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Il Popolo
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di Bronzo
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Le statuette di bronzo della civiltà nuragica costituiscono modelli dei d
A
costumi e delle tradizioni di un popolo, considerato da sempre mi- ze
sterioso. Ne parla un’artista sarda, autrice di un testo dedicato agli In apertura, tu
bronzetto nuragico risalente al ta
antichi abitanti della Sardegna ed esperta nella ricostruzione del lo- 1000 a.C. to
ro abbigliamento d
tr
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«Quando vidi per la prima volta i bronzetti sardi ero nel nemico, che faceva sembrare il guerriero come Al centro,
ancora una bambina; erano custoditi al Museo “vec- una specie di terrificante divinità aliena. Può anche Guerriero con
chio”, quello del Taramelli. Gli oggetti che m’incu- darsi che la tecnica del mascheramento orrido fosse quattro occhi e
riosivano di più erano tutte quelle statuette di bron- tipica dei guerrieri di quella particolare zona della quattro braccia
zo, quasi ammucchiate le une vicino alle altre. Le os- Sardegna». (Sculture della
servavo con molta attenzione... osservavo i loro bei Sardegna Nura-
vestiti e fantasticavo su quelle piccole persone; sì, per- O.C. e S.T.: Il guerriero mascherato con quattro gica, G. Lilliu);
chè le vedevo come persone tramutate in bronzo da occhi e quattro braccia è senz’altro il più famoso in basso, sche-
chissà quale funesto incantesimo». bronzetto sardo, ispiratore, persino, di ipotesi ex- ma relativo al-
traterrestre, «per spiegare la sua attrezzatura dop- l’armatura del

Q uell’incantesimo sembra rompersi nel


2005, quando viene edito per la prima
volta Il popolo di Bronzo (casa editrice
Condaghes), una singolare raccolta di
schede illustrate, attraverso le quali 100
bronzetti sardi riprendono vita, grazie alla
pia», ma anche i suoi grandi immancabili occhi e,
soprattutto, quelle che sembrano, a giudicare dal-
la loro forma, delle lunghe antenne, tipiche di
certa iconografia aliena.
A.D.: «Quando in archeologia ci si imbatte in
qualche reperto singolare, che non si riesce a in-
Guerriero con
quattro occhi e
quattro braccia
(©Angela De-
montis).

minuziosa descrizione illustrativa di quella quadrare facilmente, gli “pseudo-studiosi” quasi


bambina , divenuta una valente poliedrica sempre colgono occasione per bollarlo come
artista: Angela Demontis. «Volevo restitui- “extraterrestre”. Allora erano extraterrestri an-
re dignità ai miei Antichi Antenati. che i guerrieri Samurai, mascherati, le cui ar-
Un’impresa mai tentata prima da nessu- mature simulavano demoni con corazze e an-
no!», frutto di una dura e faticosa ricerca, tenne da insetto (coleottero corazzato), oppu-
durante la quale l’autrice si è sempre senti- re i guerrieri Celti (i Picti), che avevano il cor-
ta accompagnata dal Popolo di Bronzo. po tinto di blu per far paura al nemico. Se-
Ogni piccolo, preziosissimo dettaglio dei condo me il nostro bronzetto iperantropico
bronzetti esaminati è stato ricostruito con rappresenta un guerriero con “singolare” at-
maniacale precisione, poiché, come giu- trezzatura; ma potrebbe essere anche la
stamente sottolineato dalla Demon- raffigurazione di un danzatore che rievo-
tis, se la scrittura era sconosciuta nel- cava gesta divine, come fanno ancora og-
la civiltà nuragica, è pur vero che i gi i danzatori indù quando inscenano le
suoi mirabili artigiani hanno tra- loro leggende, impersonando le divi-
mandato ai posteri un insostituibi- nità dai molti volti e molte braccia.
le patrimonio di notizie scolpite Notare, inoltre, che questo bronzet-
sulle statuette. «Bisogna solo capir- to, come tanti altri, è scalzo: un ex-
le e saperle leggere» afferma la bra- traterrestre supertecnologico andava
va pittrice, disegnatrice e modellista in giro senza scarpe?».
sarda, con la speranza che proprio
questo suo originale lavoro riesca a
portare «tutti i lettori e, in particola-
re, i Sardi a vedere finalmente con oc-
chi diversi il piccolo grande popolo custo-
dito nei nostri musei», speranza che fac-
ciamo anche nostra incontrando Angela
Demontis, per commentare alcune delle minuziose
ricostruzioni presenti nelle 100 schede del suo libro.

