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STORIA DI NAPOLI

Le origini
Le antichissime origini di Napoli affondano nella leggenda, o meglio, in una serie di leggende. Al centro di tutte, c' la sirena Partenope, che, affranta per l'astuzia di Ulisse sfuggito al potere del canto delle sirene, si sarebbe suicidata, e il suo corpo sarebbe andato alla deriva fino ad incagliarsi sugli scogli dell'isoletta di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell'Ovo. Secondo una versione meno leggendaria, Partenope sarebbe stata invece una bellissima fanciulla, figlia del condottiero greco Eumelo Falevo partito alla volta della costa campana, per fondarvi una colonia; ma una tempesta colp la nave, provocando la morte di Partenope, in tributo alla quale fu dato il nome alla nascente citt. Dalle informazioni storiche, in effetti, si sa che coloni greci si insediarono dapprima nell'isola di Ischia (IX secolo a.C.), per trasferirsi poi a Cuma e, solo nel VI secolo a.C., fondare la citt di Partenope sull'isola di Megaride. Si trattava pi che altro di uno scalo commerciale per mantenere i contatti con la madre patria, che, in un secondo momento, si espanse sul vicino Monte Echia (Pizzofalcone), assumendo la struttura di un piccolo centro urbano.

Napoli greco-romana
Nel 470 a.C., i greci Cumani decisero di fondare una vera e propria citt, scegliendo una zona pi ad oriente della vecchia Partenope, zona che corrisponde all'attuale centro storico; il nome prescelto fu quello di Neapolis ("citt nuova"), per distinguerla dal precedente nucleo urbano (Palepolis, "citt vecchia"). Probabilmente, in questa fase, la citt era una repubblica aristocratica retta da due arconti e da un consiglio di nobili. Urbanisticamente la citt, come nella tradizione delle citt greche, era caratterizzata dalla presenza di cardi e decumani, ed era ricca di edifici di culto e di pubblica utilit: templi, curia, teatro, ippodromo; divenne una importante colonia della Magna Grecia, insieme a Taranto e Cuma, e dalle tradizioni, dalla cultura, dalla mentalit, dall'arte sviluppatesi in questo periodo attinsero i romani nella successiva fase della vita della citt. Clicca qui per un tour tra le vestigia della Napoli grecoromana. Neapolis non era una citt guerriera, ma dovette presto difendersi da due scomodi vicini: i Sanniti, che nel 423 a.C. conquistarono Cuma scacciandone gli abitanti, e i Romani, determinati ad espandere verso sud il proprio dominio. I primi rapporti tra Roma e Neapolis furono improntati all'amicizia e al tentativo di stipulare accordi, ma, sotto le pressioni delle altre colonie, Neapolis fu poi spinta a rifiutare collaborazioni coi romani; questo port nel 326 a.C. ad un conflitto armato che, nonostante l'alleanza dei partenopei con sanniti e nolani, si concluse con la vittoria del console romano. La pace non fu tuttavia disonorevole: fu creata una
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confederazione con Roma, e la citt pot mantenere le proprie prerogative e istituzioni, rivelandosi nel seguito una fedele alleata del sempre pi potente vicino. Del resto, Neapolis era per Roma un importante veicolo della cultura e della civilt greca: la citt e i suoi dintorni divennero meta privilegiata per le residenze estive dei patrizi romani, che costruirono tra Puteoli e Sorrento lussuose ville (Scipione l'Africano, Silla, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Bruto e Lucullo, ad esempio, scelsero queste terre per riposo e diletto; Cicerone, Orazio, Plinio il Vecchio, Virgilio, trovarono qui ispirazione per il proprio genio artistico). Napoli era insomma un centro di raffinata cultura, un lembo di Grecia nella penisola italica, che i romani seppero sempre rispettare e apprezzare, evitando di inquinarlo e opprimerlo.

Il ducato di Napoli
La divisione dell'Impero romano, le invasioni barbariche nella penisola, e poi la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) determinarono la storia di Napoli nell'Alto Medioevo. Nel 536 Giustiniano, imperatore d'Oriente, invi Belisario a conquistare la citt, che pur si difese valorosamente; poi, nel 542, Napoli fu invasa dai Goti, che sbaragliarono le forze bizantine; queste, tuttavia, nel 553 si ripresero la citt sotto il comando di Narsete, che con una grande battaglia ai piedi del Vesuvio scacci definitivamente i Goti dalla Campania. In seguito, pur sotto la sgradita dominazione bizantina, la citt dovette respingere forti e rozzi nemici come i Longobardi e i Vandali. Dopo un tentativo di indipendenza nel 615, che port a un governo autonomo di breve vita, l'imperatore d'oriente nel 661 accolse le istanze dei napoletani, nominando un duca napoletano a capo della citt: Basilio. In questo modo, pur dipendendo formalmente da Bisanzio, la citt dispose di un governo proprio, che fu dapprima nominato dai bizantini, poi divenne elettivo, e infine ereditario. Ci dur dal 661 al 1137, periodo di aspre lotte in cui Napoli fu tutto sommato una delle poche isole di civilt rimaste nella penisola ormai soggiogata dalle popolazioni barbare.

Il dominio normanno
Nei secoli di governo ducale, Napoli si trov spesso contrapposta ai Longobardi e ai Saraceni, e per questo ricorse a volte al supporto di altre popolazioni, chiamate in forma mercenaria ad aiutare le difese napoletane. Fu il caso dei Normanni, a cui fu concesso il feudo di Aversa in cambio della resistenza alle mire espansionistiche di Benevento. Ma questi, sotto la dinastia degli Altavilla, ben presto non seppero pi accontentarsi del loro ruolo, ed intrapresero una serie di brillanti campagne che li portarono alla conquista della Sicilia, da cui scacciarono gli arabi, e poi ad estendere le loro mire sul sud Italia. Ruggiero II, fattosi proclamare re, occup Salerno, Amalfi, Capri, Ravello e Amalfi e nel 1137, con un accordo col duca Sergio, impose di fatto il suo potere su Napoli; alla morte del duca, Ruggiero riconobbe ampia autonomia alla citt, e nomin un supervisore ritornandosene a
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Palermo. Nel 1154, anche Ruggiero mor, e gli succedette Guglielmo I, detto il Malo; a dispetto del nome, questi fu un sovrano giusto e saggio, e da allora la storia di Napoli si leg strettamente a quella di Palermo; fece costruire Castel Capuano, strinse importanti alleanze con le Repubbliche Marinare, si guadagn la stima degli aristocratici napoletani. Dopo di lui, Guglielmo II, detto il Buono, govern altrettanto saggiamente, e alla sua morte una assemblea di nobili, prelati e rappresentanti del popolo, per evitare che il regno cadesse in mano ai tedeschi che premevano alle frontiere, design Tancredi d'Altavilla come suo successore. Furono gli ultimi sprazzi di vita del regno normanno, perch, dopo aver respinto l'assedio svevo nel 1191, alla morte di Tancredi nel 1194 il sovrano tedesco Enrico VI si impossess del mezzogiorno d'Italia.

Napoli sveva
Dopo 3 anni di regno di Enrico VI, non molto felici per la citt, vi fu l'ascesa al trono di Federico II, da molti considerato il pi grande sovrano che sia mai stato su un trono europeo. Con Napoli non ebbe da principio un buon rapporto, tanto che nel primo periodo i partenopei appoggiarono diversi tentativi di sovversione; poi i rapporti migliorarono e, quando tra il 1220 e il 1222 il monarca visit la citt, ne rimase suggestionato, e promosse lavori importanti di restauro e abbellimento. Uomo di gran cultura, cre per il suo regno un forte potere centrale, riorganizz la pubblica amministrazione, la giustizia, l'esercito, il commercio; si rese protagonista di alcune imprese militari di successo in Germania e a Gerusalemme, ma, soprattutto, si deve ricordare che am circondarsi di poeti, filosofi e letterati, e regal proprio alla citt di Napoli la prima Universit di stato della storia: il celebre "Studium", che acquis presto un gran prestigio internazionale, eguagliato solo dalle universit di Parigi e Bologna. Alla morte di Federico, per, il suo successore Corrado incontr non pochi problemi ad essere accettato in citt, e ci vollero diversi mesi di assedio per vincere le resistenze, appoggiate anche dal pontefice Innocenzo IV. Nel 1254 morirono sia Corrado che il papa, e stavolta il nuovo pontefice Alessandro IV non dette manforte a Napoli, che dovette accogliere il nuovo sovrano Corradino, accompagnato e supportato, per la sua giovane et, dallo zio Manfredi.

