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Siculi
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I Siculi ("Sikeloi" dal nome del presunto re siculo "Sikels", in greco ), appartenenti a un popolo indoeuropeo di origine italica (protolatini), raggiunsero la Sicilia attorno al XV secolo a.C.
Indice 1 Fonti storiche 1.1 Fonti storiografiche e letterarie antiche 1.2 Fonti archeologiche 2 Periodizzazione 2.1 Periodo Litico (presiculo) 2.2 I Periodo Siculo (eneolitico) 2.2.1 I dubbi sul carattere siculo del I Periodo 2.3 II Periodo Siculo (eneo) 2.4 III Periodo Siculo (del ferro) 3 Origini 3.1 Ipotesi I: Origini Centro Italiche 3.2 Ipotesi II: Origini Liguri 3.3 Ipotesi III: i Liguri-Siculi di Siculo ad Alba Longa 3.3.1 Il nome "Alba Longa" e i derivati 3.4 Ipotesi IV: Un "Popolo del Mare" 4 I Siculi nella storia 5 Societ 6 Economia, Artigianato e Commercio 6.1 Agricoltura 6.2 Pastorizia 6.3 Produzione artigianale e metallurgica e Commercio, I Periodo 6.4 Produzione artigianale e metallurgica e Commercio, II Periodo 6.5 Produzione artigianale e metallurgica e Commercio, III Periodo 7 Cultura e Religione 7.1 I Periodo 7.2 II e III Periodo 7.3 Il Culto dei Palici 8 Lingua 8.1 Trascrizioni in varianti dell'alfabeto greco in lingua non greca 8.2 Tra il Greco e il Siculo: I dialetti sicilioti 8.3 Il Linguaggio Ligure-Siculo dell'ipotizzata identit Ligure-Sicula 9 I Capi pi importanti 9.1 Kokalos 9.2 Italo 9.3 Siculo 9.4 Hyblon 9.5 Ducezio 10 Le citt pi importanti 10.1 Kal Akt 10.2 Kamikos 10.3 Menai 10.4 Morgantina 10.5 Palik 10.6 Pantalica-Hybla 11 I conflitti pi importanti 11.1 Contro gli Aborigini e i Pelasgi 11.2 Contro gli Egizi 11.3 Contro i Cretesi 11.4 Resistenza contro i coloni di Syrakos 11.5 Contro i Sicilioti di Etna, Syrakos e Akragas 12 Note 13 Voci correlate 14 Bibliografia 14.1 Monografie 14.2 Saggi 15 Collegamenti esterni

Fonti storiche
Fonti storiografiche e letterarie antiche
La fonte pi importante per la conoscenza delle popolazioni indigene della Sicilia, e quindi della loro provenienza e razza, Tucidide[1] che all'inizio della narrazione della sfortunata spedizione ateniese in Sicilia, e cio nel sedicesimo inverno della spedizione peloponnesiaca (416-415 a.C.), dava una precisa documentazione delle varie razze che sono penetrate in Sicilia fin da epoca remota.[2]

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Diodoro Siculo[3] riporta che le aree lasciate libere dai Sicani a seguito dell'eruzione dell'Etna furono occupate dai Siculi provenienti dall'Italia e che dopo una serie di conflitti con i Sicani si giunse alla stipulazione di trattati che definivano le frontiere dei reciproci territori. Dionigi di Alicarnasso[4] nella sua storia delle antichit romane parla dei Siculi come della prima popolazione che abit la zona di Albalonga, dove poi sorse Roma. Popolo Area Geografica Sicani Elimi Siculi Fenici Sicilia meridionale ed occidentale Estremit occidentale della Sicilia (Erice e Segesta) Sicilia orientale Coste e isole (prima dell'arrivo dei Greci), poi estremit occidentale (Motia, Solunto e Panormo)

Morgeti Morgantion Tucidide nelle Storie, all'inizio della narrazione della sfortunata spedizione ateniese in Sicilia parla delle varie etnie preelleniche che abitavano l'isola[1] prima dell'arrivo dei coloni greci. Ci narra che, partendo dalla tradizione mitologica, i pi antichi abitatori di una parte del paese sarebbero stati i Ciclopi e i Lestrigoni, sulle origine e i destini dei quali nulla si sa, e bisogna accontentarsi dell'idea che, dalle tradizioni poetiche, possiamo farci di queste popolazioni. I Sicani, se si vuole accettare la teoria che siano autoctoni (sostenuta solo da Timeo di Taormina), avrebbero addirittura preceduto i Ciclopi e i Lestrigoni, ma da pi fonti risulta che i Sicani fossero in realt Iberi stanziati presso il fiume Sikanos in Iberia (Stefano di Bisanzio ed Ecateo ricordavano pure una citt iberica chiamata "Sikan"), da dove i Liguri li avrebbero scacciati. Da loro l'isola, che prima si chiamava Trinacria, fin col prendere il nome di Sicania. Ai tempi di Tucidide i Sicani avrebbero abitato la parte occidentale della Sicilia.

Distribuzione delle antiche popolazioni della Sicilia

Dopo la caduta di Ilio un gruppo di Troiani scampati su navi, alla caccia degli Achei, sarebbero approdati nelle coste della Sicilia, e, stabilita la loro sede ai confini dei Sicani, sarebbero stati tutti compresi sotto il nome di Elimi; e le loro citt sarebbero state chiamate Erice e Segesta. Si sarebbero stanziati presso di loro un gruppo di Focesi reduci da Troia. Per quanto riguarda i Siculi cito testualmente Tucidide:
I Siculi passarono in Sicilia dall'Italia - dove vivevano - per evitare l'urto con gli Opici. Una tradizione verosimile dice che, aspettato il momento buono, passarono su zattere mentre il vento spirava da terra, ma questa non sar forse stata proprio l'unica loro maniera di approdo. Esistono ancor oggi in Italia dei Siculi; anzi la regione fu cos chiamata, "Italia", da Italo, uno dei Siculi che aveva questo nome. Giunti in Sicilia con numeroso esercito e vinti in battaglia i Sicani, li scacciarono verso la parte meridionale ed occidentale dell'Isola. E da essi il nome di Sicania si mut in quello di Sicilia. Passato lo stretto, tennero e occuparono la parte migliore del paese, per circa trecento anni fino alla venuta degli Elleni in Sicilia; e ancor oggi occupano la regione centrale e settentrionale dell'isola. (Tucidide, Storie IV,2 (Trad. Sgroi))

Tucidide come abbiamo visto ci dice che dopo l'arrivo dei Sicani e successivamente degli Elimi dopo la caduta di Ilio, i Siculi dall'Italia, spinti dagli Opici, sarebbero giunti in Sicilia numerosi, e avrebbero vinto e respinto i Sicani nella parte meridionale e occidentale dell'isola ed avrebbero abitato la migliore parte della Sicilia per 300 anni prima della colonizzazione greca. Dionigi di Alicarnasso[5] ci d una maggiore precisazione cronologica, dichiarando che il passaggio dei Siculi dovette avvenire subito dopo la presa di Troia. Il passo di Dionigi ci riferisce anche la testimonianza di Ellanico di Mitilene il quale non soltanto localizza l'avvenimento del passaggio dei Siculi a tre generazioni prima della guerra troiana (nel 26 anno del sacerdozio di Alcione ad Argo) ma anche indica che due flotte passarono in Sicilia a cinque anni di distanza l'una dall'altra, la prima degli Elimi cacciati dagli Enotri, la seconda degli Ausoni respinti dagli Iapigi; loro re sarebbe stato Sikels che avrebbe dato il nome all'isola. Allo stesso modo Filisto daterebbe l'immigrazione sicula nell'ottantesimo anno prima della guerra di Troia, ma identificherebbe i Siculi non in Ausoni od Elimi ma in Liguri il cui capo Sikels era figlio di Italos, cacciati dagli Umbri e dai Pelasgi. Altre notizie su questo popolo sono riportate dagli storici e letterati: Antioco di Siracusa Ellanico di Mitilene Timeo di Taormina Filisto di Siracusa Stefano di Bisanzio Silio Italico Strabone Pausania Servio Festo Macrobio Solino Plinio il Vecchio Aulo Gellio Varrone Virgilio.

Fonti archeologiche
Lo storico moderno che per primo decise di controllare sulle fonti monumentali, sui reperti archeologici, la veridicit delle fonti letterarie e della storiografia antica, fu Paolo Orsi[6] che dal 1889 al 1895 esegu numerosissime campagne archeologiche in Sicilia, ponendo finalmente le basi archeologiche per lo studio delle popolazioni preelleniche della Sicilia, prima di lui praticamente assenti[7].
Colonie greche, siti punici, protostorici e indigeni della Sicilia

Periodizzazione

Paolo Orsi affront numerose campagne archeologiche dal 1889 al 1895 in Sicilia, pervenendo a delle conclusioni che dividono la vita preellenica in Sicilia in quattro fasi[6]:

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Periodo Periodo Litico (presiculo) 1 Periodo Siculo (eneolitico) 2 Periodo Siculo (eneo) 3 Periodo Siculo (del Ferro)

Centri archeologici rilevanti


Palazzolo Acreide, gradino superiore dell'Acradina, mura di Dionisio, S. Panagia, Tremilia, Cava del Filosofo, presso l'Epipole, Stazione neolitica di Stentinello Necropoli di Melilli, Necropoli di Bernardina, Cava della Signora (Castelluccio), Scarichi del villaggio siculo di Castelluccio, Cava della Secchiera Necropoli del Plemmirio, Necropoli del Molinello, Necropoli di Cozzo del Pantano, Tomba di Milocca, Necropoli di Pantalica, Necropoli di Thapsos (Necropoli di Pantalica), Necropoli di Tremenzano, Necropoli del Finocchito

Rinvenimenti caratterizzanti
asce basaltiche, grotte naturali ad uso di abitazione umana, coltelli di silice, coltelli di ossidiana, schegge, resti di ossa di bruti, selci lavorate, avanzi di pasti e dell'industria coltelli di selce, ciottoletti forati ad uso di pendaglio, grotte a forno, scarso il bronzo, vasi mal cotti non torniti, cadaveri accoccolati scarniti, lame di selce presso i cadaveri, vasi nelle celle, potori cilindrici, calice a doppio manico, ossa ridotte ad utensili domestici, vasi mono e bicromici, rare anse, decorazione geometrica elementare modificazioni delle tombe a forno che diventano piccoli tholoi, bronzo, ceramica n a tornio n a forno, decorazioni a stecco, vasi a calice, a decorazione geometrica; tecnica grezza, tende a scomparire l'antica pittura vascolare cadaveri distesi, non rannicchiati, lame di bronzo, pugnaletti di bronzo, tombe a forme rettangolari, asce o scalpelli di ferro, scarabei, scomparso lo scarnimento, Industria ceramica locale coesistente con quella straniera (vasi proto ellenici siculi)

Periodo Litico (presiculo)


Per approfondire, vedi Et della pietra.