Osvaldo Carigi e Stefania Tavanti: Iniziamo con


l’occuparci dei guerrieri mascherati da te defi-
niti, facenti parte di quei «loschi figuri con
quattro braccia e quattro occhi, che presentano
un armamento guerresco davvero unico». Una
curiosità: è soltanto un caso che i sei bronzet-
ti presenti nel libro provengano tutti dal san-
tuario nuragico di Abini, Teti (NUORO), o
proprio in questa zona si sviluppò l’adozione
della “singolare attrezzatura” in questione?
Angela Demontis: «Forse non è un caso che i bron-
zetti con quattro occhi e quattro braccia provengano
tutti da Abìni. Può darsi che gli artigiani rappresen-
tassero un tipo di personaggio epico, un loro antena-
to famoso, che aveva compiuto grandi gesta e che in-
dossava un “mascheramento orrido da guerra”. Un
travestimento talmente “potente” da incutere terrore

55 •
IL POPOLO DI BRONZO A
O.C. e S.T.: Non è
scalzo, invece, un
guerriero con ai
piedi un paio di
sandali, la cui
suola poteva es-
sere realizzata in
sughero. Ma il
bronzetto in que-
stione presenta un’al-
tra peculiarità: più di al-
tri ti ha fatto pensare ai
Mirmidoni (myrme-
cos=formica) di
Achille, anche
se per un altro
guerriero, an-
ch’esso presen-
te nel tuo li-
bro, ti sei
chiesta se questi non raffi-
guri proprio uno dei pre-
detti leggendari combat-
tenti, nominati da Ome-
ro nell’Iliade e da Ovi-
In alto a sinistra, dio nelle Metamorfosi.
ricostruzione a A.D.: «Sono rare le sta-
colori del tuette nuragiche che in-
Guerriero di Uta dossano i sandali, le cal-
(©Angela zature erano costose in af
Demontis). antichità... forse questo si- va
I disegni a colori gnore si è fatto ritrarre co- gu
presenti sì per millantare la sua ba
nell’articolo sono “ricchezza”. I guerrieri po- st
un’esclusiva che tevano essere anche vanito- sieme agli occhi veri, lancio «non era concepito per “V
Angela Demontis si! Questo personaggio è fanno sembrare l’in- ritornare indietro se mancava il di
ha concesso a uno di quelli in cui si setto con 4 occhi! bersaglio». Nelle sue tante va- do
FENIX. può iniziare a notare Proprio Ovidio narra rianti, l’arma in questione sem- na
In alto a destra, una prima “evoluzio- la leggenda delle for- bra essere una delle prove di un
schema ne” dell’impalcatura miche di Egìna, tra- contatti della civiltà nuragica re
illustrativo che sorregge le dop- mutate da Zeus in con l’Antico Egitto, a comincia- è
dell’armatura del pie armi. Special- terribili guerrieri, for- re da un episodio mitologico tr
Guerriero con mente visto da die- se un modo poetico che vede protagonista il dio st
mazza da lancio tro si vede che non per tramandare il ri- Seth, passando per l’affresco no
(©Angela porta l’impalcatura cordo del “maschera- della Tomba del faraone Ame- m
Demontis). sulle spalle come al- mento orrido da nemhat, per finire a quanto
In basso, tri, ma le braccia finte guerra simil-formica”?». narrato in antiche cronache egi- O
statuina sbucano direttamente zie. ri
chiamata dalle maniche insieme a O.C. e S.T.: Uno dei A.D.: «Sembrerà strano, ma una de
Guerriero con quelle vere. Il suo volto e guerrieri facente parte delle armi più esibite dai bron- li
mazza da lancio quello dei successivi dei cosiddetti “bastona- zetti-guerrieri è proprio il basto- C
(Sculture della guerrieri, mi ha fatto tori” è tra questi sicura- ne. Bastoni, stocchi, “manganelli” co
Sardegna pensare ai Mirmidoni, mente il più intrigante, ricavati dal legno, materiale soli- ta
Nuragica, G. perché l’elmo porta le per la presenza di do, economico e di facile reperi- Q
Lilliu). corna divergenti, che un’arma che non può mento in natura. I bastoni pote- bi
sembrano antenne da non ricordare, nella vano essere di forma dritta rego- e
insetto. Inoltre, alcu- forma, il boomerang lare o “angolati”, in questo caso A
