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In Rivelazione 7:4 si parla di 144.000 suggellati che sono esseri umani, presi in numero di
12.000 da ciascuna delle 12 tribù d’Israele. Essi non sono ebrei, poiché l'appartenenza ad
Israele non va presa in senso letterale ma simbolico, perché le tribù d’Israele sono
simboliche. Questo si comprende dal fatto che Giovanni ha menzionato alcune tribù
inesistenti tralasciandone altre che invece esistevano. In conformità a quale principio o logica
allora il numero 144.000 si deve considerare letterale?

Si insegna che 144.000 è un numero letterale. I numeri 12 e 12.000 sono simbolici o letterali?

Se prendiamo Riv. 14:4 letteralmente, dobbiamo concludere che i 144.000 devono essere solo
maschi. Significa questo che le donne non possono appartenere alla classe degli unti? No,
perché noi Testimoni di Geova insegniamo che questo passo è simbolico in quanto le "donne"
rappresentano le organizzazioni religiose, così come sono simbolici il Monte Sion, l’Agnello
in compagnia del quale sono visti nel versetto 1, il loro stato di vergini ed il fatto che abbiano
due nomi scritti sulla fronte. In vista di che cosa, allora, solo il numero 144.000 non deve
essere considerato simbolico? E perché è invece simbolico un altro numero, il 666, indicato
in Rivelazione 13:18?

In Rivelazione 7:4 leggiamo che i 144.000 suggellati sono israeliti che non si contaminarono
con donne e al cap. 14 versoetto 4 si legge che sono vergini. Queste tre indicazioni sono da
intenderesi tutte e tre in senso simbolico oppure tutte e tre sono da intendersi in senso
letterale? Se sono da intendersisi devono intendere in senso simbolico, come mai il numero
cui sono riferite è da intendersi in senso letterale?

Il libro Potete vivere… a pag. 55 afferma che "Tutto quello che dice (la Bibbia) è vero. Anche
quando tocca argomenti scientifici è sorprendentemente accurata." Ed è citato Giobbe 26:7.
Riguardo al concetto scientifico che la terra è sospesa nel nulla, però, ci sono altri versetti
biblici che, in maniera anti scientifica, affermano che la Terra ha dei sostegni (l° Sam. 2:8;
Gb. 9:6; Ger. 31:37). Come mai, se visto che essa è sorprendentemente accurata quando tocca
argomenti scientifici?
Come mai, inoltre, Giobbe usa un linguaggio scientifico al versetto 7 e un linguaggio anti
scientifico al successivo versetto 11?

In Isaia 40:22 la parola ebraica tradotta "circolo" nella traduzione NM, "globo" nella VR e
"volta" nella CEI è HUG, e significa qualcosa di forma circolare, il cui senso è precisato
dall’ambiente. La maggioranza dei traduttori oggi conviene che qui "HUG" indichi la volta
celeste. Anche noi Testimoni di Geova intendiamo la parola "hug" come volta celeste in
Prov. 8:27, anche se la traduciamo "circolo". Ma, insistendo sulla scientificità della Bibbia,
che senso ha la frase che Dio "dimora sull’hug della terra"? Il cielo, o volta celeste, è poi
indicato in questo versetto con tre termini ebraici: hug, cupola, volta celeste, circolo; doq,
velo; ohel, tenda. Tre immagini parallele per indicare il cielo o la volta celeste. E' scientifica
la descrizione del cielo come un velo o una tenda? E se non è scientifica ma poetica, non è
quanto mai strana la coincidenza che i contemporanei d’Isaia credevaono effettivamente che
il cielo fosse una volta celeste su cui erano affissate le stelle e che racchiudeva la terra? Non

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sembra allora che alcune volte di troppo si voglia far dire alla Bibbia ciò che si vuole e non
ciò che essa voleva dire?

Il libro Ragioniamo ed. 1985 a pag. 58 - sempre a sostegno della scientificità della Bibbia -
afferma che lo smalto dei
denti è ricoperto da una resistentissima pellicola, e questo comprova quanto asserisce Giobbe
nel suo libro in 19:20
(la pelle dei denti). Come mai, però, tale affermazione scompare misteriosamente, senza
alcuna spiegazione o
avvertimento, nella successiva edizione del 1990?

In Mr. 15:25 si legge che Gesù fu messo al palo alla "terza ora" (ore 9) ma in Gv. 19:l4 si
legge che alla "sesta ora" (ore 12) Pilato disse ai Giudei: "Ecco il vostro re!". A che ora,
quindi, fu messo al palo Gesù? Perché quest’esplicita contraddizione, se visto che la Bibbia è
accurata e ispirata? (Lo schiavo fedele e discreto in Perspicacia vol. 2 riconosce di non poter
dare la spiegazione).

In Mt. 14:32,33 e in Mr. 6:51,52 si descrive l'episodio in cui Gesù camminò sulle acque.
Come mai però in Mt. c'è una professione di fede mentre in Mr. c'è meraviglia, stupore ed è
evidenziato che il loro cuore era duro?

In 1° Re 22:43,44 si legge che il re Giosafat non ha fatto sparire gli "alti luoghi", ma in 2° Cr.
17:6 si afferma che il re Giosafat aveva fatto sparire gli "alti luoghi". Perché?

In Gen. 15:7 si legge: "Io sono Geova (YHWH), che ti fece uscire da Ur dei caldei..." ma in
Es. 6:3 si legge: "E apparivo ad Abraamo, Isacco e Giacobbe come Dio Onnipotente, ma
riguardo al mio nome Geova non mi feci conoscere da loro". Perché?

Se la Bibbia è vera parola di Dio e "tutto quello che dice è vero" (Potete vivere pag. 55),
come mai vediamo che accanto a tante informazioni esatte, ce ne sono altre imprecise, o
addirittura contraddittorie? Queste contraddizioni non fanno comprendere che l'ispirazione
intesa come dettatura (vedi il libro Potete vivere... a pag. 49, dove c'è l'illustrazione di un
manager in atto di dettare una lettera alla sua segretaria), rende molti passi della Bibbia
difficilmente spiegabili? E questo Nnonostante i nostri maldestri tentativi di armonizzare ciò
che non si può appianare?.

