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Personaggi

(ovvero La finzione
scenica)

di Riccardo Vaccaro

1
C’è un uomo nella scena vuota. E’ messo a terra, tutto raggomitolato di
fianco. Sembra sofferente. Attorno non c’è assolutamente niente. Entra un
altro uomo. Si accorge subito dell’uomo a terra. Va verso di lui e sembra
preoccupato.

UOMO: Scusi… scusi, che cosa ha? che cosa è successo?

Silenzio, l’altro non risponde

UOMO: Scusi… (si china sull’uomo a terra, gli tocca la spalla) ha qualche
problema? posso aiutarla? potrei fare qualcosa per lei. Deve solo chiedere.

L’uomo a terra scosta la spalla indispettito ma non si volta.

UOMO A TERRA: Lasciami stare, lasciami. E poi che mi dici “scusi scusi”? Non
mi hai fatto niente, non hai niente di cui scusarti.
UOMO: Ma… io… io… che cosa ha? perché è steso per terra?
UOMO A TERRA: Non sono steso. Sono raggomitolato su un fianco. E poi te l’ho
detto, lasciami stare. Mi devi lasciare stare!
UOMO:No… lei deve avere qualche problema. Me lo dica, per favore… perché…
UOMO A TERRA: Ma ce l’avrai tu il problema! Adesso mettiti in testa che mi
devi lasciare in pace, fai quello che vuoi ma non disturbarmi!
UOMO: Ma allora perché sta lì per terra? Mica è tanto normale.
UOMO A TERRA: Cosa vuoi ancora?! (ancora non si gira verso l’altro) io non ti
vengo a chiedere perché stai alzato, non ti disturbo, io. Allora tu fai lo stesso e
mi lasci stare.

Silenzio, l’Uomo è imbarazzato.

UOMO A TERRA: Ah… mi sono accorto di una cosa. Perché continui a darmi del
lei? Non siamo fatti per darci del lei, noi ci dobbiamo dare del tu.
UOMO: Ma… cosa… cosa vuole…
UOMO A TERRA: Tu! Mi devi dare del tu, capito?
UOMO: Si, si… cosa vuoi dire con questo? Perché dobbiamo darci del tu per
forza?
UOMO A TERRA: Ma perché è così! il nostro rapporto è questo! mi sa che sei un
po’ stupido, tu. Lasciami stare, mi devi lasciare stare.

L’Uomo rimane immobile, indeciso. Si guarda un po’ intorno.

UOMO: E allora cosa devo fare? non so cosa fare. Dove siamo qui?
UOMO A TERRA: Ma cosa mi vieni a chiedere? fai quello che vuoi.
UOMO: Sono indeciso. Dammi un consiglio.
UOMO A TERRA: E che ne so? … mettiti a saltare.
2
UOMO: Sono stanco, e poi non mi piace.
UOMO A TERRA: E allora vaffanculo. E lasciami stare.

L’Uomo si mette in una posa interrogativa e riflette. L’Uomo a terra è sempre


nella stessa posizione dell’inizio.

UOMO: Ho trovato!
UOMO A TERRA: Che cosa c’è ancora?
UOMO: Ho deciso cosa fare.
UOMO A TERRA: E... vediamo... cosa hai deciso?
UOMO: Ho deciso di chiederti chi sei.
UOMO A TERRA: E chiedi allora?
UOMO: Chi sei?
UOMO A TERRA: Io sono Uomo a terra. Pensavo fosse evidente.
UOMO: Chiedimelo tu ora. Fammi contento.
UOMO A TERRA: Cosa? cosa ti devo chiedere?
UOMO: Chi sono.
UOMO A TERRA: Va bene. Chi sei?
UOMO: Io sono Uomo.
UOMO A TERRA: Uomo? tu sei Uomo? (finalmente si volta e guarda Uomo)
UOMO: Si, te l’ho appena detto.

Uomo a terra si mette seduto.

UOMO A TERRA: Ti stavo aspettando. Dobbiamo parlare, noi due. Scusa per
prima, pensavo fossi uno scocciatore. Dai, siediti.

Uomo prova a sedersi a terra ma Uomo a terra lo ferma.

UOMO A TERRA: No! non puoi sederti per terra. Sono io Uomo a terra, tu sei
soltanto Uomo.
UOMO: E allora dove mi siedo?
UOMO A TERRA: Su una sedia.
UOMO: Ma qui non ci sono sedie. (si guarda tutt’intorno)
UOMO A TERRA: Se lo chiedi te ne portano una.
UOMO: Devo chiederlo?
UOMO A TERRA: Si.
UOMO: Allora… potete portarmi una sedia?

Una persona entra nella scena portando la sedia. La posa accanto a Uomo.
Se ne va e Uomo lo segue con lo sguardo stupito. Uomo si siede. Silenzio di
qualche secondo.

UOMO: Dunque... di cosa dobbiamo parlare?


