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G I U S E P P E

OPERE

P E A N O

SCELTE
s curo

d e ll U N I ONU

M A T E M A T IC A

IT A L IA N A

v. col contributo del


C O N S IG L IO

N A Z IO N A L E

DELLK

VOLUM E

KW EKOHE

II

1> O < I C A M A T E M A T I C A
TNT1RLINGLT ED A L G EB R A D ELLA GRAMMATICA

E D IZ IO N I
ROMA

URBMONBBB
1958

S o no r i t e r v u t i I h ( l i i d i r i t t i a l l a
U n i o n M a t m a, t i e a I t a l i a n a

@ iur>8 by litli*loul CnmiujioBo, Uuiun

ii b h i o - So c . T i p o g r a f i e

O O ER ISI,,

I 9 0 8

P R E F A Z IO N I! A L

VOL. I I

I l presente vol. I I delle Opere scolto di G. P eano contiene


secondo i l programma pubblicato nella P R E F A Z IO N E contenuta
nel vol. I i lavori di Logica matematica di In te rlin g u a eri A l
gebra della grammatica.
L attivit d i G. P eano nel campo della logica matematica
svoltasi essenzialmente dal 1S88 a l 190!) si sviluppata per gradi
ed in vario direzioni, cio : 1") caloolo delle proposizioni condizionali
o non, calcolo delle claxxi e .mutui legami f r a i due oaleoli 2") crea
zione o sistemazione via via. della sua ideografia logica ed assetto de
finitivo della fo rm a dei simboli ; 3") teorie matematiche varie della lo
gica, eli cui le due p rincip ali e con notevoli differenze f r a luna e
l altra sono quelle del IH!) 7 e del 1900 contenuta rixpctlivmtento '
nel lavoro n. 93 (Form ulaire de mathmatiques, t. TI & 1, Logique
mathmatique) n. 107 (Formules de logique mathmatique).
Pcroi, per potere dar i l quadro completo degli studi di logicii
matematica f a t t i dal P eano ohe si diramano e si intrecciano in
vari modi stata qui raccolta la serie pressoch complota dello
note e memorie di logica del P eano, tralasciando praticamente solo lo
teorie sviluppate negli u ltim i volumi del Form ulario {tomi I I I , I V , V)
pereh p i facilmente accessibili.
Come ho gi detto {nella IN T llO D U Z IO N E alle Opere soelte )
sono stati inclusi f r a i lavori di logica i duo opuscoli dol IH89 : n. Iti
(Arithm eticos principia, nova mothodo exposita) e n. 18 (T p rin c ip ii di
geometria logicamente esposti), che per i l loro contenuto generale acrebbero potuto essere inseriti nel vol. I l i insieme agli a ltri lavori sui
fondamenti della matematica, ma ohe si preferito mettere f r a i la
vori di logica por la loro importanza dal punto di vista della fo rm a
zione del linguaggio ideografico del P e a n o , e perch sono le primo
pubblicazioni in cui esposta tutta una teoria teoremi, definizioni
e dimostrazioni w tlo fo rm a completamente simbolica.

v<

L a categoria dei lavori di lutorliugm v ed Algebra della gramma


tica, inolitsd nel volume, comprendo tre /aio ri fondamentali sul latino
Dine flexione o l'interlingua (.* /26', 128, 205) di interesse generalo
ed a tti a facilitare la lettura Ai molti scritti del PhaNo posteriori al
1003 e due lavori (n.l 165, 229) sullalgebra della grammatica, che
costituisce uno dei f r u t t i pi ouriosi o notevoli degli studi filologici di
G. P eano intrapresi dal punto d i vinta logico matematico.
Nello annotazioni premesse a lla mat/yioramk dei lavori e nello
note a pi di pagina (tutte munite della sigla U. 0.) ho acocnnato ai
collocamenti f r a i vari lavori, alla bibliografia su di esui e talvolta,
brevemente, al loro contenuto.
jlfa seguendo 2'A V V E R T E N Z A pubblicata noi vol. I di queste
Opere scelto ho sempre evitato ogni commento o giudizio di ca
rattere soggettivo, rimandando por questi ai lavori citati nello vario
bibliografie.
A n ch e per la correzione delle bosse d i questo vol. I I dello * Opere
scelte di G. P hano come gi, por i l vol, I ho avuto un valido
ausilio dalla mia assistente D r. F v i,v ia S x o f.
Ri'nnoo a loi i mici ringraziamenti, come a lla casa editrice
OllJMONESJt cd a tutto i l f u r sonale della tipografia per la cura posta
nella edizione del volume.
Milano, lu glio 1I5K
U g o O a b b in

I li

L O G IC A M A T E M A T IC A

(14). ( m t r a t t o ) O P E R A Z IO N I
D E L L A LOGIO A D E D U T T IV A
(Calcolo

uouudo I'A\\wM\uu.wfc*toUcw<H11. Qwi,viRMfcN*.

, ]roc<ln(o <Ulo oporatlohi loil* logie* lodiiUlvi,


Toi'Juo, Frittoli l 1U>c(m, XHBH, p. X 0 p|i. 1-20, (F. 1NH8)).

II primo lavoro <11 logica roatoumtloa scritto da G, Peano, frutto {lolle


*UuU doll uporu eltato nolla nota di y. X, qui riportata till fino dal lavoro.
Jti ohho eg li uHHorvn por prim o lo<[tiTalonxn fra il calcolo (lolio oluaxi o ([uollu
dolio coudiicioiil, n i

introduco il imbolo

*:

por frajtformnro lo condizioni,

nulla vnrlabllo x , noilo olnnsl (Im Upomlonti rift * ) (lolio olunionl.


A tulo Imbolo ogli diodo in oguito lo formo [ l i ] (1889), x i (1800), X3 (1898).
Auobo altri Himboll qui introdotti ( Q

) vonnoro noi lavori ponto-

riori mutati di forma.


Cfr., In pnrtlcolaro, 1 lavori n. 16 o 18 (del 1889), 27 (dol 1890) pubbli
cato uni vol. 1 di liticato Oporo colto * ,

SI o 85 (dol 1891), CB (dol 1894),

o 72 olio contltulKco la parto dedicata alla Ingioi nin toni ut Ica dol tra tta to n. 71
(i-ormii/ofro d r mathmatique*, t. I , 189B).
V, C.

N otazioni.
1. A bbiasi nn sistema eli enti, e s uno A , B , . . , delle
olitasi d i questo sistema.
A d esempio si pub considerare il sistema (li tu tti i num eri reali
e fin iti, e saranno classi ili questo sistema i num eri razionali, g li
in te ri, i m u ltip li di un dato numero, i numeri che possono essere
radici di equazioni algebriche a coefllcieuti razionali, e cosi via. Es
sendo a uu numero, rosta d efluita la e,lasse form ata dai num eri mag
g iori di a , e ohe indicheremo in questi osempi con ( > a), come puro
defluita la classe dei num eri m inori di a , e elio indicheremo con
(< ).
Introdurrem o te notazioni seguenti:
1.
Colin s crittu ra A = B intenderemo d i attenua re l identitiY dello
due classi A e B , vale u diro elie ogni ente A puro H , u vice
versa.

OlUSEPPE PEANO

H sogno 4= si leggerli eguale ; la proposizione A B si *1iri\


equazione logicaj A o B sono i membri <1i questa equazione.

Es. * numero puri = m u ltip lo d i 2


1
um iler razionalo ' mi moro elio si pu sviluppare in fr
ziono continua fin ita
2. C olla scrittu ra A n l U C n , , . , ovvero A B C . . . , intende
remo la massima classo contenuta nelle classi A , B , C , . . . ossia la
classe form ula du tu tti g li e nti che sono ad un tempo A e B o C
eco. I l segno n si legger e ; l operazione indicata col segno la
congiunzione della logica; noi la diremo litiche m oltiplicazione logica;
le classi A , B , . . . si diranno i fa tto ri del prodotto A B . . .
Es. 1 m u ltip lo di 0 = m ultiplo d i 2 '
m ultiplo di 3
* ( > 1) n 2) i l sistema dei numeri compresi fra 1 e 2 .
3. Colla scrittu ra A u B u O u . . . intenderemo la m inim a classo
d ie contiene le classi A , B , C , . . . , ossia lu dusse formata dagli
e n ti elio sono o A o B o C , ecc. I l segno v si legger o ; l'opera
zione indicata col segno v chiamasi in logica digiunzionc\ noi la d i
remo anche addizione logica ; le classi A , B , . , . si diranno i te m u ti
della somma A v B . . .
Es. * numero razionale = intero fra tto
1) w (> 2) i num eri non compresi fra 1 e 2, e diversi
du 1 e da 2 .
d.
Colin s c rittu ra - A , ovvero A intenderemo la classe formata
da tu tti g li enti non appartenenti alla cinese A . I l segno
si leg
ger non; l operazione indicuta dal sogno - dicesi negazione.
Es. - 1razionale = irrazionale .
- (;> a) = * classo dei num eri m inori od eguali ad a .
G. A fllncli lo operazioni precedenti abbiano sempre significato,
bisogna considerare come classe l insieme d i tu tti g li enti del siste
ma, che si indicher col segno
e si legger tutto ; bisogna pure
consideraro come classo la mancanza dogni onte, elio s indicher
col sogno O , e si loggor nulla (*).
Q uindi la scrittu ra ' A = O rappresenta la proposiziono non
sonvi dogli A ; la A l - O 1 esprimo la proposizione universale
() Noi lavoro originalo I nobili O
inn qui por rii gleni I (Ipogrnficlio
primo.

^
nono cornili dulia tessa grandezKn,
il conilo t> <11 grniiilofcit mu y gi oro loi

OPERAZIONI DELLA LOGICA DEDUTTIVA

negativa 4 nessun A B 1; 1 * A l =
dico ogni cosa o A
o l',
Es,
(>1)^2) = 0
( < 1 ) M > 2) = O .
4 in te ri u 1 fru tti w irrazionali = ^
4
razionali *n - 4 in te ri n 4 nul ici d im eqiiazionu algebrica rnzioitale intera a coollcienti in te ri, e in tini il coefflciento dol termino
di grado p i elevato l u n it = O .
0.
La scrittu ra A B = O dico che non esistono o nti che siano
A e clic con temporanea mento non siano B ; essa equivale in sostanza
alla proposizione universale afferm ativa 4 ogni A T P . Bench la
scrittu ra precedente per indicare questa proposizione sia gi assai
scmplieo, tu tta v ia per maggior comodit la indicheremo anello colle
scritturo
A < B ,
ovvero
l > A ,
che si possono leggere 4 ogni A 11 , ovvero 4la classe H contiene
la A . T sogni < e > si possono anche leggere minore e maggiore,
E.

4 in te ri * <

4 razionilii

4 razionali >

( < ! ) < ( < 2)

4 fra tti

{ > ! ) > ( > 2).

Id e n tit .
2. Sono evidenti le seguenti identit :
(1)
(2)
(l)
( i)

A
A
A
A

l = l A
(B O) = A B 0
A A
( l O) = A l A 0

(5) A 0

(C) A O =

(1')
(2')
(3')
(!')

Auli = B u A
Au(BuC ) = A u ] C
A u A = A
A w l i C = (A i< l) (A C)

( ' ) A v, O =

(< n A U @

A
@

(7)
- (- A ) = A
(8) - (A l) = (- A ) u (- B)
(') - ( A u B ) = (- A) ^ (- l)
(V) A n - A = O

(') A U - A = 0

(10)-O = @

(10 ')-@ = O -

Lo identit (1), (!') (2), (2') e (4) esprimono lo propriet com


m utativa ed associativa delle operazioni ed u , e la propriet d i
strib u tiva d e lloperazione n rispetto alla w . Queste propriet dniio
suflLciento ragione dei nomi di m oltiplicazione e d i addizione dato a

01USEPPB PEANO

questo operazioni. Lo formolo (5) o (5') dicono d io O i l modulo


d e lloperaziono
quello d elloperazione n . Lo propriet espresso
dallo id e n tit (')) o ()') non lim ino lo corrispondenti in algebra. La
forinola (4')> di fini faremo m inor uso, esprimo 1 propriet d is trib u
tiv a d e lloperazione v rispetto a lla <->; sicch lo operazioni u o o so
no com m utative, associative, o ciascuna 6 d is trib u tiv a rispetto a llal
tra ; esso sono lo solo operazioni finora conosciuto noi calcolo opera
torio, elio godano di questo propriet. Lo operazioni n o v non am
mettono le operazioni inverso nello stretto significato della parola;
supplisco in qualche modo a questa mancanza l operazione - ; la for
mula (7) dico d ie duo nogazioni producono uuallbrmuzionc ; la (8)
dice elio la negativa d un prodotto <\ la somma delle negative dei
fa tto ri, propriet analoga a quella do lo g a ritm i; la (8') dice clic la
negativa di una somma il prodotto dolle negativo do te rm ini. La
form ula (8') r pu puro scriver A u B = [(- A) (- B ))j quindi, in tro
d o tti i segni n o - si potrebbe fare a meno del sogno ^ . Lo for
mule (10) o (10') dicono d io basterebbe introdurre uno solo dei duo
segni O e 0 .
Le form ulo precedenti sono tu tte evidenti, od in ogni ragionamento si fa continuo uso d i esse. Alcune fra queste si debbono r i
tenere corno assiomi ; le altro no sono conseguenza ; c precisamente
lo form ulo rim anenti si possono rieavaro dalle (1), (2), (3), (4), (S), (7),
(H), (f)), (10), "sostituendo in questo a certo espressioni, altro d io loro
sono eguali in v irt dello medesimo formule.
Cosi, por ricavare la
si lia la serie d i eguaglianze
(-A ) o ( - ]} ) = - ( - [(- A ) o (- B)]j = - ( ( - - A) o (- - B)] = - ( A w B ) ,
17

()

(7)

in v irt delle ide ntit indicato coi num eri posti sotto al sogno = ;
l eguaglianza del prim o c o llu ltim o membro di appunto la form ula a
dim ostrarsi.
Si ha puro
A 0 = A(fl-A) = A d A n - A = A ri-A = 0
(0)

I)

(3)

(il)

o l eguaglianza del prim o collu ltim o membro d appunto la for


m ula (11).
Lo form ule con acconto si deducono poi da quello senza, scam
biando A , B , . . . in A , B , . . . o prendendo lo negative dambi i
inombri.
Sussistono puro le ide ntit
01)

AAB = A

(11')

A (A u B) = A .

OPERAZIONI DELLA LOOICA DEDUTTIVA

Invero ai ha
A v A B = A ^ u A I i = A(0vU) = A ^ = A,
(8)
^
(4)
d'). te') ^ (6)
o legiinglianzH del primo collultimo membro di\ appunto la formula
(11). Analogamente si dimostra la (11').
Siccome 4 . <C ^ 6 identica a A B = O , lo formule
(12)

A B < A

(12')

A wB > A

(13)

O < A

(13')

@ > A

non sono altro che un nuovo modo di scrivere lo identit


AB 1 = 0

AB = O

O = O

A 0 =

O .

3. Una espressione ottenuta operando su duna classo X 0


altro classi ohe si considerano corno fisse, coi segni logici n <j Ai dir una funziono di X , 0 si indicher e o n / ( X ) . In virt dello
identit precedenti essa si pub mettere sotto molto formo differenti.
Noi diremo clic una espressione logica funzione di X sotto
forma separata se sotto la forma
r ii

{a)

/(X) = P X u Q X ,

ove P 0 Q sono classi indipendenti da X . Ogni funzione logica di


X si pu sempro mettere sotto forma separata, ed in un modo solo.
In fatti una classo A indipendente da X si pu mettere sotto la forma
separata
A = A X A X .
La classo X si pu mettere sotto la forma separata
x = ^ x o x .
La somma di due espressioni separato
( P X u Q X ) v (P ' X Q ' X ) = (P P ') X u ( Q o Q ')X
resta espressa sotto l'orma separata ; li prodotto di duo forme sepa
rato, dopo alcuni calcoli diventa
(P X * Q X ) (P" X v Q ' X ) = P P ' X u Q Q ' X
sotto forma separata ; la negazione duua forma separata
(P X u Q X ) = P X u Q X
resta pure espressa sotto forma separata. Quindi ogni finizione lo
gica di X , che si ottiene operando un numero Unito di volto su

QIUSEPPE PEANO

eluse! co sta n ti,o Bulla X collo operazioni ^ , 0 , - , si potr scrvere


gotto forni separata.
fo facile il vedere i significati dei coefficienti P 0 Q . Se nella
() si fa X
, e poi X = O , si ricava
/( @ ) = P

, f{0 ) = Q;

q uind i P e Q hanno un valore ben determinato. Sostituendo nulla


(a) si ha la relazione
(H )

/(X )*/(@ )X v /( 0)X

che presenta analogia colla form ula d Taylor.


Se / (X , Y ) una funzione logica delle due eludei va ria b ili X ed
Y , e d i a ltre classi che si suppongono fisse, si a vril, por 2 ( l i ) :
/(X ,Y )= /(@ ,Y )X ^/(0 ,Y )X ,
ed applicando ancora ai coefficienti la form ula (14)
(15)

/(X ,Y ) =

= /(@ ,@ )X ; @ , 0 ) Y /(0 ,@ )X /(0 ,0 )X .

Proposizioni.
I
4. U na proposizione pu esprimere una relazione fra enti
t u t t i determ inati ; allora si d ir catcgorioa j considerata in s stessa
non pu essere che o ver 0 falsa. Oppure im a proposizione pu
contenere e nti indeterm inati (varia b ili), o ei d irti condizionale ; la con
dizione espressa da una tale proposizione in generale verificata da
ce rti enti, non da a ltri ; pu per la condizione essore verificata da
tu tti g li enti, o da ncBeuno. O gni affermazione si fa mediante p ro
posizioni categoriche ; una proposizione condizionalo non pub essere
che parte duna categorica. Cosi ad esempio la proposizione
3
2
= 0 , 6 una condizionalo, contenente il numero Indeterm inato x y
la proposizione l equazione x2 3 x -f- 2 0 ha per radici 1 0 2
categorica, avente per soggetto la condiziono precedente. Cos) pure
la 1(x
y f a; -f" 2 xy
y 1 condizionalo, inentrech la (4" il)'1
aj8 -)- 2 x y
y* un identit fc categorica.
Se la proposiziono condizionale contiene l ente indeterm inato
x , con a; : a intenderemo la classe form ata da tu tti g li e nti per cui
vera la proposizione . So una proposizione a contiene p iti enti
indeterm inati x f y ,
f considereremo come un nuovo ente l insieme
d un ente x , d un ente y , . . . , e lo indicheremo con ( , y , . . . ) .

O P E R A Z I O N I DELLA LOGICA DEDUTTIVA

ft

Colla hcrittura (ir , y , . . . ) : a intenderemo la clasBO formata da tutti


gli enti,(a- , y , . . . ) per cui vera la . So la proposi/,ione non
contione altri unti indeterminati elio x , y , , . . , la ellisse ( , y
a
unii classe boa determinati, od mia propongono elio afl'ermi
qualche propriet di questa classe categorica. So invece In propo
sizione a conticuo, oltre agli enti x , y , . . . ancora altri enti variabili
la classe (n , y , . . . ) : a dipendevi dagli enti , v , , . . (sarfl
funzione di questi enti), e la proposizione elio affermi una propriet
di questa classe sani mia proposizione condizionate in
I I seguo : si potai leggere p or cui.
Eeompi. Siano x , y , . . .
numeriche ; allora :

numeri, / , rp , . . .

simboli di funzioni

L a scrittura x i J / (a?) = OJ rappresenta la classe di miniori x por


cui f ( x ) 6 nulla, ciots le radici dellequazione f { x ) = 0 .
La scrittura x : \ f { x ) = 0] <->x : [<p () = : 0] rappresenta le radici
comuni alle due equazioni / () = 0 e rp () = 0 .
La scrittura x : [ / ( * ) = 0] = x : [<p (x) = 0) esprime la proposizione !ii equazioni f (2 ) 0 0 >p(x} = 0 hanno le stesso rad ici .
a>; [ f () 93 () = 0 ) = a; : [ f { x ) = 0 ] o x : [q? () = 0 ) dice le ra
dici dellequazione f (x) <p (at) = 0 sono 0 radici della / (<r) = 0 , ov
vero radici della <p{t) = 0 .
x i [ / ( 1 ) = OJ =
dice la f ( x ) = Q unidentit rispetto ad w \
{x , y ) . [ / (aj, 3/) = 0 ] rappresenta linsieme di tutte le coppio di
valori di x ed y per cui f ( x , y) = 0 .
x : [ f (x , y ) 0 ] rappresenta l insieme dei valori di x por oui
f { m , y ) 0 ; esso dipendo dal valore di y (supposta data la funzione/).
x \ \ f [ x , y) = 0 ] = ^
dice 1 la / (, y) = 0 unidontit rispetto
ud ; essa una proposizione condizionale in y .
La y : ( * : [ / ( * , y) 0]
rappresenta la classo doi valori
di y por cui la / ( i r , y) = 0 unidcntifcil rispetto ad cc.
La y : {x : { f ( x , g) = 0] = @ } = O dico: non esistono valori di
y per cui la / (, y) sia nulla por ogni valore di x . Questa pro
posizione categorica so J ' ( x , y ) una data funzione, condizionale
se / (x , y) non una funzione data.
5 . Ondo somplilicnro Io scritture, se in una questiono
ben definito il sistema di enti ( x , y , . . . ) d i o si considerano ionio
variabili, omatloeeino davanti alle proposizioni condizionali il sogno
( i , y , . , . ) - Noi adotteremo questa semplificazione solo quando si

GIUSEPPE PEANO

considerano coin v a ria b ili tu tti g li enti rappresentati con ^cttere.


Q uindi, essendo
proposizioni condizionali, si lia cbo :
a < fi , ovvero /? > esprime 'la classe definita dalla condizione
a parte d i quella definita dalla P , ovvero Ma a ha per conse
guenza la p *, Ma p conseguenza della , se vera la a pure
vera la fi .
a = p dice g 6 vera la a pure vera la p , o vicoversa .
a .1 /3 esprime la condizione che si ha supponendo verificate ad
un tempo la a o la p .
et \j p esprime la condiziono che si ha supponendo verificata o
la o la p .
- a esprimo la condizione che si ha negando la a .
O esprime una condizione assurda.
^
esprime una condizione identica.
Essendo A una classe - [A = O ] dice 4 non 6 vero che la classo
A non contenga alcun ente ovvero la classe A contiene qualche
onte ; la scrittura - [A 11 = 0 ] esprimo la proposizione particolare
afferm ativa 1 qualche A B 1.

Suoniti. I l lettore, per abituarsi ne segni in tro d o tti, pub in te r


pretare in linguaggio ordinario le seguenti proposizioni, iu cui a , 6 , . . ,
rappresentano num eri reali e U niti :
(a < & ) = ( & > a) ; - (a < tr) = (<t ^ l>) ; - ( = &) = (a g ) ;
{a = b) (a

c = b + o) ;

(a = b) <C {<i o = b o) ; (a o = 6 o) = (a = b) (o = 0) ;
(a o = b o) <-- (o = 0) <C {a = b) ,
( = & ) < (a2 : b1) (a* = bz) (a = b) ^ (a = b).
(a x + b = a' x -f- b') = [{ a') x = 1' 6].
(# + V a) n ( V h) = (2 x = -{- 6) ri (2 y = a b ).
{x y = 0 ) = ( = 0 ) u (y 0 ) ;
-f- s) = 0 ) = (a: = 0 ) <->{y = 0 ).
(a;* 3 x + 2 > 0} = [x < 1) u ( > 2 ).
- (a** 3 ir + 2 > 0 ) = - (x < 1 ) ^ -{se > 2 ).
[(* -j- y)* = x* + 2 x y -(- j/*] = @ ; ( -+ y%-j- 1 = o) = O .
: (fi xfi -j- 2>x -|- o = &' x* -|- b' x -j- ) ^

==

= {rt = a') * (J> = 6') o (c = o')


(ville a d ire : affinch l oguaglianza <*a?
J... = a' xt - f - ... sia soddi

OPERAZIONI DELLA LOOICA DEDUTTIVA

sfatta per ogni valore eli x , 6 necessario o sufficiente che sia ad un


tempo a nf , h 1/ , e = 3 o ') .
1

necessario o sufllciente che o y sia minoro di 1, ovvero y sia mag


gioro d i 1).
O perazioni Bulle p ro p o sizio n i.
5 fi. russeremo rapidamente in rassegna alenile ide ntit lo
giche contenenti propoBigioni condizionali.
Indicando con A , l i ,... delle classi, ovvero delle proposizioni
condizionali che defluiscono delle classi, si hanno lo identit :
PI

(A = B) = (B == A )

12]

(A < B) (A B = O)

13]

(A > B) = (B < A )

H]

(A = B ) = ( A > B ) o ( A < B) .

Le id e n tit (1) e (3) dicono elio : Ogni equazione logica si trariforma in im'aCtra cguaio, ove si cambino i due membri, cd i segni
= , < , > ohe l i uninoono in = , > , < .
Le (U) e (3) esprimono le definizioni date dei segni < c > me
diante i l segno = ; la (4) esprime il Segno mediante i segni > e < .
Si hanno ancora lo ide ntit seguenti, che esprimono l uniform it
delle operazioni n ^ :
IO]

(A = B ) < ( A = BC)

l l

(A = B) < (A u C = B (1)

[7]

(A = B) < (- A = - B ) .
Applicando due volte le ide ntit (5) e (0) si rictiva

[5 ']
ffi'j

(A = B) o ( A ' = B ') < ( A A ' = B B' )


(A = B ) n (A" = l i ' ) < ( A k A ' = B u l ' ) .
Lo id e n tit seguenti :

|5 " ]
[a "\

(A < B) < (A C < B 0)


(A < l) < ( A u f l < I u O)

[V " |
[0 " ']

(A < B) (A ' < B') < (A A ' < B B')


{A < B) n (A ' < H') < ( A v A " < I U B')

OtUSEPPE PEANO

si possono dedurre dalle precedenti sostituendo aUorpiaziono A < B


la sua eguale A u = O . Cosi dulia [5]_si ha (A B = Q ) < (A B (J = O ) ;
ora A B C = A B C w A O O = = A C ( B ' o O ) = A O ] i 0 per le identit
(0), (4), (8) ; quindi, sostituendo, (A B = O ) < ( A ( J B C = O ) ossia
(A < B) < (A 0 < B C) ohe la (fi").
Le identit precedenti dicono che : D a un sistema d i equazioni
logiche, tutte vere, c contenenti tutte lo stesso sogno = , 0 < , 0 > ,
si deducono nuovo equazioni pure vero moltiplicando ambi i membri
p er uno stesilo fattore 0 aggiungendovi no stenso termine, 0 somman
dolo membro a membro, 0 moltiplicandole membro a membro.
Se nella identit [7] si seambiauo A e B in - A e - B si deduce
(- A = - B) < (A = B) ;
l identit [7] 0 questa d&nuo, per la [4],
17']

(A = B) = (- A = - B ) .
8 i liti poi
_
_
(A < B) = (A i l = O ) = (B (- A ) == O ] = [B < A ] = (A > l i ) ,
ossia
18]
(A < B) = (A > B).
Le identit [7'] ed [8] dicono che: Ogni eluizione logica si tra
sforma in a ltra eguale prendendo le negative dambi i membri, 0 scam
biando i segni = , < , > in = , > , < ,
H a importanza lidentit seguente :
|0]

(A y l i = O ) = (A = O ) n (B = O )
In flitti, moltiplicando ambo i membri della prima poi- A si lia:
|A u T i = 0 ) < ( A A I i = 0 )

e, poich per la (11), A A B = A , si ha


(A o l i = O ) < (A = O ) .

(a)

Moltiplicando per B i due membri delPeqiuiBione proposta si ot


terr analogamente
(A u l i = O } < (B = O ) .
(0)
Moltiplicando membro a membro le () e (fi) si deduce :
(Au B = 0 ) < ( A = 0 M B = 0 ) .

(y)

Sommando membro a membro le A = O e B 0 si ha :


(A = O) n (B = O) < |A u B = O)
e l insieme dello (y) e ( 6 ) dico appunto
{A B = Q) = (A = O) *< (B = O ) .

OPERAZIONI DELLA LOOtCA DEDUTTIVA

1$

7. Tu virt dello identit precedenti un'equazione logie


pub assumere varie forme diverse.
Cos In proposiziono universale affermativa ogni A B si
indicata colla scrittura (& 1, 6)
A < B.

{a)

. Scambiando i membri [3] essa diventa


(ib)

B > A

ossia la classo B contiene la A .


Moltiplicando ambo i membri della () per A si deduce
(a)

A < A B;

e siccome si ha lidentit (12) A B < A , da questa e dalla (o) si


deduce :
(o')
A = A B.
Si aggiunga B ad ambo i membri della (<i) ; si ricava:
(A)

A B <B j

la quale unito allidentit (12') A B > H


(<*')

(l

A v li = B .
Si moltiplichino ambi i membri (lolla (a) por B ; si avr

(e)

A i < O

e, por lidentit (13) A B > O si lnv


(o'J

A l = 0 ,

ossia nessun A un non B .


Si sommi A ad ambo i membri della (a) ; si avr
( /)

@ < A ^ B

e, per lidentit (13') 0 > A w B , si ha


( /')
ossia ogni cosa o non A , o ii B .
Si inondano lo negativo [8] dambo i inombri (lolla (a) ; si avr,
scambiando i membri
(g)

B <A

ossia ogni non B un non A .


In tal modo dalla proposiziono () si sono dedotto con opera
zioni logiche semplicissime lo altro (b) ...({/); il lettore pu por oser-

GIUSEPPE PEANO

li

eizio fin una qualunque d i queste proposizioni dedurr tu tto le nitro.


Q uind i osso sono tu tte eguali fra loro, o non Bono olio modi divorai
d i esprimer ogni A fe l i *.
8, Lo quattro proposizioni :
(I)

O gni A l i B

(II)

Nessun A B

( III)

Qual olio A II

(IV )

Qualche A non 6 E

si possono esprimer, Como gi si visto, collo scritturo


(1) A B = 0 ;

(II) A i = 0 ;

( III)

- ( A B = 0 );

(IV ) - ( A B = 0 ).

Le (I) e (TI) diconsi dai logici universali; lo ( III) o (l.V), olio


sono lo negazioni ili proposizioni universali, diconsi particolari ; le ,
(I) o ( III) , elio contengono un numero pari d i negazioni, diconsi
affermative ; lo (11) e (1V) negative.
Si lia
(A B = O) = (B A = O)
ossia
Nessun A 6 B ' = 1 Nessun B fe A .
Si lia pure
- (A B = 0 ) = - (B A = O)
OSBift
Qiud che A B

Qnalcljo B A

le quali eguaglianze costituiscono la cob dotta inversione dolio pro


posizioni universale negativa e particolare afferm ativa,
Lo proposizioni (I) e ( III) , come pure le (II) o (IV ), delle quali
l'im a la negazione d e lla ltra diconsi contradditorie. Si bn
(A B = 0 ) - ( A B = 0) = O;

(A B = 0 ) * - (A B = O) = 0 ;

ossia la coesistenza d i due proposizioni contradditorio un assurdo.


Le proposizioni (I) e ( II) di con si contrarie ; nei tra tta ti di logica
sta scritto elio duo proposizioni contrarie non possono coesistere.
N oi arriviam o ad un risu ltato alquanto diverso. Invero si lia, p or-la
(bram iti [i>|
(A I i O ) n (A B = O ) = (A B o A B = O )
ossia
(A B = O) " (A B = O ) = {A = O)
vaio a diro la coesistenza dello proposizioni (I) o (II) equivale ad

OPERAZIONI DELLA LOGICA DEDUTTIVA

16

= O ; m oltiplicando questu equazione per - (A = O ) si deduce


[10]

(A H = 0 } " ( A B = 0 ) " - ( A = 0 ) = 0

cio non possono coesistere le proposizioni (I) e ( II) supposto elio


1 classo A non sia nulla. Certo, aftormando i logici che (luo propo
s itio n i contrarie non possono coesistere, sottintendono che la ellisse
A non si u n u li ; ma m ontre tu tte lo regole enunciate dulie form ulo
precedenti sono vere qualunque siano le classi che compaiono, po
tendo essere esse nuche O o
, questo i l prim o caso in cui b i
sogna supporre non n u lla una delle classi considerate.
La fora itila [10] si pu pure scrivere
(10']

(A = O ) - (A = O ) < - (B A = O )

ossia : so ogni A B , e se la classe A non nulla, si deduce che


qualche B U A , Q uindi, fa tta la convenzione di considerare come
lussi anche O 6 @ i ',l 1 qualche l i A conseguenza non della
sola proposizione 4ogni A l i , im i di questa e della la elusae A
non 6 n u lla .
9. Le proposizioni * o r ni A l i e 4ogni l i 0 si pos
sono scrvere
a

Ti = o i

b g

M o ltip lico la prim a por (J , In seconda por A o sommo ; uvrb :


A O -O
oBBia ogni A 0 . Si ha cos la fonnn p i semplice dol sillogism o :
[11]

(Ai =

0 W B

0 )< < A =

0 ),

che Si pub anche scrivere

[ l l 'l

(A < B) (B < ) < (A < O)

ovvero
[1 1"]

_
(A B = O ) n ( B = O ) n * ( A = O ) = 0

ovvero, scambiando anche C in 0 ,


[1 1 '"]

(A B = O ) " ( A 0 = O ) < - { B 0 = O ).

Questa u ltim a form ula b pu enunciare dicendo : 4 se ogni A


B , e qualche A 0 , si deduce che qualche H C ' .
Se nelle forme (11) e (1 1 '") si scambiti B in B , ovvero 0 in
0 , ovvero t u tti e due ad un tempo, e si scambiano fra loro f fa t
to ri del prim o membro, i l sillogism o prende vario forme, alcuno
dello quali vengono considerate dai logici c eliminate modi o figure ;

18

G iu s e p p e p e a n o

per) fra i modi considerati dui logici alcuni non si possono ridurre
ulla l'orma precedente, e sono quelli in cui da due proposizioni ge
nerali si deduce uua particolare. Oos nou si pu ottenere la forinu :
Ogni B 6 O, o ogni B A ; dunque qualche A 0
La ragione facile a scorgerei. Invero mentre le f ormule pre
sono vero qualunque siano
lo classi introdotto, potendo essere le medesimo anche O o ^ , in
questo nuova forma bisogna supporre inoltre elio la classo H non
sia nulla. Invero si lia, per la formula [0]
cedenti, e i sillogismi che ne derivano,

(B = O ) n (B = O ) n {AO = O ) ~ (B (G u ) u AC! = O 1
= [B n - (AC) u AG (B u B) = O ] = (B n [-(AO) * AC] u ACB = O )
= {B U ACB = 0 ! = (B = 0 ) a (ACB = O ) .
Quindi, moltiplicando per - (B = O ) , si !m
(BC = O ) n (B = O ) " (AO = O ) " - (B = O ) = O ,
che si pu anche leggere
(B = O ) ( B = O ) n - (B = O ) < - (AO = O )
ossia se ogni B 0 , ogni B 6 A, e la classo B non nulla,
qualche A 0 .
Quindi in questo caso, la conclusione dipende da tre proposi
zioni.
10. Tratteremo infine alcuno questioni riferentisi alle equa
zioni logiche. Le identit
(A < B) = (B > A ) = (A B = O )
o

(A = B) = (A < B) n (A > B) = (AB = O ) n (AB =

O)

= (A B o
B = O)
dicono che ogni equazione logica ni pu trasformare in un'altra
eguale, in cui il secondo membro sia O .
L identit
(A

= O) n (li = O) (0 = O) ,n =

(A

B u 0 u ... = O)

dico che il sistema di pi equazioni logiche coesistenti si pu ri


durre ad una sola equazione, col secondo membro nullo.
Una equazione o sistema di equazioni pu contonoro una classe
incognita X , ci possiamo proporre ili risolverla rispetto a questo

OPERAZIONI DELLA LOGICA DEDUTTIVA

17

incognita, H idotto perci il sintonia di equazioni mi una sola col


BCcon do inombro nullo, l'equazione a v ril la forum : / ( X ) = O , ove
/ ( X ) rappresenta una funziono logica d i X . Per quanto ni dotto
/ ( X ) si pu mettere sotto la forma separata A X ^ l i X , bccI i * ogni
equazione o gruppo di equazioni logiche si pu rid u rre alla forma
A X B X =

068 a

(A X = O ) n (B X = O)
elio si pu anello scrivere
(X < )"( < X )
ovvero
B < X < .
Affinch queute equazioni siano possibili, do.ve essere R < A ,
A H = O ; supposta verificata questa condizione, baster prendere
por X una classe qualunque contenonte B o contenuta in , i l olio
si pu fare, se B e A non sono eguali, in in fin iti modi. I/a pi
piccola classo X B, la pi grande A ; ogni a ltra si pu mettere
sotto la l'orma B o Z A , ove 55 una classe a rb itra ria .
11. Elim inare da unequazione (o gruppo d i equazioni)
unincognita significa scrivere, ove esista, unequazione non conte
nente p ifi V incognita, ma lo altro v a ria b ili, afllncli l equazione
proposto possa ossore soddisfatta da qualclio valore d e llincognita.
Si gii\ visto che i l ris u lta to d o llelim iim ziouo d i X d a llequazione
A X ^ BX = O AB = O .
La risoluzione d un sistema i li equazioni logiche con pivi inco
gnito si pu rid u rre alle questioni g ii\ tra tta te elim inando uninco
gnita alla volta, come in algebra.
E lim inando da una o p i equazioni un sistema di v a ria b ili si
ha In condiziono che passa fin le va ria b ili rim anenti nfllncli il s i
stema sia possibile. Oos d a llequaziono
A X Y - B X vO X Y

D X Y = 0

eliminando dapprima la X si ha
(A Y - B) " (CY u D ) = O
ossia
A O Y u B I)Y = o -,
eliminando d i qui lu Y si ha
AOBD = O,

18

OIUSEPPE PEANO

c o m o c o n d iz io n o

a ffin c h

s f a t t a d a corteo c la s s i X

l e q u a a io n e

p ro p o sta

pOBBii

un noro aoild i-

ed Y .

U n a ltra applicazione delPeliminasrione lo stesso sillogismo.


Da due proposizioni contenenti tre classi (term ino maggioro, minore,
medio) si tra tta di elim inare i l term ine medio per avoro una rela
zione fra g li a ltri duo. Cosi volendosi dalle proposissionl A < 1! e
< C elim inare (J, s uvr
(A < B) " (B < C) = (A B = O ) " (BC =

O) = (A B o B = O ) .

Q ui i l primo membro sotto forma separata, od elim inando li si


)ja A O = 0 , clic appunto la conclusione del sillogismo.
Invece, dalle premesse gi considerate a lla lino dol (I
( B = 0 ) 'M B = 0 > ,
clie si possono scrivere B ( C ^ A ) = 0 , eliminando il B si ha rid e n
t i ti\ 0 = 0 ; restii cos confermato che da quel le due solo pre
messe non si pu eoneliiurteru alcuna relazione fra A e (). (*)

(*) Nolln

profaninno

ni

trottato n,

(Colmiti geometrico, 1888, p, V I I ),

14

Q, Pisano, Korlvo :
L a logica deduttiva, In quale fu parto dello cicli zo inatomnllolio, non lia linoni
molto progredifo, iwnok In sfata o ^fo tto ilo^H ntixl11 ili Lumini/., IIaIUI.tuNj
CaYI-KY, BOOLK, 11. o R. OiiABHMANN, ScnHiimt, eco. Lu poolio <[ inquilini 1 trullii lo

111 (jiioittn Introduzione conti tu incoilo gi mi Inniomo organico, d io puf norvlro in


multo rlcoroiio ,
A

O lii

aog '1 0 (p. X ) la BCgnonto n o ta :

LmnNiZRNH, Malli. Sehriften, Unno V, Zogiccc (nrcnUonh temiiia, o tomo V II,


png.

r.7.

Cayi.ey, Quart. Jonmii], X I, 282.


Vnggnni, anolio por indicazioni bililiogrnliulio ]>lh ontoso:

K. HcliIOdkKj V er Operutionekrois rls Logikkalkul, Lolpsdg, 1877.


In ijucsto opuncoln dolio Scliridor (87 pagino) > ont aii! ni molilo sviluppata
In logica matematica elio
itllo ili sostituir i

im i

ni i tu tace la In trinili Rulli ni prouontu libro. Credetti

nognl n , u, A, O ,

al segni <11 logica x , 4*i A i 0, 1,

iiHatil <1ni 1n Sciiriidor, al fino iVImpodlro mia possibile con fimi imo fra i negli) della
logloa 0 quoi li dulia matematica (oosn dol
InlroihiKul 1 Hogui di logica

<

muto avvertita dallo Seiiriiior temo).

o > , l ijuall, lionolih non liocosnarll, hfinti asnnl

utili (J 1, B). Inflno lntrodnRHi 11 noguo: (0 4), Il quale, empiono o sottinteso


((i 5), permette di applicaro 1 ogni logici procedenti ulto proponiefoni ; o qnonio
il plh Importanto oso dol sogni logici In trod o tti; noi calcolo goomutrlco olio
unguo Irnvaimi nolo adoperato lo roliiVilonl fra le propon intoni. Nollu scritto dolio
Soliridor trovwd accomiata la ponnilillltit di
rotazioni Tra cianai

por

indicaro rcluxlnul

nppllonre I ogni Ingioi osprlinoutl

fin

proposizioni, ina non vi fatta;

OPERAZIONI DELLA LOGICA DEDUTTIVA

10

forao osHii doveva comparir lu mi pontcrioro scritto promosso, o non pubblicato.


Vedasi ancora :
K. 8cHti(Snnn, Noie ilbor de OpvraUottskralt ilo) lo y ik k a lk n ls , Matti. Ann., X X II,
pag. 481.
C. 8. PkIUCIi;, On Ihc Algebfit o f Log\o, Amoricnn Joorunl, III , 15, o V I I , 1H0,
Cui'FORl>, Mathcmaltcal jiaptra, London, 1882.
.Ikvons, The prinoijileu o f Scimae, London, 1888.
LlMUs, f/OS ])M!agi>2>l>o nnytai ooiHciitJJornirui, l'a ri, 181S.
Lo qnoHtluul ri fermi tlL alla logica matematica ni prostuno mi iutorowtlHltl
rioorclio. Cosi dato n lassi, col segni

logici qui introdotti si piwiono ouniiolare

su esse ,Y = 2 ^ ^ 2 proposizioni, te quali ni possono onprlinorc In ftinr.lono


di 2' proposizioni collo operazioni <i, u, i comunque si combinino oollo opera
zioni doltu lo g ie le JV proposizioni procedenti, si hanno sempre proposition! dolio
utawi M u ta i. l or = 1, i b i (1, o, detta A 1 dosso, lo sol pr postisi uni
aono A =* O , A = 0 ,

-(A

O ) , (A = @ > , - ( A = O ) ^ - < A c = 0 ) , ( A -

O ) u (A p=
Por n = 2, hhti\ N e=t 827CO, o oort via, Reco u n 'u ltr a quontlono,
d io u(jh v iiU unoora r i noi tu i ho t i t t b h una roazutio d o tu rn iin n ta fr a g li o n tl v a
r i a b i li rt o fr, i dom anda q irn lj

wiano lo

oIuskI o lo p ro p o s iz io n i cho h| |>ohhoiio

oiinneiitro jir iiidrko dolili ruluzioiio a , o doi angui In g io i# .

V t C.

(16). A R IT H M E T IC E S P R IN C IP IA
N O V A M ETHODO E X P O S IT A
(Aug. Taurluormn, od. Frnlitw Bocca, 18B0, pftgg. XVI'20, (F. 1880))

l>a prima parto <11 ijuesto opuscolo (pp. I- X V I)

dedicata allo notazioni

logiche, porcl collocata allo pubblicazioni sull'ideografia lo gic a :


al proludente lavoro astratto dol trattato n. 14 (del 1888)
accompagnano il lavoro n. 18 (dol 1

specialmoutn
allo note ubo

atta prima parto do favore n. 27 (dol

1890} pubblicato noi vol. I di questo Opuro scolto

, od al lavori n.t 81

o 85 (dol 1H91), 06 (dol 1894), 08 (poro dol 1804 o pubblicato noi vol. I di questo
O p o ro scolto), 72 (estratti del trattato i\. 71 dol 1895), 01 o 08 (dol

181)7),

9 (dol 1898) o 107 (dol 1900),


(Tutto lo pubblfoaaonl qui citato sono contenuto ito presento volume noi
volume procedente di questo O p e ro scolto, o fanno parto dol cosdotto For
mularlo com plota. Cfr.: li. C a h s j k a , 5<oH cd nrt/fai (ivi Formularlo completo *

di Peano a Boll. Un. nnt. lt. , (3), 10 (1955), pp. 244-205, 544-574),
N ella prima parto del proMonto opuscolo fi introdotto fi sfmlrolo t f por Iridicaro la relaziono di osor inombro w, o notata la necessita di

distinguerlo dui

sogno c>r iwato per indie aro lu relaziono di in c lu s io n e fra classi.


Li stesso Ho^no 3 olio avo va In fo rm a < noi la v o ro n. 14 (d el 1888)

h usato anello fr a p ro p o s iz io n i, categoriche o no n, p o r in d ic a ro nia l' imylicatioiic


o lio la ffwKsiono.
(Sulla differenza Tra implicazione o deducono fra

proposizioni

categoriche

fr , ; V . Cassida, Le dimostrazioni in Matematica, Annali di matematica ,

(4),

29 (1949), pp. 131-146).


Mauea uncora la disthinlono fra l'individu o o ta elapso composta di quoi solo
individuo, o quindi la HcompOHfzitme del sfmljoo = noiln siiccoimfono et, elio irani
fatta noi lavoro n. 27 (dol 1890), contenuto nu) vol. I di questo O pero scolto*.
Sono introdotti Invoco i nimbo] 1 por lo studio dolio finizioni (sotto forma
di operatori a Ministra od a dontru) o por Vinveraionc tl1un simbolo oporailvo.
In tal modo 1 simboli xz ed [jp]

usati

nel lavoro

appaiono (tomo

Inversi l iino doli altro od [xs] ha II valore di x ; dol trattato n. l i (dol 13##).
L a forma dol simboli per lo funzioni vanno modificata in seguito (dal 1894
ni 1899), o la teoria estesa In pli sensi e completata eon la distinzione tra fun
zioni adolinito

(oio a campo di

applicabilit determinato) o funzioni

n o n

delinito
(Cfr. I lavori n. 00 (dol 1894) o 107 (dol 1000)).
Nella seconda parto didi1opuscolo n. 10 (pp. 1-20) sono studiati
doll'aritmotica eoi sussidio doli' ideografia logica.

l principi!

ARITUM&TICE.S PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA


L il teoria qnl svolta b sintu lu seguito molliJluzitu In plft jmntl,
Hottlimza oho por lo notazioni.
(C fr. lu p ro p o s ito l la v o r i u. 97 (<lal 1891), 00 o 101
n o i v o l. I l i d i qiiosto Oporo Risotto).

(d o l 1808),

81
sla i>or la
c o n to rn iti

L opnsoolii torti il li a ($ 10) cou la teoria dolio elusiti formato dal punti
torni *, li torni o dol a c u torno (o frontiera)
glh

Introdotto

uni

trattato

n.

In

di uu luslomo d a to ;

iiokIouI

11 (Applicazioni geometriche del orticolo

infinti,,
V. 0 ,

1887, p. ICS), n i qui por In prima v o lta studiato sistoniatiuauiouto.

(pp, II I - X V I )

P R A E F A T IO
Quaestiones, quao ad mathematicae fuudaincntu p ortinont, <itnl
bisce temporibus n im iltis tractatae, sa ti altui o titi aolutione et ailliuo
onront. H io difficultas maximo ex sermonis u m b ig iiitiite o ritu r.
Quat'B summi interest verba ipsa, quibus u tim u r attento perpender. Hoc examen m ilii proposui, atipie mei s tu d ii resultatus,
et R ithm cticuc applicationes in hoc acripto expono.
Ideas omnes quao in arithmeticius p rin c ip iis occurrunt, signis
indicavi, itti u t quaolibot propositio liis tantum signis enunciatili'.
Signa a ut ad logicam pertinent, aut proprie ad arithm eticam .
Logicae signa quue liic occurrunt, sunt numero ud decom, quamvis
non omnia necessaria. H orum signorum usus et proprietates non
nulla in p riore pavte communi sermone explicantur. Ipsorum
theoriam fusius hio exponere nolui. A rithm eticae signa, u bi occur
ru n t, explicantur.
i s notationibus quaelibet propositio formam assum it atquo
praecisionem, qua in algebra aequationes gaudont, et a proposi
tionibus ita scriptis aliae deducuntur, idquo processis qui aequa
tionum resolutioni n fisim iliu itur. H oc caput fcotiua scrip ti.
Sique, confectis signis quibus arithm eticae propositiones scribere
possim, in earum tractatione usus sum methodo, quam quin et in
aliis studiis soquenda forot, b re viter exponam.
15x arithm eticae signis ea qune caeteria, una cum logicae signis
exprimoro lice t, ideas significant quas definir posaumus. Itu omnia
d efin ivi ai gnu, ei quatuor excipias, quae in explicationi bua $ 1 con
tin en tur. Si, u t puto, haec u ltorius reduci nequeunt, ideas ipsia
expressus, ideis quao prius notae supponuntur, definire non licet.
Propositiones, quae logicae operationibus a caeteris deducuntur,
sunt theoremata; quae voro non, axiomata vocavi. Axiom ata liie
sunt novom ( 1), et signorum, quno definitione carent, proprietates
fundaincntalea exprim ant.

GIUSEPPE PEANO

In 1-0 numerorum proprietates communes demonstravi ; brov ita tis causa, demonstrationes praecedentibus similes omisi ; doiionstratioinim communem formam im m utare oportet u t logicae
signis exprim antur ; Imco. trau&formtitio in tm lu m tifl iio r est, tum un
indo dem onstrationis natura clarissime patet.
In sequentibus varia tractavi, u t huius m ethodi potentia mugis
videatur.
Iu 7 nonnulla theoremata, quae ad numerorum theoriam
pertinent, continentur. In 8 et 9 rationalium et irratio n alium
definitiones inve n iu n tu r.
Denique, in 10, theoremata exposui nonnulla, quae nova esse
puto, ad entium theoriam pertinentia, quae cl,ran O iH T on runktmengv
(ensemble de point) vocavit.
In hoc scripto aliorum studiis usus sum. Logicae notationes et
propositiones quae in nmn. I I , I I I et I V continentur, si nonnullas
excipitis, ad m ultorum opera, in te r quae B o o l e praecipuo, refe
renda su n t (*).
Signum , quoti cum signo 0 confundere non licet, inversionis
in logica applicationes, et paucas alias iu s titu i conventiouos, ut
ad exprimendam quam libet propositionem pervenirem.
In arithm eticae dem onstrationibus usus sum lib ro : I I . GUAHSM A N N , L c h r b u o h d o r A r i t h vietile, B e rlin 18G1.
U tiliu s quoque m ihi fu it recens scriptum : Ii. D e d e k i n d , Wj<
aind und i eas sollen die Zaklcn, Braunschweig, 1888, in quo
quaestiones, quae ad numerorum fundamenta pertinent, acuto exa
m inantur.
JTic mens libellus u t novae methodi specimen habendus est.
Hisce notationibus innumeras alias propositiones, u t quae ad ra-

( ') Jlooi.K : The mathcmatical nniyi< o f logio, oto., Cnm bridgo, 1847.

Tho onfonfii* o f logio, Ciunb. and D u blin Mntli, Journal, 1848.

A n invettigation o f (Tic lawi o f thought, oto., London, 1854.


12. Scimnuit : lier Opcrallontkrelt ilcs L ogikkateuti, L cljw lg, 1877.
I [ imo Inra n o n n u lla i[iiru; ad lo g ic u m p o rtln o n t t r a c ta v it in jira o co d o n ti opem .

/.c /irtiio /i rfor Arilhmetik wml A lycbra, o tc .j Lol]>lg) 1873.

linaio ot Schrodor t!ioori6 bravissim e e x p o m l in muo libro Calcolo geomclrlco oto., Tortilo, 1888.
V lilo :
C, S. P kiiick, On tho Algebra o f logio, Amoriuan Journal, I I I , 15 V I I , 180.

,1 h vdn h, The p rin c ip io o f salano*, Lomluti, 1888.


Mu. C o l.i, T h t calculus o f quivalant statement, rrotsoudlnga of tho L o n don
Mntli. SiioLoty, 1878. Vol. IX, l). Vol. X, 16,

as

ARITIIMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

tioim los ot irrationales pertinent, enunciare et demonstraro possumus. Seri, u t nliao theoriae tractentur, nova signa, quao nova
indicant enti, instituere accesso est. P uto voro his tantum lo
gicae signis propositiones cuiuslibet scientiae exprim i posso, dum
modo adlungantur signa quao entia h u iu s scientiae reprsentant.

B IG N O H U M T A B U L A

AiUTHSIKTIOAE H10NA

L o o ic a e s is m a

SlRimm
P

propositio

BlmiiUciitlo

I ag.

oI b#I

et

xj

vel

011

abtunlum ru it nihil

dcduvl tur u u t ooniinoittr

t=

est aequa tis

etl

[]

in v o rn lo u iit Ig m im

Th

Theorema

, X

vtil^uroiu linliout ttlgnillcutlonom.


D iv id im i ttigaum eat /.

vu, x

tilgnUDt

Slglllflcitlo

Jay.

v i n , X, XI
VIII, X
v i n , XI

N
lt
Q

v i l i , XI
v ih
X
xl

iti v o i [E]

XII
XVI

H]> H y p ot h e ii s

T*

Signi 1 , 2 ..........= , > , < , + ,

vu

Thesis
Logica

Np
M
M
T
D
a
n

tititiieriM Inleger positivus


nttm. rationalis positiva
tfitniiHlofl, slvo htiment renili
JJOSliitili
numcrut primus
maritmia
miuimtt*
tarmimi, vol finte iimmin
diviU
est multiplex
eat primus ont

SlONA COMPOSITA
<

ito ii o( mittor

u !> est aequalis ntl< tnalof


3D

tIiuior

M 3D

maxirntu (iinfttor

1
12
10
0
0

a
in
i
0
0

IUSHPPB PI!ANO

L o g icn o h o t ti t i o h oh.

I. De punctmtione.
L itte ris a, 6, tv, y, ... co' i f ... olitici indieumns indeterm inata quaecumque. E n tia vero determ inata signis, sivo litte ris P, K, N , ... in
dicamus.
Signa plerumque in eadem linea scribemus. U t ordo puteat
quo en coniungere oporteat, parenthesibus u t in algebra, sive puncti
. :
:: etc. u tim u r.
U t form ula punctis divisa, in te llig a tu r, prim um signa quae n ullo
puncto separantur colligenda sunt, postea quae uno puncto, deinde
quae duobus punctis, etc.
E x. g. sint a, b, o ,... signa quaccumque, Tunc ab.od significat
(ab) (c) ; et ab.od : cf.g l i k significat (((li) (crf)) ((o/) (glt))) h.
P unctuntionis signa om ittere lic e t si formulae quae diversa punctuatione existeront eundem habeant sonsuin ; vel si una tuntuin
lornniln, et ipsa quam scribere volumus, sensum habeat.
U t am biguitatis periculum absit, arithm eticae operationum signis
, , : nunquam utim ur.
Parentliesum figura una est ( ) ; si in eadem form ula, parentheses
et puncta occurrant, prinm m quae parenthesibus continentur, col
lig a n tu r.
I I . De propositionibus.
Signo P sign ificatur propositio.
Signum <-> le g itu r et. S in t , b, propositiones; tunc a ^ ! e s t si
multanea affirm atio propositionum o, b. B re vita tis causa, loco an!
vulgo scribemus a b.
Signum - le g itu r non. S it a quaedam P ; tu n c - a est negatio
propositionis a.
Signum ^ le g itu r vel. S in t , ! propositiones ; tu n c a b idem
est ac : a . b.
[Signo V sign ificatur verum, sive identitas ; sed hoc signo nuuquam tinn ir].
Signum & significat falsum, sive absurdum.

ARITHMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO XPOS1TA

(Signum O significat eut oonxcqucntia ; itu b O a le g itu r b est


coiiHcqueutiu propositioni a. Sed hoc signo nunquam utim ur].
Signum q significat deduoitur ; ita a o b idem significat quod
b O a. S i propositiones a, b entia indoterm inata continent x, y , ..., scilicob sunt in to r ipsa ontia conditiones, tunc a o*, Wi. b significat :
quiiociunque sunt x, j / , ..., a propositione a dcducitur b. Si vero am
b ig u ita tis periculum absit, loco [)BiB... scribemus solum q.
Signum significat est aequali*. S in t a, b propositiones ; tunc
a b idem aiguillent quod o 6. b ) a ) propositio a = K, Wi b idoin
sign ificat quod
b
a.

I I I . Jjogicae propositiones.
S in t

propositiones. Tuuc e rit:

a f) .

2.

n 0 b . b q o : q : a ) o.

3.

a = b . : a )b ,b o<i.

t.

a = <7.

5.

ti
*Q>
II
e

fi.

a b . b ) o :

7.

0 !i . Ii = o : 0 . 0 fl.

8,

a = b . b = o : f) . n = 0 .

9.

a = b . q . o b.

10.

a = 1> 0 b Q rt.

11.

rt>0 <!.

12.

n& ba.

13.

a (be) = (<ib) u = abu.

14.

aa n.

15.

a = b . ). ao be.

16.

u Qb . q . ao q bc.

17.

a )b . o [> d : q . ao f) bd.

is .

* 0 a 0 o ' a 0 bc.

10.

a = b . o = d : . ao bd.

CS

1.

. q c.

20

OIU8EPPB PRANO

20.

- (-fi) = a.

21

a = l i , = . a = b,

22.

()&. . - J i Q - f f ,

23.

24.

- (ab) = ( - a) u ( - b).

25.

- ( ! ) = ( - a) (-6 ).

20.

a o . a u li.

27.

a ^ b = b w a.

28.

u (Ji u o) = ( u J) u o = a u l u o,

21).

o = .

30.

( e) = ab u o.

31.

d = !i,().(iuc=|>u(),

32.

<i ;> I. () , a ^ o o b w o.

33.

a Q b . o Q d : ): a u o .Q .b v <1.

34.

tg ,c()#: = .K tg ( i.

35.

a a = a -

30.

A = A*

37.

a v a = a<

38.

a )A - = . a ~ A -

39.

(t Q & . = . - 6 = A 1

40.

AO.

41.

o b = a = : = A & = A-

42.

a q . b Q o : = : ab o c.

43.

a [} . b = o : = . ab = ac.

S it a quodilum relationis signum (ex. gr. , q), ita ut a a b s it


quaecluin propositio. Tim e loco . a a b scribemus a a b ; scilieofc :
= li, = i , a b.
a -Q b . :-.a{)b.
Ita signuin = signiilcat non est acquali^. Si propositio n indo-

ARITHMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

27

toriniimtiun continet * , - = A signifient : siuit x quito conditioni


a satisfaciunt. Signum - q significat non deduoitur.
Similiter, si a et fi sunt relationis signa, loco a a b . a ft b, et
a b . w . a ft b scribere possumus n . a /3 . b et a . n u j i J . Ita , si a
et b sunt propositiones, formula a . q - = . & dicit : ab a deducitur
&, sed non vice versu.
.O -s s .lis s ia g li.i-g .
Form ulae :
a O & . & o c - - O 0 : = A'
a =

b .b =

ts.n =

a o b .b o - =

o : = \.

e :Q .a o -~ o .

<t O - = 1. b Q c : 0 - n 0 - cSed liis notationibus raro utimur.

IV . D o classibus.
Signo K significatur clausi*, sive entium nggregatio.
Signum aiguillait cxt. Ita a t b legitur a est quoddam i ; K
significat a est quaedam d a mi s ; a S P significat a est quaedam
propositio.

Loco ( a Z b ) scribemus a - 6 i ; signum - significat non est;


scilicet :
44.

& . = : . e b.
Signum a, b} c e m significat: a, b et o sunt i ; scilicet:

45.

a, b, o m . = : a Em . b t m . o t m.

Sit a classis; tunc a significatur classis individuis constitutu


quae non sunt a.
40.

n K . o : e - r t . = . x - 6 a.

Sint a, b classes ; a n b, sive a b, est classis individuis constitutu


quae eodem tempore sunt a et &; a v b est classis individuis con
stituta qui sunt vel b.
47.

a, b K . o .'. x e . a b : = : x f a . x b.

48.

a , b t K . )

Signum
49.

x t . a isb i = * : x 6 a . o . x b.

indicat classem quae, nullum continet individuum. Ita :

a K . o . \ a = a : = : a>6 = A*

2H

OtUSHPPK PUftNO

(Signo V , quoti classem ex omnibus in d iv id u is constitutam , de


quibus quaestio est, indicat, non utim ur].
Signum q significat eontinctur. Itu n f) b significat olassi# a con

tinetur in classi b.
50.

a, h 6 K . o

a o b : = : x a . {%,. 'x Eb.

[Form ula b U a significare pot-est classili b continet classem a)


ut signo U non u tim ur].
ITic signa ^ et f) significationem Itabunt quite panilo a praece
denti d iffo rt; sed nulla o rio tu r ambiguitas. Nam si de propositionibus
agatur, haec aignii legantur absurdum ot deduoitur ; si vero de
classibus, nihil et continetur,
Form ula a = h, si a et, b s in t classes, s ig n ifica t a Q b , b f) a.
Itaque
61.

a, b Z K . o

a = b:= :x a .

. x b.

Propositiones 1... 41 quoque subsistunt, si a, b... classes indie,m it ;


praeterea est:
02,

aeb.n.beK .

1)3.

a b . ft . b = A*

64.

a b . b c : ( ) . a e a.

55.

a b . l> f) c : O . a E o.

S it s classis, et k classis quite in n contineatur ; Itine dicim us k


ceso ind ivid uu m classis s, si k ex uno tantum constat individuo.
Itaque :
50.

n K . k ') s : ) : : k s .

k =

; x, y k . q Wi1/ , x y.

V. Do inversione.
Inversionis signum est [ ], eiusque usuili in sequenti numero
explicabimus. H ic tantum casus particulares exponimus.
1.
S it a propositio, indeterm inatum continens x ; tunc scriptura
[ajEja, quae le g itu r ca x <jui(nt* a, sive wdutioMe*, vel radices con
d itio n is a, classem significat in d ivid u is constitutum , quae conditioni
a satisfaciunt. Itaque :
57.

(iE P .[)![*E )n . K ,

6 H.

EK O
n6P .Q

[ * x E 11:
x i . [x ] <i : = ct.

Ar it h m e t ic e s

p r in c ip ia n o v a m e t h o d o e x p o s it a

S in t a, fi, propositiones indeterm inatum continentes x ; e r it:


00.

IC] { /) ) { [ ] )([ ]/I).

01.

[a>] a = [ir E] a.

02.

[] (a ^ /?) = [ E] a v [# E] fi.

03.

# 0 | . = .[i'E ]# !)[a i ] fi.

04.

= fi . = . [a: E] (a? E] fi.

2. S in t x, y entia qimecumquo ; systotna ex onte x et ex onte y


compositum u t novum ens considera inna, et signo (, y) indicamus ;
Bim lliterque si entium numerus maior fit. S it propositio indeter
minata continens x, y \ tunc [(x, )]a signi fleat classem entibus (x, y)
constitutam , quae conditioni satisfaciunt, liv i t :
cr>.

e w fi = [(, y) ) o [(, y) ] fi-

00.

[(, y) E] a - = A =

t*1 E] . [y E| - = A : - = A-

3. S it oov. y relatio in te r indeterm inata x e t y (ex. g. in logica


relationes x = y, x - = y, x q y ; in arithm etica x < y, x > y, etc).
Tunc gigno [E] a y ea x indicam us, qua* velationi x a y satisfaciunt.
Commoditatis causa, loco [], signo 3 u tim u r. Ita 3 y . = : [ * ] .
x a. y, et signum 3 le g itu r qui, vel quae. lix . gr. s it y numerus ;
tunc 3 < i y classem in d ic a t numeris m compositam qui conditioni
<C y satisfaciunt, scilicet, qui nunt minores y, vel sim p licite r
minorat y. S im ilite r, quum signum D signi licet dividit, vel est di
vinor, form ula 3 D significat qui dividunt vel divisores. D educitur
x t & y = xay.
4. S it a. formula indeterm inatum continens a. Tunc scriptura
x ' |.r] , quae le g itu r x ' loco x in a, substituto, form ulam indicat
quae o btin etu r si in a, loco x, x ' legimus. D ed ucitur x [ x ] a = a.
5. S it form ula, quae indeterminata, , y , ... conlinct. Tunc
(x', y', ) [x, y,
quae le g itu r x ' , y ' , . loco x, y , ... in a substitutis, formulam indicat
quae o btin etu r si in a loco x, y, ..., litterae x , y ' , ... scribantur. Dedu
c itu r (x, y) (a:, y) a. = .

80

GIUSEPPE PEANO

V I. Do J'wielionibm.
Logicac noUitiones quue praecedunt expri montino c u ililie t arithmotioao propositioni sufficiunt, iisdemquo tantum u tim u r. 11 ! no
tationes iilins nonnullus breviter oxpliclim iis, quue utiles (lori possunt.
S it s qunodiim classis ; supponimus aequalitatem in to r e n tiii systomntis s definitam , quae conditionibus su tisliiciu t :
a= a

a = h. = ,b= a.
a = b , b ~ 0 : ( } . a = o.
S it rp signum, sivo signorum aggregatus, ita u t si x est eus
classis , scriptura <p x novnm indicet ns; supponimus quoquo aoqtm liUitom in to r entia q>x d e fin itim i; et si * ot y s u iit c u li classis
s , ot est y , supponimus deduci posse. y = 7 ) y . Tim o signum q>
d ic itu r esse functionis pracsignum in classi s , et scribemus (p 6 l 11 x.
EK.q n

F * = , y E A * : 0, rpm q>y.

Veruni si, uni s it a quodlibot oiib cIiisrs s, scriptura xtp novum in


dicet ens, et, ex a = y deduoitur x(p y<p, tune diohnus q> esse
functionis postsij/num in ciaxxi s et scribemus rp s F .
s 6 K . [> : : tp E *

. = .. x , y E s . x = y : q XiV . x y ycp.

Exempla, S it a numerila ; tune -J- est functionis praosignum in


numerorum dusse, ot -j- ost functionis postsigiium ; quicumquo
enim est numerus x , form ulile + * ot x
u novos in d ica n t mi-moros, et ox x = y deduoitur <1 -f- * et -|- 1/ , et -{-<* = -j- 1* .
Ttuquo
a E H". 0 : a
, E. F 1 f .
N . o : -j- a . 6 . N F .
S it tp functionis prnesigmim in classo s . Tunc [i/>] y eia ssem s i
g nificat iis ir constitutam , quae conditioni <p x = y satisfaciunt; sci
li cot :
Def.
s K . rp F s : q : [>] y . = [ ] (rp x ~ y ) .
(Jlussis \rp\ y vel unum vel plura, vel etiam nullum in d ivid u im i
continere potost. E r it:
s E K , (p F ( s : (y : y = tp x . . x E [<pj y ,
Si vero <j>y uno tantum constat individuo, e rit y = r px. = . x
=

M y

ARITHMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

ai

S it (p fim ctiouiB postsignum ; s im ilite r ponimus :


g 6 K , tp Ex F : f)

y [91] = [.r E] (x q> = y).

Signum [ 1 d ic itu r invcraionix xignum, eiusqno usus nonnullos


u logica imn exposuimus. Num si est propositio indeterm inatum
continens x , atquo est clnssis in d iv id u is x compositu quae condi*
tio n i a sntisfuciunt, e rit <rE. = a , tunc <1. = [ ] , ut in V, 1,
S it fo rtin i Iu. indeterm inatum continens x , sitque y functionis
praesignuin, quod littc ra o a> praepositum, form ulam gignat ; sci
lic e t s it ct = r px; tunc e rit q> = [* ] , ot Si x ' est novum ens, orifc
(p m' = %[*] x , scilicet, si a est form ula indeterm inatum continens x ,
tune a ft* ] a' signifient id quod o btin etu r si in a , loco x , as' ponatnr.
S im ilite r, s it formula, indeterm inatum continens w , sitqtie <p
functionis postsignum, u t x. <p ; deducitur 90 [arj a ; tunc, si x '
est novum ens, e rit x 'tp = x' [ x ] a , scilicet x '[x ]a . rursum indicat
id quod o btin etu r si in a , loco x , x ' legatur, u t in V , 4.
A lios quoque usus in logica signum [ ] luibore potest, quos bre
v ite r esponimus, quum ipsis 11011 utam ur. S in t a et & duae classes;
tu n c (rt n] b sive b [-> <1] classes ind icat x , quae conditioni h a r, x f
sive b =s x r, a satisfaciunt. Si b in n non continetur, n ulla classis
litiic conditioni satisfacit; si b in n continetur, signum b [<-1 a) omnes
ind icat classes quae b continent atquo in f r u - a continentur.
lu A rith m e tica, s iu t . , 6 num eri ; tunc * [4~ .] fiive (a -|-] b nnmerum ind icat x , qui conditioni b = x + n , sive b =r; a
x satisfa
c it, nempe b a . S im ilite r e rit b [ x ] = |n x ] b ~ bja . E t in anulysi I joc signum usu venire potest ; itaque
y = sin . = . * [sin] y

(loco x = are sin y)

d p (*) f(>) x . = . F () E [< l]/M <lx

(loco F (a?) = J / ( x ) ilx).

S it rursum q? functionis praesignum in classi x , sitque k classis


in 8 contenta; tunc q>k classem indicat omnibus rpx compositam,
ubi x sunt entia clnssis k ; scilicet
Def.

v e K . k K . k q s . <p F * : q . <p le = (1/ | ( k . [<p] y : - = a )

Sive

x E K . k E K . & 0 s . <p E F x : [ ) . 7) le [y E] ([a; e] : x Ek . <p x


V

J)cf.

~ A)

v e K . k E I t . k 0 s . q> * F : 0 < k <P = [y ] (fc . y [9?] : = a )-

Itaque, si <p E F 1* , tunc <px classem ind icat omnibus <px consti
tutam , ubi x s in t entia clnssis x . E r it :
E K , 93 E F 8 . y <p : 0 : <p [91] y = y .

GIUSEPPE PEANO

82

# E K . rt , b E K . a 0 . b f) ,<p E F * : 0 <P('* u &) = (l> ) u ('/ &)


HE K . <p e F # : 0 <P A A
* e K . r t , & e K . i ! l o * . ^ & . ^ p e F , a : q . 71 a f) ?> b .
E IC . ,

E K . a 0 . b s , <p F s : q .

(&) D (<p ) W b ).

S it a quuedain cIubss ; tune a n K , aivo K n a , sivo K > clas


ses oinncR iud icut fontine a x , sivo 0: 0 , i va, lib i cut clussis
qiiuccumque ; scilicet K in d ic a i classes quae in continoli tu r. F o r
mula l E K a idom signifient quod E K , d Q 11. ITao convolitioiiu
quandoque u tim u r; itu K N signifient numerorum ohi totem,
S im ilite r, si a est classis, K u ind i cut dusses quuo con ti noni;.
S it a num erns; tunc a -f- N , sive N - f a, numero fi indicut, nu
mero a maiore* ; n x , sive N x , sivo N <t, iu d icu t multiplice*
numeri a ; N indieat potentato numeri a ; N e, N 3,... ind icun t nume
ro* quadratos, vel numero* cuba*, ole.
Functionum ai gnor um uequalitutein, productum , potestates, itu de
finire lic e t:
J)ef.

H K

. cp, t/i E F : [)

<p = tp : = : * 6 . O* <P& = V <

J)ef,

s E K . rp F* * , y E F <p s . a; Es : Q . 1/ 1 1)> x y (<p ).

rtuque, in definitionis liypotliesi, e rit y p 110vu tu functionis prue


signum ; i tique pro/hwtum ttiynorum y> et 7 > vocatur.
S im iliterque, si <p, yi sunt functionis postai g tia.
Uaec valet propositio:
s E K . 7? E F ' * , < p * q b : 3 : < p < p * Q* . < p q > < p s ) s . etc.
Functiones <p tp, <p <p rp ,... iteratae vocantur, et com m unitor si
gnis </)* , 1ps ,... indicun tur, u t operationis <p potestates.
Si voro <p est functionis postsigiium , liuc fa c ilio ri notutiono, abs
que am biguitate, u ti lice t :
])cf.

HK. <pZ8V.Hrpr) i : ry-(pl <p'tp2 (f(p . <pZ qp<p . Otc.

In
(fp i) n
Si
merum

definitionis hypotliesi, si j, n E N, e rit <p{m-\-n) = (<p m) (rp ) ;


rp {m n) ,
liac definitione in A ritlim e tic u u tim u r, huee invenim us. N u
qui sequitur numerum a signo fa cilio ri a
indicare possu

m us; tunc (t + 1 t (t + 2 >


e t > 85 & e 8 t numerus, - f , sensuin
liubent + i H b j
<1U0<1 a definitione in 1 putet. Proposi
tionem <! in 1 scribere possumus N
q N . Si , i , 0 sunt nu
m eri, tunc n : + b . aiguillent a - f b 0 , ot : X b . 0 signifient a b

ARITHMETICES PRINCIPIA. NOVA METllODO KXPOS1TA

M u lti8 al iis proprietatibus gaudont functionum signa, praeaortim


hi co nd itio ni sntisi'auivmt : < p x = < p y . Q . u i = : y , F unctionis signum
quod Iitiic conditioni satisfacit vocatur a durissim o P edoldw l aindlo
(iilinlicho A bbiltlun g).
Sed Ida exponendis locus deeat.

D eclarationes.
i

D efinitio, voi bro v ito r Dcf, eat propositio form im i liabons w == n ,


sive () . a = a , ubi n eat signorum aggioga tua senaum liabona
notu m ; w est signum, vel signorum aggregatus signillcatione adhuc
carens ; a. vero est conditio sub quii d efin itio datur.
Theorema, (Th.cor, vel TU) est propositio tpme dem onstratur. SI
theorema formam habet a O fi i l*bi * et p Sunt propositiones, tunc
a d ic itu r Hypothcsis (H yp. vel breviter Hp.), (i vero Thesis (Thus,
vel Ts.), H yp. ac Te. a Theorematia forma pondent; nam Si loco
* O C? scribemus $ o et , vit - fi llp ., ot Ts. ; ai vero scribemna a fi = a t H p. ac Ts. Hbsunt.
In quolibet signum P quod quidam numerus aequatur, p ro
positionem in d ica t eiusdem hoc numero signatam. Logicae propo
sitiones indieantur signo L ot propositionis munero,
Formulae quae in una linea non. contincntur, 131 svUoth lino,
nu llo interposito signo, sequuntur.

GIUSEPPE PEANO

(]!, 1-20)
A R IT H M E T IC E S P R IN C IP IA .
1. De numeris et de ndditloue.

Jplicationea.
Signo signifleatur numcrux (integer positivus).

a+ 1
=

u n i t a s .

egueti# a , sive a plu * 1 .


est acquatili. Hoc ut novum Migliti in coiisiderundnm cet, etsi logioue s ig ili figurim i lm bciit.

Axiomata.
1.

1 6N .

2.

a EN . o . = a .

(I, b N . 0 : (I =

4.

n, b, c E N . f) .*. a b . b = o : f) . a = c .

5,

a = i . 6 E N :Q .a 6N.

(i E N . O - + 1

Il . =

. b =

a .

N.

7.

a , b N . f) : = b . = . -f- 1 = b -|- 1

8.

n N . f ) . - | - 1 = 1 .

11.

k E K .'. 1 6 k

>

x E . x E k : [ ) , . - f 1 t ; ! [ ) , N f) t .
J)efinitioncs.

10.

2 =

1 + 1 ; 3 = 2 + 1 ; 4 = 3 - | - 1 ; etc.
Theoremata.

11.

2 N .
Demonstratio :
P 10
1 [a] (P 0) . Q :
(1) (2) 0 :
P 10 . O :
(4) . (3) . (2 , 1 + 1 ) [., 6 ] (P C) : o :

1 EN
(1)
1 EX 0 1 + 1 S
(2)
1 + 1 EN
(3)
2 = 1 + 1
(4)
(Theorema),
2 EN

A r it h m e t ic e s p r in c ip ia n o v a m e t h o d o e x p o s it a

38

Nota. H uius facillim ae dem onstrationis gradus omnes explicite scripsimus. lre vita ta causa ipsam ita scribemus :
r 1 . 1 f] (P 0 ) : o : 1 + 1 N . P 1 0 . <2 ,1 + 1 ) [ , b] (P 5): o ; Th.
vel
P 1 . P (1: 0 : 1 + 1 N . P 10 . P 5 : o : Th.
12.

3, 4, . . . E N .

13.

a, b, 0 , d 'S . a = b . b = o . e ~ d ; o : a ~ d .

Dem.

H yp. P 4 : f) : n, o, d N . <i = o . o d . P 4 : q : Thoa.

14.

a, b, ( j N , < i = 6 . & = <; . = a : = a ,

Dem.

P 4 . L 30 : O Tlieor.

1/5.

(r, 6, o N . 6 . & - = o : q . - = < ) .

10.

(i, b N . (t = b ; q . a -| 1 = 6 -|- 1 .

16',

, i N , a - | ' l = - f - l ; Q , a := & ,

Dem.

P 7 = (P 10) (P 10').

17.

<i, b N . q : d * b . . n

Dem.

P 7 . L 21 : o . Tlieor.

1 ^ ^

/
b "j* 1 .

Definitio.
18*

<f, b N . f ) . a -f- (b -} 1)

(fi -J- b) *-|~ 1 .

Nota. Hanc definitionem ita logore o p o rte t; si a ot i sunt


num eri, et (<i + b) -f- 1 sensum hnbet (scilicet si < i+ & est numerila),
sed a -f- (& + 1 ) nondum definitus est, tunc 4 (l>
1 ) significat
numerum q u i n +
sequitur.
A b huc definitione, et a praecedentibus d ed u citu r;
a N Q *. a
N . )

2 : a (1

a -j- 3 a -|- (2

1 ] (a 1 ) -L 1

1) ==

"H* ^) ~l

i ^tc*

Theoremata.
II).

a, b N . o . a + b E N .

Dem.

a N . P C : f) : a -f* 1 N : q : 1 (6 E] Ts.
N . O :: J N . b [6 E] Ts : o ; a -f- h N . P 0 :

(1)
q

: (a -f- b) +

1 N . P 18 : o + {& + 1> * N : o t (ft + 1) [& ] Tb.

(2 )

HO

OlUStiPPG PEANO

N . ( I ) . (2 ) . o :: 1 [i Cj Ts *. b N . b (i jT s : f)s b -f- 1 E [b ej
B ((te] Ts) |fc] P 9 ; : [ ) ; l f o | i i Ej Ts. (L 50) f) : b N . q
Th.
('!)
(3). (L 42) : Q : a , b EN . Q . TheBis.

(Tlieor.).

20. J)cf. -j- b + o = (o + b) -(- c .


21.

n, b, o N- . Q + b H~ 0 e N

22.

a, b, o e N . O ! = ^ - = * <l4 ' C = ^ + o.

D em.

e, /> N . i* 7 : o 1 e [o 6] Ts.
u,b 6 N . Q :: 0 E N . c [o E] Ta

(1)
0

a = b . = . a -f- 0 = i i -f-t-:

n -Je E N : - | - o = i -(-o , = , 4 * 0 l l = ^ -|- c _ l'


1 ... ; ) d = b . = . a + (o - f 1 ) = b 4 - (o + 1 ) . \ o
(o -I- 1 )
E[c]Ts.
(2)
, & E N . ( 1). ( 2) : Q : l 6 [o e( Ta / . oE(c]Tb . f) . (o + 1) C [c E]
Ts : : Q : : o N . Q . Ts .
(3)
(3) o Tlieor.
23.

a, 6 l ( i N . [ ) . a + (^ + cl - a + *, ' l ' 11'

Dem.

a, b C N . P 18 . P 2 0 :

q . 1 [e ] T e .
c X . c (o E] Te : o : + (6 + ) = fl + & +
P 7 : o s o + (& + ) + l = a + 6 - - o + l . r i 8 : o : n
(t + (o + 1)) = <i + b + (c -I- 1) : Q . o + 1 6 [o ] Ts.

a, b e X . o

(i)
c+
(2)

(1) (2) (P 0) . o . Tlieor,


24.
Don.

f l E N . o , 1 -)- = # +

1.

P 2 . Q . 1 E [o ] Ts.

(1)

a E N . < i e [ f l e ] T s : o : l + a = + l : o : 1 4 - ( + l ) == (-(1 ) + 1 s 0 : ( + 1) M
Ts.
(2)
(1) (2) . Q Tlieor.
24'.

f l , l K . ( ) . l + ( i + J = + l + l''

Dem.

Hyp. P 24 : Q : 1 -}- = a - f 1 . P 22 : q . Thesis.

25.

a, i i 2 . ( ) . a - | - & = 6 + a -

Dem.

a E N . P 24 : Q : 1 E [b | Ts.

(1)
r t E N . o * ,' ^ e N . i ) E ( t ] T 8 : o : n - ( - i * = i + a . P 7 : o : ( f t +
b) + 1 = (& + a) + 1 . (a + It) + 1 = + (6 + J) . {b +
n ) -j- 1 = 1 -f- (b -f- n ) , 1 -}- (b -j- fl) = (1 -J- b) -J- n . (1 -j- b)
o = (b -j- 1) + a : Q :
(b -|- J) = (b -}- 1)
a : q : (b
+ i ) e [6 e) Ts.

(2 )

ARITHMIiTICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

87

(1 ) (2 ) . q . T b e o r .

20.

d, b, o e N . Q : r t = i. = . ( ) - l - r t = o - ] - & .

27.

a, b, o N . q : a 4 - b - f o =

28.

a, I, c, d N . a = > . 0 = A: . a 4* 0 = > 4" <1

a 4~ a 4 * b .

2 . De subtnictlono.

Explicationes.
H iguiim legitur minus.

<
*
cut minor.

>

est maior.

Definitiones,
1.

it, h 6 N . Q : b = X | i ] ( , t 4 ' = ) i

2.

n, 1>N . i) : a

3.

. = . b *-= A

4 ~ b o = (a 4 - i) 0 j a ii 4 0 = ( b) - \ - 0 ',a b
0 (<( J) 0 .

Theoremata.

4.

a, b, a ' , b' N . a = a ' . b =

b' : q : b a = b' a ' .

Dem.

Ily p . o : a i 4 - t t 5 = b . = . ar 4- ( i / = 6 ' ' : o . Thesis.

5.

ft, & N . Q : < V . = . 6 a N .

Dem. n, b X : 0
se, y b a . f),w : , y e N . a ; 4 - = 6 . i / 4 _rt
b . $ I P 22 : q : w = y .
(1)
a, b N . a < b . V 2 . (1) : q
b a - = & :$ , y b a . q . x
= y : (N, b )[s,fc)(L 50 )
u
b a N .
(2 )
a, b N . b fi N . (L 50) : q : b - ^ : 0 : a < b.
(li)
(2) (3). Q . Theor,
0.
Dcm.

a, b E N . a < b : ;) . b a

a = b.

J ly p . P fi . P I : q : & <1 N . {b ( i) [ , t ' | ( i4 = i ) : ;') :


Tlies.

OIUSEPPE PEANO

7.
J)em.

8.

JJcm.
1).

88

a, i>, o 6 N . Q : o = & <i. = . o 4 - = &

I I yp . 1 P 22 . P 0 : o : o = &
. o 4 - = b.

= ^ a + a .=

<i, b 6 N . o 4 " & a = &.

(a 4 - b, l ) [/, o] P 7 . o Tlieor.
n, b, o N . a < & : Q : o 4 - {b ) = o 4 - b

l )em.

Hyp. P 0 : f) : (& )4 -rt = & : 0 : 0 + (& a) 4~ = 0 + &


P 7 : o : Thesis.

] 0.

a, b, o EN . > b 4 - o ' 0 (6 4 - 0) = b o.

11.

a, h, 0 6 N . b > 0.11 > b 0 : 0 . a {b c) = a

12.

11, b, a' , b'

Dcm.

H yp . Q . b a = b' <t'. 0 a f b' a ' N . 0 . Thes.

13.

ii, b N . Q . a < a 4 - &

Dcm.

H y p . P 8 : 0 : 4~ & a = & : f ) . ft 4* & a N . P 5: 0 !


Thesis.

b.

e N . a = a ' . b = b' : Q : a < b . = . a ' < b'.

11.

a, b, e t N . a <C_b. b <Z.o: ). a<C.o.

Dcm.

Hy p . [ ) : & a E N . o & N : 0 : {& a) -J- (0 &) N : Q : 0


a N : o . Tliesis.

15.

a, b, c N . : a < b . = . a 4 - 0

Dcm.

Ily p . q : a < & . = . & I f . = . (& 4 - 0) ( 4" ) ^ N . = .

10.

n, b, a ' , b' EN . a < b . a ' < b' : q . a 4 - a ' < & + b'.

Dcm.

H y p . 0 : a 4 - a" < b + a ' . b 4 - a ' < b

17.

a, b, 0 N . a

Dem.

Ily p . Q . b a E N . o & N. (0 &) 4" (& a) e n : 0


Theeis.

18.

Dcm.

1 6 [a Ej Tliesis.

(1)

r t e N . P 1 3 : o : 4 - l > l : o : a 4 - l [ a e ] Thesis.

(2)

4 0i

4 < 4 * c-

< a:Q.0

b' : 0 . Thesis.

b.

N . : a 1 . w . a > 1.

(1) (2) 0 Theor,


IO.

n, b N . Q . a 4- b - b.

Dcm.

N . 11 8 :

: a 4 - 1 = 1 J 0 : 1 [fr ] Thosis.

(1)

ARITHMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

a N . b i N . b E [i E] Tu : o : 4 - b - = b . 1 P 17: 0
+ l ) - = 4 + l : 0 :ft+ l- E l& ]T .

80

: + (ft
(2)

( 1) (2). q . Tlieor.
20.

a ,b t^ .a < b .a =

J)em,

H yp : Q : b EN . (b a) -j- = a . P

21.

a, 6 E N . r t > 6 . = 6: = A '

22

b: = a -

: O : A*

a, b N . > 6. a < b : = a*

23.

a, b 6 N : O < b . o . a =

Dem.

a tN .P 18:o .ie [K ]T s.

(1 )

a, b N . a < b : o'. a < b -}- 1.

(2 )

rt, i> N . a = i! o . a

(3)

a, &

b . u . a > b.

-j-1<
& N . T 18 : q : a J = l . u . u b

>1.

(4)

a, l>EN . a fc = l : o . a = &4- l '

(0)

, & N . a 6 > 1 : ) . > & + 1.

(0)

n,iN .rt>6.(4){5)(fl):o: = f t 4 - l . u .f l> & 4 - l. '

(7)

a, b E N : a < b . u . = b . u . a > b : (2) (3) (7)


. yj . (I
b
|- 1 U. A
b "j- 1,
a, b N . 6 e [6 E] Ts. (8) : ) : b + 1 [Zi e] Ts.

< b+ 1
(8)
(0)

(1) (D). o Tlieor.

3. Do m n x im tfi o t m in im is .

Explicationes.
S it a K N , lioc est ait a quaedam numerorum clnssis ; tunc Ma
legntur maximus inter u, ot n;a legatur minimus inter n.
Definitiones.
1.

a E K N . O M a = [a?] (x a

n . 3 > x : = a)-

2.

K N . o . j t a [# ] (a? Ea

a . 3 < x : a)-

di)

OIUSHPPK PIANO

Theoremata.
3.

K . K

- =s a . # 3 > = A : f) . M EN,

Dcm,
EN.

(1 )

(1) 0 : 1 E[' *] (H p o Ts).

(2)

n N . n K N . n 3 > - ( - l = Jv . 4 - l i O : + l = M (i
(3)

= A-

(1)

n E[ E] (Hp o Tb) . K N . 3 > n -j- 1 = a - f 1 " !


0 : M <i EN .

(5)

n [m E) (IIp f) Th) . EK N . o g > it -}-l = a . (3) (5) : q : M a


E N.
(0 )
n E[u E] (ITp o Tb) . (0) : C) . ( + 1) [ j (IIp 0 Ts).
(2) (7). 1 1* 9 : 0 : n X . 0 .

Hp o Ts.

4.

EK N . - = a : 0 I\[ n X.

5.

K K . [ ) , j j i i = M [. Ej (a 3 <

(7)
(Thcor.)

= A)-

4. De m ultlpliciitioiiG.

Dojinitionos.
1.

a E X . [) , x 1 = fl

2.

it, b X . [ ) . a x (b -f- 1 ) = X b + a.
ab X i>; fife - f - 1) = (ab) -f- v ) <tbc {uh) o.
Theoremata.

a.
Dow,

a, b E N . Q . ab EX .
u N . I 1 i () : X 1 X : [) . 1 [ E] Ts.
n, b N . b E[6 ] Th : ') : x b X . 1 P

(1 )

li) : q : ab -f- N .

P 1 : Q ! (* + 1) E N : 0 : 6 + 1 [b E] Te.
(1)(2), q . Tlieor,

(2)

ARITIIM im C U S PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

^4 .

41

a, Z, o X f) . (n + Zi) u = ao -f- bv.


Nota. I[uuu est prop. 51* ICuoLlDis olem. lib ri V II.

J)ctu.'. n , 6 e N . i* 1 : O : 1 [o ] Ts.

(I)

<l, h, a E N . o E(e | Ts : ^ : (tt -j- b) o = tic


bo . 1 1* 22 : q : (<l
-J- li) o 4 a 4 b
ao 4 Zie -|- d -|- b . 1* 2 ! Q ! {(t -|Z>) (o |1 ) = (0 - 1- 1) - f b(o + 1 ) ; 0 : o + 1 [e E] Ts.
()
(1) (2). o . Tlicor.
5.
Dcm.

d f , o . l X = fl.
1 e J e] Ts.

(1)

[it E] Ts. o . 1 X (i = a . [ ) . 1 x a -\- 1 = 4* 1 0 1 X (ft


+ l ) = a + 1 . 0 . r t + i e [ f t ] T 8.
(2)
(1) (2), Q . Theor,
(5.

a, b N . o . b a -f- a = (b -|- 1) a.

7.

a, Z> N . . ab bit.

Dem.

(liUCJL. V I I, l(i)

<i N , P <>. P 1 o . x 1 a 1 X a : q : 1 [li e] Ts.

(1)

, li EN . Zi [Zi j Ts : : 6 = ba : > t ab + a = ha - f a . P 1 . P (l
: o : (b 4 - 1) = (b - f 1 ) n : 0 ; Zi + 1 [i> ] Ts.
(2)
(1) (2).
8.

Dem.

5).
Dcm.

. Theor.

n, Z, c N . f) . n (li 4~ o) Zi 4 H0
P 4 . P 7 : q . Theor.
, li, o X . =

b : q : ac ho.

a, b EN . a = b : : q : : 1 [c EJ Ts

c [o E] Ts. [) : ao = bo . a

Zi : O : ao 4- =
4" ^ 1 0 ' ( 4 " !) = ^
E [c E] Ts ; : 0 ; o X . 0 . Ts.

4 " ! ) O 4~ 1

10.

a, b, oE N . < l> : o (& a)o bo ao.

Detti.

Ily p . ; 6 EN . (Zi ir) + d = Zi : o : (Zi ) o 4 - o = Zia


: O 1 a) o = Zio no.

11.

<r, Z, o N . a < Zi ; 0 : ne < Zio.

Dcm.

H y p . f) : b X . P 3 : q : (6 ) <i X . P 111 : () : io ao N
: Q Thesis.

12.

a, b, o X .Q
. . ao >

13.

(E u o l. V H , 7)

fl < & . = < Z w : a = b. = . ao = bo : a > b


bo.

a, b, a', b' N . < ' . b < b' : q : ab < a' b'.

42

QIOSP.PPB PHANO

14.

<t, b N

: q : ab . > ^ = . n.

15.

a, b, o N . o . u (6 o) = <ibo,

J)cm.

a, 6 E N . P 1 : q : 1 E[o Ej Ts.

(1)

<1, li, o N . c [o E] Tb : f) : n (6c) = a bo : O : a (M


a& =
-f- ab : f) : (bo -|- b) = ab (o
1 ) : Q : a (b {o -(- 1 )) = <if; (e -f"
1) ; Q ; o
1 E[o E] Ts.
(2|
(1) (2). Q . Tlieor.

5. Do potestatibus.

Definitiones.
1.

N . Q . n1 = a.

2.

a, b N . f ) . H-i =

a.

Theoremata.
.'3.
Dcm

a, 6 X . o . ah EN.
a X , P 1 : f) . 1 [6 ) Ts.

(1)

a, b E N . b [b ] Ta : Q : 4 6 N . $ 1 P 3 i () : a" a N . P 1 : o :
a + JN : 0 : 6 +

( 1 ) ( 2) . Q

1 E [6 E] 'Ta.

(3 )

. Thuor.

4.

E N . O 1 = !

.*>.

a, b, o N . o . <i4+ =

G.

, b, o N . [) . (aby ac b.

7.

, 6 , o N . Q (a' f = fc*.

8.

a-, by c i N . q . \ < b , = . a < 6e : a b . = . ac = bc : u


, = . a" > b

i).

r, b, N . a > 1 . q . \ b < o . = . ab < ae : b = o . = . a6 = n' :


b ]> o . = . h

a0.

ARITHMETICUS PHINC1PIA NOVA MITHODO EXPOSITA

(i.

48

De divisione.

JUxplieationcs.
Signum

legatur

per.

dividit, sive est divinor.

est multiplex.

Np

numenu primu*.

7i

est p r i m u s cum .

Dofinitiones.
1.

, i N , Q . i / a = : N ( ] (a: = h).

2.

a, b e N . ( ) : a D b . = . b / a = A-

<).

, b N . [) : 6 q . = . a D b.

4.

N i) = K [ # e ] ( 5 D . 3 > 1 . 3 < : = A)*

5.

a, b N . f) : : n h

0.

a, b N . Q / . 3 D (at b) 1 = : 3 D . a . 3 D b.

7.

<1, 6 N . O
a b jo =

3 D a . 3 1) 6 . 3 > 1 : = A-

3 (1 ) : = : 3 a a . n . 3 Q &

{a b )jo ; a /b /o =

( a jb ) jo ; a j b X

0=

( a jb ) 0.

Theoremata,
Nota. Haec theorematii 8-80 u t in subtractione dem onstrantur.
8.

a, b, a', b' N . = a ' . b b' : f ) . a / b = a ' / b'.

0.

a, b, a', b' N . a = a' . b = b' : o : n D b . = . n ' D b'.

10.

, b, 0 N . 0 : ac b . = . 0 = b f a.

11.

rt,&N.[):<I>&. = - & / a e N .

1 2.

a E N . o < (t/ l =

13.

a N .[) .n /( i = l.

14.

a N . 0 1 D a.

15.

N . Q <1 1>

<l'

ARITHMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

a EN . b EN . a < 1 . b < 1 : = A .

(2 )

( l ) (2 ) . q . i e *.

(')

i < o : u : < o . i = o:u:/(=:cp.I=:o.

(4)

o k . a, b EN . a < o . b < o : f) : Ts.


o(. lc. a,b
(it, Ii) =
: Q :

3 I>

(5)

. a = c , b <C o i : c i. k . b <Z c . n i < e . 3 I)


3 ] ) (b, n b) : q ! j D (b, n b) =
( , i ) =

3 I ) M 3 1) (b, it b)

3 B M 3 D ( , b) : Q : T s .

((I)

(u, b) |b, nj (() q , c fc. a, b N . a < c . b = o : o : Ts.

(7)

o t k . a, b (."N . a = o . b = c i 0 : 3 V (u, b) = 3 D 0 = 3 D M 3 I) 0
= 3 1) M j 1) (a, ?>) : Q : Ts.
(S)
(4) (fi) () (7) (8 ) . r , . c * . ( 6 N . d < f i - } - 1 . 6 < o + 1 : o : T . (It)
(0 ) 0 . o k . ( ) . ( o + l ) f e

(1 0 )

(1) (10). q

(11)

(a

c EN . H p . a <C c . < 0 : 0 ! Th.

b) [c] (11 ) . f> : II p . Q . Ts.

(Tlieor.)

a, b, 1 N . 0 . M 3 1) (t, bm) = m x M 3 1) (o, t).

$ 7. T heorem atii v a riti.


n , ii N . a * - | - li8 (i7:0!<i<T7.Z>cr7.
x X . 0 * ( * - f 1) ( I

2)

x N. o . x ( - |- 1) (<t>
x N . q . x (x +

1) (2

q;

C.

x - f- 1 ) ( [ 0.

Er.Q r.Tr. -t-l'


EN . f) ; 2 1 , n . 2 + 1,
x E N . 0 . (2* -\- 1)* 1 d 8 .
a N . > 1: 0

Np 3 > 1 3

! - = A- (EiHJL. V I I , 31 )

rt, i E N / . 6 > n . - . 3 D n . 3 > 1 . 3 < J > : A : : 0 - f Np.


n, b N . a N p . a - 1> b : q : a n b,

(E u o l. V I I , 2 0 )

a, b, 0 N . a I") bo . a n b i 0 . 1) 0

n, i N . m = M 3 D (a, b) : 0 : a / m . n . b / .
a ENp . by c E N . a J) b c : 0 ! D b . u . D 0 ,

(EliOL. V I I, 30)

44

10.

OIUSBPPF. PEANO

a , b e N . o . ah j b = a.

17.

, & e N . < i D b : o . a ( b / r t ) = &.

18.

a, b, o E N . 0 1) b : f) . (!> / o) uh j o.

10.

a, bt o N . ff i he : Q : a j (bo) =

a / b / c.

20.

t i f b f O t i . a a b . b a o : {) . a / (b / o) = a I b x c .

21.

a, m, n EN . m ]> : g , amj a" = am~u.

22.

n, b EN . Q . a D ab.

23.

a, b, r. 6 N . I) b . b D o : o . a 1) c.

2i.

a, b, o EN . a D b . b D o : 0 o j a a o / b.

25.

a , b , o t y . o D a . o i ) b -.) . ( a - \ - b) j o = a, / o

26.

n, i>, e EN . o D a . o I ) b . > b : o : (a b ) j o = a j v b j v.

27.

a, b, c N . o I) a . o D b : o . o D a -f- b.

28.

a , b, o N . o D a . o I ) b . a > b : Q . o J) b.

29.

a, b, e, m, E N . c 1) a . o D & : o . o D ia + ' ni*.

30.

a, b, c, m, n E N . c I) a . c D b . ma > fr : f) . o J) ma nb.

31.

a, b N . a D b : q : a . <

Devi.

Hyp. 1* 1 1 . P 17 . 4 P 14 : ft : b/a N . n (b/a) = b . a < ^ =

b / c.

u = . b.

a (b/a) : Q IhesiB.

32.

a, b EN . a &. b D a : o . a = b.

33.

a N . o . M BD a = .

34.

a, b E N . a > b ; f ) . 3 D (a, b) =

Dcm.

Hyp. P 2H : ;)

x l ) a . x 1) fi

Hyp. P 27 : o

x D 6 . x 1) (a b) : o : x D b . x I) (b + ( &))

3 D (b, a b).

:q :x

1) b

: Q : x D b . x I) n.
(1) (2) {> : H y p . f)

. V

(a b)

(I)

(2 )
x 1) a . x J> b : =

: x 1) b . a D ( h). (Tlieor.)

35.

n, b N . [) : M 3 D (a, b) N.

Dcm.

1 D re . 1 D b : : 3 ]> (a, b) - = a -

(0

3 J) (0 , b ) . 3 > <1 : = A-

(2)

(1 ) (2 ) . 3 V 3 : 0 . Th.
30.

a, b EN . () . 3 1) (a, b) = 3 D M 3 D (, h).

Dcm.

k N |oE| (llp . a < . v . b < 0 i q .Tb.)

(Euoi,. V I I , 2)
(1)

4(1

G IU S E P P E PEANO

a Np. b, n f K : Q : a 3 bn. = . a D b.

1 fi.

a, b, o 6 N. <i n b . o I) rt : f) . o n b.

(E u o l . V II, 23)

10.

a, b, o N . q .. a n b . a n o : = : n n le.

(E u o l . V I I, 24)

17.

i t , b, c X . b ft o . b D a . c D a, : ) . bo I ) a.

18.

a, b, o N . < i j i ! i : 0 : 3 D (ao, 6 ) = 3 D (o, b).

lft.

a, l N . 0 M 3 a (> 1>) e N .

20.

ri,

21.

a, b, o N . c ( j . o ( [ b ' D : 0 a W 3 G (, b).

22.

N . a: < 41 : Q . 41

23.

(IUOL, IX , 1 2 )

14.

24..

n Np . n N . a g; m : Q . n~ 1 1 (1

6 N . 0 . i 3 a (J *0 =

& / M 3 D (", b).

(E u o l .

V I I, 34)
V II, 3fi)

(E u o l .

Np.

II

<

(E u o l.

IX , 2 0 )

( l'E B M A T )

8. N um ero ru m rationes.

Explicationes,
V ,

Si p, g X , tunc ~

le g itu r ratio numeri p numero q.

Signum l t le g itu r duorum numerorum ratio, et indicat numeros


rationales positivos.
Definitiones.
1.

m, p, q N . o . m y

= m p / q.

2.

v ;, > ',g 'e N . o y

= ^ .= " * e N . ^ ,* ? ~ e N :o ,,.ir |.= =

V'

x ~ .
Q

3.

H = : ; [*

4.

p H .

] i>, q 6 N . ~
V

~ p .

= cc : -

ARITHMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXP08ITA

Theoremata.
5.

P, ?, P', <l' N . Q ::

= |t- . = .

np ir

5 5 i p 5 F

= p ' .

{E o l. V I I, 1II)

Dem
F :

53' M '- M ' y JJ'S


I I p . p q f = jj '3

e N-p2

m ' ^

==9q' ^ 7

jP ' =

(1 )

Q , \ e N . * , * ~ E N : Q0 : x p q ' = x p ' q : f)

: ( X J L } q q' = ^ ^ q q ' ; 0 : x 2 L = = x ,

(2)

(1) (2) . Q . Th.

(i.

m ,p, q E N . Q ~ r ~

7.

p, q e N . m N . m D p . ? D q : o . =

fl.

P,

1).

, 2 , p ' , q' E N . p '

(E u o l. V I I, 17)

E X < p n q . p n q . ^ = y
ti

q'. I - =

q/m

: Q i p = p '. q q'.

0 : p j p ' = 4 /f / M 3 D (j>, q) .

10.

P , (I , P ' , Q ' ^ ^ ~ = Y P r t q . q ' < g i = A

11 .

i> ,? ,> ', ' N :0 : | - = ^ - . = . | 7 = ^ - . = .|- = |^ .( E t7 . V U , 1.'))

12 .

jPt ? e N . 0 : : [w E] ! m N . m ~ E N

12

'.

13.

(EUOL. V I I, 21)

= a -

a I l . [) : ; (m ) : m, N . m a E X . \ - = A

P, ,P', <j' EN . O :: f(*, , <)] : *,, < N .

~
t

~ A13'.

a, l I t . Q :: [ ( r , #, f) 6] : r , * , t E N . a =

14.

n , 6 ,0 E R . Q ::[( , ,
=

- -

A.

.b

)E) : tt, m , p , <7 N . a =

.. - =

a-

. i := . 0

GIUSEPPE PRANO

j), g, r C N . =

. & y : f) ' *= * = * P = U

m e N . it, h e l i . = i . ma N : f ) . w i e N.
, b, o e H . o

rt = "

n = />, = . J; = n.

a & . 6 = o : n =

N O H.
Definilioncx.
ti, b K . f) : : < b , =
, i t i t , n ^

.r EN . ,w, .rft K : o* . <" < <rk

> -

< ^

T/ieorcirt(n.

;*> 9t > En . fl = . b = -4- : O ; <, & = 1> < <1P,

" EX . 9 : y < | r - = ' < /

, g, r N . = . & : O : < 1 = 1> > 9g

a l . Q

H . 3 > : - = A-

(i 6 B [) , K . 3

fl> A*

a, b I . < b : 0

a, b 11 : o

? > a 3 < * ' A*

< fr

= & : = A*

O .. > 6 b : = A .
O

a < 6 . ft >

, Ii, O E Tt :

i : = a-

a <

.a -s = I .ft >

<

u b . b <

ii <

b . b C ' j =

c: Q : <
c : 0 ! (t <

c.

f c: =

A-

Ar i t h m e t i c e s

pr in c ip ia

nova

m ih u o d o

e x po sit a

41)

Definitiones,
30.

<i, b ]{ , f ) . a + b = {o e] (c R
x a -J- x b ; = x o).

x X . x , x b, x o X : o *

31.

a, > R . f) , > a = [x } (# 6 H .

32.

n, 6 R . Q . b [c e) (c R
(a; a) b ai o).

33.

a,

x = b).

x X . x a, (a) >, a? c X ; Q*,

b R . Q . bjn = [x ] {x R . a x = b).

Theoremata.
34.

i> ,3 ,r X .0 . ^ - - j - f = ^ 3 .

35.

a, b R ,

30.

p, g, r X . p < q o . ~

. a -J- b R.

37.

a, b R . < b :

3,

. b n R.

39.

a, b R . q . ab R.

40.

p, q, ' , g' X . Q .

41.

<r, & R . o . b j a R.

42.

p, q N . o

D.

= p / fJ-

Itniioim lluui systematft. Irrationales.

JSwplioatio.
Si n E K R , s ig illi m Ta le g itu r terminus summus, vel lime utnviits olassis a. Supra hoc novum eus rol&tioues uc operationes
tantum delinimus.

OIUSfiPPE PEANO

Definitiones.

1.

fl E K R . l : Q :; * < T . =

. 3 > * : = A -

2.

a e K l . * 11 : q ::: a> T a . =

a . 3 > * : = a : : 11 11

< * : Ou / 3 > : - = A3.

a 6 1C R . <t e R : 0

> T . = : i r - < ; T r t . ( r - = Tn .
' Theorema.

4.

x l . o >: <c =

T : l . 3 < ir.
MspHcatio.

Signum Q legitur quantitas, immorosquo indicat renies positivos,


rationales aut irrationales, 0 et co exceptis.
Definitiones.

5.

Q = [x 6] (rt 6 K R : - = A : ^ 3 > T . - =

:T =

-=A)6.

<i, b E Q . Q :: <i = i i . =

R . 3 < a : = : I i . 3 < &.

7.

a, b e Q . 0 :: a < b . = . \ K . 3 > a . 3 < b : - =

8.

a, l Q . o : 2> a . = . a < b.

Theoremata.

9.

ai Q .Q

R .3 < a : - = A-

10.

a Q . 0 .. I i . 3 > n : - = A-

11.

R oQ.

Subsistunt qnoque propositions quae a P 17, 28, 20 in 8


obtinentur, si loco R legatur Q.
Definitione*.

12.

(I, b e Q . o . o + b = T [z e] ([(*, y) 6} : x ,y R . * < a . y < b


.x + y = 2
- = a)-

1Ii,

a, b E Q . o . ah = T [z E] ([(, y) ] : x, y ER . < a . y < b . xy

fil

ARITHMETICES PRINCIPIA NOVA METHODO EXPOSITA

tJ t val eunt liue definitiones, demonstrandum eat aubaistere p ro


positiones 12 et 13, si a,b K .
Subtractionem o t divisionem u t operationes inversas additionis
et tuultipU cutionis defluito Kcct, iUivrumqua propvluUUsa rtBwoiwtriVTC.

1 0 , Q u H iititn tu in siste m a ta .
Explicationes.
Si a K ( j,
limes oltusis a.

signa

I a, E nt L a log un tu r : interior, exterior,


Definitiones.

1.

E K Q . 0 I = Q [* ] ([(, v) ] : : # , i f Q , ,1 i i < * <


3 > M.3 < r : o :

= A)-

2.

a K Q , Q f i = I ( - ).

3.

n t K Q . Q . L a ( - I ) ( E fl)
Theoremata.

4.
B.
Dem.
0,
Dciti.

K Q . , i i , d Q . m < a: < y . (3 > . j < : Q a) : q . a; e I n,


a K Q .
I
3 < v : 0 : ) A-

] ( if ,i) E Q .\u < o 'C i -'-a > tt.

P 1 = ( P 4 ) ( P 5).
K Q . , Q . (3 > m. 3 < v : O n)->0
P 0=

3> *-3 0 : 0

P4.

7.

a K Q . o . I a o a.

8,

<i K Q . o . I I a = I a.

Dem. Hp. ( I o) (J P 7 : Q . I I a q I .
eQ

. * < < - ( 3 > . 5 < :

I ')

<2)

H p. x I ft . (2) : o : * I I i*.

(3)

H p. (3) : f) : I a o I I <r.

(4)

H p, (1 ) . (4) : Q : Te,
a,

(1 )

,K

K Q , Q !i

(Tlieor.)
Q . I Q l 6 .

OlUSEPPE PEANO

Dcm.

H p. x , u , v E Q . v < x < v . (3 > u . 3 < v : 0 ) : 0


3 < D: 0
H p, x E I a : 0 : x E I b.

3> .
(1)
(Theor.)

10.

a , b E K Q : 0 : 1 {&) O I a

Dem.

(ab , #)

11.

a , b E K Q . Q I (&) 0 ( I ) (I &)

Dcm.

P 11 =

, i ] P 9 . = , P 10.

: P 10 . o . (! , a) (n , 6] P 10.

12.

a , 6 E K Q . q I a 0 I (a u b).

13.

, H K Q , 3 . I u 1 i [) I (n w i),

14.

a , b E K Q , f) . I () ( I a) (I Zi).

Dem.

H p. P 11 : 0 I (ab) q (I a) (I b)

(1 )

Hp. x E Q . u t v E Q < x < v . (3 > u . 3 <C d : 0 a ) .

, )' E Q
. ' < x < v ' . (3 > ' . 3 < 1/ : 0 b ). u" = M ( u ') . v" =
( w , v') : 0 : u" , v" E Q . u" < x < v" . (3 > w" . 3 < v" : 0

: ab).
IIp . < B E l a . a ; l b , ( 2 ) : Q . a ; e I (nb).
Dp. (3) : 0 : ( I a) ( I b) 0 I (ab)
Hp. (1) . (4) : 0 . Ts.
15.

a E K Q . Q , E a 0 a.

Dem.

P 15 = ( - a) [aj P 7.

10.

E K Q . [) ,, I , K : =

Dem.

H p. P 7 . P 15 : q . \ I a . E : O :

17.

a E K Q . 0 . I E a = E a.

Dem.

P 17 = ( - a) [a] P 8 .

18.

rt , b K Q . b 0 : 0 E o E b.

Dem.

P 18 = ( - , - b) [ , b] P 9.

11).

a , b E K Q . 0 : E a u E b . f) E (ab).

20.

, b E K Q 0 - E (a u li) = (E a) (E b).

Dem,

P 20 = ( - a , - b) [ , b] P 14 .

21 .

E K Q . 0 L ( - 0 = L a.

22 .

a EK Q . o
1a , L : = a
[> .. E a . L s = a
0

<* : = A-

- I <1 . E n . - L : =? a

(2)
(3)
(4)

A RIT H M E T IC E S PRIN CIPIA NOVA M E T H O D O E X P O S IT A

Dem.

P 22 =

If.'i.

JC Q . 0 : o . 1 u L ii,

P 3,

24.

E K Q . 0 . I (# l ) = A

Dm.

Hp. P 1 4 . I 7 . P 22: q : I ( L ). = . I a I L rt.f). I J4 . .

2 .r>.

a , b e K Q . a 0 b : q : L a O . b yj h b .

J)tsm.

Hp. P 18 : f) : E b f) E a : f) : I a ^ L a . 0 I b w \ , b : Q . Th.

20.

a , b E K Q . ) : h (ab) Q . I a h b o I b L a u L a L b .

Dcm.

IIp . f) : ab 0 . ab q b . T 25 : O ' I' (&) O I u


(b) O I ^
^ L b : O : L (afr) [) (I u 1 a) {] b ^ li i) . L (ab) (I a) (I b) =
Ii (ab) I (i) ~ A - 0 - Ts.

20'.

, b e K Q . f) . li (ab) ) b a * J, b .

27.

, M K Q . 0 : Ji (a u J) d T, fi K

Dcm.

P 27 = ( - a , - b) [a , i] P 20.

27'.

a , Ii K Q . g : Ii (n o 4) g L fl u L J .

28.

a e K Q . 0 . Ii I a 0 L o.

Ii 6 E u L # L J,

Dcm.

I7p. P 7 : Q : I a o < l - P 2 5 : o : L I r t Q l a - - - r i r t .
Tip. P 8 . P 22 : Q L I a 1 a = I I a II 0 = a .
(1) (2) . 0 Theor.

28'.

a e K Q . [) . L E f) L a.

2(1.

a K Q . o Ij L a 0 Ij I a L E 11.

Dem.

Hp. q : L J, a = L (I a ^ E ) . P 27' :

29'.

K Q .().L L #

J)em.

P 20 . P 28 . P 28' : 0 Thoor.

30.
Dcm.

31.
Dcm.
32.
Dcm.

(1)
(2)

. Ts.

1j #,

a 6 K Q . 0 . Ii a = I L a v L L a.
Hp. P 23 : Q . Ii 0 [ L a u L L a.

(1)

Hp. P 7 ; [> . I L <t Q l i

(2)

IIp. P 2 9 ' : [) . Ii L Q L ,
(1) (2) (3) . 0 . Theor.

(,'})

o e K Q . 0 . L I L q L L .
P 31 = (L a) [a] P 28.
E K Q . 0 . I L Ii a = a ITp. P 29' ; q : L L a =

L a L L . (L fl) [aj P 24 t 0 Ts.

GIUSEPPE PEANO

33.

(I K Q , 0 : I L 1 1 = A'

Dcm. P 31 . P 32 : o . P 33.
34.

K Q . Q . L L L a = L L a.

Dcm. (L a) [et] P 30 . P 32 : o Theor.


35.

a, bK Q . n I a

Dcm.

& O 1 (ab).

H p. P 14 : [) . I a L I I {ab) l a l b j b = jjL.

(1 )

Hp. P 2 . P 14 : Q I L b E (ab) = I a L b I ( - a v - 6) = I (<i


- b) L i = I a E b L b = a (3)
(1) (2) o Thuor.
30.

a , b E IC Q . o . I a L l ^ I b 1 a 0 L ab.

(Vide P 20 )

Dcm.

P 30 s= : P 35 . (b , a) [a , ft] P 3 5 .

37.

a , b E K Q . o . E a I b E b L a Q 1 ( b).

Dcm.

P 37 = ( - a , - 6) [a , &] P 30 .

38.

, 6 K Q . C ) . I ( r t w & ) o I < i v I 6 ^ L ( i L 6.

Dcm.

Hp. Q . I (a ^ b) o (I a o I, a u E a) (I b v 1 6 u E b).

(Vide P 27)

(Vide P 13)
(1 )

Hp. P 20 . P 16 : O . I (a u 6) E a E 6 = I (aub) E (a ^ &)=A* (2)


Hp. P 3 7 ; Q : I (a u b) (E <i L b w E b 1 a ) . q . 1 (o u 6) L (a <j b).
.

A
(1) (2) (3). o Theor,

(3)

38 '.

, b K Q . q . E (fli>) 0 E a u l i u L a L ( i .

39.

a K Q . Q. I L a L I = A

Dcm.

n p . P 36 : Q : I L (i L i n C) L (L fl l a) = a -

10.

a e K Q . 0 . L I 0 liL < i.

Dcm.

Hp. P 28 . P 30 . P 39 ; 0 Theor.

40'.

a K Q .0 .|iEaQLLa.

41.

a K Q . o . L L a L I n u L a.

Dcm.

P 29 . P 40 . P 4r : o . Theor.

42.

K Q . o . 1 I I
O.I L E
0 , L L I
0 .L L E

43.

n , li K Q , 0 , I (I u I J) = I u 1 6 .

a
a

=
=
=
=

A.
aL I a.
L E fl..

(Vide P 19)

A RITM HETICES P R IN C IP IA N OVA M E T H O D O E X P O S IT A

Dem.

D p . P 7 : o I (I # u I &) 0 I a u I

B6

(1)

H p . T S . P 1 3 : o : l a u I 6 . a . II u I U . Q . 1 ( l a v i 6). (2)
(1) (2) o Tlieor.

44.

a , b g K Q . o . I (I/L o IjI' b) = A

Dem.

IIp. P 3 8 . P 3 2 . P 3 4 : o . l ( L L a u L I i t ) o L L a LI 6 o I * L a .( l)
Hp, (1). T 8 : Q . 1 (LL a u L L h) q I LL a = A *

45.

f t e K Q . o M ( I w a ) = Iau]3fl.

D e . . P 8 . P 17 . ( - a) [li] P 43 : O Theor.

45'.

a K Q . o , E L a = I a u Eo,

40.