L'Orsi trov alcune stazioni litiche che attestano l'esistenza e la coerenza di questo periodo in vari luoghi (soprattutto della Sicilia orientale). Il territorio che ha per centro Palazzolo Acreide diede al museo di Siracusa asce basaltiche ed altre rocce dure. A Nord della citt, aldil di Scala Greca, c' un terrazzo roccioso, l prima dei Greci abitarono i Siculi che lasciarono grotticelle funebri a forno e numerosi avanzi litici. Nel margine del gradino superiore dell'Acradina, lungo le mura di Dionisio, e nello spazio compreso fra Santa Panagia e la punta delle scogliere che sovrastano ad essa dal alto di sud-est ha raccolto coltellini di silice, frammenti di coltelli di ossidiana. Il centro litico maggiore circumsiracusano stato rinvenuto in contrada Buffaloro, dov' la grande latomia detta "la Cava del Filosofo": molte schegge e materiale litico tanto da destare il sospetto che l ci fosse stata una vera officina. Le popolazioni che ci hanno lasciato questi reperti non sarebbero per sicule, ma precedenti, di stampo ibero-liguroide imparentate con il ramo della famiglia umana che nell'occidente europeo lasci i dolmen. Popolazioni diverse dai Siculi quindi. Questa teoria trova conferma nei pressi dell'importante necropoli di Stentinello, in riva al mare, un paio di km a nord di Stentino, dove Orsi riconobbe avanzi di un abitato primitivo, nel quale trov una quantit di piccole schegge silicee, ossidiane lavorate, resti di ossa di bruti, selci lavorate, ed una grande quantit di cocci fittili arcaicissimi, decorati con una tecnica peculiare: avanzi di pasti e dell'industria. La popolazione di Stentinello viveva in piena et litica e non conosceva altri strumenti se non la potente ascia basaltica ed il coltello, non frecce, non lance, non cuspidi, insomma nulla dell'assortimento che proprio dello stato pi progredito dell'et eneolitica.

I Periodo Siculo (eneolitico)


Per approfondire, vedi Et del rame.

Le prime scoperte sistematiche sono quelle relative alle Necropoli di Melilli, Bernardina, Cava della Signora e Cava della Secchiera. Il contado melillese si prestava a sede di un'importante trib. La posizione forte, in mezzo ai sinuosi, profondi, insidiosi avvallamenti del Cantera, era luogo sicuro per la vita sicula, infatti nei contorni di Melilli non si ha traccia di necropoli greche arcaiche, e abbondano invece (circa 200) gruppi di sepolcri di schietto tipo siculo. Il gruppo pi importante in una localit denominata "Bernardina". Una piccola necropoli, costituita da circa 50 celle, l'Orsi vi trov, nella parte pi inclinata, rari sepolcri intatti, con le fenestre sul suolo inclinato. Questa necropoli, per il tipo dei sepolcri piccoli e rozzi, presenta caratteri di grande arcaicit. Scarsissimo il bronzo, abbondante l'elemento litico, essa attesta la pertinenza degli oggetti di pietra al popolo delle grotte a forno, e fornisce cos un caposaldo per la cronologia delle pi antiche necropoli dell'isola, un terminus a quo nel giudicare dello sviluppo della civilt sicula. Nella necropoli di Bernardina egli riconosce il sepolcreto di una delle frazioni di quel centro siculo di Hybla che, in tempi storici, venne in contatti politici coi primi coloni ellenici delle coste della Sicilia; nulla vi si riconosce di greco, la necropoli si addentra di molto nel II millennio a.C. e la mancanza quasi assoluta del bronzo induce l'Orsi ad affermare che la necropoli risalga al periodo eneolitico. Nella necropoli sicula di Cava della Signora (presso Castelluccio nel Siracusano, una zona nella quale si erano annidate parecchie trib sicule, dedite alla pastorizia e all'agricoltura, restando indipendenti dai Greci, come provato dalla totale mancanza di elementi ellenici) furono rinvenute molte dozzine di coltelli di selce; bronzo scarso, ma sufficiente per determinare il periodo eneolitico; vasi di pasta male manipolata e cotta, non torniti. In Cava della Secchiera (una delle tante forre che dai monti Iblei scendono alla marina di Augusta) furono trovate tombe a fenestra o a forno, lungo l'alta parete della gola. Il villaggio era certamente nel sovrastante terrazzo. In nessun sepolcro (pi di 30) furono trovate sovrapposizioni greche o romane, perch probabilmente il luogo selvaggio rest disabitato dall'epoca sicula in poi. Proprio in quanto incontaminata da elementi successivi, quest'ultima necropoli rispecchia fedelmente la semiselvaggia civilt sicula di questa primissima epoca. I dubbi sul carattere siculo del I Periodo Lo stato cos primitivo di questo periodo insieme con le fonti letterarie e storiografiche che vorrebbero l'arrivo dei Siculi in Sicilia 300 anni prima della colonizzazione greca o 80 anni prima della caduta di Troia, portano molti studiosi[1], tra i quali il Patroni a non considerare questo periodo il primo periodo siculo, ma una continuazione del neolitico anteriore (quindi in realt si tratterebbe per il I periodo di popolazioni sicane), mentre la venuta di una nuova civilt sarebbe stata documentata in parte dall'et del bronzo rappresentata dai centri di Pantalica e Thapsos (II periodo siculo) rivelatori della nuova civilt sicula sopravvenuta al posto di quella sicana; con la teoria del Patroni il dato tradizionale della diversit di razza dei Sicani e dei Siculi troverebbe conferma precisa nel tipo di civilt da essi manifestata. In altri termini, i Sicani, come gi affermava il Freeman, sarebbero di origine iberica, ed i Siculi di origine indo-europea[8]

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La soluzione opposta quella proposta da studiosi quali Modestov che datano il passaggio dei Siculi in Sicilia alla fine dell'Et neolitica[9]. Biagio Pace cerca una soluzione definitiva a questo problema. Nel suo lavoro[10] non soltanto ha cercato di restituire ad una cronologia pi modesta la teoria dell'Orsi in quanto egli attribuisce il primo periodo siculo appena a qualche secolo prima del 1000 a.C., ma ha tentato di spiegarsi come mai si possa giustificare la diversit profonda esistente tra il cosiddetto neolitico siciliano ed il primo periodo siculo e l'affinit di cultura tra il secondo periodo siculo e la civilt egea. L'evidente continuit di tecnica e di materiale che esiste tra il neolitico siciliano rappresentato dalle stazioni di Stentinello, Tre Fontane, Poggio Rosso, Fontana Pepe, Piano Notaro ecc. ed il sub-occidentale che si ritrova in una rete di stazioni non lontana da Palermo e da Trapani (Capaci, Carini, Villa Frati, Valdesi, Mondello ecc.) non deve fare pensare soltanto ad un distacco col primo periodo siculo, ma deve piuttosto condurre alla conclusione che in diverse parti dell'isola contemporaneamente Rovine di Castiglione di Ragusa. vivono due popolazioni a civilt diversa e con differente tipo di tradizione artigiana. A questa diversit, che sicuramente documentata sia nella ceramica sia nella persistenza delle industrie di carattere paleolitico, corrisponderebbero quindi i dati della tradizione storica offertici da Tucidide il quale gi sin dal V secolo asseriva che i Sicani erano di origine iberica ed i Siculi di origine italica. I Sicani, che si credevano autoctoni, erano quindi i neolitici ed i sub-neolitici della Sicilia occidentale; i Siculi erano quelli del primo periodo distinto dall'Orsi per il quale innumerevoli dati ci portano al confronto con una tipica civilt di carattere italico e siculo ritrovata dall'Orsi stesso sia sul versante ionico a Canale Inachina presso Locri sia sul versante tirreno a Torre Galli presso Tropea.

II Periodo Siculo (eneo)


Per approfondire, vedi Et del bronzo.

Al Plemmyrion nel 1891, furono scoperti circa 40 sepolcri, nei quali il materiale era in pessime condizioni, ed a mucchi di rottami arcaici si aggiungevano avanzi attestanti l'invasione greca. Orsi crede che quando, nella primavera del 413 a.C., le gravi perdite dei soldati di Nicia resero impossibile la cremazione dei cadaveri, essi furono seppelliti nelle camere circolari sicule, e in quel frangente il numeroso vasellame fu frantumato e la necropoli sconvolta e devastata. Tuttavia bench cos mal ridotta, appare chiaro che la necropoli non fu certamente n fenicia, n greca ma appartenente ad una popolazione che nel secolo VIII non conoscesse n la ceramica n il tornio, n il forno. Esclusi i Greci ed i Fenici, restano solo i Siculi. Il tipo delle tombe non greco, ma si nota una modificazione dell'antichissimo tipo siculo delle tombe a forno. Esso costituisce la maniera pi recente dei sepolcri siculi, nel periodo che precede la colonizzazione greca. Siamo in piena et del Bronzo, ma quanto alla tecnica della ceramica, al Plemmirio i Siculi non conoscono ancora n tornio, n forno; una novit qui la decorazione a stecco, rara nei vasi siculi, ma che trova riscontro nella necropoli del Molinella; n mancano le forme specificatamente sicule dei bacini e le analogie marcate ed insistenti con le ceramiche orientali di Ilio e Micene, meglio che col continente italico. A questo stesso periodo appartiene la necropoli di Molinello presso Augusta. Camere spaziose, a forma di tholoi, aperte nei fianchi di un promontorio roccioso, circondato per due lati da una violenta tortuosit del fiume Molinello (Damyrias), che dopo poche centinaia di metri si scarica nel golfo di Augusta. Il villaggio siculo era al colmo, e la necropoli, piccola ma con bellissime e grandi stanze, si trova, come di solito, sotto il villaggio, al piede delle rupi verticali e poco sopra il corso del fiume. Essa fu violata in tempi assai remoti, ed i pochi resti di materiali siculi che fu possibile trovare denotano le ricchezze che la necropoli doveva possedere. Verso la met del VI secolo, le tombe sicule furono occupate in parte da deposizioni rustiche greche di gente dell'agro megarese: e quanto c'era di siculo fu manomesso o addirittura espulso dalle tombe. Anche nella necropoli sicula di Cozzo del Pantano, presso Siracusa si nota lo stesso fenomeno. Questi fatti archeologici confermano il violento imporsi dei coloni greci sulle coste dell'isola del quale fanno cenno le fonti letterarie; ad esempio troviamo qui (Cozzo del Pantano) conferma di quanto afferm Tucidide[11] cio che i Greci abbiano cacciato i Siculi dall'Ortigia, perch nessuna delle necropoli circostanti alla citt posteriore al secolo VIII, anzi sono tutte anteriori a quell'epoca.

III Periodo Siculo (del ferro)


Per approfondire, vedi Et del ferro .