UOMO A TERRA: Mah… non so.
UOMO: Come “non so?”
UOMO A TERRA: Non so.
UOMO: Non hai detto che dobbiamo parlare, un attimo fa?
UOMO A TERRA: Si si, l’ho detto.
UOMO: E allora?
UOMO A TERRA: Allora cosa?
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UOMO: Allora di cosa dobbiamo parlare?
UOMO A TERRA: Non so.
UOMO: Come non sai?! (si alza, un po’ irritato) mi dici che dobbiamo parlare e
non sai neanche di cosa?
UOMO A TERRA: Aspetta, ora ti spiego. Non so di cosa parlare ma so che
dobbiamo parlare, so solo questo. E’ la mia unica certezza. Dai, siediti.
UOMO: Ah… (si risiede)

Silenzio.

UOMO: E’ la tua unica certezza, eh?


UOMO A TERRA: Si, la mia unica. E mi ritengo fortunato, c’è gente che non ne
ha nessuna. Tu ne hai, di certezze?
UOMO: Si, qualcuna.
UOMO A TERRA: Quali?
UOMO: Beh… sono certo di chiamarmi Uomo, e anche che devo entrare da lì
(indica il punto da dove è entrato in scena).
UOMO A TERRA: Stiamo parlando.
UOMO: Come?
UOMO A TERRA: Stiamo parlando.
UOMO: Ah… si, vero.
UOMO A TERRA: Stiamo facendo quello che dobbiamo fare.
UOMO: Infatti. Ma io mi chiedo: perché dobbiamo farlo?
UOMO A TERRA: Boh… non so.

Silenzio.

UOMO: Di cosa parliamo?


UOMO A TERRA: Ci sto pensando… proponi un argomento.
UOMO: Una domanda prima: le cose che diciamo adesso valgono?
UOMO A TERRA: Mm… non credo, facciamo che queste non valgono.
UOMO: Va bene.

Silenzio. I due si mettono nella posizione da tipico pensatore con la mano


sotto il mento.

UOMO: Penso di aver trovato qualcosa di interessante.


UOMO A TERRA: Cosa? dimmi.
UOMO: Possiamo parlare del perché stai per terra.
UOMO A TERRA: Veeero… molto interessante, bravo!
UOMO: Grazie.
UOMO A TERRA: Dunque cominciamo
UOMO: Si, certo. Qual è la causa che ti porta a stare per terra?
UOMO A TERRA: Mah… diciamo che non c’è un motivo vero e proprio. Ce ne
potrebbero essere tanti.
UOMO: In che senso?
UOMO A TERRA: Il fatto è che il motivo ce lo dobbiamo inventare. Anzi, me lo
devo inventare… ma… se vuoi puoi propormi qualche idea.
UOMO: Vuoi dire che il motivo non c’è?

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UOMO A TERRA: No, io sto qui per terra, davanti a te e a tutti quelli che
vogliono ascoltare le mie parole, senza un motivo. Ma, come ti ho detto, adesso
ne troviamo uno.
UOMO: Capisco.

Silenzio. I due pensano.

UOMO: Potrebbe essere semplicemente una conseguenza del tuo nome, che ne
dici?
UOMO A TERRA: Non mi piace. Scusa se te lo dico, ma mi sembra una
stupidaggine. I nomi non condizionano gli uomini. Credi che se mi chiamassi
Cane abbaierei? E’ al contrario: io mi chiamo Uomo a terra perché sto a terra,
capisci? se mi alzassi diventerei Uomo in piedi o Uomo, come te. Ma questo
non dipende da me.
UOMO: E da chi dipende?
UOMO A TERRA: Dai. Lo sai anche tu. Non fare l’ingenuo. Non farmi dire queste
cose.
UOMO: Si, hai ragione. Quale potrebbe essere un motivo interessante secondo
te, allora?
UOMO A TERRA: Un motivo interessante. E’ questo quello che ci vuole, vero?
altrimenti possiamo apparire noiosi.
UOMO: Vero.
UOMO A TERRA: Io avevo pensato ad un motivo serio, che faccia pensare.
UOMO: Pensare a cosa?
UOMO A TERRA: Pensare, così, in generale. Dai, si dice. “Qualcosa che faccia
pensare”. Così… comunque, avevo pensato di dire che sono qui per terra in
segno di protesta verso la società.
UOMO: Protesta?
UOMO A TERRA: Si, una protesta simbolica. Diciamo che io sto qui per terra
perché i valori sono crollati e cerco di ritrovarli tra la polvere. Come ti sembra?
bello, vero?
UOMO: Con una scusa del genere non riuscirei mai a prenderti sul serio. E poi
mi sei sembrato un po’ troppo moralista. Un bigotto idealista. E alquanto
noioso. Capisco che avrai pensato che questo tipo di cose normalmente hanno
successo. Il nostro è un mondo di morale. Ma noi ci dovremmo distinguere.
UOMO A TERRA: Dici?
UOMO: Dico, dico.

Silenzio.

UOMO A TERRA: Sai, è difficile inventarsi dei bei motivi.


