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Relativismo

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Relativismo
Il relativismo una posizione filosofica che nega l'esistenza di verit assolute, o mette criticamente in discussione la
possibilit di giungere a una loro definizione assoluta e definitiva. In Europa se ne riconosce la prima comparsa
all'interno della sofistica greca; in seguito posizioni relativiste furono espresse dallo scetticismo antico e moderno,
dal criticismo, dall'empirismo e dal pragmatismo.
Chi relativista sostiene che una verit assoluta non esiste, oppure, anche se esiste, non conoscibile o esprimibile
o, in alternativa, conoscibile o esprimibile soltanto parzialmente (appunto, relativamente); gli individui possono
dunque ottenere solo conoscenze relative, in quanto ogni affermazione riferita a particolari fattori e solo in
riferimento ad essi vera. Per i sofisti, nessun atto conoscitivo raggiunge la natura oggettiva delle cose, n
rappresenta una verit assoluta valida per ognuno. Un ulteriore punto di vista, di cui Ludwig Wittgenstein fu il
principale sostenitore, che, poich tutto viene filtrato dalle percezioni umane, limitate ed imperfette, per forza di
cose ogni conoscenza relativa alle esperienze sensibili per l'uomo. Citando appunto Wittgenstein:
Se un leone potesse parlare, non lo capiremmo comunque.
(Ludwig Wittgenstein)
Per il filosofo Nicola Abbagnano l'antica sofistica, lo scetticismo, l'empirismo e il criticismo sono manifestazioni di
un relativismo che tenta di crearsi una tradizione. Ma in realt la corrente detta Relativismo, per Abbagnano, nata
come fenomeno moderno, legata alla cultura del XIX secolo. Manifestazione estrema la dottrina di Oswald Spengler
nel suo libro Il tramonto dell'Occidente (1918-1922) dove affermata la relativit di tutti i valori della vita in
rapporto alle epoche storiche, considerate come entit organiche, ognuna delle quali cresce, si sviluppa e muore
senza rapporto con l'altra:
Ogni cultura ha il suo proprio criterio, la cui validit comincia e finisce con esso. Non vi alcuna morale umana
universale
(Oswald Spengler da Der Untergang des Abendlandes, I, 55)
Tra le varie civilt non possibile alcuna comunicazione, poich non vi sono valori comuni tra esse; per cui anche la
civilt occidentale quindi destinata ad estinguersi.
Il relativismo nella filosofia antica
Per approfondire, vedi Relativismo etico sofistico.
Il relativismo di Protagora
Per Protagora la conoscenza sempre condizionata dal singolo soggetto che percepisce e pensa, e non esistono
criteri universali che consentano di discriminare la verit e la falsit delle conoscenze soggettive, n un bene ed una
giustizia assoluti, che possano valere da norma definitiva per i comportamenti etici.
La misura del giusto e del bene non l'individuo singolo, ma l'intera comunit a cui appartiene. Giusto sar ci che
appare tale alla maggioranza, ci che giova alla citt (secondo il criterio dell'utile) ed ottiene il consenso pi ampio
possibile dei cittadini. Cos il consenso del pubblico diviene la riconosciuta misura della verit di un discorso.
Come si vede, in Protagora c' in ogni caso modo di discriminare fra due opzioni, che non sono equivalenti per il
solo fatto di non potere essere nettamente divise in "vere" e "false", "giuste" e "sbagliate".
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Il relativismo di Gorgia
Per Gorgia, tutte le possibilit si equivalgono, perch non sono conoscibili e comunque non sono comunicabili. Ne
consegue che con l'arte oratoria si pu dimostrare che "tutto il contrario di tutto".
Il relativismo nella filosofia moderna e contemporanea
possibile parlare di relativismo riferendosi al pensiero di Francesco Guicciardini nei Ricordi e nella Storia d'Italia.
