Sie sind auf Seite 1von 19
MOZART BRUCKNER D IRETTORE C HRISTIAN Z ACHARIAS Stagione Sinfonica 2010-2011 Programma N.35
MOZART BRUCKNER D IRETTORE C HRISTIAN Z ACHARIAS Stagione Sinfonica 2010-2011 Programma N.35

MOZART

BRUCKNER

DIRETTORE

CHRISTIAN ZACHARIAS

Stagione Sinfonica 2010-2011

MOZART BRUCKNER D IRETTORE C HRISTIAN Z ACHARIAS Stagione Sinfonica 2010-2011 Programma N.35

Programma N.35

MOZART BRUCKNER D IRETTORE C HRISTIAN Z ACHARIAS Stagione Sinfonica 2010-2011 Programma N.35

Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi

Direttore Musicale Zhang Xian

Pianoforte e Direttore

Christian Zacharias

Wolfgang Amadeus Mozart

Concerto per pianoforte e orchestra in Si bemolle maggiore K.595

Anton Bruckner

Sinfonia n. 3 in Re minore

In copertina: Stéphany, Pannello 1925 –Collezione Société Leroy

Guida all’ascolto

Wolfgang Amadeus

Mozart

(Salisburgo 1756 –Vienna 1791)

Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 in Si bemolle maggiore K.595

 

Tempi:

1.

Allegro

2.

Larghetto

3.

Allegro

Organico:

flauto, 2 oboi, 2 fagotti; 2 corni; archi

 

Prima esecuzione:

Vienna, 4 marzo 1791

 

Durata:

30’ circa

Alfred Einstein cita affettuosamente a proposito di questo Concerto una coincidenza che si fatica a non caricare di emozioni che vanno al di là della esegesi musicologica. La prima e unica esecuzione del K.595, undici mesi prima della morte di Mozart, avvenne infatti in una sala di Vienna sita in una via dal nome profetico – Himmelpfortgasse, cioè “Via alla porta del Paradiso”. Lasciamo all’ascoltatore il facile accostamento che sorge spontaneo per questa musica davvero celestiale. Limitandoci a considerazioni più tecniche, è sufficiente osservare che qui Mozart conduce il discorso all’interno di un assetto formale e con l’uso di modulazioni avveniristiche, sintomo di uno stile che stava ulteriormente evolvendo verso mete che oggi non possiamo neppure lontanamente immaginare. La rinuncia a trombe e timpani a favore di un’atmosfera più raccolta non significa rinunciare a meravigliosi nuovi effetti nel dialogo tra il solista, gli archi e i fiati: in questo senso il Concerto in Si bemolle va oltre i pur grandissimi raggiungimenti delle opere gemelle di qualche anno prima. Una melodiosità a volte serena, a volte rassegnata pervade tutti e tre i movimenti dell’opera, conferendo all’insieme un che di unico e irripetibile. Il Concerto venne completato il 5 gennaio 1791; la prima esecuzione non avvenne all’interno di un’Accademia organizzata da Mozart bensì più modestamente nel corso di una serata dedicata al clarinettista Joseph Baehr. La prima edizione è dell’agosto 1791, presso Artaria. L’esame del manoscritto ha portato all’ipotesi che i primi due movimenti e l’inizio del terzo fossero già stati abbozzati tempo prima: forse lo stesso autore si rendeva conto del carattere estremamente personale e profetico dell’opera e ne ritardò il completamento.

1.

Allegro

È sufficiente una battuta di puro accompagnamento su due note a creare un clima di attesa ma anche

di tranquilla contemplazione. Il tema principale arriva subito dopo ai violini primi, puro, semplice, nelle classiche 4 + 4 battute intercalate da un brevissimo, solenne richiamo dei fiati. Subito il secondo tema, parimenti aggraziato e sempre coinvolgente, con archi e fiati, e il terzo, con le sue improvvise

  • 4 ricadute al minore. Una parentesi concertante prepara l’entrata del solista che, dopo tale abbondanza

Guida all’ascolto

di idee, non può far altro che riprendere il I tema con alcuni semplici florilegi. Il discorso inizia a svilupparsi verso tinte più scure (un nuovo tema del pianoforte in Fa minore) e presenta sempre mirabili fasi di dialogo, di scambio dei temi ora ascoltati tra pianoforte, archi e fiati. Lo sviluppo – giocato quasi interamente sul I tema e sul richiamo “militare” dei fiati - inizia nella tonalità remotissima di Si minore e si avventura in un viaggio nel quale si prova una sorta di straniamento, come se l’ascoltatore non ritenesse più possibile ritornare alla ripresa nella tonalità d’impianto. Un fantastico motivo che esce quasi spontaneo dal dialogo sempre più intrecciato tra gli archi, gli arpeggi del pianoforte e i fiati porta però magicamente alla risoluzione dell’indovinello musicale: ritornano quindi il I tema e la ripresa delle idee precedentemente ascoltate, fino ad arrivare alla preparazione della cadenza. Assieme a quella del Rondò finale è questa la più bella di tutto il lascito mozartiano. Il movimento si chiude tranquillamente secondo le premesse iniziali.

