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HENRI DE LUBAC S. J.
TITOLO ORIGINALE DELL’OPERA :
C A T H O L IC IS M S
LES ASPECTS SO CIAUX DU DOGME

Traduzioni} dalla I V edizione di


UMBERTO MASSI

CATTOLICISMO
GLI ASPETTI SOCIALI DEL DOGMA

Proprietà letteraria riservata


Stam pato ili Ita lia - P rinto d in Italy
;Ü EDITRICE STVDIVM - ROMA
142 IL CRISTIANESIMO E LA STORIA

(77) Isaia, XXII, 12; Geremia, XXVII, 5. Cf, Salmo 32, 11; «11 disegno
del Signore in eterno «assiste: j pensieri del suo cuore di generazione in
U; : generazione » ; salmo 33, 9; Apoc. XVII, 17; ecc.
(78) Pei' quest’ultimo punto V. À, Causse, Le problhme sociologique de
la religion d ’Israel, p. 296. (Del resto si potrà constatare che il giudìzio di
valore dato -dall’autore è molto differente dal nostro).
(79) G. 'Catta tit. Instances etIsrael, in- «Le» Jnifs » (1937), p. 266. VI
(80) Cf. P aolo Claudel , Introduction mi livre de Ruth, p. 54; «N on si
fa tutto ciò che si vuole con i testi- della Scritturai Per quanto si. tenti di. rin­
chiuderli nql censo letterale, e d i renderli, per così dire, neutri, essi all’im­ L’INTERPRETAZIONE DELLA SCRITTURA
provviso fermentano, ribollono, e il vecchio invòlucro troppo teso è -pronto
od- aprirsi ». . .
V
*r-■-
/:( STORIA E SPIRITO

j
Dio agisce nella storia. Dìo si rivela per mezzo della sto­
ria, Più ancora, pie s’inserisce nella storia conferendole così
una « consacrazione religiosa », che obbliga a prenderla sili
serio. Le realtà storiche hanno dunque una profondità, si
devono 'comprendere spiritualmente: iatoptxà 'rtveupwttxffic;
e, in cambiò, le-realtà spirituali appariscono in divenire, de­
vono comprendersi storicamente: ■jrveopàstxà ìaTojmtòg. La
Bibbia-.che cojpty^iie la rivelazione della salvezza, contiene
dunque, a modo suo, anche hi storia del mondo. Per compren­
derla non basta registrare ogni dettaglio dei fatti che riporta,
: ma bisogna sentirvi la sua ricerca affannosa d’universalità, per
I quanto schematica, parziale e talvolta paradossale ne sia la
!’i■ espressione ( 1). Così la leggevano i Padri della Chiesa; Da Ire­
neo ad Agostino, passando per Clemente Alessandrino e per
: Eusebio, ne traevano un Discorso sulla storia universale. Sen­
za dubbio, se avessero potuto conoscere tutti i fatti di cui oggi
I ■ disponiamo, il loro Discorso sarebbe stato mille; volte più com­
plesso. Ma la forma essenziale sarebbe rimasta la stessa, Per­
:: - ché sarebbero rimasti fedeli, come dobbiamo esserlo noi stessi,
a quel principio fondamentale che inculcava loro la Scrittura :
se la nostra salvezza e essenzialmente sociale, la storia intera
. . -Vi sv .
diviene, tra Dio e ciascuno di noi, ..l’interprete obbligato..
Questo principio dirige tutta la lóro esegesi. Da solo pone
un abisso tra il loro metodo d’interpretazione e quello dei
144 L'INTEKPRET AZIONE »ELLA SCRITTURA
STORIA E SPIRITO 145

filosofi, allegorizzanti, di cui hanno potuto conoscere le opere, dell’anima individuale — ciò che è ancora oggetto soltanto
o anche quello di un Filone. Due fatti sono costanti nell’alle- d’una «fìsica » (6) ■ —- o le sue avventure alla ricerca di Dio.
gorisrao dei filosofi, qualunque sia il testo che serve loro di Colui che scruta le Scritture abbandona così il piano della re­
base o il sistema che ne traggono, e qualunque sia anche l’in- ligione per quello delle speculazioni astratte — accade soprat­
tenzione che li guida e la natura precisa dei procedimenti che tutto, in Filone, nelle Allegorie delle Leggi — o almeno si
usano. Da una parte rigettano nel « mito » ciò che si presen­ smarrisce in una mistica solitaria.
tava come un racconto, negando, nelsenso letterale, quello di In tutt’altro modo avviene per i Padri. Lungi daH’atte»
cui pretendono rivelare il significato misterioso : la loro óttóvol« uuare il carattere storico e sociale della religione d’Israele, il
è, strettamente, una dXXyjYopfa. <<Queste cose non sono mai loro misticismo lo rinforza, approfondendolo. Tra essi e gli
accadute », esclamano con Sallustio, Lamico di Giuliano l’A­ scrittori che li hanno preceduti, si possono evidentemente ri­
postata (2). E d’altra parte, se volatilizzano così tutto quello levare molte analogie più o meno superficiali, a cominciare da
che. offriva almeno l’apparenza della storia, non lo fanno a quelle del vocabolario: S. Paolo non usava già la parola, così
profitto d’una storia più profonda. I. fatti mitici, non sono ai equivoca, « allegoria » ? Tali procedimenti d’esegesi proven­
loro occhi i simboli d’avvenimenti spirituali, ma sotto il velo gono loro dai Greci; la spiegazione di questo o quel passo è
del racconto si nascondono idee di scienza, di morale, o di presa in prestito dagli Ebrei; questo o quel punto- della loro
metafisica: « Queste cose non sono mai accadute— : sono, così dottrina <( simbolista » fa parte del patrimonio comune del
da tutta l’eternità! » (3). A più forte ragione è totalmente loro secolo o del loro ambiente; altri punti si ritrovano anche
estranea a questi nostri filosofi l’idea d’un Fatto spirituale,, che nell’induismo, nel buddismo, sotto tutti i cieli dove degli
s’incarnerebbe perfino nel sensibile, che avrebbe bisogno del uomini meditino su un testo sacro. Non è senza interesse fare
tempo per compiersi, che, senza pregiudizio della sua interio­ questi avvicinamenti, come per tante altre idee, riti o istitu­
rità, si preparerebbe, si realizzerebbe e si svilupperebbe social­ zioni del cristianesimo primitivo; e per un lavoro di tal ge­
mente nella storia. Quando s’imbatteranno in quest’idea, sarà nere ci si può ripromettere un ricco bottino. Ma se con que­
per essi scandalo e follia (4); sto si credesse render conto dell’interpretazione spirituale che
Anche Tèsegesi di Filone rimane ben lontana, nélla sua il cristianesimo dà della Bibbia, l’abbaglio sarebbe totale. Nem­
stessa forma, da ciò che sarà l’esegesi cristiana. Certo questo meno distingueremo qui, come si è fatto talvolta in una ma­
autentico ebreo è ben alieno, dal negare abitualmente ia let­ niera forse eccessiva, tra Padri greci e Padri latini, tra ales­
tera dal racconto biblicOi Crede alle grandezze passate del suo sandrini, antiocheni o agostiniani. Infatti ciò che gli antioche-
popolo, credè nel suo avvenire ;e nella venuta del Messia. E’ nij con Diodoro di Taso e Teodoro di Mopsuestia, chiamano,
assai duroi anche, per quei suoi compatrioti ebe si dispensa­ con una parola' meno tradizionale e più platonica, eopfa, non
no (lairosservanza delle leggi di Mosè,; con il ^pretesto...« che è forse quella stessa cosa che Origene, fedele all’idea e al lin­
sono il simbolo, di realtà in telligibil i » ( 5). Tu tlavia ,nelì a: mi­ guaggio di S. Paolo, nominava à\\y]xoploc? Tutti vogliono com­
sura in cui vuol trarre im insegnamento ((.spirituale » dalla prendere lo spirito della storia, senza scuoterne la realtà (( stori­
Bibbia, Filone le toglie qualche cosa della sua .portata storica. ca » (7). Infatti —■è un greco, e uno dei meno « storicistici »
Reali o no, i fatti commentati offrono interesse allorai unica­ che ce lo dice —- esiste « una forza spirituale della stòria )) (8);
mente per ciò che simboleggiano :, in particolare la struttura per la loro finalità i fatti stessi hanno un’anima; sono già nel

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146 L’ijNTERPKETAZIONE DE3LLA SCRITTURA
I DUE TESTAMENTI 147

tempo carichi d’eternità. E in cambio la realtà di cui l’Antico I DUE TESTAMENTI


Testamento — e anche il Nuovo —■contiene i « tipi », non è
soltanto spirituale, ma incarnata ; non è solamente eterna,, ma Essendo questo Mistero àncora in via di compiersi, e non
storica, anche. Poiché il Verbo si fa carne, e pianta la sua dovendo essere consumato se non alla stessa consumazione
tenda in mezzo a noi. Il senso spirituale è dunque sparso ovun­ del tempo, il Nuovo Testamento non contiene nella sua let­
que, non soltanto, nè soprattutto in un libro, ma dapprima tera un senso più completo dell’Antico. Tutti e due compor­
ed essenzialmente nella realtà stessa: in ipso facto, non solum tano dunque un senso spirituale, e questo senso spirituale è
in dicto, mysterium requirere debemus (9). Infatti ciò che nell’uno e nell’altro ugualmente profetico (13). Dal punto di
chiamiamo oggi l’Antico e il Nuovo Testamento, non è in se vista dell’interprete, la loro situazione rispettiva è pertanto
un’opera. E’ un doppio evento, una doppia « Alleanza», una ben differente. Infatti in seno al Nuovo Testamento è pre­
doppia « disposizione », le cui peripezie si svòlgono e si corri­ sente la Verità stessa, benché non vi sia ancora percepita che
spondono nel corso delle età, e il racconto della quale si po­ in immagine; di guisa che, se la Pasqua cristiana è ancora un
trebbe concepire non essere stato mai fissato per iscritto. « passaggio », questo passaggio necessario e incessante dal
Quando i Padri "di-cevano che Dio ne è l’Autore — l’unico Vangelo temporale al Vangelo eterno non è affatto un verri
Autore dell’uno e dell’altro Testamento, ;— non lo pa­ oltrepassare » (14), Poiché se Cristo è al di là delle sue figure,.
ragonavano unicamente nè da principio ad uno scrittore, ma 10 Spirito di Cristo non potrebbe condurre al di là di Cristo.
vedevano soprattutto in lui il fondatore, il legislatóre, l’isti­ 11 nuovo Testamento non sarà'mai perento. E’, per definizio­
tutore dei due <( strumenti » di salvezza, delle due « econo­ ne stessa, « il Testamento che non invecchia», il Testamento
mie » o « disposizioni » riferite dàlie Scritture e che si divi­ ultimo, novissimum Testammtum (15). Si deve dun­
dono tutta la durata del mondo (10). Dell’ima e dell’altra, essi que chiarire — per quanto è possibile farlo, finché vi­
dicevano, « un solo e medesimo Dio », « Un sólo e medesimo viamo in questo sècolo — secondo i suoi propri prin­
Padre» (11). — S. Paolo non parlava già delle due alleanze cipi; invece l’Antico Testamento, al di là delle cose e dei
o dèi due Testamenti prima che il nostro « Nuovo Testamento » fatti su cui ci intrattiene la sua lèttera, designa un’« altra
fosse scritto? — E quando, persuasi che ivi tutto era pieno cosa » (16), la cui stessa realtà, e non solo la manifestazione,
di misteriose profondità, si chinavano su quelle pagine ispi­ è ancora da venire. Di esso soprattutto, per conseguenza, sarà
rate ove seguivano nelle sue fasi successive l’alleanza di Dio vero dire che i suoi « simboli » sono simboli profetici, rcpocpT)-
con il genere umano, avevano molto meno l’impressione di CTiipßöXa (17): degli annunci, delle prefigurazioni, npa-cuiuA-
commentare un testo o di decifrare degli enigmi verbali, che cjsi$ (18) nello stesso tempo delle.preparazioni. Praeparatoria
d’interpretare una storia. Come la natura, e più della natura, figurativa, dirà S. Tommaso d’Aquino (19). La legge, dice l’Epi­
la storia era per essi un linguaggio. Era già la Parola di Dio. stola agli Ebrei/riprendendo una espressione che, con sfu-
Ora, ciò che ritrovavano Ovunque in questa storia, era màture di senso che qui possiamo trascurare, si trova già nel-
ancora un Mistero che doveva realizzarsi, compiersi storica­ l’Episfola ai 'Romàni e ih quella ai Coìossèsi, la Legge era
mente c ' socialmente, benché sempre spiritualmente: il Mi­ l’ombra dei beni futùri (20).
stero di Cristo e della sua Chièsa (12)/ ’ ‘ Ci si rende conto dèll’ardire di uria tale espressióne? Si
vede lo sconvolgimento che suppóneva ri.elle idee ricévute drib
l’èsempi ariamo àrdi co e riè! modo* naturale*di pènsarfe^/Eéèri
I DUE TESTAMENTI 149
148 l ’i n t e r p r e t a z i o n e della s c r it t u r a

ma anteriore come l’eternità lo è al tempo, Cristo ci apparisce


dunque die il corpo è futuro in relazione alla sua ombra, e preceduto dalle ombre e dalle figure che Egli ha proiettato
l’esemplare al suo « tipo » : Tòno? toö peXXóvTo?, <mà Tifòv peXAóv- da se stesso nella storia del popolo ebreo (.30).
twv. L’abbozzo prepara Larchetipo, l’imitazione (pipijpa) pre­ Si è tentati di dire che è il tratto di genio della prima
cede il modello! I péXXovta sono i «pwrfrcwcal (21). L’originale generazione cristiana, aver articolato in tal modo la nuova
diviene la figura ! L’alba è un riflesso del giorno die annuncia ! religione sull’antica, creando quell’insieme unico dalle due
Ecco che la Verità deve venire e che un giorno s’alzerà dalla parti intrecciate, che chiamiamo i due Testamenti. « Quale
terra: futura Veritas, secutura Veritas (22), - Veritas de terra concezione di Dio e del mondo ha permesso a degli uomini,
orta. Paradosso inaudito: La Verità non è anteriore ad ogni non soltanto di mettere accanto l’uno all’altro l’Antico e il
età, non è quel divino Logos, di cui Filone diceva che è il più Nuovo Testamento, ma anche di comprendere l’uno alla luce
antico dei FigU di Dio? (23). « Mai, dirà ancora Tertullia­ dell’altro? » (31). Ma in ciò non sì tratta di genio, e la con­
no (24), l’ombra esiste prima del corpo, nè la .copia precede cezione del mondo qui presènte è una risultante, non un fat­
l’originale ». Ora, tale è l’originalità sconcertante del fatto tore, Non abbiamo a che fare con qualche creazione mera­
cristiano: e la sostanza e il modello, e la Verità la cui ombra vigliosa, con l’invenzione d’un intellettuale o la visione di. un
e il cui riflesso si trovano nel fatto ebraico anteriore. Umbra contemplativo. Fu, in alcune coscienze ebraiche, il contrac­
Evangelii et .Ecclesiae congregationis in Lege (25). E’ che il colpo del fatto dell’Incarnazione. Quindi l’intuizione doveva
Fatto cristiano si riassume in Cristo, il Cristo che, in quanto prendere corpo in una teoria sapiente, che permise di fron­
Messia, aveva da venire — 6 MéXXwv — e doveva essere sto^ teggiare da una parte gli-Ebrei e dall’altra gli Gnostici, for-
ideamente preparato, come ài capolavoro è preceduto da una nendo il mezzo di conservare le Scritture e di appoggiarsi su
serie di abbozzi (26), ma che, in quanto «Immagine del Dio di esse, pur liberandosi dal giudaismo : gladius bis acutus co­
invisibile » e « Primo nato di tutta la creazione », è l’Esem­ me la stessa Scrittura. Nel vasto campo che gli era offerto, il
plare universale (27). Il figlio di David, il Desiderato delle ricercatore sagace potè anche esercitarsi a suo agio e scoprire
genti è anche quella misteriosa montagna sulla quale; Mosè mille significati, grazie ai più sottili ravvicinamenti; mentre
contempla le forme ideali di tutto ciò che doveva istituire iP filosofo vi poteva trovare materie di prima scelta per edifi­
per la formazione del popolo di Dio. In quanto trascendente care una dottrina di simbolismo universale. Ma, fin dal prin­
e preesistente. Cristo è prima delle sue figure, anche se appa­ cipio, l’essenziale era dato, la sintesi era. fatta nell’evidenza
risce dopo di esse in quanto essere storico, fatto uomo. E’ tutta folgorante e confusa insieme d’una rivelazione. Novum Te­
la Legge che dice in Giovanni Battista: <( Colui che viene dopo stamentum in Vetere latebat; V etus nunc in Novo patet (32).
di me, fu fatto prima di me ». Ma, vivente sintesi dell’Eterno Questo celebre assioma non traduce un’opinione individuale.
e del temporale, nella sua dualità è uiio: non si può Indubbiamente per interpretare la Scrittura, si stabilirono
separare il Cristo preesistente dal Cristo nato da don­ ben presto delle tradizioni particolari, si formarono delle scuo­
na, morto e risuscitato. Nascitur Veritas de terra Chri­ le, alcune più sobrie, altre più inventive, s’affrontarono me­
stus Dei virtus, Christus Dei sapientia de carne humana. Dem todi e mentalità diverse. Ma a tutti s’imponeva ugualmente
Dei Filius de Virgine Maria (28). Colui che il Padre aveva il principio fondamentale. Fin dal principio « la regola della
inviato « in questi ultimi tempi » è quello stesso per mezzo Chiesa » fu « l’armonioso accordo della Legge e dei Profeti
del quale aveva « fatto i secoli » (29). Posteriore nella durata.
150 l ’in t e r p r e t a z io n e della s c r it t u r a
I DUE TESTAMENTI 151
con il Testamento consegnato dal Signore » (33). L’uno e l’al- a spiegarla intellettualmente, ma a compirla effettivamente:
tro Testamento, ’nella loro « connessione» (34), tessevano al operante Christo, in Novum Testamentum observ'atio vetusta
Vèrbo una veste unica, erano un solo corpo, e lacerare que- transfunditur (44). Tale è la vittoria dei Leone di Giuda (45).
sto corpo con il rifiuto dei libri ebraici non era meno sacri­ Se, secondo un’equivalenza che fu a lungo in uso, e di cui
lego che lacerare con lo scisma il corpo della Chiesa (35). Se S. Tommaso testimonia ancora al principio della Somma,, si
d if atti l’avvento di Cristo segnava « la fine della legge », TéXoc, chiama Teologia la scienza delle Scritture, allora si può dire
la Legge stessa testimoniava che aveva per fine Cristo, oxoirig. in verità che tutta la Teologia è Theologia Crucis, intendendo
La Storia e lo Spirito s’erano definitivamente raggiunti, e nel- con ciò Theologia a Cruce. EMa Croce che dissipa la nube
Fabbandono d’una lettera non più valida, la Scrittura intera di cui fino ad allora la verità era ricoperta (46). Eccola, ab­
diveniva nuova della perpetua novità dello Spirito (36). bagliante e dipinta di rosso, la grande pagina che separa i du^
Perchè l’antico Testamento potesse essere compreso nel Testamenti! » (47). Nel momento in cui Cristo spira, avendo
suo « vero » senso, nel suo senso « assoluto » (37), bisognava compiuta la sua opera, il Velo del Tempio è strappato; sim­
dunque, necessariamente, che i tempi fossero compiuti e che bolo ambiguo come la stessa realtà che significa, rilevando nel
Cristo fosse venuto. Solo questi poteva « rompere' il miste­ medesimo tempo la rovina del culto ebraico nella lettera (48)
rioso silenzio degli enigmi profetici » (38), solo lui poteva ■e la rivelazione del Mistero contenuto figurativamente da que-
aprire il libro sigillato con i sette sigilli (39). Unica pietra ■sto culto (49).
d’angolo, solo lui poteva congiungere i due versanti della Ancor più, l’Atto redentore non apre l’Antico Testamento
storia, e ugualmente i due popoli (40). Per un cristiano, per farvi apparire un senso che ci si sarebbe trovato già com­
comprendere la Bibbia è comprenderla nel senso evangelico: pletamente formato. Questo senso in qualche modo lo crea.
«Nessuno può comprendere l’Antico Testamento senza la ‘Solo per Iddio, dal punto di vista dell’eternità, FAntico Te-
dottrina del Nuovo, dato che l’intelligenza spirituale dell’An­ stamento contiene già misteriosamente il Nuovo: semel locu­
tico non. è altro che il Nuovo » (41). Se adunque discerniamo tus est Deus, et plum audita sunt (5ÖJ. La Bibbia intera non
nella Scrittura come un corpo. e un’anima, potremo ugual­ contiene alcun altro, logos se non Colui che adoriamo incar­
mente dire, •— e sarà la stessa cosa — che questo senso e que­ nato:. tanto che, supponendo per impossibile che Cristo .non
st’anima sono il senso letterale e il senso spirituale, o che fosse venuto, nessuno avrebbe avuto il diritto, avanti al testo
sono l’Antico e il Nuovo Testamento (42). Il primo chiama sacro,:di oltrepassarne la lettera: « Il Signore è lo Spirito ».
il secondo, sotto pena di non essere più 'che ombra vana e « let­ Respingendo Cristo, gli Ebrei si privano di questo diritto (51).
tera che uccide». Oppure, come diceva Origene: «Noi che Mosè ed Elia sono trasfigurati solo nella gloria del Tabor, e,
siamo della Chiesa cattolica, non disprezziamo la Legge di come sulla tomba di Cristo i due angeli in vesti bianche, i
Mosè, ma la riceviamo, purché sia Gesù che ce la legge. Con due Testamenti appaiono identici solo nella luce che bagna
questa condizione ne avremo la retta comprensione» (43). la domenica della risurrezione (52). Se dunque accade che,
Ma si deve aggiungere che questa lettura non si fa in forma ’in un particolare, si trovi la medésima interpretazione « spi­
fìi discorso. La situazione di Gesù in relazione alla Scrittura rituale »tanto in un esegeta ebreo che in un cristiano, questa
non si può affatto paragonare a quella d’un Crisippo o di un coincidenza non impedisce, anche se proviene da un plagio,
Proclo in relazione a Omero o ai miti orfici. Egli non viene che il principio formale d’interpretazione sia differente nelle

v
152 r ’lNTEKPKETAZIONE DELLA SCRITTURA FIGURAZIONI DELLA CHIESA 153

due parti. Cristo ha preso in un certo modo la Scrittura tra Scrittura» (60). La Chiesa è raffigurata ovunque (61), sia in
le sue mani e l’ha riempita di sé, con i misteri della sua incar­ tutta la trama della storia del popolo di Dio — ipsum regnum
nazione, della sua passione e della sua risurrezione (53). II. iudaicum prophetia fuit (62) — sia in diverse realtà. La Chiesa
valore che il cristianesimo riconosce «1 tempo, cioè Yatto che è il cielo stellato (63); è il Paradiso, al centro del quale è
s’iscrive nel tempo, risponde qui in tutta la sua forza: piantato Cristo, Albero di Vita (64), e donde sgorga la sor­
Prima dell’avvento di Cristo, scrive Origene, la Legge e i Pro­ gente dei quattro fiumi evangelici (65). E’ l’Arca del dilu­
feti non avevano ancora, si può dire, Fannuncio di ciò ohe s’è com­ vio (66) e se quest’arca aveva un doppio scafo, è perchè la
piuto nel Vangelo, .poiché Colui che doveva rischiai’iare i loro mi­ Chiesa è costruita con i due popoli degli Ebrei e dei Gentili;
steri non era ancora venuto. Ma quando il Salvatore fu venuto fra
noi ed ebbe dato un corpo al Vangelo, allora per mezzo diel Van- se in qualche punto lo scafo era triplice, è perchè essa deve
gelo, ha fatto sì che tutto fosse simile al Vangelo (54). costruirsi con i discendenti dei tre figli di Noè. E’ la Monta­
Trasformazione miracolosa, parallela e anche, nel fondo, gna di Sion (67). E’ il luogo santo calpestato da Giacobbe (68)
identica al miracolo della nostra adozióne filiale (55). Mistero- e da Mosè (69). La si riconosce nel Tabernacolo, nell’Arca del­
di cui, ancora sulle orme di Origene, la tradizione vede un l’alleanza, nel Candelabro d’oro (70). Essa è anche la veste
simbolo in quell’acqua di Mara, che da amara si fa dolce che il figlio di Giuda laverà con il vino (71), la casa di Ilahab
quando Mosè vi getta il legno che Dio gli aveva indicato : in­ a Gerico, dove brilla sempre la stoffa scarlatta, il segno della
fatti « per mezzo del legno della croce l’amarezza della legge Passione (72). E’ la dimora di Àbimelech la Città di David, il
si cambia nella dolcezza dell’intelligenza spirituale, e il po­ tempio di Salomone (73), la veste del vero pontefice (74),.,
polo di Dio può calmare la sua sete» (56). Con un simbo­ Essa è il grande albero visto in sogno da Nabuccodo-
lismo analogo, anche il miracolo di Cana ci addita questo mi­ nosor (75)... Spesso questi simboli s’ uniscono per una prefi­
stero. <( Poiché in verità la Scrittura era acqua :. m a. dopo gurazione più complessa : è così che nei settantamìla com­
Gesù, è divenuta per noi vino » (57). pagni di David, partiti con il loro capo alla ricerca dell’Arca
Santa per portarla nella Città, si possono vedere le settanta
FIGURAZIONI DELLA CHIESA lingue dei popoli diversi che Cristo fonde in un solo popolo
Il carattere sociale dell’esegesi cristiana più spirituale è e con cui riempie la Chiesa (76). Da un capo all’altro della
degno di nota quanto il suo carattere storico. Se questo incide^ Bibbia, non c’è un personaggio femminile (77) che, per qual­
soprattutto nei principi, il primo si manifesta abbondante­ che tratto, non simboleggi anche questa Chiesa. E’ èssa che
mente nel suo oggetto. la sagacità dei primi esegeti, stimolata dalle speculazioni rab­
Se tutto l’Antico Testamento abitualmente apparisce ai biniche, ha riconosciuto nella moglie di Lot;’ essa che, con
Padri come una vasta profezia, l’oggetto di questa Profezia Paolo, hanno riconosciuto in Sara (78); essa ancóra in Ka­
non è altro che il Mistero di Cristo, il quale non sarebbe com­ chele e in Rebecca (79), in Debora (80), come in Anna ma­
pleto se non fosse anche il Mistero della Chiesa (58). Per nom dre di Samuele (81) o nella vedova di Sarepta (82) o in
citare ora che un solo esempio, è così che Giobbe nelle sue Ester (83)... E tutti quei pozzi, accanto ai quali Mosè e i Pa­
prove è insieme Gesù crocifisso e la Chiesa perseguitata (59).. triarchi contraggono le loro alleanze, non ci dicono anche che
«Dal principio del mondo, questo Mistero della Chiesa Cat­ Cristo troverà la sua Sposa nelle acque del Battesimo? (84).
tolica non cessa di essere proclamato attraverso i libri della Le stran iere,sch iav e, le peccatrici disegnano una fi-
154 l/lNTERPKETAZIONE DELLA SCRITTURA
FIGLI RAZIONI DELLA CHIESA 155

gura particolarmente eloquente della Ecclesia ex gentibus. umanità, da così lungo tempo esiliata, « senza Dio »$- senza
Ecco Giade, questa pagana nelle cui mani stette la vitto­
7
speranza nel mondo, spossantesi in sforzi apparentemente ste­
ria (85); ed ecco l’Etiope, la donna cuscita che Mose prende rili, che Cristo viene a strappare ai suoi idoli, che ama con
per sposa: unendosela, fa naturalmente pensare airunioiie un amore del tutto gratuito in quella lamentevole nudità in
che la sua Legge doveva contrarre un giorno con la Genti­ cui il peccato l’ha ridotta, che si assume di purificare, di san­
lità, o ancora alla pianticella selvatica che deve essere inne­ tificare, che da tenebre trasforma in luce (95), che infine fa j
stata sull’olivastro (86). Ecco ora lo strano gruppo delle quat­ sua sposa sine ruga neque macula (96). Dall’inizio della Scrit­
tro donne che S. Matteo segnala intenzionalmente —- non ne tura, sul frontespizio della storia, è già il Mistero che appa- |
nomina alcun’altra — nella genealogia di Gesù: Tamar (87), riva loro nelle relazioni d’Adamo e d’Èva (97). Ed è lo stesso !
la stessa Raub, Rut, e la quarta, Betsabea, che designa sola« Mistero che la Scrittura, all’altro suo estremo, ancora offriva j
mente come « quella che fu la moglie di Uria » (88). Rut era loro nella « donna vestita di sole » dell’Apocalisse (98). E’ dun­
una donna povera : Cristo tuttavia non l’ha sdegnata, e que­ que chiaro che non abbiamo qui semplicemente un simbolo fra
sta miserabile umanità gli ha dato una posterità regale (89). altri, simbolo che si distinguerebbe soltanto per la sua fre­
Ecco al contrario la regina di Saba, « che lascia i suoi riti e la quenza e il suo maggior interesse. Tutti gli altri vi si riferì- ^
via dell’errore per venire a Gerusalemme ad ascoltare la sa­ scolio più o meno direttamente. E’ il simbolo centrale, e cóme
pienza di Cristo, rè pacifico, e offrirgli l’oro della sapienza l’anima che dirige tutta l’interprétàzione dell’Antico Testa­
ù le pietre preziose della virtù» (90); ed ecco la sua emula, mento (99). In maniera indissolubile questa interpretazione fv
la figlia del Faraone che Salomone sposò: figlia del demonio, si presenta insième come spirituale, storica e sociale, ed è at- |j
che il « vero )> Salomone seppe attirare nel suo palazzo (91). trihuirle insieme questa triplice nota, dire, con una sola pa- i
Ecco infine la "prostituta che il profeta Osea ricevette ordine rola, che essa ha per oggetto la Chiesa. Prophetia semper fi- j
I:. gliris variantibus loquitur, sed res ima in ominibus inveni- j;
di prendere in matrimonio: « perchè ciò che Osea aveva fatto
in figura, Cristo l’ha compiuto in realtà » (92). tur ( 100). E’ quello che, senza intenzione esplicita, c’insegnà ;
Quest’ultimo tipo di simboli, che è uno dei più costante- a modo suo il linguaggio di S. Bario. La « praefigurationis |
mente sviluppati (93), è anche uno dei più importanti, in significantia » che egli discerne in ogni pagina dei Libri santi, |
quanto ci richiama ciò che era la Chiesa nel pensiero dei Pa­ equivale alla loro « spiritualis praeformatio », e questa se-
dri, e qual’era l’ampiezza della loro visione. Nella storia, pri­ conda espressione alterna con una terza: « Ecclesiae prae- ;
vilegiata dei Patriarchi e del popolo fedele contemplavano il formatio » ( 101). Con questo si trova posta la nostra doppia
lungo fidanzamento di Cristo e della Chiesa, prima delle nozze equivalenza: il senso spirituale, che è essenzialmente un sen­
mistiche di Nazareth e del Calvario (94). Ma nei Gentili co* so profetico, non è meno essenzialmente un senso « ecclesia­
me negli Ebrei, fin dove arrivava il loro sguardo, percepivano, stico » (102):' . ' ' -ì
già in via di formazione, il Corpus Ecclesiae. Per essi infatti Le ali della colomba, dice il salmo, erano argentate, e, al di- ;■
sotto, le sue penne avevano il riflesso dell’oro. ;
la Chiesa, in un senso, non era altro che Io stesso genere uma­
----- Questa colomba è la- Scrittura. Per le ali d’argento, bril- If
no, in tutte le fasi della sua storia, in quanto doveva arrivare lami esteriormente, bisogna intendere le parole sacre nel senso
a Cristo ed essere vivificato dal suo Spirito. Era «tutta la letterale. Quanto al riflesso d’oro, designa i riflessi preziosissimi lì­
condizione umana ». Non perdevano di vista questa immensa di Cristo e della Chiesa, che brillano interiormente (103). !;

/
■■■Il
156 l ’in t e b p k e t a z io n e della SCMTTUKA

1 SALMI E IL VANGELO 157


I S A I M I . E XL VANGELO

Come è raffigurata ovunque nelle cose dell’antica Legge mo ora rilevare più d’un’intemperanza nell’applicazione del
e nei fatti della « Storia sacra », la Chiesa è anche ovunque principio, un vero abuso. Talvolta è stato troppo comoda­
annunciata nella visione dei Profeti» E lo è anzi, a dire di mente utilizzato prima contro l’arianesimo, seguendo Atana­
S. Agostino, più chiaramente di Cristo: ((obscurius dixerunt sio, e dopo contro i Nestoriani — a profitto d’una cristolo­
prophetae de Christo, quam de Ecclesia)) (104). Nei loro ten­ gia, del resto, tinta di docetismo —, per eludere dei testi che
tativi di classificazione metodica, alcuni scrittori cristiani di­ si credevano incomodi, come la parola sull’ignoranza dell’ul­
visero le profezie in due parti: quelle che concernono diret­ timo giorno, l’annunzio della venuta prossima del Figlio del­
tamente il Cristo nel suo Capo, e quelle che lo concernono l’Uomo (112), il racconto dell’Agonia, o la menzione del grido
nel suo Corpo. Così, Isidoro di Siviglia, precedendo Giuni- d’angoscia gettato dal Crocifisso. Ma quest’abuso (113) fu pos­
lio (105). Così faceva già Tertulliano (106). Ma c’è un libro sibile unicamente in virtù del principio dottrinale prelimi­
particolarmente ricco di misteri, in cui queste due parti sono narmente professato. Non vediamo infatti Origene -— il quale
intimamente mescolate. Nei Salmi è Cristo che parla costan­ nella sua spiegazione dii S. Matteo non esita a discernere nel-
temente, e costantemente anche parla di noi, per mezzo di 1’« ut quid dereliquisti me », un lamento del Salvatore a suo
noi e in noi, così come noi parliamo in lui: « Egli non ha yo- Padre per l’umiliazione a cui era ridotto — riconoscere in
luto parlare separatamente, perchè non ha voluto essere sepa­ questo stesso grido, nel suo commento dei Salmi, «la voce
rato » (107). Da una frase all’altra, e perfino nella medesima dell’umanità che grida la sua angoscia con la bocca del suo
frase, in una specie d’intrecciarsi perpetuo. Cristo talvolta si capò e rappresentante »? E non si è potuto dire anche che
esprime a nome suo soltanto, come Salvatore, nato dalla Ver­ S. Agostino, che ritorna più volte su questo stesso soggetto,
gi ne, e talvolta s’identifica con le sue membra, e allora e la non lo fa « in nessun luogo... da polemista nè da apologista,
Santa Chiesa che entra in scena, benché sia sempre lo stesso ma piuttosto da esegeta e teologo? » (114). A,Getsemani come
« io » che si esprime in questa doppia parte (108). Ciò che ha sul Calvario, Gesù ha potuto parlare a nome proprio: ma ha
luogo nei Salmi, si ritrova in altre profezia Le lamentazioni parlato anche ugualmente in nome dell’umanità. « Sive ca­
di Geremia, per esempio, concernono « e le sofferenze di Cri­ put loquatur, sive membra, unus Christus loquitur. Et capi­
sto e le tribolazioni della Chiesa » (109). Il misterioso servi­ tis proprium est loqui etiam in persona membrorum » (115).
tore di Jahvè, per esempio, il cui rilievo personale è così sot­ Ma di questo genere non esistono solo alcuni passi ; è tutto
tolineato in certi passi, fa ugualmente pensare, d’altronde, ad I’insieme del Vangelo che dà luogo, come lo stesso Antico
una collettività (110). Non ce ne sorprendiamo, ma ricordia­ Testamento, a un’esegesi spirituale, in cui ai manifesta, sem­
moci qui ancora che <( è un’assoluta necessità, per compren­ pre predominante, la cura del grande Mistero collettivo. Con
dere la Scrittura, pensare al Cristo totale e completo » (111). quanta ingegnosità si vedono raffigurati in diversi episodi i
Un principio analogo domina l’interpretazione di molti due popoli che si dividono il mdndo, i loro diversi destini,
testi evangelici: « comunicazione degli idiomi » tra la Testa la diversità del loro atteggiamento verso Cristo* la loro unione
e le membra dell’unico Corpo di Cristo, come abbiamo visto finale in una stessa Chiesa! Nazareth rappresenta natural­
che ne esisteva una fra questo Corpo mistico e la Chiesa vi­ mente gli Ebrei increduli, e Cafarnao la folla variopinta dei
sibile. E come l’avevamo notato in quel primo caso, potrem- Gentili (116). Prima di essere l’azione e la contemplazione,
Marta e Maria sono la Sinagoga e la Chiesa (117). L’asino su
IH
I
158 l ’i n t e r p r e t a z i o t s 'e b e lla s c rittu ra
LE PARABOLE 159

cattivo ricco, per il Fariseo e il Pubblicano (132), per i vi­


cui Gesù entra in Gerusalemme, sono i credenti venuti da
gnaiuoli ribelli (133), ecc. In più d’un caso, del resto, l’in­
Gerusalemme, e Farinello che cammina accanto, sono coloro
terpretazione era ovvia, quasi fino ai particolari. Ma gli svi­
che provengono dalla gentilità (118). I due ladroni sono gli
luppi allegorici meno obbiettivi non sono qui i meno rive­
Ebrei e i « Greci », tutti gli errori dei quali sono crocifissi con
latori. Indicano in quale direzione si rivolge spontaneamente
Cristo (119). I due ciechi di Gerico sono anche i due popoli
che devono essere illuminati e riconciliati in Cristo (120), a (( l’analogia della fede» (134).
meno che non siano Israele e Giuda, o al contrario non siano I racconti della dracma smarrita e del figlio! prodigo, in­
tutti e due dei Gentili, Fimo raffigurante la posterità di Cam sieme con quello della pecora sperduta nel capitolo 15° di
e l’altro quella di Japhet (121). In Zaccheo ancora è visto S. Luca, formano il gruppo squisito delle « parabole della
questo popolo dei Gentili (122), e ugualmente nella Cananea misericordia ». Non saremo sorpresi che siano state commen­
o in sua figlia (123). Maria di Magdala, la Samaritana, la don­ tate spesso insieme e attribuendo lo stesso significato (135).
na adultera,. nella loro conversione (124), sono ciascuna a Si poteva trovare un simbolo del genere umano fatto ad im­
modo suo VEcclesia ex gentibus, e similmente la dònna che magine di Dio, migliore di quest’umile moneta di rame « che
tocca ih mantello di Gesù (125), mentre la suocera di Simon porta un’effigiè reale»? Poco importa che sia una donna a
Pietro raffigura nella sua guarigione VEcclesia ex circumci­ cercarla: questa donna è la Sapienza, — incarnata Sapien­
sione (126). Il cieco nato di Siloe è il simbolo di tutto il ge­ tia (135) — perciò, il Verbo. Tutto il suo tesoro consiste di
nere umano, che il Redentore strappa alla dannazione: ecco dieci monete: poiché con il genere umano ci sono i nove cori
resi alla luce i suoi òcchi così belli, specchi della divinità, degli angeli. E se essa convoca alla fine i vicini perchè
ob curati una volta da uno sguardo dato al Principe delle Te­
prendano parte alla sua gioia, non è forse perchè Cri­
nebre (127). Gesù nasce a Betlemme, Casa del pane, perchè sto chiama gli eserciti celesti a festeggiare con lui la sab
non c’è che una Casa in cui possa trovarsi il vero Pane cò­ vèzza degli uomini? (137). Anche il figliuolo prodigo, agli
leste (128). Quando calma la tempesta, viene in soccorso della occhi di molti, rappresentava l’umanità peccatrice, mentre
sua Chiesa agitata dalle acque contrarie del secolo e dai venti nel Trstello maggiore, rimasto sempre a casa, si credeva di
degli spiriti impuri, per condurla alla pace della patria (129). riconoscere gli angeli rimasti fedeli. Quest’ultima interpre­
Quando Pietro, in nome di Gesù di Nazareth, fa rialzare gli tazione, che era manifestamente forzata, trovò ben presto con-
storpi posti presso la Porta Bella, guarisce la Chiesa stessa, Iraditori. Cirillo Alessandrino la segnala per respingerla (138).
vale a dire sempre il genere umano che zoppicava nell’ido­ Ma già il raccontò di S. Luca aveva trovato un’altra spiega­
latria; e per mezzo di questa Porta Bella che è Gesù, lo porta zione, àncK’essa collettiva, che doveva essere ritenuta a lungo
alla conoscenza del vero Dio (130)... dall’esegesi latina (139). Quando si volle applicare la situa­
zione del FigliiioI prodigo alla attuazione dei peccatori pen­
LE ÌP-MtA.lt OLE titi nella Chièsa, Tertulliano protestò (14Ö)vera il suo rigori­
smo che si rivoltava, ma poteva richiamarsi, sèmbra, a una spie­
Le parabole soprattutto sono oggetto di simili interpreta­
gazione d’allora in poi clàssica, che vedeva nel ritorno deb
zioni. Abbiamo avuto occasione di vederlo per là pecora smar­
l’infelice figlio al focolare paterno là conversione delle na­
rita e per gli operai mandati nella vigna. Lo stèsso avviene
zioni piagane; il fratello maggiore rappresentava gli Ebrei,
per gli invitati al banchetto eli nozze (131), -per Làzzaro é il.
160 l ’i n t e r p r e t a z i o n e della s c r it t u r a LE PARABOLE 161

