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numero 29 anno V 4 settembre 2013


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Luca Beltrami Gadola AGOSTO MILANO MIA TI RICONOSCO Andrea Bonessa QUANDO I CONCORSI NON BASTANO (SE MAI SONO BASTATI) Gregorio Praderio
PGT: "PASSA UN GIORNO PASSA L'ALTRO" MA I DUBBI RESTANO

Gianni Zenoni A PROPOSITO DI INFRASTRUTTURE: IL PONTE SULLA DRINA DI MILANO Massimo Cingolani
FELICIT / INFELICITA:PER IL PD SOLO CATEGORIE DI PENSIERO?

Mario Rodriguez PD UN PARTITO IN CERCA DI AUTORE Giulia Mattace Raso MILANO UN RIENTRO IN ALLEGRIA Valentina Magri IL LAVORO AI TEMPI DELLEXPO Enrico Fedrighini STRISCE GIALLE STRISCE BLU Rita Bramante XXI SECOLO MAI PI SCHIAVI

VIDEO LA FATTORIA DEGLI ANIMALI (film di animazione da George Orwell)

suggerimento musicale LET ME LIVE canta Queen

rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo LIBRI a cura di Marilena Poletti Pasero CINEMA Marco Santarpia e Paolo Schipani SIPARIO - Emanuele Aldrovandi e Domenico Muscianisi www.arcipelagomilano.org

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AGOSTO MILANO MIA TI RICONOSCO Luca Beltrami Gadola


Negli ultimi giorni di agosto Paolo Mieli, intervistato da RAI News sulle ultime vicende italiane, ha detto: Questo mese di agosto stato il pi inutile per lItalia. Nulla di pi vero, giacch lintera classe politica, pur non essendo andata in vacanza, si occupata solo di trovare il modo per garantire a un condannato in Cassazione lincredibile privilegio di non subire gli effetti della sua condanna e la sinistra, come ormai sua abitudine, si logorata con i suoi mali di pancia. Sulle riforme qualcosa il Governo ha fatto in zona Cesarini. A Milano per fortuna le cose sono andate diversamente: agosto non stato un mese buttato, anzi. Molti annunci, cui si spera seguano atti concreti ma anche attivit e prima tra tutte unassistenza agli anziani efficace cui ha fatto sponda una attivit sul versante dellintrattenimento e del tempo libero che ha indubbiamente confortato molti milanesi rimasti in citt. Va da s che non tutti ne hanno goduto ma c un effetto psicologico tuttaltro che trascurabile: per chi vive in citt quello che sembra contare sapere che c unofferta abbondante ancor pi che approfittarne. Il sindaco ha colto loccasione agostana della fine del Ramadan per mettere un po di puntini sulle i nei rapporti tra la citt e i mussulmani e, con pi leggerezza, si appropriato della mobilit gentile: car2go. Tra le promesse di Lucia De Cesaris, dopo quella di far rinascere il Parco della Vettabbia, quella che mintriga di pi il destino delle caserme e del demanio militare in genere. Si volta pagina? C un principio di fondo per il quale mi sono sempre battuto: la restituzione alla citt dellincremento di valore delle aree urbane, in particolare quelle possedute da enti o societ pubbliche o propriet statali. Lincremento di valore il prodotto della vitalit di una societ urbana che le ha valorizzate col suo lavoro, con la sua dinamicit e con tutti gli investimenti pubblici, strade, scuole, ospedali, parchi e giardini, edifici amministrativi e di servizio che non sono piovuti dal cielo ma contropartita del prelievo fiscale: questi beni vanno semplicemente restituiti alla collettivit. Fino ad ora le vicende delle aree dei demani ferroviari hanno avuto un destino ben diverso: alienazioni a prezzi di mercato solo in parte utilizzati a favore della collettivit locale ma soprattutto si consentita una destinazione duso scarsamente orientata al soddisfacimento delle necessit di spazi collettivi e soprattutto di verde. Quanto a questultimo e allimpegno di aumentarne la quantit in citt, spero solo che non segua lindecorosa sorte degli alberi di Abbado e delle leggere vacue parole di Letizia Moratti. Tutto bene dunque? S e no. Il recentissimo declassamento di Milano e della Lombardia nella classifica della produttivit un pessimo segnale, soprattutto perch legato alla continua perdita di capacit delle istituzioni a star dietro ai cambiamenti. Rispondere che Expo 2015 risolver il problema una pietosa bugia. La questione produttivit deve essere il dibattito da aprire in autunno, ben sapendo che ognuno dovr fare la sua parte e che quel che si fatto in agosto non ha quasi nulla a che vedere con questo problema rispetto al quale sono solo pannicelli caldi. Il discorso sulle istituzioni e sul problema a esso legato dellefficienza della burocrazia deve essere lucido e, dove necessario spietato: nessun riguardo per le posizioni piccole o grandi di rendita corporativa o personale. La tanto sbandierata politica di alleggerimento fiscale ha senso se sinnesta su di un processo di riorganizzazione della pubblica amministrazione che non riguarda solo il governo centrale ma anche le amministrazioni locali: sino ad ora su questo piano la Giunta milanese ha fatto poco o nulla.

QUANDO I CONCORSI NON BASTANO (SE MAI SONO BASTATI) Andrea Bonessa
Da una parte ci sono gli uffici pubblici sottoutilizzati, malamente organizzati, inutilmente energivori e dispersi in ogni dove della citt. Un esempio per tutti, ma ce ne sono a decine, il Palazzo della Ragioneria di piazza della Scala dove in 3800 mq di spazi sovradimensionati e inadatti lavorano un numero esiguo di dipendenti pubblici. Un palazzo, opera di Luca Beltrami, di un alto valore architettonico che riconvertito potrebbe diventare un museo cittadino, cos come lo diventato quello di fronte di propriet di una Banca. Ma si sa, i banchieri du conti li sanno fa. I dipendenti che attualmente lavorano in imponenti e soggioganti spazi, con condizionatori posticci, cavi elettrici volanti, armadi per faldoni ottocenteschi, sistemi informatici raffazzonati e cos via potrebbero essere tranquillamente trasferiti in moderni e sostenibili uffici che ne migliorerebbero la qualit della vita lavorativa. E forse, un palazzo che oggi rappresenta un costo per la collettivit, potrebbe diventare un elemento di redditivit per le casse Comunali, invertendo un processo che vede sempre lAmministrazione giocare in difesa, tagliando, risparmiando e tariffando ma raramente indirizzata sviluppare la redditivit dei propri beni. Una suggestione? Vi immaginate la Piet Rondanini esposta in uno spazio allestito in questo Palazzo, nel pieno centro di Milano, in una casa tutta sua invece che relegata in quellallestimento dallarchitettura obsoleta, fatiscente, superata e deprimente del Castello Sforzesco? Dallaltra parte esiste a Milano e non solo, una pletora di architetti disposti anche a lavorare gratis pur di farsi conoscere, migliorare la loro esperienza, mettersi a disposizione della collettivit. Prova di questa dedizione al lavoro gratuito ma rappresentativo la continua e incessante partecipazione di centinaia di studi a ogni tipo di concorso pur sapendo che la probabilit di vittoria praticamente nulla. In mezzo unAmministrazione che, grazie al Codice degli Appalti, pu promuovere un elenco di professionisti a cui affidare, previa lanalisi del loro curriculum, incarichi sotto la soglia dei 100.000 euro direttamente e senza lunghi e dispendiosi bandi. E allora, se la premessa condivisa, perch non proporre agli architetti e ai progettisti di lavorare, anche gratuitamente, per la ripro-

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gettazione delle strutture comunali, ottimizzando spazi e risorse, sicuri per che il loro lavoro sar realizzato e soprattutto pubblicizzato e, cosa ancora pi importante, concorrer a migliorare il loro curriculum in vista di nuovi e futuri incarichi professionali? Utilizzando i parametri di selezione dellelenco professionisti il Comune potr chiedere la disponibilit agli studi secondo le loro attuali capacit e concorrer anche a sviluppare una cultura del progetto di cui potr beneficiare negli anni, formando un gruppo di professionisti capaci e competenti targati Milano. vero lavorare gratis non il massimo e non certo laspirazione di

nessun progettista. Ma sono convinto che moltissimi professionisti, soprattutto alle prime esperienze, preferiscano di gran lunga progettare un intervento che verr sicuramente realizzato o comunque valorizzato piuttosto che partecipare a un concorso, per il quale lavorerebbero comunque senza compenso, con una improbabile possibilit di vittoria e un irrisorio ritorno di immagine. Anche perch se giusto chiedere esperienza e curriculum ai professionisti a cui affidare un incarico altrettanto importante dar loro la possibilit di formarsela questa benedetta esperienza. Ma se non gli si affida mai niente da progettare questo processo da virtuoso diventa

impossibile mentre permettere loro di confrontarsi con un intervento reale, un vero committente, un processo progettuale quotidiano non pu che essere formativa. E una Amministrazione catalizzatrice di queste energie creative potrebbe anche beneficiarne sia nel breve sia nel lungo periodo, ampliando il campo di questa esperienza a tutti i settori della progettazione, dallurbanistica allarredo urbano, dal design al verde pubblico. Con buona pace dei concorsi che non hanno mai portato fama e lavora a chi non lo aveva gi garantito.

PGT: "PASSA UN GIORNO PASSA L'ALTRO" MA I DUBBI RESTANO Gregorio Praderio


Fra gli indirizzi del nuovo regolamento Edilizio che hanno avuto maggior eco sulla stampa, c que llo del recupero degli edifici abbandonati da parte del Comune, che potrebbe rivalersi poi sulle propriet inadempienti. Si tratta indubbiamente di un tema molto sentito dalla cittadinanza; si possono avere per delle perplessit sullefficacia del rimedio proposto. Come mai un edificio resta abbandonato, infatti? Difficilmente (se non in pochi casi) questo dovuto a cattiva volont della propriet, c ome la proposta sembra supporre. Tutti i proprietari vorrebbero generare un reddito dai loro immobili, se non lo fanno perch o non hanno le risorse necessarie (ma allora non si vede come il Comune potrebbe rivalersi poi), o perch c una stru ttura proprietaria fragile, frammentata o fallimentare (idem) o perch infine le possibilit di intervento delineate dal piano regolatore sono impossibili da perseguire o non garantiscono sufficienti ritorni allin vestimento (idem ancora una volta). Insomma difficilmente il Comune verr ripagato dal suo intervento, tanto vero che forme simili di intervento sostitutivo e di rivalsa sono presenti da anni nellordinamento, ma poco utilizzate proprio per questo motivo (c anche una norma un po bislacca nella LR 12/05, lart. 97bis approvato a suo tempo dalla Giunta formigoniana che appunto dice cose simili, ma che non mi risulta potrei sbagliarmi per sia stato molto utilizzato con buoni risultati). Colpisce poi lipotesi di destinare tale aree abbandonate a servizi o a edilizia sociale, un po come se fosse una punizione. Insomma non si sceglierebbe di realizzare un servizio perch serve, nella localizzazione migliore, ma come una sorta di minaccia nei confronti delle propriet inadempienti. Minaccia del resto spuntata, perch lo sanno tutti che il Comune in realt non ha n le risorse n le capacit di intervenire. Tanto vero che molte delle propriet abbandonate sono comunali, magari anche cedute gratuitamente nei piani attuativi (mi viene in mente, come suggerito anche da altri, ledificio fra via Valenza e lAlzaia Naviglio Grande, o la palazzina della Maserati), ma poi mai attuate. O penso anche agli stessi uffici comunali: non hanno le risorse per fare la manutenzione del proprio, e si mettono a ristrutturare l'altrui? Difficile crederlo. Questo insomma rischia di restare un bellannuncio buono per la stampa, pi che un provvedimento effettivamente operativo. Ci sono altri modi per intervenire sul problema? Certo, nei vecchi PRG (ma anche allestero si fa cos) si differenziano le modalit di intervento sulle aree edificate e sulle aree libere, in modo da incentivare le prime e scoraggiare le seconde. Qui invece per assecondare qualche ubbia accademica si scelto lindice unico, uguale per tutte le aree: c os pi facile intervenire sulle aree libere lasciando abbandonate le altre (e addirittura, se sulle aree inedificate si usa lindice minimo che tanto minimo non , lo 0,35 quello che una volta si usava per le zona C di espansione secondo una interpretazione letterale delle norme di piano, non sarebbero dovuti neanche i servizi minimi, i parcheggi, un po di verde; mentre il Comune realizzerebbe a sue spese i servizi sulle aree degradate da non credere). Si pu allora cambiare in tale senso il PGT? Certo, come dice la legge, sempre modificabile. E sarebbe anche ragionevole e opportuno farlo, su questo e su tanti altri punti, visto che oramai chi aveva qualche progetto in mente con le regole del piano in itinere dovrebbe essere riuscito a concluderlo, e visto anche che abbastanza normale e diffuso dopo un primo periodo di rodaggio procedere a correggere i punti del piano che non funzionano. Lo fanno tutti, ma stranamente su questo punto lAmministrazione Comunale proprio non ci sente, non si capisce bene perch. Ci sono poi altri punti degli indirizzi per il regolamento edilizio che sollevano qualche perplessit, oltre a quello dei collaudi statici gi evidenziato in un precedente numero di ArcipelagoMilano: ad esempio quello sul convenzionamento dei permessi di costruire (che sarebbe bene avvenisse come del resto si fa negli altri Comuni su un progetto preliminare anzich sugli elaborati di Permesso di Costruire: a che pro infatti scendere cos nel dettaglio per poi magari doverli cambiare? Si parla di Permesso di Costruire convenzionato al participio pass ato non per niente ). Stupisce ad esempio che passati i termini stabiliti dalla presentazione della proposta senza risposte dal Comune questa si intenda accolta ( pur sempre un contratto, un do ut des: se quindi nella proposta scrivessi che il Co-