ne specie di formi- australiano, anche se, specifico l’oggetto impugnato dal m
che hanno, ben visi- come giustamente nostro personaggio rassomiglia ai st
bili sulla testa, due da te sottolineato, bastoni da lancio egizi chiamati st
“ocelli” che, visti in- questo bastone da Amat. Mi sono accorta che in un ne
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ARCHEOLOGIA MISTERIOSA
raghi (come nel bellissimo nuraghe Arrùbiu di Or-
roli) sono stati rinvenuti cocci di questo
tipo e pare che questa fosse una usanza
di buon augurio... come per “benedire”
la costruzione. È molto probabile
che ci fossero imparentamenti di-
retti o che intere famiglie migras-
sero da un’isola all’altra: a Creta è
stata trovata ceramica nuragica.
Quindi, con le persone, migrava an-
che la “moda” e non deve stupire che
lo schema di vestiario femminile mi-
noico-miceneo si sia instaurato
stabilmente in Sardegna, fino ad
arrivare addirittura ai giorni no-
stri praticamente intatto. Le
donne col seno scoperto le ri-
troviamo ritratte a Creta (Dee
dei serpenti), negli affreschi del
palazzo miceneo di Tirinto e in
quelli della Casa delle Donne di
Akrotiri (Santorini). I costumi
femminili sardi odierni riporta-
no ancora le antiche geometrie e
i ricami simbolici, le gonne sovrap-
poste o a balze, le corte giacche e gli
splendidi bustini: gli antichi reggiseno! Molto pro-
babilmente la camicia è arrivata con la nuova reli- In alto a sinistra,
gione, il Cristianesimo, che tendeva a coprire il seno, ricostruzione della
affresco tombale di Amenemhat (XII dinastia), tra le simbolo troppo potente dell’antichissimo e radicato Donna di Teti con
varie scene di allenamento di truppe, vi sono raffi- matriarcato». cappello da strega
gurati un paio di personaggi di pelle chiara (e bar- (©Angela
ba) che impugnano questi bastoni angolati. Il ba- O.C. e S.T.: Un bronzetto femminile presenta Demontis).
stone da lancio poteva avere diverse forme a “S”, a un copricapo davvero singolare, che richiama al- In alto a destra,
er “V”, più o meno angolata, ed erano sempre dotati la mente il classico cappello appuntito delle stre- la statuina
il di manico. Il manico li rendeva sbilanciati e quan- ghe. Lo stesso modello viene ancora oggi usato chiamata Donna
a- do erano lanciati per colpire il bersaglio, non tor- di Teti (Sculture
m- navano indietro come fa il boomerang. Il fatto che della Sardegna
di un bronzetto sardo impugni un’arma solo “appa- Nuragica, G.
ca rentemente” egiziana non deve stupire, la Sardegna Lilliu).
a- è un’isola al centro del Mediterraneo, il mare più In basso,
co trafficato dell’antichità... si viaggiava moltissimo, esi- Angela Demontis
io steva già l’emigrazione e gli scambi commerciali era- con le
co no intensi, quindi venivano diffuse e condivise le ricostruzioni del
e- merci, le armi, la tecnologia, ecc.» Capotribù di Uta e
to della Sciamana di
gi- O.C. e S.T.: La donna di Teti con abito minoico Teti (Mandas
ricorda appunto le celebri Dee o Sacerdotesse 2008, ©Angela
na dei Serpenti (circa 1600 a.C.), statuette femmini- Demontis).
n- li in ceramica, ritrovate nel palazzo di Cnosso, a
to- Creta: elementi accomunanti sono il turbante
lli” con fascia decorata, la lunga gonna a balze, la cor-
li- ta giacca aderente che lascia scoperto il seno.
ri- Quali ipotesi potrebbe spiegare una tale incredi-
te- bile somiglianza tra il costume delle donne sarde
go- e quello delle donne cretesi?
so A.D.: «Si sa, ormai da molto tempo, che antica-
dal mente tra Sardegna e mondo minoico-miceneo esi-
ai stevano contatti culturali. Nella nostra isola sono
ati stati ritrovati tantissimi frammenti di ceramica mice-
un nea; addirittura sotto le “fondamenta” di alcuni nu-

