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ARGUMENTA IN

DIALOGOS PLATONIS
TEIL 1: PLATONINTERPRETATION UND IHRE HERMENEUTIK
VON DER ANTIKE BIS ZUM BEGINN DES 19. JAHRHUNDERTS

AKTEN DES INTERNATIONALEN SYMPOSIONS VOM


27.29. APRIL 2006 IM ISTITUTO SVIZZERO DI ROMA
HERAUSGEGEBEN VON ADA NESCHKE-HENTSCHKE UNTER MITARBEIT
VON KASPAR HOWALD, TANJA RUBEN UND ANDREAS SCHATZMANN

SCHWABE VERL AG BASEL

Inhaltsverzeichnis

Vorwort zu den Bnden Argumenta in dialogos Platonis, Teil I und II


Ada Neschke-Hentschke ............................................................................................ VII
Einfhrung zu Argumenta in dialogos Platonis, Teil I
Ada Neschke-Hentschke ............................................................................................

Die Antike
Der Platonische Dialog als Prototyp der Gattung Philosophischer Text
und Gegenstand der Exegese
Ada Neschke-Hentschke ........................................................................................

bersicht ber die Auslegungsgeschichte der Platonischen Dialoge


in der Antike (1.Jh. v.Chr. bis 6. Jh. n.Chr.)
Ada Neschke-Hentschke ............................................................................................

23

Esegesi, commento e sistema nel medioplatonismo


Franco Ferrari ..........................................................................................................

51

Instruction and Hermeneutics in the Didascalicus


Harold Tarrant ....................................................................................................

77

Esegesi e sistema in Plotino


Riccardo Chiaradonna .............................................................................................. 101
Philosophieunterricht und Hermeneutik im Neuplatonismus
Gyburg Radke-Uhlmann .......................................................................................... 119
Le but et le caractre du Time dans lIn Timaeum de Proclus.
La fonction hermneutique des keflaia numrs dans les prologues
aux commentaires noplatoniciens
Alain Lernould ......................................................................................................... 149
Linterpretazione di Platone e la fondazione della teologia
nel tardo Neoplatonismo
Michele Abbate ......................................................................................................... 183

Inhaltsverzeichnis

VI

Die Neuzeit
bersicht ber die Auslegungsgeschichte der Platonischen Dialoge
in der Neuzeit (15. Jh. bis zum Beginn des 19. Jh.)
Ada Neschke-Hentschke ........................................................................................... 197
I Decembrio e la Repubblica: Prologhi, argumentula e marginalia
Mario Vegetti ........................................................................................................... 235
Das Sokratesbild in Ficinos argumenta zu den kleineren Platonischen Dialogen
Michael Erler ........................................................................................................... 247
Germana philosophia gemina veritas. Platonhermeneutik und -didaktik
im frhen Calvinismus (Jean de Serres 15401598)
Ada Neschke-Hentschke ............................................................................................ 267
Platon in der Renaissance: Marsilio Ficino und Francesco Patrizi
Thomas Leinkauf ..................................................................................................... 285
The Cambridge Platonists: An Overview
Christopher Gill ....................................................................................................... 301
Thomas Taylor the Platonist
Christopher Rowe ..................................................................................................... 315
Le dmon de Socrate et la joie de Descartes
Autour de lApologie de Socrate dans la Lettre Elisabeth
Stphane Toussaint .................................................................................................. 327
Eclairer lobscurit. Brucker et le syncrtisme platonicien
Andr Laks ............................................................................................................... 351
Platon und Kant
Rafael Ferber ............................................................................................................ 371
The Construction of Herbarts Thought
Through the Hermeneutics of Platos Theory of Ideas
Francesco Aronadio ................................................................................................... 391
Von Brucker ber Tennemann zu Schleiermacher. Eine folgenreiche
Umwlzung in der Geschichte der neuzeitlichen Platondeutung
Thomas Alexander Szlezk ....................................................................................... 411
Die Autorinnen und Autoren .............................................................................. 435
Indices ..................................................................................................................... 441

Riccardo Chiaradonna
Esegesi e sistema in Plotino

Riccardo Chiaradonna

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I. Plotino esegeta di Platone


Intorno al 1960, alcuni studi cercarono di ridimensionare il ruolo svolto da Platone
nella filosofia di Plotino. Interpreti illustri come Dodds e Rist sostennero che limportanza di Platone fosse secondaria rispetto alloriginale posizione di pensiero plotiniana
che, alloccorrenza, poteva radicalmente divergere da quella di Platone.1 Plotino, nota
Dodds, cita Platone solo per dar prova di ortodossia, allo stesso modo in cui i filosofi
del XVII secolo citano la Bibbia: Platone, in realt, non entra nelle sue argomentazioni.2 Lo studio di Thomas Alexander Szlezk, Platon und Aristoteles in der Nuslehre
Plotins, pubblicato nel 1979, ha radicalmente corretto simili letture e ha in certo modo
messo fine al dibattito sulloriginalit di Plotino. Szlezk ha dimostrato oltre ogni
ragionevole dubbio che Plotino basa sullesegesi di Platone le tesi fondamentali della
propria filosofia, anche quelle che pi di altre hanno fatto pensare a un suo intento di
novit. Plotino non si propone in nessun modo di essere originale e la sua posizione
cos caratterizzata da Szlezk:
[] ein fester Platon-Glaube, dem an der Unabhngigkeit, die ihm modernes
Verlangen nach Originalitt beilegen will, nichts gelegen ist und der noch
nicht berhrt ist von der Reflektiertheit des modernen Bewusstseins der
Geschichtlichkeit und daher das fr immer Gltige in der einmal errichteten
wahren Lehre erblickt.3
Particolarmente notevoli sono le pagine che Szlezk dedica alla dottrina dellanima
non discesa.4 Come noto, secondo Plotino una parte dellanima individuale non discende dal mondo intelligibile, ma rimane in esso conoscendolo in modo appropriato,
anche se noi non ne siamo per lo pi coscienti. In IV 8 [6], 8.16 Plotino afferma
esplicitamente che una simile tesi audace e va contro lopinione di altri (par
djan tn llvn). merito di Szlezk aver pienamente stabilito che una simile dichiarazione di originalit non deve affatto far pensare che Plotino voglia distanziarsi
dallinsegnamento platonico.5 Tuttaltro: Szlezk ha rinvenuto nei dialoghi (soprattutto, ma non esclusivamente, il Fedro e il Timeo) le fonti di questa dottrina plotiniana.6 Laffermazione di IV 8 [6], 8, pertanto, non va intesa come se Plotino intendesse
1

Cfr. Dodds 1960; Rist 1967, 169187.

