangue, a meno che essi non vi rinuncino caritatevolmente. Se il morto, seppur credente, apparteneva a gente
vostra nemica, venga affrancato uno schiavo credente. Se apparteneva a gente con la quale avete stipulato un
patto, venga versato il prezzo del sangue alla [sua] famiglia e si affranchi uno schiavo credente. E chi non ne ha i
mezzi, digiuni due mesi consecutivi per dimostrare il pentimento davanti ad Allah. Allah sapiente, saggio
(4:92).
Altrove, dice:
Allah non vi punir per un'avventatezza nei vostri giuramenti, ma vi punir per i giuramenti che avete ponderato.
L'espiazione consister nel nutrire dieci poveri con il cibo consueto con cui nutrite la vostra famiglia, o nel
vestirli, o nel liberare uno schiavo. E chi non ha i mezzi di farlo, digiuni allora per tre giorni (5:89).
Nel primo versetto il digiuno determinato come essendo due mese consecutivi, e nel secondo, di
tre giorni senza determinazione se si tratta di tre giorni consecutivi o no. Si ritiene qui che questi
due versetti comportano due sanzioni diverse (anche se si tratta di digiuno) riguardando due affari
diversi. Non ci pu in questo caso servirsi del primo versetto per capire che si tratta di un digiuno di
tre giorni consecutivi nel secondo versetto.
Nel versetto 4:92 suddetto questione della liberazione di uno schiavo credente. Ma altrove il
Corano dice:
Coloro che paragonano le loro mogli alla schiena delle loro madri e poi si pentono di quello che hanno detto,
liberino uno schiavo prima di riprendere i rapporti coniugali (58:3).
In quest'ultimo versetto, preso in considerazione lo schiavo in generale. I giuristi differiscono qui
per sapere se nei due casi occorreva che lo schiavo sia credente.
Nel versetto 2:282, il Corano prescrive la testimonianza di due testimoni in materia di vendita. Nel
versetto 2:65, prescrive la testimonianza di due testimoni giusti in materia di ripudio. Si ritiene qui
che nei due casi, i testimoni devono essere giusti sostenendosi sul versetto: "O credenti, se un
malvagio vi reca una notizia, verificatela, affinch non portiate, per disinformazione, pregiudizio a
qualcuno e abbiate poi a pentirvi di quel che avrete fatto" (49:6).
Un altro esempio che riguarda i divieti alimentari. Il Corano dice:
In verit vi sono state vietate le bestie morte, il sangue, la carne di porco (2:173).
Ma altrove il Corano dice:
Di': "In quello che mi stato rivelato non trovo altri interdetti a proposito del cibo, se non l'animale morto, il
sangue effuso e la carne di porco - che immonda - e ci che, perversamente, stato sacrificato ad altri che ad
Allah". (6:145).
Nel primo versetto, il divieto riguarda sangue in generale, e nel secondo su sangue effuso. Gli
hanafiti preferiscono quest'ultimo ritenendo che sarebbe troppo esigere dal musulmano che svuota
interamente l'animale del suo sangue. Invocano qui il versetto: "Allah non vi vuole imporvi
disagio" (5:6).
2) Senso generale ('am)
Un termine pu indicare un gruppo senza determinazione del numero in modo esauriente. Ci pu
essere sotto varie forme di cui:
Utilizzo del plurale:
Ecco quello che Allah vi ordina a proposito dei vostri figli: al maschio la parte di due femmine. Se ci sono solo
femmine e sono pi di due, a loro [spettano] i due terzi dell'eredit, e se una figlia sola, [ha diritto al] la met
(4:11).
Utilizzo dell'articolo definito:
Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah.
Allah eccelso, saggio (5:38).

181
Utilizzo della forma indefinita:
Non sposate le [donne] associatrici finch non avranno creduto, ch certamente una schiava credente meglio di
una associatrice, anche se questa vi piace (2:221).
Utilizzo del pronome relativo:
nel mese di Ramadan che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e
distinzione. Chi di voi ne testimoni [la nuova luna di Ramadan] digiuni. E chiunque malato o in viaggio
assolva [in seguito] altrettanti giorni (2:185).
Utilizzo della forma indefinita nella negazione o l'ordine o il condizionale:
Non prestano ad Allah la considerazione che Gli spetta quando dicono: "Allah non ha fatto scendere nulla su di
un uomo!". (6:91).
O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ch forse questi sono migliori di loro (49:11).
O credenti, se un malvagio vi reca una notizia, verificatela (49:6).
Utilizzo di ciascuno:
In quel Giorno ciascuno sar compensato per quello che avr meritato: in quel Giorno non ci sar ingiustizia.
Allah rapido al conto (40:17).
I giuristi concordano nel considerare che i termini generali designano tutti i membri della classe alla
quale si applicano, eccetto indicazione contraria. Cos, quando Maometto morto, occorreva
dividere la sua successione tra i suoi figli conformemente al versetto 4:11. Questo tuttavia non fu il
caso perch Maometto dice che i profeti non lasciano un'eredit e che i loro beni sono divisi come
elemosina.
L'utilizzo di un termine che ha un senso generale indica tanto gli uomini che le donne, eccetto
indicazioni contrarie.
A volte, il Corano si rivolge a Maometto. I giuristi si sono chiesti se questo discorso lo riguarda
esclusivamente, o se si tratta di un discorso generale che si rivolge a tutti. Distinguono tra tre
situazioni:
Se chiaro che il discorso riguarda soltanto Maometto, non si applica agli altri. il caso del
privilegio di sposare altrettante donne che voleva nel versetto seguente:
O Profeta, ti abbiamo reso lecite le spose alle quali hai versato il dono nuziale, le schiave che possiedi che Allah
ti ha dato dal bottino. Le figlie del tuo zio paterno e le figlie delle tue zie paterne, le figlie del tuo zio materno e
le figlie delle tue zie materne che sono emigrate con te e ogni donna credente che si offre al Profeta, a condizione
che il Profeta voglia sposarla. Questo un privilegio che ti riservato, che non riguarda gli altri credenti (33:50).
A volte, il contesto segnala che si tratta di una norma ad applicazione generale come nel
versetto seguente relativo al ripudio:
O Profeta, quando ripudiate le vostre donne, ripudiatele allo scadere del termine prescritto e contate bene il
termine. Temete Allah vostro Signore e non scacciatele dalle loro case, ed esse non se ne vadano, a meno che
non abbiano commesso una provata indecenza. Ecco i termini di Allah. Chi oltrepassa i termini di Allah,
danneggia se stesso (65:1).
Se il versetto non d un'indicazione, si ritiene che si tratta di una norma generale:
O Profeta, temi Allah e non obbedire n ai miscredenti n agli ipocriti. In verit Allah sapiente, saggio (33:1).
Le risposte date alle questioni sono considerate d'applicazione generale, fino a prova contraria. I
giuristi hanno stabilito a tale riguardo una regola giuridica che dice: "Si tiene conto del carattere
generale della risposta e non della specificit della causa". Cos, un uomo dice a Maometto che va
per mare e dispone di poca acqua da bere. Se fa le sue abluzioni con questa acqua, rischia di morire
di sete. Pu allora fare le sue abluzioni con l'acqua salata del mare? Maometto rispose: "L'acqua del
mare pura, ed i sui morti sono legali". I giuristi hanno inferito da questa risposta che l'acqua del
mare pu servire come mezzo d'abluzione, e che i suoi pesci morti possono essere consumati
(mentre gli altri animali morti sono proibiti dal Corano). Questa norma applicata a tutti e sempre,
e non ai soli marinai.
Alcune forme generali devono essere comprese come rivolgendosi a persone definite come nei casi
seguenti:
Menzione di un'eccezione:

182
Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto - eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la
fede in cuore - e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro la collera di Allah e avranno un
castigo terribile (16:106).
Menzione di una condizione:
Spetta agli uomini che ne hanno la possibilit di andare, per Allah, in pellegrinaggio alla Casa (3:97).
Non castigheremo alcun popolo senza prima inviar loro un messaggero (17:15).
Usanza contraria:
Lui che ha creato giardini [di vigne] con pergolati e senza pergolati, palme e piante dai diversi frutti, l'olivo e il
melograno, simili ma dissimili; mangiatene i frutti e versatene quanto dovuto nel giorno stesso della raccolta,
senza eccessi, ch Allah non ama chi eccede (6:141).
Si ritiene qui che il pagamento dell'imposta religiosa non riguarda ci che l'agricoltore e la sua
famiglia consumano.
Gli incapaci:
La norma generale non applicata a categorie di persone che non possono essere portatrici
d'obbligo. Cos, l'obbligo di pregare o digiunare non si applica alle persone incapaci (a causa della
loro et o di pazzia).
3) Significato multiplo (mushtarak)
Alcuni termini possono avere molti significati. Cos:
Un termine pu essere utilizzato da varie trib arabe con un significato diverso.
Un termine pu avere un significato etimologico ed un altro tecnico. Cos, il termine niqah
significa etimologicamente l'atto sessuale, ma tecnicamente designa il matrimonio.
Un termine pu avere un significato proprio ed un altro figurativo.
Un termine pu essere utilizzato per designare varie cose. Cos, il termine mawla significa
tanto lo schiavo che il suo padrone. Il termine sacralizzazione (ihram) significa l'entrata nella
terra proibita della Kaaba, o il fatto di portare i vestiti del pellegrinaggio. Il termine 'ayn pu
significare: occhio, fonte, spia od oggetto.
I giuristi si sono chiesti se il significato multiplo dovesse essere preso in considerazione
nell'applicazione della norma. Alcuni dicono che non possibile che una norma copra tutti i
significati di un termine, e quindi occorre ricercare in altri elementi la delimitazione del significato
per il quale la norma stata stabilita. Cos, il Corano dice:
Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah.
Allah eccelso, saggio (5:38).
Il termine arabo yad (mano) pu designare sia tutto il braccio, sia la mano e l'avambraccio, sia la
mano sola (delle dita al polso), e pu designare la mano diritta o la mano sinistra. Sostenendosi
sulla pratica di Maometto, i giuristi considerano che il termine yad designa soltanto la mano fino al
polso, e che si tratta della mano diritta.
Secondo alcuni giuristi, una norma pu coprire i diversi significati, eccetto se c' un'indicazione
contraria, a condizione che si possa logicamente tenere conto di questi significati. Cos, il Corano
dice:
O voi che credete! Non uccidete la selvaggina se siete in stato di consacrazione (5:95).
Non cacciate quando siete in stato di sacralizzazione (5:1).
Il termine sacralizzazione (ihram) come lo abbiamo detto, ha due sensi diversi: l'entrata nella terra
vietata della Kaaba, o portare i vestiti del pellegrinaggio. I giuristi ritengono che il divieto si
estenda a queste due situazioni. Un altro esempio:
Ti interpelleranno a proposito delle donne. Di': "Allah vi risponde a riguardo, e ci recitato nel Libro
relativamente alle orfane alle quali non date quello che prescritto loro e a quelle che desiderate sposare
(targhabun an tankahuhin), ai ragazzi oppressi e agli orfani dei quali dovete aver cura con giustizia (4:127).
L'espressione araba targhabun an tankahuhin stata tradotta qui con "che desiderate sposare". Ma
pu anche significare "che ripugnate di sposare". La norma coranica copre le due situazioni.

