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Enrico Buffagni

Wikìpolis:
Una road map
2
Indice
I.R.I 2.0/ For Profit etico/ Gratuità 5

Relazioni Stato-Wikipolis 17

Risorse 24

Quali Imprese 30

Benefici per i membri I 34

Benefici per i membri II 39

Mercati e Tribù 43

Tecnologie della decisione 48

Reclutamento 50

Score 52

Ranking 53

Ecphrasis 57

Sinergie 66

Visibilità e rilevanza come nuovi commons 67

Wikipolis come Club 69

Lo Status 70

Wikipolis come bottom-up brand conglomerate 77

Il Ruolo del’Italia 78

3
4
I.R.I 2.0/ For Profit etico/ Gratuità
Il pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità,
l’ottimista vede l'opportunità in ogni difficoltà.
Winston Churchill

Idea ambiziosa ma interessante.


Anonimo Italiano del XXI secolo

Dall’ultima crisi epocale (1929 in avanti) siamo usciti con spese infrastrutturali e
belliche. Allora, una popolazione giovane, essenzialmente rurale, abituata ai sacrifici,
stanziò parte della futura ricchezza, sua e dei suoi figli, per fornire allo Stato i capitali

necessari per creare l’ , metterla nelle condizioni di tenere in piedi un paese


e, dopo la guerra, di farlo crescere. È tuttavia indispensabile tenere presenti le enormi
differenze tra noi e loro. Quelli erano uomini che non avevano carte di credito o
grandi debiti e sebbene lo Stato ne avesse (e molti) aveva anche la capacità di
monetizzarli. Lo Stato inoltre aveva una presenza meno asfissiante nell’economia.
Ma, fattore decisivo, quello Stato che aveva un’infrastruttura da costruire, aveva
molte forze giovani, ancora priva degli attuali, enormi, impegni per sanità e pensioni.
Era uno Stato che, come un buon padre di famiglia, doveva avere il bilancio in
pareggio. Nelle famiglie numerose i fratelli lavoravano di notte aiutandosi l’un l’altro
a tirar su case magari non belle ma nelle quali potevano vivere senza pagare affitti,
nelle quali potevano crescere i loro figli.

5
Le differenze con l’Italia (l’Europa) di oggi non potrebbero essere più drammatiche.
Oggi l’Europa ha già (in media, l’Italia sconta noti ritardi) molte infrastrutture,
moltissimo debito e poche persone in grado di pagarlo. Ha infatti (e avrà) pochi
giovani sul cui conto potrebbero essere messe le spese che si sosterrebbero per
rilanciare l’economia e nessuno spazio per manovre a debito che allarmerebbero
immediatamente i bond vigilantes. Ma, soprattutto, dopo sessant’anni di enorme
presenza dello Stato nell’economia, la fiducia del ceti produttivi nell’efficienza della
spesa pubblica è ai minimi storici. Questo non significa che ci sia molta più fiducia
nei confronti di Corporations senza nessun legame con il territorio, pronte a lasciare
attività profittevoli per massimizzare i benefici di azionisti e managers.

Popolazione 1930s Popolazione oggi


Rurale Urbana
Famiglie numerose Figli unici
Capacità di “gregariato” Individualismo congenito
Capacità di sacrificio Senso di entitlement
Bassa “soglia di realizzazione” Alta “soglia di realizzazione”
Lunga preferenza temporale Breve preferenza temporale
Religiosa Secolarizzata
(incidenza di sincretismi fai-da-te)

Potrei continuare a lungo. Queste sono solo alcune differenze e sono straordinarie.
Non possiamo in nessun modo pensare che sia possibile usare le stesse ricette né
sprecare le opportunità create dalla Grande Recessione per ritornare, anche fosse
possibile, ad un business as usual che considera l’economia, la morale e l’estetica
come sfere separate se non proprio antitetiche.

6
Il fatto che non sia immediatamente ovvio come valorizzarle in modi che abbiano
impatti positivi su PIL, gettito fiscale o voti, non significa affatto che non esista, oggi,
un chiaro first mover advantage per chi riesca a creare un mercato che contempli (e
premi) quei valori. I mercati emergenti attraggono tanti capitali non solo perché
hanno rendimenti superiori, ma essenzialmente perché sono percepiti come un no-
brainer. Nessuno sembra discutere la necessità di un processo di sviluppo che sia
condotto dal capitalismo corporativo. Si tratta di applicare ricette conosciute.
È ai mercati maturi che sta invece toccando una crisi da eccesso di debito combinata
con una crisi di fiducia nel futuro, una crisi da assenza di consenso: sul futuro, sui
driver di crescita e sulla giusta reazione all’immagine di declino che il futuro ci
rimanda.
Apprezzare appieno le straordinarie differenze tra gli uomini e le donne che
dovranno condurci fuori da questa crisi e quelli che uscirono dalla precedente sembra
stranamente difficile ed elusivo per i policy makers e le classi dirigenti in generale
(troppo spesso inclini ad attitudini, let’s do something, anything). Eppure è
indispensabile. Fortunatamente l’alto debito induce prudenza e scoraggia la
distribuzione di inutili incentivi a pioggia, senza strategia economica e senza visione.
Gli errori, tuttavia, così come i peccati, non sono solo di azione ma anche di
omissione.Oggi la più grave omissione sarebbe quella di ostacolare l’emergere di
soggetti che promettessero di affrontare i due gravi “deficit” summenzionati: deficit
di risorse e deficit nella capacità di allocazione rapida ed efficiente.
In termini di costi-benefici, nemmeno le Grandi Riforme (quelle con la R
maiuscola) rappresentano un qualche silver bullet. Sono sì necessarie ma certo non
sufficienti. La maggior parte dei beni collettivi (commons) non possono infatti essere
posti in essere con un poco di inchiostro, una nuova partita di bilancio e qualche
burocrate7. Né sono un Santo Graal, capaci di ringiovanire un moribondo. Non un
moribondo che abbia un 400% (di PIL) di unfunded liabilities.
Sono soprattutto costose, le Riforme, perché prevedono il raggiungimento del più alto
ed infrequente tipo di consenso all’interno di un sistema politico. Ammesso e non
concesso che si riuscisse nel titanico sforzo di cambiare una costituzione scritta,
rimarrebbero le inerzie nei comportamenti degli individui, l’inerzia della costituzione
materiale.

7
Pensate per esempio alla coesione sociale, nello specifico riguardo alle tematiche dell’immigrazione. Quanto prima
certi settori capiranno che a ritenere indispensabile l’immigrazione non è solo il partito delle banche, quanto meglio. E
non inevitabile, come se fosse un male. Indispensabile e foriera di grandi opportunità. A patto che questi nuovi italiani
apprendano a conoscere ed amare i tesori dell’Italia, ben più di quanto facciano gli italiani di oggi. Un paese non cresce
solo attraverso la produzione industriale, che infatti deve poi trovare mercati di sbocco, in un momento in cui ogni paese
cerca di indebolire la sua moneta per uscire dalla crisi grazie alle esportazioni.
La produzione industriale, pur importante, potrebbe certo aumentare grazie ai robot. Il problema dei robot non è però
solo che non comprano nulla, che non pagano le tasse o non li puoi mandare in Afghanistan; il problema dei robot è che
non hanno immaginazione, non hanno affetti e non hanno desideri. Non possono sognare un paese migliore e certo non
possono mettervi mano.
Le sfide di un’Europa invecchiata, un’Asia che dovrà modificare il suo profilo produttivo alla luce di un calo della
domanda occidentale che sembra essere strutturale, l’emersione di nuovi attori in medio oriente e la modificazione di
rapporti di forza consolidati, sono tutte fonti di preoccupazione e le leadership potrebbero beneficiarsi enormemente
associando al normale dialogo diplomatico l’extra dialogo tra i cittadini.

7
Prima di iniziare il vero percorso di avvicinamento a Wikipolis sarà utile ripensare
all’istituzione che, per alcuni decenni, rappresentò la una parte fondamentale
dell’Italia industriale. Carlo Resta, autore del testo da cui ho estratto questo
frammento, è stato, tra le altre cose, Managing Director del Global Investment
Advisory di JPM Chase Manhattan Bank, per Europa, Africa e Medio Oriente e
Direttore del Client Strategies Group per Merrill Lynch International Private Bank.

“Negli anni 1960s l’economia italiana era in piena espansione e l'I.R.I. si


trovava al centro di quel boom. Con tassi di crescita doppi rispetto
all’economia nazionale, era il più grande complesso industriale non-petrolifero
extra-USA.
Durante gli anni della sua crescita intensa, l'I.R.I. fu sempre una mosca bianca.
Essendo funzionale agli interessi dello Stato, non doveva preoccuparsi dei
profitti a breve termine. Questo le permise di destinare grandi risorse ad
investimenti come l’acciaio o l’infrastruttura viaria tanto necessari quanto poco
attraenti per i privati. L’effetto di questo investimento pubblico fu di creare
mercati nei quali altre imprese si sarebbero confrontate sul piano della
competitività, contribuendo così ad espandere l’intera economia. Non solo
l’I.R.I. creava mercati, ma lo faceva nelle aree che si pensavano essere le più
benefiche per l’intero paese o in aere ritenute di importanza strategica. È
fondamentale ricordare che l'I.R.I. seppe evitare i problemi tipici nelle imprese
statali che all’epoca dominavano i paesi comunisti, ovvero la cronica mancanza
o distorsione degli incentivi alla produttività o all’efficienza, l’insipienza del
loro management, troppo succube delle influenze politiche. L’I.R.I. evitò questi
problemi sostanzialmente creando una distanza tra sé e le sub-holdings

8
controllate/collegate, mettendole nelle condizioni di agire come imprese
private, mentre il nucleo di gestione dell'I.R.I. agiva come investitore,
sostenuto dalla potenza finanziaria del governo italiano. Mentre l'I.R.I. era di
esclusiva proprietà del governo, le sub-holdings non lo erano, e queste
potevano quindi attrarre investimenti privati, cosa che fecero fintanto che le
cose andarono bene. In quell’epoca l’IRI ha combinato il dinamismo del
capitalismo imprenditoriale con una sorta di tutela sociale, agendo come un
lungimirante catalizzatore di forze.
Molti paesi europei, in particolare il Regno Unito, guardavano all'IRI come ad
un positivo ed efficace esempio di partecipazione dello Stato nell'economia.
Era meglio che la semplice "nazionalizzazione", perché consentiva una
cooperazione diretta tra capitale pubblico e privato. Molte delle aziende del
gruppo IRI 'erano a capitale misto, in parte dal governo pubblico, in parte da
investitori privati. Molte delle imprese dell'IRI erano quotate e le sue
obbligazioni massicciamente sottoscritto da parte dei risparmiatori. ¹
Una rinnovata IRI, una nuova razza di Western Sovereign Fund, che io chiamo
Istituti di Ricostruzione Economica (IER), potrebbe agire come un gestore di
portafoglio, incaricato di allocare capitali tra diverse imprese e settori
industriali. Si tratterebbe di:
1.Acquisire partecipazioni in piccole e medie imprese (PMI) per impedire
che siano vittime di un contagio indiretto, facilitare il loro finanziamento e i
loro piani di sviluppo internazionale.
2.Acquisire partecipazioni in nuove imprese con prospettive di forte
crescita, per promuovere nuove tecnologie, nuove invenzioni, più esportazioni
verso i BRIC e tutti gli altri mercati che mostrino vitalità.
3.Agire come un investitore istituzionale tradizionale in cerca di rendimenti
a lungo termine, acquisendo assets a livello nazionale ma anche all'estero,
ristabilire la fiducia e stabilizzare i mercati, in coordinamento con le necessarie
riforme economiche generali di ciascuno dei paesi occidentali.

Ora, il grande problema di fronte al processo recessivo che stiamo vivendo è la


forte e diffusa riluttanza ad intraprendere qualsiasi investimento. La paura
diffusa che fa percepire qualunque rischio come troppo elevato, un circolo
vizioso di "trust crunch" che porta ad un rallentamento degli scambi
nell'economia. Le banche smettono di prestare, anche tra loro; la fiducia dei
consumatori crolla ai minimi, si diffonde un panico che danneggia anche
imprese fondamentalmente sane. Se il sangue smette di circolare anche
l'individuo più forte finirà per morire.
In momenti simili, l'attuazione di una vera e propria “Formula di Co-
Investimento Stato/privato” permette di ridurre il rischio d’impresa, garantisce
un orizzonte di lungo termine, ristabilisce la fiducia necessaria nei mercati
perché gli investimenti abbiano luogo, dà un impulso positivo a tutti i
componenti dell’impresa, e, quindi, riduce i rischi. La presenza di una tale
'mano forte', aumenta il valore di una società per tutte le parti interessate, siano
9
esse i lavoratori dipendenti, la gestione, i fornitori, i clienti, azionisti,
obbligazionisti, banche finanziatrici, assicuratori, le autorità di
regolamentazione, gli amministratori locali. L'impatto positivo si riverbera
anche in altre aziende dello stesso settore, creando una circolo virtuoso.
La stessa "mano forte" che riduce i timori e le incertezze faciliterà la creazione
di valore e guiderà le strategie di asset allocation. E noi sappiamo che l'asset
allocation è il fattore più importante nella creazione di valore e nella sua
conservazione. Il caso dell’I.R.I. ci dice che quando l'economia italiana
cresceva dell'8%, la crescita dell’I.R.I. è stata sempre più del doppio.
Una nuova specie di fondi sovrani (di Co-Investimento "Stato / privato) sembra
essere l'unica strada percorribile per ristabilire la fiducia in ciascuno dei
mercati nazionali, e riavviare la tanto necessaria crescita economica. Questo
approccio non andrà solo a beneficio delle singole imprese che ricevono la
partecipazione da parte dello Stato, ma genererà un cruciale impulso per
l'economia globale, aumentando i rendimenti e riducendo i rischi. Last but not
least, considerazioni etiche e crescita sostenibile riceveranno un posto adeguato
nella tanto necessaria ristrutturazione dell'ordine mondiale. I mercati usciranno
modificati da questa crisi, ma in ultima analisi, più forti. Abbiamo i mezzi per
farlo, le competenze, e ora, la necessità e quindi gli incentivi”.

Da quando Resta pubblicò (nel ottobre 2008 sul sito di Nouriel Roubini) il paper da
cui ho estratto questo testo lo stato Italiano ha creato e lanciato il Fondo Italiano di
investimento per le imprese tra 10 e 100milioni.

Questo per quanto riguarda le imprese for profit di una certa dimensione e presenza
internazionale.
Dall’altra parte esiste l’importantissimo tentativo, avanzato per anni dal prof. Stefano
Zamagni8, di creare un mercato parallelo dei capitali per le imprese sociali.
8
http://www.ilgiornale.it/interni/lintervista__stefano_zamagni/15-08-2009/articolo-id=374298-page=1-comments=1

10
Le imprese sociali sono attività economiche gestite da imprenditori senza fine
lucrativo. Case di riposo, asili nido, ospedali, banche di credito cooperativo: imprese
come le altre che non producono profitto ma utilità sociale. Una Borsa sociale
permetterebbe loro di accedere al mercato dei capitali alle stesso condizioni di
imprese for profit.
Alla base delle imprese sociali ci sono efficienza, equità e reciprocità9.
La reciprocità da un lato consolida il legame sociale, basato sulla fiducia (di cui
anche i mercati non possono fare a meno); dall’altro assicura la libertà in senso
positivo, intesa non come assenza di costrizioni o vincoli (libertà da), ma come
libertà di, cioè libertà di autorealizzarsi. È questo il presupposto della felicità, nel
senso di eudaimonia aristotelica: la possibilità per ciascun soggetto di realizzare il
proprio progetto di vita. Una società che riuscisse a fare stare assieme efficienza ed
equità non sarebbe ancora una «buona» società, se mancasse l’elemento della
reciprocità, che mette in atto lo spirito di fraternità.
Lo specifico della fraternità è la differenza tra soggetti identici. Essere fratelli vuol
dire sottolineare la diversità dell’eguale, non già l’identità nella differenza, come è il
caso con la solidarietà.

Personalmente credo che, oltre a Istituzioni come quelle appena descritte, sarebbe
interessante esplorare l’idea di soggetti come Wikipolis, che siano, ad un tempo for-
profit ed etici, profondamente lungimiranti nelle scelte costruttive e d’investimento
ma anche indipendenti dalla politica dei favori e delle faide. Una federazione di
piccole e medie imprese composte di tanti soci-lavoratori che, nutriti dai nostri
media, pensassero globalmente ma agissero localmente.

Sebbene Wikipolis prenderebbe la forma di una Private Holding company, quella


forma sarebbe lungi dallo “spiegare” Wikipolis in modo esaustivo.
Mentre nella Public Company la Forma è Destino il vero obiettivo di Wikipolis è
dimostrare che il suo modello potrebbe funzionare anche qualora comprendesse
l’intera società. In questo senso deve essere chiaro che Wikipolis è un’avanguardia.
Se il suo sviluppo fosse ottenuto attraverso dinamiche a “somma zero”, Wikipolis
avrebbe fallito. Sarebbe solo un’altra Corporation, solo più giusta, più bella, più etica.
Ma senza un vero impatto sistemico, incapace di rappresentare una speranza di
riforma della matrice economica. Il suo obiettivo non è “solo” che tutti possano
lavorare, ma che a ciascuno sia data la possibilità di esprimere il proprio pieno
potenziale umano.
Tra le grandi domande che sembrano emergere in conseguenza dei fallimenti
regolatorii e delle complicità sembra esserci questa: perché dobbiamo applicare, alla
gestione della cosa pubblica, un modello, quello dello Stato-Nazione Accentrato,
capace ed efficiente nel costruire e preservare la legittimità ma inefficiente se
lasciato come monopolista della gestione. Mentre infatti la Sovranità è indivisibile (la
concorrenza per la Sovranità significa infatti guerra civile) una gestione dello Stato

9
Luigino Bruni, Stefano Zamagni: Economia civile : efficienza, equità, felicità pubblica. Bologna Il mulino,2004

11
priva di trasparenza, libertà di accesso e concorrenza lascia campo libero alla
corruzione.
La legittimità è l’infrastruttura fondamentale dello Stato ed egli deve averne il
monopolio. Così come dovrebbe essere per le ferrovie, le rotte aeree, le frequenze
radio-televisive ed il patrimonio storico, i privati dovrebbero competere per
l’ottenimento di concessioni a prezzi competitivi e lo Stato dovrebbe sempre fornire
una serie di servizi minimi contro il quale i privati competerebbero. Quando questi
servizi sono forniti all’interno di strutture di prevalente composizione politica
abbiamo quello che chiamo uno Stato Meccanico.
Lo Stato Meccanico, crea istituzioni meccaniche, nelle quali è virtualmente
impossibile premiare il merito e nelle quali l’intraprendenza è disincentivata.
Questa verità non smette di essere vera per il fatto di essere un cliché.
Queste istituzioni rappresentano una fallimentare allocazione di Capitale Umano.
Questo non è grave solo per la Società nel suo complesso, ma anche e soprattutto per
gli individui, ostacolati nel tentativo di realizzare il loro progetto di vita.
Anche così, tuttavia, sono state in grado di ottenere grandi risultati, più grazie agli
straordinari progressi tecnologici del XX° secolo (che come una marea hanno
sollevato tutte le barche) che a radicali miglioramenti di produttività/felicità,
internamente generati.
Perché la macchina Statale possa essere sostenibile la maggior parte di questi
ingranaggi dovrebbero essere sostituiti da devices, con la stessa capacità di lavorare
di concerto con altri, ma con in più la capacità di produrre autonomamente i loro
output. Siccome sappiamo che le Rivoluzioni finiscono male e che i valori sommi
sono quelli della continuità e della stabilità, è sempre saggio affrontare l’inevitabile
innovazione come qualcosa di subito e non qualcosa di voluto.
E testarla a lungo su piccola scala. Non troppo piccola da renderla irrilevante, ma
certamente nella scala più piccola tra quelle in grado di produrre risultati utili.
La differenza sarebbe abissale, della stessa scala che separa una società

meccanica… …da una domotica.

12
Paul Collier, professore ad Oxford, Commander of the British Empire
(CBE ) e uno dei tre (litigiosi) Moschettieri della Cooperazione allo Sviluppo ha
recentemente scritto un’importante articolo sull’Independent10 nel quale, prendendo
spunto dalla gestione dell’emergenza ad Haiti, sostiene la necessità di un nuovo
approccio alle ONG, un approccio che permetta di separare le tre funzioni che hanno
convissuto fino ad oggi, in modi sempre meno efficienti: le decisioni politiche, la
gestione dei servizi sul campo e l’assegnazione delle risorse. Non vi sembra
un’analisi perfetta dei problemi dello Stato?
L’intera “Industria delle Decisioni” (perché quello è il “prodotto” oggetto del loro
business, del business della Politica) deve passare attraverso un drammatico processo
di ristrutturazione e innovazione11. Non solo rispetto ai prodotti che propone, non
solo rispetto a come li produce ma, soprattutto, rispetto alla quantità di attori che
hanno accesso a quel mercato. Questo è anche il senso profondo di un ripensamento
che, motivato da drammatiche esigenze di bilancio, sta avendo luogo nel mondo
anglosassone, soprattutto a partire da un’ormai celebre saggio (The rise of the Red
Tories) di Philip Blond pubblicato su Prospect nel febbraio del 2009.12
Perché non ci possono esistere soggetti con incentivi radicalmente diversi che
competano per l’efficienza sotto l’ombrello della legittimità concessa dai
rappresentanti dell’intera collettività13?

10
http://bit.ly/apue7z It is time to accept that effective state provision of basic services need not be a replica of the
European state: institutional design must be fitted to context. What might it look like in places like Haiti? The European
model squeezed three functions into one organisation: policy; management of frontline services; and the allocation of
money. Where it works, this integration provides the most cost-effective services on earth, but it depends upon the
workforce internalising the goals of the organisation. If this is lost there is no floor to incompetence, corruption and
inadequacy.
An alternative is to split the functions. Policy setting, such as minimum standards and equitable provision, is inherently
political and must remain with government ministries. But ministries need not run all the frontline services. The task of
motivating workers, whether by persuading them to share a sense of mission, or by incentive-induced performance, is
best left to each organisation to solve. The third function, the allocation of money among frontline providers, needs
a specialised public agency. In Haiti, NGOs should be getting their money not from aid agencies and British households
but from the government, in return for which they should give the government co-branding. Of course, the money
dispensed by the government would ultimately have to come largely from aid agencies and charitable donations, but the
government should have a degree of control. How much control?
If the money were simply handed over to the government ministries we would be back with the underlying problem that
they lack the organisational capacity, including checks on corruption, to spend money well. What is needed is a hybrid
agency run jointly by government and donors. Its function would be to take in money from the donors and disburse it to
the frontline – the NGOs, churches and local communities that actually run schools and clinics.
The core job of the agency would be to monitor the comparative performance of these frontline providers, continuously
shifting money to the more cost-effective. This would radically simplify the government's task of monitoring the
frontline: it is much easier to assess an organisation than each individual worker. The agency could use information
technology to empower ordinary users of services. Even in Haiti most people have mobile phones and mass e-
assessments could become routine.
The approach offers accountability, efficiency, and national ownership. For different reasons donors, NGOs and
ministries are all apprehensive. They prefer business as usual, but unfortunately, business as usual doesn't work.
11
C’è un’enorme lavoro da fare nel disegnare gli incentivi appropriati. Ogni incentivo è essenzialmente una narrazione
condensata. Più precisamente, il reverse engineering di una narrazione. Si parte dall’output, si analizzano quante più
strade possibili che possano condurre a quell’output, si analizzano le regolarità, le si sistematizza ed ecco servito un
incentivo.
12
http://www.prospectmagazine.co.uk/2009/02/riseoftheredtories/
13
Per quanto screditata sia l’idea è forse utile notare come una soluzione di mercato ad un problema è già arrivata.
Stanchi del conflitto di interesse delle agenzie di rating, troppo sbilanciate a favore dei venditori? Bene, ecco un’agenzia

13
Perché oggi non esiste un soggetto del genere, che reperisca risorse e le spenda per
creare imprese che generino prosperità sul territorio. Credo non ci siano dubbi sul
fatto che sarebbe una benedizione. E tuttavia, come costruirlo?

