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TERMINE DEFINIZIONE
Ab absurdo Dall'assurdo; indica un procedimento logico con cui si dimostra la
verit di una affermazione provando l'assurdit dell'affermazione
contraria
Ad abundantiam Pi che a sufficienza, in aggiunta, in pi
Ab aeterno Da tutta l'eternit, da tempo immemorabile
Ab imis (fundamentis) Dalle pi profonde fondamenta
Ab intra Dall'interno
Ab ovo Dalle origini, la causa prima di qualcosa, partire dai primordi,
dall'inizio
Absit iniuria verbo Sia detto senza offesa
Ab uno disce omnes Dall'uno i molti, da uno impara a conoscerli tutti; generalizzazione
spesso indebita
Ab Urbe condita Dalla fondazione di Roma
Ab utroque Processione dello Spirito dal Padre e dal Figlio; eresia filioquista
della chiesa romana
Abusus non tollit usum L'abuso non vieta l'uso
Acta est fabula La commedia finita
Ad augusta per angusta Alle cose eccelse si arriva attraverso le difficolt
Ad extra Dall'esterno
Ad interim Provvisorio, temporaneo
A divinis Una sospensione dai ministeri divini per motivi disciplinari
Ad hominem Contro la persona
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Ad honores Per l'onore, gratuitamente, senza profitto
Ad kalendas graecas Mai!
A latere A fianco
Ad libitum A piacere, a volont
Ad litteram Alla lettera, come pu essere una traduzione, invece che "a senso"
(ad sensum)
Ad maiora A cose maggiori, a successi ancor pi grandi
Ad metalla Alle miniere; condanna ai lavori forzati
Ad multos annos! Ancora per molti anni; augurio, come dice "cento di questi giorni"
Ad patres Ritornare agli antenati; eufemismo che indica la morte
Ad rem Andare al nocciolo della cosa
Aeternum vale Addio per sempre
A fortiori A maggior ragione
Anno Domini (A. D.) Denota la numerazione degli anni a partire dalla nascita di Cristo,
usata dal calendario gregoriano e dal calendario giuliano; equivale a
Dopo Cristo o Era Volgare
Addenda Le cose che devono essere aggiunte perch dimenticate
(l'addendum un'aggiunta)
Ad hoc Fatto per questo scopo, per un fine specifico, apposito, all'uopo
Ad honorem Carica ad honorem (puramente formale, onorifica)
Ad interim Ministro ad interim (nominato provvisoriamente), per ora
Ad libitum A piacere, a volont
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Ad litteram Alla lettera, (significato) letterale
Ad maiora A pi grandi cose!
Ad personam Per una persona individuale
Ad usum delphini Testo preventivamente censurato
Affidavit Dichiarazione scritta e giurata
Age quod agis Fa bene quanto stai facendo
Agenda Le cose da fare
A latere Giudice a latere, affiancato al presidente di un tribunale
Album Libro bianco, volume o quaderno adibito ad usi particolari (album
da disegno, per le fotografie, la raccolta di documenti ed altro)
Alea iacta est Il dado stato lanciato, stata presa una decisione irrevocabile:
quel che fatto fatto
Alias Altrimenti, in altre parole, detto anche: usato quando una
persona pi conosciuta con uno pseudonimo che col nome
proprio
Alibi Altrove. La prova che laccusato porta della sua presenza altrove,
cio in un luogo diverso da quello in cui, nello stesso momento,
stato commesso un delitto
Alma mater Madre fertile
Alter ego Un altro io, la persona che fa le veci di un'altra, la rappresenta in
tutto e per tutto, fidata
Amen Prestar fede, credere
Amor et deliciae humani generis Amore e delizia del genere umano
Ante litteram Anticipazione geniale di qualcosa, anche di anni o secoli, che spesso
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non viene capita
Ante lucrum nomen La reputazione prima del guadagno
Ante quem Entro il... Fino a... Prima del...
Apertis verbis Chiaro e franco
A posteriori Da ci che dopo; col senno del poi: un giudizio a posteriori
basato su ci che gi avvenuto; partendo dal dato empirico si
risale col metodo induttivo ai principi generali
A priori Da ci che prima; precostituito: giudicare a priori, senza dati
informativi o cognizione di causa, significa essere prevenuti, anche
se vi possono essere condizioni a priori che permettono il giudizio;
partendo da un dato assodato si arriva, col metodo deduttivo, a
determinate conclusioni
Aquila non capit muscas L'aquila non va a caccia delle mosche
Ars longa, vita brevis L'arte lunga, la vita breve
Audentes fortuna iuvat La fortuna aiuta gli audaci
Aura popularis Il vento popolare
Aurea mediocritas (est modus in
rebus)
Un'ottimale condizione intermedia, tra l'ottimo e il pessimo, tra il
massimo e il minimo, quindi stare nel mezzo
Aut Caesar aut nihil O divento Cesare o meglio niente; desiderio di raggiungere, a tutti
i costi, il massimo della potenza
Ave, Caesar, morituri te salutant Salve Cesare, coloro che stanno per morire (gladiatori) ti salutano
Beati monoculi in terra caecorum Nel paese dei ciechi, beato chi ha un occhio; il mediocre sembra un
genio se posto a confronto con chi peggio di lui
Bellum omnium contra omnes Tutti contro tutti
Brevi manu Direttamente, personalmente, senza intermediari, subito
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Brevis furor Breve follia
Captatio benevolentiae Accattivarsi le simpatie di qualcuno, anche con belle parole, raggiri,
blandizie
Caput orbis Capitale del mondo
Carmina non dant panem La poesia non d l'agiatezza
Carpe diem Cogli l'attimo, non lasciarti sfuggire l'occasione, approfittane
Casus belli Occasione di guerra, spesso fortuita, oppure un fatto non grave che
pu, per la suscettibilit delle persone in causa, provocare la rottura
di rapporti amichevoli
Castigat ridendo mores Ridendo corregge i costumi; usare l'autoritarismo in maniera soft
Ceteris paribus A parit di tutte le altre circostanze
Cogito, ergo sum Penso, dunque sono; con questa frase cartesiana inizia la moderna
filosofia
Compelle intrare Fate entrare a forza (nella chiesa cristiana)
Compos sui Padrone di s, non compos sui (non sa quello che fa o dice)
Condito sine qua non Condizione senza la quale non (si pu fare niente); irrinunciabilit
Consecutio temporum Successione dei tempi, che in grammatica deve essere esatta
Consummatum est Tutto finito (o compiuto)
Contraria contrariis curantur La malattie si curano coi rimedi contrari
Conventio ad excludendum Accordo per escludere qualcuno
Coram populo Alla presenza di tutti, pubblicamente
Corpus delicti Corpo del delitto; prova inconfutabile di un reato
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Credo quia absurdum Credo perch impossibile, mi fido ciecamente
Crimen laesae maiestatis Crimine molto grave, un reato politico, che minaccia l'autorit dello
Stato
Cui prodest? A chi giova? a chi interessa? a chi conviene?
Cuique suum A ciascuno il suo, ci che gli spetta o gli dovuto
Cuius regio, eius et religio Tale governo tale religione; i sudditi abbiano la religione del loro
sovrano
Cum grano salis Con prudenza, con intelligenza, con giudizio
Cum quibus (conquibus) Soldi coi quali si compra ci che necessita
Currenti calamo Cose scritte in fretta
Curriculum vitae et studiorum Carriera della vita, carriera degli studi
Cursus honorum Corso di onori, carriera
Damnatio memoriae Eliminazione di tutto ci che poteva far ricordare ai posteri un
personaggio risultato molto sgradito nel tempo in cui vissuto
Datur omnibus Si da a tutti
De auditu Per sentito dire
Debellare superbos Abbattere i superbi
De cuius (hereditate agitur) Indica il defunto della cui eredit si tratta
De facto Di fatto, effettivamente, le cose stanno cos
Deficit Mancanza di qualcosa, disavanzo economico
De gustibus non est disputandum Sui gusti non si discute
De iure, De jure Di diritto, in conformit allordine giuridico, alle legge vigenti
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De iure condendo Le leggi da farsi
De lana caprina Cercare il pelo nell'uovo, discutere di cose insignificanti
Deminutio capitis Il cambiamento, in peggio, delle condizioni di una persona, o una
riduzione di potere sia sul posto di lavoro che in politica
Deo gratias (Rendiamo) grazie a dio
De plano Facilmente, senza alcuna formalit
De profundis Cantare il De profundis a una persona che si sente spacciata
Desiderata Cosa di cui si avverte la mancanza
Deus ex machina Un dio che appare da una macchina; intervento di una circostanza o
di una persona (con un'idea geniale) che risolve inaspettatamente
una situazione
De visu Visto di persona, constatato con i propri occhi, incontrarsi a tu per
tu
Dictum factum Quel che stato detto, stato fatto
Dies ad quem Il giorno entro cui bisogna...
Dies a quo Il giorno da cui decorre...
Dies irae Il giorno dell'ira, del giudizio universale, della vendetta
Divide et impera Tieni divisi i sottomessi per governarli meglio, cio falli combattere
tra loro
Docet Insegna, nel senso che l'opinione di qualcuno importante fa testo
Doctum doces Insegni a uno che gi sa
Domine non sum dignus Ottenere favori al di l dei meriti
Donec corrigatur Non pubblicare finch non corretto
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Do ut des Io ti do qualcosa affinch tu mi dia qualcosa. Le varianti sono: do ut
facias: ti do qualcosa perch tu lavori per me; facio ut des: lavoro
per te affinch tu mi dia qualcosa; facio ut facias: lavoro per te
affinch tu lavori per me.
Dulcis in fundo Qualcosa di bello che arriva per ultimo e inaspettato, detto anche
scherzosamente o ironicamente
Duplex Duplice, due apparecchi collegati alla centrale con una sola linea,
ambiguo
Dura lex, sed lex! La legge dura ma va rispettata
E concessis Dando per scontato che...; anche ammettendo che...
Editio princeps Edizione principale o prima di un'opera letteraria
Erga omnes Nei confronti di tutti, la legge valida per tutti
Errata corrige Correggi le cose errate, elenco degli errori trovati in un libro gi
stampato e poi corretti
Ergo Perci, dunque; si conclude un ragionamento logico
Errare humanum est E' nella natura dell'uomo sbagliare
Errata corrige Correggi gli errori (in un testo)
Error communis facit ius Dove tutti errano, nessuno; l'errore comune fa la legge
Est modus in rebus In ogni cosa c' una misura; qualunque eccesso va evitato
Et cetera Eccetera, e cos via
Ex abrupto Allimprovviso, senza preavviso, di colpo
Ex abundantia cordis Dal profondo del cuore
Ex aequo A pari merito
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Ex cathedra Per diritto, in tono dogmatico e perentorio, con autorit
Excelsior Pi alto, eccelso
Excerpta Passi scelti, tratti da una o pi opere di un autore, e pubblicati a
parte
Ex commodo Con comodit, senza fretta, senza preoccupazioni
Excursus Digressione (parentesi storica), breve trattazione marginale rispetto
ad un argomento generale
Excusatio non petita accusatio
manifesta
Scusa non richiesta, accusa manifesta; affannarsi a giustificare il
proprio operato senza che sia richiesto pu venir recepito come un
indizio del fatto che si ha qualcosa da nascondere
Ex dono Regalato, proveniente da un dono
Exequatur Si esegua, si dia corso, si conferisca efficacia alle sentenze... La
delibazione o exequatur la procedura giudiziaria che serve a far
riconoscere, in un determinato paese, un provvedimento giudiziario
emesso dall'autorit giudiziaria di un altro paese.
Ex falso (sequitur) quodlibet Dal falso (segue una) qualsiasi cosa (scelta) a piacere, cio da un
enunciato contraddittorio consegue logicamente qualsiasi altro
enunciato.
Ex libris Etichetta o contrassegno che si applica su un libro per indicarne il
proprietario
Ex nihilo nihil Dal nulla non si ricava nulla
Ex novo Da capo, di sana pianta
Ex professo Con cognizione di causa; con competenza
Extra Al di fuori di quello che consideriamo normale, eccellente
Extra ecclesiam nulla salus Al di fuori della chiesa non esiste salvezza
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Extra formam Al di fuori di ogni formalit
Ex tunc Da subito
Ex voto Oggetto offerto in seguito a un voto fatto o per grazia ricevuta
Faciamus experimentum in
corpore vili
Facciamo un esperimento (medico) in un corpo di poco valore
Facies Faccia, aspetto esteriore
Facit indignatio versum Lo sdegno ispira i versi
Facsimile Riproduzione esatta di qualche cosa, legalmente non valida
Factotum Persona che si occupa di tutto perch molto capace
Favete linguis Fate silenzio
Felix culpa Errore salutare, provvidenziale
Fervet opus Ferve il lavoro
Festina lente Affrettati lentamente (alla mta)
Fiat voluntas tua Sia fatta la tua volont
Filioque E dal Figlio; eresia filioquista relativa alla processione dello Spirito
Santo, inserita dalla chiesa romana nel Credo
Forma mentis Modo di pensare, agire, o anche un'abitudine di una persona
Frangar, non flectar Mi spezzo, ma non mi piego
Genius loci L'insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di
linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente,
una citt
Gloria victis! Gloria ai vinti (il contrario Vae victis)
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Gratis (et amore Dei) Senza pagare, gratis
Gutta cavat lapidem La goccia scava la pietra; un elogio alla pazienza, alla costanza
dell'azione
Habeas corpus (ad suspiciendum) Ci sia il corpo, ci sia documentato motivo. L'inviolabilit dei diritti
personali, contro l'azione arbitraria dello Stato, specie nei casi di
arresto
Habent sua fata libelli Secondo le capacit del lettore i libri hanno il loro destino
Habitat Ambiente in cui vive e si sviluppa una specie di animale o vegetale
Habitus Complesso dei caratteri esteriori che contraddistinguono una specie
vegetale o animale. Tendenza, comportamento, aspetto
Hannibal ad portas! Indica un pericolo imminente molto grave
Heri dicebamus Si usa per sottolineare, mentendo, un tempo breve che trascorso
Hic et nunc Qui e ora
Hic Rhodus, hic salta (o saltus) Dimostra quello che hai detto
Historia est magistra vitae La storia maestra di vita
Hodie mihi, cras tibi Oggi a me domani a te
Homo homini lupus L'uomo il lupo dell'uomo
Homo novus Uomo nuovo
Homo sine pecunia est imago
mortis
L'uomo senza soldi l'immagine della morte
Homo sum, nihil humani a me
alienum puto
Io sono uomo e nulla di ci che proprio dellumanit, mi
estraneo
Honoris causa A titolo di onore, per meriti speciali (p.es. il conferimento di una
laurea)
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Horresco referens Inorridisco nel ricordare
Horribile dictu Orribile a dirsi
Horror vacui Orrore per il vuoto; in natura non esistono spazi vuoti
Hortus conclusus Giardino chiuso, ambito privilegiato, esclusivo
Hostis humani generis Nemico del genere umano
Humus Linsieme dei fattori sociali, culturali, spirituali, storici, geografici,
filosofici e simili che condizionano (positivamente o negativamente)
il nascere di qualcosa
Ibidem (Ib.) Nelle citazioni bibliografiche con riferimenti ad un passo o ad un
autore gi nominati
Ibis redibis Legge scritta in termini cavillosi e fuorvianti
Ictus Un colpo apoplettico
Idem La medesima cosa
Idola Ombre, immagini, fantasmi
Ignorantia legis non excusat L'ignoranza della legge non scusa
Imprimatur Si stampi; "Nihil obstat quominus imprimatur" (Non c' nulla che
impedisca che sistampi)
In alto loco In luogo alto, dove si comanda
In articulo mortis All'atto della morte; azioni compiute sul letto di morte
In camera caritatis Mettere qualcuno in guardia da minacce altrui
In cauda venenum Il veleno sta nella coda; il contrario di dulcis in fundo
Incipit Le prime parole con cui inizia un testo
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Index librorum prohibitorum Indice dei libri proibiti
In dubio pro reo Nel dubbio (decidi) a favore dell'imputato
In extremis Allultimo momento
In fieri In via di formazione, in divenire
In flagrante delicto Nel momento in cui si compie il delitto; cogliere il colpevole sul
fatto
In folio Un libro i cui fogli di stampa sono stati piegati una sola volta in
modo da avere quattro facciate
In hoc signo vinces Sulla base di questo segno (indicazione) vincerai
In illo tempore (In diebus illis) In quel tempo, in quei giorni
In itinere Durante il percorso, in svolgimento
In loco Nel luogo
In manus tuas Nelle tue mani
In medias res Nel mezzo dellargomento, a met degli avvenimenti, quando si
entra nel vivo del discorso, del racconto o dell'azione senza alcun
preambolo; al centro del problema
In mente Dei Lontano dalla realizzazione
In medio stat virtus La virt sta nel mezzo; evitare gli eccessi; lottimo nemico del
bene
In nuce In sintesi, in sostanza
In pectore Qualcosa o qualcuno che si tiene nascosto e di cui si riveler
l'identit al momento opportuno; nel segreto del cuore
In primis In primo luogo, anzitutto
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In rerum natura Nella natura delle cose
Insalutato hospite Senza salutare lospite se n' andato, oppure senza salutare il
padrone di casa
In saecula saeculorum Per i secoli dei secoli
In solido In maniera solidale; pagamento in denaro di una sanzione
Instrumentum regni L'uso della religione per fini di potere
Intelligenti pauca A buon intenditor poche parole; chi ha orecchie per intendere,
intenda
Inter nos Tra noi, segretamente
Intra moenia Dentro le mura
In verba magistris Giurare sulle parole di un maestro, in modo fanatico, unilaterale
In vino veritas Nel vino la verit
In vitro Sotto vetro
Ipse dixit Lha detto lui in persona, proprio lui. Adoperata anche in senso
ironico, nei confronti di chi convalida i propri ragionamenti con
lautorit altrui
Ipso facto Per il fatto stesso, immediatamente, proprio a causa di quello
specifico fatto
Ipso iure In virt del diritto; per la stessa legge
Ite, missa est Andate, la messa finita
Iter Procedura
Item Altres, ugualmente
Iunior (Junior) Pi giovane ( il contrario di senior)
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Ius commerci Diritto al commercio
Ius connubii Diritto a sposare
Ius gentium Il diritto dei popoli
Ius migrandi Diritto a trasferirsi
Ius murmurandi Il diritto di mormorare
Ius primae noctis Diritto particolare di un signore di trascorrere, in occasione del
matrimonio di un proprio servo, la prima notte di nozze con la
sposa; invenzione risalente al '400
Lapsus (linguae) Errore di distrazione nello scrivere o nel parlare
Laudatores temporis acti Nostalgici del tempo passato
Lectio La lettura, la lezione breve con riduzione di orario
Legenda Le cose che devono essere lette. Indicazioni per la lettura di segni
convenzionali
Lapis Matita
Lapsus (calami) Errore di distrazione nel parlare o nello scrivere
Lapsus linguae Errore di lingua; dire una cosa invece di un'altra, senza intenzione
Lectio Una lectio brevis una lezione a orario ridotto
Legenda Indicazioni per la lettura del significato di segni convenzionali, in
generale le cose che devono essere lette per essere comprese
meglio o pi facilmente
Longa manus Quando il potere si serve di qualcuno in maniera occulta o non
esplicita
Lupus in fabula Sopraggiungere inaspettato o indesiderato di qualcuno di cui si
stava parlando; equivalente a De te fabula narratur
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Magna pars Persona al centro, che si prende gran parte del merito (o della
colpa)
Maiora premunt Ci sono cose pi importanti che urgono
Mala tempora currunt Corrono tempi cattivi
Manu militari Intervento sbrigativo, con mezzi pesanti, polizieschi o militari
Manus manum lavat Una mano lava l'altra
Maximum Il massimo
Mea culpa Riconoscere il proprio errore, autocritica
Medice, cura te ipsum Medico, cura te stesso
Melioribus annis Negli anni pi felici; detto con nostalgia del passato
Melius abundare quam deficere Meglio aver molto che poco
Memento mori (memento te
hominem)
Ricorda che sei soltanto un uomo e che dovrai morire
Memento audere semper Ricorda di osare sempre
Memorandum Ci che si deve ricordare, promemoria
Mens agitat molem Lo spirito vivifica la materia
Mens sana in corpore sano Mente sana in corpo sano
Minus habens Ritardato mentale o senza diritti
Mirabile visu (dictu) Cosa incredibile a vedersi! (dirsi)
Mirabilia Cose meravigliose
Modus vivendi Modo di vivere, accordo provvisorio, intesa
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Mores maiorum Il modo di comportarsi degli antenati
More solito Al solito, secondo il solito costume
More uxorio Uomo e donna che, pur non essendo sposati, convivono
Mors omnia solvit La morte scioglie tutto
Mors tua vita mea La tua morte la mia vita; la tua sconfitta equivale alla mia vittoria
Mors ultima ratio La morte la ragione finale (di ogni cosa)
Motu proprio Di propria iniziativa, senza collegialit
Multa paucis Molte cose in poche parole
Mutatis mutandis Cambiate le cose che si devono cambiare...; la si usa in situazioni
comparative, tenendo conto di scenari differenti
Natura abhorret a vacuo La natura ha orrore del vuoto
Natura non facit saltus Procedere per gradi; c' sempre qualcosa d'intermedio tra una cosa
e l'altra
Navigare necesse est, vivere non
necesse
Non pensare alle necessit contingenti ma vivi per un ideale
Nec pluribus impar Non inferiore a nessuno
Nec spe nec metu N con speranza, n con timore; tranquilli
Nemo propheta in patria Nessuno profeta nella propria patria, o tra i propri familiari,
colleghi, amici
Nemo sua sorte contentus Nessuno mai soddisfatto della sua condizione
Ne quid nimis (Mai) nulla di eccessivo
Nihil admirari Non stupirsi di cosa alcuna
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Nihil morte certium Nulla pi certo delle morte
Nihil obstat (quominus
imprimatur)
Non esiste alcun impedimento alleffettuazione di qualche cosa,
imprimatur concesso
Nihil sub sole novum (Non v') nulla di nuovo sotto il sole
Noli me tangere Non mi toccare
Nomen omen Nel nome vi il destino di una persona, il suo nome un presagio di
quello che sar
Non bis in idem Non due volte per la medesima cosa; un accusato non pu essere
punito due volte per lo stesso delitto; non ripetere due volte lo
stesso errore
Non expedit Non conviene, non vantaggioso, ma non implica una proibizione
tassativa
Non omne quod licet honestum
est
Non tutto quello che lecito onesto
Non omnia possumus omnes Non tutti possiamo fare ogni cosa
Non multa sed multum Non molte cose, ma molto (bene)
Non plus ultra Indica il massimo cui si pu arrivare
Non possumus Non possiamo, tacere o fare una determinata cosa; un imperativo
etico o religioso
Non vitae sed scholae discimus Non impariamo per la scuola ma per la vita
Nosce te ipsum Conosci te stesso, non sopravvalutarti; la verit dentro di te
Novissima verba Ultime parole (di un testamento)
Nulla dies sine linea L'arte un continuo esercizio
Obtorto collo Malvolentieri, contro la propria volont
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Omissis (ceteris rebus) Riportando un testo altrui, si omettono parole non ritenute
importanti
Omne trinum est perfectum Ogni triade perfetta
Omnia munda mundis Tutto puro per i puri; ingenuit
Omnia mutantur Tutto cambia
Omnia tempus habent Ogni cosa ha il suo tempo
Omnia vincit amor L'amore supera ogni cosa
Omnis homo mendax Tutti gli uomini sono bugiardi
Onus probandi incumbit actori L'onere della prova a carico di chi afferma qualche cosa, non di chi
la nega
Ope legis Per forza di legge, in virt di una disposizione legale, superiore
Opera omnia Tutte le opere (di un autore, generalmente scrittore)
Oportet ut scandala eveniant A volte opportuno che gli scandali avvengano per scatenare una
giusta reazione o per far emergere un problema
Optimum Il massimo, l'eccellenza
Ora et labora Prega e lavora, motto benedettino
O tempora o mores Che tempi! Che costumi! (Nostalgia del passato)
Oves et boves Un gruppo eterogeneo, spesso riunito senza una precisa logica
Panem et circenses Pane e giochi per tenere buone le masse; il popolo "bue"
Passim Qua e l; si usa nelle citazioni dei libri, per indicare riferimenti sparsi
Pax et bonum Pace e bene
Pax tibi Pace a te
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Pecunia non olet Il denaro non ha odore; cinismo relativo alla sua provenienza
Per aspera ad astra Arrivare alle stelle attraverso molte difficolt
Per fas et nefas Con mezzi giusti e ingiusti
Perinde ac cadaver Obbedire come un morto (p.es. al papa)
Placebo Quando si vuole compiacere qualcuno senza fargli capire che si sta
fingendo; l'effetto dell'apparenza appare reale in chi non sospetta
l'inganno
Placet Si approva, non vi sono ostacoli o riserve a concedere il permesso
(vedi imprimatur, nihil obstat)
Plaudite cives! Applaudite cittadini!
Plenum Consiglio, riunione politica
Post hoc, ergo propter hoc Prendere per causa quello che un antecedente temporale; si
confonde il rapporto di precedenza con quello di causalit
Post quem A partire da...
Post scriptum (p. s.) Si aggiunge in fondo al testo, per scrivere qualcosa che si
dimenticata
Prima facie Al primo aspetto, all'apparenza, di primo acchito
Primum facere, deinde
philosophari
Prima fai, poi filosofeggia
Primum non nocere Anzitutto non nuocere a nessuno
Primus inter pares Primo tra pari; autorit d'onore ma non giuridica o giurisdizionale o
politica
Principiis obsta Non lasciare che la situazione diventi irreparabile
Probiviri Persone di particolare prestigio
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Pro bono pacis Per amor di pace, per non litigare
Pro capite A testa, per ciascuno, p.es. il reddito individuale
Pro die Al giorno, quotidianamente
Pro domo sua Chi difende con fervore una causa propria o i propri interessi o si
esalta nel far valere le proprie ragioni
Pro forma Per salvare le apparenze
Pro loco A favore del luogo, un Ente che favorisce il turismo locale
Pro memoria Breve scritto per ricordare qualcosa, memorandum
Promoveatur ut amoveatur Sia promosso affinch sia rimosso; oppure promuovere un incapace
fino al punto in cui la sua incompetenza diventi cos evidente da
imporne la rimozione
Prosit! Augurio rivolto in occasione di un brindisi
Pro tempore Temporaneamente
Provocare ad popolum Appellarsi al popolo
Pulvis et umbra sumus Siamo polvere e ombra, mortali
Purus grammaticus purus asinus La pedanteria non serve a nulla; l'interesse per una cosa sola non
aiuta a vivere
Quae nocent docent Le cose che nuocciono istruiscono; non tutto il male viene per
nuocere
Qualis pater talis filius I difetti dei genitori generalmente vengono ereditati dai figli
Quantum satis (sufficit) Quanto sufficiente, quanto basta, formula per ricette mediche
(q.s.)
Qua re Per la qual cosa, perci
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Quia Vengo subito al nocciolo, al perch...
Qui bene amat, bene castigat Chi ama tanto, punisce tanto
Qui custodiet custodes? Chi controlla i controllori?
Quid Un certo non so che, un qualcosa d'importante, un elemento
indefinibile
Quid novi? C' qualcosa di nuovo?
Quieta non movere Non smuovere le cose tranquille
Qui multum habet, plus cupit Chi ha tanto desidera di pi
Qui nescit dissimulare, nescit
regnare
Chi non sa dissimulare non sa regnare
Qui pro quo Un equivoco, uno sbaglio, una falsa interpretazione, spesso
accidentale
Quod erat demonstrandum Come volevasi (o dovevasi) dimostrare (abbreviata in Q.E.D. o, in
italiano, CVD)
Quod non fecerunt barbari,
fecerunt Barberini
Quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini; nel
senso che al peggio non c' limite
Quorum Una data percentuale rispetto a un intero, che rende valido un voto
o altro
Quot capita, tot sententiae Quante le persone, tanti i giudizi
Quousque tandem (abutere
patientia nostra?)
Fino a quando (abuserai della nostra pazienza)?
Quo vadis? Dove vai?
Raptus Un impulso improvviso che spinge a compiere azioni irresponsabili
Rebus Enigma, rompicapo
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Rebus sic stantibus Stando cos le cose
Redde rationem Resa dei conti; dammi la spiegazione di quanto fatto
Reductio ad absurdum Ragionamento per assurdo; fa uso del principio del terzo escluso:
un enunciato che non pu essere falso, deve essere vero
Referendum Appello rivolto al corpo elettorale perch si pronunci su
determinate questioni
Reformatio in peius In giurisprudenza il divieto di reformatio in peius impedisce a un
giudice di una Corte d'appello di assumere, come pena base, una
pena di entit maggiore di quella stabilita nel processo di primo
grado
Refugium peccatorum Persona molto indulgente o luogo sicuro cui si pu ricorrere in caso
di necessit
Relata refero Riferire notizie apprese da altri, sulle quali non si esprime un parere
personale
Res derelictae Cose abbandonate
Res non verba Fatti non parole
Repetita iuvant Si usa, spesso in tono ironico, per sottolineare la necessit di
ripetere concetti che si possono facilmente dimenticare
Reprimenda Sgridata
Requiescat in pace Riposi in pace
Res nullius Cosa di nessuno
Ridendo dicere verum Scherzando dire la verit
Risus abundat in ore stultorum Il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi
Roma locuta, causa finita Roma ha parlato, la questione chiusa
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Ruit hora Il tempo fugge
Salve! Sta' bene! Formula di saluto
Semper idem Sempre lo stesso
Senior Senior distingue il nato prima, in caso di omonimia nella tessa
famiglia
Seniores priores Prima gli anziani
Servum pecus Gregge servile; adulatori, cortigiani..., ma anche i volgari imitatori di
opere letterarie
Sesquipedalia verba Parole che riempiono la bocca, prive di significato
Sic! Viene usato tra parentesi e spesso con un punto esclamativo, nel
riferire una citazione sorprendente o del tutto errata
Sic et simpliciter Cos e semplicemente; alla buona, senza usare troppi paroloni,
senza avere la pretesa di voler insegnare
Sic transit gloria mundi Cos passa la gloria del mondo; le cose del mondo sono passeggere
Sic vos non vobis Voi, ma non per merito vostro
Signa signorum Parole scritte
Similia similibus curantur I simili si curano con i simili
Sine causa Senza motivo
Sine cura Senza preoccupazione, senza obbligo (una sinecura
un'occupazione di scarso impegno)
Sine die Senza termine o scadenza; una certa cosa va fatta per sempre,
oppure, pur procrastinandone l'esecuzione, dovr essere
comunque fatta
Sine ira et studio Senza animosit (ostilit) e simpatia (partigianeria); imparzialit
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Sine qua, non Senza la quale, no; condizione e clausola essenziale, senza la cui
osservanza il contratto diventa nullo
Sine strepitu Senza clamore
Si parva licet componere magnis Se permesso paragonare le cose piccole alle grandi
Si vis amari, ama Se vuoi essere amato, ama
Si vis pacem para bellum Se vuoi la pace prepara la guerra
Sol lucet omnibus Il sole risplende per tutti
Solve et repete Prima paga e poi reclami
Solvet saeculum in favilla Ridurr il mondo in cenere
Specimen Saggio, campione. In editoria un breve saggio distribuito a fini
propagandistici, di un'opera in preparazione
Spes ultima dea La speranza l'ultima a morire
Statu quo ante (o nunc) Una situazione precedente (o attuale); nello stato in cui si trovava
prima
Status (symbol) La posizione giuridica o sociale di una persona o la situazione
politica e giuridica di uno Stato
Stultorum numerus est infinitus Infinito il numero degli stolti
Sua sponte Di sua spontanea volont
Sub condicione Sotto condizione, solo se si verificheranno determinate circostanze
Sub iudice (judice) La questione non stata ancora risolta, ma tuttora in discussione,
sotto giudizio
Sub lege libertas La libert sta sotto la legge
Sub specie aeternitatis Valutare le cose sotto un profilo universale, non come contingenti
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ma come necessarie
Sui generis Di un genere tutto suo, caratteristico, particolare, originale
Summum ius summa iniuria Il massimo del diritto, il massimo dell'ingiustizia; quando si applica
la legge alla lettera senza tener conto delle circostanze
Super Eccellente, superiore
Super partes Al di sopra delle parti, obiettivo, neutrale
Sursum corda Star su di morale
Sustine et abstine Sopporta il dolore e astieniti dai beni apparenti
Symposium Congresso, convegno
Tabula rasa Azzeramento di una data situazione, per ripartire da capo; indica
anche qualcuno privo di cognizioni, oppure qualcuno che, non
avendo conoscenze a priori, virtualmente disponibile ad acquisire
qualsiasi conoscenza
Temporibus illis Molto tempo fa
Tene rem verba sequentur Sii padrone dell'argomento, le parole seguiranno
Terminus a quo Limite a partire dal quale, punto di partenza
Terminus ad quem Limite entro il quale, punto di arrivo
Terminus ante quem Una data in cui si sono svolti eventi storici che contraddicono
quanto scritto in un lavoro letterario, il quale quindi non pu essere
stato composto che prima di tale data
Terminus post quem Una data in cui si sono svolti eventi storici documentati in un lavoro
letterario, il quale quindi non pu essere stato composto che in un
secondo momento
Tertium non datur O questo o quello, non ci sono alternative
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Tot Tanti, un certa quantit di persone, animali, cose
Toto corde Di tutto cuore
Transeat Passiamo oltre, sia concesso in via eccezionale
Tu quoque Brute fili mi! Anche tu Bruto figlio mio; quando ci si sente traditi da un amico o
congiunto
Ubi commode, ibi incommode Dove ci sono i vantaggi ci sono anche gli svantaggi
Ubi consistam Un punto fermo, d'appoggio (i mezzi necessari) per fare qualcosa di
significativo
Ubi deficiunt equi trottant aselli Quando mancano i purosangue fanno trottare gli asini
Ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit Dove la legge ha voluto, si pronunciata, dove non ha voluto, non si
pronunciata
Ubi maior minor cessat Alla presenza del maggiore, il minore trascurabile; quando c' chi
vale di pi, chi vale meno si deve mettere in disparte
Ubi mel ibi fel Dov' il miele, c' anche il fiele
Ubi tu Gaius ibi ego Gaia Giuramento di fedelt matrimoniale; dove tu sarai felice, lo sar
anch'io
Ultima ratio Lultimo mezzo che si ritiene di dover usare per raggiungere uno
scopo, quando non c altro da fare; ultima ragione, misura estrema
Ultimatum Proposte definitive con lingiunzione di rispondere in modo preciso
entro un determinato periodo di tempo
Ultra Oltre, al di l, una situazione di estremismo; gli ultras sono i fanatici
di uno sport
Una tantum Una volta soltanto, una tassa straordinaria
Unicum Cosa unica, unico esemplare esistente
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Urbi et orbi Il papa quando si rivolge non solo a Roma ma a tutto il mondo
(cattolico)
Usus scribendi Il modo consueto di scrivere di un autore, al di l dello stile tecnico
preciso
Ut unum sint Che siano una cosa sola
Vacatio legis Vuoto legislativo
Vademecum Manualetto pratico, tascabile, contenente notizie utili
Vade retro Satana Vai indietro Satana
Vae victis Guai ai vinti!
Vale Sta' bene, sta' sano
Vanitas vanitatum et omnia
vanitas
Vanit delle vanit e tutto vanit
Vare, legiones redde! O Varo, restituiscimi le legioni; domandar conto a qualcuno del suo
operato, o per chiedere la restituzione di qualche cosa non sua
Veni, vidi, vici Venni, vidi e vinsi
Verba volant, scripta manent Le parole volano, gli scritti rimangono
Veritas filia temporis La verit figlia del tempo
Veto Negare, proibire, vietare
Vexata quaestio Vecchia questione dibattuta, rimasta per lo pi irrisolta
Viribus unitis L'unione delle forze o l'unione fa la forza
Vox clamantis in deserto Voce di uno che grida nel deserto, inutilmente, perch inascoltato
Vox populi (vox Dei) Voce del popolo, voce di dio; quello che dici lo sanno tutti, perch
opinione comune, ma anche nel senso che quello che decide il
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popolo dovrebbe essere legge