« non perchè costoro siano innocenti e sottomessi a Dio, ma Caino. Il piccolo grano di senape era seminato dopo il di­
perchè invidiano alle nazioni la loro salvezza, essi che avreb­ luvio per divenire l’albero folto dei popoli, il fermento della
bero dovuto restare sempre vicino al Padre » (141). fede d’Àbramo, ricevuto prima nella Sinagoga, doveva un gior­
In quei due altri figli che il padre manda al lavoro, e uno no invadere il mondo intero. Da David in poi, un tesoro era
dei quali da principio rifiuta ma finisce poi con l’andarci, nascosto nel campo della profezia. La perla più preziosa eli
mentre l’altro, protestando la sua sottomissione, è tuttavia in­ tutte, che i migliori fra gli Ebrei, spogliati delle loro ricchezze
fedele; non c’era già la chiara indicazione di riconoscervi i dopo l’esilio, avevano imparato a desiderare, doveva essere
Gentili e gli Ebrei? Malgrado alcune opposizioni, tale inter­ trovata alla nascita di Gesù. Dopo di allora tutti quelli che
pretazione s’impose (142). I Gentili erano segnalati per pri­ annunciano il Vangelo sono come quel padre di famiglia che
mi, sia perchè rimontavano a Noè mentre la stirpe degli Ebrei distribuisce senza fine le cose antiche e nuove. La rete del
cominciava solo con Abramo; sia perchè nel pensièro divino regno dei cieli si riempie e, quando ài tempo della consu­
erano eletti per primi, e destinati a credere prima d’Israe­ mazione sarà venuto, gli angeli faranno la cernita degli
le (143), Avendo dapprima abbandonato il vero Dio per il detti (146).
culto degli idoli, avevano infine risposto alla chiamata del Molto più semplicemente, l’unica parabola del buon Sa­
Vangelo; mentre gli Ebrei, corrompendo con le loro inter­ maritano si prestava ad un’ampia esposizione della nostra
pretazioni carnali ia Legge che pretendevano custodire, ave­ storia Collettiva. Godeva perciò nella tradizione di un favore
vano preparato il loro presente indurimento. Il figlio vera­ particolare. Ciascuno dei suoi tratti ricevette la sua spiega­
mente obbediente era ài popolo che, dopo aver respinto la spe­ zione allegorica, ciò che permise di vedervi in riassunto, con
ranza del Messia, s’era ricreduto al momento della sua ve­ una precisione nei particolari che fa pensare alle tele dei mae­
nuta, e non il popolo che non aveva voluto ricevere Colui stri olandesi, tutto il Mistero della Redenzione. Questa esegesi
che diceva di attendere (144)... E quella donna che versava fu unanime. Doveva aver corso fin dalla fine del II secolo,
il iievitó nelle.tre misure di farina, chi era, dunque, se non poiché Origene, che la cita prima di aggiungervi il proprio
la Chiesa, la quale* grazie al lievito del Vangelo, collèga fra commento, e che la trova « ragionevole e bella », la attribui­
loro i discendenti dei tre figli di Noe, ovvero gli uomini dei sce, ad uno di quegli «antichi» di cui ama citare i ragio­
tre tempi che si dividono la storia fino a Cristo, per far cre­ namenti:
scere così la pasta umana? (145).
Per un prodigio di sottigliezza, unicamente spiegato da L’uomo significa Adamo, con la vita che conduceva in prin­
un’abitudine sostenuta di considerare storicamente la vita re­ cipio, poi con la caduta causata dalla disobbedienza. Gerusalemme
significa il Paradiso, o la Gerusalemme del .cielo. Gerico è il mon­
ligiosa, si notò anche che le sei parabole del 13° capitolo di do. .1 ladri sono le forze avverse, ossia i demoni o i falsi maestri
S. Matteo «si succedono come le sei età. del mondo : così l’in­ che si presentano in nomo di Cristo. Le ferite sono la disobbe­
segnamento delle parabole nel suo insieme era, a mòdo suo, dienza e i. peccati. L’uomo è spogliato delle sue vesti, cioè
una storia santa. Quelli che sapevano intenderla assistevano perde l’incorruttibilità e l’immortalità, ed è privato di ogni
ai destini del Seme divino confidato alla nostra razza dal pa­ virtù. E’ lasciato mezzo morto, perchè la morte ha conquistato
la metà della natura umana... Il prete è la Legge. Il levita, so­
radiso terrestre fino al grande Giorno del Giudizio. Il semi­ no i Profeti. Il Samaritano è Cristo che s’e rivestito di carne
natore di zizzania svolgeva la sua triste parte con Adamo e per mezzo di Maria, La bestia da soma è il corpo di Cristo,

li
162 L ’lNTEBPKETAZIONE »ELLA SCIUTTURA
LA CHIESA E L’ANIMA 163

Il Tino è la parola d’insegnamento e di ammonimento. L’olio


è la parola di « filantropia » e di pietà o d’incoraggiamento. L’al­ specialmente delle parabole, la Tradizione mantiene alla pari
bergo è la Chiesa. L'albergatore è l’insieme degli Apostoli e dei ini doppio senso mistico, di cui uno mira ai destini collettivi
loro successori, vescovi e didascali delle Chiese, oppure gli Angeli del genere umano, e il secondo alla storia intima dell’anima.
che presiedono alla Chiesa, I due denari sono i due Testamenti, Così, in fin dei conti, tutto ciò che ci dice la Scrittura, trova
l’Antico e il Nuovo, o la carità verso Dio e verso il prossimo, o il suo compimento in ciascuno di noi (150): «Quidquid
ancora la conoscenza del Padre e del Figlio. Il ritorno da Sama­
ria, infine, è il secondo avvento di Cristo (147). illic gestum historialiter legitur, totum in nobis per my­
sterium spiritualis intellectus impletur » (151). E’ « co­
me Lottava è la perfeziqne della nostra speranza,
LA CHIESA E L’ANIMA. -
così l’ottava è la somma delle virtù » ( 152). Il Paradiso, che
Le realtà della vita interiore, della vita <( spirituale » non è la Chiesa con i suoi santi, è anche l’interno di ciascuno di
sono dimenticate. Questa esegesi sociale, che ovunque ritrova questi santi con le sue virtù (153). In ogni uomo c’è una Chiesa
il genere umano intero nella sua relazione con il -Salvatore, e una Sinagoga, — un Abele e un Caino, un Esaù e un Gia­
e che si mostra come ossessionata dall’opposizione della Chiesa cobbe, una Agar e una Sara — .due popoli che s’affrontano
e della Sinagoga, non s’interessa meno all’anima individuale. di cui l’uno deve vincere l’altro (154).., I due ladri messi
Ma non sono questi due oggetti separati, e nemmeno il loro in croce con Gesù sono figure dei due popoli, ma anche delle
ordine— l’ordine stesso della dottrina e della « pratica )) — due attitudini dell’anima (155), Le lagrime versate a Babi­
è indifferente. Poiché, se tutto ciò che accade a Cristo accade lonia dalla figlia di Sion prigioniera sono insieme quelle della
alla.Chiesa, «tutto ciò che accade alla Chiesa accade anche futura Chiesa e quelle di ogni anima umana, e i richiami al.
a ogni cristiano in particolare ». Pascal, in questa famosa mas­ pentimento che il, Signore le fa sentire si rivolgono ugualmente
sima della sna lettera a Mile de Roaiinez (148), riassume la all’una e all’altra (156). I profumi sparsi sui piedi di Gesù
tradizione unanime. L’anima di cui si tratta è l’anima credente, durante il banchetto in casa di Simone il fariseo simboleg­
è Yanima in Ecclesia ( 149). Siccome solamente profetizzando giano ogni conversioni; sinèera: l’incessante conversione di
^il Mistero del Cristo e della Chiesa, l’Antico Testamento acqui­ ogni cristiano, in cui il pagano non è mai definitivamente
sta per così' dire il diritto di significare le cose del mondo morto, come la conversione della gentilità : « conversam gen­
eterno.— infatti dalla Gerusalemme terrena alla Gerusalem­ tilitatem designat..., nos ergo, nos illa mulier expressit ». Co­
me celeste non c’è altro passaggio se non quello tracciato da me Cristo, nuovo Isacco, è venuto a riscavare i pozzi della
Colui che prima è disceso —, sarà egualmente solo a, condi­ Scrittura che erano stati riempiti dai Filistei, così »cava an­
zione di vedere nell’uno e nell’altro Testamento questo stesso cora ogni giorno in segreto quel pozzo che è l’anima dei suoi
doppio e unico Mistero, che acquisteremo il diritto di. estrarhe fedéli (157). La grande notte di Pasqua evoca il passaggio del
tutto il significato spirituale. Perchè non c’è vita interióre au­ Mar Rosso da parte degli Ebrei e ricorda il passaggio defini­
tenticamente soprannaturale se non in dipendenza del Fatto tivo alla vita di Cristo resuscitato: con ciò prima di tutto è
storico di Cristo e della Vita collettiva della Chiesa. Niente significato il passaggio del mondo intero « alla dignità dTsràe-
sfugge a questa doppia e unica Mediazione, e « dalla sua Pie­ le », ina anche il passaggio di ogni convertito alla Vita divina
nezza tutto abbiamo ricevuto ». con il battesimo. Il sepolcro di Cristo, che è l’universo, è an­
Si tratti dunque dell’Antico Testamento o del Vangelo e che il cuore di ogni fedele (158). I quattro fiumi del paradi-
LA CHIESA E L’ANIMA 165
164 l ’ in t e r p r e t a z io n e della s c r it t u r a
t
' Di questa specie di registro a partita doppia l’esegesi del
so, che sono i cjuattro vangeli, sono anche le quattro virtù Cantico dei Cantici ci offre una ricca illustrazione. Fondamen­
dell’anima, poiché sia gli uni -che le altre escono dalla stessa talmente, la Sposa del Cantico è la Chiesa (168). Dapprima essa
sorgente: il petto aperto del Salvatore (159). Il muro di sepa­ erra, alla ricerca dell’Amato annunziatole dai Profeti; infine
razione fra i due popoli è anche quello che lacera la vita di Io trova, riceveva lui mille doni; da allora la sua bellezza è
ogni giusto nell’opposizione dello spirito e della carne, e la perfetta, «senza ruga nè macchia)); i due Testamenti sono
pace che si stabilisce fra le potenze del cielo e della terra è le sue due mammelle feconde, donde i suoi numerosi figli at­
quella stessa che la grazia ripone nel suo cuore (160). Dopò tingono un alimento migliore del vino (169)... Ma la Chiesa
essere stati applicati alla Chiesa, i simboli del Tabernacolo, è qui il prototipo dell’anima. I due primi commentatori del
della Casa, della Città... si applicano Ugualmente all’ ani­ Cantico, Ippolito e Origene, già ce lo ricordano. Per Ippo­
ma (161). Anche questa è una Gerusalemme che deve lodare lito, se la Sposa è la Chiesa in quanto succede alla Sinagoga,
i l signore, « e per parlare in generale, tutto piò che nella
è anche l’anima che risiede in questa Chiesa come in un giar­
Scrittura conviene alla Chiesa, può essere riferito anche a dino (170). Tra Puna e l’altra Origene istituisce un costante
lei » (162). UnumquemUbel ex Ecclesiatanquam Ecclesiam parallelo, Benché applichi il suo testo óra all’ima ora all’altra
Christus alloquitur (163), , senza sempre osservare ordine apparente, il suo pensiero non
E? così che le speculazioni. antiche, così universalmente è dubbio: tutto ciò che dice dell’anima non le è attribuito se
diffuse sul microcosmo è il macrocosmo, divengono, con una non in partecipazione della Chiesa. Ama anche paragonare
doppia trasposizione su un piano insieme storico e spiritila-. le anime al gruppo delle giovani che accompagnano la Sposa,
le, una dottrina sui rapporti della storia sociale e della storia ciò che gli permette di parlarne al plurale e nello stesso tem­
individuale della salvezza (164). C’c una corrispondenza tra. po di mettere in rilievo la loro dipendenza; oppure, in questa
la crescita spirituale del mondo e quella dell’anima individua­ unica Amata « pura e senza macchia )), vede contemporanea­
le, per effetto d’una stessa illuminazione divina (165). L’ani­ mente l’insieme delle anime sante « che compongono tutto il
ma è il microcosmo di quel gran mondo che è la Chiesa, e corpo della Chiesa)) (171). Per una precisione di linguaggio
tutte le tappe sorpassate dalla Chiesa nel suo lungo pellegri­ alla quale manifestamente tiene, mentre la Chiesa è unita a
naggio le ritrova in se stessa, nelle vicissitudini della sua vita Cristo, l’anima aderisce al Logos: il fatto è che la legge del»
interiore. Come c’è una corrispondenza, nel Corpo di Cristo, l’inoarna rione, individuale e sociale, comanda tutta la vita
tra la Testa e le membra, ce n’è una anche tra ciascuna di spirituale. Bisógna passare per la carne del Logos per nutrirsi
queste membra e l’insieme del Corpo. S. Bonaventura potrà della sua divinità. L’anima è istruita dal Logos e diviene sua
dunque tracciare il suo Itinerario spirituale secondo il piano sposa soltanto nella casa costruita da lui stesso: perchè il Mae­
delle sei epoche bibliche (166). S, Agostino, ispirandosi -a stro interiore non si rivela «che a colui che riceve la Parola
S* Paolo, spiega le risorse di una psicologia profonda nel de­ di Cristo trasmessa dalla predicazione ecclesiastica (172). A
scrivere i quattro stati, i quattro momenti essenziali della co­ proposito del versetto sullo Sposo che guarda attraverso il
scienza allo stesso tempo che i quattro «stati successivi dell’u­ traliccio della finestra, Origene ci spiega ancora che Cristo,
manità: Natura, Lex, Grana, Patria, divenire spirituale e. prima della pienezza dei tempi, guardava la stia Chiesa attra­
svolgimento temporale simboleggiandosi così l’un l’altro (167). verso la Legge e i Profeti: ora i due Sposi si contemplano
L’ontogenesi mistica riproduce la filogenesi.
166 l ’ in t e b p r e t a z io n e della s c r it t u r a
LA CHIESA E l ’ANIMA Ì67

liberamente sotto la grande luce del Vangelo, il passaggio Non tutti mettono la cura che egli pone nel suo commento
dalla lettera allo spirito è consumato, la Sposa ha raggiunto su Giobbe nell’« estrarre da principio il senso allegorico dal­
lo Sposo; mentre il Logos, fino alla fine dei tempi, si terrà la lettera della storia » per « dare dopo ai sensi allegorici le
sempre mezzo nascosto dietro il traliccio delle creature: poi­ loro applicazioni morali » (178). Le due serie d’interpretazioni
ché, per guanto perfetta sia divenuta, un’anima non saprebbe appariscono solo di rado, come in Origene, armoniosamente in­
ancora contemplare l’invisibile se non attraverso figure ed trecciate e tendenti a fondersi per culminare nell’unica con­
enigmi... (173). siderazione dell’Ànima perfetta. A mano a mano, anche, che
Abbiamo insistito sull’esempio di Origene, perchè la sua 1 secoli passano, e che -si opera la differenziazione normale
importanza è capitale, non soltanto in questo punto ma in tra «teologi» e ■«;spirituali », accade più spesso che costoro,
molti altri analoghi. In materia d’interpretazione della Scrit­ nella loro meditazione sulla Scrittura, omettano di segnalare,
tura, questo grande spirituale, che fu anche un grand’uomo tra la lettera e lo spirito che ne traggono, che la Chiesa è l’in­
di Chiesa, indubbiamente non è affatto il novatore che troppo termediaria. Può accadere'che nemmeno ci pensino più, Da
spesso ci si immagina secondo le testimonianze ingannatrici questo punto di vista sarebbe istruttivo stabilire un ,pàragone
di Porfirio e di Fozio, secondo gli attacchi di alcuni avver­ tra quei due grandi dottori mistici che sono S. Gregorio e
sari fuorviati dalla passione, o anche -secondo certe sue di­ S. Giovanni della Croce, che s’ispira anche lui dal nostro Can­
chiarazioni, come .in quei capitoli del Contra Celsum in cui tico (179). Oppure, già prima, tra S. Cirillo Alessandrino e
argomenta ad hominem paragonando l’esegesi cristiana a quel­ ‘S. Nilo, o tra le due opere così differenti, e che devono tanto,
la dei letterati pagani. Ma è il grande iniziatore. La sua in­ tutte e due, a Origene, di Gregorio Nisseno e di Teodoreto.
fluenza sorpassa di molto ciò che si è convenuto chiamare la Mentre in questi il senso collettivo è predominante da un capo
scuola alessandrina. Specialmente sul Cantico, la doppia ese­ all’altro, nel primo al contrario l’anima individuale occupa
gesi che fu la sua e quella d’Ippolito, si ritrova, in propor­ quasi tutta la scena. Tuttavia, nè Teodoreto trascura l’appli­
zioni varie, nella maggior parte dei loro così numerosi suc­ cazione spirituale immediata ( 180), nè Gregorio tralascia di
cessori (174), greci o latini. Nel XII secolo, in quest’età chia­ richiamare il fondamento che suppone ovunque: alla fine
mata l’epoca d’oro dèi commentatori sul Cantico, essa sarà delle sue ammirevoli omelie, la Sposa si rivela nella totalità
ancora quella di S. Bernardo e di Gilberto di Hoiland, di del suo mistero ; « l’unica, la colomba, la perfetta, l’eletta »
Guglielmo di Saint-Thierry, di Onorio d’Autun e di Riccardo apparisce come l’unità stessa di tutte le membra di Cristo,
di S, Vittore (175). Nel XIII secolo, sarà quella di S. Tomma­ il Corpus Christi di cui parla S. Paolo (181). D’altronde, per­
so (176). chè ci sarebbe bisogno di ritornare ogni volta -sui fondamenti
Certo, dal senso « sociale » al senso « interiore », dal senso dottrinali che permettono a ogni fedele di trovare ovunque
«ecclesiastico» al senso «individuale», dal senso « allego­ nella Bibbia quelli che S. Ambrogio chiamava i processus
rico » al senso « morale », o dal sacramentum nWexemplum. animae? (182). Ma non si dovrebbero disdegnare, se si voglio­
il legame non è sempre esplicitamente rilevato, nè l’ordine na­ no evitare le deviazioni del senso individuale o le sterilità della
turale sempre rispettato. Non tutti i nostri esegeti dicono come fantasia devota. Nell’interpretazione dell’Antico Testamento,
S. Greg. Magno: « Hoc quod generaliter de cuncta Ecclesia di­ il punto di vista storico dell’adempimento e il punto di vista
ximus, nunc specialiter de unaquaque anima sentiamus » (177). sociale della comunità, punti dì vista che praticamente coin-
168 7 l 'i n t e r p r e t a z i o n e d e lla s c rittu ra NOTE 169

«dono, sono i principali. Espliciti o impliciti, regolano tutto chiama 1’« utilità della storia» (69, 15; 70, 192). Cf. .Diodoro, In psalm, ('Ma ­
r ie s , Rech. Se. rei,, 1917, p. 88-93). Gregorio, Moralia in Job (P. L, 75, 581 B).
ciò che concerne la speranza delle cose celesti e le realtà della (9) A g o stin o , ln psal. 68, s. 2, n. 6 (P. iL. 36, 858). G regorio -Ni s sen o , E'ita
vita interiore. La legge dell’« intelligenza -spirituale )) è la di Mose (P. G. 44, 368 G). C ir illo di G e ru sa le m m e, I Catechesi mistag., c, 2
(Quasten, p, 72). Ila r io , « mystica /ustoria» (P. L . M , 880 D ). G ero la m o ,
legge stessa della spiritualità : questa è autentica e sicura solo «typicam historiam » (24, 608 A); « q u i per hietoriam prophetatur» (25,
se costituisce, non una via solitaria, ma un’interiorizzazione 1444 B). Già O rig en e, In htnnnem, t. 10, n. 13 : xdt Eoxoptxà, xonot, vo.^x&v {P.
G. 14, 340 A). P ie r D am iani (P. L, 145, ISO A). E’ Ia dottrina tradizionale
della Liturgia, cioè un’applicazione del ritmo vitale della Chie­ che S. Tommaso riassumerà in formule destinate a diventare classiche: 1 \
q. 1, n. 10; Quodl. 7, a, 4.
sa alla vita dell’anima. Uno «tesso essenziale mistero riempie (10) Crisostomo , In 2 Cor., 4, 13 (P . G. 61), e In Mat., hom. 16, n.7 (57,
tutto, nella Scrittura e nella Liturgia (183), fuori del quale 247). I sidoro di P jìlusio , 1. 2, epist. 123, e 1. 4, epist. 209 (78, 576 e 13-04)...
T eo d o reto (83, 508 -C). È s ic h io (93, 789 C), T e r t u l l i a n o , Adv. Marcìonem
non è possibile partecipazione alcuna al Mistero di Dio- (K r. p . 423 « 581, 582). G a u d en zio di B r e sc ia , Tract, g (Gdueck, p. 60).
Anche in questo senso bisogna dunque dire con S. Eugenio: A m brogio, Apoi. David altera, n . - 71-73 (P. L. 14, 915-9T6); F u lg e n z io , Semi. 1,
n . 10 (65, 724). iLeone, Sem». 75, c. 1 « Aih eodem Spiritu conditum faediis
« Al •principio di tufte le cose è la Santa Chiesa Cattoli­ 3ecundum , a q u o -primum fuerat in s titu tu m » (54, 401). Am a la r io (105, 1299
ca » ( 184). • B), A v it , ex sermone die nat., n . 4 (ed. di Berlino, p. 104, 105). Dialogo 'tTAéa-
manzio, disp. I, c. 16 e disp. 2, c. 18 (Van de Sande, p. 34-35 e 98-99); ecc..
Cf. Exod. X-XIY, 8 e Matt., XXVI, 28. « Vetus Sacram ent-um », d ice Z en o n e di
NOTE V ero n a : tr. 2, n . 61 >(P. L. Il, 516).
(11) I reneo, A év. Haereses, 1, 20, 1; 4, 32, 2 (P. G.. 7, 1071 B).
• (12) -Cirillo -Aìless. Glaphyra in G>en., 1. 1 (P. G. 69, 14-6). O ricene , In-
(11) Notare, per es., l’importanza delle genealogie. I reneo, Adv. Haer., 3,. Levit, (iß. p. 44C1) ecc. A gostino, C. Faustum, 1. 12, c. 40, opponendo i l Fatto
22, 3, sulla genealogia di Cristo: « Lucas genealogia-m quae est a generatione cristiano «i miti pagani, e nello -stesso tempo l’esegesi cristiana all’esegesi pa­
Domini nostri usque ad Adam, septuaginta duas generationes habere ostendit: gana: «Ea qua© praenun-tiata inteìligimus, etiam demonstramus impleta.; cum
finem coniungens initio, et significans, quoniam Ipse est qui omnes gentes fabulas.suas ut aliquo modo -commendent, ad nescio quas -physiologias vel theo-
exinde ab Adam dispersas et universas linguas et generationem homlinum cimi logias, id est rationes naturales vel divinas, interpretando, referre conantur... i-
ipso Adam in aemetipso re capitulatus -est». (<P. G. 7, 958), (P. iL. 42, 275), Beva, De Tabernaculo et vasis eius, 1. 1, e. 6 : « Allegoria est,
(2) Degli dèi è del mondo (tr. M. Meunder, p. 63), c. 4, Gf. P latone, R e­ 'cum Veilbis, sive robus mysticis, ftraeseiinia ^Christi et Ecclesiae sacramento si­
pubblica, I. 2, 378 d.; P lutarco, /sfide e Osiride, c, 11, 20, 64... ecc. Omelie gnatur » (91, 410).
clementine, om. 6, e. 20; Clemente ad Appione: « coloro che hanno voluto (13) O rig en e, In Jo ., t. 1, n. 9-10 (Pr,, p. 11-13). M e to d io , Banchetto, disc, 5,.
spiegare i fatti e gesti degli dèi con vergognose allegorie sono caduti neH’im- c, 7^(tr. Fa-rges, p, 89). G regorio N a z., Disc., 45, c. 23: -partecipiamo alla Pasqua,
haraiizo.,, applicando, agli dèi le loro interpretazioni naturalistiche imfb-ro* xum-xfiig Stv (P, G. 36, 656), A m brogio, In psalm. 38, n. 24-26: «Etsi i aul re-.
glint e, hanno soppresso ' la loro stessa esistenza e, con l’allegoria, li linnno surrexerit ‘Christus, tamen in evangelio nobis adhuc eius imago monstratur....
fatti svanir« negli elementi del mondo ». Primum igitur umbra .praecessit, secuta est i-mago, erit veritas: umbra in lege,
(3) Ibid., P lotino, Enneade 5, tr. 3, c. 9. G iul ia n o , Della Madre degli dèi, imago vero in evangelio, veritas in caelestibus, ecc.» ( P et sebeni g, p. 202-4);
c. 6. Cf. (Platone, Timeo, 22, c*d. B albo, in C icerone, De natura deorum, 1. 2, In psahn,, 43, n. 59 (p.. 306); De officiis ministrorum, 1, 1, c, 48 e 49 (P. L.
c. 24, n. 63 ; ecc. . 16, 94); De excessu fratris, 1. 2, n. 109 (1347). B a ld o v in o di C an torb ery, Li­
(4) C lem ente , Strom. 6, c. 15, n. 127 (St., t. 2, p. 496). ber de sacramento altaris : « Dominus... non in sola substitutione novi sacra­
(5) De migratione Abraham, 88-95. De ebrietate, 33-8. menti finem constituit veleria sacrificii, sed jitrumque ad n-mnn finem dirigit,
(6) Allegorie delle Leggi, 1, 10, 25 e 3, 5, 16 : qxxnxdrca-ca, qiuaiwi&TaTO» ècviv- ultra que-m nullus ©st finis » (204, 673 iB). I la r io , In Matth.: le, gesta di
2, 2, 57 : Tatua ipooixtög àXk-qjogeX, ecc. E’ questa la parola usata correntemente Cristo .«odo- dell© parabole . (9, 1035). A g o s tin o , C. Faustian, 1. 19, c. 2 (!P. L,-
dagli esegeti pagani, e «he riprenderà S. A gostino per indicare le spiegazio­ 42;, 347-8). E u c h e h io , Liber formulantm spiritualis intelligentiae (50, .727).-
ni di Yai'rone : De Cìv. Dei, 1. 7, c. 5, 27 o 30 (P. L. 41, 199, 217-, 220). Ugual­ P ie r CrisoloGo> sermo 95 (52, 467). T e o f i l a t t o , In Mat, (P. G. 123, 446). S.
mente F irm -ico- M aterno, De erróre profanarum religionum; designa con la T om m aso, Quodl. 7, q. 6, a. 15; ecc.
«pressione «physica sratio » . tanto le interpretazioni «naturalistiche» che (14) iS. L eone, sermone 68 , n. 3: «Figuras verita» -auferebat, et superflui
quelle che noi chiame remino piuttosto « spiritualistiche »: confrontare c. 3,. ©rant -nuntii -sub praesentia nuntiati » (P; L. 54, 375). Al -contrario i fatti
n. 2 p 4, e c. 7, n. 8 ( H e u t e n , p. 47 e 63). d el Nuovo Testamento: sermone 63, n. 6 : «N on in historia tantum praeteri-
(7) G reg, -di N tssa , Conira Eunomium, 3. 1 2 (P. G. 45, 940). tarum -actionum novimus, sed etiam in praesentium operam virtute senti-
(8) M a ssim o , Quaestiones ad Thalassium, q. 17: T ^v 5è xvjg toroptag é y mi!« »; c-f. sermone 64, n. 1 (356 e 358),
Tiveópcm Sóvequv, voepolg xaxavozjuop.ev fisi .ytvojtévvjv, x a l T(ji ^Gea-Oai. (15) Severo . d’À n tio c h ia , hom. 102 (P. O. 22, 288). T e r t u l l i a n o , De pueli-
teXI ov à«jj,.à^ouoKV (P . G . 90, 3014); « q. 49 (449). E ’ ciò ch e C irillo A l e ss ., citili, c. 12, n: 10 (De Labri o l l e , p . 120). G erolam o,. In Isaham: «Et vetus
NOTE 171
170 i / INTERPRET AZIONE DELLA SCRITTURA

C irillo A l e ss ., Glaphyra in Exod., 1. 2, n, 9 (69, 108). G regorio N azianzeno


et novum dicitur Testamentum, non -quo vetus pereat, sed quo novo alius (36,. .421 *B). T ertulliano , De carnis resurrectione, .c, '51: « A d a m novissimus,''
non succedat » (P. L. 24, 649 C). A g o s tin o , In psalm. 149, n. 1 (P. L. 37. etsi Sermo 'primarius », (Kr., p« 105). A mbrogio (iP. L. 16, 323).
1949). B ald DiHo di C an torb ery, De sacram, altaris : «Novum enim Testamen limi (30) I reneo, Adv. Haer., 3, 22, 3 (P, G. 7, 958), E rma , pastore, Simii. 9,
est in meo sanguine confirmatum, nullo que ritu deinceps mutandum, ut sit c. 12, C lem ente , Strom., 1. 2, c, 5, n. 20 (St., t. 2, p. 123). C risostomo , Disc,
legitimum, sempiternum» (204, 686). S icard o di C rem on a, Mitrale, 1. 3, c, 6 su Àbramo (P. G. 50, 743), T ertulliano , Àdv, Mar., 1. 5, c, 19 e 20 (Ivr.,
(213, 130). In n o cen zo MI, De sacro alt. myst. 1. 4, c. 28: « inde probatur 'aeter­ р, 6434 e 646). C irillo A l ess ., Glaphyra in Exod., 1, 1 '{P. G. 69, 412-3). T eo.
num, id est perpetuum, unde novum asseritur, i. e. ultimum» (217, 875), P se u d o DoitETD, Eranisles, dial, 2 (83, 124-5). M assim o di T orino, hom., 13 : « Ipse est
C riso sto m o , In incam. Domini (P. G. 59, 696). fine temporum natue ex ' Maria,. qui ante omnia; saecula Unigenitus processit a
(16) Galat. TV, 24. C r is o sto m o , in toc. (P, G. 61, 662). Patre» (P. 8L. 57, 249). G regorio, 7« evang, hom. 10, n, 6: «(Es qui i» tempore
(17) E u seb io , Sulla solennità pasquale, n. 5 (P. G. 24, 700). C le m e n te , Strom., apparuit, ante tempora exstitit » (76, 1113). Messale imozainabic» (85, col, 226,
1. 5. c. 8 (Si., t, 2, p. 361 e 363). A g o s tin o , De Trinitate, 1. 3, n. 26, (P. L,.. 234, 239, 358, 389).
42, 885), E n rico di M arcy, De per, Cii;. Dei, tract. 1 (P. L. 204, 259). G rego­ (31) K arl B arth , Parole de D im et parole hnmaine, fr. fr. p. 100.
rio N is s ., Sui! battesimo eli Cristo ■ (P. G. 46, 592). R u p e r to : «Haec gesta... (32) A g o s tin o , Q. -in Heptat., 1. 2, q. 73 (P. L. 34, 623) ; sermo 160, n . 6
mysteriis, propheticis plena sunt » OP. L. 167, 1245 D). (38, 876); De Civ. Dei, 1. 16, c, 2 6: « Q u id est e n im q u o d d icitu r T estam en tu m
(18) Dialogo d’Adumanzìo, disp, 1, c. 11: it poi t’mwpa, KpWTOTÓJttopK (Van vetu s, n isi occu ltatio n o v i? e t q u id est a liu d q u o d d icitu r novuan, n is i veteris
de Sande B,, p, 27); disp. 5, c. 5: 'sX■ 80607)5 Tifjg àAvjO'Slctg ot ttircen (p. 182); rev ela tio ? » (41, 505); eo e. Tra l e n u m eros e •repliche d i questa fo rm id a , ri­
e«e, M elitone di Sardi: Tt'powivuvjp« (C , Bonner, Melanges Cumont, p. H l). p ortiam o i l celeb re verso di Sugfai:
Iueneo, Adv. Haer. 4, 25, 3 (P. G .'7, 105<1), In Pascha sermo 2 (59, 725-30). In «■Quod Moyses velat, 'Christi doctrina revelat»
Pascha sermo 6 (59, 738 e 741). Eusebio, Dimostrazióne evangelica, 1. 1, c. 10 с, sul portale di S. Trofìmo d ’Arles, questa .iscrizione che si legge su una ban­
(Heikel, p, *16). C ir illo Alessandrino: rcpoavaiüit(berste (P- G. 74, 880 A). deruola tenuta dall’Apostolo Paolo;
Mktodio, Sermone sulla Vergine, c. 5 (18, 357). Cipriano, Epist. .63, c. 4, n. 3: « Lex Moysi celat quaé. senno Pauli revelat :
«Q uid est plenitudo, veritatem praefiguratae imaginis adimplevit » (Bayard, Nunc data grana Sinai per eum sunt facta farina».
t. 2. p. 202; ri. p. 201 e 250). Cromazio, Tract. 6 'in Mat, (P, L. 20, 343). (33) C le m e n te , Strom. .6, c. 15, 125 (St., t. 2, p. 495). O r ig e n e , In Mat., t. 14,
A gostino,‘ He Civ. Dei 1, 15, 2 «umbra quaedam et imago .prophetica»., n. 4 (KL, p, 280); In Genesim, omelia 10, n. 5; In Exod., omi. 5, n. 3 (B.,
(19) 3 \ q. 70, a. I. • ■p.' 100'e 187); cf. il tìtolo dello scritto d’Ammonio, maestro d’Origene: nspl
(SO) Eebr., X, 1; -cf. V ili, 5, Rom., V, 14. Coloss., Il, 17. ttJS Mmftaétóg « a l ’Injaoö auptyoivtag (JJusebio, f f . E., 1. 6 , c. 19), M eto d io , De
(21) P seu d o C r iso sto m o , In psdl. 102 (P. 'G. 55, 643). «Abbiamo rice­ Atotexusio, intro d. (od. Bonwetsch, p. 146-7). Dialogo d’Adamanzio, disp. I,
vuto. dire E u seb io , la verità e l’archetipo delle immagini » : Dim. Evang., 1. 1, c . 12 e 27; disp. % c. 17 (V a n de Sande, p. 28-9, 54-5, 94-5). C i r i l l o di G e r u ­
e. 10 (P. G. 22, 89 A). s a le m m e , Catechesi ( P . G. 33, 388 e 413). C riso sto m o , In 2 Cor,, 4, 13 (51,
(22) P er es, O r ic e n e , 7n Levit., horn. 13, if. 3 (Baehrens, p. 471). In Pascha 285-6 e 291). Isid o ro dt P e l u s i o , 1. 1 , epist. 107 e 147 ( 78, 256 e 281).
sermo 6, n. 2 e 3: «$)£ psXXo6c7)g AAvjS'stag (P , G, 59,- 738 e 741). N ovazian o, D e Testi innumerevoli bu questa cupqjov(«, questa « consonantia » dei due
Trini!., c. 9: « S acram en torum u m bras et figuras de p raesen tia corp oratae V e ­ Testamenti, ohe è più della loro semplice «concordia». A g o s tin o , De moribus
rita tis im p len tem » (P. L. 3, 900). I l arid, In Mat,, c. 24, n . 1 (9, 1048). G au d en zio Eccl. eath,, 1. 1, n. 27, 28, 34 (concinere, consonare, concitare...: P. L. 32, 1322-6).
■di B r e sc ia , In Exocl., tract. 3 (G lu e c k , p , 34).. M éssale m o za rab ico, sab ato san to; La paróla stessa « concordia » comporta, come « veritas », una pienezza posi­
« in corpore v erita tis a d v en ien s, a d im p le v it fig u r a s...» (P. L. 85, 474).., C ip rian o, tiva ; A g o s tin o , De Musica, 1. 1, c. 12, n, 22 (P. L. 32, 1096) e De Trinitate,
Epist. 64, c.' 4, n , 3 : « P raecessit in im a g in e. 'Quae im a g o cessavit, su p erv en ien te 1. 4, c. 2, n . 24 (42, 889) (vedere H. M arron, St. Augustin et' kt fin de la .cul­
p o stm o d u m y evitale » (B ayard , t. 2, p . 215). I la iu o , In Mat., c. 23, n. 6: « (Lex) lare antique, p, 260 e 450). L eone, s. 60, c. 1, commentando il versetto del
,,ad futurorum sp ec iem p raelata, im a g in em con secu tu rae V erita tis con tin eb at »
salino: «abyssus abyssum invocat» (54, 343). P. R adrekto, In Mat., 1. 8, c. 18,
{P . L. 9, 1046); tutto l ’A n tico T estam en to è « im ita tio p raem issa » : Tractatus
(120, 623*4); e 1. 9, c. 21, spiegando il, versetto: «quit .praecedebant et qui se­
mysteriorum, 1, 22, G ero la m o , Ep. 18, n . 14 (II., t. 1, p , 91). A g o s tin o : « s i m i ­
liin d o p rom itten s v e r ita te m » (P . L . 42, 386). '
quebantur, clamabant dicentes, Hosanna filio 'David » (col. 704; dall’Opus im­
(23) '0 npeofiuxaxog; De somniis, 1, 1, 228; De confusione linguarum, 63;
perfectum in Mat., hom, 37, P. G. 56, 838). R aoul de S. G ermer , In Levit,,
‘Quod Deus sit imtnutabilis, 31. 1. 17, c. 3; « D u m »enim d electa t n o s Scripturarum co n so n a n tia ...» (M. Bibi. •
(24) Apol. , c. 47, n. 14 (Waltzing, p. 100-1). vei. Partum, t. 17, p . 212). G reg. d’ElV ira, P'act. 11 (Bat-W ,, p . 117-8). Greg.
i l G rande, i n Ezcch., 1. 1, h . 6, n . 14 (P. L. 76, 835). Ivo d i C h a r tr e s, s . 1 e
(25) A mbrogio, In psalm, 38, n, 25 (P., p. 203).
(26) Oricene, In Devita hom. 10, u. 1 0B.(ip . 441). P roclo di C ostantino­ 5 (162, 506 e. 536). Ruperto (167, 1441 D).
poli, Sulla Pasqua, c. 3 (P. G. 65, 797). (34) I lArio, 7» psalm, 67, n , 27 (Z in gari e, p . 302).
(27) Coloss., 1, 15; 2 Cor., IV, 4; Ilebr., 1, 3. G reg. N az„ Disc. 45,' c. 2: (35) Gf. Crisostomo , 7re 2 Cor., 4, 13 (P. G. 51, 282).
'Tgv vópoy, oxiày etvat Tröv peXXóvTtav x a l vooopévtov (P. G. 36, '637). (36) O rigene , In Nhnn., b. 9, n. 4: «Sic ergo invenitur et evangeli! virtus in
(28) R iccard o di S, V it t o r e , Quomodo Christus .ponitur in signum popu­ lege, et fundamento legis subnixa intelliguntur evangeli»;' nec vetus testamen­
lorum (P. L. 196, 525). tum nomino ego légem, si eam spiritaliter intelligam. Illis tantummodo lex
(.29) Hebr., 1, 2. Miche», V, 1. Apoc , XXII, 13. P s e u d o P r im a s io , In vetUB efficitur testamentum, qui eam carnali* er int eiligere volunt, et necessario
11ehr. (P. L. 68, 687 e 747). G keg. N is s ., .Sui halt, d i Cristo (P. G. 46, 580). illis vetus effecta est et senuit, quia vires suas non potest oblinere. Nobis autem,
172 L INTERPRETAZIONE HELLA SCRITTURA
NOTE 173
((ili eam spiritaliter et evangelico sensu intelligimiis et exponimus, semper »oyn
eil ; et utr unique nobis novum testamentum est, non temporis aetate, sed intel- (P, G 97, 10-28 e ÌO'IS). Arnaldo di' Bonneval, De verbis Dopimi in croce, trac. 7
ligentiae novitate ». (B., =p. 59). In Genesim, hom. 6, n. 3 (-B., p. -68*9). C iril ­ (P. L.' 189, 1701).
lo d’àljìssanuria OF. 'G. €9, 109). P seudo C risostomo , omel. su Lue. 2, 1 (P. G. (47) P aul Claudel , L'épée et le miro'ir, p . 74,
. 30, 796). .Agostino, Contra adversarium legis et prophetarum, 1. 2, c. 7, n. 26 (P, (48) Crisostomo , in Mat,, hom. 88, n. 2 (P, G* 58, 777). Opus ìmperf. in Mat„
L. 42, 653). iRauano Mauro, Epist. 12: «... Ita historialiter ordinentur vetera, lumi. 47 (56, 897), D. B ar S alibi, Comm. in evangelio : «Scissum est velum
ut spiritaliter omnia demonstrentur nova, et legis petr figiuram patefaciat templi, quia non sustinuit passionem archetypi sui, et ad indicandum gratiam
littera, quae sacer eva-ngelii textus in se continet sacramenta » (M. G. H. Epn Spiritus sancti ex illo exiisse... » (Tr. Vaschalde, p, 113). G erolamo, Iu lsatam
stolarum, t. 5, p. 399). R uperto, In Apoc., 1. 9: »« Quasi canticum novum Veius (P. L. 24, 498 D) ; In Ezech. (25, 428 C-D, e 474 A d ì). A malakio (105, 1028) ;
est Testamentum, quod per quas dann «limili tu dines fignmsquiq multiplices ea­ 'R atramno (121, 235-38). Omelia di .M elitone : il velo si scisse e Pungelo di
dem significat quae Novum Testamentum continet. Cantabant igitur « quasi; Dio fuggì, cioè il tempio ha o-rmaì perduto la sua santità e la divina Presenza
canticum novum », id est, mirabili prophetici Spiritus potentia praevidebant (C am Trell B onner , in «The Harvard th,eoi, review'», 1938, 175-190), P seudo
evaugelieae gratiae sacramentum » (P. L. 169, 1092). E i'iFANip. T esto 32,
(37) I lario, In psalm. 134, n. 6: « Intelligentiam nobis absolutiorem.,,» (49) Agostino', In Jo., tir. 28, c. 7, n. 8-9: « Tollatur velum, et appareat quod
(Z,, p, 697). Senza Ia fedo in Cristo, non si comprende la Scrittura: Oricene^ erat secretum. Omnia quae dicln sunt antiquo populo Israel in multiplici scrip­
In Exort., hom. 7, n. 3' (B,, p. 208). tura... umbrae fuerunt futurorum, quae implentur in Christo » (P. L, 35, 1626),
(38) 'Clemente, Protreptico, c. 1, n. 10 (6t., t. 1, p. 10); Stromat. 5, c. 8, In psalm, 21, enarr. 2, n. 15, sul versetto «factum est cor meum tamquam cera
55 (t. 2, p . 363). O rigene , Periarchon, 1. 4, c. 1, n . 6: «L’ispirazione delle pa­ liquescens»: «Quomodo cor ipsius Jactum est sicut cera? Cor ipsius, Seriptuia
role profetiche e il carattere spirituale della Legge di Mose si sono palesati ipsius, id est, Sapientia ipsius quao erat in Scriptura. Clausa enim erat Scriptu­
dopo la venuta di Gesù » (K,, .p. 301). ra, nemo illam, intellegebat: cruci fixus eat Dominus, et liquefacta est sicut cera,
(39) O r ic e n e , Scolio 20 suWApomlisse (Diob.-IIarnacfc, p. 29). V it to r in o ■u t omnes infirmi intellegerent Scripturam. Nam inde et velum Templi scissum
oi P e t t a u , In Apòc., c, 6 (HanssI., p. 66). G erolam o, In Isaiam, 29 (P. L, 24, esi, quia quod,velabatur revelatum, esi» (36, 176). In ps. 64 'e 68 777-78 e 858.
332), Exp. in Apoc., visio 3 (17, 838). C. Fauskun, L .12, c. 14 (42, 260). G erolamo, Epist. 120, n. 8 (;H., t, 2, p . 490-91);
(40) »Pseudo C riso sto m o , Bom. in Luc. 2 (P. G. 5Q, 798). In psal. 88 (Murin,, p. 57) P seudo B eda (>P. L. 93, 898 C). Candido m F ulda (106,
(41) Exp. in Apoc., visio 7; cf. v. 3 (P. L. 17, 956 e 807). G reg. N az., Disc. 98). A ttone di V ercelli (134, 77-6 B). R upert »' (468, 1226 D). Di qui il simbo­
15, c. 23 (P. G. 36 656). Crisostomo , Protfheória (56, 317). P seudo C risostomo ; In lismo liturgico di «erti medievali: Gum1,'di -Torn, Tract, de opificio episcopi...,
Luc. 2 (501, 796); ecc, Cf. O ricene , In Exod., hoim, 7, w. 3 ó 7 (B., j>. 208 e 213). ■c. 16. V. tinche la bella pagina di P. R adberto, In Mat., 1. 12, c. 27 (120, 963-4).
In Levit., bom, 4, n. 7 (B., p. 3(26)'. I cario, Tract, stiper psalmos:«secundum Cf. 2 Cor;, 111, 16.
evangeli ca m praedicationem intellegi' » (Zingerle,- -p. 6). 'La Ietterà' morta diviene spirito vivificante per effetto della risurrezione di'
(42) C f. E b . B ar B ahkiz , Exp. officiorum Ecclesiae, tr. 3, c. 8 : «Dum per Gesù; donde la metafora di Gregorio di Nisaa: «Chi dunque ci toglierà la
vetus Testamentum similitudo corporis ostenditur, p er novum »vero similitudo pietra di quest’oscurità?» (In Cant., hom. 15; P. G. 44, 1108), dove si può ve­
animae » (Hr. Connolly, q>. 194). G erolamo, In ZacJutriam (P. L. 2*5, 1446 C dere anche un’allusione alla pietra che ricopriva il pozzo di H aran: O rigene ,
e 1517 C). E*.questa una teoria fondamentale di S . A gostino ; v . specialmente l à Gen., h. 13 (B.,.p. 113-21); P seudo 'Crisostomo , In Rom., 7, 19 (P. G. 59, 670).
De Civ. Dèi, 1. 4, e. 33; 1. 5, c. 18; 1. 10, c. 25; -1. 17, c. 7, n. 4; 1. 18, c. 11, ecc. A rnaldo di B onneval , Meditationes (P. L. 189, 1751).
(43) In Jesu Nave, h. 9, n. 8 (43., p. 353); in Ezeck,, h. 14, n. 2 (B., p. 452), (50) A mbrogio, Ih psahn. 61, n. 33: «...Semel locutus est, quando locutu»
P. B adberto, in Mat., 1. 8, c. 17 : •« Quidquid lex et prophetia loquitur,.., ' non 'in Filio est, «t- -audita sunt etiam illa, quae ante audita non erant a-b bis quibus
lain per Vetus Testamentum, sed .per Novum audiatur» (P. L. 120, 587). locutus fuerat per prophetas... » (p., p. 397). A gostino, De Civ. Dei, i. 10,
(44) P se u d o A g o s tin o , S. 90, n. 4 (P , L. 39, 1919). N ovazian o, De Trinit„ -c. 15 (P. L. 41, 293), O rigene, In Mat,, t. 12, -n. 38 (ICI., p. 155). V ittorino,
c.. 9 (3, 900), J ld e f o n s o »i T o led o , De virginitate perpetua S. Mariae, c. 6 (96,. Scolia in Apoc, (P. L. 5, 319; of. P. L. 35, 2418), G rec. d’E lvira, Tract, 44, n. 18:
76). Expositio in Apoc., visio 3: «Christus voro quando ex virgine natus est, .« Nec'umbra sine corpore esae .potest» (W hm art, B. de litt, eccl., 1906, p'. 243).
quando paas-ue est, et reewrexit, et in caelum ascendit, librum Veteris Testa-- (51) Cirillo Alkss., Glaphyra in Exod., l.,3 (P. G. 69, 534); cf. In Luc, (72,
menti aperuit, quia quae significabantur opere implevit » (P. DL 17, 809). 721). Pseudo C risostomo , (59, 807). S evero d’A ntiqchia , Horn. 81 (P. O, 20, 347),
(45) Exp. in Apocal., v. 3: «V icit ergo Leo de tribu Inda..., quae victoria,, ‘Ugualmente gli erètici che non pensano correttamente su Cristo : poiché se
aper tip fuit Veteria Testamenti,,. Quae redemptio, apertio fuit Veteris Testa- . Cristo è la Chiave delle Scritture, essi allora non hanno che una falsa chiave:
m enti» (P, L. 17,-808). ■ ' C lem ente , Stromut. 7, c. 17 (St., t. 3 ,'p . 74-5).,
(46) A gostino, Sermo 352, c. 1, n.-6 (P. L. 39, 1555). ÀMintOGio, In psalm. 43, (52) E rberto I jDSInga, Sermoms (C oulburn -Symonds, p . 226).
n. .58: «Finis legis est Christus,. et mors -eius solvit aenigmata prophetarum, (53) R uperto , In Ioannem, 1. 6: « Time ergo Scripturarum panes in mani-
eaque, quae ante Judaeis erant, incognita, cum prophet arent tir, pioslea manifestata bus auU accepit Dominus Jesus, quando secundum Scripturas incerno l<us( pa esus
sunt dominicae passionis effectu» (Petsohenig, p. 302). A ndrea di C reta, Su E est et resurrexit; tunc inquam, acceptis panibus gratias egit, quando ita Scriptu­
Vesaltazione della. Croce, s. 1 e' 2: «Dopo la croce, noi respingiamo le ombre ras implendo, semetipsum obtulit Patri, in eacrìficium gratiae et veritatis »
dei simboli figurativi, poiché siamo stati resi alla luce della Verità nella gra­ (P. L. 169, 443). ' .
zia,., Con la croce Cristo fu riconosciuto e la Chiesa dei credenti, penetrando­ (54) O rigene, In Jo., t. 1, n. 8 (Pr., p. 11) ; in Mat,, t. 12, «. 43 : « conversi
ti fondo la Scrittura, vede che è il Piglio di Dio, egli stesso Dio e Signore » ambo in evangelium Christi amum sunt facti» (Kl., p. 169); In Levit, hom.
>6, n. 2 (B., p. 361); Contra Celsum, 1, 6, c, 64 (K., p. 139). A ndrea di C reta,
174 l ’ i n t e r p k e t a z io n e della s c r it t u r a
NOTE 175

