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Nel ventre del mostro di Angela Davis

Nel ventre del mostro


di Angela davis

Prefazione

Dopo aver molto parlato di Angela Davis quando comparve sulla lista delle dieci persone pi ricercate degli Stati
Uniti e nei giorni che seguirono il suo arresto, la stampa del "sistema" delle due rive dell'Atlantico si sforzata di
passare tutto sotto silenzio. Solo la stampa di sinistra ha parlato di quest'affare dopo parecchi mesi e gli articoli
non hanno sempre contribuito a chiarire i dati che si hanno di questo che pu essere gi definito il "caso Davis".
Sono stati, a quanto mi risulta, proprio alcuni americani progressisti i primi che nei loro giornali hanno tracciato

un paragone tra Angela Davis e il capitano Dreyfus. Angela Davis perseguitata "in nome dell'ordine, contro la
verit e la giustizia": secondo le parole di Lautaud, perseguitata da quell'America il cui ordine quello dei
razzisti che opprimono le minoranze nere, messicane, indiane, portoricane. Angela Davis braccata anche perch,
in quanto comunista, combatte questo "ordine" e propone altre scelte. I partigiani dell'ordine utilizzano per
distruggerla il razzismo e l'anticomunismo viscerale, cos come lo stato maggiore utilizz l'antisemitismo e la
xenofobia contro il capitano Dreyfus.

Ma il parallelo finisce qui. Alcuni increduli hanno sostenuto che se Dreyfus non fosse stato Dreyfus, sarebbe stato
antidreyfusardo. Ribaltando la frase si pu dire che, se Angela Davis non fosse ci che , non vi sarebbe un "caso
Davis". Per questo lei stessa che conduce la sua difesa.

Avocando a s il diritto di difendersi, Angela rende manifesto il significato politico della lotta che conduce.
Dappertutto nel mondo sono apparsi comitati per la difesa e la liberazione di Angela Davis e lei stessa coordina la
azione di questi comitati.

Infatti come ella spiega nell'intervista al Muhammad Speaks, riportata nel presente libro, Angela Davis
un'organizzatrice e vuol fare del suo processo un elemento d'organizzazione. Sotto tale aspetto, ella piuttosto ci
rammenta Gheorghi Dimitrov che nel processo degli incendiari del Reichstag a Lipsia nel 1933, prendendo egli
stesso la sua difesa, si trasform da accusato in accusatore. Ed essere nella Germania nazista bulgaro e comunista

non era pia favorevole all'accusato dell'essere "negra" e comunista nella California di Reagan. (1)

Comunque, se la Germania nazista non ha impedito a Dimitrov di formulare da s la sua difesa, non va allo stesso
modo per Angela Davis. Accade che in California se un accusato vuoi difendersi da s debba esserne autorizzato

dal tribunale. Bobby Seale, dirigente del movimento delle Pantere nere, gi una volta giudicato, non ottenne il
diritto di difendersi e, avendo tentato di parlare, fu fatto incatenare ed imbavagliare dal presidente del tribunale,

per insolenza. Dopo l'attentato ad Hitler del 20 luglio 1944 gli accusati comparvero davanti al sinistro Freisler
senza cintura n bretelle n bottoni ai pantaloni. Un film dell'epoca ci permette di vedere Freisler che gesticola

davanti agli accusati gi condannati. Doveva spettare alla libera America di darci lo spettacolo di un accusato
incatenato ed imbavagliato, che si sente condannare al carcere a vita.

Per questo importante la battaglia che Angela Davis conduce per avere il diritto di partecipare alla propria
difesa: se un diritto cos elementare le viene riconosciuto ci sar di grande aiuto per gli altri prigionieri politici
neri d'America. Altrimenti l'America dell'"ordine" e di Reagan dovr assumersi la vergogna di giudicare una donna
incatenata ed imbavagliata.

Ma chi questa donna che minaccia la libera America, questa donna che fu sospesa dall'insegnamento
all'universit di California su richiesta di Reagan e riammessa dopo una sentenza che dichiarava incostituzionali i
motivi addotti per rompere il suo contratto? Cercare di rispondere a tale domanda ancora difficile. Poco dopo il
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Nel ventre del mostro di Angela Davis

suo arresto la rivista Newsweek pubblic un lungo articolo con le fotografie di Angela Davis adolescente e poi
adulta, senza dare alcuna spiegazione di come la ragazzina dalle trecce ribelli fosse diventata ribelle all'ordine
americano.

a lei stessa che bisogna porre la domanda: l'esperienza del razzismo criminale che l'ha condotta a mettere sotto
accusa la societ in cui vive. Angela proveniva da un gruppo di popolazione che poteva vivere in modo
relativamente agiato. Eldridge Cleaver le ha rimproverato di non essere nata nei ghetti, ma ci non ha messo al
riparo dall'assassinio alcuni suoi amici, uccisi con una bomba mentre erano in chiesa.

Malgrado ci, mentre molti intellettuali bianchi e neri si contentano di una critica lucida e violenta della societ
nella quale vivono, Angela Davis ha cercato delle soluzioni, cio un metodo d'azione. Tale ricerca fu lunga e,
sebbene non sia del tutto conosciuta, sembra che in parte fu discontinua. Resta il fatto che alla fine di questa
ricerca Angela Davis ha aderito al Partito comunista degli Stati Uniti, mentre nello stesso tempo, come filosofo,
praticava il metodo marxista.

Le conferenze del primo corso universitario, che si trovano anch'esse nel presente volume, sono, malgrado il loro
aspetto accademico ed austero, estremamente significative. Angela Davis afferma validamente la necessit dello
studio dialettico della libert, e per un altro verso quella di uno studio oggettivo dell'apporto dei neri alla civilt
americana. Questo secondo studio ancora per ragioni razziali allo stato embrionale ma Angela Davis apre le
porte, con quel suo primo corso, a ricerche nuove e feconde.

Mi hanno raccontato (ma non l'ho potuto verificare) che alcuni poliziotti sono stati inviati a seguire i corsi di
Angela Davis, per sapere se faceva propaganda comunista. Se l'aneddoto vero, la polizia degli Stati Uniti ha
potuto apprendere che esiste un contributo nero legato ad un movimento dialettico che si rif ad Hegel che aveva
tracciato lo schema del rapporto tra padrone e schiavo.

Tutto ci non corrisponde affatto agli stereotipi del "comunista", quali sono suggeriti al museo del FBI a
Washington, e se il poliziotto di servizio veramente esistito mi piace credere che le sue convinzioni ne siano uscite
scosse.

Noi dedichiamo le pagine che seguono all'immagine di un'intellettuale militante e di una americana nera. La sua
lotta un aspetto della lotta di tutti i neri e di tutti i progressisti americani che sono stati ridotti al silenzio dai
Nixon, dai Reagan e dalla loro stampa.

Oggi, grazie ad Angela Davis ed ai suoi amici, un'altra voce ci parla dagli Stati Uniti e questa voce non quella
della maggioranza silenziosa, di cui Nixon pretende di essere il portavoce; la voce che sale dai ceppi e dalle
catene e parla di un futuro in cui Bobby Seale, Ericka Ruggins, Ruchell Magee, i Fratelli di Soledad, i loro fratelli,
le loro sorelle imprigionati e Angela Davis saranno liberi.
Jacques Hily

Ufahamu (2)
Ad Angela Davis che, per aver lottato

con le sue idee contro l'ingiustizia,

accusata di azioni non commesse.

Pensiero
Trovate quanto la gente pronta a sopportare e

avrete trovato il limite esatto di tutte le ingiustizie.

Andando oltre, l'ingiustizia suscita

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Nel ventre del mostro di Angela Davis

crisi o azioni di rivolta, o entrambe le cose.

I tiranni non conoscono altri limiti alla loro

tirannia che la sopportazione di coloro

che opprimono.

(F. Douglass, 1849)

Biografia politica

Nella nostra epoca in cui la lotta per la difesa dei diritti umani un atto rivoluzionario, va abbandonata la falsa
distinzione tra "vita individuale" e "vita politica".

Solo alla luce di questa constatazione si pu completamente comprendere la vita di Angela Davis perch, come ella
stessa ha detto, la lotta di un vero rivoluzionario si attua "nella fusione di ci che personale con ci che politico,
quando non possibile tracciare una separazione". L'aspetto pi profondo si raggiunge soltanto "quando non si
considera pi la propria vita individuale come realmente importante", quando la vita stessa comincia ad assumere

importanza politica per gli altri, nella lotta comune per la libert. "Io ho dedicata la mia vita a questa battaglia, ma la
mia vita ne parte integrante." Per comprendere la sua vita dunque necessario comprendere la sua lotta.

Angela Davis, che stata educata nel Sud, a Birmingham, nacque nel mezzo di questa lotta.

Ella cresciuta all'interno di una generazione di neri che avevano rischiato la loro vita all'estero combattendo contro
il fascismo con il solo risultato, una volta rimpatriati, di ritrovarsi vittime dello stesso tipo di mentalit. Essi
ritrovarono un Sud dove il razzismo era "la verit di Dio" e la segregazione "il modo di vita americano". E fu nel
Sud che Angela come molti altri neri cominci la sua presa di coscienza. Ella vide i simboli della legge e dell'ordine
incarnati da uomini come George Wallace e Bull Connor; vide anche le croci di fuoco del vecchio Sud e le torture a
base di scariche elettriche del moderno Sud. Contemporaneamente si andavano formando tra la gente della sua
generazione i primi segni di una nuova resistenza. Ella si un a questa resistenza, manifestando davanti ai luoghi
pubblici interdetti ai neri, partecipando a campagne per l'iscrizione sulle liste elettorali, promuovendo gruppi di
studio con i bianchi. Questi primi anni furono densi di nuove

speranze e di vecchi timori.

Angela abitava a Dynamite Hill (collina della dinamite) ove le famiglie dei neri vivevano nel continuo terrore di
rappresaglie razziste.

Ella ha scritto: "Ormai ogni notte sento i terroristi bianchi collocare le bombe vicino alla casa, tutte le volte c' la
possibilit che tocchi a noi".

l'atmosfera di Birmingnam della sua giovinezza che le ritorn brutalmente alla memoria durante quei giorni
d'incubo del 1963 nei quali quattro bambine nere furono uccise in una chiesa di Birmingham. Angela conosceva le

bambine e le loro famiglie e come altri a Birmingham sapeva chi erano gli assassini. Resta sottinteso che non ci
furono arresti. Non meraviglia che ella abbia potuto scrivere ad un amico del nord alcuni anni dopo: "Poliziotti
armati sorvegliano continuamente la nostra casa, pu darsi che non lascer Birmingham viva ".

A quindici anni lasci Birmingham. Aveva vinto una borsa di studio di una fondazione quacquera per un liceo di
New York. Malgrado la sua viva intelligenza dovette studiare molto pi di tutti gli altri studenti per compensare le
carenze dell'istruzione di secondo ordine che aveva ricevuto nel Sud nelle scuole riservate ai negri. Alla fine
dell'ultimo anno aveva tanto progredito da ricevere una borsa di studio per l'universit di Brandeis, dove Angela

entr per la prima volta nel mondo dei bianchi, nel quale in quanto nera si trovava messa in evidenza.

L'"essere neri" non aveva nessuna importanza i per i suoi amici bianchi e liberali, ma il risvolto di questa verit non
era meno pesante per lei. Se per i suoi amici essere neri non aveva nessuna importanza ne aveva invece

enormemente per lei. A Brandeis si consacr interamente agli studi, superando l'esame di diploma con il massimo
dei voti e il "magna cum laude".
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Nel ventre del mostro di Angela Davis

Per due anni studi poi a Parigi alla Sorbona dove incontr studenti algerini che le parlarono della lotta del loro
paese per la liberazione dai colonialismo francese. Ella pot vedere la polizia francese che costantemente arrestava,
perquisiva e vessava gli studenti algerini o tutte le persone "dal colorito scuro" sospettate di essere algerine per il
solo fatto che volevano l'indipendenza del loro paese. La Davis cominci i suoi studi di filosofia con il professor
Herbert Marcuse che era fuggito dalla Germania in seguito alla persecuzione nazista e attraverso il suo
insegnamento scopr nella filosofia marxista lo strumento metodologico per comprendere l'oppressione di cui sono

vittime i neri.

Cambi allora d'orientamento, si prepar al dottorato in filosofia, continuando i suoi studi ad Amburgo all'universit
Goethe, grazie ad una borsa di studio del governo della Germania Ovest. Contemporaneamente milit nel SDS,
gruppo socialista di studenti che organizzava manifestazioni contro la guerra nel Vietnam.

Cominci intanto a lavorare alla sua tesi: Il concetto filosofico di libert in Kant ed i suoi rapporti con la lotta di
liberazione dei neri.

Dopo due anni di studi decise di lasciare la Germania, sia per fuggire dalla Germania razzista sia perch le
sembrava di tenersi troppo in disparte nella battaglia dei suoi fratelli neri d'America. Ritorn per partecipare a
questa battaglia.

S'iscrisse all'universit di San Diego in California per terminare il suo dottorato con il professor Marcuse.
All'universit Angela partecip attivamente alla vita della comunit nera della California del Sud, organizzando la
lotta contro la disoccupazione e le brutalit della polizia e lavorando parimenti nel "campus" per la creazione di un
istituto popolare del terzo mondo.

Ella si rese conto da quel momento che attivit simili non restano a lungo impunite in una societ razzista ed
oppressiva.

L'uccisione per opera della polizia di Los Angeles di Gregory Clark, di diciotto anni, le mostr ancora una volta i
metodi fascisti dei poliziotti dello Stato. Tali metodi divennero moneta corrente nel tentativo di impedire il
progresso della lotta per l'uguaglianza e la libert.

In quell'anno, per, doveva ancora vedere tre dei suoi amici abbattuti sul "campus" di San Diego. Furono giorni di
lotta e di pericolo. Partecipare alla lotta non era solo un semplice "impegno intellettuale", significava mettere in
gioco la propria vita.

Poco dopo Angela ader al partito comunista e divenne un membro attivo del gruppo Che-Lumumba, collettivo del
partito comunista di Los Angeles, composto interamente di neri.
Certi professori si concedono il lusso di "distrarsi", di giocare con le idee, altri, che prendono il loro compito con
seriet, si rifiutano di affermare cose a cui non credono.

il caso di Angela. Ella difese le idee di cui era convinta. Per tali ragioni, dopo essere stata nominata professore di
filosofia a San Diego per i corsi del 1969, quando fu denunciata come comunista da un informatore del FBI, ella
rispose al consiglio d'amministrazione dell'universit della California: "S, sono comunista; e non mi servir della
procedura dei cinque emendamenti per proteggermi. Le mie convinzioni politiche non possono accusarmi, esse
accusano i Nixon, gli Agnew e i Reagan". (3)

E insistette a sottolineare che quegli uomini sono i veri criminali della societ, uomini che hanno rubato al popolo le
sue ricchezze con lo sfruttamento e l'oppressione.

Angela sapeva che, allorch le masse popolari neg1i Stati Uniti e negli altri paesi mettono sotto processo, tale stato
di cose, gli oppressori replicano con un'intensificazione della repressione; facendo di tutto per ridurre al silenzio e
possibilmente per sopprimere quelli che prendono posizione e cercano di organizzarsi contro il loro sistema.

Ma, a dispetto di ogni circostanza, ella si fece comprendere. L'esempio di questa donna nera, che riconosce con
fierezza di essere comunista, rivoluzionaria, che sfida apertamente il capitalismo, ispir e riemp di fierezza quelli
che per troppo tempo avevano taciuto. Ella stava diventando il simbolo della libert di parola e della resistenza
aperta, ci che Reagan ed i suoi complici non potevano pi tollerare.

Cos cominci il complotto per ridurla al silenzio, gli imbrogli legali, l'atmosfera di linciaggio, l'uso intimidatorio e
palese della forza. Dapprima si tent di escluderla dall'universit perch era comunista, ma quando i tribunali
decretarono che questo provvedimento era anticostituzionale, si dovettero cercare altri mezzi.

Nel frattempo Angela continu ad insegnare all'universit. I suoi corsi sui temi filosofici della letteratura nera
furono i pi frequentati nella storia di quella universit. Preparava i suoi corsi con la pi grande cura dedicando ad
essi il suo tempo ed il suo sapere senza risparmio. Quando alla fine de1l'anno i suoi corsi furono giudicati da
centinaia di studenti, tutti senza eccezione formularono il giudizio di "eccellente". Fu anche invitata a tenere
conferenze presso gli istituti di filosofia di Princeton, Vale, Swarthmore; ella rifiut varie nomine presso istituti
rinomati dell'est degli Stati Uniti, perch si sentiva parte integrante delle lotte che si svolgevano in California.

All'inizio del 1970 Angela s'impegn attivamente nella difesa dei fratelli di Soledad, tre prigionieri neri
ingiustamente accusati di aver ucciso un guardiano della prigione. Nei suoi interventi sottolineava sempre il fatto
che il 30% dei prigionieri era nero, mentre la gente di colore non rappresentava che il 15 per cento della

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Nel ventre del mostro di Angela Davis

popolazione, e ne deduceva come ci indicasse chiaramente il razzismo del sistema giudiziario americano.

