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Andrea Di Furia

Sudditi e schiavi! ...Consapevoli?


Manuale di sopravvivenza sociale

ABBIaMO La SENSaZIONE
CHE TUTTO VaDa a ROTOLI? CaMBIaMO LE REGOLE DEL GIOCO: aDESSO.

CambiaMenti

2010 Editrice CambiaMenti I edizione ISBN 978-88-96029-07-7

editrice CAMBIAMENTI sas 40125 Bologna - Via Quadri, 9 Tel. 051 522 440 Fax 051 55 38 57 www.cambiamenti.com

Progetto graco di collana (copertina e interni) e impaginazione Energia di Emanuela Crivellaro energia@valdelsa.net www.paretidecorate.it

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Immagini di copertina e interni: Giuseppina Pistillo

Per colui che anla ad uscire dai vuoti slogan della manipolazione quotidiana e dare un fondamento concreto alla sua azione sociale.

Come va? Non bene, ho la sensazione di essere impotente... legato mani e piedi in attesa di essere introdotto in una specie di gigantesco tritacarne. Anche io sento di non essere pi a mio agio nel mondo di oggi: mi sembra di essere una palla elastica che sta rotolando inarrestabile su di un piano inclinato decisamente verso il basso. Nella presente decade, la prima del terzo millennio, questa conversazione sintomatica sul rapporto oggettivo che intercorre tra ciascuno di noi e la presente realt sociale moderna stata non solo presente pi volte nei blog e nei forum su internet, nei giornali, alla radio e nei talk-show alla televisione, ma stata anche vissuta direttamente da ognuno di noi. La diagnosi successiva, che vuole indicare lorigine di questo oggettivo e dilagante malessere sociale, poi soggettivamente diversa per ciascuno: chi ne incolpa le banche, chi i partiti, chi i sindacati, chi la corruzione inarrestabile, chi i soliti furbetti del quartierino o la compagnia dei magnaccioni, chi le confessioni religiose, chi la scienza, chi le lobby e le multinazionali, chi i gruppi organizzati, chi la specializzazione, chi limpossibilit di una conoscenza a 360, chi lillusoria preminenza del ruolo sociale con i suoi privilegi rispetto allindividuo sottostante, chi lequiparazione menzognera del denaro alle merci, chi legoismo umano, chi il cosiddetto sistema, chi addirittura lingovernabile complessit e velocit di sviluppo della societ moderna stessa. *** Possiamo forse negare levidenza complessiva di quanto affermato sopra? Assolutamente no. Tutti hanno ragione, o meglio... tutti colgono con lintelletto un particolare della realt vera: ma dovremmo sapere bene che una parte della verit, che una mezza verit... solo una menzogna. In questo caso ogni verit soggettiva... una vera e propria menzogna sociale.

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Lintelletto infatti cerca vicino a s le cause dellattuale disastro, ma ricercarle attorno a chi indaga non coglie socialmente nel segno. Ci che si svolge attorno a noi possiamo percepirlo in chiari e netti contorni, ma non in grado di catturare in pieno la presente realt sociale moderna: ci che viene percepito vicino a noi resta una mezza verit che ci impedisce di orientare il nostro pensiero sociale e la nostra azione sociale. Occorre piuttosto che il nostro pensare si spinga oltre ed acquisti una visione della totalit dellinsieme, perdendo la sua portata limitata e la sua rigidit: polarmente acquisendo la capacit di intuire ci che resta invero uttuante e indistinto sullo sfondo. Occorre far funzionare un pensiero umano che trapassi, salendo di livello, dalla sua attuale astratta e passiva capacit di indagare solamente il mondo dellinorganico inerte a quella attiva e dinamica necessaria per indagare il mondo dellorganico vivente. *** Attualmente il pensiero scientico dominante inerte anchesso e vittima della ormai soverchiante illusione sensoria ci vuole spiegare la realt sociale mediante lo stesso pensiero che si dimostrato capace di studiare e capire la macchina, ma la realt sociale dinamicamente uttuante e sfugge a questa comodissima spiegazione schematica. Infatti, come ormai tutti oscuramente sentono, la societ... sta andando a rotoli. Beffardamente sembra non rispondere pi alle sollecitazioni delluomo, quasi a volersi congurare come una macchina che si muove da s, senza avere pi bisogno del conducente: una macchina collocata su binari gi prestabiliti, apparentemente immodicabili, che inarrestabile corre verso labisso. Riteniamo, tuttavia, come questo presentarsi in veste di macchina dellorganismo sociale sia un ultimo tentativo per dare alluomo la possibilit di rendersi conto dellincantesimo collettivo che lo ha preso e per il quale nessuno ora pi responsabile di nulla e tutti per sono ricattabili da tutti: ultimo tentativo afnch luomo prenda nalmente nelle sue mani il compito di disincantare questimmagine sociale perversa e illusoria. Per farlo, per, occorre mettersi in gioco, conoscere bene le regole del gioco. Queste regole, una volta conosciute, possono aiutare a superare noi stessi, possono dinamizzare il nostro pensiero, aiutarlo a perdere quella forma rigida, che appoggiandosi alla corporeit e alla nostra anima lunare senziente-razionale, ci rende coscienti di noi stessi, ma a patto di separarci dal mondo: di perdere la completa realt del rapporto della nostra singola