initio mundi multis figuris et sacramentis secretioribus designata » (P, L, 39,


disc, 1, (P. G. 97, 805). V ittoiuno m P ettau , In Àpocal„ 4, 5 (recensione d i
1854). C esario d’à r l e s , De comparatione Ecclesiae vel Synagogae (Morin, p. 412).
Gerolamo; H., p. 55-7). I lakio, De Triti. 1. 5, n. 17: «Accipit umbra corpus
(e van gelici s temporibus), et species veritatem, et visio naturam » (P. SL. 10, 139). (61) I reneo, Adv. Hueres., 4, 32, 2: «imagines eorum quae sunt in Ecclesia
P seudo A mbrogio, s . 46, n. 3 : « (Ai tempi di Salomone) adhuc non erat tempus,
praefigurans» (P. G. 7, 1071). M etodio, Banchetto, disc, 9, c, 2 (Farges, p. 161-2),
A gostino, Contra Adiinantum, Manichaei discipulum, c. 16, n. 2 (P. L. 42, 156).
quo de umbra corpus fieret, aut veritas de figura » (17,. 694). P. R adberto, In
P seudo M assim o di T orino, Senn. 19 (57, 883*6). Ivo .di C hartres , Serm. 5 (162,
Mat,, 3/8, c. 17 (120, 584). J. B e le ih , Rationale div. officiorum-, c. 134: « ex
veteri et novo Testamento unum factum Evangelium, » (202, 139). 536). I ldeberto, Serin. 84 (171, 436-9), Sulle figure della Chiesa nella Scrit­
(55) Ivo di 'Chartres , sermo 18 (P. L. 162; 575). R uperto , In J o I. 2 (169,
tura: B runone di S egni, Sent. (165, 875-902).
286-7). C f. M a ssim o di T orino, hom. 33 (5 7,296).
(62) A costino, C. Faustum, 1. 13, c. 25; De C. Dei, 1. 10? c. 32 (41,-314);
(56) O ricene , In Exod., h . 7, n. 1 (B ., p . '204-6). C irillo A l e s s ., Glaphyra In Joannem, tract. 11, n. 9 (35, 1479). G erolamo, In I eremioni (24, 871 A).
C assiodoro, Jf» psalmos (70, 421 B e 581 D). O norio d i A u t u n (Libelli de
in Exod., 1. 2 (P . G, 69, 445-8). P rdcopio di G aza, Tn Exod., (87, 588-9). A gosti­
no , Q. in Ileptat., 1. 2, c. 57 (P. L, 34, 615-6). A mbrogio (15, 1434). G ero­
Cite, t. 3, p . 39). S. T ommaso , ^ “1, q. 66, a. 2, ad 2m; q. 70, a, 1.
lamo (25, 468 C e 817 B). P seudo A mbrogio, « /1 9 e 20 (17, 640-2). I ldefonso
(63) A gostino, .Adnotaliones in Job (P, L, 34, 834).
di T oledo, De itinere deserti, c. 8 (96, 173). B arano 'Mauro , in Num., 1; 4 (108,
(64) I reneo, Àdv. llaer,, 5, 20; 2: «'Piantata est Ecclesia, Paradisus in hoc
mundo » (P. G. 7, 1178), P seudo C risostomo , (52, 835; 59, 545), T eodoreto, In
813) e In Eccl., c, 13 (109, 1031). R uperto (167-655 B ). P ier D a m ia n i (145,
Cant., 1, 3 (81, 145 e 165). C ipriano, Epist. 73, c. 10, n. 3 (Bayard, t. 2, p. 268),
389). B runone di S egni '(164, 266-7), eoe. Altro simbolo : le acque sterili e m or­ O ttato, De schismate donat., 1. 2, c. ili (P. L. 11, 964). A gostino, De Genesi c.
tali die Eliseo cambia1 in acque vivificanti; G erolamo, In Os. (P. L. 25, 817). Man. (34, 207); De Genes, ad litt., 1. 11, n. 32 (.34, 442); In psalm. 47, u, 9. (36,
Cf. T eodoketo, In Exod., Interi’. 25; -«li legno salutare della croce ha reso 539). Cesari?, Exp. in Apo-c., visio 3 (17, 778 e 812), P. R adberto, Liber de corpr
dolce l ’acqua amara dei Gentili » (ip. C. 80, 256). et sanguine Dom., c. 7, n, 2: « Arbor quidem ligni vitae Christus nunc in Ec­
(57) Questo ‘b el simbolo, venuto da Origene, fn accolto e. sviluppato con clesia est, cuius imago in paradiso arbor illa fuit» (120, 1285); c.'1, n, 6 (1272);
amore nella tradizione latina. I soli 'Greci in 'cui l’abbiamo incontrato sono Ci­ c. 9, n. 3 (1295); De fide, spe et càr., I, 1, c. 9, n. 4 (14*14). B runo di S egni , In
rillo Alessandrino e Teofilatto, mentre in Occidente si trova già in Gaudenzio Gen., (164, 163). I ldeberto, sermo 28 (178, 424). O norio d’A u t u n , Speculum Eccl.
di Brescia, poi in Agostino e in molti sermoni pseudo/agostiniani, nel com-T (172, 833). P sküdo U go, Alleg. in V . T., 1. 1, c. 6 (175, 639). S icardo di C remona ,
mento su S. Giovanni dello pseudo Gerolamo, in un’omelia attribuita a Mas- Mitrale, 1. 1, c. 2 (213, 17)i
simo di Torino, in Gregorio; Reda, lo pseudo Alenino, Ivo d i Chartres, Pier (65) P seudo E pifanio , hom. l_ in festo palmarum (P, G. 43, 429-32). M a s ­
Damiani, Ruperto, Ildeberto (?), Rruno di Segni, Isacco della Stella, Giovanni sima» di T orino, s . 14 (P.' L. 57, 561).
lìéleth, Pietro di Capus, Si cardo di Cremona, e ancora in Bonaventura, Tom- (66) Cf. 1 Petri, 118, 28. Teati riuniti in ITurter , Opuscula Patrum selecta,
maso d’Aquino.... t, 3, p. 217-33. Aggiungere: G hec. d’E lvira, De arca Noe (Wilmart, Revue bène-
Non si conosce l a . spiegazione d ’Origen e che per di breve richiamo che ne dicline,. 1909, p. 11). A gostino, De Civ. Dei, 1. 15, c. 26 (P. L. 41, 472-3), U go
fa lui stesso,. In Joantvem, t. 13, n, 62 (Pr., p. .295), essendosi perduto il tomo 9 » i ,S. V ittore, De Arca Noe morali, 1. 1, c. 4 (176, 629-30), P ietro di C elle , Li­
in cui era contenuta. S. Agostino sa valersi bene della menzione delle sei an­ ber de pànibus, c. 18 (202, 1007).
fore, nelle quali vede l ’immagine delle sei età del mondo, e dell’indicazdoiie (67) B a s ilio , In psdlm. 115 (P. G. 30, 01*13). P se u d o B a s ilio , In Isaiam, e. 2;
sulla loro capacità d ’una doppia misura, che gli sembra il segno dei due po­ n. 66 (30, 233). O t t a t ó , De schismate donat,, 1. 3, c. 2 (P. L. 11, 994-7), Ambro­
poli, per mostrare come da un capo all’altro la Bibbia è piena di profezie con­ gio, In.Psalm. 4*7,, n. 5-7. G ero la m o , (P. L. 24, 267 A; 25, 1058 A). R u p e r to , D o
cernenti tanto i Gentili ohe gli Ebrei, e come tutta la.Bioria religiosa dell’uma­ div. officiis, ■],. 9, 'B. 11 (P. L. 170, 261-2), H h rvè d u B o u r c -D ie u , In Isaiam,
nità inette capo alle nozze di Cristo e della Chiesa. Tutto il medio evo lo ripe­ 1. 2, c. 12 (181 150-1).
terà dopo Be da, non senza aggiungere al quadro qualche nuovo tratto. Cf, .Mes­ (68) R uperto, De Tritt, et op, eius, in Gen., 1. 7, c, 23 (P. L. 167, 468-70),
sale mozarabico, formula di benedizione per l’Epifania: « Det vóbis spiritua­ I ldeberto, sermo 86 (871, 744-5). F ilippo di H arveng, Moral, in Cant. (203, SOI).
lem intelligentiam, qui aquarum naturam vini in suavitate fecit esse «apore hi » (69) Cirillo A less., Glaphyra in Exod,, 1, 1 (P. G. 69, 416). A gostino, s. 101,
(P. L. 85, 238). . ( n. 7 (P. L. 38, 608). Il Sinai: R ab an o (Mauro, In Num. (106, 589).
(58) «Cbristi et Ecclesiae sacramenta continet», oppure: « ad Christum (70) O rigene , In Exod., h. 9, n . 3 (B., p, 238-40). G erolamo, I n Zachar.,1. 1,
et Ecclesiam pertinet»; formule frequenti a proposito di molti paesi dell’Ali- c. 4 (P. (L. 2i5, 1442), A gostino, De consensu evang., 1. 1, n , 46 (34, 1064); In I Io.,.
tico Testamento. P a s c a s io R ad b erto, In Mat., 1. 1, c. 1 : ■« ... ut e x toto appa­ tr. 2, n. 3 (35, 8992); In psalm 18, n . 6 (36, 161). R uperto , In Mat., (168, 1399).
reat profunditas «aeramenti seu' quo modo Christus ex ipsa prosapia longe I ldeberto, s . 43 (171, 561), O norio d ’A u t u n , Spec, Eccl., (172, 834). P seudo U go,
(linque praesignatu« fuisset, eius Ecclesia in his praefigurata manifestetur » Alleg. in V. T., L 3, c. 9 (175, 661-2). R iccardo di S. V ittore, In Apoc., 1,- I
(P. iL. 120, 59). P ie r Cr i solo go. Sermone 106 ('52, 496). A g o s tin o , De cat. ru­ (195, 705). S icardo di C remona; Mitrale, 1. 1, c. 13 (213, 49). F ilippo di H arveng,.
dibus n. 33 (40, 334-5). h i psal. 79, n. 1 : « totum omnium Scripturairum my­ De scientia clericorum- (203, 693).
sterium, id e s t Christum et Ecclesiam » (36, 1021). A n a s t a s io i l S in a itic o , (71) A gostino, De Cw. Dei, 1. 16, c, 41 (P. L. 41, 520).
(P. G. 89, 860). . (72) ■Cipriano , De cath., Ecele s. unitate, c. 8 .(H.,p. 217). O rigene, 'In 'Jesu
(59) G regorio, Moralia in Job,, passim (P, L. 75 e 76). Nave, b. 3, n. 4 (iB., p. 305). Iu Pascha sermo 1 (P. G. 59, 724). T eodoreto,. In
■(60) P seudo Crisostomo , In Rom., 7, 19: «Tutto ciò che .precedette la' Leg­ ..Cant„ 1, 2 (.81, 129). P seudo A mbrogio, sermo 46, n.15 (P. L. 17, 698-9). G ero­
ge era figura della Chiesa » (P . G. 59, 667). P seudo A gostino, Sèmi,, 58, n. 1: lamo ; Epist. 22, n , 38 e 'epist, 52, n , ‘ 3 (22, 422 e 530). 'Fulgenzio , De remiss.
« Ecclesia cath. n on solum post, adventum Domini... praedicata est, sed etiam ab
'176 l ’i n t e r p r e t a z i o n e della s c r it t u r a NOTE 177

pece,, 1. 1, c. 20 (65, 543). Rufino episeop. De bono pacis, 1. 2, e. 20 (150, 1526). ck ta di R em esia n a , De uHlitate hymnorum (T u r n e r , The J. of th. St., t. 24,
Ruberto, h i Jos., c. 12 (167, 1008-11). Cf. ‘Clem. Rom., Epist., c. 12 (Hemmer, p. 239).
p, 28-30), e G iustino, Dialogo, c. I l i , n. 4 (Ardli-am-bault, t. 2, p, 172). (82) P seudo -Crisostomo , (P . G. 61, 705). I sidoro di Siviglia , Allegoriae,
(73) O rigene , ln Isaiam, hont. 2, n. 1 (B., p. 250); In Jo., t. 10, n. 23-5, (Pr., n. 96 (P. L. 83, 113). -Pseudo U go, Alleg. in V. T„ 1. 7, c. .11 (0.75, 709); cf. c. 2-3-5
р. 215-9). A mbrogio, h i Luc., 1. 2, -n. 89 (P. L. 15, 1585-6), G erolamo, In Zachar., (716, 8).
с. 14 (25, 1527); In Malach., c. 3 (1566). A cobardo, De iudaicis superstitionibus, ■ (83) G erolamo, Epist. 53, n. 8 (H., t. 3, p. 461), Le due madri -del giudi-
,c. 23 (104, 97). R adano M auro, I n Macchab., 1. 1, c. 4 (109, 1162). R uperto , In zio di Salomone sono la Sinagoga e la Chiesa: (Jerolamo, Epist. 74 (-H., t. 2,-
Ceti., 1. 6, c. 16 (167, 416). I ldeberto, Sem i. 87 e 94 (171, 748 e 776). B runo di р . 23-29).
S egni , In Psalm., 47 (H64, 865). U go di S. V ittore, Adnoi/. in Threnos, (175, 300) (84) P seudo C risostomo , Iti Rom., 7 (P. G. 59, 670).
,e in Joelem (338). S u lle -due case di cui p arla Amos, c. 6: G erolamo, in Amos, (85) O rigene, In Judic., h. 5, n . 5 (:B., p. 495-6). E ph r e m , In Indie., 4, 4,
(P. L. 25, 1066); eoe. I sidoro di S iviglia , Allegoriae, (P. L. 83, 111), R asano M auro, In Indie,, 1, 1,
(74) È terio e R eato, A d Elipandum, 1. 2, c. 49 (P. L. 96, 1006 A). с. Ì2 (108, 1136).
(75) F ilippo » i II arvenc, Moralttates in Cantica (P. L. 203, 516-17). Gf. (86) I reneo, Adv. Haeres„ 4, 20, 42 (P. G, 7, 1042). O rigene , In Num,, h. 6,
Daniele, IV. n. 4 e h. 7, n. 1 (B., p , 36-8). Cirillo A l e s s ., Glaphyra in Mum. (P , G. 69, 593-6).
(76) I ppolito , citato sotto il nome d’Ireneo da S evero n’A ntiochia , Liber A mbrogio, Epist, 63 (P. L. 16, 1204 A). G erolamo, In Sophonìam (25, 1369
•contra im pium grammaticum, orationis 3ae pars posterior, trad. Leb on (Gw* , A). P rospero, L. de promissis, p. 2, e. 9 (P. -L. 51, 777). I sidoro di S., Alle­
pus scriptorum christianorum orientalium, ai, 102), p . 202. V . G- J ouassard , Une goriae, (83, 109). R uperto (167, 872).
citation et un ouvruge de St, Hippolyte sous le nom de St. Ir ènee? in «Revue (87) C risostomo , in Mat,, h. 3, n, 4 (P, G. 57, 35). T eodoreto, In Jos., hit, 2
ties sciences religieuses », p. 295-7, 1937, (80, 461-4). I ppolito, fi*. 12 c 13 in Gen. (Achelis, p. 95-7). R adano M auro, In
(77) Anche alcuni nomini talvolta la prefigurano. Giacobbe ed Esaù sono Ruth,<c, 14 OP. L. 108, 1220). R uperto , D e divinis officiis, 1. 9, c. 2 (170, 241);
la Chiesa e la Sinagoga: A gostino, In psalm, 46, n. 6 e 78, n. 10 (P. L. 36, 527
e 1015); G erolamo, citando I ppolito, Epist. 36 (H ilberc, t. >1, p.. 283-84); ci. In Genesim (167, 516-517).
Rom., IX. Sansone è la ‘Chiesa trionfante delle persecuzio-ni : A gostino, in (88) Mat. 1. Scholia vetera (P. G. '106, 1078). C ipriano , Epist. 69, c, 4 (Ba­
psalm, .88, n. 10 (37, 1126); R uperto , De incendio o p p id i-Tutiii, «, 20: «E t yard, i. 2, p. 241). P seudo C risostomo , Opus imp. in Mat., h. 1 (P. G. 56, 614-20),
A gostino, C. Faustum, 1. 22, c. 87 (<P. L. 42, 458*9), R abano M auro , horn. 163
quidem una sancta Ecclesia catholica tot-ulna corpus cum suo capite 'Christo
unus est Job,, secundum similitudinem vel typum quem pertulit ille homo bea­ in evang. (110, 458), A n selm o d i 'L aon, Enarrationes in Mat., c. 1 (162, 1238-41).
tus Job» (P. L, 170, 353). R aoul d i S. G ermer , In Lenit., 1. 12, c, 1: « In per­ D. B ar iSalibi, Comment, in evangelio (Tr. Sed-lacek, fase. 1, p. 27-8).
sona Aaron, Christum et Ecclesiam, caput cum corporo, intelligendum est» -«-Oie significano queste quattro donne, peccatrici o straniere, segnalate tra
(Max. Bibi, vet. Patrum, t. 17, p . '157). Efrem e Manasse: à tto n e di V ercelli ■gii antenati del Re d’Israele? Non bì può fare ä .meno di pensare alle quattro
(P. E, 134, 8016 D)', lo b : Epist, de sacramentis haereticorum (Libelli de lite, celebri « madri d’Israele- », Sara, R-cbecca, Rachele e Lio, che il Tai'gum 6Ì
t. 3, p. 16). r compiace di celebrare»: A. C iia r u e , Vìncrédulìté des Juifs dans le Nouveau
(73) C risostomo , In Galat., c.j 4, n. 4 (P. G. 61, 662-4). E nella donna sterile Testament, p. 181 (cf. S t b a c k R ille r b e c k , Kommentar, t. 1, p. 29-30). Nel pen­
di cui paria .Isaia, LIV, X: I reneo, Dimostrazione, c. 94 (P. O. 12, 797); Criso­ siero di Matteo, .piuttosto «träniere che peccatrici (Lagrange); ma nell’esegesi
stomo , ibid. 0 nella donna che ricevette Eliseo: P seudo A gostino , Serm. 42,
spirituale -le due qualità ei confonde vano. A m brogio, In Luoam: « Ecclesia ex
n. 6 (39, 1829). gentibus, hoc est ex peccatoribus» (P. L. 15, 1540). O norio d’A u t u n (172,
(79) B arnaba , c. 13, n . 3 (L au ren t, p . 79). G iu s t in o , Dialogo, c. 134, n . 3 283).
f Areli., t. 2, p. 282). I reneo, A dv, liner.,- 4, 21, 3 (P. G. 7, 1045-6). P seudo Cri­ (89) C riso sto m o , In Mat., li. 3, n. 4 (P, G. 57, 35-6). T e o f i l a t t o , In Mat.,
sostomo , (61, 700). -Cirillo à l e s s ., Glaphyra in Gen., 1. 4, 2 e l. 5, 3 (69, 184, e, 1 (123, 152). P. R ad b erto, In Mat., 1. 1, c. 1 (P, L. 120, 63). P se u d o U go, Alleg.
662-3). C ipriano , Testimonia, I, 20 (H ärtel, .p. 52-3). De montibus, 3 (Hi, in V . T., 1. 4, -C.18 (175, 680). R icca rd o di S. V it t o r e , Beniamin maior (196).
р. 106-7). Ic a rio , In psalm, 37, n . 10 (P., p . 144). AmbRogio, De> Virginitate, c. 14, Vedere sopra tutto il lungo commento su Rulli di Rabano Mauro (P. L. 108.
» . 91 (P . L . 16, 289); epist. 70, n . 12 (16, .1237); de Abraham, 1. 1, n . 89-90 (14, 1199-1224), che raccoglie la ma-ggiore parte delle linee -e del simbolismo tradi­
453). G ero la m o , Epist. 123, n . 13 (22, 1056); 7 « Osea, 1. 3, c. 12 (25, 930). Ago­ zionale, e ne aggiunge loro alcune altre,, come dice egli stesso nella lettera al
s t i n o , In psalm. 126, n. 8 (37, 1673). P se u d o M a ssim o di T o r in o , C. Jmlaeos vescovo Umberto: «Opus quod libi transihitto, non tantum ex maiorum dictis
(57, 799). ÀG03T. s. 4 , n . 11 (38, 39); -Gregorio, Moralia in Job, 1. 30, c. 25, n. 72 quae in eorum libris conscripta reperì, sed ex nostro labore, quantum divina
.
(76, 563). P. R ad b erto, In Mw. (120, 133-4 e 143-7). I ld e b e r to , s 105 (171, 822- gratia nos posse concessit, editum constat; ita u t partim Patrum sententias,
partim etiam et noBtri sensus exiguitatem, ubi necessarium existimavi, profe­
3 ). P s e u d o U g o , Alleg. in V. T. (175, 64 8 ); ccc.
Rachele e Lia eono i due popoli la cui unione forma la Chiesa: G erolamo . rat » (1109-10).
<P. L, 25, 916, 930, 1385); Epist. 123 (II., t. 3, p . 87). R uperto , ln G e n 1. 7, (90) P aolino » i N ola, Epist. 5, n. 2 (P. L. 61, 168). R adano M auro, In Pa-
с. 29 (P. L. 167, 474-5). ralip., I. 3,- c. 9 (109, 472-4). P . R adberto, In Mat., 1, 6, c. 12 (120, 477), S icardo
(80) A mbrogio, De viduis, c. 8 (P. E. 16, 249). P rospero, Liber de promissis, di Cremona , Mitrale, 1. 8, e . 11 (213, 394).
p. 2, e . 17 (S I , 785). (91) R uperto , /« Reg., 1. 3, c. 16 (P. L. 167, 1159). Ugualmente ' qiiell’altra
(81) C ipriano , De oratione dom., e. 5 (H a rtel, p. 269). -Cf. O dilone m Cl u n y , figlia di Faraone ohe sco p rì il piccolo Mosè: P seudo A gostino, serm, 18, (P .
a. 15 (Pi L . 142, 1033). P seudo U go, Alleg. in V. T., 1. 5, c. 3 (175, 682). N i- L, 39, 1776). I sidoro or S iviglìa , Allegoriae, ni 58 (83, 109j . Oricene , In Exod.,

12
178 l ’in t e r p r e t a z io n e deula s c r it t u r a NOTE 179

horn. 2, n. 4 (B ., Ip. 159), Cirillo Al e ssa n d o no (P. G. 69, 397- B ), I larìg, -■4 innumerabilia in divinis voluminibus quae Sponsam Christi sanctam Ecclesiam
Tract. Mysteriorum Cp, 23), 'i\ significant... » (P. L. 165, 875, 902).
(92) Imeneo, A dv. Baer., 4, 20, 0.2 (P. G. 7, 1042). Sulla sposa di Sansone, (103) R uperto , In Gen., 1. 6, r. 43 (P. L. 167, 441-2). G erolamo, In Eccles.
A gostino (?), semi. 364, n. 2: «Meretrix quam Samson in conili gium somit, (23, 1080); Commentarioìus in ps. 67 (Morin, p. 55).
Ecclesia est, quae ante agnìtionem um us Dei cum idoli» fornicata fuit, quam (104) In psalm, 30, s. 2, n, 8 (iP, L. 35, 224) ; e n, 9: «iCoepit Spiritus Deli,
postea sibi Christus adiunxit » (-P. E. 39, 1640), Sulla vedova di Sarepta; Si- coepit Deus ad Abraham praedicare velle Ecclesiam... Christum figurate prae­
cardo di Cremona , Mitrale, 1. 6, c. 8 (213, 286). dicabat, Ecclesiam aperte praedicavit... Et pene ubique Christus aliquo invo­
(93) Si può citare anche la penitenza di David, che secondo A mbrogio, lucro sacramenti praedicatus est rt prophetis, Ecclesia aperte » (245). De fide
prefigura la venuta della Chiesa a Cristo; Apologia David altera, e. 16, 10 rerum quae non videntur, c. 3-4 (40, 174-B) ; ecc.
(P. L. 14, 899-900) ; o la penitenza di Ninive, secondo G erolamo, In Sophoniam, (105) G iunilio Africano, Instit. regni. 1. 2, c. 23 (P. L. 68, 38-9). Isidoro, De
c. 2 : ■«Niniven, id' est speciosam, quae ad praedicationem Iona e, id est colum­ fide 'cath. c. Judaeos (93, 449-538). Cf. Agostino, s. 129, n. 4-5, e s. 146 n.. 2
bae, egerit poenitentiam. Ecclesiam interpretati sumus de Gentibus congrega­ (38, 722 e 797). Bonaventura, In Hexaem., collatio 2, n. 14 (Opere, Quaracchi,
tam » (25, 1370). In lonam (1152 A), A gostino, De Cw. Dei, 1. 18, c. 44 t. 5, p. 338).
(41, 605). (106) Adv. Mardonem, 1. 3 (c. 1-19, e c. 20-24; ef. Kr, p, 410).
(94) B eda, In Exod., c. 24: «Servus iste senior, imaginem Legis habet, per­ (107) Agostino, In psàlm, 56, in 1 (P. L. 36, 662); in ps, 142, n. 3: «N eu
quam Ecclesia sponsa Christo despondebatur... » (.P. L. 91, 256).
vi meravigliato se sono duo in una sola voce, se sono due in una -sola carne »
(95) .Ruperto, In Gen., 1. 4, c. 1:. « Universum quod passionem dominicam
(37, 1847); sermo 129 (38, 722-5); De Civ. Dei, 1. 17, c. 15 (41, 548). Bernar­
praecessit Ecclesiae corpus...» (P. L. 167, 325); In Exod., 1, 2, «. 21; «A t vero
do, »ulla Chiesa « corius .corpus Christus»; In Cantic.; sermo 12, -n, ..7.(183,'
praesens Ecclesia, quae nox aliquando erat; hac prima resurrectione iit lux, 831), S. Tommaso, In Danidem, prooemium ( Vives, t. 18, p. 230).
et sicut dies illuminatur », (167, 629). Cf. Eph., V, 26.
(96) A mbrogio, Apologia David altera, c. 8, n. 41, 44: «N udata est omnis (108) A gostino, In >psalm, 37, m 6 (36, 399-400);, in psalm, 138, n, 1, 4 (37,
humana conditio.;. Vidit Ecclesiam suam nudam, vidit, et amavit. Vidit nudam ■-v 1785-6). Qf. T iconio, Liber regularum, reg, 1 ( B urk it t , p . 1-7)., Questo prin.
dilectam, et quasi Filius caritatis adamavit... » (P. E. (14, 903-5). C assiodoro, In A) cìpio d’esegesi era comune ad Agostino e a certi d e i. suoi avversari, come
psalm, 50: «ut significaretur Ecclesia Gentium peccatis suis sordida, comune- Pariano Mjassimino (sermone per TAacensiqne, pubblicato da T urner , The J.
tione Domini, esse mundanda » (70, 358). P seudo A mbrogio, s . 46, n. 15 e s. 47,
.■:Jy of theol. Studies, t. 16, p. 171*72). Traduciamo qui con «ufficio » e con «io »
n. 5 (17, 698 e 702). A gostino , In Jo., tract. 57, ri, 5 (35, 1789). C risostomo , In -é. la sola parola personai «die Agostino usa a volta a volta in -due isensi analoghi
Galat., 4 (P . G. 61, 663). ' P rocofio di G aza, In Isaiam (87, 2357), P seudo ma opporti : te Nun dividuntur personae,,. Aliquando ex person.® s-olius capitis
B eda (P. L. 93, 715 A-8 ecc.). B runo H erlip (142, 189 À). P ier D am ia ­ loquitur, aliquando ex persona corporis su i» ; cf. De doctr. ckristiana, 1. 3,.
c. 31: « Ghristi et Ecclesiae unam personam- nobis intimari... una eademque
ni (145, 470). & persona » (34, 82); e sermo 364, n. 2: «Quaedam ergo fecit Samson ex per­
(97) 2,tl Clementis , 14, 2. O r ic e n e , In Cant., 1. 2 (p . 133), A m brogio, In
L u e 1. 2, n . 85-88 (P. L. 15 ; 1584:5), A g o stin o , In Jo., tract- 9, n . 10 (35, sona capitis, quaedam ex ' persona corporis, totum .tame« ex persona Christi »
1463). In Apoc. expositio, visio- 3 (17, 813). I ld e f o n s o m T o le d o 1, De cogni­ - .--fi' (39, 1640). Il primo modo d i dire ora corrente prima di À-goetino ; Così T er ­
tulliano , adv. Mure. (Kir., .p. 444); così Cipriano , De oath. Ecclesiae unit. ,c. 4 r
tione baptismi, c. 7 i(96, 1'14). Isa cco d eix a S t e l l a , Sermo 54: «Quasi Patrem,
reliquit et matrem, dum a. Patre descendit et (Synagogam deseruit, ut Ecclesiae. «Quam unam Ecclesiam ex persona Domini designat » ( H ärtel, p. 213; cf.
Gentium adhaereret » (194, 1873). epist. 69, c. 2, n. 1, B ayard, t. 2, -p; 240); e A mbrogio, In iPsalm. (P etschenig ,
(98) Ippolito, SadVAnticristo, c. 61 (Arch., p. 41). R uperto, Iu Apoc., 1, 7 pp, 179, -229, 237, ecc., mn anche p, 311). E’ il -semplice ricalco del greco
(169, 1040-1). Statuà della cattedrale di Reims (facciata). — T esto 33.
‘v>!-| Tipóocoìiov (cf. T eodoreto, In psalm.. 43; P. -G. 80, 1177) ; persona qui equivale
»pesso a typus, species, figura; così nelle trad. d’Origene fatte da RufiJno :
(99) Ilauio, Tract, mysteriorum, 1, 1, c. 1 (Feder., p. 34). Remigio d ’à u x e r - -ì* « perso na-m tonet, .tenet figuram, figmram tenere » (In .Gen,, h-onr. 14-, n. 3,
ììe (P. L. 131, 567-68).
B aEh k e n s , p. 123 e 125; «f. In Canlic., 1. 2, B ; pag. 113), «haec ergo Ecclesia
(100) Z enone , Tract. 13, c. 1 (P. L. 11, 428). S. A gostino acconsente a
che si trovino delle in te rp re ta z io n i migliori delle sue; ma sempre a condi­ sit quasi omnium una persona » (iuCantic., "1. 1, B., p. 90), o uel De Sacramentis
zione che- ai riportino a 'Cristo e alla Chiesa: De Giv. Dei, 1 15, c. 26, n. 2 (P. L. 16, 42'5 e 4-26). Cf, 'Gerolamo: «Ex persona humanae sapientiae », «ex
e 1. 16, e. 2, ai. 3 (P. L. 41, 473 e 479), - . . ' . persona. Hierusalem », « sub persona gladii » (P. L. 24, 297 B; 779 C; 25,
(101.)Tract, mysteriorum, 1. 1, n. 6 e 39, 40; 1. 2, n. 2 e 5 (j?., p. 7, 26, 31, 298 C). H secondo modo di dire sarà frequentemente in S. 'Gregorio M agno.
33); In Mat., c. 14, n. 3*4 (iP. L, 9, 997 e 1004). Stessa equivalenza p er Agosti­ Non bisogna d’altronde sottilizzare troppo. V. anche 6. A gostino, Adnot, Job.,
no: De cale eh. rudibus, c, 33 (P. L. 40, 334), Origene, In Cmit, cornitileu-., pas* c. 29: teHaec ex persona dici videntur Ecclesiae siuiul' cum capite Clhri-sto»
(P. L. 34, 85'5) ; In psalm. 30, n. 4 : «Fit ergo tamquam, ex duobus una quaedam
sim: tutto ciò .che s’intende della Chiesa è già .«interior intellectus»;
persona, ex capite et corpore, ex -sponso et s-pon&a ». (36, 232) ; In Ps/alnv. 61, n.
(102) Isid o ro d i S iv ig lia , De fide catìk., 1. 1, c. 20 (P. L. 83, 528*9). O rig en e,
1: te Debemus Intellig ere per-sonam nostram, personam Ecclesiae nostrae, per­
In Levit., li. 13, n . 4: « ecclesia stica m ysteria » (® „ p. 471). S u i sim b o li fe m m in ili
sonam Corporis Cliristi, Unm enim ihpmo cum capite et corpore suo Jesus Chri­
d ella Ecclesia ex gentibus, n e il’À. T.: O rig en e, In Cani, com m ., I. 2: sarebbe
stus» (36, 730); De perfectione iustitiae (44, 310), eoe. CF. O rigene, In I orninem
trop iio lu n g o e la b o r io so r ilev a rli tutti' (lB., pi. 113-120). V. a n ch e. R a o u l lai
t. 32, 15 (P. L. 14, 805 <D).
S. G erm er, In Levit., 1. 17, p raef. (Max. Bìbl, vet. Patrum, t. 17, -p. 207-8), e
B r u n o d i-S e g n i, Sententiae, 1. 1, D e figu ri» E cclesia e : « c u m . sin t m u lta e t.p e n e (109) P ascasio R adberto, Expositio in Lament. (P. L. 120, 1161).
!
9- :
180 UlNTÈltTRET AZIONE DELLA SCRITTURA NOTE IBI

(110) A gostino, De Civ. D ei; 1. 18, c. 29 (P. L.' 41, 585-6); Epist. 140, c. 1S officiis, 1. IO1, c. 29 (170, 291), Sicardo di C remona , Mitr„ 1. 7, c. 11 (213, 384).
(82, 543-5). Cf, .Remigio di R ione , Liber de Iribus epistolis, c. 17 (121, 1015-17). Cf. I sacco della S tella, e, 28 : « Vidensque Divinitas caecam et sedentem in
(111) A gostino, In psalm, 30, ennrr. 2, n, 4s « In Christo loquitur Eccle­ tenebria 'humanitatem » (194, 1782),
sia, et in Ecclesia loquitur Chrisms; et eorpus in capite, et caput in corpo- (121) I lario, In Matr -e. 20, n. 13 (P. L. 9, 1033-4; cf. c. 19, n, -3, col. 1024,
re» (P. L. 36, 231-2); In psalm. 40, sermo 2, n. 1-2 (37, 1159-61); In psalm. sui bambini respinti dagli apostoli). Interpretazioni esposte e discusse da P.
140, n. 4 (1817); In psalm. 142, n. 3 (1846). 'Gregorio, Moralia in Job, -praef., R adberto, In Mat., 1. 9; c. 20 (120, 6924).
c, 6, n. 14 : « Quia Redemptor noster unam se personam cum sancta Ecclesia (122) I sidoro di S iviglia, Allegoriae, 226 (P. <L. 83, 127)/
quam assumpsit, exhibuit,... quisquis eum in semel!pso significat, modo hum (123) P s e d d o 'C riso sto m o , (P. L. 59, 654). I la r io , In Mat., e. 14, n. 4*5 (P, L.
ex capite, modo ex corpore designat, ut non solum vocem capibis, sed etiam 1004-5). A g o s tin o , S em . 77, n. 9, 12 (38, 487*8). Beda, ln Marc., I. 2 (92, 202),
corporis teneat» (75, 525). P . R adberto, De corpore et sanguine Domini, .c. R adano M a u ro , In Ruth, (108, 1208). P. R adberto, In Mat., 1. 7, c. ìlS (120, 5414).
10 : « Ubi mira unitas in hoc, et in aliis quibuslibet locis, 'Christi ct Ecclesiae R a o u l l ’A r d e n te , (155, 1800). P se u d o U go, All. in N. T,, 1, 2, e. 27 (175, 796). 11
declaratur, dum. -quod nos in illo gerimus, et ille in nobiä agere monstratur».
(120, 1306). P seudo Ai m one , Horn. 72 (118, 462 A). R uperto : « Ib i capitis, munte degli Olivi raffigura la Chiesa, «in qua sunt plantatae oliv-ae » : O rig en e,
In Mat., eerie 32 (Kl., p. 57).
hic membrorum mysterium est» (167, 1245 D). O norio d ’à u t u n (172, 272
C e 279 B). E! anche su questi principi che si fonda- tutto il commento dello (324) P ier 'Crisologo, Serm. 75 e 76 (P. L, 5'2, 412-5); serm, 95 (467-9). Pag­
lino di N ola, Epist. 53, n. 31-34 (61, 277*80). P seudo G erolamo, In Lm ., (3-0,
P seudo B eda sui Salmi (93, 501 C, 507 A, eoe.).
572). I sidoro di S iviglia, Alleg., 236 e 238 (83, 128). P. R adberto, I n Mat., b 1,
Stessa dottrina in molti Greci: I reneo, Adv. Ilaer,, 4, 22, 2 (P, G, 7,
1047). A tanasio , Disc, contro gli Ariani (26). C irillo A l e s s ., In Jo., 1. 9 (74, c, 1 (120, 66). R uperto, De victoria Verbi, 1. 13, c. 18 (169, 14-99); De div. off.,
1. 8, c. 11 (170, 228-9). P seudo U go, Alleg. in TV. T. (175, col. 755*6, 760, 810).
256);. Quod umis sit Christus, (75, 1325); eoe. A nastasio il S inaitico , In
S icardo, Mitr., L i-,, c. 9 (213, 291). La peccatrice presso Simone: A mbrogio,
IJacxem., praef. (89, 854-6). Sulla Chiesa nei salmi; T eodoreto, In psalmos,
praef. (80, 860) e passim. Sulla continuazione -del procedimento d’esegesi qui Epist. 40 e 41 (P. L. 16, 1110 e 1115-19). G erolamo, Epist. 74 (H., t. 2, p. 25).
P seudo A gostino, Sem,, 83, n. 2 (39, 1906-7), ,
segnalato fino al 16° secolo, v. M ersch , t, 2, p. 144-6.
T esto 34.
.(125) A g o s tin o , Serm. 77, n. 8 (P. L. 38, 486). G regorio, In evang., hom.
-(112) Cf. P ascasio R adberto, In Mat. (IP. L. 120, col. 799, 808-9, 819, 827-8). 31, n. 7, sulla « mulier inclinata » che Cristo raddrizza (P. L. 76, 1231). Rabàwo
M auro, In evang., hom. 87 (110, 313). Concìlio di Toledo (G o n z a le z , p , 469)
(113) Abuso inverso in Feli-ce d’Urgel, e messa a punto di A gobardo, A di.
1'elicem, c. 37 e 38: « la ta communio capitis et corporis magis 'est in voci* ecc. E’ 1’« Ecclesia ex gentibus » che viene a toccare il mantello di Gesù, pina
bus 'Scripturarum, quam in actibus et rebus» (P. L. 104, 62*5), sotto un altro rapportò la Chiesa è questo «tesso mantello: A g o s tin o , Seri».
(114) Su tutta questa questione, vedi i due dotti articoli di G. J o u Àssard ,
78, n..2 (ip. L . 38, 490-1); P . R ad b erto, In Mat., 1. 5, c. 9 (120, 382 e 384).
IJabandon du Christ i f apre s S. Augustin, nella « Revue des- Sciences philos. (126) A nse l m o di L aon, In Mat. (P. L. 162, 1322).
et tiréol », 1924, p, 310-26, e L’abandon du Christ eit croi« dans la tradition (127) L eone , Sermóne 74, c. 4 (P . L. 54,’ 399). C esario d’A rles, Serm, 172,
grccque cfes IF® et Ve siede, nella nt Revue des Sciences Religieusea », 192-5, n. 3: «'Caecus ille totius -generi« humani imaginem praeferebat. Sputum ergo
р. 609*33. Iulo couiunctuim est, et oculatus est caecus: Verbum incarnatum est, et inlu-
(115) A gostino In psalm. 140, n. 3 (P. L. 37, 1817). O rigene , In Mat., serie minatus est'm undus » (Morin, p. 664). G regorio, In evang., I. 1, hom. 2: « Cae­
135 (Kl., p. 278-81); In psalm. 21 ( P . G. 12, 12-53); cf. Periarchón, 2, 8, 5 (11, cus -quippe est gemue humanum, ecc.» (76, 1082). R uperto , De div, officiis,
225). G regorio N az* (36, 108*9). 'Cf. .Leone, Senn. 67, c. 7 (P. !.. 54, 372). S e ­ L 4, c. 8 e 21: «Genus lianuanum, magnum utique caecum, -qui pulchros oculos
vero »’A ntiochia , hom. 64 (P. >0. 8, 318-20). Gerolamo, ln Zach. (P. L, 25,
ad videndum Creatorem mundi, ubi fulget imago Factoris, inditos, in primo
1438 A). E terio e B eato (96, 985, 986, 1818). 'Guitmondo ' d ’A ver sa (149, 1459 parente principe tenebrarum respiciente, perdidit» (170, 95 e 114).
À*B), Caso analogo, più curio-so : un-a- stessa profezia d’Aggeo. secondo l’ebrai­ (128) Cria. D r u t h m a r , In Mat., c. 2 ( r . L. 106, 1285). P. R adberto, In Mat.,
co si applica alla Teeta, e -secondo i Settanta al -Capo; A gostino , De Giv. Dei, I, 2, c. 2 (120, 125-6 e 134). R emigio d’A uxerue , horn. A (131, 903).
1. 18, c. 45, n. 1 (P. L. 41, 606). (129) -O rigene , In Mat„ t. II, n. 6 (KL, p. 434). I ppolito, De Christo et An-
(116) O ricene , In Lue., h o m . 33 (Rauer, p . 196). tiehristo, c. 59 (Aehelis, p. 39*40). I lario, In Mat.., c. 7, n. 9 (P. L. 9, 957). A go­
(117) ' P seudo -Crisostomo (P. G. 61, 701). Gf, P ier C risologo, s. 76 (P. L. stino , Serm. 63, n. I e 75, -n. 44Ì (38, 424 e 475*7). Pier C risologo, Serm. 2'1,
52, 414). • (52, 257-8). P seubo G erolamo, In Mare., (36, 561-2). P seudo *A gostino, Serm.
(118) O ricene , In Jo., t. 10, n. 18 (P r, ,201-2). P seudo E pifanio , hom. 6 (P. 72, n. 2 (39, 1884-5). M assim o di T orino, hom. 108 e Serm. 95 (57, 503 e 723).
G, 43, 504). A mbrogio, Epist. 74, n. 9 (P. L. 16, 1257), P . R adberto, In Mat., 1. 9. P. R adberto, In Mat., 1. 5, c. 8 (120, 360); 1. 7, c. 14 (523-8). R emigio d ’A uxerre ,
с. 21 (120, 700-1). P seudo A im o n e . hom. 63 (118, 354 D e 356 B - D ) ,T i ,debepto,. hom, 9 (131, 913-7). I sagco della S tella, Serm. 13 (194, 1732*5). R aoul l ’A r ­
s. 31 e 33 (171, 490 e - 5051. B runo di S egni , Sm t.f 1, 4, -c. 8 (165, 997), S icardo dente , hom. 25 e 41 in domin, (155, 1756 e 2090),

di -Cremona, Mitrale, 1. 6, c. lft (213, 292). , (130) S evero d ’A ntiochia , Horn. 74 (P. O. 12, 102-7). R adano M auro , Hom.
(119) C irillo A lessandrino , In Jo., 1. 12 (P, G. 74, 653). à m -brocio, In 107 in evang. et epist. (P. L. 110, 347-8),
Lucam (P. L. 15, 1034- C). V. l e -spiegazioni s o t t ili d i P. R adberto, In Mat., (131) O rigene , In Mat., t, 17, n. 214 (Kl., p. 642-51), C irillo A l e s s ., In Luc.
I 12, c. 27 (P. L. 120, 958*1). (P. G. 72, 797). P. R adberto, In Mat., I. 10, c. 22 (P. L. 120, 739-45).
(120) A gostino, s , 88, n 10 (P, L. 38, 544*5). Opus imp. in Mat., hom. 36 (132) P ier C risologo. Serm. 30 (P . L. 52, 285). G regorio, In evang., L 2, hom.
i(P, G. 56. 832). C iir . D r u t h m a r , lii Mat. (P. L. 106, 1341). R uperto , De div. 40 (76, 1304).
(133) Oricene, In Mat., t. 17, n. 6 (Kl., p. 591).
182 L'INTERPRET AZIONE DELLA. SCRITTURA NOTE' 183