Napoli angioina
Nel 1266, chiamato in Italia dal papa, Carlo d'Angi, fratello del re di Francia, sconfisse Manfredi a Benevento e assunse la corona del regno del Sud. Per decisione di Carlo, la citt divenne capitale del regno (nonostante le forti proteste siciliane), e la societ fu organizzata in Sedili, organismi democratici che fungevano da mediatori tra il monarca e gli interessi del popolo. Nonostante una forte pressione fiscale, con la nuova dominazione la citt cambi volto: sorsero splendide chiese, fabbriche monumentali, ci fu uno sviluppo di artigianato e commercio, e la popolazione aument a dismisura, cosicch Napoli divenne la
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prima metropoli d'Italia, probabilmente seconda solo a Parigi in Europa. Tuttavia, le cose non furono affatto facili per il sovrano: anzitutto dovette fronteggiare nel 1267 un nuovo assalto di Corradino, che, sconfitto a Tagliacozzo, fu fatto decapitare, poco pi che adolescente, in piazza Mercato; poi vi furono i Vespri Siciliani nel 1282, con la perdita della Sicilia, e un tentativo di sommossa a Napoli nel 1284, ad opera dei ghibellini, represso con l'aiuto dell'aristocrazia locale. Morto Carlo, nel 1285, gli succedette Carlo II, che port migliorie al patrimonio monumentale della citt (ampliamento delle mura, ristrutturazione delCastel dell'Ovo, restyling del Maschio Angioino, costruito dal padre), e si rivel anche buon legislatore. Nel 1309, un altro grande sovrano ascese al trono napoletano: Roberto d'Angi, detto il Saggio, amante delle lettere e dell'arte, che cre un clima intellettuale notevole (Boccaccio, Giotto, Petrarca, Tino da Camaino risiedettero e lavorarono qui in quel periodo), promosse gli studi legislativi, promosse la costruzione della chiesa di S.Chiara (nella quale vi il suo monumento funebre), e una grande fioritura dello stile gotico (chiese di S.Lorenzo, S.Paolo Maggiore, dell'Incoronata, basilica di S.Domenico Maggiore). Dopo la morte di Roberto (1343), la nipote Giovanna cre non pochi problemi alla citt con i suoi comportamenti frivoli e dissennati; in questo periodo, epidemie di peste, sommosse e incursioni ungheresi tormentarono la citt; il trono di Giovanna cadde dopo quarant'anni di regno per mano del nipote Carlo Durazzo d'Angi, che approfitt della fiducia in lui riposta per assassinarla e prendere il suo posto, morendo per pochi anni dopo. La stirpe dei Durazzo, ramo secondario dei d'Angi, port sul trono di Napoli, dopo Carlo, il giovane Ladislao; grosse ostilit vennero a questi da Luigi II d'Angi, che aveva pretese al trono, e che portarono alla divisione della citt in due fazioni. Tuttavia, Ladislao fin per prevalere, e fu anche un buon sovrano; nel 1404, col desiderio di unificare la penisola, conquist Roma, ma dovette abbandonarla nel 1409. Mor appena quarantenne, lasciando il trono alla sorella Giovanna, anch'essa dedita, come la sua omonima antenata, pi alle tresche amorose e agli scandali che alle attivit di governo.

Napoli aragonese
Qualche anno prima di morire, Giovanna Durazzo, sentendosi in pericolo, chiese aiuto ad Alfonso d'Aragona, re di Sicilia, e l'adott, legittimandone di fatto il diritto alla successione. In seguito torn sui suoi passi, designando Renato d'Angi come erede, ma ci provoc la rabbia del sovrano aragonese, che nel 1442 assedi ed espugn Napoli. Fu l'inizio della dominazione aragonese, che port sviluppo economico e civile alla citt, e presso la cui corte fu possibile la penetrazione degli ideali e dell'arte rinascimentale: artisti come Giovanni Pontano, Jacopo Sannazaro, Pietro Summonte, Pietro Beccadelli e Lorenzo Valli poterono manifestare il loro talento proprio grazie al clima virtuoso promosso da Alfonso, che si merit l'appellativo di Magnanimo. E grandiose testimonianze di quel periodo ci rimangono nel patrimonio artistico della citt: si pensi all'arco marmoreo del Castel
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Nuovo (voluto proprio dal sovrano per celebrare la conquista della citt), alla chiesa di S.Anna dei Lombardi, a quella di S.Angelo al Nilo, opere cui contribuirono grandi artisti quali il Vasari e Donatello. Alla morte di Alfonso il Magnanimo, nel 1458, la corona di Napoli pass al figlio Ferrante, mentre la Sicilia fu assegnata all'altro figlio Giovanni. Sotto il regno di Ferrante, la citt dovette difendersi da nuove pretese angioine (contenute con le vittorie a Sarno e nella battaglia navale di Ischia), combattere una guerra contro Firenze (nel 1458), e il sovrano dovette anche fronteggiare numerosi tentativi di congiura ordite dai Baroni del regno; Ferrante fu un buon re e un fine legislatore, e durante il suo regno fu edificata la maestosa Porta Capuana. Nel 1493 questi mor, e sul trono sal Alfonso II, che tuttavia, sotto la pressione di un possibile ritorno francese, appoggiato da molti contestatori interni, presto abdic in favore del figlio Ferrantino. Ferrantino non pot per opporsi a lungo all'esercito francese di Carlo VIII, e dovette rifugiarsi a Ischia mentre gli angioini entravano in citt; solo quando Carlo ritorn a Parigi, lasciando a Napoli alcune guarnigioni, l'aragonese riusc a rientrare in citt, e a riguadagnarsi i favori del popolo napoletano. Mor per due anni dopo, tra i rimpianti dei napoletani, e la corona pass allo zio Federico d'Altamura.

Il vicereame spagnolo
Si attribuisce questa definizione ai due secoli di dominazione colonialista compresi tra il 1503 e il 1707: la corona di Madrid esercit il suo potere su Napoli e sul regno con avidit e incapacit; uno stuolo di vicer si successe alla reggenza della citt, e si rese protagonista di angherie, furti di opere d'arte, imposizione di imposte strozzanti. In questo periodo, per difendere il popolo dalle prepotenze iberiche, nacque e si afferm il fenomeno della "camorra", che in un primo tempo costitu quindi una sorta di societ segreta con fini di mutua assistenza. Numerosi eventi bellici contrassegnarono quest'epoca: l'occupazione dei possedimenti pugliesi di Venezia, la spedizione africana a Tunisi e quella celebre a Tripoli (in cui vi fu la vittoria di Lepanto), la spedizione punitiva contro il pontefice Paolo IV, e, sul piano difensivo, l'invasione francese respinta nel 1526, e le numerose incursioni dei pirati arabi e turchi. Anche sul fronte interno, ci furono numerosi tentativi di sollevazione popolare, dovuti all'insostenibile pressione fiscale e ai tentativi di instaurazione dell'Inquisizione; la pi celebre e ardita fu quella del 1647, che vide come protagonista Masaniello a capo di una folla inferocita, che tenne per oltre un anno in scacco i "padroni" spagnoli, fino alla presa del Castello del Carmine, quartier generale degli insorti. Dal punto di vista artistico, tuttavia, la citt seppe anche in questo periodo esprimere grandissime individualit in tutti i campi (Torquato Tasso, Giovambattista Basile, Giambattista Marino in letteratura; Tommaso Campanella, Giordano Bruno e Giambattista Vico in filosofia; Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo, Bernardo Cavallino, Salvator Rosa, Luca Giordano, Mattia Preti, Andrea da Salerno nella pittura; Pietro Bernini, Michelangelo Naccherino, Giovanni da Nola e Girolamo Santacroce nella scultura; Domenico Fontana e Cosimo Fanzago in architettura); tra le opere pi significative
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che ci rimangono del tempo, vanno citati il Palazzo Reale, la Certosa di San Martino e la chiesa del Ges Nuovo.