In 2° Pt. 3:8 leggiamo che un giorno di Geova dura mille anni, ma in Sal. 90:4 si legge che
mille anni nostri per Geova durano come una veglia durante la notte, cioè tre ore. Quanto
dura allora un giorno di Geova? Se 3 ore di Geova durano mille anni nostri, 24 ore (3X8=24)
non durano ottomila anni dei nostri? E' da intendersi letteralmente il versetto di Pietro o
quello del salmista?
Ma se nessuno dei due è da intendersi letteralmente, e quindi non è vero che un giorno di Dio
equivalga a mille dei nostri anni, come si fanno ad armonizzare Gen. 2:17 e Gen. 5,5?
Se invece è da intendersi letteralmente la durata di 1.000 anni, che dire del Salmo 90:4?
Se inoltre è vero che un giorno dura 1.000 anni, perché Pietro dice anche che mille anni sono
come un giorno? Voleva forse ripetere, poeticamente, enfaticamente, lo stesso concetto

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affermando che 1.000 dei nostri anni sono come un giorno di Geova e un giorno di Geova è
come 1.000 anni dei nostri? Ma che bisogno c'era che ripetesse la stessa cosa?
Ma pur ammessa (ma non concessa) la ripetizione per enfatizzare il concetto, e ammesso
anche che sia da prendere letteralmente il versetto di Pietro, com’è possibile sostenere che un
giorno di Geova equivalega a 7.000 anni dei nostri (nemmeno 8.000 stando al salmista),
perché visto che per noi testimoni di Geova un giorno creativo ha la durata di 7.000 anni?
(Accertatevi pag. 132-134).
Non è più cosi? E' un vecchio intendimento?
Perché allora non è stato detto?

Ma allora neanche il giorno di riposo di Geova dura più 7.000 anni? O si? Ma se non dura più
7.000 anni, non è più vero che Adamo avrebbe compiuto seimila anni nel 1975? Non è più
vero che ai seimila anni vanno aggiunti i mille anni del regno di Cristo per completare i 7.000
anni del giorno di riposo di Geova?
Ma se non è più vero niente di tutto ciò, perché non è stato detto dallolo schiavo fedele e
discreto non lo ha detto chiaramente o anche velatamente?, Perché non lo ha chiarito con
spiegazioni proprie di una luce fattasi divenuta più chiara?

Come mai nel libro Qohelet, o Ecclesiaste, e nel Cantico dei Cantici, scritti entrambi sotto
ispirazione dal più saggio degli uomini che siano mai vissuti sulla terra, non compare
nemmeno una volta il nome di Dio, Geova?

Perché l’apostolo prediletto, Giovanni, nelle sue tre lettere non nomina mai il nome di Dio,
Geova?

I Vangeli di Mt. e di Gv. non riportano mai il nome di Dio, Geova, tranne nei casi in cui sono
citate delle scritture ebraiche. Il Vangelo di Mr. invece lo cita due volte (5:19 e 13:20), oltre
alle volte in cui vengono citate le scritture ebraiche, e il Vangelo di Lc., una volta (20:37),
sempre oltre le citazioni dei versetti del V.T. Dato che i Vangeli e le lettere di Giovanni fanno
parte delle Scritture ispirate, come mai si è seguita in essi la consuetudine di non menzionare
per niente o menzionare pochissimo il nome più importante che si conosca, Geova?

Inoltre, che significato ha Gv. 17:26 dove Gesù dice: "Ho fatto conoscere loro il tuo nome"?
Quale nome di Dio ha fatto loro conoscere? E se hanno imparato a conoscerlo, e questo
Nome è Geova, perché non Lo hanno menzionato .sempre, così come facciamo noi
Testimoni? Erano loro che sbagliavano o siamo noi testimoni di Geova che sbagliamo?

In ogni caso, la frase di Gesù non può significare che ha fatto conoscere il nome Geova
(YHWH) ai suoi apostoli ebrei, perché gli ebrei di quel tempo già conoscevano il nome
ebraico di Dio (Perspicacia vol. 2 pag. 402). Conoscevano anche il significato di tale Nome,
poiché, come insegniamo noi testimoni di Geova, era già stato spiegato a Mosè. Non si può
rivelare una cosa già conosciuta. Intendeva forse ripristinare, contrariamente alla
consuetudine ebraica, l’uso del nome divino che a causa di una superstizione non era più
pronunciato? Se così fosse, perché allora gli evangelisti, in modo particolare Giovanni, non lo
pronunciarono con regolarità?

La Torre di Guardia del 15/12/1990 a pag. 16 dice: "Durante il suo ministero terreno Gesù
non sminuì affatto l’importanza del nome divino… Fu solo dopo l'inizio della predetta
apostasia dalla vera fede cristiana che l’importanza del nome divino fu sminuita, fino al

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punto che fra i cristiani tale nome scomparì praticamente dall’uso". C'è da chiedersi allora se
Pietro, che scrisse la sua prima lettera circa nel 62 E.V. e che menziona in essa solo due volte
il nome di Dio (e solo in occasione della citazione di due versetti delle Scritture ebraiche) (1°
Pt. 1:25; 3:12) e Giovanni, che scrisse le sue tre lettere nel 98 E.V., e che in esse non
menziona mai tale nome, fossero già stati contaminati dal germe dell'apostasia. C'è da
crederci, oppure potrebbe essere sbagliato il nostro intendimento?

La frase di Gesù in Gv. 17:26 non potrebbe significare, come interpretano altri esegeti biblici,
che Gesù ha fatto conoscere la realtà profonda di Dio, il suo amore, che Dio è Amore e Padre,
come si potrebbe dedurre dal contesto in cui è inserita la fisse? Sarebbe come dire: "Ho
rivelato loro che tu sei il Padre, che hai amato tanto il mondo". D'altra parte, Gesù non corse
il pericolo di essere lapidato "solo perché chiamava Dio suo Padre"?

Se fosse necessario nominare sempre il Nome, come mai in Lu. 18:13,14 il peccatore si
rivolge a Geova chiamandolo solo “Dio" eppure, dice Gesù, viene esaudito?

L’opuscolo Il Nome Divino a pag. 23 dice: "Nessun antico manoscritto oggi in nostro
possesso dei libri da Mt. a Riv. contiene il nome di Dio per esteso. Oggi esistono migliaia di
copie delle Scritture greche cristiane, ma la maggioranza fu fatta partire dal IV sec. E.V. in
poi. Ci si può dunque chiedere: accadde qualcosa al testo delle Scritture greche cristiane
prima del IV secolo, qualcosa che determinò l'omissione del nome di Dio? I fatti indicano di
si". Il libro Potete vivere... a pag. 53 dice: "Ci sono migliaia di copie molto antiche delle
Scritture greche cristiane, alcune delle quali risalgono quasi al tempo di Gesù e degli apostoli.
(...) Geova ha fatto in modo che la sua Parola fosse protetta non solo dagli errori dei copisti,
ma anche dai tentativi di altri di farvi delle aggiunte. La Bibbia stessa contiene la Promessa di
Dio che la sua Parola sarebbe stata mantenuta pura". Il libro Ragioniamo (ed. 1985) a pag. 59
dice: "Né nell'Antico Testamento né nel Nuovo si notano varianti notevoli o fondamentali.
Non ci sono omissioni importanti né aggiunte di brani, e neanche variazioni che influiscano
su fatti o dottrine ... Ma la cosa veramente importante è la conferma dell’integrità dei testi a
nostra disposizione". Allora, se il nome Geova (YHWH) è davvero fondamentale, come
mai nei Vangeli e in alcune lettere apostoliche, che rappresentano il punto più importante,
addirittura culminante, della rivelazione, esso non compare quasi mai o addirittura mai?