KQ.().EI = - ( I u I I 4

40'.

a K

Q.

Q E E a = - (E o u L E ).

(18). I PRLNO lPir D I GEOMETRIA


LOGICAMENTE ESPOSTI
{l'orlMi, Fratelli Iiocc Wlllorl, 1860,

10, (lv, 1880))

L o rjiontliinl d i l o g i c a q u i t r a t t a l o u no s t r o t t a i n e u t o con nuoto :i qu oi lo dui


l a v o r o il, 10 ( | m r o dol 18811).

Pm nutnro lo ntildio critico dallo <lollnir,ion) c dello dimostrazioni *


limite in matematica (noto al $$ 2*3), olio vorrik ripreso od ampliato uoi lavori
il. 8 5 (dol 1801) o il, 60 (dol 180 1).
SllU nrgoinontn d o lio de fin iz io n i 111 m atem a tica, G. P k a MO, tornato p ih volto.

(Cfr., por omini pio, i lav o ri l), 108 (dol 1000), 177 (ilol 1015) o 108 (dui 1021)
ooutoim tl noi presento volutilo od 11 lavoro ti, 188 (dol 1008) c o n ten u ta
noi v u!, I di qncuto * Opero scolta ),
L a p a rto geo m etrica dol proselito opuscolo voi)no r ip re s a (con notiwilonl nlq n a n t o diverso) o c o m p le ta ta con Ih te o r ia dol moti goom otrlcl noi lav o ro u. 64
(dol 1801), oontom ito noi vol. I l i d i (mosto Opero scolto .
U. C.

r a O F A Z IO E K

Quali fra gli enti geometrici si possono defluire, e Quali occorre


assumere senza definizione!
10
fra lo propriet, speri montai mente vere, di questi enti, quali
bisogna assumer senza dimostrazione, e quali si possono dedurr
in conseguenza
L analisi di questo questioni, appartenenti ad un tempo alla
Logica o alla Geometria, forma loggotto del presento scritto.
Onde non far lavoro vano in questo ricerche, gi oggetto di
molti studii, bisogna attenerci rigorosamente alle regole : Usare nello
nostro proposizioni solo termini di valore pienamente determinato ;
ben precisare cosa si intenda por definizione e per dimostrazione.
1
termini di cui ci serviamo nelle nostre proposizioni apparten
gono in parte al linguaggio comune, o alla Logica, in parte alla
Geometria. 1 termini appartenenti alla Logica sono uel linguaggio

I PRINCIPII DI O liO M ETIU A LOOJCAAllNTli ES P O S TI

87

cou)une innumerevoli ; in in un mio p re m ie n te opuscolo (') giii feel


vedove come con un numero limitatissimo di convenzioni si ])ohm imo
esprimere tutto le relazioni logiche ili cui abbiamo bisogno.
P e r un piti ampio studio delle propriet delle operazioni e rela
zioni logiche cp introdotte rimando a lle n isc a lo ineuMOimto. Qui mi
limiter d un brove cenno sul significato dei sogni, e n dare nelle
noto degli schiarimenti, in guisa che si possano senznitro in tondoni
le formulo d rpiesto scritto. Si ha cosi il mezzo di esprimore lo
proposizioni di Geometria sotto ima forma rigorosa, che invano si
desidererebbe dal linguaggio comune, o la soluzione delle questioni
proposto riesce di molto agevolata,
Nel presente seritto mi son limitato a quelle proposizioni fonda
mentali di Geometria, in cui non comparisce il concetto di moto,
ossia ai fondamenti della Geometria di posi/Jone. Si vede in esso
che, partendo dai concetti non definiti di punto e rotta limitata, si
possono definire la re tta illimitata, il piano e le sue parti, como
pure lo parti dolio spazio. Riesce puro possibile riconoscere, fra lo
proposizioni, quelle (assiomi) che deprimono le piti semplici propriet
degli enti considerati, o quello (teoremi) elio si possono dedurr da
altre pi semplici.
Nel 1 sono spiegati, in linguaggio comune, i sogni dogli otiti
non deli n iti.
Nel 2 trovansi tu tte le definizioni di cui qui si fa uso. Nel
successivo sono contenute lo proposizioni che dipendono solo dallo
definizioni e dagli ussiomi logici.
Nei seguenti sono enunciati gli assiomi; ogni assioma
seguito dai teoremi che no sono conseguenza. Cosi ad es. la prop. (f
del | I l si dimostra senza ricorrere agli assiomi dei 5 seguenti ; ma
non si pu, o moglio, io non so dedurla dai soli assiomi contenuti
nei
precedenti.
D a (piestordine nelle proposizioni risulta ehiaTO il valore dogli
assiomi, o si moralmente corti della loro indipendenza, Si avrebbe
ancora potuto segnare acculilo ad ogni proposizione gli assiomi da
cui dipende. Invece per scopo didattico converrebbe ordinare le pvo-

( l ) .il fitlv n teh m


L o g iu d i

dello

tiovn molli lo expotUa. T o r i n o 1889.


]irim:ijmlI

oporaxlo ui <11 L o g i c a & d o vu to

0 . lincilo

(V .

i v i ) . Sur vomituri I d o gli HLutili dui Borilo, o di nitri, riOHcll jiol prim o, iuill'o[inncnlo
iiiimxiuimto, ixl esporre min, Uxirln unumlo m rnm oiito o g n i a v e n ti i g n i II nato clotoim iu nto, iiimVuiuli) dofiiiziuuo, o modlnutu lo lo r o p rop ri olii.

GIUSEPPE PEANO

68

posizioni a seconda del soggetto ; p. e. prima quello che trattano dei


segmenti, poi quelle sui raggi, sulla re tta indefinita, sul trian
golo, eco.
Se nel presente saggio la soluzione delle questioni proposte ha
raggiunto l'assoluto rigore, non pu dirsi che essa abbia puro rag
giunta la semplicit. Una 8empii Acazio ne notevole si otterrebbe orili'
naudo nel modo elio gi si disse lo proposizioni. Altro semplifica
zioni possono produrre ricerche ulteriori.
Sar lieto del faticoso lavoro fatto nel comporre o ordinare
queste formulo, se il mio scritto contribuir ad escludere dalla Geo
metria elementare molte ideo mal determinate ed inutili, ottenendo
cos rigore e semplicit.
T o r in o , G iu g n o 1881).

50

I PRINCIPII DI OEOMETRIA LOGICAMENTE ESPOSTI

N O T A Z IO N I 1)1 LOGICA A] ili R E VI AZIONI

I I egna ni leg g o
1
proposizione. Esso comparisco hoIu nollo c it a z io n i;

cosi In mi p a ra g ra fo

qiuilu nqiio I7 im ita lit proponi?,Umo 7 cil q u e l pa ragra fo ; 42 l fi luillaa


111

proposi siano 5 d o l $ 3.

Blimte, u categoria rii enfi. N e lle form u lo sognanti osso il sompro susseguito
dal sogno 1, olio s lg n lilc a pim/o; la foriunln K 1 Si le g g o min ciotte <H
punii, n figura geometrica.
, o d o m o . L a fo n m iln n e i si lo g g e a nn b , o v v o r o m li m i Indiv ld n o d o l i cintino l> . In v o c o n, f t t o #1 le g g o a n b sono d e l o .
Q u in d i lo funnlito n ] , o a, b E 1 si le g g o n o rispottl vilmente a 6 nn
pu n te , a es b sono d ei p a n t l . 11 sogno E l in iz ia lo g r e c a dolio
jm rolo 6, tono.
. Esso in d io In congiunzione, So a o b nono olrisol, " 4 ind ien ol olio
b od un tem po a o b. So a o li nono prop osizion i, In stornili fo rm u la
Indien

l'nfliriiiaziono

si sopprim o

frn lo

sim u lta n d o lio duo prop osizion i. Questo segno

prop osizioni, o qnnndo

non

v i sin

porlcolo

d'ani-

b lg n lth .
o

o. E hsd in d ic a In dU gliin z io iio . SI osservino lo p r o p r ie t


nssoointivn dolio

o p erazion i Indicate col sogni n o w ,

co m m u ta tiva
o olio

oinsoniln

d is tr ib u t iv a risp etto a ll altra.

m
A

non. Q u in d i si leg g o non ; a E b si lo g g o a non b un b .


M a , o atnurdo, Qnesto sogno hu II prim o sig n ifica to trattandosi di olnsul,
11 souondo su di proposi zionl.
I l sogno \

l'in iz ia lo rovesciata dfllla pa rola vero.

contcnnto, o ti iteluos, socotidoohb si t r a t t a d i classi o d i proposi e ioni.


Esso l in iz ia lo rovosoia tu de lla p a rola contiene.
i eguale. T ra tta n d o s i d i classi o d i prop osizioni, la relaziono a =* b ind ica
la coosintcuza dolio dno rotazioni a ) b, o 6 q a.
So
a o li sono p rop osizion i contenen ti d o g li en ti in dotorn ilnatl x , y (oltro
ad u ltro lottoro), a llo r a la sc rittu ra a Q # ^ b s lg n lllc a q n a lm iq n o siano
i o J, du a si daduco li , c la sc rittu ra a = x t sig n ifica a In a = b
u n 'id en tit r isp etto ad * cd y .

f * t ] n , o v o a Bla una prnposlz lono oontonontc la lo tte r *, in d io l a olasso forni ut a


d a g li x pe r oni voru la proposielono a, ossia lo
ziono a, DI questo seguo farem o

uso solrunomto

ra d ici
nello

(lolla

c o n d i

de fin izion i

dol

* 2.
( , b) \z, y ] /. o v o / sili una fornitila co ntenen te lo duo le tto r o * o y, i n d i e olb olio
d iv e n t a q u ella

fo rm n la o v o

al pesto d i x o y si le g g a n o i .

llsoromo

questo segno so lta n te In alcuno dim ostrazioni. Questo dno n ltlm o con
v e n z io n i sono oasi p a r tic o la ri di a ltr a cho q u i non osporrnmn.
T^

teei

' ^ n o ,^u nbbrovlozlon i com paiono solam onte nollo diu ioatra t,ioni.

a iu se iw

Peano

L o purontoftl j | racchiu dono lo dhiiofitriiKioni*

Collo l o t t a r e a, bt ... f a in d io h o r o in o , corno d 'u s o , o n t i in do to rn ii n u l i q iia lu u quo. N o n ol s o r v ir o in o q u a n to copo n d i jn a h ia c o le , n d i a c c o n ti.


U serem o uomo Iti A lg e b r a Io perentori ( } por Indi curo Lo rd h io iu oni hI
ttavtnw inggrvvppftTo \ v a i l i ngiri iV m w f o m i t i . fto r vn o in o pn ro \i\)o
Ht-otisu neopo i augui di p u n t e g g ia t im i , :

: ocu.

Ondo

in tor pr taro

im a fo rm u la d iv is a eoi p o n ti, prim a i rinnirunno i o g n i non soporati


dn uloun punto, po i q uolll du uno, poi q uolli da duo, o cos vio . 1 pu n ti
hI tru1unoioranuo quando non s ia v i pe ricolo

D o i so g n i p r o c e d e n t i b a s t a n o
7 m ig n o liti; E, r> t

_f ^

d i a m b iguit.

p o r on l in c ia r e lo p r o p . (t-oor, od a s s io m i) i
q,

L 'u l t i m o

h a l a fitosmi fo ru m , in a u n

s ig n i f i c a t o pili esteso , elio i u A lg e b r a . I s o g n i


80110

n c o e s s a r ii, p o t e n d o s i , a l p o s to d i

o U , b eno li u t i l i , n o n

s c r iv e r

"* = Ai

* ni posta (U a \j b aciWoto
- (() O (*)).
Si n o t i ch o la c o rris p im d o n ttii firn 1 BOgul E, n , w , ori'., n lo p n ro lo i', , o,
eco. > s o lo npjjroHnluuUn ; iu v o r o
in u m o
lo g ic i.

d iv o ra i s ig n ific a ti,

<11

oui

<|iius(a p a r o le
uno

solo

In u m o tini lin g u a g g i o

o o rrin p u n ilo u q u o i

so g n i

i Pr in c ip ii

di

g e o m e t r ia

l o g ic a m e n t e

esposti

di

riE N C IP II 1)1 GEO M ETRIA

5 1. P unto o segmento.
H segno 1 loggftsi jnwfo.
Il segno = , fra due punti, indica la loro identit (coincidenti*),
Se a, b sono punti, con ab intenderemo la classe forum ta (lui
punti intorni al segmento ab. Quindi la formula o ta b significa o
u n punto interno al segmento ab ,
Assiomi sul segna = .
1.

n = a.

2.

n s= b . . b = a,

H.

a = b . b a i Q , a = o.
Assiomi sui 8Cfl)HC)ili.

4.

a, b 1 . o ah K 1.

5.

a,b, o, d i i . a 1). o = d : 0 . ao = bd.

2. Definizioni.
I.

(i, b 1 , 0

a'b = : l . [w) {b a*).

2.

,> 1 .Q / .f f lii' =

.'1,

1 . k K

4.

5.

C.

: 1 , ( ] ( x& ),

1 ; Q .'.& =

i 1 , [ * ] ( y fc , * y

:Q

: s= j).

1 .(](j|fc ,x Z a'y ; = ^ ) .
=

(&] ( i t f c . x t f t '

/t, k K t : o *'* hk : 1 . [x ] (y h . x yc : -i \ ) .

7.

i Q . \ h ' k = i \ .!* } $ f c . a : / f c : - = &)

8.

: q , \ i \ 1 . [a; E) (y h . x yk' - v &),

/(K

1.

o .

li" = hit'.

02

O tU S E P P E PEA N O

10.

2 = [ 6J {, b i 1 . a - = b . m = (al) : - = ,&a)-

11.

a, 6, o 1 . 0 : : i ^ o l . =

12.

3 = [* E] (n, b, o E1 . a, b, c ~ E C l . x = (n&o)" : =

13.

n, &, c,<l 1 .Q : : i b, o, lO p.

14.

O n v . = . [a: EJ (a: E K 1 : , b Ex . o a<b. ab f) s).

v 2 . ft, &, o 6 r : - = r Aa).

p 3 . a, b, o, d p : - = , , A-

Abbreviazioni.
abc = a(bo)^a'bo = a'(bc). a'b'c = a \b 'c ) . abeti a(bc<1) . ecc.

3.

T e o re m i.

Sulle definizioni 1 o 2.
1.

n, b 1 . o

e a'b . = : c 1 .Itac.

2.

a, l>, o e 1 , o : o e a'b . = . b E ac.

.'J.

a, b, o 1 . 0 ' 0 e

4.

a, b, c I . o Ebo . = . b t a c ' , = . ci 6 b'a.

b-

| P I = {2 P I )
(P i o P 2 }
(2P 2oP 3)
{P 4 = : P 2 . P 3 )

Huile definizioni 3, 4, 5.
B.

n e l .fc K 1 : 0 xialt. = : :E 1 .'.y I k . x i a y : - = a | P 5 = 2 P 3j

(t.

a E1 . le EK 1 : n

= : * E1 k "

= : E 1 . k j! = a
(P 7 = &2P4)

7,

:o

8.

:o

s ah' . = : * e 1 . fc

.
10.

a, b E1 . k EK 1 : o : 6 e a k . = . n EbI:'.
e 1 . h, k e K 1 . h o k : o

- = a*
(P 8 = 2 PB}
(PO . P 8 : o O}

11.

- .o . a ' h Q a ' k .

12.

. Q . a h ' o a k ' .

( T ip . P 8 : f)

= A* {P 8 = P )

x i ah' . = :<r E . / i n ' a - = a ; 0 :<r e 1

x 'a - = a : * 6 <t^/ : 0 T* )

1 PR INCIPII DI 0 B 0 M B T R 1 A LO O ICAM EN TB E S P O S T I

13.

a 1 . h, k E K 1 : 0

u k) = ah u ak.

14.

: O . u'{h <j k) = <i'h

15.

\ q , a(h u k ) ' = a h ' v ak'.

16.

88

a'k.

rt l . k EK 1 . k a : O : k = A <*'* = A ak' ASitile definizioni 0, 7, 8.

17.

h, k ( K 1

18.

10.

xEJik . = : : x e 1 .. y e h . z i k . c c ty z

(c hk' . =

y>,^ .

>

c c ty 'z

yz'

20.

A, ft, i K 1 . h f) k : o : hl q k l . h'l Q k ' l . hl' O kl'.

21.

h, k, l 6 K I : Q : (h v k) l = hl o k l . (A u k)'l= *. h' l o k 'l .{h o k)l'


= hl' kl'.

'22.

h, k l K 1 . h = a : O ** =

= **' = a -

iStoZto definizione 0.
23.

k e K 1 . 0 " &" = '* y> * k

24.

A, i i K 1 . h o k : Q *

25.

( l e l . / t e K l . i e i i o . (4)" o (*)".

=t>, A*

O &"*

/SmHo do/iumont 10 o 12.


20.

* E 2 . = . \ a, l E 1 . a - b . x i (fli)" ; - = a,t A-

27.

o , & E l . - = & : [ ) . (&)" E 2.

28.

3 =

2$).

a, b, a E 1 - Cl. O . (abe)" E 3.

R, b, o E 1 - 01. (aio)" : - =a,b,0 A*

Sulla definizione 14.


30.

h Onv. = . ' . K 1 : a, b h . o,& . ab

31.

h , k i Onv. o . / m f c E Onv.

h.

j flp. Q . \ h, k EK 1 : a, b h . o 6. ab Q h : b E A:. Qa>b . ab f) k


.. Q & n * E K 1 : fl, b h n k . 0,
O M* Q . Ts}.

04

O IU S R P PR PEANO

32.

k Onv. 1 6 1 ( 1 , l

33.

k e Cnv. <i, b, o e k : o . abo o le.

k . a i l c . o <*l C)k.

;M.

k Cnv. Hj b, o, d k : f) . ficrf Q *

35.

k 6 Cnv. a, b ? le : o (&)" 0 k"

4. A ssiom i I , I I , I I I , IV.
Assioww I.

1.

1 - = AAssioma I I .

2.

a ( 1 . o /. x E1 . x - = : - = , a -

Angioma I I I .
3.

a 1 . o . aa = a -

Teoremi.
4.

a, b t i . a = b . ft . ab = &.

(Tip. q . ab = aa = a )

5.

a, b E 1 . ab e - = A : 0 = &

(I.

a, b 1 . c

7.

,&, o 61 . b a ' v . o . b - = a.

8.

(IE 1 . ft K 1 : 0 . a - e a'k.

: o . a - s= Z.

{P5 = P4}
o : uh - = a - PO : D Ts)
{P7 = Tti}

Assioma I V .
!>.

a, b 1. n - = b : 0 . ab - = a Teoremi.

10.

a, b 1 uh = A : 0 = b .

11.

, b 1 . f) : a = b . = . ab = A-

12.

a, & l . - = & : ( ) . e tt'ab .

(IIp. 0 . ab - = a 0 b "

JP10 = Fa)
| P H = : H4 . PIO)

= A 0 Ts)

1 PftlN C tPll DI GEOMETRIA LOGICAMENTE ESPOSTI

5. Assiomi V, VI, VII.


Assioma V.
1.

, b 6 1 . p . ab = ha.

Teoremi.
2.

a, h E 1 . a'O = ha'.
(I] [) : o : x 6 '6 . . h a!. = . b icit. . x ba' : o . Ta)

:t.

n,i>El . f c E K : o : b e a 'k . = . a 6 b 'k . ( I I p . 3 P7 : 0 : b i


a 'k . = . h n ab - = a = k * ba - = a . = E h'k ; q . Ta)

4.

rt, i, c, <2 1 . o : ab et crf = a = b'od . = . I aod . = .

o d'ab , s s , i E o'ab,
5.

. q : '& a ctf - = a = ft i>(oi)'- ~ b acri. =


. c E <'(t/ 6 . , di o'ft'b.

0.

. )ia'bn o 'd ~ = a * = . Elfo'rf}'. = .b ta c 'd . s=


. o d (n'h)'. = , d E ca'b.

7.

A, k E IC t . o

a.

Wi.

. 0 h 'k = M '.

/I s a to w ir t

0.

F /.

n, b E 1 . Q . ab.

Teoremi.
10.

n, b e 1 . q . b ab ,

[Hp. P I ) . P I : [) : b b a . ba = ah ; q ,Taj

H.

a , 6 e l . o i O ! = > . o - = &.

12.

n, b 1 . 0 E a'b : Q ; o ~ ^ a . c ~ ~ b . a - b.
(P12 = : P I I . 4 P7)

13.

a 1 . o . a' a a>

14.

n 1 . f)

10.

a e 1 . k IC 1 : q . - <ik.

A-

{ P H = :Pi). PIO)

GIUSEPPE PEANO

(!0

A unioni V II.
10.

a, b 1 . a - = b ! o <*'b = A*
Teoremi.

17.

a, b E 1 . o ! n'b = A . =

. = &

(1*17 = : 1*1(1. IMS)

18.

a, b E 1 . a = b : f) . b a'b.
jllp . q . a'b - = a O a'b n n>t} - = A 0 'A'sj

C. Assidili il V i l i .

1.

, A, c,

6 1 . v E ad . b 6 ao : f) . b E <n.

Torc(f.
2.

a, o, il 1 . c ad : q . ac f ad.

3.

a, b E 1 , o E li : o . c [) ab.

4.

: Q . ob Q ah.

5.

: 0 ac u o u cb 0 ab.

|P2 = r i ]
jP3 = b [<IJ P2|
(P4 = (n, b) [h, a] P3j
(T ij = : P 3 . P4}

(*.

a} b E 1 , c E ab . d ao : f) . crf f) 6.
(Hp . P3 . 1M : q . cd q no . (iti q ab : 0 'M

7.

, b E 1 . o 6 ab : 0 . c E a'ab.
(Hp. o : e - a : q :
ao - = a c C)
0 : o n ab - == A : 0 Ts)

8.

a ,b E 1 . 0 . !i o rt'aft.

|P 8 = P7j

a, o E 1 . I a 'c : Q . b a.'no.

(Pii P8)

10.

a, 6 E 1 . o <*'b 0 'b.

11.

a, 6 1 . - = b : Q . ab u b u 'j, g a'ab.
( P I I = : P8 . P 10 . 4 r i 2 |

(PIO PO)

12.

a, b? e E 1 . b ac : f) . n'o f) a'b.

13.

a, c 1 . b E ao : o . b aa'o.
j n p . 4 PC : : o - = . 45 PIC : o : '<>- = a <l' c 0 u'b : 0 Ts)

14.

, b E 1 . f> . ab o aa'b.

(PI 4 = P I 3)

15.

, b E 1 . c a'A : Q E a'b.

(P I 5 = P I 3)

(P12 = P I)

01

I PftlNCIPll DI OOMETRIA LOICAAiNTE ESPOSTI


10

a, b 1 . o . a'b

na'ii.

(PIO e= PIO]

17.

, E 1 . - = D i Q , u 6 u a'b Q aa'b,
j.114 . VI O . 45 P18 : 0 . r i 7)

18.

a, b, c E 1 . b 6 ao . o E ab : a*
(IIp. (b) [d] P I ; 0 ; b E ab , $ 6 PIO : o . a !

10

E1 .

. ab n a'b = A*

(PIO == P18)

2 0

b, o E 1 .

. o'b n b'o = a*

(P20 = P18]

a, b E 1 .

. a'b n b'a = A-

a i.
2 2

, b, d E 1 , # 'J n i - = a : Q .

23.

a, b, d E 1 . b E aad :

24.

a, b E 1 .

25.

a, b, d E 1 . d E r V i :

20

a, b 1 .

. aab

(P21 == P20]
E ad.

(P22 = P I )

. b E ad.

(P23 = P22)

ab.

(P24 = P23]
. d E a'b.

(P25 = P22)

a'J.

(P20 = P 25|

27.

n, &El . = 6 : 0 . E (ai/)".
( H p . 4 P I ) . 5 PIO : o
o E ab
. d E ai : a,d A
0
i d E ab , b E o'd : c,d A*. 0 Ts)

28.

, !< E 1 , 0 . a b 0 ( a i) " .

j l l p . a E ab : 0 : x - =

a , a>

(a)". <w q ab , (ax)" o (b)" ; q . a E (ab)"|

7. A ssiom a IX .
1.

a , d 1 , ltr o a d : O i b t = o . v , b a o . ^ , b c d .

Teoremi.
2.

a, d E 1 . c E nd : 0 . < 0 o o o u cr.

jP2 = P l |

3.

a, b E 1 . o E ab : 0 . ab 0 ao u o u cb.

jp3 - - P2[

4.

a, b E 1 . c E ab : 0 . ab = ao u o u al.

11?4 = : P 3 .4 Pfij

5.

n, d E 1 . h E ad . c E bd : 0 . b E ne.
( H p . 0 P I P18 : 0 :
a, E 1 . b, o E ad , b s s e . l - E c d , , P I : 0 . Te)

0.

a, d l . b E ad : 0 . bd 0 a'b.

(PO = P5j

7.

a, b E 1 . o E ft'fc ; 0 . bo 0 n'l>.

U7 = (a) [] PO)

8.

, b E 1 . o ( a'b : 0 . bo u o u a'c 0 a'b.

jl *8 = : P7 . 0 P I 2 )

08
1).

Giuseppe pean
a, b 1 . o a'b \ Q . ho n a'b - = a .
(Ilp . o : c - = i . bo = a
0
: 0 Ts)

10.

a, b 1 . o '6 ; q . o b'a'b.

11.

a, b 1 . o a'b o b'a'b.

12.

a, o 6 1 . b e ao : f) . ao n a'b - = a*
(ITp . PO : o : bo o ao bc <-> ab - = a : 0 . Tsj

IU.

a, c E 1 . b ac : q . b tiac.

jp is = p i 2}

14.

u, o e 1 . f ) . ao o aao.

jP14 = 1*13j

15.

a, b E 1 . 0 ab o aab.

jP15 = b [] l u j

10.

a, b 1 . 0 . aab ~ ab.

17.

a, b E 1 . o E a'b \ q . <i ''li.

{PU = l ia j

18.

ti, b 1 . f) . a'b o a'a'b.

jP18 = P I 7 )

in .

a, b 1 . 0 a'a'b = a'b.

20.

a 1 . le K 1 : . aak ak.

21.

:o

jp i o = P|
j p i l = P io )

|P H i = ; P I 5 . 0 P2<l|

P I = ; P18 . 0 l'2|

= a'k.

22.

b, d 1 . o bd : Q . d'b q c'b.

jP22 = rr>!

23.

a, b 1 . c E a'b ; f) . a'o q bc.

\ 1*23 = (, b, c) [b, c, rt] P22j

24.

, b 1 . o a'b \ Q . b'c o a'b - = a*


|lll> . 1*23 . 0 1*12 : 0 : a'o - = a '

b'e . ao a a'b : f) . Tsj

25.

a, b 1 . c E ab : (y . o 6 bbii'.

j 1*25 = 1*2<1J

20.

a, b 1 . o a'b 0 bba'.

|1*26 =

27.

a, b, o E 1 . 'li n li'c = a ; O ^

28.

a, b 1 . o bba' : f) . o ba'.

jP28 = P27j

29.

a, b 1 . Q . bba' q ba'.

[P29 = P2Sj

30.

, b E 1 . Q . bba' = ba'.

31.

f l E l . f c K l : f ) . aak' = ak'.

32.

ac

a, c 1 . c ao . b ao . d oc ; ) . o bd.
jllp . Pr> ; o ; o E bo . d oc : y . Ts}

33.

a, e 1 . c E ac . b E ao . b oe : = a j l l p . b [rfj L:2 : 0 ; o bb . 4 py ; o a (

l*25j

jp27 = vn \

jp30 = : P 2!) . L*2(ij

I PRINCIPII DI GEOMETRIA LOGICAMENTE ESPOSTI

a, e 1 . o ao ; o . ao

<1

oe = A*

li!)

Jl34 = P

a, b 1 . c E a) ; o . ao fi el> = a -

jP!3f> = Pm)

a,

c ab . d t b o i

. o (f'l> 0 {&)"

c,d A

jllp , * #'ii : o

0 *' ) A t Ab ,

i o'd : - =,<* A

0 EW |

re, 6 E 1 . a - = & ; o , b'a u u ni u i u a'b Q (6 )".


{p3G . $G P27 P2S : O P37j
a 1 . k K I , a

; f) . k'ti <
j a u k v k v ak g (ai)",

a , 6 , o 1 , a t l>o ; f ) . {bo)'ti u a o ubo u l i o u a 'b c 0 (abc)n,


a, b E'1 . o a'b . d ao ; 0 . d ab o b ^ a'b.
jlTp . P t . P7

: 9

-, d 6 u & u ) 0 . &c [> a' ; f) . Tb|

, b 1 . d aa'b : o . d t ab u h v a'b.

jP41 = P4j

a, b 1 . Q . aa'b Q ab o b u a'b.

jP43 = P41 [

a, & 1 . a - = b : o , aa'b = ah u b u a'b.


Sr<i2 . 50 P17 : Q P43

6 1

. fc K

. a

; o aa'lc = ak >>h u a'c.

a, b E 1 . ci, d Z) ; q . od q 6 .
|H p
Tip
ITp
Hp

. d o . 4 P 4 : o . Ts.
, d t no . 0 PO : o Ts,
. d e c i ) . (a, b) . [6, a] (ft) : o . Ts.
. P I . (a) (fi) (?) : a - Ts}

a, b 1 . f ) . a Gnv.

(a)
(fi)
(/)
|P40 = P4)

a, b E 1 , g , a u J Unv.

. f) . a ab u b E Onv.

a, b

8. A ssiom a X.

1 . o, d a'b : o : o = d . * . d b o . v> . o bd,


Teoremi,

a, i 1 , o E a'b : o . a'b f) bo <j o >->h'o.

{P2 = P i)

a, b E 1 . o a'b ; Q . a'b q bo u c ^ a'o,

[P2.7 P 2 3 :0 * P;)|

70

O I U 8 E P P E PEANO

4.

a, b i 1 . o 6 a'b : f) . a'b = bo u o w a'o.

5.

a, b e 1 . o 6 a'b : o <*'& 0 no u o > ft'o.


|l l p . P 4 . 0 P3 : o t

(P4 = : T3 . 7 P 8 |

u o w a'o 6o Q o : o . Tsj

0.

a, i 1 , o, ( E 'i : o . d ao u u a'o.

|P 0 = P5|

7.

a,

8.

a, o t 1 . d 6 'io : o d ao u o w a'o.

(P8 P7j

0.

a, o e 1 . f) . a'ao o i w u o u a'o.

(PO = P8)

c, ( l . ucrt ad - = ^ : [) . d f a o u o u a'o.

10.

a, b E 1 . q . a'ab Q 6 u b j a'b.

11.

a, i> 1 . a =3 6 : o . a'ab = ab u b u a'b.


(PIO . 0 P I I : o P U }

12.

a, b e 1 : o a'ab = aa'b.

13.
14.

aEl.feEK1:Q.
= aa'k.
a, b 6 1 . o, d E a'b : o . cd 0 a'b.

{P7 = PO}

(PIO = PO)

( P I I . 7 P43 : o P I 2}

(Hp . o = d : o : cd a : 0 Ts.

()

H p . d 6 bo . 50 P 3 . 7 P7 : q : od o bo . bo q a'b : o . Ts.

(/5)

D p . o bd . (o, d) [, o] (/?)!) Ts.

(y)

H p . P I . (a) {(i) (y) ; Q Ts}


10.

a, b e 1 . o ab 6 Onv.

{PIO = V U )

10.

a, b 6 1 . o &

17.

a, b, o 1 . b E ca : o o'ca = o'ob.
j p . P I I . 7 P4 . P 3 : o : o'ca = ca v a u c'a = ob u 6 u ba <
j a
u o'a = ob u 6 u o'ob : q . Ts)

18.

a, l), o E 1 . b E o'a : o . oca = o'ob.

jP18 = (b, a) (a, b] F 17)

19.

a, o E 1 . b c'ca : o o'ca = o'ob.

(PIO = : P17 . P18)

6 Onv.

(PIO = : PIO . 7 P7)

9. A ssiom a X I.
].

a, bt c, d E 1 . b E ao . o E bd : q . c ad.

Teoremi.
2.

a, b, c E 1 . b 6 ao : f) . b'o 0 'o.

jP2 =s P I)

3.

, b, o 1 . b e ao : o b'o = a'o

(P3 = : P 2 . 7 P23)

I PRINCIPII DI G E O M E T R IA L O G IC A M EN TE E S P O S T I

71

4.

a, b, o 1 . 6 o'a : q . b'o = a'o.

5.

a, o 1 . & c'ca : o

a, b 6 1 . o 6 6 : o o'a^ O b'a o a u ab u b u a'b.


(IIp . 7 P 4 . 8 P I I . P3 ; q : a l = ao w o u ob . o'ab = o'ao o'ob

= a'o.

(P4 = {&, a) (re, b] PU)


jP3 . 1>4 . 58 P11 : o l C}

. o'ao = ca u a u o'a . o'ob = cb v b u o'b . o'a b 'a . o'b = a'b


: 0 Ts}
7.
8.

a, b 1 , o (ty" D b'a u u b w ^ u

jP7 ss PO)

a, b E 1 . a - = 6 : f) . (6)" = b'a ^ a u a& u b u ab.

(P7 . 7 P37 : 0 P 8 }
9.

a, b 1 . a - = b ; Q . (ai)" = fi'&a u I u a'b.


(P 8 . 8 P I I : 0 PO}

10.

a, o E 1 . fr o'ca ; Q . (ao)" = [bo)". jLM). P 5 . 8 P 1 9 : o . PIO)

11 .

a, o 6 1 . b a'o : q . b'o = o'ca.


(Tip . 8 P4 . P 3 . 8 P I I : q : b'o = ca t> a u b 'a . b'a o'a . o'ca
= ca t> a u o'a : o . Ts}

12 .

a, o 1 . b E a'o : q . (ao)" = (bo)".


jllp . P I I ; o : b'o = o'oa . a'o o'cb : q : o'oa u o u a'o b'o
v o u o'ob : o Te)

13.

a} o 1 . b e (ao)". 6 - = o : o (ao)" = (bo)".


jP 13 = ; PIO . P12)

14.

a , b i \ . o , i t (ab)" . o - = d : o (*)" = (cd)". (P13 f) PU }

15.

r t 2 . o , d t r , c - = d : o . r = (od)".

10 .

r , s 2 . a , E l . a , i > r n * . a - = 6 : 0 *P
( n P . P i : o : r = (ab)" . s = (a&)" : o Ts}

17.

a, b e 1 . o , (ab)" Cnv.

18.

2 0 Onv.

1 S>.

a, b, o E 1 . a - = b : o : a, b, o 01 . = . o E (a&)".

20 .

a, b, o 1 . 0 /. a, 6, o 01 : = : a = b . u . a = o . u . b = o . u.
a&o.u.&ao.u,oai.

21 .

a, 6, o 6 1 . d t bo . [> : a, b, c 01 . = . a, b, d 6 01 .

22.

a, b, o E 1 . o E abc : q : a, b, o 01 . = . a, b, o 01.

(PIO = P14)

jP14 q P17)

72

GIUSEPPE PEANO

10. Assiomi X II e X III.


Assioma X I I .
1.

r 2 . ( ) . ' . l , - E r : - = j,A ,

Assioma X I I I .
2.

a,b, o l . a, b, o - EOI. dbo. o e ad : g

/ ao . o E bf: - = f A-

Teoremi.
3.

n, b, o, c 1 . tt, b, o - 0 1 . bo n a'o - = A : 0 n b'e =


(1*3 = 1*2)

4.

a, b, o, e . <i, 6, o Cl : g ; ben a ' e ~ = a * .( w n 'c = a*


{P4 = : P 3 . (b, a) [a, &J 1*3}

5.

a, b, e 1 - 01 . 0 ; e E ubo . . e bao,

(1*5 = P4)

(>.

a, b, o 1 - 01 . 0 abo = bao.

{PO = Pfi)

7.

. g . abo = (n) o.
|H p . 0 (bo) = a (ci) = o (ab) = (<i&)c)

8.

a, 6, o E 1 01 . g : o 6 b'a'e . ~ . c a'b'c . = . o (ab)'e.


{P8 = . P5 . 1*7)

9.

b, o

1 - 01. o b V e =

a 'b 'o =

{P9 = P 8 |

(ab )'o .

10.

a, b, o X 01 . p i . q <to . g . pq g c.
(Mp , o : H 0 l mo Pa 0 ab - l)a 0 d o : 0 > Ts)

11.

a, b, o E 1 . a bo . p ab . q E ao ; 0 . j)q g abc.
(PIO . 56 P I : g . P I I )

12.

k (Jiiv. a E 1 . a - le. bto E k . p ab , q E ao : g . j>q g ak.


jlp . g : bt> g k . a - E bo . pq g abc . bo g fc : g . Ts)

13.

k Onv . E l . a - k ; g . ak (Jnv.

14.

a, 4, c 1 . a - 6 bo : o ko * Onv.

15.

a, b, o, d E 1 . 6 E c(l . a bod : g . abcd Onv.

1(S.

h Unv . a e 1 . a - fe : g . afe u fc Onv.

17.

k Ouv. 1 : g , a u ak E Onv.

(P13 = P12)

I PRINCIPII DI O l OMUTRIA LOQICAMENTU SI'USI'I

18.

le

f Cnv.

: Q . a u ak v k

Onv.

11).

b, o E 1 Cl. 6 bo . o E a d . x b 'o : f ) . x t ado o ao u b 'ao ,


(IIp . P l i : o , - . / ao ; e b f : - = f a .
(k)
I lp . / o . / b'o ; o ; b 'e = c /v > /u J'/. p / q h&o . / q a o . i/'/ [)
b 'a o : o . Ts.
(/3)
H p . () m : o . T)

20.

a, 6, o 1 0 1 . (2 E bo : q . i'a d q ado u an u b'av.

21.

a, A, o 1 - Cl . o bo' [) (abc)"
(rip . f) . !> - = A(a)
H p . p ab . x io ' : () . x ' p n ao = a>
(P)
IIp . p afe. x t b o '. q 6 te . g 6 *'j) : [) : p q o bo (P5)" (P)"
0 (M " : ( ) * (io)",
(y)
I I p . 60' . (a^ [fi) (j>) ; q . x t (bc/'.)

22 .

a , b, 0

(P20 PlOj

0 1 . g . a v b u 0 o ab u ... u a 'b <->... ubo u a 'b o u ...

a 'b 'e u

... Q (60) "

( P 2 1 . 7 1*3!) : 0 . P22]

23.

a, b, 0 1 - 01 . Q (bo)" Q (alo)",

24.

a , b, 0

25.

j) e 3 . r 2 : 0
* 2 _ r : = m A(IIp . a , b, 0 1 0 1 . p = (tic)" . a r : 0 Te.
(a)

. r . b - r : o . Ts. (/)

. a t r . b t r : Q : 0 Er: f),
Ts.
(y)
H p . (a) (/)) (y) : 0 Ts)

20.

a t b, 0 1

1 01 .

= (bc) " : o #V f) (60)".

- O J. p abo : q . aio =

pa u

pab

>j p i p io u po

v poa,

|H p . f) , bc u a 'p = a ()
U p . d bo . d i a ' p ; o : io = b d u d w d o . a la a b d u a d u ado
. p a d . a d ap u p p d . abd ~ bap u b p u bpd , ado = cap
u oj9 u opd , pi = p b d p d u pdo : o Ts.
(0 )
HP (a) (ft) : 0 Tsj
27.

a, bj e 1 C l . p , q abo . p = q : f) . j' n (. u a i u i u bo o
0 u ca) = a*
(IIp . P 2 0 : 0 : 5 ]) ( u i u b u ko u j u c) ; o . Ts)

28.

r t 2 . a l . a r , b r . c i b' a . d a!r : 0 . d cV.


{IIp . o y " ad - = a ()
H p . 0 r . 0 d . c = 6 : Q ; d E 'b . a'b = c'b : q . Ts. (//)
H p . c . 0 ad . e = b : q . a, b, d C l , r = (io)* b'e n do
- = A : 0 : r * de - = a : 0 Ts.
(y)
H p . (a) (fi ly) Q . Ts)

74

O I U S e P P E PEANO

20.

r E 2 . E 1 . - E r . b E r . o E b'a \ g . a'r g o'r

(P20 = P28)

30.

r E 2 . c E 1 . o - r . a or : g . a 'r g o'r.

(1*30 = P20J

31.

a, b, o E 1 CI p 6 ubo : g . p'abo g a u ... u ab u ... u a'b u ... u


ubo u a'bo o ... u a'bv o ...
(Hi* . o V'lla = l )a u a u l>'a Q ubo w u boa.
(a)
IIp 0
= ?>ul> u ab j>'ab g abo u ab v j>' (ab)".
(/j)
H p . O -P ' W
D o\ab)".
(y)
H p (a) {fi) (y) : o Ts)

32.

a, b, o 1 CI : 0 (M " a o b u o u ab u ao u bo u a'b <>tib'


u b'o u ho' u o'a u ca t ubo u a'bo ^ b'cti u o'ab u a'b'a u b'o'a
w c'a'b.
(P22 . P31 ; g . 1*32)

33.

a, b, o E 1 - 01. 0 .'. a E {abo)" = ; a, h, x E 01 . ^ . a, o, x E 01


. o . b, OyX SC I. k . x c alia , i* , <t E ftca . u . b Eicx . u . <s e ubx
. u . <u> n be = x u b# n <io = \ u ox <b = A*
11. Asslotim XIV.

1.

, b , o E l . a, b, o E C l . <i E bc . / E <ic ; o .*. o E <ul. <5 E b/-: = cA-

Teoremi.
2.

a, b, d, f E 1 . a, b, d - E 0 1 . bd n a ' / = a : O a(l
{P2 = P I)

b / - = A-

3.

a, b, rf 1 CI . / E ab'd : 0 / E b'a.

4.

a, b, o E 1 - 01 . [) . ab'o g b'ao.

H.

a, b, o 1 - 01. l> E a'b . q E a'o : g . jpg g ffl bo.


(Hp . g : pq o pa'o . pa'c o a'po ,p o = op o ca 'b . ca'b o a'cb : 0
: p i O dpo ? 0 'oh <t'jpo 0 a'cb : Q . Ts)

0.

A E Onv. a E 1 . a - E h : g a'A E Onv.

7.

A E Onv. <i 1 . - A : g . ah u A u a'k E Onv.


{Hp . PO . 10 P13 ; o : aa'h E Ouv . 7 P44 : g . Tei

8.

h E Onv . a E 1 . a E h : g . A u a'h Ouv.

1).

a, b, o E 1 01 . p E b'a . q E o'a : g . pq q b'o'a.


( Hp : 0 : M 0 J>o' 0 o'pa o o'b'a : 0 T01

(P3 = P2j

10.

A E Onv . a E 1 . a - E A : g . h'a E Onv.

11.

a, b, o E 1 - Cl . d E bo : f) . ade g b'ad.
(IIp . g : o b'd . do g b'd . ado g ab'd g b'ad ; g . Ts)

5 PR IN CIP II D I G EO M E TR IA LO G IC A M E N T E E S P O S T I

IH

12 .

a, b, o 1 - 01 . d E bo : f) . ac o b'ad.
jll p . o t o e b'd . ao o ab'd f) b'ad : f) . TbJ

13.

a, b, o 1 - C1 . d bo : o . b'ao o b'ad.
(IIp . f) . ac [) b'ad . o . b'ao o b'b'ad = b'ad . q . Ts)

14.

a, 6, o e 1 - 01 . d e bo : o . aiic u ao u b'ao o b'ad.


Jl H = . P l i . P 1 2 . 1*13)

15.

a, b, c 1 01. d e bo : q . b'ad = ado u ao


{Plfl = ; 114 . 510 P20)

lfl.

ay by o 1 0 1 . d bc : o d'ab = o'ab u o'a u o'd'a.


(IIp : [) : ai E d'ab . = . a E b'xd , = U f (xdo u w u b'xo) . = .
x e (o'd'a o c'a u cab) ; q . Ts)

17.

a, b, c 1 - 01 . d e bo : o {M" = (M)".
(IIp . o : bo = bd u d u do . abo = abd u ad u tulo . abo = a'bd
u a'd u a'do . b'o'a = b'd'a o d'u u d'o'a.
. o : d'b = e'b . a 'd'b = a'c'b.
. 0 : b'd = do u o u b'o . a 'b'd = a'do o a'o w a'b'o.
. 0 : b'ad = ado u ao u b'ao.
. f) : d'ab ~ o'ab u o'a v o'd'a.
Hp.o-Ts!

18-

a, b, c 1 - 01 . < (bo) . d - = b ; o . (abo)" = (abd)".

10 .

a, b, o E 1 01 . d abo : o . (abo)" = (abd)".


(IIp . p 6 bc . d ap : f) . (abo)" = (abp)" = (abd)"\

20.

n, b, o 6 1 - C l . d a'bo : 0 (bo)" = (flbi)''.

21.

a, b, o E 1 - 01 . d (abc)" . d 6 (ab)" : o (abo)" = (abd)".

22.

a, b, c E 1 - C l . d, o (abo)" . a, d, e - 01 : o (abo)" = (ado)".

23.

a, 6, o 1 - 01. d, e ,/E (abc)" . d, e, f - 6 01 : o (abo)" = (de/)".

24.

p 6 3 . m , b, o E p . a, b, o - 01 : f) . p = (abo)".

25.

p , g 3 . a, b, o i p n q . a, b, o - 01 : 0 P = 2-

26.

3 0 Onv.

27.

a, b, o, d 1 . a, b, o - E Cl : 0 . a, b, c, d E Op . = . d E (abo)".

28.

a, b, o, d 1 . q

b'ao.

b, o, d E Op , = : a, b, o 0 1 . u . a, bt d E CI .

w . a, o, d E Cl - . b, o, d E 01 . i/ . a bod . u . b 6 acd . u o
abd . u . d abo . . ab n o d ~ ^ . u . a o n bd = j ^ . u ,
ad n bo - = a.
20.

J) 6 3 . r E 2 .

30.

r E 2 . a 1 . a - E r . b E r . o E b'a . d E o'r : q - d E a'r.

b E p n r . u b t () . r q p.

7(1

G I U S E P P E P12AN0

IU.

r 6 2 . c 1 . o - r . <i or ^ o . t / r q a'r,

.Vi.

r 6 2 . o E 1 . o - e r . a 6 or : Q . a 'r = o'r.
(P32 =

|P1M = TUO)

; P31 . 10 P30)

33.

)' 6 2 . o 1 . 6 r . ii 6 r 'r a : fi . a 'r = b'r.

34.

r e 2 . r t 6 l . r t - E r . o e a 'r , b E o'r ; q . b r 'r a.

35.

r e 2 . a e 1 . rt - e r . b 6 r 'r a : fi . r 'r a = r 'r b.

3G.
37.
38.

r t 2 . B 5 1 . o - > ; [) .

3.

; o (nr)" = r o ra ' y r 'r a.

l> e 3 . a 1 . n p . & E p 'p u : q . a'p = b'p.

3fl.

. o e a'p . b t o'p \ fi . b t p 'p a.

40.

. 6 Ep 'p a : 0 . jp'pa p'ph.

\ V i. Assiom i X V o X V I .

Assioma X V .
1.

p 3 . o /. e 1 . a - p : - = aAnsioma X V I .

2.

p 6 3 . E l . f l - E j j . f t E a'p . a; E 1 : 0 ; x 6 p . u . a- n p - = a
.u .

= A-

Teoremi.
li.

i> E 3 . a I . a - e p . b e a'p . o E 1 : 0 . p n (ae u c u ob) - = a


(1*3 = P2)

1.

p, q E 3 . a 6 p n q : Q

r 6 2 . r f) p n q ; - =
Aj n p . Q . \ b E q . b - = rt : - = b a
(a)
H p . b 6 q . b - = a . b i p : 0 : (ab)" 6 2 . {ab) f i p n q \ 0 . Ts. (/?)
T i p . b i q . b - p \ o / . fi g . c -
: - = a (y)
I I p . b a : 0 : d 6 b'a . - = d a (<3)
IIp . i 6 l . b - p , d b ' a . e e 1 : 0 . \ x e . x E(Zo u o u oi?) ;
= A-

(v)

IIp . b i q . b - i p . o t q . o 6 (rt//)''. < 6 i'a .


. (i>o u o
o ed) : o : d E q . bc u o u od 0 q . x E q . a E (bt > o u orf).
* - = a . (a:)" 6 2 . ("a.-)" 0 j> a : 0 . Ts.
(0)
U V . b t q . b - i p . { y ) { ) ( V) ( 0 ) - , f i . TB.
(A)

H p () m W : o Tal

1 PRINCIPII D I GEOMETRIA LOGICAMENTE ESPOSTI

NOTE

l.
P2. a i leggo 1 proposiziono a b fi equivalente alla h a .
Volendo, invece, dui punti, usare le paru illesi, si dovrebbe sevi vere
( = b) =t (b = (i),
P3. Dnlinscmo dolio proposizioni a = b , o b = o si deduco
la a c . I punti stillino per indicare l aggriippaniento
(( = b) (b = o)) o (a = o).
Le proposizioni 1 , 2 , 3 esprimono le proprit caratteristiche di
ogni identit. Esso sono fra loro irreduttibili.
P4. Se e ii sono punti, iillorti ab indica unti classe di punti
(figura) .
P5. So (i, b, ci, d sono punti, a coincide con b, o con il, allora il
segmento <io identico n Iti .
Lo proposizioni 4 e 5 dicono elio il segmento ab un a classo
di punti, determ inata dati due punti n e h .
Si ha cosi una categoria (li enti, chiamati punti. Questi enti non
sono definiti. Inoltre, dati tre punti, si considera una relaziono
fra casi, indicata colla scrittura o ab, la quale relaziono non
parimenti definitu. IV lettore pub intendere col segno 1 min cate
goria qualunque di enti, o con oab unii relazione qualunque fra
tro enti di quella categoria ; avranno sempre valore tu tte lo deilnizioni che seguono (5 2 ), c sussisteranno tutto le proposizioni del
3. Dipendentemente dal significato attribuito ai segui non deg
niti l o e ab, potranno essere soddisfatti, oppure no, gli assiomi.
So un corto gruppo di assiomi verificato, saranno puro vere tu tte
lo proposizioni elio si deducono, non essendo questo proposizioni elio
trasformazioni di quegli assiomi e dello definizioni.

2.

Por (fajtntsonc si intende unii proposizione della forma x a,


ovvero a q . x = a, ove <i un aggregato di sogni avente senso gi

78

IU9EPPB PEANO

noto, * il sogno, o gruppo di segni, clic si vuol definire, ed a 6


l'ipotesi sotto In quale b dii In definizione, Dire elio, finti certi enti,
si pu definire un nuovo ente , significa elle cogli enti dati si pu
i'ormaro u n espressione a in guisa che si ubbia l'eguaglianza * a.
il chiaro che non tu tti gli enti si possono definire ; ma impor
tanto in ogni scienza di ridurre al minimo numero gli enti non
definiti. JM questi si enuneieranno solo lo propriet. La riduzione
degli enti non defluiti al minimo numero presenta alcuna volta iloll'arbitrario ; cosi se mediante e & si pu definire c, e mediante
a b e si jm definir b, resta in nostro arbitrio la scelta come si
stema irreduttibile fra a, b a a, c. Cosi, nel nostro caso, invece dei
segni 1 e ab (punto e segmento) si sarebbero potuti assumere i
segni 1 e a'b (punto e raggio); la cosa non sarebbe stata possibile
assumendo come concetti non definiti il punto e la retta.
Se in m m seionza son vi enti non definiti ed altri definiti, tu tte
le proposizioni (li quella scienza esprimono propriet dei soli enti
non definiti.
Il significato qui attribuito alla parola definizione coincide, ovvoro non, col comune ? facile il vedere elio le definizioni che com
paiono in matematica, eccettuato al .pi lo prime tu tto ra oggetto
di discussione, tradotte in simboli, hanno li forniti precedente. Si
esaminino ad es. le definizioni di numero primo, di limite, della
continuit delle funzioni, di derivata, ecc.
P I . Essendo a e b due punti, col segno a'b si intende la classe
formata dui punti x tali che il segmento ax contenga nel huo in
terno il punto 6 .
P2. Per i segmenti, ed in generale, ove si intenda con o t a b una
relazione simmetrica in a e b (Assioma V), sar ab' identico con
b'a, So colla scrittura o e ab ai intondo o equidistante da e
da b , allora ab il luogo dei p u n ti equidistanti da a e da b ; a'b
la superficie sferica di centro b e passante per a. (ili accenti in
trodotti in questo due definizioni figurano in certe modo corno segno
d'inversione, l sai permettono d risolvere la relazione o EA rispetto
d una qualunque delle tre lettere (3 P4). Il segno ab' si pu leg
gere il prolungamento, dalla parte di a, del segmento ab,
1>3 . Su t\ un punto, e t una classe di punti, allora con
ale si intende l insieme di tu tti i punti x che hanno la propriet che
esistono degli y, appartenenti alla classo le, tali ohe x sia un ay .
IM, Nelle stesse ipoteBi, a 'k b il luogo dei punti * che stanno
su qualche a'y, ove y appartenga a le .

I PRINCIPII DI GEOMETRIA LOOICAMENTE ESPOSTI

rr>. E con ak' si intonde In figura formato dai prolungamenti


dalla parto di a, dei segmenti elio vanno da a ivi varii punti di k .
r o . So h o k sono due ligure, con hk si intornio linsloiiie dol
punti x aventi la propriet, elio ai pu determinavo un y, punto
ili /1, in guisa che x appartenga alla llgura yk . Pi fi brevemente
(^3 1*17), hit la llgura formato dui segmenti d ie vanno divi vtuil
j>miti di h ai varii punti di fc.
Lo definizioni 8 permettono di indicave con segni un gnvn
numero di onti geometrici. Cos abo milieu nn triangolo ; abeti, ov
vero (ab) (cd), indicano tetraedri ; a'c indica la porzione di piano 11*
initotu dal segmento bo e dai duo raggi a'b e afe \ a'b'o langolo
formato dai due raggi a'c. e h'o ; ali'o la porzione di piano limi
ta ta dal raggio b'o, dal segmento no, 0 dal raggio condotto da a
parallelamente a b'c -, a'h'c'tl un angolo triedro, eoo. Questo in
generale. Ma quei segni, e altri pi compii unti hanno puro signifi
cato, fio i p u n ti giacciono in u n piano, o sono in linea retto. Cos\
a'ab indica il raggio avente per term ine a 0 contenente b,
50 col segno 1 Ri intendono i numeri (reali e fluiti), e colla re
laziono o ta b si intende u n eqnazione fra a, b, 0 della forma / (a, b, c)
= 0 , allora la scrittura d t abo (fi fc u n pu nto del triangolo lo)
rappresenta la relaziono fra a, b, 0, d cho risulta eliminando oc fra
le due equazioni / (f>, c, x) = 0 e / (a, x, il) = 0 .
P9. Questo definizione fi sufficiente per lo nostre ricerche geo
metriche, Ma d a ta u n a classe h, applicando un numero fluito di
volte lo definizioni 0, 7, 8 ai ottengono delle cinesi, come hit, hh,
k {hh'Y, ecc., le quali, so nessuna propriet si conosco dalla rela
zione fondamentale oErrb, sono in numero infinito. So 11 questa re
laziono si attribuiscono le comuni propriet geometriche, esse non
sono tu tte distinte.
51 hanno definizioni di maggioro eleganza nel modo seguente.
Essendo h una classe, ni chiami danne derivata da h, e si indichi
con h* la classo formata da h, 0 da tutto quelle che ee no dedu
cono ripetendo pii volte le operazioni dato dalle def. 0 , 7, 8 . La
definizione di Jt* non si pub esprimere coi segni introdotti, poeli
in ossa occorro il concotto di numero. Essa si pu esprimere me
dianto questi sogni, e quelli introdotti nelle Arithmetices prin
cipia , Allora si pub definire por retta (PIO) la classo derivata da
due punti non coincidenti, e per piano (P12) la classe derivata da
tre p unti non collineari. Queste definizioni e quello del testo, am
messi gli assiomi geometrici, finiscono per coincider ; ma, scam
biando le definizioni, lordine dello proposizioni verrebbe del tutto

HO

OIUSll CE PI1ANO

alterato, poiuli alcuno proposizioni sulla retta o sul piano, elio ora
dipendono dagli ultimi assiomi, no diventorrebbero indipendenti, u
viceversa.
n o . Il segno 2 si pu leggero retta, poioli In classo qui clon
iri La precisamente q noi la che chiumituno retta, so allo parole punto
o segmento attribuiamo il comune significato. Questa dellnixionc si
leggo :
R etta ogni onte avento la propriet di potersi eguagliare
ad u n (nt>Y'i ovo a c I/ sitino punti distinti .
l l l . Il segno CI si legga collineari,
So a, b, c sono punti, allora diro che n, bf o sono collineari, equi
vale a dire non assurdo lim m acinare un onte r ohe sia u n a retta,
e ohe contenga i p u nti rt, 6 , .
P 1 2. Il segno 3 si pu leggore iuno, pur la ragiono esposta
alla PIO.
Piano ogni ente (nbc)'\ ove a, b, u siano punti non collineari .
POI. Il seguo Cp leggasi compltnwri.
Q uattro plinti diconsi complanari se giacciono in un medesimo
piano .
Le definizioni 11 o 13 sono abbreviazioni, di cui si potrebbe
anche fare a meno.
P14. Il segno Onv leggasi figu ra convesm,
Figura convesua significa ogni ente * il quale sia una classe
di punti, e sia tale clic comunque si prendano a a b, porche) punti
di .r, si possa dedurr che ab contenuto in x .
Ossia figura convessa h una figura elio contiene tu tto il seg
mento che unisce due suoi punti qualunque .

& 3,

I
teoremi contenuti in questo si deducono puramente dalle de
finizioni e assiomi logici ; e sono qui opportuno alcuno parole sulla
tlivwntraxionc.
15 noto che la Logica scolastica non di sensibile utilit nelle
dimostra?,ioni matematiche ; poich in questo mai si menzionano lo
classificazioni e regole del sillogismo, o d'altra parto vi si fa uso
di ragionamenti, del tutto convincenti, ma non riduttibili allo formo
consideralo in Logica. P e r questa ragiono alcuni matematici, fra cui

t PRINCIPII DI GEOMETRIA LOOICAMENTE ESPOSTI

81

Cartesio, proclftinarcuo esaurii l'evidenza Vn.nico cri borio por rico


noscere l'esattezza d 'u n ragomiinoiito (a).
Ma questo principio lascia alla sua voi tu a desiderare, Unii di
mostrazione pub essere piti o meno evidente ; essere evidente per
una persona, dubbi par u n ultra ; e ad ognuno sar succesBO di
trovure insufficienti delle dimostrazioni gi ritenuto esatte. Esso poi
luscia tanto pii a desiderare nello nostre ricerche, lo quali si rife
riscono a proposizioni, cui ai tanto abituuti, elio possono parevo iv
molti pressocli evidenti.
Per questa questione suscettibile di soluzione del tutto sod
disfacente. Invero, ridotto, come qui ai fatto, lo proposizioni In
formule analoghe allo equazioni algebriche, allora, estiminando le
comuni dimostrazioni, si scorge che esso consistono in trasforma
zioni di proposizioni e gruppi ili proposizioni, aventi massima ana
logia colle trasformazioni dello equazioni algebriche simultanee.
Questo trasform atoli i, 0 identit logiche, di eoi facciamo contimi a*
mento uso noi nostri ragionamenti, si possono enunciare e studiare.
L a raccolta dello identit logiche di cui facciamo uso fti gi
fatta nei mio opuscolo menzionato ; molto di esse furono raccolte
dal Boolo. Il loro numero b grande ; sarebbe uno studio interessante,
e d ie finora manca, il distinguere lo fondamentali, elio si debbono
ammettere senzaltro, dallo rimanenti, contenute nello fondamentali.
Questa ricerca porterebbe ad imo studio, sulla Logica, analogo a
quello qui fatto per la Geometria, e nel precettante opuscolo per
lA ri t in etica.
Nelle noto seguenti trovansl alcuni saggi di queste trasforma
zioni.
P l . Se a o b sono punti, si deduce : diro clic o un a'b, equi
vale a dire cho o un punte e che b un ao. Dimostrazione :
Q uesta prop. equivalente alla P I del 2 .
evidente che questa prop, la def. 1 leggermente trasformate.
Volendo esaminare pi attentam ente come la dof. 1 si trasformi fu
questa, si sostituisca nella prop, c e a'b, al posto di a'b, il valore
dato dalla dof. 1. Si avr : o t a'b . , (1 . [jc ) {&E a a-)}. Oni u n id e n titi logica dice che, so h a k sono due classi di enti, si ha
a Eh n k . : a E h . 6 k . Applicando questa riduzione al secondo
membro dolleqiuizione p re m ie n te , ai av r o '(>. = ; c 1 . o [ E]
(!) Lil cl6iluotio:i no fuit jmr lo xmitlinoiit <le l'vl donno, qui ii'u besoin
(Viinontio r ig la , Ot no puut Atri)

Aant

nji]>'o

lei tcleiict, tic. (raris l#7f>), I, (i. 17.

|>ur nuoiliiu .

DirriAMKr., Dts Mthodes

ailISBPPE PfiNO

(JE a), Orn, ho a una relaziono contenente unii lotter , 1 prposiziono rr (#], cio a no di quegli cuti x ohe soddisfano
ulla condizione a, equi vulonto ullti pr posiziono clic fii ottiene so
stituendo in , ni posto <li x, v ; quindi o E [ E] (b E a) . = ,b(to.
Tenendo conto di questa identit si lui 1 forinola dimostrarsi.
Viceversu, du questa proposizione si pub dedurr Iti P 1 del
precedente. Si faccia preceder ai due inombri del l'eguaglianza tesi
il segno 1 ] ; osservando che (c E] 0 Ea'b . =s a'b, poich i due segni
[ e t ] e o E Hi distruggono, e che ( o ] ( o l , >Eo) ville 1 . [<? E| {/1 E ),
in v irt dollidonlit logica (e E] ( a fi). = : [c ) a . fc E] P, h avril la
prop. 1 del 5 2 , ove al posto di x si logge 0 .
Noi ci fermeremo in seguito pochissimo nellesame della trasfor
mazione (lolle proposizioni, il quale, per chi non ha presenti tutto
le identitil logiche, risulta troppo faticoso.
11 lettore pu continuare ad adottine, ondo riconoscere se un
ragionamento sia esatto, o non, il comune criterio ilollevidenzu. Qui
b asta notare che queste trasformazioni sono assoggettate a regolo
(Isso, raccolte nellojuiBeolo menzionato.
V2. l>m. Dulia prop. J si deduce la 2 .
Meco la trasformazione : Si congimigu ai due membri dellegua
glianza tesi nella 1 la proposiziono o E l . Osservando che una pro
posizione ri(*etutii due volte equivale all stosstt Scritta uhm volta
sola (a a = a), si avril la proposizione
rt, li 6 1 .

0 E 1 . 0 E a' b : v i X . h i no.

incorrendo ulla propriet logica


=

ove a, /?, y, i souo proposizioni (oio dire clic nellipotesi a, 1 con


dizione Py equivalente alla p <5, significa diro elio dallipotesi a p
si deduco y = d), si lui la proposizione 2 .
F3. La 3 si ottiene dalla def. 2 come la prop. 2 si dedotta
dalla dof. 1 .
P12. So a un punto, h e k sono figure, o se h parto di
fc, si deduco che uh' parte di ale'. Dim. Dullipoteai e da P 8 ai
deduce elio la proposizione evi ah' v a le : x un punto, ed esistono
dei puliti comuni ad h 0 x'a ; da questa si deduce clic x un punto,
ed esistono dei punti comuni a k 0 a x 'a ; questa vale E ak' ;
adunque da Eah' si deduco x ttk'., ossia hi tesi.
Lo identit logiche cui si ricorre in questu dimostrazione sono :
So A, k, l souo lilassi (duna stessa catogoriu), si lui
h ; ) le . j ) . Il rt i j ) k r> I ,

t P r in c ip ii

cio bo h
le n i . loi

di

q r o m e t r ia

l o o i a m e n t e

esposti

contenuto in k, anche la ellissi) h n l

contenuta in

/ i 0 f c . f e - = A : o . f c - = A>
cio se li 6 contenuto in k, ed esistono degli h, esistono pure lei k.
Infine alla
11 O le . = : <r A , Qa . (c E le,

cio diro d ie li 6 contenuta in k, vale diro che tu tte lo volto elio


x un h, si possa dedurre che a un k.
Le prop. 10 e 11 si enunciano e dimostrano come la 12.
P29. Se a, b, o sono punti, non collineari, allora ( b u)" un
piuno .
h

4.

P I , La classo punto non nulla , ossia esistono dei punti *.


Di questo assioma non avremo inai occasione di faro uso, e si
potrebbe sopprimere. Si citato per analogia cogli assiomi II, IV,
V II, X II, XV. Del reato questa proposizione fa parte dollipotesi
di quasi tu tte le proposizioni. Oos nellassioma seguente lipotesi
elio a sia un punto, dalla quale ipotesi si deduce elio esistono
del punti.
F2. Se a un punto, si deduce d ie lessere x un punto di
verso da non , rispetto ad tu, assurdo , ossia dato un punto,
esistono dei p unti non coincidenti in esso .
Di questo assioma ai fu uso solo in .(>P20, e precisamente por
poter affermare tro p unti coincidenti sono collineari . Questo
assioma pure contenuto nelle ipotesi di alcune proposizioni, ad
os. nellass. IV.
P3. Se un punto, la ellisse aa nulla .
Se ili posto della relaziono fondamentale c E ab si sostituisco una
relaziono qualunque fra tre enti, questa proposizione non in gene
rale vera. Se 1 significa numero (finito), e si prendo per relaziono
fondamentale u n eq uazio ne/ ( , i, c) = 0 , d ie supporremo algebrica o
di primo grado in o, affinch sia vera la prop. 3, che qui nel no
stro caso significa: l equazione / ( , a, o) = 0 non pu essere sod
disfatta da alcun valore di e di c , bisogna elio il coefficiente di
o in /{ , 1, o) sia divisibile per a 6, o non lo sia il tonnine noto.
So il coefficiente di o a b, allora questa relazione soddiBfa ai
duo assiomi I I I e IV.
PO. Se ti, b sono punti, e c un punto di 6 , saranno n o i
distinti . Lo 1*4 e 5 sono i passaggi intermedi arii dalla PS alla 0.

IU8EPPE PEANO

r.
PI. LaSBiomu V <1i(re dio il segmento ttb t\ funziono simmetrica
di a u b. Non ogni relaziona sostituita al posto di e t ab, simme
trica rispetto ad a e b. Ho a ,b ,o sono numeri, o J'(a, b) una lim
atone simmetrica di a o b, In relazione (a b)z c = / ( a , b ) eoddislh
u tu tti gli assiomi (Inora enunciati.
PS). Se con ab si fosse inteso il sistema di punti giacenti sul
segmento ab, compresi gli estremi, lassioma VI non sarebbe verificato,
PIO. Lassioma V II dice che un segmento non nullo si pu pro
lungare da una qualunque dello sue parti,
(Ili assiomi (Inora enunciati esprimono le propriet primordiali
dei segmenti ; quelli olio seguono sono alquanto pi complicati.
Il sig. M. Paboii nel suo pregevolo libro Yorlatungen iibcr Geo
metrie (Leipzig 1 HH2), onde studiare le propriet della retta, parte
pure dal concetto di segmento, enunciandone lo propriet fondamentali mediante Grundsatze (Assiomi) e quelle cho se no possono
dedurr mediante LelirmUze (Teoremi), liceo i due primi assiomi del
Tascli :
L Zwisclicu zwei Innkten knnn man stets cine gorade Strccke
zielien, uml zwar n u r eiue .
I I . Man kanii stets eiueii P u n k t iingcben, (1er iriuerlialb einer
gegebenen gerudon Strecke liegt .
Si scorge lequivalen/.n di questa seconda proposi?,ione col mio
Ass. IV.
Q ual il signillcato della prinm f L cspressiono duo punti
presenta una prima iimbiguit, indicando essa, nel linguaggio co
mune, ora d u e punti q u alu nq u e ora d u e punti d is tin ti . Nel
primo significato la prim a parto della prop. I si pu tradurr
a, i E 1 . Q . ab E K 1 ,
la quale la P 4 del 1. Nel secondo significato essa si traduco
, 6 e 1 , - = b : o . ub e K 1,
ed allora si escludono i segmenti nulli. J nel secondo significato
clic vanno intese lo parole dollA., corno si vede dalla prop. II.
La stessa espressione d u e p u n ti si presta ancora ad u n altra
am biguit, poieli essa indica talvolta la successione (disposizione)
di due punti, altra volta il gruppo (combinazione) dei punti. Nel
primo caso, la seconda parto della prop. I si pu interpretare
n, b , o , d z ] . a = h . o = d :

. ao = bd

I PRINCIPII DI GEOMETRIA LOGICAMENTE 8P0STI

fi

elio In P5 elei Jl. Noi secondo cuao casti significa :


, b, o, d 1

a h . o = d : u : a d . h o : : {) . no = bdt

ovvero, broveniente,
, t, o, ( E 1 . a u o = & u <1 : o , o = bd,
ed allora essa comprende ancli lAsa. V del prcaento scritto. fi In
seconda intorprotuzionc che bisogna dure ulte parole delPA.
Si vedo da questa breve discussione quanto sia dilllcilo in que
stioni cosi delicate, anche ad un accurato scrittore, evitare ogni
pericolo di ambigui Wi, ove si proceda col linguaggio connine. Ondo
vincere questa difficolt occorre analizzare ogni proposizione, e /Is
sare completamente il valore dei termini di cui ci serviamo. Cosi
lite ondo 8i arriva necessariamente o alle notazioni logiche, che qui
uso, o a un sistema equivalente.
11 G rundsntz I H del Puach sigili lieti :
a, h E 1 . o E ab :

: a - = o . a - = 6 . a - E bo.

Esso nn gruppo di tre proposizioni. L unii la P l i dol /5,


equivalente allAss. VI, laltra la PC dol 4, equivalente allAss.
I l i ; lultima la 1/18 del 0 , e questa u n teorema.
I
Grundsiitze IV, V, VT, V II, V i l i del Pascli corrispondono ai
miei A ss. V ili, IX, V II, X, XI.
in seguito, poich il Pascli considera Iti porzione di piano come
un nuovo ente non delinito, cessa ogui analogia fra il suo studio e
il mio.
0.
Le proposizioni contenute in questo e nei successivi, non han
no tu tte eguale importanza j molto di esse costituiscono una succes
sione di trns formazioni, colle quali, partendo da una proposizione so
ne deduce u n altra.
CJii procedimento notevole di trasformazione di proposizioni, e
di cui facciamo uso qui cd in seguito, l eliminazione cho sta nella
seguente regola:
A vendosi u n a proposizione, i cui duo membri [H p e Tu) con
tengano una stessa indeterminata *, si motta, ove sia possibile, la
proposizione sotto la forma :
a . x E h : f ) . x E k,
ovo unii proposizione, o gruppo di proposizioni, non contenente
lu x, e h e k aono classi.

HO

OIU9UPPE PEANO

Allora Iti stessa proposizione si pu scrivere :


a-. o . h o le,
nolla quale non comparisco pi la lotter x .
L uasioma V i l i lia giiV la forma voluta per l'eliminazione ili 6
(si osservi elie b e 1 , 6 E ao : : b E o). Eliminando b, si ba lu P2 ; da
questa eoli uno scambio di lettere, la 3, Balla 3 e dalla 4, la quale
si ottiene dalla 3 perm utando con 6, si ha la proposizione 5 che
comprende le precedenti.
Dalla 7, eliminando o, si lia In 8 . Dalla 9 si deduco la 10 pri
ma eliminando b, e poi sostituendo la lettera b a c.
Qui per brevit ai giv tralasciato di enunciate la propositions
interm edia; e in generale, man mano che si progredisce, aumenta
il numero delle proposizioni intermedio omesse. Dalla stessa propo
sizione 7, che si pu mettere sotto la forrnu 0, eliminando o si ha
la 10. E questo gruppo d proposizioni compendiato nella 11.
Eliminando invece, dalPaasioma da cui partiamo, il d, si ha la
proposizione 12. Onde eseguire questa olimillazione occorro risol
vere le proposizioni o E ad o b E mi, che contengono d, rispetto a
questa lettera, scrivendo al posto di esse d E a'o o d i . a'b ; allora si
appi ira la regola enunciata.
Lo proposizioni 13-17 costituiscono un altro gru pp o ; l ultima
contiene tu tte lo procedenti.
La 18 non lm propriamente la forma Hp Q Ts, che hanno le
precedenti. Si pu mettere sotto questa forma trasportando una dello
proposissioni che costituiscono lipotesi nel secondo membro ; essa si
pu por esempio leggere
a, b, o E 1 . o E ab : Q . 6 - E ao.
Allo si pu eseguir leliminazione d ima qualunque dello tre
lettere elio vi compaiono colla regola esposta. Ma volendo conside
rare la proposizione sotto la forma eho essa ha, si pu usare la
regola seguente.
Avendosi un a proposizione, il cui secondo membro sia i '1
cui primo membro contenga un'indeterm inata x, si risolvano, ovo
si possa, lo .proposizioni che contengono , rispetto a questa lettera,
o si riduca la proposizione alla forma
. a: E k , x E 7( . x l : = A
ovo a una proposizione non contenente , o A, fc, l souo delle
classi. Allora la stessa proposizione si pu scriver
f) . h n Je n l A,
in cui non comparisco la x .

I PRINCIPII DI GEOMETRIA LOOICAMENTE ESPOSTI

87

' Eliminando con questu r e d o l i i ]n o dulia 18 si ha la 41); elimi


nando invece la si ba la 20 , da cui, con un a permutazione di
lettore la 21 . L eliminazionc di b condurrebbe di nuovo alla 11).
P er eliminaro la lotter c dalPiiBsioma V i li, si osservi che que
sta lettera comparisce nellju. e non nella Ts. ; quindi non eiaino in
nessuno dei due casi precedentemente trattati. Si pu ridurr al
secondo trasportando la Ts. nel primo membro. Del resto la regola
ad applicarsi in questo caso la seguente :
So una proposizione riduttibile alla forma
a . a>i h , x t k : ) . b,
ove x una indeterminata, n o i sono proposizioni non contenenti
x, o h, le sono classi, la stessa proposizione si pu scrivere, elimi
nando x,
a . h n k = A 0 &>>.
Eliminando c dallAss. V i l i con questa regola si ba la 22, da
cui, con trasformazioni, lo SM e 20.
D allAss. V i l i si potrebbe puro eliminare a. Il risultato la
proposizione poco interessante :
b, c, d t 1 , o .d 'i i n o'b o d'b.
So 6, o, d sono punti, allora ogni punto comune ai due raggi
d ' o e o'b appartiene al raggio d'b .
5 7.
DallAss. IX eliminando b si lia la 2, o con scambio di lettere
la 3, la quale unita con una del precedente, d<\ luogo alla '1.
Eliminando o dalla 5 si ba la (3, da cui si ricavano in modo
analogo al precedente lo 7 e 8 . Eliminando dalla stessa proposi
zione si hn la 22 ; eliminando d si ha la 27. Leliminazione di b da
rebbe nulla d importante.
Le proposizioni piii importanti di questo $ sono le 4, 10, 10,
20, 21, 30, 31, 35, 43, 40.
Le altro, o sono trasformazioni intermediario, oppure proposizioni
che saranno completate dagli assiomi che seguono.
8A llAssioma X si pu sostituire la proposizione seguente :
a, b E 1 . o, 2 e a'b : q , \ e 1 . ot d (. ae : = a

Q IU S E IW l HANO

8H

Se e b sono punti, e c, d b o jio punti del raggio a'b, allora


eBisto mi punto e tuie elio i punti c e d appartengano ni segmento

ae .

Si immagini una porzione di superficie qualunque, e dicansi 1


i p u n ti interni ad essa. Si supponga clve esista sempre uno od uu
solo ureo di geodetica congiungcnte duo punti qualunque della su
perficie data, o elio esso sia sempre interno alla porzione conside
ratu. Indicando con ab larco di geodetica clie unisce i duo punti
e b, intorni a quella porzione di superficie, aussisteranuo tu tti gli
assiomi precedenti il X ; questo, a seconda dei tasi, potr esseve
vero, o non ; quindi esso non conseguenza dei precedenti.
Lo proposizioni pi importanti di questo sono le 4, 12, 13, 10.

0.
(Ili assiomi X e X I si possono sostituire con questa sola pro
posizione ;
f(, b, o , d t 1 . p , q
d i x i/ : - = xj/A-

ab . p , q al . p - = q ; o

x, y

1 . a, b, c,

Se n, bfj>, d sono punti ed i segmenti ab o cd hanno comuni


duo p u nti distinti, quei quattro punti appartengono a<l uno stesso
segmento .
Sono a notarsi le F. 3, fi, 8 , 15, ecc.
Molto altro proposizioni si possono dedurr dagli assiomi finora
onuneiati. Si lascia al lettore la cura di esaminare da quali di que
sti assiomi dipendano lo proposizioni seguenti ed altre analoghe :
, 1 , o 1 . 0 : rto Q^rtS'
. o u ab u b.

ao = ab . = . c 6.

a'o = a'b . = . o = b.
a'o Q a'b , = , c f u li u a'b.
bo q a'b . . v b u a'b.
o'a = b'a . = , c a'ab.

10.

P I . E sistono dei p u n ti non contenuti in una data ro tta . Que


sto Ass. occorre solo in 11 F28, onde poter dedurre che quattro
punti collineari souo anche complanari.

HI)

I P R IN CIP II DI G EO M ETRIA L O G ICAM EN TE ESPOSTI

Nelle P22, ;l i punti (...) stimilo por brovitfl ni ponto di termini,


scritti nulla P32.
Si notino le P. <5, 0 , l.'MC, 137, 32, eco.

5 11.
Si notino lo P. -1, 6 , 7, 10, 15, 1(5, ecc.
La dimostraziono dolia P17, bench lunga, por coneotto sem
plice. Si fa vedere elio lo vario parti dolla figura (abo) , di vanta
rne tito raggruppa tu, formano la figura (alni) . D a ossa si deduco una
successione d altre, di cui lo ultime, pi importanti, sono lo 24 c 25.

12.

L assioma X V dice dato un piano, esistono dei punti non con


torniti in esso .
Di questa proposizione non avremo occasiono di fare uso nello
podio proposizioni seguenti. E ssa per necessaria in altre ricerche.
L assioma XVI dico; d a to u n piano, o due punti da bando
opposte dol piiiuo, allora ogni punto dolio spazio o sta sul piano
dato, ovvero uno doi segmenti che Io uniscono ni punti dati incon
tra il pian o . Questa proposizione dico in sostanza elio lo spazio
che noi consideriamo t a ivo dimensioni. Questo assioma servo por
dimostrare la proposizione elio seguo duo piani aventi un punto
connine, hanno comune una rotta .
Si
osservi per clic si pu dimostrare,,() senza bisogno degli
assiomi del presento paragrafo, la proposizione ;
p 3 . , 6, o, d 2> . = b . o = ri. e 1 . e p :
. r o (cab)" . r o (ccd)" : - r A-

r 2

I piani elio uniscono un punto e con due rotto ah o od d uno


stim o piano non passante por e s'incontrano Becondo una retta .
Di questo solo caso particolare si fu uso nella Geometria ili po
siziono. Di qui (o dallAss. XV) ni deduco il noto teorema sui trian
goli omologici, o lo innumerevoli conseguenze. Quindi la Geometria
di posizione non ha bisogno doliA s Rio ni a X V I.

(" )

l or In (Utlliibfrn.nluno ofr. il la v o r o n, IH (ilul I80d) oon toiiiito noi vo i.

I l i di q ueste Ojiore

s o o lt o ,

U. V.

no

Q1USEPPE PEANO

A PI'E N D IC K

l)b)lo

parallelo.

Lo parallelo si possono defluire, coi concetti finora introdotti, o


secondo Euclide, o secondo Ih. Tan geo 111otri a ; quindi si pub svilup
parne Iti teoria.
Olio il postulato di Euclide sulle parallele 11011 sia contenuto
negli Assiomi qui enunciati, risulta da ci, che, se col sogno 1 si
intendono i punti interni ad utili data sfera, o ad un dato solido
convesso, c ad ab si attribuisce il comune significato, allora sussi
stono tu tti gli assiomi finora enunciati ; ma 11011 verificato il po
stulato di Euclide.
Attenendoci quindi ai metodi della l angeomutria, daremo della
relazione il raggio a'b parallelo al raggio o'd , e elio indiche
remo con a'b II c'd, la seguente
Definizione,
a, b, c, d 1 . 0 a'b |[ c'd . bo'd = da'b.
Le dimostrazioni che si diYnno in
dello parallelo sono tu tto basato sullo
E quindi interessante di vedere quali
dai soli Assiomi qui enunciati.
Lesistenza di un raggio passuutu
ad un dato raggio si pu dimostrare,

Pangeoinetria dello propriet


ideo di moto o di grandezza,
propriet si possano dedurre
per un dato punto e parallelo
ovo si amm etta il seguente

A x io m a X V I I .
h Onv . a-, b 6 1 . a h . b h : [)
0 4 : = ,

x Ea u 6 u b . ax 0 h .b x

So h b una figura convessa, e se a e b sono punti, il primo


appartenente a h, il secondo non, allora si pu determinare un
punto x, appartenente ni segmento ab 0 ai suoi estremi, iu guisa
elio il segnionto itx sia contenuto in h, e il segmento bx sia tutto
fuori di h.

I PRINCIPII DI QUOMBTRIA I.OOICAMENTI! ESPOSTI

01

Questo Assioma, che esprime In propriet che stiolsl eliminare


lu conti nui IA '(Iella retta, necessario in molto altro questioni (*).
Si
possono allora [data la doflnijiione o non il postillalo] (**)
dimostrare le proposizioni
<, b, o, < E 1 . a'b || a'd : o . o'd || a'b.

. o a'b : o . a'o || u'd.


, l>, c, d, v , f 1 . a'b II o'f . o'd || uff \ o . a'b || o'd.
Del m oto.
II
trasporlo d unti llgura righiti da ima posiziono ad iiiinllra
dello spazio, un ente cho occorre assumere son.za definizione, ov
vero si pu defluire mediante gli onti (Inora introdotti 1
Possiamo assumere come noto il connetto di corrispondenza o di
funzione, per cui ad ogni ente d un dato sistema si fa corrispon
dere un nuovo ente dello stesso o d un altro sistema, e rilonerlo
appartenente alla Logica ; nel mio opuscolo Arithmetices principia
ne sono esposte alcune propriet.
Allora si pu definire l omografia, come una corrispondenza del
pnnti dello spazio, cd il trasporto dunti llgura da una posizione ad
u n altra, ossia leguaglianza di due ligure come una particolare omo
grafia.
B olle figuro convesse.
Nelle pagine precedenti furono sviluppate parecchie propriet
delle figure convesse. Meritano aueora interesse le seguenti propriet
metriche.
Se k una figura piana, convessa, finita, il limite superiore
delle aree poligonali interno ad h eguale al limile inferiore dello
nree poligonali contenenti nel loro interno h) o il limite superiore
dei perimetri dei primi polfgoai (supposti convessi) eguale al li
mito inferiore dei perimetri dei secondi poligoni .
Sussiste u n a propriet analoga per lo figure solide.

( ' ) l or U li'illtrn fo ru m d u i]'iiauloiun X V I I


oon tin n itil sooondo D k k k k i n o

ofr,

olio o q illv n lo ni po stula to dolili

11 la v o r o u. 1)1 (<lol 1804), contorniti! noi

v o i. I l i (li q n m to Oli oro s c o l t o .

( C f r .: U. C a s b in a , Elementi della Coorta degli imietni, I, P v rlo d . nint. , (4),


98 (1B66), pi>. i n s - a u , $ 5).
O.O.
(* ')

I.o

lim o lo

friL [ ]

oopia do l ji rosolilo opnnoolo.

sono

t a t o
7.

C.

a g g iu n to a mano du Q. P k a n u in min

(31). .P ili NOI P I I D I L O G I C A M A T E M A T I C A


(ItldxtR ili nmtuiimtJca, vul. I, l#Hl, )j]>. ]-U), (F. lflDl))

N ota

co llo ca ta

ai

p r o o od o t i t i

l a v o r i 11J 14 ( d a l 1 8 8 8 ) , 10 o 18 ( d a l 188FI),

o d ni l a v o r o n. 2 7 (<lol 1 8 9 0 ) , ooii t o rn it o n o i v o i u nio I d q aoHla O p e r o c o l t o * .


EfjBa e tu ta t r a d o tt a iu sp a g n o lo ( l a v o r o il. 31').

{7. C,

Giil Leibniz (') enunci alcune analogie fra le operazioni dellalgobra o quello della logica. Ma Bolo in questo secolo, per opera
di loole, Schriidor, e altri molti (*), si hI ndiarono questo relazioni,
sicch la logica deduttiva diventata, conio lalgebra ordinaria, la
teoria (loi quaternioni (3), ecc., una parte del calcolo dolio operazioni.
Uno dei risultati pi notevoli oui si fi giunto r i c h e , con u n
numero limitatissimo (7) rii segni, si possono esprimere tutto le rela
zioni logiche immaginabili ; sicch aggiungendovi dei segui per
rap presnta re gli enti dellalgebra, o della geometria, si possono
esprimere tutto lo proposizioni di questo scienze (4).
Nella presento Nota espongo soiiimariainonte tali teorie, collo
scopo di invogliavo il lettore a questo genero di studi interessanti, e di
prepararmi uno strum ento quasi indispensabile in ricerche successive.

f 1, Deduzione e congiunzione.
In questo le lettere a,b,... indicano delle proposizioni qualunque.
La sc rittu ra o b significa dalla a si deduco la &, e b pu
leggere so vera In a, vera la b , ovvero se , allora b , e
anche Botto a ltre forme (5).

La scrittura n = b significa che le proposizioni a e 6 sono equi


valenti, ossia che dalla prima si deduco la seconda, o viceversa.
L all'crinaziono simultanea di pi proposizioni a, b, v, ... s indichertl scrivendole luua dopo laltra abo... Questa affermazione aimul-

PRINCIPII DI LOGICA MATEMATICA

Da

tanea d i in ni usi vonyivnsione o moltiplicazione logica, HI ha :


1.

ab

ba

2.

(ii/j)c ti (he) = ubo.

Queste identit esprimono lo propriet, commutativa o osso*


inii vu della moltiplicazione logica, ansi lolite a quelle della molti
plicazione algebrica.
3.

an n.

Questa idontit non lm lanaloga in algebra (fl).


Per separare le varie proposizioni ira loro potremmo servivo.!
dello parentesi come in algebra. Si arriva allo stesso risultato con
maggior semplicit, e senza produrre equivoci eolie parentesi nelle
forinole algebriche, con una conveniente punteggiatura. I segni di
pillileggiatuni sono . : . \ :: ,v . ecc. Per leggero una forinola divisa
coi punti, prima r uniranno tutti i segni non separati da alcun
punto, poi quelli da 1 , poi quelli da 2 , e cos via (7).
Si

In i :

4.

a = b. , h = a.

La proporzione = b equivale alla b = a .


i.

a = li. = : a o b . b o a,

Due proposizioni a e b sono equivalenti quando dalla prima


si deduce la seconda e viceversa .
Le forinole seguenti rappresentano vario specie di sillogismi :
(I.

b. b o o : o. o

7.

re h. b 0 a : r>. n o e

8.

a n b. b = o: o. a r> c

<,).

n = b . b = c : r>. n = o.

11 sorile lia la forma


10 .

o b. b n c. a d d: o. a o il.

11 .

a n b , o. ao o bc

Si ha :
la . = b. o. ao ba
13.

a ab. o o d: o. ao a bd

14.

n = b. o d : o. ac = bd,

Queste forinole dicono cho ai duo inombri d una deduzione o


d unu eguaglianza logica si pu eongiungero una stessa proponi-

ili

Giu s e p p e

peano

zione; che duo deduzioni o duo eguaglianze b possono coiiginn(ture fra loro inombro si inombro.
2 . Proposizioni singolari; Gianni.
I
corno 1 , 2 ,

nomi clic adoperiamo rappresentano ont individui (nomi proprii)


... ; ed ora delle classi (ninni nomimi od aggettivi)

come numero, poligono, ctjiiifalcro, eoe.


La scrittura rt b, ovo it o b siano individui, indica la loro
identit, ovvero clic a o b sono duo nomi dati ad uno atesso indi
viduo. So a e b sono elusili, quella scrittura indica elio le duo ellissi
coincidono, ossia elio ogni a b, e viceversa. (Si si spiegato il
significato di quella scrittura se e h sono proposizioni.
Per indicare la proposiziono singolare x b un individuo della
ellisse h scriveremo (K)
X 8S,

o il sogno s si potr leggero , o 5 un, o fu , o sar,, a seconda


dello regolo grammaticali ; poro il suo significato sempre quello
spiegato.
ier brevit scriveremo x, y, z b n por indicare elio x, y, z sono
degli , ossia
x, y, z e . = : x e s. y . z e .
T er indicare la proposizione uni versalo ogni a b b , ossia
la classe n contenuta nella b scriveremo a o b. Quindi il segno
D ai legger di v e r s a m e l i te (ni deduco, o contenuto) secondochfc sta
ini duo proposizioni o fra duo classi ; per le sue propriet sono le
stesse in ambi i casi.
Essendo a e b due classi, con ab indicheremo linsieme degli
enti che sono ad un tempo a e b, cio la massima classe contenuta
in <t e in h. Analogamente per abe ecc. Per, so havvi pericolo
dequivoco, si scriver n k b o n b n o al posto di ab o di alia.
Sussistono tu tte le forinolo dol precedente, quando a, b ,...
rappresentano delle classi.
Per esercizio, si possono trasformare in linguaggio ordinario le
proposizioni :
5 = 2 + 3 j i h (numero primo) ; 4 (massimo commi divisore
di 8 e 12); 4 e (divisore di 12); (triangolo) o (poligono); (triangolo
equiangolo) = (triangolo equilatero); (multiplo di 0 ) (multiplo di
2 ) (multiplo di :S) ;

PRINCIPII DI LOOICA MATEMATICA

DB

o in simboli le propos iistoni ;


i
multipli di 0 nono numeri pari ; il cubo di 2 8 ; i numeri
puri sono i multipli di 2 ; fra immuri cubi <) contenuto il 27.
3. Anpltoeutioni.
I segni introdotti e, = , o permettono gi di esprimere un grande
numero ili vttbwiom logiolie. Quindi, introdotti ilei simboli por tiull.
curo gli individui, le classi, le operazioni e le relazioni dima scienza,
smino gi in grado di enunciarne completamento delle proposizioni.
Prenderemo ad esempio l'algebra, ovo gu\ sanvi simboli 1 ,2 , . ..
per rappresentarne gli individui,
-, x , eco. por lo operazioni,
> , < , = , . . . por la relazioni, e introdurremo dei segni por rappre
sentare lo classi clic pifi spesso si presentano. Scriveremo :
N al posto di ni un oro 'intero positivo

numero intero
E

numero razionale positivo


r

numero razionalo
Q

numero reale, positivo o q u an tit positivo


q

numero o q u an tit m ile , elio diremo numero


senz'altro.
II vantaggio di questi simboli non sta solo nella brevit, ma
anello nel loro significato esatto, o nel poterli introdurr nello for
molo. Si lia :
1.

<t, i e q. O. -j~ I a q

Se o b sono due quantit, nnclio a - ) - li una quantit,


determ inata .
(I
2. , fcsq , b ():& . - p q
Essendo a o b due quantit, di cui la seconda non nulla,
a
rappresenta una quantit determinatu o Unita.
li,

a, b q, o. rt X b = b X

Indicando con , {> due numeri, ai lia eco.


4.

9H, n e If. e q ; f). rtw+ '1 ~ nmnn

Cliianntudo j ed n duo numori interi o positivi, ed a un


numero realo, si ha eue.
G.

ut, li e q. Q,: r>, m+ = <i'MaM

illl

G I U S E P P E PEANO

Essendo m ed duo numeri reali, ed a un numero positivo,


si lui ecc.
I n modo analogo si enunciano tutto le identit dellalgebra.
II.

b, /i e q. a < b : r>. a -f- o < b -f- c

A nalogamente ai eiumciuno lo deduzioni da una relaziono ad


un'ultra.
8.

u ,b ,x ,y s q.[j.'. + y = a .x y = b : = :Ua' = rt + b.'iy a b

Kssendo n, b, x, y dei numeri, il sistema d equazioni


*

-|- y =: a

' J/

b equivalente ili sistema


2 = 4* b ,

0.

x, y e q. (V. xz

2 ij =

ri b .

ys = (). = : x ~ ().y = 0

Essendo x, y dei numori (reali), i e -j- y1 6 nullo quando e solo


quando si annullano ad un tempo x v> y .
In modo anatogo si esprimono le relazioni ira equazioni e
proposizioni.
4. Segni - , ^ , a().
Essendo a u na proposizione, con - n intendiamo la negazione
della . Se , b, c, rappresentano proposizioni, si li :
1.

(n) = n Duo negazioni l'anno unti affermazione .

3.

a o b. = . - b o -

La
non b si
Per
stiglio
seguo di

proposiziono : da a si deduce b, ! equivalente alla ; da


deduco non .
comoditA rii scrittim i alcuna volta inveco di scrivere il
davanti a' -tu tta la proposiziono, lo scriveremo davanti al
relaziono e, , eco. :

4.

(a; e * ) . = . e s

5.

- { x = y). = . x - = y

Essendo u, b proposizioni, con n <->b indicheremo l aflc rmuzione


della vei'ili di min almeno delle n e i * ; cio o ( vera la n, o vera

PRINCIPII DI LOOICA MATEMATICA

Iu b. L operazione <-> chiamasi tuicie addizione logica. Si lui :


U.

(ab)

( fi) ^ ( 6)

Negare. che siano vero urt nn tempo In a o tu b vaio nflerinuro


che o non fe vera la o non vont lu i , ossia lu n e garo no d ini
prodotto la somma dolio negazioni (tei fa Mori .
7,

- ( l, 6) = ( - ) ( _ ft)

Negare cho una almeno delle c i sia vera vale afleriintro


che la o hi b nodo ambedue false , ossia lu negazione d ima
somma il prodoti delle negazioni dei fienili ai .
S lui :
8.

o ii = i u ; u (li u c) = (n u ) u c = u li o c; a v a = a,

lo quali formale esprimono lo propriet commutativa o associai iva


delladdizione logica, analoghe a quello viste al $ 1.
0.

(b u c) = 4 ^ ac ,

elio esprime lu propriet distributiva della moltiplicazione logica


rispetto iti laddizione, analoga alla algebrica <t (b
e) = ab -j- ao.
Ksompi. Si lui :
x, y e q. o . \ $y = 0 . = : ai = 0,

y0

Essendo x cil y duo numeri, diro elio il loro prodotto nullo,


significa dire che si annulla uno dei fattori . Prendendo le negativo
d ambo i membri dellogungliauzu elio sta alla tesi, seeoiulo lo regolo
2 o , ossa si pu pure scrivere i
x, y q. o .\ xy = 0 . = : x - = 0 . y - = 0
So il prodotto di duo numori non nullo, essi sono ambedue
diversi da zero, e viceversa.
Useremo infine il segno a per indicare Vannurda. Quindi <tb = a,
dice clic l<i proposizioni a o b sono contraddittorio. S ha :
10 . a rt = a ; a a ; n

Affermare e negare una stessa proposizione 6 un assurdo ;


se in un sistema di equazioni alcune sono contraddittorie, il sistema
assurdo... Si noti lanalogia fra Ia e lo 0, i quali sono i moduli
delle addizioni logica o algebrica.
1 1 . a O b. . rt 1) =

Invece di dire che da a si deduco b, b pti) diro che Posaci*sione di e la negazione di b 6 un assurdo. Quindi in ogni (leda-

(18

OIUSEPPE PEANO

y,ione a r> b si pu trasportare il accollilo membro b nel primo, facen


dolo precedere dal segno - , e scrivendo noi secondo a ) e viceversa.
Cos per esempio, la proposizione 1) del 1 :
a = b. b = o : O. a = o
si pu pure scriver, trasportando P o nel ]>riino membro :
a = b. b = o. a - o : = a
il sistema delle proposizioni rt eguale a b,
non eguale a o, assurdo ; e trasportando lu
do membro, essa si potr ridurre alla forma :
a =

b. n o :

o. b =

eguale a c, o
= v nel secon

b 6
b

o.

R isulta di qui elio si potreblie fare a meno del segno o, riduoihIo sempre il secondo membro ivI I a . Noi per lo eonsorvlnmo per
maggior variet, e por analogia eolia forma comune di esprimere il
pensiero.
So
a , b ,... rappresentano classi, ai segni - , u , a attribuiremo i
signi Uditi seguenti :
- a

== i non
linsieme degli individui che sono o o b .
a
=
nulla . Quindi n b = a significa : nessun a fc b.
Quindi il soffilo a si legger nJisurdo o nulla, secondocli s
tra tti di proposizioni o di classi ; nei due casi esso ha lo stesso pro
priet, come il segno o.
Riguardo al seguo di deduzione ((>) fra duo proposizioni, note
remo ancora quanto soglie. Quando a o b sono proposizioni conte
n enti delle lettere variabili x, y,... con o l i intendiamo ehe, quuliinquo si siano x, y,... purch soddisfino alla a, sar vera Ia b .
Cosi la
a>, y e Q. x - = y : o. x + y > 2 ifxy
u u b =

significa elio : qualunque si siano lo due quantit positivo x e y,


purch non eguali, sar ecc. Ma alcuno volto si vuol affermare la
deduzione solo rispetto u n a /o alcune delle lettere variabili ; per in
dicare questo, scrveremo come ndice al segno o le lettere rispetto
a cui si la la deduzione. Cosi, essendo <i e b delle proposizioni con
tenenti la lettera x, oltre ad altre lettere, la scrittura o b signi
fica qualunque si sia , da a si deduco b . Questa proposizione
cessa allora di essere una proposizione assoluta, ma una condi
zione fra le lettere rimanenti. Cosi si Ita :
, b, o e <i : x e q. o*. se* -( hx

c= 0

o : = 0 . 6 =at 0 . o = 0

iW NC IPIJ DI I.OOHA MATEMATICA

1)0

Se a, b, o sono tre numeri, e se qualunque ai sia il numero ,


si ini 8 -f- ... = 0 , i tro numeri dati sono nulli .
Analogamente a = 1 indica olio, qualunque si sin x, le propoBigioni ti 6 sono equivalenti, ossia elio a o1>. boa.
a = . , a signifiait q u a l u n q u e si aiti il valore di , la a a s
su rd a o ssia non esistono dogli x elio soddisfino alla condizione a .
r t - = A significa esistono dogli x ohe soddisfano alla on
di/-ione a .
Oonctimone.
I segni :
(<!), = (<) e/jttale), o [ai deduve, o coafe >m(e), n (t, in generalo
sottinteso), u (o), (non), a (axaunto o nulla)
permettono di esprimere qualunque relazione logica,
Convieuo dure un nomo a quei sogni, o si possono denominare
corno si scritto loro uceanto entro parentesi. Ior questi nomi,
presi dal linguaggio comune, li rappresentano solo approssimativa
mente ; poich i segni hanno sempre lu stesso significato, inenUwhfc
la parola no hanno parecchi. Per tradurr in simboli una proposi
zione ordinaria, occorro analizzarla, vedere il significato che vi hanno
le varie parole, e rappresentare questi significati coi simboli equiva
lenti ; si errerebbe ussiti ee ai Beatituissero senz'altro i simboli , n ,
u a l posto delle parole d, e, ot...
Nello pagine precedenti furono enunciato alcune propriet di
questi simboli. Ma no sussistono altre moltissimo ; a notarsi 11
principio d i dwtJif, per cui da ogni identit logica si passa ad
u n altra scambiando i segni n cd u ; e ricorder salo ohe gi il Boole
riuRc a risolver ogni sistema di equazioni contenenti una o pii
classi incognito, legato a classi noto colle operazioni u, n, , ripe*
tute un numero arbitrario di volte.

NOTE

(*) L k id .v iz I oouiqif pi il
cluflii

ripunto <11 yiiwtu

JMuterliiiio ile A rte combinatoria,

Lipaia o,

quastluno,

Eoo

alunno VtiwI

IfiGtf, N. 9 0 : V o r n m coim tltiitis

tuttiill voi pmnilioninutitla tirile uuntrno itrnujiliontorliio uiujorit omurgunt, N aia torm itii p rim i, ox quorum oom plosu

o lir n e

a li! conati (m i u t m

nlgiu m tui noti#, 1im>

notaci ornut ijiihh alpini bntum,., Un si rooto oonutltlifcn. fiin xlnt ut In^onloan, soHptm iv

lw>o im iv o i s a i nonno o r l i fu c ili* ipmui comm ouis, ut quuo posuit hIiio om ni

loxlc o Ingi, nim ulqiio iruliibotnr oiiiuium roriuii fim din iioutalis

co gn itio ,

100

QlUSEPPE PGAN
( s>)

o f

I/o p o r a

tk o u g h t,

te c a

V .

E .

d i

c o m p a rv e

In

(9)

g h e ,

b o n o b

P u ri

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in v e s tig a tio n

Itu lla ,

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r im a n d o

Ita lia n o ,

o jfo ro s io i

tr o v ila !

o f

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la w s

n o lln

b ib lio

L o g ik ,

L e ip z ig

q u e s t* o p e ra

1 8 00 ,

d i

m e n z io n a r e

d e lla

L o g ic a

p o r lo

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o u i

m u lie r o s is

m in

d e d u ttiv a , T o r in i

18 88,

d o lla

q u e lle
lo

G io n i, di Mutftmat., t, X X V I I I .

L o g ic o ,

lo g ie

d e lla ltr a

de

q u e llo

s c io u z a

de l

q u a te r n io n i

s o d d is fa n o

d e llu lg o b ra

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a n a lo

o r d in a r ia .

d o l T a i t

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( Q u a to rn io n s ,

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p o s itio n ,

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tr a d u it p a r

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q u u n e

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P ln rr ,

s o lo n e e

c e tte

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d n n s

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(V o ile s

d v o ile

v rit s

se o o u r

con
n o u s

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n o n h

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T r iv i 16

V A n a ly a o

r a in o n u e m o n t

d 'a r r iv e r

san s

d a n s

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m m e ,

u n iq u e

o io n c e

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n o m i

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fra p p u u to

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e m p lo y a n t

lo g ic ie n

q u a te r n io n i
d o n n

s im ilitu d o

s o n i

m a is

a u x

q n 'ila

h a

q u i

b r a n d io n ,

p e rm e t

ja m a is

r a p p o rte n t

th o n g h t.

Im m o llo ,
d o

o lio

q u i

lo g iq u e ,

p r o e r id s

to u t

l u n e

l'a n tr o ,

1,

de

d iv o ra os

O r io m tr ie

o r d in a ir e ;

d e

ty p e s

q u 'a p r s

a y a n t

m illio n

s y m b o le s

61u a tife

lin e i e :

ro m a rq u o

d o

tt o lo :

1 s l l y e b r a
Io

lo tte r
d u lia

c a lc o lo

r ife r ir e

s y m b o le s ,

tlitfm a iiq u o ,

\io l

C a lc o lo

Id o n tic h e ,

s y m b o le

d o

p o r
lib r o ,

81)

d o

s y n t n ie s
la

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p r o p r i t s

lu K

a d m ir a b lo

g fc ro

n o n

p .

del

d o l i 1u n a

o p p o rtu n o

1 8 8 2 ,

p a lin o .

p re c e d u to

fra

s m b o li

C re d o

h a

Q u e s to

M e m o ria :

L a n a lo g ia
\

7120

1I m it a n d o m i,

g e o m e tric o ,

p ro g o v o lo

e lio

B o o lk

4 2 4 .

S o n itO n K T i

d i

N acy, ZY>ifrfarn<w/t

H to

p .

d o lio

v o lu m e

c ita z io n i,
C a lc o lo

la v o ro

i l

d o l

1 8 5 4 ,

Ile n ia .

1 7 u ltim o

s im o

p r in c ip a le

L o n d o n

lo

le s

m y s t

g o m triq u e
de

d d u c tio n

l'in s t r u m o n t

dea

form ule .
{*)

P e rv e n n i

A rith m e tic e n

q u w to

r i im ita ta

jtr in c ip ia ,

oua

n u l

m io

m e th o d o

o p i in c o io

e x p o s ita ,

T o r in o

1 8 8 9 .

C ontin uai l upplioazione di (|uotl m etodi nello N o t e :


/

p r in c ip ii

Le s
t.

cf<

( I cornei r ia ,

p r o p o s itio n s

d u

lo g ic a m e n te

c in q u i m e

liv re

e s p o s ti,

T o r in o

d J C u c lid e ,

1 8 8 9 .

r d u ite *

fo rm u le s

( M a th e s is ,

X ).
D m o n s tra tio n

m a tis o io

A n iin lo n ,

Itis u lta
a n c o ra

7 1 0 );

d o r

o lio

E s

ifit

iIo to

e r b o llt

an

V itti g r u b U tt

la

q u e s tio n o

r is o lili \

h e lia t

W in s o iih o lia ft

q u a tio n s

p ro p o s ta
p o r

fra p p a n t,.,

io w o is o n .,,
ilir e n

dos

d iff re n tie lle s

o r d in a ir e s

(M u th o -

X X X V I I) .

p o r t o t i a m e n te ,

y n ttjm m ti
E h

<! o s i

de
fc*

b u r e lla

iu

e in o

Ifiijiic h

A n b iu k ,

dans

g a n z

d a

o r v Irm i

L o lb n lz

d o lio

r ie s ig o

d rr

d u s ...

fc

p a r o le

M o iig o

o r lie b llo lie m

d e r

d e llo

v o n

X c io h c u s p ra o h e
Id a l

e o r u p ie

m o n ts ,

g e o m o tr ls o lio n

( la r g e s t e ll t

P a s ig r a p h i o

U m fa n g e

ta

S o li r o d e r

sn

f llr

l'c r w lr k lic h t

ho

n o n

{(& .,

p ,

S iitz e n

e r b llc k e n .* .
d io

Z w e e k o

is t ,

( 6) P e r ind icare che lu p rop osiz ion e b b consegu en za d e lla a ni p o treb be scri
v e r e h o a, e v o II sogno o r p inizili lo dolili p a rola councgucnea,

pu

poi

cou von Iro di ind icare la stessa rela zio n e Hcamhinuilo l duo inombri f o in v e r te n d o
il segno e?, a n alo ga m en te a q u a n to 1 fa doi segni >
posizione si potn\ s c rivere a b

ossia a lia por eonsoguen/a hf o v v e r o


Al

se g n o

d i

M o lti A u to r i

d e d u c o n o
i n g i t >1

d ie d e ro

sc rivon o

o <

; sicch l a stessu p ro

olio Jgnllloa sempre H

,\

d a a 1 deduco b ,

fo rm e

d iv o r i n ie /

oonRoguenza di n

101

PRIN CIPII DI LOQICA MATEM ATICA

C. S. PiiKOtt (Ou Our Algebra o f Lotjic, A m e r ica n J ou rnal o f Matliorimtios, I I I ,


p. 15) e riv o
S c h u U d k {O p . 0 1 1.) adopera un soglio dorlvat-o dui (luo e < .
M o C o l l (The Onioulus o f JitjaivaJant
m ath em a tica ! Sooioty, vo l. X, p.

Siatemeli f#, Procuodin gs o f fcbo L o n d o n

1) s c rive : b.

F n x o n {Btigriff8ohriftt H a llo a. S. 1879) invoco d i a >b fiorivo ^ |

a.

A lc u n i A u t o r i non introdu ssero iilomi seguo pur In deduzione, potendosi osmi


anoho esprim er c o i o g n i

sucooshI v ,

(&) L a lo g g e rappresoli ta ta da questa

fo rin ola

fu dal J k v o x b (The prlaotyU s

of fiuioncc, L o n d o n 1883) chi innatu th lato o f Nimjj/iofty.


( ) Cos gfc\ si notivo <l.tf o ilw.t? ivi ponto d i

o (rtfi)u. Q uesta pu nteggili

tura presentii q ualche a n a lo g ia collo n o ta zio n i p rop osto da L o ib u iz ( M aih. Schrl~

fleti, I I I , p.

a7f,

o V i f , p. 5E5).

( K) 11 sogno e h V Inizialo di atf>


( fl) U uguo

d i ucgivkluue , u U u

fo rm a

<\n\ Utiahv, b in so sta n m d o v u to a

Uoolo.
In vo co di
In v o c o di
vouh

lo Scbrodor {ib.) neri ve a, ; Joyuiis (t.) sorivo ; M o C o ll (t.) t*\


& ni Hcrsso da

a.|.; o dui nm ggiur

L e ib n iz

u b (o v o w l'in iz ia lo di noi) du Jo-

numero di A u to ri a *f ii.

Il
J)K[)KKiND (W ae nlnd ittid teau voltai dio Znhten, 1888) in v ece ili n b o
a u f> oriv i! G(fl, 6) o M(rt, b)t n o t a z io n i po co rii fioranti da q uello git\ usato dal
C a n t o k noi hiioi HDiidii sullo M a nn iohfa II gkeitr, n (M a th . A n n . t. X V o sognonti).
Si
jiotrobh o usuro i l negao v, in iz ia to <U vero, p e r in d ica ro una proposizione
de n tioam on to Yora, o, trattandosi di olassi, por ju dicaro la classo tatto* QiiohN
itoglio fu usato d a l Poireo (ib,) ; c u b o il modulo d e lla m o lt ip lic a z io n e lo gica. P o r
in d ica re

Passurdo, o il nulla,

vesolatn.

N on

in trod u rre m o

usoromo i l sogno a, ooj la lo Itera proced ente re*


11 segno v , elio corrispondo por du alitil a A) porob

non no abbiam o bisogno.


In vo co dol sogni A n v, la m a g g io r pa rte do gli A u t o r i sc rivo n o 0 o 1, o sogni
d e r iv a ti. P a r & cosa u tile bon dis tin gu er i m odu li dolio op era z ion i nlgobrioho da
quelli. d o lio o^enizAauL l o g tulio.

(35). rOIlMOLE D I LOGICA MATEMATICA


(Itivi! ili siinltilrilitlin, vol. 1, 11131, [IJI. S4-BI. 182-184, (K', 18D1))

Questo lavoro oontlono In primo. toorln nintomatian, esposta (In G. P k a n u ,


<lol oalooio ilollo p ro p u ls io n i (ootiigorloie o non).
Essa fondata n 4 lilao p rim itiv o (quoile rupproBontato lai Imboli D n A
dol onloolo (lolle propositioni) o an

proponili Ioni prim itivo.

(C fr. : U. Cahkina, 5wiln logica in<ilmficu rfi 0 . Peano, a Bull. U n . i n i i t . i t . ,


12 (1988), pp. 57-05 ; L oeitvre philosophique de

U. Peanof

sique et <lo inoralo , 40 (1033), pp. 481-101).

Hovuo ilo mtaphy

U. C.

(pp. 21-31)

Nelle (stvolt d ie seguono ( 1-4) sono raccolte tutte le identit


di Logica, riferentesi alle propoRzioni, ciofi tu tte le forine di ragio
namento elio trovatisi noi varii scritti menzionati in una N ota pro
cedente. Il fi contiene lo definizioni sulle classi. Premetteremo
alunni schiari ni miti sul metodo seguito in questa raccolta.

Sulle definizioni.
Lo ideo elio compaiono in una scienza si distinguono in p rim i
tive o derivate, secondoeh non si possono o si possono defluire. Por
definizione d un nomo ai si intende la convenzione di attribuire
questo nome ad un gruppo di segni , avente gi significato ben
noto{). Questa convenziono si indica qui colla scrittura
x = a

[Del.]

(*) Lo definizioni, inteso In rjuoHto sonno, onu puruinoiito Nominali ; 08*0 Ofqrimono Homj>ro lit onvornsloiio d dar nn nonio brovo ad una esproamuno piti lunga
oho h proso n ta sposso In un goneru d m orello . So gl esaminano lo definizioni olio
tru vanni iti nmtomntion, h vedo obo sono dolnulonl purumotito nominali tutto

FORMOLE. Di LOGICA MATEM ATICA

La questiono U n (luto onte Hi pu definire? non ammetto


risposta assoluti*. Si pu solo rispondere quando la domanda fu
enunciata sotto lu forum Dati gli enti <i, b... si pu definire l'ente 1
Le idee, lo cui propriet si studiano in questu Nota, sono quelle
espresso dai segni d, >, = , , u,
F ra queste assumeremo come
primitivo lo , n , , a j o saranno defluito le = c u (*).
Sulle dimostraaioni.
Lo proposizioni elio compaiono in una scienza si distinguono
alla loro volta in primitive (assiomi e postulati), o derivate (teoremi,
corollarii, ecc.), seeoudoeli non si possono o si possono dimostrare.
Dimostrare ima proposiziono significa ottenerla combinando convo-

q n o llo

ch o

b1 r lf o r lf ic o n o

( tr ia n g o lo
(n u m e ro
o o m o
a d

p u ro

n n

n u m e ri

m o d u lo

p ro o o d o n to m o n te

o ifio

c o m u n i
o

d illi n o

n o no

ol

l u rrit

p o lia m o

fri

s o rv jro .

n o lo

lo r o

c a l o r i a
o r d in a r io ,

tv U o

lo

p r e fo r m ig li

U u itA

o l ,

N u m o ro

s a re b b e ro
id e o
o

d e fin itio n i

p iti

tv ,

s e m p lic i

in o lio

lin g u o ;

ch o

p i u t t o n t o n i l
c e d e n ti

d i

p r h ie e p * ,
( B)

lo

a lc u n o
a

fr

o.

ni

c o rn o

s e m p lic it

1 5 3 3 ,

d o iln ir o
n o i

ci

iu
ohhu

b,

ro n ta
cano

p o r

V in i U fi),

c o n g ru e n ti

d i

r is p e tto

n o n t lt lilr o

a d

a lc u n i
n o n
id e o
C o n i,
in

p ro p e n d e r

lo

a ltr o

tro v a im i

p iti

b o n

p r *

S i

u n ltA ,

a r b itr io
p o tu to

t/iff

p a ro le
p iti

d a

o lio

p iti)

c o lta ,
a ltr o

fr a

ho

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dom *

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o n p rim o n n o ro

lo

p a ro lo

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d o lio

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p ro p o n i/io n i

d e fin iz io n i.

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s c in p ilo o

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v o d o ro

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s iffa tto

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c h ia m a ta

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tlo fta v A iv n l
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p ro c e d u to

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d i

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p a r o le
il

m e d ia n te

n o s tro

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d u b ita r e

a v re m m o

v ti v

c o m p u n ta

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no

s ig n ific a to

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A n sa re

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d 'im a

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c h ia ri m o n ti.

p rim a

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n o m i

> o c o t\e tl

re tta ,

o c c o rro

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s e g u e n ti
n o lla

r a g io n o

d o lio

n o s tro

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c u i

m o ltitu d in e

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o o Y x e tp e v o v

co m [to n ta .

n o lo

n to a n o
so n o

p ro n i

u U y .fw L

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d e l l'a r b it r a r io .

p u

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no

c o n v ie n e

son o

p ro p o n i/io n i

g re c o , d iv o ri ta

d ln tiu z io u o

v o lto

d i

E u o tid o

lia n io jio ,

L a

in

s e c o n d a
q u e llo

C on i :

occ.

( in to ro ),

R ocondo

tu

q u e s to .

o v id o tto

n o lla

no

d i

s i

p u n to ,

n u m e ro

Q u in d i

p o r

v o lg a ro .

e g u a li) ,

o v v e ro

o lio

Movii tmvj naO* f|v xaaov


* A q l0 P

lin g u a g g io

lu ti

d e fin iz io n i

uu m oro,

11

n o i

d u o

c o m p lic a to .

cerchio, s fe r a ,

d i

tr o v a n ti

a v o u to

e s p re s s io n i

w U lo itt- c in c n to

co n n i d u ra rc i

d o iln ir o

p i

n te n n a

c o n io

w U U ftfv v n

n o n

d v i tu b ilo

p r im i

no no

m a

o r d in a r ia iu o n to

ponna
p lio i

e c c .,

lin g u a g g io

d e te rm in a to ,

N o n

c i im i

o 6 no no

a lla

n o i

c h o

( tr ia n g o lo

(n u m o ro

n o to ,

A p p iirte n g o n o
m e n o

p a r d o
t= x

p r im o )

( lu to

in o n c o lo )

d e r iv a to

d o tln ir o

e,

o o m o

o n te

s c o lto

p re m o n ta
m e d ia n te

d e r iv a to ,

Bolo

r a g io n i

fra
d i

104

aiU S l l E PEANO

iiientomontc 1b propoRizioni giti ammesso. Alla domanda Unti datu


proposizione si pu di mostrimi ai puh solo rispondere quando si
sin, esplicitamente o implicitamente, detto di quali proposizioni ci
possiamo servire.
In questa Nota ai assumono come proposizioni primitivo lo
primo 8 o la 12 del 1, le 1,
o 21 dei 3 (*), e lu 1 del 4; osso
sono indicate eollablirovinziono [1])]. Delle rim anenti si dii, entro
[ ], la dimostrazione (3).