183
Se un termine presente in un testo religioso ha un senso etimologico corrente ed un senso tecnico,
il senso tecnico che prevale. Cos, il termine salat (preghiera) designa etimologicamente
l'invocazione, mentre nella terminologia religiosa, designa specificamente la pratica del culto, ed
in questo senso che occorre capire il versetto 73:20: "Compiete la preghiera". Inoltre il termine
talaq significa etimologicamente il fatto di sciogliere qualsiasi legame, ma nella terminologia
religiosa significa il ripudio che scioglie il legame del matrimonio, ed in questo senso che occorre
capire il versetto 2:229: "Si pu ripudiare due volte. Dopo di che, trattenetele convenientemente o
rimandatele con bont".
IV. Classificazione dei termini secondo il contesto
1) Significato proprio (haqiqi) e significato figurativo (majaz)
Un termine designa in primo luogo questo per quello che stato creato. Pu a tale proposito avere
un senso etimologico, tecnico o usuale. Si parla allora del senso proprio del termine.
Un termine pu anche designare un altro oggetto che ha un legame con il senso proprio. Si parla
allora di senso figurativo. Cos, nel versetto 12:36: "Mi sono visto [in sogno] mentre schiacciavo
del vino", il termine vino designa qui uva (non si schiaccia il vino, ma l'uva). Inoltre nel versetto
12:82: "Chiedi pure alla citt e a quelli della carovana con la quale siamo tornati", il termine citt
designa qui abitanti della citt. Inoltre nel versetto 90:13: "slegare un collo", questa espressione
significa riscattare uno schiavo.
Secondo i giuristi, il termine avendo due significati, un proprio ed uno figurativo, deve essere
compreso nel significato proprio in modo prioritario. Cos, se qualcuno dedica i beni ai suoi figli,
ci designa i suoi figli diretti, e non sui nipoti anche se il termine figli, nel senso figurativo,
comprende anche i nipoti.
Si deve tuttavia tenere conto del significato figurativo se non possibile logicamente tenere conto
del significato proprio. Cos, Maometto dice non vendere una misura contro due misure. In realt
ci significa il contenuto della misura e non l'utensile che serve per misurare.
In alcuni casi, possibile tenere conto del significato proprio e del significato figurativo. Il Corano
dice:
O voi che credete! Quando vi levate per la preghiera, lavatevi il volto, le mani [e gli avambracci] fino ai gomiti,
passate le mani bagnate sulla testa e lavate i piedi fino alle caviglie. Se siete in stato di impurit, purificatevi. Se
siete malati o in viaggio o uscendo da una latrina o dopo aver accostato le donne non trovate acqua, fate la
lustrazione con terra pulita, passandola sul volto e sugli avambracci (5:6).
L'espressione "accostato le donne " pu significare tanto il semplice contatto (senso proprio) che le
relazioni sessuali (senso figurativo). I giuristi musulmani ritengono che l'abluzione sia dovuta nei
due casi, ma gli hanafiti dicono che l'abluzione dovuta soltanto in caso di relazioni sessuali.
2) Significato diretto (sarih) e significato perifrasico (kinayah)
Il termine pu avere un senso diretto (sarih) che sia proprio (ho venduto, ho comprato, ho affittato)
o figurativo (ho mangiato di questo albero: cio ho mangiato il frutto di questo albero). Pu anche
avere un significato perifrasico (kinayah): cio che il significato compreso soltanto con indici.
Cos, un uomo dice a sua moglie: "Comincia il tuo periodo di ritiro", o "va dai tuoi genitori". La
prima espressione significa la volont del marito di ripudiare sua moglie perch il ritiro non ha
luogo che in caso di divorzio. Anche la seconda espressione significa la volont di ripudiare, ma
soltanto se tale l'intenzione del marito o se utilizzata dal marito dopo la domanda della donna di
ripudiarla.
Per l'applicazione di alcune sanzioni necessario che la lingua utilizzata sia diretta. Si applica qui il
principio "evitate la sanzione in caso di dubbio". Cos, per l'applicazione della pena prevista contro
la diffamazione d'adulterio, non si pu punire quello che dicesse ad un altro: "Io non sono adultero"
pur volendo dire indirettamente che "l'interlocutore adultero". Inoltre la confessione di avere
commesso un delitto deve essere chiara e non con termini perifrasici.

184
V. Classificazione dei termini secondo il grado di chiarezza del significato
Ci sono termini di cui si osserva il senso senza ricorrere ad elementi esterni per determinarlo. Sono
classificati in quattro categorie secondo la chiarezza del senso.
1) Termini a senso apparente (dhahir)
Alcuni termini hanno un significato apparente ma che non voluto originariamente. Cos, il
versetto 2:275 dice:
Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perch
dicono: "La vendita come la usura!". Ma Allah ha permesso la vendita e ha proibito l'usura.
Il passaggio in corsivo dice che la vendita legale. il senso apparente, ma lo scopo originale della
norma non di pronunciarsi sulla liceit della vendita ma di distinguere tra la vendita e l'usura. Non
si pu basarsi su questa norma per rendere legale ogni vendita. Infatti, altre norme proibiscono ad
esempio la vendita aleatoria, la vendita dei frutti prima della loro maturit e la vendita del vino.
Il versetto 4:3 dice:
Sposate due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono; ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola o le
ancelle che le vostre destre possiedono
Il significato apparente di questo versetto permette la poligamia, ma il suo primo scopo di esigere
un trattamento equo. Si innesta il permesso di sposare un numero illimitato di schiavi.
Un termine dal significato apparente considerato stringente in quanto tale, eccetto che se altre
norme ne limitano la portata o lo abrogano.
2) Termini a significato contestuale (nassi)
Un termine pu avere un significato contestuale. Cos, per riprendere due esempi summenzionati:
nel versetto 2:275, il significato contestuale indica che la vendita non assimilabile all'usura; e nel
versetto 4:3, il significato contestuale segnala che il numero delle donne non deve andare oltre
quattro.
Anche in questo caso un termine che ha un significato contestuale considerato costrittivo in
quanto tale, eccetto che se altre norme ne limitano la portata o lo abrogano.
3) Termini a senso spiegato o precisato (mufassar)
Un termine pu avere un significato stabilito dal contesto che non pu prestarsi ad interpretazione.
Cos, il Corano dice:
Coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta
(24:4).
La cifra "ottanta" precisa il numero dei colpi di frusta; non pu essere interpretato differentemente.
La sanzione non sar dunque n pi n meno. I giuristi ritengono che un termine spiegato sia
considerato costrittivo eccetto se altre norme lo abrogano.
Il Corano dice:
Combattete tutti assieme i politeisti come essi vi combattono tutti assieme. Sappiate che Allah e con coloro che
[Lo] temono (9:36).
Il termine "tutti" (kaffah) precisa il senso del termine generale "politeisti". Di conseguenza, non si
pu escludere alcuni politeisti del combattimento.
In quest'ultimo esempio, la precisazione data immediatamente dopo. Ma un termine utilizzato dal
Corano pu essere precisato da un detto di Maometto. Cos, il versetto 73:20 prescrive la preghiera
e l'imposta religiosa, e il versetto 2:275 prescrive il pellegrinaggio. Per capire il significato di questi
termini e le modalit con cui compiere questi doveri occorre riferirsi alla Sunnah.

185
4) Termini a senso definitivo (muhkam)
Il termine muhkam significa etimologicamente "ben fatto, ben curato". Lo traduciamo qui per
"definitivo". Si oppone al termine mutashabih (ambiguo: ne parleremo nel punto seguente). Questi
due termini sono ripresi del versetto 3:7:
Lui che ha fatto scendere il Libro su di te. Esso contiene versetti definitivi (muhkamat), che sono la Madre del
Libro, e altri che si prestano ad interpretazioni diverse (mutashabihat).
Un termine o una norma ha un senso definitivo quando questo significato chiaro che deriva dal
contesto e non ammette n interpretazione n abrogazione. Diamo alcuni esempi:
Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori (17:23).
Coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e
non sia mai pi accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori (24:4).
Non dovete mai offendere il Profeta e neppure sposare una delle sue mogli dopo di lui: sarebbe un'ignominia nei
confronti di Allah (33:53).
La guerra santa continuer fino al giorno della resurrezione (detto di Maometto).
Il primo versetto enuncia delle prescrizioni fondamentali, definitive. Il secondo vieta in modo netto
il ricorso alla testimonianza dei calunniatori. Il terzo vieta di sposare le donne di Maometto dopo la
sua morte. Quanto al detto, la prosecuzione della guerra santa resa categorica con la precisione
"fino al giorno della resurrezione".
5) Implicazioni di queste varie categorie
La classificazione suddetta delle norme non semplicemente teorica. Se ci si trova dinanzi ad un
testo che comporta norme che appartengono a varie categorie, le norme col significato definitivo
prevalgono sulle norme col significato spiegato, contestuale ed apparente; e le norme col significato
spiegato prevalgono sulle norme col significato contestuale ed apparente; e le norme col significato
contestuale prevalgono sulle norme col significato evidente. Come esempio il matrimonio
regolato da varie norme:
Permesso di sposare ogni donna che piace (4:3) (senso apparente).
Limitazione del matrimonio a quattro (4:3) (senso contestuale).
Limitazione ad una sola donna se si tema di non essere equo (4:3) (senso spiegato).
Non sposare mai le donne di Maometto dopo di lui (33:53) (senso definitivo).
La norma a significato definitivo limita la norma col significato spiegato; la norma spiegata limita
quella col significato contestuale, e questa ultima limita quella col significato apparente.
Un altro esempio, il Corano prescrive di prendere in materia di ripudio "la testimonianza di due dei
vostri uomini retti" (65:2) (senso spiegato). Ma altrove, dice:
Coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e
non sia mai pi accettata la loro testimonianza (24:4).
Quest'ultimo versetto proibisce di ricorrere alla testimonianza del calunniatore (significato
definitivo). Esso prevale sul precedente e lo limita.
VI. Classificazione dei termini secondo il grado d'oscurit del significato (khafi al-dalalah)
Alcuni termini hanno un significato oscuro, comportando un grado d'incertezza e richiedendo una
riflessione per capirli, partendo da indizi esterni. Questi termini sono classificati in quattro
categorie:
1) Termini a significato nascosto (khafiy)
Alcuni termini hanno un significato chiaro, ma possono riferirsi a vari casi nell'applicazione. Cos,
il termine ladro (sariq) si riferisce di norma a chi ruba i beni degli altri di nascosto. questo
termine che il Corano utilizza nel versetto 5:38:
Tagliate la mano al ladro e alla ladra, per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah.
Allah eccelso, saggio.

186
I giuristi musulmani divergono quanto all'estensione del termine "ladro", e quindi della sanzione,
contro il prestidigitatore (tarrar) che ruba i beni della gente in stato di veglia, o contro chi apre le
tombe e si adatta le coltri dei morti (nabbash).
Un detto di Maometto afferma: "L'assassino non eredita". Il termine assassino (qatil) designa
etimologicamente ogni persona che uccide un altro, che sia intenzionalmente o per errore,
direttamente o indirettamente (per istigazione o con un intermediario), illecitamente o per legittima
difesa. Alcuni giuristi ritengono che solo chi uccide intenzionalmente ed illecitamente deve essere
privato dell'eredit di colui che egli uccide. Altri ritengono al contrario che questa sanzione debba
essere applicata a tutti i casi, compreso l'omicidio per errore.
Ci si pu trovare dinanzi ad un termine il cui significato chiaro in un versetto, ma utilizzato in un
altro si pu prestare a dubbi. Cos, il Corano dice:
Quando commettono qualcosa di turpe, dicono: "Cos facevano i nostri avi, Allah che ce lo ha ordinato". Di':
"Allah non comanda la turpitudine. Direte, contro Allah, ci che non conoscete?" (7:28).
Ma, altrove il Corano dice:
Quando vogliamo distruggere una citt, ordiniamo ai suoi ricchi, e trasgrediscono. Si realizza allora il Decreto e
la distruggiamo completamente (17:16).
In quest'ultimo versetto, Dio ordina il male? Come si pu conciliare questi due versetti
contraddittori? Alcuni hanno proposto di leggere termine amarna (ordiniamo) come ammarna
(mettiamo al potere), variante riportata da alcune fonti musulmane.
Altrove, il Corano dice:
Se giunge loro un bene, dicono: "Viene da Allah". Se giunge un male, dicono: "Viene da te". Di': "Tutto viene da
Allah" (4:78).
Ma il versetto seguente dice:
Ogni bene che ti giunge viene da Allah e ogni male viene da te stesso (4:79).
I giuristi provano attraverso lo sforzo d'interpretazione a risolvere la contraddizione tra questi due
versetti.
2) Termini a significato equivoco (mushkil)
Alcuni termini possono avere due o pi significati, e per capire occorre compiere uno sforzo
d'interpretazione. il caso del termine arabo quru' nel versetto:
Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli (quru') (prima del nuovo matrimonio) (2:228).
Il termine quru', che significa dal punto di vista linguistico il periodo, pu designare tanto la
purificazione (tuhr) che la mestruazione (hayd). La questione sapere quale di questi due
significati corrisponde al significato del versetto, e dunque se la divorziata deve lasciare passare tre
periodi di purezza (periodo che separa due mestrui consecutivi) prima di risposarsi, o se deve
aspettare di avere avuto tre mestrui. Questo doppio significato ha generato due interpretazioni
diverse.
Un esempio del diritto positivo, l'articolo 8 del codice di statuto personale iracheno dice: "La
maggioranza matrimoniale realizzata all'et di 18 anni passati". Ma, il termine "anno" pu
significare tanto l'anno solare che l'anno lunare. Ora, le materie di statuto personale sono
disciplinate con il Diritto musulmano, ed dunque l'anno lunare seguito dai musulmani che
designato qui.
3) Termini a significato succinto (mujmal)
Si tratta di termini che non indicano in s il contenuto. Cos, i termini come preghiera (salat),
digiuno (sawm), usura (riba), pellegrinaggio (haj), prezzo del sangue (diyyah) non possono essere
compresi che se si conosce l'istituzione che rappresentano. Si ricorre allora a spiegazioni prese in
altri testi oltre a quelli che li accennano.
Si d anche come esempio di termini a significato succinto, i termini coranici rari o a senso
sconosciuto, ma che sono a volte seguiti da una spiegazione:

187
In verit l'uomo stato creato instabile (halu'); prostrato quando lo coglie sventura, arrogante nel benessere
(70:19-21).
La percotente (qari'ah), cos' mai la Percotente? E chi potr farti comprendere cos' la Percotente? Il Giorno in
cui gli uomini saranno come falene disperse, e le montagne come fiocchi di lana cardata (101:1-5).
Una norma che comporta un termine a significato succinto non pu avere un'applicazione se non
qualora chiarita da altri passaggi o indizi.
4) Termini a significato ambiguo (mutashabih)
Abbiamo segnalato nel punto precedente (V) che questo termine ripreso dal versetto 3:7 e si
oppone al termine muhkam.
considerato ambiguo il termine d'impiego comune di cui il vero significato rimane incompreso,
nonostante lo sforzo d'interpretazione. il caso dei termini morfologici utilizzati dal Corano
parlando di Dio:
In verit coloro che prestano giuramento [di fedelt], ad Allah che lo prestano: la mano di Allah sopra le loro
mani (48:10).
Fu ispirato a No: "Nessuno del tuo popolo creder, a parte quelli che gi credono. Non ti affliggere per ci che
fanno. Costruisci l'Arca sotto i Nostri occhi e secondo la Nostra rivelazione (11:36-37).
Allah il vostro Signore, Colui che in sei giorni ha creato i cieli e la terra e poi si innalzato sul Trono (7:54).
Dio sarebbe simile agli esseri umani con mani, occhi e seduto su un trono? Sono anche considerate
ambigue le lettere separate che si trovano all'inizio di alcuni capitoli, di cui abbiamo parlato pi su
1
.
Molti tentativi sono stati fatti per capire questi termini e queste lettere, ma sono soltanto ipotesi e si
ritiene che sia preferibile di non troppo attardarvisi, il vero significato essendo un mistero che
dipende da Dio solo. I giuristi segnalano a tale riguardo che i termini ambigui si trovano in passaggi
non normativi, e dunque non impegnano nessuno e non comportano nessun obbligo. Rinviamo il
lettore a ci che abbiamo detto pi su
2
.
VII. Classificazione dei termini secondo la loro portata
I giuristi musulmani hanno analizzato la struttura dei testi sacri che servono da fonte del diritto
musulmano per meglio analizzarne il significato. Una di queste analisi consiste nell'esplorare
l'intenzione dell'oratore che sta dietro il suo utilizzo dei termini. Le scuole divergono in queste
classificazioni. Diamo quella degli hanafiti che formano la maggioranza dei musulmani sunniti.
Distinguono tra quattro livelli:
1) Significato letterale, esplicito (dalil al-ibarah)
Un termine ha un significato primario, voluto dall'oratore, che si comprende fin dalla prima lettura.
Il Corano dice:
Coloro invece che si nutrono di usura resusciteranno come chi sia stato toccato da Satana. E questo perch
dicono: "La vendita come la usura!". Ma Allah ha permesso la vendita e ha proibito l'usura (2:275).
Questo versetto comporta due norme: la prima riguarda l'usura, e l'altra la vendita. Il primo
obiettivo di questo versetto di dichiarare che l'usura vietata, e non si pu compararla con la
vendita, che lecita. Questo versetto tuttavia non mira a rendere legale ogni vendita. Infatti la
vendita a volte un illecito, quando riguarda vino o maiale.
2) Significato implicito (dalil al-isharah)
Oltre al significato letterale, l'interlocutore pu scoprire un secondo significato, implicito, dedotto
dal primo. Cos, il Corano dice:
Abbiamo ordinato all'uomo la bont verso i genitori: sua madre lo ha portato con fatica e con fatica lo ha
partorito. Gravidanza e svezzamento durano trenta mesi (46:15).

1
V. parte II, capitolo I.I.3.C.
2
V. parte II, capitolo I.III.5.

188
Abbiamo imposto all'uomo di trattare bene i suoi genitori: lo port sua madre di travaglio in travaglio e lo svezz
dopo due anni (31:14).
Il significato esplicito del primo versetto che la gestazione e lo svezzamento durano 30 mesi, e
quello del secondo che lo svezzamento dura 24 mesi (due anni). I giuristi hanno dedotto da questi
due versetti che il minimo di gestazione di sei mesi. il significato implicito di questi due versetti
quando sono messi uno vicino all'altro.
Il Corano dice:
Per coloro che vogliono completare l'allattamento, le madri allatteranno per due anni completi. Il padre del
bambino ha il dovere di nutrirle e vestirle in base alla consuetudine (2:233).
Il significato esplicito di questo versetto di imporre al padre gli alimenti e l'abito delle madri dei
loro bambini. I giuristi ne hanno dedotto che il padre il solo ad assistere i suoi bambini.
3) Significato simbolico (dalil al-nas)
Dietro il discorso, l'oratore intende trasmettere un messaggio che va oltre i termini che utilizza.
Cos, il Corano dice:
Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o
entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro "uff!" e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto
(17:23).
Questo versetto prescrive il rispetto dei genitori ai quali non si ha diritto di dire "uff". A maggior
ragione, non si ha il diritto di batterli o di umiliarli.
Il Corano dice:
In verit coloro che consumano ingiustamente i beni degli orfani non fanno che alimentare il fuoco nel ventre
loro, e presto precipiteranno nella Fiamma. (4:10).
Questo versetto prescrive di non consumare i beni degli orfani e, anche, di non disporre di questi
beni o distruggerli. Questa norma significa che occorre gestire correttamente i loro beni.
4) Significato contestuale (dalil al-muqtada)
Alcuni termini non possono essere compresi come tali e devono essere interpretati secondo il loro
contesto, rivelando l'implicazione. Questo deriva spesso dallo stile conciso considerato come segno
d'eloquenza nella lingua araba. Cos, il Corano dice:
Vi sono vietate le vostre madri, sorelle, figlie, zie paterne e zie materne, le figlie di vostro fratello e le figlie di
vostra sorella, le balie che vi hanno allattato, le sorelle di latte, madri delle vostre spose... (4:23).
Vi sono vietati gli animali morti, il sangue, la carne di porco e ci su cui sia stato invocato altro nome che quello
di Allah, l'animale soffocato (5:3).
Nel primo versetto, il divieto riguarda il matrimonio. Questo versetto deve essere compreso come
segue: "Vi vietato di sposare le vostre madri....". Nel secondo, il divieto riguarda il consumo, e
deve essere compreso come segue: "Vi vietato di mangiare gli animali morti, il sangue..".
In quest'ultimo esempio, ci si chiesti se il divieto non debba essere compreso in un senso ancora
pi ampio, coprendo non soltanto il consumo della carne, ma anche qualsiasi utilizzo di prodotto
che ne proviene. Cos, alcuni giuristi proibiscono tanto la carne che la pelle o i peli che provengono
dall'animale morto o dal maiale.
5) Conflitto tra questi diversi significati
Pu succedere che le norme abbiano vari significati. Sta ai giuristi di trovare il significato il pi
adeguato per conciliarli. Cos, il Corano dice:
Il credente non deve uccidere il credente, se non per errore. Chi, involontariamente, uccide un credente, affranchi
uno schiavo credente e versi alla famiglia [della vittima] il prezzo del sangue (4:92).
Ma il versetto seguente dice:
Chi uccide intenzionalmente un credente, avr il compenso dell'Inferno, dove rimarr in perpetuo (4:93).
Secondo il significato esplicito di questi due versetti, chi commette l'omicidio per errore punito in
questa vita, mentre chi commette l'omicidio intenzionale sar punito soltanto nell'altra vita. Ma i

189
giuristi musulmani dicono che il significato implicito del versetto 4:93 prevale sul significato
esplicito. Il significato implicito che chi commette un omicidio intenzionale non si pu sdoganare
con la sanzione precedente poich la sua punizione la dannazione eterna. Contro quest'ultimo
infatti il Corano prescrive la legge del taglione (2:178; 5:44; 17:33). Ma Al-Shafi'i (d. 820) ritiene
che la sanzione prevista con il versetto 4:92 si applica a maggior ragione a proposito di chi uccide
intenzionalmente.
VIII. Classificazione delle forme imperative
I giuristi musulmani si attardano sul senso delle forme imperative nelle norme musulmane.
1) Forma imperativa positiva
La forma imperativa positiva (fate! od altre forme d'ingiunzione) significa normalmente un ordine,
eccetto se il contesto o degli indizi indicano l'opposto. Pertanto, pu significare:
Un ordine obbligatorio: "Assolvete all'orazione, pagate la decima e inchinatevi con coloro che
si inchinano" (2:43).
Un incitamento (nadb): "Ai vostri schiavi che ve lo chiedano concedete l'affrancamento
contrattuale, se sapete che in essi c' del bene" (24:33).
Un consiglio: "O voi che credete, quando contraete un debito con scadenza precisa, mettetelo
per iscritto; che uno scriba tra di voi lo metta per iscritto, secondo giustizia. [] Chiamate a
testimoni due dei vostri uomini o in mancanza di due uomini, un uomo e due donne, tra coloro
di cui accettate la testimonianza, in maniera che, se una sbagliasse l'altra possa rammentarle"
(2:282).
Un permesso: "O voi che credete, non profanate i simboli di Allah, n il mese sacro, n
l'offerta sacrificale, n le ghirlande, n quelli che si dirigono verso la Sacra Casa bramando la
grazia e il compiacimento del loro Signore. Dopo che vi sarete desacralizzati, cacciate
liberamente (5:2). La forma imperativa "cacciate" non un ordine, ma un permesso.
Una minaccia: "Non ci sono ignoti coloro che travisano i Nostri segni! Colui che sar
precipitato nel Fuoco avr forse sorte migliore di chi giunger con sicurezza al Giorno della
Resurrezione? Fate pure quel che volete, Egli ben osserva quello che fate" (41:40).
Una sfida: "Se avete qualche dubbio in merito a quello che abbiamo fatto scendere sul Nostro
Servo, portate allora una Sura simile a questa" (2:23).
Quando un ordine legato ad un termine, violato se non effettuato entro il termine. il caso
delle cinque preghiere o del digiuno di Ramadan. Se, invece, non c' una definizione del termine, si
presunto che si intenda fare del proprio meglio per obbedire e mettere a profitto il tempo di cui si
dispone, dal momento che nessuno pu garantire di rimanere in vita. Il Corano dice a tale riguardo:
"Affrettatevi al perdono del vostro Signore" (3:133); "Gareggiate nel bene" (2:148). Cos, in
materia di pellegrinaggio, il Corano dice: "Spetta agli uomini che ne hanno la possibilit di andare,
per Allah, in pellegrinaggio alla Casa" (3:97). Ogni musulmano che ha i mezzi deve fare il
pellegrinaggio una volta nella sua vita, non appena possibile. Fare il pellegrinaggio molte volte non
n escluso n obbligatorio. Ma i giuristi contemporanei insistono che se si hanno i mezzi,
preferibile aiutare i poveri che spendere il proprio denaro per rifare il pellegrinaggio.
Eccetto indicazione contraria, un ordine presunto essere effettuato una sola volta almeno. Se
l'ordine legato ad una causa, l'esecuzione deve essere ripetuta ogni volta che la causa si realizza,
eccettuato il caso d'impossibilit. Cos, il Corano dice: "O voi che credete! Quando vi levate per la
preghiera, lavatevi il volto, le mani [e gli avambracci] fino ai gomiti" (5:6). Qui occorre fare le
abluzioni ad ogni preghiera. Il Corano prescrive di tagliare la mano in caso di furto. Ma una volta
che si tagliata la seconda mano per il secondo furto, non si ha pi alcuna mano da tagliare.
L'ordine di compiere un atto comporta anche l'esecuzione dei preparativi di questo atto. Cos, il
dovere di fare il pellegrinaggio implica il viaggio a Mecca. Inoltre il dovere di fare la preghiera
comunitaria implica il fatto di rendersi alla moschea. Di qui l'adagio giuridico: "Ci senza di cui un

