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Giovanni Crisostomo

OMELIE
SU DAVIDE E SAUL
Traduzione e note di Francesca Prometea Barone

Città Nuova
IN TR O D U ZIO N E

1. G io v a n n i C r iso st o m o

Della vita di Giovanni Crisostomo non si conosce moltissimo:


da una parte, infatti, all’interno delle sue numerosissime opere, i
riferimenti autobiografici sono decisamente rari; dall’altra, le innu­
merevoli biografie, determinate dal rilievo che egli assunse all’in­
terno del clero e della società del suo tempo, come pure dal fascino
che seppe esercitare sui posteri non meno che sui propri contempo­
ranei, si presentano piuttosto come agiografie. D i modo che già la
sua data di nascita risulta incerta, oscillando, nelle date proposte
dagli studiosi che si sono dedicati al problema, fra il 344 ed il 3 5 4 l.
Nato ad Antiochia 2 da una famiglia agiata, nella stessa città
fu ordinato sacerdote nel 386 e quivi rimase per circa dodici anni,

1 Una lista dettagliata delle fonti utili per la ricostruzione della vita del Cri­
sostomo si trova nell’introduzione della più ricca monografia a lui dedicata,
quella del monaco benedettino Chrysostomus Baur. Cf. J.C . Baur, John Chryso­
stom and His Time, 2 voli., Westminster, Maryland 1959-1960, pp. X X Iss., tra­
duzione inglese con aggiornamenti bibliografici delTorigmale tedesco Der hei-
lige Johannes Chrysostomus und seine Zeit, 2 voli., Miinchen 1929-1930. Sulla
vita e sulle opere di Giovanni Crisostom o, cf. altresì J.N .D . Kelly, Golden
Mouth. The Story o/John Chrysostom - Ascetic, Preacher, Bishop, London 1995;
R. Bràndle, Johannes Chrysostomus. Bischof - Reformer - Mdrtyrer, Stuttgart-
Berlin-Kòln 1999; W. Mayer - P. Alien, John Chrysostom , London 2000. Sulla
sua prima infanzia e sulla sua giovinezza cf. R.E. Carter, The Chronology of
Saint John Chrysostom s Early Life, «Traditio» 18 (1962), pp. 357-364.
2 Antiochia, capitale della Siria Occidentale (Celesiria), fu fondata nel 300
a.C. da Saleuco I Nicànore, figlio di Antioco, al quale deve il suo nome. Al
6 Introduzione

fino a quando, cioè, il 28 febbraio del 398, venne consacrato


vescovo di Costantinopoli^. Trascorse anni tempestosi nella capi­
tale, segnati da un sinodo contro di lui (il celebre Sinodo della
Quercia, convocato nel 403 da Teofilo di Alessandria), e da ben
due provvedimenti di deposizione e di esilio: fu infatti allontana­
to una prima volta nel 403, in Bitinta, ma da questo esilio il
Crisostomo tornò poco dopo, richiamato a gran voce dal popolo;
quindi, una seconda volta, nel 404, a Cucuso, nella Bassa
Armenia. Morì il 14 settembre 407 mentre, costretto ancora una
volta a spostare il suo esilio per volere dell’imperatore Arcadio,
viaggiava, tra le intemperie e gli stenti, alla volta di Vizio. Le spo­
glie del Crisostomo furono ricondotte ad Antiochia in processio­
ne solenne soltanto nel 438, sotto Teodosio I I 4.

tempo del Crisostomo era una città ricca, cosmopolita, fam osa per i suoi bagni
termali, per i suoi ippodrom i, per i suoi teatri. In posizione geograficamente
felice - la città sorgeva sulle rive del fiume Oronte e a ridosso del monti Silpio
e Stauris - Antiochia si caratterizzava per la fertilità delle sue terre e per la
vivacità dei suoi commerci. D al punto di vista sociale, all’interno della p opo­
lazione esisteva un divario netto fra classi molto ricche e frange gravemente
indigenti. Alla distanza economica corrispondeva una differenza culturale: i
ceti elevati erano di lingua e di cultura greca, mentre il popolo era di lingua e
cultura siriaca. Sulla città di Antiochia si vedano le monografie di P. Petit,
Libanius et la vie municipale à Antioche au IVe siècle après J.-C., Paris 1955,
di J.H .W .G . Liebeschuetz, Antioch. City and Imperiai Administration in thè
Later Roman Empire , O xford 1972, e di A.-J. Festugière, Antioche pai'enne et
chrétienne, Paris 1959. Cf. inoltre O. Pasquato, G li spettacoli in S. Giovanni
Crisostomo. Paganesimo e Cristianesimo ad Antiochia e Costantinopoli nel TV
secolo , Roma 1976, pp. 21-70.
3 Costantinopoli (l’odierna Istanbul), fondata dai M egaresi nel V II seco­
lo a.C. con il nome di Byzantion , deve il suo nome a Costantino, che nel 330
decise di renderla capitale dell’Im pero romano. Q uando, nel 395, l’Impero
romano fu diviso in due parti, la città rimase capitale dell’Im pero romano
d ’Oriente. Sulla città al tempo del Crisostom o cf. O. Pasquato, op. cit., pp.
71-94.
4 Per un più articolato profilo biografico di Crisostom o, si veda l’intro­
duzione che Lorenzo Dattrino premette alla sua traduzione, per questa stes-
Introduzione 7

A l di là delle vicende specifiche che ne segnarono l’esisten­


za, la sua predicazione fu caratterizzata da un’estrema abilità re­
torica che gli valse il titolo di Chrysóstom os (ossia «Bocca
d’oro»), e che lo rende, tra i Padri della Chiesa, uno fra i più trà-
diti3, oltre che fra ipiù prolifici. Per quanto egli abbia scritto nu­
merosi trattati e molte lettere, la gran parte della sua opera è co­
stituita da omelie esegetiche dell’Antico e del Nuovo Testamen­
to. Da questo punto di vista, egli costituisce il massimo rappre­
sentante della scuola esegetica antiochena, che, come è noto, va­
lorizza la lettera del testo sacro e preferisce all’interpretazione al­
legorica propria degli alessandrini uno studio storico-grammati­
cale del suo significato 6.

sa collana, del trattato crisostomico Adversus oppugnatores vitae monasticae.


Cf. Contro i detrattori della vita monastica , a cura di L. Dattrino, Città Nuova,
Roma 1996 (C TP 130).
5 L e opere di Giovanni Crisostomo sono generalmente tradite da nume­
rosissimi manoscritti, tanto che, da ormai molti anni, è in corso un progetto
di classificazione di tutti gli esemplari contenenti opere crisostomiche (per la
precisione, il progetto fu annunciato ufficialmente da H . Musurillo s.j. in
occasione del IV Congresso Internazionale di Studi Patristici ad O xford, nel
1959. Soltanto nel 1963 si intraprese tuttavia, ad opera di R.E. Carter e di M.
Aubineau, l’indagine sistematica delle biblioteche europee). L a collezione di
cataloghi che ne è seguita, i Codices Chrysostomici Graeci, è giunta a tutt’og-
gi al suo sesto volume. Cf. Codices Chrysostomici Graeci. 1, Codices Britanniae
et Hiberniae, descr. M. Aubineau, Paris 1968. Codices Chrysostomici Graeci.
2, Codices Germaniae, descr. R.E. Carter, Paris 1968. Codices Chrysostomici
Graeci. 3, Codices Americae et Europae occidentalis, descr. R.E. Carter, Paris
1970. Codices Chrysostomici Graeci. 4, Codices Austriae, descr. W. Lackner,
Paris 1981. Codices Chrysostomici Graeci. 5, Codicum Italiae partem priorem
descr. R.E. Carter, Paris 1983. Codices Chrysostomici Graeci. 6, Codicum
Civitatis Vaticanae partem priorem, descr. S.J. Voicu, Paris 1999.
6 Sui principi e sugli esponenti della scuola esegetica antiochena cf. M.
Simonetti, Lettera e/o allegoria. Un contributo alla storia dell'esegesi patristica,
Roma 1985, pp. 156-201. Sull’esegesi di Giovanni Crisostomo cf. F.H. Chase,
Chrysostom. A Study in thè history ofBiblicalInterpretation, Cambridge 1887,
e ancora R.C. Hill, Chrysostom as O ld Testament commentator, «Estudios Bib-
licos» 46 (1988), pp. 61-77.
8 Introduzione

2. L e o m e lie D e D a v id e et Sa u l e

A ll’interno della vastissima produzione di Giovanni Criso­


stomo, le tre omelie De Davide et Saule costituiscono un ciclo di
predicazioni i cui temi centrali sono l’ira, che spinge a cercare
vendetta sul proprio nemico, e le virtù ad essa contrapposte, cioè
la pazienza, la mitezza e la benignità, che muovono, invece, al
perdono. Nel corso dell’opera sono presenti comunque numerosi
altri spunti, e, per esempio, la sezione proemiale della terza ome­
lia contiene una lunga digressione contra theatra.
La vicenda biblica che nelle suddette omelie viene commenta­
t a - o a tratti semplicemente ripresa - è la storia di Davide e Saul,
presentata in termini tali che Davide, con la sua capacità estrema
di resistere alle tentazioni dell’ira, diventa il referente esemplare
per le virtù che l’autore vuole indicare ai fedeli. Il testo crisostomi-
co rielabora quanto narrato ai capitoli 16-30 del primo libro di
Samuele1 (dei Regni, secondo la terminologia dei L X X S): Saul, pur
avendo ricevuto da Davide numerosi benefici, tenta più volte di
ucciderlo, laddove l’altro, trovatosi a sua volta nella condizione di
farsi vendetta, in numerose occasioni risparmia il proprio nemico.
Il testo biblico che il Crisostomo cita è la cosiddetta editio
Luciani, una revisione, condotta a partire dall’originale ebraico,
della versione greca dell’A T dei LXX, curata nel III secolo dal
sacerdote antiocheno Luciano e allora in uso nelle chiese della
Siria e dell’Asia Minore. Il Crisostomo, del resto, come la gran
parte dei Padri Greci, non conosceva l’ebraico 9.

7 Sono per la verità presenti brevi accenni ai capitoli 2 e 9 del secondo


libro di Samuele.
8 1 libri che la moderna Bibbia di Gerusalemm e chiama 1 e 2 Samuele,
sono chiamati dai L X X 1 e 2 “Basilèion” (mentre 3 e 4 “Basilèion” sono i
“nostri” 1 e 2 Libri dei Re), dalla Vulgata invece libri dei Re (Regum ). Cf. M.
Lestienne, La Bible d’Alexandrie 9.1, Premier Livre des Règnes, p. 23.
9 II testo dell’editio Luciani non si è conservato, se non per tradizione in­
diretta: ne restano infatti lunghi frammenti negli scritti di Giovanni Crisosto-
Introduzione 9

La scelta del modello proposto, precisa l’autore all’inizio della


prima omelia, dipende innanzitutto dal fatto che la fulgida virtù di
Davide ottenne persino la testimonianza divina («Ho trovato
Davide, dice infatti, uomo secondo il mio cuore»10), quindi dall’ap­
partenenza di quest’ultimo al tempo dell’Antica Legge: egli, infat­
ti, visse puro dall’ira secondo i precetti evangelici, nonostante il
costume del suo tempo legittimasse l’uso della vendetta (I, 2).
Il racconto della vicenda biblica procede, nel corso della prima
omelia, per grandi sintesi, giacché l’autore, per dare risalto ai me­
riti del personaggio, ricorda da una parte i benefici resi da Davide
a Saul, dall’altra le ricompense ottenute da quest’ultimo: nel con­
testo della guerra fra Giudei e Filistei Davide, che pure la giovane
età esimeva dalle fatiche di guerra, accetta di combattere contro
Golia, mentre tutti i soldati se ne stanno nascosti in preda al timo­
re; vinto il nemico, continua a guidare l’esercito nelle successive
battaglie senza mai insuperbirsi e senza mai aspirare a l potere. E,
nonostante Saul gli offra in cambio soltanto odio, invidia e sospet­
ti, non desiste dal servirlo e dal combattere per il suo regno (I, 4-
8). Infine, dinanzi ai ripetuti tentativi del re di eliminarlo, sceglie
l’esilio e la fuga pur di evitare ulteriori scontri (I, 12).
Si concludono così le premesse. A partire da questo momen­
to il Crisostomo commenterà il testo biblico in modo analitico,
ogni volta citando le pericopi esaminate, allo scopo di rappresen-

m o e di Teodoreto. Su Luciano, cf. J. Quasten, Patrologia, voli. I-II, Torino


19802 (proseguimento a cura dell ’Institutum Patristicum Augustinianum e di
A. Di Berardino, voli. III-V, 1978-2000), voi. I, pp. 402-404, con ulteriore b i­
bliografia. Cf. inoltre il Dizionario patristico e di antichità cristiane, dir. da A.
di Berardino, 3 voli., Casale Monferrato 1983-1988, (infra D PA C), s.v. Lucia­
no di Antiochia, coll. 2042-2044. Sulla versione dell’AT usata dal Crisostomo
- i L X X , ma anche Aquila, Simmaco e Teodozione - e sul Canone di scritti da
lui considerato, cf. F.H. Chase, Chrysostom. A Study in thè history o f Biblical
Interpretation, Cam bridge 1887, pp. 28-38.
10 Cf. At 13, 22 e 1 Sam 13, 14.
10 Introduzione

tare, nelle vivide forme a lui consuete, l’episodio in cui si rivela


con maggiore evidenza la virtù di Davide - 1 Sam 24 - e che
costituisce il nucleo centrale intorno a cui ruotano le tre omelie.
Nella sezione conclusiva della prima omelia, dunque, i fedeli
seguono Saul che entra per caso in una grotta nella quale si tro­
vano Davide e i suoi uomini e lì si addormenta. Davide, tentato
dall’occasione alla vendetta, muove contro Saul e strappa un
lembo del suo mantello. Tuttavia, riacquistato rapidamente il
controllo di sé, riesce a contenersi e non procede (1, 14-22).
Nella seconda omelia, dopo una breve parte proemiale in cui
il sacerdote elogia i suoi fedeli per l’attenzione e per la benevolen­
za mostrata nei confronti di Davide, sostenendo che non solo il
perseguire la virtù, ma anche il lodarla reca grandi benefia (II, 1-
2), viene innanzitutto celebrata la vittoria di Davide sulla propria
ira. Essa, certamente più luminosa di quella su Golia, viene piut­
tosto accostata ad altre vittorie “epiche”: a quella dei tre giovani sul
fuoco della fornace (II, 7), a quella di Daniele sui leoni (II, 8).
Quindi, ricomincia il commento analitico del testo biblico: Saul
esce dalla grotta, Davide lo segue, gli si prostra dinanzi (II, 11) e
gli parla, cercando di mostrargli la propria benevolenza (II, 12-15).
Nelle ultime battute della seconda omelia il Crisostomo, ad
ulteriore conferma della bontà di Davide e del suo affetto nei con­
fronti del nemico, ricorda la sofferenza che questi manifestò in
occasione della morte in battaglia di Saul e di Gionata, lacerando
la propria veste, cospargendosi il capo di cenere, cantando il
lamento funebre, digiunando e maledicendo i luoghi in cui era
avvenuta la sventura (II, 19).
La terza omelia esordisce con una lunga tirata contra theatra
(III, 1-6). La polemica contro gli spettacoli in genere, e contro il
teatro in particolare, costituisce un motivo ricorrente nella predi­
cazione dei Padri, molti dei quali hanno trattato il problema occa­
sionalmente, mentre altri - per esempio Clemente Alessandrino,
Novaziano e Tertulliano - hanno dedicato all’argomento alcuni
scritti specifici. Il tema compare frequentemente, nelle sue nume­
Introduzione 11

rose sfaccettature, anche nelle opere di Giovanni Crisostomo. Per


una panoramica delle posizioni dei Padri della Chiesa in fatto di
spettacoli, come pure per le prassi ad Antiochia, rimando alla
monografia ormai classica di O. Pasquato n. Per quel che riguarda
il nostro testo, l’autore prende spunto dal comportamento di alcu­
ni fedeli che, dopo aver disertato la riunione precedente per recar­
si agli spettacoli, sono nuovamente presenti, nonostante la colpa
commessa non sia ancora stata rimossa. Con ferma intransigenza
il Crisostomo, dunque, mostra innanzitutto la gravità del loro ope­
rato, per poi sottolineare la necessità di pentimento e di purifica­
zione prima di un ritorno alla Sacra Mensa. Se, infatti, come reci­
ta il Vangelo, «colui che abbia fissato il suo sguardo su una donna
per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo
cuore» u, quanto più peccaminosa sarà la disposizione di coloro
che hanno disprezzato persino l’assemblea per guardare una
donna! Pertanto essi si sono macchiati di adulterio e non sono
degni di partecipare ai riti.
Conclusa la dura parentesi, il Crisostomo, pur promettendo di
ritornare alla storia di Davide, aggiunge in effetti ulteriori conside­
razioni sui fatti esposti nelle omelie precedenti, e si produce in una
lunga e articolata esortazione ai fedeli. Infatti, innanzitutto egli
mostra loro come nessun nemico è peggiore di Saul, che tentò in
più occasioni di uccidere il proprio benefattore; e come, d’altro can­
to, nessuno può essere meno “obbligato” di Davide alla moderazio­
ne e al perdono, giacché il Profeta, vissuto al tempo della Legge,
non beneficò del Sacrificio di Cristo, non conobbe la parabola dei
talenti, né udì mai la preghiera che recita: «Perdonate agli uomini

11 O. Pasquato, op. cit. Sugli spettacoli ad Antiochia secondo la testimo­


nianza di Libanio cf. P. Petit, op. cit., pp. 123-144.
12 III, 2 . Cf. M t 5, 28. Sul tema adulterio/teatri in G . Crisostomo, cf. O.
Pasquato, op. cit., pp. 243-246.
12 Introduzione

i loro debiti, come il Padre vostro che è nei cieli» 13. Ancora, egli
sottolinea come sia assolutamente possibile riconciliarsi col pro­
prio nemico: se infatti gli uomini sanno persino ammansire i leo­
ni, come potranno ritenersi incapaci di rendere miti altri uomini,
per i quali la selvatichezza e non già la mitezza è contro natura?
(Ili, 12). Quindi, con fare pragmatico, il Crisostomo sottolinea -
né è questa la prima occasione1 . - i benefici concreti che comporta
il risparmiare il nemico: ciò acquista infatti gli indicibili beni divi­
ni e il regno dei cieli, oltre che numerosi vantaggi sulla terra. Fra i
quali, altrove nella sua argomentazione, il Crisostomo aveva ricor­
dato la possibilità di rivolgersi a Dio con assoluta libertà. Infine,
l’autore suggerisce ai fedeli alcuni comportamenti virtuosi in rispo­
sta all’ingiustizia perpetrata dal proprio nemico: se questi ha tenta­
to di frodarci, egli invita a considerare elemosina il furto; se ha ten­
tato di ucciderci, bisogna rallegrarsi e considerare il fatto occasione
di molte corone di martirio; se, infine, ha parlato male di noi, bi­
sogna rallegrarsi nel caso in cui egli dica il falso, in ragione delle
parole di Cristo·. «Quando infatti vi insulteranno, dice, e diranno
ogni sorta di male contro di voi mentendo, rallegratevi e gioite,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» 14; nel caso che, al
contrario, dica il vero, bisogna piuttosto addolorarsi per il male
commesso e considerare l’accusa come occasione di cambiamento.
A supportare le sue affermazioni, il Crisostomo ricorda quanto ac­
cadde al Pubblicano: egli, offeso dalla preghiera del Fariseo al tem­
pio («Ti ringrazio, Signore, perché non sono come gli altri uomini,
rapinatori, avari, né come questo pubblicano»15), non ricambiò
l’oltraggio ma chiese perdono a Dio per i suoi peccati («Abbi pietà
di me peccatore»16) e tornò a casa giustificato (III, 18). Aggiunta
un’ultima considerazione sul fatto che, se anche i nemici sono cau­

s i l i , 11. Cf. Me 11,25.


» III, 16. Cf. M t5 , 11-12; Le 2 2 ,3 .
15 Le 18, 12.
16 Le 18,3.
Introduzione 13

sa di giovamento (III, 19), nessuno può allora recare danno se non


a se stesso (III, 20), il Crisostomo torna al testo di Samuele, per
commentare le parole pronunciate da Saul in risposta al discorso di
Davide: «E questa la tua voce, figlio Davide?». Esse, unite alle la­
crime in cui Saul prorompe, rivelano la conversione del malvagio,
la sua trasformazione interiore. Saul infatti riconosce la bontà e la
rettitudine di Davide, e accusa inoltre la propria ingiustizia. Anco­
ra, non riuscendo a trovare un contraccambio adeguato per i bene­
fici ricevuti, affida Davide a Dio perché lo ricompensi. Infine, cer­
to che di Davide sarà il regno, lo prega di non distruggere la pro­
pria discendenza. I!omelia si chiude con l’ultima mirabile prova
della bontà di Davide, il quale non esitò a mostrare benevolenza
persino nei confronti del (presunto) figlio di Saul, storpio di piedi
e dunque bisognoso di aiuto, alla morte del padre (III, 36) 17.
Questi, in sintesi, i contenuti. D al punto di vista strutturale,
andrà per inciso osservato come, nel corso delle tre omelie, nume­
rosissime risultino le parenesi che l’autore inframmezza al com­
mento. Caratteristico, infine, lungo il testo dei tre sermoni, il ricor­
so alle similitudini, di cui il Crisostomo si avvale per rendere più
facilmente fruibile al pubblico i paradigmi morali proposti e che
offrono al lettore moderno uno spaccato vivace e realistico della
società coeva: dai piaceri diffusi (vino, spettacoli, prostitute) ai gio­
chi olimpici, dalle consuetudini domestiche alle prassi liturgiche.
Va infine notato che, contrariamente al suo atteggiamento
abituale e agli orientamenti della scuola esegetica di cui fa parte,
il Cristostomo, nelle omelie De Davide et Saule, trascura i detta­
gli del testo, piegandolo in più occasioni al suo interesse, a prez­
zo persino di alterare i fa tti 1S.

17 Cf. 2 Sam 9. Il figlio in realtà è di Gionata, con il quale Davide aveva


un rapporto di profonda amicizia. Sull’argomento si veda più avanti.
18 Per l’osservazione cf. R.C. Hill, Chrysostom's Hom ilies on David and
Saul , «St. Vladimir Theological Q uarterly» 44 (2000), pp. 123-141, qui pp.
130-131.
14 Introduzione

Per la precisione, in due occasioni il racconto crisostomico ri­


sulta alterato: nella prima omelia, per sottolineare l’estrema umil­
tà del suo personaggio, egli afferma che Davide rifiutò la proposta
di Saul, che voleva dargli in moglie la figlia: «E non soltanto que­
sta è la cosa straordinaria, che non richiese la ricompensa, ma il
fatto che, pur avendola ricevuta, per estrema umiltà la rifiutò. Do­
po che infatti Saul, pur tramando ogni sorta di insidie, non riuscì
ad ucciderlo, ordisce l’inganno delle nozze ed escogita un nuovo
tipo di dote e di doni di nozze. Il re infatti non vuole, dice, doni
di nozze, ma piuttosto cento prepuzi, per fare vendetta dei nemi­
ci del re. Ciò che dice è questo: "Uccidi per me, dice, cento uomi­
ni e questo sarà per me il dono di nozze”. Ma diceva queste cose
volendolo gettare, con la scusa delle nozze, nelle mani dei nemi­
ci. E tuttavia Davide, giudicando i fatti secondo la sua mitezza, ri­
fiutava le nozze, non a causa del pericolo né per paura dei nemi­
ci, ma per il fatto che si considerava indento della parentela con
Saul, e dice ai servi di lui queste parole: “E forse cosa da poco da­
vanti ai vostri occhi che io diventi genero del re? Io sono un uo­
mo di umili origini e non di alta condizione”. Eppure si trattava
di debito, di retribuzione, di ricompensa delle fatiche. Ma quello
aveva a tal punto il cuore contrito che, dopo tali successi, una vit­
toria così luminosa e una promessa convenuta, si riteneva inde­
gno di accettare il compenso a lui dovuto; e pensava queste cose,
mentre era disposto di nuovo a correre pericoli» (I, 10-11).
Questo tuttavia il racconto, così come si legge nella Bibbia:
«Intanto Mikal, l’altra figlia di Saul, s ’invaghì di Davide; ne rife­
rirono a Saul e la cosa gli piacque. Saul diceva: "Gliela darò, ma
sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui". E
Saul disse a Davide: "Oggi hai una seconda occasione per diven­
tare mio genero”. Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: “Dite di
nascosto a Davide: Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano.
Su, dunque, diventa genero del re”. I ministri di Saul sussurraro­
no all’orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: “Vi pa­
re piccola cosa divenir genero del re? Io sono povero e uomo di
Introduzione 15

bassa condizione”. I ministri di Saul gli riferirono: "Davide ha ri­


sposto in questo modo”. Allora Saul disse: “Riferite a Davide: il
re non pretende il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi dei Fili­
stei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re”. Saul pensava di
far cadere Davide in mano a i Filistei. I ministri di lui riferirono
a Davide queste parole e piacque a Davide tale condizione per di­
ventare genero del re. Non erano ancora passati i giorni fissati,
quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e uccise tra i Fili­
stei duecento uomini. Davide riportò i loro prepuzi e li contò da­
vanti a l re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la
figlia M ik al 19».
Insomma, nel testo biblico Davide non rivela umiltà alcuna
- semmai, consapevolezza di non poter pagare il dono di nozze
adeguato, almeno prima della proposta di Saul di uccidere, in
cambio, i nemici.
Che il Crisostomo avesse chiara consapevolezza del séguito
della storia, lo si desume dalle linee immediatamente successive
al suo racconto, nelle quali, senza soluzione di continuità, sinte­
tizza i fatti dicendo: «Dopo che però [Davide] ebbe la meglio sui
nemici, e prese in moglie la figlia del re (...)», in perfetto accor­
do con la “verità” del testo biblico, ma in evidente contraddizio­
ne con le affermazioni appena precedenti.
Una seconda incongruenza col racconto biblico si riscontra
alla fine della terza omelia, allorché il Crisostomo celebra Davide
per la benevolenza mostrata non soltanto nei confronti del pro­
prio nemico, ma, alla sua morte, anche in quelli del figlio storpio
di Saul: «Infatti condusse il figlio di questo, che era zoppo e stor­
pio, in casa propria, lo rese suo commensale, e lo ritenne degno
di onore grandissimo; e non arrossiva né si nascondeva, né rite­
neva che la mensa regale fosse disonorata dal fatto che il ragazzo

19 1 Sam 18, 20-27. Riproduco, in questo luogo e nei passi successivi, la


traduzione della Bibbia di Gerusalemme.
16 Introduzione

fosse storpio; ma si vantava e si compiaceva per la sua presenza.


E, infatti, ciascuno di coloro che mangiavano insieme a lui se ne
andava dopo aver ricevuto un grande insegnamento di virtù.
Vedendo infatti il figlio di Saul, cioè di colui che aveva fatto così
grandi mali a Davide, godere di un tale onore da parte di costui,
se anche fosse stato più feroce di tutte le fiere, vergognandosi e
arrossendo, sarebbe tornato in pace con tutti i suoi nemici.
Eppure, se anche avesse disposto cibo per lui da un’altra parte, e
avesse fissato una ricca paga, sarebbe stata grande cosa; condurlo
invece alla propria stessa mensa risulta un comportamento estre­
mamente virtuoso» (III, 36).
Il figlio in questione, tuttavia, è di Gionata, uomo carissimo
a D avide20. Il testo biblico è esplicito, anche a proposito delle
motivazioni che spingono Davide a prendersi cura di lui: «Davide
disse: “È forse rimasto qualcuno della casa di Saul, a cui io possa
fare del bene a causa di Gionata ? ”» 21 II servo interrogato rispon­
de: «Vi è ancora un figlio di Gionata, storpio di p ied i»22. Davide
fa dunque chiamare il ragazzo e gli dice: «Non temere, perché
voglio trattarti con bontà per amore di Gionata tuo padre e ti
restituisco tutti i campi di Saul tuo avo e tu mangerai sempre alla
mia tavola» 23.

3 . C r o n o l o g ia

La cronologia delle opere costituisce uno dei principali pro­


blemi in cui si imbattono gli studiosi di Giovanni Crisostomo:
della sua produzione, infatti, soltanto una parte relativamente

20 Sull’affetto di Gionata per Davide, cf., per esempio, 1 Sam 18, 1-4 e,
ancora, 1 Sam 19, 1-7.
21 2 Sam 9, 1.
22 2 Sam 9, 3.
23 2 Sam 9, 7.
Introduzione 17

limitata è stata datata con sicurezza, laddove, nella maggior parte


dei casi, l’esiguità dei riferimenti ad eventi coevi non consente di
andare al di là di una generica distinzione fra il periodo costanti­
nopolitano e quello antiocheno. In alcuni casi, tra l’altro, neppu­
re questa distinzione risulta possibile 24.
Per quanto concerne le omelie D e Davide et Saule, tuttavia,
una ipotesi attendibile può essere ragionevolmente formulata,
giacché da indizi interni a l testo è possibile inferire che esse furo­
no pronunciate ad Antiochia nel 3 8 7 25.
Per quel che riguarda il tempo liturgico a l quale le omelie De
Davide et Saule appartengono, secondo il Montfaucon esse furo­
no predicate dopo la Pasqua, circa un paio di settimane prima del­
la Domenica dell’Ascensione 26; secondo Robert Hill, invece, la
predicazione apparterrebbe alla Quaresima dello stesso anno 27.