UOMO: Si. Ce ne potrebbero essere così tanti, e a noi non viene niente.
UOMO A TERRA: Abbiamo scarsa fantasia.
UOMO: Infatti.
UOMO A TERRA: Ma non è colpa nostra.
UOMO: Giusto.
UOMO A TERRA:Va bè, basta, mettiamola che mi va e basta, senza motivo.
Chiudiamola qui, sei d’accordo?
UOMO: Si.

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Pausa. I due guardano fissi un punto a terra davanti a loro, come se fossero
in imbarazzo.

UOMO: Vaffanculo!
UOMO A TERRA: Che c’è?
UOMO: E’ imbarazzante! Questa situazione è veramente imbarazzante! Noi
stiamo qui che cerchiamo un argomento di cui parlare ma le nostre menti è
come se fossero vuote. Noi dovremmo parlare di qualcosa di preciso. Ma
perché poi dovremmo parlare? perché mi hai detto questo, prima? io vorrei
rimanere in silenzio e non provare questo disagio, cazzo! (rivolgendosi al
pubblico, con voce disperata) Voi! datemelo voi l’argomento di cui parlare…
sarete sicuramente più bravi di noi due. Per favore, aiutatemi!

Si china disperato con la testa sulle ginocchia. Singhiozza disperato per un


po’ . Uomo a terra gli si avvicina strisciando, gli mette una mano sulla spalla e
cerca di vedere il suo viso guardando dal basso.

UOMO A TERRA: Dai, non fare così. L’abbiamo detto che non è colpa nostra.
Siamo stati creati così e non possiamo ribellarci a questa condizione. (gli
accarezza la testa dolcemente). Dai, calmati.
UOMO: (scosta la mano di Uomo a terra con fastidio). Io continuo a lamentarmi,
non dico niente di interessante. Dovrei avere tantissime cose di cui parlare…
sai, io sono una persona colta, piena di conoscenza… ho fatto lo scrittore, sono
stato un artista, io. Solo che adesso tutto questo non ha importanza… no, non
ha mai avuto importanza… io mi illudo, non sono mai stato un artista, è stato
soltanto un mio sogno… ma… perché dico questo? Queste non sono le mie
parole...
UOMO A TERRA: Basta. Non essere stupido. Continui a lamentarti di cose che
non possono essere cambiate. Devi ricordarti qual è il tuo ruolo.
UOMO: Ma io non lo so più qual è il mio ruolo. Lo sapevo, ma parlare al passato
non ha alcun senso. Per favore, trova qualcosa che possiamo fare. Questa
immobilità mi snerva e mi uccide. Devo avere qualcosa che occupi la mia
mente, altrimenti impazzirò.
UOMO A TERRA: Va bene, ti voglio aiutare, non riesco a vederti soffrire così. (a
voce alta, come un’invocazione )Qualcuno porti qualcosa che possa occupare
le nostre menti annoiate, ne va della nostra vita.

Qualche secondo di attesa. Infine entra un terzo personaggio. In mano tiene


una pallina. Si ferma davanti ai due.

UOMO A TERRA: Chi sei? che cosa ci hai portato?


QUALCUNO: Io sono Qualcuno, mi avete chiamato e mi sono sentito in dovere
di venire ad aiutarvi. Vi ho portato una pallina, così potremo giocare.
UOMO A TERRA: Ottimo! Uomo, hai visto che alla fine abbiamo trovato
qualcosa da fare? sei contento?
UOMO: Si. (non sembra troppo convinto, ma si vede che è più calmo)
QUALCUNO: Ah! tu sei Uomo. Sei diventato famoso, sai? le tue parole adesso le
conoscono in molti e vengono anche apprezzate. Sei da ammirare.
UOMO: Davvero!? sono molto felice di questo. Hai sentito, Uomo a terra? le mie
parole allora non erano così noiose.

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UOMO A TERRA: Io te l’avevo detto, non c’era bisogno di piangere. Ma adesso
basta con le parole, abbiamo parlato anche troppo. Ora dobbiamo giocare.
Passa la pallina, Qualcuno, forza.

Qualcuno passa la palla a Uomo a terra, e questi poi a Uomo. Il gioco così
comincia e i tre hanno dei visi sereni. Si divertono come dei veri bambini.

