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I NTRODUZ ION E

difficile disporre con ordine e perspicuit le varie


operazioni dellet di Costantino; e tanto fui dispiaciuto del mio primo tentativo, che diedi alle fiamme pi di cinquanta fogli (E. Gibbon, Memorie della
mia vita, a cura di G. Bonacina, Roma 2014, p. 192).

Nel 2007 un noto studioso di Costantino, Raymond Van Dam, ha pubblicato


per la Cambridge University Press un libro intitolato The Roman Revolution of
Constantine. In apertura lautore afferma: Costantino uno dei meglio documentati fra gli imperatori romani, ed abbastanza semplice raccontare la storia
politica della sua vita e del suo regno. In una feroce recensione apparsa sul Jour
nal of Late Antiquity, uno studioso ancora pi illustre, Timothy Barnes, i cui interventi dominano da trentacinque anni gli studi costantiniani, non ha esitato a
dichiarare che laffermazione di Van Dam del tutto sbagliata e profondamente
fuorviante (profoundly mistaken and deeply misleading): le fonti su Costantino sono piene di buchi e chi crede che sia facile scrivere la storia politica del suo
regno non potrebbe essere pi lontano dalla verit.1
Gli studiosi di Costantino, evidentemente, sono gente bellicosa e senza peli
sulla lingua. Ma questo scambio di opinioni soprattutto rivelatore dei profondissimi disaccordi che li dividono: gli specialisti non riescono a trovarsi daccordo
nemmeno su una questione in apparenza abbastanza semplice, se cio le fonti
disponibili siano abbondanti oppure no. Ancor pi difficile trovare un consenso sulle domande fondamentali a cui tutti vorrebbero rispondere: in cosa credeva, che intenzioni aveva e cosha fatto davvero il primo imperatore cristiano?
Eppure su di lui esiste una vulgata che tutti conoscono. Alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio Costantino vide in cielo una croce, accompagnata dalla
scritta In hoc signo vinces, e dopo aver sconfitto Massenzio pose fine alle per
secuzioni contro i cristiani, con leditto di Milano del 313. E pazienza se questa
vulgata in realt molto lontana da ci che sanno gli studiosi: da pi di centanni, per esempio, stato accertato che leditto di Milano non era un editto, non
venne emanato a Milano, e non fu Costantino a pubblicarlo, ma il collega e rivale Licinio.2 In ogni caso, nessuno pu negare lenorme rilevanza storica di
quella che si convenuto di chiamare la svolta costantiniana. Spazzati via i dubbi degli studiosi ottocenteschi, che insistevano sul carattere strumentale dellavvicinamento di Costantino al Cristianesimo, tutti gli specialisti oggi riconosco1.Van Dam 2007, p. 15; Barnes 2009b, pp. 376-77.
2.Seeck 1891. Cfr. sotto, cap. xvi par. 1.3.