2. Larghetto Di una “mitezza francescana” come la chiama il Girdlestone, quest’ultimo tempo lento riassume l’esperienza di una vita chiedendo allo strumento a tastiera una capacità infinita di canto. Il tema conduttore è ancora una volta espresso nel confine delle miracolose 4 + 4 battute ed è ripetuto secondo uno “schema consolatorio” che avevamo già incontrato nel tempo centrale del K. 491. Una prima strofa del pianoforte, nuova melodia

molto simile al ritornello, porta alla riesposizione dello stesso e alla comparsa di un’inaspettata perorazione dei corni (ventitre note ribattute) che anticipano uno straziante lamento di tutta l’orchestra e una nuova bellissima figurazione ondeggiante dei violini cui si sovrappongono i fiati come in un corale. Il secondo couplet del pianoforte è in Mi bemolle maggiore, semplicissimo come non mai, ma modula presto in minore e attraverso la trasfigurazione di lunghi trilli porta alla nuova esposizione del ritornello e alla tranquilla conclusione.

3. Allegro Mozart utilizzò il ritornello di questo Rondò poco tempo dopo nel Lied Sehnsucht nach dem Frühlinge (che si può tradurre come “Desiderio (o Nostalgia) della Primavera”) e anche in questo caso il rimando al titolo suggerisce, come vuole l’Einstein, “quella serenità rassegnata derivante dal fatto che Mozart si rende conto che si tratta della sua ultima primavera”. Tema grazioso, infantile, che innesca però un discorso difficile da razionalizzare se non in un contesto di forma mista Sonata-Rondò. Meglio a questo punto ascoltare ammirati la frammentazione delle idee nei dialoghi appassionati tra solista, archi e fiati e soprattutto la magnifica cadenza, dove il tema infantile è presto trasfigurato in un contesto di dolore personale e universale. La conclusione è uno sfogo liberatorio del solista attraverso un virtuosismo luminosissimo che sembra voler ribadire una condizione di felicità recuperata, al di là della vita.

Testo di Luca Chierici

Il Concerto per pianoforte di Mozart è stato eseguito nella stagione 2005/2006 col pianoforte e la direzione di Fou Tsong, e nella stagione 2006/2007 col pianoforte di Robert Levin e la direzione di Helmuth Rilling

Bibliografia

Alfred Einstein,

Mozart. Il carattere e l’opera, Ricordi, Milano 1961

Luigi Della Croce, I Concerti di Mozart, Oscar Mondadori, Milano 1983

Hermann Abert, Mozart, il Saggiatore, Milano 1984

Discografia

Geza Anda ((Direttore e pianista), Camerata Academica Salzburg, DG Daniel Barenboim (id.), European Chamber Orchestra, EMI LD Daniel Barenboim (id.), Berliner Philharmoniker, Warner Andras Schiff, Camerata Academica Salzburg, Sándor Végh, Decca Alfred Brendel, Academy of St.Martin in the Fields, Neville Marriner, Philips

Murray Perahia, European Chamber Orchestra, Sony

5

Guida all’ascolto

Anton

Bruckner

(Ansfelden, Linz, 1824 – Vienna, 1896)

Sinfonia n. 3 in Re minore Wagner

Tempi

1.

Mässig bewegt (Moderatamente mosso), Misterioso

2.

Adagio, Bewegt, quasi Andante

3.

Scherzo: Ziemlich schnell (Piuttosto veloce), Trio

4.

Finale: Allegro

Organico

2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti; 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni; timpani; archi

 

Prime esecuzione:

Vienna, 16 dicembre 1877 – Direttore Anton Bruckner

 

Durata:

63’

Bruckner aveva iniziato i primi abbozzi per una Terza Sinfonia in Re minore immediatamente dopo aver terminato la Seconda (1872). Sebbene il successo insperato della Sinfonia in Do minore non avesse poi avuto il conseguente interesse da parte di altri direttori d’orchestra ad una nuova esecuzione, il compositore si sentì così fiducioso nell’affrontare una nuova composizione, che voleva sottoporla al giudizio di Richard Wagner, nella speranza di potergliela dedicare. Stanno ampiamente a dimostrare quest’intento le citazioni quasi letterali del Tristano e del Ring inserite in partitura. L’opera fu chiamata da lui stesso Wagner- Symphonie, a testimonianza della sua incondizionata ammirazione (per non dire venerazione) per il maestro di Bayreuth; la Sinfonia divenne così una sfida della potenza wagneriana di quel periodo nei confronti dei detrattori viennesi (brahmsiani accesi), che non mancarono di tributare alla prima esecuzione a Vienna tutta la loro insofferenza con fischi e boati triviali nei confronti dell’ingenuo e sconvolto Bruckner, completamente in lacrime al termine dell’esecuzione da lui stesso diretta in quello sfortunato giorno dell’ottobre 1877. Tuttavia, di positivo, in tutto quel caos venutosi a creare, ci fu la proposta dell’editore viennese Theodor Rattig di pubblicare la partitura, ritenendola evidentemente un lavoro di notevole interesse nonostante l’accoglienza. E in effetti Rattig intuì giustamente che tra quelle righe si nascondeva un capolavoro, seppur difficile e complesso.

1.

Moderato con moto, Misterioso

La Terza si apre con un affascinante reticolo di arpeggi in Re minore, nel quale si inseriscono con

epica baldanza trombe superbe. Un analogo procedimento fu utilizzato da Beethoven all’inizio della Nona Sinfonia, ed è certo che Bruckner amasse quell’innovativa e mirabile introduzione. Il tema, che si sviluppa lentamente e in modo complesso diviso com’è in tre sezioni, culmina in un progressivo crescendo che porta a un liberatorio “fortissimo”, seguito dalla caratteristica lunga pausa. Succede, poi, un inciso tematico in Fa maggiore dall’intonazione scopertamente pastorale

e una terza idea melodica quasi di corale:

tutti temi che vengono poi magistralmente e sontuosamente sviluppati portando alla chiusa tellurica del movimento.

