Sie sind auf Seite 1von 426
Über dieses Buch Dies ist ein digitales Exemplar eines Buches, das seit Generationen in den

Über dieses Buch

Dies ist ein digitales Exemplar eines Buches, das seit Generationen in den Regalen der Bibliotheken aufbewahrt wurde, bevor es von Google im Rahmen eines Projekts, mit dem die Bücher dieser Welt online verfügbar gemacht werden sollen, sorgfältig gescannt wurde.

Das Buch hat das Urheberrecht überdauert und kann nun öffentlich zugänglich gemacht werden. Ein öffentlich zugängliches Buch ist ein Buch, das niemals Urheberrechten unterlag oder bei dem die Schutzfrist des Urheberrechts abgelaufen ist. Ob ein Buch öffentlich zugänglich ist, kann von Land zu Land unterschiedlich sein. Öffentlich zugängliche Bücher sind unser Tor zur Vergangenheit und stellen ein geschichtliches, kulturelles und wissenschaftliches Vermögen dar, das häufig nur schwierig zu entdecken ist.

Gebrauchsspuren, Anmerkungen und andere Randbemerkungen, die im Originalband enthalten sind, finden sich auch in dieser Datei – eine Erin- nerung an die lange Reise, die das Buch vom Verleger zu einer Bibliothek und weiter zu Ihnen hinter sich gebracht hat.

Nutzungsrichtlinien

Google ist stolz, mit Bibliotheken in partnerschaftlicher Zusammenarbeit öffentlich zugängliches Material zu digitalisieren und einer breiten Masse zugänglich zu machen. Öffentlich zugängliche Bücher gehören der Öffentlichkeit, und wir sind nur ihre Hüter. Nichtsdestotrotz ist diese Arbeit kostspielig. Um diese Ressource weiterhin zur Verfügung stellen zu können, haben wir Schritte unternommen, um den Missbrauch durch kommerzielle Parteien zu verhindern. Dazu gehören technische Einschränkungen für automatisierte Abfragen.

Wir bitten Sie um Einhaltung folgender Richtlinien:

+ Nutzung der Dateien zu nichtkommerziellen Zwecken Wir haben Google Buchsuche für Endanwender konzipiert und möchten, dass Sie diese Dateien nur für persönliche, nichtkommerzielle Zwecke verwenden.

+ Keine automatisierten Abfragen Senden Sie keine automatisierten Abfragen irgendwelcher Art an das Google-System. Wenn Sie Recherchen über maschinelle Übersetzung, optische Zeichenerkennung oder andere Bereiche durchführen, in denen der Zugang zu Text in großen Mengen nützlich ist, wenden Sie sich bitte an uns. Wir fördern die Nutzung des öffentlich zugänglichen Materials für diese Zwecke und können Ihnen unter Umständen helfen.

+ Beibehaltung von Google-Markenelementen Das "Wasserzeichen" von Google, das Sie in jeder Datei finden, ist wichtig zur Information über dieses Projekt und hilft den Anwendern weiteres Material über Google Buchsuche zu finden. Bitte entfernen Sie das Wasserzeichen nicht.

+ Bewegen Sie sich innerhalb der Legalität Unabhängig von Ihrem Verwendungszweck müssen Sie sich Ihrer Verantwortung bewusst sein, sicherzustellen, dass Ihre Nutzung legal ist. Gehen Sie nicht davon aus, dass ein Buch, das nach unserem Dafürhalten für Nutzer in den USA öffentlich zugänglich ist, auch für Nutzer in anderen Ländern öffentlich zugänglich ist. Ob ein Buch noch dem Urheberrecht unterliegt, ist von Land zu Land verschieden. Wir können keine Beratung leisten, ob eine bestimmte Nutzung eines bestimmten Buches gesetzlich zulässig ist. Gehen Sie nicht davon aus, dass das Erscheinen eines Buchs in Google Buchsuche bedeutet, dass es in jeder Form und überall auf der Welt verwendet werden kann. Eine Urheberrechtsverletzung kann schwerwiegende Folgen haben.

Über Google Buchsuche

Das Ziel von Google besteht darin, die weltweiten Informationen zu organisieren und allgemein nutzbar und zugänglich zu machen. Google Buchsuche hilft Lesern dabei, die Bücher dieser Welt zu entdecken, und unterstützt Autoren und Verleger dabei, neue Zielgruppen zu erreichen. Den gesamten Buchtext können Sie im Internet unter http://books.google.com durchsuchen.

Informazioni su questo libro Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google nell’ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere più protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l’anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio percorso dal libro, dall’editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.

Linee guide per l’utilizzo

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.

I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter

continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l’utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa l’imposizione di restrizioni sull’invio di query automatizzate.

Inoltre ti chiediamo di:

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l’uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.

+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l’uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall’utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.

Informazioni su Google Ricerca Libri

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta

i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web nell’intero testo di questo libro da http://books.google.com

M

M

GRAMMATICA

SANSCRITA

DI

GIOVANNI FLECHIA.

TORINO.

GIACINTO MARIETTI.

1856.

GRAMMATICA SANSCRITA DI GIOVANNI FLECHIA. TORINO. GIACINTO MARIETTI. 1856.

(eibliotheca

KEGlA

Imonacènsis.

(eibliotheca KEGlA Imonacènsis.

In questa grammatica si espongono le regole appar tenenti al sanscrito proprio. L'ordine tenutovisi, se non è rigorosamente conforme al progresso genetico degl'idiomi indoeuropei, è però quale fu creduto il meglio acconcio ad agevolare lo studio della lingua, al quale proposito è principalmente indirizzato cotesto libro. Mirando sempre a quella brevità che, insieme colla chiarezza, forma una delle precipue doti delle scritture didattiche, non solo mi sono studiato di porre le regole nella più concisa maniera che per me s' è potuto, ma ho pur lasciato fuori tutto quello che non cadeva proprio in esse regole; e non toccai quindi nè degli arcaismi del dialetto vedico nè delle molte conformità che la grammatica sanscrita tiene con quella delle altre favelle ariane *. Non ho trattato della sintassi, perchè questa parte dell' antica favella

* A questo proposito pubblicherò, se a Dio piace , gli Elementi del sanscrito come fondamento della grammatica comparala delle lingue indo europee, avuto specialmente riguardo al greco ed al latino; dove sarà

trattalo più o men largamente delle

scrito hanno le lingue affini e massimamente le due mentovate. Sarà

questo, come dire, un compendio di quella grammatica comparata la quale non mancherà, secondo che io mi confido, di essere quando che sia insegnata presso le varie università italiane.

principali analogie , che col san

io mi confido, di essere quando che sia insegnata presso le varie università italiane. principali analogie

dell'India è semplicissima e non ha, si può dire, sin golarità veruna, della quale non si trovi una qualche analogia nel greco o nel latino. Posi come assoluta la forma debole de' temi nomi nali, accostandomi in questo non solo all'antichissimo sistema grammaticale degli Indiani, ma anche a quello della maggior parte dei grammatici e lessigrafi euro pei. Ciò nondimeno è cosa indubitata che nella mag gior parte de' casi il prendere per assoluta la forma forte è più consentaneo ai principii scientifici della

linguistica, la debole non essendo altro, come appar manifesto dalla grammatica comparata, fuorché un at tenuamento della forte, proprio della lingua sanscrita. Sebbene di tal particolare io tocchi nel corso della grammatica (v. §. 95), reputo tuttavia conveniente di porre questa avvertenza, affinchè lo studioso, venendo per avventura fin da principio ad abbattersi in libri, ne' quali (come p. e. nella grammatica minore del Benfey e nel vocabolario sanscrito che viensi ora pub blicando in Pietroborgo per cura dei sigg. Boehtlingk

e Roth) diasi per assoluta la forma forte, sappia farne

la debita estimazione. Il simigliante dicasi delle radici

contenenti un ^, le quali da taluni si registrano sotto la loro forma gunata, sicché p. e. nel citato vocabo lario di Pietroborgo si troveranno, verbigrazia, non solo i temi nominali fiur^ per ftq, padre, *rnr^ per ma dre, ma anche le radici ^jt; per ^j, andare, ssx. per w , fare, e va dicendo. Lo studio del sanscrito, introdottosi in Europa poco più di mezzo secolo addietro, viene ora generalmente riconosciuto come sussidio potentissimo della storia e filologia antica ed è fondamento della grammatica comparata delle lingue indoeuropee. Quindi principal mente l'ardore con cui questa lingua è coltivata oltre monti, massime in Allemagna. Sebbene l'Italia presen

mente l'ardore con cui questa lingua è coltivata oltre monti, massime in Allemagna. Sebbene l'Italia presen

temente non si mostri gran fatto sollecita di questa sorta di discipline, è tuttavia da credere che nè anche per questo rispetto essa non abbia da rimanersi più oltre nella sua indifferenza. Io mi confido che il pre sente lavoro, per quanto imperfetto, possa essere aiuto e forse occasione a qualche Italiano per mettersi a co- sifatti studi. Questa grammatica fu compilata sotto gli auspizi del Governo piemontese, alla cui munificenza deesi così l'acquisto dei caratteri sanscriti come la stampa del l'opera. Siami pertanto lecito di qui ringraziare pubbli camente gli onorevolissimi signori Commendatori Ci- brario e Lanza, ai quali, come a ministri della pub blica istruzione, piacque favorire del loro patrocinio questo qualunque siasi lavoro. Torino, addì 13 di maggio del 4836.

G. Flechia.

piacque favorire del loro patrocinio questo qualunque siasi lavoro. Torino, addì 13 di maggio del 4836.

PROSPETTO DELLE MATERIE.

Parte Prima: Fonologia: §§. 1 88 , . Scrittura: §§. 1 5 . Pronunzia: §§. 6 14

.

.

Classificazione delle lettere: §§. 16 18 Guna e vriddi :

Mutazioni eufoniche : §. 20; in semplici vocaboli:

§§. 21 55; fra vocabolo e vocabolo: §§. 56

PP .

1

60

»

3

8

»

8

42

»

12

17

P-

48

PP . 18

49

t 20

60

Parte Seconda: Flessioni: §§. 89 454 . » Delle radici e dei prefissi : §§. 89 92 Declinazione: tema nominale: §. 93; genere :

§§. 94 97; numero e casi: §. 98, 99; forma zione de' casi: §§. 100 120

»

Dell'accento nella declinazione: §. 121

P-

Declinazione (de' sostantivi ed

aggettivi): §. 122;

de'

temi finiti in vocale: §§. 123 146; de' te

mi

finiti in consonante: §§. 147 196; com

parativo e superlativo : §. 297 Numerali: cardinali: §§. 198 209; ordinali:

pp.

61 348

63

67

. 67

83

 

83

84

144

§§. 210 212

Del verbo : §§. 242 454 Avvertenze preliminari: §§. 242 253

Coniugazione : §§. 254 260; de' tempi speciali (Presente, Imperfetto, Imperativo, Potenziale):

§§, 261 292 ; de' tempi generali (Perfetto,

.

.

.

»

>

»

144 451 152 165

165 174

175 348

183

» 175

Aoristo, Futuro I, Futuro II, Condizionale,

» 184

275

6 5 165 1 7 4 1 7 5 3 4 8 1 8 3 »

Verbi derivati : Passivo : 352 361 ; Causale :

Desiderativo : §§. 374 388 ; 389 406; Denominativi : §§.

407 418 Infinito, Participi e Assolutivi o Gerundi cosi dei verbi primitivi come dei derivati: §§. 419

§§. 362 373; Intensivo: §§.

454

pp. 276 319

» 320

348

Parte Terza: Formazione de' temi nomi

nali : §§. 455 49Q .

Formazione de' temi nominali: §. 455; primari:

.

.

» 349

398

§§. 456 460; secondari: §§. 461 464; com

posti : §§. 465 490 Errata corrige

349 398

399 400 401 403

Tavola alfabetica de' verbi irregolari . ». » 403. 405

408

Tavola alfabetica delle materie

Tavola alfabetica de' nomi irregolari

,

»

»

»

» 406

. ». » 403. 405 408 Tavola alfabetica delle materie Tavola alfabetica de' nomi irregolari ,

PARTE PRIMA.

FONOLOGIA.

PARTE PRIMA. FONOLOGIA.

PARTE PRIMA.

--o-*S^<§>-«

FONOLOGIA.

SCRITTURA.

LETTERE.

§. i. a) Varie sono le sorta di scrittura che s'usano per la lingua sanscrita; ma la più comune, e insieme la più antica che si conosca, è la così detta nàgara o ndgari o devandgari{ , la quale, già sostanzialmente esistente nelle iscrizioni buddistiche del iv secolo av. Cr. e a mano a mano modificata, si fermò dipoi nella presente sua forma circa l'vin secolo dell'era volgare. 6) Le lettere dell'alfabeto sanscrito sono quaranta- * sei, cioè tredici vocali e trentatrè consonanti. Le vo cali si dividono in semplici e in dittonghi; e per ogni semplice v'ha due segni, uno per la breve, l'altro per la lunga. Le consonanti sono divise in sette ordini di cui i primi cinque pigliati nome ciascuno dall' organo vocale che ne contrassegna la pronunzia. Ognuno di questi cin que contiene due lettere sorde e due sonore 2, la prima delle due semplice, l'altra aspirata; e ha per quinta la ri spettiva nasale. 11 sesto ordine comprende le quattro se mivocali ; e il settimo tre sibilanti e l'aspirazione. Le con sonanti si pronunziano appoggiale alla vocale a, onde ca , ga, ecc.

(1) Nàgara, e nàgarl valgono «cittadinesco, cittadinesca» (da nagara, città), dcvanagari, « della città degli dei ». (2) Le voci sorda e sonora, usate dal Wilkins e dal Bopp, corrispon dono, la prima a tenue, forte, dura , la seconda a media , debole , molle d'altri grammatici.

e dal Bopp, corrispon dono, la prima a tenue, forte, dura , la seconda a media

4

SCRITTt'RA.

c) I caratteri devanagarici sono:

Semplici: w a

^ a;

Dittonghi: 5? e , * ài;

Gutturali :

Palatine:

Cerebrali :

Dentali:

Labiali :

Semivocali:

Sibilanti e J

Aspirazione \'

c,

*T C,

Z f,

Tt t,

* P>

* /i

VOCALI

t; 7 u,

CONSONANTI 2

*T eh;

»

V th;

Vi ph;

*

b,

t r,

& l,

* 6

a ù;

 

Jf gh;

*R gh;

T!I

V

n.

H

bh;

IT TO.

* f.

? h;

d) Oltre a questi, nella lingua comune sono ancora

tre altri segni: due per suoni nasali, chiamati l'uno anus- vara, l'altro anunasica, e sono: il primo 4 m, il secon do - ih o ri, da porsi entrambi sopra la lettera precedente

terzo per una lieve

aspirazione detta visarga, composto di due : (s) h, che

si pone dopo una lettera come p. e. in ah.

come p. e.

in ^fc am, $ arh o ah; il

(1) Questa vocale lunga incontrasi solo come suono ipotetico presso i grammatici (v. J. 6). (2) Nel leggere il sanscrito rappresentato con caratteri romani si noti che: 1) c, g hanno sempre il suono che nell'italiano dinanzi ad a, o, u

(v. §. 7): 2) c, g sempre quello che

tamente preceduta da consonante indica soltanto che questa è aspirata.

Quanto al valore da darsi alle altre lettere romane accompagnate da se gni diacritici si avvertano i §§.7 i3. (3) Questo segno non s' incontra se non nella lingua vedica in certe surrogazioni della cerebrale sonora ^ (d).

dinanzi ad e, i (v. §. 7); 3) h immedia

se non nella lingua vedica in certe surrogazioni della cerebrale sonora ^ (d). dinanzi ad e,

SCRITTURA.

i

§. 2. I caratteri recati sopra per le vocali non si ado

perano se non come iniziali o immediatamente dopo altra

vocale, perocché dopo consonanti Va breve (^r) non si scrive,

e per l'altre vocali s'usano questi segni: t a, fi, ì i, u,

u> t ?> %f> * h ^ h

e, * à*,} o, *i au; che

si

pon

gono quale avanti, quale dopo, quale sopra e quale sotto la consonante a cui tien dietro la rappresentata vocale,

come ne' seguenti esempi: tra cita, ^rnrr cita, ^fir iti, ^jrt

Iti, tjw utu, w^ ùtù,

^ ete, ì% aitai, ^rtìft oto, ^hjft ciutàu. In questa unione

alcuni segni così delle vocali come delle consonanti cam

biano alquanto della loro forma, come p. e. in ^ ru, ^ rù,

*j

Osservazione. Per nominar le lettere in particolare gl'Indiani suffiggono alla rispettiva loro pronunzia la voce cara (^RT^ faciens) dicendo, ver-

bigrazia, acàra (^róRTC a-faciens ) « la lettera

ca-faciens) « la lettera ea », ecc. Si eccettuaci-, che chiamano repha

0) .

rtr,

rtr, òEi^ Iti, (ygt^ltt),

su, * hu,

3 ht, ecc.

a » ; cacàra ( <*cdu

SEGNI DE' NUMERI.

§. 5. I segni de' numeri sono: <\ 1,^2, 3 3, $ 4> m 5,

% 6, * 7, t 8, q. 9, so 10, <w

11, ecc.

SEGNI PARTICOLARI.

§. 4. Sono segni particolari della scrittura: s, 0 s, °. 1) Il segno , detto viràma (fror, pausa), si attacca appiè di consonante per dinotare che dopo questa non si dee prof ferire la vocale a, come per esempio in ttìt tat, che senza virama sonerebbe, conforme al §. 2, tata, 2) Il segno t nella prosa si mette dopo una sentenza finita in vocale o in dittongo o in anusvara o in visarga; nella poesia chiude la semistrofa. Raddoppiato («) si adopera come segno fi nale di maggior membro del discorso o di strofa intiera.

3) Il segno « os usasi principalmente per dinotare l'elisione

di iniziale dopo u e od ^ft o, come p. e. in ^s>t^ te

Il segno « os usasi principalmente per dinotare l'elisione di iniziale dopo u e od ^ft

(i

SCBITTl'R*.

'bhavan, *rr s ^ so liam, dove 'bhavan e 'barn stanno per abhavan e aham. 4) ° è segno d'abbreviazione come in TTT° Pa- per Trrftofjr. Paninih n. pr.

GRUPPI CONSONANTICI.

§ 3. Quando s'incontrano senza interposizion di vocale due o più consonanti, queste si legano in un sol gruppo, nel quale alcuna o quasi tutte modificano la propria for ma. Nel più de' casi le aggruppate consonanti si collocano l'una a lato dell'altra e le anteriori si modificano comu nemente gittando la linea perpendicolare, come p. e. in nr= t^jt gma, &( = yfTi cja, W = gma, i& = vrs nda, w =

ir* Isa, = vN-r sca, T*q = jtujt gbhja, -^m = Ipsja. Talora la consonante posteriore si pon sotto all'anteriore,

nel qual caso la sottoposta perde il più delle volte la linea orizzontale, come p. e. in 7r = ^T ghna, ^= òca, 31 = pia. Queste sono le mutazioni più usitate; ma perchè non tutte le consonanti hanno la linea orizzontale o la perpendicolare, comuni alla più parte, così ne seguono ancora altre più 0 me 11 varie modificazioni; onde p. e. op anteriore si fa sf come, verbigrazia, in ej*r = ^'«T ctha ; 3? h, z ty 3 ih, "s d, db, tjì ph, sebbene anteriori, non si mutano, onde p. e. f = t oir fica, tjì = nj^ phva. S'aggrup

pano in modo

wtij nna, ^ = 71^ Uà, 5 = ^ dda , 5= ddha, a = ^vr dbha.lia semivocale rt j trasformasi variamente, come p. e. in wi = ^Ttcja, = \1 dhja, ir = ^1 dja. Tnfine è spe

cialmente da notar t r, che precedendo immediatamente una consonante o la vocale /5 o r, segnasi con * sovrapposto all'ultima consonante del gruppo, o alla vocale suddet

ta, come p. e. in = ^òf rea,

^ fr^r xr rtsja, e in ^ = t^j rr; e se il gruppo è seguito da

vocale sorpassante la linea orizzontale

particolare: ^ = «(r^ csa, si = »j*r gna, t$ =

rtma ,

=

i, ~* e, * di,} o,

*V du) ovvero da anusvara o anunasica, il segno 5 spingesi anche di là dalla vocale e nasale suddette, come p. e. in

o, *V du) ovvero da anusvara o anunasica, il segno 5 spingesi anche di là dalla

ì

ìff = ^ìrt rtì. % =

immediatamente dopo a consonante, segnasi con sotto posto ad essa consonante, come p. e. in 5 = dhra, od anche più strettamente collegato colla precedente con sonante come p. e. in » = tarerà, -5 = ^ bru, k =

spnc. s'ra.