Non poteva accettare che uno per uno i militanti politici, soprattutto i membri del partito delle Pantere nere, fossero
uccisi ed imprigionati col pretesto del mantenimento dell'ordine e della difesa delle leggi. Ovunque ella prendesse la
parola metteva in evidenza l'intensificarsi del terrore poliziesco e della repressione, ribadendo ininterrottamente che
la perdita del lavoro che lei aveva subito non era molto rispetto alla perdita della vita da parte di tanti neri.

Durante la lotta in favore dei fratelli di Soledad, Angela fece la conoscenza di Jonathan Jackson, fratello di uno
degli avvocati degli accusati. La vita di Angela era seriamente minacciata: Jonathan Jackson ed i membri del gruppo
Che-Lumumba la protessero impedendo che le minacce si potessero realizzare.

Dato che ella si rifiutava di tacere e continuava a denunciare l'intensificarsi della repressione nello Stato della
California, organizzando il popolo contro la minaccia dell'instaurazione del terrore poliziesco, Reagan cerc ancora

una volta di toglierle il lavoro. Nel mese di giugno Angela fu di nuovo privata della cattedra dal consiglio
d'amministrazione dominato da Reagan.

Questa volta la ragione addotta era la sua opposizione attiva e la sua continua denuncia della politica di genocidio
praticata dal governo. Coloro che avevano accettato che fosse esclusa dall'insegnamento per aver appartenuto al
partito comunista cominciarono ad esitare.

Poteva perdere il suo lavoro unicamente per aver utilizzato la libert di parola garantita dalla Costituzione? Quale
precedente poteva venirsi a creare?

L'esclusione di Angela a opera di Reagan arrivava troppo tardi per arrestare una campagna di massa in sua difesa.
Angela Davis era divenuta il simbolo della resistenza aperta e coraggiosa. Ella cristallizzava un sentimento di
rivolta contro l'oppressione, contro la limitazione dei diritti civili e dei diritti dell'uomo. L'unico risultato della sua
esclusione fu di demistificare la situazione.

La Costituzione apparve come un documento trascurabile di fronte al volere dispotico dei capi che detengono il
potere.

Dato che togliere il lavoro ad Angela non era sufficiente per farla tacere, Reagan cerc un nuovo mezzo per
eliminarla. Egli approfitt di ci che era accaduto al tribunale di San Raphael per accusarla. Utilizzando la pi vaga
e la meno fondata delle accuse, cio la partecipazione diretta non al fatto ma al "complotto", egli cerc di mettere

fine alla vita di Angela. Ne segu la caccia all'uomo pi forsennata nella storia del paese. Una giovane nera, mai
arrestata prima, mai accusata di aver commesso crimini diventava la terza donna della storia posta nella lista dei
dieci criminali pi ricercati. Porla su tale lista, ove la si descriveva come "armata pericolosa", equivaleva a dare a
tutti coloro che erano accecati dal razzismo il diritto di spararle a vista, senza alcuna intimazione.

Questa persecuzione serv come pretesto per perquisire le abitazioni dei militanti e i locali delle organizzazioni
politiche, per cercare d'intimidire e vessare coloro che condividevano le convinzioni politiche di Angela.

Mentre era detenuta nella prigione femminile di New York e lottava contro il tentativo di estradizione in California
dove era accusata di rapimento, omicidio e complotto, Angela fu separata dalle altre detenute, isolata nella
"infermeria speciale", sorvegliata ventiquattro ore su ventiquattro. Secondo i metodi tradizionali usati verso i
detenuti politici, i suoi guardiani l'avevano privata di ogni contatto con gli altri detenuti, perch temevano che anche
in prigione potesse diffondere le sue idee, temevano la potenza delle sue convinzioni. E mentre era confinata in
solitudine, i suoi accusatori tentavano costantemente di giudicarla e di dichiararla colpevole di fronte all'opinione
pubblica, usando i grandi mezzi di informazione. Richard Nixon si congratul con J. E. Hoover per la sua cattura in
una trasmissione televisiva diffusa in tutto il paese, dichiarando che il suo arresto sarebbe servito da esempio "a tutti
gli altri terroristi".

Un processo intentato dalla National Conference of Black Lawyers (Associazione nazionale degli avvocati neri),
manifestazioni di massa, migliaia di lettere e di telegrammi permisero di riportare una prima vittoria: un decreto del
giudice Lasker permise ad Angela di avere dei contatti con gli altri detenuti.

Cos, una volta di pi ci troviamo, secondo le parole di Angela, "davanti ad una scelta per la lotta di liberazione".
Alcuni vogliono farci credere che la sua attivit politica sia il frutto di una curiosit sviata o puramente intellettuale.
Ma, come abbiamo visto, l'impegno politico di Angela trae le sue origini dal sangue che nella sua infanzia ha visto
bagnare le terre del Sud, dall'alienazione che ha sofferto per il fatto di essere la sola nera utilizzata come
un'attrazione, in un'universit interamente composta di bianchi, dalle umiliazioni quotidiane dovute al fatto di essere
una donna. Le sue convinzioni sono il risultato di una resistenza continua all'ineguaglianza, di una ricerca costante
per una soluzione adeguata ai problemi della nostra societ: il razzismo, lo sfruttamento, l'oppressione; il suo rifiuto

di essere ridotta al silenzio dalla violenza e dalla intimidazione.

Di cosa Angela Davis colpevole? Di essere il prodotto naturale d'una societ basata sul razzismo, lo sfruttamento,
la disumanizzazione. Di lottare per il socialismo.

I suoi accusatori l'hanno chiusa in prigione perch hanno paura di ci che ella afferma, di ci che dichiara
coraggiosamente e a sua piena discrezione. Ma visto che anche in prigione non la possono ridurre al silenzio, visto
che le sue parole travalicano facilmente quei muri, essi cercano con ogni mezzo di farla sparire.

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Nel ventre del mostro di Angela Davis

La soluzione finale: la morte.

Per lei la vita e la lotta costituiscono una entit inscindibile. Non soltanto nella dimensione delle idee, nella teoria
astratta, ma nella brutale realt dei fatti. Si accusa Angela per le sue convinzioni, per la sua esistenza.

La sua vita in gioco.

Ma ella innocente. Innocente dei crimini di omicidio e di rapimento. Il suo solo crimine quello di amare
l'umanit e di lottare a rischio della vita per 1a libert di tutti.

Liberate Angela!

Liberate la nostra compagna!

Liberate tutti i prigionieri politici.


Il Comitato newyorkese

per la liberazione di Angela Davis

Bilancio giuridico di un processo politico (4)

... notoriamente risaputo che Angela Davis non era presente il 7 agosto alla corte di giustizia della contea di Marin,
al momento degli avvenimenti che causarono la morte del giudice Haley, della contea di Marin.

Ed ella nondimeno accusata di complicit nell'omicidio e nel rapimento. In California, come nella maggior parte
degli Stati, la legge prevede che il complice sia considerato colpevole alla stessa stregua dell'autore o degli esecutori
materiali del crimine. considerato complice anche colui che sapendo di un crimine che sta per essere commesso
ed avendo l'intenzione di parteciparvi non ha effettivamente preso parte al compimento effettivo del crimine. Ora,
quando Angela comparve, tre settimane fa, davanti alla corte di Marin, il 5 gennaio, si alz e fece la seguente
dichiarazione: "Io dichiaro davanti a questo tribunale ed al mondo intero che sono innocente dei crimini di cui sono
accusata".

Alcuni di quelli che hanno conosciuto Angela, come l'ho conosciuta io, che sono tuttora suo amico, alcuni d coloro
che hanno studiato il resoconto ufficiale delle dichiarazioni fatte dai testimoni citati davanti alla grande giuria della

contea di Marin, non possono dubitare un solo istante che questa dichiarazione di Angela non sia conforme a verit.
Per ci che concerne le dichiarazioni dei testimoni come sono riportate nel resoconto ufficiale mi permetto di fare il
commento che segue.

L'elemento indispensabile per stabilire la complicit , non dimentichiamolo, il fatto di essere a conoscenza del
crimine che si sta per effettuare e l'aver voluto prendere parte alla sua esecuzione. Ora la sola prova che lo Stato
avanza per appoggiare l'accusa che le armi, portate nel recinto del tribunale il 7 aprile da Jonathan Jackson, erano
state comperate da Angela e ufficialmente registrate a suo nome, come vogliono la legge federale e la legge della
California.

Si prodotta una sola prova del fatto che Angela fosse al corrente del crimine progettato e che avesse intenzione di
parteciparvi? Neanche la minima prova. Piuttosto, dato che non si dovrebbe tener conto della sua personalit

pubblica (ben conosciuta, dal momento che ella stessa ha dichiarato di essere membro del partito comunista e si
battuta per non perdere il suo posto), n della sua professione, n del fatto che le armi erano registrate a suo nome,
resta solo che le armi furono portate ed utilizzate da Jonathan Jackson nel recinto del tribunale della contea di
Marin; ora questo fatto, lungi dall'essere una prova di colpevolezza per Angela, invece una prova della sua
innocenza. La sola ipotesi plausibile, tenuto conto di tutti questi elementi, che il giovane Jackson, spinto
all'esasperazione dall'evidente futilit e dal carattere interminabile della procedura legale con cui si negava la libert
a suo fratello George (5), si sia impadronito delle armi di Angela a sua insaputa, per lanciarsi in quel tentativo
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Nel ventre del mostro di Angela Davis

rischioso e assurdo che conosciamo.

Un'altra considerazione s'impone. Si accusa Angela di complicit nell'uccisione del giudice Haley e si accusa
parimenti Ruchell Magee, solo sopravvissuto dei quattro prigionieri di cui si occupava il giudice, come colui che ha
tirato il colpo che caus la morte di Haley. Ma il resoconto ufficiale delle deposizioni fatte davanti alla giuria
manchevole di una parte: quella del medico che fu citato a deporre. Egli dichiar che il giudice Haley aveva sul
corpo due ferite e che ambedue potevano essere state fatali o lo sarebbero potuto diventare. L'una fu prodotta da un
fucile da caccia, l'altra da una carabina o da un revolver.

Conviene sottolineare che lo Stato non ha tatto ricorso ad un esperto di balistica. Nessuna prova stata fornita per
identificare le armi che hanno sparato i due colpi in questione. Ora provato che i responsabili del mantenimento di
ci che comunemente si chiama l'"ordine" erano armati non solo di carabine e di revolver ma anche di fucili da
caccia.

Per un principio giuridico fondamentale in tutti i casi criminali, se lo Stato, essendo in possesso di prove, omette di
farle valere, si deve concludere che queste prove una volta rese pubbliche siano contro la tesi dell'accusa e
favorevoli a quella della difesa. Ci va da s. Noi siamo dunque in diritto di concludere che se lo Stato non fa
appello ad un esperto di balistica vuol dire che i colpi che hanno ucciso il giudice Haley non furono sparati da
Magee o da uno dei prigionieri ma dai responsabili incaricati (sedicenti incaricati) di far rispettare l'ordine e la
legge. Se si trattasse di un processo penale ordinario si potrebbe senza tema di sbagliare presumere che verrebbe
emessa una sentenza di assoluzione per mancanza di prove, non permettendo le prove a disposizione di stabilire
validamente l'accusa contro Angela. Una richiesta per la cessazione del procedimento penale a carico di Angela
Davis sar presentata e difesa davanti al tribunale californiano il 4 marzo prossimo.
S, se si trattasse di un processo ordinario si potrebbe sperare con molta pi certezza che una condanna sarebbe
impossibile, dato che le prove addotte non permettono di stabilire la colpevolezza con una certezza ragionevole,

cos come vuole la legge.

Ma non si tratta di un processo ordinario. Si tratta di un processo politico. Oggi Nixon persegue l'escalation nella
guerra del Sud-Est asiatico; tale strategia ha come corollario l'escalation della guerra contro le libert civili negli
USA. La lotta per la liberazione di Angela la lotta contro queste due forme di escalation.

Lo Stato della California, lo Stato di New York, le autorit di questi due Stati e quelle del governo federale hanno
fatto tutto il possibile per creare un'atmosfera pregiudizievole per Angela Davis. Recitando con brio il ruolo ben

conosciuto di bonario furbacchione, Nixon si mostrato alla televisione per felicitarsi pubblicamente con il FBI per
il suo bel lavoro, per aver catturato quella criminale estremamente pericolosa di Angela Davis. Dopo di che, avendo

fatto di tutto per rendere impossibile un processo equo, ha avuto la faccia tosta di invitare alcuni intellettuali
sovietici (sapendo bene che non l'avrebbero mai fatto) a venire a costatare che ella beneficiava del piu giusto dei
processi.

A questa atmosfera pregiudizievole, isterica, che i circoli direttivi del nostro paese cercano di creare contro Angela,
si contrappone un immenso movimento popolare.

In tutta la mia esperienza di giurista non ho mai visto un sostegno cos ampio, fornito ad una causa, come quello che
si manifesta in tutto il nostro paese e nel mondo intero per la causa di Angela. Sostegno che va da quello delle

giovani dell'Unione cristiana fino ai movimenti di estrema sinistra. Il compito pressante che dobbiamo svolgere
quello di organizzare questo movimento, di sostenerlo, di utilizzarlo per fame un pugno d'acciaio capace di spezzare
le barriere della prigione di Angela. Una forza capace di liberarla, di liberare i fratelli Berrigan, Bobby Seale, Ericka
Huggins, e tutti i prigionieri politici.

Dichiarazione di Angela Davis davanti al tribunale

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Nel ventre del mostro di Angela Davis

Palazzo di giustizia

della contea di Marin

5 gennaio 1971

Devo esporre alcune brevi considerazioni, ma, prima di ogni altra cosa, tengo a dichiarare davanti alla corte e agli
abitanti di questo paese che io sono innocente di tutte le accuse presentate contro di me dallo Stato della California.
Io sono innocente ed affermo che, di conseguenza, nessun atto criminale di qualunque tipo giustifica la mia
presenza oggi davanti a questo tribunale.

lo mi trovo qui vittima di una macchinazione politica che, lungi dal dimostrare la mia colpevolezza, accusa lo Stato
della California come agente della repressione politica. Lo Stato della California rivela in effetti il ruolo che
rappresenta utilizzando come prove contro di me la mia partecipazione alle lotte che conduce il mio popolo, il
popolo nero, contro le molteplici ingiustizie sociali, utilizzando particolarmente la mia partecipazione al Comitato
per la difesa dei fratelli di Soledad.

Il popolo americano si era illuso nel credere fino ad ora che tale impegno fosse protetto dalla Costituzione.

Per avere la certezza che queste questioni politiche non saranno distorte e snaturate, mi trovo costretta a prendere
parte attiva alla mia difesa sia come accusata, sia come donna nera, sia come comunista. mio preciso dovere

aiutare coloro che sono direttamente implicati nel processo, come pure gli abitanti dello Stato della California, ed il
popolo americano in generale, a capire quale la base reale del problema.

Ci che si mette sotto accusa sono le mie convinzioni ed i miei interventi politici, la mia lotta quotidiana per
combattere tutto ci che concorre a paralizzare economicamente e politicamente l'America nera.

Nessuno pu parlare meglio di me delle mie convinzioni e delle mie attivit politiche. Una giustizia che condanna
virtualmente al silenzio la persona stessa che ha pi da perdere sembra gi contenere in s i germi della propria
distruzione.

decisivo ed importante per noialtri neri insorgere contro questa contraddizione del sistema giudiziario, poich
abbiamo accumulato una ricca esperienza storica che conferma come la bilancia della giustizia americana sia in
grave squilibrio.

Per aumentare le possibilit che mi si accordi un processo equo, cosa che per il momento non mi sembra si verifichi,
assolutamente necessario che io sia autorizzata a difendermi da me. Posso aggiungere che la mia richiesta non
senza precedenti sul piano giuridico.

Se il tribunale non accoglie la mia richiesta e non mi include come co-difensore nel processo, si allineer con le
forze del razzismo e della reazione, che minacciano di far precipitare questo paese negli orrori del fascismo - e le
numerose persone che hanno perduto gradualmente le proprie illusioni sul sistema giudiziario troveranno in tutto
questo una ragione di pi per rafforzare le loro opinioni e per pensare che non pi possibile essere giudicati
equamente in America.

Tredici domande ad Angela Davis


Il Muhammad Speaks (6) raccoglie le risposte

Nel corso della sua prima intervista dopo l'arresto e l'incarcerazione, in seguito all'accusa di omicidio e complotto
emanato in California. Angela Davis ha risposto alle domande che le sono state rivolte dalla popolazione di Harlem
e che il Muhammad Speaks le ha trasmesso.

Alcuni inviati del Muhammad Speaks hanno percorso le vie di Harlem e raccolto tra i neri, uomini, donne di tutti i
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

ceti, studenti, disoccupati, le domande che avrebbero posto a Angela Davis se le avessero potuto parlare, per

chiarirsi ci che non comprendevano in tutta questa faccenda.

Le domande che risultarono pi frequenti furono presentate ad Angela dal suo avvocato, Margaret Burnham, che
registr le risposte in esclusiva per il Muhammad Speaks.

Molte persone interpellate avevano espresso il desiderio di sentire Angela spiegare la situazione "nei suoi termini
reali", in modo da contrapporli alle "conclusioni" della stampa ufficiale.

Un gran numero di persone ha detto di non avere domande specifiche da rivolgere, visto che comprendeva
perfettamente la natura della persecuzione che Angela subiva, ma voleva ugualmente inviarle auguri ed esprimere la
propria solidariet, il proprio incoraggiamento e la propria partecipazione. Gli stessi sentimenti furono ugualmente
espressi da molti di quelli che hanno posto delle domande.