57 •
IL POPOLO DI BRONZO A
ra di Palestina: ce lo rac- vig
contano le varie spedi- m
zioni egiziane a caccia di co
incenso nella mitica ter- A.
ra di Punt e lo racconta- pr
no le storie sulla regina an
di Saba e il re Salomone. pi
Con gli scambi commer- lar
ciali “viaggiava” di tutto: svi
la tecnologia come la pr
moda, probabilmente ca
questo tipo di copricapo ga
con apice allungato, dif- co
fusamente usato nel Me- so
diterraneo (basti vedere si
quelli utilizzati in Gre- re
cia e Beozia da uomini e Po
donne, o quelli etruschi) lo
sono forse arrivati fin ess
nello Yemen... o vicever- re
sa. Oppure ci può essere san
un’altra spiegazione: il m
cappello della mummia tu
del Taklamakan, molto len
simile nella forma a leo
quello del bronzetto, è de
realizzato in feltro esat- gio
tamente come i cappelli ne
da “strega” tipici delle ram
zone celtiche del Nord- da
europa. Infatti, la mum- lu
mia “cinese” aveva i ca- gu
pelli biondi ed era alta va
1,80m... pare che facesse ni
parte di un gruppo fami- un
gliare originario dell’O- Ve
vest-europa, migrato nel ne
dalle donne ye- si nota per la balza sporgente plis- Taklamakan forse per motivi ca
menite di etnia settata, la tunica superiore a tubi- commerciali. Il suo cappello a ch
Hadramaut e no rende la figura molto elegante. punta la classifica come “sciama- lo
Tihama che, in- Il mantello, poi, è ampio, con l’in- na”, rispecchiando il significato ti
credibilmente, tero lato superiore decorato da simbolico di questo oggetto; da to
indossano anche un lungo abi- frange o nappe. I capelli acconcia- notare che nell’iconografia nordi- pe
In alto a sinistra, to con mantello e velo, esatta- ti in pieno “stile mediterraneo”, ca sono proprio i maghi e le stre- pe
Sacerdote orante mente come il nostro bronzet- cioè con le ciocche ritorte (non ghe a portare il cappello a punta. zio
con acconciatura to. Le similitudini però non fi- trecce) esattamente come i minoi- Quindi, forse, anche nel mondo tre
lunare (Sculture niscono qui: questa volta an- ci, micenei, greci, etruschi. Il pez- nuragico le sciamane indossavano re
della Sardegna diamo nella zona desertica del zo forte è lo stupefacente cappel- questo tipo di copricapo che in- zio
Nuragica, G. Taklamakan, in Cina, dove so- lo da “strega” che, col suo apice dicava il “mestiere” praticato?». sed
Lilliu). no state rinvenute mummie di allungato, dona un’aria misteriosa nu
In alto a destra, 4.000 anni fa… alla signora. Stranamente lo stes- O.C. e S.T.: Parliamo adesso
spiegazione A.D.: «Questo è uno dei bron- so tipo di cappello, realizzato con della donna di Selèni. Questa O
schematica zetti ai quali sono più affezionata. vegetali intrecciati, è rimasto nella ha, come caratteristica princi- re
dell’abbigliamento Rappresenta un valido esempio tradizione yemenita di alcune et- pale, un alto collare ad anelli za
e dell’acconciatura della strepitosa eleganza femmi- nie, queste sfuggenti donne (diffi- che le cinge il collo, visibilmen- tiz
del Sacerdote nile nella Sardegna del IX secolo cilissime da fotografare) sembra- te allungato, e che si estende sa
orante (©Angela a.C. Inoltre la signora sorride, ha no le fotocopie del nostro bron- verso il basso fino a ricoprirle il gn
Demontis). un’espressione tenerissima im- zetto. Dalle fonti storiche si sa petto. La deformazione del col- ch
pressa sul suo piccolo volto bron- che anticamente esistevano inten- lo è probabilmente dovuta al- tu
zeo. L’abito è composto da due si scambi commerciali tra l’esoti- l’accessorio. Quella di allungare cit
vesti sovrapposte, quella di sotto co Yemen, l’antico Egitto e la ter- il collo è un’usanza tuttora in tam