Ab absurdo.
Per assurdo. - Termine filosofico e matematico antico, per dimostrare una verit col provare
assurdo il suo contrario. La locuzione italiana equivalente per assurdo, usata anche per
dimostrazioni matematiche o con valore pi generale.

Ab aeterno.
Dall'eternit. - Espressione usata, in teologia e filosofia, per indicare ci che non ha alcun
cominciamento. E' frequente anche nell'uso letterario, con la grafia ab eterno: la materia stessa
niuno incominciamento ebbe, cio a dire che ella per sua propria forza ab eterno (Leopardi).

Ab antiquo.
Da antico tempo. - Espressione usata, anche nella forma italianizzata ab antico, per indicare cose o
avvenimenti assai remoti: quello ingrato popolo maligno Che discese di Fiesole ab antico (Dante).

Ab hoc et ab hac.
Da questo e da quella. - Locuzione latina usata per indicare cosa detta confusamente. Si applica a
chi parla a vanvera: parlare, ragionare ab hoc et ab hac.

Ab imis fundamentis.
Dalle fondamenta pi profonde - Espressione che si fa risalire al filosofo inglese Francesco Bacone
che dice: instauratio facienda ab imis fundamentis, il rinnovamento va fatto dalle fondamenta pi
profonde. Si usa per indicare la necessit del rinnovamento radicale di un istituto o di un tenore di
vita. E' frequente la forma abbreviata ab imis.

Ab imo pectore.
Dal profondo del petto, del cuore - Locuzione usata per esprimere sdegno, odio, ira erompenti. Nel
parlare comune adoperata in frasi del tipo: le sue parole venivano proprio ab imo pectore.

Ab initio.
Dal principio. - Locuzione di uso letterario, e in antichi testi si trova scritta anche ab inizio. E' usata
da chi comincia o ripiglia a dire o fare una cosa.

Ab intestato.
Da chi non ha fatto testamento. - Nel linguaggio giuridico, la locuzione viene usata per definire la
vocazione ereditaria che avviene senza che il defunto abbia lasciato testamento, e quindi facendo
luogo alla successione legittima.
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Ab Jove principium. (Virgilio, Ecl. III, 60)
Da Giove il principio. - Citazione dotta (usata ancor oggi), ripresa da una frase di Virgilio che dice ab
Jove principium, Musae; Jovis omnia plena, cominciam da Giove, o Muse; tutte le cose son piene di
Giove. Allude al fatto che quando uno vuol parlare deve cominciare dalla persona o cosa pi
importante.

Ab irato.
Da irato. - Locuzione usata per significare che si agisce o si parla nell'impulso dell' ira: decisione
presa ab irato.

Ab origine.
Sin dall'origine - Espressione adoperata anche in contesti italiani per significare "fin dalle origini, fin
dalla nascita, fin da quando ha avuto inizio": un'istituzione che si porta dietro ab origine questi
gravi difetti.

Ab ovo. (Orazio, Satire. I, 3, 6-7)
Dall'uovo - Espressione usata da chi comincia a narrar le cose dalla prima origine. La locuzione latina
l'inizio della frase di Orazio ab ovo usque ad mala (dall'uovo fino alle mele), brevissima sintesi del
pasto degli antichi romani.

Absit iniuria verbo. (Tito Livio, Hist. IX, 19)
L'offesa sia lontana dalla parola - Si usa talora anche nella forma del plurale, Absit iniuria verbis, con
lo stesso significato della frase italiana sia detto senza intenzione di offendere.

Abstine substine.
Astienti, sopporta. - Motto del filosofo greco Epittto che riassume l'etica della filosofia stoica:
sopportare con assoluta remissione tutto quel che capita e astenersi da ogni desiderio o impulso
che sia diretto verso le cose esterne.

Ab uno disce omnes. (Virgilio, Aen. II, 65-66)
Da uno impara a conoscerli tutti - Questa frase di Virgilio trae motivo, dallo spergiuro di Sinone, di
riprovazione per tutti i Greci. Ma tale generalizzazione, che estende a un'intera collettivit il
comportamento di un singolo, un procedimento arbitrario, respinto dalla logica.



Ab urbe condita.
Dalla fondazione dell'Urbe. - Formula con cui gli antichi romani contavano gli anni partendo
dall'anno di fondazione di Roma. La tradizione fissa l'atto di nascita di Roma al 21 aprile del 753
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avanti Cristo, e la formula viene comunemente abbreviata in a. U. c. e tradotta, in contesti italiani,
"dalla fondazione di Roma".

Abusus non tollit usus.
L'abuso non annulla l'uso. (Regola del Diritto Romano)

Abyssus abyssum invocat.
L'abisso chiama l'abisso. - Parole della Bibbia (Salmo 41) che suonano come avvertimento a tenersi
lontani dalla china del vizio; nell'uso comune stanno a significare che "un male chiama l'altro".

Accessit.
Si avvicin. - Locuzione in uso nelle vecchie scuole e accademie per indicare che uno studente, un
candidato aveva ottenuto voti sufficienti, avvicinantisi al voto massimo: avere, ottenere, riportare
l'accessit.

Acta agere. (Terenzio, Phorm. II, 3, 72)
Fare una cosa gi fatta. - Espressione usata per chi perde l'opera e il tempo.

Acta est fabula.
La commedia finita. - Parole attribuite ad Augusto Imperatore, mentre moriva; esse
corrispondono alla formula consueta con cui veniva annunziata in teatro la fine di uno spettacolo. In
senso estensivo, si usano talvolta per indicare che si giunti al termine di qualche cosa, che non c'
pi nulla da fare o da aggiungere.

Ad abundantiam.
Ad abbondanza. - Locuzione usata nel linguaggio giuridico, e anche nel parlare comune, per indicare
prove, ragioni, argomenti aggiunti (sebbene non necessari) a maggior sostegno di quanto detto o
provato in precedenza.

Ad aperturam libri.
Aprendo il libro. - Espressione che si applica a chi sa tutto un testo e ti d ragione di esso in
qualunque punto lo interroghi.

Ad audiendum verbum.
Per udire la parola. - Locuzione adoperata con riferimento a chi convocato dal superiore per
ricevere ordini, istruzioni o anche rimproveri o biasimi.

Ad augusta per angusta.
A cose eccelse si giunge per vie difficili. I congiurati contro Carlo V, nell'atto IV dell'Ernani di Victor
Hugo, hanno questa parola d'ordine. Il motto latino viene talvolta usato nel linguaggio comune, per
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significare che i grandi risultati si raggiungono solo superando difficolt d'ogni genere (vedi Per
angusta ad augusta).

Ad bestias.
Alle belve. - Espressione usata presso i Romani per i condannati ai combattimenti con le belve nel
circo: supplizio spesso subto dai cristiani.