Il corrispondente pensa che le domande raccolte nelle strade di Harlem siano le stesse che avrebbero posto la
maggior parte dei neri, uomini e donne dell'intero paese. Le risposte di Angela Davis sono riprodotte qui in modo
che possano essere conosciute per mezzo di un giornale nero e possano servire a demistificare le false impressioni
suscitate dai servizi di Life, Newsweek, Time, New York Times, ecc.

Ecco le domande rivolte dalla popolazione di Harlem ad Angela Davis, classificate per ordine di frequenza (la
prima quella pi frequentemente posta, ecc.), e le sue risposte.
Perch comunista?

Prima di tutto io sono nera. Ho consacrato la mia vita alla lotta per la liberazione del popolo nero, il mio popolo
asservito, imprigionato!

Io sono comunista, perch il motivo per il quale noi siamo costretti con la violenza a vivere miseramente, ad avere il
livello di vita pi basso di tutta la societ americana, in stretto rapporto con la natura del capitalismo. Se noi
riusciremo un giorno ad emergere dalla nostra oppressione, dalla nostra miseria, se riusciremo un giorno a non
essere i bersagli di una mentalit razzista, di poliziotti razzisti, dovremo distruggere il sistema capitalistico
americano. Bisogner sopprimere un sistema nel quale si garantisce a qualche ricco capitalista il privilegio di
continuare ad arricchirsi, mentre un intero popolo, costretto a lavorare per i ricchi, non pu mai elevarsi in maniera
sostanziale, e ci vale soprattutto per i neri.

Sono comunista perch credo che il popolo nero, il cui lavoro e il cui sangue hanno reso possibile edificare questo
paese, ha diritto ad una gran parte delle ricchezze che hanno accumulato gli Hugh, i Rockefeller, i Kennedy, i
Dupont, tutti gli strapotenti capitalisti bianchi d'America.

Sono comunista perch penso che i neri non dovrebbero essere costretti a fare una guerra razzista e imperialista nel
Sud-Est asiatico, dove il governo USA rifiuta con la violenza pi inumana ad un popolo non bianco il diritto di
autogovernarsi, esattamente allo stesso modo in cui, durante interi secoli, ha usato la violenza per sopprimerci.

La mia decisione di iscrivermi al gruppo Che-Lumumba, collettivo nero militante del partito comunista, deriva
direttamente dalla mia convinzione che la sola via per la liberazione di tutti i neri quella del rovesciamento
completo e totale della classe capitalista e di tutti i suoi mezzi di oppressione. Il compito del gruppo Che-Lumumba
di organizzare i neri in funzione dei loro bisogni immediati; ma, allo stesso tempo, di creare un'armata di
combattenti per la libert che rovesceranno i nostri nemici. Noi sappiamo che, per raggiungere questo scopo finale,
dobbiamo unire le nostre forze a quelle degli elementi progressisti della popolazione bianca di America, che ha
visto come noi la natura della bestia capitalista.
Perch non ha utilizzato l'organizzazione clandestina come R. Williams e E. Cleaver per sfuggire alla persecuzione?
All'inizio ero convinta che nel mio caso, d'accordo con Nixon e Reagan, J. E. Hoover avesse deciso di dare un
esempio. Il FBI ha utilizzato per catturarmi delle considerevoli forze, molto pi considerevoli di quanto non abbia

l'abitudine di fare. Poich si era talmente in. dirizzata l'attenzione del pubblico su di me e sulla mia presunta
partecipazione agli avvenimenti di San Raphael, bisognava dimostrate all'opinione pubblica reazionaria di esser

capaci di catturare i rivoluzionari neri.

Nelle comunit nere di tutto il paese si arrestano centinaia di donne che mi rassomigliano. Hanno preso a
sorvegliare in permanenza non soltanto la mia famiglia, i miei amici e compagni politici, ma anche conoscenti
casuali, gente incontrata un giorno per caso e con cui non avevo pi avuto alcuna relazione da pi di dieci anni.
Chiaramente mi si volevano sbarrare tutte le strade. Bisogna rendersi conto che io sono stata catturata
all'improvviso. Non avevo alcun mezzo di prevedere che dovevo nascondermi per sfuggire alla cattura nell'agosto
scorso. La mia fuga ha dovuto dunque essere completamente improvvisata. Non stato certamente molto facile,
dato che una mia foto era esposta in tutto il paese. Inoltre la stampa aiutava il FBI pubblicando ogni tipo di articoli e
persino una cronaca.

Non sono riuscita a non farmi catturare, ma bisogna tener presente una cosa: ci saranno altre storie fabbricate di
sana pianta come la mia e noi saremo ancora obbligati a nasconderci. Il fatto che mi hanno catturata non significa
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

per, assolutamente, che noi saremo tutti catturati.

Essi hanno messo i loro cani alle mie costole; ma possono permettersi di farlo solo qualche volta: noi dobbiamo
impedire di farci terrorizzare, perch tale , chiaramente, il loro scopo.

Inoltre, vista la repressione violenta che subiamo, dobbiamo programmare di mettere in piedi un'organizzazione
efficiente, che permetta ai militanti neri ricercati dalla polizia di restare negli Stati Uniti e di continuare a lottare per
la nostra liberazione.
Si dice spesso che lei stata utilizzata dai comunisti, possibile che sia cosi?

Tutta la pubblicit pi velenosa che tende a dire che io sono stata utilizzata dai comunisti non pu essere che opera
della fantasia dei nemici della nostra causa.

Si dice che, poich il partito comunista venuto a difendermi, ci significa che esso mi sfrutta e che addirittura il
partito stesso abbia avuto qualcosa a che fare con il mio arresto.

Coloro che credono a menzogne cos evidenti sono stati terribilmente ingannati dalla cricca Nixon-Reagan, perch
sono essi che utilizzano questi metodi cos vili, per mettere in crisi la nostra lotta.
Sono una comunista nera. Il governo corrotto di questo paese non pu accettare una simile associazione. Per questo
essi utilizzano gli avvenimenti di San Raphael per cercare di assassinarmi. Io sono membro del partito comunista,
compito dunque del partito venirmi a difendere.

In pi, servendosi del mio caso, il governo cerca di spingere pi a fondo i suoi attacchi contro il popolo nero e di
terrorizzarlo ancora di pi, come ha gi fatto nel caso di George Jackson, Huey Newton, Bobby Seale e Ericka
Huggins, e in molti altri casi. Per questo il popolo nero deve mettere all'ordine del giorno il problema di
organizzarsi, non solamente per la difesa dei prigionieri politici ma per la propria difesa.
A dispetto di tutto ci che lei ha subito, le sue convinzioni per ci che riguarda la causa del popolo nero sono
rimaste immutate?

Non vi assolutamente nulla che mi possa impedire di lottare con tutte le mie forze per la libert del mio popolo. Il
fatto che sono stata arrestata non mi riduce a piangere, bens mi fornisce ulteriori ragioni per essere forte e
continuare la lotta.

Mentre partecipavo alla lotta per liberare i fratelli di Soledad, mettevo i compagni in guardia dicendo che non aveva
importanza quale di noi potesse diventare il prossimo bersaglio del governo, nella sua politica di repressione dei
rivoluzionari neri.

Molti di noi sono chiusi nelle prigioni, qui o negli altri Stati. Il 95 per cento delle detenute che sono qui nella
prigione femminile (contea di New York) sono nere o portoricane. Io sono in mezzo al mio popolo e noi
continueremo a lottare all'interno della prigione.
Come possono i non militanti aiutarla nella sua lotta?

Sono stati creati dei comitati in tutti i paesi e nel mondo intero per costringere il governo a liberarmi. Hanno gi
avuto luogo manifestazioni, campagne di petizioni, movimenti di massa e campagne di stampa. Si sono intraprese
tutte le azioni possibili. Suggerisco a tutti coloro che lo desiderano di mettersi in contatto con il Comitato
newyorkese per la liberazione di Angela Davis, 29 W. 15 Str. N.Y. City o Donne nere per la liberazione di Angela
Davis, 361 West 125 Str. N.Y. City o il Comitato di unione nazionale per liberare Angela Davis 4350 43 Str. Los
Angeles California.
Io penso che sia importante collegare la lotta per la mia liberazione alla lotta per liberare gli altri prigionieri politici
neri. Affermo che la lotta che si conduce deve pretendere la liberazione di tutti i neri, uomini e donne, perch pochi
di noi sono stati giudicati con giustizia. Non abbiamo certamente avuto dei giurati scelti tra di noi.

Anche nel caso in cui fossi autorizzata a lasciare la prigione non mi considererei libera. La libert diventer una
realt quando noi, popolo nero, avremo soppresso i nostri nemici, quando avremo spezzato il giogo dell'oppressione
e potremo liberamente costruire una societ che rifletter i nostri bisogni e le nostre aspirazioni. Io non sar libera
finch non sar libero tutto il mio popolo.
Da quando lei diventata comunista non ha mai dubitato che il partito possa aiutare il popolo nero?

Il partito comunista dichiara che il popolo nero non solamente costituisce la parte pi oppressa della popolazione
degli Stati Uniti, ma anche che noi siamo in questo paese l'espressione della resistenza pi combattiva. Noi siamo
dunque, in quanto popolo nero, i leaders naturali di una rivoluzione il cui scopo finale quello di rovesciare la
classe dirigente americana e liberare tutte le masse del paese. I neri si devono liberare poggiando sulle proprie forze.
Nella nostra lotta noi comprendiamo come il razzismo sia negativo in questo paese. Questa realt l'abbiamo appresa
al momento della lotta per i diritti civili, in cui molti bianchi dalle buone intenzioni perpetuavano il razzismo,
adottando un atteggiamento di protezione, dicendo che essi dovevano "aiutare" noi altri neri, il che significava
aiutarci nell'inutile impresa che consisteva nell'integrazione in una cultura destinata a morire.
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

Il partito comunista riconosce la necessit per i bianchi, soprattutto per gli operai bianchi, di accettare il ruolo
direttivo dei neri. Se essi dovranno un giorno liberarsi dalle loro catene capiranno che dovranno, prima di tutto,

lottare contro ogni manifestazione di razzismo.


La maggior parte dei giornali dice che lei fuggita dalla California perch era colpevole. Pu chiarirci questo
punto?

Le voglio porre una domanda. Quando uno schiavo, che era riuscito a fuggire alla frusta e ai supplizi del suo
padrone bianco, riparava in un altro Stato, era questa una prova della sua colpevolezza?

Dopo che Ronand Reagan e le sue coorti fasciste ebbero lanciato una campagna per farmi rimuovere dal mio posto
all'universit di Los Angeles - non perch non avevo i titoli richiesti, ma perch semplicemente ero nera, comunista
e mi ero dedicata alla lotta per la liberazione del mio popolo - come non avrei potuto comprendere che avevano
deciso di assassinarmi? Dopo tutto avevano gi fatto nascere un movimento reazionario contro di me per il posto
che occupavo.

L'anno scorso, non passato un giorno senza che io non ricevessi minacce di morte sotto le forme pi svariate. Il
risultato dell'attivit di Reagan fu che venni costantemente vessata dagli uomini da lui mandati a pattugliare la
nostra comunit.

Io fuggii perch ero convinta di avere pochissime possibilit di essere giudicata equamente in California.
Aggiunger che il Times di Los Ange1es, dopo aver interrogato la comunit nera della citt, concluse che l'80 per
cento di quelli che avevano interrogato trovavano giusto il fatto che io mi nascondessi. Perch il costituirmi
significava mettermi direttamente nelle mani dei boia, dei boia del popolo nero in generale.
Se lei dovr essere giudicata in California, pensa che sar giudicata equamente?

Il sistema giudiziario americano corrotto. Per ci che riguarda i neri, esso si manifesta come uno degli aspetti
repressivi di un sistema che rende legale l'oppressione sistematica del nostro popolo. Noi siamo le vittime, non i
protetti dalla giustizia.

chiaro che la democrazia in America svilita e senza speranza, quando i tribunali, che presumibilmente
dovrebbero garantire i diritti del popolo, sono stati coinvolti a partecipare attivamente alla guerra genocida contro il

popolo nero.

Noi dobbiamo respingere il presunto diritto dei tribunali di opprimerci ulteriormente. Il solo modo con cui possiamo
ottenere giustizia esigendola, e creando un movimento di massa che faccia intendere al nostro nemico che
utilizzeremo tutti i mezzi a nostra disposizione per assicurare una vera giustizia al nostro popolo. il solo modo con
cui possiamo sperare di liberare tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle imprigionati nelle galere americane. il solo
modo con cui possiamo sperare di ottenere la liberazione finale.
Come il suo morale?

Con tutte le meravigliose sorelle che mi circondano e tutti i fratelli e le sorelle che lottano al di fuori, io non posso
che sentirmi risoluta a continuare a lottare, cosi come lo ero quando fui arrestata. Ricevo ogni giorno centinaia e
centinaia di lettere di simpatizzanti da tutto il mondo, che mi convincono dell'immensit dei consensi e degli
appoggi che ho ricevuto dappertutto.

La stampa non ha detto che, quando ho iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l'isolamento al quale
mi avevano costretta, molti compagni lo hanno ugualmente iniziato, affiancandosi solidali alla mia protesta.

Sono in prigione da pi di due mesi, Huey fu incarcerato per due anni, Ericka Huggins, che conosco personalmente
e che ammiro come una delle grandi figure del popolo nero di questo paese, in prigione da due anni, come pure
Bobby Seale.

Quando provo ad immaginare ci che George Jackson, uno dei fratelli di Soledad, ha dovuto sopportare in questi 11
anni, divenendo tuttavia un potente ed insigne dirigente del popolo, e quando penso a Jonathan Jackson ed a molti

altri che hanno sacrificato la vita per la nostra lotta, mi sento riempire di tutta la forza necessaria per continuare a
combattere.
Puo dirci come trattata nel carcere femminile?

Si tratta di una prigione e tutte le condizioni pi spaventose che caratterizzano le galere americane sono presenti in
questa.

Piuttosto che parlare subito del trattamento particolare che subisco, vorrei raccontare quali sono 1e condizioni in cui
siamo costrette a vivere. Tanto per incominciare, la prigione immonda, infestata da scarafaggi e topi. Spesso
troviamo nel cibo scarafaggi che sono stati cucinati con le vivande. Tempo fa una delle sorelle ha trovato nella
minestra una coda di topo. Nei giorni scorsi capit che mentre bevevo una tazza di caff dovetti estrarre uno
scarafaggio.
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

Gli scarafaggi coprono letteralmente i muri delle nostre celle, la sera, e ci camminano sul corpo mentre dormiamo.
Tutte le notti si sentono grida di prigioniere che si svegliano sentendo i topi che corrono sui loro corpi. Tra l'altro ne
ho trovato uno nel mio letto, la notte scorsa.

L'assistenza medica spaventosa. I dottori sono razzisti ed assolutamente insensibili ai bisogni delle donne. Una
sorella, la cui cella nel mio stesso braccio, si lamentata con il dottore di avere degli atroci dolori al seno. Il
medico le ha consigliato di trovarsi un'occupazione, senza sognarsi nemmeno di visitarla. In seguito le stato
riscontrato un tumore al petto e ha dovuto essere ricoverata immediatamente. Questo caso esemplifica il modo con
cui siamo trattate qui.

Passiamo la maggior parte del tempo in celle immonde di 5 piedi per 9, col pavimento di cemento; o fuori, in
corridoi nudi. Non abbiamo neanche il diritto di mettere sul pavimento, su cui dobbiamo sederci, delle coperte per
ripararci dal freddo e dalla sporcizia.

A proposito della biblioteca, esiste una collezione di storie, di avventure e romanzi che viene chiamata biblioteca.
Bisogna tener presente che la popolazione della prigione al 95% formata da nere e portoricane; ebbene io non ho
trovato che 5 o 6 testi su argomenti riguardanti i neri, mentre i libri in spagnolo sono estremamente rari.

Potrei continuare su tali argomenti ma preferisco parlare del trattamento particolare che mi riservato. Sono
convinta che le autorit della prigione hanno ricevuto istruzioni precise per rendermi la vita pi dura possibile, in
modo che mi rassegni a cessare di lottare contro la mia estradizione. Naturalmente, dopo che il tribunale ha dato
loro torto ed hanno dovuto porre fine alla mia segregazione, essi cercano di affermare il loro potere in altra forma.

A differenza delle altre detenute, che sono in attesa di giudizio, sono obbligata ad indossare l'uniforme della
prigione, per rendermi pi difficile la possibilit d'evasione.

Essi rifiutano il consenso ai miei avvocati di darmi il materiale giuridico prima di averlo i letto, mostrando di non
avere il minimo rispetto per il carattere confidenziale e riservato dei rapporti tra l'avvocato ed il suo cliente.

Potrei continuare ad enumerare centinaia di piccole vessazioni, con cui hanno cercato di spezzare la mia resistenza,
ma non farei che ribadire che nulla di ci che possono fare intaccher la mia risoluzione di continuare la lottai

La sola cosa che lo potr sar la perdita della vita, ma se arriveranno a questo dovranno affrontare la collera del
popolo. La stessa cosa vale per Ericka, Bobby, George, i fratelli di Soledad.
Come sono i suoi rapporti con le altre prigioniere?