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ARCHEOLOGIA MISTERIOSA
ac- vigore in alcune etnie birmane, puntualizzi, è difficile pensare In alto,
di- ma se ne parla anche nell’Anti- che qualcuno «tenga a farsi la copertina del
di co Testamento... venire il mal di testa, suonan- libro di Angela
er- A.D.: «Apparentemente sembra do un tamburo posto diretta- Demontis.
ta- proprio che indossi un collare ad mente sul cranio»! Qual è la In basso,.
na anelli, ma in realtà è un oggetto tua ipotesi circa lo strano co- l’autrice con
ne. più complesso. Infatti questo col- pricapo, che, indubbiamente, bandoliera e
er- lare rigato cinge il collo e poi si ricorda la simbologia di alcu- pugnale
to: sviluppa verso il basso, fino a co- ne divinità solari e lunari del- nuragico.
la prire il petto della signora nuragi- l’antico Egitto?
nte ca, lateralmente ha i bordi ripie- A.D.: «Questo personaggio è si-
po gati. Nella parte posteriore del curamente uno dei più bizzarri
dif- collo si nota che il collare è chiu- della produzione bronzistica
Me- so da un insieme di legature che nuragica. Secondo me, lo strano
ere si incrociano, quindi poteva esse- aggeggio, che porta disinvolta-
re- re slegato e perciò non era fisso. mente sulla testa, altro non è
ie Poteva essere realizzato in metal- che una spettacolare, elaborata,
hi) lo ma anche in cuoio e, oltre ad acconciatura. Ricordiamoci che
fin essere decorativo, doveva assume- le acconciature particolari, che a
er- re un significato simbolico. L’u- noi uomini moderni sembrano
ere sanza di portare alti collari era molto diffusa nel “bizzarre”, erano un’usanza diffusissima nell’anti-
il mondo antico e si trova riprodotta in diverse sta- chità, ancora oggi molte popolazioni indossano stra-
mia tuette, come quelle sumere della Dea Bau (II mil- nissimi copricapo o acconciature che servono anche
lto lennio a.C.) o in quella fenicia di divinità con testa a identificare le etnie o il personaggio che le porta.
a leonina ritrovata a Thinissut (III sec.a.C.). L’usanza Sono dei simboli identificativi, come i costumi in
è del collare deformante è giunta intatta sino ai nostri generale. Basta vedere le donne di certe etnie in
at- giorni, basta vedere le famose donne “giraffa” birma- Mongolia e Cina, che raccolgono i capelli in forme
elli ne e thailandesi. Il collare in realtà non allunga ve- assurde, modellandoli come se avessero delle enor-
lle ramente il collo, ma deforma e abbassa le clavicole, mi appendici ai lati della testa (acconciature riporta-
rd- dando così la sensazione ottica che il collo sia più te persino negli episodi di Star Wars!). Anche gli uo-
m- lungo. Persino molti bronzetti nuragici maschili, i mini possono avere i capelli raccolti in maniera biz-
ca- guerrieri, indossano degli alti collari, che però servi- zarra, come si può vedere nelle bellissime statue-sol-
lta vano a proteggere la gola durante le battaglie... alcu- dato del famoso esercito di terracotta in Cina o co-
sse ni comunque sono collari molto alti, come quello di me certi indù che formano una crocchia raccolta
mi- un guerriero conservato al Museo di Sassari. Nel sulla fronte e la ricoprono con stoffe variopinte... in
O- Vecchio Testamento viene descritta una popolazio- tal modo sembra che abbiano un enorme bozzo
nel ne preisraelita, insediata a Nord di Hebron, che era sulla testa. Quindi, il nostro bronzetto, a mio pare-
ivi caratterizzata proprio dal collo allungato: venivano
a chiamati Anakim, che in origine significava “dal col-
ma- lo lungo” o “popolo dal collo (o collana)”, e descrit-
ato ti come uomini molto alti. Sempre tornando al fat-
da to che nell’antichità si viaggiava più di quanto si
di- pensi ora, possono essere tante le spiegazioni del
re- perché certi “monili” fossero usati da varie popola-
ta. zioni, apparentemente non collegate tra loro. Po-
do trebbe darsi persino che i personaggi con alto colla-
no re ritratti nei bronzetti siano proprio quella popola-
in- zione chiamata Anakim (che è un soprannome...) in-
sediatasi nell’antica Palestina. Forse un avamposto
nuragico...».
so
ta O.C. e S.T.: Il bronzetto con “acconciatura luna-
ci- re” - forse uno sciamano o una sciamana - è sen-
lli za dubbio il più intrigante. Si è addirittura ipo-
n- tizzato che il bizzarro copricapo discoidale, fis-
de sato sulla sua testa, possa essere un “marchinge-
il gno tecnologico” alimentato da celle fotovoltai-
ol- che disposte sul mantello, che, in realtà, è costi-
al- tuito da semplici rettangoli di stoffa o pelle cu-
re citi insieme. Per altri invece si tratterebbe di un
in tamburo cerimoniale, sebbene, come tu stessa