  • 2. Adagio, quasi Andante

L’Adagio è uno dei più straordinari esempi bruckneriani nel trattamento degli archi e dei fiati, ai quali viene conferito un tono struggente e lirico, solo in apparenza di derivazione wagneriana (come sostengono alcuni biografi),

che porta la scrittura del compositore austriaco a vertici mai toccati sino ad allora.

  • 3. Scherzo, vivace ma non troppo

Anche lo Scherzo è uno dei pezzi più riusciti

della sua produzione sinfonica; il piglio è quello di una danza contadina (ländler) finemente orchestrata, dove i crescendo e le accelerazioni tipicamente bruckneriani danno al movimento un carattere dinamico scintillante, davvero coinvolgente. Il Trio centrale, che si colloca alla maniera di Haydn come una parentesi interna del movimento, accentua gli elementi agresti e popolari già precedentemente richiamati.

Guida all’ascolto

4. Finale. Allegro Il Finale ripropone il clima epico del primo tempo cori vigoroso fervore ed energico slancio, risultando, forse, il brano meno originale e organizzato della Sinfonia (forse

a causa dei continui rimaneggiamenti e delle arbitrarie modifiche apportate in seguito dai musicologi), dove solo la radiosa conclusione riscatta una certa carenza di ispirazione.

Testo di Alessandro Romanelli Per gentile concessione

La Sinfonia n. 3 di Bruckner è stata diretta nella stagione 2000/2001 da Victor Pablo Perez

Bibliografia Alessandro Romanelli, Il divino Bruckner, Schena Editore, Fasano 1996 Sergio Martinotti, Bruckner, Edt, Torino 2003

Discografia

Herbert von Karajan and Berlin Philharmonic Orchestra, DG

Eugen Jochum and Dresden Staatskapelle, RCA

Anno per anno

Mozart anno per anno

  • 1756 - Nasce a Salisburgo il 27 gennaio.

  • 1761 - A soli cinque anni la prima

composizione, l’ Andante per pianoforte.

  • 1762 - Iniziano i suoi viaggi. A Vienna suona

davanti a Maria Teresa.

  • 1763 - Lascia Salisburgo per Parigi e

Londra. A Versailles suona a corte.

  • 1764 - A Londra conosce J. Christian Bach, e

compone la sua prima Sinfonia K. 16.

  • 1766 - Ritorna a Parigi; attraversando la Francia

e la Svizzera giunge a Salisburgo il 30 novembre.

  • 1768 - Compone l’opera buffa La finta

semplice e il Singspiel Bastiano e Bastiana.

  • 1769 - Konzertmeister a Salisburgo. A

dicembre parte per l’Italia.

1770- Visita l’Italia. Il 26 dicembre a Milano va in scena l’opera Mitridate.

1771- Soggiorna a Torino e Venezia. Rientra a Salisburgo per ritornare a Milano dove rappresenta Ascanio in Alba.

  • 1772 - Con l’elezione di Hieronymus

Colloredo ad Arcivescovo di Salisburgo, arriva anche lo stipendio.In ottobre a Milano debutta il Lucio Silla.

  • 1773 - Soggiorna a Vienna e compone musica

sacra e sinfonie ( Sinfonia in Sol minore K. 83), il Concerto per pianoforte ed orchestra K. 175.

  • 1775 - In gennaio a Monaco è rappresentata

l’opera buffa La finta giardiniera. Seguono Il re pastore e 5 Concerti per violino e orchestra: K.207, 211, 216, 218, 219.

1777- Viaggiando verso Parigi, conosce Aloysia Weber e se ne innamora. Compone il Concerto K. 271 e sonate per pianoforte.

1778- A Parigi in marzo. Compone le musiche per il balletto Les petits riens, la Sinfonia K. 297, accolta con molto successo. Il 3 luglio muore la madre. Fra le altre

composizioni parigine, il Concerto per flauto, arpa e orchestra K. 299, e la sonata con la

Marcia Turca (K.331).

1779- Diventa organista del Duomo

di Salisburgo. Compone la Messa dell’Incoronazione K. 317, un Singspiel rimasto incompiuto, Zaide.

  • 1780 - Compone la Sinfonia K. 388 e la

Missa solemnis K. 337.

  • 1781 - In gennaio rappresenta a Monaco

l’opera seria Idomeneo. In marzo raggiunge

l’arcivescovo Colloredo a Vienna, e in giugno rompe i rapporti con lui. Stabilisce la sua residenza a Vienna in casa Weber e si fidanza

con Konstanze.

1782- In luglio è rappresentata l’opera Il ratto

dal serraglio al Burgtheater. Il 4 agosto si sposa con Konstanze Weber. Compone inoltre la Sinfonia Haffner K. 385.

  • 1783 - Nasce il primo figlio Raimond

Leopold. Ritorna a Salisburgo per l’esecuzione della Messa incompiuta in Do minore K. 427. Restano incompiute due opere: L’oca del Cairo e Lo sposo deluso.

  • 1784 - Riprende intensamente a dare

accademie per sottoscrizione. A fine anno entra nella Massoneria. Compone i Concerti per pianoforte e orchestra K. 449, 450, 451, 453, 456,459, la Sonata in Do minore per

pianoforte K. 457, il Quartetto K.458.

  • 1785 - Termina il quinto e il sesto quartetto

dedicato ad Haydn (K.464 e 465). Compone

l’oratorio Davide penitente, che utilizza l’incompiuta Messa in Do minore. Compone concerti e sonate e il Lied La Violetta.