Il Settecento borbonico
Gli anni successivi al 1707 costituirono un periodo di transizione, caratterizzato da un vicereame austriaco che non lasci grandi segni sulla storia cittadina. Nel 1734, sul trono di Napoli sal Carlo di Borbone, erede designato della dinastia spagnola, che -a dispetto della sua discendenza- da subito impront il suo regno ad una maggiore autonomia rispetto ai due secoli precedenti. Il sovrano, al trono come Carlo VII, attu una serie di riforme nei settori dell'amministrazione, del fisco, del commercio e in quello militare, che costituirono un nuovo impulso per lo sviluppo nei decenni successivi di attivit che ancora oggi caratterizzano il tessuto economico e produttivo di Napoli: dalle attivit artigianali (l'arte presepiale, ma anche le lavorazioni del corallo, delle ceramiche e porcellane, dei metalli preziosi, del legno) a quelle industriali (i cantieri navali di Castellammare, la manifattura di S. Leucio), a quelle commerciali (il porto di Napoli). Forte fu inoltre il suo impegno per il contenimento del potere temporale del clero e per l'abbattimento dei privilegi feudali ancora esistenti all'epoca. Il regno di Carlo I ha lasciato importanti segni anche nell'architettura e urbanistica cittadina (nel 1737 fu inaugurato il Teatro San Carlo; nel 1738 si avviarono i lavori per l'edificazione della Reggia di Capodimonte e della Reggia di Portici; nel 1751 fu affidata a Ferdinando Fuga l'edificazione delReal Albergo dei Poveri; l'anno successivo Luigi Vanvitelli inizi la realizzazione della Reggia di Caserta, sul modello di Versailles; nel 1757 lo stesso Vanvitelli progett il Foro Carolino, l'attuale Piazza Dante) e nella cultura dell'epoca (il San Carlo divenne il tempio della musica italiana ed europea, quarant'anni prima della nascita della Scala di Milano, e in questi anni raggiunse il massimo splendore la scuola musicale napoletana; gli scavi di Ercolano e Pompei divennero parchi archeologici tutelati, e per il loro studio si investirono grandi risorse; si fond la fabbrica delle porcellane di Capodimonte; giunse a Napoli la collezione Farnese, oggi vanto del Museo Archeologico). La corona di Carlo vacill nel 1740, quando -a seguito della guerra tra Spagna e Austria- il Regno di Napoli sembr dover passare sotto un'altra dominazione; il sovrano si oppose per a tale decisione, e difese con l'esercito l'indipendenza del Mezzogiorno d'Italia dalla corona austriaca. Nel 1759, Carlo fu richiamato a Madrid per salire sul trono di Spagna, e a Napoli lasci il figlio Ferdinando, che, pur proseguendo la linea del padre, fu una figura di minore spessore dal punto di vista politico e storico. Agli anni del regno di Ferdinando IV risalgono la nascita dell'innovativa manifattura di S. Leucio (1779), la trasformazione della spiaggia di Chiaia nella Villa Reale, poi divenuta Villa Comunale (1778), l'istituzione della scuola militare della Nunziatella (1767), la costruzione del Real Cantiere Navale di Castellammare (1783) e dei colossali
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Granili (1799). Sono anche gli anni in cui la citt si va trasformando sulle tracce del Barocco, e si espande rapidamente, con densit abitative sempre pi insostenibili. Il 1789 porta anche a Napoli i venti della Rivoluzione Francese, le cui voci suscitano orrore e disapprovazione alla Corte di Ferdinando, mentre in citt cominciano a diffondersi, nei salotti degli intellettuali dell'epoca, le idee liberali e giacobine provenienti da oltralpe. Le congiure e le repressioni iniziano a diffondersi, e nel 1794 ci sono le prime condanne a morte (De Deo, Vitaliani, Galiani). Personaggi della levatura di Mario Pagano, Domenico Cirillo, Ettore Carafa, Eleonora Pimentel Fonseca (la cui vicenda meravigliosamente narrata nel romanzo storico di Enzo Striano, Il resto di niente) e Luisa Sanfelice animano il movimento ostile alla monarchia, che raggiunge il suo apice nel 1799: il generale napoleonico Championnet entra a Napoli costringendo Ferdinando a riparare in Sicilia, e sotto la protezione delle armi francesi i giacobini napoletani proclamano il 24 gennaio la Repubblica Partenopea. L'esperienza non ha per lunga durata, perch nel corso dello stesso anno una spedizione del Cardinale Ruffo di Calabria, sostenuta dagli alleati inglesi e dal sovrano spagnolo, sbarca in Calabria, e risale -sotto la bandiera della Santa Fede- fino a Napoli, ottenendo il favore della nobilt e della popolazione agricola. Le truppe francesi nel giugno 1799 abbandonano la citt, e i cosiddetti "sanfedisti", una volta presi i rivoluzionari arroccati nel Castel S.Elmo, si dedicano ad una dura repressione, passando per la forca in piazza Mercato tutti i repubblicani. Nell'occasione, si consuma anche la vendetta personale del celebre ammiraglio inglese Nelson, che fa impiccare sulla sua nave il valoroso ammiraglio napoletano Francesco Caracciolo, cui sar poi dedicato il lungomare di Napoli. Ferdinando torna cos sul trono del Regno di Napoli, ma non vi rimarr ancora a lungo: l'Europa ormai segnata dall'egemonia napoleonica, e ben presto l'imperatore dei francesi decide di far dono del Sud Italia al fratello Giuseppe. Nel 1805, le truppe francesi entrano di nuovo in citt, e Ferdinando di nuovo costretto all'esilio a Palermo. Nonostante la storiografia sia sempre stata molto critica nei confronti della dinastia borbonica, il Settecento borbonico fu per Napoli un periodo di sviluppo e prestigio internazionale. Nel Regno operarono e fiorirono artisti di chiara fama, quali i musicisti Scarlatti, Pergolesi, Cimarosa e Paisiello, i pittori Solimena, Vaccaro, De Mura, lo scultore Sanmartino (autore del famoso Cristo Velato), i gi citati architetti Vanvitelli e Fuga. La citt raggiunse i 337.000 abitanti nel 1765, seconda in Europa solo a Parigi.

Il decennio francese
Giuseppe Bonaparte regn a Napoli per appena tre anni (1805-1808), nel corso dei quali avvi in citt alcuni rilevanti lavori pubblici (tra cui la strada che attraversa Posillipo) e realizz una riforma amministrativa, ampliando i confini di Napoli -suddivisa in dodici quartieri-, istituendo la figura del sindaco, supportato da un organo elettivo, e introducendo il catasto urbano. In questo periodo furono anche istituiti l'Orto Botanico, a via Foria, e il Conservatorio di Musica, che trov
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sede nel convento di S.Pietro a Majella, e che tanto avrebbe contribuito in seguito alla fioritura della musica napoletana. Nel 1808, Napoleone affid il regno a Gioacchino Murat, suo genero e fedele generale del suo esercito; il carattere del nuovo sovrano lo fece benvolere dal popolo napoletano, e le sue abilit militari gli permisero di costituire un esercito che ottenne importanti successi, sia in casa (conquistando l'isola di Capri, gi in mano agli inglesi, e sconfiggendo una flotta anglo-spagnola nel golfo di Napoli) che nella campagna di Russia del 1812. Per la citt, Murat comp altri lavori pubblici, come l'apertura del Corso Napoleone, che collegava via Toledo con Capodimonte e preludeva a uno sviluppo della citt verso nord. Il Congresso di Vienna e la Restaurazione imposero l'allontanamento di Murat da Napoli, nonostante i suoi numerosi tentativi di rimanere sul trono. Confinato in Corsica, il generale volle attuare nell'ottobre 1815 un ultimo disperato piano per la riconquista del Regno, sbarcando con una piccola guarnigione in Calabria; catturato dall'esercito borbonico, fu condannato alla fucilazione.

