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CATECHESI 5 Dopo la nostra riflessione sulla tentazione, oggi vogliamo riflettere sulla lotta spirituale, e certamente, nellaffrontare la lotta

spirituale, noi dobbiamo innanzitutto soffermarci sullorgano che il protagonista della lotta spirituale, il cuore. Tutta la vita spirituale procede da un centro intimo delluomo, della persona, un organo centrale, che, prima la Bibbia, e poi i Padri hanno chiamato cuore, qualche volta i Padri greci lhanno chiamato anche nus, ma, quando si fedeli alla tradizione biblica, soprattutto il termine cuore che attestato. Ora, questo un concetto che va ben oltre il valore quasi esclusivamente affettivo che viene attribuito al cuore dalla nostra cultura. Nellantropologia biblica il cuore,

lev, il luogo dellintelligenza e della memoria, il luogo del desiderio e


della volont, il luogo dellamore e del coraggio. Insomma, il cuore lorgano che meglio rappresenta la vita nella sua totalit; la sede della vita sensibile, della vita affettiva, della vita intellettuale. Il cuore quello che contiene tutti gli elementi costitutivi di ci che noi chiamiamo persona. Ora, secondo la scrittura questo luogo impenetrabile, eppure, se noi non percepissimo un centro della nostra persona, uno spazio in cui giungere a una conoscenza che trascende quella razionale ed intellettuale, noi non potremmo neppure intraprendere quel cammino che ci porta alle nostre radici, alle nostre profondit, quel cammino che viene chiamato vita spirituale, vita interiore. C una espressione molto difficile, enigmatica, ma molto significativa, che viene utilizzata nella rima lettera di Pietro, al capitolo 3, versetto 4, si dice: Cercate piuttosto di adornare

linterno del vostro cuore con unanima incorruttibile, piena di mitezza e di pace; ecco ci che prezioso davanti a Dio. In realt, in Greco, c
scritto o criptos tes cardia antropos- luomo nascosto del cuore; questa lespressione. Cio in ciascun essere, in ciascuno di noi si cela un uomo interiore; daltronde la nostra esperienza: noi sentiamo una profondit che in certo senso va oltre quello che noi siamo

biologicamente, somaticamente; e compito di ogni uomo di essere consapevole di questo centro, di questa sua profondit, perch questa identit profonda si rinnovi ogni giorno. Certo, quando noi diciamo cuore nel linguaggio spirituale indichiamo simbolicamente qualcosa che ben rappresentato dal cuore umano; cio noi sentiamo nel nostro essere il cuore che pulsa e manda ovunque il sangue; lo sentiamo un organo centrale. Di conseguenza voi capite che per luomo biblico, luomo semita trovare un centro di tutta la persona era trovare il cuore; anche nel nostro linguaggio noi diciamo al cuore di una

cosa per dire al centro, alla sua profondit. Nel cuore avviene la
sinergia tra lo Spirito Santo che parla in noi, quello che il catechismo chiamava la grazia santificante e la grazia santificante lo Spirito Santo; non c altro nome, la grazia santificante lo Spirito Santo. Cio il luogo dove avviene la sinergia tra lo Spirito Santo e lo spirito umano; tra lo Spirito con la esse maiuscola, lo Spirito di Dio, e lo spirito che c in ciascuno di noi, con la esse minuscola; questo luogo in cui i due spiriti si incontrano e diventano sinergici proprio il cuore Noi abbiamo una espressione nella lettera ai Romani molto chiara a questo proposito: Lo

Spirito stesso -lo Spirito di Dio, con la esse maiuscola- attesta al nostro spirito -con la esse minuscola- che noi siamo figli di Dio. E
molto difficile, impossibile determinare dove termina la azione dello Spirito di Dio e dove comincia quella dello spirito umano, perch questo avviene in un livello che noi non siamo pi in grado di cogliere con precisione. Pensateci bene, ma, nella sua origine, ci che dello Spirito e ci che formulato dallo spirito delluomo noi non lo cogliamo. E quello che si chiedeva gi Geremia: Chi pu conoscere il cuore, Chi?, e poi gi Geremia, ma poi anche il Nuovo Testamento risponde: Solo Dio, Io, il