Ad calendas graecas.
Alle calende greche. - E' un detto di Augusto, diventato proverbiale per quelli che non mantengono
alcuna promessa. A Roma, nelle calende, cio nel primo di ogni mese, i creditori richiedevano i
crediti; e i Greci non avevano calende. Nella lingua italiana, l'espressione equivalente a rimandare
alle calende greche, per significare un rinvio a tempo indeterminato.

Addenda.
Cose da aggiungere. - Espressione usata soprattutto in libri a stampa per indicare l'elenco delle
eventuali omissioni avvenute nella composizione del testo; mentre si usa l'espressione addenda et
corrigenda, corrispondente all'italiano aggiunte e correzioni, quando nell'elenco sono comprese
anche le correzioni da apportare al testo.

Addito salis grano. (Plinio, Nat. Hist. 23, 77, 3)
Coll'aggiunta di un granellin di sale. - Frase di Plinio il Vecchio di uso frequente nel senso figurato
"con un po' di buon senso, con discernimento" (vedi Cum grano salis).

Ad gloriam.
Per la gloria. - La locuzione si applica ad un lavoro che non d utile materiale.



Ad hoc.
A ci, a questo. - Locuzione usata per significare che una persona, un oggetto, un mezzo, un
argomento e simili sono adatti, rispondenti al caso: ho trovato la soluzione ad hoc.

Ad hominem.
All'uomo, per l'uomo. - Adatto alla persona di cui si tratta: stato un discorso ad hominem. Nella
logica, argumentum ad hominem quello che mira all'individuo direttamente, e lo colpisce in pieno,
quando l'avversario lo trae dalle parole o dalle azioni della persona stessa.

Ad honorem.
A onore. - Locuzione usata a proposito di cariche, titoli, funzioni, ecc., affidate o concesse a una
persona a solo fine onorario e in riconoscimento di speciali meriti: concedere la laurea ad honorem;
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eleggere presidente ad honorem.

Ad divinis.
Dalle cose divine. - La Chiesa sospende a divinis mysteriis i sacerdoti che giudica indegni di
continuare nel loro ministero.

Ad interim.
Nel frattempo. - Espressione usata per indicare una carica provvisoria, finch non sia nominato il
vero incaricato, Ministro, Capo ufficio, Comandante, ecc.

Ad libitum.
A piacere, a volont. - Espressione usata: in ricette mediche (abbreviazione ad l.) quando non si
intende prescrivere una dose determinata; come didascalia musicale, per indicare che l'esecuzione
di un passo o una parte strumentale non ritenuta indispensabile, si lascia alla libera interpretazione
dell'artista; nella liturgia della messa, per lasciare libera la recitazione di certe collette che seguono
a quelle obbligatorie.

Ad limina.
Sulla soglia, sul limitare. - Termine con cui il Sommo Pontefice chiama i vescovi inchinantisi sulla
soglia della sala pontificale, per conferire o per presentare una relazione scritta sullo stato della loro
diocesi.

Ad litteram.
Alla lettera, testualmente. - Locuzione usata in luogo della corrispondente espressione italiana alla
lettera: tradurre, intendere ad litteram.

Ad maiora!.
A cose maggiori!. - Formula d'augurio con cui ci si rivolge a chi ha conseguito un'affermazione, per
auspicargli ulteriori successi o risultati.

Ad maiorem Dei gloriam.
A maggior gloria di Dio. - Motto speciale dei gesuiti (di solito abbreviato in A. M. D. G.), che risale
allo stesso sant' Ignazio e distingue gli edifici, i libri, ecc. dei membri della Compagnia.

Ad maiorem rei memoriam (A. M. R. M.).
A pi duraturo ricordo della cosa. - Motto usato nelle iscrizioni.

Ad multos annos!.
Per molti anni!. - Formula d'acclamazione, di saluto e d'augurio diretta (tre volte) dal vescovo
consacrato al consacrante, e (una volta) dall'abate al vescovo che lo benedice. Di origine
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precristiana, si mantenuta, in forma latina, anche nell'uso comune come formula augurale in
occasione di un compleanno, in un brindisi, o in altre simili circostanze.

Ad perpetuam rei memoriam.
A perpetua memoria della cosa. - Espressione frequente (anche nella grafia abbreviata A. P. R. M.)
su medaglie e monumenti e, dal secolo XIII, nel protocollo iniziale delle lettere papali solenni, di cui
costituiva una caratteristica distintiva.

Ad personam.
Alla persona. - Locuzione usata a proposito di titoli, privilegi, ecc., concessi a un determinato
individuo, ma non trasmissibili o rivendicati da altri: gode di un assegno ad personam; stata
approvata una legge ad personam.

Ad referendum.
Per riferire. - Espressione in uso nel linguaggio di cancelleria e diplomazia per indicare la riserva con
la quale un agente o un negoziatore internazionale accetta, senza impegnare il proprio governo,
proposte che non possono essere definitivamente accolte senza che il governo stesso sia
interrogato al riguardo; sia il limite del mandato che il governo affida al proprio agente con
l'incarico di trattare o negoziare ad referendum, ma non di dare risposta definitiva senza aver
previamente informato e ottenuto l'assenso del proprio governo.

Ad unguem.
All'unghia. - Locuzione tratta dall'uso degli scultori i quali sogliono provare con l'unghia la rifinitura
del loro lavoro. Da un passo di Orazio (Sat. I, 5, 32) nota l'espressione ad unguem factus homo
("un uomo fatto a pennello"), che viene usata per indicare persona o cosa di singolare perfezione e
raffinatezza.

Ad usum Delphini.
Per uso del Delfino. - La frase era l'etichetta riservata ai libri preventivamente purgati e resi adatti al
Delfino, primogenito del re di Francia Luigi XIV. L'espressione oggi si adopera per testi non integri o
alterati, o per indicare una cosa monca, truccata, adatta ad uno scopo.

Ad vitam aeternam.
Per la vita eterna. - espressione usata a proposito di una cosa che va per le lunghe.

Advocatus diaboli.
L'avvocato del diavolo. - Viene cos chiamato nelle beatificazioni, chi preposto a confutare le
asserzioni di coloro che propugnano i meriti del beatificando.

Aegri Somnia. (Orazio, Ars poet., 7).
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Sogni d'infermo. - Locuzione latina usata nel linguaggio corrente per indicare vaneggiamenti,
desideri di cose impossibili.

Aequo pulsat pede. (Orazio, Odi, I, 4, 13)
Con piede uguale. - La locuzione presa da un'ode di Orazio che dice: Pallida mors aequo pulsat
pede pauperum tabernas Regumque turres, la pallida morte picchia con egual piede i poveri tuguri,
e le torri dei re. Nel linguaggio comune, l'espressione viene usata per significare che la morte
colpisce tutti egualmente.

Affidavit.
Assicur. - Nel diritto anglosassone una dichiarazione scritta e giurata, o un'affermazione solenne
davanti a un magistrato o pubblico ufficiale, da usare in un processo o per altri scopi, previsti dalla
legge. Nel linguaggio bancario, un'attestazione giurata prestata da testimoni, a garanzia di
un'operazione.

A fortiori.
A maggior ragione. - La locuzione completa a fortiori ratione, a pi forte ragione. Nella logica,
detto argomento a fortiori quello diretto a provare che la tesi in questione sorretta da
argomentazioni pi numerose o pi valide di altra, gi ritenuta per valida. Ad esempio: Se io devo
amare i miei nemici, a fortiori devo amare i miei amici.

Age quod agis.
Quel che fai, fallo bene.

A latere.
A fianco. - Espressione usata per designare funzionari che affiancano e coadiuvano altri
nell'esercizio di alcune loro funzioni. Nella Chiesa, il cardinale legato a latere un porporato che
svolge, in rappresentanza del pontefice, una missione di particolare importanza.
Nell'amministrazione della giustizia, giudice a latere, consigliere a latere, un magistrato di carriera
che, insieme al presidente e ai giudici non togati, compone il collegio giudicante.

Albo signanda lapillo.
Da segnare con pietra bianca. - Espressione usata per indicare cosa straordinaria, avvenimento
lieto. I Romani registravano i giorni fausti su pietra bianca, e quelli infausti con pietra nera.

Alea jacta est. (Svetonio, Caes., 32)
Il dado tratto. Secondo Erasmo, la frase esatta, attribuita da Svetonio a Cesare Alea jacta sto, il
dado sia tratto. Il motto, che si ripete tuttora nell'intraprendere un'azione irrevocabile, sarebbe
stato pronunciato da Cesare al passaggio del Rubicone.

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Alias.
Altrimenti. - si interpone di solito tra il nome reale di una persona e lo pseudonimo o il soprannome
o il titolo con cui generalmente nota: Sofia Loren alias Sofia Scicolone).

Alibi.
Altrove. - Nel diritto penale, mezzo di prova indiziaria con il quale l'imputato o la persona indiziata
di un reato mira a dimostrare la sua estraneit al fatto delittuoso in quanto al momento della
consumazione del reato ascrittogli si trovava in luogo diverso da quello in cui il reato stato
consumato: presentare un alibi; avere o non avere un alibi. Per estensione, alibi vale come
sinoniomo di attenuante, giustificazione.

Alma mater.
Madre nutrice. - Titolo che i Romani davano ad alcune dee (Cibele, Cerere); nel medioevo (e ancor
oggi nei paesi anglosassoni), epiteto delle universit.

Alter ego.
Un altro me stesso. - Locuzione usata per indicare un sostituto o in genere una persona che fa le
veci di un'altra e ha la facolt di decidere in suo nome. Nel Regno delle Due Sicilie l'Alter Ego era il
luogotenente del re.

Ante litteram.
Avanti lettera. - Locuzione latina corrispondente al francese avant la lettre. In senso figurato, sono
ante litteram quelle correnti di pensiero, quei movimenti d'opinione, ovvero quegli artisti, filosofi,
letterati che anticipano le caratteristiche proprie di fenomeni storici o culturali di epoche
successive: in certe sue cose, il Poliziano un marinista ante litteram.

A posteriori.
Da ci che dopo. - Termine della filosofia medievale (ripreso poi da Kant), usato per indicare ogni
conoscenza che dipende o proviene dall'esperienza; si oppone al termine a priori. La scienza
moderna figlia del metodo sperimentale, induttivo, cio a posteriori.

A priori
Da ci che prima. - Termine della filosofia (opposto al termine a posteriori), usato in riferimento
ad argomentazioni, affermazioni, giudizi non ricavati dall'esperienza ma formulati dalla ragione,
deducendo dai principi le conseguenze, dagli universali i particolari, dalle cause gli effetti. Nel
linguaggio comune, affermare, giudicare a priori significa agire in astratto, senza probanti elementi
che diano validit all'affermazione o al giudizio, e quindi, spesso, in baase a preconcetti.

Arbiter elegantiarum.
Arbitro delle eleganze. - Appellativo dato da Tacito negli Annali (ma nella forma elegantiae arbiter) a
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un Gaio Petronio, identificato col Petronio autore del Satyricon. L'appellativo usato oggi, spesso
ironicamente, a proposito di persona ricercata e raffinata in qualsiasi manifestazione e
specialmente nel vestire.

Asinus asinum frigat.
Un asino frega l'altro. - Espressione usata a proposito di due ignoranti che s'incensano a vicenda.

Audaces fortuna iuvat,
La fortuna aiuta gli audaci.

Aurea mediocritas. (Orazio, Odi II, 10, 5-8 )
Aurea mediocrit. - Orazio intendeva per aurea mediocritas le virt fondamentali dello stoicismo, la
fortezza e la prudenza che tengono l'uomo lontano dalle troppo rapide fortune come dalle
altrettanto improvvise rovine. Col tempo, per, l'aurea mediocritas oraziana ha perso il suo
significato stoico per assumere quello banale del quotidiano barcamenarsi, cio del vivere senza
infamia e senza lode.

Auri sacra fames. (Virgilio, Aen. III, 57)
Esecranda fame d'oro. - Noto emistichio virgiliano nell'episodio del giovane Polidoro, ultimo figlio di
Priamo, ucciso dal tracio Polimnestore avido dei suoi tesori. Viene spesso citato come sentenza
contro coloro che sono disposti a qualunque azione, buona o turpe che sia, pur di fare denaro.

Aut Caesar aut nihil.
O Cesare o nulla. - Superbo motto che Cesare Borgia, noto come duca Valentino, fece scrivere sui
suoi vessilli.

Ave, Caesar, morituri te salutant. (Svetonio, Claudio, 21).
Salve, Cesare, i morituri ti salutano. - In Svetonio la frase esatta, rivolta verso Claudio, Ave,
imperator, morituri te salutant, salve, o imperatore, i morituri ti salutano. Era il saluto dei gladiatori
all'ingresso nel circo, prima di avviarsi al combattimento, cio alla morte. Nel racconto di Svetonio,
compaiono i conbattenti di una naumachia indetta dall'imperatore Claudio nel lago Fcino.
Barba non facit philosophum. (Plutarco, Diso. conviv. 7, 6, 3).
La barba non fa il filosofo. Espressione equivalente in tutte le lingue a: "L'abito non fa il monaco".

Beati monoculi in terra caecorum.
In terra di ciechi, beati coloro che hanno un occhio solo. - Proverbio latino medievale, usato spesso
per significare che, dove le condizioni generali sono cattive, anche la mediocrit pu ritenersi
soddisfacente. I latini dicevano inter caecos regnat strabus (tra i ciechi comanda lo strabico), un
proverbio di origine greca.
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Beati pauperes spiritu.
Beati i poveri di spirito. - Frase del Vangelo di san Matteo (V, 3) che fa riferimento a coloro che non
desiderano la ricchezza, a chi umile e che, al contrario, ricco nello spirito. Con questo significato,
ritroviamo la frase evangelica in Dante (Purgatorio, XII, 109-111):
"Noi volgendo ivi le nostre persone,
beati pauperes spiritu voci
cantaron s che nol dira sermone".

Beati possidentes.
Beati quelli che posseggono. - Motto attribuito a Bismark, ma non suo, poich nel Diritto Romano
abbiamo: "Possessores sunt potiores, licet nullum ius habeant" (Ulpiano, I.5,Si ususfruct.,pet., 7, 6).
Chi possiede , in linea di diritto, in condizioni pi favorevoli (di chi non possiede), bench non
abbia diritti.



Bis in idem.
Due volte nella stessa cosa. Locuzione latina usata a proposito di persona che cada pi di una volta
nello stesso errore.

Bis repetita placent.
Le cose due volte ripetute, piacciono. (Vedi Repetita iuvant).

Boni viri.
Uomini perbene. Espressione usata talora scherzosamente per indicare i senatori. Trae la sua origine
dal noto detto latino: Senatores boni viri, senatus autem mala bestia (I senatori sono uomini
perbene, ma il senato una cattiva bestia).

Bononia docet.
Bologna insegna.- Il motto allude al suo antico e famoso "studio", poi Universit. Per contro si disse
scherzosamente: "Bononia ridet" (Bologna ride), "Bononia bene manducat" (Bologna mangia bene),
"Bononia gaudet" (Bologna gode). E Dante (Inferno, XXIII, 103-105):
"Frati gaudenti fummo, e Bolognesi,
io Catalano e questi Loderigo
nomati, e da tua terra insieme presi".

Brevi manu.
Da mano a mano, direttamente, personalmente. - Locuzione di uso comune per indicare missive e
pi spesso pagamenti fatti personalmente, senza intermediarii. I brevi pontifici, cio le lettere usate
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per le nomine cardinalizie, le onorificenze, la concessione di indulgenze, gli auguri a capi di Stato,
derivano il nome dal fatto che venivano spedite brevi manu o brevi via (in via breve).
Caetera desiderantur, o caetera desunt.
Le altre cose mancano. - La locuzione si pone sui libri, quando il testo originale non continua per
mancanza di documenti o di pagine.

Captatio benevolentiae.
Cattura della benevolenza. - E' una delle parti dell'orazione, secondo l'antica retorica ecclesiastica,
mirante a catturare la benevolenza degli ascoltatori. Un esempio classico di questa tecnica lo
troviamo nella tragedia Giulio Cesare di Shakespeare, e precisamente nel discorso funebre di Marco
Antonio, davanti al cadavere di Giulio Cesare, ucciso da Bruto.

Caput mundi.
Capo del mondo. - Attributo tradizionale di Roma: Roma caput mundi. Tito Livio racconta che il
defunto Romolo appare a Giulio Procolo annunciandogli che gli di celesti han deciso ut mea Roma
caput orbis terrarum sit, che la mia Roma sia la capitale dell'orbe terrestre.

Carmina non dant panem.
Le poesie non danno pane. - Dante Alighieri, infatti, non ricav una lira dalla Divina Commedia, e
cos il Petrarca, il Parini ed altri illustri poeti.

Carpe diem. (Orazio, Odi, I, 2)
Approfitta dell'oggi. - Massima che riassume l'ideale oraziano, di origine stoico-epicurea, ispirato al
principio del giusto mezzo e della temperanza, l'aurea mediocritas, secondo il quale, data la brevit
della vita, dobbiamo godere giorno per giorno il poco tempo a noi assegnato senza preoccuparci del
domani. Infatti, a Leuconoe, la ragazza "dalla candida mente", il poeta dice: "Dum loquimur, fugerit
invida Aetas: carpe diem, quam minimum credula postero", Mentre parliamo, dileguasi l'nvida et;
stringi l'oggi e credula non aspettar domani (Odi, I, II, 7-8).

Castigat ridendo mores.
Ridendo corregge i costumi. - Motto dettato dal letterato francese Jean de Santeul per il busto di
Arlecchino che ornava il proscenio della Comdie Italienne a Parigi. La risata, o meglio il riso
sorvegliato dall'autoironia, la migliore medicina per i nostri difetti, per placare le smanie
dell'intolleranza, per liberarci dalle ideologie maldigerite.



Casus belli.
Caso di guerra. - Frase che si usa per indicare fatti che possono dar luogo a questioni internazionali
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ed a guerre; per estensione, litigio, contrasto tra singole persone o gruppi di persone per motivi di
poco conto: suvva, non facciamone un casus belli!.

Cave canem.
Guardati dal cane. - Motto che presso gli antichi si usava scrivere sulle soglie delle case in cui stava il
cane incatenato dentro la porta. Lo si legge anche oggi, scolpito nella pietra, sui pilastri del cancello
di qualche villa appartenuta a nobili signori.

Cedant arma togae. (Cicerone, De off., I, 77).
Le armi cedano alla toga. - Frase usata per indicare che la spada non deve prevalere sulla ragione e
sulla giustizia. Cicerone riporta un verso di un suo Poema che and perduto: "Cedant arma togae,
concedat laurea linguae". Cedano le armi alla toga e gli allori alla facndia".

Cicero pro domo sua.
Cicerone per la sua casa. - Cicerone pronunzi nel 57 a.C. un'orazione (che a noi pervenne col titolo
"Pro domo sua") colla quale chiedeva al collegio dei pontefici che gli fosse restituita l'area della sua
casa, che era stata incendiata dopo il suo esilio, e gli fosse dato il denaro per ricostruirla. La frase
viene oggi usata a proposito di chi difenda calorosamente se stesso o le proprie idee.

Cogito, ergo sum. (Cartesio)
Penso, dunque sono. - Su questo postulato Cartesio fond il razionalisno, pietra angolare della
filosofia moderna. L'aforisma Cogito, ergo sum fu volto in ridicolo da quest'altro: Edo, ergo sum.
Mangio, quindi esisto.

Compos sui.
Padrone di s. - Locuzione latina diretta a chi padrone di s e delle proprie azioni (talora anche
compos mentis, cio "padrone della propria mente"). Nel linguaggio giuridico, di soggetto che ha
piena capacit di intendere e di volere. Ma per lo pi, la locuzione usata in senso negativo: "non
compos sui". Non sa quel che si faccia.

Conditio sine qua non.
Condizione senza la quale non. - Locuzione latina usata per esprimere la condizione indispensabile,
senza la quale non possibile compiere un'azione o mandare a effetto un proposito: per
partecipare al concorso di applicato di segreteria conditio sine qua non il possesso del diploma di
scuola media superiore.

Consummatum est. (Giovanni, 19, 30).
E' finita. - Sono le ultime parole di Cristo morente sulla croce, dopo aver bevuto l'aceto dalla
spugna. La frase usata anche nel suo significato generico, quando un governo bocciato, un
potente cade in disgrazia, un attore non riesce a trovare una scrittura.
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Coram populo.
Davanti al popolo. Ponzio Pilato, dicendo: "Io sono innocente del sangue di questo giusto" si lav le
mani coram populo: davanti al popolo, pubblicamente. La preposizione latina coram (davanti a) la
troviamo anche in altre espressioni. Ad esempio in Dante, quando parla delle mistiche nozze di
Francesco d'Assisi con la Povert: Et coram patre le si fece unito. (Paradiso, XI, 62).

Credo quia absurdum. (Tertulliano, De carne Christi, cap. 5)
Credo perch assurdo. - Frase attribuita allo scrittore Tertulliano (II secolo d.C.), usata per indicare
polemicamente l'atteggiamento fideistico che caratterizzerebbe, o dobvrebbe caratterizzare, il
credo cristiano. Con senso estensivo, usata anche per giustificare la propria fede in ci che la
ragione non prova.

Crimen laesae maiestatis.
Delitto di lesa maest. - In origine, nel diritto romano, ogni delitto contro la maest del popolo
romano e dei suoi magistrati, in seguito ogni delitto contro regnanti, principi, signori feudali e, in
genere, contro lo stato e i suoi magistrati. Oggi, al posto del crimen laesae, abbiamo il reato di
vilipendio.

