Sie sind auf Seite 1von 3

LA SCOMPARSA DELLA LINGUA ITALIANA. L'ITANGLESE COME UNICO DESTINO POSSIBILE ?

PAOLA D'ANGELO

Vorrei un soprabito double-fax, Sembra fatto ad OK per lei, E un cane fornito di pedicure" sono solo alcune delle gustose citazioni di casi estremi in cui un termine straniero usato impropriamente, riportate dal pregevole sito Il Giornalaccio che, tra laltro, si occupa anche di difesa della lingua italiana. Ma da cosa minacciata la nostra bella lingua romanza, la pi illustre tra le figlie del latino ? A preoccupare il suo stato di salute: pare, infatti, che essa sia affetta da un morbo, litanglese, termine definito dal dizionarioHoepli come: "la lingua italiana usata in certi contesti ed ambienti, caratterizzata da un ricorso frequente ed arbitrario a termini e locuzioni inglesi". Nonostante il male sia endemico, una minima parte della popolazione ha coscienza della sua esistenza e, di conseguenza, si preoccupa degli effetti. Esso sta trasformando la nostra linguamadre, appresa per lo pi nellinfanzia e parte inscindibile del nostro essere italiani, in un ibrido senza identit. Litanglese presenta come caratteristiche principali la semplificazione della sintassi, sul modello di quella inglese, limpoverimento lessicale e lintroduzione massiccia di anglicismi, molti dei quali traducibili in italiano, superflui o usati in modo improprio. Ma pur accettando il principio che per alcune terminologie tecniche la versione inglese pressoch dobbligo, per quale motivo un break risulta pi gradito di una pausa? Fashion forse pi elegante di moda? Edescort? Magari ipocritamente pi accettabile di accompagnatrice, nel senso di prostituta. Il fenomeno iniziato in Italia a partire dal secondo dopoguerra, quando linglese si sostituito al francese come lingua di prestigio. I termini inglesi divennero di moda tra le classi abbienti: essi evocavano un clima di vittoria e di benessere, tipici, agli occhi degli italiani, dellInghilterra e degli Stati Uniti. Con il progressivo imporsi del modello culturale statunitense stato largamente accolto, innanzi tutto dalla stampa italiana, luso di termini che appartengono alle aree della politica, dell'economia, dell'informatica, del lavoro, della moda, della musica, dello sport. Il ricorso al termine straniero, usato con un significato denotativo, cio letterale, mentre nella lingua di origine possiede una pi ampia capacit espressiva, solo in alcuni casi serve a colmare una carenza lessicale. Spesso, infatti, si adotta il forestierismo per creare un nuovo tipo di testo, denso di significato a livello comunicativo e tendente a spettacolarizzare la notizia: un