Anello di congiunzione tra il II ed il III periodo siculo , per certi riguardi, la necropoli di Pantalica. Questa grandiosa necropoli, visitata dal Fazello gi nel 1555, sommariamente descritta dal Cavallari, non fu mai occupata dai Greci per modo da distruggere lo stampo schiettamente siculo di essa. Sono alcune migliaia di sepolcri, alcuni dei quali furono studiati dall'Orsi, frugati forse sin dall'et romana, trasformati in abituri nel Medioevo ed in stalle di pastori. I reperti archeologici risalgono fino al secolo XI a.C.: cadaveri inumati, non combusti, ed il bronzo l trovato si pu avere come sincrono al pi arcaico periodo di Villanova, coincidente o di poco posteriore al periodo miceneo e di certo anteriore a quello della colonizzazione greca in Sicilia. Anche la necropoli di Tremenzano, seppur disponendo dei caratteri necessari per appartenere al III periodo, non lo rappresenta appieno poich non sono molto evidenti i contatti primissimi con la civilt delle colonie greche. Risulta invece chiaro il III periodo siculo negli scavi della necropoli sicula del Finocchito presso Noto. Il villaggio del Finocchito era in posizione strategicamente vantaggiosa e acconcia alla difesa, dominante pi valichi e la sua necropoli si svilupp attorno ai fianchi meridionali anfrattuosi del monte. I sepolcri sono in una linea, e solo in qualche punto appaiono a file sovrapposte, sono circa 300 tombe, ma sfortunatamente sono state devastate sin da tempi antichi. La forma di queste tombe diversifica da quella delle tombe del I e del II periodo siculo. Eccetto poche ellittiche, con volta tondeggiante, esse sono diventate delle stanzette rettangolari, prive di dromos e di anticella, alle quali si accede per un portello preceduto da piccolo padiglione. La necropoli di Finocchito importante per la presenza di due industrie manifatturiere coesistenti, una locale, l'altra straniera, ad esempio nel caso di tre piccolissimi scarabei che sono i primi articoli di questo tipo rinvenuti in una necropoli sicula e che trovano riscontro in articoli analoghi in tombe greco-arcaiche dei secoli VIII e VII. Questo fatto attesta la sempre pi forte influenza greca. Il terzo periodo dunque riconoscibile in questa necropoli per l'introduzione di elementi greci. La ceramica geometrica greca introduce nuove radicali

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modificazioni in quella sicula che tende all'imitazione.

Origini
Ipotesi I: Origini Centro Italiche
La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali; succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri (Antioco di Siracusa, in Dionigi di Alicarnasso 1, 12)

In Ellanico[1] gli Elimi sono respinti dagli Enotri e gli Ausoni fuggono gli Iapigi stabilendosi nella regione dell'Etna. Anche secondo Antioco di Siracusa la popolazione condotta da Sikels sarebbe stata affine agli Enotri (i Siculi sarebbero stati spinti dagli Enotri e dagli Opici, e in un altro frammento narra l'arrivo di Sikels proveniente da Roma presso il Re Morgetes degli Enotri) affinit fondata sulla parentela di Sikels con Italos che sarebbe stato suo fratello o suo padre oppure addirittura re dei Siculi. Secondo Dionigi di Alicarnasso la citt di Roma avrebbe avuto come primi abitatori indigeni dei barbari siculi successivamente espulsi dagli Aborigeni con l'aiuto dei Pelasgi mentre i Siculi, respinti, si sarebbero rifugiati in Sicilia e gli Aborigeni si sarebbero estesi sino al fiume Liris assumendo il nome di Latini, dal re che li avrebbe domati al tempo della guerra troiana. Altre localit che poi divennero pelasgiche, come Antemnae, Fescennium, Falerii, Pisae, Saturnia ecc. sarebbero state in origine occupate dai Siculi mentre un quartiere di Tivoli, che ancor oggi conserva il nome di Siciliano, avrebbe avuto al tempo di Dionigi ancora dei Siculi[12]. Varrone nel De lingua latina[13] considerava i Siculi originari di Roma perch numerose erano le somiglianze tra la lingua loro e quella latina. Servio[14] considerava addirittura i Siculi giunti dalla Sicilia a Roma, e cio proprio al contrario di tutte le altre testimonianze. Invece Festo[15] fa i Siculi respinti dai Sacrani o Sabini insieme con i Liguri. Infine Solino li considera tra le pi antiche popolazioni dell'Italia con gli Aborigeni gli Aurunci i Pelasgi e gli Arcadi. Anche i Sicani sono ricordati nel Lazio (l'antico Latium vetus[16]),[1] in Solino[17] sia in Plinio il Vecchio[18] dove i Sicani sono considerati popoli della lega del Monte Albano. Questi stessi Sicani sono ricordati nell'Eneide di Virgilio come alleati dei Rutuli, degli Aurunci, dei Sacrani[19]; Aulo Gellio[20] e Macrobio[21] li ricordano con gli Aurunci ed i Pelasgi. Evidentemente si tratta non di Sicani ma di Siculi che nella tradizione poetica latina sono stati confusi tra loro.

Ipotesi II: Origini Liguri


L'altra tradizione di Filisto sarebbe quella che fa dei Siculi una popolazione ligure[22], ed i liguri sarebbero stati coloro che, secondo Tucidide e Dionigi di Alicarnasso, avrebbero spinto le popolazioni sicane dall'Iberia, costringendole ad occupare la Sicilia. Questa tradizione dell'origine ligure dei Siculi si ritrova in Stefano di Bisanzio[23] in cui si cita un passo di Ellanico e anche in Silio Italico[24] i Siculi sono considerati Liguri. In seguito a queste affermazioni si rilevata dagli storici moderni la presenza di nomi di citt come Erice, Segesta ed Entella in Liguria.

Ipotesi III: i Liguri-Siculi di Siculo ad Alba Longa


Anche il nome di Alba s'incontra spesso in Liguria. Un luogo di questo nome trovasi a occidente del Rodano nel territorio degli Elvii. A settentrione di Massalia (Marsiglia) conosciamo una popolazione montana ligure degli "A", Albienses o Albiei, e nel suo territorio Alba Augusta. Seguono in direzione orientale sulle coste italiane Albium Intemelium, Albium Ingaunum, Alba Decitia . Non lontana dal versante settentrionale degli Appennini trovasi sul Tanaro Alba Pompeia. Da ci viene il quesito, se non sia la stessa voce ligure contenuta nel nome di Alba Longa. Al tentativo di spiegare questo nome con l'aggettivo latino "albus" contraddice non solo che da qualche attributo non siasi giammai formato un nome di luogo, ma anche la considerazione che l'aspetto di Alba Longa debba destare una impressione opposta all'aggettivo latino. Questo luogo collocato sopra materiali vulcanici dei monti Albani, e il colore fondamentale della regione grigioscuro. (W. Helbih, Die Italiker in Der Poebene, 1879[22])

G. Sergi facendo riferimento alle affermazioni di Helbig sulla strana natura del nome "Alba Longa"[25], conviene che il colore dei monti Albani scuro, bluastro quasi, e va al nero in alcune ore del giorno. Quindi Alba Longa non poteva apparire molto "alba". Ma oltre Alba Longa si hanno nomi derivati da Alba come i monti Albani, il lago Albano, e il pi importante di tutti il nome di Albula, gi nome del Tevere. Sergi si chiede quindi se Alba Longa sia stato un abitato Ligure. Nel Lazio non c' mai stata una tradizione che ricordi i Liguri, ma invece i Siculi, come leggiamo in Dionigi di Alicarnasso:
La citt che domin in terra e per tutto il mare, e che ora abitano i Romani, secondo quanto viene ricordato, dicesi tenessero gli antichissimi barbari Siculi, stirpe indigena; questi occuparono molte altre regioni d'Italia, e lasciarono sino ai nostri giorni documenti non pochi n oscuri, e fra questi alcuni nomi detti Siculi, indicanti le loro antiche abitazioni (Dionigi di Alicarnasso I, 9; II, 1 (Trad. Sergi))

Ed esaminando i caratteri fisici dei Liguri e dei Siculi, Sergi avrebbe stabilito la loro identit: anche da ricordi archeologici risulta esservi stato un simile comune costume funerario; e lo scheletro neolitico di Sgurgola presso Anagni era colorato in rosso come gli scheletri neolitici delle Arene Candide, grotte liguri. Liguri e Siculi sarebbero stati quindi due rami dello stesso ceppo umano, solo che, avendo differenti abitati, sarebbero stati erroneamente considerati come due razze diverse. La teoria quindi che quando si parla di questi antichissimi barbari Siculi, primi abitatori della citt che poi fu Roma, si tratti di una popolazione ligure-sicula condotta da Siculo. Troviamo effettivamente riscontro in Filisto di Siracusa che, riportato da Dionigi di Alicarnasso[26], sostiene che la gente, la quale pass dall'Italia in Sicilia, non era di Siculi, ma di Liguri condotti da Siculo. Servio scrive che la citt da lui denominata "Laurolavinia", composizione delle due, Laurentum e Lavinium, che si fusero, sorse dove gi abitasse Siculos[27]. Antioco di Siracusa ci dice che:
La regione, che ora chiamasi Italia, anticamente tennero gli Enotri; un certo tempo il loro re era Italo, e allora mutarono il loro nome in Itali;

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succedendo ad Italo Morgete, furono detti Morgeti; dopo venne un Siculo, che divise le genti, che furono quindi Siculi e Morgeti; e Itali furono quelli che erano Enotri (in Dionigi di Alicarnasso, 1,12)

Nel Lazio e in altre regioni d'Italia questa identit di razza dei Siculi con i Liguri rivelata da un altro fatto, cio dai nomi dei luoghi, monti, fiumi, laghi, oltre che dalle forme nominali etniche dei rami differenti della stirpe. Le teorie che abbiamo visto sulle origini centro italiche prima, e liguri poi, si incontrano e si sposano perfettamente in questa terza teoria: Dionigi che aveva scritto che i Siculi fossero i pi antichi abitatori della citt che fu Roma, e del territorio latino, narra che i primi aggressori per occupare il loro abitato con lunga guerra furono i cosiddetti Aborigini che avevano chiamato in loro aiuto i Pelasgi. Questi non riuscirono a sconfiggere totalmente i Liguri-Siculi, i quali per, secondo quanto ci riferisce Ellanico Lebio in Dionigi, infine, stanchi delle aggressioni o non potendo resistere ad esse, avrebbero lasciato il territorio e sarebbero migrati, passando per l'Italia Meridionale, in Sicilia, che da loro avrebbe preso il nome[5]. Non tutti i LiguriSiculi avrebbero seguito Siculo in Sicilia e sarebbe per questo motivo che si riscontrano tracce liguri-sicule in tante regioni italiane. Il nome "Alba Longa" e i derivati La fondazione di Alba, secondo la tradizione che vuol essere storia, cos descritta da Dionigi di Alicarnasso:
Nel trentesimo anno dopo fondata Lavinio, Ascanio, figlio di Enea, fond un'altra citt; e dai Laurentini e da altri Latini e da quanti altri desideravano una sede migliore, trasport gente nella citt recentemente costrutta, cui aveva posto nome "Alba", la quale in lingua greca vuol dire ("bianca" in italiano), ma per distinguerla da altra citt che aveva lo stesso nome, vi aggiunse una parola, che con la prima forma un insieme, "Alba Longa", cio, (Dionigi di Alicarnasso, I, 66)

Quale fosse quest'altra "Alba", e dove, Dionigi non lo dice, n adduce il motivo per il quale la nuova sia detta "Longa" ().[28] Livio, invece, scrive:
is Ascanius, ubicumque et quacumque matre genitus - certe natum Aenea constat - abundante Lavini multitudine florentem iam, ut tum res erant, atque opulentam urbem matri seu novercae relinquit, novam ipse aliam sub Albano monte condidit, quae ab situ porrectae in dorso urbis Longa Alba appellata est (livio, I, 3)

Qui c' da osservare che la citt si fondava sub monte Albano, vuol dire che gi questo monte aveva un nome, che, potrebbe secondo Sergi essere ligure-siculo in quanto non potrebbe significare bianco, come sarebbe in lingua latina, per via della palese colorazione scura-bluastra tendente al nero dei monti Albani. Dionigi che aveva preso la tradizione dagli autori della tradizione romana, traduce infatti Alba per , Bianca. Sergi dopo aver esaminato il nome "Alba Longa" passa ad osservare i suoi derivati e si sofferma su "Albula", antico e primitivo nome del Tevere, come Livio, Plinio, Virgilio (Albula nomen)[29] scrissero. Si conclude che il nome non pu aver a che fare con la colorazione in quanto Virgilio stesso chiama flavus il Tevere perch trasporta sabbia[30], poi ancora lo chiama "caeruleus", "ceruleo"[31], e anche Orazio lo chiama flavum[32]. Esiste un altro fiume Albula nel Piceno, ricordato da Plinio nell'enumerare abitati e fiumi della quinta regione italica, il Piceno; e nomina anche fra altre citt "Numana", a Siculis condita[33]. Ci significa che la regione era occupata dai Siculi, i quali diedero i nomi dei fiumi e degli abitati secondo il loro linguaggio. Ancora altro fiume di nome Albinia si trova nel territorio che fu etrusco, ora Albenga, e non perch fosse bianco o albus. Poi abbiamo ancora una citt Alba vicina al Fucino, un monte Alburnus in Lucania, un fiume Alba in Sicilia, ricordato da Diodoro Siculo; e nella Liguria Alba Pompeia, Alba Decitia, e Albium o Album o Alba Intemelium e Ingaunum; Albiei e Alba nella Provenza; Alba nella Betica, Spagna e Alba fiume a nord-est della Spagna. Ancor pi sorprendente il ricordo di Strabone, che le Alpi prima avevano il nome di Albia, e albius mons era detta la sommita delle Alpi ora Giulie[34].