SCRITTURA.

rthùi, jf = ^«r rtafh. Quando t viene

Di cosiffatti gruppi, i quali si compongono la maggior parte di due o tre, alcuni di quattro e pochissimi di cin que consonanti, si recano qui appresso i principali :

ctja, ^ etra, 9 ctva,

apQ etha,

gì èva, ^ csa, t^ij c.sna , csma, ^1 csja, ^csva; ^qchja;

«T gga, tu ggha, ivgdha, n gna, m gma, r^gja, jt gra,

izfgrja, sgla, r^gva; -aglina, txghma, mghja,vghra; ghea, <gncta, ^ ncsa, ^ncsva, }§hcha, ^hchja, -jfhga,

^ngja, ^ngha, ^nglija, % hghra, ^ hma.

^

o cFoU cca,

ceka, lì età,

m cja,

cna, ^sr cma,

era , fjj crja,

31 eia,

^

cca , «a celia,

t^j cchja, \% cchra , ff cria, ut cma

,

cja;

chja, ^ chra ; w gga, »*r ggha, * gna, t* gma ,

mgja, -ngra,

gva ;

nca, <sj ncja, ^ nga.

 

5 ffa> 3? fja> X.traì "$fva>

351 thja,

1 thra, j /fo>a;

|

dda, \ dra, ^ c?fa; "Sf dhja,

5

, "Z dhva ;

n/a,

?!3

nfha, ^ nc?a, ^ ndra, t& ndha, m nna, m nja, ^ «ra.

PS tea, 1

«ra, ^1 Uva, w

ro^ tna, w

W

ùn/a , tu tja, ^03

*r fry'a, w fra,

W tsa, m tsna,

mtsja; afthja; g dga, 1 dgha, \dda,

ddja, 5 ddha,

ddhja,

S

dna, s dba, 5 dbha,

n dbhja, n dma, tr «//a,

"«J dra,

ST

^r/'a, ?r </t><2, sr tftya; n dhna, ut dhma, ut rf/u/'a, h. dhra,

VI

dhrja^ x% dhva

; ^jt

«</a,

ntra,

ntva, 75 /z</a,

tundra, sy ndha, randhra, ^( nna, ai

^«ca, wnsa.

Tt pta, jt yona,

yDyo«,

pma,

-m pja, v pra, ?r pia,

tundra, sy ndha, randhra, ^( nna, ai ^«ca, wnsa. Tt pta, jt yona, yDyo«, pma, -m

8

SCRITTURA pva, *a psa, x&f psja; W phva; ar bgfia,

bga, ^ bda,

M

W/ifl,

£h#, subbila, ssubbìija, sbra; vqbh/a, vbhra,

v^sbhla, vqbhva; itmna, rqmpa, tqmpra, ^ mba, -oumbha,

wt mina, **r mja, ^ /rara, f 7??/a,

/'/a; rea, rà rtma; Zea, ?»t Iga, /yofl, Ima,

ansa.

Ija, ^ //a, ^ Iva;

i.y'a, ?? vra, -g vva.

H sca, -m se/a, ^ sna, Tpr s'ma, j*r .sy'tf,

^ra, ^

^T.$W, "g^T rófl; Tif, sca, "2 sta, j[sfra, tu stja, y&strja, ^stva,

ssa;

5 stha, B»t :f«fl, wj .r/ja, «g ;v/jr«,

sca, ?w sc/<7, ^ scha, h Jto, ^ stra, stha, m sna,

sva, mssa;

mspa, espila, m sma, Wfsmja, wsja, q sta,

.»ya,

o ^Jm, g hna, w lima, ?r hja, j hra,

^ o f ///a, ^ hva.

PRONUNZIA.

VOCA LI.

§. 6. Le vocali semplici sono brevi o lunghe per natura e possono esser lunghe per posizione; e i dittonghi tutti

e sempre lunghi naturalmente. L'^si a ha suono chiuso e alquanto simile all'o stretto de' Toscani, come p. e. nelle voci monte, ombra. L'^n a suona aperto come p. e. in casa,

u, ^ ù si proferiscono come in

italiano. La vocale ^ f si pronunzia a un dipresso come ri, ma fognando gran parte dell1/; il simigliante dicasi di ^f, salva la quantità, te/ sta a 75/ come ^ff a nr, e deesi quindi profferir li, pur col detto fognanìento dell'i.

Questa lettera nella lingua effettiva non s'incontra se non breve in alcune forme della radice ^ttts cip, come p. e* in clpta. I dittonghi ^ e (= a -+- i) ed o (= a -+- u) rendon suono largo ed aperto come p. e. in vena, oca; ài (= a + i) e g| au (= a +-«) come p. e. in zaino, flauto.

mare. Le vocali ^i, \i,

aperto come p. e. in vena, oca; ài (= a + i) e g| au (=

PRONUNZIA.

9

CONSONANTI.

ss c e n g rendon sempre il suono

o, u; le palatine i nostri c, g da

§. 7- Le gutturali

i

che hanno

^ è e »r g si profferiscono ognora

nostri c, g

dinanzi ad a,

come

vanti

ad e, i; e le dentali èf t, ^ d e le labiali n p, b

come

le italiane lettere

d, p, b.

§. 8. Le cerebrali, da taluni chiamate linguali, sono una specie di dentali che profferisconsi con lingua assai ripie gata indietro e appuntata al palato e rendon quindi un suono misto dell' r, cupo e vegnente quasi dalla testa ; donde il nome di testali (»J>hir mùrdhanja) che danno a queste lettere i grammatici indiani. §. 9. Ognuna delle consonanti, di cui nei §§. 7 e 8, ha una corrispondente aspirata la quale rende il medesimo suono che la semplice, ma facendo sentir dopo di sè uno spirito (v. §. i3, e) che nella pronunzia s'appicca alla lettera seguente come p. e. nelle parole inglesi inkhorn (ink-horn), shepherd (shep - herd).

NASALI.

§.10. I suoni nasali delle varie lingue, quando sono se guiti da consonanti, generalmente si modificano a norma della lettera a cui vanno innanzi. Queste varie modifica zioni che nelle lingue europee sono per lo più rappresen

tate da due sole lettere, la m e la n, in sanscrito hanno tutte un segno particolare.

a) La nasale gutturale t n suona come p. e. la n di

panca, vanga.

b) La nasale palatina *t n si pronunzia come p. e. la

n di ciancia, mangia; preceduta immediatamente da ng si vuole che insieme con questa lettera ($r gna) renda il suono che gn avrebbe p. e. nell'italiana parola ragno.

e) La nasale cerebrale ?sr n si profferisce nel modo che

s'è detto parlando delle cerebrali (v. §. 8); ma in mezzo a

e) La nasale cerebrale ?sr n si profferisce nel modo che s'è detto parlando delle cerebrali

10

PRONUNZIA.

due vocali rende verisimilmente il suono che ha Yn del dialetto piemontese p. e. in siriana ( settimana ) Pirìa (Beppina).

dentale t[n si pronunzia come n di vento,

d) La

prende , dono ; e la labiale 11 m, come la m delle parole

campo, grembo, ramo. §. \\. a) Uanusvdra (^rpnr J) 1 rh è segno di suono na

sale, così chiamato perchè tien sempre dietro ad una vo cale. L'uffizio suo vero è di segnar questo suono dinanzi a t r, alle sibilanti ($1 s, n s, *s), e ad -^h; ma per esten sione viene in certi casi anche adoperata come segno di altre nasali. TI suono che ha come anusvara propria è de bolissimo ed oscuro, e probabilmente simile a quello dellVra nella parola francese nom; negli altri casi rende il suono della nasale che rappresenta, b). 11 segno * h, ih, detto anunasica (^rspnftni 2), trovasi talvolta adoperato in cam bio dell'anusvara dinanzi a un' inserzione eufonica di si bilante, nel qual caso ha il suono dell'anusvara propria; ma l'ufficio suo vero è di segnare un vestigio di un 0 n m assimilantisi per ragion d'eufonia con una seguente semi vocale, e rende perciò in questo caso un leggerisimo suono della nasale di cui è avanzo.

SEMIVOCALI.

^ v suonano come /,

r, l, v in italiano; se non che ^ v dopo consonante piglia

suono d'w, facendo però una sola sillaba colla seguente vocale, onde p. e. m eva suona come qua di quale.

§. 42. Le semivocali

(1) Anusvara è voce composta di anu « dopo » e svàra « suono »; e

significa quindi: suono che vien dopo a una vocale a cui s'attacca, e della quale diventa, come dire, l'elemento nasale.

(a)

Anunasica, parola composta di anu « dopo > e nàsica « naso », propria

mente significa: accompagnato da suono nasale; ovvero: che suonanel naso; ma secondo i grammatici indiani il suono dell anunasica vuole essere prof- ferto cogli organi uniti della bocca e del naso; mentre a quest'ultimo sol tanto viene assegnata la pronunzia degli altri suoni nasali.

uniti della bocca e del naso; mentre a quest'ultimo sol tanto viene assegnata la pronunzia degli

PRONUNZIA.

11

SIBILANTI E ASPIRAZIONE.

§. 45- a) A 51 s viene assegnato un suono simile a quello

che in italiano rendesi dagli uniti se dinanzi ad e o i, come

p. e. in scettro , uscire; onde nel gruppo (= ^ -f- ^ sé)

questa sibilante viene a sonare insieme colla palatina come se dei dialetti dell'Alta Italia nel verbo sciancar, scianca, scianchè; se non che il suono di è accompagnato sem pre da lieve aspirazione.

b) s vuoisi pronunziato come un $r raddolcito, ma

con più forte aspirazione.

e) *r s rende il suono che ha presso i Toscani F s di

santo, stare, cosa, nastro.

d) Il visarga : (s) h 1 segna anche un suono sibilante,

sostituito per eufonia a *t s o xr, ma infievolito a segno da ridursi ad una leggerissima e appena udibile aspira zione. Il segno x rappresenta un suono ancor più leggero, riputato equivalente a mezzo visarga.

e) Il suono rappresentato dalla lettera è un'aspi

razione non molto gagliarda e verisimilmente da profferirsi alquanto in gorgia.

accento (^T, svara).

§. \ 4. Nell'accentuazione sanscrita distinguonsi : l'acuto ( ^nr, uddtta , « alzato »), il grave ( ^m^i^, anudatta, « non-alzato ») e il circonflesso ( *«ift.if, svarita, « accen tato»). L'acuto, l'accento per eccellenza, segnasi con un piccolo t«, sovrapposto alla sillaba accentata, come p. e. in nìh^ gatàm. Il grave, la negazione assoluta dell'acuto, segnasi con una lineetta orizzontale, sottoposta alla sillaba disaccentata. 11 circonflesso, intermedio fra l'acuto ed il gra ve, segnasi d'una sovrapposta lineetta verticale come p. e. in ^tsrp^ vdcjàm 2. La sillaba disaccentata che precede inci

ti) La parola visarga ('ftrffn) propriamente significa abbandono. (2) Nella trascrizione romana noto, dietro l'esempio del Benfeyedel Bopp, il circonflesso col segno del grave, come p. e. in vàcjàm.

romana noto, dietro l'esempio del Benfeyedel Bopp, il circonflesso col segno del grave, come p. e.

12

Pr.ONUNZIA.

mediatamente l'acuto od anche il circonflesso viene consi

derata come più grave (o^i^hc

alzato», ovvero tnnrnT sannatatara , «più abbassato») e quella che segue immediatamente l'acuto, come dotata di circonflesso, onde col segnare di questi due accenti, l'uno antecessore, l'altro seguace dell'acuto, il sito di questo ap parisce da sè, senza bisogno d'altro segno. E questo è l'uno de' vari modi di tonogi'afia sanscrita, la quale però non si pratica se non pei Vedi, giacché nell'altra lettera tura l'accentuazione non è punto segnata. In questa gram matica s'adoperano solo i sovraddetti segni dell'acuto e del circonflesso. L'accento acuto può posare su qualunque sil laba del vocabolo e così p. e. anche sulla prima d'una pa rola, pognamo, di sette sillabe. Il circonflesso è per lo più un accento subordinato, non trovandosi originariamente indipendente, se non in alcune voci dopo le semivocali t( e ^, precedute da consonante. Ciascuna parola ha un solo acuto o circonflesso. Sono però da eccettuare alcuni po chi vocaboli, massimamente composti, che hanno doppio od anche triplice accento, e alcuni pronomi e particelle che non n' hanno alcuno. Del che tutto sarà più partico larmente toccato ne' luoghi proprii.

anud attutara, « più non

SAGGIO DI SCRITTURA.

Gl'Indiani compitano e scrivono il sanscrito, partendo le sillabe d'un vocabolo, d'una sentenza o d'un verso in guisa ch'esse sempre finiscano per vocale o anus- vara o visarga, onde p. e. il primo verso del saggio se guente sarebbe da essi compitato e scritto così:

ovvero, secondo altro sistema, scrivono congiuntamente gl'intieri versi e sentenze come fossero un solo vocabolo e così p. e. il detto verso:

scrivono congiuntamente gl'intieri versi e sentenze come fossero un solo vocabolo e così p. e. il

SAGGIO DI SCRITTURA.

13

Nelle stampe europee usasi ora più comunemente di congiungere in ogni verso o sentenza ciascuna parola colla precedente ogni volta che questa non termini in anusvara o visarga o in vocale non combinantesi per cagion d'eu fonia colla seguente. Reco per saggio di tale scrittura e insieme ad esercizio di lettura un apologo del Mahabarata (sin, 265-293), intitolalo ^VTOOTfal^: sucavàsavasamvadah, «Colloquio del pappagallo e di Vasavo» i. Nella trascri

zione romana le parole si riportano staccate, e dove tra due vocaboli ha luogo fusion di vocali, dassene il risultato eufonico, annesso alla parola precedente, e segnala d'apo strofo la seguente. Soggiungo infine una versione letterale

latino, dove ho cercato anzitutto di serbare, per quanto

in

si

poteva, le forme grammaticali dell'originale.

wfrt «romani «pnirora % »pr^ u i ti

^rf^ yii-ffii tot: iifinwifìgiK 11 ^ 11

Hgir=HH<;Wc> f^ft yrftraftnn n 3 ti

rifarei 7r*rr»ct ^rfcrg f^dftir: i

visaje càs'iràgasja gràmàn niscramja lubdhacah , savisam eàndam àdàja, mfgajàmasa vài mfgam. 1. latra c'à 'misalubdhena lubdhacena mahàvane, avidùre mfgàn dfsCvà, vànah pralisamàhitah. 2. Una durvàritàstrena, nimiltac'apalesunà mahàn vanatarus latra viddho mfgagighàmsajà. 3. ia ticmavisadigdhena s'arenà 'libala t cftah, utsfgja phalapatràni, pàdapah s'osam àgatah. 4- tasmin vfese tathàbhùte, cotaresu c'irosilah, na gahàti s'uco vasanì lasja bhactjà vanaspateh. 5.

(1) Cognome del dio Indro che qui è ancora chiamalo coi soprannomi

di

tronimico della progenitrice dei pappagalli.

Sacro, Milloculo, Balicida, marito di Saci, Pacasasano. Dacsiade è ma

di tronimico della progenitrice dei pappagalli. Sacro, Milloculo, Balicida, marito di Saci, Pacasasano. Dacsiade è ma

SAGGIO DI SCRITTURA.

tfjnprga- "5fT ftrfW: m<*?n*n: u 9 11

fafy^NUMI^I^ÌWMr^rf: Il t II

^nnrHr *r?ft' 31 *w Tif^rg^rrf ^ 11 e 11

wòk *ft: Tuf^rt

«iièli grnrremT

1

yNld ^TO»T

Pqs»irt« 4«i *nrr 11 <\<\ 11

f^flU^rM cri u!HH ^cr^'T:

r<H«MHM*j "ji*<H?K«i| ilrifcW^

f<*<H<4

"T1

11 13 11

II 18 II

nisprac'àro , niràhàro, glànah, s'ithilavàg

cftagnah saha vfcsena dharmàlmà so 'pj as'usjata. 6. tom udàrani, mahàsattvam, atimànusac'estìtam , samaduhchasucharìi dfstvà, vismitah pàcasàsanah. n. tatas c'intàm .upagatah s'acrah: catham ajaih dvigah tirjagjonàv asambhàvjam ànfsamsjam avaslhitah! 8. tato bràhmanaves'ena mànusarìi rùpam àsthitah, avatirja mahim, sacras tam pacsinam uvàca ha. 9. suca, bhoh! pacsinàm sresta! dàcsejl supragàs tathà; pfcche tvarìi s'ucam: enain tvarìi casmàn na tjagasi di umani atha pfstah sucah pràha, mùrdhnà samabhkàdja tam:

api,

svàgalarh, devaràga! tvarìi vignàtas tapasà majà. 11. tato dasasatàcsena « sàdhu! sàdhv! « iti bhàsitam:

« aho vignànam ! » itj; e'varìi manasà pùgitas tathà. 11. tam evarìì s'ubhacarmànam s'ucarìi paramadhàrmicam, vigànann api, tòni prltirìì paprac'cha balasùdanah. i3. nispatram, aphalarh , suscar'n, as'aranjam patatrinàm cimarthaiìi sevase vfcsar'n sadà, tnahad idarìi vanam? 14.

aphalarh , suscar'n, as'aranjam patatrinàm cimarthaiìi sevase vfcsar'n sadà, tnahad idarìi vanam? 14.

SAGGIO DI SCRITTURA.