Rifiutando il tentativo di Machiavelli di sintetizzare la realt tramite principi unici ed assoluti, il fiorentino, infatti, si
sofferma sulla pluralit delle cose. Conclude quindi che necessario considerare ogni singola situazione in funzione
del contesto nel quale essa si determina. L'attenzione si sposta dunque dall'universale al cosiddetto particulare.
L'illuminismo relativista per quanto riguarda gli atteggiamenti religiosi e culturali mentre propone invece il valore
universale della ragione e dei diritti umani.
Uno dei maggiori rappresentanti del relativismo moderno, considerato precursore del relativismo antropologico,
Montaigne. Un suo grande seguace Ralph Waldo Emerson (relativista ma nel contempo perfezionista
sovramorale), al quale si richiama poi, ma con grande originalit, il pensiero di Nietzsche. Quest'ultimo superer il
relativismo, elaborando il concetto, per certi versi di derivazione Leibniziana, del prospettivismo: di Nietzsche la
celebre frase: "Non esistono fatti, solo interpretazioni", ossia visioni diverse, spinte da volont competitive. Come
spesso rimarcher Deleuze, il relativismo tuttavia diverso dal prospettivismo, in quanto quest'ultimo introduce il
concetto di 'punto di vista', uno stato esistenziale entro il quale compresa la presunzione di una oggettivit, che solo
il confronto critico fra diversi punti di vista pu smentire (e il relativismo comporta appunto l'istituirsi di questa
relazione).
Anche Friedrich Schiller nega ogni verit "assoluta" o "razionale": la verit sempre relativa all'uomo, valida perch
utile a lui; il detto di Protagora per lui la pi grande scoperta della filosofia (l'uomo misura di tutte le cose)
[1]
.
Per il pensiero di O. Spengler si veda quanto detto sopra.
In epoca contemporanea, il pensiero postmoderno ha elaborato varie concezioni che in diverso modo si rifanno a
posizioni relativiste; fra queste ricordiamo il decostruzionismo, la teoria del pensiero debole, il post-strutturalismo, il
costruttivismo di Deleuze, nonch alcuni esiti dello storicismo; ma sono tante le tendenze filosofiche contemporanee
in varia misura considerate relativiste.
Il relativismo culturale
Teoria formulata, a partire dal particolarismo culturale di Franz Boas, dall'antropologo statunitense Melville Jean
Herskovits (1895 - 1963) secondo il quale, considerato il carattere universale della cultura e la specificit di ogni
ambito culturale, ogni societ unica e diversa da tutte le altre, mentre i costumi hanno sempre una giustificazione
nel loro contesto specifico. In seguito il concetto di relativismo culturale diviene imprescindibile in campo
antropologico, grazie anche all'attivit divulgativa dell'allieva di Boas, Margaret Mead, la cui opera pi celebre,
Ladolescente in una societ primitiva. (precedente di qualche anno alla formulazione esplicita del relativismo
culturale), pu essere considerata paradigmatica dell'utilizzo di argomentazioni di carattere relativistico come
strumento di critica della societ occidentale (in quel caso americana).
Da questa teoria sono derivate numerose tesi che raccomandano il rispetto delle diverse culture e dei valori in esse
professati. Tali idee sostengono ad esempio l'opportunit di un riesame degli atteggiamenti nei confronti dei paesi del
Terzo Mondo, richiedendo maggior cautela negli interventi e criticando la tendenza coloniale e post-coloniale ad
imporre anche un sistema culturale mediante l'intervento umanitario, gli aiuti per lo sviluppo economico e/o la
cooperazione internazionale (vedi inculturazione). Spesso critiche di questo tipo sono state rivolte alle
organizzazioni che fornivano aiuti umanitari condizionati all'adozione di determinati comportamenti, come ad
esempio la propaganda religiosa delle missioni cristiane.