La distinzione tra Piattaforma (Legittimità) e Applicazioni (Agencies, Non-profit,


Non-just-for profit etc.) dimostra chiaramente il paradigma sotto il quale opererà
l’amministrazione Obama, usando il governo come una piattaforma, permettendo e
stimolando una maggiore interattività tra i cittadini e le istituzioni. Consentendo, a
chi abbia i requisiti, di creare applicazioni legate a quella stessa piattaforma.
Riformare è necessario eppure le più efficaci, tra tutte le Riforme, potrebbero essere
già sotto i nostri occhi, invisibili per troppa familiarità, come la famosa lettera di
E.A.Poe. Riforme possibili, perfino semplici. E quando le riforme non sono
rischiose/costose e la sperimentazione è incoraggiata, si aprono enormi spazi per
l’innovazione e lo Stato ha solo da guadagnarci. Più occupazione & stabilità sociale,
più gettito, più innovazione, più crescita e quindi meno tagli. Riuscirà la politica a
capire che deve liberare tutti i potenziali alleati che può trovare?
Siamo proprio sicuri che la cattiva amministrazione, protratta nel tempo, non crei
rischi per la stessa legittimità delle Istituzioni, con gravi rischi per l’intera Nazione14?

al servizio dei compratori. K2 Global impiega 30 gg invece dei 4 di Moody’s, ma può farlo perché i margini di profitto
di Moody’s erano del 60% !!!
14
Uno degli errori più gravi che sta compiendo la classe politica in paesi come l’Italia, relativamente poco colpiti dalla
crisi (in Francia il PIL è caduto meno, certo, ma la Francia ha avuto un 8.8% di deficit, l’Italia poco più del 5%), è
quello di privilegiare la verità rispetto alla sua percezione. Sembra paradossale, me ne rendo conto, ma le persone che
più stanno soffrendo le conseguenze della crisi non leggono The Banker o The Globalist. Vedono solo quello che
accade a loro o attorno a loro.

14
Gli stati e i governi stanno drammaticamente sottostimando le possibili ricadute
sociali. Ogni organismo umano complesso ha una profonda necessità di conoscere la
direzione nella quale si sta muovendo, soprattutto nei momenti di pericolo.
Questo senso di direzione è oggi, in generale, rapsodico e insoddisfacente. Questi
sono i momenti storici in cui emergono nuove leadership. È assolutamente necessaria
la presenza di qualcuno/qualcosa che goda di credibilità presso il vasto pubblico. Il
rischio concreto è che la frustrazione cerchi canali non solo extra-politici, ma
apertamente anti-politici, al servizio di agende incoerenti ed insostenibili.

Valutare la reale bontà/competitività di un offerta rispetto ad un benchmark (gli


appalti sono un buon esempio) comporta procedure oliate e parametri conosciuti, lo
stesso non si può dire quando si parla di modelli di economia. È sempre più chiaro
che dovremmo iniziare a sperimentare, coinvolgendo soprattutto disoccupati e
cassintegrati, ma anche professionisti radicati su un territorio colpito, in ogni aspetto,
dalla crisi. Una cosa é certa, la follia, come diceva Einstein, é rifare la stessa cosa,
ancora e ancora aspettandosi risultati diversi.
I fallimenti dell'immaginazione sono, per definizione, inimputabili. Nessuno infatti,
può accusare chicchessia per non aver avuto idee nuove e migliori.
Ma quando le idee ci sono eppure vengono solo timidamente perseguite? Quando il
passato ci mostra la via ma ci neghiamo ad imboccarla? Non varrà la pena di fare
come Deng Xiaoping, di sperimentare in piccolo?
In epoche di crisi la storia è una grande maestra e la Chiesa Cattolica di storie ne ha
per duemila anni. Di Papa Benedetto XVI si ricorda una famosa conferenza del 1985
all’Acton Institute15 nella quale erano contenute, in nuce, alcune delle idee
magnificamente espresse nella Caritas in Veritate (qui il paragrafo 40):

Occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da
soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi
diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre
valore economico. Le tante espressioni di economia che traggono origine da
iniziative religiose e laicali dimostrano che ciò è concretamente possibile.
(…) Il binomio esclusivo mercato-Stato corrode la socialità, mentre le forme
economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella società civile
senza ridursi ad essa, creano socialità. Il mercato della gratuità (il corsivo è
mio n.d.r.) non esiste e non si possono disporre per legge atteggiamenti gratuiti.
Eppure sia il mercato sia la politica hanno bisogno di persone aperte al dono
reciproco.16

Quella che il Papa chiama gratuità può definire, in termini economici, un enorme
numero di fattispecie. Tutte hanno in comune il fatto che quanto più aumenta il
capitale di gratuità di una comunità quanto più alta sarà la sua coesione: sociale e
15
http://www.acton.org/publications/occasionalpapers/publicat_occasionalpapers_ratzinger.php?view=print
16
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-
veritate_it.html

15
quindi politica. Ad un orecchio non allenato l’idea di gratuità può però suonare
sospetta. La pratica della gratuità, in compenso, è già oggi diffusa anche in esperienze
non religiose e potrebbe perfino costituire, oltre ad una nuova economia, anche una
sorta di denominatore comune nel “cortile dei gentili”. Papa Benedetto XVI ha fatto
ripetuti inviti al dialogo con gli atei che si interrogano sul Mistero di Dio. E ha
persino invitato a considerare questo spazio di dialogo alla stregua del cortile dei
gentili.17 La gratuità è forse, tra tutte le manifestazioni dello spirito, la più leggibile,
quella che più si presta all’incontro tra anime diverse della società.

17
http://www.avvenire.it/Dossier/Il+cortile+dei+gentili/Verso+un+nuovo+Areopago_201002250909147930000.htm

16
Relazioni Stato-Wikipolis

“Il popolo non ha il pane? Dategli le brioches!”(frase apocrifa attribuita a)


Marie Antoinette, Archiduchesse d’Autriche, princesse impériale,
princesse royale de Hongrie et de Bohême,
dauphine de France, reine de France et de Navarre.

“Le persone dovrebbero tollerare le disuguaglianze come


una via per raggiungere una maggiore prosperità per tutti.”
Lord Griffith Of Fforestfatch, vice-chairman of Goldman Sachs International

La somma di tante azioni legali non può creare nulla di illegittimo.


A meno che non diventi abbastanza grande da sostituirsi alla legge.
È il principio su cui si basa la Corporation, una somma di attività legali solo su una
scala tale da permetterle di acquisire potere sugli organismi locali e poi su quelli
nazionali ed infine su quelli transnazionali.
Gli unici a poter contrastare questa prassi sono i detentori della sovranità.

È noto tuttavia che, per grandi gruppi di popolazione (il quarto stato), la logica delle
azioni collettive implica (normalmente) costi molto alti (principalmente in termini di
tempo) rispetto ai reali benefici che ciascun membro può sperare di ricavarne. Da lì
la, relativa, rarità storica, il carattere violento e poco costruttivo dei movimenti di
massa. Discorso inverso per i gruppi piccoli e in posizioni di potere, i cui
componenti, con un “costo” marginale basso, ottengono grandi benefici individuali.
In un mondo in cui alcune migliaia di persone prendono tutte le decisioni importanti,
Wikipolis crede che siano necessari corpi intermedio tra la politica che “conta le
teste” (nella quale ogni cittadino è uguale), e la Superclass, dei 6000 superpotenti che
volano in Gulfstream sulle nostre teste.

17
Senza una forza che ne compensi il potere, le Corporations hanno “giurisdizione”
assoluta sul Mondo. Se mi passate un’immagine “forte”, direi che si tratta di una
situazione simile a quella del proibizionismo, quando la mafia agiva a livello federale
ma era perseguita da cinquanta stati disuniti, senza accesso alle reciproche
informazioni e, in molti casi, senza nemmeno le risorse per una minima azione di
contrasto. Nel 1935, per dargli gli strumenti necessari a debellare il contrabbando
interstatale di alcool, venne completato il lunghissimo processo di trasformazione del
preesistente B.O.I.( Bureau of Investigation) nell’attuale F.B.I.
Al problema dell’assenza di una controparte “sovrana” a livello internazionale, molti
hanno proposto un rimedio peggiore del male. Un rimedio massimalista, una
Governance Globale che, lungi dal dare le necessaria garanzie di trasparenza,
rappresenterebbe una fuga in avanti, e, cosa perfino peggiore, non ammetterebbe
“foro” ulteriore al suo monopolio assoluto (a meno che non arrivassero dei marziani e
fossero benigni, due possibilità che non godono di molta considerazione da parte di
statistici e bookmakers).
Un’altra metafora “forte” è quella delle armi.
Lo Stato ha il monopolio dell’uso legittimo della forza.
Il monopolio assoluto è una grave responsabilità e lo Stato fa bene ad avocarla a sé
perché non ci devono essere dubbi in materie come queste. Eppure le modalità di
esercizio del potere sono almeno altrettanto importanti che il potere in sé stesso.
Questo cosa significa?
Significa che chiunque voglia detenere armi da fuoco per auto-difesa deve passare
attraverso complicatissime procedure burocratiche che finiscono per dissuaderlo dal
dubitare della capacità dello Stato di difenderlo.

18
Se per caso non si lasciasse dissuadere e ottenesse comunque la sua pistola e con
quella stessa pistola ferisse o, Dio non voglia, uccidesse un criminale, pagherebbe il
conto della sua sfida nella forma di un pesante pregiudizio avverso (virtualmente ogni
difesa è un eccesso di legittima difesa).
Questo è esattamente il problema che esiste nei confronti delle Corporations.
Lo Stato si è (giustamente) avocato il controllo delle dogane, del commercio
internazionale, dell’esazione di imposte & tributi ecc. ecc.
Eppure, il mondo è cambiato, il Patriarca è invecchiato. Non può più assicurare la
protezione a tutta la sua famiglia o creare abbastanza opportunità per tutti, ma
nemmeno rinunciare al monopolio dei doveri perché implicherebbe, ipso facto,
l’automatica rinuncia alle corrispettive prerogative.
Ecco perché è necessario che anche la sua famiglia si dia da fare. E che lui glielo
permetta. Che continui a rispettare il Patriarca, a farlo sedere a capotavola, a
chiedergli cosa pensa e ad attenersi alle sue decisioni…ma ciascun componente potrà
e dovrà fare la propria parte di lavoro con i margini di autonomia che saranno
necessari.

Urano, personificazione del Cielo in quanto elemento fecondo si unì con Gea,
la Terra, e la fecondò gettando su di essa fertili gocce di pioggia, dando così
vita alle prime divinità mostruose: i Titani, i Ciclopi e gli arroganti Ecatonchiri.
Nel timore di venire spodestato dai suoi forti figli, Urano li gettava, man
mano che nascevano, nel Tartaro, ossia nelle viscere di Gea, la quale, ripugnata
dall'atto del marito, persuase il figlio Crono, l'ultimo dei dodici Titani che
generò da Urano, ad uccidere il padre con la falce adamantina da lei forgiata.
Crono aiutò la madre a liberarsi di Urano che giaceva costantemente su di lei
impedendo ai figli concepiti di uscire dal suo grembo, evirò il padre e prese il
posto alla guida del mondo. In seguito sposò la sorella Rea, con la quale generò
i principali dei del Pantheon greco. I genitori dei due però avevano predetto a
Crono che sarebbe stato a sua volta detronizzato da uno dei suoi figli. Per
evitare di perdere il potere così come era capitato a suo padre Urano
(spodestato da Crono stesso), il dio prese a divorare i piccoli figli via via che
Rea li partoriva. Demetra, Era, Estia, Ade e Poseidone, tutti divorati da Crono.
Solo Zeus riuscì a sopravvivere a questo destino, grazie al parto eseguito di
nascosto da Rea nell'isola di Creta, e riuscì, una volta divenuto maturo, a
spodestare il padre. Zeus, una volta cresciuto, somministrò a Crono un veleno
che gli fece vomitare tutti i figli ingoiati; in seguito, dopo una guerra intrapresa
insieme ai fratelli liberati, riuscì a vincere il padre, a rinchiuderlo e ad affidarlo
alla custodia degli Ecatonchiri, per l'eternità.

La natura insieme collettiva ed acefala dell’intelligenza di un’istituzione le impedisce


spesso di capire il suo vero interesse (e non parliamo di perseguirlo coerentemente).
Spero di sbagliarmi e che lo Stato-Nazione, democratico & rappresentativo, riconosca
i segni dei tempi. Veda che il nemico non si nasconde tra i suoi figli ma in un luogo
ben più remoto ed inaccessibile, il suo stesso inconscio.

19
Che capisca che il figlio Wikipolis vuole solo andarsene per la sua strada, lontano
dall’Attica. Che rispetta la sua Sovranità, la sua Potestas di Pater Familias, e che, per
quanto bizzarro possa sembrare, le vicende degli uomini lo avvincono molto di più
che gli intrighi di tanti dei sfaccendati.
Per uscire dal Mito e ritornare nella Storia (e al tallone di ferro delle Corporations18)
senza allontanarci troppo dalla Grecia, suggerisco di usare un sillogismo, il seguente
sillogismo:
La Sovranità appartiene all’Uomo,
l’Economia è Sovrana,
L’Economia appartiene all’Uomo (ovvero: ci vogliono le Imprese degli Uomini, per
competere con quelle dei Fondi)

Sembra il comunismo?
Al contrario, il comunismo ha fallito ed è stato sostituito dal peggiore dei mondi
possibili: socialismo per speculatori, che scommettono a nostre spese: testa vincono
loro, croce perdiamo noi. Il comunismo spoglia un paese delle sue ricchezze, accentra
il controllo su tutti i settori strategici e distribuisce prebende a uomini ormai privati
della loro iniziativa e creatività. Se assomiglia a quello che fa il cosiddetto
capitalismo neoliberale è perché sono primi cugini. Non si può salvare lo Stato (cioè
l’Uomo Sovrano) operando dentro allo Stato, perché è infettato da virus che gli
impediscono di produrre gli anticorpi di cui ha bisogno. È necessario cercare gli
anticorpi al di fuori dal corpo dello Stato, nel Vero Mercato, lontano quindi da
quello che oggi conosciamo. Il Mercato delle città medioevali, quello che conobbe e
dal quale fu affascinato San Francesco. La vera differenza la fanno gli incentivi, e
quelli di Wikipolis sono disegnati in modo che possa beneficiarsi solo di decisioni
utili alla società nel suo insieme.
Se non esiste libertà d’accesso al mercato non esiste mercato. Se/dove questo manca
non lo si può ripristinare senza uno sforzo deliberato e continuato, non senza una
figura di mediazione, un arbitro.

Tuttavia la sproporzione delle forze in campo è tale che non esistono veri rivali che
possano competere contro l’attuale modello. Non si può arbitrare un match con solo
un contendente, per la semplice ragione che non vi sarà nessun match. Ergo, lo Stato,
oggi, non è Arbitro ma Spettatore.

18
Scritto da Jack London nel 1908, all’apogeo della gilded age dei robber barrons, baroni dell’acciaio, del petrolio e
delle ferrovie e ben prima della speculazione finanziaria (anni ’20).

20
Uno spettatore che non può agire se non vuole irritare le Corporations e spingerle a
migrare da chi abbia più bisogno di loro. Che non può arbitrare più di quanto James
Stewart, bloccato su una sedia a rotelle, potesse impedire al vicino Thorwald di
uccidere l’esile e malata moglie19, smembrarla e disfarsene.
Un contendente più credibile sarebbe una Federazione Internazionale di PMI, che
potrebbe essere per lo Stato ciò che Grace Kelly fu per Jimmy Stewart ne La finestra
sul cortile, le sue gambe e gli occhi che vedono dove la sua vista “olimpica” non
arriva. Tuttavia, siccome sarebbe virtualmente impossibile crearla, la Federazione, a
partire da imprese già esistenti, ecco il piano: federare startups accomunate dal fatto
di essere “partecipate” da Wikipolis grazie a risorse ottenute “tassando” le grandi
Corporations. Siccome l’azione sarebbe coordinata tra i cittadini dei principali
mercati, alle Corporations non rimarrebbe che accettare di pagare una “commissione”
a Wikipolis, mediatore tra loro ed i membri del suo club. Per una volta niente
arbitraggio regolatorio e/o salariale. Già questa sarebbe una straordinaria vittoria, una
vittoria in grado di dare entusiasmo20.

19
Lo stato non può fare da arbitro se non ci sono due contendenti o se lo scontro tra loro non è leale. Dal punto di vista
dell’Uomo, quella che oggi è impropriamente, chiamata Concorrenza è lungi dall’essere tale. Due Corporations del
Fortune 500 potranno anche essere in competizione tra loro per quote di mercato ma, quale delle due che finisca per
prevalere, il modello economico continuerà a vedere i cittadini e le PMI nel ruolo della moglie di Thorwad e la scelta si
darà solo rispetto al pezzetto che si intenda… uhm … im-persona-re. La mia impressione è che il cervello potrebbe non
essere assegnato.
20
D’altra parte, siccome dietro a Wikipolis non ci sarebbe nessuno Stato-Nazione, quale potrebbe essere l’obiezione dei
neoliberali? Forse il tipo di finanziamento?
Difficile, si tratterebbe di piccole somme e sarebbe bizzarro che, all’indomani del voto della Corte Suprema degli
U.S.A. che rimuove i limiti alle spese “elettorali” per le Corporations, si limitasse il diritto di espressione dei cittadini.
Attenzione, diritto di espressione non finalizzato ad influenzare l’attività politica, ma pura e semplicemente a scegliere
in quali imprese investire denaro di un Club. Sarebbe ben più che scandaloso.
Senza contare che sarebbe ben al di sotto della soglia massima (2400 dollari per le primarie e 2400 dollari per l’elezione
generale, con un limite biennale di 115.000 dollari/individuo, in contributi totali per campagne elettorali)
Stiamo parlando di una stima di 500 euro/700 dollari. Per famiglia, non per individuo. Il solo discuterne sarebbe
oltraggioso.

21
Ricapitolando:
Se non possiamo fare in modo che lo Stato ci difenda dalle Corporations,
Se non possiamo fare in modo che lo Stato crei le sue (nuove) Corporations,
Allora dovremo essere noi a creare una forma nuova, in scala umana,
una federazione di imprese orgogliosamente indipendenti.

Egregio Stato-Nazione,
Se non può porre le basi per altri modelli economici più
efficienti e sostenibili o, almeno, costituire una IRI 2.0 (una iRI?), lasci che altri lo
facciano per Lei. Questo La rafforzerà enormemente, mi creda. Il giorno in cui si
sentirà più forte rispetto alle Corporations (Voglia Iddio che quel giorno venga
presto!) e le dimensioni che avrà acquisito Wikipolis inizieranno a preoccuparla, non
dovrà fare altro che “chiudere il rubinetto”. Trovare una ragione, non importa
quanto pretestuosa (immagino che Lei non si aspetti che l’umilissimo suo Le insegni
il mestiere), per interrompere il flusso di fondi che ogni anno alimenta la creazione
d’impresa. Certo, rimarrebbe la Federazione di quelle già esistenti, ma
quell’essenziale flusso di liquidità sarebbe perso per sempre.
A quel punto, rimarrebbero due modelli di economia in competizione e Lei, Lei
potrebbe, finalmente, assolvere alle sue funzioni di Arbitro. Non solo. Proprio perché
risponderebbero ad incentivi profondamente diversi, lei, in qualità di Arbitro,
potrebbe giocare i due contendenti, Wikipolis e le Corporations, l’uno contro l’altro,
a Suo beneficio personale.
Wikipolis sarebbe ben contenta di mettersi a Sua disposizione. Non so se potremmo
dire altrettanto delle Corporations.
Cordialmente sua,

Wikipolis

A quanti avanzassero sospetti circa presunti “veri” obiettivi di Wikipolis ricordo che
qualunque soggetto può agire in uno Stato fintanto che rispetta le sue leggi.
Qualunque soggetto che non abbia né il potere di ottenere leggi a proprio vantaggio
né quello di impedire l’emanazione di leggi esplicitamente volte a penalizzarlo, è in
una condizione di subalternità: letteralmente suddito alla mercé dello Stato.
Questa è la condizione di Wikipolis, un’analista in buona fede non può arrivare ad
altra conclusione.
Excusatio non petita accusatio manifesta, really?
No, not really!
Abbiamo visto il Mito di Urano e di Crono. Quel tipo di timore non è tanto la
reazione ad una minaccia (in fondo i figli erano ancora bambini) quanto la
materializzazione di un timore profondo. È parte della natura umana.
Qui non stiamo parlando al pubblico del prime time ed è quindi impossibile ignorare
il fatto che quello attorno al potere sia un gioco a somma zero e che l’emersione di
ogni nuovo soggetto generi resistenze da parte dei soggetti esistenti, nessuno escluso.

22
Perché, come diceva giustamente Simone Weil, il potere è un gas, e si espande per
occupare tutto lo spazio fisico a sua disposizione.
Quindi nell’equazione ci deve essere necessariamente un attore che perderà potere.
E quell’attore, a questo punto dovrebbe essere chiaro a chi sappia leggere l’italiano, è
la Corporation.
Non solo, dunque, Wikipolis non è una minaccia per lo Stato. È un alleato e necessita
di tutta la protezione che questi potrà accordargli. Wikipolis, se volete un’immagine,
è come un pianoforte sospeso nel vuoto da una terrazza del Burj Dubai e sostenuto
solo dal fragile filo della sua credibilità. Quale governo potrebbe temere
un’istituzione così vulnerabile? Il giorno in cui volessero toglierla di mezzo
basterebbe che i Corporate Media insinuassero gravi illegalità e che un tribunale
compiacente le attribuisse una minima responsabilità oggettiva, non importa quanto
forzata. A quel punto Wikipolis sarebbe fuori.