QUALCUNO: Ti stai divertendo, Uomo? spero che tu adesso sia più tranquillo.
Quando ho sentito le tue parole, poco fa, ho cercato il modo migliore per farti
contento. Alla fine ho capito che la cosa migliore è un gioco semplice, da
bambini… ho fatto bene? dimmi.
UOMO: Si, sei stato bravissimo. Mi sto divertendo molto. Ti sono molto grato.
Riesco a non pensare in questo momento. È una sensazione veramente
piacevole. Si, sei stato bravissimo, veramente molto bravo.
UOMO A TERRA: Ehi, Uomo, ti vedo euforico! continua così e divertiti. Mi diverto
molto anch’io, sai? Qualcuno è stato veramente geniale. Bravo, bravo, bravo.
QUALCUNO: Quanti complimenti! mi state lusingando. Non ho fatto poi molto,
vi ho solo portato una pallina con cui giocare.
UOMO A TERRA: Non essere modesto. Sei stato geniale, fidati. Non è vero,
Uomo?
UOMO: È vero! ci hai salvato la vita. Cosa possiamo fare per sdebitarci?
QUALCUNO: Ma no, non dovete fare niente. Io vi ho aiutato con molto piacere.
Ve l’assicuro, non è necessario.
UOMO: Ah che persona magnifica! ci salva la vita dalla noia e non pretende
neanche una ricompensa. Sei tu la persona da ammirare, Qualcuno. Quasi non
mi trattengo dalla voglia di abbracciarti.
UOMO A TERRA: Ah ah ah ah! (porta teatralmente la testa all’indietro)
UOMO: Che c'è da ridere?
UOMO A TERRA: No, niente.
UOMO: Dai, dimmi perché ridi, sono curioso. (ferma la pallina che nel frattempo
hanno continuato a passarsi senza sosta)
UOMO A TERRA: No, è che poco fa non facevi altro che lamentarti e
piagnucolare come un bambino. Adesso sembra che sei in estasi. Sei proprio
un bambino, lasciatelo dire.
UOMO: Dici davvero? sono così infantile?
UOMO A TERRA: Si, altroché. Sei proprio un bambino lunatico.
UOMO: No! non è vero! nessuno mi ha mai detto una cosa del genere. Tu mi
stai offendendo!
UOMO A TERRA: Ma dai, non essere stupido. Era soltanto un’opinione, non te la
devi prendere.
UOMO: Io invece me la prendo. Io non posso essere assolutamente infantile! Io
sono Uomo, mica Bambino. Sono una persona matura e coerente, non posso
essere altro. Dicendo questo offendi la mia identità.
UOMO A TERRA: Smettila! non fai altro che confermare quello che stavo
dicendo. Tu stai facendo i capricci come un bambino… non è vero, Qualcuno?
QUALCUNO: Ma… io non so che…
UOMO: No, Qualcuno non può essere d’accordo con te. Lui è una persona
intelligente, non come te, lui mi capisce perfettamente. Non pensa che io sia
un bambino, lui mi apprezza.

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UOMO A TERRA: Aaaaaah che sei rompipalle! uno non può dire niente che tu
subito ti incazzi. Io rimango della mia opinione, sei un bambino capriccioso.
Dai, passa la palla, non stavamo giocando?

Con grande stizza e con forza Uomo lancia la pallina addosso a Uomo a terra,
come per volergli fare male. Non lo prende, pure perché Uomo a terra si è
spostato di riflesso. La pallina si dirige velocemente fuori la scena.

UOMO A TERRA: Che scemo! non riesci neanche a prendermi, e sono qui a
neanche due passi da te! ih ih ih ih…
UOMO: Vaffanculo!
UOMO A TERRA: Adesso vai a riprendere la pallina, signor lanciatore. (sorride
strafottente)
UOMO: Ma io… non so che c’è da quella parte… (lo dice con aria spaventata)
QUALCUNO: Vado io a prenderla, non ti preoccupare.
UOMO: Grazie, sei veramente un amico.

Uomo a terra sbuffa ironicamente con il naso mentre Qualcuno va nella


direzione in cui è andata la pallina.

UOMO A TERRA: Sei uno stupido, ci dovevi andare tu a prendere la pallina. Hai
dato già fin troppo disturbo al signor Qualcuno. Vabè che è così gentile, ma non
te ne puoi approfittare, eh…
UOMO: Stai zitto tu! è stata colpa tua. Mi hai fatto arrabbiare e ho fatto una
pessima figura davanti a Qualcuno.

Silenzio. Passa un po’ di tempo e Qualcuno ancora non torna. Alcuni minuti.
Uomo comincia a preoccuparsi.

UOMO: Qualcuno ancora non è tornato. Cosa gli sarà successo?


UOMO A TERRA: Devi aver tirato la pallina troppo forte. (detto sorridendo
ironicamente)
UOMO: Non dire stupidaggini. Qualcuno dovrebbe essere già qui. Deve essere
proprio successo qualcosa.
UOMO A TERRA: Forse è inciampato sulla pallina e si è fatto male cadendo. A
pensarci bene dovresti essere in colpa perché dopotutto è colpa tua se è
dovuto andare a prendere la palla. Si, credo che sia proprio così, adesso
probabilmente avrà un piede rotto… o la testa, tu che ne dici, è ancora vivo?
UOMO: Smetti di dire queste cose! se si è fatto male non è colpa mia, io non ho
fatto niente di male, io volevo prendere te con la palla. E poi non può certo
essersi fatto male, è una persona troppo in gamba!
UOMO A TERRA: Io direi in gamba rotta.
UOMO: Non è vero!
UOMO A TERRA: Forse hai ragione, ma allora come mai ancora non arriva? cosa
è successo secondo te?
UOMO: Avrà avuto qualche contrattempo per cui non può tornare subito.
Adesso arriva, vuoi vedere?
UOMO A TERRA: Si si, può essere, ma io dico che torna in stampelle… e non
credo sarà tanto gentile con te.
UOMO: Stai zitto, non capisci niente!