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Il relativismo culturale infatti porta avanti la convinzione per cui ogni cultura ha una valenza incommensurabile
rispetto alle altre, ed ha quindi valore di per s stessa e non per una sua valenza teorica o pratica. Secondo il
relativismo culturale i vari gruppi etnici dispongono quindi di diverse culture e tutte hanno valenza in quanto tali. Il
ruolo dell'antropologo viene di conseguenza ristretto all'analisi e alla conoscenza profonda di tali espressioni
culturali da un punto di vista emico, mentre ogni valutazione di valore viene messa al bando come espressione di
etnocentrismo, ovvero del punto di vista opposto rispetto al relativismo. Posizioni simili ha espresso Claude
Levi-Strauss.
Relativismo morale
Per approfondire, vedi Relativismo etico.
Strettamente associato al relativismo culturale il relativismo morale, per il quale i giudizi di valori, le regole di
condotta adottate da un determinato gruppo sociale (o anche da singoli individui) sono legati ai loro specifici bisogni
e non hanno quindi alcun fondamento di assolutezza o necessit.
Relativismo e "societ aperta"
Le riflessioni sviluppate da Karl Popper sulla cosiddetta societ aperta hanno spinto alcuni pensatori, sebbene in
disaccordo con le conclusioni dello stesso Popper, a ritenere che una societ democratica, libera e aperta, debba
essere legata al relativismo inteso come rifiuto di ogni verit ritenuta assoluta: la pretesa di essere a conoscenza di
una verit condurrebbe alla societ chiusa e autoritaria.
In effetti, nel pensiero di Popper e della corrente che sviluppa la sua filosofia,
tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale. Non esiste nessuna giustificazione, compresa, beninteso, nessuna
giustificazione definitiva di una confutazione. Tuttavia, noi impariamo attraverso confutazioni, cio attraverso
l'eliminazione di errori [...]. La scienza fallibile perch la scienza umana.
La societ aperta aperta a pi valori, a pi visioni del mondo filosofiche e a pi fedi religiose, ad una molteplicit di
proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantit di critica. La societ aperta aperta al maggior
numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la societ
aperta chiusa solo agli intolleranti.
(Karl R. Popper, La societ aperta e i suoi nemici, Vol. I, Platone totalitario, dalla IV di copertina.)
Popper tuttavia, pur sostenendo come la nostra conoscenza si regga sulle palafitte,
[2]
respingeva il relativismo,
essendo egli in realt sempre animato dall'aspirazione all'oggettivit, sia in ambito conoscitivo (dove concepiva
aristotelicamente la verit come corrispondenza ai fatti),
[3]
sia in ambito morale: nell'"Addenda" alla Societ
aperta e i suoi nemici, ad esempio, egli tent esplicitamente di demolire il relativismo etico istituendo un paragone
con l'ambito gnoseologico.
Notevole danno hanno prodotto, secondo Popper, il pensiero marxista e il materialismo, secondo i quali ogni verit
sarebbe relativa all'epoca storica che la produce, ragion per cui si avrebbero anche pi verit in contrasto tra loro che,
anzich escludersi, convivrebbero in forma "dialettica": un pensiero foriero di relativismi che contraddice il canone
principale della ricerca scientifica, che quello di accettare le confutazioni. Molta della tradizione marxista si
configurata, infatti, come
una specie di sala operatoria in cui stata praticata tutta una serie di operazioni di plastica facciale (iniezione di ipotesi ad
hoc) alla teoria lacerata dalle confutazioni fattuali.
(Karl R. Popper, La societ aperta e i suoi nemici, vol. II, Hegel e Marx falsi profeti, dalla IV di copertina.)
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Il marxismo, oggi, non pi scienza; e non lo poich ha infranto la regola metodologica per la quale noi dobbiamo
accettare la falsificazione, ed ha immunizzato se stesso contro le pi clamorose confutazioni delle sue predizioni.
(Karl R. Popper, op. cit.)