(13d) T ertulliano , De P,udic., c. 9, n. 1: «Noi interpretiamo le parabole (144) O rigene, In Mat., t, 17, n. 4 (K.L, p . 587-9). E usebio , In Luc. (P . G. 24,
aeconclo il nostro fondo dottrinale». (‘De Labii olle, p, 100). 540-1). Scholia vet. in evan. (166, 1144.5). T e o f ila t t o , In Mat. (123, 377). P se u d o
(135) V., .per es., À Meno ciò, In Luc, 1. 7, n. 207: '«'Non otiose sanctus Lucas G erolamo -, In Mài. (30, 557). Isid o ro di S iv ig lta , Alleg. (83, 122). B eda, In Mat.
ex ordine t-res parabolas posuit... Nonne Deus Poter, Christus pastor, mrulier Ec- (92, 94). C h r, D r u th m a r , Expos, in Mat. (106, 1436). Radano M au ro, In Mat.
desia ?... Prima misericordia, secunda ■suffragatio, tertia reconciliatio. Singula (107, 1048). e De Univ„ 1. 4 (111, 78). P a sc a s io iRadbeuto, In Mat., 1. 9, c. 21
singulis quadrant: Redemptor subvenit, Ecclesia suffragatur, Auctor re conci- (120, 721); ecc. ■ .
liatur... Ovis illa quae perierat in Adam, levatur in. Christo... Dives igitur pnstor, (145) C risostomo , In Mat., hom. 46, n. 2 (P. G. 58, 478). P seudo Cr ìs ., In
cuius omnes nos centesima portio sumus,.. Non mediocris haec drachma est, in Rachel. (61, 700). I lariò, In Mat., c. 13, n. 5-6 (P. L. 9, 99445). A mbrogio, In Lue.,
qua principis est figura.,, Oves sumus, .petamus pascua. Drachmae sumus, habea­ I. 7, n. 187-94 (15, 1749-52). De penitentia, 1. 1, n. 81: « ... ut mundum omne
mus pretium. Filii sumus, festinemus ad Patrem » (P. L. 15, 1765-6). Cf. Ge­ sum atur» (16, 491 A). iP seudo A m ur ., Semi. 13 (17, 629-30). P ier Crisoloco.
rolamo , In Isamm (24, 615 C). ■Sei n». 99 >(52, 478-9). iB eda, In Mat. (92, 68). P. R adberto, In Mat., 1. 7, c. 13
(136) R uperto (P, L. 169, 29 B). (120, 500). B ru n o di S egni, In Mat. (165, 191), S. T ommaso , In Mat., c. 13
(137) G regorio di N a?., Disc. 38, n. 14 (P . G. 36, 328). P seudo C riso s ., In (Vivos, t, 19, p. 439). B. B ar S alici, Comment, in evang.: « ... Ita doctrina mea
Luc. 15 (61, 781), C irillo A l e s s ,, In Luc. (.72, 800). S evero d’A jnxiochia, hom. 81 dùcei Paganos, Judaeo« et Samaritanos ad unam’.-fidem » (tr. Sedlacek, f. 2.
(P, O, 2Ò, 383-4). T eöiolatto, Dì Luc. (P. G. 132, 949). P ier Crisöloco, Semi. 169 p. 256). Cf. R asano M auro , In Mal. (P. L. 107, 949-50). In A gostino «tessa
(P; L, 52, 641-3). Geecoiuo, In evang,, 1. 2, hom. 34, n. 6 ( 76, 1249). B eda, In Luc. esegesi delle tre misure di fatù-na; ma la donna è ia Sapienza: Sermo 111,
(P. L . 92, 519-21). B runo di S egni , In Luc. (165, 4134), -Pseudo U go, A ll. in n. 1 (P. L. 38, .641); sermo Denis 3, n. 5 (46, 828).
N. T.f 1. 4, c. 21 (175, 820). B ernardo, De gratia et libero arbitrio, e. 10, n. 32 (146) P ascasio K adberto, In Mai-, 1. 7, c. 13 (P. L. 126, 508-16).
(182, 1018), Di qui l ’idea dei dieci cori degli angeli : Ö norio d’A ü t u n , Lìber (147) O rig en e, In Lue., hom. 34 (R a u e r , p. 20'0'-2) e In Cant., prolog. (B .,.
'XII quaestìwktm, c. 5 (172, 1160 D). p. 170). C i r i l l o A x e s s., In Lieo., (P. G. 72, 690-4). Scholia , vetera (166, 1196),
(138) In Luc. (P. G. 72, 804). . ^ T e o f i l a t t o , In Lue. (123, 848-52). S ev ero d’A n t io c h ia , Hom. 89 (tr. N a u , « Revue
(139) Non abbiamo più l’interpretazione d’Origene, ma potrebbe darsi che de l’Orient chrétien», 1929, p. 11-20). Z en o n e, Tract. 13, c. 3 (P. L. 11, 431).
fosse conforme a quella che dovevano adottare i Latini. Non .sarebbe il solo A m brogio, In Luc., 1. 7, n. 73-84 (15, 1718-20) ; De Poenitentia, 1. 1, e. 81 (16,
caso di tal genere, Se i greci,, le cui opere cono arrivate fino a noi, vedono qui 482); In psalm. 40, n. 31 ('Petech., p. 250-1). P s e u d o G ero la m o , in Lue. (30, 573).
il simbolo dei giusti e dei peccatori, non ignoravano tuttavia l’altra spiegazione, A g o s tin o , Quàesl. evang., 1. 2, q. 19 (P. L. 35, 134Ö-1); Serm. 171, n. 2 (38, 933-4).
come fa fede la discussione di' C irillo d ’A lessandria (P. G. 72, 301-3). P s e u d o A g o s tin o , Serm. 366, n . 2 (39, 1647). (Pseudo F u lg e n z io , S.erm. 61 (65, •
(146) Nel De Poenitentia, T ertulliano aveva applicato anche liti la pa­ 933). I sidoro di S iv ig lia , Alleg. (83, 124), E lic io , Hom. 9 (87, 627). B ed a, in
rola del figliai prodigo, .come quelle delle dracme e della pecorella, al. pec­ Lite. (92, 468-70). Sm aragdo, In evang. (102, 446-8). RabÀno M a u ro , I n evang.,
catore pentito (C .'8; L abriolle, p. 39), Callisto doveva faire In «tessa cosa nel hom.. 158 (HO, 449-50; cf. I l i , 80). B r u n o di S eg n i, In Lite. (165, 387-9). P seu d o
suo famoso editto, e Tertulliano, divenuto montami sta, se ne indigna nel De U go, All. in N. T., 1. 4, c. 12 (175, 814-5); Sermo in die Puntec. (177, 1119-20).
Pudicitia (C. 8 e 9; L abriolle, p. 94-109), Egli si «degna ugualmente perchè G ilb e r to , In Cantic,, s, 7,. n.' 6 (184, 45). Isa cco , d e l l a S t e l l a , Serm. 6 (194,
Callisto aveva fatto (riprodurre su alcuni calici. l ’immagine del buon pastore 1708-13). P ie t r o Lombardo, Sermone sull’Avvento (171, 378-80); cf. Sent., 1, 4,
che riconduce la pecora all’ovile (p. 86), d. 1, c. 1 (applicazione all’istituzione dei «aeramenti).
(141) G ero la m o , Epist, 21. «... q uod autem ait: d uos filio s , om n es p en e Un curioso serm one d’O done or C h ateau roux applica la- parabola non già
S crip tu rae de duorum v o c a tio n e p u p u loru m p le n a e sunt sacram en tis... » (H., all’opera idi Cristo, ma a quella di Francesco d’Assisi ( P itra, Analecta novis­
t. I, p . 111, 115, 117, 137). A g o s tin o , Quaest. evang., 1. 2, q. 33 (P. L. 35, 1344* sima, t. 2, p, 270-3). P iero di P oitiers riunisce le due parabole del Samaritano
9). P ro sp ero , In psalm, 139 '(51, 395). 'Pier C riso ló g o , Serm. 5 (52, 197-201), e della pecora perduta: Sent.,,1. 4 (P. L. 211, 1137); ugualmente, glossa anonima
P se u d o 'G erolam o, In Luc., (30, 574-5). M assim o di T orin o, De capit, evang., in loc. (L andgraf, in « Recherche« de théologie ancienne et medievale », 1937,
18' (57, 825), G regorio, Moralia in Job, I. 12, c. 6, n . 9 (75, 990-1). Isid o ro di p. 197).
S iv ig lia , Alteg. (83, 126). .Beda, In Luc., (92, 522). (Pseudo B eda, Hom. 48 e T esto 35.
107 (92, 375 e 510). P , W inpiuho, Hom, 87 (95, 1257). A tm on e, Hom. 41 de (148) Br., n. 209, T homassin, Traiti des. fèles de VEgli se, I. 2, c. 3; .cf.
tempore (118, 247-53). B r u n o di S egn i, In L uc. (165, 414-20), R u p e r to , De Div. N ewman, Sermons bearing upon Subjectis on the day (1843) n, 10, p. ’ 132.
officiis, 1. 7, c. 11 '(170, 191). 'G odefriD, Horn, dominie. 31 (174, 201-101. P s e u ­ (149) Cf. Gerolamo (P. L., 149 A, 235 A, 1565 iB, 1469 C) etc. A mbrogio,
do Ugo, AU. in N, T., 1. 4, c. 22 (175, 820). Z accaraia C riso p ., De concordia Epist, 71 n. IO: « anima evangelica, filia Ecclesiae » (16, .1243 A),
evang. (186, 305-10). S ica rd o di C rem on a, Miimle, L 7 (213, 361).
(150) Ö rigene, In Exod„. h. 3, n, 3: «Et vere illud impletur in nobig, in
(142) V . Opus ipiperf. in Matthaeum, hom. 40 (>P. G. 56, 849*52). Islario, Zn
quo Moyses dedit figuram... Cum* enim ipse elevaret manus, vincebatur Ama-
Mat., c. 21, n. 111-15 (P. L, 9, 103940). B r u n o d i S egn i, In Mat. (P. L. 165, 247-8).
led i; si vero velnt lassas deficeret eas, invalescebat Amalech. Ita ergo etiam
(143) Si sa che .questi versetti di Mat„ XXI, 28-32, pongono un problema nos in virtute cruci« Christi extollamus hrnebia et elevemus in oratione sanctas
di critica testuale: quale dei due figli il testo primitivo menzionava .per pri» , manus... » OB., p. 170). In Jesu Nave, h, 4, n. 4 (B., p. 312). In Genes, hom
mo? Noi non prendiamo partito in una questione che ancor oggi specialisti r i ­ 37 n. 6 ('B. p. 37-38).
solvono in sensi opposti. Ma possiamo osservare che la soluzione suggerita dal*
(151) P ier D a m iani , O pitsc. 32, n, 2 (P , L. 145, 546 D ),
Pesame della tradizione manoscritta, viene indicala anche dall’esame degli an ­
tichi commenti. (152) A mbrogio, In Lucam, 1. 5, c. 49 (P. L. 15, 1649 C).
184 1:
l i INTERPRETAZIONE DELIA SCRITTUR A NOTE 185
i
(153) A mbrogio ., De Paradiso, c. 1, n. 4-6 (P, L. 14. 276); Epist. 45 ». I infatti ogni anno comprende quattro stagioni, e ogni giorno quattro ore... (P.-
(16, 1142 >C). L. 202, 60-2). Gf. S icardo di G remiina , Mitrale, 1. 5, prologo (213, 191),
(154) O rigene, In Gen., horn. 12, ». 3: «Ego pino quoti et 'de singuli- nobis (168) T ertulliano , Àdv. Marcione/», 1. 4, c. 11 (Kr., p. 4SI). CassìiTix-oró,
ho» dici potest, quia dune gentes et duo populi sint intra nos » (.B„ p. 109). hi Psalterium praefatio, c. 17 (P. L. 70, 23-24); ecc.
A mbrogio, De Cain et Abel, 1. 1, c. 2 (P. L.T4, 318); De Abraham, 1. 2, n. 72-3 (169) Così T eodoreto, / » Cànt. (P. G. 81, 27-214).
(491). P seùdo U go, Alleg. in V. T., 1. 1, c. 10 (175, 640). (170) Sul Cantico, frammenti, passimi (B onw etsch , n. 343-374),
(155) In Pascha sermo 6 (P. G. 59, 743). (171) In Cant., hom. 1, n. 1 (B aeiireN S , p. 29); Comment,, I. 4, (p. 232) ;
■(156) Ildeuerto, Sermo 26 (P. L. 171, 463). ■^j1 Scholia in Cant, (P. G. 17, 253); In Exod,, boni, 2, n. 2: « animae quae un-
(157) Origene, In G e n -horn. 10, n. 5 (B., 99-100). G. B el u n i, Rationale, scuntur in Ecclesia» (B ., p. 157); cf. G reg o rio i l G ra n d e, (raccolta in Cant,,.
divinorum ofjic., c .‘106: «Opus vero recreationis fit quotidie» (P. L. 202, 127). prooemium, n. 10 (P. L. 79, 477).
(158) Capitula theologica ei oeconomica, I, 61 i(P. G. 90, 1105). (172) 7» Cant, comm., passim (.p. 89, 102, 108, 218, 223, 333). Cf. Am­
(159) D rogone, Liber de creatione et redemptione primi hominis (P . L. brogio, Epist. 45, n. 4 (P. *L. 16, 1142). G erolamo, In leremidm : .« Vox -quoque
160, 1550). - sponsae, ecclesiasticae fidei; et w i sponsi, Domìni Salvatoris» (24, 835 G).
(160) G regorio N isse n o , Sulle beatitudini, d isc. 7 (P. G , 44, 1289'92j,
(173) . Ibid., 1. 3 (p. 220). G regorio N isseno , In Cant., hom. 5 : « Dapprima
(161) 'O ricen e, In Exod, h om . 9, n . 4 (B ., p . 240-4); In lesu Nave, h om , 13, un raggio di luce era penetrato fino all’anima attraverso la finestra dei Profeti
ii. 1 (B., p. 371). G e ro la m o , In Ezech,, 1. 4, c. 16 (P. L. 25, 125); In Jsaiam e l’inferriata -delle prescrizioni legali, ecc. ».
(24, 626 C). iRabano M au ro (108, 827 B ). B a ld u in o (204, 748).. P se u d o U go,
•(174) M etodio D’O lim pio , Banchetto, disc. 17 (tr. Farges, p. 108 ss.), G re­
All. in V. T., 1. 1, c. 7 e 1. 8, c. Q (175, 639 e 727). R a o u l di S. G erm er, In Levit., gorio d ’E lvira, Tract. (Batiffol-Wilmarl). A mbrogio, Epist. 45, n, 4 (P. L. 16,
1. 5, c, 1 (Max. Bibi. Vet, Patrum, t. 17, p, 91). Gf. PRocopio d i G aza, In Isaiam :
1142). A gostino, Sermo 46, n. 35-36 (38, 290-1;-sui donatisti e su se stesso), G re­
naoMv yàp dy£«v eJjox^ v,- KOt^ ’ExitXvjotav öXijv (P, G. 87, 2656). gorio, In E z e c h 1. 2, hom. 2, n, 15 (76, 957). Anastasio il S inaitico , Quaest. 41
’(162) E ucherio , Liber jonnul. spirit, intelligenliae, c. 10, (P, L, 50, 766). (P. G, 89, 592). Severo d’A ntiochia , Omelia 59 (-P. O. 8, 233). Cf. Cipriano, .De
Esicuro, In Levit.: «Illud quidem de omini intel-liigas Ecclesiae corpore, ho c. caffi; Ecclesiae unitate, c. 4 (Härtel, p.-2l2); ecc, -Sui commentatori del Can­
nutem de anima omni. Quemadmodum enim societas fidelium, sic et anima tico: Dictioimaire de Spiritualitc, fase. VII (1937) col. 93d09, di F. Cavallerà,
uniuscuiusque sponsa Dei et 'Ecclesiae est» (P. G. 93, 1061 B). A mbrogio, A . Cabassut, e M . O l p h e -G aillard.
Epist, 29, n. 23 (P. L. 16. 1060). (175) B e r n a r d , In Cant., ß. 1, n. 5 (P. L. 184, 15); e s. 12, n. 11: « Gratias
(163) A gostino, Sermo 46, n. 37 (P, L. 38, 292). p f R abbkrto, In Mat., 1. 5, tibi, Domine lesu, qui nos carissimae Ecclesiae tuae aggregare dignatus es,
c. 9 (120, 387). non -solum u t fideles essemius, sed ut etiam tihi, vice sponsae, in amplexus
(164) La maniera più esteriore ancora di esprime*« 'questi rapporti, è di ineundos, caetois, aeternosque copularemur ». G ilb e r to , In Cant,, $. 30, n. 5:
porre in Berle parallele le età dell’uomo e quelle del -mondo,- sia che d i ciascuna <f Derivamus hunc sensum ad Ecclesiae statum; gratius est enim quod Ec­
se uè contino sette o sei o cinque o soltanto •quattro. La banalità delle esposi­ clesiae ««numine est; denique nihil sponso .gratili» communitate, invino unitate
zioni di questo genere è talvolta rialzata 'dia alcuni tratti ingegnosi, come se credentium et compage Ecclesiae » (184, 157; s. 13, n. 2 (64); eoe'. G ugliel­
ne potevano trovare in S. A gostino, De Catechizandis rudibus, c. 22, n. 39: mo, dopo aver fatto del 'Cantico ran commento .« ecclesiastico », con estratti
dopo la prima infanzia l’uomo passa attraverso il diluvio dell’oblio, ecc. (P. di S. Gregorio, ne compone un secondo più personale in .cui non tratterà più,
L. 40, 338) ; cf. De Gen. contra Maniclmeos, 1. 1, c. 23, ». 35-42 (34, 190-3)1 Eu. dice, « de Christo et Ecclesia », ma « de Christo et de cliiristiaiia anima »
B ar JBahriz (?), Exp. officiorum Ecclesiae, tract. 3, c. 4 (tr. Gonnolly p. 177-8). Ciao, 441 ss.) O n o fr io (172, 275 B e 357 ss.). 'Riccardo di S. V it t o r e , In Cant.,.
B onaventura , Breviloquium, pro log., n. 2 (Q uar ., l 5, p. 204). Prolog. (196, 488-18). Nel sec. XI, S. P ie r D am ia n i, Opusc. 56 . (P, L. 145,
(165) Cf. O rigene , In Levit., hòm. 1, n. 4 (B.,_ p. 286). 809 C).
(166) Q uaracghi, t. 5, p. 295. Gf. P. L. L andsberg, La philosojihio à\tne (176) 'Se le due «esposizioni» sul Cantico sono Mie (Vivès, t. 18), « Him e .
experience mystique, L’Itinerarium, in «La Vie spirituelle », maggio 1937, p. 81. vi
libellum «Te nuptiis Christi et Ecclesiae.»»; i«adulescentulae dicuntur animae
(167) Expositio quamndam propositionum ex. Epist. ad Rom., 13, (iP. L. 35, electorum »; « Sponsus et -Sponsa, id est Christus et Ecclesia, sive Christus et
2065) ; Enchiridion, e. 117 e 118 (40, 287): Sulle sei età spirituali ; De Gen. c. anima sancta, est materia huius -libri, ut 'Glossa tangit»,.,
Munich., 1. I, n. 43 (34, 193-4). Dopo Agostino, I l d e f o n s o d i T o le d o , G u g lie lm o (177) Raccolta in Cant., e. 1, n. 3 (P. L, 79, 479)..
d i S. T h ie r r y , U g o di- S. V it t o r e , e altri ancora hanno sviluppato queste corré- (178) «Fratribus placuit... ut libroni boati Job exponere importuna me pe­
lasùoni. Così, nei semitoni attribuiti a Ildeberto, il sermone 35 : « Scriptum etiam titione compellerent; 'et prout verita« vires infunderet, eis mysteriis tantae pro­
speculum dicitur, an quo imago comitur, quia per Scripturae sacrae eruditio­ funditatis aperirem. Qui hoc quoque milii in Onere suae petitionis addiderunt,
nem, totius nostri status imago, quasi ante oculos nostros -versatur... Quantae ut, non solum verba historiae .per allegoriarum sensus exenterem, sed allego­
dignitatis fuerit hominis prima conditio, quantae calamitatis hominis praevari­ ria rum sensus protinus in exercitium moralitatis inclinarem... ». Moralia in Job,
catio, quanti 'honoris legis promulgatio, quantae gloriae gratiae coruscatio; quid ■Si Epist. missoria, e. il®(P. L, 75, 512);. e c. 3: «Primum quidem fundamenta h i­
dederit ac permiserit Deus, quid abstulerit diabolus, quid ostenderit decalogus, storiae ponimus ; deinde per significationem typicam, in arcem fidei fabricam
quid reddiderit Christus » (P. L. 171, 515). 1 mentis erigimus; ad extremum quoque per mor ali tat is igratiam, quasi superducto
I n G. B e leth , Rationale dw. Officiorum, c. 55, ta v o la d e lle quattro età del 1 aedificium eoiore vestimus » (coi. 513). Ugualmente iCassi ano, Conlatio 14, c. 8'
m o n d o e d ella vita u m an a, ciascuna d e lle quali si d iv id e an cora in q u attro: (Petscbemg, p. 404-7). O, più tardi, U g o di S, V it t o r e , De Scripturis et scripto -
186 l ’i NTERPHETÀZÌONE DELLA SCRITTI}HA

riöii*' sacris, c. 3 (P. L. 175, 11-12); Adnotationes in Threnos, in Joelem, et in


Abttiam U?5, 255-406).
(179) G iovanni della C uoce, prefazione al Cantico Spirituale (ed. Don
■Ghevallier , ip, 5-6). G regorio M agno, frammenti delle opere riuniti do V alerio,
poi da B eda, poi da G uglielmo di S. Thierry (P. L. 180, 441-474),
(180) In Cant. (P. G. 81), per es. col. 104 e 169-72.
(181) In Cant,, bom. 15 (P. G, 44, 1116-20; v. -già col. 801, 904-5, 1048, 1049).
In B onaventura , In H-exaem., collat. 20-23, passaggio perpetuo dall’« Ecclesia
contemplativa » all’« anima contemplativa»; poiché «non differunt nisi qnód
unirne totum habet in se, qno-d Ecclesia in miulUs » (Quaràcchi, t. 5, p. 445).
<182) Kpist. 71, n. 4: .«Omnes isti processus animae nostrae sum » (P. L. LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA
16, nii).
(183) I ldebeiìto, sermo 29: «Propter eos qui non legunt aut non dntelligunt
Scripturas, quaedam in officiis suis visibiliter dispensat Ecclesia, per quae mens
iid invisibilia scienda provehatur » (P. L. 171,, 478).
. (184) Panarion, 1. 1, t, 1, e. 5 (P, G. 41, 181), Se fosse stalo possibile nlluii- ' POSIZIONE DEL PROBLEMA
gare un capitolo già troppo lungo, ci sarebbe piaciuto mostrare' come, secondo
la Tradizione, alla Chiesa e all’anima ovunque presenti nella Scrittura e epe- Qasì; torniamo sempre alla Chiesa, senza poter mai disso­
cialmente nel Gamico, «-’aggiunse una terza .«persona» che è. il vincolo della
loro unità: Maria. Si legga almeno, T esto 37, il brano assai bello d’Isacco ciare dalla sua realtà mistica la-sua esistenza visibile e Jeiii-
della Stella. Gl. G uerric , In Assumptione sermo 3, n. 3: «Si quia tamen curiose pofaler Essa è al\piiìH ^pio'e'^là' fine, e tri l’uno e l’altro,
inquirere velit, cuius potissimum vox illa sit: « in omnibus requiem, quaesivi»,
vox est utique Sapientiae, vox est Ecclesiae, vox est Mariae, vox est cuiuslibet tutto è, ancora, pieno di essa: delle sue preparazioni e dei suoi
sapientis animae». Sistematizzazione in D ionigi il C ertosino , Eiiarr. in Cant. sviluppi. Alla luce di questa visione di fede, si riscHfara la.
■cantre. (Opera omnia, t. 7, p. 293-447). Vedi anche A. M. H enry , G. P.: Ève,
FÉglìae et Marie, iCahiers de la vie spirituelle, La Sdinte Vierge figure de . storia religiosa dell’umanità, s’organizza la sua complessità é
■V&gUse, 1916, p. 96-136. si vede dissiparsi la contraddizione che molti erano tentati
di credere irrimediabile tra il dogma della chiamata univer­
sale alla salvezza e il dogma della necessità della Chiesa pei’
questa stessa salvezza.
Posto tragicamente davanti alla coscienza cristiana dalle
scoperte successive della geografia, della storia e della prei­
storia, scoperte che, ingrandendo quasi smisuratamente il fatto
umano, sembravano diminuire in proporzione il fatto di Cri­
sto, il problèma della « salvezza degli infedeli )) è stato risolto
a poco. a poco dalla grande maggioranza dei teologi nel -solo
sènso veramente cattolico. Respinta, condannata, l’angusta so­
luzione di Saint-Cyran — che gridava in una specie d’entu­
siasmo sacro: <( Non cade nemmeno una goccia di -grazia sui
pagani)) , e quella di quei giansenisti i cjuali, concependo
la divinità ad immagine della più meschina umanità, teme­
vano di «avvilire il dono di Dio, prodigandolo)) (1), Re­
spinta ugualmente, come molto inadeguata al problema, la
soluzione del ricorso ai miracoli, la cui legge è la rarità: come
188 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA
POSIZIONE DEL PROBLEMA 189

poter credere che Dio moltiplichi, contrariamente all’ordine •cui conversione soprannaturale a Dio non sia possibile fin
della sua Provvidenza, le rivelazioni individuali? (2). Respin­ dall’inizio della sua vita ragionevole (13).
to, infine, l’espediente d’una salvezza naturale, che rigette­ . Ma da questa stessa ' soluzione nasce subito anche un altro
rebbe per l’eternità in opachi Limbi la parte immensa di una problema, di cui è importante comprendere bene i termini.
umanità, fatta tuttavia interamente ad immagine di Dio. Espo­ Cristo, difatti, non s’è contentato di compiere il Sacrifìcio re­
sta nel XYI secolo dall’abate Trithème e dall’arcivescovo Clau­ dentóre, e ^ ’annunciarne come per un di più la buona no­
dio Seyssel, ripresa da numerosi apologisti nei secoli XVIII e- vella pei* la consolazione anticipata di alcuni. Egli ha predi­
XIX contro le obiezioni di Jean-Jacques Rousseau, questa tesi cato una Legge, fondato una Società, e ha ordinato ai suoi
era troppo contraria alla meglio stabilita tradizione, pei* aver discepoli di diffondere Tuna e l’altra. Ha dichiarato che la
probabilità distrionfare (3). Senza chiudere gli occhi davanti fede nella sua Persona e l’aggregazione alla sua Chiesa erano
all’angoscia di tante moltitudini <( sedute all’ombra della mor­ le condizioni della salvezza. Ora, se ogni uomo può salvarsi,
te », pensiamo tuttavia con S. Ireneo, che il Figlio, fin dal­ sia pure a rigor di termini e in una maniera molto precaria,
l’origine e sotto tutti i cieli, più o meno oscuramente rivela perchè questa Chiesa? Il suo ufficio sarebbe dunque solo quel­
il Padre a ogni creatura, e che egli può essere « la (salvezza lo di procurare, una salvezza migliore e piu sicura a un pic­
per coloro che sono nati fuori della Via » f(4). Con S. Cipria- colo numero di privilegiati? 0 , almeno, se si suppone che la
rio, S. Ilàrio e S. Ambrogio crediamo che il divino Sole di Giu­ sua presenza è necessaria nel mondo, affinchè la grazia, di
stizia risplende su tutti e per tutti (5), Professiamo con S. Gio­ cui essa è di diritto depositaria, ridondi misteriosamente in­
torno a lei su quelli stessi che l’ignorano; pèrche quell’ap­
vanni Crisostomo che la grazia è diffusa ovunque e che non
pello alla sua espansione come al compito più urgente fra
eccettua nessun’anima dalla sua sollecitudine (6), Con Orige- tutti, appello continuamente rinnovato da venti secoli? In
ne, S. Girolamo e S. Cirillo Alessandrino ci rifiutiamo di dire ogni ipotesi, come pretendere ancora che la necessità della
che qualche uomo possa nascere senza Cristo (7). Infine con S. Chiesa sia assolutamente vitale?
Agostino, che pure e il più severo di tutti i Padri (8), ammet­ Il problema non apparisce meno acuto nel suo aspetto
tiamo volentieri òhe la clemenza divina fu sempre alì’ppera pratico. Nella misura in cui si apre la porta della salvezza a
fra tutti i popoli (9), e che gli stessi pagani hanno avuto i quelli che, perciò, sono molto impropriamente chiamati
loro « santi occulti » (10) e i loro a profeti » (11). Nonostante <( infedeli )) non si diminuisce fino a farla -svanire la neces­
la diversità delle spiegazioni di dettaglio, e qualunque sia il sità che eäsi appartengano alla Chiesa visibile? In nome di
grado di ottimismo o di pessimismo pratico al quale ciascuno che cosa s’imporrà loro ormai l’obbligo di entrarvi? Non è
è proclive secondo il proprio temperamento, la propria espe­ una risposta sufficiente affermare : l’obbligo non incombe se
rienza o le proprie tendenze.teologiche, oggi si è d’accordo' ■F non a colui che incontra la Chiesa nel suo cammino, Infatti
nel riconoscere, secondo le. suggestioni dei Padri, e secondo i si potrebbe domandare ancpra su che si fondi questo pre­
t-
principi di S. Tommaso d’Aquino, che la grazia di Cristo è cetto positivo. E a questa domanda non basterebbe nemmeno
universale e che il mezzo concreto di salvarsi — nel «eliso rispondere che tra 1’« infedele » e il cattolico è considerevole
pieno di questa parola — non manca a nesmn^animp„di. buo­ la differenza, dal punto di vista delle condizioni della salvez­
na volontà (12). Non c’è un uomo, non c’è un « infedele » la za. Poiché se questa differenza, non messa in dubbiò da nes-
190 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA REDENZIONE E RIVELAZIONE 191

suno, si risolvesse solo, malgrado tutto, in una questione del non è il precetto* ma l’armonia » (16);. e il lavoro teologico
più o del meno, come poter concepire che, essendo a rigore non ha sempre consistito, per molta parte, nell’umile ricerca
sufficiente il meno, si fosse tuttavia obbligati al più? Certo, di questa «armonia))? Non è dunque proibito di provare,
è sempre un’imprüdenza non scegliere le condizioni più fa­ nella misura del possibile, a rendere ragione dell’aifermaziione
vorevoli, ed è follìa trascurare il mezzo di vivere ili pienez­ di fede che fonda l’attività missionaria della Chiesa, e può
za: ma non potrebbe essere un delitto. Il Padre Faber ba po­ essere utile mostrare al tempo stesso come s’accorda con essa
tuto dire (non senza qualche eccesso, forse) in un’opera assai l’affermazione complementare, non meno certa, della salvezza
diffusa, che se noi non fossimo abbagliati dalla luce che •c’i­ possibile per i « pagani ». Non è forse a questo prezzo che
nonda, « le pretese tenebre del paganesimo » sarebbero agli si assicurerà definitivamente il diritto di cittadinanza teologica
occhi nostri « una luce vera illuminante ogni uomo che viene alla dottrina, che fortunatamente prevale oggi a loro riguar­
nel mondo » (14); e in ogni caso niente è più bello dello sforzo do? Poiché sicuramente è importante non dare il minimo pre­
di tanti missionari per farci scoprire, .a forza di simpatia testo al rimprovero che una volta i giansenisti rivolgevano (il
umana e divina, gli elementi di autentica religione che nobi­ più spesso a torto) , alla teologia dei gesuiti, accusandoli. di
litano perfino il culto delle popolazioni più di-sprezzate. Ma, aver condotto il secolo all’incredulità, con le loro false mas­
se questi elementi possono ritrovarsi ovunque, sebbene sem­ sime sulla, possibilità di salvarsi in tutte le religioni (17).
pre mescolati; se queste tenebre, almeno in certi casi, sono
già così luminose, perchè l’pbbligo di cercare quel soprappiù - V i' REDENZIONE E RIVELAZIONE
di luce che la Chiesa apporta ai suoi figli? Se un cristianesimo
implicito hasta alla salvezza di chi non né conosce un altro, Ora, la spiegazione desiderata non si trova, almeno in
perchè metterci alla ricerca del cristianesimo esplicito? In germe, nei principi tradizionali che i capitoli precedenti han­
breve, se ogni uomo può essere salvato da un soprannaturale no tentato di richiamare? Il genere umano è uno. Per la no­
posseduto anonimamente, come potremo stabilire che si ha stra natura prima e più ancora in virtù, del nostro comune
il dovere di riconoscere espressamente questo soprannaturale destino, noi siamo le membra di un medesimo corpo. Ora le
nella professione della fede cristiana e nella sottomissione alla membra vivono della vita del corpo. Cóme adunque potrebbe
Chiesa cattolica? esistere una salvezza per le membra, se, per impossibile, il cor­
Per andare sino in fondo al suo sforzo, la Chiesa in cam­ po non fosse lui stesso salvo ?. Mala salvezza per questo corpo
mino non ha, certamente, bisogno che le si fornisca prelimi­ — per l’umanità — consiste nel ricevere la forma di Cristo,
narmente una risposta sistematica alle sue domande. A lei e questo, non può essere se non per mezzo della Chiesa cat­
basta sapere che « per le intenzioni, divine e l’istituzione di tolica. Non è costei, di fatto, la sola messaggera integrale e
Cristo essa è la sola via normale di salvezza » (15). E questo autorizzata della Rivelazione cristiana? Non si diffonde forse
basta anche alla nostra fede, così come per sottometterci al .nel mondo .per mezzo suo la pratica delle virtù evangeliche?
Vicario di Cristo ci basta credere al Tu es Petrus senza cer­ Infine, non ha forse essa l’incarico di realizzare Firnificazione
care più lontano. Ma, come dice il P. Charles a proposito eli spirituale di tutti gli uomini, per quanto vi si presteranno?
questo ultimo esempio^ « un órdine, anche divino, non è mai Così questa Chiesa, che come Corpo invisibile del Cristo si
la ragione ultima di niente..,.. La ragione ultima del precetto identifica con la salvezza finale, è il mezzo provvidenziale di
192 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA REDENZIONE E RIVELAZIONE 193

questa salvezza in quanto istituzione visibile e storica. « In più belli e i più potenti di questi sforzi hanno dunque asso­
essa solo si rifa e si ricrea il genere umano)) (18). latamente bisogno d’essere fecondati dal Cristianesimo per
Fuori del Cristianesimo l’umanità senza dubbio può ele­ produrre il loro frutto d’eternità, e finche manca loro il cri­
varsi., eccezionalmente, a certi culmini spirituali, ed e un do­ stianesimo, nonostante apparenze a lungo contrarie, non fan­
vere per noi, dovere troppo spesso trascurato, forse, esplo­ no altro che scavare nell’umanità il vuoto di dove s’innalzerà
rare questi culmini per lodare il Dio di misericordia : la pietà il grido verso la sola Plenitudine, e-rivelarle più fortemente
cristiana verso gli infedeli, che non procede mai dal disprez­ la schiavitù da cui essa tenderà le braccia verso il Libera­
zo, può nascere talvolta dalì’ammirazione. Ma non è raggiunto tore (20). ‘ .
il Culmine supremo, e si rischia anzi di trovarsene tanto pin Similmente, fuori della Chiesa l’umanità tenta di riunire
lontani quanto più eccentrica sarà l’altezza scambiata per le sue membra. Da millenni un istinto potente là 'spinge, at­
esso (19). Molti missionari l’hanno osservato: spesso è molto traversò Un caos apparente di dispersioni e d’incontri, d’urti
più difficile — per quanto possa divenire in fin dei conti più e !d’avventure, di costruzioni e di disgregazioni sociali, verso
prezioso — fare accogliere la piena Verità da anime domi­ una «vita comune)) che faccia tralucere al di fuori qualche
nate da una religione più evoluta, senza che con ciò sia ne­ còsa di quella Unità, che oscuramente sente in se. Ma e
cessario accusare più particolarmente queste aniime di orgoglio dobbianio constatarlo troppo spesso — essa non può venire.
o di perversione. À giudicare, in ogni caso, non dalle anime a capo di tutte le forze d’opposizione che sono ovunque all’o-
individuali, la cui esatta situazione riguardo al Regno non è pèra, e che essa stessa genera e rianima perpetuamente. Senza
mai conosciuta se non da Dio solo, ma dai sistemi obiettivi cessare di essere chiùse le città' si dilatano, non si penetrano
così come si diffondono socialmente e si presentano all’esame che per meglio urtarsi, è in seno alla loro coesione intèrna
della ragione, a ogni « invenzione » religiosa che non è una persiste l’ostilità delle anime. Ma ecco la divina Casa costruita^
imitazione di Cristo, manca qualche cosa d’essenziale. Qual­ sulla roccia, « in' qua —■secondo la magnifica formula del
che cosa, per esempio, manca alla carità buddistica : non è Concilio Vaticano (21) — veluti in domo Dei viventis, fideles
la carità cristiana. Qualche cosa manca alla spiritualità dei omnes unius fidei et caritatis vinculo continerentur ». Ecco la
più grandi mistici indù: non è la spiritualità d’un S. Gio­ casa delle nozze, ove il cielo si uhisce alla terra ( 22). Ecco la
vanni della Croce... E tuttavia questi sono casi privilegiati. casa di famiglia ove tutti si riuniscono per mangiare l’Agnel­
Non tutto dunque, fuori del cristianesimo, è forzatamente lo, ecco il luogo del vero sacrificio! (23). Solo l’Ideale che
corrotto, al contrario anzi, e i fatti non confermano quella Cristo ha trasmesso.'alla Chiesa è;tanto purpl e tanto potente-
pretesa legge di degenerazione, con la quale si è voluto tal­ — non è infatti forgiato dal cervello dell’uomo, ma è vivo e
volta spiegare tutto lo sviluppo religioso dell’umanità abban­ si chiama lo Spirito di Cristo — da ispirare gli uonrini a la­
donata, si credeva, a ®è stèssa. Non tutto è corrotto, ma ciò vorare per la, loro unità spirituale, come soltanto il Sacrificio
che non rimane nello stato infantile rischia sempre di devia­ del suo Sangue può dare efficàcia al loro lavoro. E’ dunque
re, oppure, per quanto vada in alto, alla fine ricade impoten­ utilizzando il Vangelo in seno alla Comunità cattolica e con
te. Fuori del cristianesimo niente arriva al Termine, all’unico l’assistenza dello Spirito .che si costituisce questa « Umanità
Termine a cui tendono, senza saperlo, tutti i desideri umani, divina », unica dilecta Dei. .
liuti gli sforzi umani, e che è l’abbraccio di Dio in Cristo. I Se. Dio avesse yoìuto salvarci, senza di,noi,.sarebbe bastato