^j>tt: q^mPTm fw^f * ftro?T^ il li 'idiguHmnàìi yhcRnt gaTtm^ i f^o? ufRrr \rk wftà wfkt

11

>t

Traw^nre wwf^fm ftt^ff ii <\t ii

^TcWt^t *t3Fjt : ^Tff>nj

TSRHj si)StC ^MitrM^rMI^^ftl ^ « 7HI I

'«rPl^r: Il <ì«t II

^i-^ì^ifH^am x^h-h'w ^ ii ii 'il «J s£)$fl H^HW c<5»j<U**N l

*3*Ui<« vngri

liWà inra-ra ii ^ ii

vigili «Ih («TrT^

% ii ^3 »

anje 'pi ballavo vfcsàh patrasanc'hannacotaràh , s'ubhàh, par/àptasanc'arà vidjanle 'smin mahàvane. i5. gatàjusam, asàmarthjarìì , csìnasàrum, hatas'rijam, vimrsja, pragnajà, dhìra, gahl 'mani slhaviram drumam. tad upas'rut/a dharmàtmà s'ucah sacrena bhàsitam, sudìrgham atinihsvasja, dìno vàcjam uvàc'a ha: 17.

anaticramam/àni dàivatàni ,

sacìpale ;

jatrà 'bhavat tava prasnas, tati nibodha, suroltama. 18. asminn aliavi drume gàtah, sàdhubhis c'a gunàirjutah, bàlahbàvena sanguptah, satrubhis caria dharsitah. 19. cim anucros'jam vàiphaljam utpàdajasi me, 'nagha, ànfsanisjàbhijuctas/a, bhactasjà,'nanjagasja c'a? 10. anucros'o hi sàdhùnàm mahad dharmasja lacsanam , anucros'as c'a sàdhùnàm sadà prìtim prajacchati. ai. tvam èva dàivalàih sarvàih pfc'c'hjate dharmasariìsajàn ;

atas tvam devadevànàm àdhipalje pralisthitah. 22. nà 'rhase mani, sahasràcsa, drumam tjàgajitum chat; samariham upagìvje 'maih, tjagejam catham ad/a vài. so

nà 'rhase mani, sahasràcsa, drumam tjàgajitum chat; samariham upagìvje 'maih, tjagejam catham ad/a vài. so

16

SAGGIO DI SCRITTURA. jrcm gròsr «ì«H fPìm tntftro i

SNI^'h^mO

TTW

*T»T^ Il

li

^òFRT ^d*ir?hHl^lH*ì 1TR * "^TJT: Il

II

«Tjrà « ^ T^TTnr uro si*«^"ì=*rfi*( u n fa«/a vàc/ena sàumjena harsitah pàcasàsanah sucani provava dharmàtmà ànfsamsjena tositah: a4- varani vfnisve, 'ti; tadà sa c'a vavre varani s'ucah , ànfs'anisjaparo nitjani, tas/a vfcsasja sambhavam. 23. viditvà c'a dfdhàm bhactini tàni s'uce silasampadam , prìtah csipram atho vfcsam amftenà 'vasiclavàn. 26. tatah phalàni, patroni, s'àchàs c'a 'pi manoharàh, s'ucasja dfdhabhactitvàc, c'hrlmattàni pràpa sa drumah. 27. s'ucas c'a carmanà lena ànfsamsjena lena vài àjuso 'nte, mahàràga, pràpa s'acrasalocatàm. 28.

In ditione Casium-regis pago egressus venator, Venenalam sagiltam postquam-arripuit, vestigavit feram 1. Ibique carnis-avido a venalore in magna-silvà, Haad-procul feras cum-vidisset, sagitla inlenta est. 2. Ab ilio male-tecto-arcu-iJwtrue<o edque de causà-treinenlem-sagitlam-t'acu/ato Magna silvae-arbor illic icta est feras-occidendi-cupiditale. 5. Illa acri-veneno-illità sagilla magnà-vi laesa, Postquam-araisit fructus-et-folia, arbor siccilalem aggi-essa est. 4< In illà arbore sic-factà, in cavis diu-moralus , Non deserit psittacos habitationem illius amore arboris. 5. lnacluosus, impastus, langaidus, exilem-vocem-edens etiam Beneficii-memor cum arbore pius ìIle etiam siccescebat. 6. Ulani gonerosum, magnum-animantem, soperhumanum-facinus-a^re^um, Aequales-dolorem-et-voIaptatem-/»a6c»t<em cum-vidissel, admiratus est Pa- easasanus. 7.

Deinde cogilationem inivit Sacer: « Quomodo haec avis In bruto haad-factibilem pielalem aggressn; est? » 8. Tarn brachroanis-specie huraanam formam indulus, Cum-descendisset in lerram, Sacer illum alitem compellavit : 9, Psittace, heus! alitai» optime ! Daxias bonae-progenici-aucJn'a; sane est! Interrogo le psittacum: liane tu quare non deseris arborem ? 10.

optime ! Daxias bonae-progenici-aucJn'a; sane est! Interrogo le psittacum: liane tu quare non deseris arborem ?

SAGGIO DI SCRITTURA. At interrogalus psiltacus dixit, capite veneratus illuni :

Salve, deorum-rex! tu cognitus sancliraonià a me es. tt.

Tum a decies-centum-oculos-Aaoente « euge ! euge ! » sic dictum est:

honoratus est etiam. n.

«

En sapieotiam ! sic ; sic animo psitlacus

17

Ulum sic praeclarum-opus-/àci'entem psiltacum maxime-pium, Cognoscens quamquam, de ilio amore interrogavit Bali-occisor: i3. Infrondem, infructuosam, exsiccatam, inhospitalem volucribus Oliare colis arborcm seraper, et magnum hoc nemiis? 14. Aliae etiam multae arbores froiidibus-obducta-cava-/ia6en<cs) Faustae, sat-Iatebrosae inveniuntur in hac magnà-silva. i5. Aevo-functam, inutilem, exsuccidam, nitore-orbatam, Aequo-animo, sapienler, o constans, desere liane vetulam arborem. 16. Hoc cum-audivisset pius psittacus a Sacro dictum, Perlongum postquam-valde-ingemuit, rr.iser sermone») dixit: 17. Non-inobservanda numina sunt, Saciae-marile; De-quo fuit tui percontalio, id nosce, divùm-optime. 18. In hac ego arbore natus, bonisque qualitalibus inslructus, In infantià custoditus, ab hostibusque non laesus sum. 19. Quid miserandam infructuositatem objicis mihi, 0 insons, Pietati-addicto, devoto, non-aliam-ar&orem-adeuntique? 20. Misericordia enim honorum magnum virtutis signum est, Misericordiaque bonis semper gaudium affert. 11. Tu ipse a diis omnibus interrogaris iuris-dubia ; Ideo tu deorum-deorum in imperio constilutus es. 11. Non debes me, Millocule, arborem deserere-facere longo post tempore; Ulilem fruitus hanc arborem, derelinquam quoraodo nunc? 25. lllius sermone iucundo hilaratus Pacasasanus Psiltacum compellavil sanctus pietate propitiatus: ?4- « Gratiam elige » sic; tum isque elegit gratiam psitlacus, Pietati-deditus semper, illius arboris exsistentiam. 25. Cum novissetque constantem amorcra illuni in psitlaco 6ona-indole-or(um, Laetus cito tum arborem ambrosià conspersit. 26. Itaque fructus, folia, ramosque etiam cor-rapientes, Psittaci constanti-charitate, et pulcritudinem obtinuit i1la arbor. 27. Psiltacusque opere ilio, pietate illà, In actatis fine, magne-rex, obtinuit Sacri-coeli-consorlium. 28.

Gramm. sanscrita.

2

opere ilio, pietate illà, In actatis fine, magne-rex, obtinuit Sacri-coeli-consorlium. 28. Gramm. sanscrita. 2

18

CLASSIFICAZIONE DELLE LETTERE.

§. 46. Divise tutte secondo gli organi della pronunzia esse sono :

Gutturali :

Palatine :

Cerebrali :

Dentali:

Labiali :

Guttui-ali - palatine : *

Gutturali -labiali : ^rt *rt;

Dentale - labiale :

t

ì»;

%

z

K

*

n

m

T

*;

*;

§. 47. Divise secondo la loro distinzione in sorde e so nore sono :

i

Corrispon- 1

] (

Sono inoltre sorde senza corrispondenti sonore le sibilanti e ^; e sono sonore senza corrispondenti sorde le vocali, i dittonghi, le cinque nasali (y si m *), le semivocali n 55 ^, e l'aspirazione ^. §. 48. Le vocali si distinguono ancora in simili e dis simili. Si dicon simili le vocali che hanno un medesimo suono, sebben possano essere di diversa quantità, come p. e. ed wr, ^ ed -m; dissimili quelle che han suono di verso, quand'anche sia in esse una medesima quantità, come p. e. ed $ ed gì.

?t?^5!Jir^iiiii«

.

sorde:

sonore:

dentisi

n

n

n

s

*

?

v

»r

*

gona ( rpsj guna) e vriddi ( crfigf vrddhi) *.

§. 49. Chiamatisi guna e vriddi due sorta di dittongamen- ti, l'uno più forte dell'altro, a cui soggiacciono, in certi casi, le vocali. Dicesi aver luogo la guna, quando i (\%) è ditton-

(i) Guna significa «virtù, distinzione»; vrddhi «incremento, aumento».

aver luogo la guna, quando i (\%) è ditton- (i) Guna significa «virtù, distinzione»; vrddhi «incremento,

GUNA E VRIDDI.

19

gata in ^ e (= vriddi, quando

passa in \ ai (= à -+- t) ed u od ^rt

in ^ftàu (= d-t-w). L'^ra non soggiace a guna, ma solo a

vriddi per cui passa in wt; e r ^) e / (ys per mezzo

di guna si cambiano rispettivamente in ^tt ar, ^Jc? al, e

per mezzo di vriddi in ^rrc^ àr, ,sttc5 ài. La guna si opera

in forza d'un'a breve, che prefissa alla vocale da gunarsi

forma insieme con questa un dittongo relativo ; e la vriddi per via d'un'a lunga, che fa il medesimo effetto. Ecco lo schema di questi dittongamenti:

a -i-i) i od ^

ed u

"3ì) in ^tt o

(= a -+- u); la

Vocali:

^^tt

^

$

7-31

«E

Guna:

^

^ff

'src^

Vriddi:

^tt

^

m

wr$5v

In fin di radice le vocali possono soggiacere alla guna qualunque siasi la loro quantità; ma, se non finali, solo quando non sono radicalmente lunghe di natimi o per po

sizione. E così p. e. ne' seguenti casi, nei quali è prescritta

la guna, le radici fìf, vincere, jfì, condurre, colla desi

nenza WT fanno %m, %ttt, e le radd. desiderare, , ra

dunarsi, colla des.

re, wt$^, chiuder gli occhi, ftf*? , biasimare, ^fawT, h1 fe rf i ,

fanno gftnn, *1 ferii, ma

, anda

infarti.

colla des. re, wt$^, chiuder gli occhi, ftf*? , biasimare, ^fawT, h1 fe rf i ,

20

MUTAZIONI EUFONICHE.

§ 20. In sanscrito, fuor del discorso, i nomi si pigliano sotto la nuda forma

di temi e i verbi di radici. Di più, la grammatica, oltreché delle fles

sioni trattando ancora della formazione e derivazione specialmente de' temi nominali e verbali, dee raddurre alla lor radice i temi primitivi e

a

questi i derivati. Ma siccome questi temi e radici, sì nelle formazioni

e

derivazioni e sì ancora nelle flessioni, possono variamente modificarsi ,

massime per cagion d'eufonia, così a poterne ravvisar di leggeri le forme assolute non basta l'aver dimestichezza coi suffissi e colle desinenze, ma bisogna eziandio conoscere le varie mutazioni eufoniche a cui soggiac ciono le lettere finali delle radici e dei temi nel combinarsi colle ini

ziali di essi suffissi e desinenze. Senonchè in sanscrito queste mutazioni

di lettere non han luogo soltanto nel mezzo di vocaboli così semplici

come composti, il che vedesi ancora intervenire p. e. nella lingua latina

e più spesso nella

tus, nix nic niv -+- s, collatus con cum + latus, "Apa^ = Kpom

= A/J«j3 + 5, S/ss^/M = 5pin = Tpsy -t- <j«, suiiiyw auv _j_ léyu, ecc.), ma pos

sono eziandio seguire fra più parole di una sentenza o d'un verso, le quali per via di tali combinazioni eufoniche s'accozzano tra di loro così strettamente, che vengon, quasi per un'intrinseca virtù coesiva, a formare come di più parti un tutto. Delle cosiffatte passioni fonetiche ragionano le regole cadenti sotto questo capo, nelle quali, quanto alle mutazioni che seguono in semplici vocaboli, vale a dire dinanzi a suffissi e desinenze , non si parla se non delle più 0 men generali, riserbate le particolari a' loro luoghi, nelle parti in cui si tratta delle flessioni, formazioni e de rivazioni.

greca (cf. v. g. scripsit = scrib +- sii, veclus veh +

§§

21 55- Mutazioni eufoniche in semplici vocaboli,

e le desinenze; 3) di consonanti in fin di vocabolo.

VOCALI.

§.21- ed m dinanzi a vocale:

1) o si elidono, on

de p. e. ffe^q -+- ^srfiìT fa fisro^fr gettano, +- jt ftj^ gettomi, e

ed m dinanzi a vocale: 1) o si elidono, on de p. e. ffe^q -+- ^srfiìT

MUTAZIONI EUFONICHE IN SEMPLICI VOCABOLI.

21

unT -4- -y*»

^tT in 'srr, onde p. e. -g^-t-^ni

in onde p. e. ip-r-^ ^tnel figliuolo *; c) con * in ^,

onde p. e. ^tìtt

figliuoli; b) con ^ ^

andarono ; 2) ovvero si fondono: a) con ^

fa

fa ^ vo; d) con ^r> in

onde p. e.

-+-

fa

n. pr.

§. 22. Le vocali i (\%), u

e ^ dinanzi a vocale o

dittongo passano nelle rispettive semivocali corrisponden

fa ifà

alla mente, ì^t -+- ^ ^«r^ le dee, *rnj-r-*rta^ xmì^ di o

fw dal

padre. §. 25. Le vocali i (\%) ed u (tt «), finali di sillaba ra dicale, dinanzi a vocale o dittongo passano rispettivamente in ^ti ed t\, onde p. e. ft; e gH-^rfVjr fanno ft^rrV vanno, soffia lodano, >tt e * -t- ^ fafa «e/ timore, >jf^ m terra. Eccezioni. Seguono il §. 22 ^ e ^ delle forme raddop piale e, insieme con t "3ì, dei composti nominali, pur ché tai vocali non siano immediatamente precedute da due

in due

ti, cioè i in n, u

soli, ^

in ^ e ^ in

+- ^

onde p. e.

alla donna, ttr^ -4-

o più consonanti, onde p. e. r%fa (da fa raccogliere) -+-

fa r^PctiH raccogliemmo , f^ff ( da -q^ menare ) -+- t*? fr|^ menarono, Ì)hh1 (= %^tt, esercito, + ift condurre) -f-

^ *HM«X capitani, ( = w> M*ofo, -+- ^ nettare) +-

ma ftifm (da ft* sorridere) +- w

fa ftrfq^2 sorrisi o sorrise, e nfrrafl (= «un, carne,-t-Tft com

perare) -+- 5 irretirà « £ compratore

^tt WtjFm co//o spazzatore ,

di carne.

§. 24. «) ^J, finale di radice, dinanzi a vocale passa, se

condo il §. 22, nella corrispondente semivocale e dinanzi

a n in ft, onde p. e. nrm (da ^fare) -+- fa sfaceste ,

^ H- TTff 'farò muore; ma preceduta immediatamente da grup

po consonantico mutasi in ambo i casi in ^rr onde p. e. *rpj (da *jj ricordarsi ) -+- fa tout vi ricordaste , t| -+- rò

(1) Nella traduzione adopero con e in come segnacasi, l'ano dello stru mentale, l'altro del locativo. (a) Gli epici non osservano sempre questa regola, onde p. e. nel Ram. HI, 56, 53, leggesi P<j f« m cambio di faftlftHfVì., maravigliaronsi.

sempre questa regola, onde p. e. nel Ram. HI, 56, 53, leggesi P<j f« m cambio

¥2

MUTAZIONI EUFONICnE

 

«riw è curvato,

b) ^ passa

in ^

e dopo

labiali e ^

in

y^, onde p. e. y-*- "fa & tVrfìr sparge, (empiere) -+- t tj^

molto. Questi jt e tc^ dinanzi a consonante allungano, secondo il §. 27, b, la loro vocale, onde p. e. f?irtv (da m) + Tttc[ fa grr^Tcr sparga, grs (da ^ ) tt$TcT riempia.

§ 25. a) I dittonghi ? ^ ^ìt ( anche se nati per via

di guna e vriddi, v. §. 19) dinanzi a vocale o dittongo cam

biano il secondo loro elemento nella corrispondente se

mivocale, onde * passa in ^n» , % in W(, ^ft in ^rr in

,?nw , e così p. e. % -4- ^rfir fa ^prfìr tesse , ^ (guna di ftr) mrfir

da ift) -4- ^ ^nrrftf

vince, ft nrofir canta, (vriddi di ^r?rt

fu condotto, iff-J- ^rr*^ *FrT*^ delle vacche, >ft(guna di «) -+-

^rfjr *nrfìr è,

+ ^ mnft y« partorito, b) Seguono pur questa analogia i

dittonghi ^ft e ^fr, sia come finali di temi nominali dinanzi

a suffisso cominciarne per tj, sia come guna e vriddi di 7

od ,3ì dinanzi al n del participio fut. passivo, onde p. e. con

*T nt, vacca, fa 7rar vaccino, «ffr, nave, tttt navigabile, e

(guna e vriddi di ^j) ^rat e ^rrar da lodarsi, c) Dinanzi a consonante i radicali ^ ^ ^ft passano in ^rr e come questa vocale son trattati, onde p. e. con in fa vnn berà, jrnrr

e. dinanzi al n° del

passivo l'^rr primitivo passa in ^, così pur quello nato da questi dittonghi, sicché come <p fa così »rr(da ff) jfì*f° *.

§ 26. ^r^T radicali si allungano: a) dinanzi ad ?r quando questa, diventata z (v. §. 49, 2? a), si fogna mutando una se

guente dentale in u (v. §. 49, 2, b), onde p. e. «TTìrg (intensivo

di tt^ prendere) + *r fa angra afferrate, e -|- w erte

leccato, ^ cresciuto; b) dinanzi a quando dopo questa lettera s'è dileguata una dentale (tt ^ ^ v) col * della 2. pers. sing. dell'imperf. o dell'aoristo, onde p. e. ,sprr?tfvx (in tensivo di *qvv gareggiare) -4- w fa ^qi»quN, *Wr»$N (int. di gr? scherzare) qrrryt .

(1) Le radici, che i grammatici indiani registrano come finite in dit tongo, sono la piò parte da riputarsi come terminate in wr.

canterà, ^nn straccerà;

-+- ^ ^nt? nella nave , w^t (vriddi di ^ da v)

e come p.

da riputarsi come terminate in wr. canterà, ^nn straccerà; -+- ^ ^nt? nella nave , w^t

23

cambiano w in wt,

onde p. e. con fanno portare, ^ftjj* sopportare. § 27. ^ ed 7 si allungano ancora : a) dinanzi a * finale

di sillaba radicale quando non vi s'appicca suffisso o de sinenza, onde p. e. i temi nominali fàrtx e fanno al no

minativo sing. irtav la voce e

+

f^at I- Trftr fa

»fNrfìr scherza , -+-

fir^ fanno Jrrf>hcN colle voci, ffifor^ colle città,

o * radicali, seguite da consonante, onde p. e.

b) dinanzi a t

IN SEMPLICI VOCABOLI. Eccezioni ad a. Le radici ^ e

la città;

f*n:v e

htjt qfogr tremoli; e le radici 3$

e

^n-I-^ìt fanno ffia3 curvato, vfèfà Jerito; c) dinanzi a

*t

(anche

se mutato, secondo il §. 48,

I, II, 1, in * o * o :),

finale di radice o di desiderativo, quando non vi s'appicca suffisso o vi s'appicca cominciante per consonante, onde

p. e. -mPain , benedizione, fa al noni. sing. ^rr^fh»x; -+-

in questi stessi casi

^mfH5re ; -+- wsrìrg od ^isiltu ; e

f»fiir<^, desideroso di parlare, e *rjp» , ben- sonante , fanno

fa*

Eccezioni a b. L'allungamento non ha luogo : a) dinanzi

a ti di suffisso secondario, onde p. e. fi»*, cielo, w^, timone,

+ n fanno f^ar celeste, >p giumento; c) dinanzi a * o *

da i od u secondo il §. 22, onde p. e. fiift; e tt^ -+- wtw fanno ftpffa dei 0 nei due monti, *prax dei o nei due maestri; d) in tjt (da ^ fare) e in tagliare, onde p. e. con Tffir fanno ^frì^ faccia, ^vihn tagli. § 28. Come finali di vocabolo effettivo possono aver luogo tutte le vocali semplici, tranne ^ tss «£, e tutti i dittonghi, onde p. e. jtss vanne, (nom.) fanciulla, ^Tfr (nom. voc. acc.) acqua, (nom.) dea, »rg(nom. voc. acc.) miele, ^ (nom. voc. acc. duale) uacc/ie, °airw (nom. voc. acc.) facente, neutro, fijinf muore, flmfl o Visnù, ufo alla donna, ^ diede.

nati

CONSONANTI.

