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Parlando di arte della deduzione il primo nome che viene in mente Sherlock

Holmes. Born from the pen of Sir Arthur Conan Doyle in 1887, he is the most
famous investigator in the world. He lives at 221B Backer street in London with
his friend Dr. John Watson, who narrates almost all of his adventures, and he is
the typical bohemian: an eccentric, with no regard for contemporary standards
of tidiness or good manners. Thanks to his logical capabilities he helps Scotland
Yard and the inspector G. Lestrade solving some difficult cases; many times he
does mainly for personal satisfaction and in the end he allows the inspector to
take the credit for his deductions. So, even if at first Lestrade doesn't approve
Holmes' modus operandi, he gradually develops an appreciation of the
detective's approaches and in the last novels they even begin to work together.
Doyle was inspired by Dr. Joseph Bell, one of his teachers at the college, to
delineate the character of Sherlock Holmes. Dr. Bell in fact was famous for his
coming to large conclusions from the smallest observations and for that he
could tell lots of your person and your habits only watching you entering in his
studio. He supported the importance of the careful observation of details and
only after that the conclusion based on the collection of absolute evidences.
This idea paved the way for Sherlock Holmes' science of deduction (little
things are infinitely the most important) which in fact starts from observation
and through induction, abduction and deduction itself leads to the outcome. His
old maxim when you have excluded the impossible, whatever remains,
however improbable, must be the truth sums his method: he doesn't present
himself as a judge of the events, but he simply guess and express them. He
just trust on his glacial logic, removing every emotion, opposed to his
investigation's scientific character.
Il desiderio di conoscenza una costante della storia dell'uomo e sono
tantissimi gli uomini che se la sono posta come meta. Tra di questi c'
sicuramente Aristotele, uno dei pi grandi pensatori di sempre, allievo di
Platone ma dal quale si scost ben presto. Egli pensava che nella vita ci sono
due due differenti tipi di conoscenza: quella prima, immediata e sensibile e
quella vera, assoluta e deduttiva. La prima ingannevole e superficiale, che
parte da particolari dati sensibili per intuire l'universale e che dunque si basa
su un metodo logico induttivo. La seconda invece si sviluppa secondo un
processo opposto, partendo da concetti universali per pervenire ai casi specifici
e si fonda su una logica deduttiva. Dunque l'intuizione empirica (quindi
l'induzione) s importante, ma semplicemente come punto di avvio verso
l'intuizione intellettuale che riesce a cogliere l'essenza della realt e i suoi
principi universali, dai quali il metodo deduttivo e il sillogismo traggono
conclusioni vere e coerenti (come voleva l'idea platonica secondo cui la
percezione sensibile serviva a risvegliare la reminiscenza intuitiva delle idee).
Aristotele, ricercando un metodo sicuro di argomentare che renda impossibile
sostenere una posizione contraria, definisce cos il sillogismo, come un discorso
in cui poste alcune premesse, segue necessariamente una conclusione. Viene
dunque a distinguere tra sillogismo scientifico (o dimostrazione) che parte da
asserzioni prime e vere, e sillogismo dialettico che parte da ndoxa (opinioni
notevoli). infatti essenziale il riferimento alla natura delle premesse: mentre i
principi delle dimostrazioni sono tali (cio prime e vere) in virt di se stesse, le
premesse della dialettica trovano garanzia nell'opinione dei sapienti o nella
condivisione dei pi.
Tecnicamente, il sillogismo aristotelico comprende due premesse, comprensive di tre

termini: due estremi e un medio; questo presente in entrambe le premesse e funge


da ponte per la conclusione in virt della sua relazione con gli estremi. Nella
conclusione troviamo come soggetto e predicato i due termini estremi che sono
congiunti grazie al loro legame con il terzo termine, il medio. Un esempio:

ogni pianta a foglie larghe decidua (prima premessa: medio+predicato)

le viti sono piante a foglia larga


(seconda premessa: soggetto+medio)

le viti sono decidue


(conclusione: soggetto+predicato)
Aristotele interessato soprattutto a rilevare la struttura dei sillogismi ed importante
sottolineare come essi possono essere validi solo in forza della loro forma e delle
relazioni tra i suoi termini, indipendentemente dal contenuto. Essi possono dunque
essere validi e formalmente corretti, pur essendo falsi a causa della falsit di una
premessa o di entrambe. Un esempio:

tutti i rettili sono alati


(prima premessa: falsa)

le vipere sono rettili


(seconda premessa: vera)

le vipere sono alate


(conclusione: falsa)
D'altra parte, per, tre asserzioni vere possono essere casualmente giustapposte e
non costituire formalmente un sillogismo valido. Un esempio:

tutti gli uomini sono mammiferi

tutti i rettili sono ovipari

tutte le balene sono mammiferi

In questo caso verit e validit sono disgiunte.


In ambito tecnico, la differenza formale tra induzione e deduzione sta proprio
nel termine medio che, se nel sillogismo unisce e collega il soggetto e il
predicato della conclusione, nell'induzione non connette nulla. Un esempio:

L'uomo, il cavallo e il mulo sono longevi


(prima premessa)

l'uomo, il cavallo e il mulo sono animali senza bile (seconda premessa)

dunque gli animali senza bile sono longevi


(conclusione)
Stuart Mill, filosofo britannico ottocentesco, propose per un modello di
ragionamento deduttivo che integra induzione e deduzione, che combina
ragionamento e osservazione per non cadere n nel dogmatismo razionalistico
n nel relativismo empirista. Egli infatti sottoline come in molti casi la non
certezza della conclusione possa essere superata grazie alla natura dei
fenomeni contemplati (come ad esempio l'uniformit dei processi naturali in
grado di garantire un certo livello logico alle conclusioni) e inoltre evidenzi
come il margine stesso di incertezza dei risultati induttivi fosse necessario per
lo sviluppo delle conoscenze e delle scienze.
L'abduzione il terzo tipo di inferenza usato da Sherlock Holmes e si pone a
met tra i primi due: pu essere definita un sillogismo incerto. Essa mantiene
infatti la classica struttura sillogistica, ma una delle due premesse dubbia e di
conseguenza la conclusione caratterizzata da una certa probabilit. Dunque
come l'induzione non ha una validit logica, ma deve essere sottoposta ad una
conferma empirica la quale per non potr mai essere assoluta ma sempre
caratterizzata da eventualit.