Cfr. Dodds 1960, 2.

Szlezk 1979, 51.

Cfr. Szlezk 1979, 167205.

Cfr. Szlezk 1979, 22, 169sgg.

6 Molto importante il suo commento a IV 7 [2], 10, il capitolo dove si ha la pi precoce attestazione della
teoria dellanima non discesa. Szlezk ha assai ben dimostrato che alla base di questo capitolo plotiniano sta il passo
del X libro della Repubblica (611 a612 a) in cui Platone paragona la condizione dellanima a quella della divinit
marina Glauco, la cui autentica natura ricoperta da detriti. Cfr. Szlezk 1979, 170180.

Esegesi e sistema in Plotino

rivendicare unassoluta novit per la propria posizione. Piuttosto, egli intende sottolineare che la propria interpretazione di Platone, a differenza delle interpretazioni concorrenti, consente di porre in luce adeguatamente ci che Platone ha gi conosciuto e
formulato. Plotino, insomma, rivendica per s il ruolo di interprete per eccellenza di
Platone.
Plotino non si propone affatto di innovare. Nei trattati IV 8 [6] Sulla discesa
dellanima nei corpi e V 1 [10] Sulle tre ipostasi che sono principi, egli afferma esplicitamente che le sue dottrine (la dottrina della discesa dellanima e quella delle tre ipostasi) sono gi state formulate dai filosofi precedenti (Eraclito, Empedocle, Pitagora e i
suoi seguaci e Platone in IV 8 [6]; Platone, Parmenide, Anassagora, Eraclito, Empedocle, Aristotele, Pitagora e i suoi seguaci, Ferecide in V 1 [10]).7 Non tutti, per, sono
sullo stesso piano: solo Platone ha attinto la verit in modo chiaro ed esatto (IV 8
[6], 1.23, 26; V 1[10], 8.24), ed basandosi espressamente sullinsegnamento di Platone che Plotino presenta la sua posizione:
Ci resta dunque il divino Platone, che ha detto molte ed eccellenti cose
sullanima, e si espresso a proposito del suo arrivo quaggi in molti luoghi
dei suoi dialoghi, cos che abbiamo la speranza di apprendere da lui qualcosa
di chiaro [] Cos, mentre cerchiamo di trarre insegnamento da Platone
sulla nostra anima ci capita necessariamente di affrontare anche lindagine
sullanima in generale [].8
Daltra parte questi discorsi non sono nuovi n si fanno soltanto ora, ma furono fatti gi anticamente, bench non in modo esplicito; quel che ora
diciamo uninterpretazione di quei discorsi, uninterpretazione che, appoggiandosi alla testimonianza dello stesso Platone, conferma lantichit di tali
opinioni.9
Jaap Mansfeld ha dimostrato che lo schema espositivo seguito in IV 8 [6] e V 1 [10]
dipende da una tradizione le cui origini vanno forse situate in Eudoro di Alessandria e
che mirava a istaurare una sorta di successione filosofica nella quale le dottrine degli
antichi erano inserite in un generale quadro definibile come platonico-pitagorico.10 La
tesi che vi sia una simile unitaria tradizione platonico-pitagorica , ad esempio, ben
attestata in Plutarco, e (pur se con notevoli cambiamenti) continua a svolgere un ruolo

Sul significato di queste liste di predecessori nellargomentazione di Plotino si veda ora OMeara 2005.

IV 8 [6],1.2326 e 2.13, trad. DAncona et alii 2003, 119120.

V 1 [10], 8.1014, trad. Guidelli 1997, 726 lievemente modificata.