  • 1786 - A Schönbrunn, residenza degli

imperatori, viene eseguita la commedia con musica L’impresario, e il 1° maggio al Burgtheater l’opera buffa Le nozze di Figaro. In dicembre è a Praga. Compone altri concerti, quartetti, trii, la Sinfonia Praga K. 504.

1787- In febbraio ritorna a Vienna. Il 28 maggio muore a Salisburgo il padre Leopold.

In settembre altro viaggio a Praga per il dramma giocoso Don Giovanni. In dicembre viene nominato Kammermusicus di corte e inizia le composizioni di musiche per i balli

  • di carnevale. Fra l’altro, compone Eine Kleine

Nachtmusik K.525.

1788 - Don Giovanni, con alcune modifiche, è rappresentato a Vienna. Compone le tre ultime Sinfonie e il Concerto per pianoforte e orchestra K. 537.

1789- Ennesimo giro nel Nord Europa; in aprile parte per Praga, Dresda, Lipsia e Berlino. Compone il primo dei Quartetti, K. 575, dedicati a Federico Guglielmo II e il Quintetto con clarinetto K.581.

1790- È rappresentata al Burgtheater l’opera buffa Così fan tutte (26 gennaio). Altri viaggi e soggiorni a Magonza, Mannheim e Augusta e Monaco.

1791- Viaggio a Praga, dove il 6 settembre viene rappresentata l’opera seria La Clemenza

  • di Tito. Compone l’ultimo Concerto per

pianoforte e orchestra K. 595, il Quintetto per archi K.614, il mottetto Ave verum corpus K. 618, il Concerto per clarinetto e orchestra K.622 Il 30 settembre viene presentata al Theater auf der Wieden di Vienna la grande opera Il flauto magico. Lavora ancora intensamente ma il 5 dicembre muore, a Vienna, lasciando incompiuto il Requiem.

Anno per anno

Anno per anno

Bruckner anno per anno

  • 1824 - Nasce l’11 ottobre ad Ansfelden nelle

vicinanze di Linz. Anton è il primogenito di 11

fratelli, sei dei quali moriranno in tenera età.

  • 1835 - Dopo un apprendistato musicale precocissimo

(a dieci anni sostituirà il padre all’organo), nel febbraio

perfeziona la pratica organistica.

  • 1836 - In dicembre, costretto dall’improvvisa

malattia del padre, lascia l’apprendistato con Weiss e ritorna al villaggio natale dove diventa maestro di scuola e organista di chiesa.

  • 1837 - Dopo la morte del padre, il giovane

inizia i propri compiti come corista.

  • 1839 - Mutata la voce, Bruckner intraprende la

prassi strumentale come violinista e organista.

  • 1840 - Anton si interessa di musica e conosce

le opere di Beethoven, Weber e altri musicisti.

  • 1843 - Bruckner viene trasferito nel piccolo

villaggio di Kronstrorf, dove partecipa alle serate musicali organizzate da Lehofer, maestro locale, e conosce il poeta Adalbert Stifter.

  • 1851 - Il 13 settembre viene nominato

organista di Sankt Florian. Tenta invano di

sposare la figlia del proprio maestro Bogner. Altro tentativo matrimoniale fallito con Antonie Werner.

  • 1852 - Bruckner invia altre composizioni al

maestro di corte Assmayr il quale gli consiglia

di abbandonare la composizione.

  • 1854 - Successo della sua Missa Solemnis.

  • 1865 - Il 19 giugno conosce Wagner in

occasione della rappresentazione del Tristano.

1866- Termina la Messa in Mi minore e la Prima Sinfonia.

  • 1868 - Dirige per la prima volta la scena finale

dei Maestri Cantori di Wagner e si trasferisce a

Vienna dove il 1° ottobre assume l’incarico di insegnante di teoria musicale e organo

  • 1871 - Tiene concerti a Londra.

  • 1872 - Completa la Seconda Sinfonia. Prima

esecuzione a Vienna della Messa in Fa minore.

  • 1873 - Viene completata la Terza Sinfonia con

dedica a Wagner.

  • 1874 - Completa la Quarta Sinfonia.

  • 1876 - A Bayreuth partecipa alle prime

rappresentazioni del Ring di Wagner.

  • 1877 - Insuccesso alla pubblica esecuzione

della Terza Sinfonia.

  • 1878 - Completamento della Quinta Sinfonia.

  • 1881 - Rielaborazione della Quarta Sinfonia ed

esecuzione pubblica sotto la bacchetta di Hans

Richter.Viene ultimata la Sesta Sinfonia ed eseguito il Quintetto per archi.

  • 1882 -Ultimo incontro con Wagner in occasione

della prima di Parsifal. Morte di Wagner

a Venezia. Bruckner dedica l’Adagio della

Settima Sinfonia, in via di composizione, all’amico e maestro scomparso.

  • 1884 - Prima esecuzione della Settima a Lipsia

sotto la direzione di Arthur Nikisch.

1885- L’esecuzione monacense della Settima, con Hermann Levi, segna l’inizio del successo del compositore.

  • 1886 - Prima esecuzione a Vienna del Te Deum

sotto la direzione di Richter.

  • 1887 - Termina la prima versione dell’Ottava

Sinfonia. Levi la ritiene ineseguibile.

1891- Bruckner va in pensione come insegnante

del Conservatorio, e viene nominato direttore honoris causa dell’Università di Vienna.

  • 1892 - Compone il Salmo 150. Richter dirige

l’Ottava Sinfonia sottoposta a rielaborazione.

  • 1893 - Inizia a lavorare alla Nona sinfonia,

malgrado il declinare delle sue forze fisiche.

Compone anche la cantata profana Helgoland.