24 Cf. W. Mayer, A t Constantinople, how often did John Chrysostom


preachP Addressing assumptions about thè workload o f a bishop, «Sacris E ru ­
dir!» 40 (2001), pp. 83-105. Cf. ancora, W. Mayer - P. Alien, Chrysostom and
thè preaching o f homilies in series: A new approach to thè twelve homilies, In
epistulam ad Colossenses (C P G 4433), «O rientalia Christiana Periodica» 60
(1994), pp. 21-39; ancora, delle stesse autrici, Chrysostom and thè preaching
o f homilies in series: A re-examination o f thè fifteen homilies, In epistulam ad
Philippenses (C P G 4432), «Vigiliae Christianae» 49 (1995), pp. 270-289; The
thirty-four homilies on Hebrews: thè last series delivered by Chrysostom in
Constantinople?, «Byzantion» 65 (1995), pp. 309-348; Traditions o f Constan-
tinopolitan preaching. Towards a new assessment o f where Chrysostom prea-
ched what, «Byzantinische Forschungen» 24 (1997), pp. 93-114.
25 Sull’argomento, rimando al mio contributo: Ver un’edizione critica
delle om elie D e D avide et Saule di G iovanni Crisostomo, «Stu dia
Ephemeridis Augustinianum» 45 (2005), pp. 231-258 [ristampa corretta di
Francesca Prometea Barone: Ver un’edizione critica delle omelie D e Davide et
Saule di Giovanni Crisostomo, «Studia Ephemeridis Augustinianum» 93
(2005), pp. 279-303].
26 Cf. Montfaucon, A d sermones quinque in Annam monitum, P G 54,
631-632.
27 R.C. Hill, Chrysostom s Homilies on David and Saul, cit., pp. 123-141.
18 Introduzione

La proposta di H ill è gravida di conseguenze. Se infatti, da


un punto di vista meramente temporale, la distanza fra le due po­
sizioni è breve, dal punto di vista del tempo liturgico la differen­
za è notevole. Anzi, nel caso dell’anno 387, non potrebbe essere
maggiore, considerato che si tratta di una Quaresima particolare.
Pochi giorni dopo l’inizio della Quaresima del 387, infatti, la po­
polazione di Antiochia, avvilita per l’imposizione di una tassa
straordinaria, diede vita ad un tumulto nel corso del quale venne­
ro abbattute e mutilate le statue dell’imperatore e della famiglia
imperiale. La reazione di Teodosio non si fece attendere e, men­
tre molti vennero imprigionati, torturati e minacciati di morte,
l’imperatore meditava persino la distruzione della città. Fu quel­
lo un periodo di grave ansia, tanto che lo stesso vescovo Flaviano
accorse a Costantinopoli per implorare il perdono. Le omelie Ad
populum Antiochenum, pronunciate durante quella Quaresima
e chiamate appunto anche De Statuis, restituiscono un’immagine
della vita ad Antiochia in quei difficili giorni 28 La missione di
Flaviano ebbe tuttavia esito felice: il vescovo tornò ad Antiochia
nel Sabato Santo, e la fine di quel periodo drammatico fu celebra­
ta dal Crisostomo stesso nel giorno di Pasqua, con l’omelia 21 Ad
populum Antiochenum.
La soluzione proposta dal Montfaucon appare preferibile per
il fatto che, in un periodo di angoscia quale fu la Quaresima del
387, risulterebbe inspiegabile la diserzione dell’assemblea che il
Crisostomo lamenta all’inizio della terza omelia, ad opera di fe ­
deli che preferirono recarsi agli spettacoli. Lo stesso predicatore,

28 Sulle omelie De Statuis cf. F. van de Paverd, St. ]ohn Chrysostom, The
Homilies on thè Statues. An introduction, «Orientalia Christiana Analecta»
239, Roma 1991. Sull’immagine di Antiochia fornita dal Crisostomo in que­
sto periodo cf. L. Brottier, Lim age d ’Antioche dans les homélies: Sur les sta­
tues de]ean Chrysostome, «Revue des Etudes G recques» 106 (1993), pp. 619-
635. Sull’Antiochia del tempo, si leggano le già citate monografie di Petit, di
Liebeschuetz e di Festugière.
Introduzione 19

del resto, nella 15esima omelia Ad populum Antiochenum sem­


bra confermare l’inverosimiglianza della cosa. Egli infatti, par­
lando della disgrazia in cui versava Antiochia, sottolinea che, in
quel frangente, almeno un guadagno s'ottenne, e cioè che la gen­
te non andasse ai teatri29. In questo modo, non mi pare dunque
possibile che le omelie De Davide et Saule siano state predicate
nel tempo quaresimale.
Per quanto attiene, infine, alla cronologia relativa fra le tre
omelie, la loro contiguità sembra palese: ciascuna, infatti (a par­
tire dalla seconda, ovviamente), è posta, attraverso l’avverbio di
tempo proen, in un rapporto cronologico diretto con un’omelia
precedente sullo stesso argomento. Che l’omelia in questione sia
quella che nella serie a noi giunta in effetti precede - è questo
l’elemento cogente a favore della successione temporale - lo rive­
la il racconto della storia di Davide e Saul, che viene sempre ri­
preso nel punto esatto in cui era stato interrotto nell’omelia pre­
cedente.
E, infatti, aU’inizio della seconda omelia De Davide et Sau­
le, dice il Crisostomo: «Voi qualche giorno fa (proen,) avete loda­
to Davide per la pazienza, per parte mia, io invece ho ammirato
voi per la benevolenza e per l’affetto nei confronti di Davide» (II,
1). Che il giorno cui si faccia riferimento sia l’occasione della pri­
ma omelia della serie, si comprende poco più avanti, allorché l’au­
tore aggiunge: «Affinché dunque diventi più grande il piacere e
maggiore il guadagno, eccovi anche il resto della storia» (II, 3). E
il racconto riprende a partire da 1 Sam 24, 9, mentre la prima
omelia si era arrestata al versetto 7 dello stesso capitolo.
Analogamente, in apertura della terza omelia, dice il
Crisostomo: «Io credo che molti di coloro che ieri ci hanno abban­
donati e che hanno disertato per andare agli spettacoli della tra­
sgressione, siano presenti oggi» (III, 1). E più oltre, dopo aver

29 P G 49, 153,44-154, 17.


20 Introduzione

lungamente parlato contro gli spettacoli e dopo un’ampia digres­


sione sull’episodio evangelico del Pubblicano e del Fariseo, ritor­
nando alla vicenda di Davide e Saul, l’autore si propone di ripren­
dere il discorso «nel punto in cui proen lo abbiamo interrotto.
Dove dunque lo abbiamo interrotto? A l punto della difesa di
Davide. Dunque oggi è necessario dire le parole di Saul, e vedere
che cosa costui abbia risposto alla difesa di quello» (III, 20-21).
Anche in questo caso il racconto riprende esattamente nel punto
in cui era stato interrotto nell’omelia precedente: l’ultima perico-
pe commentata nella seconda omelia è infatti 1 Sam 24, 13; peri-
cope che nella terza omelia viene richiamata in maniera sintetica,
mentre il commento comincia a partire da 1 Sam 24, 1 7.

4 . C o m p o s iz io n e

Se il Crisostomo abbia redatto per iscritto le omelie De D a­


vide et Saule prima di predicarle, o se la sua predicazione sia sta­
ta stenografata e ricomposta prima di essere messa in circolazio­
ne; se, ancora, sia stato l’autore a rivedere il testo, qualcuno di
sua fiducia o chiunque altro, sono tutte domande cui non è possi­
bile dare risposta. N é può venirci in aiuto la restante produzione
del Crisostomo, o dei Padri in genere, giacché ciascun testo pre­
senta una storia specifica 30. Uanalisi diretta delle nostre omelie
rivela una evidente disomogeneità di distribuzione tra parti ese­

30 Per esempio, è noto che Gregorio di Nazianzo rifece i suoi sermoni


prima della divulgazione, o che le opere di Basilio furono riviste dalla sua dio­
cesi quando non lo furono dal fratello Gregorio di Nissa; lo stesso Nisseno
rielaborò, in talune occasioni, gli appunti stenografati delle sue predicazioni,
come per esempio esplicita nel proemio alle omelie Sul Cantico dei Cantici·.
«Io non ho composto questo libro perché facesse bella mostra di sé, ma sic­
come alcuni che vivono insieme con noi hanno annotato, per desiderio di ap­
prenderle, la maggior parte delle osservazioni da noi dette in chiesa, io in p ar­
te le ho riprese da essi, e cioè quelle che erano annotate in un contesto orga-
Introduzione 21

getiche e parenetiche; ancora, un procedere disordinato nella trat­


tazione del tema proposto (specie nel corso della seconda e della
terza omelia, il Crisostomo si produce in continue parentesi e di­
gressioni); lo stile, infine, appare colloquiale, in qualche luogo in­
voluto, caratterizzato da una marca di oralità che varia da passag­
gio a passaggio, ma che trova nella seconda omelia i suoi tratti più
evidenti.

5 . D a v id e in G io v a n n i C r i s o s t o m o

Giovane pastore che, ancora ragazzo, sconfisse da solo il nemi­


co Golia; compositore dei salmi; re di Israele: Davide è senza dub­
bio un personaggio centrale nella storia che la Bibbia racconta31, né
perse la sua importanza all’interno del mondo cristiano. I Padri
della Chiesa lo considerarono figura stessa di Cristo: progenitore
del Messia, Davide è, come Lui, re, sacerdote e pastore, riferimen­
to esemplare per tutte le virtù. Oltre a Giovanni Crisostomo con le

nico, le altre le ho aggiunte di testa mia, quelle, cioè, che bisognava aggiun­
gere, e in forma di omelia ho composto questa spiegazione» (cf. Gregorio di
Nissa, Omelie sul Cantico dei Cantici , a cura di C. Moreschini, Città Nuova,
Roma 19962, C T P 72, p. 35); di Severiano di G abala, ancora, esiste quella che
sembra essere una trascrizione costantinopolitana delle omelie predicate tra
il 401 e il 402. Per quel che riguarda il Crisostom o - ringrazio il prof. Sever
J. Voicu per queste indicazioni - i lavori di W. Mayer e di P. Alien sui com­
menti paolini lasciano credere che tali scritti siano artificiali, costituiti cioè da
omelie predicate in tempi e luoghi diversi, e che l’autore non sia intervenuto
nella loro organizzazione. Il sospetto si può estendere anche ai commenti a
Matteo e agli Atti. In altri casi, la tradizione manoscritta presenta serie racco­
gliticce (e.g. le omelie A d populum Antiochenum ), che dunque ancora una
volta non dipendono, nella forma in cui le conosciamo, dall’autore.
31 Sul personaggio di Davide cf. P Meloni - G . Santagata, David, DPAC,
pp. 891-895; sull’icongrafia relativa a Davide cf. H. Leclercq, David, in F.
Cabrol - H. Leclercq, Dictionnaire d!archéologie chrétienne et de liturgie, Paris
1907ss., 4, 295-303.
22 Introduzione

“nostre” omelie, a Davide dedicarono opere specifiche Ambrogio


che scrisse in latino il De Apologia prophetae Davidis32 mentre
tra i Greci Ippolito scrisse il D e David et G oliath33.
Per quel che riguarda il Crisostomo, a l di là delle omelie De
Davide et Saule, Davide è largamente presente, nell’intero suo
Corpus, in duplice veste: come personaggio storico, le cui vicen­
de sono in più occasioni ricordate; e come riferimento esemplare.
D al primo punto di vista, sono ricordati più volte i diversi episo­
di della sua intensissima vita, narrati nei due libri di Samuele e
nel primo libro dei Re: la vittoria contro Golia, l’unzione regale,
quindi il suo regno, la ribellione di Assalonne e gli insulti di
Simei; la sua vecchiaia e la successione di Salomone. Ancora da
questo punto di vista, al Davide storico si fa riferimento nell’am­
bito della genalogia di Gesù, e dunque, per esempio, nella serie
di omelie sul Vangelo di M atteo 34. Infine, del Davide “storico”
vengono raccontate le vicende che costituiscono il contesto dei
Salmi, al cui commento il Crisostomo dedicò molte omelie 35.
Per quel che riguarda invece il suo valore esemplare, Davide
assume nel Crisostomo una triplice funzione: in primo luogo egli è,
in quanto salmista, esempio di amore vibrante (pòthosj per D io 36,
di incrollabile fede (pìstis,)37 e di sicura speranza (elpìs)38 - queste
virtù, infatti, costituiscono il fondamento stesso della preghiera.

32 P. H adot - M. Cordier, Ambroise de Milan. Apologie de David, SCh


239, Paris 1977.
33 Ippolito, De D avid et Goliath, Corpus Scriptorum Christianorum
Orientalium, 263-264.
34 P G 47, 25 e 26.
35 L e Expositiones in Psalmos si trovano nel volume 55 della Patrologia.
36 Cf., e.g., A dStelechium , P G 47, 415, 20-29.
37 L a pìstis di Davide, sottolinea il Crisostomo, fu tale da ottenere per­
sino la testimonianza divina: «H o trovato Davide uomo secondo il mio cuore»,
ripete spesso il Santo. Sulla fede di Davide, confermata dalla testimonianza di
Dio, cf., e.g., A d Stelechium, P G 47, 416, 15-29. L a frase, come già visto, è
citata anche nelle omelie De Davide et Saule (I, 2 ).
38 Cf., e.g., A d Stelechium, P G 47, 494, 3-15.
Introduzione 23

In secondo luogo, Davide assume, negli scritti del Crisostomo,


uno straordinario valore esemplare per la sua metànoia (pentimen­
to). Egli infatti si macchia, durante il regno, di adulterio e di assas­
sinio, e tuttavia, aiutato dalle parole del profeta Nathan, si rende
conto della propria colpa, la confessa, e si pente. Cosa che gli vale
la misericordia e il perdono divino. L’episodio, narrato al capitolo
11 del secondo libro di Samuele, ed a proposito del quale Ambrogio
scrive la sua Apologia Davidis, è caro al Crisostomo, che vi allude
in più luoghi39: Davide si fa infatti esempio di superamento del
peccato, essendo riuscito, per quanto fosse grave la colpa, a superar­
la. Il comportamento di Davide assume dunque, oltre all’evidente
forza paradigmatica, anche un valore consolatorio, giacché mostra
a tutti gli uomini, inevitabilmente peccatori, che è possibile comun­
que correggersi. Ancora, la storia di Davide non solo rivela ai fede­
li che è possibile all’uomo superare il peccato, ma indica anche in
quale modo: basta riconoscere la propria colpa. «Ho peccato contro
il Signore», dice Davide, e Nathan immediatamente risponde: «Il
Signore ha perdonato il tuo peccato» 40.
Un’altra virtù risplende dal comportamento di Davide appena
indicato: l’umiltà (tapeinophrosyne,), che gli consente appunto di
riconoscersi peccatore. Egli, inoltre, non si dimostra umile soltan­
to nel suo rapporto con Dio, ma anche nei confronti degli uomini.
Come il Crisostomo sottolinea, per esempio nelle omelie De D a­
vide et Saule; egli, nonostante i successi raggiunti, non si inorgo­
glisce, non attenta al potere (I, 8), e continua ad apostrofare Saul
«Signore, mio re» (II, 11).

39 Cf., e.g., l ’omelia De Paenitentia, P G 49, 286, 10-287, 36.


40 2 Sam 12,13. Negli scritti del Crisostom o, un’altra figura assume que­
sta stessa funzione esemplare: il Pubblicano, che proprio in queste vesti è
ricordato nelle omelie: De Davide et Saule (III, 18). Egli, salito al tempio insie­
me al Fariseo per pregare e reso oggetto di offese da parte di quest’ultimo,
non solo non ricambia l’offesa, ma riconosce il suo peccato, e in questo modo
lo depone. Cf. L e 18, 10-13.
24 Introduzione

La terza funzione esemplare che Davide riveste è legata alla


sua estrema capacità di perdono: il Davide crisostomico, infatti, è
modello di pazienza (anexikakìa.), di mitezza (praòtes) e di beni­
gnità (epièikeia,), e proprio per tali virtù è celebrato del resto nel­
le omelie qui in esame. A l di là della serie De Davide et Saule,
numerosi sono i passi in cui Davide è presentato in queste vesti:
dall’omelia In Illud, Si esurierit inimicus41, alle omelie D e An­
n a 42, dal commento a Matteo 43 alle Expositiones in Psalm os44.
In conclusione: il Davide crisostomico è un personaggio
esemplare in tre diverse direzioni: in quanto uomo, perché capa­
ce di superare l’inevitabile condizione di peccato; nel suo rappor­
to con Dio, perché, consapevole delle proprie miserie, si affida a
Lui con fede, speranza ed amore sincero; nel suo rapporto con gli
altri uomini, perché non cede alle passioni ma sa prendersi cura
persino dei nemici.

6 . I r a e p a z ie n z a

L ira è tra le passioni più presenti nella riflessione etico-filo-


sofica greca: mènis è la parola con cui si apre l’Iliade mentre, in
generale, il tema accompagna tutto il percorso del mondo anti­
co 45. Come testimonia la ricchezza del vocabolario specifico:
numerosi furono i termini utilizzati per indicare l’ira nei suoi vari

41P G 51, 183, 13ss.


42 P G 54, 647, 22ss.
43 P G 57, 601, 44ss.; P G 57, 38, 41-40, 5.
44 In Psalmum 7, P G 55, 86,20-44; In Psalmum 44, P G 5 5 ,1 91,44-192,
5. D a questo punto di vista, non mi sembrano condivisibili le perplessità
espresse da Hill in relazione alla scelta di D avide come esempio di mitezza
nelle omelie: D e Davide et Saule. Cf. R.C. Hill, Chrysostom’s Homilies on
David and Saul, cit., p. 127.
45 L’ira fu un tema caro alla riflessione etico-filosofica dei Greci e dei
Romani. Num erose sono le pagine dedicate all’ira in Platone e in Aristotele
Introduzione 25

aspetti, ed alcuni di essi assunsero significati diversi a seconda dei


periodi storici o delle scuole filosofiche considerate 46.
Per quel che riguarda la definizione dell’ira nella teologia
cattolica, essa può essere considerata dal punto di vista fisico e dal
punto di vista morale. D al punto di vista fisico, l’ira è una passio­
ne, un desiderio, precisamente, il desiderio di vendetta: adpetitus
vindictae è l’ira per la Scolastica 47; dal punto di vista morale,
come tutte le passioni essa non è né un bene né un male. Può
essere dunque una virtù, se tende a una vendetta legittima e si
mantiene in una misura conveniente; ma, più frequentemente,
essa è sregolata, e diventa un peccato 48. Anche per il nostro auto­
re l’ira può avere una valenza positiva. «Quand donc la colère est-
elle opportune?», si chiede De Durand nel suo studio sull’ira nel

prima, quindi, in periodo stoico, quelle di Epitteto e di M arco Aurelio. Trat­


tati specifici a tutt’oggi conservati sono il De ira di Filodem o, gli scritti di Plu­
tarco De capienda ex inimicis utilitate, De cohibenda ira, D e invidia et odio-, il
De ira di Seneca. Per quel che rigùarda il IV secolo, in ambito cristiano, G re­
gorio di Nazianzo per esempio scrisse un Adversus tram (P G 37, 813-851),
mentre, sul versante pagano, Libanio scrisse una Vituperatio ime. Per una
breve rassegna delle tappe della riflessione greca sull’ira cf. R. Laurenti, M o­
menti della riflessione sull’ira nel mondo greco, in Plutarco, Sul controllo del­
l’ira, Introduzione, testo critico, traduzione e commento a cura di R. Lauren­
ti - G . Indelli, N apoli 1988, pp. 7-18, con ulteriore bibliografia e con riferi­
menti anche agli autori latini, Cicerone e Seneca in prim o luogo. Sul De ira di
Seneca cf. G . Cupaiuolo, Introduzione a l D e ira di Seneca, Napoli 1975. In
particolare, per i rapporti del trattato con la tradizione filosofica greca, cf. le
pagine 88-117. Ancora, per una sintesi delle diverse idee relative all’ira pro­
dotte nel mondo greco-latino cf. W.V. H arris, Restraining Rage. The Ideology
o f Anger Control in Classical Antiquity, Cam bridge, M assachusetts-London,
England 2001, pp. 88-128.
46 Sulla terminologia greco-latina dell’ira cf. W.V. H arris, op. cit., pp. 50-
70, con ulteriore bibliografia.
47 Cf. G . Blanc, Colère, in A. Vacant - E. Mangenot - E. Amann,
Dictionnaire de Théologie Catholique, Paris 1903-1972 (infra D T C ), voi. 3,
coll. 355-361, col. 355.
48 Cf. G . Blanc, op. cit., col. 357.
26 Introduzione

Crisostomo. «Quand nous ne cherchons pas à nous venger, mais


à réprimer les rebelles et à convertir les indolents... Donc ce n est
pas de se mettre en colere qui est contre la loi, cest de le faire
inopportunément (akairós,)» 49 risponde, riprendendo un passo
dal commento a Matteo. Ma, anche nel Crisostomo, risulta più
comune la condanna dell’ira in quanto vizio, come succede nelle
omelie De Davide et Saule50.
Per quel che riguarda invece la concezione crisostomica del­
l’ira, almeno così come essa si presenta nelle omelie De Davide
et Saule, come tutte le passioni, essa è, per il sacerdote, malattia
(phlegmonè,), alterazione psicologica, follia (manìa,)51: le imma­
gini alle quali il sacerdote ne affida la rappresentazione esprimo­
no in tutta evidenza l’alterazione di stato che la passione compor­
ta. L ira è infatti come un’oscurità che impedisce di vedere chi sta
vicino o, ancora, è come una nuvola che non consente di vedere
il sole (III, 24).

49 Cf. M .G . de Durand, La colere chez s. Jean Chrysostome, «Revue des


sciences religieuses» 67 (1993), pp. 61-77 e p. 65.
50 L a concezione del Crisostomo, del resto, non appare particolarmen­
te originale, secondo lo stesso D e Durand, costituendo piuttosto una sintesi
di luoghi comuni sull’argomento. Cf. M .G . de Durand, op. cit., p. 62: dagli
scritti del Crisostomo «on ne retire certes pas l’impression que Jean Chryso­
stom ait visé à l’originalité, mais bien plutót qu ’il alignait consciencieusement
les lieux communs».
51 Sulla considerazione delle passioni come follia in Giovanni Crisosto­
mo cf. C. Nardi, Lideale di felicità in Giovanni Crisostomo e la filosofia popo­
lare: spunti epicurei, «Vivens H om o» 2 (1991), pp. 29-68, pp. 45-46. Sulla
concezione delle passioni come malattia nella Grecia classica, cf. W.V. Harris,
op. cit., pp. 339-361, con ulteriore bibliografia. Sulla concezione stoica delle
passioni come malattie cf. M. Giusta, I Dossografi di Etica, II voli., Torino
1967, II voi., pp. 229-323. Cf. ancora, M. Pohlenz, L a Stoa. Storia di un mo­
vimento spirituale, voli. I-II, Firenze 1967, voi. I, pp. 284-309, tr. it. dell’ori­
ginale tedesco D ie Stoa. Geschichte einer geistigen Bewegung, Góttingen
1959. Cf. le pp. 261-394 dello stesso studio per i rapporti fra pensiero stoico
e cristianesimo. In particolare, sul rapporto fra stoicismo e Padri Greci del IV
secolo, cf. pp. 324-341.
Introduzione 27

Le passioni, tuttavia, non sopraggiungono “spontaneamen­


te” nell’uomo, sono per il Crisostomo frutto di una libera scelta
(proàiresis, III, 12). Per questa ragione, sottolìnea l’autore, nes­
suno - sia egli un uomo, o foss’anche il demonio - può muovere
all’ira un altro. Ciascuno è responsabile del proprio comporta­
mento.
Il personaggio che nelle omelie De Davide et Saule incarna
l’ira è, evidentemente, Saul; neppure Davide tuttavia sfugge a sif­
fatta passione: nella grotta, in un momento in cui la vendetta
sarebbe stata finalmente possibile, anch’egli avverte l’impulso
alla violenza (I, 20).
La “risorsa" grazie alla quale Davide resiste all’assalto della
passione è la pazienza52. Il termine che nel corso delle nostre ome­
lie il Crisostomo utilizza per indicare tale virtù è anexikakìa, che
indica etimologicamente la «capacità di sopportare il male».
Accanto ad anexikakìa, il vocabolario del Crisostomo, ed in gene­
re quello dei Padri, conosce diversi altri termini per esprimere una
tale virtù, il più frequente dei quali è hypomonè53. Quanto al
significato specifico che le due voci assumono nel Corpus
Chrysostomicum, se è vero che entrambe indicano la capacità di
sopportare (phèrein) con nobiltà e forza (ghennàios kai karteròsj i
mali, siano essi le offese, le sventure o gli assalti delle passioni54 la

52 Cf. E. Vansteenberghe, Patience, in D T C , voi. 11, coll. 2247-2251,


col. 2247.
53 Sulla concezione della pazienza nei Padri della Chiesa e sulla termi­
nologia relativa cf. M. Spanneut, Geduld , in Th. Klauser, Reallexikon furA n -
tike und Christentum, Leipzig 1941ss., voi. 9, coll. 244-294. Per i Padri G re­
ci in particolare, cf. coll. 269-276. D i queste, a Giovanni Crisostomo sono de­
dicate le coll. 273-276.
54 Cf. D e resurrectione mortuorum, P G 50, 423, 25-32 e In sanctum Bar-
laam martyrem , P G 50, 677, 48-50. Per anexikakìa, invece, cf. De A nna , P G
54, 647, 18-20; per quel che riguarda invece la resistenza alle passioni, cf. De
decem millium talentorum debitore, P G 51, 20, 34-35, o, ancora, In illud, Si
esurierit inimicus, P G 51, 182, 39-45.
28 Introduzione

differenza che il Crisostomo stesso individua fra i due termini è la


possibilità di vendetta che la anexikakìa prevede, non la hypomo-
n è 55: l’una, insomma, è la pazienza di chi potrebbe farsi vendetta;
l’altra, invece, quella di chi nulla può contro il nemico. In maniera
coerente con un quadro così delineato, il referente esemplare della
hypomonè è, per il Crisostomo, Giobbe, l'uomo piagato negli
averi, nei figli, nel corpo, il quale nulla potrebbe contro le sventu­
re che su di lui si sono abbattute 56. V, unica reazione possibile a
Giobbe, se mai avesse seguito lo stolto suggerimento della moglie,
sarebbe stata la ribellione. E tuttavia egli, manifestando in questo
modo la sua virtù, sopporta il dolore, per quanto estremo, senza
peccare. I modelli che invece il sacerdote individua per additare ai
fedeli /"anexikakìa, sono, tra gli altri, Cristo, il quale rinuncia a far
valere la propria potenza, accettando di subire per esempio le ten­
tazioni da parte di Satana31, o ancora Dio stesso, il quale non puni­
sce mai gli uomini che pure lo meriterebbero, e invece sopporta 58
La capacità di resistere alle passioni è la prima virtù - in sen­
so logico - per la quale Davide è celebrato. L'anexikakìa è, per co­
sì dire, una virtù di base, è la condizione stessa delle altre virtù
per le quali Davide viene celebrato. Proprio questa virtù costitui­
sce la cifra specifica che segna la differenza tra Davide e Saul. En­
trambi sono infatti fragili dinanzi al peccato, subiscono la tenta­
zione. Davide però sa contenersi (la virtù, del resto, per il Criso­
stomo, non è l’assenza della passione, quanto piuttosto la capaci­

53 Cf. In Epistulam ad Colossenses, P G 62, 310, 58-311, 5. Nel passo in


questione, in realtà il Crisostomo oppone hypomonè a makrothymìa , termine
che tuttavia risulta, nell’uso dell’autore, molto vicino ad anexikakìa.
56 P G 49, 62, 9-21. Cf. L X X , G b 1-2.
57 In Matthaeum, P G 57, 611, 46-49. Anche il comportamento di G esù
nei confronti di G iuda è considerato dal Crisostom o esempio di anexikakìa.
Cf. In epistulam ad Romanos, P G 60, 608, 1-12. Sullo stesso episodio, cf. In
Matthaeum, P G 58, 732, 19-37.
58 Cf. In Genesim, P G 53, 209, 27-33. Per la pazienza nei confronti di
Adamo, cf. In Genesim, P G 53, 138, 3-11.
Introduzione 29

tà di resisterle 59), non così Saul. Essa sta dunque all’origine di


tutte le differenze fra Davide e Saul\ personaggi che, nel corso del­
le omelie, vengono rappresentati in forma assolutamente polariz­
zata. Davide, capace di resistere all’ira e, in genere, alle passioni,
diventa esempio di benignità, mitezza, umiltà, raggiunge con il
suo comportamento il grado estremo di ogni virtù (philosophìas
hyperbolè, I, 3) e si presenta ai fedeli come la perfezione del­
l’umano, come la sua esaltazione: egli è beato, è santo, è colui che
ha mostrato nella natura umana la virtù propria degli angeli. La
contrapposizione con Saul non potrebbe risultare più radicale:
quest’ultimo infatti, proprio a causa della sua incapacità di resi­
stere alle passioni, è definito da ogni sorta di male che da quelle
ha origine (malizia, cattiveria, malvagità, odio, inimicizia), rag­
giunge, col suo comportamento, il grado estremo della malvagità
(ponerìas hyperbolè, I, 9) e rappresenta quanto di più lontano
dall’umano: egli è infatti selvaggio, disumano, feroce, è spesso
chiamato fiera, belva. Più che un uomo, egli è una bestia feroce.

7 . M it e z z a e b e n ig n it à

L'anexikakìa, tuttavia, non è l’unica virtù per cui Davide


venga celebrato: nel ritratto che il Crisostomo schizza del suo per­
sonaggio, a questa si affiancano infatti /'epièikeia (benignità) e la
praòtes (mitezza)60, virtù che il predicatore indica ogni qualvol­
ta introduca programmaticamente ai temi di cui tratterà.