Notazioni.
Si suppone noto l uso della punteggiatura.
Se p una proposizione, o formola, contenente le lettore a1,
y ,..... con

j p si intende ci elio diventa p, quando al posto di

si legga ; e cou

si intende ci che diventa p , quando al


\a>IJ
posto di a: e y si legga e b ; o cosi via. Di questa notwziono fa
remo uso nello solo dimostrazioni.
Nelle citazioni, la lettera T seguita da u n numero indica la
proposizione del cos num erata ; per eiture la proposizione d un
altro , si fariY seguire il segno del 5 da quello della proposizione.
Le proposizioni per che non hanno importanza per Be stesse, ma
sono lemmi por le proposizioni successive, sono indiente colle lettere
<}, ( A , Ter brevit scriveremo IIp e Ts al posto dello parole ipotesi e
tosi ; con questi termini intendiamo, nella deduzione a dimostrarsi,
il primo o il secondo membro.
Con questo solo notazioni il lettore , a rigore, in grado di
intendere lo formolo seguenti. Ter, per facilitare il cmpito, le for
inole sono accomprtgnate da noto esplicative.
Quanto sogno in sostanza una tavola di formolo, destinata ad
essere consultata piuttostoch letta, Non ci dissimuliamo i difetti

U. C.
(3) L a dintlnuiono dolio proposi*lun i n p r i m itiv o o d eriv ato prosorita pnro
dollarljilrurlcti ; non h mi c riterio por riconoscere im m e d ia ta m e n te a q uale cu*
togoria a p p a r t e n g a :itia d a t a p r o p o r z i o n e ; nolo d al p arag o no di o h h i > rullo altro
r iu n ita su nana es prim a noi m odo pii Hoinplico min d a t a v erit, o q u i n d i in q u ale
catego ria convenga hI classihchi,
{ ) P e r la proponi ni olio 21 ilei $ 8 vnrli la pontilia negnento,

ion

FORMOLI! DI LOOICA MATEMATICA

elio essa p re se n ta ; m a piiVblieYmmo q u esto lavoro, olio h puf) con*


siderare corno il primo in q u esto genere, colla sp e ra n za ohe altri lo
possa completavo o perfezionaro.

1.

Lo lettore , b,... stanno per indicare proposizioni qualunque.


La scrittu ra o b significa da si deduco b .
Lu 11erm nione nimultanca delle proposizioni , /, e,... si indica
con ubo...
1. a a a

[Pp.|

2. a i) ati

| i i>.)

3. ab j a

i i*i>]

+. 6 t> lui

U'p.]

5. ubo d iiob

Up-l

0 . a o b . . ko o he

[i> ]

7. . a o b : a .b

[Pp.]

8 . n d li . ( o u : i) . a i> o

[Pp.]

!>.

10.

alo d irto
ttb

[p4*Ct* 6') r' V7ll>


$ . P 8 : o . PIO)

(a) a u b . b o v . c

: a i> c . c t) d

11 , n o b . b o o . c t) d : o . o d

12. b o . () ab
(a) o . o , a (> uo
(fi) o . o o bo : a : o no . ao n bo
(y) o . ao o bo : i> . a o bo

(P 8 . T : i) . ()}
[(a). P 8 : o . P I 3]
[PP.]
( j) L13 . o . (a)]
[(a) . PO : a . (/)]
Kfl u <y)]

(<) a o b . o : o : ao a bo . o

[ p . o . (aj|

(*) a o b . o : i> : o . ac o bo

((5). P4 : o . ]

13. a b . o : a . o ho

!()(?) o . P i 3]

14. a o & . 0 . <' 0 eh


[ET]). P 6 . P4 : o : (io o bc , ca i) no , bc o cb : 0 . Ts.|

too

OtUSHPPP. PEANO

15. a 0 II . i) . (l i) ab

[Hi,.

1. a l) h ,, o d d : t) , ao i) bit

(:)n

1 . 1*2 : d . Ts.)

jllp. [) ; ao o bo , o o ( / : . ; ito d bo .1 u ;j bd :! 1) . T h.}


17. a i) b , a d b ; d . a i> bo

ini. P iti : (j : aa o bo. 1*2 : . Ts.]

1 . a 0 bu . u : a o b . [) c

li). a t}. b 0 o : o . ab u o

(1*3 . IMO . 1*17 : o . 1*2 1 [

[l, ). o : : ab o : h o 0.6 .*. 1*7 : : o . T b.)

20 . ab q o . o : a u . b o o

[Hp. 1*12 : o : : i) . b o ab : ab do. \


1*13 : : o : : u ; li 1) ab . ab o , 1*8 : : 0 . T h.]

21 . b 0 o . 0 : a i> 6 . u . a o c

[1*8 . 1*20 ; D . 1*21 ]

22 . a D b . o : b o c . o . a o o

(1*8 . 1*20 : 0

1*22 ]

Note al $ 1 ,
Hi p a ssa da u u sisto m a di proposizioni ad u n n itro cho no conse
guenza, rip e te n d o (]) lu proposizioni gii\ uiinncmto, (2) (indie pi Volto, (3)
so pprim endo qual mina dolio proposizioni congiunto, (4) o in v o rte u d o l o r
dino di duo propoBiioni, (5) o, noi siste m a di tro proposizioni, le duo u l
tim o. (0) Ai duo inom bri d inni deduzione si pu c o n g iu n s e ro una stessa
propoaiziono. (7) So a vora, o so dii ni deduce 6, allora b vora. (8)
Sillogismo, T u tt o questo proposizioni sono p r i m i t i v e ; osso nou si p o s
sono cio d e d u rr da altro p i sem plici e.
(D) N oliafforinaziono hinuItimori di tro proposizioni si pu i n v e rtir
l ordfuo dello duo prim e . I n fa tti la prop. 1 dico elio
:?{>; congiungondo
ai d u e inom bri la c, cosa poriucssn in virili della p ro p , (t, si lin la p ro p . a
d im o s tra rsi, usa ndo la form a di sillogi8ino in d ic a ta nolla p ro p . 7 . A n a
lo g a m e n te si d im o s tra olio perm esso di p oruiuta ro c o m u n q u e l ordino di
pi proposizioni sim ultano e.
(12) Se & vorn la b, allora d a a si pu d e d u r r e la a/t , ossia a d
min proposizione n si pu in g iu n g e r u n a proposizione v e r a b. Questa
p rop. non si su d im o s tra re .
(13) S o da a si deduco Ii, o so vora In o, a llo ra d a n si deduco
he , ossia a l l a tesi d nnn deduzione si puf eongim igere u n a proposi nimio
v a r a . L a diniosti aziono c o n te n u ta nollo p rop. (a)
() pre ce denti. Esso
dicono : L e g g e n d o o al p osto di b n ella 12 si lui la ( a ) ; c ongiunge udn ni
duo inombri doliti (a ) la (inolio, cosa lecita in v i r t di PO , si lia la (fi) j
du queuta, con uu sillogismo ebo non pi indicato, si lui la (y). U nendo
ni d u e in om bri della l (S la c, si lui la (i) ; d a q u e sta, p e r m u ta n d o 1 duo
fa tto ri dol secondo m em b ro , la () ; In (>) o la (y) nono lo prom esso d un
sillogismo, la cui conseguenza lu 113 a d im o s tra r s i ,

l'ORMOI.B DI LOOICA MATEMATICA

107

Esaminando questa dimostraidoiie li sul ta. olihuo oliu In PI 3 si otlk'iio


combinando puramente lo forino di ragion ninenti) enunciato procedentemonto; quontiumlini, usuai faticosa, i utilo sin fatta mm volti; in (ignito
lo formo di ragiona monto pi semplici, conto il permutare lo proporzioni,
i illogigitii, CM,, non nono plii osplieitamonto enunciato.
(19) So da n h de (luou elio da b si deduce e, allora da ab si dodneo
o. Infatti (congiungendo ai duo inombri dell'ipotesi la p r o p o s i z i o n e b), dnllIIp. si deduco olio: da ah si deduco cito da b b deduco o, elio vora
la 6. Quindi por la 1*7 ni ha la toni. Questa forma (11 ragionamento olio
permetto di passare da una roianiouo eonUuionto duo segui j ad un'altra
elio uo contiono d u o s o l o , in pratica BpoBso usata,

2.

1 . *= ii . = : a o b . b o a

Puf-]

2. a =

l I T I . 0 . l 2 [

:i. a = aa

4. ab = ba

$ i r :i : o . P3]
1 IM : o . P I]

r>. ttbc a eh

I J 1 P 5 . u . rr>[

o. a b . (> . u b

[ 1*1 . 1 F3 : 0 . PO]

7. ti = b . i) . b o a

(PI i r i o : 0 . P7]

8 , a o b . b ;> a : a . = b

i n . i P i : a . P8|

0, a = b , o , b = a

( P i . 1 P4 : a . PD]

10 . a : = b . = . b = a

; ) r o : == . PIO]

11 . a = b . h U0 : (J . a 1) r;

[Hp. o : t) ii , b o o : L> . rt IJ o\

12 , a d b . b = : o . u o

[l(ein)

n d.
[Hp. r i 3 : u : = o . a d ; o . Ts.|
O

II
o
C
II

II

14. a = b

li

13. a b
[Hp. o : <t o b . b o c , o o h .. b o a : o : o o . i) a ;: i> . Tu. |

15, a = b . d . m = bo
[IIp, d \ a a b , b o a . o : ao o bu . bo o ao : o . Th.|
1(1. = b . o = d : o . ao = bd [IIp. o ; o = bo . bo = bd ; . Tu.)

108

Q] U SU IT I! PU ANO

ttb

[iip . &i l u fi . i r ; i : d . Ts.)

ttb . o . a u b

[Hp. l p i o : o . Ts.)

(a) n u b .
(fi) a =

. a =

1 7 . a o b . s= . a =

|<K) (fl = P I 7J

ab

18. a o bo . = ; a d b . a o o

[$ I P I 7 . 1 P IS : = . P18]

li), a u . b o c : = . ab o o

(S i r u . i P 20 : =

. P io ]

Note al } 2.
(1) P e r definizione, diro olio d u o proposizioni nono e q u iv a le n ti, rt f>,
Kigniflen elio d a lla p i l m a ni deduco lu decorniti, o vice v e rsa . Quindi ta
e q u iv a le n z a ili duo proposizioni dofluita tiiodiniito In deduziouo.
(4) . . . In fa tti, por la prop. 4 dal 1 i lin ab j bti ; ncniubinudo lu
queuta a con 6, gl lia Art n al) ; IubIouio di q ue sto duo e sp rim o la p r o p . a
d im o s tra r s i .
L a prop. 17 esprim o la deduzione m e d ia n te u n a eguaglianza.

La se,vittimi indien In wgtiziouc ilulla proposi?,ione n.


I. a u b .D .- b a - a

:i. - ( - a) ss: a

(P2 o rr>j

(. n u b = - [(- ) ( - i}]

[Def.]

7 . - (a u b) = ( - a) ( - b)

[LO i> P7]

9. a u b = h u [a u b = - [() (&)] - ((h) ()] = b u .]


10 . a u a a

[ = [( <0 ( - )] = - ( ) = I

11 . o b . o . v o d b v o

[ I lX>- o . - b u - a . a . - b - c o - a c . o . Ta.)
12 . = i , u . a u = ii u p

[ P l i o P12]

FORM OLE D i LOGICA MATEMATICA

101)

13. rt O b . o a il : D . a J o o b u il

( p u o P ia i

li. a = h . o : o . u

[ P I2 r> P I 4]

16. rto a u J>

= hu d

|5 1 |>;i (1l . i> r a . o . Tk.J

1. tt f> h . . b = ri f>

H - V I 7 o PI)

17. D ei. b u c : . a u 6 a o

[ 2 1*18 [) 1*171

18. a v ab = a

[4 1 1*3 ci : ab o . PIO ; O . <


j <i) = .]

10 . a ( u b) = rt

[Pir. . ? 2 P i 7 ; o . PI)

211. tu.: u hea ( u byi [IM5 . o ; a o o ( u b) e . bo t) ( L'b)o. P17 :o.Th.|


21 . ( u b) c i> (io u bo
22.

2 :$.

C)
jP22 = : PS0 . P21j

j bv
( u b) o = ac <
(rt

<J a) (h u fi)

ah u C,

[( u (;) (b u <;) = ab u a u bev e ~ uhvn\

Noie ni
>sv P 2 2 , >|)T)inoi*to l a

p r o p r i ot

$ 3.

d i s t r i b u t i v a lolln iiio l t i p l c i i z o n o l o

g ic i, e q u iv a li u lI iiiHitiino l d i a 2 0 , d i o ni p u

m in

p r o p o s iz io n e

p r im itiv a .

La

P23

d im o s t r im i ,

o p p r im o In

o d e l l i i 21, elio

d U trilm tiv n

p ro p riet

d o l i addir,ionu l o g i c a v l a p e t t o aliti i n a lt ip lle n it a n e .

II

segno

4.

A utti p e r i n d c t i r e

] . -

2. A

[ P p .j
[A

(1(1 -

3. A o

(")

Qneatn

. - a : a]

[ a d rt 0 rt)

p r o p o s it io n s

($ 3,

P21),

olio

ovn

Ntiitn

Im lloutn

(p. 30) ooino

^rJmiUli ( P ] 0 j 6 triti dim o s tra ta ooniognoiiKn d o lio p r o p e n s io n i |>raoe<loiitl nollo


a g g iu n t o (p, 188),
It i vorltft., * br ni p feu ftiitiiv p r i m i t i v a 1 In to m i n fll E . S c im lin m i, tua non
n o l i teorie, q u i T o lta
iiioiliuute

II

ilo U. P k a NO In oui lu notnmu lo g lo a & d o lln lta (J 3, Pfl)

p r o d o t to lo g lo o o In noguzlomi, q u in d i I pu furo nso d o lio pr*

priotil d o l i nngaziono (In p a r tic o la r e dulie proponi cloni p r im it i v o $8 , P I


C fr.

1 la v o r i

n.l

39

(d e l

1801)

o 83 {ilo l 1807) _

o Pii).

n o t a a lla P I N I , o

pnoliilniunto 11 la v o r o il. 107 (dot 11100) - { 3 , PJ-01 o 4, PS fi .

U, V,

110

O IU S R P t'E PEANO

4. n u A = a

p3 . PIA : i> . P4]

B. a u { b - b ) = a

(PI . 1*4 . o PBj

0. ab u - b =

(Pi o 1*0]

7. ( i ( ) A , = , = a

fi'.'* i 1*71

(a) a o b . o . - b = A

(irp. r> : b o b - b . P I : o : a - o a . P7 : r>. Ts.)


(/?) a - h = a . o . o b

11(]>. PO ; o : = uh . 2 P17 : o . T.|

8. d h . = . u - b = a
. . u b =

a . =

: = A . /i =

((<*) (P) = 1]
a

[P7 . 3 P I ? : o . PO]

5. Sullo cianiti.
E sse n d o , b,... dogli ind ivid u i, con = b si indien Pidentitft
di o b. L idonlitft soddisfa alle tro condizioni fondam ontali :
1. a

2. a = b . i) . b = a
3. a = l . I = o : o . = c.
Scriverem o K invoco dulia p a io la danno.
E ssendo # u n a classe, Roriveromo x e x p er indicaro che x un
individuo della classe s.
4. u, b e K . o

0 b = : x r> . x e b.

[Dot'.]

5.

a b . :a o b .bo n

[Del'.)

. 0

E ssen d o p u n a proposiziono co n ten e n te u n a le tte ra x, con


w e p si intondo lu d u s s e dogli ind ivid u i # cho soddisfano alla con
diziono p.
(. a, b K . o . a n b = x e { x s a . x e b)
(/

. d . ab = a n b

7.

. o . a v b = x e {x e a . u . -r e b)

[Dof.]

|I)cf.|

8. a e K . O . - a = x e ( x - a)

[Dof.]

II. a e K . o .. = A . = ; .t fi . = b a

[Def.J

IU

FO R M O LE DI LOGICA M M 'E M E T ICA

([)]), 182-184)

Aggiunto o correzioni.

N el n o stro articolo precedente, ci proponem m o a p p u n to (H mecogliere ta tto lo form ule di Logici M atem atica, esprim ibili coi sim
boli in tro d o tti, in cui ci fossimo in c o n trati, P e r n on ci dissiintiIfimmo i d ifetti di q u e sta primi raccolta. O ra olio abbinino (flit
risco n tra to parecchio lacune, p u bb lichiam o q ueste ag g iu n to ; o 110
pubblicherem o altro m an m ano cho n e troverem o, ovvero che II le t
tore avril la gentilezza di indicarlo, Q uesto modificazioni sono in d i
ca te con u n n u m e ro progressivo. Iiastorit por segnarle, scriver Bui
m argino dellarticolo precedo lite, nei luoghi in dicati, il num ero dolili
correzione.
j]} A la lino del 2 si ag g iu n g a :
2 0 . o . (> i> rt
2 1 . n o ; n o ! t . n li

[ P I 9 . 1 P 7 ! o . P21)

Q u este form ule sono dovuto al Ik i h o r . V. Sciiir(dv.r, fg c ira


(1er Log ile, Bd. II, p. 202.
(2} Dopo 31*9 si ag g iu n g a :

9'. . u J u c = u o u i>.
QucBtti form ula, notissim a, esprimo, so tto filtr a forma, l a . p r o
p riet asso ciativ a doli'addizione logica.
j3) .t l 21. Q u esta proposizione, elio si era d a ta conto p rim i
tiva, si p u iuvcco dim ostraro. Bi cancelli ad u n q u e fPp], o si sosti
tu isca colla dim ostrazione se g u e n te ;
(a) c O . a o ao

|fLl12 o (a)]

(/?) c O . b O he

(y) c o ; a o a o . b a ho
(5) v i) . a v 1> t) ac w ho
21. o (a u h ) o ao u bc

O (/1)]

|{a) (H) 1 P 1 7 o (y)]


((y) P 1 3 o
[(<3) 1 P I 9 o Theor.]

(4) A lla fine del $ 3 si ag g iu n g a :


24. ab a o . . a - o O - h.
f6 o c ; = : o . T>o c : = : a . - o - 6 : = : a - o o -l>]

IU

O lU S E P l U PRANO

2f>. ab p o , = , o c u - !i
20. ab d o w d . . u - o o - b j d
Q u e sta proposizione, che inflittine Un P I ili q u e s to , e all S
dol successivo, perm etto no di tr a s p o r ta re i term ini o i ruttori du
u n inumbro allaltro d ima deduzione, sono di uro com une. Khso
devoimi al Poirco. Vedi Sebrider, id., I, pag. 1171), ;i(S4 o 378.
27. (h:

[> (io

.n

c 0 hv c :a . D6

!
2. (18 s= Ito . (I t o = 1 o ; () . u = li )

jH d m id er, id. I, j>. :S02]

29. =

]>. :iS2]

3K3J

b . =

. a v h o uh

30. {a u b) (h u c) (o u .) = ab u bc u ca

.'$1. ab d cd . b u o d u d ; 0 . b 0 d
( V a i l a t i , R ivin ta di M a te m a tic a , ltfill, p. I()3|
32. (a y x) (h u ) =

a x o b x

(Sclin'idc;', id., |). 3 7 fi|

33. (,r o b - x) {a'x o h ' .r) = uu 'x b / - %


34. _ {.r u fi - a') = ( - ) x <
j ( - ) ( - x)
(fu cate proposizioni servono p er lo sviluppo di funzioni di danni.
V. fck:liWlei', id., p . I2!.
(5) A lla line dei 4 ai a g g iu n g e :
]l). . u i i = A . = : n - = A . ' ' . l " = A
11. = A . w . b = a : [) . ab =

.12. ah - = a . 0 : - == A . b - == A

(PO ~

PIO]

[P2 o P i l i
n * l l = P12J

(fucato proposizioni sono del Peirce. V. Scitroder, id. IT, p. 170.


l.'. (I [ ) J . =

a ; o . = a

H. o h . - = A: o . b - = A

I P7 o P13]

|P 1 3 = 1*1-1]

V . Scbroder, l i , p. 202.
15. a x <J b * =

A. .liDr>

K. a x w b x = A . 0 . h = A
17. a x h - x - = A . (> . a u li - = a
18. x u h - .r = a . p x u q - ai = A f> : <<b = A . p - ft ^ 'j - h - = a
L a P 1 5 si riferisco alla riso luzione d tiuu equazione ; lo auceuasive itila eliminazione, Vndasi S clm ider, I, p. 4.40, o U , p. 2 0 0 e Bugi
li). ;c o a . y o b . ah = a : o . x y = a

[Seliroder, I I , p. 280]

P o R m o l e DI LO GICA M A T EM A T IC A

4: o

11

20. J - =

A . [ ) t t . o

21. ab =

.x <
j y = a ^ b . x o a . y o b \ o . a o x . b o y . x y = s \

. f l J - =

(P IA = s P

20]

22. x o a . y o b . z 0 o . m v y u z = a u b u o . ah = a . ao = a . bo = a ; O
:a= sx.b= :y,o = z
23. ab = ao = bo \ . a v b v e = x u y u z , a . ' . x o u - y o b . z o o \ =
: x = a . y = 6 . z = o.
Q ueste ultim o tuo prop. co ntengono, so tto forme diverso, il teore um di ITa u u k r . V. td m id e r, I I, p. 280.
24. a o b = a - b v b -

JDof.J

25. a o a = a .
20. o a = a

27. ff o & s= b o a
28, ( o il) o o = o (& o c)
25), - (a o b) = | - ) o !i = o (-. 6)
30, a = l i o . =

.b = 9. = , o s ( i l

[SoliriWler, I , p. 380],

(39). R E C E N S IO N E : E . SOI! R O D E R , Y O R L E S U N G E N
' BE R D I E A L G E B R A D E R LO G 1K
(KIyJhIa ili nmtcmnticft, vol. I, 1H01, pj>. 1M0 7U)

Q u e s ta rflcotmonw m otto In rilie v o alcuno eoniiordanze od alcu n o il Illoron ko


f r a loporil rocoiirtta od il lavoro ri. 35 (tlol 1891) ; tomuf (intinto, olio ripreso ini
a p p ro fo n d ito noi luvurit n, 102 (del 1H1HJ.
K nhjl noni ioih: inoltro, in n o ta , un o htndin auliti v a lid it ili litui fo rm u la olio
goiiornlizKa In loggo liHtributiva Ini p r o d o tto lugion ris p e tto itila munititi logica.
Tnlo questiono eolloguta tillu (urli volta noi procedenti) invorti il. 8fi (del
1891).

U. C.

D r E itN S T S o n n D E n .

Vorleauiiflcn iiber die A h /e h m (1er Lotjih

(JQxaote Logik), I Ut). Loipaig, T eu bn er, 181)0.

I l Uri. E rsto A b th eilm ig , 18!H.


I l primo volum e d ella v a s ta opera in tra p re sa dallo S d m id e r con
tiene 718 pagine. E si puf) prevedere clie, colla p ro ssim a com parsa
del secondo volarne, ni iivnl u n op era che co n to rn i q u an to si d etto
e la tto finora su qu esto nuovo ram o di scienza, fondalo dal Houle,
e d i e ora v a ra p id a m e n te svolgendosi. L a g ran d e c u m u s a la tlullA.,
hi s u a profonda erudizione, la com pletissim a bibliografia elio accom
pag n a il lavoro, fanno sporaro ohe qn cu t opera colossale snnV il vasto
rep erto rio che d o v r com pulsare ch im iq u e in ten d a faro nuovi studii
in qu esto campo.
l or non vorrei che la molo del libro sp av en tasse il letto re, e
d io questi n e deducesse m ia difficolt nello stu d io della logica ma*
tem atica. Lo pi im p ortan ti leggi, quelle riconosciute ni ili alla p ra
tica, si possono ap prend ere in breve tem po, e con m in or fatica, di
quella che esiga hi le ttu ra (lun com une tr a tta to di logica. Il libro
dello Scliriidcr contione moltissime discussioni, spesso di pu ra Iliosolia, d ie pu benissim o tralasciare d ii infenda servirsi a solo scopo
pratico di questo nuovo stru m en to .

r e c e n sio n e :

s c h r d e r , v o ile su n o e n , e t c

lift

L A. invero d estin a il suo libro a duo specie di letto ri oggid


tro p po divorali m ento predisposti, ni m atem atici oio o ai filosofi. Ed
avendo a u d io l intenzione d pu bb licare u n libro in teli igibilo chimiquo ab b ia re tto inten d im ento , scim i p resup p orre cognizioni precedenti,
dovette m inu zio sam en te spiegare molti pilliti, n cui i niatonuitloi so
no assuefatti,
N on segu ir l A. nella p a r te filosofica, essendone io ineoinpetento,
Itign u rd o alla p a r te iiiiiteumlicii, giiV im p licitam en te u feci im a r e
censione negli articoli precedenti sulla logica m atem atica, nul quali
mi sono a p p u n to am pliam ento servito del lavoro dello SclirUdor,
T u tte le form ule co n te n u te nelle p rim e 8 lozioni dello S chro der t r o
vatisi in so stan za r ip o rta te nei 1-4 della min u ltim a n o ta (*). P er
o differenza nellordine con cui si p re se n ta n o q u e ste form ule nello
Schrilder, o n ella m ia raccolta, o non c nem m eno corrispondenza
fra gli assiom i o principii, le definizioni e i teoremi, poich si p a rti
da p u n ti di v is ta <lflerenti ; invero, in q u esto prim o volum e l A . si
occupa solam ente del calcolo sullo classi ( Gvhiotccalkul ), riservan d o
ni secondo volum e il calcolo sulle proposizioni (Annuar/enh a lku l) (il
qualo invece loggotto della m ia nota).
L in troduzione (di 125 pagine) costituisce d a s u n libro. In essa
lA. espone lo scopo della logica d e d u ttiv a , la n a tu r a del pensiero,
delle ideo, dei nom i, ecc., ossia tu tto quel m ateriale elio trovasi nei
tr a t ta t i o rd in arii di logica. Solo dopo q u e sta introduzione l A . e n tra
in m edias res, cio n e llA lgcbrn della Logica, elio difiorisco cosi no
tevolm ente e n ella form a e nella so stan za dalla logica esp o sta negli
ordinarli tra tta ti, e che ap p a rtie n e alla m atem atica, e p i p rec isa
m ente alla teoria delle operazioni.
Nella p rim a lezione lA . spiega il co n cetto d i su b o rd in ato o sovrnordinato. P e r indicare cho la classe a co n te n u ta nella classe
b scrive a < ; i , o meglio a d o tta n n segno d eriv ato dal ^ ; e
1 vedere, (laccordo col Peirco, che q u e sta 6 la pi fi semplice r e la
ziono elio si possa im m aginare. {Per e v ita re difficolt tipograflclio, io
indicai In ste ssa relazione con a o 6). In v ec e il lioole rite n e v a comu
fondam entale il concetto d eguaglianza. Con num erosi esempi lA.
discuto o chiarisce qu esti concetti.
Spiega gli equivoci cui p u d a r luogo lo scrivere, corno alcuni
fanno, a b p or in dicare ogni b . Cosi secondo q u e s ta no
tazione, si avreb b e argento metallo, oro = metallo, onde ci sarebbe

f ) Il la v o r o li. 8G (d ui 181)1).

U. C.

OIUSEPPE PriANO

liti

percolo di d ed u rre la eg u aglianza (loi primi inem hri (*), A n a lo g a


m e n te vi snrebboro a tem er equivoci ad o ttan d o per lo stesso scopo
i sogni o rd in im i di m aggiore e minoro.
N ella seconda lezione en u n c ia d u e principii, quello di idontitil
(Form ulo di logica 1 P I ) o il sillogismo (id. 1 P 8) ; defluisce legn aglianzu (id. 2 P I ) , c ne d im o stra lo p ro p rie t (id. 2, prop. 2,
12, 11, 13). In seguito in tro d u c e i moduli delladdiziono e m oltipli
cazione logica, cio lo classi n u lla o tutto , elio egli in d ica cou 0 e 1,
o ch e defluisco m ediante la p ro p riet, che, q u a lu n q u e sia a, si ubbia
0 o a o 1.
S n oti per che luso di q u e s te cifre in q uesto significato particoluro pu d ar luogo ad equivoci. Cos la s c r it tu r a :
(Radice d una d a ta equazione) = 0
si p u in te rp re ta re in duo modi, sccondoeli il segno 0 si legge sera
o n u lla ; nel prim o ctiBO ttBsa significa
Q uellequazione ha 1 sola radico zero
nel secondo :
QueUoquuziono n o n h a radici .
Q uosto pericolo f> n o ta lo d alIA. a pag. 103, m a n on p a rm i elio
il rim edio indicato sia snlllciente. Q uindi partili m iglior consiglio
usure d accordo col Poi reo, il segno v (inizialo d i vero) come modulo
della moltiplicazione, o lo atosso seguo rovesciato (a ) come qiiollo
dolluddiziono, il q u ale ultim o poi solo lia im p o rtanza pratica.
Le lezioni terza, q u a r ta e q u in ta si riferiscono alla m oltiplica
zione e addiziono logica (congiunzione e disgiunzione), e allo studio
dello loro propriet.
b u sosta lozione Special m ento dedicata a llesam e della p ro po
sizione ( u b) o ao u bo (che la prop, 21 del 15 d ella m ia raccolta),
e cho lA . fu vedere n o n essere conseguenza dello preced enti, m a do
versi am m ettere, almeno in parto, come un nuovo p rincipio (o p ro
posizione prim itiva) (2).

{') Ane llo I n

m olti

tra tto ti

<U n r it m o tio ii

al

orivo

I m p r o p r i im m u to p . .

n = m u l t i p l o li l i p o r d i r o a n u m u l t i p l o di li oiot l i x N ,

(l ) q ueato u n notovollnaimo rimiHiito d o v u to


(jiioattono si puf) eaun oiaro noi modo aogaonto :

itilo Seliriidor.

(*) Quostn

(*) Ln propuniiiowo ili Mtreorbu 1 picftOfttih come prim itivi ('Un to orln

(11

li. SceikUdkh ma non noli te o ria viluppi! tn <la G. Pkano no) lavo ro n. 85
(dol 1H!)I),

0 0 ) 111)

aiuto /*ri oaaurvnto In unii, p o stilla u d o tto liivoro,

V. V.

RECE NS IO NE :

l. SCIIRDER, VORLUSUNQEN, BTC.

117

L e Iw.ioni sellini c o tta v a si riferiscono lia negazione.


L a n ona contione u n a lu n g a serio (li applicazioni.
D a p p rim a fa vedere gli in co u vo m cuti cui ai vu incontro quanti
por som m a di duo classi a o 6 si interni l'insiem e di duo individui
olio sono o.rt o b, contando due volte quelli ohe appartengono a d ambo
le categorie. Poi si forma sulla m an canza di precisione o sui pericoli
di equivoci elio derivano, nel linguaggio ordinario, dallo congiunzioni
c, a, non, o come esse si debbano noi varii casi tra d u rre in sim boli,
T ra tta in seguito del modo di trasfo rm are o semplificare, in v irt

S considor! un
duo nu li a i l i ,

elio

si tenni

di

miti

S;

suppongasi

co n a n* i .

imUtdiorouio

(Il

ilolltiltn unii rolaitlono frn

seguo a " Indien min rela zio n o

qtlnliiuqim ( p o r in d ica ro In dedu zione consorvorem o il sogno

essa la rijlctmiva o transitiva (r efluai In n o t a dol d o tt. Val luti,

). Supponiam o uliu
111

questa lllvlutu,

png. 131), clo si ubbia

a 0* fl

o" 6 .6 0" 0 : fi >a 0" .


Suppongasi poi olio d a ti duo oliti a o b dol sintonia, risu lti detonili m ito uu
olito a n ' h (alo olio s abbia qunlniiquo sin
0

a" a o * b . = :

o* a , 0 a"

od un a ltr o outo a u b lalo (ilio


u" b 0 ' o . =

: cl 0 "

. b :l

Tu cmisogiieii/. pur questi otiti saranno vero tu tto lo fo n n n lo contorn ilo nollo
Icv.ionl

1 - 5 do ll A.

(0

q u iu d l

p.

11.

t n tt o

q n ollo

dolili

inollzionntu

nota

dol

V n ila ti). SI dom anda so d i necessit Murfl anello vorn In rolaz.Iono


( n u * li )

(poinli la rolattlouo Inversa,

u a * ( a n * 0) 0 ' (fc n * c)

oorrlspoadunto a

P20, si pu

$8

a g e v o lm e n te d i m o

strer).
l u piti m odi si possono intorprotnro i Bugni o*, u , n* in guisa da vorlilcnro
a llo co n d iz io n i jirocodoutl. Cosi:
I consid or! i l slaU'iun. iliii u im iari tonll, o
non a o* li si Intend a la r ela zio n o n >

h.

non n n * t i

il massimo ilei duo numeri a o b ,

con a u" Ii

Il lutili tuo di ossi.

Oppure :
si consid eri It sistm a doi

1111

mori in te r i o p o s it iv i, o

con a o ' b Ni Intend a n

m u ltip lo di fc,

con ( i n * i/

11

con a u * b

il massim o co mm i d iv is o r e d i a e li.

Hompro saranno vorifleiito

lo

m in im o nomane m u lt ip lo di

co n dizion i

p r eced en ti

o q u in d i

<1

sono voro tutto lo

forte ilio suddetto, ove lo ro ai din riu to rp ro tu zio iio indicata.


Questa o s s e r v im e n e dliimutrn mggluTttwitttft l im p o r ta n za dolio H in d i d e llo
fo rm u lo di lo gica, potandosi

caso

applicare

11011

solo albi

lo g ic a p u n, ina lincilo

118

OISEIfE P EA NO

dolio formulo di logica, alcuno proponi/,ioni del linguaggio ordinario,


P . cu. Iu proposi/,ione i sali incolori sono siili inorganici, ovvero
sono corpi inorganici incolori tuia id e n tit logica, ovvero una
proposizione di chim ica
Sono a n o ta rsi (pag. 380) lo p ro p rie t della classo b u b a
ch'egli in d ica con a o b (V. F o rm u le di logica, 4 P 2 i a segg. nello
aggiunto).

i n n itro rlcorobrt. Cosi il p r in c ip io di d u a l it In logica, in te r p r e t a t o iiollitltitiio


mndii, n1 uiiimoin cosi:
S u ili un proposizione q u a lu n q u e d i e r ig u a r d a i m u ltip li, i d ivisori, Il
m assim o commi divino o il m inim o colmino m u ltip lo di piti n u m eri, ni -umilia
11 p rim o col aocondo (rullilo, o il terr.o noi ([utirto, gl nvrfi u n a n u o v a v e rit .
I n quotiti duo QUI|d il vncUlcata (mipUltumautu lu, pTQprlot rilutlilMitlvii
in q u estio ne. P or far vollero olio qiiosta p r o p rie t non fi consegiionza dolio onmiclato, b u s ta recare n n esem plo d 'i m a intorpretiiziono tnlo dii darai al ogni o",
n*> u*, In inulto olio, osaomlo voriflente lo condizioni Imposto, non sia vorflcatii
lu p r o p rie t d is tr ib u ti vu. L A. p o r t a n p p n n to uollo appendici 5 o li, lino di tuli
esem pi, a p p a r te n e n ti al dom inio (lolla logica. Credo non im itilo l ugglniigoriio
n i t r i duo, proni du difloronti p a rti dolio luiitcnatloho.
1 SI considerino lo s o s t i t u z i o n i di PI lotter, o diano a , I , ... dol g r u p p i
di sontituKioul (JoniiAN, S u b s tit u tio n s ) , ovvero atMoiji di s o s t i t u z i o n i co n iu g a to
(S h ik h t, A l g i h r e ) . SI Indichi cou o* b la relaziono i l g r u p p o a b co u to n u to nul
g r n p p o li .
C u n n ri* |> si ImUebI 11 immillilo g ru p p o co ntonuto iu a a in b (olio n p
p n n to il intorni) di so stitu zio n i com uni ni duo g ru p p i n o i , puichfi quoato Disto
m a 6 a p p u n t o mi gruppo).
Con a u* h ni in dichi 11 m inim o g r u p p o oontouonto o d (olio c o u t lu no tu t t o
le bohI 1tuzlou I di a a di b, cui a ltro ancora, loro pro d o tti).
A llora n o n i sem pre voro elio aia (o u" b) n* 0 o" { n " c) u (f> n * a). (P o r ossi
d i rara imo, lirista eonaidoraro I g ru p p i di so stitu zio n i ili 8 oggetti).
2 Si con tri lintri no delie ligure plan o convesso, d o b dolio lig u re plano, tali
d io o d u o p u n t i a p p a rte n g o n o a d oann, t u t t o il segm onto elio li unisco nppar*
tlono p a m alla llgura. Kssumto a, t>, ... ligure siflatto, con
b d ai Indichi l a a c o n to n n ta n e lla b ,
* i

l a m assim a llg u ra convossa c o nto m itn in a o in


(d io > a p p u n to la llgura culmino a n o a b, Osannilo q u e s ta eonvcasn)
o con Ou"f> Hi in dichi l a m in im a llgura convessa contonouto n e l (d io con.
tionii i p u n t i <l a o d i l>, wl a ltr i p u n t i) .
Kotmneno In q u es to caso vera la p r o p r i e t d is tr ib u tiv a . P e r o. n o n i
B o n o duo cerchi oaterni l nno all'a ltr o , a llo ra u* b Indica un a llg u ra l i m i ta ta d a
d u o arolil di quello Hrcoiiforoniso o dallo loro ta n g e n ti catiirno. Si p r e n d a po r o
un corchi c o n te n u to in u" b, m a u rolito iicSHim p u n to a colmino n con <i, liti
con li. Allora si a v r (n u* b) n* e = v ; montriuili ( n ' o) u " (b n" c) s nullo.

REC E NSIO NE :

E. SC HR D ER , V O RL ESUN G EN , ETC-

Lu lozione successiva si riferisco allo funzioni d im a o pi Ci classi


variabili, o tte n u to eseguendo su esso e su classi Usuo pit\ volto lu
operazioni s tu d ia to . Il teo rem a p rincipale, d ov u to a loole, :
O gn i funziono f { x ) d uim lasse x si pu r id u rre alla form a
f(x) =

a x u b ( - a),

ovo e b sono i valori di / (), q u a n d o al posto di x si m o tta ri*


pottivam ento la classo tutto o la lasso nulUt,, oiof tt = / (v) u
i = / ( a ) (vedasi la pag. 10 di q u e s ta llivista).
Xolla lozione un d ecim a sono sp ieg ati i metodi p er rislver ogni
eq u iu io n o logica o siste m a di liquazioni siffatte. L a dodicesim a t r a t t a
delle operazioni inverso d elladdizione e m oltiplicazione logica. Lo
lezioni tred icesim a e q u atto rd ice sim a intino co n tengono m oltissim i
esercizi), o nuovi m etodi por riso lv ere problem i particolari.
U n a recensione, dal p u n to di v ista m atem atico, di q u o stoporn,
fu p u b b lic a ta d a ]). Z. G. do G aldcauo, HI p ro y r c so matemtico,
180.1, pag. 13!).
U na ltr a recensione, dal p u n to di v is ta filosofico, fu p u b b licata
d a l i . <J. H u sserl, (IdUinginoho gel. Anzcigcn, 1801, pag. 24.'!, e in
q u esta il recon8ionista v a poco d accordo eollautoro.

R e centem en te u sc ita la p rim a p a r te del secondo volum e di


q u e s ta o p e ra ; o lA . (lez. 15) o u tra uol calcolo sullo proposizioni
(Austsayctiludkiil}.

E ssen d o a u n a proposizione co n ten e n te u n a le tte ra x , allora, soguoudo il P eirce, sc riv e 2 a por in d icare J a proposiziono a vera
W
p er q ualch e x , ossia esisto alm ono u u
por c u i v e ra la ,
e scrive
I l a p er diro q u a lu n q u e s ia la x y v o m la a .

CO
P er q u e s ti segu i non sono p u n to necessarii. In v ero la p rim a
proposizione, elio ft la negazione dolla a a , s pu scrivore a - = a ,
av endo c u ra di mcl.tero"ul segno = lindico x, o ve sia n ecessario per
la chiarezza. L a seconda proposizione poi non si p re se n ta mai sotto
la forma in d icata q u a lu n q u e s ia x , v e ra la a , m a b en s sotto
quolla ltr a q u a lu n q u e si sia la x , purcli d 'im a corta classo h,
v e ra la a , elio si indica con x e s . o . (mottendo al seguo o l in
dico x f ovo s ia necessario). Gos\ si Briveri\ :
ovvero

x e q . o . (#
1 )2 = x 2 -f- 2 x + 1,
x s q . (x -(- l ) 2 = x 2 -|- J x -|- 1 : = a .

120

a i U S E P P B P EA NO

Solo quundo al sappiti a priori qu ali e n ti ra p p re se n ta n o 1 le t


te r e in tro d o tto , com e av v ien e nel caso a ttu a le in cui lo le ttu re r a p
p rese n tan o sem pre classi, quella indicazione si pu so ttinten dere.
Coi segni in tro d o tti l A . esprim o in formulo il centinaio di p ro
posizioni c o n ten u te noi 1 volume.
I n seg u ito fa vedere come nollo formulo cos scritto n o n su ssista
p iti com pletam ente la legge di dualit.
N ella lezione 16 lA. t r a t ta delle proposizioni fondam entali della
logica noi calcolo delle proposizioni, o siccome a q u esto p u n to c
m olta relaziono fra il lavoro dellA . e le mie form ule di logica, sani
bone a rrestarci u n m om ento.
I l principio dellidontitil, che s la form ula 1 P I della m ia rac
colta, cio a o , significa se 6 vera, essa v era . I n conseguenza
q u esto principio, elio \ logici ohi alunno fonrtnmentalc, n o n p u b essere
di alcu n aiu to in u n ragionam ento, poich p erm etto solo di ripeter
tale e quale u n a proposizione giti enunciata, l invero, n ella m ia ra c
colta, mai 'ebbi a citare siffatto principio (salvo per o tten ero la ltra
proposiziono dello stesso valore a = a). L A . invoco a ttrib u isc e a
q uesto principio uri significato pii ampio, cio d ie u n a proposizione
rico n o sciu ta vera, si possa in ogni occasione rip etere , o q u in d i im
p licitam en te fa contenere in qu esto principio le proposizioni p rim i
tiv e 2, 3, 4, fi e 12 dol mio 1. A mio avviso invoco, q u este p ro
posizioni d ie p erm etto n o non solo di rip etere in a lte ra to u n complesso
di proposizioni, m a bens di fare in q u esto complesso qu alch e leg
giero cam biam ento, non sono co n ten u te nella prop. 1, m a debbono
essere esp lic ita m en te enunciato.
L affermazione sim u lta n ea di duo proposizioni (pag. 53), nei
calcolo sullo proposizioni, u n idea p rim itiv a (U rbcgriff) ; con essa
si pu definire il prodotto di d u e classi. L A. o sserv a che la prop.
a o b o . = : a a b . a a o (Formule, 2 1*18), ohe, por le classi av ev a
assu n to come definizione dol prodotto, per le proposizioni si d eb b a rite
n ere corno u n teorema, o come u n principio. Nella m ia raccolta esso fi
g u ra come u n teoroma. L A. a qu esto p u n to ag giunge : Io sono eflettiv am on te in dubbio, se in qu esti casi lim iti esista ancora u n a rigorosa
differenza fra le idee di definizione, assiom a o principio, o teorem a .
N ella lezione 17" lA. tr a t ta dei giudizi e dello relazioni lh i due
classi. a n o ta rsi u n sistem a di n otazioni re la tiv a m e n te semplici e
sim m etriche clie p erm etto no d i esp rim ere q u e ste relazioni ; perii, me
conio esso esigono dei sogni tipografici s p e d a li, dittici (mento e n tre
ran n o nel dominio pubblico ; d u ltra ptirto esse non sono necessarie.
Nella leziono successiva si riducono tu tte le relazioni fra classi

RE CE NSIO NE :

U. SC11HC, V O R U iS U N Q E N , l'.TC.

121

ad egu aglianze o a ineguaglianzo, o k s tu d ia n o lo relazioni d i e possono su ssister fra duo o pi classi.


Nolla 19" leziono si t r a t t a della risoluzione di sistem i di e g u a
glianze e di in c g u a g lia n io , a d ella elim inazione di classi incognito in
tali sistem i.
N ella 20* lozione si disan to il sillogismo, elio Foliminaziono
rol te rm in e medio fra le d u e premesso, e si esam in an o quali dolio
Tonno u su ali sono v ere e quali incompleto.
L a loaione 21* contiene a c u te discussioni su delicate differenze
fra il calcolo sulle proposizioni e quello sulle classi. I n seg u ito si
risolvono intrecciti problem i, ch e conducono allo qu estio n i t r a t ta t e
nella lezione 1S)\ Eccone uno come esempio (M i t o h h l l ) :
Si sa elio alcu ni a, elio sono degli cc, n o n sono dogli y ; ov
vero elio o g ni d ad u n tem po l e j . C o ntem po raneam en te si su
che alcun i y sono b ed
ovvero d i e gli a; sono o dei non y, o sono
o e n o n b. C osa ai p u b conehindero delio classi , b, c, d i E lim i
n an d o lo a) o y collo regole p reced en ti, si o ttie n e :
No a v v e rr elio, o n e s su n d 6, e t u t t i i d sono c, ovvero
esistono degli a, o esistono dei b .
L a lezione 22* rig u a r d a gli in d iv id u i (punti) ; e io non intendo
ora, di ferm arm i su questo argom ento. A lla lino PA. d la definizione
del n u m e ro {Ansahl) degli ind ivid u i co n ten u ti in u n a lasso.
L a lezione 23" co n tien e stu d ii u lterio ri su i sillogism i e s u lla visoluzione di eg u ag lian ze o dineguaglianzo fra classi.
Conchiudo q u e s ta recensione collam inirare lopera m agistrale
dellA . iu cui co n ten u to tu t to q u an to si riferisce, al giorno d oggi,
a questo n u o v o ram o scientifico. L A lg eb ra della Logica ora in via
d i fo rm a zio n e; q u in d i l'a c c u ra to A u to re d o v ette d isc u te re tu t ti te n
ta tiv i fatti, e riesp o rre m olte teorie di diversi autori, d i e non limino
applicazione im m ediata. Solo l applicazione c o n tin u a ta , e s u v a s ta
scala-, di q u e s ta scienza, i cui p rincipii, ripeto, sono assai semplici,
ci p o rr iu g rad o di riconoscere quali f ra lo in n um erev o li formulo
sono u tili e q u ali m eno ; quali teorie si d isseccheran no sp o n ta n ea
m en te p erc h sterili ; quali notazioni, s ia in rig u ard o alla sostunza
ch e lUiti forma, s o q o n preferirsi ; o cosi o tte n e re u n corpo di d o ttrin a
sem plice ed u tile nellu pratica. Io credo che a q u esto risu lta to si a r r i
v er sp ecialm ente collo applicazioni alla m atem atica, ove le idee sono
co m pletam ente p rec isato ; invece applicandole, secondo la n tic a u san za
dei logici, ad esem pi tr a t t i dal lin g u ag g io com une, in ni i term ini
sono sem p re nlq u n nto im precisi, e q u in d i non a tti n p assare pi volto
nel meccanism o delle formule, si a rriv a q ualche vo lta a n n u l l a t i a s
su rd i o tro p p o semplici, e q u in d i poco tttili sul illu a ta w e la teoria.

(65). UN PRECURSORE
DELLA LOGICA MATEMATICA
(Rivinta di nmtotniilJi', vol. IV , 1H0, li. I2U)

Nel I I voi. dello Mixcellanca T a u r inclini a {*) p u b b licato i i d l anno 1701, (parto 3", pag. 40-0,'$) tro v asi u u lavoro di L udovico lticliori,
col tto lo : AU;eh>ac pkiloHophU'ac in usu m arti* inveniendi , specimen
p r im u m .

L A. to n ta risolver il colobro problem a di Leilmiz ; perci in


dica con segni speciali i varii en ti d i e com paiono in logica u m eta
fisica; cio il possibile o Iiinpossibile, il tu tto e il n ulla, il d e te r
m in ato e l in determ in ato , il si e il no, il necessario e il c o n tin
gento . . . l a n o ta rsi elio i sogni pel tutto e nulla sono r is p e ttiv a
m e n te U o XI e (li b en poco diversificano d a quelli dol form ulario
di M atem atica.
L e ideo dellA, sono profondo, ed egli sp e ra ottenero notevoli
r is u lta ti ; dico a pag. 59 :
. . . ('o m b inatio nes principaliores specim inis ergo in dicam u s ;
castoras iisdem insisten s prin cipiis q u isq u e invonict, o t non Bine
v o lu p ta te sim plicissim am i cu u ditatein ex p erietu r, quem adm odum
ex secando specim ino co n stab it, ubi, D eo d an te, algebra^ philoso
phica; theoriam omnem, e t ejus applicationes te n ta b h n u s , e t tu m
dem um de a rte invouiondi u n iv ersalissim a ju d iciu m e r i t .
Ma q u esta seconda p arto non com parsa. 15 in q u estu prim a
lA. non seppe anco ra liberarsi dalla motaflsica ; questo lavoro si
dovo considerare come u n semplice te n tativ o . Le sole proposizioni
a p p a rte n e n ti al formulario di m a te m a tic a elio tr v a n si nella m em o
ria dellA. sono
a n - a =

A ,

( t u - a - - v.

() Como {> noto, osjio i> 11 tito lo dolili piibbllcnzkino porlodlon fo n d u ta dii
LnRrango, C i g l i t i , . . , , (ilio usammo pii t a r d i 11 nomo di Molitorio dollAooiidoinin
dolio Sciolino di T orino.

(66). NOTATIONS DE LOGIQUE MATHMATIQUE


In tro d u c tio n un F o rm u laire d e m athm atiq ues
('lu r ln , l m p r l m . Cli. i n a d n ^ n i i i l , 1W 1 |>oaj(. ti2 , ( F . 18D4, Fo)l

Bii r IL t<i conio i iit r o d n x io n

al F o r m u l a r i o

q uesto o p u s c o l o ooHtltnliwo In

J)l a m p i a o s p n x ilo n o c r i t i c a d o lio Jio tuido nl d i lo gim i iiiu to m n tlc n , il ] I r o d olili dn


0 . P k a n o dui I 8 BH nl 1801, r i f e r e n d o s i n p u c ia h iio n to a i|iiollo mv i 1i i p ]h t<' noi
v o r ! n, 27 (dtsl 18U0) imUYtlkmlo uol v 'A . I d l q>\oato O p w o #co\to

la

i'. B5

(d e l 1891).
D n litu r o lo oKorvnziiml ullo v n riu liill
hid lo l a l s o g n o

ro u ll od

fip p iiro n tl, s u l l usu dogli

od il R lg nilio nto dol p r i n c i p i o ili s o stituzio ni d o lio v nrlu -

llli ; lo s t u d i o dol d o p p i o s ig n l l l c u t o loi s liu lio lt = 0 n u * Ai


dim o K trn x lo n u
dot p r i n c i p i l i ili o llu d n u x io tio , in t e o r i a d o lio f in iz io n i o d o lio r id u z io n i fo n d u !
s u l l 'u s o d e i o o r r l s p o n d u n t i s im b o li o p o r u t i v i , o d Infine lo oaaorvn/.ionl niitlcv r i
d u c o n o d i iin u t e o r i a i n sllnlioll u ulto idoo o p r o p o s iz io n i p r i m i t i v o .
N e l lu v o r o il. 08 (d o l 1894) sul conoott.o di
d i qnosfco O p o r e c o l t o ~

11inito oontounto noi v o l. I

> fa t ta un applliiBniono slatoniatlcn dello propoididiml

co ntenu to noi prosonfce opuscolo, d i o vieno In d ic a to con In n o t i m e n e In t . .


(A l t r o v o lt o (3. P k a x o usa u tftlo scopo lo sig le : Fq, F 1804),

(J. C.

Introduction.
$ 1 . L e i b n i z u nonc, il y a doux si tica, lo pro jet (lo crci*
uno c ritu re universelle, d an s laquelle to u tes Ics ides composes
fu ssen t exprim es a u m oyen d e signes conventionnels des ides sim
ples, selon dos rgles fixes. Il d it : E a si ree te c o n s titu ta fu erin t
e t ingeniose, s c rip tu ra linee univorsnlis aeque e rit iiicilis quum com
munia, e t qutto p o ssit sin e otimi lc.xiwi legi, ftimulquc im b ib etu r
om nium reru m fun d am en talis cognitio ().
hl solution do ce problm e h c o n trib u d ab o rd le dvelop
pem en t do l c ritu re algbrique, qui s est beau co u p perfectionne
ap rs Leibniz. A u m oyen des signes -j-, , , > , etc., des pa
renthses, e t des le ttre s de lulphabot, elle p e rm e t d crire eu sym-

(*) Dissertatio de arte combinatoria, Lipaiuo, J660, n. 90.

ia)

aiusurru

pkano

boles quoique propositions, Mais ce qui a 1 plu s co n trib u it ia


nolufcion du problm e, oest lu nouvelle e t im portanto science q u on
appelle Logique m ath m atiqu e, ot qui tu d ie les p ro p ri t s f'ormelloH
des o p ration s ot des rela tio n s tlo logique. Cette science u t c u l
tive d a n s n o tre sicle p a r I o o l h , CAYr-EY, O m p f o Kd , D e l h o e u i ',
1) e M o r g a n , E l l i s , F r e g e , G r a s s m a w n , G n t m e r , .H a l s t e ,
J e v o n s , T/iAiiD) M a c jf a u l a n u , M a C o l l , N a g y , P k i r o k , P o h e t V k n n , ot p a r b eaucoup (Puutros, d o n t o u tr o u v e ra lo nom
d an s le livre de M. S o h h p e r , AIr/cbm dor Logilc, o u v rag e qui

zky,

c o n tie n t to u t ce q u on a p ubli s u r cotto b ran che dos M athm atiq ues.


P a r la com binaison (les signes d AIgbro e t do Logique, ou
p e u t ex p rim er on sym boles des p ro p ositions toujours p lu s longues
ot plus compltes, e t le r su lta t au q u e l 011 est arriv d an s ces
d ern ires aimes, est q u on p e u t r e p r s e n te r to u tes Ios relatio n s do
logique avec peu do signes, a y a n t une signification prcise, et
a s su je ttis des rgles b ie n dterm in es. E n consquence, en in tro
d u is a n t des signes p our in d iq u er les ides do P A lgbre, ou d e la
G om trie, 011 peut n o ncer com pltem ent en symboles les proposi
tion dft es Scieucea. M a in te n a n t u n e Socit do M ath m aticiens
publio u n form ulaire qui se proposo de co n ten ir toutes les propo
sitio ns co n nu es s u r c e rta in s su je ts d e M athm atique. Ce form ulaire,
c rit e n tire m en t eu symboles, e st publi p ur lu l i i v i s t a d i M a te
matica. O n t dj paru les formules do logique, do lalg b re lm en
taire, d e larith m tiq u e, lu thorie des g ran d e u rs, la thorie des
ensem bles d points, e t sont sous prosse la thorie des lim ites, des
sries, des fonctions continues, d es drives, etc.
N ous n ous proposons ici d ex p liq u er les n o ta tio n s ot les lois de
cotte c ritu re sym bolique.

2. Nous crirons K au lieu d u m o t C la s s ti , ou ensem ble


quelconque d objets. On in d iq u e p a r dos signes les classes qui o n t
quelque im portance d an s une science. Voici les signes adopts
j u s q u il p r se n t d an s le F o rm u la ire :
N
n
N0
14
r
Q

Biguide

y>

nom bre
nom bre
nom bre
nom bre
nom bre
nom bre

en tie r positif,
en tie r (positif, mil, on ngatif).
en tier p o sitif ou nul.
rationnol positi f.
rationnel.
rel p o sitif (quantit).

N O T A T IO N S DE LOOIQUE MATIIA1ATJQUE

nom bre
n o m b re
nom bre
no m bre
nom bre

rel.
rel p o sitif ou mil.
im aginaire cio lu l'orme x + y 1 .
com plexe d ordre m .
promior.

Si m e st un N, 'A,n on Zi rep rse n te

l onsemblo des nom bres

h 2,

Si p e t q so n t des N, e t p < q , Z ( p , 3) rep rsen te lensemblo


do9 nom bres p , p + 1 , p + 2 > 9- (*)
Si a et b so n t des q, M f t rep rse n te lensemblo des nom bres
rels eom pris e n tre a et b, oest-iVdiro l in terv alle de il />, y com
p ris a ot h j a b rep rse n te lo mOuie interv allo sa n s les exti'Auies,
l i et I b in d iq u e n t le mrno in terv alle, en ex c lu a n t a ot
co m p re n an t 6t ou rcip ro q u em en t.
A vec lu le ttre 9 on d sign e lintervallo 0 *11.
O l i p e u t r e g a rd e r ces signes comme des ab rv iatio ns des mots
q u ils re p r se n te n t. Mais ils o n t une u tilit plus g ran d e quo celle
do lab r v iatio n , qui est d tro dp o u rv u s de tonto formo g ra m m a
tic a le ; on p o u rra doue les g ro u p er selon les rgles qui v o n t suivra,
et on les lira avec la forme g ram m atica le q u exigo la langue dans
laquelle on tr a d u it les iorm ules sym boliques.
Si le signe K e s t seul, il signifie sim p lem en t classe ; m ais
s il e s t c rit en iw a n t d u n e classe donne , l c ritu re K m sigillilo
classo do w . A in si Itq sigili/lo classo do q u a n tit s relles ou
ensem ble do po ints s u r u n e dro ite . (Voir 20).
3. On p e u t d ab ord com binor les signes qui re p r se n te n t dos
classes do nom bres, p a r les oprations algb riq ues, on con v enan t
que si, d ans une expression alg briqu e f x , qui co n tien t en nn seul
lieu u ne le ttre v aria b le * , on su b stitu e il x le nom d u n e classo u,
lexpression f u indique lensem ble des v aleurs quo p ren d f x , lorsq u e
x p re n d to u te s les v aleu rs de la classe h. A in si :
2\
signiflo
n o m bre p a ir positif.
2n

nom bre pair.


2X
1
uom bro im pair su p rie u r i\ lu nit.
2N 1, ou 2N 0 -)- 1, signifie nom bre impair,
(") Lo noW Jonl 7jm o Z (p,< [) nono stato pei Hostltulto rls]>ottIv[iin(mt con
1 m o 1>-.</.
Himljolo t (Infinito jior In prilli vol tu noi tr a tta to
n, 90 ( Furinulairt! ilo tnttlM m atlquci), t. J I , $ 2, 1898, p. 20), nolla purto no Indium
presenti Oporn nuclto .
V. C.

120

01 USEIPQ PEANO

NS

Sigili Ile

nom bre cim .


ICS puissances (lo f>.
u ombro rel ngatif.

Si a e s t u n N, S x , oh N sigillile le s m ultiplos do ;
N" 1<R puissances rt,4llu'" ; N Ic s puissances do a .
S i e s t un (jf -f- Q signifie no m bre p lu s g ran d q u e a ;
a Q signifie n o m b r e in frieur A a ; - j - Q 0 nom bre su p rieu r
ou gal A .
4. O u p e u t faire u n e convention analogue p our les fonctions
de d eu x ou do p lu sieu rs variables. Soit / (x\y) u ne expression qui
c o n tie n t d an s u n e seule plaee la lo ttre .r, ot d an s u n e senio pinco
lu le ttr e y . Si nu lieu de x on su b stitu o le nom d u ne classe u, et
au lieu d e y le nom d uno classe r, f (u, u) in d iq u e lensem ble des
v a le u rs q u e p ren d / ( .r , y) lorsque x p ren d to u tes les v aleu rs de la
classe m , ot y celles de lu v. A iu si N 8 -\- N2 aiguille lensem ble des
v aleu rs q ue prend lexpression a; -|- y 1, lorsquo x e t y s o n t des
en tie rs p o sitifs , c eat-A-dire le s sommes de d eu x c a r r s . 11 fau t
bien d istin g u er N* + N 8 do 2N a, qui rep rse n te les doubles des
carrs.
N /N signifie l e ra p p o rt d e doux nom bres e n t ie r s cest A dire
n o m b re ratio n nel .
(1 + N) x (1 -f- N) signifie les nom bres rec tan g u laires .
N ous av ons su p p os q ue l ex pressio n considre co n tien ne d an s
u n e seule place la le ttr e variable x. Si lexpression co n tien t p lusieurs
fois le x, comme la 3 a?, e t si a u lieu d e on c rit p. o. N,
on o b tie n t N* 3N qui rep rse n te lensem ble dos v a le u rs que
pren d lexpression .r* 3y, lorsque x e t y so n t des entiers positifs,
cest-Adiro, les rsid u s q u ad ra tiq u e s do 3. O u v erra d an s lu suite
( 28) com m ent on in diq ue l ensem ble des valeurs q u a c q u ie rt une
fonction quelconque d une variable.
| 5. O n pout ap p liq u er la mme co nvention A la G om trie. Il
fa u t p o u r cola avoir A notro disposition des op ratio ns go m tri
ques, analogues A celles de l A lgbre. O r, M tiu iu s avec son Calcul
baryocntrique, liitXAVi'i'iS, d an s la Mthode dea 6quipollcnecR, G r a s s MANK dans sa Science de l cxtenxion (Aimlehnnngutekrc), H a m i l t o n
d an s les QuntorufoMS, 1)e S a i n t V e n a n t , OhM JNJ, etc., o n t cr
u n e nouvollo b r a n d ie des M athm atiques, q u on p o u t ap peler Calcul
gom trique. Oetto science plus p u iss a n te q u e la G om trie a n a ly
tique, qui n est q u un cas p articu lier, excute les oprations to u t do

12

N O T A T IO N S DE LOOIQUE M AT H M A TIQ UE

su ite s u r les tres gom triques, sa n s p a s se r p u r les nombros qui


les d term in e n t. Le calculs algbrique, gom trique, logique, o n t
dos o prations analogues, m ais a ssiy ettie s i\ dea rglos particulires
il chaque espce d e calcul. L ob pro p rits des sym boles qu i so
r a p p o rte n t a u x q n a te rn io n s , d i t M. T a i t ( 8) n o u s rap p e lle n t les
sym boles lectifs de la logique, tels q u ils so u t donns d a n s lu T ra it
adm irable de IOOLE : On Ilio linos o f thought. L a sim ilitude frapp an to
d e c,(j8 d e u x systm es d e sym boles, ty p e s de procds qui so n t a u fond
les mmos, nous su g g re la rem a rq u e q u apra to ut, il n y a q u une
science u n iq u e d an s l A n aly se m athm atiqu e, a y a n t diverses b ranch es,
m ais em p lo yan t d an s chacune d elles les mfones procds. P a r l uno
d e ses b ranch es, cotte science nous dvoile les m ystres de la Go
m trie do position, hors de la porte du raiso n n em en t g om triq ue
o rd inaire ; p a r lau tre , elle p erm et nu logicien d arriv e r des vrits
do d du ctio n auxquelles il n a u r a it jam ais p u a tte in d re s a n s le se
cours do lin s tru m e n t des formules .
F aiso n s seulem en t uaay;e d e la th o rie des v ec te u rs, qui e s t lu
p artio lm entaire com m une il to u t calcul gom trique.
Si n e t v so n t dea v ec te u rs non parallles,
qw
signiflo
v ecteur parallle il u.
qit -|- qv

v ec te u r com planaire avec e t v.


Si a e s t un point,
<j + qu
signiflo dro ite qui passo p a r a e t a la direction de u.
r t+ q w + q
p la n q u i passe p a r , e t e s t parallle a u x
v ecteu rs u e t v.

R elations et oprations sur les olases.

0 . T on tes les relations o t les opratio n s de logique s ex p ri


m e n t au m oyen dos signes
e,

O,

f),

= ,

n,

<j ,

V,

q u on p e u t prononcer
est, contient, e st co ntenu, e s t gal, et,

ou, non, to u t, rion.

Lo signes o o t v so n t ici m entionns p a r sym trie, car ils


n on t au c u n e u tilit pratiq ue. L a correspondance entro les signes ot
les m ots n est p as toujours exacte. Voici les v aleurs do ces signes.

() Quatcniunitf truci tilt p u r I'i.aRH. Furi, 1B8, p. 81.

M U S I i P P E PI2AN0

S oit a uno classo. A lors a e a roprsonto la proposition inali


li iio : a; e s t u n in d iv idu do la lusso , ou ar e s t mi a . Lo
igne s est linilmlo d u m o t iait.
O u crira x , y , z e a, uu lieu des propositions x a a, y e t i , z 8 a, ot
duna oo cms lo sigue s signi/le s o n t .
Si a et b so n t des K, on p e u t deriro h o a p o u r in d iq u er lu
p ro po sition lu olusso b cou lio n t lu classo a . Lo signo a est l in i
tiale du m ot contieni. M ais on ex prim era toujours lu mme p ro po
sitio n on c riv a n t o b, q u on lit lu d u s s e n e s t contonuo d an s
b , ou to u t a est b ,
a b signifie les classes a et b so n t id e n tiq u e s , oestil-dire
t o u t a est Ii, a o b, ot to u t b est a, b o a .
a n b, ou sim plem ent ab, rep rsen te la classe com m une au x a ot b.
a u b rep rse n te lon sem ble des in d iv idu s qui a p p a rtie n n e n t il
luno, au moins, dos d u s s e s a ot b,
a rep rse n te la classo des non a , A in si b a signifie
les b qui no so n t pus des a .
P a rm i les classes il fa u t au ssi considrer lu d u s s e nullo, ou
rien, in dique p a r a , et qui d ans lu Logique m a th m atiq u e a lo
infimo rlo quo lo 0 d an s lAlgfebrc. A in si a n b = a signifie n ul
e s t b . L a le ttre A e s t lin itiale ren v erse d u m o t vrai.
7. Exem ples.
1) e N a
13 N* - f N*
3, o, 7 e N]>
7K o S N 1

9 est un ca rr .
13 est la sommo do d eux ca rr s .
3, (5, 7 sont dos nom bres prem iers .
to u te p u issan ce de 7 est de la formo
8 x 1, oii ;s est u n N .
2 N n 3 N = 0 N les m ultiples com m uns de 2 o t d e 3 sont
leu m ultiples do (5 .
Np n (3 4 - N) D <1 N 1 les nom bres prem iers su p rie u rs il
3 o n t la formo 6 N 1 .
(1
N)i0 o 11 N u (11 N
1) le s puissances dixim es dos
nom bres su p rie u rs il lu n it sont de la
forme U N , oit 11 N + 1
4 N u 0 N n 2 N los m u ltip les do 4 et les m u ltiples do 0
.sont dos m ultiples do 2 .

D an s ce t exemple lo signo u correspond au m ot et.


N* n (!i N 1 ) = a

i l n y a p(u< do carrs
3 N 1 .

ile la

formo

N OT AT ION S D E LO OIQUE M AT H M A TIQ UE

131)

X p rt (4 t *(- 1} o N2 4- B k g nombres premiers (le lu forint)


4 N - f 1 oui la somme do lieux carrs *.
N p ^ {! N I) (N4 + N*) A des nom bres promiora, du
lu forme 4 N 1, ot sommes do doux
carrs, n cialcnt p o in t .
N)> = (1
K) - 1(1 - p i ) x (1 + X)] Les nom bres prem iers
sont Ica nom bres su p rie u rs i\ lu nit, ot
q u on no p e u t pus dcom poser duna le
p ro d u it d e deux nom bres su p rie u rs il
l'u n it .
Si a est N, /K re p r se n te l ensem ble des nom bres entier e t
fractionnaires a, a /2 , a /3 , a / 4 , . . . P o u r in d iq u er les nom bres entiers
d iviseurs de on crira N n (a/N).

P roprit* (ics oprations de lorjique.

8 . L es oprations indiques p u r les signes n e t u s ap p ellen t


a u ssi multiplication. toigHC, ot addition logique ; elles o n t to u tes les
p ro p ri t s des correspo n dan tes o p ra tio n s algbriques, e t m ain tes
a u tre s, d o n t voici les p lus im portantes.
L es le ttres a, b, o , ... d sig n en t des clauses.
1.

(ir\b = b n a

1'.

au b bua.

Ces id e n tit s ex p rim e n t lu p ro p ri t commutatisi! d e la m u lti


p lication e t do lad d ition logiques, T ranapositio litte ra ru m in
eodem term ino nihil m u tat, u t ab coincidet cum 6 L k h in iz (3).
2. o (b n e) = (rt n b) n o ubo

2'. u v ( b u o) ( u b) u o

a u b u o.

I ah oprations n e t u s o n t donc sooiatiee*.


S,

a (I u c) = nb u no

A',

a u (io) = ( u b) (a u o ) .

Ces formules ex p rim en t quo la m u ltiplication loglquo est d istrifcuiive p a r ra p p o rt h ladilitiou, (comme 'a(b
o) ah -)- ao) ; ot <(iio
ladd itio n logique e s t d is trib u tiv e it lg a rd de 1 m u ltiplication,
p ro p ri t qui n a pas la corresp o nd an te en A lgbre.
/
4.

it u a =

(J) I.K liiN iT ii, Ojtera JAltosojihk-a, 1840, j>, 1)8.

a .

a iU 8 E M > H P EA NO

<ietto loi, appele p u r JKVON8 tlio law o f iinplicit.y , n a pan


de c o rresp o n d a n te n A lgbre. E lio rond le cui cui logique beaucoup
I>Ius si tu p) o q u e lo calcul algbrique. K cpetitio ejusdem littoral in
eodem term ino es t in u t ilis L k iu n iz .
5.

- ( - a) : a ,

doux n g atio n s font im e atllrniution.


{J.

- {(tb) = ( - a) u (_ b)

0 '.

m (n. u h) = ( - ) ( - b).

L a n g a tio n d u n p ro d u it eat lu sommo dos n g a tio n s.d o s


fac teu rs ; la n g a tio n d u n e somme e s t ]o p r o d u it des n g a tio n s des
term es . Ces curieuses prop rits (le la n gation so n t dues A A u G.
D j M o h g a n , (Cam bridge Pliil, T ran sactio n s, 1808), qui les a expli
cite m e n t nonces ; car elles so n t im p licitem ent connues A to u t
hom m e q ui raiso nn e bien. On d d u it que des deux signes n e t u
l un s'exprim e au m oyen de la u tre e t d u signe de ngation. A insi
a u lieu do a u b on p o u rra it crire - [(- a) ( - 6)].
7. v = - A
g.

u a =

1). a n

10.

V. A = - V
8 '. a n y =

= A

a n =

9 '. a u V ~ V
a

10' .

au - a = v .

J3es formules 8 e t 8 ' rsu lte quo A ot V so n t les m odules des


oprations u e t n .
11.

a n b o <t .

11',

a o a v b.

])o la com binaison do ces formules, on en d d u it beaucoup


d au tre s, q u on p e u t lire d an s le tr a it do M. SonnDKi?, ou dans
le F orm ulaire pu b li p ar la Rivin ta d i Matematica, p rem ire partie.
N ous nous lim iterons A noncer la loi de dualit, p a r laquelle
ch a q u e id e n tit en tre classes, com pose p a r les signes
= ,O , 0 ,n , u ,- ,A ,V
se transform o on une nouvelle id e n tit, si lon ren v e rse to u s ces
signes, c ostiYdire si on les su b stitu e p a r
=,0,D ,u,n,-,V ,A .
A insi do la 1 on o b tie n t la 1 ', de la 2 la 2 ', etc. La 5 se
tran sform e en elle-mCmo.
L in tressa n te th o rie des oprations ot dos relations do logique
a encore uno nouvelle utilit, ca r il y a des op ration s e t des rela
tions a p p a r te n a n t <Y des b ran ch es tout-iY-fait diilrontos des Mutil-

NOTATIONS DI! LOCllQUE MATHMATIQUE

181

m atiques, qui o n t les infimes proprits. la r ex. so ie n t , b ... dus


N j il la formulo a o b a ttrib u o n s la signification a e st un (11v iseur
do b j il lu a n b la signification lo p lu s g ra n d com m un diviseur
do ot b ; il lu n u i lo plus p e tit com m ua m ultiplo ; ot quo
A rep rsen te lunit. A lors su b siste n t to u tes los formules do logiquo,
c o n te n a n t seulem en t log signes = , o, n , u t a , e t elles d ev ien n e n t
des propositions do lu thorie des nombres. O n p o u rra it au signe v
a ttr ib u e r lu sigui lleation de l'oo , 011 co u v o u an t quo to u t nom bre
soit d iv ise u r do loo , E n consquence to u te proposition d e la th o
rie des nom bres, c o n te n a n t los m ots : est div iseu r , o st multiyilo, p l u s g ra n d com m u n d iv is e u r , p l u s p e t it com m un m u lti
ple , se tran sform e dan s u ne autre, 011 c h a n g e a n t lo prem ier mot
uvee le deuxime, e t le troisim e avec le quatrim e.
None av o n s iljil d it q u on p e u t exprim er lo p ratio n u , somme
logique, au moyen des oprations n e t - , (m ultiplication ot n g a
tion). Q uelques A u te u rs o n t encore in tro d u it n n n ouveau signe d o
pration, q u on p e u t rep rse n te r au m oyen des prcdents, e t q u on
appelle lu disjonction complte. Si a e t b so n t des classes, on pose,
p a r dfinition
(joJ a - J u i i - d ,
L e signe correspond au la tin a u t ; le signe u vel. C ette
opration, com m utativo ot associativo, a do curieu ses p roprits.
V oir lo h'ormul. J, 5 3, P24-30.
Proposition s.

!). O n ado p te en tre propositions le signes djtl expliqus ontre


classes avec lu signification su iv a n te . S oien t , b des propositions :
a o b signiflo do la a on d d u it la & ou la b est cons
quence de la . L a formule rt 0 b s appelle uno d du ctio n ; a en e s t
lh y p o th se (par abrviation Hp), e t b en ost la th se (abrge ou Ts),
= b signifie de la on d d u it la b , et rcip ro q uem ent .
a n b, ou 6, ost laffirmation sim u lta n e dos propositions n o t b,
a u b signiflo u no au moins dos propositions o t b est v raie .
a re p r se n te la n gation do a .
A rep rse n te labsurd e.
P o u r faciliter lcrituro, au lien do placer le signe do ngation
d e v a n t uno proposition, on le place quelquefois d e v a n t Io signo do
relation. A in si - = il signifie - (a = b \ ou e s t diffrent de b.
Si o t & so n t des classes, a.r> Z> =s a rep rse n te la proposition
particu lire affirmativo quelques a so n t 6 .

13

t U S E P P E PEANO

10. Un mathmatique on sparo los diffrentes parties d uno


formulo nu moyen de pareti Mi fiscs. Mais eoa pareil thses rendent
trs compliques les formules qui vont suivre. On arrive nu mme
luit au moyen de points. On crira un point entre les signes d une
formule pour aviser q uon doit unir ce qui prcde lo point avec
ee qui le suit. Mais ai lune do ces parties contient djti un point,
on en crira doux pour sparer les doux parties j etc. Donc, pour
live n e formule dcompose p a i dea pointa, on u n ira tVahod les
signes qui ne sont pas spars p a r dea points, puis les groupes qui
sont spars par un point, puis ceux qui sont spars par (leux, et
ainsi do suite. P. ex., si a, b, o, ... dsignent des signes quelconques,
signifient

a .bo
a (bo)

,
,

ah . o
(ab) c

,
,

ah . cd
(ab) (cd),

et la formule
a it. od : c . / g

hic. I

est quivalente ^ la
([(/>) (crf)] \c(fg)\\ [(hh) i],
q u on peut aussi crire avec les vinculums :
ab od o fg hk l .

On voit donc que les parenthses, les vinculums, e t les points


sont des notations quivalentes.
Nous adopterons les points seulement entre propositions.
Si en crivant doux signes a ot 6 lun aprs lautro, on obtient
quelque chose ab, nous (lirons quo ab est mio combinaison binaire
des aignes. Tel est le produit ab des nombres a et b. Uno formulo
peut tre obtenue au moyeu de plusieurs signes combins plusieurs
fois p ar des combinaisons binaires ; avec la suite de 4 lettres, pur
des combinaisons binaires on obtient les fi formules
: ho . d

a : b . cd

a [{te) rf]

a [ft (crf)J

ab . cd

a . bo: d

ah . a d

ou
,

(ab) (ad) ,

[ (/)] d

, [(&) o] d

et avec la suite de -|~ 1 lettres, p ar des combinaisons binaires on


obtient 1?*

formules diffrentes ('*),

( 4) I/UtMN, Thorie <U'x nombre*, 1091, jm g. 149.

NOTATIONS

DE LOOIQUE MATHMATIQUE

ISS

On n frquemment il considrer des combinaisons ternaires, ocstiVdiro une combinaison abc de trois signes a , b , o , laquelle n est
pna dcomposable eu combinaisons binaires a . b o , ou 6 . 0 , car bo
et fib nont pas <le signification. Telles sont les formules a
b,
a b , a = b , a u b , a o b ,... 1J. ex. a > b est une combinaison do
trois signes, indcomposable 011 combinaisons binaires ; car les
groupes > ot > b, n o nt pas le signification. Mais on peut r
duire nue combinaison ternaire abc aux binniroB, eu attrib u a n t au
groupe n i la signification de signe qui tan t suivi de 0 produit
abc, et au groupe bo la signification sig n e qui, en suivant n ,
produit abo . Alors 011 pourra dcomposer a a b on a a et. b , ou ou a
e t 0 b. P a r exemple ab . o c signifie (!>} (o 0) ou (nl>) o 0 , ot a 0 . !>o
signifie (a 0} (60) ou a 0 (bo).
P a r ex. tan t a , b ,... dos propositions,
a o . b 0 0 :d Oe uf a

: h n k > l . 0 . v i o n

signifie si de 011 dduit que de b on dduit 0, et si de d on


dduit e ou / , alors si de h ot lt 011 dduit l , do m 011 dduira n .
Eu Analyse ou n a jam ais des combinaisons quaternaires, irr
ductibles aux prcdentes.
Mais si lon regarde les combinaisons des divers ordres cornino
irrductibles, alors avec la suite de 4 lettres on peut former 11
groupements, dont 5 sont ci-dessus crits, e t los autres so n t:
a , bed

ab o.d

a . bo. d

, ab.o.

, a.b.od,

(bvd)

(uba) d

a (bo) d

abod,

ou
(ab) cd

ab (cd)

, abod j

on no connat pas la formule qui donne le nombre des groupements


quon peut faire avec la suite do - f 1 lettres.
En Algbre on a un g ra n d nombre de conventions p o u r s u p
prim or les parentliBOs ; nous forons la su iv a n te :
Si a , b , sont des propositions, en crivant ab a 0 nous en
tendons a b . 0 0 (de ah ou dduit c), et non a . b o 0 (la a est vraie,
et do b on dduit 0). La formule a o bo signiflo 0 (bc) et non
(a o b) 0 ; e t la ab = cd signiflo (&) = (cd) , et non a (b c) d , etc.
En introduisant los points pour sparer les parties dune pro
position, il fa u t abolir leur usage pour indiquer lu multiplication
a . b , qui scrira ab ou x i , et la division a : b , quon crira a/b.
11. Exemples.
u e Sp . 0 . (tt 1) 1 +

1554

O IU SU PIU l IiANO

81 a e s t u n nom bre promior, (<i 1) I -|- 1 cal un m ultiplo


do a (Thorme do Wilson). loi los point dco m p o sent lu propo
siti o u en trois parties, hypothse, signe do dduction e t thse.
a e N , o . (a -j- J) ( -)- 2) 6 N ->

Quel quo soit le uom bro , le p ro d u it a (a + 1) (fl +


divisible pur 0 .

2) e s t

, b e q . o . ( -j- i )8 = * -(- 2 ab - f &*


S i e t b sont des q, on u lidenliUS c r ite . O u n e p e u t pus
crire cette id e n tit sa n s fuir d hypotlise s u r a e t b ; wir elio
su b siste encore si e t b so n t des nom bres im aginaires ; niuis elle
n est plus exacte si <i e t b s o n t d eu x qu u tern io n s [non eom phm aircs,
ou dos tran sfo rm atio n s linaires). (*)
a, b e Q,. a =

b . u . (a -f- b)/2 |> ta b

Si a e t b so n t doux q u a n tit s positives, diffrentes en tre elles,


leur moy<Miu iiithm tiquo e s t p lus g ra n d e q u e lour m oy en ne g o
m triq u e . Les points d iv isen t la form ule en q u a tre p a rtie s ; les deux
prem ires c o n stitu e n t l IIp.
<r , yq. D: a ' = 0 . = . = 0 . u . = o.
E t a n t x e t y .d e s q u an tit s, si lour p ro d u it e s t nul, u n e au
m oins d e n tre elles est mille, e t rcip ro qu em en t . Ici les : dcom
p o se n t lu proposition en d eux p arties ; la prem ire e s t compose de
P l l p , ot d u signe d e dduction ; la deuxime, qui est la Ts., est
uno g alit logique. Si l on pren d les n g a tiv e s des deux m em bres
do lu thse, en a p p liq u u n t la rgle ti' du 8 on a :
, y q . O ' . = 0 , = ,!T = 0 . = 0 .
N > n (N + N V = A
Il y a dos nom bres carrs, q ui s o n t lu sommo d e deux carrs .
N* n (Ns - f N 3} =

Il n y a pas do cube, somme de doux cubes .


a, h,x, y b q . (> : a-
|y = . x >/=b . = . x = (a -f- b)/2 . y = (a b)/2.
x , y q . d : ** + y* = 0 . = . * = 0 . y = 0.

a e X p , b , c e N , bo e N a . o : b e N a . o . o e N a .

(*) I / i parto fni [ J s n tul iigghm tn


U, C.

dol premonto opuscolo.

iv mittio d a 0 . P kano lu min oojila

N OT AT ION S D E LOGIQUE M A T H M A TIQ U E

18B

12. T o utes les idontits lu 8 s u b s is te n t si


rep r
se n te n t des propositions quelconques, M a in te n a n t n ous avons 1
m oyen d c r ir e on symboles beaucoup d au tre propositions d e logi
q u e ; noua en rep o rtero n s iei quolqueB-unes dea plus im po rtan tes.
D an s ce qu i su it, a, b , ... so n t dos propositions, lillos su b siste n t
aussi, si , b , ... so n t des classes ; m ais alors los signes o e t a en
tro les classes signifient est co nten u e t rien , e t les infimes
e n tre propositions signifient on d d u it , e t a b s u rd e . [On pont
ni Cino supposer quo h, b , ... s o n t des N, en faisan t la convention le
la fin d u 8.)
1. l> 6 . o . o n 6

1 '. a I. o . a \j o u b u o

2. o b . o d t f . o . tw a b<

2'. a o b . o o d . o . f o d b u </.

O n p e u t m u ltip lier les doux m em bres d une d duction par


une infinie proposition, e t m u ltiplier les m em bres corresp o nd an ts do
doux dductions. A in si po u r ladd itio n .
3. o 6 . b d o . o . n u o
Syllogism e. Si do la p roposition u, ou d d u it la h, e t de la b
on d d u it la o, alors de la a on d d u it la o . Si , b, o so n t dos
lassos, c e tte proposition signifie Si to u t a est b, e t to u t b e s t o,
alors to u t a est o . [Si , b, o so n t des N, olle Bignifle Si rt est
un d iviseur d e b, ot b u n diviseu r de o, a sera u n d iv iseu r de o .]
4. rt o h , a o 0 . = . a d bo

4'. a d o . b o o . = , a u b o o .

Ces formules, dues A Mo C o l l (s), so n t tr s in tressan tes. L a


4 p erm e t do tran sfo rm er l ensom ble d e doux d du ction s a y a n t lu
infime FI]) en u ne d d u ctio n s e u le ; la 4 ' tran sform e lensemblo do
deux d d u ctio n s a y a n t la infime Ts.
/j. a n h . =

. b o a

Si do a on d d u it b , de b ou d d u it

e t rcip ro q uem ent .

(t. # = J , = j , . 8 5 = i
S o n t i\ n o te r los propositions su iv an tes, dues il M. P k ib o h ,
qui p e rm e tte n t d e tra n sp o rte r u n fauteu r du p rem ier d an s le second
membro, et u n term o d u deuxim e dan s lo p rem ier d une dd uction :
7. nb o v . = . a o o o b
S. ftB l> u o . =

b o

9. a b u o . . - o o b
{ ) ProccctUnfft o f the London m n th m a tlta l Society, 1878, v o l. X, p. 16,

18(1

Q I U 8 E P P H PEANO

1U. itb o o u d . = s , . ti o > u <i.

On u
11. (1 D A . =

.(( =

12. o b . . a b A .
Cotte proposition tran sform a c linquo d duction eu no galit,
d o n t le second inombro e st a . Oinno a e s t b, id o st ... a non b
est n o n ons L e i b n i z (5).
D onc on p e u t so pussor d u signo d . Si on le Bupprimo, selon
B o o l i , il y a u n e p lu s g ran d e sym trie d a n s q uelques formules j
m ais elles se p r s e n te n t sons tiuo forme tro p di florento do eolio du
la n g ag e ordinaire. E n s u iv a n t P isiu o u , S o h r d e r , otc., n o u s lo
conservons.
ltem a rq u o n s encore la formule
13. u u . b o o : . <ib o o ,

il fli r mer q u e do a on d d u it q ue de b on d d uit c , cest comme


u l t i m a r q u e de a& ou d d u it o (7) ; cette form ule tran sfo rm e u n e
p roposition c o n te n a n t d e u x d d uctio ns on uno q ui c o n tie n t un seul
sign e o, ot rciproquem ent. N ous appellerons im p o rter lhypothse
a, le passage du promior au second mem bre, o t exporter lhypothso
lo p assag e inverso.
Commo exemple do ces tran sfo rm atio ns, si a, b, o so n t des q,
on a :

o = bo . o 0 . o , & *

T ra n sp o rto n s le deuxim e membro d an s lu prem ier (prop. 12) ;


on a
b)

ao bo . o =

0 . a =

b . =

A.

T ra n sp o rto n s le prem ier ou le deuxim e fac teu r ; on a les doux


propositions
o)

a b . c Q , o . ac =

d)

ao bo , a - b . o . o =

bo .

0.

() II)., |). 102.


C) l KiitCK, On tho Alyebra o f l.o Io, Aoiorlonti J u n m n l

( 1881), p. a i.

o f Mntimriiiitioi, I I I

N OT AT ION S DE LOOIQUE M ATHMA TIQ UE

197

Si duna lu ti) ou tra n s p o rta d eu x (Uutaura dan Ui seco nd mem


bre, on n les trois formules
e)

o = bo . o : b , u . o = 0 .

/)

(j)

o - =

0 . d : = b . u , ao = bo .

E x p o rto n s lu o = 0 ; on n encore
k)

c 0 . : an = bo . r> . a = b ,

e t de lid e n tit = b . o . c b o , on d d u it
i)

y = () , o : o = 4# . s , i , etc;.

L ettro variables,

13. Xoiib ferons encore les rem arq u es su iv a n te s su r le signe


de dduction. E n gnral les propositions co n tien n e n t des le ttres
ind term ines, a?, y , z y q u e n ous c riro n s d 'o rd in a ire an italique.
Jjcm le ttre s indterm ines rep rse n te n t, selon lus eus, d es nom bres
en tiers, (les nom bres rels on im aginaires, des p oints, dos lignes,
des classes, des propositions, etc ; et il convient, la premiro fois
q u u ne le ttro indterm ine p a r a t d an s u n e formule, d eriro ce quo
lon v en t q u elle rep rsen te ; ainsi la p rem ire fois que dan s uno
formule p a ra t une le ttr o indterm ino x, elle p a r a tr a to u jo u rs sous
la forme x s a , o a e s t u ne classe bien dterm ino ; p. ex. N ,
m e q t x e q ', i K , etc.
F o n t exception il cette rgle les formules d an s lesquelles figuro
une le ttro variable, m ais telles que le u r v aleu r no dpend point
de cotte le ttre. Aub, t a n t f x u n e fonction de x, los expressions
b

aa~a

e t d a u tre s, q u on tro u v e ra d an s la su ite ( 17), no d p e n d e n t p oint


do la le ttre x , q u on pont s u b stitu e r pur y , z ,
s ans en ch an ger
la valeur. D a n s ces formules il n est plus n cessaire d ex p liq uer lu
signification do x, car cela est djii d it d an s la formule mme.
14. Si ot & s o n t des propositions c o n te n a n t des le ttres in d
term ines x , y
cest-il-dire, sont des conditions e n tre ces lettres,
la dduction a o b signifie: q u elle quo soient Icb v aleurs do x ,
y y . . . p o u rv u q u olles sa tisfassen t la condition a, elles satisfero n t

188

G I U S E P P E PEANO

au ssi iV In condition b . Ainai on in te rp r te to utes lo propositions


dii 1 1 .
M ais quelquefois on n les d eu x propositions a e t b qui con tien
n e n t d o u x groupes d e lettre variable, x , y , . . , ut u , d , ...; e t l on
d oit d ire q ue u , v , ... so n t tels, que, quols q u e so ien t x, y,
si
lu condition a est v raie, la b e s t aussi vraie. A lors o crira
Oj, y, ,.. b
eu c riv a n t, a u pied d u signe o, les le ttres p a r ra p p o rt auxquelles
011 fuit la dduction. Lit p rop o sitio n a o*, ... b e s t m io condition
e n tre les le ttre s u, v, ... q u on n e tro u v e pns indiques, et elle est
in d p e n d a n te des le ttre s x , y , ... qui f ig u r a it comme indices.
O n c rit les mmes indices nu sig n e = ; ainsi a y b sig n i
fie a o, b . b Ot, v a j la a Z: v A aiguille il n y a p a s do v aleurs
d e x o t y q u i sa tisfo n t la condition a ; e t sa ng atio n = x, v a.
signillo il y a des v aleu rs de a; e t qui satisfon t il la co nd itio n .
E xem ples. L q u a tio n <i* + 6* 4 0 Q c o n tien t q unteli le ttre s
a , b r c v t x. P o u r in d iq u er q u e l q u e soit le nom bre rel x , c e tte
q u a tio n est s a tis f a ite , on no p e u t p a s crire
*
car elio signifie q u e l q u e
lq u a tio n est s a tis f a ite .
qui signifie le s a t b , o
tion e s t s a tis fa ite . O n
i - o = 0 ; donc :

{ q . 0 . h{ - f t a - f o =s 0 ,
soit le nom bre x , ot quels q ue soient a , b , o
O n c rira d o n c eq. o * . ai* -J- t o 4 - o = 0 ,
so n t telles que, quel q u e so it x , l q u a
d d uit, si (t, b , o s o n t des q , que a

a , b , o e q : 0 e q . D x . -f- b x -f- o =

0 :d .a =

b=

ci == 0 .

S o ient p , 5 , p \ q' des q '. L a proposition les q u a tio n s x2 -|~


p x -(- q = o et xA -j- p ' x -j- q' = 0 , o n t u n e racine co m m u n e est
u n e co n ditio n entro p , <) ; p ' , q', in d p en d a n te do la le ttre x ; PAIgM)re, p a r l lim ination, m o n tre com m ent on p o u t noncer cotte
mmo proposition sans crire la le ttre ; et l on a :
V i (l i P 't (l 8 q'* o * * * <l'- ** + jp* + 5 = 0 . x* - f - 1>'*

g' 0.

= A : = . (p* q) ( p ' 2 q') ( pl>'

0.

fl, b , 0 8 i i , a . \ x , y e u . a x j - b y o

: = . n x D ^ j J),

S i a , b , c , so n t des nom bres entiers, la condition ncessaire


e t suUlsivute, po u r q u e lq uation a x 4 - hy = o soit sa tisfaite p a r des
valeurs entires d e a: ot y , cest que o so it u n m ultiple du plus
g ra n d commun d iviseur do e t b .
i l -f- N : * e 1

= * A : 0 . n s Np

N OT A T IO N S DE LOOIQUE M A T H M A TIQ U E

130

Si a est u n nom bre su p rie u r h lu nit, ot s il 11y n pus du


nom bre x , su p rio u r i\ lu n it, d o n t lo c a rr soit m oindre on to u t
nu plus gal a , ot qui divise a , alors n est a u nom bre prem ier .
15. Comme en A n aly se ou reg a rd e comme des fonctions d u ne
v aria b le x , mme les expressions qui n e c o n tien n e n t pus X , oit
q u o p eu t r<5duiro il n e c o n te n ir le x>, ainsi d an s nos recherches
il se p r se n te des propositions q ui ne c o n tie n n e n t pas de lettres
indterm ines. Si a e t b so n t des propositions qui no co n tien n e n t
p as des le ttre s indterm ines, lu dd u ctio n a o h signifie to ujo urs
* si est vraie, b e st au ssi v ra ie , cest-il-dire, ou a est vraie ot
l> est vraie, ou e st fausse e t b e s t vraie, ou a est fausse e t b e s t
fluisse, et lon oxelufc le seul cas a e s t v ra ie e t i est f a u s s e * . P .
ex. considrons lu proposition
a , b , a', b ' * q . a > b . a ' > V . o , an' -j- bb' > nb' -|- a'b .

F aiso n s = 2 , b = 1 , a' = 2 , h' =s 1 ; on n :


1 , 2 q . 2 >

1. 0 . 5 > 4

d an s laquelle lI I p e t lu T s so n t vraies. F aiso n s a = 1 , b = 2 ,


a ' = 1 , b' ~ 2 ; on u :
1 , 2 nq . 1 >

2 . o . 5 > 4 ,

d ans laquelle lI I p est finisse, et lu T s vraie. F aisons = 1 , 6 = 2 ,


a ' es 2 , b' = 1 ; on a :
1 , 2 q . 1 > 2 . 2 > l . o . 4 > G
d an s laquelle lI l p e t la 'L'a so n t fausses. Le deuxim e cas ost ait sol
u n exem ple de la proposition trs connue, que d il]) fausses 011 peu t
tire r des consquences vraies.
liem a rq u o n a quo dan s le troisim e exem ple nous n affirmons ni
que 1 > 2 , ni que 4 > 5 ; n ous affirmons seulem en t la d duction
do la Tkao d e lH ypotU tee, laquelle d du ction est ju s te , b ie n que
lH p o t la Ts soient fausses. F n g n ral lo rsq u on d it a d i ou
n nfUrtno ni la v rit d e , n i celle d e b, m ais se u lem en t u n e rela
tion, d , en tro a e t b. F t lo rsq u on d i t a 0 . b 0 0 on n affirme ni
o, ni 6, ni o, ni h o c ; lafllrmutioti oat co n ten u e d a n s lo signe do
d du ction princip al, c ost-il-dire celui qui a, A l u n des cts, le p lu s
g ran d nom bre de points. B ien que cola soit tr s sim ple, il e s t
curieux do n o te r combien d hom m es se tro m p e n t su r la signification
des propositions conditionnelles.
Si la proposition a 11e c o n tie n t pus do lettres indterm ines, la
form ule a = a signifie - ; la a - a signifie .

G i u s u m i P l i AN O

10. N ous nvoim vu com m ent les mmes signes = , i>, n , u ,


- , A ro p i^ sc n te n t dos relations ut des o prations entro propositions
et e n tro lusses. On p eu t dduire lu deuxim e signification de lu
prem ire. S o ien t , h i t a K, O u n :
1, a O b . = : x s a . o* x e b .
Affirmer quo lu classe n e s t cou ton ne dima h , signifie que,
quel q u e so it x , s'il est u n , il est au ssi u u b .

'2 . .-s s a n b . = : x e a . x e b ,
A ffirm er q ue a e s t u u in d iv id u d e lu classe n , signifie
q u il e s t uu a ot q u il est un b .

3. i a u l i , = : j ! i a . u , j J ,
i. ir - a . = . x - a .
5 . ft =

A . =

. * (t . = , A .

O u p e u t re m a rq u e r ici 1 difW mico des pro prits dea signes


la proposition 3 cesse do valoir, si au lieu de e
u evifc u car on toujours
e et y . E n effet

a; O . u . x d b : o . x a u fc
imiis lu rciproque n e st pns vraie. On a p u r exemple
n 12 o 13 n u (13 n -|- 1).
T o u te p uissance 12"w ou e s t un m ultiplo do 13, ou divise
p a r 13 d o u n e p o u r resi 1 . O n n e p e u t d d uire ni quo to u te
p uissanco 12'110 ost u n multiple de 13 , ui quo touto p uissan ce
12'", divise p a r 13, donne pour re ste 1 .
L a proposition 4 no su b siste p lu s, si au lieu de b o u c r it 0 ;
car les propositions x 0 - la classe x est contenue dan s non a
e t o a la classo x n est pns con ten u e d an s a o n t des sig n i
fications diffrentes.
E n su b stitu a n t, d an s la 1, au signe lo signe o , on d d u it :
D i . D : x e n . o . e b ,
d o, e n im p o rta n t lUypotUfeso ou iv:
x s a . a o b . o .x e b .

S i x est uu , ot si to u t a ost b , alors x e st u n b . Oost


une nouvello iorm e d u syllogisme ( 12, prop. 3), Il n est p as p e r
mis do su b stitu o r ici le siguo e la p lace d e O . l ouv e u d o n ner
un exemple commenons pur dire quo lc rit uro w e mini oo signiflo

No t a t i o n s d e l o o iq u e m a t h m a t iq u e

n et uno cl sisms cou te n a n t un no m bre infini d individus , omino


on v erra d a n s la su ite ( 27). O r des doux propositions
C e f p . Np

bnum

oo

5 e s t un n om bre p rem ier ; les nom bres p rem iers so n t en nom bre
infini on n e p o u t pus tire r de consquence. (Voir 21).
Les ides q u'on a ici rep rsen tes pu r les signes e ot o, satisfon t
donc A des lois diffrentes ; et on les d o it re p r se n te r p a r des signes
diffrents. S elo n les term es des logiciens, e a le sens com pos (sonsus compositi), et o le sens divis (sensus divisi).
17. K eiproquem ont on p e u t d d u ire l neago des signes entro
p ro positions do celui en tre classes. On ex am in era ainsi sous u n nou v eau
p o in t de vue la q u estio n des indices a u signe o , question q ui p r
sen te quelques (lifcuits a u x com m enants. P o u r cola il fau t a v a n
cer u n cas p a rtic u lie r d u n e n o tatio n q u on v erra dans la su ite ( 28).
Soit jpx u n e proposition c o n te n a n t une le ttr e v ariable x , cost-iidire u n e condition p o u r les x , P a r la n o ta tio n x e a n ous ind iqu e
rons la classe dos x qui sa tisfo n t il la co nd itio n p x . Si p x no con
tie n t p a s d e le ttr e v aria b le a u tre q u e la ce, a; s p* e s t u n e classo
bien dterm ine. Si p x co n tien t d a u tre s le ttre s , , a p w rep r
s e n te u n e classe, fonction de u , v , m ais il fa u t b ie n rem a rq u e r
q u elle e s t in d p en d a n te do x , ot q u e l on n
xe2>x = y e p .

O n p e u t lire le sig ne x b p a r les x , leequola


g n es x e ot x e , lu n ap r s la u tre se d tru ise n t :
1.

*>.

L es d eux si

tv e (x f:pa) p x ;

u t si . e s t u n o K ,
2.

x e (.v a) a .

P . ex. x e (x 'i 3<r + 2 < 0) rep rsen te l enaomblo dea valeura


do x q ui sa tisfo n t il cotte ingalit. Sa signification e s t encore un
peu indtermine^ ca r on n a pas d it si x e s t rel, ou im aginaire,
ou u n nom bro complexe d ordre su prieu r. On a. :

q o ( * * 3 * + 2 < 0) = 1 ~ 2 ,
les nom bres rels x tela que a 8 3 x -\- 2 < 0 , so n t les nom bres
com pris o u tre 1 e t 2 .
S* Px i
so n t des propositions c o n te n a n t la le ttr e in d term i
n e x , on a les formules su iv a n te s (1-5) co rrespondantes i\ celles
d u 4 p rc d e n t :

O I U S E P P B PP.NO

)x i * 1 il' f!px 0 X li (Jac

A ffirm e r qui), quel q ue soit a:, d e p z on d d uit qx) signifie


quo lit lusso x s p x est co n tenu e dans In (Jusso x e q x . Si lus p ro
p ositions i>z e t 5* ne c o n tien n e n t d a u tre le ttre que x , on p e u t s u p
p rim e r lindice x a u aigrie o , e t crire sim p lem en t Vu 0 g ; e t cotto,
proposition est civthgorique, Muifl si les propositions p x et q% co n
tie n n e n t encore dos le ttres , v ,
lu p* o* qx est ne condition
en tre le s le ttre s , d , . . . e t il n est pus perm is do m e ttre le x un
pied d u signe o .
2. X e { p r n qx) = x e p x ri x e q x
Lu classe des x qui satisfon t s\ la condition p x n qx est lu
classe conitmino a u x lusses x e p ? et x e q x .
S. a;

(p* u 9) = irsp* u

tj* .

4. x e [ p) =:= - x s p x 0 . p% x A * x fijij
a.
S o it p x v u ne condition e n tre d eux v ariables x e t y. On p e u t
co n sid rer lu classe x e p x%u qui e s t u n e fonction de y , e t lu classe
y e p z qui e s t u n e fonction ilo x . M ais on p o u t au ssi considrer
le couple form d uu x est d un y comme u n nonveel objet, q u on
in d iq u era p a r (a;, y) ; e t alors ( x , y) e
rep rse n te lensomblo des
couples { x , y ) qui satisfo n t la condition p x, v . Si , y so n t des q ,
e t n o u s identifions, p o u r u n in sta n t, le couple ( x , y) uvee lo p o in t
q ui n p o u r coordonnes cartsienn es orthogonales x e t y , alors
(a:, y) e (a;* -j- = 1) . = . circonfrence qui u le ce n tre dans
lorigine e t lu n it p o u r rayon.
M a in te n a n t so ien t
e t qx des propositions c o n te n a n t les
lettres a: et y ; la relatio n e n tre les classes (x , y) e p Xit/ o (x , y) e qz v est
q uiv alen te p Xi]) 0 XfV qx, . On su p p rim e les indices a u signe o si
les propositions e t b no c o n tien n e n t d uiitre le ttr e que a; e t y ;
on nu les su p p rim e pus d an s le cas contraire.
P . ex., si x e t y s o n t dos ij , la relatio n
x y . o . (s =

y*

signifie lo lieu d q uation x = y e st co n ten u dunB le lieu d q u a


tion
= * .
18. Les indices uu signe u sa tisfo n t il des lois q u on n a pas
encore suffisam m ent tudies. C ette thorie dj a b s tru s e p a r elleiiimc, le d evien t encore p lu s si lon n accom pagne pas ces rgies

N O T A T IO N S D LO O IQU E M A T H M A T IQ U E

148

jwv d ea exem ptes. L e m ieu x faire, ce s t iVcxnminor lo rle d e cos


signes, e t le u r tran sfo rm atio n d an s les formules ut les d m o n stra
tions do M ath m atiq u e. E n voici quelqu es mot*.
P re n o n s lu form ule 13 d u 12 :
1. o . & O o : = . a & O o
o a , b , o s o n t des propositions. S u pposons q u e a contienilo uno
le ttr e , e t b e t o d e u x le ttr e s e t y . S u b s titu o n s , , bx y , ot , v h
lu p lace de a , b t o , p o u r in d iq u er les le ttre s q u elles co n tien nen t.
O n a u ra
2 . Ox O * ^x, y Of/

y'

2=2 '

V1

T ru n s p o rto n s o ,,v d a n s le prom ior m e m b r e ; o u a


B O . i, V

V Il A =

. (l-C bX, y 0Xt y Xt y A

ou, h nu lieu d e hXi v - r*, on c rit bXi y , ou en faisa n t cXt v a , on a


w o * b j iV s = a : =

. * bKt y = = , A

qu 'o n p e u t encore crire


y = v A i A ! = . ox bICi y = * , y A .

Supprimons aK , c est-iVdire, posons * = v ; et uu lieu de i>, v


orivons n , o s u;
4. *, y = y A . = A ! X y = * , I/ A
ot en p r e n a n t les n g a tio n s des deu x m em bres :
5. 0XiV " y A * A ! = . ffl*,y

= J-,y A

A ffirm e r q u il y a des a; tels q u il y a d es y q u i vrifient il


la condition
c e s t affirmer q u il y u des couples d e m , y qui
vrilleut. A la condition
E u c h an g e an t lo rflle des le ttre s .r e t y , on d d uit
0. -r, y y A = t A :

: oXi = 3 a . = y A .

Si la proposition a* co n tie n t la seu le le ttr e a :, e t la (iv la seule


le ttre y , on a :
7 > (C& y ^
O r by - = y
8. ((%bff

v A.
a

" ==* A by ^~y A

e s t q u iv a le n t i\ i, - = , a . D onc :

~x, y A *

r* - j a

m A

P re n o n s les ng ativ es des d eu x mom bres :


0. tfo* by x,y A -- * Hx ==X A

U,

01U8 KPPE P e a n o

81 l'hypothse d uno d duction coiitiont dos le ttres non con te


nu es duna 1 tlise, 011 a :
1 0 , (lXl y Ox, V

= = ' ^ z, y

y A * O*

A u lien d dire a i x , 1/ sa tisfo n t i\ la condition a , le x satist'em il lu condition b 011 p eu t diro si x eut tol q u 'il y a des y
qui sa tisfo n t il In , alors il sa tisfera t\ la b . Cotto transfo rm ation
s'appello V lim iiu itio n de y .

F o n c tio n s.

10. E n A n aly se on rep rsen te ordiniliren ie n t uno fonction


d u n e v ariab le x en c riv a n t u n signe au -d e v an t do x . A u r oti u
lea fonctions n u m riq u es :
y a;, lo g o :, Sin x , c o s x , ... 81i , ... m o d a :, ...

D une faon analogue, n ous ind iqu ero n s d a u tre s fonctions. Soit
uno K ;
n u m i i signifie l e nom bre (num erus) des .
Sn consquence :
niun # = 0 , s s , # = a
n um m N . = . lo nom bre dos u eBt dterm in e t Uni
num it = 00 , . les u sont en nom bre infini .
S o it u u n e classo d e q u an tit s relles q ; u K q :
m ax u signillo le plus g ran d (maximum) des u
m in

lo p lu s p e tit (minimum) des .

Q uelquefois on d o it o rd o n n er les nom bres do la classe , scion


le u r g ra n d e u r c ro iss a n te ; o t on les indique p a r m i n , t t ( m in , k
;
quelquefois plus sim plem ent p a r % , u2 , .. . Si lon ordonne les infi
m es nom bres selon leur g ra n d e u r dcroissante, on los in d iqu e p a r
m ax, 11 , maXjj m
O 11 a min, it = m in u , et uiaxj u = m ax .
L a classe n de q p e u t n avoir de m axim um ou d e m inim um ;
alors 011 a in tro d u it d an s l A nalyso l a lim ite su prieu re des
in d iq u e p a r 1 ' , e t la lim ito infrieure dos n indiquo p a r 1, w.
Boit m u n e classe de nom bres, en nom bre fini j on rep rse n te
leur sommo p a r Z u , e t leur p r o d u it p a r 77 u .
S o it u u n e classe de nom bres rels, ou complexes d o rdre qu el
conque. P a r la co n sidration dos nom bres infinim ent proelies, on a
rcem m ent in tro d u it eu A n aly se u u certain no m b re do d u s s e s qui

N OT AT ION S D E I.OQIQUf M A THMA TIQ UE

d p e n d en t do , e t qui jo u e n t m a in te n a n t un g ran d rAlo d an s lus


q uestio n s les plus d illdlos (le cotto science. Kilos ont
1) M = lit classo drive de u considro lu prem ire fols
p a r M. C a n t o .
O u = : it o J) u = lu classe u form e
I u = u 1) { 11) = lu d u s s e in t rie u re iV u
J'J = 7 () 1 classe extrie u re i\ w
= < ( / ) (-. M it) = lu d u s s e lim ite des u
rned m = lu d u s s e forme des nom bres m oyens entro les a .

E xem ples.
1. nnm N p oo
le nom bre des nom bres prem iers est infini .
2. s N 2. , nuni (X a f S ) e 2 X 1

Si a est u n nom bre eurr, le nom bre des nom bres qui d iv isen t a
est im pair, et rcip ro qu em en t ,
3. m in N = 1 .

initx N

Le plus p e tit des N e s t 1 ; il n y u pus do plus g ra n d .


4. o g N -j- 1 . o . m in [(N

1) n ( ! -|- 1)/N] e N p n {. - f N)

Si a est u n n o m bre plus g ra n d que lu nit, le plus p o lit des


nom bres su p rieu rs iV l unit, qu i iIvbo I -J- 1, e st un nom bre
prem ier plus g ra n d q u e a .
D. [IJ (N n n./N)]e (lwn| iN''/.N')

Lo eurr d u p ro d u it des nom bres div iseu rs do a est gal au


nom bre a lev i\ lu pu issan ce in d ique p a r le nom bro dos nom bres
diviseurs de .
20. Q uelquefois oii indique uno fonction de a; on c riv a n t u n
signe aprs a , A in si on c rit x ! p our in d iq u er la fhctoriollo de * .
D an s le p lu s g ra n d nom bre des lan gu es on c rit le signe d e fonotion aprs lu vuriable, comme yQuft/ifj TiQaza., lineie extrem a, Liniengronze. A in si, on chinois, ji-tscu signifie d u soleil "le fils ou l e
jo u r .
Hi l on c rit los signes de fonctions aprs lu variable, cliuquo
formule co n tien t los oprations duiis lo rdre mmo dan s lequel on
los e x c u te ; les op ratio ns sero n t indiques on o rdre inverse, si lon
c rit los signes dos op ratio n s e n iiv u n t. A in si p o u r calculer
log sin
, on doit do i p rendre lu moine, du r su lta t le sin, e t du
lu

u o

0 1 U 8 E P P E PEANO

r s u lt a t lo log, U t poni' calculor In limito In ra p p o rt du lnccroisMoment d uno fonction A l'accroissem ent do In variabili {driWin do
la fonction), Il fa u t d o nn er A la v ariable u n accroissem ent, calculer
IueoroissometiC ilo la fonction, form er lo ra p p o rt ot p asser A la limito.
L usugo cotiiinun oli M ath m atiqu e, ceut do p ro m ettre le signo
de l opration.
Quelquefois on in d iq u e uno fonction p a r u n e c ritu re plus com
plique, comme | n | (pour m o d a ),
car on no p e u t p as leur
ap p liq u er la convention de linversion ( 27). 11 est bien, d an s les
notation nouvelles, d ad o p ter tou jo u rs des su ites de signes crits
s u r la infimo lig n e ; on o b tien t non-Rouloment dqs a v a n ta g e s th o ri
qu es, mais u n e sim plicit ty p o g rap hiq ue, qui a sou im portance.
21. 11 faut bien d istin g u er les noms des classes des noms
des oprations. A insi les propositions x e s t u n m u ltip lo ,t est
u n d iv iseu r x e s t u n lo g arith m e n o n t p a s de sens ; c a r m ul
tip le, diviseur, log arith m e so n t des n om s d e fonctions, e t n o n do
classes. Quelquefois on d it m est un s in u s po ur in d iq u er x
o st le sin u s de q u elq u e a rc . O n tra d u ira cotte form ule p a r
x s sin q et non p a r x sin ; c a r sin e s t une opration, e t sin q
e st u n e classe, lin terv alle ( 1)111 .
Mais dan bien des eus dans ,1e lang ag e com mun, lo mme nom,
selon la position ou forme gram m aticale, est, ta n t t lo nom d uno
classe, ta n t t celui d une fonction. T a r exem ple (8) d an s lo m o t alle
m an d Rathhaux (la m aison du conseil), R a th (conseil) e s t lo nom
d u n e classe, ou d u n in div id u si le conseil est dterm in , o t Juin*
(la maison du) est lo nom d 'u n e fonction ; ot d an s le m o t Ilausrath,
J la w t e st le nom d u n e classe, e t ra th celui d 'u n e fonction. On voit
q u on no p e u t pas ch an g er la place des m ots lia it* et Rath, cornino
on n a pas log sili x = sin log a: ; bien que, Si a ot h so n t des classes,
on a it toujours ah h a .
D a n s la p h rase lo noinbro des nom bres div iseurs de 12 est
0 lo m ot n o m bre e st d ab ord le signe d une fonction, puis
celui d u n e clnsse. O n la tr a d u i t p a r n um (N n 1 2 p J) = 0, on le
s u b s titu a n t d ans le prem ier cas p a r num , d an s le second p a r X ,
Mais on p o u rra it aussi im itor le langage o rd in aire, e t a u lieu
do former de n o u veau x signes do fonctions, ou p o n t p ren d re un
signe </>, qui a djA imo signification, p r s e n ta n t q uelq ue analogie

(8) C e n t l'oxoiiplo p o r t p a r M. W u n j v t ,
iiiijh il od t i r o do h oonch m io tia dlfSruntos.

Logik, S t n t t g f t r d , 1880, p u g . 228 ;

N OT A T IO N S DE LO GIQUE M A T H M A TIQ U E

U7

avec la fonction q u on dsi ru indiquer, e t crire f^x p our In d iq u er


cotte fonction do x . O n p o u t tra d u ire lo signo par lu m ot de. Ui
signe in d iq u e q u e rp doit Mro in te rp r t d a n s uno nouvelle sig n i
fication, q u il fa u t ex p liq u er d an s ch a q u e cas. A u lion do
on
p e u t crire x (p , si lon dsire avo ir le signo do fonction aprs lu
v aria b le (().T a r ox. on p e u t in d iq u er p a r N (le n o m bre des m), ou p ar
N (dos u le nombre), ce q u on a djil indiqu, avec u n e nouvelle
no ta tio n , p a r n u m u. P o u r ta n t N rep rse n te u n e classo, e t N oeat
u n signe d opration.
Si w est u n e K d e q u a n tit s, on p o u rra in d iq u er p a r -j- 1M
x ii (011 p a r m -f- e t x ) la somm e et le p ro d u it des , q u on a
djil in diq us p a r les n o tatio ns S u e t I I u .
Si / est u n signo d opration q u on c rit en-avant de la v a ria
ble, on p e u t convonir q u e x f in dique la infuno chose que f a ; e t al
le s i g n e / s c rit aprs la variable, on p o u t convonir que f 1 x soit
id e n tiq u e a x f . A in si x 1 log Ioga:, ] x x l
Mais la seule application q u on a faite d u signe *, cest lu
su iv a n te : si e s t u n e classe de classes, c est--dire u n ensem ble
de classes,
v u ind iqu e la plus p etite classe c o n ten a n t to u te s los clas
ses du systm e n ou la somm e logique des classos w
A u in dique l a plus g ran d e classe co nten ue d an s toutes
les classos d u systm e m ou l e p ro d u it logique deB d u sse s u .
r a r ex. si K q, X*Nw rep rse n te lensem ble des classes J)n,
I)2u, D h c , .. ; dono n< T)Ku rep rse n te ce qui est com m un toutos
les classes drives de u. M. O antor lappelle classe drive d 'o rd re
intini.
Si u e s t u u faisceau de rayons,
rep rse n te son plan, e t
n u son contre (Voir 5 31).
Des hypothses
a eb. beo
on d d u it
t u 1o .
2 2 , O n a aussi fl considrer des fonctions do doux ou do
plusieu rs variables. Q uelquefois ou indique la fonction p a r un signo
e n tre les d eu x variab les ; ain si en A lg b re on crit

. -(-

a b ,

a X b,

() I,n Hfgiifl t'sfc, A pou prH, lo HijfHO rlii

friniti

ajb
f

uiiglni,

0 I U 8 E P P E P EA NO

pimi rep rse n te r dos foliotions des nom bres a t b ; ot on Logique,


Hi U Ot I) Olii Iti OlllSSOS, rt A b Ot U b Oli d sig n e n t don fonctions.
Mais d ordinairo mi considre Io oupte des objets oli b colli
mo u n nouvoim objet, q u on in dique pur { a , b) ; ot lon c rit un
signo do f o n c t i o n / on a v a n t d u couple (et, b ) . A insi d an s lo F o r
m u laire on a los no ta tio n s
D ( , b) lo p lu s g ran d com mun div iseu r en tro <i o t b
m ( , / ) le p lu s p o tit m ultiplo conimuii do a ot do b
q u o t (a , b ) = lu q u o tie n t do la division do a p u r b
ro st ( , b) ~ lo resto

inp (b , n) = l'e x p o sa n t do la plus grand o p u issan ce do b


con ten u e d an s a .
E x em ples ;
,J

o eN

D (ao ,bo) v D (a. th ) .

E ta n t a , b , o dos nom bres, le plus g ran d com m un d iv iseu r


untro au ot bo est gal au plus g ran d com m un d iv iseu r o utre et
b , m u ltip li p a r o .
a , b , o e N . D (a , b) 1 . o . 1) (ao , bo) =

o.