  • 1894 - Compie un viaggio a Berlino dove viene

accolto con i massimi onori e fatto partecipe

  • di memorabili esecuzioni delle proprie opere

sinfoniche e corali. Il 30 novembre conclude

il terzo movimento della Nona Sinfonia. Dell’ultima parte rimarranno alcuni frammenti sparsi e lacunosi.

  • 1896 - Muore l’11 ottobre. La salma viene

trasporta a St. Florian e tumulata otto l’organo

  • di Stifskirche.

Guida all’ascolto Abbonati a la Verdi Stagione 2011-2012 Guida all’ascolto Stagione Sinfonica 38 programmi, 115 concerti,

Guida all’ascolto

  • Abbonati a laVerdi

Stagione 2011-2012

Guida all’ascolto

Guida all’ascolto Abbonati a la Verdi Stagione 2011-2012 Guida all’ascolto Stagione Sinfonica 38 programmi, 115 concerti,

Stagione Sinfonica

  • 38 programmi, 115 concerti,
    dalla musica barocca a quella contemporanea

Direttore Musicale

Zhang

Xian

É APERTA LA CAMPAGNA ABBONAMENTI A UNA STAGIONE DI GRANDE MUSICA

L’Abbonamento da accesso a tutti i concerti della Stagione Sinfonica e di tutti gli altri cicli, scegliendo il concerto e /o il giorno

WWW.LAVERDI.ORG

11

Accadde nel

1791

Avvenimenti

Ferdinando III di Lorena, figlio di Leopoldo II, è proclamato granduca di Toscana. Il Congresso degli Stati Uniti approva i primi dieci emendamenti alla costituzione (Bill of Rights).

Musica, arte e letteratura

Al Teatro Nazionale di Praga

è rappresentato il dramma La clemenza di Tito. Giacomo Casanova inizia a scrivere l’Histoire de ma vie. James Boswell scrive The Life of Samuel Johnson.

Scienza, tecnica e scoperte

Il navigatore inglese Vancouver esplora le coste occidentali americane.

1877

Avvenimenti

In Italia la legge Coppino stabilisce l’obbligo della frequenza del primo biennio della scuole elementare per I fanciulli dai 6 ai 9 anni. La Russia dichiara guerra alla Turchia; la Romania si allea ai russi e proclama la completa indipendenza.

Musica, arte e letteratura

Al Bolsoj di Mosca va in scena

Il lago dei cigni.

A Mosca va in scena

Francesca da Rimini di Cajkovskij. Ha inizio la pubblicazione delle Odi barbare di Carducci.

Scienza, tecnica e scoperte

Lo Schiaparelli traccia la prima mappa completa di Marte. Nikolaus Otto collauda il primo motore a combustione interna a quattro tempi.

A cura di Daniela Romanò Marchetti

GIOSUÈ CARDUCCI

Odi barbare

Ed. Garzanti

Prima pagina

Dinanzi alle Terme di Caracalla

Con un’invocazione che sa di un’arcaica formula propiziatoria (quasi un “saturnio carme”) il poeta prega la Febbre (malaria) perché torni a regnare su Roma, proteggendone le sacre vestigia dagli insulti e dalla vile indifferenza dei “moderni”.

Corron tra l’Celio fosche e l’Aventino le nubi: il vento dal pian tristo move umido: in fondo stanno i monti albani bianchi di neve.

A le cineree trecce alzato il velo verde, nel libro una britanna cerca queste minacce di romane mura al cielo e al tempo.

Continui, densi, neri, crocidanti versansi i corvi come fluttuando contro i due muri ch’a più ardua sfida levansi enormi.

«Vecchi giganti, - par che insista irato l’augure stormo – a che tentate il cielo? » Grave per l’aure vien da Laterano suon di campane.

Ed un ciociaro, nel mantello avvolto, grave fischiando tra la folta barba, passa e non guarda. Febbre, io qui t’invoco, nume presente.

Se ti fûr cari i grandi occhi piangenti e de le madri le protese braccia te deprecanti, o dea, dal reclinato Capo de i figli:

se ti fu cara su ‘l Palazio eccelso l’ara vetusta (ancor lambiva il Tebro l’evandrio colle, e veleggiando a sera tra ‘l Campidoglio

e l’Aventino il reduce quirite guardava in alto la città quadrata dal sole arrisa, e mormorava un lento saturnio carme);

Febbre, m’ascolta. Gli uomini novelli quinci respingi e lor picciole cose:

religïoso è questo orror: la dea Roma qui dorme.

Poggiata il capo al Palatino augusto, tra ‘l Celio aperte e l’Aventin le braccia. Per la Capena i forti omeri stende a l’Appia via.

14 aprile 1877

Documento

Wilhelm Furtwängler Anton Bruckner

Una sinfonia di Bruckner, la Nona, fu la prima composizione diretta, a venti anni, da Furtwängler. Il Maestro continuò poi regolarmente a eseguirne le opere, divenendo uno dei massimi interpreti nonché presidente della Deutsche Bruckner-Gesellschaft. Il testo che si riproduce fa parte di un discorso detto nel 1938 appunto in una riunione di quella Società.

[…] La diffusione della musica di Bruckner, paragonata ad altre correnti musicali, ha seguito una via del tutto particolare, anomala. Si impose a poco a poco: dopo i precedenti di Löwe, Schalk e Nikisch, i direttori d’orchestra posero sempre maggior confidenza con queste sinfonie, ricche di grandi possibilità.