Il ritorno borbonico
Con il Congresso di Vienna, fu decretato il ritorno a Napoli di Ferdinando di Borbone, che stavolta sal al trono con il nome di Ferdinando I, dopo aver unificato il Regno di Napoli e quello di Sicilia nel "Regno delle Due Sicilie". Tra i primi atti del nuovo governo, Ferdinando introdusse nuovi innovativi codici giuridici, e stipul il concordato con la Chiesa, restituendo i beni confiscati dai francesi, ma senza ripristinare tutti i privilegi preesistenti al decennio. In questi anni, viene edificato il Palazzo S.Giacomo nell'attuale piazza Municipio, quale sede dei nuovi ministeri del Regno; nel 1816, si avvia la risistemazione del largo di Palazzo (l'attuale Piazza Plebiscito), ribattezzata Foro Ferdinandeo, con l'edificazione dell'imponente proscenio neoclassico della chiesa di San Francesco di Paola e l'aggiunta delle due statue equestri dei sovrani Carlo e Ferdinando di Borbone; nello stesso anno, Ferdinando fa realizzare per la moglie morganatica, duchessa di Floridia, la bella Villa Floridiana al Vomero; nel 1819, viene istituito l'Osservatorio Astronomico, il primo in Europa. Il 1820 fu l'anno dei moti liberali in Europa, e a Napoli questi si riflessero nella rivolta capeggiata da Guglielmo Pepe. Spaventato da questa nuova crisi, Ferdinando assunse un atteggiamento ambiguo e proditorio, concedendo dapprima la Costituzione, e chiedendo poi l'intervento militare austriaco, per poterla abrogare. Nel 1825, morto Ferdinando, gli successe Francesco I, che regn per pochi anni, senza lasciare segni notevoli. Nel 1830 sal al trono Ferdinando II, che invece conquist da subito la benevolenza del suo popolo, e inizialmente anche la stima dei liberali italiani. Insieme a un grosso sforzo di riorganizzazione dell'esercito, il nuovo re dette impulso al progresso in diversi settori, permettendo a Napoli di
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divenire un centro d'eccellenza, e di raggiungere tanti primati: nel 1837 fu la prima citt d'Italia ad avere l'illuminazione a gas; nel 1839 fu inaugurata la Napoli-Portici, prima ferrovia italiana; nel 1841 nacque l'Osservatorio Vesuviano, primo centro vulcanologico del mondo. Furono inaugurate linee telegrafiche, nuove strade, ponti, strutture sanitarie, scuole e istituti professionali, e la popolazione raggiunse il mezzo milione di abitanti, indiscutibilmente la citt pi grande d'Italia. La cultura dell'epoca vide la nascita della grande tradizione della canzone napoletana, le prime espressioni del teatro dialettale (con Eduardo Scarpetta) e la fioritura, nelle arti figurative, della Scuola di Posillipo, che annover tra i suoi esponenti Domenico Morelli, F.P. Michetti, i fratelli Palizzi, Gioacchino Toma. Sul piano politico, il 1848 fu l'anno delle sommosse liberali, e anche a Napoli, sulla scia delle riforme ottenute in Toscana e Piemonte, vi furono sollevazioni che si conclusero con la promulgazione della Costituzione e l'istituzione del Parlamento. Gli anni successivi videro il Regno di Napoli battersi al fianco del Papa, impegnato nelle lotte contro i liberali e costretto all'esilio a Gaeta; l'esercito inviato da Ferdinando ottenne importanti vittorie contro i rivoluzionari romani, a Terracina e Palestrina. Ferdinando II mor nel 1859, alle soglie del fatidico anno dell'Unit d'Italia.