Signore, scruto il cuore ed esamino il profondo; tra laltro nel linguaggio


biblico cera solo una parte, alcune volte, non sempre, in certi momenti, soprattutto nei Salmi; si parla che c un luogo pi profondo del cuore, e

sono i reni. Perch anche questa lesperienza di noi uomini, sentiamo che insomma la vita dipende molto dai reni, sono luogo dove noi sentiamo dei dolori che noi non capiamo bene dove si originano e dove vanno. La grande esperienza della colica renale! E unesperienza spirituale, perch noi non capiamo da dove arriva il male: noi non cogliamo mai la colica renale; la pensiamo intestinale, abbiamo addirittura dei mali che stanno in una posizione, non ci diremmo dietro proprio ai reni; sono dolori radianti e nelle nostre profondit, tra laltro tra i peggiori che ci siano. Ma, tutto questo in qualche misura poi visto attraverso il cuore, e nel cuore, questa parte pi segreta di ogni essere umano, impenetrabile a noi uomini, solo Dio la conosce, nel cuore che impressa anche limmagine di Dio in noi, e solo Dio capace di avere uno sguardo altro sul cuore, uno sguardo pi profondo, pi veritiero della nostra lettura. Anche qui la prima lettera di Giovanni ci ammonisce: Se il nostro cuore ci rimprovera, Dio pi

grande del nostro cuore e conosce tutto. E poi, secondo Paolo, nel
cuore che si ritrovano tutti i doni dello Spirito Santo: lamore di Dio che stato effuso nei nostri cuori, la pace di Cristo che stata stabilita nel nostro cuore; e Cristo stesso abita per la fede nel nostro cuore. Per cui, quando si parla di una inabitazione di Dio in noi, nel cuore soprattutto che noi cogliamo il luogo per eccellenza in cui Dio sia fa presente e si fa sentire come presenza. Di conseguenza, voi capite che il cuore anche il luogo della risposta a Dio, risposta sia nella preghiera, risposta sulle labbra dunque, ma che deve salire dal cuore, ma anche risposta attraverso la fede, ladesione a lui, la speranza in lui, lamore per lui. Quando Dio entra in dialogo con noi, non entra in dialogo in un faccia a faccia, come una persona esterna a noi; ci parla nel cuore. Il dialogo che lui fa con noi nel nostro cuore; qualunque cosa, guardate, Dio ci voglia comunicare o passa nel nostro cuore o non diventa comunicazione. Anche ci che abbiamo ascoltato con le orecchie, anche ci che abbiamo visto con gli occhi o ha la possibilit di essere accolto nelle nostre profondit,

ma nel cuore che si decide se noi riconosciamo il Signore che parla o no, se noi accogliamo la sua Parola o no. Ecco perch la cosa pi importante allinterno della Scrittura avere un cuore che ascolta. Voi conoscete bene questo episodio, che paradigmatico -1 Re 3,9- quando Dio dice a Salomone giovane, che deve salire dal regno: Chiedimi cosa vuoi, e io te lo

dar; una proposta simile fatta a Dio da ognuno di noi, chiedimi cosa vuoi e io te lo dar.
In fondo Salomone, essendo diventato re, avrebbe potuto chiedere un regno enorme, la morte dei nemici, la distruzione degli imperi nemici di Israele; ma la cosa straordinaria che Salmone chiede esattamente un cuore ascoltante, un cuore capace di ascolto. Perch avere un cuore che ascolta significa davvero un cuore capace di ascoltare la parola di Dio, di accoglierla. Ges dir che nel cuore che seminata la parola di Dio, Mc 4, la parabola del seminatore . Nel vangelo di Luca Ges arriva a dire bisogna ascoltare con cuore largo e buono. Quindi alla fin fine anche lascolto dipende poi dal cuore che uno ha; e, proprio per questo, la malattia pi grande che c allinterno della Scrittura e che riguarda i credenti la sclerocardia, la durezza di cuore. Quando c la durezza di cuore, la sclerocardia, allora la Parola di Dio non riesce a entrare nel cuore, il cuore duro, indurito, calloso, insensibile, diremmo noi. Anche lesperienza del callo, guardate, unesperienza spirituale, perch, quando avete un callo, la zona diventa insensibile; non so se vi mai capitato, come, a un certo punto, vi cimentate con le forbici e un ago pur di tirarlo via, ma insensibile! Ecco, la sclerocardia, secondo il Nuovo Testamento, questa insensibilit, il cuore calloso, il cuore che non sente pi la parola di Dio. E questa, han sempre detto gi i rabbini, e poi i Padri della Chiesa, una malattia che viene subdola, si insinua in noi, ogni volta che ascoltiamo la Parola di Dio e non la realizziamo il cuore diventa pi calloso, sempre pi calloso, fino al punto che diventa insensibile alla Parola di Dio. E guardate che la Parola di Dio sentita come viva ed efficace,