Ma la parola assunse un peso essenziale per la conoscenza più approfondita di Bruckner. Non penso

qui agli scritti puramente biografici, ma ai tentativi di eminenti musicisti e studiosi di spiegare l’arte

  • di Bruckner e i suoi fondamenti teorici. Tutta una letteratura si volse verso questa musica lontana

dal mondo, fornendole validi strumenti per farla trionfare sulle opposte ideologie. Operando in questa direzione, August Halm concepì la teoria delle due culture musicali, distinguendo il mondo di Bruckner (nel quale colloca anche Bach) da quello di Mozart e Beethoven, cioè i classici propriamente detti […]. A ciò occorre obiettare che non è lecito valutare Beethoven secondo un metro bruckneriano. Con lo stesso criterio, anche a Bruckner potrebbe applicarsi un giudizio fondato su un metro beethoveniano; se si ammette l’esistenza di due culture musicali, bisognerebbe cominciare con l’evitare di sottoporre a confronto proprio ciò che al confronto sfugge. Con simili argomenti, non si rende un servizio a Bruckner […]. Non si può negare, tuttavia, che il movimento di diffusione di Bruckner sia sulla via migliore per recuperare ciò di cui Bruckner

doveva sentire la mancanza, nel corso della sua vita, pervenendo al di là dello scopo, a una sorta

  • di ortodossia. Questa, peraltro, ha anche il suo risvolto negativo. L’ortodossia wagneriana e quella

brahmsiana, diciamo pure i “wagneriani” e i “brahmsiani”, anche se forse erano inevitabili ai loro tempi, hanno provocato soltanto disastri nell’età successiva. Già Goethe disapprovò la mania dei tedeschi di contrapporre sempre l’uno all’altro, di rompersi il capo per stabilire se fosse più grande lui o Schiller, invece di tenersi contenti al possedere due personalità di tale statura.

Oggi il conflitto Wagner-Brahms è da tempo risolto; sappiamo che dramma musicale e musica pura possono coesistere senza escludersi. Ciononostante, wagneriani e brahmsiani non vogliono morire. La vecchia ostilità continua a vivere nelle loro menti e sembra quasi che la contrapposizione Brahms-Bruckner debba in qualche modo essere considerata la propaggine di quella […]. A parte tutto questo, gli slogan significano davvero poco per un caso come quello di Bruckner. Lo si porti sugli scudi per ragioni che chiameremo confessionali, o lo si consideri l’incarnazione del paesaggio dell’Austria superiore, si tratta pur sempre di atteggiamenti che, anche se in qualche particolare appropriati, non si addicono alla vasta realtà della sua personalità. Anche il definirlo come particolarmente rappresentativo dello spirito artistico germanico non significa molto: è una definizione che si addice benissimo anche a Brahms. V’è da riflettere quando (come evidente conseguenza degli aneddoti, per lo più assai tendenziosi, diffusi sulla sua personalità) egli viene esaltato come l’artista ingenuo, quietemante raccolto nella sua fede infantile: ritratto senza dubbio commovente, ma da non prendere troppo sul serio. Conosciamo quell’atteggiamento invidioso che certa mediocrità borghese nutre contro i grandi artisti, ai quali, non potendone negare la grandezza, cerca qualche cosa da rimproverare. Il “cattivo carattere” di Wagner, l’”esasperazione

  • 14 patologica” di Beethoven, il “filisteismo” di Brahms, la “mediocrità intellettuale” di Bruckner:

sono tutte qualificazioni della stessa provenienza.

Documento

Sembra poi particolarmente sospetto sentir parlare con tanta ammirazione dell’ingenuità primitiva e della fede religiosa di Bruckner da parte di chi difetta proprio di tutto quel che è ingenuità primitiva e fede: quegli scettici ed intellettuali delle grandi città, presso i quali Bruckner sembra da qualche tempo venuto di moda. Non si creano grandi opere d’arte senza avere in sé le forze più elevate e il senso di responsabilità spirituale. Se, dunque, Bruckner appare in questo mondo come un estraneo, ciò avviene soltanto perché egli tiene questo mondo in ben scarsa considerazione; perché, nell’altro, si sente tanto più a suo agio.Il rapporto con la letteratura, cui il movimento di diffusione della musica di Bruckner si affida, mostra qui il suo aspetto negativo. L’immagine che di Bruckner risulta da un tal modo di procedere è, molto probabilmente, falsa o bugiarda. La grandiosa realtà della figura semplice e solenne di questo grande artista corre il rischio di diventare “letteratura”. Ne ha bisogno Bruckner? […]

Anche oggi, mentre Brahms acquista una risonanza mondiale di poco inferiore a quella di Wagner, il peso di Bruckner resta essenzialmente limitato alla sfera culturale tedesca. Io stesso ho diretto sinfonie di Bruckner in America, in Inghilterra, in Italia: dovunque, la stessa mancanza di comprensione. E non mi sembra che si possa sperare che, in un prossimo futuro, quest’atteggiamento cambi […] . (Wilhelm Furtwängler, Suono e parola, traduzione di Piero Oddi Bertini, premessa di Paolo Isotta, Fògola, Torino, 1977, pp. 99-102)

a cura di Pasquale Guadagnolo

Piccola antologia del Risorgi-

Piccola antologia del Risorgi- GIOVANNI BERCHET 1783-1851 All’armi! All’armi! Su, Figli d’Italia! su, in armi! coraggio!
Piccola antologia del Risorgi- GIOVANNI BERCHET 1783-1851 All’armi! All’armi! Su, Figli d’Italia! su, in armi! coraggio!

GIOVANNI BERCHET

1783-1851

All’armi! All’armi!