§. 29. Due aspirate alla fila non possono aver luogo; ve

muore, flmfl o Visnù, ufo alla donna, ^ diede. nati CONSONANTI. §. 29. Due aspirate alla

24

MUTAZIONI EUFONICHE

nendo esse ad incontrasi, la prima perde l'aspirazione, onde p. e. -+- f»TFx fa gtjr^ , colle pugne. §. 50. Niuna delle consonanti delle cinque prime classi (v. §. i, c), immediatamente preceduta da altra che t o seguita da altra che nasale o semivocale, può essere dop

pia, onde p. e. urrai (intensivo di tj^ camminar lentamen

te) -+- in fa Tjnrf^i,

in, che, secondo il §.

33, c, diventa ^q^r +- ut, fa m^n-

scorrere, -t-

Osservazione. La regola vale anche se la prima, secondo il §. 33, a, cessasse di essere o la seconda fosse ovvero, con forme al §. 34, venisse ad essere aspirata, tranne pei gruppi i^ej che possono star dopo nasale, ma più comunemente fognano la prima consonante. §. 51. In un gruppo consonantico (secondo alcuni solo se preceduto da breve vocale, secondo altri anche se da lunga), la cui prima lettera sia * o ^, la consonante che vien dopo, può essere raddoppiata, purché non sia sibi lante immediatamente seguita da vocale; e perciò do vere, è dimostrato, ^1 carro, possono anche scriversi

W,

uia ^ftr, specchio, non ^i<-^ì

§. 52. Dinanzi a vocale o nasale o semivocale le conso

nanti restano inalterate, onde p e. ^fto^ I ^sr fa

mondo,

(da

+- *r

da scriversi, tsH^ -+- ^nr ^r*br vene

razione, ^N -+- f*r ^feu parlo, jt^ìt -I- ^ ir^fiT nel vento, *t<T -+- tT ^ sforzo, jy[ (da ^ carro) -+- xr T*Q via pubbli

ca,

casa, ft\ -+- ^ fg&w odiamo (duale) , gro (da

tire) -+- ^sr 3ttt spavento, ^ -+- n

-+- x *ra campo, ÌRfs (da

entrare) -+-

carro.

sbigot

(1) Nelle stampe europee, massime non inglesi, questo raddoppiamento viene ora comunemente rigettato; ed è ragione; non essendo altro che un vezzo di scrittura, verisimilmente ingenerato da corruzion di pronun cia. 11 simile intervenne nell'antica nostra ortografia, onde p. e. in codici della versione italiana del Tobia leggesi ghuarddarssi, corppi mortli, ecc., (v. Pref. all'ediz. del Cesari), e nel volgarizzamento dei trattati morali di Albertauo da Brescia, secondo il codice pistoiese pubblicatone dal Ciampi, Carilo, palliano e va dicendo.

morali di Albertauo da Brescia, secondo il codice pistoiese pubblicatone dal Ciampi, Carilo, palliano e va

IN SEMPLICI VOCABOLI.

25

Eccezioni. Escon di regola: i) n che passano nelle corrispondenti gutturali in1: a) nella formazione di al cuni temi nominali, come p. e. in TrrafT (da xr^ cuocere) cottura, ^rra (da ^ parlare) discorso, wm (da abban donare) abbandono, (da gir congiungere) pajo; b) di nanzi a tt(o vf, v. §. 4 i,c) participiale, onde p. e. ^jn (da ^n^) piegato, (da ^tìt) vergognato. 2) che passa in ^di nanzi a ^ e ir e ad arbitrio dinanzi a ^, onde p. e. irs^ -I- T fa jpji interrogazione, faflr^ (da tVsJ -+- ^ ftrfir^ o ftrftfB^ cAe è andato. 3) ^ che nel caso 1, b, si assimila con ^ (o *rr), onde p. e. ^ (da ^<j) coperto, (da ^) schiacciato. § 53. Fuor de' casi contemplati nel precedente dinanzi a consonanti : a) le aspirate perdono l'aspirazione, onde p. e. m«4Vj -+ tir fa trpqfìl « affligge grandemente ,

tt^ -+- f»ro jflrw coZ/e battaglie; b) le sorde dinanzi a so nore passano nelle loro corrispondenti sonore non aspi rate (v. §. 17), onde p. e. ?T#?r^ -I- wnf fa s^prat^ agli o

dagli onnipossenti, àtfrfìnr -4- f>wN siftfìrfifo cogli splendori ,

sorde

mutatisi nelle loro corrispondenti sorde non aspirate (v. §.

-h * fa gr§ nelle allegrezze, 5^ tjst nelle

battaglie. $ 34. Le sonore aspirate (ti uh), finali di forma radicale, dinanzi a suffisso cominciatile per k o it non si cambiano

in sorde e fan sonora la dentale seguente a cui cedono

la loro aspirazione, onde p. e. -4-fìT fa ^fìv ascende,

5* (da 5^ v. §. 49,

TrTSTH-fv ninfa scuoti forte; c) le sonore dinanzi a

17), onde p. e.

1, b) -+ ^ 3»mN mungete (duale), ^

4- "H ^sf saggio, 35»» + (TT ^yarr acquisterà.

(1) Siccome le palatine della lingua sanscrita mostrano derivare da primitive gutturali, secondo che appare specialmente dalla grammatica comparata delle antiche lingue ariane, non è perciò inverisimile che que ste gutturali, dai grammatici tenute per provenienti da palatine, siano uno sporadico avanzo di quella primitiva gulturalità. Si confrontino le forme

f^qOw (per P<hI\*| da cL 3. a ), «rrfM (per

vediche come p. e.

nifvH da ip^ ci. 9.a), ecc.

Si confrontino le forme f^qOw (per P<hI\*| da cL 3. a ), «rrfM (per vediche come

26

MUTAZIONI EUFONICHE

Eccezione, m (forma raddoppiata del tema debole della

radice vt porre) segue il §. 33, a, c,

fa, conforme anche al seguente §., Y^, vrim, pongono, po nete (duale). §. 33. Le aspirate sonore, finali di sillaba radicale co- minciante per n s <» y, dinanzi a suffisso cominciante per m »r a (e in (v. §. 34, eccez.) anche dinanzi a fV e a suffisso cominciante per jt *r) perdendo l'aspirazione con

forme al §. 33, a, la gettano sull'iniziale della loro sillaba,

onde p. e. -4- MPT fa s^J^ conosceste, *r#;|V

H#»jfk^ cogli onniscienti ,

(da ^ v. §. 4g, 1,

onde p. e. con ?n», sra

-4- firc»

-h ^rfìr >Pffrfìl legherà , -jhi Vterfff osteggerà, -+- «pi vsr*

+- STfcT

§ 56. 1 1 *T*. dinanzi a consonante sono trattate come

fossero rispettivamente fa ^f=s, H- fa ^fiv;

JTÌ^rfìr (v. §.

Eccezioni, a) Tra, lacerare, getta via ^ e mula quindi 31 secondo il §. 45; b) ms^, arrostire (che getta via un n), \jtm , splendere, jjs^, astergere, trs^, sagrificare, tn^, splendere, ^ìt, versare, seguon la regola solo dinanzi a a di suffisso verbale, onde p. e. inr -+- wfìr fa «rgrfll (v. §. 48, III); negli altri casi il loro »r, come pur quello del nome nfVdi^r, frate mendicante , è trattato come ^ (v. §. 46). Si eccettuano però i nomi ^fri^ (da tm), sacerdote, m f , ghirlanda , e 5r^,sa«g-we (da ^ir), i quali p. e. con fin^ fanno rego

larmente ^fkfi»^, sfi->m, ^fr»T^.

§. 37. La palatina a) dinanzi a consonanti governasi

in tutto come se fosse ti (v. §. 46),

n v, onde p. e. w, parlare, -f- tir

(da ttst congiugnere) +- ttt, ^trfir ^"tw,

48, HI); ^ , malattia, -j-fir^, * ^f*vn» ,

onde p. e. ira, inter

rogare, -+- ^rfir fa n«^frf, -4- ht fa irrr (v. §. 38), unrs (in tensivo di ir^) -+- fv gnrffa (v. §. 38), ura, interrogante , -+- *| 5T^f; ^) ma preceduta da t; cade, anche contro il §. 3a (non però dinanzi a semivocali), onde p. e. ir^, we-

(v. §. 27, è), , stendere, ^ ^ (v. §§. 27, &; 4 1 > ma -f- trwjrai}'; °) conservandosi come ^fuor

we- (v. §. 27, è), , stendere, ^ ^ (v. §§. 27, &; 4 1 >

IN SEMPLICI VOCABOLI.

27

de' casi predetti, se è preceduta e seguita da vocale o dit tongo, si raddoppia in ra; (v. §. 29), onde p. e. ^x (da xn)

c jfg , parlar barbaramente, -+- ^rfìr, fanno ^arfw jfrtfo §. 58. Le cerebrali nu (pure osservando i §§. 33, 34, 35) 7j e tt cambiano una seguente k -sr 5 V «r nella cor rispondente cerebrale (v. §. 16), onde p. e. tjpts (inten sivo di tj* leggere) fjt fa (v. §. 33, a), ce/e- brare, -+- ^ fa ^ (v. §. 33, c), fcs (tema dell'imperfetto d'^? ) -1- «nr ^f*r ? + ^rfìr Jj^uifìi rallegra, qr*qy (in-

tens. di tpjt comperare) -+- fìr tp^%, fsrR -+- *r f§r* odiate, yi -+- ^nfÌT yiiiiPH nudrisce. §. 59. Una nasale radicale, immediatamente seguita da consonante pur radicale, venendo questa a mutarsi , passa nella classe della succeduta consonante (v. §. 1, e); dinanzi

a ^ cambiasi in ^ o (secondo il §. 4 1 j> c) in vs; dinanzi a si

bilanti e ad ^ in anusvara (v. §. 1 1, a); e, spiccandosi dalla consonante per interposizion di vocale, passa in o (se

condo il §. 4 1 » c) in *5r; onde p. e. *TWT$ (intensivo di gnrfv

H-^tlfìr

desiderare) + fu fa 1<*ì fW (v. §§. 38, ^q), vr^ e

vn^rfÌT (v. §. 36) romperà, ^TS?rfìr (v. §. 45) morderà, e, colla

vocale, f^r +- fn f^rfta uccide. di radice dinanzi a sibilante e ad ^

passano in anusvara, onde p. e. ^ + ftr fa fftr uccidi,

?pr -+- wfìr

chetare) -hf% itijrft-

Eccezione. Dinanzi al m del locativo ìt non si altera e

n passa, secondo il §. \i, in «T- §. 41. La nasale dentale tf: a) finale di tema nominale

dinanzi a desinenza cominciante per consonante cade, onde

p. e. ttst^, re, vftrj, ricco, -+- fvr^, ^ fanno Tjsrfìrcr, TRTJ, vfir-

fw, vfirj (v. §. 48, IH); £) preceduta immediatamente dalle palatine ^ »r passa anch'essa in palatina (*r), onde p. e. uri -+- 7f fa Trv^r (jacna) domanda, ^ -+- w (jagna) sagrifizio,

e re, ne' casi debolissimi fognando, secondo la rego

la, il suo ^t, diventa tT?r (ràgn); c) quando non è finale di

detta interposizion di § 40. T e u finali

wifd chinerà, 3131 ih (da intensivo di $pr

c) quando non è finale di detta interposizion di § 40. T e u finali wifd

28

MUTAZIONI EUFONICHE

vocabolo e viene preceduta dalle cerebrali lettere (v. §. 16) =5 * o cambiasi nella nasale cerebrale vs, purché la segua immediatamente una vocale o un dittongo od una delle consonanti ^ (che conforme al §. 38 mutasi pur essa

in jjr) * ti e purché fra n e l'antecedente lettera che la

trasforma non s'interponga alcuna consonante palatina

('sr

ir

*0 o cerebrale

7 s 7 u) o dentale (ir

^ v n),

nè 3*

n, onde p. e. ^ -+- ^frfir fa ^pftfcT sceglie, firij -h irr^

fi4H<ui^ dei padri, fn^ (da tito, jt^ -+- ^nfìr g^rrfìr

morte, vm hto ornamento, ^ +- ?t

ìt irìfisr co/ jfèto,

di

^ , tormentare, -+-

+

ifNr (§. 27, è) inghiot

-h ^ <j^!i uccisione, w$.

co/ so/e, ito -+-

-+- ^rr ^ròsrr co//a /;e//e, ìfnoT (strum.

«J<H*»N ,

eccez. 3; 38), g^nr

ìi«r^ amore), *j (da ^ wrf/reJ -+- *m 'JTrT"i , -4-

(v. §§. 32,

-+- ^ wnw religioso, ^rs^ -+- ^nr ^r^Tj^w occhiuto.

osserv. Si eccettuano : 1) il ir coniugativo della

5.a classe in ttt^ saziarsi, e della 9." in t^m scuotersi (non

però in desinenza della 2. pers. sing. imperat.), onde

nelle

forme dell'intensivo, onde p. e. «H"Mfè. In Trwrar (par ticipio pres. di ^r, affettarsi) la nasale può non cambiarsi,

onde anche k^hm.

finale di radice o di tema dinanzi a dentali, a

p. e. Tptfir, ^jrfìr, ma ^rnsr; 2) il di ^ir , danzare,

Eccez. ed

§ 42- H

consonante di desinenza nominale e, contro il §. 32, an

che dinanzi a nasali e a

4i, c) ns, onde p. e. »tw, andare, -t-ar fa i^tt, »tw^ (intens.)

-4- fir, h^P^, (intensivo di ^ camminare) Tti-finr, ^^d^rN, injrm, quieto, -+- froN, « jr$rrfwrx, H3ii»M. §. 45. tu dinanzi a suffissi comincianti per conso nanti (non escluse, tranne ti, le contemplate nel §. 32) ca dono, onde p. e. STTf^ (intens. di andare) -+- ffr fa wtfcf, ì*ffpr (intens. di ^ giocare) -+- *rcrx ^nny. Eccezione. Dinanzi ai suffissi participiali g- ìt, al gerun- diale r*T e al * del desiderativo, ^ od ^ passano in *r , cioè *r nell' allungata corrispondente vocale -m, dinanzi a

^, mutasi in ir o (secondo il §.

^ od ^ passano in *r , cioè *r nell' allungata corrispondente vocale -m, dinanzi a

IN SEMPLICI VOCABOLI.

29

cui ^ ed ^ vanno, secondo il §. 22, nella corrispondente

semivocale n, onde p. e. da si fanno ^tt ^tt e il desiderativo <pp» (v. §. 48, HI).

$ 44. t e ^ restano inalterate anche dinanzi a sorde,

§. 48,

onde p. e. -fa»r^ (da >j portare) -l- ftr, % fa ftafil (v.

III), fanfà, MHtf (intensivo di ^ vacillare) fa ^mfgM (v. §.

48, HI), ^rfer; fn^,voce,

27> &)> 1^ (da l^^j T- § So), ben-saltante, ^qf?^, jprsg (v. §. 48, III), quattro, ^f5^ ^5 (v. §. 48, III).

Eccezione, x dinanzi a ^ (e così anche contro il §. Zi) cade e l'antecedente vocale, se breve, si allunga, onde

p. e. (tema dell'intensivo di ^ andare) dinanzi alla

desinenza ^rfìr (3.a pers. plur. pres.), passando secondo il

§. 22, in ^ -+- ^, fa ^ntfìr.

-+- U^, 5 fa iftfSfcj, (v. §.

Osservaz. Lo scambio di x_e piuttosto frequente nel dialetto vedico, ha pur luogo talvolta nella lingua comune, onde p. e. la radice jj, inghiottire, ne' casi in cui ^ passa

in ^ ^ (v. §§. 24,

e quando di necessità, ^ in <£, facendo verbigrazia fluid 0 OicJjfrf (3. pers. sing. pres.), ma solo ^DigM (intensivo) ; e

uno dei nomi della cocos nucifera s'incontra sotto le quat

tro forme di

§ 43. La sibilante palatina jr: 1) passa: a) in tj dinanzi

a e vr che, conforme al §. 38, mutansi nelle corrispon

denti cerebrali; b) in «e dinanzi al * delle desinenze ver

bali;

re) + Tir, *qfìr fa

(intens. di ft^r entrare) -+- fv %ftnrfà (v. §. 38); 2) ne' temi nominali davanti a h e ^ trattasi come se fosse z, onde p. e. ^rffsrSFT, che entra in casa, -+- ftj^, g fa jj^3f»rcT , jj^P^.

indicare ,

pi vedere, ra palpare,

^ft^

b; 19), muta, quando ad arbitrio

hiTmì^, ^tt%#cS e Hif^jk-

c) in 7 dinanzi a v; onde

^tf?r,

p. e. ^ (da ftfs^ indica

(da ^rx volere) -+- h

Eccezioni a 2. Ne' derivati dalle radici

toccare, e, ad arbitrio,

perire,

è trattato come se fosse ss, onde p. e. f^, re

gione, -+-

, 3 fa f^frr*N,

f^sr, e

fa "rifinì ovvero

°rri7H*N,

ovvero °?rsj (v. §. 48, III).

gione, -+- , 3 fa f^frr*N, f^sr, e fa "rifinì ovvero °rri7H*N, ovvero °?rsj (v. §.

30 MUTAZIONI EUFONICHE §. 46. La sibilante cerebrale

nanzi a {f e ti che, secondo il §. 38, passano nella corri spondente cerebrale; b) dinanzi ad altre consonanti è trattala come w e e negli stessi casi che^r (v. §-45, i, b;2); onde p. e. ffcir (o il suo tema forte *ì\), odiare, -+- f?r, ^r, fv fa tf? fVff t^ffa %TfV; fg\, nemico, -+- fa* , *r fa

a) è immutabile di

Eccezioni. Il ^ di

(da ^ imbaldanzire), impudente,

contro il §. 45, 2, è trattato come ss e quello di wg^, com

pagno, come ss, onde questi due nomi con f»ros, * fanno

^fhms, <rurg, srffih^

§. 47. Il gruppo (= o(f -h ^ = ^r, v. §. 48, III) è trattato come fosse solamente ^ (v. §. 46), onde p. e. cTBr, fabbri care, -+- cTT, ^crfiT fa <m, trerfa; cTRTW (intensivo) -+- fa dldsife; ftranr», onnifice, -+- thfx, * ftnn^m, firwi^. Eccezioni. 1) In msr (= »H( +- *f , contrazione di spr^ ,

(v. §§. 27, c; 48, II, 1, III).

o

forma raddoppiata di tt^), mangiare, ^ è trattato come

fosse tt, onde p. e. con ?TT fa irrorr (v. §. 34) 4.

nanzi a consonante di terminazion nominale: a) i temi derivati da causali, da verbi della io.a classe di coniuga

zione e dagli analoghi denominativi in ^, trattano come fosse og, onde p. e. jmoux (da ift vacca, e da tftf far guarda re), che fa guardar le vacche, -+- fa* , 3 fa jftafani , jììoh ;

2) Di

ma

in senso di guardiano di vacche, e così dal primitivo guardare, fa, secondo la regola, JÌUsfa^, JÌk^j; b) i te

mi

provenienti da' desiderativi gettano via ^ e trattano il

rimastone come farebbero della lettera primitiva, onde p. e. farr^r (da tt^ cuocere) desideroso di e, e fafaBt (da fasi entrare) desideroso rf'e., si governano, il primo, co me se finisse in ^, conforme al §. 36, il secondo, in jf, giusta il §. 45, onde p. e. con fa^, v fanno frr«rfa^ , farrEr,

fafaìfaw , ftrfa^g.