190
dovere non pu essere compiuto esso stesso un dovere". A volte, tuttavia, l'ordine indica
espressamente l'esecuzione dei preparativi, come il caso delle abluzioni per la preghiera. Tuttavia,
se la preparazione non dipende della persona, questa non obbligata a realizzarlo. Cos, il
musulmano obbligato a fare la preghiera comunitaria, ma ci esige la presenza di un numero
determinato di persone. Se questo numero non riunito, il musulmano non obbligato a raccogliere
coloro che mancano.
2) Forma imperativa negativa
La forma imperativa negativa (non fate non o altri modi d'ingiunzione di divieto) significa
normalmente un divieto, eccetto se il contesto o degli indizi indicano l'opposto. Pertanto, pu
significare:
Un divieto: "Non sposate le [donne] associatrici finch non avranno creduto" (2:221).
Una ripugnanza: "O voi che credete, non vietate le cose buone che Allah vi ha reso lecite"
(5:87).
Un consiglio: "O voi che credete, non fate domande su cose che, se vi fossero spiegate, vi
dispiacerebbero" (5:101).
Una norma d'etichetta: "Non dar nulla sperando di ricevere di pi" (74:6).
IX. Norme giuridiche relative alla forma
I giuristi musulmani hanno stabilito tre norme che riguardano discorso giuridico:
1) Far produrre un effetto ad un termine meglio che lasciarlo senza effetto
Questa norma espressa all'articolo 60 di Majallah. Si ritiene che chi enuncia un discorso cerca di
trasmettere al suo interlocutore un senso. Ma, se si pu ammettere che a volte si parla tanto per
parlare, a maggior ragione si deve ammettere che di norma qualsiasi discorso ha un senso. Si
cercher dunque di trovare il senso del discorso anzich svuotare quest'ultimo di qualsiasi
significato. Come esempio, se un uomo crea una fondazione in favore dei suoi figli, ma l'uomo in
questione non ha pi figli ma soltanto nipoti, si riterr allora che l'uomo intendeva designare questi
ultimi per non annullare l'atto in mancanza di destinatario.
2) Priorit della creazione di una situazione nuova sull'insistenza
La ripetizione di un termine o l'utilizzo di vari termini aventi un significato simile pu significare
sia che la persona vuole enunciare un'altra idea, sia che vuole insistere sulla stessa idea. I giuristi
musulmani ritengono che occorra scegliere in questo caso la prima soluzione. Cos, il Corano dice:
Nessuno porter il peccato di un altro, e che invero, all'uomo non incomba che quello che ha fatto (53:38-39).
Alcuni giuristi ritengono che il pronome quello rinvia a peccato; si tratta dunque di una ripetizione
che mira a rafforzare l'idea della responsabilit individuale. Di conseguenza, il versetto da
interpretare come segue: "Nessuno porter il peccato di un altro, e che invero, all'uomo non
incomba che il peccato che ha fatto". Altri ritengono che sia preferibile interpretare il pronome
soltanto come una nuova idea. Il versetto dunque da intendere come segue: "Nessuno porter il
peccato di un altro, e che invero, all'uomo non incomba che il merito di ci che ha fatto".
Se un marito dice a sua moglie: "Sei ripudiata, sei ripudiata, sei ripudiata", occorrerebbe
normalmente intendere queste parole come significanti un ripudio triplo, che soddisfa cos la
condizione di validit del ripudio definitivo. Di conseguenza, non potr pi riprenderla che se
conclude un nuovo matrimonio, il che richiede il consenso della donna. Se, invece, sostiene che
voleva soltanto insistere sulla volont di ripudiare sua moglie, allora il ripudio non sar definitivo e
potr riprenderla prima della fine del ritiro legale, senza nuovo matrimonio e senza consenso della
donna.

191
3) Non si pu attribuire una dichiarazione ad un silenzioso
Questa norma espressa all'articolo 67 di Majallah. Significa che il silenzio non pu normalmente
essere interpretato come consenso sicuro nei casi in cui il silenzio accompagnato da indici da cui
si pu dedurre un senso. Questi casi eccezionali sono classificati in quattro categorie:
A) Silenzio accompagnando un'altra norma indicativa
Il Corano dice:
Se non ci sono figli e i genitori [sono gli unici] eredi, alla madre tocca un terzo (4:11).
Questo versetto indica la parte della madre (un terzo), ma non quella del padre. I giuristi musulmani
ne deducono che i due terzi restanti ritornano al padre.
B) Silenzio quando ci si astenuti dal dire l'opposto
Se qualcuno mantiene il silenzio in un affare, ci mostra che se avesse voluto l'opposto lo avrebbe
espresso. Diamo qualche esempio:
Nel tempo di Maometto non si pagava l'imposta legale sulla verdura coltivata nei dintorni di
Medina per i bisogni familiari, e si mangiava alla sua tavola il dab (tipo di lucertola). I giuristi
interpretano il silenzio di Maometto che riguarda queste due pratiche come consenso.
Se si chiede ad una giovane vergine il suo accordo per il matrimonio e lei osserva il silenzio, si
ritiene qui che il suo silenzio valga consenso.
I difensori della circoncisione femminile dicono che se Maometto fosse stato contrario a questa
pratica che aveva luogo al suo tempo, l'avrebbe condannata. Ora, secondo un detto attribuito a
Maometto, egli avrebbe insegnato ad una donna che praticava la circoncisione il metodo di
circoncidere, prescrivendole: "Taglia poco e non esagerare". Gli oppositori di tale pratica replicano
che questa usanza era radicata nella societ di Maometto e che quest'ultimo, che non poteva
sradicarla completamente, si limitato a ridurla con la speranza che scomparisse col tempo
1
.
Al tempo di Maometto c'era la schiavit. Occorre dedurre dell'assenza di condanna di questa pratica
da parte del Corano o di Maometto una sua legittimazione? La maggioranza dei giuristi musulmani
attuali dice che Maometto non poteva abolire definitivamente la schiavit ma ha previsto un
meccanismo che mira a ridurre il numero degli schiavi e tendere verso la loro liberazione. Ma
nonostante l'abolizione della schiavit nei paesi musulmani, si trovano difensori di questa pratica ai
nostri tempi. il caso d'Al-Mawdudi (d. 1979), il grande dotto religioso pakistano. Replicando ad
un autore che nega la schiavit nell'islam, dice: "L'onorevole autore in grado di indicare una sola
norma coranica che elimina la schiavit in modo assoluto per il futuro? La risposta certamente
no"
2
.
C) Silenzio in un affare che riguarda i diritti degli altri
Un padrone vede un incapace sotto la sua tutela procedere ad una transazione. Si ritiene qui che il
padrone acconsente a questa transazione con il proprio silenzio, in caso contrario si dovrebbe dire
che stava cercando di fuorviare la controparte invocando dopo la vendita lo stato di minorit
dell'autore della transazione. Un padre che vede il suo figlio minorenne distruggere i beni del vicino
e non lo impedisce, presunto consenziente all'atto di suo figlio e, quindi, deve rispondere dal
danno causato da suo figlio. Se un vicino che ha diritto di prelazione non dice nulla in occasione
della vendita, il suo silenzio significa che non intende far valere il suo diritto.

1
V. Aldeeb Abu-Sahlieh: Circoncision, p. 156-157.
2
Al-Mawdudi: Al-islam fi muwajahat al-tahaddiyat, p. 64. Al-Mawdudi dedica le pagine 63 a 109 per trattare la
questione della schiavit e delle relazioni sessuali con i prigionieri.

192
D) Silenzio nelle espressioni usuali
In alcune espressioni si ricorre a formule concise che occorre interpretare nel senso conosciuto
dall'uso comune. Cos, se qualcuno dice: "Compro a mille e un denaro", ci significa che compra a
mille denari ed un denaro.

193
Capitolo III. Obiettivi del Diritto musulmano
I. Importanza degli obiettivi
Abbiamo pi volte potuto osservare le norme linguistiche che servono ad osservare la portata delle
norme giuridiche e ad interpretarle. Accanto all'interpretazione linguistica esiste un'interpretazione
teleologica (o interpretazione secondo la ratio legis) che consiste nel determinare il senso di una
disposizione sulla base dell'obiettivo perseguito e dell'interesse protetto. Si ritiene, infatti, che le
norme non siano state stabilite a caso e che, dietro queste norme ci sia un obiettivo supremo voluto
dal legislatore, che la realizzazione del bene della societ e dell'individuo.
Nel diritto moderno si ritorna ai lavori preparatori ed alle memorie esplicative per scoprire la
ragione dietro la legge. Il giurista musulmano dispone delle raccolte della Sunnah, delle biografie di
Maometto, delle esegesi del Corano e dei libri specifici dedicati alle "cause della rivelazione". I
giuristi musulmani hanno inoltre compiuto un grande sforzo per teorizzare e determinare gli
obiettivi supremi del diritto musulmano.
Su questo punto la differenza tra la concezione musulmana e la concezione laica si cristallizza
intorno dell'idea che la ratio legis (ragione della legge) in diritto positivo determinata dal
legislatore umano, mentre la ratio legis nel diritto musulmano stabilita dal legislatore divino.
Mentre il legislatore umano sempre obbligato a motivare le sue norme, il legislatore divino non lo
, o, almeno, le sue logiche non sono sempre ovvie. Alcuni pensatori musulmani ritengono che non
si possano basare gli obiettivi delle norme sul fatto che Dio sovrano nella sua decisione e non
obbligato a motivarle. la questione che vedremo in primo luogo.
II. Obiettivi del Diritto musulmano tra negazione e affirmazione
Secondo gli ash'ariti inutile volere cercare un obiettivo dietro le norme religiose. Essi invocano a
tal fine il Corano, che indica:
Non sar Lui ad essere interrogato, sono loro che lo saranno (21:23).
Gli ash'ariti aggiungono che se gli atti di Dio fossero motivati da qualsiasi considerazione, ci
significherebbe che Dio era al corrente di queste e sarebbe tenuto a tenerne conto. Non sarebbe
dunque libero nelle sue decisioni.
Avanzano anche l'ipotesi che ogni persona che intraprende un atto per un obiettivo raggiunge la
perfezione con il conseguimento di questo obiettivo. Ora, Dio perfetto in s e non dipende da
nulla per esserlo. Occorrerebbe dunque interpretare i versetti che comportano motivazioni in modo
allegorico o collegarli alle conseguenze che deriverebbero dall'inosservanza di queste norme.
I maturiditi, gli hanbaliti ed i mu'taziliti affermano l'esistenza degli obiettivi dietro le norme
religiose. Invocano in primo luogo il fatto che numerosi versetti indicano chiaramente l'obiettivo
che li disciplina. Come esempio:
Non ti mandammo se non come misericordia per il creato (21:107).
Recita quello che ti stato rivelato del Libro ed esegui l'orazione. In verit l'orazione preserva dalla turpitudine e
da ci che riprovevole (29:45).
Nel contrappasso c' una possibilit di vita, per voi che avete intelletto. Forse diventerete timorati [di Allah].
(2:179).
solo perch Mi adorassero che ho creato i dmoni e gli uomini (51:56).
A coloro che sono stati aggrediti data l'autorizzazione [di difendersi], perch certamente sono stati oppressi e,
in verit, Allah ha la potenza di soccorrerli (22:39).
Se si nega l'esistenza degli obiettivi significa, che Dio agisce per distrazione, cosa che contraria a
quello che afferma il Corano:
Non per gioco che creammo il cielo e la terra e quel che vi frammezzo. Se avessimo voluto divertirci, lo
avremmo fatto presso Noi stessi, se mai avessimo voluto farlo (21:16-17).