59 Cf. E. Vansteenberghe, Patience, cit., col. 2247.


60 Per una storia del termine praòtes cf. C. Spicq, Note di Lessicografia
neotestamentaria, voli. I-II, supplem enti al Grande Lessico del Nuovo
Testamento, edizione italiana dell’originale francese (Notes de Lexicographie
néo-testamentaire, tomes I et II, Supplément, Fribourg, Suisse, 1978 e 1982),
a cura di F.L. Viero, Brescia 1988, voi. II, pp. 439-452. Allo stesso studio si
ricorra per il termine epièikeia, voi. I, pp. 600-605. Su epièikeia si veda anco­
ra J . D e Romilly, La douceur dans le Pensée Grecque, Paris 1979, p. 1.
30 Introduzione

La mitezza è, secondo la teologia cattolica, «la vertu morale


qui nous aide à contenir la colere et ses mouvements impétueux,
qui étouffe en son germe le désir de la vengeance (...). Au trou-
ble qu’engendre la passion de la colere elle oppose le calme de la
raison et la maitrise de soi» 61. Nelle omelie D e Davide et Saule
il comportamento virtuoso che le rivela è il phèidesthai, un
risparmiare che abbia per oggetto i nemici o chiunque ci abbia
offesi. “Non vendicarsi”, “lasciare andare” o “rimettere i peccati”,
e dunque perdonare secondo il precetto evangelico espresso nel
Padre Nostro, costituiscono ulteriori espressioni dello stesso
comportamento. Così definita, la mitezza presenta un’affinità
strettissima con /'anexikakìa, almeno nella sua accezione di
«capacità di resistere alla passione specifica dell’ira». La mitezza
costituisce, per così dire, la manifestazione positiva i/<?//'anexika-
kìa, nel senso che a l “resistere”, e dunque a l “non cedere”, si
affianca adesso il “risparmiare”.
Nelle omelie D e Davide et Saule, tuttavia, epièikeia e
praòtes non si limitano a l “solo” risparmiare il proprio nemico.
Esse prevedono infatti anche la sua “cura”. E se dunque, nella
prima omelia della serie, Davide è celebrato in quanto capace di
resistere alla passione dell’ira, nel corso della terza omelia - la
seconda non costituisce un progresso tematico, riproponendo
motivi già precedentemente introdotti - egli è piuttosto celebra­
to per il suo intervento su Saul, che, da nemico che era, chiama
Davide “figlio” (III, 22), quindi scoppia in lacrime, pentito della
propria cattiveria.
La conseguenza linguisticamente visibile della trasformazio­
ne che Davide produce in Saul è il superamento della polarità fra
i due personaggi riscontrata nelle prime due omelie. Se nel corso
di quelle, infatti, Saul è il non-umano, la bestia, l’esatto contrario
di Davide, nella terza omelia i termini si mescolano, e gli agget­

61 A. Thouvenin, Mansuétude, in D T C , voi. 9, coll. 1916-1918.


Introduzione 31

tivi che, fino ad allora, erano stati appannaggio esclusivo di


Davide, adesso risultano condivisi. Saul è così ritratto mentre dice
qualcosa di «mite e di mansueto» (III, 21), o mentre piange e
grida amaramente, « mostrando attraverso le lacrime la salute del­
l’anima e la virtù che Davide vi aveva posto» (III, 28).
La mitezza è dunque, per il Crisostomo, strumento di conver­
sione; è “un’arma” potentissima che innesca cambiamento (meta-
bolè). Anzi, questo secondo aspetto della mitezza, quello per così
dire “sociale”, per cui non solo ci si contiene dinanzi alla passio­
ne (dell’ira), ma si opera concretamente per il progresso morale
del proprio nemico, è considerato dal Crisostomo di gran lunga
superiore a l primo. Perciò, egli esorta i fedeli a lodare Davide non
solo e non tanto per la sua propria bontà, quanto piuttosto per la
trasformazione di Saul (III, 29). D i modo che, se il titolo temati­
co della prima omelia recita sulla pazienza, quello della terza, in
cui la trasformazione si compie, annuncia: « ...e che ogni forma di
pazienza Davide superò nei confronti di Saul». La fase “attiva"
della mitezza, infatti, non solo è conseguenza e compimento del-
/’anexikakìa, ne costituisce anche il superamento é2.

8 . L A TERAPIA DELL’IMMAGINE

Tutte le virtù esaminate fino a questo punto - la pazienza, la


mitezza e la benignità - prevedono, se pure con specificità diver­
se, il controllo di sé e delle proprie passioni, e, nel rapporto con
gli altri, l’educazione e la cura del proprio nemico: il cristiano non

62 II valore “attivo” della mitezza era già stato indicato dal Crisostomo
nel corso della prima omelia, allorché egli esalta Davide che non solo ha scel­
to di risparmiare il nemico, ma ha fatto in m odo che anche i suoi soldati si
conformassero alla sua stessa condotta (I, 17). Tuttavia in quella sede il moti­
vo non è amplificato come nel caso della conversione di Saul, data la diversa
centralità dei personaggi.
32 Introduzione

può accontentarsi di evitare il peccato per sé, dovendo, piuttosto,


intervenire per la guarigione di chi ne è preda.
In maniera coerente con la concezione delle passioni come
malattia, l’uomo virtuoso, dunque, è medico del proprio nemico
(1 ;
w .

Il Crisostomo stesso, in questo contesto di premure e di in­


terventi reciproci, si presenta nella figura di medico dei propri fe ­
deli, proponendosi, in questo modo, di arrecare loro un vantag­
gio. Significativo, da questo punto di vista, il proemio della prima
omelia, nel quale l’autore precisa le sue intenzioni: come quando
si voglia curare una lunga infiammazione del corpo è necessaria
una lunga e sapiente cura, alla stessa maniera per l’anima, quan­
do si voglia estirpare una passione, è necessaria una esortazione
di più e più giorni. «Almeno se» - prosegue il sacerdote - «vo­
gliamo parlare non per desiderio di onore e per piacere, ma per
profitto e utilità» (I, 1).
La finalità che il Crisostomo si propone nell’intraprendere la
sua predicazione è, dunque, l’utilità, il guadagno dei fedeli. Allo
stesso modo, quando nella seconda omelia riprende il commento
delle vicende di Davide, così chiede attenzione al suo pubblico:
«Affinché dunque diventi più grande il piacere e maggiore il gua­
dagno, eccovi anche il resto della storia» (II, 3). Non diversamen­
te, nella terza omelia, egli afferma di volere tratteggiare per i fe ­
deli ancora una volta l’immagine di Davide, affinché essi possano
«ricavarne molto beneficio» (III, 9).
Del resto, la cura dei fedeli è il tratto che più caratterizza la
figura storica del Crisostomo. Queste le parole con cui Fozio con­
clude il paragrafo della sua Biblioteca dedicato a l Santo: «E ap­
punto per questo motivo che mi accade di provare da sempre am­
mirazione per quest’uomo mille volte beato, perché in tutti i suoi
scritti egli si è posto come obiettivo costante il bene del suo greg­
ge, mentre di tutto il resto non si è dato la minima pena, o se ne
è data pochissima; e se appariva omettere alcuni concetti, oppure
non approfondirli con il dovuto impegno, ebbene di tutto ciò - e
Introduzione 33

di problemi del genere - non si curava nel modo più assoluto, an­
teponendo a questo il bene dei fedeli (trad. 'Wilson) » 63.
A ll’interno della letteratura delle passioni, le finalità di uno
scritto sull’ira sono generalmente il superamento della passione e
l’acquisizione dell’opposta virtù. Così Filodemo, nel suo D e ira,
così Plutarco, che, nel suo De cohibenda ira, discute i mezzi
attraverso cui l’ira è concretamente curabile. Se il fine che il
Crisostomo si propone è la correzione del suo popolo, lo strumen­
to con cui mira ad ottenerla è la sua stessa predicazione. Che egli
definisce paràinesis, esortazione, symboulè, consiglio, didaska-
lìa, insegnamento, paràklesis, consolazione. A ll’interno della
lunga paràinesis contro la passione dell’ira, egli ne inserisce una
seconda, più breve, contra theatra.
Per quel che riguarda le forme specifiche in cui realizza la sua
cura, a differenza di quanto Filodemo teorizza nel suo trattato
sull’ira e di ciò che Plutarco realizza nella propria opera sullo stes­
so argomento, il Crisostomo non si sofferma ad osservare Γirato,
non ne descrive la fisiognomica, non il comportamento, non la
condizione interiore. I tratti di Saul che egli fornisce sono in gran
parte funzionali al racconto o, meglio, alla sua rappresentazione
drammatica.
La terapia del Crisostomo consiste piuttosto nella proposta
di un modello. Il predicatore non cerca argomenti che possano
convincere il pubblico a smettere il proprio comportamento pec­
caminoso; piuttosto, egli si “limita” a proporre un esempio, esor­
tando i fedeli ad interiorizzarlo. Nella finzione retorica delle sue
omelie, e nella concreta prova davanti al suo popolo, lo strumen­
to cui il Crisostomo fa dunque ricorso non è la parola, non il
ragionamento. Egli si serve piuttosto di immagini, che costitui­
scano la sintesi del suo insegnamento.

63 Fozio, Biblioteca, a cura di N. Wilson, Milano 1992, 119b.


34 Introduzione

La sua arte, come egli sottolinea in più punti nel corso della
predicazione, è la pittura (III, 8). I fedeli, conservando il ricor­
do di quest’immagine, avranno sempre a disposizione un model­
lo di comportamento. A differenza delle figure corporee, infatti,
una figura spirituale non necessita di un luogo o di uno specifi­
co punto di osservazione (III, 9). Proprio la centralità terapeu­
tica dell’immagine fa sì che il Crisostomo non chieda mai ai
suoi fedeli di ricordare una parola, una frase, un messaggio.
L’esortazione che rivolge loro è piuttosto a conservare l’immagi­
ne (I, 25).

9. L a p r e s e n t e t r a d u z io n e

Per la presente traduzione delle omelie D e Davide et Sau­


le ho seguito il testo critico da me curato nel corso del mio dot­
torato in “Filologia e cultura greco-latina’ presso l’Università di
Palermo, e che mi auguro sarà pubblicato a l più presto. Delle
omelie non esistono altre edizioni condotte secondo i criteri del­
la moderna filologia 64, mentre l’unico testo greco ad oggi dispo­

64 L e omelie De Davide et Saule furono edite all’interno degli Opera


omnia di Giovanni Crisostomo da Sir Henry Savile (cf. Τοΰ ev άγιοι.5
πατρός ήμών Ίωάννου... τοΰ Χρυσοστόμου των ευρισκομένων Τόμος (1-
8). Δ ι Ιπ ιμ ε λ ε ία ς καί άναλωμάτων Ε ρ ρίκο υ τοΰ Σ α βιλιο υ έκ παλαιών
αντιγράφων έκδ ο θείς, Etonae 1612) e da Fronton du D ue (cf. Sancti Patris
nostri Ioannis Chrysostomi... Opera omnia nunc primum Graece et Latine
coniunctim edita... Pronto Ducaeus... variantes lectiones ex mnss. codd. erutas
selegit... tom. 1-5, Lutetiae Parisiorum 1609-1616) agli inizi del Seicento,
quindi da Montfaucon (cf. Sancti Patris nostri Ioannis Chrysostomi... Opera
omnia quae exstant... Opera et studio D. Bernardi de Montfaucon... tom. 1-13,
Parisiis 1718-1738) nella prima metà del Settecento. Per una rassegna delle
edizioni parziali e complete della ricchissima opera di Giovanni Crisostomo
cf. C. Baur, Saint ]ean Chrysostome et ses oeuvres dans l’histoire littéraire,
Louvain-Paris 1907, pp. 82ss.
Introduzione 35

nibile è quello pubblicato nel volume 54 della Patrologia Grae-


c a 65. Esso non differisce in maniera significativa dal testo criti­
co, in ragione dell’omogeneità che caratterizza la tradizione ma­
noscritta delle omelie qui in esame 66.
N el tradurre il testo, pur facendo attenzione a che non risul­
tasse alterato l’andamento sintattico della lingua italiana, ho cer­
cato di riprodurre quanto più fedelmente possibile il dettato cri-
sostomico, allo scopo di offrire ai lettori il senso vivo del suo sti­
le oratorio.

65 P G 54, 675-708. C P G 4412. Il testo pubblicato nella P G riproduce


l’edizione di Montfaucon.
66 Per la disamina della tradizione diretta delle omelie De Davide et
Saule si veda il mio contributo Per un’edizione critica , cit., pp. 239-250.
Desidero ringraziare, prima di procedere oltre con la tradu­
zione delle omelie Su Davide et Saul, il Prof. Claudio Morescbi-
ni, che ha accolto il presente lavoro nella Collana di Testi Patri­
stici da lui diretta. Ancora, mi sia consentito di esprimere la mia
più profonda gratitudine ai Proff. Sever J. Voicu e Andrea Cozzo
per i suggerimenti che mi hanno fornito - ciascuno con le proprie
competenze specifiche, ma entrambi con pazienza infinita - nella
rielaborazione di questa parte della mia dissertazione di dottora­
to. Un carissimo grazie, infine, alla Dott. Gabriella Gianni e al
Dott. Michelangelo Scopelliti, che hanno rivisto con me queste
pagine.
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Giovanni Crisostomo

OMELIE
SU DAVIDE E SAUL
O M ELIA I

Del nostro Padre !, che è tra i Santi, Giovanni Crisostomo,


Arcivescovo di Costantinopoli. Sulle vicende di Davide e Saul, e
sulla pazienza, e sul fatto che bisogna risparmiare i nemici e non
parlar male dei governanti2.

1 I titoli che i mss. tramandano all’inizio di ciascuna delle tre omelie


enunciano, di volta in volta, i contenuti trattati nella predicazione. Come per
molti altri autori, non vi sono notizie sull’origine di tali elementi paratestuali.
Cf. a riguardo P. Hoffmann, Titrologie et paratextualité, in J.-C . Frédouille et
al. (a cura di), Titres et articulations du texte dans les oeuvres antiques. Actes
du Colloque de Chantilly, 13-15 décembre 1994, Sèrie antiquité 152, Paris
1997, pp. 581-589.
2 Seguo, nella traduzione, la mia congettura àrcbontas. Il testo tradito
concordemente dai codici, e pubblicato in P G , è infatti apòntas («e sul fatto
ch e... non bisogna parlare male dei nemici assenti»). L’argomento tuttavia
non trova riscontro nell’omelia: l’unica sezione in cui l’autore tratta in gene­
rale del «parlare male del nem ico» è infatti al paragrafo 23. In quel luogo,
tuttavia, la presenza (o, al contrario, l ’assenza del nemico) non è un tratto
pertinente, nella misura in cui l’unico elemento che viene posto in rilievo è,
in generale, l’opportunità di non rivolgersi al nemico con nomi offensivi.
L’argomento non è ripreso in altri luoghi, in nessuna delle tre omelie. L a
lezione àrcbontas (per la giustificazione filologica della quale rimando al
mio testo critico) dà senso alla frase, giacché indica un argomento affronta­
to nell’omelia: al paragrafo 22, il Crisostom o, infatti, celebrando D avide che
giustifica Saul perché è unto del Signore e che perciò, nonostante l ’inimici­
zia, lo apostrofa Signore mio re, teorizza la necessità di rispettare i governan­
ti anche se empi, a motivo del loro potere, che trova in D io il suo fonda­
mento. L’argomentazione crisostom ica culmina in una citazione paolina che
minaccia condanna per chiunque turbi l ’ordine costituito.
48 Omelie su Davide e Saul

1. Ogni volta che un’infiammazione lunga e ostinata diven­


ti cronica nei corpi, c’è bisogno di molto tempo e di molta fati­
ca, e ancora di molta sapienza acquisita dai farmaci, perché sia
ridotto con sicurezza il suo gonfiore. E questo è possibile
vederlo anche in riferimento all’anim a3. Qualora, infatti, qual­
cuno voglia estirpare fin dalla radice una passione che si è radi­
cata nell’anima e che per lungo tempo vi ha abitato, non basta
un’esortazione né di uno né di due giorni per una tale correzio­
ne, ma è necessario parlare spesso e per molti giorni sullo stes­
so argomento, almeno se vogliamo parlare non per desiderio di
onore e per piacere, ma per profitto ed utilità4.
Per questo, dunque, come abbiamo fatto a proposito dei
giuramenti, quando vi abbiamo parlato per molti giorni di
séguito sullo stesso argomento5, faremo adesso anche a propo­
sito dell’ira, e daremo, riguardo ad essa, un lungo consiglio
secondo la nostra capacità. E infatti il modo migliore di inse­
gnare mi sembra sia questo: non smettere di dare consigli su
qualsiasi argomento, fino a che non si veda che il consiglio
abbia sortito il suo effetto. Colui che infatti parla oggi dell’ele­
mosina, domani della preghiera, dopo della benignità e poi di
nuovo dell’umiltà, non riuscirà a mantenere salda negli ascolta­
tori nessuna di queste cose, saltando senza sosta da quest’argo­

3 Com e si vedrà nel corso delle omelie, il Crisostom o ricorre frequente­


mente a metafore mediche: sulla base di una similitudine fra corpo e anima,
egli considera le passioni come infiammazioni, malattie, i cui specifici farm a­
ci sono i sermoni stessi. Il sacerdote, dunque, si fa medico di tutti coloro che
sperimentino il peccato (cf. Introduzione, par. 8). Ancora, si noterà che le
altre figure alle quali egli suole assimilare la propria funzione, accanto al
medico, sono quella del padre e quella del maestro. Il che non sorprende,
nella misura in cui la “cura” che il sacerdote è chiamato a prestare ai fedeli è
opera di “educazione” .
4 Sugli scopi del Crisostomo neU’intraprendere la sua predicazione si
veda l’Introduzione al par. 8.
5 II riferimento è all’omelia De Decem millium talentorum debitore , P G
51, 17-30.
Omelia I 49

mento a quello, e poi da quello ad un altro; piuttosto, è neces­


sario che chi vuole mantenere salde negli ascoltatori le cose che
dice, non smetta di esortare e di dare consigli riguardo a que­
ste, né salti ad altro argomento fino a che non veda che si sia
ben radicata in essi l’esortazione precedente 6. Anche i maestri
fanno così: non fanno passare i ragazzi alle sillabe, fino a che
non abbiano visto ben sicura in essi la conoscenza delle lettere.
Non molto tempo fa, dunque, avendovi letto la parabola
dei cento denari e dei diecimila talenti, mostravamo quanto è
cattivo il serbare rancore. Colui che infatti non fu rovinato dai
diecimila talenti fu poi portato a fondo da cento denari, che gli
fecero revocare il perdono concesso, gli fecero perdere il dono,
condussero nuovamente al tribunale lui che era sfuggito alle
accuse, e da lì lo gettarono in prigione, consegnandolo al casti­
go eternoa.

a Cf. M t 18, 23-35.


6 Uno dei tratti peculiari degli scritti crisostomici è la cura con cui ogni
argomento, generalmente connesso con la vita morale del cristiano, viene ana­
lizzato, approfondito, ripetuto all’interno di uno stesso ciclo di predicazioni
come pure di uno stesso testo, e ripreso ogni volta che se ne dia l’occasione.
Come l’autore esplicita in questo passaggio, la ripetizione, lungi dall’essere
casuale o quantomeno occasionale, è piuttosto di carattere programmatico.
Anche Cristo, sottolinea il Crisostomo in un passaggio del De virginitate, trattò
più volte dello stesso argomento, e seguendo il suo esempio così fece anche
Paolo: «Anche Paolo tratta continuamente lo stesso tema, per indurre i Corinzi
a fare questa riflessione (...). Questi beati ascoltatori non rimasero colpiti dalle
sue prime parole; solo dopo averle sentite una seconda volta, si resero conto
dell’obbligo contenuto in quel comandamento [E bene per l’uomo non tocca­
re la donna, cf. 1 Cor 7, 1]. Anche Cristo, quando si sedette sul monte, parlò di
questo e tornò a parlarne dopo avere toccato molti altri argomenti [cf. Mt 5,
28]; in tal modo, potè condurre i suoi ascoltatori all’amore per la continenza.
L e stesse cose ripetute continuamente hanno maggiore efficacia. Il discepolo
quindi, imitando anche in questo il maestro, parla continuamente delle stesse
cose, e non dà il permesso di sposarsi <senza dire altro>, ma ne spiega il moti­
vo (...)», Gregorio di Nissa - Giovanni Crisostomo, ha verginità, a cura di S.
Lilla, Città Nuova, Roma 19902 (CTP 4), pp. 184-185.
50 Omelie su Davide e Saul

Oggi invece indirizziamo il discorso verso un altro argo­


mento.

2.
D a v id e m o d e l l o d i b o n t à e d i m it e z z a

Sarebbe stato necessario, se veramente fosse accaduto ciò


che doveva accadere, che colui che volesse parlare di benignità
e di mitezza presentasse gli esempi di questa bella condotta da
dentro e a partire da se stesso, così da istruire attraverso le
parole e da educare attraverso le opere. Poiché però noi man­
chiamo molto di questa virtù, trascineremo in pubblico qualcu­
no dei Santi e lo porremo davanti ai vostri occhi, così da farvi
un’esortazione luminosa e potente, incoraggiando voi e noi
stessi ad imitare, come nei confronti di una qualche immagine
archetipica, la virtù del giusto.
Chi dunque bisogna condurre in pubblico parlando di
benignità?
E chi altri, se non colui che ricevette la testimonianza dall’al­
to e che per questo fu ammirato in sommo grado? Ho trovato,
dice infatti, Davide, figlio di lesse, uomo secondo il mio cuoreb. E
qualora Dio si riveli, nessun pretesto rimane a chi non concorda:
imparziale è infatti quel giudizio, poiché Dio giudica non per
favore né per ostilità, ma valutando la nuda virtù dell’anima7.
Non soltanto per questo, però, abbiamo condotto in pub­
blico costui, per il fatto che ricevette il voto da Dio, ma anche
perché è tra coloro che furono allevati nell’Antica Legge.

b At 13,22; cf. 1 Sam 13, 14.

7 Davide costituisce un riferimento esemplare per le virtù della bontà e


della mitezza non solo per il Crisostomo. Anche G regorio di Nazianzo lo con­
sidera modello di praòtes, in Or. 14, 2 ed in Or. 18, 24 (cf. Gregorio di
Nazianzo, Tutte le orazioni, a cura di C. Moreschini, traduzione italiana con
Omelia I 51

Infatti, che al tempo della Grazia sia apparso uno puro dal­
l’ira, capace di perdonare i peccati ai nemici e di risparmiare
coloro che gli avevano arrecato dolore, non è per nulla stupefa­
cente dopo la morte di Cristo, dopo una così grande remissione
dei peccati, dopo i precetti pieni di virtù; ma quale degli ascolta­
tori non rimarrebbe colpito dal fatto che, invece, al tempo
dell’Antica Legge, quando il costume permetteva che si cavasse
occhio per occhio e dente per dente, e che si ripagasse con la
stessa moneta colui che aveva commesso ingiustizia, sia apparso
uno che abbia superato il limite degli ordini e che abbia antici­
pato la virtù apostolica? E chi di quelli che non lo imitano non
risulterebbe privato di ogni possibilità di perdono e di difesa?

3.
I n t r o d u z i o n e a l l e v i c e n d e d i D a v id e

Affinché però apprendiamo la sua virtù con maggiore pre­


cisione, concedetemi di condurre il discorso un po’ più indie­
tro, e di dire i benefici che quest’uomo beato accumulò nei
confronti di Saul.
Infatti, il semplice non vendicarsi del nemico che ha reca­
to sofferenza non è per nulla straordinario. Al contrario, avere
tra le mani l’uomo che era stato fatto oggetto di numerosi e

testo a fronte di C. Sani e M. Vincelli, introduzione di C. Moreschini, prefa­


zioni di C. Crimi e C. Sani, Milano 20022). Ancora lo stesso Gregorio, nel suo
carme sull’ira (Carm. I, 2, 25), celebra Davide per la pazienza mostrata nei
confronti di Saul, e ricorda gli stessi episodi oggetto della presente predica­
zione: «Ricordati di Davide e delle musiche da lui suonate, grazie alle quali
un tem po liberò Saul da un cattivo spirito. Poi, avendolo scoperto ingrato,
fuggì errando in lotta per la vita. Infine, avuto nella sue mani Saul, lo rispar­
miò, come ben sapete, essendosi egli stesso salvato a stento. Il mantello taglia­
to e il vaso sottratto a capo del letto sono indizio della possibilità che ebbe di
ucciderlo» (Gregorio Nazianzeno, P oesie/l, a cura di C. Moreschini, I. Costa,
C. Crimi, G . Laudizi, Città Nuova, Roma 1994, C T P 115, p. 203).
52 Omelie su Davide e Saul

grandi benefici e che, in cambio di quei benefici, una volta e


due e molte volte aveva cercato di uccidere il proprio benefat­
tore; divenire padrone di ucciderlo e invece perdonarlo e strap­
parlo al complotto degli altri, e questo nonostante quell’altro
stesse per tramare di nuovo identiche insidie: quale virtù8 mag­
giore di questa?

4.
B e n e f ic i d i D a v id e n e i c o n f r o n t i d i Sa ul

Sopportatemi, dunque, mentre racconto brevemente di


quali benefici Davide beneficò Saul, e quando e come.
Una volta, infatti, si abbattè sui Giudei una guerra durissi­
ma c, e tutti erano intimoriti e spaventati e nessuno osava farsi
avanti, e anzi la città intera stava rintanata, e ciascuno vedeva la
morte davanti agli occhi, e tutti ogni giorno si aspettavano di
morire e vivevano una vita più misera di coloro che sono condot­
ti al baratro; in quell’occasione costui, giunto dai pascoli al
campo di battaglia 9, nonostante l’età e il mestiere lo esimessero
dalle fatiche militari, proprio lui prese su di sé la guerra di tutti,
e portò a compimento successi superiori ad ogni aspettativa.
E, per la verità, se anche non avesse ottenuto alcun succes­
so, lo si sarebbe dovuto incoronare soltanto per il suo zelo e per
il suo proposito: che infatti un soldato tra quelli in età facesse

c Cf. 1 Sam 17, 1-11.

8 Traduco in questo luogo con “virtù” philosophta , termine che assume,


nel corso della sua lunga e articolata storia, numerosi significati, fra loro
anche molto distanti. Cf. a riguardo A.M. Malingrey, "Philosophta": Etude
d’un groupe de mots dans la littérature grecque dès Présocratiques au IV siede
après }. C., Paris 1961.
9 Al tempo della guerra tra Giudei e Filistei, Davide, ancora troppo gio­
vane per la guerra, si occupava delle greggi del padre. Cf. 1 Sam 17, 12-14.
Omelia I 53

questo, non sarebbe stato per nulla straordinario, dato che il


costume militare lo richiedeva. Costui invece, non vedendo
dinanzi a sé alcuna necessità incombente, ma avendo anzi molti
che lo ostacolavano (e infatti il fratello lo rimproverò d, e il re,
guardando all’immaturità della sua età e aU’insostenibilità dei
pericoli, lo tratteneva e gli ordinava di non andare, dicendo:
Non potrai andare, poiché tu sei un ragazzino, costui invece è un
uomo, guerriero fin dalla sua giovinezza e); egli, tuttavia, senza
che nessuna ragione lo costringesse, infiammato da dentro e da
se stesso di zelo divino e di amore per la patria, correva senza
timore contro i barbari, proprio come se vedesse armenti piut­
tosto che uomini e come se dovesse cacciar via cani piuttosto
che un esercito di uomini così numeroso; e in quell’occasione
mostrò una sollecitudine tale nei confronti del re da risollevar­
lo, già prima della battaglia e delia vittoria, dal suo stato di pro­
strazione.
Infatti, non soltanto dopo questi eventi continuava ad aiu­
tarlo con le sue imprese, ma anche prima lo esortava con le
parole e lo convinceva a farsi coraggio e ad avere buone speran­
ze riguardo al futuro, così dicendo: Non si abbatta il cuore del
mio signore, poiché il tuo servo andrà e combatterà contro questo
straniero f.

5.
C e l e b r a z i o n e d e i b e n e f i c i s i D a v id e

È forse cosa da poco questo, dimmi, che colui che non ha


alcuna necessità offra la propria vita, e si getti in mezzo ai nemi­
ci per il bene di gente da cui non ha mai ricevuto alcun benefi­
cio? Non bisognava forse che, dopo questi fatti, gli fosse attri-

d Cf. 1 Sam 17, 28. e 1 Sam 17, 33. 1 1 Sam 17, 32.
54 Omelie su Davide e Saul

buito il titolo di signore, e che fosse proclamato salvatore pub­


blico della patria, lui che, con la Grazia di Dio, aveva custodi­
to la dignità del regno, il fondamento delle città, e la vita di
tutti? E infatti quale altro merito sarebbe stato maggiore di
questo? Egli infatti rese un beneficio non ai possessi, né alla
fama o al potere di Saul, ma proprio alla vita, e lo richiamò
dalle porte stesse della morte, e, per quanto almeno compete ad
un uomo, grazie a lui il re continuava a vivere e godeva del
regno.