10 Cfr. Mansfeld 1992, 274sgg., 300307; Bonazzi 2000.

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molto importante nel platonismo post-plotiniano.11 Non questo il solo punto di evidente contatto tra Plotino e la tradizione esegetica. sufficiente ricordare che Plotino
insiste sul fatto che le asserzioni di Platone e degli altri filosofi antichi (Empedocle ed
Eraclito) sulla discesa dellanima nel corpo non si contraddicono (o diafvne: IV 8
[6], 5.1). Qui Plotino fa proprio un motivo convenzionale dellesegesi di Platone e
Aristotele: lidea che le tesi degli autori interpretati formino un sistema, un corpus dottrinale esplicito e coerente; le asserzioni contrastanti delle loro opere devono dunque
essere interpretate in modo tale da risolvere le apparenti discrepanze.12 Non manca
daltronde in Plotino luso di tipici schemi espositivi di scuola, come quello dicotomico che egli adotta in IV 7 [2], 2.12 in relazione alla natura dellanima: toto on
tna fsin xei; sma mn n [] e d m sma eh [] per il quale abbondano i paralleli.13 Proprio a proposito di questo trattato, molti anni fa fu avanzata da
Heinrich Drrie lipotesi che Plotino basasse la sua trattazione su un manuale medioplatonico.14 Questa ipotesi probabilmente infondata, ma innegabile la vicinanza
dellesposizione plotiniana a vari testi di et imperiale (ad esempio, il De stoicorum repugnantiis di Plutarco) che riflettono un comune retroterra di dottrine e argomenti.15
Nel 1990 Pierluigi Donini scrisse che dalla storiografia sul medioplatonismo
sembra emergere [] una sempre maggior consapevolezza dellindebitamento di Plotino verso il platonismo medio.16 Da allora, ulteriori passi sono stati fatti in questa
direzione, ad opera soprattutto di Matthias Baltes, il quale, nei volumi del Platonismus
in der Antike, ha costantemente inserito le trattazioni di Plotino nella serie di elaborazioni dei fondamenti dottrinali platonici fornite dalla tradizione antica.17 Sono
ormai patrimonio acquisito le conclusioni che ho brevemente richiamato: Plotino
11 Cfr. Mansfeld 1992, 243316; Saffrey 1992; Donini 1999.
12 Cfr. Donini 1994; DAncona et alii 2003, 24.
13 Cfr. Mansfeld 1990, 3075.
14 Cfr. Drrie 1959, 2435, 117sgg.
15 Cfr. Chiaradonna 2005a.
16 Donini 1990, 82. Secondo Donini 1990, 85 il ruolo di Plotino consisterebbe nellaver elaborato una
ricomposizione finalmente unitaria delle diverse immagini di Platone in circolazione nel medioplatonismo; questa
ricomposizione distinguerebbe il neoplatonismo dal platonismo medio, nel quale immagini di Platone fortemente diverse si combattevano, si incontravano o si confondevano con prevalenza alterna degli aspetti derivanti
dalluna o dallaltra di esse. Non condividerei del tutto questa ricostruzione. Plotino, mi pare, non si limita a
ricomporre in un sistema unitario le diverse immagini di Platone preesistenti, ma crea una propria versione del
platonismo, caratterizzata al ruolo assolutamente centrale che vi svolge lontologia: questa immagine di Platone
diverge in punti cruciali rispetto a quelle precedenti (cfr. Chiaradonna 2003, 2005b e 2005c). Semmai, il ruolo di
riunificatore delle diverse immagini di Platone potrebbe essere assegnato a Porfirio, il quale si preoccupa appunto di
mediare tra il platonismo del proprio maestro, quello della tradizione pre-plotiniana e laristotelismo dei
commentatori. dunque a Porfirio, non a Plotino, che si pu far risalire (con molta cautela) il contesto dottrinale
unitario del neoplatonismo dopo Plotino (contesto che, comunque, non esclude affatto importanti differenze da
autore ad autore). Sul tema dellunit del neoplatonismo dopo Plotino rinvio alle fondamentali ricerche raccolte in
Saffrey 1990 e 2000.
17 Cfr. Baltes/DAncona 2005; Zambon 2004.

Esegesi e sistema in Plotino

intende essere innanzi tutto un esegeta di Platone e condivide con gli autori della sua
epoca un ricco patrimonio di tesi e metodi interpretativi. Daltra parte, lo stesso
Porfirio a informarci del fatto che nella scuola di Plotino erano letti i pi autorevoli
esegeti di Platone e Aristotele:
Nelle riunioni della sua scuola era solito farsi leggere dei commenti di Severo
o di Cronio o di Numenio o di Gaio o di Attico, oppure, tra i peripatetici, di
Aspasio, di Alessandro, di Adrasto e di altri in funzione del soggetto.18
Se tutto questo vero, occorre per evitare di sostituire letture unilaterali di Plotino,
volte a mettere in luce un suo inesistente intento di originalit, con letture altrettanto
unilaterali, anche se di orientamento opposto, volte ad interpretare tutta la sua filosofia come unesegesi degli antichi condotta secondo metodi condivisi dai commentatori della sua epoca. Non un caso che i trattati IV 7 [2], IV 8 [6] e V 1 [10], dove
sono manifesti i punti di contatto con le esegesi e i dibattiti scolastici precedenti, appartengano tutti alla prima fase della produzione di Plotino, in cui egli sentiva sicuramente pi forte lesigenza di dare piena legittimit alla sua interpretazione di Platone
(quella che potremmo chiamare la sua versione del platonismo) rispetto alle interpretazioni concorrenti.19 Anche nei successivi trattati il retroterra scolastico percepibile, e il dibattito con le esegesi diverse dalla sua serrato, sebbene Plotino non faccia
mai menzione degli autori con i quali si confronta; tuttavia, innegabile che i trattati
pi tardi ed elaborati siano generalmente meno dipendenti da schemi tradizionali
rispetto a quelli della prima fase della produzione di Plotino.
Daltra parte, ancora Porfirio a fornire, subito dopo le linee citate sopra, alcune importanti indicazioni sul modo in cui Plotino sviluppava il suo insegnamento a
partire dagli antichi:
Non si limitava tuttavia a scegliere brani da questi libri, ma era originale e indipendente nella sua speculazione, infondendo nelle proprie ricerche lo spirito di Ammonio (ka tn Ammvnou frvn non). Assimilava in fretta il
problema, dava in poche parole il significato esatto di una profonda teoria
(dow non bayow yevrmatow), e si alzava in piedi. Quando gli furono
letti gli scritti di Longino Sui principi e Lamico dellantichit, esclam Longino di certo filologo, ma filosofo no davvero (fillogow mn [] filsofow d odamw).20