Napoli dopo l'Unit d'Italia


Alla morte di Ferdinando, gli succede il giovane Francesco II, che sar l'ultimo Re delle Due Sicilie. E' il 1860, e lo sbarco a Marsala dei Mille guidati da Garibaldi agevolato dall'ammutinamento della marina borbonica, e dalla benevolenza di alcuni generali di stanza in Sicilia; mentre risalgono lo stivale, i garibaldini acquisiscono il consenso dei liberali, della diplomazia inglese e piemontese, della borghesia e perfino della camorra. Francesco II, per non tingere di sangue la capitale, porta il suo esercito a nord, al di l del fiume Volturno, e attende i garibaldini, che affronter nella battaglia di Caiazzo. Stretti tra l'esercito di Garibaldi a sud e quello piemontese, che nel frattempo penetra da nord sotto il comando di Vittorio Emanuele II, i reggimenti napoletani si arroccano nella fortezza di Gaeta, dove resistono a lungo, ma senza possibilit di ribaltare gli esiti della guerra. Cos, con lo storico incontro di Teano, Vittorio Emanuele si vede consegnare tutto il Mezzogiorno d'Italia e il 7 settembre Garibaldi entra a Napoli e, dal balcone di Palazzo Doria d'Angri, annuncia al popolo l'annessione al nascente Stato italiano, sotto la corona sabauda; il plebiscito del 21 ottobre confermer quest'atto. I successivi sono anni di cambiamento e assestamento, soprattutto per la popolazione, alle prese con una nuova realt poliLe origini Le antichissime origini di Napoli affondano nella leggenda, o meglio, in una serie di leggende. Al centro di tutte, c' la sirena Partenope, che, affranta per l'astuzia di Ulisse sfuggito al potere del canto delle sirene, si sarebbeLa sirena Partenope, in una delle prime raffigurazioni di questo mitologico personale (solo in seguito il corpo di uccello divenne quello di un pesce) suicidata, e il suo corpo sarebbe
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andato alla deriva fino ad incagliarsi sugli scogli dell'isoletta di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell'Ovo. Secondo una versione meno leggendaria, Partenope sarebbe stata invece una bellissima fanciulla, figlia del condottiero greco Eumelo Falevo partito alla volta della costa campana, per fondarvi una colonia; ma una tempesta colp la nave, provocando la morte di Partenope, in tributo alla quale fu dato il nome alla nascente citt. Dalle informazioni storiche, in effetti, si sa che coloni greci si insediarono dapprima nell'isola di Ischia (IX secolo a.C.), per trasferirsi poi a Cuma e, solo nel VI secolo a.C., fondare la citt di Partenope sull'isola di Megaride. Si trattava pi che altro di uno scalo commerciale per mantenere i contatti con la madre patria, che, in un secondo momento, si espanse sul vicino Monte Echia (Pizzofalcone), assumendo la struttura di un piccolo centro urbano. Napoli greco-romana Napoli greco-romana Nel 470 a.C., i greci Cumani decisero di fondare una vera e propria citt, scegliendo una zona pi ad oriente della vecchia Partenope, zona che corrisponde all'attuale centro storico; il nome prescelto fu quello di Neapolis ("citt nuova"), per distinguerla dal precedente nucleo urbano (Palepolis, "citt vecchia"). Probabilmente, in questa fase, la citt era una repubblica aristocratica retta da due arconti e da un consiglio di nobili. Urbanisticamente la citt, come nella tradizione delle citt greche, era caratterizzata dalla presenza di cardi e decumani, ed era ricca di edifici di culto e di pubblica utilit: templi, curia, teatro, ippodromo; divenne una importante colonia della Magna Grecia, insieme a Taranto e Cuma, e dalle tradizioni, dalla cultura, dalla mentalit, dall'arte sviluppatesi in questo periodo attinsero i romani nella successiva fase della vita della citt. Clicca qui per un tour tra le vestigia della Napoli grecoromana. Le grotte di Seiano a PosillipoNeapolis non era una citt guerriera, ma dovette presto difendersi da due scomodi vicini: i Sanniti, che nel 423 a.C. conquistarono Cuma scacciandone gli abitanti, e i Romani, determinati ad espandere verso sud il proprio dominio. I primi rapporti tra Roma e Neapolis furono improntati all'amicizia e al tentativo di stipulare accordi, ma, sotto le pressioni delle altre colonie, Neapolis fu poi spinta a rifiutare collaborazioni coi romani; questo port nel 326 a.C. ad un conflitto armato che, nonostante l'alleanza dei partenopei con sanniti e nolani, si concluse con la vittoria del console romano. La pace non fu tuttavia disonorevole: fu creata una confederazione con Roma, e la citt pot mantenere le proprie prerogative e istituzioni, rivelandosi nel seguito una fedele alleata del sempre pi potente vicino. Del resto, Neapolis era per Roma un importante veicolo della cultura e della civilt greca: la citt e i suoi dintorni divennero meta privilegiata per le residenze estive dei patrizi romani, che costruirono tra Puteoli e Sorrento lussuose ville (Scipione l'Africano, Silla, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Bruto e Lucullo, ad esempio, scelsero queste terre per riposo e diletto; Cicerone, Orazio, Plinio il Vecchio, Virgilio, trovarono qui
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ispirazione per il proprio genio artistico). Napoli era insomma un centro di raffinata cultura, un lembo di Grecia nella penisola italica, che i romani seppero sempre rispettare e apprezzare, evitando di inquinarlo e opprimerlo. Il ducato di Napoli La divisione dell'Impero romano, le invasioni barbariche nella penisola, e poi la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) determinarono la storia di Napoli nell'Alto Medioevo. Nel 536 Giustiniano, imperatore d'Oriente, invi Belisario a conquistare la citt, che pur si difese valorosamente; poi, nel 542, Napoli fu invasa dai Goti, che sbaragliarono le forze bizantine; queste, tuttavia, nel 553 si ripresero la citt sotto il comando di Narsete, che con una grande battaglia ai piedi del Vesuvio scacci definitivamente i Goti dalla Campania. Castel dell'OvoIn seguito, pur sotto la sgradita dominazione bizantina, la citt dovette respingere forti e rozzi nemici come i Longobardi e i Vandali. Dopo un tentativo di indipendenza nel 615, che port a un governo autonomo di breve vita, l'imperatore d'oriente nel 661 accolse le istanze dei napoletani, nominando un duca napoletano a capo della citt: Basilio. In questo modo, pur dipendendo formalmente da Bisanzio, la citt dispose di un governo proprio, che fu dapprima nominato dai bizantini, poi divenne elettivo, e infine ereditario. Ci dur dal 661 al 1137, periodo di aspre lotte in cui Napoli fu tutto sommato una delle poche isole di civilt rimaste nella penisola ormai soggiogata dalle popolazioni barbare. Il dominio normanno Nei secoli di governo ducale, Napoli si trov spesso contrapposta ai Longobardi e ai Saraceni, e per questo ricorse a volte al supporto di altre popolazioni, chiamate in forma mercenaria ad aiutare le difese napoletane. Fu il caso dei Normanni, a cui fu concesso il feudo di Aversa in cambio della resistenza alle mire espansionistiche di Benevento. Ma questi, sotto la dinastia degli Altavilla, ben presto non seppero pi accontentarsi del loro Castel Capuanoruolo, ed intrapresero una serie di brillanti campagne che li portarono alla conquista della Sicilia, da cui scacciarono gli arabi, e poi ad estendere le loro mire sul sud Italia. Ruggiero II, fattosi proclamare re, occup Salerno, Amalfi, Capri, Ravello e Amalfi e nel 1137, con un accordo col duca Sergio, impose di fatto il suo potere su Napoli; alla morte del duca, Ruggiero riconobbe ampia autonomia alla citt, e nomin un supervisore ritornandosene a Palermo. Nel 1154, anche Ruggiero mor, e gli succedette Guglielmo I, detto il Malo; a dispetto del nome, questi fu un sovrano giusto e saggio, e da allora la storia di Napoli si leg strettamente a quella di Palermo; fece costruire Castel Capuano, strinse importanti alleanze con le Repubbliche Marinare, si guadagn la stima degli aristocratici napoletani. Dopo di lui, Guglielmo II, detto il Buono, govern altrettanto saggiamente, e alla sua morte una assemblea di nobili, prelati e rappresentanti del popolo, per evitare che il regno cadesse in mano ai tedeschi che premevano alle frontiere, design Tancredi d'Altavilla come suo successore. Furono gli ultimi sprazzi di vita del regno normanno, perch, dopo aver respinto l'assedio svevo nel 1191, alla morte di Tancredi nel 1194 il sovrano tedesco Enrico VI si impossess del mezzogiorno d'Italia.
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Napoli sveva Lo stemma di Federico IIDopo 3 anni di regno di Enrico VI, non molto felici per la citt, vi fu l'ascesa al trono di Federico II, da molti considerato il pi grande sovrano che sia mai stato su un trono europeo. Con Napoli non ebbe da principio un buon rapporto, tanto che nel primo periodo i partenopei appoggiarono diversi tentativi di sovversione; poi i rapporti migliorarono e, quando tra il 1220 e il 1222 il monarca visit la citt, ne rimase suggestionato, e promosse lavori importanti di restauro e abbellimento. Uomo di gran cultura, cre per il suo regno un forte potere centrale, riorganizz la pubblica amministrazione, la giustizia, l'esercito, il commercio; si rese protagonista di alcune imprese militari di successo in Germania e a Gerusalemme, ma, soprattutto, si deve ricordare che am circondarsi di poeti, filosofi e letterati, e regal proprio alla citt di Napoli la prima Universit di stato della storia: il celebre "Studium", che acquis presto un gran prestigio internazionale, eguagliato solo dalle universit di Parigi e Bologna. Alla morte di Federico, per, il suo successore Corrado incontr non pochi problemi ad essere accettato in citt, e ci vollero diversi mesi di assedio per vincere le resistenze, appoggiate anche dal pontefice Innocenzo IV. Nel 1254 morirono sia Corrado che il papa, e stavolta il nuovo pontefice Alessandro IV non dette manforte a Napoli, che dovette accogliere il nuovo sovrano Corradino, accompagnato e supportato, per la sua giovane et, dallo zio Manfredi. Napoli angioina Nel 1266, chiamato in Italia dal papa, Carlo d'Angi, fratello del re di Francia, sconfisse Manfredi a Benevento e assunse la corona del regno del Sud. Per decisione di Carlo, la citt divenne capitale del regno (nonostante le forti Maschio Angioinoproteste siciliane), e la societ fu organizzata in