venerdì 7 febbraio 2014

L’approfondimento
di Simonetta Caratti

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venerdì 7 febbraio 2014

L’approfondimento
di Simonetta Caratti

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Emicrania, nausea, insonnia... l’incubo di un ingegnere e una segretaria che scoprono, per caso, di essere elettrosensibili. Oltre 500 elvetici ‘allergici’ a Wi-Fi, telefono senza fili, smartphone, tablet... Un handicap che Berna non riconosce. Ma altri Paesi sì. Oncologi, ingegneri e ricercatori a confronto.

Noi ‘intossicati’ dal wireless
«Il mio corpo non funzionava più. Era come intossicato. Insonnia, emicrania, fischi alle orecchie, palpitazioni, svenimenti, macchie rosse sulla pelle, dolori ai denti, alle surrenali... ho visitato sette medici, non trovavano nulla, la mia vita era diventata un inferno. Poi una notte, spinto dalla disperazione, ho seguito il mio istinto: senza capire perché sono sceso in cantina, mi sono sdraiato su un materassino e ho finalmente dormito, come non riuscivo da mesi». Era una notte di aprile del 2011, quando l’ingegnere bernese Sosthène Berger, 50 anni, scopre, per caso, di essere elettrosensibile. Una parola nuova nel suo vocabolario. È un uomo meticoloso, progetta aerei, con la medesima precisione analizza la sua situazione: «Mi sono chiesto perché in cantina dormivo e non riuscivo in camera da letto. Ho capito che laggiù ero protetto dai campi elettrici ed elettromagnetici», dice l’ingegnere che vive a La Neuveville. Per mesi la sua casa è stata un cantiere, ha dovuto schermarla da ogni campo, spendendo parecchi biglietti da mille. Oggi è tornato in forma, corre ogni settimana, non ha più mal di testa, lavora, dorme la notte, ma deve proteggersi dai campi elettromagnetici. Se non lo fa sta male. Ma le onde sono ovunque. Il mio corpo non funzionava più, poi una notte per caso ho scoperto di essere elettrosensibile Nell’era del wireless, il numero delle persone ‘allergiche’ ai campi elettromagnetici ed elettrici sta aumentando a causa della diffusione di cellulari, telefoni senza filo, Wi-Fi, antenne, radar..., oltre 500 persone in Svizzera vivono con in tasca un misuratore di campi elettromagnetici. L’unica cura è allontanarsi dalle fonti di disturbo e ‘scaricare’ l’elettricità, accumulata da irradiazioni permanenti, in ‘zone bianche’: inesistenti in città, ma in fase di allestimento in alcune aree verdi in Europa. La vita dell’ingegnere è cambiata drasticamente. Ha ‘blindato’ da campi elettrici ed elettromagnetici la casa dove vive con la moglie e le due figlie: «Abbiamo tolto il telefono senza fili, perché la base emette onde in continuazione, niente Wi-Fi, cellulari, forni a microonde. Tutti i cavi elettrici sono stati avvolti nel rame. Ero talmente debilitato che non potevo stare a due metri da un aspirapolvere acceso. Abbiamo schermato i muri con una particolare vernice per non lasciare entrare il Wi-Fi dei vicini» spiega. Quando esce da casa, Berger sembra un astronauta, deve proteggere corpo e testa con tessuti che schermano le onde, con fili di rame o argento. «Sto testando vari abiti, ma per alcuni il tempo di usura è basso, dopo due settimane non proteggono più», precisa. Sua moglie gli è vicina, lo sostiene, alcuQUALCHE CONSIGLIO ∑ Telefono senza fili Gran parte emette onde anche quando non si telefona. Gli elettrosensibili optano per il telefono con il cavo ∑ Cellulari Emettono onde anche in stand by, soprattutto se hanno tante App. Su modalità aerea, si bloccano le emissioni. Più sono vicini al corpo, più il campo elettromagnetico eccita le molecole e le surriscalda. Questo effetto termico potrebbe essere dannoso per l’organismo. Berna consiglia telefonate brevi o sms ∑ Wi-Fi Meglio se pianificati da ingegneri che studiano dove mettere le antenne (lontane un metro da dove si dorme e vive) così da irradiare solo dove è necessario. Spegnerli quando non si naviga, di notte. Meglio è avere un cavo soprattutto se il router è vicino al computer. Berna consiglia laptop lontani dal corpo quando si naviga ∑ Tv via internet Per comodità si usa il Wi-Fi per la tv, ma l’irradiamento è continuo. Meglio usare un cavo ∑ Schermare casa e corpo Speciali pitture, tendaggi e carta da parati schermano l’abitazione dai campi. Per il corpo ci sono vestiti con rame o argento. (Ad esempio silver lining garments di LessEMF (http://lessemf.com/personal.html) Informazioni. www.buergerwelle-schweiz.org www.parler-partout.ch www.teslabel.be www.territorivivibili.ch Insonnia, emicrania, svenimenti, bruciore cutaneo, dolori sparsi... oltre 500 elvetici danno la colpa ai campi elettrici ed elettromagnetici
KEYSTONE