Io non ho mai ricevuto un'accoglienza cos appassionatamente calda e cordiale. Ogni volta che vado da un braccio
all'altro della prigione, le sorelle sollevano il pugno chiuso e mi manifestano la loro solidariet. Mentre ero in
segregazione le sorelle del mio stesso piano presero l'iniziativa di intraprendere manifestazioni in mio favore.
Quando incominciai lo sciopero della fame molte di loro si unirono a me.

Dopo che fui trasferita con le altre, alcune delle sorelle del mio piano, con cui avevo passato molto tempo, mi
aiutarono a rispondere alle lettere che ricevevo dal di fuori. Esse furono immediatamente trasferite in un altro piano,
ma abbiamo trovato ugualmente modo di comunicare.

Ho gi accennato allo stato della cosiddetta biblioteca. Dopo parecchie domande e discussioni, ho appreso che, se i
libri venivano inviati direttamente dall'editore, potevo riceverli.

Ora mi si permesso di mettere insieme 5 di questi libri alla settimana. Le sorelle sono estremamente interessate a
tutta la letteratura che ricevo, a tutta: dalle lettere dal carcere di George Jackson alle opere di Lenin.

I libri circolano per tutto il piano e sono l'occasione di intense discussioni. Dato che le autorit di qui sono del tutto
insensibili ai desideri dei prigionieri, spero che i fratelli e le sorelle da fuori prendano l'iniziativa di far dono alla
biblioteca d'una letteratura appropriata.
Quali furono i suoi sentimenti quando apprese che risultava sulla lista delle dieci persone pi ricercate dal FBI?

Ero gi convinta che la cricca Nixon-Reagan avrebbe utilizzato tutti i mezzi possibili per sopprimere quelli che
dissentono. Essi usano tutti i mezzi in loro potere per estirpare da questo paese ogni attivit rivoluzionaria.

Il FBI sta rapidamente cercando di diventare una forza analoga alla squadra della morte in Brasile, usata dalla
reazione contro i combattenti della libert brasiliana. Mettendomi nella lista delle dieci persone pi ricercate,

presentandomi come una criminale pericolosa e incallita, essi mi condannavano sia ad essere uccisa sul posto che ad
essere legalmente assassinata dai mastini di Reagan.
I suoi partigiani la chiamano "prigioniera politica". Molti non capiscono bene che cosa ci voglia dire. Pu
spiegarlo?

Sempre pi frequentemente i neri sono incarcerati non perch abbiano commesso un crimine, ma per le loro
opinioni politiche e per le azioni che intraprendono per condurre il nostro popolo a lottare per la libert. Essi
inventano false accuse; i processi completamente montati diventano sempre pi frequenti.

George Jackson fu arrestato 11 anni fa all'et di diciotto anni e fu riconosciuto colpevole d'aver rubato settanta
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

dollari ad un impiegato di un distributore di benzina. stato condannato ad una pena variabile da un anno a tutta la
vita.

Poich era divenuto rivoluzionario e si era messo ad organizzare i suoi compagni di prigione, gli fu rifiutata la
libert provvisoria sotto cauzione d'anno in anno, finch l'anno scorso stato implicato in un affare completamente
montato, con altri due fratelli, John Clutchette I e Fleeta Drumgo, che avevano manifestato un grande interesse per
le sorti del nostro popolo. George Jackson, John Clutchette e Fleeta Drumgo sono dei prigionieri politici. I loro
crimini reali sono il fatto di essersi consacrati totalmente alla liberazione del popolo nero. Bobby Seale un
prigioniero politico. Ericka Huggins un prigioniero politico. Martin Sostre un prigioniero politico.

Io sono una prigioniera politica. Il governo vuole impormi il silenzio per impedirmi di organizzare il nostro popolo,
di rivelare in piena luce come questo sistema sia corrotto e degenerato, condannandomi in base ad un crimine con il
quale non ho nulla a che vedere.

I prigionieri politici sono mostrati come esempio al resto del mondo. George, John e Fleeta furono mostrati come
esempio al resto del1a popolazione di Soledad, esempio che indicava in modo eclatante la sorte di tutti i prigionieri
che avessero seguito la loro strada. Ed lo stesso per Ericka, Bobby, i fratelli di Soledad, Martin Sostre, le pantere e
me stessa. Il governo vuole terrorizzare il nostro popolo indirizzandoci verso la sedia elettrica, la camera a gas, e la
prigione a lungo termine. Non vi che un modo di liberare i prigionieri politici: bisogna che milioni di persone
facciano sapere al governo che hanno intenzione di utilizzare tutte le armi di cui possono disporre, per assicurare la
liberazione dei loro combattenti imprigionati e di conseguenza la libert del popolo nero.

Le condizioni dei carcerati in California


Un articolo del San Francisco Chronicle

Ci che vi di pi terribile in California sono le prigioni, e tra le prigioni quella che si chiama "centro di riabilitazione", eufemismo applicato
ad un insieme di celle che, da che mondo mondo, i prigionieri hanno denominato "il buco".

Tim Findley, reporter del San Francisco Chronicle, descrive oggi come vanno le cose in queste gabbie raccapriccianti. Questo testo fa parte di
una serie di articoli scritti da Charles Howe e Findley sulla vita "dietro le sbarre".

Dietro le sbarre: uomini senza speranza

Il giovane prigioniero d'origine messicana, dallo sguardo tardo e fosco si stacc dal muro e si avvicin con
precauzione.
"Sono i tuoi binocoli?" Domand, estraendo per met gli occhiali da sole dalla tasca del reporter. "Perch non ti levi
di torno, pezzo di stronzo. Ma che ti credi di essere allo zoo?"

Ed infatti impossibile fermarsi davanti alle gabbie brulicanti del centro di riabilitazione della divisione O di
Soledad, senza provare la sensazione che si tratti d'uno zoo.

Pi d'una volta del resto a Soledad "O" e in altre prigioni gli "educatori" avevano adoperato il termine di "animali"

parlando degli ospiti del centro di riabilitazione. Ed infatti impossibile non avere costantemente in mente che le
bestie feroci, in un vero zoo, sono state meglio favorite dalla sorte.

In California i responsabili del servizio carcerario hanno la sporca abitudine di adoperare termini presuntuosi per
designare i pi abietti trucchi. Le prigioni sono delle "case di correzione" ed i carcerieri "educatori". E quello che il
personale ed i prigionieri chiamano "il buco" porta ufficialmente il nome di "centro di riabilitazione".

In California le prigioni fanno pensare ai gironi discendenti dell'inferno dantesco. Il centro di riadattamento

mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

decisamente vicino al fondo.

Per arrivarci bisogna aver infranto la legge o in prigione aver commesso delle infrazioni al regolamento. Su 13
penitenziari esistenti nello Stato della California, 7 hanno centri di riabilitazione.

Il numero dei prigionieri oscilla costantemente, ma si pu dire che su 24.000 prigionieri dello Stato ce ne sono pi
di 600 "parcheggiati" in questi centri. Tutti i centri di riabilitazione hanno due punti in comune:

1) I privilegi generalmente accordati ai prigionieri, come il diritto al posto di ristoro, alla biblioteca, alla televisione,
sono limitati o addirittura soppressi;

2 ) Gli uomini sono chiusi nelle celle continuamente, nella maggior parte dei casi 23 ore su 24
Istituzioni

In certi penitenziari come il centro professionale di Deuell e la divisione X di Soledad i prigionieri del centro di
riabilitazione hanno diritto a qualche ora di "laboratorio" - ci consiste tutt'al pi nel fare del disegno o nel
fabbricare dei posacenere, ma pur sempre una attivit in qualche modo terapeutica.

In certe prigioni, come Folsom e Saint-Quentin, i prigionieri del centro hanno il diritto di uscire un'ora al giorno
dalla loro cella per fare del movimento.

"Cosa credi che si faccia qui, compare? - mi ha detto un prigioniero: - Lo vuoi sapere veramente? Ci si masturba e
come!"

Ed un altro: "Qui dentro tutto diviene peggiore che altrove, tutto. Tu hai una inezia di discussione da niente con un
minchioncello, e l'indomani, questo zozzo si mette in testa di farti fuori. una distrazione, compare. Non si ha
nient'altro da fare".
L'odio

La violenza, l'odio, trasudano dai muri stessi in questi "buchi". "Nella divisione O (di Soledad) tu senti che non
potrai conservare dei sentimenti." "Quando sei imprigionato nel "buco", ritorni a tutto ci che c' di pi basso. Ci
fa riemergere tutto quello che potresti provare a reprimere se fossi in condizioni normali. E quando esci dal centro
di riabilitazione, niente pi terribile che cercare di riadattarti alla routine della prigione."

A Soledad, quest'anno ci sono stati quattro guardiani e un prigioniero che sono stati pugnalati nel centro di
riabilitazione.

In generale le celle del centro di riabilitazione misurano un metro e 80 per 2 metri e 70. Esse non sono molto pi
piccole delle celle dell'ala centrale. Per chiudere il lato che d sulla prigione, la maggior parte di esse sono dotate di
sbarre, rinforzate con una rete d'acciaio, per impedire che il prigioniero si sporga di fuori. Dall'altra parte c' una
porta d'acciaio massiccio, su cui aperta una piccola finestra quadrata e una feritoia.
Il tempo

Ci sono uomini che hanno passato degli anni in questo genere di cella. La divisione B di Saint-Quentin, per
esempio, non tecnicamente parlando un centro di riabilitazione del penitenziario. Serve per tenere i prigionieri che
per le loro infrazioni alla disciplina rappresentano dei problemi. Pu ben essere considerata la peggiore unit del
sistema carcerario della California.

Il sinistro edificio di 4 piani fa pensare ad una gabbia di scimmie impazzite.

Una rete di catene fissate all'esterno con travi corre per tutta l'altezza dell'edificio. A queste catene rimangono
attaccati pezzi di materia fecale disseccata: gli escrementi che i prigionieri gettano al passaggio dei guardiani.

Durante una manifestazione che ebbe luogo in seguito ad uno sciopero nella divisione B di Saint-Quentin, il 25
settembre scorso, molti WC e diversi accessori furono rotti.

Molte celle del piano superiore non avevano ancora il WC n il lavandino, al momento in cui i reporter del San
Francisco Chronicle arrivarono.

La maggior parte degli uomini imprigionati nelle celle dormono su materassi stesi per terra. Ogni mattino ricevono
per tutta la giornata due bottiglie di media grandezza, una vuota, e l'altra piena di acqua potabile.

In seguito le celle sono state riparate, ma alcuni prigionieri sono stati costretti a vivere in queste condizioni quattro
mesi almeno.

Tali celle costituiscono una prigione nella prigione, i detenuti percorrono in breve tutte le varie tappe della
criminalit per arrivare qui.
Infrazioni

Un detenuto ,accusato da un "educatore" di aver commesso un'infrazione. Egli passa davanti ad una giuria di
responsabili del penitenziario ed condannato la maggior parte delle volte ad una pena indeterminata.

La stessa giuria che lo invia al "buco" deve decidere l'eventuale momento in cui dovr uscirne.

Nel corso di questi processi, il prigioniero affronta da solo i suoi accusatori. Non ha il diritto di avere un avvocato. I
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

prigionieri lo chiamano il "tribunale canguro".

Tuttavia ci che c' di pi casuale ed arbitrario in tali centri di riabilitazione ci che questi "tribunali" mettono nel
dossier del prigioniero. Un soggiorno al "buco" considerato dalle autorit responsabili un segno di attitudine
negativa, e ci comporter all'interessato un prolungamento della pena - anche di svariati anni - prima che sia
giudicato degno di essere liberato sulla parola.

"La prima cosa che si perde in questi centri di riabilitazione - m'ha detto un prigioniero - la speranza."
Nel fondo

Si pu discendere ancora un gradino in questo inferno carcerario. Anche nel centro di riabilitazione esiste una
segreta dotata di solidi catenacci, riservata ai prigionieri che non possono "adattarsi" alla riabilitazione. un buco
nero nel quale si rifornisce il prigioniero esclusivamente di pane e acqua. Il nome ufficiale "l'isolamento".

una segreta chiusa da una doppia porta. Vi pu essere accesa una luce accecante oppure vi pu essere buio pesto:
dipende dall'agente che controlla le luci del piano. I prigionieri condannati all'isolamento sono messi "a regime
severo". Gli si danno vari ingredienti amalgamati e compresisi in una specie di pane compatto che ha il gusto della
colla. Il trattamento riservato ai prigionieri che abbiano pi volte lanciato il piatto addosso ai guardiani.

All'isolamento si dorme su un materasso spesso cinque centimetri, non infiammabile, posato su un basamento di
cemento.

Finch un decreto non le ha proibite (due anni fa), queste segrete di isolamento venivano chiamate "alla turca",
perch avevano al posto del WC un buco per terra che un congegno azionato da fuori puliva una volta al giorno.
Illegalit

Sebbene tali dispositivi siano considerati attualmente come illegali nelle prigioni di Stato (e la maggior parte delle
celle sono dotate di catini in alluminio) ci sono ancora nel braccio di isolamento a Saint-Quentin due celle "alla

turca".

Fino allo scorso mese si poteva mandare un prigioniero all'isolamento per ventinove giorni; era cos che certi
prigionieri iniziavano il loro soggiorno al centro di riabilitazione.

All'inizio di febbraio un decreto del direttore delle case di correzione, Raimond Procunier, limitava queste condanne
ad un massimo di dieci giorni, e riservava la decisione di mettere un carcerato a regime severo soltanto al direttore
generale.

Pur essendo cos sinistri quali sono, i centri di riabilitazione sono fatti per durare.

" La questione non di sapere se ci dovranno o no essere dei centri di riabilitazione, - diceva un prigioniero di
Saint-Quentin. - Persino noi ne sentiamo il bisogno. Ma ci che bisogna decidere per quanto tempo bisogna punire
per ottenere un qualche risultato, e per quanto tempo si possa privare un uomo della libert prima di fame un
animale."
3 marzo 1971

Lettera aperta a Eldridge Cleaver


di Charlene Mitchell, segretaria della Commissione per la liberazione dei neri del Partito comunista degli Stati Uniti

Eldridge Cleaver

Ministro dell'informazione

Algeri

mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

Caro Eldridge,

ti scrivo questa lettera in seguito ai programmi che tu hai enunciato e che sono stati pubblicati recentemente sui
giornali degli Stati Uniti; l'ultimo sul Black Panther del 23 gennaio 1971. Io considero queste proposte scoraggianti

e tendenti anche alla divisione delle nostre forze.

Ho adoperato la parola "scoraggianti" di proposito, bench sappia che tu formuli tali proposte non conoscendo la
nostra posizione qui, di noi che siamo nel ventre stesso del mostro; ma ugualmente dovere di coloro che sono alla
testa del movimento di soffermarsi sui fatti che accadono. Mi sembra evidente che tu hai deliberatamente scelto di
esprimerti senza avere la documentazione necessaria o almeno che tu non ti sia preso il compito di porre i problemi
nella loro vera prospettiva.

Cos il tuo messaggio intitolato "Il caso di Angela Davis" (nel quale tu non chiedi la libert per Angela), che accusa
il partito comunista degli Stati Uniti di "collusione" con il nemico e minimizza il caso di Bobby Seale, sembra
scritto con lo scopo preciso di portare la divisione nel movimento degli Stati Uniti. Il meno che io possa dire che
una ingenuit. Eldridge, tu non sei poi cos lontano da noi da aver dimenticato che l'anticomunismo e
l'antisovietismo sono stati per mezzo secolo le armi principali dell'arsenale nemico, contro il popolo. Fare oggi il
gioco del nemico butta a mare non solamente Angela Davis, ma anche Bobby, Ericka e tutti i prigionieri politici. E
allo stesso modo questa strana tesi (strana perch proviene da te), questa tesi di divisione non pu apportare un aiuto
effettivo se non a quelli che vogliono far condannare a morte o all'ergastolo i nostri amici.

Ci non significa che non ci debba essere alcuna differenza tra il punto di vista del Partito comunista degli Stati
Uniti e quello del movimento delle Pantere nere. naturale che ci siano delle differenze di impostazione e ce ne
saranno ancora per qualche tempo. Per menzionarne una, il nostro punto di vista differisce dal vostro sulla questione
della difesa e della libert per i prigionieri politici. Facciamo una ricapitolazione di queste divergenze, sulle quali
abbiamo discusso quando sono stata a trovarti ad Algeri il giugno scorso.

1) Il mio partito ed io stessa pensiamo che anche se noi viviamo negli Stati Uniti, sotto un regime di repressione
brutale - in particolare contro noialtri neri - non dobbiamo credere che questa repressione da sola far nascere la
resistenza. Sono necessarie l'educazione delle masse, la loro mobilitazione e la loro organizzazione per creare la
resistenza: non ci sono altri mezzi n percorsi pi brevi.

2) Sia la tattica che i metodi fascisti, sempre pi spesso impiegati dal capitalismo americano, non determinano
ancora il fatto che gli Stati Uniti siano gi un paese fascista. Naturalmente il capitalismo far ancora ricorso al
fascismo per proteggere il suo denaro e reagir con delle misure fasciste; ma non vi ancora una situazione
rivoluzionaria e il denaro del capitalismo non ancora veramente in pericolo, malgrado le affermazioni pretenziose
in proposito. Ed possibile costruire un movimento popolare capace di impedire la stabilizzazione di uno Stato
poliziesco. Ma tale movimento presuppone l'organizzazione di un milione di persone. una necessit.