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no in lui un cristiano convinto, che partecipava attivamente alla vita della Chiesa, intervenendo perfino nel dibattito teologico.
Ma possibile anche un altro racconto. Costantino un usurpatore che diventa unico imperatore romano sconfiggendo e uccidendo tre colleghi, di cui
uno era suo suocero e gli altri due i suoi cognati: nessun altro al mondo mai
riuscito ad ammazzare cos tanti imperatori romani. Eliminati tutti i rivali e divenuto unico padrone dellimpero, Costantino fa uccidere il figlio maggiore
Crispo e la seconda moglie Fausta, anche se non sappiamo perch. Subito dopo
la sua morte, i suoi figli uccideranno in un bagno di sangue quasi tutti i fratelli e
i nipoti superstiti di Costantino, e poi si ammazzeranno fra loro, finch non ne
rimarr uno solo. Questa immagine shakespeariana, sanguinosa e tragica, non
il frutto di una tradizione ostile, alternativa rispetto allimmagine santificata del
Costantino cristiano: sono tutti fatti accertati, che dobbiamo cercare di far coesistere con le scelte religiose dellimperatore.
Costantino, insomma, un personaggio enigmatico; e le fonti che dovrebbero permetterci di capire chi era sono, s, relativamente abbondanti, ma parziali,
deformate e disperatamente lacunose. A parlarci di lui sono adulatori e ideologi,
oppure autori pi tardi e carichi di pregiudizi; la storiografia discute da sempre
quanto dei loro resoconti sia pura invenzione, ma non c dubbio che anche
quando non inventano, gli autori antichi omettono, selezionano, alloccorrenza
stravolgono i fatti. Costantino stesso ha lasciato molte testimonianze dirette, ma
mentre le sue lettere e i discorsi attestano unindiscutibile fede cristiana, i prodotti della sua colossale macchina di comunicazione e di propaganda monete,
epigrafi, sculture trasmettono messaggi ben diversi, e di interpretazione tut
taltro che pacifica. Il dibattito sulle reali intenzioni dellimperatore, e sulleventuale scarto fra la sua comunicazione ufficiale e le sue intime convinzioni, non
sar probabilmente mai concluso.
Gli studi su Costantino sono cresciuti in modo esponenziale nellultimo
mezzo secolo, e hanno conosciuto un nuovo picco in occasione del centenario
del 2013. Questa ricchissima produzione storiografica ha per dei limiti di fondo
che si sono fatti via via pi evidenti col passare degli anni. Tanto per cominciare,
troppo spesso la storiografia su Costantino dimostra una deferenza tuttaltro che
salutare nei confronti del suo oggetto. Al moltiplicarsi degli studi si accompagnata una vistosa crescita dellammirazione e dellossequio verso un personaggio che in conversazioni private fra studiosi capita ancora di sentir definire un
gran figlio di puttana,3 ma che nei titoli delle pubblicazioni sempre pi
spesso chiamato, in tutte le lingue, Costantino il Grande. Il ricorrere di questo
appellativo che la lingua corrente non ha affatto recepito, diversamente da
quanto accaduto a Carlo Magno o a Federico il Grande indizio di un atteg3.Umberto Eco in conversazione con lautore, settembre 2014.

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giamento reverenziale che rischia di provocare un ottundimento dello spirito
critico.
Il problema si manifesta innanzitutto nella tendenza inconscia a impiegare
due pesi e due misure quando si tratta di Costantino oppure dei suoi rivali. Ne
daremo un esempio, tratto dal fluviale dibattito sullepisodio pi famoso della
vita di Costantino, la visione della croce. Il lettore non si stupisca se entreremo
abbastanza in dettaglio, bench largomento sia poi ampiamente ripreso nei
capitoli della parte i, perch si tratta di un problema che vizia in profondit la
storiografia recente su Costantino. Nel De mortibus persecutorum di Lattanzio si
legge che Costantino, alla vigilia della battaglia contro Massenzio, ricevette in
sogno lordine di far dipingere sugli scudi dei suoi soldati il celeste segno di
Dio, che era probabilmente un cristogramma o uno staurogramma; al risveglio
si affrett ad obbedire, e vinse come gli era stato promesso. Subito dopo, raccontando la vittoria di Licinio sul pagano Massimino Daia, Lattanzio afferma che
un angelo di Dio apparve in sogno a Licinio prima della battaglia e gli insegn
una preghiera da rivolgere al sommo Dio insieme a tutti i suoi soldati; Licinio
al risveglio si affrett ad obbedire, e vinse come gli era stato promesso.4
Per Lattanzio questi due racconti hanno palesemente la stessa rilevanza, ma
la storiografia li tratta in modo ben diverso. La visione di Costantino stata esaminata e interpretata in tutti i modi possibili, in genere dando per scontato che
Costantino vide davvero qualcosa, non fossaltro che un fenomeno atmosferico,5
e che questa visione ebbe su di lui un effetto sconvolgente, determinando la sua
conversione al Cristianesimo. Ultimamente gli studiosi che puntualizzano in
modo critico la questione paiono quasi scusarsene, come se temessero di sembrare irriverenti. Harold Drake avanza alcuni dubbi su ci che accadde veramente, ma si affretta a mettere le mani avanti:
facile essere fraintesi, perci due punti devono essere sottolineati: questo capitolo non
sta dicendo che Costantino era un opportunista politico e non sta negando la forza delle
sue convinzioni religiose. Inoltre, le prove che ho citato non hanno lo scopo di negare
che Costantino assist a un fenomeno di alone solare.6

Un altro studioso discute il racconto (ben diverso) della visione di Costantino


proposto pi tardi da Eusebio di Cesarea, affermando che si tratta senza dubbio
di una rielaborazione posteriore dello stesso imperatore, ma aggiunge: Con
4.Cfr. sotto, cap. ii par. 1.
5.Da ultimo ha avuto grandissima fortuna la teoria per cui si sarebbe trattato di un cosiddetto
alone solare: Weiss 1993 e 2003; cfr. sotto, i seguenti approfondimenti: cap. i, Lapparizione di Apollo
e le visioni cristiane di Costantino; cap. ii, Il sogno di Costantino e la visione del 310; cap. iv, Come ridurre tre vi
sioni a una sola.
6.Drake 2009, p. 226.