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www.arcipelagomilano.org mune mi regala qualcosa, passati trenta giorni di silenzio quella cosa diventa mia? Interessante ). Comunque, dovrebbe esserci il confronto con la citt. Ai tempi del PGT, questo si risolto in una mera illustrazione dei principi generali e stop. Per non parlare poi delle cosiddette controdeduzioni alle osservazioni presentate, redatte in modo che desta non poche perplessit. Si spera che stavolta non sia cos.

A PROPOSITO DI INFRASTRUTTURE: IL PONTE SULLA DRINA DI MILANO Gianni Zenoni


Sul Corriere di domenica 7 luglio nelle pagine di La Lettura apparsa una interessante intervista al regista serbo, ma nativo di Sarajevo, Emir Kusturica sulla sua intenzione di trasformare in opera lirica la nota opera letteraria il Ponte sulla Drina del premio Nobel per la letteratura 1962 Ivo Andric. Opera che si ambienta in Bosnia sotto l'occupazione dell'Impero Ottomano e poi Austro Ungarico. Il Ponte sulla Drina narra della storia di Visegrad e della costruzione del ponte in pietra, progettato da un architetto Ottomano, che collegava allora e ancor oggi la cittadina di Visegrad in Bosnia con la Serbia. Questo lungo e accurato racconto una lode alle infrastrutture e in special modo ai ponti, che una volta costruiti nel sito giusto stravolgono favorevolmente i territori che poi collegano, promuovendo l'economia, lo sviluppo, ma anche la convivenza civile; affiancando in questo caso la crescita della citt di Visegrad e distribuendo la ricchezza economica su tutti gli strati della popolazione, anche su quelli che non volevano il ponte. Infatti gi allora si formarono gruppi di cittadini contrari alla sua costruzione, persone semplici, non acculturate ma neanche interessate allo sviluppo della loro citt e che si accontentavano di una rudimentale e poco sicura zattera per passare da una sponda all'altra della Drina. Essi arrivarono a disfare di notte quello che veniva costruito di giorno fino a che il visir Mehmed Pasci, l'autorit politica che volle il ponte, non dispose un servizio di guardie per poter continuare i lavori senza ritardi. Il ponte finito, grazie al suo progetto che prevedeva un originale slargo a met percorso fornito di sedute, divent il punto di ritrovo dei vari livelli sociali della popolazione a seconda dell'ora della giornata, sostituendo in questa funzione il tradizionale centro di queste citt di origine Ottomana, la carsija, fino a passare alla Storia per le epiche vicende che hanno travolto questi territori, tradizionale sede di scontro tra l'Oriente e l'Occidente. Questa premessa, vero e proprio elogio alle infrastrutture e alle positive trasformazioni dei territori dove vengono insediate, serve a comprendere come qui a Milano i Navigli Grande e Pavese non passeranno alla Storia come la Drina, a causa della cattiva conoscenza del territorio sul quale il Comune avrebbe dovuto avere il compito di assicurare la continuit delle reti stradali esistenti ai due lati dei Navigli, rendendo di fatto la Barona/Ronchetto una zona interclusa. Eppure fin dal PRG del 52, ma particolarmente in quello dell' 80 i progettisti del Piano disegnarono le infrastrutture che dovevano supportare le zone di sviluppo prevalentemente residenziali, e per collegare la Barona/Ronchetto verso nord col Giambellino/Lorenteggio indicarono ben cinque ponti: da piazza delle Milizie a via Santander, da via Bellini a via Santa Rita, da largo Gelsomini a via Parenzo indicata come potenziale quarta circonvallazione, dalla stazione FFS di piazza Tirana a via Martinelli e infine da via Giordani a via Buccinasco. Ebbene di questi ponti stato costruito e anche di mala grazia quello tra Bellini e Santa Rita (quello pi infelice urbanisticamente perch ha bloccato il naturale sviluppo della quarta circonvallazione tra via Parenzo e largo Gelsomini) mentre le FFS hanno da poco realizzato quello tra via Giordani e via Buccinasco, progettato da Aldo Rossi ma non collegato efficacemente alla Barona grazie alla perversa volont delle amministrazioni milanesi di questi ultimi anni di non realizzare il semplice collegamento via Enna/via Chiodi. Verso est era previsto un ponte tra viale Famagosta e via Giovanni da Cermenate, fatto e successivamente ampliato, pi un altro tra viale Missaglia e l'ospedale San Paolo, non realizzato, ma che sarebbe stato molto importante per collegare le periferie residenziali sud di Barona e Gratosoglio. In pratica oggi dopo il ponte Famagosta/Cermenate non c' pi nessun collegamento tra le zone 5 e 6 fino al comune di Rozzano. Qui non c' stato un Mhemed Pasci n un valido architetto Ottomano a indicare dove e come dovevano farsi i ponti in modo efficace, ma solo un Comune poco attento sia nella classe politica che quella amministrativa, unite al disinteresse di sub/strutture politiche come i Consigli di Zona e il Parco Sud Milano poco favorevoli per principio alle importanti infrastrutture. Il risultato che la Barona/ Ronchetto, diventata nel frattempo una piccola down-town con importanti strutture pubbliche utilizzate dall'intera citt (Ospedale San Paolo, Polo Universitario IULM, strutture di servizio della Cariplo, intercambio Famagosta, Palestra sede della Nazionale Italiana di ginnastica e oltre tutto accesso viabilistico unico da Milano per il Forum e il centro terziario e commerciale di Milano Fiori ad Assago) resta una zona interclusa e di difficile accesso.

FELICIT / INFELICITA: PER IL PD SOLO CATEGORIE DI PENSIERO? Massimo Cingolani


La felicit una delle parole quasi nuove delleconomia contemporanea, soprattutto in tempo di crisi economica. Sempre pi spesso si parla di happiness economy. Parola non proprio nuova perch gi Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri oltre a Pietro Verri e Cesare Beccaria nel XVIII secolo definirono la scienza economica come la scienza della pubblica felicit. Senza contare che gi nel 1776 la Costituzione Americana si proponeva il raggiungimento della felicit (naturalmente non per gli schiavi). Una nuova economia del benessere si sta facendo strada con una correlazione stretta tra reddito e benessere soggettivo. La crisi delle ideologie, in particolare di quelle anta-

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goniste, lascia al mondo economico, specialmente ai gestori multinazionali, un immenso spazio per contribuire a determinare il nostro modo di vivere e la qualit della nostra vita e, di conseguenza della nostra felicit. Le grandi multinazionali diventano non solo un soggetto economico, ma anche politico e sociale: sono sempre di pi i veri promotori del livello di vita planetario. Gi nel 1965 Hadley Cantril cerc di confrontare tra di loro la felicit di individui diversi, con una numerazione da 1 a 10 secondo i tipi di domande. Il limite della ricerca fu di pensare che un 7 di un nigeriano fosse comparabile con un 7 di un americano. Nel 1974 Richard Easterlin apr il dibattito sul paradosso della felicit in economia. I dati di basavano su autovalutazioni soggettive e arrivarono a importanti affermazioni: 1) Allinterno di un singolo Paese, in un dato momento, superata una data soglia di reddito, la correlazione tra reddito e felicit non sempre significativa e robusta: le persone pi ricche non sono sempre le pi felici. 2) Il confronto tra Paesi non mostra una correlazione significativa tra reddito e felicit e ove superata una data soglia - i Paesi pi poveri non risultano significativamente meno felici di quelli pi ricchi. 3)Nel corso della vita, la felicit delle persone sembra dipendere molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza.. Dunque, una volta che il reddito pro capite ha superato una data soglia (quella del livello di vita dignitoso rapportato alla cultura alla quale si appartiene) non pi un fattore della felicit soggettiva. Infatti nel dominio dei beni materiali ladattamento e le aspirazioni vengono assorbiti quasi completamente. Ci sono, per, altri ambiti non economici, nei quali le aspirazioni agiscono meno, come lambiente familiare, affettivo e civile. E qui si capisce come spesso una parte della politica riesca a essere pi partecipata in senso positivo o negativo

in ambiti non sempre legati ai bisogni. Un altro paradosso della felicit citato da T. Veblen, nel libro La teoria della classe agiata, che il piacere che traiamo dal consumo dipende soprattutto dal valore relativo del consumo stesso, cio da quanto il livello assoluto di consumo differisce da quello degli altri con i quali normalmente ci confrontiamo. Se il mio reddito aumenta del 10% ma quello del mio collega aumenta del 15% potrei ritrovarmi con un maggiore reddito accompagnato da maggiore insoddisfazione. Questi meccanismi negano la razionalit economica, cio il reddito degli altri inquina il mio benessere. Questo forse ci spiega la mancanza di solidariet che si sviluppa in ceti che prima erano legati a ideologie totalizzanti. La felicit nelle quale si parla nelle teorie economiche ben lontana dallidea classica di felicit, legata pi alle virt che al piacere. pi vicina a Bentham che ad Aristotele (per i quali comunque la felicit non era per tutti). Si stanno sviluppando due aspetti della teoria della felicit: una che privilegia laccesso ai beni materiali tra i quali sono compresi anche il bisogno di sicurezza economica; la tranquillit che ti pu dare sapere che qualcuno potr prendersi carico dei tuoi problemi, come ad esempio una polizza di assicurazione, o una buona amministrazione. Quante volte il bisogno di sicurezza facilit lofferta politica, solo perch coglie lesigenza di questo giusto bisogno. Unaltra invece vede nella felicit un diritto al tempo libero, quello che pensava Lafarge nel diritto alla pigrizia dove auspicava a fine XIX secolo che, a un maggiore uso della macchine, sarebbe corrisposto pi tempo libero. Anzi c chi teorizza che il vero lusso e la vera felicit non sono gli status symbol ma il tempo, la pace interiore e il silenzio. Sar vero? Non che dietro questa concezione della felicit come ri-

nuncia non c una nuova versione del risentimento degli schiavi, come diceva Nietzsche, che per giustificare il loro ruolo hanno creato dei valori superiori nei quali riconoscersi coma la piet, la mansuetudine, la sofferenza per un bene superiore, ecc., insomma la religione. Anche Hume diceva che il mercato una cooperazione senza s acrificio, anche se qualche decennio dopo Engels nel La condizione della classe operaia in Inghilterra ci ha illustrato che qualche sacrificio cera. Fino a ora questa ricerca della felicit nella rinuncia non lho mai vista nel mana-gement rapace di questi anni, se non in casi di brucianti sconfitte per giustificare labbandono di situazione di comando. Nel mondo economico gli emuli di Cincinnato si ritirano dopo le sconfitte non dopo le vittorie, e comunque sempre con laute liquidazioni, in quello politico mai. Non vorrei che la teoria della felicit fosse come letica delle aziende che si riduce alluso della carta riciclata per salvare le piante, senza per impedirgli di avere relazioni industriali da inizi 900, e di ingannare i consumatori. Fatta questa riflessione, che pu apparire superficiale, ma giuro che stato difficile argomentarla, sono un assicuratore non un professore, un dato reale che la gente ha bisogno di credere ai sogni e di trovare lisola che non c. Tant vero che nelle aziende si discute di ecoleadership, cio dellattitudine a spendere la propria leadership personale per influire sulla qualit della vita dellambiente in cui si lavora, in tempo di crisi si fa molto marketing Tra poco, e non una battuta, avremo la ISO9000 della felicit. Per questo la politica e in particolare il PD ha bisogno di una grande sensibilit, poi potremo anche convincere le persone che pagare le tasse necessario alla tranquillit / felicit. Forse.