pi tagliente di una spada a doppio taglio, che penetra -dice la Lettera agli
Ebrei- fino al punto di divisione di ci che psichico e di ci che

somatico, e di ci che spirituale, delle giunture e delle midolla. Questo


linguaggio fisico, somatico applicato alla vita spirituale, fino a scrutare i

sentimenti, i pensieri e i progetti del cuore Eb 4, 12.


Lunica maniera per avere un cuore sensibile realizzare la Parola di Dio. Nella nostra vita spirituale si comincia a vivere non come si pensa e, dopo un po, si finisce a pensare come si vive. Questa la parabola che facciamo tutti: cominciamo a vivere non come pensiamo, cio non conformemente alla fede, alla qualit di Cristiani, e poco, poco per volta, passa il tempo, finiamo anche per pensare come viviamo, e non pi secondo quella verit intima che abbiamo in noi, che ci data dalla nostra identit cristiana. Ecco, voi capite allora perch davvero il cuore il terreno su cui si radica la lotta spirituale. Il cuore il luogo dellincontro intimo, dellalleanza di Dio con luomo: Io la chiamer al

deserto, parler al suo cuore, dice Dio, rispetto alla sposa prostituta. Ma
proprio l dove parla Dio, l nascono le cupidigie, le passioni, fomentate dalla potenza del male, che sta accovacciato alla porta del nostro cuore. Ges dice -Mc 7,21-Dal di dentro, dal cuore degli uomini escono i

dialoghismoi; dialoghismoi le intenzioni cattive, i pensieri cattivi. Il


cuore dunque il luogo in cui si scontrano le pulsioni, quellistinto, vi ricordate, ietser ra, listinto cattivo, e ietser-tov, listinto buono. Si scontrano le energie divine e le astuzie di Satana, e il cuore determina ci che luomo: Dimmi che cuore hai, e ti dir chi sei. La Bibbia ha molta insistenza, su questo: non ci parla solo di cuore calloso, malato di sclerocardia, ma ci parla di cuore doppio, ed bellissima lespressione ebraica, tra laltro, perch non si dice cuore doppio, ma allinterno dellEbraico si dice lev ve lev, avere un cuore e un cuore. I cuori divisi, del Salmo 119; il cuore diviso, anche del Nuovo Testamento. Daltronde i nostri cuori sono divisi, abbisognano di conversione, abbisognano di unit. Il Sal 86,11 Donami un cuore semplice, che tema il

tuo nome. In Ebraico, un cuore unificato; non un cuore semplice;

un altro concetto da semplice a unificato. Donami un cuore unificato, cio unifica il mio cuore, che sia un cuore non diviso, un cuore che non tende da una parte e dallaltra. Ecco questa la lotta durissima, battaglia fondamentale in cui il Cristiano chiamato, in fondo, al cammino di conversione. Solo un cuore di carne pu battere veramente, pu animare tutto il corpo. Un cuore di pietra, indurito, un cuore diviso non pu essere un organo vitale. Ovviamente parlare del cuore come luogo della lotta spirituale significa concepirlo come sede di un paziente lavoro interiore, sul piano prettamente umano. Lavoro difficile, faticoso: richiede capacit di attenzione, abitare il silenzio e la solitudine, pensare, ascoltare se stessi, elaborare interiormente ci che si vive esteriormente, nella consapevolezza che ci che autenticamente umano anche autenticamente cristiano. Insomma, sempre nel cuore delluomo che avviene la decisione essenziale, quella da cui dipende il senso delle nostre esistenze. E molto importante quel brano in Mc 7- di Ges, in cui dice: State attenti, non lesterno alla fin fine decisivo; ma dal cuore che