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questo non intendo negare che Costantino ebbe un qualche genere di visione
prima della battaglia contro Massenzio.7 Gli storici riservano forse lo stesso
trattamento alla visione di Licinio, che Lattanzio mette sullo stesso piano? Neppure per idea: la visione di Licinio a mala pena menzionata. Chiedersi se davvero Licinio abbia sognato un angelo sembrerebbe ridicolo, e nessuno si azzarderebbe mai ad affermare che senza dubbio Licinio, quella notte, ebbe un
qualche genere di visione; quanto alle sue convinzioni personali, nessuno se ne
interessa minimamente, il che abbastanza preoccupante se ricordiamo che
dopo tutto fu lui a pubblicare il cosiddetto editto di Milano.
Ma al di l delleccessiva deferenza verso Costantino e dellapproccio intimidito a questo e altri episodi della sua carriera, stupisce la mancanza di rigore
critico con cui la storiografia si accosta a fonti cos eterogenee, contraddittorie e
spesso criptiche come quelle di cui disponiamo. Quando uno studioso ha dedicato la vita allo studio della svolta costantiniana, tende di solito a crearsi un suo
Costantino, nellovvia persuasione che sia quello autentico, e seleziona nellimmenso deposito offerto dalle fonti i materiali che corrispondono al suo disegno,
smontando e rimontando senza tener conto del contesto in cui quei materiali ci
sono stati trasmessi. Ma quando si ricostruisce la biografia di un personaggio cos
controverso non bisognerebbe dimenticare la lezione di Arsenio Frugoni, che
nel suo Arnaldo da Brescia nelle fonti del secolo XII, pubblicato nel 1954, ha magistralmente illustrato i rischi di questo genere di montaggio. Ogni testimone coevo
ha una sua versione degli avvenimenti, che non dipende solo dalle informazioni
fattuali di cui dispone, ma anche e soprattutto dal suo orientamento culturale e
ideologico; inoltre, quelli che in una fonte appaiono come fatti hanno un senso
nel contesto in cui lautore li presenta, e non possono essere considerati come
dati oggettivi da riutilizzare a piacere. Gli storici della tarda antichit, che non
sembra abbiano letto Arsenio Frugoni, procedono da questo punto di vista con
una disinvoltura combinatoria che rende le loro ricostruzioni assai meno solide
di quanto non appaia.
E pazienza se si trattasse soltanto di formulare delle ipotesi; ma un altro problema della sovrabbondante, e ripetitiva, storiografia costantiniana la facilit
con cui le ipotesi, pi o meno fondate, diventano fatti. Incomplete ed eterogenee, le fonti ci mettono continuamente di fronte a problemi che possono essere
risolti solo in via ipotetica, senza che sia possibile approdare a una dimostrazione
certa. In questa situazione gli studiosi rischiano di innamorarsi di unipotesi e
procedere sulla sua base come se si trattasse dun fatto, con una sicurezza che a
sua volta pu illudere altri, facendo loro scambiare per fatti accertati quelle che
invece rimangono speculazioni non dimostrate. Un esempio classico la fonda7.Drijvers 2007, p. 13. In Drijvers 2009, p. 240 n., il testo diventa: Con questo non intendo negare che un qualche presagio si manifest prima della battaglia contro Massenzio.