Si , h , o so n t des nom bres, e t a est p rem ier av e c b , lors


10 plus g ra n d com m un d iv iseu r e n tre a. o ot b o e s t o .
, l j N . o , ' , i i e S i . = : ! Xp . o x mp (, b) < ; m p ( x , a ) .
E t a n t e t b des nom bres, alllrmor que a est u n m ultiplo de b ,
cest comme affirmer que, quel quo soit le no m bre p rem ier x , la
plus g ra n d e puissance do contenue d an s b ost infrieure oti gale
11 la p lu s g ran d e p u issance de x co n tenu e flans a .
D ans qu elqu es cas ou p e u t ex prim er une fonction nouvelle do
doux variables a u moyen d u ne fonction connue, e t d une fonction
nouvelle d une seule variable. 1. ox. d an s les tra it s d A ritlirntique
on d liait le groupo aj b comme le q u o tie n t do p ur b. O u p o ut
co n ven ir de re p r se n te r p a r jb le rciproque d e b , et alors aj b in d i
que le p ro du it do a p a r le reiproquo do b. O n a ainsi exprim
lu division, opration s u r deux variab les, au moyen do la m u ltip li
cation, ot de la nouvelle opration l e rcip ro q ue d e qui est uno
fonction d une seule vuriable,
Siynes de fo n ction , f et. j .

5
2'i. Comme n o u s av ons dj d it, po u r in d iq u er u ne classe
<1ni dpend d e x , on n lImbitudo d criro un signe uu-devunt do:r,

N O T A T IO N S DE LOOIQUG M A TIIIM ATIQU I!

MO

O H I II l i '

log a>, sia x , m o d a ;, n in n a i, etc.


Lu signe qui prcde x in d iq u e lopration q u il fau t faire po ur
avoir le corrosiindant do x .
E n A nalyso, on indique le signe, ou ca rac tristiq u e le fonction,
p a r une lettre, / , <p, F , g , h , ... ; ot on a liiubitmlo d criro e n
tre iinrenthses la v ariable x . A insi on (5erit f ( x ) p u r cra in te d e le
confond av ec lo p ro d u it f x de / p a r x (qui n a pas de sens). E n
su iv a n t celte convention, il fau d ra it crire J'{{x -J- /1)), po u r n e pim
le confondre avec f { x - \ - h ) , qui u la mmo l'orme d u p ro d u it do /
p a r x 4 A- Mais au c u n e confusion n est possible ; ot d an s lo F o rm u
laire ou a c ru bien d crire to u t sim plem ent f x } eu su iv a n t Lagi'ango,
Aboi e t bien d au tre s, p o u r in diq uer lu v aleur co rresp o n d a n te de ai.
Les p are n th se s se rv iro n t tou jo u rs rk g ro u p e r des symboles, et ainsi
on 110 tro u v era ja m ais en tre paren th ses u u e le ttre seule.
D ans la formulo f x p o u r dslgnor u n e fonction de x, 011 a i\ con
sid rer les doux signes / ot x , e t lour g ro u pem ent f x . L e x est la
v ariable in d p e n d a n te ; le / est le signe de la l'onction, ou opration,
q u il fau t considrer, ou do lu correspondance en tre x e t f x , 011 do
la tran sform atio n . Le gro up e f x rep rse n te la v alo u r do la fonction
co rresp o n d a n te A la v aleu r x do la variable. D a n s nos questions
11011s pariero ns to u jo u rs du sig n e d op ration / , et non do la v a le u r
fx - , ocst-iVdiro, nous dirons, d an s chaq u e cas, co que rep rse n te la
le ttre f , e t non co quo rep rse n te le com plexe f x , d o n t la signifi
cation est consquence des significations do / e t d e x.
Ttant donn 1111 signe h, d opration, ou do fonction, ou do c o r
respondance (car ces m ots signifient lu infime chose), il y a t\ consi
d rer la elaaHe dos ind ivid u s s u r lesquels on p e u t oprer avec le
signe h, e t la classe des in d iv id u s q u e l on o b tie n t comme r su lta t.
Si a ot b so n t des classes, pour in d iq u er signe d opration
qui t a n t c rit o n -avant d u n a p ro d u it u n b , ou a propos la
n otatio n i / ( 10). I l on rsu lte q u e si x e a , et si / est u n signe qui
t a n t c rit o n-avant d u n a p ro d u it u n b , on a u r a f x e b . E t com
me / x a la infimo forme quo lo p ro d u it d e f p a r x , il est n atu re l
d in diq u er / p a r une n o ta tio n analogue il colle d u q u o tien t do b p a r
. Mais cette n o ta tio n p e u t p ro d u ire dos a m b ig u it s; et il faut so
g ard er d iuloptor les signes d A lgbro comme signes do Logiquu.

( 10) Ou u lu n jiti
F orm u la ire.

cotto

n ota tion

H oulouiout

d o i iH

los

jiroiiilriw purtloH lu

ino

O I U S E P P E PEANO

N o u s c riro n s ilonc I/ f a p o u r aigno citi fonction, q u i ta n t c rit


on-iw nnt (lun a p ro d u it uu b ou opratio n qui transfo rm e les a
011 b * ou co rrespondance en tro Ica a ot les b ou b fonction
dfinie dtuis >>, o u fc fonction des . .
E x em p les :
sin s q f q
lo sin est une opration qui, ch aq ue n om bre rel, fuit co rres
p o n d re u n n o m bre rel .
log s q Q
log ost u n signe de fonction relle dfinie p o u r to u tes les v aleu rs
positivos do lu v aria b le .

mod Q 0 f q '
le signe mod ta b lit une correspondance entro lea q u a n tit s im agi
n aire s ot les q u a n tit s positives, ou nulles .
A u lion (le considrer dos signes do fonction c rits en-av an t
d e la variable, on p o u r ra it les crire toujours aprs. N ous crivons
a j b po u r signe do fonction, qui t a n t c rit aprs u u a p ro d u it
u n b ; ain si on a :
!N N
l e signo 1 crit aprs un N , p ro d u it un N . Mais noua en ferons
bien p e u d usage.
24. Lee signes dos fonctions sa tisfo n t p lu sieu rs proprits,
que n ous exam inerons rapidem ent.
1. a } b e K . h s b t a . a s a . o . h t t i b
l t a n t <7, b des classes, si h e s t u n e tran sfo rm atio n des a en
6, e t si x est u u a , alors h x e s t u n b .
A insi h b q f q signifie h est le signe d une fonction relle
dfinie p o u r to u tes les valeurs relles de la v a r ia b le . E lle o st n
cessairem en t u n e soute valeur, ou. monodvonie -, car, p a r la 1 , si as s q,
on d d u it
Si h est u u signe qui A chaque q fait correspon
d re plu sieu rs q, elle est uno tran sfo rm atio n des q en des classes
do q , un (Kq) f q.
2. n , b e K . h e b f a . a>, y e a . w y . o . Ita = hy
A y a n t a , b , h la mme signification, ai x e t y s o n t d es a ,
ot x = y , on d d u it hx = h y , O u d a n s lexpression hx on p eu t
su b stitu e r il x un ob jet gal . C ette proposition prcise la signifl-

NOT A T IO N S DE LOOIQU E M ATHMA TIQ UE

IBI

2
4
cation (les signes d 'opration. A insi do = on no po u t pus dJ

(I

2
du ire lo n u m ra te u r do la fractio n Ht. gal au jiuindrutuur du
J

4
la fraction . D a n s lo la u ra g o com m un lo m ot fraction u uno
double signification ; ta n t t elio rep rse n te l'en sem ble do d eu x nom
bres d e n ts l u n s u r l au tre , ta n t t ie ra p p o rt dos doux nom bres. E u
lin te r p r ta n t dans e e tte d ern i re signification, fraction est q u iv a
lente iV nom bre ratio n n el ou B ; e t l expression le n u m ra te u r
ilo * n est p oin t u n e fonction du no m bre rationnol t e . A insi loxpression : lo deuxim e term o (1e la somme x -f- y n est p a s uno
fonction de la somme x -j- y, mais de la succession des signes x ,
+ , y . D an s le calcul gom trique, ap rs avoir dfini lgalit dos
vecteu rs, les expressions origine d u n v ecteur , ligne d notiou
d un v ecteu r no so n t p as des fonctions du v ecteur.
Si h e b f a , A ch aq ue a correspond u u b ; m ais n ous n'affirmons
point q u e ch aque b soit le corresp o nd an t de quelque . A in si on
p e u t crire galem ent
sin b q f q , et sin s ( l ) l!( + 1) f q
sin est une opration qui il chaque q u a n tit relle fait correspon
dre uno q u a n tit relle e t sin ta it correspondre il chaque q u a n
tit rello un n o m b re de lintorvallo do 1 il -|- 1 . E u gnral i
3. a , b , o s K . h e b f a , > o o . O . h e o f a .
S i a , b , o so n t des classes, si h e st uno tran sfo rm atio n des
n en b, e t si la classe b est contenue d a n s o , alors h est aussi une
tran sfo rm atio n (les a on o .
Si h e b f , la fonction h est dfinie d a n s la classo a. O n
n ex clu t p oin t q u ello so it aussi rtflmo, ou q u on puisse 1a dfinir
p o u r d es v aleu rs (le la v ariable non com prises (lane la classe (t.
A insi on a
>
sin e q f q ,

ot

sin e q ' f q '

sin x e s t (en Trigonom trie) u n e fonction relle do * , dllnlo


p o u r tou tes les valeurs rellCB do la v ariable e t sin x est (on
A nalyse) u n e fonction im aginaire d e la v aria b le im aginaire x
E n g n ral :
4. a , b , o s K . h b f a , o u a . o . h

b f o.

E t a n t a, b, o des classes, h uno tran sfo rm atio n des en b, e t si o


e st contenu d an s , alors h est aussi uno tran sform ation des o en b .

Q U i a W P R PI1AN0

un, Oli pont lire (lu plllSllHU'S IllOItH les HlgllCH (lo itoli (sii Oli.
P a r x. q f cj signiflo fonction relle d uno variable rollo . 8011L
telles, l<51<5vntion itit carr, au eube, la fonction sin, oto.
S i a , h so n t dos q , q f ( J '/>) signitte l'ont L'ion relle dfinie
(Unis lintorvulle du a il A .
S i m o st un nombre, <| ( Z ,A signifie co rrespondance eu tro Ica
n o m b res 1 , 2 , ... m e t les q , eosti-dire suito de m q u a n tit s .
II 110 fau t ]>ns conl'oiulro une s u i t e do m q u a n tit s , q f Z m , ave;
uno classo do m q u an tit s , q u on in d iq u era p a r K q
num f .
D an s lu suito (1e q u an tit s, il y n la premire, la deuxime, ... lii'J ;
il p e u t y e n avoir d ' g a le s ; e t Icn r nom bre se ra alors in frieu r il
m . Les q u a n tit s d uno classe no sont pas ordonnes.
Si /i e q f Z m , h e s t u n signe do fo n c tio n ; 7i Z m nd i q u e la classe
des v a le u rs d e h x , lorsque x varie d an s Z, ; h e s t la su ite dos m
q u an tit s, h Z, est l'en sem ble des q u a n tit s de la suite.
t a n t u u ne su ite do m q u an tit s, s q f , , on indique, solon
lu sag e rp an d u , la prem ire, la deuxime, ... la m" des q u a n tit s p a r
i , s , ... m ,

a u lieu do les in d iqu er p a r n i , 2 , . m , selon les conventions


ci-dessus. D onc u e q f Z , , , signiflo soien t , , n2 , ... um , m q u a n tit s .
9 i u s q f Z , , j)nr 2 ? u , ou 2 rZ'i n , on d sig ne teuv somm e
1 4 ~ s + ... -J- um; et p a r 771 u , ou I J , - im ur le u r p ro d u it , 2 ...
A in si on a :
. u e q 'f f/ i m . o . mod 2 7 Z ? u r ZT {mod r)

, d . mod U r ' z r u r = / C T (mod 1tr) .

ta n t donne u ne su ite do m q u a n tit s im aginaires, oii m est


u n nom bre fini, le m odule do le u r somme n est pas su p rie u r i\ la
somme des m odules des term es ; e t le m odule du p ro d u it e s t gal
au p ro d u it des modules des facteurs ,
D e la mGine faon on exprim e to u tes les propositions dans
lesquelles se p r se n te n t des q u a n tit s on n om bre quelconque,
mis flui.
q f N signifie s u i t e d e q u a n tit s co rrespo n dan tes il la suite
illimite des nom bres 1 , 2 , 3 , ... ou srio il term es rels .
Q f N signiflo s rie il term es p o sitifs
q' f N

srio iV term es im aginaires


q f il

srie illim ite d a n s lo d eux sens .


Si u e <i f X , ot w e N , p a r ( S ), on indique au ssi ce q u ou

ma

NOTATIONS DE l.OQIQUE MATHMATIQUE

n djil in d iq u p ar
k = ti,
Donc ta n t donn
la fonction u , on on d d u it uno nouvelle l'on uti on 2 k , d o n t lu v a
leur, lorsque lit variable e s t m , est indique pur (2 1)m , on jiIiih
sim plem ent pur 2 tlt. On p e u t in diqu er p a r 2 n, la lim ite de
2 n p our m co , on la sommo do la srie, A naloguom ont on In
te rp r te 77 *(, = (I l k),,, , ot I I u m .
P o u r d term in e r une fraction co n tin u e, il fau t au ssi d on n er
uno X f N , ou suite do no m bres positifs. Si s N f N , e t m est
u n X , p a r Pc,,, u on p o u t in d iq u er la v aleu r de la fraction co n ti
nue, d o n t les q uo tien ts incom plets sont t J u z ,
; p a r in n n tm
e t d u tm son n u m ra te u r e t sou d n o m in a te u r calculs i\ lnido
des rgles bion connues, e t lo n a p. ox.
nuint,, u x d n t +1 k num i,,*! w X
c r iv o n s p au lion du
enne). A lo rs :

m=

1.

m ot p o in t (de le gom trie euclidi

q f p signillo n o m b r e rol fonction do la position d 'u n


p o in t . Tel est un potentiel.
p f q slgnio p o i n t fonction d u n e variab le re lle ou
po in t mobile .
p f p signio transfo rm atio n d es p o in ts on points . Tols
sont lo m ouvem ent, 'la projection e t to u te tran sfo rm atio n gom tri
que qui, il clmquo po in t fait co rresp o nd re u n e t a n seul point.

D e s /m ic tio n s semblables, c ro m a n te , continues, e h .

3
20. Il y a dos catgories de fonctions, que nous m ention
nerons rapidem ent.
Ttant a e t b des K , p a r (l> f a) sim , on a indiqu d an s le F or
m ulaire, les tran sfo rm atio n s sem blables (si mi les) des a en i, c ost-il(lire telles q u e il ch aqu e a corresponde u n b , e t que chaque b soit
lo co rresp o n d a n t d u n o t d u n seul a . O n los appelle aussi u niv o
ques e t rciproques. A insi, t a n t m u u nombre,
{%, f Z,) sim signi Ile p erm utatio n des nom bres 1 , 2 , . . . m .
A u co n tra ire Z m f rA m signifie seu lem en t su ite do m nom bres pris
diiua hi tuicGG&eion 1, 2, ... m .
log

r (q

f Q) sim .

Il
p e u t a rriv e r q u uno tran sfo rm atio n b f a soit telle que il c h a
que a corresponde un b , e t i\ des in d iv id us diffrents de a , corres-

O IU S U PP U PEANO

pomicili, u u.h.si dea individua diffrents du b. O n lappello encore


Sem blable, (lana une signification diffrente ilo lu premire, ut 011
lim liquo par (& f ) Sim , en c riv an t Sim au lieu do sim. D o n o :
1, a j h e K , k e b f a . o

h Sim . = : x , y s a . x = y . ox, v .
hx - = hy .

t a n t a , b des d u sse s, e t h uno tran sfo rm atio n des on h ,


nous dirons quo h e s t Semblable, ai, ta n t x , y des in d iv id u s quel
conques de , non gaux, les v aleu rs hx e t hy so n t au ssi diffrentes .
I )ono h b (6 f ) sim signifie quo ch aque b e s t le corresp o n d a n t
d un o t d un seul ; h e (b f a) Sim signiflo q u il n y a pas de b
co rresp o n d a n t d eux v aleu rs diffrentes de a ; cest-fVdire, ch aq u e
b est le correspo n dan t d u n seul, ou d au c u n a.
P . ox. (q f Z m) Sim signiflo su ite do m q u an tit s, doux il deux
ingales .
II e s t clair quo, si h e {6 f u) sim, elio est aussi (l> f ) Sim ; m ais
n o n rciproquem ent. ()
S i m , n e N , Z, f Z n signifie su ite do nom bres p ris dans
lu srie 3, 2, ... m ou a rra n g e m e n t av ec rp titio n des nom bres
Z, & n il i.
S i m > n , [Zm f Z) Sim signiflo su ite d e n nom bres diffrents
p ris d an s la mmo srio ou arra n g e m e n t sim ple des nom bres
Z m n il M.
Si Io n o m bre des a est fini e t gal A celui des b , (6 f a) sim et
{i f a) Sim ex p rim en t la mme chose.
E xem ples.
w , n e N . o . n u m (Zm f Z) = i

n u m [(Z m f Z n) Sim] = m {m 1 )... ( + 1)

n u m [(Zm f Ztn) Sim] = m !


j e N . / e q f Z m . g e (Z,n f Z,) sim . o . 2 f r = Z Z ? f ( g r ) .
t a n t v i u n nom bre fini, / 1 , / 2 , ... f m u n e su ite de m q u a n
tit s Tclles, e t g u ne p erm u tatio n des nom bres 1 , 2 , . . . m , c est-d ire t a n t g l , g 'i , ... g m les mmos nom bres c rits d ans un
a n tre ordre, on a :
v
/ 1 + / 2 + ... + f m = / (g 1) + / { g 2) + . . . + f ( g ) ,

(*) 1 Im b oli itu o Sim " o lio stati imi so stitu iti rispottlviUMonto noi
nilhlioll " rcn o slrn .
Cfr. i la v o r i n. t!l (<lel 1807)

- P 21 P 2 5 o u. 10T

(ilul 1900), $ 12.

U. C.

NO T AT ION S D E LO OIQUE M ATHMA TIQ UE

o u (luna uno som m e d u n n o m bre lini d e term os, 011 petit (iliungor
a rb itra ire m e n t lordre les term es .
t a n t u n e classo ilo nom bres rels ( w o I C q ) , co n tin u e ou
d iscon tinu e, p arm i les fonctions relles dfinies pour los v aleu rs u
do la variable, on a ft con sid rer les fonctions croissantes, p a r a b r
viation cres (crescons), ot les dcroissantes, p a r ab rviation d e e * .
s K q.Asqfu.o

.3
E x em p les :
log e (q f Q) cres.

bu B

g cres. = -.x^x^r. u . i< 8 . * ,< A, < hw%


h e iloc . :

h x l ^>ha ij..
n II n V

. n - T

).

cres.

cos e q f (0 11n) dee.

O n a aussi considrer les fonctions continues, p ar abrviation


contili .
Invention des fo n o lio m ,

27. Si d , b g K , o t h b f , e t x s a , posons
y = hio.

t a n t donn y , il p e u t y avoir u n e ot u n e seu le v a le u r do x


qui sa tisfa it cotto q u a tio n ; cola a rriv e si h s sim. N ous in d iq u e
ro n s cette v a le u r de x p a r a-* = h y , donc
1. a = h y . ~ . y = hx
e t la fonction h s appelle la fon ction invento do ?t. S il y a plu sieu rs
valeurs do * qui sa tisfo n t il la condition y h x , cos valeurs con
s titu e n t u n e classe, que noua in diq u ero n s p a r h y , e t lon a :

2.

xshy. =

S il n y

a pas

.y=h x.

de

v aleu r do

qui sa tisfait la condition

y = h x , on a u r a h y a .

E xem ples. La relatio n y = log x , rsoluo p a r ra p p o rt i\ x donne


;c = log y j donc log y e, t a n t o la base des logarithmes.
L a rela tio n y = sin x d o nn e are sin y, x est u n des arcs d o n t le
sin u s est y. L a relation mod x a , oh a a Q 0 , donne e in o d n ;
donc, m o d a aigniile c o q u i a p o u r m odule le n om b re . Si x est
u n q , x -|- mn- signifie su rface sp hriq u e de centro a e t do rayon
n , ot # - f 9 i n signifie s p h r e de ce n tre x ot do rayon .
L a relatio n n m n u a, oft a est un N0 ou oo, rsolue p a r ra p p o rt
A u , d o nn e u s n u ni a - donc nu n i a signifie c la s s e d objets en nom
b re de . P . ex. N]) e num oo est q u iv a le n t il nuni N p oo .

O lii S E P P E PP.ANO

l t a n t u e t o iloH K q , la relation v a l i t i donno u t J ) v ,

P. ex.

v e K q . J) v o v . o . luun l ) i i = oo .
Si v e s t uno classo do q u an tit s, ot olle e s t ferm io, selon
Oatitor, i! y a u n nom bre infini d ensem bles do p oin ts qui o n t pour
classo d rive Ia v .
_
S i a e q , V a signifie classo qui u pour limito su p rie u re lo a ;
1' oo elasHC illim ite su p rie u rem e n t .
Q uelquefois p arm i les v aleu rs d e x q u i sa tisfo n t il la condition
y hx il y on a imo p lu s im p o rtan to q u il fa u t in d iq u e r p a r uno
n

n o ta tio n speciali). A insi, si x s Q , p a r ( on entend la racin e aritbn

m tiquo, ot p a r f x o n e n te n d lensem ble d es k racines algbriques.


Lo sig n e d inversion, d uno g ra n d e utilit, n e s t p a s in d isp en sa
ble, c a r on p e u t to ujours, au lieu des prem iers m em bres des dfi
n itio n s 1 ot 2, crire los seconda.
28. N ous forons doux ap plications d u signe d inversion lu
Logiquo.
S o it imo K. lin c riv a n t d e v a n t olle lo signo x e , ou o b tie n t
la proposition .v e n ; nppolons-la p x ; cest--dire posons
x eu . =

. px .

Lo sig n e x e e s t donc u n signe d opration, qui, c rit d ev an t


une lusso, la tran sfo rm e en u n e proposition c o n te n a n t la lettro
v aria b le x .
R ciproquem ent, soit p x uno proposition c o n te n a n t la le ttre v a
riable x ; il r su lte dterm ine lu classo n forme des v aleu rs do x
q u i sa tisfo n t la condition p z , ot lon au ra
x e u . = .px .
Eli rso lv a n t colto q u a tio n p a r ra p p o rt il u , o u o b tie n t
u = x e p x,

conform m ent il la no ta tio n d u 17.


Soit a uno expression c o n te n a n t lino lo ttrc x . Il r su lte d te r
min u n sig n e do fonction k te l q u o n a
hx a .

Si lon dsire d o n n er la signification, non du g ro u p e h x , mais


d u sig n e simplo h , il sullit do tra n s p o rte r le sig n e x d an s lo
second membro, e t lon o b tie n t
h =

ax .

NOT AT ION S DE LO OIQUE M ATHMA TIQ UE

1(57

A insi a x dsigne lo signe d fonction, q u i t a n t c rit d e v a n t


, r , p ro d u it lex p ression a . O n d d u it h y a x y , doue a x y re p r
se n te ce q u e d ev ie n t l'ex p ressio n a lo rsq u un lieu do x on c r it y .
P a r ex. uu lieu do dire, (scion lim bitude en analyse) :
posons f x = x z S*
on p on t dire
posons / = (#* 3.r)<r
e t ainsi on d onne la signification d u signe sim ple f .
A insi
ut

(x* 3) x 5 =
(x* 3*) i f

10 j

rep rse n te lenaomble des v aleu rs q u a c q u ie rt ir 3 x , lo rsq u on


d o n n e i\ x tou tes les v aleurs de la classe N.
S o it to ujo urs a u n e expression c o n te n a n t une le ttre x . Il rsu lte
aussi d term in un signe de fonction h tel q ue x h = a ; on d d u it
h x a , e t y h y x a ; donc y x a dsigne au ssi ce que dev ien t
l expression a , lo rsq u on su b stitu e y A x . Mais il est, p e u t tre,
plus coininodo d a d o p te r le signe, dj bien conn u , de la su b stltup our

d sign er ce q ue d ev ie n t a , lorsqu'on

su b stitu e y x ; et p o u r in d iq u er ce que d ev ien t a , lo rsq u aux


deux le ttres x e t y on s u b s titu e a', y ' , au lieu de {x', y') ( x , y ) a on

e st u n e a u tre faon d in d iq u e r la classe


(x* 3j;) x T,

R em arqu o ns q ue d a n s to u te su b stitu tio n , on su b stitu e ou une


lettre variable, on u ne v aleu r d term in e, ou une expression q uel
conque, toujours it la place d wno le ttre variable, e t ja m ais il cello
d une oxpression compose, Soit p a r ex. la form ule
(a)

f(xJr

h)=fx +

h f ' x + ...

On p e u t diro : posons h a * , c 'e st iVdiro, faisons la s u b

(/,)

f a f x -[- [a x) f ' x +

... ;

O lU S liP P l! PBANO

m ais lox pression p o so n s = ai -(- h , ecst-iVdire, faisons la s u b


s titu tio n ^ ^

, donne lion t\ dee

am b ig u its. Car do In formulo

do nn eo ot do a = x -j- h , ou p e u t lim iner h , ot


(//) ; o n poufc lim iner , e t lon a :
(o)

f a = f (a k) -[- h f ' (a h) +

lo n o b tien t la

...

e t lon p eu t minai d du ire des form ules diffrentes.


20. Si et b so n t des K , et h e b l a , et si est im e elusae
co n ten u e d an s a , pur /m ou en ten d lensem ble des v a le u rs que
p re n d la foi ml km h x , lorsque x p ren d to u tes tes v a le u rs d e lu c la s
se n. lin sym boles :
J. , b , 1C . u f>a . h e b f a . o . hu = y e (.r u . y = hx . - = x a)
2.

. d . . y e k u . = : x e u , y = hx , = x h .
L a seconde proposition ae d d u it (le la prem ire, on o p ra n t
p a r le signe y e su r les doux m em bres cio l'g alit qui c o n stitu e lu
dfinition.
O n a p. ex,
log Q q .

Hn q = ( 1)11(+ 1).

N ous av ons djfl ap pliqu p lu sieu rs fois cette convention, n o ta m


m e n t au
C e tte co nv en tio n so rt i\ lim iner u n e v aria b le d uno
proposition, ol c e tte v ariab le ligure seu lem en t en apparence. A insi
la proposition x e n . y hx . = x A e st u n e rela tio n en tre les let
tr e s , y e t h , in d p e n d a n te de lu le ttre * qui figure au pied du
signe = ; elle est tran sfo rm e e n j e hu , o n e (Igure p lu s lo x .
A nalo g uem en t, t a n t k , v des K , e t k u n signe de fonction,
3. hu o v . = : x . o . hx e v
4. (1m) m i =

A. =

: . k j .

5. (hu) r\ v A =

=* A

x e u . hx e v . = a

qui tran sfo rm en t les seconds m em bres, qui so n t in d p en d a n ts d e la


lo ttre x , on d au tre s form ules qui n e c o n tien n e n t pas le x .
D ans le F orm ulaire, I, C, on tro u v e quelques a u tre s proposi
tio n s su r los fonctions des classes. (*)
( " ) I l toinu I ilo] F o r m u la r i (la v o r o n. 71) p o rta In data dol 1898,
parto I <11 esso bolla

l o g io

m atem a tic a

(la v o r o

li.

72)

fi sta to

ma

la

d is tr ib u it a

lu

oxtrnttl nul g o m ia io (loi 1898.


Cfr. l uiinolnzlouo p rolim im iro all'OHtmtto (lui la v o r o n, 71
torni to noi prosonto vo lu m e.

U. C.

(d o l

1895)

con

N OT A T IO N S DE LO OIQUE M AT H M A TIQ UE

ino

C e tte convention e s t tr s utilo, comme on a djil vu ; elio no


donne ja m a is lieu A des am b ig u ts en A lg b re ; m ais 11 n est pus
exclu, quo des am b ig u ts no p u iss e n t se p roduite. Onr nous n avons
pus dfini un signe non venu, m ais bien u n g rou p e /tu do signes, ot
il finit s a s su re r que ce groupe n a p a s encore reu de signification.
lour ter cette cra in te d am b ig u t, on p o u rra it in tro d u ire tin
signe nou v eau, po u r n o ter q u on a fait u sag e do cette convention,
Mais il e st plus com mode do s en se rv ir lo rsq u il u 'y a a u c u n e am
b ig u t, e t s en u b ste n ir d an s le cas co n traire, car cette convention
n e st pas ncessaire.
Comme ap plication la logique, x n a , ou x a , o * et a so n t
des classes, rep rsente, quel q u e so it x , uno classe co n ten ue d an s
; e t en v a r ia n t x , elle les rep rse n te to u tes ; car si 6 0 , il sul*
lit do faire x = b , e t lon a ba = b . D onc K n a , ou K , sigillilo
classe do a ou u n e classe co n ten u e d a n s a , selon ce q u on
d it A la lin d u 2 . Il no fa u t pus lire Kfl p a r l a classe des a ,
q ui signifie sim plem en t a .
Les fonctions rptes n 'in d iq u e n t p a r des exposante ; ainsi /(*,
li3x ,... signifient hhx , hhhx , .
AinB on crit d* , d 8# , . . . pour
in d iq u er les diffrentielles d e y , ot l ) B , l ) 8 , . . . p o u r les drives.
U s rgles dos ex p osants so n t conserves. (Voir F orm u laire, I, 5
P 1 5 e t suiv,).
Les A u te u r s anglais criv en t aussi sin - a: p o n r sin a:. Mais alors
il fau t roiioncor a u x c ritu res hy b rides sin# po u r (siila;)8 et alialo.
Avec, log on ontom lra log log x.

R elation s.

5
30. O n ind iqu e quelquefois u ne rela tio n en tre doux o bjets au
m oyen d u n signe, que n o u s appelons signe d e relation, c rit en tre
les objets. A in si en A lgb re on a les rotations
(1 = 6 ,

a > b ,

a < b , ...

e t en Logique,
n eb ,

a n b f .. .

O n pout, au moyen des n o ta tio n s p rcdentes e t sa n s in tro d u ire

(41) M. S t o l z , (Inna bob t f r n w i % d

rfrr D lfftrcnllal-und Jntegralrcchnung o r l t

l u x 2 uu lion do ( i n x ) c ; toiiH Ion utourn <Sorivont iliX8 nei lion do ( d x )2.

ino

a i U S t i P P E PEANO

<en notili,ioiiH nouvelles, rep rse n te r inolqiica relations. Ainai


n ul a e st b
s exprim e pur
quelque a est b

le nom bre a est prem ier uvee b

n b = a
a n b =

I) (a , b) = 1 .

N ou s av o n s djil flit nu ?
quo si a; a y est uno rela tio n en tre
n gation - ( t f a ) nin d iq ue p a r x et y ; lo signe a
r e p r se n te lu ngative rie la relatio n a . . On a - {- oc) = .
S o it x oc y u n e relatio n e n tre .r e t y ; ta n t donn y , il rsu lte
riterm ino u n e classe do x qu i satisfo n t il la relation propose,
C e tte classo e st uno fonction do y ; dsignons-la p ur (p y ; on au ra

x e t y , su

(x ) =

(p y ,

tV ol

i o j| = * a ) ij ;

donc le signe de rolation a est dcom pos d a n s le signe e , et le


signo do fonction <p, e t Pou a a = e <p ; et. si lon v e u t exprim or <p
uu m oyen de a f on a (p = b . Le signe e correspond au m ot qui.
J*nr ex. le signo > on Algebre, sigillilo e s t plu s g r a n d quo ;
donc le signe e^> signifie p l u s g ran d q u e . Si a est un q , s ] >
e st q u iv a le n t A la classe q u on u d j indique p lu s sim plem ent
p ur + Q . On a au ssi e
a = a Q .
31. A p pliq uo n s cotte dcom position au signe = . On p e u t le
dcom poser d an s le signo e , e t un signe, quo nous crirons t (faos),
e t qui signifie gal - ainsi x e t y e st la mme chose quo x = y .
Lu. signe t , q n ow v ie n t d 'in tro d u ire , est done lin sig n e do fonc
tion, qui, c rit en a v a n t d u n ind iv id u quelconque x , p ro d u it une
classe, tes t la classo des in d iv idu s qui so n t gaux il x . P a r ex. tO
signifie gal A 0 , ou nul . O n a
N 0 = N <j i 0
N0 rep rse n te lonsem ble des entiers positifs, ou n u ls . Si lon
c rit d e v a n t les d eux m em bres x e , ot on ap p liq u a n t la rgie 3 du
1C, on a
;V e X 0 . =

x e N .

u .

x e t

c est-A-diro
K|, =

:*l.u,ij!sO ,

Donc, A la rigu eu r, il n e s t pas perm is d ecrire N = X u 0 ;


c a r en ap p liq u a n t la tran sfo rm atio n indique, on o b tien d ra x g N 0 .
= : x e N . <j . a- e 0 ; e t la proposition x e 0 n a p as do signification,
cur 0 n e s t pu mu; c.liusHO., ivmis un in d iv idu .

n o t a tio n s

de

L O a rq u K m a t h m a t i q u e

lt

O n p o u rra it eroiro q u on p o n t sup p rim o r to u jo u rs lo signo i ,


a y a n t soin, lo rsq u on tro u v e u n e proposition do la formo x e a , o
a est un ind iv id u (cornine il un h loxomplo donn), do l'in te rp r te r
p a r x . M ais si cela est p erm is d an s b ien dos cas, on p o n t
ren c o n tre r des am biguts,
N ous n 'a v o n s ja m ais dfini lindividu, ni in tro d u it un signe
p o u r le rep rse n te r. T o u t o b je t x est considr comme un individu,
lo rsq u il figure com m e su jut dan l a p ro p ositio n a> e ; la ti ost
alors u ne K . U n e classe n figure comme individu lo rsqu'elle figure
d an s u n e proposition s u ; alors lu, cla&sui d iv p o u r in d iv id u s dos
classes ; olle est donc une 1CK , u n e classe do lasses. On p o n t
au ssi considrer des K K K , ou classes de classes do d u sse s, etc,
crivo n s p a r exem ple p a u lieu do p o in t de l'espace . E n
G om trie les p o in ts so n t toujours considrs comme dos individus,
ov /lfiot ov&v, selon Euclide. A v ec les p o in ts on formo des K p ,
ou figures g om triques, lignes, surfaces, solides. Si b e s t u n e droite,
a e b signifie a ost u n p o in t de la d ro ite b . A vec des d roites on
formo des classes, p a r exem ple u n com plexe c. A lors b e o signifie
b est uno droite du com plexe c , donc o est uno classo d o n t les
in d iv id u s s o n t des classes do p o ints ; c e s t dono une K K p . crivo n s
d au lien des m ots co m p lex e lin a ire . A lo rs o e d signifie a
e st u n complexo linaire ; d est uno classe d o n t los in d iv idu s son t
des com plexes, eesUViliro d es K K p ; donc A e s tu in o K K K p .
Or, si u est u n e classe, les relatio n s
x e a

ot

x eia

{x ),

o nt dos significations diffrentes.


Si a et b so n t des droites, a u b signiflo lensem ble des point
qui se tro u v e n t ou su r a ou s u r b', elle e st u n e classe do p o in ts ;
ot t a u i b signifie l'ensem ble dos doux d ro ites, c'e st -diro la classe
qui a p o u r in div id u s la dro ite e t la droite b.

Dos signes \ , t ot J .

$ 32. Los signes que n o u s venons d exp liqu er so n t suffisants,


ot on p o u r ra it fuiro il m oins do plusieurs conventions prcdentes.
M a in te n a n t nous 011 expliquerons encore quelques-unes, nu moyen
desquelles o n p e u t p r se n te r sous u n nouvonu p o in t do v u e los q u e s
tions djil tudies.

0 I U 8 E P P B PCANO

Soit x a y uno relation o u tra x oli y . Nouh poserons


I . y a | io =

* a y .

D onc a | rep rse n te la relatio n ap p e tto inverno fio In a . P u r


exem ple > | signifie < , < | signifie > , n | signifie o , etc. TJno
rela tio n s'ap pelle nymtriqu, si elle e s t id e n tiq u e av ec ori inverse.
S o n t tolles les relutious indiques p ar , e s t p rem ier avec ,
e s t parallle il , e s t p erp en d iculaire , etc.
D com posons lo signe do relatio n a dans le signe e t lo signo
d u n e fonction 93, comme on a d it au
L a relatio n inverse do
exp est in dique p a r (</) | ; pout-ou l in d iq u er p u r e (</ |) T C ette for
m u le n a pas encore de signification. N o u s pouvons donc poser

{<P I) (5) I
Cotto con v entio n est u u

eus p artic u lie r do c e tte au tre . Si <t,

b , 0 so n t des signes quelconques, e t si (ab) 0 a u n e signification,


m ais (io) e t ho en s o n t encore d pourvues, 011 posera, p a r dfinition,
a (bu) (ab) a , et le u r v a le u r com m une s y n d iq u e ra p a r a b c, en

su p p rim a n t les p are n th se s dev enues inutiles.


O n a donc :
x b tp y . =

. y (e 91) | w . = . y e (9) |) x . . y e 991 x .

Ou dd u it
ip I x = y b (x (p y ) .

L a fonction <p | e s t u n e fonction inverso de <j> ; m ats elle n est


pas id entiqu e colle indique p a r </> d an s le 27, prop. 2 ; ca r on a :
ye>i'x. =

. x = <py.

y e tp \ X . . x e rp y .

O n p e u t ex p rim er 9 au m oyen de t p , 1 ot ] . U n offot x = </>y


se transfo rm e 011 e 1 (p y , d o, en d iv e r tis s a n t avec le signe | ,
y e (1 <p) I x ; donc <p signifie la mme choso q u e (tip) | . {**)
33. S oient u e t v des classes. N ous crirons
x a f v au lion do x est dan s la relatio n a avec chaq u e u
x a \v

q u elq u es
ta y

ch a q u e w e s t d a n s la relatio n avec y
; y

q u elq u e

('*) D 1111B q u s lq u e s - m i a (le tuus t r a v a u x j i o r i t <p a n li u <1o </>\

ma

NOTATIONS DE LQOIQUli MATHMATIQUE

On pout lira les signes t et 1 p ur chaque e t quoique.


boles on u :
1. x u i v . =

Nn sy m

:ynv.Oy. *y

2. ara | d , = : y e

3. f y . =

: s u . d* . w a y

4. j a . =

:a?fiit,a.- = a

On d d u it (f a) t = f (a f ) , ot on p o n t sup p rim or les purontliiwos


en c riv an t f a i . A in si u t a f v signifie to u t u e st duna lu relation
a uvee to u t v e t t ; signifie t o u t e s t d a n s la re la tio n
uvee quelque v . L expression x n e s t dima lu relation uvee
u ucu n v s exprim e p a r x ( - ) t v ; au c u n u n est ituns lu relation
a uvee y pur u f ( - a) y .

On a aussi le identits
-( ;) =

( - et) i

,-

( t) =

(-)},

- (t os) = l ( - a ) , - ( ! ) = t ( - a ) ,

do
- ,(f oc f) = 1 ( - a) l ,

- (| i) =

( ( - ) t , etc.

qui d o n n en t lion lu rgle : Lu ngation d une relation et com bine


avec les moto quelque e t chaque, s o b tien t p a r la ngation do a et
eu c h an g e an t les quelque on chaque, e t rc ip ro q uem en t .
Exemples :
y
ai e b

signifie

( = j) b

a (| = ) 6

{1 = 1) b
a (t = 0 b
a, i s b

q u elq ue a est i ,
ou
to u t a est b ,
ou
a est gal il quoique &,
ou
quoique a est gal il b ,
ou
quoique a est gal il quoique h , on
to u t a est gal il quoique b , ol

a b =< a ,
a o b,
a gb,
bsa,

a& = a ,
a o b .

Bi a e t b so n t des l q , t > f i signifie to u t nom bre do lu


classo a e s t p lu s g ran d quo to u t n om b re do lu classe b . Su neg a
tivo, l ^ J b , signifie quelque a e s t plus p e tit, ou gal, 1 qu el
q u e n om bre do lensem ble b .
Les relatio n s
x s (p i v ,

x s tp i v

signifient x (b <p) t v et a? ( <p) t u . Los formules x e (ip t) e t a; (rp t)i>


n o n t pas de signification. Noua pouvons convenir d e poser
or e (rp I) V . = . x e qp I v ,

x e (rp *) . =

. oc e <p I v ,

<p | v = x e (x e tp i J') ,

9> 1 i> = me (x e <p t ) ,

011

Gi u s e p p e

peano

on oniHiro, en s u b s titu u n t il a; e <p \ v e t tv e (p | v le u r signlleution,


fi. q> | . = . x s (y e v . x e <p y . 0. <p | v . = . x e (y v .

a)

. a <p y ) .

Jous avons djtl v u quo x ( = i ) t>, ou x e t rt> signiflo sim plem ent
x s v . Dono les d eux signeB t i se d tru ise n t. (*)

R duction d une thorie en mjmboluit.

34. Ou peut rduire toute thorie 011 symboles, car tout


langage parl, ot touto Perituro, est un symbolisme, ou uno suito
do signes qui reprsentent dea ides. P o u r appliquer les signes que
nous avons expliqus, 011 petit prendre les propositions de lu Lliorio dont il s agit, crites eu liuignge ordinaire, et substituer uu mot
est les signes e , = , o , selon les eus, et au lieu do et, o u ,... les
signes n , u , ... et cela cum granit nalin, car nous uvons vu p. ox.
que, selon la position, la conjonction et est reprsente par n ou
par u .
Aprs cette premire transformation, les propositions sont expri
mes par quelques mots, lis par les signes de logique n , u , = ,jj,
etc. ; et si cela a t bien fait, les mots qui restent, sont dpourvus
do toute forme grammaticale ; car toutes los relations de la gmm*
muiro sexpriment uu moyen des signes de logique. Ces mots repr
sentent les idos propres do la thorie quon tudie. Alors 011 an a
lyse les ides reprsentes par ces mots, 011 dcompose dans les
parties simples les ides composes, e t seulement tvpra une longue
suite do rductions ot de transformations, on obtient un petit grou
pe de mots, quon peut considrer comme minimum par lesquels,
combins avec les signes de logique, 011 peut ox pii mer toutes los
ides et les propositions do la science quon tudio.
Eoiproqnoinont, pour transform er les formules en langage ordi
naire, cest-iVdiro pour lire tes formules, il est bien do ne pas lire
chaque signo sparment ; mais do liro tout un groupe de signes
avec to mot qui reprsente dans notre hmgago lide compose avec
c,ea Rigete. Ainai 2N gigni fie les produit do 2 pur los en tiers
positifs mais ou le lira nom bre pair positif ou nom bre p air
s il ny a pas d ambigut il craindre.

(') Il sogno 1 votino ri proso (nollii forum X) nul Invoro

11

. 108 (ilol 1018).

U. C.

N OT AT ION S DE LO OIQUE MAT1IMATIQUK

1UB

$i * est un q ut h un Q , .v + 0 mit signillo eu qu'on oblienti


ou ajoutant al x lo produit d un nombre compri h outre et 1 pur
un complexe dont lo modulo est h ; mai 011 1 lira lu sphre do
centre .v et de rayon h ou u n entour du point . Ou voit don e
quil n y a pas do ncessit do reprsenter eoa ides composes par
des signes nouveaux.
Si est mie classe, a - = a signifie lu classe a nest pas
gale nu ri eu ; mais on lira les a ex iste n t , il y a des a ,
011 p eut dterminer 1111 a , prenons lin a , otc.
Avec un peu d habitude on transforme tout do suite les sym
boles eu langage ot rciproquement.
:J5. Comme exemple nous voulons transformer on symboles
cotte proposition : La probabilit dun vnement compos e st le
produit do lu probabilit du premier vnement par la probabilit
qu'acquiert le second quand 011 sait que Io premier est arriv (is).
Par les signes d nritlnntique elle devient
(probab. vu. coni p.) = (prob. premier vn.) X (prob. qu'ac
quiert ...)
Pour faire disparatre les mots p r e m ie r ot second, 011 introduit
les lettres variables :
a , b e (vnem ents). 0 (prob. vnement composi avec a et //)=
(prob, a) >< (prob. quacquiert b quand on sait que a est arriv).
M aintenant il reato il amlysov les ides indiques p a r les mot
outre parenthses.
Les vnements ou cas possibles (boules contenues dans une
urne), forment une classe , variable do quostion A question, et
quelquefois aussi dans la mme question. Les cas favorables (boules
rouges), forment une classe u contenue dans s , une K , et la pro
babilit do n est nuin a/m im . Ou suppose nnm s fini, ot quo les
cas du s soient galement probables.
Doue on peut traduire vnement par K, vnement com
pos avec a et b par ni, probabilit de a par nu tu /nuni n ,
et probabilit qu acquiert b quand 011 sait que est arriv par
nombre des b qui sont , divis par le nombre des h qui sont ,
ou, on observunt quo
=
par num {a n6)/nuni .(*)

(,3j Ukhtiiaju, Calcul ei probabilits, 188ff, Jing. 26.


(") Qiumtit (lofhHfflono dl jirobablllt

votino

rifiroHu

11HU), p u b b lica to noi vol, l d i quoato Opuro n o o lt o .

uol

hivoro

ZA O.

si,

150 (loi

1(1(1

O I U S ll P P E PLANO

A prs colti lu proposition d ev ien t


g

e K

. ,

b e Kh

mini ( n b
num

num a
urna g

. o . ---------- 1---------- ' = s = ------------- x

unni (a A b)
num rt

------------ ------------- ,

q u i e s t uno identiti) arith m tiq u e.


Si lon pose pro b (re, *) = n u m a/u n m * , 1 formule prem i la
form o
K . | t j K s . o . prob (a n b , u ) = prob (n. , ) X p ro b (re n 6 , ) .
P . ex. lu p ro b ab ilit p o u r q u un
les nom bres do 1 il 1.0 soit pair, e s t

nom bre tir a u h asard en tre

prob (Z l0 UN, Z J0) = 1/2.


L a pro b ab ilit quo le nom bre tir soit multiplo de 3 est
prob (Z t0 " 3 K , Z i0) = 3/10.
L a probabilit p o u r q u un nom bre tir outre les nom bres paires de
1 i\ 10 soit m ultiple do 3 est
prob (Zl0

2N

SX , Z 10 n 2N) = 1/5.

L a p robabilit po u r q u un nom bre tir au h asard e n tre les nom bres


Z i0 so it en infime tem ps m ultiple de 2 e t de 3, est le p ro d u it de la
prem ire pur la troisim e probabilit.
Ce q u on n appel probtit/ilit, quelquefois sappelle titr e do la
monnaie, ou e s c o m p te , etc. ot c eut toujours le ra p p o rt elitre le nom
bre, poids, v a le u r ... d une p artie d un ob jet A celui de lobjot
en tier f14).
Dfinition.

30. L a formo la plus simple d uno dfinition, en m a th m ati


que, est
a> = 11
Def.
oh est u n signe qui n a
g roupe de signes a y a n t une
d 'crire le signe simple *
e st exprim e on c riv an t le
de la ligne, E x em p le -,

pus encore do signification, est un


signification connue ; e t nous convenons
nu lieu du g ro u p e a . Cotte convention
signa = outre x e t a, e t Def. il la lin

N p = (N - f 1) - [(J5 + 1) x
( J<) M. P o h k t b k y
babllUM,

Inno

mi

intressant

1!
urtk lu

(N + 1)]

Def.

Uigiqno nmthiSumtUiuo u imlcnl lo j i r o


put]]iti

pur

la yuvlt

Mntliiuntiqit <lo

l Univornltri do Knsiin, 1887, .SuitiUcm (in problmi ifuirai <t In tMorlo tics jirobaki-

Iili, uu moyeu rf<i fn Ludique mathmatique (on russo).

N O T A T IO N S DU LOOIQUE M A T H M A TIQ U E

107

A u x m ots nom bre p rem ier on a ttrib u o lu signification du


<< nombre plus g n m d que lu n it e t q u on no p eu t pus dcomposer
(buis le p ro d u it de d eu x nom bres p lu s g ran d s que lu n it ,
S a u f l'im portance, o n t la infime n a tu ro des dfinitions lots posi
tions q u on la it d an s u n raiso n n e m e n t quelconque, lorsque, pu r
abrviation, on dsigne p a r u n e le ttre to u te u n e formule.
$ ;?7. Q uelquefois ce q u on dfinit n est pas u n algue simple,
miiia bien un groupo de aiguea, entro lesquels il y a dos slgnos
n ou v eaux , ou u n g ro up e de signes q u i o n t sp arm en t u n e signifi
catimi, m ais tels quo le u r ensem ble n a pns encoro do signification,
A lo rs la dfinition s u it une hypothse, h, ot a lu form e:
U, o , a =

Dof.

d an s l'hypotlifeae h, no u s crirons le groupe nouveau w nu lion du


groupo a . P a r ox.
, b & N . o . q n o t [ a , b) = max [N^ n x e [ x b ^ )|

Dof.

Si ot b so n t des nom bres entiers positifs, p a r q n o t ( a , b)


noua e n ten d o n s le p lu s g ran d des nom bres positifs, lo 0 com pris,
tels que le u r p ro d u it p ar b n e su rp a sse p as a . N ous n a ttrib u o n s
q n o t ( , b) au c u n e signification ai a ot 6 so n t dea fractions, ou
dea im aginaires.
Comme an tro exemple, supposons dm on tre la form ule
X e q . [) . e* =

1 -|- x + ^*/21 -)- 3/3! + ...

()

ot q u e t'* soit encore d p o u rv u de signification p o u r o> imaginaire


N ous poserons alors, selon les tra it s d A nalyse,
q / - q . 0 . o a = l + a> +

Del,

S i x e s t un no m bre im ag inaire q ', m ais non rd u c tib le il un


nom bre rel, p a r o* on en ten d lu som m e do la srie ... .
D u thorm e (), ot de la dfinition ici donne, on d duit
x s q '. o . e* 1 -f* + a/ 2 ! -}-

qui n est plus u ne dfinition,


5
38. Il y a dos ides, q u on o b tien t p a r ab stra ctio n , e t do n t
s'en ric h isse n t incessam m en t los sciences m athm atiq ues, q u 'o n nu
p e u t pas dfinir sona la forme nonce. S oit u un o bjet ; p ar a b s tra c
tion on d d u it un nouvel ob jet 93 ; on n e p e u t pas form er uno
galit
cp u =

expression connue,

lflN

Q I U S B P P E P EA NO

citr ip u e st uh objet do n a tu re diffrente du tous coux q u on a


j u s q u il p r s e n t considrs. A lo rs ou dfinit l'galit, e t lon poso
K,v o : <p u ~ > v . = . p lt
Dof.
oil Jiu v est l Iiypotlise s u r les objets m e t v ; < p u = q y v est lgalit
q u on d d u i t; elio signifie lu mOme chose que p,t , qui est u n e con
d itio n , on relation , e n tre u e t v , a y a n t une signification bien con
nue. C ette relatio n d o it satisfaire a u x trois conditions do lgalit
qui su iv e n t :
1 . <p n = tp u , eest-iVdire p Ulu d o it Atre vrai, quel q u e soit .
U n e relation telle q u e chaque objet eut d an s la relatio n considre
avec soi-innic, s appelle rflexe.
2. <p v <p v . o . y v (p u , c est-il dire p u . v 0 p t , . On a a p
pel sym trique u n e relatio n tello que, ai u est d a n s ce tt relatio n
av e c v , v so it dan la mme relatio n avec .
3. (pu <p:<pv = <pw. o .< p u q> io , ce s t- -d ire p u,*P t,* 0,p,,v.
Les relations qui sa tisfo n t il cette troisime condition s ap p ellen t
tra n sitiv es

N ous dirons quo to u te relatio n , qui sa tisfait ces tro is con


ditions a les proprits d e l galit ; elle donne to u jo u rs lieu il une
g a lit <p u = <p v .
Q uelquefois le signo d e fonction (p est u n signe dj connu, S il
n e s t pas encore connu, on p e u t in tro d u ite le nou v el o b je t (pu, dfini
seu lo m en t p a r lgalit, e t q u on in tro d u ira s il y n dav a n ta g e (ia).
( ls) Q. V a i i .a / u , La jii-ojtrlet /on<faiticii(nIi dntlo o p e ra tio n i ilella L o jtc u lied n ilin ,
R iv in ta <)i nintornnticn, I, p. 127.
Ou poTt wmv.or I oh

- fiiiiAltonfl

auiih dos furnios

illiti route. V o ip

E . D r A m ici# , Dipondoisa f r a alcuno propriet notevoli delle relazioni f r a cuti


d un ttiruimo ainlcjna. lU vatri d i M at. I I , y. 119.
( i0) L a rotation Antro ot v aoit algbrlijuo, do la furino

/ (* j y) = o f
/ ut lo signo iViijn fonction oiitirn (los rtunx varlablon. 81 olio lon trnl
proprit do l'Sgulit, ulor, rjt l'fcqulitici il ostila proinlnr itogrd, Uu ont rdnotlblo
J la orio x = y . Si l'qmitioti est ila iloiixf&nio dogr, ost rduotlblo il ltt formo
X (|iiollo formo on Collos rduoliblos colico dn troinltuiio, <[imtri6mo, oto.
rtvsgj 1 (')
(") Qnoxtn qncHtlnno ont Ht uhi g|i\ poRtu

dit

Q.

P kano

noi

In v o lo

u,

48

(dol 1892), non contenu to nollo prosanti Oporo ntolto ,


Lu rlnolTiziono di iinnn t a t a pu bb lica ta noli IntorauSdlnlro don MiUlidnmtlo lo n n , Pnrid, 11)00, p, 37 o riprodotta, mjl ln v o ro n, 107 (ilo l IflOO),
p. 22.

V. V.

$ 1, n.

NOTATIONS DE LOOIQUE MATIlfiMATJQUU

lflj)

L ohjet in d iq u pur tpu est dono ou q u on ob tien t en eonsld*


n u it dans u toutes et so les le s proprits q u il il com m u n es Hvue
les utres objets v tols quo cp u = tpi>.
39. Pur exem p le, Ktielide, uu com iuoncom ent <lit livre V de
s c s E lm en ts, n il su disp o sitio n les grandeurs gom triq u es, droites,
angles, surfaees, e t les nom bres N . U s a g it de dfinir la m inou, ou
rapport, Xyo:, do d eu x grandeurs, qui e st une ide nou velle. A p rs
q u elq u es e x p lica tio n s (di1. 3 e t 4), il dfinit (df, 5) l'galit ilo
d eu x raisons.
E n A rith m tiq u e, aprfes a v o ir d v elo p p la thorie des noinbrufl
entiers, il s a g it d'introduire les nom bres rationnels. L orsq u il s agit
d e lu d iv isio n entre des N, on pose

a , 1> e N . b X a . o . b/a = S n x e (a x = !>)(*)

])of,

S i e t h so n t les X , e t b e st m u ltip le de , noua erivow


b/a uu lieti du nombre qui m u ltip li pur a produit h . C ette dfi
n itio n e st d o n n e d a n s l h y p o tli se q u e F> so it un m u ltip le de a. lin
con sq u en ce b/tt n a pas d e signification si 6 e Xa.
O n p o n t supprim er cotte h y p o th se , e t donner lu dfinition dif
frente :
a, b e X . O . b /a =

N n ;> (a x =

b)

Df,

A lors, quels quo so ien t les X, e t b, a toujours signification


iu form ule b/a ; si b e N a , elle reprsente le qu ot (b , a) ; i b e N ,
on a b/tt = a , c est-iVdire b/a reprsente le rien, Or, p u is q n on v e u t
dans la s u ite que b/a rep rsen te uu nombre rationnel, il fau t p ren
dre lu premire dfluition, ot non la seconde.
M ain ten a n t, b , > b X . & * N a , l'ex p ressio n b/u n'a p as do
signification. X o u s forons correspondre nu cou p le des doux nom
bres a ot b u n no n v o l objet, diffrent do tou s c e u x q u on a jusqu'il

(") Noi socotulo tucm lito tU tju&Rtiv dfcmfciouu


doUV
ummiv il
sogno * * invorso dol seguo * NtiicHalo noi $ 81 t ho aorvo a tn isfo rm a ro mut
chuto o o s t itu ita d i u u nolo of monto iul suo olomiiuto.
IV iu trodtizIonc osjdolta d i questo wimludo uollu fo rm a T h uvvm iu ln
noi 1807 ( la v o r o u. 91, P 22 o la v o r o n. 08, P 480 o n o t a r o t a t iv a ) \ la formu i
Introii otta Tiel t r a t t a t o n, 00 (Formulaire d inathtUtmtUfuvit, t. I I $ 2, 1M08,
p. V I ) , noi In p a rto non im iiiHa urlio proNcnti <)]inro u ri-ito .
V, V.

17(1

O I U S m ' B P EA NO

p r s e n t c o n s id r s o t q u o n o u s
ro n s

im r

ad =

bv.

d fin itio n

b/a =

r e p r s e n to n s

tl/o . =

(p a r

p u r b / a ; o t ik iiih

o x . s e lo n

M.

po se

S t o l z ( i7 ))

il
(tut to u t do su ite s assu re r quo cotto relation e st rlloxc,
synitriquo ot transi liv e.
Co q u o n obtiont en co n sid era n t d ans n u e su ito do d eu x n om
bres en tiers b/a, les proprits (juollo a com m u n es uveo ses gales,
e st lo nombre rationnel l .
C onsidrons ries en sem b les > / i , . . . d e n om bres rationnels.
ch aq uo en sem ble a faisons correspondre un n o u v el objet, que nous
in diquons par l'a ; nous n e dirons pas co que c e s t V a ; mais nous
poserons par dfinition :
, b e K I t . d : j l'a = Y b . = .'.an s l . o* :
b n (x
B) - = A .

n (x + K) = A. =

S i et b so n t dos en se m b le s do rationnels, n o u s dirons que


la lim ite snpriunre des a g a le la lim ite suprieure des b , si, quel
quo soit le nom bre rationnel x , s il y a des nom bres d e la classe a
suprieurs i\ . r , il y a a u ssi d es nombres de la lusso b suprieurs
x , et rciproquem ent .
Les lim ites suprieures des K It so n t les nombres rels Q , y
compris loo .
U n gom trie, la relation entre d e u x droites lim ites la droite
peut, aprs un m ouvem ent, concider a v e c la b a les proprits
des galits. Elio donno donc lieu une n o u v elle ide, celle de la
longueur, ou grandeur d une droite, et la relation s crit gr a gr b.
D h ab itu d e on crit a = b , mais alors a v e c a ot b on n ontend pas
los droites, mais b ien le s lo n g u eu rs des deu x droites.
La relation entro d e u x droites illim ites l a ost parallle
la b a les proprits d e l galit. Elio a t transiorm e e n d i
rection d e direction do b , ou p oin t i\ l infini de a = p oin t
il l inUui d e i) s>. O n n e p e u t p a s former u n e g a lit d e la formo :
point i\ l inllni de a ex p ressio n 'com pose a v e c les
m ots des ll m o u ts d K u clid e .
La relation en tre d e u x co u p les do p oin ts A , U ot A ' , H' l e
couple A , H p eu t coincider uveo lo couple A ', H' par un m o u v e
m en t d e translation a les proprits d e lgalit. O u la transformo en
vecteur de A l =

vecteu r de A ' iV B',

(*) f orlcHUngeu ilber ntlgemcino Alithm otik, I, p. 48,

N OT A T IO N S DU LO GIQUE M AT H M A TIQ UE

171

ot ainsi on in tro d u it lo vecteur, qui e st 1111 objot nouveau. A u Heu


de vecteur (lo A h U on crit, selon (Irusumiinn, ot iuihh I selon
U iim ilton, B A ( l&).
])o m m o on no p e u t faire une g a lit do la forme
Qiuiterniou = exp ression com pose aveu les motu dos th o
ries p rcd en tes ,
lorsq uon co nsidre les quuternions g o m triq u em en t. U n q u aten iion
e s t d ter m in pur un couple do vecteu rs u e t v , e t on l indique

par , O n dit que d eu x quatornious so n t g a u x , lorsque les trian


g le s form s a v ec le s couples de vecteurs so n t dans u n mmo plan,
sem b lab les, e t d u m m o aens.
P ar le mme procd d ab straction, ou o b tien t le s nom bres car
din au x e t ordinaux infinis d e M. Cantor, les p o in ts au-tlolil d e l in
fini do la go m trie h y p erb oliq u e, leB form es go m triq u es do OrasHimuin, e t b ien d au tres id e s de la p lu s h a u te im portance d a n s Ion
M athm atiqu es. M ais d'autre ct on n a p a s reconnu l utilit do
rduire il la form e d une g a lit tou te relation qui on u le s pro
prits. A in s i on ne traduit pas la relation l a figure a e s t nomblnblu la b >> par ex. par l a forme de a e s t gale il lu forme du
b . La p ro jectiv it a aussi lea q u a lits de 1 = .
40. L g a lit a h a toujours lu mmo signification ! a ot l>
so n t iden tiq u os, ou a ot b so n t deux nom s d on n s il la mmo chose.
Q uelques A u te u r s, lo r sq u on a il tu d ier une relation qui a Iob pro
prits do l galittf, la rp reson ten t par un nouveau sign e d riv du
s ig n e = . P a r exem ple, on M canique, on a i\ considrer
1. des longueurs

2 . des se g m en ts en lon gu eu r e t direction, ou v ecteu rs, com


me les a x e s des co u ples d e forces
3. des seg m ents, lorsq u on con sid re leur longueur, leur d i
rection et la droite qui le s con tien t, com m e les forces appliques
un corp s rigido. U s so n t des formes do 2 " esp ce du Grassmunn.
S i A , U , A ', B ' so u t dos p oin ts, q u elque A u te u r d sig n e par
un sign o l g a lit de A l i et de A ' B ' d ans le premier c a s ; par un
autre sig u o d ans le second, e t par u n troisim e sign o d an s le troi
s i m e etui. lia o n t auaai troia sorte d a d d itio n et de soustraction

()*) L u iK itn tio ii A i l , cnonro ilopli |m r i|\n ')c |ii ii>i, ont m o iiio im m illi1, m ir
o lla no etmaorvo pmi lea rtigloe do l A I^M iro .

173

O lU SU P Pli

P EA NO

Indiques pur des signes (lflVsrnni, iste. (IB) Or, cotto complication
provieni, ilo co quon a indiqu pur le infimo sigilo AH trois choses
diffrentes. Il hu Hit (lo les indiquer pur de signes diffrents, ot on
ponrrii employer toujours les infimos signes = , - f - , . Ainsi,
selon (ivutwHttvmi, AH ost lo troisime objet, H A lo deuxime,
et moil (H A) le premier.
Si lon suit uvee rigueur les conventions que nous avons expli
ques, 011 pourra toujours, dans chaque formule, substituor il un
objet quelconque un objot gal. Nous avons dj flit { 2-1) pourquoi
2

du = j et de le num rateur de est 2 >> on no peut pus


dduire le num rateur de est 2 . Car lexpression num ra
teur d e n'est pas une N f l t .
2
4
2
Aimloguoment de
, et de - est une fraction irrduco

>5

tibie on no peut pas dduire - - est uno fraction irrductible


car lexpression fraction irrductible n'est pas une KK.
Les notations, quon trouve dans quelques truits, / ( -f- 0) ot
/(. 0) pour indiquer les limites de f (a -f- h) et / (a 7i) , lors
que h , ta n t positif, tend vors 0, no satisfont pas aux conditions
nonces ; on ne pont pas au lieu do - f 0 et do a 0 crire
la quantit gale .
5 41. L utilit des dfinitions est bien connue. Mais il faut rem arquer que, i\ 1a rigueur, elles no sont pas ncessaires. On peut
toujours au lion de Np crire ce qlto reprsente ce signe. A n lieu
do dire une splifre de centre 0 et do rayon r coupe une droite,
dont la distance tl 0 soit plus petite que r , en deux points , on
peut dire Sur une droite, dont la distance du point 0 soit plus
petite que r , il y a deux points qui sont il la distance r de (J ,
Obnquo proposition sur les nombres irrationnels est lino proposition
sur les ensembles de rationnels ; chaque proposition sur les nombres
rationnels so transforme en une proposition entre nombres entiers,
etc. Luoneiatioii des propositions, lorqtton substitue si quelques
mots leur dfinition, est un des. plus utiles exercices do Logique
mathmatique.

(">) l<l;t>i>K, Allgeuieint Mcchantk, U o rliri lH!tO, I , jmik, 13), I I , pay. GliH,

NOT A T IO N S DE LOOIQUE M A THMA TIQ UE

178

Une dfinition n a pus besoin d tre prouve. Kilo est Pellet du


nol.ru volont, de vouloir reprsenter nu groupe do signes par une
oppression plus simplo. On no doit pur ex, prouver l'existence (le
eo quon dfinit. Naturellement il convient dans lu pratique do d
finir des lioBCS existantes ; mis quelquefois on dfinit des elione
qui n existent pus. Ainsi Euclide dans son livre IX , prop. 20, pour
prouver que le nombre des nombres premiers est infini, d it: posons
de = plus petit commun multiple (les nombres premiers . Kt il
prouve ensuite que ce quil u appel s n existe pus, ccst-iVdlro,
cest le a . E n Algbre on l'ait la mnte chose, lorsquon appelle tu
une quantit dtermine par (les conditions, et aprs quelques ml*
suintements on dduit x = 0 .
D ans le Formulaire il convient d introduire des dfinitions, ot
en consquence, dos signes nouveaux, seulement lorsque cette dfi
nition porte une notable simplification. Si lido exprime par un
mot dans le langage ordinaire, est exprimable p a r un groupe do
symboles assez simples, il est mieux d crire toujours co groupe, que
de lo reprsenter par u n signe. dfaut de co soin, on mira les
mmes propositions exprimes plusieurs fois, en changeant seulument les notations.
42. On no peut pas tout dfinir. Cette proposition, bien counue, rsulte aussi de ce que nous avons dit. Pour dfinir uu signe
s , il faut pouvoir composer par les signes connus un signe (f, tel
quo Pou ait te = a . Donc il faut djil connatre quelques signes.
Lu question, qui se prsente tan t (le fois peut-on dfinir lobjet
3>1 A lu rigueur n est pus bien pose. On la peut mettre sou la
forme peut-on dfinir x au moyen (les objets a , b , d , peut-on
former tiveu les signes a , b , o un groupe de signes gal t\ x i Dans
la pratique lu question pose signifie seulement peut-on dfinir
l objet x au moyen d ides plus simples 1 ot il y a de lurbitraire
dans lvaluation (le la simplicit.
Dans toute science, aprs avoir analys los ides, on exprimant
les plus compliques au moyen des plus simples, on en trouve un
certain nombre q u on ne pout plus rduire entre elles, ot quon ne
pe u t plus dfinir. Elles sont les ides p rim itives do lu scieuce ; il
faut les acqurir par l'exprience, ou pur induction ; il est impossi
ble do les expliquer pur dduction.
L tudo des ides primitives a t faite sur quelques sujeto.
Kit Arithm tique on pout tout dfinir au moyen dos ides primiti
ves reprsentes pur les signes N , 1 , - f - ; ce dernier signo figure,

174

GIUSEPPE PEANO

<;oinnus ido primitivo, seulement daim lu formo a


1 (ou a -}-),
pour indiquer le successif <lo a.
Un (omtrio, mi moyen des mots p o in t ot ligno droite
(limite) on dliait lu droite illimite, le plan, lo triangle, le t
tradre, etc., ot lon dveloppe toute lu Gomtrie de position.
La distinction doB ides en primitives e t drives a un peu de
larbitraire. Car, si nu moyen de n , b , o on dllnit d , et au
moyen de , b , r on dllnit a, 011 peut prendre pour ides primitives
011 a . , h , c , ou a , b , d .
Des raisons do simplicit dcident sur le
choix.
On dtermine les ides primitives, Quon 110 dfinit pas, nu
moyeu de leurs proprits fondamentales, comme nous verrons tout
de suite.
Les ides primitives d une science constituent le plus petit
dictionnaire qui doit tre commun entre deux lioinmcs qui parlent
des langues diffrentes, pour qu'ils puissent sentendre sur les sujets
de cotte science.

D m onstm liom .

4!1. Aprs avoir nonc les propositions dune branche des


Mathmatiques, et reconnu entre elles los dfinitions, il faut prouver
la vrit des a u tre s ; et il cola est d une grande utilit la logique
mathmatique.
Certainement on a raisonn, et trs bien, pendant longtemps,
suns recourir aux lois de cette science tout A fait nouvelle. Mais
aussi Diophunto a rsolu, sans connatre d'Algbre, un grand nom
bre des problmes algbriques parmi les plus difficiles.
Les rgles d la logique, pour transformer un ensemble d hypo
thses dans la tliso il prouver, sont analogues aux lois de lAlgbre
pour transformer un ensemble dquations dans uno forino o elles
soient rsolues par rapport aux inconnues. Ces lois n ont pas t
cres par quelquun. O11 les obtient en examinant les raisonne
ments bien faits ; 011 analyse les diffrents passages, e t lon rige
on rgles ces cas particuliers. Les rgles du raisonnement sont les
formules mmes de logique. Elles sont djil fort nom breuses; ot
peut-tre, on en trouvora encore d autres. Mais celles dont lusage
est le plus frquent, ot dont les antres sont des consquences, sont
en petit nombre, et toutes trs simples.

NO T AT ION S DE LO QIQUE M ATHMA TIQ UE

On premi los liypotlifeees, 011 les multiplie outre elles, on transporte, exporte, importe des propositions, on change lordro des f'uotours logiques, on dveloppe des produits, 011 substitue mix objetH
dfinis leur valeur, on simplifie les produits, los sommes, les dduc
tions an moyen dos rgles connues, otc., et ou obtient lu thse.
Lu transformation des dmonstrations en symboles est beaucoup
plus tlifllcilo que lu transformation des propositions. Tout mathma
ticien exerc passe dan coup d un ensemble dhypothses il lu d
duction. La rduction en formules de ce passago, c est-iVdlre l'ana
lyse de co ruisonnemont et sa transformation en uno suite de passages,
dans lesquels on n applique q u une rgio il la fois, est on gnral
longue. Mais celui qui a tudi les formules de logiquo, une il la
fois, peut aussi faire dun coup une srie do transformations, com
me ou pout dans une quation faire plusieurs oprations il lu fols,
44. Quelle que soit lu faon dont on fait les raisonnementHj
si uno science no contient pas des ides primitives, comme cela
arrive dans toute thorie leve, 011 pout on elle tout dfinir et tout
dmontrer. Mais si la science touche aux lments mmes, e t sil y
a des ides quon ne peut pas dfinir, on trouvera aussi des pro
positions q u on ne pout pas dmontrer, et dont dcoulent par le
raisonnement toutes les autres. Nous les appellerons propositions
prim itives, et par abrviation P p ; elles s appellent aussi axiomes,
jm lu la ta , et quelquefois, hypothses, lois exprimentales, etc. Ces
propositions dterminent, ou, si lon veut, dfinissent leB ides pri
mitives, dont ou n a pas donn de dfinition directe.
Le choix des propositions primitives a aussi do larb itra ire ;
car si des propositions a , b , c on dduit d , et de , b f d on dduit
0 , 011 pont prendre cornino propositions primitives les , b , 0 on
les

Conolunion.

'15. Lo problme propos par Leibniz est donc rsolu. On


peut changor lu forme des signes, quon 11 introduits au fur ot il
mesure q u on on a besoin ; ou peut en supprimer, ou en ajouter
d autres, modifier quelques conventions, otc. Mais nous sommes
m aintenant eu cas dexprimer toutes les propositions de mathm ati
que au moyen de pou de signes, ayant uno sigitleaUon prcise, H
assujettis il des rgles bien dtermines.

17

Gi u s e p p e P e a n o

Cos notations perm ettent ussi rie rsoudre imo question pra
tique, qui simpose tous les jours, davantage. T.u production m ath
matique est aujourdhui norme. Les centaines de journaux priodi
ques et les nouveaux livres, crits dans toutes les langues, forment
chaque anne des bibliothques.
Pour en faciliter ltude, 011 u propos des rpertoires bibliogra
phiques. Or, tout sujet de mathmatique a nno trs longue biblio
graphie ; et les diverses publications ont une valeur bien diffrente.
Ce qui nous imporlo est le groupo des propositions qui non
cent toutes les vrits connues sur un sujet. lduites en symboles,
elles tiennent probablement moins do place quo la bibliographie du
sujet. LintrM historique sera conserv, si chaque proposition est
aceoinpugne du nom do l A u te u r qui l a nonco.
Tel est le projet de la R ivista di Matematica, qui public, dans
son Formulaire, les recueils des propositions sur les diffrents sujetB
de mathmatique que nous recevrons, et toul.es les corrections et
complments qiloji )wnn indiquent.

(71). ( E stra tto ) LOGIQUE MATHMATIQUE


(l'W imiliklni ilo MatliiimtJijuw , t. I , T u r il i , 1SD.\

Tocca IWw, j>ji. 1>7, 127-120}

Lu p r i m a p a r t a (pp. 1-7) dol proonto c s t r o t t o dol t r a t t a t o n. 71 ((loi 180(1)


oodtitulHoo It laviiro n. 73 del n o s t r o iudioo.

Ehso lig ur ii o t t o lu d o t a dl 1SfJ5, mn gli o s t r n t t l v o u n o r o dlatrkblll11 nul


ff utili ilio 1808. ( C f r . : R i v i n t a d i n a t o u i a t l c a , v o l . I l i , 1898, p . 1 ), Coni lit lia
r o d a r o n o e f f e t t i v a nt it ov i or o a q n o l l a d e l l o p n g a o t o u . 06 (d e l 1894).

1
1-1 oontoiigoiio p r iuo ip nln io ute lo form u lo g i p u b b lic a to noi lavoro
n.
(dol 1891), m n lu n n o rd ino a l q u a n t o divorilo, aonloot)& pu r im u n e ra III*
v a r ia to il g ru p p o dui ooneotti p r i m i t i v i o dolio p roposizioni p rim itiv o.
51 $ 6 6 invoco iraovo o oort p u r o In n o to storioh o (pp, 127-122). A lla rdnftiono di qn osto hn o all a c o n ito G, V a u .at i .
Nolla m em oria n, 08 (dol lg lil) m il oonootto <H lim ito contorni ta ne l
val 1 di qijnato Oporo noolto 6 fiitt-n n n 'n pp licnzio uo istoniatioii dol In tuo*
r i a ospcmta noi proaoutu Invoro, lo oui proponi/,limi v en dono ooiitlniiniiionto oliato
orni l 'iu d lo n x lo u o F o r m . I .
O. C.

(1>1. 1-7)
I.

1.
O >t

2.

a f) a a

;s. a b . =

. a n b . bo

[Dol.]

4, a a

[PI . 0 . P t |

ab ;j a

[i*iM

* fi,

(i. a aa
7. ab o ba

GIUSEPPE r>P.AN

* 8 . uh =

0.

ha

i n

aho u acb

(Pi-]

* 1 0 . aho aoh
11. a D h .

* 12 .

(PO . 0 . P I 01

. n o 0 he

(liM

a . ao h , 0 . h

[Pp.]

13. a o . b o c . o a o c

[Pp.]

14. abo r> hao

ir, ab

1G. fl =

|P 7 . ^

h^ j P I I . 1*12 . o . P14]

[P7 . ( * J ) P5 . P 1 3 . D . p jn ]

h .o Db

{ P3 . Pi) . D . P I I ]

17. a = b . a . b o a

(P 3 . P I 5 . o . P I7J

1 8. d b . b o a . D . a = b

[P 3 . PI , o . P IS ]

l), a h . o b a

[P 3 . P 7 . D .1*10]

*20. o b . = . b =

lP 1 , , - ( ' i 2 ) P . =

. P 2 I

21 . a b . h 0 o . 0 . a o o

(H p. o . a o h . h o c . o . a o ]

22 . n d k , 1> o . o . n o

{Illuni]

*23. a b . b = o . o . a = o
[ITp, u . o b . b o o . o o b . h n o -. o . a o o . o o a . r>. Tu.]
() o b . h o o . o o d . 0 . 0 o , o d d
*24. a o b . b o e . e o <1. o . a d
25. = b . b = o. o d . t i . =

[ P I 3 . P I I . o . ()]
[ ( a ) . P I 3 . o . 1*24]

[IT]). P23 , o . a = e . o = d . .T s,]

20. b o . fl O ah
( a ) o . o rt. a ao

1Pp.]
'

(fi) e . ao o bo . o . O no . ao o bo
(y)

e . ae o bc . i) . o bo

' 0

P2C . o . (a)

|( ).

P i i . 0 . (fi)}

o m

(d) u o h . o . o ao o bo . o

i n i . o . (4)1

(e) a o b , o . o o . ao a bc

[(). P 7 . D . (fi)]

27. a o b . o . o . fl 0 bo

|(<) (y ) . 0 . P27]

LOOiqUB MATHMATIQUE

28. n o b . o . c a o c b

170

[IIp. r i 1 . P 7 . 0 .(too bv. c a u n n , b o o o b . o . Th.]

2!). ;) A . o . () ab

(ITp. ("') P 2 8 . 1*2 . o , Ts.]

*.10. a o h. o o fi .0 . n o o bd [IIp. d . ite o h e . o o d . o . a -'o b o .b o o b d . o.Ts.)


*31. a = b . 0 . (to ha

(Hp. ft.uob.b'.ut.OMVobo.licoatJ.n. Th.]

*.'{2. it = b . o = f . o . ac = bd

[IIp. o . ao bo . bo = b f l . o . Th.]

{a) n o b . f) . a ttb

[IIp, P 2 0 . PB . o . T.]

(/!) u = ub . o . a o b

[Hp. P 1 5 . o . Tfl.]

*33. . o li . =

. a = <tb

[(#) (fi) ob I>,'},')]

.54. a o b . a o o . o . o bo

| Hj*. 1*30 . o . o b o . P 2 . o . Th.)

33. a n bc . o . p b . u d o

(P . 1*15 . P.M : o . P3fi)

*3(5. tt o bc . = . a r> b . n 0 o

(P 3 4 . P3B ,

37. o . b o a : i) . i<h o c.
3.S. ab o c .

: n o . b o c
1*27

*3!). tt ;> . b o o : =

(I-lp. o :: ab D : b o c . b

. P3II|

P 12 i: o . Th.]

(Hp. P 2 0 . o
a o . b o ab : n 6 u n i
: b o (tb . ab o o , \ P 1 3 / . (J . Th.]

0 .'.

n D

. ab o o

[P37 . P 3 8 .

. P3H]

10. b o c . n t a i) b . o . u o

(P 1 3 . P 3 8 . D . IMO]

11. (t f) b . o : b a e . o . a d d

[1*13 . P 3 8 . o . IMI]

42. a o . b o a

a ' P38 P4
o

-13. tt o : a o b . o b

|P 3 S . P 1 2 . 0 . P43]

-H. ab o o . ao o b : = : n o . b = o
45. a o . bo = bd : = : ab o . c = d

[Hp. = = (a o .b o c ) ( o . o o t) = T.[

[P 44 0 1MB |

2.
1. i) b . o . - b o - a
2. a b . o . > a = ** b

I t*l>*]

'"C;!)1'1-'''3!

3. - ( - ) =
4. f> b . = . - b o - a .
* 5. a = b . = , - . = - b

|l*p.)
(P I.

a, b

i! i 0 , p ,q

(1*2 o 1*5]

180

G I U S E P P E PEANO

0.

= - ((- a) ( - Zi)]

[Def.]

# 7. - ( r t u &) = (- ) (-Ji)

(PO o P7]

("J

* 8 . - [ab) = ( - ) u ( - b)

) P 0 - I>8

* 9. a <
j b = bu a

[ b:= - [ ( - > { - 6)] = - ( ( - 6 ) (- )] = l,u a)

* 9 '. a u u o = u o u i
10 .. vj a a

[ u = [ ( - a) ( )] = - ( - ) = ]

11. a o Z i . o . f l u o o Z i u o
* 12. S = J , , 8 u = i u ( )

[Hp. o . - Zi o - . o . -Z > - oo - a c . o . Th.J


[ P I I [) P12J

13. o o t . c i o r f . o . r t u o o f t L i d

j r n q r i 3]

*14. a. = Z>. c = 4 . o . w o = 6 'j<

[ P l o 1*14]

15. a o a u b

[1 P 5 o . - t t x t i ) . . a , Ts.]

* 10 . a O b . = . b = a u b

(?1 P 3 3 o I' j

17. a o o , b o c . = . a b o a

[1 P 3 6 o P i 7]

18. a u ab = a

[1 P 5 o : ab o a . PKI : o , i m ft = fi]

11). a {a u b) =

[P15 . 1 1*33 . o . PIO]

20 n< u i o o ( u b)o

j r i 5 . o : ao (){ o b) o . bo o ( u b)o . P 1 7 : o . Tfl.)

() oO . a n ac

[$1 P 26 o (a))

c p . b o bc

[i P2o o m

(?) o a . a o a c . b o bc
w

[()(/)). i l P 3 4 . D( r t ]

c o . a u b o ac u bc

l(y) P i3 f) (<5)]

21. ( u b) o O ac u Zio

[(5). 1 P39 . o . 1>21]

22 . (a u Zi) c = c u Z/o

(P22 = . P20 . P21]

23. ( <->u) (Zi u c) = ab u o

[( <
j v)(b u o) = db u no u Zie u a = ab u e]

*24. ab o c . = . a o n b
[< o o : = : . o . b o c : = : a d . - o 0 - b : = : a a o - b\

25. ab o o . = . a o c u b

* 20 .

ab o o u rZ. = . e o - b u rf

27. ac a bc ,-a u o o b u c . o . a o b
28. ao = bc . a v c

b oc.n .a = b

29. a s= b . = s . a u b n a b

LOQIQUU M A T H M A TIQ U E

181

30. (reuft)(i u o ) ( o u a) = ab u bo u ca

HI. uh o cd . b u o o a

d .o.bod

'IV. {a u x) (b u x) = a x v bx

33. (a- u b x) (a'x j b' - x) = a a 'x u bb' - x


34. ( u l - i ' ) = ( - ( i ) a i u ( - b) ( - x)

3/>. a u b a u (a) b

3.
1. a - a =

[P p .]

r. v = - a

[Der.]

1. a u - a = V

2. a = a

[a a = aa - = r t - a i a]

2 '. . u v = v
3. a o a

[a o a - n D rt)

H', a o V
4. a u a = a

[P3 . 2 T 1 0 . o . P4]

4'. fl n V =
5. a u (/, - b ) = u

[ P I . P 4 . o . PB|

C>. H b u a - b = a

|P/W> P]

7. rt. o A . = . = A

[P3 D P7]

7'. V U ( l , = . V = tt
(a) a a b . o . a - b = a

{Elp. o :

(/}) - & = a . i) . a o b

P I : o : o - o a . P7 :o. Th.|

[H p. 1*6 : o : a = &. 1 P 3 3 : o . Ta.)

8. a a b . = . a ~ b = a

[(a) (/?) =

P 8]

8 '. o b . = . b <
j - a = v
8 ". 6 = a = . a D - b
0. a u b = A . = . rt = A . b = A
10. a u & - = A . = . a - = A . u . & - = A
11. a = a . w . b = A . o . ab = A
12. ab - = a . i>. rt - = a . b = a
13. a o b . b = A . o . = A

[P7 . 2 P 1 7 . t ) . PO]
[PS) =

PIO]

[P 2 0 P I I ]
[ P I I = PI]
[P7

o P 13)

OlUSl'PPK PUANO

14. a o A , - = a . 0 . A - = a

[P I =

PU]

1/5. rt ^ b - X = A . = . A O 'o a
10. a s u b x =s= A . o . 7/ = A
17. M w l - * - = A . 0 . u t = : A
18.

= A . 0 . ah = A l - rt u q 6 = A

l!). x o a , y d b . ab ~ a . 0 . * = a
20. ay - = a .ce o . y o h . u . ab - =

21. fc = A . .r u =

[PI = P20]

. * 0 . 0 0 A : O 0 tv . 1/(1 y x y

22. x o n .y o b . z o v .x ^ y v z ^ a ^ b * J C M h = A M c ~ A .b o A .o ,a x.h y .o = z
23. a b = a o = b < iz= A . u b u o ~ x> jy vz:o .'.x.ya.yob.zoo: : x = a . y b .z= a
24. . o b a - A
25. a o

A-

| ] )of'.J

20. rt =

27. <i. o b = h o a
28. ( j o i) = o (!io)
29. ( o &) = ( rt) o b = rt o ( il)
30. s i o g , = , i = n g g , = ,(i = a o I i

31. o A . ho = A . 0 . o = A
4.

1. a, ? e K . t>
2.

3.

0 . r t *1 & =

(x

(t. x

[Dee.]
[Def.]

A)

, o .a b = n b

, o . a v A = x b {x e a . u . <b &b)

b.
0.

lDnf.1

. 0 : = A. = . o b . b a a

3'.
4.

tt o 6 . = : e . o# . e f>

[Def.]

, K . o , rt = x s (x )

\IM .\

. o , \ rt = A . = : x e a . = x A

[Def.j

7. u s K . t i . O . =

8.

11.

. a , b t e su . a : a = b . b = o . o , a

10 .

. , A e u . o : = h . = ,h = a

,a = b .b su .o .a eu

183

LOGIQUE MATHMATIQUE

5 M *)

I>, c, d e. LC. u ;
1. f e b/a . : x s a . o* . f x fi b .
[D fi)

:i.

i> . f u y e [a* e a . f x '

t.

c u . o , f eb /o .

r>.

I(.

0 ./A = A .

7.

h o c ,a ./e o /ft.

x ,y e a . x = y .u /* = f y
[Uol.l

1
11

II

2.

o d a . i) . f o 13/rt

8 . f t c j a . f ojh . o , / e ofia u b) .
!).

,[j./(ftu i)= /< iu f h

10.

. 0 . f(rt n h) O (fil) n ( f b ) .

1 1 . / , g s hja . o . \ f = g . : x s a . u* . f x = g x . (**)

[Duf.J

12 . / ii/a , g e c/b , x s a . 0 . (gf)x = 0{ /* ').

(Dof.)

1 <i.

. . / e c/.

. 7t e d/c . a . h(gf) ( h g ) f h g f .

K .o :

15. / * # / # . x s h . o . / * = f x .

10 .

17.

18.

. m, i y . a ./* " / = / ' + .

[Dof.]

. m s N . o . / " +' f f ,nx ,

.iiu N .i)./" * * / .

1i). / , g n/s .J'g = g / , m, n s N . o . f Mg" <jn/ m

ao.

. m s N . o . (fg)m = f mg m .

(* ) L u toorla (jul espunta fo ndu ta sullo n o t a i i o n l

de l

lavoro

u.

27

(loi

181)0), ooiitulintn noi v o l, 1 (Il questo Opiiro Hoolto e.

K oII' uikihooI o h . 60 (dui 1804, $$ 23-27) ni sogno j % s t a t a d a t a la fo rum f,


o no S Htutn uni pi iuta la teoria.
U. C.

(") in min oopin del iiroHonte lavoro, O, I r a n o , ossorvu In margino, otio


bisogna B o ri voro f a g al posto dl / = < ? ; e oho lu modo analogo bisogna oinplotaro alcuno altro propositioni <11 (inustu $ G.
U. C.

ttM

OlUSHV'I'li l'IiANO

2 1. , h 1C , / e h(a . y e i i . . / = a: ( / * = i/).

21 '.

22.

[D el.]

. o : w efy . = .fx = y .

. O ' . f s (b/a) si m . = . f e )ju . / 1 ajb .

[Def.]

23. f e (n/s) Bini . x s s . o . f f x = x . f f x = a; . / = / .


. , b a K . o : fl D h . := . f a o f b .

24.

25.

. o : n = h . = .fa = fl>

26.

.o ./{ .* Z ,) = |/ .) o ( / i ) .

27.

. m e N . o . / = /" *

28. / , <j e (/) si' . o -<jf f<J

20 .

. f ( j z = , j j . o , f ( j ~ <jj . f g y f .

3 0 . / 8 fl/ . X f. H . 0 , f x __' .
.'il. / e (/*) sim . m e K .

[Dui1.]
= / m.

32, f su js . m, n i N . o , ( / ,,l),

3 3, / e (/) s i n i . m , ti t n , o .(/**)" = / "

[Def.]

1.001 OUI! MATHMATIQUE

1H

(pji. 127-1211)

N O T E S S K L A I f A R T I 10.

1.
Lo s ig n e d signifie o dduit; .
Lo sig n o n , toujours so u so n te n d u , aiguille e t .
Cou sig n e s no so n t pas dfinis; ils r ep r se n te n t dos iduH Irr
ductibles. Pur eu x ou dfinit lo s ig n e = (1 P.'l).
Lea Iettrea a , b , e . , . d sig n e n t d es p ro p o sitio n s quelconques,
H fau t connatre l u sage des p o in t s (Introduction, 10). ()
A v e c cos co n n a issa n ces on peu t lire to u tes cos lorm u los. P o u r
live trassi le s d m onstration s, il fa u t savoir que
P p signifie proposition prim itivo , ou q u on n e d m ontre pus.
Pof

dilnition .

11 f a u t aussi co nn atre la n o ta tio n de la s u b stitu tio n


les ab rviation s H p ot T s (h ypothse et tliso) ot P (proposition).

L a d m o n stratio n duno formule de logique, c est-iV-dlro iluno


rgle de raiso nn em ent, n a pas, en gnral, po u r b u t de n o u s a s su re r
s u r la v rit de cotte rgio, inaia bien do la dcom poser d an s les
r&gles de raiso n n em en ts q u on a appolos p rim itives, on n om bre de i>,
1,
f>. L b i d n i t i i , Opera philosophica {I5dit. J . E. E rdm nm i, Ile*
rolini, a. 1840, pag. 08).
P rop o sitio n es per se v e r a e : 1 ) a e st j 2 ) ah e s t a.
6. L e ib n iz , id. pag. 98,
liep o titio ejusdem literae in codoni te rm in o est in u tilis ,
(L B o o l e , Mathcmatical Anahjsix o f Logic, a, 18-17, pag, 1 7 ;
The aws o f thought, a, 1854, pag. 31.

( ' ) L ' Inlroduotion q u i oitata il l a v o r o u. 60 (loi 1804).


L attutili n o t o d o il v a n o dt ijviollo pubhlloat n e l l a HI vi utri (11 im itum ritloa,
vol. I H , 1803, i>i>. J-B.
In m ia co p ia dol proselito la v o r o gl t ro v a n o ni ou no niodlllolui,
G. P k a n o , di ani (pii ni tornito oouto.

V. C,

di

nnuiu <11

QIUSIJII'I! liANO

im i

H. L e i b n i t i i , Opera philosophica, . 184, pag. 08 :


T rauspositio literarum in codoni termino niliil niutnt, u t ab
co iu c id ct cum fra, seu anim ai ratio nulo tt rationale anim ai .

B o o l e , ib.
12, C n. l BiRCK, 0 tho Algebra o f Logic. Amoricim .Tournai
o f M athem atica, t. 3 , a. 1880, t . 7, a. 1884.
13. A r i s t o t e l i s , A nalyt. P r., L. I , cap. I V :
E t t A xar tavt; rol B, xal t B xar juvtc'i roO T, vtiyxr]
r A x a t avr? tof> T xatqYopEujftai.

30. L e i b n i z , id., puff. 08.


10x quotounquo propositionibus fieri potost una, ad d itis om n ib u s
aubjwetis in unum ub.iec.tum e t ojmiibuB pnieilienti in unnin p rae
dicatum . U t a e st b, et c e s t d, ot e e s t / , indo flot noe e st b d f .
H.
M o C o l l , The Oaloulus o f quivalent statcmentx , P roceedings
of th London Matli. S o cie ty , u. 1878, t. X , pag. 1(5.
33, LKiHNlTii, id. Difficultate quaedam logicae, png. 102 :
O m n e a est i>; id ost q u iv a le n t ab e t a ,
:i0. L e i b n i z , id., png. D8 -M .
Ex q u acun q ue prop osition e ciijus praedicatum e s t ox pluribus
torm inis com positum p o ssu n t fieri pi uros, quarum q u alib et idem quod
tinte luibut su b jectu m , sed loco praedicati Imbet aliquam prioris
praedicati partem ; a o st bed ergo a eat b, o t a e st o, et a e st d .
IL M o C o l l , ib,
30. P e i r o e , id. t. 3, pug. 24.

5 a.

a signifie non . L ide do In n g a tion e st prim itivo ot


d term ine pur doux propositions prim itives P I , 3. On dfinit eu
con sq u en ce lo sig u e u (PO), et le sig n e a ( 3 P I).
3.
.T. A , SiONER, Specimen logicae u n m r m U t c r demonstr., 1 7 4 0 :
Si a; ponntLir pro non triangulo , x orifc triangulum (J. V e n n ,
{jymbolio Logic, 1881, pag. 184).
7,
8 . A . D e M o r g a n , 0 the xyllogitim, Cambridge r iiil.
T ransactions, 1858, png. 208.
13. L e i i i n i z , id., pag. 0 0 :
C onstitu tu m ox co n teu tis in est c o n stitu to ex con tin en tib u s.
Si a e s t in in, et b est in , erit a
b iu m -f- n ,

l.OGIQUti MATllfeMATlQUK

lHt

10 . IjKihmiz, iil., pug. 0 0 :


S i quid ad diM irci c u i in est nil co n stitu itu r novi. Si h cut in
oriti a
1) = a .
Conversim i theorem atis praecedentia : Si quid addendo al turi
nil c o n stitu itu r, ipsum nitori in est. Si +
=
fcum b orit in > ,
17, L k ib n i z , iil., pag. !)G :
Cui sin g u la ineunt, ctitim e x ip sis con stitu tum in est. SI a est
iti o e t b e st in c cliiun a -j- b erit in v .
22. U o o l k , Ma th. anal., pag. 10 ; The lawx o f t ho tight, pug. 33.
24-20. C h. P j i r o b , T&ree papere oh Logic, Journal o f sp ecu lativo
P liilosophy, a. 1.88; A m erican Journal oi'Malli., t. 3, it. 1880, pag. HO.
S o i i u d k r , Algebra (1er hogilt, t. I, a. 1890, p, :j(32, ,'{82 j
t. ir, a. 1 8 9 1 , p. 3 3 .
30. SOHRflHKH, id., I, p. 383.

31. VAlt,ATI, ltiv is ta ili M atem atica, 1801, pug. 103.


32-34. I o o l e , id.
35. S o h r <5]>e r , id., pag. 308.
.!G, 37. Mo C o l l , id., P 1 3 , 11.

3.
1. S o H R to E R , Aftjefrra (Ict" Logik, I , p a g . 3 0 2 .
2. 4. Id ., pag. 271.
3. Id., pag, 188.
7. Id., pag. 190.
8 . L e i i i n i ' 'II, Diloultatox quaedam logicae (Ed. lirdmann, p. 102):
Oinne a est. b id est... a n o n 6 e st uon-eiis... N u llu m re e s t b, erit
ab e s t nou-ens ,
9. G. I o l b , The latrs o f thonght.
15-18. H o o l e , The lawn o f thonght.
SOIIRDKU, Algebra der hogilt, I, p. 4-10 ; II , p. 200 u segg.
10. A . D u M o r g a n , F orm ai Logic, 1847, p. 278.
22.
E. S o n icOdku, Vorlesungon iiber ie Algebra (1er L og ih,
t. II, 1891, p. 280-1.
21-23. ,T. U a u I ER, Scholae logico-matheviaticac, 182!), 201,
24-30. JKVUB8 , V are log io, a. 1804, p. 1.
S o liti (loli lt, Algebra dor Log ih, I, p, 381.

lUSliPPli PUANO

4.
Le s ig n e K aiguille classe

e s t uu ,

? 5.
Le sig n e / aiguille fonction . D a n s l'in tr o d u c tio n ot dulia
Y partio et su iv a n tes 011 l ii ch au go eu C.
3.
l . D k d k k i h , Wb* flint unti wus so lid i die Zahlcn t
seh w e ig , 1888, 11, 21 5. Ici,, 11. 2 2 0. Tel., 11. 23 10. Id., n. 24
12-14. Id., n. 2 5 21. Id., n. 26 24. Id., u. 27 25. Id., u.
2 (J. Id., 11. 20 2 8 . Id., n. 31.

lu
Brunii
28

Kiviatu di M atem atica, 18511, p. 24-31, 1 8 2 - l S 4 j 11. 1803, p. 4, 5.

(82). RECENSIONE: G. FREGE, GRUNDGESETZE


DER ARITHMETIK,
BEGRIPESSOHRIFTIilOH ABGELEIET
(Hltlntn ili iiiBtuniBtloa, vul. V, 180, pp. 122-12)

In qnoflta rooonniono, l 'm it oro,

dopo

nn

uoooimo

itilo

Konpo

dolln

iiiiitomrvtlojk o d a l p r o p r io oruitrllnito nllo (viluppo di questa oiormoi


fr o iito hIo so tto l np otto soiuntlfloo olio p r a tic o

fu

liigloft
11 oou>

tra 1'ld o o g m l l n ili KltKdN

o la propria ,
Li rooonsloiio hn

lu o g o ad m io

G. P k a n o , p u b b lic a to noi pruBonto volurao.


(d e l

1808).

otiniblo

di

lotto ro

C fr ., In prop osit o,

fra
Il

Q, K h k o h
ln voro

n,

A
07

V. C.

F r e g e , trundgcfictzc dcr A rith m c tik , hcgriffnHohrif(Uch


abyeleitet. E rster B a n d , J e n n , 1 8 9 3 , pag. X X X I I - j - 2 5 4 .

]>r G.

In q u esto libro si dim ostrano le proposizioni fon dame 11tuli


dollA ritinetica , cio qu elle riferentisi al co n cetto (li num ero intero,
alla num erazione, all infinito, ecc. N on so n o conflu e rati noi volitino
i num eri n e g a tiv i, n i fratti ; n ancora trattata l'addiziono
dogli interi.
M a eib elio renile im p o rta n te q u esto lib ro la l'orma d a ta a
q u este dim ostrazioni, forma che P A . chiam a ideografia (Begriffssclirift),
e che co n siste n o li'in d ica ro co n se g u i a v e n ti Valore fisso lo vario
ideo che si p resen tan o n ella su a trattazione ; nello spiegarne alcun o
con parole del lin g u a g g io ordinario, 0 n e l defluir lo altro comblnando pu ra m en te lo idee p recedenti. Le dim ostrazioni d elle proposi
zioni d A ritm e tie a sono tu t t e scritte nella s u a ideografia, sen za
term ini del lin g u a g g io ordinario ; e ss e si riducono a d una su ccession e
di proposizioni, tali d i e dallim a s i passa allaltra applicando una
sola regola di ragionam en to j e q u este regolo so u o dallA u toro rac
colte ed esa m in a le in apposito .

180

IUSI'PPK PEANO

L A . nel cosfcrurre q uesto Itivoro adopera un metodo afflitto su o


proprio. E gli g i a v e v a tratta Lo lo questioni di A ritm etica col lin
g u a g g io oomimo nei Qrundlnge der A rith m etik (ISS A ); ed a v ev a
g i esp o sto il su o Begriffsaelirift nel 1 8 7 0 ; il quale per non
corrisponde pi appieno ullattuulo su o pu n to di v is ta (pag. 5, nota).
ev iden te l id en tit dolla q u estio n e trattata d al n ostro autore
co n q uella ilio scopo della L o g ica m atem atica. N o n i mia intonziono di furo qui In storia di questa scienza, elio si v a ora rapidaniente svilu p pan do. Q u esta storia scritta nel Form ulario di M ate
m atica, parto T, in quanto si rifiorisce alle varie id en tit logiche,
poicli iv i indicato l A u to r e che primo lo onunci.
Or sono alcuni anni, colla considerazione dolla c la sse determ inata
da u n a condizione, vale a diro m ettendo degli indici al sogno di
ded uzion e, feci vertero cho tu tto il calcolo logico su lle classi si
trasform ava in un calcolo sullo proposizioni (Calcolo geometrico,
1888) ; idea quosta g i in tr a v v ista dal B ooi.K , il quale parl di

temjw, durante cui una condizione verificata.


E allora bast una co n ven ziono ondo indicaro lo proposizioni
ind ivid uali (segno a), porchb p otessi sv ilu p p a re u n intera tooria com
pletam en to in simboli, negli ArUhmcticcfi principia (188!!).
Q u esta scrittura sim bolica si poi su ccessi vamonto perfezionato ;
flnolift noi Form ulario di M atem atica g i si riusc ad analizzare in
sim boli num erose teorie. Man m ano si traducono in simboli nuovo
teorio, co n v ien e introdurre nuovi so g n i por indicare lo n u ovo ideo
o le n u o v e combinazioni di ideo che si presentano in q uesto teorie.
Por si noti ch e non occorrono n u o v i seg n i per indicaro le id ee di
logica. E sse son o tutto coinplotamonto rappresentato coi segn i d ap
prim a introdotti. La M atem atica ora in po ssesso d uno stru m en to
atto a rappresoli tare tutto le su e proposizioni, e ad an alizzato lo
varie forine di ragionam ento.
Ora so, ind ip en d en tem en te l uno d a llaltro, sorgono d u e sistem i
atti a rappresentare e ad analizzare le proposizioni d im a teoria,
fra essi si potrtV prosontaro una asso lu ta differenza form alo; ma vi
dovr su ssistere u n analogia sostan ziale ; o so i sistem i son o e g u a l
m ente perfezionati, fra essi ci dovr essere l identit. P o ic h la
L ogica M atem atica non co n sta di im a serie'di con v en zioni arbitrario,
o variabili a capriccio d ollautoro ; ma b en s nollanalisi dolio ideo o
delle proposizioni in prim itivo 0 derivato. E q u esta analisi unica.
Molto idee del nostro A u to r e son o analoghe a quelle esp oste
nella Logica m atem atica. L e definizioni e le dim ostrazioni sono quasi

RECENSIONE: O. PREE, ORUNDOliStlTZE DER ARITUMI2TIK, ECC.

1H1

idetiticmnonte considerate, o in modo affatto diverso da (mollo dui


lodici elio non l'anno uao dei sim boli,
10 mi propongo qui di duro un conno dol modo usato d a llA .
per indicaro lo operazioni o relazioni logiche.
noto che, noi Form ulario di M atem atica, tu tte le relazioni od
operazioni fra proposizioni e fra cinesi si riducono a tre fondamentali,
indicate coi segni

!>,

o ,

O ltre a questi si usano, por comodit, i seg n i = , u , a , <Iiu


sono defluiti m ed ian te i precedenti.
11 F u k g e , por esprimere q u esto relazioni e operazioni {vii prposizioni, scrivo in colonna q u este proposizioni, o a sinistra, lu n go
questu colonna, metto un seg n o vario com posto di tratti orizzontali,
verticali, curvi, tu tti aderenti fra loro ; sicch si lia qualche dilli*
collii a decomporre q u esto segn o noi segn i che Io costitu iscon o, ondo
poterli numerare. A d ogni modo ecco com e si possa spiegaru la
notazione dol F r e g e .
E sse n d o u n a proposizione,
una notazione | a por dire l a
a per indicare l a v e r it di
eonvenzioni, clic n o n han n o lo
vero la varia posizione elio p u
zione indica co m p letam en te ci
nostre scritture
,

il nostro A u t o r e (pag. 9) introduco


vera ; ed u n altra notazione
a . N o n v e g g o F u tilit di qu este
corrispondenti nel Formulario. I n
a vere in u n a forinola una p roposi
elio di e ss a si afferma. Goal dolio

aob,

aob .00

la prima dice vera la , la seconda in v e c e d a a s deduco b,


la terza s o da a si deduco la 6, a llo ra ' vera la e. Q u estultirna
no)i ind ica la v erit di a , b , c n di a o b , m a solo la verit della
relaziono in d icata Ira q uesto proposizioni.
In seg u ito lA . introduco un se g n o * f per la n egazione, elio
corrispondo al nostro . Il segn o d eg u aglian za lm la stessa forma
e significato n elle duo notazioni. Ter il F r e g e no fa raro uso fra
pr posizioni. E g li sc r iv e c o sta n te m e n te le d u e proposizioni a o b e
b 0 a invoco di a b (Form. I, 1 PS).
Il F u e g e in tro d u ce poi la notazione

-- !>
a
elio corrispondo esa tta m en te

alla

nostra

- u fc.

In con seg u en za

GIUSEPPE PEANO

cam biand o a nella sua neg a tiv a , la forinola

d e l FniitB eq uivale alla n ostra a u &; e scam biando b n ella suit


n e g a tiv a o negando il risultato, la l'orin otti

del F regj eq u iv a le alla n ostra a n i .


E sse n d o j)oi ax una prop osizion e co n ten en te u n a lettera varia
b i l e x, la scrittu ra del F r e g e
X

"ueq u iv a le a lla n ostra \ = x ax , o ssia ( ri*) = x tvt e so stitu e n d o nd


una delle funzioni ora considerato di duo proposizioni a z o bx ,
si hanno lo notazioni del F i i e o k
*
U

i,
j Ux

lfi*

*
i
p ~ v ----TT

Irt*

Iax

equ ivalen ti allo nostro

v = ax u )x ,

ax - bx x a ,

cio
cio

- (V = x - rt* U - 1ix) ,

o ancora

n* o* bx

a x r> bx = x a

CO

a n i * - = x A .

I
duo sistem i di n otazion i si possono confrontare sotto laspetto
scientifico e sotto quello pratico. S o tto la sp etto sciontilleo, il s i s t e
m a del F r e g e basato sui cin q u e segn i fondamentali

m entre il nostro sui tre segn i


-,
Quindi il
profonda.

sistem a

del

n ,

Form ulario

0 .
corrisponde

nd

u n analisi

pili

Sotto la sp etto pratico poi, il rappresontaro col F i i e o e Ih m o l


tiplicazion e logica m ediante un seg u o com posto, ci fa pordere di
vista lo su e propriet co m m u tativa ed associativa.
Le notazioni ad o tta te nel Formulario, n e l co n cetto sono id e n
a q u elle di S c h k Od e h o Ie i i i o e ; differiscono da quello di
B o o lh solo in ci ch e il B o o l e consider com e idea prim itiva
le g u a g litm m fra d u e propesi aioni, e com e d eriv a ta la deduzione,
tiche

RECENSIONS; O. PKEOE, QRUNDGESETZE DER ARITIIMETIK, ECC.

ll)8

ch e espresso m ediante l ogungliunza. Invoco il I 'k ih u b consideri)


conto idou fondam entale lu deduzione, e n e d eriv l ogiiuglitukzii,
( S o i i r d e r , Algebra der Logilt, 1, p. 13,1).
P e r ben
deduzione

intendere

la

scrittu ra dol F u e g k , si lindi ch e n ella


X

- v ----j Ox
n-x
(cio

ax Oz bx)7 liuilore alcuna volt sopprimo l'indico cc c il aogno

\^-t scriven dola cos

, elio itlloru e q u iv a le al nostro a o * A(l

esem pio la forinola del F r e h b (pag. 210 )

J- j ~ a = b
I- b

-a
-a
-b
equivale alla nostra h o a . a o h . o . a = b (Form., I, 1 P18).
jA . introduco in seg u ito una lu n g a serie d sopiti, di forn ii
tale d i e occorre una sp ecia le tipografa onde poterli riprodurre,
A pag. 14 introduco un segn o d 'inversione ; a pag. 18 un segn o
che corrisponde a ll incirca ttlF t del Formulario. Q uesti segn i sono
sp iegati col lin g u a g g io ordinario. I seg n i su c c e s siv i sono definiti
colla scrittura simbolica.
IVA. no u lui alcun se g n o e sa tta m e n te corrispondente a ll dol
Formulario. N o fa le veci uu seg n o s p e d a lo clic lega la variabile
colla funziono (pag. 53).
F ra i du e sistem i ltavvi puro qualcho di'eronza n e lluso dello
lettore variabili,
Noi Formulario, le lettere variabili a , b , . . . , y , z rap p resen
tano onti qualunque, ad es. proposizioni, classi, se g n i di funzione,
numeri delle varie specie, p u n ti, retto, ece,, senza lim itazione alcuna?
o volta por v o lta si devo diro c h e cosa s v u o le indicaro con uuu
lettera variabile (vedi Introduction au Form., 13).
II F i i e c i e in v ec e usa lettore greche, latin e e tedesche, m aiuscole
e m inuscolo ; e lo scepjlo iu modo che la forma d ella lettera indichi
giti la natura d e llen te che esso rappresenta. Cosi le lettore f , g, h,
sotto le loro vario forme, n o n sta n n o por indicaro en ti qualunque,
m a b en s d elle ca ratteristich e di funzioni
19). E s e q u esta c o n
venziono pare porti del v a n taggio, e ssa presen ta 1in con ven ien ti 1 che
dovendola applicare a pi teorie d istin te, si dovranno introdurre

dlUSRPt'E PIANO

ta n to forme di lettore q u an ti sono gli unti elio si coti s donino.


Inoltro il n o n diro in ofcni caso elio cosa rappresenti ogni sin gola
lottava produce oscurit, e unobo eq u ivoci. A d es. Iu prop. 120
d e llA . scritta coi sim boli dell'algebra

0^ d

la quali) cos isolata non lia sen so preciso. Occorre diro esp lic ita
m en te elio a u n numoro intero e p o sitiv o o n u llo, o scriver
a T0 .

.0 ^

a,

p oich non di necessitai la lettera


risorvata nd indi cure degli
N , , . A nello FA u toro ne fa i pi fi svariati usi.
A du n q u e, per avero una notazione co m p iei , b isogn a diro, o
coi tann ini dol lin g u a g g io com une, o in simboli, il significato dello
le tte r e ; e so n o n si v u o le usare il lin g u a g g io com une, bisogna dirlo
espi! ci timi onta in smboli. Q uindi la n e c e ssit dei nomi di classi
(N, Q, q, <]', ecc.) o del se g n o , o n otazion e eq u ivalen te, per unire
l in d iv id u o albi ellisse. 11 che n o n im p ed isce che con ven ga, por
facilitare la memoria, usare a preferenza certe Iettare por indicaro
elem en ti variabili di certe classi.
11 nostro A . si occupa diffusam ente delle regole di ragiona
m ento, cho B p i e g a col liu g u a g g io ordinario. 'Xraducondolo in simboli
si han no id en tit logich e tu tte contornilo nella p arte I del F orm u
lario. L A . dim ostra q u esto regolo col lin g u a g g io com une. M a q u este
dim ostrazioni sono illusorie. In v ero , siccom e q u este regole sono gii\
le pi sem plici regolo ili ragionam ento, per dim ostrarle o s dovranno
applicare queste regolo stesse, o altre pii complicato. In ogni caso
s i fit u u giro vizi omo. Lu n ico lavoro che si p ossa fare su questo
regolo di ragionam ento si di esam inare se una regola eq u ivalga
a llinsiem e di piti a lt r e ; o cosi c o n tin u an d o q uesta decom posizione
si arriver al sistem a di regole pili sem plici, cho nel Formulario,
parto I, si sono chiam ato p rop osizion i primitivo.
.Daremo infine un rapido conno del metodo se g u ito tlnlFA. per
trattavo il numoro intero. E g li lo introduco corno ninner degli
individ ui d una c l a s s e ; cosi ottiono ci che il . C a n t o r chiam
unter cardinale, e ch e v e n n o in d icato dal ]>' V i v a n t i nel F o rm u
lario, parto V I, 1 P I o 2 P I , col seg n o N c. Cos la prima
proposi rione d ellA . (pag. 70) e q u iv a le a
, v t K . / e v t u . / s u f v . o . mini m ini v .

Si confronti p u ro la Rivinta di Matematica, an n o 1801, pug. 2f>S.

RECENSIONI! : a. l KEOE, ORUNDOlSKTZP. OKU ARITIIMI'.TIK, ECC.

V eram en te
, K.

nella

scrittura

d e llA,

no

v eg g o

espressa

1R

l lpot<ml

LA. definisce lo 0, Punili, e il su c c e s siv o ilim num ero con


proposizioni identiche iu sostan za n <[iiclle del Formularlo, parlo V,
1 1*1-3.
L infinito olio egli considera (Endlos) l infinito numerabile,
imliculn nel Form ulario col lu sc r ittim i N e N,
Q u esto libro d e v e aver co sta to ul suo A u to r e grande lavoro.
La su a lettura pure assai faticosa. Corto distinzioni sono dittici II
ad afferrui-H, poich spesso duo term ini tedeschi, fra cui l A. fu
differenza, hanno nei dizionari per corrispondente lo stesno termluu
italiano.
Harclibe ora desiderabile elio l A . ap p lica sse la Bini idcogruflu u
trattare molte parti della Matematica. A llo r a le forinole elio presen
titilo ancora qualche o s c u r i t i , si dovran n o m eglio preelsuru con
opportune notazioni. Q u este notazioni stesse, ehe ora sono usimi
com plicate, verrebbero sem plificandosi. N e verni cosi n ecessariam ente
elio lo vario ideografie ohe si possono progotta re, ovo siano e g u a l
mente a tte a rappresentare tu tte lo proposizioni, d evon o fluire u
coincidere fra loro, sa lv o al pii la forma dei se g n i adottati.

(88). INTRODUCTION AU TOME I I


DU FORMULAIRE DE MATHMATIQUES
(JU m in ilo inRtli&nntUjiiA ( I t l v M n ili i im M im tk n J ,

i,

V I , 18J>0-3Sl>U, fi|i. M , ( J \ JXOOj)

lu qiiOHfco l a v o r o , aoritfco u b i l o d o p o ];nnoitii dol l o iu o 1 d o l F o r m u l u r t o ,


G, I j ha no /iRoriTiii oho o m i n i fil )>n Jn s o l u z i o n e

(inofUnnto

Jo u n Irioorjtllfi}

d o l p ro b le n ti v d i l o t i c i ' / , d i cironro Tina pool o/m g e tto n ilo , oo m i n l i n g u a o


H o r itt n r u u n i ve rn a lo o vo Ogn i r u g l o w i i n o n t o k n r i d o t t o nd n o n poolo di ouI qoI o .
Codio

n p p li empiono d oli o Ano JdeogrnA e g li wpoiio p o i 11 p ro ^ r n o w in

dol

<
l F o r m o (al r e d o Mntk<bflM.i<lYHVB , i n ovr A o v r o b b e r o oHHnro c onto rn it i) t u t t o lo
p r o p o r z i o n i oouowoiuto n e llo aooiiko inntonmfcioho, t u t t o
i m eto d i .

io

fi nu>Ht r a z i o n i , t u t t i

( C f i M V > CaMIX/l, &<orl<i ( iMMtUsi del * .Formulario completo di 0. l'K ANo,


B o l l . U n. nuit. it . , <!*) 10 (lOfifi), pp. 244-205, 644-674, $ 4),

U. C.

Gottfried W ilh elm Leibniz, p en d a n t tonto su vio (1040-1716)


sesl; occup (V m ie nnnVo <le S p cieuso Gnriile, ofi tou tes les
vrits do ruison avrotont r d u ites iV u n o faon de etileni, ('o pour
rait tre en infime tema uno maniro ilo L a n g u e o u d fevitnve univorselle, m ais infinim ent diffrente do to u tes celles q u on a projetes
ju squ'ici ; cai' Ics caractres, e t 1rs paroles mmos, y dirigeroient
lu Kaison ; ot los orrenrs e x c e p t celles ile fait, n y seroien t quo
des erreurs d e calcul. I l Beroit triifl difficile d e former on (Vinvonter
cetto lan gu e ou caractristique ; m ais trs ais de iappreudro eup.s
au cu n s dictionnaires (Opera philosophica, a. 1840, ]t. 701).
11 nonce ce prq|et dans son premier travail, ou, cornino il l appolie, d a n s so n eastvi iVoolior in titu l d o nrte conihiim toria a.
1 0 0 0 . D a n s 1 H istoria e t coinmouUttio lin g u a e cluuuctoriuac u n i
versalia, quae sim ul sit ars in v en ien d i et ju d ica n d i (ib. p. 103),
il d it quo ces poiiscs sem per a ltissim e infixae m enti Intesero. 11
ilxo le tem p s n cessa ire ii la formor : aliquot sele ctos hom ines rem
intra quiuqiieniLuuu absolvero p osse p u to . U tr o u v e cotte d co u

INTRODUCTION AU TOMI! 11 DU l'ORMULAIKli Dii MATHMATIQUES

107

verte plu s importuni,o que l in ven tion dea tlescopes e t dos micro
scopes \ elio eat l toilo polaire rlu raison n em en t. 11 ajoute enfin
Itaqu e repeto, quod anepo ilixi, hominem, qui n eq u e Propinila ait
neque Prin ceps, majus aliquid poneris huimini bono, noe divinilo
glorine accom odatine su scip ere n u n q u a m p osse .
Duna ses dernires lettres il regretto q u e ai j a v o is t moins
diatrail, ou ai j eto is plu s jeu n e, ou a ssist par des jeu n es guniti
bien disp oss, j espreroia donner uno manire de cotto sp cieu se
(pag. 701). I l d it a u ssi (pug. 703) J ui parl do ma sp cieu se g
nrale A Mr. le Marquis de lIIo sp ita l, et t\ d aulrcs ; m ais ils n y
ont p oin t donn plus d atten tio n quo si je leur uvois cont u n so n
ge. I l faudrait que j e l a p p u y a sse par q u elq u e usage palpable ; mais
pour cet effet il faudrait fabriquer u n e partie au moina d e mu
Chuructristiquu ; ce qui n e st pus ais, su rtout d a n s l ta t o Je
suis .
A p r s doux sicles, ce s o n g e do l in ven teu r d u Calcul liin itsim al e st d ev en u une ralit. L eibniz a p u b li bien peu sur co
problm e; m ais duna se s m an u scrits, p u b lis en 1840 pur E rdm ann,
on trou ve les ides prcises, et beaucoup d e p ropositions qui con s
titu en t lu L o g iq u e m athm atique ( l 1' partie du Formulaire). P l u
sieurs autours ont co n tin u ces t u d e s { ). Knftn nous som mes arrivs
iV terminer l analysu des id es de logique, ex p rim es d ans le'lim gugo
ordinili re par u n e foule de term es (est, sont, so it, tre, exister, avoir,
pouvoir, donner, prendre, oui, non, et, ou, si, lorsque, dduire, tout,
rien, quelque, chaque, gal, partio,...), eu los e xp rim an t to u tes au moyun
des ides reprsentes par los s ig n e s e, o , = , j, o , - , A, leequulles
.sont encore rductibles.
D a n s le p etit livre A rith m e tice s principia, n ova , methodo
exposita, a. 188!) , n o u s a v o n s pour lu premifero fois exp os tou te
une thorie, thorm es, dfinitions et d m o n stra tio n s, en sym boles
pii rem placent to u t iVfuit le la n g a g e ordinaire.
N ous a v o n s donc la solu tion du problm e propos par Leibniz.
! dis la solu tion o t non uno solution , car olle e st unique.
La L ogique m ath m atiq u e, la n o u v elle acieneo com pose do ces
recherches, a pour objet les proprits d es oprations ot des relations
de logique. S o n objet e s t donc u u en sem b le de vrita, ot non do
con ven tio n s.