vengono fuori omicidi, adulteri, progetti cattivi, maldicenze, falsit; dal


cuore. E l che si sceglie tra comunione koinonia- e filautia, amore di s. Secondo punto: la dinamica della tentazione. Se noi attingiamo alla tradizione patristica, possiamo individuare un dinamismo costante attraverso cui la tentazione si sviluppa nel cuore delluomo. Vedete in questo senso noi dobbiamo dire un grazie ai monaci, perch in fondo il monachesimo quello che ha reso possibile la coscienza nel profondo. Freud e Jung dicevano che il monachesimo stato il primo tentativo di psicanalisi selvaggia. Mancavano certamente le scienze umane, per in fondo il grande lavoro del monaco soprattutto questo, questa conoscenza di s, e i monaci avevano tempo, avevano la solitudine, che permetteva loro questo esercizio e questa conoscenza di s, questa discesa nelle loro profondit. E quindi sono i monaci che ci hanno trasmesso, dai padri del deserto in poi, ci hanno trasmesso proprio tutta

una serie di indicazioni importanti sulla fenomenologia della tentazione. Esemplificando le indicazioni, possiamo noi delineare un itinerario che si svolge con queste cinque tappe: 1. la suggestione, 2. il coinvolgimento, 3. lacconsentimento, 4. il compimento, 5. lassunzione, abitudine, passione vizio. E proprio dallultima tappa che in Occidente, a partire poi da Gregorio Magno si parla poi dei vizi capitali. Tutta la tradizione occidentale, il vizio, ma il vizio soltanto ci che di male diventato abitudine, diventato qualcosa di difficile ormai da estirpare, una passione permanente. Per importante cogliere questa dinamica, con queste cinque tappe. Cerchiamo di seguirle, e, se ciascuno di voi pensa a s, alle sue tentazioni, credo che questo vi faccia riconoscere questo processo. La tentazione innanzitutto si affaccia al nostro cuore a partire da stimoli che riguardano oggetti, creature esterne a noi, situazioni , e che si traducono ben presto in attivit immaginative e psicologiche. Nel nostro cuore affiora una suggestione, cio la possibilit di una azione. Un pensiero, unidea fuggitiva sollecitano il nostro immaginario, e dal sub-cosciente questa forza risale alla coscienza. Il Salmo 36 la chiama bene, -36,2-Nel cuore

dellempio parla l peccato Esattamente in Ebraico c Nel cuore dellempio c una suggestione seducente. Si tratta di un pensiero che
affiora. Certamente qui va evocata ancora una volta limmagine dellietser che sta accovacciato alla porta del cuore, vi ricordate la parola di Dio a Caino, il tuo istinto. Non a caso si parla anche di leone in agguato della preda, ripreso da 1 Pt, leo tamquam rugens. Insomma, c questo primo momento della suggestione, sul quale noi certamente non possiamo fare molto: luomo non pu non avere questi pensieri, non pu evitare di essere assalito: significherebbe che un uomo poco sensibile, che un uomo poco