Ecco quindi una buona ragione per limitare il proprio ruolo all’economia, con la più
lieve impronta politica possibile (pochissimi dipendenti, essenzialmente soci)
un’impronta che non turbi in nessun modo gli equilibri tra gli attuali oligopoli della
rappresentanza.
Ecco perché Wikipolis, prima di iniziare ad operare, renderà nota la sua intenzione di
limitare il numero massimo dei suoi membri allo 0.5% della popolazione.
Non solo, Wikipolis non permetterà a nessuno di usare il suo nome per concorrere ad
incarichi elettivi. Inoltre, al fine di evitare qualunque conflitto di interesse, non
accetta politici o magistrati tra i propri iscritti. La persona che divenisse membro di
Wikipolis a seguito di false dichiarazioni volte a celare un ruolo incompatibile ne
verrebbe radiato e ai suoi figli sarebbe impedito concorrere per la membership.
Naturalmente, come ad ogni cittadino che abbia la capacità tecnica per farlo, è
permesso loro di accettare posizioni non elettive qualora sollecitato dalle autorità del
suo paese. Anche in quel caso, tuttavia, dovrebbe ricevere un’espressa autorizzazione
dall’Autorità (Garante della Concorrenza e del Mercato), ogni volta che fosse
chiamato ad operare in una situazione di potenziale conflitto di interessi, conflitto che
potrebbe danneggiare l’integrità di Wikipolis e la credibilità della sua bipartisanship.
Si tratta di raggiungere un difficile ma necessario equilibrio tra l’esigenza di non
restringere ad un paese la possibilità di usufruire delle capacità “tecniche” di un suo
cittadino e quella di preservare Wikipolis dal rischio di essere implicato in vicende
che potrebbero danneggiare la sua credibilità, unico capitale.
In generale è ragionevole dire che Wikipolis scoraggia e disincentiva, per quanto in
suo potere, ogni avventura “esecutiva” da parte di membri del network.
Le regole di condotta qui accennate, regole che Wikipolis si auto-impone,
valgono in quelle che chiamiamo “democrazie occidentali”. In paesi nei quali il
potere ha altre dinamiche, i membri di Wikipolis troveranno un modus operandi con i
dirigenti di quei paesi, un modus operandi che sia tanto accorde a quel sistema
politico, quanto quello qui delineato lo è alle suddette democrazie.

23
Risorse
Off the shelves technologies:
Embedded giving, GLSC, TwitPay, ecc.
In un paese come l’Italia, di 60 milioni di persone, Wikipolis potrà avere al massimo
300.000 membri. Per renderci conto di cosa potrebbe significare in termini di
raccolta, supponiamo una somma di 500 euro a persona. Sarebbero 150 milioni.
Per come è strutturata Wikipolis difficilmente potrebbe raccogliere più di 500 euro a
testa ma, anche se potesse aumentare di moltissimo (30%), la raccolta complessiva
rappresenterebbe comunque lo 0.01% del PIL nazionale.
Non c’è molto con cui turbare lo status quo, no?
Eppure si può fare moltissimo.
Questo frammento della Caritas in Veritate sembra scritto apposta per legittimare
Wikipolis e promuoverne la diffusione.

“L’interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico,


quello dei consumatori e delle loro associazioni. Si tratta di un fenomeno da
approfondire, che contiene elementi positivi da incentivare e anche eccessi da
evitare. È bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre un atto
morale, oltre che economico. C'è dunque una precisa responsabilità sociale del
consumatore, che si accompagna alla responsabilità sociale dell'impresa. I
consumatori vanno continuamente educati al ruolo che quotidianamente
esercitano e che essi possono svolgere nel rispetto dei principi morali, senza
sminuire la razionalità economica intrinseca all'atto dell'acquistare”.

Alla luce di questo passerei ad esaminare…

La lezione di un precedente di grande successo


Ci tengo molto a che sia chiaro fino a che punto siamo già padroni degli strumenti
che possono cambiare la nostra condizione. Lo schema di fundraising di Wikipolis é
ispirato ad un esperienza di grandissimo successo. Iniziata nella regione americani
dei grandi laghi, regione che fu sempre il suo cuore industriale, Great Lakes Scrip
Center (GLSC), serve organizzazioni non-profit e grandi retailers e venne fondata da
due famiglie all’indomani dell’entrata in vigore del NAFTA e dei primi vagiti del
web21. GLSC funziona con lo stesso principio dei gruppi d’acquisto solo che, invece
di ottenere sconti collettivi, permette a piccoli gruppi di accumulare le somme
scontate e versarle ad attività di beneficenza. GLSC è una specie di mediatore con
tanti salvadanai. Tu gli dai 100 euro, lui paga per te e per tutti gli altri. E siccome
mette da parte una percentuale che varia tra il 2 e il 10% (a seconda dello sconto
applicatogli). Alla fine dell’anno tu e i tuoi amici decidete a che associazione donare
il salvadanaio.

21
I due principali strumenti di delocalizzazione a tutt’oggi conosciuti

24
Oggi GLSC offre a oltre 600 brand americani22 (tra i quali Amazon, Barnes&Noble,
American Express & VISA, American Airlines, Blockbuster,The Gap, Nike, Home
Depot, Dell, Starbucks, Nike, Exxon, Shell, Chevron e BP, Hyatt & Marriott, iTunes
e Disney), l’accesso a più di 3 milioni di famiglie molto motivate.

Dal 1994, GLSC ha creato un mercato di $4 miliardi di dollari raccogliendo più di


$220 milioni per i suoi clienti non-profit. GLSC ha un apparente vantaggio nei
confronti di Wikipolis: il “piacere della titolarità nella scelta”.
Un vantaggio che è tanto più sensibile quanto più una persona è incline a privilegiare
i benefici individuali. E, al limite, anche agli aspetti più “consumistici” della
beneficenza. Fino ad oggi abbiamo vissuto stretti tra democrazie che ci davano due
opzioni politiche ed un mercato che ci dava un’infinità di scelte di consumo (poco
importa che vi fosse tra loro una vera differenza qualitativa!). Siamo stati quindi
inclini a dare una grande importanza al senso di libertà che ci veniva dall’essere
l’artefice delle nostre scelte. Deprimente e scoraggiante quanto vogliate però è
risaputo che le scelte dove abbiamo la massima titolarità, hanno anche il minimo
impatto.

22
http://bit.ly/cFQvII

25
26
Siccome non possiamo permetterci di sprecare nemmeno un centesimo in costi di
transazione, l’ideale sarebbe avere un sistema di pagamenti interno a Wikipolis.
Fino a qualche anno fa questa sarebbe sembrata una follia.
Questo è il momento ideale per non dipendere da grandi Corporations: ecco perché
Wikipolis è felice di presentarvi l’esempio principe di off-the-shelves technologies di
cui può godere: quello della tecnologia del pagamenti.
Dalla scorsa estate, PayPal permette a gruppi di developers di accedere ai suoi code,
dando loro la possibilità di lavorare con I suoi super-sofisticati framework. Uno di
quei developers, Michael Ivey lo usò immediatamente per linkare gli account di
Twitter degli utenti con quelli di PayPal. Era nata Twitpay, che oggi ha circa 15,000
utenti.

Non sono certo tanti, ma il messaggio è chiaro. Spostare denaro, un tempo possibile
solo ad alcune delle imprese più grandi del mondo, è ora alla portata di qualunque
programmatore. Ivey è solo uno tra centinaia di ingegneri e imprenditori che stanno
attaccando “l’ecosistema dei pagamenti” cercando di abbattere i bastioni che banche
e carte di credito hanno costruito in anni.
Square, una nuova impresa fondata da Jack Dorsey, co-creatore di Twitter, abilita
chiunque a ricevere pagamenti (con carta di credito fisica) via smartphone o
computer semplicemente pluggando un device delle dimensioni di una zolletta –
senza costosi lettori.
Obopay, una startup che è stata finanziata da Nokia, permette trasferimenti
Mobile2Mobile con solo un PIN.

27
Amazon.com e Google stanno entrambe offrendo le loro tecnologie per il pagamento
on-line. Facebook sembra intento a costruire il suo sistema di pagamento per beni
virtuali acquistati nel suo social network e in siti esterni.
E lo scorso marzo Apple ha dato ai developers di iTunes la possibilità di addebitare
la tariffa di sottoscrizione attraverso le loro applicazioni, facendo di iTunes la snodo
centrale per una nuova generazione di transazioni. Quando Research in Motion ha
annunciato una simile iniziativa, lo scorso autunno, i developers, dopo aver esaurito
lo spazio in sala, hanno formato una lunga coda nel corridoio. Javelin Strategy and
Research stima che circa il 20 per cento di tutte le transazioni online avvengano
attraverso sistemi di pagamento cosiddetti alternativi e si aspetta che il loro numero
raggiunga il 30 per cento in solo tre anni.
Probabilmente nessuno è più ambizioso di PayPal. In novembre, ha ulteriormente
diffuso i suoi code, dando a chiunque abbia anche rudimentali abilità di
programmatore l’accesso al tipo di tecnologia e conoscenze che hanno permesso ad
Ivey di creare Twitpay. Questo potrebbe generare un’ondata di innovazione senza
precedenti. Nei due mesi da quando PayPal ha aperto la sua piattaforma, 15.000
developers la hanno usata per creare nuovi servizi di pagamento.

Cinquant’anni sono stati necessari, a banche ed altri intermediari, per allestire un


sistema chiuso che ogni anno gestisce e smista transazioni per circa 2.000 miliardi di
28
dollari via carta di credito e 1.3 miliardi, via carta di debito. Eppure il servizio fornito
non è migliorato di molto, certo non quanto avrebbe potuto.
“Sembra davvero strano che le carte di credito possano continuare ad imporre quella
che a tutti gli effetti è una tassa sull’economia, su ogni transazione” dice Aaron
Patzer, fondatore di Mint.com, forse poteva aver un qualche senso all’inizio degli
anni 1960s, quando l’infrastruttura informatica era cara e “proprietaria”. Ma certo
non oggi, quando con ubiqui bits, il costo reale delle transazioni è di pochi centesimi.
C’è, in altre parole, un grandissima inefficienza da sfruttare. Un esercito di ingegneri
sta competendo per fare al mondo dei pagamenti, ciò che ha già fatto a quello della
musica, del cinema e dell’editoria – spodestare una rendita di posizione costruita
sull’accesso e la distruzione, abbattere i costi, eliminare i tradizionali intermediari e
scatenare un’ondata di innovazione.

Alla luce di quanto detto in questo capitolo avrete notato il settore nel quale opera la
prima impresa che si beneficerà dell’esistenza di Wikipolis.
Siccome le somme raccolte giorno per giorno dai membri vengono allocate una volta
l’anno, avranno un tempo di giacenza insieme abbastanza lungo e prevedibile. Avere
in mano questa carta dovrebbe semplificarci la vita e facilitare la nascita di Wikipolis.

Quale banca rifiuterebbe i proventi derivati della gestione di somme con tanti zeri?
Non solo, siccome Wikipolis avrà necessità di appoggiarsi ad una banca nei diversi
paesi in cui potrebbe operare l’ideale, ai fini della necessaria semplificazione, sarebbe
ridurre il numero dei soggetti bancari coinvolti, dando maggior potere a ciascuno.

Voglio essere chiaro, considero questo un necessario compromesso, una sorta di


prezzo da pagare per l’ammissione di Wikipolis al club.
E tra tutti i prezzi possibili non mi sembra certo il più caro, visto che:
-È trasparente;
-Rispetta il principio secondo il quale le risorse vanno spese sul territorio d’origine
-D’accordo all’indirizzo espresso da quello stesso territorio.
-Parte degli interessi generati andranno ad aumentare il capitale da allocare

Per quel che riguarda i benefici che le altre imprese ed i professionisti potranno trarre
da Wikipois, vi invito a proseguire nella lettura.

29
Quali imprese
Dall’inizio della globalizzazione neoliberale le frontiere sono state abbattute. Ma non
c’è di che trionfare. E come dire che sono state abbattute le pareti di casa tua.
Nessuno avrebbe piacere di visitare un terremotato afflitto dalla perdita del suo
vecchio stile di vita. Chi non preferirebbe vederlo ancora nella sua vecchia casa,
magari lamentandosi di un rubinetto che perdesse?
I vecchi concetti di protezionismo e mercantilismo, tuttavia, non valgono per
Wikipolis che, grazie al web, nasce by-passando le vecchie frontiere fisiche.
Cosciente che è oggi impossibile produrre prosperità senza la coscienza piena del
livello di mutua interdipendenza tra i cittadini di diversi quartieri dell’ecumene
globale.
Una cosa, tuttavia, è chiarissima.
In ogni settore ci sono oggi precisi limiti alle prospettive di crescita, limiti fisiologici.
Che tu produca acciaio, computers, superconduttori, sistemi di puntamento per missili
o UAVs ci potranno essere anche grandi differenze nei margini di profitto e certo
nello status. Tuttavia, una cosa che mi sento di poter dire fin d’ora è questa.
Nessuno potrà acquisire ogni anno decine e decine di nuove imprese, accompagnate
da una comunità di persone creative a cui queste potranno rivolgersi sempre, in ogni
momento e per ogni evenienza.
Wikipolis, è ormai chiaro, non è un impresa e non è nemmeno un settore, è un
mercato, un mercato chi si espande attraverso la forza di attrazione gravitazionale che
emana dal suo soft power.
Questa è l’enorme differenza, qualitativa prima ancora che quantitativa.
Non essendo un’entità statale, non può firmare trattati, eppure, essendo un mercato,
può godere delle migliori condizioni offerte dai trattati in vigore senza l’obbligo di
alcuna reciprocità
Il mercantilismo ha tantissimi & indifendibili difetti, il più grave dei quali è che
funziona.
È altrettanto chiaro che una simili crescita finirà per auto-alimentarsi. Che tutte
queste imprese avranno bisogno di servizi sempre più calibrati, sempre migliori
informazioni, sempre più sofisticate analisi. Grazie a questa enorme scala, si
apriranno spazi per chi vorrà offrire servizi per i quali esista già una massa critica di
clienti che li rende sostenibili fin dal primo giorno.
Se hai la scala sufficiente ogni problema è un nuovo mercato

Wikipolis è (tra le altre cose) un intermediario che provvede mercati.


Un imprenditore ha tutto da guadagnare da una partnership con Wikipolis, per una
lunghissima serie di ragioni.
Una delle più importanti, specialmente per un imprenditore seriale in settori ad alto
contenuto di innovazione, sta nel fatto di poter contare sempre con una exit-strategy.

30
Minimizzerebbe i rischi sia in entrata sia in uscita, rendendo molto più liquido e
quindi appetibile un investimento early stage23.
L’attenzione di ciascuna di queste imprese non sarà posta tanto nel più, quanto nel
meglio. L’essere posizionati all’avanguardia permette, da una parte, una maggiore
valorizzazione del capitale umano (con frequente attività di formazione incrociata e
“interoperabilità” con altre imprese parte della conglomerata), e dall’altra, una
maggiore resistenza agli shocks. La minore crescita è ampiamente compensata dalla
segmentazione possibile attraverso la creazione di spin-offs che servano mercati nei
quali siano necessari maggiori volumi e minore innovazione.
In quei casi, il coordinamento tra le imprese di Wikipolis darà anche loro la capacità
di lavorare insieme, per ottimizzare la capacità installata e quindi l’allocazione e il
ritorno sul capitale.
Un’altra, ancora più straordinaria, sinergia tra le imprese di Wikipolis, è quella che
rende possibile livelli di innovazione incomparabilmente più alti. Sto parlando di
joint-ventures tra imprese di settori diversi che si presentano unite in appalti che
richiedono appunto l’interoperabilità prima accennata. Ma parlo soprattutto di quello
che chiamo il “credito interno”.
Nella sua forma più semplice si tratta di un’impresa che ha bisogno di un nuovo bene
di capitale per la manifatture di un nuovo prodotto. Per non ricorre al credito potrà
finanziarla attraverso una semplice partita di giro. O perfino, qualora volessimo
essere sofisticati, calcolare il peso (in equity) del bene di capitale acquisito sul valore
totale del nuovo investimento e pagare un dividendo proporzionale alle entrate
ricevute in conseguenza di quel nuovo investimento.
Nella sua forma più complessa può arrivare a configurarsi come vero e proprio
liquidity enhencer in virtù del quale tutta la conglomerata sa che l’impresa XYZ ha
un debito pagabile a qualunque impresa (della conglomerata che) necessiti dei suoi
servizi.
In questo modo aumenteremmo le sinergie, la velocità di circolazione della “Moneta-
Lavoro” e diluiremmo i rischi legati ad un mancato pagamento.
Ciascuno di questi processi necessita di un certo consolidamento interno.
Come sarebbe possibile ottenerlo senza ridurre il numero enorme di imprese?
L’aspetto più importante riguardo ai processi amministrativi interni. La grande
incognita è infatti: come essere sicuri che i conti che ci presenteranno saranno
credibili. Come sapremo che non ci mentono?
È chiaro che il rischio esiste ed é concreto.

23
Chiunque conosca la storia della PMI in paesi come l’Italia sa che, culturalmente, l’impresa è legata all’idea di
famiglia. In fondo cos’è il divorzio se non l’ammissione di un fallimento? Come Pietro Germi ha filmato Divorzio
all’Italiana, potete agevolmente immaginare l’equivalente riferito al fallimento/vendita di un’impresa.
Il fallimento è tuttavia peggio che un divorzio, che può sempre essere consensuale.
Il fallimento è più simile all’abbandono del tetto coniugale da parte della moglie in flagranza d’infedeltà. E la vendita è
un’ammissione di insolvenza, quindi un’ulteriore fallimento. La ricerca di qualcosa di nuovo sembra troppo legata ad
un’ammissione di insoddisfazione nei confronti dello status quo. Non sembra essere contemplato il brivido di
gratificazione dell’ignoto. L’adrenalina della nuova sfida. Si può migliorare ed innovare ma dentro lo stesso framework
istituzionale. L’impresa è ciò che si fa per denaro. Si finisce per provare piacere per un lavoro ben fatto, ma la cosa
finisce lì.

31
Tenete però presente che ogni partecipata di Wikipolis deve essere assistita da
imprese di accounting24 che siano a loro volta associate e che risponderanno ad
incentivi espressamente disegnati per fare emergere i reali volumi di attività.
Il benchmark in questo senso è Crown Agents. Cos’è Crown Agents?
Se non volete andare all’appendice vi posso dire che è una specie di auditor esterno.
La cosa interessante è che è un auditor che lavora con soggetti sovrani in tutti i luoghi
in cui uno si aspetterebbe deficits di governance: dall’Africa ai Balcani. La sua stessa
governance è però a sua volta molto interessante visto che fa capo ad una Fondazione
nel cui board siedono una quantità di istituzioni post-coloniali e visto che riceve
contributi dalle agenzie per la cooperazione allo sviluppo di quasi tutti i paesi. Si
tratta in fondo della versione ONG di un gabelliere.
Se perfino di certi paesi è possibile scoprire il gettito fiscale o doganale, non vedo
perché non si dovrebbe poter conoscere con certezza fatturato e profitti delle imprese
partecipate da Wikipolis, senza svenarsi (per i costi) nell’intento.

Wikipolis è quindi una conglomerata costituita da piccole e medie imprese, nelle


quali i lavoratori partecipano al capitale.
Le conseguenze di questa struttura di capitale e di management sono profonde,
molteplici e assolutamente in controtendenza rispetta alla prassi nella grandi
corporations dove la componente lavoro é sempre penalizzata.
Uno degli aspetti più importanti per la politica è che nessuna di queste imprese
chiuderà mai per spostare la produzione dove tasse&manodopera costino di meno25.
Come regola generale Wikipolis investe in imprese che hanno un alto contenuto di
innovazione ed esportano una grossa quota del loro fatturato. Questo non significa
che sia disinteressata ad attività meno redditizie in termini di profitti e di R.O.I. Al
contrario. Solo significa che quelle sono attività che riguardano principalmente gli
individui, i singoli membri. Attività nelle quali Wikipolis mette a disposizione il suo
brainpower più che il suo capitale. I soggetti predisposti al finanziamento di quelle
attività sono le Fondazioni, le amministrazioni locali. Wikipolis crede che i migliori
risultati si ottengano da una chiara separazione delle specificità e dei ruoli.
La tipica impresa in cui Wikipolis investe è in una fase iniziale della sua vita e, in
virtù di un prodotto con caratteristiche di unicità, presenta grande potenziale di
crescita. Non si tratta quindi solo (e nemmeno principalmente) di software.
Gli investimenti saranno in Energie Rinnovabili, Biotech, Nanotech, Farmaceutico,
ICT. Tutti i settori strategici26.

24
Quante più numerose le imprese partecipate da Wikipolis quanto più senso avrebbe creare una struttura autonoma che
fornisse sul mercato gli stessi servizi che necessitano le partecipate. Naturalmente il controllo sarebbe in capo a
Wikipolis.
25
Le imprese di Wikipolis sono caratterizzate da una crescita organica, basata sull’equity piuttosto che sul debito. Agli
eventuali e ciclici cali nei profitti si reagisce, tutti insieme, con le idee e l’innovazione, un’innovazione diffusa. Il mutuo
feed-back tra chi pensa soluzioni in astratto e chi, costruendole, apprezza arcani aspetti che in 3D graphic sono meno
evidenti e che nemmeno una copia col 3D printer, potrebbe, di per sé sola, svelare. L’aspetto della collaborazione
collettiva, che affronterò più diffusamente nei prossimi paragrafi, merita tuttavia di essere analizzato anche da punto di
vista delle imprese che se ne beneficiano.
26
Questo significa forse che potrebbero sorgere inconvenienti nell’esportazione di dual-use technologies verso certi
paesi (Cina, Iran, Russia ecc.)? No, per il semplice fatto che, come detto in diverse circostanze, non ci saranno mai

32
Nella situazione tipica Wikipolis assume una quota di minoranza rispetto alla
Proprietà, quanto più minoritaria possibile. La crescita viene spesso finanziata
reinvestendo utili e compensando i lavoratori con partecipazioni al capitale, non a
titolo individuale, ma come gruppo (al netto della “anzianità” di servizio di ciascun
lavoratore)27 . Tutto questo senza che, nel processo, percepiscano una sensibile
diminuzione nel salario perché questa è compensata da una sorta di welfare interno)
Supponiamo:
Proprietà + lavoratori = maggioranza e direzione strategica (45% + 25%)
Wikipolis = minoranza e controllo (30%)
Con un però.
Sulle singole decisioni, qualora non esista un accordo tra proprietà e lavoratori, può
succedere che Wikipolis si schieri con uno o con l’altro. Questa è però l’opzione
nucleare. Quella di interferire con la proprietà non è né sarà mai la prassi. Di certo, se
questo fosse stato l’assetto proprietario moltissime dell’imprese profittevoli che
hanno lasciato l’Italia non avrebbero potuto farlo tanto facilmente.
La Proprietà sa bene che è troppo importante essere parte di Wikipolis e che può
sempre creare altre imprese, esterne a Wikipolis, per monetizzare alcune delle
innovazioni sviluppate grazie all’appartenenza ad un ecosistema internazionale di
imprese sinergiche con relazioni privilegiate e, naturalmente, nello straordinario
contributo di innovazione fornito da tutto il network. Infatti, per quanto perniciosi
siano gli effetti di una open-innovation che si riduca a crowdsourcing, la
collaborazione tra persone che condividono, e profondamente, gli stessi valori e lo
stessa visione del mondo, rappresenta uno straordinario elemento di stimolo, la
differenza tra agire per dovere ed agire per piacere. Tra agire per necessità ed agire
per virtù28.

simili transazioni. I membri di Wikipolis sono fedeli prima di tutto alla bandiera del loro paese. Wikipolis non vuole
traditori, non fosse perché potrebbero tradire anche noi.
27
Tutte e tre le parti hanno un incentivo per anteporre l’innovazione al profitto.
28
Ecco, le imprese che dipendono dalla holding di Wikipolis hanno infine un altro grande vantaggio. La diffusione di
capacità critica. Siccome devono vivere nel presente, nel presente della tecnologia, dei mercati e della politica, la
qualità delle loro decisioni deve essere eccellente. Imprese nelle quali gli operai fossero formati e responsabilizzati per
avere una voce nelle decisioni, offrirebbero un piccolo ma concreto segnale di cambio rispetto ad anni di regressione
nel privato e nel consumo, senza lo spazio per essere cittadini responsabili.
Dobbiamo pensare alle imprese in modo diverso da quello al quale siamo abituati. Non solo come luoghi e produzione
di beni e servizi. Ma come luoghi di organizzazione di idee per la trasformazione di materia, nei quali inizia la
democrazia, luoghi nei quali ci si libera dall’influenza che oggi si riceve dai media. Nei quali si diviene critici e critici,
prima di tutto, di Wikipolis.