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Pausa.

UOMO A TERRA: Ma perché non provi a chiamarlo invece di continuare ad


aspettarlo preoccupato?
UOMO: Per una volta hai detto una cosa intelligente. Adesso ci provo.
QUALCUNO! DOVE SEI? PER FAVORE, TORNA! QUALCUNO, VIENI QUI, TI PREGO!

Silenzio.

UOMO: Non risponde, forse si è fatto male veramente.


UOMO A TERRA: Te l’avevo detto io. E’ colpa tua, si è fatto male ed è colpa tua.
UOMO: No, io non ho colpe. Mica sono stato io a fargli male.
UOMO A TERRA: Ma sei tu quello che non è voluto andare a prendere la pallina.
C’è dovuto andare Qualcuno per colpa della tua paura. Non farti illusioni, se è
veramente morto come dico io (e io ho quasi sempre ragione) potresti essere
condannato per omicidio colposo. Sei quasi un assassino, e di una persona che
è stata gentile con te, per giunta.
UOMO: Cazzate! queste sono solo cazzate! io non ho ucciso nessuno, e
nemmeno le mie colpe!
UOMO A TERRA: Allora ammetti di avere delle colpe?
UOMO: No… beh… NON E’ COLPA MIA SE E’ MORTO! HAI CAPITO? IO SONO
BUONO E VOLEVO BENE A QUALCUNO!
UOMO A TERRA: Queste sono soltanto parole, alla fine deciderà il giudice della
tua condanna.
UOMO: Ma di quali giudici parli? qui non ci sono tribunali, io non posso essere
processato e quindi neanche condannato.
UOMO A TERRA: Che stupido, ih ih ih ih… in pratica hai firmato la tua
confessione.
UOMO: Quella non era una confessione! e poi oltre a te nessuno ha sentito
quello che detto. La mia colpa non la conoscerà nessuno, nessuno verrà a
sapere. Io sono buono e tutti penseranno questo di me!
UOMO A TERRA: Sei solo un pazzo, Uomo! continui ad illuderti che le tue parole
siano silenziose e che non vengano ascoltate. Ma anche se fosse così ci sarei
sempre io come testimone. Adesso che vuoi fare? uccidermi? dai, uccidimi,
mettimi a tacere.
UOMO: No, io sono una persona civile, non posso uccidere di nuovo!
UOMO A TERRA: Dai, uno più uno meno.
UOMO: No! e poi non ci sarebbe bisogno. Il tribunale non potrà crederti… sei
uno stupido e io lo farò capire alla giuria e al giudice. Si, avrò un buon avvocato
e vincerò la causa.
UOMO A TERRA: Bravo, comincia a prepararti, tra un po’ il tuo giudice verrà e ti
dirà la tua punizione.
UOMO: No! io non sarò punito… andrà tutto bene… io non sarò punito…

Uomo comincia a dondolare la schiena disperato. E’ piegato con il petto sulle


ginocchia.

UOMO: Qualcuno, per favore, vieni qui, così farai capire che non ho colpe. Io
non ho fatto niente, niente. Tu sei vivo, vero? io lo so, tu non puoi essere
morto. Una pallina non può averti ucciso. Sarebbe assurdo.

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UOMO A TERRA: E cosa non lo è, Uomo? questa tua insistenza ad invocare un
fantasma è ancora più assurda. E poi perché una pallina non potrebbe averlo
ucciso? te l’ho detto, di sicuro è inciampato sulla pallina e si è rotto il collo.
Cosa c’è di più logico? è una semplice conseguenza delle tue azioni. Tu hai
contribuito alla sua morte, in un modo o nell’altro. Il giudice vuole un colpevole
e tu sei il primo a cui si può pensare per questo ruolo. Sai come si dice, i
problemi si estirpano dalla radice, e sei tu la radice in questo momento. Quindi
smettila di illuderti. Vedrai poi che il giudice non sarà troppo cattivo, capirà che
tu proprio non volevi che succedesse, sarà clemente, ti darà una condanna per
niente crudele. Dai, su, coraggio, non fare il bambino.
UOMO: Tu… ma perché continui a voler infierire? Non pensavo mi odiassi tanto.
Godi a vedermi disperato?
UOMO A TERRA: Io non ti odio, Uomo. Ti ho detto questo solo per cercare di
farti vedere la situazione nel modo più giusto. Non devi avere tutta questa
paura, non ti uccideranno per quello che hai fatto. La legge non prevede la
pena di morte in questo tipo di casi.
UOMO: Tu non capisci, o non vuoi capire. Qui il problema non è la morte, no. Il
mio problema è che questa condanna distruggerà la mia identità. Io non sarò
più Uomo, diventerò Criminale. Nessuno ascolterà più le mie parole, perderò
tutte le mie certezze di persona civile e rispettata. Non sarò più Uomo, vuoi
capire? te l’ho detto, questa è la mia principale certezza… impazzirò senza.
UOMO A TERRA: Io continuo a pensare che ti preoccupi troppo, Uomo. Vedrai
che ho ragione io, andrà tutto bene.