(1) 11 Westergaard ( Rad. Ling. Sanscr. ) dà per forma d' intensivo srni%; non dovrebb'egli esser 5TTW>>?

(1) 11 Westergaard ( Rad. Ling. Sanscr. ) dà per forma d' intensivo srni%; non dovrebb'egli

in SEMPLICI VOCABOLI. §. 48. La sibilante dentale *r:

31

I. Non osserva il §. 33, b, se non dinanzi al h delle de sinenze nominali, semprechè non sia immediatamente pre

ceduta da ^ od ^rr, onde p. e. ^rf5^, fiamma,

-+- f»r^ fanno ^ffsHn^, v-jfir^; fuor di questi casi: a) fo gnasi dinanzi al v de' suffissi verbali e, se preceduta da -m, anche dinanzi al h delle terminazioni de' nomi, onde p. e. splendere, + fv fa ^srfv, »rm;, raggio, -l- ftr^ *rrf*T5^;

b) dinanzi al h delle desinenze nominali , se preceduta da W, passa insieme con questa vocale in ^ft, onde p. e. »PT*r,

animo, -+- ftra^ fa n»rtf>T^. Osservazione ad a. Secondo alcuni grammatici dinanzi al v de' suffissi verbali fognasi di necessità solo nell'aoristo, fuor del quale può eziandio mutarsi in ^, onde p. e. ^<*\*\ -Hftr fa anche «ynTftl ; non però, a ogni modo, in ^n^, reg

gere,

II. i) Dinanzi al ?rdel locativo può cambiarsi in visarga

arco,

+ ftr, che fa soltanto ^rrfv.

( :, v. §. i3, d), e quando il detto spassa, secondo III, in

5, mutasi

5 fa mrej o

condo il §. 33, b, in ^: a) dinanzi al *r de' suffissi verbali,

onde p. e.

ma del desiderativo di trt mangiare; non però dinanzi al

*r della 2. pers. con cui si mantiene inalterata, onde p. e. ^TTF -h ^ fa ^rraf tu siedi; b) dinanzi a consonante di ter- minazion nominale : «) in ^ suffisso del participio del

perfetto, onde p. e.

5 fa «^ssijj^ , ^yrg ;

dici «fa^ à^), onde p. e. -m§tg^, cadente dalle Joglie, -+- finj, v fa iroarik^, mtunw. 3) Fra due consonanti che non siano nè nasali nè semivocali, cade, e le due consonanti si combinano come se il loro scontro fosse stato immediato, onde p. e. (da fin» fendere) -^-w^ fa ^>N*t (v. §. 33, c), 'a^P» (da ^5*r ottenere) ^csa* (v- § 34). III. Preceduta immediatamente (o anche con interpo

(da ^), che ha pianto, + fì^r ,

ad arbitrio in visarga o in onde p. e. -+-

o vg«|.

a) Passa in

o, se

^ -+- iprfìr fa ^mfn abiterà, ftnm. + ^ ftmwr , te

8) in

e 0sr^ (derivati dalle ra

-+- o vg«|. a) Passa in o, se ^ -+- iprfìr fa ^mfn abiterà, ftnm. +

32

MUTAZIONI EUFONICHE

sizione di atiusvara o visarga) da vocale che non sia od UT, da dittongo, ovvero dalle consonanti -m x ^, passa in w, purché la segua immediatamente una vocale o dittongo 0 K ^ i| (che, secondo il §. 38, passano quindi rispettiva mente in z Z vi) * ff ^. Soggiacciono a questo cambiamento:

a) Il * iniziale di radici nelle forme raddoppiate, tranne però quelle dei desiderativi, il cui *c caratteristico passi esso stesso in ir; onde p. e.: fri8 fri (da ^it stare); fìflfo (da ftj^ cucire); «mm, ^fUTT, ^rf?, sfigurò (da ^rq\ dormire); ftr^W, frarhVrir, ma nel desiderativo Ch fa q fri (da ftre asper gere); b) Il « delle radici ti^ mangiare, ^ abitare, ^rro, reggere , onde p. e. »rw^ (= »TW -+- *r, contrazione di inni,

la desinenza ~z\), Tfaff (da

mutato in fym -+ it,

v. §. 38); c) Il *r di suffissi e desinenze, onde p. e. ^rfìfar

(da ^ -+- ^0, burro chiarificato, *THV (da ^ -+- ^nj, oc chio, + ^rr fanno rispettivamente ^rPqr^T? -«lam, Trfq:* o

uffa}, ^epj 0 *tKjt.w (v. II, 1), e inoltre con inserzione d'anusvara e allungamento d'^e t dei rispettivi suffissi, ?ntìfq ^wfa; ^fr?r,fuoco, ^TJ, vento, fxr^, padre, ift, vacca, ^t, nave,

-+- *r, desinenza del loc. plur., fanno ^PHj , ^HS? ^13^ iftj, ^faj; *Tt»T (da jt* , andare, -+- ^ copulativa), % (da ttt con- durre) -+- ^jfìr fanno rispettivamente Jifamfri, %nrfcT; «KTt (ila

^ /are) H- ftt ; ^tè (da >tt temere) -+- *m ^wtw ; wsh

(da ^ udire) -4- ^rhr ^r^rhr ; ^cr (ila ^ parlare, v. §. 36)

-+ wftr ^rfw; ftprj (da y portare) -+ ftt fsprfk; *pr^ (da

forma raddoppiata di

^ mutato in ^ + ^ìt),

(da

ben-saltante) -+- ^ Eccezione a III. Il >f di 0^rr^ (da -^sostenere) quando

^ mutasi, secondo il §. 49, 2, a, in z o z, quantunque non

condizionato secondo la regola, passa tuttavia in onde p.

e. °*nr -+- f»T^, F fa °^r?fv^, Otnrg , ma -+- ^ <%t?jt .

Eccezioni ad a : 1) Si eccettuano parecchie radici, mas sime se contenenti ^r. ^ t. 2) I desiderativi del causale, dei temi della io.a ci., degli analoghi denominativi in ^

e della radice cambiano *r in ^ anche quando il loro *f

causale, dei temi della io.a ci., degli analoghi denominativi in ^ e della radice cambiano *r

rN SEMPLICI VOCABOLI.

33

caratteristico passa in ti, come p. e. in yqniftw (desidera tivo di ^rrftr causale di *?rq); non però nelle radici

§. 49. L'aspirazione ^: i) è trattata come se fosse tt(v. §§. 33 a, c; 34, 35): a) dinanzi a suffissi e desinenze verbali comincianti da *r, onde p. e. ^jr (guna di f^s? , leccare) -+- fij fa ^ft|, ^ (gnna di jjrr, mungere) -+- ^rfìr fa vtelfìr (v. §. 35), -+» ^ fa *r*p^ (v. §. 35), desiderativo di »pr , co prire; b) in radici comincianti per ^ (e nel nome iìWfs,

sorta di metro vedico) dinanzi a k vi v

f^r , ungere, -+- ir, ^ fa fì^ry, ftpv^ (v. §. 34), -+- £ *qfìr

ftmà ^fìr (v. §. 35); jTmitt -+- fircr , g gftufrw^, Tfairg , ift7irN, vaccimulgo, nVgfhnr »fìrti«j (v. §. 35); 2) fuor dei pre detti casi: a) è trattata come se fosse ~z (v. §§. 33, a, c; 35), onde p. e. *rwfc5?x, pecchia (propr. mel-lingens), -+- f»r^, 5 fa srtjfcfljfa^, »r*j ; f^PTT?N, che entra nella caver na, ftrèjrereftr^ (v. §. 35); £) ma questo y dinanzi

a w *T V, dopo d'avere, in virtù dei §§. 34, 38, cambiato

queste lettere in s, si dilegua e per compenso un' im mediatamente precedente vocale ^t, ^, T si allunga f\. §.

26, a ); onde p. e. srrcT?x (intens. di xnr, prendere) -+- fìr,

«l fa smnfV, »IWTa ; fe?,

h W, onde p. e.

leccare, -+- ùt 5^; jj? , coprire,

+- jf jp; ma , innalzarsi, -4- ir

Eccezioni ed osserv. 1 ) L'f di , legare, è trattato co

p. e. WT, sprfìr fa (v. §. 34), Hiwfd (v. fuor de' casi compresi in \, a, i'f di -^r ,

odiare, g^, conturbarsi, ffc?s, amare, ^? , vomitare, viene arbitrariamente trattato come fosse tjo j, onde p. e. f^jr

me fosse v, onde §. 33, a, c); 2)

-I-

fa fa*v (v.

§. 34) o fwtz;

3) quanto a portare, e

sostenere, che, in cambio di allungare ^ conforme a

2,

6, mutanlo in ^ft, veggasi l'eccezione al §. 26.

§ 50. I gruppi finali di temi nominali davanti a desi nenza cominciante per consonante si governano per lo più

come se dovessero restar finali di vocabolo conforme ai §§. 53, 54, osservando però dinanzi a * il §. 33, b, ondep. e.

Gramm. sanscrita.

3

finali di vocabolo conforme ai §§. 53, 54, osservando però dinanzi a * il §. 33,

34

MUTAZIONI EUFONICHF

gip|, ben-pensante, colle terminazioni fira , g, fa girir^ f

iprà (v. §§. 33, b; ^8, III), -gt^, forza, e, come agg., for te, gsfnhr , -grg (v. §§. 33, b; 48, III), fwtàv, desideroso di fare, f»r^%, fWtg (v. §§. 54, i; 48, III),'t¥^ (da t>tjt), desideroso d'entrare, ftrfVrfk^, faf%7g (v. §§. 54, i; 45,2.),

j^^i j ben-saltante, g^fero g^ng

molto-offendente, gf^frr^, gtf^g (v. §. 54, 2). §. Si. Come semplici consonanti finali di vocabolo pos- son solo aver luogo le sorde non aspirate ?ir z it le na sali t *jr T »T, la semivocale «35 e (come rappresentante di

* *) il visarga : (v. §. 1 3, d). Osservazioni. 1) Secondo Panini (vm, 4> 56) in cam

bio delle sorde suddette possono aver luogo le loro cor

cir, 3 per z , z. per k, ti

rispondenti sonore, e così n per

per ti; ma l'uso più comune non le ammette. 2) *, finale

di vocabolo, può soltanto aver luogo come appartenente a

suffisso, onde p. e. ^pgg (= ^Ptf, cavallo, -+- h, acc. sing.), oR-spr (= «ir -+- T?g, come!); se appartiene a forma radicale, passa conforme al §. ^2, in «t, onde p. e. H^riH , quieto, fa

al nom. sing. infrr^, ^nr^H (dall'intensivo di ira, andare) fa

alla 2. e 3. pers. sing. dell' imperf. tKUlpr. § 52. Le consonanti semplici, che in forza del prece

dente §. sono vietate come finali di vocabolo, si modifica no nelle seguenti guise: \) le sorde aspirate (9 ? *r Hi),

le sonore (ir ^ z, h) e, con osservanza del §. 35, le so

nore aspirate (ir 7Z V w) passano ciascuna nella corrispon dente sorda non aspirata, e perciò le gutturali ^ jt xt in oir,

le cerebrali z z "S in z, le dentali it z. v in <j, e le la

batta-

biali hì ti « in ti; onde p. e. ' , allegrezza , gw,

gliaf *règ^5 onnisciente, al nom. sing. non pigliando de

sinenza, fanno rispettivamente gir , gir, *nfg«r (v. §. 35),

^e$"V<$"ì*r (dall' in-

^°fì<ftv (dall'intensivo di gv, sapere), e

tens. di «gw , appetire), alla 2. e 3. pers. sing. dell'imperf. non prendendo desinenza , fanno *jRÌ*frir (v. §. 35), ^jt-

Sptr?. 2) Le palatine ^ *5

(v. §§. 54, 1 ; 48, III), gf^tr

*f w., le sibilanti 31 ti e l'aspira

(v. §. 35), ^jt- Sptr?. 2) Le palatine ^ *5 (v. §§. 54, 1 ; 48,

IN SEMPLICI VOCABOLI.

35

zione spassano, anche in forme verbali, nella lettera in cui si cambierebbero, secondo i §§. 36, 37, 45, 46, 49, dinanzi al ir del locativo e perciò in «ir o z, onde p. e. ^r, discor so, (loc. plur. ^tw), al nom. sing. fa <rr^ (v. §.36), ^pt^ (da parlare) nella 2. e 3. pers. sing. dell'imperf, ws (v. §. 36); fqsr , uomo della terza casta, (loc. pi. ftrr§), al nom. sing. (v. §. 45), *r$^i (dall'intens. di firn, entrare), alla 2. e 3. pers. sing. dell'imperf. (v. §. 45), »fte, vaccimulgo (loc. plur. *fì>TEJ v. §. 49, i> b), .al nom. sing. if|^ (v. §§. 35, 49, i, b), (da 5^, mungere), alla 2. e 3. p. sing. dell'imperf. ^\fNf fv. §§. 35, 49, b), ^rfr^fr? (dall'int. di osteggiare) o ^"hft^ (v. §§. 35, 49, eccez. 2). 5) Vedi quanto a jt radicale il §. 5 1, oss. 2. 4) Le lettere te^ passano in visarga : (v. §§. 1 3, d; 48, II, 1), onde p. e. tt^, di nuovo, come vocabolo diventa ipr:, jfi^ (nom. sing. di firc , voce, v. §. 27, a) jft:, fq^ (gen.-abl. sing. di fq^, padre) f^x, TTW , animo, al nom. voc. acc. sing., serbando la forma del tema, jt»t:, qfira (nom. sing. di Trfir, signore) -qfìr:, *rcr (nom. sing. masc. del pronome tt^ , quello) m. §. 55. Come gruppi finali di vocabolo non possono aver luogo se non le concesse, secondo il §. 5i, lettere z tt it precedute da ^, e perciò solo i gruppi ^ é w ^, siano essi organicamente tali, come p. e. in ^tt% , ben-pensante , nom. sing. (= *r, bene , -+- ir^, pensare), o tali si diven gano in forza dei §§. 33-52, come p. e. in gr^ (da gur secondo i §§. 36, 52), nom. sing. forza, forte, in m (da intensivo di f^, crescere, v. §. 52), 2. e 3. p. sing. dell'imperfetto. § 54. i) I gruppi finali di vocabolo che non siano nè possano conforme al precedente §. (e, se più che bisilla bi, anche con gittare una o più loro finali) diventare %

è il

difica poi secondo il §. 52, onde p. e. fa few , f^rwtk (te mi nominali derivanti dal desiderativo di f^t , entrare, ,

non conservano se non la loro

iniziale che si mo-

, f^rwtk (te mi nominali derivanti dal desiderativo di f^t , entrare, , non conservano se

36

MUTAZIONI EUFONICHE

fare) al nom. sing. gittando la sibilante fanno rispettiva mente ftrfar , fr^rh (da fWk secondo il §. 52, 4), wit^t (dall'intensivo di , saltare) alla 2. e 3. pers. sing. del-

l'imperf. WWTTg- 2) Se la rimasta iniziale del gruppo fosse

una nasale, questa passa in t\ , onde p. e.

gfìjw , molto-offendente , fa»r^N (dal desiderat. di rom pere), desideroso di r., fanno al nom. sing. , fifìg»^, f^H«^; wraw (dall'intens. di abbracciare) alla 2. e 3. pers. sing. dell'imperf. vnrrePT- 5) Sono però da eccet tuare , pavoncella, congiungente, e i composti a- venti per ultimo membro ^r^, vólto, verso, i quali tutti, gittando la finale, convertono la nasale palatina nella gut turale T', onde ijsf , e p. e. uwr (da imr^ = ufir -+- ^sre, occidentale).

*r^, zoppo,

Eccezione ed osservazione ai §§. 5 1 -54.

§- 66. Le regole contenute in questi §§. sono da ap propriarsi soltanto ai vocaboli che si trovino effettivamente nel discorso, e ad un tempo in pausa, vale a dire in fin di sentenza o di verso; fuori di questi due casi (e così p. e. nella teorica grammaticale) valgon solo in quanto s'e scludano la mutazione in sorde delle consonanti organi camente sonore e il cambiamento di t e 9 in visarga; onde p. e. ^r^, fr$T, frPt, splendore, come temi organica mente finiti in sorda, non ammettendo la restrizione sud detta, fanno, così nella detta pausa come in altri casi, *rr^, , fwr , mentre ^rt , *r^, come temi organi camente finiti in sonora, nella pausa suddetta fanno 57^, nfcpir, altrimenti gp^, 5^, nr«mN; e irft , jtsts (nom. sing. di frr^, voce, jht, elefante) fanno nella detta pausa »tìt: ; ma fuor di questo caso si pigliano in quelle loro pri me forme di jfì^ e ttìTK-

fanno nella detta pausa »tìt: ; ma fuor di questo caso si pigliano in quelle loro

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

37

§S« 36 " 83. Mutazioni eufoniche: i) fra vocabolo e vocabolo; 2) fra membri di composto; 3) fra temi nominali e suffissi secondari comincianti da consonante, eccetto n.

§. 36. 1) Nelle seguenti regole i vocaboli pigliatisi, quanto alla lor finale, nella forma che avrebbero secondo i §§. 5 1-54, ma colla restrizione di cui al §. 55 e così p- e. PmfcJ* da , pittore, ^rar da ^r^, discorso, gpt^ da gnr ,

^ da , battaglia,

forza, forte,

da gs, allegrezza ,

«jr^ da ofrj»^ , plaga, da iprt

, di nuovo,

ifk da fin:

(v.

27, a), voce, f^s

da f^r , plaga, fsr* da

f^r , uomo

della

terza casta, fez da

nemico, sniffo da »MifyM

(v. §. 27, e), benedizione, 'ft^ da ^fìg^ (v. §. ^g, 1, b), vac- cimulgo, JnrfcTS da (v. §. 49? 2, a), pecchia. 2) Come anterior membro di composto un tema nominale finito in getta comunemente via questa nasale, onde p. e. da *nr«T, nome, «ffcjS^ ,forte, si fanno ifm, ^fgr (cf. §. ^1, a).

VOCALI

§. 37. Due vocali simili (v. §. 18), venendo ad incon trarsi, fondonsi nella loro lunga, onde p. e. cjan, la fan ciulla, con ^rfta", è, fa yanftr, mfir, splende, con ^«T^, fo/w- rca, vrnrfar: (v. §. 52, 4), mg, sole, -+- g^rj, levata, hi<J£4, Z.