Sedili, organismi democratici che fungevano da mediatori tra il monarca e gli interessi del popolo. Nonostante una forte pressione fiscale, con la nuova dominazione la citt cambi volto: sorsero splendide chiese, fabbriche monumentali, ci fu uno sviluppo di artigianato e commercio, e la popolazione aument a dismisura, cosicch Napoli divenne la prima metropoli d'Italia, probabilmente seconda solo a Parigi in Europa. Tuttavia, le cose non furono affatto facili per il sovrano: anzitutto dovette fronteggiare nel 1267 un nuovo assalto di Corradino, che, sconfitto a Tagliacozzo, fu fatto decapitare, poco pi che adolescente, in piazza Mercato; poi vi furono i Vespri Siciliani nel 1282, con la perdita della Sicilia, e un tentativo di sommossa a Napoli nel 1284, ad opera dei ghibellini, represso con l'aiuto dell'aristocrazia locale. Morto Carlo, nel 1285, gli succedette Carlo II, che port migliorie al patrimonio monumentale della citt (ampliamento delle mura, ristrutturazione del Castel dell'Ovo, restyling del Maschio Angioino, costruito dal padre), e si rivel anche buonLa basilica di San Domenico Maggiore legislatore. Nel 1309, un altro grande sovrano ascese al trono napoletano: Roberto d'Angi, detto il Saggio, amante delle lettere e dell'arte, che cre un clima intellettuale notevole (Boccaccio, Giotto, Petrarca, Tino da Camaino risiedettero e lavorarono qui in quel periodo), promosse gli studi legislativi, promosse la costruzione della chiesa di S.Chiara (nella quale vi il suo monumento funebre), e una grande fioritura dello stile gotico (chiese di
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S.Lorenzo, S.Paolo Maggiore, dell'Incoronata, basilica di S.Domenico Maggiore). Dopo la morte di Roberto (1343), la nipote Giovanna cre non pochi problemi alla citt con i suoi comportamenti frivoli e dissennati; in questo periodo, epidemie di peste, sommosse e incursioni ungheresi tormentarono la citt; il trono di Giovanna cadde dopo quarant'anni di regno per mano del nipote Carlo Durazzo d'Angi, che approfitt della fiducia in lui riposta per assassinarla e prendere il suo posto, morendo per pochi anni dopo. La stirpe dei Durazzo, ramo secondario dei d'Angi, port sul trono di Napoli, dopo Carlo, il giovane Ladislao; grosse ostilit vennero a questi da Luigi II d'Angi, che aveva pretese al trono, e che portarono alla divisione della citt in due fazioni. Tuttavia, Ladislao fin per prevalere, e fu anche un buon sovrano; nel 1404, col desiderio di unificare la penisola, conquist Roma, ma dovette abbandonarla nel 1409. Mor appena quarantenne, lasciando il trono alla sorella Giovanna, anch'essa dedita, come la sua omonima antenata, pi alle tresche amorose e agli scandali che alle attivit di governo. Napoli aragonese Qualche anno prima di morire, Giovanna Durazzo, sentendosi in pericolo, chiese aiuto ad Alfonso d'Aragona, re di Sicilia, e l'adott, legittimandone L'arco di trionfo del Castel Nuovo, voluto da Alfonso d'Aragonadi fatto il diritto alla successione. In seguito torn sui suoi passi, designando Renato d'Angi come erede, ma ci provoc la rabbia del sovrano aragonese, che nel 1442 assedi ed espugn Napoli. Fu l'inizio della dominazione aragonese, che port sviluppo economico e civile alla citt, e presso la cui corte fu possibile la penetrazione degli ideali e dell'arte rinascimentale: artisti come Giovanni Pontano, Jacopo Sannazaro, Pietro Summonte, Pietro Beccadelli e Lorenzo Valli poterono manifestare il loro talento proprio grazie al clima virtuoso promosso da Alfonso, che si merit l'appellativo di Magnanimo. E grandiose testimonianze di quel periodo ci rimangono nel patrimonio artistico della citt: si pensi all'arco marmoreo del Castel Nuovo (voluto proprio dal sovrano per celebrare la conquista della citt), alla chiesa di S.Anna dei Lombardi, a quella di S.Angelo al Nilo, opere cui contribuirono grandi artisti quali il Vasari e Donatello. Alla morte di Alfonso il Magnanimo, nel 1458, la corona diPorta Capuana Napoli pass al figlio Ferrante, mentre la Sicilia fu assegnata all'altro figlio Giovanni. Sotto il regno di Ferrante, la citt dovette difendersi da nuove pretese angioine (contenute con le vittorie a Sarno e nella battaglia navale di Ischia), combattere una guerra contro Firenze (nel 1458), e il sovrano dovette anche fronteggiare numerosi tentativi di congiura ordite dai Baroni del regno; Ferrante fu un buon re e un fine legislatore, e durante il suo regno fu edificata la maestosa Porta Capuana. Nel 1493 questi mor, e sul trono sal Alfonso II, che tuttavia, sotto la pressione di un possibile ritorno francese, appoggiato da molti contestatori interni, presto abdic in favore del figlio Ferrantino. Ferrantino non pot per opporsi a lungo all'esercito francese di Carlo VIII, e dovette rifugiarsi a Ischia mentre gli angioini entravano in citt; solo quando Carlo ritorn a Parigi, lasciando a Napoli alcune guarnigioni, l'aragonese riusc a rientrare in citt, e a riguadagnarsi i favori del popolo napoletano. Mor per due anni dopo, tra i rimpianti dei
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napoletani, e la corona pass allo zio Federico d'Altamura. Il vicereame spagnolo Si attribuisce questa definizione ai due secoli di dominazione colonialista compresi tra il 1503 e il 1707: la corona di Madrid esercit il suo potere su Napoli e sul regno con avidit e incapacit; uno stuolo di vicer si successe allaPalazzo Reale reggenza della citt, e si rese protagonista di angherie, furti di opere d'arte, imposizione di imposte strozzanti. In questo periodo, per difendere il popolo dalle prepotenze iberiche, nacque e si afferm il fenomeno della "camorra", che in un primo tempo costitu quindi una sorta di societ segreta con fini di mutua assistenza. Numerosi eventi bellici contrassegnarono quest'epoca: l'occupazione dei possedimenti pugliesi di Venezia, la spedizione africana a Tunisi e quella celebre a Tripoli (in cui vi fu la vittoria di Lepanto), la spedizione punitiva contro il pontefice Paolo IV, e, sul piano difensivo, l'invasione francese respinta nel 1526, e le numerose incursioni dei pirati arabi e turchi. Anche sul fronte interno, ci furono numerosi tentativi di sollevazione popolare, dovuti all'insostenibile pressione fiscale e ai tentativi di instaurazione dell'Inquisizione; la pi celebre e ardita fu quella del 1647, che vide comeChiostro della Certosa di San Martino protagonista Masaniello a capo di una folla inferocita, che tenne per oltre un anno in scacco i "padroni" spagnoli, fino alla presa del Castello del Carmine, quartier generale degli insorti. Dal punto di vista artistico, tuttavia, la citt seppe anche in questo periodo esprimere grandissime individualit in tutti i campi (Torquato Tasso, Giovambattista Basile, Giambattista Marino in letteratura; Tommaso Campanella, Giordano Bruno e Giambattista Vico in filosofia; Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo, Bernardo Cavallino, Salvator Rosa, Luca Giordano, Mattia Preti, Andrea da Salerno nella pittura; Pietro Bernini, Michelangelo Naccherino, Giovanni da Nola e Girolamo Santacroce nella scultura; Domenico Fontana e Cosimo Fanzago in architettura); tra le opere pi significative che ci rimangono del tempo, vanno citati il Palazzo Reale, la Certosa di San Martino e la chiesa del Ges Nuovo. Il Settecento borbonico Gli anni successivi al 1707 costituirono un periodo di transizione, caratterizzato da un vicereame austriaco che non lasci grandi segni sulla storia cittadina. Nel 1734, sul trono di Napoli sal Carlo di Borbone, erede designato della dinastia spagnola, che -a dispetto della sua discendenza- da subito impront il suo regno ad una maggiore autonomia rispetto ai due secoli precedenti. La facciata della Reggia di Caserta, la pi bella d'Europa dopo VersaillesIl sovrano, al trono come Carlo VII, attu una serie di riforme nei settori dell'amministrazione, del fisco, del commercio e in quello militare, che costituirono un nuovo impulso per lo sviluppo nei decenni successivi di attivit che ancora oggi caratterizzano il tessuto economico e produttivo di Napoli: dalle attivit artigianali (l'arte presepiale, ma anche le lavorazioni del corallo, delle ceramiche e porcellane, dei metalli preziosi, del legno) a quelle industriali (i cantieri navali di Castellammare, la manifattura di S. Leucio), a quelle commerciali (il porto di Napoli). Forte fu inoltre il suo impegno per il contenimento del potere temporale del clero e per
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l'abbattimento dei privilegi feudali ancora esistenti all'epoca. Il regno di Carlo I ha lasciato importanti segni anche nell'architettura e urbanistica cittadina (nel 1737 fu inaugurato il Teatro San Carlo; nel 1738 si avviarono i lavori per l'edificazione della Reggia di Capodimonte e della Reggia di Portici; nel 1751 fu affidata a Ferdinando Fuga l'edificazione del Real Albergo dei Poveri; l'anno successivo Luigi VanvitelliInterno del Real Teatro San Carlo, cos intitolato in onore di Carlo I di Borbone inizi la realizzazione della Reggia di Caserta, sul modello di Versailles; nel 1757 lo stesso Vanvitelli progett il Foro Carolino, l'attuale Piazza Dante) e nella cultura dell'epoca (il San Carlo divenne il tempio della musica italiana ed europea, quarant'anni prima della nascita della Scala di Milano, e in questi anni raggiunse il massimo splendore la scuola musicale napoletana; gli scavi di Ercolano e Pompei divennero parchi archeologici tutelati, e per il loro studio si investirono grandi risorse; si fond la fabbrica delle porcellane di Capodimonte; giunse a Napoli la collezione Farnese, oggi vanto del Museo Archeologico). La corona di Carlo vacill nel 1740, quando -a seguito della guerra tra Spagna e Austria- il Regno di Napoli sembr dover passare sotto un'altra dominazione; il sovrano si oppose per a tale decisione, e difese con l'esercito l'indipendenza del Mezzogiorno d'Italia dalla corona austriaca. La cassa armonica nella Villa Comunale di NapoliNel 1759, Carlo fu richiamato a Madrid per salire sul trono di Spagna, e a Napoli lasci il figlio Ferdinando, che, pur proseguendo la linea del padre, fu una figura di minore spessore dal punto di vista politico e storico. Agli anni del regno di Ferdinando IV risalgono la nascita dell'innovativa manifattura di S. Leucio (1779), la trasformazione