Cui prodest. (Seneca,Medea, III, 500-501).
A chi giova. - Frase latina tratta dal passo della Medea di Seneca: cui prodest scelus, is fecit, il delitto
l'ha commesso colui al quale esso giova. Nel linguaggio giuridico e politico il cui prodest viene
spesso usato quando si cerca di scoprire chi sia l'autore o il promotore di un fatto (non
necessariamente delittuoso), nel presupposto che pu esserlo soltanto chi se ne ripromette un
vantaggio per s.

Cuique suum. (Ulpiano, De just. et jure).
A ciascuno il suo. - Tutta la giurisprudenza romana era ridotta a tre principii: "Honeste vivere,
neminem laedere, suum cuique tribuere". Vivere onestamente, non ledere nessuno, dare ad
ognuno ci che gli spetta.

Cum grano salis. (Plinio, Nat. hist., 23, 77, 3).
Con un pizzico di sale. - Probabilmente la locuzione un adattamento della frase di Plinio il Vecchio
addito salis grano, con l'aggiunta di un pizzico di sale. In senso figurato, la locuzione significa con un
po' di buon senso, con una certa misura, con discernimento: le sue parole vanno intese cum grano
salis, non vanno cio prese alla lettera.

Cupio dissolvi.
Desiderio d'essere dissolto. - L'espressione ha la sua origine in san Paolo, il quale nella I^ lettera ai
Filippesi scrive, secondo il testo della Vulgata, desiderium habens dissolvi et cum Christo esse,
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avendo il desiderio d'essere sciolto dal corpo per essere con Cristo. Col tempo per il senso
originario di cupio dissolvi si via via trasformato, per indicare in genere un desiderio di mistico
annientamento in Cristo, e il motto stato assunto a simbolo di aspirazione a una vita ascetica, di
rinuncia alla personalit annullando il proprio io per immedesimarlo in Dio.

Cura ut valeas. (Cicerone, Ep. ad fam.).
Procura di star sano. - Bella forma di saluto, chiudente le lettere, come questa: "Si tu vales bene est,
ego quoque valeo"., Se tu stai bene, ne sono lieto; anch'io sto bene, - con cui Cicerone spesso
iniziava le lettere.
Date obolum Belisario.
Date un obolo a Belisario. - Espressione usata nel senso di dare aiuto all'uomo caduto in disgrazia,
come Belisario (generale bizantino al servizio dell'imperatore Giustiniano) che vecchio e cieco, fu
costretto, guidato dalla figlia, a chiedere l'elemosina.

De auditu.
Per sentito dire. - Locuzione latina corrispondente a cose che si ripetono per averle udite: riferire de
auditu. Anche, per avere udito direttamente, nell'espressione giuridica testimone de visu et de
auditu.

De cuius.
Del quale si tratta. - La locuzione completa de cuius hereditate agitur, della cui eredit si tratta.
Nella successione per causa di morte, il soggetto defunto che era proprietario dei beni costituenti il
patrimonio ereditario. In senso scherzoso, il de cuius la persona di cui si sta parlando.

De facto.
Di fatto. - Locuzione latina, usata nel linguaggio giuridico, per lo pi accoppiata o contrapposta a de
iure ("di diritto"), per designare una situazione di fatto non riconosciuta nell'ordinamento giuridico.
In particolare, nel diritto internazionale, usata per indicare il tacito riconoscimento di un nuovo
stato o del nuovo governo di uno stato preesistente, senza la pienezza delle conseguenze giuridiche
derivanti dal riconoscimento de iure.

De gustibus.
Dei gusti. - La frase completa de gustibus non est disputandum, sui gusti non si pu discutere. E'
uno dei tanti intercalari anonimi del latino medievale, assai frequente nel liguaggio comune (spesso
anche nella forma ellittica de gustibus), per affermare che i gusti sono soggettivi e ognuno ha diritto
d'avere i suoi, per quanto strani possano sembrare ad altri.

De hoc satis.
Di ci basta. - La locuzione usata per indicare che l'argomento, o la discussione esaurita e si pu
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passare ad altro.

De iure
Di diritto. - Locuzione per lo pi contrapposta a de facto ("di fatto"), per indicare conformit
all'ordinamento giuridico. Nel diritto internazionale, usata per indicare il riconoscimento di un
nuovo stato o di un nuovo governo in modo pieno e definitivo, che implica la volont di stabilire
normali rapporti diplomatici.

De iure condendo.
Quanto al diritto costituendo. - Nel linguaggio giuridico la locuzione usata in contrapposizione a de
iure condito, per significare un'aspirazione di riforma della legge vigente.

De iure condito.
Quanto al diritto costituito. - Espressione indicante lo stato delle norme vigenti in una determinata
questione o materia. Nel linguaggio giuridico si contrappone a de iure condendo.

Delenda Carthago.
Cartagine va distrutta. - Motto famoso di Catone il Vecchio che credeva necessario l'annullamento
della rivale Cartagine. In verit, si tratta di un'abbreviazione postuma della frase originaria di
Catone, che suonava Ceterum censeo Carthaginem esse delendam, del resto io penso che Cartagine
da distruggere.

De minimis non curat praetor.
Il pretore non si cura dei minimi affari. - Massima latina, tuttora in uso (talvolta anche nella forma
abbraviata de minimis), per significare che non convierne (o che non si vuole) dare troppa
importanza alle piccole cose, alle inezie.

Deminutio capitis. (Gaio, Inst. Iuris Rom.).
Diminuzione di capo. - Frase che in origine indicava la perdita di un individuo da parte di un gruppo,
e passata poi a indicare, nell'ordinamento giuridico romano, il mutamento della posizione giuridica
dell'individuo stesso rispetto al gruppo (con il senso quindi di "diminuzione della personalit
giuridica"), conseguente alla perdita, per cause varie, di alcuni diritti civili. Nel linguaggio corrente,
l'espressione usata a significare perdita di prestigio, di autorit, di grado.

Deo gratias.
Grazie a Dio. - Formula latina di origine biblica, che sottintende agere, rendere. Rendere grazie a
Dio. Questa formula liturgica era frequentissima presso i primi cristiani. I martiri, udita la sentenza
che li condannava a morte perch non abiuravano alla loro fede, alzavano gli occhi al cielo
esclamando Deo gratias. Nell'uso comune e familiare, frequente come esclamazione di sollievo
per l'avverarsi di un fatto atteso, per la fine di cosa noiosa e simile.
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De plano.
Agiatamente, senza difficolt. - Nel linguaggio giuridico medievale, la locuzione era usata per
indicare l'esclusione di alcune forme solenni e la conseguente accelerazione del giudizio nella
procedura sommaria, o planaria. Nell'uso corrente odierno, talora adoperata con riferimento a
conseguenze che si deducono senza bisogno di dimostrazione da premesse gi poste. Questa
locuzione la troviamo pure in Dante (Inferno, XXII, 85): "Danar si tolse, e lasciolli di piano".

Desinit in piscem. (Orazio, Ars poet., 3-4).
Finisce in pesce. - Frase latina usata comunemente a proposito di cosa che risulti comunque
inferiore alle intenzioni o a quanto prometteva in principio. Deriva da un passo dell'Arte poetica di
Orazio (vv. 3-4): ut turpiter atrum Desinat in piscem mulier formosa superne, come se una donna,
bella superiormente, terminasse in uno sconcio pesce. Orazio usa questo paragone per notare che
l'opera d'arte richiede armonia e unit in tutte le sue parti.



Deus ex machina.
Il dio che appare dalla macchina. - La divinit sui teatri antichi appariva su una macchina, spesso a
risolvere situazioni complicate e difficili. La locuzione usata oggi per indicare una persona che
riesce l dove altre hanno fallito, o un evento che sblocca una situazione difficile.

De visu.
Avendo visto. - Locuzione usata in frasi come conoscere de visu, rendersi conto de visu, cio con i
propri occhi. E' contrapposta a de auditu, per sentito dire. I testimoni de visu et de auditu sono
quelli che riferiscono cose viste e udite personalmente, non sentite dire.

Dies irae.
Il giorno dell'ira. - Sono le prime due parole di una sequenza latina che la Chiesa canta nell'ufficio
dei defunti e nel giorno dei morti. Questa sequenza, una drammatica visione della fine del mondo,
attribuita a Tommaso da Celano, discepolo e biografo di san Francesco. Nel linguaggio figurato il
dies irae il momento della resa dei conti, della vendetta. Il Giusti intitol Dies irae una satira per la
morte dell'imperatore Francesco I d'Austria.

Divide et impera.
Dividi e comada. - Questa frase si tramandata da secoli per via orale. C' chi l'ha attribuita ai greci,
chi a Filippo il Macedone, chi a vari imperatori romani, a re ed imperatori dal medioevo ai giorni
nostri. Datato invece il corrispondente francese diviser pour rgner (dividere per regnare) che re
Luigi XI di Francia aveva preso come suo motto.

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Do ut des.
Do perch tu dia. - Nel diritto romano, tipo di contratto innominato, che si configura quando la
prestazione gi eseguita e quella che si aspetta in cambio consistono entrambe nel trasferimento di
propriet di una cosa (permuta). La locuzione si usa anche con significato pi generico, a proposito
di favori che si fanno nella previsione di ricevere adeguato contraccambio.

Dulcis in fundo.
Il dolce in fondo. - Si applica a cose che hanno esito felice, dopo gravi fatiche o sacrifici. Ma spesso
anche in tono ironico, con senso simile a ora viene il bello.

Dura lex, sed lex.
Dura legge, ma legge. - Regola di diritto della tradizione scolastica, con cui si afferma la necessit
morale di piegarsi a una legge, anche se dura. L'esempio pi eroico di obbedienza alle leggi resta
Socrate che, condannato a morte innocente, si oppose ai tentativi dell'amico Critone di farlo fuggire
dal carcere, perch il buon cittadino, spieg, deve obbedire alle leggi.
Ecce homo. (Giovanni, XIX, 5).
Ecco l'uomo. - Sono le parole che, nel Vangelo di san Giovanni, pronunzia Pilato mentre presenta
alla turba Ges flagellato e coronato di spine. Questa locuzione usata in senso figurato per
indicare una persona fisicamente malridotta e malconcia.

Erga omnes.
Verso tutti. - Locuzione latina, frequente nel linguaggio giuridico-amministrativo, per indicare una
norma, un contratto sindacale valido per tutti gli appartenenti a una determinata categoria, senza
eccezioni: contratti di lavoro erga omnes; la trascrizione rende operativo erga omnes il
trasferimento di propriet.

Errare humanum est.
Errare dell'uomo. - Nel medioevo la frase fu completata con l'aggiunta di perseverare autem
diabolicum, ma perseverare nell'errore diabolico. Questa aggiunta fu presa dai Sermoni (1, 11, 5)
di san Bernardo. Oggi il proverbio usato per lo pi per giustificare un errore ma anche per
avvertire che si pu sbagliare ma non ci si deve ostinare nell'errore. Cicerone dice che perseverare
nell'errore " da ignoranti".

Est modus in rebus. (Orazio, Satire, I, 1, 106).
V' una misura nelle cose. - Nota sentenza di Orazio, cui fa seguito (Satire I, 1, 106-107) sunt certi
denique fines, Quos ultra citraque nequit consistere rectum, vi sono determinati confini, al di l e al
di qua dei quali non pu esservi il giusto. La sentenza oraziana spesso ripetuta per esprimere la
necessit di una saggia moderazione e per richiamare al senso della misura.

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Estote parati. (Matteo, XXIV, 43-44).
Siate preparati. - La frase tratta dal Vangelo di Matteo: "Se il padrone di casa sapesse in che ora
della notte viene il ladro, veglierebbe certamente e non si lascerebbe forzare la porta di casa. Perci
anche voi state preparati, perch il Figlio dell'uomo verr in quell'ora che non pensate".

Etiam periere ruinae. (Lucano, Pharsal., 9, 969).
Anche le rovine perirono. - Sono le parole di Lucano che racconta la visita di Cesare alle rovine di
Troia.

Eureka!.
Ho trovato!. - Esclamazione di gioia che, secondo la leggenda, sarebbe stata pronunciata da
Archimede quando scopr nel bagno la legge specifica del peso dei corpi. L'espressione si usa
talvolta come esclamazione di gioiosa soddisfazione per la risoluzione di qualche problema difficile.

Ex abrupto.
All'improvviso. - Si dice specialmente di discorsi o allocuzioni volti a rivelare con assoluta
immediatezza il corso dei pensieri: dire, parlare ex abrupto.

Ex abundantia cordis. (Matteo, XII, 34).
Dalla pienezza del cuore. - La locuzione proviene dal Vangelo di Matteo: ex abundantia cordis os
loquitur, dalla pienezza del cuore, la bocca parla. E' usata in frasi come fare, dire qualcosa ex
abundantia cordis, per pienezza di cuore, ovvero con tale convincimento intellettuale e
sentimentale che quasi non si riesce ad astenersene.

Ex aequo.
Alla pari.- Giudizio che si pronuncia nei concorsi, o gare sportive: Il premio stato assegnato ex
aequo fra le due opere migliori.

Ex cathedra.
Dalla cattedra. - Nella dottrina cattolica designa la condizione di infallibilit del papa quando nelle
sue funzioni di pastore e dottore della Chiesa definisce un dogma di fede, emana norme riguardanti
la morale, canonizza i santi. Per estensione, nell'uso comune, parlare, sentenziare ex cathedra
significa in modo dogmatico, con sussiego e perentoriet. Anche in senso proprio "dalla cattedra" e
senza significato peggiorativo: le lezioni ex cathedra sono assai meno efficaci delle esercitazioni di
seminario.

Excursus.
Divagazione, digressione. - Breve disquisizione di carattere informativo , inserita a completamento
di uno o pi punti di una trattazione generale su questioni controverse di storia o di letteratura.

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Excusatio non petita, accusatio manifesta.
Scusa non richiesta, accusa manifesta. - Notissimo proverbio di origine medievale. Il troppo zelo,
sempre sconsigliabile, diventa in questo caso una ritorsione.

Exequatur.
Si esegua. - Formula imperativa che esprime concessione, convalida, autorizzazione. Nel linguaggio
giuridico, con l'exequatur la magistratura italiana riconosce efficacia a una sentenza civile straniera.
Nel diritto amministrativo indica il visto di esecutivit apposto da un'autorit superiore ai
provvedimenti di un'autorit gerarchicamente inferiore. Nel diritto internazionale, atto con il quale
uno stato accetta e riconosce la nomina di un console straniero nel proprio territorio. Formula con
cui lo stato, prima del Concordato, concedeva l'esecutivit a taluni atti della Santa Sede e
specialmente a quelli riguardanti le provvisioni dei benefici maggiori.

Ex libris.
Dai libri. - Contrassegno (timbro, sigillo, cartellino a stampa) che si pone sulla copertina o sul foglio
di guardia di un libro per provarne la propriet. Grazie agli ex libris, oggi siamo in grado di conoscere
il nome di molti eruditi bibliofili del passato.

Ex professo.
Di proposito. - Si dice di chi parla di una cosa o tratta una cosa con vera compertenza: parlare ex
professo; trattare ex professo un argomento. Questa locuzione usata dal Manzoni nei Promessi
Sposi (XXVII) parlando del Ferrante e lo definisce, con bonaria ironia, in grado di discorrere ex
professo di tutto: dei malefici, di storia, di politica e, in particolare, della scienza cavalleresca.

Ex voto.
Secondo la promessa. La locuzione completa ex voto suscepto, secondo la promessa fatta.
Formula apposta a un oggetto offerto in dono alla divinit e anche, in et cristiana, a Dio, alla
Vergine, a un santo, per grazia ricevuta o in adempimento di una promessa fatta. Per estensione,
nome con cui sono indicati gli oggetti stessi, di solito appesi alle pareti dei santuari, sugli altari, sulle
statue.
Faber est suae quisque fortunae.
Ciascuno artefice della propria fortuna. - Antica massima che Sallustio attribuisce ad Appio Claudio
Cieco (Appio Cieco, in Sallustio, Epist. ad Caes., 2, 1), e che si suole citare per affermare che nella
vita dell'uomo conta pi la volont e l'azione che l'intervento della sorte.

Facsimile,
Cosa simile - Copia esatta di scritto, stampato, disegno, oggetto, ottenuta mediante riproduzione
fotografica o con altre tecniche. Nel linguaggio figurato, di cosa o persona tanto simile a un'altra da
poter essere scambiata con questa.
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Factotum.
Fa tutto. - Chi, in un'azienda, in una comunit, e in genere in un luogo di lavoro, edempie i pi
diversi incarichi, facendo o pretendendo di fare tutto lui: Renzo, come giovane di talento, e abile nel
mestiere, era, in una fabbrica, di grande aiuto al factotum (Manzoni); sono il factotum della citt
(nel Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini).

Fama volat. (Virgilio, Aen., 3, 121).
La fama vola. - Il verso virgiliano sta ad indicare come rapidamente corre la notizia delle cose, dei
fatti e degli uomini.

Felix culpa.
Felice Colpa. - Parole di sant'Agostino a proposito del peccato originale che all'umanit aveva valso
la venuta di Cristo. La frase in senso estensivo viene riferita ad errore che porta conseguenze non
cattive.

Ferrum ferro exacuitur.
Il ferro s'aguzza col ferro. - Proverbio di Salomone. Noi abbiamo "Una mano lava l'altra"; "chiodo
scaccia chiodo".

Fervet opus. (Virgilio, Georg., 4, 169).
Ferve il lavoro. - Cos dice Virgilio del lavoro delle api. E si applica al lavoro umano, quando pi
febbrile e intenso.

Festina lente. (Svetonio, August., 25).
Affrettati lentamente. - Detto attribuito da Svetonio ad Augusto, che si usa ripetere per esortare ad
agire presto ma con cautela.

Fiat lux.
Sia fatta la luce. - Parole nella Genesi (I, 3), quando Dio cre il mondo e ordin che fosse fatta la
luce: dixitque Deus fiat lux et lux facta est, e disse Dio: sia fatta la luce, e la luce fu fatta. Le due
parole fiat lux, o anche l'intera frase, sono spesso ripetute, talora scherzosamente in senso proprio,
talora con gli usi figurati che si adattano a occasioni e situazioni particolari.

Fiat voluntas tua. (Matteo XXVI, 42).
Sia fatta la tua volont. - Parole di Ges nell'orto degli ulivi; le stesse parole sono contenute nel
Pater noster (Matteo VI, 10). Si ripetono, talora, nella loro forma latina per esprimere concessione
oppure accettazione rassegnata.

Fides punica.
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Fede cartaginese. - L'espressione (che appare in questa forma presso Sallustio, e in forma variata -
"fides graeca" - presso altri scrittori latini) stata spesso usata col senso peggiorativo di mancanza
di fede, slealt, per la frequenza con cui i Cartaginesi avevano violato i patti.

Finis coronat opus.
La fine corona l'opera. - Frase latina spesso ripetuta nel senso che la fine coronamento dell'opera,
cio costituisce il premio della fatica durata. Talvolta, per, finis interpretato come il fine, lo scopo
dell'azione.

Finis Polonae.
Fine della Polonia. - Esclamazione attribuita al generale Taddeo Kosciuszko, eroe polacco, vinto dal
generale russo Suvarov, alla battaglia di Maciejowice (1794), ma lui la sment.

Fluctuat, nec mergitur.
E' agitata dalle onde, ma non si sommerge. - Motto della citt di Parigi, che ha per stemma una
nave in mare.

Forma mentis.
Conformazione della mente. - Struttura mentale, quale si determina nell'individuo, per indole o per
educazione, e si rivela nell'affrontare problemi di ordine teorico o pratico.

Frangar non flectar.
Mi spezzer ma non mi piegher. - Nota frase latina, usata come motto gentilizio per significare
l'energia morale che non cede davanti a nessuna minaccia o pericolo.

Furor Teutonicus.
Furore teutonico. - Espressione che si trova nella Farsaglia del poeta latino Lucano (I, 255-256),
ripresa da vari scrittori latini e volgari e passata poi in proverbio con allusione alla fierezza e
violenza guerriera dei popoli germanici. Si veda fra gli altri il Petrarca, che nella canzone O aspettata
in ciel beata e bella parla di tedesco furor, e di tedesca rabbia nella canzone Italia mia.
Gaudeamus igitur.
Godiamo dunque. - E' l'inizio di un famoso canto goliardico medievale, poi diventato l'inno
internazionale degli studenti: Gaudeamus igitur Iuvenes dum sumus, godiamo dunque finch siamo
giovani. Le prime due parole, gaudeamus igitur, sono spesso ripetute come invito gioviale ad
abbandonarsi spensieratamente alla gioia, alle feste.

Genius loci.
Genio del luogo. - Per la religione romana, ogni uomo che nasceva aveva il suo genius e l'interessato
lo festeggiava nel giorno del compleanno. Qualcosa di analogo , nella religione cristiana, l'angelo
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custode. Il genius era anche il nume tutelare dei luoghi.

Genus irritabile vatum. (Orazio, Epist., II, 2, 102).
La razza irritabile dei poeti. - Frase con cui Orazio definisce la naturale suscettibilit dei poeti.
Divenuta proverbiale, usata anche estensivamente, con allusione al carattere talora scontroso di
quanti hanno familiarit con la poesia, con l'arte in genere o con gli studi.

Gloria victis.
Gloria ai vinti. - Generosa frase latina in opposizione alla frase barbarica pronunciata da Brenno,
capo dei Galli, mentre si pesavano i tributi per il riscatto: "Vae victis"!, guai ai vinti!.