Su, Figli d’Italia! su, in armi! coraggio! Il suolo qui è nostro: del nostro retaggio Il turpe mercato finisce pei re. Un popol diviso per sette destini, In sette spezzato per sette destini, Si fonde in un solo, più servo non è.

Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì! Dei re congiurati la tresca finì!

Dall’Alpi allo Stretto fratelli siam tutti! Su i limiti schiusi, su i troni distrutti Piantiamo i comuni tre nostri color! Il verde, la speme tant’anni pasciuta; Il rosso, la gioia d’averla compiuta, Il bianco, la fede fraterna d’amor.

Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì! Dei re congiurati la tresca finì!

Gli orgogli minuti via tutti all’obblio! La gloria è de’ forti! Su, forti, per Dio, Dall’Alpi allo Stretto, da questo a quel mar! Deposte la gare d’un secol disfatto, Confusi in un nome, legati a un sol patto, Sommessi a noi soli giuriam di restar.

Su, Italia! su, in armi! Venuto è il tuo dì! Dei re congiurati la tresca finì!

Su, Italia novella! su, libera ed una! Mal abbia chi a vasta, secura fortuna L’angustia prepone d’anguste città! Sien tutte le fide d’un solo stendardo! Su, tutti da tutte! Mal abbia il codardo, L’inetto che sogna parzial libertà!

Su, Italia! Su, in armi! venuto è il tuo dì! Dei re congiurati la tresca finì!

Voi chiusi ne’ borghi, voi sparsi alla villa, Udite le trombe, sentite la squilla Che all’armi vi chiama del vostro Comun! Fratelli, a’ fratelli correte in aiuto! Gridate al Tedesco che guarda sparuto:

L’Italia è concorde: non serve a nessun!

Con la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo, Giovanni Berchet fu nel 1816 l’iniziatore del Romanticismo italiano, partecipando due anni dopo alla fondazione del “Conciliatore” che

ne espresse idee e posizioni

Ardente patriota, fu costretto a rifugiarsi all’estero, principalmente

.. a Londra dove pubblicò alcune delle poesie più importanti. Rientrò a Milano dopo le Cinque Giornate e in seguito fu per due volte deputato al Parlamento subalpino. Scritta nel 1831 per le insurrezioni di Modena e Bologna, l’ode All’armi! All’armi! divenne poi l’inno della Giovane Italia.

Biografia

Christian Zacharias Pianoforte/Direttore

Direttore Principale dell’Orchestre de Chambre de Lausanne da settembre 2000. Direttore Principale Ospite della Göteborg Symphony Orchestra dalla Stagione 2002/2003. “Artistic Partner” della St. Paul Chamber Orchestra dalla Stagione 2009/2010 Le qualità che rendono Christian Zacharias uno dei più celebrati pianisti nel mondo gli hanno permesso, inoltre, di lasciare il segno anche come direttore d’orchestra, direttore di festival, pensatore musicale, scrittore e commentatore: la sua integrità si è coniugata con l’individualismo; profonda intuizione musicale accompagnata da un sicuro istinto poetico; brillantezza nella comunicazione; modi carismatici e dominanti. Si è fatto conoscere inizialmente come pianista, e continua ad esibirsi in concerti e recital in tutto il mondo. La sua carriera ad oggi si è distinta anche per un certo numero di concerti con importanti ensemble di musica da camera composti da stimati colleghi, tra cui Alban Berg Quartet, Leipziger String Quartet, Heinrich Schiff, e Frank Peter Zimmermann. Questa tendenza a intraprendere lunghi viaggi musicali con artisti dallo spirito affine, si riflette anche nel suo lavoro come direttore. Dal 2000 Zacharias è Direttore Principale dell’Orchestre de Chambre de Lausanne e con questa formazione ha fatto alcune registrazioni acclamate dalla critica, compresi lavori di Mozart, Schumann, Chopin, e Michael Haydn. Di un certo rilievo è l’incisione, ancora

in corso, del ciclo completo dei concerti per pianoforte di Mozart. Il Volume III ha vinto l’ECHO Classic nel 2008 e il Volume IV sia il Diapason d’Or, sia il Choc du Monde de la Musique. Il più recente Volume V (Concerti per pianoforte K 175, K 246 e K 488) ha vinto l’ECHO Classic 2010. Zacharias è Direttore Principale Ospite della Göteborg Symphony Orchestra dalla Stagione 2002/03 e nel 2009 è diventato “Artistic Partner” della St. Paul Chamber Orchestra. Inoltre, intrattiene da tempo legami con molte orchestre come Los Angeles Philharmonic Orchestra, New York Philharmonic Orchestra e Scottish Chamber Orchestra con le quali si esibisce regolarmente come ospite. Più recentemente ha intrapreso una carriera operistica con la produzione

  • di due differenti lavori: l’opera di Mozart La Clemenza di Tito e l’opera bouffe La Belle Hélène

  • di Offenbach. La carriera di Zacharias è contrassegnata da molti premi e riconoscimenti, incluso

nel 2007 il Midem Classical Award “Artist of the Year” a Cannes. Dopo essere stato premiato

per il suo servizio alla cultura in Romania nel 2009, a Christian Zacharias è stato recentemente assegnato il più importante titolo di onorificenza “Officier dans l’Ordre des Arts et des Lettres” dallo Stato Francese. Nel 2011 Christian Zacharias è stato nominato professore all’Academy of Music and Drama di Göteborg. In occasione del suo 60° compleanno, l’Alte Oper Frankfurt ha adattato un “Ritratto d’artista” di Christian Zacharias, che lo presenta come pianista, direttore, musicista da camera, accompagnatore

  • di Lied con cinque concerti e tre film. Ensemble e colleghi famosi appaiono accanto a lui: dirige

la Göteborg Symphony Orchestra con Vier letzte Lieder di Strauss e la Sinfonia n. 4 di Mahler, ed esegue lavori di O. Nicolai, R. Schumann, M. Ravel, e J. Strauss come solista e direttore della Opern - und Museumsorchester Frankfurt. Impegni futuri lo porteranno a esibirsi con Boston Symphony e Los Angeles Philharmonic Orchestra, Hallé Orchestra Manchester, Orquesta National de Espana, Gulbenkian Orchestra così come con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Inoltre, è stato nuovamente invitato a dirigere l’Orchestre National de Lyon. Durante la stagione continua la sua stretta collaborazione con Göteborg Symphony Orchestra, Orchestre de Chambre de Lausanne e St. Paul Chamber Orchestra.