33
Benefici per membri I
Premessa: Crowdsourcing ovvero Caporalato 2.0
È impossibile dire cose sensate sull’utilità di Wikipolis senza prendere in
considerazione lo stato del mercato del lavoro dei colletti bianchi, soprattutto in paesi
linguisticamente più esposti all’offshoring del back office. Non andrò tanto indietro
nel tempo da parlare della rivoluzione dei containers. Mi limiterò a quel container
digitale che è web. La parola Crowdsourcing, è noto, indica la pratica, iniziata quasi
dieci anni fa da Innocentive e sempre più diffusa, di consultare comunità virtuali per
la ricerca di soluzioni, idee e contenuti. Oggi le imprese, o i singoli individui, hanno
potenzialmente a disposizione tutte le competenze disseminate nella rete. Centinaia di
migliaia di scienziati sono registrati presso imprese di crowdsourcing, la sola
Innocentive.com ha 160 mila iscritti. Migliaia di imprese pagano una quota annuale
di circa US100,000 per accedere ai talents di quelle vere comunità che forniscono
soluzioni on-demand per titani del calibro di Boeing, Dow, DuPont, P&G e Novartis
che offrono ricompense (dai 10 ai 100 mila dollari) a chiunque fornisca la migliore
risposta: professori, ricercatori, esperti o semplici utenti, inventori improvvisati. P&G
per esempio sa che per ognuno degli straordinari 9.000 scienziati nei suoi laboratori
ce ne sono altri 1.8 milioni a cui può accedere. Un rapporto di 1:200.

Se passi una giornata a raccogliere pomodori sai in anticipo che ti pagheranno un tot
a cassetta, magari è una misera ma è una miseria che ti porti a casa.
Se passi una giornata strutturando un’idea da presentare ad un contest di
crowdsourcing sai in anticipo che, se il tuo progetto è il secondo migliore tra altri
500, non ti pagheranno nulla.

34
Gli spazi pubblicitari più cari della televisione americana sono chiaramente quelli che
punteggiano la diretta del Superbowl di footbal. Immagino che vi dica qualcosa che
la pubblicità dei Doritos, da anni, è regolarmente crowdsourced.
Bootb è uno degli outlet principali di quel mercato.

Recentemente è stato presentato il primo prodotto audiovisivo crowdsourced


attraverso un processo di collaborazione di massa guidato da Mass Animation.

35
Naturalmente neanche il giornalismo sarà risparmiato da questo processo anche se, a
differenza di altri settori, la sua disfatta non avverrà in assenza di colpe dell’industria.
In fondo si esportano solo i posti di lavoro che è possibile esportare. Una persona che
ha fatto l’editor da redazione senza creare altro valore è normale che sia a rischio, ben

36
più di operaio specializzato. Questa è l’opinione di John Lanchaster, sulla London
Review of Books29

Le opportunità di collaborazione on-line non hanno neanche lontanamente


compensato la prosperità che l’offshoring e la digitalizzazione hanno distrutto.

“Jaron Lanier lancia un allarme sul futuro di internet e dell'umanità. Se viene


considerato alla stregua di un gigante vivo, se a questo novello Moloch si
sacrifica l'individuo, il risultato è tutt'altro che auspicabile. «L'idea era
collegare la gente - dice -, la realtà è diventata l'isolamento». La rivoluzione
digitale è stata tradita; sull'autostrada elettronica viaggia un mondo anonimo,
preda di appiattimento e impoverimento culturale.
”Il mio non è un attacco generalizzato. Siamo davanti a una "torta" con più
strati: i primi due, internet e il web che permettono connessione e interazione,
sono cruciali per un mondo globale, per l'umanità e la sua sopravvivenza.
Il problema è l'ultimo strato, il web 2.0, che promuove una libertà per le
macchine più che per le persone. È la convinzione che internet sia un sistema
con vita propria, frutto d'una visione assolutista dei computer e del web, quasi
fossero superiori all'essere umano e capaci di controllare il pianeta. La
glorificazione di una open culture (collaborazioni collettive e anonime) che può
mortificare l'innovazione, che premia la quantità sulla qualità, nella quale il
modello prevalente che vuole tutto aperto e gratuito minaccia di far sparire
intellettuali e artisti, impossibilitati "a guadagnarsi da vivere". Dove l'unica
cultura protetta resta la pubblicità. Dove avanza il totalitarismo della hive mind,
la mente-alveare, spronato da protagonisti quali Google, Wikipedia e Facebook
(«Un insulto alla nozione di amicizia»).
L'allarme può sembrare apocalittico, ma il messaggero ha carte in regola.
Lanier offre una risposta: un nuovo contratto sociale per il web, fondato su un
sistema di micropagamenti gestito dal governo, piuttosto che da un'azienda
quale Google. Un sistema di piccoli pagamenti, per pezzi d'informazione o
opere d'ingegno, potrebbe essere accettato da tutti, potrebbe incentivare
l'innovazione e creare un nuovo equilibrio: l'importante è che l'accesso sia a
basso costo e universale»
La sua idea parte da un ragionamento: il contenuto gratuito può sembrare
attraente ma non lo è davvero, perché sottrae risorse alla creatività. Nella
musica in un decennio è diventato difficile differenziare, a meno che non si
conoscano i gruppi. Il problema non è prendere in prestito materiale, ma
l'infinita possibilità di copiare, la perdita della fonte originaria. L'errore su
internet è stata la promozione di un tipo di apertura che ha generato una
"poltiglia" senza senso, nemica dell'introspezione, della chiarezza di pensiero.
E una tendenza alla mediocrità, non all'eccellenza. La sola forma di cultura
protetta e pagata, nell'universo dei signori di internet, quelli che chiamo i Lords
29
http://bit.ly/ayv5EO

37
of the clouds, diventa ormai la pubblicità. Google o Facebook, pur se in molti
casi considero i loro dirigenti miei amici, trattano la gente come prodotti, da
vendere agli inserzionisti. E l'accesso gratuito e indiscriminato al contenuto
toglie risorse indispensabili a tanti, da artisti a giornalisti. Rendere tutti poveri
non funziona né online, né nel mondo reale.30

La posizione di Lanier è corretta dove davvero importa e ha diversi difetti che non
inficiano la verità di fondo della sua analisi. Non è questa la sede per recensire il
libro-manifesto. Una cosa è bene distinguere, e Lanier lo sa bene, tra l’open source e
il free download. Mentre un code è uno strumento componibile, prodotto sia da
persone che ricevono uno stipendio che da appassionati, nell’ambito di progetti
collettivi, persone che potrebbero guadagnarsi da vivere scrivendo software
proprietario per Microsoft e, nel tempo libero, usando le sue libera capacità
intellettuali, per ciò che ama. Da tempo tuttavia la divisione tra proprietario e aperto
(nel senso di totalmente free, senza costo ma anche senza ricavi) ha smesso di essere
vera. Ci sono molte Corporations (da IBM in giù) che pagano Linux per ciò che esse
usano del suo lavoro. Ci sono persone che si guadagnano da vivere e che hanno
ragioni economiche per mantenere “aperto” un codice sorgente che hanno, negli anni,
contribuito a creare, nell’ambito di un chiaro contratto sociale tra i partecipanti. Il
download è un’altra cosa. Per esempio è a disposizione sia di persone che lo usano
per crescere come cineasti e musicisti, che di sfaccendati.
Questa è la differenza fondamentale.

30
http://bit.ly/7ZkmBj

38
Tra pagare 20 euro il dvd di un piccolo documentario indipendente e scaricarlo gratis
ci sono moltissime situazioni intermedie da esplorare.
D’altra parte non ci possono essere dubbi sul fatto che la criminalizzazione non aiuta
a creare un ambiente favorevole a questa riflessione.

Benefici per membri II


In un mondo in cui le Corporations possono esportare virtualmente ogni posto di
lavoro, per poter cogliere le enormi opportunità della globalizzazione è indispensabile
muoversi con agilità. Non per inseguire quei posti, ma per prendere l’iniziativa.

1) Wikipolis dà ai talenti di tutto il mondo la possibilità di accedere alla classe


dirigente di qualunque paese. Non è facile (né è supposto esserlo), ma, a differenza di
quanto accade nel mondo esterno, esistono procedure che permettono a) una rapida
emersione delle idee che fanno la differenza e b)l’ascesa della persone che sanno
offrire queste idee. Chiunque abbia un’idea brillante deve poterne soddisfare il
proprio desiderio di servizio.
2) Che tu sia imprenditore, ingegnere, artista, giornalista o economista, con una
minima preparazione, qualunque viaggio di lavoro, può essere una grande occasione
per espandere la tua creatività e il tuo network. Qualunque cosa tu cerchi.
Vuoi trasferirti in una città in cui vivono membri di Wikipolis e cerchi un lavoro?
Per l’alloggio cerchi magari una “soluzione-ponte”, una che ti permetta di stare a
contatto con persone del luogo, capire meglio la città e le tue reali possibilità?
Avrai l’imbarazzo della scelta.
3) Non solo, ogni volta che Wikipolis creerà un nuovo business cercherà il personale
privilegiando i membri del Club31 (che diventano a loro volta il database di una
specie di Adecco meets Mckinsey, in-house), ma l’adesione ad un simile club
potrebbe fare la differenza anche nel mercato esterno a Wikipolis, soprattutto se col
tempo emergesse l’esistenza di una sorta di Wikipolis premium in termini di Human
Capital. 32
4) Agli investitori Wikipolis mette a disposizione il meglio della sua rete di analisti.
In partnership con alcuni dei più rispettati investitori fornirà analisi di trend macro e
quantitative per mercati emergenti e di frontiera.
Per i membri del network, accesso privilegiato e a prezzi scontati.
5) Mercato interno per small-business. Un mondo dal quale attingere ispirazione,
meglio e prima di chiunque altro al di fuori del network. Clienti che riconoscono

31
Siccome i posti di lavoro prodotti con il denaro di Wikipolis vengono offerti, a parità di qualificazione, a membri di
Wikipolis; siccome la possibilità di usare il marchio Wikipolis in un’attività commerciale è concesso solo a coloro che
siano membri, è possibile che alcuni membri disonesti siano tentati dall’idea di monetizzare la loro appartenenza
accettando di figurare come titolare di un’attività gestita da un non socio.
La vigilanza di soci locali lo impedirà. Non solo ma farà riconsiderare il rischio a quanti pensassero di iniziare
un’attività in quelle condizioni.
32
Non sembra sorprendente, in fondo stiamo parlando di persone che hanno accesso ad informazioni non filtrate dai
media: informazioni che riguardano tutto il mondo e tutte le sfere della vita umana (economia, politica, arte, scienza
ecc.)

39
l’eccellenza e aspettano di essere stupiti. I feed-back più qualificati dagli small-
businesses di maggior successo. Con Wikipolis il vostro small-business può
espandersi insieme rapida e organicamente33, perché il suo successo vi precederà. Ad
un concept originale spetterà la stessa fortuna che spetta ad un opera d’arte
contemporanea. Diventerà un landmark culturale e sarà serialmente riproducibile.
Di conseguenza: se ogni concept è destinato a diventare un codice sorgente sul quale
innovare per adattarlo ad altre esigenze, a loro volta espressione di altre
culture/mercati, le maggiori ricompense, in termini di Status andranno a coloro che a
questo si dedicheranno, non a coloro che “commodifichino” idee altrui in tanti
franchising.
6) Per quel che riguarda i talenti del Arts&Entertainment Complex, sarebbe folle
pretendere di poter offrire qualcosa a ciascuno di loro. Questo è chiaro. Wikipolis
non ha (né può avere) la capacità di andare oltre la creazione di un link tra gli
esercenti dell’intrattenimento e i produttori di contenuti. Eccetto casi (rari) di
incantata unanimità Wikipolis non si intrometterà nel processo di legittimazione,
lasciandolo ai suoi membri.
La mia impressione, tuttavia, è che, dai livelli più bassi (amministrazioni locali) in su,
ci siano spazi che possono portare ad una crescita e ad opportunità interessanti.
Di certo non mancheranno di crearsi almeno due circuiti separati, tra i talents di
Wikipolis, ma possibilmente perfino tre. Provinciale, Capitali Underground e Capitali
“Main Stage”, soprattutto in Europa, dove ci potrebbe essere una pattuglia di membri
in ogni città. L’esistenza di un mercato e perfino di un circuito, permetterebbe ad
imprenditori del settore di creare prodotti brillanti con la tranquillità di sapere che
potranno essere profittevoli.
Ci tengo a ripeterlo. Chi si muova all’interno del circuito dell’intrattenimento (in
mancanza di una parola più adatta) di Wikipolis dovrebbe davvero tener sempre
presente che il suo palcoscenico è “molto basso” e l’attenzione che gli viene dedicata
non ne farà un idolo pop. Non solo, qualora lo diventi al di fuori del circuito, agli
occhi di Wikipolis sarà sempre quello che era agli inizi, non quello che i media fanno
credere che lui sia. Sarà, in ogni caso, tanto rispettato quanto il suo lavoro sarà
integro ed artisticamente rispettabile.

Alla luce di quanto scritto sembra chiaro che Wikipolis é uno straordinario strumento
di mobilità sociale, perché permette a chi abbia qualità e determinazione ma manchi
di una rete familiare di conoscenze, di costruirla al suo interno.

33
L’ideale naturalmente è che aderiscano persone che già stanno svolgendo la loro attività o che sono sul punto di
iniziarla (ma hanno già le risorse per farlo).
Wikipolis non ha (né avrà) le risorse per un follow-up diverso da quello contabile. Mentre un impresa che abbia brevetti
ecc. può offrire garanzie perfino il concept più brillante per uno small business è impossibile da finanziare. Questo
significa che dovete rinunciare a innovare? Neanche per sogno. Significa solo che, qualora non abbiate le risorse per
metterla in piedi vi conviene associarvi con qualche membro del network.
L’idea è quella di creare un vocabolario di best practices che possa essere usato per taggare i vari small business che
partecipano al network in modo che ciascuno abbia idee più chiare riguardo al valore che la sua idee aggiunge rispetto
allo stato dell’arte, ma anche metterlo in contatto con le persone potenzialmente più recettive.

40
È perfino ridicolo che io stia qui a cercare di anticipare come i soci trarranno
beneficio dal Club, che non è single-purpose, ma nemmeno multi-purposes.
È un mondo intero e, come tale, eccede qualsiasi sforzo di classificazione.

Prima di passare ad una sorta di ecphrasis di Wikipolis (che anzi rimando all’ultimo
capitolo) credo sia opportuno mostrare un frammento ulteriore. Temo infatti che, a
forza di mostrare le straordinarie possibilità offerte da Wikipolis, si perda un poco di
vista il mondo nel quale opererebbe. Seth Godin, straordinaria figura di imprenditore
seriale, ha scritto recentemente nel suo blog:
Il numero di investimenti che professionisti del venture capital possono affrontare è
microscopicamente piccolo comparato con il numero di quelli che ne avrebbero la
necessità ed i titoli. Inoltre, se non c’è una ovvia e affidabile exit strategy (come per
esempio un IPO o la vendita ad un grande public company) non c’è ragione di fare un
investimento del genere, visto che l’intero profitto è dato dalla vendita, se non si può
vendere (ed è il caso della maggior parte delle attività) allora non può esistere nessun
investimento. Ma questo non significa che tu debba arrenderti: vorrei che
considerassi l’idea di vendere parte del tuo fatturato.
Funziona così: tu hai un’idea, una nuova impresa o un nuovo mercato. Trovi un
investitore non professionista (un ricco dentista, un dirigente in pensione) e ti fai
prestare il denaro necessario a metterlo in piedi e portarlo sul mercato. E in cambio?
L’investitore riceve X Euro per ogni unità che tu vendi. Dalla prima e per sempre.
Niente contabilità creative, niente riunioni del board. Paghi una royalty sul fatturato
il resto dipende da te. Questo è esattamente il modo in cui funziona l’industria
editoriale. L’editore sborsa denaro e tiene tra l’80 e il 90% delle entrate. A te spetta il
resto. Naturalmente ogni sorta di variazione su questo principio, per accomodarsi alle
esigenze delle parti, sarebbe possibile ed oggetto di negoziazione.
Per esempio clausole per liquidare il socio una volta che sia stata raggiunta una certa
soglia di pagamenti.
Facciamo l’esempio più difficile? Mettiamo che tu abbia bisogno di denaro per un
ristorante. Anche per l’investitore più bendisposto è difficile capire quanto può
guadagnare, per il semplice fatto che è troppo semplice per il proprietario manipolare
i profitti. Ma se l’investitore riceve il 4% di ogni scontrino, quello è denaro che entra
dal primo giorno. Gli investitori sono altrettanto irrazionali che il resto di noi.
Comprano una storia e delle aspettative di rischio. Comprano l’eccitante prospettiva
del guadagno. Le banche vogliono una storia noiosa. Altri investitori possono
apprezzare questa storia alternativa e anche molto. La mia preferenza va agli
imprenditori che iniziano con risorse proprie perché ricevere finanziamenti è così
difficile e dispersivo. Ma se ciò che hai deciso di fare necessita di denaro che non
puoi mettere insieme in altri modi, questa è una possibilità degna di essere esplorata.
Parlane ad un investitore che sia disposto ad ascoltarti. L’importante è che lo scenario
di cash-flow che ipotizzi, sia interessante per entrambi34.

34
http://bit.ly/UjyXN

41
Questo è il mondo nel quale opererà Wikipolis.
Un mondo di servitù volontaria (indentured servitude).

42
Mercati e Tribù
Sapete perchè Spielberg decise di filmare Incontri ravvicinati del terzo tipo?
Aveva letto che c’erano tre milioni di persone che credevano agli alieni!!
La lezione? Se non abbiamo i mezzi per produrre un blockbuster, è necessario
individuare la nicchia più grande alla nostra portata. Se il nostro prodotto è buono e
convinceremo una parte consistente del nostro pubblico core, questo successo si
estenderà anche a frange del mercato esterne alla nicchia, per una sorta di effetto
travaso.
Solo nel movimento del free-sofware ci sono milioni di programmatori.

In Svezia, il Partito Pirata ha più di 50.000 tesserati, lo 0.5% della popolazione, solo
di tesserati! Parliamo di tessere genuine, non come alcune che conosciamo in Italia.
Il 7% degli svedesi lo ha votato, il 20% degli under 30!!
Se non c’è un mercato lì, dov’è? Vi invito infatti a considerare la piattaforma su cui
correvano. Non qualche questioncella provinciale svedese, incomprensibile in altri
Stati o Regioni. Se la intendiamo correttamente, si tratta, né più né meno, di una
battaglia contro le enclosures del XXI secolo , una battaglia per un accesso
democratico ai mezzi di produzione.
Questa issue è assolutamente internazionale, come si può capire dalla rapida
propagazione delle idee del movimento.
Ciò che potrà fare la differenza non sarà tanto l’esistenza di un consenso (attorno alla
centralità della materia prima che alle policies) quanto la quantità di persone che, in
ogni paese, lo riterranno un voto utile. In Germania (che ha quasi 10 volte gli abitanti
della Svezia) si è dimostrato virtualmente impossibile bissare lo straordinario
successo elettorale ottenuto in Svezia. La mia impressione è che, in assenza di una
lobby straordinariamente potente come quella che ha sostenuto per anni i Verdi, le
issues dei Pirati finiranno per essere riassorbite dai partiti generalisti. A meno che,
naturalmente, non diventino loro stessi un partito generalista.

43
Come ho detto questa è la battaglia contro le enclosures e per la libertà economica.
Molti (chi scrive per primo) potranno pensare che il Parlamento non sia il luogo
adatto (d’accordo ad un’analisi costi-benefici) ma le divergenze tattiche non devono
far dimenticare né gli interessi strategici di lungo periodo né l’enorme numero di
persone che mettono la questione della libertà economica al primo posto.
Nei paesi scandinavi in conseguenza della cultura che ha reso possibile un’esperienza
come il Partito Pirata è ragionevole attendersi uno straordinario successo per una
proposta come Wikipolis35.
Per non parlare delle Repubbliche Baltiche, di Islanda, Irlanda, Repubblica Ceca
(patria di alcuni dei più irriducibili euro-scettici), della Grecia appena martirizzata e
del Portogallo (che presumibilmente sarà il prossimo della lista).
Sempre riguardo all’Islanda c’è da ricordare questa brillante idea.
Gli islandesi stanno pensando di trasformare il loro paese nell’equivalente per i
Media di quello che le isole Cayman (tra le altre) sono per gli Hedge Funds.

Si tratta di un’iniziativa straordinariamente importante, che Wikipolis appoggia con


forza ed è prevedibile attendersi che vi sia un alto numero di potenziali aderenti.
Esistesse oggi, Wikipolis sarebbe di grande utilità nel favorire una presa di coscienza
paneuropea della necessità di un patto di solidarietà fiscale. Specialmente in un’epoca
di crisi come l’attuale, è quasi impossibile chiedere ai cittadini che più soffrono per le
conseguenze della globalizzazione di avallare un ulteriore, definitivo trasferimento di
35
Nessuno potrebbe mai pensare ad un’alleanza tra Wikipolis e il Partito Pirata. Personalmente considero il Partito
Pirata un bel segnale, un segnale importante ma anche una cattiva idea. Credo ci siano modi meno invasivi dello spazio
pubblico per ottenere gran parte di quegli stessi risultati.
Non c’è nulla contro il Partito Pirata, solo una preferenza in favore di Parlamenti in cui tutti i partiti presentino (e
rappresentino) una visione completa del loro paese.
Avrei le stesse obiezioni nei confronti di qualunque altro (quasi) single issue party.
La menzione al free software(GNU/Linux) può apparire contraddittoria con quella al Partito Pirata, e questa, a sua
volta, in contraddizione con la posizione di Lawrence Lessig di Creative Commons e di Jaron Lanier, precedentemente
citato. La posizione di Wikipolis è certo sfumata e intermedia. Non è questa la sede per entrare in dettagli. Ciò che
importa è che tutti sono favorevoli a qualche forma di abbassamento della soglia d’entrata nell’economia della
conoscenza.