18 Porph. V.Plot. 14.1014, trad. Casaglia 1997, 105.


19 Cfr. Mansfeld 1992, 300.
20 Porph. V.Plot. 14.1420, trad. Casaglia 1997, 105.

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Molto stato scritto su queste linee e rinvio senzaltro alle ricerche esistenti
per un commento puntuale.21 Il senso generale di quello che dice Porfirio, in realt
piuttosto esplicito: prima egli informa sul fatto che Plotino era solito farsi leggere a
lezione i commenti dei principali esegeti platonici e peripatetici; quindi aggiunge che il
suo insegnamento andava ben oltre questo, poich Plotino infondeva nelle ricerche un
carattere profondo e originale, che Porfirio designa come il now di Ammonio. Infine, Porfirio mette in pieno risalto la peculiarit dellinsegnamento di Plotino riportandone il poco lusinghiero giudizio su Longino, il quale sarebbe stato filologo, ma
non filosofo. Di fatto, tutte le difficolt vertono sul significato da assegnare ai termini
now, fillogow e filsofow. Jean Ppin e George Karamanolis hanno suggerito,
pur se con alcune distinzioni, che now, ossia il senso autentico di un testo e di un
problema, pu considerarsi come opposto a ljiw, la mera formulazione letterale:
Longino, dunque, non coglie il senso dei problemi discussi, ma si ferma a una semplice esegesi letterale dei testi.22 Mi sembra importante notare che questo giudizio,
proferito da Plotino dopo che gli erano stati letti gli scritti di Longino, non riguarda le
intenzioni di questultimo (il quale poteva ben volere essere un filosofo tanto quanto
volevano esserlo Ammonio e Plotino), ma i risultati a cui egli pervenuto. Secondo
Plotino, in breve, la ben nota erudizione di Longino si associava alla superficialit:
qualsiasi fossero le sue intenzioni, Longino non ha colto il senso delle questioni discusse e non andato oltre la lettera dei testi commentati. Per Plotino, invece, linsegnamento si deve rivolgere primariamente alla sostanza dei problemi, al loro senso autentico (now: cfr. 8.6; 14.17). Porfirio mette dunque in evidenza un comune modo di
ricerca di Ammonio e Plotino, che non si ferma allesegesi puntuale, ma arriva, attraverso linterpretazione del testo, a scoprire il centro dei problemi filosofici investigati:
il testo, come nota Marie-Odile Goulet-Caz non che un ausilio privilegiato per
accedere alla verit.23 Ci, daltronde, emerge appieno se si considerano le parole di
14.1718 sul modo di insegnare plotiniano: il suo carattere proprio, secondo Porfirio,
consisteva nellassimilare rapidamente la sostanza dellargomento discusso dando in
poche parole lesatto significato di una teoria profonda. Un simile modo di insegnare
esplicitamente contrapposto a quello di Longino e, implicitamente, a quello dei vari

21 Cfr. Schwyzer 1983, 74; Goulet-Caz 1982, 262270; Ppin 1992; Baltes 1984 e 1985; Bonazzi 2000, 53
73; Karamanolis 2006, 199207. Lo studio di riferimento su Longino Mnnlein-Robert 2001.
22 Cfr. Ppin 1992, 498501; Karamanolis 2006, 200.
23 Cfr. Goulet-Caz 1982, 265. Karamanolis 2006, 202 rinviene un allusione a questo tipo di insegnamento
anche la testimonianza di Ierocle sullinsegnamento di Ammonio preservata da Fozio(cfr. infra, n. 24): Ammonius
presumably aimed to discover the sense that an author is getting at, given his general philosophical outlook and the
language he uses.

Esegesi e sistema in Plotino

esegeti i cui testi erano letti nelle lezioni di Plotino. La formula now di Ammonio
rinvia a questo tipo di ricerca e insegnamento.24
Tutto ci non vuol dire assolutamente che Plotino, seguendo Ammonio, pretendesse di tornare a una interpretazione diretta di Platone e di Aristotele che non
tenesse conto delle esegesi formulate. In primo luogo, una simile conclusione smentita da Porfirio, il quale, come si visto, tiene a sottolineare come Plotino si facesse
leggere a lezione i testi dei commentatori pi autorevoli. In secondo luogo, una simile
conclusione smentita dai trattati di Plotino, i quali presentano un confronto continuo e serrato con le esegesi precedenti di Platone e Aristotele. Il fatto che Plotino non
menzioni i suoi interlocutori non deve indurre a credere che egli non ne tenesse conto:
in realt, possibile dimostrare che Plotino avesse ben presenti i commenti a sua disposizione: il suo contributo pu essere valutato adeguatamente solo confrontandolo
con quello degli altri interpreti.25 Ma, ed il punto centrale della testimonianza di
Porfirio, lesegesi non andava mai separata da una propria e personale ricerca sui problemi investigati: in questo Plotino seguiva, da filosofo, il suo maestro Ammonio.
Il carattere proprio dellesegesi plotiniana emerge bene da un celebre testo
programmatico. Allinizio del trattato Sulleternit e il tempo, Plotino scrive
Certo, da credere che qualcuno degli antichi e beati filosofi abbia trovato il
vero; ma chi tra loro vi sia riuscito nel modo pi completo, e come potremmo
acquisire per noi stessi una comprensione (snesiw) di queste cose, merita di
essere investigato.26
Questo passo va letto insieme a quelli, prima riportati, in cui Plotino dichiara che le
sue dottrine gi si ritrovano nei filosofi antichi e, soprattutto, in Platone. Lesegesi,
condotta secondo lo spirito di Ammonio, impone una netta selezione sulle dottrine
degli antichi. In primo luogo, se vero che gli antichi hanno trovato la verit, per
anche vero che spetta al filosofo comprendere quali tra di loro la hanno attinta al massimo grado. In secondo luogo (e principalmente), la ricerca del filosofo non la mera
24 Credo che sia destinata a rimanere senza risposta, a causa del carattere esiguo e controverso delle nostre
testimonianze su Ammonio, la questione se Porfirio intendesse anche suggerire che Plotino seguiva il suo maestro
su precisi contenuti dottrinali (i dgmata a cui fa allusione Porph. V.Plot. 3.26, sui quali cfr. Schwyzer 1983, 72
78, con le importanti precisazioni di Baltes 1984, 206207; Karamanolis 2006, 208215). Sul pensiero di
Ammonio sappiamo in realt ben poco, e quel poco che sappiamo (per di pi da fonti la cui attendibilit tutt
altro che sicura) lascia emergere pi differenze che analogie rispetto alle teorie fatte proprie da Plotino (in particolare per quanto riguarda il problema del rapporto tra le filosofie di Platone e Aristotele, come testimonia Ierocle
apud Phot. Bibl. cod. 214, 172 a 29 = Test. 12 Schwyzer; Bibl. cod. 251, 461 a 2439 = Test. 15 Schwyzer). Cfr.
Drrie/Baltes 1993, 249; Schibli 2002, 2829; Karamanolis 2006, 191215.
25 Sono ancora assai importanti, a questo riguardo, gli studi raccolti in Dodds/Theiler/Hadot/Puech/Drrie/
Cilento/Harder/Schwyzer/Armstrong/Henry 1960.
26 III 7 [45], 1.1316, trad. Linguiti 1997, 472.