PD UN PARTITO IN CERCA DI AUTORE Mario Rodriguez


La stagione che si apre dal punto di vista politico - e dallo specifico punto di vista di chi la guarda dal Partito Democratico - appare molto impegnativa. Essa caratterizzata da alcune scelte che non possono essere dilazionate a costo di un logoramento definitivo sia dei legami n.29 V 4 settembre 2013 con la societ - cio la capacit di rappresentare - sia di quello della tenuta interna - cio della cultura dellorganizzazione, quella stretta di mano invisibile che regge ogni forma di associazione umana che persegue uno scopo. Il PD ha bisogno di andare al pi presto al congresso, senza indugi e con le regole che ci sono perch cambiarle in corso sarebbe sempre e comunque un pasticcio, uninutile fonte di sospetti e recriminazioni. Ma sia chiaro, il PD ha bisogno di un congresso che gli permetta di 5

www.arcipelagomilano.org ritrovarsi unito attorno a una visione, a delle linee guida che ispirino i comportamenti a tutti i livelli di governo e di governance in cui i suoi esponenti sono impegnati. Ha bisogno di un leader, non di un segretario organizzativo (la questione del tempo pieno meschina). Ha bisogno di scegliere e ritrovarsi attorno ad alcuni principi ispiratori e questi non possono che incarnarsi in una persona che affermer il proprio stile di direzione e la propria squadra di collaboratori. Per questo segretario del partito e candidato premier devono essere frutto della stessa scelta, caso mai funzioni tecniche separate ma comunque espressione di uno stesso indirizzo. Devono rispondere alla stessa visione. Un leader azzoppato non conviene a nessuno neanche a chi sar chiamato a svolgere quel fondamentale servizio di ogni gruppo democratico che lopposizione. Per questo pensare di separare i congressi locali e regionali dalla scelta della leadership nazionale appare lestremo tentativo di negoziare potere (calante) e condizionare un esito (che appare scontato). Al congresso il PD deve scegliere i pilastri sui quali costruire la propria identit e lo deve fare parlando dei problemi che le persone vivono tutti i giorni non solo o non tanto quelli che interessano il ceto politico, coloro che vivono di politica. E lo deve fare - se vuole giustificare la propria stessa esistenza - ripartendo da alcuni dei suoi tratti costitutivi cio quelle ragioni che gli anni dellusato sicuro, della ditta e della bocciofila hanno messo in secondo piano. Il PD nasce con una visione maggioritaria e non proporzionalista della politica, si propone di affermare lalternanza al governo e il ricambio delle classi dirigenti, si propone cio di superare i limiti di quella peculiarit italiana che stata definita consociativismo. Il PD nato per affermare una competizione politica basata su due schieramenti che, dovendo competere per la conquista della maggioranza, sono costretti a impostare la propria offerta politica in modo aperto e inclusivo, non su tanti partiti che per garantire la propria stessa sopravvivenza (ben sostenuta dal finanziamento pubblico) si irrigidiscono su posizioni esclusive e gestiscono un potere di veto che diventa rendita di posizione ideologiche, territoriali o culturali. Ecco perch il governo di necessit che Letta sta portando avanti non pu avere altro compito che quello, gi di per se stesso importantissimo, di superare lemergenza economico sociale e ridefinire le regole del gioco. La legge elettorale deve permettere la formazione di una governance del paese efficace e stabile. Cio fare di tutto per evitare governi di larghe intese (queste non possono che essere leccezione che ogni regola deve prevedere). Significherebbe tornare al proporzionalismo rinnegare il maggioritario. Per questo - lasciando da parte le specificit tecniche - parlare di una legge elettorale sul modello di quella dei sindaci funziona. Fa comprendere che si vogliono rafforzare la capacit di decidere, la stabilit dei governi, la possibilit di scegliere dei cittadini. Il congresso del PD deve quindi collocare saldamente il partito sul terreno della visione laica e pragmatista della democrazia. Il compito della politica non quello di costruire nuovi mondi, citt future, uomini nuovi, comunit umane che condividono un comune sentire. A questo si dedicata con discutibili esiti la politica del 900! Il PD un partito politico di persone che consapevolmente la vogliono superare e che si d come missione essenziale far funzionare la democrazia cio governare il paese e le sue relazioni internazionali. Un partito plasmato sul funzionamento delle istituzioni democratiche cio in primo luogo le elezioni, la selezione e la scelta di coloro che verranno temporaneamente delegati a dirigere le istituzioni della rappresentanza. Ed un partito consapevole che il rapporto con i cittadini non pu attivarsi solo ogni cinque anni con le elezioni ma deve essere un flusso costante fatto di accountability, trasparenza, possibilit di intervento, propensione allascolto. E per questo il congresso dovr definitivamente propendere per la costruzione di una forma organizzativa in cui le burocrazie di apparato contano meno degli amministratori locali perch questi hanno avuto il consenso dei cittadini e perch la s ovranit sta nel popolo non nel partito. Un partito di chi ha il consenso della gente e si misura con il governo. Un partito contemporaneamente pi movimento - strutture leggere e capacit di interloquire con la societ - e pi partito di governo cio capace di rappresentare e trasformare le istanze sociali in politiche pubbliche. Unorganizzazione a rete che sviluppa una collaborazione competitiva tra questi due livelli (i movimenti sanno che per ottenere risultati devono trovare sbocchi nelle assemblee elettive e gli eletti sanno che la loro stessa elezione dipende dal sostegno dei cittadini) e che trasforma la capacit di rappresentare in scelte di persone o di indirizzi politici attraverso momenti di coinvolgimento ampio (di cittadini non solo gli iscritti, ovviamente), le cosiddette primarie.

MILANO RIENTRO IN ALLEGRIA Giulia Mattace Raso


Tornare a Milano e restare in vacanza. Non c tempo per riprendere il tran tran quotidiano: una Milano stra-ordinaria ci accoglie, svela luoghi nascosti e apparecchia per settembre un buffet esagerato di musica, cinema, teatro, cultura, sport, divertimento. Gli invitati siamo noi, il rientro si fa allegro. Oggi con linaugurazione al Teatro alla Scala prende il via il ricco programma del Festival MITO, che fa di Milano e Torino un unico grande palcoscenico: dei 183 concerti in programma, 85 saranno di musica classica, 31 di musica contemporanea, 28 di musica popolare, world music, jazz, pop, rock, canzone dautore, 8 di crossover, elettronica, dj set, 28 concerti-spettacolo per bambini e ragazzi, 3 di musica per film e sonorizzazioni, 21 tavole rotonde, conferenze, incontri. Gli appuntamenti a ingresso gratuito sono 95 e quelli a prezzi popolari 114. Una versione contemporary jazz del Requiem di Giuseppe Verdi, dedicato ad Alessandro Manzoni, il Requiem around Requiem, andr in scena venerd 6 settembre nel piazzale del Cimitero Monumentale: la linea lilla avanza, il cantiere si ritira nelle viscere, la citt si riappropria delle sue piazze. Lomaggio a Federico Fellini, in un concerto multimediale con le musiche di Nino Rota, la sera dell8 settembre al Teatro Strehler il punto di incontro tra MITO e la diciottesima edizione del Milano Film Festival, che dal 5 settembre offre una panoramica attenta alle nuove produzioni e al cinema indipendente, 200 opere in arrivo da tutto il mondo, un percorso tra le pi coraggio-

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www.arcipelagomilano.org se cinematografie internazionali, raramente visibili in sala, anteprime e incontri con i talenti emergenti. La geografia del MFF estesa: centro nevralgico il Teatro Strehler con il Teatro Studio, al quale si affiancano il Parco Sempione, il Teatro dell'Arte - Triennale di Milano, lo Spazio Oberdan, la Cascina Cuccagna e lAuditorium San Fedele. ll pappagallo del Milano Film Festival non solo un logo, ma un manifesto: Persistiamo nella ricerca del nuovo, anche se il vecchio offrire bbe porti pi sicuri. Insistiamo e cantiamo, fieri dei nostri mille colori, anche se intorno ci dicono che non tempo per cantare. Parole come crisi, razionalizzazione delle risorse, taglio, congiuntura, contrazione, ridimensionamento Uccellacci e corvi veri o presunti tra i quali bisogna imparare a destreggiarsi. Per forza, mai come questanno. Allora persistiamo e cantiamo in mezzo alla citt. Facciamo sempre quel verso, ripetitivo ma necessario: Il cinema un atto pubblico, il cinema un atto pubblico, il cinema un atto pubblico. Felici, come pappagalli. Dal 13 al 22 settembre si svolge al Piccolo Teatro Grassi e nel Chiostro Tramedautore, la XIII edizione del festival internazionale del teatro dautore che questo anno dedita al subcontinente indiano, in particolare Bangladesh, India, Pakistan e Sri Lanka. La mente del nostro viaggiare non dettata da curiosit esotiche, bens dallinteresse a comprendere similitudini o distanze tematiche, e dalle modalit con cui le grandi questioni che investono il mondo permeano i testi, gli spettacoli, gli artisti. La crisi economica intesa anche come mancanza di prospettive e di fragilit sociale e le nuove societ multietniche, sono fra i temi dominanti sia della sezione internazionale, sia di quella italiana. Sempre spettacolo ma di altro genere: in questi giorni, Milano diventata la capitale europea del football americano, al Vigorelli si giocano fino al 7 settembre i Campionati europei, sei squadre (Italia, Spagna, Danimarca, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Serbia) si contendono laccesso alla fascia superiore, entrando nellelite delle compagini continentali. La ripresa allinsegna dello sport e del benessere, corrobora lo spirito mantiene lallegria: riparte il progetto di sport diffuso del Comune di Milano, torna Mi Muovo. Spazi pubblici della citt - parchi, piazze, aree verdi, cortili - come palestre a cielo aperto, in cui svolgere insieme, in uno stesso luogo, attivit utili per il proprio benessere e la propria salute. Per tutto il mese di settembre, piazza Leonardo da Vinci e parco Chiesa Rossa offrono un programma ricco ed eterogeneo di iniziative, tutte gratuite: minicalcio, minivolley, Tai-Chi, ginnastica artistica, basket, pattinaggio. Chiara Bisconti: accessibile a tutti. gratis. comodo. Non ci sono scuse per rimanere a casa. Milano palestra a cielo aperto per tutti. Il primo appuntamento di puro divertimento: sabato 7 settembre con The Color Run, per la prima volta a Milano, una cinque chilometri non-cronometrata in cui migliaia di partecipanti vengono cosparsi da capo a piedi di diversi colori a ogni chilometro. Si continua al traguardo con un gigantesco Festival di col ori e una scenografica esplosione di polvere colorata che crea milioni di combinazioni di tinte. La notte tra il 20 e il 21 settembre altro spettacolare appuntamento: la Midnight Run, la corsa di mezzanotte per le strade della citt. Cambiamo citt, restiamo a Milano uno slogan delle primarie cittadine di tre anni fa. A settembre sempre un po pi vero.