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individualit con il complesso e variegato mondo che ci circonda. Questo pensare pi ampio, che ci porta a scorgere singole idee mobili che non coincidono affatto con quelle ritrovate per cos dire nelle nostre vicinanze dal pensiero abituale, tanto pi necessario da quando pi di due secoli larea sociale economico-nanziaria si decisamente affrancata dalle altre due: dallarea giuridico-politica e dallarea culturale-spirituale. *** Se non vogliamo continuare ad essere preda dellillusione, dobbiamo chiederci con scientica seriet e dedizione... se la nostra societ sia o non sia una macchina. Una macchina, se tale, soggiace infatti a forze di vita e di morte operanti esternamente ad essa. Pensiamo allautomobile che per vivere o morire ha bisogno del conducente. Il quale, come entit esterna alla macchina, decide del suo muoversi e fermarsi inserendo o disinserendo la chiavetta di accensione del motorino di avviamento. Un organismo, viceversa, queste forze di vita e di morte le ha operanti internamente: sono forze anaboliche (#) di crescita evolutiva e forze cataboliche ($) di invecchiamento involutivo. Inoltre un organismo ha la capacit di rigenerarsi dallinterno, una macchina invece ha bisogno di farsi fare una revisione in unofcina esterna. Ne deriva che se pensiamo la societ moderna come una macchina, allora dobbiamo vedere gli uomini che la compongono, le ideologie, le leggi che la scienza ha riscontrato, le religioni e lelemento economico... come forze di vita e di morte operanti esternamente alla societ. Ora tuttavia per vericare la validit di quanto troviamo partendo dallodierna idea predeterminata che la societ moderna si comporti come una macchina non dobbiamo fermarci qui e procedendo oltre nella nostra indagine conoscitiva facciamo a noi stessi ancora due domande: a) la societ moderna, in quanto macchina, verrebbe modicata dal conducente uomo, o no? b) la societ moderna, in quanto organismo, verrebbe modicata da sue proprie forze di vita e di morte operanti in essa internamente a prescindere dalluomo? Esistono o non esistono queste forze? *** Alla prima domanda, in base alle nostre percezioni e sensazioni, tutti abbiamo gi risposto negativamente: luomo attualmente non in grado di