vivo, se non sente, se non assalito da suggestioni. Per anche vera una cosa, anche vero che certamente queste suggestioni in parte almeno dipendono molto da noi. Non che noi dobbiamo semplicemente subirle. I Padri risolvevano normalmente dicendo: Per frenare, per eliminare le suggestioni c una sola via: il digiuno, e certamente chi talmente estenuato, almeno tutta una serie di tentazioni le accantona; perch quando uno non ha forza, certamente molti sogni non gli vengono. Per in realt noi dobbiamo pensare che queste suggestioni nascono dallaria che respiriamo, da quel che noi facciamo. Vi faccio un caso molto semplice. Se mangiate tanto alla sera e se bevete molto voi avete di notte il sonno pi tormentato del solito, succede a tutti, e i sogni normalmente aumentano la loro forza o angosciante, o la loro forza traumatica, o la loro forza anche di piacere, rispetto a quello che si mangiato la sera. E chiaro che dunque il cibo influisce, per non solo il cibo influisce sul nostro immaginario; influisce quello che noi vediamo. Sarebbe impossibile che noi, non so, tutta la sera passassimo a vedere delle immagini, e poi pensassimo che queste immagini non ci appaiono durante la notte. E anche quello lo sapete, immagini buone o cattive che voi avete visto la sera qualche volta di notte poi prendono addirittura delle connessioni nei sogni che voi dite Ma cosa centra?, finite poi allinterno dal subconscio si incrociano, emergono delle cose che stanno fra il mostruoso, tra lenigmatico, tra il nonsenso. Questo per dire che le suggestioni dipendono dalla vita che noi facciamo, dallatmosfera che respiriamo. Questo dobbiamo saperlo. Nessuno pu scansare la tentazione. I Padri del deserto dicevano Nessuno, se non

tentato, pu entrare nel regno dei cieli; togli le tentazioni e nessuno si salva. Questo un detto del grande Antonio, il Padre del deserto. I
movimenti iniziali, le suggestioni sono involontarie, si differenziano da persona a persona a seconda delle dominanti cui ciascuno pi esposto anche in ragione della propria struttura personale, della propria storia, delle proprie fragilit e tendenze al peccato, ma queste suggestioni dipendono anche dal nostro modo di vivere dagli incontri dalle letture

dalle immagini. Un tempo nella catechesi era Non fare letture cattive,

non vedere immagini cattive.


La particolare suggestione che sorge in noi svela la qualit della nostra vita, mostra i desideri e i fantasmi che lo abitano. E allora importante vedete la prima cosa quando a noi ci arriva una suggestione, coglierla sul suo nascere, leggerla, individuarla, fare subito unoperazione di discernimento. Questo lesercizio pi difficile nella lotta contro le tentazioni perch tutto il resto sembra impararlo; qui questione di imparare la rapidit del discernimento, la chiaroveggenza, perch se la suggestione appare e voi subito non la individuate nella sua qualit buona o malvagia, se voi subito non siete pronti al discernimento, davvero come il serpente o come il leone in agguato: una volta che vi salta addosso vi sbrana, una volta che vi vicino vi punge, vi mangia. Il vecchio inno latino di compieta, et noctium fantasmata, allontana da noi il nemico e i fantasmi della notte. Noi siam fatti cos che di notte effettivamente i fantasmi arrivano pi facilmente al nostro cuore e soprattutto credo di poterlo dire per chi anziano; gli anziani hanno unesperienza ben pi chiara. Diventando vecchi le notti non sono cos belle, si dorme poco ci si sveglia di notte, si sta tante ore l e allora i pensieri le suggestioni vengono e invadono la mente; prendono la forma di angoscia, prendono la forma di ansia, prendono la forma di ossessioni, ciascuno poi ha le sue fragilit, siamo tutti colpiti in modo diverso, ma se noi non riusciamo a fermare questi pensieri noi non riusciamo neanche pi a addormentarci. A quel punto l a volte meglio decidere, anche se ho fatto tre ore-quattro meglio mettermi in piedi, fare qualcosa, perch altrimenti davvero si preda! Allora molto importante combatterli subito, discernendo se sono buoni pensieri o cattivi pensieri. Antonio sempre col suo linguaggio diceva Quando appare un pensiero, non cedere al panico, ma di qualunque genere

sia per prima cosa pieno di coraggio domandagli chi sei e da dove vieni?
Qui c il linguaggio immaginifico dei padri del deserto, che loro subito

vedevano il demonio dietro a un pensiero malvagio. Daltronde quando voi a un certo punto siete invasi da qualcosa che pi forte di voi, voi dite Ma