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zione della basilica del Laterano a Roma. Anche qui ci fermeremo abbastanza a
lungo su questo esempio, bench largomento sia ampiamente trattato nel cap.
viii, perch bene che il lettore sia avvertito fin dallinizio dei fondamenti sorprendentemente deboli su cui riposano molte affermazioni, anche di grandissima rilevanza, relative a Costantino.
Tutti ripetono, fidandosi delle conclusioni degli specialisti, che la basilica
venne fondata da Costantino allindomani della sua vittoria su Massenzio, il 9
novembre 312. In realt, ecco quello che sappiamo davvero. Una fonte tarda, il
Liber Pontificalis, compilato allinizio del VI secolo, afferma che la basilica venne
fondata da Costantino.8 stato dimostrato che il Liber tende ad attribuire a Costantino anche fondazioni e donazioni che non possono assolutamente risalire a
lui; una tendenza abbastanza naturale data limportanza della sua figura nella
memoria della Chiesa romana, cio lambiente in cui pi tardi sar fabbricata la
falsa Donazione di Costantino. Con tutto questo, legittimo addurre la testimonianza del Liber Pontificalis per affermare che la basilica lateranense venne probabilmente fondata da Costantino. Ma come facciamo a sapere che ci accadde il
9 novembre 312, allindomani della vittoria di Ponte Milvio?
A questa data si arriva montando materiali provenienti da fonti del tutto eterogenee, e supplendo alle lacune con limmaginazione. Una fonte medievale, la
Descriptio ecclesie Lateranensis del 1153-54, annota che la data in cui si festeggia linaugurazione della basilica il 9 novembre. La notizia manca nei sacramentari
e martirologi romani dei secoli precedenti, e potrebbe quindi riferirsi alla riconsacrazione della basilica lateranense dopo una ricostruzione di inizio X secolo
come osserva il pi celebre studioso delle basiliche romane, Richard Krautheimer, nellopera pi rigorosamente scientifica, e pochissimo consultata, da
lui dedicata allargomento. Ma in molte altre opere, di assai pi larga circolazione, il Krautheimer ha preferito supporre che la data del 9 novembre si riferisca
alla fondazione della basilica da parte di Costantino. Controllando il calendario,
ha verificato che quel giorno cadeva di domenica negli anni 312, 318, 329, 335, e
cos via; ha deciso, arbitrariamente, che la fondazione da parte di Costantino
doveva essere legata a un ringraziamento a Dio per la vittoria su Massenzio, e
perci ha proposto la prima di quelle date, il 9 novembre 312, come data di fondazione o, in subordine, il 9 novembre 318 come data di consacrazione delledificio ormai completato.9
Il Krautheimer ragionava cos perch dava per scontato che Costantino si
fosse convertito al cristianesimo grazie alla famosa visione e allaiuto divino che
gli permise di vincere la battaglia di Ponte Milvio; una tesi con cui oggi alcuni
storici sono daccordo e altri no. Tutti gli storici che menzionano la basilica del
8.Cfr. sotto, cap. viii par. 2.1.
9.Cfr. sotto, lapprofondimento in cap. viii, La data di fondazione della basilica del Laterano.

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Laterano, per, scambiano la congettura del Krautheimer per un fatto accertato,
col risultato paradossale che anche chi mette in dubbio la conversione di Costantino al cristianesimo gi a quella data precoce, rimane poi perplesso di fronte al fatto della fondazione della basilica subito dopo la vittoria su Massenzio.10
I rischi di questo modo di procedere sono stati gi denunciati altre volte. Analizzando le (scarse) fonti relative al concilio di Arles del 314, Timothy Barnes si
persuaso che Costantino partecip personalmente ai lavori. Si tratta di una
questione rilevante, perch dimostrerebbe il coinvolgimento personale dellimperatore nella vita della Chiesa gi a quella data molto precoce, undici anni pri
ma del concilio di Nicea del 325, a cui Costantino prese parte senza alcun dubbio. Uno studioso non meno autorevole, Klaus Martin Girardet, ha denunciato
come nei successivi lavori del Barnes lipotesi della presenza di Costantino al
concilio di Arles diventi un postulato e poi, sottobanco, un fatto, riferito come
se si trattasse di un dato oggettivo e accertato.11 Eccellente, se non fosse che in
altre occasioni anche il Girardet si comportato nello stesso modo. Discutendo
un problema enormemente controverso, e cio la datazione del discorso cristiano di Costantino conosciuto come Oratio ad sanctorum coetus, lo studioso, che in
passato lo collocava a Nicomedia nel 328, di recente ha escogitato una nuova
datazione, a Treviri nel 314, in linea con la sua tesi di una precoce conversione di
Costantino; da allora presenta questa datazione, del tutto ipotetica per non dire
arbitraria, come un fatto accertato, ed gi stato seguito acriticamente da altri
studiosi (non per da Barnes, che la considera assurda e insostenibile).12
Un ultimo limite che caratterizza lattuale storiografia costantiniana il vistoso affievolirsi dello spirito critico nei riguardi delle fonti, la cui autenticit tende
ormai a essere accettata come un dogma che esime da qualsiasi cautela. La tendenza si affermata gi intorno al 1950, come reazione allipercriticismo degli
storici di fine Ottocento e inizio Novecento, che mettevano in dubbio addirittura lautenticit della Vita Constantini di Eusebio di Cesarea, da cui dipende in
gran parte la nostra attuale immagine di Costantino, nonch degli editti e lettere
dellimperatore trascritti dallo stesso Eusebio e da altri autori cristiani dellepoca,
come Optato di Milevi e Atanasio di Alessandria. Eusebio di Cesarea, in particolare, grazie soprattutto ai lavori del Barnes, gode oggi di uno statuto cos elevato,
ed stato oggetto di cos tanti studi, che nei suoi confronti gli studiosi tendono
a dimostrare un po di quella stessa deferenza che riservano allimperatore.
Lossequio verso gli autori dellepoca, specialmente se cristiani, non beninteso una novit: gi alla fine dellOttocento monsignor Duchesne dichiarava
10.Cfr. Bleckmann 2007, p. 42.
11.Girardet 1989, p. 154, con riferimento a Barnes 1981, p. 58, e 1982, p. 72.
12.Girardet 1998, p. 110; 2006b e 2010, p. 40; cfr. le diverse reazioni di Edwards 2007b, pp. 226-27;
Staats 2008, p. 340, e Barnes 2011, p. 117.