CHI MISURA LE ONDE E PROTEGGE LE CASE

‘I valori limite di legge sono elevati per chi è sensibile’
Quando c’è una casa da schermare in Svizzera, Peter Schlegel è uno dei pochi esperti sul mercato. L’ingegnere, diplomato al Politecnico di Zurigo, corre da una parte all’altra della Svizzera per aiutare privati a difendersi dai campi elettromagnetici. Ha aiutato centinaia di persone elettrosensibili in Svizzera ed è diventato un punto di riferimento. Vediamo perché. L’elettrosensibilità è una nuova fobia contro antenne e wireless o una nuova emergenza sociale? Da 12 anni misuro i campi elettromagnetici in case ed edifici pubblici, ho incontrato oltre 500 elettrosensibili in Svizzera. È l’esperienza che parla: i valori di protezione sono inferiori ai valori limite in vigore. Quindi c’è chi deve proteggersi. Blindare la casa, evitare le aree con campi troppo forti. Diminuendo l’esposizione, di regola, lo stato di salute della persona elettrosensibile migliora. Poi ci sono casi gravi, ormai cronici, e la persona non sa più dove vivere, c’è chi si sposta in camper e dorme dove non trova onde. Cosa significa blindare una casa, come si evitano i campi? Togliere o ridurre al minimo tutto ciò che è senza fili: dal telefono al Wi-Fi. Pitture con grafite permettono di schermarsi dalle antenne, ma più difficile è proteggersi dal Wi-Fi dei vicini. Per chi è in affitto, esistono tessuti di cotone o sintetici con fili di metallo, adatti anche come tende. C’è tutto un ramo delle costruzioni che propone materiali schermanti per evitare un male che, in Svizzera, lo Stato non riconosce. E in altri Paesi? In Svezia l’elettrosensibilità è riconosciuta legalmente come disabilità; in Francia si stanno progettando zone bianche, senza onde; in Canada e Inghilterra le associazioni dei genitori stanno facendo la guerra al Wi-Fi nelle scuole. Lo Stato deve proteggere la salute dei cittadini. Ma la ricerca non ha appurato un legame tra onde e malattia o sbaglio? Sarebbe utile avere studi scientifici indipendenti dall’industria, che tengono conto del continuo aumento delle persone elettrosensibili e della peculiarità della loro malattia. Quindi smartphone abolito per chi è elettrosensibile? Certo, anche se è in stand by emette onde, soprattutto se ha tante App che continuano a cercare informazioni. Ma anche il forno a microonde può essere un problema: a un metro di distanza ho misurato il valore limite per un’antenna, ed era nuovo. Valori elevati anche in tram, bus e treno, a causa di numerosi tablet e telefoni connessi: mezzi pubblici sono stanze di tortura per chi è elettrosensibile. Quali sono i valori limite da noi? Il livello delle onde si misura in volt al metro: all’esterno possono arrivare a 60 V/m. All’interno, in appartamenti, uffici, scuole... non devono superare i 6 V/m. L’esperienza indica che per un sano equilibrio della popolazione, l’esposizione quotidiana non dovrebbe superare gli 0,06 V/m (per un buon sonno degli elettrosensibili al massimo 0,006 V/m). Quindi rinunciare a telefonare ovunque... Venti anni fa telefonavamo dove c’era campo. Oggi si pretende di farlo ovunque. Non va bene, occorre sviluppare una tecnologia meno dannosa. Tutti dovremmo contribuire ad abbassare le emissioni. La medicina può aiutare? Sempre meno medici curano gli elettrosensibili con psicofarmaci. C’è più conoscenza, ma possono fare ben poco. L’unico rimedio è diminuire l’esposizione.