Graecum est, non legitur.
E' greco, non si pu leggere. - Motto usato un tempo da chi leggendo un testo latino incontrava
qualche frase greca. Nel medievo il greco era noto a pochi. Dante stesso pare che non lo
conoscesse.

Gratis et amore dei.
Gratuitamente e per amore di Dio. - Locuzione latina usata oggi nel linguaggio familiare, per lo pi
nella forma abbreviata gratis o gratis et amore in riferimento a qualcosa che vien data o ricevuta
gratuitamente.

Gutta cavat lapidem.
La goccia scava la pietra. Frase che aveva valore di proverbio gi presso i Latini, per indicare
l'efficacia, soprattutto dannosa, di un'azione anche lieve quando sia ripetuta e continua. La frase
ricorre frequentemente in vari autori latini con diverse varianti; nel medioevo fu completata cos:
gutta cavat lapidem, non vi sed saepe cadendo, la goccia scava la pietra, non con la forza ma con il
cadere spesso.
Habeas corpus
Abbi il (tuo) corpo. - Nel diritto anglosassone, il principio e la tutela della inviolabilit personale, e
per esso, il diritto di conoscere la causa di un arresto. Per estensione, la locuzione usata per
indicare le garanzie delle libert personali del cittadino.

Habemus confitentem reum. (Cicerone, Pro Ligario, I, 2).
Abbiamo il reo confesso. - Espressione usata talora nel linguaggio giuridico o anche scherzosamente
nell'uso comune, per indicare che una persona si decisa a confessare il suo fallo.

Habemus papam
Abbiamo il pontefice. - A concistoro finito, il cardinale decano annuncia al popolo, che attende,
l'elezione del nuovo papa con questa formula: "Nuntio vobis gaudium magnum: habemus papam,
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eminentissimum et reverendissimum dominum..., qui sibi imposuit nomen...". La frase, anche nella
forma habemus pontificem, si usa scherzosamente per indicare qualunque elezione ad un'alta
carica.

Habent sua fata libelli.
I libretti hanno la loro fortuna. - Frase del grammatico latino Terenziano Mauro (sec. 3 d.C.), la
quale, nella sua forma completa, Pro captu lectoris habent sua fata libelli, secondo la disposizione
del lettore, i libri hanno la loro fortuna, si usa per significare che ogni libro ha il suo destino,
predestinato cio a maggiore o minore fortuna quale che sia il suo merito intrinseco (oppure anche
che ogni libro destinato presto o tardi, all'oblio).

Haec ornamenta mea
Questi sono i miei gioielli. - Valerio Massimo pone questa frase in bocca a Cornelia, madre dei
Gracchi, che mostr i suoi figli ad una matrona la quale vantava i suoi gioielli ed i suoi ori.

Hannibal ad portas o ante portas.
Annibale alle porte (di Roma). - Lo dice Tito Livio, narrando il terrore dei romani all'annuncio della
vittoria riportata dal generale cartaginese a Canne (216 a.C.). Si temeva che Annibale marciasse su
Roma. La frase viene oggi ripetuta nell'imminenza di un pericolo.

Hic et nunc
Qui ed ora. - Locuzione che significa "subito, immediatamente" ; pronunciata soprattutto nel dare
un ordine, o da parte di chi si affretta a eseguirlo.

Hic manebimus optime. (Livio, Hist., 5, 55)
Qui resteremo benissimo. - Quando i Galli ebbero incendiata Roma (390 a. C.), alcuni senatori
proposero di trasferirsi a Veio; ma Furio Camillo cerc di dissuaderli. Un centurione che passava pel
foro grid: "Signifer, statue signum, hic manebimus optime", vessillifero, pianta l'insegna, qui
resteremo benissimo. Udita questa frase, i senatori vi ravvisarono un ammonimento divino, e
d'accordo con la plebe Roma non fu abbandonata. La frase venne ripetuta da Quintino Sella nel
1870, quando la capitale da Firenze fu portata a Roma.

Hic Rhodus, hic salta.
Qui Rodi, qui salta. - Traduzione latina di una frase greca che in una favola di Esopo viene rivolta a
un millantatore il quale si vantava di aver fatto un grandissimo salto nell'isola di Rodi. Si usa oggi per
deridere gli spacconi e metterli alla prova.

Hic sun leones.
Qui ci sono i leoni. - Frase che si legge sulle carte geografiche antiche, nelle regioni allora inesplorate
dell'Africa. La frase talora ripetuta per accennare scherzosamente a un pericolo certo ma di
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natura ancora non ben precisata, o anche per indicare una materia o una scienza che non si conosce
molto bene.

Hoc erat in votis. (Orazio, Sat., II, 6, 1).
Questo era nei desideri. - Parole, divenute proverbiali (anche nelle forme quod erat in votis e sicut
erat in votis), con le quali Orazio ringrazia Mecenate del dono di una villa in Sabina. Si usano talora,
per indicare l'esito ottenuto di una cosa che si desiderava.

Hoc opus, hic labor. (Virgilio, Aen., IV, 129).
Questo il lavoro, questa la fatica. - Emistichio virgiliano in cui la Sibilla avverte Enea sulle soglie
dell'inferno che il difficile non entrarvi ma uscirne. Si usa proverbialmente per indicare quali sono
le maggiori difficolt di un'impresa. Equivale pressappoco al dantesco Qui si parr la tua nobilitate
(Inferno, II, 9).

Hodie mihi, cras tibi.
Oggi a me, domani a te. - Si pronuncia talvolta per esortare altri o se stessi alla sopportazione di
mali inevitabili, o come ammonimenti a non rallegrarsi delle altrui sventure, perch la ruota della
fortuna gira rapidamente.

Homo homini lupus.
L'uomo lupo per l'uomo. - Proverbio pessimistico, derivato da Plauto (Asinaria, II, 4, 88), che vuole
alludere all'egoismo umano, e assunto dal filosofo inglese Thomas Hobbes, nella sua opera De cive,
per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall'egoismo, si combattono l'un l'altro
per sopravvivere.

Homo sum, humani nihil a me alienum puto. (Terenzio, Heautontimorumenos, I, 1, 25)
Sono uomo, niente di ci ch' umano ritengo estraneo a me. - Parole pronunciate dal vecchio
Cremete, a giustificazione della sua curiosita, e divenute proverbiali per alludere alla fondamentale
debolezza della natura umana, alla difficolt di evitare l'errore o la colpa. Si citano anche per
significare di essere aperto a ogni esperienza umana.

Homo trium literarum. (Plauto, Trinum).
Uomo di tre lettere. - Con questa frase, Plauto definisce un ladro, "Fur", senza che appaia l'accusa.

Honoris causa.
A titolo di onore. - Cos definita la laurea che le Universit accordano a persone che si sono
distinte per alti meriti, senza che abbiano subito esami; ma, anche, senza che acquistino il diritto di
insegnare o concorrere a cattedre.

Horribile dictu.
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Orribile a dirsi. - Horresco referens (inorridisco raccontando) sono invece le parole che Virgilio (Aen.,
II, 204) fa pronunciare ad Enea quando narra a Didone l'orribile fine di Laocoonte e dei suoi figli.

Horror vacui.
Orrore del vuoto. - Frase con la quale si espresse un concetto fondamentale della fisica aristotelica
che, in polemica con la fisica democritea, asseriva l'inesistenza di spazi vuoti (la natura aborre dal
vuoto).
Ibis redibis non morieris in bello.
Andrai tornerai non morirai in guerra. - La frase latina, riferita a un antico oracolo dal Chronicon del
monaco cistercense Alberico delle Tre Fontane, priva di punteggiatura. Quindi, si presta a una
doppia interpretazione secondo la collocazione della virgola. Se la mettiamo dopo redibis, la frase
significa: "Andrai tornerai, non morirai in guerra". Se la mettiamo dopo non, vuol dire: "Andrai non
tornerai, morirai in guerra".
L'inizio della frase Ibis redibis usato talvolta come locuzione sostantivata per indicare risposta
sibillina, azione o discorso ambiguo, e in genere cosa che riesca oscura, incomprensibile.

Ignorantia legis non excusat.
L'ignoranza della legge non giustifica. - In altre parole, si obbligati a rispettare la legge anche
quando non la si conosce.

Ignoti nulla cupido. (Ovidio, Ars am., 3, 397).
Nessun desiderio dell'ignoto. - Espressione usata per chi non ha una certa cultura che lo porti a
pensare, a ricercare, a dubitare: e si sa che il dubbio principio della sapienza.

Illico et immediate.
Sul luogo ed immediatamente. - Locuzione usata talvolta, per lo pi in tono scherzoso, per imporre
che un ordine sia eseguito subito, senza por tempo in mezzo.

Imprimatur.
Si stampi. - Parola apposta dal competente vescovo, o spesso per delega dal suo vicario generale, a
un libro o foglio stampato che gli sia stato sottoposto per la censura ecclesiastica e sia da lui
approvato. Nel linguaggio corrente, il termine usato nel senso di approvazione, consenso (sempre
con riferimento alla stampa): ha ottenuto l'imprimatur del direttore della rivista per il suo articolo.

In articulo mortis.
In punto di morte. - Benedizione, assoluzione usata soprattutto nelle frasi assolvere, assoluzione in
articulo mortis che risalgono al Concilio tridentino, ma sono sostituite, nel codice di diritto canonico,
con la locuzione in periculo mortis, usata anche per il matrimonio contratto in extremis.

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In camera caritatis.
Nella camera della carit. - Locuzione latina usata spesso a proposito di rimproveri, ammonizioni,
avvertimenti dati in segreto, amichevolmente e senza che altri lo sappia.

In cauda venenum.
Nella coda sta il veleno. - Antico proverbio medievale (che si riferiva in origine allo scorpione), usato
comunemente in senso figurato per significare che il momento finale di qualcosa quello pi
difficile, che il brutto viene da ultimo, o, pi spesso, per indicare che la fine di un discorso svela il
carattere polemico prima dissimulato, o contiene le parole che pi direttamente vogliono colpire
una persona.

Incipit.
Incomincia. - Nei codici antichi era la formula che si poneva al principio di un'opera o di parte di
essa, con l'indicazione del titolo e del nome dell'autore: Incipit liber primus de remediis utriusque
fortune Francisci Petrarche, comincia il primo libro sui rimedi dell'una e dell'altra sorte di Francesco
Petrarca. Dante , presentando l'autobiografia sentimentale della sua giovinezza, esordisce Incipit
Vita Nova, incomincia la Vita Nuova. Pi genericamente l'incipit indica le parole iniziali di un testo,
di un canto.

In corpore vili.
Su un corpo di poco valore. - Locuzione usata, per lo pi scherzosamente, a proposito di esperienze
arrischiate o che comunque possano riuscire dannose per chi le subisce. La locuzione la forma
abbreviata della frase faciamus experimentum in corpore vili, facciamo esperienza (di un
medicamento) su un corpo di poco valore. Nel '500, la frase sarebbe stata pronunciata da alcuni
medici italiani al capezzale dell'umanista francese Marc-Antoine Muret (allora in incognito in Italia
sotto povere vesti), il quale spaventato si alz dal letto e fugg, e fu tanta la gioia per lo scampato
pericolo, che si sent subito guarito.

Inde irae. (Giovenale, Sat., I, 168).
Da ci le ire. - Dice Giovenale, nella prima satira, Inde irae et lacrimae, da l le ire e le lacrime. La
locuzione si usa ripetere a proposito di fatti che suscitano sdegno e deplorazione.

In dubiis abstine.
Nei casi dubbi astieniti. - Formula tradizionale con cui si raccomanda di non prendere mai
deliberazioni o formulare giudizi, quando non si sia assolutamente certi di essere nel giusto o nel
vero.

In dubio pro reo.
Nel dubbio, a favore dell'imputato. - Massima tradizionale che esprime il principio giuridico per cui,
mancando prove certe, meglio assolvere un colpevole che condannare un innocente. E' un
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principio basilare della nostra civilt giuridica.

In extremis.
Nell'ultimo momento. - Locuzione che si usa soprattutto in alcune frasi: essere in extremis, vicino a
morire; pentirsi in extremis, fare testamento in extremis, sposare in extramis, matrimonio in
extremis, espressioni del linguaggio comune per indicare il matrimonio canonico celebrato in caso di
imminente pericolo di morte. In senso figurato: una nomina fatta in extremis, da persona la cui
autorit sta per scadere; un provvedimento preso in extremis, poco prima della scadenza dei
termini.



In fieri.
In fase di formazione - Dicesi di cosa che in via di farsi, non ancora compiuta o addirittura ancora
in fase di ideazione o di progettazione: una costruzione, un'istituzione, un'iniziativa in fieri.

In hoc signo vinces. (Eusebio, Vita Costantini, I, 27, 31 e Hist. eccl., IX, 9).
In questo segno vincerai. - Frase latina con cui viene comunemente tradotto il motto greco Touto
nka che sarebbe apparso in sogno, unitamente a una croce fiammeggiante, a Costantino poco
prima che dalla Gallia muovesse alla volta di Roma contro Massenzio. Secondo Lattanzio, invece,
Costantino avrebbe avuto la visione in sogno alla vigilia della battaglia decisiva di Ponte Milvio. La
frase talvolta ripetuta con significato generico, e spesso scherzoso.

In illo tempore.
In quel tempo. - Frase che ritorna spesso in molti passi evangelici: In illo tempore dixit Iesus, in quel
tempo Ges disse. Si ripete scherzosamente per indicare tempi remoti.

In itinere.
In viaggio. - Locuzione usata nel linguaggio assicurativo con riferimento all'infortunio riportato
durante il percorso per recarsi al lavoro.

In manus tuas commendo spiritum meum. (Luca, XXIII, 46).
Nelle tue mani affido lo spirito mio. - Ges morendo rivolse a Dio queste parole. Noi le usiamo
quando ci rivolgiamo a qualcuno da cui dipende la nostra sorte, l'esito di una qualche nostra
aspirazione.

In media res. (Orazio, Ars poet., 148).
Nel mezzo dell'argomento. - Parole di Orazio riferentisi all'arte narrativa di Omero che inizia il
racconto a met degli avvenimenti, a differenza di altri poeti epici, che cominciano ab ovo, cio
dall'inizio. Nell'uso comune entrare in medias res significa entrare nel vivo dell'argomento, senza
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tanti preamboli.

In medio stat virtus.
La virt sta nel mezzo. - Sentenza della scolastica medievale che deriva da alcune frasi dell'Etica
Nicomachea di Aristotele, esprimenti l'ideale greco della misura, della moderazione, dell'equilibrio.
E' talvolta ripetuta per affermare la necessit o la convenienza della moderazione, dell'equilibrio, o
come invito a evitare gli eccessi.

In memoriam.
In memoria, a ricordo. - Espressione che ricorre in iscrizioni sepolcrali o in monumenti
commemorativi. Si usa talvolta (anche nella forma in perpetuam memoriam, a ricordo perpetuo del
fatto) sia in contesti seri sia con tono scherzoso, a proposito di cose di scarsa importanza.

In mente Dei.
Nella mente di Dio. - Espressione presente nella frase essere in mente Dei, non esistere, non essere
ancora nato: dieci anni fa tu eri ancora in mente Dei. Nel linguaggio comune si usa per indicare cosa,
azione, avvenimento, che si sentono molto lontani e non realizzabili se non a grande distanza di
tempo, o che non sono, almeno per ora, che un pio desiderio.

In nuce.
In una noce. - Locuzione latina con probabile riferimento a Plinio il Vecchio, che parla di un
esemplare dell'Iliade di dimensioni cos piccole, da poter essere contenuto in una noce. Si usa oggi
per indicare concetti, teorie espressi in forma sintetica, o anche a fenomeno che ancora allo stato
embrionale.

In partibus infidelium.
Nelle regioni degl'infedeli. - Espressione usata in passato, anche nella forma abbreviata in partibus,
per indicare i vescovi (oggi detti vescovi titolari), le cui diocesi, puramente onorifiche, si trovavano
in paesi occupati dai Turchi, gli infedeli per eccellenza.

In pectore.
In petto. - Nel linguaggio ecclesiastico, locuzione con cui indicata una forma speciale di nomina a
cardinale che il papa annuncia nel concistoro, riservandosi di farne in seguito il nome. Per
estensione, si dice pure di persona che stata investita di una carica in modo non ancora ufficiale: il
nuovo ministro in pectore.

In saecula saeculorum.
Nei secoli dei secoli. - Espressione con la quale terminano molte formule liturgiche, per affermare
l'eternit della Trinit. Si usa talora con riferimento a fatti che si prolungano o si rinviano
indefinitivamente.
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Insalutato hospite.
Senza salutare l'ospite. - Si usa soprattuto nella frase scherzosa andarsene, partire insalutato
hospite (o ospite), andarsene alla chetichella, senza prender congedo, senza dir nulla a nessuno.

Instrumentum regni.
Strumento di regno, di potere. - L'espressione soprattutto usata con riferimento all'azione che lo
stato svolge sul potere ecclesiastico o su istituzioni religiose, considerandoli come mezzo per
l'affermazione dei propri fini temporanei.

Intelligenti pauca.
A un intelligente, poche cose (bastano). - Frase proverbiale latina corrispondente a quella italiana a
buon intenditor poche parole e, come questa, usata sia in senso proprio (chi pronto a capire non
ha bisogno di tante spiegazioni), sia come avvertimento, ammonizione o minaccia.

Interim.
Frattanto. - Nell'uso odierno, il tempo che intercorre fra il momento in cui un soggetto cessa
dall'esercizio di determinate funzioni e il momento in cui avviene l'assunzione delle funzioni stesse
da parte di un nuovo titolare. Ministro ad interim quello che assume provvisoriamente un
dicastero rimasto vacante e compie gli atti urgenti e di ordinaria amministrazione.

Inter nos.
Fra di noi. - Locuzione latina cautelativa, che si premette a una confidenza che si fa a qualcuno, a
quattrocchi, ma che deve restare segreta: mi raccomando, che resti inter nos!

Inter pocula. (Virgilio, Georg., II, 383).
Tra i bicchieri. - Parole di Virgilio usate talora scherzosamente tra discorsi, motti, verit che si dicono
bevendo, e stando in allegra comitiva.

In utroque iure.
Nell'uno e nell'altro diritto. - Parte della formula usata un tempo nel conferire la laurea in diritto
civile e canonico; oggi usata scherzosamente, e in forma abbreviata (in utroque), con riferimento a
laureati in legge.

In verba magistri. (Orazio, Ep., I, I, 14).
Nelle parole del maestro. - Credere o giurare nell'autorit del maestro, senza ch'egli adduca
documenti o prove di quel che dice o scrive. Atteggiamento tipico dei seguaci di Aristotele e degli
scolastici medievali, che respingevano ogni teoria che fosse in contrasto con la filosofia del maestro.

In vino veritas.
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Nel vino la verit. - Proverbio latino medievale, spesso citato in varie forme da parecchi autori. Gi
Alceo, poeta greco (sec. VII-VI a.C.), aveva detto "vino verit". Sul vino e sulla verit non va
dimenticata la vasta letteratura dei canti goliardici, in particolare dei Carmina Burana.

Ipse dixit.
L'ha detto lui. - Frase latina con cui ci si richiama all'autorit indiscussa di qualcuno. Cicerone (De
natura deorum I, 5, 10), parlando dei pitagorici dice che nelle loro discussioni erano soliti rispondere
ipse dixit, in cui quell'ipse si riferiva a Pitagora. Nel medioevo, i filosofi scolastici intendevano per
"maestro" Aristotele. Oggi la locuzione ipse dixit usata per deridere i presuntuosi che emettono
sentenze o coloro che si sottomettono, senza discutere, all'autorit.

Ipso facto.
Sul fatto stesso. - Locuzione avverbiale latina, usata anche in contesti italiani, e talora nel linguaggio
parlato, per esprimere urgenza o immediatezza: dovette ubbidire ipso facto; fu licenziato ipso facto
dal lavoro.

Ipso iure.
Per il diritto stesso. - Locuzione usata in diritto per indicare che determinati effetti giuridici seguomo
direttamente a una norma di legge quando se ne siano verificati i presupposti di fatto, senza che sia
necessaria nessun'altra attivit da parte di alcun soggeto.

Ite missa est.
Andate, la messa finita. - Formula latina accolta (in questa forma) nella nuova liturgia, e seguita
dalle parole andate in pace. Viene usata talvolta in forma scherzosa per indicare compimento,
conclusione, fine: essere all'ite missa est.

Iter.
Viaggio. - Nel linguaggio parlamentare indica il passaggio di un disegno di legge attraverso l'esame
di commissioni prima della sua approvazione. Nel linguaggio burocratico riguarda la serie di
passaggi, di procedure, di formalit che una pratica deve seguire prima che venga espletata.

Ius primae noctis.
Diritto della prima notte. - Presunto diritto, secondo il quale il feudatario pretendeva che le donne
del feudo, che andavano spose, trascorressero con lui la prima notte di nozze. Sulla veridicit di tale
diritto si hanno notizie confuse, pare tuttavia che venisse esercitato il pi delle volte
simbolicamente, con un bacio sulla guancia della sposa.
Laborare est orare.
Lavorare pregare. - Parole di San Benedetto, fondatore dell'Ordine Monastico che da lui prende il
nome (529 d.C.), momento dei pi meravigliosi della Storia, in cui al mondo Pagano succedeva
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quello Cristiano; Montecassino fu culla di quest'Ordine.