Se gli evangelisti "devono" avere scritto questo Nome, (l’opuscolo Il Nome Divino a pag. 24
dice: "è inconcepibile che Matteo non abbia usato il nome di Dio"), come mai esso venne
eliminato dai copisti successivi se Geova ha fatto in modo che la Sua Parola fosse protetta? E
questo fatto non appare ancora più strano se si considera che i copisti, come sosteniamo noi
testimoni di Geova, furono molto coscienziosi nel loro lavoro, e che correvano il rischio di
essere messi a morte se alteravano le trascrizioni?

Se la Bibbia si è conservata integra per intervento divino, nonostante tutti gli ostacoli e le
varie prove del fuoco alle quali fu sottoposta, come mai per duemila anni si è riusciti a
manometterla in un aspetto così fondamentale quale il nome di Dio?

Gli evangelisti ovviamente conoscevano il nome ebraico di Gesù. Per rispetto verso di Lui e
per poterlo far conoscere ai posteri, lo tradussero allora nel greco IESOUS. Come mai non
fecero lo stesso con il nome di Dio?

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Come mai in Mt. 5:17 Gesù dice di non essere venuto per abolire la Legge, ma poi, di fatto,
abolisce la legge del taglione?

Il contesto di Ro. l4:8,9 è chiaramente applicato a Gesù e per questo nel testo greco (vedi
Interlinear Translation e The Emphatic Diaglott) compare il termine
(Kyrios) e  (kyrieuse) che significano rispettivamente
"Signore" e "signoreggiare, essere signore". Perché allora nella traduzione NM
 è stato ~ tradotto "Geova", che non c'entra con il contesto, e non "Signore" in
quanto riferito a Cristo?

Anche il contesto di RO. 10:5-I5 è chiaramente riferito a Gesù. L'apostolo Paolo infatti,
citando la scrittura di Gioele 2:32, stava applicando questo passo a Cristo. Perché allora nella
NM il Comitato di Traduzione ha tradotto il versetto 13 con il nome "Geova" invece che con
il titolo "Signore" ( = ) che compare pure nel testo greco della Interlinear
Translation da noi usata e spesso citata?

Perché nella NM in Gv. 14:14 non compare la particella pronominale "mi" (greco:  ) che
compare pure nella Interlinear Translation?

Se non dobbiamo invocare Gesù, come mai nella NM e in altre versioni bibliche più volte
viene detto che i primitivi cristiani invocavano il suo nome? (At. 9:14; 9;17; 9:21; 1° Cor 1:2)

Perché la NM in Mt. 28:19 traduce "persone di tutte le nazioni" se nella traduzione greca
Interlinear Translation c'è scritto solo "tutte le nazioni"? Il libro Proclamatori non dice a pag.
609 che la NM è "una traduzione letterale… fedele al contenuto degli scritti originali"?
Questo modo di tradurre, oltre a consistere in un'aggiunta al testo non messa peraltro tra
parentesi, non mira a restringere la salvezza solo ad alcune persone, sebbene di tutte le
nazioni? Non potrebbe quindi andare contro quel piano di salvezza, deducibile dal testo
greco, estensibile a tutte le nazioni, vale a dire a tutti gli uomini? Anche se è in armonia con
l'insegnamento del libro Vita eterna nella libertà dei figli di Dio (pag. 196) che dice: "i suoi
discepoli... non dovevano convertire al cristianesimo intere nazioni... Dovevano fare
discepoli solo degli individui ammaestrabili fra tutte le nazioni...", non potrebbe essere in
contrasto con 1'insegnamento cristiano e con quanto dice Paolo in 1°Tim 2:4?

In Col. 2:9 si legge nella NM: "Perché in lui (Gesù) dimora corporalmente tutta la pienezza
della qualità divina”. Altre traduzioni, come la CEI, traducono "...la pienezza della divinità".
Nella lingua greca esistono due parole quasi simili, che sono: 1) Theiòtes = qualità divina; 2)
Theòtes = deità, divinità. Nell’Interlinear Translation in Col. 2:9 è riportata la parola
theotetos che in inglese è tradotto divinity, cioè “divinità”. Nella versione inglese della NM
però compare la traduzione divine quality, che in quella italiana è tradotta "qualità divina".
Siccome le due espressioni non hanno lo stesso significato, poiché divinità significa “essenza
divina” mentre qualità divina vuol dire avere una certa partecipazione alle qualità di Dio,
come mai il Comitato di Traduzione ha usato un'espressione diversa da quella riportata nel
testo greco, che peraltro altera il senso della frase?

Il libro Proclamatori a pag. 610 dice: "Sempre nel sincero sforzo di aiutare coloro che amano
la Parola di Dio a conoscere il contenuto del testo originale in koinè (greco comune) delle
Scritture greche cristiane, il Comitato di Traduzione della Bibbia del Nuovo Mondo produsse
la Kingdom Interlinear Translation of the Greek Scriptures. …Contiene il testo greco redatto
da B. F Westcott e F. J. A. Hort. Nella colonna a destra compare la versione inglese della

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Traduzione del Nuovo Mondo. Ma fra le righe del testo greco c'è un'altra versione, molto
letterale, parola per parola, di ciascun termine greco, secondo il significato fondamentale e la
forma grammaticale di ciascuno. Questo permette anche ai lettori che non conoscono il greco
di scoprire cosa c’è esattamente nel testo originale." Poi cita uno stralcio della recensione
dell’Interlinear Translation riportata in un giornale, che dice: "Quindi l'interlineare di questo
libro non è affatto una traduzione. Sarebbe più corretto definirlo un testo con vocabolario
immediato... Il testo si basa su quello di Brooke F. Westcott e Fenton J. A. Hort, ma la
traduzione dell’anonimo comitato (dei TdG) è veramente aggiornata e assolutamente
accurata". Perché allora, come abbiamo visto negli esempi precedenti, il Comitato di
Traduzione della Bibbia dei testimoni di Geova ha prodotto una versione biblica (la NM) che
non è sempre fedele al significato fondamentale del testo greco originale?