Ipotesi IV: Un "Popolo del Mare"


Per approfondire, vedi Popoli del mare.

I "Popoli del mare" sarebbero una sorta di confederazione di predoni marittimi[35][36][37][38] che navigavano e razziavano nel Mar Mediterraneo e che tentarono per ben due volte di penetrare in Egitto: alla fine della XIX dinastia e all'inizio della XX dinastia. Nell'iscrizione di Karnak il faraone Merenptah li chiama "forestieri del mare". In un'iscrizione, il faraone Merenptah (1208 a.C.) ricorda la sua vittoria su una prima ondata di invasione, nella quale avrebbe ucciso 6.000 nemici e fatto 9.000 prigionieri. L'attacco venne condotto da una coalizione composta da tre trib Libiche (Libu, Kehek e Mushuash) e dai "popoli del mare", composti da cinque gruppi (Eqwe o Akawaa, Tere o Tura, Lukka, ardana o erden e ekele). Un'iscrizione del tempio di Ramesse III a Medinet Habu (Tebe) racconta che, circa venti anni pi tardi, Ramesse III dovette respingere una seconda invasione degli Haunebu. I popoli del mare si erano coalizzati questa volta con i Filistei ed erano composti da Peleset, Zeker o Tjeker, ekele, Danuna o Denyen, erden e Wee.

Popoli del Mare (n3 3t.w n p3 ym) in geroglifico

I ekele sono stati messi in relazione con la Sicilia e i Siculi, ma potrebbero identificarsi anche con i Sicani. Sarebbero arrivati nell'isola dopo essere stati respinti in Egitto. Se la teoria che vuole identificare i ekele con i Siculi fosse corretta, essi avrebbero delle origini pi traverse di quanto si sia mai ipotizzato, e sarebbero giunti in Sicilia dopo essere stati respinti in Egitto. In effetti a dimostrazione di questa tesi c' il fatto che il re siculo Hyblon aveva lo stesso nome di una divinit come accadeva spesso in Egitto. Secondo alcuni studiosi i Siculi erano una delle tante trib che popolavano la

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Sardegna e in seguito giunsero in Sicilia, dove si stanziarono e fondarono delle colonie.

I Siculi nella storia Societ


I rinvenimenti archeologici ci danno alcuni indizi anche sul tipo di organizzazione sociale e politica[39]. Un indizio dell'esistenza di un regime collettivo del suolo potrebbe forse essere visto nella comunit di Lipari fino a et arcaica, nel sistema di coltivazione della terra (inizialmente comunitaria, poi soggetta a lottizzazione privata con redistribuzione ventennale nelle isole minori) adottato dai coloni cnidii inizialmente coabitanti con i nativi[40]. I limiti di segmentazione del patrimonio impliciti in un sistema siffatto impongono la necessit, dopo alcune generazioni, di acquisire nuove terre per la sopravvivenza delle accresciute entit familiari, il che potrebbe spiegare la necessit degli spostamenti di gruppo. La prevalenza dell'economia pastorale risponde bene ai requisiti di gruppi migranti, in quanto gli armenti sono beni "mobili", trasportabili. Altri elementi, che rispondono bene ai requisiti di gruppi migranti, sono il fatto che i siculi conoscessero gli equini e li utilizzassero come mezzi di trasporto (forse furono proprio i Siculi ad esportare l'uso del cavallo in Sicilia), che conoscessero e praticasero la Caccia e la Pesca. Esistono infatti dei graffiti con scene di caccia al cervo, figure equestri e pesci rinvenute nel sito di Caratabia[41] (nei pressi della odierna Mineo). Nel Bronzo Tardo le popolazioni autoctone sembrano caratterizzate da un'organizzazione "centri egemoni"-"centri satellite", da una struttura sociale marcata da accentuati processi di stratificazione e da un'economia centralizzata redistributiva. L'adozione della grotticella artificiale a celle multiple, destinata a deposizioni per pi generazioni, suggerisce un ordinamento patriarcale con filiazione di tipo patrilineare ed esprime l'importanza dei lignaggi e delle formazioni "gentilizie". Nella prima et del Ferro diventano comuni le tombe monocellulari, contenenti deposizioni singole o relative a un numero di individui che non supera la famiglia nucleare o coniugale. Si potrebbe supporre (ad esempio osservando realt come Pantalica dove sono presenti sia le grotticelle multiple sia le successive tombe monocellulari) l'esistenza della propriet privata della terra, inizialmente in mano a grandi famiglie patriarcali (quelle delle grotticelle a celle multiple), poi trasmessa per eredit portando di conseguenza ad una segmentazione dei lotti coltivabili e della societ (si spiegano le tombe monocellullari). In un momento in cui i beni disponibili sono prevalentemente di produzione locale, l'accesso ad essi pi agevole ed indiscriminato per tutti i membri di una comunit, donde l'apparenza di un'"eguaglianza" nell'accesso ai beni di consumo. Anche l'aspetto costante sia delle tombe che delle strutture abitative non mostrano segni di grandi disparit sociali. La struttura abitativa pi comune era cos costituita: sul muro di pietre a secco perimetrale (di forma quasi sempre circolare), internamente intonacato, poggia un tetto conico stramineo, sostenuto da una fila di pali interni all'ambiente e aperto alla sommit in corrispondenza del focolare interno (oppure rettangolare a doppio spiovente sorretto da pali lignei inglobati nel muro di pietre a secco nel caso non fosse di forma circolare). Ma all'interno delle tombe non mancano corredi femminili contraddistinti da oggetti di ornamento in bronzo e soprattutto in ferro, che inducono a ritenere che in queste comunit l'emergenza sociale fosse ostentata attraverso la connotazione dell'individuo di sesso femminile. Nell'VIII secolo l'aumento degli scambi con l'esterno hanno permesso a coloro che li gestivano di acquistare prestigio sociale e potere politico, e ci stimola all'interno della comunit il coagularsi di gruppi dominanti su base parentale. L'offerta di beni esotici accresce le differenze economiche e forse anche di status all'interno della comunit, marcando un accesso diseguale ai beni in circolazione. Per quanto riguarda la sfera del "politico", non ci sono sinora nelle deposizioni funebri di comunit autoctone e peninsulari dati sufficienti a riconoscere individui dal prestigio tale da poter loro attribuire le funzioni di "capi". L'unico riferimento all'organizzazione politica letterario e si deve a Diodoro[42], che ricorda come ogni centro avesse un basileus, una definizione chiaramente inficiata dall'idea che un autore del I secolo aveva della figura di un "capo", il cui riconoscimento nelle comunit tribali basato su doti personali. Certamente i guerrieri rivestivano un ruolo importante all'interno della comunit, ma non possibile identificare in essi delle autorit politiche sulla base dei dati funerari.
Ricostruzione di una capanna dell'insediamento di Thapsos

Esiste il caso isolato di Pantalica in cui il "Palazzo del Principe" o Anktoron, suggerirebbe l'esistenza di un capo. Nel vano maggiore meridionale del palazzo Paolo Orsi rinvenne le tracce di una fonderia di bronzi; da ci fu portato a ritenere che la lavorazione del metallo fosse nell'antica comunit una prerogativa del capo. Per la sua unicit nel panorama della Sicilia protostorica, l'anktoron di Pantalica, in gran parte di struttura megalitica, venne dallo stesso Orsi fondamentalmente attribuito a maestranze micenee al servizio del principe barbaro.

Economia, Artigianato e Commercio


Agricoltura
La base delle colture dovevano essere orzo e frumenti nudi (grano tenero e duro), cereali di complessa coltivazione ma di buona resa, facili da trebbiare e da conservare alla latitudine della Sicilia[39]. Anche le leguminose (veccia, fava) dovevano essere importanti per l'apporto di proteine. Riguardo all'uso delle olive, vediamo che impronte di foglie di oleastro su vasi sono note nell'isola nel Bronzo medio (Sante Croci[43] di Comiso, Cozzo del Pantano, Ustica), ma non si hanno ancora dati certi sulla specie innestata, in grado di produrre olio. Per quanto riguarda la vite, un seme di acino da una capanna della prima et del Ferro di Morgantina della variet non coltivata (Vitis silvestris). Esiste certamente una correlazione causale tra progresso dell'agricoltura e sviluppo delle tecnologie ceramiche necessarie alla fabbricazione dei contenitori per l'immagazzinamento delle eccedenze produttive. La possibilit di immagazzinare provviste indice di un'organizzazione complessa, di cui in Sicilia fornisce una testimonianza concreta l'insediamneto di Thapsos, con i pithoi conservati in ambienti-magazzino. Nel caso di questo port of trade (Thapsos per la quantit di reperti egeo-micenei o comunque orientali ritenuto essere stato una grande meta commerciale), si pu forse ritenere che l'intensificazione della produzione agricola fosse mirata non solo al consumo interno, ma anche a essere utilizzata come surplus per gli scambi esterni.

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Per quanto riguarda i sistemi di stoccaggio, in alcune capanne a Morgantina sono stati trovati diversi tipi di contenitori jars/dolia e pithoi: le diverse morfologie e dimensioni presuppongono una destinazione per contenuti diversi, forse non solo per derrate, ma anche per acqua, almeno nel caso di forme a bocca non molto larga. La presenza di impressioni di semi grano su frammenti di argilla semicotta, che costituivano forse il coperchio che sigillava un dolio quadriansato piumato (di medie dimensioni: alt. cm 82), indica una sua funzione come contenitore di granaglie. La testimonianza di tecniche agricole avanzate e specializzate (non solo cerealicole, ma anche arboree) fornita per il Bronzo finale dall'introduzione di nuovi strumenti in bronzo, come zappe (asce a cannone traforato) e roncole, spesso - e non a caso - associate (ripostigli di Niscemi, Noto Antica, Castelluccio di Scicli).