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passiva ripetizione di una verit gi trovata da altri: Plotino dichiara esplicitamente


che, attraverso lesame delle dottrine degli antichi, si deve pervenire a una comprensione propria dei problemi investigati.
Se tutto questo vero, per, la contrapposizione tra un Plotino esegeta e un
Plotino filosofo originale perde almeno parte del suo peso. Da un lato, Plotino (come
ogni filosofo del suo tempo) fermamente convinto che la verit gi stata detta: al
filosofo spetta ritrovarla attraverso linterpretazione degli antichi (di Platone in particolare). Ritenere che Plotino pretenda di essere originale contro la tradizione antistorico e non ha alcun fondamento. Dallaltro lato, per, lesegesi, in accordo al now di
Ammonio, condotta non secondo estrinseche norme interpretative e regole di lettura,27 ma sulla base della comprensione filosofica del problema investigato. Per questo
motivo, mi sembra, non possibile esaminare il modo in cui Plotino riceve e interpreta le tesi degli antichi, senza prendere in considerazione i temi centrali del suo
pensiero. Questa conclusione, come si vedr nella sezione successiva, confermata
dallanalisi di passi nei quali egli si confronta con alcune tesi platoniche conferendovi
un senso radicalmente nuovo (e, talora, diametralmente opposto a quello originario).
Se non si hanno chiare le coordinate che reggono la filosofia di Plotino, le esigenze a
cui intende rispondere, le linee costanti delle sue argomentazioni (in breve: la struttura
concettuale del suo pensiero), ben poco si capir della maniera in cui egli interpreta
Platone. Non basta, ad esempio, sommare le auctoritates del Fedro, della Repubblica e
del Timeo, per ottenere la dottrina dellanima non discesa: non un caso che dopo
Plotino Giamblico e Proclo, fondandosi sui medesimi testi di Platone, abbiano difeso una posizione nettamente diversa.28 La dottrina dellanima non discesa nasce
come una risposta a precisi problemi che riguardano lidentit dellindividuo, la dottrina della causalit e la conoscenza degli intelligibili.29 Sicuramente, Plotino pone
questi problemi a partire da Platone, ma questo non vuol dire che il commento delle
auctoritates platoniche sia la causa del modo in cui Plotino li sviluppa e delle soluzioni
che egli vi propone. Se questo fosse vero (se cio, in buona sostanza, linterpretazione
dei testi bastasse a spiegare la genesi delle idee filosofiche nellantichit tarda e, in
particolare, in Plotino), si dovrebbe concludere che lesegesi dei medesimi testi abbia

27 Rispetto alle questioni esegetiche propedeutiche alla lettura di unopera, discusse dai commentatori di et
imperiale e tardoantica (cfr. Hadot, I. 1990; Mansfeld 1994; Hoffmann 1998), Plotino rimane indifferente.
Naturalmente, si possono trovare passi nelle Enneadi in cui egli implicitamente prende posizione rispetto a questa o
quella questione (ad esempio, VI 1 [42], 1.1 permette di capire che lo skopw delle Categorie di Aristotele, secondo
Plotino, costituito dagli nta e non da espressioni linguistiche), ma nelle Enneadi non si ha mai una trattazione
estesa di problemi relativi ai metodi dellesegesi. In modo del tutto analogo, Plotino non interessato ad apprestare
un canone dei dialoghi platonici basato su considerazioni pedagogiche analogo a quello che, dopo di lui, si avr in
Giamblico: cfr. Taormina 2001.
28 Cfr. Steel 2006.
29 Per una discussione delle varie ipotesi formulate, cfr. Chiaradonna 2005c.

Esegesi e sistema in Plotino

condotto autori diversi alle medesime posizioni concettuali. Ma questo non accade:
come si detto, a partire dallinterpretazione degli stessi testi platonici richiamati da
Plotino altri autori platonici giunsero a concepire lanima in modo molto diverso.
Pertanto, lesegesi non basta a spiegare la genesi delle idee filosofiche in Plotino (e neppure, credo, negli altri filosofi di et imperiale e tardoantica): essa ne
loccasione, non la causa. Il richiamo allesegesi rischia, anzi, di essere una spiegazione
passe-partout, che si limita a schivare le difficolt senza spiegare alcunch. indubbio
che Plotino abbia condotto le sue ricerche su problemi formulati da Platone (ma, si
potrebbe aggiungere, non in ugual modo su tutti i problemi formulati da Platone:
anche nella scelta delle questioni da investigare, ben presente una selezione che deve
essere riportata non allauctoritas commentata, ma alle scelte concettuali di Plotino).30
In ogni caso, lo sviluppo dottrinale che Plotino fornisce delle questioni formulate da
Platone non pu essere visto solo come unesegesi delle affermazioni dei dialoghi. A
mio avviso, il ragionamento deve essere invertito: non lesegesi a spiegare la genesi
delle idee filosofiche, ma, in unepoca in cui la filosofia indissolubilmente legata al
commento, sono le idee filosofiche che spiegano il tipo di esegesi che viene difeso e i
contenuti che attraverso lesegesi vengono elaborati. dunque il modo in cui Plotino
sviluppa i problemi alla base del suo pensiero che d conto del modo nel quale egli
interpreta Platone, non linverso. Per questa ragione, non condividerei lopinione,
autorevolmente difesa da Pierre Hadot, secondo cui il pensiero di Plotino (come tutta
la filosofia dal I secolo a.C. in poi) sarebbe una filosofia esegetica.31 In realt, le
dottrine che Plotino elabora partendo da Platone sono tuttaltro che un insieme di
meditazioni ed esercizi spirituali condotti commentando dei testi e volti a realizzare il
progresso interiore di chi li compie.32 Le interpretazioni platoniche di Plotino sono
invece connesse da un intento unitario che pu essere ricostruito solo attraverso
unindagine sui motivi concettuali portanti della sua filosofia, non sui suoi modi di
insegnamento e sulla sua finalit pratica. Il fine, daltronde, non tanto ledificazione
morale, quanto la comprensione di ci che investigato (III 7 [45], 1.15; IV 8 [6],
1.2526). Se vi sono incoerenze e punti problematici nel pensiero di Plotino, ci
dipende dalla sua struttura concettuale.33