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modicare dallesterno la corsa di questa nostra societ verso la degenerazione e il fallimento di tutti, indistintamente, i suoi obiettivi. palese. Ogni anno infatti, nonostante gli sforzi compiuti dalluomo, risulta peggiore del precedente e, proverbialmente, al peggio non c mai ne. Indipendentemente quindi dalla causa (simpatica o antipatica che ci sia) cui soggettivamente attribuiamo questo declino, la risposta alla prima domanda non conferma lassunto che la societ sia una macchina: piuttosto sembra timidamente aprire allipotesi che non lo sia e addirittura porta qualche ebile indizio della presenza di forze di morte (pi che di vita) operanti al suo interno. Alla seconda domanda pu essere data risposta solo se preliminarmente si conosce bene la societ moderna e in particolare se si conosce la differenza qualitativa delle tre aree sociali di cui, abbiamo visto, si compone. Dando infatti per scontate molte cose, il pensare abituale vede le tre aree sociali... sostanzialmente simili: per esso in tutte e tre le aree operano gli stessi uomini e tutte e tre possono essere viste come una porzione dellintera societ, ma senza che abbiano bisogno di una particolare autonomia circa la necessit di collaborare ad uno scopo comune: il classico benessere dei singoli individui. Anche qui la mezza verit di questo angusto e opaco modo di pensare viene contraddetta se approfondiamo il tema e ci domandiamo: esiste davvero questo benessere dei singoli individui? La risposta sicuramente un sonoro e secco no: dove questo benessere si vedeva pi ieri, sempre meno domani in realt non apparteneva al singolo individuo, come avrebbe dovuto, bens ai gruppi organizzati: vuoi dal punto di vista religioso, vuoi politico, vuoi economico. Se poi volessimo esaminare, prese singolarmente, le tre aree sociali in relazione allintera societ moderna cos come possibile esaminare scienticamente lapparato ghiandolare o quello circolatorio o quello motorio, presi singolarmente, in relazione al corpo umano allora vedremmo che gi da questa semplicissima base di partenza le differenze qualitative tra le tre aree emergono... eccome! Ad un pensare meno irrigidito e pi dinamico appare sbito evidente che lorganismo sociale: a) per larea spirituale-culturale il singolo individuo; b) per larea giuridico-politica lo Stato giuridico con gli uomini che ne fanno parte per nascita o per successiva integrazione; c) per larea economica la Terra intera con tutti gli uomini che ne calpestano il suolo con i piedi e in essa oggi assai bene vediamo provenire da ogni intervento/iniziativa un effetto domino globale.

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*** Proviamo a considerare ad esempio, il semplice concetto di delocalizzazione delle imprese: 1) dal punto di vista dellarea economica (per la Terra intera) positivo perch si inquina meno lambiente, si risparmiano i costi di trasporto e si attiva ovunque nuova orente occupazione; 2) dal punto di vista dellarea giuridico-politica (per lo Stato) negativo perch si sottraggono tasse, si riduce loccupazione e si riducono i consumi... su cui lo Stato lucra altre tasse indirette; 3) dal punto di vista dellarea culturale (per il singolo individuo) dipende...: negativo o positivo in funzione della sua posizione (esterna o interna) allimpresa delocalizzata. Per inciso, questo semplice chiarimento rispetto a cos lorganismo sociale dal punto di vista qualitativo delle singole aree sociali, spiega immediatamente non solo perch dalla Rivoluzione Francese questa differenza qualitativa sia stata espressa in tutta la sua solare e feconda trasparenza sintetica nel triplice motto dei rivoluzionari (Libert, galit, Fraternit), ma spiega anche col senno di poi come questa rivoluzione sia stata assolutamente tradita da quel pensare ristretto, rigido, animicamente lunare e superciale di cui sopra, vera fonte della confusione sociale attuale. Sullintera nostra Terra, infatti, colpisce dolorosamente la sensibilit della maggioranza di noi il vedere la realt dellarea economica mondiale cos improntata al pi gretto egoismo ed alla pi sfrenata sopraffazione quotidiana, mentre viceversa assolutamente evidente, se traduciamo in immagini le differenze qualitative sussistenti tra le tre aree sociali, come dallarea culturale-spirituale a quella economica si dovrebbe correttamente passare dal massimo egoismo al pi dilatato altruismo fraterno. Lesatto orientamento contrario di ci che oggi accade! Come stato possibile portare ad esistenza nel mondo intero un mercato libero e non... fraterno? *** Per capire dobbiamo avere il coraggio anche se per le sue grandi conquiste allapparenza sembrerebbe il contrario di riconoscere che lintelletto umano non si dimostrato in grado di afferrare concettualmente il problema sociale, e ci in quanto la sua forza pensante non cresciuta allo stesso livello dellevoluzione sociale registrata negli ultimi due secoli. Il nostro pensare rimasto indietro e riette il gi visto, il gi valutato