6.
L ’i r a d i S a u l n e i c o n f r o n t i d i D a v i d e : c a u s e

Come dunque lo ricambiò Saul dopo questi eventi? Se


infatti si considerasse la grandezza stessa dei successi, neppure
nel caso che il re avesse preso la corona dalla propria testa e
l’avesse posta su quella di Davide gli avrebbe ancora reso il giu­
sto, rimanendogli in ogni caso debitore della parte maggiore:
quello infatti gli aveva donato la vita e il regno; costui invece
avrebbe potuto soltanto ritirarsi dal regno.
Ma vediamo le cose che gli diede in cambio. Quali erano
dunque?
Per il resto del tempo sospettava di lui e a partire da quel
giorno cominciò a guardarlo biecamente.
Per quale motivo, per quale ragione? E necessario infatti
dire anche il motivo del sospetto. E, certo, qualunque motivo si
possa addurre, non si sosterrà poi che sia giusto.
Infatti, quale sarebbe stata la ragione di un giusto sospetto
nei confronti di colui che gli aveva dato in beneficio l’esistenza,
e che gli aveva donato la vita? Ma vediamo anche la causa del­
l’inimicizia: così conoscerete qualcosa che non fu inferiore alla
vittoria [su Golia] ; e sarebbe stato giusto che Davide fosse ono­
Omelia I 55

rato per le cose a causa delle quali fu invece guardato con so­
spetto e reso oggetto di insidie dopo i fatti.
Qual era dunque la causa del sospetto?
D opo che ebbe preso la testa del barbaro e mentre torna­
va con le spoglie, uscirono le danzatrici, dice, cantando e dicen­
do: «Colpì Saul i mille di sé, e Davide i diecimila di sé». E si adirò
Saul e stava a guardare biecamente Davide a partire da quel gior­
no e a seguire e.

7.
I n s e n s a t e z z a d e l l ’ ir a d i S a u l

Perché, dimmi? In nessun modo, infatti, se anche queste


cose fossero state dette ingiustamente, neppure così bisognava
che Saul si adirasse nei confronti di Davide ma, avendo appre­
so dagli eventi la sua benevolenza e che per propria benevolen­
za aveva sostenuto un tale pericolo, senza essere costretto da
nulla e senza essere forzato, occorreva che non sospettasse più
nessuna cattiveria al suo riguardo.
Ora, però, le lodi erano persino corrette; anzi, se è neces­
sario dire qualcosa di sorprendente, compiacevano Saul più
che Davide dicendo queste cose, ed era necessario che egli
fosse soddisfatto che gli avessero attribuito almeno le migliaia.
Perché dunque si adira per il fatto che attribuirono a quello le
miriadi? Se infatti avesse contribuito in qualche modo alla bat­
taglia e avesse apportato un contributo anche minimo, bene
sarebbero state dette queste cose, che Saul aveva abbattuto
migliaia di sé e miriadi Davide.
Ma se, al contrario, egli pieno di paura e di tremore era
rimasto a sedere, aspettandosi ogni giorno di morire, e costui

E 1 Sam 18, 6-9.


56 Omelie su Davide e Saul

fece invece ogni cosa, come non sarebbe stato strano che colui
che non si era gettato per nulla in questi pericoli si adirasse
poi per il fatto che non aveva ricevuto la maggior parte della
lode? Se infatti era necessario adirarsi, bisognava che si adiras­
se Davide, per il fatto che, avendo da solo portato a com pi­
mento con successo ogni cosa, aveva un altro con cui dividere
la fama.
Ma non dico nulla di tutto ciò; piuttosto, potrei dire que­
sto: e sia! Ammettiamo che abbiano fatto male le donne, e che
siano degne di accuse e di biasimo! Che c’entra Davide? Non
fu lui a comporre i canti, né fu lui a convincere quelle a dire le
cose che dicevano, né stabilì che fosse questo il modo della
lode. Cosicché, se anche bisognava adirarsi, era necessario adi­
rarsi contro le donne, e non contro il pubblico benefattore
della patria, degno invece di infinite corone. Ma Saul, lasciate
andare le donne, se la prendeva con Davide.

8.
U m i l t à d i D a v id e

E se poi, esaltato da quella lode, il beato avesse provato


invidia nei confronti di chi deteneva il potere, e avesse commes­
so colpa contro di lui, e avesse disprezzato il suo potere, forse
l’invidia avrebbe avuto una qualche ragione; ma se invece quel­
lo diventava più benigno e più mite, e continuava a mantenere
la posizione dei subordinati, quale giusta ragione aveva l’offe­
sa? Qualora infatti colui che è onorato si esalti contro colui che
è stato superato in fama, e usi gli onori ricevuti per offendere
quello, il sentimento di ostilità trova una qualche motivazione;
ma se invece rimane rispettoso, prendendosi anzi una cura
maggiore e cedendo in ogni cosa, quale pretesto potrebbe avere
la malevolenza? Cosicché, se anche Davide non avesse ottenu­
to nessun altro successo, per questa cosa soltanto bisognava
Omelia I 57

che Saul lo avesse caro maggiormente, per il fatto che, avendo


trovato una tale occasione per l’attacco al suo potere, continua­
va a mantenere la benignità a lui conveniente.
Né infatti soltanto le imprese precedenti, ma neppure le
successive, che erano molto maggiori, lo insuperbirono.
E quali furono?
Davide era saggio, dice, in tutte le sue vie, e il Signore
Creatore di tutto era con lu i h e tutto Israele e Giuda amavano
Davide, poiché egli entrava ed usciva alla testa dell’esercito. E
Melchol, la figlia di Saul, e tutto Israele lo amavano K Ed era
sapiente sopra tutti i servi di Saul e il suo nome fu onorato mol­
tissimo i. E Gionata, figlio di Saul, amava Davide fortemente 10.
E tuttavia Davide, pur essendosi guadagnato l’amicizia di
tutto il popolo e della casa del re, pur riuscendo vincitore sui
nemici in ogni luogo e non sbagliando in nessuna circostanza,
e pur avendo ricevuto tali ricompense in cambio di quei bene­
fici, non si lasciava rovinare, né desiderava il regno, né si ven­
dicava del nemico, ma continuava a beneficarlo e a concludere
con successo le guerre per lui.

9.
S a u l t e n t a d i u c c i d e r e D a v id e

Chi, per quanto selvaggio e violento, non sarebbe stato con­


vinto da questi fatti a deporre rinimicizia e a tenersi lontano
dalla malevolenza? Ma nessuna di queste cose convinse quel­
l’uomo crudele e disumano; invece, completamente accecato,
abbandonata l’anima alla malevolenza, tentava di ucciderlo.

h 1 Sam 18, 14. 11 Sam 18, 16.20. i 1 Sam 18, 30.

10 A differenza dei versetti precedenti, non si tratta in questo caso di


citazione, ma di un riferimento sintetico al contenuto di 1 Sam 18, 1-3.
58 Omelie su Davide e Saul

E mentre Davide faceva cosa? Questa infatti è la cosa più


grande e sorprendente: mentre suonava per calmare la sua follia.
Davide suonava con la sua mano, dice, come ogni giorno; e la lan­
cia nella mano di Saul; e sollevò Saul la lancia e disse: «Colpirò
Davide»; e colpì il muro; e si scostò Davide dalla sua fronte per due
volte k.
Potrebbe forse esistere un grado superiore di malvagità?
Essendo stati appena cacciati i nemici e avendo la patria riac­
quistato se stessa, mentre tutti offrivano sacrifici per la vittoria,
Saul tentò di uccidere il benefattore e salvatore e responsabile
di tutti quei beni mentre suonava, e neppure l’argomento del
beneficio lo tranquillizzò, folle e fuori di sé, ma una volta e due
scagliava la lancia, volendolo uccidere. E in cambio dei perico­
li corsi gli dava queste ricompense. E fece questo spesso, e non
in un solo giorno.

10.
D a v id e c o n t in u a a p r e n d e r s i c u r a d i S a u l

Quel Santo, però, anche dopo tutti questi fatti, continuava


a prendersi cura degli interessi di Saul, a correre pericoli per la
sua salvezza, ad essere schierato in tutte le guerre e a salvare il
suo assassino dai pericoli che correva; e non offese quella bestia
selvatica né con le parole né con le azioni, ma cedeva e obbedi­
va in tutto, e, non avendo ricevuto il premio della vittoria per
lui stabilito, ma anzi privato delle ricompense di quei pericoli,
non reclamò mai neppure a parole, non con i soldati, non con
il re: infatti non aveva fatto queste cose per una ricompensa
umana, ma attendendo la ricompensa dall’alto.

k l Sam 18, 10-11.


Omelia I 59

E non soltanto questa è la cosa straordinaria, che non


richiese la ricompensa, ma il fatto che, pur avendola ricevuta,
per estrema umiltà la rifiutò11.

11.
D a v id e r if iu t a l a r ic o m p e n s a
D E L L E S U E F A T IC H E

D opo che infatti Saul, pur tramando ogni sorta di insidie,


non riuscì ad ucciderlo, ordisce l’inganno delle nozze, ed esco­
gita un nuovo tipo di dote e di doni di nozze. Il re infatti non
vuole, dice, doni di nozze, ma piuttosto cento prepuzi, per fare
vendetta dei nemici del re1. Ciò che dice è questo: «Uccidi per
me, dice, cento uomini e questo sarà per me il dono di nozze».
Ma diceva queste cose volendolo gettare, con la scusa delle
nozze, nelle mani dei nemici.
E tuttavia Davide, giudicando i fatti secondo la sua mitez­
za, rifiutava le nozze, non a causa del pericolo né per paura dei
nemici, ma per il fatto che si considerava indegno della paren­
tela con Saul, e dice ai servi di lui queste parole: «È forse cosa
da poco davanti ai vostri occhi che io diventi genero del re? Io
sono un uomo di umili origini e non di alta condizione» m.
Eppure si trattava di debito, di retribuzione, di ricompen­
sa delle fatiche. Ma quello aveva a tal punto il cuore contrito
che, dopo tali successi, una vittoria così luminosa e una pro­

11 Sam 18, 25-26. m 1 Sam 18, 23.


11 In questo luogo, come è già stato sottolineato r^M’Introduzione (par.
2), il Crisostom o altera i fatti oggetto di commento, allo scopo di esaltare la
virtù di Davide. Il quale, nel racconto biblico, se ritiene inadeguate per sé le
nozze con la figlia del re, è m osso tuttavia dalla semplice consapevolezza di
non potere offrire un dono di nozze adeguato. D i m odo che, alla proposta di
Saul di offrire in dono l’uccisione dei nemici, accetta senza riserva alcuna.
60 Omelie su Davide e Saul

messa convenuta, si riteneva indegno di accettare il compenso


a lui dovuto; e pensava queste cose, mentre era disposto di
nuovo a correre pericoli12.

12.
L a fu g a
COME UNICA POSSIBILITÀ DI CURA D EL NEMICO

D opo che però ebbe la meglio sui nemici, e prese in moglie


la figlia del re, di nuovo: Suonava Davide e Saul cercava di col­
pirlo con la lancia, e la lanciava, e si chinò Davide e la lancia colpì
il muro n.
Chi dunque, anche tra coloro che sanno fortemente m ode­
rarsi, non sarebbe stato spinto all’ira da queste cose, e non
sarebbe stato convinto ad uccidere colui che tramava ingiusta­
mente, provvedendo così, se non altro, alla sicurezza persona­
le? Né per il resto il fatto sarebbe stato omicidio; ma anche così
egli voleva in quell’occasione superare il limite della legge.
D a una parte, infatti, quella esortava a cavare occhio per
occhio; dall’altra questi, se anche l’avesse ucciso, in cambio di
tre omicidi uno solo ne avrebbe commesso; di tre omicidi che
peraltro non avevano alcun ragionevole pretesto.
E tuttavia a nessuna di queste cose mise mano, ma sceglie­
va di fuggire, e di allontanarsi dalla casa paterna e di essere
esule, e di vivere da fuggitivo e di procurarsi con fatica il neces­
sario nutrimento, piuttosto che diventare responsabile di morte

n 1 Sam 19, 9-10.

12 A proposito di questa sezione del testo, incongruente con il racconto


biblico (Davide non esita, alla proposta di prendere in moglie Melchol a prez­
zo di cento nemici) e in contraddizione col séguito stesso dell’omelia (cf. il
periodo successivo), si veda il paragrafo 2 dell 'Introduzione.
Omelia I 61

per il re. Infatti, non badava a vendicare se stesso, ma a libera­


re quello dalla passione13. Per questo si sottrasse dagli occhi del
nemico, così da ridurre il gonfiore della sua anima e far calma­
re l’infiammazione e mitigare la malevolenza. «Meglio che io»,
dice, «fatichi e soffra innumerevoli mali piuttosto che questo
sia accusato da Dio di assassinio ingiusto».

13.
B is o g n a p r e n d e r s i c u r a d e l n e m ic o

C O M E U N M E D IC O C O N IL M A L A T O

Queste cose non solo ascoltiamole, ma anche imitiamole, e


sopportiamo di fare e di patire tutto così da liberare i nemici
dall’inimicizia nei nostri confronti; e non ricerchiamo questo,
se giustamente o ingiustamente nutrono odio verso di noi, ma
badiamo soltanto a che non siano più ostili nei nostri confron­
ti 14. E infatti il medico a questo bada, a liberare il malato dalla
malattia, non se giustamente o ingiustamente si è attirato la cat­
tiva salute. E tu, dunque, sei il medico di chi ti ha arrecato sof­
ferenza: ricerca una sola cosa, eliminare la sua infermità15.

13 Davide, insomma, si rende conto che Saul persevererà nei suoi tenta­
tivi di ucciderlo. Preferisce quindi allontanarsi da lui, per non dargli occasio­
ne di commettere un omicidio che lo condannerebbe agli occhi di Dio.
14 Come 0 lettore avrà notato, nel corso delle omelie De Davide et Saule,
alle diverse sezioni esegetiche fanno seguito regolarmente esortazioni e parene-
si: il Crisostomo, cioè, non perde occasione per rendere esplicito il rapporto fra
le vicende bibliche oggetto di commento e la vita dei suoi fedeli. La Bibbia
diventa in questo modo paradigma immediato per l’attualità della storia.
15 L a similitudine riprende l’immagine con cui era iniziato il sermone: la
passione è malattia, e chi voglia estirparla (in questo caso, il sacerdote) è
medico (cf. Introduzione, par. 8). A questo punto dell’argomentazione, il
Crisostom o coinvolge esplicitamente nel ruolo di medico i suoi fedeli, e i cri­
stiani in genere: i quali, egli afferma, sono medici per i propri nemici, hanno
cioè il compito di prendersi cura di coloro che sono malati nell’anima.
62 Omelie su Davide e Saul

Cosa che fece anche questo beato, avendo scelto povertà


anziché ricchezza, luoghi deserti anziché patria, fatiche e peri­
coli anziché lusso e sicurezza, fuga incessante anziché il restare
a casa, per liberare quello dall’inimicizia e dall’ostilità nei pro­
pri confronti.

14.
S a u l c a d e n e l l e m a n i d i D a v id e

Ma neppure così trasse profitto Saul; piuttosto, lo insegui­


va e andava dovunque, alla ricerca di colui che non gli aveva
fatto alcun torto; che aveva invece subito estreme ingiustizie,
per di più avendo compiuto innumerevoli benefici in cambio di
queste. Ma, senza saperlo, cade nelle reti stesse di Davide.
C era infatti lì una grotta , dice, ed entrò Saul ad evacuare. E
Davide e i suoi uomini sedevano nella grotta, nella parte più
interna. E dissero gli uomini di Davide a lui: «Ecco il giorno in
cui il Signore ti ha detto: "Do il tuo nemico nelle tue mani, e farai
a lui quello che sarà gradito ai tuoi occhi”». E si alzò Davide e
strappò il lembo del mantello di Saul di nascosto. E dopo ciò colpì
Davide il suo cuore, poiché aveva sottratto il lembo del mantello,
e disse Davide ai suoi uomini: «Che mai da parte del Signore io
compia questa parola al mio signore, all’unto del Signore, di sten­
dere la mia mano su di lui, poiché è unto del Signore» °.
Vedi le reti tese, e la preda catturata, e il cacciatore in pie­
di, e tutti che lo incitano ad affondare il coltello nel petto del ne­
mico? Guarda dunque la virtù, guarda la lotta, la vittoria, la co­
rona. E, infatti, quella grotta era uno stadio, e avveniva una ga­
ra sorprendente e straordinaria. Da una parte infatti lottava D a­
vide, dall’altra combatteva l’ira, e il premio era Saul, e il giudice

0 1 Sam 24, 4-7.


Omelia I 63

di gara era Dio; e, ancora, la sua guerra era non solo contro se
stesso e contro la sua passione, ma anche contro i soldati pre­
senti 16.

15.
I SO LD A T I C H IE D O N O V EN D E T T A

Se anche infatti avesse voluto moderarsi e risparmiare colui


che gli aveva recato sofferenza, era naturale che temesse che
quelli lo percuotessero nella grotta, in quanto distruttore e tra­
ditore della loro salvezza e salvatore del loro nemico comune.
E infatti era naturale che ciascuno di essi, pieno di sdegno,
nel pensiero dicesse queste cose: «N oi siamo divenuti vagabon­
di ed esuli, ci siamo allontanati dalla casa, dalla patria e da tutti
gli altri beni, e abbiamo condiviso con te tutte le tue disgrazie:
e tu, preso in mano il responsabile di questi mali, pensi di
lasciarlo andare, affinché giammai noi riprendiamo fiato da
questi mali? Ti curi di salvare il nemico e tradisci gli amici? E
in che modo sarebbero giusti questi pensieri? Se infatti disprez­
zi la tua salvezza, almeno risparmia la nostra vita! Non ti addo­
lora il passato? Non ti ricordi dei mali che hai sofferto da parte
sua? Uccidilo a causa di ciò che farebbe in futuro, affinché non
sopportiamo mali più grandi e più duri».
E queste cose, infatti, se anche non le dicevano con le
parole, tuttavia le consideravano nel pensiero 17; e queste, e
molte altre.

16 L a caccia e i giochi (le diverse discipline della lotta, le gare, le vittorie,


i premi) costituiscono serbatoi privilegiati dai quali il Crisostomo attinge meta­
fore e immagini. Sulle metafore sportive nel Crisostomo cf. J.A . Sawhill, The
use o f athletic metaphors in thè biblical homilies o f St. John Chrysostom, diss.,
Princeton 1928.
17 Si noti la strategia retorica messa in atto dal Crisostomo nella chiusa
di questo paragrafo, costruito secondo una struttura ad anello in cui ciò che
64 Omelie su Davide e Saul

16.
D a v id e p e r s e v e r a n e l l a s u a d e c i s i o n e

Ma nessuna di queste cose considerava quel Giusto, e a


quest’unica cosa piuttosto mirava: riuscire ad essere incorona­
to della corona della pazienza, e vivere una condotta inusitata e
straordinaria.
N é infatti questo sarebbe stato così straordinario, se egli
avesse risparmiato colui che gli aveva recato sofferenza men­
tre era solo e per sé, come invece adesso è straordinario, poi­
ché lo fece mentre erano presenti gli altri. L a presenza infatti
di quei soldati rendeva doppio l’ostacolo alla virtù. Spesso per
esempio noi stessi, avendo deciso di mettere da parte l’ira e di
perdonare le colpe, dopo che vediamo alcuni aizzarci e inci­
tarci, abbandoniamo la nostra decisione, dando ascolto ai di­
scorsi di quelli. Ma questo beato non soffrì ciò, e, anche dopo
l’esortazione e il consiglio, continuava a mantenere la propria
decisione.

17.
D a v id e c o n v i n c e i s o l d a t i
a D E S IS T E R E D A L L A V E N D E T T A

E non solo questa è la cosa sorprendente, che non fu dis­


suaso dai consigli degli altri né che non ebbe timore di loro, ma
il fatto che rese capaci anche quelli di fare propria la sua stessa

nel primo nodo è considerato verisimile, nell’ultimo diventa reale. Egli, infat­
ti, all’inizio della sua argomentazione, presenta come eikòs (verisimile) il fatto
che i soldati avessero alcuni pensieri: dà voce, negli anelli intermedi, a tali
pensieri; quindi, nell’ultimo anello realizza lo slittamento preparato attraver­
so il ricorso alla prosopopea: i pensieri - appena pronunciati, nella finzione
retorica, dagli stessi soldati! - sono oramai considerati reali.
Omelia I 65

condotta. Grande cosa, infatti, che qualcuno abbia vinto le pro­


prie passioni; molto più grande, però, riuscire a convincere an­
che altri ad avere la propria stessa opinione; ed altri, che non
erano uomini benigni e misurati, ma soldati abituati a combat­
tere, e disperati per le molte fatiche, e desiderosi di un po’ di
sollievo, e ben consapevoli che ogni possibile fine dei mali risie­
deva allora nell’uccisione del nemico; e non solo la fine dei ma­
li, ma anche l’acquisizione di infiniti beni: nulla infatti impedi­
va che, ucciso quello, il regno passasse direttamente a Davide.
E tuttavia, pur essendo tali le cose che esasperavano i soldati,
quel nobile uomo riuscì ad avere la meglio su di loro, e a con­
vincerli a risparmiare il nemico.

18.
I l c o n s ig l io d e i so l d a t i

Vale la pena, ancora, udire il consiglio stesso dei soldati:


infatti, la cattiveria dell’esortazione dimostra la solidità e l'in­
flessibilità dell’opinione del giusto.
Non dissero infatti: «E cco colui che ha ordito contro di te
infiniti mali, che ha desiderato la tua morte, che ci ha gettati in
sventure senza rimedio»; piuttosto, dopo che compresero che
egli guardava al di là di tutte queste cose e che non faceva gran
conto della colpe commesse contro di lui, gli riportano il giudi­
zio divino, dicendo: «D io lo ha consegnato», affinché egli,
avendo rispetto per il giudizio che veniva dall’alto, procedesse
all’uccisione con zelo maggiore. «Stai forse vendicando te stes­
so?», dice. «Tu servi Dio e gli obbedisci e mandi ad effetto la
sua decisione».
Ma quanto più essi dicevano queste cose, tanto più, a
maggior ragione, egli lo risparmiava. Sapeva infatti che Dio
glielo aveva consegnato per dargli motivo di una fama più
grande.
66 Omelie su Davide e Saul

E tu, dunque, quando vedi il nemico caduto nelle tue


mani, non pensare che quella sia occasione di vendetta, ma di
salvezza. Per questo allora soprattutto bisogna risparmiare i
nemici, quando abbiamo potere su di essi.

19.
D a v i d e r is p a r m ia S a u l
PUR NON AVENDO ALCUNA GARANZIA DI SALVEZZA

Ma forse qualcuno potrebbe dire: « E perché è cosa grande


e stupefacente risparmiare qualcuno, essendone divenuti
padroni? Molti altri re, infatti, una volta giunti al potere, aven­
do catturato coloro che un tempo avevano loro arrecato soffe­
renza, spesso ritennero indegno di se stessi chiedere soddisfa­
zione delle colpe, trovandosi ad un tal punto di potere, e la
superiorità del potere divenne fondamento di riconciliazione».
Ma in questo caso non è possibile dire nulla del genere.
Infatti Davide non risparmiò Saul dopo essere giunto al potere,
né dopo che aveva ottenuto il regno e aveva Saul nelle proprie
mani - affinché nessuno dica che la grandezza del potere sciol­
se la sua ira -. Ma, pur sapendo che, una volta salvato, Saul
avrebbe ripreso a tramare contro di lui e lo avrebbe gettato in
pericoli ancora maggiori, neppure così lo uccise.
Non confrontiamo, allora, costui con quelli! Quelli infatti
ovviamente risparmiano, poiché hanno ferma la garanzia del­
l’impunità dopo i fatti; costui, invece, stava per perdonare il
proprio nemico, stava per salvare il proprio avversario; e nep­
pure così lo uccise, pur avendo molte ragioni che lo spingeva­
no a questa uccisione.
E infatti l’assenza di coloro che dessero aiuto a Saul, l’esor­
tazione dei soldati, la memoria delle cose passate e il timore di
quelle future, il fatto di non poter essere accusato di omicidio
una volta ucciso il nemico, il fatto di poter, dopo questa ucci­
Omelia I 67

sione, superare la legge, e molte altre ragioni maggiori di que­


ste lo forzavano e lo costringevano a spingere il coltello contro
di quello. Ma a nessuna di queste cose cedette, e invece rima­
neva come acciaio, mantenendo saldo il costume della virtù.

20 .
D a v i d e p r o v a l ’i m p u l s o a l l a v e n d e t t a ,
MA SA DOMINARSI

Ancora, affinché tu non dica che egli neppure provò qual­


cosa del genere, come era naturale, ma che si trattava di insen­
sibilità, non di virtù, guarda come, infuriato, seppe dominarsi.
Che infatti gli si sollevarono le onde dell’ira, e che grande fu il
turbine di pensieri messi in movimento, e che frenava la tempe­
sta con il timore di Dio e che reprimeva l’intenzione, è possibi­
le vederlo da quanto accadde. Si alzò infatti, dice, e sottrasse il
lembo del mantello di Saul, di nascosto.
Vedi quanto si sollevò la tempesta dell’ira? Ma non giunse
più oltre, né provocò il naufragio; il timoniere, infatti, ovvero il
pensiero pio, essendosene accorto subito, produsse bonaccia
anziché tempesta. Lo colpì infatti, dice, il suo cuore, e frenò la
passione, come si fa col cavallo che scalcia infuriato.

21 .
D a v id e p r e g a D io
PERCHÉ MANTENGA PURA LA SUA MANO

Tali le anime dei santi: prima di cadere, si sollevano; prima


di giungere al peccato, si frenano, poiché sono vigili e assoluta-
mente all’erta. Eppure, quanto grande era la distanza fra il
corpo e il mantello? E tuttavia riuscì a non andare oltre, e per
questa stessa cosa si condannò duramente. Lo colpì infatti il suo
68 Omelie su Davide e Saul

cuore, dice, poiché sottrasse il lembo del mantello di Saul, e disse


agli uomini: «M i guardi il Signore dal fare simile cosa» p . «M i sia
propizio», dice, «e, se io stesso volessi, non mi permetta mai di
fare questo il Signore, né lasci che io giunga a questo peccato».
D opo essersi reso conto che una filosofia del genere quasi
superava la natura umana e che aveva bisogno di sostegno dal­
l’alto, e che lui stesso si era quasi volto all’omicidio prega, dun­
que, perché il Signore gli conservi pura la mano.

22 .
Strao r d in a r ie t à d e l l a p r e g h ie r a d i D a v id e

Che cosa potrebbe essere più mansueto di quest’anima?


Forse chiameremo costui ancora uomo, lui che mostrò nella
natura umana la condizione degli angeli18? Le leggi divine non
lo permetterebbero!
Chi infatti, dimmi, avrebbe scelto rapidamente di rivolge­
re una siffatta preghiera a Dio? Che cosa intendo dire con “sif­
fatta” ? Forse qualcuno avrebbe sopportato facilmente di non
maledire colui che lo aveva danneggiato?
E infatti la maggior parte degli uomini è giunta a tal punto
di bestialità che essi, quando non abbiano le forze e non siano
per nulla capaci di far male a colui che ha recato loro dolore,
chiamano alla vendetta Dio stesso, e lo invocano perché conce­
da loro di vendicarsi di quelli che hanno fatto loro ingiustizia.

P 1 Sam 24, 6.

18 Traduco in questo m odo il sintagma angelik 'en politèian. Su politèia


negli scritti del Crisostomo, cf. A. Gonzàlez Bianco, E l concepto de ΠΟΛΙΤΕ­
ΙΑ en la obra de San ]uan Crisòstomo. Prolegómenos a su teologia sobre la
«Ciudad de D ios», «Sandalion» 3 (1980), pp. 251-272.
Omelia I 69

Costui, invece, facendo una preghiera in assoluta contrap­


posizione a tutti questi, invoca Dio perché non gli conceda di
aggredire il nemico, così dicendo: «Non mi permetta il Signore
di stendere la mia mano su di lui» <J, parlando del nemico come
del figlio, anzi come del figlio legittimo.

23.
L a d i f e s a d i D a v id e p e r S a u l

E non solo lo risparmiò, ma ancora compose una difesa per


lui. E guarda con che intelligenza e saggezza: dopo che, passan­
do in rassegna la vita di Saul non trovava nulla di buono, né
poteva dire “non ho subito ingiustizia da lui, né sono stato trat­
tato male” (i soldati presenti, infatti, avrebbero ribattuto a que­
ste cose; essi che avevano appreso per esperienza la sua cattive­
ria), aggira l’ostacolo cercando di trovare una difesa accettabi­
le da un’altra parte.
E allora, non potendo far questo a partire dalla vita e dalle
azioni di quello, trovò rifugio nella sua dignità, dicendo: «Per­
ché è unto del Signore». «Che cosa dici?», afferma. «Che è em­
pio e del tutto infame, che è pieno di innumerevoli mali e che
ha disposto contro di noi insidie estreme? Però è re, però co­
manda, però ricevette l’incarico della nostra difesa». E non dis­
se “re” , ma che cosa? Che è l’unto del Signore, avendolo reso
degno di rispetto richiamando non l’onore terreno, ma il giudi­
zio proveniente dall’alto. «Disprezzi il tuo compagno di servi­
tù?», dice: «A bbi rispetto per il Padrone». «Disprezzi l’eletto?
Abbi timore per colui che lo ha eletto».
Se infatti di questi capi che sono ordinati dal re, se anche
malvagi, se ladri, se briganti, se ingiusti, se anche qualsiasi altra
cosa, abbiamo timore e paura, e non li disprezziamo per la loro

1 Sam 24, 7.
70 Omelie su Davide e Saul

malvagità ma proviamo ritegno per la dignità di colui che li ha


stabiliti, molto più nei confronti di Dio è necessario comportar­
si così.
«N on lo ha ancora sciolto dal potere», dice, «né lo ha reso
un privato». Non rovesciamo dunque l’ordine, e non combat­
tiamo contro Dio, dimostrando nelle opere quel detto aposto­
lico: Poiché colui che si oppone al potere, si contrappone alla
disposizione di Dio; e coloro che si sono contrapposti, otterranno
la condanna per se stessi r.

24.
D a v id e s i r i v o l g e a l n e m ic o
CON NOMI ONOREVOLI

E non lo chiamava soltanto unto, ma anche suo signore.