( J) 1 ,1 n tra v a u x Ion

pliiH

Itn pnrl:Irith mir

unulyitfM iluus les vnliuiiw* lu lit

Klv mtu

uu Kii.jut,

<11 Miiti-niutlon

mit

iiiisntluiinlta
1891 ut

et

miiviuitu.

10

O l U S l i J W . P l' A N O

L 'tude dos proprits diffrentes do ides reprsentes par Ics


signes e ot o nous empfichc de los reprsenter par lo infimo signe,
bien que dans lo langage ila correspondent i\ peu prs uu mOuie
termo fitre . L'idontil dos proprits des expressions est conItimi et o u dduit nous indique, qu'il n ,y ft e n tre elles ununo
diflcreneo grammaticale, et nous porto A les indiquer par lo infimo
signe i>. l i t inai do suito. H changeant la formo des signes e, o,...
on ne change pas cos vrits.
Ces resultala sont merveilleux, et bien dignes (Ics loges du
Leibniz Iti science q u il avait devin. Toulofois pour apprendre
lusage des symboles il faut de l oxereico. Noua disons j>ar ex. q'on
p e u t liro les signea n , o, - par le mots e t, ou, n o n ; 011 effet
ou obtient aitisi on gnral uno passable lecture des formules mais
avec u n peu d'habitude 011 lit les propositions en symboles avec la
formo infimo quont les propositions dans 1 langage ordinaire.
La transformation du langage ordinaire en symboles prsente
des difficults plus grandes. Il faut dabord analyser compltement
les propositions q u on vont crire 011 symboles. Mais cotte analyse
a son avantage ; combien de fois la proposition se tnuiflfovme-t-elUs
ou une identit, ou on y dcouvre des inexactitudes, dos lacunes,
dos ambiguts I
On a dji\ appliqu ces rsultats soit il noncer avec prcision
quelques propositions, oit fi analyser dea thories compltes, spcia
lement relatives aux principes toujours controverss des mathmati
ques. Itaque profertur liic calculus quidam novus et mirificas,
qui in omnibus nostris ratiocimitionibua locum habet, ot qui non
minus accurato procedit quam Arithm etica aut Algebra. Quo adbi
bito sojupor tormiuuvL possunt controversiae qimntmn ex dalia eas
determinari possibile est, manu tantum ad calamum admoto, u t auflleial duos disputantes omissis verborum concertationibus sibi invo
cem diceffi : calculemus, itu enim perindo nc si duo Arithmetici di
sputarent do quodam calculi orrore (Leibniz, p. !hS).
Lcrituro simplo et prcise qui dcoule do la Logique m ath
matique nous donne linstrum ent pour rsoudre une question prati
que qui s impose tous les jours davantage. Citons encore Leibniz
(p. 10/5):
Qmmd je considre combien nous vous de belles dcouvertes,
combien do mditations solidos et importantes, cl, combien so trou
vent desprits excellens qui 110 manquent pas dardeur pour la re
cherche de la vrit, je crois que nous sommes en tat d'aller plus
loin et que los affaires du genre liumiiiii, quant aux sciences, pour-

RO DUCTIO N

au

TOMI'. Il DU l'O RM U LM K U DU M A T H M A TIQ U E S

100

m ieliti e n peu de teins m erv eilleu sem en t ch an ger de face. IMuiN


quaiulvjo vois de lautre c t le p e u d e c o n cert des d esse in s, leu
rou les op p oses q u on tient,... enfin quand jo considre... q u o n 8
u o n te n fi d es d iscou rs sp cieu x ail lieu (lune m thode srieuse ot
decisivo, j apprlieudo que n o u s n e so y o n s pour dem eurer lon g tenu
dans la confusion... J e crains infinie, q u on ne s e d go te dos selonces et q u e par uu dsespoir fatal le s h om m es ne retom b en t d an s
la barbario. quoi ce tte horrible munse de liv r e s, qui v a toujours
en augm en ta n t, pourrait contribuer beaucoup. Car enfla 3e dsordre
s e rendra presque insurm ontable, la m u ltitu d e dos au teu rs q u i d e
viendra infinie on peu do tema, le s ex p o sera to u s e n sem b le au d a n
ger d un o u bli gnral, lexpranco de la gloire, qui an im e b ien des
g e n s dan s le travail d es tu d es, cessera to u t d nn coup, il sera
pout tre a u ssi h o n teu x d tre autour, q u il to it honorable autre
fois .
M ais il ajoute j e n e la is s e p a s d esprer lo contraire pour des
raisons trs fortoa. li n effet bien d es tra v a u x so n t j u s t e m e n t r
com penss par l'oubli com plet, qui s a tta ch e a u ssi A dos travaux
qui n e m ritera ient p as -cette fin.
Or il e s t p o ssible do p u b lier un Formulairo de Mathmatiquoii
qui con tien n e to u te s le s propositions con n u es dauB los scien ces m a
th m atiq u es, tou tes les d m on stration s, to u tes los m thodes. E lles,
crites en sy m b o les, o cc u p e n t peu de place, b eau cou p m oins q u on
no pourrait croire. U y a uno in fin it d e livres e t M m oires in u tiles,
errons, ou d a n s le sq u e ls on rp te ce quo d autres au teu rs on t
djl dit. Ce qui reste il crire d a n s le Form ulaire n e s t q u une par
tie infinim ent p e tite do ce q u on u p u b li j u s q u il prsent.
J e su p p o se ce form ulaire term in, o u p rs do l Ctre. V eut-on
tudier un su je t q u elco n q u e ? Ou o u v re ce F orm u laire il la place
c o n ven ab le ca r ou p o u t ordonner le s su je ts selon le s sig n e s q u i les
com posen t, com m e on ordonne d a n s un d iction n aire le s m ots selon
les lettres qui le s c o n stitu e n t. O n trouvera e n q u elq u es p a g e s to u
tes le s v rits co n n u e s su r c e sujet, a v ec le u r s d m on stration s et
indication s h istoriques. S i le le c teu r c o n n a t encore une proposition,
qu il a dcou verte, ou q u il a trou ve, d a n s q u e lq u e livre, ou s il
remarque quoique in e x a c titu d e d a n s c e s prop osition s, il com m u n i
quera ces a d d itio n s e t corrections ii la li d a c tio n d u Formulaire,
qui l annoncera da n s quoique p u b lication priodique, e t en tiendra
com pte d a n s une d itio n su ivan te.
Ciuiquc professeur pourra adoptor pour t e x t e c e Form ulaire, car
i) doit con tenir to u tes los prop osition s e t to u tes les m thodes. Son

300

QIUSllJl! l(I!ANO

en s e ig n e m e n t sera rduit il m ontrer A lire eos form u les, e t ft indiq u e r aux l v e s les propositions q u il dsire ex p liq u er rions son cours.
Cu projet e s t Hsani'meiit b o n i. M a lh e u r eu sem en t son ox^rcMition
su r p a ss e le forces, non d un hom m e, m ais de p lusieurs hommes.
S e u le m e n t uno s o c i t nom breuse
com plir.

c l b ien organiamo pourrait l a c

I?n atfcondnnt quo q u elq u e so c i t sa v a n te s em pare de ce pro


j e t , n o u s a v o n s p u b li, a v ec lu collaboration de p lu sieu rs collgues,
l e I tom e du Formulaire,
Car il n e s t p as n cessa ire quo to u t co travail soit (Ini pour
porter son a va n ta g e. Chaque partio p ublie ser t dj a u x tu d ian ts
rio cos su jets particuliers.
Co promior essai p rsen te n a tu rellem en t d es la c u n es. N o u s c o m
m en on s m a in ten a n t le I I vo lu m e du Formulaire ; e t n ou s publions
d e n o u v e a u les parties du I tom e, su r le sq u e lles ou n ou s a indiqu
do nom breuses corrections ot additions.

(t>l). STUDII D I LOCI IO A MATEMATICA


{A tti iI l'IIji Kunlu A itih I. ili*]lo .Sulomo 01 Toilim. Viti. X X X II, A . tUlllt-07, }p . ' ' HI1, (!'5 IHli7))

I n q u e s t a licita l in ito r o i ma'li (ili d o lln

rirtiixiniiii

rtullo Irido

ili

l o g ic a

ni

minili lum icini.

T,n iiluo p r im itiv o d u i <-^li ninne (p. 7 o ]>. 18) nono 1 w g iio n ll i 1) lo Ini
tero a , b , . . . , x , y , s por ind icare o g g e t t i qnaliin^ufl, v a riab ili col v ariar dolili
lirojionly.lcitle, 2) lu puroiitoni od i p u n t i po r ilividero u n a fo rm u la iti p a r ti, 8) Il
angui) K (Hohtllnito poi on Ois), J ) il nubito , 6) 11 ungilo q
, (1) il nn^lln n
(ottiiitosn) p or la nioltijdieiizioiio logica, 7) Il sogno ; p or itulioitro Ih doppia
o rd inata,
M ollinolo (lotti sogni ort il segno rtl ngnaglliti)ni ;>ot dolinluiono ( 1) pf)
e g l i AoUnisoe Minimiiunmonto t u t t i g li a ltr i im bu ii Ing ioi in trra loU l nul la v o r i
proemienti. In tro d u c o poi qui, por In p rim a vo lta , il soglio 7 (o s ti tu Ito poi non i)
ort il unguo y , d i cni lia fa t to in seguit o sempre imo.
U n a ve n do n o In toilnsoo dol prosontn I n ve ro n. Ut (ilo] 1807)

htu111 pilli*

lilieata, cullili Apponrtlco I, n e ll oillsslnnn (ortosca dol 1,r u lla t o rtl Calmilo loi
( la v o r o n. 8 ', do) 1890, pp. l)8 ll-r>2 ).

IHhi

U. 0 ,

D a molti lumi mi occupo di questi in teressa n tissim i sfililii.


N el Calvo lo geometrico, proceduto dalle operazioni dalla Logica dedut
tiva, n. 1888, esposi sominariiim cnto gli stu d ii del signor SciruOnnH,
Operatonxkrcis dcr Loijicbilkuls, a. 1877, del B o o l k , e d nitri un
tori, F ec i ivi vedere l idcntitft del calcolo stdlo classi, fatto da q u e
sti A utori, col calcolo su lle proposizioni, quale trovasi n egli ritti
di PmitCB, M a C o l l , eco.
C ontinuando questo licerci io, n e g li Arithmetices 2'<ncipia, nova
mothodo exposita, n. 1889, fui fortunato di arrivate a llan alisi com
pleta delle idee di logica, ridueendolo ad un numero assai lim italo,
clic esp ressi coi sim b o li: E, 0 = > n >
A*
R isu lta to di questa analisi si fu l a co stru zion e d una scrittura
simbolica, od ideografia, atta a rappresentare tutto le idee di Lo
g ic a ; hccIk') in troducendo dei simboli per nippresentaro le idee ili

ana

CUUStilPl P tiANO

ti!Ire scienze, si pu esprimere ogni teoria simbolica-monte (l)j Per


1 primii volta, in q u esto opuscolo, fu e sp ressa tuttii nini teo/in iu
sm boli ; o mi servii a p p u n to (li questi onde d istin gu er ci /elie si
pu fi ci elio non si pu defluire, il dim ostrabile dulliwlimoatmbile, in Aritinetieu.
Adoperui lo stesso stru m en to analitico iu nitri lavori, quali :

p rincipii di Geometria, logieumeute esposti,

Tortilo,

tt. 1 889.

Dmonstration

de

VintgrabilU dea quations

diffrentielles

{ Miitlieinatiselie A n n a l e n , , , a. 1800, p. 182).

Mur la dfinition de la limite d'une Jonction ( A m erican .Jour


nal , a. 1 8 SM), eco.
11 P rof. 1i l R A l i - F o r t i esposo qu este n n o v e teorie nella Logica
1894) ; e se n e servi in numerosi
lavori, quali :

matematica {Milano, IToopJi, a.

Mullo ofnssi derivale a destra e a sinistra, A t t i


Torino , a. 1894.
Sul limite delle classi variabili, idem, il. 185)5.

A ccad em ia

S u r quelques proprits des ensembles d ensembles, Matliemul ische A iitialon , a. 1895, ece.
11 prof. P u tit i adott il m edesim o stru m en to ondo anali z zin e i
piitieipii d ella G eom etra di P osizion e, ili mm tjevie vii Involi p u b
blicati da q u e stA ceadem in.
D a ulcuiii anni tuia S ocie t sta pubblicando il Form ulaire da

Mathmatiques, la oui In tr odu ction * apparve nel 1894 ; e il primo


tomo, cominciato nel 1892, termin nel 1895. Q u esta pub b licazion e
d ev e contenere, esp ressi in sim boli di logica, i teoremi, lo defini
zioni e le dim ostrazioni di dilforcnti teorie inateiuiil.ielio.

Vi eollnborarouo i signori V m l i , C a s t e l l a n o , B u u m .i ,
G u j d i c K, V i v a n t i , l i u r r A m , F ano , oltre ad a ltri elio inviarono
a g g iu n te e correzioni. O ra iu corso di s ta m p a il tomo 11, ma
mollo dilIicolU ne rita rd a n o la pubblicazione.

( ' ) A H linim en to.I

]> cih8< im i

imprimere

con

i]U ['s (;i

idimgrjillu lo ]>ri>pim9slolil

di L o g i e , i> ili ululino Unirle nititoinnbicho, liui-iiilinotiln iilffotariulio. l or tra du rre


in im bo li 1 In' tcurln, occorro I iuuiIIhI runil'lotu dello Idno elio v i ll|{iirmio, n In
loro r id illi ono In Im boli. Ski-li l'ldno|(ra(lii ut tu n rftp]>ri'.nmtnr<i mi oh. tutto lo
|U-<ipoi>Kt>iij ili JlKl(clUKitii'll b nolo iiarzlnlniontu futili.

Iloeea

2(13

STUDI) DI LOGICA MATEMATICA

Questu

ideografa,

elio dcri vii (lugli

ni udii di

logica

mulctim-

ticu, non t solo una scrittim i c o n v eiu io im lo ubbroviiitu, o tueliigm(in. P oich i nostri sim boli non rappresentano dello parole, imi delle
idee. S i d o v r portanto scriv ere lo ste sso simbolo, ovo trovasi una
stesati idea, q u alu nq ue sia l esp ression e u sa ta dal lin gu aggio o rd in a
rio per rappresentarla : e si dovranno usare simboli d istin ti, ovo
trovasi una stessa parola, lie, n causa della su a posizione, rappre
s e n ta idee d istinte. Srm stabiliam o aduuquo la corrispondenza univoca
fra le idee cd i sim boli, corrispondenza ch e nou trovasi nello nostro
lingue. Q u esta ideografia basata su teoremi di Logica, coperti
successiv a m en te da iJ'.niNiz tino ai nostri giorni. Si potr cambiare
la forma dei simboli, cio i poniti segn i per rappresentare le ideo
fondam entali ; ma non possono su ssistere (lue ideografie dillbrentl
nella sostanza.
ITo m enzionati a lc u n i lavori in cui si fatto uso della ideogntila, elio dir mia q u an tu n q u e non p ossano su ssister e due ideografie
d istin te, per la ragione che seguo,
11 sig . G-. F r e g e , prof, a llU n iv e r sit di Jenn, cui dobbiamo
interessanti lavori di logica m atem atica, di cui il primo data dal
1879, arrivato alla sua volta, e per viti a d a tto in d ip en d en te (*),
n el libro Grundgesetse dar Arithmetih', a. 181IJJ, ad esprimere ili sim
boli unti serie di proposizioni riguardanti il con cetto (li numero. Su
questo libro pubblicai u n b reve cen n o nella K ivi sta di Mulomuti cu , a. 1805, p. 1H2. Iteceli tome rito il m edesim o A utore p u b
blic unti N o ta : Weber die liciiriffnxvhrift dm JTcrni Peu n o und vi o ino
eii/vne ( llericb t. d, imitli. C lasse d. G e sellselia ft zu L eip zig , 0
.Tuli 181G), o v e facondo puram ente m enzione del Formulario, e della
sua Introduzione, dubita elio la min ideografa possa servire soltan to
tu! esprim ere proposizioni ; mculrcclih nei lavori opra riportati ri
sulta e v id e n te hi sua im portanza come mezzo di ragionam ento.
D eb b o lodare l equ a n m ita dei g i u d i c i co n te n u ti nello seriLto
del fiignor F rego ; per, s e noi siamo d accordo in molti plinti, lo
nostro opinioni di versi IIcimo ancora su vario q u e stio n i, il d io pr-

(*) 1 l a v o r i dol F r i t t i turno iridinoli dotiti d a quoi 11 dui nutiirnl tauri it ori ili
L o g i c i matuinuUoa. Votiti*! oil o. iSjfnbolio Loglo de l Vhnn; (L o n d o n , 180<1, \u 41W).
Noti olio por in

grado

di pronnni:in r

plot-a j olo bo l o . uno )iri>lH>HUlotn

mi l'id co^ru lla de l Irrogo sla u no nnn-

lin i oli d i o

h pongano

lo g o ro

ind ipcml Pitto-

mou to tini lento elio lo necoinpagtia. L o forniulo dol Krogo hoiio, por hip, <U iihhuI
pi i di niello lutturii ohe quello d o g l i nitri autori.

O l U S I 'm ; l'UANO

v ie n e lui diverso signi (lento elio noi attribuiam o ad alenile parole


e ad alenili simboli.
Ma anelici so si riguarda q u esta ideografia com e m ia scrittura
sim b olica atta a rappresentaro sotto forma brevi) o procinti tu tte le
proposizioni di m a tem atica, no e v id e n t e Ui s u a importati'/,u. 13
q u e s to criterio, del poter servire nn sim b olism o com e lin gu aggio,
s e r v o a riconoscere s e e sso sia compiuto o no.
l' a le id ee di Logica passano n um erose relazioni, espresso da
teorem i, o formulo, di Logica. P u b b lic a i la raccolta dello Formulo
ili .Logica matematica n ella li iv i s t a d matem atica , u. 1 801. Com
p le ta ta con nu ovo formule, e con numeroso indicazioni storielle, d o
v u te in gran parto a l dottor V a u A t i , c o stitu isc e In parto l dol

Formulaire, t. I. N um eroso a g g iu n to furono in d icate da varii corrisp on d en ti ; cd una n u o v a edizrono si fa s e m p r e piii desiderare.
Molto di questo formulo Lamio la furimi di eg u a g lian ze, nello quali
iu un inombro trovasi un se g n o elio n o n trovasi n e llaltro inombro,
o vvero trovasi in q uesto iti p osizion e diversa. S iila U cgmiffliiHwe
perm ettono di esprimere quel s e g n o medianto gli altri ; eio si p o s
so n o assu m ere com e definizione di quel segno. Cos, con definizioni
opportune, si put) ridurr lo ideo di logica ad u n num ero sempre
pl pccolo di idee fondam entali, o id ee prim itive, elio debbono e s
sere esp resse eoi lin g u a g g io ordinario, e schiarite con esem p i, ma
d i e non si possono esprimere sim b olicam en te m ediante nitro piii
sem p lici. M a q u e sta ridu zion e d elle id e e di logien nile fundam entali
presenta serie difficolt ; ed piii facile il riconoscere q u an te e quali
siano le idee prim itivo iu A r itm e tic a e in Geom etria, elio in L ogica.
In q u esta X o ta tratto della riduzione delle ideo di logica al
m in im o numero. A m m e sso il significato di a lc u n i simboli, spiegati
eoi lin gua g g io coniliue, tu tto lo altre prop osizion i saranno a m i l o
interam en te in simboli, sen za n u lla lasciare so ttin teso, o da sp ie
garsi in parole. Sieebb lo formulo solo formano da sh un testo i n
telligibile. Ma schiarim enti ed osse rv a zio n i intercalato, in lin gu aggio
ordinario, ne faciliteranno l intelligenza.

Idee p r im itiv e .
Le convenzioni elio seg u o n o , e chu

dobbiamo sp iegare col lin

g u a g g io ordinario, rappresentano ideo prim itive :


1.

Lo lettero , >, . . . oc, y, x indicano

riabili col cambiare della proposizione.

o ggetti

q u alu n q u e, va

St u d ii

d i lo q ic a m a t e m a t ic a

aon

2. Si d ivide unii formula in parti, m ed ian te le piironteni, o v


v e r o coi p u n ti. S iceb lo form ulo:
a b.a,

. ho,

ah ,c d ,

a b . c d : o . f fl

sono equi v a lenti a

(a b)c,

a (b o) ,

(a b) (e d ) ,

[{a b) {o d)\ [e ( fa ) ]

3. IC sifilitica classo .
4. Sia a una K j x E a significa x un .
5. Sinn o p o. q dello }M'opovMOni c o n ten en ti lettore variabili
x, . . . z. La formula

. 'I

significa q u alu nq u e si siano x , . . . z, pnrehf) soddisfino alla co n


dizione p, esse soddisfaranno alla condizione q . (3-li indici al soglio
C) si sotliiitelid on o quando non sia v i pericolo di am biguit.

6 . p g indica l a (Verniaziono sim u lta n ea dello proposizioni p e q.


La 1" co n v en zio ne, sullo lettere variabili, ei fam igliare dall A lgebra e dalla Geometria. E ssa fu gii\ u sa ta in L ogica da A r i
stotele. P er necessario di enunciarla, come puro quella su llo p a
rentesi, volendo numerare tu tto le co n v en zio n i d i cui facciamo uso.
Lo ideo rappresentato dai nostri simboli son o id ee sem p lic issi
me, e non Inumo lesatto valoro doi corrispondenti termini del lin
gu aggio'o rd in a rio , i quali rappresentano ideo pi complesse. Cosi
il se g n o E si pu leggero un o latin am e nte <s e st ; ma rap
presenta l idea cho si ha dal termino e s t , ovo ei faccia a s t i m i olio
dal modo, tem po e persona. Q u in d i non essen d o v i corrispondenza
esatta fra i simboli e i torniini del lin g u a g g io ordinario, l esatto va
lore dei sim boli si impara m eglio, o facilmente, da esem pi.
P er dar esem pi presi d a llA ritm etica faremo uso dei simboli :
N
Np
N x a

invlce di n u m e r o (intero o positivo)

n u m e r o p r im o
m ultiplo di a .

I(som pi :
Np ,

1 2 0 x 4 ,

ri E X . f) . (rt- -(- ])( ~f- 2) E N X fi.


S i a ii un

num ero;

il

prodotto

( -j- 1 ) (. -f- 2 )

di (I .
rt E X p . o . ( 1 ) I -j- 1 e N X .

multiplo

aoft

QlUSP.PPi: l'l ANO

Tessendo a ini juitoc.fa primo, lespressione scritta un mul


tiplo (li a (VViLBOX) .
Il
seg n o ;) portu qui com e indice so ttin teso In le tton i a. Questo
proposizioni co nsta no ili tre parti, ipoLcsi, Miglio di deritiaiono o
tesi.
x N . se < 17 . o . ** x -) 17 Np.

Qualunque ni sin fin ie ro x , roinove ili 17, sempre lespressiono (v'! x 17 rappresenta un numero primo (Le G endik) .
a N p . b E N , li* !N x .

. b N X a.

S e il quadrato del numero b m ultiplo dol numero primo


j sanY anello > m ultiplo di a (lu n u D E ).
Cititi l ipotesi fi l'affermazione simultanea, di pi proposizioni.
II seg n o f) porta com e indici sottin tesi le lettero e b.
Ilavcm o un esem pio, in cui l'ip otesi gi co n tien e il segn o ili
d eduzion e (i n u o v i seg n i di aritm etica d ie vi figurano, sono subito
spiegati) :
u N : x N p . o. lnP (a>, a) 2f0 X 2 : q . a s *
S e n fe un n u m ero ; e so q u alu n q u e si siti il num ero primo
P ospon en te delta im issima p o ten za ili x olio divido a un numero
puri, lo zero compreso, allora a un quadrato perfetto .
11
retto uso del segn o q in tim a m en te collegato c o r quello
dello lettere variabili. Poielifc secondo le nostro convenzioni lo le t
tere , b , . . . rappresentano c u ti variabili qualunquo, iu ogni propo

.t ,

sizione si deve cominciare a dire clic sp ecie d enl. essi rappresen


tano. Quindi la proposizione :

H X b b x a.
por noi non Ita senso, perch incom pleta. Ot si dovrit proni oliere il
Bigniflwito d elle Iettare o J> ; o seriv ere p. es. :
N . b N . f). a X h = b X a ,
Invece di supporre a e b degli iutori, si ponilo supporre fratti,
irrazionali, immaginari!, e la tesi conti nuota a su ss istere ; ma essa
sar falsa, se a q. b son o quntevniom n o n compiati',vri ; e svvvV p riva
di senso, so e b sou o en ti, su oui non sia sta ta dofluita la m ol
tiplicazione.
D ce s ohe, in una formula, itila lotter variabile apparente,
s e il valore di quoi la formula fe indipendeuto dalla lettera variabile.
Cos in f ! t f () d x , la lettera x apparente.
In ogni proposiziono

le lettere c h e figurano, e sp resse o sottin-

STUDII DI LOQICA MATEMATICA

toso, ul segno o* sono apparenti. Cosi la


x Np .

. mp

(:k,

rt) E Nn X 2

qualunque h sin il nmnoro primo x , Iti massima potenza di tv contonntov in o {i p u ri , s una proposizione elio esprimo nnit condiziono
nella lettera a, e non nella % olio si pu sostituire con y, soimi
eatnbiaro la condiziono.
T u tte lo lettore che llgunino in 1111 loorema, sono apparenti,
poich il teorema esprimo una verit indipendente dallo lettore
usato.
Mi sono arrestato lungamente sul soglio Q, 0 sugli Indilli rolli*
ti vi, perch liavvi divergenza fra luso cho il signor Frego od lo
facciamo dei miei simboli.
Involo il segno q da noi essenzialmente posto fra proposi
zioni contenenti lettere variabili.
Invece il signor Frege porta come esempi dol segno f) lo pro
posizioni :
22
4 . f) . ;{ -j- 7 = 10
2>3.f).7*=st,
ovo il sogno q trovasi fra proposizioni 11011 contenenti lettere va
riai ii li.
Analogamente l'esempio del signor Frcgo :
tv > 2 . O x* > 2

non fi, secondo ino, completo j poich quando si introduco una lette
ra tv, si dove cominciare a diro che cosa rappresenta. Si potrA com
pletarti, scrivendo ad es. :
fueN.;v>2.o.c2> 2 .
Il signor Frego considera dolio espressioni della forma :
(</> (.r) o* 'I' (-, ;;)) 0 X (a)
lo (piali parimenti non si incontrano noi Formulario, percli in una
deduzione pu avvenire elio lipotesi contenga lettere che non ilgurjvno nolliv tesi ; imi non avviene mai olio figurino nella tesi dello
lettore elio 11011 si trovano nellipotesi, Parim enti non trovasi nel
Form 11Inrio lesonipio (2 > 3) = A 'lei signor Froge.
DefinizioniCombinando lo notazioni primitivo ora introdotto, possiamo
comporre idee derivate, suscettibili di dolliiizionc simbolica, lor do-

208

GIUSEPPI! PHANO

finizione sim bolica (lun n u o v o seg n o x si in ten d e Iti con ven ziono di
eliminare x un gruppo di soffili a v e n te significato g il noto ; e la
in dich erem o con
x = a
Def,
So
ci elio si definisco, x, con tien e lottero variabili, o so n e
cessario di limitare il significato di queste lettore m ed ian to u n ipo
tesi, la definizione a ssu m e la l'orma
Ip o te si

. ) , x a

Def.

I due seg n i D e f , q u a n tu n q u e scritti staccati, s d evon o


considerare com e un simbolo solo ; ch e si leg g e eguale, per
definizione , o v v ero chiam iam o .
Sia a una K ; sp esso si ha da scrivere la proposizione x ed
y sono degli ; noi c o n ven iam o di indicarla sim b olicam en te con
te, y l a . 15 siccom e q uesta proposizione vale l'affermazione dello
d u e .rE a . y (.a, cosi porremo per definizione:
1.

K . [) : te, y E a . c= . x a . y a

Def.

R isu lta chiaro in q u esto esem p io il carattere co m u n e delle d e


finizioni, di essere abbreviazioni ; chi non vuole adottare q u esta
definizione, potrii scrivere d o v u n q u e x t a . y i a al p osto di x, E ;
le ideografie che risulterebbero ad ottando ovvero non adottando
q u esta definizione non sarebbero p u n to in sostan za d istin te. Per
q u e sta definizione reca effetti vani ente u n u tile abbreviazione, e q u in
di c o n v ie n e sia adottata.
L a x, y , z t significa x, y t a . z t a, cio x E . y E a . z E a.
Siano a e b delle K. Scriverem o a q b al posto di o g n i a
li ; a possiamo defluire sim b olicam en te q u esta scrittu ra com e s e g u e :
2.

f b E 1C . f) . o b . = ; x Ea . Qx . x E b

Def.

N ella formula x E a . f)x . E fi, se x u n a, sanY pure x u n b ,


la lettera x che figura com e indico al segn o q u n a lettera appa
rente, cio il valore di essa proposizione non dipendo da c; perci
e ssa esprimo una relaziono fra lo lettere a e 6, che noi conveniam o
di indicare con a f) 6, ovo la IcLtora ap p aren te x soppressa.
I I seg n o [) fra classi si p u le g g ere c o n t e n u t o , m entre
fra proposizioni si le g g e v a si deduce . 11 fatto che osso si pu
leggere iu piti modi non prova elio esso abbia pi significati ; ma
solo che il lin g u a g g io ordinario ha pi fi termini per rappresentare
la stessa idea. Il term in e c h e m eglio corrisponderebbe al seg n o ')
nelle su e vario posizioni potrebbi* essere quindi ergo .

STUDII DI UM ICA MATEMATICA.

I Cucini)io :
N X 0 f) N X 2
ogni m ultiplo di (J un m ultiplo di 2
ovvero m u ltip lo di (J, d u n q u e m ultiplo di 2
< iin iipplieazioiio della definizione 2. Bo non si vuol furo
questu definizione, In tossii p roposizione si scriverli, :

ubo

di

j!fxC.[),iiHx2,
S e x fi un m ultiplo di (1, idi ora x sar un m ultiplo d i 2 . Il
seg u o (> porta qui Vndice x sottinteso
S ia una K ; scriv en d o a v a n ti il s e g n o * 6 si lui In proponi*
7,ione a; S a , co n te n e n te la lettera variabile x.
V ieev ersa , essen d o px una proposizione c o n ten en te Iti lei,leni
varinliile iv. eon ,re p x intenderem o In classo d egli x elio soddisfano
a lla condizio n e p x. Sicch, d etta a quoatti elusse, cio posto

a = xip x ,
la proposizione p x s a n i e q u iv a le n te alla :r, Eri

x a . .p x .
II seg n o
scritto su or fi il segu o d in v er sio n e, p oich quest tu
co n v en zio ne caso particolare di u n altra su lle l'unzoni. T u tto il
segno a1 si puf) leggere g l i x i q u a l i . N e llesp ression e x p x , la
lettera x apparente.
V olen d o si esprim ere in sim boli q u e sta proposizione, siccom e noi
non abbiam o to n nato dei sim boli per dire sia p x unti proposizione
c o n ten en te la lettera variabile x , ei occorrerti supporre Iti propo
sizion e j v ridotta alla forimi x a, ovo fi unti K j quindi porremo :
3.

K . o . x (x a) a

I>ef.

S i a a litui c la s s o ; allora il seg n o ie m esso d avan ti alla pr*


p osizion e a? ft, dii di n u o v o la classe . l q u esta definizione
esprim e effettiv a m en te il primo membro non a v e n te an cor signillcnto, mediniite il secondo. Per apparente ni e n te e ssa sostituisco una
notazion e lu n ga ad una corta. E ci a v v ie n e , perch la proposiziono
c o n ten en te x s scritta so tto la forma x i u . Alti se ess a scritta
sotto ultra forma, la definizione p roced en te arreca u n a vera se m
plificazione.
Siano a a b dolio K. Con a n b, o v v ero sem plicem en te ab si
indica la c la sse degli enti d i e son o ad un tem p o o b. Il sogno n
corrisponde ulli n e i m i a lla co n g iu n z io n e c. ; !'operazione clic esso
rappreseutii dicesi tinello moltiplicazione loft iva.
14

Giu s e p p e

peano

Q u esta operazione si p u defluire


4.

a, b K . Q . = * 6 (ai ft . * b)

Def.

<<-E ssend o a e b delle ellissi, con a b si mietuto l in siem e degli


;r c h e soddisfano alla co n d izio n e x E a . x ( b .
Operando col seg n o x iu amb i membri di q u esta uguaglianza,
si h a :
rt, b K . 0 ! * 5 b . . so a . E b
Divo eli fe
nf> v a le diro elle a; fe n n , e Vie x fe un I/ ;
per questa uguaglianza non potrebbe servire come definizione del
sim bolo rtfr, ina solo di tu tta la scrittura x e u h .
Cos fe definita la m o ltiplicazion e logica d elle ellissi m ed ian te
l allorm azione sim u ltanea, o m oltiplicazione logica dulie proposizioni,
ebe si a s su n ta com e idea primitivi!, e m ed ian te il seg n o x 6 clie fe
s ta to definito (Def. 3). Per non mi riesco esprim ere il seg n o uh
sen za far uso d ella def. 3.
E sem p io :
N p " (4 N + 3 ) 0 N z -t-N E
O g n i num ero primo della forma 4 x -f- 1, o v e x fe un N , fe la
somma' di due quadrati . N o n volendo fare uso delle definizioni
introdotte, ma solo delle idee prim itivo, q uesta proposizione si serivenY

x Np , i c C4 N

1 . f) . x N* -f- N*

Porremo In se g u e n te dof.
5.

, 6 K . Q : . = b . ~

. o b . b [)

I>el'.

S ia n o e h dello cla ssi ; diremo d i e n = b quando ogni fe


b, o ogni b . In q u esta definizione trovasi, nel primo membro
il segn o e= fra elnssi, se g n o ebe si vuol definire ; nel secondo m em
bro una scrittura non co n ten en te q u esto segno. I due mem bri sono
collegati eoi seg n o = ; ma q u esto si devo considerare unito al s o
gn o Def, sicch tu tto il seg p o = D e f si d e v e considerare com e un
segno solo. S icc h fe solo apparente il circolo v iz io so di definire il
seg n o = facondo uso del se g n o stesso.
Meritano m enzione le seg u en ti proposizioni :
a , b, g

K . f) .

ab ss* ba
a (bc) (ab) c ,
gift enu n ciate a parole rin Leibniz (Opera philosophica, p, !!M), e in
simboli dal lioole, a. 18/54, p. 21), 31, a meno del significalo delle
lettere, che d o v ev a ancora e ssere esp resso col lin g u aggio ordinario.

STUDII DI LOQICA MATEMATICA

au

E sem pio ;
(N x

2) " (N x

.'I) ( N' x

(i)

Il
seg n o A) fi'ii d u s s i, indica ln d u s s e n ulla, cio non contononio alcun in divid u o. S i pu definire com e s e g u e :
0.

K . ()

rt = a . sas ; il 6 K . 0 . rt 0 &

D of.

S ia una classo ; diremo d i e la classo a nulla, so, co m u n


que Ri prenda la d u s s e by In co n ten tila in h .
La proposizione b E K . Ofc C) & co n tien e la lettera appnronU
h j quindi una con dizion e nelln B o ia a ; siocli p o ssiam o convenir
d indicnrla con la scrittura = A i ovo llgura la solo lettera a.
Hi baili d i e ci d i e si defluito la sola proposizione a a j
quindi por ora il com p lesso di sedili = a si dove consideraro comi)
un segn o solo. P e n e q u esta n otazion e -vantaggiomi, poidifc questa
condizione n = A si comporta eoiue u n egim g lia n za ; vale a diro si
possono dim ostrare le proposizioni :
, b K , a = a & A ) a =

= b . b ~ A .} .a = A

Ma il seg n o a non fi per ora delinito, cio non si pu ancora


formare im a egu a g lia n za il cui primo membro sia A i o il cui s e
condo sia un gruppo di segn i noli.
A n a lo g a m en te al sogno a > si pu introdurre il segu o V (tutto) t
7.

E K . {)

Ma q u esto seg n o V
limi nel Formulario.
E sem p io :

rt =

V . = : b 0 K . f)j . 6 f> n

lia n e ssu n a

u tilit

pratica, e non trovasi

X 3 " (X + N 3) = a
numeri cubi, sommo di due cubi, non e sisto n o . V olen d osi esp ri
mere questa proposizione se n z a f a r
sole idee prim itive, ess a d iv e n ta :

ubo

delle definizioni, ma collo

x E X 3 . a! E X 3 + N3 . 6 K . f ) . E a
Sian o a o b delle classi ; u j in d ica la pi. piccola classo co n
ten en te o b. Il s e g n o u si leg g e o ; l operazione in d icata da q u e
sto s e g n o dieesi addizione logica.
Q uesto so g n o si pu definir coi sim boli precedenti, com e seg u e :
8.

, E1C , o . u & = aE (ci E K . rt 0 o . 6 o 0 Oo

D ef.

A v e n d o e b il d etto significato, a ^ b indica lin siem e degli

OlUSEPPE PEANO

in d iv id u i a p p arten enti

ad oprili classo o d in c o n te n g a lo duo classi

a o h .
Si ha:
, ii, o E IC . n. o o . & 0 <J 0

&O c

[L eibniz, pag. 0(3]

. q . a (b ^ c) = a b u

Q u esta esprimo la p ro priet distribu. iva deli m oltiplicazione


logica rispetto a lla d d iz io n e ; p ro p rie t en u n c ia ta dui L am u h u t nel
178T.
TOsonipio :
N p ^ + X) Q (CN 1 ) u (CN + 1)
Q u esta proposizione
q u e sto modo :

esprimo

sen za far u so d ella ilef. 8 in

x E N p . x > 3 . a K . ti N 1 ) a . (i N -(- 1 Q . f) . a
E sse n d o a unsi d u s s e , non ~ n si
olio si pu definir co m e s e g n o :
K .0 .

i). "

intendo la '.lasso dei non a ,

= .r (Z> K . kj b = V . [)(,. X b)

(Jon ~ . in tend iam o linsiem e degli a; a p p a rte n e n ti


d u s s e b tale d i e non a din por somm a il tu tto .

D ef.

ad ogni

Cosi la negazione esp ressa m ediante il so g n o u o il V. Fra


le fjititu id entit d i e si binino, m enzioner le duo
, b K . 0 ~ (a 0 h) = (~ rt) 0 (~ b)
~ ( n b) (~ ) u ( ~ b),

espresso in simboli
M o n a AN nel 1858.

(a mono del

significato

delle

lettore) ila D u

D alla prim a si ricava


rt, b K . o . a- u h =

,) n (~ J|)],

la quale potrebbe servir eome definizione del sogno v m ediante i


segn i ~ ed n ; eos effetti vii m en te si era fatto nel Formulario ; ma
l attu ale su d tu porta a d una riduzione ulteriore.
I
s e g n i o od n si possono trovare fra proposizioni, ovvero fri
d a s s i , o si d ed otto il secondo significato dal primo, colle defini
zioni 2 e 4. I so g n i = , ,\i
~ definiti fra classi, com paiono puro
fra proposizioni, o saranno defluiti com e seg u e :
10.

, b K . 0

* a . = * . ii- 6 : = :art . [>. a?E b :.r h . q * . x . Def.

ovvero

= .a = b

STU DII DI L O a i C A M AT EM AT ICA

218

Diremo che 1e duo proposizioni condizionali in .r, x a d x t b ,


sono, risp etto ad x o.f|in valen ti, su d alla prim a i d educo la esonda,
o vicovcrsa ; o ci d i e fa lo ste sso , ro lo classi a e fi son o egu ali .
J soffrii f) od =
hanno u n altra p osizione, ohe sp osso si p re
sen ta, o ulto defluirem o conio sogno:
11.

u,fi, o IC . o : : x E a . o * : a fi . q . x o

= : x i a . x i b . Q.a>Eo

ovvero

= . a bo e

D of.

E s s e n d o , fi, o dello dtiRsi, diromo elio da ai 6 al deduco


risp etto ad
die. d a a: E fi si d ed u ce x t o , q uando da f l o da
x E b si deduco. ;v E o ; cio q uando la c la sso ab > c o n ten u ta ili o ,
12.

, fi, c E K .

: x E , Q i! o> E fi . = .a;E c

. a&o c . ao Q fi

Dof.

E diremo che s e x E a, la condiziono x E fi 6 e q u iv a le n te alla


x E c, quando, n e llipotesi x E u, da a) E fi si deduco x o o viceversa,
cio quando ab [ j c , o ac q fi .
13.

a EK . o

a = A

a E <i. ==* A :

Dof,

S i a a u n a c l a s s e ; diremo cho la p r op osizion e x e a rispetto


alla variabile ai assurda, o si scriv e corno n ella formula, q uando la
classo a nulla.
14.

a, f i E K . Q : a > 6 a - w *a>Ef i . =

.Ewfi

Dol*.

S criviam o a? E a . u . x E fi, c h e le g g ia m o x u n a, o x 6 u n fi,


in v ec e di x u n n o i .
1.

a K . f) ; ~ ( x E ) . =

. x E~ a

Del*.

d i e esprim e la n eg a zio n e d u n a proposizione m ed ia n te q u ella d una


classe.
Q uesto definizioni h a n n o il prim o inombro p i com plicato loi
secondo, il ch e dipendo dalP aver esp r esse le proposizion i su cui
operiam o sotto la forma a: E .
Per sopprim ere dello parentesi, sp e sso si s c r iv e il sogn o ~ d a
v a n ti al so g n o di relazione, cio

10.
17.

ieK-.():a;~6a. =

. ~ {<)

x ~ = y . = . ~ (.t = y)

l)of*.
Dof.

Affinch a lc u n e definizioni p recedenti p o ssa n o ricovero tu tta la


generalizzazione elio occorre n e lle n o str e formule, n ecessario in
trodurre l idea d ella coppia.
(x ; y) ind ica la coppia form ata d a gli o g g e tti x ed y.

OIUSHPPt PISANO

Q u esta coppia. b considerat como u n n u o v o o g g etto . N ei F o r


um luno, in v ece ili (* ; ) si f> scritto sem p licem en te ( x , y), non e s
se n d o v i, iu pratica, povUsulo di ambiguit. ce lla definizione L \
L idea di coppia fondamentale, ciofe noi non la sappiamo
esp rim ere m ediante i simboli precedenti. l er possiam o defluire
l'eg u a g lia n za di du e coppie :
18.

{de ; y) =

(, ; lJ . =

. = . y = h

Der.

l u coppia (a; ; y) d ice si e g u a le alla (a ; b), quando i loro elem enti


s o n o ordnsitamente eguali .
(Jollidea rii coppia posammo capri more alenile im portanti regole
d i ragiouam ento, h e -gi esp o si, col lin g u a g g io connine, in m iei
lavori ; m a che ora possiam o esprimer co m p leta m en te in smboli.
E c c o n e una :
, 6, c 6 K : a; . (j; ; y) e * . : *.w. (a; j y) Ce : f >.-. cv a-. ^

r( .r;y ) i . [ ) H.(a ;;) c

<<S ian o , ii, v d elle classi. Su p p on gasi che q u alu n q u e siano x


ed y, se a; appartiene alla classe a, e se la coppia {.v ; y) appartiene
alla classe f>, alleva q u e sta coppia appartenga alla claaae o. A llora
q u a lu n q u e aia a:, pnrehf) sia un a, si deduce, elio qualu n q u e sia y,
pu rch la coppia (x ; y) soddisfi a lla cnd7one b, la coppia (a: ; y)
eoddisfer alla condizione o .
Q uesta regola di ragionam ento d ic e si esportare o separare
lo ipotesi . S u s s is te pure la proposizione inversa.

liBoinpio :
N . b N X fl O e 2 X 6 . O . o N X a.
Q u i il segn o ;> porta so ttin te si
lo ipotesi rela tiv e ad e b, si ha :

gli indici , &, o, E sportando

a N . f) N X a . . [) : c ( S x 1> . Oo c ^ ^ X M11
prim o segu o ;) porta so ttin te si gli indici e b ; il secondo
liudiee scritto t>. E por la def. 2, si pub pure Scrivere :

a N . b N X <r . O N X h [) N X a.
La terna (a; ; y ; z)
di (ai ; y) e di s.

ai

puf considerare come la coppia formata

Le definizioni 10-15 esprim evano operazioni au proposizioni della


forma *' , ciofs proposizioni c o n ten en ti una sola lettera variabile.
x. M a noi possiam o supporre che x rappresenti una coppia, una
terna, cio un sistem a q u alu n q u e di le tte r e ; quindi, col concetto
di coppia, quello definizioni esprim ono operazioni su proposizioni
condizionali qualun q ue.

STUDII DI LOOICA MATEMATICA

Tjii proposiziono a ~ = ^ , o v o a, u n a classo, sign ifica p ertanto


g l i e s i s t o n o , Siccom e q u esta relazione si p resenta assai posso,
alesimi collaboratori ritengono utilo indicarla con u n a notazione sola,
in v ec e del gra p p o ~ =
Olii di tu lo o p in ion e potr porro per es.

l).

a K . o : 5i a . . a ~ = a .

Dof.

E sem pio :
fi X 2 "

+ N*)

esisto n o quadrati som m o di duo quadrati .


Il
segn o = si giil definito Ira d u e classi, Ira d u e proposi
zioni, fra duo coppie ; o nollo scien ze inate-inatinlio si dollnisco nompre nuove volto, quando osso si trova fra en ti n u o v a m en te introdotti.
Si pu dare 1 definizione g e n e ra le :

x = . = : E K . x E tt . o . y E

20.

J)ef.

Diremo c h e l en te x guaio a lle n te y, quando ogni c la sse a


co n ten en te .t co n tien e pure y .
Ma resili a lar vedere corno
trino in questa.
E sse n d o x un

o g g etto

lo vario

qualunque,

definizioni particolari en

con i x si intendo la classo

formata di quosto solo o ggetto ;


t<# 3/E ( = *)

21.

Dof.

c o n t x si intendo l'insiem e degli y ch e so d d isfa n o alla condiziono

y ~ x .
Si binino le eg u a g lia n ze
a E 1C . f) : .r E . i co q

i E ~ . , i i i n /I = ^

it, a . . u 1 u i y ;) re

ohe esprim ono lo proposizioni x E tt ed x E ^ a, medianto altre in cui


n on trovatisi i sogni E , ~ .
V iceversa, sia <i una classo co n ten en te un solo individuo, eio :
e sistan o dogli a, o co m u n q u e si prendano d u e in d ivid u i x od y .di
, essi siano sem pre eguali.

Q u esto

in d iv id u o

lo indicherem o con

la. S icch
22.

E IC. a : , V E . 0 ltf. = i/ : a : a: = . = . = >

Tef.

V eram ente q u esta definizione di\ il significato di tu tta la for


m ula * = itt, o non del solo gruppo la. Ma o g n i proposizione contenento riduttib ile alla forma la E b, o v e h una c l a s s e ; e q u e
sta ad () i , ovo 6 scom parso il sogno l ; quan tu n q u e non cl riesca

OWSBPPE PF.ANO

formaro u n ogmtgluiuy.ii il
uu gruppo tli m^ni noti.

cu i

pi'inio nwmbro sin In, er il secondo

Ksompio :
<i = I N a i? (fi

x = b)

is s e m lo n 6 (i deg li N , < b, b a in d ic a q u el num ero ,i'


ta le elio a g g iu n to itti a di >.
Ln def. (i oi dii il significato di tu tto il
definire il sim bolo a :

sim bolo = a > 8* sm

i K " fl (/i K . O i . a O b)

A =
ovvero
A =

(a e K . 0 ~ = *J

nullu (S il valor com uno d d l esp ression o


dague a .

a ~ a, q u alu n q u e sin In

S i lui pure
K . Q . ~

= K o j |ff n j! s= a , u =

e s s e n d o a una classe, ~ a in d ica q u ella c la sso


p lica ta per a dii il nulla, Nominata co n dii il
la definizione della n eg a zio n e di , d a ta dal sip.
A lg e b r a d o t Lodili , a. 18 9 1 , p. 32, parte in
parole.

V]

ir ta le ch e m o lti
t u t t o . Q u esta
S o i t r d e r , nella
sim boli o parto a

D arem o ancora hi definizione di corrispoadonw i (f).


23.

a , b e IC . q

/ b f . t = : x a . ). f x b

S ia n o a e b d e lle elasai ; iliromo elio f j u u a corrisp on d en za


fra g li a od i b, so scr iv en d o il so g lio / a v a n ti a d u n in d iv id u o
q u alu n q u e della c la sse a, s i o ttie n e un b .
8 i pu definire In corrispondenza similo :

24. , h i K . ) . - . f e ( b u ) S im . : f b a : x, y , x ~ = y . q SiV. f x ~ = f y
la corrispondenza reciproca :
25.

a,l K .o .* ./e(> t'(i)i'c p . = : / ^ l ' o ) S i m: y i . o 1/.

i> infine il nu m ero :


28.

a, b K . o : N um a =

Nitm b . =

. f i (b f a ) rcp

D irem o elio il num ero dogli a fi e g u a le al num oro dei b, su


e siste u n a corrispondenza reciproca ira gli a e i b ,
A d u n q u e, a m m essi alcuni sim b o li sp ie g a ti con lin g u a g g io ordi
nario, e rappresentatiti itlee clic ch ia m o p rim itiv e, si 6 p otu to dar

STUDII DI LOOICA MATEMATICA

217

In definizione sim bolica (li tu tti i sogni che si incontrano in logica


matem atica.
Ma io ritengo clic in q u esto cam po shv ancor molto a fi ire.
Si pu cercare di ridurr ulteriorm ente il numero dello ideo rite
n u te primitivo, ovvero tentare altre vie, assu m en d o corno doe pri
mitivo un altro gruppo di ideo, in modo da o tten ere una qualche
sem plicit.
Le num eroso e g u a g lia n z e logich e c h e si conoscono, o quello
cho si p o sso n o trovare, perm ettono di se g u ir e piii vie por classiticaro i sim boli di logica.
E sig ereb b e poi uno stu d io pi lu n g o la classificazione dolio
proposizioni di logica in prim itivo e derivate. M a mi lmsti il richia
mare l'attenzion e degli stu d io si su q u e s ti so g g e tti aommumuiita
utili cd in teressan ti.

(93). LOGIQUE MATHMATIQUE


( Ponim i n h

o lu mit L i n ' n i n i l < | t i o n , t. I I , ^ l f T u r i n , o c c a


ringg. 04, (F, im*7, T \ i l $ l ) , 1I-V1JX-1MI7)

K r iS n in ,

L'o pnncolo p orta la ( l u t a l i usuato 1897, oho q u e lla dol 1 Congresso Jtitor<
n a zio n ale (loi m atem atici (tornito a Z u r ig o ), in cui Q. P u a Ko lo present).
( C fr . il la v o r o n. 98' (d e l 1807), n on Incluso nollo presenti Opero scolto ) .
Esso contiene unii n u o v a teoria mutomatlou
il. 85 (di)] 1H01)

d e lla lodimi : Mon tro noi la vo r o

riesposto roti p o d io v a r ia n ti noi tra t ta to n. 71 (ZY>rtti/ii<tfrc di;

mathmatiques, t. I, 1895) o v o costituisco la parto I (o l a v o r o

11. 72) * i m ilu p -

pato i l calcolo clollo p r o p o r z i o n i , n d l uttnale opuscolo il. 3 (! 1807) ^ espo


sto 11 calcolo il olio c i a n a i , ma In Mioilo t alo ila po torno o ttenere a u d io l 'i o toro
ca lcolo

dolio

p rop osizioni (c a te g o r ic h e o n o n ); onsicch ili vont a su perflua un'up*

poBita teoria d i q u e st'u ltim o calcolo.


Il

la v o r o conssto d i 11 p rop osiz ioni

lo n ota zion i unato o di

circa

dose r iv e n ti con il l in g u a g g i o o r d in a r io

2 0 0 p ro p o s iz io n i s h n ljolid io (pp. 1*17), di

una hi

M i o grafi a o di unto r otativo alla parto inib!ina (pp. 18*04).


L o ideo p r im it iv o a d o tta to Bono lo stesso cho figurnuo nel la v o r o n. 01 (d olio
stesso anno 1807) od in oltro

i l sogno

d i nogaziouo d i uua prop osizion e (c a t e

g o r ic a o non),
In totale 0, com prendendo fr a di tsiMHi uncini 11 so gn o =

DF ( d oguugllanzu

por do flniziono).
D olio circa
p r im it iv o ( P p ),

2(>0 proponi io n i sim boliche, 11 nono in dicato corno proponi zi oui


una

q ua rantina

corno doflnlzloui ( D f ) di cui una q u in d icin a

r e la tiv o a sem plici suppression! ili


m ostrato (sotto

fo rm a

elio, il p r in c ip io
p.

20)

od

di

parentesi o p lin ti , o lo rim anonti nono d i

sim bolica) m edianto

lo I L p rop osiz ion i p r i m i t i v o in iboli-

wntltiislone dolio v a r i a b i l i a pparenti (ou im cia to a p.

p r in c ip io

di

ijuwJtUHd-

dol l o r il ine

dolio

p r o p o r z io n i

2 cd a

p r im it iv o

(onunoiato a p. 85).
F a oocoziono

111 prop osizione

436

(^ C ls )

elio,

pur

non

p o rt a n d o lu sigla

Pp , dovo cHHoro a g g iu n t a a llolonco do lio proposizioni p r im it iv o .


( P o r qnnlcho po stulato sottinteso nollo teorie dolio classi unitario, do lio classi
ili diurni o dolio fu nzioni c f r . : U, Cahmina, S u l Form ulario malliomtUioo * di /Va,
nel vo lu m o In mainarla di

Giuseppe

Pouno , stadi

raccolti da A. T k u k c i n i ,

Cuneo, pressi il L ie o o scientifico statale, 15B, pp. 77-102, $ 4, n. C).


Un co n fron to

sistem atico

fra

1 la v o r i

. A3 o n. 71

(p a r to 1) o la vo r o

n. 72 , oil m ia gl usti Menziono dello m odi lid io introdotto, co ntenu to nella nota

aio

LOOIQUE MATHMATIQUE

il. ini ( i l<) 1808), o r o d o tti l a v o r i sono In dicati r is p ettiv a m en te con In Migli) l'| 4 1
i l V , I.

(P or un a im liid rlc lla lo g ic a m a te m a tic a mieomlu P k a n o , cd In p a rtlu o la ro (loi


presolit<s (jpUHijdlo n. 113 (d el 18(17), c fr. :
G . Y a k ,A T I , L a logique mathmatique cl na nouvelle phase de dveloppement d a m
Ion erltH de M . J ,

Peaiin, lie v ito ilo nitlijiliyn, ot du inoralo , 7 (1800), gnul'aitati , L o i p * l g F ir e n z e , I M I , pp, 2 a B -!M )|
A . P a o o a , Note di (ffica matematica, ltevun (le iitutliriinntiqncH {H l v U t n dl mutom aticii), t. V I , 181)11-1 HDD, m a g g io 1 8 DD, pp. 105-121 ; L , C o u t u i i a T , L a loyiqnt
mutin'vidtifjiw du i l . Pcauo, Uovnu do iiuHlmpliya. ot do morulo , 1 (18U0), ncttom lite, pp. l-fl ; G. V a c u a , finti* logica simbolica (lu nconaione dol l ib r o i A.
na lo, l]>. 80-102 ( Sortiti di (J.

T. Sliormau, T lm d e v e lo p m e n t o f y mlmllw lo g i e ) ,
800-8118 j

U.

L e o n a r d o , ( 8 ), i

(1006), pp.

C a. si s a , Su la logicii j!i<i/flinHi di O. peano, B u l l . U n. mat. it. ,

12 (1038), pp. 57-05 ; L oeuvre philosophique de (f. Penilo, Rovu o do imStopliyK. lit
ilo m o r u lo ,

10 (10311), pp. 481-101; Doppi L k v i , Intorno alle vedute di (7. Penito

o lre.it la logioa matematica, Doli, Un. mut. it. , 12 (1088), pp. Ufi-f 18 ; A. I a i i o a ,

Ce quo la logique doit Peano, Aottial. nel. indnntr. , 895 (1985), pp. 81-87).,
N o lla presuli tu i l i ninno
v a r ia n ti Hegmilato

nella

dol

la v o r o

K o vii a i l

il. 98 (d ol

1807) 1 tornito con tu dolio

inathiinitlqucfi

( K I v I hI u

ili

mutoinutiiiik),

I. V I , 18%-1#!)0, pp, C1-52 n p. Ufi, o ili alcuno p o d i o nitro, di ninno (li f l . l KANO
nerltte In m a r g in o ad unii oopiu

dol

teca matoniatlcu dol la llnlvoridtik

di

note autografe, n. 23(>fi dl in v e n t a r lo ).

proHOutu opinicelo olio ni t r o v a nulla bib lio

{Kaocula di scritti dl W. Potino oon


U. C.

M ila n o

Abrviations.
N ous crirons pour abrger
P
au lion de Proposition

P roposition prim itivo


1>P
])ein

D m o n str a tio n
hy p o th se
ir.vp ou i l p
T hs

thne
confrontez
Ofr.

u.

an
t.

totne
p. = png.

pape

Introduction au Formulaire, a. 181M


y0

F o r m u la ir e t. I, a. ] 8 9 3 .
T't
Lu lettre P , solile, aiguille l a proposition q u e n ou s voulons dm o n tr e r . P o u r in diquer une autre proposition il audit do faire su ivre
ht lettre P du nu m ro de lft proposition.
IAft d m o n stra tio n s s o n t en gnral crites entro 1 ]. Les d m on
strations des form ules do logiq u e n o n t pas, en gnral, pour b u t do

220

01USEPPE PEANO

notis assurer sui' lu vrit d e es form ules; mais bien do rduire les
form es du raisonnem ent q u elles ex p rim en t im x form es plu s sim ples,
q u e n o u s ne p o u v o n s p in s dcomposer, et que n ous n om m ons propo
s itio n s p rim itiv es, P p .
S o it a u n e proposition c o n te n a n t les lettres variables * , y. N ou s
cri lon s

(P , < / ) ( * , V) t

a (.u, y) (i>, g)

pour in d iq u er ce qu e d ev ie n t la proposition a lorsq u a u x lettres x tt y


on subxtitwe les lettres, ou les valeurs, ou los ex p ressio n s in d iq u es pat
ie s lettres y et 17, et de infime quel q u e so it lo nombre des lettres.
liOS mdU'.nt.ioiiB h istoriq u es, e t q u elq u es antres ren seig n em en ts
so n t crits entro [ j.
L es p ropositions im portantes so n t in d iq u es par *.

LO G IQU E M AT H M A TIQ U E

[K , e , 0 , o , =T)f.1
Notation*.
1. K signiflo c la sse .
2. S o it a uno IC ; x e u indique lu proposition # e st un n .
.'J. On d iv is e im o formule on parties par des p a ren th ses ( ) ( ] ou
pur dos p o in ts.
>1. 1 * 8 lettres a , b , . . . x , y f z d sig n e n t des ob jets quelconques.
G. S o ien t p e t q des propositions c o n te n a n t des lettres vnriulilus
x , . . . e . La formule

p O x . . . ., q
signifie d e p on dduit, quels que soient, i r , . . . g , lu q ,
f / . On sou s-entend le s indices x , . . . z au s ig n e o, lorsquil n y a
pus da m b ig u t i\ craindre.

C>". Q u elq u efois on spare lh y p o th se ou la th se par un point;,


D o n c p . o q eh p i ) , q so n t id en tiq u es A p . 0 . q ou A p q .
0,
L afllrumtion sim u lta n e des p rop osition s p e t q e s t indique pur
j> n r/, ou pur pq.
pq d r aiguille (j)q) o r , e t p o qr signifie p o (qr).
7, Lu dfinition sym boli quo d un s ig n e nouveau x, c e st lu con ven tion
d uppeler x un g ro u p em e n t connu do sig n e s a ; on l indique par
x a .

l)f.

7'. Si ce q u on dfinit co n tie n t dos lettres variables, et s il faut


dabord limiter hl signification do ces lettres par u n e h yp oth se, alors
lu dfinition u la forme
Hy)) , O . ai =

a .

D f.

7 " . Le s ig n e [D f| indique le s p ropositions q u on pourrait prendre


pour dfinitions, en ch a n g ea n t le sy stm e des id e s prim itives,

lit.
11, it e K . o : X , y e a . . x e ti . y e a .
(
12,
j
J 2',

n, bs K .o

I)f,

. = . (.r e t y so n t des o)}.


n b . = : x b a . o. x e b .
. ~ , (tout ost 4)).

a , b , o K . o : ii o b a o . . a o h , b o o .

1)1".

D f.

OIUSEPPE PEANO

223

rt e K . 0 . x e ( s a) = a . .

13.
[

D f.

(les qui Btitisfont i\ In cond ition ,r e<i)j,

n , b e K . o . ri b x s ( x a a . x s b ) .

14.

j
14/.

Df.

=5 (# ut 6)).

.O .a b a n b .

D f,

1 4 " . , b , a s K , o , ubo (ab)o .


1 4 '" .

Df.

. o ; ab r> o . = . (&) o c .

n o bo

Df.

, o (bo) .

Df.

1 fi.

<(, b , o i K . o : : x a . o* : x b &. o . x t o

= . ab o

16.

a t b s K . ( : u b . = . n [y b . b o a .

Df.

1(1'.

n , l i , i i t K . [ ) : f ) = o . . (uh) = o .
il sst bo . = . ii = (6).

|)f.
I)f.

17.

a , b e K . [>

D f.

18.

, b , o K . o ! : x b a . ox :x8>. = , x e o . , .. a b ito . a c o b .

/ e h , = , . x e b : = : it = b .

Di'.

Df.

P.
21. a e K . o . o a .

Pp.

22. a , b s K . o . ab e K .

P p.

*23.

*24,

|P 2 3 l 24 =

ab o a .

Pp,

ab o b .
S im p l =

Pp.
(simplifier)}.

{21, 23. L e i i i n i t i i , Opera philosophica (Edit. J . E. E rdm um i, Iterolini, . 1840), pug. (8:
Propositiones por se verno : 1) a est a ; 2) ab e s t a ).
*25. , & K . o 6 . a ! 8 r t . o . a ; s i .

Pp.

*26. a , b , ii s K . 0 b . 6 o o . o , n a .
[1*25 1*26 = Syll = (syllogisme)).
{ A r i s t o t e l e s , A n a h jtim Priora, lib. I, cap, I V :

Pp.

Et t A x a t jckvt toC B, xul t B xut jravrc; toO P,


dvriyxri t A xut Jtavt toO T xrtiyopeLO0at ) .
*27. , 6 , o s K . tt O b . rt o o . o . n 0 bo .
j P 2 7 = Omp (composer) |.

Pp.

( 11. Mn C o l l , The Calculus o / quivalent, statementn, Proc. o f tlie


London Malli. Society, a. 1S78, t. X, p. 16).

LOOIQUK MATHMATIQUE

a , b , o t d e 1C . o . P 2 8 -5 6 .
28. a o b . O . a o ab
[TTj> . F 2 1 . O . a o a . a o b . Cmp , O . Ths] .

2J). b a c . it d ( i . o , n o o
| F r e g e , B ei/riffnnchrifl, il. 1871), p. 2().
| l l p . F 2 8 . d , a d ab . ab o o . S y ll . 0 . T lis ] .
.'IO. ah o ba
31. a o na

| llj> . 1*24 . F 2 3 . o ub O b . ab o . Cmp . O . TIih]


[Hp , l 21 . F 2 1 . o . a o a . n o n . Cmp . o . TIih]

32. a o b . o ne o b
*33. a o b . 0 . ae D bo

[Hp . S in ip I . o . ao o a . a 0 b . S yll. o , Timi


[ n p . P 3 2 . P 2 4 . o . aa o b . no o c , Cmp . o . TIih]

*34. a o b . c o il . 0 m: o bd [IFp . F 3 2 . [>. an o b . ito n d . Cmp . r> . TIih]


j L k iu n fz , id., pup. 1>-S.
Hx quotcniiquc propositionibus fieri p o te s t m m , ndditiB omnibus
su bjectis iit lilium su bjec tu m ut om nibus p n ieilicu tis in iiiimn priiodl(itinii. il e st b, et a e s t il, ot c eut / , im lo flet ace e st biif ],
j Mo C o l l , n. 1878) .
35. a o b . n o o . bo t> il . o d
[Hp . o . O b . a o o . Cmp . o . o bit
Hp . o . bo o d
H p . r) . o bc . bo o d . S y ll . o . T h s ] .
3(5. a o b . h o c . o o d . o . a o d
[Hp . o . a o b . b o o . S y ll . r> . a o
.H p . o . o o d
Tip . o . n o . o o d . S y ll . o . T1ih|.
37. nb o o . un o d . o . ab o d .
38. a o b . bo o i l . l . no o d .
41. a a

[P21 o P]

*42. a = (ta
[P 23 n P31 . o . P |
( H o k t i u s , l)e trinitate, eie,, 3 Volti t si (linam Sol, Sol, Sol,
non tros Solos of'flcoriin, ned im o toties praedieiivorim ).
| L ic i : m z , id. 11. 118: Ito] ioti ti o e justioni li lento in codoni ter in ino
e st in u t ili ) .
( B o o l k , The laicx of tbought , u. 1 8 5 4 , p. 3 1 ).
4 3 . ab = ba
(L e i b S i z , id., png. 9 8 :

(P 30 o F]

Trimnpositio 1iterimi m in codoni termino niliil nui (ut, u t ah coinc id e t cum l>, se u animili rutioimlu e t rulioniilo iiniimil ).

yl
*'44.

GIUSEPPE PEANO

a io = <tc = bM .

P o o l . e , a. 1 8 5 4 ) (Sim pl . Omp . o . l JJ

"40. a b . . b = a

[a b . . a o b . b o a . = . b o u . a n b . = . b = a ] .
40. a b . b o a . o . a o o .
47, n o b . b = o . o . a o o .
*48. ti = b . b o . o . a = o
11Ip . o . a o b . b i) o . o o b . b o rt . ( . o o . o a . li . T h a ).
4!). a = b . b = c , o = d . n . a = d .
.IO. = /> .[ ) . no = ba

[np.=.rW/./()<i [).rto()/JC.6cnc.f).TIiR]

*51. a = b . e = d , o . no bri

[111. i>. ito = s bo . bp bd . i>. FJ'tis]

*52. a o b . = . a ^ a i
{T/IC17NIZ, iti., pllg. 1 0 2 :
Ornilo a e st b ; id eat uequivulont, irb ut a ) .

[DI)

| t) b . P2S , u . n a uh . iJ23 . t) . = ab
= uh . P 2 4 . o . [) b

(1)
(2)

(1) (2) O I) .
*5. o u fu:. =

, <( p ?. a i> c

1 Met C(U,L, i<l. )

[a n bo . Sim pl . o . a o b . a n e
a b . a o o . C in p . o . a o ho
(1) (2) o P j .
*54. x bo . = . x e b . x e o

05. ab o o . ih o b . =

(1)
(2)

f . P I 4]

, ah ~ ao .

50. a d b . bo a d . bd a a . o . o =

<u.

01. k K . a .. x e a . = : b s K . a O b . Ot . x e b
[a b IC . .r s a . b e K . n b . S y l l . o . x e b
e K . x s n . (1 ) . 0 : h s K . a 0 b . j . x e b

n e K ; b e K . a o b . Ot, . x e b : 0 a e K . O : I) . X e a

(1)
(2J
(3)

m W 1 )
62. a , b e K . 1)

0 b . =

: 0 e IC . 0 o a . o e . 0 a h .

. 0

<1 0 6 . =

: 0 e K . b o c . oe . a 0 0 .

03.

70, ( x , y) indique le non pic form dos objets x ot y.


71. (x , y) = ( # , l i ) , c s , =

ii,ys!l,

J)f.

LO O IQ U E M AT H M A TIQ U E

236

*72. a , b , * K : a? 6 a . (a:, y) b . ox , y . ( x , y) e c : 0

x * t t . 0 * ! (.r, y) s b ,

0 . [ x , y ) e a .

Pp.

j P 7 2 = E x p o rt = (exporter)],
*73. n , b , o a K . \ x a . o* : (x , y) e b . 0. (a?, y) s o

: x a rt. ( * , y) e b .

ox , y { x , y ) e o
| H p . * a . S y l l . o : ( x , y) e b . o . ( x , y) e o
I I p . (C n . (x , y) b b . (1) . o . (<r , y) e o
(2), E x p o r t. o . P ] .
j P 73 == Im port ~

(1 )
(2)

(importor)).

*74. <f, b , o a K . o ; : X e a . 0* : (.r, y ) b 6 . 0 . (a- , y) e e


a e rt .
[ x , y ) e b : [)x , v , (x , y) b o .
(P 7 4 P 72 P 73](*)
80. x = y . = : a s K . x s n . na . y e a .
81. x = * .

D f.

( K . x b a . S im p l . d . x e a : o . P]

82. x = y . o . y = x .
[ P 8 1 . o . x e z e (s = x ) . IIp . o . y s z s (z = x ) . o . T Iis ].
8.1. x = y , y = z . 0 . x z .

[ H p . p : tt b K , a # a . ft. y e a . z e a : o . Ths]

84. n e IC . x e a . x = y . o . y e .

(P 80 , Imporfc. D . Pj

85. , h t K . b . 0 . 0 b .
[H p . . n . a . n s s ( e z ) . P 8 ( ) . r>. l> s s ( f e # ) . n . tf s b
I T p . (1 ) E x p o r t . o : x 8 . o* . * e b : o . Ths].

(1)

100. S o it p m io proposition ; - p d sign e e m e n t io n .


101. e K . (i : x * . . (& e ) .

D f.

102. x ~ y . , - (x y ) .

D f,

103. a K . o . = x e [a) 10.'!'. , b K . a : a - b . =

].

D f.

. o ( - b)

D f.

D 4 . = , ( ) O i
- ( i = 6, = .(.fl) = l .

D f.
D f.

, b , a 8 K . f) . P 1 0 4 -1 2 2

() fltfltu MnpprnsHii

la

notu

b ib li o g r a f i e

nlln

P74, Honurnln l'iiirilon zio u o

uiltogrufti ili G. l 'H A N i) (c fr. l'nutiotnzinno [i roi J m i miro ;tl la vori).

U,

C.

GIUSEPPE PEANO

220

104.

x s a , = . x i a , = , - ( i ' ( ) .

105.

(-d)K,

Pp.

- { - a) a .

Pp.

*106.

[P 101 n P 1 0 3 0 P]

( S t c g n e r , Specimen logicae universaliter demonstratae, a. 1 7 4 0 ;


S i x ponutur pr non triangulo, x erit tria n g u lu m ).
107. ab n c . x b a . x s o . o . x - e b .

Tp,

6 o e . D . - o o b .

108.

[P 1 0 7 , E x p o r t . n . PJ

*1011. ab < . = . a o o - b.
(P I 09 =

Traiisp =

|P 1 0 8 .

P108.O.P

(transportor)).

110. a n I . x e b . o . x e n .

[ P 2 5 . Trans p . o . P]

a fl & . 0 . - i O a .

[PI 10 . E x p o r t . t ) . 1)

111.

*112. a o h . =

. - b o .

i m i .

ij m

.o-r

(P12 Trnnspj.

a b . = . a b ,

*113.

[P 1 1 2 , o . P]
(Sijnpl . f ) . a - b 0 a , Tmimp . o . T]

114. a a (!) b .
ilf . a u 0 b b .

110. a a =

b h .

<b ~ ^ PI 1 4 . 0 . P

pur

P I 1 5 ,u . P

:3

117. a - ( a b ) = a - b .

118 , a = b . . a o b . <t 0 b .

1 1 . (a

b) o =

(ao) - ( 7>u).

{H ooli , . 1 854, p. 34 j

120. ab 0 e . a b ) c . 0 . a 0 o .
[Ilp .0 . -r0 > . & 0 .S j,11.0.fiout..o( / 0 - n .o .c d u .O . i i d o ]

121. ao a <1. b e a d . O . ab o d .
j PKHdK, il. ]8!)3, p. ;$o).
122. a O b . = . a - b o b .

201.
|

, h g K . D . a u b = [ ( - ) ( i*)).

= (a oli ii)j.

| P ak iM )

or.

LOGIQUE MATHMATIQUE

202. a , b e K . a ' W B ( t . . e b . =

'127

D f,

. e( avb) .

a , b , o , e K . . P 202'-242.

202'. ab u o = [ab) u o
u bo = a u (io)
ft u b \) o . = . (a u b) d o
A b u o . = , a (b o c ) .

D f.
D f.
D f.
D f.

203. a u b e K .

*204. = ii
(L e ib n iz , hl., pug. 05.
Si idem necum ipso Hunmt.nr, n ih il co n stitu itu r novi, sou -[- = j.
[P 2 0 I . U . w = - . [ ( - a) ( - ))
P42 . y . ( - rt) ( - ) = { - <0
(1) (2) n o . 0 . P.]

(1)
(2)

*205. a v b szz b u a .
206. u b o o =

[P4.3 > P ]

D f.

( v b) u o .

*207. r t u & o o = r t u o > j f > =

7;urtuc.

|P44 0 P]

208. a 0 l> . f . a o c b u o .

[P33 t> P]

20f). a h b . o o d . o . n o h u d .

[P34 ;> PJ

(L k ih n iz , id., png. 00;


C onstitutum ox contentis inest constituto ox coutincntibus. Si a
eut iu m, et b est in n, c r it + b in j + i ),
*210. n = b . i"). a u o = b u e .

(L e iu n iz id. p. 05)

[ 1*50 o 1*1

* 21 1 . # = i . C = : d . O . ( l U ( l = i l W( i .

[P51 I*]

*212. a b . = . b = u b .
{ L e ib n iz , id., png. 9 0 :

[P52 P)

Si {[id u d d itu r ci cui inest n l co n stitu itu r novi. Si b est in c r it


-(-/> = .
Conversum theorematis pniccedentiH : Si quid addendo u ltori ni]
co nstitu itu r, ipsum lturi inest. Si a
b = , ttun b c r it iu j.
*21.J. d . ii o o , = . n u /i o c ,

[Pr>;i f) P]

| l.K iiiN iz, id., pag. 0(5:


Cul singula insunt, etiam ex ipsis constitutum inest. Si est in o
et b est in o etinm -j- b c rit iu o *}.
214. ub <-/ao O a ( b u c ) .

l{< o a . Tm nsp . o .

- ao-(<t>)

(1)

aooa.

- o - (ao)

(2)

328

OIUSBPPE PEANO

(!) (2 ) . Cmp o .

- rt r> - {ab) - (o)

(3 )

(3). T rin is i). o .

ab <j a o o a

(4)

a b o b . T ra n sp . o .

- fc o - ( flfc )

(5)

- o d - (ac)

( 0)

ac o e .

(5) (C). Otnp . o .

- b - o O - (ab) - (ao)

(7)

(7). 'J'rnnsp. o ,
(4) (8 ) . Omp , o .

iwmoiub
PI.

(8 )

a [ - (ai)] o ( - b)

(1)

[ - (o)| D ( - c)

(2)

a ] - (&) - (no)] o ( - b) ( - o)
P],

(3)

215. a (i u (i)i) ab o ao .
(a& d ab . Trutisp . t ) .
acoac.

.o .

(1) (2). Omp . o .


(3 ). Trausp . o ,

*210. a (b o c) = ab ao .
( L a m b e r t , a. 1781, p.

[ = P214 P21fi]
3.1:

W ll mnn siber sutzun (m + n) , so is t ilew = mn 4 - ).


( B o o l e , Matkcmatical analytin o f Logia, u. 184?, png. It i) .
217. (a u b ) c = ao ubo .
218. (rt o b) (0 u ri) = ao o ad u bo u M .
219. a o a o b .

|L a m b e r t, id.)

{ L k j u n iz , id ., p. 04) [P 2 3 o P |

220. a ' J a b = a .

[flii D a . P212 . t> . PJ

221. a ( a o b ) = a .
[P219 . P52 . r>. P|
(220, 221. H oukU der, tpcrntioHHkreis d. LoijikkalhtlK, a. 1877, |i. 12].
222.

(n u 0) ( li e) s i i l i u t ,

(P k irg k , Proci, o f tho A merican Aoademy, a. 1807, p. 2r0).


223. ao 0 bc . ft ^ 0 0 b u c . = . 11 0 b .
(S o liRDER, Algebra der Lo yik , fc. T, a. 1890, p. 3G2}.
224. f l d i = i i i : , f l u ( i = i u c . a , ( i = ( i .

jSotlR fiD E R , u. 1877, p. 12]

221). a = b . * = . a v b o a b .

220. (a o b)(b u c)(o u n ) = ab o bo o c n .

227. ab 0 ol . b o c 0 a ^ d . . b 0 .
( V ila t i, R ivista ili Matematica, 1891, p. 103]
228. n o i . u . i i D d . B . i i o i u o .

a. 1890, p. 382)

p. 383]

LOOIQUE MATHMATIQUE

320

220. a o c . v . b o e . o ab o c
(228, 22!). M o C o ll, The caloulu* o f quivalent ntatemvnfH. Lrou.
o f tlio Lom lou M fttlioin. Society, a. 1878, p. 10).
230. f l c u i > . a o & v o . = . a o i >

231. a o & u o . j i o i l - d d . o - a o f l
(D E M o rg a n , F o rm a i logio, n. 1847, p. 123).
232. a 6 b v o . iib d . ao o d . o . a o d
{F iiS B lj Sui p r i n o ip i i ohe reggono l a Oeomotria d i poxizione, A t ti
Aec. Torino, a. 1805, p. 012 j.
233. a o b . b o o . = . a u b o b o .

{ PADOA)

234. i ( i : t a , u . i i i i i ) s ( [ u ! i .
240. (u u 6) . = : o i K , n o o , i o o . , . c .
|P61 . o

x e ( u b) . = : o 8 K . a w b o o . u. x e o

(1 )

(1) P 2 1 3 . D . T.]
241.

f t u i = j ( j K . a o o . i o f l . t .afl ).

[l>f]

[P240 P].
242. u u b v c = x e (d e K , a o d . b & d , c i) d . Ot x e d ) .
243. 1*241.P42.40.44.33.34.50.51.52./53.23 . O . P204-214.210-221.231.

a , b , o, d , o e K . . P251-277.

*251. - {ab) = - a u - fi .

[P20.1 o PJ

*2/52. - (n u b) = { - a) ( - 6) .

(251-252, D e M o r g a n , On tko syllogism, Cambridge P liil, Transactions, a. 1858, p. 208).


253. n i u c . =

[Trans p . o :
Trunap . ;> :

o o u > 2*,
ah d

. = . b- oo - a
. = . u o o u - b\.

254. a - & o o . = . f t o 6 u o .
255. a i O o u , = , a - c o b <-/ d .
(253-255, I e i t i o e , On tho algobra o f logiv.
Mathematica, a. 1880, p. 30) {id. a. 1807).

[P253 b f- / ; ) i> P|
American Joura. o f

3.10

. OIUSPPE PI2ANO

25<J. x e (a b) . = : o e K . o b u o . be , w e ci.
[L 'ill . o / .
,t 1 - J ) . = : c t K , - i u o , u , ,
1*254 . O .
PJ.

257. i - i = j ( j K . u 4 u o . u, * o ).
[1*250 o V)

[l) fj

258. x s a - b . n o b u o . o . x e v .

[1*257 . Im p o r t. u . P[

259. n b <j o . o . u - b o o .

[1*258 . E x p o rt. D. P]

200. o b . ;) . o - b a o - .
Dcm 1 . [D p . P l i 2 . d . - b u - . ;j . TUa|

Dem 2 . [ I l p . d e l i

. P208 . . a v

do b u d .

(1)

. o u a u d . (1). S yll . o . o f t u r f .

(2)

.< B B < j- b . ( ' 2 ) . i) . x e o ~ b . c o b u d . (.'J)

P 2 5 8 . 0 . cced.

(4)

H|>. x e a b . (4). E x p o rt. u : d s K . ou ^ d . t>d * ed . (5)

. (). P257 . u . x e o i r .

(0)

(15). E x p o rt. . T ) .
'270. (it e) (b U 6) =
271. (ne w b e) (ce

a - u i / o.

(l e) = a ce u b d c

272. {c o b - e ) = (<l) c o (
273. ab o ac u b - e
274. a u li =

6 )< - e).

(B oO i , id .j

{ScUIRDKIt, n. 1877, p. 19)


| 8 o h r 0 j>k k , a. 1891, p. 34 ]

n u {m n ) b .

275. a o (?i b) =

[ P k i k OE, II. 1880, p. 3}

. 1890, j[j. 308)

a.

270. ab u a b = a . (LAMUKIIT, p. 11 ) (SonitOoEH, n. 1877, 1>- 14)


b OU c - b . o . b = CJ ft u 0 .
(JEVONS, Pure loffie, a. 18fi4, p. C l|.

277. ii =

300. a e K . 0
[ *

a s= A , =

100'. s K . o
[

x e . ==* a : = , = a .

: b e K . D . a 0 b .
= (la classo it est unllo)).

D f.

D f.
= (la condition te e n est, par rap
p o rt aj, abaurde)}.

LOOIQUli MATHMATIQUE

231

0 , 6 , 0 , d e K . o . P301 -333.

301. a =

.D b.

[P30 . Im p o r l. i>. P)

302. a = A . b = a . u . = b .

(P301 . o . P)

303. a o b . b = A . O . a = A.
[IIp . c e K ' O . b o c . a o b . o . a o e .
llp . o : c e K . o . u o e : o . T h s ] .
304. a ~

b. b=

a . i> . =

[1*303 . o . P]

A .

300. a = a . d . ub = A .

[rt o . <t = a . P303 . o . P]

30. a o b . bu = a . o . ae * a .

j A h ih to tk le s , id. ld. )

307. a u o . I) o d . od = a . u . <t> = a .

j l ) i i M o u g n, ft. 1847 p. 123)

308. <t K . a = a . x e . = a
[(I K .

= a . 1*300'. o : ai e a . = * a

(1)

(1). lin p o r t. . P].


*310. x b u . Ox ' { x , y) e b . = y

w s u . ( , y) e b . = * , a

[P74 . = a . o . P]

[ - , =

321. - a = a .
[P114 . 0 .P )
{L iin m z , id., p. 5: S i idmn ponitur ot do.truliitur, quidquid ind
in alio co n stitu itu r, c o iiic id it n ih ilo .... u t pr m - ? ponendo
N ih il |.
[ RlOUKRl il. 1701 j
322. r t o h . o . n ii = A
323. a - b = A . o . a o b

[IIp . i> . a b o b b = a ]
[IIp . o .a b o b .T ru n s p .o . a o b v b . o .'IIih]

324. o o i . = . r t - l i = A
[ P 3 2 2 . P 3 2 3 . 0 . P ] [l) f|
( r/TCTBWZ, id., p, 102: Omne a est b, id est ... n non b est non
eus ).
32fi. ab = a . = . a o - b ,
326. < i o & . < i -

A . t) .ii- =

A.

[P303 . Trnnep

.o .

P]

327. a D b . ao - = a . O . bc - = a .

[P30 .

328. a o o . b o d . ab - = a . u . cd = A .

[P307 .

329. i ' - = A . . - = A . l - = A .

GIUSEPPE PEANO

331. (a?, y) b . = i , a : o * . e

, ) 6. Oi, v ' * *
j | " j l 310 . Tiftai> . 0 . 1 '

332. { * , ) e . . - = A : = , A . \ . . ( x , y ) e a . x, a
P331, o . P
333. (x , y) e a . ~ v a : s=x a

(.r, y)

= x_ a .

( = P3S2]

[o , = a )
u , b,

, d , x , y , x e l i . o . P341-358.

*341. 6 = a . o b = a

| II p . o . b . . TJis]

*342. a b A . ~ . a = A. l > = A { B o o le , a. 1854 j [P 2 13 . a = a .o .P


343. a ~ A . U ' b = A . o - a b = * A .

[P 2 2 9 .

|Dl M o r g a n , n. 1847,

344. c > & u o , r t & D A , o . f l ) < i

p.

J
122)

340. /i u 6 = o w A , a = o . ab a . vd = a . o . b ~ d .
j L e i b n i z , id . p. 6 :
Si a -{- b = o + d , o t n = o , orifc 6 <2, modo e t <t item que
o ot d s in t ia c o in in u n ic iu itin |.
340. ab = a . u b o x <j y . x a a , y o b . u . o .. 6 o y .
,347. x ) < i - y > ) h . g ( ) o . n u b u e a x v y v z , a b = A . > i c = A . b o ~ A . o . a = x . b y . v = z
(.346-347. I l AUHEit, Saholac lnffivo-tnat/iematMC} ti. 1820, $ 21)1 ).

( - , u , = A|
3i l i , a =

b . . a b <o b m a, =x i . .

235. =

b u e . bo a . o . & =

353. U > S A . =
355. a x v b - a; = a . =

( S o m ito u n ,

a <i.

, a S : l, U , >
. b o o - a

350. a x u b - ai = A . o . ab =s a

1877, p . 17)

{li o i , si. 1854, p. 35}


a.

( = P342)

( B o o le , a. 1854, p. 101 )
(

357. a x u b - x = A . O . a u i = a .
358. a. w h <ma = a . ex u d - x = a . o ab = a .
u rf b .= a .
(357-358. S c ir h e k , A ty . fi. Xorjik, t. I I , . 1891, p. 20l>, p. 205)

L001QUB MATHMATIQUE

!== vj

= (a est In classo universelle)).

= . =

301.

3(12.

av .=

K .u

303. f l j K . D c " # =

: b s K . Db

o .

D i .

*j(luK . u|issv.i)k,ieJ)i

[a]
400. n 8 K . IJ ! 3 r i . =

. il

A ,

DI'.

= (il y a dea )].

400'. , b e 1C . o . a <i <"> b =

a (<t n b ) .

J)f.

a , b , o , d s K . I) . P401-414.
*404. x s a . o a a .

[- = 1308]

*402. # u 4 . a . u . a / ; .

l := J?320]

4 0 2 '.

. o . a ab .

-AO.i. n o b . a o . o . ?t bo .

[: = 1N27J

404. it o . b o d . a 6 . o . a od .

[== P328]

IO.1), {x , y) e b . ox , u x e a : = : si j/a ( x , y) e b .
.x sa
(P40 = E llm y (lim iner la variable y)).

(== P33I ]

*400. a x e oi y e (a>, y) e a . =

1=ss P333]

. a (ir , y) t (x , y) s a .

400'.

. ss . a a .

4 0 0 ".

. = . a y 8's x e (x , y) s a .

407. a y s

e a . (, y) e b] . = * . x e a . a y e [ x , y) e b .

408. a x e { x s a . a y e [i/ 6 . {x , y) e o] j . .
?t y e ( y e b . si x e [x

. (x , y) s o] ) .

409. a ( x , y) e ( e . y e b ) . = . a n . ot b .
410. a (a b ) . = . a a . u . a b .
411. o 6 . . u K n o e 1 = 6c | .
412.

. = . st K n o e [ ^ o = ./ ].

m
[D f]

413. u o b . = . - a ( - b ) .

414. = a . = . - a .

( D f]

1USKPPK PEANO

1*1

420. t x = y s (y = if) .
{ = ( g a l il *)].

D f.

421. y e i x . = . y = x .

| = P I 20 ]

422. K . o : * e u . = . t x y n .
[L84 o :

[DI']

K . * a . y s <x . o . y .

(1 )

(J ) . lO xport. o : a K . o. e . u : y s t x . ov . y s a .

(2)

(2) . o :

a s R , se e . o . t * o .

(3)

aK.(2oa.D.#Bt#.(<c.[>.2a.

(4)

<3) (4) 0 P].


42;t. a s VL . o ' x , y e a . = . t x u i ij Q a .
421. a- e K . D : x e a . = . a (t a) n a .
(Elp . x

(DJ |

a . 0 . x e i x . x t a . o . a (t a;) n ,

(1)

Hp , y g i a . y e a . o . x a .

,'

Hp , a ( i ) n a . D . B .

(2 )
(3)

(D (3) oT |.
425. a K . o : * e rt . = . t a? n = a .

[ = P424) [Di']

M
430. d e K . a ' x , y s . o*, y . x = i>. x = t . = . *t t * .

l) .

( x COllSt.itUB t o n t i)

la cinese )].
431. a K . a ( : x , y e u . ox , v . * = y : 0 . i u e .
[Hp . x =

t a . o . a

t x . O . i X Q a . D . x e a

JJp . 0 : x = i a . o* . x e a : o t Th s].
432. i i x = x .
433. . e IC . 0 - - n = t K * e [n <"> x a . rt u * = v ].
434.

= t IC n x e [a e K , oa . x o <i].

(Df J
(Df]

LOOIQUE MATHMATIQUE

430.

A =

{ X E [rt 8

Oo .

H =

280

[DI']

J.

130. a 6 K

()

eK .u .
{ P :U U l

437. a u a

*438. rt i)

. =

(SoiIRDliU,

439. a a =r A

1890, p. 100) [==

( H o o l e , a. 1854, p. 4 ") [ IN'IOG]

140. a = .

id .

( (=

[ K ]

450. k j K . u , K u sst K n x e [a> ] .


(
= (dusse du )).
151. a e K . U i i s K ' f l . s s . i i j K J a .

DI'.
[ = l IOO]

432. i u K , O : J 8 K 1 . = . a K n c< ( t = d f i n ) .

403. , l > f i l . u : i > o a . = . l > e i <.

[u ,n]
11 , 0 s K K . o

401.

= j ; e j O t. n y 8 (* e y) j .
(la sommo logique (les )).

w m

402. n 1u ss: <s e Jy e w . r> . X e y \ .


( = (le p ro d u it logique des tt)}.

J J f,

J)f,

403. u ( o d) = (u ) v (o <v ) .
(1*461 . O . u (m u y) = e a | ( t t U D ) n 8 (l B j)|

l'217 . y

= a r 8 7 i j n ( a ! 8 j / ) . o . ) n y e {a!fiy))

P410 . y .

= xe (a u * ys (arey). <>. a u n y e (xey)j

1*234. 0.

1*4(51 . o PJ.

=a>ea{ttrte(a>6)jua!eaji><-te(;rs)j

L i P 480 luvrobbo owmro se guiti dulia i g l a Pj> (ofr, l'annotaniotio pre

l im in a r e cil l a v o r o ) .

U. C.

GIUSEPPE PEANO

404. n (u u v) = (ri( 11) rt (n v ) .


{P462 . o . n { o v) = x e ( y s u v . av . x e y)
P202 . a ,

(3/ w . w . y e v . o . e y)
1*213 . 0 .
>>
(y s u . ov . x s y : u : y e v . oy . x e y)
P234.0 .
P402 . 0 .

= x s ( y e u , Oy. x e y ) v x s (y s v . o . x sy)

r).

465. o t . o . u ' u o w 1,

[1T|* . o . v = u v . 1*463 . 0 . Ths]

406. O V . o . n lio n ' u .

407.

[ H p . o . it n u o . n

v } o { u cu ) n ( u * u}.

. P404 .
iw

> .P 4 0 5 . o .T1 ib |

408. ( n 1) u ( n 1ii) o n 1(m fi ti).


[

,P406.o.Ths]
(P403-8. O. liuRALi-FoitTf. S u r quelques proprits des ensembles
denae m bien . Math. A n n . t. 47, a. 1805).
470. K . b e K K . m t a . a c D . o . ^ s u ' k
471. a e K . D .

472.

( K ) a .

. 0 . a { K 6 e (rt 0 6)) n .

[J,f]
500. a , h e K . n r . v s a j b . = : x e a . nx , xu e b .
D f.
1

= ( est une correspondance entro les a


ot les b) ] .
501.
j

. 0 .. e b f a . : a) e a . d* . u-x e b .

= (11 est un b fonction des )).

D f.

502. , b , 0 s K . u e a j b . v e b j 0 . a b a . 0 . x(nc) = (K)t> xu v . D f.


a t b , a , d s K . r>

503. e rt j b . x , y e a . x = y . 0 . a'it yu .
Dem 1. |Hp.eK.a:Keu.o.a}e(S

P S O .o.y*(&# w). o . y u e v

( 1)

H p .( l) .E x p o r t. a : ve K . x u e v , n v, y u e v ; o . TIib],
Dem 2. [P81 .oc su s(zu xu ) . IIp , 0 . y s z e (su = a ). 0 . Thaj.
504. u s a j b . x e 0 . em b .

(")

[P500 . Im p o rt. 0 . P]

(*) Smio r ip o r ta to <ltin cllm o n tra z lim i (q u i contriM flnglm to


D oni 2,). h a (tpcoudn. 6 lu nulu cuiieorvutn, noi la v o r i Bucccasivl,

con D oni 1, b
V. C.

LOOIQUE MATHMATIQUE

505, i u a j l i . 0 ( t . D , U ! 0 j ! i
[(1) ITp . a s a . o . x e a
(2) IIj> . k b a , o . a u b b
(3) IIp . * e o . o . au e b
(4) II)) . o : x e o . o . a u e b

S yll .
P504 .
( 1) (2 ) . P37 .
(3). E x p o r t.

0 . (!)
0 . (2)
o . (3)
O . (4)

(4) . T500 . o . P].


50<. u e i t ,( b . b D 0 O . 8 n J p
[ H | . x e a . n . x u s b . b o c . o . au e o ,
H p : f) : a e n . ax . au b o : o : Tlis].
/307. u e j o . n e b j o . n . t (a o b) j o
[(l) H p . 0 : a e . n* . ait s o .
(2) H p , o : a e b . Ox . au e o .
H p . (1). (2) . P213 : r> : :> g a u b . o * . x u u : o : Tlis|.
/308. { <-> b) j o , = . (n J o) n (b j c)

[ = . P500 . P507J

/30!). n t a j h . v e h j o . o . u v t a j o .

| P/302 ( l |

(310. n s a j b . s b j o . mi k o j A . a e U . o . {^w) (vip) = (itu) n>.


[ j , Sim ]
520. n , b e K . O *( J b) Sim . = : u en.j b : * , ye a . x = y , O,
xu - = yu ,
, D f,
(

= (w CRt uno correspondance eut vu


les a et b, semblable)),
, b, obK ,o
521. e (a j b) Sim . o a a . d . n s {<ij b) Sim .
({1) H p . P50/3 . n . u e o j h .
(2) H p . * , y e a . * - = y . n . a , y n . a = y . n , * yv,
(3) H p . o a , y e o . x = y . o*,, y . xu - yu .
(I)(3)oP).
522. e ( j b) Sim . b o e . o . u s (it ,j ) Sim .

[I\">0 <! o P)

02.J. s ( ftj b) Sim . x t y e u . o : a y . . xu = yu .


G24. u e ( j b) Sim . # (i>,} o) Sim . d uv

) Sim ,

|IJ50i) P|

iJ i rcl>]
530.
)

. o.*. 8{rt.]i)rfip.=:{(iji)Sim :j/b.o. mar>x s ( x u = y ) .


D f,
.
( est no correspondance rciproque)}.

531. , b ( a 8 K . v e (a j b) rup . v b (b j o) rcp . o . w e (a j o) rcp .

O lU S E P P E PEANO

B IB L IO G R A P H IE
A u ib to tk i.k s

(n.

- 3 8 4 - 3 2 2 ).

F, i

DE

p r io ra

.Ajml.i/lert

( 'A v a X ik i x a

jt(j<5repa)

| P 2 0 , 30 0 (.
H o k tiu s ,

S o v eiim m

B o o r .lt,

Guorgo

D e trin ita te jP 4 2 | .

(a . 4 7 5 - 6 2 5 ).

(il.

M a th e m a tic a !

1815 1 8 6 4 ).

a n a ly ln

of

lu f/ic ,

a.

18 47

3 4 2 , 35 2,

355,

| P 2 I0 | .

The

la m

856,

o f t h o u g h i,

8 > ir

Cosare.

Dk

1854

quelques

M o u a n ,

I8 O 0 - J 8 7 1 ).

On

|P 4 2 ,

44-, 27 1,

p r o p r i t s Aes eusombles d'en s em ble s.

u.

A u g u iitu ii

(u.

1894 | P 4 0 3 - 4 6 8 j .

F o rm a t

lo g ic ,

London

a.

18 47

30 7, 344 |.

th e

c ie ty ,

s y llo g itin ,
li.

T ra n s a c tio n

of

tint

C am b rid g e

p liilo n o jd iic a l

So

1858 f P 2 5 I - 2 5 2 [.

B e y rijf'n a c h ri/t,

Fiticoit, G o t t l o b .

mel9|>vcfte, H n llu u. 1 8 7 9

n,

M a tlnniia tino lm A n im i m i ,

j P231,

London

4 S I ) j.

d u e d e r a r lt h i n e ti e c h tn

na chgcbitd ete

Ji'or-

(P 2 9 ).

Gru ndg esotce d e r A r i t h m e t i k , J e n a rt. 181)3 f P I 2 1 | .

H a u d u i i , F . C . S cholae lo g lc o -m a t h e m a tic a c , a.
Jkvonh,

W illiu m

L a m u ic i it ,

S t a n l e y , P u r o log ie , L o n d o n

Johann

H o in rich

(a.

18 29 j P 3 4 G , 3 4 7 1.
iv. 18G4 | 1*277 J.

L o y ls c h c

1 7 2 8 - 1 7 7 7 ).

tnifJ p h i l o s o p l m c h e

A b h a n d U t n t jc n , n. 1781 ! 1*74, 2 1 6 , 2 1 8, 2 7 0 1.
L m n N iz,

G o ttfiie d

E v d m a t in ,
219,

W ilh e lm

32 1, 3 2 4 ,

M o Coi.r., H u g h .
L oiid m i

(n.

Opem

1 0 4 0 - 1 7 1 8 ).

R e n U n t il. 1840 ( P 2 1 ,

p h ilo s o p h ic a .

'23, 3 4 , 4 2 , 4 , 62 , 2 0 4 ,

E d id it

209-213,

4 j.

T h e c a lc u lu s o f q u iv a le n t statem en ts.

M a t lm m a tic n l

S o c i e t y , it. 1878 t. X

P r o c u u d in g s o f thu

| P 2 7 , 34 , 5 3 , 2 2 8 , 229|.

P a d d a , A liiH m in d io | P 1 2 2 , 2 3 3 1.
C h a r le s >S. T h re e

P k ih o k ,

p a p e ra on

loy ie,

Proccod in g a

of

tlio

A iu e rirn u

A c a d o m y a . 1807 11 * 2 ^ 2 1.

O n the A l g e b r a o f L o g ic

Am orw tui

J o iim iil

M a thuirnitica

rt.

1KK0

p o siz io ne.

A tti

|1 26R, 2 7 0 j.
P u t it i ,

Sui p r in c ip ii

M in io.

che

reggono

d o l i A c c a d e m i a di T u r i n o a.
- R iu n iti,

L u d o v ic o

n ie n d i

( 1 7 2 3 - 1 8 0 0 ).

specimen

p r im u m .

lu

G e o m e tria

di

]K 9 ft j P 2 32 J.

A tg c b ra e
M i s c e ll a n e a

p h ilo s o p h ic a e i n usimi a r t i i n v e
T u u i'ln i'im ia

a.

17111

ji

4:i-G8

*v.

18 77

11*321 J.
.Sun ( t o l t a ,

--

O p e r a t io n s kre is

E ru n t.

der

J 1*220, 2 2 1, 2 2 4, 27 2,

27 0, 351 |.

V orlen uug eu

A lg e b ra

t.

I I a.

S k i in k h , ). A .
V a ii.a ti,
a.

G.

ilb e r

1891;

die

t,. I l i

a.

der

L o y i k k u l k u l t i,
L o g ik ,

L u ijir.ig

L e ip zig ,

t.

1895 j 1*323, T l 5, 2 2 6, 27 3, 35 7,

Specimen logica e u n i v o r s a l l c r d e m o l i t i r n t a f , a
Un

teore m a

1891 |P 2 2 7 ).

di

lo g ic a

m a te m a tic a

R ivin ta

a.

189(1 ;

358 J.
1740 j 1*1061

di

M a tem atica

LOOIQUE MATHMATIQUE

NOTES

1. Logiquft mathmatique.
La Logique mathmatique tuilie Ics loia de la logique fi l'aldo
dea formules ot des mthodes Ics sciences mathmatiques.
L annlyso complete dea ides do la logique nous ii conduits A
co rsultat quon peut les exprim er par un p e tit nombre do con
ventions.
Les conventions, dont noua faisons tisane, sont, en partio, r
ductibles A dautres plus simples, au moyen de dfinition*. Les con
ventions que nous no pouvons plus dcomposer, sont expliques
par le langage ordinaire. Nous allons donner ic i dea explications et
des exemples, pour fa c ilite r ta lecture dea propositions du For
m ulaire ( ).
P rop. 1. IC.

N o u s c r i r o n s lo s i g n e K au l i o n d u m o t c l a s s e .
V o ici, comme exemples, quoique classes im portantes, quon
rencontre dans F , , et que P oil a dsignes par des signes arbitraires :
N aiguille nom bre entier p o s itif
Np

nombre premier

nombre entier p o sitif

n
nombre entier

nombre rel p o s itif


Q

nombre rel
<l

nombre im aginaire .
q'
Par des conventions, (pie nous expliquerons duna la suite, on
a aussi les notations
N x . (m ultiple de )
N2
= (nombre carr)
N 4 4 - N* = (somme de doux carrs)
( ' ) NtniM nvoim

pu bli

In

pruni

Iftro foin

lo

KonuiiIniro

do Logique* d a m lu

K ivisti ili Mu Un nikl Ica, a, 1801, j. 2 i , 182. I l a t ro p r o d n lt avuo dort a d d it io n


cornino i parti*) du Furm uluiro

do

M a thm atiq ue*,

t.

I (n. 180fi*A5). On d o i t A

M. V a jj,A T I Imimcnup d 'in d ic a tio n s liiht^riquow. Nouh lu publions m ain tenant nvov
d o n on velot* a d d i t i o n ot un romnnjoniont.

240

GIUSEPPE PEANO

Ou peut regarder le Bign K comme une abrviation du mot


cl asse, Mais il correspond aussi aux mota ensemble, ide gn
rale, nom commun, ... conceptus, ... term inus, ... Svo|i, 8 yo (A riBtote),... B cgrifl, Menge, ..., tenu, conception,... ; et il n a pas ton
tes les significations de cos mots. Car lo signe K est un symbole
ayant une signification constante. On rencontre co signe presque
exclusivem ent dans les formules de Logique.
Nous donnons, en gnral, aux symboles, uno forme typogra
phique compose d une ou de plusieurs lettroB initiales du mot correspondent dans le langage ordinaire. A in s i il est facile de se rap
peler sa signification ; ot l on n in tro d u it pua de complications
typographiques inutiles. M ais ht formo des symboles est nne question
de convention, dimportance to ut il fa it secondaire. Ce qui est im
portant, cest de fixer par des signes un certain nombre d ides,
bien dtermines, par lesquelles on peut composer toutes les autres.
Jusquil prsent on a analys les ides quon rencontre dans la L o g i
que, ot dans quelques thories algbriques ; lorsquon aura analys ot
r d u it on symboles une grande partie des sciences mathmatiques,
on pourra soccuper de donner aux signes une (tonne dfinitive.

P2. e.
S o i t a u n e 1C; n o u s c r i r o n s x e n p o u r
l a p r o p o s i t i o n s i n g u l i r e a> e s t u n .
Exemples :
il t N 2
13 e N * - f N 2
20i 1 eN p

indiquer

(0 est un carr)

(13 est la somme .de deux carrs)


(201 1 eat un nombre premier).

Le signe e eat l in itia le du mot ot(.


Nous sommes m aintenant en cas dexprim er symboliquement
quelques propositions. Arrfitons-nous sur ce point. Une partie de
l objet do la Logique mathmatique est de construire un systme
de conventions, ou un langage symbolique pour reprsenter toutes
les propositions; une autre partie de cette science tudie les formes
do raisonnement.
Nous ne dfinissons pas le mot p rop osition , ni no l in tro
duisons comme ide p rim itiv e ; le signe l ligure, comme abrviation,
dans los citations seules pour nous rappeler les propositions prc
dentes.

LOOIQUE MATHMATIQUE

H i

Une proposition pout Atro indique pur un signe 8 ini pio ; p,


es. un coup du canon peut aiguiller il eat m id i . Dans lu langa
ge des smaphores i l y u des aigus quivalents iV dee pro position h
compltes. Lo mot cogito est iute P. Mais les propositions sont,
en gnrai, composes par des ensembles de signes.
Quelquefois une I est indique par lu coexistence do plusloiU'fl
signes. Un drapeau, do couleur e t de position dtermines c.our Utue
un signal pour les chemins de fer ; ce signal est une 1*. Nous nous
lim ito ns il lu considration des suites de signes, cost-tVdiro ilu #l<
gnes qui so succdent dans le temps, youme dan a le langage parl,
on sur une ligne comme dans les tbrm iiles qui suivent.
Les symboles de l Algbro nous perm ettent dexprim er quel
ques propositions :
2 + 3 = 5,
0 < 7 , ...
Nous conservons cos symboles; quelquefois nous gnralisons mme
leur signification ; mais lorsque nous rencontrons des ides quon
ne pont pus m prim er pur les symboles do l Algbre, nous intro*
dtiisons des symboles nouveaux. P. ex. nous voulons exprim er lu
proposition
7 est un nombre p re m ie r;
nous avons dj un symbolo pour indiquer le sujet 7 ; nous in tro
duisons un symbole Np pour aiguiller nombre premier ; e t un
symbole e pour signifier est nn ; alors lu proposition nonce su
transformo en
7 8 Np .
Nous ne pouvons pus crire 7 = Np ; car de cette galit, et de
11 = Np on p o u rrait tire r 7 = 11.
La convention dont nous faisons usage est conforme au langage
ordinaire ; mais on p o u rra it faire une convention diffrente. On peut
p. ex. convenir dindiquer par un symbolo, e t so it a, l expression
est un nombre premier ; alors la proposition considre snonce
7 a , o i l n y iv plus 1 signo e. Le signe a correspond A
l ensemble Np. Appelons pour un instant, proprit, l ensemble du
signe e et du nom d une classe, On passe de la convention dont
nous faisons usage fi lu convention nouvelle, on considrant comme
n signe simple le signo e su iv i dit nom d une classe. On pusse de
la nouvelle convention A la p rim itive , en convenant que tout
nom dune proprit commence par un signe s.
Dans le lauguge ordinaire ou a aussi le deux formes Pierre
est crivant et P ie rre c rit .
10

QlUStPPE PEANO

L u remarque quo nous venons do fnirc est. im portante ; car si


ni i Hou dcB IC noua parlons des proprits , on supprimo le signe
e , et l on r d uit lo nombre des ides prim itives. Mais i l n y n pus
davuntage pratique dans cette substitution.
Selon lu notution 2, que nouB vouons doxpliqner, lu formulo
.ve a, si a n est pas une IC, n u pua de signification. Si on retnplaco
la P2 pur a s a signifie a est uno classe, e t est un quelques
formules se prsenteront soub une forme un pou diffrente.

P3. Pareil thses et points.


P our indiquer l ordre dans lequel il fa u t grouper los signes,
on peut adopter les parenti)sca connues en Algbre. On arrive uu
niCiino but, en gnral avec avantage, par des pointa. N o u s d i v i
s e r o n s u n o f o r m u l e en p a r t i e s p a r n n p o i n t c r i t o
l o n f a i t l u d i v i s i o n . Si il c e t t e p l a c o o n a dj f c u n
p o i n t , o n c r i r a u n n o u v e a u p o i n t , o t a i n s i do s u i t e .
Les parenthses et les points sont, deux formes d uno mmo
convention. Si n, b, o, ..., dsignent des signes quelconques, les
groupements
ab . o

1)

, . bc

, : bo . d
. bo : d ,

, : b . cd
ab . o : ri

, ab . cd

sont itiissi indiqus par


2)

(<ib)u

a (bo)

, fl.[(6 o)d| ,
[rt(ic)](i , [(Rfr)fl]<Z .

, (li)(crf)

Dans le Form ulaire on donno la prfrence aux pareil thses


dans les formules algbriques, et dans les formules composes com
me les algbriques ; mais on se sort des jo in ts pour sparer les
propositions partielles d un thorme ; car dans ce cas Ira paren
thses seraient absolument incombrantes.
Appelons o , f , g les combinaisons a b , bo, od ; les expressions
( 1 ) so rduisent il
8)

co

af

a. f i

a .b g

cg

a f.d

co.d.

Rciproquement, si aux signes simples a , b , o on substituo p q , rs,


t . u v , l expression a . b c se transforme successivement en
pq . bo t

pq \ r x . o

pq

rs : t . >.

Quelquefois on rencontre dans lu mme form ule (les parenthses

LOOItjUE MATHMATIQUE

ot des pointa ; alors i l fa ut dabord runir les ni g min entro pareil*


thses. A in si lea trois formules suivantes sont identiques
{(tb . o : du) . f g : h

ab . o : de .-./ g : : h

((([ab)e)(de))(/g)) h

Une troisim e faon d indiquer le groupement des signes, mala


dont nous ne ferons pas dusage, est fournie par los vinoulumx ; lea
groupements ( 1) sont indiqus par
ab o

abo

abod

ote .

Dana F 0 (Intro du ction au Form ulaire) <> 10 on trouve dos m l*


culs sur le nombre dea dcompositions possibles dune formule.
On attrib ue l usage des parenthses il G titAR i) (a. 1(120).
Dans le langage ordinabo i l j i y a pas de paronthsoa ; le grou
pement des mot* est indiqu par lea rgles de la syntaxe.

1*4, Lettre variables.


JTos formules sont composes de signes crite, on gnral, sur
la mme ligne. Les signes ayant uno signification constanto ont
une forino typographique spciale, ou sont composs par dos lettres
grecques ou romaines.
l Ju r lo s l o t t r o a ( i t a l i q u o s) a , b , ... &, y , z n o u a d
s i g n e r o n s dos o b j e t s q u e l c o n q u e s , v a r i a b l e s a v e c l a
f o r ni u 1e ,
L usage des lettres variables nous est fam ilier par l Algbro et
par la Gomtrie ; on lea rencontre dans les uvres d 'A ris to te
pour reprsenter les ides do Logique {C fr. P 2 fl). Dans le latigago
commun i l n y a pas do lettres variables ; elles sont remplaces par
un, un autre, le mme, ...
Dans ces explications nous dirons que, dans une formule, une
lettre eat relle ou apparente, selon quo la valeur do la formule
dpend, ou ne dpend paa du nom de cetto lettre. A in s i dans
f^ a s m dof, la le ttre x est apparente et la lottro m rolle. Toutes los
lettres qui figurent dans nn thorme sont apparentes ; car sa vrit
est indpendante du nom des lettros. La convention des lettres va
riables est lie aux conventions suivantes.

OIUSEPPE PGN

pr>. o.
S o i e n t p et
fcroa v a r i a b l e s

q ile p r o p o s i t i ohm c o n t e n u 111 d es l o t -

Nous

crirons

P O*,-. 3

po u r in d iq u e r lu p ro p o s itio n
de p on d d u i t , q u e ls q ue s o ie n t
lu g.
Si le signe o porto comme indices x ,... z , toutes les lettres
variables qui figurent dans les propositions p et q , ce qui arrive
lorsqu il est le signe de lu dduction principale d'un thorme, nous
aouB-entendrons ces indices, et nous crirons pour abrger
p 0 q , quon l it de p on dduit q .

Exemples :
a N . o . a (a -|- 1) {a -(- U) N x (1

Soi t a un nombre e n tie r; alors le p ro du it a ( + 1 ) {a -f- 2 ) est uu


m u ltip le do 0 .
e N p . 0 . ( 1) ! - f - 1 e N x a

Thorme de W ilson .
Los points divisent ces propositions en trois parties : hypothse,
signe do dduction et thse. Le signe o porte cornino indice sousentendu la le ttre , qui, dans ces proposition, st. une lettre
apparente.
Ptt. n .
L 'a ffirm a tio n

s im u lta n e des.deux proposition!

p e t q e s t i n d i q u e p a r p n q , o u s i m p l o m e u t p a r pq .
p q r dsigne l affirm ation simultane de pq ot do r.
On peut lire le signe n par le m ot et. L opration indique
par ce signe sappelle multiplication logique. Le signe <> est presque

toujours sous-entendu.
Pour abrger (PO') nous convenons quo los formules ab d c et
a n b e signifient (ah) o o e t a o (!>c). Lorsquon veut crire ( i n c ) et
( o i ) ( i , ou ne i>eut pas supprim er los parenthses, on les points.
x

s N . a? < 17 . o . a 1 a -j- 17 s Np

L k g kk d h ic.

Quel quo soit l entier x, plus p e tit que 17, la form ule

x -|- 17 donne toujours des nombres premiers . Sans l abrvia


tion PO' il faudrait dcomposer cette proposition comme i l s u it :

LOOIQUE MATHMATIQUE

Dans los exemples quo nous allons crire, nous forons iisagu
do la dfinition don ne, par la rro p . 1 1 ; en consquence , h b N
est uno abrviation do b s X . n X ,
a s N p . b , j t e N . i p ,l N x a . o . b s N x<i

E u oL iD ii, IX , P12.

Pour quuno puissance bn soit un m ultip lo (lu nombre premier


n, il faut que la baso soit ausai un m ultiplo do .
Les 4 points divisent cette proposition en 5 parties : put' lu
convention G', les trois premires form ent l IT y p j on iv ensuite le
signe do dduction, et ontln la thse.
]>ans ces oxemples i l n y a quun sou! signo t i , qui est le
signe de dduction principale ; il porte comme indices sous-entendus
toutes les lettres variables qui figurent dans les doux membres.
V oici une proposition, dont lhypolHse contient le signe de
dduction :
a, b, o q : s q . oa . a-x? - f - i w - f - o 0 : o . = 0 .& = 0 .o = 0 .