IL LAVORO AI TEMPI DELLEXPO Valentina Magri


Un laboratorio per il Paese e un volano per la nostra economia (Enrico Letta, premier in carica). Un primo passo (Enrico Giovannini, Ministro del lavoro). Un segnale importante e positivo (Luigi Sbarra, Responsabile mercato del lavoro della Cisl). Le reazioni non avrebbero potuto essere pi entusiastiche. A suscitarle laccordo raggiunto il 23 luglio a Milano da Expo 2015 Spa con i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che regola le 800 assunzioni in vista del grande evento milanese del 2015. E che il Governo (nelle persone di Enrico Letta ed Enrico Giovannini) auspica possa diventare un prototipo per gli accordi futuri. Perch? Innanzitutto, laccordo ha una rilevanza sotto il profilo giuslavoristico: stato stipulato in deroga alle norme nazionali (contrattazione di primo livello) introducendo maggiore flessibilit in vista di un evento eccezionale con un termine iniziale e uno finale ben precisi, come lExpo. Assunzioni di questo tipo non sarebbero state possibili con le regole attuali, ha chiarito la.d. di Expo 2015 Giuseppe Sala. In questo modo, la contrattazione di secondo livello tra le parti sociali si dimostrata capace di individuare soluzioni contrattuali sulle materie del mercato del lavoro e della sicurezza senza necessit di incursioni legislative, come ha riassunto Luigi Sbarra della Cisl. In secondo luogo, lauspicio che il modello Expo si estenda a livello nazionale dovuto al fatto che attualmente in corso un tavolo di confronto sulla flessibilit dei contratti tra le parti sociali sponsorizzato dal Ministro Giovannini, con lobiettivo di arrivare a un accordo entro il 30 settembre; in caso contrario, ha fatto sapere il Ministro il 16 luglio scorso, saranno il Governo e il Parlamento a prendere una decisione. Assodata la rilevanza a livello giuslavoristico del protocollo dintesa firmato da Expo 2015 Spa e sindacati, entriamo nel merito delle 800 assunzioni. Occorre chiarire che 800 assunzioni difficilmente potranno essere un volano per leconomia italiana: sono ben poca cosa rispetto ai 250.000 posti di lavoro che lItalia perder nel solo 2013 secondo Unioncamere. In seconda battuta, le assunzioni di Expo 2015 riguarderanno tutte per definizione un periodo limitato di tempo: ne discende che il loro contributo alloccupazione sar circoscritto ad alcuni mesi. Entriamo ora nel dettaglio delle circa 800 assunzioni (835, per la precisione), che includeranno: 340 giovani di et inferiore ai 29 anni assunti con contratto di apprendistato, introducendo nuove figure professionali; circa 300 persone impiegate con contratto a tempo determinato, che saranno individuate partendo dalle persone iscritte alle liste di mobilit e di disoccupazione oppure in cassa integrazione, che dovranno essere il 10% dei lavoratori a termine; 195 stagisti, cui spetter un rimborso spese mensile di 516 euro e buoni pasto. A essi si aggiunge un esercito di 18.500 volontari, che lavoreranno a turni di 5 ore per due settimane al massimo, 475 al giorno, percependo un rimborso spese. I numeri parlano chiaro: buona parte della mac-

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www.arcipelagomilano.org china organizzativa di Expo 2015 sar sulle spalle dei volontari. Occorre poi fare chiarezza sui 195 contratti stage: essi non costituiscono rapporto di lavoro, ma sono per definizione strumenti di formazione e orientamento per i giovani, tant che unesperienza di stage, sebbene faccia curriculum, seguita a far militare il giovane che la svolge nella schiera degli inoccupati: definizione Istat che indica coloro che non hanno mai lavorato. Alla luce di ci, a rigor di logica i contratti di stage non dovrebbero considerarsi nel computo delle assunzioni, che scenderebbero a circa 640: 300 circa con contratti a tempo determinato e 340 contratti di apprendistato, pari al 3,3% delle 19.335 persone coinvolte grazie al protocollo dintesa. Altre deroghe dei nuovi contratti targati Expo, artefici di una flessibilit su misura, quasi sartoriale per dirla col giornalista di Repubblica Roberto Mania sono: la caduta dellobbligo di specificare la mansione precisa che il lavoratore dovr svolgere per i contratti a termine; limpiego di un numero di stagisti superiore alla soglia del 10% dellorganico previsto dalla legislazione nazionale (195 anzich 32); lacausalit dei contratti flessibili, in quanto la causale sar lExpo stessa; contratti a termine che potranno riguardare fino all80% del person ale, con durata da un minimo di 6 a un massimo di 12 mesi. Bene la flessibilit per conciliare contratti, diritti ed esigenze contrattuali legate alla temporaneit degli eventi come scrive la Cgil in una nota, per si poteva fare di pi in termini di qualit dei contratti: ad esempio, se erano possibili contratti a termine anche della durata di 6 mesi, perch non stipularne un maggior numero anzich ricorrere a cos tanti volontari? Levento sar pure eccezionale, la riuscita della contrattazione di secondo livello non da meno, ma purtroppo non si pu dire altrettanto dei contratti stipulati.

STRISCE GIALLE STRISCE BLU Enrico Fedrighini


Le cronache locali ci hanno fornito un puntuale resoconto dello scontro avvenuto in Consiglio comunale in occasione della recente deliberazione sulla riorganizzazione della sosta urbana: pugni battuti sul tavolo, urla e imprecazioni, flash mob, tute bianche. Tutto davvero molto emozionante. E tutto molto inutile, dato che le questioni essenziali risultano, ancora una volta, ignorate. La riorganizzazione della sosta prevede, per gli spazi di sosta a pagamento situati nell'intera fascia di territorio urbano compresa fra la circonvallazione esterna e il confine urbano, la concessione di abbonamenti mensili o annuali a tariffa fortemente agevolata. Scelta giusta o sbagliata? Dipende dal parametro di riferimento che si utilizza. Se riteniamo (io sono fra quelli) che ogni intervento debba rispondere a una logica coerente di sistema, ritengo che questa scelta sia profondamente sbagliata. Cerco di spiegare perch. La regolamentazione della sosta urbana non uno strumento per fare cassa (o meglio: pu esserlo: ma in questo caso rivela una preoccupante miopia da parte di chi lo utilizza a tal fine), ma anzitutto un fondamentale strumento di governo della mobilit urbana e, come tale, risponde a logiche precise di funzionamento del sistema della mobilit. Questo avviene in tutte le citt europee che si dotano di due strumenti: regole e controlli. Teniamo a mente queste parole, ci torneremo dopo. Nel PUMS presentato dall'Amministrazione comunale leggo (cito letteralmente): "La sosta su strada occupa 3 milioni di mq di spazi pubblici sottratti ad altri possibili usi". Obiettivo del PUMS : "ridurre l'occupazione degli spazi pubblici, con l'estensione della sosta regolamentata". Un abbonamento mensile o annuale a tariffa agevolata per consentire l'occupazione di spazi pubblici per la sosta esattamente il contrario di quanto il PUMS si ripromette (a parole) di fare: l'abbonamento infatti "fidelizza" l'utente, certificando nel caso in questione il diritto a perenne occupazione dello spazio di sosta in carreggiata sottraendolo ad altri usi (piste ciclabili, corsie riservate ATM, percorsi pedonalizzati). La concessione di abbonamenti agevolati nelle aree urbane che dispongono di maggiori spazi per la sosta (e minore efficienza del servizio di trasporto pubblico), in aperto contrasto con l'obiettivo dichiarato dal PUMS di liberare spazi pubblici dalla sosta. Possibile che nessuno se ne sia accorto? Tutto questo avviene nella cerchia periferica della citt che dunque, agli occhi dell'Amministrazione, assume la funzione di un enorme e diffuso parcheggio di interscambio: infatti, mentre in centro aumenta la tariffa al fine di disincentivare la sosta "parassitaria" prolungata e garantire spazi e ricambio di sosta a beneficio delle funzioni commerciali e di interesse pubblico esistenti, nelle aree esterne si utilizza un altro metro. Curioso. Peraltro, l'uso di questo territorio periferico come "Area di interscambio" presupporrebbe un adeguato potenziamento del servizio di trasporto pubblico: ma di questo non vi traccia nei piani dell'Amministrazione. Ora. siccome nel Settore Mobilit dell'Amministrazione lavorano fior di professionisti (gli stessi che sono stati capaci di mettere in piedi Ecopass tra il fuoco incrociato di maggioranza e opposizione al tempo della Giunta Moratti), la domanda : perch stata presa questa misura cos contraddittoria con gli strumenti di pianificazione della stessa amministrazione comunale? A cosa serve realmente? A fare cassa? Dubito: se la sosta regolamentata venisse controllata avremmo entrate ben superiori. I mancati introiti al Comune derivanti dalla mancata riscossione della sosta tariffata ammontano a circa 40 milioni di euro/anno. Allora diciamo che una misura che serve a tentare di ridurre in parte le perdite, partendo da una situazione non dichiarabile pubblicamente, ma reale: a differenza di quanto avviene in ogni citt civile europea, Milano non riesce a controllare la sosta su strada. Allora, per ridurre le perdite da mancati introiti e mancati controlli, si preferisce offrire in abbonamento gli spazi a tariffa agevolata, sperando che almeno qualcuno paghi. Una sorta di resa non dichiarata, ma perfettamente comprensibile agli occhi del comune cittadino. Ma davvero inevitabile tutto questo? Io credo di no. Perch non riorganizzare il sistema di controllo della sosta, trasferendo da ATM a un apposito Settore dell'Amministrazione comunale (o ad AMAT) questa funzione di controllo che, lo ricordo, ha una rilevanza strategica per il sistema della mobilit urbana? Ormai mi sembra chiaro che tutte le funzioni che negli anni sono state delegate ad ATM (dal car sharing agli ausiliari) e che non rientrano nella mission aziendale, soffrono di

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www.arcipelagomilano.org scarsa attenzione da parte del management e non decollano. Non c' niente di peggio che stabilire regole e dimostrare di non essere in grado di farle rispettare. Gli abbonamenti agevolati per la sosta possono essere una furba e pericolosa scorciatoia: possono fare incamerare qualche euro in pi nel breve periodo, ma la perdita di credibilit delle politiche per la mobilit sostenibile annunciate un prezzo a mio avviso troppo elevato.

XXI SECOLO: MAI PI SCHIAVI Rita Bramante


Montgomery, Alabama, 1 dicembre 1955. La polizia arresta Rosa Parks, modesta sarta afroamericana di 42 anni, che si rifiutata di cedere un posto di un autobus della citt destinato ai passeggeri bianchi a un uomo bianco rimasto in piedi. Un gesto coraggioso che d il via alla rivolta: per oltre un anno la popolazione nera risponde con il boicottaggio del trasporto pubblico e la leadership dell'organizzazione del movimento di protesta viene affidata a Martin Luther King. Washington, 28 agosto 1963. Ore 15. King pronuncia sui gradini del Lincoln Memorial lo storico discorso 'I Have a Dream...', il sogno che le sue quattro bambine un giorno possano vivere in una nazione dove saranno giudicate non dal colore della pelle ma dal contenuto del carattere, dove i neri non saranno pi ghettizzati e umiliati dalle scritte 'solo per bianchi'. Il sogno di un mondo pi giusto, dove anche ai neri siano riconosciuti i loro diritti di cittadinanza. Citt del Capo, 11 febbraio 1990. Appena liberato dal carcere, Nelson Mandela conclude il suo primo discorso pubblico con le stesse parole che aveva usato al suo processo nel 1964: mi sono battuto contro la dominazione bianca e contro la dominazione nera. Ho avuto caro lideale di una societ libera e d emocratica in cui tutti vivranno in armonia e con uguali opportunit per tutti. Spero di vivere abbastanza a lungo da vederlo realizzato, ma anche un ideale per cui sono preparato a morire. Deaborn, Michigan, 19 aprile 2012. Obama visita il museo Henry Ford, dove esposto l'autobus di Rosa Parks, la donna coraggiosa che ha insegnato che se si vuole cambiare il mondo necessario sfidare lingiustizia con coraggio. Il Presidente si seduto proprio nello stesso posto dell'autobus dove oltre cinquanta anni prima Rosa Parks aveva compiuto il suo gesto determinato e ha riflettuto sul coraggio e la tenacia che fanno parte della storia recente, grazie all'orgogliosa determinazione di persone sconosciute che, pur non comparendo nei libri di storia, hanno combattuto per la loro dignit. Robben Island, 30 giugno 2013. Obama visita la prigione dove Nelson Mandela stato rinchiuso per ventisette anni e esprime la gratitudine del mondo agli eroi di Robben Island che ci ricordano come n le manette n le celle possono confrontarsi con la forza dello spirito umano - e in particolare al 'coraggio morale' di Mandela, fonte di ispirazione personale per Obama e per il mondo. Rivolto alle figlie, il Presidente ha poi ricordato le origini della non violenza, citando Gandhi e Luther King: una delle cose che potreste non sapere che lidea di politica non violenta ha le sue radici in Sud Africa perch Gandhi era un avvocato qui. Quando tornato in India i suoi principi hanno portato allindipendenza indiana e ispirato Martin Luther King. Washington, 28 agosto 2013. Ore 15. Obama rende omaggio a Martin Luther King in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del celebre discorso 'I Have a Dream'. Grazie alla lotta per l'uguaglianza e ai movimenti per i diritti civili molte cose sono cambiate per i neri, che erano ai margini della vita sociale e politica, sono state approvate leggi sui diritti civili, ma molto resta da fare. Se l'uguaglianza dei diritti sulla carta stata conquistata, le diseguaglianze economiche persistono e con esse il dramma della povert, della disoccupazione e dell'emarginazione sociale. Come ha detto il deputato John Lewis, che prese la parola anche nella Marcia del 1963 a nome dello 'Student Nonviolent Coordinating Committee', molta strada stata fatta nell'arco di mezzo secolo sul cammino dei diritti civili, ma tanta ne resta ancora da fare per realizzare con pienezza il sogno di Martin Luther King. Realizzare il sogno di mio padre comporter anche la trasformazione della nostra societ in una in cui chiunque voglia un lavoro con uno stipendio decente lo possa avere, cos ha precisato Martin Luther King III.

MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Para no olvidar


Per non dimenticare il colpo di stato militare che quarantanni fa, l11 settembre del 1973, rovesci la democrazia in Cile, Milano ha voluto riascoltare la storica band degli Inti Illimani che proprio in questa citt scelse di vivere gran parte del proprio esilio; la Verdi li ha invitati per un concerto commemorativo che ha visto sullo stesso palcoscenico, insieme allorchestra sinfonica, la band cilena e il coro Cantosospeso del brasiliano Martinho Lutero. Andiamo con ordine: lorchestra era quella di sempre, la magnifica Orchestra Verdi diretta da Marcello Bufalini, che per loccasione si generosamente prodigata con una evidente e forte partecipazione emotiva; Cantosospeso uno dei quattro cori creati dal compositore brasiliano dal nome tanto impegnativo per diffondere la pratica corale come esercizio di convivenza sociale e che lo ha cos chiamato in onore della nota opera (1956) di Luigi Nono che a Venezia gli fu maestro

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per molti anni; la band cilena, per chi non la ricordi, un gruppo di sette/otto musicisti (di cui solo tre appartenenti alla compagine iniziale) che suonano una ventina di strumenti (pianoforte, violino, sax, clarinetto, flauto traverso, ottavino, arpa, chitarra, fisarmonica e poi tiple, dulcimer, quena, charango, cuatro, sicus, cajn, congas, bombo, guitarrn, rullante e percussioni) massimi specialisti di musica popolare andina. Il Cile, quello straordinario paese lungo e stretto schiacciato fra la Cordigliera delle Ande e lOceano Pacifico, era rappresentato, oltre che dai musicisti, da Carolina Toh sindaco di Santiago e testimone deccezione per essere la figlia di una celebre vittima del regime di Pinochet, per essere stata uno dei fondatori del Partido por la Dem ocracia di cui ora presidente, per aver fatto parte del governo Bachelet, e dunque con una storia di grande spessore politico e culturale. Non avevamo mai visto la bella sala dellAuditorium cos gremita di popolo festante; a dispetto della severa presenza dei Vigili del Fuoco che per loccasione hanno manifestato il massimo della tolleranza loro consentita vi erano persino molte persone in piedi e tanti non sono riusciti a trovare posto al botteghino.

Dunque una grande festa di popolo e di musica, soprattutto un affettuoso amarcord di unepoca in cui si guardava al futuro con speranza e persino con un po di fiducia e di ottimismo. E a proposito di futuro e di ottimismo non possiamo fare a meno scusandoci per questa fuoriuscita dal seminato di riferire la potente denuncia della dottoressa Toh (laurea a Milano in Scienze Politiche, specializzazione nelle problematiche della povert sociale e della modernizzazione dello stato) che ha apertamente accusato le sinistre di tutto il mondo di aver accumulato un macroscopico deficit di progettualit e di propositivit da contrapporre allo strapotere del capitalismo selvaggio. Chapeau! Dal punto di vista musicale, a parte la bravura di tutti gli interpreti, il concerto non ha dato grandi soddisfazioni: gli arrangiamenti per band, orchestra sinfonica e coro della bella e amata musica degli Inti Illimani non sono certamente la migliore rappresentazione dellantica cultura andina. Daltronde, pi che a un pubblico di filologi e di musicisti, la serata era dedicata agli amanti del folclore sudamericano, sopratutto per quella sua grande capacit di rappresentare le aspirazioni popola-

ri; dunque unatmosfera perfetta e un enorme successo. Giustamente. *** Il Senatore Abbado - Mentre andiamo in macchina (si fa per dire) Giorgio Napolitano eleva al rango di Senatore della Repubblica Claudio Abbado, famoso non solo per le sue straordinarie interpretazioni musicali ma anche per essere un introverso e amare lunderstatement: quando si presenta ai colleghi di una nuova compagine orchestrale le prime parole che dice sono sempre ich bin Claudio, kein Titel! Dunque a prima vista si direbbe luomo meno adatto del mondo a quegli scranni di Palazzo Giustiniani, cos pomposi e cos mal frequentati (dovr sedere fra Calderoli e Scilipoti oppure avr la fortuna di stare fra Berlusconi e la Mussolini?). Ma noi siamo convinti che se - come gli auguriamo di tutto cuore sar sorretto dalle necessarie energie, con la forza con cui ha vinto la malattia, con lautorevolezza che di fatto il suo mestiere, e con lintransigenza che propria della sua professionalit, riuscir a fare molto per innalzare il livello delle nostre istituzioni. Dunque complimenti e auguri, caro Claudio, fatti coraggio e vinci anche da senatore.

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Estate darte in 4 capitali (e mezzo)
Giunti allultimo numero prima della pausa estiva, bene ricordarsi che larte non va in vacanza. Anzi. Lestate pu essere, in alcuni Paesi, addirittura in fermento nonostante le temperature in rialzo. Ecco perch ad esempio, chi andr a Londra potr deliziarsi con mostre quanto mai interessanti. Alla National Gallery protagonisti sono Vermeer e la musica. La mostra, intitolata proprio Vermeer and the music, affianca tre dipinti dellolandese Johannes Vermeer ad altri artisti suoi contemporanei, nei cui lavori compaiono chitarre, liuti e altri strumenti del XVII secolo, a sottolineare laccuratezza delle riprod uzioni pittoriche e limportanza dellin trattenimento musicale nelle case dellEuropa del tempo. Con un sottofondo depoca curato dallAccademia di Musica Antica, sembrer n.29 V 4 settembre 2013 davvero di sentire suonare le olandesi di Vermeer alla spinetta o alla chitarra, orchestrate da La lezione di musica, concesso in prestito niente meno che da Sua Maest la Regina Elisabetta II. Fino all8 settembre. Sempre a Londra due sono le mostre da visitare prima di lasciare la citt. Alla Royal Academy c Summer exhibitons 2013. Giunta alla sua 245esima edizione, la mostra si propone come il clou del calendario artistico londinese. Una grande esposizione comprendente tutte le aree dellarte contemporanea del mondo: un mega occhio su pittura, scultura, incisione, fotografia, cinema, architettura e moda. Per chi non si accontenta mai, per un totale di pi di 1000 opere. Fino al 18 agosto. Ultima ma forse la pi ricca, la mostra del British Museum, intitolata Pompei ed Ercolano, vita e morte. la mostra dellanno, forte di pi di 250 pezzi arrivati direttamente da casa nostra grazie alla Soprintendenza per i Beni archeologici. Dal 79 d.C. tutto si cristallizz per la terribile eruzione del Vesuvio. Non appena i resti della citt furono ritrovati, 1700 anni dopo, fu subito Pompei-mania, una moda che in realt affascina tuttoggi. Dopo la grande mostra al Getty Museum di Los Angeles, ecco che Londra tenta di fare ancora meglio, proponendo calchi umani, culle di infanti passati, ritratti celebri e lancora pi famoso Cave canem. Imperdibile. Fino al 29 settembre. Se invece Londra non tra le vostre mete, ecco che la Spagna, o meglio Madrid, propone altre scelte inte10

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ressanti. Il museo Reina Sofia (che gi varrebbe una gita solo per vedere Guernica -senza contare il resto), propone una mostra su Salvador Dal, Tutte le poetiche suggestioni e le possibilit plastiche in collaborazione con il centro Pompidou di Parigi, prima tappa della mostra. Lesposizione presenta oltre 200 lavori divisi in 11 sezioni che porteranno a rivalutare ancor pi il ruolo di Dal tra arte, cinema, costume e architettura nel secolo scorso. Fino al 2 settembre. Al Thyssen Bornemisza invece va in scena Camille Pissarro, padre degli impressionisti, con la sua prima monografica spagnola. La mostra riunisce 80 opere in prestito provenienti da numerosi musei e collezionisti di tutto il mondo, fra cui una famosa tavolozza sulla quale l'artista dipinse una scena campestre combinando i colori dell'arcobaleno. Fino al 15 settembre. Al Prado ecco invece Captive beauty. Fra Angelico to Fortuny, rassegna che riunisce 281 opere provenienti dalle collezioni del museo, tutte caratterizzate dal piccolo formato, dalla padronanza tecnica esibita dagli artisti, dalla raffinata pennellata, dal colore sofisticato e dalla presenza di dettagli nascosti che incoraggiano l'osservazione ravvicinata. La mostra si snoda lungo un percorso lungo diciassette sale, in ordine cronologico; una sorte d'invito a un viaggio nel tempo che comincia alla fine del XIV secolo in Italia, Francia e Paesi Bassi, e finisce in Spagna nel XIX secolo. Fino al 10 novembre. Le vostre vacanza vi portano in Francia? Perch non fare una classica tappa anche a Parigi? I nomi sono di gran richiamo. Si inizia con Roy Lichtenstein al Centre Pompidou, ricca dei suoi celebri fumetti ingranditi e puntinati, caposaldo della nascente cultura pop. Lichtenstein un artista capace di far rivivere i grandi capolavori della storia

dellarte in chiave giocosa e dive rtente. Senza tralasciare una grande maestria tecnica. Fino al 4 novembre. Un italianissimo invece ospitato al Louvre. Michelangelo Pistoletto, artista dellArte Povera, dialoga con i grandi capolavori del museo nella sua "Anno 1, il Paradiso in terra. Lartista biellese presenter le sue opere in tre delle sezioni del Louvre: nelle sale della scultura grecoromana, in quelle delle collezioni italiane e nella parte dedicata al Medio Evo. La mostra prevede anche tutto un programma di incontri, conferenze e perfino una pice teatrale. Fino al 2 settembre. Se il giro dellEuropa non fa per voi, si pu sempre rimanere in Italia, e andare a vedere qualcosa di cui si parler a lungo.Sicuramente a Roma vale la pena fare una tappa al MAXXI, per vedere Galleria Vezzoli, prima tappa di tre mostre dedicate al giovane artista Francesco Vezzoli. Sia il MAXXI, che MoMAPS1 di New York e il MOCA di Los Angeles collaborano per la prima volta a un nuovo e ambizioso progetto: The Trinity, la prima ampia retrospettiva internazionale di Vezzoli. Quindici anni di lavoro esposti in tre mostre separate ma connesse, ognuna delle quali esplora in profondit gli aspetti fondamentali delle sue opere: Arte, Religione e Film. Tre universi interconnessi che Vezzoli articola in una serie di intense allegorie, mescolando linguaggi e generi diversi. Si comincia dal MAXXI con Galleria Vezzoli: novanta opere per raccontare lartista a partire dai primi lavori, i ricami del 1995, fino ai video, gli autoritratti e le sculture pi recenti. Il titolo della mostra si ispira, con leggerezza e ironia, alle grandi Gallerie romane e suggerisce latmosfera sontuosa dei musei del passato. Per loccasione, il MAXXI si trasforma e le architetture avveniristiche di Zaha Hadid si vestono di velluti e tappezzerie damascate, su cui spiccano i