3) impossibile - per ragioni di strategia e di tattica - essere d'accordo con la posizione assunta recentemente da
Michael Tabor ed Aleine Brown, nei discorsi pronunciati nello scorso novembre, l'uno a New Haven l'altra a Los

Angeles, e riprodotti sul Black Panther - discorsi che volevano dimostrare che l'organizzazione e la mobilitazione
delle masse sono cose trascorse che non servirebbero a far liberare i prigionieri politici e che la sola alternativa

attualmente possibile il ricorso alle armi da fuoco. Bisogna essere intransigenti per quanto riguarda la
rivendicazione del nostro diritto al ricorso alle armi da fuoco in caso di legittima difesa, ma sostituire questo diritto

inalienabile a tutte le altre forme di combattimento assurdo e pericoloso. Se ad un certo momento il popolo non si
unir in numero sufficiente per difendere le Pantere - cosa di cui ti sei, mi sembrato, gi lamentato durante la
discussione riguardante la difesa di Angela - la causa pu dipendere dalla posizione stessa delle Pantere nere che
hanno denigrato i movimenti di difesa di massa. Quando si spinge la gente fuori della porta, la loro uscita poi
giustificata.

4) Non pu esistere una situazione oggettivamente rivoluzionaria se non quando le masse - e nel nostro paese ci
presuppone milioni di persone - con alla testa la classe operaia arrivino alla conclusione che il capitalismo non pi
una soluzione possibile sotto qualunque forma esso sia e che una nuova organizzazione, il socialismo, lo deve
sostituire. Queste masse dovranno determinare il momento nel quale noi potremo impiegare nuove tattiche.

Naturalmente ci vogliono dei capi per condurre le masse, ma spingerle alla lotta armata prima che esse vi siano
preparate una concezione individualista, anarchica, avventuristica: la deificazione dell'lite e ci conduce alla
provocazione. Noi non abbiamo bisogno di martiri della rivoluzione; noi abbiamo bisogno che le masse si mettano
in movimento e che da esse emergano gli eroi e le eroine.
5) Nel 1969 il partito delle Pantere nere ha reso un grande servizio al nostro popolo avvertendolo del pericolo del
fascismo e auspicando la creazione di un fronte comune contro il fascismo stesso. Malgrado ci parecchi mesi pi
tardi, nel marzo del 1970, alla conferenza improvvisata per la difesa del diritto di esistenza del partito delle Pantere
nere, a Chicago, sono state le Pantere nere stesse che hanno tagliato le ali al fronte comune. Tu sai, spero che non

l'abbia dimenticato, che Franklin Alexander, parlando a nome del gruppo Che-Lumumba del Partito comunista degli

mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

Stati Uniti della California del Sud, fece una mozione chiamando alla mobilitazione mezzo milione di persone a
New Haven per l'apertura del processo di Bobby ed Ericka. Tu sai altrettanto bene, Eldridge, e io spero che non lo
dimenticherai, che sono state le Pantere nere a respingere questa mozione, esigendo che si desse una adesione senza
riserve al programma da loro imposto. Naturalmente noi sappiamo bene tutti e due che questa adesione non aveva
niente a che vedere con l'idea di un fronte comune che necessariamente esige una unit di massima, specialmente
sui punti meno importanti. Ed ora tu dichiari che c' una collaborazione del partito comunista con il nemico, che
vogliono entrambi sabotare gli aiuti a Bobby (tu non parli di Ericka); questo significa non soltanto ingannare il
popolo, ma anche stornare dai suoi scopi il tuo stesso partito. Noi abbiamo gi parlato di tutti questi equivoci ad
Algeri.

Ora tu ti sforzi di accentuare questi equivoci e di trame una possibilit di scissione. E in un modo poco dignitoso!
Mettere nello stesso sacco l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti troppo poco onesto da parte tua, Eldridge, e
dimostra che hai appreso poco nel corso dei tuoi numerosi viaggi. Tu sai bene come me che l'Unione Sovietica
sempre stata e resta dalla parte dei popoli che lottano per la loro libert. scandaloso da parte tua suggerire che
l'URSS, che aiuta in tutti i modi i popoli a liberarsi, si possa alleare con l'imperialismo americano, che si oppone
con tutti i mezzi alla liberazione dei popoli stessi. La stampa riporta che durante il tuo esilio tu hai visitato la Corea
rivoluzionaria, il Vietnam e altre regioni. Quale arroganza ti ha potuto suggerire che l'Unione Sovietica e lo
imperialismo americano sono alleati, dopo che tu hai potuto costatare il loro ruolo effettivo, l'uno come principale
difensore e l'altro come principale oppressore di questi popoli?

Domanda ai nostri fratelli e sorelle del fronte di liberazione d'Africa o del mondo arabo, domanda agli algerini chi
sono coloro che gli danno le armi e chi sono quelli che invece procurano il napalm ai loro nemici. E devi sapere, se

non lo sai gi, che la stampa sovietica stata la prima al mondo ad aver protestato per l'assassinio di Mark Clark e
di Fred Hampton ed quella che continua a domandare giustizia per Bobby ed Ericka come pure per Angela e per
gli altri prigionieri politici del nostro paese. E, ancora, dovresti sapere, se non lo sai, che dopo l'arresto di Angela,
quando il nostro partito pubblic l'appello per la sua liberazione rivolto al popolo del nostro paese e a tutti i popoli
del mondo, l'URSS reclam nello stesso tempo la libert per Bobby e per Ericka. Eldridge, il tuo "messaggio" mi
obbliga a domandarti: "Da che parte stai?".

La linea del partito comunista e continua ad essere insieme con Angela, anche Bobby, Ericka, le 21 pantere, i
fratelli di Soledad e tutti i prigionieri politici devono essere liberati. Tu ritroverai questo tema ripetuto in tutti i testi
del partito ed espresso da tutti i compagni che lavorano nel Comitato per la liberazione di Angela Davis, e da
Angela stessa.

Eldridge, nello stesso numero del Black Panther che ha pubblicato il tuo articolo su Angela, il discorso riportato di
Huey P. Newton comincia con queste parole: "Io sarei in questo momento in uno dei penitenziari speciali (chiamati

di sicurezza) se non ci fosse stata l'azione del popolo - perch dopo tutto il popolo che fa la storia, il popolo che
porta la grande responsabilit".

Noi continuiamo a fare tutto ci che in nostro potere di fare per organizzare e mobilitare il nostro popolo, perch
siamo in pieno accordo con i sentimenti espressi da Huey.

In quanto il popolo ha giudicato Huey innocente e colpevoli i suoi accusatori, stato possibile organizzare la
protesta popolare. E in quanto pensiamo che Angela, Bobby ed Ericka sono innocenti noi possiamo mobilitare e
organizzare la protesta che li liberer.

Cos, Eldridge, malgrado le nostre opinioni differenti e ci che noi consideriamo (almeno!) come tue opinioni
erronee, continueremo a lottare per liberare Angela, Bobby, Ericka, i fratelli di Soledad e tutti i prigionieri politici.

Tua nella lotta

C. M.

mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

Primo corso all'universit di California

Introduzione

Il lettore trover qui di seguito il testo delle conferenze inaugurali della prof. Angela Davis per il suo primo corso
all'universit di California a Los Angeles, tenuto nel primo trimestre 1969, con il titolo: "Temi filosofici ricorrenti
della letteratura nera". Nominata per due anni, Angela Davis aveva allora la funzione di professore assistente di
filosofia, e la sua nomina, debitamente raccomandata dal dipartimento di filosofia, era stata largamente approvata
dalla direzione dell'universit. La prima delle due conferenze aveva attirato a Royce Halls pi di millecinquecento
studenti ed insegnanti. Terminata la sua conferenza, l'oratrice fu oggetto di una prolungata ovazione: il pubblico
testimoniava il suo attaccamento alle libert universitarie e ad una educazione democratica. Queste conferenze in
effetti si articolano su di un duplice asse: da una parte, togliere l'interdizione sul processo storico che ha condotto i
neri alla schiavit e all'oppressione, dall'altra chiarire la storia del suo contesto filosofico. Questo lavoro porta il
segno di una sensibilit, di uno spirito originale e penetrante, quello di un eccellente professore e di uno specialista
degno di stima.

Al posto di riconoscere o elogiare il suo talento, la sua onest, i suoi sforzi per promuovere la comprensione e la
risoluzione dei problemi sociali pi scottanti - la dicotomia tra oppressori ed oppressi - la societ ha messo in
prigione la prof. Davis. I responsabili dell'universit della California hanno tentato prima di escluderla
dall'universit, imputandole - contro ogni legalit - la sua appartenenza al Partito comunista. La pi alta istanza
giuridica di Los Angeles ha respinto la loro richiesta; i responsabili hanno allora negato ad Angela Davis il diritto di
insegnare un secondo anno, come era stipulato nel suo contratto (malgrado che un gran numero di commissioni di
controllo e di titolari dell'universit stessa si fossero dichiarati favorevoli ad una seconda nomina). Nel corso estivo
del 1970 accusata di rapimento, di omicidio e di tentativo di sottrarsi alla giustizia, Angela Davis stata posta sulla
lista delle persone pi ricercate dal FBI. Quando stata arrestata, prima l'enormit della cauzione richiesta, poi il
rifiuto puro e semplice della cauzione, sono serviti a tenerla in prigione; in seguito stata costretta a un regime
particolare di isolamento.

Come ha mostrato la prof. Davis nella sua prima conferenza, uno dei metodi essenziali dell'oppressione consiste nel
mantenere nell'ignoranza la classe oppressa. Come Frederick Douglass (7), lo schiavo nero di cui ella rievoca la vita
e l'opera, Angela Davis fa parte degli oppressi istruiti. Come lui, ella ha preso piena coscienza di ci che
l'oppressione significa ed ha suscitato questa coscienza tra i neri e gli altri. Non vi dubbio che la sua lotta
vittoriosa contro l'ignoranza, arma di oppressione, spieghi in gran parte la sua revoca dall'universit della California
e il trattamento di rigore che le stato inflitto in seguito.

Le conferenze che seguono trattano della fenomenologia dell'oppressione e della liberazione. Stabilire che milioni
di esseri sono ancora oppressi in quella che si proclama la societ pi libera del mondo, una dimostrazione
elementare. pi complicato definire le cause di questa oppressione e le forme che assume per perpetuarsi, la sua
significazione psicologica per l'oppressore e l'oppresso; infine il processo della presa di coscienza in quest'ultimo e
le voci della sua liberazione. E' questo lo scopo che si prefisso la prof. Angela Davis. Per raggiungerlo ella utilizza
la sua solida formazione filosofica, lo spirito penetrante ed una conoscenza fondata sull'esperienza.

La prof. Angela Davis divenuta un simbolo di gruppi sociali e di cause opposti. Ci doveva essere forse
inevitabile. Ma ricordiamoci che questo simbolo nasconde un essere umano, il cui pensiero si esprime qui, ed inoltre
che un tribunale sta per giudicare una vita umana e non solamente una causa umana. Aspettando, noi siamo fieri di
presentare queste due conferenze di una valida collega - di una amica. Possano esse contribuire alla sconfitta
dell'oppressione.
Matthew Skulicz, inglese; Peter Orleans, sociologia; David Gillman, matematica; Sterling Robbins, antropologia;
Marie Brand, puericoltura; J. C. Ries, scienze politiche; Jerome Rabow, sociologia; Donald Kalish, filosofia;
Evelyn Hatch, inglese; Kenneth Chapman, tedesco; Laurtnce Morissette, francese; Temma Kaptan, storia; Peter
Ladefoged, linguistica; D. R. McCann, tedesco; Robert Singleton, gestione commerciale; Richard Ashcraft, scienze
politiche; John Horton, sociologia; Paul Koosis, matematica; Patrick Story, inglese; Alan E. Flanigan, meccanica
applicata; Roy L. Wolford, medicina; Albert Schwartz, storia; Wade Savage, filosofia; Tom Robiscon, pedagogia;
Barbara Partee, inglese; Carlos Otero, spagnolo; Alex Norman, urbanistica; Henry McGee, istituzioni di diritto; E.
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

V. Wolfenstein, scienze politiche.

Dialettica dell'oppressione e della liberazione

Nella storia del pensiero in occidente, la idea di libert si dimostrata uno dei temi dominanti. Ci appare legittimo;
si spesso definito l'uomo partendo dalla sua inalienabile libert. Tra gli altri paradossi, la storia della societ
occidentale testimonia in sommo grado quanto segue: mentre su un piano filosofico si definiva la libert nel modo
pi nobile e pi sublime, la realt concreta rivelava incessantemente e sotto le forme pi brutali l'assenza di libert e
l'asservimento. La Grecia antica, come noi sappiamo, ha visto nascere la democrazia, ma tutte le rivendicazioni
della libert umana, lo sviluppo dell'individuo attraverso l'esercizio delle libert civili non faranno mai dimenticare

il fatto che nella polis ateniese la maggioranza del popolo non fosse libera. Le donne non erano considerate
cittadine, e la schiavit era un'istituzione riconosciuta ed accettata. La societ greca inoltre rimaneva legata ad una
certa forma di razzismo; in effetti la libert era un diritto esclusivo dei greci; tutti i non greci erano qualificati come
barbari che si ritenevano indegni per natura - leggi incapaci - di godere dei benefici della libert.
Con la loro stessa esistenza i neri hanno messo a nudo le debolezze della libert, quelle della sua pratica ma anche
quelle della sua formulazione teorica.
In questo contesto come non evocare l'immagine di Thomas Jefferson e degli altri "padri fondatori" che formularono
i nobili concetti della Costituzione degli Stati Uniti, mentre i loro schiavi vivevano nella sofferenza? Per non

offuscare la bellezza della Costituzione, tesa a proteggere l'istituzione della schiavit, essi usarono l'espressione
"persone addette ad un servizio o ad un lavoro" - eufemismo per il termine "schiavi"; cos appariva una categoria
atipica di esseri umani, di persone indegne delle garanzie e dei diritti sanciti dalla Costituzione. o non l'uomo
libero? Lo deve o non lo deve essere? La storia della letteratura nera a mio avviso permette di comprendere bene la
natura della libert, la sua estensione e i suoi limiti, meglio di tutti i discorsi filosofici su questo tema nella storia
della societ occidentale. E per varie ragioni. Intanto perch la letteratura nera degli Stati Uniti e del mondo riflette
la coscienza di un popolo che stato costretto a non accedere alla dimensione reale della libert. Con la loro stessa
esistenza i neri hanno messo a nudo le debolezze della libert - quelle della sua pratica ma anche quelle della sua
formulazione teorica. In effetti se la teoria sulla libert rimane senza rapporto con la pratica della libert o piuttosto
contraddetta dalla realt, significa che c' qualcosa di errato nel concetto stesso - se noi ragioniamo con il metodo
dialettico.

Questo corso dunque si organizzer essenzialmente intorno all'idea di libert vista attraverso la creazione letteraria
del popolo nero. Incominciando con La vita e 1'epoca di Frederick Douglass noi studieremo l'esperienza della
servit fatta dallo schiavo stesso e quindi l'esperienza opposta della libert. Sar fondamentale comprendere bene,
allora, un cambiamento sostanziale: il passaggio dal concetto di libert, principio statico, al concetto di liberazione,
lotta dinamica e attiva per la libert. Poi noi studieremo W.E.B. Du Bois, Jean Toomer, Richard Wright e infine
John A. Williams. Con l'occasione, affronteremo la poesia nei diversi periodi della storia nera americana e delle
analisi teoriche come quelle di Fanon o di Du Bois (A.B.C. del Colore). Infine vorrei evocare qualche opera di
scrittore africano, cos come la poesia di Nicolas Guilln, Poeta nero cubano, e compararla alle opere dei neri degli
Stati Uniti.

Sottolineo che durante tutto il corso la nozione di libert sar l'asse essenziale intorno al quale si ordineranno gli
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

altri concetti filosofici. Si affronteranno alcune nozioni metafisiche - identit, problema della conoscenza di s, ecc.
Le diverse filosofie della storia che emergeranno dalle opere studiate saranno di fondamentale importanza.

Un altro problema che affronteremo sar quello della morale degli oppressi. Via via che si svilupper il tema della
libert nella letteratura nera si affronteranno un gran numero di argomenti collaterali, attinenti al tema centrale
stesso.
Prima di entrare nel vivo della questione, necessario qualche ragguaglio sulla natura delle domande che dovremo
porci nell'approfondire il problema della libert umana. Innanzi tutto: la libert totalmente soggettiva, oppure
totalmente oggetiva, o rappresenta invece una sintesi dei due atteggiamenti? Mi spiego: deve vedersi nella libert
una caratteristica inerente all'uomo; un dato che non esiste che nell'interiorit dello spirito umano e che si riduce ad
un esperienza interiore? Oppure la libert viene ad essere la capacit di muoversi a piacimento, di agire a proprio
talento? La nostra domanda sulla soggettivit o sulla oggettivit della libert pu formulasi cos: la libert consiste
nella libert del pensiero o nella libert d'azione? O, ci che maggiormente importa, pu sussistere l'una forma
senza l'altra?