Non è proprio di una virtù qualunque, certo, rivolgersi al nemi­
co con i nomi dell’onore e della cura. E, ancora, si potrebbe
vedere quanto questo stesso comportamento sia grande a par­
tire da ciò che vivono gli altri. Molti, infatti, non sopportano di
chiamare i loro nemici neppure con i nomi nudi e semplici, ma
si rivolgono ai nemici con altri nomi che arrecano offesa:
«empio, fuori di testa, pazzo, folle, corruttore», con una litania
di epiteti offensivi.
E del fatto che questo è vero, ti porterò un esempio non da
lontano ma da vicino, a proposito dello stesso Saul. Egli infatti
non sopportò, a motivo della grande ostilità nei confronti di
Davide, di chiamare questo santo con il suo nome, ma una volta,
alla fine di una festa, cercandolo diceva: «Dove è il figlio di
le sse » ? s. Così dunque lo chiamò, da una parte odiando il suo
nome, dall’altra aspettandosi di macchiare la fama del giusto con

r Rm 13, 2. s Cf. 1 Sam 20, 27.


Omelia I 71

l’umiltà del genitore, non sapendo che non lo splendore degli avi
suole rendere luminosi ed insigni, ma la virtù dell’anima.
Ma non così fece il beato Davide. Né infatti lo chiamò dal
nome del padre, sebbene anche quello fosse di condizione
modesta ed esule; né dal semplice e nudo nome, ma da quello
della dignità, da quello del potere. Così pura era la sua anima
da ogni forma di ostilità.
Anche tu, dunque, mio caro, cerca di imitare costui ed
educati a questo - in primo luogo -, a non chiamare mai il ne­
mico con nomi offensivi, ma con quelli onorevoli. Infatti, nel
caso in cui la bocca si eserciti a chiamare colui che ti ha recato
oltraggio con un nome onorevole e che ha cura, l’anima, edu­
cata e abituata dalla lingua anche controvoglia, accetterà la ri­
conciliazione con quello. Infatti le stesse parole saranno il rime­
dio migliore per l’infiammazione del cuore.

25.
P a r e n e si f in a l e e d o s s o l o g ia

H o detto dunque queste cose non solo perché le lodiamo,


ma anche perché le imitiamo.
E dunque ciascuno dipinga19 questa storia nel suo cuore,
disegnando senza interruzione, con la mano dei pensieri, la
grotta traditrice20, Saul che dorme dentro avvinto al sonno co­
me a una qualche catena e soggetto alla destra di colui al quale

19 Sull’importanza delle immagini nella predicazione e nell’insegnamen­


to del Crisostomo, si veda il paragrafo 8 dell’Introduzione.
20 L’aggettivo con cui è qualificata la grotta, diploùs (“duplice, doppio”, e
dunque anche “ambiguo, falso, traditore”), risulta di difficile interpretazione.
H o scelto di interpretare l’aggettivo alla luce del contesto in cui il passo relati­
vo alla grotta è inserito nell’omelia, e dunque in riferimento “all’inganno” subi­
to da Saul, il quale, senza saperlo, cade nelle reti stesse di Davide. Cf. par. 4, P G
54, 682, 21-22.
72 Omelie su Davide e Saul

aveva fatto le maggiori ingiustizie; Davide accanto a lui che


dorme, i soldati presenti che lo incitano all’uccisione; quel bea­
to che si modera e che calma l’ira propria e di quegli altri, e che
parla in difesa di colui che aveva commesso contro di lui così
tante colpe.
E queste cose non solo disegnamole nella mente, ma par­
liamone sempre gli uni agli altri, anche nelle assemblee; e rac­
contiamo continuamente queste cose a moglie e figli. Se infatti
vuoi parlare del re, ecco il re; se dei soldati, della casa, delle vi­
cende politiche, vedrai grande disponibilità di questi argomen­
ti nelle Scritture. Questi racconti hanno grandissima utilità. Im­
possibile, infatti, impossibile che un’anima allevata fra queste
storie possa essere un giorno vinta dalla passione.
Affinché dunque non sprechiamo inutilmente l’occasione fa­
vorevole, né spendiamo a caso la nostra vita in sciocchezze inop­
portune e superflue, avendo appreso le storie degli uomini nobi­
li, raccontiamole senza sosta, e conversiamo riguardo ad esse.
E se per caso qualcuno di quelli che sono riuniti con noi
volesse parlare o degli spettacoli, o della corsa dei cavalli, o di
fatti che non ti si addicono affatto, dopo averlo distolto da
quell’argomento, spingilo a questo racconto, affinché, avendo
purificato l’anima, avendo goduto di un piacere sicuro e aven­
do reso noi stessi miti e mansueti nei confronti di quelli che
hanno arrecato sofferenza, andiamo in cielo senza avere nessun
nemico, e otteniamo i beni eterni,
per la grazia e per l’amore
di nostro Signore Gesù Cristo,
al quale sia la gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
O M ELIA II

Dello stesso autore. Del fatto che è un grande bene non solo
perseguire la virtù, ma anche lodarla; e del fatto che Davide
innalzò un trofeo più grande avendo risparmiato Saul, di quando
atterrò Golia; e del fatto che, avendo fatto ciò, giovò a se stesso
più che a Saul; e sulla sua difesa dinanzi a Saul.

1. Voi qualche giorno fa avete lodato Davide per la pazien­


za; per parte mia, io, invece, ho ammirato voi per la benevolen­
za e per l’affetto nei confronti di Davide l. Infatti, non soltanto
il perseguire e l’imitare la virtù, ma anche il lodare e l’ammira­
re coloro che la perseguono ci porta una qualche ricompensa
non piccola; proprio come non solo l’imitare la malvagità, ma
anche il lodare coloro che vivono in essa, ci arreca una punizio­
ne non di poco conto e, se è necessario dire qualcosa di sor­
prendente, più dura di quelli che vivono nella cattiveria; pro­
prio come mostrò Paolo, il quale, dopo avere enumerato ogni
genere di male, e dopo avere accusato tutti coloro che calpesta­
no le leggi di Dio, parlando di loro, aggiunse: essi che, avendo
conosciuto la giustizia di Dio, cioè il fatto che coloro che compio­
no tali azioni sono degni di morte, non solo le compiono, ma an­

1 Va precisato subito che la seconda omelia De Davide et Saule si carat­


terizza per una marca di oralità più forte rispetto alle altre due, e per uno stile
decisamente colloquiale.
74 Omelie su Davide e Saul

che approvano coloro che le compiono a, mostrando appunto che


quest’ultimo comportamento è più grave del primo.
Infatti, il lodare coloro che peccano, in rapporto alla puni­
zione, è molto più grave del peccare; e certo a ragione! Poiché
questa scelta è segno di un giudizio corrotto e malato in manie­
ra incurabile. Colui che infatti dopo l’errore riconosce il pecca­
to, con il tempo potrà riprendersi; colui che invece loda la cat­
tiveria, ha privato se stesso della cura che segue al pentimento.
Cosicché a ragione Paolo ha stabilito che questo comportamen­
to è più grave di quello 2.

2.
C h i l o d a g l i u o m in i v ir t u o s i
P A R T E C IP A D E L L A C O R O N A L O R O RISERV ATA

Come dunque non solo coloro che compiono il male, ma


anche quelli che li elogiano, partecipano con loro di una puni­
zione uguale, o anche più dura, così coloro che lodano e ammi­
rano i buoni sono compartecipi delle corone loro, riservate. E
questa stessa cosa è possibile vederla dalla Scrittura. Per esem­
pio diceva Dio ad Abramo: «Benedirò coloro che ti benedicono,
e coloro che ti maledicono li maledirò» b.

a Rm 1, 32. b G n l 2 , 3.

2 D al punto di vista retorico, il Crisostomo, riproponendo una strategia


messa in atto già nel corso della precedente omelia (cf. Omelia 1, paragrafo
15), realizza uno slittamento funzionale al suo discorso, passando dal piano
della dimostrazione a quello della legge. In quel passaggio, infatti, i pensieri
dei soldati, considerati prima verisimili, diventano reali alla fine di una co­
struzione ad anello, giocata attraverso la prosopopea; alla stessa maniera, in
questa occasione, ciò che Paolo in un primo momento semplicemente mostra,
diventa legge alla fine di una nuova struttura ad anello, i cui nodi intermedi
prevedono la citazione paolina e il relativo commento del predicatore. Il let­
tore noterà infatti che il cerchio si chiude con il ritorno a Paolo, il quale ora­
mai non mostra, ma stabilisce.
Omelia II 75

E questo, si potrà vedere che accade anche nei giochi Olim­


pici. Infatti, ottiene non piccola parte di fama e di piacere non
solo l’atleta che è cinto della corona, né solo colui che sostiene le
difficoltà e le fatiche, ma anche chi ammira il vincitore.
Per questo appunto, non solo considero beato quel nobile
a motivo della sua virtù, ma anche voi, in ragione della benevo­
lenza nei suoi confronti. Infatti Davide lottò, e vinse, e fu inco­
ronato; ma voi, avendo lodato la vittoria, ve ne siete andati do­
po avere ottenuto una parte non piccola della corona.

3.
R i t o r n o a l l a v i c e n d a d i D a v id e

Affinché dunque diventi più grande il piacere e maggiore


il guadagno, eccovi anche il resto della storia: dopo che l’auto­
re riferì le parole con le quali Davide scongiurò l’uccisione,
aggiunse che non concesse loro di alzarsi e di uccidere S a u l c,
volendo mostrare contemporaneamente sia la disposizione dei
soldati all’uccisione, sia il coraggio di Davide.
Eppure, molti tra coloro che provano sentimenti di inimici­
zia, persino quelli che credono di essere virtuosi, anche nel caso
in cui non accettino essi stessi di uccidere i nemici, non sceglie­
rebbero di opporsi se questi stessero per essere uccisi da altri3.
Davide invece non si comportò così, ma come se avesse
ricevuto un deposito e come se dovesse renderne conto, così
non solo egli stesso non toccò il nemico, ma trattenne anche gli
altri che volevano ucciderlo, diventando guardia del corpo
anziché nemico, e valida scorta.

c 1 Sam 24, 8.
3 Con estrema finezza psicologica e con peculiare lucidità e schiettezza,
il Crisostom o riesce a cogliere i più nascosti movimenti dell’anima, ponendo
all’attenzione dei fedeli comportamenti abituali, generalmente taciuti.
76 Omelie su Davide e Saul

Di modo che non sbaglierebbe chi dicesse che Davide in


quell’occasione sia incappato in un pericolo maggiore di quel­
lo corso da Saul. Infatti Davide non sostenne una gara qualun­
que, mentre si sforzava in ogni modo di strapparlo all’insidia
ordita dai soldati; né, per quanto egli stesso rischiasse di essere
ucciso, temeva tanto per sé, quanto invece temeva che uno dei
soldati, abbandonatosi all’ira, uccidesse Saul; per questo pro­
nunciò per lui una tale difesa.

4.
D a v id e h a l a m e g l i o s u i s o l d a t i

E i soldati accusavano, colui che era accusato dormiva, ma


era difeso dal proprio nemico; giudicava il Signore, che confer­
mò il voto di Davide. Infatti non sarebbe riuscito senza l’inter­
vento di Dio ad avere la meglio su quei pazzi furiosi; ma era la
Grazia di Dio che abitava nelle labbra del profeta, e che confe­
riva una qualche persuasione a quelle parole. E tuttavia anche
Davide contribuì non poco: poiché infatti così li educava nel
tempo precedente, per questo al momento delle gare li trovò
preparati e disposti a cedere. Infatti, non come generale a solda­
ti, ma come sacerdote, così si era posto alla loro guida, e dun­
que quella grotta era chiesa. E infatti fece loro un sermone co­
me uno che abbia ricevuto la dignità episcopale; e dopo tale ser­
mone, offrì un’offerta stupefacente e straordinaria, non avendo
sacrificato un vitello, né avendo sgozzato un agnello ma, cosa di
gran lunga più preziosa di queste, avendo offerto a Dio mitezza
e benignità, avendo sacrificato la passione irrazionale, avendo
ucciso l’ira, e avendone reso inefficaci le membra che stavano
sulla terra4.

4 II Crisostom o traduce in questo passaggio l’accaduto in termini litur­


gici. Nel rito che in questo m odo viene ad essere officiato, Davide è il sacer-
Omelia II 77

E divenne egli stesso vittima sacrificale, e sacerdote, e alta­


re. E infatti il pensiero che offriva mitezza e benignità, la beni­
gnità e la mitezza stesse, e ancora il cuore nel quale queste cose
venivano offerte: ogni cosa proveniva da lui.

5.
L a v i t t o r i a d i D a v i d e s u l l ’ ir a
È SU P E R IO R E A Q U E L L A SU G O L I A

D opo che dunque Davide ebbe offerto questo bel sacrifi­


cio, e dopo che ebbe reso perfetta la vittoria di modo che nul­
la mancasse al trofeo, si alzò dunque il motivo delle loro dispu­
te - Saul - ed uscì dalla grotta, nulla sapendo dell’accaduto.
Usciva, quindi, anche Davide dietro d, guardando verso il cielo
con occhi liberi, ed esultando allora più di quando abbatté G o ­
lia e tagliò la testa del barbaro5.
E infatti più luminosa di quella fu questa vittoria, e le spo­
glie più sante, e più splendida la preda, e il trofeo più glorioso.
Lì infatti ebbe bisogno di fionda e di pietre e di una truppa; qui
invece il pensiero fu tutto, e la vittoria era stata conseguita sen­
za armi, e senza spargimento di sangue veniva innalzato il tro­
feo. Tornava, dunque, tenendo in alto non la testa del barbaro,
ma sollevando la passione uccisa e l’ira estenuata; e queste spo-

d 1 Sam 24, 9.

dote o, addirittura, il vescovo, che si rivolge ai suoi fedeli (i soldati), attraver­


so un discorso che è omelia. Egli sacrifica dinanzi a loro una vittima straordi­
naria, la passione dell’ira, e offre a D io la propria bontà e la propria mitezza.
L’altare in cui il rito si compie è il cuore stesso di Davide.
5 Per amplificare la straordinarietà della vittoria di Davide sull’ira, il
Crisostom o in queste righe la confronta in maniera dettagliata con altre cele­
berrime vittorie: quella di Davide stesso su Golia (che è dichiarata inferiore
al successo sull’ira); quella dei tre giovani sulla fornace; quella di Daniele sui
leoni.
78 Omelie su Davide e Saul

glie non le portava come offerta a Gerusalemme, ma in cielo e


nella città di lassù. Ora dunque non gli si facevano incontro
donne che danzavano e che lo accoglievano con lodi, ma il po­
polo degli angeli acclamava da lassù, ammirando la sua virtù e
la sua benignità.

6.
R is p a r m ia n d o S a u l ,
D a v id e i n f l i g g e f e r i t e a l d ia v o l o

Tornava, infatti, avendo inferto ferite innumerevoli al


nemico 6, avendo salvato Saul e, ancora, avendo trafitto il vero
nemico, il diavolo, con molti colpi. Come infatti quando noi
siamo adirati e combattiamo e ci scontriamo l’uno contro l’al­
tro, il Diavolo gioisce e prospera, così quando siamo in pace,
andiamo d ’accordo e dominiamo l’ira, quello viene di nuovo
abbassato ed umiliato, in quanto è ostile alla pace, nemico della
concordia e padre della malevolenza.
Usciva dunque Davide, avendo coronata, insieme alla te­
sta, la destra pari in valore al mondo intero7. Come infatti ai
bravi pugili o ai pancraziasti spesso i re prima della testa coro­
nano la destra, così anche Dio coronava quella mano, che riu­
scì a portar fuori puro il pugnale, a mostrare a Dio la spada non
insanguinata e ad opporsi alla violenza della passione.

6 II nemico cui Davide ha inferto numerose ferite è 0 thymòs nenekro-


mènos (la passione uccisa) e l 'orge ekneneurismène (l’ira estenuata), ovvero le
sue spoglie di guerra. Il referente di polèmios (nemico), infatti, non può esse­
re Saul, che viene nominato nel sintagma appena seguente, né può essere il
diavolo, che viene definito «il vero nemico».
7 L’espressione, fatta eccezione per una occorrenza in Giorgio M onaco
(cf. Chronicon , P G 110, 188, 14-15), è attestata soltanto in Giovanni C riso­
stomo. Cf. In s. Ignatium martyrem , P G 5 0 ,5 9 1 , 47; In ]oannem, P G 59, 106,
13; In epistulam ad Hebraeos, P G 63, 169, 42.
Omelia II 79

Davide non uscì con la corona da re di Saul, ma uscì con la


corona della giustizia; non uscì con una veste regale, ma uscì
ammantato di una benignità che superava la natura umana,
manto più splendido di qualunque altra veste.

7.
L a v it t o r ia d i D a v id e

COME QUELLA DEI TRE GIOVANI

Uscì dalla grotta con lo stesso splendore con cui i tre gio­
vani uscirono dalla fornacee. Come infatti il fuoco non bruciò
loro, così il fuoco dell’ira non bruciò Davide. E a quei giovani
non recò danno il fuoco che li attaccava dall’esterno; Davide,
invece, pur avendo dentro le braci accese e pur vedendo il dia­
volo che da fuori attizzava la fornace - e si serviva per questo
della vista del nemico, dell’esortazione dei soldati, della facilità
dell’omicidio, dell’assenza di coloro che potessero aiutare Saul,
della memoria del passato, dell’angoscia per il futuro (e infatti
ciò produceva una fiamma più luminosa di quella prodotta da
legna secca, pece, stoppa e da tutte le cose che incendiavano la
fornace babilonese) - non fu bruciato, né soffrì qualcosa del
genere, come era naturale che fosse, ma uscì fuori dalla grotta
puro e, avendo visto il volto del nemico, proprio per questo si
moderò in sommo grado.
Quando vide infatti Saul che dormiva, che stava immobile
e che nulla poteva fare, Davide disse a se stesso: «Dove è quel
furore? Dove la cattiveria? Dove le macchinazioni, le insidie?
Sono sparite tutte quelle cattiverie, sono andate in rovina per il
breve assalto del sonno; e il re giace incatenato, non avendo noi
escogitato nulla né avendo fatto alcunché». Lo guardava dormi-

e C f. D n 3.
80 Omelie su Davide e Saul

re e meditava sulla morte comune di tutti. Infatti il sonno nien-


t’altro è se non una morte temporanea e una fine quotidiana.

8.
L a v i t t o r i a d i D a v id e
COME QUELLA DI D A N IE LE

Non in maniera inopportuna a questo punto ci si ricorde­


rà di Danielef: come infatti quello risaliva dalla fossa, dopo aver
avuto la meglio sulle bestie selvagge, così anche costui usciva
dalla grotta dopo aver dominato altre fiere più feroci.
Come infatti accanto a quel giusto si erano posti leoni dal­
l’uno e l’altro lato, così anche a questo uomo giusto davano
l’assalto passioni più selvagge e più potenti di tutti i leoni: l’ira
per il passato da una parte, la paura del futuro dall’altra; ma
l’una e l’altra fiera egli quietava e metteva a tacere, insegnan­
do con le opere che nulla è più sicuro del risparmiare i nemi­
ci, né più pericoloso del volere fare giustizia a se stessi e del
vendicarsi.
Ed, invero, colui che aveva deciso di attaccare, così giace­
va: nudo e senza armi e privo di tutto, come un prigioniero in
mano ai carcerieri; quello che invece cedeva e si faceva da
parte in tutto, e che aveva scelto di non attaccare neppure
avendone diritto, prendeva nelle mani il nemico senza macchi-
nazioni, né armi, né cavalli, né soldati; e - cosa più grande fra
tutte - , trascinò D io ad una più piena benevolenza.

f C f. D n 6.
Omelia II 81

9.
I l m e r i t o d i D a v id e è l ’ a v e r r is p a r m ia t o
IL NEMICO AVENDO LA POSSIBILITÀ DI VENDICARSI

Infatti non per questo chiamo beato quel Santo, per il fatto
che vide il nemico giacere sotto ai suoi piedi, ma perché, aven­
dolo nelle sue mani, lo risparmiò: la prima cosa, infatti, era
opera della potenza di Dio, l’altra, invece, della sua virtù.
In che modo sarebbe poi stato naturale che i soldati gli
obbedissero? Che fossero disposti nei suoi confronti con una
tale benevolenza? Se infatti avessero avuto innumerevoli vite,
non le avrebbero date prontamente tutte per il capo, avendo
appreso dai fatti, nella sollecitudine verso il nemico, la benevo­
lenza nei confronti degli amici?
Colui che è mite e mansueto nei confronti di coloro che gli
hanno arrecato sofferenza, molto di più doveva essere disposto
in questo modo nei confronti di coloro che erano benevoli con
lui; e questa era per lui la più grande garanzia di salvezza. E non
solo i soldati erano molto benevoli, ma anche molto arditi con­
tro i nemici, sapendo che Dio combatteva per loro. Dio, infat­
ti, era sempre vicino al loro comandante, e agevolava sempre
tutte le imprese. Essi dunque obbedivano a Davide non come
ad un uomo, ma come ad un angelo.

10.
R is p a r m ia r e i l n e m ic o
È PIÙ VANTAGGIOSO CHE VENDICARSI

E prima della ricompensa divina, Davide stesso godeva di


beni maggiori anche quaggiù per avere risparmiato Saul, e coglie­
va una vittoria più luminosa che se avesse sacrificato Saul. Infatti,
che cosa di tanto grande avrebbe guadagnato avendo ucciso il
nemico, rispetto a quanto ottenne avendolo risparmiato?
82 Omelie su Davide e Saul

Questo dunque anche tu considera, dopo che abbia preso


colui che ti ha arrecato sofferenza, e cioè che il risparmiare è
molto più grande e vantaggioso del distruggere. Perché chi ha
ucciso, accuserà spesso se stesso e avrà cattiva coscienza, perse­
guitato ogni giorno ed ogni ora da quel peccato; chi invece ha
perdonato ed è stato forte per un p o ’ di tempo, dopo gioisce e
si rallegra, coltivando buone speranze, ed aspettando le ricom­
pense della sua pazienza da parte di Dio. E se mai cadesse in
una qualche disgrazia, con grande libertà8 chiederà a Dio la
ricompensa; come accadde anche a Davide, il quale trasse van­
taggio da tutti questi fatti, avendo ricevuto da Dio grandi e
mirabili ricompense per la cura nei confronti di un nemico del
genere.

11.
D a v id e s i r iv o l g e a S a u l c h ia m a n d o l o “ r e ”

Ma vediamo anche gli avvenimenti che seguono. E uscì


Davide dalla grotta, dice, dietro Saul e gridò dietro di lui, così
dicendo: «Signore, mio re». E si voltò a guardare Saul dietro di
lui e Davide si prostrò a terra al suo cospetto, e si inginocchiò
davanti a lui e.

8 1 Sam 24, 9.

8 II termine che qui traduco con “libertà” è parrhesta. Sul significato di


parrhesta nel mondo greco cf. M. Foucault, Discorso e verità nella Grecia an­
tica,, Roma 19983; tr. it. dell’originale in inglese: Discourse and Truth. The pro-
blematization o f Parrhesia, Evanstone, 111., 1985. In particolare, a p. 4: «E ti­
mologicamente, parresiazestai “ dire tutto” , da “pan ” (tutto) e “rema” (ciò che
viene detto). Colui che usa la parresia, i l parresiastes non teme niente, ma apre
completamente il cuore e la mente agli altri attraverso il suo discorso. Nella
parresia si suppone che il parlante dia una spiegazione completa ed esatta di
ciò che ha in mente (...)» . Sulla parresia nella grecità giudeo-ellenistica e nel
cristianesimo cf. G . Scarpai, Parrhesia greca, parrhesia cristiana, Brescia 2001.
Omelia II 83

Queste cose apportano un onore non minore del salvare il


nemico. Infatti, non era comportamento proprio di un’anima
qualunque non insuperbirsi per i benefici arrecati al vicino, e
non disprezzare i destinatari del beneficio come fossero schia­
vi, e non inarcare le sopracciglia. Non si comportò in quel
modo il beato Davide, ma a maggior ragione agiva con umiltà
dopo il beneficio: egli infatti non riteneva che nessuno di que­
sti successi fosse dovuto al proprio impegno, ma tutto attribui­
va alla Grazia Divina.
Per questo, pur essendo egli stesso il salvatore, si prostra
davanti a quello che era stato salvato, e anzi lo chiama “re” , e
chiama se stesso “schiavo” , reprimendo attraverso quel conte­
gno l’orgoglio, placando la passione e annientando la malevo­
lenza.

12.
L a d if e s a d i D a v id e

Ascoltiamo dunque anche la sua difesa: «Perché ascolti i


discorsi del popolo che dicono: Ecco, Davide cerca la tua rovina?» h.

h 1 S a m 2 4 , 10.

In particolare, a p. 89: «N ella letteratura giudeo-ellenistica (...) si afferma in


particolare un nuovo valore religioso della parrhesia verso D io (e pròs tòn the-
òn parrhesia)·, è il diritto degli amici di D io (Abramo, M osè, ecc.) di potergli
dire tutto, specie nella preghiera». In maniera coerente con l’idea che soltan­
to i giusti possono esercitare tale diritto, spiega l’autore nelle pagine dedica­
te alla concezione neotestamentaria della parrhesia, per san Paolo è Cristo co­
lui che merita agli uomini la parrhesia davanti a D io, ragion per cui i Padri ri­
conoscono tale diritto soltanto ai battezzati. « L a parrhesia, ottenuta per filia­
zione divina, è tuttavia sempre condizionata dalle nostre opere, cioè da una
coscienza morale incontaminata» (p. 103). Ecco perché essa si acquisisce con
i meriti, e dunque figura nel Crisostomo fra i vantaggi che derivano dal per­
donare al nemico. Sulla parrhesia in Giovanni Crisostom o si leggano, infine,
G .J.M . Bartelink, Parrhesia dans les oeuvres de ]ean Chrysostome, in Studia
84 Omelie su Davide e Saul

E tuttavia, poco prima, colui che scrisse queste cose aveva


detto che tutto il popolo era con Davide e che egli era gradito
agli occhi dei servi del re, e che il figlio di colui che deteneva il
potere e l’esercito tutto erano ben disposti verso di lui.
Come mai dunque adesso dice che c’erano quelli che lo ca­
lunniavano e che lo accusavano falsamente, esasperando Saul?
Che, infatti, Saul facesse guerra al giusto, non perché convinto
da altri, ma avendo partorito egli stesso dall’intimo tale cattive­
ria, lo aveva reso evidente l’autore biblico, avendo detto che
l’invidia era prodotta dalla lode, e che con il passare del tempo
aumentava di giorno in giorno.
Perché, dunque, Davide trasferisce ad altri la responsabili­
tà, dicendo: «Perché ascolti i discorsi del popolo che dicono:
Ecco, Davide cerca la tua rovina?». Per dare così a Saul la pos­
sibilità di respingere la malvagità.
E questo invero anche i padri lo fanno spesso nei confron­
ti dei figli: e, infatti, un padre, avendo scoperto che il proprio
figlio è corrotto ed ha commesso molti mali, anche nel caso in
cui fosse convinto che il ragazzo è giunto alla cattiveria per
personale responsabilità e da se stesso, ugualmente trasferisce
spesso le accuse ad un altro, così dicendo: «S o che non è sta­
ta tua la colpa: altri ti hanno corrotto ed ingannato. Tutto lo­
ro è il peccato». Colui che infatti ascolta queste parole, dopo
aver distolto un poco lo sguardo dalla cattiveria, potrà proce­
dere verso la virtù più facilmente, vergognandosi e arrossendo
di essere apparso indegno della stima nei suoi confronti.
E questo lo fece anche Paolo scrivendo ai Galati. Dopo,
infatti, quei molti e lunghi discorsi e le indicibili accuse con le
quali li rimproverò, alla fine della lettera, volendo demolire

Patristica 16 (Texte und Untersuchungen, 129), Berlin 1985, pp. 441-448, e,


dello stesso autore, Die Parrhesia des Menscben vor Gott bei Johannes Chry­
sostomus, Vigiliae Christianae 51 (1997), pp. 261-272.
Omelia II 85

l’accusa verso di loro, affinché, avendo ripreso un p o ’ di fiato


dai rimproveri, potessero difendersi, dice in questo modo: «Io
sono fiducioso per voi che niente di diverso penserete. Colui che
invece vi turba, subirà la sua condanna, chiunque egli sia» κ
Così fece anche Davide in quell’occasione. Col dire infatti:
«Perché ascolti i discorsi del popolo che dice: Ecco, Davide cerca
la tua rovina?», mostrò che altri erano coloro che lo incitavano,
altri coloro che lo corrompevano, cercando in ogni modo di of­
frirgli una difesa dalle accuse.

13.
D a v id e c h ia m a S a u l
A TESTIMONE DELLA PROPRIA BENEVOLENZA

Poi, parlando in difesa di se stesso, dice: «E d ecco, i tuoi


occhi hanno visto oggi che Dio ti ha consegnato nelle mie mani
dentro la grotta, e che non ho voluto ucciderti e ti ho risparmia­
to, e ho detto: Non stenderò la mia mano sopra il mio signore,
poiché è unto del Signore» i.
«Q uelli» dunque, dice, «accusano con le parole; io invece
mi difendo con i fatti, e con le opere demolisco l’accusa. Non
ho bisogno di discorsi, giacché l’esito stesso dei fatti può inse­
gnare in maniera più chiara di qualunque discorso che genere
di uomini siano quelli e chi invece sia io; e come sia calunnia e
menzogna la falsa accusa contro di me. E non uno fra costoro,
ma te stesso chiamo a testimone di ciò; tu che hai ricevuto il
mio beneficio».

>G al 5, 10. i l Sam 24, 11.