59 •
IL POPOLO DI BRONZO

Chi sono gli autori Chi è Angela Demontis


Osvaldo Carigi - Nato a Roma nel 1953, Nata nel 1968, figlia di una scultrice e di un
collabora con Adriano pittore, si diploma al Liceo Artistico di Cagliari,
Forgione da Maggio 2007. dove coltiva la grande passione per l’arte e per la
Pubblica regolarmente su storia antica. Lavora ormai da vent’anni
FENIX e saltuariamente realizzando numerose opere, che spaziano dalla
su NEXUS e la spagnola ritrattistica al disegno scientifico, dai modelli ai
MAS ALLA’. Da Maggio grandi pannelli dipinti. Collabora per diversi
2009 lavora in coppia con anni con Musei Naturalistici come disegnatrice scientifica. Nel
Stefania Tavanti. 2005 pubblica la ricerca sui costumi nuragici dal titolo Il popolo
di Bronzo (casa editrice Condaghes). In occasione della
Stefania Tavanti - Nata manifestazione Nuragus-Telethon 2008 le viene conferito il
nel 1966 a Firenze, lavora premio “Donna di Nuragus 2008” per aver saputo valorizzare la
nel campo dell’editoria cultura sarda con la sua pubblicazione. Dal 2007 al 2009 lavora al
dal 1995. Appassionata suo progetto di ricostruzione di alcuni costumi nuragici e realizza
da sempre di archeologia, una grande mostra itinerante, sotto l’egida della Provincia di
pubblica in Cagliari, con 10 manichini e 16 pannelli esplicativi, un connubio
collaborazione con tra archeologia sperimentale e arte. I manichini sono abbigliati con
Osvaldo Carigi sulle costumi, armi e attrezzi a grandezza naturale, ricostruiti con i
riviste FENIX, MAS materiali e le tecniche di lavorazione usate dagli antichi sardi. La
ALLA’ e NEXUS. mostra verrà ospitata, da Aprile 2010 per due mesi, al Museo
Archeologico di Cagliari, per poi itinerare nel resto della Sardegna.

re, rappresenta un personaggio


(donna? uomo?) con i capelli rac- raggruppata e fissata da anelli so- paga. Con questa tecnica si può
colti, nascosti sotto un copricapo vrapposti, dando così l’idea di un dire qualunque cosa non verifica-
con elemento discoidale frontale “tubo” verticale. Qualcuno invece bile: allora, forse, anche i favolosi
e con il tutto fasciato da una stof- crede ancora che ci si trovi di copricapo piumati dei Maya e
fa probabilmente variopinta. Il fronte a un oggetto tecnologico o degli Aztechi (che giravano in cia-
lembo frontale della stoffa si arro- persino a un casco extraterrestre! batte e a malapena erano dotati
tola, dando lo spessore giusto per È facile e fa vendere bene, l’idea- di mutande...) in realtà possono
cingere meglio il volto ed essere, re teorie vedendo oggetti tecno- essere visti come “caschi spazia-
infine, fissato sotto il mento. Po- logici ovunque nell’antichità, an- li”… e le donne medievali forse
steriormente, la stoffa, tirata e tesa ziché pensare a soluzioni più avevano davvero la testa a forma
sull’elemento discoidale, viene semplici e ovvie, la normalità non di cono allungato!».

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