44
poteri. Se esistesse Wikipolis potrebbero vedere delle persone vicino a loro che sono
parte di un network europeo. Potrebbero giudicare le loro opere e forse perderebbero
parte del loro scetticismo.
Ordine di grandezza
Per avere le idea più chiare riguardo a certi ordini di grandezza sarebbe forse utile
ricordare che al mondo ci sono quasi 40 milioni di boy scout36.
Forse questa cifra non ci dice molto. Proviamo ad interrogarla in altro modo:
Se consideriamo l’1% di quei boyscout e lui aggiungiamo la sua famiglia e i suoi
amici più intimi, abbiamo 4 milioni di persone.
A 300 euro a testa (ci sono paesi emergenti che abbassano la media del reddito e
quindi della raccolta pro-capite!) sono circa 1.2 miliardi di euro.
I numeri però, di per sé soli, sono lungi dal poter raccontare tutta la storia.

Stakeholders
Gli aderenti ad un network come Netval rappresentano, individualmente e
collettivamemente, gli Stakeholder ideali.

36
Ci sono ben quattro paesi del G20 che hanno meno di 40 milioni di abitanti!!

45
Tribù
Mai trascurare una tribù, per quanto eccentrica possa sembrarci.
Sapete quanti milioni di giocatori iscritti ha World of Warcraft (W.o.W.)?
Dodici. Meglio scriverlo in cifra: 12 milioni di persone
Per chi non gioca è utile specificare che è stato usato in passato per il product
placement di diverse imprese (Toyota fu una della prime) anche se l’aspetto più
interessante è la sua natura di mini social network in potenza (con eventi off-line
annessi) e la possibilità di usarlo per iniziative di marketing virale.
I giocatori vanno da menti brillanti come David Friedman fino all’otaku medio, senza
una vera vita off-line.
Mai sottovalutare una forma/strumento,
perché qualcuno potrebbe usare contro di noi ciò che in essa noi non sappiamo
vedere. O a nostro favore, se conserviamo la necessaria apertura mentale e
sospendiamo il giudizio.
Forse non lo direste ma, solo in Italia, ci sono centinaia di migliaia di reenactors.
Quelle persone che si travestono da soldati, centurioni e guerrieri d’altre epoche. Tra
loro ci sono anche l’avvocato che vi rappresenta o il chirurgo che vi opera.
A prima vista un’istituzione chiamata Comitato Italiano per il Controllo delle
Affermazioni sul Paranormale (CICAP) sembra, con licenza parlando, una vaccata,
no? Eppure è nato (nel 1989) per iniziativa di Piero Angela e di un gruppo di studiosi,
tra cui Silvio Garattini, Margherita Hack, Giuliano Toraldo di Francia, Tullio Regge e
Aldo Visalberghi, oggi Garanti scientifici del CICAP, e dei premi Nobel Daniel
Bovet (oggi scomparso), Rita Levi Montalcini e Carlo Rubbia, da subito membri
onorari del Comitato. Non male come credenziali! Ah, il CICAP aderisce al
European Council of Skeptical Organisations. Anche li sembra esserci una tribù!
Più facilmente accessibile/percorribile, proprio perché culturalmente più coesa.

Perché vi dico tutto questo? Per mostrare la quantità di tribù, la quantità di percorsi
possibili e di misteriose connessioni sinaptiche che si nascondono sotto la superficie
del reale. Per dimostrare che il mercato per un’istituzione come Wikipolis esiste, che
c’è un numero potenziale di persone interessate, molto superiore a quelli che
potrebbero effettivamente esserne parte. E questo ci porta alla necessità di
selezionarle nel migliore dei modi possibili.
Ma, e qui concludo l’argomento stakeholders, la “categoria” che più importa a
Wikipolis (assolutamente trasversale rispetto al Censo e allo Status) è quella dei
pensionati. Sono loro che hanno più conoscenze, tempo e motivazioni per lasciare un
segno e godere dell’affetto e della riconoscenza della comunità che si formerebbe
attorno a Wikipolis.
Sono loro, coloro che sono più vicini al momento di andarsene, ad avere nelle
orecchie le parole del grande teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer: “la prova decisiva
di una società morale” disse, “è il tipo di mondo che lascia ai suoi bambini.”
In Italia ci sono 12 milioni di persone di età superiore ai 65 anni, la maggioranza di
loro non ha che pochi nipoti. Uno degli aspetti che considero più belli di Wikipolis
sta nel fatto che ripristinerebbe un poco di senso di continuità generazionale.
46
A livello famigliare ma anche sociale. Famigliare perché, mentre spesso un nipote
ventenne ha solo un numero limitato di argomenti in comune con il proprio nonno
75enne, l’esistenza di Wikipolis potrebbe creare un legame, anche simbolico, di
continuità. Il nipote potrebbe, per esempio, insistere per mettere il nonno in
condizioni di essere più attivo, restringendo la breccia digitale che stava isolando
l’anziano. Wikipolis sarebbe il pretesto per un’azione che altrimenti avrebbe potuto
non avvenire.

It is not!!

47
Tecnologie della Decisione
La Democrazia è uno strumento di legittimità
La Democrazia è un’importante strumento di legittimità (e quindi di stabilità).
L’abuso e la perversione della procedure che la informano può portare (ed ha, in
passato, portato) alla perdita di quella stessa legittimità che era supposta assicurare.
La democrazia, in ultima istanza, non è che un mezzo, di per sé non più efficace
di un altro. La legittimità viene dalla qualità delle decisioni sostenuta nel tempo.
Naturalmente questo principio non si potrebbe applicare ad uno Stato senza la rottura
del contratto sociale. Applicarlo in un Club è invece infinitamente più facile e
permette alcuni interessanti spazi di sperimentazione. Wikipolis crede che sia
importante permettere alle persone di appropriarsi del processo decisionale ma è
preoccupata per la qualità delle decisioni. A gioco lungo decisioni insoddisfacenti,
avrebbero come risultato finale quello di screditare l’intera istituzione. E,
paradossalmente, non a causa di un’élite auto-referenziale che ne dirottasse il
processo interno in ossequio ad un’agenda divergente, ma dell’insipienza degli stessi
membri. Questa è un’eventualità da evitare. Il modo per risolvere questo contrasto tra
necessità di un equilibrio tra la massima apertura e la qualità delle decisioni, la
quadratura del cerchio, sta nel pesare la qualità e quantità di conoscenze necessaria
per esprimere un’informata opinione. Di nuovo gli incentivi ci vengono in aiuto. La
democrazia di Wikipolis ha la pretesa di “pesare” le teste invece di limitarsi a
contarle. I risultati possono far cambiare drammaticamente il peso di ciascun voto e
vanno sempre ponderati con la quantità di sconti ottenuti durante l’ultimo anno
solare. Il voto diviene, in quest’ottica, un elemento qualificante all’interno di una
minoranza della popolazione totale. Serve a massimizzare l’incidenza di coloro che la
usano per ragioni di business, innovazione e nuove tecnologie. Queste sono le
persone che ciascuno dei membri di Wikipolis vogliono premiare. Ecco quindi che
quella che la “correttezza politica” potrebbe vedere come una discriminazione, si
rivela essere l’espressione di un comune sentire, più profondo dello stesso contratto
sociale.
La scelta delle imprese nella quali investire è un processo in tre fasi
Imprese giovani e ad alto potenziale di crescita, che siano interessate ad una
partnership di lungo periodo con Wikipolis, sottopongono una proposta. La
sottopongono ai membri del network che vivono nel loro territorio.
Nella prima fase, i territori “scremano” ma non scelgono, per evitare l’emergere di
poteri locali che dirottino e si approprino dell’intero processo. Allo stesso tempo
però, questo processo permette loro di pronunciarsi su quali imprese sarebbero più
organiche rispetto al presente ma soprattutto al futuro del loro territorio37.

37
Quando si scelgono le imprese da finanziare è chiaro che la decisione deve originarsi dal basso, da coloro che
mettono i soldi. Ed è anche chiaro che se, come penso e spero, si fosse in grado di discriminare la composizione del
voto (ed evitare che la concentrazione di pochi grandi attori possa esercitare un’influenza decisiva) la decisione avrebbe
un carattere assolutamente vincolante a livello “politico”.

48
Nella seconda fase, tutte le proposte vengono rese assolutamente anonime e
sottoposte alla valutazione di comités di investitori stranieri, membri del network, che
ne stilano una graduatoria.
È importante il fatto che questo processo sia virtualmente continuo (rolling basis) con
la proclamazione dei vincitori, paese per paese. Sarebbe altresì importante che, anche
solo come voto consultivo, si esprimessero anche i membri di altre regioni. Questi
voti, per non influenzare le decisioni dei comités, manterrebbero uno status di
confidenzialità fintanto che questi non avessero espresso la loro opinione.
Nella terza fase, che è anche quella più politica, si cerca di tenere insieme l’esigenza
di premiare i migliori con quella di non sottrarre ricchezza da un territorio senza
creare né innovazione né occupazione.
Ogni impresa è tuttavia scelta non solo in base a criteri di rappresentanza territoriale,
ma anche in base a valutazioni economiche, di profittabilità proiettata, di grado di
competitività nei rispettivi settori, integrazione con altre imprese già parte del gruppo
etc. L’obbiettivo naturalmente è quello di poter sempre premiare l’azienda locale
scelta dai membri.
Tuttavia è facile essere d’accordo sul fatto che non ha molto senso premiare oggi la
mediocrità perché non crediamo di poter produrre, domani , l’eccellenza.
Nessuno dovrebbe voler anteporre la propria mediocrità all’altrui eccellenza.
Qualora poi non si raggiungerebbe un consenso tra l’istanza “politica” e quella
tecnica, il board sarebbe chiamato a sciogliere il nodo.
L’altro fondamentale momento di decisione per la comunità di Wikipolis è
quello delle “onorificenze”.
È fondamentale perché per prosperare Wikipolis necessita di mostrare ai suoi membri
(e a sé stessa, in quanto organizzazione) frequenti e duraturi riconoscimenti nei
confronti di quanti ne hanno meglio saputo incarnarne i valori.
Questi riconoscimenti devono a) essere sentiti come propri e giusti in modo da b)
cementare l’unità di giudizio con tra membri e leadership.
Non importa che la leadership non decida virtualmente nulla.
Ai fini della coesione è importante sapere quale sarebbe stata la decisione del
decisore di ultima istanza e, altrettanto e forse più importante, quali sarebbero state le
motivazioni per quella decisione.
Ecco quindi che, in ciascuna regione a) i membri propongono una lista ufficiosa di
candidati alla “knighthood”. Il board regionale la discute e la rinvia al board globale
insieme a b) la sua motivata lista degli ideali candidati.
A questo punto il board globale, tenendo conto delle due liste e fatte le proprie
valutazioni, rimanda ai membri di Wikipolis di quella regione l’elenco dei candidati
che sottopone al loro giudizio. Questo è un momento molto importante di auto-
analisi. I membri della comunità regionale votano ed “eleggono” le dame ed i
cavalieri di quell’anno e, immediatamente conosciuti gli esiti del voto, possono
specchiarsi in quello dei membri di Wikipolis delle altre regioni, che non ha altro
peso, che quello di evidenziare affinità e differenze.

49
Reclutamento:
Proprio perché la decisione si origina dal basso (e risale la scala gerarchica solo nella
misura in cui non vi trova le necessarie risposte) è necessario che il reclutamento inizi
dall’alto. Questo non implica una qualche barriera censitaria né tradisce un latente
elitismo. Come precedentemente accennato, la procedura di ammissione sarà aperta
ma “guidata”, in modo da dare la precedenza a coloro che già abbiano mostrato meriti
specialmente notevoli.
Mostrati a chi, di grazia?
Prima di tutto ai “numi tutelari” che Wikipolis invita, in ogni paese, ad aiutarla nel
porre la prima e più importante pietra di un edificio così grande.
Per preservare la sua autonomia è necessario che Wikipolis partecipi alla scelta delle
persone da cui discenderanno molti degli elementi più creativi del network, negli anni
decisivi di Wikipolis, quelli che ne decreteranno il successo o il fallimento. Come si
conciliano l’esigenza di mantenere l’unità di carattere dell’organizzazione (pur con
gli imprescindibili adattamenti culturali) ed il desiderio legittimo delle élites di
influire sulla composizione dell’organizzazione?
Per cercare di essere il meno controverso possibile ho espunto chiunque non avesse
un profilo “istituzionale”. Ci sono altri grandi scrittori in Italia, ma mentre tanti
sembrano ansiosi di farsi tirare per la giacchetta, colui che meglio rappresenta non
solo l’eccellenza a cui aspira Wikipolis ma anche il livello assoluto di bipartisanship
(anche se, forse, atarassia sarebbe parola più appropriata) è senz’altro Alberto
Arbasino. Naturalmente non gli si chiederà un endorsment pubblico ma, semmai,
qualcosa di ancora più importante: che ci metta in contatto con le persone che egli
considera più adeguate a Wikipolis. Altri nomi? L’Ambasciatore Sergio Romano,
vero interprete di una politica estera mai disposta a sacrificare gli strategici interessi
nazionali di lungo periodo a tatticismi di breve periodo. E il generale Roberto Jucci,
straordinario esempio di dedizione che, ad 83 anni, ha diretto (come volontario) la
bonifica della Conca del Sarno, tra l’incredula ammirazione degli abitanti di quei
paesi.

Partendo da persone come loro38 (allo stesso livello di eccellenza, solo in altri ambiti)
sarà molto più facile guadagnarsi la fiducia di coloro che avranno privilegio e la
responsabilità di scegliere i componenti più importanti del nostro network. Mi
riferisco ai docenti. Spetterà ai docenti il compito di privilegiare, tra gli studenti,
quanti vengano da fasce socio-culturali svantaggiate ma che compensano il loro cap
con una maggiore determinazione.
In Italia ci sono circa 25 Università di un livello superiore. Non le elencherò, tutti
sappiamo quali sono. In ciascuna di queste Università ci sono circa 10 (fondamentali)
facoltà legate alle Humanities. E altrettante legate a Scienza & Ingegneria.
Abbiamo bisogno di assegnisti, ricercatori, ordinari (che abbiano papers pubblicati
38
Giorgio Agamben, Stefano Allievi, Roberto Calasso, Franco Cardini, Guido Ceronetti, Goffredo Fofi, Giancarlo
Gaeta, Carlo Ginzburg, Claudio Magris e Stefano Zamagni, sono altri Numi tutelari che esprimono e rappresentano, in
ambiti diversi, l’eccellenza della cultura italiana e, cosa almeno altrettanto importante, potrebbero aprire fondamentali
percorsi di scoperta all’interno dei loro networks.

50
In riviste internazionali). Individuata una persona che presenti le caratteristiche
adeguate la si contatta. Con ogni probabilità questa conoscerà colleghi italiani e
stranieri. Qualora i nostri argomenti la convincessero, trasmetterebbe l’informazione
anche a loro, cercando di privilegiare le ragioni del suo entusiasmo (il metodo nella
follia) senza appesantire con troppi dettagli il suo pitch.
Una cosa è chiara: si privilegeranno professori che tengano corsi specialistici, con un
numero relativamente ristretto di studenti. Non solo per fare in modo che ciascuno
possa avere una minima idea di chi ha di fronte, ma anche per amplificare la potenza
della “rivelazione”. In termini di mera comunicazione infatti, è lungi dall’essere
indifferente che il professore faccia un generico annuncio in aula, parli ad un gruppo
di persone o si rivolga individualmente a ciascuno studente.
In fondo anche i professori sanno che non li abbiamo contattati casualmente,
puramente in virtù del loro accesso ad una frazione della classe dirigente del futuro.
Li abbiamo scelti. Direttamente, attraverso il network dei “Numi”, o attraverso nostre
ricerche. Come li abbiamo scelti, così diamo loro il potere e la responsabilità di
scegliere a loro volta.
L’investitura, infatti, implica sempre un prestigio ed una responsabilità ulteriore,
tanto in chi sceglie, quanto in chi è scelto. In fin dei conti si sta privando un’altra
persona di quell’opportunità. L’investitura nobilita, letteralmente.
I docenti che agiscano in qualità di recruiters avranno il compito di cercare, negli
studenti, un certo set di qualità che sono indispensabili. L’intraprendenza e la
leadership, prima di tutto, questo perché Wikipolis non è un datore di lavoro ma un
fornitore di opportunità, opportunità che è necessario saper cogliere.
Rimanendo in Italia e stimando 4 professori per facoltà, 20 facoltà in ciascuno dei 25
Atenei sono 2000 professori.
Se ciascuno di loro segnala dieci alunni di oggi o di ieri, ne abbiamo 20.000.
Se ciascuno di questi include le dieci persone più brillanti che conosce siamo a
200.000 (i 2/3 del nostro limite massimo). E non avremmo ancora iniziato a fare sul
serio. Eppure lo sviluppo rapido e a tutti i costi non è ciò che vogliamo. Il rischio
infatti è una nuova “corsa ai dominii”, “mi faccio socio e poi vediamo”.
Non è probabile ma l’eventualità è talmente terrificante da imporre la massima
prudenza. Crediamo che il nostro dovere sia quello di preservare il valore della
membership mantenendo l’equilibrio più “alto” possibile tra l’esigenza di aumentare
il numero dei soci e quello di preservarne la qualità, non fosse che per rispetto di
coloro che, in Wikipolis, investono il loro tempo e le loro conoscenze.
Se qualcuno nota assonanza con il ruolo di alcune Banche Centrali, non è causale.
Anche Wikipolis è divisa tra l’esigenza del pieno impiego (massimo numero di soci)
e la stabilità del valore della membership.

51
Score
Se avremo fatto bene il nostro lavoro, il numero delle persone che ambiranno ad
essere parte del Club sarà notevolmente superiore a quello di coloro che potremo
accettare. Questo metterà Wikipolis nella condizione ideale. Potremo selezionare i
più capaci e motivati e mantenere un costante turn over che spinga ciascuno a dare il
massimo. Questo avrà ricadute positive non solo sul livello generale dei membri, ma
perfino sulla giustizia” del loro voto (SCORE) . Ma anche creare graduatorie interne,
con l’obiettivo di aumentare notevolmente l’emersione di nuove idee e, di
conseguenza, un costante ricambio nella classe dirigente (Ranking, basato su
un’evoluzione della peer-to-peer review).
Wikipolis deve, da un lato, dare a chi lo desideri la chance di provare ad entrare.
Dall’altro deve impedire che ci siano persone che detengono una membership che
non usano e dalla quale altri potrebbero trarre maggiore profitto, per se e per la loro
comunità. Questo come detto è un rischio a cui ci esporrà la prima grande campagna
di adesioni. Per evitare di lasciare una rendita di posizione a persone indesiderabili
useremo lo SCORE.
Premessa: lo SCORE è ottenuto dal Tot Sconti39 x Quoziente TEST
Normalmente un totale sconti di 500 euro è più che sufficiente.
Ad una persona che abbia un Quoziente TEST superiore alla media basterà una
somma proporzionalmente inferiore.
Detto molto semplicemente: se, in Italia, a fronte di 300.000 soci possibili vi fossero
200.000 ulteriori richieste si creerebbe una specie di asta. A quel punto, una persona
che sappia di avere uno score basso può scegliere se rifare il TEST, sperando di
alzare il suo Quoziente, o aggiungere, a mo’ di una tantum, la somma che manca a
far raggiungere il nuovo Valore Medio d’Iscrizione.
Una specie di SAT ad uso (non solo) interno.

39
Il denaro viene “pesato” separatamente. Da una parte gli sconti sugli acquisti dell’individuo e dall’altra i “crediti”
acquisiti per aver attratto esercizi all’interno del network. Un esempio? Io convinco il mio ristorante preferito ad aderire
a Wikipolis e, fatto pari a 100 il totale degli sconti che quel ristorante praticherà a membri di Wikipolis, 10 spetteranno
alla persona che ha fatto da intermediaria tra Wikipolis ed il ristorante. Nessuno di loro ci diventerà ricco, si tratta
semplicemente di un rimborso spese, un piccolo incentivo. Vale soprattutto per persone in pensione che sono, guarda
caso, tra le più importanti per l’iniziale diffusione di Wikipolis.
Gli esercizi che aderiranno si beneficeranno verosimilmente di un maggior numero di clienti. I membri del network. E
solo sulle spese da loro sostenute (a mo’ di commissione di intermediazione per il nuovo cliente) pagherebbero una
certa percentuale dell’importo.