della spiaggia di Chiaia nella Villa Reale, poi divenuta Villa Comunale (1778), l'istituzione della scuola militare della Nunziatella (1767), la costruzione del Real Cantiere Navale di Castellammare (1783) e dei colossali Granili (1799). Sono anche gli anni in cui la citt si va trasformando sulle tracce del Barocco, e si espande rapidamente, con densit abitative sempre pi insostenibili. Il 1789 porta anche a Napoli i venti della Rivoluzione Francese, le cui voci suscitano orrore e disapprovazione alla Corte di Ferdinando, mentre in citt cominciano a diffondersi, nei salotti degli intellettuali dell'epoca, le idee liberali e giacobine provenienti da oltralpe. Le congiure e le repressioni iniziano a diffondersi, e nel 1794 ci sono le prime condanne a morte (De Deo, Vitaliani, Galiani). Personaggi della levatura di Mario Pagano, Domenico Cirillo, Ettore Carafa, Eleonora Pimentel Fonseca (la cui vicenda meravigliosamente narrata nel romanzo storico di Enzo Striano, Il resto di niente) e Luisa Sanfelice animano il movimento ostile alla monarchia, che raggiunge il suo apice nel 1799: il generale napoleonico Championnet entra a Napoli costringendo Ferdinando a riparare in Sicilia, e sotto la protezione delle armi francesi i giacobini napoletani proclamano il 24 gennaio la Repubblica Partenopea. L'esperienza non ha per lunga durata, perch nel corso dello stesso anno una spedizione del Cardinale Ruffo di Calabria,Una scena della Rivoluzione Partenopea del 1799 (le truppe francesi di Championnet che entrano in citt nel mese di gennaio) in un quadro dell'epoca,
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conservato a Versailles. sostenuta dagli alleati inglesi e dal sovrano spagnolo, sbarca in Calabria, e risale -sotto la bandiera della Santa Fede- fino a Napoli, ottenendo il favore della nobilt e della popolazione agricola. Le truppe francesi nel giugno 1799 abbandonano la citt, e i cosiddetti "sanfedisti", una volta presi i rivoluzionari arroccati nel Castel S.Elmo, si dedicano ad una dura repressione, passando per la forca in piazza Mercato tutti i repubblicani. Nell'occasione, si consuma anche la vendetta personale del celebre ammiraglio inglese Nelson, che fa impiccare sulla sua nave il valoroso ammiraglio napoletano Francesco Caracciolo, cui sar poi dedicato il lungomare di Napoli. Ferdinando torna cos sul trono del Regno di Napoli, ma non vi rimarr ancora a lungo: l'Europa ormai segnata dall'egemonia napoleonica, e ben presto l'imperatore dei francesi decide di far dono del Sud Italia al fratello Giuseppe. Nel 1805, le truppe francesi entrano di nuovo in citt, e Ferdinando di nuovo costretto all'esilio a Palermo. Nonostante la storiografia sia sempre stata molto critica nei confronti della dinastia borbonica, il Settecento borbonico fu per Napoli un periodo di sviluppo e prestigio internazionale. Nel Regno operarono e fiorirono artisti di chiara fama, quali i musicisti Scarlatti, Pergolesi, Cimarosa e Paisiello, i pittori Solimena, Vaccaro, De Mura, lo scultore Sanmartino (autore del famoso Cristo Velato), i gi citati architetti Vanvitelli e Fuga. La citt raggiunse i 337.000 abitanti nel 1765, seconda in Europa solo a Parigi. Il decennio francese Giuseppe Bonaparte regn a Napoli per appena tre anni (1805-1808), nel corso dei quali avvi in citt alcuni rilevanti lavori pubblici (tra cui la strada che attraversa Posillipo) e realizz una riforma amministrativa, ampliando i confini di Napoli suddivisa in dodici quartieri-, istituendo la figura del sindaco, supportato da un organo elettivo, e introducendo il catasto urbano. In questo periodo furono anche istituiti l'Orto Botanico, a via Foria, e il Conservatorio di Musica, che trov sede nel convento di S.Pietro a Majella, e che tanto avrebbe contribuito in seguito alla fioritura della musica napoletana. Ritratto di Gioacchino MuratNel 1808, Napoleone affid il regno a Gioacchino Murat, suo genero e fedele generale del suo esercito; il carattere del nuovo sovrano lo fece benvolere dal popolo napoletano, e le sue abilit militari gli permisero di costituire un esercito che ottenne importanti successi, sia in casa (conquistando l'isola di Capri, gi in mano agli inglesi, e sconfiggendo una flotta anglo-spagnola nel golfo di Napoli) che nella campagna di Russia del 1812. Per la citt, Murat comp altri lavori pubblici, come l'apertura del Corso Napoleone, che collegava via Toledo con Capodimonte e preludeva a uno sviluppo della citt verso nord. Il Congresso di Vienna e la Restaurazione imposero l'allontanamento di Murat da Napoli, nonostante i suoi numerosi tentativi di rimanere sul trono. Confinato in Corsica, il generale volle attuare nell'ottobre 1815 un ultimo disperato piano per la riconquista del Regno, sbarcando con una piccola guarnigione in Calabria; catturato dall'esercito borbonico, fu condannato alla fucilazione.
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Il ritorno borbonico La basilica di San Francesco di Paola, a Piazza PlebiscitoCon il Congresso di Vienna, fu decretato il ritorno a Napoli di Ferdinando di Borbone, che stavolta sal al trono con il nome di Ferdinando I, dopo aver unificato il Regno di Napoli e quello di Sicilia nel "Regno delle Due Sicilie". Tra i primi atti del nuovo governo, Ferdinando introdusse nuovi innovativi codici gLo scalone principale della Villa Floridiana, voluta da re Ferdinando per la moglie morganatica, Duchessa di Floridiaiuridici, e stipul il concordato con la Chiesa, restituendo i beni confiscati dai francesi, ma senza ripristinare tutti i privilegi preesistenti al decennio. In questi anni, viene edificato il Palazzo S.Giacomo nell'attuale piazza Municipio, quale sede dei nuovi ministeri del Regno; nel 1816, si avvia la risistemazione del largo di Palazzo (l'attuale Piazza Plebiscito), ribattezzata Foro Ferdinandeo, con l'edificazione dell'imponente proscenio neoclassico della chiesa di San Francesco di Paola e l'aggiunta delle due statue equestri dei sovrani Carlo e Ferdinando di Borbone; nello stesso anno, Ferdinando fa realizzare per la moglie morganatica, duchessa di Floridia, la bella Villa Floridiana al Vomero; nel 1819, viene istituito l'Osservatorio Astronomico, il primo in Europa. Il 1820 fu l'anno dei moti liberali in Europa, e a Napoli questi si riflessero nella rivolta capeggiata da Guglielmo Pepe. Spaventato da questa nuova crisi, Ferdinando assunse un atteggiamento ambiguo e proditorio, concedendo dapprima la Costituzione, e chiedendo poi l'intervento militare austriaco, per poterla abrogare. Nel 1825, morto Ferdinando, gli successe Francesco I, che regn per pochi anni, senza lasciare segni notevoli. Nel 1830 sal al trono Ferdinando II, che invece conquist da subito la benevolenza del suo popolo, e inizialmente anche la stima dei liberali italianiParticolare di una rappresentazione d'epoca del viaggio inaugurale della ferrovia Napoli-Portici. Insieme a un grosso sforzo di riorganizzazione dell'esercito, il nuovo re dette impulso al progresso in diversi settori, permettendo a Napoli di divenire un centro d'eccellenza, e di raggiungere tanti primati: nel 1837 fu la prima citt d'Italia ad avere l'illuminazione a gas; nel 1839 fu inaugurata la Napoli-Portici, prima ferrovia italiana; nel 1841 nacque l'Osservatorio Vesuviano, primo centro vulcanologico del mondo. Furono inaugurate linee telegrafiche, nuove strade, ponti, strutture sanitarie, scuole e istituti professionali, e la popolazione raggiunse il mezzo milione di abitanti, indiscutibilmente la citt pi grande d'Italia. La cultura dell'epoca vide la nascita della grande tradizione della canzone napoletana, le prime espressioni del teatro dialettale (con Eduardo Scarpetta) e la fioritura, nelle arti figurative, della Scuola di Posillipo, che annover tra i suoi esponenti Domenico Morelli, F.P. Michetti, i fratelli Palizzi, Gioacchino Toma. Sul piano politico, il 1848 fu l'anno delle sommosse liberali, e anche a Napoli, sulla scia delle riforme ottenute in Toscana e Piemonte, vi furono sollevazioni che si conclusero con la promulgazione della Costituzione e l'istituzione del Parlamento. Gli anni successivi videro il Regno di Napoli battersi al fianco del Papa, impegnato
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nelle lotte contro i liberali e costretto all'esilio a Gaeta; l'esercito inviato da Ferdinando ottenne importanti vittorie contro i rivoluzionari romani, a Terracina e Palestrina. Ferdinando II mor nel 1859, alle soglie del fatidico anno dell'Unit d'Italia. Napoli dopo l'Unit d'Italia Garibaldi acclamato dal popolo napoletano in Palazzo Doria d'AngriAlla morte di Ferdinando, gli succede il giovane Francesco II, che sar l'ultimo Re delle Due Sicilie. E' il 1860, e lo sbarco a Marsala dei Mille guidati da Garibaldi agevolato dall'ammutinamento della marina borbonica, e dalla benevolenza di alcuni generali di stanza in Sicilia; mentre risalgono lo stivale, i garibaldini acquisiscono il consenso dei liberali, della diplomazia inglese e piemontese, della borghesia e perfino della camorra. Francesco II, per non tingere di sangue la capitale, porta il suo esercito a nord, al di l del fiume Volturno, e attende i garibaldini, che affronter nella battaglia di Caiazzo. Stretti tra l'esercito di Garibaldi a sud e quello piemontese, che nel frattempo penetra da nord sotto il comando di Vittorio Emanuele II, i reggimenti napoletani si arroccano nella fortezza di Gaeta, dove resistono a lungo, ma senza possibilit di ribaltare gli esiti della guerra. Cos, con lo storico incontro di Teano, Vittorio Emanuele si vede consegnare tutto il Mezzogiorno d'Italia e il 7 settembre Garibaldi entra a Napoli e, dal balcone di Palazzo Doria d'Angri, annuncia al popolo l'annessione al nascente Stato italiano, sotto la corona sabauda; il plebiscito del 21 ottobre confermer quest'atto. I successivi sono anni di cambiamento e assestamento, soprattutto per la popolazione, alle prese con una nuova realt politica e con un governo lontano e indifferente; nelle campagne si diffonde il fenomeno conosciuto come "brigantaggio", e la repressione dura, con l'invio di un esercito di 120.000 uomini.tica e con un governo lontano e indifferente; nelle campagne si diffonde il fenomeno conosciuto come "brigantaggio", e la repressione dura, con l'invio di un esercito di 120.000 uomini.