194
Quanto al versetto 21:23 suddetto significa che non esiste alcuna forza esterna a Dio e pi forte che
lui che pu giudicarlo per i suoi atti.
I partigiani del ricorso agli obiettivi della legge respingono l'argomentazione secondo la quale la
motivazione degli atti riduce la libert di Dio, poich la motivazione, qui, proviene da Dio stesso ai
sensi della sua conoscenza e non dettata da forze esterne o di una legge naturale che gli sfugge.
Respingono anche l'argomentazione secondo la quale la motivazione riduce la perfezione di Dio.
Dio non giustifica i suoi atti per pervenire alla perfezione. Non ne ha bisogno ed agisce con
altruismo puro verso la sua creazione come il riflesso della sua profonda saggezza e misericordia.
Aggiungono che la negazione degli obiettivi equivale alla soppressione della legge stessa, poich il
giurista non pu dedurre le norme senza ricorrere agli obiettivi.
III. Classificazione degli interessi
Il diritto musulmano si prefigge (maqasid) di salvaguardare gli interessi (masalih) che i giuristi
classificano in tre categorie:
1) Interessi indispensabili (masalih daruriyyah)
I giuristi musulmani hanno identificato cinque interessi indispensabili senza i quali la vita umana
non pu svolgersi in modo sano e la cui assenza produce il disordine, la corruzione e la perdita
dell'altra vita. Questi interessi sono nell'ordine di priorit:
A) La preservazione della religione (din). La religione si trova in cima alla scala delle priorit nel
diritto musulmano. A questo scopo il diritto musulmano prescrive i doveri ai quali il
musulmano deve sottoporsi: la professione della fede (non c' Dio altro che Dio, e Maometto
il messaggero di Dio), le preghiere, il digiuno, l'elemosina legale, il pellegrinaggio e la guerra
santa per spargere la fede. Garantisce la libert religiosa: "Non c' costrizione nella religione.
La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Allah si aggrappa
all'impugnatura pi salda senza rischio di cedimenti" (2:256). Allo stesso tempo punisce con la
morte quello che abbandona l'islam o tenta di allontanare un musulmano della sua fede,
ritenendo che "la perversione peggiore dell'omicidio" (2:190).
B) La preservazione della vita (nafs). Dopo la religione viene la protezione della persona umana
dai danni alla sua vita ed alla sua integrit fisica. Il diritto musulmano prevede a tale riguardo
sanzioni rigorose: la legge di rappresaglia ed il pagamento del prezzo del sangue; priva
dell'eredit l'erede che intenta alla vita del defunto; proibisce anche il suicidio e lo sancisce con
la punizione nell'altra vita.
C) La preservazione della ragione ('aql). La ragione umana deve essere preservata affinch
nessuno possa nuocere a s ed alla societ e divenga un peso per quest'ultima. A questo scopo,
il diritto musulmano proibisce il consumo del vino e delle droghe affinch la persona sia
sempre in possesso delle sue capacit mentali.
D) La preservazione della progenie (nasl). La preservazione della progenie un mezzo per la
conservazione del genere umano, e la buona istruzione dei bambini in famiglia contribuisce a
creare regole sociali tra gli individui. Pertanto il diritto musulmano regola il matrimonio e lo
protegge, proibisce l'adulterio e l'accusa calunniosa d'adulterio. Per questo punisce
rigorosamente le due infrazioni.
E) La preservazione della propriet (mal). Il diritto musulmano regola le transazioni riguardanti
l'acquisizione delle propriet, prevede l'amputazione della mano del ladro per proteggere la
propriet privata, prescrive la compensazione in favore della vittima ed impone la tutela e il
riguardo delle persone incapaci perch non sprechino i loro beni. Veglia sulla ripartizione dei
beni, vieta l'accaparramento dei prodotti di consumo e condanna lo sfruttamento altrui
mediante l'usura.

195
2) Interessi necessari (masalih hajiyyah)
Sono gli interessi di cui gli esseri umani hanno bisogno per condurre una vita facile e comoda e per
aiutarli a sopportare le responsabilit e le difficolt della vita. Per preservare questi interessi il
diritto musulmano regola il contratto di vendita e di affitto, dispensa il viaggiatore ed il malato del
dovere del digiuno durante il Ramadan, autorizza la caccia, chiude la porta alle tentazioni che
possono condurre al vizio, vieta agli uomini di mescolarsi alle donne, di abbracciarle e prescrive
loro l'uso del velo.
3) Interessi di miglioramento (masalih tahsiniyyah)
Il diritto musulmano ha delle norme che mirano a dare all'uomo un atteggiamento pi accettabile e
a facilitargli la realizzazione degli interessi indispensabili. Cos, in ambito cultuale, prescrive di
avere un abito pulito e di scegliere un posto pulito per la preghiera. Nelle relazioni tra esseri umani,
prescrive di avere buon carattere, di rispettare l'etichetta, di non insultare gli altri, di essere discreti,
di evitare le spese inutili, di non forviare gli altri, di fare l'elemosina ai mendicanti. Nell'ipotesi di
una guerra santa, proibisce di uccidere i monaci, le donne ed i bambini. Per garantire la protezione
della religione, proibisce agli incompetenti la consultazione dei libri sacri altrui. Per tutelare la
ragione, proibisce la vendita del vino negli ambienti musulmani anche se i venditori e gli acquirenti
non sono musulmani. Ci si trova qui, dunque, di fronte a norme che completano le norme
concernenti gli interessi indispensabili e necessari.
4) Gerarchia degli interessi
Gli interessi suddetti sono classificati nell'ordine di priorit. Occorre cominciare con il garantire il
rispetto degli interessi indispensabili prima degli interessi necessari, e questi ultimi prima degli
interessi di miglioramento. Per esempio:
La preservazione della religione passa prima della preservazione della vita. Non si pu
invocare cos il divieto di uccidere o di suicidarsi per non partecipare a una guerra santa o per
non mettere a morte un apostata.
La preservazione della vita passa prima della preservazione della ragione. Se la sete mette in
pericolo la vita permesso consumare vino.
La preservazione della vita passa prima della preservazione dei beni. Pertanto, se una persona
ha fame e rischia di morire ha il diritto di rubare il bene altrui compensandolo poi se ne ha i
mezzi.
La preservazione della vita passa prima del rispetto delle norme di relazione con la progenie.
Se una donna ammalata si permette ad un medico uomo di curarla nel caso in cui non si trovi
un medico donna.
La preservazione della vita dell'altro viene prima della preghiera. Se qualcuno annega durante
l'ora della preghiera occorre interrompere la preghiera per salvarlo. Inoltre si proibisce ai
soldati in guerra ed alle donne incinte di digiunare.
Per fare la preghiera il musulmano deve dirigersi verso la Mecca. Tuttavia, se non conosce la
direzione della Mecca deve comunque pregare. L'obbligo di base di fare la preghiera passa
prima del rispetto della norma complementare.
III. Norme senza obiettivo apparente
I giuristi musulmani cercano sempre di collegare le norme religiose ad un obiettivo accettabile per
la ragione; tuttavia, riconoscono che alcune norme derivano da una volont unilaterale di Dio senza
obiettivo evidente o che la ragione umana incapace di scoprire, almeno in questa vita. in
particolare il caso delle "quantit legali" (al-muqaddarat al-shar'iyyah), cio il numero delle
genuflessioni nella preghiera e dei giri da fare attorno alla Kaaba in occasione del pellegrinaggio, la
percentuale dell'elemosina, il numero di frustate nelle varie sanzioni, i termini che fissano l'inizio
degli obblighi. Il Corano dice:

196
Chi di voi ne testimoni [la nuova luna di Ramadan] digiuni (2:185).
Esegui l'orazione, dal declino del sole fino alla caduta delle tenebre (17:78).
La ragione umana qui incapace di capire il legame tra la vista della nuova luna ed il digiuno o il
legame tra il declino del sole e la preghiera, potendo questi due atti cultuali essere stati fissati ad
altri momenti. Non si sa inoltre perch il musulmano deve baciare la pietra nera in occasione del
pellegrinaggio, atto che potrebbe evocare un culto politeista. Il califfo 'Umar (d. 644) diceva a tale
riguardo che baciare la pietra nera non porta n bene n male e dunque uno dei gesti inutili che
avrebbe abbandonato se non avesse visto Maometto farlo. Si obbedisce ad un gesto senza chiedersi
perch. I pensatori musulmani, al limite dell'ortodossia, non hanno esitato a sfruttare l'aberrazione
di alcune norme. Vedendo la folla dei musulmani girare attorno alla Kaaba, Ibn-al-Muqaffa' (d.
756) dice: "Nessuno di loro merita l'epiteto di un essere umano"
1
.
Se una norma sembra incomprensibile per la ragione umana o la contraddice, ci non una ragione
valida per abolirla o modificarla. possibile citare il caso della circoncisione femminile. Coloro
che si sono opposti a questa pratica ritengono che essa contraria alle norme musulmane e mettono
in dubbio l'autenticit su cui si fondano i detti di Maometto. I sostenitori rispondono che le norme
religiose non possono contraddire la ragione e la scienza, e che, se c' contraddizione, la priorit
deve essere accordata alla norma religiosa e considerare la ragione come fallibile o
temporaneamente incapace di capire la norma religiosa; tuttavia, arriver il giorno in cui la ragione
scoprir la saggezza profonda dietro la circoncisione femminile. Si trova lo stesso ragionamento
presso i protestanti fondamentalisti per quanto riguarda la norma biblica relativa alla circoncisione
maschile. Si ritiene a tale riguardo che i ricercatori devono partire dalla premessa, che le norme
religiose emanate da un Dio onnisciente, non possono sbagliarsi e pertanto la scienza umana deve
servire a confermare la veridicit della norma religiosa e non a verificare la veridicit di detta
norma
2
.
Verr qui chiarito, che la determinazione dell'obiettivo dietro la norma importante nella logica
giuridica. I giuristi musulmani ritengono che non si possa ricorrere all'analogia usando le norme il
cui obiettivo non percettibile.
La determinazione di una ragione dietro un divieto non significa, comunque, che in mancanza di
questa ragione il divieto scompaia. Il divieto di consumare il maiale spiegato a volte dal fatto che
il clima caldo non permette di conservare la sua carne. Si pu allora permettere il suo consumo in
un paese freddo? Inoltre si spiega la circoncisione come un mezzo igienico per paesi caldi e
desertici con poca acqua per lavarsi. Si pu allora abbandonarla in un paese freddo in cui la gente si
lava ogni giorno? I giuristi musulmani rispondono negativamente a queste due questioni. Si tratta,
infatti, di giustificazioni a posteriori senza portata reale sull'applicazione o la mancata applicazione
degli ordini divini.
IV. Mescolanza del vantaggio e dello svantaggio nel conseguimento degli obiettivi della legge
La realizzazione di un interesse previsto dalla norma comporta praticamente sempre un vantaggio
ed uno svantaggio. Nutrirsi per salvaguardare la vita o sposarsi per non commettere adulterio
comporta svantaggi: il dovere lavorare per mantenere la famiglia ed il dovere di provvedere ai
bisogni della moglie per poterne godere.
I giuristi musulmani dicono che il legislatore divino non considera lo svantaggio, ma il vantaggio
anche se i due sono legati. Il credente non deve fare degli svantaggi un obiettivo in s. Il diritto
musulmano prescrive di pregare nella moschea e fare il pellegrinaggio alla Mecca, cosa che
richiede lo sforzo di lasciare la propria casa per andare alla moschea e di intraprendere un viaggio
per arrivare alla Mecca. Certamente, pi il cammino percorso lungo e penoso, pi il credente ha
merito, ma questo non deve ostacolare se stesso scegliendo il cammino pi lungo per arrivare alla
moschea o alla Mecca. Il musulmano deve mirare ad avere una progenie per aumentare la nazione