52
Ranking
La procedura volta a porre le basi per un ranking attendibile dovrà essere perfezionata
a partire da due esigenza fondamentali e apparentemente contrapposte:
a) Quella di instillare nei membri del club la certezza dell’emersione dei migliori.
Un aspetto importante da tener presente è che spesso il modo migliore per attrarre
l’attenzione di una persona che sembra irraggiungibile all’interno del nostro network
è quello di raggiungere qualcuno che abbia una posizione superiore. E da lì scendere.
Normalmente le persone rinunciano ad avanzare proposte perché non ci sono regole
di condotta formalmente accettate riguardo a queste situazioni.
All’interno di Wikipolis, vale il principio di precauzione.
Ovverosia, nel dubbio, non uccidere l’idea. Passala alla persona più competente tra
quelle che conosci. Concediti il beneficio del dubbio.
Sempre con l’obiettivo di migliorare l’attenzione che riceverà chi presenterà
proposte, si istituisce una procedura formale (uguale per tutti) per chi voglia accedere
ad una persona che abbia uno score sensibilmente più alto (e in un area diversa dalla
propria)
b) Quella di salvaguardare il tempo delle persone che possono facilitare
quell’emersione, preservandole dalla continua esposizione a dilettanti che si
postulino solo a causa dell’improvviso “abbassamento del costo” dell’accesso a
quelle persone ed evitare di inflazionare l’accesso alle (ed il tempo delle) persone.
Il web ha abbattuto i tempi di attesa tra il desiderio (di un’informazione, della
fruizione di un prodotto d’intrattenimento, della comunicazione con una persona) e la
sua realizzazione. Questo esponenziale aumento nella velocità delle informazioni ha
enormemente contribuito alla sensazione di accelerazione della Storia, che a sua volta
rende il tempo degli individui più creativi e/o potenti ancora più prezioso.
Strutturare la vita interna di Wikipolis in modo tale che permettesse l’abuso
sistematico di una risorsa preziosa come l’attenzione delle persone in grado di aprirci
le porte decisive, sarebbe un crimine contro l’umanità, nientedimeno. Significherebbe
infatti condannare Wikipolis ad una vita brevissima e ad una morte certa.
Esistono regole per contattare una persona.
Ci potrebbe essere un “tetto” ai contatti che ogni persona decide di ammettere per
unità di tempo (mese), cosa che a sua volta avrebbe conseguenze sul suo “rating”:
una persona più generosa con il proprio tempo riceverà, grazie a questa sua
caratteristica, un rating proporzionalmente più alto.
Per cui se abbiamo Stiglitz e il professore della mia università e Stiglitz ammette x
richieste (dopo un certo screening a cura di una persona da lui designata) con un
tempo di attesa y e il mio professore ne ammette 5x con un tempo di attesa pari ad ¼
y, questo verrà computato nello Score di Wikipolis di Stiglitz e del mio professore (il
quale potrebbe non essere nemmeno compreso nella lista che cito qui di seguito)
Naturalmente si penseranno modi efficaci (ed automatici) per “segmentare” la
priorità della richieste di “ricevimento”.
Un esempio possibile, e che già esiste, è quello di un ranking del top 5% degli
economisti, compilato dall’Università del Connecticut. A circa 1200 tra i migliori

53
economisti viene assegnata una posizione nel ranking, sostanzialmente d’accordo
all’influenza sulla letteratura accademica.
Naturalmente ogni categoria avrà i suoi elementi di valutazione40.
Le prime sfide
Una volta che Wikipolis avrà raggiunto un numero di membri che consideri
appropriato, le sfide immediatamente successive sarebbero quelle della costruzione
della propria infrastruttura.
Mi riferisco naturalmente a:
1) Il sistema di pagamento interno che ci permette di centralizzare le transazioni tra
esercenti/imprese e soci (tesserati) e quindi di trattenere la “commissione di
intermediazione” concordata.
2) Il sito di Wikipolis, che deve essere pensato per poter assorbire un’importante
espansione e un importante volume di traffico, deve raggiungere un delicato
equilibrio tra necessità anche divergenti.
Le esigenze dei singoli professionisti e quelle degli small businesses, quelle della
privacy e quelle della pubblicità.
Non è difficile vedere le differenze tra le esigenze di privacy e protezione dei membri
di un network/club come Wikipolis, e quelle di Facebook o perfino Linkedin. I
membri di quei due social network sono individui che non rappresentano interessi in
competizione con quelli corporativi dominanti.
Naturalmente, alla luce delle prassi che ben conosciamo (non solo per aver letto il
paper di Cass Sunstein), i nostri membri devono sapere che infiltrazioni di persone al
servizio di interessi avversi saranno possibili e forse persino probabili.
La prima difesa, una difesa interna, è quella di essere coscienti di questo rischio e
diffidare di opinioni esterne riguardo a presunti illeciti commessi da membri del club.
La seconda difesa sta nel fatto di essere forti in paesi nei quali questo tipo di minacce
sarebbero meno probabili. Questo rischierebbe di isolare il paese che avallasse un
tipo di infiltrazione volta ad attentare all’onorabilità di Wikipolis e dei suoi membri.
Il Sistema verrà scrupolosamente costruito in modo da poter analizzare ogni tipo
di dati: flussi di persone, di capitali, di merci. Dinamiche del valore aggiunto.
Statistiche sulla demografia. Pattern di consumo.
I membri del club sarebbero identificati genericamente per sesso, età, professione e
localizzazione approssimativa (non indirizzo esatto). Tutto questo ci permetterebbe di
capire come creare&offrire più valore. Per esempio se sappiamo che nel raggio di 1
km vivono diversi professionisti, la sinergia con le associazioni di categoria
permetterebbe di incrociare a) la localizzazione degli esercizi con b) i pattern di
consumo prevalente dei membri residenti in ciascuna zona. Ne risulterebbe la
possibilità di ottimizzare il lavoro dei volontari locali, i quali saprebbero avrebbero le
migliori chances di generare valore.
40
Nel mondo delle imprese, ad esempio, i membri potrebbero essere taggati d’accordo a vari criteri (invece di un unico
criterio medio, poco significativo).
Da una parte il fatturato, dall’altra l’innovazione. È una prima ipotesi, ciò che importa è il concetto. Siccome ci
potrebbero essere resistenze ad una graduatoria nome per nome, la divisione per decili potrebbe essere un buon
compromesso.

54
Tutte le informazioni che possano avere una qualche attinenza con la sicurezza
nazionale saranno condivise con i governi interessati, d’accordo a protocolli di
collaborazione stabiliti al momento dell’inizio delle attività di Wikipolis sul territorio.
Entrambi gli investimenti 1) e 2) necessitano di un capitale iniziale.
Questo capitale dovrebbe essere fornito da donazioni o da prestiti.
In ogni caso, la presenza di diversi paesi è di buon auspicio per il reperimento dei
capitali41. Tutto naturalmente dipenderà dai costi da sostenere per i due investimenti.
Quanto più alti fossero quanto più pressante si farebbe la necessità di avere una fonte
di reddito indipendente. Questa, sebbene “facile” da ottenere, sarebbe più adatta ad
una seconda fase. Sarebbe tuttavia preferibile all’eventualità di esporsi ai rischi
rappresentati da una pubblica richiesta di donazioni. Infatti, nel caso questa andasse
(molto) bene, genererebbe ansia nella classe politica e timori che, a dispetto delle
promesse di lealtà e subordinazione, non si tratti che di un preludio ad un
(impossibile) ingresso in politica. Nel caso andasse (molto) male potrebbe uccidere le
speranze e sgonfiare Wikipolis come un soufflè.
Creare la Rete
L’obiettivo successivo, quando il sito fosse ultimato ed operativo, sarebbe quello di
mettere in piedi la rete di Imprese & esercizi convenzionati, presso i quali i nostri
soci potranno acquistare.
Le relazioni con i grandi gruppi, naturalmente saranno tenute direttamente da
Wikipolis. Al fine di raggiungere l’obiettivo dei 500 euro di sconti/anno, ogni socio
sarà invitato ad analizzare i propri pattern di consumo e a cercare di coinvolgere
quanti più esercizi possibile.
Ancora più importante sarebbe che ciascuno degli esercizi associati coinvolgesse i
suoi fornitori, soprattutto in settori di grande consumo (e altrettante
concentrazione)42. Questo per quel che riguarda i mercati che già esistono.
C’è poi un grande lavoro da fare, su base locale, in mercati che ancora non esistono,
specialmente nel settore alimentare. Un lavoro di disintermediazione e
coordinamento che permetta di collegare i produttori (attuali e potenziali) ed i
consumatori43.
Per rimanere al caso Italiano, questa è l’importantissima opera che attende pensionati
volontari. In Italia gli over-65 sono circa 12 milioni. Ne basta l’1%.
Non è difficile. Un ragazzo dell’università potrebbe avere genitori sull’orlo della
pensione (60 anni), ovvero genitori più giovani e nonni non ottuagenari. In provincia
sarebbe relativamente semplice anche la creazione di gruppi di acquisto per gli
anziani. Con un’unica tessera si raccoglierebbero gli sconti di diversi di loro.

41
L’altra alternativa, finanziariamente più solida (ancorché esecutivamente più lenta e quindi meno desiderabile)
sarebbe la vendita (solo online) di alcune delle creazioni di studenti di fashion design premiate dal network attraverso
concorsi. Siccome il finanziamento andrebbe ad un’attività già profittevole (grazie al numero di soci) sarebbe
virtualmente un no brainer. A quel punto, con i profitti dell’attività si finanzierebbero gli investimenti 1) e 2).
42
Ci sono poi imprese che sono grandi consumatrici di carburante o di elettricità che potrebbero essere contattate per far
si che ottengano degli sconti per conto nostro. Le imprese di autotrasporti, per esempio.
43
Quest’attività, se non fosse inserita nell’ambito di qualcosa di grande e prestigioso, attrarrebbe ben poche persone,
magari senza le conoscenze per farle fare il salto di qualità. E di certo non avrebbe una storia internazionale di best
practices alle quali ispirarsi e sulla quale costruire ed innovare.

55
Basterebbero quelli sugli alimenti per mettere assieme una buona sommetta
(rendendo loro un grande servizio).
Naturalmente queste sono tutte attività che si potrebbero proporre ma che è meglio
lasciare all’intraprendenza dei membri. Non c’è nulla di peggio che attendersi (e
perfino contare su) la gratuità del prossimo.

56
Ecphrasis
Una delle più comuni (e perfino ovvie) obiezioni riguardanti la visione di Wikipolis e
i settori nei quali si investirebbe (dalla chimica, alle telecomunicazioni) li considera,
per essere del tutto franchi, poco “sexy”.
Quel che è certo è che le imprese che verrebbero finanziate attraverso lo schema
principale di Wikipolis non si caratterizzano per una spiccata “visibilità pubblica”.
Ecco quindi che per galvanizzare i nostri membri sarebbero necessarie attività
collaterali, queste permetterebbero di mostrare il lavoro di Wikipolis e di mantenere
la necessaria coesione. Non solo, sarebbero anche utili a finanziare attività ed
investimenti esterni al “format decisionale” principale (quello, per intenderci,
attraverso il quale vengono finanziate le imprese scelte dal network).
Un modo non nuovissimo di mantenere la coesione è quello di introdurre elementi
che potenzino la capacità di riconoscimento reciproco, come si trattasse di accessori
per i membri di un club.
In sostanza, semplificando brutalmente, l’abbigliamento venduto attraverso il nostro
brand, oltre a darci visibilità pubblica, finanzierebbe i settori che non possono dover
essere profittevoli (sostanzialmente i media)44.
Per fortuna anche in questo campo non è necessario inventare nulla di nuovo. Il
sentiero è stato preparato negli USA dai ragazzi di Threadless.

The Customer is the Company (trad. articolo)


Jake Nickell sì parò di fronte ad una piccola aula del MIT e si guardò attorno. Era una
mattina d’autunno del 2005, e davanti a lui sedevano una dozzina di dirigenti di
alcune delle imprese più grandi del paese -General Mills, Pitney Bowes, Clorox,
Google - ed un contingente di ricercatori della Facoltà di Management (e altre
business schools)45.
L’incontro era stato organizzato da Eric von Hippel, un pezzo grosso al MIT e la
principale autorità nel campo di una cosa chiamata user innovation. Von Hippel
aveva sentito di Nickell da uno studente dei primi anni e lo aveva invitato perchè
raccontasse la sua storia all’intero gruppo.
Nickell era piuttosto sconcertato da tutta quella attenzione. Il termine user innovation,
per esempio, proprio non l’aveva sentito mai, certo non più spesso del termine Eric
von Hippel. Gli affari nell’impresa di Nickell - Threadless - erano cresciuti in fretta –
le vendite annuali stavano quasi a $5 milioni, e ultimamente stava ricevendo
telefonate. Lo chiamavano grandi retailers ma anche venture capitalists. Eppure
Threadless non sembrava esattamente roba da MIT, a 25 anni Nickell non aveva
nemmeno finito l’università.
Von Hippel, laureato ad Harvard, inprenditore ed ex-consulente McKinsey di 40 anni
più anziano, richiese l’attenzione dei presenti e si diede a tessere le lodi di
Threadless; chiamò la compagnia, “un perfetto esempio” di un nuovo modo di
pensare l’innovazione.
44
Lo stesso varrebbe per festival itineranti di musica ed qualunque altra iniziativa pubblica.
45
http://bit.ly/U17N

57
La vecchia teoria di Von Hippel, che egli aveva introdotto nei lontani anni 1970,
notava come la maggior parte dell’innovazione di prodotto non era il frutto di costosi
laboratori di sviluppo ma dalle persone che usano i prodotti. …Threadless, egli
spiegava, teneva concorsi di design su un social network. I membri del network
sottopongono le loro idee per nuove T-shirts -centinaia ogni settimana - prima di
votare per le loro preferite. Centinaia di migliaia di persone stavano usando il sito
come un specie di centro comunitario dedicato al design, socializzando con altri
colleghi e amici. Senza dimenticare di comprare camionate di magliette a $15 l’una.
Gli incassi stavano crescendo del 500 per cento l’anno, senza pubblicità, senza
designers professionisti, senza modelle nè fotografi di moda e senza distribuzione
retail. Di conseguenza i costi erano bassi, i margini erano al di sopra del 30%, e,
siccome i membri della community dicevano loro cosa volevano e cosa no, si
vendeva tutto fino all’ultima maglietta. Mai un flop.
(…) Che la si chiami user innovation, crowdsourcing, o open source, implica un
ripensamento radicale della relazione con il cliente, che finisce per giocare un ruolo
in ogni fase del processo. Threadless è stata probabilmente la prima impresa
nell’applicare questo approccio radicale che rifiuta la divisione tra produttori e
consumatori, tipica della produzione di massa.
Agli utenti di Threadless non si chiede di partecipare al social network o di votare per
poter comprare le magliette. Eppure molti di loro hanno offerto la loro opinione su
migliaia di designs. Per un paper del 2006 che pubblicò sulla Sloan Management
Review, Frank Piller, docente di management alla Aachen University, analizzò i
clienti di Threadless e scoprì che solo il 5% comprava senza prima votare sui nuovi
designs. "Quasi nessuno era un semplice consumatore”.

Questo frenetico feedback ha spinto l’impresa attraverso anni di fenomenale crescita,


iniziata verso il 2004 con una base di 70.000 utenti, divenuti dieci volte tanti quattro

58
anni dopo. Le vendite, che nel 2006 avevano raggiunto i 18 milioni di dollari – di cui
6 di profitti, proseguì a tassi superiori al 200 per cento con margini di profitto
stabilmente intorno al 30%46.
Il successo di Threadless mostra ciò che accade quando si permette ad un’impresa di
divenire ciò che i suoi clienti vogliono che sia, ma anche la disponibilità dei clienti di
assumersi collettivamente il peso di azioni e decisioni che non hanno sempre evidenti
e diretti benefici materiali.
Styleshake (trad. articolo)
La londinese Iris Ben-David, esperta di tecnologie digitali, condivideva con le sue
amiche una fastidiosa frustrazione. Appassionata di shopping online, niente di quello
che acquistava sul web la soddisfaceva in pieno. C’era sempre un dettaglio mancante:
un colore che sbatte, un bottone cucito nel posto sbagliato, una piega di meno, una
rouche di troppo. Da qui l’idea di creare un’impresa a dir poco rivoluzionaria. Stiamo
parlando di styleshake.com, un servizio online nel quale la cliente diventa la stilista di
sé stessa.
Costruire il proprio abito dei sogni grazie a StyleShake è piuttosto facile. Per prima
cosa occorre scegliere la stoffa giusta, il ricco campionario presenta freschi cotoni e
preziosi taffettà di seta biologica. Il secondo passo è il disegno vero e proprio. Grazie
a un pratico sistema è possibile indicare ogni minimo dettaglio: dalla lunghezza
dell’abito alla foggia di scollatura, maniche e corpetto. La gamma comprende linee
ad impero, a campana, a tulipano, da sirena, ad uovo o a trapezio. Tutte scomponibili
ed assemblabili tra loro. Insomma ce n’è per tutti i gusti e le forme.
Ultimo passaggio le finiture, i particolari che fanno davvero la differenza. Volant,
sbuffi, fiocchi, ricami, applicazioni di strass, passamanerie e perline. Realizzato il
bozzetto, nel giro di dieci giorni riceverete a casa il frutto delle vostre fatiche per un
prezzo che non supera i duecento euro. Un abito davvero unico, diverso, vostro a tutti
gli effetti. A scelta potrete condividerlo con gli altri utenti. Alcuni dei modelli finora
realizzati sono in vendita sul sito.

46
In linea di massima mi piace l’idea che le persone sappiano dove va il loro denaro. Che ogni entrata sia già destinata a
coprire una spesa. Così come in UK il Film Council è finanziato dalla National Lottery.
Per esempio i profitti di imprese come quella di abbigliamento potrebbero servire a finanziare i media di Wikipolis. Una
maglietta da 15 dollari sulla quale se ne guadagnino 5, implica che vendendo una maglietta a ciascuno dei nostri
membri avremmo svariati milioni. Aggiungiamo anche quelle che potremmo vendere a persone esterne a Wikipolis.
Mettiamo che siano dieci milioni. Aggiungiamo donazioni di fondazioni internazionali e potremmo facilmente
raddoppiare il budget.
A quel punto però, la differenza la farebbe il modo in cui li spenderemmo.
E, in questo senso, le grandi fondazioni americane che distribuiscono ogni anno somme enormi hanno messo a punto
schemi di incentivo, finanziariamente brillanti, schemi che possono essere imitati con grande profitto.
In generale il principio è alleviare lo sforzo di chi già sta facendo non di chi deve ancora cominciare. Non solo perché i
risultati arrivano prima o perché si ha già un’idea approssimativa dei risultati che si otterranno ma anche perché
rappresenta una garanzia rispetto alle motivazioni di coloro che andiamo a finanziare. Se hanno motivazioni personali
abbastanza profonde da spingerli ad intraprendere quell’attività anche in assenza di grandi gratificazioni economiche o
di status, questo li rende infinitamente più affidabili.
Wikipolis provvederebbe l’equivalente di un assegno di ricerca e, attraverso il suo network, favorirebbe le occasioni di
lavoro per la persone che decidesse premiare nel settore dei media.

59
L’ idea le venne nel dicembre del 2006, la prima conversazione con gli investitori ci
fu il mese successivo e il sito venne lanciato nell’ottobre del 2007.
Il finanziamento venne da un investitore chiamato Internet Lab, unione di due
imprese di venture capital, Gemini e Lightspeed, che investono in online businesses
al primissimo stadio.
Yoni Cheifetz, proprietario di Lightspeed, non era preoccupato dal fatto che il piano
iniziale prevedeva che la lavorazione fosse effettuata nella costosa Londra.
"Volevamo entrare rapidamente nel mercato ed è stata quindi l’idea giusta quella di
farlo vicino a casa”, dice. L’impresa sembra prevedere una rapida espansione.
Ci sono già piani per ridurre la quantità di lavoro a Tottenham e spostarla in Turchia.
L’impresa dovrà passare per un’altro giro di finanziamenti in Agosto, è quindi chiaro
che non è ancora profittevole. Gli investitori non sembrano affatto preoccupati.
"Se l’obiettivo di Styleshake fosse stato una nicchia nel pubblico delle boutique, la
profittabilità sarebbe stata facilmente raggiunta”, dice Mr. Cheifetz.
"Se si guarda ad imprese di altri settori che sono passate attraverso la stessa
digitalizzazione e automazione, alcune di loro sono compagnie da miliardi di
fatturato. È quindi logico che durante un processo così importante possano non essere
profittevoli.
Il prezzo per gli abiti di Styleshake è una frazione di quello che si pagherebbe per un
sarto rinomato o un marchio di design, ma questo non è senza ragioni.
"Non ci pagheresti nemmeno la stoffa di uno dei miei vestiti per quella somma”, dice
Hilary Jane, dell’Hilary Jane Designs di Manchester.
"La differenza che noterai sarà di due mesi, un bel pò di denaro e tanta qualità.
Certo, quello di Styleshake non si può paragonare ai processi sartoriali.
60
Ogni cliente deve prendere le proprie misure e di certo non avrà sedute di prova nelle
quali il vestito venga adattato al suo corpo.
Hilary Jane normalmente ha fino a sei sedute di prova.
Naturalmente il modello non è originale, stai scegliendo tra diverse opzioni per
ciascuna parte del vestito.
Non è nemmeno direttamente comparabile ad un designer di marca, perché, sebbene
Romina Karamanea sia giovane e brillante, non è certo in grado di rivaleggiare con
marchi del calibro di Armani o Versace
Ma il servizio non è supposto offrire la stessa esperienza di un sarto, insiste Mrs.Ben-
David.
"Se vai da un sarto, sostiene Ben-David, spesso è perchè non hai un’idea chiara di
cosa vuoi e siccome il rischio di sentirsi intimiditi è concreto le sessioni possono
risultare sgradevoli.
Con Styleshake invece siedi di fronte ad un computer; puoi cambiare le maniche il
colore, mandarlo via mail ad alcune amiche per avere la loro opinione47.

Pensate al seguente processo come momento costitutivo di Wikipolis


L’obiettivo è quello di creare luoghi, all’interno delle città, nei quali i membri di
Wikipolis possano riunirsi48. Essendo ambiziosi le chiameremo enclaves. Delle
enclaves all’interno delle città né più né meno di quanto Wikipolis sarebbe
un’enclave incastonata nell’economia globale. E queste enclaves dovrebbero avere un
centro. Non essendo Wikipolis una religione questo centro non può essere una
chiesa/sinagoga/moschea, né d’altra parte, la piazza col municipio. L’idea di piazza,
però, resterebbe come necessità dello scambio e di un mercato faccia a faccia, su
scala umana. Cosa si scambierebbe su quel mercato? Chi vi parteciperebbe? I membri
di Wikipolis sono uniti da ciò che sanno (di non sapere), dalla (fame di ) conoscenza
e ispirazione. Sono attratti da luoghi nei quali queste si scambiano. Naturalmente il
web ci dà già (virtualmente) tutte le “Informazioni” di cui possiamo avere bisogno49.
Ma se le Informazioni oggi sono divenute una commodity, ce ne sono almeno due tipi
che rimangono decisive. Le informazioni “locali”, provviste da insiders e quella
specie di “paradigm surfing” che appartiene alle discussioni live, e che

47
http://bit.ly/d4fMWg
48
Questo riferimento alla città non è affatto casuale ma dipende dal fatto che Wikipolis crede che, soprattutto in paesi
come, USa Canada Australia ma anche in Europa, sebbene misura minore, vedremo un processo di de-urbanizzazione e
la creazione di comunità tendenti all’autosufficienza. I membri di Wikipolis sono principalmente (ma non
esclusivamente) persone che vogliono partecipare dei benefici (non solo economici) della globalizzazione, anche se
alcuni di loro possono non aver ancora trovato la chiave giusta per farlo.
49
Al punto che, se fossimo costretti a spiegare, ad una persona che abbia conosciuto la Tv e non il web, cosa facciamo
tanto tempo davanti ad uno schermo, sarebbe piuttosto difficile poterlo fare con successo. In fondo questa persona
vedrebbe la stessa persona (noi) nella stessa posizione, per la stessa quantità di tempo. Potrebbe immaginare, sempre dai
nostri movimenti, l’esistenza una certa interattività (anche se, senza un preesistente concetto, sarebbe difficile per lui
fissare quella differenza in qualche pensiero cosciente).
Ma certo mai e poi mai immaginerebbe i links che si generano nella nostra mente collegando due informazioni
apparentemente irrelate su due siti diversissimi.
E lungi sarebbe da lui l’idea che quel link potrebbe avere un grandissimo valore per alcune persone che magari non
conosceremo mai.

61
spesso,stimolati dal pubblico, dalla vanità e dal desiderio di brillare, ci porta più
lontano di dove pensavamo di poter andare.
Si tratta di riconoscere che chiunque persegua l’innovazione (anche la persona più
aperta alla serendipity) ha bisogno di essere, di tanto in tanto, felicemente scardinato
dalle sottili assunzioni logiche che rischiano di trasformare i nostri giungle
inesplorate in sentieri battuti, sentieri in strade e, Dio non voglia, le strade in rotaie.
L’incontro “live”, pur con tutti i tempi morti e le ridondanze, mantiene viva la
capacità di immaginare quei futuri alternativi che sono i nuovi mercati.
Questo è il “valore aggiunto” che neanche il più strenuo misantropo potrà negare alle
relazioni umane.
Naturalmente quanto detto vale solo a condizione che ci si trovi tra persone che si
considerano “pari”, che rispettano il proprio prossimo e hanno caro l’altrui rispetto.
Non è una condizione ovvia e deve essere uno degli assets di Wikipolis. La creatività
infatti non può fiorire se i talenti non sentono che valga la pena aprirsi.
E questo è ciò che avviene quando l’ambiente respinge la diversità, poco importa che
il rifiuto venga da una prospettiva di status quo dominante (classi egemoni: ogni
innovazione è una minaccia al proprio futuro) o da una di status quo dominato
(classi subalterne: ogni innovazione è una minaccia al proprio passato: se l’Ordine
era perfettibile, perché non prima? Se l’ordine era perfettibile il mio passato non ha
senso, ergo: l’ordine non era, né è, perfettibile!)