cosa mi prende?, eh la reazione anche in Italiano cosa mi prende?. Ecco,


un Padre del deserto avrebbe detto E che razza di demonio questo? Un

demonio che mi mette ansia? Uno che mi mette angoscia? Un Demonio che mi mette disperazione? Uno che mi trascina in un senso di colpa? Uno che mi d la vertigine? Ecco decodifichiamo.
Allora noi dobbiamo avere questa capacit del discernimento. I padri del deserto insistono e dicono: guarda che i pensieri son come i serpenti: prima che ti arrivi vicino colpiscilo alla testa, se tu non lo colpisci alla testa in realt lui si avvicina talmente a te che poi ti fa la puntura mortale. E nella regola di Benedetto voi sapete che c addirittura questa strana esegesi del Salmo 136, molto spiritualizzata Babilonia

devastatrice beato chi piglia i tuoi bambini e li spacca sulla roccia e


Benedetto dice il monaco far cos coi pensieri cattivi, come arriveranno li prender e li infranger sulla roccia che Cristo. Esegesi indubbiamente difficile per noi spezzare i pensieri contro Cristo ma che dicono una verit. Quindi vedete suggestione, discernimento per coglierla in modo da fermarla il prima possibile. Se noi non la fermiamo noi passiamo al coinvolgimento, al dialogo con le suggestioni. Ebbene, quando c lacconsentimento, quando oi accogliamo la suggestione, allora noi ci mettiamo sulla strada poi di realizzare nel cuore quello che potremmo fare a livello di azioni. Ges: in verit, se uno guarda una donna con

desiderio ha gi commesso adulterio nel suo cuore. Questo Ges,


questo il Cristianesimo. E alla radice, nel cuore che si commette adulterio, nel cuore che si commette il furto, non desiderare la roba

daltri.

quindi

noi

dobbiamo

stare

molto

attenti

questo

acconsentimento. Quando c lacconsentimento ci si apre anche poi a compiere lazione appena loccasione c data. Anche qui, la spiritualit tradizionale dava quel consiglio che noi non sappiamo pi dare a nessuno:

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Fuggi le occasioni, per il problema questo: noi abbiamo delle cose che dobbiamo fuggire, perch se non le fuggiamo non siamo assolutamente pi in grado di dominarle. Una volta che noi le acconsentiamo dentro di noi col cuore, il problema solo quando arriva loccasione, e una volta che c il compimento ecco c il peccato, e infine quando il peccato reiterato, noi arriviamo a quellabitudine, la passione, lassuefazione, il vizio: un moto che si nasconde nel cuore da lungo tempo e che ormai ci attrae frequentemente, sicch il cuore catturato da quel pensiero volontariamente e spontaneamente. Ed ecco la lotta. Consapevoli di questa dinamica che abbiamo descritto, noi Cristiani dobbiamo prepararci alla lotta spirituale, perch questa la condizione preliminare per ottenere qualche risultato. Ci richiede innanzitutto che noi siamo svegli a noi stessi: La spiritualit

nasce quando uno sveglio a se stesso e a Dio; si tratta di risvegliarci da


quel sonnambulismo spirituale, dal torpore, da quellintontimento. Se noi vogliamo avere una vita spirituale, bisogna essere degli uomini svegli, in piedi. Eh, ricordatevi di Paolo che, non a caso, dice ai Cristiani: E tempo

ormai di svegliarci dal sonno, per darci alla vigilanza, al vegliare. Il


vegliare, stare attenti, stare in guardia. Ma pensate semplicemente al nome della frequenza di Gregorio: Gregorio colui che veglia, vigilante, in Oriente e in Occidente pensate quanti Gregorio voi vi trovate significatamene tra i Padri della Chiesa; era il nome per eccellenza, Gregorio, colui che veglia, colui che vigila, il vigilante, questo vuol dire Gregorio, da grigorein. La vigilanza un atteggiamento globale di attenzione alla presenza del Signore, una tensione interiore per discernere la presenza, per far spazio al Signore sempre veniente. Luomo che ha una vita interiore un uomo vigilans e cos il Cristiano; la vigilanza rappresenta lambiente vitale della fede, della speranza e della