*/eZ -ftr^, padre, -+- ^fìr, fortuna,

Eccez. ed oss. a) Si eccettuano alcuni apparentemen te composti , d'origine alquanto oscura , in cui si vuole che un'^j finale del primo membro, in cambio di fonder si coll'^i seguente nella loro lunga, siasi elisa. Tali sono cRcs^g (= wé -+- ^g), giuggiolo, (= TP* -+ ^g), spe

cie d'erbaggio , <*<$t\ (= ^j^j -I- ^m), donna impudica, nrò (= màr-H *m), sole, vn&f$ ( = tnr -+- «afe), n. pr.,

^rtg5 (=

minatura; b) ^ dinanzi a

può anche non fondersi colla

-4- ts(%), cavriuolo, yfrna (= tfta -4- ^rer), scr£-

fq^fìr, /". efeZ /?.

^ dinanzi a può anche non fondersi colla -4- ts(%), cavriuolo, yfrna (= tfta -4- ^rer),

38

MUTAZIONI EUFONICHE

vocale seguente, ovvero fognarsi, onde p. e. -+- ^ffìr, olire a fV^fìr, può fare eziandio fq^fìr o fqqfìi.

con ^ od ^ iniziale

fondevisi in con -3- od

(o ò|) in ^jgr; con ^ od % in ^; con ^sft od ^ft in ^ìt; onde

c. s., ìrt, uomo,-h

p. e. wtt, stella, con

§. S8. ^» od ^rr finale scontrandosi

gì in ^fr; con ^0 ^in

come, fa tt^,

con

il migliore, HÙiW, il m. degli u., dio, e »r?T, gran

degli dei, jr^fil, g. s., qui,

con <ft<*ic« , la lettera I (v. §. 2, oss.), ^«-fru: (v. §. 52, 4),

con ^ eZ/a medesima, mr con 4><yqt^ *j*Nrc* , il mio dominio, ir$, acqua, -+- ^ff«r, corrente, ififru, c. d'a., <7«f, con ^rtal* , la medicina, ^rffav?. Eccezioni ed oss. od ^rr finale: 4) Si elide: a) di ne cessità: «) in prefisso dinanzi a verbo cominciante per ^ od ^ft, ancorché questi dittonghi si fossero formati per via di guna (v. §. 19), eccetto dinanzi a irvi , crescere, e all'* nato dalla rad. \, andare, onde p. e. JT-r-*r*rs faììsTff, trema, ttt -+- ^fftrfÌT (da ^ bruciare) T<ftafìr, ma 3TT-1-r*r?* fa regolarmente T«rrò, cresce, -+- ftìt (da j) ^tHìr, s' ap pressa; P) dinanzi ad ^ ^ft <src , già nati, in forza di que sto stesso §., per via del collegamento di ^n, sia come pre fisso, sia come preposizione, con ^ o |, 7 o ^ o ^, co me pure dinanzi al sacro monosillabo ^ft»r , onde p. e. ^ra, oggi, con wtetr (da -jn -+- ^WTi), addotto, fa ^rate (v. §.

de, -+- ^fa, saggio, ì^rfà, s.

52, 4), f^nrPT con ^ft»^ foNurtn , a Sivo

»nnr),

arbitrio: a) in prefisso dinanzi allV od ^ft di denomina

OMl ; y) in jtt (=

, ^ +- ^t, onde p. e. *nfr£TT, intelletto; b) ad

tivi, onde p. e. -rq + <jj°hWri (da montone),

fa -3^°

ovvero montoneggia; B) in voci entranti in

compo

sizione con ^frjj, gatto, e ^fts, labbro, onde p. e. ^g^J, gros

so, + ^ftj fa ^g^Ttir 0 nadelfa, -+- f^tw

*^c*ìg, gattone, f^gj, momordica mo-

o fVljV?, che ha labbra di m. m., cioè

del colore

del frutto della m.

m,; y) in ir + w ed *r«t (da

onde

ire o jfa, missione, ito o %m , famiglio. 2) Fon-

desi con un -a seguente, in ^t: a) con -3i? contrazione de'

onde ire o jfa, missione, ito o %m , famiglio. 2) Fon- desi con un -a

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

39

casi debolissimi di °?rr? (da^?, portare), membro finale

di

composto, onde p. e. *rrc +- gr?* (acc. plur. di mw?)

fa

nitrir ; b) in ti -H -mz, sfa (da onde ife, prova,

jfte, altiero, jftfe, alterigia; c) in ^tbj -+- wf&ft> onde ^tf^uì' (v. §. 70, I; IV, 3), esercito. 5) Con ^ seguente ; a) fondesi

in^nt^: *) in fin di prefisso dinanzi a verbo, ma ad arbi

trio, se questo è denominativo, onde p. e. ti -+- ^arfcT (da

ma -+- ^qltifir (da ^pgr orso) grefftrfìl

o uafTuOi, orseggia; R) in fin di tema nominale usato con valore di strumentale in composizione con ^tt (participio passivo di -55), onde p. e. ^rta, freddo, -+- ^cT*s (= ^ftTPT =qd« ) fa ^rlrilriW, travagliato dal freddo; y) nelle voci ^m,

-+- ^r, debito, onde ^<uuii,

c?i

«« copertoio, ^rnsr, «. rfi paese, «jsiuui, n. di fiume, vcm , debito principale, TWnrtTq) , <i. manzo, qwrraì , d. d'un anno, ^PTTOT, e?- d'una vesta; b) può non entrare in con giunzione eufonica, onde p. e. ^5 con ^ffa^, oltre a ^flt:, può anche far ^ ^fct: (v. §. 52, 4)-

§. 59. Le finali ^ V ^ TE («5) incontrandosi con dissimili (v. §. 18) passano nella loro corrispondente semivocale, cioè ^ od ^ in 7 od gì in ^, ^ o ^in t,

onde p. e. ^rft;, l'acqua, ^t, la fiumana, con

ti

miele, con ^nr e ^f, qui, fa *rs^ »rft??; frr$, padre, -+ ^rq^,

^>er amore, ftrcrfrr , yoer amor del padre. Osservazione. Fuori della composizione il cambiamento della vocale nella semivocale, sebbene usitatissimo, può eziandio non aver luogo e in tal caso una lunga abbre viarsi, onde p. e. ^hìt, il serpente, con ^pr, oltre a ^33^, può anche fare ^rgft ^ o ^fa , e »rw , oltre a msns , an che jtv ^r^f. § 60. 1) * ed ^ft: a) dinanzi ad ^ breve restano inal

terati, e l'^T seguente si fogna, onde

nella selva,

e stari (= Àfcra , fiume, v. §. 79, 2) con ^rfar, è, fanno « fw,

^) fa UTsàfir , cammina,

^SW>

^TOTR, ^THT,

debito di debito, cioè, interesse d'interesse, <*y^nii ,

è£

snr

o

in

e tìt, ovvero, fanno ^rrìpr ?rcnr, *tpìtt ^rsnr;

p. e.

cioè, interesse d'interesse, <*y^nii , è£ snr o in e tìt, ovvero, fanno ^rrìpr ?rcnr, *tpìtt

40

MUTAZIONI EUFONICHE

irtìft * f% (v, §. 4> 3); b) dinanzi all'altre vocali e ai dit

tonghi passano rispettivamente in ^nt e

a ), donde le semivocali tt ^ possono cadere senza che perciò n'abbia a seguir fusione colla seguente vocale, on de p. e. mt, nell'elefante, con ^rr#, siede, fa mpnìi o T5T ^n#, fawt, o Visnù, con wrs, vieni, famnnv o f^xrpr

wrai- 2) % ed ^h" dinanzi a qualsiasi vocale o dittongo passano rispettivamente in ^rn^ e (cf. §. 25, a), donde (come in i, b) possono similmente cadere *t e ^, onde p. e. ir#, a lui, con -«H^q;^, annunziava, fa cmrò^CT o ttwT *r%° , e ìrt, qué due, con t<ra, qui, w^tt o 7n «3- Eccez. ed osserv. i) ^jft si mantiene inalterato: a) ad ar bitrio in vocativi dinanzi ad ^f<r, così, onde p. e. ftranr, o Visnù, con ^fìr, oltre a firaftrfll o fVsn 3"fìr secondo \, b, può anche fare Prgft ?fìr; b) di necessità nelle particelle terminanti in tal dittongo, onde p. e. ^sr^t f$rr: oh! signo ri. 2) La perdita di n e ^ che generalmente per tni e ^

è a gran pezza più usitata che per ^rr^ e ^rra, dinanzi alla

particella t è obbligatoria, onde p. e. Trif e wt con tal par ticella non possono fare jtìpt ttt^, ma solo ir^ T, m 7. 3) tìt,

bue, vacca, può, contro il §.60, 1, non elidere un ^1 seguen te e dinanzi a qualunque vocale può, ma con ^rsye ^ deve risolvere e ampliare ^ft in onde +- ^ect, oltre a jftn, conforme alla regola, può fare iftug o TTOT, moltitudine di

vacche, -+- ^Nly 0 7T%$r , signor di vacche, (= ift-H propr. occhio di bue), finestra,

ma solo »raT^ 7r%5£ (= ift I

3^5, propr. signor di vacche), Crisno. 4) Presso gli epici, talvolta, per ragion di metro: a) dopo ^ od ^ft fognasi anche ^rr lungo, onde p. e. % « -wn: (= ifr *rapn:), che ro

mitaggi?, ih " # (= ^rrer), egli siede, b) ^( od ^T, rimasti dopo il dileguo di ir ^, si fondono (conforme al §. 58) colla

(cf. §.

25,

seguente vocale, come p. e. in ìrtìr (= * = ìf -+- ^fìi), ?rrer (= ^T = ^ + retiti).

Eccezioni ed osservazioni ai §§. 57-60.

§. Q\. Escon di regola:

i) le finali

^ del duale e

^T = ^ + retiti). Eccezioni ed osservazioni ai §§. 57-60. §. Q\. Escon di regola:

*RA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 41

wfì (nom. plur. masc. del pronome "srs^r , quello), onde p.

e.

5?#t, questi due Hari, faaiT^ ^ft, questi due J^isnà,

w%

quelle due fanciulle, ij^nt

questi due

cuoco-

no, wrt $^Tt:, quei signori ; non però, se seguiti

da j^,

come, i duali spxnfì e qftnft, il marito e la moglie, wnH, le

due gemme, t^rt, il cielo e la terra, onde, secondo il §. 57, imitici, ^wnrhr, wk, 0<«1<4; 2) le particelle mono- grammate (eccetto ssn, come prefisso e preposizione), onde p. e. ^ oh! Indro, ^ ^$r, oh! signore di Urna, ma da

w con ^Ptffi^, secondo il §. wramr , sino alla fine, con

THjr, caldo, giusta il §. 58, ^ftasr, caldetto, tiepido; 5) nella

più parte de' casi talvolta gli epici (e anche i poeti poste riori), massime nella cesura, dove incontrasi assai spesso l'iato, eziandio contro i §§. 07, 58. § 62. Veggasi nella pagina seguente il Prospetto delle REGOLARI MUTAZIONI DELLE VOCALI SECONDO 1 §§. 5^-60, nel quale partendosi da due numeri qualsiansi, l'un laterale, l'altro superiore, viensi ad avere nel lor punto di contatto

il risultato eufonico dell'incontro delle due vocali (finale

ed

iniziale) da essi numeri rispettivamente segnate, onde

p.

e. 5 laterale e 12 superiore danno % che è appunto il

risultato delle vocali (t-4-^) segnate da questi due nume

ri. Si noti inoltre che quanto alle linee orizzontali notate

dai numeri 11-14 il risultato può anche (secondo il §. 60, 1, h, 2) modificarsi colla semplice perdita delle mediane semivocali t( cr, onde verbigrazia per ^pn (linea 1 1) e per

^ht (linea i3) può stare

^tj, e così via via dicendo.

semivocali t( cr, onde verbigrazia per ^pn (linea 1 1) e per ^ht (linea i3) può
 

'4

i3

12

REGOLARIMUTAZIONIVOCALIPROSPETTODELLEDELLE

 

II

£0

9

 

57-6062).§§.(v.§.secondoi

8

 

7

6

5

4 t

3

2

I

2?Iniziali

3 E.

%

%

% %

À

I

I I

3

X

3 3 3 I

3. 3!

3 3

t t

t %

c

(E

g

t t fa fli ft ft: % %

 

t

I

2 3

4 5 6

TT

T

7 8

9 Jo

>srni

1

^3 ^3 *3

*\ L «1

^3 *3 %

wf?

«ini

n* 12* i3* i4*

^3 *3 * \ L « 1 ^3 * 3 % w f ? «ini n

Vedi§.lineeilcirca62.*queste

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

43

CONSONANTI.

§. 63. Le sorde il ti dinanzi a sonora (v. §. 17) mu- tansi ciascuna nella corrispondente sonora (n T ^ f)> on

de p. e. f^s (da l^i , v. §.

v.§. 52, 2), il nemico, »r^, il vento, con wftfr fanno f^ifiri, fedfw, H^fw; *JPI, acqua, -4-^, dante, ^r^, nuvola (propr. che dà acqua), tfnir (da TfT*r , v. §. 52, 2), discorso, -+- finr (v. suflf. sec.) chPh«^ (v. §. 65, eccez. 1), eloquente.

52, 2), la regione, f%z (da far ,

Eccezione. »r dinanzi ai suffissi sec.

e fÈr^ si mantie

ne inalterato, onde p. e. f^s , fulmine , + tt^ fa faipsnr,

che ha il fulmine. §. 64. Le sonore ir T ^ ^ dinanzi a sorda (v. §. 17) carn-

biansi ciascuna nella corrispondente sorda (ys z w ti), onde

p.

e. w{ (da ^r>T, v. §. 52, 2), Za ghirlanda, (da 0,%?,

v.

§. 52, 1), che lecca, ij^, la creta, <**«^ (da «ir^ v. §.

52, 2), Vorizzonte, con ^r^, cornei, fanno gro ? °fc5^r^, c*^M,«f^; w^, quello, -+- fi irp, essenza. §. 65. Le finali sorde o sonore di cui ai §§. 63, 64, in contrandosi con una nasale, passano (di necessità dinanzi a

suffisso secondario, ad arbitrio nella formazione di composti

e

tra vocabolo e vocabolo) nella corrispondente nasale, cioè

of

*r mutansi in t, z

t in m, K ^ in «r, ti ^ in q, onde p. e.

(da v. §. 5a, 2), pelle, i^,argilla, w^, acqua, -+- »ni fan

no pelliceo, «nprq (con osservanza del §. 41? c); argil laceo, nmu, acqueo, fa^pt, fulmine, -+-*nr faasH^ , cAe

?7 fulmine, e gqm, -I- g^, volto, fa ^sraT^g^T o, secon-

il §. 63, EPnnra ; cAe «7 i>o/fo dimesso, tfg , sei, con

Hl«l«N, me«, Tffpmn^ o, conforme al §. 63, , ir^ , quello, con tT, non, kg 0 ìnf.

-+-

finj), cacuminoso, qrftir^ (v. §. 63), eloquente. 2) Ne' casi arbitrari il cambiamento in nasale è a gran pezza il più comune; e il solo poi che sia concesso in composizione dinanzi a htw, solo, ecc., onde p. e. ffPFnn (da irr^, tanto,

Ecc. ed oss. 1) Si eccettuano <*$u<\ , oh^Ha^ (da

dinanzi a htw, solo, ecc., onde p. e. ffPFnn (da irr^, tanto, Ecc. ed oss. 1)

44

MUTAZIONI EUFONICHE

-r-»rr*), soltanto, come pure in ^ (da to, sei, v. §. 5a, 2) dinanzi a «wO, città, e 90, che in analogia del §. 38 cerebralizzano la loro nasale, onde ratta , sei città,

muffii, 96. §. 66. Le finali t UT <T, se precedute da breve vocale e

seguite da vocale o dittongo, si raddoppiano , onde

p.

e. ^ (da v. §. 54, 3), pavoncella,

che è

di

buona stirpe, ttspt, o re, con ^nr, qui, fanno gf^Vf, ytW*,

§ 67- TT e ^ finali, più o meno assimilandosi subordina

$r in ^, a if

onde p. e. 37*, quello,

saitOrf , era, fanno rispettivamente con ^3fsv, /a ruota, Tra

ns, ^rarrai?^, con V ombrello, h«m*^, ^rmharw ,

f^rcw , i7 ca/jo, dPm<^, «rrafìfcjrc^ (v. però il §. 84, 1), con >Tf?^, V acqua, d-nic^, ^rrerh5Tc5H , con i7 pesce, ^hg^, ^rrcrtes?PT , con 7uh , specie «7 melo selvaggio, rffj^, mmlé-

con

*r in »r, a z z in z, e a t in 7,

tamente ai §§. 63, 64, passano dinanzi a ^

5Pi , con rfar^, # i>ofo, , wurlglnH ; su, -+-^nr;fa

1), e/et>a-

j^K, escremento, -+- ^rnr ^

(v. però

§. 84,

zione, -HàJcS Jt»j^, splendente, + -/fa jgln, -yoZo.

§ 68. «T finale dinanzi a »f *t $ì passa, assimilandovisi, in si, dinanzi a3?u similmente in jjr, onde p. e. *ìjra , grande, con spyit^, lo sciacallo, fa «nrrgiyn^, con 3£3Tx, Veroe, vr^rz^ps , (v. però §. 84, 2), con <jìc5*^, # tamburone,

§ 69. Tra ir finale e un'iniziale sorda delle classi palatina, cerebrale, o dentale (*r ^, 7 7, tt *r) viene inserta la sibi-

(1) Non alieno da tal raddoppiamento di una nasale finale, massime nella preposizione in, si fu, credo, l'antico volgar di Toscana, onde p. e. il frequente in nello (= inn elio = in ilio) de' trecentisti e 1' enne di nabisso e ninferno, nata per avventura dai modi in nabisso (= inn abis so), in ninferno (= inn inferno). Nel quaderno di Matasala {Archivio Stor., App. n. 20), scrittura sanese della prima metà del dugento, trovo, oltre a p. e. inn una, anche in n' una, e così con accenno dell'agglutinamento dell'avveniticcia nasale con un seguente vocabolo, quale appunto dovette intervenire in nello, nabisso, ninferno.

dell'avveniticcia nasale con un seguente vocabolo, quale appunto dovette intervenire in nello, nabisso, ninferno.