Altri popperiani, tra cui il professor Marcello Pera, obiettano ancora che le libert civili e politiche, lungi dall'essere
fondate sulla relativit delle nostre conoscenze, debbano ricondursi alla dignit intrinseca della persona umana, che
permane quale che sia la verit o non verit delle idee e delle convinzioni di ciascuno e che assicura a tutti il diritto
di far valere tali idee e convinzioni in ambito sociale e politico:
Non c' bisogno per fondare la democrazia di rifarsi al relativismo etico: basta invece riferirsi alla dignit della persona.
Nel dibattito se esista o meno una verit sull'uomo, si gioca quella costruzione che ha come fondamento oggettivo
quei diritti umani inviolabili che sono alla base del moderno stato di diritto. Senza verit sull'uomo, dicono gli
oppositori del relativismo, difficile costruire una linea di resistenza concettualmente robusta e fondata nei confronti
delle derive autoritarie o anche totalitarie.
Critiche al relativismo
Solo gli imbecilli non hanno dubbi. Ne sei sicuro? Non ho alcun dubbio!
(Luciano De Crescenzo, Il Dubbio)
Il relativismo fin dalla sua nascita stato oggetto di contestazioni, in particolare:
sul piano logico: i suoi critici sostengono che se, come affermano i relativisti, nessuna rappresentazione umana
pu aspirare al rango di "oggettivit", allora neanche il relativismo stesso pu aspirarvi; pertanto esso si
contraddirebbe qualora pretenda di essere nel vero.
sul piano etico: se, come affermano i sostenitori del relativismo etico, vale il principio di equivalenza di ogni
prescrizione morale, ci non pu non avere effetti esiziali sulla societ; se infatti non esiste una Verit assoluta di
riferimento in base a cui poter distinguere il bene dal male, allora tutto lecito, affermazione che pretende di porsi
a sua volta come una norma assoluta, a dispetto del presunto carattere "non prescrittivo" del relativismo.
Queste critiche potrebbero essere superate solo asserendo che niente assoluto e oggettivo, tranne questa stessa
frase, ma allora bisognerebbe ammettere che non tutto relativo, e c' sempre qualcosa di assoluto da cui non si pu
prescindere. Agostino d'Ippona diceva in proposito che chi sostiene l'impossibilit di ogni certezza destinato a
contraddirsi, perch non volendo d sempre per scontata una certezza, ossia la certezza che non vi sono certezze. Per
quanti tentativi uno faccia, non si pu mai negare del tutto l'esistenza di una verit assoluta, verit che si manifesta
proprio nella scoperta della relativit del mondo delle apparenze.
Fra i detrattori del relativismo vi fu Platone, il quale combatt tutta la vita per demolire l'edificio relativista dei sofisti
e sostituirlo con un sistema che rendesse possibile una conoscenza certa, e quindi una qualche forma di verit
assoluta, dopo aver attribuito al relativismo la colpa dell'uccisione di Socrate, da lui ritenuto il pi giusto degli
uomini, e condannato perch considerato corruttore di giovani. Oggi sappiamo che Socrate fu condannato a morte
principalmente per motivi politici;
[4][5]
tuttavia la famosa frase di Socrate io so di non sapere niente, se da un lato
esclude la pretesa di avere una conoscenza certa e valida della realt, nasceva proprio dalla ricerca disinteressata di
un criterio assoluto di verit e di giustizia: quella di Socrate una verit povera - che consiste appunto nel semplice
sapere di non sapere - ma anche una verit che si dispone a diventare ricca, nel senso che il mettersi alla ricerca
di quel vero sapere che ora si sa di non possedere
[6]
.