Lapsus calami.
Errore di penna. - Locuzione latina che si usa per indicare quegli errori involontari che consistono
nello scrivere una lettera invece di un'altra, un nome invece di un altro. Rientrano nei lapsus calami
anche gli errori di stampa, alcuni dei quali sono capolavori d'umorismo involontario. Un esempio:
cambiando una vocale, "la signora di molti meriti" diventa la "signora di molti mariti". L'espressione
latina spesso usata per giustificare un errore, attribuendolo a distrazione: stato un lapsus.

Lapsus linguae.
Errore di lingua. - Errore involontario che si fa parlando. Dice un adagio medievale melius est pede
quam labi lingua, meglio scivolare con un piede che con la lingua. Secondo Freud e la psicanalisi, tali
errori sarebbero spesso dovuti a motivi inconsci che rivelano un impulso in contrasto con ci che si
sarebbe voluto dire. Anche senza implicazioni psicanalitiche, i lapsus sono sempre divertenti. Attori
e annunciatori radiotelevisivi li chiamano papere.

Laudator temporis acti. (Orazio, Ars poet., 173).
Lodatore del tempo passato. - Orazio attribuisce questa qualit ai vecchi , considerandola, insieme
con altre, uno dei tanti malanni da cui afflitta l'et senile; in realt l'espressione completa
laudator temporis acti se puero, lodatore del tempo passato , quando egli era fanciullo. E' usata
spesso con riferimento sia a chi mostra di non voler accettare le novit, sia ai nostalgici di passati
regimi, sia pi genericamente a quelle persone anziane che parlano del loro tempo nel quale le cose
andavano meglio che nel presente.

Laus Deo.
Sia lode a Dio. - Parole che un tempo si scrivevano alla fine di un libro o si pronunciavano alla fine di
qualche lavoro od operazione. Si ripetono anche oggi per esprimere la soddisfazione per un lavoro
finalmente compiuto o il realizzarsi di qualche cosa lungamente desiderata, attesa.

Lectio brevis.
Lettura, lezione breve. - Locuzione latina usata con due significati: nella liturgia delle ore, breve
lettura della Sacra Scrittura che si fa nelle ore canoniche; nelle scuole, lezione che, per qualche
motivo, duri meno delle lezioni ordinarie. In particolare, l'orario ridotto che si fa nelle scuole,
soprattutto nel giorno che precede il lungo periodo delle vacanze natalizie.

Libera me Domine.
Liberami o Signore. - La frase continua cos: de morte aeterna, in die illa tremenda, dum veneris
iudicare saeculum per ignem, dalla morte eterna, in quel giorno tremendo, mentre verrai a
giudicare il mondo mediante il fuoco. E' l'inizio di un canto (ora soppresso), che durante l'ufficio
funebre evocava i terrori del giudizio universale. Per estensione, l'espressione libera me Domine
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viene usata talora per chiedere al Signore di essere liberati da pericoli, da un male, o sottratti a
danni, molestie e simili.

Lippis et tonsoribus. (Orazio, Sat., I, 7).
Ai cisposi e ai barbieri. - Espressione proverbiale derivata da un verso di Orazio in cui il poeta, per
significare che un fatto noto a tutti, dice: Omnibus et lippis notum et tonsoribus esse, noto a tutti,
cisposi e barbieri, categorie queste che presso i Romani avevano fama di propagatori di notizie per
eccellenza. La frase, preceduta da noto, conosciuto o dal latino notum, ripetuta scherzosamente
con lo stesso senso.

Littera enim occidit, spiritus autem vivificat. (s.Paolo, 2^ lett. ai Corinzi 3, 6).
Infatti la lettera uccide, lo spirito invece vivifica. - Parole di san Paolo con le quali egli intendeva
affermare la superiorit del messaggio di Cristo (fondato sullo spirito, che vita) rispetto alla legge
giudaica (che lettera scritta). La frase talora ripetuta per contrapporre all'interpretazione
letterale di un testo, l'interpretazione del pensiero, dell'intenzione di chi scrive e dei fini a cui mira.

Longa manus.
La lunga mano. - Espressione con cui si indica la persona che opera, in maniera non sempre limpida
e lecita, a favore di un'altra pi potente, nascosta nell'ombra. Negli affari, longa manus il
prestanome, che finge di contrattare per s, mentre agisce per conto di un altro.

Lugete Veneres Cupidinesque. (Catullo, 3).
Piangete Veneri ed Amori. - Cos canta l'elegante Catullo in morte del passero della sua amante.
Questo verso si adatta benissimo a chi piange o si duole per un nonnulla.

Lumen Christi.
Luce di Cristo. - Antica acclamazione cristiana con cui si salutava l'accendersi dei lumi nelle famiglie.
Si conserva oggi nel rito della solenne Veglia pasquale, quando il cero, dopo essere stato benedetto,
viene portato in processione nella chiesa buia dal diacono che canta Lumen Christi, cui i fedeli
rispondono Deo gratias (rendiamo grazie a Dio). In genere, la locuzione usata per indicare una
candela benedetta che si conserva per devozione, accendendola in qualche grave occasione.

Lupus in fabula.
Il lupo nel discorso. - Locuzione latina attestata da Terenzio (Adelphoe IV, I,21). Viene comunemente
tradotta "il lupo nella favola" con riferimento alle favole esopiane, nelle quali il lupo appare per lo
pi all'improvviso. Ma poich fabula in latino vuol dire originariamente "favella", lupus in fabula
dovrebbe essere tradotto "il lupo nella favella, nel discorso". La locuzione latina viene usata con
allusione al fatto che, quando appare improvvisamente la persona di cui stiamo parlando, tutti
ammutoliscono, come nelle fiabe allorquando arriva il lupo, animale che incute paura a tutti. La
frase per ha anche un significato scherzoso e si usa per dire stiamo proprio parlando di te
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Magna carta.
Grande carta. - La magna carta libertatum (grande carta delle libert), concessa nel 1215 dal re
d'Inghilterra Giovanni Senzaterra ai baroni, contiene in una sola pergamena di grande formato il
riconoscimento dei rispettivi diritti della corona inglese e dell'aristocrazia. Essa considerata il
prototipo degli atti di garanzia delle libert individuali.

Magna pars. (Virgilio, Aen., II, 5-6).
Gran parte. - L'espressione deriva dalle parole di Enea che d inizio al racconto della caduta di Troia:
quaeque ipse miserrima vidi Et quorum pars magna fui, e le quali cose tristissime io stesso vidi e
delle quali fui gran parte. La locuzione magna pars si applica a chi parte importante in un'impresa,
in un fatto.

Magnificat. (Luca, I, 46-55).
Magnifica. - Magnificat anima mea Dominum, l'anima mia magnifica il Signore, l'inizio del cantico
che la Vergine Maria recit in risposta al saluto della parente Elisabetta. E' il pi solenne dei canti
dedidati alla Madonna e viene recitato o cantato nei vespri e in molte funzioni in onore della
Vergine.

Maiora premunt.
Urgono cose di maggiore importanza. - La locuzione latina invita a tralasciare le cose di minore
importanza per dedicarsi a quelle pi importanti ed urgenti. In Lucano (Phars. I, 674-5) troviamo
analoga espressione, ma con altro senso: Terruerant satis haec pavidam praesagia plebem; Sed
maiora premunt, questi presagi avevano gi atterrito la pavida plebe; ma altri ancor pi gravi la
opprimono.

Mala avis.
Uccello cattivo. - L'espressione viene talora usata con riferimento a persona cui si attribuiscono,
anche solo scherzosamente, influssi malefici.

Mala tempora currunt.
Corron tempi cattivi. - E' la rituale imprecazione dei nostalgici del passato contro la tristezza del
tempo presente o le difficolt di determinate circostanze. E' quasi una regola che una generazione
denigri se stessa per rimpiangere le precedenti, salvo poi essere rimpianta dalle generazioni
successive.

Male parta male dilabuntur. (Nevio in Cicerone, Philipp. II, 27, 65).
Le cose male acquistate han mala fine. - Frase proverbiale latina cui corrisponde il proverbio italiano
La farina del diavolo va tutta in crusca.

Manu militari.
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Con mano militare. - La locuzione latina si usa a proposito di azioni compiute con la forza delle armi,
con l'intervento dell'esercito: la sommossa fu sedata manu militari.

Mare magnum.
Mare grande. - Espressione con cui gli antichi designavano il mare che secondo le loro concezioni
geografiche circondava tutto intorno la terra abitata, detto anche Oceano e Atlantico. Oggi,
l'espressione viene usata per indicare una tumultuosa quantit di cose, di gente, un ambiente o una
situazione di caos, di confusione: c' da perdersi, in questo mare magnum di pratiche burocratiche!.

Mare Nostrum.
Mare Nostro. - Cos gli antichi Romani chiamavano il Mediterraneo, essendone padroni di tutte le
sponde. L'espressione Mare nostrum fu ripresa durante la campagna di Libia e dal fascismo, ma con
scarsa fortuna.

Margaritas ante porcos. (Matteo, VII, 6).
Perle dinanzi ai porci. - Frase tratta da un'esortazione di Ges: nolite dare sanctum canibus, neque
mittatis margaritas vestras ante porcos, non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle
ai porci. L'esressione ripresa talvolta come invito a non mescolare il sacro con il profano, le cose
nobili con le volgari.

Mater dolorosa.
Madre addolorata. - Verso iniziale della sequenza Stabat mater dolorosa Iuxta crucem lacrimosa,
Dum pendebat filius, stava la madre dolorosa lacrimando presso la croce, mentre pendeva il figlio,
attribuita (quasi con certezza) a Jacopone da Todi, e ispirata alla scena della passione di Ges. La
Mater dolorosa, cio la Madonna Addolorata ai piedi della croce, ha ispirato molti pittori che hanno
elevato la Vergine dolente a simbolo universale dell'amore materno. In senso figurato, la locuzione
latina usata per indicare donna dall'aspetto triste e in gramaglia, specialmente se colpita nel suo
affetto materno.

Mea culpa
Per mia colpa. - Frase contenuta nel Confiteor, con la quale il fedele riconosce di aver peccato in
pensiero, parole ed opere. La formula intera mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa, e si
pronuncia battendosi tre volte il petto. In senso figurato il mea culpa viene usato per sottolineare
rassegnazione di fronte alle conseguenze di un proprio errore: non mi resta che dire il mea culpa.

Medice, cura te ipsum. (Luca, IV, 23)
Medico, cura te stesso. - Proverbio che Ges immagina possa essergli ricordato dagli abitanti di
Nazaret quasi a esortarlo a compiere, nella sua patria, quei miracoli che si diceva avesse fatto a
Cafarnao; ma Ges replica all'obiezione: nemo propheta acceptus est in patria sua, nessun profeta
gradito nella sua patria. Oggi la frase si adopera con invito a considerare e curare i propri difetti
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prima che quelli degli altri.

Melius est abundare quam deficere.
E' meglio abbondare che scarseggiare. - Massima suggerita dalla sapienza popolare, che tuttavia va
presa con cautela. Essa va ripetuta frequentemente nel linguaggio corrente (anche nella forma
ellittica melius abundare), e applicata a casi concreti in cui si ritiene pi conveniente peccare per
eccesso che per difetto.



Memento audere semper.
Ricordati di osare sempre. - Motto creato da Gabriele D'Annunzio per decifrare l' acronimo M.A.S.
dei motoscafi armati per la caccia ai sommergibili.

Memento mori.
Ricordati che devi morire. - Saluto che i frati trappisti si scambiano ogni volta che s'incontrano nelle
loro celle. La frase latina si rif alle parole del Genesi (III, 19) ricordati, uomo, che sei polvere, e in
polvere ritornerai.

Meminisse iuvabit. (Virgilio, Aen., I, 203).
Giover ricordarsene. - Parole tratte dal noto verso virgiliano forsan et haec olim meminisse iuvabit,
forse anche queste cose un giorno ci piacer ricordare. Nel linguaggio corrente la frase latina
usata come previsione che un giorno sar piacevole, oppure utile, opportuno, ricordare gli
avvenimenti attuali.

Mens sana in corpore sano. (Giovenale, Sat. X, 356).
Mente sana in corpo sano. - Nota sentenza, tratta da un verso di Giovenale: Orandum est ut sit
mens sana in corpore sano, bisogna chiedere (agli di) che la mente sia sana nel corpo sano. Per il
mondo classico l'ideale della perfezione era un armonico equilibrio tra le facolt dell'intelletto e
quelle del corpo.

Miles gloriosus.
Il soldato millantatore. - E' il titolo di una commedia di Plauto. Il protagonista, Pirgopolinice,
convinto che nessuno lo superi nel conquistare citt e femmine. Tiene soprattutto all'eleganza,
all'apparenza. E' il lontano progenitore degli innumerevoli spacconi che incontriamo nella finzione
letteraria e nella realt della vita.

Minus habens.
Che ha meno. - Il minus habens persona che ha meno intelligenza, considerata perci meno dotata
dalla natura. In senso pi oggettivo, la locuzione latina viene usata talora per indicare chi abbia, di
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fatto, meno diritti di quelli riconosciuti alla generalit dei cittadini.

Mirabile dictu.
Mirabile a dirsi. - Locuzione latina usata per enfasi come inciso anche in contesti italiani, insieme
con altre analoghe, come mirabile visu, mirabile auditu (mirabile a vedersi, a udirsi), a proposito di
fatti, spettacoli, ecc. che destano grande meraviglia.

Mirabilia.
Cose meravigliose. - Parola frequente in contesti italiani, soprattutto in frasi di tono ironico o
scherzoso: al suo ritorno da Parigi, raccont mirabilia di ci che aveva visto; rimedio contro la
febbre, di cui il farmacista gli diceva mirabilia (Bacchelli); promettere mirabilia, fare promesse
straordinarie.

Miserere.
Abbi piet. - Il pi noto dei salmi penitenziali (il cantico di David), cos detto dalle parole con cui ha
inizio nella versione latina Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam, Abbi piet
di me, Signore, per la tua grande misericordia. Con valore verbale, nel senso di "abbi piet", per lo
pi come reminiscenza delle espressioni liturgiche, la parola usata anche in contesti italiani:
"Miserere di me" gridai a lui (Dante); Miserere del mio non degno affanno (Petrarca). Nel linguaggio
comune, si usa oggi per chiedere scusa o prdono: miserere (o miserere di me, miserere mei), non lo
far pi.

Missus dominicus.
Messo del signore. - Fu Carlo Magno a istituire l'ufficio dei missi dominici, inviati regi che, muniti di
apposita istruzione, dovevano sorvegliare le regioni del vasto dominio, ognuna delle quali era
affidata a un missus laico (conte) e a un missus ecclesiastico (vescovo).

Modus vivendi.
Modo di vivere. - Accordo stabilito provvisoriamente fra due parti in contrasto e fatto di reciproche
concessioni, per eliminare i motivi di attrito e permettere lo svolgimento di normali rapporti:
cercare, trovare, raggiungere un modus vivendi. Nel diritto internazionale, accordo di carattere
provvisorio, destinato a regolare una determinata categoria di rapporti fra due stati, in attesa che
sia comcluso l'accordo definitivo.

More solito.
Secondo il solito costume. - La locuzione latina usata anche in contesti italiani, soprattutto quando
si vuol riprovare qualche biasimevole abitudine: arrivato, more solito, con mezz'ora di ritardo.

More uxorio.
Secondo il costume matrimoniale. - Nel linguaggio giuridico, la locuzione latina usata, per lo pi, in
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unione al verbo vivere o convivere, con riferimento a due persone che, pur non essendo coniugate,
convivono di fatto come marito e moglie.

Mors tua vita mea.
La tua morte la mia vita. - Sentenza applicata a vari casi particolari per significare che il danno di
una persona spesso un vantaggio per un'altra. In senso lato, la frase latina allude alle dure leggi
della vita e alla lotta per l'esistenza.

Motu proprio o motuproprio.
Per moto proprio, di propria iniziativa. - Atto o documento di una concessione emanata
direttamente dal sovrano, dal capo dello stato, dal pontefice, senza che sia intervenuta la proposta
o la richiesta di persone interessate: un motuproprio del papa, del re. Con significato pi generico e
nell'uso familiare, l'espressione anche riferita all'agire di persona qualsiasi: l'ha fatto di
motuproprio, spontaneamente, senza che altri l'obbligasse o lo pregasse.

Motus in fine velocior.
Il moto pi veloce verso la fine. - La frase riferita probabilmente, nella tarda latinit, a un moto
accelerato (inteso, nel contesto della fisica aristotelica, come moto con il quale un corpo
elementare torna al suo luogo naturale). Nel linguaggio comune, la frase usata talvolta per
indicare l'intensificarsi di un'azione verso la sua fine.

Mutatis mutandis.
Mutate le cose che son da mutare. - Si usa quando si fa un confronto tra due fatti, due situazioni,
per dire che, cambiati alcuni elementi, le cose restano praticamente immutate: mutatis mutandis, la
situazione la stessa.

Mutato nomine. (Orazio, Sat., I, I, vv. 69, 70).
Mutato il nome. - Espressione usata per significare che le stesse considerazioni possono applicarsi a
cose, persone o situazioni diverse. Deriva dalla frase di Orazio: mutato nomine de te fabula
narratur, cambiato il nome, di te parla la favola.
Naturam expelles furca. (Orazio, Epist., I, 10, 24).
Potrai scacciare la natura con la forca. - Inizio di un verso di Orazio che continua tamen usque
recurret, tuttavia sempre ritorna. Frase divenuta proverbiale per significare che non si possono, o
difficile, sopprimere gli impulsi naturali. I malvagi ad esempio, nonostante ogni falsa apparenza, alla
fine si svelano per quelli che sono.

Natura non facit saltus.(Linneo, Philos.botan., 27; Leibniz, Nuovi saggi, 4, 16).
La natura non fa salti. - Principio secondo cui ogni cosa in natura procede e si evolve per gradi e
lente trasformazioni. Questo principio accredit le teorie evoluzioniste.
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Navigare necesse est.
Navigare necessario. - La frase va completata con vivere non necesse, vivere non necessario.
Parole pronunciate da Pompeo davanti ai marinai che, spaventati da una tempesta, esitavano ad
affrontare il mare per trasportare a Roma un carico di grano africano. Di fronte alla necessita che
Roma aveva di grano, passava in second'ordine la stessa necessit di salvaguardare la propria vita.
Navigare necesse est divenne il motto della Lega Anseatica, e pi recentemente di altre
organizzazioni marinare; Gabriele D'Annunzio ne ha fatto il simbolo dell'arditismo guerriero e
nazionalistico.

Ne bis in idem.
Non due volte nel medesimo fatto. - Massima che enuncia un principio giuridico tendente ad evitare
la duplicazione degli atti che mirano a un medesimo scopo o riguardano il medesimo caso. In senso
generico, invito a non ripetersi, a non esprimere due volte un giudizio sullo stesso argomento,
oppure a non cadere due volte nello stesso errore.

Nemo ad impossibilia tenetur.
Nessuno pu essere costretto a cose impossibili. - Aforisma del diritto comune, che costituisce una
delle principali regole del moderno diritto delle obbligazioni, per il quale fra i requisiti del cotratto vi
deve essere quello della possibilit del suo oggetto. La frase viene spesso ripetuta con significato
generico.

Nemo potest duobus dominis servire. (Matteo, VI, 24).
Nessuno pu servire due padroni. - Dice ancora san Matteo: "perch odier l'uno e amer l'altro, o
si affezioner all'uno e disprezzer l'altro". Il goldoniano Arlecchino, servo di due padroni, non
dello stesso parere, e con lui quegli italiani opportunisti che fanno il doppio gioco, schierandosi
contemporaneamente con persone tra loro concorrenti o nemiche, che militano in due campi ideali
opposti.

Nemo propheta in patria.
Nessuno profeta nella sua patria. - Parole tratte dalla frase nemo propheta acceptus est in patria
sua, nessun profeta gradito nella sua patria, riferita dai Vangeli (Luca 4, 24; Matteo 13, 57; Marco
6, 4; Giovanni 4, 44) come pronunciata da Ges in Nazareth per stigmatizzare la fredda accoglienza
dei suoi conterranei. La frase solitamente usata per significare che difficilmente si possono vedere
riconosciuti i propri meriti nella terra in cui nato e cresciuto e dove si sa ogni cosa di lui e della sua
famiglia.

Ne sutor ultra crepidam.
Il calzolaio non vada oltre la scarpa. - Frase latina che riproduce la raccomandazione rivolta da
Apelle a quel ciabattino che, avendo giustamente criticato un difetto nella raffigurazione dei sandali
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in un quadro dello stesso Apelle, voleva poi criticare anche il resto. La frase divenuta comune per
sottolineare, o rimproverare, l'inopportunit di parlare e giudicare di cose di cui non si ha alcuna
competenza.

Nihil de principe parum de Deo.
Niente del principe poco di Dio. - Sentenza (nata forse in tempi di assolutismo) che raccomanda di
evitare, nelle conversazioni, argomenti politici e religiosi che potrebbero dispiacere alle autorit
costituite.

Nihil difficile volenti.
Nulla difficile a chi vuole. - Motto latino con cui si vuole affermare che con la volont si superano
facilmente le difficolt e si vincono gli ostacoli.

Nihil obstat quominus imprimatur.
Nulla osta a che si stampi. - Formula che viene impressa in principio o alla fine di libri, fogli,
immagini editi con la prescritta licenza dell'autorit ecclesiastica. Nell'uso comune si usa
semplicemente nihil obstat per significare che non esistono difficolt al compimento di un'azione,
allo svolgimento di un'attivit, all'accoglimento di una richiesta.

Nihil sub sole novum. (Ecclesiaste I, 10).
Nulla di nuovo sotto il sole. - Frase biblica con cui si suole affermare l'eterno ripetersi degli eventi
nella storia del mondo.