Organico dell’Orchestra

Violini Primi

Viole

Flauti e Ottavini

Trombe

Luca Santaniello*

Gabriele Mugnai*

Massimiliano Crepaldi*

Alessandro Caruana*

Danilo Giust**

Cono Cusmà Piccione**

Valeria Perretti

Edy Vallett

Giulio Mignone

Kirill Vishnyakov

Alessandro Ghidotti

Marco Ferretti

Marco Audano

Oboi e Corno inglese

Marta Tosti

Enrico De Angelis

Emiliano Greci*

Tromboni

Edlira Rrapaj

Mikhail Klyachko

Luca Stocco

Giuliano Rizzotto*

Gianfranco Ricci

Luca Trolese

Massimiliano Squadrito

Adriana Ginocchi

Altin Thanasi

Clarinetti

Nicolai von Dellingshausen

Elena Puscasu

Fausto Ghiazza*

Trombone Basso

Fabio Rodella

Raffaella Ciapponi*

Andrea Arrigoni

Abramo Raule

Violoncelli

Fabio Valerio

Marco Capotosto

Mario Grigolato*

Alessandro Ruggeri

Timpani

Jody Livo

Giovanni Marziliano**

Stefano Bardella

Francesco Ramolini*

Fagotti e Controfagotti

Violini Secondi

Gabriele D’Agostino

Andrea Magnani*

Engjellusche Bace*

Nadia Bianchi

Caterina Carrier

Donatella Rosato**

Alessandro Peiretti

Keler Alizoti

Ivan Merlini

Corni

Ispettore d’orchestra

Sandra Opacic

Tobia Scarpolini

Sandro Ceccarelli*

Amedeo Scodeggio

Giorgia Righetti

Giuseppe Amatulli*

Simone De Pasquale

Contrabbassi

Fabio Cardone

Roberta Perozzi

Michele Sciandra*

Alceo Zampa

Micaela Chiri Adelaide Fezo Ambra Cusanna Valeria Squillante Augusto Parma

Kastriot Mersini* Toni Del Coco Angelo Tommaso Joachim Massa Umberto Re** Marco Gori

Stefano Buldrini

Organico del Coro

Soprani

Mezzosoprani

Tenori

Baritoni

Pierangela Agosti

Silvana Barbi

Alberto Calonego

Umberto Bocchiola

Carla Ballestracci

Fausta Bottani

Tonino Carai

Fausto Candi

Simona Cataldo

Yuka Fukui

Francesco Casella

Baba Hiroki

Silvia Cattaneo

Francesca Giorgi

Dragos Cohal

Giuseppe Lisca

Luisa De Stephanis

Rachael Goreing

Matteo Demunari

Daniele Veltri

Emanuela Di Loreto

Jasna Klasic

Paolo De Tuglie

Paola Giacalone

Dagmar Hrncirikova

Giovanni Distefano

Bassi

Anila Gjermeni

Monica Magrini

Martino Dossi

Marco Baricevic

Anna M. Maggi

Lia Mastropierro

Luigi Fiorani

Giuseppe Corrieri

Elisabetta Malighetti

Federica Moglia

Francesco Frasca

Andrea Locati

Giulietta Marchesini

M.

Teresa Tramontin

Giovanni Granata

Giancarlo Maniga

Franca Marcucci

Alessandra Zinni

Claudio Grasso

Riccardo Margaria

Patricia Mc Gibbony

Chul Ho Lee

Riccardo Morlini

Ivana Menegardo

Contralti

Sungchun Kim

Claudio Pezzi

Ju Yeon Oh

Teodora Dimitrova

Giuseppe Loguercio

Matteo Pillitteri

Regina Partel

Annalisa Dossi

Mirko Luppi

Luigi Ponzi

Anna Petrone

Renata Ellero

Giovanni Maestrone

Stefano Ranzi

Giovanna Piere

Adele Foglieni

Alain Mangani

Fabrizio Scrivanti

Elena Platone

Marta Furlan

GianBattista Mazzola

Giorgio Senatore

Greta Portaluppi

M.

Cristina Michel

Biagio Meloni

Luigi Tasselli

M. Antonietta Preti

Christine Lee Mo

Gianluca Panella

Roberto Zanoni

Elona Racaku

Matilde Oggioni

Franco Previdi

Adalgisa Ravasio

Alessandra Palidda

Andrea Sattin

Segreteria del Coro

Mirella Sala

Giuliana Scaccabarozzi

Francesco Torrisi

Maria Cristina Michel

Kiko Sawayama

Luciana Scolari

Francesco Vigani

Manuela Sorani

Elena Villani

M.Rose Steutel Kaoru Suzuki Chiara Terzaghi Francesca Trivini Giosiana Troiano Elona Troqe Giovanna Zawadsky

Roberta Zanuso