La Torre di Guardia del 15.06.64 a pag. 383, per rispondere a una domanda che faceva notare
la diversità che esiste tra la NM, il contenuto del testo greco e altre traduzioni bibliche,
diceva: "Il modo in cui sono state tradotte queste parole nella Traduzione del Nuovo Mondo
ha dato origine all'accusa che il Comitato di Traduzione della Bibbia del Nuovo Mondo si sia
lasciato influenzare dalle sue credenze religiose. Tale accusa è fondata, ma questo non è stato
fatto erroneamente o indebitamente. Il significato da dare a queste parole greche dipende da
ciò che dice l'intera Bibbia riguardo a Geova e a Gesù Cristo". Perché allora il libro
Proclamatori accusa la cristianità e altre sette religiose ad essa appartenenti di fare la stessa
cosa? Infatti dice a pag. 608,609: "Ma la maggior parte (delle traduzioni) erano state fatte da
ecclesiastici e missionari delle sette religiose della cristianità e in vario grado erano state
influenzate dalle filosofie pagane e dalle tradizioni non scritturali che i loro sistemi religiosi
avevano ereditato dal passato... I testimoni di Geova volevano una traduzione ... che non
fosse deformata dalle credenze e dalle tradizioni della cristianità, una traduzione letterale che
fosse fedele al contenuto degli scritti originali...". Se il metodo che usano le altre religioni
per tradurre la Bibbia è simile al metodo usato da noi testimoni di Geova, perché
stigmatizzarlo? Non si sta sputando in alto?

Se Gesù non va adorato o pregato, perché in At. 7:59 vi è una supplica rivolta a Gesù da
Stefano? E perché in Riv. 5:12-14 è detto che a Colui che siede sul trono (Geova) e
all'Agnello (Gesù) va reso lo stesso onore?

Il libro Potete vivere... a pag. 40 e 41, per dimostrare che lo spirito santo non è una persona,
commenta il versetto di At. 2:4, dicendo: "Furono pieni di spirito santo. Furono pieni di una
persona? No. Come può lo spirito santo essere una persona se circa 120 discepoli ne furono
contemporaneamente pieni?". Ma Gesù, in Gv. 14:23, disse: "11 Padre mio lo amerà, e
verremo da lui e faremo dimora presso di lui". Restando in linea con la spiegazione che dà il
citato libro di testo, allora, quando alla Pentecoste circa 3000 persone divennero credenti e
furono battezzate, come poterono Geova e Gesù, visto che sono persone, essere
contemporaneamente dimoranti in circa 3000 persone?

Lo stesso libro inoltre, sempre per dimostrare la giustezza della propria interpretazione fa
questo commento: "Giovanni il Battezzatore disse che Gesù avrebbe battezzato con spirito
santo come Giovanni battezzava con acqua. Perciò come l'acqua non è una persona, così lo
spirito santo non è una persona”. Ma, in base a questa logica, come rispondere a chi fa
questa obiezione: "In Mt. 28:19 si parla del battesimo fatto nel nome del Padre, del Figlio e
dello spirito santo. Come il Padre e il Figlio sono una persona così lo anche lo Spirito Santo
è una persona"?

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In Ge. 2:5 si legge che sulla terra non c'era anca nessun cespuglio e non germogliava nessuna
vegetazione del campo "perché Geova Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non cera
uomo che coltivasse il suolo". Ma questo non contraddice Ge. 1:11,12 che dice che nel terzo
giorno Geova creò la vegetazione e alberi da frutto pur non essendoci ancora l’uomo che
coltivasse il suolo?

Il libro Potete vivere... a pag. 8 e 44 dice che l'uomo doveva estendere il giardino, o paradiso,
in tutta la terra. Ma la terra non era già un paradiso o giardino, visto che c'erano già alberi da
frutto e vegetazione che dovevano servire da cibo non solo per gli uomini ma anche per gli
animali che vennero prima dell'uomo?

In Ge. 2:18-20 si legge che Geova decise di fare per l'uomo “un aiuto, come suo
complemento”. E creò quindi ogni bestia selvaggia e ogni creatura volatile dei cieli. Ma Dio
non sapeva che una bestia non avrebbe potuto essere un complemento per l'uomo?

Noi testimoni di Geova, per sostenere che Dio è nei cieli e non è immanente, insegniamo nel
libro Potete vivere a pag. 36 e 37 "Essendo una persona con un corpo spirituale, Dio deve
avere un 1uogo in cui vivere. La Bibbia dice che i cieli sono lo stabilito luogo di dimora di
Dio (1° Re 8:43)". Ma se Dio abita letteralmente in cielo, perché l° Re 8.27 dice che "i cieli,
si, il cielo dei cieli" non Lo possono contenere? E perché Sal. 135:21 dice che Geova risiede
a Gerusalemme? E perché Gv. 14:23 dice che Geova dimorerà presso colui che Lo ama? Da
tutto ciò non si può dedurre che l'affermazione "Padre nostro che sei nei cieli" sia solo
simbolica e non letterale?

Leggendo il contesto della scrittura di Prov. 4.18,19 si capisce che si sta parlando di condotta
e non di intendimento progressivo. Accettando comunque per buona l’interpretazione che
diamo noi Testimoni, i continui rimaneggiamenti nel1intendimento delle Scritture (ad es. le
autorità superiori, i trapianti, la sorte dei sodomiti) sono da considerare come luce
progressiva o come un andirivieni tra luce e tenebre? Ad esempio, se prima credevo che
accettare un trapianto fosse una questione di coscienza, poi ho creduto che significasse
pratica di cannibalismo (e quindi preferivo la morte piuttosto che accettare questa terapia), e
poi dopo alcuni anni ho ripreso a credere che, se la mia coscienza me lo permetteva, potevo
accettare i trapianti in quanto non erano più cannibalismo, in cosa credevo prima dell’ultimo
intendimento? Nella verità o nella menzogna? Se l'intendimento era sbagliato, come lo si
poteva spacciare assolutisticamente per Verità? E con quale autorità si "lapidavano" (=
disassociavano) quelle persone che non condividevano tale verità? E il sangue di quelle
persone morte per non aver accettato i trapianti, per obbedienza a questa verità che poi è
risultata una non verità, su di chi deve ricadere? Su Geova, perché ha voluto ingannarle
spacciando loro una menzogna per verità, solo per il gusto di vedere se erano disposti a
morire? A morire per una menzogna?