18
194 LÀ SALVEZZA MEDIANTE LÀ CHIESA COMPITO DEGLI « INFEDELI )) 195

il solo sacrificio di Cristo. Ma la stessa esistenza del Salvatore volta fu quella di preparare la prima venuta di Cristo, così
non suppone già una lunga collaborazione dell’uomo? Una ora è di diffondere ovunque la Chiesa per permettere al Re­
tale salvezza d’altronde non sarebbe stata degna delle persone gno di Dio di approfondirsi in ogni anima (25).
che Dio ha voluto che noi fossimo. Dio non ha voluto operare Per la Chiesa il crescere è una necessità di natura finché
il salvataggio deU’umanità, come se fosse stato un rottame; non abbia ricoperto tutta la terra e consolidato tutte le anime.
ha voluto suscitare in essa una vita, la sua Vita. La legge della La storia delle sue « missioni )> è la storia della sua crescita,
Redenzione riproduce qui la legge della Creazione: bisognava la sua storia. Le sue conquiste talvolta sono lente, talvolta.
che ritorno concorresse al suo fine sublime, ora bisogna che interrotte da indietreggiamenti, come avvenne nel VII secolo
concorra al suo riscatto. Cristo non è venuto dunque per so­ all’epoca dei fulminei progressi dell’Islam, o nel XVIII secolo
stituirsi a noi — o piuttosto quest’aspetto di sostituzione espri­ »I tempo della rovina delle cristianità d’Estremo Oriente.
me solo il primo tempo della sua opera — ma per metterci L’illusione d’aver già raggiunto quasi i limiti del mondo abi­
in grado d’innalzarci fino a Dio, per mezzo suo. Non per otte­ tato, unita alla prossima attesa della fine dei tempi, hanno
nerci un perdono esteriore =— era cosa fatta in principio, da potuto rallentare i suoi sforzi. Lo stesso S. Gregorio Magno,
tutta l’eternità, e supposta dall’Incarnazione «tessa, perchè la organizzatore della missione inglese, non confessava "forse di
Redenzione è un Mistero d’amore e di misericordia (24) -~ credere la Chiesa ormai vecchia, e di non aver ormai altra
ma per trasformarci interiormente. L’umanità quindi deve speranza se non quella dèlia conversione finale d’Israele? Se­
cooperare attivamente alla sua salvezza, ed ecco perchè, al­ condo Ini, pur godendo delle vittorie acquisite, non rimaneva
l’Atto del suo Sacrificio, Cristo ha congiunto la rivelazione altro che raccogliersi e fortificare il proprio cuore per gii as­
obiettiva della sua Persona e la fondazione della sua Chiesa. salti dell’Anticristo (26)... Tuttavia la Chiesa si è riconosciuta
A prendere le cose nel loro insieme, Rivelazione e Reden­ sempre la cura di tutto il genere umano, quel genere umano
zione sono legate, e la Chiesa è il loro unico Tabernacolo. che il nostro medioevo riassumeva nella triplice posterità di
Noè sparsa sui tre continenti (27), unita nella prova e nella
lode del Signore come i tre fanciulli gettati nella fornace (28)
COMPITO I>EGLI « INFEDELI *
e da cui non consentiva l’esclusione nè dei « Pigmei », nè de­
Ma se la Chiesa — la Chiesa storica, la Chiesa visibile e gli Sciti favolosi dalle lunghe orecchie, nè dei fantastici « cino­
gerarchica — è così necessaria per trasformare e compiere lo cefali.» (29)... Mai, fin dal primo giorno, ha perduto di vista lo.
sforzo umano, essa «tessa non è compiuta. Non è nemmeno scopo. Un secolo cristiano che se ne distogliesse deliberatamen­
ancora ovunque al principio dell’opera. Bisogna dunque, — te sarebbe peggiore d’un secolo eretico, e d’altronde, che in
ed è cosa urgente che essa cresca e che prima la sua sta­ nessun momento della sua storia essa vi abbia rinunciato, noto
tura esteriore uguagli quella dell’umanità.' Certo, non sap­ è uno dei segni della vera Chiesa di Cristo, guardiana indefet­
piamo a questo riguardo ciò che l’avvenire ci riserva, — e tibile della fede? (30). Sarebbe un rinnegare la suà stessa es­
sappiamo troppo che il giuoco delle nostre libertà si oppone senza, quello che Nemman avrebbe chiamato la sua «idea»,
continuamente al.volere divino: quest’ignoranza e questa cer­ La sua cattolicità, che in essa è una forza, è anche una perpe­
tezza ci preservano da molte illusioni. Ma non possiamo du­ tua esigenza. Essa sa di « non essere nata per nessun’altra cosa:
bitare che la missione provvidenziale del tempo, come ima se non per rendere tutti gli uomini partecipi alla salutare re-
196 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA COMPITO DEGLI (( INFEDELI » 197

delazione, dilatando ovunque il Regno di Cristo », e che questo spettacolo delle « economie » divine non potrebbe essere, rap­
non è il solo compito di alcuni -operai specializzati, ma « il prin­ presentato da uno schema rettilineo. La vita spirituale, come
cipale ufficio )) dei suoi pastori (31). Non può dimenticare le ogni vita, assume consistenza in un organismo adeguato solo
profézic che hanno sempre diretto il suo. cammino e mante­ dopo molte ricerche e tentativi. Alle esplosioni improvvise
nuta la sua speranza (32). Finché non avrà guadagnato e pe­ succede talvolta u n lungo periodo di sterilità, e non tutte le
netrato l’umanità intera per farle prendere la forma di Cri­ promesse di progresso hanno compimento. Per tutte le con­
sto, là Chiesa non può essere in riposo (33). centrazioni feconde, c’è un mucchio di materia apparente­
La Chiesa h usi corpo in crescita. E’ un edificio in costru­ mente guastata. Un successo sopravviene al termine di mille
zione (34), L’una e l’altra immagine ci suggeriscono che non tentativi più o meno abortiti, e suppone intorno a sé un certo;
può essere compiuta in U n giorno. Anche supponendo da parte numero di « mostri ». E giacché la Natura ha dovuto pro­
dell’uomo una corrispondenza totale ai richiami dell’Archi­ durre un’incredibile esuberanza di forme vitali perchè po­
tetti divino, l’opera è di lunga mole, e la stessa posa della pri­ tesse apparire un giorno il corpo umano, non ci meravigliamo
ma piètra -r—quella «pietra angolare » che non è altroché della strana molteplicità delle forme religiose che ci scopre
Cristo, « primo nato tra molti fratelli » sappiamo che do­ la storia, prima o all’infuori del Cristianesimo, '
vette essere preceduta da immensi lavori d’approccio. Non ci meravigliamo, ma sappiamo trarne le conseguenze
Ogni essere creato, difatti, è sottomesso in questo mondo e trovarvi la chiave del nostro problema. Sappiamo che una
alla 'legge del divenire.' Sé la salvezza, che è Dip stesso, vi grande massa d’« infedeli » ha dovuto compiere nella storia;
sfugge, rumanità, per riceverla ; non vi sfugge. In p articolare della nostra salvezza una funzione necessaria, senza dubbiò
*— non è-quésto un parallelo da 'portarè,;fino. in fondo, ina il non per la parte d’errore formale ó di degradazione che è in
■paragone può èssere illuminante (35) P eonie è necessario-, essi, ma per ciò che di ricerca, di elaborazione penosa; d’an­
per ohe il pensiero possa infine farsi strada attraverso um orga­ ticipazioni parziali, di giuste invenzioni naturali e di solu­
nismo' corporeo e brillare,-in occhi umani,' che la vita lentd- zioni ancora imperfette, si ritrova nelle loro intenzioni e nelle-
mènte,si elèvi é inventi a profusione sistemi di scambio sem­ loro ricerche; ora questo avviene perchè essi occupano un
pre pip perfeàioilatL hénchò il suo ufficio -consista unicamente posto inevitabile nella nostra umanità, neirumanità tale quale
nel prepararsi a ricevere questo pensiero, che per lei e incom­ l’hanno fatta la caduta e insieme la promessa del Redentore.
mensurabile é che le sarà'donato come una grazia: così, affin­ Non sarebbe giusto paragonare la doro funzione a quella d’ima
ché' l à . Rivelazione di Cristo potesse'un giórno essere-ricevili« semplice impalcatura, necessaria alla costruzione d’un edifi­
d agli nomini, é- la di vina 'Sornigli anza brilla r e con tutta l a mia cio, ma gettata via appena l’edificio è compiuto, senza inquie­
luce, negli occhi dèi Santi, sono state necessarie preparaziorìi tarsi di ciò che potrà divenire. Infatti se la Gerusalemme ce­
millenàrie:; non solo quelle della Rivelazione ebraica, quale leste è costruita con pietre.viventi (37), sono anche dei viventi
l'incomparabile solco di luce e di enigmi che va dà Àbramo colorò che vengono usati per le sue impalcature. In altri ter­
a Géèùy ma anche tutteqi ielle altre preparazioni, più oscure, mini, l’umànità è fatta di persone le quali, qualunque sia la
più esteriori, che l’hanno precèduta o accompagnata nel seno categoria o il secolo ove le ha poste la loro nascita, Shamm
del-paganesimo; e tutta la lenta ascensione materiale; sociale, tutte un medesimo destino, singolare ed eterno; e non si po­
intellettuale dell’uomo decaduto (36). Ora questo mirabile trebbero concepire le loro relazioni come puramente esterio-
"1.98 LA SALVEZZA MEDIA N IE LA CHIESA L* OBBLIGO CANTHARE NELLA CHIESA. 199

ri, come se le ime dovessero preparare soltanto le condizioni retaggio. Ed è così che, volendo salvi tutti gli uomini, e non
di sviluppo delle altre, secondo il paradosso di Kenan sul­ permettendo, praticamente, che tutti siano visibilmente nella
l’avvento d’un superuomo. Nell’estrema diversità delle loro Chiesa, Dio tuttavia vuole che tutti quelli i quali rispondono
luci e delle loro funzioni, tutti i membri della famiglia uma­ alla sua chiamata, siano, in fin dei conti, salvati per mezzo
na godono d’un’essenziale uguaglianza davanti a Dio. Prov­ della Chiesa (40). Sola Eccledm gratia, qua redimimur (41).
videnzialmente indispensabili all’edificazione del Corpo di
Cristo, gl’« infedeli » devono beneficiare a modo loro degli L’OBBLIGO D’EN'lUtÀBE NELLA CHIESA
scambi vitali di questo Corpo. Per un’estensione del dogma
della comunione dei santi, sembra giusto dunque pensare che, Possiamo ora comprendere in tutta la sua forza, rigorosa
pur non essendo essi stessi posti nelle condizioni normali della insieme e confortante, l’assioma venerabile che, dal tempo
salvezza, tuttavia potranno ottenere. questa salvezza in virtù d’Origene.e di Cipriano fino all’enciclica Mortalium>animos
dei vincoli misteriosi che li uniscono ai fedeli. In breve, po­ di Pio XI, non ha cessato d’esprimere sul nostro soggetto la
tranno essere, salvati perche sono parte integrante delPuma- dottrina ortodossa : « Fuori della Chiesa non c’è salvezza (42),
nìtà che sarà salvata (38). . Evidentemente non può, questo assioma, significare che nes­
Si parla talvolta di. (( supplenze»: tale è in fondo, pare, suno sarà salvato se non appartiene, esteriormente alla Chie­
la sola supplenza ammissibile, quella che dà il loro pregio a sa; ed è significativo che i testi in cui s’inserisce, quando non
tutte le altre, in favore di coloro che non hanno ricevuto la sono diretti a quelli che hanno fatto/secessione (43), appor­
piena luce. Benché — per riprendere i termini dell’obiezione tano immediatamente.gli attesi correttivi, riservando il caso
da enti siamo partiti — in certi casi il «meno » sembri ba­ dell’ignoranza invincibile agli infedéli di buona volontà (44).
stare, resta rigorosamente necessario il « p iù » rivelato: poi­ Ma tale spiegazione, che .è stata formulata in quésti ultimi
ché precisamente, se questo «, meno » allora basta, se « l’in- ' secoli nella distinzione tra il corpo e l’anima della Chiesa,
sufficiente è sufficiente» (39), è perchè il « p iù » esiste, e .non è nè sufficiente, nè pienamente esatta: perchè nel nostro
supplisce, E più precisamente ancora, questo suppone non assioma, non si- tratta per lo più dell’anima della Chiesa, ma
solo la presenza limitata e precaria di questo « più » in qual­ proprio del suo corpo, del suo corpo sociale e visibile. Pio IX,
che parte del mondo, ma la sua crescita senza limite e ——in dopo Innocenzo-DI, precisa: della Chiesa romana (45). An­
una forma per noi misteriosa — il suo compimento defini­ che incompleta ci sembra la spiegazione attinta dal Suarfez,
tivo. In breve, ciò suppone e l’esistenza della Chiesa, e il suc­ secondo la quale per salvarsi, bisogna essere presenti almeno
cesso della sua « Missione ». Quando un missionario annun­ di. cuore e di volontà implicita nella comunione cattolica, voto
cia Cristo a un popolo che.non lo conosceva ancora, non sono saltem oc desiderio (46). Mentre invece queste spiegazioni ri­
interessati al successo della sua predicazione soltanto, gli prendono tutto il loro valore e possono essere adottale senza"
uomini a cui si rivolge, o coloro che nasceranno da questi. pericolo, una volta che, con un’interpretazione collettiva, si
Si può dire in un certo senso che lo sono anche i loro ante­ è riconosciuto che per l’umanità presa in blocco non poteva
nati. Indirettamente, ma realmente, è tutta la massa anonima esserci alcuna salyezza fuori della Chiesa, che questa era una
di coloro che, fin dall’alba della nostra razza, hanno fatto del necessità rigorosa, una necessità di mezzo da cui niente^po­
loro meglio nell’oscurità o nella mezza luce che furono il loro trebbe dispensare (47).
200 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA l ’o b b l ig o d ’e n t s a b e n e l l a c h i e s a 201

Così il problema della « salvezza degli infedeli » riceve dpi dei Padri, permette anche, sembra, d’accordare fra di
mia soluzione d’un’estrema ampiezza, e nel medesimo tempo esse le loro testimonianze, sia quelle, che abbiamo ora ricor­
si è allontanato ogni lassismo che la comprometterebbe. Al­ dato, sulla Chiesa fuori della- quale non esiste salvezza, sia
l’indifferenza non è offerto alcun incoraggiamento. Diviene quelle citate al principio di .questo capitolo sull’azione univer­
comprensibile che la Chiesa, secondò un teologo (48), sappia’ sale del Salvatore. E’ notevole, infatti, che, quando attribui­
<( far grazia al paganesimo senza diminuire il -carattere pro­ scono al mondo pagano qualche luce di Cristo, I Padri la met­
prio d’esser sola a salvare le anime )) ; e se si pensa che, mal­ tono generalmente in relazione profetica con la luce piena
grado tutto, là formula « fuori della Chiesa nessuna salvez­ del Vangelo, e tanto nella vita dei santi personaggi della gen­
za » dà un suono piuttosto, rude, niente impedisce di darle tilità, come in quella dei giusti dell’antica Legge, vedono pre­
una forma positiva, e di dire, rivolgendosi col pensiero a ogni parazioni della Chiesa. E’ così che secondo S. Ireneo si deve
uomo di buona volontà, non già : « fuori della Chiesa siete dire, in utì certo senso senza eccezione, di tutti i santi che vis­
danilati », ma: « sarete salvi per mezzo della Chiesa, soltanto sero prima del Vangelo, « che annunziarono la venuta di Cri­
per sub mezzo )>. Poiché è per miezzo della Chiesa che la sal­ sto e Obbedirono alla sua Legge » (49). Secondo Clemente
vezza verrà, che incomincia a venire per l’umanità. Alessandrino, « come ha inviato agli Ebrei dei profeti, così
La modalità di questa salvezza, ben inteso, sarà del tuito Dio lia suscitato nel seno della Grecia i più virtuosi dei suoi
differente secondo che l’infedele avrà o no incontrato la Chie­ figli, per costituirli profeti in mezzo alla loro nazione» (50).
sa ilei suo cammino. Neh secondo caso, la sola condizione di Quando S. Agostino, a proposito dell’Idumeo Giobbe, parla
salvezza è, per lui, essere già cattolico come per anticipazione, d’una vasta « Gerusalemme spirituale » (51), non usa questo
essendo la Chiesa il « luogo naturale », a cui tende sponta­ epitetò per una .specie d’opposizione alla Chiesa visibile, co­
neamente l’anima docile alle suggestioni della grazia. Il « me­ me se si potesse opporre l’anima della Chiesa al suo corpo;
no » allora è sufficiente — tanto per riprendere un’ultima ma soltanto per opposizione alla città carnale che la prefigu­
volta questa espressione -— non già in se stesso per il sua. rava. E quando S. Leone dichiara che dai tempi più antichi
proprio valore, ma in quanto aspira al «più » , In quanto sa­ il mistero della salvezza dell’uomo non ha mai conosciuto in­
rebbe pronto a perdersi in questo « più » , appena fossero' terruzioni, con ciò stesso rileva mólto fortemente l’unità che
tolti gli ostacoli esteriori che glielo nascondono. Ben altro è collega tra loro i mille mezzi di salvezza, di cui ammira quin­
il caso dell’infedele, che si trova posto di fronte alla Chiesa, di la varietà provvidenziale (52). Non c’è nessun dubbio sulla
purché questa gli sia presentata con il suo vero volto. Entrare continuità storica supposta dalla stessa trasformazione, sul
effettivamente in essa è per lui un obbligo stretto. Poiché se, vincolo visibile e tangibile tra l’Antico e il Nuovo Testamento:
per la logica della sua corrispondenza alla grazia, veramente .'.ora, di tutti i Gentili salvati si dirà, come degli Ebrei stessi,
vi aspirava già in segreto, sottraendosi alla sua chiamata, men­ che furono « nell’Antico Testamento » (53), «santi dell’An­
tirebbe a se stesso. Coloro che non conoscono la Chiesa sono; tico Testamento » (54).
dunque salvati da essa in modo tale, che incombe loro l’ob­ Glie la Scrittura ne parli o ne taccia, poco importa: sappia­
bligo di appartenere a lei, anche esteriormente, appena l’ab­ mo che ce ne sono molti di cui non dice niente (55). Del re­
biano conosciuta. sto, per ehi sa leggerla, certe sue pagine sono eloquenti: non
Se la soluzione che abbiamo abbozzato si fonda sui prin- attribuisce essa forge./per esempio, ai Gentili e agli Ebrei, una
-Si
202 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA Si r e s p o n s a b il it à d e l c r is t ia n o 203
• V'
parte nella generazione di Cristo? (56). L’insistenza con la do il ■vecchio significato dell’espressione, data in vista degli
quale questo particolare è constatato, mostra che agli occhi altri (60). La grazia del cattolicesimo non ci h stata data per
dei Padri questo era il segno d’ima più fondamentale colla­ noi soli, ma in considerazione di quelli che non l’hanno, co­
borazione tra x due popoli. E difàtti, a ciascuna delle sei età me la grazia della vija contemplativa, come l’ha così bene
del mondo, Ebrei e Gentili, non hanno forse riempito le an­ compreso S. Teresa, è data ad anime scelte in favore di, quelli,
fore -delTmnanità con la stessa acqua, con quell’acqua che-un che penano nelle fatiche della vita attiva. La fedeltà a questa
giorno doveva1essere cambiata in vino da Cristo? Ebrei o Gen­ grazia, che ci fa membri della Chiesa, esige dunque da noi
tili, gli uni e gli altri hanno avuto relazione con il medesimo due cose: concorrere alla salvezza del inondo, partecipando,
Cristo, hanno atteso il medesimo .Cristo, e il medesimo Cristo ognuno secondo la nostra propria vocazione, alla costruzione
hanno prefigurato, soprattutto con le loro-sofferenze,-quelle, del grande Edifìcio di cui. dobbiamo essere gli operai ad un
sofferenze che mai risparmieranno il giusto (57). Tutti prepa­ tempo e le pietre ; concorrere contemporaneamente per effetto
ravano- così la Chiesa universale,, che ora-^ton esita a ricono­ di tutta la nostra, vita cristiana alla salvezza individuale di
scere in essi i suoi membri (58). ,t quelli che apparentemente xnmangono « infedeli ». Due do­
Possiamo dunque contundere come si deve dire che. Ebrei veri che si compenetrano; due modi dì far maturare la Re­
o Gentili pur essendo vissuti prima della venuta visibile di denzione, se così ci sì può esprimere, f ■ .
Cristo, tuttavia devono esser salvati da Cristo e non solo dal Lavorare dapprima, da parte propria,, alla crescita della
Verbo; così, .pur essendo vissuti prima della venuta della Chie­ Chiesa. « La Chiesa, ha scritto il Padre Charles, è oggi come
sa visibile presso di .essi, tuttavia non'sono salvati, apparte­ un fanciullo, al quale non manca nessun organo, ma che deve
nendo in un modo puramente spirituale e fuori del tempo, ancora quadruplicare, quintuplicare la sua misura e il suo
all’« anima )) della Chiesa, .-ma per effetto: d’un vincolo con il peso. Questa legge di crescita, inscritta in un corpo di fan­
suo « corpo )), vincolo realissimo, per quanto indiretto e per ciullo, segreta e agente nel seme di senape, è ugualmente im­
4
Io più nascosto. periosa nel corpo della Chiesa, e i sovrani Pontefici che eé
la ricordano insistentemente^ non fanno altro che dare .voce
B^SFOiNSlABILXTÀ> DEL 'CRISTIANO
al grido silenzioso della Chiesa che deve crescere. E quando
In un sìmile contesto dottrinale, apparisce sempre più. un organismo vivente si mette a crescere, lo fa in tutte le parti.
chiaramente che la parola d’ordine del cristiano non può più Questa funzione non è specializzata pex* nessun organo, non
essere «evasione», ma « collaborazione ». Si tratta per lui, è monopolizzata da nessun membro.... Tutto deve mettercisi
di lavorare con Dio e gli uomini all’opera di Dio nel mondo armoniosamente, seguendo il medesimo ritmo e la medesima
e nell’umanità. Lo scopo è unico-: egli può ripromettersi d’aver cadenza ». Si può dunque dire in verità che l’opera missio­
parte .al trionfo finale, di trovare un posto nella salvezza co­ oli* naria è un dovere per tutti, senza dubbio .il più indetermi­
mune: in redemptione communi (59), solo a condizione di nato nel suo principio, ma il più grave e il più universale, e
tendervi con tutti, invece di proseguire nel suo giuoco egoi­ per lavorare a questa prima estensione del Regno di Dio <( non
stico. La città degli Eletti non accoglie i «profittatori». è nelle tavole della Legge che andremo a cercarne l’ordine,
Di qui la responsabilità del cristiano di fronte ai suoi fra­ ina è nella nostra anima battezzata che ne scopriamo l’esi­
telli « infedeli ». Ogni grazia è gratia gratis data, cioè, se con- genza » (61),

4
204 LÀ SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA IÌESPONSABIHTÀ DEL CRISTIANO 205

Meritare quindi, con un’intensa messa in valore del capi­ privilegio è una missione. Per essi non ci sono altri mezzi di
tale spirituale offerto dalla Chiesa, per coloro che, meno for­ 'conservare la loro ricchezza, poiché nell’ordine spirituale
tunati, sono lontani da questo tesoro; per coloro che sono « non si possiede se non ciò che si dà », e non lo si mantiene
morti o morranno senza che sia stato loro annunciata la Buo­ se non dando ancora; e nessuno sarà trovato più vuoto, l’ul­
na Novella. Quando si riflette a questo dovere stimolante ma timo'.giorno, dello sprecone, che s’era creduto ricolmo. Vide-
terribile, si è tentati di domandarsi se è proprio sicuro che lume vacuum, qui sibi abundare omnibus videbatur (65). (di
all’interno della Chiesa la salvezza sia sempre più facile, se­ giudizio, verso i privilegiati sarà dato sul rendimento in bene
condo una formula troppo diffusa. Certo, non è possibile mi­ comune dei loro privilegi in favore di quelli che né erano
sconoscere il valore dei mezzi di grazia che sono normalmente esclusi. Il livellamento dal basso, che i sincretismi avevano
a disposizione di ogni fedele. Ma questa verità, di quale abuso, a torto postulato per l’unificazione delle dottrine, sarà realiz­
diverrebbe pretesto, se se ne profittasse per addormentarcisi*- zato nel Giudizio pei* l’apprezzamento giudiziario delle re­
come se il fatto di trovarsi situato in Ecclesia, comportasse sponsabilità (66). ■'
automaticamente quello d’essere de Ecclesia? (62). Sicurezza ! ' :■-.(( Sta a noi profittare del rimediò che Gesù Cristo ci’ha
pericolosa, a cui il credente è inclinato da una naturale di­ ■portato, — scriveva un giorno Bossuet a suor Cornuàu — ;e
sposizione, e che talvolta divenne esplicitamente errore for­ òroii tormentarci di ciò che divengono quelli che,' per' qual­
male. Un S. Agostino, un S. Cesario d’Arles dovettero com­ siasi motivo, non ne usano ; come sarebbe insensato colui che*
batterla rudemente (63). In ogni caso, il rischio, è più forte in un grande ospedale, vedendo venire da lui il medico con
per chi ha più ricevuto; più i talenti confidati sono nume: un rimedio infallibile, invece di profittarne, si tormentasse a
rosi, più bisogna temeré di lasciarli improduttivi : « quibus domandargli ciò che farà degli altri malati ». Forse'era que­
plus dedit, plus ab éis exacturus)) (64). Siamo solidali con i| sta una saggia direzione, per metter fine all’agitazione d’un’a-
resto del mondo, che non potrà essere salvato senza di noi idma’ iùqùietà, e « alla vivacità d’uno spirito, dhé si smarriva
La posta della nostra condotta personale non si trova cosi irei suoi perisieri » .(67), Albert Bay et, citando questa letter g, è
immensamente aumentata? Paucis humanum vivit genus: Farò 'stato un po’ troppo affrettato nell’ihdignarsene. Ma se si doves-’
tico assioma è profondamente vero. Tale è la legge di natura, sero prenderle in un senso dottrinale, per definire teoretica­
e il cristiano non può sottovalutarla. Ma la completa, capo: mente il mostro atteggiamento di fronte ài problema della sai-
volgendola, con la legge della grazia. Questa piccola élite, per .yezzdr, queste parole sarebbero anticristiane* Nessuno ha il di­
la venuta della quale ha concorso il lavoro oscuro di tutta là ritto di dire come Càìno : (( Sono forse incaricato di mio. frà-
massa, non deve godere, solitaria e orgogliosa, della sua prer tellò? ». Nessuno è cristiano per sè solo (68).
caria superiorità. Non appartiene a se stessa, ma deve dedi; . Muros. Ecclesiae .nostrae aedificare debetrius (69)./L ’ave­
carsi al servizio di tutti. « Che colui che tra voi è il più grande vano .ben compreso, quelle grandi sante del medioevo, le quali,
sia come quegli che serve»: la grande lezione di Cristo non in tempi in cui, là Cristianità. doveva concentrarsi periodica­
è diretta soltanto a coloro che detengono una parte qualsiasi mente, raccogliersi, per così dire, in se stessa contro l’urto
dell’autorità, è il precetto impartito ad ogni grandezza. Quelli delBIslam, contribuivano a mantenere vìvo il puro, ideale, della
che, ricévendo Cristo, hanno tutto ricevuto, sono stabiliti per 6 attolicità : Mechtiìde di Magdeburgo, che vói eva assumer e
la salvezza-di-coloro ehe-non-hanno-potuto conoscerlo—H-loro -£U-dUsè-i-timori ^.e-le -spera-nzeri-d ol ori-e-ì e -gioie-delPum an ità _
206 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA NOTE 207

notevole teli del P. J. Wiang Tgh’angtche, S. I.: Saint Augustin et les vertus
intera, e componeva un*« orazione xmiversaìe per la salvez­ des pa'iens (Paris, 1938).
za )); un po’ più tardi Angela da Foligno, che ripeteva nella (9) De ordine, 1. 2, c. 10, n. 29 (P. L. 32, 1009). Enchiridion, c. 103, n. 27
(40, 280). In psalmum 88, s. 1, n. 3: «... Non cutem clausit Deus fontem boni­
sua preghiera : « Che il vostro Amore abbracci tutti i po­ tatis suae etiam iri alienigenas gentes » (37, 112,1).
poli»*, oppure, all’epoca del grande Scisma, Caterina da Sie­ (10) «Latentes «ancti»: De catechiz. rudibus, c. 22, n. 40 (P. L. 40, 339).
Contra duas epist. Pelag., 1. 3, c. 4, n, ,8 (44, 593). Epist, 102 ad Deogratias, q, 2,
na, che dichiarava che la sua unica occupazione era la sal­ n. 10 e 15 (33, 374 e 376). Epist. 164, c. 1, n, 2 (33, 709), De perfectione iustitiae
vezza del mondo, e dopo aver lavorato senza interruzione alla kominis, c, 19, n. 42 (44, 315); ecc.
(.13) C. Faustum, 1. 19, c. 2: Ci sono Ire sorte di Leggi, «item Prophetae,
pace e all’unità dei cristiani, offriva la vita « per il Corpo mi­ alii sunt ludaeorum, alii Gentium, alii Veritatis... Dubitandum non est, et Gen­
stico della santa Chiesa, era rispondere al votò supremo di tes suos habere Prophetas» (P. L. 42, 347-8), De Civ. Dei, 1. 8, e. 23 (41, 247-9);
1. 18, c. 23, «, 2 (5801 e c. 47: «Non incongruenter creditur fuisse et in aliis
Cristo. Era associarsi alla preghiera di quei sacerdoti e di quei gentibus homines, quibus hoc mysterium (de Christo) revelatum est... Nec ipsos
monaci i quali nell’Ufficio del Mattutino, simbolo della sesta Judaeos existimo audere contendere, neminem pertinuis=e ad Deum, praeter
Israelitas... Populus enim revera, qui proprie Dei populus diceretur, nullus alius
età del mondo, pensavano agli innumerevoli popoli destinati fuit; homines ameni quosdam, non terrena, sed caelesti societate ad veros Israe-
in quest’ultima età ad essere congregati da tutte le règio ni litas supernae cive3 Patriae -pertinentes, etiam in aliis, genti-bus fuisse, negare
non possunt: quia ei negant, facile convincuntur de sancto et m irabili viro
dell’universo, prima che la Chiesa entri finalmente nella Job... » (609).
pace (70). Facevano proprio, infine, il pensiero di Metodi» >(12) P, R a d b erto , In Mot., 1. 9, c. 20: «Dominus noster leaus. Christus...
totius humani, generis curam gerit, et in omni tempore universos ad culturam
d’Olimpo : <( La Chiesa è nei dolori del parto fino a che tutti logia divinae conducere numqnam cessai » (P. L. 120, 674), Uco d i S. V it to r e ,
t popoli siano entrati nel suo seno » (71)i Explan, in cant. B. Mariae: «Nemo a .gratia excluditur, sed in omni gente, qui
timet.Deum et operatur iustitiam, acceptus est illi» (175, 427).
(13) R. P. H u g u e n y , Le scandale édifiant d’ime exposition mission«« im,
(1933), p. 56. L’autore aggiunge: «’Il y a . loin de la poasibilité à la frequence
du fait» , ciò che è incontestabile ; e anche, p. 60: « Pour la plupart (les infi­
NO TE 12345678 deles) n’usent .pas du -peu de lum ière» ohe è loro accordata. Per parte nostra
preferiamo' dire di non saperne niente. Comunque aia, la soluzione che abbia­
mo ora ricordato non pregiudica in niente la questione, del tutto differente,
(1) Rimprovero rivolto da Frémont a. Fénelon. i l 7 die. 1690 Alessan­ del numero -degli eletti. Si tratta qui, come in tutto ciò che seguirli, della pos­
dro V ili condannava questa proposizione: .«'Pagani, Iudaei, haeretici aliique sibilità della salvezza, non della sua effettiva realizzazione; della chiamata
huius generis nullum omnino influxum a leau Christo accipiunt». divina, non della risposta umana.-
(2) A gostino, De doctrina christiana, prol., n. 6: «... Abiecta esset humana (14) Le Créateur et la créature, tr, fr. (1858), t. 2, p. 112.
conditio, si per homines hominibus Deus verbum suum ministrare nolle vide­ (15) « .Bulletin des Missions », marzo-giugno 1934, p, 60.
retu r» (P. L. 34, 18). ■ - (16) Christi Vicarkts, in « Nouvelle IR. théologique », 1929, p, 454.
(3) La forma rinnovata che le ha dato il Cardinal Billot non le ha con­ (17) «Nouvelles ecclésiastiquès », 17 febbraio 1768.
quistato m olti suffragi. (tl8) Agostino, Epist. 118, n. 33: «Totum culmfen auctoritatis lumenque ra­
(4) Ado. Baer., 2, 22, 4; 3, 18, 7; 4, 20, 6, 7; 4, 22, 2 (P. G. 7, col. 784, 937, tionis in illo uno salutari nomine atque in una eius Ecclesia, recreando atque
990, 1036*7, 1047). D im ostratane, c. 34: «La presenza invisibile del Logos è [‘©formando humano generi constitutum est » (P. L. 33, 448)., E’ forse in que­
diffusa ovunque... 'Per mezzo suo tutto è sotto l’influsso dell’economia reden- sta direzione che lWtoire del De vocatione omnium gentium sfrutta, addol­
,trice, e il Figlio di Dio... ha tracciato il segno della croce su ogni cosa » (Pi O. cendola, la dottrina agostiniana della grazia, più che per la sua idea, non pie­
12, 773). Frammento I (P. O, 12, 732). . . namente soddisfacente, d’iana « grazia generale» accordata ai pagani. Cf. G,
(5) I lauio, Zi» psalm. 118, lamed, n. 5 (2,, p. 459). Amukogio, In p<salm. 118, De P linval, nella Histoire de TEglise di iMartinLvlighe, t. 4, p. 126: «Cosi
s. 8, n. 57: «My&tkus autem ille Sol institi ae omnibus ortus est, omnibus venit, le controversie della grazia non vertono più soltanto sul destino individuale;
omnibus passus est » (P., p. 186) ; cf. s. 19, n. 39 (p. 442), l’autore le applica sul piano della storia universale e risolve curi le afferma­
(6) In Jo„ Itoni. 8, n. 1 (P. G. 59, 65): In Rom., hom. 5 (60, 427). zioni più favorevoli, nel eenso .più generosamente « cattolico », il problema
(7) O bigen E, In Jo., t. 6, n . 15: « C risto ha una ta le p o ten za che, in ri-
della predestinazione dei popoli ».
s ib ile p e r In sua d iv in ità è p r esen te ad ogn i aioano e si esten d e a tutto l ’u n i­
v erso » (P, G. 4, 252 D) ; e ir. 23 (265-8). G erolamo, In epist, ad Galatas, c, 1
(19) «E coloro che sono più istruiti cadono nei più grandi smarrim enti»:
(P. L. 26, 326). C irillo A le ss. Thesaurus (P. G. 75, 294-5), Cf. C lem ente , Pro­ S, F rancesco S averio, Lettera iti Padri, di Goa, 5 riov. 1549, -Confronta A gostino,
treptico, c. 9, i l 88 (St.,- r. 1, p 65). Ijertno 141, c. 4, n. 4: «...Bene cumini, eed in via non cu m int. Quanto plm
(8) Il pensiero dà S, Agostino è studiato sotto i suoi diversi aspetti nella' m m m t, plus- errant, quia » via recedunt. Si autem tales homines perveniant
208 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA
NOTE 209
sul viam, et tenerent-vini», o quanta securitas est, tinia' et bene ambulant et non vorsiome dei cinocefali, Un’altira leggenda descriveva gli « Etiopici » senza
errant»*. (P. L. 38, 778). . . . 1 testa, con enormi occhi sul petto.
, (20). CtKMEWR, Protreptico, c. 7 : « Se i Greci; sui quali è caduta qualche
scintilla del Logos divino, hanno, proclamato, una debole parte della Verità, (30) Si sa che non fu lo stesso per le Chiese protestanti ai loro inizi. Sto.
attestano con ciò stesso che essa contiene ima forza -«Ite è impossibile com­ rici cattolici e protestanti vanno d’accordo su questo punto. «Non saprei per­
prim ele; ina nello stesso tempo testimoniano la loro propria debolezza, poiché donare queste negligenze agli Inglesi e agli Olandesi », scriveva L eibniz il primo
hanno manento lo scopo: ofw* 4(ptwó|j,sVot xo0 tì^ o o ? . {St. t. 14 p. 57). ott. 1697. Cf. F énelon , sermon pour VEpiphanie (1685). 1° p u n to : «Questa fe­
condità di nostra madre in tutte le parti del mondo, questo zelo apostolico che
(21) Constitutio dogmatica de Ecclesia Christi, init. risplende nei nostri soli pastori, e ohe quelli delle nuove sette non hanno nem­
(22) Gregorio, In Evang,, 1. 2, liom. 38 (P.r L. 76, 1287 ■B). Cf. (IIuperto: * meno cominciato ad imitare, imbarazzano i più celebri difensori dello scisma.
« In monte Visioaiis, i d '-èst, id annetti Catholica -Ecclesia, extra qtiam nemo L’Ho letto nei loro ultimi libri, non hanno potuto dissimularlo. Ilo visto le per­
unquam Deum videbit » (167, 430 C). sone più sensate e più giuste di questo partito confessare ohe questa luce, no­
(23) O ricen e, In L eu., horn. 4u C ip rian o, De unit, EccL, c. 8 (H ., p . 217). nostante tutte le sottigliezze con «ni si cerca di oscurarla, li colpisce fino al
P ro sp ero , Sèni. (P. L. 51, 430). G réco rio , Moral, in lob. (76, 756). P s e u d o cuore e li attira s noi ».
B eda, In psalmos (93, 611 ‘-A, ecc.). P a sca S io (120, 1344). RemxgIo d’A u x er^ e Si sa anche che lo zelo missionario della Chiesa romana, di fronte alla
(131, 584 C), O d on e di GamRraì ' (160, 1058 e 1061). B r u n o di S ecn i (164, 261 minore vitalità espansiva delle comunità ortodosse, fu una delle ragioni che
£>>. O n o rio d 'A u tu n (172, 596 B ). R u p e r to , Iti loco, inquit, u b i offertur hòlò* inclinarono l'anglicano William P almer, amico di Newman, al cattolicesimo.
cmtsiittrh, id est, in catholica Ecclèsia, extra qiiam non est hahèr'é vel decipòrv «Da principio egli non vide.in ciò che un segno esteriore molto raccomanda­
sancti Spiritus incendium » '(177, 7-78 A ; cf.. 763 , C). A lg éiìo bt L ieo / (ISO, bile, avendo la <Ohie9a orientale a suo favore, pensava allora, la nota dell’orto­
805, ecc. " { *■'' ' . '* ‘ r. ■'*: ' ' dossia dottrinale; ma a poco a poco dalla cattolicità esterna della Chiesa ro ­
(*24) L. iRichard, La ItédemfMon ,(1932); fai Redemption, iivystèré d’aniour, mana arrivò come conclusione alla sua cattolicità interna, e ritrovò in essa la
in Rech. de science relìgìeiisé, 1923. Gf. S. Leone, Do iefùniò decimi mensis pienezza stessa della Chiesa » (>P. B aron, Àl.-St. Khomiakov, son eecZésiofogie,
sennò / : . « Càiusa qutem .rapai*atf-opis hosfjràe, fion èst nisi misericòrdia Dei » tesi policopiata, p. 215). Cf. W. P almer , Dissertations.,. (1853), d. 2 : Of the .pre­
■(P. .L, 54, 169. A). S. Gregorio, In Evang., -1. 2j Kom. 38*: « Sola qiiippe dilectio- * sent apparent conflict between «Ortodoxy» and «Catholicism» (p. 9 a 31).
ne .Dei actum est, ut eiips: Ùnigefniuà fùentès sìb.i èlbptorum honiimim ùriket » Nella sua corrispondenza con Palmer, Khomiaikov non può dissimulare il suo
(76,1281). •' \ ■; '-v 1 . imbarazizo su questo punto (Baron, p. 212-5; C. T yszicir)w icz , La mission de
(25) Mgr. '.de, SaujkGjsis/i^^^no^iHe éi^ngUisàtrice^ |)euxibme Gongres ,na­ William Palmer, in « Etudes», t. 136, p. 190-194).
tional de 'PUniott missipnnairé jj»' 4ergé '^e :JFrgnòe, 1933. Alcune precisazio­ (31) Pio XI, Rerum .Ecclesiae: «Ncque enim ad aliud nata est Ecclesia, nisi
ni d i fatto h i !P.. orblàntefi, C o m p te • ro n d a ^ÀtiJdÉeiikièiffe ut, regno Christi ubique dilatando, universos homines .salutaris redemptionis
Cóiigrès. d e VAucain, 193§. . - *, * participes efficiat: quisquis autem est, qui Jesus Pastorum Principis vices in
(26) Moralia in- Job,. 1 .1 9 ,. e. )2,.ni. 19; (P .L ., 7.6,. '108).;.„episUija. mfssqria, terris divinitus «erat, is tantum abest ut dumtaxat in tuendo ac servando, quem
>. 1 „(75, 511);.), .27, c. 1), n, .J s C tf à -410-Di;. J/ 85,V 15,- n. (55 .(76,-.769); regendum accepit, grege dominico .possit acquiescere, ut, contra, praecipuo mu­
Horn, 1 iti evang. (76, ‘ 10TÖ-ßl)<. G ià,.pqr., pstj!Ambrogio,. Ili Luc.,. 1. J0, n, ■10 ; neri suo desit, nisi alienos externosque Christo lucrari atque adiungere omni
«Ci avviciniamo alla fine’ dei tempi, ed è per, .qiAOstp. ohe, segni precorritori, contentione nitatur». A. A, Sedis, 1926, (p. 65.
certe malattie dell’umanità si ;(manifestano (p. L . 15, 1807)». ;.Ä GiphianQì E pint, (32) A gostino, Epist. 93, c. 9; n. 31 e Epist. 199, c. 12, n. 48 (P, L. 33, 337
67, c. 7 6 8 (Bayard, t, 2,P< 23^;. cf. ^p. 'löO, .165, J 75)* t, . ,r . e 923);* in psalm. 85, n. 13: «Omnes gentes venient: annuntiavit Ecclesiam»;
(27) P. Radmerto, In Miti:., 1. 8, tc.,..17,..aùi. tre . discepoli scelti, da (Jesìi per in psalmf 95, n, 2 e 147, n. 19. (37, coi. 1090, 1228 e 1929).
assistere alla Trasfigurazione :■ «.In, bis, regni, caelestis ordo, et numerus' prae­ (33) A g o stin o , In psalm. 98, n. 5: « E t si adhuc commoretur particula ter­
figuratur, quod fix origine .1VWÓ fìlipruni N o è ,colligenda est omnis 'Ecclesia... rae quae remansit (nondum liberata), noa permaneamus in gemit-u pro ipsis,
(La pra di razione oli Cristo ri su on a qyunque) ita.ut, concussae" sint ,BÌp.gulae-par­ ut et illis Deu-s tribuat intellectum, et nobis cum audiant voces istas, de ‘quibus
ies terrarum, quae sub tribus dospribuntiu* nóminibps,. tie aut Asia sola .credi­ modo gaudemus» (P, L. 37, 1262). P rospero, Pro Aug, responsiones ad capitula
disse dicatur, verum et Africa ei-mul atqpe Eurojpa 'CTtris^Ì! Bpnguine redempta, Gallorum, p. 2; sent, super 10: «... cum tamen con stantissima fide .perceptum
de iniis ad sùperna pérducitur » (P. J j , , Ì 30». 578).. Ibid-,,1, ! l , c. 24, <dopo :aver habeamus, in omnes mundi partes JDcclesiam dilatandam; nec ante csße hoc
passato in rivista le naziìoqi lontane etje hanno già iricevut,q .il Vangèlo, -V «et saeculum finiendum, quam in universos fines terrae Evangelium dirigatur, et
ex .omnibus fàcta est ima - Ecclèsia Christi t— P asc alo aggiunge Et. quae- omnis lingua confiteatur quoniam -Dominus Jesus Christus in gloria Dei Patris
cninique -non pèrceperunt? iitique percipient,. u t. perveniat ad omnès, utcumque est » (P. L. 51. 172).
crescendo atque ìractificando » (804-EÌ). Cf. B runq; ni Segni, Sententiae j(l65, (34) P rospero, In psalm. 126; «Nisi Dominus aedificaverit domum...,, Dei
989 D), . . ' ;: .. ^ aedificatio estis : quod utique de tota Ecclesia intelHgendum est, quae est Jeru­
(28) O norio d’Auxun, Sacramenìarium,. c. 78 (-P.: L, 172, ,787 A). salem, in omniu-m compage sanctorum una domus, et unrnn templum, et una
civitas, cuius exstrue!io ah initio uäque ad finem Domino aedificante consurgit »
(29) - Facciata, della Pentecoste’, a . Vézclay (Émiilf. M ale, Ì/A rt religieqx du
X l l sièclc, .p. 327). AcqstiniBj ÌXe Citi. DM, *1. 16, c.-, 8 (P. L^ 41, 485-87). Isid oro .
(P. L. 51, 372). P. Radiesrto, In Mat,, 1. 3* c. 5: «In terris a primordio usquè in
finem saeculi de lapidibus vivis ndhuc politur » (120, 234),
di S iv ic iJ a , Etymologiae, (82, 421)...R atm am no,. Epistola de cynocephalis (121,
1353-56). Gli atti orientali.d i S. Andt-ea e. di Bartolomeo parlavano della con- ■■(35) Stesso paragone in senso inverso in Sertillanges, Dieu ou Rien?, t. 1,
p. 103-4.