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Cronologia della storia napoletana


Napoli greco-romana

IX secolo a.C. - Coloni greci, originari dell'isola di Rodi, fondano sull'isolotto di Megaride un primo insediamento; successivamente, con l'appoggio degli abitanti di Cuma, danno vita a Partenope sul promontorio di Pizzofalcone. 600 a.C. - Viene fondata la nuova citt di Neapolis (="Citt Nuova"), sull'area dell'attuale centro storico; il precedente nucleo verr conseguentemente definito Palepolis. 328 a.C. - Napoli battuta da Roma in guerra; un trattato garantisce tuttavia l'indipendenza della citt. 90-89 a.C. - Roma concede ai Campani la cittadinanza romana. 62 d.C. - Un terremoto danneggia Neapolis ed altre citt localizzate alle falde del Vesuvio. 79 d.C. - Una terribile eruzione del Vesuvio distrugge Pompei, Ercolano e Stabia. 476 - Nel Castrum Lucullianum (Castel dell'Ovo) imprigionato l'ultimo imperatore di Occidente, Rmolo Augusto.

Il ducato Napoli

di

536 - Belisario conquista Napoli entrando in citt attraverso l'acquedotto. E' costituito un ducato, sotto l'egemonia di Bisanzio 600 - La citt respinge un assedio longobardo. 763 - Napoli diventa ducato autonomo, sotto il duca Stefano, che si fa anche nominare vescovo. 902 - Dopo aver subito numerosi assalti, i napoletani sconfiggono i saraceni in battaglia sul fiume Garigliano

Napoli normanna sveva

1139 - I napoletani consegnano la citt a Ruggiero il Normanno, re di Palermo. 1165 - Guglielmo I fa edificare il primo castello napoletano: Castel Capuano. 1194 - Il potere sulla citt passa ad Enrico IV di Svevia, genero di Ruggiero il Normanno. 1224 - Federico II fonda a Napoli la prima Universit di Stato chiamata "lo Studio".

Il regno angioino

1266 - Carlo I entra nella citt: la dinastia degli Angi ascende al trono e la capitale spostata da Palermo a Napoli. 1279 - Si inizia la costruzione del Maschio Angioino. 1309 - Roberto d'Angi proclamato re di Napoli . 1324-1329 - Arrivano a Napoli, alla corte angioina, Tino da Camaino, Giotto e Giovanni Boccaccio 19

1343 - Petrarca soggiorna a Napoli, presso il convento di San Lorenzo. 1438 - Renato d'Angi ascende al trono
Il periodo aragonese

1443 - Alfonso d'Aragona entra nella citt; con la dinastia aragonese comincia la stagione umanistica della cultura meridionale. 1474 - Viene dipinta la tavola "Strozzi", la prima immagine notoria della citt. 1485 - Ferrante I tronca a Castel Nuovo la rivolta dei Baroni.

Viceregno spagnolo

1503 - Consalvo di Crdoba, emissario del sovrano di Spagna, entra nella citt: comincia un periodo lungo di viceregno spagnolo. 1532 - Don Pedro da Toledo il nuovo Vicer; promuove lavori di ampliamento della citt. 1600 - Si inizia la costruzione del Palazzo Reale, su disegni di Domenico Fontana. 1606 - Arriva a Napoli Caravaggio. 1631 - Una violenta eruzione del Vesuvio minaccia Napoli; in ringraziamento per aver salvato la citt, i napoletani innalzano la guglia di San Gennaro. 1647 - Tommaso Aniello (Masaniello) a capo della rivolta anti-spagnola, repressa col sangue. 1656 - Una grave epidemia di peste colpisce la citt che perde cos un terzo della popolazione. 1688 - Un terribile terremoto provoca danni enormi al patrimonio edilizio; sono danneggiate, tra l'altro, le colonne del tempio dei Dioscuri della facciata della Chiesa di San Paolo Maggiore.

Viceregno austriaco

1707 - Comincia il breve periodo di viceregno austriaco. 1723 - Pietro Giannone perseguitato dalla Chiesa per la sua Istoria civile del Regno di Napoli, e deve rifugiarsi a Vienna. 1734 - Grazie a Carlo di Borbone, Napoli finalmente torna un Regno autonomo dagli stati stranieri. 1738 - Si iniziano gli scavi di Ercolano. 1759 - Carlo lascia il trono di Napoli e ritorna a Madrid per salire su quello di Spagna; la corona di Napoli cinta dal figlio Ferdinando. 1775 - Il duca di Noja, Giovanni Carafa, realizza la prima mappa moderna di Napoli. 1777 - L'Universit si sposta nel Collegio dei Gesuiti, espulsi dal regno; il vecchio palazzo degli Studi trasformato in Museo da Ferdinando Fuga. 1799 - Un gruppo di patrioti e intellettuali proclama in gennaio la Repubblica Partenopea. Ma nel mese di giugno Ferdinando di Borbone torna sul trono e la rivoluzione finisce nel sangue.

Il primo periodo borbonico

Il decennio francese

1806 - Napoleone concede il Regno di Napoli al fratello Giuseppe. 1808 - A Giuseppe Bonaparte succede Gioacchino Murat. Questo 20

promuove riforme amministrative e lavori pubblici.


La restaurazione borbonica

1815 - Murat fucilato a Pizzo Calabro; Ferdinando ritorna sul trono del regno, che viene ora denominato "delle Due Sicilie" 1820 - Il re, dopo le ribellioni di luglio, concede la Costituzione; l'abrogher dopo qualche mese. 1839 - E' inaugurata la ferrovia Napoli-Portici, la prima d'Italia. 1848 - I moti rivoluzionari producono un parlamento e una nuova costituzione, ma l'anno successivo il parlamento sciolto. 1859 - Alla morte del padre Ferdinando, Francesco II proclamato re; sar l'ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie.

Napoli dopo l'Unit d'Italia

1860 - Garibaldi entra nella citt: il Regno annesso al Piemonte col plebiscito popolare del 21 ottobre. 1880 - Viene inaugurata la funicolare del Vesuvio. 1884 - Terribile epidemia di colera in citt. 1885 - Debellata l'epidemia, si inizia il "Risanamento", con lo sventramento di interi quartieri popolari e la creazione -tra l'altrodel Corso Umberto e della Galleria Umberto I. 1889 - Entra in funzione la prima funicolare cittadina: la funicolare di Chiaia collega il Vomero al centro. 1899 - E' aperta la primo tratta della Ferrovia Cumana. 1920 - L'architettura fascista penetra in citt: nasce il Rione Carit, al posto del quartiere San Giuseppe. 1940 - Apre la Mostra d'Oltremare, complesso espositivo e ricreativo promosso dal regime fascista.

Napoli contemporanea

1943 - I napoletani, nel corso di una ribellione durata quattro giorni (le Quattro Giornate di Napoli), allontanano i tedeschi dalla citt e aprono le porte agli Alleati. 1944 - Ultima eruzione del Vesuvio. 1945 - Con Napoli milionaria, cominciano i successi delle opere di Eduardo De Filippo. 1952 - Diventa sindaco l'armatore Achille Lauro; iniziano gli anni delle grandi speculazioni edilizie. 1963 - Francesco Rosi gira "Mani sulla citt", forte denuncia del clima politico e sociale dell'epoca. 1975 - Viene aperta la tangenziale, che attraversa la citt da est (Capodichino) ad ovest (Agnano, Pozzuoli). 1980 - Un forte terremoto, con epicentro in Irpinia, danneggia anche il patrimonio edilizio ed artistico di Napoli (tra questi l'Albergo dei Poveri). 1982 - Sulla base delle nuove norme antisismiche, si riprogettano le grandi opere previste, quali il Centro Direzionale e la metropolitana collinare. 1993 - Dopo un lungo periodo di commissariamento amministrativo, per la 21

poltrona di sindaco eletto l'esponente progressista Antonio Bassolino: l'inizio di un periodo chiamato "Nuovo Rinascimento Napoletano". E' inaugurata la prima tratta della metropolitana collinare (poi Linea 1) 1994 - Napoli ospita il G7; la presenza delle pi grandi personalit mondiali e l'attenzione dei mass-media sanciscono il rilancio dell'immagine della citt nel mondo 2007 - Guerre di camorra, l'emergenza rifiuti, la recrudescenza incontrollata della microcriminalit riportano ai minimi storici l'immagine di Napoli agli occhi del resto d'Italia e del mondo. http://www.danpiz.net/napoli/storia/index.htm

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