1
Badawi: Min tarikh al-ilhad fil-islam, p. 83.
2
V. Aldeeb Abu-Sahlieh: Circoncision, p. 122-126 e 194-195.

197
musulmana, ma non essere zelante al punto di ostacolarsi completamente. Si ritiene che
l'esagerazione in un dovere possa arrecare pregiudizio al compimento dell'altrui dovere: quello che
esagera nella sua preghiera e nel suo digiuno manca al suo dovere di mantenere la famiglia. Questa
norma espressa in un detto famoso: "Dio ha un diritto al tuo riguardo, la tua persona ha un diritto
al tuo riguardo e la tua famiglia ha un diritto al tuo riguardo: d a ciascuno che ha un diritto il suo
dovuto". Una norma giuridica dice: "L'imbarazzo tolto". Ci significa che il credente non
obbligato a riempire i suoi doveri oltre misura al punto di imbarazzarsi. Si riporta a tale riguardo
l'aneddoto di un musulmano che ha fatto il voto di digiunare in pieno sole. Maometto dice di
compiere il digiuno, ma di non mettersi al sole. Il Corano dice: "Nessuno tenuto a fare oltre i
propri mezzi" (2:233); "Allah non impone a nessun'anima al di l delle sue capacit" (2:286).
Qualcuno disse a Maometto, che alcuni dei suoi seguaci digiunavano senza sosta rimanendo desti
tutta la notte per pregare e si astenevano dal matrimonio. Maometto disse allora: "Per Dio, lo temo
pi che chiunque fra voi, ma digiuno e rompo il digiuno, prego e dormo, e mi sposo. Quello che
rifiuta il mio modo di agire non fa parte della mia Comunit".
Nel caso in cui si confrontassero due svantaggi, occorrerebbe scegliere l'inferiore. Se una gallina
del vicino inghiotte la vostra perla, potete esigere che la gallina sia uccisa per farne uscire la perla,
ma dovete allo stesso tempo compensare il proprietario della gallina. Di qui la norma giuridica: "Di
due mali si sceglie l'inferiore" (Majallah, articolo 29).
Se il compimento di un dovere pu condurre ad un divieto preferibile rinunciare a questo dovere.
In questa ottica dovere di un musulmano pregare nella moschea il venerd. Tuttavia, se la
moschea stata costruita da un gruppo settario mirante a dividere la Comunit, allora occorrerebbe
rinunciare alla preghiera in questa moschea. Si trova questo esempio nel Corano (9:107-108).
Inoltre, se una persona dubita, che una donna sia la sua o quella di un altro, deve astenersi
dall'avvicinarvisi. Il Corano dice: "Se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani sposate
allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono; ma se temete di essere ingiusti, allora sia
una sola o le ancelle che le vostre destre possiedono, ci pi atto ad evitare di essere ingiusti"
(4:3). La norma in questo settore enunciata come segue: "La preservazione di un male prevale
sulla realizzazione di un profitto" (Majallah, articolo 30).
Se si di fronte ad uno svantaggio privato e di uno che tocca la Comunit, i giuristi musulmani
dicono, che occorre assumere lo svantaggio privato. la ragione per la quale si arreca pregiudizio
contro il delinquente per salvaguardare gli interessi della Comunit; si permette di utilizzare i
soldati musulmani come proiettile contro il nemico se ci pu salvare la Comunit; si requisiscono
gli alimenti accaparrati da una persona per nutrire la Comunit; si evita che il maniscalco abbia un
deposito fra altri depositi che rischiano di infiammarsi. Da qui la norma giuridica: "Occorre
sopportare il danno privato per impedire un danno pubblico" (Majallah, articolo 26).
V. Intenzione nel conseguimento degli obiettivi della legge
Il credente deve avere nei suoi atti di spirito la volont di compiere gli obiettivi ricercati dal
Legislatore. In questo modo, quello che prega deve avere l'intenzione di compiere il suo dovere
religioso per alzare il suo spirito, allontanarsi dai difetti e ricevere la ricompensa nell'altra vita.
Tuttavia, pu anche compiere le sue preghiere perch si tratta di un ordine divino senza conoscerne
le altre finalit. In questo caso fa come il malato, che avendo fiducia nel medico, segue i sui ordini
senza conoscere le ragioni della medicina. A dispetto di questa ignoranza, sar guarito. Al contrario
quando si tratta di quello che prega per l'ipocrisia di farsi vedere, o sotto l'effetto della costrizione,
la sua preghiera non vale nulla. Si ritiene che questa persona prenda in giro le norme religiose
utilizzandole per uno scopo diverso da quello per il quale sono state stabilite, cosa che il Corano
condanna: "Non burlatevi dei segni di Allah" (2:231). Una norma giuridica dice a tale riguardo:
"Nessuna ricompensa che con l'intenzione".
Tuttavia, l'intenzione non necessaria perch gli atti siano validi con effetti giuridici. Le norme
musulmane hanno infatti obiettivi religiosi e temporali: garantire la salvezza dell'anima nell'altra
vita e la dignit nella vita presente. Il diritto musulmano prescrive la preghiera ed il digiuno

198
(durante il periodo del) di Ramadan e proibisce di abbandonare la religione o rubare. Lo Stato deve
vegliare sul rispetto di queste norme. Se una persona prega o digiuna per timore del potere non si
pu rimproverargli di non conformarsi agli obiettivi religiosi della preghiera. Se l'apostata dichiara
il suo pentimento per timore di essere ucciso si terr conto del suo pentimento, senza esplorare la
sua sincerit. Se il ladro rende l'oggetto rubato non si giudicher se lo fa per timore o per
pentimento. Sul piano religioso il ladro ha meriti soltanto se agisce per rispetto delle norme
religiose ed in segno di pentimento. Sul piano giuridico, quello che conta il fatto di rendere
l'oggetto al suo proprietario. Pertanto, si ritiene che la realizzazione formale degli obblighi
comporta in s interessi non trascurabili aprendo la porta al pentimento, spingendo la gente al bene,
proibendo la disobbedienza all'ordine e dissuadendo la temerariet di commettere delitti.
L'intenzione pu avere un effetto giuridico: se qualcuno tira una lancia contro un leone per salvare
un uomo inseguito dal leone, ma manca il suo obiettivo ed uccide l'uomo, il lanciatore non sar
considerato colpevole perch la sua intenzione era buona. Invece, se tira una lancia contro un uomo
per ucciderlo, ma uccide un leone che lo insegue, si condanner il lanciatore, anche se il suo gesto
risulter vantaggioso per l'uomo che voleva uccidere. Se qualcuno spreme l'uva per fare vino,
commette un atto illecito. Se invece la spreme per fare aceto, il suo atto non illecito. Quello che
vende un'arma a qualcuno sapendo che questi aveva l'intenzione di uccidere un innocente commette
un atto illecito. La norma giuridica dice a tale riguardo: "Gli affari dipendono dalle intenzioni"
(Majallah, articolo 2). Questa norma proviene da un detto di Maometto che dice: "Gli atti
dipendono delle intenzioni, e qualsiasi persona riceve secondo la sua intenzione".
Esistono situazioni dove il termine utilizzato senza volere il suo senso. Una norma giuridica
enuncia che: "I contratti dipendono dalle intenzioni e dal senso, e non dai termini o dalle forme"
(Majallah, articolo 3). Vi sono quattro situazioni:
1) Qualcuno pronuncia una parola, ma senza avere l'intenzione di pronunciarla essendo in stato di
sonno, di svenimento o d'intossicazione. Pu anche avere l'intenzione di pronunciare una
parola, ma senza intenderne il senso, sconoscendo quest'ultimo (come un bambino che ripete
una parola senza capirla, o qualcuno che legge o detta un testo comprendendolo ma non
approvandolo). In questi casi, non si tiene conto delle parole, che sono senza intenzione.
Tuttavia, alcuni giuristi ritengono che occorra tenere conto delle parole dell'uomo ubriaco per
punirlo e dissuaderlo dall'essere recidivo.
2) Qualcuno pu avere l'intenzione di pronunciare la parola che capisce, ma facendo finta di
aderirvi per scherzo. I giuristi distinguono tra tre situazioni:
Scherzo in materia cultuale: se qualcuno apostasia(ripudia) per scherzo trattato come tale e
punito per apostasia. Il non musulmano che fa professione di fede scherzando considerato
come qualcuno che ha agito seriamente, e la sua falsa professione valida agli occhi della
legge. Il Corano dice:
Se li interpellassi ti direbbero: "Erano solo chiacchiere e scherzi!" Di': "Volete schernire Allah, i Suoi segni e il
Suo Messaggero? Non cercate scuse, siete diventati miscredenti dopo aver creduto" (9:65-66).
Scherzo in materia matrimoniale: Maometto dice:
In tre cose, la seriet presa per seriet, e lo scherzo per seriet: il matrimonio, il
ripudio e la ripresa della revoca del ripudio.
In questi tre casi precisi, lo scherzo considerato seriamente.
Scherzo in altri atti: lo scherzo senza effetto in materia di vendita, d'affitto, d'impegno, di
garanzia o di cessione.
3) Qualcuno pu avere l'intenzione di pronunciare la parola capendola, ma facendo finta di
aderirvi per costrizione. La maggioranza dei giuristi ritiene che la responsabilit in questo caso
non valida. Altri ritengono che la responsabilit sia valida se il dichiarante vi aderisce
terminata la costrizione.
4) Infine, qualcuno pu avere l'intenzione di pronunciare la parola, capendola ed aderendovi. Qui,
si tiene conto del termine con tutti i suoi effetti giuridici dandogli il suo vero senso a meno che

199
ci siano indizi, che il suo utente mirava a un senso allegorico. Cos, se qualcuno dice: "Ti offro
questo libro per 20 franchi", si capir che si tratta non di donazione, ma di vendita. Alcuni
giuristi, tuttavia, permettono il senso allegorico soltanto se non c' una contraddizione tra
questo ultimo ed il vero senso. Il matrimonio valido se si utilizza tanto il termine "Ti dono
mia figlia come sposa", o "Te la offro", o "Te la vendo", o "Te ne faccio un'elemosina". Invece,
non valido se si utilizzo il termine "Te la presto", o "Te l'affido", o "Te l'affitto", o "Te la
vincolo".
VI. Ci che conduce al dovere un dovere, ci che conduce al divieto vietato
1) Ci che conduce al dovere un dovere
Le norme legali impongono dei doveri. Per giungervi occorre a volte intraprendere passi che non
sono sempre contemplati dalla legge religiosa, ma dedotti dal dovere.
Ad esempio, il Corano prescrive di fare le sue preghiere quotidiane. Affinch le preghiere siano
valide occorre che siano precedute da abluzioni:
O voi che credete! Quando vi levate per la preghiera, lavatevi il volto, le mani [e gli avambracci] fino ai gomiti,
passate le mani bagnate sulla testa e lavate i piedi fino alle caviglie. Se siete in stato di impurit, purificatevi. Se
siete malati o in viaggio o uscendo da una latrina o dopo aver accostato le donne non trovate acqua, fate la
lustrazione con terra pulita, passandola sul volto e sugli avambracci (5:6).
Lo scopo di queste abluzioni di essere in stato di purezza. Per giungervi i giuristi musulmani
esigono, che la persona sia circoncisa, ritenendo che il prepuzio trattenga l'urina e che la semplice
abluzione non basta a toglierla. Questa esigenza non prevista dal Corano, ma dedotta dal dovere
di purificarsi - argomentazione respinta da coloro che ritengono che la pulizia sia imposta soltanto
per quanto possibile. Per la stessa ragione gli autori contemporanei proibiscono la manicure delle
unghie, poich impedisce di fare l'abluzione correttamente.
Il Corano prescrive il pellegrinaggio alla Mecca. Occorre, di conseguenza, intraprendere un viaggio
e preparare ci di cui si ha bisogno per giungervi. Questo non previsto dal Corano, ma dedotto dal
dovere iniziale.
vietato consumare vino. Nonostante questo divieto un dovere di ogni persona salvaguardare la
propria vita. Se questa in pericolo di morte a causa della sete e la sola bevanda disponibile il
vino, consumare vino diventa allora un dovere.
I giuristi musulmani hanno forgiato una norma giuridica che dice a tale riguardo: "Ci che conduce
al dovere un dovere". Questo corrisponde approssimativamente all'espressione "il fine giustifica i
mezzi". Il corollario della norma suddetta il seguente: "Ci che conduce ad un divieto vietato".
2) Ci che conduce al divieto vietato
I giuristi musulmani trattano di questo principio sotto il titolo di sad al-dhara'i' (chiusura dei
pretesti). Alcuni lo considerano come una delle fonti del diritto, cosa che significa, che ci
determina l'atteggiamento da assumere. Secondo questo principio occorre proibire un atto lecito che
rischia di implicare un atto illecito. Questa norma espressa dal seguente detto di Maometto:
Il lecito chiaro, e l'illecito chiaro, e tra i due, esistono zone vaghe che molta gente ignora. Quello che evita le
zone vaghe salvaguarda la sua religione ed il suo onore, e quello che si avvicina somiglia al pastore che fa nutrire
il suo gregge attorno al fuoco e che rischia continuamente di cadervi.
I giuristi musulmani distinguono tra quattro ipotesi:
1) Se una scelta viziosa nella sua natura conduce a illeciti, proibita. Cos l'adulterio in s un
atto vizioso, e questo atto conduce ad altri atti illeciti come la promiscuit dei legami familiari
e la perdita della progenie. Al pari, il consumo del vino in s un atto vizioso e conduce alla
perdita della ragione. Questi atti sono vietati per s stessi e per ci che causano.
2) Se un atto lecito rischia a volte di condurre ad uno illecito, rimane permesso. Il viaggiatore
dispensato dal digiuno il mese del Ramadan o fare le sue preghiere in modo regolare. Si ritiene,
qui, che il viaggio causi una stanchezza che impedisce il normale compimento del dovere.