lavori dellartista: i video e le imm agini che hanno per protagonisti le star del piccolo e del grande schermo, gli autoritratti, le sculture dalle fattezze classicheggianti. Fino al 24 novembre. Una chiesa sconsacrata del XIX secolo, costruita in origine nel Sud Italia, sar smontata e rimontata nel cortile del MoMAPS1 per la mostra The Church of Vezzoli (autunno 2013). Questa installazione gigantesca e affascinante ospiter opere relative al tema del culto nel percorso artistico di Vezzoli. Infine il MOCA inaugurer Cinema Vezzoli (autunno/inverno 2013), una mostra che sottolineer la predilezione di Vezzoli a utilizzare il mondo del Cinema classico europeo e il mondo delle star Hollywoodiane, per rappresentare lossessione di oggi per la fama, la politica e lostentazione pubblica della vita privata. Se anche Roma non vi bastasse, ecco che a Venezia, oltre che la Biennale, c anche Prima Materia, presso il museo di Punta della Dogana, curata da Caroline Bourgeois e Michael Govan. 80 opere, molte inedite, che coprono un range temporale significativo, per unindagine linguistica ed estetica che va dagli anni Sessanta a oggi. Mezzo secolo di storia e di sperimentazioni creative e intellettuali, che provano a mettere in dialogo movimenti e singoli artisti che furono e che sono autentiche stelle del contemporaneo. Da Alighiero Boetti a Bruce Nauman, da Roman Opalka a Piero Manzoni. Un progetto che segue le tappe di quella prima materia aurea del pensiero, con riferimenti allalchimia medievale, e dellimmaginazione da cui scaturiscono, come in un vero processo alchemico, pluralit di forme, segni, conflitti, contrasti, vuoti e pieni. Fino al 31 dicembre. Due mesi di arte per tutti i gusti, dovunque voi siate.

Il signore del giallo a Palazzo Reale


E Palazzo Reale si tinse di giallo. No, non per una stramba scelta di chiss quale architetto creativo, ma perch a Milano arrivato niente meno che il maestro del giallo Alfred Hitchcock. La mostra, aperta da poco, presenta al pubblico una serie di testimonianze sulla vita e soprattutto sul lavoro del grande regista inglese. Settanta fotografie e contenuti speciali provenienti dagli archivi della n.29 V 4 settembre 2013 Universal Picture raccontano la figura di Alfred Hitchcock attraverso i suoi principali capolavori firmati dalla major americana: 'Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures', il titolo della rassegna, in programma fino a settembre, che mette in mostra scene dei backstage dei principali film di Hitchcock, rivelando particolari curiosi sulla realizzazione delle scene pi celebri, sull'impiego dei primi effetti speciali, sugli attori e sulla vita privata del grande regista. La Universal Pictures dal 1940 al 1976 ha prodotto i capolavori del grande regista, e le immagini in mostra danno suggestioni di quellepoca doro ormai passata, ricordando sia luomo che lartista. Suggestioni thriller accompagnano il visitatore nelle sale: complice anche la colonna sonora che mixa i temi musicali pi famosi dei film di Hi11

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tchcock, e che tanto hanno giocato nel creare quel clima di suspense e angoscia che regnava nei suoi film. Dai violini stridenti di Psyco, ai gabbiani de Gli Uccelli. Ma al centro c sempre lui, figura e regista ingombrante, sempre accanto ai suoi attori per suggerire e dare indicazioni. Eccolo accanto alla bellissima Grace Kelly e a Janet Leigh, oppure con Kim Novak e Paul Newman, o pi semplicemente accanto alla fondamentale moglie e compagna Alma Reville. Una interessante parentesi dedicata anche ai cammei di Hitchcock, in cui il regista si fa attore che appare per fugaci momenti, attesi e osannati dal pubblico.

Oltre alla mostra, i fan del regista potranno gustare i suoi capolavori grazie a una rassegna dei suoi film cult proposta dalla Fondazione Cineteca Italiana allo Spazio Oberdan fino al 17 luglio: in cartellone non soltanto otto capolavori di Hitchcock in lingua originale con sottotitoli in italiano (La donna che visse due volte, Nodo alla gola, Notorius L'amante perduta, Psyco, Sabotaggio, L'ombra del dubbio, Gli uccelli, La finestra sul cortile), ma anche il recentissimo Hitchcock interpretato da Anthony Hopkins, e che verr proiettato sempre in lingua originale. C' qualcosa di pi importante della logica: l'immaginazione, disse una volta il regista, scomparso nel

1980. Questo sicuramente un consiglio da tener presente anche oggi visitando la mostra, attendendosi quasi che un pericolo mortale sbuchi dalle sale immacolate di Palazzo Reale. Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures Palazzo Reale, fino al 22 settembre 2013 Orari luned 14.30 - 19.30 marted, mercoled, venerd e domenica 9.30 19.30 gioved e sabato 9.30 - 22.30 Ingresso Intero 8,00 Ridotto 6,50

I Sette Savi di Melotti


Dopo quasi cinquanta anni di assenza tornano a far bella mostra di s i Sette Savi dello scultore Fausto Melotti. Le sculture, restaurate con il contributo di SEA- Aeroporti di Milano, attenderanno da qui al 10 novembre i viaggiatori e i frequentatori dellaeroporto di Malpensa presso la Porta di Milano, tra lingresso del Terminal principale e la stazione ferroviaria che conduce in citt. La Porta, progettata dagli architetti Pierluigi Nicolin, Sonia Calzoni (che hanno curato lallestimento della mostra), Giuseppe Marinoni e Giuliana De Gregorio, con i suoi effetti datmosfera, esalta e valorizza i giganti di pietra di Viggi scolpiti da Melotti con un forte richiamo alla metafisica dechirichiani. I Sette Savi hanno una lunga e travagliata storia alle spalle. Lopera fu concepita infatti come un insieme di 12 gessi per la sala disegnata dagli architetti B.B.P.R. (Banfi, Belgiojoso, Peressutti, Rogers) e intitolata Coerenza delluomo della VI Triennale di Milano. Di queste sculture ne sopravvissero intatte solo sette e questo stesso numero port Melotti a non volere reintegrare le cinque perdute. Lopera infatti acquis un nuovo senso, facendo riferimento alla magia del sette che da sempre compare nella storia delluomo con significati filosofici e religiosi: nel Buddismo il numero della completezza, nel Cristianesimo sette sono i sacramenti e i doni dello Spirito Santo, nella religione islamica il sette identifica gli attributi fondamentali di Allah. Questo numero ha non solo nella religione, ma anche nella cultura astronomica, storica, mitologica un forte significato simbolico. Sette sono le arti liberali, le virt teologali, i peccati capitali, le meraviglie del mondo e i metalli della trasmutazione alchemica. Dovendone produrre altre versioni, lautore decise quindi di creare sempre e solo sette elementi. Ogni scultura simile ma differente dalle altre, creando un ritmo quasi musicale come era tipico della cultura astratta di Melotti. Lo scopo dei Savi sembra quello di far riflettere sulla compostezza e laspetto sacrale di coloro che dedicano la loro vita alla conoscenza, con profonda concentrazione e forza di volont. Al grande pubblico era per gi possibile vedere altri Savi di Melotti in un paio di versioni: quella in gesso, esposta al MART di Rovereto, eseguita nel 1960, e quella in marmo di Carrara creata nel 1981 ed esposta nel giardino del PAC di Milano, visibile anche dalla vetrata interna. Ma questi giganti di pietra, dove erano finiti per quasi cinquanta anni? I Sette Savi in questione vennero commissionati dal Comune di Milano allo scultore trentino per adornare, nel 1961, il giardino del Liceo Classico Giosu Carducci di via Beroldo, e lopera fu selezionata da una commissione composta dagli architetti Piero Portaluppi, Franco Albini e Renzo Gerla, allora consulenti del Comune. Fu pagata 5.805.000 lire, una cifra considerevole per i tempi anche se, visto il valore odierno, fu anche un lungimirante investimento economico. Nel 1964, due statue vennero danneggiate dagli studenti; e da allora, lopera giaceva in un deposito del Liceo, in attesa del suo recupero, dimenticata e acciaccata. Dopo un restauro costato 18.000 euro ecco che ora i Savi accoglieranno viaggiatori e passeggeri in transito per Milano, presentandosi come un interessante biglietto da visite della citt in vista dellExpo 2015.

Milano Archeologica 2015


In vista dellExpo 2015 tante sono le attivit culturali in programma. Oltre allideazione di nuovi progetti, Mil ano si prender (finalmente) cura anche del patrimonio gi esistente, restaurando e valorizzando alcuni siti importantissimi per la storia della citt e quindi significativi anche a livello turistico. da poco stata pren.29 V 4 settembre 2013 sentata infatti la prima tappa del programma Milano Archeologia per Expo 2015, un percorso che restituir alla citt una fetta importante del suo patrimonio storico, quello riguardante let romana e imperiale. Nonostante gli evidenti sviluppi urbanistici e architettonici, Milano conserva ancora tracce importanti di un passato glorioso che va dal I sec. a.c. allet tardoantica, in cui la citt divenne centro e poi una delle capitali pi siginificative dellImpero romano. Resti di questo passato si possono vedere ancora oggi al Museo Archeologico di corso Magenta, con i resti delle mura di Massimiano 12

www.arcipelagomilano.org e la torre di avvistamento, cos come, inglobata nel campanile di San Maurizio al Monastero Maggiore sopravvive lantica torre del circo romano. L accanto invece sono conservati, in via Brisa, a cielo aperto, i resti del monumentale palazzo imperiale, in cui Costantino e Licinio nel 313 emanarono il famoso Editto di tolleranza. I resti pi emozionanti forse per si trovano sotto piazza Duomo, con il battistero di San. Giovanni e lantica basilica di Santa Tecla. Solo per citare le testimonianze pi note. Il progetto Milano Archeologia si propone quindi di favorire la conoscenza e la conservazione delle realt archeologiche presenti nel centro storico di Milano mediante azioni di manutenzione, promozione e comunicazione attraverso un sistema di reti di conoscenze e diffusione delle informazioni. Un progetto voluto e sostenuto dallArcidiocesi, dalla Regione Lombardia, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici e dal Comune di Milano. Insieme collaboreranno le parrocchie di San Eustorgio, San Simpliciano, San Lorenzo Maggiore e San Nazaro in Brolo, interessate poich depositarie di importanti resti paleocristiani sui loro territori. Infatti verranno restaurate e riqualificate le aree delle sepolture e dei manufatti paleocristiani della necropoli di Sant'Eustorgio; verranno valorizzati i resti di et romana imperiale presso San Nazaro, cos come larea del Foro romano in piazza s. Sepolcro e nei sotterranei della Biblioteca Ambrosiana, per concludere con la torre romana e la torre del circo in via Luini. A partire dalla celebrazione dei 1700 anni dellEditto di Costantino e in vista dellExpo, questo progetto non solo punta a riqualificare e promuovere resti, aree e monumenti, ma anche a elaborare una metodologia che potr essere replicata per altre realt non solo milanesi ma anche lombarde.