86 Omelie su Davide e Saul

14.
I n c h e m o d o S a u l p u ò e s s e r e t e s t im o n e
DELLA BENEVOLENZA DI D A V ID E?

E come poteva essere testimone Saul? Infatti quando ac­


caddero queste cose dormiva e non aveva udito le parole, né
aveva visto che Davide gli stava accanto, o che parlava con i sol­
dati. Com ’era possibile dunque? Affinché la dimostrazione sia
chiara: se Davide avesse condotto come testimoni gli uomini
che in quel momento erano con lui, Saul avrebbe considerato
sospetta la testimonianza e avrebbe pensato che i soldati dices­
sero quelle cose per compiacere il Giusto.
Se invece avesse messo mano a difendersi con ragionamen­
ti e argomenti verosimili, a maggior ragione non gli avrebbe
creduto, essendo già corrotto il giudizio del giudice.
Come, infatti, colui che, dopo aver ricevuto così grandi be­
nefici, continuava a combattere contro chi non gli aveva mai re­
cato ingiustizia, poteva ora sospettare che un altro, reso oggetto
di ingiustizia, avesse nelle mani il colpevole e lo risparmiasse?
E infatti, generalmente, la maggior parte degli uomini giu­
dica gli altri a partire da sé: ad esempio, chi si ubriaca di conti­
nuo non crederebbe facilmente che ci siano uomini che vivono
nella moderazione; chi frequenta prostitute ritiene che anche
chi vive con ordine sia dissoluto; ancora, chi rapina i beni altrui
non riuscirebbe a credere facilmente che ci sono uomini che
addirittura rinunciano ai propri averi; così dunque anche co­
stui, sopraffatto una volta dall’ira, non avrebbe creduto facil­
mente che esisteva un uomo così superiore alla passione che
non solo non commetteva ingiustizia alcuna, ma anche salvava
colui che la commetteva 9.

9 Ancora una volta, il Crisostomo si rivela un grande conoscitore dell’ani­


mo umano, capace di leggere le ragioni profonde dei giudizi pronunciati dagli
uomini.
Omelia II 87

15 .
Il l e m b o d e l m a n t e l l o

Poiché dunque il giudizio del giudice era corrotto, e i testi­


moni, se fossero stati prodotti, sarebbero stati oggetto di so­
spetto, fu disposto che vi fosse una qualche dimostrazione che
risultasse capace di zittire anche coloro che erano del tutto im­
pudenti.
E quale fu?
Il lembo del mantello, mostrando il quale diceva: «Ecco il
lembo del mantello nella mia mano, che io ho strappato e non ti
ho ucciso» k. Muto il testimone, ma più chiaro di quelli che
hanno la voce. «Infatti», dice, «se non ti fossi stato accanto e
non mi fossi posto vicino al tuo corpo, non avrei strappato il
pezzo del mantello».
Vedi che grande bene venne dal fatto che Davide all’inizio
sia stato scosso dalla passione? Se infatti non si fosse mosso
all’ira, non avremmo appreso la virtù dell’uomo - ma da insen­
sibilità, piuttosto che da virtù, sarebbe sembrato ai più che
derivasse il perdono - né Davide avrebbe tagliato la tunica. E
se non l’avesse tagliata, da nessun’altra parte avrebbe potuto
convincere il nemico. Ora, invece, essendo stato scosso e aven­
do tagliato il mantello, offriva una prova indubbia del suo pro­
posito 10.

k 1 Sam 24, 12.

10 II lem bo del mantello, dunque, è il testimone cui Davide ricorre per


mostrare a Saul la propria benevolenza. A nessun altro testimone quello,
infatti, avrebbe creduto: non a Davide stesso, non ai soldati. La tentazione
iniziale di cedere all’ira, che aveva spinto D avide a strappare il mantello, si
rivela provvidenziale.
88 Omelie su Davide e Saul

16 .
M a g n a n i m i t à d i D a v id e

D opo aver prodotto in questo modo una testimonianza


vera e non sospetta, Davide chiamava il nemico stesso come
giudice e testimone della sua cura, dicendo così: «Sappi e vedi
oggi che non c’è cattiveria nella mia mano né ribellione: e tu insi­
di la mia vita, per prenderla» ■.
D a qui lo si potrà ammirare in sommo grado per la magna­
nimità, poiché costruisce la sua difesa soltanto a partire dagli
avvenimenti di quel giorno. A questo infatti allude quando di­
ce: «Sappi e vedi oggi». «N ulla dico delle cose passate», affer­
ma; «mi basta per la dimostrazione il giorno presente». E ppu­
re, molti e grandi benefici avrebbe avuto da enumerare, se aves­
se voluto; e infatti avrebbe potuto ricordare a Saul il combatti­
mento contro il barbaro, e dire: «Q uando la guerra contro gli
stranieri stava per stravolgere tutta la città come un cataclisma,
mentre voi stavate nascosti e spaventati aspettando ogni giorno
di morire, io, fattomi avanti, senza nulla che mi costringesse,
ma anzi trattenendomi tu stesso e frenandomi, col dire: “Non
potrai andare perché sei un ragazzo, costui invece è un guerriero
dalla sua giovinezza” m; io non mi fermai, ma balzai davanti a
tutti gli altri e sostenni il nemico e gli tagliai la testa e, come un
impeto di corrente, respinsi l’assalto di quei barbari e ristabilii
la città scossa; e grazie a me tu hai il regno e la vita, e tutti gli
altri, per parte loro, oltre alla vita, hanno la città e le case, i fi­
gli e le donne».
E dopo questo trofeo, ancora, avrebbe avuto da dire le altre
guerre che portò a compimento con successo, non minori della
prima. E il fatto che non gli portò rancore, nonostante quello
avesse tentato di ucciderlo una volta e due e più volte, e avesse

11 Sam 24, 12. m l Sam 17,33.


Omelia II 89

scagliato la lancia contro la sua testa; e ancora il fatto che, dopo


questi avvenimenti, Saul, dovendo rendergli la ricompensa della
prima battaglia, chiese come dono di nozze non oro o argento,
ma morte e distruzione, e neppure allora rifiutò.

17.
D a v id e in v o c a i l g iu d i z i o d i D io

Tutte queste cose, infatti, aveva da dire, e molte di più e


più importanti di queste: ma non ne disse nessuna. Infatti non
voleva rinfacciargli i benefici, ma solo convincerlo che era tra
quelli che lo amavano e che si prendevano cura di lui, non tra
quelli che tramavano contro di lui e che lo combattevano. Per
questo, avendo lasciato da parte tutte queste cose, addusse per
il discorso di difesa solo quanto era accaduto in quel giorno. A
tal punto era privo di orgoglio e puro da ogni vanità, e guarda­
va ad un’unica cosa, il giudizio di Dio.
Dunque dice: «Giudichi il Signore fra me e te» n. E disse
queste parole, non perché volesse che Saul fosse punito, né che
ricevesse una pena da Lui, ma perché voleva spaventarlo con il
ricordo del giudizio a venire; e non solo spaventarlo, ma anche
parlare in difesa del proprio operato. «Sicuramente ho le
prove», dice infatti, «anche a partire dagli avvenimenti; se però
tu non mi credi, chiamo a testimone Dio stesso, lui che cono­
sce i segreti dell’animo di ciascuno e che è capace di scrutare la
coscienza».
E certo diceva queste cose, mostrando che non avrebbe
osato invocare il Giudice Infallibile né introdurre il giudizio
presso di Lui, se non fosse stato assolutamente convinto di
essere puro da ogni macchinazione.

n 1 Sam 24, 13.


90 Omelie su Davide e Saul

18.
D a v i d e c o n t i n u a a r is p a r m ia r e S a u l
NONOSTANTE LE SUE NUOVE INSIDIE

E che non siano congetture le cose dette, ma anzi che ricor­


dò quel giudizio volendo parlare a difesa del proprio operato,
e avendo intenzione di rendere mite l’altro, sono sufficienti a
dimostrarlo anche le cose già accadute. Non meno di quelle,
però, possono far credere questo anche gli avvenimenti succes­
sivi.
E, infatti, Davide, avendo di nuovo preso nelle sue mani
Saul, il quale, dopo una tale salvezza, lo aveva nuovamente
attaccato e lo voleva uccidere, lo lasciò andare sano e salvo pur
avendo la possibilità di annientarlo con tutto l’esercito; quindi,
consapevole che il nemico soffriva di una malattia incurabile11
e che in nessun modo avrebbe mai cessato di provare odio con­
tro di lui, si portò lontano dai suoi occhi e viveva presso i bar­
bari da schiavo, privo di onore, provando vergogna, procuran­
dosi il nutrimento necessario con lavoro e con fatica.

19.
D a v id e p i a n g e l a m o r t e d i S a u l

E non solo questa è la cosa degna di ammirazione, ma


anche il fatto che, avendo udito che Saul era caduto sul campo,
lacerò la veste, si cosparse di cenere e cantò il lamento funebre
che chiunque avrebbe cantato avendo perduto il figlio unigeni­
to e legittimo; e invocava senza sosta il suo nome insieme a
quello del figlio Gionata, componeva lodi per loro e prorompe­

11 Consueta traduzione in immagini mediche della passione, che in que­


sto momento è considerata una “malattia incurabile” .
Omelia II 91

va in lamenti, rimanendo digiuno fino a sera e maledicendo i


luoghi stessi che avevano accolto il sangue di Saul. Dice infatti:
«Monti di Gelboè, non cada su di voi né rugiada né pioggia;
monti della morte, poiché lì fu portato via lo scudo dei potenti» °.
E quanto i padri fanno spesso - essi infatti distolgono lo
sguardo dalla casa, e guardano con dispiacere la porta attraver­
so la quale mandarono il figlio - questo lo fece anche Davide, e
malediceva i monti che avevano accolto l’uccisione. «O dio
anche il luogo stesso, a causa dei morti caduti lì», dice. «N on
siate dunque più irrigati dalle piogge del cielo; infatti una volta
foste irrigati turpemente dal sangue dei miei cari».
E continuamente ripete i nomi di quelli, così dicendo:
«Saul e Gionata, amati e nel pieno delle forze, non essendo divi­
si nella loro vita, anche nella loro morte non si separarono» p.
Poiché infatti non poteva abbracciare i corpi presenti, si
stringe ai loro nomi, placando con questi il proprio dolore per
quanto era possibile, e mitigando la grandezza della sventura.
Ancora, considerò argomento di consolazione il fatto che
fossero caduti entrambi in un solo giorno, cosa che sembrava
invece a molti un male senza rimedio. Il dire infatti che: non se­
parati nella loro vita, anche nella loro morte non si separarono,
era proprio di chi cercava di fare nient’altro che questo. «Infat­
ti», afferma, «non si può dire che il figlio pianse la perdita del
padre, né che il padre soffrì la perdita del figlio, ma ciò che non
accadde a nessuno, accadde», afferma, «a loro»: insieme, infat­
ti, e in un solo giorno, furono privati della vita, non essendo
colto da morte l’uno o l’altro. Ciascuno dei due, infatti, avreb­
be ritenuto invivibile per se stesso la vita, se separato dall’altro.
92 Omelie su Davide e Saul

20 .
Pa r e n e s i f in a l e e d o s s o l o g ia

Vi siete infiammati? Avete pianto? Il pensiero è turbato e i


vostri occhi hanno desiderio di lacrime? Adesso ciascuno si
ricordi del proprio nemico e di colui che gli ha recato sofferen­
za, mentre l’animo ribolle ancora per il lutto, e lo protegga
mentre è vivo, e lo pianga una volta morto, non in pubblica esi­
bizione ma con mente e animo sinceri; e nel caso in cui sia
necessario soffrire qualcosa per non danneggiare colui che si è
comportato ingiustamente, ciascuno tutto faccia e tutto sop­
porti, attendendo da parte di Dio grandi ricompense.
Ecco, dunque, che costui ottenne anche il regno, e non
macchiò la sua mano, ma con la destra pura, così si cinse della
corona e ascese al trono, avendo come motivo di fama più
splendido della veste di porpora e della corona l’aver rispar­
miato il nemico, l’averlo pianto una volta caduto. Per questo
viene ricordato non solo da vivo ma anche dopo la morte.
Cosicché, se vuoi, o uomo, ottenere quaggiù fama perenne,
e godere lassù dei beni stabili, imita la virtù del giusto, cerca di
eguagliare la sua condotta, mostra con le opere questa capacità
di sopportare i mali, affinché, avendo sostenuto i suoi stessi tra­
vagli, tu ottenga gli stessi beni; i quali accada a tutti noi di otte­
nere,
per la grazia e l’amore
del Signore nostro G esù Cristo,
in unità col quale, al Padre insieme allo Spirito Santo,
sia la gloria e la potenza e l’onore,
ora e sempre e nei secoli dei secoli.
Amen.
OMELIA III

Dello stesso autore. D el fatto che è pericoloso andare agli


spettacoli, perché ciò rende adulteri ed è causa di scoraggiamento
e di guerra; e del fatto che Davide superò ogni forma di pazienza
nei confronti di Saul; e che sopportare un furto con mitezza è
uguale a l fare elemosina 1.

1. Credo che oggi siano presenti molti di coloro che ie


hanno abbandonati e che hanno disertato l’assemblea per an­
dare a vedere gli spettacoli trasgressivi2. E avrei voluto saperlo
con certezza, così da gettarli fuori dalle sacre porte, non perché
vi rimangano per sempre, ma perché rientrino nuovamente una
volta corretti; come del resto anche i padri spesso buttano fuo­
ri di casa i figli che sono incorsi in errore, e li tengono lontani
dalla mensa, non perché siano cacciati per sempre da questi be­

1 Si noti che il tema dell’elemosina non viene trattato dal Crisostomo nel
corso dell’omelia, eccezion fatta per un brevissimo cenno al paragrafo 14, che
certo non giustifica la presenza del motivo nel titoletto. Sugli elementi parate­
stuali e sulle difficoltà nel rintracciarne le origini si veda la nota 1 al testo della
prima omelia.
2 G li Antiocheni, come ricostruisce Pasquato nel suo già citato studio
sull’argomento, amavano molto gli spettacoli teatrali. L e rappresentazioni
erano frequenti, iniziavano al mattino e si concludevano alla sera. Per quel
che riguarda il genere delle opere che venivano m esse in scena, gli spettacoli
più apprezzati e più comuni erano mimi, pantomimi e giochi d ’acqua.
Soltanto raramente venivano rappresentate opere classiche, come una com­
media di Aristofane nel 365. Cf. O . Pasquato, op. cit., p. 60.
94 Omelie su Davide e Saul

ni, ma affinché, divenuti migliori per una tale correzione, ritor­


nino all’eredità paterna con la fama conveniente.
E questo lo fanno anche i pastori: tengono lontani dagli ar­
menti sani quelli pieni di scabbia, affinché, una volta superata
la malattia, possano avvicinarsi di nuovo con sicurezza agli ele­
menti sani, e invece non riempiano, mentre sono malati, tutto il
gregge di quell’infermità.
Per questo appunto anche noi avremmo voluto conoscerli;
ma se anche non possiamo distinguerli con gli occhi, il discor­
so li riconoscerà senza incertezza e, avendo raggiunto la loro
coscienza, li convincerà facilmente ad uscire volontariamente,
insegnando loro che è veramente dentro soltanto chi ha un ani­
mo degno di ciò che si fa qui; così, chi prende parte a questa sa­
cra assemblea con animo corrotto, anche nel caso in cui condu­
ca qui il corpo, viene cacciato fuori e allontanato più di coloro
che sono stati lasciati fuori e che non possono ancora parteci­
pare della sacra mensa.
Quelli infatti sono stati cacciati secondo la legge di Dio e,
mentre rimangono fuori, hanno intanto buone speranze; nel ca­
so in cui infatti vogliano correggere le colpe a causa delle quali
furono cacciati dalla Chiesa, potranno tornare di nuovo con la
coscienza p u ra3. Quelli che invece hanno macchiato se stessi e
che, pur esortati a non venire prima di aver lavato la macchia
prodotta dai peccati, si comportano tuttavia da spudorati, essi
rendono la ferita più grave, e più grande la piaga. Infatti il pec­

3 All’inizio del suo proemio, il Crisostomo prefigura uno schema di esclu­


sione-conversione-reintegrazione, che giustifica la sua volontà di cacciare chi ha
disertato l’assemblea per gli spettacoli: è necessario infatti allontanare chi si
trova nel peccato, affinché, restando fuori, possa convertirsi e reinserirsi quin­
di nel gruppo. In questo passaggio, l’autore mostra in atto il processo che in
quelle righe si proponeva di innescare: coloro che vengono cacciati, mentre
rimangono fuori hanno la possibilità di pentirsi delle loro colpe e dunque di
ritornare, dopo essersi purificati.
Omelia III 95

care non è così grave come la mancanza di vergogna dopo la col­


pa, e la disobbedienza ai sacerdoti che a questo esortano.

2.
C h i freq u en ta i teatri
s i m a c c h ia d i a d u l t e r io

«M a quale errore tanto grave è stato commesso da costo­


ro», si potrà dire, «così da gettarli fuori da queste sacre mura?».
E quale altro peccato cerchi, maggiore di questo? Essi che
si slanciano su questa sacra mensa senza vergogna, come cani
affetti da rabbia, dopo aver reso se stessi perfetti adulteri 4!
E se vuoi apprendere anche il tipo di adulterio, non ti rife­
rirò un discorso mio, ma di Colui che deve giudicare tutta la
nostra vita. Infatti dice: Colui che abbia fissato il suo sguardo su
una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel
suo cuore a.
E se la donna incontrata per caso in piazza e vestita come
capita ha spesso attratto con lo sguardo colui che l’aveva guar­
data con curiosità; coloro che sono andati agli spettacoli non
senza artificio né per caso, ma spinti da un desiderio che porta
al disprezzo persino dell’assemblea, che vi hanno trascorso la
giornata, e che sono rimasti inchiodati agli occhi di quelle don­
ne senza onore, come potranno dire che non hanno guardato
per desiderio?

2Mt 5, 28.
4 Al di là delle implicazioni sulla vita morale dei fedeli - il teatro è, tra
le altre cose, fonte di tentazioni sessuali, ripete l’autore nel nostro testo - il
Crisostom o individua negli spettacoli la pericolosa sopravvivenza di elemen­
ti culturali propri del paganesimo. Egli si adopera dunque per sradicare dalla
società cristiana una prassi culturale storicamente radicata in tutti i livelli
nella cittadinanza. Il suo tentativo non ebbe successo.
96 Omelie su Davide e Saul

3.
Il teatro

Il teatro è un luogo in cui vi sono discorsi dissoluti, canti


di prostitute, voci che procurano piacere, ombretti per gli
occhi, trucchi per la guancia, vesti sistemate in modo ben cura­
to, figure piene di fascino, e molte altre magie preparate per
ingannare e attrarre coloro che guardano; e, ancora, non vi è
nessuna cura dell’anima da parte di coloro che ammirano, e
grande è la rilassatezza e l’esortazione del luogo alla dissolutez­
za, sia degli spettacoli stessi, sia delle cose che ascolti a chiusu­
ra dello spettacolo5: la musica degli zufoli, dei flauti e degli altri
strumenti del genere, che ammalia e che infiacchisce la forza
della mente, che predispone le anime degli spettatori alle insi­
die delle prostitute e che rende facili prede.
Se infatti qui, dove ci sono salmi e preghiere, dove si ascol­
tano discorsi divini, dove si prova paura di Dio e c’è grande
devozione, spesso il desiderio si è introdotto di nascosto, come
un brigante malvagio; in che modo coloro che siedono in tea­
tro e che non vedono né ascoltano nulla di sano, ma che sono
pieni di volgarità, di fiacchezza, e che sono assediati da ogni
parte, attraverso gli occhi e attraverso le orecchie, in che modo
dunque costoro potrebbero avere la meglio su questo malvagio
desiderio?
E non essendo capaci di ciò, come potranno mai allontana­
re da sé le accuse di adulterio? E coloro che non hanno allon­
tanato le accuse di adulterio, come potranno, senza essersi pen­
titi, varcare queste sante porte e partecipare a questa bella
assemblea?

5 Sulla struttura e sui caratteri degli spettacoli secondo la testimonianza


del Crisostomo, rinvio, ancora una volta, alla monografia di O . Pasquato, op.
cit., pp. 97ss.
Omelia III 97

4.
G l i s p e t t a c o l i i n s o z z a n o l ’a n i m a

Per questo vi esorto e vi prego perché ascoltiate i discorsi


divini solo dopo aver purificato voi stessi, con la confessione,
con il pentimento e in ogni altro modo, dalla colpa che viene da
quello spettacolo. Infatti, non avete commesso una colpa da
nulla: e questo si potrà vedere chiaramente anche dagli esempi.
Se infatti un servo avesse riposto nella cassa dove vengono
conservate le vesti del padrone, sontuose e ricamate d ’oro, la
veste da servo, piena di sporcizia e di molti insetti, avresti sop­
portato serenamente l’offesa? Dimmi! E che? Se uno riversas­
se letame e fango in un vaso d’oro, abituato a contenere sempre
unguenti, non daresti percosse a chi ha commesso questa col­
pa?
E dunque, per casse, per vesti e mantelli, e per unguenti
avremo una cura tanto grande, mentre considereremo la nostra
anima la cosa più vile fra tutte? E laddove è stato riversato l’un­
guento dello Spirito, getteremo spettacoli diabolici e racconti
satanici e canzoni piene di impudicizia? E come, dimmi, Dio
sopporterà tutto questo? Eppure, la distanza fra unguento e
fango, e fra vesti da padrone e vesti da servo, non è così gran­
de quanto quella fra la Grazia dello Spirito e questa forza mal­
vagia.
Non temi di guardare con gli stessi occhi il divano posto
sull’orchestra, dove si compiono gli impuri spettacoli dell’adul­
terio, e questa mensa sacra, dove si compiono i tremendi miste­
ri? Di ascoltare con le stesse orecchie una prostituta che parla
un turpe linguaggio, e il profeta e l’apostolo che ti istruiscono
sui misteri divini? Di accogliere con lo stesso cuore veleni fune­
sti e il sacrificio tremendo e santo?
98 Omelie su Davide e Saul

5.
C o n s e g u e n z e d e l f r e q u e n t a r e i t e a t r i:
IL DISPREZZO PER LA M O G L IE ...

Non vengono da qui gli sconvolgimenti della vita, e la rovi­


na dei matrimoni, e le guerre e le battaglie nelle case?
Quando infatti torni a casa fiaccato da quella visione e or­
mai più frivolo, più lascivo e nemico di ogni moderazione, e là
trovi tua moglie, la guarderai senza dubbio con molto dispiace­
re, quale che ella sia. Incendiato dal desiderio che viene negli
spettacoli, e preso da quella visione estranea che ti ha ammalia­
to, disprezzi la sposa saggia e moderata, la offendi, ricopri di
molti insulti lei, la compagna della tua vita, non avendo tutta­
via nulla da rimproverarle; e tuttavia, vergognandoti di rivelare
la passione e di mostrare la ferita che hai riportato dagli spetta­
coli, intrecci altri pretesti e cerchi irragionevoli motivi di ostili­
tà, disprezzando le cose di casa, e vagheggiando invece quel de­
siderio empio e impuro, dal quale hai ricevuto la ferita; e aven­
do ancora vivo nell’anima l’eco della voce, e la figura, lo sguar­
do, i movimenti e tutte le immagini dell’impudicizia, non guar­
di con piacere nulla di ciò che è in casa.

6.
.. . e p e r l a C h i e s a

E perché parlo della moglie e della casa?


E, infatti, la chiesa stessa guarderai senza alcun piacere, e
ascolterai con malanimo le parole relative alla moderazione e al­
la dignità. Infatti, quanto viene detto non sarà più per te insegna­
mento, ma accusa e, trascinato a poco a poco alla disperazione,
alla fine ti staccherai da questo insegnamento di comune utilità.
Per questo esorto tutti voi a fuggire i cattivi passatempi nei
teatri, e a strappare inoltre da lì coloro che dedicano il loro tem­
Omelia III 99

po a queste cose. Infatti non è passatempo, ma rovina, vendetta


e punizione tutto ciò che accade lì. Quale infatti l’utilità di que­
sto piacere occasionale, qualora da lì sia generato dolore inces­
sante e, punto di giorno e di notte dal desiderio, tu sia sgradevo­
le a tutti e sempre di malumore?
Chiedi a te stesso chi diventi quando ti allontani dall’as­
semblea, e chi invece quando ti allontani dagli spettacoli, e
metti a confronto questi giorni e quelli, e non avrai bisogno dei
nostri discorsi. Basterà infatti il confronto fra l’uno e l’altro
giorno a mostrare la grandezza dell’utilità di questo luogo, e del
danno di quello.

7.
N e c e s s i t à d i m o d e r a z io n e n e l r im p r o v e r o

Queste cose le ho appena dette per amore vostro, e giam­


mai smetterò di dirle. E, infatti, coloro che soffrono mali del
genere li consoleremo, quelli che invece sono sani li renderemo
più saldi. Agli uni e agli altri, dunque, sarà utile il discorso su
questi argomenti: ai primi, affinché se ne allontanino; agli altri,
affinché non vi cadano. Ma poiché è necessario che anche colo­
ro che rimproverano lo facciano comunque con misura, ferme­
remo a questo punto la nostra esortazione e vi renderemo gli
elementi che mancano dell’argomento precedente, ritornando
ancora una volta a Davide.

8.
I l sa c e r d o t e v u o l e d is e g n a r e
l ’i m m a g i n e d i D a v id e

Infatti anche i pittori, quando vogliono realizzare un’imma­


gine rassomigliante, fanno sedere accanto a sé coloro che stan­
100 Omelie su Davide e Saul

no per essere ritratti uno, due, tre giorni, affinché, con la conti­
nuità della visione, conservino perfetta la precisione della forma.
Poiché dunque anche noi dobbiamo adesso disegnare non
un’immagine di figura corporea, ma la bellezza dell’anima e
l’armonia spirituale, anche oggi vogliamo che Davide sieda
presso di voi, affinché, guardando tutti verso di lui, prendiate a
misura, ciascuno per la propria anima, la bellezza del giusto, la
mitezza e la mansuetudine, la magnanimità e ogni altra virtù.

9.
M a g g io r e u t il it à d e l l e im m a g in i s p ir it u a l i

R IS P E T T O A Q U E L L E C O R P O R E E

Se infatti le immagini del corpo portano un qualche con­


forto a coloro che guardano, ciò vale molto di più per le imma­
gini dell’anima. E le prime non è possibile guardarle dappertut­
to, ma è necessario stare sempre in un unico luogo; per l’altra,
invece, dovunque tu voglia condurla, nessuno è l’ostacolo. In­
fatti, avendola posta nei recessi dell’animo, dovunque tu sia,
potrai guardarla continuamente, e ricavarne molto beneficio.
E come coloro che sono malati agli occhi vi applicano spu­
gne e stracci di mantelli scuri e li guardano di continuo, rica­
vando da quel colore un qualche conforto al male, così anche
tu, qualora tenga l’immagine di Davide davanti ai tuoi occhi e
la guardi attentamente, di continuo, anche nel caso in cui la
passione ti importuni infinite volte e confonda l’occhio della
mente, guardando a quel segno di virtù, riceverai intera la salu­
te, e pura la virtù6.

6 Sulla funzione e sull’importanza della “pittura” per il Crisostom o cf.


Introduzione , par. 8.
Omelia III 101

10.
N e s s u n n e m ic o è p e g g io r e d i S a u l

E nessuno mi dica: «H o un nemico empio, malvagio, cor­


rotto, incorreggibile». Quale che tu lo definisca, non è peggio­
re di Saul, che, salvato da Davide una, due e molte volte, tramò
infinite volte contro di lui, e che, ricevendo benefici in cambio
dei mali, continuava a mantenere la sua cattiveria.
Che cosa hai da dire? Che il tuo nemico si è preso una par­
te della terra, che ti ha fatto ingiustizia nei campi, ha oltrepas­
sato i confini della casa, ti ha rubato lo schiavo, ti ha offeso e ti
ha frodato, che ti ha ridotto in miseria? Ma non ti ha ancora tol­
to la vita, come cercava di fare Saul. E se anche ha cercato di
toglierti la vita, almeno ha osato far questo una volta sola, for­
se, e non due, tre e molte volte, come Saul; e se poi anche una,
due, tre e molte volte, almeno non dopo avere ricevuto così
grandi benefici, non dopo essere caduto nelle tue mani una e
due volte, e dopo essere stato salvato; e se fosse anche tutto
questo, è in vantaggio ancora Davide.

11.
N essu n ben efa tto r e
È PIÙ VIRTUOSO DI DAVIDE

Infatti, non è la stessa cosa praticare tali virtù sotto l’Anti­


ca Legge, e offrire doni tanto grandi adesso, nel tempo della
G razia7. Davide, infatti, non aveva ascoltato la parabola dei die­

7 L’argomentazione che il Crisostomo svolge in questo periodo è scandi­


ta in una serie di avversative in sequenza a climax ascendente, strutturata, da
un punto di vista retorico, in modo che il secondo membro di ciascun passag­
gio costituisca il prim o membro del successivo. Sulla retorica del Crisostomo
102 Omelie su Davide e Saul

cimila talenti e dei cento denari; non aveva ascoltato la preghie­


ra che dice: Perdonate agli uomini i loro debiti, come il Padre vo­
stro che è nei cielih·, non aveva visto Cristo crocifisso, non il san­
gue prezioso versato, né aveva ascoltato gli infiniti discorsi sul­
la retta condotta; non aveva tratto beneficio da un sacrificio tan­
to grande, né aveva partecipato del sangue del Signore ma, cre­
sciuto in leggi non compiute e che non richiedevano nulla di si­
mile, anticipò nel modo più pieno il retto comportamento nel­
la Grazia.
E tu, spesso, serbi rancore, adirato per le cose presenti;
costui, invece, per giunta spaventato per il futuro, non rinunciò
alla cura nei confronti di Saul, ma faceva ogni cosa, alimentan­
do il proprio nemico, benché sapesse che la città sarebbe stata
inabitabile per lui, e invivibile la vita una volta salvato Saul. Chi
potrebbe menzionare una pazienza più grande di questa?