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC. 45

lante della classe di essa sorda (jr ^ ti, v. §. 16) dinanzi

a cui ^ passa in anusvara, o, secondo alcuni grammatici ,

anche in anunasica (v. §. x\}b), onde p. e. >t^t^, il signo re, con ^rdìr, cammina, fa H^farcfìr, con ztfn, lega, >mtrffìr, con prfìr, M satolla, H^i^mfri, ovvero, con anunasica, mTnn/d ecc.; non però dinanzi a tt seguito immediate da *r, onde p. e. con wrfir, striscia, fa «nrantfr. Eccez. ed oss. i) Non è inserta la sibilante dopo il «r di H3IH (da «511*^, quieto, y. §. 5 1, osi. 2), che si fa nasale della classe a cui appartiene la sorda seguente (cf. §. 16), onde

Bymtfir, Tr^mpffìT, n^ll^mPri. 2) Fra «ct^ raddoppiato ha luogo un' analoga inserzione di *r e quindi la mutazione del precedente n in anusvara od anunasica, onde vt^KriT o

<*f*ai^, quos? quos? §. 70- Il cambiamento di tT in jij in forza di una preceden te cerebrale in analogia del §. c, può anche aver luogo in composizione, purché inoltre il membro contenente la lettera che produce tal mutazione non fini

^, e purché esso sia

immediatamente seguito dal membro contenente tT o ne

vada solo disgiunto dal prefisso ^rr, onde p. e. f^t (da f*{\,

fwg 3 -4- ^rr -+- ^ f^TTOS;

ma -f- trvr VWTj n. pr. Il suddetto cambiamento ha luogo :

I. In temi nominali, i cui membri nella composizione abbiano perduto il significato individuale, come p. e. in amflfara (da ^roff, striscia di cuoio, -+- naso) rinoceronte; ad arbitrio però in -^S, -^f%, pHriM dopo frrfce nei due ultimi vocaboli anche dopo onde p. e. firftanft 0 Prfbrft,

sca in una

delle consonanti ss, i\,

fa

secondo il §. 78) -+

(1) Nella più parte de' casi questa sibilante, che dicesi inserta, è un antico Tg, nato talvolta da Jt, che come tinaie di gruppo ne andò di poi per

duto ( cf. §. 54 ), ma che ancora si mantiene

ne' casi contemplati da

questo §., onde verbigrazia Jjy ^ , che p. e. con rr*n fa ^W^TT, in que

, analoga

sto caso serberebbe l'antica forma al lat. iungens, nato da iungents.

di ^y«H , nata da

fa ^W^TT, in que , analoga sto caso serberebbe l'antica forma al lat. iungens, nato da

46

MUTAZIONI EUFONICHE

«IHWWfl 0 qa^'l) ma non mai in composti aventi per ultimo

membro sfr^, ^pjq, tTTT,

onde p. e. yrftr%y; nè nelle composizioni jj^hh^, H^ig^,

T^T, «fft^sjj tt^t, Ph^i«, fafcff,

j»Hi:}H (anche contro V, 1), *hhih^, ^t^, «H<1, ^WTg,

II. In ^jt, selva: 1) di necessità, anche secondo I, dopo:

a) -sfìzi., igT7T, f*nsrar, Wtftir, ftnrar, che allungano il loro ^

finale, onde p. e. vtaOTO ; b) ^ e i prefissi ^rr^fÌTt (da

fJTH, secondo il §.

e) i nomi di piante ^rre, fQ, «irnq, ^f^Tj, A^VT» ?T8f e ^rr,

78 ) e u, onde p. e. q^mir, tpìrfo ;

onde p. e. ftWTO» 2) ad arbitrio dopo altri nomi disillabi

o trisillabi di piante o d'alberi, onde p. e. ^#re*!T o yiWRt,

<<*0<<<U o ^rhnr; non però dopo ^ft^ST, frffarj, ftrftarr, onde

p. e. solo ^chNH-

III. 1) In ^(sostituito ad ^i^, giorno), quando il mem

bro antecedente finisce in *r, onde p. e. ur^ (da tt -+

«j), mattino, antimerigge; ma non p. e. in Trrrjr (da xrrj H-^jjr), pomerigge; a) in ^t^t, carro, preceduto da voce che dinoti carico, onde p. e. $Kjm^u, carrata di zucchero, ma ^gqrnpT, carro d'Indro; 3) in ^prq , quando significa

anno, onde p. e. fingPWrì ^Tc5T, trienne fanciulla; 4) in ^ft (condurre) dopo ^jjt, ^ e ttpt, onde p. e. ^wt, condot- tiere supremo; 5) in tr*r (per mftncr, naso), membro finale

di composti possessivi, onde p. e. vwà 5^*^ volto dal naso

prominente; 6) ad arbitrio: a) in ttr, quando dinota l'a

zione o lo strumento del bere, onde sfrCPIPT o «j1t,MM^ ,

il ber latte, «flcMMU^ o qRMMU ; il vaso da ber latte; b) in

, calante, come dir, «"wrc

grano.

»TPl +- '3fT, onde irpfrtl o nmln

IV. In derivazioni e flessioni nominali: 1) nel ^ di suffis

so secondario, onde p. e. da ^ttti (= ?R-4- *t) n. pr., deri

vasi per via d'^tun (v. sufF. sec.) grcrnro, discendente di C; non però dopo vrrarit, maestro, onde p. e. ^ni4*Ttn +

(v. suff. sec), fa w^raviWr»T, che torna a prò del maestro;

2) ad arbitrio in patronimici derivati per via del suff. ^

+ (v. suff. sec), fa w^raviWr»T, che torna a prò del maestro; 2) ad arbitrio in

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

47

(V. suff. sec), onde p. e. da ^mhh (= ^ir -+- 'srtPT, v. §, 70), n. pr., derivasi per via d'*5r »mij;n<u od WPfrPT, discendente

di R.; 3) nel ir finale di temi quando vien seguito da suf fisso formativo del femminino, ovvero da desinenze, come pure nel ^ di queste: a) di necessità se il membro finale del composto è monosillabo ovvero contiene una delle cin que gutturali (v. §. 1, e), onde p. e. gtrHrrftPT, desideroso del cielo, + % fa «ròqntinifl (tema femm.), -+- ^rr gp^rrftnm (strum. sing.), tpr>^, vergine rimaritata, -+- iniT ^n^OTT (gen. plur.); b) ad arbitrio altrimenti, onde p. e. «nwftpj, seminatore di fagiuoli, -+- % fa HTwftwfl o °fxn:ft (tema fem- min.), -4- qnHlfmui 0 °fxRT, «TTTTPT, seminagione di/., con sostituire alla sua finale fa rtw^I o <%t (strum. sing.). Eccezioni. «t serbasi inalterato in tjt?^, giorno, gio

vane, Tra, cotto, maturo, onde p. e. ^ftnjft (tema femm. di

sftà-+-W5^), (strum. sing. di *jtft + *pr^ ), iptÌFT (str.

sing. di n -+- Tra). V. Dopo ><ntr^ fin: (da fircrj, xrrr, xrft, ir, solo però quando queste voci si trovano adoperate, anche in derivazioni, co me prefissi verbali, onde p. e. rom* (da ir -+- ?tt, amare), amante, ma irtto (composto possessivo di ir ^TT° ), da cui son partiti (ir = htw) i condottieri («rnrar da t^r condurre). Questa mutazione ha luogo: 1) in iniziale di radici e

loro

derivati, onde p. e. fVnrhrfìr (da fj^r-H^, v. §. 78),

M

fa (da xrft: -+- ?f*), hiuhPh (da tt -I- ^T*r ), irofw (da

xr -f-

?Tw), inchino riverenziale; ad arbitrio in fjft^j offendere, fVisr,

baciare, fjf^, biasimare; non mai in uccidere, tjz, dan

zare,

^t«t, chiedere, e ij, condurre; e in »r$r, perire, solo

quando ^r non si altera o nelle sue mutazioni non coinci

de con ir (v. §§. 45, 46), onde p. e. mnyrfii > nia inm (=

IT +-

t e tf non si

frapponga più d'una lettera, onde p. e. grftrfil (= ir-h*itfcT- fìf), uror (vocativo) ; e in ambe le nasali (contro il §. ^i,c)

respirare, anche se

tT sia finale (contro il §. ^1, c), purché tra

gire,

danzare, e, secondo alcuni, ^ , /««g--

gioire,

-+- TTT, v. §. 45, i, a);

2) in

(contro il §. ^1, c), purché tra gire, danzare, e, secondo alcuni, ^ , /««g-- gioire,

48

MUTAZIONI EUFONICHE

nelle forme raddoppiative, onde p. e. grftnr^ (=u+ faftm^ 3 p. sing. dell'aor. del caus.); 3) in ^ , uccidere, non pe rò, anche contro I, quando f passa in ir, onde p. e.': tf^mk, ma Bjftr, ^^tu*^, ma ^tot (acc. e strum. sing. di In dro); non però in ipjt^pt, nome di villaggio, e perciò an che contilo I; ad arbitrio se ^ è immediatamente seguito

da n o ^, onde p. e. wglXw o ir?ft*T,

caratteri coniugativi (3 ^ft ci. 5, tn ci. 9) delle radici

f£, andare,

distrarre, onde p. e. nfig<uì(H, inrhoTftr; 5)

in ^nfH desinenza della 1 p. sing. dell'imperativo, onde p.

e. ipnft) (da n -+- + ^nftr); 6) ne' suffissi primari ^pt, ^rftr,

o wgH'«x; 4) ne'

tpfHr,

t{ (se immediatamente preceduto da vocale),

e »m?r, onde p. e. fltHqiu (tramonto, cf. è), jmifìu (=

*rr + srt>), umrirhr, mnfiro^ (acc. sing. di hmiPh^ cf. IV),

u^Nt (ma p. e. vw*; non però ftrf%, ma ftrN^r, da ftrr. -+- fi^-f-H; cf. §§. 32, eccez. 3; ^1, c), utotto; a) ad arbi trio nelle radici comincianti per consonante e aventi per penultima lettera una vocale, che non sia od'^rr, come pure ne' derivati da causali, da verbi della ci. 10, o dagli analoghi denominativi in \, onde p. e. ipffrpil o rafani (da

Trrftr caus. di *n); b) non mai

"5^ ) mimiflq o BUPT^N (da

in radici comincianti per consonante o per ^ od^n, la cui penultima lettera sia una nasale, nè in tftt, amare, t^jt, parlare, vj^, andare, (ci. g), purificare, vrn^, ingrassare n., >tt, splendere, essere, diventare, tremarle, onde

p. e. mw* (da

B^tnr, irògnlq (da %^), nè, anche con

tro I, in fTJflTTT, nome di paese, nè mai in in^, onde p. e. «ìP^ji^h ; 7) nel prefisso fa: a) di necessità dinanzi alle ra dici 7i^, parlare, fa, riaccogliere, ^t, dare, f^, ungere, ^,

difendere, ^, tagliare, -37,fuggire, vr, porre, ^, bere, ^p*, gridare, xpr, cadere, 1^, andare, ~m, mangiare, »rr, misura re, ^, cambiare, tjt, andare, seminare, , portare, m, soffiare, ^pr, tranquillarsi, ih, distrurre, t[»r, uccidere, e- ziandio se tra fa e la radice si frapponga l'aumento od il prefisso m, onde p. e. uftji^fjr, rom^TT (da 7^), Tifava (te-

se tra fa e la radice si frapponga l'aumento od il prefisso m, onde p. e.

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

49

ina nominale derivato da u -+- f?r -+- vt); b) ad arbitrio di nanzi all'altre radici, onde p. e. h friuh Tri o ufiprefìr, (da tr^, cuocere); e) non però dinanzi alle comincianti da «fr o o terminanti in ti, onde p. e. nftnrrtfìl (da f,fapé), Kfirefrgrfìl (da ^n^ , mangiare), irftrftRf? (da fxpi , pestare). §. 7Ì.Le dentali ^, ^, ?r seguite da si assimilano del tutto a questa semivocale; e a <sy nato da ^ si sovrappone il segno dell'anunasica (*, v. §. 1 1, b); onde p. e. WWT\ con d>\*\\ fa rfWcfUid , da questo mondo, ^ -+- ^y%7r gfrftnr,

eretto, naji^ con ^pnfir u«|!^-H Pif,

recide le ali.

§. 72. La nasale labiale h:

Tt, ? passa in anusvara (* v. §. 11,

a), onde p. e. ^ +- t»t fa tfw, ira, in^, quello (acc), con

li- mj<4*^, q. eunuco, con

f¥?H fìt^rr , q. leone, con ^re ^pt, ^. cigno.

Eccezione. Nel composto *rarnr (= *m -+- tjhJ, monarca universale, *r si mantiene inalterato. IT. Dinanzi a n, ^ può passare in anusvara (*) od as

3T^»t fa ìt yi'tH^, q. suono, con

I. Dinanzi a 7;, ^r,

similarsi del tutto colla seguente semivocale; e in questo caso all'assimilata nasale si sovrappone il segno dell'anu

nasica (*,

v. §. 11, b); onde p. e.

-+- ^ fa tfq?^ o wk^,

domatore,

+- ^mx ^mx. o «grtU, anno, -+- ^nr tf^ro

o wwtxt,

III. Dinanzi a qualunque altra consonante cambiasi in anusvara (*), ovvero nella nasale della classe a cui appar tenga la consonante seguente (v. §. 1, e), onde p. e. quello, con <*\dkH fa ìt orran^ o d$l4« , q- cornacchia, con f^ra* it f^g^ o wfW^, 9- «oro, con v4h vfo 0 Tr^nfa, q. dovere, con ifcq*T t ^rpr o 7J*%«t»t, q. schiuma, con jmn? it nra^ o wmm^ , 7. mese. IV. Infine dinanzi all'aspirazione ^ immediatamente se guita da ^, ir, *r, ci, ^ può cambiarsi (come fa dinanzi a ^ secondo I) in anusvara (* v. §. 1 1, a), ovvero assimilarsi del tutto (dinanzi alle semivocali col segno dell'anunasica

Gramm. sanscrita.

4

(* v. §. 1 1, a), ovvero assimilarsi del tutto (dinanzi alle semivocali col segno dell'anunasica

50

MUTAZIONI EUFONICHE

secondo II) colla lettera che vien dopo ^, onde p. e. fim^ che? con gSt, ruba, «tffd, vacilla, u^, ieri, sj^qfri , ral legra, rafìt, tituba, può far dinanzi a tutti indistintamen te fi* e così f"j g^, ecc., ovvero fiir^rìt, tV^WcSfìr, fatg^ ,

75- La semivocale * dinanzi a sonore (v. §. 17} si mantiene inalterata, onde p. e. ^spjtc , dentro, -+- , an dato, fa franhr, internatosi; JT^, nuovo, con ^rf%, g/a, fa Tprcftr, con ^Tfìr, dà, Tpr^Tfìr; if^, &z voce, con

Ttfftt, va, iflqifrf ; ^gr, quattro,-*- vi (v. suff. sec.) ^npfr, m quattro parti o guise.

Eccezione, x dinanzi a

in analogia del §. 44? eceez., ca

de e la vocale antecedente, se è breve, si allunga, onde p. e. ipr^ e ^tjc , quattro volte, con jyfìt, si diletta, fanno ipn

§. 74- Dinanzi a sorde ^ è trattata come

la sua corri

spondente sorda, vale a dire come *r (v. §§. 17, 75-77). E

perciò :

I. Dinanzi a gutturale o labiale («ir ^t, tt tr) passa in vi-

sarga ( : ovvero

y«raft , racconta, fa ipr: ohvjtifrt, con gfffcr, fiorisce, ipr:

Tpfìr; ^r., 4> H- <WIV^> 5o, , 54;

4imPd, ecc. Eccezioni. 1) Nelle voci ^t, giorno, ifì^, discorso, e

Y^, timone, -+- Tifìr, signore, x. può seibarsi inalterata, onde ja^fri, jiì mTHj ^tìr, ovvero, secondo la regola, ^nr.trfìr, ^fh^rfìr, vtTrfÌT. 2) In ^tj^ t; diventa ^ conforme al §. 7 5, eccez. Il:

a) di necessità in derivazioni o in composizione, onde p. e.

<qgT;, 4; + w'a, fa ^pTT?

-<rg^ è avverbio (quattro volte), onde p. e. con «Rftfìr, ,/à, può fare 'sqrKfirtfìr o, secondo la regola, ^g: yftfìr. II. Dinanzi a palatina, cerebrale o dentale passa nella sibilante della classe a cui appartiene la consonante se

in $r, a 7, 7

in

p. e. Tpr^ con f^rtfìi, raccoglie , fa

guente (v. §. 16,76), e perciò dinanzi a ^r,

v. §§. i3, d; ^5 ), onde p. e.

xpr^ con

ovvero tprx

crocicchio; b) ad arbitrio, se

a w,

in

onde

e perciò dinanzi a ^r, v. §§. i3, d; ^5 ), onde p. e. xpr^ con

FKA VOCABOLO E VOCABOLO ECC.

51

Pani fa, con Thsfìr, cammina, iprctcRfir, con TrdcT, passa,

-jwtfir;

Eccezione. dinanzi a * immediatamente seguito da n passa in visarga, onde p. e. tj^ con wtfif, striscia, fa xpr:

Krefìr; 2) in ,«rg^ -+-*f (v. suff. sec.) non si altera (cf. §. 44)? onde quarto; -+- suffisso cominciante da a, passa in * (v. §. 75, eccez. II), onde p. e. -+- tto (v. suff. sec.) ^pit(v. §. 38), quadripartito.

, voce, + w (v. suff. sec.) jfhw, loquela.

III. Dinanzi a $r, r, *r può passare in visarga ovvero as

similarsi del tutto colla seguente sibilante (v. §. 77), onde

o ijns^T) , con v^, sei,

JT. RZ o ^n^, con ««ffnfri, dorme, ipr: ^rftrfìr o ^wlgfri.

Osservazione. Se la sibilante iniziale viene immediata mente seguita da lettera sorda, ^ può anche dileguarsi senza compenso, onde p. e. ipr^ con 4^51 Ph , tocca, può fare ipr:

p. e. iprc con

giace, fa ipr: ^

§ 75. 4) TI finale dinanzi a gutturale o labiale sorda

( Rf ^, T Hi) passa in visarga (:, v. §. i3, c?), onde p. e.

=pjr^ , il lupo, <*(q«N, 2a scimia, ^njpr ,

con m<;fri, mangia, fanno rispettivamente ^gr: wr^ffr, Hfftn ^ , ^t^: , jfh , con ftrrfìr, beve, ^r: fq^rfìr, ^rfir:

fq° , ^n^: f"!0 , fa0 Se la sorda iniziale non è imme

diatamente seguita da sibilante in cambio di : si può an che porre s (v. §. i3, d), onde jzgz WT^fn ecc.; ma p. e. con

£0^0, jfta^,

q<uìfri, uccide, mi fri , mangia, solo

«j^iìfri , ^pn: wrfn.

Eccezioni. I. Non mutano

1) i temi finiti in ^r^: a)

fa 0^5^

dinanzi al suffisso gr, onde p. e. tcr , petto, -+-

che ha petto

;

b) se non sono indeclinabili, in composizio

ne con f:, fare, tm, amare, col denominativo Ocrtwt, desi

^r$r, vn,

ferro, + «m (da f), facente, fa ìuwk,

fabbro ferraio, -f- cirra (da es^), amato, calamita, naso, OTWHT, naso di ferroj 2) ^v^, so«o, e f^rtw ,

cayDO, -+- v^, piede, onde p. e. ^preq^, cAe è soMo i piedi;

derar di possedere, HT^T, onde p. e. ^PTC^,

e coi temi otf^r «Rff gr^T

3) 1**^, adorazione, ijt^,

dinanzi, e, ad arbitrio, fin^,

possedere, HT^T, onde p. e. ^PTC^, e coi temi otf^r «Rff gr^T 3) 1**^, adorazione, ijt^,

52

MUTAZIONI EUFONICHE

traverso, adoperati a modo di prefissi in composizione

(tjtjt anche altrimenti) con t^,fare, onde

rato, yy, preposto, frfUjirt o, secondo la regola, Rrcyw, nascosto; 4) alcuni composti e agglutinamenti, come p. e. >rra^ (= lume, -+- wt, facente) sole, $ih*«m& (= ^prw,

che ha orecchia di

cane, qmtMPd (= *rra^, genit. di *rr^, discorso, -+» ^fìr, gnorej, signor del discorso. Osservaz. a 1,6; 2. Se alle quivi allegate composizioni si prefigge un terzo membro, *r segue la regola, onde p.

genit. di «(pj, cane, -+- ism, orecchio),

p. e. Htjiff, ado

e. tt$tw , gloria, -+- ortt, facente, che secondo i,b, fa ti$i«,K,

glorificante, preceduto da tjt?t fa, secondo la regola, Tjrjnh

3[r:«irrc, sommamente -glorificante. II. Mutano *r in * (cf. §. 4$, HI): 1) i temi nominali finiti in o 7^: a) di necessità in composizione, purché, salvochè con w^f, 0cKTRf (denominativo) e tti^I, non siano preceduti da altro membro componente, onde p. e. qfq-uhgM (= affa + «l»0), un poco di burro liquefatto, tr^sqK ( =

), premio

ipp<% (= v«pr + ), fabbricatore d'archi,

ma «rowywfc £) ad arbitrio nella sintassi, purché il se guente vocabolo faccia con essi parte di una medesima co struzione, onde p. e. qflU^Clfrt 0 affo wàfn, U burro fa, ippuwft o v^r: TarfiT, Varco cade; 2) le voci tnfro , palese mente, 3^, TOcr/e, f*m ,fuori, giù, senza, urgv, palesemen te, fuori, onde p. e. con ^nr, fatto, fanno wrPyfffl , manifestato, malfatto , ffT^RT, spezzato, BTg*fff> mani festato, qfgzam , escluso; 3) ad arbitrio gli avverbi ff^ , c?«e roZfó, f^, £re w/te, onde p. e. fssfitìfìr o %: afllri, </«e w/tó yà ; 4) "+" onde jflm<, pedata di vacca.

passa in $r; dinanzi a z z in

-4- iajìT fa

^tto con fhrnr jiHgl 4 lHs,facciamo

^r^r -+- òir0 ), 'vulnificante, qipss (= ir^w -t-

del sagrifizio,

§ 76.