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carit e il mezzo efficace per lottare contro quelli che un grande monaco del sesto secolo chiamava i tre giganti potenti : lignoranza, loblio e lindolenza. La vigilanza la matrice di tutte le virt cristiane; non abbiamo bisogno di niente altro che uno spirito vigilante, e lo sforzo di vigilanza teso a sgomberare il cuore del credente da distrazioni e da patologie che ostacolano la vita spirituale, contribuiscono a creare luomo non distratto, non preoccupato. Basilio ha caro poi questo vocabolo, e lui dice: Chi il

Cristiano? E colui che vigila, non distratto e non incostante, la


prima definizione che Basilio d del Cristiano. D'altronde la cosa pi tragica nella vita di molti uomini che quando raggiungono la maturit incontrano un intontimento senza fine. Io vi devo dire che la cosa pi dolorosa che ho visto nella mia vita di miei compagni, amici intelligenti, raggiunti i 40 anni circa diventare intontiti come ebeti. E un processo molto normale, perch oggi la vita pi lunga e forse questa una malattia pi larga, per questa una malattia che non viene solo perch eventualmente let, ma che viene se uno non sa tenere uno spirito vigilante, se uno non sa rinnovarsi ogni giorno: intontisce, diventa un uomo

dormiens, incapace di quella discenso ad cor, discendere al cuore


profondo di s e degli altri. Molti dicono che con let si sfilacciano le amicizie, quasi non sono pi possibili. Perch viene meno questa capacit di scendere al proprio cuore e al cuore dellaltro, e quindi non c ragione di una amicizia; tuttal pi si colleghi, si fan delle cose, ma se non c questa conoscenza del cuore dellaltro e questapertura del mio cuore, che conosco, allaltro, alla fin fine non sono possibili delle vere amicizie. La vigilanza crea i presupposti che rendono possibile alluomo la risposta allamore preveniente di Dio; la vigilanza una virt attiva, tempra il credente, ne fa una persona capace di resistenza, di combattimento, di

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lotta: Vegliate e pregate per non cadere in tentazione, significativo questo. Quando uno ha davanti a s la tentazione sa che gli strumenti sono un cuore vigilante e la preghiera, nientaltro. Nella filocalia : I nostri

padri, udendo il Signore che dice nel Vangelo che dal cuore escono cattivi pensieri, omicidi , fornicazioni, adulteri, furti, false testimonianze, bestemmie, e che questo ci contamina luomo, e udendolo ordinarci di purificare linterno del bicchiere, affinch anche lesterno divenga puro, lasciarono ogni altra opera spirituale e lottarono con tutte le loro forze per questa sola opera, cio la custodia del cuore, perch erano convinti che insieme a questopera avrebbero acquisito ogni altra virt; senza la custodia del cuore invece non possibile che sia acquisita, e che permanga costantemente, alcuna virt. Alcuni dei nostri padri hanno chiamato
questopera esechia del cuore, quiete del cuore, altri attenzione, altri vigilanza, altri discernimento dei pensieri e custodia dellintelletto; sta scritto infatti se si leva dinanzi a te lassalto del

diavolo, non lasciare che entri nel tuo luogo, Qoelet 10,4 e per luogo si
intende il cuore, e il Signore Nostro dice nel Santo Vangelo non

distraetevi -non siate appunto in quella condizione di divisi, distratti,


cio non disperdete il vostro intelletto qua e l. Marta rimproverata di questo in Luca; chi non fa attenzione a custodire il suo cuore, non pu diventare neanche puro di cuore, e se non puro di cuore non vedr Dio. Chi non vive dellattenzione, non pu diventare neanche povero di cuore, non pu darsi neanche allafflizione spirituale e piangere i suoi peccati, non pu neppure essere mite, non pu aver fame e sete di giustizia e neanche diventare misericordioso e facitore di pace; per dirla in generale, non possibile che acquisisca le altre virt fuorch con questa attenzione; attenzione e custodia del cuore. Simeone, il nuovo teologo, che veramente un grande spirituale, ma ci dice bene sulla necessit allora di questa vigilanza per fare la guerra. In seguito le armi spirituali e loghismoi, della serie degli otto.

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