Ì2 .
È P O S S IB IL E R IC O N C IL IA R S I
C O N Q U A L U N Q U E N E M IC O

Affinché, inoltre, tu apprenda anche dalle cose che accado­


no adesso, che è possibile, nel caso in cui lo vogliamo, riconci­
liare con noi ogni uomo che abbia disposizione ostile: che cosa
c’è di più feroce di un leone? E tuttavia gli uomini lo addome­
sticano, e l’arte forza la natura, e la più selvaggia e la più rega­
le fra tutte le fiere diventa più mite di ogni armento, e avanza
per la piazza senza spaventare nessuno. Quale difesa avremo
dunque, quale perdono, se, addomesticando le fiere, diciamo

b M c 11,25.

cf. T.E. Ameringer, The Stylistic Influence o f thè Second Sophistic on thè
Panegyrical Sermons ofSt. John Chrysostom, Washington 1921.
Omelia III 103

poi che non siamo capaci di ammansire gli uomini, né di ren­


derli ben disposti nei nostri confronti8?
Eppure, per la fiera è contro natura la mansuetudine; per
l’uomo invece è contro natura la selvatichezza. Qualora dunque
noi superiamo la natura, quale difesa avremo, se diciamo che
non è possibile correggere una scelta? E se ancora ribatti, dirò
questo: nel caso in cui il nemico è malato in maniera incurabi­
le, quanto maggiore sarà la fatica, tanto maggiore sarà anche la
ricompensa per te che gli stai vicino e che curi un malato incu­
rabile.

13.
R is p a r m ia r e i l n e m ic o
R E C A G R A N D I B E N E F IC I

Ad un’unica cosa dunque guardiamo: non a che non sof­


friamo alcun male da parte dei nostri nemici, ma a che nessun
male noi facciamo loro; e nulla di terribile subiremo, anche nel
caso in cui subiamo innumerevoli mali; come appunto neppu­
re Davide subì nulla di terribile, pur essendo stato cacciato,
mandato in esilio, fatto oggetto di complotti che attentavano
persino alla vita stessa. Ma era più splendente di quello e più
santo e più caro a tutti, non solo agli uomini ma anche a Dio
stesso.
In cosa infatti fu danneggiato in quell’occasione quel san­
to, avendo sofferto mali tanto grandi da parte di Saul? Non è
forse cantato fino al giorno d ’oggi, luminoso sulla terra e lumi­

8 II Crisostomo, che pure ha scelto come referente esemplare per i suoi


fedeli Davide, si preoccupa di fornire loro anche altri riferimenti, "più vicini”
alla loro vita quotidiana. In questo caso, egli ricorda come gli uomini siano
capaci di addomesticare i leoni, gli animali più feroci. Non saranno dunque
in grado di rendere più miti altri uomini?
104 Omelie su Davide e Saul

noso nel cielo? Non lo attendono forse i beni indicibili e il re­


gno dei cieli? E che cosa invece guadagnò quel crudele e di­
sgraziato, avendo macchinato queste cose? Non perse forse il
regno, non ebbe morte miserevole insieme al figlio, non è accu­
sato da tutti, e, cosa più dolorosa, non attende adesso le pene
eterne9?

14.
B is o g n a c o n s id e r a r e e l e m o s in a il f u r t o

E poi, che cosa è mai questa colpa di cui accusi il nemico


e per cui non vuoi riconciliarti10? Ti ha sottratto denaro? Ma
nel caso in cui tu consideri con nobiltà il furto, riceverai una
ricompensa tanto grande, quanto se avessi posto quei denari
nelle mani dei poveri. E, infatti, colui che ha dato ai poveri e
colui che non complotta contro chi lo ha frodato e che non lo
maledice, si comportano l’uno e l’altro in questo modo per Dio.
Qualora dunque la ragione delTesborso sia una, è evidente che
anche la corona è una.

9 L’autore si compiace spesso di sottolineare il “guadagno” di un com­


portamento retto, la preferibilità, già per ragioni “economiche” , della virtù.
Risparmiare il nemico, dice in questo passaggio, conviene! Acquista beni
indicibili e il regno dei cieli.
10 Nella sequenza che segue, il Crisostom o suggerisce ai fedeli in forma
molto concreta come affrontare l’esperienza del male: non bisogna vendicar­
si del nemico che ci ha frodati, ma considerare piuttosto elemosina il furto;
non bisogna vendicarsi del nemico che ha tentato di ucciderci, ma considera­
re piuttosto il fatto occasione per ricevere la corona del martirio; non bisogna
vendicarsi del nemico che parla male di noi: se dice il falso, non merita la
nostra considerazione; se dice il vero, è per noi occasione di pentimento e di
conversione.
Omelia III 105

15.
C h i r is p a r m i a i l n e m i c o c h e h a t e n t a t o
DI UCCIDERLO OTTIENE LA CORONA DEL MARTIRIO

Ma ha macchinato contro la vita e ha tentato di uccidere.


Il fatto viene calcolato come testimonianza per te, nel caso in
cui tu annoveri fra i benefattori colui che ha tramato e che ha
condotto a tal punto la sua inimicizia, pregando sempre per lui,
e implorando Dio di essergli propizio.
E non guardiamo questo soltanto, il fatto che Dio impedì
che Davide fosse ucciso, ma considera quest’altra cosa, che D a­
vide cinse una triplice, quadruplice corona di martirio, a moti­
vo dell’insidia di Saul.
Infatti, chi salva per Dio il nemico che ha scagliato la lan­
cia contro la propria testa una, due e molte volte, e chi, poten­
dolo uccidere, ancora lo risparmia, pur sapendo che dopo una
tale clemenza quell’altro di nuovo avrebbe ricominciato, è evi­
dente che è stato ucciso molte volte almeno nell’intenzione; e,
ucciso molte volte per Dio, ha molte corone di martirio; e,
come diceva Paolo, « Ogni giorno muoio » c per il Signore, così
anche Davide subiva questo per Dio. Potendo infatti uccidere
chi tramava contro di lui, per Dio non lo fece; ma preferì cor­
rere pericoli ogni giorno, piuttosto che sottrarsi a tante morti,
compiendo un giusto omicidio.
Se dunque non bisogna vendicarsi e non bisogna odiare
colui che ha tramato persino contro la stessa vita, molto di più
non lo si deve fare nei confronti di chi commetta qualunque
altra colpa.

c Cf. 1 Cor 15, 29-31 (specificamente, 31).


106 Omelie su Davide e Saul

16 .
C o m e c o m p o r ta r si n e i c o n f r o n t i
DI COLORO c h e d i c o n o m a l e d i n o i

A molti sembra che il sentir parlare male di sé e l’essere


danneggiato dai nemici nella reputazione sia cosa più intollera­
bile di tutte le morti: suvvia dunque, valutiamo anche questo!
Uno ha parlato male di te e ti ha chiamato adultero e im­
pudico? Se queste cose le ha dette con verità, correggiti; se con
menzogna, ridi; se nella tua coscienza riconosci a te stesso le co­
se dette, moderati; se non le riconosci, disprezza u ; e anzi, non
ridere e non disprezzare soltanto, ma gioisci ed esulta secondo
la parola del Signore, che ti esorta a fare così: Quando infatti vi
insulteranno , dice, e diranno ogni sorta di male contro di voi
mentendo, rallegratevi e gioite, perché grande è la vostra ricom­
pensa nei cieli. E ancora: Rallegratevi ed esultate, quando respin­
geranno il vostro nome come malvagio mentendo d. Che se poi
eventualmente avesse parlato dicendo il vero, e tu però soppor­
ti con benignità le parole, non rispondi all’offesa e non insulti,
ma piangi amaramente e condanni i tuoi peccati, ricaverai una
ricompensa non minore della precedente; e questo proverò a
mostrarvelo a partire dalle Scritture, affinché apprendiate che
quanto non conseguono gli amici con la lode e l’indulgenza,

d M t 5, 11-12; cf. L e 6, 22-23.

11 Per un’argomentazione analoga cf. G regorio di Nazianzo, Or. 22, 9:


« E le lingue intorno a me abbondano, come la schiuma intorno a uno scoglio
o i venti intorno a un pino o a qualche albero fronzuto e alto, ed io, allora,
ragiono con me stesso, dicendomi, per esempio: “Se l ’accusatore è un falso,
allora le sue ingiurie non attaccano me più di quanto ciò che è detto attacca
lui, qualora offenda me personalmente. Se, invece, l’accusatore è veritiero,
attribuirò la colpa a me stesso più che a colui che parla: e, infatti, sono io a
dare a lui la possibilità di parlare e non è certo da chi parla che mi proviene
un siffatto m odo di essere”».
Omelia III 107

tanto conseguono i nemici parlando male, anche nel caso in cui


dicano il vero, a patto che noi siamo disposti ad utilizzare le ac­
cuse per come si deve.

17.
U t il it à d e l n e m ic o

Infatti gli amici spesso adulano, anche in vista di un bene­


ficio; i nemici invece rendono pubbliche le nostre mancanze.
Del resto, noi a causa del nostro amor proprio non vedia­
mo i nostri peccati; i nemici, invece, che spesso ci guardano con
più attenzione di noi a motivo dell’inimicizia, ci rimproverano,
costringendoci a correggerci, di modo che l’ostilità diventa per
noi ragione del più grande guadagno: non solo perché, richia­
mati nella memoria da quelli, scorgiamo le nostre colpe, ma an­
che perché le deponiamo. Nel caso in cui infatti il nemico ti rin­
facci il peccato che tu in coscienza riconosci a te stesso, e tu,
avendo udito, non lo offendi, ma piangi amaramente e invochi
il Signore, subito avrai deposto ogni colpa.
Forse qualcosa potrebbe essere più bello di questo? Che
cosa c’è di più semplice per la liberazione dai peccati? Ma af­
finché tu non creda che noi vogliamo semplicemente sedurti
con le parole, ti porterò la testimonianza offerta dalle Sacre
Scritture a proposito di questi argomenti, perché poi tu non ri­
manga in dubbio.
108 Omelie su Davide e Saul

18.
Il F a r is e o e d il P u b b l ic a n o

C ’erano un Fariseo e un Pubblicano 12; l’uno era giunto al


culmine della cattiveria, l’altro aveva cura della somma giusti­
zia: e, infatti, aveva rinunciato ai suoi averi, trascorreva il tem­
po digiunando ed era puro da avidità; quello invece spendeva
tutto il tempo in rapine e violenze.
Andarono entrambi al tempio a pregare, e l’uno, stando in
piedi, diceva: «Ti ringrazio, Signore, perché non sono come gli al­
tri uomini, ladri, avari, né come questo pubblicano» e. Il pubblica­
no, a sua volta, stando indietro, non rispose alle offese, né repli­
cò agli insulti, non disse le parole che avrebbero detto molti: «Tu
osi rinfacciarmi la mia vita, riprendere le cose che io ho fatto? Ma
non sono io migliore di te? Io adesso dirò le tue colpe e farò in
modo che tu mai più possa varcare queste porte sante!».
Non disse nessuna di queste parole fredde che ogni giorno
diciamo oltraggiandoci l’un l’altro; ma, piangendo amaramente
e battendosi il petto, disse soltanto: « Abbi pietà di me peccato­
re» f, e se ne andò giustificato.

19.
A d im o s t r a z io n e d e l l ’ u t il it à d e l n e m ic o

Hai visto la rapidità? H a accettato l’offesa e ha lavato l’of­


fesa; riconobbe i peccati, e depose i peccati; l’accusa della colpa
divenne superamento della colpa, e il nemico involontariamen­
te diventava benefattore.

e Lc 18, 11. f L c l 8 , 13.

12 L a parabola del Fariseo e del Pubblicano è narrata nel Vangelo di


Luca, al capitolo 18.
Omelia III 109

Quanto infatti era necessario che il pubblicano soffrisse di­


giunando, dormendo per terra, vegliando, dando i suoi averi a
coloro che avevano bisogno, sedendo nella cenere e nella tela
per molto tempo, per potere deporre quei peccati? E adesso,
non avendo fatto nessuna di queste cose, con una semplice fra­
se depose tutta la colpa; e le offese e gli insulti di chi credeva di
offenderlo gli ottennero la corona della giustizia, senza fatiche,
senza sofferenze e senza troppo tempo.
Vedi? Anche nel caso in cui qualcuno dica di noi cose ve­
re, che noi riconosciamo in coscienza a noi stessi, se noi però
non offendiamo chi le dice ma piangiamo amaramente e invo­
chiamo Dio per le nostre colpe, allora potremo deporre tutti i
nostri peccati. Così dunque anche costui fu giustificato; poiché
infatti non ricambiò l’offesa ma pianse a causa dei propri pec­
cati, se ne andò giustificato, più costui di quell’altro13.
Vedi quanto guadagno arreca l’offesa dei nemici, nel caso
in cui la sopportiamo con saggezza? Qualora dunque ci giovi­
no, sia mentendo sia dicendo il vero, perché soffriamo, perché
ci sentiamo morsi?

13 Sull’utilità che si può trarre dai nemici aveva scritto già Plutarco, nel
suo De capienda ex inimicis utilitate. In questo trattato, vengono addotti, a di­
mostrazione dell’utilità dei nemici, argomenti affatto simili a quelli qui utiliz­
zati dal Crisostomo. A 87 D, per esempio, Plutarco sottolinea come il nemi­
co, controllando costantemente il nostro operato, ci imponga di vivere con at­
tenzione, di parlare e di agire in modo non sconsiderato. Ancora nello stesso
senso, a 88 B, l’autore ricorda una sentenza di Diogene: «C om e potrò difen­
dermi dai nemici? Comportandomi io stesso in modo corretto!». Quindi, p o­
co più oltre, a 88 C: «S e vuoi vendicarti del nemico che ti odia, non offender­
lo, chiamandolo omosessuale, effeminato, dissoluto, buffone, rozzo. M a sii
uomo tu stesso, m ostra autocontrollo, parla con verità, e comportarti con
bontà e con giustizia nei riguardi di coloro che incontri». Cf. Plutarque. Oeu-
vres Morales, I, 2. Texte établi et traduit par R. Klaerr, A. Philipppon, J. Siri-
nelli, Paris 1989, pp. 188-211.
110 Omelie su Davide e Saul

20 .
Q u o d n e m o l a e d i t u r n i s i a s e IPSO

Nel caso in cui tu non danneggi te stesso, o uomo, né un


amico né un nemico né il diavolo stesso potrà danneggiarti.
Se infatti coloro che ci offendono, coloro che ci ammoni­
scono pubblicamente, coloro che macchinano contro la nostra
stessa vita ci giovano, e gli uni ci incoronano della corona del
martirio, come abbiamo mostrato, e gli altri riducono i nostri
peccati e ci rendono giusti, come accadde per il pubblicano,
perché ci infuriamo contro di loro? Non diciamo dunque: «Il
Tale mi ha irritato terribilmente, e il Tale mi ha spinto a dire
parole turpi»; noi siamo responsabili in ogni modo di tutto
questo. Infatti, nel caso in cui vogliamo essere virtuosi, neppu­
re un demonio potrà spingerci all’ira 14; e questo è evidente da
molte altre cose, e anche da questa storia di Davide di cui stia­
mo trattando, che anche oggi vale la pena riprendere in pubbli­
co, dopo aver richiamato, per amor vostro, il punto in cui ieri
abbiamo interrotto il discorso.

21 .
R i t o r n o a l l e v i c e n d e d i D a v id e

Dove dunque lo abbiamo interrotto? Al punto della difesa


di Davide. Dunque oggi è necessario dire le parole di Saul, e
vedere che cosa costui abbia risposto alla difesa dell’altro.

14 L’idea che ciascuno è responsabile di sé, nel bene e nel male, è moti­
vo frequente nel Crisostom o, il quale, a questo riguardo, scrisse anche un
Quod nemo laeditur nisi a se ipso. Cf. A.-M. Malingrey, Jean Chrisostome.
Lettre d’exil, SChr 103, Paris 1064.
Omelia III 111

Non solo dalle parole che Davide pronunciò, ma anche da


quelle che Saul disse in risposta, conosceremo la virtù di Davi­
de: infatti, nel caso in cui quest’ultimo appaia dire qualcosa di
mite e di mansueto, attribuiremo la responsabilità di ciò a colui
che ha cambiato l’uomo, che lo ha educato e ha dato un ordine
alla sua anima.

22.
L a t r a sf o r m a z io n e d i S a u l

Che cosa dunque dice Saul? Avendo udito Davide dire:


«Ecco, il lembo del tuo mantello nella mia mano» e e tutte le
altre cose che dopo queste disse in sua difesa, Saul risponde: «E
questa la tua voce, figlio Davide?» h. Oh che trasformazione
totale! Colui che infatti una volta non aveva neppure accettato
di chiamarlo con il semplice nome, ma che odiava il fatto stes­
so di nominarlo, lo riconobbe parente, chiamandolo figlio!
Che cosa potrebbe essere dunque più beato di Davide, che
rese l’assassino padre e il lupo armento, che spense la fornace
dell’ira con fresca rugiada, che mutò le onde in bonaccia, e spen­
se intera rinfiammazione dell’ira? Infatti, le parole di Davide,
giunte alla mente di quest’uomo imbestialito, produssero intera
la trasformazione, che è possibile vedere da queste parole.

23.
L a v o c e d i D a v id e d i s s o l v e l ’ir a d i S a u l

Non disse: «I tuoi discorsi, figlio D avide?», ma cosa? «È


questa la tua voce, figlio Davide?», e si infervorava al suono stes-

s 1 Sam 24, 12. h l Sam 24, 17.


112 Omelie su Davide e Saul

so delle parole. E come un padre, il quale, avendo udito dopo


lungo tempo la voce del figlio che ritorna da un qualche luogo,
si desta non solo alla vista del figlio, ma anche alla voce stessa;
così anche Saul, dopo che le parole di Davide, sopraggiunte,
cacciarono via l’ostilità, riconobbe il santo e, deposta una pas­
sione, una passione accolse. Cacciata infatti l’ira, accolse l’affli­
zione 15 e l’affetto.

24.
L ’ ir a m o d i f i c a l e n o s t r e p e r c e z i o n i

E, come di notte spesso non riconosciamo un amico se


pure è accanto, mentre, di giorno, lo riconosciamo anche guar­
dandolo da lontano, così suole accadere anche rispetto all’ini­
micizia. Fino a che infatti siamo maldisposti gli uni verso gli
altri, ascoltiamo la voce diversamente, e guardiamo gli occhi
con giudizio corrotto; dopo che invece abbiamo deposto l’ira,
la voce che prima era ostile e nemica ci appare piacevole e dol­
cissima, e lo sguardo ostile e sgradevole ci appare desiderabile
e gradito.
Questo accade anche durante una tempesta: la presenza
delle nuvole non lascia vedere la bellezza del cielo e, anche nel

15 L’afflizione, athymìa, è definita in più occasioni dal Crisostom o come


una passione - e in alcuni casi è specificamente contrapposta al thymòs, inte­
so come impulso alla vendetta - della quale tuttavia egli sottolinea, accanto
agli effetti deleteri, anche l’utilità. Cf., per quel che riguarda la considerazio­
ne delVathymìa come pàthos, e.g., D e Anna, P G 54, 644, 34-36, o ancora, De
Anna, P G 54 , 654, 23-27. Per il rapporto fra thumòs ed athymìa nel
Crisostomo cf. A d populum Antiochenum, P G 49, 214, 19-23. Si veda, allo
stesso proposito, L. Brottier, Un je u de mots intraduisible: le combat entre thu-
mos et athumia dans des homélies de ]ean Chrysostome, «Revue de philologie,
de littérature et d ’histoire anciennes» 72/2 (1998 [2000]), pp. 189-204.
Sull’utilità dell 'athymìa cf. In Joannem, P G 59, 419, 52-58.
Omelia III 113

caso in cui abbiamo l’occhio dalla vista infinitamente acuta,


non riusciamo a cogliere lo splendore di lassù. D opo che inve­
ce il calore del raggio, avendo consumato e squarciato la nube,
mostra il sole, mostra anche la rinnovata bellezza del cielo.
Così accade anche a noi, quando siamo adirati: rinimici-
zia, stando come nube fitta davanti agli occhi e davanti alle
orecchie, fa in modo che appaiano diversi e le voci e i volti; do­
po che invece uno, moderandosi, abbia deposto l’ira e abbia
squarciato la nube del dolore, allora guarderà e ascolterà ogni
cosa con pensiero incorrotto. Così accadde dunque anche a
S a u l16.

25.
P otenza d ella vo ce

D opo che infatti fu squarciata la nube dell’inimicizia, Saul


riconobbe la voce di Davide e disse: « E questa la tua voce, figlio
Davide?». Quale questa ? Quella che aveva abbattuto Golia, che
aveva sottratto la città a tutti i pericoli, che aveva ricondotto
tutti nuovamente alla sicurezza e alla libertà mentre rischiava­
no la schiavitù e la morte, quella che aveva continuato a placa­
re la sua follia, e che gli aveva reso molti e grandi beni.

16 L’ira, insomma, vizia le nostre capacità di giudizio, di modo che, a


causa della passione, uno stesso comportamento viene interpretato in modo
diverso. Anche il Nazianzeno lamenta che gli uomini si servano nei loro giu­
dizi di «una bilancia non equa, quella della litigiosità e dell’ira» ( Or: 22, 5), e
rappresenta le alterazioni prodotte dalla passione come vertigini prodotte da
cattiva salute: « E come la stessa terra rimane immobile per coloro che sono
in buona salute e stanno bene, invece si muove per coloro che soffrono di ver­
tigini e girano su se stessi, poiché la cattiva condizione di chi guarda si trasfe­
risce all’oggetto che si vede, (...) così anche noi facilmente ci inganniamo a
causa dell’inimicizia e non la pensiamo allo stesso m odo riguardo alle stesse
persone, a seconda che ad esse siamo amici» {Or. 22, 6).
114 Omelie su Davide e Saul

Questa voce abbatté quel barbaro: prima della pietra,


infatti, lo vinse la potenza della preghiera. Davide non scagliò
semplicemente la pietra, ma prima disse: «Tu vieni contro di me
nel nome dei tuoi Dei, io invece vengo contro di te nel nome del
Dio degli eserciti, che hai offeso oggi» >; quindi scagliò la pietra.
E questa voce guidò la pietra, questa gettò l’angoscia nel bar­
baro, questa distrusse la temerarietà del nemico.
E perché ti stupisci, se la voce del giusto placa l’ira e puri­
fica i nemici, visto che caccia anche i demoni?
Come per gli apostoli: al semplice suono della loro voce,
tutte le potenze avverse fuggivano. Ancora, la voce dei Santi
arrestò spesso gli elementi della natura, modificando il loro
corso. Disse Giosuè, figlio di Nun: «Si fermino il sole e la
luna!», e si fermarono i; e M osè fermò il mare, e creò il passag­
gio k; alla stessa maniera i tre giovani spensero la forza del fuoco
con quei canti e con la voce1. E così anche Saul, infervoratosi al
suono della voce, diceva: «E questa la tua voce, figlio Davide?».

26 .
D a v id e r i s p o n d e r e n d e n d o o n o r e a S a u l

E che cosa rispose, dunque, Davide? «Il tuo servo, Signore


mio re» m.
N asce dunque una contesa e una competizione per chi
onorerà di più il vicino. Saul rese Davide suo parente, e
Davide chiamò Saul “signore” , e disse: «Soltanto una cosa io
cerco, la tua salvezza, e il progresso della tua virtù. Mi hai
chiamato figlio, ma io ti ho caro e ti amo già se mi consideri
come servo, solo che tu deponga l’ira, solo che tu non sospet-

‘ 1 Sam 17, 45. i Cf. G s 10, 12. k Cf. E s l 4 , 2 1 . 'C f. D n 3 .


m 1 Sam 26, 17.
Omelia III 115

ti nulla di malvagio a mio riguardo, e non mi consideri perfi­


do e nemico».
Davide, infatti, compiva quella legge apostolica che ordina
di precedersi gli uni gli altri nel rendersi onore superando se stes­
si n; non come molti, che sono peggio delle greggi, che neppu­
re riescono a rivolgersi per primi al vicino, e ritengono di esse­
re offesi e sminuiti dando a qualcuno un semplice saluto.

27.
B is o g n a p r e c e d e r s i g l i u n i g l i a ltr i
N EL RENDERE ONORE

E che cosa potrebbe essere più ridicolo di questa stoltez­


za? Che cosa è più turpe di quest’orgoglio e di questa insensa­
tezza? Allora, infatti, allora risulti diminuito, o uomo, allora
vieni offeso, allora sei privato di onore: quando attendi che il
vicino si rivolga a te per primo!
Che cosa infatti è peggiore della stoltezza? Che cosa è più
ridicolo dell’orgoglio e della vanagloria? Nel caso in cui tu
rivolga all’altro la parola per primo, Dio ti loderà - cosa più
importante fra tutte! - e gli uomini ti accoglieranno favorevol­
mente, cosicché riceverai tutta intera la ricompensa per quel
saluto; nel caso in cui invece attendi di essere prima onorato
per poi così onorare, non hai fatto nulla di grande. Infatti, chi
ti ha onorato per primo, costui riceverà anche tutta la ricom­
pensa della cura che tu gli dovrai.
Non attendiamo, dunque, di essere onorati per primi dagli
altri; ma affrettiamoci ad onorare noi il vicino, e salutiamo sem­
pre per primi, e non pensiamo che sia povera e misera cosa riu­
scire a diventare affabile e dolce. Questa cosa, infatti, trascura­

c i . Rm 12, 9-13; FU 2, 1-4.


116 Omelie su Davide e Saul

ta, ha distrutto molte amicizie, ha prodotto molte inimicizie;


così come, compiuta con cura, ha dissolto guerre lunghe e ha
stretto le amicizie esistenti.
Non trascurare, dunque, o caro, la sollecitudine per queste
cose; ma, se è possibile, prendiamoci cura sempre per primi di
coloro che ci si fanno incontro, quali che essi siano, nei saluti e
in tutto il resto. E nel caso in cui l’altro ti preceda, mostra a tua
volta un onore maggiore. E, infatti, anche questo ha raccoman­
dato Paolo, avendo così detto: «Stimatevi gli uni gli altri supe­
riori di voi stessi» °. Così fece Davide, e per primo rese onore e,
una volta onorato, a sua volta onorò maggiormente, avendo
detto: «Tuo servo, o signore mio re».

28 .
D a v id e r e s e S a u l m i g l i o r e

E guarda che grande frutto produsse! D opo che infatti


Davide ebbe parlato, Saul non riuscì a udire la sua voce senza
lacrime; ma gridò amaramente, mostrando attraverso le lacrime
la salute dell’anima e la virtù che Davide gli aveva posto dentro.
Che cosa dunque potrebbe esserci di più beato del profe­
ta, il quale in un breve frangente di tempo dette tale compo­
stezza al nemico, e che, presa l’anima assetata di sangue e di
uccisione, la gettò completamente nei pianti e nei lamenti?
Non ammiro alla stessa maniera Mosè, per il fatto che dalla
dura pietra fece sgorgare sorgenti di acque p , come ammiro
Davide, che dagli occhi di pietra fece sgorgare sorgenti di lacri­
me. Quello infatti vinse la natura, questo invece ebbe la meglio
su una scelta; quello batté col bastone la pietra, questo fece
vibrare con le parole un cuore, non per arrecargli dolore ma

° C f . F a 2, 2. PCf. E s l 7 , 6 .
Omelia III 117

per renderlo puro e amabile; cosa che dunque egli fece, aven­
do arrecato un beneficio maggiore del precedente.
Degno certo di lode e di grandissima ammirazione il fatto
che non affondò il coltello e non tagliò la testa nemica; ma è
cosa degna di molte più corone il fatto che trasformò la scelta
stessa di quello, rendendolo migliore e dirigendolo verso la
propria benignità.

29.
R e n d e r e v ir t u o s i è b e n e f ic io p iù g r a n d e
DEL RISPARMIARE LA VITA

Questo beneficio è maggiore dell’altro: non è lo stesso far


dono della vita e condurre alla virtù; non è lo stesso liberare dal­
la morte e liberare dalla passione che spira ingiusto assassinio,
strappare dall’uccisione e strappare dalla follia che spinge a un
tale crimine. Infatti, avendo proibito ai suoi soldati di ucciderlo,
gli giova in rapporto alla vita presente; avendo poi cacciato la
malvagità dall’anima con la benignità delle parole, gli fece dono
della vita futura e dei beni eterni, per quanto dipendeva da lui.
Qualora tu dunque lodi Davide per la sua mitezza, ammira­
lo ancora di più per il cambiamento di Saul. Infatti, rispetto al­
l’avere dominio sulle proprie passioni, molto di più è l’avere la
meglio sulla follia degli altri, placare un cuore infiammato, fare
di una tale tempesta una tale bonaccia e riempire di calde lacri­
me occhi che bramavano sangue.
E questo stupisce profondamente e sorprende: infatti, se
Saul fosse stato un uomo benevolo e misurato, non sarebbe sta­
ta così grande impresa l’averlo condotto alla virtù; ma disporre
a rigettare tutta quella collera, in breve frangente di tempo, uno
imbestialito, giunto all’estrema malvagità e bramoso di strage,
chi non oscurerebbe tra quanti sono noti per l’insegnamento
della virtù?
118 Omelie su Davide e Saul

30.
N u l l a è p iù p o t e n t e d e l l a b e n ig n it à !

E tu dunque, qualora prenda il nemico, non pensare a


mandarlo via vendicandoti e oltraggiandolo con offese infinite,
ma bada a curarlo, a ricondurlo alla benignità; e non smettere
di parlare e di agire fino a che tu abbia avuto la meglio con la
mitezza sulla sua crudeltà. Nulla infatti è più potente della
benignità!
E mostrando questa stessa cosa qualcuno diceva che un di­
scorso gentile spezza le ossa q. Eppure, che cosa c’è di più duro
dell’osso? Ma tuttavia, se anche uno fosse così duro e inflessi-
bile, colui che lo tratta con benignità avrà facilmente la meglio.
E ancora: Una risposta sommessa storna le ire r. D a questo è evi­
dente che tu hai più potere del tuo nemico perché egli sia mos­
so all’ira o perché sia riconciliato con te. In noi, infatti, e non in
coloro che sono adirati, sta la possibilità che la loro passione sia
spenta o condotta a maggior fiamma.
E queste cose, ancora una volta l’autore delle frasi prece­
denti le ha mostrate attraverso un semplice esempio: come in­
fatti, dice, se soffi in una scintilla di fuoco, accendi una fiamma,
mentre se vi sputi, la spegni - e di entrambe le cose sei tu pa­
drone (entrambe le cose, dice, infatti, escono dalla tua bocca ή,
così accade anche per l’inimicizia del tuo vicino: se tu pronun­
ci discorsi superbi e insensati, accendi il suo fuoco, attizzi i car­
boni; se, invece, pronunci discorsi miti e moderati, spegni l’ira
completamente, prima che la fiamma divampi.