Silenzio. Uomo a terra guarda Uomo quasi amorevolmente con un sorriso


leggero, come farebbe un genitore con il figlio preoccupato per qualcosa.

UOMO A TERRA: Se vuoi possiamo fare qualcosa in quest’attesa, posso fare


portare qualche gioco, che ne dici, eh? dai, vedi di goderti questi momenti. Poi
dovrai impegnarti per il processo, non avrai molto tempo.
UOMO: Per favore… (gesticola con le mani davanti al viso, stando ancora
piegato) non mi prendere in giro, ti chiedo solo questo, abbi almeno un po’ di
pietà.
UOMO A TERRA: Ma… io non… va bè, ti lascio stare, scusa.

Solita pausa silenziosa. Uomo continua a dondolare la schiena disperato.


Uomo a terra non sa che fare, è imbarazzato per la situazione. Passa circa
mezzo minuto quando da uno dei due lati della scena entra con un po’ di
indecisione una donna.

AMANTE: Scusate… è permesso?


UOMO A TERRA: Oh… certo, certo. Venga, non sia timida. Che gradita sorpresa,
una donna. Hai visto, Uomo? una donna (si accosta con la testa a quella di
Uomo, che è piegata ancora verso il basso, come per farsi sentire meglio.
Mentre parla indica anche la donna)

Uomo guarda verso la donna ed è un po’ sorpreso.

UOMO: Salve.
AMANTE: Ma tu sei Uomo, si, ti ho riconosciuto, sono venuta proprio per te…
UOMO A TERRA: Ehi, Uomo, hai sentito? è venuta per te.
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AMANTE: Stia zitto lei! l’ha capito che sono venuta per lui, non è mica sordo.
UOMO A TERRA: Scusi… ma…
AMANTE: No! stia zitto! lei deve essere Uomo a terra, vero? è una persona
veramente ignobile, sa? è sua la vera colpa della morte di Qualcuno, non di
Uomo. Io ho capito cosa è successo, lei cerca solo di scaricare le sue colpe su
Uomo. E non si è fermato solo a questo, si è permesso di continuare ad infierire
su di lui, senza mostrare alcuna sensibilità. Lei vuole distruggerlo. Non gli ha
già fatto abbastanza male, perché continua a fargli questo?

Uomo a terra non risponde.

UOMO: Ma come fa lei a sapere quello che è successo a Qualcuno. E’ successo


solo pochi minuti fa. E poi lei chi è, perché è qui.
AMANTE: Oh Uomo, io sono Amante. So tutto questo perché ormai è una
vicenda famosa, tutti ne parlano. Quando si è saputo che Qualcuno era morto
nessuno ha potuto credere che tu potessi essere la causa della sua morte, io
per prima. Il fatto è che, sai… è che…
UOMO: Ma allora Qualcuno è veramente morto?
AMANTE: Si, Uomo. Ti stavo dicendo che…
UOMO: Ed è anche vera la storia del giudice? dimmelo, per favore.
AMANTE: Si, è veramente una ingiustizia. Io sono venuta qui da te proprio per
questo. E’ che… sai, è difficile per me dirtelo… ma io… io, dopo aver ascoltato
le tue bellissime parole… io… io mi sono innamorata di te.
UOMO: Innamorata di me?
AMANTE: Si, dopo quelle parole. Ho capito che sei una persona magnifica. Io
sono venuta qui proprio per approfittare del tempo che ti è rimasto prima che
venga il giudice per portarti al processo. Voglio stare con te. Per favore,
permettimelo, io voglio amarti, voglio farti stare bene.
UOMO A TERRA: E in che modo, signorina Amante? lo dica. (detto in modo
malizioso e lascivo)
AMANTE: Non le avevo detto di stare zitto? lei non deve parlare, non ne ha il
diritto.
UOMO A TERRA: Oh… ma la mia era pura e semplice curiosità. Volevo solo
sapere come lei riuscirebbe a consolare il nostro Uomo… ma visto che le da
tanto fastidio la mia voce starò zitto. Sono una persona educata, io.
AMANTE: Si, educatissimo… ma io ho capito perché lei continua a fare queste
battutine, oh si… lei è invidioso di Uomo, dell’amore che provo per lui. Non è
vero? non dico la verità?
UOMO A TERRA: Oh si! sono roso dall’invidia… sono distrutto da una gelosia
inspiegabile. Non so perché mi comporto così… no, aspetti, devo essermi
innamorato di lei… si! appena l’ho vista ho sentito qualcosa qui (si indica la
zona del cuore), che stringeva. Per questo ho trattato così male Uomo, non
riesco a sopportare che lei preferisca lui… ah, scusi, ho parlato… (detto tutto in
modo ironico e con voce sentimentale)
AMANTE: Bravo, continui con queste sue battute… davvero divertenti, sa? …
dovrebbe fare l’attore comico, sarebbe veramente perfetto… ma forse lo è già,
attore, vero? … su, mi dica cosa fa nella vita… e le do pure il permesso di
parlare.
UOMO A TERRA: Io faccio la stessa cosa che fa lei, noi siamo uguali… tranne
per qualche particolare fisico, certo.
AMANTE: Allora noi saremmo uguali? e come fa a dirlo? sa quello che faccio io?
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UOMO A TERRA: Si, lei fa la stessa cosa che faccio io.
AMANTE: Ma... come faceva a saperlo?
UOMO A TERRA: Gliel’ho detto, noi siamo uguali. Ma siamo uguali anche a
Uomo, (rivolto a Uomo) non è vero, Uomo?