La Biennale enciclopedica di Gioni


Il 1 giugno ha aperto la 55 Esposizione internazionale d'arte di Venezia, firmata dal pi giovane curatore nella storia della Biennale, Massimiliano Gioni, superstar nostrana dal curriculum importante, ad appena 39 anni. Il titolo dellevento imp onente: "Il Palazzo Enciclopedico", ripresa dichiarata del progetto pensato dall'artista-architetto italoamericano Marino Auriti, che nel 1955 aveva depositato il brevetto per realizzare un edificio di 136 piani destinato a contenere 'tutto il sapere dell'umanit, collezionando le pi grandi scoperte del genere umano, dalla ruota al satellite". Unimpresa chiaramente impossibile, rimasta utopica, ma che ha dato spunto a Gioni per creare una Biennale che si preannuncia essere ricca di sorprese e meraviglie. Concentrare in un luogo solo tutto il sapere (artistico) del panorama contemporaneo, con i grandi di ieri e di oggi: una sfida per Gioni, accettata per dai 150 artisti provenienti da 38 Paesi diversi. Sviluppata come sempre tra il Padiglione Centrale, i Giardini e l'Arsenale, la Biennale concepita come un museo contemporaneo, e, spiega Gioni l'esposizione sviluppa un'indagine sui modi in cui le immagini sono utilizzate per organizzare la conoscenza e per dare forma alla nostra esperienza del mondo". Insomma quel sogno che da sempre rincorre luomo di poter arrivare al sapere sommo e totale, viene abbozzato da Gioni nella sua Biennale, chiamando gli artisti a contribuire con un pezzetto di arte, a questa utopia. Un percorso e un allestimento che si preannunciano in stile Wunderkammer, le celebri camere delle meraviglie in voga tra 1500 e 1600, destinato a suscitare stupore e sorpresa, ma anche a far riflettere sul senso dellarte oggi, secondo una progressione di forme naturali e artificiali, messe insieme per strabiliare lo spettatore. Il Palazzo Enciclopedico una mostra sulle ossessioni e sul potere trasformativo dellimmaginazione e si apre al Padiglione Centrale ai Giardini con una presentazione del Libro Rosso di Carl Gustav Jung dice Gioni, riferendosi al manoscritto illustrato al quale lo psicologo lavor per sedici anni, posto in apertura del Padiglione Centrale. Un lavoro che stimola la riflessione sulle immagini, soprattutto interiori e sui sogni in chiave psicanalitica, cancellando le distinzioni tra artisti professionisti e dilettanti, tra outsider e insider - dice ancora Gioni l'esposizione adotta un approccio antropologico allo studio delle immagini, concentrandoci in particolare sulle funzioni dell'immaginazione e sul dominio dell'immaginario". La Mostra sar affiancata da 88 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, allArsenale e nel centro storico di Venezia, con ben dieci Paesi new entry: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Costa dAvorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay, Tuvalu e Santa Sede. E la partecipazione di questultima forse la novit pi forte, con una mostra allestita nelle Sale dArmi, fortemente voluta dal cardinal Bagnasco. E il sempre chiacchieratissimo Padiglione Italia? Questanno il comp ito curatoriale toccato a Bartolomeo Pietromarchi, che ha deciso di lavorare sugli opposti, con Vice versa, titolo scelto riprendendo un concetto teorizzato da Giorgio Agamben nel volume Categorie italiane. Studi di Poetica (1996), in cui il filosofo sosteneva che per interpretare la cultura italiana fosse necessario individuare una "serie di concetti polarmente coniugati" capaci di descriverne le caratteristiche di fondo. Binomi quali tragedia /commedia o velocit/leggerezza divengono cos originali chiavi di lettura di opere e autori fondanti della nostra storia culturale. Una attitudine al doppio e alla dialettica che particolarmente cara alle dinamiche dellarte contemporanea italiana. Quattordici gli artisti invitati e ospitati in sette stanze: Francesco Arena, Massimo Bartolini Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Gli artisti, in un dialogo di coppia, compongono un viaggio nellarte italiana di ieri e di oggi, letto per non come una contrapposizione di stili, forme o correnti, ma piuttosto come un atlante del tempo recente che racconta una storia tutta nazionale. Insieme ai tantissimi eventi collaterali sparsi per la citt, non resta che scoprire, vivendola dal vivo, questa promettente, e ricca di citazioni, Biennale. Per scoprire i vincitori, clicca qui.

Il Napoleone restaurato

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www.arcipelagomilano.org Dal 1859 sorveglia lAccademia e la Pinacoteca di Brera. In un secolo e mezzo di vita ha visto passare artisti, personalit illustri, studenti e appassionati darte. Ora, finalmente, si concede un meritato restauro. Protagonista di un intervento che durer 12 mesi proprio il Napoleone come Marte Pacificatore di Antonio Canova, statua bronzea che troneggia al centro del grande cortile donore in omaggio a colui che, nel 1809, fond la Real Galleria di Brera. Dal prossimo giugno limponente scultura sar circondata da una teca di vetro, attraverso la quale si potranno seguire, passo dopo passo, i progressi compiuti sul grande bronzo, proprio come consuetudine per i restauri sui dipinti della Pinacoteca, esposti al centro del percorso museale in un laboratorio di vetro. Sistemati, ripuliti e messi a nuovo da abili restauratori che lavorano sotto gli occhi (curiosi) di tutti. Pannelli illustrativi e attivit didattiche per scuole e appassionati accompagneranno i restauri, sponsorizzati da Bank of America Merrill Lynch, dallAssociazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi e dalla Soprintendenza per i beni storici artistici e etnoantropologici di Milano. Che fosse necessario un restauro era evidente da tempo: la superficie ha subito alterazioni causate da fattori metereologici e dall'inquinamento atmosferico, cos come sono visibili distacchi e cadute di frammenti e crepe nel marmo posizionato sotto il piedistallo della statua. Un Napoleone che ha avuto vita non facile, fin dallinizio. Lopera fu commissionata nel 1807 da Eugenio di Beauharnais, vicer del Regno dItalia, allo scultore Antonio Canova, ma non essendo ancora pronta, per problemi con la fusione, nel 1809, per linaugurazione della Pinacoteca di Brera, Beauharnais acquis a Padova il calco in gesso, da esporre in quella occasione. Il gesso, depositato in unaula dellAccademia, stato riesposto in uno dei saloni della stessa Pinacoteca, in concomitanza con le celebrazioni dei duecento anni dellistituzione museale, avvenuti nel 2009. Dopo il declino della fortuna e del comando di Napoleone, la statua in bronzo, che a Milano non aveva mai trovato collocazione in luogo pubblico, fu abbandonata nei depositi del palazzo di Brera. Riemerse alla luce allepoca dellarrivo in Lombardia di Napoleone III, a conclusione della seconda guerra di indipendenza italiana. Nel 1859 la statua fu eretta su un basamento temporaneo nel cortile principale di Brera. Solo nel 1864 fu inaugurato lattuale basamento in granito e in marmo di Carrara progettato da Luigi Bisi, docente di prospettiva allAccademia di Brera, ornato con aquile e fregi di bronzo. La statua in bronzo fu ottenuta con un'unica fusione (ad eccezione dell'asta e della vittoria alata) tenendo conto delle prescrizioni dettate dallo stesso Canova: l'asta tenuta nella mano sinistra composta da due elementi avvitati; la vittoria alata, che per fu rubata, stata allinizio degli anni 80 ricostruita basandosi su documentazione fotografica. Una curiosit: il bronzo utilizzato per la fusione proviene da cannoni in disuso di Castel Sant'Angelo a Roma. Un restauro iniziato in un momento non causale: il progetto parte del lavoro di valorizzazione che la Pinacoteca di Brera ha avviato in preparazione dellEXPO 2015, in cui giocher un ruolo fondamentale sulla scena culturale non solo milanese ma anche internazionale.

Leonardo e le macchine ricostruite


Come faceva Leonardo Da Vinci a progettare le sue macchine volanti? Potevano davvero volare? Che cosera il famoso Leone Meccanico? Perch non venne mai portato a termine il colossale monumento equestre di Francesco Sforza? Queste sono solo alcune delle domande che potranno avere risposta grazie allinnovativa - e unica nel suo genere - mostra che si appena aperta in una location deccezione: gli Appartamenti del Re nella Galleria Vittorio Emanuele. Tutto nasce dallidea di tre studiosi ed esperti, Mario Taddei, Edoardo Zanon e Massimilano Lisa, che hanno saputo mettere insieme e creare un centro studi e ricerca dedicato a Leonardo, alle sue invenzioni e alla sua attivit, con risultati sorprendenti sia sul fronte delle esposizioni, sia su quello della divulgazione. Leonardo3 (L3) parte di un progetto pi ampio, di un innovativo centro di ricerca la cui missione quella di studiare, interpretare e rendere fruibili al grande pubblico i beni culturali, impiegando metodologie e tecnologie allavanguardia. Sia i laboratori di ricerca sia tutte le produzioni L3 (modelli fisici e tridimensionali, libri, supporti multimediali, documentari, mostre e musei) sono dedicati allopera di Leonardo da Vinci. E i risultati sono stati straordinari: L3 ha realizzato il primo prototipo funzionante al mondo dellAutomobile di Leonardo, hanno ricostruito il Grande Nibbio e la Clavi-Viola, il primo modello fisico della Bombarda Multipla, il primo vero modello del Pipistrello Meccanico, il Leone Meccanico e il Cavaliere Robot, oltre a interpretazioni virtuali e fisiche inedite di innumerevoli altre macchine del genio vinciano. Non solo macchine per. Fondamentali per la riscoperta e la creazione dei prototipi sono stati i tanti codici leonardeschi, tra cui il famoso Codice Atlantico interamente digitalizzato, cos come il Codice del Volo, presentato in Alta Definizione, in cui ogni singolo elemento interattivo. E queste tecnologie diventeranno, in futuro, sempre pi utili per studiare manoscritti antichi e fragilissimi, come i diversi Codici e taccuini, gi molto rovinati dallusura e dal passare dei secoli. Una mostra che divertir grandi e bambini, che potranno toccare con mano le macchine e i modellini ricostruiti, testarsi sui touch screen per comporre, sezionare o vedere nel dettaglio, tramite le ricostruzioni 3D, i vari pezzi delle macchine di Leonardo, far suonare la Clavi-Viola e costruire, davvero, un mini ponte autoportante. Una delle ultime sezioni poi dedicata ai dipinti di Leonardo, su tutti la famosa Ultima Cena. Una ricostruzione digitale e una prospettica permettono di ricostruirne strutture e ambienti, di capirne perch Leonardo sbagli di proposito la prospettiva e di approfondire alcuni dettagli. I modelli sono stati costruiti rispettando rigidamente il progetto originale di Leonardo contenuto nei manoscritti composti da migliaia di pagine, appunti e disegni. Il visitatore avr anche la possibilit di leggere i testi di Leonardo invertendo la sua tipica modalit di scrittura inversa (da destra a sinistra). L3 si gi fatto conoscere nel mondo, le mostre sono state visitate da centinaia di migliaia di persone in citt e Paesi come Torino, Livorno, Vigevano, Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Qatar, Arabia Saudita e Brasile. Occasione imperdibile. Leonardo3 Il Mondo di Leonardo - piazza della Scala, ingresso Galleria Vittorio Emanuele II, fino al 14 febbraio 2014, orari: tutti i giorni

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www.arcipelagomilano.org dalle ore 10:00 alle ore 23:00, biglietti: 12 intero, 11 studenti e riduzioni, 10 gruppi, 9 bambini e ragazzi, 6 gruppi scolastici.