L’ingegner Berger, 50 anni, progetta aerei e scopre di essere elettrosensibile

ni amici gli hanno voltato le spalle non capendo le sue stranezze. La strada è tutta in salita. Niente bar, treni o bus: troppe onde Niente viaggi, cene al ristorante, il cinema è off-limits come pure la festa di fine anno delle sue bimbe a scuola. «Devo evitare anche i trasporti pubblici dove i campi elettromagnetici sono troppo alti, perché tante persone navigano e il segnale rimbalza da un’antenna all’altra», commenta. È dura vivere in una società senza fili per chi è elettrosensibile. Inoltre, nessuna spesa viene rimborsata, perché per l’Ufficio federale della sanità pubblica non è scientificamente provata

una relazione tra questi sintomi e l’esposizione ai campi elettromagnetici (vedi box). Non è così in Svezia, Germania, Canada (e dall’estate 2013 anche Usa) dove l’elettrosensibilità è riconosciuta come una malattia ed è presa a carico dall’assicurazione. In Francia si stanno progettando ‘zone bianche’ per chi soffre di questi disturbi. «Conosco tanti elettrosensibili in Svizzera, quando siamo esposti ad un campo troppo elevato, il corpo manda dei segnali: ad alcuni fischiano le orecchie, ad altri si arrossa la pelle o brucia la lingua. Siamo soli, ci aiutiamo a vicenda, perché lo Stato non fa nulla. E gran parte dei medici ci trattano come se fossimo dei pazzi», conclude.