30 Ad esempio, per quel che sappiamo, solo con Plotino la riflessione sulle aporie della partecipazione formulate
nella prima parte del Parmenide assume un ruolo centrale nella costruzione dellimmagine di Platone. La versione
plotiniana del platonismo mira a ripensare le principali dottrine platoniche alla luce delle obiezioni che erano state
rivolte contro di esse. Per i Platonici prima di Plotino non era cos: cfr. DAncona 1997.
31 Si vedano gli studi raccolti in Hadot, P. 1998.
32 Cos viene caratterizzata la fase esegetica della filosofia antica in Hadot, P. 1998, 31.
33 Per questa ragione, non mi paiono giuste le obiezioni mosse da Hadot, P. 1998, 208 contro luso, nellinterpretazione dei filosofi antichi, del metodo strutturale di Martial Gueroult e dei suoi discepoli (tra gli studiosi
del pensiero antico, Victor Goldschmidt, il cui rapporto con Gueroult comunque molto complesso: cfr.
Brunschwig 2006).

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II. La filosofia come norma dellesegesi


Un mero esame delle (scarse) dichiarazioni metodologiche di Plotino sarebbe molto
parziale, se non venisse integrato dallanalisi di alcuni esempi concreti dellesegesi
filosofica che egli applica a Platone. Mi propongo di considerare due casi, i quali mostrano come Plotino trovi in Platone argomentazioni e tesi che non vi sono presenti,
ma che acquistano senso allinterno di una generale versione del platonismo sviluppata
sulla base di un intento concettuale unitario.
Il primo esempio tratto da VI 2 [43], che costituisce la seconda parte della
trilogia Sui generi dellessere. Qui Plotino elabora una complessa dottrina dei generi
costitutivi del mondo intelligibile prendendo come punto di partenza il Sofista di
Platone e la teoria dei cinque generi sommi (essere, quiete, movimento, identico,
diverso). Il richiamo a Platone esplicito: [] t dokonta mn peirvmnoiw ew
tn Pltvnow ngein djan (VI 2 [43], 1.5). In realt, gli interpreti hanno pi
volte sottolineato come Plotino modifichi profondamente loriginaria dottrina di Platone introducendo in essa elementi estranei.34 Attraverso la dottrina dei cinque generi
sommi, infatti, Plotino intende dare espressione alla struttura autoriflessiva e non
discorsiva della seconda ipostasi (il now), nella quale lessere e il pensiero, pur non
perdendo la loro distinzione reciproca, sono perfettamente unificati.35 Non tuttavia
su questo punto generale che intendo soffermarmi. Piuttosto, mi sembra interessante
osservare come Plotino rovesci la lettera di un passaggio dellargomentazione platonica. Nel Sofista lo Straniero introduce i generi dellidentico e del diverso osservando
che ciascuno dei tre generi essere, quiete e movimento identico a s e diverso dagli
altri due: Okon atn kaston ton mn duon tern stin, at daut
tatn (Soph. 254 d). Questa asserzione radicalmente modificata da Plotino, per il
quale i generi essere, quiete e movimento sono ciascuno diverso dallaltro, ma, insieme, sono identici tra di loro (e non ciascuno a s stesso, come voleva Platone),
poich sono raccolti in una molteplicit perfettamente unificata:
Non ha detto forse (scil. colui che contempla il now) che sono diversi luno
dallaltro (scil. essere, quiete, movimento), e li ha distinti nella diversit, e ha
visto la diversit nellessere cos da porre tre generi, ciascuno in s uno; e poi
ancora quando li vede che confluiscono verso uno, in uno, tutti uno, e li riconduce al medesimo, non vede che lidentit (tatthta) si generata ed
?36

34 Riferimenti in Chiaradonna 2002, 18.


35 Su questo argomento rimane insuperato lo studio di Wurm 1973, 220240.
36 VI 2 [43],8.3438, trad. Moriani 1997, 896 modificata.