2) *t dinanzi a ^

e dinanzi

non si muta; onde p. e. ^

WSpr, c/eZ caduto;

un commento; qrftra con graffa grf^f?TirfcT,

dona; , domani, -+ ir (v. sufF. sec.) grera, crostino.

pecora abban

un commento; qrftra con graffa grf^f?TirfcT, dona; , domani, -+ ir (v. sufF. sec.) grera, crostino.

FHA VOCABOLO E VOCABOLO ECC.

53

Eccezione i) Dinanzi a ri immediatamente seguito da f

e. eira con r*n?tf fa tu: wr^r , che

passa in visarga, onde p.

elsa? 2) Dinanzi a h, *t preceduto immediatamente da ^ od t cambiasi , in analogia del §. 48, III, in ^ e il ir se guente passa, in conformità del §. 38, in z- a) in temi no minali dinanzi a suffisso, onde p. e. trfta, burro liquefat to, + m. (suff. del comparativo) fa gflÌTC, nome di uno de1 Vedi, -+ im (suff. del superlativo) ihjct; b) nel pre

fisso fti^ dinanzi alla radice m^, se significhi bruciare, scal dare una sol volta, onde faro; ma se b., s. più volte, se condo la regola, fw^-

§ 77- 5) Dinanzi a sibilanti (31 w w) w

può passare in vi

sarga ovvero assimilarsi del tutto colla sibilante seguente,

onde p. e. ^rasr con 3|jh« fa 31ih* ovvero , fecero un letto; >ji«nr con ^ fa »pr: ovvero jjuresRjjrr, il servo, l eunuco; con «iHjirf fa ^ HlBjM ovvero ^rwr- Tjnr, il dio visibilmente. Osservazione. Dinanzi a *r immediatamente seguito da

lettera sorda (v. §. in) il « finale può anche fognarsi senza compenso, onde p. e. *rfìw, il signore, con WTTTT, starà, può fare vfòr. wm, o mPì+^mi, ovvero xjfìr wnn. § 78. 4) Dinanzi a lettera sonora (v. §. 17) *r, se non è preceduto immediatamente da ?t od (v. §§. 79-81), si cambia in x, onde p. e. yftrer, il poeta, con ^fq, eziandio,

fa arfarfir,

f*\, fuori (=ex), e 3*, ma/e, -+- ttìt, andato,

fanno rispettivamente P^Ah, uscito, ^fnt, povero, >ptar , sopraccigli, con »r£r, «e/ mezzo, fa ^tàià, ^tar^, /a

con

q^fff, porta,

il T nato da ?r si dilegua in conformità dei

sa stessa un

§§. 44, eccez., 73, eccez., e così con allungamento di una

breve

perla, fa *%GST, perla degli archi, 3^ (da 3fft?r, colle saet te) con ^lyfd, allontana, ^ft ^73fe. Eccezioni. Dinanzi a suffissi cominciami per jt o ^, *

Hl<4^fri. Ma se la seguente iniziale fosse già es

antecedente, onde p. e. (da >rgw , arco) + x^f,

passa, in analogia del §. 4^, HI,

in tt, onde p. e. ^fiftr ,

es antecedente, onde p. e. (da >rgw , arco) + x^f, passa, in analogia del §.

54

MUTAZIONI EUFONICHE

raggio, WPft^, età, -+- vci{, fanno rispettivamente ^rftoiT , raggloso, ^rppn^, attempato. § 79. 3) Wx finale : i) dinanzi a consonanti sonore passa in ^ft; 2) passavi ancora dinanzi ad tj, nia con elisione di questa vocale conformemente al §. 60, 1, a; 3) dinanzi

all'altre vocali e dittonghi perde del tutto la sibilante e ne segue l'iato ; onde p. e. ffn\- H cervo, con ^fa* , spaven tato, fa, secondo i, ^rft con «sfìr, erra, secondo 2, mfl'Zfx, con ^rèt, siede, secondo 3, wjt ^mà; tm^, tenebra ,

-+- »jjt, diventato, secondo 1, infogn, fatto tenebra, -+- ^rgf ,

cAe discaccia, secondo 2, ìjòìvfc, tenebrifugo; *PRf, ferro,

-+- (v. suff. sec), secondo i, giffrnt.

Eccez. ed osserv. a) In temi nominali, dinanzi a suffis

so cominciante per

fir^ fa, contro 1, ^»rf%«T> splendido; non però sempre pres

so gli epici, onde p. e. gror -4- ^iTx, in cambio del comune riH^rf , si trova anche foggiato, secondo 1, in ìmWiT- b) ^sr^r , giorno, segue la regola solo dinanzi a x, altrimenti cambia * in ^ in analogia del §. 78, onde p. e. sr?w + tt^ fa «£Un, giorno e notte, ma con irsafìr, va, fnpt^gfa ; e) presso gli epici rimasto d'^r* secondo 3, fondesi tal volta in composizione eufonica colla seguente vocale, onde

p. e. fa «j* 191 (da ftrapr ^rsr, secondo il §. 79, 3, = fa^^ ^rrgT,

Ram., vi, 93, 39).

Eccezioni ai §§. 75-79.

§ 80. 6) *rcrx ed nominativi sing. masc. dei pronomi xnr^: 1) mutano in ^ft solo dinanzi ad conforme al § 19, 2> onde p. e. con ^rfisr fanno * fty, irnì * fìsr; 2) fuor di questo caso perdon del tutto la sibilante non solo dinanzi all'altre vocali e ai dittonghi secondo il §. 79, 3, ma (se non son preceduti da od ^ privativo, ovvero non pigliano il suff. sec. ^k) anche, contro i §§. 75-79, dinanzi alle consonanti così sorde come sonore, onde p.

siede, fanno, secondo il §. 79, 3, * *rr#, ^

e. con

^rn non si altera, onde p. e.

+-

così sorde come sonore, onde p. siede, fanno, secondo il §. 79, 3, * *rr#, ^

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

55

'smÌT, con trarr, berà, contro il §. ^5, ti vjm, ITU im, con

*TTf>, va, contro il §. 79, r, *r xrrfìr, ^ *rrfìr, ma regolar mente, coirla, <sr^ privativo, ^m: infìr, *jr%*r: xnu, wt ^nfìr, «>ìhÌ ^trrfir, col sufF. 'spi», ^nir: xrrfìr, <;m<*: mfìr, Trarr ^nfrr, irqojft *rrfìr. Si avverta ancora che l'^sr di *r così nato da tot può per ragion di metro fondersi, contro il §. 79, 3, in con formità del §. 58, colla seguente vocale, onde p. e. ìfrg^ (= * 3^5*, n. pr., v. §. 58), turar (= * v. §. 58 ), «ì»f«1 {= *r ^Wt, il gagliardo, v. §. 58). § 81. 7) ^rrw finale, come pure ìjpttv, nntar, vftTr (vocat. irregolari di isra^Tr, colpevole, wmi^, 'venerabile, w^«r, si gnore^ dinanzi a lettere sonore perdon del tutto il loro u e dinanzi a vocale danno inoltre luogo all'iato, onde p. e. g^TO, ifigliuoli, con ^Ct» , mangiano , e srnràl , generansi, fa iprr «^fii, tprr WR%; 'STOTW con v*, qui, e tpt, sagrifica,

fa Tnft ^snr,

Osservazione. Quanto all'iato la regola non è sempre dagli epici osservata, onde p. e. gu«d*^ (secondo il §. 5y, da j?tT Wpm wttu , gli dei, V ambrosia, Barn., vi, 79> 27)- § 82. Il cambiamento della sibilante dentale nella cerebrale n, in analogia del §. 48, IH, ha pur luogo nel membro posteriore di alcune composizioni, in forza, il più delle volte, di un precedente i od u; e ciò segnatamente:

I. \) Dopo i prefissi thtk, *jrg, *rfa, ^tfW, t>, farr , *(ft,

Trfìr e t\: a) nella sillaba radicale di w (tranne il fut. 2.0, il condizionale e il desiderativo), spremere il sugo della pianta soma (asclepiade acida), ^, eccitare, Hi, distrurre, ^, celebrarle, *sTH , stupire, e (anche se intervenga il rad

doppiamento) ot, stare , e, pur dopo il prefisso w^, 'SW (tranne il participio passato del passivo dopo ftr e nfìr e, in genere, l'aoristo 3.°), fermare; in tutte poi (ma ad ar bitrio in ^ dopo fa, Tjft:, fa) quand'anche tra la radice e il prefisso si frapponga l'aumento; onde p. e. preceduta da ^6t, fa alla 3. p. sing. del presente, iHfWftfìr, dell' im

«m.

si frapponga l'aumento; onde p. e. preceduta da ^6t, fa alla 3. p. sing. del presente,

5C

MUTAZIONI EUFONICHE

perf. wqfrìT (v. §. 38), ma in quest'ultimo caso, dopo fa,

dopo fa,

fairft; ^ejw, dopo tre, «^g^Prt (3. p. sing. pres.), vmvrx (3. p. sing. perf.), ma ^nrnrewiT (3. p. sing. aor. 3.°), e, dopo fa, nel participio pass, del passivo fa^rai ; b) così nella sil laba raddoppiata, come nella radicale, di *T5, attaccarsi , ot* (non però nel *r radicale del perf. raddoppiato, nè, in

archi o mwìfl; in^t (3. p. sing. del perf. di

genere, dopo ufìr), sedere, ftre (non nell'intensivo), asper gere, fav, regnare, ecc. (non però in senso di andare, nè, generalmente, nell'intensivo i.°), (non nel * radicale del perf. radd.), abbracciare, e nel verbo denominativo ìfa-q, condire un esercito, e in tutte poi (ma ad arbitrio in dopo fa, nft, fa) pur, come in a,' non ostante la

frapposizione dell'aumento, onde p. e. fa -+- faq fa alla 3. p. sing. del pres. fa^rfa, dell'imperf. ìh^vìt , del perf. fafa^j, ma fa-h fav, in senso d'andare, fa^vfìr ecc.; xjft; -+- ^ra alla 3. pers. sing. dell'imperf. «TXfsnni ovvero qfarWìt, del pei-f. qftrerèt; e) e anche dopo il prefissale wripr (che se condo il §. 77 diventa w^y) nella rad. ^ra, essere, sem- prechè questa perda il suo ^ e la sibilante venga ad es sere immediatamente seguita da vocale (tranne la 2. pers. sing.) o dalla semivocale n, onde p. e. fa -+- fa fatffaf (3. p. plur. pres.), ma -+- w*s faw* (3. p. duale), in<JW + 5?mr UTs:*tr^ (3. p. sing. del potenz.), ma + w» inf:*rs , e fa -+- ^fa-t-^f «rfirà (2. p. sing. del pres.). 2) Dopo fa tifa fa nelle radici (quando però non passi insieme con una dentale seguente in ^ft^ conforme ai §§. 26, eccez.; 49? eccez. 3), sostenere, fa^, cucire, e onorare, onde p.

e. fa -4- fa farcir, ma

-+- jrteT finftgT, Tifa -+- tffarfff nft-

^fNfa, fa -+- faìHìì ; anche nella sillaba raddoppiata, onde p. e. trft;H-fa^r (da fav, secondo il §. 48, III, a) fa nflJVtN ; e, se ha luogo l'aumento, di necessità in ifa, ad ar bitrio nell'altre due, onde p. e. fa -+- twNn fa ar*m , fa-f- >a -h! *m aprfarìT ovvero *m«1«u^. 5) Dopo fa nella radice ^f»t,

puntellare, e, anche dopo ^arc, così coll'aumento, come nei

ovvero *m«1«u^. 5) Dopo fa nella radice ^f»t, puntellare, e, anche dopo ^arc, così coll'aumento, come

fRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

67

due *r delle forme raddoppiate, in ^pj, nel senso di far ru more mangiando, onde p. e. fa -+- ^tfìr la faz*>jTfa, S^Trt «JH^KlPri j -+- iH^riri ^RTt^ffr^, + «tìH fm^Wg (v. §. 4i, c). 4) Dopo g^r, ftp? (che, secondo il §. 77, passano ri spettivamente in <r: fa:), fa e 3 in dormire, solo però quando questa radice mutasi in onde p. e. «p^^Tii*!, ma fa^rfafìr. S) Dopo fa in nel senso d'esser versato, onde p. e. fìntrnrc ^n^gfó? versato nelle sacre scritture. 6) Ad arbitrio:

a) in ^ì^, salire, dopo nfte fa, onde p. e. tifasq^fa o Tifa- H^Pd , vftjzm o tifica, P<4*4i>dT o fa^F?rr; non però in mP<.h«!., Baratide orientale, nè nel participio fanr, che han solo questa forma ; b) in scorrere, dopo ^pj, ^ifa, fa, faw , ttìt e fa, solo se il soggetto sia inanimato, onde p. e. favp^ìl o faw^rt scorre l'olio, ma soltanto «npr^ìl iw:, guiz za il pesce; c) in fjt^, vibrare, e f$c?, vacillare, dopo fa, fa^, fa, onde p. e. fa°pfa o fa^rfa- II. In temi nominali, cioè: i) la composti esprimenti una sola nozione (cf. §. 70, I), quando *r è seguito da ^, come p. e. in qiPòUn, (entrambi da ifaT) nn. pp., e l'ul timo anche di frutto; ad arbitrio però in nomi di stelle, onde p. e. vrcfafoff o mfarèfa ; 2) In 9f , sorella, dopo faj, padre, e »rr$, madre, onde ftiJM^ nnfon^, e ad arbitrio do po i congiuntisi genitivi faj: , hitt: (da fajjT,»rrgT:, secondo il §. 74, IH), onde p. e. P^ujq o fajp^Tf , ma, fuor di congiun zione, solo faj: ^rai; 3) In derivati da wi, stare, anche dopo voci finite in a, cioè: a) in ^er dopo ^tfrT, ^n?, *PI, ^lf>

^ng, if>, fa, fafa, fa, 5%, ti, »j6t, »ifaf,

do il

*rft*i (che, secon onde p. e. ^iPm»,

§. 77, oss., perde *), ^rf , |tgr, **r,

ire (solo in senso di che va innanzi), ^f?¥ ecc. (v. §. 38); bj in ^5 dopo ^ nfa fa Tjrfa , onde p. e. ^Sc*; e dopo -=frf«i in qrfagg, n. pr., e suoi derivati, come p. e. in ^rrfaffa»; c) in WT e ^ dopo icn, onde i&m, *P^f ; «0 in dopo Wt^, onde W1*»«h; e) in faiR dopo irò, onde mìjPs^ ; f) in faiir dopo Tifa e .gfa, onde Tifare*, gfaret; g) in *j dopo ir, 5» (che, secondo il §. 77, oss., perde ti), e «, onde wre,, 55,

Tifa e .gfa, onde Tifare*, gfaret; g) in *j dopo ir, 5» (che, secondo il §.

58

MUTAZIONI EUFONICHE

3g. 4) In dopo ^ffcf, e in *fta anche dopo ^Tf« e ^ftfim

(che, secondo il §. 77, oss., fognano entrambi il loro n),

onde p. e. hDh»i|r ,

fjTW

§ 77)> e tV^fir- 6) Ne' composti «Ph^iw, mnftàttit, 3»%f<jt(ft, «hflérén, tV^H, ^ftùN*) , h«ì"Iaji , oPh^-h, Ihui** , ji^H e Trfìr-

fam. 7) Finalmente in *>m^ (cf. §. 48, eccez. a III), quan do è preceduto da vocale che non sia ,r od ^n, o da dit tongo, ed anche dopo od ^rr, quando il suo ^ va, secon do il §. 49> 2j i° cerebrale, e, pur senza questo, nell'acc. sing. di «tarara, onde p. e. gmrT? (cognome d'Indro) fa nel nom. sing. j<im^, nello slrum. plur. gpcnn^fira; ma p. e. nell'acc. sing. jrnrrfH , mentre ^QTOTT^ anche in questo caso fa HgmifH .

e

^n^ÌR. 3) In Jrfsvi, «w^ e thr dopo g^, "^nt anche dopo fa, onde p. e. g:^f*r (v.

e j e in

MUTAZIONI DI CONSONANTI INIZIALI.

§. 83. La palatina ^, iniziale così di vocabolo come di posterior membro di composto, si raddoppia in «5 (cf. §§. 29; 37, e): 1) di necessità se viene immediatamente prece duta da breve vocale ovvero dalla particella proibitiva m o da -m (prefisso 0 preposizione), onde p. e. ombra, dopo albero, fa erg? 3gHT1 , o albero, V ombra, e, in composi zione, dHj-admi, Vo. delta.} copri (imperat.), dopo m, non, fa m agn^T, dopo il prefisso ^rr ^i^i^m; 3) ad arbi trio dope altre vocali e dittonghi, onde p. e. malizia,

dopo ^rt, donna, fa, in composizione, 1$ftw$ 0 HBftW$, della d.; fstfHr, scindi (imperat.), dopo ini', o signore, xr?t

o

farfHi.

§ 84. i) La sibilante palatina 3?, non immediatamente

seguita da sorda (v. §. 16), dopo finali sorde e più special mente dopo *r nata da dentale secondo il §. 67, può cam

onde p. e. s(r% (da ^r«r, secondo il §. 52, 2),

il discorso, con ^ft, giace, può fare qre^ft o tt^, quel lo, e ttt^, quelli (acc), con ^WT, avendo udito, possono fa re, secondo i §§. 67, 68, iiusiril, jTTWpfT, ovvero d-^Hl (e

biarsi in -9,

(acc), con ^WT, avendo udito, possono fa re, secondo i §§. 67, 68, iiusiril, jTTWpfT, ovvero

FRA VOCABOLO E VOCABOLO, ECC.

69

questo è l'uso più comunemente seguito), irreWT. 2) Inol

tre Ira

che questa sibilante si rimanga inalterata conforme al §.

68, sia che essa mutisi in ^ secondo il §. 84, I, può inse

rirsi un *r; onde p. e. ttpj

\, può anche

fare JTPTOIWI o, secondo l'uso più comune, frnqgwr.

§ 85. ? iniziale, preceduta dalle sonore n ? ^ ? (anche

se nate secondo il §. 63) può passar nella loro corrispon

dente aspirata (n s V «), onde p. e. ^r^, che dinanzi ad ^ passa, secondo il §. 63, in con può fare TPfTfll

condo il §. 68, e fTTVsMl secondo il §. 84,

si nata da secondo il §. 68, e $r iniziale, sia che

con ^rr, oltre a innwwi

se

o mm^Prt, il discorso rapisce; 3^ con ^35* ir^PT o d^giH ,