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e con questo pre-giudizio inconsapevole in atto... vuole giudicare la modernit. Pi che lusuale astratta capacit di pensiero logico, quindi, pu aiutarci ad affrontare questo tema vitale un pensare rafforzato da immagini oggettive: immagini che vanno conquistate attraverso una consapevolezza decisamente voluta. E allora, appunto, organismo e macchina diventano due potenti immagini di questo tipo. Queste immagini di solito vivono gi nel retrogusto del nostro pensare sociale e determinano un orientamento, in tutti i campi, senza che luomo ne sia consapevole. Sono un ltro colorato: come degli occhiali da sole o da neve posti sul nostro pensiero abituale che caratterizzano di un colore, o di un altro, il paesaggio... la nostra abituale concezione del mondo e della societ umana. Ecco allora limportanza di decidere, coscientemente, quale immagine indossare quando pensiamo alla societ in cui vive luomo moderno: per noi una macchina o un organismo vivente? Abbiamo visto che per il pensiero dominante la societ una macchina. Lattuale punto di vista generale vuole vedere la societ moderna come un insieme di ingranaggi, un conglomerato unitario di cose, idee e persone la cui vita viene immessa e guidata dallesterno... dal cosiddetto sistema. Un indistinto sistema che non si in grado di denire pi dettagliatamente e che sembra agire attraverso propri tentacoli pubblici e privati promuovendo nei confronti delluomo un sapiente dosaggio di ignoranza culturale volutamente prestabilita, di manipolazione ideologica attraverso i grandi media e di motivazione universale mediante il danaro: tutte forze di vita e forze di morte sempre esterne alla macchina sociale stessa... al complesso conglomerato di ingranaggi di cui sopra. *** Tuttavia, questo fantomatico sistema meccanico alla guida della societ moderna ripugna alla nostra voglia di conoscenza oggettiva. E abbiamo gi preso atto che lipotesi della macchina sociale non soddisfa unindagine che non voglia essere superciale e che deve di conseguenza aprirsi allipotesi di considerare la societ un vero e proprio organismo vivente. Nellorganismo pensiamo al bambino che nasce, cresce, diventa anziano e poi muore le forze di vita e le forze di morte sono al suo interno e collaborano allo sviluppo dellorganismo... nel tempo! Ora, anche un organismo vivente ha al suo esterno, come la macchina, forze di vita e forze di morte: un bambino e un anziano possono benissimo morire ad esempio per uno tsunami o per un vaso che cade dal balcone.

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Ma, attenzione, non vero il contrario: la macchina al suo interno non le ha. Lorganismo dunque ha qualcosa che la macchina non ha, pi completo: di notte, noi stessi lo sperimentiamo, pu rigenerarsi, mentre la macchina pu solo deperire... ed essere sostituita da unaltra macchina. Se quindi vogliamo tentare di capire questa caratteristica dellorganismo vivente con un paradosso, possiamo immaginare ogni organismo come un orologio le cui lancette non vadano solo in senso orario ma, contemporaneamente, anche in senso antiorario. Pi avanti ne vericheremo la fecondit orientatrice tuttavia, per chi rimasto affascinato dalla semplicistica concezione meccanica della nostra moderna societ, affrontare questa immagine apparentemente paradossale non certo comodo e occorre un pensiero capace di assumersi la responsabilit del proprio movimento, senza cedere tale compito vitale alle varie autorit ufciali. Per un motivo o per laltro, infatti, non veniamo educati a diventare singoli individui responsabili, bens siamo sagomati per diventare servizievoli ingranaggi pronti a scattare per seguire le mode e i trend imposti dal sistema e veniamo addomesticati in modo da farci adescare porno-emotivamente da spettacoli come il Grande Fratello, da farci accendere ferinamente per un partito o per la propria squadra di calcio, da farci motivare istintivamente dalla ricchezza arraffata ed esibita. *** Tutto ci pi comodo, certamente, ma il punto che lodierna macchina sociale non risponde pi alla sua funzione: il cosiddetto sistema non funziona come dovrebbe, non funziona pi. Siamo ormai alleterogenesi dei ni: al conseguimento dellesatto contrario di ci che si vuole! La macchina sociale sia nella sua democratica interpretazione, sia in quella liberista che doveva realizzare il benessere di tutti i suoi membri... oggi la diretta sorgente stessa del loro malessere. Gli ideali che facevano brillare di entusiasmo gli occhi dei nostri padri, nonni, bisnonni, trisnonni e quadrisnonni e cos via, oggi sono proprio la fonte inquinante del dilagare della depressione globale. La societ dei diritti umani, che indubitabilmente doveva liberare tutti (uomini, donne, civilt, culture, tradizioni), questi diritti non li garantisce pi: ci ha reso sempre pi vittime sacricali della frase fatta sganciata dalla realt concreta e dellazione brutale priva di pensiero. Sempre pi indifferenti e apatici... sudditi-schiavi inconsapevoli! Siamo giunti al punto di non ritorno: noi stessi oggi temiamo addirittura... chi dovrebbe aiutarci! Chi si da pi degli ospedali, delle scuole, del governo, dei magistrati,