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con compunzione che le critiche allautenticit dei documenti riportati da Optato di Milevi, se si lasciassero passare [] comprometterebbero la reputazione
di un personaggio venerabile, che non mai stato oggetto finora del minimo
sospetto, santOptato di Milevi.13 Ma stupisce un po ritrovare lo stesso atteggiamento centanni dopo in uno studioso del calibro di Barnes, il quale respinge
i dubbi sullautenticit dei documenti contenuti nella Vita Constantini, protestando che cos si rimetterebbe in causa laccuratezza e la probit di Eusebio di
Cesarea, il pi voluminoso e il pi importante testimone della rivoluzione
costantiniana giunto fino a noi.14
Il risultato dellaccumulo di tutte queste tendenze la ricostruzione degli
avvenimenti condotta estrapolando liberamente i fatti dalle fonti pi diverse e
montandoli a proprio piacimento; la trasformazione delle ipotesi, proprie e altrui, in fatti; la scomparsa di ogni dubbio sullautenticit delle singole fonti fa
s che i libri su Costantino che circolano oggi presentino la ricostruzione di interi pezzi del suo regno in termini che il lettore non avvertito prender senzaltro per fattuali e dimostrati, senza sospettare che si tratta in realt di un mero
montaggio di congetture. Qualcuno potrebbe, beninteso, affermare che proprio questo il compito dello storico, soprattutto quando le fonti sono cos
tendenziose e lacunose. Il gi citato Raymond Van Dam ha dichiarato poco
tempo fa che Eusebio di Cesarea non pu essere accusato di faziosit, perch
non ha falsificato limmagine di Costantino: lo ha rappresentato, deliberatamente, nel modo che pi corrispondeva alla sua tesi, e ha fatto benissimo:
Possiamo non essere daccordo con linterpretazione di Eusebio, ma ingiusto criticarlo
per aver fatto esattamente quello che noi storici moderni siamo tenuti a fare: difendere
un punto di vista. Come Eusebio, anche noi costruiamo immagini di Costantino che
corrispondono alla nostra posizione interpretativa, e nelle nostre discussioni scientifiche
anche noi evochiamo nuove identit per il primo imperatore cristiano. Ogni volta che
costruiamo Costantino, noi siamo i veri eredi di Eusebio.15

In verit, un brivido percorre la schiena dello storico allidea di essere il vero


erede di un autore come Eusebio, che ha il coraggio di trascrivere, dichiarando
di averla trovata negli archivi pubblici e tradotta personalmente dal siriaco, una
lettera di Ges indirizzata al re di Edessa.16 Ispirandosi a questa filosofia si possono dire molte cose interessanti su Costantino, ma c il rischio di lasciarsi
prendere la mano. Questo libro nasce da unintenzione diametralmente oppo13.Duchesne 1890, p. 590.
14.Barnes 1984b, p. 72. Lingenua fiducia di Barnes in Eusebio (e Lattanzio) gli stata spesso rimproverata: cfr. la recensione di F. Kolb in Gnomon, 60 1988, pp. 45-50; Cameron 1983 e Puech 2011.
15.Van Dam 2007, pp. 14-15.
16.HE, i 13.