14
il

210 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA


NOTE 211
(36) Ben inteso, noi non vogliamo spiegare, più di S. Paolo e più dei Par
dii, con questo ufficio provvidenziale tutta P« infedeltà », tutto il paganesimo. 83, n. 4: «Quisquis inde recedere voluerit, non talis -habetur qualis ille qui
non intravit ».
La parte del male propriamente detto vi è manifestamente immensa, e quella
parte non era fatale. Secondo il punto di vista, le stesse ascensioni possono tal* (44) Concilio Valicano, Constitutio de fide catholica, c. 3.
(45) Alloc, concisi. Singulari quadam, 9 dic. 1854.- Professione di fede per
volta apparire come degradazioni: la corruzione di una data epoca e d i una
data società, iper esempio, è solidale con tino sviluppo di civiltà e un approfon­ i Valdesi, 18 die. 1208. Cf. encicl. Quanto conficiamur,' 10 agosto 1863. «La
dimento delle concezioni morali che, in se stesse, sono dei veri progressi. Cor- Chiesa di Pietro », precisava già M assim o Di T orino, senno 114 (P. L. 57, 722).
ruptio optimi pessima. Non già che la storia permetta di stabilire una legge di La stessa espressione ■«anima della Chiesa », dopo aver conosciuto per un
progresso inversamente proporzionale, avendo lo sviluppo della civiltà mate­ certo tempo un grande successo, è oggi generalmente criticata. La commissione
riale ed intellettuale la sua contropartita in un movimento -di decadenza reli­ .dommatica preparatoria al Concilio Vaticano la respinse «nipote scolastica«]
giosa c morale, come certi etnologi hanno sostenuto. Ma il progresso umano et novam omnino in modo loquendi -conciliorum » (M à Ns i , t. 49 , p. 624-5).
rende sempre ipiù temibili le possibilità del male. La cultura può divenire un (46) De fide, disp. 12, sect. 4, ni 22.
ostacolo alla grazia... Homines iam expolitos et ipsa urbanitate deceptos, dice (47) Vedi in A. L atreille, Lé cathéchismè imperiai de 1806, p. 88, il rac­
T ertulliano (Apologo c. 21, n. 30; ed. Waltzing, p. S3); e nella cultura com-, conto dell’emozione che s’impadronì dei circoli ecclesiastici quando, al mo­
prenderemo la stessa «cultura religiosa». mento della 'preparazitì-ne del catechismo, si diffuse la notizia che « veniva esclu-
Tuttavia abuseremmo della Scrittura, ci sembra, 'giudicando di tutto il «pa­ sa dai dogmi la massima: -fuori della chiesa non- vie -salvezza». 11 Cardinal
ganesimo », fatto imìmenso, purtroppo, .e infinitamente diverso, soltanto secondo Fesch se ne lamentò con Napoleone e la formulila fu ristabilita. Sembra clic
gli anatemi che S. Paolo lancia alla società pervertita ehe aveva'sotto gli ocelli sia «tato Portalis- o scartarle, volendo così -respingere ■«uno dei grandi rim­
nelle grandi città del mondo greco romano. «La mitologia cinese, nota per proveri -che si fanno al cattolicesimo » e che «consìstei nel dice che egli
esempio il Padre H enri B erna«!» seguendo il P.- Ricci, non è stata mai mac­ maledice tutti quelli ehe sorso fuori del suo seno, divenendo così intollerante
chiata dai racconti.licenziosi che disonorano il Panteon greco e rom ano»; Su­ e insociabile».
gasse- vhinoìse et Philosophie chrétienne, 1935, p. 23 (cf. del medesimo: Le ' (48) S tiefelhagen , citato in Capéhan, Essai historique, 2“ ed,, p. 475,
Pére Matthieu Ricci, t. 1, p. 3334). (49) Adv. Haer., 4, 27, 2 (-P. G. 7, -1058-9).
(50) Slromates, 1. 6, c. 5 ( P . G. 9, 261 B). . -
(37) 1 P e tr illi, 5: Atfl-ot £6meg. (51) De Civ. Dei, 1. 18, c. 47 ('P, L. 41, 609). Cf. In Pascha s. 4: « Indivisi­
(38) Non dobbiamo qui trattare il problema delle condizioni oggettive o bile è l ’Agnello che è -mangiato in una dimora unica,' quella della Chiesa spiri­
soggettive necessarie alla salvezza, nè studiare come l’infedele possa arrivare tuale» (-P. G. 59, 731). ,
alla fede. Y. l ’opera classica dì L. C apéhan : Le problème du salut des infideles, (52) Nativ. Domini, s. 3, c. 4-5, e s. 4-, c. 1 : « Sacramentum salutis humanae
saggio teologico, 2a ed., 1934. nulla, um quam antiquitate cessavit... Semper quidem, dilectissimi, diversis -mo­
(39) M. B londel , Lettre sur les exigences,.. (1896), -p. 70. dis multisque mensuris humano generi bonitas -divina consuluit, et plurima pro­
(40) Per la lo ro . « appartenance invisible à l’Église visible»; « grSce à videntiae suae 'munera omnibus retro saeculis «lemienter im pertuit» (P. L. 54,
TÉglise dont,' par le meilleur d’eiix meines, il font parile sans le savoìr » : M.gr 203). Pensiero analogo in P rospero, In psalm, 126 (51, 372).
B esso n , L’appartenance invisible au lloyaume de Dieu, in « Revue apologèti- (53) Acobardo, Adv. Eredegisuni, c. 20: «Tn veteri Testamento, non solum
qu-e », t. 64 (1937), p, 392 e 399. omnes Patriarchas, sed multos etiam in gentilitate positos credimus invisibili
(41) A mbrogio , In psalm, 39, n. 1 (;P., p. 218). erismate unctos; per quam unctionem membra Christi, et unum corpus cum
(42) I reneo , Adv. Haer,> 4, 13, 3 (P. G. 7, 1009). 'Cipriano , De calli. Reel, ominibus ad aeternam vitam praedestinatis fierent » (P. L. 104, 171-2).
unit., c. è (IL, p. 214). O rigene , In je s u Nave, h. 3, n. 5 (B., p. 306-7). In Pascha,. (54) P, R adberto, In Mat., 1. 10, c, 22 : «... Ut, cum venerit, simul collecta
s. 1 (P. G. 59, 725). T godoreto, In Jos., interr. 2 (80, 464). -Greg. d’E lvira, De Ecclesia tam de ludaeis quam de Gentibus, una amplectatur sponsa... Omnes
Arca Noe (ed. Wilmart, in «Revue bénédictine », 1909,.p. 11). L attanzio, De namque sancti Veteris Testamenti, -qizi ab initio saeculi fuerunt ad has pertinent
vera sap. et religione, c. 4 ('P. L. 6, 542). A gostino, Epist. 141; n. 5 e 185, n.- 50 nuptias» (P. L..120, 741). R uperto, De div. officiis, 1. 4; c . 4: «Tutti i ganti,
(33, 579 e 815); sermo ad alesar. plebem, n. 6 (43, 695); ecc. De unii. Eccl., n. 49 ovunque abbiano vissuto dal principio del mondo, «praesenti Ecclesiae con­
(43, 429). F ulgenzio , De remiss, pece., 1. 1, c. 18-20 (65, 542-3). (Prospero, . Jn cinunt » (170, 89).
psalm. 147, n. >13 (51, 420). G erolamo, Epist. 15 (22, 355), Gregorio, Moralia in (55) Il caso di Giobbe non è che un esempio, intenzionalmente posto da
Job., 1. 14, c. 5 e 1. 36, c. 13 (75, 1043, e 76, 756). C arlomauno, Admonitio gene­ Dio nella Bibbia: A g o stin o , De Civ. Dei, I. 18, c. 47. P ie tr o i l V e n e r a b ile ,
ralis (97, 241). R u fin o , e-piac., De bono pacis, 1, 2, c. 20 (150, 1626); ecc, Tract, contra Judaeos i « ... cum ét ante illam (legem), et eius temipore praeter
Numerosi documenti ecclesiastici. illam, et post illam, iustos vocari mullos invenias » (P. L. 189, 584). F ilip p o m
H arven g, De continentia clericorum, c. 61 (203, 745-6), Cf. S. (Francesco 'di
(43) Era il caso più frequente nell’antiehitù. Anche il simbolo del diluvio,
S a le s , Trattato delVamor di Dio, 1. 5: « Questo grande profeta e principe
che si applicherebbe più -naturalmente alla perdita dell’infedele, lasciato fuori
Giobbe» (p. 242 ed. fr.).
dell’arca, è applicato soprattutto a quella dello scismatico. Così ancora Ruvs-
BROECK, La fa i chrétienne: «‘L’unità della, santa 'Chiesa .è come l’orca di Noè: (56) A gostino, Sermo 51, n. 14-5 (P. L. 38, 340-1).
tutti quelli che restarono fuori dell’arca dovettero perire. Ugualmente accade (57) A gostino, Àdnot. in Job : «Personam quam Job gestabat, hoc est Cor­
per tutti quelli che si separano, dall’unità, e si oppongono in un punto o l’altro poris Domini quod est (Ecclesia » (P. L. 34, 885). Secondo Agostino in tutti i
alla santa Chiesa...» (CEuvres, ir. fr., t. 5, 1930, -p. 247). 'Cf. A g o s tin o , In psal. santi prima di Cristo « mysteria spiritualia significabantur, qua-o ad Christum
et Ecclesiam pertinerent», De C Ä rud. c. 33 (40, 335). GnEc. M agno, Moralia
NOTE 213
212 LA SALVEZZA MEDIANTE LA CHIESA

c. 21*6 (40, 221*8); ecc. Cesario »’A rles, semi. 209 (Morin, p . 791-3). U go di
in Job. praef., c, 2, n. 6; «Noe immerito inter Hebraeorum -vitas in auctoritatis S. V ittore, Adnot. in Thronos (P. L. 175, 292). Superstizione analoga nell’Islam,
reverentiam vita iusti gentilis adducitur, quia Redemptor noster, sicut ad re­ combattuta da una pia minorità: L. M assignón , La Passion de A l Balla}, t. 2,
demptionem Judaeorum et Gentilium venit, ita se Judaeorum et Gentilium pro. p. 671-2.
idietari vocibus voluit; ut per utrumque populum diceretur, qui pro utroque (64) I reneo, Adv. tìa&r., 4, 36, 4 (P. G. 7, 1093); 4, 13, 3, (1009); 4, 27-8
populo quandoque pateretur». E c. 6, n, 14: «(Christum) quem electi omnes (1058-63). F ilastrio, Ilaeresis 110 (Boysen, p. 109). I sidoro d i S ivtclja, Sent.,
dum bene vivendo praeeunt, et rebus et vocibus prophetando promiserunt. Nui. 1. 1, e. 20, n. 3: «Sub Veteri Testamento minoris culpae erant peccala, quia
Ius etenim iustus fuit, qui non eius per figuram nuntius exstiterit. Unde et in eo non ipsa veritas, sed umbra veritatis aderat » (P. L. 83, 586). R aterio di
necosse fuit u t etiam beatus Job, qui tanta incarnationis eius mysteria protulit, V erona (136, 700) A m u lo n e di L ione (M, G, H., Epistolarum, t. .5, p. 371).
eum quem voce diceret ex conversatione signaret » (iP, L, 75, 519 e 524). Jean R igoleuc , S. G. Conditile pour la retraite spirituelle : «Se dunque noi
Ruperto, De div. off. 1. 4, c. 4: «Omnium quippe sanctorum a mundi con­ abbiamo ricevuto dalla sua mano liberale senza paragon« più di tanti altri
stitutione una -fuit salus et exspectatio, Passio Redemptoris, et concordibus popoli, non è evàdente, che gli siamo proporzionatamente tanto pàù obbligati
eorum dictis praenuntiata, gestisque praefigurata est, ac velut uni subrecta soli, e ohe dobbiamo rendere conto molto più di tutti gli altri? » ((Entires spiri-,
diversis licet ex locis, eam dem imaginem multa reddunt specularia: bìc plures tuelles, H am on , p . 413).
sancti diversis temporibus ac meritis venientes, praecurrentes Salvatorem, unam (65) A mbrogio, f u psalm. 48, n . 24 (P., p . 376). Cf. Apoc. I l i , 7.
eamdemque variis, figuris eius praefiguraverunt passionem » (P, L. 1170, 89). (66) L. M assignón , Les trois Prières d’Abraham, 11 (1935), ,p. 47.
Secondo S. T ommaso »’Aquino, come è risaputo, nessun « infedele » fu sal­ (67) B ossuet , 3 luglio 1695 (Correspondence, t. 7. p. 155).
vato «absque fide M ediatoris»: 2a 2ue q, a. 7 ad. 3m e 3a, q. 68, ad Im : (68) Cf. A gostino, serin. 115, n. 4 : «Communis fuit perditio, communis sit
«Nunquam, homines potuerunt saivari, etiam ante -Ghristi adventum, nisi inventio: simul perieramus, simnl inveniamur in Christo» (iP. L, 38, 657).
(rorent 'membra -Christi... Sed ante adventum Christi, homines Christo inoor. (69) D u ra n d o di M ende , Rationale, 1. 1. c. 1, n . 8 (p. 5).
p orabuntur per fidem futuri adventus ». (70) Amalario, De ecclesiasticis officiis, 1. 4, c. 10: «Universaliter colli-
(58) P . R adbeiito, In Mat., 1, 9, c. 20: «Salvator noster», quasi Domina s ac gendi sunt ex Asia, et Europa, et Africa » (P. L. 185, 1189). R eda, In Mare. (92,
paterfamilias habet vineam, universam scilicet Ecclesiam, quae ab Abel insto 196-7). ■ .
usque ad illum ultimum electum, qui in fine mundi venturus est colligitur.,. Ac (71) Banchetto, discorso 8, c. 6 (tr. F arges, .p. 126).
per hoc quicumque ab initio mundi calvati eunt, in hac vere quasi palmites
in vite manserunt.,. Omnes una Ecclesia sunt, un-aque vinea die vite, quae
Christus est, propaginata » (P. L. 120, -674-5).
(59) Gnegorio, Moralia in Job, praef., c. 6, n. 14 : « U t simul omnia saecula .
dicerent quid in redemptione communi sacculorum finis -exhiberet » (P. L.
75, 524).
(60) S, B a s ilio , Regole brevi, 62: « «Chiunque avrà tenuto qualsiasi (gra­
zia di Dio per suo .proprio godimento e senza farne profittare altri, si vedrà
condannato per aver seppellito il suo talento » (-P. G. 31, 1124). U go di S . V et­
tore, De sacramentis, ]. 2, p . 2 , c. 2 :. «In corpore sanctae Ecclesiae dona
gratiarum distributa sunt, et tamen unusquisque non sibi soli habet, etiam id
quod «olus habet, eoe. » (P. U. 176, 416). B r a u lio di S aragozza, Epiet. 5: « Iu.
liemur per caritatem servire invicem, sicut boni dispensatores multiformis gra­
tiae Dei, ecc. » (80, 653 D), Non «gorga forse, effettivamente, ogni grazia dal­
la grazia di -Cristo, e non è essa, forse, 'fatta a sua imagine? Ora « Christo
data est gratia... in quantum est Caput Ecclesiae, ut scilicet ab Jp&o (redunda­
ret ad membra », S. T o m m a so , 3“, q. 48, a. 1.
(61) P. C h a r le s , La priètre apostoliqiee, in •«Xaveriana », die. 1928. M. Le-
drus, in «Nouvelle Revue .théol, », 1929, p. 485'. P. RADBERto, In Mat., 1. 10, .
c. 22: Ognuno ha il suo ufficio'particolare, « omnes tamen una Ecclesia esse
debent, ita ut nemo sit ih ea, qui non vocet se et alios ad convivium nuptiarum »
(P. U. 120, 745). G erolamo,. In Ezechielmn: «O perarii autem, inquit, qui ser­
viunt in operibus civitatis ex omnibus tribubus 'Israel: ub nullus se ab opero
civitatis immunem putet, sed omnes certatim exstruant Ecclesiam (25, 486 C).
ff. Ezech., XLV-III, 19. -
(62) E* Ugo b i S. V ittore, che insiste su questa distinzione, contropartita
di quella ehe avevano posto Agostino o Gregorio a proposito.degli uomini che
vivevano al tempo della Legge antica (-Cf. supra, c. IV). De area Noe mystica,
r. 5 (P. L. 176,-690). ...
(63) A gostino, De Cìv. Dei, 1. 21, c. 25 (P. L. 41, 742); De fide et operibus,
>£I

Vili

PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA

RITARDO DELLTNiOARSSrAZIONE

Da venti secoli questi dolori si prolungano, e ancora non


se ne intravede la fine, Ma la, nostra fede non si commuove,
ricordandosi quanti secoli dii più ancora furono necessari per
preparare la culla della Chiesa stessa. Sa trarre le conseguenze
da quella visione sociale e storica del mondo, che il Cristia­
nesimo ci ha comunicato.
Ciò che erano ben incapaci di fare gli spiriti rimasti fe­
deli ai vecchi modi pagani di pensare. La novità del Cristia­
nesimo nel tempo li scandalizzava, perchè non avevano assi­
milato la novità della sua dottrina sul tempo. Così vediamo
questi difensori degli antichi culti riprendere sempre la stessa
obiezione, che giudicano invincibile: Se Cristo, come preten­
dono i suoi fedeli, è il solo salvatore, perche è venuto tanto
tardi, lasciando finora perdersi tanti uomini? «Dove erano,
nei secoli anteriori, le cure (Tuna così grande Provvidenza? )>.
Se la religione cristiana è la sola perfetta, bisogna che Dio
sia ben cattivo, o che sia ben impotente, o ben imprevidente,
per aver rimediato solo così tardi all’imperfezione della sua
prima opera... Così ragionava Celso, poi Porfirio, e poi senza
dubbio Simmaco (1). Così tanti altri nel corso dei secoli e
ancor oggi (2)... Tutti eredi più o meno coscienti di quel prin­
cipio che J. Bidez chiama <( l’immobilismo platonico », e che
Giuliano l’Apostata così formulava nel suo trattato contro i
« Galilei » :
216 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA RITARDO DELL’INCARNAZIONE 217

Dio è eterno, conviene, quindi, che i suoi ordini siano eterni. Indubbiamente, in questo come in molti altri passi, è so­
Ora, questi ordini sono la natura delle cose, o sono conformi alla
natura delle cose: e come potrebbe resistere la natura agli ordini
prattutto il desiderio di confutare Marcione che ispira a Ire­
di Dio? (3). neo ì suoi sviluppi. Marcione vedeva nella creazione d’Adamo
solo l’opera d’un demiurgo inferiore; nella storia del popolo
Per respingere tale accusa 1 cristiani non erano ridotti a eli Dio, solo Fazione di questo demiurgo, vendicativo e cru­
dire soltanto che i disegni di Dio sono impenetrabili (4). Ba­ dele nella sua giustizia; nèll’Incarnazione, infine, soltanto
stava che s’ispirassero a S. Paolo, che d’anticipo vi aveva l’apparizione inopinata del Dio buono in un dominio stra­
esplicitamente risposto, quando poneva il principio dell’« eco­ niero. Bisognava stabilire contro di lui che era lo stesso e unico
nomia della grazia di Dio » (5), ed evocava le tappe della Dio che, all’origine, aveva creato l’uomo, poi l’aveva lenta­
Legge naturale e della Legge mosaìca, tutt’e due necessarie mente formato, e finalmente gli era apparso nella realtà della
perchè arrivasse infine la pienezza dei tempi. Su questi temi carne per condurlo fino al suo termine, la divina Rassomi­
paolini Ireneo aveva sviluppato le sue grandi visioni ottimi­ glianza. Ma questa risposta al marcionismo sorpassa manife­
stiche, insegnando che Cristo è venuto in realtà per ogni stamente la controversia che l’ha provocata. Non mette in luce
uomo, di ogni paese e di ogni epoca, poiché è venuto a com­ soltanto l’unità profonda dei due Testamenti, ma tutto il Piano
pletare Fimi unità intera, dopo averla lungamente preparata: divino sul mondo, opera d’un’infinita pazienza ma pure d’una
saggezza potente e infallibile. Poiché, insistendo sulla neces­
Se qualcuno viene a dirvi: Forse che Dio non. poteva far ap­ sità di principi umilissimi, Ireneo non pensa di togliere la
parire fin dall’origine l’uomo perfetto? — fategli sapere che Dio, minima cosa alla Onnipotenza: tutto è possibile a Dio, ma
certo, è onnipotente, ma che non è possibile che la creatura non
sia imperfetta, iper il solo fatto che è creatura. Dio la condurrà Finfermità congenita della creatura impone un limite al rice­
pei* gradi alla perfezione, come una madre che prima deve allat­ vimento dei suoi doni (7); è necessario che un primo dono
tare il suo neonato, e, man mano che cresce, gli 'dà il nutrimento la dilati per renderla capace d’un secondo, poi d’un terzo...
di cui ha bisogno. Così fece Dio, così fece il Verbo incarnato... Il Cristianesimo, religione perfetta, non poteva perciò venire
Con questa lenta educazione l’uomo creato si forma, a poco a se non a suo tempo.
poco, secondo l’immagine e la rassomiglianza di Dio increato, ,11
Padre si compiace e ordina, il Figlio opera e crea, lo Spirito nu­ E’ così che la difesa delFÀntico Testamento contro lo gno­
trisce e accresce, e Fuomo dolcemente progredisce e si eleva verso sticismo, preparava la difesa del Nuovo Testamento contro il
la perfezione. Solo colui che non è prodotto, è subito perfetto, e pensiero pagano. Elaborata contro quelli che respingevano
questi è Dio. Bisognava dunque che l’uomo fosse creato, poi che come indegna la rivelazione mosaica, la dottrina d’Ireneo era
crescesse, divenisse adulto, si moltiplicasse, prendesse forza, e infine
che arrivasse alla gloria e vedesse il Maestro... Sono dunque del tut­ tuttavia cosa ben diversa d’un espediente apologetico. Così
to irragionevoli quelli che, non aspettando il tempo di progredire, non doveva cadere nell’oblìo, quando fosse stato scongiurato
imputano a Dio Finfermità della loro natura. Non conoscono nè il pericolo che l’aveva fatta nascere. Dopo essersene Servito
Dio nè se stessi. Insaziabili e ingrati non vogliono essere, da prin­ a sua volta contro lo stesso pericolo, Tertulliano, divenuto
cìpio, oiò che li ha fatti la loro creazione: degli uomini capaci
di passioni; ma, oltrepassando la legge della loro natura, vorreb­
montanista, se ne sarebbe fatto un argomento contilo la stessa
bero, prima di divenire uomini, èssere già simili a Dio loro crea­ tradizione della Chiesa per autorizzare la « nuova profe­
tore... Più insensati degli animali, eccoli rimproverare a Dio di non zia )) (8); ma questo abuso non sarebbe bastato per scredi­
averli fatti dèi fin dal principio (6). tarla. In seguito, quelli stessi che non spingeranno tanto lon-
218 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA PEDAGOGIA DIVINA 219

tano, come Ireneo, il suo evoluzionismo soprannaturale, adot­ a Simmaco, attinge il suo linguaggio da Tertulliano, e para­
teranno spesso la parte essenziale del suo punto di vista. Così gona la fecondità cristiana alla messe ehe non può maturare
da principio Origene, secondo il quale l’uomo non poteva ri­ prima del tempo:
cevere d’un tratto « i precetti della libertà » (9). Così Gre­ Quelli die si lamentano (che la fede non aia stata concessa
gorio Nisseno, quando parla di quei xpovixà Siacm/pana cbe più presto), se la prendano con la messe, perchè la sua fecondità
deve rispettare la stessa potenza divina per stabilire l’uomo è tardiva; se la prendano con la vendemmia, perchè ha luogo alla
fine dell’anno; se la prendano con l’oliva, perchè è l’ultimo
nel suo bene (10). Così Basilio, quando ammira « questo gran­ frutto (13),
de mistero della nostra salvezza », e dichiara che quelli che-
La verità deve maturare: era già il pensiero di Minucio
lo misconoscono «danno prova d’uno spirito infantile»:
Felice (14). La concezione d’Agostìno, infine, è pochissimo
«Nella religione, come- nelle discipline umane, dobbiamo es­ differente, quando ci dice : « in adventu Domini matura messis
sere introdotti in modo progressivo, cominciando dalle cose più inventa est », o quando commenta l’insegnamento dell’Aposto­
accessibili e dai primi elementi. Il Creatore ci viene in aiuto af­
finchè i nostri occhi, abituati alle tenebre, possano a poco a poco lo sugli «elementi del mondo» (15). Paragonando spesso i
aprirsi alla grande luce della verità. Ha tutto disposto tenendo membri delle, sue due Città a due uomini — il vècchio © il
conto della nostra debolézza : ci abitua prima a vedere Pombra de­ nuovo Adamo — sa discernere, «otto questo dualismo di fatto,
gli oggetti, e il riflesso del sole nell’acqua, affinchè non siamo ac­ Punita- del primo appello divino : svolge davanti ai nostri occhi,
cecati da un’esposizione diretta ai suoi raggi; la Legge mosaica come in un vasto affresco, la storia del genere umano in cam­
era l’ombra delle cose futuro, e l’insegnamento dei profeti era la
verità ancora oscura... » (11). mino verso la sua. salvézza, . come la storia d’un uomo
unico (16), e, contro le obiezioni di Porfirio, ci fa ammirare
Ugualmente, ä coloro che, « con vana curiosità, « come la sua educazione progressiva da parte di una Provvidenza
se potessero misurare con la loro ragione l’abisso dei misteri sapientissima, che lo innalza, a passo a passo, « dal tempo al­
divini )), osano domandare perchè la legge cristiana non fu l’eternità, e dal visibile all’invisibile » (17).
promulgata fin dal principio, Teodoreto risponde, in termini
molto vicini a quelli d’Ireneo, che Adamo ricevette un pre­ PEDAGOGIA DIVINA

cetto proporzionato alla sua età — l’età dell’umanità che co­ Soprattutto in seno al popolo ebraico avviene questa lenta
minciava con lui —, perchè Dio distribuisce à ciascun tempo educazione dell’uomo, come Basilio ce lo ha ricordato. Non
ciò che gli conviene, misurando i sitoi insegnamenti con ciò che la legge mosaifca fosse abitualmente giudicata senz’altro
che l’uomo può portare. Poi espone dettagliatamente, con superiore alla « legge naturale » che l’aveva preceduta. Tutto
compiacenza d’apologista, gli stratagemmi provvidenziali che, il contrario (18): con una parte delle sue prescrizioni, i ser-
dall’epoca di Abramo, fecero del popolo eletto l’intermedia­ vitutìs praecepta (19), essa segnava piuttosto un regresso. Ma
rio e il collaboratore di Dio nella sua opera d’educazione dei l’idolatria in cui Puomo era caduto l’aveva resa necessaria (20)
Gentili. Così si preparava la pienezza dei tempi, in cui il Vam come un’educatrice che doveva prima rialzarlo, poi custodir­
gelo potesse alfine essere annunciato. E’ perciò molto vero, lo, guidarlo, condurlo infine alla soglia della perfezione evan­
conchiude Teodoreto, che il Dio dell’universo non ha mai gelica (21). Perche il vino della Legge naturale venne a man­
cessato di provvedere alla salvezza di tutti, preparando per care, a causa dello sciupìo che ne fecero i convitati^ fu loro ne­
gradi questo sbocciare ultimo (12). Ambrogio, per rispondere cessaria l’acqua della Legge scritta. Questa, presa « in se.stes-
220 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA
PEÖAGOGIA DIVINA 221
sa », può essere ritenuta inferiore alla prima, ma .il suo valore
principale, come si è visto, era figurativo e profetico : un gior­ rito (29). E’ così che da buon medico adatta i rimedi alla si­
no doveva essere cambiata nel vino della Legge di grazia, vino tuazione del malato, e li dosa con saggia progressione (30).
superiore in qualità a quello della Legge di natura (22), Nel­ Non conviene, del resto, giudicare del passato secondo le
l’attesa, « appena liberati dai costumi idolatrici e dall’errore norme del presente. Aveva ragione Elia d’attirare il fuoco del
politeistico », non ci meraviglieremo se « Ì beati Patriarchi » cielo sui colpevoli, perche questo rigore era necessario per
non avevano potuto avere ancora su molti punti « che delle colpire l’immaginazione d’nn popolo ancora fanciullo, men­
concezioni del tutto mediocri » (23). I loro discendenti imme­ tre Giacomo e Giovanni, che volevano imitare il profeta, fu­
diati, « che erano cresciuti presso gli Egiziani », s’erano trat­ rono biasimati dal Salvatore (31). Certe cose, che oggi non
tenuti anche « in abitudini barbariche » (24). Mose — cioè convengono più, allora convenivano « pro tempore prophe­
Dio stesso che gli dettava la sua Legge — dovette adattarsi a tiae » (32), La poligamia, che òggi sarebbe un male, non lo
questa situazione. Gome avrebbe potuto, per esempio, di pri­ era al tempo dei patriarchi (33), e tutto l’insieme della legge
mo acchito parlare di vita eterna e di sanzioni d’oltre tomba, inosaiea deve essere apprezzato non soltanto secondo le cir­
« avendo a che fare ancora con dei fanciulli, con degli esseri costanze che ne hanno circondato la promulgazione, ma te­
di mentalità servile, che ridevano di ogni castigo lontano e nendo conto di ciò che essa ha permesso e preparato :
non temevano che i colpi sospesi sulla loro testa »? (25). Non Non domandare, ora ohe sono stati aboliti, come possono essere
crediamo che Dio si compiacesse dei sacrifici di tori, di pe­ buoni i precetti dell’Antico Testamento. Domanda se erano buoni
core o di capri: li aveva concessi solo per indulgenza verso nell’epoca per la quale sono stati fatti. 0 anche, vedi che il loro
merito attuale è di mostrarci che erano deficienti. Se non ci aves­
l’inclinazione degli Ebrei, « che non finivano di sospirare per sero formati in modo tale che ora siamo capaci di ricéverne dei
gli altari e le vittime », e <c per allontanarli dalle superstizioni migliori, non avremmo mai visto quello che manca loro (34).
pagane, come un buon padre, il quale, non volendo che suo
figlio vada a giuocare nella strada, gli permette, per evitar­ Tutto l’Antico Testamento, nella sua lunga durata, non
gliene la tentazione, di divertirsi a casa » (26). Molti lo dicono fu di troppo per preparare il grande giorno del Nuovo. IlaiSa-
in termini propri: molte altre cerimonie, che Mosè stabilì ywyia, senza la quale non era possibile l’accesso alla yikoaaylai.
« hanno anche origine dalla grossolanità dei Gentili » ; egli E non era forse necessario « che prima venisse l’ombra, per­
dovette <c contentarsi di perfezionarle un* poco, per elevare chè trovasse credito la Ferità»? Non dobbiamo forse ammi­
insensibilmente gli uomini a idee più alte » (27). La sua legi­ rare « come Dio, quando vuole compiere una opera mera­
slazione di purezza mira prima di tutto alla purezza del cor­ vigliosa, invia prima delle ombre e delle figure, affinchè,
po: era la scappatoia necessaria per portare uh giorno a con­ grazie a questo processo, la Verità trovi una migliore acco­
cepire la purezza dello spirito. <( Chi doveva, evitare di insu­ glienza (35)?
diciare la sua carne, sarebbe arrivato forse infine, avendolo Per non ingannarci qui sul pensiero dei primi secoli cri­
imparato da sè, a fuggire anche la macchia dell’anima e ad stiani, dobbiamo ricordarci che il lóro punto di vista era ge­
allontanarsi dalle opere morte » (28). E’ còsi che Cristo, da neralmente assai poco intellettualistico. Salvo in casi assai rari,
buon pedagogo, suscita nell’uomo la riflessione che Io ricon­ come quello, così netto, di Gregorio Nazianzeno (36), i Padri
duce dal di fuori al di dentro, e l’eleva dal senso allo spi- della Chiesa non contano le tappe e non misurano i progressi
soprattutto della « rivelazione » obiettiva. Senza credere che
222 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA AUTUNNO E PRIMAVERA 223

per il comune della gente le ligure abbiano svelato il loro vista manca di profondità. Mentre gli uni dispongono la
mistero prima del tempo (37), attribuiscono volentieri agli serie delle « economie» in una gradazione del tutto ascen­
« antichi Padri », ai « santi » deìl’una e dell’altra Legge, al­ dente (47), altri, con una visione molto antropomorfica, ci de­
meno ai piu grandi fra loro, una parte abbondante di luce pro­ scrivono queste stesse economie come altrettante riprese del
fetica sulle verità del Vangelo (38): tanto è vivo il loro de­ Piano divino, altrettanti mezzi successivamente immaginati
siderio di confondere la Sinagoga (39), tanto grande è la loro per rimediare a un male sempre rinascente. Così Metodio
cura d’assicurare l’unità del Dio che dette i due Testar d’Olimpo, quando paragona le quattro leggi successive al fico,
menti (40), o la continuità della sua Chiesa, attraverso quelli alla vite, all’olivo,.e al cespuglio di spine... (48). Ma alla base
che prima desideravano la venuta di Cristo, e quelli che ora di queste spiegazioni così dissimili, un medesimo dato fonda-
attendono il suo ritorno (41). Ma sanno anche che il problema mentale — il solo che qui c’interessa direttamente — è sup­
religioso conceime l’insieme degli uomini, e che non è un puro posto da tutti : l’unità del genere umano nel suo sviluppo tem­
problema di conoscenza obiettiva. Ciò che considerano prima porale! Di qui, sotto una relativa discontinuità, una continuità
di tutto, non è la proclamazione d’una dottrina astratta, ma reale: se Dio si corregge, in qualche modo, nella sua opera
l’incontro effettivo dell’uomo e di Dio, l’assuefarsi della na­ e inventa mezzi nuovi per farla riuscire, non è che intraprende
tura umana alla divinità (42),. la trasformazione dell’uomo una nuova opera. E’ sempre la stessa Città che il Signore cerca
sotto l’azione della grazia di Dio. E’ l’irruzione dell’« energia di costruire (49). È sempre la stessa pecora che il Buon Pastore
divina » e della «Forza dello Spirito » (43). Ecco di che cosa cerca di ricondurre all’ovile.
studiano le condizioni, di die cosa poi raccontano la storia,
AUTUNNO E PRIMAVERA
distinguono le tappe, espongono ”le vicissitudini. Ecco su che
sono d’accordo nel dire, nonostante le loro divergenze, che Quando si deve rendere conto dell’ampiezza del fatto pa­
era necessario del tempo : non pauci gradus qui adducunt ho­ gano, di quest’apparente abbandono in cui Dio tenne così a
minem cui Deum (44). lungo il mondo, diverse tendenze si fanno ugualmente strada.
Noii tutti.i Padri certamente hanno quell’ampio umane- ' Certi insistono piuttosto sul fatto . che l’intelligenza umana
simo dei più grandi fra essi, alessandrini, cappado-eeni, antio­ doveva aver compiuto grandi progressi per essere capace d’as­
cheni, o, fra i latini. Agostino stesso ; come non hanno l’otti­ similare l’oggetto dèlia rivelazione. Dicono, per esempio, con
mismo d’Ireneo. Anche qui, evitiamo ogni errore. In molti Eusebio: « Perchè il Verho di Dio non fu annunciato una
si discerne ancora qualche cosa di quel pessimismo antico, volta a tutti gli uomini, in tutte le nazioni, come lo è oggi?
per cui la storia del genere umano non era che una serie di Perchè il genere umano, in quegli antichi tempi, non poteva
decadenze (45): dopo ogni intervento salutare, ci fanno, assi­ ricevere ancora la dottrina di Cristo, perfetta per saggezza e
ster e a una caduta sempre più profonda, che avrà bisogno, virtù ». Bisognava prima che, a partire dai Patriarchi e quindi
da parte di Dio, di un rimedio sempre più energico e al tempo da Mosè, « semi di religióne » si spandessero a poco a poco
stesso sempre meglio adatto alla miseria accresciuta del ma­ per il mondo « come una brezza carica di profumi », fino a
lato : è così che agli occhi di Filaströ l’incarnazione del Verbo che « tutte le nazioni della tèrra fossero così preparate a con­
apparisce cóme la più efficace, ma anche come la più umile cepire l’idea del Padre che stava per esser loro trasmessa :
delle manifestazioni divine (46). E neanche questo punto di allora il Verho apparve in persona, in un corpo umano... Que-
224 PREDESTINAZIONE DEULA CHIESA'
AUTUNNO E PRIMAVERA 225

sto era al principio dell’Impero » (50). Secondo altri, guidati


da una intuizione religiosamente più profonda, bisognava che accecarsi affatto sulle tare del paganesimo o sulle grettezze
l’umanità « abbandonata a se stessa » avesse fatto una lunga della legge di Mose, non possono fare a meno di riportare al-
e molteplice esperienza della sua miseria, e avesse in qualche l’armonia provvidenziale della storia — Deo pulchre omnia
modo toccato il fondo dell’abisso, per riconoscere meglio il moderante — l’ammirazione che i loro contemporanei pagani
bisogno d’un Salvatore e trovarsi pronta, così, ad accoglier­ avevano ancora per l’armonia delle sfere. Questa teoria ben
lo (51). La spiegazione valeva tanto per un popolo che per ordinata di leggi adattate a ognitempo, appariva loro, secondo
l’altro, perchè se nella parte pagana la concezione morale fa­ un’espressione di S. Agostino, veìut magnum carmen cuiusdam
ceva più guasti, nella parte ebraica la legge mosaica, con il ineffabilis modulatoris (57), e non è più il mondo che imma­
rigore delle sue prescrizioni, era un meraviglioso strumento ginano come una grande lira a sette corde, ma è il gran Li­
per obbligare l’uomo a scoprirsi peccatore: secondo ufficio bro, in cui lo Spirito Santo stesso, Spirito selliforme, canta
provvidenziale che S. Agostino fa ugualmente spiccare, dopo le Gesta di Dio (58). L’ottava delle otto sfere (59) diviene
lo stesso S. Paolo: « Quid dubitamus ad hoc datam esse Le­ per essi l’ottava delle otto età. Cristo è «il maestro del coro »
gem, ut inveniret se homo? Invenit ergo se, in malis invenit intorno al quale si ordina tutta la storia, come la lira cosmica
se... » (52). Del resto, i due tipi di spiegazione, essendo di due vibrava tutta sotto il plettro di Apollo. Le cose antiche e le
ordini differenti, non si contraddicono (53). Molti li hanno . nuove si rispondono, e, venendo tutte dallo stesso Autore,
adottati tutti e due, e Mario Vittorino poteva unirli nel suo formano, nella loro varietà contrastante, una melodia unica,
commento dell’epistola ai Galati: ex multis et contrariis sonis subsistens (60). Del resto, le
« rivoluzioni » che furono le rivelazioni successive, non
Come c’è una pienezza nelle cose, ce n'è una anche nel tempo: hanno portato seco nessun turbamento totale è subitaneo,
perchè eia&crun ordine ha la sua pienezza... La perfezione e la
pienezza delle cose, è Cristo., La pienezza' dei tempi consuma la perchè Dio vuole che l’uomo sia persuaso, non violentato (61).
nostra liberazione. Ora, come Cristo, per essere la pienezza totale Se l’adesione che gli è domatidata, qualunque sia il suo li­
e- perfetta, riunisce i membri dispersi..., così nello stesso modo, vello di cultura e qualunque sia anche il grado di lucè na­
ìa pienezza dei tempi fu realizzata quando, essendo maturati tutti turale o soprannaturale che gli è offerta, reclama sempre da
gli uomini in -virtù della fede, ed essendosi alzata fino al culmine
la massa dei peccati, un rimedio dovette essere cercato contro la parte dell’uomo una conversione totale, cioè un capovolgi­
morte universale. Allora sopravvenne Cristo, essendo compiuta mento dal male al bene e dalle tenebre alla luce, non è mén
la pienezza dei tempi (54). . vero che l’invasione, o piuttosto l’investimento, della natura
umana da parte della divinità avviene progressivamente, a
In ogni caso, qualunque sia là spiegazione preferita da
partire da una prima illuminazione naturale fino alla piena
ognuno, o l’avversario precisò che voglia confutare, tutti s’in­
tendono nel proclamare lo stesso principio : nihil sine astate, luce dòll’etermtà. Dopo èssere apparso e aver parlato molte
omnia tempus exspectant (55). Ben più, dell’indugio della ve­ volte e in molti modi, Dio viene lui stesso, nel suo Cristo,
nuta di Cristo, spesso più che constatare una necessità di fatto, per compiere con noi l’ultima tappa. Dispositionis antiquae
ne celebrano le convenienze. Sono maravigliati da queste lente munus explevit (62). Cristo s’è dunque fatto attendere a
(c maturazioni ». Nihil immaturum, nihil non ordinatum. Nihil lungo (63), è venuto tardi, ma, in fondo, non ha tardato. Era
non dispositum. Nihil repentinum aut inopinatum (56). Senza normale che venisse tardi, L’Incarnazione avvenne all’ora
che bisognava: al principio della sesta ora nella sera del

16
226 PREDE 9 UN A ZI ON E DELLA CHIESA
227
AUTUNNO E PRIMAVERA

mondo (64), perchè fosse offerto il vero Agnello, come lo era e il primo sole sul primo mattino.
l’agnello pasquale, nella . sera del giorno ; nel momento in
cui rUmunità, come Sara, invecchiava (65); non proprio alla « Le cose antiche sono passate, ecco -che tutto e divenuto nuo­
line, certo, ma verso la fine (66), in ultimis temporibus (67), vo ». «Cristo ha cambiato il Tramonto in Aurora» (74). Il
Altrettanto, difatti, e forse più che un punto di .partenza, vecchio uomo è vìnto, ecco che si leva l’Uomo nuovo. La
ci si vede un punto d’arrivo. Come l’uomo, creato nel sesto vetustà è un peccato, anzi ormai è il peccato. E’ il male, è la
giorno, era il capolavoro della creazione, l’Incarnazione è il notte. E’ l’errore, l’errore essenziale, la mancanza di fede
capolavoro della nuova creazione. E’ il principio della con­ nella novità totale di Cristo (75). Omnem novitatem attulit.
sumazione (68). Dopo il combattimento dai diversi episodi, Quomodo vesperat ubi Christus est? (76). Finalmente e sorto
essa apre l’èra della vittoria (69). Dopo il lungo fidanzamento, il giorno eterno, al quale ormai non succede alcuna notte (77).
il tempo delle nozze. Da essa in poi, il genere umano rag­ Le preparazioni erano necessarie, furono lunghe e sapiente-
giunge infine la rassomiglianza divina, fine per il quale fu mente graduate: nondimeno la luce del Verbo fatto carne ha
creato (70). brillato tutto ad un tratto, principio istantaneo della più pro­
Ancora uno di quei rovesciamenti di prospettiva di cùi digiosa rivoluzione. (78).
Senza dubbio, all’origine, il pensiero dei Padri potrebbe
abbiamo visto sopra degli esempi. A prenderla alla lettera,
comprendersi come un resto dell’idea ebraica sulla fine dei
la spiegazione può sembrare eccessiva; e d’altronde non ve­
diamo come conciliare Un tale sentimento di colma maternità tempi, che doveva coincidere con l’unico avvento del Messia*
o di vita ricadente salvata appena in tempo, con quell’impres­ Le immagini della messe c della vendemmia erano tradizio­
nali per simboleggiare il giudizio. S. Paolo, del resto, non
sione di freschezza e di giovanile allegria che emana dai primi
aveva chiamato Cristo « l’ultimo Adamo », cioè l’Adamo degli
scritti.cristiani, o con quel fervore e con qùell’impetuosità
ultimi giorni? (79). L’Epistola agli Ebrei non lo mostrava
che s’indovinano ài principio di tante conquiste cristiane (71).
mentre offre il suo sacrificio alla fine dei secoli? (80). Lo
Più di Un secolo dopo la jÈoHtxira dei vangeli, questi ultimi
sdoppiamento operato sin dal principio dalla riflessione cri-
tratti non sono ancora quelli dell’apolpgetica, di Clemente, di
sliana tra la venuta nella carne e la venuta nella gloria, non
questo greco raffinato, erede d’una vecchia cultura, sorpren­
ha sviluppato subito tutte le sue conseguenze (81). L’argo­
dentemente erudito e, per giunta, alessandrino d’adozione?
mentazione che abbiamo riportato si spiega anche con il
Non cerchiamo un accordo logico. Ammiriamo piuttosto Fin*
desiderio che avevano i Padri d’umiliare gli Ebrei senza
comprensibile:. il Cristianesimo, per quelli che lo vissero nella perdere il beneficio della loro tradizione, e di conciliare la
sua prima epoca, fu insieme un. autunno cuna primavera (:72); novità del Cristianesimo nella sua forma ■definitiva con la
Complexio oppositorum. Era un compimento, ed era una spe­ « maestosa antichità » (82) che rivendicavano per lui. Si può
ranza. Nella, sera del mondo, la croce consumava tutte le cose, ritenere che alcuni di essi, come Teodoreto, ci si siano appli­
ma nel mattinò di Pasqua un giorno del tutto nuovo sorgeva cati con un’ingegnosità im po’ troppo .■compiacente. Non è
sugli .uomini: ßoerificium vespertinum pependit in ligno, et meno vero che nella sua idea principale la risposta opposta
beneficium matutinum surgens praebuit e sepulcro (78). L’ani­ all’obiezione di Celso e di Porfirio (83) non era affatto un
ma che si volgeva verso Cristo rientrava con lui nel Paradiso, espediente provvisorio, nè uh’artifici osa sottigliezza. Essa ri­
vù ritrovavo la giovinezza del mondò, '• fletteva intellettualmente- con le risorse offerte dalla storia e
SPES NON CONFUNDIT 229
228 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA

Benedetto il popolo mio d’Egitto,


dall’esegesi di quel tempo, il sentimento vissuto dalla Comu­ e l’Assiro, opera delle mie mani,
nità cristiana. Supponeva veramente un’idea del tutto nuova e Israele mia. eredità! (87).
del mondo e dell’uomo, e dei loro rapporti con Dio. Ora que­ Pace sul mondo, unità di tutti i popoli nel servizio e nella
sta idea è consustanziale al Cristianesimo. 0 Christum et in lode di Iahvè! Non è un sogno, è la Parola di Dio. Tutte le
novis veterem (84), - et in veteribus novum! Oggi, per noi miserie, tutte le disdette, non ce ne faranno dubitare. La
ancora, ovunque, la venuta di Cristo nella persona della sua Chiesa sa molto bene che quaggiù non trionferà mai piena­
Chiesa è un autunno insieme e una primavera. mente del male, cioè della disunione. Sa che lo <( stato di
guerra », avendo il germe nel cuore di noi tutti, sarà lo stato
SPES NON €ONFUNlDlT
della nostra condizione terrena fino alla fine. La grande città
costruita da Caino a forza di delitti non sarà mai rovinata
Ora, come la venuta di Cristo, la venuta della sua Chiesa finché il tempo sussisterà (88). Il «mondo» nel senso ma­
è doppia. C’è prima la venuta visibile, predicazione del Van­ ledetto, risale incessantemente da mille sorgenti nell’interno
gelo e installazione della gerarchia. Ma quando la Ghiesa sarà stesso delle isole conquistate sul suo oceano di fango. A mi­
ovunque presente, ancora non sarà la fine. Il corpo degli ,eletti sura che si diffonde, la Chiesa lo ritrova nell?interno di se
non avrà terminato la sua crescita, quella crescita con la quale stessa, più sottilmente minaccioso (89). Essa,, lo sa. Sa
<( il Cristo si edifica e accresce se stesso unendosi i sal­ anche che i pogressi più certi e le conquiste più ammi­
vati )> (85). Misteriosamente, sotterraneamente, quali che siano revoli dell’uomo hanno sempre qualche cosa d’ambiguo, da
le vicissitudini della storia umana alla superficie, qualunque cui il male può trar partito. Il a Mistero d’iniquità » senza
sia, anche, il bilancio degli apparenti trionfi o delle apostasie, dubbio non ha prodotto ancora le sue'peggiori rovine! Come
deve progredire fino alla stagione che non avrà termine (86): in quasi tutte le epoche della sua storia, e forse più ehe mai,
autunno e primavera definitivi, aurora e messe d’eternità. Al­ essa ne vede oggi salire l’ombra terribile. Ugualmente, nono­
lora, essendo compiute le sei età del mondo, si leverà il set­ stante le illusioni perpetuamente rinascenti di quelli che ha
timo giorno, sabbatum sine vespere. Giorno di Iahvè, che il conquistato alla sua causa senza che il suo Spirito li abbia
vecchio Isaia cantava molto tempo fa, in una profezia già penetrati fino in fondo, essa non attende altro trionfo che
tutta spirituale d’accento, che bisogna ricevere in un senso quello stesso del suo Sposo, che regnò con la croce -— e non
ancora più spirituale : c’è un al di là della croce ne! tempo. Ogni suo stabilirsi, che
per molti dei suoi figli è una tentazióne, per essa non può
In quel giorno ci sarà una via esser mai,altro che un’apparenza: come la Verità stessa, sa
aperta dall’Egitto alTAsaina;
. L’Assiro andrà in Egitto, che, in fin dei conti, è sulla terra una straniera: seit sé pere­
e l’Egiziano riell’Asairia: grinam in terris agere (90). La sua prospettiva rimane essen­
Egiziani e Assiri uniti serviranno Iahvè. zialmente escatologica, come nel suo primo giorno (91). E
In quel giorno Israele sarà terzo tuttavia, da quaggiù, tenta senza stancarsi l’opera impossibile.
con l’Egitto e l’Assiria. E’ già questo lo scopo di coloro che vanno a stabilirla in re­
Come una benedizione in mezzo alla terra. gioni ostili e lontane, secondo la bella definizione che dava
Benedizione di Iahvè degli eserciti, che dice:

ri?
■230 ' . PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA
231 i, ;
SPES '"NON CONFUNDIT iI
del loro lavoro un discepolo del grande Ricci, il P, Manuel
testo (96), molti hanno creduto di vedervi insegnata la glori­
Diaz, Visitatore dei Gesuiti di Macao. Il 26 giugno 1639, quan­
ficazióne necessaria degli individui che Dio si sarebbe scelti,
do le dissensioni di metodo fra i missionari della Gina ave­
e, per conseguenza, la riprovazione positiva degli altri. Que­
vano cominciato a venire in luce, ma non avevano ancora rag­
sta interpretazione del capitolo 8° dell’Epistola si è ripercossa
giunto quel parossismo -che rende così penosa ad ogni cuore
talvolta su quella del capitolo 11° (97). Nell’esclamazione: 0
cattolico la storia della « Disputa dei Riti », Diaz scriveva al
altitudo! si è visto ben più spavento che confidenza. Si è presa
Provinciale dei Domenicani di Manilla, per esporgli il punto l’abitudine di non pronunciarla se non tremando. Vi si è cer­
di vista del suo Ordine. «Siamo venuti, gli diceva, dall’Eu­ cata una risposta — 0 piuttosto un effugium — alle questioni
ropa a quest’estremo del mondo per unirci con i Gentili cinesi inestricabili sulla grazia efficace e la grazia sufficiente. In
e fare con essi un medesimo Corpo di Cristianità » (92). Forte realtà, il problema da cui sorge quel grido sublime con tali
dunque delle promesse divine, questo missionario lavorava questioni aveva solo, un rapporto lontano. In quanto al tur­
per tradurre in atto la visione del Profeta! Ma supponendo bamento che vi si manif esta, non è altro che quello che s’im­
la sua riuscita, al di là di ogni speranza, l’universale Cristia­ padronisce di ogni, creatura all’avvicinarsi del Mistero sacro.
nità non potrebbe essere àncora se non una lontana e pallida E’ la vertigine che l’afferra davanti alle «Profondità di Dio »,
prefigurazione dell’Unità ultima. Nondum apparuit quid en- Come l’ha ben visto S. Ilàrio (98), è un turbamento che non
mus. « Speriamo ciò che non vediamo, ciò che non è. nem­ esclude la pace, una vertigine che non toglie la sicurezza; e,
meno possibile intravedere — allora aspettiamo con pazien­ come l’hanno spiegato Origene e Cirillo Alessandrino (99),
za » (93). Lo Spirito che parlava per mezzo1dei Profeti, s’è se Paolo insiste sulla sovranità del Signore, i cui giudizi sono
spiegato di nuovo per mezzo di Paolo, attribuendo alla Chie­ impenetrabili, tuttavia annunzia in primo luogo i tesori della
sa, nella sua missione universale, la funzione d’Israele riguar­ sua Bontà (100). Il pensiero dßH’ApPstolo del resto mira meno
do ai popoli che Io circondavano* e riservando un posto al­ direttamente al termine che alle vìe sorprendenti con le quali
l’Israele carnale, in questa riconciliazione, in questa integra­ Iddio ci conduce ad esso. Il motivo del suo grido, grido di
zione definitiva, L’universo intero assunto dall’uomo e soli­ rapimento e d’esiiltàzione (101), è Fingégnosità della Miseri­
dale del suo destino — l’uomo, nella prodigiosa complessità cordia universale (102)* che saprà ricondurre gli Ebrei stessi
della sua storia, a sua volta assunto dalla Chiesa; — l’universo nell’unità della salvezza finale; dopo aver fatto servire il loro
spiritualizzato dall’uomo e l’uomo consacrato dalla Chiesa; accecamento per là -conversione dei Gentili: « Poiché Dio
la Chiesa infine, universo spirituale e sacro, -come una grande udii si pente dei suoi doni, nè della sua chiamata». Rinchiude
nave carica di tutti i frutti della terra, entreranno -nell’Eter­ tutti gli uomini nella disobbedienza, per fare misericordia à
nità (94). lutti » (103). Similmente nel capitolo 8°, Paolo, tutto meravi­
Spes non confundit. La Chiesa è predestinata. La Chiesa, gliato, proclama la sua fede nel successo dèi Piano divino,
cioè in essa tutto l’uomo, e tutto l’universo. Tale è l’afforma- nel compimento del Còrpo di Cristo’ In questo capitolo fa èco
zi one di Paolo, nel punto culminante della sua grande opera alla promessa di Gesù riguardo alla Chiesa. «Le Porte del­
dottrinale (95). Questo testo dell’Epistola ai Romani sulla pre­ l’Inferno non prevarranno contro di essa », e dà una garanzia
destinazione ha suscitato molti commenti inquietanti e molte solenne a quanto aveva scritto egli -stesso ai suoi.figli di Co­
discussioni appassionate. Troppo poco attenti al sno con- rinto: « Dio sarà tutto in tutti » (104). '

I
232 p r e d e s t in a z io n e della c h ie s a NOTE 233

Sa bene che nessuno sarà salvo a suo malgrado, che dopo diani delFinterno. Novit Dominiis qui sunt eius (112). Ma co­
essere vissuti dello Spirito si può ricadere sotto il regime della munque debbano essere a questo riguardo le rivelazioni del-
carne, e non si risparmia di dirlo. Predica lo sforzo e la vigi­ fultimo Giorno, una cosa è certa : la Chiesa non entrerà mu­
lanza, vuole che ciascuno « lavori per la sua salvezza » (105). tilata nel Regno. Secondo la leggenda ebraica, alla moglie di
Egli stesso trema in certi momenti, pensando non a Dio, che Lot, quando fu cambiata in statua di sale, continuamente
è fedele, ma a se stesso. Ha una parola terribile su quelli che, erale strappato un membro o l’altro; tuttavia, per un pro­
oggetto della. <( bontà di Dio », rami selvatici innestati sull’o­ digio d’immediata riparazione, essa rimaneva sempre intera.
livo buono, <( s’abbandonano all’orgoglio » : coloro saranno ' Così accade alla Chiesa; «sale della terra»: spesso ampu­
« recisi » (106). E’ la parola che riprenderà Clemente Al essati* tata, ma che ricupera subito le membra (113). Così all’urna*
drino, rivolgendosi agli idolatri: nità stessa; nessuna defezione lascerà in essa vuoto, alcuno;
Dio aveva sospeso sulle loro teste le stelle come una strada
niente possono le defezioni contro la sua pienezza (114). Co­
per condurli a lui. Ma invece d i attenersi a quei corpi luminosi, me, nel nostro corpo di carne, le membra sono solidali le une
ri discesero dai cieli per inginocchiarsi davanti al legno e alla pie­ con le altre, attratte le une dalle altre, essa parteciperà al
tra... e allora, giudicati incapaci di salvezza, come il fuscello che destino di Colui che l’ha presa per corpo. Poiché il Capo ha
è strappato al suo fascio, come la goccia d’acqua che cade dal vaso, trionfato; il corpo intero, il « Pleroma » sarà salvo (115).
sono recisi dal corpo! (107). .
Ma questa immagine del membro reciso (108), — perduto,
NOTE
morto — mette precisamente in luce la salvezza del corpo in
quanto tale. Subito dopo Paolo aggiunge : la totalità dei Gen­ (1) O ricen e. C. Celsiim, I, 4, c. 7 (K o e ts c h a u , i, 1, p. 279), P o r fir io , fram­
tili entrerà, 7rX^pw|xc4 -rfiiv Ifrvfòv ; tutto Israele sarà salvo, ménti 81 e ' 82. Am brogio, Episi, 18, n. 27 (P. L. 46, 4*29). C r iso sto m o , h i Rom.,
bom. 5, n. 5 (P. G. 60, 429), Cf; G iü stin o , 1 Apologia, c. 46, n. 1 ( P a u t ic n y ,
MopaVjX- Israele, i Gentili: in questi due popoli, lo sap­ p. 95).
piamo, è tutto il genere umano (109). (2) Vedi le conversazioni dell’imperatore K’anc-h i , riferite dal Padre Louis.
Le 'Comte, Nouveaux Mémoires sur l’état present de la Chine, lettre X-I (t. 2,
In alcune formule piene e precise, S. Ireneo commenta 3" ed. 1697, p. 157-8).
questo insegnamento. La salvezza del'mondo è confidata alla .. - (3) Contro i Galilei, fr. 143 e 178 (cf. P orfirio, fr. 34). C irillo A less ,, The­
saurus, assert. 31 (P. G. 75, 445). Vedi J. B idez , La vie de Vempereur Julien, ■
Chiesa : « hoc enim Ecclesiae creditum est Dei munus » (110), p. 308, Uguale obiezione fondamentale, a proposito della credenza alla risur­
Ora, non è questo un decreto arbitrario di Dio. Poiché in de­ rezione, nel filosofo, discepolo di Porfirio, che M acario di M agnesiaco mette
in. scena: Apocrìticus, 4, 2 (H arnàckì T. U,, 37, 4, ,p, 72).
finitiva, la Chiesa non è altro che l’umanità stessa, vivificata, (4) Cf. A gostino, De Civ. Dei, 1. 10, c.' 32, n. 2: «... PJec debuit, nec debe­
unificata dallo Spirito di Cristo. Essa è stata voluta da Dio bit eo dici: Qiiare modo? et quare sero? quoniam mittentis consilium non
est ùhumdho ingenio penetrabile» (P. L. 41, 314).
« per animare la creazione ». Guai dunque a colui che sé ne ■(5) Ephes., I l i , !.. ■
separa! Se Io scisma è il peccato che va alla morte, è perche (6) Adv. H wr., 4 , 38 (P. G. 7, 11OS-9) ; 4, '11, 2 (1002); 5, 36 (1223-4), e .
passim, (col. 784,; 937, 990, 1011, 1037, 1047, ecc.).
la morte stèssa, là dannazione è uno scisma (111): scisma su­ T esto 38.
premo, « alienazione » totale, recisione definitiva, e che può (7) Principio che piacerà di ricordare ai grandi teologi del medio evo ì
A n s e lm o , Chj* Deus homo, 1. 2, c. 18; De casu diaboli, c. 12 (P . L. 158, 421-2
essere il prodotto dei zelatori apparentemente più ardenti e 343). B o n a v e n tu r a , In Hexaem., collatio l ì , n. 11. T om m aso d’à q u in o , In 2
dell’unità; poiché se « molti sono dentro, che sembrano essere Sent., d. 23, q. 1, a. 1; Quod. 9, q. l , :a. *1; De Potentia, q. 1, a. 3, ecc. N ovazian o,
De Trinitate, c. 6 (iP. L. 3, 895-6). Cf. F ra n co , De gratia Dei, 1. 9 (166, 766 B).
di fuori », molli possono essere fuori, che passano per i guar- (8) De virginibus velandis, c. 1 (P: L. 2, 890).
234 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA NOTE 235

(9) In Exodum, ham. 8, n. 1 (B.,* p. 218). quam Synagogae, et praestantiora » (P. L. 16, 404). De sacramentis, 1. 1, c, 4,
(10) Sulla risurrezione, discorso 1 (P. G. 44, 609). L’essere spirimele per ¥f n. 11 (16, 420); ecc.
il fatto stesso d’essere creato, ®i trova in una -jtocp«credete, da cui risulta un Talvolta la controversia si riassume in un duello Mo&e-Àbramo, e tal’altra,
certo movimento, una marcia: De mortiti? 3 (46, 520 C). più radicalmente, in un duello Abramo-Melcbisedech, essendo Àbramo allora
(11) Dello Spirito Santo, c. 14 (n. 33 (P. G. 32, 125-7). C risostomo , In Gen, considerato, dopo l’Epistola ad Bebr., 7, come l’antenato di Levi (cf. P seu d o
P rim a sio , In Galat, e In Hebr.; P, L. 68, 592 e 727). I commenti su Galal, e. 3
li. 2 e 3 (53, 29 e 34). B onaventura , Breviloquium, p. 4, c. 4: « Opus incarna­
( cobì C riso sto m o , P. G. 61 651; cf. P se u d o C riso sto m o , In Rom., 7, P. G. 59,
tionis erat perfectissimum inter omnia opera 'divina, et processus debet esse de
imperfecto ad perfectum» (Quaracchì, t. 5, p . 244). 667-8), e la tradizione concernente Melchisedech sono interessanti a studiarsi da
(12) Sulla Provvidenza, disc. IO (P. G. 83, 764-73). Cf. In psalm. 2 (80, 880). questo.punto di vista. (‘Su questa: G. B ardy, in « Revue bibliqne », 1926 e 192.7;
M. S im on , in « Revue d’histoire et de philosophic religieuses », 1937). Cf. A l­
(13) Epist. 18, n. 27: «Ergo et mundi primaeva nutarunt, ut venerabilis -'f4
in tercatio Simonis et Theophili, c. 5, n. 21 ( H a r n a c k , ,p. 28). P i l a s t r o , Diver-;
canae fidei sequeretur senectus. Quos hoc. movet, reprehendant messem, quia ‘Iff sarum haeresèon liber, haer. 82 (B,, p. 72-75); A g o s tin o , De Civit. Dei, 1. 16,
sera fecunditas est; reprehendant vindemiam, quia in occasu anni est; repre­ ■p C.-22 (P. L, 41, 500 ; l’ordine di Melchisedeob, superiore all’ordine di Aronne).
hendant olivam, quia postremus fructus » ( P .\L , 16, 979*80). E nrico de M arcy, £:
P s e u d o ’ M assim o" di T o rin o , àdv. Judeo’s c. 4 :■ «‘Ante ' Abraham -omnes sancti
De peregrinante Civ. Dei, tr. 14: « Videns tempus vindemiae advenisse, vestem ineircmncisi, fuerunt, et puritate .mentis Domino placuerunt, et populum -Chri­
sibi huic operi congruam adaptavit » (204, 365). La. Pentecoste, apre il tempo stianum magis ipsi .in se monstrarunt...» (SpacnoiLO-Turnem, . J. pf theol, Stu-’
delle vendemmie dello Spirito': I sacco della Stella , sermo 44 (194, 1839). Idea e dies, .p. 16, p. 299).
immagine analoghe in una glossa dello P seudo P ietro di P others sul Maestro I (20) A mbrogio , Epist. 73, - n. 2: «Certum est non fuisse legem necessa­
delle Sentenze (Landgraf, in Rech. de théol. anc. et Médiév., 1937, p. 169-70). riam, quae per Moyseu data est.. Nam si naturalem legem, quam Deus -creatoT
(14) Octavius, c. 38: «Q uid ingrati Burnus, quid nobis invidemur, si ve­ infudit .singulorum pectoribus homines servare potuissent, non fuerat opus,
ritas divinitatis nostri temporis aetate mwluruit? » (M artin , p. 85). V. anche en quae, in tabulis «cripta ■ lapideis, -implicavit -atque. innodavit magis'hu*
I ppolito, Sii Daniele, 1,- 4, c. 15. / mani generis infirmitatem, quam elaqueavit abque absolvit»; cf. n. 9 ,,.e 10
(15) Sermo 101, n. 2 (P. L. 38, 607) ; Episf. ad Galat, e x p o s i t n. 29-30 (35, (P. L. 16, 1251 e 1253).
2126). . ■ ' (21) C assiano , Collatio 8, c. 24: «Nec evnngelicairi perfectionem.tradi ante
(16) Altri l’lmiteranno, per es. S. G iuliano di T oledo: «Fac ergo totos legis potuisse custodiam » (Petseh., p.244). -Clem ente , Stromat., 1. 6, c. 6,-n. 47
homines quicnmque ab Adam usque in .-presentem diem fuerunt, quasi unum (St., t. 2, p.455) ; Pedagogo^!. .1, c. 6, n. 4-2-3 (St., t. l, p. 115*6). Crisostomo',
hominem esse, et in persona unius homitiis'1totius saeculi tibi figuram- appone, ln Galat., cr 3 (P, G. 61, 656); De Chananaea, n. 7 (51, 455). R uperto (P, L.
et per quantas aetates saeculum istud quasi unus homo transierit..,'ratione facil­ 170, 581). . ; : , •
lima pervidebis ».. De comprobatione aetatt sextae, 1. 3, n; 3 (P, L. 96, 571). (22) Questa stessa superiorità è lasciata talvòlta nell’ombra: così -Eusebio ,
(17) Epist. 102, ad. Deogratias, q. 2 ('P. L. 33, 373-6). De diversis quaestio- Demonstr. evang., 1. 4, c. 10 (P. G. 22, 276), e P ilastro, Haeresìs, 109 (B oysen ,
vibus, q. 53, n. 1 e 4 (40, 34 e 37). De Civ. Dei,, 1. 10, c. .14 ;1 . 12, c. 13, 14 e 20 p. 108.9). ■ .
(41, 360-2 e ,369-72). In psalm. 85, n, 5 e 118 sermo 17 (37, 1085 e 1547),' De vera (23) C irillo Al e s s ., Deadorafioive in spiritu et.ventate, 1. 1 (P, G. 68,-142-3
religione, c. 17, n. 33-4; etc.; Cf. De Spiritu et Ultera, n. 27 «dispensatio tem­ e 188); Glaphyra in Gè»;, 1. 4 (69, 188).
porum ordinatissima » (44, 217). Vedere J. W ang T c ii ’ang tche , op. laud., (24) S evero p ’ÀNHocim, Omelia 79,.(<P. O- 20, 299).- O ricene , In Num., hom. '
c. 5. La filosofia della storia che viene fuori dalla Città di Dio, l’impoi'tanza 17, n. 1 (B„ p. 154). . ‘ -
attribuita da-Agostino alla storia in molte altre delle'èvie opere, sono tanto • (25) Severo- d’A nxtochia , hom. 53: «...Ma a poco, a poco, man mòno che il
piu significative ..in -quanto non sono affatto dovute alla . cultura che egli tempo s’allungava, i profeti indicavano le pene del supplizio eterno...» (P, O. 4;
aveva ricevuto: « La cultura filosofica dì S. Agostino, nota M. M arrow, . 31-33). G diberto di N ocknt, De incarnatione àdv. Judaeos, c. 6 (P , L. 156, 519).
fi nettamente antistorica » (St. A uguriti et la fin de la culture antique, pi 235, S. T ommaso , 1% q. 68, a, 3: «Moyses rudi populo loquebatur, quorum imbecil­
nota 2). Nel De Doctrina chrisfiana, parlando scolasticamente, se cosi si può litati condescendens, illa solum, eis proposuit, quae manifeste sensui apparent»;
dire, -della storia, e&ìi vi vede, solo .una cronologìa: 1, 2, e. 28, n. 42-44. (P. e q. 61, a. 1 ad 1-m. . • : . •
L. 34, 55-56). (26) P s e u d o -C risostom o, S u , Cristo pastore e agnello (P, G . 52, 829). Nu­
T esto 39. merosi testi analoghi |n- tutte le-scuole: G iu s t in o , Dialogo, c. 22-23 (Archam­
(18) M etod io D’O lim p io , Banchetto , 'disc, 7, c. 5 (tr. .Farges,; p . 109-10); Vedi bault, t. 1, p . 97-109). Ir e n e o , Adv. Haer., 4, 38, ì (P. G. 7, 1105). T e r t u l l i a n o ,
tuttavia, per' es., Ild r b e r to , Tract, theolog., c. 2 : «... de cognitione fidei quam Adv. Mardonem, 1. 2, c. '19 (ICr,,. p . 360-1), O r ig e n e , C. Getsum, 1. 1, c. 36 (K „
antiqui habuerunt, et quomodo, nucfa 'sit per legem Moisì et per legém Evan-, t. 1, p . 87). E u se b io , Dimostrazione evangelica, 1. 1, c, 6 (P. G. 22, 49-68), Èpi-
gelii... P er legem scriptam, caepit crescere cognitio fidei » (P. L. 171, 1071). EAMO, Panarion, haer, 42 (41, 789)-e h aer.-66 (42, 141). C i r i l l o À l k s s ., C. lidia-
(19) Così I reneo stesso. Adv. Ilaer., 4, 16, 5 (P. G . 7, 1018). I l giudizio dei num, 1. 4 .(76, 693). F ila s t r o , Haer. 141 (P. L. 12, 1275). G ero la m o , In Ezech.,
Padri sul valore comparato della legge naturale e della legge molaica, è p iù 1. 6, c, 28 (25, 194), A gostino, In Jo„ tract. 10, -n. .4(35, 1468). R uperto , De vie-
d’una volta influenzato dàlia controversia con gli ebrei. G iu st in o , Dialogo con toria Verbi Dei, (169, 1336*8 e 1422).
Trifone, c. 19-23 (A rcham bàult , t, 1, p . 84*108). T ertulliano , Adv. Jiuìaeos, (27) .C risostomo , In Afuh, hom. 6, n. 3 (P. G. 57, 66); In diem Natalem
C...2 (P. L. 2, 601-2). E usebio , H. E., h 1, c .-4, n. 6-15 (G rap in , t. 1, p . 47*51). Domini, n. 3 (49, 355). C irillo A l e ss ., Contra Julianum, 1. 9 (76, 973). Gero­
lamo , Épist. 73, n . -3 (P- L. 22, 678).
A mbrogio, De Mysteriis, c. 8, n. 44: « et antiquiora sunt sacramenta Ecclesiae
236 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA
NOTE 237
(281 S evero » ’A ntiochia , hom. 19 : « Così, cominciando dal comandamento
di Mosè: ” collii che toccherà dei cadaveri sarà im puro”, David progredendo, vano -davanti agli occhi questa pienezza del tempo che contemplava il loro spi­
uvangando, elevandosi verso .lo spirito di tali comandamenti, cantava: ’’ Lavami rito. Tali furono quei-Patriarchi, e quel grande servitore Mosè, e gli altri Pro­
completamente dalla mia iniquità, purificami dal mio peccato, o Dio! crea in- le:! che contemplarono la Gloria di ‘C ri-to » (Pi., p. 11); t. 6, c. 4 e 6 (p. I l i
me un cuore puro...” » (P. O. 20, 30O-1). ■e 113); In Levit., hom. 6, n. 3;. hom. 13, n. 1 e 2: «.Ante adventum Domini
(29) I reneo , Adv. 'Haer., 3, 11, 8 (P. G. 7, 899-90); 4, 14, 3 (1012 A). T er - mei Je&u Christi, sol non oriebatur populo Israel, Bed lucernae lumine utebatur,
tu llia n o . A d uxorem, c. 1, n. 2 (P. L, 1, 1277). M etodio, Banchetto, disc. IOl, -ecc.» (B., p. 3-64 e 467-68); in Numeros, hom. 5, n. 1 (B., p. 26), ecc. E usebio , H.
c, 2 (tr. Farges, p. 176), V ittorino di F e tta u , In Apoc,, 4, 4 (Haussl,, p. 54). E., 1. 1, c. 2, tl. 21-2 : « Dio dette a-gli antichi Ebrei, per mezzo del profeta Mosè,
G erolamo, /» Isaiam: «Hostiae ergo et immolatio victimarum non princi­ come a una. moltitudine ancora imbevuta degli antichi costumi, le figure e i
paliter a Deo quaerita sunt; sed, ne idolis fierent, et ut de carnalibus victi* simboli d’un sabato misterioso, le iniziazioni della circoncisione e d’altri pre­
mi s que si per typum et imaginem ad spirituales hostias transiremus » (P. L; cetti spirituali, ma non l’intelligenza chiara dei segreti che tutti questi mi­
24, 34). E sic h io , In Levit., c. 17: «Secundum humanam possibilitatem, ho­ steri contenevano » (Grapin, t. 1, p. 25-7), Crisostomo , In 2 Cor., 4, hom. 3,
mine videlicet tradente, (legem) suscipiunt,..ut ad spiritum paulatim ascenda­ n. 9 (P. G. 51, 298). A gostino, C, adversarium legis et prophetarum, 1. 2, c.
tu r» (P. G. 93, 922 D). 7, n. 27: «Nec sane omnes in illo populo non intelligebant Christum per illas
(30) Cf. F ilastro, Haer. 110 (138): «Sunt quidam dicentes haeretici: Cur . umbras Testamenti Veteris ' figuratum... » (P. L. 42, 653); De Civ. Dei, 1. 10,
non Deus uno modo semper locutus est, sed diversis modis et linguis humano' c. 15 (41, 293). R eda, In Levit. (91, 333 D); P seudo B eda, In psal. 39 (93
generi praedicavit? Cum secundum capacitatem hominum videntium atque ca­ 694 C).
pientium videre atque audire ita sit locutus, et visus hominibus... Quia ergo di­ (38) I reneo, Adv, Haer., 4, 20 8 (P. G. 7, 1037); 1, 21, 1: «Che non sol-
versa erat capacitas videndi Dominum, ut bonus medicus, sicut infirmitaB exige­ - tanto i profeti, ma anche molti giusti, siano stati anticipatamente avvertiti
bat, et diversa remedia hominum infirmitatibus conferebat... » (Boysen, p. 108-9). dallo Spirito della sua venuta, e abbiano domandato con le loro preghiere
A gostino., De serm. Domini in monte, I. 1, c, T, n. 2 (P. L. 34, 1231). T eodoreto, di essere di -quel tempo in cui avrebbero visto a faccia a faccia il loro Si­
Graec. affecit, curatio, s. 7 (P. G. 83,' 996). Numerosi passi in C risostomo . Il gnore... il Signore l’ha reso manifesto - dicendo : Moiri profeti e giusti hanno
paragone del medico, ricevuto da ‘Cristo stesso, e così naturale, è usato inces­ desiderato vedere ciò che voi vedete, ecc.» (Tradótto dall’armeno [in frane.],
santemente dai Padri. B ayan-F roidevaux, «‘R evue de l’Orient chrétien » 1933-34, p. 370-71). O rigene,
(31) C risostomo , In Mat., hom. 56, n. 2 (P. G .-58, 551).' In JVurn., hom. 5 , j i . .1 (B., p. 26); in 3o., t. 6, c. 4 e 6 (Pr;, p. I l i e 113); C,
(32) A gostino, C, Faustum, 1. 20, c. 13 (P. L. 42, 379). Celsum, 1, 1, c. 48 (ly., t. 1, p. 98). P ilastro, Haer. 81 : « Trinitas itaque chri­
(32) A gostino, De dìv. quaest., q. 49, q. 53 (P. L, 40, 31 e 34-5); De Civ. stianitatis ab origine mundi praedicabatur, et veritas pietatis sine intermis­
Dei, 1. 15, c. 16 e 1. 18, c. 47 (41, 457-60 e, 609-10); C. Faustum, 1. 22, c. 30 (42, sione-ubique docebatur» (Boysen,. p. 72). L ucifero di Cagliari, De sancto
420); ibid., c. 47 e 48 (428-30); De bono coniugali, c. 13 o 15 (40; 383-5); Con- Alhanasio, 1. 1, c. 41- (Hartel, p. 139) ; De non parcendo in Deum delinquen­
fessìoni, 1, 3, c. 7, n. 13 (32, 688-9); De docir, christ., 1. 3, n. 10, 12 e 18 (34, tibus,. c. 12 (p. 210-11). G regorio, Moralia in Job. 1. 29, n. 69-70 (P . L . 76,
69, 70, 72-3). ' '515-6). B alduino di C antorbery, Liber de sacramento altaris: -.-grin signis- co­
(34) Crisostomo , In Mat., hom. 07, n. 5*6 (P. G. 57, 260-2). ram antiquis iustis a Deo mirabiliter factis, mystica significatio'^wecuturae Ve­
(35) C r is o sto m o , In 2 Cor., hom. 2, n. 3 (P. G. 51, .284); disc, su Àbramo ritatis inerat, maioribus et perfectioribus 'manifesta, simplicioribus forte oc­
(50, 743). G reg. N az ,, Disc. 32, c. 23- naiSay«>y£a - 'teAstìjatg (36, 200). C ir i l l o culta» (204, 712). (R iterrà più accentuata in S. B ernardo, De baptismo, c, 3;
A l e s s . , 15“ omelìa pasquale (11, 729). — Su tutto questo paragrafo, v. H. Fi-
P . L . 182, 103841).
NARD, Les infiltrations paiennes dans VancienneLoi <Taprès les Pères de Vfiglise,
in « Recherches de science reljgieuse », 1919, p, 197-221. Si sa bene quale penetrazione spirituale senza pari la -tradizione cristiana,
(36) Discorso 31,- c. 25-7 (P. G. 36, 1604); disc. 45, c. ,12-3 (639). G regorio erede della credenza ebraica, abbia a lungo attribuito a M-o-sè, spesso parago­
N i s s ., Disc, sullo Spirito Santo (46, 696-7). C irillo d i G e r usa le m m e , .Catechesi nato a S. Paolo, talvolta anche a Cristo (C irillo A less ., Glaphyra in Exod.;
16, c. 24 (33, 953). S evero d’A ntiochia , hom. 70: «...N on era venuto il tempo P. G. 69, 593-6). Gf. già Act., VII, 35-39 (discorso di Stefano).
d’insesrnare a quei ragazzi la fede in una sola divinità, in tre ipostasi, perchè (39) E pifanio , Panarion, 1. 1 , t . 1, c. 5 (P. G. 41, 182). P seudo A tanasio (28,
sarebbero stati portati di nuovo a pensare che si parlava loro di molti dei... 523-30). F ilastro, Haer.. Sii- e 82 (B„ p. 71-5). A mbrosiaste , Liber quaestionum,
Che meraviglia, ripeto, se all’epoca di Mosè, in ciii gli uomini avevano dispo­ c. 3, n. 4 (So uter, p. 234); ecc. (Insistenza sull’idea che Dio aveva accordato la
sizioni imperfette; ciò che concerne la teologia e r a .insegnato in una maniera Legge quasi a suo malgrado, e che aveva concesso ciò ohe, assolutamente par­
molto segreta, quando perfino nel Nuovo Testamento vediamo che tale nozione, lando, non voleva: C risostomo , In Isaiam, c. 1, n. 4 (P. G. ‘56, 19); iC iiullo
si è insinuata soltanto a poco a poco, con ima sapientissima economia? » \(P. O. A l e s s ., De adoratione In spiritu (68, '226).
12, 22 e 30). A nselm o d’H avei.berc, Dialoghi, 1. 1, c. 26 (P. L. 188, 1143-9). Sotto (40) Ir en eo , Adv. Haer., 4, 36, 4: «Plus dedit, non quod alterius Patris
l’antica Legge; i m ùteri dell’incarnazione e della passione rimanevano insospet­ agnitionem ostendit, sed quia maiorem donationem paternae gratiae per suu-m
tati: R uperto , De victoria Verhì Dei, 1. 3, c. 27-8 (169, 1292). adventum effudit iii humanum genus» (P. G. 7, 1093-4). E 4, 11, 3: «Plurimum
T esto 40. daturum se pollicitus est, secundum mensuralionem gratiae suae, sed non secun­
(37) O r ig en e,
In Io., t. 1,- c. 7: «N on dobbiamo ignorare che la ventita tdi ■ dum commutationem agnitionis» -(1002); ecc. Cf, S, L eone, sermone % (P.
Cristo, prima che fosse disceso B u l l a terra, fu compresa solo da a l c u n i uomini L, .54, 405).
più perfetti, ;già adulti, lìberi dalla tutela dei pedagoghi e dei tutori, che ave* (41) A gostino, De baptisino, 1, 1, c. 16, n. 25 (P. L. 43, 123); De peccata
originali, c. 25-32: «Eodem. Spiritu fidei ab illis haec futura'videbantur, quo a
238 PREDESTINAZIONE DELIA CHIESA NOTE '239