Oltre alla teoria della "luce progressiva" (che non convince, perché non si tratta di progresso
ma di altalena di tenebre-luce-tenebre) noi testimoni di Geova usiamo. la teoria del
"bordeggio per giustificare i cambiamenti di interpretazione. Il bordeggio è un modo di
navigare per il quale non si procede in linea retta ma a zigzag, per cui l’imbarcazione per un
tratto va a destra, poi a sinistra, ma comunque va avanti. Però, a parte che noi Testimoni di
Geova in alcuni casi andiamo non a destra e poi a sinistra, ma avanti e indietro, dov'è la base
biblica che giustifica la teoria del bordeggio? Non c’è traccia nella Bibbia che lo spirito di

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Geova facesse comprendere prima una cosa, poi il contrario di quella cosa e poi di nuovo la
prima cosa. Come mai lo farebbe adesso?

In Le. 20:14 si legge nella NM che "nel caso che un uomo prenda una donna e la madre di lei,
è condotta dissoluta. Devono bruciare nel fuoco...". La versione PS traduce “devono essere
bruciati vivi” e la versione ebraica del Pentateuco traduce "bruceranno col fuoco". Un
commento nelle note in calce di quest'ultima traduzione dice: "Questa forma di sentenza di
morte veniva eseguita col colare piombo fuso nei visceri del condannato attraverso la gola".
Il libro Perspicacia nello studio delle Scritture (vol. 2 pag. 711) dice però che si veniva messi
al rogo dopo essere stati messi a morte "come indicano chiaramente i versetti di Le. 20:14;
21:9; Gios. 7:25". Ma perché da questi versetti non si capisce ciò che vuole dire il libro
Perspicacia? E se sono giuste le traduzioni delle altre versioni bibliche, chi può credere che
Geova volesse una simile condanna? Non c’è da supporre che questi brani siano frutto di
ecclesiastici dalla mente perversa?

In Dt. 25:11,12 si legge che se una donna, nel tentativo di aiutare il proprio marito che stava
soccombendo durante una rissa con un altro uomo, avesse afferrato i genitali di quell'altro, a
questa donna doveva essere amputata la mano. Ma siamo sicuri che Geova volesse davvero
questa punizione? E in nome di quale giustizia, poi, se la moglie non stava facendo altro che
difendere colui che era "carne della sua carne", e se quello magari era l'unico modo per non
soccombere lei stessa dinanzi alla forza di quell'uomo?

Com'è possibile che un Dio giusto punisca gli atti di Sodoma e Gomorra per le loro
aberrazioni sessuali, punisca la moglie di Lot per i suoi rimpianti materialistici e non si
esprimi invece minimamente sul doppio incesto commesso dalle figlie di Lot?

In Le. 19:20 si legge che se un uomo aveva rapporti sessuali con una schiava "già fidanzata
con un'altra persona", se questa donna non era ancora stata riscattata non venivano puniti con
la morte ma era sufficiente che l'uomo usurpatore portasse ai sacerdoti un sacrificio da
offrire. In Dt. 22:23,24 si dice però che se un uomo aveva rapporti sessuali con una donna
non schiava "già fidanzata con un'altra persona", entrambi dovevano essere messi a morte.
Perché questa parzialità nella Legge? Se io ero fidanzato con una schiava e qualcuno se la
portava a letto, solo perché la mia fidanzata era una "schiava" l’usurpatore dei miei diritti
non doveva essere punito? La Legge considerava usurpati solo i diritti di chi era fidanzato
con una donna non schiava? Ma in Dt. 10:17 non c'è scritto che Geova non tratta nessuno con
parzialità?

In Es. 22:16,l7si legge che se un uomo aveva rapporti sessuali con una vergine, doveva
sposarla. Se il padre di lei non era consenziente, era sufficiente che quest’uomo offrisse un
compenso alla famiglia di lei. Come mai oggi nella congregazione cristiana il Corpo
Direttivo ha previsto la disassociazione (= lapidazione) o altre forme di punizione, più o
meno umilianti, per simili "reati" sessuali, commessi tra persone non sposate, mentre la
Legge era più tollerante?

In Gen. 17:17 si legge che Abraamo, dopo aver ricevuto la promessa di un figlio, "rideva e
diceva in cuor suo: "Nascerà un figlio a un uomo di cento anni...?"" e nella nostra Bibbia NM
si citano come riferimento le scritture di Ro. 4:19 ed Eb. 11.11 (si può vedere anche il 12),
con le quali viene messo in rilievo che il corpo di Abraamo, avendo egli già 100 anni, era
come morto, ammortito, e quindi non più in grado di generare figli. Però Abraamo, dice
Paolo, "considerò" i'l proprio corpo, e come ricompensa della sua fede ebbe il figlio della

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promessa, Isacco. Come mai viene fatta vedere la nascita di Isacco come un evento
miracoloso che avrebbe gratificato la fede di Abraamo? Abraamo davvero pensava che all'età
di cento anni non si sarebbe più potuto avere figli? Ma non sapeva che suo padre, Tera, lo
generò all'età di 130 anni (Perspicacia nello studio delle Scritture vol. 2 pag. 1096) e che
generò Sara, la sorellastra all'età di 140 anni? Se avere un figlio all'età di cento anni fu una
questione di ricompense per la fede, vuol dire che il pagano Tera fu benedetto più di
Abraamo? Inoltre Abraamo generò dei figli all’età di circa 140 anni (Perspicacia nello studio
delle Scritture vol. 1 pag. 473). Se lo stupiva il fatto di diventare padre a cento anni (cosa che
comunque non era insolita a quei tempi), il diventarlo a 140 anni non avrebbe dovuto stupirlo
ancora di più?

Non si può nemmeno dire poi che la nascita di Isacco fu un evento miracoloso a motivo del
fatto che Sara era sterile, in quanto l'apostolo Paolo dice che il corpo di Abraamo era
"ammortito" come lo era quello di Sara. Questo cosa vuol dire? Che erano sterili tutti e due?
Se cosi fosse, perché la Bibbia fa capire in Gen. 16:2 quello che si è sempre creduto e cioè
che Sara era sterile? Forse Paolo pensava che, siccome erano molto avanti con gli anni, per
Abraamo e Sara non sarebbe stato più possibile generare figli? (Tale supposizione è
avvalorata anche dai libro Perspicacia nello studio delle Scritture (vol. 1 pag. 473) il quale
dice che sia Sara che Abraamo ebbero le loro facoltà riproduttive miracolosamente ravvivate
nella vecchiaia e poterono quindi avere un figlio). Ma in questo caso, considerato che Tera
ebbe un figlio a 140 anni, Abraamo a 140 anni, Giacobbe generò Beniamino intorno ai 100
anni e forse più, non è un contro senso pensare che all'età di cento anni ci voleva un miracolo
per generare un figlio?