200
Questa dispensa accordata a tutti, anche se, a volte, ci pu riguardare una persona alla quale
il viaggio non causa stanchezza, come il caso del re che viaggia in modo lussuoso.
La testimonianza richiesta in alcuni atti. Anche se pu a volte essere falsa, non si pu
escluderla completamente, ma si pu sfidare la testimonianza di qualcuno che non equo
('adl).
Per evitare la tentazione ed il vizio il diritto musulmano prescrive il velo alle donne. Come
eccezione, permette ad un uomo di osservare il viso della sua fidanzata, ritenendo che ci serva
un interesse, anche se rischia a volte di condurre al vizio.
3) Se un atto consentito conduce, con grande probabilit, ad un divieto, vietato. Si trova questa
situazione nel Corano che dice:
Non insultate coloro che essi invocano all'infuori di Allah, ch non insultino Allah per ostilit e ignoranza
(6:108).
Il Corano detesta gli idoli dei politeisti. dunque permesso di insultarli. Tuttavia, tali insulti
rischiano di causare la rabbia degli idolatri e di spingerli ad insultare Dio a loro volta. Per
questo fatto, il Corano proibisce di insultare gli idoli.
permesso costruire moschee, ma la costruzione di moschee sulle tombe rischia di
trasformarle in luogo d'adorazione dei morti. Pertanto, vietato costruire le moschee sulle
tombe. Si osserver, tuttavia, che la moschea degli Omeiadi a Damasco contiene la tomba di
Giovanni Battista che oggetto di culto da parte dei musulmani.
Fare il pellegrinaggio un dovere, ma alla donna vietato recarsi in pellegrinaggio se non
accompagnata da un parente stretto, che protegga il suo onore ed eviti il vizio. Allo stesso
modo, la promiscuit vietata nelle scuole e nelle universit saudite per timore che questa
promiscuit conduca al vizio. Per la stessa ragione, alcuni vagoni della metropolitana del Cairo
sono riservati alle donne.
Il diritto musulmano prescrive la salvaguardia della ragione. Bench il consumo moderato del
vino non metta in pericolo la ragione, proibita per timore dell'eccesso.
E dove si pu arrivare? Si deve proibire la piantagione della vite perch l'uva rischia di essere
utilizzata per produrre il vino proibito dal Corano? La maggioranza dei giuristi ha risposto
negativamente, poich l'utilit della vite prevale sul rischio.
4) Se un atto lecito utilizzato con una cattiva intenzione, vietato. Il Corano proibisce ad un
uomo che ha ripudiato sua moglie in modo definitivo di riprenderla finch la donna non abbia
sposato un altro (2:230). A volte, il primo marito si mette d'accordo con un uomo perch sposi
sua moglie e la ripudi (senza consumare il matrimonio) affinch possa poi riprenderla. Si
ritiene che questo finto matrimonio sia illecito dal punto di vista della religione, anche se, sul
piano legale, nessuna sanzione prevista al tale riguardo. Il diritto musulmano prescrive il
pagamento annuale di un'imposta sulla fortuna. Per evitare questo pagamento, alcuni fanno
dono (falsamente) della loro fortuna alla fine dell'anno per poi riprenderla in seguito. Qui l'atto
illecito. Siamo qui di fronte al fenomeno delle astuzie di cui parleremo nel capitolo VI di
questa parte.

201
Capitolo IV. Il contenuto della norma
I. Qualificazione dell'atto previsto dalla norma
Per deduzione dalle fonti del diritto musulmano, i giuristi musulmani hanno classificato gli atti in
cinque categorie.
1) Atto obbligatorio (wajib, fard)
ci che il legislatore ordina di fare fermamente ed inequivocabilmente. Quello che non ottempera
punito in questa vita; e quello che lo fa ha del merito nell'altra vita. Quello che nega il suo
carattere obbligatorio diventa miscredente (kafir) e quello che lo abbandona per negligenza, diventa
peccatore (fasiq). Fra gli atti obbligatori si possono citare i versetti coranici seguenti:
O voi che credete, vi prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse
diverrete timorati; [digiunerete] per un determinato numero di giorni (2:182).
Assolvete l'orazione, pagate la decima (2:43).
Assolvano i voti e girino attorno alla Casa antica (22:29).
Rispettate il patto, ch in verit vi sar chiesto di darne conto (17:34).
Gli atti obbligatori si dividono in varie categorie di cui indichiamo le pi importanti:
A) Atto obbligatorio in funzione del suo oggetto
L'obbligo pu essere designato (wajib mu'ayyan): l'obbligo specifico richiesto alla persona. Questi
non pu liberarsene che effettuandolo in prima persona. Cos la persona obbligata a pregare o a
digiunare e non pu sostituire la preghiera o il digiuno con un altro atto. L'obbligo pu anche
lasciare la scelta tra varie possibilit (wajib mukhayyar):
Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finch non li abbiate soggiogati, poi
legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finch la guerra non abbia
fine (47:4).
Allah non vi punir per un'avventatezza nei vostri giuramenti, ma vi punir per i giuramenti che avete ponderato.
L'espiazione consister nel nutrire dieci poveri con il cibo consueto con cui nutrite la vostra famiglia, o nel
vestirli, o nel liberare uno schiavo. E chi non ha i mezzi di farlo, digiuni allora per tre giorni. Ecco l'espiazione
per i giuramenti che avrete disatteso. Tenete fede ai giuramenti! Cos Allah vi spiega i Suoi segni affinch, siate
riconoscenti (5:89).
Secondo il primo versetto, l'Imam ha la scelta tra la liberazione gratuita dei prigionieri o dietro
riscatto. Riguardo il secondo versetto, quello che viene meno al suo giuramento pu scegliere tra
nutrire dieci poveri, vestirli o liberare uno schiavo. Se non fa nulla di ci diventa colpevole, ma pu
accumularli
1
.
, invece, vietato accumulare i doveri. Se l'Imam muore, la Comunit deve scegliere un Imam fra i
candidati; non pu sceglierne pi di uno.
B) Atto obbligatorio in funzione della sua determinazione
L'obbligo pu essere determinato (wajib muhaddad). Entra in questa categoria l'obbligo di fare le
cinque preghiere secondo le modalit prescritte, di pagare la decima o il prezzo del sangue secondo
la quantit prevista dalla legge e di pagare la vendita, l'affitto o i debiti secondo l'importo a chi
dovuto. Quando un obbligo determinato dipende dai diritti delle persone, pu essere richiesto in
giudizio.
L'obbligo pu essere indeterminato (wajib ghayr muhaddad). Entra in questa categoria l'obbligo di
donare nella via di Dio, di aiutarsi nel bene, di nutrire il povero, di aiutare la persona in necessit.

1
V. Aldeeb Abu-Sahlieh: Khitan, allegato 6.

202
Questo obbligo non pu essere richiesto dinanzi alla giustizia. Un mendicante o lo Stato non pu
intentare un processo contro quello che non fa un'elemosina.
I giuristi musulmani divergono sulla distribuzione della pensione a favore del coniuge e dei
genitori. Alcuni ritengono che si tratta di un obbligo indeterminato esigibile soltanto se il giudice lo
ordina, a partire dalla data del giudizio. Altri dicono che si tratta, al contrario, di un obbligo
determinato esigibile anche per il periodo che precede il giudizio.
Di norma, lo Stato dovrebbe potere richiedere in giudizio la decima, ma negli Stati che hanno
fissato le imposte, solo queste ultime possono essere richieste; il pagamento e la quantit della
decima rimangono alla discrezione del credente.
C) Atto obbligatorio in funzione del destinatario
L'obbligo pu essere individuale (wajib 'ayni): l'atto che il legislatore esige da una persona: fare la
preghiera o astenersi dal commettere adulterio.
Si pu delegare ad altri un obbligo personale? I giuristi musulmani distinguono tra varie categorie:
Non possibile delegare ad altri di pregare o di digiunare al posto del debitore essendo questi
atti cultuali un mezzo per provare la persona e per ridurre le passioni.
Alcuni obblighi individuali comportano un aspetto fisico ed un altro finanziario. il caso del
pellegrinaggio. Se una persona capace fisicamente e finanziariamente di fare il pellegrinaggio
deve intraprenderlo in prima persona. Se ostacolata fisicamente, ma capace finanziariamente,
pu pagare un'altra persona per fare il pellegrinaggio al suo posto.
possibile delegare altri in obblighi individuali che hanno un aspetto soltanto finanziario. Se
qualcuno paga il debito di un'altra persona, questa ne liberata.
L'obbligo pu essere comunitario (wajib kifa'i: obbligo di sufficienza): questo obbligo imposto
alla Comunit. Se una parte dei musulmani competente ed in numero sufficiente se ne libera, l'altra
parte ne liberata. Nel caso contrario, tutta la Comunit che diventa peccatrice: il capace, perch
ha mancato al suo dovere, e l'incapace per non avere indotto il capace a farlo. Si citano come
esempi di obblighi comunitari: lavare il morto, metterlo in una coltre e pregare per lui, come pure di
avere un giudice, uno studente del diritto islamico e dei professionisti di cui la Comunit ha
bisogno. Non chiesto ad ogni musulmano di essere un giudice, ma la Comunit musulmana deve
averne uno.
Un obbligo collettivo pu diventare individuale se la persona sollecitata sola o quando stata
incaricata di procedervi. Se esiste in una Comunit un solo medico o se il medico si trova di fronte
ad un paziente, tenuto individualmente ad occuparsene. Se un nuotatore assiste ad un
annegamento, tenuto individualmente a salvare la persona in pericolo. Il medico ed il nuotatore
non possono in questi casi incrociare le braccia col pretesto che altri potrebbero fare il lavoro.
Come qualificare la guerra santa? Si tratta di un dovere individuale al quale ciascuno deve
partecipare o di un dovere di sufficienza, cui tenuta soltanto una parte determinata della
popolazione, cio l'esercito? L'Azhar ha considerato la guerra santa contro gli americani e gli
inglesi che attaccano l'Iraq un dovere individuale. Qualsiasi musulmano deve opporsi a questa
aggressione.
D) Atto obbligatorio in funzione del tempo del compimento
Alcuni obblighi possono essere compiuti sempre (wajib mutlaq), ma preferibilmente il pi
rapidamente possibile perch nessuno conosce la durata della sua vita. il caso del voto del
digiuno, dell'espiazione dovuta al seguito di uno spergiuro, del digiuno in sostituzione dei giorni di
Ramadan mancati per ragioni valide, e del pellegrinaggio che deve essere fatto una volta nella vita.
Altri obblighi devono essere compiuti a tempo determinato (wajib mu'aqqat o muqayyad): il caso
delle cinque preghiere, del digiuno di Ramadan e del pellegrinaggio che devono essere compiuti,
eccetto ragione valida, nel tempo fissato dalla legge religiosa. Quello che fa la preghiera prima o
dopo la sua ora, digiuna prima o dopo il mese di Ramadan, fa il pellegrinaggio prima o dopo le date