Soient ( i ? 6 , o des quantits, ot supposons que, quel que so it le


nombre x, le tr i urtine <;* -f- b.v -f- c soit toujours n u l ; lors les trois
coefficients sont nuls .
Cette proposition est divise par les 2 deux-points en trois
parties
------------------- ; ------------------------------------------------------------ ; V) . -------------------- -------------------------

dont la derniro contient lo signe de dduction, et une proposition ;


doue, par la convention l>", cotte proposition est la T lis ; les doux
premires parties forment l Ily p . Si l on n adopte pas los abrviations
5 " ot 0 ' sur les poiuts, ou dcomposera cotto proposition ainsi :
------------ ---------------------------------------- o . \ ---------------------------------Par la seule convention >" on aura la division
------------ : ------- ------------------------------- o . ---------------------------------e t par la seule 6 '
------------ : -----------------------------------------: o : ------------------- ----------Les conventions n " et 6 ' apportent donc une abrviation dans
les points ; dans une longue suite do propositions cette sim plifica
tio n devient im portante.
Dans les exemples qui vont suivro, on rencontro le signe
mp ( * , ) , qui signifie l os posant de la plus grande puissance de
x contenue dans a .
a , b e N : x s Np . i)x uip (a;, a) e N 0 x b : fj . a e N \

GIUSEPPE PEANO

Soient a ot b (los entiers ; si to u t nombre promior eat contenu


duna a il uno puis sinico m ultiplo de b , alors a ost uuo puissance
i11" " .
Gommo exemple duno proposition o Io signe de dduction h o
roncontre dans la tlise, on peut donner la rciproque do la pro
position prcdente:
a , b e N , n e N 1. o : * Np . ox . mp ( , ) N 0 x i i

Si a est une puissance i,9l|>> alors quel que so it lo nombre pre


m ier , on ... . Le signe . 0 : u les indices Boua-entendus a , b-,
lo signe . o * . porto l indico .-c, quon p o u rrait aussi SOusen tondre,
sans ambigut.
Mais dans ce cas, par la form ule 73 do logique, on peut imp o rte r l hypothse, et rduire la proposition il no contenir quun
seul signe do dduction :
a , b e N . a s N*. <r e Np . 0 . mp ( x , ) * N tt x l .

Si est une puissance Zi16nl<1, ot si x est 1111 nombre promior, alors ...
Remarquons quo los lettres qui, exprimes ou sous-entendues,
tlg iire n t comme iniliceB au signe 0 dans la proposition
poq

sont des lettres apparentes. La valeur do cette proposition uo change


pas lorsquon remplace ces lettres par des lettres variables diiKrentes, dans l iiypotliae j) , dans la thfcse q , et comme indices au signo 0 .
On pourrait indiquer la relation j> u q par le signe q Op, q u on
lira q est consquence de p . I l n y u pas avantage tl introduire
cette notation, que nous mentionnons seulement pour expliquer l o
rig ine de la forme typographique du signo d, lettre in itia le renverse
du mot consquence .
Mo C o l l , {a. 1878), et plusieurs autres Auteurs, o nt propos
uu signo pour indiquer la dduction, sans parler des lettres va ria
bles par rapport auxquelles on fa it la dduction. L usage exact de
ce signe entre classes est beaucoup plus ancien (Cfr. P12).
On peut remplacer la convention des lettrea variables par une
convention diffrente, ot supprim er dans quelques cas le signe u.
Soit u une K ; crivons
1 au lieu do un in d iv id u de la classo u

u'Z

un deuxime in d ivid u de la mme classe, etc.

Alors, au lion de
( 1)

, b e N . 0 . a -f- l ~ b -|- a

I.001QUR MATHMATIQUE

247

on po urra crire
(3)

NI

= N2 + N I

qu on l i t im prom ior nom bre plus


second nom bre plus lo prem ier .
L a form ule (2) a su r
n i le signo o ; su form e
M ais dans d autres cas
m ieux le se conform er

un second nom bre eat gal au

la (1) l avantage (le no pas co n te n ir l IIy p ,


ressemble beaucoup au langage ordina ire .
011 rencontrera dos d iffic u lt s , et 11 est
l usage comm un.

P7. = .
Le signe = reprsente l galit, ou l id e n tit . I l y a dune la
Logique M athm atiqu e un grand nom bre d galits, q u i dans lin
membre co n tie nn en t un signe q u i lie figure pas dans l a utre , ou
figure dans une p o sitio n diffrente, E 11 supposant connue la v aleu r
de l un (les (leux membres, 011 pourra prendre cette galit comme
d fin itio n do l autre. A in s i on pourra r d u ire les ides do Log iqu e
u n p e tit nom bre, q u on appelle ides p r im it iv e , ot q u il fa u t
e xp liq u e r p a r le lungago o rd in a ire . N ous avons fa it cette r du ctio n ,
et par les 0 no ta tio n s prcdentes nous d fin iro ns sym boliquem ent
toutes les ides de Logique, exceptes celles q u i fig u re n t dans les
P70 et 100.
M ais la d is tin c tio n des ides en p rim itiv e s et drives est un
peu a rb itra ire ; car si au m oyen do on d fin it b, et au .moyen do
b on d fin it a, on po urra prendre comme ide p rim itiv e , ou b.
N ous avons expos la r d u ctio n qui nous p a ra t la p lus s im p le ;
mais nous avons in d iq u p ar lo signo [ I ) f | les propositions qu on
p o u rra it pre nd re comme d fin itio n s , en changeant le systme dos
ides p rim itiv e s .
Le signe q u on d fin it d o it co n te n ir les mmes le ttre s relles
q u i fig u re n t dans sa valeur. P . ex. (P12), dans l expression
w e a . 0 . x h , la le ttre x est apparente, et b sont relles ; 011
p o u rra donc, p a r co nvention, l in d iq u e r par la form ule a o b , o ii
fig u re n t les seules le ttre s relles.
Les form ules do Logique e x p rim e n t des formes de raisonnem ent.
Les formes les plus sim ples, p a r la com binaison desquelles on p e u t
composer les autres, sont ic i appeles P p (propositions p rim itiv e s ).
Le ch o ix les propositions p rim itiv e s est aussi en p a rtie a rb i
tra ire ; car si do la p ro p o sitio n a un d d u it la b, et de la & on d
d u it la a, ou p o u rra prendre a ou & comme P p. P a r cette raison

248

QlUSUPPii PEANO

nous avoua donn quelquefois, (luno mme proposition, plusieurs


dmonstrations, qui dpendent de thormes diffrents.
La. num ration dos propositions n est pim continuo ; lorsquon
change de sujet, ou augmente le chiffre des dizaines, et quelquefois,
celui des centaines.
Les propositions sont groupes selon les signes qui y figurent.
On a une premire classe, oh figurent les signes [K, e, u, n, = ) ;
puis les propositions qui contiennent encore les signes | - ) , [ ^ j ,
1- UJ , (M i f - , a] , [u , a] , [ ~ , w., a] , etc.

P l i . Dfinilion.
S o it a une K. Nous convenons dabrger la form ule
x a . y ca
(x

est un a, et y est un ), en crivant simplement


*, y ba

quon peut lire x ot y sont des a .


Lu form ule a, y , z e a signifie
x }y

a .z

bu

x e t y sont dos a, z est un a , quou lira a;, y , z sont dos a ;


et ainsi de suite, quoi que soit le nombre des sujets.
Exemple : 5 , 7 ,11 e Np ,

P I 2 . Dfinition.
Soient a et b des K . A u lie u do la proposition
.r a . o* . * * b
quoi que soit x , si l est un , il est aussi un b , nous crirons
la formulo, qui no contient plus la le ttro apparento x ,
aab

quon pont lire to u t re cbI b , ou la classe a est contenue dans


la classe b .
Exemple :
N x (I o N x 'J
est une abrviation de
a r N x G . 0 ( . ai i N x 2 ,

LOOIQUE MATHMATIQUE

On lira doue lo signo o pur * on dduit ou il est contenu ,


selon quil est crit entre doux propositions ou entre doux (liasses.
On p o llin i le lin* pur (lotio :
m ultiple de (5, donc m ultip le de 2
x est un N x I!, donc w N x a.
2(1 + X )o Np + Np
v to u t nombre p air est lu somme do deux nombres premiers , ost
l nonc fl une proposition vri lie dans bien dos oa-s, mais dont o
ne connat pus lu dmonstration.
Les signes ot o, que nous avons intro du its, ut le signe = ,
bien connu du lecteur et que nous rencontrerons to ut do suite, ont
des signillcutions diffrentes, bien que quelquefois ils correspondent
aux mmes mots du langage. Ex. :
. 7 est la sommo (Io 3 ot 4 se tra d u it par 7 = 9 -j- -i
Nombre premier cul ww nombre, q u i nest pas dcomposuble
dans lo p ro du it do deux facteurs plus grands quo l u nit se tra
d u it par Np = (N + 1 ) - [(N + 1 ) x (N + 1)|
7 est un nombre premier se tra d u it par 7 e Np
7 ,1 1 sont des nombres premiers se tra d u it par 7,11 e N p
les m ultiples de C sont des m ultiples do 3 , se tra d u it par
NxCoNx3
* los m ultiplos de 0 sont les m ultiples communs do 2 ot do
3 sc tra d u it par N x C = N x 2 n N x 3 .
0 8 signes satisfont aussi il dos lois diffrentes. Cfr. P0 10 .
S e o n k r (a, 174(1) a reprsent la relation a o b par la formule
fl < h. La.'m uert (A.ta eruditorum , a. 17(55 p. 454) Va indique pav
a > b ; car lo signo o correspond au signo < ou > do l A Igbre,
selon quo dans la classe on considro lo nombre des individus qui
la composent ou Io nombre dos ides qui la dterm inent. Dans mes
AritYimctices p rincip ia , a. 1881) , oil j ai publi pour la promibr
fois une tliorio rduite on symboles, j ai d fixer la formo dos si
gnes do faon il vite r toute confusion avec les signes algbriques.
La P 1 2' d it quo la formule a d b o o stgnio a n b . b o o ; u, b,
o sont des clauses ou des propositions. I l ne fa u t pas confondre
cette formulo avoc r . J o o do o n dduit que de b on dduit
o , ni avec a o b , o c si do on dduit i>, alors on dduit o<.

250

GIUSEPPE PEANO

1*13. Dfinition.
S oit tum K . Ecrivons ou avant de lu signe x e ; par la c o n
vention 1*3, nous obtenons la proposition
x aa

qui contient lu lettre variable x M aintenant iioiib convenons quo,


eu crivant lo signe xe eu avant do cette proposition, la formule
x e (a? e a)

reprsente de nouveau la classe a.


Cette convention sapplique, aveu avantage, lorsque la proposi
tio n contenant la lettro variable x n est pas encore rduite il la
forme x n._Soit p ime proposition contenant la lettro variable x ;
la formule x s p indique la ehiBSO des x (pii satisfont i\ la condition p.
O u pout lire le signe x s pat le m ot les * , lesquels ,
Exemple :
i n : j ( i i! .}*> -}- a = 0 )
lunit est une racino de l quation outre parenthses.
"Remarquons que daus la formule x e p la loti re a; est apparente;
la valeur do la form ule ne change pas si nous substituons la le ttre
x par uno autre lettro y , daus le signo e et dans la proposition p .
L opration x e est l inverso do l opration x s ; lu barre est le
signe d inversion. On p ou rrait crire (tfs )-1 ou (x e)~ pour indiquer
cette opration inverse.
N our avons, dans la P I 2 , exprim le signe o outre doux K ,
par le infimo signe outre propositions. Nous pouvons m aintenant
faire le passage inverse. Soient p ot q des propositions contenant
la lettre variable x ; au lieu de
/
on peut crire

po*q
xep 0 xeq .

Par exemplo, le thorme de W ilson, mentionn dans les notes


A la PS, est rductibilo A la forme
N p t> x s

1) 1 -j- 1 N x at)

la classe des nombres premiers est contenue daus la classe des x

tels quo ... .


Si l Ilp et la 'lhs contiennent plusieurs lettres variables, pour

LOGIQUE MATHMATIQUE

9M

exprim er le algue d entre P pur le mO.me igne entre dusses, il


fa u t in tro du ire lu notion de couple (r70),
La valeur do l expression x & p , conntie aussi do expressions
a, v q\ic ivouB runuontverona, cet quelque peu vague. Pour la llxur,
il su ffit de la faire prcder du nom de lu classe des objets que
nous considrons. P. ox.
xe(x'i 3a?
|3 <C 0 )

signifie to u t objet qui satisfait i\ cotto ingalit *


q n e (.... ) = (1 -i- Q) o (2 Q)
les nombres rels qui satisfont k la condition donne form ent
l intervallo do 1 il 2 .
Supposons que x < 0 signifie x e Q ; on aura

q' * (.....) = 1(1 + Q) n {2 - Q)) w (3/2 + iq)


les nombres imugiuaires qui rendent ngatif le trinm e considr
sont les nombres rels compris entre 1 et 2 , ot les nombres imagi*
nttircs dont la partie relle est 3/2 .

n i . Df,finition.
Soient a et il des classes ; par a n b nous indiquons la classe
x e [a; * a . x e b \ ,

eest-iVdire. la classo commune aux classes a et b.


On peut lire le signe n par le m ot ot ; mais 11 est presque
toujours sous-entendu ; eoBt-iVdire nous crirons ab il la place de
n n i> (df. 14'). Par abo on peut convenir do reprsenter (ub)o (df.
1 4 "), mais nous verrons quil est in u tile de te nir compte dos
parenthses,
lix empio :
' Np r, (1N - f 1) (J N * + X*.
T out nombre premier, qui divis par 4 donne pour reste l unit,
est la somme do deux nombres carrs *.
Si l on no veut pas faire usage des dfinitions, mais seulement
dos notations ju s q u il prsent introduites, la mme proposition
snonce :
x b Np . x b 4N -j- 1 . o . x s N s -f- N2.
A in s i on a dfini le p ro du it logique des IC par le produit dos
P, quon a pris comme ido p rim itiv e (1*0), ot par le signe x s quo

OIUSEFPE PEANO

nona venons ile d lu ir ( l L'i). Toutefois nous ne pouvons ima crire


uno galit dont le prem ier membre soit a n b, ot lo deuxime ime
expression ol no figurent que (les ides prim itives.
Le signe n u t adopt par Leibniz pour indiquer le p ro du it
arithm tique. Nous l adoptons pour le p ro d u it logique ; car le produit
arithm tique est aujourd'hui indiqu par x .
Los 1*14", 1 4 /" nous perm ettent de supprim er des parenthses.

P io . Dfinition.
Soient u, by c des classes. Nous crirons quelquefois
* . o* : * b . o . e o

(1 )

si ru est lin , alors, si l est un h, il est un o , la place de


e . ai s b . o* . x e. o

ou de
ab d o .

Ucrmirquons que dans la formule ( 1) le deuxime signe t> ne


porto pus d indices ; et que la proposition x e b . u . a; 8 o n est pus
rductible il la forme b o o .
Cotte convention, lorsquil sagit duuo proposition seule, au
lieu dabrger l crituro, l allonge. Mais lorsquon a une longue suite
do propositions, qui ont une partie de l hypothse commune, il
s u ffit do m ettre en vidence cette partie commune, et de l crire
une seule fois.
l ur exemple, dans los propositions 2 >S.;!8 do logique, quo nous
sommes m aintenant eu cas de lire , l hypothso commune
, b , o, d eK . :
ne nous oblige plus dexpliquer dans chaque proposition
fication des lettres.
PIO. Dfinition.
Soient n, b des classes. Nous crirons
a b

il la place des deux propositions


a o b. b o a .

Exemple :
(N x 2) n (N x 3) = N x 0.

la sign i

LOGIQUE MATHMATIQUE

2G9

Lee nombres qui sont m ultiples le 2 ot m ultiples do 3 sont inub


tiples de 6 , e t rciproquement , ost uno abrviation do
eNxC. o. eN x 2 :tf N x G.o .x e N x 3: sN x 2 .a; s N x 3 . o .

sN x H

o il n y u que des ides prim itives.


P17. D finition.
Soient p et q des propositions contenant la le ttre variable (r,
ou un groupe do lettres. Non crirons
P

(J

un lion do
P Ox g . (J r>x j > .

En rduisant les propositions it lu forme x b a , x e h , oil a ot


b sont des dusses, la form ule x s u . K . x e b est identique il lu
n = 6 .
PIS. D finitio n.
Soient , b , o des classes. Nous crirons
x e a . nx : x e b . =

.x t o

au lieu de
x e a . Ox

x e b . o . x e c : x e c . n . x b b,

cest-il-dire, de
ab o o . ao 0 b .

Exemples :
n, b, x, y b q , x -\- y = . d : 2 -{- 8 = h2. . xy (d* i/8)/ 2 .

Ttunt donne la somme des inconnues x ot y, si l on donne lu


somme de leurs carrs, on en dduit le produit, et rciproquement *.
, y s q . o : * -(- y'! 0 . = . = 0 . y = 0

(1 )

ost par la dfinition donne, une abrviation do


< r , q . * - j - 2 = 0 . ( } . & = : 0 . j / = 0 : , y q . a ; = 0 . j / = 0 .r> . x t ~ \ - y s = (I.

Si l on n adopte pas les conventions F f i" et P 0' sur les pointa,


on sparera la ( 1 ) coin nie s u it:
--------o

------------- : : -------- . --------

Si l on la it usage seulement de l abrviation P 5 ", on lu d iv i


sera ainsi :

3R4

01USEPPE PEANO

P23-2 7.
Les fornum de raisonnement los plus importantes sont indiques
puf Ius noms
S im pli/to r, S ylloim e, Compose', Transporter,
Exporter, Im porter, Elim iner,
oi kH lettres on ita liq ue seront sous-entendues.
S im p lifie r l affirm ation simultane (lo plusieurs propositions
(conditions, quations) signifie on supprim or quolques unes. On
obtient une nouvelle affirm ation consquence <1o lu donne, coturno,
il est ( lit par les P23, 24.
L nyllogismc so rencontre sous les deux formes reprsentes
par les propositions 2 fi et 26.
Un signe r> de la P2G est remplac, dans la P2fl, par le signo
e. Co sont deux formes irrductibles. 81 l on remplace un autre
signe O par s, on aura los lly p a s b . b o, d ofl on ne peut pas
tire r a e o, mais bien la Tlia ile la P470.
M iss Ludd, On th algebra o f Logic, a. 1883, et ensnito p lu
sieurs A . pur l instrum ent ilo la logique symbolique, ont dcouvert
ht fausset des formes traditionnelles do syllogisme, appeles Du
m p ti, Koluptoh, Buunilip, Festipo . (*)
Si l on u doux dductions ayant la tn fimo II p, on peut cil d
duire, en les componant (P27), une nouvelle dduction ayant la infi
mo Hp, et pour Ths lo p roduit logique dos deux Ths.
Leibniz a nonc l invorse (le cotto P (ib. p. U8-O0) et sa duale
(P218). Mo Co l l l a crite sous la forme
(x : A) ( : B) (a: : C) = {x : ABC)

(le signe : de M o C o u . correspond il notre o ); la sonie significa


tion des lettres doit encore lro exprime par le langage ordinaire.
La composition est rversible (P53).
Ces formes do raisonnement sont trs simples. Tout raisonne
ment mathmatique est compos dun grand nombre des formes
considres.

(*) Questo pranso b H tiito m o di (tanto Umendo co n to tlolPcmaorvAfclono rip o rta ti*
noi v o l. V i (p. tifi) d e ll
n a re M la v o ro ).

U, C*

R iv is ta

d i m a t jim tiu n (ofr, l'u m io tuf: ione p r e lim i

LOOIQUE MATHMATIQUE

P30. * 8 oont n, b des dusses ; la classo ab cet contenne dans


Va. lin effet, ab o b, ab o a par les rgles do sim plification ; compo
sons ; on a b d bu . I l fin it adm ettre quon peut prendre los pro
positions connues dans un ordre quelconque.
P34. ta n t donnes deux dductions, on en dduit une nou
velle, en les m u ltip lia n t logiquement membro i\ membre.
La IM 2 exprim e une p roprit de la m u ltip lic a tio n logique,
appele, p a r .Tkvonm , lo i de s im p lic it , car cette p ro p ri t rond lus
form ules logiques plus sim ples que les algbriques.

Les P i 3 et 44 exprim ent los proprits commutative et asso


ciative de l opration n ,
P52. Cette proposition exprime la dduction a o b par l'galit
a = ab. Si donc on suppose connus le sijne , et lo signo sotisentendu do la m ultiplicatio n logique, on pourra prendre cette pro
position comme dfinition do i> ) .
Mais on rencontre une d iffic u lt ; car rnonciation complte do
la proposition est
a, b e K . a : a a b . =

.a

JDf]

ab

et il y a djiY le signo O aprs l EIyp a, b IC, signe quon vont


dfinir. Ou peut lim iner cotte d ifficu lt en supprim ant les lettres
variables, comme nous avons expliqu lu fin les notes tl la PO.
La prop. dont il sa g it snoncera alors

K l o K 2 . = . K l = K l n K2.
A ffirm e r qnnno premire classo est contenue dans une deu
xime cest comme affirm er quo la premire classe ost le p roduit
logique des doux ('.Influes .
On peut aussi lim iner le signe O de la proposition, on l cri
vant sous cotte forme :
, b t IC . a o b . = . , b e K . a = ab .
PCfi. Exemple : Rsoudre le systme des quations
(1 )

a? -J\ - y = a

(2 )

x y = b.

On lve au carr les deux membres do la (1) ; on retranche le


membres de la (2) m ultiplis par 4, ot l on e x tra it la racino carre ;
d o
(3)

x y =

1' (fl2 4i).

aiusEPPE p e a n o

Pur les oprations expliques on n (1) (2) i> (3). Rciproquement,


levons iku carr les membres le lu (3), o t retranchons ceux do la
(1) levs au curetta; on obtient lu (2); donc (1)(3) n (2 ). Le systme
propos (1) (2) est donc identique uu systme (1 )(3 ); il nest pas
identique uu systme (2) (3).

P70.
L a n o t n t i o n (o?, t/) i n d i q u e l e c o u p l e f o r m de
l o b j e t x o t d e l o b j e t y , (Je couple est considr comme
un nouvol objet.
Exemplo :
( l t ) ( ^ j (** + 2 * = 1 )
signifie lo couple (1 , 0 ) est un des couples (ai, y) qui satisfont il
l quation crite .
(x , y ,z) dsigne la terne des objets a , y , z ; ou si lon veut,
lo couple form du couple ( x , y) e t de l objet z.
I l faut bien distinguer la form ule
x , y s a , qui signifie x e a . y e a

(P U )

de la proposition

(, y) * ,
qui signifie lo couple (.T, y) est un in d iv id u de la clause a , ou
lu couple ( x , y) satisfait il la condition a ; bien diffrente do
x e a . y b a.

Lea parenthses, qui renferment, le couple suffisent pour empGclier toute confusion. Si lon nu veut pas se servir de parenthses,
on pourra indiquer lo couple par uno nouvelle notation, p, ex. par
x ; y selon F re g e u. 1KA3 p. 179.
Toute relation entre deux objets x ut y est rductible il la for
mo (.1?, y) e , o a est lino K do couples, dtermine.
Nous avons vu (P12), comment on dduit la signification du
signe 0 entro K do sa signification entro propositions.
Rciproquement, si p et q sont, des propositions contenant la
lettre variable, on nn groupe do lettres, ai, lu dduction
p . 0* , q

ofi lu signe d* a lu signification explique dans la PB, est r d u cti


ble il la forme
X e p . O . xe q ,

LOOI QUE M ATH MATI QUE

oh le signe

* , 3/ e q . 4

d llgura (Mitro den.v oliisxes. l i i r exemple, Ih p ro p o sitio n :


y* 2 -|-4 y = l.a;! -j-y * -lai C>y IJ.o.B -f-J> + 1 = 0

est r d u ctib le il lu forme :

( , y) a [ x , y q ............. ] u (a?, y) e [ai + % -f- 1 = 0 ]


les couples (x , y) qui satisfont il l hypothfcso sont aussi dea couples
qui satisfont il lu thso ; ou sona forme gomtrique : lea points
communs aux circonfrences reprsentes par les quations cartsiennes donnes, sont aussi dea points de lo tir axe radical -(- fij/ + l
= 0 .
P72.
On exporte en appliquant ette P : Soient < 1 , 1 , 0 des cliiHseH,
Si touteB les lois (pie x appartient A la ellisse , et le couple { ,y)
appartient il lu classe h, on dduit, quels que soient x , y , que le
couple (a>, y) appartient lu classe o ; alors si * est un a, on dduit
quoi que soit a.', quo si le eouple ( x , y ) appartient il lu clusso i , on
dduit, quel quo soit y, quo le couple (a:, y) appartient il lu classe o ,
Un d autres termen, soit donne une dduction, dans laquelle
le signe u contient comme indices, crits ou sousenteudus, deux
lettres, ou doux groupes do lettres a i, 3/. L H p do cotte dduction
soit dcompoaable dans le p ro du it logique de deux facteurs, dont
l un, rductible il lu forme x b a, ne contienne que lu seule variublo
a; l autre facteur soni ano condition quelconque entre x et y, quon
pourra crire sous lu formo (a- , y ) e b . Lu Ths de la dduction soit
la condition (x , y ) e c . A lors on obtient uno nouvelle proposition,
consquence de lu proposition donne en crivant dabord la condi
tion sur la le ttre x, puis le signo de dduction qui porto l indice
a: ; ot comme The on erit une dduction nyunt pour Hp la relation
(x , y) i b , comme Ths la Ths de lu proposition donne, ot le signo de
dduction porte l indice y. On aura uinsi spar les indices variables
w e t y.
Exemple. Considrons la proposition
<i N . i e N x f t . o e N x 6 . 0 . o T x fl
S oit a un nornbro, ) un m u ltip o do a, o nn m u ltip lo do b ; alors
c est un m ultiple de a . Ic i lo signe o contient comme indices les
lettres sous-entendues a , b , o. Exportons lus facteurs do l H p qui
contiennent les lettres a et b ; ou a :
i X . ! f x i i . o ; e X x l i . a , . (i i S x .
17

U l U S U I ' l li PIAN O

l iir la df. 1* 12 , on pout Eliminor la lettre e, <jni dans lit Ths


Ortt apparente, et l on a :
a e N . h e. N x a . o . N x h N x a
S o i t a nu nombO, et b un m ultip le lo ; alors to u t m ultip le do
b est aussi uu m ultip le do a .
Si l on exporte (leux fois, la proposition donne prend lu Torme
8N . O

I e N X f t , 0 4 : j j N

x b . 0 . 0 8 N x .

Im p o rte r signifie faire l opration inverse de l osporUsr ; lie ust.


reprsente par la P73, q u on pout, lire S i quel que soit ;E qui
sa tisfa it il la condition , on dduit que, quel que so it y, pourvu
quo ( x , y ) satisfasse A la condition b, on dduit que (.r,y ) satisfait
il la. condition o ; alors quels quo soient x , y , pourvu que x satis
fasse il la condition , et (.-, y) il ta 1/, (<r , y) satisfera il la c ,
On p ou rrait remplacer les mot. exporter et importer par m'par vi
nt retenir les H p.

La P74 contient, les (leux prcdentes. Si l on supprim e la le t


tre y, on obtient lu P IS . llem arquons que dans le premier membre
do l galit ne fleure pas la m u ltiplicatio n logique, qui ligure dans
10 second. Donc la m u ltip lica tio n logique, donnes omine ide p r i
m itive (Pd), est, dans quelques cas, rductible.

P80.
Cette proposition donne la dfinition gnrale do l galit, ou
identit : Nous disons que .r = y, lorsque toute lusse q u i con
tie n t a;, contiendra aussi y , ou to n te proprit do l objet x est
une proprit de l objet y . Kadom sunt quorum unam potest
substitui alteri, salva v o lita te (L e iu n iz p. 04).
On dduit les proprits rlloxivo (P81), sym trique (P82) et
tra n s itiv e (P 8 i)) do la relation = .
La P85 est uno partie de la PIC. S i a et h sont des classes,
et a ~ b , alors a o b . Un oftbt, so it x uu a ; la chiuse a a la proprit
de contenir x ; donc, par la dfinition de l gulit, la classe b aura
ansai la mme proprit, cest-iYdirc x t b . Donc, de x e. a on dduit
x e b , qui se transformo dans la Thse .
On dduit on consquence ;
a, b e K , a =

b . O . ci o b . b u a

l o g iq u e m a t h m a t iq u e

hmi h non i) pouvons pu* dmontrer lu proposition inverno


a, b b K , a o b . h d a . i) . a b .

Cotto proprit est une convention, ou imu lim ita tio n do lu


.sibiliMention du symbole K. Duuh une classo nous considrons soulement la proprit de contenir des individus, et do ne pas contenir
dautres individus. Doux classes sont identiques lorsquelles contien
nent les infimes individus. Los proprits que plusieurs Logiciens
a ttrib u e n t aux ides, d Ctre simples ou composes, positives on n*
gutivos,..* no sont pus dos proprits des classes, mais bien ilex
mots, ou des symboles pur lesquels on les reprsente. la pinot)
de cette convention on peut in tro du ire 1 extension d uno classo,
par la d finition :
, b b IC . o : ext oxfc b . = (. b . b o a .
Df,
('otte l ) f remplacera lu I'IC .
Dans V Introduction nu Formulaire, 3S-10, on trouvera d au
tres remarques sur le signo .

PIOOIOII.
S o i t p u n e p r o p o s i t i o n ; - j> d s i g n o sa n g a t i o n .
Pour abrger, au lioa dcrire le signe de ngation ou avant
de toute la proposition, co qui exige uno parenthse, on l crit eu
avant du signe de relation. A in s i :
x e a
x - = y

aiguille

- ( e a)
- { * = /).

Soit rt une classe ; par a nous indiquerons l ensemble des


objets qui ne sont pas des a :
= x e [a - e ].
Exemples :
rt, b g N . o e Np . ab e N x c . a, - s N x c . o . b eN x o jlU O Lim i, V I I , .'10).
Si le nombre premier o divise le p ro du it de deux nombres a et l>,
ot s il ne divise pas l un des facteurs, it divisera ncessairement
lautre. .
x Np . y

(N -f* 1) (N x a1) . (J . yz~ l 1 e N x i .

{FkiimAT]

Le signe do ngation sous la forme explique ost dft i\ SiwNKit


(Ol'r. .1* 100 ) ; mais on rencontre l expression a b (Cfr. la note il la
i 257) dans Leibniz p. D.j.

G iu s e p p e p e a n o

Pour viter tonte con fusi ou uvee lo signe algbrique , dans


les manuscrits, et aussi dans quelques publications on lu i donne
la forme
Assez commode est aussi 1 notation n (noti a) due u M aahh
(a. 1703).
Beaucoup dautres notations out t proposes par diffrents
A utours, mentionnes par V enu, Symbolic Logic, a. 1804 p. 104.

a signifie to u t ce qui n est pas . Mais lide de tont est


im peu indtermine. Dans la pratique on rencontre presque toujours
dos expressions de la forme b a, l es b qui ne sont pus des .

P I 09.
Pour expliquer comment on transporte, nous donnerons un
exemple pris do la Gom trie; on comprend les nouveaux symboles
sans explication :
, b , c e P o in t. ct (, o) = ct (a, b ) . i>. angl (, b, <;) = ungi (<, c, b)
(Euclide I, Pr)
------ ------------ -------------- > ---------------. a . ----------------- > ---------------(Enelide I , PIS}
Si l on transporte on a :
---------------- . angl (, b, o) - = ungi (, e, b). o . ct (, c) - ct (a, b)

------- .--------> ------ *o.------- > -----M ultiplion s ces doux dductions (P3<1) ; substituons A x y
. * > y , ol a et y sont des gruudours, lu valeur x < 3/ j i m i u
a, b, o e P o in t. angl (n, b, c) < angl (et,

b ) . d . ct (a7 o) < ct (, b)

{Euclide 1, PIO}
P201. Dfin ition ,
Soient a et b des dusses. Nous indiquerons par ft u f* l en cmble des objets qui appartiennent lY l une, au moins, les classes a
e t b. Cotto notation est reprsente par l galit
a u b = - ( (- a) { - i)].

Exemple :
N p n (3 - f N) [) (X + 1) u (<JN ] ) .
Les nombres premiers suprieurs i\ 3, ont lu forme ON -)- 1 , ou
la forme ON 1 .

LOOIQUE MATHMATIQUE

1*202. D finitio n.
Si p, q sont des pt'opouitioiis, p u q indique la vrit (lu l iilie,
an moins, ilo propositions donnes. Eu les rduisant il la tonno
x s a , x e b , la proposition
a e u, . u . x e b

est identique il
x s a <j h .
E xem ple :
x, y e q . d : x y 0 . = . * = 0 . u . y = 0 ,

Le p ro d u it du doux nombres est nul, lorsque l un don liiotoiU'H


est uni .
On peut lire le signe u pur le mot w.
L opration indique par le signe u sappelle addition logique.
Leibniz l a indique par le signe -f*) notation suivie par un grand
nombre dA iite urs. Mais il nous est ncessaire de distinguor lue
deux signes. Oui- solou nos notations
N* -f- N 3 aiguille la somme dun carr e t d un cubo
N2 u N3

les nombres carrs ou les nombres cubes .


(Jea deux ides diffrentes seraient reprsentes par le infime
signe, si l on donne la infime forme aux doux additions, a rith m ti
que et logique.
Quelquefois le signo u correspond au mot et du langage, lors
qui l se trouve dans le su je t:
4S

GN o 2N

4N nN ol2N

Lea m ultiples de 4 et les m ultiples de G sont des m ultiples de 2


* les nombres m ultiples do 4 ot m ultiples do 0 sont m ultiples do 12.
L addition logique, comme nous l avons considre, a t in tro
duite par Leibniz (pag. i)5). riu s ie u rs A uteurs ont rencontr la mme
opration danH d autres recherches. I \ ex. dans les Vorlosiuigen liber
Zahloiithoorio par D iniO ilM C T-D niniKiN l) u. 1894 on rencontre un
grand nombro do thormes, qui sont des propositions de Logique.
D autres A uteurs ont rencontr des oprations semblables.
H oot.f, indique par n -|- b eo que nous avons indiqu par a u /,
soulemont lorsque les deux classes a et 6 n ont pat des individus
communs.
J evonh a in tro d u it la disjonction complte :

Q IU S IIM 'E l ANO

La P277 exprime su proprit la plus im portanto; ou trouve


d iuitres proprits sur cotto disjonction dus F , . Mais nous avons
supprim cotte notation, pour rduira le nombre dos formules.
Dans les citations do Leibniz p. 94-07 noua u v o j i b rem plac
los lettres majuscules pur les minuscules, et le signe oo par
Cos pages, du plus grand intrt, n ont t publies quen 1840,
iVaprfca nn autographo tliflle ile lire . Leibniz, dans ses uvres, t.
VIE p. fi7 indique l addition logique par u b ; la le ttre il est
l in itiu le du mot uel

P204-210.
Les 1*204,, 205, 207 exprim ent lus lois sim p li Acati ve, commuta
tiv e et associative do l addition logique. La 210 exprim e la d is tri
b u tiv it de In m u ltiplicatio n par rapport i\ l addition. Lea formules do
logique se correspondent doux il deux, par une loi dite do dualit,
dcouverte par . S. Pei ree ( 1867), Tonto identit entre classes,
composes par les signes
= , 0 ,C J,n,u,-,A,V
cest-il-diro toute relation indique par les signes = o t ) , entre deux
expressions composes par des lettrea ind iqu an t des classes, et par
les signes n u a v, se transformo duna nue nouvelle id e ntit si
l'o n renverse tons cea BigneB, cest--dire, ai on lea remplace par
=

, O, O , o , , , V , A .

Mais les aignes O ot v n ont paa du tilit pratique. Si l on sup


prim e encore le signe w, en lo remplaant par sa valeur ( 1*201 ),
manquera toute dualit.
Une autre remarque eurieuae est la suivante. Si l on suppose
que les lettre n , I> , ... dsignent dos nombres entiers, on, ee qui
est lu mme chose, b au lieu de K on l it N, et si l on interprte
les signes de logique de lu faon suivante:
a o b signifie a est u u diviseur de b
anb

le plus grand commun diviseur dos a et b


L b

< le plus p e tit m ultiplo commun des e t b

alors subsistent toutes lea identits logiques composes pur ees signes.
P. ex. la P38 se transform o dans :

LOOIQUK MATIIMATIQUI!

ans

Si l nom bre u est un d iv is e u r do b, ut h lu plus grand 00111*


divisoli]- du b u t o d iviso d , alors lo plus gra m i com m un d i
viseu r du a ot o d iviso d ;
lu P210 d evie nt

>11 imi

Lo plus grand commun diviseur de a ut du plus p e tit m u l


tiplo cornuum entro i et o est lo plus p e tit m ultip le commun entre
10 plus granii coinmuu diviseur do et b et lo plus grum i commini
diviseur entre tt et o ;
ot lu P30G signillo :
Si le nombre a diviso b, ot b est promior avec o, alors a est
promior uvee o .
On peut comparer la P21C
a (b v o) = (d) u (ew)

11 ln, l ' i l ! )
a (t> c) (ab) (ao)

et i\
r t ( i n (!)

( a h ) n ( a o) ,

consquence des P42-44. Ou dduit quo si f ( h , o , d . . . ) est uno


fonction des classes b , o , d ... compose pur lus oprations x n y ,
a) - y , x u y , on aura
n f ( h , o , d ,...) / (ub , uo , ad ,...).
T218.
Exemple. Soient ,r ot y (les nombres rels (q); considrons le
systmo des doux quations
* + y* = 25 . n . xy 12.
On los transforme, pur des rgles algbriques :
( + y) = 4!) . o .

(X

)* =

II 8 )

et en oxtruyuut la racine ourre :

x-]-y=z7.v.x-\-y =

7 : n :

y =

1 . u .

y =

1,

dveloppons lo produit logique (les doux sommes :


x - \ - y ~ T . x = l \ w . x - \ - y l . x y = 1 :u . -(- = 7 ,x y = l :
u ;
== 7 . x y = 1 .

Par des rgles algbriques on peut tn iusibrm er les quntro pro


duits do doux quations, et l on a :
4 . y = i : u : a:= 3 . y = 4 : <*> : x = 3 , j / = 4 : u : x = 4 . y = 3,
solution complte dos quations donnes.
P23U. i uucoK (a. 1880 p. !J1) a publi

cotte proposition.

201

QIUSEPPl* PEANO

1*241.
Cotto proposition contient (lana le premier membre la somme
logique <-> 6 j et dans le second nue expression compose par les
signes K , e, o, n o ii ue figure pus le sigu<i . Ou p o u rra it donc la
prendre pour dfinition du signe u, indpendante do la ngation.
I)e cotte dfinition, et des formules relatives aux signes K, , o, n
on peut tire r plusieurs propositions prcdentes (Cfr. F2d3); mais
lions ne pouvons pas dduire la P215, ni ses consquences.

P254.
Txemple. La proposition
, b e N . o s N p . e N x c . - i N x , o i i N x ( i
si l'o n transporte lo dernier facteur de l Hp, se transforme on
n, b N . o e Np . ah e N x o . o . r t s X x o . u . t e N x o .

P2B7.
Cette formule nous exprime a - b par les signes K , e, o, n et
>j ; si l on prend la F241 comme dfinition du signe u, on aura
dfini la ngation, dans le cas p a rticu lie r a b, par les notations
introduites pur les Pl-13. Les 1*258-200 dduisent de cette dfini
tion quelques propositions connues.
Les P270-273, 355-358 regardent lu rsolution des quations
logiques. Cette thorie n est pus encore rduite compltement en
symboles, ot en consquence elle n est pus contenue dans lo F o r
mulaire. Le lecteur pourra consulter les ouvrages mentionns dans
lo texte.
P300. Dfinition,
Si est une classe, on peut lire la form ule = a, lu classe
il n y a pus dos a, a est gale i\ rie n .
Exemples :
N 3 n (Na -J- N8) = a

a est n u lle ,

il n y u pas de cubes, sommes do doux cubes .


N* n (3N L) a,.

L0Q1QUI! MATHMATIQUE

On pout lira
absurde .
Exemples :

lo signe

a,

lorsqu'il

sa git do propositions, pur

w, y, z N . a.-8 + ?/3 z3- = a .


I/quution 3 -f- y 3 = 3 n'est jam ais satisfaite par des nombres
entiers p o sitifs . Le sjjjio = qui procde I a u les indiens m, y t
z sous-entendus. Oest l exemple donn, sous une autre forma,
a s N - f - l : < 0 N -( -1 . ! < , m f x a? a : u , a e Np .

S oit lin nombre suprieur il l unit. Sil n y a pas de nombre


, suprieur tY l im it, dont le eurr ne surpasse pus rt, et qui d i
vise a, alors a est un nombre premier .
Lu dfinition MO no nous donno pus la signification du signo
A, mais bien de toute l expression a a . T in s loin (IM34) nous
trouverons des galits dont le premier mombre est le signe a.
Le signe a est l in itia le renverse du mot erai (Cfr. 1*3(11).
riu s io u rs A u te urs, notamment lloole et M. Seliriider indiquent lu
elasse nulle par le symbole 0 ; notation que nous avoua dft ubatidonner pour no pas confondre, dans nos formules, les symboles
logiques uvee les algbriques.

l 3Cl.
Le symbole v, lorsquil ligure entre chusses, correspond mi
mot to ut . Nous lisons quo la elusso a v, lorsquelle contient
toutes les classes. Lu proposition a = v est identique i\ la - a a
(1*302). Le symbolo v nous sort seulement il noncer la P3(i., quon
p ou rrait prendre comme dfinition de la ngation - a j ou ne le
rencontre plus dans les applications do lu Logique aux sciences
mathmatiques ; dautre ct l ido du to u t est un peu vague.
Toute dduction p ox q est rductible iY la forme

selon le langage ordinaire, on peut sous-entendre = z v, ot crire


seulement
j t u f j .
(Me Coll a, 1878 p. 1(1, formule (<>))
P. ex., lo thorme de W ilson pourra snoncer sous la forme :
x N p . u . (.r 1) I

1 sNx a

ou oc n est pus un nombre premier, ou l expression considre est


m u ltip le de . Ou v o it donu la possibilit de remplacer lide de

dlUSBPPI PEANO

lu dduction, donne commis p rim itive (IY>), pur l ide tic Putidi lim i
logique. Toutefois il fin it intro du ire (uveo M. Fkicgu i u 187!) uno
notation pour indiquer les lettres variables, lorsquil est ncessaire
do les m ettre comme indices au signe a dans les formules que nous
avons expliques.
Los signes v et a ont otti in tro d u its par lio r iK iu u. 1701. Le
signo v u t aussi adopt par P m iic e (n. 1885, p. 183).

F MO. Dfinit ion.


S o it a une classe. Lu proposition

a-

a ,

ccst-iViliro lu ngation de ht proposition a , signifie il y a


tk a i, les a- existent,. Mnis nous prterons lindiquer par la
nouvelle notuliou
a a
quon peut lire il y a des <i . Su ngation (P14-J)
- a

signifie d o n c

= a .

La formule, sans parentheses, a r b pur convention (df. 400')


indique le groupement si (et n b).
Exemplo :
a N 2 n (N- + N")
Il y u dos nombres carrs, sommes de deux carrs .
a Q . b , o e q . h e Q . u . a Q r> k e (it k - f Q o *. &'* -f- bx -f- e > h\
Soient a t b , o trois quantits, dont la premire positive. Soit donn
un nombre p o sitif (arbitrairem ent grand) h . On peut dterm iner uu
nom ino p o s itif k tel que, quelle qtiu soit la valeur do x suprieure
t k , le trinme ax2 -f' hx
c soit toujours plus grand que h .

Nous avons in tro d u it le signe a , qui no figure pas dans 1<'0 et


, dans les S tu d ii di Logica Miitvmatwa, A t t i Accademia Torino
n. 1807 p. C81 , cui* lu notation -
u t reconnue pur p lu
sieurs collaborateurs comme longue, et trop diffrente du langage
ordinaire.
O n a tviiaBi lavantage quo par les 3 signes ;.[, o , on peut ex
prim er t> et a (P I 13-414); en consquence au lieu de prendre comme
p rim itiv e l ide reprsente pur le signe o , qui ta b lit une relation
entre doux objets, on pourra prendre le signe a qui exprime une
proprit dun seul objet.

LOOIQUE MATHMATIQUE

II7

N ous hyoiib plusieurs sym bo le pour reprsenter leu propositions,


oti jiigcinentH, considrs p u riu s logiciens sooliwtiqnos. I iiU<| itotiH ici
pur ;v A y , x J y , x I , x O y , les relations entre les classes x t y ,
indiques par les vers:
<<A sserit A , noyt 13, vernm genoraliter ambo
A sserit I, negiit O, sed parti uni ari tur ambo ,
A lo rs y sexprime par x o y (ie symbole d correspond exac
tement an symbole A ) , ou par x xy ( lfiS), x - y a ( l JJi-l),
'I { y) (P413), te,
x li y

par

x y = a , x u * y , - a xy

x I y

pur

% xy

xO y

pur

ir * - y

Entre ilonx d m e s on pont, considrer bien dan trs relations.


l nr les signes t t , n , - 011 on petit noncer 3U7U0 ((Jfr. Sch roder,
a. 18!)1 p. 1 (1-1).
La conversion des jugem ents se rduit i la proprit coimnutntiv e du signe n (1*43), lorsquelle est permiso. De la prop. x o y
(tou t a.' est y) ou ne peut pas dduira 51 x y , quelque y est 05 ; i l fin it
supposer a x (Ofr. P42').

P405.
ISlimlnation est rgio par la P-J05. Elle d it que la proposition :
S i toutes les fois que le couple ( x , y) satisfait i\ la condition b ,
on d d uit que x satisfait A la condition a , est rductible il lu forme :
S il y u des y tels quo le couple (a:, y) satisfasse la condition b ,
on dduit que x satisfait il la condition >>.
Pur exemple, considrons du nouveau la
a e N . b e N x . u e N x b , O . 0 e N x ,

Exportons U ,
elle devient

et crivons tous les indices sous-entendus;

iS .a ,!le S

x . 0 eN xfr.D t.g.esXxa

Dans cotte P la Ths, qui su it les: est une dduction dont l IIp
contient la lettre b qui 11e 11 uro pas dans la Ths. On pourra donc
lim iner cette lettre. Le rsultat est videmment
-N . [j : 0 e N x N x .

. eeN x n,

208

QIUSEPPE PEANO

et si l ou supprime Ih lettre apparente e de 1 Tha, on a:


at N , o , N x N x d N x o
T o u t m u ltip le dun m u ltip lo l'un nombro a est uu m ultiplo do a .

1M20. Dfinition.
Quel que soit l objet .r , nous posons pur dfinition
i x y e {y a) .

Le aigu eut l in itia le du mot oo; ou pourra 1 lire par les mots
gal iY . Si dans cette dfinition on c rit y e eu avant dos deux
membres, ou obtieut
.y ei x . =

. y = x\

cest-iY-dire le signe compos e t ost identique au signe simple = .


F u r exempte, 0 est un in d ivid u , eO signifie gal iY O ou
m il 5 ot dsiguo la classo forme de l in d iv id u 0 . On n:
N0 = N u ( U ,
Oprons par Io eiguo eoa sur les deux membres de cette galit:
a' s 2J0 . = : a: e N . u . x
OU

Rfoijivoqiusm eiit N N 0 -

. x =

t 0
0 .

Remarquons la P42U, qui exprime la relation .t a sous la forme


c o a , o ne figure plus lo signe e . Mlle ta b lit une relation eutro

les signes t , e , u .

P-130. Dfinition.
Quel que soit l objet x , i x dsigne la classo forme do l objot x .
Rciproquement, soit a uno classe q ui contient un seul in d i
v id u x . Cela a rrive lorsquil y a des ; ot si deux in d ivid u s appar
tenant il la classo sont ncessairement gaux. Dans ce cas nous
crirons
cn

pour indiquer l in d ivid u qui forme le classo a . On aura donc


a =

f . =

, q, i x ,

LOGIQUE MATHMATIQUE

Hx oui pic :

, i> N . i > , o . b = i N n a>s (a -j- = &)


dutis l h ypollitan nonce,
signifie nombre quil
faut sommer avec pour avoir b . Celte classo existe, ot contient
un HGul ind ivid u, b a .
L a d fin itio n 430 ne c o n tie n t pas au p rem ier membro do l' g a lit
le signe t u , m ais co n tie n t to ute la p ro p o sitio n = 7 < i ; on u dono
d lia i l g a lit x = t u ; et non le signe t a . M ais la s ign ifica tio n do
ce signe se n su it do h l d fin itio n donne. Car considrons lu propo
sitio n t a e b , oil b ost line K j to u te p ro p o sitio n contenant c a est r
d u c tib le il cotto form e. P a r la P424 011 la transform o Oli
a

(t ( ft) n

q u on peu t crire
w te s [& e 11 a . te e i>]
ou encore
M ai e (<e 1 r. x e i ]
ol il n y a que la p ro p o sitio n x t a , Si l on
donne p a r lu df. ou a

su bstituo

sa v a le u r

a x e [<l = 1 x . x s i].
A in s i 011 a transform la p ro po sition t a e h en uno antro o il n y
a p lu s lo signe t .
L a sig n ific a tio n du sym bolo t a ost donne par la P l.30, seule
m ent dans-les i l y p nonces; nous 11e donnons pas do s ig n ifica tio n
co sym bolo si ht classe a est n u lle , ou si olio co n tie n t p lusieurs
in d iv id u s . M ais il n est pas ncessaire de re p o rte r ces I l y p toutes
les fois q u on re ncon tre le signe t . P. e x.:

(1 )

t u K q . r>. max u = 1 | u <> x s { o (a) -j- Q) a) |

D f.

S o it u 11110 classe de nombres r e ls ; ou appelle m axim um dos lo


(nombre do la classe) , te l quo des nombres do la classe u , plus
grands que x , n e x iste n t x>oint. A in s i ou a d fin i lo max n ; en
d o n n a n t cette d fin itio n nous n affirm ons pus que la clnsso
K n a r j(n (j!-| - Q ) =

existe e ffective m e nt; oest-iW liro nous n a fllrm o n s pus l cxistenco du


m axim um . Oprons s u r les doux membres de l g a lit p u r x = ; 011 a :
(2)

v b K q , # : =

m a x w . =a . ai . n (x +

Q) = A

GIUSEPPE PEANO

proposition identique i\ Iti ( 1), nini dans laquelle il ny a plus le


a itile i . Si V<m opfcve par x a , on n,:
(3)

u e K q . a . i m u x u n a?* ( u n (x -)- Q) =

a)

Dono a t max signifie existe uu nombre dans la clause m


suprieur A tons les a u tre s ; ot correspond il lexpression ordinaire
exi ste le maximum des n .
s rim tix N p signifie il n 'y a pas le plus grand entro les
nombres premiers .
La P433 exprime la ngation d'une classe par les symboles n ,
a , v :
S o it a n no K ; nous appelons n la clnsso x Ielle quo m u lti
plie par a donne le rien, et somme t\ a donne le to u t . (*)
Nous avons exprim (L*2dl) le signe u par les ides p rim itives
introduites pur les 1*1-7; donc la ngation duno lasse est rductible
il ces idos prim itives, Sans luire us agi: do la notation intro d u ite par
la P I 00. La ngation dune proposition est rductible A lu ngation
d une chusse en posant
- (a* s ) . = . x e - n
D f.
u,=

Donc la notation explique par lu P100 est rductible ; l'ide de la


ngation nest pas p rim itivo . Si l on supprime eette notation, il faut
iHHi Reniement c.hivngw l'ordre vie dfinitions, inaia aussi Partire des
propositions prim itives, ot en consquence toutes les dmonstrations.
On n a pas oneoro fa it ce calcul.
La F434 dfinit le signe a ; lu P.'iOO dfinissait Roulement
le groupement x = a : Nous appelons a la classe x telle que,
quelle que soit la classe a , on a it i o n , L introduction du
signe i noua permet de transform er ht dfinition 300 dans la 434.
Lu P43/ noua donne une autre expression du signe a : il est
la valeur commune de - , quelle quo soit la ellisse a .
P450. Dfinition. K
S oit une K ; nous crirons K . au lieu des mots classo
de ou ellisse contenue dans a , ot dont lexpression par les
symboles prcdente est donne par la df. 450.
( ) P ot la (Uiclitr.loini rtolln P 438, nfr. Il niL|>itnlo *' Opnrvifliciiit
(loilnl.liva

10) tli'l Ir n ttftt

promjiito vo lu m e.

U. C.

11. 11

(Cnlcolit geometrico,

18H8)

liulln

lo t io n

pu bb lica i

nel

a7i

L0Q1QUI! MATHMATIQUE

L o rsq u 'il n y il pus d umbigu'ft i\ craindra, ou p o u m iit crira


K au lim i de K a ; [noua l avons fa it <ltmH d'm itres travaux ut
41nii h I f , , mais nous no io forons plus dans F ,]. (*)
Dans lexemple (jiti vu suivre, Y signifie lu lim ite suprieur
rieti t max signifie le pins grand ries.
, v e l \ q . ri . 1' (u u v) = max ( l'u , l'u ) .
L'ensemble rsu ltan t de la runion do doux ensembles du
nombres, u et , a pour lim ite suprieure la plus grande des lim ites
suprieures ries ensembles donns .
On peut lire le signe par le mot de. On le rencontre daim
dautres eus (1*4(11-); uous ne le dfinissons pus; mais nous illl.
iiissons les expressions K 1, u 1, n* ol i l figure. lCn gnral, lorsque
dans lo langage on rencontre un mot s u iv i do lu prposition do
(expression que lions appellerons signe de fonction) ou peut lo tra
duire eu symboles ou deux faons:
1 On forme un symbole, ayant Iti signification du mot suivi
de lit prposition tle. Jixom ple: au lieu de lo logarithm e le x
on crit lo g ir ; donc le symbole l o g a la signification de lex
pression lo logarithm e do .
2 On prend un symbole, djt, connu, et ayant quelque ana
logie avec l expression donne, et 011 le fa it suivre du signe
Mais,
puisque ces explications ne prcisent pas la signification du signe *,
il lim t dans les diffrents cas dfinir le symbole o figure ce signe.
Dans F q 21 on trouvera dautres exemples du signo ot
lorigine de sa formo typographique.
F'JHMGS.
Soit n une classe de classes; par
quon peut lire la
somme logique des u , nous indiquons lu plus potito classe con
tenant toutes les classes m ; et par m, quon l i t le p roduit
logique des u , nous indiquons la plus grande classe contenue
dans toutes les clauses .
L*. ex. crivons p au lieu rie p o in t . K p signifie volasse rio
p o in ts . Sont telles p. ex. les droites, les plans, los solides, toute
figure, et to u t lieu gomtrique. Soit u un ensemble de droites, p.
ex. un faisceau de droites, eest-iVdire lensemble des droites qui
( * ) Lu jm rolo fra [ ]

t ro v a n o

in

(ufr, l'umiotAttiimu proli ml tin rit al l a v o r o ),

mift

juuitMln

U. .

ait totf rufa d i

G. P li ANO

CHUSEPPC PEANO

passent pur un p oint a , ot sont contenues dans un pian 71 . On anni


u (u =

niu =

t a

lu somme ot lo p ro du it logique du faisceau u sont son plnn et son


contre.
IMOO.
Sons passons m ainlenn.nk il l analyse do l ide reprsente dans
le langage ordinaire pur les mots /o n c tio n correspondance
opration * otc.
B oit x un objet quolconquc. Duna to u t langage, ordinaire ou
symbolique, ou o btie nt un uouvel objet eu combinant lo signo x uvee
d autres signes. Dans les explications quo nous allons donner, noua
appelons 4 ni gne do fonotio le signe, ou l ensemble des signes
q u il faut u nir t\ pour avoir le nouvel o b je t; et u o u h appelons
valeur do la fo nction lo nouvel objet, c'est--dire l ensemble de la
variable x et du signe de fonction. P our abroger, quelquefois nous
disons fonction au lieu do signe de fonction. Un gnral ou (Sent le
signe do fonction devant lu variable. A in si
jx

log x

sin x

mot! a;

sont les valeurs que prennent les fonctions 1/, log, sin, mod, pour
la valeur x do 1 variable,
-a ,

ta ,

ta ,

K a ,

u a,

ont les fonctions logiques que nous avons rencontres. La lettre a


dsigne ici une classe, une classe de lusses, un objet, quelconque,
selon les cas.
Quelquefois on crit lo signe do fonction aprs la variable. <rlf
factoricllo de x , est lo seul exemple rpandu eu Analyse. J>ans lu
suite, (jtant un N , nous crirons -f- pour indiquer le nombre
qui s u it ; par cette opration irrductible, indique par le signe -(-,
011 dd uit la somme -f- b et toutes les autres oprations a rith
mtiques.
Dans les langages parls on rencontre aussi les deux formes,
p. ex.: U n io n postalo universelle ot W eltpostveroin . fr.

23.

On indique aussi certaines fonctions pur un signe crit 011 partie


devant e t eu partie aprs lu variable (comme )o>) pour mod x) ,

LOOIQUE MATHMATIQUE

au-dessus (ft*), au-dessous (2)... ; nous conservons los notations do


culto formu qui sont rpandues, sans eu faire do nouvelles.
Dinis tonto fonction i l y n A considrer In dusse a des valeurs
que prend la variable, ot la dusse b il laquelle appartiennent les
valeurs do lu fonction. Nous ne formons pas un symbole pour In
diquer/uiiofiV 5 mais nons formons un symbole, indcomposable, pour
indiquer opration qui transforme les a en b .
Soient (f et b des classes. Nous (Surirons r i j i i , quon peut
lire e s tim e transfoi'nm tion des un b pour indiquer la propnsi Li on si nous crivons le signe u aprs un in d iv id u quelconque oo
de la dasse , la form ule x reprsente un b . On pourra aussi
liro la form ule a j b par signe dopration, qui tant crit aprs un
a produit un b .
Nous crirons u r . b i ' a pour indiquer u est un signe d'opration
qui tant crit en avant d un a produit un b , quon peut aussi
lire <<u est une opration qui transformo ics n en b , u est un
b fonction dos , etc.
Il
su d ira it videmment de considrer soulomont. los signes do
fonctions quon crit eu avant do ta variable; ou les signes de
fonction quon crit aprs, Mais nous les considrons tous les deux.
Les premiers sont ordinairem ent adopts dans los mathmatiques,
les derniers sont plus commodos dans les formules do logique,
lOxemples:
Sin f q f q

log t q f Q

I s N .{ N

s i n est un signo d opration, qui tant crit en avant d un


bre rel, p roduit un nombre rel, l o g est la caractristique
fonction rcllo d une variable positivo. ! est un signo qui
aprs un nombre entier positif, lu i la it correspondre un
nombre entier positif.
e (IC f K)

nom
dune
crit
autro

( u ) j (K l ' K ' K )

lo signe - suivi du nom d uno, classe indique uno classe , le


signe u indique uno opration il faire sur les classes dclasss} le
rsultat est une classo
Lorsque le signe de fonction est reprsent par une lettro, / , lu
valeur de la fonction sera indique p a r / . Los traits d Aualyso
modernes renferm ent la variable x entre parenthses, en crivant
/ ( . r ) ; mais, puisque les parenthses ont dj uno siguillcation, par
la P.'l, on uu peut pas leur en donner une nouvelle j cette couvonl ion
nest pas ncessaire, car oti crit log et non lo g (.r); ou crit
/(. -(- h) , qui a lu mme forme du p roduit de / par (,-(- h ) , et on

274

GIUSEPPE PEANO

no ld c flt pus / ( ( * + ?<)); Lagrango, Abol, ote. n ont pas crit ccs
parenthses. Toutefois un excs (le parentheses u contredit pas nos
conventions.
IJhUS quelques eus on Ge.rit la variable x comme indine nu signo
rie fonction u ;
sont les valeurs rie * lorsque .t prond les
valeurs 0 , 1 , ... Puisque eetto convention est tt's rpandue, nous
no pouvons pas la refuser; pour lu m ettre d accorti avec nos nota
tions, il su ffit ilo convenir quo y x ne soit qu une forniti typogra
p h iq u e --ili fl' rente de u m .
('omino exemple rio l usage du signe f , nous donnerons en sym
boles, lu dfinition ordinaire de la lim ite.
/a q f N . i/eq. o .\f/ lim /.=:7ieQ . [)>,.aN nwi e (efM-j-N. d*. in o ri(/ir }<7( j
S oit f la caractristique dune fonction ideile, dfinie pour les va
leurs entires positives rie la variable; autrement d t, soit / 1 , / 2 , ...
uno suite illim ite rie nombres rels. Boit y uno quantit finie. On
d it que y est la lim ite rie la suite / , i pour toute valeur ilo lu
quantit positive I t , ou peut assigner un ontier m , toi que, pour
toutes les valeurs do x suprieures m , on a it f x y , en valeur
absolue, < h * .
Eu consquence, une variable / ne peut tendre iV la fois vers
deux lim ites diffrentes. Mais les A uteurs n ont pas toujours compris
la lim ite de cotte faon. Caucliy d t quo quelque fois une expression
converge A la fois vers plusieurs lim ites diffrentes ((Jfr. mon M
moire S u r la dfinition rie la lim ite , American Journal of Mathe
matica, a. 1894), Nous indiquerons ici par L im cette lim ite , quon
d fin it comme il sui t :
/s q fN .i/e q .o . 1.yl m f. ie Q . f l f N . a ( - f - ) n xs { m o tl(/r y ) < y )
S oit / une srie rie nombres rels. Soit y uno quantit finio. On d it
quo y est une valeur lim ite rie /', si pour tonte valeur de la quan
tit positive h , et pour toute valeur rie l entior m , on peut dter
m iner une valeur de x , suprieure iY m , telle quo la diffrence
fte y , soit, en valeur absolue, < h .
Les ides reprsentes par les signes lim ot Lim sont sembla 1
bles; o nles u mme confondues, mais elles sont diffrentes, ot ltfes
par ries relations intressantes.
Introduisons la notation do l intervalle:
a > 6 q . a < b . o . M6 = (a + Q0) r, (b ~ ( i 0)
S i la quantit est plus potito que b , par " " b

1>C.

nous indiquons

1.00IQUR MATIIMATIQIJI

l'ensemble des valeurs suprieures ou gales il a , ni cu infini) temps


i/t/'riiu ii'O R
ou f y t t l t ' H b , A lo rs f e q i a
s itfiiiflfi f ont mio
fonction incilo dfinie dans l intervalle M&.
Lorsqu'il s'agit de fonctions numriques, on pout poser, sium
ambigut
s K q . / * q f u . o . / = y e ( a u r x

( / x = y) \

Soit une classe de quantits f e t / une fonction dflnle diins lu


dusse w . P u r / nous indiquons l ensemble des valeurs ilo / < r ,
lorsque x varie dans .
Une proposition im portanto on -Analyse est la suivantei
, b s q . < . f e q f a "" ii. . ft x e | x e <i

: h e Q . Oh 1V l( h) M( H~ &)

n a M&| = 1 ' / ( "& )).


S o i t / une fonction relle dfinie dans P in terviillo a mb , A lors
on peut dterm iner une valeur de * , appartenant, A l'in te rv a lle
donn, et, telle que, pour toute valeur du nombre poHit.il' h , lu l i
m ite suprieure des valeurs de la fonction / , lorsque la variabili
prend ies valeurs do l'in te rva llo ( x A) M(< r-f-A ), appartenant A
lintervalle donn, soit identique il la lim ite suprieure des valeurs
de la fonction dans to ut l intervalle donn.
On peut donner des fonctions continues la dfinition suivante:
, Il t ] . <1 b. 0 . . / s ( q fn.

""iijo o n t. =

: a r s a - i t . ft g Q . D, . Ot Q n / c j

y s a "b . mod (y ir) < k . D , mod (/y f x ) < h | .

On dmontre le thorme, appel de lu con tinu it uniformo * :


--------- . ---------- . . \ -------------------------- . =

: A s Q . O A . a Q o t * |<r ,

yereMfc.

mod (y x) < fc . (>*,. mod ( /y - f x ) < h ) .


Ol a pendant longtemps confondu ce thorme avec la dfinition
prcdente. Les expressions qui suivent le signe : ne dlIVreut
que par la transposition de x e a ^ b .
On rencontrera plusieurs propositions analogues dans mes Le
zioni di analisi infinitesim ale a. 18i)3 t. I I .
E n Analyse oji rencontre dim bitude lo si#nc de fonction f .
Faisons quelques applications il la Logique.
Soient a: ot y doux signes, et soit leur suite xy un nouveau
signe. A lo rs x est un signe de fonction f , car on l crit devant y ;
et y est, un signe de fonction j , car il s u it x . Doue les doux signes
f et j se prsentent naturel!ornent.

OIUSEPPE PEANO

Soi(; a une classe; alors 1 proposition , selon ita vulc.ura


de x , est vraie, ou fausse; quelquefois olle est aussi dpourvue do
signification, P. ex. as eat un nombre prom ior est vraie pour
x 7 , eat fausse pour a 8 ; si ou remplace an pai- s/ n , il faut
bien analyser lu dfinition do nombre premier, pour reconnatre si
la proposition a du sens. Supposons q u o t e s a a it une signification
pour toutes les vnloure de appartenant il une classo donne u .
A lo rs le symbole a , (pie nous considrons comme uu signe ul
( d i , la Xoto t\ la P2, oi Pon parle des proprits, au lien des clashcr), crit aprs un in d iv id u quelconque de la classe n , produit une
proposition. On a dono (a ) s (w j P) ; et lo symbole w, j P signifie
proprit des u . Si la proposition x e a a uno signification pour
toute valeur de * , on pourra crire V (le fout) au lien de v ; le
symbolo V ) V signifie p ro p ri t . On a ainsi le moyen dexprim er
l ido do K , donne comme p rim itiv o (1*1), pur d autre signes; ou
p o u rra it prendre cotte relation comme dfinition du symbole K , on
changeant le aysUune des ides p rim itive s.
Quelquefois on indique une fonction de doux variables par un
signe crit entre les variables, comme
a -|- f i , a b , . y. b , aj b , . . .

Lo signe aj b est dordinaire considr cornino un tout, et le


signe de division indique une opration sur deux nombres. Mais,
selon une remarque de M. M ncfitrlaiio (Educational Times a. IS.HT),
on peut donner au symbole j b la signification do rciproque de
6 d ; alors aj b indique le p ro d u it de u par j b (Clr, V 2 *2 ).
O nt nno forme analogue les fonctions logiques:
anl>,

au

b,

aj b.

La form ulo - h , si on la suppose dfinie par la 1*2(57 est une


fonction des doux classes variables a et b ; mais dans lo Forim i lu ir
elio est considre comme le p roduit do pur - b . Sont aussi des
fonctions do doux variables les relations: te eu , o b , a b , < 6 ,,,.;
la valeur de ces fonctions est une proposition, vraie ou fausse.
On peut indiquer les fonctions, de deux on de plusieurs va
riables par un signo crit devant le couple, ou terne, etc. des va
riables. Dana le F , ou rencontre les notations:
])(<t , 6 )
= lo plus grand commun diviseur de a et f) *
m (., &)
= le plus p e tit m ultiple commun de a ot b
quot(, b) le quotient de la division do a par b
reat{(t, b)
le reste

LOOIQUE MATHMATIQUE

n i])(/j, <) =
ICIlll tlllIlH ,

277

l'exposant de la plus grando puissance du b cou-

Soit / le ciglio d une fonction ; f x est iulo expression contenant


lu lettre variable a;, lit^uiproqumuoiti, soit a une expression conte

nant lu lettro variable w. Nous indiquons par a a: le signe de foliol i o n / , tel quon f x = a , On a donc
(f x ) x = f .
1*. ex. 2 \ix est une expression contenant x ; si l on pose

f (x* Ite) x

on num f x = x'{ Jte. Lu valeur do f x


dono indique par

pour x = 5 , ou / 0

sera

(.t2 Sx) x 5 = 10 ;
.selon eo que nous avons d it il propos dos substitutions (dans leu abr
viations). Dans l'expression (fx ) x , lu lettre a; est apparente.
Considrons une expression contenant deux lettres variables
x et y ; p. ex. 2 !/*. La form ule ( * * i f ) x est une signo do
fonction; la lettre y est rello, lu lettre x est apparente. Lu formulo
(x1 y *) y est m i autre signe de fonction, oi y est apparente, w
relle. La formule (xs y2) {.t , y) indique le signe de fonction qui
on oprant sur lo couple (.t!, y) p ro du it .r* y ; les lettres x et y
sont apparentes. La form ule (.r* yl ) x y est le signe de fonction qui
eu oprant sur y , p ro du it le signe do fonction qui en oprant sur
x p ro d u it .d y-, l)e la proposition
e , y e q . o . x* i f e q
on tire
y s q . o . (x* ; r ) x e q f q

et enfin
(x2 f ) x y e (q f q) f q .

Les doux formules (.t y1) ( x , y) et (x2 y2) x y , permettent


donc dexprim er la infime ide, bien quelles ne soient pas quiva
lentes, car on no pont pus les remplacer l une par l autre. Cette
remarque est intressante; car l une de ces formules contient " le
couple (x , y ) , ide intro d u ite par la P70 comme ide p rim itiv e ;
lautre ne contient pas cette notation. On entrevoit ainsi lu possibilit
de so passer de l ide du couple.
On peut infuno d finir le couplo, le terne, etc, d objets. Dans le
Form uliti ru 7j indique la classe forme des entiers 1 , 2 , , . . w.
Cotte notation a t intro du ite par M. Dedottimi a. 1888 ; la lettro

278

OIUSEPPU PEANO

'A est l in itiiile du mot Z a lil . A lo rs (j f Z 2 , q l ' Z 8 , . . . dsignent


los expressions u n couplo, uu teme, . . . do nombren r ol s ^ j et Ih
proposition
e fj f. Z n

est identique i\ l oxprcssion soient a, 2 . . . a des quantits quel


conques .
P02. Dfinition.
Soient a , b , o les classes; une transform ation dos eu b ,
et v uno transform ation dos & eu o . S oit a) un . A lo rs il l'expres
sion () lions cloutions la signification ( x h ) v ; ccst-iVdiro appliquer
il x l'opration u v , signifie lu i appliquer l opration , et an rsultat
l opration o .
A in si ou a dfini la succession, ou produit, de deux oprations;
l oxpresson m ti la proprit associativo (Cr. l Gl). Si les J l p d e
la dllnition no sont pas satisfaites, cotte proprit pourra manquer.
Ri p. c. / q t q , D est le signe de drivation, et <r q, In formulo
D / a , quon l it la drive de f x * , aiguille (D/ ) * , et non D {/*).
Cest-iVdiro on d o it de l opration / dduire l opration D f , ot en
suite faire cette opration I > / sur x ; ot non pas sur x faire l op
ratio n f , ot sur le nombre f.v (iiiro l opration D , q ui n a plus do
sons. On a p. ex. ]) sin 0 = 1 , car I) sin = cos , et oos 0 = 1 ; mais
sin 0 = 0 , et J) 0 n a pas do signification. L opration J) d oit fitre
excute sur un signe do fonction. Si pour un moment nous appe
lons analytiques) les fonctions ayant une drivo, on aura
1 ) e {q f q) f (q f q annlyt)

D il chaque fonction analytique fa it correspondre une fonction


relle do vnriablo relle .

1*503.
S o it une correspondance entro les e t les b ; soient a et y
des in d ivid u s do la classo a , et soit x = z y , ou aura x u = s y u . Eu
effet soit v une classe, et supposons que x u soit un v . A lo rs a lu
proprit x n e v , donc, par la dliuition l 80 de l galit, y aura la
infime proprit y u e o . Donc toute proprit de x u est une proprit
do yu ; doil la T lis .
Dans F, I 5 V2 on avait donn cette proposition comme partio

LOOIQUli MATHMATIQUG

370

tin lu Dof. du Biglie , j . Nous pouvons m aintenant lu dduire do la


nouvelle d llnition du signo = .

Pr.05. T oute fonction dfinie dans uno classe est ausai dfinie
dans uno classe contenue dans a . C fr. 1?0 2 *1 .

P520. Dfinition.
Par ( i fi) Sim nous dsignons les transform ations dos a on f i ,
lesquelles iV diffrents objets de a funL correspondre des objets aussi
ditfireiila do b . Elles s'appellent semblables (similos). La qualification
Sim sapplique indiffremment aux signes d'oprations qui prc
dent (f ) , ou suivent ( j ) , la variable.
Exem ple:
log b (q f Q) Sim .
Les P521, 522, 024 exprim ent pour les correspondances sem
blables de proprits analogues aux P505, 5(KJ, 50!). La P07 n a
pas de correspondante pour les j S im . lin elt'et si u il chaque a fa it
(.ojTuspOJidi-o mi o ot dm r/ne b un o, n fa it bion correspondre il
chaque a u b un o. Mais si les correspondances j et f ijo sont
semblables, il 110 sensuit pas quo (a o fi) j c soit aussi semblable,
fie ri vous p. ex. a: p 2 au lieu de x B (x il la puissance 2). On a
(p2) e (Q 0 f Q0) Sim , et (p2) e (Qu f (J) Sim , l lvation au carr
indique uno correspond anco semblable entro les nombres positifs, ot
ausai entre les ngatifs et les positifs ; mais ou 11a pus (p 2 ) g
!(Qo f q) S im ).

P530.
On appelle correspondance rciproque des rt on f i , toute cor
respondance semblable des a en f i , et telle que to ut b soit le
correspondant de quelque . P. ex. log e (q f Q) rcp .
Dans K0 et F, on a crit sim (11011 Sim) au lion de rcp ; la
notation que nous suivons maintenant, et qui einpelio toute confusion
entre les deux ides, est due iY M, P ie r i.
Les conventions sur les fonctions, quo nous venons dexpliquer,
sont suffisantes pour les usages ordinairoB. Nous en donnons encore
quelques-unes, dont leB consquences no sont pas encore suffisamment
tudies.

O IU S I T I! l UANO

M. J)Bi)HKiN (YVas siud mici was sullon dio Za li km n. 1888


iI) in tro d u it mie notation, quon peut crire pur uos symboles sons
la formo (P, I 5 PfJ)
K . / h f a . O . f a = y e 151 n n .v e ( f u = ) j .
Cbo notation, dans touto su guralit, pont produire dea ambi
guts. T. ex. num K , selon cette convention sig illilo les valeur
de lesjHca&>i\ uni , oii es! im o ellisse quelconque- . I l repr
sente l ensemble du nombre 0 , des notnbros finis, et iles diffrents
nombres iu llu is . Mais le infime signo a djil la signification de
le nombre des classes qui est l in fin i do la plus grande puissance,
selon la nomenclature, do M. Cuntor.
A u lieu do donner cetto notation eu. gnral, nous la donne
rons, dans la suite du Form ulaire, dans les cas particuliers ou il
ny a pu d ambigut i\ craindre.
M. J>lDKKiK (id. 2() in tro d u it la fonction inverse (iimgokehrto) d une fonction / , qui l dsigne p u r / ; la fonction donne
/ ost suppose re p . Sa df. symbolujuo est:
(2 )

a f b e K . / (b f ) rep . y e b . o . f y i x e ( f x = y ) .

S o it y un 6 ; par f y ou dsigne l in d ivid u x qui a y pour


correspondant, . A lors lu form ule ne d it pus dans quelle classe
il fa u t prendre x . On peut supposor que m so it un a ; ou
pourra en consquence au deuxime membre de l galit substi
tuer i [ n x e ( f x = )J l in d ivid u de la classe , ot auquel corres
pond y i alors co second membre contient la le ttre oc apparente,
ot Ica lettres >/ , y relles; ou ne peut pus l indiquer par une
form ule comme f y , oii il n y a paa la lettre a ; on pourra l in d i
quer par une notation comme f a y linverse de / , par rapport
a , de y .
(3 )

. ------------------------- -. ------------- , u

y - -

|, 0

g ( f x

y )j ,

F. ex. nous avons (p2) e (Q f Q) re p , l lvation au carr tablit une


correspondance rciproque entre les nombres p o sitifs . Soit y f. Q ;
selon la premire dfinition donne, lu formulo p 2 y dsigne lin d i
vidu qui lev au carr donne y expression ambigu; pour la d
term iner il s u ffit dcrire p2 y y la quantit positive dont le carr
est y . Mais cotte notation rigoureuse, n est plus commode.
Dans le l*', T 5 1*21 o donne une autre dfinition do la fonc
tion inverso; mais olle prsente los mmes difficults. Dans F 0 5 .'12
j ai in tro d u it l inversion dans une nouvelle signification; et j ai iu-

LOOIQUE MATHMATIQUE

tro ll u it, des Miglio ] ioni' complto:' lu dfinition (I). Muta Jusqu'il
prsi:ut dans lu Form ulaire on a pu so passer d ces Hotii Loiih difUelloH.
Parmi les Jonctions il fin it considrer l 'identit ini il chaque
objet iii.it correspondre l 'objet infimo. Dsigtions-la par iti 4 ou ' I t i ,
selon quo nous l erivons avant ou aprs l objet. Sa dfinition est
i d 1x x

x id = i!.

Ou a:
b K , o . ( id) * (* j tt) rcp
l'id e n tit est une correspondance rciproque dans tonto classe .
Dans P A rithm tiquo les oprations -j- 0 , x 1 , p l , . . . (ajouter U,
m u ltip lie r par 1 , lever il la l i,v" puissance,. . . ) sont l identit. Dans
la thorie des substitutions l ideutit est indique par 1 , en sousentendant l opration x .
Los nota lions prcdentes nous perm ettent do dfinir le nom
bre . Posons :
( 1)

, b e K . u : n iiiii a = nutn b . = , m ( j b) r e p .

df.

Soient et b des l( ; nous dirons que le nombre, des . est. iden


tique au nombre des b , i Pou peut m ettre los a ot les b on corre
spondance rciproque .
(^}

e K . o : D iiiii a = 0 . = . a = A .

Los tables que nous publions contiennent toutes les propositions


connues do Logique mathmatique, 'l'ontes les formules sont crites
compltement n symboles; on no d oit rien y ajouter pur le langage
ordinaire. Nous nvons mentionn les A utours qui ont donn do
chaque formule l'expression symboliquo plus ou moins complte; en
exceptant les formules trop simplos, et celles quo nous avons rencon
tres dans les calculs. Nous avons class les ides on p rim itive s ot en
drives, ot donn la dfinition symbolique des dernires. Nous avons
aussi class les propositions, en donnant lu dmonstration des P non
prim itives. Dans les notes nous avons indiqu comment 011 p o u rrait
construire dnatres critures symboliques, diffrentes do lactuelle,
non par la formo des signes (objet indilfront), mais pur le diffrent
groupement des ides. Nous nvons mentionn d autres systmes
d idos prim itives, par lesquelles ou pout composer toutes les ides do
logique; et d antres systmes do propositions prim itivos. Muis cos re
marques 110 donnent quune faiblo ide des tudes qu '011 p ou rrait faire
sur cos questions, par ollos-mmes intressantes nu plus haut degr,
ot dont l'u tilit n est pas douteuse; selon Leibniz, il ne saurait exister
d'tudes plus leves ni plus propres au bien du genre humain.

(96). S U L L E F O R M U L E D I L O G IC A
( I ta r u u i\t> wlV6ifctliiuo (iU v feU *\\ m M m naU ut), vol. V I , 18WMB00, p p . 48*52)

(JuuHtd la voro, Htam patii imi g en n a io

dol

1808, oontioiio il co n fron to ito-

{. I , 1W)5)

m filiou fra la parto I de l tra tta to u, 71 (F a r ut fa ir* <fe


olio noi

nostro Indien Jlgnra

mnthiUnaiiqucH, t. I l , <J 1, 18iJ7),

col il. 72 od il t r o t U t "

11 03 {Furtnalttirc rle

coti Io rugi oui dolio m od ifica zio n i futto.

( D o t ti ) uvort nono in dicati rapott v a monto con Jo sig lo I'*! I o 1'^ $ 1 ),

V, C.

lit i raccolta dello formulo d i Logica, a p i riprcsu pubblicate


rifilili Rivista, o elio costituiva la parle J rii F , , fu rii nuovo puliblicntn, conio 1 riol r 4 , con modificazioni ed aggiunto.
Q ui esporr In corrispondenza fra F,1 e ] E1, dando ragione
delle morii Menzioni fatto. J'i ci parm i necessario, poich il Forum
torio il ris u lta lo dolln collaborazione di m olti colleglli ; quindi
bisogna provare cliu in ogni nuova compilazione n u lla si trala
sciato rii quanto cera nella com pilarono procedente, salvo ci d ie
si rievo tralasciare.
In V , I 1-3 si detto {pag. 127), col linguaggio ordinario, elle
lo lotter a, i>, ... indicano, in questo formule, dolio proposizioni.
Volendosi scrivere iu sim boli anche it sigm iicnto dolio lettero, ai/Incit lo form ulo abbiano ntospressioiio simbolica completa, si
p a rtiti, invoco olio rial coucolto di proposizione, da quello d i classo,
come giti si era fatto in F,I4, In conseguenza fu necessario cam
biare la forma di parecchio proposizioni.
licco la corrispondenza fra lo prim o proposizioni di F, 1 o
quelle di Fs i
iy u Pl =

(t

f 2h

2
4
6

10
11

P21
:ti
iti

41
2.')
42
30
4
44
33

P jH l P I 3 =
*>
14'
ir>

20
21
22
23
24
25
21)

P20
44
24
. 45
40
47
48
36
4

F , m P30 = F 21 P34

31
32
33
34
3(f
44

40

28

(Le ultim e duo souo contenuto nelle A dditions a F.l).

CO

51
52
27
53
55
21)

37

SULLO l'ORMULli D] LOGICA

In F t 8i ora scritta la l I), cho fi puniva conio Pp. Ora noi


abbiamo cambiato il sistema doli l p, e q uind i oppressa questa
proposizione e la 1/1 contenuta nolla 41 di l''B.
Abbiamo puro soppresso lo Plfl-10, contenute nollo altro P.
La P12 di F,
a ,a o b. o . b
so la proposiziono veni, e ao da a ei deduco b, allora la 6 fs
vera , si trasforma nella P25 di Fa 80 x appartiene alla ellisse , o
so ogni a b, allora * fi un b , elio una forma nota di sillogismo.
Non si fi potuto trasformare la P20 di F , , sostituendo lo K allo P|
in sua veoo sta la T72 d i F s . Stessa osservazione por la P27.
L antica F28 6 conseguenza immediata dolili nuova 1*33.
La I,P35 contenuta nella F 8P53.
Lo P37, 38, 30 d i F, si trasformano nollo 72, 73, 71 di Ft .
Le P10-13, 45 o lo 20', 14', 10, <17 nollo aggiunto di F, pordono ogni im portanza nella tras Ibrmaziono.
In questa nuova p ubblicarono si invoco latta l analisi dolio
idoo p rim itiv o (1*1-7) o delle derivato (P ll-1 8 ). (V. i iniol titutUi (il
Loyiva matematica , A t ti Acc. Torino, 1807). Si sono aggiunto lo
P22, 32, 38, 50. Si cambiato il sistema dello Pp riduoondo il
loro numoro di duo u n it ; o si sono aggiunto lo P(il-<53, lo 70-71
sulla coppia di enti, o lo 80-85 su lleguaglianza.
Molte dim ostrazioni si dovettero cambiare.
Essendosi ordinate le formulo a seconda dei sim boli elio vi com
paiono, lo proposizioni di F,2 risultano classificato in tro categorie,
secondo elio esso contengono solo il sogno , o il sogno u , o
amendue. Iccono la corrispondenza :
lI3 PI

== r 8 n *111

100

112

113

201

252
8

251

205
0
9'

207
10

204
11

208
12

210
13

200
14

211

F,12P15 = F JjlP2IO
1' lU 2P20 = F*i l i 225

10
212

30

22

17

213

31

227

18

220

32

270

10

221

33

271

20
211

34

272

21

215
35

274

22

210 e nello aggiunto

23

222

25'

254

24

10!)

28'
330

25

253

30
220
.
20

255

37

228

27

223

38

114

28

224

30

110
Si soppressa l antica T2 :caso particolare dolla nuova P I I 3.
3
1
5
0
7

GIUSEPPE PEANO

Si koiu> uggitili u> PiOD io n , 1.17-122, 202, 2 0 2 ', 203, 217,


218, 231-243, 250-200, 273.
Abbinino sostituita In P I 12, data p rilliti corno P p, culla P IO 7
(o la P I0 8 ); poich tlitll PL08 noi possiamo dedurr In P I 12, jna
non possiamo pi faro il passaggio inverso, avendo soppresso
V jis m c .
Le prop. di F,I$3 Inumo pure ricevuto dello trasformazioni.
Abbinino a n zitu tto soppresso tu tto Io proposizioni contenenti il so
gno V ; poolib questo sogno non necessario, o conviene ili rid u rr
il ninner dei segui, por non amuonlato indoUititnmoiito il munero
dello proposizioni, lo quali non sono ohe formo rii (ferenti tlellv. meriosimo verit. Cosi si sono soppresso lo T'\I3P1' 1 " 2 ' 3 ' 4 ' 1'.
fa tta eccezione per le L3(il-3.
Por la stessa ragione s sono soppresso lo proposizioni conto
lle n ti il sogno rii tisguisiaione completa ; cioti lo P2-1-29. Ln P30,
trasformata in modo da non con tonore questo sogno, riiw u tu <^ lt'2 ? 7 .
Si puro soppressa 1aitl.ica P23, perch quasi identica- alla
precedente.
Ecco la corrispondenza dolio altro proposizioni :
(P I =

3
1

5
0

8"

f 2i i

>321
43
437
440
275
2711
438
324
325

F,I.
10

il
12
13

14
35
>> 10

17

Fe ll 342
353

343
320

*
303

32

355
356

357

iy 3 P I8 == 1<U1 P358
1

307

20

328

21

34 fi

22

347

30

277

31

30(1

9 ' (aridi fc.) 351

Si souo separato lo proposizioni contenenti il gruppo rii sogni


(P31)0-358) <l. quello contenenti il segno a non procuriti lo rial-

i= (p-m-i-io).
Si sono aggiunto lo P300-302, 301, 30, 308-310, 327, 331-333,
341, 314, 315, 352, 3(il-33, 100-114.
Lo proposizioni rii F,I4 hanno por corrispondenti le seguenti ;
I<V I P ! == F ^ 1 P I 2
2

i<;

14

202
4
103
5

F.I64PC == F ^ l 1\HI0'

81
8

82

83

10

84

S U L L E F O R M U LE DI LORICA

0 n elle ll(l(ltOHS

'

i'\i H i ' i i j y i i 25

12
401

13
421

13'
420

15
Ifi

= r sHtM2a
424
425

Hi sono aggiunto lu 1*123, 430-130, 450-472.


l'ru lo P di F (155, hii Ilo funzioni, abbinino trahi,sciala quelle
o.onteneuU Videa di numero (N) ; eatw (vovevamio il loro ponto nol<
lAritmetica, Tuli sono Io 1*15-20, 27, 30-33, 'M.
Abbiamo soppresse lo definizioni 1*3, 21, por lo ragioni spiegate
nello Noto ii l ^ l l FS30 ; o iu eoiisegiieuau la 1*5, G, 0, 10, 21 -20,
30, ,')8 ovo figurano questo notazioni,
Parimenti si soppressa la P I I , elio definisco l'eguaglianza di
due finizioni ; poielifi i] secondo membro contiene la lettoni roule ,
elio deve pure comparire nel primo. Perci quest: primo membro
dovrebbe, p. e., essere scritto / = < 7, e Ietto: l a funzione / 6 ,
nella classe a, eguale alla <j ; ma la scrittura diventa incomoda, e
inutile,
Si puro soppressa la P35, peroli conseguenza immediata del
lattuale P530.
Ecco la corrispondenza (lolle altro P.
F,15I*1 = ]<yi P d i

03

505

500
8

507

F,I5P12 F 81P502

13

500

14

510

520

30

531

Si sono aggiunto lo T504, 508, 510, 521-530.


La data 1 l-VTII-1807, che sta sul frontespizio, is quella (lolla
pubblicazione, ili questo 1, avvenuta a Zurigo, durante il 1 " con
gresso matematico internazionale.
Ecco alcune correzioni a farsi su F 21, indicatemi dui prof.
A. P a OA:
A proposito della 1*230 si osservi che non pu sussister
u n eguaglianza fra due membri non contenenti lo stesse lettore va
riabili j quindi m entre esatta la proposizione :
n, , ( t K , uc li i . a n ii u o , d . ti o i
ovvero :

. o . (t) b e JC . a i> b

non lo sarebbe quella elio si ottiene leggendo al posto di , u . il


segno . = ,

380

OIUS RPPR PRANO

Pori esulili In proposi zi ono, :


, b, o e K . (io i h . . o b u . = . a, b, c s K , a o l> .
Negli scritti del Pjiimk, no essendo indicato in simboli il
sibilificaio dello latter, non ai pu ailermure quale fm questo pro
posizioni lA. intendesse di scriver. Ad ogni modo, siccome Ih 1
dol Piem (1K & suscettibile di interpretazione esatta, si sosti filiseli
nella PS.'.IO til segano . o . il segno . = . , e si sopprimano nello note
rolli fi ve lo parole seg u en ti: proposition .
Analogamente nello r ^ 2.'i, 2U4 invece di . o . si pu leggero
P34G. Invece di fc v> y = n. u J> si pu leggevo u l> o x u y .
L ipotesi risulta mono restrittiva.
P.'H7. Aniilogumonte invece di u j / u ^ n u j u j s i legga
ituvdD suyuf,.
P3C1. Invoco di a = v . . leggasi u. v . = ,*
Png. 40, noto u P3fll, linea 3*. Invece di a a ai leggi
= v . (*)
Il
1 di F s contiene in 15 jiugino circa 2(30 proposi/.ioni, tro
vato da varii Anidri, con scopi diversi. Questo I limino importanza
fra loro assai diffrente. ( 'Iii desidera apprendere i simboli di logica
onde leggere i lavori ili cui se no fa uso, busta elio conosca le no
tazioni o definizioni P I -18, 100-102, ecc.; e pi il precisamente basta
conoscoro le definizioni di quei soli segui clic ai incontrano in
quel determinato lavoro.
Ohi desidera usarli, f; bene conosca lo propriet fonriinnontnl
delle operazioni logiche indicato da questi sogni j queste propriet
sono enunciate dulieproposizioni importanti, indiente eoi segno *.
Questo P bastano per dure u n idea oliiara dello scopo della Logica
miilemiitiea.
Le altre P sono alcuna volta pussnggi nlennediarii fra lo I*
importanti ; ovvero nuovi modi di trattare erte teorie; ovvero pro
posizioni incontrate in varie ricerche dagli A. citati, ma elio non
si listino negli ordinari ragionamenti.
lim i notevole riduzione nel numero delle P si potrebbe ottenero
col sopprimer alcuni segni. A rigore si potrebbero sopprimere tu tti

(*) Si tornilo cmitd dolio correzioni q u i inclinilo


{ 1, lavor n. 93 (dol 1897).
U. C.

t u alo odi?,lana d l

SUI.LE FOR MULE DI LOOICA

287

i sepiii definiti colle P indiente col segno Df. l, a causa dello 1*


indiente con [Df], aventi la forma di definizioni, ai potrebbero sop
primere alenili segni non definiti, sostituendoli con sogni definiti.
Cosi, ad eaenipio, i quattro segni o, , a , h , sono ridnttibili limo
allaltro ; sicch ogni forma di ragionamento scritta nel F q u a t
tro volte sotto forma diversa. Pure la pratica, prova la convenienza
di conservare, almeno por ora, tu tti quei segni, ciascuno dui quali
ha i proprii vantaggi ; e la ripetizione dolle proposizioni, a causa
della loro compattezza, non porta ingombro.
In conclusione, podio IJ bastano a dare u n idea delluso della
Logica matematica ; invece si (lovnl consultare 11 Formili ari, ovo
si intraprendano nuovi atudii su questa scienza,

(i)7). RISPOSTA AD UNA LETTERA DI Ci. FU KGB


< H lK C K lH ? T A D A M A M i T t t t H * U VlMHlc)

(Uuvuo di in(itlnifii(iUi[iiOM (Rivinti! ctl iimUinuitliin), vol. Vi, ItdfHHQn, ]ip. Mi di)

lo Univi rii
FireUK <
ili CJ. P r a v o , Ahm>]>ato noi ^miuaio
clifcL 1K0K ci (|tii imHldicato, mmo ooll(<ato u] Inveir n. KH (iln| 1HJ5).
Kiitrambn m im m i) a ir Ii Iari ro uloiini i>unli i m p o rta n ti dullo lo ro trorio.
N o lla u n rH|n>sl:i G, P u a n m ri ferisco al Vt $ 1 o la vo ri n. 03 (d o l
1H97) - y oiuft a lla una n u o va (noria inatom aflea (lidia Indien, cho diili'risoo pr*'
fondam ento da r|nell u osponta in I'\ 1 (parto

I (lui tra tta to

ji.

71

(ilo!

1805) o

l a v o r o it. 72).
Cfr. in jiropoMito il promotionto la v o r o n.

(dui 1808).

(7, ().

L e tto n i ilei Hlg. G. Frego nllKdiloro.


.Ion, iln Jlt Scjil,. 1690.

Selir geolirter TTorr Kollogo !

Si e luibcu dio Otite g dm bt, inono OrumlRcsofczo re.r Aritbmutik


ini .*>. Mando (1er Rivinto di Matematica mi atti li ri id i miri wolilwoilond
n benrtlieileri. Don Dnnlc tlnfiir gluubo idi Iliiiuii in boston dadurcli
erwoi.sen zn konnon, dnas idi Ilmon froimiltliig moine al)vvciclieiuleu
Anniditeli dnrlego. F in soldior OeduiilceiiniiHlanBdi winl, wio idi hotte,
dio, Vi&swuadmft fowlom, bcsoinle wcmi or nidi iiiTentlidi volizidit j
inni idi miidite Sio desinili) bitten tneine folgciideu Ansfillirungen
in der ili vis tu d Mutem ubica orfldieinen zi lasson.
Sic Riigen itnf S. 1 2 ' . i :
f noto die, nel Formulario di Matematica, tutto le relazioni ed
lU.i*iv/,ioni fra \>rojiom ioni c fm ellissi si rhluooiio a tre fondamelituli, indicato coi segni
n , D, -

RIS PO STA AD UNA LETT ERA Dl

a . PREO E

289

Oltre it questi si usano, per comodit, i segni = , u , a , che sono


definiti mediante i prem ie n ti .
litui Jiuf 8 . 125 :
I duo sistemi di notazioni si possono confrontare sotto Fu*
spetto scientifico c sotto quello pratico. Sotto laspetto scientifico, Il
sistema dol Frege fi basato sui cinque segni fond ani ondili
l

I T I

> - W

montre il nostro siti tre segni


- ,n ,0 .

Quindi il sistema del Formulario corrisponde ad nnnnalifll jilfi


profonda .
J.las Lotzte miielito idi nicht ziigoben. I d i bezwoifole KUiilloliHt,
duss Sic wirklicli Ailes, wass an roin logischoit Gobitden gobriiuclit
xvird, mit jciicn drei Zeichon bezeichnen kiinnen. Sello bui dur
(lleieblieit balio icli liedenkon. Kilr das Zoiclien [Indoli wir cinti
Dfinition iui Formulario I, 1, 3 in der Fumi
a =

b . . a o b . I> o a .

Aber lilorbci ist offe ubar dio Bedoutung des zu Doflnirondon


selion voransgesetzt. Demi ini Vonvorte S. IV lioisst ca: <<'Tonto
riftiiiLiou est exprime pur une galit; dans le premier membro
on a le signe quon dfinit. Dieso linko Scito der Doflnilionsgloicliung
ist hier = b , dio rccbto ist rt d b . h o a und zwisebon belden steh t das Gleichlioilszoielion, desson Hedeulung num tilso sebon
kciincit niiiss, uni dio Dfinition zn versteben. Hclion desinili) kaun
von einer ZurlickTiUiriing dtsr Clloiolilieit nnf die Hcdoutungon jonor
drei UYmclioii niclit dio Ucdo soia. Aber aneli sonst ist jonc Dfi
nition nielli einwimdfVei. Sio ist uicht die einzige, durcb dio dus
(leicbheitBzeichen dellnirt wird : im Form. I, 4, 2 folgt cine zwoito,
ini 5 5, 2 eine dritte, ondlicb ini 5, 11 eine viorte. Iie r oflonbarfc
sicb oin grumlsntalichor W idorstroit unserer Ansiohten. Icli verwerfo
die Viellachlieit der Dolhiitionen filr dassolbe Zeichen lina folgondoiii
Grande. Nell mon wir an, es liigeii zwoi Dcflnitionen vor, dio boido
donisolben Zeichen eino Hedeutnng boilogen. Danu sind n u r zwel
[lLIlo denUbar : outwcdor goboti boidc dein Zeichen dicselbe Hedoutnug, oder uicht. Ini oratoli haben wir wieder jswei Miiglicbkoiton :
eiitweder boido Dcflnitionen verloihon dom Zeiehon denselben Sin,
liusagcn gnnz dasselbe, odor nielli. Im orston Icilio ist oine voit
boidc.n ilberfliissig, im undern wiirc zu boweisoti, duss sic dem Zoieben dieselbe Ik'doutiing zutiieilen, obwold sic ili in verscbiedeneii
19

G I U S E P P E P EA NO

Sinn guliun. Mari mllsste etwu eine voii beiden iils Dfinition stehen
lusson, die aiuter in oneu Lehrsutz verwaudulu mid beweisou. Um
diesel Beweis betriigt nniii den Leser, indem man ulu Detln iton
liinstellt, ws ein Lelimil,z seiu solite. Wcim eudlieli die Detlnitionen deinselben Zeiehen vei-soliiedeno Uedeiitung gebeu, nielit nur
verseliiedeiien Sinn, so widersprcelieii sie eimuider, mid eine von
boi don muss weiclien, Unii imiss es un UHI leu, duss miser Imi 11 keine
dieser Mogliolikeiton zu verwirkliclien udienti ; demi Ihro Dettilitionen des <loiehlicit.8/,eiclieiis besitgen weder ullo diisselbe, noeli
Umili die eine uus dor undem bowiesen worden, nodi widerspreelien
sie einunder. Dies erkliirfc sieli durnus, duss eine Voriiussetziing
nielli erlillfc ist, dio wir ben gemnelit Imben. Die Annulline trilli
niimlieli nielit zi, duss jede dieser Dell ili tionen delti Uleichlieitszeielieii eine lodoutung gobe. .Tede von ilmon ist miiuilidi uuvollstiimlig,
mid imi- eine vollstindigo Dfinition kiuni emoni 55eielien eine Hedeutu n g zinveisen. Iliro erste Dfinition I, 1, 3 bozielit sieli o fioli bar
ii ti f den h'iill, wo das Gloiclilieitszo.ielie.il Siitze verbindet, wiewohl
dus nielli; imsdriieklieh gesagt ist ; dio zweite (I, 1? 2) but deli
Full ini Auge, wo es zwiselion Klussenzeielieu stelit ; die dritto (I,
5, 2) don, wo es Einzeldinge gleicli sot/t, die vierte (1, 5, 11)
den, wo es Kunctionszciclion verbindet. \Voloher Tuli geineint sei,
ist in der Ttcgel durali einen Hedingungsautz tingogoben. Jediiigto
Detlnitionen min, die Sie oft gelici), verwerfe ieli, weil sie nuvolistiindig sind, weil sie n u r fili- gewisso Piille, nielit fili' alle sugen,
duss der ueue Ausdruek dusselbe bedeuteu solle wie der orkliirendo,
liiid so verfolde.il sie iliren iweok, einuin iCeiehen eine Bodeutimg
ssn goben. W arm n dies 1 Bctraelilcii wir die T'iille, wo es sieli um
einen Uegriff liundelt, mid wo es Mieli uni eine Leziehung liundelt
wie boi der Oleelibeit. TOiiie bedingte Dellniton eines liegriflszeie.lioiis cntadieidet nur fUr eiuige. Fiille, io,h t fllv tvlle, ob ehi fegenstund iintor dieson Hogi-itf falle, odor n ielit; sie begrenzt den Hegrilf
ulso nielit vollstiindig und seliurf. N un ka-nn die Logik 'uber nur
seliarf begrenzt Hegriffe uiierkeiinen. N u r miter dieser Voruussetzung kttiui sie gemme (esetze aufstellon. Dus logisebe (leseti*, duss
es unsser
a ist b
und
a ist nielit b
keiiien dritton Pul giebt, ist oigeiitlieli n u r ein underer A usdruek
unseror i orderung, duss ein Regrilf (b) seliurf begrenzt sei. Der nnter
doni Nanien Aeervus bekunnte T rugsdiluss berulit duruuf, duss

RI S PO S TA AD UNA LE TTERA Dl Q . FU EO E

W orte tt'ia ltttifc so liefiiificlelt ercloii, J Itcxeiclmoteii io eirieri


seliarf bcgrouatcn BegrifT, wiihrend dies dodi u id it dor Full ist. Wio
e dor (icomotrio inumiglieli wiirc, genuini Gesotze uufzuHlcllon, woiin
sie Zwirnsfiidcu uls Linien und Knoten iu Zwi rii simien ala l unkto
anerkomien wolllc, so muss dio Logik Rollarle BegrciiKiing von doni
verlangon, wus sie als Degrifl' iinerkoiinen kmm, wcnn sio n id it uuf
Oenauigkeit und Sidicrlioit verzicliteu ivill. Fin Bogriflszoidicn alHO,
dessea Inlialt dicaci' Forderung uicht gouilgt, ist voin logiadiuii
Stundpuukte aiifl als bedoutungalos anzuachen. Man kann oinwcndon,
ilasa soldi W orter in der Hprudi e doR Lebens tausendfiuili go bnuidit
werden. .Ta 1 ulicr unsero Volksspracben sind aneli nleht datili
gcadinll'on, Beweise 7.11 filhren. Und lire liieraus eiitaprlngcnrion
Miiigd sind grado der H auptfirund (Tir mieli gowoson, olito PogrlllV
sd irift aulV/ustollcu. Dio Aufgabe unsoror Volkaspradien ist wohihitlidi orflllt, wenn die mit eiuander vorkclnonden Monadica mit
demaolbeu Sutzo riensolben Gedanken vorbinden, odor dodi annilhenid donsclben. Ha ist dnzu n id it dui-diana niithig, duss dio olnzclnen Wiirf.er filr icli eineu Sirin tirici cine Bedentiing ilalteri, wenrt
im r der ganze Sata einon Sin 11 lmt. Amlers liegt dio Sache, won 11
Sdilliaae goz.ogen werrien roIIcii ; demi dabei ist wcsentlidi, dosa
in zwei Hiit7.cn doraelbe A usdruck vorkoinine, und daaa dicaor in
boidon genau diesdbo Ucdeiitung liabe. JOr muss alRo filr sidi oine
Bedeutung liabcn, die unabliiingig ist vou deu andern l'helen doB
Satzea. Dui dea imvollstindig riefinirten Bogriflswortcru bestebt dieso
Unabliiiiigigkeit n id it, sondoru cs kommt durimi' au, ob dor Fall
vorliogt, auf don sicb die Dfinition beziebt, und dus liil.ngt dann
von den ibrigen Theilen des tntzcs ab. Man kann einem solclicn
W orte also ilberlnmpt keine aelbstiindige Bedoutung ziicrkcnnoii,
Daruni vorwerJ'o icli liodingte Dcflnitionen von Begliffszoidion.
Gaust iilinlieli liegt die anche bei don Boziekuugon. ICine bedingto
Dfinition oines Bezicbiingazcidiens, wio etwa des Gleidibcitazeichens, entaehddct nur in einigen, niebt in allea Fiillcn, ob dio
Bezidiung stattfinde. So ontsdieidet a. B. lliro Dfinition I, -1, 2,
ob gleicli b sei, n u r filr don Fall, duss und b Klaascn sind j
sie giebt also dem Gleielilieitszoidien uicht unabliiingig voti limi
b ciac Bedoutung ; d. h. sio giebt ilini ilberliaupt kciuu oigne Boiloutiing. A usser den boidon Kalloti
ist gleidi h
und
a

ist nielli, glcidi

Q I U S E P P E PEANO

liloibt liicr nodi iiIh (1ri ('ter Full die IJnciitadiiedenhoifc ilbrig, witlirend dodi die Logik koineii dritten Fall duldet.
Uebvigims habo ieb n o d i noiihI Bedenken gegon ei zelilo dieser
Dufliiitioiion. St> i hL m ir z. B.

f i , l> K . i> ; / e bja . aa, y e re. x = y . i) , f x

{Form. I, 5, 2 ) als Dfinition nielit verstindlicli. Wo ist dus CHoiehheit&weidieii, vnf desaen linker Seite diw zi detlnironde Zoidien stelli
Kernor konnnt bior dor Fimetionsbudistube / in der Verbindung
i f b b/a oline Argum ents telle vor. A u d i in I, J5, 11 liuben wir
dieseii FhII bei den Kunutiousbiidistaben / und g . Hierbei ist
das Wesen der Fuiietionen verkaiint, da in ilirer Frgiinzungsbediirftigkeit be stelli. Diose but niinlicb zur Folge, duss jedefi Functionszoieben iintner eine oder ineliro Stellen m it sieli fillirai muss, die dus
Arguinenizeidieu uutV.uw.Umtn livvben; m ul dieso A rgmnentstelHin
nielit dus Argunientzoiclion selbst sind ein notivenriger Rostandtlieil des Fimctionszeichens. W eiter flnde ieli einen Feliler durili,
dasH der Budistabe a in
b K . o ; / , g s b/a o .* ./ = g . =

se a . o . f x gx

(1, 5, 11 ) a n f dor vediteli Seite dor Deiliiitionsglciehung stelit, nielit


aliur a n f dor linlcen. OHciibar leunii f o f = g m tr daim dussclbo
bedeuton wio n> e a . oT . f x = gx , weiin die Bedimtung dises
letztern Ausdruokes von a unabtiiingig wiire.
A ber mieli iibgesebeii hiorvon word on Sio zugoben tniissen, dass
jede H uer Ddlnitionon des Oleiobheitszeidiens oiuzoln unvollstaudig
is t; aber Sio werdcu vici Ioidi t fur iluQ GesiimiuUiisit Vollstiiiidigkcifc
beliaupten wolloii, Daim milsste diese Gesniiiintlicit sicli mieli iiussorlidi ils soldio d arstd len. Bei dor Aiiimlnung ini Formulario woiss
man nu d i keiner dieser Definitione, ob es dio lotzto sei, oder ob
midi audere mtr Frgiinzung frtlgm worden. Neliiuen wir an, dieser
Feblev sei veibcssert, die veradiiedeneti Definii,ionen des (leicldieits*
zeidious soien zu eiiiom geadilossetio Gunzen vereinigt ; dumi wiire
zit frtigen, b min dises Ganze eine vollstindige Dfinition durBlcllte, ob die in R etru dit gezogenen h'iillo die geaainmto Moglidikeit erscliiipl'teti, dnun uber a u d i, ob nielit fiir einigo Fililo Doppelbestimmungen vorliigen. W ir erkenuen inni loidit, dass iiueli diese
Gcsiiinintlteil nielli vollstiindig i s t; denn illjer die Fiille, wo uuf der
eine Scite, dea ClciebbeiiszeicUen dus Zeidten umes Gegonstimdes
stelli, der n id it oino Klaase ist, wiilirond jiiif dor undern oin KlasHoiizeidion Hlolit, ist nidi ta gesagt, obciisoweiiig ilber die Fallo, wo
links otwu ein SaLz, red its ein Klasaeuzeiclion oder Eigeuuumo stelit.

RISPOSTA A D UNA LE T T E R A DI 0 . FREG E

208

Natilrlidi inoiiion Sic, duss in diesen Fiillon dio Oloidiung filiseli


wiiro; aber mis Iliron Deflnitionen ist es n id it zu cn tildi meri.
Die Grllwle, wnshulb icli n id it zngobou ktuin, dus Sio riiw
Oleiclihoifcszeichen mittels dur Zeichen n , o , - d d ln irt Imbuii, sind
iu der I Inuptaacho folgenrie :
1. jede oiuzelno von d e son Dolnitionen ist unvollsllindig ;
2 . a u d i Ho zusiiinmuti sind nodi nnvollstiUirig, sol'oni ale
n id it in jedetn Fallo eutschoidou, ob Gleidiheit bostcho ;
.j. io orklffrot dita Gleiolilieitszeidion mi Itela scinor solbufc,.
I d i htibe ltierbol so lnngo verwoilt niobt so s d ir der OleloliholtMzeidioiis wegon, als vici melli' der Grundsiitzo des Definir Imitici1,
dio mieli sonst violftidi in Betrnoht koininon. I d i flndo tl boriimi pi,
dusm So liierin n id it streng goniig sind, inid dus dulier Diro Zurllokfillirimgen (ogiudier G chi (de u f einfiidicro dor (Iborze u gemimi JCnt t't
vielfucb entbeiiron,
Wo ste b t forner dio Doli ni l.ionf d n rd i dio dus Zeichen * a mit
den Zeichon n , o , - orkliirt w inH Tm fo rm u lar lindo id i uh zuorst
in I, :J, 1, wus iibor nielit als Dfinition bozoichnct ist, als soldio
nudi telilerhiift wiire. Iu IUron N otation Ho lofi it/ne malhdmatUf ite (st
dies Zeidion un zwoi Stollen orkliirt, uber n u r iu Worten, und os
({milieu ulso dio Zoichon , o , - gor u ich t durili y or. A u d i komiitt
hior wioiler in llo trn dit, wus id i il ber dio Vielfudilioit d erD o lln itionon gesagt liube. Dio Sache liegt hior abor et wus under als
votili u, indem hior gur koino Filile 7.11 untoradieiden sind und koin
von Ijoiden Krkliirungen uiivollstiinriig ist, Ha bleibon hier nur dio
Mogficlikeiton iibrig eiitwoiler duss dieso Krkliicitngcii cifmdcr
wirierspredien, odor duss der nluilt dor oiuen oine Folgo der undern
ist, wo dami jen o als Lelirsiitz bowieijen wordeu milssCe.
W eim cs sicli iibrigetis durimi hande.lt, Ho Urzoiclien aiit'zunihren, so ist aneli dns Bezioliungszeidion e 7,11 notinoli} domi
cs kann n id it mit arnioni riefluirt werden. A u d i dor S trid i iibor
dem Fiuietionsbudistiihcu zur Hczoidtiniug dor TJtnkdirung muss
iils Urbozoiclmiiug goltou, Zu ilen Urzcichon mtiBs m idi dus K
gered m et woriloii und wold nodi v id e der Itlassonzeidieu, dio ini
2 Ilirer Notation* do logiqiw etc. miigel'iilirt sind. I d i Imito filr die
K kein besonderos Urzoidion niithig, sondern kann rinfili
d ( (------- e a ) t= a)
sdiroibou, Wtis nur 1111s meinoti vorltor oingofiihrteu Zeichen Itesi,d it.
VVoiiti idi also das oinliiolie Zeiclion K allindimeli und dofliiiren
wote, so k citi/ito idi es mit dor Gioielliti; g
ri ( (-------- e n ) = ) =

K .

304

OIVSSUWB P EA NO

Und wo i(;h dati Zoldiou N i Ilirer lledoutung gebriiudien


wollto, so himto id i lhv N g K so wiedergeben :
N ^ ( i | * {------- n ot) 3= ) ,
ori tir ao ;
(------ - n N) = N .

A ns dieacn Grilnclen glaube i d i uiclit, dass lie Anzalil der


Urzeichon wirklieh' boi Jlinoii geringer ist, als bei mil'. I c h hutte
aber mieli die blosso Alwiihlung (1er Urzeidioii itichfc fili- liinreiclicml,
m (lurons iu Urfclicil iiber die Tiete der ztt Grnndo liogeiulon
Analyse 7,11 gewiuneu. Icli halte,
U. da& Zeichen | , le Urthoilas trid i, der dujsu diont, otwng als wnhr zi bohaupten. Sio Imboli kein
ontsprechotides Zoielten, aber Sic erkeimen clou Untersdiiod au
zwsclien dem Falle, duss uan onoa Gedunkcii n u r uusrirllekt, oline
ilin als wuhr liiim istdlen, unii dem, wo mun ilm bollimi)tot. W eiui
nun dus I''elileu oines olclien Zeiehons in Ilircr lle g riflssd m ft
bowirlftc, dtuss dio Aiizabl Iliror Urzo idioti aioli bei geuauer Priiiung
als gornger lieruusstdlte, so wiire duratis doeh n id it a u f eine ticfero
Analyse ti adiiiesaon ; demi der saclilidio Untersehied blebt bostelien uucli wcnn or sieb nieht in (leu Zetclion tibspiegdt. Man
milflsto bei oiucm selci)cn Vergloielie aneli wolil die Annali 1 der
aelbstiindigcn FeataetBungon in H e tra d it ziohoa unti das, was dftinit
goloiatot wirtl. Als soleho I'estsotziuig mtlssLe z, Ti. auch geziihlt
werdon, dass Km K lusso von u bedeutou solite (FotaMonn ^ 'I) unii
n o d i inaudies Audere.
Mir aclicnt dalier dio Frugo, auf weleher Scite dio tiefero A n a
lyse zn d r u ndo liogo, nielit giuiz onfucli zit bcantwortou. fia koinmt
dabei Versohiedeues in Botrae,Ut : die Anzahl der UTBprilnglidien
Festsetaingen, die Stronge der Grimdaiitzo des Dellnircns, und wos
Ailes uiit den Urzeielion geloistot werdeu kann, Finatwoilcn incidito
idi darum nodi lum veifdn, dass Ih re Analyso tiofer sei, als moine,
Es wiire n o d i V idea zn sagou, z. 11. ilber meiuo Vorwendung
der latciniaehcn, doutschon und gricohisclien KuoliafcuUon, worin Sie
mieli missverstHudeii littbo.n, odor fiber dio liedinguiigon u , K ,
de Sie in moi nom Siitze (.'!2) vormisson. Doeh mliasto idi dazu
weiter uaholou und liolVe Jbnen 8piiter einmal dariiber et was zu
fiolireibeu.
Mit Uodiadituugavolloin Gruase
I h r orgebener
G. F u e g u .

RIS PO STA AD UNA LE TTE RA DI 0 . PREO U

R isposta
Le grandi difficolt incontrate nell'ordinamento e nulla stampa
di l '2 1 ( 1 ilei tomo I I ilei Formulaire, de Mathmatiguv*) ritardarono Iti pubblicazione (lei N. 2 del fc. VJ della nostra JiviHtn, o
(piindi anelie quella dellimportantissima lettera del sig, FjtHOK, tu
quale contribuir a rischiarare parecchi punti difficili o con tro verni
di Logica matematica, Risponder brevemente nd alcuno mie osser
vazioni.
Nella mia recensione allopera del sig. F r e g e (Ihs (lio tu tto
lo operazioni e le relazioni tra proposizioni o fra classi si riducono
alle tre fondamentali , o , - ; ma senza dubbio il sistema dolio
idee primitive clic si incontrano in tu tta la Logica pi il complesso,
Secondo la raccolte delle formule di Logica, ultimamente p u b
blicato in
1 , le notaaiimi, esprimenti col linguaggio ordinario lo
idee primitive elio non potemmo esprimere in simboli, sono in n u
mero di 0 , espresse dallo Pl-7, 70, 100 .
Su questa riduzione non (S nncor detta l'ultim a parola. Nello
noto al
1 accennai ad altri modi di coordinare le idee di logi
c a ; ed fe possibile elio la scoperta di nuovo identit logiclio porti
ad una riduzione ulteriore.
F ra le idee primitive figura pure quella di definizione (P7),
indicata col simbolo l)f, elio si legge uguale, per dell ni/.ione .
Q uantunque i segni = e D f siano scritti separati, poich lultimo,
nel Formulario, sempre scritto in fin di rigo, essi per formano
un simbolo solo. Il sig. Mu r a i ,i -F o r t i nella sua Logina matem(Uinat
a. lHOi, li avvicin scrivendo =Dcfi il sig. PiKKi li fuse tipografieamente scrivendo ss ; ma queste non sono che differenze formali.
11 sig. Kit EU E desidera per ogni s c rii o una sola definizione. M
tale fs pure la mia opinione so si tra tta d un segno non contundilo
lettere variabili (Fa 5 1 1*7). Ma se ci elle si definisce contiene let
tere variabili, cioft una funzione di queste lettere, allora io veggo
in generale In necessit di dure di quella espressione dello defini
zioni condizionate, o definizioni con ipotesi (id. 1*7'), e di dare taille
definizioni quanto sono le specie di enti su cui esoguiamo quella
operazione. Dosi la formula a ~j- b si dolili irti u n a prima volta q uan
do a e ii sono iutieri, poi un a seconda quando sono fratti, poi
(piando sono irrazionali, o complessi. Si incontra lo stesso segno -|fra numeri infiniti o transfiniti (F, VI), ed allora se uc deve dare
una nuova definizione. Lo si incontra fra duo vettori, e si definirli di

O tU SE I'P K PUA NO

n uovo, c osi vili. !*j v.ol progredire della scienza .si estendo sempre
pi fi il significato delta stessa formula. I v a n i significali della serittujH a -j- b Inumo propriet comuni ; imi queste sono insufficienti a
precisare tu tti i valori che pu avero qitellesprcssrone.
Lo stesso avviene per la formula a = b ; in alcuni casi il suo
sigili/lento si pu assumer como idea prim itiva ; in nitri In si defi
nisce, e precisamente iu uritmotiea, data ^uguaglianza degli intieri,
si definisce Vcgiuigliuuza fra i razionali, fra gli irrazionali, ira i
num eri immaginimi, ecc. Si suol definire in geometria l'eguaglianza
di du e aree, ili due volumi, l'eguaglianza rii (lue vettori, ecc. Col
progredire della scieu m si ente empie pi la necessit di estendere
il significato dulia fornitila = b. I varii significati di essa Inumo
propriet comuni ; nm io non veggo come bastino a precisare tu tti
i significati possibili del l'eguaglianza.
Del resto lo opinioni dui varii Autori, sul concetto <li egua
glianza, d versi tienilo assai ; ed uno studio di questa questiono sa
rebbe assai utile, special monto se fatto collaiuto di simboli, anziclife di parole.
L a prop. F, t $ 5 P 2 fe un ita alla precedente onde costituire
una definizione. F.ssa si le g g e -.
Sinno o b delle classi ; diremo cle / fe un li funzione degli
, so comunque si prenda x nella classe , f x f; uu b ; o se- a due
individui e y , eguali, prosi nella classe a , corrispondano valori
della funziono, puro eguali .
Nella nuova raccolta di formulo di logica, questa definizione si
fe potuta scinder in duo proposizioni, F 2 t P500 e l ofi.'l, e ci a
causa della nuova PSD.
tsutta fe l'osservazione della non omogeneit della F, 1 5 P I I ,
d io pit nou trovasi in F 4 .
Il Formulario di Matematica non fe un lavoro individuale, mi
bens va diventando sempre piii uu lavoro di collaborazione ; e sa
ranno accolto con gratitudine tu tte lo osservazioni che contribuisco
no al suo incremento e perfuzionamento.
l i . PlANO .