Dal racconto della creazione riportato in Genesi 1: 26,27 si comprende che l’uomo e la donna
furono creati a immagine e somiglianza di Dio, ma dal capitolo 2 di Gen. e da ciò che insegna
l'apostolo Paolo in l° Cor. 11:7-10 si comprenderebbe che l’uomo fu creato a immagine di
Dio mentre la donna a immagine dell'uomo. Questa interpretazione permette di relegare la
donna in una posizione inferiore rispetto a quella dell'uomo. Ciò è evidente da quanto Paolo
scrive nella sua lettera . Ma siamo proprio sicuri che è stato Geova a volere che nella Bibbia
ci fossero le basi legali per provare che la donna è inferiore all'uomo?

Visto che Geova era un Dio che non trattava nessuno con parzialità, perché, come dice il libro
Perspicacia nello studio delle Scritture (vol. 2 pag. 112) era concesso di divorziare solo agli
uomini e non alle donne? (Dt. 24:l-4)

Dalle scritture di Ef. 4:11 e l° Cor. 12:27-30 si comprende che non tutti devono o possono
servire Dio nello stesso modo, ma ognuno deve servire Dio in base al dono che Dio gli ha
dato. Perché allora noi testimoni di Geova dobbiamo essere tutti apostoli, e quindi dobbiamo
predicare (che vuol dire peraltro distribuire libri e riviste e fare rapporto agli anziani della
nostra attività) e chi non lo fa viene considerato spiritualmente debole, viene messo ai
margini della congregazione e viene a trovarsi in pericolo di morte perché si macchia della
colpa di sangue?

Come si può conciliare la scrittura di Ro. 13:1-7 ("le autorità esistenti sono poste nelle loro
rispettive posizioni da Dio... che chi si oppone a esse si mette contro Dio… che sono ministri
di Dio per il bene... che sono pubblici servitori di Dio"), con l’insegnamento dei testimoni di
Geova secondo cui tutte le autorità, politiche e militari, sono strumenti satanici?

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Come mai la Torre di Guardia viene scritta e curata solo dai "Corpo Direttivo" senza alcuna
consultazione con gli altri circa ottomila unti? Non fanno tutti parte di quello "schiavo fedele
e discreto" che deve distribuire cibo alla tavola? Se il Corpo Direttivo è, come si auto
definisce nel libro Potete vivere... a pag. 195, il "portavoce" della classe dello "schiavo fedele
e discreto", non dovrebbe prima consultare gli altri unti e poi prendere decisioni scritturali o
scrivere articoli di fede che condizioneranno la vita dei loro seguaci ? Ma se non li consulta,
come fa ad esserne "il portavoce"?

Perché il Corpo Direttivo deve avvalersi della collaborazione dei membri della grande folla e
non di qua1cuno degli altri "unti" sparsi sulla terra? Possibile che siano tutti così vecchi e
rimbambiti da non essere all'altezza di servire gli interessi del Regno a Brooklyn? Lo spirito
di Geova non "rende potenti i deboli", come dice l’apostolo Paolo? E non ha usato uomini
vecchi come Abraamo e Mosè per portare avanti dei compiti di grande importanza? Per caso
si pensa che Geova sia cambiato o non dia il Suo spirito con la stessa potenza?

Perché non c'è mai stato nel Corpo Direttivo, e non c’è nemmeno ora, un componente di
colore? La Bibbia dice che a Dio ogni uomo è accettevole: non sembra strano allora che fra
tutte le migliaia e migliaia di unti vissuti sulla terra dal 1914 in poi, solo unti di razza bianca
sono stati accettevoli a Dio per ricoprire incarichi di "responsabilità" nella sede mondiale di
Brooklyn?

La scrittura di l° Cor. 13:8 viene usata da noi testimoni di Geova per dimostrare che dopo la
morte dell'ultimo apostolo non ci sarebbero più stati miracoli (Proclamatori pag. 705;
Ragioniamo pag. 206). Ma tanto la scrittura che il suo contesto non fanno capire invece che
questi sarebbero cessati solo una volta ottenuta la perfezione? (VR, CEI) (Notare che anche
noi testimoni di Geova diciamo in Ragioniamo che la parola greca tèleion del versetto 10,
tradotta in NM "compiuto", significa completo o perfetto). Nella citata scrittura, Paolo dice
che sarebbero stati eliminati i doni di profezie e lingue: perché noi testimoni di Geova
affianchiamo anche la parola guarigioni nei nostri ragionamenti? (Ragioniamo pag. 181)
Perché non facciamo notare che anche il dono della conoscenza sarebbe cessato? Il libro
Perspicacia nello studio delle Scritture (vol. 2 pag. 627), dice: "i poteri miracolosi concessi
dallo spirito agli apostoli… sarebbero stati limitati all’infanzia della congregazione, dopo di
che sarebbero cessati". Come mai allora nell'attuale congregazione non ci sono più doni di
guarigione, profezie, lingue - in quanto dovevano cessare - ma c'è il dono della conoscenza
(quella che abbiamo noi Testimoni), se Paolo predisse la cessazione anche di questa? Se
doveva adempiersi la profezia di Daniele (nel tempo della fine la vera conoscenza diverrà
abbondante), come mai Paolo predisse che sarebbe stata limitata solo all'infanzia della
congregazione? E se doveva ritornare ad essere abbondante nel tempo della fine, perché non
lo predisse anche lui, completando la sua profezia?

Come mai la rivelazione più straordinaria del cristianesimo, la vita eterna sulla terra, non fu
data dagli unti vissuti nel 1° secolo, che erano ispirati, e divenne prerogativa invece degli unti
dei testimoni di Geova, non ispirati, nel 1935 E.V.?

Il libro Ragioniamo a pag. 206 dice che quando gli apostoli imponevano le mani venivano
trasmessi i doni dello spirito. Ma quando era Timoteo a imporre le mani (1° Tim. 5:22), cosa
accadeva? Se i doni dello spirito, o doni spirituali (1° Cor: 12:1; 14:1; 2° Tim. 1:6) furono
sempre trasmessi mediante imposizione delle mani degli Apostoli o in loro presenza, vuol
dire allora che oggi nessuno ha più doni spirituali? Ma fra i doni dello spirito, elencati in 1°
Cor. 12:8-10, ci sono, oltre ai doni di guarigioni, lingue e profezie, anche discernimento di

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espressioni ispirate, parole di sapienza, parole di conoscenza. E ci sono anche quelli elencati
in Ef 4:7-11 (apostoli, evangelizzatori, pastori, maestri). Questo vuol dire che dopo la morte
degli apostoli nessuno ha più avuto conoscenza, sapienza, discernimento di cose spirituali?
Non ci sono più stati pastori, maestri, evangelizzatori? Ma allora come mai queste cose
esistono oggi nella congregazione cristiana dei testimoni di Geova? E se adesso tali doni ci
sono perché nel 1914 è ridisceso lo spirito santo sugli unti, gli altri componenti dei 144.000,
vissuti nell'arco di tempo tra la morte degli apostoli e il 1914, non hanno mai avuto questi
doni?