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sta, e lultima cosa che desidera fare costruire un Costantino, da contrapporre a quelli gi costruiti da altri. Credere che da un insieme di fonti eterogenee e
cariche di pregiudizi sia possibile ricavare unimmagine coerente e autentica di
Costantino unillusione. Allo stesso modo unillusione pretendere che l
dove molte ipotesi incompatibili fra loro sono state avanzate, ogni volta con
buoni argomenti, da studiosi esperti e ingegnosi, si possa aderire ad una di queste ipotesi confidando che sia quella buona, per poi costruire su questa fragile
base ulteriori interpretazioni.
Lunico modo per tentare di conoscere Costantino consiste nel presentare
separatamente le tante fonti che ci parlano di lui: i panegirici recitati in suo onore, le opere storiche scritte allindomani della battaglia di Ponte Milvio, come il
De Mortibus persecutorum di Lattanzio e lHistoria Ecclesiastica di Eusebio, le poesie
encomiastiche di Optaziano Porfirio, la Vita Constantini composta da Eusebio
subito dopo la morte dellimperatore e lOratio ad sanctorum coetus che lo stesso
Eusebio attribuisce a Costantino; le testimonianze materiali della propaganda
costantiniana, le monete coniate dalle zecche imperiali, le iscrizioni affisse a
cura dellamministrazione, larco eretto dal Senato, i resti delle cosiddette basiliche costantiniane; lenorme corpus delle leggi promulgate durante il suo regno, che merita unattenzione molto maggiore di quella che gli riservano di
solito le biografie dellimperatore; le lettere e gli editti di Costantino relativi alla
vita della Chiesa e alle sue controversie interne, riportati dai polemisti cattolici
del IV secolo; e ancora, le orazioni e i manuali di storia composti fino a qualche
decennio dopo la morte di Costantino, prima che elementi leggendari si mescolassero inestricabilmente al ricordo dei contemporanei.
Da ognuna di queste fonti esce un Costantino diverso, e talvolta pi duno;
tentare di conciliarli a tutti i costi non ha alcun senso. Bisogna invece presentare
ogni fonte nel modo pi ampio, parafrasando da cima a fondo quelle a carattere
narrativo, per evitare che uno stralcio decontestualizzato si presti a una ricostruzione implausibile, e segnalando tutte le incertezze interpretative e i dibattiti
storiografici che ogni fonte ha sollevato. Nel corso del libro, come il lettore
scoprir, i dibattiti storiografici sono trattati in appositi riquadri, che potranno
essere eventualmente saltati o rimandati a una lettura successiva, per non spezzare troppo il filo della narrazione. Chi arriva fino alla fine non si vedr presentare un altro Costantino da aggiungere a quelli gi esistenti; si trover in mano,
invece, tutti gli elementi per giudicare lui stesso.
Ma un libro deve avere un titolo, e ci costringe comunque a proporre unimmagine. Si gi detto della troppa fortuna che incontra oggi una definizione
ossequiosa come Costantino il Grande.17 Qui abbiamo preferito impiegare
17.Peraltro alcune fonti dimostrano che Constantinus magnus, in greco ho mgas Konstantnos, era una
formula gi in uso poco dopo la sua morte. Cfr. ad esempio liscrizione MiliariHispanico 00561, in

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lappellativo che Costantino stesso scelse per s dopo essersi sbarazzato dellultimo rivale, e che dal 324 divenne parte non solo dei suoi titoli ufficiali, ma addirittura del nome con cui si firmava, bench, per qualche ragione, nessuna biografia moderna abbia ritenuto di riprenderlo. A torto, perch un epiteto che si
attaglia a Costantino meglio di qualunque altro, come egli stesso, daltronde,
doveva ben sapere; si attaglia a tutte le diverse immagini di Costantino che troviamo nelle fonti, allimperatore cristiano che mise fine alle persecuzioni come
allusurpatore che si sbarazz di tutti i suoi rivali, al Cesare che gettava alle belve
i re barbari nel circo di Treviri come allAugusto che in vecchiaia assicurava a
Eusebio di Cesarea di essere stato sempre protetto da Dio contro tutti i suoi
nemici. Questo appellativo che Costantino scelse e volle incorporare nel proprio nome Victor, o, come appare nelle intestazioni delle lettere trascritte da
Eusebio, Nikets. E anche noi lo chiameremo cos, come voleva essere chiamato:
Costantino il Vincitore.

www.manfredclauss.de, dedicata a Costantino II Constantini Magni filio, e un passo di Prassagora


citato da Fozio (cfr. sotto, cap. xvii n. 11).

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