linguaggio veloce, informativo, che attira il lettore. Nasce cos una lingua adatta alla velocit della comunicazione imposta dai vorticosi ritmi del nostro tempo, ma impoverita nellespressione delle sfumature concettuali. Ci viene proposta non solo dai mezzi di comunicazione di massa, che rappresentano il modello linguistico corrente, ma anche dalleditoria: una lingua sciatta si diffusa, infatti, anche tra i libri editi negli ultimi decenni, buona per tutti i generi: assertiva, paratattica e soprattutto facile, come ci ricorda la scrittrice Mariapia Veladiano in un suo articolo apparso sulla Repubblica del 30 marzo 2013. Sorge spontanea una considerazione: il principale strumento che luomo ha a disposizione per esprimere la propria visone del mondo la lingua; quanto pi essa ricca ed articolata, tanto pi vasta e profonda risulta la cultura e la spiritualit del popolo che lha prodotta. Molti attribuiscono la causa dellimpoverimento dellitaliano alla scuola, perch non pi quella di una volta. Per fortuna!, si potrebbe aggiungere, dal momento che essa pi sensibile che in passato ai bisogni formativi dei discenti. Accusare la scuola di essere la principale responsabile di tutti i mali linguistici e culturali del paese, una scuola contro cui da decenni la politica si accanita, tipico di chi esprime giudizi per sentito dire e non sa cosa succede nelle aule scolastiche. I docenti di italiano, infatti, espongono quotidianamente i propri discenti ai pi vari stili di scrittura che si incontrano nei testi letterari e negli articoli di giornali, letti in classe o proposti per casa, e li allenano alla produzione verbale attraverso lesperienza della scrittura creativa. Ma quanto realmente incide il lavoro del docente se poi tuttintorno il modello linguistico di riferimento uno sciatto e avvilente itanglese? A testimonianza dellentit del fenomeno si considerino i dati provenienti da unindagine condotta per il terzo anno consecutivo dalla agenzia di traduzioni professionali Agostini associati, la quale rivela che la frequenza di uso degli anglicismi nella nostra lingua cresciuta in un solo anno del 343%. Lindagine, svolta tra le aziende operanti in Italia su una base di documenti tradotti dallitaliano verso altre lingue, indica che i primi dieci termini utilizzati in azienda sono stati in ordine decrescente: Spread, Smart, Like, Social, Tablet, Business, Default, Brand, Screenshot, Device. Il paradosso che il traduttore Google ama l'italiano pi di noi italiani. Se, infatti, si scrive la frase "My tablet is a smart device", si scoprir che nella nostra lingua esistono termini equivalenti: Il mio tablet (tavoletta) un dispositivo intelligente. Come poi non rimanere inorriditi davanti a certi titoli di giornale, ad esempio quello apparso sul Mattino del 5 aprile 2013: Il match race Hs Racing-China Team apre le World Series o a messaggi pubblicitari del tipo: Hai gi deciso quale look chiedere al tuo parrucchiere per partecipare al concorso before and after eclipse?! Potresti vincere una ghd eclipse tutta per te e una seduta di fashion make over!. A commento di tali dati si vogliono riportare le parole di Andrea Camilleri, pronunciate nel novembre 2012, in occasione del conferimento della laurea honoris causa, da parte dellUniversit Carlo Bo di Urbino:Se all'estero la nostra lingua tenuta in scarsa considerazione, da noi viene quotidianamente sempre pi vilipesa e indebolita da una sorta di servit volontaria e di assoggettamento inerte alla progressiva colonizzazione alla quale ci sottoponiamo privilegiando l'uso di parole inglesi. Forse il cuore del problema proprio lo scarso orgoglio nazionale di un popolo unificato 150 anni fa, quasi per caso pi che per volont propria (si ricordi la frase di Cavour, pronunciata pochi mesi prima dellUnit nazionale, rivolgendosi allambasciatore inglese Hudson: Lunit dItalia una corbelleria o limplicita denuncia dellassenza di identit nazionale contenuta nella famosa asserzione del marchese DAzeglio: Abbiamo fatto lItalia ora dobbiamo fare gli italiani). E dallo scarso orgoglio nazionale allo sviluppare un complesso di sudditanza verso le civilt doltralpe il passo breve. Ma oltre ai problemi di impoverimento sintattico e concettuale dellitaliano, posti dalla diffusione dellitanglese, c da chiedersi se tale neolingua sortisca realmente lo scopo per il quale luomo ha inventato il linguaggio verbale: quello di essere onniespressivo, ma di facile fruizione per i suoi utenti.

Il problema stato posto, ad esempio, nel 2008 dal giornalista Giuseppe Picciano, nel suo saggio Italiano, istruzioni per labuso, in cui lautore affronta con tono leggero e ironico tematiche tuttaltro che lievi per il destino dellitaliano, tra cui lesistenza di un italiese, lingua contemporanea a cavallo tra langlo-italiano e il burocratese. Litaliese, largamente diffuso tra gli apparati burocratici delle Istituzioni italiane e infarcito di tecnicismi misti ad anglicismi, risulta quasi incomprensibile alla maggior parte dei parlanti lingua italiana, che incontrano difficolt a compilare un modulo o a decodificare un testo informativo, non sempre a causa di un proprio mediocre livello di istruzione. Sarebbe un obbiettivo auspicabile che le Istituzioni mettessero la lingua al servizio del cittadino, perch parlare chiaro uno dei doveri di qualsiasi democrazia. In conclusione, senza volersi augurare una rinascita dellitaliano puro, in quanto lo scambio tra lingue un fenomeno antico, accelerato dai processi innescati dalla globalizzazione, sembra assurdo per sostenere e favorire una sorta di ignoranza colta che ha contagiato molti italiani, i quali infarciscono i loro dialoghi con termini di lingue che spesso non sono neanche in grado di parlare. Altrove non cos, nei paesi dove la conoscenza media dellinglese superiore a quella riscontrabile in Italia. Una lingua che non si evolve e rifiuta ogni apporto esterno, una lingua morta. Ma se si evolve e cambia troppo rapidamente, accettando dallestero tutto, brillanti e spazzatura, rischia di perdere la sua individualit, e di morire per altra via" quanto ha affermato gi nel 1984 lillustre linguista Cesare Marchi, nel suo saggio Impariamo litaliano.