Tutto ci ci conduce rapidamente al seguente problema: esiste una possibilit di libert all'interno della schiavit
materiale? Si pu dire che lo schiavo pu avere un qualunque tipo di libert? Ci torna qui in mente un pensiero divenuto classico - dell'esistenzialista francese J. P. Sartre, secondo il quale anche in catene l'uomo rimane libero
per il fatto che gli resta la possibilit di por fine alla sua condizione di schiavo, al bisogno, con la morte. In altre
parole, la sua libert si definisce - in termini restrittivi - come la libert di scegliere tra la schiavit e la morte.
Questo rappresenta gi un caso limite. Ma bisogna decidere se adottare o no tale definizione del concetto di libert.
Senza dubbio ci appare incompatibile con la nozione di liberazione. Lo schiavo che sceglie la morte, piuttosto che
abolire la sua condizione di asservimento, distrugge il fondamento stesso della sua libert, la vita. Il problema
investe un ulteriore aspetto: la decisione di morire si separa dal suo contesto astratto e si pone alla luce di una
situazione e di un'evoluzione reale se lo schiavo trova la morte combattendo per una libert concreta. In altri
termini, la scelta tra la schiavi tu e la morte pu significare due alternative: una tra la schiavit e il suicidio, l'altra
tra la schiavit e la liberazione a qualunque prezzo. La differenza tra queste due alternative essenziale.

Da una coscienza autentica dell'oppressione nasce la necessit, chiaramente percepita dal popolo, d'abolire
l'oppressione. Lo schiavo che cerca di avere chiara questa percezione scopre realmente il senso della libert. Egli sa
cosa significhi la scomparsa del rapporto schiavo-padrone. In questo senso la sua conoscenza della libert va pi
lontano di quella del padrone. Perch il padrone si "sente" libero, e si sente libero in virt del suo potere sulla vita
degli altri. Egli libero a spese della libert di un altro. Lo schiavo vede la libert del padrone sotto la sua vera luce.
Egli comprende che la libert del padrone una libert astratta che impedisce ad altri esseri di vivere normalmente.
Lo schiavo comprende che si tratta di una falsa concezione di libert; sotto questo aspetto egli vede pi chiaramente
del suo padrone: si rende conto che il padrone lo schiavo dei suoi errori, dei suoi misfatti, delle sue violenze, della
sua volont d'oppressione.

Entriamo ora nel vivo dell'argomento. La prima parte di La vita e l'epoca di Frederick Douglass, intitolata "Vita di
uno schiavo", costituisce - nel senso fisico del termine - un viaggio dalla schiavit alla libert, termine e riflesso a
sua volta di un viaggio dall'una all'altra nel senso filosofico dell'espressione. I due itinerari non si possono, come
vedremo, concepire separati; essi si determinano reciprocamente.

Il punto di partenza di questo viaggio la domanda che si pose Frederick Douglass da bambino: "Perch sono uno
schiavo? Perch alcuni sono schiavi ed altri padroni?". Avendo rigettato la risposta tradizionale - Dio ha creato i
neri per farne degli schiavi ed i bianchi per fame dei padroni - la sua attitudine critica solleva un ostacolo essenziale,
tolto il quale nello spirito dello schiavo la libert diviene possibile. La storia della civilt occidentale abbonda di
giustificazioni della schiavit. Per Platone, come per Aristotele, alcuni uomini nascevano schiavi ed erano destinati
a non conoscere mai la libert. Le giustificazioni propriamente religiose della schiavit sono poi innumerevoli.

Cerchiamo di sviluppare una definizione filosofica dello schiavo - gi proposta essenzialmente: si tratta di un essere
umano che per varie ragioni si vede rifiutare la libert. Ma che cosa rappresenta la libert se non la essenza stessa
dell'essere umano? O lo schiavo non pi un uomo o la sua esistenza stessa una contraddizione. Possiamo scartare
la prima ipotesi, senza tuttavia dimenticare che l'ideologia dominante rifiutava al nero la qualit di essere umano. In
questa ottica, in cui la natura contraddittoria della schiavit non dovrebbe apparire, manifesta la volont di non
tener conto del reale: lo schiavo non un uomo perch se fosse tale sarebbe certamente libero.

Nessuno ignora i tentativi deliberati di privare il nero della sua umanit. Sappiamo che, per mantenere l'istituzione
della schiavit, si sono tenuti i neri ad un livello di vita inferiore a quello delle bestie. I bianchi proprietari di schiavi
erano ben decisi di fornire carne e sangue al mito del nero, sottospecie umana, foggiato da essi di sana pianta per
giustificate i loro atti. Si forma cos un circolo vizioso: il proprietario di schiavi perde coscienza di s.

Il circolo vizioso non ancora sparito ma esiste per il nero una possibilit: la resistenza. Tale possibilit di libert
per lo schiavo stata percepita per la prima volta da Frederick Douglass, vedendo uno schiavo opporsi al supplizio
della frusta: "Se aveva il coraggio di non curvare la testa davanti al suo sorvegliante, lo schiavo doveva attendersi

mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

una pena immediata e crudele; tuttavia anche se restava legalmente uno schiavo, diveniva virtualmente un uomo
libero. Voi mi potete far uccidere ma non mi farete frustare", disse uno schiavo a Rigby Hopkins. Egli non fu n
abbattuto n frustato".
La prima condizione della libert l'atto di resistenza manifesto. In questo atto di resistenza, la libert esiste gi in
forma elementare.
Lentamente, l'idea che lo schiavo si fa della libert diviene pi concreta. La prima condizione della libert l'atto di
resistenza manifesto, di resistenza fisica, di resistenza con la forza. In questo atto di resistenza, la libert esiste gi in
forma elementare. Rispondere con la violenza alla violenza, trascende il semplice fatto fisico; non solamente il
rifiuto a sottomettersi alla frusta, il rifiuto soprattutto di accettare le definizioni del padrone, una condanna
implicita all'istituzione della schiavit, dei suoi criteri, della sua morale - nella scala del microcosmo, un passo verso
la liberazione.

Lo schiavo acquista veramente coscienza che la libert non esiste affatto, che essa non un dato ma il risultato di
una lotta, essa non pu esistere che al prezzo di uno scontro. Il padrone invece percepisce la propria libert come
inalienabile e quindi come un fatto, non rendendosi conto di essere allo stesso modo ridotto in schiavit dal suo
sistema.

Per iniziare a rispondere ad una domanda posta precedentemente - possibile per un uomo essere in catene e nello
stesso tempo essere libero? - noi possiamo dire con certezza che la prospettiva della libert s'offre allo schiavo

quando, e solo quando, egli rifiuta effettivamente le sue catene. La prima fase della liberazione consiste nel rifiutare
l'immagine di s presentata dal padrone, lo stato di fatto presentato dal padrone, il rifiuto della propria esistenza, il
rifiuto di considerarsi come uno schiavo.

A questo stadio il problema della libert si identifica con quello della identit. La condizione servile alienante: "
contrario alla natura dividere gli esseri umani in schiavi e padroni, tali categorie non possono che assumere un
carattere preso in prestito da una struttura controllata, ostinata, rigida". La schiavit un'alienazione da uno stato

naturale, una violenza fatta alla natura che deforma sia lo schiavo che il suo proprietario. L'alienazione l'assenza
d'identit vera; lo schiavo da parte sua alienato dalla sua libert.

Questa non-identit pu esistere a diversi livelli. Pu essere inconsapevole - lo schiavo accetta allora la definizione
del padrone, e diventa non-libero, dal momento che si considera inadatto a godere della libert.

La non-identit pu essere consapevole e vulnerabile agli assalti della conoscenza. Questa ultima possibilit ci
interessa maggiormente, perch rappresenta una tappa dell'itinerario verso la libert.

La forma suprema dell'alienazione umana consiste nell'abbassamento al livello di oggetto di propriet. Qualcosa che
si possiede, questa era la definizione dello schiavo. "La personalit? Inghiottita nel sentimento sordido della
propriet! La dignit umana? Abolita, divenuta cosa d'altri! Il nostro destino doveva essere determinato per tutta la
nostra vita senza che potessimo influire su di esso pi di quanto non influiscano sul loro le vacche o i buoi alla
macina."

Trattati come cose, i neri si definivano come oggetti. "Lo schiavo un mobile", dice Frederick Douglass. La sua
vita si inscrive nei limiti di questa qualit d'oggetto, nei limiti della definizione che l'uomo bianco d dell'uomo
nero. Ridotto a vivere come un mobile lo schiavo percepisce il mondo all'inverso. Vivendo come se non fosse che
un oggetto egli deve forgiare fa sua umanit all'interno di questi limiti. "Egli non ha n una scelta n un fine,
inchiodato in un luogo univoco, in questo luogo ed in nessun altro egli si deve fissare." Lo schiavo privato di
qualsiasi potere sulle circostanze esteriori della sua vita. Una donna che viveva nelle piantagioni poteva, dall'oggi al
domani, trovarsi trasportata lontano, separata dai suoi figli e dal loro padre, dai suoi amici e dalla sua famiglia,
senza la speranza di poterli mai pi rivedere. In un simile viaggio non esisteva alcun sentimento d'avventura, di
scoperta di un mondo sconosciuto. Il viaggio diveniva una discesa all'inferno; invece di sottrarsi al dominio delle
cose, lo schiavo vedeva accentuarsi allora la disumanizzazione della sua esistenza esteriore. "Quando qualcuno
parte per luoghi lontani come se entrasse da vivo nella tomba, lo si seppellisce con gli occhi aperti senza che n la
sposa n i figli n gli amici pi cari lo possano vedere o sentire."

Frederick Douglass descrive gli ultimi giorni di sua nonna con uno stile denso di commozione. Questa donna che
aveva fedelmente servito il padrone durante tutta la vita, che aveva avuto due figli e due nipoti destinati ugualmente
al suo servizio, fu trattata con estremo disprezzo dal nipote del vecchio padrone. Mandata nei boschi, vi mor in
solitudine.

Senza saperlo fu proprio il proprietario di Frederick Douglass a rivelargli il cammino verso la coscienza della sua
alienazione: "Se uno d un pollice ad un negro, lui si prender tutto li braccio. L'istruzione guasta anche il migliore
dei negri. Se impara a leggere la Bibbia, non sar mai pi un buono schiavo. Egli non deve conoscere che la volont
del suo padrone, e obbedirgli". Nella misura in cui accetta la volont del suo padrone come potere assoluto, lo
schiavo totalmente alienato. Egli non ha pi n volont n desideri, n essere proprio; la sua essenza, la sua
esistenza stessa, dipendono obbligatoriamente e totalmente dalla volont del suo padrone. Che significa ci?
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Nel ventre del mostro di Angela Davis

Significa che il bianco pu perpetuare la schiavit in parte anche per il consenso dello schiavo, sebbene non si tratti
di un consenso libero, quanto di un consenso strappato con la forza e la violenza pi brutale.

Nelle osservazioni del suo stesso proprietario Frederick Douglass trova l'arma che gli servir per combattere la sua
alienazione. "Bene, pensai. Il sapere rende dunque il bambino inadatto alla schiavit. Questa proposizione risvegli
in me un'eco istintiva; avevo allora trovato la strada che conduceva dall'asservimento alla libert." Ad un esame
attento di queste parole il tema della resistenza affiora di nuovo. Per Frederick Douglass la libert diviene una
possibilit concreta all'interno stesso della schiavit, quando vede uno schiavo rifiutarsi di sottostare alla pena della
frusta. Tale atto di resistenza diviene per lui resistenza dello spirito, rifiuto di accettare la volont del padrone,
desiderio di non giudicare il mondo attraverso gli occhi altrui.

Alla violenza del padrone lo schiavo oppone la sua, allo stesso modo Frederick Douglass utilizza il sapere del
padrone, dato che l'istruzione rende l'uomo inadatto alla schiavit, e lo rivolge contro di lui.

Egli partir alla conquista del sapere proprio perch questo rende l'uomo inadatto a servire. Su tutti i fronti, a tutti i
livelli, il cammino verso la libert implica resistenza e rifiuto. L'acquisizione del sapere rende l'alienazione
cosciente.

Combattendo la propria ignoranza, opponendosi alla volont del padrone, Frederick Douglass comprende che tutti
gli uomini devono essere liberi, approfondisce la sua conoscenza della schiavit, considera in tutti i suoi aspetti cosa
significhi essere schiavo, essere l'antitesi vivente della libert. "Quando infine seppi leggere, verso l'et di tredici
anni, tutte le nuove conoscenze soprattutto quelle che riguardavano gli Stati liberi (quelli dell'Unione dove la
schiavit era stata abolita) aumentavano il peso che gravava sui miei pensieri nel modo pi intollerabile: sono
schiavo per la vita. Non riuscivo a vedere alcun modo con cui porre fine alla mia servit. Era una terribile realt e
non sapr mai esprimere fino, a che punto tale pensiero mi faceva soffrire, durante la mia giovinezza."

La sua alienazione diviene reale, e si manifesta in piena luce; Frederick Douglass fa l'esperienza essenziale di come
la soggezione coinvolga simultaneamente l'assenza di libert materiale e la ricerca interiore della liberazione. La
tensione tra realt soggettiva ed oggettiva fornir lo slancio necessario per la liberazione totale. Ma prima di
raggiungere tale meta necessario attraversare una serie di fasi intermedie.
Attraverso un processo interiore lo schiavo Frederick Douglass supera la sua condizione ed accede alla libert, alla
consapevolezza della alienazione. La libert gli appare concretamente come la negazione della propria condizione pur esistendo nell'aria stessa che respira. "La libert, dono inestimabile che ogni uomo possiede alla sua nascita, si
rifletteva in ogni cosa, facendone un difensore di questo diritto. Io la intendevo in ogni pi piccolo rumore, la
intravedevo in ogni oggetto. Mentre prendevo coscienza della mia miseria, essa non cessava di torturarmi,
accrescendo cosi l'orrore disperato della mia condizione. Non mi era possibile guardare nulla senza vederla,
ascoltare nulla senza sentirla. Io non invento stati d'animo: sentivo il suo sguardo nelle stelle, il suo sorriso nel
sereno, il suo respiro nel vento, il suo passo nella tempesta."
La situazione senza scampo; la scoperta del reale non conduce n alla felicit, n alla libert

Douglass ha veramente preso coscienza della sua condizione. Tale coscienza implica il rigetto di questa condizione.
La coscienza dell'alienazione implica il rifiuto assoluto. Ma la condizione dello schiavo, in s contraddittoria,

senza scampo; la scoperta del reale non conduce n alla felicit n alla libert vera, conduce alla sofferenza e
all'afflizione, fintanto che lo schiavo non trova il mezzo concreto di sfuggire all'asservimento.

Frederick Douglass si esprime nel seguente modo, nei riguardi della moglie del suo padrone: "Ella mi voleva
mantenere nell'ignoranza mentre io ero deciso a conoscere, anche se la conoscenza non faceva che aumentare la mia
miseria".

Lo schiavo del resto non rifiuta soltanto la sua condizione individuale, la sua miseria non deriva unicamente dalla
privazione della libert individuale, dalla alienazione individuale. La presa di coscienza pi profonda il rifiuto
dell'istituzione stessa; e di tutto ci che l'accompagna. "Era la schiavit che odiavo, e non solo i suoi episodi." Noi
intravediamo quello che sar per Frederick Douglass il passaggio dalla schiavit alla libert, una volta conquistata la
sua personale libert non gli sembrer ancora che lo scopo finale sia stato raggiunto. Solo l'abolizione totale della
istituzione dello schiavismo far sparire la sua miseria, la sua afflizione, la sua alienazione - ed ancora ci saranno
dei postumi come oggi sussistono ancora i germi stessi della schiavit.

Nel suo cammino verso la libert, Frederick Douglass trova nella religione nuove forze e nuove giustificazioni. La
dottrina cristiana fonda, ai suoi occhi, l'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio: se egli esiste necessario

concludere che i proprietari di schiavi operano contro la volont di Dio opprimendo altri esseri umani, ed attirano su
loro stessi la collera divina. Libert, abolizione della schiavit, liberazione, scomparsa dell'alienazione - a tutte
queste nozioni la religione apporta nuove e vitali giustificazioni metafisiche. La abolizione della schiavit voluta
da un essere soprannaturale; lo schiavo Frederick Douglass, che crede in Dio, deve adempiere la volont divina
mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

cercando di liberarsi.

Douglass non fu il solo a trarre simili deduzioni dal messaggio cristiano. Nat Turner deve una parte notevole della
sua ispirazione alla fede cristiana, cos come John Brown.

Per la societ bianca schiavista il cristianesimo era stato strumentalizzato a tutt'altri fini. L'evangelizzazione degli
schiavi serviva essenzialmente a fornire giustificazioni metafisiche della schiavit, piuttosto che della libert.

Secondo una classica formula di Karl Marx, la religione l'oppio dei popoli. In altre parole la religione insegna agli
uomini a rassegnarsi alla loro situazione attuale in questo mondo, ad accettare l'oppressione, ad orientare i loro
desideri verso un mondo soprannaturale. Un numero ridotto di sofferenze terrestri non ha peso in vista della felicit
eterna.

Come Marcuse spesso rammenta, si dimentica talvolta il fatto che Marx ha aggiunto che la religione esprime i
desideri utopistici delle creature oppresse. Ci significa che i desideri si proiettano sotto forma di sogni in una sfera
che sfugge al potere umano, come in un reame immaginario. Ma ci pone subito un problema: la formulazione di
Marx sui desideri utopistici delle creature oppresse non implica qualcosa d'altro? Riflettiamo. Con la spinta della
religione, le aspirazioni, i bisogni, i desideri reali si trasformano in sogni utopistici - tanto il mondo sembra spoglio
di ogni speranza, nella prospettiva d'un popolo oppresso. Ma ci che decisivo che tali utopie sono sul punto di
ritornare alla loro natura originaria - i bisogni e le aspirazioni reali di questo mondo. Esiste la possibilit di rivolgere
questi desideri utopistici verso il mondo reale.