A Wall Street c’è un detto di cui non dovremmo mai dimenticarci. “Non si può faxare
una stretta di mano!”.
La presenza di un sempre maggior numero di cinema dotati di dispositivi per la
proiezione digitale rende possibile la creazione di (indovinate!) enclaves all’interno
della loro programmazione e permetterà a loro di massimizzare il numero di
spettatori e ad una parte importante delle nostre comunità urbane&giovani, di avere
un fulcro, un luogo dal quale iniziare la creazione di quella stessa enclave. La piazza
del mercato.
Immaginate ora che gli elementi di personalizzazione di Threadless (concorso,
modelli scelti dalla community) si coniughino con quelli tipici di Styleshake.
E che di questo si offra una esperienza live. Un esperienza live? Che tipo di
esperienza live?
Vicino alle “Piazze di Wikipolis” sorgerebbero i punti vendita di Wikipolis.
Per carità, nulla di paragonabile ad una sartoria. Si tratterebbe di assemblare un
numero minimo di elementi pre-tagliati. Eppure essendo un servizio personalizzato
può valere un extra. E quell’extra è importante per varie ragioni, la prima e più ovvia
delle quali è che si tratta di un servizio e non di un bene, la maggior parte del valore
viene aggiunta sul posto e non è esposto all’arbitraggio salariale. Non solo, lungi
dall’essere intrinsecamente protezionista, un’attività così strutturata realizza il vero
vantaggio comparativo, visto che le componenti con cui si realizzerebbe il capo
probabilmente da paesi con costi minori ma sarebbe proprio quel risparmio a rendere
sostenibile il prezzo finale e quindi l’occupazione di quelle persone.

62
Naturalmente lo stesso capo si può comprare on-line a prezzi più contenuti ma senza
l’intera esperienza delle personalizzazione.
Ma torniamo all’idea del cluster.
Per rispondere a questa domanda sarà necessario fare alcuni passi indietro per poter
allargare lo sguardo quel tanto che basta a vedere la prima sinergia.
Qual è la prima domanda che dobbiamo farci rispetto all’idea di piccoli punti
vendita? Dove localizzarli? Come ridurre il rischio (in sostanza l’incidenza
dell’affitto)?
Ecco quindi che se un certo numero di attività si installassero simultaneamente in una
zona precedentemente poco servita, le loro proposte attrarrebbero regolarmente i
membri di Wikipolis di quella città ed immediatamente si accenderebbero i riflettori
su quell’area. Ognuna di quelle persone avrebbe ottenuto per sé un vantaggio
economico concreto (affitto basso per il livello di attività) e un flusso di cassa
costante.
Questi clusters, finirebbero per attrarre anche persone non legate a Wikipolis e
prenderebbero l’aspetto di veri e propri “villaggi” dentro la città, villaggi che
fornendo la maggior parte dei servizi necessari avrebbero la magnifica caratteristica
di ridurre drasticamente il tempo speso movendosi tra una zona e l’altra della città.
Trattandosi di città, sappiamo che le produzioni immateriali, simboliche e di
contenuti avrebbero un peso preponderante. Che si tratti di software, analisi
finanziaria e politica, reportage, letteratura, cinema, musica, teatro, performance,
installazioni o arti visive.
Ecco quindi un’altra delle sinergie. Il “Self-customized fashion” evolve naturalmente
verso veri e propri “Urban Renewals” (non nemici ma debitori di Jane Jacobs e Lewis
Mumford) che a loro volta permettono la creazione di poli d’attrazione per attività
off-line che avrebbero enormi ripercussioni per Wikipolis e il suo ruolo pubblico.
Wikipolis, essendo composta da un gran numero di talenti ed avendo già clusters in
varie città, potrebbe a quel punto integrare le sue attività in una sorta di

Talent Agency +Live Event Company


Una versione indie di William Morris + Live Nation. Se ci pensate Wikipolis avrebbe
moltissimo da offrire, specialmente(anche se non solo50) a giovani musicisti ai quali
oggi manca la protezione delle case discografiche. L’emersione attraverso il circuito
live può infatti essere un vero incubo. Soprattutto perché il doversi occupare di troppi
dettagli, toglie energia e snatura il performer.

50
Wikipolis offre spazi importanti è uno spazio straordinario per tutti gli artisti (e sono tantissimi) per i quali la propria
libertà è più importante della remotissima probabilità che un giorno Charles Saatchi scenda dal cavallo, si faccia strada
tra i rovi, li baci sulla fronte e li risvegli alla vita di successi che tanto meritano dopo sì lungo ed ingiusto oblio nella
terra dei lotofagi.
Gli artisti di Wikipolis sarebbero soprattutto liberi dall’altra forma di conformismo, tanto più pernicioso quanto più
accessibile. Quello dei premi, delle cordate e delle consorterie. Siamo convinti che il carattere senza precedenti di
un’iniziativa come Wikipolis sarà straordinariamente liberatorio per tutti coloro che vi aderiranno, per non parlare del
suo carattere anti-ciclico.

63
Inoltre, passando attraverso ambienti accomunati da un alto livello di integrità, una
ricerca di alternative allo status quo, darebbe loro una diversa sicurezza in loro stessi.
Inoltre darebbe loro il conforto di sapere che, qualunque cosa succeda, anche se
arrivassero al successo mainstream, potrebbero sempre lasciare tutto e avrebbero un
posto dove tornare. Non un luogo fisico, ma un mondo. Parallelo a quello luccicante
ma finto dello showbiz.51
È chiaro che mentre gli artisti si beneficerebbero enormemente dall’esistenza di
Wikipolis, anche Wikipolis trarrebbe benefici dall’essere associata a persone amate e
apprezzate, persone che potrebbero permetterle di ampliare la sua base, vendere di
più e quindi avere una maggiore capacità di incidere nell’economia. Tra le altre cose,
la talent agency avrebbe a sua volta numerose e quasi ovvie sinergie con le attività
fashion. Pensate alle potenzialità produttive che la vendita anticipata di 600.000
DVDs potrebbero creare! È un calcolo né azzardato né conservatore. Sto assumendo
il 10% del totale potenziale dei paesi dell’OCSE (ed escludendo il resto del mondo!).
A dieci dollari ci compra il dvd in pre-vendita. Sono almeno sei milioni cash, più il
pubblico fidelizzato che possiamo assicurare nel theatrical.
Anche con un progetto solo “regolare” troveremmo due co-produttori in mezza
giornata. E noi non trattiamo nulla che sia meno che eccellente!!
Pensate infine alle straordinarie sinergie con la Talent Agency.
Attenzione però, dopo tante speculazioni è necessario un minimo disclaimer:
“La lunga concatenazione di eventi qui descritta serve a mostrare l’esistenza di una
strategia a medio periodo, ma non intende esprimere una valutazione circa la
probabilità della sua integrale realizzazione”.
Come già ricordato, questo non è un piano dettagliato, ma una road map.
Posti alcuni obiettivi di lungo periodo, ho analizzato alcune strade attraverso le quali
li si potrebbe raggiungere. Il privilegio di questa situazione nasce dal fatto che esiste
già un mercato, questo toglie di mezzo il rischio e quindi facilità il credito.
È abbastanza chiaro che non tutto andrà nel modo giusto. Che molte previsioni non si
avvereranno ma anche che saremo felicemente sorpresi da possibilità impreviste. È
quindi possibile che nel frattempo questa visione venga superata dagli eventi.
Tuttavia essa oggi è qui. È fresca. È coerente. E non ha bisogno della politica.

La storia della prima metà del XX° secolo ha reso chiaro all’uomo l’esistenza di un
profondo mismatch tra la velocità del progresso di Scienza&Tecnica e quella della
51
Sono tuttavia pronto a scommettere che un artista cresciuto all’interno della factory di Wikipolis, che abbia raggiunto
una stabilità economica all’interno del circuito e che abbia superato i trent’anni avrebbe ogni giorno meno incentivi ad
entrare nel tritacarne della celebrità.

64
Morale. Questo è l’insegnamento che tanti poeti e filosofi ne trassero. Può essere vero
ma se lo è non ci dice cosa noi possiamo fare.
Nuovi “Valori” creano nuovi Mercati, nuove possibilità tecniche permettono/esigono
nuove modalità di Produzione e Commercio che a loro volta creano nuove forme di
convivenza, più o meno democratiche. E non mi riferisco qui, sia chiaro, alla
democrazia come forma di legittimazione dello Stato, ma come possibilità di accesso
al mercato, come libertà economica52.
Lo Stato che ha il dovere di controllare, certificare,vidimare, vistare, approvare,
timbrare T-U-T-T-O finisce per condannarsi all’impotenza.
Come lo Stato creò le Corporations (Società delle Indie ecc.) per portare avanti i suoi
disegni, lo Stato deve oggi, sulla soglia della terza rivoluzione industriale, legittimare
istituzioni che possano affrontare sfide senza precedenti nella storia dell’Umanità (vi
prego di credere che l’esistenza e la portata di queste sfide non è frutto della mia
umile opinione ma quella di Alan Blinder53, Gordon S. Rentschler Memorial
Professor of Economics all’Università di Princeton, ex White House Council of
Economic Advisers, Vice Chairman of the Board of Governors della Federal Reserve
e da anni membro del Board del Council of Foreign Relation).

52
Ciò che importa a Wikipolis è dare potere al cittadino e l’unico modo che conosce è quello di dargli sovranità su sé
stesso: un buon reddito e la capacità di non dipendere da nessuno. Ogni cittadino come questo difenderà lo Stato che
permette la sua prosperità ma avrà anche la possibilità di rinnegarlo qualora gli richieda azioni contrarie alla sua morale.
53
http://www.foreignaffairs.com/articles/61514/alan-s-blinder/offshoring-the-next-industrial-revolution

65
Sinergie
• Individual-to-Individual
• Small Business-to-Small Business
• Firm-to-Firm

Queste sinergie sono virtualmente illimitate. Tuttavia la più importante in assoluto è


quella tra i nostri media e la comunità di venture capitalists e serial entrepreneurs.
L’obiettivo principale è quello stabilire (e consolidare) un Ordine con al suo centro
la figura del imprenditore-artista, di elevarlo fino al culmine dello status sociale,
perché provveda, insieme, il senso del presente e la direzione per il futuro.
Attenzione, oggetto di ammirazione non sarebbero i singoli individui, né la
“categoria”, bensì lo sforzo e l’impegno che hanno portato ciascuno di loro ad avere
quella che sembra essere una marcia in più. Nell’imprenditore-artista non ci si
inchina davanti ad un uomo, ma davanti ad un’idea. Che è l’idea del talento posto a
buon uso. Come il buon servo che, al ritorno del padrone, gli restituisce il denaro
avuto con gli interessi. Come l’albero che dà buoni frutti. L’eccellenza come
manifestazione di un’attenzione e una tensione spirituale verso la trascendenza.
Oggi non siamo ai tempi di Robert Musil e neppure di Jean-Paul Sartre (quando
figure pur diversissime come Walther Rathenau o Adriano Olivetti apparivano
sconcertanti) e non dovrebbe esserci molta controversia attorno al fatto che ogni
imprenditore seriale di successo sia, in modi più o meno evidenti, un “cercatore”, né
che, ad alcuni di loro si possa (e debba) riconoscere lo status che fu dei principi-
filosofi. Se mi si concedete la metafora storica chiunque contribuisca a portare ordine
e prosperità in un mondo sconvolto da una finanza parassitaria non è, ai miei occhi,
molto diverso dai vescovi che, durante i primi regni romano-barbarici, rimisero
insieme i cocci del mondo che Attila e gli altri avevano distrutto.

Tuttavia, solo gli artisti possono aiutarci nel “trasvalutare” i valori. Questo ritorno al
ruolo nobile e costruttivo che nelle società antiche fu sempre attribuito loro
rappresenterebbe un guarigione troppo lungamente attesa.
Il fatto che normalmente molti di loro non siano granché credibili nelle loro
sporadiche escursioni nel “mondo reale” è presto spiegato: non erano programmati
per farlo (mischiarsi con il mondo reale), non dovevano, attenti alla difficoltà di
questa frase, nemmeno desiderare di essere credibili facendolo.
Wikipolis lascia agli artisti il tempo ed il modo di crescere e di terminare la loro
formazione. Apre loro strade diverse e mostra loro che, per quanto si sforzino, non
riusciranno ad essere più unici di quanto già ogni uomo non sia. E che la forza del
mercato, che li spinge a lottare tra loro come squali (per i pochi posti al sole
disponibili nel “Mercato della Scarsezza Indotta”) può essere compensata dalla forza
di un mercato (Wikipolis) che ha bisogno di loro per creare nuove “trame” da nuovi
“tessuti”.

66
Visibilità e Rilevanza come nuovi Commons
Ovvero, non vorrei essere membro di un club che avesse tra i suoi soci uno come me

Esiste un consenso ampiamente maggioritario sul fatto che l’accesso al web (la sua
neutralità!) costituiscono uno dei nuovi commons del XXI secolo, ed uno dei più
importanti. Tuttavia, per quanto importanti siano le informazioni, queste acquistano
valore nel momento in cui la loro condivisione coagula in un Consenso.
Né la condivisione delle informazioni né, men che meno, il Consenso da esse
derivato, sono ottenibili solo in virtù del web.
Questo Consenso è l’Über-commons ed è anche ciò a cui aspira Wikipolis54.
Questo Consenso, la sua visibilità e rilevanza, sono ciò che gli permettono di esistere,
che sostengono i singoli membri dando loro la certezza che ciò che fanno è
importante e avrà un peso perché anche altri uomini e donne, altrove, stanno facendo
lo stesso, per gli stessi motivi e con gli stessi obiettivi.
Ecco quindi la risposa a chi si chiedesse perché mai Wikipolis debba essere globale55.
É vero, le risorse vengono raccolte e spese quasi completamente a livello locale, ma
ci sono beni comuni come la visibilità pubblica che non sarebbero ottenibili se
l’iniziativa fosse “solo” locale56.
Sebbene i meccanismi della celebrità siano una delle peggiori iatture che siano
capitate all’essere umano, la riconoscibilitá di un movimento é estremamente
galvanizzante per i suoi membri. Trasmette loro fiducia in loro stessi. Trasforma le
loro azioni inserendole in qualcosa di piú grande, qualcosa dalla cui efficacia
l’individuo possa attingere speranza, ispirazione e forza.
Immaginate questa situazione. Siete a teatro. Suona Carmen Consoli. O Vinicio
Capossela.
Finisce lo spettacolo, si chiude il sipario, luci in sala. Voi guardate vostra
moglie/marito, vi stirate e vi alzate in piedi. A quel punto: sorpresa delle sorprese.
Una voce nuda arriva dal palcoscenico. Voi vi girate in quella direzione, solo per il
carattere repentino ed infrequente di quell’evento, come fareste se aveste sentito una
frenata o lo scoppio di un pneumatico.
È solo in un secondo momento che vi rendete conto del carattere straordinariamente
bizzarro di quella situazione. Tutti attorno a voi sembrano impietriti. State vedendo
voi stesso ascoltare Carmen/Vinicio parlare rapita/o di una cosa chiamata Wikipolis.
È solo in quel momento che sembrate misurare i confini di quella bizzarria. Sta
parlando da sopra un muro. In effetti, l’intero boccascena è un muro, il palcoscenico
la stanza nella quale il pubblico abitualmente spia. Ecco perché, anche se a volte il
cantante si rivolge al pubblico, in realtà è come se stesse parlando attraverso una
telecamera con qualcuno lontano. Non certo con qualcuno che respiri la sua stessa
aria e stia sotto lo stesso tetto. Sta aprendo una breccia in quella finta parete di vetro,

54
Attenzione: Wikipolis ambisce alla nascita di altri Consensi, in dialogo reciproco e plurale.
55
In fondo le risorse vengono raccolte e spese in ambito locale
56
Quante iniziative locali esistono? Con tutto il rispetto e per quanto valide possano essere, non riusciranno mail a
liberarsi della sindrome di Groucho Marx, il quale non avrebbe mai voluto essere parte di un club che avesse tra i suoi
soci uno come lui.

67
ipotizzando che quelle persone, se amano la sua musica sarebbero forse interessate a
a sentire quel che aveva da dire. Parlando loro direttamente come ad folla di individui
e non come persone unite dall’apprezzamento della sua musica, Vinicio sta facendo
qualcosa di straordinariamente coraggioso. Per un istante sta mettendo da parte il
mondo che ogni sera lui risuscita, per confrontarsi con qualcosa che ancora non
esiste, qualcosa su cui un giorno qualcuno potrebbe forse perfino scrivere una
canzone. Magari suo figlio, magari il figlio di qualcuno in sala. Quella sera, forse
inconsapevolvemente, avevi assistito alla rinascita del l’epica.
Non credete che dopo venti scene come quella che vi ho descritto, alla fine di una
lunga tournée ci sarebbe già un certo entusiasmo?
Spero che sia chiaro che non si tratta di uno sciocco culto alla celebrità, in effetti è
vero l’opposto. Quel gesto inaugura, o vorrebbe inaugurare, una stagione nella quale
il potere ritorna verso i suoi depositari originali. Il gesto di Carmen/Vinicio non è
quello del profeta né del propagandista, è quello del fratello che smette la tonaca
senatoriale che gli è stata gettata sulle spalle e dice:”vedete il potere che mi avete
dato… è troppo, riprendetevelo. E già che ci siete, ecco, questo è Wikipolis.
Ora, non solo questo è possibile. È anche facilmente ottenibile.
L’aspetto della persuasione è fondamentale. Non si tratta “solo” di essere d’accordo
sul fatto che “qualcosa deve essere fatto”. Nemmeno basta essere d’accordo su cosa o
sapere che una grande maggioranza delle persone sarebbero d’accordo. Il passo
successivo è quello più difficile, quello nel quale tutti gli elementi in sospensione
decantano. Uso questa metafora a proposito.
Perché se si continua a muovere l’acqua questa rimarrà sempre torbida. Sono
necessari il silenzio e l’ascolto. È necessaria lucidità.
O non sarà possibile capire perché in passato si siano state sprecate tante occasioni.
Consideriamo una grande manifestazione, una con 500.000 persone, le stesse
necessarie a presentare un referendum. Quante ne abbiamo viste senza che cambiasse
nulla? Quanti referendum hanno raggiunto il quorum?
Eppure pensate ai risultati straordinari che alcune di quelle persone potrebbero
ottenere se solo seguissero comportamenti d’acquisto disciplinati e coerenti.
Questi comportamenti produrrebbe risorse che verrebbero reinvestite in imprese sul
territorio. Ma questo aspetto non sarebbe che la base. L’esistenza di un mercato di
persone che professano valori comuni permetterebbe di finanziare progetti culturali
che rafforzerebbero la coesione di questa comunità internazionale e ne
aumenterebbero il prestigio e la rilevanza.
Questo prestigio e rilevanza internazionale, a loro volta, retro-alimenterebbe i
dibattiti nazionali, rafforzando le idee professate dai membri di Wikipolis in ambito
accademico. Questo a sua volta influenzerebbe quel poco di dibattito politico che
esiste, se non a livello di media, almeno a livello di Think Tanks.
Le conseguenze? Anche in assenza di vere riforme, la coscienza dell’influenza
galvanizzerebbe i membri. E darebbe loro entusiasmo per agire a livello locale e li
legittimerebbe con i loro interlocutori.

68
Wikipolis come Club
Il punto di partenza è la membership, la “cittadinanza” del Club. Una cittadinanza che
deve essere guadagnata, deve dare veri benefici, ma che può anche essere persa, per
indegnità. Un’indegnità che naturalmente si misurerebbe sui parametri rigorosamente
quantitativi precedentemente menzionati.
Normalmente un club è un associazione di individui che pagano una somma in
denaro per ricevere accesso a determinati servizi premium.
Nel caso di Wikipolis, la quota di iscrizione non si paga in contanti.
Non solo, perlomeno.
Di certo, come per tutti gli altri club, l’utilità della tessera dipende molto più dal
tempo che il tesserato è disposto a dedicargli (al club) che non da qualche valore
intrinseco della stessa. Le amicizie che una persona può stringere in conseguenza
degli incontri, ad esempio, dipendono dal suo carattere. Il “compito” del club è
assolto nel momento in cui li mette insieme sotto lo stesso tetto.
Ora, questa resistenza del Valore nei confronti di ogni tentativo di lasciarsi ridurre ad
un Prezzo è moltiplicata dal divario abissale che esiste tra un club qualunque e
Wikipolis. Si può mettere un prezzo alle amicizie che farai (e non avresti fatto)?
Alcune di queste amicizie porteranno anche benefici economici diretti, la maggior
parte saranno verosimilmente indiretti. Quanto più uno si impegna e si “spende”,
quanto più la tessera “gli costa” eppure nessun costo è solo tale nella contabilità di
Wikipolis. Ecco perché, quando si scrive ad uno sconosciuto in capo al mondo questo
sarà gentile con noi e si prodigherà per aiutarci. Perché sa che ciascun socio farebbe
altrettanto per lui. Nessuno vorrebbe perdere i benefici dell’appartenere a questa rete.
Una rete, attenzione, che studierà le forme più efficienti per sbarazzarsi dei free-
riders, di coloro che usano dei benefici immateriali senza “riporli”.

Perché una persona dovrebbe voler lavorare per una Corporation?


Sarà perché ha Capitali, Reti e Mercati?
Wikipolis ha sicuramente capitale: finanziario e, ben più importante, umano.
Ha i mercati a cui possono accedere tutti gli altri e in più ne ha uno tutto suo, al quale,
quant’è vero iddio, nessun interesse estraneo potrà mai accedere.
Quanto alle reti, che dire, è il suo asset principale!
Adesso ditemi che non morite dalla voglia di essere parte di questo club!!