L’ESPERTA DI GENETICA

‘Attenzione agli effetti del Wi-Fi sul Dna’ Berna consiglia massima prudenza
Si trova tutto e il contrario di tutto, sui rischi per la salute dei vari gadget senza fili che ormai ci accompagnano da mattina a sera, che sia il Wi-Fi in salotto o il forno a microonde, fino all’antenna a due passi dalla palestra. Siamo immersi costantemente in campi elettromagnetici. Ci farà bene? Possiamo difenderci senza diventare paranoici? C’è chi lancia appelli allarmanti parlando di complotti dell’industria per continuare a fare miliardi; c’è chi getta acqua sul fuoco, dicendo che va tutto bene. Chi ci capisce qualcosa è bravo. Forse siamo le cavie di uno studio planetario sugli effetti a lungo termine dei campi elettromagnetici sul nostro Dna. Ma restiamo con i piedi per terra. La ricerca ha appurato gli effetti termici di cellulari e Wi-Fi. Come un piccolo forno a microonde, il campo elettromagnetico eccita le molecole e le scalda. Questo potrebbe avere effetti negativi sulla salute, ma non si sa quali. Studi provano problemi di fertilità L’altro aspetto è di natura biologica, l’esposizione prolungata a campi elettromagnetici potrebbe portare a mutazioni del Dna. Abbiamo chiesto spiegazioni alla dottoressa Ariane Giacobino, medico genetista agli ospedali universitari di Ginevra (Hug). «Di studi scientifici ben fatti sugli effetti dei campi elettromagnetici ce ne sono pochi. Per ora nulla prova un rischio di sviluppare un tumore o avere problemi immunitari. Ma alcuni studi evidenziano che l’esposizione al Wi-Fi causa problemi alla fertilità maschile a livello di Dna», precisa la dottoressa Giacobino. Ci illustra alcune recenti ricerche. Nella prima, piccoli animali vengono esposti al Wi-Fi per alcune ore al giorno; nella seconda, spermatozoi di uomini fertili vengono messi su un computer connesso al Wi-Fi: questi spermatozoi mostrano una maggiore frammentazione del Dna e sono meno mobili. Un terzo studio, apparso su una rivista di urologia pediatrica, evidenzia lesioni al Dna a livello del tessuto testicolare di animali irradiati per 4 settimane, per 4 ore al giorno, da radiofrequenze paragonabili al Wi-Fi. «L’impatto delle onde Wi-Fi sulla salute non va sottovalutato e va studiato a fondo». Più rassicuranti gli studi sulla gravidanza: «Esposizioni di un’ora per tre settimane hanno mostrato che non avvengono problemi significativi a livello di riproduzione per gli animali esposti e non causano né problemi agli organi riproduttivi, né malformazioni al feto». Ne approfittiamo per chiederle se la ricerca ha investigato l’elettrosensibilità e che cosa ha concluso: «Non è dimostrato un legame diretto con l’esposizione al Wi-Fi, ma piuttosto con l’uso smodato del computer». In conclusione, la dottoressa Giacobino consiglia prudenza senza cadere nell’isterismo: «Una buona regola è spegnere tutto quando non si usa per limitare le esposizioni. Perché nulla è certo, soprattutto sulle esposizioni multiple a cui siamo tutti sottoposti», conclude. «Tenere lontano il laptop dal corpo se state navigando. Attivare il Wi-Fi solo quando lo si usa e mettere l’access point a un metro di distanza da dove si lavora, ci si rilassa o si dorme. Non tenere la base del telefono senza fili vicino (oltre 50 cm) a camere da letto e uffici occupati per lungo tempo. Preferire i modelli a bassa emissione di radiazioni. Per lunghe telefonate optare per un telefono fisso o munirsi di cuffiette. Con i cellulari, solo telefonate brevi o piuttosto usare gli sms; non telefonare mai quando si guida, nemmeno con un dispositivo vivavoce…». E la lista delle raccomandazioni che troviamo nel sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica su come installare e usare cellulari, telefoni senza fili e Wi-Fi... è ancora assai lunga e dettagliata. Perché tante raccomandazioni, se continuano a ripeterci che i campi elettromagnetici generati dalle reti senza fili non sono pericolosi per la salute? Campi dannosi? Non si sa «Fino ad ora, non ci sono prove scientifiche che dimostrano effetti dannosi sulla salute, ma questo non è certo. Quindi è nostro compito richiamare l’attenzione alla prudenza. Lo facciamo dando consigli utili di prevenzione che i cittadini possono seguire», spiega Daniel Dauwalder, portavoce dell’Ufficio federale della sanità pubblica. Infatti il ruolo dello Stato è anche quello di tutelare la salute dei cittadini. Le reti senza fili sottostanno all’ordinanza sulle installazioni di telecomunicazione. Sono fissati dei valori limite per la potenza e l’irradiazione massima. Sui possibili effetti dannosi sulla salute di cellulari, Wi-Fi e vari gadget senza fili, di certo non c’è ancora nulla. Questa è la risposta ufficiale da Berna. Intanto però continuano a proliferare. Abbiamo provato un’altra strada, chiedendo un parere all’oncologo di fama internazionale Franco Cavalli, ma abbiamo capito che anche gli oncologi brancolano nel buio. Rischio tumori: ‘Non si può escludere’ «Non c’è nulla di sicuro e dimostrato sul rischio di sviluppare tumori. Alcune ricerche di laboratorio hanno evidenziato qualcosa, ma modalità e risultati erano dubbi. Poi c’è anche il problema dell’influenza su alcune ricerche di grandi compagnie della telecomunicazione», precisa l’oncologo. Il tema, spiega Cavalli, è all’ordine del giorno anche all’Agenzia contro il cancro di Lione che emana le direttive europee per la prevenzione contro i tumori. Vediamo che strada stanno imboccando: «Non si può escludere che ci siano effetti cancerogeni, ma se dovessero esserci, il loro impatto sarebbe ridotto rispetto ad altri fattori di rischio come fumo, abuso di alcol, obesità, esposizione a radon o infezioni», conclude il dottor Cavalli. Gli chiediamo se usa con moderazione cellulari e Wi-Fi. «Preferisco fare le interviste al telefono fisso, ma più per una questione di comodità e cerchio alla testa». L’oncologo Franco Cavalli I NUMERI ∑ Oltre 500 persone in Svizzera sono sensibili ai campi elettromagnetici con gradi diversi