Frederick Douglass ha ribaltato il corso di tali aspirazioni; Nat Turner le ha poste in un mondo reale.

La religione pu dunque svolgere un ruolo positivo dato che nella sua natura tendere al soddisfacimento dei
bisogni impellenti degli oppressi. (Noi parliamo qui unicamente del rapporto tra oppressi e religione, senza per ora
analizzare la nozione propria di religione.) La religione pu svolgere un ruolo positivo. sufficiente dire:
cominciamo a creare questa felicit eterna dell'uomo in questo mondo reale. Facciamo della storia la nostra eternit.

Perch molti neri, cessando di guardare verso l'aldil, non si orientano verso la realt concreta, verso la storia? La
societ bianca schiavista ha sistematicamente teso a creare una religione particolare, sottomessa ai propri interessi, e
destinata a perpetuare la schiavit. Ha utilizzato il cristianesimo per istupidire, imprigionare in una dottrina,

intorpidire.

Nella sua opera L'istituzione particolare, Kenneth Stampp tratta lungamente del ruolo svolto dalla religione per
mettere a punto metodi che permettessero di paralizzare i neri, di sopprimere i germi possibili di rivolta. All'inizio ci
si guardati dall'evangelizzare i neri nel timore di vedere gli schiavi reclamare la propria libert. In seguito,
secondo le leggi adottate dalle colonie schiaviste, si fece in modo che il battesimo non potesse servire ad affrancare
automaticamente i cristiani neri. Stampp mostra perch alla fine le porte sacre della religione cristiana furono aperte
agli schiavi:

"Ricevendo un'istruzione religiosa lo schiavo apprendeva che la sua servit svolgeva una funzione divina, che
l'insolenza costituiva una offesa sia al padrone terreno che a Dio. Gli si inculcava il comandamento biblico
sull'obbedienza dovuta al padrone parlandogli dei castighi promessi agli schiavi disubbidienti nell'aldil.
Apprendeva cosi che la salvezza eterna sarebbe stata la ricompensa per i suoi leali servizi e che nel giudizio finale
Dio avrebbe trattato parimenti il povero ed il ricco, il nero ed il bianco".
Una versione edulcorata del cristianesimo era stata presentata all'attenzione degli schiavi. Una tale utilizzazione
della religione stata una delle peggiori violenze commesse ai danni dell'umanit

Cos si presentavano allo schiavo, come l'essenza stessa del cristianesimo, i passi della Bibbia che valorizzavano
l'obbedienza, l'umilt, lo spirito di pace, la pazienza. E di contro, sempre nei sermoni destinati agli schiavi,

sparivano i passi sull'uguaglianza e sulla libert, quelli che Frederick Douglass seppe scoprire avendo appreso a
leggere da solo, a differenza di molti altri schiavi. Una versione edulcorata e travisata del cristianesimo era stata

presentata all'attenzione degli schiavi. Uno schiavo pio, di conseguenza, non picchiava mai un bianco, per lui il suo
padrone aveva sempre ragione, anche se manifestamente era nell'errore. Una tale utilizzazione della religione stata
una delle peggiori violenze commesse ai danni dell'umanit. Fu strumentalizzata ai fini di inculcare negli uomini il
sentimento che essi non fossero tali e ad abolire ci che restava del principio di identit nello schiavo. Ma a lungo
andare tali violenze fallirono lo scopo, come testimoniarono Frederick Douglass, Gabriel Posser, Denmark Vesey,
Nat Turner e tanti altri che rivolsero il cristianesimo contro gli stessi missionari. L'Antico testamento era
particolarmente utile a quelli che organizzavano le rivolte - Dio aveva ,liberato i figli di Israele dalla servit d'Egitto
- ed essi combattevano per ubbidire alla volont divina. Resistere - questa era la lezione della Bibbia.

La reazione di Frederick Douglass alla rivolta di Nat Turner significativa: "L'insurrezione di Nat Turner era stata
stroncata, ma la paura e il terrore che essa aveva provocato non erano diminuiti. C'era la minaccia del colera e io mi
ricordo di aver pensato che Dio era adirato contro i bianchi a causa degli effetti corruttori che aveva esercitato su di
essi la schiavit e che il suo giudizio stava per abbattersi su questo paese. Mi era naturalmente impossibile non
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Nel ventre del mostro di Angela Davis

nutrire grandi speranze nella causa dell'abolizione: non la vedevo io favorita dall'Onnipotente e dotata da lui di armi
mortali?".

Per concludere, vorrei ridurre all'essenziale quello che cerco di esprimere. Sulla strada della libert, sull'itinerario
verso la liberazione, si trova resistenza ad ogni incrocio: resistenza spirituale, resistenza fisica, resistenza ad ogni
tentativo, organizzata apposta per sbarrare il cammino. Noi possiamo, credo, cogliere notevoli insegnamenti
dall'esperienza dello schiavo. Si deve spogliare di ogni prestigio il mito della docilit e della passivit dei neri, e il
mito ancora pi mistificante divulgato - sia detto di passaggio - dai miei manuali di storia (quelli delle scuole
secondarie di Birmingham, Alabama), secondo i quali i neri preferivano la schiavit alla libert. Cominciate a
leggere La vita e l'epoca di Frederick Douglass; penetrate in questa lettura; noi potremo tentare, la volta prossima,
nuove ricerche su temi filosofici.

II

Prima di riparlare di Frederick Douglass, vorrei fare alcune considerazioni sul corso nel suo insieme. Gli studi sul
popolo nero sono stati per lungo tempo completamente trascurati nelle universit. Noi cominciamo solamente ora a
colmare questa lacuna. E dobbiamo risvegliarci, altrimenti la storia nera, la letteratura nera saranno relegate in una
esistenza vegetativa, inoffensiva e abitudinaria - come oggi, mettiamo, la storia della rivoluzione americana. Io
voglio parlare di Frederick Douglass come se avesse la stessa importanza della pretesa scoperta dell'America da
parte di Cristoforo Colombo. La storia e la letteratura non dovrebbero essere oggetti in un museo di antichit,

specialmente quando esse sono indicative di problemi che continuano ad esistere oggi. Le ragioni che sottendono
l'esigenza di "programmi di studi neri" sono numerose, ma la pi importante la necessit di stabilire una continuit
tra il passato e il presente, di scoprire la genesi dei problemi che continuano a porsi oggi e di scoprire come i nostri
antenati li hanno formulati. Noi possiamo trarre insegnamento dall'esperienza filosofica dello schiavo come dalla
sua esperienza pratica. Noi possiamo apprendere quali forme di opposizione all'oppressione hanno avuto successo
nella storia e quali metodi hanno invece fallito. I fallimenti sono di interesse fondamentale, perch noi non vogliamo
essere i responsabili di una ripetizione di brutalit nella storia. Noi dobbiamo apprendere quali furono gli errori al
fine di non riprodurli.

Dobbiamo accostarci ai problemi di questo corso, non come a fatti cristallizzati, statici, non avendo essi senso se
non rapportati al passato. Noi parleremo di temi filosofici, di temi filosofici ricorrenti. La filosofia ha come compito
preciso di rendere generali gli aspetti dell'esperienza e non solamente per formulare delle generalizzazioni, per
scoprire dei modelli, come credono certi colleghi della materia. La mia concezione della filosofia si articola nella

seguente accezione: se essa non si riferisce ai problemi umani, non merita il nome di filosofia. Penso che se Socrate
ha enunciato qualcosa di veramente profondo, lo ha fatto dicendo che la ragion d'essere della filosofia di
insegnarci il modo di vivere bene. Nella nostra epoca vivere bene significa liberarsi dai problemi urgenti della
miseria, dalla necessit economica e conoscitiva, dall'oppressione dello spirito.

Ora proseguiamo. Durante la precedente conferenza ho tentato di utilizzare la prima parte di La vita e l'epoca di
Frederick Douglass come una occasione per delle digressioni sui temi filosofici caratteristici che noi incontriamo

nell'esperienza dello schiavo. La trasformazione dell'idea di libert in quella di lotta per la liberazione attraverso il
concetto di resistenza: questa serie di temi interdipendenti - libert, liberazione, resistenza - costituisce il
fondamento di questo corso. All'interno di tale struttura noi abbiamo discusso la possibilit, la volta scorsa, di essere
liberi nei limiti della schiavit. Abbiamo determinato come l'esistenza stessa dello schiavo sia contraddittoria; un
uomo che non un uomo, cio un uomo che non possiede l'attributo essenziale dell'umanit: la libert. La societ
bianca schiavista lo definisce come un oggetto, come un animale, come una propriet. L'alienazione, prodotta da
ci, si evidenzia come realt inerente all'esistenza dello schiavo - deve diventare cosciente per essere utilizzata a
tracciare il cammino verso la liberazione. Il primo stadio la presa di coscienza della natura contraddittoria della
propria esistenza e da tale consapevolezza nasce il rifiuto. Abbiamo visto come la presa di coscienza diventa la
premessa attiva del rifiuto, della resistenza. La religione pu svolgere sia un ruolo positivo che un ruolo negativo in
questa via della conoscenza del s. La religione pu frenare la liberazione - ed era lo scopo previsto della
conversione dello schiavo - oppure pu apportare una valido aiuto come nel caso della prima conversione di
Frederick Douglass:

Per cominciare, oggi vorrei continuare la discussione sulla religione. Scopriremo allora che l'interesse e l'entusiasmo
di Douglass per la religione si affievolirono quando comprese l'ipocrisia che si accompagnava ad essa nei pensieri e
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Nel ventre del mostro di Angela Davis

nelle azioni dei proprietari di schiavi. importante costatare come la transizione tra l'elevazione spirituale e il
disincantamento preceduta da un concreto cambiamento fisico nelle condizioni di vita dello schiavo Douglass. Nel
periodo in cui egli manifestava fervide inclinazioni verso il cristianesimo( che derivarono dal fatto di avere imparato
a leggere) egli visse in condizioni relativamente confortevoli, ammesso che vi possano essere condizioni favorevoli
nella schiavit. Il suo allontanamento si verific quando fu obbligato a vivere in condizioni di vera carestia - quando
fu venduto al capitano Thomas Auld.
Una esperienza critica si produsse in lui quando osserv la conversione al cristianesimo del suo padrone, sadico e
brutale: "Se egli religioso, pensai, emanciper i suoi schiavi. Facendo appello alla mia esperienza religiosa e
giudicando il padrone rispetto a ci che era stato vero per il mio caso, io non potevo considerarlo profondamente
convertito se non vedevo tali buoni effetti seguire praticamente la sua conversione di fede".

Queste deduzioni filosofiche formulate da Douglass riguardo all'essenza del cristianesimo (la concretizzazione del
pensiero cristiano in atti cristiani) saranno confutate dalla condotta successiva del padrone. Per gli oppressi, per lo
schiavo, la religione determina un effetto positivo: un rimedio necessario che aiuta a sopportare le sofferenze e al
tempo stesso determina una rappresentazione capovolta del mondo, proiezione dei bisogni reali e dei desideri reali
in un regno soprannaturale. La conversione del proprietario di schiavi, cos come appare nella condotta del capitano
Auld, di natura completamente differente. La religione per lui, una semplice ideologia che pu sussistere in
piena contraddizione con la sua condotta reale e quotidiana. Egli deve lavorare incessantemente per mantenere in
piedi tale contraddizione, la sua vita stessa basata sulla rigida separazione tra vita reale e vita spirituale. Perch se
prende i precetti del cristianesimo integralmente, se li applica alla sua vita quotidiana, egli arriva a negare la sua
esistenza in quanto oppressore dell'umanit. Auld formula egli stesso tutto ci molto chiaramente dicendo: "Tu
capirai, ragazzo, che sebbene io mi sia disfatto dei miei peccati, non mi sono disfatto del mio buon senso. Io
sorveglier i miei schiavi e andr ugualmente in paradiso".

Almeno ad un livello inconscio egli deve avere una qualche consapevolezza di questa contraddizione nel suo spirito
di proprietario di schiavi. Ci indicato dal fatto che Auld aggrava lui stesso le sue contraddizioni. Pi si intensifica
il suo impegno religioso e pi la sua crudelt infierisce contro gli schiavi: "Se la religione aveva qualche effetto su

di lui, era di rendere lui pi crudele e le sue azioni pi spietate e pi detestabili". La dicotomia tra la sua vita
religiosa e la sua vita reale diventa prevedibilmente sempre pi profonda. La sua pratica eccessiva della religione
sembra essere una scusa e un'espiazione per le sofferenze pi acute che infligge ai suoi schiavi. L'ardore e la
lunghezza delle preghiere e degli inni giustificano l'ardore e la lunghezza della flagellazione, giustificano
l'affamamento puro e semplice degli schiavi.

Che cosa possiamo concludere da questa analisi del rapporto tra il proprietario di schiavi e la religione? Come io ho
esposto nella prima conferenza, la societ occidentale e particolarmente l'epoca del dominio della borghesia stata

caratterizzata da un divario tra la teoria e la pratica, particolarmente tra - la teoria della libert sul piano concettuale
e la mancanza di libert nel mondo reale.

Il fatto che nelle istituzioni fondamentali del paese sia dichiarato che tutti gli uomini sono creati uguali e il fatto che
l'inuguaglianza politica non mai stata estirpata non pu essere considerato come indipendente dall'indifferenza

relativa con la quale padron Auld discute del divario che separa le sue idee religiose dai suoi precetti quotidiani. I
termini con cui si esprime il proprietario di schiavi ci rivelano la brutalit che sottesa non solamente a questa
situazione particolare ma a quella della societ in generale. Noi dobbiamo ricorrere agli esempi estremi per mettere
a nudo le significazioni nascoste anche negli esempi pi sottili.

La comprensione di Douglass delle contraddizioni tra le idee religiose e la condotta del suo padrone lo condusse ad
adottare un atteggiamento critico verso la pertinenza della religione stessa. "Il capitano Auld poteva pregare. Io
avrei ben voluto pregare; ma nascevano dei dubbi, in parte perch avevo dimenticato i mezzi della grazia, ed in
parte a causa della religione ipocrita che prevaleva dappertutto; si svegli allora nel mio spirito una sfiducia verso
ogni tipo di religione e la convinzione che i preti erano vani e ingannatori."

La volta scorsa, noi abbiamo citato la maniera con cui Marx interpreta il ruolo svolto dalla religione nella societ. Io
vorrei sottolineare altre osservazioni che concernono la religione espresse in Per la critica della filosofia del diritto
di Hegel (Introduzione). Io penso che l'analisi marxista della religione ci aiuta a comprendere lo stato di Frederick
Douglass quando egli inizia ad allontanarsi dalla fede. Cito un passo di quest'opera:

"La miseria religiosa esprime tanto la miseria reale quanto la protesta contro questa miseria reale. La religione il
gemito dell'oppresso, il sentimento di un mondo senza cuore, e insieme lo spirito di una condizione priva di
spiritualit. Essa l'oppio del popolo."

"La soppressione della religione in quanto felicit illusoria del popolo il presupposto della sua vera felicit. La
necessit di rinunciare alle illusioni sulla propria condizione la necessit di rinunciare a una condizione che ha
bisogno di illusioni".

Douglass fa l'esperienza, che Marx formula teoricamente, nella dimensione esistenziale. Egli vede attraverso il velo
dell'illusione osservando la condotta piuttosto schizofrenica del suo padrone verso la religione e la vita quotidiana.

mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

Non privo di significato il fatto che questa scoperta si palesa, come ho gi indicato, nel momento in cui le sue
sofferenze fisiche diventano praticamente insopportabili. Noi possiamo dedurne che vedendo con chiarezza
l'ipocrisia del suo padrone egli raggiunge la coscienza del s, la conoscenza del suo essere. Il padrone diventa uno
specchio della sua passata evasione nella religione. Vivendo in un relativo conforto egli aveva il lusso di pensare
con categorie metafisiche. Ma ora diviene necessario che egli affronti la necessit assoluta di combattere, di
distruggere la sua sofferenza. "La religione - dice Marx - soltanto il sole illusorio che si muove attorno all'uomo,

fino a che questi non si muove attorno a se stesso."

Frederick Douglass trova il coraggio di resistere al domatore di schiavi presso cui viene mandato per essere
addomesticato, fiaccato; domatore di schiavi che infinitamente pi brutale dei suoi padroni anteriori; egli trova

questo coraggio quando si sente capace di liberarsi della sua fede religiosa. Egli dice in questa occasione: "Le mie
mani non erano pi legate dalla mia religione".

Cos costatiamo che il ruolo della religione - durante l'epoca della schiavit non omogeneo; estremamente
complesso. La sua funzione passa continuamente da un estremo all'altro. Una sola formula non sufficiente.
Abbiamo visto la volta precedente come la religione svolgesse un ruolo positivo; sveleremo ora i suoi aspetti nocivi,
in quanto essa sopprimer lo schiavo nella persona del proprietario di schiavi, fornir una costrizione interiore e
spesso sar necessario superarla perch si possa produrre un capovolgimento reale. I dirigenti religiosi delle rivolte
di schiavi trovarono l'ispirazione nella religione, in essa trovarono il coraggio. F. Douglass, in questo momento della
sua esistenza, come innumerevoli altri, vede chiaramente la necessit di eliminare le illusioni al fine di trasformare
il mondo reale, al fine di arrivare al suo completo impegno nella resistenza all'oppressione.