Pastorizia
Riguardo alle attivit pastorali, non sono ancora molte in Sicilia le analisi paleofaunistiche[39]. Nel Bronzo medio a Thapsos resti di pasto sono composti in prevalenza da ossa di caprovini e bovini, con una buona presenza di maiali. Una forte crescita dell'allevamento del bestiame si avverte nel Bronzo finale a Lipari. Nella prima et del Ferro si ha una predominanza dei bovini sui caprovini e una minore incidenza di maiali tra gli animali di allevamento, mentre non manca il consumo di animali selvatici (cinghiali e cervi), il che indica l'utilizzazione, mediante la caccia, delle risorse boschive. L'importanza dell'allevamento testimoniata indirettamente dalla frequente decorazione con protomi bovine delle scodelle, e dall'attivit di filatura della lana, documentata dalla ricorrente presenza di fuseruole nei corredi femminili. Esiti artigianali del consumo delle carni e della macellazione di animali sono dati dalle attivit manifatturiere nel campo della concia delle pelli e del cuoio, della lavorazione dell'osso e del corno, della filatura e della tessitura. Una delle fasi della lavorazione della lana, la cardatura, documentata a Morgantina da un pettine ricavato da un osso animale. Un'altra industria legata all'allevamento quella casearia, la cui importanza potrebbe essere testimoniata da appositi vasi destinati alla produzione di formaggi.

Produzione artigianale e metallurgica e Commercio, I Periodo


Nel I Periodo Siculo la produzione sicula costituita da: coltelli di selce, accette di pietra, ciottoletti forati e conchiglie ad uso di pendaglio, rarissimamente umili perle o fili di bronzo, creta male lavorata e cotta, vasi non torniti, potori cilindrici, calici a doppio manico, ossa ridotte ad utensili domestici, vasi mono e bicromici una elementare pittura terrosa, quasi ingubbiatura male applicata alla superficie del vaso e per friabile, rare le anse e decorazione geometrica elementare.[6] A partire da questo periodo abbiamo anche testimonianza di scambi e commerci con le civilt orientali: i siculi, dai commercianti orientali ricevevano a scambio ossa decorate, di lavoro finissimo, lucenti alla superficie, ancora rudi negli incavi. Queste ossa per la loro forma e lavorazione sono una vera novit archeologica, e la loro presenza in tombe attestanti una civilt cos bassa (Necropoli di Cava della Signora) ci porterebbe all'idea di un anacronismo, se l'Orsi non ne avesse scoperti due altri esemplari in una tomba intatta. Anche il vasellame, seppur di elementare decorazione estetica, sembra non avere riscontri nel vasellame italico, ma talvolta ci riporta al vasellame grezzo di Micene e di Troia, e ci porta alla conclusione che il nappo siculo sia stato introdotto dall'Oriente, e sia stato imitato e diffuso dai ceramisti locali. L'azione dell'Oriente verso la Sicilia ha gi cominciato ad esercitarsi in epoca molto anteriore al secolo VIII.

Produzione artigianale e metallurgica e Commercio, II Periodo


A Sud di Siracusa nel piano di Milocca si scopr a caso un sepolcro siculo contenente vasi grezzi a calice, la cui presenza non fortuita, n costituisce un fatto isolato, infatti vasi di questo tipo furono trovati anche a Pantalica. Questi vasi con recipiente ora globare, ora espanso a tromba, sia dipinti a decorazione geometrica, sia di tecnica grezza con semplice ingobbatura, siano una caratteristica fin qui non rilevata delle grotte funebri artificiali sicule, le quali rappresentano lo stadio intermedio tra l'ultimo finire dell'era neolitica ed il principio dei tempi storici. Essi costituiscono nella forma, nella tecnica, nella ingubbiatura e nelle ansette una tale unit di tipo e di provenienza da renderli una peculiarit ceramica delle necropoli sicule[6]. Per questa specie di vasi ha riscontri nella ceramica micenea e non improbabile che prototipi metallici orientali siano serviti alla riproduzione di forme nuove per noi, ma gi comuni nel mondo orientale greco. N c' da meravigliarsi se si pensa che vasi dello stile di Micene ebbero una grande diffusione (Grecia, Asia Minore, Cipro, Palestina, Naukratis in Egitto) e larga estensione cronologica (dal XV al IX secolo a.C.). Nel secondo periodo siculo i contatti della Sicilia con la Grecia micenea, come l'Orsi ha dimostrato, sono abbastanza vivi e non improbabile che assieme ai vasi fittili micenei, alle spade ed alle fibule, s'introducessero anche vasi metallici in numero scarso e poi imitati sul luogo in terracotta. una civilt inferiore che tenta di riprodurre i prodotti importati da una civilt pi avanzata. Orsi crede che la presenza di vasi metallici faccia scomparire la pittura geometrico-empestica, e porti in voga nuove forme vascolari non dipinte. Per la forma ed il contenuto dei sepolcri, Cozzo del Pantano ha speciale importanza, rappresentando tutte le caratteristiche peculiari del secondo Periodo siculo: celle circolari ma pi vaste, vere tholoi, sostituzione del bronzo alla pietra, imitazione micenea, introduzione di nuove forme nella ceramica, tendenza alla totale scomparsa dell'antica e diffusa pittura vascolare, coesistenza di una ceramica che non ancora usa il tornio, ma progredita nella tecnica con la rozza ceramica indigena. Apparizione di vasi e bronzi micenei importati dalla coltura micenea della Grecia eroica per mezzo dei Fenici attestante la vitalit dei contatti e degli scambi in un periodo che precede il secolo VIII (secolo nel quale prese inizio la colonizzazione greca della Sicilia).

Produzione artigianale e metallurgica e Commercio, III Periodo


Nella necropoli di Finocchito la stereotomia delle stanze denota un perfezionamento notevole di mezzi meccanici, in confronto con quelli impiegati nel I e nel II periodo[6]. Non era pi la rozza ascia di basalto, e forse nemmeno quella in bronzo, che qui si adibiva, ma probabilmente asce e scalpelli di ferro, oramai ben conosciuto. Per quanto riguarda la produzione manufatturiera, si riscontrano vasi che designano la coesistenza di due industrie, l'una locale, l'altra straniera. Da una parte abbiamo i pentolai indigeni che o non conoscevano il tornio, o ne usavano in modo del tutto primitivo, con imperfetta cottura; dall'altra un certo numero di vasi addita i caratteri della importazione protoellenica. E finalmente altri sembrano di manifattura indigena su modelli stranieri, i cosiddetti "protoellenici siculi". Importante la scoperta di tre piccolissimi scarabei, avvenuta nell'esame della tomba n.15. Sono i primi articoli di questo genere scoperti nelle necropoli sicule, ed hanno una notevole importanza cronologica, perch articoli analoghi si hanno anche nelle tombe greco-arcaiche dei secoli VIII e VII dell'isola; e tanto pi cresce il loro valore in quanto si trovano associati ad articoli protoellenici di sicura importazione quali vasetti geometrici e forse

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anche fibule.

Cultura e Religione
I Periodo
In base a quanto rinvenuto nella necropoli di Cava della Signora, sappiamo che il rito funebre consisteva nel deporre un numero rilevante non di cadaveri, ma di scheletri, non distesi, ma accoccolati, come provato dalle dimensioni molto strette delle cellette[6]. La deposizione rannicchiata del cadavere, che ricorda quella fetale, allude forse a credenze di morte/nascita[39]. Ci vuol dire che i Siculi si servivano del processo della scarnitura dei cadaveri, che proprio di molti popoli dell'antichit e di molte trib selvagge moderne. La cosa provata all'evidenza dalla colorazione in rosso che presentano i cranii di alcuni sepolcri Siculi dei dintorni di Palermo, operazione impossibile senza previa scarnitura. Era anche costante il rito di accompagnare gli scheletri con lame di selce, alcune delle quali, nel caso nostro, sembrano deposte sul cranio stesso: alla bocca della grotta un vaso, e vasi nelle celle.

II e III Periodo
Nella necropoli del Plemmirio il tipo delle tombe rinvenute non greco, ma si nota una modificazione dell'antichissimo tipo siculo delle tombe a forno. Esso costituisce la maniera pi recente dei sepolcri siculi, nel periodo che precede la colonizzazione greca.[6] Nel Bronzo finale percepibile un culto relativo alle acque sotterranee, considerate portatrici di significati connessi al concetto di fecondit, grazie a una piccola stipe di vasi, ritrovata vicino a una sorgente nel vallone San Giovanni presso Ferla, un piccolo insediamento nel territorio di Pantalica. Tra i vasi, oltre ai recipienti tipici di Pantalica, si trova una grande scodella con ansa a protome bovina, con decorazione incisa alla spalla e all'interno della protome. Si tratta di un prodotto forse locale, che imita prodotti esotici estranei alla cultura autoctona di Pantalica. La decorazione incisa e la protome rivolta verso l'esterno la differenziano dal materiale del Bronzo finale di Lipari, riportandola piuttosto alle forme dell'Italia centrale. Tale stipe testimonia un culto delle sorgenti con offerte votive[39]. Da quanto stato rinvenuto nella necropoli di Finocchito, abbiamo nel III periodo siculo (come gi nel secondo) una modificazione profonda delle stanze funebri (da rotonde "a tholos", a rettangolari prive di dromos e di anticella, alle quali si accede per un portello preceduto da un piccolo padiglione), e a questa modificazione della stanza, coincide la modificazione del rito funebre[6]. Nel I periodo i morti si chiudono nelle stanzine, sempre accoccolati, talora distribuiti attorno alle pareti, quasi a funebre banchetto; o stipati in vere masse, cos da occupare tutta la capienza del vano. Qui il sistema di deposizione cambiato: i cadaveri distesi ed il capo appoggiato, per lo pi, sopra un capezzale di pietra; anche la deposizione a masse tende a scomparire, ed alcune tombe contengono un solo cadavere; il costume selvaggio dello scarnimento poi del tutto scomparso. I Siculi di questo III periodo, progrediti in cultura, continuano ad accompagnare i loro morti con numerosa suppellettile funebre. L'adozione del corredo, se esso si deve considerare predisposto per la sopravvivenza del defunto, alluderebbe, almeno in origine, a credenze nel "doppio", cio nella componente immateriale che sopravvive al corpo del defunto (l'anima o lo spirito)[39].

Protome bovina del centro siculo di Castiglione (Ragusa)

Il Culto dei Palici


Per approfondire, vedi Palici.