69
Lo Status
Nel 2004 Alain de Botton ha pubblicato un bel libro chiamato Status Anxiety57.
Nella sua analisi, la corsa allo status è possibile grazie (ed in effetti connaturata) alla
natura democratica, e apparentemente non elitaria, delle nostre società.
Il fatto di potere, teoricamente, ascendere a qualunque posizione, sembra implicare
che il risultato che abbiamo raggiunto equivalga a (tutto il) nostro valore come
individui. Questo naturalmente è assurdo, ma andate a spiegarlo alla persona che
incontrate ad un cocktail, ansiosa di ascendere.
Ciò che De Botton (ma anche Barry Schwartz58) sembra tuttavia sottostimare (ed in
effetti quasi scartare tra le possibili soluzioni da lui proposte) è la possibilità di usare
lo status a fin di bene, usare questa caratteristica umana come motore per raggiungere
un ordine nel quale il desiderio di status non alieni da sé stessi e dalla propria vita.
Lo status è infatti tanto buono (o tanto cattivo) quanto lo sono i valori che reggono
l’ordine nel quale egli agisce. L’unico status reale dovrebbe quello della meraviglia.
Posto che io mi sia, in tutta onestà, permesso di provarla, la persona con cui sto
parlando è stata in grado di produrre in me meraviglia?
Volete una prova della forza dello Status?
Che direste se vi dicessi che una persona può avere uno Status talmente alto da
determinare la vita di non una ma due Star. Una coppia, di Star, la coppia di Star
(all’epoca) più in vista di tutta Hollywood, Tom Cruise e Nicole Kidman, i cui tempi
venivano (e vengono) gestiti con il livello di sofisticazione di un’impresa di supply-
chain management, per permettere loro di apparire nel maggior numero di prodotti
audiovisivi. Eppure, ecco che i due decidono di andare a vivere con i loro figli fuori
Londra, li iscrivono a scuola. Tutto per assecondare la fantasia di un vecchio
eccentrico che vive come un recluso da almeno 30 anni.
Quell’uomo è una delle menti più brillanti del XX° secolo, ha un enorme carisma.
Ma queste sono cose che non tutti possono apprezzare.
Il potere invece, il potere necessario per ottenere tutto quel tempo, quella
disponibilità virtualmente illimitata da parte di due simili Star, quello lo può capire e
misurare anche chi non abbia gli strumenti per apprezzare la genialità di quell’uomo.
Stanley Kubrick aveva Status ma, cosa ancora più importante, lo dava a chiunque egli
scegliesse come collaboratore e, a maggior ragione, a chiunque penetrasse nell’etere
della sua aura. Quanto più il maestro ti chiedeva, (quanto più tu eri disposto a dargli)
tanto più aumentava il valore del primo e di riflesso quello delle stars.
Abbandonò Hollywood quando era all’altezza di Griffith, ma questo non ha fatto che
aumentare il suo Status, così come la freddezza di fronte alla morte accresce lo Status
del Guerriero presso coloro che temono, più di ogni altra cosa al mondo, di perdere la
propria vita. La capacità di vivere senza il mondo o di rinunciare alle sue lusinghe più

57
Alain De Botton: L'importanza di essere amati : l'ansia da status Parma: Guanda, 2004
Meglio sorvolare sull’ennesimo “addolcimento” del titolo, pessima abitudine italiana che sembra aver colpito perfino
una casa editrice come Guanda.
58
http://www.ted.com/talks/barry_schwartz_on_the_paradox_of_choice.html

70
ovvie è anche parte del cammino delle grandi figura spirituali, da Siddarta Gautama a
Cristo a San Francesco d’Assisi.
Lo Status a Kubrick serviva per migliorarsi come artista (che era anche l’unica cosa
di cui gli sia mai realmente importato). Gli serviva per poter telefonare a chiunque
desiderasse per chiedergli informazioni m-o-l-t-o e-s-a-u-s-t-i-v-e (prosciugando
letteralmente l’interlocutore a forza di domande!) su qualunque argomento egli
giudicasse necessario approfondire per rendere la sua opera migliore.
Lo Status deriva dall’Ordine. Non lo produce, ne è prodotto. Lo Status è il sintomo di
un Ordine. Un ordine che apprezza il denaro al di sopra della conoscenza, ad
esempio, è intrinsecamente corrotto e quindi fragile. È facile dirlo ora, ma è sempre
stato palese, almeno per chi voleva vedere. Siccome è impossibile stabilire un Ordine
chi non voglia rassegnarsi allo Status quo ha comunque un’alternativa. Quella di
creare oggetti degni di attenzione e di imitazione. Non necessariamente gli uomini o
le loro gesta, ma valori espressi in azioni degne di passare di bocca in bocca.
Per secoli le uniche differenze tra gli uomini furono la dimora, l’abito, il cibo e, in
certi casi, il linguaggio. Possiamo davvero dire che le cose siano cambiate di molto?
Lo Status era legato sia alla Tecno-logia (idem oggi) che alla Teo-logia (oggi,
Media). In soldoni, la vera differenza sembra risiedere nell’inversione della relazione
di causalità tra status e ricchezza prosperità. Allora la ricchezza sarebbe stata
semplicemente incomprensibile come aspirazione. Oggi la crisi sta colpendo duro il
ceto medio di tutto il mondo sviluppato59, le università non preparano più ad un
futuro tutto da inventare sul quale non possono vantare alcun insight che non sia
ispirato alla e dalla storia. La necessità di “servire” il debito dello Stato manterrà alto
il prelievo fiscale a fronte di un’economia debole, contribuendo ad appiattire i redditi
e ad omogeneizzare verso il basso le varie classi sociali. A quel punto che succederà?
L’uomo ha una necessità quasi fisiologica di un Ordine e questo si regge quando la
maggior parte delle persone sono motivate ad ascendere nello Status adombrato da
quell’ordine. Ecco perché credo che vi sia oggi un’opportunità storica per ricreare, a
fronte del fallimento dell’Ordine del “Massimo Profitto per gli azionisti”, una
nozione di Status condiviso e legittimo al servizio di un Ordine che privilegi un
“Bene Comune Sussidiario”, emanazione della libera associazione tra uomini.
Wikipolis al suo interno ci proverà con decisione, cosciente del fatto che il punto di
partenza non possa che essere lo Status. Solo usando gli incentivi di un nuovo Status
che pochi riescono ad intravedere sarà possibile tentare di reingegnerizzare un nuovo
Ordine nel quale l’uomo possa davvero liberare energie da troppo tempo congelate.

Ricapitolando. Uno status si produce sempre, naturalmente.


Si tratta di usare questa costante in modo costruttivo, mostrare la legittimità intrinseca
nel fatto che chi innova (protegge posti di lavoro dalle crisi di domani) e chi si
prodiga per fare del mondo un luogo migliore ottenga uno Status superiore a quello di
quanti non cercano che profitti di breve periodo senza mettere fieno in cascina per
l’inverno. A questo proposito, coerentemente con quanto affermato in precedenza,

59
Soprattutto la parte esposta alla crescente digitalizzazione (e annesso offshoring) dei servizi.

71
occorre saper andare oltre le asettiche best practices per raccontare i best
practitioners. Dare a noi stessi qualcuno da imitare e, perché no, con cui gareggiare.
Essere il rappresentante visibile di qualcosa di più grande e riuscire a meritare ogni
giorno quello Status. Ogni mimo sa che se rimane in posa abbastanza a lungo,
l’oggetto imitato entra nel corpo e nell’anima dell’imitatore. Lasciati a noi stessi non
siamo certo un bello spettacolo, ma se Altri ci guardano, se Altri si aspettano
qualcosa da noi, allora forse possiamo essere per loro, non solo l’ispirazione che si
aspettano, ma perfino quella che noi ci aspetteremmo da altri.

Attenzione: non sto dicendo che il movente dietro a questo rinnovamento deve essere
“morale”. La morale, l’Etica collettiva è il punto d’arrivo, ma non necessariamente l’
obiettivo che ciascuno individuo (coscientemente) perseguirà.
Dove sta la differenza? Come è possibile che tanti individui scoprano la morale
attraverso i benefici che questa gli procura? Semplice. Così come lo Status è uno
strumento per reingegnerizzare un Ordine, l’efficacia potrebbe servire per spezzare
l’identità etico=”costoso”.
Immagino già la principale obiezione, obiezione che, a livello personale, condivido.
È piuttosto ripugnante l’idea che una persona sia indotta ad agire bene (senza
“desiderarlo”, nudged into it), da qualche forma di alienante condizionamento che
escluda la sua libertà, facendo appello a trucchetti da comportarmentista.
Ciascuna delle decisioni in materia di incentivi sarà studiata con grande serietà.
Non ne servono tanti e devono essere perfettamente calibrati. Anche perché è provato
che in alcune circostanza, due incentivi di natura diversa (morale ed economica)
possono elidersi a vicenda60.
Resta un fatto incontrovertibile. Il movente di un’azione non è importante quanto la
sua efficacia e certo non é esperibile né popperianamene “falsificabile”.
Quale che sia il movente di ciascun individuo, ciò che importa è che gli incentivi
siano strutturati per produrre i comportamenti necessari a guidare Wikipolis e i suoi
membri verso un futuro migliore del presente. Ciò che importa è dimostrare a quanti
non ne sono parte che quello stesso modello sperimentale potrebbe funzionare anche
qualora comprendesse l’intera società. In questo senso deve essere chiaro che
Wikipolis è un’avanguardia non un soggetto autonomo e slegato da coloro che ne
sono al di fuori.
Se lo sviluppo di Wikipolis fosse ottenuto attraverso dinamiche a “somma zero”,
Wikipolis avrebbe fallito. Sarebbe solo un’altra Corporation, solo più giusta, più
bella, più etica. Ma senza un vero impatto sistemico, incapace di rappresentare una
speranza di riforma della matrice economica. L’ obiettivo non è solo che tutti possano
lavorare, ma che a ciascuno sia data la possibilità di esprimere il proprio pieno
potenziale umano.

60
Barry Schwartz: The real crisis? We stopped being wise http://www.youtube.com/watch?v=lA-zdh_bQBo

72
Per sostenere il circolo virtuoso che spinge i membri a mantenersi all’altezza dello
status raggiunto è necessario promuovere Wikipolis attraverso personalità popolari in
ambiti frequentati dai non-membri.
È facile capire perché. Siccome la membership sarebbe un bene limitato ed esclusivo,
chi la possedesse accederebbe ad uno status superiore. Infatti, sebbene l’ideale
sarebbe che i membri di Wikipolis si concentrassero nel raggiungere chi è al di sopra
di loro61, la presenza di persone che li “invidiassero” contribuirebbe mantenere il
“valore di mercato” della membership. Né più né meno di quanto accada a qualunque
bene. Naturalmente il coinvolgimento di sportivi ed entertainers non dovrebbe
avvenire attraverso la forma dello spot, ma di certo ambire ad ottenere quello che,
agli albori della comunicazione di massa, ne costituiva l’effetto. Mi riferisco a gente
come Vasco, Valentino o Fiorello che si presti Ad Maiorem Dei Gloriam.

A questo proposito chiedete a voi stessi quale potrebbe essere lo strumento principe
nel raggiungimento di quell’obiettivo.
Fate conto di avere un budget di 5 milioni l’anno per 6 anni62. Qual è il singolo più
efficace modo per creare un enorme attenzione su di voi e sui valori che lo
professate? Ve lo siete chiesto?
Ecco la mia risposta.
Qualcuno ricorda il carisma di Mohammed Alì? Qualcuno che, invece di scusarsi
balbettando quattro scemenze imbarazzanti per non perdere gli sponsor, ha rinunciato
ai migliori anni delle sua carriera per manifestare la sua opposizione alla guerra in
Vietnam. Ricordate la sua straordinaria verve, l’acutezza che anticipava perfino
alcune delle menti più brillanti dell’epoca? Come quando rispose, a chi gli chiedeva
se sapesse dov’era il Vietnam: ”certo che lo so, è in Tv!!” O come quando,
motivando il suo rifiuto delle guerra, disse che nessun vietcong l’aveva mai chiamato
nigger.
Se ho ricordato l’immenso Mohammed Alì è perché vorrei che immaginaste
l’influenza che potrebbe avere una squadra composta da 11 Mohammed Alì?
Si tratta, lo avrete capito, di calcio. Ed è un investimento che non dovremmo neppure
affrontare da soli.
Prima che mi facciate ogni sorta di obiezione moralista, lasciate che vi presenti le due
posizioni più in voga tra i cacciatori di talenti.
1) Oggi ci sono bambini che a 12 anni fumano colla o imbracciano un kalashnikov.
Non sarà che il calcio da loro almeno una chance?
2) Quasi altrettanto facile è dire: se dipendesse da me farei smettere questa cosa, ma
siccome non ho la capacità di farlo da solo, lasciate almeno che continui.
E poi c’è la posizione di Wikipolis.
Che è quella di preparare uomini che siano anche grandi calciatori.
Dare loro una formazione che nessuna delle loro famiglia avrebbe potuto dare loro,
esperienze, incontri, viaggi che nessuna della loro famiglie avrebbe potuto dare loro.
61
Questo dovrebbe bastare a dare l’idea del carattere rivoluzionario di Wikipolis. Se i pilastri dell’ordine sono
condivisi, l’ascesa è un obiettivo non solo più legittimo ma, paradossalmente, più facile.
62
Sembrano moltissimi ma pensate che si affronterebbe solo se rappresentasse meno dell’1% della raccolta Europea.

73
E, finita la loro carriera, avrebbero un lavoro perché non sarebbero solo calciatori.
In ultima istanza non sarebbe diverso dall’essere in un collegio maschile nell’Irlanda
di Joyce. Non si tratterebbe da una pressione diversa dalla quella sopportata da un
nell’iper-competitivo sistema scolastico giapponese.
Quello di voler sollevare gli altri da ciò che noi non saremmo disposti ad affrontare è
un chiaro sintomo della diffusa mollezza dell’occidente. Ma qui non si tratta di
nessuna tortura, ciascuno di loro potrebbe tornare alla sua vita in qualunque
momento. Personalmente credo che sarebbe un’opportunità straordinaria oltre che la
materializzazione di ciò che Wikipolis potrebbe rappresentare per milioni di persone.
I ragazzi sono quelli più preparati di tutti, sanno che il talento e lo sforzo non bastano,
sanno che ciò che li anima non se ne andrà quando la loro carriera sarà finita.
L’enorme differenza è che i nostri ragazzi non eliminerebbero la pressione e la
competitività, ma le sublimerebbero, le supererebbero servendosene.
Avrebbero il privilegio più unico che raro di essere stati cresciuti con una missione
costruttiva che li trascende come individui, che dà loro moltissimo e che,
naturalmente chiede in proporzione. Le loro famiglie ne sarebbero elettrizzate.

È quindi prematuro pensare ai dettagli, ma è chiaro che, con l’adeguata pubblicità


(penso ad un documentario da parte di un grande regista, finanziato dal network con
l’acquisto anticipato di DVDs) solleverebbe immediatamente un’enorme interesse.
Si potrebbero perfino iniziare a vendere le magliette.
I musicisti inizierebbero a comporre canzoni che inneggerebbero a vicende future.
Una specie di Ekphrasis di gesta ancora da compiere ma che sono già nello spirito di
alcuni di coloro che le compieranno.
Potenzialmente l’acquisto di un certo numero di magliette basterebbe a mantenere
migliaia di ragazzini per anni. (1milione a 50 dollari l’una, et voilà!)

74
75
76
Wikipolis come (bottom up) Brand Conglomerate
Fate a voi stessi una domanda.
Cos’é stato a fare di Virgin quella che é oggi?
Difficile dirlo. In fondo non ha nulla di speciale. Non fa nulla di speciale.
Eccetto gli imminenti viaggi spaziali che però sono ben lungi dall’essere il suo core
business. Offre servizi finanziari, turistici, sanitari, telecom, opera in alcune tratte
aeree e produce contenuti editoriali e d’intrattenimento. Ha creato piú di 200 imprese
legate al suo marchio, dando lavoro a piú di 50.000 persone in 29 paesi, con ricavi
nell’ordine dei 15 miliardi di dollari.
Il suo talento comunicativo le ha permesso di essere percepita come il campione dei
consumatori e di instillare nei membri del gruppo il desiderio di lanciare a loro volta
imprese che interagissero in modo sinergico con le esistenti attività di Virgin.
Virgin è cresciuta nel tempo cogliendo, tra tutte le opportunità che le si presentavano,
solo quelle che non contraddicevano i valori ai quali voleva essere associata.63
È entrata nella vita di tante persone come produttrice di contenuti ed ha mantenuto
quell’immagine di audacia ed irriverenza. Di fronte alla solita compagnia aerea, a
parità di prezzo, probabilmente viaggerete con Virgin.
Il brand Virgin é stato creato attraverso un periodo breve per l’epoca ma lunghissimo
per i ritmi degli hyper-leveraged anni ‘00s, tempi segnati anche da un altro elemento
che non poté assistere Sir Brandson nei suoi inizi da imprenditore: la presenza sempre
piú pervasiva del passaparola via web. Il leverage è andato, il web resterà.
L’esempio di Virgin ci mostra come il brand sia stato, fino alla crisi attuale, la
condizione, in sé stessa quasi sufficiente, in grado di definire la creazione e la
sostenibilità di un enorme numero di imprese a lei legate.
Non si vede perché un successo come quello di Virgin (possibile tanti anni fa, senza
internet!) non dovrebbe essere possibile oggi. Dico questo supponendo che ciascuno
possa apprezzare le grandi, enormi, differenze tra Virgin e Wikipolis.
La principale essendo, naturalmente, che Virgin appartiene a Brandson e Wikipolis
all’Umanità, attraverso un inalienabile Charitable Trust “of the people, by the
people, for the people”.
Non sarebbe bello che il denaro che paghiamo per alcune delle nostra spese fisse
andasse a pagare buoni stipendi a persone felici e motivate che vanno al lavoro
cantando? Esiste la possibilità tecnica di creare una conglomerata anche piú grande di
Virgin, una Brand Conglomerate ma che consideri il profitto un mezzo e non un fine.
Ogni impresa che sarà parte del gruppo nascerà condividendo già talenti, stile di
management, un linguaggio e un pubblico.

63
Ognuna delle imprese che operano all’interno del brand Virgin é un entità separata, e Brandson possiede interamente
solo alcune mentre mantiene partecipazioni di minoranza in altre. E talvolta perfino dando in concessione il brand ad
una impresa che abbia acquisito una divisione da lui.

77
Immagino anche che non sfugga la potenza di un concetto come quello della bottom-
up Conglomerate. Una normale Corporation, infatti, nasce senza mai mettere in
discussione che la sua forma istituzionale sia quella giusta. In ultima istanza la
Corporation è un template che ci siamo dimenticati essere tale. Eppure, le prime di
loro, nell’America coloniale, ricevevano un charter che specificava rigorosamente i
limiti, anche temporali dei loro diritti.
Il successo di Wikipolis, ricorderà a tutti, che gli uomini non hanno bisogno delle
Corporation per creare prosperità e lo farà, non con tante parole, ma con i fatti,
creando un’alternativa di sostenibile prosperità.
Se mai sono esistite circostanze appropriate per tentare la creazione di un soggetto
come Wikipolis, queste sono le attuali. Da più di vent’anni si percepisce come un
vuoto oppressivo, che aleggia nelle opere degli artisti più sensibili e penetranti. E
questa tensione latente non è stata che acutizzata dalla crisi, che l’ha trasferita,
attraverso il volano dell’economia, fino ai settori più impervi alle suggestioni
culturali.
Per la prima volta in molti anni a fronte di uno stuolo di insensibili organizzazioni
abbiamo un altro modello a nostra disposizione, un modello, che non ha bisogno di
“uomini nuovi” né di imporre lacrime e sangue. Gli bastano alcuni automatismi di un
(beninteso) self-interest, uno che tenga conto della coesione sociale e della necessità
dell’equità.
Il Ruolo dell’Italia
La rivista Limes e Lucio Caracciolo a più riprese si sono (e ci hanno) interrogati sul
ruolo dell’Italia in questa nuova fase che si apre nelle relazioni internazionali, piena
di promesse ma ancora fragile, una fase che dobbiamo consolidare con le migliori
idee che possiamo attingere dal nostro passato. Una fase che ha bisogno di valori
universali, tanto chiaramente affermati quanto visibilmente incarnati in istituzioni
leggere, che assumano l’onere di decidere al vertice solo quando la base si è
dimostrata incapace di farlo in tempi che lei stessa ha fissato come massimi.

È importante non confondere il desiderio si sicurezza con qualche forma di


sciovinismo. Lo stesso vale per l’idea che l’Italia sia portatrice di un modello più
umano rispetto al capitalismo corporativo. Dovrebbe essere considerato come un fatto
oggettivo. Si tratta di un dono che la proto-Italia del passato ha fatto all’intera
umanità, non solo ai suoi eredi.
Se Wikipolis avrà il riguardo che ho citato nei confronti del sistema finanziario
italiano64 non si dovrà dunque ad oscure manovre ma al fatto che l’Italia è la
portabandiera di una visione del mondo oggettivamente più umana. Una visione che
deve essere mostrata nella sua concretezza in modo da ispirare anche in altri paesi gli
stessi valori.
Se quest’idea ci sorprende dovremmo riflettere su due cose: le nostre alleanze dal
dopoguerra ad oggi e la reale brevità della storia unitaria italiana.

64

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Durante l’epoca del consolidamento umbertino e giolittiano eravamo un paese dal
quale si fuggiva per mancanza di opportunità. Poi venne la seconda guerra dei
trent’anni. E il secondo dopoguerra con il mondo diviso in blocchi.
L’Italia Unita, prima di oggi, non si è mai trovata in una situazione relativa, buona
come l’attuale. Questo è il momento di iniziare a raccogliere i dividendi e a seminare
per il futuro.

Paolo Zegna in un convegno della Fondazione Fare Futuro65 ha asserito che


nell’ultima recente missione di Confindustria in Malaysia, il 40% delle imprese
italiane aveva un fatturato inferiore ai 10 mln. È difficile sovrastimare la potenza di
questo dato (in termini di soft power). Le popolazioni del medio e dell’estremo
oriente tendono ad avere un forte pregiudizio negativo nei confronti delle
Corporations, che percepiscono come eredi delle varie Compagnie delle Indie e
accettano come male minore ma che potrebbero soffrirebbero moltissimo la
concorrenza di un modello come quello italiano (basato più su famiglia ed individui
che su grandi organizzazioni), qualora fosse fatto proprio da una numerosa ed
organizzata minoranza.
Naturalmente non sarebbe necessario (né desiderabile) enfatizzare esplicitamente la
concettuale italianità di Wikipolis, per non rischiare che l’etichetta partigiana ne
diminuisca l’appeal. Di certo, qualora si consolidasse quel modello, l’Italia si
beneficerebbe enormemente dal poter portare la competizione sul suo terreno naturale
(le PMI), dopo secoli in cui non le è stato possibile. La risultante federazione di PMI
autogovernate eleggerebbe i membri del consiglio di amministrazione della
conglomerata, che avrebbe comunque solo un potere decisionale di ultima istanza
(non di prima).
Come ha potuto notare dalla lettura del libro, tra gli strumenti necessari al successo di
Wikipolis non ve n’è alcuno che non sia già stato precedentemente testato.
La mia innovazione sta nella forma che ho dato loro e alle strutture di incentivi
appositamente create. Ora manca solo una sana volontà di sperimentare.
Una volta noi italiani eravamo straordinari “bricoleurs istituzionali”.
Sarebbe bello che si potesse provare a mettere in piedi un garage di questo tipo.
Non dobbiamo lasciarci convincere (provincialmente) che solo la Silicon Valley
possa innovare e che solo quel tipo di tecnologia abbia un alto impatto.
Il vantaggio comparativo dell’Italia merita una chance, dobbiamo tornare a credere in
noi stessi e lanciare questa ufficiosa charme offensive.

A questo punto la road map “panoramica” è terminata. Se siete arrivati fin qui non
deve esservi sembrata troppo incoerente. A non essere esaurita è la necessità di
spiegare. Se fossi al posto vostro, quanto più eccitante avessi trovato la visione,
quanto più severamente vorrei esaminare i prossimi passi e l’intera strategia che
potrebbe condurre alla sua realizzazione. Le visioni ammalianti sono facili da
delineare ma spesso non sono che miraggi.

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http://bit.ly/cWSQqz

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