Anche Aristotele critic i relativisti, accusando Protagora di contraddittoriet, perch se l'uomo fosse misura di tutte
le cose non ci sarebbe alcun criterio per distinguere il vero dal falso (Metafisica, 1062 b 14). I relativisti inoltre,
secondo Aristotele,
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...osservando che tutta quanta la natura in movimento e che non possibile dire alcuna verit su ci che cambia,
sostennero che non si pu dire la verit su tutto quello che per ogni dove e per ogni guisa attua il cambiamento. Da questa
considerazione germogli l'opinione che tra quelle da noi esaminate la pi estremistica, quella, cio, di quanti si professano
seguaci di Eraclito, opinione che stata sostenuta da quel Cratilo, il quale fin col credere che non si dovesse proferire
neppure una parola, e soleva fare soltanto movimenti col dito e rimproverava ad Eraclito di aver detto che non si pu
scendere due volte nello stesso fiume, giacch la sua opinione personale era che non vi si potesse scendere neppure una
volta!
(Metafisica, 1010 a 12)
Agli occhi dei relativisti, invece, affermare che l'inesistenza di una verit assoluta corrisponda ad affermare che
"tutto lecito" appare una posizione semplicistica: secondo costoro, la liceit o meno di un'azione infatti regolata
dai rapporti dei singoli tra loro (etica) e dei singoli con se stessi (morale). Pi giustamente si potrebbe dire: "tutto
lecito all'interno della morale sociale".Wikipedia:Uso delle fonti Per esempio il comandamento cristiano di "non
uccidere" corrisponderebbe direttamente alla necessit etica di non danneggiare la propria societ, e quindi anche ad
una necessit materiale e utilitarista non dettata dal credo in una "verit rivelata", bens unicamente dalla
convenienza del momento.
All'inizio del XX secolo un'importante critica al relativismo stata sviluppata da Max Scheler nel Formalismus
(1913-1916). Secondo Scheler il fatto che i valori non siano dati in modo apodittico, e non possano essere esauriti da
un unico punto di vista non dimostra necessariamente che siano frutto di convenzioni e siano privi di basi
ontologiche. Cercando di conciliare l'ontologia dei valori con il prospettivismo solidaristico dell'etica cita una
leggenda indiana: a un gruppo di saggi ciechi venne chiesto di descrivere l'elefante che avevano di fronte, al che
ognuno di loro lo descrisse in modo completamente diverso a seconda della parte che era riuscito a toccare. La
pluralit delle descrizioni e dei punti di vista non intaccava per il fatto che davanti a loro esistesse un unico elefante
e che, se i saggi si fossero messi a discutere fra di loro, forse sarebbero riusciti, in uno sforzo solidaristico reciproco,
a farsene un'idea pi completa. Il giusto e il bene non dipendono, secondo Scheler, da ci che pensa la maggioranza
o il pi forte, ma da ci che incrementa la completezza oggettiva del punto di vista, quello che pi tardi Scheler
definir Weltoffenheit. La tesi di Scheler che il singolo punto di vista etico esprima il modo in cui si costituisce
l'identit della persona e quindi non sia relativistico, anche se incompiuto e quindi bisognoso di un confronto
rettificativo della comunit per la sua piena definizione, ma piuttosto prospettivistico: a variare cio, secondo
Scheler, non sono i valori, ma il modo in cui i valori vengono storicamente percepiti.
[7]
La visione della Chiesa cattolica
Nella visione cattolica il relativismo culturale ritenuto inaccettabile quando diventa relativismo etico e mette in
dubbio le verit rivelate che sono oggetto della fede cattolica. La Chiesa afferma di rispettare le culture diverse dalla
propria per le quali, oggi, propone una missionariet che parte dal valorizzare i valori propri di ogni popolo ed etnia,
purch non permetta comportamenti disapprovati dalla Chiesa. Infatti, porre la propria fede accanto alle altre,
attribuendo a tutte lo stesso valore, significherebbe secondo la Chiesa snaturarla; essa si richiama in proposito alle
parole di Ges: Io sono la via, la verit, la vita
[8]
; Non potete servire a Dio e a mammona.