( 102). RECENSIONE: E. SCHllODKK, UEli l 11


PA SIO K A PH IE ETO.
(Uuvuit (lu timi ln'mini!unofl {tllvln tn (li tu ubili i itti uj>), Vol. V I , lMDtMUDD, ]<ji. V3101)

Qitiwtk rm:i!tiKf>nn cho puh couHldornrnl eoum hi coi>t>imm%iuiio do] lavoro


n , HO (di*] 1811) contiguo 1'o8jmjiu u i d u i ilolln o o rm p o iu lo m u i ftii- i Imboli
di KcilltttDKU o ([tiL'lli dui Formulario, o lo gludio dui p ro b lem a dolio idoo primi*
tivo doli lo g ica itmtomatica.
U, C.

E. ScrmDER. Uebcr Ptuigruphie, hren gegonwarlujcn Stund und dio


jMMt/vaphixclw Hewegung in Italien.
V urtiaiulluugon <lo# n n t n n liitotnutiouuU m Mulliuiuat[kur-Kuiigrns-NUH iu /.tirich

vont [) blH 11 Aiigiml 1897.

Xolln discussione ili mi Congresso matematico internazionale


tenui importantissimo quello riditi Pasigrafia, eri io nono persuaso,
d ie il medesimo pi fi non sparir raltorriinc del giorno dui futuri
congressi .
Cob comincia il (Irroi'so riotto, al Congresso matematico inter
nazionale tenuto a Zurigo launo corso, rial prof. Soliriider, ai uni
lavori la logica matematica debitrice rii tanti progressi.
Accennato rapidamente a Descartes e Leibniz, lA. passa ari
esporre i principii rii questa scienza.
L A. introduce 18 segni che, ilice, formano il completo sistema,
di notazione della generalo Pasigrafia, e che riduce a cinque cate
gorie. Li paragona con quelli usati nel Formulario di matematiche *
e noi lavori di pil Autori italiani; meri ialite essi defluisco Iu clausi,
il numero, l infinito, la funzione, e cosi via.
Applica la sua Pasigrafia alle relazioni di parentela. P arla degli
attuali cultori della logica matematica, del Mac,furlane, rii origino
inglese, del Peireo in America; e soggiungo che finora gli scopi
riella Pasigrafia solo in Italia hanno trovalo zelanti promotori. Dello
cortesi espressioni rivolto dal nostro A. agli italiani olio coltivano la

208

O lU S t 'P P l i PEANO

logica m atem atica, q u esti g li saranno certo grati, tantopift ch e presso


noi q u esti studii no u nono ancora du m olte persone apprezzati come
si m eritano.
D a t o cosi un cen n o generico del lavoro dello 8., non saril inu
tile il ricordare che le opinioni dei varii cultori di q u esta scienza,
elio o ra in rapida v ia di formazione, son o ancora sp esso diverse.
D e i tomi I e i l della grande opera dello Scliriidor, A Igcbra dvr
Logik, g>\ si parlato in q u esto giornale, a. 1801, p. 104-170.
Afferro l'occasione portami d a llA. on d e passare a llesam e m i
n u to di duo soli pu n ti controversi di esso, cioft:
1. La corrispondenza fra i sim boli del n ostro A ., o quelli dol
F orm ulario.
2. L e categorie, o ideo prim itivo della logica m atem atica.
In q uesto esam e confronter il lavoro dello S. col I''orimilario
F e 1, il qu ale appunto usc stam p ato al C ongresso di Zurigo, ove
lo Scliroder tenn e la su a ap p lau d ita conferenza.

1.
Il confronto fra i simboli dello Seliroder e quelli dol Formulario

i facilitato dalla corrispondenza se g u e n te clic sta b ilisce lo Soli roder:


Scliroder

1 +

Formulario

AV<- >

II a

<-> u 1 V

-a

(Mi perni otto di dare la forma i' . ad uu segn o speciale dolio


y. cho risulta dalla sovrap p osizion e del segu o =
e del s e g n o <
curvato).
Q uindi a primo a sp etto parrebbe clie si pu p assare dalle for
m ule scritto col sistem a dello 3. a quelle del F. so stitu e n d o ai segn i
d elliina serie i corrispondenti d ellaltra; in c o n seg u en za la differenza
f r a l e due teorie sia solo nella forma dei se g n i; e per adottare l uim
forma ovvoro l altra si debbano Beguire sole ragioni tipografiche.
La cosa in vece bon diversa.
In v ero il nostro A., oltre a g li 8 gii\ citati usa ancora seg n i
* 1 u u j ; e altri. D altra p arte nel fo rm ili. Introduction, tomo I
c tom o II (*) si son o stu d ia te su c c e ssiv a m en te le propriet espresse

(" ) L o rtiglo K q K, 1 1 F 2 $ l r qui tuuito, corriupoudono al la v o r i n. 60 (d o l

1H04)> 71 (dui 18U5, pa rto I) u 3 <do 1807).

V . O

R EC ENSIO NE : E. SCHRDR, UEBKR PASIOKAPIME E T C .

200

da pi il altri simboli. Cosi si Bcorgo olio in I<2 '2 (Aritinef.trai) non ai


fu u r o dui Bugni di logica A V
n ; invece ai uaaiio i ugni C ls ,
, a , t , , f , J , | , Sim , r c p . Di ipiesti sogni non stabilita In cor
rispondenza fra lo (lue ideografie.
Ma anebo la corrispondenza fra i prim i 8 se g n i solo appros
sim ata, non e sa lta . I sim boli corrispondenti dello S. e del F. hanno
un campo di v a lid it di fiorente, com e risu lter dal lesumo elio sogno
per nlcnni di eaai.
Lo S . fa corrispondere al

se g n o

i duo seg n i e 6 3

dol F.

Ora i sogni e e D esprim ono ideo differenti. Gii)-si pu riconoscere


eoi lin g u a g g io ordinario, poi eh altro affermare

altro

x ii un a

{x e n)

x una ellisse contenuta in a

(x D ) .

Ma it m iglior modo di far riconoscere la d iv er sit ili duo Ideo


si ili far vedere che e sse hanno propriet diflerenti.
C onsideriamo perci il sillogism o.
(Ft 1 P 2 5 )

, 6 Ola. Dii . xed , d . at&

S ia n o 0 b d elle classi : se ogn i a b , e h o x 1111 a , al


lora x 1111 b .
S e al p o sto di xsn si le g g e ,1 3 , e si a g g iu n g e la condizione
xe C l s , si o ttie n e ancora una forma esatta di sillo g ism o

u , b fCo e Cls . <Ofc . x'Dti 0 . aol


d i e , con uno scam bio di lettere, d iv en ta la P2(.
Ma si tro v a in v ece una forma falsa, so al p o sto di D ii si le g g e
ae.b . Poich dalle ipotesi a uh . beo 11011 si d ed u ce pu n to a e v , conio si
riconosce d a esempi,
L esem p io classico 6 il sofisma : P ietro e Paolo orano tipo
stoli ; ma gli apostoli orano (lodici: d u n q u e Pietro 0 P aolo erano
dodici .
X clla frase g li apostoli sono dodici il verbo son o non
corrisponde al seg n o 3 d e llideografia, eio esso 11011 vaio (apo
s t o l i c i ^ ) , ma b en s al segn o * , u si pu trasformare in (apostol o r d a s s e di 12 persone) . Gi i L ogici han n o d istin to i duo s i g n i
ficati del term in e essere , chiam andoli se n sn s com p ositi e
80118118 d iv isi , corrispondenti ai sogni s 0 D del Formulario.
S o tto forma piii m atem a tica (V. F 0 10), dalle ipotcBi

5 e (numero primo)
(numero primo) (classe di infiniti num eri) ,
non dedurr 5 > una classo di infiniti numeri .

800

GIUBEPPK m s m

TUhih (lig I 1*170), tulio Ipotesi its b . bsc si pu dedurr

ns u (j ; ad oh, (lidio ipotesi


a un pulito dolili rotti I). b 6 litui rotta dot liiucio o non de
durr a b unii rotta dot fascio o , ma bens im ]iunto del
idillio dol fascio o .
U na ltra formula in cui non permesso di sostituire al segno
il segno D 6 la P I 04
fl s Cls *3: * e a . = . ai - e a
ohe esprimo 1 propriet eommutativn. dei segni - cd e .
Invoco non sussisto la com mutativit dei segni o D. Invero
x un non a vaio ovideu tomento * non un a ; ina ogni
a un non h non vaio non ogni a mi b .
A d es. i immuri primi non sono tutti dispuri , vera porche
li s Np , no equivale ila faina i numeri primi sono tUi pari .
U na terza propriet elio diiVorenziii i sogni e o Z> espressa
dulia P202
a , b e Cls .d : {seta) >>(xeb)
xe {a u b)
olio esprimo In propriet, distributiva del segno xe rispetto al segno
w . Dire che te un a , ovvero diro olio x un b , equivale il diro
elio x un a o b . Essu cessa di sussistere se al posto di e si
legge 3 ; cio da (au) u (x ^ b ) si deduco a O ( u & ) , uomo afferma
la 1*228, dovuta al Me Coll; ma non viceversa. Cos vero ogni
numero quadrato b o uu multiplo di .', o un multiplo di 3 pi 1
Njj 3 3No *->(3N0 -|- 1) ; ma falso clic ogni quadrato sia un mul
tiplo di 3 , a che og n i quadrato sia un multiplo di 3 piii un o *.
U n nltru propriet che distinguo gli stessi segni hi IMO].
I )til fatto elio .t fc u n a (*) si deduco esistono degli <i . Ma
dal fatilo elio ogni a. h b (a~>b) , non si pu dedurr elio esistano
dei b , salvo quando ci siamo prima assicurati dello8isteu;sa dogli
a (1*402).
E cos via. Per le ideo rappresoti tute dai sogni s o O , q uan
tunque distinto, sono legate da pi. relazioni. Notevole quella
espressa dalla P422.
In conseguenza chi confondo e rappresenta con un sol segno lo
due ideo espresse dai segui s e Z> del Formulario, non potr eostru rre u t ima ideografia, uh calculas ratiocinator. Non potr
costruir una ideografia, porcli 11 lettore vedendo quel segno, non
pu distinguere so esso abbia il valore delle o del 3 . Noti pu eostriuTo un algoritmo di ragionamento, porcli lo identit del Form u
lario, tutto vere corno sono scritto, diventano inesatte sostituendo

RE CENS IO NE ! E. SCHRDGR, UEBER PAS IO RA P H IE ETC.

90 1

lun segno allaltro; u perci diventano falso, dovendosi dichiaravo


falsa una proposizione quando patisce u n caso d eccezione.
Lo stesso segno 5= dello S. fru proposizioni, non Ita il valore
del segno 3 del F. Invero S. pono.il sogno ^ fra proposizioni c a
tegoriche non contenenti lettere variabili, mentreeli in F 8 1 1*0 11
segno 3 introdotto fra proposizioni contenenti lettore variabili, o
porta dogli indici espressi o sottintesi.
Analogamente si pu rilevare la non identit dei segni
e 17 di S. coi
o o ili 1', poicluN i primi portano indio! varia
bili, ed i secondi no, e cos via.

2.
Tii im portante il secondo punto, perch qui ragioneremo su
forinole.
L A. parte ila 5 IJrbegritle o (/tugurio secondo A risto
tele e K ant, elio indica coi segni
=
1

.
II

5
1

e mediante cui definisce gli altri segni. Un lavoro analogo di rid u


zione delle ilice ili logica in primitive e derivate, fatto in l''s 1 ,
ove si danno coin idee primitive, spiegato col linguaggio ordinario
quello espresse dalle 1*1, 2, 3, 4, fi, 0, 7, 70, 100, mentre di tu tte le
altre si d la definizione simbolica.
Ilo osservato per (F 0 pag. r>0 , e
1 pag. 28) d ie questa
distinzione delle idee in primitive e derivate ha dellarbitrario; che
in pii! modi possibile costituire un sistema di idee primitive, e no
diedi qualche cenno nelle note. Quindi panni interessante Pesamiaro come lo S. abbia trattato la stessa questione.
Lo S. partendo da fi sole categorie, pure abbia fatto un a ridu
zione ulteriore. Ma, come egli osserva (pag. 140) le nostre Cate
gore non fanno ancora lintero sistema dei segui fondamentali , e
menziona fra questi le parentesi. Anche le lettore variabili rt, t, r t , ...
sono ilei segni. Quindi aggiungendo alle 5 categorie le convenzioni
sulle parentesi, e sullo lettere variabili, espresse rispettivamente
dalle 1*3 e 4 del F, si hanno gi almeno 7 segni che non possono
essere definiti. Anche hi parola Definizione o il simbolo I)f.
espresso dalla 1*7 del F, non pu essere evidentemente delinito.

t tU S E I 'I G l ' a A KO

Inoltro lo 8 . considera conio rappresentanti d'im a stessa idea


i segni == o 1, come pure segu . o TI, Ora segni e 1 dello
8 . non sono equivalenti, nel sonso cio che si possano sostituire luno
wlluli.ro in ogni forni olii, conio due forme tipografi ohe duno stosso
soffilo. Quindi (Indi lA. non d la definizione simbolica del segno
1 medianto I= , e del segno I I mediante il punto, noi dobbiamo
apprender dallo spiegazioni date eoi linguaggio ordinario il loro
valore.
In coiisogiienzu lo idee elio non si possono definir simbolica
mente, nella teoria dello N. sono in numero non minore di 10 .
Sulla scelta o valoro d queste ideo primitivo nulla c ad ossersorvarc, essendo ogni A. libero di partir dal gruppo elio pi gli
soddisfa. Vediamo invece come lo H. defluisca gli altri sogni.
La prima definizione dolio S.
0 = ,a

la quale valendosi della corrispondenza d ie Egli stabilisce, r tra


sforma coi simboli del F, in A = ., la quale nel 1<8 1 pro
ceduta fililiIIp. <J1 , ni cull lia In forma:
'521.

rt e Cls O . rt - = A

Essendo a una ellisse, la classo degli a e dei non a 6 nulla .


U n I I p , come la Cls necessaria. Invero, siccome, nel F il
segno accompagna solo una classo, o una proposizione, o una re
lazione, so nella formula n n = A al posto di a metto una cosa
clic non sia n una classo, nft una proposizione, n ima relazione,
- rt non lia alcun significato, e quindi la proposizione - = A
priva d sonso.
N vaio il risponder elio, essendo a un oggetto qualunque, con
s intendo linsieme dogli oggetti divorai da a , classe che in F
indicata con - u t . Ma chi pone - a ca , ne dedurr (lIOG)
a = i , o dalla P422, xea
a O , dedurr xsa . = . a O f t, identit
che non sussiste avendo giil fatta rilevare la differenza doi segni
e
E d essendo a una classe, a acquista due significati classo
fo rm a ta . dagli individui dio non sono , e classi diverso dalla
classo ,
Adunque, ossondo necessaria l H p. <wCls , por poter leggero la
P321, necessario che il lettore conosca gi il valore dei segni e, Cls,
O, afflilo di poter leggero la prima proposiziono dolio S., sicch il
numero dello idee primitivo va rap id a m e n te aumentando.

R E C E N S I O N E : E, SCHRDER, UEBER PASIO RAPH IE ET C.

Mu audio ammesso cho si possa traflou raro 1llp . n()ls, Ia P


dello 8 . non pu essere assunta por Df. Invero la logica naturala
non pili) essere soddisfatta dalla Df.
0 =

diciamo india 1 non a

Ed esaminandola coi eritorii della logica matematica, se no vede


la ragiono in ci elio essa non omogenea, poich lun membro h
un simbolo costante 0 , e laltro una funzione di una variabile a
La dcf. cho si vuol dare questa:
chiamiamo nulla il valor costante dellcspressiojio - , ovo et
rappresenta una clause qualunque , o ci espresso dalla Ks 1
P 4 35

A = > 1* (neCa

ri x)

la quale lia i caratteri d im a definizione. Ma non avendo lo 9, a sua


disposizione nessuno dei sogni i Cls D , non ili caso di po
terla onuuciare.
('osi lio num erata 15 idee cho si debbono promettere ufllnch la
prima def. data dallo 8 . abbia i caratteri d una definizione simbolica.

(107). FORMULES D E LOGIQUE MATHMATIQUE


(iltivuu

tin

(Itivi ut rit n m t ^ m i U i r n ) , v o l . Vil,


p|i. 1-41, (F* J00), 20, VII. 1000)

it iu l liitT iif iU 'iiiort

lO m utinl,

Q uesto lavoro, bo p o r t a lu iuta 20 l u t i l o 1000 (n elio in d ic a to t a l v o l t a


non 1n sig la F 1900), co n tien e n n n n u o v a te o r ia m a te m a tic a uom plota loi calcolo
dolio cla s si secondo l'in d irizzo ilI F kano ( in tr o d o tto nul lav o ro il 9B do] 1807),
ultro a a d ii zzi di altr o teo re possibili.
Lo no tazio n i h an n o orm ai assu n to la form a (loti n iti vii (salv o t Tnl ir vi usci i>fit
D f ? (delluiziono possibile) d i v e n u t a poi D f p ) ,
L a te o ria p rin cipato fo n d a ta sn lluso dol simboli Cls ; D n *, oltro
al consocio uso dolio lotter v ariab ili, dolio pnrontosl o p u n ti, dol sogno di
egu ag li mina po r definizione ( = Df).
L a teo ria dei simboli Cls
Z3 r\ = fc s v i l u p p a t a noi $ 1, in m odo analogo
a q u ello seguito nul lavoro n, 03 (tini 1807), salvo ebe eira a lcu n e proponi ioni,
olio nolla proem iente teo ria o ran o s t a to ussuntn uomo definizioni n uomo p o stu la ti,
sono p e n s a te (ledotlo dui clilarlm ontl cip ressi col lin g u n g gio o r d in a rio , porol
accanto mi osso non si tro v an o lo siglo D f * o P p , olio fig urav an o nella vocolda
teoria.
T a li siglo po treb b ero ossore di n u o v o a g g iu n to so lo 1 p roferisse con
lo noia scisi-ituxioira d el p rin cip io di im p o rta zio n e (come p roposizione p r i m i t i
vi!) a l l a speme di sillogism o rapiiresoutatju d a lla P 2*3 dol $ 1 (P. 25 del lavoro
il. OH),
(S u lla possili) 11th d i co uh! il orare u n a definizione poHslljllo conio m in dollui*
zinne g fletti vii o conio min pro p o sizion e p r i m i t i v a c f r ,: U. C a h h in a , Sitilv ttofniijtr y rwtruonef A t t i dei I Congrosso di tdiidl Diotodologiei (Torino, 17*20
die. 10*2), T orino, 105-1, pp. 1BB481, n. 3).
Noi $ 2 sono Hvilupputo duo teorie d olla so m m a lo g ic a ; n e lla p r im a il so
g n o u (fra elusisi) definito m e d i a n t e 1 simboli Cln * o D j o n e lla seconda h
preso corno p rim itiv o . K nn t e r z a teo ria
s v o lta nel $ l ovo, il segno u ( fr a elansl),
o doli ulto come gii\ noi lav oro n. 93 (dol 1807)
moti imito 1 simboli n .
Il
sogno ^ fra proposizioni 6 defluito, iti l u t t o qu esto teorie, modi un te
stiglio u fra ellissi ($ 2, P -PO),
Nel { '1 > Hviluppiitu la teorie d e lta n egazio n e () cssonzlalmonto com e nel
c it a t o lavoro n. OH (dal 1807), n ia acconti undo anobe a d altro q u a t t r o (oorio in
cui il Hagno non b pi il p rim itiv o .
(P e r q u alch e postilintn od ipotesi s o t t i n t e s a nollo teo rie dolla eg u ag lian za ,
dolio ellissi u n itario e dolio funzioni - olo del sim boli ~ < f cfr, : U. Ca HHix a ,

il

Fo r m u l e s
<8ul F o rm u la rio niuthamaitco

de

l o o iq u e

di Icano,

BOfi

m a t h m a t iq u e

noi v o l mno

lu

nu'lmiria <11 Gtuhi'ppo

l o a n o , t n ill rue c o lti du A . TiehuaCiNi, Ctmuo, pronao il Llcuo milotitilico tutolo,


lGIi, pp. 71-102, $ 1, n. 8).
Il

prem'Uto la v o r o n. J07 (F . 1900), olio b stato r ip o r t a t o qnnoi Intogrn linoiito

noi tra tta to n. 110 {A orriiii/otrfl ito mainhiuitiquc,

t. I I I , 1901),

Intninatiuo di lo g ic a m atem a tica d o v u to n G. I KA-N'O.

h l'u lt im o la v o r o

U. C.

'

La lettre F suivie ilo limite, indique lea Mitions dus Form u


les do Logique mathmatique , quo nous avons successivement
publies:
F1S88 Calcolo geometrico, preceduto dallo operazioni dell
logica deduttiva.
F188) Arithmetices principia, nova methodo expositu.
F1894 = Introduction au Formulaire de Mathmatiques.
F180/5 t=: Formulaire de Mathmatiques t . l , partie I. J1 u t
publi partiellement dans la 1MM, a.l 81)1-181)0.
F1897 = Formuhiire de Matlim. t . 2 N I.
F1898 =

t .2 N 2 .
F1809 =

t.2 NI). (*)


Les symboles de Logique, combins avoc les symboles les plus
rpandus de lAnalyse, constituent une idographie, par laquelle on
peut exprimer les diffrentes thories mathmatiques.
Cette idographie est dj assez vaste, car le Formulaire a.180!),
contient les principales propositions, de l'A rithm tique , la Go
mtrie et aux principes du calcul intgral, compltement exprimes
en symboles.
Ces propositions ont la forme des formulos algbriques com
munes. La diffrence est quo los formules communes ne sont quo lu
partie symbolique de lnonc dune proposition ; los formulaires p u
blis pur diffrents A uteurs ne contiennent en gnral que dos
fragments de propositions; ces formules isoles sont quelquefois
inintelligibles j les conditions rostrictives pour la validit dos tho
rmes m anquent on gnral.
Lea formules quo nous publions ici sont des propositions com
pltes, avec la signification dea lettres, ot toutes los limitations
ncessaires.

(*) A cca n to a lla s r Io , qui nauta da G, P k a NO,

d ia m o

11 numero

d ordlno

(loi la v o r o ocom lo l'in d ic o pu bb lica to noi vo l. 1 dl questo O pero c o l t o ;


! 1888 (n. 11), F 1889 (u. 1), F 1804 (n. (10), 1*' 1895 (n. 71J, F 1897 (n. 9 ),
! 1898 (n. 99),

F 1899 (n. 100).

U, V.
ao

00

G IU S E P P E P R M O

Lea mots du langage mathmatique commun m ontent i\ plu


sieurs milliers (il y ou it 1000 il pini prw dans Ica Qitvres d Archimfule). Toutes con ides sont exprimes, dans F1800, par environ
7 00 symboles (*).
Nous uvons conserv nux symboles lu forme commune, lorsque
cola u t possible; ox:
X , > , = , 0 , 1 , '2 , . . . log, sin, e,
n ... L orsquil y a plusieurs notations en usage, h o u r avons adopt
lu plus ancienne, ou la plus rpandue. Lorsque nous avons dll in
troduire un symbole nouveau, nous avons pris le mot du laugago
ordinaire', plus ou moins abrg; ex: p u t , v e t, q u o t , rest,...
Les propositions crites cn symboles sont notablemont plus
courtes que dans le langage ordinaire. On peut le rem arquer dans
toute proposition symbolique, qui soit suivie de l nonc ordinaire
selon lA. qui la trouve. D ans quelques eus, comme dans les li
mites, les sries, les drives, lnonc.ordinaire est tellement com
pliqu, qu on supprime eu gnral quelques conditions importantes.
Cotte abrviation ne dpend qu en minime partie, d avoir crit
rest au lieu de reste , mais bien de l analyse des ides et par
la suppression des inutiles.
Les dmonstrations, aussi rduites compltement en symboles,
consistent dans mie suite de transformations des propositions p r
cdentes dans la proposition il dmontrer, selon des rgies tudies
par la Logique, mathmatique.
, Dans le langage ordinaire, on a plusieurs formes pour repr
senter une mme ide indique ici par un symbole Heul. Nous don
nons il cliaque symbole un nom; mais il convient de lire ce symbole,
ou un ensemble de symboles, sous une forme qui satisfasse aux lois
du langage ordinaire.
U n peu d exercice permet de lire les formules, en donnant aux
propositions la tournure il laquelle nous sommes habitus,
L histoire de la Logique m athmatique est contenue dans les
formules suivantes; car les propositions sont accompagnes de la
citation des Auteurs qui les ont nonces. On peut la rsumer en
quelques mots.
Les propositions de logiqua exprim ant dea formas de raisonne-

(* ) P o r l'idoneo com plota <loi Im b o li dolio vurio udizioni dot

c F o r m nliirio

o lo viirm n tl Via viti In tro d otto ofr. : U. (Ia h k ix a , Storia a i <jnrtl( iM * /'ormiifnfo

completo
574, J B,

di <1.

l rano, D o l i .
U. C.

Uti.

nuit. it. ,

(B), 10 (1U5G), p]). 244-205, 544-

F O R M U L E S D E LOCMQVE M AT H MATJOUE

80

mont trs commmes dans lea sciences m athm atiques; elles sont on
partie intuitives. On ne peut pas indiquer celui qui, lo premier n
fait u ungo du raisonnement d uno forme donne; mais nous pouvons
"bien indiquer lA. qui la explicitement nonce, ot qui Pa rduite
en symboles.
Quelques formes de raisonnement, cornino le syllogisme ont t
analystes pur Aristote (Voir 1 P2-4).
Peut-tre que dans les uvres des seolnstiques on trouvant d 'a u
tres formes j mais la logique mathmatique doit ses principaux tho
rmes il Leibniz. 1) a introduit des symboles pour indiquer les
relations logiques entre classes ; et il a crit les principales forimi les
logiques qui contiennent une seule fois le signo = . (Voir 1 P li4,
4-2, 2 P2*l, etc.).
Le nombre do ces formules a t augment par Iioolo a. 1804,
1 IM-3...) et par Schroder n.1877 ($2 P3-2...).
McColl a.1878 et Peiree a,1807-1880 ont introduit les signes do
dduction et dgalit entre propositions : ils sont arrivs il exprimer
des formules contenant plusieurs do ces signes, rduites partielle
ment ou symboles par les A. prcdents. Voir 1 P3*6 l'O 5'3...
U n grand nombre d A., qui ont tudi les mmes questions,
sont mentionns dans les formules siri rentes, ou dans les ditions
prcdentes, ou leurs rsultats no sont pus encore rduits on
symboles.
Dans F I 888 et 1889, par lintroduction des signes ot s , nous
nvons expliqu lu relation entre les deux calculs, entre classes, et
entre propositions, ot nous avons entirement nonc eu symboles
un ensemble de propositions.
Plusieurs A. ont appliqu cette idographie iV diffrentes tho
ries mathmatiques j en voici la liste: (*)
P. A m o d e o , Aritmetica particolare e generale, Napoli, 1D00, p.411.
IL G e t t a 7, z i, K t . l partie V II. ldM. t.4 p .101.

() 11 Igntiloato <1fil lo ab breviazioni q u i naftto, por lo p n liblloaio nl p erio d i


fanilniotito ooiupruimlblle. F r a le mono ovido ntl ricordinolo :
MA oa Mnthom atiaolio Auimlcn,
A<M = Aulitili fli RtGItmtlca,
P o r lolonco com piuto di questo a b b rev iazio n i ufr. U lavoro n, 110 { Forimitaire ile miilhhnaliijue, t . IL I, 11101), pp, 217-218.
V. ('.
che,

1)08

OIU SU PP U PP.ANO

0 . l u r t i l i P o r t i , Collaboration il F t,1 partie UT. KdM. t.3 p.7f>.


I1' I1 partio IV, Teoria doliti Urantiessti, KdM. t,:{ p,7l).
I numeri negativi , lidM. t.'l p.l,'18.
Sullo alassi derivato a rientra o a. sinistra, Torino A. 1894.
Sullo classi ordinato o i numeri transfiniti, l alermoR. 1894.
Logica matematica, Milano, Il ocpii, 1894.
Sul limito dello datoti variabili, TorinoA. 1895,
Sur <juolques proprits de* ensemblett denucmblas, MA. L-17
p. 20 ,
Jl metodo del Qrassmann nella Geometria proiettiva, PulermoK.
1890-97.
Le cfasMi finitu, TorinoA, 189(5.
Sopra un teorema del sit). O. (Junior, TorinoA. .1890.
Exercieo do traduction en symboles de Logique Mathmatique,
Bulletin de Mathmatiques lmentaires, 1897.
Una questione sui numeri trans/Ini ti, Palermo l. 1897.
Les proprits formelles des oprations algbriques, KdM. t.O
11.141*
Sui simboli d i Logica matematica, Il Pitagora, a .1900, p.l,
95, 129.
F. C a s t e l l a n o , Collaboration il F t.I partie II. KdM. t,.'l p.l.
M. C h i n i , Collaboration il F1898.
L. C o u t u r a t , La logique mathmatique de M. Peano, Revue de
Mtaphysique et do Morale, a. 1899 p.010.
(}. P a n o , Contributo alla teoria dei numeri algebrici, F t.I pnrtio
IX . KdM. t.5 p .l.
11 il r i b a l t i i, OoRlributo aliti teoria degli aggregati, Palermo)?.
1895.
F. O i n d i c o , F t.I partio V ili. KdM. t.4 p.103,
Sulla determinazione dei Numeri Reali mediante, somme e prdotti. TorinoA. 1894.
A. P a r t o a, Collaboration il F1898, F l 899.
] )i alcune proposizioni fondamentali relative al mutuo sepa
rarsi di coppie di punti. KdM. t.C, p.JItj.
Ideografia delle frazioni irriducibili. KdM. t.fl, p. 90.
Note di Logica matematica. KdM. t.C, p . l 05,
Confrences sur la Logique mathmatique. Universit nouvelle
de Bruxelles, a .1898.
Conferenze tenute nella R. Universit di Pavia, a .1898-99,

Koma, a.1900.

FO R M U LES D E LO QIQUE M AT H M A TIQ UE

800

P e r n i o , Prin cipii d Geometria, Torino, Ioiimi, .1889.


Les proposition* du V*4"11' lioi-c dEuolidc, Mathusm t.l
a.1800.
(Kepioduit par lMckutoin, Pujecia i metody matematyhy u.1801).
Dmonstration de l'intgrabilit des quations diffrentielle* or
dinaires. MA. t.H7 a.l8'J0,
Prinoipii di Lot/ica matematica. 1U1M. t . l .1891.
Princ'qtios de Lgiea matemtica, M Frogreso inateinAtleo
a.L892 p. 20 .
(Traduction de lu Koto prcdente).
Sommario dei libri V II, V i l i e I X (VJSuoUdo. HdM. 1.1.
Formulo di Logica matematica. KdM. t . l p.24, 182.
Sul concetto di numero. KdM. t . l p.87, 2515.
Sulla definizione del limite duna funzione. ldM. t.2 ]).77.
Lesioni di A nalisi infinitesimale, Torino, a. 1893.
((Jnc partio ii 6L6 traduite duna: Qouocchi, DiftviviitlnlrueliUimg, dontse.ii von Koliluiatiu und Schopp, . 18011).
F t . l partie V. KdM. t.4 p.3;i.
Sui fondamenti della Geometria. RdM. t.4 p.51.
Notions de Logique mathmatique, ongrf; de Cium, il. 1894.
Astensione di aloimi teoremi d i Oatathy xtti limiti. Tori no A.
ti. 1804.
Sulla definizione di integrale. AdM. il. 1805.
(Traduit duna Ginocchi, id.).
Studii di Logica matematica. TorinoA, a. 1807.
(Traduit ciana (cnoi'.ehi, id.).
Generalit sullo Equazioni differenziali ordinarie. TorinoA.
a, 1897.
A n alisi della Teoria dei Vettori. TorinoA. a. 1898.
F i o r i , Sui principii ohe reggono la Geometria di posizione. Note
I, II, i l i , TorinoA. 1895-06.
Un sistema di postulati per la Geometria Projet Uva astratta
degli iperspazi, KdM. a. 1800.
Sugli Enti prim itivi dolla Geometria proiettiva astratiti. To
rinoA. 1807.
Nuovo modo d i svolgere deduttivamente fa Geometria projettiva. Mi limoli, a. 1808.
I prinoipii dolla Geometria di posizione. Tori no M. a. 1808 t. 48,
Della geometria elementare come sistema ipotetico deduttivo.
Monografia del punto e del moto. ToritioM. a. 1000, t. 40.

Ilio

G I U S E P P E PEANO

G. V u o c il, Collaboration iV F18S>8, F1800.


S ai p re en n o ri della Logica matematica. KdM. t. (1 p. 121, p. 183.
G. V a i l u t i , Un teorema di logica matematica. RdM. t. 1, p. 103.
Lo propriet fondamentali delle operazioni delta logica dedut
tiva. RdM. t. 1, p. 127.
Sui principi fondamentali della geometria della retta. ltdM.
t. 2, p. 71.
Dipendami- f r a le propriet delle reiasioni KdM. t. 2, p. 101.
Sulle relazioni di pavizioite f r a p u n ti d una linea chiatta.
RdM. t. 5 p. 75.
Sullo propriet carattofistiohe delle variet a una dimensione.
RdM. t. 5, p. 183.
Collaboration t F t . 1 partie I.
G, V i v n n ti, F 1 .1 pnrtio V I ; KdM. t. 4, p. 135.
I. Z i g ii a g o , Appunti di Aritmetica. RdM. t. 4, p. 121.
L Algebra der Logic de M. S e li rii (1er a. 1800-05 appartient
iY u n a u tre OTtlve vVittes. Voir 1UVM. 1 . 1 p. 164, t. 8 p. 05.
Noua en avons tir seulement quelques propositions (2 P3'2).
M, F r e g e ost arriv de Bon eftt, u. 1804, iY une idographie
par lnqtielle il a exprim dea propositione sur lide de nombre.
Voir RdM t. p. 122, t. 6 p. 53.
La dernire dition complto des formules (le logique a paru
dans F1807. D ans les applications successives ou a rencontr de
nouvelles propositions, et l on a vu lutilit do nouveaux symboles,
parus dans F1808 ot 1800. Des remarques importantes ont t
publies par MM, Padoa RdM. t. (t ot Couturat.
Uno nouvelle dition des formules de Logique est donc nces
saire. Nous rproduisons ici toutes los propositions de Logique en
tirement crites en symboles, fY l'exception de quelques unes, qui
contiennent des symboles non adopts dans F1800.
L utilit dos symboles est mise on lumire, et mesuro par
leurs applications. Nous supprimons dono toutes les discussions Y
cet gard contenues dans Icb ditions prcdentes. J 1 nous suffit do
rem arquer quo les symboles contenus dans le 1 , et notamment les
trois D , e et n (soua-entendu) sont dun usage universel ; ils se
rencontrent partout ; combins uvee les symboles de lAlgbre, ils
perm ettent d exprimer le pluB grand nombre de propositions.
Les autres symboles sont plus rarement adopts.

11

F ORM U LES Dt LO GIQUE M ATHM A TIQ UE

Les propositions sont ordonnons scion les signes qui entrent


dnus leur expression Symbolique. Toute proposition est indique
par un nombre qui ft une partie entire et une dcimale.
Le signe # indique le changement de la partie entire.
Les abrviations des citations bibliographiques sont expliques
dans F1899.
Tah le dcR formules dv Logique.
51 Cls e a ; D 0

2
4:}
ft
5

u
A
y;
0 <
7

p.
p.
p.
p.
p.
p.
p.

7
23

^8

4 t i
10 1

27

11

32
.34
35

12 siili Hip idem


13 Vnriab P Fimot
14 - 1 (inversion)

30
3U
38
38
40
V- 40
P- 41

PP<
P.
PP-

(pp. 7-88)

* 1.
I

Ois e * ; D n
Notation*
a h

...

L a l o t t r s a b ... z u'... d s i g u c t d e s o b j e t s q u e l
c o n q u e s . (*)

Les lettres variables, dan le Form., sont toujours eu italique.


Les signes ayant une signification constante ont une forme
spciale : 3 = + X
ou bien sont indiqus par des lettres
grecques b t 2 , ou p ar des lettres romaines : Ois log mod ...
On rencontre les lettres variables dans Ari s tote pour reprsen
ter les ides de Logique (V. P2'4) ; elles sont d un usage commun
chez Tticlide pour indiquer des points, des lignes, des nombres,
etc. (V. x P l-3 ).

(*) Noi

la v o r o o r ig in a lo uno t a t i o s a ti <tao co rp i d ir a m i, <11 cui q u e llo piti

p iccoli) por 1 com m enti o lu <Uiiii>HtrUKli>ul. P o r r a g io n i t ip o g ra fich e la cosa non 6


t o t a possibiJo noJJo presente <nlit:luno.

U . C.

t l U S I ' I T i : l*UANO

]>IH1 CCS notes TlOUH (lil'OIIH f]lllUI0 lettre OSt relle lallS 11IH
roriunle, lorsque In v aleu r de la formule dpend du nom de lu le t
tr e ; d a n s lo cua co n tra ire la le ttre eat apparente.
U n o 1* (proposition) 110 c o n te n a n t pas do le ttres variables rel
les e s t d ite caUyoriquc. S o n t telles les thorm es e t les dfinitions ;
to u tes los le ttres qui y figurent sont apparen tes.
U ne ]? ontenant des variables relles est dito conditionnelle.
P. ex. la lJ :
(soient et b des nombres ; on a ab --- ba)
est catgorique. La V
6 = ba
eat co n d itio n n e lle ; elle est sa tisfaite si a et b so n t des n o m b re s;
elle ne l est pas s ils so n t des nom bres com plexes d o rd re su p rieu r,
p a r ex. des quaternioni! ; elle n a pas d e signification si a ot b so n t
dos o b je ts d o n t ou n a pas dfini le produit.
A propos des signes s 3 | n ous donnerons les rgles p our re
co nnatre, il la position, les variables apparen tes.
D a n s le langage com m un les pronom s ceci, cela, le mme,
prem ier, deuxime,... jo u e n t le rlo des lettres variables. Un p o u r
r a it les rem placer p a r les nom bres 1, 2,,.. en faisan t des conventiona op p o rtu n es p o u r 110 pus p roduire des am b ig uts d an s lA rithm tique. V o ir F1897 p. '2ti.

()[](]

O
n d iv ise une fo rm u le en p a r tie s
r e n t h s e s {) ( ] [ } o u p a r d e s p o i n t s .

par

des

On crit un p o in t Iil oii lon fait la division. Si il cette place


on a djil 1111 point, on c rira u n nouveau point, e t ainsi d e suite.
Si a , 6 , o , . . . d sig n en t des signes quelconques, les grouponiontB :
a .h o

ab ,

ab . cd

a : bc . d

ab . vd ; fl . f g

hic. I

(ab) {mi)

a \(b o )d )

|[(ft){crf)](c(/</)]j((Afc)i]

sero nt id entiques il
M

{ab) c

N ous donnons la prfrence aux pareil thses dans les formules


algbriques ot dans lea formules composes comme los algbriques,
ut a u x p o in ts p o u r s p arer los propositions partielles d u n th o r
m e ; car d an s ce cas les p are n th se s se ra ien t ab so lu m e n t in c o n r
br au to s.
P e n d a n t longtem ps on a in d iq u le g ro u p em e n t des p arties
d u n e formule p ar u u e b a rre lio m o u tu lo su p rieu re ou infrieure,

pa -

18

FORMU LUS DE LOOIQUU M A T H M A TIQ U E

(lite vinculum (Cliuquct, Leibniz.,...). Selon eolio convention les grou


pements prcdents seront indiqus pur
abc

alto

ubcd

abcd

a b cd c fg h k l

Cet Lo convention, trs duini, presunto quelque difficult typo


graphique. lille no se rencontre plus aujourdhui que dans les frac
tions et los racines.
Si lon coin pi cl les vincnlnins, en les crivant aussi sous une
lottre seule, on voit quil y a a u tan t do points que des espaces
vides dans les vineulnine ; les points sont les complments des
vilH/UllUllS.
Lu suite de trois lettres peut fitte dcompose dans los deux
formes crites ; la suite do quatre lettres abcd dans les 5 formes !
n i bo . d.

a : b . od

ah . cd

a , bc : d

ab . a : d t

et en gnral la suite do n lettres peut tre dcompose en


(3w) ! / [ ! ( + 1 ) !j combinaisons binaires diffrentes. (F 1804 10).
Plusieurs couventions ont pour bu t de supprimer dos divi*
sions: P.W), 7-1,
P l - 1 , - P1-!W , foi Pl-01, + P4-7, X P l'O l ...
Pour les faire mieux ressortir, nous donnerons aux signes des
dimensions dill'rentes, et nous nous aiderons des espaces typogra
phiques.
Los parontlises et les points sont des signes de lcriture eomniuno, bien que lusage soit diffrent ; dans les langages ordinaires
le groupement des mots est indiqu par la construction,
Les symboles (la Formili, ont une signification constante, lin
adoptant les jmrenthftses pour gronpor les parties d une formule, on
ne pourra pas les adopter dans une autre signification. Nous ne
pourrons pas indiquer par (rt) une puissance de a , avec Girard
a. 1020 (voir Q P I 7a), ou la partie entire de a, ou la valeur
absolue de , ou une fonction de a. Eli gnral une lettre seule no
seru jamais renferme entre parenthses, car elle nest pas groupe.
3

Cls

Cls signifie classe.


Ce symbole a la formo K dans K1880 et dans les travaux de
plusieurs A uteurs. Il a la vuleur du mot So * (PAristoto, ter
minus des scolastiques ; et correspond aussi il ido gnrale, nom
com m un ,... du langage ordinaire, ot aux expressions ensemble,
Munge des mathmaticiens.

814

O lU SI iPfli PANO

P . ex, dons lArithmtlque reprsentent des Ola les mots ou


es symboles :
N ou N, = nombre entier positif
Np = nombre prem ier
et- p a r uno convention gnrale :
a -f- N =

a plus un N ou nombre plus grand que


X N ~ N X a multiple (lo a
N* = nombre carr
N* -|- N = sommo de (leux carrs .

D ans F1899 indiquent aussi dus 01b le symboles simple n 11


r in f t? Sgm Q q & & p u t vet quaternio.
L e i b n i z prend pour exemples les classes do points, ou figu
res ; elles sont des segments de droite daus PliilS. t. 7, p. 229,
2150, ... et des cercles daus ses m anuscrits conserv la biblioth
que do Hannover, Philosophie, t. 7 ftwe. H. 4. fol. ] -3.
Ces ligures ont t aussi adoptes par E u 1o r , n. 1708, ot
pur d autres.
4

S o i t a m u 0 1 ; t a u i g n i f i e u t vin a .
e est lu lettre initiale du mot Sort.
Exemples :
9 e N2
13 s X* + N*

2e1 1 s Np
Sur Iti possibilit do remplacer le signo s pur uno autre con
vention voir F1897 noto i\ lu T2.
P signifie proposition . Oo signe nest pas un symbolo de
logique, car il ne se trouve pas dans tes formules; il ost une simplo
abrviation.
Les P catgoriques ne sont pus lobjet du calcul logique.

S o i t p u n e P c o n t o n a n t u n o l e t t r e ai; l a f o r m u l e
x p r e p r s e n t e l a c l a s s e d o s x q u i s a t i s f o n t t\ l a
c o n d i t i o n p .
On pout lire le signe 9 par le mot qui .
Exemplo :
1
3a?
2 =* 0 )

SIS

FO R M U LES Dii LOOIQUE M A T H M A TIQ U E

lunit ost imo racine de l quation outre parenthses .


A utres ex. :
qitofc P l'O 4 D w P l 'O $ m p P 2 '0 $ 0 P ,0 Med P l O M P l-0 J q ' P4-0...
Dbus la formulo as 37) , lu lettre est apparente.
Los deux signes xs et x reprsentent des .oprations inverses.
Si lon crit le signe xe eu av an t dune Ois on a une P con
tenant la variable x ; rciproquement si lon crit io sitf/io ses eu
a v a n t duno P de etto nature, on obtient une Ois.
Les Ois ot les P conditionnelles no sont doue que doux formes
pour reprsenter la infime ide. Nous prfrons oprer sur les Oh,
Uno P conditionnelle, contenant uno variable x , sera considre,
sous la forme xea , 0 1 est une Ois.

{ x , y ) o u (,i/) i n d i q u e
o b j e t s * ot y .

le c o u p l e ,

ou

systme

do8

Dans la notation (a;, y), trs rpandue en Analyse lorsquil


sagit do fonctions do plusieurs variables, los parenthses sont n
cessaires, pour ne pas produire des ambiguts avec la notation
On pont les supprim er dans la notation (x ; y), o leB paren
thses ont la valeur explique par la P I 2.
o: ; y ; z indique le systme des trois variables x, y, z, quon peut
considrer comme lo couple form par {x ; y) et z. Voir 1*7*1.
Soit }> nue P contenant deux variables x ot y ; ( x , y ) p repr
sente la classe des couples (a? ; y) qui satisfont i\ la condition p.
Si est une Cls do couples, ( x - ,y ) e a reprsente une ivhtlion
entre les doux objets x et y , et toute relation entre les deux varia
bles sera ici crite souB la forme (x ; y) s a.
Ex :
(2/5 ; 3/5) (x ; y) > (** + y* = 1)
signifie le couple (2/5; 3/5) satisfait il lquation
-j-y = 5 1 .

S o i e n t a o t h d e s Oi s . 3 b s i g n i f i e t o u t a e s t b,
S o i e n t p ot q d e s p r o p o s i t i o n s c o n t e n a n t u n e v a
r i a b l e X)
2> = > >

OIUSUPII' PfiANO

h i K ii i l'i *5 d o p o n d d u i t , q ia u I q u e h o i t x , I n q f
e o s t- il- d i r u : l o s x q u i 8 n i i H l' n t j\ l u c o n d i t i o n p

s a t i s f e r o n t n u s a i tl l a r/.
S i Les p r o i o s i t i o n s j) e t q c o n t i e n n e n t
r i a b 1o s a , y ,
P D* w ?

doux

v il -

s i g n i f i e : t o u t s y s t m e x ,y qui s a t i s f a i t A la c o n
d i t i o n p e s t a u s s i u n o s o l u t i o n d e l a c o n d i t i o n q .
l t a i n s i de s u i t e p o u r u n p l u s g r a n d n o m b r e d e
variables.
O n s o u s - e n t e n d l e s i n d i c e s a u s i g n e d , l o r s q u il
' n ' y a p n s d a m b i g u t il c r a i n d r e .
La 1* o i , q u on p eut aussi liro l a classe a est contenue
dans la b , est dite universelle iilllrtnavc .
A ri sto te a exprim la relation a Z> b par une priphrase (Voir
P 24}; Leibnisi par a est b , et pilr a | b . Segner a. 1740 et
L am bert a. 17flfi respectivement par n < ^ b et a
b ; car le signe
Z) correspond au B i g n < ou > , ou mieux il ^ ou
de lAlgbre, selon que dans la classe ou considero le nombre des individus
qui la composent, ou le nombre des ides qui la dterminent.
Le signe 3 , quon peut lire est coutenti , est une dforma
tion de o* lettre initiale renverse du mot contient .
Il a t introduit par flergonne a. 181 (i. Voir ItrtM t. 6 p. 18iJ.
Les signes e e t O o n t des proprits diffrentes ; la relation D
e st transitive, la e ne lest pus (l2 4); la est distributive p ar ra p
port u, la 3 no lest pas (o P 4 0); la e est commutabili avec - ,
la D ne lest pas (5- Pl'O). Une autre diffrence est donne par
;,( P l 1. Les signes e et Z) sont lis par des relations, dont la plus
importante est P '2.
D ans la formule p D q, p sappelle nypotlise, abrg en Ily p
ou H p, el; q la thse, abrg on Ths.
On sous-entend les indices 3 , lorsquil est le seul signe do
dduction; ou lorsqu il reprsente la dduction principale, qui
porte le plus grand nombre de points i\ ses cMs ; ou si le thor
me a la forme p Z > { q Z i r). Les indices sous-entendus sont toutes les
variables relles contenues dans lJ-lp.
Les lettres qui, exprimes ou sovis-cntendu es, llgurent to u rn e
indices au signo 3 sont apparentes flans la dduction.
Oprer p ar xe sur la T universelle
u~>h
signifie la transformer dans la dduction
xea o , . xsb
do la condition xea on dduit par rapport il a! la xsb .

817

PO R M U LES DE LO GIQUE M ATHMA TIQ UE

Oprer par xa sur lu dduction


p .3 . q
signifie la transformer dans la P universelle
{xsp) 3 {.es5)
Ex.
ON 13 2N
to u t multiple do 6 est p a ir .
Oprons pur xe ; 011 a :
xe ON .D. xt 2N,
oti l indice ,r au signe 3 est sous-entendu.
Ex.
a s Np D. (n 1) ! -|- 1 e N X a
Le signe Zi se rencontre aussi entre 1, sans porter (les indice,
PB'Ol.
Quelquefois, dans les dmonstrations, le signe D lie deux tliormes, et ne porte pas dindices. 11 est alors une abrviation du
mot 011 dduit . Code abrviation nu rencontre sous la forine v
dans P e l i (v. KdM t. 0 p. 123), et sous la forme f) dans A b o i
t. 1 p. 36. Dans ce cas 011 pont considrer les signes des ides
primitives connue indices i\ D.
D ans le F , lorsquon rencontre lexpression xmt, a est toujours
une Cl. AiujJotfnejiiejjt flans Ja formulo <Oft, si un membre est une
Ois, lautre lest aussi. On pourrait remplacer la P"4 pur x e a si
gnifie a est une Cls, et x est un a , cest--dire ajouter lu P :
* t f l . 3 . i 01s

{F1881I P52)

Voir ladoa KdM t. (I p. .10.

L a C l s c o m m u n e a u x C t 8 rt e t b o fl t i 11 d i q 116 e p a r
j n r a b .
L a f f i r m a t i o n s i m u l t a n e d e s p r o p o s i t i o n s p
0 1 g e s t i n d i q u e p u r p r> q , o n p a r p q .
P o u r s u p p r i m e r d e s p u r o n t l i f e s e s o n 0011 v i e n t q u o :
j p r
s i g n i f i e (p q )Z 3 r, e t p Z ) q r s i g n i f i e j J D( r ) .
p . Ziq e t j o . s i g n i f i o n t p . ^ . q .
n n b ou

Le signo n, q u on peut lire et , et quon appelle signe de la


multiplication logique, est en gnral sous-entendu entre des P.
Ex.

(2X) r. (3N) 3 ON

N 3 {2 X ) o (3N)

Np n (4N -J- 1) DU* - f N a


G i r a r d a. 1034 p. 150 :
Tout nombre premier qui excde un nombre quaternaire de
lunit se peut diviser en doux q narrez entiers .

O IL'S C P P E PP.AKO

X . 3 . a (a - f 1) e 2N . (a + 1) (a + 2) e CN

ftffN . 2 e Xs O . 6 X a

N . < 1 7 ,D. ft* + 17 e Xp

D ans (ics ex. lindico a ivu igne Z) sii sons-entendu.


e Xp . iis N -|- 1 .D. ia-1 I) e X X a

[Fermt}

Ici le signo 3 porte leu indicos sous-entendus et b.

Ex. oii 3 a des indices explicites :


Ke 01s. le# : xes
. x + 1 * O . N u*
(principe d inducLion)
J-l-a-fl $n 1-2 2-0 B 1-2 :10 r 2l*2-5-G-J) Num-11 mlt 1-0 mp l fi ...
0
x = y s i g n i fio

=
a; e s t

gni

ii y ,

Le signe d gnlit a In forme ou o o , dformation de la let


tro initinle do wqualix, de V i t o il L e i b n i z ; la forme = ,
q n on rencontre dans l e c o r d o u. 1557, adopte pur W a l l i a et
N e w t o u , est devenue ensuite dusage uni versoi.
L a plus grande partie des propositions contenues duna le Formili,
s exprime pur les seuls signes de logique s, 13, et r (sous-ontendn),
combins avec les signes algbriques.
Le symbole Ois nous est ncessaire dans les propositions do
Logique ; le signe 3 nous explique le doublo rle du signe 3 entre
classes ot entre propositions j le systme do variables so rencontre
comme indice au signo 3 .
Dfinitions
D f signillo dfinition.
D ft
dfinition possible.
Supposons ordonns les signes qui reprsentent les ides dune
adone,e. Lit dfinition symbolique du u signe simple x u la forme
x = (expression compose par les signes prcdents)

Df

O nt cette forme les D f des individus :


1, 2, 3, ... , oo, o, O,
i, n, et des Ois:
N j , n, l, r, infn,Np,
Sgrn, Q, q, q'.
Si lon dfinit une expression contenant des lettres variables, et
s il faut d abord limiter la signification (les lettres, la Df a une Hp.
O n t uno H p lea D f rtc -J- X I
Nnm Z J7 1 mod max.
quot rest Dvr m it Omb mp $ 1' Log E p Mod k lini sin D / ...

8]

F O R M U L E S D E LO QIQUE M ATHMA TIQ UE

Une D f considre en elle mAmc, sans soccuper do su place


dans uno thorie, est lino galit, dont lo premier membro contient
un signo qui ne figuro pus dans le second, on qui y figuro dans
uno position diffrente.
Df! marque les galits qui ont la forme quo nous venons
d expliquer.
Ex : N, .> x l 020.1 R l 01r 25*9 f t 1-1 > 2-C-6 3*7 0-01 ...
Lo Signo Dft exprime donc une proprit intrinsque duno P j
Je signo D f une proprit rotativo ii su place dans une thorie.
Supposons fix un ordre aux ides des sciences mathmatiques.
Uno D f t qui contient dans un membre une ide, et dans lautro
dos ides prcdentes, peut tre prise comme D f relle do la pre
mire.' Sil y it plusieurs D ff qui remplissent A cette condition, on
choisira la plus commode.
Les ides, dont la D f symbolique fait dfaut, sappellent ides
primitives * relativement il lordre fix. U y a ncessairement dos
ides primitivos, car on no peut pas dfinir lu premire ide, ni lo
signo = , qui figure dans toute dfinition.
Si lon change lordre des ides d une science, une P qui jouait
le rle de D f p eut se transformer on une Di t ; une ide, qui tait
primitivo relativement au premier ordre, peut fitre dfinie, et rci
proquement.
U convient do donner aux ides d une science un ordre tel que
lo nombre des ides primitives soit lo plus p etit possible.
Xous rencontrons trois ides primitives dans l Arithmtiquo
-f- t1) ; et trois dans hl Gomtrie (5 v e t r i 0, 2 0 ot 8MI),
Les ides primitives sont expliques par lo langago ordinaire,
et sont dtermines par dos P p (P primitives); celles-ci jouent le
lOle do dfinitions par rapport aux ides primitives, mais n ont pas
la forine.
[On peut, si l on veut, donner aux P p lu formo dos dfinitions
symboliques. P. ex. an lieu de prendre cornino ides primitives dans
lArithm tique les ides reprsentes par les signes 0 , N 0 , + , ot
de les dterminer par C T p ( -|- 2 ' l-'fl), on peut dfinir lo syst
me (0 , X0 , -(-) comme le systme satisfaisant A ces 5 Pp]. (*)
( ) L a p a rte frn [ ] t> t u t a HnpproHHa noi la v o r o n. 110 (F orm u la i de maIMmatiqut, t. I I I , 1901) olio riprod uco (pp . 1-38), prmwnohi Im m o ta to , Il proRouto
la v o r o . I n fa t t i, mil lnvorn u. 110 (p. 44), e g l i a o r iv e :
ByntiHoa q u i sa tisfont ft ton t-on

cob

il

m io

iti Unit <lo

l p ,

E clb vuro iti generalo (nini) qualunque nia i l g r u p p o ili p r o p o r z io n i prl>


mi U v e ),

U. V.

sao

Giu s e p p e

peano

l ilrmi les principales formes de D f symboliques qnon rencon


tre d an s lo K, nous mentionnerons les dfinitions p u r abstraction ,
ofi lon dfinit lgalit de Iti mme fonction do deux variables, sans
dfinir cette fonction. O nt cette forme los 5X11111 '0, 1' 2 '0 vct 7'3.
Ex. do D f p u r in d u ctio n : - |- 4 1 '2 , IC I '2.
Ex. de D f o les deux membres) sont comiufi: 5 P 2 '4 .
Lea deux membres de lgalit qui constituo une D i'doivent eontonir les mmes variables relles. 1. ex. lu 5 P I 11 : N o . n 0
n est pas une Dt ; elle lo devient aous la forme:
0 =

valeur constante de a n , oit eieN .

T o u t si^ne dfini peut tre supprim, en le remplaant par aa


valeur donne par la Df.

T)i:monnlrnlionn.

Dm signifie dm on stratio n ,
sont renferme a entro | j .

lin gnral lea dmonstrations

Lea dmonstrations, dans los sciences mathmatiques, sont com


poses d une auite de propoaitions convenablement lies.
Ces P no diffrent des thormes que par leur moindre impor
tance. Noua pouvons doue lea exprimer compltement en symboles.
La liaison entro los P est indique dans lo langage ordinaire
par on d d uit, quo noua traduirons par "D. Elle est une forme de
raisonnement.
Les lois de logique, contenues dans lu snito, 011 t on gnral
trouves eu nonant, b o u s forme do rgles, les dductions quon
rencontro dans les dmonstrations mathmatiques.
Panni les rgles les plus importantes il y a lo syllogisme, com
poser, exporter, importer, la substitution, et simplifier.
Soiont p , q , , a des propositions.
Syll, abrviation de Syllogisme, indique la forme
jO . q ^ r .3 . D r

Si les propositions sont rduites il la forme x en, ol a est uno


Gis , le syllogisme eat exprim par la P 2 -1 , Mais nous appliquerons
le Syll mme lorsquil sugit de P 11011 encore rduites \ la formo xea .
(Jmp (composer) indique la forme
jO</ . j O r . 3 . 10 </r .

F O RM U LES DE LO OIQUE M ATHMA TIQ UE

Voir P3-1. E u combinant les raisonnements (Jmp et Syll, 011


a la forme:
P 3 '0 1

^3 5

. p ^ r . qr 3 * . 3 .

Im porter aiguille ]>nssoi" de lu proposition J 0 .g 3 ' iV lu j>qZir .


lin runissant les hypothses, 011 run it aussi les indices nu
igne 3 .
Exporter indique la transformation inverse. Voir P7'3.
P a r ex. soit la P :
X . be X X fl. . ce N x b . 3 . es N X a
o le signe 3 porte los indices sous-entendus a, b, c.
E x p o rt .3 :
Oprons pur es :

X . I i i S x * .3 : ce X X b .3 . 08 X x a
fl*X . lis N X . 3 . X X b 3 N X .

La substitution consiste il remplacer dans un tlitforine a de la


forme j)3,,... , les lettres variables a , y , ... pur des expressions
constantes ou variables a , b... ; on dsigne par
( . b , ...) I [ x , y , ...) P a
la nouvelle P. Le signe | som tudi dans son .
Toute P doit tre crite sous sa forme lu plus simple. Si l'on
effectue une substitution dans une P , il peut arriver que la nouvelle
P ne se prsente pas sous la forme plus simple ; il faut la simpli
fier comme su it:
a) Si lHp ne contiout plus do lettres variables, et si elle est
vraie, on la supprime, et l on affirme la Ths.
P . ex. soit la P
(11 j )P k : 3 :
Siinplif . 3 .

xe Xp . 3 . (x* 1) 1 -|- 1 s X x x

(a)

l i e Xp . 3 . 10 ! + 1 8 X X 11
10 ! - f 1 s X x 11 .

b) Si dans lMp il y a comme facteur logique uno P vraie,


on la supprime.
Ex. De la P:
, ?>s X . 3 . (a -}- i) = ft* -j- 2ah
h1
(a)

(1 ] fi)Pa . Siinplif . 3 :

neX . 3 . (a + l )2 = a* - f 2a -j- 1 ,

Si lon exporte la P vraie, la rgle b) est consquence de la ).


0) Rciproquement on peut unir t\ lITp des P vraies.
Soit un thorme:
I I p . . 3 . Ths
eBt donc une formo
abrge de
a . 3 : n p . 3 . Ths.
d) Si dans lH p il y a comme facteur logique une P cons
quence des autres, un la supprime.

8U 2

O IUSEPPP. PEA N O

<0 .Si (IntiH lIIp il y a im fucteur logique non ncessaire, on


le supprime.
/ ) Rciproquement on peut ajouter l IIp des fuctours non
ncessaires; cela revient dire quo de Paflirmation simultane de
plusieurs propositions, on peut dduire lafllrmation de chaque pro
position. Voir P3*3.
D 'autres formes de raisonnem ent seront indiques p a r un nom:
J)Hfcrib(,<->)
P3-1
D istrib u o )
U 4-0
Transp
- 2-S-4-7 4-2

Oporn
3-5
Operu
1-5
Operji
d

1-2 1

Oonimn
4-2
Commu
2-2

Assocn
4-3

D istrib ^ p )
r>-3

Assoco
2*3

Distrib(r>,u) . DiBtrib(a,w)
3*1
4-1

l)istrib(B,<i)
2

Eliminer.
2-1

Les P de logique ont en gnral vidontes. Les dmonstralions n ont pua pour b u t de nous assurer de 1 vrit do ces P, niais
seulement do rduire plusioitrs de ces modes de raisonnem ent il
dau tres plus simplos.
D ans lo Formul. une dmonstration est rduite il tuie suite de
transformations, suivant des rgles mentionnes, de lI Ip dans lu
Ths. Ces transformations sont anulogues uux rgles algbriques pour
rsoudre un systme dquations.
E n supposant ordonnes les P duno science, une Dm doit d
duire une P des prcdentes. Une P peut avoir plusieurs diuonstru.
tions; il p eut arriver q u il convienne dduire dune P une mitro
prcdente; on pourrait appeler dm onstrations possibles c,ch
dductions; elles deviennent des dmonstrations si l on change l'or
dre dos P . Ex. : u P2*6, t 1-61.
Les T dont la Dm manque, s appellent P p (propositions prim i
tivos). Si dans une science il y a des ides primitives, il y mini
aussi des P p , qui fixent lu valeur des premires.
U ne P est primitive, si lon no l a pus dmontre. D ans plu
sieurs eau on prouve quun systme de n P p est irrductible; pour
ce b u t ou donne aux ides primitives n interprtations diffrentes
do la relle, ot telles que cbaeune satisfasse il toutes les Pp, une
il lu Ibis excepte. Voir -j* et vet.
D ans quelques eus on prouve seulement quo chaque P p est in
dpendante des prcdentes; on prouve lindpondance ordonno.
Voir Pieri TorinoM u .l 8 ! ) 8 t.48 p.GO.

FO R M U LES D E LO OIQUE M A THMA TIQ UE

2.

ae Cls .D: cc , y s a . = . xea . yea

Df

S o it a uno d u sse; nous crirons x , y s a , q u on lira w ot y


sont des , au lion ilo xea . y e a .
Lu forum lo * , y , z s a signifie

x , y s a , zea ,

.t et y sont, des a, z est un a , quon lira x , y, z sont dos a ,


et ainsi do suite quel que soit le nombre des sujets,
l'x.

2 2 1 , 2 3 1 , 2 1

a , b e N . 3 . ab ba . 8 -j-

a , b e Ola .13.. a~)b . = : xea. .3*. xeb

e Np
2 ab

DM

j Operare)

(F1880 P50)
{Opera)

Cette r relie les doux fonctions du signe 3 entre Cls et entro


P, et exprime les rgles oprer par x s , ou pur x$ . Voir Pl*7.
Si lon considre le signo 3 entre P cornino uno ide prim i
tive, lit. P -] dilniru le infimo sigilo entre C ls .
Rciproquement on pourrait essayer do prendre comme ide primi
tive la valeur dtt signo 3 entre Cls, et d en dduire la valeur entro
les conditions xea xsb pur la mCmo PO. Mais cotto P contient dj lo
signe 3 avec la signification on d d u it entro lTfp et la The.
2

us Cls .3 . t o n

a , b s Cls . ( O b . xea .3 . xsb

{P*l O -

{ L k ih n iz voir P3'3)

( F I 889 PB )

a , b s Cls . 3& .3 : xea ,3 * . xsb

(1 )

(1) . Im port . 3 . T]
Appelons p et q les conditions xea x s b . P a r la JJf P - 1 , lu P*3
devient: p"Dq . p .3 . q si do p on dduit q , et la p est vraie, sera
vraie la q .
Cotto formo de raisonnement ost une ospco de syllogisme.
1

a , b , o s Cls . a3i> . bZ>o

.3

3o

{Syll]

(A u ib to teles , Analytiea Priora, lib, I, cap. IV :


E l t A xerc navti; roO B, xul t B xut navra toO T,
va^xii r A xut itixvt to T xuni-yoKTacu )

82-1

G I U S E P P E PDANO

( L e ib n iz Msh. Philonophio v ii l I Ibi.17:


Notti T a u t vox est. cIV sive drje. Hi Frf ot

t?r tune

eTa t>j

Cotto P ox primo lo syllogisme abrg en Syll.


Soit xay uno relation outra les objets x ol; y . Elio est dito
transitive si
evay . yas .'D. xaz.
Le Syll dit que la relation 3 est transitivo. La relation e no
lest pas.
P. ex. (le
et

7e Np
Np s (ensemble infini illimit (Innombrable)

on ne peu t pas tirer do consquence. On dit que e a le sens com


pos (sensuB compositi), et 3 le sons divis (aensns divisi), xea dit
que est ano proprit de a; : a O i dit que a est ime proprit des
individus (le la dusse x .
0

a , b , c , tte Ois .

. bZX) . cOf O . fOr

[Hp . Syll .3 . (O o . (Orf . Syll .D. Ths]


C , 6 , o (31s .D: fO iiD c . = . <ofc . Oo

Df

Cotte abrviation se rencontre danH quelques dmonstrations.

3.
0

3 ^
a , b e Cls . 3 :

(tb = n b

, b , o s Cls . 3 : abo = (ii)c


ab = o

xs ah . = . xe (nt)

(ab) e

a = bo . = . a (bc)

a l 3 . = . (ah) Z) o

3 bo . = . a 3 (bo)

Ces conventions ont pour b u t do sous-ontendre le signe


parenthses.
*1

a , b e Cls .3 : xs a n b , = . xea . n . xeb

D ft

:
J f
et des

( Distrib (, -)}
{ E l889 P 4 7 )

Cotte galit est une D f t (dfinition possible), car le signe n


figure dans le premier membre entre Cls , et dans le second entre
P . Si lon suppose connue sa valeur entre P, on on dduira la valeur
de la formulo xe ah ; mais pour avoir dans le premier membro ab seul,
il est encore ncessaire la transformation indique par lu P ' 2 ,

FORM ULES D E LOOIQUE M A T H M A TIQ U E

82

Rciproquement si lon considre comme uno ide primitive lo


produit ab do doux O is , on dduira la valeur du produit logique
entre les P xea et xth . Mais lH p a , b e Ola , p a r la P2*0 e st djiY lo
produit logique de deux P .
Soient x a y e t xjiy deux fonctions de x , y . L opration * est
dite distributivo par rapport la 0 , si lon a
xa. (yftz) = {xay) P (xctz)

(D istrib ( , P) j .

Lo signo droite indique le thorme qui exprime cotto


proprit.
P . ex. l opration arithm tique X e st distributive par rapport
+ .
Lopration s , dont le rsultat est une P , e st donc distributive
par rapport il n .
Ex, De la P :
Oper xe , D istrib (fi , n) .d :
2

a , b e Cls o - ab e Cis

, 6 e Cls .D. ab "Da

Np n (4T + 1) D N 8 + N 8
xe Np . xe 4N -j- 1 .D. xe N*

N8.

(F1807 P 22)
'31

H yp P-3 .D . ab D&

j L e i b n iz , Specimen calculi universalis, PtilS. t.7 p.218:


a e st a ab est a ab est b j

a , b , o e Cls . aD& . <Oo .D. O bo

( Oinj )

( L e i u n i z Id. p . 2 2 2 :
Diversa praedicata in unum conjungi possunt, u t si constet
esse b , itomque aliuiulo constet esse o , potorit dici fiosso ha j
Elle exprime la formo de raisonnement dite composer (Cmp).

, b , o e Cls . Do .D. ab D ac

( Oper n )

( L e i b n i z Id . p . 2 2 2 :

S i b est o , tune. ab erit ao . Quod ita dem onstratur: ab est b ,


b est c , ergo ab est o , per regulam consequentiarum primam, ab
eat o , ab est a , ergo ab est ao per demonstrata supra}
la , b , o e Cls . bDo . P 31 .D. ab D& . &Do. Syll .D. ab Do
>

. P*3 . (1) .D. fr D a

D o . Cmp .D. b D c]

Cette P , analogue i\ > P 4 ,1, s appelle oprer par n .

(1)

O I U S B P P E PEA NO

La dmonstration est la traduction exacte de celle donne pur


Leibniz. Xous voulons dcomposer les diffrentes dductions, qui
sont complexes, duna les formes simples. On verra par cet exemple
comment cette dcomposition soit longue.
H p signifie liypothse du th orm e* ; dans notre cas: a , b ,
o Ois . Z oo .
Simplifier par la l'3 '3 signiflo rpter la premire de deux affir
mations ; simplifier par hi F3-31 aiguille rpter la deuxime.
Xous commenons dcomposer lHp en affirmations simples :
Simpl (P3-3) .Z):

IIp o . a , b , o s Cls

()

Simpl (P 3 31) o :

H p O . Oo

Simpl (P3-3) O :

a , b, o s Cls O . , b a 01s

(y)

(a) . (y) . Syll O :

H p O . , be 01s

(<*)

Simpl (P3-31) . 3 :

n., &, c 8 Cls o . o fi Cls

()

(a) . W . Syll O :

H p o . o e Cls

(f)

Simpl (P3-3) O :

a , 1>e 01s O . a i Cls

(t)

(). (C) . Syll o :

H p o . a < Cls

(v)

Simpl (P3-31) O :

a , b Ois o . b s 01s

(<) . (0). Syll o :

H p o . b e Ois

(0

P3-2 .=.

a , b t 0I& o . ab e CI

(<J) . P3-2 . Syll o :

H p . 3 ah e Ois

(<)

(a) . (t) . Omp O ;

H p . 3 . a b , b e Cls

Up)

(tp) . (ff) . Omp o :

H p o . a b , b, o e Cls

P3'31 . = :

a, b

() . P3-31 . Syll . 3 :

Jlp O . atO b

(t)

(ty) . (i<5). Cmp o :

H p O . ah , &, c e Cls . a i O i

(te)

(je). (fl). Omp o :

n p o . u b ,b t o

Cls . <iiOi> . Zoo

(<ib,b, <3)J(a , b , o ) Syll O :

a b } b t 0 8 Cls . abz)b , Zoo O . Oo

{(f) . {(0 . Syll o :

Il p O . a t o c

(>v)

P 3 3 :

a , b e Cls O . rrOfl

() . P3-3 . Syll o :

H p o - aZ oa

(w) . (/) . Cmp o :

H p O . ab , a e Cls

(x) . (c) . Omp O :

Hp O .

b Cls

o . al'Db

, c e 01s

(.0)
(*)
,

(*)

927

FO R M U LES DE LO OIQUE M A T H M A TIQ U E

(xa) . (l) . Oinp . 3 :


(xfi) . (tt)) . Cmp . 3 :

IIp
Hp ..33.. ah
'a l,, aa, , oo* 01s
01s .. 6633
IIp . 3 .

(x/i)
. 630

( a f t, ,c ) |( a , 6 ,o)Cinp .3 : 6 , a , o e Ois . a i o a . a i 3 o . 3 .a& 3 ae


(xy) . (x&). Syll . 3 :

(xy)
{x<J)

a , b t o , d e Cls . (O b . <3o .3 . ad 3 6o

{L kibniz Id. p.223 :


Si est b , et est o , tune a d orifc bo. Hoc est praeclarum
tlioorom, quo(l dem onstratur lioc modo:
a est b , ergo ad est bd per priora,
d est o , ergo bd est bo rursus per priora,
ad est I d , ot bd est bo, ergo ai? est bo. Quod orat dein ou s traudii m )
j Mo

COLL

a.1878 PO)

)Hp . P 5 . 3 . adZ>bd . bdDbo . 3 . Ths]


01

a , b , t , d e Cls . 3 6 . 3fl . bo Z>d .3 . 3<

[ F I 87 P35

[Hp . Cmp . 3 . 3 6 0 . 6o3e! . Syll . 3 . Ths]


02

. ab 3 o . ao 3(1 . 3 . ab 3 d

h'1897 P37 I

J llp . 3. fll>3o . avZ>d . 3 - 'fils]


03

--------------------. 3 6 . i o 3 (7 . 3 . ao 3 d

j F1805 l IIBI

[IIp . 3 . u3tio . ba3<i . 3 . Tlisj


Od

------------------- . aZibd . 630 . 3 . 3

(IjlIBNIZ Id. p .21 8)

[Hp . P 3 . 3 . a'Dibd . 6 ( i 3 i . 6 3 c . 3 . Ths]

* 4.
0

a , b s Cls . 3 : a = b

3 6 . 63

IMI

( L k i b n iz PhilS. t.7 p.225 ;


Si a cet b , ot b est a , tunc a ot b dicuntur esso idem j
(Mo C o l l P 7 : (a = 6) = ( : 6) (6 : a)]
Cette iJ exprime lgulit de deux classes par le signe 3 . Ii
signe = se reucoutro ncessairement dans tonte dfinition, et no
peut pus tre dllui. Si l ou veut considrer cotto P cornino 110 D f

O lU Stil I'U

PIIANO

il faut rognnler l doustfiiuo Igne = comme 116 uveo le signe Df.


Leur ensemble signifie est gal pur dfinition ou nous posons*.
Il n ost plus lo infimo signo <|ui figura duna a 1.
Ex:

(2N) r\ (.TX) = (tN

les nombres multiples do 2 et multiples do 3 sont multiples do 0 .


N n X3 {3x 2 6 5N) = 5N 1
Les nombres x qui rendent 3x 2 multiple do C s'obtiennent
do In formulo
1 , cu y remplaant y p ar tous les N .
1

8 Cls ,z>. a = au

(L eiiiniz Mss. v u p.3 ;

* A A oo A *]

[( , a , a) | ( , 6 , c) P 3 4 . Bimpl . 3 : as Ois . 3 . Drt

(1)

((*) r 3 -3 . Bimpl .3 : as Cls . 3 . n<i3

(2 )

(1) . (2). Cmp . P O . 3 . V\


'2

, 6 e Cls . 3 . ab = ba

fComm n)

( L e ib n iz Mas. v n B 2 p.3 :
AB oo B A }
Soit xay imo lonction do x et y . L opration a ost dito com
m utative * si lon a
xay = yctx
{Comiu a]
Lft 15,2 exprime 1 commutativit de lopration n.
[Hp . 1*3-3 . P3-31 .3 . abZib . abz>a . Cmp . 3 . ab 3 ha

(1)

H p . (i>, )|( , b) (I) .3 . 6 3 6

(2 )

(1) (2) -3 . P)
3

, b , o e Cls . 3 : a (60) 8= {ab) 0 = abc

j Assou n)

( Hoole n.1854 p.20}


On dit quo lopration est associative , si
(xay)ivt = xa{yaz)

( Assou a j

L opration n ost associative.


[Hp . P3-.3 .3 . (ttb)3fit . fo rt .3 . (fti>)o3(t

6 3 6 . 3 . (<16)0:36

>> (6)030 (2) . Cmp .3 - (6)o3 bc

(1) . (3) . Cmp 3 . (6 )0 3 a(6c)J (*)


(*) Manon la diznoutrazlouc 1I0II 11 proponi ziuno :

a, l>,

t C!b . D . n(io ) 3 (6)o

olia ni fa iu mudo analogo n <iuullu oypoata,

U. 0.

(1)
(2)
(3)

l ' Q R M U U 'S 01'. LO GIQUE MAT tt MA TIQUl'.

* 5.
Soient p , q , r des 1* contenant imo vuriublc, ou tau syatnio do
variable a X .
0

V = . <i

signifie

p . 3 . q : q O . j>.

01

p . D 2: q .D. r

aiguille

j> g O * . r .

02

signifie

p .D : q . 3 . r : r . 3 . q .

Ces P s noncent symboliquement :


1

a , bs Cls .3.-.

11

, b,

12

a , b , ce Cls .D: :

ob

xea , = x . xeb : = . a b

GIS .D :

. ci*%t) . x 0. . - . tib _j o
xea .Zit: xeb , = . x e o .*.=. &3o . aoOib

Duna la fornitilo p ,x . q , la lettre x est apparente. On sousentend Lindice uu signe - lorsqu'il y n. pua d ambigu'tt s\ envindre. Voir $1 P3.
lix.
(in Np . = . <18 N -|- 1 . (n : ) ! + 1 e X X a
1*1-3 n l*3'( /1*1-3
P 0 G P14-1 r P IO M -'V - . . .
Dana ces exemples lindice nu signo = eat toujoura sous-entendu.
Dans la formulo p .Z)x : q O . r , le premier D porto lindioo x
qui peut tro soua-ontendu; lo deuxime no porto pas d indico.
Dos deux foriues jO.r/D' et p S r , la deuxime est plus sim
ple, lorsquil s agit d une proposition seule; mais la premire ost
plus coinmodo lorsquon a une longue suite de propositions qui ont
une H p commune; alors oc. p e u t m ettre en vidence cette I I p , et
l 'crire une seule fois.
Ex. : R P 2 0-7 P l l - 2 '4.
L(v P - l l exprime, dans u n cas piirticulior, la rgle de loxportor.
Ex. do la -02 :

a , b , veN o : a = b

<t -}- o = &-f- o

a , b e N . 3 : 2 - f 62 3X . = . ne 3N . be 3N

a , b s Cia . 3 : a D i i . = . a = ab

Df t

830

GIUSEPPE

PEANO

( Lki un z PkilS. t.7 p.214: Omiiu A osi; Ji id est A l i o o A )


Cotto P transforme 3 6 en une gulit. Lo signe 3 y figuro
11U88 pour sparer lIIp do la Ti ih , Voir I'18!)7 X'52 note.
[, he Cls . a'Oib , P 2 -2 . 3 . D . D/ . Cmp . 3 . azyib

(1)

ft, 6 s Cls . fOft . (1) . P 3 3 . 3 . rO6 &3 . P 4 0 , 3 .

ab (2)

a = ab . P3-31 , 3 , 3i

(3)

(2) . (3) .3 . P]
3

a , b , o s Cls . 3 : a 3 bo . = . 3 6 . 3 c

{Distrib ( 3 , n))

| Mo Coll n.1878 P12 : (* : A) ( : B) (* : 0) = (a> : ABC) |


[a., b , o s Cis . 3 bo . r S 'S 'S I . 3 , D i. 3 0

(1)

(1). Cmp .3* P)


4

a , b , oe Cls . ab 3 0 . ao 3 &. 3 . ft!> == ao

(K1897 P/55J

[Hp .3 . a&3rto . ac3& .3 . Tlie]


Ex. Appelons ft , i> , o los trois quations
+ y m

xy

(x y)B m8 -lit.

P a r dos rgles algbriques on n 6 3 0 036 ; on dduit lquivalence


des aystmoB ab ot ao (mais non de ah et 60).

0.
1

e Cls . 3 . 3 (xea) = a

Df 1

| F188!) P58 j

('otto galit a 1 caractre d une D f t , car lo signe s figure


dans lo premior membro ot nou dans le second. Mais, contrairem ent
aux autres D f , lo premier membre ost plus compliqu que lo second.
Dans la pratique 011 crit le signe a eu av an t d une P rductible,
niais non rduite, la formo x e a ,
2

a , b s Cls .3 . ftn b =

(eft . n . coeb)

D f!

(Distrib (, n)]
(1<1880 P00)

[1*3-1 . O pera* . 3 . P]
Cette P dit que lopration a est distributive par rapport il
3

f/s Cls . 3 . a x i (e Cls . 3 . 3 . m u)

n .

(PIS!)? P O I)

FORM ULES D E LOOIQUE M A T H M A T IQ U E

n Ii-S . 3

831

n., t t e C l s . 3 h . *! . 3 . arM

( 1 ) . E xport . 3

(1)

a s Ois . 3 / . x ta O * : Cia . < o h . 3

(2). Oper x 8 ,3

as 01a . 3 . a~>xa (

(2)
) {)

s 01a : a 01a . 3 4 .3 . :3 : as Ois . 3 a :D: ccsa (<()


(4).Export. Oper xs . 3

neOls . 3 . <E3 (iieCl8 . c O u .3,,. xeu) D (B)

( 3 ) . {5} . 3 . P]
Ex.

2-1 Dm . 2-C Dm . - 3-8 D m .

* 7.
1

[x-, y , z) = l(; y)-,z]

(x-,y) = ( a ) b ) . = . x = a . y b

Df

{F1808 P70)

D f!

{1*1807 P71}

S u r cette P voir lldM t. p.65, p. 119.


3

a t b , 0 8 Ois .3 : :

xsa . 3 *: { ; y) e b . 3 . [x ; y) 6 0

xea . (. ; y) s b .3*,. ( ; y) so

)F185)4 18 P 2 ; 1897 P 7 4 |
Considrons ne condition contenant une variuble te , ot deux
conditions contenant deux variables x ot y . Nous crirons la pre
mire sona la i'orino sran, o est uno Ois; et les doux dernires
sous la forme (x ; y) eh et (x ; y) e 0 , o b et c sont des Cls de couples.
Alors lu dduction
a e a . (x ; y) b . 3 , t. (* ; y) e 0

est identique lu
xea . 3 * : (s ; y) s b . 3 . <x ; y) 0 .

La P '3 est l expression symbolique dus rgles exporter et


importer dont nous avous parl dans les dmonstrations . Un
cas particulier est lu P S l l .
Ex. dans les D<5m. des R P 2 l
P 1 2 Lm P l* l l <4.
4

a , b , 0 s 01s . 3 : ;

xea .

yeb . 3 V. ( , y) t c

[ P e ih o k U.1880 p.24:

yeb . 3 : xea . 3 * . (x , y ) e o

(H {y ] z)\ = jy H (x te))

882

OIU S PPU

'5

f t f i

POM O

s Uls . 3 : :

.re . D *: ysb . (x ; y) eo . D . (x ; y) ntl


i . 3 : ara . (# j ) e o . 3 * . (; y) e d

[ Im p o rt. E xport . 3 . l j
D autres identits oft figurent (les rolntions outre plusieurs va
riables sou contenues dans
T2.

8.
1

x = 0)

*2

x = y O , y = a>

x y , y = s .3 . x z

j Ex. -(- :m j

Ces trois proprits (le lgalit sont indpoiidnutes. Voir vet


T2-1-2-3.
9 i lon suppose vrifies les 23, et quo, ta n t donn un objet
* , il on existe un autre y tel quo x = y ,
3 y = x , IJ,3 D P l .
Voir V a i l f t t i ldM, 1.1 p .127, t.2 p.161, et D e A m i c i s
IidM. t.2 p.l 13,
Il y n des relations, diffrentes de lgalit, et qui satisfont iiux
conditions 1*2*3.
Sont telles les relations gomtriques :
la droite x est parallle il la y
lu ligure a est superpostvble il la y
la flguro a; eBt semblable, ou projeetivo, lu y .
Voir P I 804 $30.
Si lquation / (x , y) 0 , o le premier membre ost une fone(ion algbrique entire les nombres o et y , exprime entre ees va
riables une relation ayant les proprits ] *2*i, elle est rductible t\
la forme F # = V y , oit F est uno fonction rntionnello. Voir IdM.
a.1000 p.37. (*)

( " ) Lu slglu I d M Hta por Intnrmfidiuiro don Miittimntoloiis . L u q uestiono


di oui qui ni purin ora tu ta punta dii

Q. Pka.VO

contorni to n ollo prououti * O pero scolto * ).

U. O,

liai

180U

(la v o r o il.

43

non

form ules

4 x y = z

de

l o q iq u e

usa

m a t h m a t iq u e

Df

= y . y z

exprimo mio abrviation trs connue.


B e Cls . xa . y x . 3 . yea
0

x y . = : a Cls . xea . d yea

(Fi8or> 4 rio)

D fl

|F1807 1*80)

(L eibniz Id, p.219:


Eadem mmt quorum unum in ulto
rius locum substitui potest, salva veri tute * )
L galit x y signifie to u te dusse qui contient x contiendra
aussi y *, ou to n to proprit do x est une proprit de y ; on
la vrit de lu proposition x a , qui contient x , n est pus altre
si lon remplace x pur y .
Cotte r est uno D f T, car le second membre ne contient pus
le signo qui ligure dans le premier. La difficult q u on rencontra
il la considrer comme une D f relle, que le signe sert djil dans
lu dfinition, pont ttro carte pur la remarque la r4 ,0.
La P'C no donne pas toute lu signification de <r = y , car on
doit encore dfinir cette galit pour les nombres ngatifs, rationnels
nl2 B12 , dans les D f par abstraction; do P*G on ne pout pus
tirer In P4-0 . V. F1S97 p.30.
Dans les traits d Aritlimtique on a les IJ
2/3 = 4/(J

2/3 est une traction irrductible

4/C no lest pas,

ce qui parait en contradiction uvee la P*B. Ici le signe 2/3 repr


sente d abord u n nombre rationnel, ensuite lensemble des trois
signes 2 / 3 .
01

Dm P I

ae Cls . xea ; Simplif ,Z>. xea : P-G : 3 . P

62

Dm P 2

P l . 3 . xe z (z x ) . P (f . 3 . ye z s (z = x) . 3 . 1

C3

Dm P 3

Dp . 3 : ae, C ls. x e a , P-0 .Z), y e a , P 6 O . zea :Z3. Ths

04

Dm P '5

P-0 . Im port ,Z3. P

IF1897 F80-84)

(pi). 38-20)

2 u
*

1.

(I

, h Cls . 3 . u b = x (i:e Cls . D e .

O j .**c)
Df
j Kl 80 7 .1*241 )

884

G IUSEPPE

P A N O

a u b , qn'im peut. Uro a ou b indique donc lu classo dos


objets qui appartiennent lune, nu moins, <1ch dusses a ot b .
Lopration indique pur le signe u s'appelle addition logique.
Hx; Np P2-1 :
Np (3 + N) 3 (ON -f- 1) u (ON 1)
5-0 Num 2, -.31, .,32-*6 niux -3 t)vr 1-33 $mlfc D02-33 q 43-7
W 1*3 4*1 Ssin-1 1>M , 2-1 .
L o i b n i n indiqu lopration u par le B i g n + , ou pur lo
infime signe dans un cercle. Nous ne pouvons pu reprsenter par
un ni^me signo les additions logique e t arithmtique, sans produire
des ambiguts. I*. ex. :
Np + Np = 2 (N + 1 ),

N p y Xp = N p .

Le signe -j- dans Boole a une signification un peu diffrente.


*1

a , b , o e Ois .3 :

fliiuo=((i!)ufl:fluJo=au(ie):n.u63(j.=,((ii;ipc:oD iu((. .aD (iuflj!

Df

a v i v e = (aob) o oi x e a v b .= .x e {a < jb )
2

(l'p)(*)

a ,h t(J lB .O .a % fb e ]B

(L eib n iz

(Oftul,
P h ilS . t.7

.3 :

bD a u b

p.240:

est in A i f )

, f* o e C\8 . h o c . b Z> o . xea .

xeo

(1)

(1). E xport O : a , b t Cls . xea . 3 : oeCIs , i O c . b'Dc .D 0. xeo (2)


(2 ) .P -O O

.'D.xs reu b

(3)

(3). E xport ,Z>'. a , h e Cls .Zi xea o * . xe a u b

(4)

(4).Operata.D. P] ()
4

a , b , o t Ois . Oo . t o c ,Z3. a o b O o

( L e i b n i z Id. p.282 :

Si A ost in 6 et B est in C otium A - \ - B erit iu 0 )


[P O. Operate.3 : fi,&RCls.3.\(rgu&,:=:ceCls.cOo.iOc.:D,,.ate0 (1)
( l ) .S i m p l . D . \ aj&eCl&.xeau&.OiceCla.fOo.Joc.De.ateo

(2)

{*) Ln P 1 2 , nella teoria esposta 6 primitive, i|niuill abbinino aggiunto fri


) il sogno P|>.
U. C.
(**) III modo nimlogo ni puf (liiiiontruro l a b o o o i m I u dolio p ro p orzion i l ' 3 . S I
liciti (<ho iu (|unsUi lliimstriizioni ni [a uno Implicitu dolia I 1*2.
V, ,
(

F O R M U L E S D E LO OIQUE M A T H M A T IQ U E

88B

(2).Tmport.D: a ,b ,ceG \.x sa u b .a O o ,b O c.Z ).x eo

(U)

(3). E xp o rt. D.'. re, &,csCla. D o. frDo.D;iw a u iOg.ao

(4)

(4 ).0 p eixs.D. P]
fi

a , b , a e la . a D b .3 . a u o i u d
( L E t in a z Id, p .230|

| Opor u )
(M o C o l l iv.1878 PIO)

re, b , e , d e Cia . s i . n o i . 3 . a o o D b v d ( L e i b n i z p.232:

. Si A es t in M , e t B usi in N , e r it A + B in J H - j - t f )
GL D i r n e .

. 0 3 ( .D . re D /
( D e M o r g a n F orm ai logie u.1847 p. 12.3)

.
1

a , b , c e Ola . 3 .
u a = a

( L e i b n i z I<1. p .2 30 :

Hi idem seenni ipso sniniitur, nih il c o n s titu itu r noviiin, sou


A -)- A oo A )

[Df u o . ( iu ( i = Js (c* <!ls . u D ( i . D ( . xc) . f l PC'3 .D . P]


2

u& =

&ure

(L e i b n i z rd. p.237)

(Comm u)

. 3 . a u h = x {ce Cls . d D o . b 3 ci o . xeo)


Comm n .D .

. / O o . o 3 o .D ( .
Df u
o .
b w a]

(D f u

u b w o = n u (b u o) = { u b) u o

( Aaaoo w )

( S o h u O d e r a.1877 P.V)
= X8 [de Ois . a u b Z>d . o D i l . 3 . *b)
= X3 [de <3Is . ( i D i i J D d . o D f . D . ecZJ
= tes [<? C'is . c O il . b v O'D d ,Z3. xsd]

= r t ( l u c)]
4

iiD(i.=.reu|i=

Si B e st in A , urit A -j- B
orit iu A )
5

( O c . bz>o . = . a b Z io

(L e i b n i z Id . p.232:
oo

A . . . Si A -}- B o o A , timo B

( n ,2 ,3,4 .D . I|
(M o C o l l u.1878 p . l l j

O l U S E P l 'E P EA NO

P - B . D . P 1-0
[I PO'3 .D. a U b xa (ce Cls . a u 1, 3 o . 3 , . tese)
P*5 . 3 .
*

, a z > 0 .h z> 0 .

)|

D e la P l-0 , considre comme D f Iti signe u , notis iivojib tirt


tes r successives. (*) Rciproquement rie la dernire 2 - on p e u t d
duire la 1-0; et puisque lu -5 UBt consquence des P l-2 -3-4 , on
au ra une autre faon de traiter cet ensemble de P. On peut intro
duira l ide u comme primitive, 011 lu dterm inant p a r le s
(pli joueront le rle de P p (propositions primitives).
Si lon remplace <Oii par J o , ot a n b par a u b dans lus P :
011 l.rouve

2 P5-2-3-4-B-0GI fl'1-2-3 7-2-3


53 P l 2-3-4-50-01 2'1'2'S -4-5

L a infime substitution dan les dmonstrations des premires P,


permet de tirer directement les dernires dcR Pl-2-3-4 .
Cotte correspondance, dito loi de dualit , a t nonce par
Peireo a,1807.
Uno troisime thorie du signe \j sera indique dans - P3-1 .

3.
0

a , h , 0 , d e Cls . 3 .
ait u ne 3 (b u 0)

[PI 3.D.&3&uc.(Ol>uc.Oporn.3.ton(&'-'e). oDrt(iiuc). Pl"4 . 3 .TJ


01 a (6 u 0) 3 al1 u ao

Pp

('ette P n est pas consquence des P prcdentes. P our rp con


natre son indpendance, il suffit, de donner aux signes Cls , o , o une
interprtation qui satisfasse aux P prcdentes, mais non V celle-ci.
Considrons des points; par Cls indiquons les classes convexes do
points, c'est--dire les w telles que Medw = ; au signe n conser
vons sa valeur; alors, par la D f 1-0 , >-> b indique l a plus petite
classe convexe contenant n ot h . Il est ais d e v o ir que subsistent
les propositions prcdentes du ^ , et aussi les dualitiques, mais
non la nouvelle -0 1 . U faut donc, on suivant lordre que noiiB avons
ici choisi, la considrer comme une proposition primitive . Voir
- P3-B.

() Krilv 1 P 1-2 olio nolltv teo ria nspuHlu p rim itivi) (cfr. m m p r e c o lo n tu
postili).
U. C.

FORM ULES D E LOOIQUE M A T H M A TIQ U E

(t(liu c ) = t a c

[ = . P-0 . P Ol]

887

j])8trib{o , o)j

( L a m b e r t a.1781 p.33:

Will man aber aetzen 0 -}- n) A , so ist dises = m A + n A )


11 (o u b ) o = au <j bo

[C'oinm w . ])istrib {n , u) O . P)

l J (a o b) {v v d) = ao u ad u bo u bd
2

auab=sa

-21 a {a u h)

j L a m b r r t id. )

(SoilUDKU h.1877 Pl(i10']

22 (a u c) (b u v) = ai> u c [Distrib (u>, )] j PeihOK u.1807 p.250)


23 (. u b) [b u c) (o u <j.) = ab v b c v ca

j SoimDKR a.1890 p.383)

= b

(SOIIUDER a.l80 p.382)

M D i i . i O i u c .= . a n b

rt u b Dai

jPliuciE a. 1880 p.34)

I l f l O i c . f l u o D i u c . = . iiD li

(SoilKDER a.1890 p.3(J2j

12 av = bc . a u c = b o o . = . a b

43 a -Db . b 3 c . = . u b D i e

*
0

(PADDA F1807 j

O b u o . ab D d . tw 3 d O . D <i

4.

a.1877 p.12)

( PiEitr F1807 )

a , b , o s Cls .D :

xea .u. xeb . = . xe a >-b

1)1'

|])istiib (e, v)j


( F I 8811 P48]

Cette P exprime lu somme logique do deux propositions <rs ot


xeb par la P i e n u i , o ne figure que la somme de deux classes.
Puisque toute I est rductible il la forme x e a , o x est une v a

riable, ou u n HyatiMne de variables, on aura dfni lu somme de deux


P quelconques.
15x. Np P I -2: ep . b , o e N . ii><sN X ( I . D X X . v . c e x a
Tx. x l*fl 2-4 ,l ,W '5 > 2'4T>...
Lu P'O dit que lopration s est distributive par rapport i\ o .
L'opration 3 ne lest pus. Un elfet do (N -(- l ) ! d 4 N u (4N - f 1),
on ne peut pas tirer (N -(- 1) 3 4N , ou (N - f - 1)* 3 1N -(- J .
ss

HHH

G I U S E P P E PEA NO

D ii

xa (xea .v. xt.b) = a v li

{Distrib (a , u)j

(K l88 P<2)
[P-0 . Oper xa .D. P]
Culto P exprime In sommo logique do deux dusses pur uno
nomino do P.
2

oo

bZK O . ab De

21 D i'

{MoOoi,I, a.1878 P ili)

Do .d * pi* <j 0

P14

(l>|i, 2(1-27)

53
* l'O

A = a* (re Cls . D a . 6<i.)

l) f

A indiqua hi classe mille. Leibniz lu indique pur N , initiule


de Nilril; loolo et ses continuateurs pur 0 . Oo signe ne so ren
contre plus dans FIS!)!) oii il e st exprim par los signes - ot j [ .
Nous lo conservons ici, car il permet de traiter simplement quel
ques thories logiques. Ex.:
N 3i(Na + X 8) = A il n y u pus de eu lies, sommes de doux cubes .
1

A e Cls

e Cls . D . A D
[P*0

<1*1) (")

(F1897 P430)
(F1888 S2 PIS}

.D ,. xe A .D: n e Cls .D . xea

(1)

(1). Im port .D .. xs A . a e Cls .D . xea-

(2)

(2). Export .D.1. a e Cls .D: xe A .D* **

(.i)

(3) . Oper xa . d . P]
t

11 e Cls

.D. a n A = A

j H o o lk a.18fl-| |.48j

[P-2 . 51 Pf>2 .D. P)

() I j i

P l - 1 , n e lla t o n f i uH)U>Nta 4 y r liu lU v u , <iu<li

( ) N HflgtlU I'||.

U, c.

k UM m u o

u y g lu n ta fra

F ORM ULES DU LO O IQU E M A T H M A T IQ U E

880

a eOls , D : o A . = . d = A

(F1880 1*38}

| r a .D. L]
fi

a s <Jls .13: = A . = : bs Ois .Di, . D i

I)ff
(F1807 PiKIOj

, h , o , d e Ois .D:

d 6 6 = A .D. a = A

D i . bc =

a Do . i o t f . cd = A .Z). ab = A { D e M o r g a n ii.1847 p.12.'}]

*
1

2.

[P-4 . Syll .D. P]


. ( AKlSTOTKLKB id. id.j

A .D . ao = A

a , b , o , d e Cls . D :

. u A = n

(B ooli 11.1854 p.47}

[ITp . P-2 .D. A D . W P2*4 .D. Tlis|


2

u b = A .=*. = A . b = A

{Booi/rc a,18r>4}
{K1888

IMI)

J1*1 *4 . d : a w h = A . = . h u I i d A
t> 1*2*5 .D:

.= . D A . b D A

P I *4 .D:

= A . 6 = A|

= A .u. /> = A . D . rtb = A

*4

a v b = u < J v . a ' ' b = A . a i o = A .D .

u v b = o v d . a = o . ab = A . ud = A .z}. b d

|F180i> .'l 1*11}


= o

(Lmihniz Id. p.234: Hi A + l oo G + ) fit A oo (J, ori t


oo J ) , modo A ot H itcinque 6' t 1) sin t itiiHiimmmiciititia )
n u l i D o ^ i i . oD a . d o b . ab = A .D. De . &D< . cd = A
{llAUBElt a .1825 291}

O b o <; . ub = A . D . D o

(U n WnUGAN a. 1847 p. 122}

IU S IP PE PEANO

Uno rem arq u e eurioilso ont lu mil vanto. Hem pi liions;


x e (!ls pu r x

co b
rt. li

g l i , ou pur . o st un divi sour do ft


lis pl us pul.it des nombres a e t I/ mi pur l o

aub

plus grumi c om m u n diviseur entr e a ot b


lo p lus priniil de s nombres a e t b 011 pur lo
plus polit mul tipl o c o mm un entro a o t b

Subsisteront toutes les T prcdentes (pli ne contiennent que


los signes indiqus, conime les 2 P3*4*& P5*2-H4 Prt-0-3 P7 23 4...
P. ex. Iii A P 2 7 , pur la deuxime substitution devient:
S i lu nombre a diviso le plus polit multiple coin ni un entre h
et o , et sil est premier avec b , alors il diviso c .

(p p . 27-32)

4 "
* !()
(Il

Boit une (Ils ; - a indique lu Cls des non .


Soit p uno proposition; p dsigne sa ngation.

lx. de la ngation d une Cls , Np 1*1*0 :


Np = (N + U - ((N + 1 ) x p i + 1)1

m.

Nombre premier signiflo nombre (suprieur lunit), non diioompoHuble dans le produit (le doux nombres .
D ans ce eus, et dans N, -iV7 r 7 $,| 35 max l'O l)vr 1-81
Np 2 13-0-23 1'4-G-7 !og M -(i'7 q 2-0 Subst 3-0 5-4 q' n-
tng (('5 vet 8-8.S 70'1,2 34 D
li'.'i on n toujours l'expression
b - a oi la classo est contenue dans b .
D ans
4:0 qn 2H> la classe a u ost p as
tonile d ans b .

ncessairem en t (.(in

Ex. de lu ngation d une P :


$ > 10-01 :

a , b e N . - ( = 6) o . a* +

> 2 ab .

Autres ex.: $ + 2*4 N, -3 r 10J-3-4 II


4*23-5-6-7 5 ^ 2'G
Num -01Ot OB'.'i'S i l ' d ituix 12'2 qiiot2'7 1) vr L*> Np 10-3 I22
Hgin *3 lim 15-1 q' 2-5 42 52 ,-i 42 tng C0'4 vct. <5<)-35-37 (51*3
$l> ;v21 5-1 '3 .
Nous avons cit presque toutes los P du K eontunuut lo
signe . On voit quo leur nombre est tris petit.

FO R M U LES DE LOQ1QUU M A T H M A TIQ U E

41

Le signo de ngation ko ruiiconl.ro sous lu formo du signo


do lAritlimtique, uvee lequel il prsente quelques analogies Cormolles, dans Leibniz, Segner, Ioole,..., uvee lu infimo valeur, ou uvuo
les va leurs semblables. Dans quelques travaux il u lu forme
Nous ne donnons pus ici mie dfinition symbolique de la nga
tion; nous lu considrons cornino uue ide primitivo, dont lu valeur
est dtermine par les propositions primitives 2,l ,2,; i ,
Los P.'l-H ,
P indiquent la possibilit dautres thories, ol
lu ngation est dfinie; dans F1897*P;!(i3 et l.'i.'i Molili indiques
doux autres thories; mais elles no sont pas dveloppes.
]

n e Cls . Z>. {l'eu) ~ xe a

l l

rt =

X3

D lt

[ - ()]

D fl

Les P lient le double rftlu do lu ngation outre P ot entre Cls;


la. I exprime la. ngation d une I par lu ngation d une classe; la
I l exprime la ngation d une chusse pur lu ngation d nne P, Il
sulllt donc do considrer lune des P001 comme exprim ant une ide
primitive, et prendre une des P '1 11 cornino D f.
Pour supprimer des parenthses ou fait los conventions suivantes :
2

x - = y . = . - (a; = y)

, I) e Cls .3 :

Df

*3 x ea . = . (xea)

31 , y - eu .= . x - ea . y en

Df
[ Kx. Xp l C-d |

i
5

l)f

n b, ,(ii)=fc D f

xe -

. x e a-

[P'1 . P*3 .D. P]

(Comm ( , ))

Ou d it q u une opration est commutable avec la f} si


uj).v = fixa: . Cette P d it que les oprations ot sont commuluhlcs.
L opration
nest pas commutable avec la - . En eflbt do
~(N ]> 32N -(-l) il n o stp a s vrai que tous los nombres premiers soient
impaires (car 2 N p ), 011 110 dduit pas Np 3 - (2N -j- 1), tous les
nombres premiers sont pairs .
[1--5 FI SS!) IMO, (il , . )

2.
1

a , b , e s Cls O :

u e Cls

Pp

QIUarilM l! PI'. ANO

- () = a ( L k iiin iz ]S[hh. Vii li 2 p,3 i A oo A ] P p

<ih D o . D . o

ft

O iO .-iD -

(Tvmmpttsev)

Pp

IL kiB N IZ M ss . Pii il. V iiB 2 Coivi 7 : A e s t li erg o non e s t nonyl ]

[IIp .D. (-ft) ftD. Dft .D . (-ft) ttD&. P'3 .D. (-ft) (-ft)D-ft. Simpl . 3 . TIihJ
Nous appelons transposer lapplication des P 3'4 , p a r Puntilogie q u elles prsentent uveo la transposition des termes dans mm
galit ou ingalit algbrique. La rgle '3 ont appele quelquefois
la loi (les inverses. Nous appelons aussi transposer les l'gloa
PIV7-71, ot 4-2 .
Lu P 4 , cousqucuce les prcdentes, remplace la P p -3 dans les
Dm des P-e-51-52 ,'3-l ...
fi

aD h

-ft D

[P-4 . (-ft , -.) | (a , ft) P*4 .D. PJ


( PI 888 P8]

l ft = b . = . = -ft

[P5 .D. P)

52 a b . = . D ft . - n D -ft

{FJ87 P I 18}

; - (ft) = - ft

{F1897 P 1 17 )

54 Dft . = . a - li D ft
5 a

ft

= b-

. = . ft

[ PADOA F] 897 P122 ]

= ft

ft D e

[ V a i l a t i ItdM u.1891 p. 103}


( PKIROB tt.1880 p.35 j

[1**3 . ( - o , -6 )| (6, v) P 3 .D. PJ


*01 a , ft , v e Cls . ft D - ft D c . 3 . rt D o
02 ( - ft) o = (o) - (bo)
03 ab = ao .= . a - ft = a - 1>

u *
1

3.

r t, ft , o , d , .t e Cls . D.

u ft = - |()n (6) |

| H o u l e a, 1854 p.34 )
[W niTEIIHA D a. 18<J8 p,40}

F OR M ULE S D E LOOIQU E M AT H M A TIQ UE

348

|2 P'.'i . 3 . abZXt. Jo (> . T n m sp .D . - 3 -(rtfc). - / o - (b) (1)


(1). o P l-4 .D . - u - ii 3-(fli> )

(2)

, - b ) \( a , b) (2) o . u b 3 - [ ( - > (-t)]

(3)

5U P 1 ,tt.D.ftDau&.6Da'-'t>.TriiiiH]).0.-(,u(>}:D-rt.-(W >)D-&.
Cmp . 3 . -(rtu{>) 3 ( - a ) ( - h ) . TruiiBp .

Drtu/j (<|)

(i) (-1) =. P]
2
:{
4

- (rt.

= (-,) (-b)

b - [ ( - a ) <j(-b)
- (.) =
{l-'4 j)1i

[ l - l ,3 . Pj
DI'?

((- , -b )|(rt , ft) P 2 . 3 . Pj

- ^ -6

[ P - 3 . 3 . P]

Mo kg an a. 1858

p .2 0 8 )

| StllIUDKK .1877 p ,1 8 (

P 2 ,l ' 2 ,3 . P 3* l .D. 5*j P 3 0 1

{K18U7 P215(

[., 6 , c e (Ils . 3 , u b ^ a b . (WOrto. T m iisp . 3 . (rti) 3 -ii, (e)3 c,

Cm p . -( a li)- (0 )3 - ii- f l. Truuwp. 3 . -(-/- ) 3 - [-(&}-(<>) j.P' I .


3 .(> j c) 3 ab u ao]
Lu P -l exprim e lop ration u pur les n ot
ditiiH F18I7 on
ln prise cottimo D f . Lu 1**5 (lit que de la 1 , e t dos prop rits de
la ntfutiou ou d d u it la ^ P3MH , qui se p rse n ta ici comme Pp. (#)

(J

ah u , b

a b 3 v

JLamuiRT it.1781 p . l l : = a: -|- <i|<u *>)

a 3 bv 0

(P

e ir o e

ITraiisp . 3 : a - b 3 0 . = , bv 3 - a
71 ab 3 0 urf

[T rnnsp]

3 iiu o ]

. a 0 3 d u -I>

[ P u n to li h.1880 p .3 : (a x b ^ 0
8

u.l8(i71

w b = x i (ce Cls . 3 6 u e . 3 . ee)

(T n uisp)
cl) = ( x d
D f

-\- b) )

( K1807 P 2 5 7 )

[1 P(J3 . 3 . b =s x a (en d u . 6 3 0 .3 . eo)


r-7
.3 .

. d D /iu ii
]

O Si dorinno unulio lu (>2, 1*12 olio ni Bttn puro


cumu lp. (Cfr. itnu jirucodonlo (mutilili).
/. C.

u su im i

tu Linjjlirltamt'Mle

44

O lU SliP I'II lIIANO

Ijii P 7 onlioni; daim un inombro lo sig ne qui ito ligure pus


daiiH lu se c o n d ; 011 p e u t lu transfo rm o r dans tu P'H , pii est uno
dfinition possible de lexpression a h .
S i lon p ren d lu 8 cornino D f , il 110 faut, plus considrer le signe
i , isol, q u i effectivem ent n e se rencon tre pus d an s les ap plica
tions. U n consquence il finit modifier dnonciation de q uelques I
p rc d e n tes. P. ex. lu P2*4 d o it tre transform e en
a , b , 0 e Ois . n D i , 3 , ( i - i 3 ( i - a ,
Il
y u l'a v a n ta g e A p ren dre la '8 comme D i', q u on sup prim e
lu n g a tio n d u nom bre des ides p rim itiv es; mais do la '8 comme
DI', e t des P prcdentes ce on ne suit pas dduire les P de ce
V oir u n casai d an s T'18f)7 P258-2(10.
J)

{d u x) (6 u a) = a <z u bx

( P b irO E a .1880 p.36}

01 (a; u &- x) (vx u d - x) = aex v b< l-w

( B o o l k a .t 854 )

92 (ax ^ b x) = (-a ) u (-ft) ()

[SOJTJtDEii tt.1877 P .J llj

1)3 ab ZDax v b - x z>a v b

j S o h r d k r u,18fll P .4 8 j

1)4 re Vr I) = ( l u h (a)

a. 185)0 p.3l)8)

05 a b 0 v o b .Zi- b = o , u a 0
[ J e v o n s P uro logio a,18(J4 p.(!l j

C et A. u in diqu lu fonction a b u b a pur <,&; le sig ne 0


correspond au latin ftit; le sign e u vol. C ette opration u de c u
rieu ses proprits, dveloppes d an s F189 3 1*24-30, d o n t l a p i n s
im p o rta n te est lu OS .

A # .

a , b 8 Cls ,D:

'1

a a A

( L e i b n i z P hilS. t,7 p .230:


seu A A 0 0 N )
[P 3 8 . 3 . a = xs ( e C ls .
o { . oset;)
u 1-3
cm (0 b C ls . D e . arec) = A]

a z > b . . a b A

D ft

(T ransit)

( L e i b n i z id. p.21 2: O m ne A est B , id e s t ... A n on B e s t non Uns)

| F I 888 $0 P 2 )
|5A P 2 l . - P3-7 . A P I *4 .Zi:
D b . = . aZ3 h u A . = . a b Z i A

. a b A]

F OR M ULE S D E LO OIQUE M A THMA TIQ UE

r t= A .= . fO -fl

vi

uO - A

1)1'?

|H p . - 1*2*1 . 3 . -<t
r,

u A -

Cls . A n u o . A 3 - . T rnnap o . 1]

.A =

* 5.

|P M . 1 Pfi-U.D. P)

rt , l i , ti, .-b e (!Ih , 3 ;

a = h .= . - h u b - a = A

:i

o o h x A

= /;

()J

I B o o l i - ii.lOL;
4

(SoniO nisii n.ltf77 PI7JJ)

= A . 3 . / i =s r c - o

jliooL U n.lHfll ]>,,'(A |

b 15 x u - a
S ciirdeu tt.1801 IMO)

/i - = A , d . ii = A

( B o o lk ii.lXS-i [>,101 )

Lu classe - A u t indique pur Peirco, A J . h.1887 e t dan s


P 188 0 ot su iv a n ts, pur lo signo V , q u on lit tout. * ou vrni .
T onto expression obtenue! on co m b in an t n ue classo x avec dos lusses
donnes p a r les signes n u - ost rd u c tib le rt la forme # * ! ( ,
oi a e t b so n t des classes dterm ines. Bit offot uno classe co n stan te
= ait: ^ a; j
la v aria b le

t = V u A " x-,

la somme de doux expressions a y a n t ce tte tornio u videm m ent la


mrno form e; ot. les l 3'01-*02 r d u ise n t cette formo lo p ro d u it et.
la n gation d une expression semblable.
Si l on pose f x = (tx j l - x , on d d u it / V = , e t / A = h ;
e t lon a le dveloppem ent de to u te fonction lo giqu e:
fx = (/V )* o (/A )-*
dft il Boole, et. qui prsen te quelques analogies avec la form ule
do Taylor.
S o it f ( x , y) uno fonction logique des deux classes x et y . D
veloppons p a r ra p p o rt x , ot en su ite les coefficients p ur ra p p o rt i\
y ; on mira
f (* , ) = / (V ,V ) xy o / ( A ,V ) (a1) y u / ( V , A) * (-y ) u f (A ,A ) (-.r) ( - y ) .

O lUSI IJi 1*1'ANO

Mu tfnral, uno fonction l o d i m i u l"1 = n term es, chacun <U>hqu els co n tien t un coefficient; m ultipli par lo produit, do lalllrm atioii
ou do lu ngation do ch acu ne dos lotlres.
Si lu fonction 110 wml,ioni q ue Ion ih lettres, les coefficients
a u r o n t ncessairem ent lu v aleu r V ou lu, A . O u o b tie n t misai 2"
exp ression s diffrentes uvee m le ttr e s ; p u m i elles il y n les clauses
c o n s ta n te s A e t V .
T onto dduction, ot to u te galit e n tre deux exp ression s do lu
forme dite est rdu ctible A u n e galit d o n t le second m em bre est A ,
pu r I*42 fi'l j le systm e sim ultan de p lu sieu rs qu atio n s est rd u c
tib le il ime quation sonie, p a r u P'J'2. En consquence to u t systm e
de d d uction s ou d galits logiques e s t rdu ctib le j\ lu forme 5'.',
qui perm et do la rsoudre p a r ra p p o rt i\ la classe inconnue a>.
S o ien t donnes u p rp o sitio n s conditionnelles, in d p en d a n tes
e n tro elles: c est--dire telles q u une quelcom iue ne puisse tre d
d u ite des a n tre s en les co m b in an t p a r les sign es o o ; cela arriv e
si elles son t indiques p a r n le ttres variables. P a r la rela tio n qui
passe e n tre les O is , ot les I* conditionnelles, qui n e so n t quo deux
form es d une mftine ide, on d d u it q u en les co m binant p ar les s i
g n es
on fient com poser 2*" propositions diffrentes. Les signes
V e t A , lo rsq u il sa g it (le lJ, signifient v r a i e t f a u x .
Considrons encore ni classes indpendantes, lin g a la n t toutos
les fonctions do ces classes i A , on a un ensem ble do 1*; mais elles
no so n t pas in d p en d a n tes; car, pur la u P2'2, si lo prem ier m em
b re e s t une somme, on p eu t dcom poser cello P dan s l'affirm ation
do plu sieurs autres.
Los P indpendantes s o b tie n n e n t on g a la n t iV A les produite
dos affirm ations ou des n g atio n s des m Ois ; elles s e n t eu n om b re
do 2'" . Les prod uits des affirm ations ou des n g ation s de ces n
q u a tio n s so n t ou n om bre d e 2"
parm i eux il y u lo p ro d u it
do toutos ces 1, qui est rd uctib le h V = A , proposition fa naso,
qui n e c o n tien t plus de variables, e t que nous supprim ons. O n a, en
core p I proil u ils c o n ten a n t effectivem ent dos variables.
ICn affirm ant lu sommo logique d un nom bre quelconque d e ces
V, on t 2 P - ' =
propositions. L 'affirm ation do to utes, ou d au cu ne
1* ne co n tien n e n t p lu s de variables. On a en to u t q 2
2,12[/| (2,1> 1)] 2 propositions, q u on p e u t noncer avec m Ois, en
les com binant p a r les signes n , u , , oit e n tre C l s , so it en tro les
P rsu ltan te s, e t qui co n tien n e n t effectivement; les variables. Ils for
m ent u n systm e com plot; en les com b in an t p a r addition , m ultiplication, e t ngation, on a to ujou rs dos I* du mmo systm e.

FQRM ULUS H E U 00 1 Q U E M A T Il M M 'IQ U Ii

Si m 1 , uvee uno Cls a 011 peni noncer les 0 I :


= A

. a = A

a = A , - a A

- - A

ri= A

a = A .

S u r deux classes (m 2 ), on p e u t no ncer W1W) relation s.