Come mai nella NM la traduzione di Lu. 23:43


(= Veramente ti dico oggi: …) è
diversa da quella di Mr. 14:30 (
Veramente ti dico: oggi… ), nonostante siano identiche le costruzioni grammaticali?

Da quanto dice Sal. 37:35,36 non sembrerebbe che la profezia di Sai;l. 37:10,11 si fosse già
avverata al momento della sua stesura?

Visto che non è più valido l'insegnamento di Ragioniamo a pag. 96 che dice: “Prima che gli
ultimi componenti della generazione che era in vita i nel 1914 scompaiano dalla scena, si
verificheranno tutte le cose predette, inclusa la grande tribolazione”, come pensate possano
sentirsi tutti coloro che erano stati illusi che quella fosse la Verità?

Noi testimoni di Geova sosteniamo che con la morte uno ha assolto i propri peccati e citiamo
a sostegno del nostro intendimento la scrittura di Ro. 6:7. Perché, visto che nel contesto in cui
è inserito tale versetto (Ro. 6:1-11) Paolo parla chiaramente di. morte simbolica e non
corporale? (Vedi anche At 13:39)

In Ef 2:14 si legge che Cristo ha distrutto il muro che separava gli ebrei dai gentili e che delle
due parti ne ha fatte una. Perché, allora, è stato eretto un altro muro nel 1935, dando origine a
due classi ben distinte: una che otterrà la vita immortale e un'altra che otterrà la vita eterna?
Una che andrà a vivere per sempre in cielo alla presenza di Cristo e di Geova e un'altra
relegata per sempre sulla terra? Questa separazione non è anche in disarmonia con quanto
scritto da Paolo in 1° Cor. 12:13 dove si legge che “mediante un solo spirito fummo tutti
battezzati in un solo corpo” e in Ef. 4:4,5 che dice: “C'è un solo corpo e un solo spirito, ...
un’unica speranza, … una sola fede, un solo battesimo”? Un muro che separava gli ebrei dai
gentili poteva essere comprensibile, ma può esserlo un muro che separa uno stesso popolo?

Il libro Ragioniamo a pag. 69, citando i componenti della grande folla descritti in Riv. 7:9,10
che stanno in piedi dinanzi al trono di Dio, dice che l'espressione "dinanzi al trono" (greco,
enòpion tou thronou, letteralmente "alla vista del trono") non implica che siano in cielo ma
che sono semplicemente "alla vista" di Dio. La stessa espressione enòpion tou la si trova però
anche in Riv. 7:11 riferita agli angeli, in Riv. 4:10 e 5:8 riferita ai 24anziani, e in Riv. 14:3
riferita ai cantori, tutti personaggi che sono visti in cielo. Perché ha un significato diverso
solo per la grande folla?

In Riv. 7:15 si legge che la grande folla rende "sacro servizio giorno e notte nel suo tempio",
cioè nel tempio di Geova. E' interessante notare che in questo verso, nel fare riferimento al
tempio, Giovanni usa il greco  nao, da naòs, che significa "santuario o dimora
divina", a volte riferito specificamente alle sacre stanze del tempio (Perspicacia vol. 2 pag.
1085 e NM con note e riferimenti). Come mai viene usato tale particolare termine e non la

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parola  ieron, usata in Mt. 21:12, termine greco usato per riferirsi al tempio in
generale? Se la grande folla è vista servire Dio nel naòs, (nelle sacre stanze interne del tempio
ove aveva accesso solo il sommo sacerdote) non vuol dire allora che i suoi componenti
andranno in cielo?

Nel 1943 i testimoni di Geova in tutta la terra erano 109.000 (Torre di Guardia dell'1/5/84
pag. 11); nel 1938 erano 47.000 (Torre di Guardia 1964 pag. 283) Nel 1935 saranno stati di
meno (35.000?). Solo nel 1935 comunque è stata rivelata la grande folla. Ma se in tutto il
mondo i testimoni di Geova erano in quell’anno all'incirca 35-40.000, e se da questo numero
togliamo il numero effettivo degli unti allora viventi sulla terra (20.000? 30.000?), da quante
persone era costituita la grande folla? Si pensava che la fine del mondo dovesse accadere
dopo pochi mesi. La grande folla, secondo Giovanni così numerosa “che nessun uomo poteva
numerare”, come poteva essere di tanto inferiore (10-15.000) al numero degli unti (144.000)?
Non dovevano questi ultimi essere un “piccolo gregge” rispetto a quelli dell'altro gregge?

La Torre di Guardia dell'1/6/1990 a pag. 31 dice che “alcuni testimoni di Geova, in buona
coscienza, possono ritenere di poter accettare frazioni di sangue come le immunoglobuline o
l'albumina”. Vale a dire che a me testimone di Geova è concesso usare una piccola frazione di
sangue. Ma per estrarre parti di plasma occorrono non indifferenti di sangue, peraltro fornito
da persone violanti la Legge di Dio. Se per la Bibbia il sangue è l’anima, accettando il siero o
il vaccino, non vuol dire questo che un testimone di Geova accetta che una piccola porzione
di anima del donatore di sangue entri nel suo sistema circolatorio e che questa piccola
porzione di anima si mescoli quindi con la sua anima? (Che differenza c'è se rubo una penna
o un TIR carico di penne?)

Perché il libro Potete vivere... a pag. 53, dopo aver detto “La Bibbia stessa contiene la
promessa di Dio che la sua Parola sarebbe stata mantenuta pura perché potessimo usarla
oggi”, cita Sal. 12:6,7 che dice: "I detti di Geova sono detti puri. Come argento raffinato in un
forno fusorio di terra, purificato sette volte. Tu stesso, o Geova, li custodirai; conserverai
ciascuno da questa generazione a tempo indefinito”? Il salmista si stava riferendo alla Bibbia
o ai poveri, agli afflitti, ai leali di Geova?