Macrobio[44][45] narra che i Siculi avessero un oracolo, nei pressi dei laghetti di Naftia ("lacus ebullientes"), e che durante una carestia, questo oracolo dei Palici sugger ai Siculi di compiere dei sacrifici in onore di un eroe siculo (Pediocrates). Terminata la carestia: i Siculi raccolsero sull'altare dei Palici ogni genere di biade. Di un altare dei Palici, ricco di doni, situato in un bosco in riva al Simeto, parla anche Virgilio[46]:Attorno alle correnti del Simeto, dove c' la pingue e placabile ara dei Palici Ravisio nei suoi Officia ci spiega qualcosa in pi sul mito che starebbe dietro questo culto: Vicino al Simeto, fiume della Sicilia, la ninfa Thalia [...] gravida di Giove, per timore di Giunone [moglie e sorella del dio adultero], chiese che la terra si aprisse per lei; cosa che avvenne; ma quando venne la maturit del parto, dalla terra apertasi vennero fuori quelle Fonti. Il mito nasce dal timore per i fenomeni naturali che si verificavano nel lago, ora cessati, ma ampiamente descritti da Diodoro Siculo[47]. Ovidio[48] e Virgilio[49] menzionano il mito: pare che i fenomeni dovuti a due sorgenti solforoso-termali fossero state personificate nei due gemelli Palici, che, nel mito originario, sarebbero stati figli I laghetti Palici nel 1935 dell'unico dio (pare fossero monoteisti escludendo le muse e le ninfe) siculo Adrano e della ninfa Etna, poi in una successiva elaborazione figli di Efesto, e poi in una ancora successiva di Talia e Zeus, il quale per insabbiare l'adulterio (temendo la reazione di Era) nascose Talia sottoterra, dove ella partor i due gemelli. L'importanza di questo mito e del relativo culto per i Siculi palesata dalla ferma decisione di Ducezio di Mene (o Nea) di fondare la citt di Palik in questo luogo e di farla capitale del suo Regno Siculo, come ci raccontano Macrobio e Virgilio.

Lingua
Per approfondire, vedi Lingua sicula .

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Trascrizioni in varianti dell'alfabeto greco in lingua non greca


Allo stato attuale risultano scarse le testimonianze linguistiche significative lasciate dai Siculi, poich si hanno numerosi vasi con iscrizioni in varianti dell'alfabeto greco, in lingua diversa dal greco[50], ma nella maggior parte dei casi l'iscrizione di una o due parole (in lingua non greca), e quindi complicato studiarne il significato. Nei primi anni sessanta, a Centuripe, stato ritrovato un askos (vaso schiacciato) che risale al V secolo a.C., conservato al museo archeologico di Karlsruhe (Germania), che riporta la pi lunga iscrizione esistente in siculo (i caratteri sarebbero sempre una variazione dell'alfabeto greco) il significato dell'iscrizione legato all'idea di un'offerta del vaso stesso come dono. Dagli studi sulla sintassi e sul lessico essa risulta essere una lingua di origine indoeuropea, molto imparentata con il latino[51], per cui i Siculi sono spesso inseriti nel gruppo dei cosiddetti popoli protolatini, con Ausoni, Falisci ed Enotri. Altre teorie, suffragate da interessanti coincidenze[52], riguardo l'origine del linguaggio dei siculi, vorrebbero quest'ultimo apparentato con il sanscrito, escludendo quindi i Siculi da presunte origini italiche.[53]. Durante gli scavi eseguiti nella zona di Adrano, nell'area dell'antica citt detta di Mendolito, una porta cittadina del VI secolo a.C. riporta un'iscrizione in lingua sicula.

Tra il Greco e il Siculo: I dialetti sicilioti


Altri studi sulla lingua sicula si basano sull'analisi degli elementi discordanti tra la lingua greca della madre patria, e i dialetti sicilioti dei greci di Sicilia, volendo considerare questi elementi frutto dell'influenza che la cultura sicula poteva avere sulle colonie greche. Ad esempio E. Wikn[54] considerando le parole e che servono a indicare la monetazione nei dialetti sicilioti colpito dalla corrispondenza dei vocaboli con le parole latine litra ed uncia.[55] Questa teoria trova riscontro anche nel fatto che Varrone nel De lingua latina[13] giudicava cos numerose le somiglianze tra la lingua sicula e quella latina da considerare i Siculi originari di Roma. Ci confermerebbe che i Siculi scendendo dall'Italia avrebbero portato con s il patrimonio lessicale italico proveniente da una base comune latinoausonio-enotrio-sicula che corrisponderebbe poi ad un linguaggio indo-europeo penetrato coll'immigrazione di genti della stessa razza che ha imposto il proprio lessico in Italia ed in Sicilia.

Il Linguaggio Ligure-Siculo dell'ipotizzata identit Ligure-Sicula


G. Sergi[56] esamina attentamente i rapporti linguistici che potrebbero esserci fra i tratti linguistici siculi e quelli liguri, ma non solo. Inizia il suo studio ponendo lo sguardo su alcuni suffissi che egli ritiene caratterizzanti dei linguaggi liguri e siculi. Un suffisso caratteristico ligure accettato quello delle parole terminanti in -sco, -asco, -esco, in nomi propri, dovuto alla scoperta di un'antica iscrizione latina dell'anno 117 a.C., dove trattasi di un giudizio in una controversia territoriale fra Genuenses e Langenses, liguri. Qui s'incontrano i nomi di Novasca, Tulelasca, Veraglasca, Vineglasca. Inoltre nella tabula alimentaris riferibile alla disposizione di Traiano imperatore, per soccorrere di viveri fanciulli e fanciulle, si trovano altri nomi liguri con la stessa terminazione.[57] Il Zanardello Tito, in alcune sue memorie, tent di mostrare l'espansione dei nomi con tale suffisso ligure e anche di altri similmente liguri non soltanto in Italia, ma ancora nell'antica Gallia compreso il Belgio; e calcola seguendo il Flechia, che il numero dei nomi italiani col suffisso -sco in alta Italia supera 250; e simili forme si sono trovate nella valle della Magra, nella Garfagnana e altrove. Abbiamo nomi etnici Volsci, Osci o Opsci, poi Graviscae, citt tenuta dagli Etruschi, Falisci, un popolo o una trib Japuzkum o Iapuscum delle Tavole icuvine; e poi Vescellium in Arpinia, Pollusca nel Lazio, Trebula Mutuesca nell'Umbria, Fiscellus, monte ai confini dell'Umbria, ed altri altrove. Poi ancora abbiamo il nome di Etrusci e Tusci, che adoperarono i Romani e dopo gl'Italiani e altri. Altri suffissi: -la, -lla, -li, -lli, come in Atella, Abella, Sabelli, Trebula, Cursula; -ia, -nia, -lia, come in Aricia, Medullia, Faleria, Narnia; -ba, come in Alba, Norba; -sa, -ssa, come in Alsa, Suasa, Suessa, Issa; -ca, come in Benacus (Benaca), Numicus (Numica); -na, come in Artena, Arna, Dertona, Suana; -ma, come in Auxuma, Ruma, Axima, e forse anche Roma; -ta, -sta, come in Asta, Segesta, Lista; -i, come Corioli, Volci o Volsei.

I Capi pi importanti
Kokalos
Non si certi della "siculit" del re Kokalos, in quanto gli storici ci danno su di lui informazioni contrastanti[1]. Conone dice che Minosse venne in "Sicania" presso Kokalos, qualificandolo per come "re dei Siculi", e Diodoro[58] lo definisce "re sicano". Da quanto ci dicono Erodoto, Eforo, Filisto, Callimaco, Eraclide Lembos, Conone, Strabone e Diodoro, sappiamo che fu re di una popolazione siciliana, che aveva la sua capitale nella citt di Kamikos, e che lui o le sue figlie uccisero a tradimento Minosse (o "Minoa" secondo Eraclide Lembos), giunto in Sicilia alla ricerca di Dedalo. Questo mito del re Kokalos che uccise Minosse attestato dalla tradizione storica fino dal V secolo a.C. Diodoro[59] ci dice infatti che Antioco di

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Siracusa iniziava la storia della Sicilia con il regno di Kokalos; e gi una tragedia di Sofocle[60] ed una commedia di Aristofane erano state ispirate al mito di Kokalos.

Italo
Non si sa con certezza chi fosse Italo e a che popolo appartenesse, poich le informazioni su di lui sono contrastanti. Alcune fonti gli attestano un ruolo importante nei confronti del popolo siculo: Tucidide[61] lo definisce "uno dei Siculi" il nome del quale avrebbe dato derivazione al nome "Italia", Filisto parla di Italos come del "padre del capo ligure Sikels". Mentre Antioco fa riferimento a un Italos "fratello o padre di Siculo o addirittura re dei Siculi". Infine Antioco di Siracusa [62] lo fa re degli enotri, che proprio per il suo nome si sarebbero poi chiamati "itali", ma lo descrive anche padre di Morgete (dicendo che Morgete gli succede). Siculo invece sembra arrivare dal nulla a "dividere le genti" (i Siculi dai Morgeti).

Siculo
Siculo (o Sikels o Siculos), il presunto Re siculo che avrebbe dato il nome al popolo Siculo e alla Sicilia (Sikelia). La sua figura nella tradizione storiografica rimane costantemente legata alla storia del popolo Siculo che dall'Italia pass in Sicilia, anche nei casi in cui si suppone che il popolo non fosse di Siculi, ma di Ausoni o di Liguri, sempre dello stesso popolo, e dello stesso re si parla. Antioco di Siracusa parla di un Siculo indistinto che sembra comparire dal nulla per dividere le genti, i Siculi dai Morgeti e dagli Itali-Enotri. Filisto di Siracusa, riportato da Dionigi di Alicarnasso[26] dice che le genti le quali passarono dall'Italia in Sicilia sarebbero state in realt dei Liguri condotti da Sikels figlio di Italos. Servio[63] dice che la citt da lui chiamata "Laurolavinia" sorse dove gi abitava "Siculos". Dionigi di Alicarnasso[5] riporta la testimonianza di Ellanico di Mitilene, secondo il quale Sikels sarebbe stato re degli Ausoni e avrebbe dato il nome all'isola. Infine Antioco di Siracusa ci dice che Sikels sarebbe stato fratello o figlio di Italos e proveniente da Roma presso il Re Morgetes degli Enotri.

Hyblon
Re Hyblon ricordato da Tucidide nel VI libro de La guerra del Peloponneso per aver concesso ai Megaresi, scacciati prima da Leontinoi e poi da Thapsos, la terra per fondare la loro citt, e anzi pare ce li abbia condotti di persona. E per ricambiare il favore i Megaresi fuoriusciti diedere il nome di "Megara Hyblaea" alla citt in onore di Re Hyblon[64]. Re Hyblon ricordato come l'ultimo Re del Regno Siculo di Hybla (recentemente identificata in Pantalica), egli fece strenua resistenza ai progetti egemonici di Siracusa. Il sostegno ai Megaresi appena citato, ad esempio, parte del gioco di alleanze che Hyblon aveva studiato per contrastare Siracusa. Siracusa era al momento sotto influenza di Corinto, storica nemica di Megara, cos Hyblon fece in modo che il conflitto fra le due citt greche si ripetesse parallelamente anche in Sicilia. Ma serv a poco: prima i Siracusani (Corinzi) presero Ortigia, poi, molti anni dopo Gelone di Gela, prese sia Siracusa che Megara Hyblaea conquistando cos l'intera Sicilia Orientale.