L’UFFICIO FEDERALE DELLA SANITÀ

All’esterno l’ing. Berger deve proteggersi con vestiti con fili di argento e rame

LA TESTIMONIANZA

‘Mi brucia la pelle quando squilla un telefono senza fili’
Gabriela Schürch, 52 anni, ha dovuto lasciare la città di Friborgo per proteggersi dai campi elettromagnetici, che la facevano ammalare. Ha trovato rifugio in un piccolo villaggio tra Spiez e Buhl. «Vivo in un rustico in legno con il mio compagno, la casa è schermata e non arriva il segnale per il cellulare. Se non sono esposta alle onde va bene. Se vi entro in contatto mi brucia la pelle: se l’esposizione dura iniziano vertigini e panico». Fino a quattro anni fa, la segretaria lucernese non sapeva neppure che cosa fosse un’onda. Nel 2009 va a vivere in un appartamento al quarto piano di un palazzo a Friborgo, a 80 metri in linea d’aria c’è un’antenna per la telefonia. «Non mi sembrava un problema», dice. Dopo qualche settimana iniziano i sintomi: «Avevo un umore ballerino, insonnia, debolezza del sistema immunitario, dolori muscolari e alla spina dorsale, aritmie cardiache, esaurimento». Già debilitata da una malattia al metabolismo, consulta 12 medici. «Il periodo peggiore era a fine anno, quando tutti mandano sms di auguri. Mi sono svegliata alle 4 di mattina, la pelle bruciava come fosse infuocata». Va al Pronto soccorso, le danno dei tranquillanti. «Quando squillava il telefono senza fili sentivo bruciare i nervi sotto la pelle». Lascia l’appartamento, che non poteva schermare, perché troppo vicino all’antenna. Amici e familiari sono imbarazzati, nessun luogo in città per lei è sicuro. «Sono andata in montagna, ho dormito in un camping nel bosco, ma c’erano sempre onde: ero disperata». Saranno altri elettrosensibili ad aiutarla ospitandola in uno chalet cablato. Il tempo per trovare una nuova sistemazione. «Devo ringraziare chi mi ha aiutata. Trovare un luogo sicuro ha impiegato tempo, così la mia elettrosensibilità è peggiorata. Un anno fa riuscivo a viaggiare in treno, oggi non posso nemmeno andare al bar. Lo Stato dovrebbe riconoscere il nostro handicap e aiutarci, come succede ad esempio in Svezia», conclude la donna.

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∑ Associazioni in Ticino sensibili al tema delle onde wireless e delle antenne: Territori vivibili e Associazione NoElettrosmog Ticino

Gabriela Schürch doveva dormire in auto, ora ha una casa schermata

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