Nella NM il Comitato di Traduzione della Bibbia traduce Col. 1:15-20 aggiungendo nei
versetti 16, 17 e 20, tra parentesi quadre, la parola “altre” che nel testo greco e nelle altre
traduzioni bibliche non compare. Ma anche se la giustificazione adottata è che le parentesi
quadre racchiudono parole inserite per completare il senso del testo italiano, questo
inserimento (voluto per far comprendere - e accettare che anche Gesù è "una" delle cose
create da Dio, cioè una creatura) non potrebbe dolosamente alterare, più che completare, il
senso della frase detta da Paolo? Infatti senza aggiungere quel termine non avrebbe ragione
chi crede che Gesù era Dio?

Se il libro di Genesi è stato scritto nel 1513 E.V. da Mosè', come mai in Ge. 12:6 e 13:7 il
supposto autore scrive come se i cananei non ci fossero più da parecchio tempo? Infatti scrive
cosi: “E Abramo attraversò il paese (di Canaan) … e in quel tempo il cananeo era nel paese”;
“… e in quel tempo il cananeo e il ferezeo dimoravano nel paese”. Come fa a parlare in
questo modo se i cananei furono espulsi dal paese solo durante il periodo di Giosuè?

In Ge. 14:14 si legge: “Così Abramo... adunò i suoi uomini addestrati... e andò
all'inseguimento fino a Dan”. Ma come faceva Mosè a sapere che nome avrebbero preso
alcune città al tempo di Giosuè, dopo la spartizione a sorte tra le tribù delle terre conquistate?

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In Dt. 34:1O si legge: “Ma non è più sorto in Israele un profeta come Mosè”. Questa frase
intende che nessuno dei successivi profeti comparsi sul suolo di Israele raggiunse mai la
grandezza di Mosè. Ma non si dice che è stato Giosuè a scrivere gli ultimi versetti di
Deuteronomio? E come ha fatto a dire una tal cosa se ai suoi tempi non esistevano profeti
ebrei, e se la Bibbia inizia a parlare di profeti ebrei solo al tempo di Saul?

In Ge. 36:31 si legge: "Ora questi sono i re che regnarono nel paese di Edom prima che alcun
re regnasse sui figli di Israele". Anche se Mosè era un grande profeta, e per grazia divina
sapeva che sarebbero sorti dei re in Israele, come poteva esprimersi usando un verbo al
passato?

Se Noè era vegetariano, perché già in Ge 7:2 Dio gli disse di distinguere gli animali puri da
quelli impuri?

L'immersione nelle acque purificatrici faceva parte del cerimoniale della comunità di Qumran
e degli Esseni, ma è un'eredità che si perde nella notte dei tempi ed è stata adottata da tutte le
religioni: Islamismo, Bramanesimo, Giudaismo, Cristianesimo. Noi però rigettiamo la croce
sostenendo che essa è un simbolo pagano con un significato fallico, e lo dimostriamo facendo
vedere simboli a forma di croce adottati da alcune religioni pagane (come la croce ansata del
popolo egizio). Essa pertanto non può far parte della vera adorazione cristiana. Perché però
non menzioniamo il fatto che anche il battesimo in acqua, in uso presso gli indù molti secoli
prima dell’era cristiana, è anch'esso un simbolo pagano?

Come mai in 1° Gv. 2:1,2 Gesù viene definito “un Parakletos” e in Gv. 14:16,17 lo spirito
santo viene definito “un altro Parakletos”? Non sembra che, se Gesù è “un soccorritore” e lo
spirito santo “un altro soccorritore”, non ci sia differenza tra Gesù e lo spirito santo?

In Gv. 14:16 Gesù disse “E io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro soccorritore che sia
con voi per sempre” e al versetto 18 disse: "Non vi lascerò orfani”. Noi testimoni di Geova
diciamo che dopo la morte di Giovanni "l'apostasia che si era lentamente infiltrata nella
congregazione era pronta ad esplodere, con effetti devastanti sul piano organizzativo e
dottrinale" (Proclamatori pag. 35). Questo significa allora che lo spirito, il "Parakletos", non
rimase con i cristiani per sempre ma si assentò per quasi 18 secoli? Gesù allora non mantenne
la promessa, ma lasciò orfana la comunità cristiana?

Noi testimoni di Geova diciamo che dopo la morte dell'ultimo apostolo è subentrata
l'apostasia e la vera congregazione cristiana cessò di esistere. Ma in Mt. 28:20 Gesù disse:
“Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino aI termine del sistema di cose”. Cosa volle dire
Gesù con tale frase? Intendeva dire che sarebbe stato con i suoi discepoli tutti i giorni, oppure
tutti i giorni tranne quelli compresi tra il 100 E.V. e il 1870 E.V., presunto periodo
dell’apostasia predetta da Paolo?
Inoltre, l’apostolo Paolo disse che Dio aveva liberato lui e gli altri cristiani dall'autorità delle
tenebre per trasferirli nel regno di Suo figlio (Col. l:l3). Interpretando questo versetto noi
Testimoni insegniamo (Perspicacia, vol. 2 pag. 734), che "il regno di Cristo dalla Pentecoste
del 33 E.V. in poi è stato un regno spirituale sull'Israele spirituale". Ma dov'era l'Israele
spirituale durante i 1770 anni di apostasia? Chi erano i suoi membri che dovevano partecipare
alla commemorazione del 14 nisan prendendo gli emblemi? Su chi regnava Gesù? Dov'era e
chi era quella classe di suoi discepoli con la quale Gesù avrebbe dovuto restare tutti i giorni
sino alla fine?

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La risposta che dà il libro Proclamatori a pag. 44 non è molto convincente. Infatti, anche se
onestamente gli autori riconoscono che “non si può identificare con sicurezza nessuno di loro
(Wycliffe, Tyndale, Capitone, Campanus, ecc.)” con i figli del regno, il grano della profezia
di Gesù, , rimane sempre difficile accettare l’interpretazione che noi Testimoni diamo a
questa parabola. Gesù aveva detto: "Lasciate che entrambi (grano e zizzania) crescano
insieme fino alla mietitura" e noi testimoni di Geova diciamo che il vero cristianesimo non fu
mai completamente soffocato. Ma dove sono le prove? Chi erano i veri cristiani, prototipi dei
moderni testimoni di Geova? Se dovevano “crescere insieme”, perché nei 1770 anni è
cresciuta solo la zizzania (Chiesa cattolica, protestante c ortodossa) e del grano non se ne ha
traccia, visto che non si sa chei erafosse? Possibile che il grano crebbe soloamente dal 1870
al 1919 (i testimoni di Geova di Russell e Rutherford), mentre la zizzania crebbe da sola per
ben 17 secoli?

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