Sono d'accordo con Marx sulla necessit del trionfo sulla religione per scoprirne le ragioni d'essere, cio il fatto che
il gemito dell'essere oppresso, per diventare una protesta efficace contro l'oppressione, deve essere articolato e
operante in un contesto politico.

Ci non ostante non nego che in una certa misura la natura illusoria della religione non possa essere superata
nell'ambito della religione stessa. Ho dato come esempi quelli di Nat Turner, Denmark Vesey, Gabriel Prosser. Al

riguardo, qualcuno ha attirato la mia attenzione sul fatto che non ho nominato nessuna donna in questi esempi. Io
non sono stata sufficientemente attenta. Ci che Harriet Tubman, Sojourner Truth e numerose altre hanno realizzato
non potr mai essere sufficientemente considerato.

Vorrei ora terminare la discussione sulla religione che riprenderemo, pu darsi, in un altro momento; esaminando la
vita di Douglass. Vorrei invece continuare a sviluppare la nozione di alienazione e la maniera in cui lo schiavo fa
esperienza del mondo e della storia. Abbiamo detto che la formulazione estrema dell'alienazione di uno schiavo la
sua esistenza, considerata come capitale, denaro, propriet. Vorrei avere il tempo di leggere una citazione
relativamente lunga perch mi sembra che essa riassuma nel suo aspetto concreto la nozione di alienazione.

"Io non sono, pensai, che lo zimbello di un potere che non tiene alcun conto del mio benessere o della mia felicit.
Per una legge che io non so comprendere, ma alla quale non posso n sfuggire n resistere, io sono strappato senza
piet dal focolare di una tenera nonna e costretto ad andare nel dominio di un vecchio padrone misterioso; di nuovo
mi si trasporta, di l, presso un padrone a Baltimore e al momento in cui mi sono formato dei nuovi legami e ho
cominciato a sperare che nessun altro colpo cos rude si sarebbe abbattuto su di me, una discussione tra due fratelli
mi costringe ad essere mandato a St. Michaels; e ora, da questo ultimo posto, parto a piedi per arrivare alla casa di
un altro padrone, dove, da quanto ho potuto capire, sar domato come un giovane animale selvaggio, perch accetti

il giogo di una schiavit amara per tutta la vita."

Per lo schiavo il mondo appare come una rete ostile di circostanze in cui si impiglia continuamente a suo completo
svantaggio. La storia percepita come un fascio di avvenimenti casuali, di fatti accidentali che molto al di l del suo
potere agiscono in una direzione che abitualmente nefasta alla sua vita personale. Una discussione banale tra due
fratelli sufficiente a rovinare e mutilare la vita dello schiavo - Frederick condotto alla piantagione del suo vero
padrone che infinitamente pi sadico del fratello con il quale aveva vissuto, e ci in seguito ad un disaccordo
futile.

Ieri uno studente bianco venuto nel mio Istituto e ha domandato delucidazioni sullo orientamento del corso. Ha
domandato se intendevo o meno limitarlo alle esperienze filosofiche dello schiavo, dell'uomo nero nella societ o se
intendessi anche parlare delle "persone". A parte il fatto che gli schiavi e i neri sono persone, io penso a qualcosa di
cui voi dovreste avere coscienza - e ci non senza collegamento con quanto dicevo precedentemente

sull'argomento dell'alienazione. Gli oppressi sono costretti ad attaccarsi ogni giorno a problemi immediati, problemi
che per hanno una formulazione filosofica e che riguardano tutti gli uomini. A mio avviso, la maggior parte delle
persone che vivono oggi nella societ occidentale sono alienate da s stesse, e in rapporto alla societ. Fornirne una
dimostrazione oggettiva richiede una discussione lunga e, se voi volete, potremo riprendere il punto in un corso di
discussioni (8). Ma il punto che gli schiavi, i neri, i chicanos (9) e i bianchi oppressi sono pi consapevoli
dell'alienazione. Non tanto nella sua formulazione filosofica, quanto nella sua proiezione quotidiana. Lo schiavo per
esempio fa esperienza di questa alienazione sotto la forma della ostilit continua che subisce dal suo ambiente

mostro.htm[04/11/2014 19:35:29]

Nel ventre del mostro di Angela Davis

quotidiano. Durante l'epoca della schiavit penso che era generalmente ammesso che lo schiavo era asservito e che
il bianco era libero, che lo schiavo era un non-umano o un sub-umano, e che l'uomo bianco era ci che di pi alto
fosse apparso nell'umanit. Consideriamo di nuovo l'esempio estremo dell'uomo bianco nella societ schiavista: il
domatore di schiavi. C' qualcosa che possiamo chiamare il concetto di domatore di schiavi e che possiamo definire
seguendo il comportamento reale di Covey, il domatore, appunto, sotto la cui autorit F. Douglass visse per un
anno.

Ora, che rosa possiamo dire del concetto di domatore di schiavi? La sua esistenza la condizione sine qua non della
schiavit, un fatto indispensabile alla perpetuazione della servit. Nello stesso tempo, il domatore di schiavi si trova
sull'orlo estremo dell'asservimento, sull'ultima barriera tra la schiavit e la liberazione fisica. Egli possiede la
funzione di fiaccare gli schiavi insolenti, coloro che rifiutano di accettare per loro stessi la definizione che la societ
vuole loro imporre. Egli deve rompere, distruggere, fa realt umana nello schiavo prima che questi riesca a

capovolgere l'equilibrio del sistema schiavista. Il suo strumento la violenza. Egli fa violenza al corpo per spezzare
la volont. Non solamente l'uso continuato della frusta, ma il lavoro, la fatica, troppo dura persino per un animale da
soma, erano le manifestazioni di questa violenza: "Io ero frustato, a colpi di verga o di nerbo di bue ogni settimana.
Le ossa doloranti e la schiena piagata erano miei compagni ad ogni istante. La sferza cos frequentemente impiegata
era considerata da Mr. Covey meno efficace di un lavoro sfiancante e prolungato quale strumento per spezzare il
mio coraggio. Mi faceva lavorare senza respiro fino al limite delle forze. Dall'alba alla notte inoltrata ero al lavoro
nei campi o nei boschi".

Uno degli insegnamenti che possiamo apprendere dal metodo dialettico che nel processo di funzionamento del
mondo l'uomo subisce dei cambiamenti che sono in rapporto con i suoi stessi atti. Cio l'uomo non pu compiere un
qualsiasi compito nel mondo senza essere infettato da questo atto. Ora, cosa significa ci per Covey, il domatore di
schiavi? Il suo compito di mutilare l'umanit dello schiavo. La questione che noi dobbiamo porci di sapere se
pu compiere questa funzione senza mutilare parimenti la sua propria umanit. Noi dobbiamo dedurre dalla risposta
a questa domanda a che punto sia arrivata l'umanit dell'uomo bianco in generale nel corso dell'epoca dello
schiavismo. Non abbiamo bisogno di librarci in speculazioni metafisiche inutili per rispondere a questa domanda.
Douglass lo dice chiaramente quando chiama il domatore di schiavi col suo nome:
"Il suo atteggiamento abituale consisteva nel non avvicinarsi mai in una maniera aperta, diretta e virile nel luogo
ove lavoravano i suoi uomini. Nessun ladro fu cos abile nei suoi stratagemmi come Covey. Egli scivolava e saltava
su fossati e rigagnoli, si nascondeva dietro tronchi e cespugli e usava tanto l'astuzia del serpente che io e Bill Smith
tra di noi lo chiamavamo solo col nome di "serpente"".

Chi non umano qui? Chi si abbassa fino al fondo? Oltre all'immagine biblica del serpente, figurazione del male,
l'immagine del serpente, la sua stessa abitudine di strisciare sul suolo simbolo rivelatore. Allo scopo di condurre
gli schiavi a 'lavorare,' il domatore stesso, mentre costretto a mentire, inumano ed costretto ad essere inumano.
Egli rappresenta tutte le connotazioni del lavoro stesso che sta svolgendo. Potrei dire che egli ne pi
profondamente infettato dello schiavo stesso perch lo schiavo vede ci che accade - si rende conto che esiste un
potere esterno che agisce verso la soppressione dell'esistenza umana fondamentale dello schiavo.

Egli lo vede, lo percepisce, lo intende in ogni azione del domatore di schiavi.

Quest'ultimo, invece, non ha coscienza del cambiamento che sta subendo lui stesso in seguito alle sue azioni
sadiche:

"...in Mr. Covey, l'astuzia era naturale. Tutto ci che egli possedeva in fatto di ideologia o di religione lo adattava a
questa tendenza alla ambiguit. Egli non sembrava aver coscienza di ci che questa abitudine comportava di
indegno, di basso e di spregevole".

Questa tendenza inconscia all 'annullamento del s non si limitava al domatore di schiavi, a coloro che si tenevano
sui confini della schiavit per mantenerne i confini stessi. Queste caratteristiche risultano direttamente dal sistema
stesso e potevano essere attribuite ai padroni di schiavi in generale. Ci indicato in questi due passi:

"Per quanto vile e spregevole, tutto ci in armonia con il carattere proprio della vita di un proprietario di schiavi".
Riferendosi al carattere naturale della furbizia di Mr. Covey e della sua inclinazione alla menzogna, F. Douglass
scrive:

"In lui ci costituiva un elemento essenziale del sistema di relazioni tra padrone e schiavo".

Continuiamo a discutere di questa relazione, tra padrone e schiavo, e dei suoi riflessi sul padrone. Come abbiamo
detto, si crede che il padrone sia libero, che lo schiavo non lo sia, che sia dipendente. La libert e l'indipendenza del
padrone se la consideriamo filosoficamente, un mito. uno di quel miti che, come dicevo nella prima conferenza,
dobbiamo smascheare per arrivare alla sostanza reale che ne stata l'origine. Come poteva il padrone essere
indipendente, dato che l'istituzione della schiavit gli forniva la ricchezza, gli riforniva i mezzi della sua
sussistenza? Il padrone dipendeva dallo schiavo, ne dipendeva per vivere. Nella Fenomenologia dello spirito, Hegel
discute la relazione dialettica che esiste tra lo schiavo e il padrone. Egli enuncia tra le altre cose che il padrone, se
prende coscienza della sua condizione, deve rendersi conto che la propria indipendenza basata sulla sua

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Nel ventre del mostro di Angela Davis

dipendenza nei riguardi dello schiavo.

Tale enunciato pu sembrare contraddittorio, ma la dialettica basata sulla scoperta delle contraddizioni dei
fenomeni, contraddizioni che possono rendere conto della loro esistenza. La realt imbevuta di contraddizioni.
Senza tali contraddizioni, non ci sarebbe dinamica, processo, attivit. Non vorrei partire per una tangente teorica
sull'argomento della dialettica, ritorniamo cos allo schiavo ed al padrone e vediamone la relazione dialettica che
esiste nella ,realt. L'indipendenza del padrone basata, diciamo, sulla dipendenza nei riguardi dello schiavo. Se lo
schiavo non fosse l a coltivare la terra, a costruirgli i suoi domini, a servirgli i pasti, il padrone non sarebbe libero
dai bisogni della vita. Se esso dovesse fare tutte le cose che lo schiavo fa per lui, sarebbe nello stesso stato di servit
dello schiavo. Lo schiavo rappresenta la zona-tampone, ed in tale senso lo schiavo in un certo qual modo un

padrone - egli detiene un potere sui mezzi di sostentamento del padrone: se egli non lavora pi, se cessa di obbedire
agli ordini, il mezzo che ha il padrone di sopperire ai suoi bisogni viene a mancare.

Cos, a questo livello noi possiamo enunciare quanto segue, sperando che sia chiaro: il padrone costantemente sul
punto di diventare lo schiavo e lo schiavo possiede il modo concreto e reale di metterlo in questa posizione, di
diventare lui il padrone.

Io non vorrei che tutto ci apparisse come un gioco di parole in campo filosofico. Talvolta leggendo Hegel si ha
l'impressione che l'autore giochi con il nostro pensiero: le cose sono ci che sono, ma sono costantemente sul punto
di diventare altro da ci che sono, sempre sul punto di diventare la propria contraddizione.

Penso di poter dimostrare la veridicit dell'espressione: il padrone costantemente sul punto di diventare lo schiavo,
mentre lo schiavo sul punto di diventare il padrone. Consideriamo il punto cruciale della Vita e l'epoca di F.
Douglass. Si trova al capitolo XVII, "L'ultima flagellazione". F. Douglass arriva all'esperienza straziante di dover
lavorare fino a crollare fisicamente. A quel punto egli spezzato, sul piano morale, non ha pi volont. Covey,
rifiutando di accettare la malattia come una scusa valida per l'astensione dal lavoro, lo batte fino a farlo giacere
inerte al suolo. F. Douglass decide di ritornare dal suo padrone precedente, ma non trovando nemmeno in lui alcuna
comprensione ritorna sui suoi passi. Fortunatamente domenica quando arriva nella casa del domatore, e Covey,
per via della sua devozione, non lo batte - o come Sandy, uno schiavo che ha aiutato F. Douglass, ci vorrebbe far
credere, Covey non lo batte grazie ad un'erba che gli stata data. In ogni caso Covey non riprende il ruolo di
domatore prima della fine del giorno del Signore. Istintivamente, inconsciamente F. Douglass si difende quando il
domatore di schiavi tenta di batterlo.

"Io non so, ma in ogni caso ero deciso a lottare e, cosa ancora pi importante, a lottare duro. La frenesia del
combattimento si era impadronita di me, e mi ritrovai con le dita fortemente serrate alla gola del tiranno, incurante

delle conseguenze, come se non avessimo potuto essere uguali davanti alla legge. Avevo dimenticato anche il colore
della pelle."

Quale la reazione di Covey? Si potrebbe credere che, dato che dopo tutto il padrone, ed bianco, non avr fatica
ad avere la meglio su di un ragazzo di sedici anni. Il domatore di schiavi, che aveva la reputazione di essere capace
di addomesticare gli schiavi ribelli di tutta la regione, trema e chiede aiuto. "Era terrorizzato, soffiava ed ansimava,

sembrava incapace di reagire con parole o con atti. " Egli si rivolge invano ad uno schiavo su cui non ha autorit,
chiedendogli di venirgli in aiuto. Tenta finalmente di ordinare alla sua schiava personale di vincere Frederick. Ella
si rifiuta ed egli viene ridotto all'impotenza.
Dobbiamo chiederci cosa accade in questo passo. Covey certamente abbastanza forte fisicamente per vincere
Frederick. Perch non riesce a venire a capo di questa resistenza inattesa? Tale atto di resistenza manifesta mette in
crisi la sua propria identit. Egli non pi riconosciuto come padrone, e lo schiavo non si riconosce pi come tale. I
ruoli sono invertiti. Ecco un esempio concreto della proposizione che ho precedentemente enunciato - il padrone
sempre sul punto di diventare lo schiavo e lo schiavo sempre sul punto di diventare il padrone. Nel passo accade

proprio questo. Covey riconosce implicitamente il fatto che dipende dallo schiavo non solo in senso materiale, per
la produzione della ricchezza, ma anche per l'affermazione della propria identit.

Il fatto che si rivolga a tutti gli schiavi presenti, per essere aiutato a vincere Frederick, indica che egli dipende da
questa affermazione della sua autorit - essi la rifiutano tutti ed egli si trova abbandonato, nel vuoto, alienato da se
stesso. Ci ha per effetto di far franare tutta la forza fisica che gli era necessaria per vincere la battaglia.

Dopo aver chiaramente perso la partita, privato della base sostanziale per la propria identit ed il proprio ruolo, egli
si sforza di riaffermare la sua autorit con la seguente affermazione, impotente e falsa: "Ora, pezzo di canaglia, va'
al lavoro; io non ti avrei frustato cos forte se tu non mi avessi resistito". La verit era che non mi aveva battuto

affatto. Nella mischia non aveva fatto colare nemmeno una goccia del mio sangue, io avevo versato il suo."

Covey non tenter mai pi di frustarlo. F. Douglass descrive questo avvenimento come la svolta decisiva nella sua
vita di schiavo.
La settimana prossima analizzeremo questo incidente dal punto di vista del cambiamento che si prodotto in lui,
nello schiavo. Egli non pi il "cattivo", la cui natura subisce un cambiamento in seguito agli atti compiuti.
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Nel ventre del mostro di Angela Davis

Occupandoci in questa sede della libert e delle prospettive della liberazione, tenteremo di farne un'analisi
approfondita nella prossima conferenza.

Note:

(1) Ronald Reagan, governatore della California.


(2) Rivista dell'Associazione degli attivisti africani, v. I, n. 2, 1970.

(3) I cinque emendamenti permettono di rifiutarsi di rispondere a una o pi domande se l'accusato ritiene che tali domande gli possano nuocere
(n.d.t.).
(4)Dichiarazione di John Abt, avvocato difensore.

(5) George Jackson stato ucciso il 22 agosto 1971 dalle guardie del Carcere di Soledad con il pretesto di un "tentativo di ribellione".
(6) Giornale del Popolo nero di New York (n.d.t.).
(7) Frederick Douglass, nato nel 1817, nel Maryland, morto nel 1895. Schiavo, evase nel 1838. Complet la sua istruzione e partecip

attivamente alla campagna antischiavista.


(8) Esercitazioni

(9) Chicano: nomignolo dato agli oriundi messicani negli Stati Uniti.

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