Uomo, che stava con la faccia disperata rivolta a terra e non ascoltava il
dialogo degli altri due, guarda quasi con occhi inespressivi Uomo a terra. Non
risponde subito. Silenzio di qualche secondo.

UOMO: BASTA!!! non ne posso più…! qui non si fa che parlare… io non
sopporto più questa situazione, non sopporto questo luogo… non sopporto più
neanche voi! io sto qui con la mia angoscia ad aspettare il giudice e voi vi
mettete a chiacchierare? no! andatevene, lasciatemi solo, io mi devo
preparare, lasciatemi solo! lasciatemi solo!
AMANTE: Ma Uomo… e il nostro amore? io voglio approfittare di tutto il tempo
che possiamo passare insieme.
UOMO: Ma quale amore?! io non ti ho mai detto che ti amo… non abbiamo
neanche parlato, se è per questo… hai parlato solo con questo qui (indica
Uomo a terra)… hai perso il nostro prezioso tempo… come possiamo fare ad
amarci in così poco tempo?
AMANTE: (si avvicina a Uomo e gli tocca la spalla)Ma il giudice non è ancora
arrivato… abbiamo ancora tempo… per favore, stai con me, io ti voglio amare,
voglio che tu mi ami… abbiamo ancora tempo… (tenta di sedersi sulle sue
ginocchia)
UOMO: (spinge con violenza Amante che cade, e si alza) No! non posso farlo…
non riuscirei a godermi quel tempo sapendo che poi finirà.
AMANTE: Ma te lo farei dimenticare io l’arrivo del giudice, ti farei stare così
bene che non ci penseresti più… te l’assicuro, sono brava.
UOMO A TERRA: Ih ih ih… e brava la nostra Amante, così si fa.
UOMO: Ma allora ho capito quello che vuoi fare… tu vuoi distruggere la mia
lucidità, così al processo diranno che sono pazzo…
AMANTE: No! … non è vero… io ti amo, non ti farei mai una cosa del genere…
(dicendolo si avvicina di nuovo a Uomo e tenta di prendergli un braccio. Lui
però si divincola e si allontana un po’ )
UOMO: No, non mentire più… ormai l’ho capito… ti ha mandata il giudice… per
prepararmi come vuole lui… voi volete farmi passare per pazzo ma non ce la
potrete fare, io sono Uomo, sono una persona civile ed equilibrata… ma adesso
ve lo faccio vedere io cosa faccio… eh si…
AMANTE: Ma che dici, Uomo? io sto dalla tua parte, non…
UOMO: Zitta! devo pensare…

Qualche attimo di silenzio. Amante ha un viso angosciato, e guarda


attentamente Uomo; Uomo a terra guarda con indifferenza; Uomo pensa
nervosamente e comincia a mangiarsi le unghie.

UOMO: Si… questa è la cosa migliore, è un idea perfetta. E’ la cosa migliore da


fare.
AMANTE: Ma di che parli, Uomo? cos’è che vuoi fare?
UOMO: Non essere impaziente, ora ti dirò tutto, soddisferò la tua curiosità fin
troppo interessata… (va verso Amante e la guarda fissa in viso) io per prima
cosa non vi permetterò di farmi quello che volete farmi, oh no, proprio no… e
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sai come? vuoi saperlo? si che vuoi saperlo, non è vero? Ebbene, io vi toglierò
tutto il piacere… tutto il gusto che avreste nel processarmi… si, io ora mi
uccido, non avrete più nessuno a cui fare le vostre domande… se vorrete ci
sarà il mio cadavere, ma non lo so proprio se lui risponderà, credo che sarà
decisamente taciturno… e poi credo che sia meglio così per tutti,
apprezzeranno che non ho voluto far perdere tempo a nessuno, capiranno che
non ero poi una persona così cattiva… (si volta e da le spalle ad Amante, si
mette a camminare) Adesso però devo decidere come dovrei farlo… sono
indeciso su due cose: o spararmi in testa o tagliarmi le vene… oppure
impiccarmi… no, questo no, non c’è posto per appendere la corda… mah… tu
che dici, Uomo a terra? dammi un consiglio.
UOMO A TERRA: Ma… credo che sia meglio che ti tagli le vene… secondo me
sarebbe molto più drammatico… spararsi in testa poi sarebbe troppo freddo…
si, ti consiglio di tagliarti le vene.
UOMO: Mmm… si, seguirò il tuo consiglio… allora, per favore potete portarmi
una lametta o comunque qualcosa che tagli bene? (detto ad alta voce)
AMANTE: Ma che stai dicendo, Uomo? tu non puoi farlo, non puoi…

Entra in scena una persona. Tiene in mano una lametta e si dirige verso
Uomo. Amante con movimenti affannati gli si mette davanti impedendogli di
andare da Uomo.