Modigliani, Soutine e la Collezione Netter


Di Modigliani si detto e scritto di tutto. A iniziare dal suo soprannome, Mod, gioco di parole tra il suo cognome e lespressione peintre maudit, il pittore folle. Si sa della sua dipendenza cronica da alcol e droghe, si sa del suo grande amore, leterea Jeanne, si sa della loro tr agica fine. Esponente di rilievo della cosiddetta Scuola di Parigi, Modigliani ha davvero segnato unepoca, pur nella sua breve esistenza, influenzando artisti e generazioni future. Un artista incompreso, come molti altri allinizio della carriera, e che pot sopravvivere soprattutto grazie allaiuto di generosi e lungimiranti mecenati. Dopo Paul Alexandre e Paul Guillaume, entra in gioco un collezionista atipico, schivo e riservato, che aiuter Mod nei suoi anni pi cruciali: Jonas Netter. Industriale ebreo emigrato a Parigi, Netter negli anni riuscir a mettere insieme una straordinaria collezione di opere darte, pi di duemila, sc egliendo gli artisti pi promettenti e interessanti, affidandosi al suo gusto personale ma anche a quello di un uomo completamente diverso da lui per stile di vita e carattere, Leopold Zborowski. Polacco, arriva a Parigi nel 1914 insieme alla moglie, per tentare la carriera artistica. La ville lumire lo trasformer invece, a suo dire, in poeta. E in un mercante. Grazie alle conoscenze e alle frequentazioni dei caff e dei locali di Montparnasse, Zborowski conosce e frequenta gli studi degli artisti pi talentuosi, e poveri, che stipendia e compra per Netter, con il quale aveva precisi rapporti commerciali. Un sodalizio lungo pi di un decennio, interrotto in brusco modo nel 1929, e che condurr Netter ad avere 50 dipinti di Modigliani, 86 Soutine e 100 Utrillo. Ed proprio Maurice Utrillo, figlio della ex modella e pittrice Suzanne Valadon, a essere stato il grande amore di Netter. In mostra molti paesaggi, declinati nei diversi periodi e momenti della sua vita. La precoce dipendenza di Utrillo dallalcol non gli ha impedito di lavorare tantissimo, a scopo terapeutico, e di ispirarsi alla pittura impressionista, soprattutto di Pissarro. Netter amava i suoi artisti come dei figli, sostenendoli in ogni modo: pagava stipendi, studi e materiali, pagava anche alcol e cliniche di disintossicazione. Ma in realt la collezione molto variegata. Oltre agli artisti maledetti per eccellenza, Mod e Soutine -con i suoi paesaggi espressionisti e i materici quarti di bue- presenta anche fauve come Derain con le fondamentali Grandi bagnanti del 1908, e de Vlaminck; molte opere di Suzanne Valadon, il neoplasticista Helion, Kisling, Kikoine, Kremegne e altri artisti dellEst- e non soloscappati da una vita di miseria per approdare a Parigi, citt ricca di promesse, di collezionisti e simbolo, con Montmartre, Montparnasse e i loro caff, di una vita bohemien e ribelle. Certo non tutto al livello delle opere di Modigliani, sono presenti anche pittori minori e nomi forse poco conosciuti. Ma daltra parte la collezione il frutto del gusto e dellestetica personale di Netter, che ha saputo riunire tutti quegli artisti, diversi per storia, cultura e Paese, e che hanno segnato la storia dellarte europea. Dice il curatore, Marc Restellini: Questi spiriti tormentati si esprimono in una pittura che si nutre di disperazione. In definitiva, la loro arte non polacca, bulgara, russa, italiana o francese, ma assolutamente originale; semplicemente, a Parigi che tutti hanno trovato i mezzi espressivi che meglio traducevano la visione, la sensualit e i sogni propri a ciascuno di loro. Quegli anni corrispondono a un periodo demancipazione e di fermento che ha pochi eguali nella storia dellarte. Di Jonas Netter, uomo nellombra, oggi non rimane quasi niente, solo un suo ritratto fatto da Moise Kisling e qualche lettera. La sua eredit pi grande sono senza dubbio le opere darte che oggi, dopo pi di settanta anni, tornano a essere esposte insieme per ricreare una delle epoche doro della pittura europea. Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti - Palazzo Reale, fino all8 settembre 2013 - Orari: Luned: 1430 - 19.30. Dal marted alla domenica: 9.30-19.30. Gioved e sabato: 9.30-22.30 - Costo: Intero 9 euro, ridotto 7,50 euro.

LIBRI questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero rubriche@arcipelagomilano.org Paolo Fabbri Il filo della penna doro
Ed. Greco & Greco, 2013 pag 320, 12,00
Una cena di infinite portate, tutte a base di pesce, che si svolge durante una notte magica sotto le stelle nel giardino di una villa a Ferrara (la stessa citt che fa da sfondo alle Storie di Bassani), riunisce un gruppo di ex compagni di scuola apparentemente per una classica rimpatriata, in realt per condurre una sottile indagine ideata dal protagonista-narratore al fine di scoprire il colpevole di un antico furto, mai svelato: quello di una penna doro giunta nelle sue mani da ragazzo dopo aver appartenuto a un nonno morto prima della sua nascita, leggendario e misterioso per le sue attivit politiche e massoniche. Da quale dei compagni o delle compagne era stata rubata quella penna scomparsa dun tratto dal banco del protagonista Giulio durante una sua brevissima assenza? E perch dopo tanti anni ritornare a occuparsene con tanta ansia proprio adesso? Anche la penna ha caratteristiche misteriose: uno strano e quasi indecifrabile disegno che ne decora la superficie dorata e di cui Giulio stesso fino alla fine del libro ignorer il senso. La cena, oltre a un susseguirsi di ricette squisite che richiamano alla memoria il fa-

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moso racconto della Blixen Il pranzo di Babette, si svolge cos in unatmosfera solo apparentemente gioiosa e spensierata, mentre in realt sempre pi si diffonde fra gli ospiti linquietudine e un sottile disagio. O si annida la paura di chi sta per venire scoperto. Lautore sfrutta magistralmente lantichissimo ma sempre efficace artificio di una cornice che racchiude e collega una serie di narrazioni collocando lopera a met strada fra raccolta di racconti e romanzo secondo i classici esempi del Decameron e de Le mille e una notte, ma anche quello di far sedere i personaggi intorno a un tavolo da pranzo durante tutta lazione, motivo prediletto oltre che dalla Blixen da molti famosi autori di cinema e di teatro, basti ricordare Il fascino sottile della borghesia di Buuel o La cena di Ettore Scola, per non parlare di registi come Kusturica, Marco Ferreri o zpetek che vi hanno attinto a piene mani, ma anche spazio chiuso e circoscritto, ideale per indagini poliziesche deduttive alla Agatha Christie. Per non parlare dellattualit del mix giallo-ricettario di cucina, vedi il sadico killer di Jef-

frey Deaver nel recente La stanza della morte. E come si svolger lindagine su questo fondale gastronomico e apparentemente nostalgico di una trascorsa giovent? Appunto seguendo il filo dei ricordi, a riprova che in questo libro di fili ce ne sono parecchi. Ciascuno dei convitati viene sollecitato dalla suo tempo derubato anfitrione a rievocare lepisodio per lui pi importante o congeniale di quei tempi lontani, nella convinzione che cos facendo fornir involontariamente un qualche indizio della sua colpevolezza. E qui la trama del giallo si mescola abilmente con la ricostruzione per brevi flash di unepoca, quella degli anni cinquanta. unoccasione per rivisitare lItalia del primo dopoguerra, sullo sfondo dei grandi eventi storici e politici, le macerie dei bombardamenti e le prime rivendicazioni sindacali, gli strascichi della guerra civile fra fascisti e partigiani, la lotta di classe, e ancora leco delle leggi razziali e dei campi di sterminio, ma anche unapertura al mondo nuovo nei de ttagli coloriti della vita quotidiana, nelle mode, nei passatempi, nel co-

stume. Ed ecco la scoperta del jazz, le gare in moto con i modesti Guzzini 65cc o le ambite e solo sognate dai pi Mondial e Rumi, le brevi e spesso solo virtuali avventure con le straniere emancipate venute in vacanza in Italia, o le sfide al biliardo rese poi memorabili da Piero Chiara, i match di pugilato e le partite di calcio, ma anche i primi accenni di un pensiero di ispirazione europeista, di cui lautore si sempre fatto paladino. Racconti quasi sempre al maschile che piaceranno a molti lettori non pi giovanissimi. Ma intanto la trama del giallo incalza, e nel corso dellinterminabile c ena arrivano a Giulio messaggi telefonici anonimi e inquietanti, mentre i sospetti si spostano incerti dalluno allaltro commensale Il finale a sorpresa e oltre alle migliori regole del thrilling fa una puntata anche nel territorio della decifrazione esoterica caro a un Umberto Eco o a un Dan Brown. Ma qui con un sotteso intento etico, a cui si rif anche la biografia dellautore, e che d spessore e profondit al divertimento della narrazione. (Donatella Bisutti)

SIPARIO questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.G. Muscianisi rubriche@arcipelagomilano.org Festival di Edimburgo
Se avete voglia di teatro e volete scappare dal caldo italiano il Festival di Edimburgo la meta ideale. Questanno il Festival Internazionale cio quello ufficiale propone fra le altre cose uninteressante pe rsonale su Samuel Beckett, allinterno della quale vengono messe in scena alcune sue opere considerate minori o non necessariamente pensate in origine per il teatro, come Ill go on, First love, Eh Joe e All that fall. Ma la parte pi interessante della manifestazione il festival off, il Fringe, che con gli anni diventato la vera attrazione perch, a parte il fatto che i prezzi sono decisamente pi accessibili, offre la possibilit di vedere davvero di tutto e dappertutto. Informarsi prima richiede un impegno e unattenzione spropositati quindi, a meno che non ci siano compagnie o testi che conoscete gi e non volete perdervi, il consiglio quello di lasciarvi trasportare. Certo, un po di organizzazione ci vuole, ma pu essere fatta alla giornata, recandosi alla mattina allufficio centrale del festival, dove potete acquistare biglietti e dove centinaia di performers proveranno a convincervi ad andare a vedere il loro spettacolo: lasciatevi convincere. Non la qualit il criterio con il quale bisogna approcciarsi a unesperienza del genere, ma la quantit, intesa come possibilit unica di vedere in continuit le pi disparate e lontane forme di rappresentazione dal vivo. Consiglio di stare chiusi quattro o cinque ore in uno dei tanti teatri sotterranei ricavati dalle discoteche e vedere tre o quattro spettacoli in fila (alcuni di questi sono gratuiti o a offerta libera) e perdere completamente il senso del tempo, poi magari spostatevi in un quegli uffici o case private che allestiscono recite (di solito monologhi) per un massimo di dieci persone (in questo caso prenotare alla mattina fondamentale, invece) e infine concludete la serata in uno dei tantissimi pub improvvisati allaperto o dentro edifici che, evidentemente, durante lanno hanno un'altra funzione. Per quanto riguarda la comprensione linguistica le possibilit sono molteplici e spesso non immaginabili prima di essersi seduti in platea (o in quella che funge da platea): alcune compagnie di giovani neodiplomati o diplomandi nelle accademie parlano un inglese accademico che vi permette con una conoscenza minima della lingua di seguire quasi tutti i dialoghi; al contrario invece certe battute o giochi di parole delle stand up comedy non le potete proprio capire, se non siete anglosassoni o non vivete in UK da un po. In generale per, quando il teatro fatto bene come ci insegna Dario Fo la lingua non mai uno scoglio e in questo caso con un inglese mediocre riuscite ad apprezzare gran parte degli spettacoli. Certe volte potrebbe capitarvi di non capire alcune battute per motivi culturali, pi che linguistici: ricordo che qualche anno fa al Franco Parenti di Milano era in scena Una specie di Alaska di Pinter, in italiano, io ero seduto di fianco a una signora inglese e mi sono accorto che pi di

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www.arcipelagomilano.org una volta solo lei in tutta la sala rideva a certe battute. A fine spettacolo, visto che la conoscevo, le ho chiesto delucidazioni e lei mi ha spiegato ridendo di nuovo che per un qualche motivo, che io non ho comunque capito, il fatto che un ragazzo avesse i capelli rossi poteva far molto ridere, in UK, e che Pinter laveva scritto apposta. A Edimburgo mi capitato invece di assistere a uno spettacolo sul fascismo e a un certo punto, quando il personaggio che interpretava Mussolini ha detto qualcosa del tipo: per forza mi andata male, Hitler aveva i tedeschi, Stalin aveva i Russi, mentre io avevo pausa, gli italiani, tutte le trecento persone stipate in quel capannone adibito a teatro sono scoppiate in una fragorosa risata; tutte tranne me e un mio amico italiano, che ci siamo guardati e abbiamo detto: devono avere una immagine nitida del nostro popolo, e non particolarmente positiva. Per tutte le informazioni dettagliate e per il programma del festival visitate il sito www.eif.co.uk Emanuele Aldrovandi

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Cinema all'aperto agosto 2013
Da qualche anno a questa parte, AriAnteo rappresenta una certezza dell'estate cinematografica a Milano. Le tre splendide cornici delle rassegne 2013 sono: il Conservatorio, Palazzo Reale e l'Umanitaria. ArcipelagoMilano vi consiglia alcuni appuntamenti davvero imperdibili del cinema milanese sotto le stelle, recensiti per voi su queste colonne. Marted 3 settembre AriAnteo Conservatorio ore 21.30 ZERO DARK THIRTY di K. Bigelow Venerd 6 settembre AriAnteo Conservatorio ore 21.30 IO E TE di B. Bertolucci Sabato 7 settembre AriAnteo Conservatorio ore 21.30 LA PARTE DEGLI ANGELI di K. Loach Per i concerti che precedono le proiezioni ad AriAnteo Conservatorio e per il programma completo visitate il sito www.spaziocinema.info Buona visione! Marco Santarpia

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LA FATTORIA DEGLI ANIMALI http://youtu.be/VPUCij9DpR0

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