N ous avons Indiqu pu r des signes sim ples dus doux relations
a~)> ut == b ; quelques A. o n t in tro d u it des signes nouveaux pour
in d iq u er d au k e ft relatio ns m oins im po rtan tes.
Nous avons fuit oc eutcul dune F 188 8 p.X . V. aussi Sclirlldur
u.lHDl p.KM.
O s timori uh no so n t q u e p artiellem e n t rd u ites un symbole, ut
n 'o n t pus reu d 'ap p licatio n duna les acioiif.es m athm atiqu es,

(pp. sa.33)

5 a
A fi

# 1.

01

a , b s Cls . 3 :

(> art' = . = A

Df

j[ ab . = . Ji (ab)

l)f

S o it a u n e (31s ; ;>[/< signifie il y u dus a , lus a existent.,


X ous exprim ons cette ide uu moyon des p rcdentes p ur lu P*U. E x .;
y X ' o (N1*-(- N2) Il y u des nom bres carrs, somm es du deux carr *.
-|- 2'2 It 4 '8 ,| 4 ,2-,8 . La P p articu lire quelque a e st b
s'exprim e, sa n s conventions nouvollus, p a r ;>i a b .
1

xea O . pi
|S y ll . 3 :

( P1889 PC3j

{Ex. : D vr P M I ]

e Cls . a = A . xea . 3 . xe A

(1) . $ - 2 1! . D1'A o :

x e a

1)
(2)

(2) . T ru n sp . D f'j[ o , P]
De xz> a

on no d d u it pus f j , si P ou n e s t pus assu r quo

[L* ( P l - 2 ) .

*2

3 6 . t i a . 3 . si*

*21 a z> b o : g o . 3 . a 6

[A l'B . T ra n sp o rt . 3 . PJ
|O p c r y j

[FISOS I 1.1(1)

O p rer p u r p[ signifie crire lo signo pf en a v a n t des deux


m em bres d uno dduction. O u o b tien t nnu dd uctio n de mme fions,

fliH

Q i u a i l'li IMANO

M 01 a n / i . D , 01 . f,|fc
4
*

2.
1

a Z> b . = . 0| Ois

|P<2 =} I*)

t; (a = bo)

| F1 8(15 f t P IS j
DIT

j I'M8!>7 P I 11 j

a t b , ce Cls .3 .'.
(a ; y ) r. .

. ijel) i = t

x [(a; ; y ) 8fi) , 3 . ;/st>

{P l = Elim ir = (liminer la variable .r))


Supposons f|iio dans

udo

dduction:

H|> .D. Tlm

(T)

IMI]) co n tien n e u n e v ariab le . t , on un systm e de. variables, qui ne


ligure pus d an s lu T hs ; le sign e 3 porto comme indices x et d an1res v ariables. A lors In P (1) e st rd u ctib le lu fo rm e:
(Sil y a des x vrifiant lH p) . 3 . T h s

(2)

ol le aigno Z) lie porto plus comme indice x . Lu transfo rm a (ion de


(1) en (2) s'ap pelle lim inatio n de x . D an s lu nouvuMo I lp lu
le ttre x oBt ap p aren te. D an s p lu sieu rs cas on p e u t lu faire d is
p ara tre.
E x . d an s les Dni, de > 1-1-2 Dvr 1-3 ff-33
2

1-2 v e t 3 - 1 l .

a xs o[ p [(.c ; y) en] . = . OTF Ot * [( ; ?/) ! = 0[<i

S o it u n e relation ou condition e n tre les variables x , y , que


nous rep rse n to n s pur ( x ; y } e a . A lors d ans lu P il y a de a; tels
q u il y u des y qui vri Unni; la co ndition d o n n e on peut, p e rm u
tor les deux variables. O n peu t la tran sfo rm er aussi on il y a des
couples (x-, y) qui satisfo n t i\ la c o n d itio n .
3

01 F \Xea (* i y) l>] .= * . x m t. 01 ya [( ; y) s h]

L a P il y u des y qui vrifient le p ro d u it logique d u ne co n


ditio n on x e t d une en (x , y) signille la condition on x e s t v
rifie, e t il y u des y qui vrifient la condition eu y . A u tre m e n t
dit, e u p e u t p erm u ter le signo M.JP avec sa .

o a r, x [ a b n y t [(#; y) eo]( . = , y b n yv (jj a n X3 [(a? ; y) bo])

*5

01 (X) y)3 (xea . yeb) . = . 01 014

11 y il des couples (x , y) qui v rifie n t lo p ro d u it logique d 'u n e


condition en x pur une condition en y siguillo il y a dos w qui

FO RM U LES D E LO O IQU E M A T H M A T IQ U E

s a t i s f o n t la p r e m i r e
deuxifiino .

co n d itio n ,

ut

clos y

qui

34

HittHl'onli

A lu

a ya [*e. . 3 * . { ; y) et] . 3 : x e a O , , [,[ ya (( ; y) eh]


j'l- - 0 F188!) P lH i, F18SU 18...}

Cea 1 ex p rim en t les p rincip ales id e n tits q u on ren co n tre entro


les systm es de variables. R e m a rq u o n s que la P-(l n e s t pas Inver
ti ble. (Kilo u t in v e rtie p ar les a n a ly ste s qui o n t confondu la con
vergence d u ne srie avec su convergence uniform e, la I* eont l'O l
avec la lI 1 , et d a n s d a u tre s eus).

o -

* 3.

</,&* Cls . 3 :

pr( u i)

fjft ,u.

{F18IIC :< l IOj


2

nZ3b . = .

fl-C ls n v 3 ( u = b )

j[. . = . -

- =

. u - .

( D i s t r i b ^ , \\
(F187 IM12}

Dit

D ft

[P

adoa

K181II )

d. 84)

56
0

u- = ys (y = x)

j = {gal A )j

Df

0 1 ye ix . = . ye ((#) : 3 tx . = . a D ( a j : = ix . = . a = {ix)

DI

D ans qu elqu es en a il est u tile de dcom poser lo sig n e = (est


gal >\), d an s le signe (est), e t d an s u n nouveau sig n e < (gal ).
Ce signe e s t lin itia le d u m o t cro. Ku consquence iw dsigne la
classe forme p ur lobjet x , ot ix u ty la classe com pose des objets
x ot y .
-a

aiguille dilfrent do x .

Hx.

X |i -e2 D 2 N - f 1

to u t- nom bre ]>remier diffrent de 13 e s t im p a ir , O prons p ar .


(121 ), p a r D istrib (6, r>) ( $ i ; W ) , et Comm ( , - ) ( l'f*). Kllc
d ev ien t:
xe Np . ;r - 2 . 3 . xe 2N -f- I
T ra n sp o so n s:

xe Ni . 3 . x = 2 .w. xe 2N -j- 1 .

aftO

IltSKPI'U Pii ANO

] x .: N, *4'6 r V V 2 7 11 (| i/ N| -l'.'Jl j y a Q 1-01-1 3-2 27*01 88-2.

Lea ides x ot tx sont videmment, diffrentes ; car h lon oprc


j>nr j/e, oh obtient lus propositions diffrent# i j e x , ut y = x .
ye ix
a

[ = P-0)

y = x

Cls . D: xea . = . tx D

])f

11 P8* .D:

a e 01s . xea . ye tx .D. yea

(1)

(1) . Export O .'.

a 8 (le . xea .3 : ye tx .D . yea

(2) . Oper ys .D:

a s 01b . xea o . us D n

(;t)

1 P8-1 .=}.

xe tx

(-1) =>:

ae Cls . tx d . d . xe tx . a o a O * xea

(5)

(8) (5) D P ]
Lu P*2 ex prim e lu P sin g u lire xea. so u s lu forme iltine 1* u n i
v erselle, co n ten an t le sig n e t .

a' = ty .= . r = y

e (Ils .3 .* .

[tx ty . = . tx O t y J ty

a = tx

x ety]

xea : yea . D , y = x

ut

*5

. e (IlR .D: x , y e a . = . tx u ty 3

J)f*t

A - t

*0

a s C1h .D. = x a {a:n re = A)

D if

(. = x9 (xe a) xs (kt O a) = a (ix -* a = A)|


C e tte P exprim e lu n g atio n au m oyen des ides A e t t , d
tntes p u r les seules ides des
1 e t 2. Notis pouvons d d u ire une
des I* JbndamontaleH d u sig ne - :
*01

P - = > -P 2 -4

[ , b e Cls . Oft . 3 . a n tx D ft o uv

(b tx = A) D (ff r> x* = A)

Mi

'1

' \8

ne 0 \ . 3 . x ia
j[ ix

a(

)3 < t(

5i ur n a

[xttx . ?r 1-1 . 3 . P J

) .D . -ft D ]

D f1

[r-tl D 1]
( -I H -2*7 F18H5 p.110.

*<> F1SD7 P428, 125. -8*4*8 1ADdA 1MM t.O p.117)

51

FORIAUJ.CS D E LO O IQ U E M ATHM A TIQ UE

(pii. a'i-au)

7
1

51

ne (.Is . [i| : x , y e n . Z)x]V..-)> = y : 3 : x = W

01
OS

; sa 0 . a '= l
j[ yu (a = ty)

. ut

DH

.3 :

D ff

03 IIp IN ) o : s = j<i. . = . g m
. b& (31a , 3 .'. la eb

DIT

'0 4

05

00

>>

g; a * b

07

a~>b

'1

'1.1

.Z D .m e a

Df

a = uv . 3 * . xsb
X3 (. =

[{ | h) P 04 D P ]

D ff

te . feb)

l> n
D ff

Ex. : { l I 1' l ' I

i (w) = a

>((#) = x

D ff

ne Cls . a = ix . 3 . x >

Al

'4

A = i o is n X ( e Ois .

. X O l

A -J

-5

A = .t ( e (-ls .D . . a ]

1VT1
D ff

(Oa-2-4-5 F1807 1M30-5. 03-11-;} P aijoa U dM t. p.118 F l 80!))


S oit a im e classe qui c o n tien t un seul in d iv id u x . Cela arrivo
loi'Hf]ui 1 y n des , ot si deux in d iv id u s d e la d u s s e a sont n cessaire
m ent gaux. D an s ce eus ta (ou t a des tra v a u x prcdents), q u on
p o u t lire l a a , in diqu e liiulivklu * q u i formo lu clueae a .
E x. l O :

a , b e N , b > a O . ii a = > N n xa (a -(- x = b)

S o ie n t e t b (les nom bres, e t soit > b . P a r b


d iq u e le nom lire q u il fau t a jo u te r i\ p o u r avo ir li.

on in

O lU S l ilII l liANO

Koiib savons do P A rith m tlq iio que, limi leu h yp othses noncus, tu classo N <->,ra (, -f- ai = /<>) existe, e t q u elle c o n tie n t un seul
ind iv id u . O n conclut, pu r ln L1!, b a a N . -f- (b ) h .
Si, selon M. Padou KdM t.ll p . l l 7, ou indique p a r e Min
(a e s t im p rim e n t), lIIp do la P O, liniques P se p r se n te ro n t sous
une forme plu s simple.
L es P'01-*03 so n t des tran sfo rm atio n s de la infime dfinition.
N ous uo sommes pas arriv s d o n n er une Di' d u sign e isol ,
mais seu lem en t de lgalit s = t a . Les P '0 4 -00 ex p rim en t lu P m e J
sous une a u tre forme, of ne ligure p lu s le sign e >; p uisque to u te
P c o n te n a n t le sig ne ta est r d u c tib le t\ la forme ta e.b , oft h ost
une O is , on po u rra lim iner le signe i d an s tou te P .
Lu P"2 d it q u e rep rse n te lop ratio n inverse d e i . lille u le
eaructro d une D l , ca r le signe t figure d ans le p rem ier membre,
e t non dans le second. M ais le p rem ier m em bre est plus com pliqu
q u e le second; ou c rit le sig ne t on a v a n t d une expression r d u c
tible, mais n on r d u ite la forme t x .
V o ir d a u tre s rem arques d ans F I 897 p.50.
Hx. : J/ 1-0 B3-0 5-0 12-0 22-1) 25M) r 2'2-;P*7- mod 1*1 nutx 1-0
41' 1 0 Log -1 101 1 lim PO ain1 1-0 vet 3-1-2-:* 8 V0 .
(p . SU)

8
0
01

M , ne Cls .Z). (u i v) (x ; y ) 3 (*K ye*')

.Z i: (a? ; y) e ( i v) . = . xbu . yev

02 , w , w e Ois .Z>. ( n i v i w) = [( i v) i 1|
03

Df
D f?
Df

(h. i i w) (a? ; y -, z ) i (xsu . y bv . eir)

(, i ii) dsig ne loiisemble des couples forms p a r un objet de la


classo n avec un ob jet de la classe r ; il faut d is tin g u e r ce nouveau
signe, do (w; v) qui dsig ne le couple d o n t les deux .lm ents sont
les classes w e t .
Hx. : fNim '7
X um X = Num (N i N) le nom bre des nom bres n atu re ls est
un infini de la infime p u issan ce que le nom bre des couples des nomlires n atu re ls .
lim ID '12 l>hm /1 1 * 1 .

l'OHM ULBS DE LOOlQUIi M A T H M A TIQ U E

iti

;,| !

{tx i (,i/) = t (& ; y)

,t

ix

a , b , , rf a Cls .

'2

iii = n i d

((W riW ifl ^

3(111

te ; y ~ i ( i ly)

; = a ; t
.j

= c j rt , 3 , ! b = o i /?

'l - -t 1AHOi IMM U> p.P20) (*)

([>!. 3-S8)

*9

1
li

, ft , o (!ls . D . \

mb ajb

0.1 ue Ma

: ;vea . Z ) x -

eh

DI'

: xea , 3 . a; eh

DI'

Nota nur leu fnnctionx.


O u pout prononcer fo n c tio n 1 signo f ot e t ' Iti ai gnu ,}.
Ces signes p e rm e tte n t de rep rse n te r pai- les sym boles idogruphiquen les ides de fonction, correspondance, opration hi.
1**0 S o ien t e t b (ics classes. N ous dirons q uu m osi. u u a\h ,
lorsque, le signo crit aprfts uu individu q uelconque do lit classo
produit/ u n l> (P 01) efc quo it osi. un b i , lorsque lo sigilo
c rit on a v a u t d un a p ro d u it un b .
Duna les tra it s d A nalyse ou d it q ue a est la d u s s e dos va
leurs de la variable ind p en d an te , e t lu classo b co n tien t des
valeurs do la fonction.
P . ex. soit x u n N ; a,! (factorioll ilo x) e s t un N ; donc I r N .j X .
11 est lo seul exem ple do fonction j rp a n d u en A nalyse.
Los e x p r e s s io n s -}-r e , a , / , o n t les significations a jo u te r ,
re tra n c h e r , d iv iso r p ar , ut l on a les f * + l*B<l, l IT,
/ P l B. A insi se p r se n te n t n atu re lle m e n t les nom bres ngatifs et
les fractionnaires,

C)
ilimS
t. V ,

Una
clin

1008,

trattazion i)

UD

rtorlvii

[i. 7!!),

p i b utenti (lui xi r ubo lo


hI

u loi ] tixirlu ilollu rolli-

t r o v a mit t ra tta to u. 138 (A W u t ii tarin

militi piirta m m incitimi nelle- prenotiti

luviiru u. 103 (ile i 11)1.1) t'inil.imiito jirt {iri'HOiiU- volum e.

mallwm altfu,

O pu ro umiliti,

U, C,

mil

OIUBBPPR PUAN

D an s lusago com m un e t dan s ]u Form., 1 signe


pretNlo, en gnral, la vuvUildu,

du fonction

H x.: itiod sgn 0 u t alt H fi ('hi' Jo^ nh con l .


Tei les valeu rs de 'In variable ot ile hi fonction so n t de nomlires ilo diffrentes CHpfteeH: N , 11, K , <}, <|, q '.
L es signes ilo fonction N'uni) m ax, min, D vr, mit, 1', 1 ,, p r
c d en t dns classes (le nom bres; lu v a le u r de la fouetion e s t un
nom ino.
L es signes Mod ^ i font co rrespondre des niasses do n om bres t\
ilinitros classes.
Uno fonction de d eu x v aria b le s e s t quelquefois rep rse n t e pur
ini sig n e c rit devant, le couple des variables. Hx. quoti, rest, (!inb, mp.
D an s d a u tre s cas on place le sign e d e fonction e n tre les deux
v a ria b le s; ox. a -j- b , a h , a x b , ajb , a ;| b ; ici , l>, e t lu v a
le u r do la fonction so n t des nom bres. D ans u
b,
b , u n it,
a v b f lu v aleu r do la fonction est une O is . O n t lu infimo formo les
relation s ~ i , a~)b , aeb , a < 6 ; les signes do relation so n t des
sign es de, fonction, d o n t ls\ valeur est. u n e proposition.
Q uelquefois on crit la variable comme indico iV la fonction ;
nous conviendrons quo h, n e
ne diffrent, q ue p a r la forme, de
*1 2 ...
P lu sie u rs A. o n t a u jo u rd 'h u i lhabitu do d enferm er la variable
e n tre ( ) ; mais d an s la formule m (j') les ( ) n o n t p as lu v a le u r
explique p a r $1 IM2, car une le ttre seule ne doit pas fit re enferni fie. llles ne sont, pas ncessaires, p u isq u on c rit lo g * e t non
log (a.1) , / (j; -j- h) e t non / ( ( j: - f - /;)) ; elles ne se trou veu t pas d an s
Lag ran g e, A b e l , ... D an s le, 1un gage ordinaire la variable e s t mise au
g n itif; cest cela, q u on v e u t in d iq u er p a r les ( ) ; L ugendro u. VI
p.1.15 c r i t / : * , ol les (;) co rresp o n d en t iY d e . Non supposons
le m ot d e incorpor d an s lo signo do fo nction ; ain si lo g ,
signifie le logarithm e do .
Les signes f e t
se p r se n te n t n cessairem ent lo rsq u on in d i
que p ar une lettro u u signo de fon ctio n ; ce st iY-dire lo rsq u on cou.sidfiro uno expression doni, la v aleu r d pend de la n a tu re d une ('onc
tion, connue 2" IJ lim D trm D 8 .
I*. e x .: X {/, u), o i/g (!ls , e t / # q f n , e est-iY-dire / o st une fonc
tion n um riq u e dfinie d an s la d u s s e , ind iq u e lu somme des v a
leurs de / , lorsque la variable vario d ans lu classe .
P ou r qu elques formes do la d u s s e v la fonction / d a n s lusage

FORM ULES DI LOOIQU E M AT H M A TIQ UE

commini tt dos noms p artic u lie rs;


* N .3 . <] 1' 1 n (succession du il q u an tit s)
<|f(l
n i 1 ) = ((onction n u m riqu e do doux variables qui
prennent; Ica ville tira do 1 i\ i) = (lettre qui, mimio do
doux inrtlocs variables do 1 il n re p rse n ta uno q u an tit)
= (m atrice d un d te rm in a n t d ordre ).
q f N = (srie, ou su ite, do quantits)
Ijin lim.
q f '( N N ) (srie double)
liiu PIO.
q f M h = (fonction relle dfinie d an s l'in terv allo do a t\
fj)
Svont P 2.
O n p o u rra it co nvenir d crire toujou rs le signo (lo fonction on
a v a n t do la v ariable ( f ) , ou to u jo u rs aprs (,() ; nous (tarirons los I1
sous nno seule des deux form es; mais nous conservons tou s doux
lea sitito s I' e t . j .
1

he

a\b . x , y

ea

. x y . 3 . x u = yu

151 PC 'l . 3 . xe z3 (zu. xu) . ITp . D . ye. a (zu = h) . a . 'I'lia|


'A

i/8 a\h . o 3 a . 3 . us v,\b

|I f p . .veti , 3 . x m . 3 , x u t.l> : 3 . I|

.1

n.|f). b 3 n . 3 . fi (o

[IIp .3 : x m . 3 . x u t.b .3 . x u e c : 3 . TIih|

a , b , c , il e Ois .3 .".
'0

ne a\lt . m b\c . x m . 3 . * () = (xu) r = .ri'

l)f

*01 u t liffl.. ve. efb . xea . 3 . (>'u) x c (tu) = m x

Df

.1

ne fijb . ve b\o . 3 . uv e n,\c

ve a]/) . ve b\n , m oyl . x tn . 3 . (xu) (iw) = ( 0 ir

Lo p ratio n v u , dfinie pur la P'Ol eat dito le p ro d u it dea


op ration s m e t v . D a n s le unioni ditlrentiel 011 luppelle fonc
tion do fonction >>. Ri u e t v so n t dos m ouvem ents, ot on gnral
dos p n t f p n t , m ost d it le m ouvem ent compos, l/ex p ressio u vux
eat associative.
{DO'-.'l, B'O-'M KlHttp.O)

0 I U 8 B P P U PEA NO

(|>. UH)

10 |
*1

a , b s Ols . e Ma . ^ . (k) | a: =

DI'

---------------- u t <y& . 3 . ( | x) (xu) = u

j F I 8!)8 )

L e signo | est lo signe d 'in versio n.


S o it u un signe d e fonction f ; v x osi une expression con tem nit
x . R cip ro q u em en t soit A mio expression con tem nit la le ttre vnriu1)1 ; jm r A \ x t q u on p eu t lire l expression A considre eoimno
l'onction do a;, no u s indiqu ons le sign e do fonction qui, c rit en
uvitnt de a;, p ro d u it la formule d onne A .
Si lexpression A a la formo u x , on d d u it lit P 1 . Mais 011
c rit le sig ne \x a p r i uno expression, d an s lo b u t d e la rd u ire il
lu form e 11x .
Hx. : n"/n ! | n rep rse n te le signe de fonction qui p our la v aleu r
n do la v ariable a la v a le u r " / ! . D onc 2 ' ("/ 11 1 , N0) = som
mo d e la srie q u on o b tien t do "/ ! en d o n n a n t i\ n les valeurs
0 , 1 , a ... (0 P-G).
Le sign e j dsigne la v aria b le dans les op ratio ns 2 ' , n ,
lim , D , S .
P ' . S oit A u n e form ule c o n te n a n t la lettro variable
{|;i;) /I
dsigne le signo de fonction qui crit aprs x p ro d u it l'expression
donne A .
P a r ld sign e | 011 p e u t in d iq u er lu s u b s titu tio n ; c a r si A esl;
une form ule c o n te n a n t la le ttre v ariab le x , 1/ 1vI indique l a v aleur
que p ren d la fonction \asA , p o u r la v aleu r y d e la v a ria b le , ou
ce que d e v ien t la formule A , lorsq ue lon rem place as p ur y , On
peut rem placer un couple, u n te rn e ,... p a r un a u tre couple ou
terne. ICx. : ( + P 'M -'i D m , x P IM I Dm ...
D ans les formules * j* , | *(* ), (// Jai) (*), la le ttre a; e s t a p
parente.
(|ii>. 38-S)

11
01 f * *
O

l.
k 1a =

(I , h , n , tl (11b . ve. frf O :


y i | a n x {h x ~

y)]

Df

FOKMUJ.I'S Dii LOOIQUI M ATIIM ATIQ UK

01 y t. t

[t| X3 [xea , = y)

| = P'l>|

013 x ta . y = v x . 3 . ye. 4 tt
On p e u t lire lu formulo u a pur n des cm u do t|iiol<1u n ; ou d o it lit con sid rer omine dcom pose on (tt) a , Lu ll,02
d it que lu rolli l ion y e n a resu lto ile Pl ini imi ti on do ,n du uh lo
systm e x e /i. v x y .
lix. : {M etta Lin lim l-S e o n tP 2 1) 4-5 8 :)!
D ans p lu sie u rs eus lo sigilo 4 est Boiis-ontendii pur doH coti*
veillions exprim es tluus Iti su ito : -} 2*1, X 2'0, / U*1 ...
Oli no p e u t pus lo RoiiB-entomlro dima to us los eiw.
P. ex. Muni (,'ls sigili (lo lo s viilcnrs do lox pression N n in ,
o h osi; mio lusso queloompio ; il rep rse n te lensoniblo du nomlins 0, des nom bres Unis, ot dea tlilVrenUs no m b res inlliis. [Ntini (!Ih
nigni Ilo Io nom bro do d u sse s , qui e s t liufini le plus grumi) (*).
1

xea . d . noi e u 4 a

# io 4

O . O t t 'n

[IIp .Z).
21

11

X8 (a; = y) Z2 Un x j (ux y ) . O por jj . O por i/i . 3 . P |.

D r t . d O , . D . i f 4 (o n

[i ( 4 u) n o
[ D I '1 .Z>:

d) O * a n u * rf

n X3 {itx en)
[.[ (u 4 ) n

:>r 2-'l .D:

D I ' . 3 :

[7 0 :

E x . Lm 1*1*1 Dm

. = . r,| u n 1/3 [[,1 tt n X (l lai I/)]

5[ n xa |;,[ v r, ?/? (y = )|
(j o n t ux)

(ux gy)]

31 l i 1 # D e . = : xea .Z)x - ec
'I

^ ,

T)

re

o li ,3

( ) ~

[l*'2 3 P J

l( c | u) P'JJ 3 l|

(dit) a

o O a . d D a .D . t t 4 (o u d) = u v u 4 d

() Ln p arto fra [ ] * ntiitiv opprcHHii noi fruttili,n II. 1S8 (/''onnu/firlo mti/firmalino, t, V, 1908, p , 78 o noi } dodlc,tu Ilo stm lin tini h ! inlxi](i jSTiiiii
1S5-1S8)).
U. V.

QIUHliM*IS lAND

[DI'* . 3 .

H, (0Uf/)=syr.|f((,u f/}rp;ly(,w, = y)|

I)Hl;iil){n,u) , 3 .

I)inti'il>(5|, u ) ,3 .
I)iuU'ib(a,u) , 3 .

yj| |<U ( = //) w t o f i a ^ i/) )


ya [| o . r a { n x ,)/)J | d a-'a(ai )]]

i/s|'iic>*(na:=i;)i'Js|',i<1a3(iia> = )]

D f .3 .

tt0 UM1<?].

<{ xea . 3 . t t x ~ t itx


( 2 -2 1 - F IS S O | ) , X V ; '1 - l V f l

l ADOA. V I S O )

()

a | h e C ls . ue a\b , 3 , n. u =

i/s j j n x (a.'u =

fcCIs , 3 . C ls ft j/a a Cls n w (xlc = y ) = O lsn y (yZSk) DI'!

* 2.
j)

Df

O u po nt lire a u pi- d e s lo .
Itili consquence C ls k signiflo l'en sem b le dos vu 1mira tle
P expressio x k , oit x est une d u s s e c esUVtlire, pur lu 51 P I -4 ,
Clirsso do 7c .
A insi ClsX signifie d u s s e de noinbros. Ex, nmx Dvr ]'.., (*}

(1. 10)
12

sim rep idem

rt , ft , ( e C l s . 3 .
()

ue, {M'a) s i m , = :

ur. {Ma) s i m . <) D n . 3 . fi (Mo) s i m

ue

Ma : x , y e a - . mat = n y . 3 a,v .

. b 3 0 .3 . b (Cfo) s i m

. g , y // . 3 : X y , = . i = wy

, ve (ofh) s i u i , 3 . vu p. (cfn ) s i m

(*) Uim trjittaKione piti otoa loi hJihImI Clfl , f ) , U olio nul liivoro
Ti. 98 ((loi 1807) limino rtapottiva inouto la form a K , n ' , u f o < oui qui <j o >Hiilorn-to Molo il prjtnn trovasi noi t r a t t a t o n. 138 (F o rm u la rio m atham utioo, t. V,
10H, p. 85), n u lla p a rto uon inolimi! nollo proaonti *O poru aoolto , o nul lavoro
n. 108 (tlol 1U13) c o n te n u to noi yrosonto volume*
U* C*

FORM ULES DR LO O IQU E M A T H M A T IQ U E

Le signe, ni ni ou Sim
milis) .

3B0

uignillu correspondance sem blable (si

U x .: -(- PB2 5, { Q P M 'O , $lim P 1 0 4.


5

ue (//() rcp . = . r (fofa) sim . b d n 1a

ne. (hfa) rcp . ve (ci'h) rcp .D . vu e (cJVf) rcp

*7

us

1)1'

im . D . e (m 1a t'a ) rcp

[- -7 H S 'JS

F 1897 T 52 1)

I a. sig n e v e p aigjtto eorruaponduivwi vcipvoqn .


Kx. Num P :
a , b e Cls .D : N uni a = Xiim h .==. j | (AiVr) rep
2'l>l*2**7, //P l* 2 , 1i ni P18*2*3 ...
O n sup po se crites les form ules corresp o n d an tes p o u r lo sign e , | .
8

idem

es*

Df

(K 1 8 0|

idem e ('. . idem e. (<11) sim . idem e (('.) rcp . idem tt = a


i d e m r e p r s e n t e l idejitif.j te lle s s o n t les o p r a t io n s nritlnnt i q u e s -f0 , I ) , x l , / 1 , 4 1 , 11',
] ) n n s l a th o r ie d e s S u b s t i
t u t i o n s l i d e n t i t e s t i n d i q u e s i m p l e m e n t p a r 1 . S e u l e \ . 2 Pl*71 .

( j i j ). 40- 41)

13

F u iie t

, n e (Jla . f e

------------------------------------------ . D .

--------------- . 3 . d'Jc'k = g3 (fpjfie n / a \ff = ( / ; w)] )

-I F m ic t = g*

11 tu

V nriab

. xsl t . 3 . ( / ; u) x = f x
V n riab

( / ; m) =

I >1*

1)1'

1) 1

(11 ; v) a [w , v e (JIs . ye i>F]

I >f

5 / , e F u n c t . D :
/ = g

: V n r i a b / = V ariai) g : xu V n r i a b / . D . f x = g x

m, v e C ls O , t>F D v ftt

e UIs .

xu

.D . [ (i F )] x = tt

Df

|P*1 . f 1*1*01 . 3 . P]
(*l-*7 FIS!*)

O IUS KI'l 'Il l'HANO

Meloni u ot n (U'H (!Ih; e t f i'1 'it . Hl lon donno lop nition / , In


classo dii un laquelle lo pm tio n eut dfinie n'enl gius dterm ine ; car
i Poprntoii e s t Istillici (lana la ellisse w , Ilo est ausai dfinie dii oh
to n te classe con tenn e d an s , pur In f P 2 , e t il y ti to ujou rs la
po ssib ilit do In dfinir (bum to u te oli isso di Ilii vonto, P . ex. lo p m
tion m o il (liins moil P O est dfinie s u r les nom bres rebiti ts ; en
consquence olle ost dflnio su r les nom bres positifs, ot d an s eo eus
concide avec lid e n tit ; en su ite lu infimo opration est dlluie su r
les n om bres com plexes d ordre quelconque, s u r les su b stitu tio n s, su r
les v ec te u rs, e t ou e s t to u jo u rs eu dvoit d e l'em ployer ibvnn d e
iiouvoaiix cas, p r s e n ta n t quoique analogie, ot ja m ais do c o n tra d ic
tion, avec les anciens.
D a n s ((uniques eas il fau t co nsidrer en infime tem ps u n e op
ratio n / e t uno classo n d an s laquelle cette, opration ost dlluie;
cost-iVdiro le couple ( / ; ) . O n ren c o n tre ce couple d an s les form u
les J ( f t u ), 11 ( / , ) , qui re p r se n te n t la somme, ou le p ro d u it des
v aleu rs de 1 fonction / , lorsque la variab le prend tou tes les valeurs
dan s la ellisse w , e t dan s S ( / , ) , qu i rep rsen te lin tgrale do / ,
te n d u e au dom aine n de v ariabilit.
P *l. lexpression (/, w), o w est u ne classe, / u n e opration
su r les u , et; a; u n , n ou a d onnons la signlflcatiou f x .
P-2. P ar variabilit de ( /, ) nous en tend on s la elasee u .
P-8. v V v ( l'onetion dfinie des h) indique les couples forms
d uno fu e t de la classe w .
P -4, V iinct indique toutes les expressions d o l a formo F u ,
oii m e t v son t des d u sse s.
P-5. D eux Fonctious dfinies so n t gales, lo rsq u elles o n t la
infimo v ariab ilit, e t d an s ce tte v aria b ilit p ro d u isen t dos r su lta ts
gaux.
P (. T o ute P est f . Nous parlerons donc des F on ctio ns sim,
rep, etc.
E x. :

(mod, Q) =

(idem, Q)

Lob fonctions mod e t idem, d ans la classe Q , concident .


V oir uno a u tre faon de considrer lgalit des fonctions dans
li u r t i l i , KdM t.O p.141.
m,

e N o , N um (1

m F 1 n)

m"

N um (1

v F 1

m) sii =

I I [mi 0

N um (1

n F 1

w) rep = n I

[n 1)|

F OR M U LES D13 LOOIQUE M A T H M A TIQ U E

1 'tti F 1 " k = iimitigemuiiUi iivuG HpLilion >t A )i ileo nombre*) I 1"!.


(I " m 1'' 1 n) sim ~

simplet)

(1
n I1 1 ) rej) p e rm u ta tio n s dos nom bres l
n .
U.\. : $2120 /7 IU 1 1 , ! a q 1-0 Sperili -0 l)trm S ublI) 1-2 .

<!> -U)
14

"* (inversion)

a, b r. 01 . lie (liFff) rcp . 3 .


0

h-

1 => [(Vtii'iub ) F { V iiiiab n)] o v3 (nu (idem, Viirliib n))


))(

il) m -1 (iiVb) n v3 [if = (idem, ))


|

u ~ h i (idem, )

a y b , oe <_!1h . ne (M*V) rcp , ne (uVb) rup .D . (ob) 1 = if-1 fi-1

np. <31 b . u , i> e. (aF) rcp . uv vu ,3 . t1 v v ti~ 1

x m

.Z 3 . u ~ 1 it x = x

:!

( -? )" 1= w

M-1 I) 1 = t!-1 K l

Il finit considrer lex p o san t 1 comme u n signe impio pour


in d iq u er linversion. V oir F1897 p .01.

(109). LES DFINITIONS MATHMATIQUES


{ C i iu j f i i * I n t o n i , itti jil>lloaoi>1ij, T'm iH 1IIIHJ, n jjontii, v o l . H, P jh -Ih lUlU, jiji. JJTD'Mt)

A l t o stud io d e llo doli nizi ou i unato il) matunuitioa, G. P k a N o , b a


1livori ristornatici n. io n (d o l 1900), 100' (dol
1U (d o l

19131), p u b b li unti

in

lim ),

dodln u to I

151 (d o l 11)11), 177 (d e l 11)15),

vario riv n to od in va rio l n g u o d a l

11100 iti 1121 ;

oltro a d a p p o siti capitoli in ij linai t u tti i su ol la v o r i d i lo g io u uiatoum tica.


(C fr . l'a n n o t a z io n e prelim inare a l la v o r o n. 18 (d ol 1HH9) di q u ie t o volitino).
Quotiti

la v o r i

pn n ti

tsuuVi

Ojvato

l u ltim o

internati uif p o r a v o u d o un fo n d o conni do, diifo r lucono in pli

hL com plot ano u vi condo. T ilt tu v ia, i l rotili tato p o r l'o d iz io n o dolio pr*

doi

incito ,
la v o r i

Utv r it e n u t o

c ita ti

slhv>

n. 109

ftm n

hi iflU'lento

p u b b l i oron i p r i m o

(d o l 1900) o n . 193 (d ui lf> 2 l)

o l jr o al

la v o r o u . 177 (dol 1915) dodcuto p i iu particoiu.ro a llo d c lim x io n i p o r lujtra&lrmo.


CoutioJiHa

al

su d d etti

Cautur-ftcni*tiin et Additione,

la v o r i

pu ro l a n iom oria n. 183'

{Super theorema do

1900) p u b b li c a t a m i ! vol. I d i qu esto O p e r o scolto ,

olio c on ticuo un otmmc critico do lio r o s o lo po r lo d e fin iz ion i do to d a 11. P o i ^ c a u .


11 la v o r o
i!io a ).

u. 109 (d ol 1900) btato tra d o tt o in p o la c co (l a v o r o n. 109', dol

u, c :

Tioe dfinitions, telle q u o n le xmwontro d a n s Ics seieiiuos m a


thm atiqu es, Hiit.iH(but un gnral il des rgles, que non voulons
formuler.
U n e dfinition est rd u ctib le uno galit, d o n t u n inombra
(lo prem ier) est lo nom quon dllnit, et, laittro eu exprim e lu vhlour. lixeniplo :
(drive d uno fonction) = (limite du ra p p o rt
m enta do la fonction ot do 1 variable). .

dos accroisse-

Cn consquence, une proposition qu i n e st pas u n e galit ne


p o urra pus 6tre u n e dllnitiori. A in si la proposition :
'K

0< 3

ue po u rra pas tre prise cornino dfinition de la base o dos lo garith m es


naturels.

LKS D FINIT IONS M AT H M A TIQ UE S

Hi!

Lu v a le u r d u 110m q u on Mil a i t d o it Atre exprim e en term es


('oiuiiis* L o rsq u on donne une dfinition, 011 do it dire, explicitem ent,
ou im plicitem ent, q uels so n t les term es supposas connus.
D au s un tru it, une dfinition suppose connus les term es ex p li
q u d an s les payes prcdentes. Il n e p e u t y av oir de difficults
que d an s los p r m ic e s pages d un tra it , p o u r les prem ires dfi
nitions.
O n uti p e u t pus ju g o r de la v a le u r iVnne dfinition IboIo. L es
q u e s tio n s : F eut-on dfinir le nom bre, le p o in tu ne so n t pas blun
poses, si lon n ajou te pas la table des ides q u on suppose e on nues,
II ne suffit pas de dire q tion suppose co nn u le langage ordinaire,
ca r p lu sieu rs m ots scientifiques, com m e aom&re, p o i n t , ... y uppurtien n en t. E n su ite les bornes du lang age o rd in aire n e so n t pua blun
fixes.
l'exception de quelques trav a u x su r la Logique m ath m atiq u e,
il n'.y a p as de tr a it qui com m ence p ar la table dos ides q u on
suppose connues. Toutefois, il est ais d e co n stru ire ce tte ta b le ;
nous allons len trep ren d re, titre d exemple, p o u r la QomHriv do
liKGiiNUUK. A u point do vue o nous nous plaons ici, cette G o
m trie ne diffre pas de cello d Kuelido e t d e tous los a u tre s traits.
criv o n s le signe d galit i\ sa place dan s los dfinitions ; Il
e st indiqu d an s le tex te p a r les m ots est, le, la, toni, un. L es p re
m ires propositions d ev ien n en t :
1. (Gomtrie) = (science qui u p o u r objet la m esure de l
tendue).
1'. L ten d u e a trois dim ensions, longueur, la rg e u r e t h a u te u r,
2. (Ligne) = (longueur sa n s largeur),
U'. (Point) (extrm it d u ne ligne).
2", Le p oint n a pas d tendue.
3. (L igne droite) = (le plu s c o u rt chem in d u n p oint i\ un
autre).
4. (Ligne courbe) = (ligne ni droite, ni com pose de lignes
droites).
5. (Surface) = (ce qui a lo ngueur ot largeur, sans h a u te u r ou
paisseur).
Les propositions 1 ' e t 2" ne so n t p as dos galits, et en con
squence no so n t pas des dfinitions.

114

OltJHI'.t'Ml IM'.ANO

P o u r Hin]>lill<r, s u p p r i m o n s

les p ro p o s itio n s I cl. I, q u i

nous

iiitroHNimt m o ins. O n (<roitvorti :

li. Ij m ot tifine exprim


12'.

poin t

U.

droite

f.

Kiirfaco

pur lo n g u e u r , la rg e u r .
e x tr m it .
lo plus c o u rt , cliotniii .
h a u te u r ou p a isse u r .

On n dono ici q u a tre ides dfinies a u m oyen do six ides gom tri1nos n o n dfinies. On p o u rra it so d em an d e r s il n esl. pan plus simplo
do su p p rim o r ces dfinitions, e t do p ren d re comme ides lion dfinies
celle d e ligne, jm mt, droite, m rface.
Nous venons d n u m rer leu ides gom triques contenues d ans
ces dfinitions. P ou r que lanaly se soit com plte, il im porte usai
d n u m re r les ides de logique, indiques pur les m ots sana, ile, <V,...
e t pu r les formes gram m aticales con ten u es d an s ces propositions.
O n en aperoit la ncessite;, si Pou an aly se pur exem ple lea
p rem ires dfinitions arith m tiq u es d fiuOLiDii, livro V II. L ibrem ent
tra d u ite s, elles s n o n c en t comme su it :
(unit) = (qu alit do ce q u i est un)
(nombre) = (ensemble d units).
Sont-elles rig ou reuses? O u p e u t rp o n d re oui, si lon sup po se c.mmueK
to u tes los ides qui fig u re n t dan s lo second membre. M ais on p eu t
objecter quo d an s la prem ire les mots unit e t un ne so n t que des
form es gram m aticales diffrentes d une m ftne ide. D an s la soconde,
on p o u t considrer lide de n om bre comme im plicitem ent contenue
soit d an s celle d 'ensemble, soit d an s la dsinence d u mot units au
pluriel. Lit diffrence e n tre les deu x opinions p ro v ien t de lu diff
re n te im po rtan ce q u on dotine aux formes gram m aticales.
L ' n u m ra tio n des ides de to u te sorte con ten u es dvms no Invits
n est pas excessivem ent longue, comme on p o u rra it lo cra in d re
d abord. I l est bien connu quo d an s les sciences m ath m atiq u es on
l'ait usage seu lem en t d une p etite p artie du dictionnuiro o t des rgles
gram m aticales d une langue. E n su ite le n om bre des m ots adopts
est su p rie u r an nom bre des ides reprsentes. P ar exem ple les m ots
produit, fa cteu r, m ultiplier, multiplicande, m uH iplicatm r, m ultiple,
diviseur, cocjjlcicnt, . . . ne son t que des formes lin gu istiqu es diffrentes,
po u r in diq uer so u s diffrents p o in ts d e v u e la m m e ide, rep rse n t e
d an s les form ules algb riq ues pu r un seul signo X .
Cotte num ration a. t faite, p o u r d iffrentes thories, p a r d iv e rs
a u te u rs, d an s le F orm ulaire de Mathmatiques que nous publions. Lo
nom bre des idos do to u te sorte, logiques ou m ath m atiqu es, sim ples

LUS DFINIT ION S MATHMA TIQ UES

81)5

ou c o m p o s e s , qui figurent d an s les thories traites i Iiiiih lu tome


I I ] , 11111160. 1!K)1, approche do 11)0. Ces tlioriea em b ra sse n t ldJiV 111111
p artie im p o rta n te dos sciences m athm atiques.
Uno dfinition considre en elle-uiGme, iiidpendnin 111o n t dtw
ides q u on suppose connues, e st uno galit d o n t le promior mutilimi
e st un m ot, ou gigue, q u i n e ligure j dis d an s le second.
N ous appellerons dfinitions possibles les galitn qui o n t
ce tte forme. P a r exem ple, les propositions :

e = lim.

n
y.i

so nt des dfinitions possibles. Lu prem ire e s t lu plus rp an du e


cornino dfinition relle ; lu deuxim e so ren con tre d ans qu elques
tru it s ; lu troisim e n a pus t adopte.
Duna quelques cas on ne dfinit, p as un m ot ou un signo seul,
m ais to u te u n e expression ; ainsi, eu Nupposunt connue la valeur
des form ules .1; = 1/, i > y, x - f , & X ?/,... oii x e t y son t des nom bres
entiers, 011 d o it lit dfinir si lon suppose quo x ot y so ient dus
nom bres ratio nnels. D an s ce cas, le second m em bre p e u t co n ten ir
les signes qui fig u re n t d an s le prem ier membro, mais d a n s uu com
binaison di Hron tu.
Do lensem ble des propositions d une science qui ont: le carnei re
do d finitio ns possibles 011 d d u it les diffrentes thories, ou fuyons
d exposer ce tte science. O n ch oisit un o rd re p on i les ides de ,1a
science, Si une ide n p lu sieu rs dfinitions possibles qui lex prim ent
nu m oyen des ides prcdentes, dan s lordre fix, on pourrit choisir
entro elles la plus commode. S il n y u p as de d finition possible
d uno ide q u i lexprim e nu m oyen des prcdentes, ce tte ide seni
ditte j>>-imiti ne, rotati veinent s\ l'o rd re fix. Quel que soit lordre fix,
il y a u ra n cessairem ent dea ides prim itives, ca r 011 11e p eu t pas
d fin ir la prem ire ide.
Il co n v ien t de d o n n er au x ides d uno acienco uu ordre tel que
le nom bre des ides p rim itiv es rela tiv e m e n t i\ cet ordro soit le plus
p e tit possible.
Une dfinition d o it satisfaire il la loi do lhom ognit, que
noua allons expliquer.

366

G I U S E P P E PEANO

D abord., im e dfinition d o it tre u n e proposition com plte, in


telligible p a r elle-mme, dtache dus a n tre s propositions du texte.
C est ain si q u e j en te n d s im e dfinition, la diffrence de quelques
a u te u rs qui ap p e lle n t dfinition la p artie la plu s im p o rtan te, ou la
form ule, contenue d an s la p roposition com plte.
E n su ite, les d eux m em bres de l galit qu i co n stitu e u n e dfi
nition d oivent contenir les mmes le ttre s variab les relles.
A insi la form ule:
= a a

n est pas une dfinition, car elle n est p as u n e pro po sition complte;
on n a psts d it quelle v a le u r nous a ttrib u o n s la le ttre a.
La propositions ;
S o it a u n nom bre ; ou a : 0 = a a
e s t n ue p roposition com plte ; m ais elle ne p e u t pas tre p rise comme
dfinition du sign e 0, car elle n est pas hom ogne. E n effet, le prem ier
m em bre e s t n u sym bole c o n s ta n t 0 ; le second est u n e fonction de
la le ttre variab le .
L a proposition :
0 = (la v aleu r c o n sta n te de lexpression a a, quel que soit
le nom bre a)
e st u n e galit homogne, car, bien q u e d ans le second m em bre
figure la le ttr e a, elle n y fig u re q u en ap parence, p u isq u e la valeur
<le ce second m em bre n e s t pas une fonction de a. C ette proposition
e st une d finition possible.
N on seulem ent les d eux m em bres de l galit-definition doiv en t
co n ten ir les mmes le ttre s variables relles, m ais il fa u t q u elles y
e n tre n t d une faon sem blable. P a r exem ple, considrons les nom bres
ratio nn els ; on a lg a lit logique s u iv a n te :
Soient a, 6, c,

des nom bres en tiers ; lgalit : ^

~ est

id e n tiq u e l galit : fl = &c,


p ro po sitio n que p lu sieu rs a u te u rs p re n n e n t p o u r d fin itio n (1). A lors,
si e t b so n t des en tiers, ajb est u n nom bre r a tio n n e l; rciproquem ent,

M M . 0 . S t o l z , Vorlesnngm iiber allgemeiiie A H thm etik, p. 43


Theoretiaehe A rithm etik, p. 57 (1 9 0 0 ); J. T a n n e k y , Introduction la thorie
des fonction d une variable, p . V I I I (1 8 8 6 ); et p in s e x p li ci tomoli t ; Leon dA r ith
mtique, p. 148 ( 1 8 9 4 ); L . C o u t u i a T , De l in fin i mathmatique, p. 1 (1896).
A lo rs la fr a c t io n ajb est- in t r o d u it e p a r ali 11r a d <Ml >>. O u u a paa u u e g a lit
(* ) A i n w fo u t

(1 8 8 5 );

LES DFINITIONS M A T H M A T IQ U E S

x ta n t u n nom bre rationnel, il y a une infinit d e couples d e nom bres


entiers a e t b q u i sa tisfo n t l galit ajb = x. E n consquence, on
n e p e u t pas d ire le nom bre ratio n n el x est u n e fraction irr d u c
tible ; on ne p e u t pas p arle r d u n u m ra te u r e t d u dno m in ateu r d e x.
M a in te n an t, si l on v e u t dfinir la somme de deux nom bres
ra tio n n els x e t y, il f a u t form er u n e g a lit d e la to n n e :
x

y (expression com pose avec les le ttres x e t y , e t avec


les op ration s arith m tiq u es su r les nom bres entiers).

L a p ro p o sitio n :
S o ien t a , b , c , d des nom bres en tiers ; on a :
-i_ !L

b 1 d

bd

n e st p as . u n e dfinition possible. E n effet, le prem ier m em bre se


p r se n te comme u ne fonction des no m bres ratio n n els ajb e t cjd ; le
second, comme u n e fonction des n om b res entiers a, i, c, d, qui ne
so n t pas des fonctions des nom bres ratio n n els donns.
L es dfinitions n o n homo gnes ne so n t p a s tr s ra re s d an s les
tr a it s de M ath m atiqu es. L a prcisio n intrinsque, des sciences
m a th m atiq u es corrige les im prcision d u v tem e n t sous lequel nous
les p rse n to n s. Ces inex actitu d es de forme ne p o rte n t pas les bons
a u te u rs des consquences fausses. A in si E u l e e , en o p ra n t su r
des sries sa n s soccuper de le u r convergence, a rriv e u n e foule de

cle l a fo rm e :

ajb

(e x p r e s s io n com pose a v e c le s

ides

prcd entes),

m ais on d o n n e se u le m e n t u n e d fin ition n o m in a le d e l a r e la tio n


N o u s p r f r o n s c o n sid re r
c'est--dire m u l t i p l i e r p a r

a,

ajb

et d ivise r

par & .

Les

deux

op ra te u rs

s o n t g a u x , lo rs q u e , a p p li q u * u n m m e n o m b re q u i reiid

los

possibles, i ls d o n n e n t des r s u lta t s g a u x . D e cette d fin itio n


m e n t l a p r o p o s itio n cite dan s le texte. V o i r le
p. no (1 901),

ou

ues

e x p r im e s en sy m b o le s

ajb = cjd.

com m e re p r s e n t a n t l'o p r a tio n com pose

Arithmeticen pH nvpia,

ajb

x ajb,
et cjd

d e u x o p r a tio n s

d c o u le im m d ia t e

Formulaire de Mathmatiques ,

p . 13 (1 889),

ces

t-, ITI,

thories

sent

id o g ra p h iq u e s .

O n re n c o n t re aussi cette fa o n do c o n sid re r le s fra c t io n s

com m e des o p ra

Leons su r VAnalyse, infinitsimale d e M , MftRAT, p ;


p u b li e d a n s les No uveite# Annales de M athmatiques,

teurs d a n s les

2 (1894),

V a vai t dj,

1889, p. 421.

C e tte id e est l a p in s n a t u r e l l e On p e u t
K liin d (a u 2000 e n v ir o n a v a n t J.-C }

la

vo ir

par

e x e m p le

oii l e c a lc u la t e u r g y p t ie n

qu i

d a n s le p a p y r u s
A irw s

d it

(c o

lo n n e 12) :

1 2/3 /15 =

/5 + /15

* en effet, en o p r a n t s u r 15, on a :
15 10 1 =

1 .

E u suivant, l a u te u r, n o u s n 'a v o n s pas c rit lu n u m ra te u r, lo rsq u il est l'u n it .


(Note ajoute en iO * )

S 68

G IU S E P P E PEANO

thorm es tous vrais. Les im p rop rits d an s lnonc des dfinitions


en g n ral n a p p o rte n t q u e des lon gu eurs e t de lob scu rit. Mais, si
l on vent, on p e u t d une dfinition non hom ogne tire r des cons
quences fausses. A insi, posons p a r dfinition :

b d

= f
b

4 o ft, b, c, d, so n t des e n tie r s .


a
7

L e signe (?) ind iq ue u n e op ration (non lgitime). On en d d u it :


1 .2
3 2 2
i
1 2 , , . ,
, /
= , = y ; or =
d 'o u la conclusion fausse : = - .
C ette difficult a t aperue p a r plu sieu rs a u te u rs ; pour ju stifier
la dfinition p rcd en te, on suppose q ue * n e s t p a s u n nom bre r a
tionnel, mais bien u n couple de nom bres sp ars p a r le signe dedivision. M ais cela p ro d u ira it d es a m b ig u ts car d a n s to u s les tra it s
les expressions 2 - ) - 2 , 2 x 2 , 8/2, 6 2, 2, . . . n e so n t que des
noms diffrents d u m m e nom bre : 4.
item a rq u o n s enfin q ue to u t sign e ou m ot dfini dans u n e science
p e u t tre sup prim , la condition de le rem placer p a r sa valeur.
A u tre m e n t (lit, to u te d fin itio n exprim e u n e ab rviatio n, qui th o ri
qu em en t n e s t pas ncessaire ; elle p e u t tre commode, e t mme
p ratiq u em e n t in d isp en sab le a u progrs de la science.
L a suppression d an s u n e th orie d un sign e dfini e st un exercice
trs u tile p o u r rec o n n atre lex a ctitu d e de la diftntion ; car si l on
n a rriv e p as le rem p lacer p a r to u t p ar sa valeu r, la d finition se ra
incom plte. E lle se rt a u ssi ju g e r de lu tilit d e la d fin itio n ; car
si les propositions o figure u n signe dfini ne s allo n g en t pas tro p
q u and on le su pp rim e, il co nv ien t d e le su p p rim e r. D an s les tra it s
de M ath m atiqu es it y a beauco up de m ota q u il co n v ien d rait tle
supp rim er.

(116 '). DIZIONARIO D I MATEMATICA


f a r t e P R IM A , L O G I C A M A T E M A T I C A
i
(Revue de aiatJim atjqnes (R ivista di matem atica),
veli. V U , lflOO-lBOl, pp. 180-172 ; riabtinp. Torino, tip . G erbone, 9. H . 1901. p ag g. io)

U n p r i m a ortiziuuo d e l prosen to la v o r o

( h e p o r t a i l n. 116 d e l n o stro i n

d ic o ) v a n n e p r e s e n ta t a c om e s a g g io a ] C o n g r e sso dei p r o fe sso r i it a lia n i, t e n u to


L i v o r n o n e lla g o s t o d e l 1901.
L a p a r t e I I , prom e ssa im p lic ita m e n te d a l titolo, p u rite n e rsi c o s t it u it a d a l
V o c a b u la ir e m a th m a tiq u e
t,. I V ,

E n tram bi
se rito

a n uesso ai la v o r o n . 125

( Formulaire mathmatigim,

1902-03).

nel

q u e sti la v o r i h a n n o d a t o o r ig i n e d a p p r i m a a l Y o o a b n la r io in

la v o r o

n . 187

{Formulario mathematioo,

ed. V ,

Indice et Focabulario,

T o r in o , 1906, P r o b a de 100 e x e m p la r e ) ed in fin e a l v o c a b o la r io d i oltre 524 v o c a


b o li

di

l o g i c a e d i m atem atico, con v e rs io n i i n v a r i e li n g u e e n o tiz ie filo lo gic h e

v a rie , c o n te n u to n e l t ra tta to n . 138

(Form ulario mathematico,

t. V , 1908).

U. C.

U n Dizion-ario di Matematica, cio una raccolta dei termini che


si incontrano nelle opere matematiche attuali, insieme alle osserva
zioni che servono a precisare il significato o i significati dogni
termine, quali l etimologia, la storia, la definizione, quando possi
bile, riuscir un lavoro utile tanto sotto laspetto scientifico quanto
sotto quello didattico.
La m oltiplicit dei termini usati per rappresentare una stessa
idea, e la m oltiplieit dei significati in cui usato uno stesso ter
mine costituiscono un inconveniente troppo diffuso e ben noto.
TI Dizionario potr guidare individualm ente ogni autore nella
scelta dei termini pi opportuni pel suo lavoro.
Esso pure il lavoro preparatorio onde ottenere una termino
logia scolastica uniforme ; questione questa di alta importanza e a
cui si interessa la Societ Mathesis , e di cui dottamente rifer
il prof. E. D e A m i o i s nel Congresso tenutosi a Torino nel 189S.
E siston o libri av e n ti lo stesso titolo del p reced ente, quali :
G. S. K L t Q E L , Mathematiscito* Wih-terbuch. Leipzig a. 18031831, 5 voi.

370

G I U S E P P E P EA NO

cui fa segu ito il


S u p p lm en t von J . A. G r u k k r t . L eip zig a. 1833-36, 2 voi.
A.
8 . D i i M o n t F e r r i k r , .Dictionnaire des sciences mathmatiques
puree et appliques. P a r is a. 1838, 3 volum i. (A ltre copie p o rtan o
lindicazione P a ris a. 1845).
H.
S o n n e t , D ictionnaire des Mathmatiques appliques. P a ris
a. 1807, 2 vol.
M a q u este o pere volum inose contengono sotto ogni nom e le
p ro p rie t p rincipali delPoggetto indicato d a quel nome. A d es. sotto
ii nome di D erivata si tro v e r u n som m ario di calcolo differenziale.
E sse sono enciclopedie, e come ta li n o n possono com petere coi t r a t
ta ti com uni, perch disponendo i vari so gg etti in ordine alfabetico,
si perde co m pletam ente Pordine logico, clie h a im p o rtan za fonda
m entale in t u t t i i tr a tta ti.
E ssi poi n o n contengono qu asi m ai letim ologia e storiai dei nomi,
elem ento im p ortantissim o pel perfezionam ento della term inologia.
Infine essendo fa tti d a u n a sola persona, p e r q u an to d o tta e
laboriosa, h a n n o sem pre ' u n im p ro n ta p erson ale ; le in esattezze ed
errori che in e v ita b ilm en te si risco n tra n o in opere di q u e s ta n a tu r a
n o n possono pi essere corrette, non essendosi rista m p ate edizioni
ulteriori.
L opera recente
F . MviiuLEP., Vocabulaire Matrmat'iqw (franais-allemand), L eip
zig a. 1900 p. x n - j-1 3 2 ,
volum inosa perch co n sta in g ran p a rte di term in i an tiq u a ti, e
di term ini p ro p rii alPastronom i, allastrologia, ecc.
E ssa poi si lim ita in g en erale a d are la corrispondenza fra le
parole francesi e le tedesche.
E ccone u n e s tra tto :
A b aeiste, Abacist
abaisser, erniedrigen
abaque, Abacus.
D i qu i n o n si rica v a alcun significato dei term ini. A nzi, essendo
i term in i m atem atici in g ran p a rte internazio nali, il dizionario si
lim ita a u n a variazion e di desinenze.
V ed asi p u re M l l e k , JJeber der Mathematische Terminologie
BM. a. 1901 p. 282-325,
P e r q u a n to possano essere u tili i lavori precedenti, nessu no
rispo nd e alla questione.
R itengo che il dizionario m atem atico, quale o ra si in tra p p re n d e,
a v r u n piccolo volum e, come ne la fede la p a r te che segue.

DIZIONARIO Dl M A TEM ATIC A

371

som m am ente u tile che il dizionario sia u n lavoro eli collaborazione, e che prima, della sta m p a definitiva esso sia visto da u n
g ra n n um ero di persone. E ci p e r togliere ogni c a ra tte re ind ivid uale
al lavoro ; perch necessariam en te u n solo a u to re im prim e al suo
lavoro u n c a ra tte re unilaterale. In o ltre la rac co lta riu scir p i com
pleta, potendo ognuno agg iun gere quel nu o v o term ine, o quel nuovo
significato d u n term ine che cred er p i opportuno.
I l lib ro riu sc ir em endato dalle sv iste in cui si cade n ec essa
riam en te in u n lavoro di q uesto genere.
S ar bene che il dizionario co n ten g a solo i term ini che trovatisi
effettivam ente n ei libri in uso oggigiorno. I term in i an tichi eccezio
n alm en te possono essere rip o rta ti, se c q ualche vantaggio a rich ia
m arli in uso.
Lo scopo princip ale del dizionario quello di p o te rn e estra rre
u n a term inologia d a ad o ttarsi in seguito. M a le discussioni s u q u e
s ta scelta sarebbero a ttu a lm e n te in tem p estiv e, p rim a che il lavoro di
raccolta del m ateriale e n tro cui si deve scegliere n on sia term inato .
Q u este le rag io ni che esposi nel congresso dei professori italian i
di M atem atica, te n u to si a Livorno n ellagosto 1901. Iv i si conve
n u to di p u b b licare u n D izionario di M atem atica , m e d ian te la
cooperazione di
Mathesin, societ fra gli in se g n an ti delle scuole secondarie, p re
sie d u ta dal prof. G. F b a t t i n i a Rom a,
Periodico di Matematica,, d ire tto d al prof. G. L a z z e r i , a Livorno,
R ivista di Matematica, d ire tta dal prof. G. P e a n o a Torino.
A d eriro n o p u re :
I l Bollettino di Matematica, d ire tto d al prof. A. C o n t i a Bologna,
I l Pitagora, d iretto da! prof. F a z z a k i a Palerm o.
L a p rim a p a rte di q uesto D izionario si riferisce alla Logica
m atem atica. U n saggio di q u e sta p a r te fu p rese n tato al congresso
medesimo. Com pletato con a g g iu n te a p p o rta te dai professori V a c c a ,
Y a i l a t i e P a d o a , qui ne segue un 'ed izio ne provvisoria.
I
m em bri e i collaboratori degli e n ti associati possono p u b b li
care su l risp e ttiv o giornale le ag g iu n te, correzioni e osservazioni
ohe cre d eran n o opportune.
T rascorso u n tem po sufficiente, si p a sse r alla stam p a definitiva
di q u e s ta p rim a p a rte del D izionario.

G I U S E P P E P EA NO

372

PARTE 1* LOGICA MATEMATICA

In questo Dizionario hanno posto i termini generali che incontransi nelle pubblicazioni matematiche. Sono esclusi cio i termini
proprii dellAritmetica, della Geometria e delle altre parti della
Matematica.
I
termini sono accompagnati dalla loro etimologia e da spiega
zioni o esempi intorno al loro valore, o ai loro valori, e dalla loro
trasformazione nei simboli usati nel Formulaire de Mathma
tiques (') quando la cosa possibile. Questi termini non sono per
accompagnati da una vera definizione, perch l esame di quali si
possono delnire e quali no, richiederebbe tu tta la Logica simbolica.

(*) A b b r e v i a t o

in

Form uJ. Qnt si c iU 'iil l ed izion e r id i . 1901, P a r is , C a r r

t. N a m l.

Addizione logica. Vedi Somma logica.


A n a lis i, v-lv-Gi = so-lu-zione. Opposto a sintesi .
Al testo di Euclide, libro 13, secondo Heiberg t. 4 p. 364,
throno aggiunte da qualche commentatore le definizioni di ana
lisi e sintesi, ma poco chiare. La prima, come sta scritta, enuncia
ima forma di ragionamento errata. Lo stesso fa Pappo libro 7
p. 034.
In Archimede, Della Sfera libro 2 prop. i , lanalisi del pro
blema consta nel porre il problema in equazione, e nella sua
risoluzione. La sintesi ne una specie di verifica o prova.
Il ragionamento analitico consta duna serie di sillogismi
della forma i i D e . D f c ,D .o 3 .
Invece nel ragionamento sintetico i sillogismi hanno la forma
Dli.tDo.D.dDC,
A p p a r te n e r e )at. adpertinere, ha assunto il valore di essere
parte (vedi). Altre volte significa un . (.r appartiene alla
classe a,) = (xsa).
Arbitrio. P resi ad arbitrio due numeri a e b vale quanto Se
a e b sono numeri . Vedi essere.

DIZIONARIO DI M A TEM ATIC A

373

A rtic o lo , T erm ine gram m aticale.


Diversamente imito al verbo essere (vedi) gli d i valori
h = =>

A ssiom a. =
da 0^105 degno. Vale proposizione primi
tiva indicata nel Formili, con Pp.
Alcuni A. fanno differenza fra assioma e postulato, a secondadei grado di evidenza.
A s s o c ia tiv a . Essendo x, y degli individui dima classe, sia xay un
individuo della stessa classe. Il segno a indica unoperazione.
Questoperazione dicesi associativa se qualunque siano x, y, z
nella classe, si lia : (xocy)az xa(yaz).
.Sono associative le operazioni aritmetiche - f e X , e le logi
che n e u,
Il
nome associativo fu introdotto iu questo senso da
H a m i l t o n , Cambridge J . a. 1846 1 .1 p. 50.
A s s u rd o lai. absurdus che iu origine significava che suona male.
(la condizione p x in x assurda) = (non esistono degli x che
soddisfacciano alla condizione p x) {- 5J x-3p x).
Generalmente la condizione p x l affermazione simultanea di
piti condizioni, e allora dire il sistema assurdo vale quanto
le condizioni sono contradditorie.
Astrazione. Dcesi in logica matematica definizione per astra
zione la definizione duna funzione <px, avente la forma :
yx- (py . = . (espressione composta coi segni precedenti),
cio non si definisce il segno isolato q>x, ina Bolo luguaglianza
tpx (py.

Avere si trasforma in essere . Es. Se si

hanno due numeri a


e & vale Siano a e b dei numeri .
(4 e 6 hanno per massimo eomune divisore 2) = [2 = D(4,6)].

Campo = classe.
C lasse = classis, idea primitiva, indicata col simbolo Cls.
C o e siste re . (Le condizioni dun sistema coesistono) =
(il sistema non assurdo).
Coincidere vale essere eguale .
C o m m u ta tiv a . Sia xay una funzione di x e di y. Si dice che
loperazione commutativa se xay yax.
Souo commutative le operazioni logiche n e u, e le aritme
tiche -(- e x Dicesi poi che due operazioni / e g a eseguirsi su una sola
variabile x sono commutabili fra. loro quando f{gx) = y{fx).
In analisi sonvi numerose coppie di funzioni commutabili,

37 4

G I U S E P P E P EA NO

Q uesto term ino fu in tro d o tto da- S e - r v o i s , A n nales de Matti,


a,. 181 r, ]>. 50.

C o m p a tib ili - coesistenti (vedi).


Comune. (G'iftsse comune alle classi a e b) = anb.
Comunque = ad arbitrio (vedi).
C o n c l u s i o n e = T esi (vedi).

C o n d iz io n e = proposizione contenente variabili.


Se a una classe, la proposizione <<x un in simboli
xea , una condizione in x.
Viceversa se p x una condizione in x, si pu considerare la
classe degli * soddisfacenti alla condizione p x indicata col
simbolo x*Px , che si legge a? tale che fi*. Si ha
X3{xea) == a

xt{x3px) p x .

Quindi date una classe, risulta determinata una indizione,


e viceversa. Sicch i termini classe e condizione espri
mono la stessa idea sotto due aspetti diversi. Nel Forami. si
usa il solo simbolo Cls.
C o n se g u e n z a . (La proposizione p conseguenza della q) = (gpp).
Contenere. (La classe a contenuta in b) (dallessere a si deduce
essere Zi) = (D).
Contradditorio, Contrario. In logica scolastica il contradditorio
del giudizio (proposizione) az>b (<0&), e il contrario < o b.
In matematica pi proposizioni condizionali diconsi contrad
ditorie, se il loro prodotto logico assurdo (vedi).
Conversione. Regola di logica scolastica, per cui
dalla proposizione qualche a b si passa alla qualche b a
e dalla
nessun a 'e b si passa alla nessun b a .
Siccome in logica simbolica queste proposizioni s scrivono
aft'-'i, e -gaoft, la, conversione una forma della regola di lo
gica simbolica, detta commutativit del prodotto logico .
La conversione ora considerata dices pure conversione sem
plice .
Si converte la proposizione ogni a b in qualche b a;
e questa operazione dicesi conversione parziale, o per acci
dente . Si noti per che in questo caso la proposizione ogni
a b non significa tO i, ma bens ZD&. g;a .
Corollario da corona, corolla, corollarium = appendice. Cosi Boezio
Consol. 3 10 tradusse il greco itpiojxa = conseguenza immediata
d un teorema.

d izio n a r io

di

m a te m a tic a

375

C o sta n te . Alcune volte u n pleonasmo. Sia una quantit co


stante vale quanto tQ . Ogni lettera ha un valore costante
in una. stessa forinola, e un valore variabile da formula a formula.
Applicata ad una funzione, la parola costante tradotta
con eonst, simbolo definito nel Formai. 70,
D a re , un pleonasmo. (Siano dati due numeri a e b) = (siano a e
b dei numeri).
D e d u z io n e . Se p e q sono proposizioni, la proposizione d a p si
deduce q chiamasi deduzione, e si indica con jO g .
Se a e b sono classi, (O b si suol leggere ogni a b ; e
vale quanto dallessere a si deduce essere b .
La deduzione si esprime nel linguaggio ordinario sotto pi
forme. .
Vedasi condizione, necessario, sufficiente, conseguenza,...
D e fin iz io n e abbreviato1in Def. Nel Forami, uneguaglianza il cui
primo membro il segno nuovo che si definisce, ed il secondo
un gruppo noto di segni. Es. (Numero primo) (Numero divi
sibile solo per se stesso, e per l unit).
Alcuna volta si definisce unespressione contenente lettere
variabili; e la definizione preceduta da unipotesi. Es.
(Essendo a e b delle frazioni) .D . -(-!> = (espressione compo
sta' con e i> e coi segni delle operazioni aritmetiche sai n u
meri interi).
Definizione possibile uneguaglianza che, per un possibile
ordinamento della scienza, pu essere assunte come definizione.
. D ata una P , si riconosce facilmente se essa sia una defini
zione possibile. Diventa o no una Def, a seconda della teoria
e dellarbitrio dellautore.
H segno = d una definizione suol leggersi dicesi, chiamasi,
indica, significa, rappresenta .
Dimostrazione. Una dimostrazione ha in generale per scopo di
persuaderci della verit d una proposizione.
Alcune volte la dimostrazione dun sistema di proposizioni
gi chiare, o verificabili collesperienza ha per scopo di analiz
zarne le mutue relazioni, e di ridurle a un sistema di proposi
zioni primitive.
Le dimostrazioni sono fatte quasi sempre colla sola logica
naturale.
Furono per date delle dimostrazioni in cui si ottiene una
proposizione dalle precedenti con una serie di trasformazioni
logiche.

376

G I U S E P P E PEA NO

D i v e r s o = (1inferente = (distinto) = (non eguale) == ( )


D i s t r i b u t i v a . Ditjesi che loperazione a d istrib u tiv a risp etto alla
(5 se tfa(/fe) (x)f(a?a), e si in d ica con D iatrib(^)*

Sussistono le propriet aritmetiche D istrib (x,


Distrib(f, x ) ,
Distribuir, + ), Distrib(lim, x ) , ecc.
e le logiche Distrib (f,n), (","),
(,u)J (u,n), c molte altre.
Il nome fu introdotto da S e r v o i s . Vedi Commutativa.
E , latino et. In molti casi indica il prodotto n.
(T numeri multipli di 2 e di 3 sono multipli di 6) = (2N n3N
(I multipli di 6 sono multipli di 2 e multipli di 3)={(INZ>2Nn3N).
Qualche volta significa u. f]g.
(I multipli di 4 e i multipli di 6 sono multipli di 2) = (4N o tN Z) 2N).
E g u a le . eguale >> o eguaglia si indica col simbolo = .
La. parola eguale quando si presenta sola,' indicata nel
Formnl. con i (iniziale di uro). Sicch i vale quanto = .
Nel Formai, si h a una sola eguaglianza, detta vinche identit
o coincidenza. UneguagliaQza-identit della forma <px <py da
alcuni autori si considera come una specie d eguaglianza fra x
e y, e si indica con nomi speciali.
E g u a g lia n z a una scrittura della forma x = y .
x dicesi il primo membro, y il secondo delleguaglianza.
E q u a z io n e la forma latina di eguaglianza . Vedi identit.
E q u ip o lle n z a . A ltra forma di eguaglianza, usata da Bellavitis
pei vettori. Dopo i lavori di Grassmann e di Hamilton, si indica
semplicemente col segno = .
E q u iv a le n z a . A ltra forma di eguaglianza. L e condizioni p e q
sono equivalenti vale p q .
Il solido a equivalente al solido b vale Volume di a
= volume di b .
Elemento, classe contenente un solo individuo.
(La classe a un elemento) = [g;<x : x ,y ta . Zi%,y . .=j.
Esistere, s indica eon. y;.
Essere. A seconda dei casi ha i valori , = , Z>, ff.
Es. (7 un numero primo) = (7 s Np)
(13 la somma di due quadrati) = (13 e N84-Ns)
(5 e 7 sono numeri primi) = (5,7 e Np)
(T u tti i multipli di 4 sono multipli di 2) = (4N Z3 2N)
( Ogni multiplo di 4 un multiplo di 2)

( l uomo mortale) = (uomo mortale)


(13 la somma di 4 e 0) = (1 3 = 4
|!>)

DIZIONARIO DI M AT EM AT ICA

37 7

(Sia a u n num ero p rim o ; si lia...) = ( e N p o . ...)


(Essendo

(Sonvi q u a d ra ti somme di d u e qu ad rati) = [ a T* n ( ^ + N 2))


F i s s a r e % pleonasm o.
(Siano fissati d u e nu m eri a e i>) = (Essendo a e b due num eri).
Funzione. (*) Siano a e b delle classi. Con Ma, che si legge 6 fu n
zione degli a si in ten d e ogni segno che prem esso ad u n in d i
vid u o della classe a d p e r risu lta to u n b. E s. log t qf'Q l o
garitm o il segno d ima funzione reale di v ariab ile po sitiv a .
A lcu n e volte il segno d funzione si scrive dopo la variabile,
o si un isce diversam ente.
L e funzioni d u n a coppia d v ariab ili si indicano spesso sc ri
vendo il segno di funzione fra le d u e v ariabili. E s. a -\-b ,a b,...
In vece di funzione di cesi anche operazione o c o rri
sp o n d e n z a .

G e n e r a l e o u n i v e r s a l e dicesi u n a proposizione, o giudizio, della


form a az)b, ovvero a - b = / \ , o so stitu en d o b a b , d b = / \ .
G iudizio particolare la negazione d u n giudizio un iv ersale,
cio d ella form a a cWi.
U n a proposizione A dicesi qualche v o lta p i generale dellaB , e la B caso partico lare di A , se aggiungendo alla ipotesi
di A u n a n u o v a ipotesi, ai deduce la B.
P e r es. se nella prop,
a,be$ o . {a-\-bf = a2--)-2(tJ-|-&2
agg iu ng o a llipotesi la condizione b = 1, e semplifico, ho il caso
p artico la re
a e F .3 .( a - f l) s =
I n generale alc u n a v o lta significa sem pre ed u n
pleonasm o.
A ltre volte dire che u n a proposizione v era in generale
significa che h a dei casi di eccezione, ossia che non vera.
A lcu n i A . dicendo che u n a funzione definita in u n intervallo
h a in g en e rale u n a d ata propriet., in tend on o che ab b ia sem pre
q u e s ta p rop riet, tolto n n n u m e ro finito di p u n ti. E considerata
in n n campo piano h a g en e ralm en te u n a d a ta propriet.,
quand o s debbano e c ce ttu a re solo delle lnee in num ero finito.
Ma siccom e con u n a linea si pu coprire con c o n tin u it tu tto
il campo piano, questo concetto dev e essere m aggiorm ente p re
cisato. A d ogni modo questo valore del term in e in generale
(*) I n ridesto p n n to d el lavoro n. 116' ( R i v i s t a di m a te m a tic a , voi. V II,
1900-1901, p. 167) e d an ch e n e llopnscolo d e r iv a to n e (lavoro n. 116", d el dicem b re
1901) sono s t a te d im e n tic a te a l t a n e rig h e, che tira sono s t a t e r ip r is tin a te
(seguendo la p r im a edizione, lav oro n . 116, dellago stn 1901).
7. C.

378

G I U S E P P E PEA NO

esce dalla, logica, p u ra, perch contiene idee li aritm etica o li


geom etria.
G r u p p o , alcun e volte significa Classe, in sim boli Cls.
(G ruppo di funzioni, o operazioni) = (classe eli operazioni, ta le
clie il p rod otto funzionale di d ue in dividu i li essa ap p a rten g a
alla, classe stessa).
a ? Cls . 3 . (G ruppo di operazioni in a)
ClsfdEa) n m(x,ytt 'Dx.y x y )
S o tto gru pp o. E ssendo a u n g ru pp o, nel p rim o o secondo si
gnificato, la frase 6 u n so tto g ru p p o di ft significa O .
I d e n t i t . G li og g etti x ed y sono id e n tic i vale x y ,
U n a proposizione p x. co n ten e n te la variabile, o sistem a di
variabili, x, u n iden tit, o id en ticam en te vera., q u alu n q u e
sia x in u n cam po a significa com unque si p re n d a x nel
campo rt, si b a
io sim boli
E s. ,N,Z3.jj-l-~y-(-sc.
A lcu n i A . chiam ano id e n tit u n eg uaglian za d ella form a x x.
A ltri chiam ano id e n tit l eg uaglianza fra d u e espressioni, vera
p e r t u t t i i valori delle le tte re . A llo ra x-\-y y-\-x n o n fe u n i
den tit , perch n o n v era se a; e y sono v e tto ri sferici.
E quazione u n eguaglianza co nten ente u n a v ariabile %, che
sto p e r essere acco m pag nata dal segno xs, Sicch u n eguaglianza
si chiam a equazione o id e n tit, a seconda d ella su a posizione
nelleim neiato, precisam ente come u n num ero si chiam a te r
m ine * o f a tto re a seconda della sua- posizione in u n a forinola.
I d e o g r a f i a , in tedesco B eg riffssch rift . S c r ittu r a in cui ogni idea
r a p p re se n ta ta con u n segno. Sono ideografie p i o meno com
plete la s c rittu r a geroglifica degli an tic h i egiziani, come p u re la
cinese attu ale. Ideografie p arz iali sono c o stitu ite dalle cifre d e tte
arabiche, dai sim boli della chimica, d ai segni algebrici, ecc.
L ideografia com pleta, o pasigrafia, fu in tra v v is ta d a Leibniz,
col nom e di cliaracteristica , che ne pose le fon d am en ta in
s c ritti parzialm ente da lui p u bb licati, e che ora si v an n o p u b
blicando. V ed a si sp e cia lm e n te ;
L. C o u t u r a t L a logique de L eibniz daprs des documents
indits, P a ris a. 1901 pag. 604.
L unione dei sim boli d i logica cogli algebrici perm ise di
esprim ere com pletam ente in sim boli m olte p a r ti della m atem atica.
T u tte le idee generali, co n ten u te n el p rese n te D izionario, sono
r id u c ib ili ai sim boli ideografici
=
Cls
e s
z
n u g
t
i
leggasi :
eguale, classe, , ta le, d u n q u e , e, o, n o n , esiste, eguale, quel.

DIZIONARIO DI M AT EM AT ICA

379

Indipendente. (Due classi a e h sono indipendenti) = (^n-fc. jj&-a).


Due condizioni p x e qx contenenti la variabile x sono indi
pendenti, quando lo sono le classi xapx e xaqx .
Due postulati, o proposizioni primitive, sono indi pendenti, se
considerando i segni che rappresentano idee primitive come
variabili, esse sono in questi segni condizioni indipendenti.
Si prova lindipendenza d un sistema di u proposizioni primi
tive, portando n esempi o interpretazioni dei segni primitivi,
che soddisfano a tutte le combinazioni a n 1 delle Pp e non
alia eccettuata.
I n s ie m e lo stesso che classe = Cls.
I n v e r s e (legge delle), Tedi negazione.
I p o te s i da Q-fe-at = Sup-po-sizione.
Essendo p e q condizioni, nella deduzione pZ2q, p l ipotesi.
Logica, matematica la scienza che tratta delle forme di ragio
namento che si incontrano nelle varie teorie matematiche, ridu
cendole a forinole simili alle algebriche.
Essa ha comune colla logica d Aristotele il solo sillogismo.
Le classificazioni dei varii modi di sillogismi, quando sono
esatte, hanno in matematica poca importanza.
Nelle scienze matematiche si incontrano numerose forme di
ragionamento irreduttibili a sillogismi.
I
principali teoremi di questa scienza si debbono a L e i b n i z
( f i 716), L a m b e r t (fl777), B oo le (fl864), M c C o l l , Schrder,
ecc. Nella BdM. t. 7, p. 3 si trova lelenco di 67 memorie pub
blicate su questo soggetto nellultimo decennio. Altre sono da
aggiungere.
Legge associativa, commutativa, distributiva. Ve dans i questi nomi.
Legge delle inverse, vedi negazione.
Lemma = Xfjmia da Xanpdvo) assumo.
In Archimede vale proposizione che si assume senza dimo
strazione, cio proposizione primitiva Pp.
Generalmente vale proposizione che si premette ad un teore
ma onde facilitarne la dimostrazione.
M e m b ro duneguaglianza (vedi).
M o ltip lic a z io n e logica vedi Prodotto logico .
N e c e ssa rio . (La proposizione p condizione necessaria della q) =
(9PiO-

Negazione. Si indica col segno - che si legge non .


Si ha :
twCls .^ .
a = a.
Trasportare , in Logica matematica, significa applicare la

380

a i U S E P P E P EA NO

regola ;

a,bsOls . a~>l) .D. Zo a


analo ga a iuta rego la algebrica.

IJuesta regola anche chiamata ila alcuni legge delle in


vera:. Chiamasi proposizione inversa di ( Q i la io , e
contraria della c o i la
Per, mentre il passaggio da
una proposizione alla sua inversa o alla sua contraria illegit
timo, solo legittimo laccoppiamento delle due operazioni, che
esprime la regola del trasportare.
Nome. Termine grammaticale.
Nome comune = Cls.
Si possono considerare in analisi come nomi proprii i
segni 0,1,2,... e, i, tt, ecc. Del resto ogni nome comune, o
nome duna classe, il nome proprio deila classe.
La differenza fra nome e aggettivo puramente grammaticale.
Si dice 7 un intero come pure 7 un numero intero ,
Tu simboli i nomi non hanno n numeri n casi.
N o n vedi negazione.

Nulla. La classe nulla, classe non contenente individui, fu indicata


con N (Nihil) da Leibniz, con 0 da Boole, con / \ nel Formai.
11 suo uso limitatissimo. Ivi s trasforma (la classe a nulla)
in (non esistono degli a), in simboli (-f{).
O quando ha il valore del latino vel indica la somma logica u.
Quando ha il valore del latino au t fu chiamato disgiunzione completa . a aut b vale a -b u ba .
O g n i latino omnis. (ogni a b) (<oZ>)P a r to . La classe a parte di b significa u.
A ltre volte significa a~3 b . a - b ,
Particolare vedi generale.
Possibile gi esprime con g; (esistono).
(fe possbile determinare, o trovare, nn numero quadrato som
ma di due quadrati) ^ [g; N8n(N*-(-N2)].
Postulato ~ AnPav<5nevov, indicato, insieme allassioma (vedi),
con Pp.
Prendere pleonasmo.
(Siano a e l due numeri, presi ad arbitrio, ma fissi) (Siano
e b dei numeri).
Proposizione. Termine grammaticale.
Le preposizioni del linguaggio comune nella traduzione in
simboli si uniscono col seguo di funzione, e qualche volta sono
un segno di funzione.

DIZIONARIO DI MATEM AT ICA

381

Es. (Somma di 2 con 3) = 2 + 3


(2 moltiplicato per 3) = 2 x 3
(2 elevato a 3) = 23
(logaritmo i 2) = log 2
(3 metri al secondo) = 3m/s
(3 metri in 2 secondi) = 3m/(2s)
(3 lire al metro) = 3L/m.
Problema =
da ^po|jX?.ro = propongo.
Enunciato dima condizione (o complesso di condizioni) p x .
Risolvere il problema trasformare la classe x?pz in u n altra
in cui la lettera * sia scomparsa. Es. q<ia(!8 3-)-2=0) = jlw 2 .
Prodotto logico di due classi a e fo ani, e rappresenta la classe
comune agli a e ai b.
La moltiplicazione logica ha le propriet
ana a, anb = ima (ani)nC = a<->(ine) ecc.
Pronome. Termine grammaticale.
Questo, guelfo, eee. sono spesso rappresentati da a,b...x,y...
Es. (Un numero pi un altro numero vale quanto il secondo
numero pi il primo) = (a,beN .D. a -j- b = b -j- a).
Tale ohe si esprime con ?.
Proposizione si abbrevia con P .
1
Alcune P hanno il carattere di definizioni possibili. In una
teoria, cio in un ordinamento delle P relative a un dato sog
getto, si scelgono fra queste le definizioni.
A ltre P sono indimostrabili ; esse enunciano l propriet delle
idee primitive, e si chiamano proposizioni primitive .
Le altre P, a seconda delle circostanze, chiamansi teoremi,
corollarii, lemmi.
In Logica matematica si opera solo su proposizioni condizio
nali, o condizioni (vedi).
P r o p r ie t , Sia a una classe; 1 essere un n suolai chiamare una",
propriet. Sicch la differenza fra propriet e classe pura
mente grammaticale.
a propriet caratteristica di b vale a = b .
Q u a lc h e . Essendo a e b delle classi, la proposizione particolare
affermativa qualche a b vale quanto esistono degli a e
b in simboli anfi .
Q u e llo ha alcune volte il valore di .
(Essendo a e b due numeri, e 6 il maggiore, con b a si in
tende quel numero che aggiunto ad a d per risultato 6) =
[a,6fN .
'3 - ba i N

G IU S E P P E P EA NO

382

R e l a z i o n e . U n relazione fra due enti esp ressa d a u n a condizione


fra. i d u e en ti. S e se# sono gli e n ti variabili, e y>xa la c o n d i
zione, risu lta d ete rm in a ta la classe delle coppie (#;) che sodd i
sfano a q u e sta condizione; essa in d icata con (<#;)3*,a .
Q uindi ogni relazione pu essere r a p p re se n ta ta da u n a classe
di coppie.
A d es. (x-,y)\x,ye( \ .
se identifichiam o la coppia x;y
di n u m eri reali col p un to av e n te le stesse coordinate, ra p p re se n ta
la circonferenza d i centro l7origitte e d i rag g io 1.
L a condizione p XlV si pu p u re esprim ere con una funzione.
P ongasi f y = X3(p^y). A llo ra
d iv e n ta a-efy, cio x u n
individuo delta classe f y .
S c o l i o = o'/ lov, vale no ta, osservazione.
S e . S iano ti e b delle proposizioni. Se a, allora b vale <O>.
S e m p r e , un pleonasm o p er rin fo rz are la deduzione.
S i n t e s i da triiv-fte-ai === com-po-sizione. V edi A n a li s i .
S i l l o g i s m o . la propo sizion e;
,b,Cf01s . az>b . Dc .D . De.
I logici scolastici considerarono piii modi di sillogismi, che ai
trasform an o tra loro colla conversione (vedi). E ssi hanno poca
im portanza.
S i s t e m a , q ualche volta in dica Cls.
II sistem a di d u e v ariab ili x e y s in dica con (x-\y) o [sc,y).
S istem a d i condizioni lafterm azione sim u ltanea o prodotto
logico delle condizioni d ate. I n L ogica M atem atica il p ro d o tto
di pi condizioni u n a condizione.
S o d d i s f a r e . (Oli x tali che soddisfano alla condizione %x) ~ { x a p x).
S o m m a l o g i c a di d ue classi a e b la classe form ata dagli enti
che ap p a rten g o n o ad u n a alm eno delle classi e b. Si indica
auf>, e il segno o si legge o (vedi).
E ssa h a le p ro p rie t

<j& = bua

a\j[buc) = (aub)uc

(in(?)uc) anb u an o

ecc.

S u f f i c i e n t e . (La proposizionep condizione sufficiente d e lla q )= (pD q).


S u p p o s i z i o n e . F orm a la tin a di ipotesi.
T a l e . (Gli x tali che so d d isfa tta la condizione p x) = (Gli x tali
ohe p t) = (x3px).
T e o r e m a = &gtQr|j.ia, da ea)0(B = considero, indica u n a proposi
zione che s dim ostra.
T e s i = OOL. N ella deduzione D i, b la tesi.

d iz io n a r io

di

m a te m a tic a

383

Trasportare, Vedi negazione-*.


T u t t o . L a classe totale, o tutto, fu indicata in logica simbolica
eoi segni 1, oo, V. Esso ha per poca im portanza, e fu escluso
dal Formulario.
V e r b o . Termine grammaticale.
Corrispondono a verbi i simboli ideografici e. , 3 ,
V e r i f i c a r e = soddisfare (vedi).
Y e r o . L a proposizione A v e ra v ale A .

(157). D E L L E PR O PO SIZIO N I E SIST EN Z IA L I


( I n t e r n a t i o n a l C o n g r e s f M a tliG in u l.io ia m , C a m b r i d g e , a g . 1912, v o l . 2 , p p , 407-500)

La logica m atem atica fece negli u ltim i anni gran d i progressi ;


molto si deve ai professori B urali-F orti e P ad o a. Q ueste teorie sparse,
assursero ad u n corpo scientifico com pleto n e llopera : W liiteheftd
a n d R ussell, Principia mathematica, t. 1, 1910, t. 2, 1912.
Iv i tu t te le teorie sono esposte io. modo com pleto, e. con c ritic a
profonda ; le questioni pi difficili ed a s tru s e vi sono esam in ate e
sv ilup pate.
Oli au to ri intro du co no num erosi simboli, p e r rap p rese n ta re le
varie idee di logica che essi stu d ian o ; e q uesti sim boli sono u tili
e n ecessarii per u n a teo ria com pleta delle relazioni, p e r lanalisi
della m u tu a d ip enden za delle proposizioni logiche, p e r la distinzione
delle m edesim e in proposizioni p rim itiv e e in derivate, e p er lo
stud io di tu t te le q uestio n i re la tiv e alla in tric a ta teo ria degli in
siemi, e dei paradossi o antinom ie, che si in c o n tran o in q u e s ta
teoria.
D a alcun i ann i, io mi occupo della p a rte p i elem entare della
logica m atem atica, e precisam ente delle sole idee di logica che si
in c o n tran o nella m a tem atica classica, aritm etica, algeb ra, calcolo
infinitesim ale. L a logica m atem atica si p re se n ta n el mio F orm u lario
m ath em atico, non come scienza a s, m a come stru m e n to p er esp ri
m ere ed analizzare le proposizioni di m atem atica. V arie questioni,
non sono affrontate, ma q u an d o fa possibile, furono g ira te ed eli
m inate. P e r q u e s ta v ia il F o rm u lario m athem atico contiene solo u n a
v e n tin a di sim boli logici, e quelli di uso com une si riducono a 10.
P e r dare u n esempio d i questo doppio modo d i tr a t ta r e le
questioni, o col vincerle, o collelim inarle, considerer le proposizioni
esistenziali.

La parola esiste del linguaggio comune ha pi valori, a seconda


dei casi. Noi ci accorgiamo del diverso valore d u n a stessa parola,

delle

pr o po sizio n i

e sist e n z ia l i

S S5

dulie diverse sue propriet, e modo di comportarsi nel calcolo logico.


Nelle lue proposizioni :
Esiste un numero quadrato somma di due quadrati ,
Esiste lintegrale duna funzione continua
i dae esiste hanno valori diversi ; il primo si riferisce ad una classe,
il secondo ad un individuo. Anche nel linguaggio comune, essi sono
formalmente distinti, poich il primo accompagnato dallarticolo
u n , ed il secondo da il.
Perei'o, volendosi la corrispondenza univoca ira idee e simboli,
non si possono esprimere ambe le proposizioni esistenziali con uno
stesso simbolo.
(ili autori dei Principia mathematica introdussero perci due
simboli j e E per rappresentare l dne idee.
TI Formulario Mathematico invece, usa il simbolo g; nel primo
significato. Le proposizioni di matematica in cui comparisce il se
condo esiste, sono trasformate in modo da risultare espresse per
smboli pi elementari. Dar esempi dei due casi.
Il
simbolo Cls si legge classe . E siccome una classe de
terminata da una propriet o condizione, il simbolo Cls si potr
anche leggere proposizione condizionale, o proposizione conte
nente una o pi variabili reali.
A il simbolo della classe nulla, o vuota, o della propriet
posseduta da nessun ente, o duna condizione assurda. Quindi
ii : a significa la classe a nulla , non esistono , la
condizione a assurda .
a b indica la classe comune agli a e b. Quindi
H n l) = i

siguiflca non esistono enti comuni alle classi a e b , ovvero


nessun a b .
(leggasi iwm) indica la negazione, e si scrive davanti ad
una classe o ad una proposizione, o al segno di relazione. Quindi
a~ = A

significa la classe a nou nulla , ossia esistono degli a . E


Ct' <*1 b r>*j

significa esistono degli individui che sono ad un tempo a e &


cio pi comunemente qualche a b , proposizione particolare
affermativa.

386

G I U S E P P E PEA NO

O ra in logica m atem atica, si suol d ap p rim a p a rla re dei sim boli:


, ch e ind ica la proposizione ind iv id uale : x e a significa x
mi a .
Z ) . che indica la proposizione u n iv e rsa le afferm ativa : a Z> b
significa ogni a b , ovvero ogni in dividu o che h a la p ro p rie t a
ha la p ro p rie t b , ovvero gli in div id u i che verificano la condi
zione a, verificano p u re la b , ovvero da a segue b , o se a ,
allora b .
P oi i sim boli n (et), u (aut), ~ (non) g i v isti, come p u r e \
(nulla),
A llora ta n to la proposizione esiston o degli a , q u a n to la ltra
q ualch e a b , si possono esprim ere coi sim boli precedenti, e
n o n cft n ecessit di u n sm bolo nuovo.
P er, un p o p e r b rev it, e specialm ente p er uniform arsi al lin
guaggio com une, il F orm ulario m athem atico usa spesso il simbolo
51, che si legge esiste , e che si p u definire (*) :
=

= ^

Def.

Se a f e u n a classe, allo ra noi scriverem o


(che si legge e s i
stono degli a ) invece d la classe a non n u lla .
D arem o alcuni esempi d alParitm etica. P erci conviene d ire che
n el F o rm u lario, il simbolo N significa n um ero intero, della serie
1, 2, 3, ... . E p e r convenzioni q uasi ev identi, N 2 significa n u
m ero q u a d ra to e TS 4 T2 vale som m a di due q u a d ra ti .
A llora si h a la proposizione aritm etica , t u t t a sc ritta in simboli
O N 2 n (N8 - f N 2)
esistono num eri q u ad rati, som m a di d u e q u ad ra ti . Invece
i g; N 3 n (T3 4 - N3),
che si p u an ch e scrivere :
N 3 n (T3 + N 3) =

dire che u n num ero cubo, ed la somm a ili due cubi, a s


surdo .
A ltro esempio. L a proposizione di E u clid e dato u u num ero
m , si p u d e te rm in a re u n n um ero p rim o m aggiore di m , si p o tr
scrivere :
m e N D . jjN p n (m 4 - N ).

(*) Il

seguo 3 Stati) in tro d o tto la G. F r a n o nel lavoro n . 91, del 1897,

(S tu d ii d i logica m atem atica].

TJ. 0 .

38?

D EL LE P ROPO SIZIO N I ES ISTEN ZIA LI

11 simbolo aritm etico ?p vale n u m e ro p rim o .


O ra darem o esem pi della seconda specie di e s is te .
L e relazioni, in d icate d ai sim boli = , D , e, sono differenti. I n
vero, d a x = y segue y = * ; ci clie non vero p er le relazioni
x i e x e y . L a relazione a d is trib u tiv a risp etto al segno <->(aut):
x e a v b . = : x e a u x e b.
<< S e a o b. allo ra x a, o x b, e viceversa , Ci che
n o n k vero pel segno D- M a le relazioni = 3 sono le g ate da
num erose relazioni. Toi possiam o decom porre il segno = nel segno
e e in u n altro segno t (leggasi eguale o too?). B a s ta che noi poninm o la definizione :
i x = ya ( = x).
A llo ra y e ix v ale y = x e i D n vale x e a . E tx la
classe com posta dal solo ind iv idu o x.
S e a u n a classe che contiene u n solo individuo, p e r ia noi
indichiam o questo individuo. D efinizione della d ifferenza;
asN

b sa

N 'D b a ~

n xa (a

x = b).

Se a u n num ero, e & u n num ero superio re ad n, allora > a


ind ica quel num ero x che sodisfa la condizione a -|- x = 6 .
L a p rim a proposizione che si p re s e n ta nella teo ria della diffe
renza che n ell ipotesi a s J $ - b e a -f- N , esiste la differenza b a ;
ci che 6 a in dica u n n um ero d eterm in a to ; e noi scriviam o ;
s N ' i f l - f - f O S N,
Definizione del massim o :
u i C is N D m ax % = m n xa (y e u Z)y y < x).
Se m u n a classe- di nu m eri, allora m ax (leggasi : massim o
degli u), in dica quellin d iv id u o della classe w, e ta le che, p e r ogni
y nella classe w, sem pre y i u ,
S e u e CIs'N, n o n sem pre esiste m ax w. P e r l'esistenza, noi
dobbiam o ag giun gere u n a ltr a condizione :
w e ClsN

r<j

n (i -|- N) Z> m ax u e u.

Se w fe u n a classe di num eri, e se esiste u (cio, se la classe


u n o n vacua, od esistono in div id u i nella classe u), e se m un
num ero, e n o n esiste alcun u superiore ad m, allora m a x indica
u n elem ento della classe u (cio, esiste m ax w nella classe w) .
L a definizione del limite d u n a funzione (reale di v ariabile reale)
p u assum ere p i forme, ove sem pre si p re se n ta il segno i. D a ta

388

G I U S E P P E P EA NO

u n a funzione ad arb itrio, n o n sem pre il lim ite esiste. Noi conside
riam o u n teorem a m olto semplice, che afferm a l esisten za del lim ite:
* (q F N ) cres 3 lim x e q u j (-)- oo).
Se x n n a successione crescen te di q u a n tit , allora lim x un
q u a n tit fin ita o v ale + oo ; cio, lim x esiste n el cam po delle
q u a n tit finite o infinite .
L a som m a d u n a serie, la d e riv a ta di u n a funzione, sono defi
n ite come lim iti. D u n q u e le proposizioni la som m a della serie
esiste, o la serie c o n v e rg e n te , l a d e riv a ta della fu nzion e
esiste , sono sem pre in d icate p e r la som m a della serie e q ,
la d e riv a ta e q .
Cosi p e r l integrale.
I n conseguenza, la p arola esiste, col secondo valore, sem pre
con u n espressione * che o indica u n in divid uo, o senza senso.
Noi esprim iam o q uesto esiste in simboli, collaffermazione x e u , ove
u n a classe conveniente. Q uindi il F o rm u lrio m athem atico a d o tta
nessu n segno speciale p e r il secondo esiste. A nche il p rim o esiste
pu essere elim inato, m ediante il segno
come noi gi vedemmo.
L nso o n on di simboli p er in d icare le d u e specie di esiste, q u e
stione d i cornai odi t in p ratica , n o n di n ec essit in logica.

(163). RECENSIONE: A . N. W H IT E H E A D A N D
B. RUSSELL, P R IN C IP IA M ATHEM ATICA
i,B oll p iti no d i b ib lio g ra fi e s to r ia doli tieauzo n m ltiu a tic b c (L o ria ), 1913, pp. 47-53> 75-81, (F . 1015))

G.

1n.1tim o la v o ro che p u d irai a p p a r to n e r o al F o rm u la r io co m plota di

P is a n o .

(Cfr. : U . C a s s i n e Storia ed analisi del Form ulario completo di Peano,


U n . m at. it., (3 ), 10 (1955), p p, 244-265, 544-574, $ 1).
P re n d e n d o lo sp n u to d a lP o p e ra re c e n s ita , G. P ^ a n o , sv olg e nel ano in d iriz zo
#Ji e lem en ti fieli te o ria delle r e l a z i o n i , A t a l e scopo iu tro d n c e i s im b o li
Boll.

P y a d e , E t , E 2, C , x .
I l segno x , ohe p e r m e tte di es p rim e re i l p r o d o tto di (Ine re la z io n i in te se
come ciaasi d i d ia d i (coppie o rd in a te ), e q u iv a le a l segno j in tro d o tto neHopuscolo n, 66 (N otations de logique Mathmatique^ Introduction au F orm ulaire, 1894, p. 41).
P e r f a c i l i t a r e il com p ito alla tip o g ra fa , clie h a sta m p a to n e l 1013 il lavo ro
n . 163, a i sim boli " u H U s t a ta d a t a l a fo rm a
co n s e rv a ta .
U. C.

w i l U r k e <l1li abb iam o

A . N . W h i t e h e d an d B. R u s s e l l , Principia Mathematica , V o l. I,
C am bridge, U n iv e r s ity P r e ss, 1 9 1 0 , pag. 6(J6 ; V o l. II, 1 9 1 2 ,
p ag. 772.
Nota

que

R ecen sion e

sortie,

es sc r ip to in

L a tin o

eine fle xion e

O u in i

v o c a b u lo es th e m a la t in o . S u b st a n tiv o , a d je c t iv o , p ro n o m e n , h a b e f o r m a de a b la
t iv o , j>. ex. : isto, opere, gran d ioso etc., a u t d e n o m in a t iv o , q u a n d o n o m in a t iv o l a
tin o non h a b e suffixo d e
im p e r a t iv o

la tin o :

e,

casu, p . ex. no m en , a xio m a , idem , V e r b o ha!>e f o r m a de

consta. F o r m a s i r r e g o l a r e es faoto r e g o la r e . S u ffix o -s in

d i c a p lu r a le , q u a n d o ea n ecessario.

I s t o opere grandioso es re la tiv o ad p rin cip ios de m athem atica,


objecto de num eroso stud io de m ath em a ticos et philosoph os in u lt i
mo tem pore. Opere com p leto co n sta etiam ex tertio v olu m en , in
cu rsu de pub lication e.
(Tomo I, pag. V ) S u b jecto de praesente libro su rge ex conjunc
tio n e de duo differente studio m oderno. U n o es lab ores de a n alystas
e t de geom etra s q ue form u la e t sy ste n ia tiz a axiom as, e t lab ores de

G I U S E P P E P EA NO

C a n to r e t ceteros su per agg regatos. S ecundo stu dio es sym bolism e


de logica, que post necessario periodo de adolescentia, nunc, g ra tia
culto res m oderno, in p a rte in Italia* acq u ire teclinico ad a p ta b ilita te
e t logico p o te sta te , essentiale ad m athem atico in stru m en to pro stu d e
principios de m ath em atica. E x co m binatione de isto duo stu d io e
m erge dno r e s u lt a tu ; id es (1): quod jam es assu m pto, in modo
ta cito a u t esp licito , u t axiom a, es a u t non necessario, a u t dem o n
s tr a b ile ; (2) m ethodo que d em o n stra axiom as supposito, vale in re
giones, u t d e num eros infinito, q ue ja m es p u ta to inaccessibile ad
sc ien tia d e liomo .
(P ag . 2) U su de sym bolism e de logica es necessario ; nam
ideas que oecurre in isto libro, es plus a b s tra c to que ideas d e lin
g u a fam iliare ; nu llo vocabulo de lin g u a com m une hab e eensu exacto
de s,ymbolo8. S tru c tu r a gram m aticale d e lingiia com m une n on posside
sim plicitate necessario pro repraesenta pauco ideas plu s sim pli ce, sed
m ulto p lu s a b stra cto , que su rg e in pro ce ssu ded uctiv o ,
Omni sc ien tia h abe vo cabulario su o speciale. Y ocabulos de Geo
m etria a u t non existe in lin g u a p opulare, a u t liabe valore differente
e t plus concreto. L ogica-m athem atica, q u e s tu d e ideas, que in lin g u a
pop ulare es expresso, in modo pauco prseciso, p e r vocabulos, et, aut,
cd, e t alio elem ento gram m aticale, non p o te trib u e a d isto elem entos
g ram m aticale v alore plus abstracto , e t debe co n stru e novo in s tr u
m ento pro exprim proprio ideas, id es lin g u a to to symbolico.
Sym bolism o da alas ad m ente d e h om o; sed suo u su exige s tu
dio e t labore. Dios que, p e r defectu de exercitio, ju d ic a q u e s im b o
lismo es ligam en, non es obligato ad ad o p ta illo. Nos stru e novo
in stru m en to , e t n o n d e s tru e in stru m e n te s e s is te n te . G ram m atica de
lin g u as n atu ra le , ad elem entos que ex prim e ideas necessario in no
stro d isc u rsu , m isce m u ltitu d in e de elem entos, q u e exp rim e concord an tias gram m aticale, a u t repetition e, toto in u tile in theoria, e t que
produce, v a rie ta te s d e lin g u a s natio nale, E rg o , p u ta lin g u a plus
lim pido e t claro, si n o n h ab e elem entos in u tile ; ta le es ratio n e p r in
cipale de meo *. la tin o sin e flexione , sim ile a d form ulas de algeb ra
e t de logica. E a tio n e secundario es suo in tellig ib ilita te im m ediato,
su p e rio re ad om ni lin g u a n a tu ra le .
(Pag. 3) Sym bolism o es terso e t limpido, e t p e rm itte d e rep r se n ta longo propositione, in form a to to v isib ile a b oculo in idem
tem pore . A u cto re s adopta, in p a rte sym bolos de Form ulario m a
thematico. I n .aliquo casu, illos v a ria a u t form a a n t e sten sio n e de
sym bolos ; e t intro du ce num eroso sym bolo novo. R atione de diver-

R ECENSIONE:

W H I T E H E A D - R U S S E U .,

P R IN C IP IA MAT HE MA TICA

391

g (Mitia es scopo differente do symbolismo in F orm ulario et in libro


de Auctores.
In F orm ulario, logica-mathematica es solo instrumento pro ex
prime et tracta propositiones de mathematica commune ; non es ne
ad se ; logica-mathematica es explicato in 16 pagina ; uno hora de
studio suffice pro cognosce quod es necessario ia applicationes de
isto novo scientia ad mathematica. Libro de nostro Auctores tracta
logica-mathematica ut scientia in se, et suo applicationes ad theoria,
de numeros transfinito de vario ordine ; quod exige symbolismo multo
plus amplo. Es impossibile de expone toto symbolismo de auctores.
Propositiones de auctores es toto scripto in symbolos, cum demon
stratione relativo ; es impossibile de verte isto propositiones in lin
gua commune, que es multo plus longo, et non satis p r a e c i s o . Ergo
me verte plure propositione de Auctores iu symbolos de Form ulario
mathematico, editio Y, et que coincide cum notationes in libro :
A. P a d o a , L a logique deductive, Bevue de Mtaphysique et de
Morale, 1912.
Pag. 5 et sequentes explica usu de litteras variabile ; variabiles
reale et apparente ; divisione de propositione per punctos ; defini
tiones.
Pag. 11. Uno definitione es nec vero nec falso ; nam es actu
de volitione, non es propositione. In tlieoria, definitiones non es ne
cessario, nam nos semper pote substitue definiente in loco de defi
niendo. Definitione habe solo utilitate typographico .
-Pag. 19 explica principio de homogeneitate in definitiones :
membro definiente et membro definiendo debe contine identiuo sy
stema de iit ieras variabile reale. Ifllo mathematico viola ce regula,
et produce grave confusione .
Auctores adopta siguos :
--> (et) de multiplicatione in logica,
(aut) de additione,
v (non) de negatione.
A (nihil), indica classe vacuo,
V (toto), indica classe totale.
(ea contento, vel seque).
Auctores distingue forma de signos prcedente, si es inter classes
aut inter propositiones aut inter relationes ; Form ulario non varia
forma de symbolos ; reduce omni propositione, aut conditione, ad
classe de objectos que satisfac isto conditione ; et omni relatione inter
* et y , u t classe de dyades (as ; y) que Batisfac relatione, aut condi
tione cum duo variabile.

392

G I U S E P P E PEANO

A u cto re s in tro d u ce symbolos Cls (classe), e (propositione indi


viduale) e t 3 (operatione inverso de e), su b form a de accen tu circum
flexo (pag, 26).

Singulo propositione, iu libro, es indicato per numero decimale,


id os per parte integro, numero de capitulo, et parte decimale, que
distingue propositione. Isto notatione es multo commodo, et me reproduee ilio.
P arte primo de libro (pag 89-342) es relativo ad logica-mathe
matica. Auctores considera 6 idea primitivo, in calculo de proposi
tiones ; introduce 10 propositiones primitivo ; et esplica, omni alio
idea de calculo de propositiones, et de classes, et demonstra omni
alio regula de logica.
Isto reductione de ideas et de propositiones primitivo de logica
es toto novo. Formulario mathematico, in torno I, incipe per calculo
super propositiones, unde deduce calculo super classes. Tomo I I se
que itinere inverso. Tomo I I I contine solo serie de propositiones ;
indica que piare propositione ha.be charactere de definitione pos
sibile ; que plure propositione pote es reducto, aut demonstrato,
per alio propositiones ; id es, publica plure demonstratione possi
bile ; sed construe nullo systerna de ideas et de propositiones
primitivo.
P ro p o sitio n es prim itivo d e
lin g u a com m une, e t in p a rte
de A u ctores, in sim bolos su p e r
sitiones p rim itiv o sym bolico es

A u cto re s, es in p a rte expresso per


in symbolos. Si nos v e rte Symbol os
classes, de Form ulario t. V , p ropo
(pag. 100-101):

a ,b ,c e Cls. q :
] *2 a w a Q n

tautologia

1"3 o - i
H

p rin cip io de add ition e


<< principio de p e rm u ta tio n e

1-.5 a. ( i w c j g S w j s ^ c*)

principio associativo

1 6 a [)b . [ ) . ' o o

p rincip io de sum m a tione

w e

E t deduce regulas :
2-02 a <>b O >
2-16 r t o . Q . ~ 6 Q i ~ a

v. lege de simp] ifi catione


lege de transposition?.

2*06 a ^ b . b ) C . Q . a ) c

syllogismo

2-08

prin cip io de id e n tita te s>

etc. etc.
Pagina. 132 introduce notatione (*) . f i ' , que significa propo
sitione (p x , continente variabile reale x , es semper vero, pro omni

RECE NS IO NE : WH ITE HEA D -RUS S ELL , PRINCIPIA MAT HE MA TICA

393

x . Nos v e rte propositione (p x in x e a , nlji a es c.lasse ; et nos


v e rte (*). <p x p e r x t V . )x . x e a si a es ente, m it d e m e n to arb i
tra rio de classe totale, tu n e x e a . Sym bolo Y de toto, sem per
v e r o , in Formili, t. 1-4 oeeurre solo in citationes historico, e t in
Formwl. t. 5 es su p presso ; nos sem per s u b s titu e illo p e r classe v a
riab ile a , b , . . . que es toto relativo .
P a g . 132 tr a c ta de p ropositiones ex isten tiale, e t suine u t pro
p o sition e prim itiv o (pag. 136) ;
i)'l

a e Ols. e a . q . g a

si a es classe, e t x es uno a , ta n e ex iste ullo a .


E t deduce propositione, in sym bolos de auctores :

0-2

| - : (). <p x . Q . (p y .

S u p p rim e signo | signo de a ssertio n e que es im plicito in


n um ero de propositione ; lege x e a , u b i a e Ols, in loco de ip x ; se q u e:
x e V . o* * e a : Q : y e V . o . y e a
L ege 1) in loco d e classe V , e t r e s u lta :
a , h e Cls. b q a . y e b . Q . y e a
q u e es u n o forma de syllogismo.
22

a , 6 e Cis. a Q 6 . a a . 0 &
P a g . 157 stu d e propositiones cum duo v ariabile, et expone re g u la s:

11-2 e a . q x : y e b . o

j y) e c

y e b . q s : x e a . o* .(* ; y) e c

Si p ro om ni x in classe a , sequ e quod pro om ni y satisfaliicnte con dition e 6 , seque v e r ita te de propositione c in x e y ; tu n e
lice com m u ta duo dedu ctio ne : pro om ni y sequ e quod pro om ni *
es vero pro positione .
IP S I

a( o; ; 3/ )3( E. y6). = . a . t t . a ^

E x iste n tia de duo en te x , y ta le q u e x es a , e t y eg b , vale


e x iste n tia d e a , e t e x iste n tia de & .
(Fornivi, t. V , pag. 12).
11-6

Q x 3 Q y 3 (x , y e a). = . Q y 3 m x 3 (x -,y ea )

E x iste * tale q u e ex iste y ta le q u e conditione x ; y e a es vero;


s ig n iSea: ex iste y ta le que ex iste x ta le q u e . .. .
I d es, lice com m uta duo signo o q , curn indices differente ; et
duo a a n litte ra s differente. Sed n on lice co m m uta o et a - Tsto
com m utatione es facto, p e r erro re, a b num eroso e t celebre m a th e
matico.

394

G I U S E P P E P EA NO

P ag . 176 difilli acquali tate, curn reg n i de L eib n iz:


13*101

# = y . = : a e Cls. x . [ ) * . y e a

O b je c to x <]Ua t/, si omni p ro p rie ta te cie x es p ro p rie ta te de


y ; e t ded uce p ro p rie ta te s reflexivo, sim m e tric o e t tra n s itiv o de
aiqualitate.
P ag . ] 0(i expone th e o ria d e classes, ded u cto ex th e o ria d e p ro
positiones. P a g . 218 expone p o stu lato s de alg eb ra d e classes, secundo
H u n tin g to n .
P ag. 245 expone logica de relationes, th eoria quasi to to novo.
Form ulario indica dyade (coppia, couple) de objectos x e t y per
x -, y . I n a,liquo ca su an a ly stas scribe (,</); sed isto no tation e p o te
prod uce am b ig u ita te s. Nain
2004

x , y e a . x e a . y e u

x , tj e a significa <** es, <x, e t y es ; d u m m ; y e a, aut. ( * , y) e a


de n o ta tio n e com m une, significa que dya/de x ; y es uno elem ento de
classe a .
O m ni p rop ositio ne p (.r ; y) c o n tin en te duo variabile reale x e t y ,
exprim e uno relatio ne in te r x e t y , e t d eterm in a classe de dyades
(x ; y ) s [p (* ; y)}
P ro explica n otation es efc propositiones de auctores, me in tro
duce n o ta tio n e s se q u en te
(1)

D y ade = J a ( ; y ) ( i = ; y )

Def.

dyade ea om ni en te z , que p o te es red u c to ad form a * ; y .


(-)

E j (* ; y) =

E2 (.r;y)=y

C (x ; y) = y ; x

Def.

E j x , si z es dyade, indica suo prim o elem ento ; Ej, z es suo se


cundo elem ento ; C a es dyade converso . R e su lta :
(3)

ze

D yade, q . s = E ( z ; E 2 z
Ei C z = E2 s

C z = E2 s ; Et z

E s C z = E^ z

C 0 s = 2.

Si r ea classe de dyades, a u t relatio ne, tu n c E t 1 r (ubi signo


es definito in F orm ul. V , p ag . 77) es vocato a b A n cto res dominio
de r , e t E j r , a u t E t C r , es dominio converso de r (pag.
261) ; e t classe x 3 [x ; y e r] es referen tes de y in relation e r
(pag. 25 D).
31*33
r e R ei. q . C * C 1v = r
33-24

r R ei. O : 51 > * = * 3 E , r . = . g E 8 1 r

33 2 5 26 / jS f R e l.q

r-~ .E 4 s . E , '('- s ) = E j * w E , s

r e c en sio n e

: WH ITEHEA D -RUSSEL L, P RINCI PIA M AT HE M A TICA

r , s e Rei. E , 1r

E ( * = \ . f). r

395

x=

X 34 defini producto, in se n su logico, de duo relation e. I n


pra-setite recensione, m e in d ica ilio p e r signo arithm etico X .
i

v , s 6 Kel. Q . r x s = (a; ; z) 3 a y a (x ; y i r . y ; z

k)

Def.

id es. rela tio n e x ' , z t v x s r e s u lta ex eli ination e de y ex relatio


n es x ; y e r e t y ; z e s . .
A u c to re s e n u n tia e t d e m o n stra p ro p rie ta te s :
U -2

p , q , r , fi Bel. Q.
C [r x

>l

s) = (C s) X (C r)

p x { q X r) {p X q) X r

o4-25

jix(5w r) =

34-2<i

I j w ) x

3-1-34
:U-3C>

( f x 5 ) w ( j i x r)

r = (ji X r) v ( j x

r)

r o p . s o 2 . o . r x s 0 2>><2
l(pXq) Q

* ( p X q) 0 ^ i

A u cto re s in tro d u ce sig no t d e F orm ul. pag. 79, su b form a de


s a g itta
ascen d en te :
3 5 -0 4

a ,

b e

O ls . q

b =

( ; y )

a (x t

a .

y e b)

id es, a i 1> reprsenfca om ni dy ade, d e q u e prim o elem ento es uno


a , e t secu n d o elem ento e8 uno b .
T u n c relation e in te r objectos d e classe a e t objectos d e classe
h v ale classe de a i b .
u5-21

a , b e Cls. r g R ei. o . (tt t V)

(V i b) = (a i b)

u t r e s u lta ex propositiones de prof. P ad o a, p u b licato iu 1900, et


reim presso in F orm ul. t. 5, p ag . 79.
I n m odo sim ile :
35-31
oij-354
35-412
5-52
35-85
30-25

=
[r

(V a-)] X s = f" X [(a S V) * s|


(Y i a) /-> (V i i) = (V i a ^

i)

C l (aib)=bi a
g a . a b . q . E t (a S b) =
a s Cls. r e Rei. r

a . E 2 (a

(a i a) = r .

b) = b

. r n C ls (a a)

N . 37 considera rela tio n e que r e s u lta p e r elim inatione d e y ex


prop osition es
X jy er.ysa .

396

G I U S E P P E PEANO

Tn p r e s e n te rec