Nisi caste saltem caute.
Se non castamente, almeno cautamente. - Massima latina che consiglia una prudente segretezza nel
compiere atti che violino il voto o il dovere della castit, quando non sia umanamente possibile
evitarli.

Noli me tangere. (Giovanni, XX, 17).
Non mi toccare. - La frase evangelica prosegue: nondum enim ascendi ad Patrem meum, infatti non
sono ancora salito al Padre mio, ed rivolta da Ges risorto a Maria Maddalena. Nel linguaggio
comune, la frase si usa a proposito di persona suscettibile, ombrosa, che non ammette confidenze,
oppure di donna che ostenta riservatezza, ritrosia.

Nolite iudicare ut non iudicemini. (Matteo, VII, 2).
Non giudicate, per non essere giudicati. - Parole di Ges nel discorso della montagna. La frase
divenuta sentenza che raccomanda a non giudicare troppo severamente gli altri, per non essere, a
nostra volta, giudicati con uguale severit.


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Nomen omen.
Il nome auspicio. - Gli antichi vedevano una stretta correlazione tra la cosa e la parola che la
designava. Perci imponevano ai figli nomi beneauguranti. La frase latina si ripete scherzosamente
per persone la cui sorte sembra conforme al significato del nome.

Non expedit.
Non conviene. - Formula di dissuasione usata dalla Chiesa romana, circa la partecipazione dei
cattolici italiani alle elezioni del 1874 e in genere alla vita politica dello stato postrisorgimentale.

Non in solo pane vivit homo. (Matteo, IV, 4).
Non di solo pane vive l'uomo. - E' questa la risposta che Ges, affamato dopo quaranta giorni di
digiuno, d a Satana che lo tenta invitandolo a trasformare i sassi in pane. Il testo di Matteo
prosegue: sed in omni verbo quod procedit de ore Dei, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
La frase si usa spesso, in senso pi generico, per significare che l'uomo ha bisogno d'altre
soddisfazioni che non siano quelle puramente materiali.

Non licet.
Non lecito. - Espressione latina adoperata in contesti italiani per attenuare il tono di un divieto o,
al contrario, per conferirgli maggiore solennit o perentoriet.

Non multa sed Multum. (Plinio il Giovane, Epist., VII, 9).
Non molte cose ma molto. - Massima latina tratta da una frase di Plinio il Giovane, che si usa come
consiglio per un utile apprendimento: non bisogna mirare ad avere molte nozioni, bens
approfondire le conoscenze e la cultura.

Non olet. (Svetonio, De vita Caesarum, VIII, 23).
Non ha odore. - Parole che, secondo Svetonio, l'imperatore Vespasiano avrebbe detto al figlio Tito,
che lo rimproverava per una tassa da lui imposta sugli orinatoi, mentre gli mostrava il denaro
ricavatone. Sono divenute proverbiali per significare che non bisogna sottilizzare troppo circa la
provenienza del denaro.

Non omnia possumus omnes. (Virgilio, Bucoliche, VIII, 63).
Non tutti possiamo tutto. - Sentenza virgiliana citata per significare che le facolt umane sono
limitate, e che ci che riesce a uno pu non riuscire ad un altro.

Non plus ultra.
Non pi oltre. - La leggenda narra che Ercole, avendo tagliato l'istmo che univa l' Europa all'Africa e
formato lo stretto di Gibilterra, scrisse non plus ultra sui monti Calpe ed Abila, stabilendo, con
quelle che furono poi chiamate le Colonne d' Ercole, il confine del mondo che nessun navigatore
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doveva oltrepassare. Nel linguaggio comune l'espressione usata per indicare il limite estremo che
si pu raggiungere.

Non possumus. (Atti degli Apostoli,IV, 20).
Non possiamo. - Espressione con cui gli apostoli Pietro e Giovanni risposero al sinedrio che avava
ordinato loro di tacere sui miracoli di Ges. Il testo completo : non enim possumus quae vidimus et
audivimus non loqui, non possiamo infatti non parlare di ci che abbiamo visto e udito. La frase
passata poi nel linguaggio pontificio per indicare un rifiuto basato sull'osservanza di leggi divine o
canoniche, e come tale fu usata da Pio IX nell'opporsi a ogni tentativo del governo italiano di
entrare in Roma col consenso della Chiesa. E' tradizione che eguale risposta abbia dato Clemente VII
a Enrico VIII d'Inghilterra, che chiedeva il divorzio da Caterina d'Aragona, per sposare Anna Bolena.

Non praevalebunt. (Matteo, XVI, 18).
Non prevarranno. - Parole di Ges all'apostolo Pietro: tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo
ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam, tu sei Pietro, e sopra questa
pietra edificher la mia chiesa, e le porte dell'inferno non prevarrano contro di essa. L'espressione
latina non praevalebunt divenuta proverbiale nel linguaggio ecclesiastico per affermare che le
forze del male non riusciranno a sopraffare la divina istituzione della Chiesa, e nel linguaggio
comune per significare che i propri avversari non riusciranno a prevalere.

Non scholae sed vitae discimus. (Seneca, Epist., 106, 11).
Non impariamo per la scuola ma per la vita. - Sentenza tratta da un passo di Seneca che lamenta il
modo di insegnare dei suoi tempi. La frase si cita per affermare che nell'insegnamento si deve
mirare alla formazione degli scolari pi che al fine immediato delle necessit della scuola.

Nosce te ipsum.
Conosci te stesso. - Motto che scritto a lettere d'oro sul frontone del tempio di Apollo in Delfi,
esortava gli uomini a riconoscere la propria condizione e limitatezza umana. Socrate ne fece la sua
massima preferita, considerandola come un invito a considerare i limiti della conoscenza umana.

Nulla dies sine linea. (Plinio, Nat. hist., XXXV, 36)
Nessun giorno senza una linea. - Frase attribuita da Plinio al pittore greco Apelle, del quale si dice
che non lasciava passare giorno senza che tracciasse almeno una linea, perch sosteneva che solo
con l'esercizio costante si procede sulla via dell'arte. La frase si ripete per indicare la necessit
dell'esercizio giornaliero.

Nunc est bibendum. (Orazio, Odi, I, 37).
Ora si deve bere. - Parole iniziali di una nota ode di Orazio, con le quali il poeta esprimeva
l'esultanza per la morte di Cleopatra, nemica di Roma. Quando cadeva un nemico, gli antichi
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salutavano l'evento con impietosa e rumorosa letizia. La frase si ripete, con tono gioioso e
scherzoso, come invito a festeggiare un lieto evento e a brindare con un buon bicchiere.
Obtorto collo.
Con il collo storto. - Espressione presente in alcuni autori latini, e usata anche in contesti italiani con
il significato di malvolentieri, contro voglia: ho dovuto obtorto collo accettare la decisione della
commissione medica.

Odi profanum vulgus et arceo. (Orazio, Odi, III, 1).
Odio il volgo profano e lo respingo. - Celebre verso di Orazio per esprimere atteggiamento di
sprezzante orgoglio intellettuale, comune a molti poeti, di fronte alle opinioni e alle manifestazioni
del volgo, indegno di accedere al tempio dell'arte.

Omne trinum est perfectum.
Ogni complesso di tre cosa perfetta. - Gli antichi vedevano nel numero tre il simbolo della
perfezione. Tre sono le Parche, le Furie, le Grazie; il Cristianesimo adora la Trinit, nelle persone del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; Dante sul numero tre e suoi multipli costru la Divina
Commedia. Il Digesto prescrive tres faciunt collegium: occorre un minimo di tre persone per
formare una societ giuridicamente costituita.

Omnia mea mecum porto.
Porto con me tutte le mie cose. - Frase attribuita a diversi filosofi (soprattutto cinici e scettici) o
scrittori greci, tra cui Biante di Priene, uno dei sette sapienti. In senso figurato, usata anche oggi
per affermare la superiorit delle doti dello spirito sul possesso dei beni materiali.

Omnia munda mundis. (s. Paolo, Lettera a Tito, I, 15).
Tutte le cose sono pure per i puri. - E' una frase di san Paolo nella Lettera a Tito, un pagano da lui
convertito, per affermare che tutto puro per chi opera con retta coscienza. La frase paolina
citata da Padre Cristoforo al sacrestano fra Fazio (Promessi Sposi, cap. VIII), quando questi si
scandalizza perch di notte si accoglievano nel convento due donne (Agnese e Lucia), sia pure per
proteggerle da Don Rodrigo.

Omnia vincit amor. (Virgilio, Bucoliche, X, 69).
L'amore vince tutto. - Il verso virgiliano prosegue: et nos cedamus amori, e noi cediamo all'amore. E'
divenuto proverbiale gi in epoca antica ed esalta l'ineluttabile potenza dell'amore, che non si
arrende davanti a nessun ostacolo.

Oportet ut scandala eveniant. (Matteo, XVIII, 7).
E' necessario che avvengano gli scandali. - Sono le parole di san Matteo, il quale subito aggiunge:
"Ma guai all'uomo per colpa del quale lo scandalo avviene".
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Ora et labora.
Prega e lavora. - Motto con cui la tradizione benedettina sintetizza lo spirito delle prescrizioni del
lavoro e della preghiera rivolte da san Benedetto da Norcia ai suoi monaci. Il motto benedettino
passato poi a caratterizzare tutto il monachesimo occidentale, in contrapposizione al monachesimo
orientale, essenzialmente contemplativo.

O sancta semplicitas!.
O santa semplicit!. - Espressione che, secondo una leggenda, il riformatore religioso boemo Jan
Hus (1369 - 1415) pronunci, mentre saliva sul rogo, vedendo una vecchierella che, con candido
zelo, vi aggiungeva fascine. La frase si ripete oggi a proposito di persona ingenua o di chi, per troppa
semplicit d'animo, fa il male senza accorgersene.

O tempora o mores!.
O tempi, o costumi!. - Seneca il Retore (Suasoriae VI, 3) commentando la corruzione dei costumi
chiama in aiuto Cicerone con queste parole: "Tuis verbis, Cicero, utendum est: o tempora! o more!,
dobbiamo usare le tue parole, o Cicerone: o tempi! o costumi!. Cicerone, infatti, deplora spesso la
corruzione che si diffusa anche tra i politici e rimpiange il passato proprio con questa
esclamazione: o tempora, o mores! che si ripete in varie orazioni. Oggi l'esclamazione ciceroniana
spesso usata in tono scherzoso o bonariamente polemico.

Oves et boves.
Pecore e buoi. - Locuzione latina che indica, in tono tra scherzoso e polemico, un raggruppamento
eterogeneo di persone, per lo pi prive di meriti e di qualit. In stato di necessit, giocoforza
mescolare oves et boves, cui corrisponde la pi popolare espressione cani e porci.

Nuntio vobis gaudium magnum.
Vi annuncio una grande gioia. - Frase tratta dalla formula con la quale si annuncia al popolo
l'elezione del nuovo pontefice (vedere Habemus Papam). Si ripete talvolta nell'uso comune,
scherzosamente, per indicare l'annuncio di una buona notizia.
Panem et circenses. (Giovenale, Satire X, 81).
Pane e giochi del circo. - Sono parole di Giovenale che si lamenta come questo fosse, ai suoi tempi,
l'unico desiderio del popolino. Tredici secoli pi tardi Lorenzo il Magnifico sosteneva: Pane e feste
tengon il popol quieto. Nel regno delle Due Sicilie, per raggiungere lo stesso scopo, la politica dei
Borboni aveva come fondamento le tre F: feste, farina, forca.

Parcere subiectis et debellare superbos. (Virgilio, Aen. VI, 853).
Risparmiare i vinti e debellare i superbi. - Celebre verso di Virgilio in cui il poeta ha voluto esprimere
il criterio ispiratore della politica imperiale dei Romani.
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Parce sepulto. (Virgilio, Aen. III, 41).
Perdona a chi sepolto. - E' la voce che lo spirito di Polidoro, il pi giovane dei figli di Priamo, rivolge
ad Enea. Oggi con parce sepulto intendiamo che ingeneroso avere risentimento per i torti subiti
da chi non pi, e talora, in senso estensivo, usiamo l'espressione con riferimento a chi stato gi
punito dalla sorte o non ha pi capacit di nuocere.

Parva sed apta mihi.
Piccola, ma adatta a me. - Verso che Ludovico Ariosto fece scrivere sopra l'ingresso della casa
fattasi costruire a Ferrara, e che continua: sed nulli obnoxia, sed non Sordida, parta meo sed tamen
aere domus, ma non soggetta ad alcuno, ma non squallida, ma acquistata col mio denaro. Il verso
iniziale viene talora usato, con lo stesso significato, in riferimento alla propria abitazione, o con
significati analoghi.

Pater familias.
Padre di famiglia. - Nella famiglia romana indicava colui che, non avendo pi ascendenti vivi in linea
maschile, era il capo della famiglia, acquistando un complesso di poteri sulla moglie, sui figli e sui
servi, che si riassumevano nel termine giuridico di manus o potestas (potest), intendendosi con
potest un concetto assai vicino a propriet. Col passar del tempo, queste tiranniche prerogative
del pater familias vennero temperate dal costume e dalla giurisprudenza.

Pax et bonum.
Pace e bene. - Formula di saluto caratteristica della predicazione di san Francesco e dei suoi seguaci.
Si vede scritta spesso sulle porte o sulle pareti dei conventi francescani. Viene usata (tradotta o no)
come saluto e augurio tra religiosi o fedeli.

Pax tibi.
Pace a te. - Nello stemma di Venezia il leone di san Marco pone una zampa sopra un libro dove sta
scritto Pax tibi Marce evangelista meus, pace a te, Marco, mio evangelista. Parole queste che,
secondo una leggenda, un angelo apparso in sogno a san Marco, approdato in un'isola della laguna
veneta, avrebbe pronunciato quasi ad annunciargli che l, in quelle terre, il suo corpo dopo la morte
avrebbe trovato riposo.

Per angusta ad augusta.
Per vie anguste ad auguste cose. - Motto gentilizio di Ernesto di Brandeburgo, menzionato da Victor
Hugo nel IV atto dell'Ernani come parola d'ordine dei congiurati contro Carlo V. L'espressione
usata nell'uso comune (anche nella forma ad augusta per angusta) per significare che i grandi
risultati si ottengono solo superando difficolt d'ogni genere.

Per aspera ad astra.
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Alle stelle attraverso le asperit. - Frase con cui si suole significare che senza sacrifici non si
raggiungono traguardi ambiziosi. Il motto riecheggia frasi della tradizione letteraria (cfr. Virgilio,
Aen., IX, 641: Sic itur ad astra, cos si giunge all'immortalit; Seneca, Herc. furens., 441: Non est ad
astra mollis e terra via, la via per giungere dalla terra agli astri non facile).

Perinde ac cadaver.
Alla stregua di un cadavere. - Con questa locuzione, prima san Francesco e poi i gesuiti
sintetizzarono la sottomissione assoluta alla regola e alla volont dei superiori, con rinuncia alla
propria personalit.

Pluralis maiestatis.
Plurale di maest. - Negli atti ufficiali re e pontefici usano la prima persona plurale del pronome
(noi) e delle forme verbali e nominali che con essa concordano. Per estensione, la prima persona
plurale del pronome viene usata anche da personaggi d'alto rango o investiti di cariche
particolarmente importanti.

Pollice verso.
Col pollice all'ingi. - Era il segnale di morte, decretata dall'imperatore e dal pubblico quando nel
circo un gladiatore ferito finiva a terra, e l'avversario domandava agli spettatori se doveva
risparmiarlo o dargli il colpo di grazia. L'espressione, accompagnata o no dal gesto, usata in
contesti italiani per significare condanna, disapprovazione, rifiuto e simili.

Post factum lauda.
Loda dopo il fatto. - Motto latino usato per significare che, prima di lodare, bisogna aspettare che
un fatto, un lavoro sia compiuto e se ne vedano gli effetti.

Post factum nullum consilium.
Dopo il fatto nessun consiglio. - Motto latino usato per significare che, quando un fatto avvenuto,
non v' pi rimedio e non serve discuterne.

Post fata resurgam.
Risorger dopo la morte. - Motto dell'araba fenice, mitico uccello sacro agli antichi Egiziani. Secondo
una leggenda, ogni cinquecento anni essa volava dall'Arabia, sua terra natale, a Eliopoli; secondo
altri , giunta alla vecchiaia, si dava fuoco su una pira di legni aromatici, per poi risorgere dalle ceneri.
Il motto si usa per esprimere fiducia nella propria capacit di risollevarsi dalle disavventure e di
vincere le avversit del destino.

Post hoc ergo propter hoc.
Dopo questo, quindi a causa di questo. - Argomentazione fallace degli scolastici secondo cui c' un
rapporto di causalit tra due avvenimenti per il solo fatto che l'uno posteriore all'altro; ma non
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bisogna confondere il rapporto di precedenza, di tempo, col rapporto di causalit.

Post mortem.
dopo la morte. - Locuzione latina usata soprattutto con riferimento al riconoscimento di meriti, a
commemorazioni, busti, targhe stradali, che non hanno avuto luogo durante la vita della persona
interessata: onorificenza post mortem.

Primum vivere deinde philosophari.
Prima vivere, poi fare della filosofia. - Frase usata come richiamo a una maggiore concretezza e a
una maggiore aderenza agli aspetti pratici della vita. Viene tradizionalmente attribuita al filosofo
inglese Thomas Hobbes (1588-1679), ma probabilmente molto pi antica.



Primus inter pares.
Primo tra uguali. - Locuzione usata con riferimento a chi, tra persone di pari grado o dignit o
posizione gerarchica, considerato il capo per la funzione che esercita o per altri motivi di
preminenza.

Pro aris et focis. (Cicerone, De natura deorum III, 40 e altrove).
In difesa degli altari e dei focolari. - Antico grido con cui si animavano i cittadini alla difesa. Cicerone
riporta questo motto nel senso che ogni cittadino deve operare per la patria e per la famiglia.

Pro bono pacis.
Per il bene della pace. - Locuzione latina che equivale all'italiana per amor di pace. Si usa spesso con
rferimento a concessioni fatte per evitare contrasti, per non turbare il buon accordo o la
tranquillit.

Procul negotiis. (Orazio, Epodi II, 1).
Lontano dagli affari. - Beatus ille qui procul negotiis/Ut prisca gens mortalium, Beato colui che
lontano dagli affari, come i primi padri degli uomini. Sono le parole di Orazio che vengono talvolta
citate (nella forma abbreviata procul negotiis), per alludere a un periodo di tempo, o a una vita
intera, trascorsi in riposante tranquillit, lontano dalle preoccupazioni quotidiane del lavoro.

Pro domo sua.
Per la propria casa. - Titolo di un'orazione di Cicerone che viene ripetuta spesso (per lo pi nella
forma Cicero pro domo sua) con riferimento a chi parla o agisce in proprio favore, per il proprio
tornaconto.

Pro forma.
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Per la forma. - Locuzione latina, frequente anche nel linguaggio comune, per significare una cosa
fatta per pura formalit, per salvare le apparenze, per obbedire a una ritualit che non ha alcun
riscontro nella sostanza: gli hanno fatto un' ispezione pro forma.

Pro indiviso.
Per non diviso. - Locuzione latina del linguaggio giuridico, usata nell'espressione communio pro
indiviso, per indicare la comunione di beni (riferita specialmente all'asse ereditario) tra pi
comproprietari, ciascuno dei quali possiede idealmente una quota.

Promoveatur ut amoveatur.
Sia promosso affinch sia rimosso. - Motto latino con cui si allude a promozione o avanzamento di
grado concessi con lo scopo di rimuovere una persona da una carica o da un luogo dove essa
eserciti un'azione o un'influenza, specialmente politica, che ai suoi superiori non sia gradita, o per
allontanare un impiegato, un funzionario da un posto al quale si sia dimostrato inetto, nei casi in cui
non si voglia o non si possa agire diversamente.

Pro quota.
Per la quota. - L'espressione completa pro quota parte che significa genericamente per la parte a
ciascuno spettante, ed usata per indicare, nel linguaggio economico e finanziario, un sistema di
ripartizione di capitali, redditi, diritti e obbligazioni, in parti proporzionali alle quote concorrenti alla
loro formazione. In diritto ereditario, l'espressione sta a significare la divisione di beni tra i congiunti
aventi diritto per legge, nella misura spettante a ciascuno in base al grado di parentela.

Pro tempore.
Per un certo tempo. - L'espressione usata per indicare che un incarico, una concessione, una
funzione sono dati soltanto per un determinato periodo, temporaneamente: affidare, esercitare pro
tempore una funzione, una carica; anche con uso aggetivale: presidente pro tempore della
commissione edilizia.

Pulsate et aperietur vobis. (Matteo VII, 7; Luca XI, 9)
Bussate e vi sar aperto. - Frase di un pi ampio contesto: petite et dabitur vobis; quaerite et
invenietis; pulsate et aperietur vobis, chiedete, e vi sar dato; cercate, e troverete; bussate, e vi sar
aperto. Con queste tre espressioni diverse, Ges nel Discorso della montagna vuole affermare il
concetto che ogni preghiera sempre esaudita dalla infinita bont di Dio. La terza espressione
talvolta ripetuta in senso estensivo, come esortazione a insistere nel chiedere ci di cui si ha
bisogno.