Esegesi e sistema in Plotino

Il modo in cui Plotino spiega la presenza della tatthw tra i generi intelligibili
diametralmente opposto a quello in cui la spiega la fonte platonica: lidentit in
Plotino esiste non perch ciascun genere identico a s, ma perch i generi molteplici
sono raccolti in unit. Per quanto sia forzato, questo modo di leggere Platone non
arbitrario n un mero controsenso esegetico. Il problema sta precisamente nel capire
perch Plotino giustifichi lidentit tra i generi intelligibili in un modo cos profondamente diverso da quello della sua fonte. La ragione pu essere trovata solo nel modo in
cui Plotino concepisce il mondo intelligibile e nelle peculiari esigenze filosofiche a cui
tale dottrina intende rispondere. Due sono i punti sui quali si deve insistere. 1) Per
Plotino il cosmo intelligibile non composto da elementi esteriori luno allaltro, ma
da una molteplicit perfettamente coesa e interpenetrata: pnta n (VI 2 [43], 8.36
37). La ragione che nellIntelletto divino il pensiero e il pensato coincidono, e il
pensato stesso, ossia ogni idea, a sua volta un atto di pensiero. Pertanto, diversamente da quello che accade nella dottrina aristotelica del pensiero di pensiero (che
certamente una delle fonti di ispirazione per Plotino),37 il now plotiniano pu pensare
una pluralit di contenuti, ma non ha per questo motivo rapporto con qualcosa di
diverso da s. Ci accade perch non solo il pensiero coglie lessenza di ci che pensato, ma lessenza del pensiero e lessenza di ci che pensato sono esattamente la
stessa: latto con cui lIntelletto conosce se stesso e latto con cui conosce gli intelligibili
coincidono.38 Il pensiero del now non di altro, ma perfettamente autoriflessivo.39
2) A fondamento della concezione plotiniana del cosmo noetico, sta la tesi secondo la
quale il mondo intelligibile non deve essere concepito prendendo come punto di partenza il mondo dei corpi, ma in accordo ai principi appropriati a esso.40 La molteplicit intelligibile non dunque composta da elementi esteriori luno allaltro come
accade per i corpi; unit e molteplicit nel now sono assolutamente intrinseche. Come
osserva Plotino a VI 5 [23], 10.4243, il mondo di lass uno in grado assai
maggiore rispetto a quello sensibile, altrimenti vi sarebbero due mondi sensibili divisi
in modo uguale. Dal trattato tripartito VI 13 [4244] Sui generi dellessere risulta
chiaro che, secondo Plotino, le teorie che prescindono da una concezione appropriata
degli intelligibili (in particolare, la dottrina aristotelica della sostanza e della predicazione) incorrono inevitabilmente in una serie di difficolt e aporie, dalle quali possibile uscire solo postulando lesistenza di un pensiero intuitivo, autoriflessivo e autovalidante. In un simile generale contesto, si comprende bene perch lidentit in VI 2
[43], 8 rinvii non (come in Platone) allidentit con s di ciascun genere, ma alla mutua connessione dei generi in una unit perfetta. In sintesi, si pu dire che Plotino
37 Cfr. Arist. Metaph. XII 7, 1072 b 1821. Si veda in proposito Szlezk 1979, 126135.
38 Cfr., in particolare, V 3 [49], 5.2148; 6.58, 8.1545; V 5 [32], 12; V 8 [31], 4.
39 Si veda su questo Emilsson 1996.
40 Cfr. VI 5 [23], 2. Su questo testo, cfr. DAncona 1992; Tornau 1998, 334346.

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riflette su problemi formulati da Platone (la connessione dei generi e la struttura del
mondo intelligibile), ma lo fa secondo lo spirito di Ammonio, ossia investigando la
sostanza stessa del problema e non limitandosi a ripetere le asserzioni delle auctoritates.
Cos facendo, egli elabora una propria filosofia. Essa trae ispirazione da tesi platoniche
(la sumplok delle forme) e aristoteliche (la nhsiw nosevw), ma guidata da idee
fondamentali ed esigenze teoriche proprie, che sarebbe vano ricercare come tali nelle
fonti. Sono tali idee fondamentali e tali esigenze teoriche a guidare linterpretazione
che Plotino sviluppa di Platone; esse danno conto del modo in cui i testi sono piegati
per esprimere un contenuto talora profondamente diverso da quello della loro formulazione originaria. Per quanto possa apparire strano a un lettore moderno, importante ribadire che Plotino in tal modo non si propone di innovare rispetto a Platone: il
suo scopo soltanto quello di fornire uninterpretazione corretta del pensiero del
maestro. Tuttavia, altrettanto importante notare che questa interpretazione guidata
da esigenze e idee fondamentali proprie, le quali non si trovano come tali nei dialoghi
di Platone e che costituiscono la norma in base alla quale Plotino elabora la propria
lettura delle auctoritates.
Ugualmente istruttivo un punto dellinterpretazione plotiniana del Timeo.
In questo dialogo Platone attribuisce esplicitamente al demiurgo il ragionamento
(logismw):
Tali sono dunque la causa e il ragionamento secondo cui egli ha costruito
questo unico tutto a partire da tutte le sue parti intere, perfetto, estraneo allinvecchiamento e alla malattia [] Questo fu appunto nel complesso il
ragionamento del dio che sempre riguardo al dio che sarebbe dovuto nascere un giorno [].41
Plotino rovescia la lettera del testo platonico, poich sostiene che il ragionamento non
proprio della causa intelligibile, ma soltanto del modo in cui noi comprendiamo
(inadeguatamente) la sua natura a partire da ci che ne dipende. In breve: il mondo
sensibile ci appare ordinato come se dipendesse da una causa provvista di ragionamento, ma questo non significa che la causa sia a sua volta provvista di quel ragionamento discorsivo che noi tendiamo ad attribuirvi in base ai suoi effetti:
Dunque, la provvidenza del vivente e in generale di questo universo non proviene da ragionamento. Daltronde, in generale, lass non c neppure ragionamento, ma si parla di ragionamento, per mostrare che tutte le cose sono
cos come sarebbero, posteriormente, quale risultato di un ragionamento; e si
41 Plato Tim. 33a; 34b, trad. Fronterotta 2003, 195, 197.