[9]
Le posizioni contro
il relativismo sono sancite nella costituzione Gaudium et Spes, in alcune encicliche di papa Giovanni Paolo II (tra cui
Fides et Ratio e Veritatis Splendor), e in alcune note dottrinali della Congregazione per la dottrina della fede dove si
legge: [il] relativismo culturale [..] offre evidenti segni di s nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che
sancisce la decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale naturale. A seguito di questa
tendenza non inusuale, purtroppo, riscontrare in dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che tale
pluralismo etico la condizione per la democrazia.
Il 17 aprile 2005 l'allora cardinale Ratzinger affermava in un'omelia sul relativismo:
Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura
solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. lui la misura del
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vero umanesimo.
[10]

L'enciclica di Benedetto XVI Spe salvi del 30 novembre 2007, ribadisce la posizione della Chiesa cattolica sul
relativismo. Vi si legge infatti che
se il progresso per essere progresso ha bisogno della crescita morale dell'umanit, allora la ragione del potere e del fare
deve altrettanto urgentemente essere integrata mediante l'apertura della ragione alle forze salvifiche della fede, al
discernimento tra bene e male. Solo cos diventa una ragione veramente umana. Diventa umana solo se in grado di indicare
la strada alla volont, e di questo capace solo se guarda oltre se stessa. In caso contrario la situazione dell'uomo, nello
squilibrio tra capacit materiale e mancanza di giudizio del cuore, diventa una minaccia per lui e per il creato.
(Spe Salvi, 23)
Secondo i critici della visione cattolica, il paradosso di queste posizione sta proprio nella non accettazione, da parte
della Chiesa cattolica, della medesima importanza tra le culture, compresa quella cattolica (al contrario dei
"relativisti", che affermano di accettare di buon grado anche la cultura cattolica, purch non sia imposta a coloro che
cattolici non sono). La presunta impossibilit di conciliare i valori etici delle varie popolazioni con quelli cattolici,
senza che venga persa la cultura tradizionale originaria, il tema delle critiche pi frequentemente rivolte ai
missionari e alla modalit di trasmissione dei valori evangelici, che viene accusata di essere troppo occidentalizzante.
La Chiesa accusa invece gli organi internazionali di diffondere tra le popolazioni una morale relativista
[11]
e per
questo si concentra sull'inculturazione, cercando di mediare la visione etica delle "verit" rivelate con le tradizioni
locali.
Il termine stato usato anche per criticare i cattolici che accettano che la legge civile permetta comportamenti
contrari alla dottrina cattolica.
Note
[1] vedi F. C. S. Schiller, Studies in Humanism, 1902, p. x segg.
[2] La base empirica delle scienze oggettive non ha in s nulla di "assoluto". La scienza non poggia su un solido strato di roccia []. come un
edificio costruito su palafitte (K. Popper, Logica della scoperta scientifica, V, 30).
[3] Lo status della verit intesa in senso oggettivo, come corrispondenza ai fatti, con il suo ruolo di principio regolativo, pu paragonarsi a
quello di una cima montuosa, normalmente avvolta fra le nuvole. Uno scalatore pu, non solo avere difficolt a raggiungerla, ma anche non
accorgersene quando vi giunge, poich pu non riuscire a distinguere, nelle nuvole, fra la vetta principale e un picco secondario. Questo
tuttavia non mette in discussione l'esistenza oggettiva della vetta; e se lo scalatore dice "dubito di aver raggiunto la vera vetta", egli riconosce,
implicitamente, l'esistenza oggettiva di questa (K. Popper, Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972, p. 338).
[4] E. Zeller, Socrates and the socratic Schools, Kessinger Publishing, pp. 214 ss.
[5] Il processo a Socrate (http:/ / bfp.sp.unipi.it/ dida/ apologia/ index. html), a cura di Maria Chiara Pievatolo.
[6] E. Severino, La filosofia dai greci al nostro tempo, BUR, 2006, pag. 110.