203
fissate, non ha compiuto il suo dovere. E se ha mancato a questo dovere per ragioni valide, deve
liberarsene in un altro momento. Maometto dice a tale riguardo: "Quello che dorme senza pregare o
dimentica di pregare, deve farlo quando se ne ricorda".
E) Atto obbligatorio in funzione della sufficienza del tempo
L'obbligo pu essere a tempo determinato (mudayyaq). L'obbligo di digiunare il mese di Ramadan
comporta tutto il mese di Ramadan. Non si pu sostituire con un altro digiuno.
L'obbligo pu anche (prescritto per un periodo molto lungo) (essere ad ampio tempo determinato)
(muwassa'): cos il musulmano obbligato a fare la preghiera per mezzogiorno. possibile
compiere oltre alla preghiera di mezzogiorno, un altro obbligo, poich tale preghiera non copre
tutto l'intervallo di tempo durante il quale si fa la preghiera di mezzogiorno.
Ci sono anche obblighi ibridi (dhu shabhayn). Non si pu fare che un solo pellegrinaggio l'anno,
ma durante questo anno possibile compiere altri obblighi diversi dal pellegrinaggio.
2) Atto raccomandato (mustahab, mandub, sunnah)
L'atto raccomandato quello che il legislatore raccomanda o ordina non in modo categorico. Quello
che compie un atto raccomandato lodato in questa vita e ricompensato in un'altra vita; quello che
non lo fa, n rimproverato in questa vita, n punito nell'altra vita. Un atto considerato come
raccomandato secondo la formulazione adottata e il contesto. In materia di debito, il Corano dice:
O voi che credete, quando contraete un debito con scadenza precisa, mettetelo per iscritto Se siete in viaggio e
non trovate uno scriba, scambiatevi dei pegni. Se qualcuno affida qualcosa ad un altro, restituisca il deposito il
depositario (2:282-283).
Da questo versetto risulta, che raccomandato redigere un riconoscimento di debito e in mancanza
di scriba, di prendere un impegno. Tuttavia, questo non obbligatorio se c' una fiducia reciproca
tra il debitore ed il creditore. Inoltre, il Corano raccomanda la liberazione degli schiavi senza
forzare la mano al padrone:
Ai vostri schiavi che ve lo chiedono concedete l'affrancamento contrattuale, se sapete che in essi c' del bene, e
date loro parte dei beni che Allah ha dato a voi (24:33).
Si pu anche citare come esempio l'esortazione a dare l'elemosina o a nutrire un povero. I giuristi
musulmani dividono gli atti raccomandati in vari gradi di cui citiamo i pi importanti:
A) Atti che costituiscono una tradizione profetica affermata (sunnah mu'akkadah)
Si tratta di atti fortemente raccomandati. Entrano in questa categoria gli atti che completano gli
obblighi religiosi come il fatto di chiamare alla preghiera e compiere questa ultima in Comunit.
Sono come gli atti compiuti da Maometto in modo quasi regolare come gargarizzarsi in occasione
dell'abluzione o leggere alcuni passaggi del Corano durante la preghiera. Quello che trascura tale
obbligo sar oggetto di rimprovero.
Gli atti raccomandati possono essere obbligatori sul piano comunitario. Si raccomanda di fare
l'appello alla preghiera o di pregare in comune. Una Comunit non pu rinunciare completamente a
tali atti. I giuristi che considerano la circoncisione maschile e femminile come atti raccomandati e
non obbligatori prevedono la guerra contro la Comunit che vi rinuncerebbe collettivamente. Lo
Sceicco dell'Azhar Jad-al-Haq (d. 1996) citando un giurista classico scrive in una fatwa:
Se una regione cessa, di comune accordo, di praticare la circoncisione maschile e femminile, il capo dello Stato
le dichiara la guerra, poich la circoncisione fa parte dei rituali dell'islam e delle sue specificit. Questo significa
che la circoncisione maschile e femminile obbligatoria.
Il matrimonio un atto raccomandato per l'individuo, ma obbligatorio per la Comunit. Se tutti vi
rinunciano ci mette in pericolo la religione.
B) Atti supererogatori (sunnah za'idah ou nafilah)
Entrano in questa categoria gli atti che Maometto ha a volte compiuto ed a volte trascurato. il
caso dell'elemosina ai poveri, del digiuno di luned, delle due genuflessioni oltre a quelle richieste.

204
Quello che imita Maometto in questi gesti dimostra il suo attaccamento profondo a lui ed acquisisce
un merito nell'altra vita. Ma se una persona non lo fa ci non gli sar rimproverato, poich questi
gesti non sono obbligatori.
C) Atti ordinari di Maometto (sunnah 'adiyyah)
Entrano in questa categoria gli atti che Maometto ha compiuto ai sensi della sua natura umana,
come il suo modo di mangiare, di bere, di andare a dormire. Seguire il modello di Maometto in
questi settori un atto meritevole, ma quello che non se ne conforma non sar oggetto di
rimprovero. Questi atti fanno parte della buona condotta e dei buoni modi, ma non sono necessari
in s.
I giuristi si sono chiesti se una persona obbligata a proseguire un atto raccomandato quando lo ha
cominciato. Gli hanafiti rispondono positivamente. Citano qui il Corano: "O credenti! Obbedite ad
Allah e obbedite al Messaggero e non vanificate le opere vostre" (47:33). Aggiungono che fare un
voto non obbligatorio, ma quello che lo fa ne tenuto verso Dio. Quello che comincia una buona
azione fa, in un certo modo, un voto da cui deve liberarsi.
3) Atto vietato (haram, mahdhur)
Un atto vietato un atto punibile in questa vita e nella vita ulteriore, ed ricompensato nella vita
ulteriore se non stato compiuto. Questo divieto espresso in vari modi dal Corano.
Esplicitamente:
Vi sono vietate le vostre madri, sorelle, figlie, zie paterne e zie materne, le figlie di vostro fratello e le figlie di
vostra sorella, le balie che vi hanno allattato, le sorelle di latte, madri delle vostre spose (4:23).
Le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre cicli, e non loro permesso nascondere quello che
Allah ha creato nei loro ventri, se credono in Allah e nell'Ultimo Giorno (2:228).
Con il divieto di avvicinarsene:
Nelle notti del digiuno vi stato permesso di accostarvi alle vostre donne (...). Frequentatele dunque e cercate
quello che Allah vi ha concesso. Mangiate e bevete finch, all'alba, possiate distinguere il filo bianco dal filo
nero; quindi digiunate fino a sera. Ma non frequentatele se siete in ritiro nelle moschee. Ecco i limiti di Allah,
non li sfiorate! Cos Allah spiega agli uomini i Suoi segni, affinch siano timorati (2:187).
Non ti avvicinare alla fornicazione. davvero cosa turpe e un tristo sentiero (17:32).
Con l'ordine di astenersene:
Fuggite l'abominio degli idoli e astenetevi dalle espressioni mendaci (22:30).
Con la minaccia di disobbedienza:
In verit coloro che consumano ingiustamente i beni degli orfani non fanno che alimentare il fuoco nel ventre
loro, e presto precipiteranno nella Fiamma (4:10).
Coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e
non sia mai pi accettata la loro testimonianza (24:4).
I giuristi musulmani dividono gli atti vietati in due categorie:
A) Atti vietati in essi stessi (al-haram li-dhatih)
Un atto pu essere vietato in quanto tale, ab initio (ibtida'an), non producendo alcun effetto
giuridico a causa della gravit delle sue conseguenze negative per la persona o la societ, come il
fatto di consumare vino, di mangiare maiale, di commettere adulterio, di uccidere qualcuno, ecc..
Gli atti vietati non producono gli effetti che hanno normalmente. Le relazioni adulterine ed il
matrimonio incestuoso non producono legami parentali o diritti successori, il furto non produce la
propriet. Se qualcuno uccide un parente, non pu pi ereditare da lui.
Gli atti vietati possono essere autorizzati in caso di necessit assoluta. Se si rischia di morire di sete
o di fame, si pu consumare vino e mangiare maiale nei limiti che impediscono la morte.

205
B) Atti vietati per una causa incidentale (al-haram li 'aridah ou li-ghayrih)
Un atto pu essere legale in s, ma subire, in seguito, un divieto a causa di un elemento esterno.
Entra in questa categoria la preghiera in un abito rubato, la vendita durante l'appello della preghiera
del venerd, il matrimonio con una donna ripudiata tre volte per renderla lecita a suo marito, e la
vendita che camuffa una stipulazione di interessi.
I giuristi fanno prevalere il lato lecito su quello illecito in questi atti, ritenendo che diano luogo a
doveri imperfetti ed a contratti viziati, ma che non sono tuttavia nulli. Tuttavia, altri ritengono che
questi atti siano illeciti e senza effetti giuridici.
Gli atti vietati per una causa incidentale sono autorizzati in caso di semplice imbarazzo (e non per
necessit). Il medico pu osservare la nudit di una donna per curarla.
4) Atto riprovato o ripugnante (makruh)
Un atto pu essere riprovato, ripugnante, sconsigliato o detestabile, pur essendo permesso e non
punibile. Non farlo preferibile. Quello che se ne astiene lodato ed acquisisce un merito nell'altra
vita, quello che non se ne astiene pu essere rimproverato. dunque l'opposto dell'atto
raccomandato. Si deduce questa qualificazione dalla formula utilizzata dal Corano o dai detti. Il
Corano dice:
O credenti, quando viene fatto l'annuncio per l'orazione del Venerd, accorrete al ricordo di Allah e lasciate ogni
traffico. Ci meglio per voi, se lo sapeste (62:9).
Secondo questo versetto fare affari durante la preghiera comunitaria del venerd un atto
ripugnante. Si considera anche come vergognoso il fatto di pregare sul bordo della strada o in
bagno. Entra in questa categoria il ripudio. Maometto dice: "Il ripudio l'atto lecito pi
detestabile". Alcuni legislatori arabi hanno sancito i ripudi sconsiderati imponendo una
compensazione alla donna danneggiata, compensazione che alcuni giuristi contestano dal fatto che
limita il diritto riconosciuto dal Corano al marito di ripudiare sua moglie.
5) Atto permesso, lecito (mubah, halal, ja'iz)
Si tratta di qualsiasi atto in cui il Legislatore lascia la persona libera di compierlo o no. N
ricompensa, n punizione sono legate a questi atti. Questo deriva da un testo che esclude la critica
di fronte ad un comportamento:
Oggi vi sono permesse le cose buone e vi lecito anche il cibo di coloro ai quali stata data la Scrittura, e il
vostro cibo lecito a loro (5:5).
Non ci sar colpa per il cieco, n per lo storpio, n per il malato, n per voi stessi, se mangerete nelle vostre case,
o nelle case dei vostri padri, o nelle case delle vostre madri, o nelle case dei vostri fratelli, o nelle case delle
vostre sorelle, o nelle case dei vostri zii paterni, o nelle case delle vostre zie paterne, o nelle case dei vostri zii
materni, o nelle case delle vostre zie materne o in [altre] case di cui possediate le chiavi o presso un vostro
amico. E nessuna colpa se mangerete in compagnia o da soli (24:61).
In verit vi sono state vietate le bestie morte, il sangue, la carne di porco e quello su cui sia stato invocato altro
nome che quello di Allah. E chi vi sar costretto, senza desiderio o intenzione, non far peccato. Allah
perdonatore, misericordioso (2:173).
Coloro di voi che muoiono lasciando delle spose, queste devono osservare un ritiro di quattro mesi e dieci
[giorni]. Passato questo termine non sarete responsabili del modo in cui dispongono di loro stesse, secondo la
buona consuetudine (2:234).
O da un testo che permette un comportamento:
Vi sono permessi gli animali dei greggi (5:1).
O da un ordine che significa il permesso:
Quando poi l'orazione conclusa, spargetevi sulla terra in cerca della grazia di Allah, e molto ricordate Allah,
affinch possiate avere successo (62:10).
Alcuni atti sono obbligatori in s, ma lasciano una certa libert nelle modalit del loro compimento.
Una persona libera nella scelta della donna e del tempo del matrimonio, delle relazioni sessuali ed
libera nella scelta degli alimenti e del tempo di mangiare. Tuttavia, illecito rinunciare a questi
atti in modo definitivo.

206
6) Classificazione degli hanafiti
Gli hanafiti dividono l'atto obbligatorio in due categorie:
Obbligo fard: quando la norma che prescrive proviene da una fonte certa