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dei partiti, dei sindacati, degli organismi sovranazionali, delle banche? Paura e impotenza, disillusione e paralisi sono il monotono men sociale quotidiano che oggi passa il convento. Men che viene da lontano. Dalla Rivoluzione francese, come il coniglio dal cappello a cilindro del prestigiatore, quasi ogni decennio sono spuntati fuori personaggi volenterosi che hanno ritenuto fosse giunto il momento, grazie alle loro idee, di aggiustare la macchina sociale. Hanno indossato sul loro pensare riformatore quegli occhiali che fanno vedere la societ come unautomobile, solo un poco pi complicata, e si sono proposti come appassionati conducenti. A seconda del personale livello di coscienza da cui sono partiti (umanoculturale, animalesco-politico, meccanicistico-economico) costoro ogni volta hanno suggerito valori, ideologie o la bacchetta magica delluomo del destino. Risultati? Fallimenti e degenerazione sociale continua. Purtroppo tuttora tanti di noi continuano a pensare nello stesso modo. In tutta onest e buona fede, perch non conoscono e non gli si voluto far conoscere la storia: da pi di 200 anni, infatti, una moltitudine di persone volenterose ha pensato che bastasse dare una sistematina allautomobile sociale, che bastasse una sua corretta messa a punto, che bastasse fare un bel tagliando. Ma allora, se cos non , esaminando lorganismo sociale troveremo al suo interno forze di vita (#) e forze di morte ($) la cui azione dobbiamo conoscere (cos come della macchina conosciamo strumentazione e comandi per guidarla) se vogliamo responsabilmente prendercene cura: se vogliamo un concreto e consapevole progresso sociale. Soltanto conoscendo tali forze luomo del terzo millennio potr armonizzarle, bilanciarle nemente tra loro: solo conoscendole si potr evitare leffetto domino negativo e degenerativo che attualmente ci paralizza tutti di fronte alla visione di un mondo, il nostro, che rotola velocemente verso il basso. *** Rievocando alla mente limmagine in movimento del nostro paradossale orologio, nellorganismo sociale dovremmo riscontrare un duplice movimento polarmente opposto: ed proprio cos. In senso orario abbiamo un movimento delle lancette che storicamente spinge fuori dallarea culturale-spirituale, che in origine tutto comprende, prima larea giuridica e poi larea economica. In senso antiorario abbiamo un movimento delle lancette che spazialmente attira dentro alla neonata area economica che dal principio alla

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ne tutto vuole ricomprendere in s prima larea culturale-spirituale, poi quella giuridico-politica.

Storicamente osservato, nel tempo il primo movimento in senso orario fa scaturire dalle Teocrazie sacerdotali orientali dapprima le Aristocrazie politiche greco-romane e poi le attuali Democrazie economiche occidentali. Ci persino geogracamente rintracciabile tuttora nella medesima direzione che dallest cino-tibetano si sposta verso lovest anglo-americano. Tale percorso storico pu essere attribuito alle forze sociali di vita e porta alla Legge dellUnitariet delle tre aree sociali (Uas #) che ha operato indisturbata perch mancata, per insufcienza da parte del pensiero delluomo, una moderna strutturazione formale dellorganismo sociale che andava evolvendosi: mancato labito istituzionale-formale tridimensionale, adatto al suo nuovo livello evolutivo moderno. Assolutamente inosservato, il secondo movimento in senso antiorario spiega molte delle degenerazioni che oggi, in ogni campo, ci si presentano. caratterizzato da una dinamica aspiratoria incentrata nellarea economica che ad esempio chiarisce come per lazione umana si sia potuti passare in brevissimo tempo da una motivazione a carattere religioso ad una di carattere ideologico, per nire allattuale onnipervasiva motivazione a carattere esclusivamente economico: il danaro come motivatore universale per lumanit moderna.