9 Cf. Prv 2 5 ,1 5 : «C on la pazienza il giudice si lascia persuadere, una lin­


gua dolce spezza le ossa»; Sir 28, 17: «U n colpo di frusta produce lividure,
ma un colpo di lingua spezza le ossa». r Cf. Prv 15, 1: «U n a risposta gen­
tile calma la collera, una parola pungente eccita l’ira». s Sir 28, 12: «Se
soffi su una scintilla, si accende; se vi sputi sopra, si spegne; eppure ambedue
le cose escono dalla tua bocca».
Omelia III 119

31.
B is o g n a a c c u s a r e il n e m ic o
E DISCUTERE CON LUI SOLTANTO DOPO AVER CACCIATO L’ IRA

Non dire dunque: «H o subito questo e quest’altro, questo


e quest’altro ho sentito», di tutte queste cose, infatti, sei padro­
ne. Così come hai la possibilità di spegnere e di accendere la
fiamma, alla stessa maniera hai anche quella di incendiare o di
mitigare la passione.
Quando vedi il nemico, o anche solo quando pensi a lui,
tutte le cose cattive che hai sentito da lui o che hai sofferto per
causa sua, dimenticale; e se anche ti tornano in mente, attribui­
scile al diavolo. Raduna insieme, invece, quanto di buono ti ha
mai detto o fatto. E dopo aver trascorso un po’ di tempo tra
questi ricordi, subito avrai sciolto l’ostilità. Ancora, nel caso in
cui tu voglia accusarlo e discutere con lui, prima caccia via l’ira
e spegni la passione, poi chiedi conto, poi confuta: così avrai la
meglio facilmente.
Infatti, mentre siamo adirati, né potremo dire, né potremo
ascoltare nulla di sano; essendoci invece allontanati dalla pas­
sione, non diremo una parola aspra, né sentiremo gli altri par­
larci così. Infatti a renderci feroci generalmente non è la natu­
ra delle cose dette, ma la presupposta ostilità di chi le dice.
Del resto, capita spesso che, avendo udito identiche offese
da amici che scherzano o che ci lusingano, o anche da bambini
piccoli, non solo non soffriamo nulla di spiacevole e non ci adi­
riamo, ma anche ridiamo e ci rilassiamo: non abbiamo infatti
ascoltato quelle parole con giudizio corrotto, né con animo as­
soggettato dalla passione. Così, anche nei confronti dei nemici,
se spegni l’ira, se cacci la malevolenza, nessuna delle cose che ti
vengono dette potrà addolorarti.
E perché dico “ delle cose dette” ? Nessuna delle cose acca­
dute potrà addolorarti, come non si adirò il beato Davide; il
quale, vedendo il nemico armato contro di lui, e che contro di
120 Omelie su Davide e Saul

lui escogitava ogni cosa, non solo non si inferocì ma anzi giun­
se a un affetto maggiore; e tanto più quello macchinava cose
maggiori, quanto più egli lo piangeva. Sapeva, infatti, sapeva
bene che non chi subisce male ma chi lo compie è degno di la­
crime e di lamenti, in quanto danneggia se stesso. Per questo
compose una grande difesa nei suoi confronti, e non si fermò
prima di avere spinto anche Saul a difendersi con lacrime e con
lamenti.

32.
S a u l r i c o n o s c e l a p r o p r i a m a l v a g it à

Infatti Saul gemette e lanciò un lamento amaro gridando


fortemente. Quindi, ascolta cosa dice: «Tu sei più giusto di me,
poiché tu mi hai dato in cambio beni, mentre io ti ho dato in
cambio mali» '. Vedi come riconosce la propria malvagità, come
celebra la virtù del giusto, come parla in propria difesa, senza
che nulla lo costringa?
Così fa’ anche tu. D opo che tu abbia preso il nemico, non
lo accusare ma difendilo, per disporlo ad accusare se stesso. Se
infatti siamo noi ad accusare, si irrita; se invece noi lo giustifi­
chiamo, commosso per la nostra mitezza, si accuserà da sé. E
così la contestazione diventa priva di sospetti, e quello si allon­
tana da ogni cattiveria. Cosa che accadde anche in questo caso:
colui che ha commesso ingiustizia si accusa con grande forza,
tace invece colui che l’ha subita.
N é infatti disse semplicemente: «H ai compiuto buone azio­
ni nei miei confronti», ma «m i hai dato in cambio beni», cioè «in
cambio dell’insidia, in cambio della strage, in cambio di quei
mali infiniti, mi hai ricambiato con molti beni. Io, invece, nep­

‘ 1 Sam 24, 18.


Omelia III 121

pure così sono diventato migliore, ma anche dopo questi bene­


fici ho perseverato nella mia cattiveria; ma neanche allora tu sei
cambiato, continuando a mantenere il tuo modo di comportarti,
e facendo bene a noi che di nuovo ti insidiavamo».

33.
L ’ u m i l t à d i D a v id e

Di quante corone dunque non sarà degno Davide, secon­


do ciascuna di queste parole? Se anche infatti era la bocca di
Saul a dire queste cose, tuttavia la sapienza e l’arte di Davide le
avevano piantate nella sua anima. «E oggi mi hai annunciato»,
dice, «i beni che mi hai fatto, poiché il Signore oggi mi ha conse­
gnato nelle tue mani, e tu non mi hai ucciso» u.
E ancora testimonia per lui un’altra virtù: il fatto che, dopo
avergli reso un beneficio, non tacque, né lo guardò dall’alto;
invece parlò, e non per ostentazione, ma volendo mostrare e
insegnare a Saul, attraverso quelle azioni, che era tra coloro che
si prendevano cura e pensiero di lui, non tra quelli che lo insi­
diavano e che agivano con malvagità.
Dire infatti i benefici compiuti è possibile laddove si atten­
da un frutto grandissimo. Quando qualcuno dichiara i propri
meriti e li proclama senza alcun motivo, non si starà compor­
tando meglio di quelli che rinfacciano; se invece fa questo vo­
lendo convincere un altro che è corrotto e che ha predisposi­
zione cattiva nei propri confronti, lo sta proteggendo, lo sta be­
neficando. Cosa che appunto fece anche Davide, non deside­
rando gloria da parte di Saul, ma volendo strappare via la pas­
sione che in lui era radicata. E Saul per questo lo lodò: per il
fatto che gli fece del bene, e per il fatto che disse il beneficio.

u 1 Sam 24, 19.


122 Omelie su Davide e Saul

34.
S a u l r i m e t t e D a v id e a D i o
PERCHÉ LO RICOMPENSI

Ancora, Saul, ricercando la giusta ricompensa e non poten­


do trovare nessuna cosa equivalente a quanto era accaduto, dà a
Davide Dio stesso come debitore, così dicendo: «Che se qualcu­
no trovasse il suo nemico nell’afflizione e lo rimettesse nella buo­
na strada, allora il Signore gli renda in cambio beni, come hai fat­
to tu oggi» v. Se anche gli avesse dato il regno e le città tutte, che
cosa infatti aveva di degno da dare in cambio di quei benefici?
Infatti, Davide gli aveva dato in beneficio non solo le città e il re­
gno, ma anche la vita; Saul però non poteva dargli in cambio
un’altra vita. Per questo lo rimette a Dio, e lo onora con le ri­
compense di lassù, lodandolo e insegnando a tutti che allora sa­
ranno maggiori per noi le ricompense da parte di Dio, quando,
avendo fatto innumerevoli beni ai nemici, riceviamo il contrario.

35.
S a u l p r e g a D a v id e
d i n o n d is t r u g g e r e l a p r o p r ia d is c e n d e n z a

Poi dice: «Ecco io riconosco che regnando regnerai, e starà il


regno di Israele nelle tue mani. E adesso giurami per Dio che non
distruggerai il mio seme dopo di me, e non farai scomparire il mio
nome dalla casa del padre mio» w.
E da dove lo sai, dimmi? Tu hai eserciti, tu hai denaro,
armi, città, cavalli, soldati, tutta la potenza della corte; questi
invece è solo e disarmato, senza città e senza focolare, senza

v 1 Sam 24, 20. W1 Sam 24,21-22.


Omelia III 123

casa. D a dove dunque tu dici queste cose, dimmi? «A partire


dal suo stesso modo di comportarsi! E infatti lui nudo e senza
armi e solo non avrebbe avuto la meglio su di me armato e cir­
condato di tanta potenza, se non avesse avuto con sé il Signore;
e colui che ha il Signore con sé, è più forte di tutti».
Vedi come si comporta virtuosamente Saul, dopo l’insidia?
Vedi come è possibile respingere tutta la cattiveria, cambiare, e
procedere verso il meglio?
Non trascuriamo dunque la salute della nostra anima. In­
fatti, anche nel caso in cui siamo stati trascinati verso gli abissi
stessi della malvagità, è possibile riacquistare nuovamente se
stessi, e mettere da parte ogni cattiveria.
E ancora, che cosa dice? «Giuram i per Dio che non distrug­
gerai il mio seme dopo di me, e non farai scomparire il mio nome
dalla casa del padre mio». Il re rivolge al privato cittadino una
preghiera! Colui che è cinto del diadema fa una supplica, im­
plorando l’esule per i suoi figli! E questa è la prova della virtù
di Davide: che il nemico abbia osato tanto.
Se poi chiede un giuramento, non lo fa perché non crede a
Davide, ma perché pensa a quanti mali aveva compiuto contro
di lui. «Giuram i che non farai scomparire il mio seme dopo di
me». Saul lascia il nemico come custode dei propri figli, e met­
te i propri figli nelle sue mani, quasi prendendo con queste pa­
role le loro destre e ponendo Dio come intermediario.

36.
B e n e v o l e n z a d i D a v id e
NEI CONFRONTI D EL FIGLIO DI SA UL

Che cosa fa dunque Davide? Fece forse dell’ironia riguar­


do a queste cose? Per nulla! Ma subito acconsentì e concesse la
grazia; e, morto Saul, non solo non uccise suo figlio, ma offrì
anche in quell’occasione più di ciò che aveva promesso.
124 Omelie su Davide e Saul

Infatti condusse il figlio di questo17, che era zoppo e stor­


pio, in casa propria, lo rese suo commensale, e lo ritenne degno
di onore grandissimo; e non arrossiva né si nascondeva, né rite­
neva che la mensa regale fosse disonorata dal fatto che il ragaz­
zo fosse storpio; ma si vantava e si compiaceva per la sua pre­
senza. E, infatti, ciascuno di coloro che mangiavano insieme a
lui se ne andava dopo aver ricevuto un grande insegnamento di
virtù.
Vedendo infatti il figlio di Saul, cioè di colui che aveva
fatto così grandi mali a Davide, godere di un tale onore da
parte di costui, se anche fosse stato più feroce di tutte le fiere,
vergognandosi e arrossendo, sarebbe tornato in pace con tutti i
suoi nemici.
Eppure, se anche avesse disposto cibo per lui da un’altra
parte, e avesse fissato una ricca rendita, sarebbe stata grande
cosa; condurlo invece alla propria stessa mensa risulta un com­
portamento virtuoso fino all’estremo. Sapete, infatti, certo, che
non è assolutamente facile amare i figli dei nemici.
Che dico “amare” ? Non odiare almeno, e non cacciarli:
molti, infatti, anche una volta che sono morti i nemici, scaglia­
no l’ira che nutrono verso costoro, contro i loro figli. Ma que­
sto spirito generoso non si comportò in questo modo, e anzi
protesse il nemico mentre era vivo, e, dopo che quello fu mor­
to, mostrò verso i figli la sua benevolenza per lui.
Che cosa di più santo della mensa di Davide, che i figli del
nemico circondavano, e del nemico assassino? Che cosa di più
spirituale di quel banchetto, nel quale abbondavano tali bene­
dizioni? Apparecchiarlo era proprio di un angelo, piuttosto che
di un uomo. Infatti, abbracciare e amare i figli di colui che più

17 Sull’episodio, cf. Introduzione, par. 2. Come già sottolineato in quella


sede, il Crisostomo in questo momento altera il racconto biblico per amplifi­
care la virtù di Davide. D ragazzo oggetto del beneficio non è infatti figlio di
Saul, m a di Gionata, carissimo a Davide.
Omelia III 125

volte aveva tentato di ucciderlo, e che così aveva trascorso la


vita, lo faceva appartenere a quella schiera.

37.
P a r e n e si f in a l e e d o s s o l o g ia

Così fa’ anche tu, o caro: prenditi cura dei figli dei tuoi ne­
mici mentre essi vivono e dopo che sono morti; mentre vivono,
per conciliarti in questo modo i loro genitori; dopo che sono
morti, per conquistarti grande benevolenza presso di Dio, per
essere coronato di innumerevoli corone, per ricevere innume­
revoli preghiere da parte di tutti, non solo da parte di coloro
che hai beneficato, ma anche di quelli che guardano agire in
questo modo.
Questo infatti ti difenderà in quel giorno, e grandi avvoca­
ti saranno per te i nemici beneficati nel momento del giudizio,
ed espierai molti dei tuoi peccati e chiederai la ricompensa. E
nel caso in cui tu avessi commesso infinite colpe, ricorda quel­
la preghiera che dice: «Perdonate ai vostri nemici, e il Padre Vo­
stro perdonerà a voi i vostri peccati» x; così acquisterai grande li­
bertà di parola dinanzi a Dio e otterrai il perdono di tutti i pec­
cati. E sulla terra vivrai con una buona speranza, e avrai tutti
ben disposti nei tuoi confronti. Coloro infatti che vedono che
ami in questo modo i nemici e i loro figli, come non sceglieran­
no di diventarti cari e amici, e di fare e di subire ogni cosa per
te? Se dunque godrai di una tale benevolenza da parte di Dio,
e avrai tutti che pregano per te ogni bene, quale male sentirai?
Di chi non vivrai una vita più beata?
Queste cose dunque non solo ammiriamole qui, ma custo­
diamole anche dopo che torniamo a casa, e, andando in giro e

x Mt 6, 14.
126 Omelie su Davide e Saul

scrutando ciascuno i propri nemici, riconciliamoci con loro,


rendiamoli amici sinceri. E non cerchiamo di evitare di giustifi­
carci e di chiedere loro perdono, se ce n’è bisogno, anche se ab­
biamo ricevuto ingiustizia noi stessi.
Così maggiore sarà la nostra ricompensa, così più piena la
libertà, così otterremo sicuramente il regno dei cieli,
per la grazia e per l’amore
del Signore nostro G esù Cristo,
in unità col quale al Padre insieme allo Spirito Santo sia la
gloria, la potenza, l’onore,
ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Amen.
INDICI
INDICE DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI

Abramo: 73, 83n Baur C.: 5, 34


Adamo: 28n Benignità: 8, 29, 30, 31, 48,
Adulterio: 11 50, 76, 77, 78, 79; nulla è
Alien P.: 5, 17n, 21n più potente: 118
Amann E.: 25n Bibbia di Gerusalemme: 8
Am brogio, De apologia pro- Bitinia: 6
phetae Davidis·. 22, 23 Blanc G .: 25n
Ameringer T.E.: 101 Bràndle R.: 5
Antica Legge: 9,50,101; Tem­ Brottier L.: 112n
po della Legge: 11; Tempo Byzantion (antico nome di
dell’Antica Legge 51 Costantinopoli): 6n
Antico Testamento: 7, 8, 9n
Antiochia: 5, 5n, 6n, 11, 17, Cabrol F.: 2 In
18, 19 Carter E.R.: 5n, 7n
Antioco: 5 Celesiria (Siria Occidentale):
Aquila: 9n 5n
Arcadio: 6 Chase F.H.: 7n, 9n
Aristotele: 24n Cicerone: 25n
Ascensione: 17 Clemente Alessandrino: 10
Asia Minore: 8 Corinzi: 49n
Assalonne: 22 Costa I.: 5 In
Aubineau M.: 7n Costantino: 6n
Costantinopoli: 6, 6n, 18, 47
Bartelink G.J.M .: 83 n Crimi C.: 50n, 5 In
Basilio: 20n Cucuso: 6
Bassa Armernia: 6 Cupaiuolo G.: 25n
130 Indice dei nomi e delle cose notevoli

Daniele: 10, 77n, 80 De Davide et Saule·. 8, 17, 18,


Dattrino L.: 6n 1 9 ,2 0 ,2 2 ,2 3 ,23n, 2 4 ,24n,
Davide: 8, 9, 10, 11, 13, 13n, 2 6 ,2 7 ,3 0 ,3 4 ,3 5 ,35n, 61n
14, 15, 16, 19, 20, 21, 21n, De Durand M .G.: 25, 26n
2 2 ,2 3 ,2 8 , 29, 30, 31, 31n, De Romilly J.: 29n
32, 47, 47n, 51, 51n, 52, Di Berardino A.: 9n
52n, 5 3 ,5 4 ,5 5 ,5 6 , 57,58, Diogene: 109n
60, 62, 65, 66, 72, 73, 75,
76, 77, 77n, 78n, 79, 80, Editio Luciani·. 8, 8n
81, 86, 87, 87n, 88, 89, 90, Epitteto: 24n
99, 100, 101, 103, 105,
110, 111, 116, 117, 119, Fariseo: 12, 20, 23n, 108,
122, 123, 124, 124n; mo­ 108n
dello di amore per Dio: Festugière A.-J.: 6n
22; modello di fede: 22; Filistei: 9, 14, 15, 52n
modello di speranza: 22; Filodemo, De ira·. 24n, 33
modello di conversione: Flaviano: 18
23; modello di umiltà: 23, Foucault M.: 82n
56,59, 121; modello di ca­ Fozio, Biblioteca: 32, 33n
pacità di perdono: 24; mo­ Frédouille J.-C.: 47
dello di pazienza: 24, 64, Fronton du Due: 34n
73, 93, 102; modello di
mitezza: 24, 50, 59, 68; Galati: 84
modello di bontà/benigni­ Gelboé (monti di): 91
tà: 24, 24n, 50; subisce Gerusalemme: 77
l’impulso alla vendetta: 27, G esù Cristo, Cristo: 12, 21,
62; ma sa dominarsi: 67, 2 2 ,2 8 , 49n, 5 In, 83n, 1
68 72, 77, 78; difende Giobbe: 28
Saul: 69, 76, 83, 84, 85; gli Gionata: 10, 13n, 16, 57, 90,
rende onore: 70, 71, 82, 124n
83,114; piange la morte di Giorgio Monaco: 78n
Saul e di Gionata: 90, 91; Giosuè: 114
potenza della voce di D a­ Giovanni Crisostomo, Criso­
vide: 1 1 1 ,112,113,114 stomo: 5, 6, 7, 7n, 8, 8n, 9,
Indice dei nomi e delle cose notevoli 131

9n, 11, 12, 13, 15, 16, 18, Golia: 9, 21, 22, 54, 73, 77,
19, 20, 21, 21n, 2 2 ,2 3 ,2 6 , 7 7 n ,113
26n, 27, 27n, 28, 29, 31, Gonzàles Bianco A.: 68n
31n, 32, 33, 34, 47, 47n, G regorio di Nazianzo: 20n;
48n, 59n, 61, 63n, 74, 75n, Adversus iram\ 25n, 50n,
76n, 83n, 86n, 94n, 95n, 5 In, 106n
100η, 101η, 103n, 104n, G regorio di N issa, Omelie
109η, 110η, 112n, 124n; sul Cantico dei Cantici·. 20;
A d populum Antiochenum La verginità 49n
(De statuii ): 18, 19, 112n;
Commento agli Atti: 2 In; Harris W.V.: 25n, 26n
De Anna·. 24, 27n, 112n; Hill R.C.: 7n, 13n, 17, 17n,
De decem millium talento- 18, 24n
rum debitore·. 27n, 48n; De Hoffmann P.: 47
paenitentia·. 23; De resur-
rectione mortuorum·. 27n; I tre giovani: 10, 77n, 79, 114
De virginitate·. 49n; Expo- lesse: 50, 70
si tiones in Psalmos: 24; In Impero Romano: 6n; Impero
epistulam ad Colossenses : Romano d ’Oriente: 6n
28n; In epistulam ad He- Indelli G.: 25n
braeos\ 78n; In epistulam Ippolito, De David et Goliath·.
ad Romanos : 28n; In Ge- 22
nesim·. 28n; In illud, Si Ira: 8 ,2 4 ,2 6 ,7 6 ,77n, 80,111,
esurierit inimicus: 24, 27n; 112, 113, 118, 119; deside­
In Joannem·. 78n, 112n; In rio di vendetta: 25; malat­
s. Ignatium martyrem·. 78n; tia: 26; follia: 26; scelta del­
In s. Barlaam martyrem·. l’uomo: 2 7 ,3 3 ,4 8 ,5 1
21n\ Commento a Matteo: Israele: 2 1 ,5 7
2 In, 22, 2 4 ,2 6 ,28n; Quod
nemo laeditur nisi a se ipso·. Kelly J.N .D .: 5
110η Klauser Th.: 27n
Giudei, Giuda: 9 ,5 2 ,52n, 57
Giuramenti: 48 Lackner W.: 7n
Giusta M.: 26n Laudizi G.: 5 In
132 Indice dei nomi e delle cose notevoli

Laurenti R.: 25n Padri della Chiesa, Padri: 7,


Leclercq H.: 21n 8, 10, 11, 20, 21, 26n, 27,
Lestienne M.: 8n 2 7 n ,83n
Libanio, Vituperano trae·. 25n Paolo: 49n, 73, 74, 74n, 83n,
Liebeschuetz J.H.W ,G.: 6n 84, 105,117
Lilla S.: 49n Pasqua: 17
Luca (Vangelo di): 108n Pasquato O.: 6n, 11
Luciano: 8, 9n Patrologia Graeca: 35
Pazienza: 8, 19, 27, 28, 28n,
Malingrey A.-M.: 52η, 110η 31, 51n
Mangenot E.: 25n Petit R: 6n
Marco Aurelio: 24n Pizio: 6
Mayer W.: 5, 17n, 2 In Platone: 24n
Megaresi: 6n Plutarco, De capienda ex ini-
Melchol, Mikal: 14, 15, 57, micis utilitate·. 25n, 109n;
60n De cohibenda ira·. 25n, 33;
Meloni P.: 2 In De invidia et odio : 25n
Messia: 21 Pohlenz M.: 26n
Mitezza: 8 ,2 9 ,3 0 ,3 1 ,5 0 , 76, Proverbi (libro dei): 118n
77, 117,118 Pubblicano: 12, 20, 23n, 108,
M ontfaucon B. de: 17, 17n, 1 0 8 n ,109, 110
18, 34n, 35n
Moreschini C.: 2 In, 50n, 5 In Quaresima: 17, 18
Mosè: 83n, 114, 116 Quasten J.: 9n
Musurillo H.: 7
Regni o Basileion, dei Re o Re-
Nardi C.: 26n gurn, (libri dei): 8, 8n, 22
Nathan: 23
Nuovo Testamento: 7 Salmi (libro dei): 21, 22
Salomone: 22
Oronte (fiume): 6n Samuele (libri di): 8, 8n, 13,
Oxford, IV Congresso Inter­ 22,23
nazionale di Studi Patri­ Sani C : 51n
stici: 7n Santagata G .: 2 In
Indice dei nomi e delle cose notevoli 133

Satana, Diavolo: 28, 78, 79 Simeì: 22


Saul: 8, 9, 10, 11, 13, 14, 15, Simmaco: 9n
16, 19, 20, 27, 28, 29, 30, Simonetti M.: 7n
31, 3 In, 33, 47, 47n, 51, Sinodo della Quercia: 6
51n, 52,56, 5 7 ,6 2 ,7 1 ,7 3 , Siracide (libro del): 118n
75, 76, 77, 78, 78n, 79, 81, Siria: 8
82, 84, 85, 87n, 88, 89, 90, Spanneut M.: 27n
93, 102, 105, 110, 121, Spettacoli, o teatri, o theatra·.
122, 123, 124, 124n; irato 8, 10, 11, 18, 19, 72; peri­
contro Davide: 54; in ma­ colosità degli spettacoli o
niera insensata: 55; tenta del teatro: 93 , 95, 96, 97,
di uccidere Davide: 57,58, 98, 99
59, 60; risparmiato da D a­ Spicq C.: 29
vide: 66, 67 , 68; difeso da Stauris (monte): 6n
Davide: 69; offende Davi­
de 70; testimone della Tempo della Grazia: 51, 101,
bontà di Davide: 86; peg­ 102
giore di ogni nemico: 101; Teodoreto: 9
riconosce la propria mal­ Teodosio II: 6, 18
vagità: 120; trasformazio­ Teodozione: 9n
ne interiore di Saul: 111, Teofilo di Alessandria: 6
112, 113, 114,116,117 Tertulliano: 10
Savile H.: 34n Thouvenin A.: 29n
Sawhill J.A.: 63n
Scarpai G.: 82n Utilità del nemico: 107, 108,
Scolastica: 25 109,110
Scritture: 106, 107
Scuola esegetica antiochena: Vacant A.: 25n
7, 7 n ,13 Vangelo: 11
Seleuco I Nicànore: 5n Vansteenberghe E.: 27, 29
Seneca, De ira·. 25n Viero F.L.: 29
Settanta (LX X ): 8 Vincelli M.: 50n
Severiano di Gabala: 2 In Voicu S.J.: 7n, 21n
Silpio (monte): 6n Vulgata·. 8n
INDICE SCRITTURISTICO

A n t ic o T e st a m e n t o 18, 16.20: 57
18, 20-27: 15
18, 2 3 :5 9
Genesi
18, 25-26: 59
1 2 ,3 :7 4 18, 30: 57
19, 1-7: 16
Esodo
19, 9-10: 60
14,21: 114 20, 27: 70
17,6: 116 24: 10
24, 4-7: 62
Giosuè
24, 6: 68
10, 12:114 24, 7: 69
24, 8: 75
1 Samuele
24, 9: 19, 77, 82
13,14: 9, 50 24, 10: 83
17, 1-11:52 24, 11: 85
17, 12-14: 52 24, 12: 87,88, 111
17, 28: 53
24, 13:20, 89
17 ,3 2 :5 3
24, 17:20, 111
1 7 ,3 3 :5 3 , 88
17,45: 114 24, 18: 120
18, 1-4: 16 24, 19:121
18, 6-9: 55 2 4 ,2 0 :1 2 2
18, 10-11:58 24,21-22: 122
18, 14: 57 26, 17:114
Indice scritturistico 135

2 Samuele Marco
1,21: 91 5, 11-12: 12
1,23: 91 11,25: 12, 102
9: 13
9, 1: 16
9 ,3 : 16
6, 22-23: 106
9, 7: 16
18: 108
12, 13: 23
18,3: 12
Giobbe 18, 10-13:23
18, 11: 108
1-2 (LX X ): 28 18, 12: 12
18, 13: 108
Proverbi 2 2 ,3 : 12
15, 1:118
25, 15: 118 A tti degli Apostoli
13,22: 9, 50
Siracide
28, 12: 118 Romani
28, 17: 118
1 ,3 2 :7 4
12,9-13: 115
Daniele
13,2: 70
3: 79, 114
6: 80 1 Corinti
7, 1: 49
15,29-31: 105
Nuovo T e s t a m e n t o
Galati
Matteo 5, 10: 85
5,11-12: 106
Filippesi
5 ,2 8 : 11,49, 95
6, 14: 125 2, 1-4: 115
18, 23-35:49 2 ,2 : 116
INDICE GENERALE

I n t r o d u z io n e .................................................................... pag. 5

1. Giovanni C risostom o............................................... » 5


2. Le omelie D e D a v i d e e t S a u l e ................................. » 8
3. Cronologia.................................................................. » 16
4. C om posizione............................................................ » 20
5. Davide in Giovanni C r iso sto m o ........................... » 21
6. Ira e p a z ie n z a ............................................................ » 24
7. Mitezza e b en ig n ità .................................................. » 29
8. La terapia dell’im m a g in e........................................ » 31
9. La presente trad u zion e........................................... » 34

B ibliog rafia ...................................................................... » 37

Giovanni Crisostomo
O M E L IE S U D A V ID E E S A U L

O melia I ............................................................................ » 47
O melia I I ............................................................................ » 73
O melia III............................................................................ » 93
138 Indice generale

IN D IC I

I n d ic e d e i n o m i e d e l l e c o s e n o t e v o l i
I n d i c e s c r i t t u r i s t i c o .....................................