Pulvis es et in pulverem reverteris. (Genesi, III, 19).
Polvere sei e in polvere ritornerai. - Recitando questo versetto del Genesi, nel giorno delle Ceneri, il
sacerdote segna, con un pizzico di cenere, la fronte dei fedeli. Anche il pagano Orazio nelle Odi (IV,
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7) della stessa opinione e dice: pulvis et umbra sumus, siamo polvere e ombra (vedi Memento
mori).
Quaerite et invenietis. (Matteo VII, 7; Luca XI, 9).
Cercate e troverete. - Frase centrale di un noto versetto evangelico che, presa dal suo contesto
generale, spesso ripetuta come esortazione a impegnarsi con tenacia e fiducia nella ricerca della
verit, sia sul piano religioso sia su quello scientifico e del sapere in genere.

Qualis artifex pereo!.
Quale artista muore con me!. - Celebre frase che secondo Svetonio (Vita di Nerone, 69),
l'imperatore Nerone avrebbe pronunciato morendo.

Qualis pater talis filius.
Quale il padre, tale il figlio. - Antica sentenza popolare (tramandata anche nella versione talis pater,
talis filius) con la quale si suole affermare che pregi e difetti si trasmettono per via ereditaria, ma
anche per l'influenza che ha sui figli l'esempio paterno.

Quandoque bonus dormitat Homerus. (Orazio, Ars poet., 358-59).
Talora sonnecchia il buon Omero. - Espressione con cui Orazio rileva come sia sciocco mostrarsi
insofferenti dei difetti dell'opera di grandi artisti. La frase oraziana spesso citata per significare che
anche i sommi artisti hanno qualche caduta di tono, di stile, e non sempre riescono ad essere
all'altezza della propria fama.

Quantum mutatus ab illo...!. (Vitgilio, Aen. II, 274).
Quanto mutato da quello...!. - Parole di Enea nel descrivere la visione di Ettore che gli appare in
sogno lordo e sanguinante; il passo infatti continua: Hectore qui redit exuvias indutus Achilli, da
quell'Ettore che torna indossando l'armatura di Achille. La frase si riporta talvolta per indicare
mutamenti profondi, anche di natura morale.

Quieta non movere.
Non muovere le cose quiete. - Motto latino che si cita con vario senso e tono. Noi abbiamo i
proverbi: non agitare le acque; non stuzzicare il can che dorme, e simili.

Qui non est mecum, contra me est. (Matteo XII, 30; Luca XI, 23).
Chi non con me, contro di me. - Frase evangelica pronunciata da Ges per invitare a prendere
una decisione precisa. Viene spesso ripetuta, nella forma latina o in quella italiana, sia con senso
generico e in tono scherzoso, sia nella forma del plurale chi non con noi contro di noi.

Qui pro quo (o quiproquo).
Il che per il come. - Locuzione usata per significare equivoco o malinteso relativo a parole, cose,
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persone: stato un banale qui pro quo; per un qui pro quo ho sbagliato il luogo e il giorno
dell'appuntamento. L'espressione deriva forse dal latino quid pro quo, titolo di alcune compilazioni
farmaceutiche del medioevo comprendenti i medicamenti che si potevano somministrare in luogo
di altri.

Quis custodiet custodes?.
Chi custodir i custodi?.- Frase divenuta proverbiale e derivata dal passo delle Satire (VI, 48-49) di
Giovenale sed quis custodiet ipsos custodes?, ma chi custodir i custodi stessi? Ma gi molto prima,
Platone nella Repubblica (III, 13) dice che i custodi dello Stato devono guardarsi dal vizio
dell'ubriachezza, perch "sarebbe certo ridicolo se il custode avesse bisogno d'un custode". Oggi
l'espressione latina ripetura, seriamente o scherzosamente, per esprimere sfiducia sulla capacit o
sull'onest di chi ha compiti di custodia o sorveglianza.

Quod avertat Deus!.
Il che non permetta Dio!. - Formula latina di scongiuro ripetuta in contesti italiani, della lingua scritta
o parlata, come inciso e con valore affine all'italiano Dio ce ne scampi e liberi.

Quod licet Iovi non licet bovi.
Ci che lecito a Giove non lecito al bove. - Motto latino che si usa citare per significare che ci
che concesso a chi ha particolari gradi, requisiti o capacit pu non essere concesso a chi non ha
tali requisiti.

Quod non fecerunt Barbari fecerunt Barbarini.
Ci che non fecero i barbari, fecero i Barberini. - Frase scritta sulla statua romana di Pasquino contro
il papa Urbano VIII (Maffeo Barberini), che durante il suo pontificato (1623-1644) spogli il
Pantheon dei suoi bronzi per farne cannoni e costruire il baldacchino di San Pietro. La frase viene
spesso citata con riferimento ad atti vandalici.

Quod scripsi scripsi. (Giovanni XIX, 22).
Ci che ho scritto ho scritto. - Risposta di Pilato ai sacerdoti che gli chiedevano di togliere dalla croce
di Ges l'iscrizione offensiva alla Giudea. E l'iscrizione rimase. La frase divenuta proverbiale per
esprimere la propria decisa intenzione di non recedere da quanto si scritto o anche detto; ma in
quest'ultimo caso, la frase va corretta in quod dixi, dixi, ci che ho detto ho detto.

Quot capita tot sententiae.
Quante le teste tanti i pareri. - Antico proverbio latino che si trova in Terenzio e in Cicerone e si cita
per affermare che, tra gli uomini, le opinioni e i gusti sono diversi, ed difficile che in una comunit
tutti la pensino allo stesso modo.


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Quousque tandem. (Cicerone I^ Catilinaria).
Fino a quando. - A queste due parole iniziali si pu aggiungere Catilina abutere patientia nostra?,
fino a quando, o Catilina, abuserai della nostra pazienza? E' la famosa invettiva di Cicerone contro il
nobile decaduto che si era schierato dalla parte popolare per tentare, con una congiura, la
conquista dello Stato. Le prime due parole (o la frase intera) si citano talora, nel linguaggio odierno,
per avvertire che stato superato ogni limite di pazienza e di sopportazione.
Rara avis. (Giovenale, Satire VI, 165).
Uccello raro. - E' l'inizio del verso di Giovenale che chiama una donna bella e pudica: Rara avis in
terris, nigroque simillima cycno, uccello raro sulla terra, simile a un cigno nero. Sinonimo di questa
locuzione mosca bianca che significa appunto persona o cosa rarissima. La locuzione latina viene
spesso adoperata per indicare cosa o persona molto rara o che ha qualit particolari: in questa
societ un uomo onesto veramente una rara avis.

Rari nantes in gurgite vasto. (Virgilio, Aen. I, 118).
Rari nuotatori nel vasto gorgo. - Sono i compagni di Enea, travolti dalla tempesta scatenata da
Giunone. Le prime due parole, e anche l'intera locuzione sono usate talvolta per indicare poche
cose o persone disperse in ambiente vastissimo o tra moltissime altre. La prima parte della frase
stata adottata come nome di societ di nuoto (Rari Nantes Florentia, ecc.).

Rebus sic stantibus.
Stando cos le cose. - Nell'uso comune, la locuzione adoperata per introdurre un'affermazione
fondata sul fatto che le cose stanno cos, che la situazione quella che e non si presume che
possa cambiare: Rebus sic stantibus (o anche sic stantibus rebus), meglio trovare un accordo.

Redde rationem.
Rendi il conto. - Locuzione con cui s'invita altri a rendere conto, a dare spiegazione del proprio
operato, o della propria amministrazione e gestione. Si usa spesso nel significato di resa dei conti,
giudizio finale, in frasi di tono solenne o sarcastico o scherzoso: l'addetto alla riscossione delle
imposte comunali stato chiamato al redde rationem; tutti un giorno saremo chiamati al redde
rationem.

Refugium peccatorum.
Rifugio dei peccatori. - Espressione con cui invocata nelle litanie lauretane la Madonna, come
madre di misericordia. Con sfumatura d'ironia, ricorre nell'uso ad indicare persona o istituto di
grande, e anche eccessiva, bont e indulgenza: quell'istituto privato il rifugium peccatorum degli
studenti fannulloni.

Relata refero.
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Riferisco cose riferite (da altri). - E' una locuzione latina di origine medievale, che viene usata spesso
quando si riferiscono notizie apprese da altri, delle quali non s'intende assumere la responsabilit.
La frase ricorda in qualche modo un passo dello storico greco Erodoto (VII, 152), che cos parla dei
suoi doveri di storico: "ho l'obbligo di dire ci che vien detto, ma non ho l'obbligo di crederci.

Repetita iuvant.
Le cose ripetute giovano . - Sentenza latina d'incerta origine, che si pronuncia spesso, nell'uso
corrente, per affermare l'utilit di ripetere una raccomandazione, un precetto, un ammonimento.

Requiescant in pace.
Riposino in pace. - Frase con cui termina la preghiera dei defunti: requiem aeternam dona eis,
Domine..., l'eterno riposo dona loro, o Signore... .Nel linguaggio comune, si ripete spesso, per lo pi
al singolare, requiescat in pace, parlando di un morto, e anche, con tono ironico, di persona che,
allontanandosi da una compagnia, non lascia rimpianto.


Risus abundat in ore stultorum.
Il riso abbonda sulla bocca degli stolti. - Proverbio latino non classico, spesso citato per biasimare
chi ride troppo e a sproposito.

Ruit hora.
Precipita l'ora. - Frase latina, con cui si allude al tempo che fugge e soprattutto all'imminenza della
morte. E' anche in titolo di un' ode barbara del Carducci il quale, dalla fugacit della vita, trae
motivo per godere pi intensamente l'amore.
Tabula rasa.
Tavola raschiata. - Espressione con cui era designata in origine la tavoletta cerata usata dai Romani
per la scrittura. Nel linguaggio filosofico, con tabula rasa si intende la condizione dell'intelletto
umano, prima che cominci il processo della conoscenza. I filosofi sensisti, ad esempio il Locke,
sostengono che la mente umana privata della conoscenza empirica non altro che una tabula rasa.
Nel linguaggio figurato pu significare essere del tutto privo di cognizioni, di preparazione in un
dato campo, o anche avere la testa vuota. Con riferimento alla tavola da pranzo apparecchiata, far
tabula rasa significa sparecchiare, portare via tutto.

Taedium vitae.
Tedio della vita. - Espressione latina equivalente all'italiano "noia della vita", con cui si esprime
sconforto morale e crollo psicologico che portano a rifiutare il peso dell'esistenza.

Tanto nomini nullum par elogium.
A cos gran nome nessuna lode pari. - E' l'epitaffio a Niccol Machiavelli, sul monumento in Santa
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Croce, a Firenze, spesso citato per tributare a qualcuno una lode enfatica o anche ironica.

Te Deum.
Te Dio. - Cos inizia l'inno liturgico: Te Deum laudamus, te Dominum confitemur, te Dio lodiamo, te
Signore riconosciamo, cantato in ringraziamento d'un evento favorevole, per celebrare una vittoria,
festeggiare la fine d'un flagello, uno scampato pericolo.

Temporibus illis.
In quei tempi. - Espressione adoperata in tono scherzoso o enfatico, per riferirsi a tempi lontani, con
allusione a cose definitivamente passate (vedi In illo tempore).

Tertium non datur.
Il terzo non concesso. - Espressione che risale alla logica aristotelico-scolastica (con riferimento al
"principio del terzo escluso"), con cui si vuol significare che, in un'alternativa di due giudizi
contraddittori, o di due ipotesi contrapposte, esclusa ogni altra possibilit o soluzione: al termine
del processo, l'imputato o viene assolto o viene condannato: tertium non datur.

Timeo Danaos et dona ferentes. (Virgilio, Aen. II, 49).
Temo i Danai (Greci), anche se portano doni. - Sono le parole di Laocoonte , quando vuol dissuadere
i Troiani dall'accogliere nella citt il cavallo di legno lasciato dai Greci. Si ripete, talvolta in tono
scherzoso, per esprimere diffidenza verso chi non si reputa amico e fa offerte e proteste di amicizia.

Transeat a me calix iste. (Matteo, XXVI, 39).
Passi da me questo calice. - Parole con cui Ges, nell'orto degli Ulivi, si rivolge al Padre perch
allontani da lui le sofferenze della passione. Nell'uso comune, si ripetono talvolta per invocare di
essere liberati da un dolore, da una pena.

Tu quoque Brute fili mi?.
Anche tu, Bruto, figlio mio?. - Sono le parole che, secondo la tradizione, Cesare avrebbe rivolto a
Marco Bruto riconoscendolo tra i suoi uccisori. Si usa talvolta la locuzione abbreviata tu quoque per
esprimere addolorata sorpresa nei confronti di chi, da noi beneficiato, ci ripaga con l'ingratitudine.

Turris eburnea.
Torre d'avorio. - Collum tuum sicut turris eburnea, il tuo collo come torre d'avorio, dice alla bella
Sulamita il Cantico dei cantici (VII, 4). L'espressione biblica turris eburnea viene poi riferita alla
Vergine nelle litanie lauretane. Nel linguaggio figurato, essere una torre d'avorio equivale ad essere
di costumi irreprensibili, d'indubbia onest; mentre chiudersi in una torre d'avorio sta a significare
appartarsi in aristocratica solitudine, quasi ignorando i problemi sociali e politici che ci circondano.
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Ubi consistam.
Dove io mi appoggi. - Frase attribuita ad Archimede, il quale sosteneva che, se avesse trovato un
punto d'appoggio, avrebbe potuto mediante una leva sollevare il mondo. La locuzione ubi
consistam comunemente adoperata con il significato di uno stabile punto d'appoggio o di
partenza per intraprendere un'azione coerente e organica: non ho ancora trovato l'ubi consistam.

Ubi maior minor cessat.
Dove c' il maggiore, il minore cessa. - Frase d'ignota origine , spesso citata per significare l'esigenza
di rispettare la gerarchia.

Ubi Petrus ibi Ecclesia. (s. Ambrogio, Expositio in Ps., XL, 30).
Dove Pietro, ivi la Chiesa. - Sentenza di sant'Ambrogio, con la quale si afferma, con riferimento al
primato di Pietro e dei suoi successori, che la vera Chiesa quella che riconosce a suo capo il
vescovo di Roma.

Ubi tu Gaius ego Gaia.
Dove tu Gaio io Gaia. - Giuramento matrimoniale con cui la donna prometteva fedelt e dedizione
allo sposo. Dopodich i due spezzavano insieme il panis farreus, una focaccia di farro consacrata a
Giove Capitolino. Da quel momento, l'unione, sancita dalla testimonianza della divinit , era sacra e
indissolubile.

Ultima ratio.
Ultima ragione. - La locuzione latina riferita alle armi, alla guerra, quando con le altre ragioni non
si approda a nulla. La frase attribuita al cardinale Francisco Ximens ministro di Spagna e grande
inquisitore (1436-1517); e Luigi XIV, il re Sole, l'assunse come divisa, facendola incidere sui suoi
cannoni, con un'aggiunta: "Ultima ratio regum", ultima ragione dei re. Federico II di Prussia us il
singolare Ultima ratio regis, ultima ragione del re. Poi confid ad un amico: "Io penso a fare la
guerra. Ci penseranno i filosofi a dimostrare ch'era giusta".

Ultimatum.
Ultima proposta. - In diritto internazionale, atto giuridico unilaterale, con il quale uno stato fa
conoscere a un altro stato le sue ultime perentorie proposte su una determinata questione,
chiedendo precisa risposta. In senso estensivo significa intimazione perentoria o proposta
definitiva; spesso in tono scherzoso: mi ha dato l' ultimatum: o lo sposo o mi lascia.

Una tantum.
Per una volta soltanto. - Locuzione parzialmente latina, usata per lo pi nel linguaggio giuridico e
amministrativo per indicare un pagamento a carattere straordinario fatto 'per una volta soltanto,
senza obbligo di rinnovo o di continuit'.

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Unguibus et rostris.
Con le unghie e coi rostri. - Locuzione latina non classica, usata come l'equivalente italiana con le
unghie e coi denti, per indicare tenacia, ostinazione, accanimento: difendersi unguibus e rostris.
Nella forma unguibus et rostro ("con le unghie e col becco") il motto dello stemma della citt di
Avignone.

Unicuique suum.
A ciascuno il suo. - Aforisma del diritto romano che si ispira a un passo delle Institutiones di
Giustiniano: "Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuens", la giustizia la
costante e perpetua volont di riconoscere a ciascuno il suo diritto. E prosegue: "I precetti del
diritto sono i seguenti: vivere onestamente, non danneggiare il prossimo, dare a ciascuno il suo".

Urbi et orbi.
A Roma e al mondo. - Frase della solenne benedizione che il papa impartisce alla folla, in piazza san
Pietro. Per estensione scherzosa, viene usata per significare "a tutti, dappertutto": noto urbi et
orbi.
Vacatio legis.
Assenza della legge. - Nel linguaggio giuridico il periodo di tempo che intercorre tra la
pubblicazione di una legge sulla Gazzetta Ufficiale e la sua effettiva entrata in vigore.

Vade retro Satana!. (Matteo IV, 10).
Va indietro, Satana!. - Variante delle parole con cui Ges, tentato nel deserto, respinge il tentatore.
La frase si ripete spesso, in tono per lo pi scherzoso, per esprimere repulsione, o per far desistere
chi tenta con inviti e offerte allettanti, ma che non si possono o non si vogliono accettare

Vae victis. (Livio, Hist., 5, 48).
Guai ai vinti. - Celebre esclamazione attribuita a Brenno, capo dei Galli Snoni, invasori di Roma nel
4 secolo a.C.. Si ripete per affermare o per lamentare il primato della forza sul diritto.

Vanitas vanitatum. (Ecclesiaste I, 2).
Vanit delle vanit. - Celebri parole con cui si apre il libro biblico dell' Ecclesiaste che aggiunge et
omnia vanitas, e tutte le cose vanit. Queste parole vengono spesso citate per affermare la vanit
dei beni terreni e l'insipienza di coloro che s'affannano a conseguirli.

Vare, legiones redde. (Svetonio, Vita di Augusto, 23).
Varo, rendimi le legioni. - Queste parole andava gridando Augusto per la sua casa, quando seppe
della sconfitta di Quintilio Varo, per opera di Arminio.

Veni, vidi, vici. (Plutarco, Caes., 50, 6)
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Venni, vidi, vinsi. - Parole con le quali Giulio Cesare avrebbe annunziato ad Arminzio, suo amico, la
fulminea vittoria riportata su Farnace, re del Ponto, il 2 agosto del 47 a.C. . Nel linguaggio comune,
la frase si cita soprattutto per indicare o annunziare rapida e felice riuscita di qualche impresa.

Verba movent, exempla trahunt.
Le parole incitano, gli esempi trascinano. - Antico proverbio che afferma la forza dell' esempio.

Verba volant, scripta manent.
Le parole volano, gli scritti rimangono. - Antico proverbio (enunciato anche nella forma inversa:
scripta manent, verba volant) con cui si afferma l'importanza delle testimonianze e dei documenti
scritti, sia, al contrario, l'opportunit di non mettere su carta ci che un giorno potrebbe esserci di
danno. Equivale al proverbio popolare carta canta e villan dorme.

Vexata quaestio.
Questione discussa. - Espressione latina con cui ci si riferisce a questione lungamente dibattuta
senza che si sia giunti a una conclusione, a un accordo.

Via Crucis.
Via della Croce. - La strada che Ges percorse, con la croce sulle spalle, dal tribunale di Pilato al
luogo della crocifissione, sulla cima del Calvario. Per estensione, con via crucis indichiamo una lunga
sequenza di fatiche e di sofferenze, senza il conforto del lieto fine: dopo una via crucis da un ufficio
all'altro, il pensionato si sentito rispondere che mancano i soldi.

Videant consules.
Provvedano i consoli. - Inizio della frase videant consules, ne quid res publica detrimenti capiat,
provvedano i consoli affinch la repubblica non riceva alcun danno: formula con la quale il senato
conferiva ai consoli pieni poteri in casi di estrema emergenza, per salvare la patria in pericolo. Nel
linguaggio comune, le prime parole si ripetono talora in tono scherzoso per rimandare a chi ne ha
competenza la soluzione di ardui problemi.

Video meliora proboque, deteriora sequor. (Ovidio, Met. VII, 20-21).
Vedo il meglio e l'approvo, ma seguo il peggio. - Sono parole di Medea che per l'amore di Giasone
viene meno ai propri doveri verso il padre e verso la patria. La frase latina si ripete talvolta per
denunciare un profondo dissidio tra i consigli della ragione e il concreto agire. Analoghe espressioni
troviamo tra i poeti italiani: E veggio 'l meglio, et al peggior m'appiglio (Petrarca, Canz. CCLXIV,
136); Conosco il meglio ed al peggior mi appiglio (Foscolo, Son. II, 13).

Vox clamantis in deserto. (Isaia XL, 3).
Voce di chi grida nel deserto. - Frase biblica che si ripete talvolta alludendo ad avvertimento non
ascoltato, a opera di persuasione che risulta vana, a chi rivendica diritti senza ottenere risposta.
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Vox populi vox Dei.
Voce di popolo, voce di Dio. - Sentenza d'antica tradizione medievale, che si ripete talvolta per
significare che opinioni e giudizi popolari devono o possono ritenersi veri e giusti. Si cita anche la
sola prima met della frase, per alludere a notizie o opinioni molto diffuse:che lei sia un'ottima
insegnante vox populi.

Vulgus vult decipi, ergo decipiatur.
Il volgo vuol essere ingannato, dunque sia ingannato. - Motto attribuito al cardinale Carlo Caraffa,
legato pontificio presso Enrico II, re di Francia. Frase scettica, messa in pratica dai demagoghi e dai
ciarlatani di piazza. Per gli onesti, invece, il volgo va istruito e educato, perch cessi di essere
gregge, e diventi popolo.