AMANTE: Non te lo permetterò… tu devi stare con me… ci dobbiamo amare noi
due, hai capito?
UOMO: (va verso Amante e le mette le mani sulle spalle. La fa girare un po’ per
parlarle ) Dai, non essere stupida, tu non mi puoi impedire niente… non mi hai
detto che mi ami? su, fai passare il signore.
AMANTE: Ma…
UOMO: No, niente ma… lo devi fare per me, non devi interferire (la sposta per
passare e va dal signore della lametta. Sorridendo prende la lametta) Grazie,
lei è sempre gentilissimo, può andare.

Cammina e si ferma nel centro della scena. Si mette a guardare prima il


polso sinistro e poi la lametta che tiene con la mano destra.

UOMO: Allora, deve essere una cosa semplice… un taglio e via, così (si taglia il
polso con la lametta) ahi… fa male… e poi quanto sangue… vabè, si può
resistere, stringerò i denti.
AMANTE: (andando verso Uomo con fare sempre più disperato) Uomo…!
perché, perché l’hai fatto? …
UOMO: No, non avvicinarti… non voglio sporcarti di sangue, è meglio che non ti
avvicini… e poi perché mi chiedi questo? te l’ ho già spiegato un attimo fa

Qualche attimo di silenzio.

UOMO: Che strano… mi sento così debole… non mi sono mai sentito in questo
modo… dev’essere questa la morte… che scoperta sorprendente (comincia a
barcollare) oh, quasi cadevo… ma è meglio se mi siedo… non è che ti offendi
se mi siedo, Uomo a terra?
UOMO A TERRA: Fai pure, nessun problema.
UOMO: Grazie, sei gentilissimo.
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Si siede, quasi cadendo. Anche Amante cade, ma per la disperazione. Si
mette anche a piangere.

UOMO: Oh, ma vedo che anche tu sei stanca, Amante. E perché piangi? non ce
n’è bisogno.

Lei non risponde. Continua a piangere.

UOMO: Forse riesco a capire quello che provi. Tu, perdendo la persona da
amare, pensi di perdere anche la tua identità, non è vero? sarà per poco,
vedrai… troverai qualcun altro, ne sono sicuro.

Altro po’ di silenzio.

UOMO: Ah… però quant’è lenta questa morte… non me l’aspettavo… io non ho
mica tutto questo tempo da perdere, si deve sbrigare… forse è meglio se mi
taglio l’altro polso, sì dai (riprende la lametta e si taglia il polso destro) mmm…
non fa più male ormai

Silenzio.

UOMO: Ora la sento! … sta arrivando finalmente… oh si… ah, prima che mi
dimentichi: salutatemi il giudice quando arriva… ricordatevelo, mi raccomando.

La testa di Uomo comincia a vacillare, come se si stesse addormentando. Alla


fine cade tutto il busto in avanti, morto. Vari secondi di silenzio, rotto soltanto
dai singhiozzi di Amante. Improvvisamente Uomo a terra si alza e d’ora in poi
diventerà Uomo. Si avvicina lentamente ad Amante, guardandola con
attenzione e con un po’ di preoccupazione. Quando le è davanti, si abbassa e
le tocca una spalla. Lei guarda continuamente a terra piangendo.

UOMO A TERRA: Scusi, ma che cosa ha? perché piange? posso aiutarla?
AMANTE: (guardandolo) Lei… lei chi è? me lo dica
UOMO A TERRA: Io sono Uomo, posso aiutarla?
AMANTE: Oh Uomo, io ti amo… sono qui per questo… io sono Amante.
UOMO A TERRA: Ah… ne sono felice… anch’io ti amo, sai? (la aiuta a rialzarsi)
AMANTE: Sono felicissima… staremo sempre insieme, vero?
UOMO A TERRA: Oh si, sempre… però non qui… questo è un posto così brutto,
c’è pure un cadavere lì, hai visto? andiamo da qualche altra parte, va bene?
AMANTE: Si, andiamocene.

I due escono dalla scena abbracciati. Vari secondi di silenzio. Alla fine rientra
in scena Qualcuno con la pallina in mano. Rimane sorpreso vedendo che non
c’è nessuno.

QUALCUNO: Ma che fine hanno fatto quei due? Ho perso un po' di tempo però
mi potevano aspettare. (si guarda in giro. Si accorge del cadavere di Uomo
diventato Uomo a terra e si ritrae inorridito)Ma... cos’è successo?! quello è
Uomo a terra... in una pozza di sangue... non capisco, vado via per 5 minuti e
trovo questo... beh, è meglio se trovo Uomo, così mi spiegherà.
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Esce di scena dalla stessa parte da cui sono usciti Uomo a terra e Amante.
Fine.

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