Esegesi e sistema in Plotino

parla di previsione, per dire che le cose stanno cos, come se un sapiente le
avesse previste.42
Non c niente nel Timeo che possa giustificare una lettura come quella difesa da Plotino, ed , evidentemente, del tutto insufficiente limitarsi a notare che Plotino qui
opta per uninterpretazione non letterale: occorre capire perch lo faccia. In realt, la
lettura plotiniana deriva con piena coerenza dalle idee fondamentali del pensiero di
Plotino e, in particolare, dallesigenza, gi richiamata, di concepire le sostanze intelligibili secondo i principi adeguati a esse. Il fatto che il risultato della causalit degli
intelligibili ci appaia come provvisto di ordine non deve indurre a pensare che essi
abbiano agito in base a una deliberazione razionale.43 Le realt intelligibili, infatti, non
agiscono cos come agisce un artigiano sapiente che prevede il risultato della sua azione. Plotino associa la discorsivit e la deliberazione a una condizione inferiore e imperfetta dellanima.44 Una simile condizione non si addice alle cause trascendenti, le quali
ordinano senza deliberazione e calcolo, poich lattivit causale discende direttamente
dalla loro essenza.45
La concezione plotiniana degli intelligibili d cos conto di due letture di passi
platonici le quali sono estremamente forzate e, a prima vista, prive di connessione reciproca. In realt, tanto linterpretazione di Soph. 254 d quanto quella di Tim. 33 a e
34b hanno una comune origine, data dallesigenza, propria del pensiero plotiniano, di
sviluppare una dottrina dei noht che prenda le mosse dai principi appropriati alla
loro natura, senza trasferirvi in alcun modo le classificazioni appropriate al mondo dei

42 VI 7 [38], 1.2832, trad. Moriani 1997, 1022. Si veda il commento in Hadot, P. 1987, 195200.
43 Cfr. III 2 [47], 1.18; 2.8; 3.46; 14.16.
44 Cfr. IV 4 [28],12. La dottrina delle cause intelligibili, inoltre, spiega perch Plotino neghi che il mondo sia
stato generato nel tempo e respinga dunque, anche questo caso, uninterpretazione letterale del Timeo (del tipo di
quelle fatte proprie, prima di lui, da Plutarco e Attico). Sostenere che il cosmo esiste solo a partire da un certo
tempo significherebbe infatti attribuire a ci che lo genera un modo di ragionare e di agire antropomorfico il quale
del tutto opposto alla causalit propria delle realt intelligibili (III 2 [47], 1.1519). Cfr. su tutto questo
Chiaradonna 2003.
45 importante notare che la tradizione prima di Plotino seguiva una linea esegetica diversa, volta a sottolineare
il raziocinio provvidente della causa demiurgica. Ad esempio, lidea che il demiurgo (o natura) sia benevolo e
previdente fa da base alla lettura del Timeo proposta da Galeno del De usu partium (cfr. Gal. UP, K. III 505507;
K. III 717), e si vedano anche, in questo medesimo senso, Alcin. Didasc. 12, 167.1314 H.; Attic. fr. 3 des Places.
Evidentemente, una simile posizione si basa su una lettura molto pi naturale del Timeo rispetto a quella proposta
da Plotino. La concezione plotiniana della provvidenza che non riflette trova invece un interessante parallelo nel
De providentia di Alessandro di Afrodisia (Prov. 7779 Ruland, del quale Rashed 2007 fornisce una illuminante
analisi). La dottrina alessandrista della natura sembra lantecedente pi vicino, nel tempo e nel contenuto, per la
lettura della causalit demiurgica del Timeo proposta da Plotino. In effetti, Plotino fa propria la medesima esigenza,
difesa da Alessandro di Afrodisia, di intendere lordine naturale in modo non antropomorfico. Daltra parte,
Plotino diverge da Alessandro per il modo in cui concepisce i presupposti dellordinamento naturale: alla base delle
regolarit fisiche non sta, come invece accade in Alessandro di Afrodisia, il moto degli astri, ma la causalit delle
sostanze intelligibili platoniche.

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corpi. La stessa dottrina dellanima non discesa, daltra parte, ha almeno uno dei suoi
motivi ispiratori proprio in questa esigenza: se infatti necessario conoscere i noht in
accordo ai principi appropriati a essi, si dovr anche postulare che la nostra anima sia
capace di pervenire a una simile conoscenza adeguata.46 Lanima non discesa precisamente ci che, nel pensiero plotiniano, garantisce il contatto diretto con i noht e con
la loro peculiare forma di esistenza in cui unit e molteplicit sono perfettamente
compenetrate.
Se tutto questo vero, si ha in Plotino un nesso di dottrine che ruotano intorno alla concezione degli intelligibili. Come hanno ben dimostrato Frank Regen e
Cristina DAncona, infatti, la stessa concezione dellUno sovraessenziale discende dalle
tesi relative alla causalit che Plotino elabora in riferimento alle forme intelligibili:
sono queste tesi che conducono a postulare lesistenza di un principio assolutamente
semplice al di sopra dello stesso cosmo noetico.47 Ciascuna delle dottrine plotiniane
elaborata a partire da passi platonici, ma rispetto a questi ultimi comporta notevoli
forzature. In accordo al now di Ammonio, Plotino non si limita a ripetere la lettera
dei testi interpretati: egli si impegna invece in una propria ricerca che ha per oggetto
non le auctoritates platoniche, ma le questioni e i problemi sollevati da Platone. Le tesi
sviluppate per rispondere a questi problemi muovono da esigenze proprie e formano
un quadro concettuale unitario, che, come tale, non presente in Platone e non mi
sembra sbagliato chiamare il sistema di Plotino.48

46 Cfr. Chiaradonna 2005 c.


47 Regen 1988; DAncona 1992.
48 Sono molto riconoscente ad Ada Neschke, Cristina DAncona e Mauro Bonazzi, dai quali ho ricevuto critiche
e suggerimenti che mi hanno permesso di correggere in modo sostanziale questo contributo. Resto, evidentemente,
il solo responsabile di ogni errore.

Esegesi e sistema in Plotino

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