Ducezio
Ducezio nacque nel 488 a.C. nei pressi di Nea (Noto)[65] oppure a Mene (o Menaion in greco, l'odierna Mineo)[66]. Ducezio aveva dimostrato le sue doti di generale gi quando aveva partecipato all'assedio di Etna a fianco dei Siracusani contro Dinomene costringendo la popolazione a fuggire, e a rifugiarsi sui monti ad est di Centuripe, ad Inessa ribattezzata Etna. dopo questo episodio che ha inizio il "momento di Ducezio", ossia il ventennio circa (tra il 461 e il 440 a.C.) in cui egli domin lo scenario militare e politico della Sicilia Orientale, questo "momento" stato anche definito da F. Cordano " il momento della migliore autocoscienza dei Siculi". L'importanza che le alleanze sicule avevano avuto per le colonie greche in vari conflitti, insieme al quadro politico fosco in Sicilia centro Orientale con Trasibulo a Syrakos e Trasideo ad Akragas che da Diodoro furono definiti "violenti e assassini", iniziarono ad alimentare l'idea, in molti siculi e in Ducezio, che fosse il momento buono per liberarsi dall'oppressione greca, e che il popolo siculo, forte dei successi militari ottenuti nel passato recente a fianco di eserciti sicilioti, riaffermasse la supremazia sulla propria terra. Nel 459 a.C. ricostru. Cos dal 460 a.C. fu Re dei siculi, e tra il 460 a.C. e il 453 a.C. fond e ricostru varie citt quali Menai e Palik. Nel 450 a.C. venne per sconfitto a Nomai (forse in provincia di Agrigento) e successivamente a Motyon (vicino San Cataldo). Fu infine esiliato a Corinto. Nel 444 a.C. rientr in Sicilia con un gruppo di coloni Corinzi e fond Kal Akt su incarico di un oracolo (forse quello di Dodona (http://www.amedit.it/PDFarcheostoriatradizioni /Anna%20Maria%20Prestianni%20Giallombardo%20-%20Ducezio,%20l%27oracolo%20e%20la%20fondazione%20di%20Kale%20Akte.pdf)), presso l'odierna Caronia; l mor quattro anni dopo, nello stesso anno della distruzione di Palik. Nella narrazione diodorea il "momento di Ducezio" diviso in due parti e in due libri differenti: si dipana pi consistente nella parte finale del libro XI[67], dove si collocano, a partire dall'anno 461/60 gli episodi esaltanti della rapida conquista. Nella parte iniziale del libro XII invece, trova posto l'esilio di Ducezio e il suo ritorno in Sicilia per la fondazione di Kale Akte[68], quindi la sua morte e la riconquista siracusana dei centri siculi sino alla caduta di Trinakrie[69].

Le citt pi importanti
Kal Akt
Riguardo alla fondazione di Kale Akte (Calatte), Diodoro la sola nostra fonte sull'episodio e ne fornisce notizia in due diversi luoghi del libro XII della Bibliotheke: a 8, 2 e a 29, 1.[70] Pare che Ducezio, in esilio a Corinto, dopo la sconfitta del 450 a.C., avesse ricevuto l'incarico, non si sa bene da quale Oracolo (Anna Maria Prestianni Giallombardo teorizza per una serie di motivi (http://www.amedit.it/PDFarcheostoriatradizioni /Anna%20Maria%20Prestianni%20Giallombardo%20-%20Ducezio,%20l%27oracolo%20e%20la%20fondazione%20di%20Kale%20Akte.pdf) che sia l'Oracolo di Dodona), di fondare Kal Akt, o forse di popolare la "bella costa" in Sicilia. Cos con un gruppo di coloni Corinzi torn in Sicilia nel 444 a.C. e fond Kal Akt, l'ultima citt di fondazione sicula, nella quale egli mor quattro anni dopo nel 440 a.C.

Kamikos

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Della citt di Kamikos sappiamo[71] che essa sarebbe stata la citt capitale del regno di Kokalos[1], avrebbe ospitato Dedalo e poi Minosse, il quale per avrebbe incontrato, proprio in questo luogo, la morte per mano del re Kokalos o delle sue figlie. La natura sicula o sicana della citt dipende dalla natura del regno di Kokalos, ma anche quella di quest'ultimo non accertabile con chiarezza, a causa delle contrastanti informazioni lasciateci dagli storici. Riguardo all'ubicazione della citt, Paolo Enrico Arias[72] propone che essa sia vicina ad Agrigento ma senza certezze; per aggiunge che il Brard pensa che essa possa essere nei pressi di Sant'Angelo Muxaro, teoria che troverebbe riscontro in due fatti: 1. la localit si trova su di un fiume, come ci dicono le fonti antiche; 2. l'Orsi vi ha rinvenuto un genere di ceramica di chiara impronta rodio-cretese, quanto mai importante e non frequente in quella parte della Sicilia.

Menai
Fondata o ricostruita secondo le fonti da Ducezio[73] nel 459 a.C. nel sito di un antico villaggio indigeno nei pressi di un importante santuario non-ellenico col nome di Menai (o "Menaion" in Greco e "Mene" in Latino), sarebbe stata anche il luogo in cui lo stesso Ducezio sarebbe nato nel 488 a.C. Con la sconfitta del condottiero Siculo da parte dei Siracusani nel 450 a.C. la citt perde la sua centralit.

Morgantina
Secondo la leggenda[74] un gruppo di Morgeti (quei "siculi" che, secondo quanto dice Antioco Morgete anzich Siculo) guidato dal mitico re Morges (Morgete, erede, come Siculo, di Italo, sempre secondo Antioco), fond nel X secolo a.C. la citt di Morgantina (Morganthion) sul colle della Cittadella. Per oltre trecento anni i Morgeti occuparono il luogo, integrandosi con le altre popolazioni affini dell'interno e prosperando grazie allo sfruttamento agricolo della vasta pianura del Gornalunga. Verso la met del VI secolo a.C. Greci di origine calcidese giunsero a Morgantina si insediarono nella citt convivendo abbastanza pacificamente con i precedenti abitanti, come sembra testimoniare la mescolanza di elementi culturali nei corredi funebri. I coloni calcidesi assimilando la religiosit dei Morgeti trasformarono la Dea Madre nelle loro divinit Demetra e Persefone per come testimoniato dai famosi acroliti teste marmoree complete di mani e piedi con il corpo composto da materiale deperibile risalenti agli anni 525-510 a.C. La citt sembra venisse distrutta una prima volta alla fine del secolo, ad opera del tiranno di Gela, Ippocrate. Nel 459 a.C., la citt venne presa e distrutta da Ducezio, condottiero dei Siculi, durante la rivolta contro il dominio greco, cos come ci racconta Diodoro Siculo nella sua Bibliotheca. La citt fu probabilmente in seguito abbandonata come centro abitato.

Palik
Palik venne rifondata da Ducezio nel 453 a.C.[75]. La citt fu fondata sull'altura che domina la pianura dove si trovava l'antico santuario dei Palici, divinit indigene ben presto inserite nel pantheon greco. All'et arcaica risalgono le pi antiche strutture che si possono attribuire al santuario dei Palici che viene ricostruito con strutture monumentali quali portici e sala da banchetto nel V secolo a.C. probabilmente grazie all'iniziativa di Ducezio, capo siculo che avrebbe fissato la sede della sua lega di citt sicule proprio presso il santuario del Palici. Il tempio sarebbe sorto sulle rive mefitiche del laghetto, dove si svolgevano alcuni riti tramite i quali i sacerdoti eseguivano vaticini e ordalie.

Pantalica-Hybla
Dionisio Mollica nel suo Nel Regno dei Siculi. Pantalica, la Valle dell'Anapo e Sortino parla del centro siculo e propone che il nome Pantalica potrebbe derivare da "Pentelite", che, in et greca, indicava simbolicamente un luogo privo di una funzione urbana. L'identificazione storica pi accreditata riconduce Pantalica al Regno di Hybla (anche per la presenza dell'eccezionale Palazzo del Principe unico nel contesto delle costruzioni sicule), anche se in passato si era proposta anche l'identificazione con l'antica citt di Erbesso[64]. La civilt iniziale di Pantalica sarebbe stata Sicana, poi i Sicani avrebbero lasciato il posto ai Siculi fuggendoli verso la parte meridionale ed occidentale dell'isola[76]. Fiorisce la Pantalica dei Siculi che, fra alterne vicende diventer il pi importante abitato della Sicilia Orientale, la Hybla del Regno siculo di Re Hyblon. Sono in molti gli storici che hanno deciso di identificare Pantalica con l'antica Hybla. Secondo tale ricostruzione, avanzata dall'archeologo francese Francois Villard (e sostenuta in seguito da Bernab Brea, Tusa ed altri), i Siculi, nel corso dell'insediamento sulle montagne di Pantalica, fondarono Hybla. Con la fine della civilt sicula a Pantalica (non dovuta a sconfitte militari o annessioni, ma all'emigrazione di massa verso le fiorenti citt greche e siciliote), avvenuta tra l'VIII il VII secolo a.C., inizia uno dei periodi pi misteriosi e controversi della storia di questa terra. In effetti, se in via di principio sarebbe logico presumere uno stanziamento di civilt greca a Pantalica, di tale insediamento non esistono prove certe.

I conflitti pi importanti
Contro gli Aborigini e i Pelasgi
In Dionigi di Alicarnasso leggiamo che i primi aggressori dei Siculi (o Liguri-Siculi), quando essi ancora si trovavano in Italia peninsulare furono i cosiddetti Aborigini che avevano chiamato in loro aiuto i Pelasgi. Questi non riuscirono a sconfiggere totalmente i Liguri-Siculi, i quali per, secondo quanto ci riferisce Ellanico Lesbio in Dionigi[5], infine, stanchi delle aggressioni o non potendo resistere ad esse, avrebbero lasciato il territorio e sarebbero migrati, passando per l'Italia Meridionale, in Sicilia.

Contro gli Egizi


Volendo prendere per buona la teoria che i Siculi fossero uno dei "Popoli del Mare"[77], possiamo citare fra i conflitti pi importanti anche i due attacchi all'Egitto, il primo alla fine della XIX dinastia e il secondo all'inizio della XX. I Siculi avrebbero preso parte al conflitto sotto il regno del faraone Merneptah (o Merneptah / Merneptah) nel 1208 a.C., membri di una coalizione guidata dai libici contro l'Egitto (come ci tramanda la grande iscrizione del tempio di Karnak). I "Shekelesh" che non furono uccisi in battaglia, furono catturati e fatti prigionieri, e il loro popolo fu menzionato sulla stele di Athribis e la colonna del Cairo.

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Sotto il regno di Ramses III, nel 1176 a.C., (anno ottavo della Dinastia) nell'iscrizione sulle pareti del tempio di Medinet Habu, i Siculi sono menzionati come membri di una potente confederazione di popolazioni che hanno devastato il regno Hatti, il Cilicia, Carchemish e Arzawa. L'inscrizione termina descrivendo la vittoria del faraone contro la Confederazione.

Contro i Cretesi
Sempre accettando che Kokalos fosse un re Siculo (e la cosa non certa), enumerando i conflitti famosi ai quali i Siculi avrebbero preso parte possiamo menzionare il conflitto originato dall'uccisione di Minosse, giunto in Sicilia alla ricerca di Dedalo, per mano di Kokalos o delle sue figlie[1]. Erodoto[78] racconta della ricerca fatta da Minosse dell'eroe Dedalo e della sua morte violenta che si tent di vendicare con una spedizione cretese; Callimaco allude all'origine cretese di Minoa ed alla morte di Minosse per opera delle figlie di Kokalos; Minosse sarebbe stato ucciso secondo Conone[79] dalle figlie di Kokalos e per questo sarebbe scoppiata una guerra tra Cretesi e Siculi, per la quale i primi, vinti, sarebbero fuggiti sulle coste della Puglia assumendo il nome di Iapigi e ripartendo pi tardi per la Macedonia, oppure secondo Diodoro[58] sarebbero rimasti in Sicilia fondando Minoa in onore del loro eroe.