[7] G. Cusinato, Katharsis, ESI Napoli, 1999, pp. 228-259
[8] Gv 14,6
[9] Mt 6,24 e Lc 16,13
[10] Papa Benedetto XVI (allora cardinale Joseph Ratzinger), Omelia per la Missa pro eligendo romano pontifice (http:/ / www. vatican. va/ gpII/
documents/ homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_it. html)
[11] Il 1/12/2007 il Papa ha riaffermato che le discussioni internazionali sembrano caratterizzate da una logica relativistica che vorrebbe
considerare come sola garanzia di una pacifica coesistenza tra i popoli un rifiuto di ammettere la verit sull'uomo e la sua dignit, senza dire
nulla sulla possibilit di un'etica fondata sul riconoscimento di una legge morale naturale. Ci ha condotto, in realt, all'imposizione di una
nozione della legge e della politica che alla fine genera consenso tra gli Stati - un consenso condizionato da interessi di breve termine o
manipolato dalla pressione ideologica - considerato l'unica vera base delle norme internazionali, con particolare riferimento alle interruzioni
di gravidanza e alle politiche di riduzione delle nascite praticate da vari organismi internazionali, come Amnesty International. ( Tratto da
RaiNews (http:/ / www.rainews24. rai. it/ notizia. asp?newsid=76296))
Relativismo
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Bibliografia
In italiano
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Massimo Fini, La Ragione aveva Torto? (Camunia 1985, ripubblicato da Marsilio Editore in edizione tascabile
nel 2004)
Carlo Caffarra, Viventi in Cristo, Jaca Book, Milano, 1981, sui principi fondamentali dell'etica cristiana.
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Claudio Ciancio, Percorsi della libert, Mimesis, Milano-Udine, 2012.
In inglese
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(EN) Sigel, H., "Relativism Refuted: A Critique of Contemporary Epistemological Relativism", D. Reidel, 1987
(EN) Williams, B., "Ethics and the Limits of Philosophy", Cambridge, Harvard University Press, 1986
Voci correlate
Assolutismo
Indifferentismo
Relativismo etico sofistico
Relativismo gnoseologico
Utilitarismo
Relativismo
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Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni sul relativismo
Collegamenti esterni
Giovanni Martino, Relativismo e verit (http:/ / www. europaoggi. it/ content/ view/ 308/ 45/ ), Europa Oggi,
27.08.2006. URL consultato il 21.04.2008. (una visione cattolica del relativismo su un magazine di orientamento
cattolico-liberale)
Francesco Primiceri, Universalismo e relativismo (http:/ / www. uaar. it/ uaar/ documenti/ 102. html), Unione
degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. URL consultato il 21.04.2008., un fisico in contrasto col pensiero cattolico
Umberto Eco, Relativismo, fondamentalismo e integrismo (http:/ / espresso. repubblica. it/ dettaglio-archivio/
1027475), espresso.repubblica.it. URL consultato il 21.04.2008., un articolo sull'influenza nella politica del relativismo.
L. Corchia, Alcuni argomenti contro il relativismo culturale in filosofia, in La logica dei processi culturali.
Jrgen Habermas tra filosofia e sociologia (http:/ / books. google. it/ books?id=U56Sag72eSoC& pg=PP1&
dq=habermas+ corchia#v=onepage& q=& f=false), Genova, Edizioni ECIG, 2010, pp.94110. ISBN
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Relativismo (http:/ / thes. bncf.firenze. sbn. it/ termine. php?id=26162) in Tesauro del Nuovo Soggettario (http:/ /
thes. bncf. firenze. sbn. it/ ), BNCF, marzo 2013.
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Relativismo Fonte: http://it.wikipedia.org/w/index.php?oldid=64295419 Autori: .jhc., 4BInnocenzoXII, Aedo89, Antiedipo, Ary29, Avemundi, Barbaking, Beechs, Blakwolf, Bramfab, Buggia,
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