Resistenza contro i coloni di Syrakos


Re Hyblon[64] si era proposto come la testa di ponte che avrebbe dettato le regole dell'insediamento greco nella costa orientale dell'Isola, e dove l'intesa decadde e venne meno (e fall a due passi dal pacifico insediamento in Megara: a Siracusa) si ebbe un conflitto armato. Siracusa (presa da nobili esuli di Corinto) aggred e sottomise i Siculi di Ortigia; i Corinzi erano al contempo nemici dei Megaresi, pacifici ospiti di Hyblon. Hyblon aveva cercato di riproporre in Sicilia il contrasto in vigore in Grecia tra Corinto e Megara per sconfiggere i Sicusani con l'aiuto dei Megaresi. Dopo la conquista del piccolo sito commerciale di Ortigia si ebbe una vera fondazione di citt, Siracusa, nel secolo VIII (si ricostruirono tre date: 756, 733, 710 a.C.) e fu retta da un governo aristocratico fino al V secolo a.C., quando sub la stessa sorte di Corinto - con circa un secolo di ritardo - per l'agire di Gelone, gi tiranno di Gela. Megara Iblea transita anch'essa sotto tirannide nel 480 a.C. per l'agire di Gelone di Siracusa (gi tiranno di Gela) che, alleato col fratello Gerone di Gela e col suocero Terone di Agrigento, conquist l'intera Sicilia Orientale (che altro non che il perduto regno di Iblone) fino a Catana, Etna e Adrano.

Contro i Sicilioti di Etna, Syrakos e Akragas


I siculi di Ducezio[80] furono protagonisti di una grande campagna contro praticamente tutti i grossi centri Sicilioti della Sicilia Centro-Orientale. Gi qualche anno prima gli eserciti siculi erano risultati vittoriosi nella coalizione di Siculi di insorti Siracusani e di Akragas, Gela, Selinunte e Imera contro Trasibulo di Siracusa, riuscendo a rovesciare il tiranno. Tra il 466 a.C. e il 461 a.C. i Siculi di Ducezio fecero parte di una coalizione Siculo-Siracusana contro Etna, governata allora da Diomene. La vittoria della coalizione costrinse la popolazione di Etna a fuggire, rifugiandosi sui monti ad est di Centuripe ad Inessa che fu allora ribattezzata "Etna". Successivamente Ducezio, forte della recente vittoria militare e del malcoltento siculo per la secolare oppressione greca, si erse a capo di una lega sicula divenendo praticamente il Re dei Siculi. Nel 460 a.C. conquist Etna-Inessa, nel 459 a.C. ricostru Mene (Menaion in greco) e distrusse Morgantina. Nel 453 a.C. fond Palik e ne fece la capitale del suo stato. Poi conquist anche Agnone, ma nel 452 a.C. "Syrakos" e "Akragas" gli dichiararono guerra scendendo in campo a fianco delle colonie greche. Nel 450 a.C. venne sconfitto a Nomai e successivamente a Motyon e fu quindi esiliato a Corinto.

Note
1. ^ a b c d e f g h Paolo Enrico Arias, "Problemi sui Siculi e sugli Etruschi", Catania, Crisafulli Editore, 5 aprile 1943. 2. ^ Tucid., Storie, IV, 2 3. ^ V,6,3-4 4. ^ I, 9; II, 1 5. ^ a b c d I,22 6. ^ a b c d e f g h Giacomo Tropea, Rivista di Storia antica e Scienze affini, "Gli Studi Siculi di Paolo Orsi", Messina, D'Amico, 1895, Anno I, n.2. 7. ^ l'unico lavoro esistente era vecchio e sorpassato: E. Von Andrian, Praehistorische Studien aus Sicilien, Berlino 1878 8. ^ FREEMAN, History of Sicily, I p.101,125 segg.; cfr. PATRONI in "L'Anthropologie" VIII pag. 133 segg., Id. La Preistoria Milano 1937 I, pag. 184 segg. e 339 segg. 9. ^ Basilio Modestov in una memoria del "Journal du ministre de l'Instruction publique Saint-Petersboug" del 1897 e in Introduction l'Histoire Romaine, Par 1907 pag. 128 segg., dopo aver esaminato le fonti che affermano l'esistenza dei Siculi nel Lazio (Virg. Aen. VII, 795; Varrone, de l. l. V, 101 ecc.) sorvola sul passaggio dei Siculi in Sicilia ammettendo che esso sia avvenuto sotto la pressione dei diversi popoli quali gli Opici gli Enotri gli Iapigi, e che esso abbia avuto luogo in Sicilia alla fine dell'epoca neolitica andando incontro alla periodizzazione dei reperti archeologici che vorrebbero il I periodo siculo in et eneolitica. ^ Arte e Civilt della Sicilia antica, Roma 1935 I, pag. 142 e segg. ^ VI,3 ^ Dion. Hal. IX, 9 1-4; I, 16, 5 ^ a b V,101 ^ ad Aen. III, 500 ^ 321 ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 56. ^ II,8 ^ Nat. Hist. III, 69 ^ Aen. VII, 795; VIII, 328 XI, 317 ^ N. A. I, 10 ^ I,5,1 ^ a b G. Sergi, Piccola Biblioteca di Scienze Moderne, "Da Albalonga a Roma. Inizio dell'incivilimento in Italia, ovvero Liguri e Siculi", Torino, Fratelli Bocca Editori, Tipografia Silvestrelli & Cappelletto, 1934 ^ Steph. Byz. pag.565-68 s.v. ^ XIV,37-38 ^ G. Sergi,Piccole Biblioteche di Scienze Moderne:"Da Albalonga a Roma, Inizio dell'incivilimento in Italia, ovvero Liguri e Siculi", Torino, F.lli Bocca Editori, Tipografia Silvestrelli&Cappelletto, 1934 pag. 3 e segg. 26. ^ a b I,32 27. ^ Ad Aen., I,9 28. ^ G. Sergi, Piccola Biblioteca di Scienze Moderne, Da Albalonga a Roma. Inizio dell'incivilimento in Italia, ovvero Liguri e Siculi, Torino, Fratelli Bocca Editori, Tipografia Silvestrelli & Cappelletto, 1934 29. ^ Aen, VIII, 330-2 30. ^ Aen., VII, 30-2 31. ^ Aen., VIII, 64 32. ^ Carm., I, 2 33. ^ N.H., III, 13[18] 34. ^ Strab. IV 35. ^ cfr. [1] (http://www.touregypt.net /featurestories/seapeople.htm) 36. ^ Jean Faucounau, Les Peuples de la Mer et leur Histoire, ditions L'Harmattan, 2003 (ISBN 978-2-7475-4369-9) 37. ^ Jean-Jacques Prado, L'Invasion de la Mditerrane par les Peuples de l'Ocan XIIIe sicle avant Jsus-Christ, ditions L'Harmattan, 1992 (ISBN 978-2-7384-1234-8) 38. ^ (EN) James Henry Breasted, Ancient Records of Egypt: Historical Documents from the Earliest Times to the Persian Conquest, collected, edited, and translated, with Commentary. (5 volumes), University of Chicago Press, Chicago, 19061907 (rimpr.

10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22.

23. 24. 25.

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particolare da Vittore Pisani. 52. ^ Adrano - CT siculina (http://www.siculina.it /Adrano%20CT%20siculina.htm) 53. ^ Enrico Caltagirone, La lingua dei siculi, Marna, 2003 54. ^ E. Wikn, Die Kunde der Hellenen von dem Lande und den Wolkern der Apenninenhalbinsel bis 300 v. Chr, Lund 1937 pagg 62 segg. 55. ^ Paolo Enrico Arias, "Problemi sui Siculi e sugli Etruschi", Catania, Crisafulli Editore, 5 aprile 1943 56. ^ "Da Albalonga a Roma, Inizio dell'incivilimento in Italia ovvero Liguri e Siculi" 57. ^ G. Sergi, Piccola Biblioteca di Scienze Moderne, "Da Albalonga a Roma. Inizio dell'incivilimento in Italia, ovvero Liguri e Siculi", Torino, Fratelli Bocca Editori, Tipografia Silvestrelli & Cappelletto, 1934 58. ^ a b IV, 76-80 59. ^ XII, 71, 2 60. ^ Soph. apd. Athen III, 86, C; IX, 388 E 61. ^ Storie,Libro IV, cap 2 62. ^ Dionigi di Alicarnasso 1,12 63. ^ Ad Aen., I, 9 64. ^ a b c Dionisio Mollica, Nel regno dei siculi.

65. 66.

67. 68. 69. 70.

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Pantalica e la valle dell'Anapo e Sortino, Sortino (SR), Flaccavento, Tipolitografia Tumino, 1996 ^ (Diodoro Siculo, Bibliotheca, XI) ^ C. Tamburino Merlini, Cenni storico-critici delle antiche famiglie, degli uomini illustri e de pi rinomati scrittori di Mineo, Stamperia G. Musumeci-Papale, Catania, 1846. ^ 76, 3; 78, 5; 88, 6; 90,1; 91, 1-4; 92, 1-4 ^ 12, 8, 2 ^ 12, 29, 1 ^ Documento (http://www.amedit.it /PDFarcheostoriatradizioni /Anna%20Maria%20Prestianni%20Giallombardo%20-%2 ^ Diodoro Siculo IV, 76-80 ^ Problemi sui Siculi e sugli Etruschi" Catania, Crisafulli Editore, 1943 pag. 19 ^ (Diodoro Siculo, Bibliotheca, XI 91, 2) ^ (Strabone VI, 257 e 270) ^ (Diodoro Siculo, Bibliotheca, XI) ^ Tucidide IV, 2 ^ Egypt: Who Were the Sea People (http://www.touregypt.net/featurestories /seapeople.htm) ^ VII, 160-171 ^ Narrat. XXV ^ (Diodoro Siculo, Bibliotheca, XI)

Voci correlate
Antichi popoli di Sicilia Liguri Protolatini Ausoni Falisci Elimi Enotri Opici Morgeti Itali Latini Sicani Sicelioti Ducezio Popoli del Mare Syntleia

Bibliografia
Monografie
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Saggi
Giacomo Tropea, Rivista di Storia antica e Scienze affini, "Gli Studi Siculi di Paolo Orsi", Messina, D'Amico, 1895, Anno I, n.2. p 1-16. Anna Maria Prestianni Giallombardo, Ducezio, l'oracolo e la fondazione di Kale Akte, Universita di Messina, p 135-149. (http://www.amedit.it /PDFarcheostoriatradizioni /Anna%20Maria%20Prestianni%20Giallombardo%20-%20Ducezio,%20l%27oracolo%20e%20la%20fondazione%20di%20Kale%20Akte.pdf) Roberto Marino, Il mistero dei siculi - Edizioni Stella del Mare

Collegamenti esterni
Da Palik a Palagonia (http://www.amedit.it /PDFarcheostoriatradizioni /cenni%20storici%20su%20palagonia.pdf) I Popoli del Mare (http://www.reocities.com/SoHo/Workshop /3799/popoli_mare.htm)

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Siculi - Wikipedia

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