nobis facta credantur..,» (44, 399-403); In psalm. 50, n 17: «Tempora variata ■sui- « libri » successivi della Sapienza o le « vesti » successive ' del Verbo. Si
sunt, non fides» (36, 596); In Io, tract. 45, n. 9: « in ejus fidei societate no« ■può confrontare con un testimonio della tendenza inversi!: Ruperto, In Reg.,
biöcuiu et illi patres... » (35, 1722-23); Confessioni, 1. 10 n. 68 (32, 808); De 1. 1, c. 1 (P. L. 167, 1059).
Civ. Dei, 1. 18, c. 47 (41, 609-610); esce. Agostino, che sa distinguere i tempi, (49) A gostino, De Civ. D ei,- 1. 2, c. 18, n . 3 (P . L. 4 1 , 64).
non vuole eJhe si dividano- come se non tutti appartenessero al medesimo 'Cristo (50) H. E.,. 1. T, c. 2, n. 16 e n. 21-3 (Grapin, t, 1, p. 23 e 25*9). Si riconosce
e non concorressero allo stesso diségno di salvezza: «Nio-n «icut Pelagius et qui il tema da cui «’ispirava Teodoreto.
eius discipuli tempora dividamus» (44, 400). (51) ■Epistola a Diogneto, c. 8-10*' «Avendoci dunque convinto -dapprima
F ulgenzio , A d Moninwm,. 1, 2, c. 2-3 (-P. L. 65, 180); Epist. 14, n. 47 : « Una delFimpotenza della nostra -natura di arrivare alla vita, Dio viene a mostrarci
est fides Novi et Veteris Testamenti ; haèc in antiquis Patribus -credebat pro­ ch e il Salvatore poteva «alvarc anche l’impotenza » (F unic , p. 4C6).
missa, quae in nobis iam credit impleta...» (65, 435); De fide, n. 4 (65, 673-4). Spiegazione analoga; meno la nota •soggettiva, in G reg. N is s ., Adv. Apolli•
à g obAttuo, Adv. Fredegisiim, c. 21-2-2 ; «Quae -nos credimus et tenemus praete­ narem, c. 53 (P. G..45, 1252) e Discorso catechetico, é.-29 (M., p. 134-9); in cui
rita, illi tenuerunt ac crediderunt futura.;.» (104, 173-4). O dilone df Cl u n y , .Gregorio formula' così l’obiezione a cui rispónderà: «Perchè Dio ha differito
Herrn. 4 (142, 1002). Cf, P ier D am iani e lo P seudo U go buI* grappolo d’uvà ripor­ il suo beneficio? Perchè, -quando il vizio era ancora ai suoi inizi, non ha ta­
tato da Chanaan dai due uomini , che raffigurano i due popoli (145, 1036-7*; gliato corio ai »noi progressi ulteriori? » Consultationes Zacchaei et Apollonii,
175, 658).. ■' J -• • *•'.......... ■ /• •' 1. 1,* c. 21 (M o rin , p. 26-8). P a o lin o di N o la , Epist, 12, n , 3 (P . L. 61, 201), G re­
(42) I reneo, Adv, llaer,, 4, 14, 2: «assuescens hominem portare spiritum gorio, Moralia in Job, 1. 18, c, 46, n . 73 ( 76, 81). C o s ta n t in o -D iacono, Elogio,
et communionem -habere cum Deo » (P; G. 7, 1011). Nella Dimostrazione, c. 46. (P. G. 88, 480-1); eco. Vedere Äom., V. 20.
Ireneo parla d’una specie di consuetudine reciproca: « Il Verbo di -Dio prelu­ T esto 41.
deva così e s’abituava in certo modo ai nostri usi» (tr. -Bartboulot, P . O. 12, (52) Senno 154, n. 1: «Q uid duhitamus ad hoc datam ease Légem, ut inve­
779). Cfr, T ertulliano , Adv, Marcionem, 1. 2, c. 27 (Kr„ p. 373). niret se homo? Quando enim Deus non prohibebat a malo, latebat se hom.o:
(43) O ricene , C. Celsum, 1. 3, c. 14 (K., t. 1, p. 213). -Cirillo di G erusalem ­ .vires suas languidas non invenit, nisi quando legem prohjbi.ionia accepit. Inve­
m e , Catechesi 17, c. 34 (P, G. 33, 1108). nit ergo se, in malis invenit se. Quo fu-git se? Quocumque enim fugerit-se, se-
(44) I reneo, Adv. Haer., 4; 9, 3 ,(P. G. 7, 998-9), O rigene , I n Gen., hom. 12, q u itu rsei F t -.quid.:prodest ei de s e 'inventò scientia; quarrt sauciat conscientia? »
n. 5, sulla crescita d’Isacco : « Isacco era piccolo nella -logge, -ma con il tempo (P. L. 38, 833); Sermo 155, n. 4. (38, 842*3); C. adversarium legis et prophetarum,
diviene grande,,. Già cresce nei profeti... Quando la lettera della'legge avrà co­ 1. 2, c, 7, n. 24 (42, 652). Ugo dì S. V ittore, De sacramentis, 1. H, p. 8, c. 3-e 12
minciato ad essere scossa come la paglia, dell’orzo, allora Isacco diverrà del tutto (P, L, 176, 307 e 313-4), B onaventura , Breviloquium, p. 4, c. 4 (Quaracchi,
grande» (B„ p. I l l ) ; In Exodum, bom. 2, n: 4; (OB., p. 160*1); In Levit., bom. p, 244). Somma d’Alessandro,, 4%- q. 10, n. 2, a. 1. -Cf. Rom., IV, 15.
L n - 4 (B., p. 286). Si vede che non si dovrebbe esagerare l’opposizione ehe . (S3) ut. R u p e r to , In Jo, L 6: Prima di mandare il Figlio suo, Dio prepara
si usa segnalare nei Padri tra partigiani d’una « condiscendenza » divina -prov­ ■gli uomini facendo far loro l’esperienza dèlia'vanità dei loro sacrifici; suscita
visoria, e partigiani del simboli:-mo, opposizione che talvolta si S' riassunta nei in.essi «humilitatis voces », eccita la loro fame spirituale; poi, « in plenitudine
nomi d’Irenetó" e d’Origene. Per lutti, p er quanto in proporzioni, diverse,- l’An­ temporis», invia loro «iPa-nem vivum e t . verum, Panem angelorum» (P. L,.
tico Testamento fu preparazione insieme e figura. >Cf. per ea. Eusebio, H» E., 169, 467),
1.1, c. 2, n. 19-23,. e c. 3, n. 1-7 (Gràpin, t. 1, p. -24*8 e 31-4). (54) In Galat., 1. 2 (P. L. 8, 1176). T e r t u l l i a n o , Adversus Gnosticos, c. 5:
Of. T ertulliano , Adv. Marcionem, 1. 4, c. 21, «he oppone la realtà di . Cri­ « Dominus, sustentato fervore .delicti, donec tempore medicina temperaretur,
sto « diu infans, vix -puér, tarde homo.» all’idea che se ne faceva Marcio no: «se­ paulatim remedia composuit» (2, 133). D. B ar S a lir i, Comment, in evangelio:
mel grandis, semel totus, statim Christus» (Kr,, p. 491), Capitula theol.etoeco-, «.Quemadmodum infanti non àb initio. damus cibum carnalem, priusquam per­
nomica,..centur. 1, n. 93 (P. G. 90, 1121). venerit- ad maturitatem, ita, tempore quo pervenit genus nostrum ad perfectio­
(45) Cf. E siodo, Le opere e i giorni, v . 109-201, sullé cinque età del mondo: nem, venit ad ipsum medicus. Postquam enim superemmuit tota mensura pec­
oro, argento, bronzo, eroi, ferro; P linio il V ecchio , citante Omero e citato catorum et non erat amplius ullum genus malitiae hominum quod patratum non
da A costino, De C. Dei, 1. 15, c, 9 (P. L. 41, 448); P latone , Fìlobp, 16 fuerat, tunc venit medicus ad redemptionem eius» (Tr., S ed la c e k , f. l,..p. 11-12).
'Cicerone , Tuscul. 1. 1,-c. 12, n . 26. G f. & T om m aso , 3% q. 70; a . 2 ad lm. (55) T ertulliano * De virginibus velandis, c.-l (P. L. 2, .890); A dv; Judaeos,
(46) Leggere nel contesto il passo citato- sopra, nota 30,- p.,221. P ilastro ag­ $/;2: .-.« C’e da meravigliarsi se u h saggio precettore, allarga a poco a poco le
giunge: « Languenti saeculo in fine plus - contulit medicinae, u t et illorum pri­ sue lezioni e, dopo deboli inizi, conduce infine. le «Ose alla • perfezione? »
morum virtue >praepotens monstraretur, -et nostri generis periculosa infirmitas .(-2,- 660). ....................... '
nosceretur ».- • (56) T e r t u l l i a n o , Adv. Marcionem, 1, 3, c. 2 (Kr., n*. 378). M a r io V itto r in o ,
(47) Cosi ancora il Dialogo d’Àdumanxio, disimi. 1, c. 9': p in . bn dato di­ In Ephes., 1. 1 (P. L. 8, .1238). G reg. o ’E lv ir a , Tract, 3 (Bat.-W., p. 23) ;. cf.
verse leggi agli uomini,-secóndo i progressi dèi loro spirito (VÀN de S ande, tract. 9 (p, 96). Ir en eo , Adv, Haer'., 4, 37, 7: «Et tandem aliquando mntiirus -fiat
p. 18-21). • ‘ . . . homo» (P; G. 7, 1104). :.S, T om m aso ancora, benché con minor rilievo : « Hoc
(48) Banchetto,. -disc. 10 (Farges,, p.172-85), ó ’ ì Siriaci S .E fr e m (In 1 autem n o n 'subito; neque a crtsu, sed ex diving dispositione factum esse, mani­
Reg.; Opera, syriace et latine, V . 1, 1737, t> . 440), e Filossewè D i Mabrough festum estf e x h o c q u o d hoc s e -facturam. Deus miillis .ante prophetarum -prae.*
(Tract, de Trinitate et Incarnatione, trad. Vaschalde, p. .166-9). Tendenza /ana­ dixit'oraculis»,; C .,Gentes, 1. .1, c. 6. Le parole di S. Tommaso sono' ancora
loga nel medio evo, per e», in,IsaCco della S te lla , \serm-.9 (P. L .194,171?- quelie dl Mar e di Tertulliano. . ,
20), o in Enrico di Marc^, Tràci, de peregrinatila Citi. Dei, 1. 14 (204, 363-5), (57) Èpist. 138, n. 5 (P. L. 33, 527). De inoribus Ecclesiae cath,, 1. 1, n. 12
NOTE 241
240 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA
r
(68) P seudo A gostino, Sermo 167, n. I : • « In consummatione saeculorum
32, 1315-6). De C, Dei, 1. I l, e. 18 : • « ordinem saeculorum tanquam pul­ passus est» (P. L. 39, 2069). G iuliano di T oledo, De comprobatione aetatis
cherrimum carmen ex quibusdam quasi antithetis honestaret» (41, 332). De sextae, 1, 3, n. 14: «Ut -qui sexto die fecerat ■hominem, sexta etiam aetate
Trìnit,, 1, 3, c, 11, n. 22 (42, 882). Lettera a Gerolamo, (Hilberg, t. 3, p. 213-4). saeculi veniret .ad humani generis reparationem» (96, 575). G ilberto, In Can­
De sermone Domini in monte, 1. 1, c. 1, n, 2: « Unus Samen Deus per tico, s. 4, n, 4; « Quo die est homo conditus, eo reparatus » (184, 28 C ),.
sanctos prophetas et famulos suos, secundum ordinatissimam distributionem O norio d -Au t u n , Hexaemeron, c. 6 (172, 266), G arnieri di R ochefort , sermone
temporum, dedit minora praecepta populo -quem adhuc timore alligari opor­ 18 (205, 693), ecc.
tebat, et per Filium suum, maiora populo quem caritale iam liberari convenerat. (69) -Ruperto, De div. officiis, 1. 4, c. 6, commento del salmo 91: «Exalta­
Cum autem minora minoribus, maiora maioribus dentur, ab eo dantur qui solus
bitur sicut unicornis cornu meum, et senectus mea in «misericordia uberi » (P.
novit congruentem suis temporibus generi humano exhibere medicinam» (34,.
1231). C lem ente , Pedag,, 1. 1, c. 8 (St., t. 1, p, 133). Disdogo. d'Adamanzia. (V a n L. 170, 91 o 92). In Reg., 1. I, c. I (167, 1059).
D e S ande , p. 85, 89, 91, 93, 99). Gerolamo, Epist. 123, n. 12 (H., t, 3, p. 86). (70) P. Radberto, !» Mat., 1, 10, c. 22: «Tenditur autem tempus nuptia­
P seudo G erolamo, Epist, 24, c. 7 (P. L. 30, 27 C). I sidoro di S iviglia , Sen t, rum ab 'exordio incarnationis Christi, quousque ipse redeat Christus ut omnia
1. 1, c. 20, n. 2: «Admirabilis (Deus), quia manens incommutabilis, quid- cuique nuptiarum compleantur «aeramenta » (iP. L. 120, 741).
tempori commodum fuit, magna cum distributione concessit.» (83, 586). B ona- T esto da 38 a 42.
ventura , Breviloq., prolog., n. 2: « ad modum cuiusdam pulcherrìmi carminis (71) «... Una gioia d’essenza spirituale solleva,., la giova­
ordinati...» (Q., T. 5, p, 204); In I Sent., d, 44, a. 1, q. 3. ' ne comunità. Questa gioia viene dallo spirito, dalla tensione delle anime,
(58) Q u in tt lia n o , Institutio oratoria, 1. 1, c, 10. I la r io , paragona la Scrit­ dalla' coiilezza d’appartenere ad un mondo nuovo, ecc.». L. Gerfaux , La pre­
tura al Salterio, strumento di musica perfetto. A g o s tin o , C. Faustum, 1. 22, c, 94 mière communaluté chrétienne à Jerusalem, in « Ephemerides theologicae lo-
(P . L, 42, 463). Isid o ro di S iv ic lia , Quaest, in Gen., pra,ef. (83, 208), vanienses », 1939, p. 30. Cf. Clem ente , Pedagogo, 1. 5, c. 5, n. 20-21.
(59) Cf. B oyàncé, Etudes m r le songe ih Stipimi, p. 111-112. (72) Oppure, se si vuole un’altra metafora: Cristo è venuto a cominciace­
(60) I reneo , Adv. Haer., 2, 25, 1-2 (P . G. 7, 798). Cf. Sine sio , De somniis, la mietitura con la falce del 'Vangelo, — ed è venuto a seminare il seme per
c. 3 (nella raccolta di trad, dì Marsilio Fi ein o, 1516, fól. 44). B aterio di "Ve - . la messe futura: A gostino, s , 101, n. 2 e 3 (P. L. 38, 607).
dona: «O quam hic abyssus' veteris testamenti abyssum invocat nevi! O quam (73) Messale mozarabico, sabato santo, oratio ad pacem (P. L. 85, 474).
antiquiora ré centro ribus concinunt » (tP. L. 136, 746). - , (74) Clem ente , Proteinico, c. 114.
(61) G recork) N az „ Disc., 31, c. 25 (P. G. 36, 160).
(62) GrimalbOj Liber Sacramentorum (P. L. 121, 898). (75) «Ablato vetustatis errore» (orazione.'della messa del giovedì santo
(63) A mbrogio, In psalmi 39, n, 5*9 (P., p. 216-8). e dell’ufficio del venerdì santo). A gostino, Epist. 140, n. 19: « in sordibus ve­
(64) O rigene , In Num., -hom. 23, n. 3 : «in vesperam mundi Salvatoris ad­
tustatis — .munditiam novitatis» (P, L. 33, 546).' A nfiloquo , sermone per il
ventum» (B., p. 214); ecc. G reg. N azianzeno , Disc. 45, c. 16 (P. G. 36, 644). sabato santo: & xopvftv Hai jtocp«&ó{;tov npuyp&xwvl (P. L. 39, 89 D). Gri-
maldo (P. L. 121, 897), © numerosi testi liturgici;
G reg. M agno, In evang., hom.- 38"“(P.*~BI 76"," 1282). I sacco di N inive , Seri», siti
sabato e la domenica: « Durante- cinque mila anni Irbcìò soffrire l’uomo, poi, (76; I reneo, Adv. Haer., 4, 34, I (iP. G. 7, 1038). (Ireneo aggiunge: «Hoc
nella suà bontà, venne a 'lu i alla fine dei giorni» (C habot , De S .I s . Nin, vita, . ipsum praedicabatur, quoniam novitas veniet, innovatura et vivificatura homi­
1892, p . 37). P . R adberto, De corp. et. sa n g u in e Dom., c. 20 (P , L. 120, 1330). nem»), A mbrogio, In psalm. 38, n. 2 5: «Iam discessit umbra mortis et cali­
P ier D a m ia n i , (145, 900). B runo di S egni (165, 1079). I nnocenzo I H , De sacro ginis iludaeofuin, dies -appropinquavit Ecclesiae» (P., p. 203), é In psalm. 39,
altaris mysterio, 4. I, c. I : « SexT.o die perfecit Deus caelum et terram et omnem n. 21 (p. .226).. P ier Crisologo, s . 86: «ludaicae doctrinae instabat vesper, quia
ornatum eorum, et cum in plenitudine temporis sexta venisset aetate, sexta Evangeli! imminebat aurora » (P. L, 52, 443). Meglio dì ogni altro, A gostino
quoque die, sub hora sexta, gemis redemit humanum » (217, 775), D urando di spiritualizza questo tema della vecchiaia del mondo e del suo rinnovamento
M ende , Rationale, 1. 5, c. 9 e L 6, c. 13; ecc. per memo <di Cristo; sermone 81, n, 8: «Seni A brahaenatus est filius, quia
(65) Isid o ro d i S iv., Quaest. in Gen., c. 18, n. 4 (P. t . 83, 250). C ip rian o, Ad erat utique Christus in ipsius mundi senectute venturos. Venit ciim omnia
Demetr., c. 3: «mundus senescens». A g o s tin o , Sermo 81,. n . -8 (P. L. 38, 504-5) veterascerent, et novam te fecit. Res facta, res condita, res peritura iam ver­
e S. 163, n. 4: «Impletum est desiderium senis (iSimeon), mundi ipsius senectute gebat in occasum. Ne cesse erat ut abundaret laboribus: venit ille, et consolari
vergente; Ipse ad senem hominem venit,'qui mundum veterem invenit» (38, te inter labores, et promittere tibi in sempiternum requiem. Noli adhaerere
891). B a b a n o M a u ro , Hom. 53 (110, 247). . velle seni mundo, et nolle juvenescere in Christo, qui -tibi dicit: Perit mundus,
(66) ln Pascha sermo I : « La Pasqua doveva essere immolata non la aera, senescit mundus, deficit mundus, laborat anhelitu .senectutis. dNToli timere:,
ma aU’avvicinarsi della sera; ciò' significava che Cristo 'soffrirebbe non alla renovabitur iuventus tua sicut aquilae» (P. L. 38, 504-5).
fine ste-sa del mondo, ma verso la fine» (P .G , 59, 724). P seudo E pifanio , Hont.r (77) P seud © M assim o » i T orino OSpacnolo-T urner , p . 167). Origenf., In
3 (43, 469). G audenzio , Tract. 8 e 9 (GÌueck, p. 61 e 76). F irm ico M aterno Ex od,, hom, 7, n , 8 (B., 214-15); In Levificum, h o m . 16, n . , 7 (p , 506). A go­
( H e u t e n , p. 109). P seudo G erolamo, In Marc., 14: «Vespera diei, vesperam stino , De Civ. Dei, 1 . . 1 8 , c , 31, n. .2 (P. L. 41, 588). Grécorio, In I Reg. 1. 2
indicat m undi» (P. L. 30, 631). P, R adberto, !« Mat., L ' 7, c. 16: «Primus (79, 81 B-C). Seconda ‘Messa di Natale, post communio : «H uius mos, Domi­
adven'us eins bene vesperi comparatur, quia in fine saeculi fuit» (120, 552). ne sacramenti semper novikas natalis instauret, cuius nativitas sin gu laris
(67) Anafora della Tradizione apostòlica. Greg, Niss.- (P. G. 44, 1320). humanato repulit Vetustatem».
De occur«» Domini (46, 1152). Severo d’Antiochia, Hom. 58 (>P. O. ‘8, .216)'. (7 8 ) -Clemente, Protreptico, c. 10, in 'fin e (St., t. I, p, 78). Cf. Bergson,
C irillo A less. !» Jo., 1. 2 (73, 228);

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242 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA NOTE 243

Le& deux Sources, p , 231: «Lo saut brusque, qui fut définiti}, n’«ut rien d’oc. c. 152, n. 2: ‘« illa (civitas) quae caelestis peregrinatur in terra» (P. L. 41,
cidentel ». 456, 614, 620). Cf. l’etimologia di- «parrocchia»: rcapowetv = soggiornare
(79) I Cor., XV, 45. in paesi stranieri (P. D e Labriolle, in «Archivum latinitatis medii aevi»,
(80) Hebr. IX, 26. 1927).
(81) V. ancora G reg. d’E lvira, Tractatus (Origenis) 3 « 9 (Bat.-Wilm., (91) O ricene , C. Celsum, 1. 8, c. 72 (K., t. 2, p. 289). Ambrogio, In Luc., 1, 7,
P. 23 e 96) A mbro si aste , Q. i« V. -et N. T q. 83 (P. L. 35, 2278). P rudenzio , n. 193: « Duos populos... ex Israel ©t ex gentibus in unum, resurrectionis tem­
C. Symtnacum, 1. 2, v. 309-334» (60, 205-6). I sidoro d i S iv ., Sen*., 1, I, c. 20 (83, pore-congregandos » (P, L. 15, 1751).
586); ecc. Il medio evo non ha interamente lasciato cadere questa tradizione; (92) Lettres de M. VAbbé de Lionjve (1700), p. 36. N avarette, Tratados
testimonio G uglielmo d ’A lvernia , De saor. Etichar., c. 2 (Opera, 1674, t. I, historicos, t. 2; cf. P fister , Notices biographiqiies... (1875, p. 88-89). Cf. Am­
p. 437). Cf. G uerric , abb., De nativitate Dom., s. 4 n. 34: « -Cum enim mundus
brogio, In psalm, 1, n- ÖO: « Gentes omnes in unum Corpus -Ecclesiae congre­
consenuisset, atque prope interi-um esset temporis aetate* subito, ad adven'um gare» (tP., -p. 42).
Conditoris sui nova et insperata est virtutis iuventute, fidei que quo doni juve­
nili calore » (P. L. 185, 4d). (93) Rom., V ili, 25.
(82) E u se b io , Praep e v a n g 1. 14, c. 3. (P. G. 21, 1185-88); H. E., 1. I, c. 2, (94) Cf. Rom., V ili, 22, R aoul di S, G ermer, In Levit., 1. 17, c. 3: «Quod
n . I (G ra p in , t. I, p . 13). T ertulliano , Apolog., c. 1 ? ( W altzing , p . 4 2 ); Adv. vero nunc addidit, « a quintadecima die mensis, quando congregaveritis omnes
ludaeos, c. 2 (P. L. 2, 599-602). Liber quaestionum, c. 3 n. 4: «Itaque, sem ­ fructus terrae vestrae», illud respicit quod superius dictum est, in quintade­
p er ch ristia n ism u s » (S outer , p . 23-24). C esario d’A rles , S érm o de compara* cima die mensis septimi, Ecclesiae plenitudinem allegoriae intelligendam, post­
' tione Ecclesiae v e l Synagogae (M orin, p . . 412-16). quam per orbem diffusa, ad dexteram et ad laevam gentes occupavit, congregans
•083) Cl. 'L. V aganay, Porphyre, D.T:C,, t. 12, coi, 2578. de terra fructus quibus caelestem replent apothecam, et suae messis ubertate
(84) TeutuijjAno, Adv, Maredonem, 1. 4, c. 21 (Kr,, n. 489). praebens caelo terrisque laetitiam » (p. 212). . . . .
(85) G reg. N issisn o , In Cant., hom. 13 (P. <G. 44, 1048). P. R a b erto , In Mat., (95) f W , V ili, 18-39. Cf. 1 Tini., 111, 15*6, e il commento d’Agostino, Epist.
1. 2, c. 24: «Si iam nobis certi a»imum esset ad omnes gentes evangelium per­ 199, e. 12, n. 50 (P. L. 33, 924).
venisse, nec tamen possemus dicere quantum temporis remaneret.. » (P: L. (96) Tutta la dottrina della giustificazione d’altronde è considerata da
120, 805). II. testo di Matteo, XXIV, 14, presenta la consumazione come sus­ S, Paolo in ima prospettiva sociale. Cf. C erfaux , op. cit,, p. 183-4.
seguente alla predicazione universale, senza prospettiva, come nelle profezie. (97) E ’ S. A gostino, come si sa, che ha fatto deviare l ’esegesi di Rom., XI,
Cf.. Marco, XIII, 10. 33, servendosi di questo testo per rispondere alia domanda: perchè Dio non
(86) R asano M aura , In Macóhdb,, 1. 1, c. 4: «»Quod autem septem annis-a edi­ nccorda la perseveranza al tale o al tal altro? De correptione et gratia, c. 8,
fica tum est Templum, significat quia per totum huius saeculi tempus,, quod sep- n. 17 (P. L, 44, 926). Cf. F ulgenzio, De ventate praedestinationis, 1. 1, c. 13,
tem diebus evolvitur, sanclae structura Ecclesiae numquam crescere desinit». n. 30. (65,. 618).. Si sa quanto i Giansenisti dovevano usare e abusare dell’escla­
(P. L. 109, 1162). R aoul di S. G ermer , In Levit., 1. ‘17, praef.: «Toto, hoc tem­ mazione di Paolo cosi compresa: A jrnauld, (Em res, t. 16, p. 229 e 311-2; t. 18,
pore a Christi adventu usque ad reditum, per septiformem Spiritus gratiam con­ p, 375 ss.' t. 28, p. .471-2; t. 39, p. 489 ss, Al contrario, per-esempio, E sichio
struitur Ecclesia, donec in fine temporum consummetur » (M. Bibi. vet. Patrum, di Ger usa le m m e (Pseudo Atanasio) De titulis psalmorum, in ps. 146, v. TI *
t. 17, p. 208). A n se l m o d’H avelbekg, Dialoghi, 1. 1, c, 7-10 (P. L. 188, 1150.6). Si « e t sapientiae eius non est numerus», commenta questo versetto citando San
noterà, sotto l’analogia delle formule, la. diversità dei punti di vista di questi Paolp:. .«o altiludo » e aggiunge: «avendolo, infatti deciso col Padre è lo
due testi. Spirito Santo, essendosi consegnato alla morte, ha vivificato coloro che erano
(87) Isaia, XIX, 23-5. morti » (P, G. 27, 1325 B), -Cf. Scuola di Abelardo', in Rom.: «Investigabiles
(88) G erolamo, Epist. 46, n. 7 (H. t. I, p . 336). viae»,. Vias autem appellat ipse effecta, quae viae sunt eundi ad Deum, ut
(89) U go di S. V ittore, Adnot. in Threnos. (P. L. .175, 257). Cf. i lamenti Deus cognoscatur » (L andgraff, p. 173), .
di Guglielm o di Saint-Thierhy, Expositio altera iti Cantica, c. 3: «V idi in k (98) In psalm. 41, n. 11: « Vide apostolum, licet in pace tractaret, intendens
quitatem in civitate. Quae est haec civitas? Saeculum. Quae est haec civi’.as? tamen mysterium.Dei, perturbatile exclamat : 0 altitudo 1 » (P. L. 9, 907). (Nella
Ut cum dolore dicam, saeculum saeculare, Eccle ia in. saeculo. Plus .dicam, sua edizione critica .dei Tractatus, super psalmos dTlario, A. C ingerle rigetta
et dolens dicam: omnis ordo, omnis habitus religionis, ecc. » (P. L. 180, 542).. questo trattato tra gli apocrifi: p, XII). Cf. In psalm. 13, n. 1, «<ul timore reli­
Aqbon, serm o* 5: «Christianitas, quiam nostra quotidie prava destruit vita» gioso col quale bisogna trattare la paròla dì Dio (Z., p. 78-9); e Ugo di S. Vit-
(132, 771 A). G erhoh di Reichersberc, De investigatione Anlichristi, 1. I, e. tore. Explanatio t» canfic. B. Mariae: «Tremor autem beatorum spirituum con­
18 (Libelli de Ute, t, 3, p. 32'5), cussio non est tranquillitatis, sed incessabilis et vivifica intentio perpetuae con­
(90) T ertulliano , Apolog., c. 1, n. 2 (Waltz., p. 1). E c. 7, n. 3 : « Cum odio templationis ... » . (P, L. 175, 417).
sui eaep-it Veritas ;. simul apparuit, inimica est » (p. 17) ; cf. De carnis resur- (99) O rigene, In Rom., 1. 8, u. 13: « Il santo Apostolo, considerando che
rectione, c. 3 (Kr., p. 29). La parola di Tei^ulliano è ripresa da A gostino, che, tanto grandi sono le ricchezze della -bontà d i-Dio, e che tanto .grande è l’opera
sc ne serve per esprimere in certo modo i l -leit-motiv della sua Città di Dio.;' dèlia divina sapienza compiuta verso gli esseri ragionevoli, e che Dio è .così
1. 15, c. 15, n. 1: « Civitatis in hoc mundo perogrinantis, et supernam patriam-, ricco; di misericordia, così libérale verso coloro che l’invocano, e che tanto gran,
requirentis » ; 1. 18, c. 51, n. 1; n. 2: «usque in huius saeculi’ finem, inter de. è l’ampiezza della sua bontà, della sua pazienza .e della sua longanimità;
persecutiones mundi et consolationes Dei peregrinando procurrit Ecclesia»; vedendo tutto ciò -con uno sguardo istantaneo degli occhi del suo cuore, e per-
244 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA NOTE 245

capendo con un atto solo questa immensità, colpito insieme da «stupore e da (HO) Adv. H a e r 3, 24, 1 (P. G.. 7, 967).
im’emo ai on e violenta, esclama, ecc. » (P. G, 14, 1200). Passo spesso riprodotto, (111) 1, 16, 3: «Tutti quelli che si allontanano dalla Chiesa operano da se
Lo si- trova ancora in A im o ne d’H albEkstadt, In Rom. (P. L. 117, 467), e in 1 stessi la loro propria dannazione» (7, 633). E 3, 24, 1: « Cuius (Spiritus) non
H ervü du B ourc-D ie u , ln Rom . (181, 760); Cf. M elanctone , In Rom. Xd snnt participes omnes qui non currunt ad Ecclesiam, sed semetipsos fraudant
(Corpus Reformatorum voi. XV, col. 701-2). a vita, per sententiam malam et operationem pessimam. Effugientes fidem Ec­
C irillo ammira anche il « mistero dì sapienza » nascosto « in Cristo » ì il clesiae, rejicientes Spiritum » (7, 966-7). Geiiolamo, In Ezech. 1. 4, c. 16 (P. L.
primo progetto di bontà non è s’ato reso vano dalVincredulìtà degli Ebrei, poi­ 25, 124). S te fa n o di B a u ce, Tract, de sacramento altaris,, c. 13 : « Omnia membra
ché per l ’effetto della misericordia divina la loro -caduta provoca la salvezza huius corporis, quam diu sibi cohaerent glutino caritatis, sunt quasi -una per­
del mondo intero: In Rom., 15, 7 (P. G, 74, 856). Anche T eodoreto, In Rojn.i sona: qui dividuntur ab hac unitate... alieni sunt a Christi regno et Ecclesiae».
Gsaoàpsvoc ifjc Belag tptXavfrpWTclag fißuooov:; 182, 181). E A mrrogio, In (172, 1289). Cf. Jo., XV, 6.
psalm. 1, n. 50: «XJt scìas, quia supra meritum nostrum Dèi bonitas rèdundavit, (112) A gostino, In 1 jfo., tr. 3, n. 4 e 5 (P. L.. 35» 1999); In Jo., tr. 45,
apostolus ait... » (P., p. 42) ; in psalm. 61, n. 29 (p. 395). B arano Mauro, In Rom., n, 11 e 12; «aliquando se ipsae neBciunt, sed pastor novit eas... Quam multae
(P. L. 111, 1539). oves foris, quam m u li lupi intus! » (35, 1724, 25); In psalm. 106, n. 14
(100) . Confrontare XI, 33 e X, 12; Ephes., 11, 4. Si noterà anche che le espres­ (37, 1428): «Quam multi non nostri adhuc quasi intus, et quam m ulti'nostri
sioni energiche del cap. 9 sull’indurimento e sulla .pietra di scandalo, come quelle adhuc quit si foris ! » ecc.; sermo 354, c. 2, n. 2: «Mullo enim peiores sunt qui
sui «vasa irae apla in interitum », sono a proposito 'd’Israele, che tuttavia in fin intus videntur, ct foris sunt» (39, 1564). De baptismo c. dontaistas, 1. 4, n. 24
dei conti sarà salvo. T eofelatto, In Rom .: «Ciò che egli chiama ricchezze, è la è L 5, n. 27 (43, 155-6. e 193). In Apoc. -exp. visio 7 (17, 947). P. R adrekto, In
bontà, di cui può soltanto ammirare la profondità, non misurandone la quan­ Mat., 1. 8, c. 18 (120, 635-7), P ier D amiani, S. 72: « U t ergo, dilectirsimi, sancti
tità..,» (P. G . 124, 496). S.. F rancesco di S ai.e s , Trottato dell’am or di Dio, operis nostri structura permaneat, Spiritus. Dei vos in fraternae caritatis com­
1, 4, c, 7 e 8. page connectat, Non- enim omnes, qui cliristianum videntur habere vocabulum,
(101) H uby -R ousselot , Christus, la religion chrétiennè (1932), p. 57-8. pervenire merentur ad Christum; neque omnes -qui habent Ecclesiae societatem,
■ (102) E’ ciò che chiamerà nell’Epist. agli Efesi, 141, 10, « la sapienza mul­ ad ecclesiastici corporis pertinent veraciter unitatem » (144, 910). A rnaldo di
tiforme di Dio». 'Cf. S. L eone , Sermo 62, c. 1 ; « Succumbat ergo hiunana in­ B onneval , M'editationes : « Quanti sunt hodie qui dicunt, nos siimus de domo
firmitas gloriae Dei, et. in explicandis operibus misericordiae, eius, imparem Christi, nos sttmus de'domo 'Ecclesiae! Et sunt de domo Caipliae.... Quod Pe­
'ae semper inveniat!» (P, L. 54, 349*50). trus negando,-hoc ipsi faciunt affirmando. Sed nisi confitendo foras exeant, et
(103) S. Acostino, 7» psal, 58, S. % n. 7-; « Quomodo enim pariter inventi amare fleant, non intrant in Ecclesiam Christi » (189, 1738). O ricene , In Mat.,
sunt in iniquitate, ita pariter pervenient ad salui em » (P. L. 36, 711).. Cf; t. 16, n. 22: Alla fine dei tempi, Cristo scaccerà .il gruppo xöv voiit^oiiivwv slvai
S. Caterina da S iena , Dialogo: «La misericordia è il mio distintivo... Io vo-, èv x$ lep$ xoö 0eo6 (KI., p. 554),
glio. fare misericordia al mondo iniero, (farò misericordia al mondo e al coipo, (113) 4, 31, 3 (P.'G. 7, 1070). 4» 33, 9: «Ecclesia... sàepe debilitata', et statini
mistico della santa Chiesa) ». augens membra, et integra fiens, quemadmodum et typus eius, quae ìuit illius
(104) 1 Cor., XV, 28; cf. Ephes., 1 e Gal.; I l i , 22, Vedi L agrance, L’Epitre • Lot, salis figmentum» (7, 1078). Cf. Sodoma, c. 3 (inter opera Tert„ P. L. 2,
1104).
. aux Romains, p, 217 e 289-90; P. C. B ovlan, Ss. Paul’s epistle to the Romaìis,
p. 188-9; J. H ùby , UÉiHtre mix Romains, p. 305. .S. Agostino esprime la stessa (114) A im o n e s u Rom.» XI, 25: «Plenitudo haec, non ad numerum cunc­
speranza fondamentale, quando dice ohe m ai il diavolo potrà «seducere Ec­ torum pertinet» (P. L. 117, 464).
clesiam»: De C. Dei, L. 20, .c, 8, n. 1. (115) E’ ciò che O rigene chiamerà « i l mistero della risurrezione di tutto
il Còrpo del -Cristo» (In Jo., t. 10, n. 20; Pr., -p. 209) e G regario N iss e n o , la
(105) Philip., 11, 12. Ucp di S. V ittore, In opist. od Rom., q .2 2 9 :« Nullus
risurrezione «dell’uomo in ie ro » , vale a dire «dell’insieme» del genere um a­
alius (a Chri:to) poterat separare Apostolum; ipse tam en.poierat seipsnm se- ;
no, comunicandosi il trionfo di Cristo agli altri, membri « in .virtù della con-
parare...» (Pi L. 175, 488).
. tin u ità e d e ll’u n ità d ella n a tu r a » (Disc, catechètico, c. 32, n . 3*4; Méridier ,
(106) Rom., XI, 17-24. . . p. 144-6). La dottrina così espressa è indipendente, in se stessa, dalle teorie ori-
. (107) Strontàt. 6, c. 14 (St., t, 2, p. 487). Cf. Is., XL, 15. A gostino) In Jo., geniste sull’apocatastasi. Si avvicina a quella d’IftENEo (Adv. Haer., in fine); e
tract. 26, n. 13 : . « Putre membrum, quod resecari mereatur » (P. L. 35, 1613), per l’essenziale è anche quella (^Agostino, quando paria del Chrisma totus, ben-
S, C aterina da S iena , Dialogo. che le prospettive’cosmiche siano molto più sfumate nella tradizione latina che'
(Ì03) Oppure, com-e. dice G iuda , v . 12: « sradicati », esclusi spiritualmentft nei Greci; Infatti, con Agostino e secondo il Vangelo, bisogna distinguere il
dalla comunità. Paolo diceva ai cristiani che-essi erano « radicati » ( , mondo, termine della creazione, che deve .essere salvato, dal mundùs perditio­
pevot ) in Cristo (Col., XI,. 7). Ma J, C h a in é , eh© fa quest’accostamento, ag­ nis il quale, per quanto possa essere vasto, non nuoce, all’integrità organica 'del .
giunge saggiamente contro Wohlenberg : « Niente indica che Giuda abbia pen­ primo. «Corporis integritas universis membris constat» (In 1 Jo., tr. 3, n. 4;
sato qui al Cristo mistico ». Los ÉpUres catholiques, p. 317-8, P. L. 35, 1999); quelli che si separano da questo corpo, non essendo più vera­
(109)Rom., XI, 25-6. Paolo considera i Gentili e Israele come popoli, non mente membra, bisogna paragonarli-a umori viziosi, che il corpo deve rigettare
pretende fare la somma degli individui (L agrange, op. cit,i p. 283-5). V, anche per la sua salute. Il mondo creato da Dio non è per Agostino soltanto il sim-
Dorn., XI, 12, dovè Paolo parla ugualmente del itXvJptcpa degli Ebrei, in' oppo­ bolo della Chiesa (Conf., 1, 13,"c. 13, n. 14, e c. 34, n. 49; P. L. 32, 850 e 866-7):
sizione al loro iJxxYjjia. Cf. G erolamo, In Michàmm: . «T unc te totum con- ma la Chiesa stessa, nella sua realtà ultima, è il mondo intero, nel primo dei
gregabo, Jacob! » (P.. L.-25, 1174'D)»-- due sepsi che la parola ha nella Scrittura e specialmente in S. Giovanni; essa
246 PREDESTINAZIONE DELLA CHIESA

è il mondo riconciliato:' «totus mmidus Eccl&sìa est» {In Jo., Xr. 87, n. 2, o
U\ I l l , n. 1 e 5; P. L. 33, 1853, 1925, 1929. Cf. Collatio cunt donat. 3n dies, c. 9,
n. 15, e A d donat, post collationem, c. 6, n. 9; P. L. 43; 6.12 e 657*8).
V. ancora 'Pseudo Epifanio, Horn. 2 (P. G. 43, 440). T eofilatto, In Ephes.,
e. 1 (124, 1049), Ambrogio, In psalm. 36, n. 16: «Gloria autem Christi maxima,
ut se univorsorum hominum .pectoribus infundat, et omnes revocet ab impie*
tate perfidiae, et gentilitatis affectu,- ut sibi faciat esse sublectos. Cum autem
sibi su'biecerit -omnia, cum intraverit plenitudo gentium et salvus fuerit corpus IX
in C hristo:.tunc erit et ipse subjectus,'munus suum Deo P atri offerens, et quasi
Princeps omnium sacerdotum, et caelestibus corpus (var.: compos) altaribus,
ut sit sacrificium fides omnium » (P. L. 14, 973*4;. P etsch., p. 82); In psalm. 40’, C ATTO L I CI SM O
n. 33 (P., p. 252); Epist, 35, n. 7: «redemptio totius corporis Ecclesiae» (P.
L. 16, 1079 B ); De Elia et ieiunio, c. 21, n. 80: «Gaudebit -areatura mundi,
quae nunc congemiscit et parturit, quia vanitati etiam illa creatura subiecta
est, donec multiplicetur adoptio diliorum, et -totius corporis redemptio com­
pleatur.,.» (14, 726 C). IL FRUTTO DELLA TERRA

Se il secondo avvento della Chiesa è per noi oggetto di


fede e dì speranza pura, non è lo stesso per il primo, per il
suo progresso stilla superficie della terra. Autunno e prima­
vera temporali ancora per tutto un aspetto di se stessi, quanto
da venti secoli s’offre al nostro sguardo. Come matura que­
st’autunno“, e come sboccia questa primavera? L’essenziale
ne è imprevedibile, poiché è tutto donato, tutto gratuito, e
perchè non c’è storia dell’eterno. Ma poiché la legge che pre­
siede alle effusioni della carità è una legge di incarnazione,
non possiamo forse, raccogliendo una volta ancora le lezioni
dei Padri insieme con gli ©sèmpi degli Apostoli, cercare di
definire, almeno nei suoi tratti generali, l’atteggiamento della
Chiesa di fronte a quella umanità multiforme, che essa in­
veste pazientemente? Con ciò saremo condotti a rivedere, sotto
qualche aspetto più concreto, quello che essa stessa ci ha inse­
gnato sul suo bei nome di « cattolica ».
il |! 5 Dal giorno in cui, piena della forza e delle promesse dello
i; i ! Spirito, uscì dal Cenacolo per invadere la terra, la Chiesa
\ fi trova ovunque nel suo cammino paesi già occupati religiosa-
t r,
mente. Ora, le religioni con le quali si affronta, non sono,
per i loro popoli rispettivi, come un semplice mantello che
basti togliersi. Usi,, tradizioni, vita sociale, vita intellettuale,
vita morale, tùtto porta il loro segno. Esse talvolta hanno for­
mato tutto, almeno hanno tutto penetrato, tutto imbevuto.
248 CATTOLICISMO IL FRUTTO DELLA TERRA 249

Bisognerà dunque, per far posto al Vangelo rigettare tutto in dei miti e dei comportamenti « magici » del pensiero. Il Crea­
l>locco?.Non sono mai mancati degli spiriti che l ’hanno pre­ tore e il Redentore, aggiunge la Chiesa, sono un solo e mede­
teso. Nelle false religioni, dicono, tutto è cattivo. Sono men­ simo Dio; non potrebbe dunque esservi opposizione tra le
zogna e perversione. Bisogna ucciderle. Abbiamo davanti a loro opere, ed è un’aberrazione credere che si esalterà la se­
noi la Città di Satana: bisogna abbatterla. Bisogna cambiare conda screditando la prima. Il Verbo che s’è incarnato per
e rifare tutto. Tutto demolire per ricostruire a nuovo. Così riparare e consumare tutte le cose, è anche Colui che già illu­
press’a poco ragionava-una volta Taziano riguardo al vecchio mina ogni uomo che viene in questo mondo (5). Dominus na-
mondo greco-romano. Così ragionava Marcione, non eccet­ turalìa legis non dissolvit, sed extendit et implevit (6). Come
tuando dalla sua severità nemmeno Israele, Così, più vicinò lui, i suoi messaggeri vengono dunque non a distruggere, ma
a noi, dei giansenisti estremisti rifiutano di credere che possa a compire; non a devastare, ina ad elevare, trasformare, con-
uscire dalla gentilità qualche cosa che non sia corruzione. . sacrare. E gli stessi scadimenti contro i quali urtano, doman­
Tale atteggiamento è ingiusto. Non è possibile che ciò che dano non un’espulsione, ma un raddrizzamento.. Sana quod
ha avuto una durata e fatto vivere dei popoli non sia rispet­ est saucium, rege quod est devium.
tabile almeno per qualche aspetto. Esso è anche illusorio. Molto prima che la teologia avesse codificato questi prin­
Nell’interno del nostro mondo non c’è cominciamento asso­ cipi, la Chiesa li viveva. Sono alla base della sua pratica co­
luto in nessuna parte, in nessun ordine, e se, per assurdo, si stante, è quando alcuni « riformatori », non contenti di pren­
potesse tutto distruggere, dopo si avrebbe un grande impe»- dersela con abusi troppo reali, pensarono di denunciare ovun­
dimento per tutto creare... Lasciamo dunque a Nicodemo la que ciò che essi chiamarono le infiltrazioni pagane della Chiesa
sua maniera di intendere il rinnovamento cristiano, e doman­ Romana, furono obbligati, per indicarne la sorgente, di risa­
diamo alla Chiesa stessa, alla sua storia, alla sua dottrina, lire à poco a poco fino alle primissime origini.-La stessa Scrit­
come essa si comporti. tura apparve contaminata... (7).
La natura umana, ci dice essa da principio, è certamente L’opera del Creatore, per quanto sia guastata dall’uomo,
inalata, inferma, ma non è totalmente corrotta. La ragione resta tuttavia la preparazione naturale e necessaria dell’opera
umana è debole, vacillante, ma non è interamente condan­ del Redentore. A misura che la storia delle origini cristiane
nata all’errore, e non. è possibile che la divinità le sia intera­ è conosciuta meglio, ce ne rendiamo maggiormente conto.
mente nascosta (I). « lì seme del Verbo è innato in lutto il « Quanto è bello, esclamava Pascal, vedere con gli òcchi della
genere umano » (2). LTmmagine divina può anche trovarsi fede Dario e Giro, Alessandro, i Romani, Pompeo, Erode agi­
in esso oscurata, velata, sfigurata: ma vi resta sempre. Etsi re,.-senza saperlo; per il trionfo del Vangelo ». La nostra am­
avertis, Domine, faciem tuam a nohis, tamen signatum est m mirazione può essere oggi più profonda. Quanto è bello ve­
nobis lumen vultus tui, Domine (3). Le false religioni sono dere gli « elementi del mondo » lentamente formarsi, matu­
dunque religioni che si smarriscono o affondano nella terra, rare, evolversi, senza che nessuno lo sappia, per fornire il
più che religioni il cni slancio sarebbe ingannevole o i. cui corpo al Cristianesimo nascente ! .
principi sarebbero falsi. Sono basate^ d’altronde, su conce­ II cristianesimo ha trasfigurato l’antico mondo assorben­
zioni infantili molto piu spesso che su concezioni perverse (4): dolo. Si può concepire il pensiero di S. Paolo tagliato dalle
questo ci rivela sempre meglio oggi lo studio della formazione mille radici che Io ricollegano al suolo di Tarso e di Geni-
250 CATTOLICISMO ÀDATTAMENTO 251

salemme, alla civiltà greca, al misticismo orientale, allTm- menti ai razionalisti moderni. Severi verso l’orgoglio delle
pero romano? Radicamento necessario, e tanto più, quanto loro pretensioni e schernendo volentieri la loro impotenza
più alta è la trascendenza. <( Soprannaturale » non significa d’andare fino in fondo al vero (13), non esitavano tuttavia
affatto « superficiale », nonostante una pericolosa analogia a mettersi alla loro scuola, e a pensare il dogma attraverso i
verbale. Così abbiamo visto i Padri essere d’accordo nell’u- loro concetti. Mai hanno inteso « la purezza del Cristianesi­
tilizzare l’idea paolina della pienezza dei tempi, come nel mo » nella maniera del tutto negativa di alcuni dei loro di­
mettere in rilievo le (( preparazioni evangeliche ». Sensibili fensori (14). E per quanto fossero convinti dell’origine dia­
come noi alla novità deFMiracolo cristiano, non volevano me­ bolica dei culti idolatrici, le osservazioni indignate o ironiche
no risparmiargli l’aspettò di una (( improvvisazione subita­ di un Porfirio, di un Giuliano ù di un Fausto alla vista degli
nea », e non ammettevano che Cristo si fosse levato sul mon­ usi « pagani » introdotti a poco a poco nella vita cristiana *
do « come un astro -straniero » (8). Se difatti il Cristianesimo non riuscivano a turbarli (15). Erede del loro spirito, Newìnan
è divino, tutto divino, é anche, in un certo senso, umano, dice, in lina formula perfetta: «Ci si obietta : queste cose
lutto umano, ed è venuto a trasformare l’uomo e rinnovare sono nel paganesimo, dunque non sono cristiane; nói al con­
la faccia della terra, insinuandosi, senza lacerarlo, nel fitto trario preferiamo dire: queste cose soùo nel Cristianesimo,
tessuto della storia umana (9). dunque non sono pagane ». « Non ci allarmiamo, aggiunge,
. Gesù, nostro Salvatore, ha preso nella nostra razza gli se veniamo a sapere che la dottrina degli angeli proviene da
elementi del suo corpo. Nato dà donna, la sua natura umana Babilonia, poiché sappiamo die essi cantarono la notte di Na­
non è una natura idealmente simile alla nostra: è la nostra tale; nè che là visione di un Mediatore è in Filone,.seil vero
propria natura. Aperiatur terra et germinet Salvatorem. L’e­ Mediatore è veramente morto per noi sul Calvario »;( 16). .
resia docetista, anche attenuata, rovinando la sua umanità,
rovina la nostra salvezza. « Poiché se non avesse ricevuto dal- ' _ • ADATTAMENTO
l’uomo la sostanza della sua carne, se non fosse homo ex. ho­
mine, non sarebbe veramente uomo » (10). Dono di Dio, Gesù Finché la crescita è spoiitanea, moltiplioandosi a mano a
non è dunque meno, nello stèsso tempo, fiore di lesse. Ve­ mano le comunità cristiane, nel modo con cui si spande una
nuto dal, cielo, è anche il frutto della terra. Dominus dabitt macchia d’olio, questi apporti umani, divèrsi secondo i luo­
benignitatem, et terra nostra dabit fructum suum (11). Ugual­ ghi, avveggono anch’èssisjwntàheamentè,sènza che vi si pen­
mente la Chiesa; è l’umanità che le fornisce il suo còrpo. si, e sono ancora dèlie reazioni spontanee che eliminano il
Ora, a mano a mano che la Chiesa cresce, questi apporti veleno. Tutta l’alteiizione può concentrarsi^ sènza rischio gra­
umani devono.; aumentare. Prolungamento della stessa verità, ve d’ingiustizia, sull’erróre è sul ^male da combattersi. Ma
che la maggior parte, dei Padri non esitavano nemmeno loro dal momento in cui l’apostolato asstime degli scopi lontani è
a riconoscere. Forti della divinità del Cristianesimo, che giu­ si rivolge a nazioni stranière, prende più nèttamente cosciènza
dicavano. dai suoi effetti, e che lo mette di colpo in un ordine della sua'legge, è la riveste di mi metodo. Lo vediamo già,
a parte, sottolineavano piuttosto con compiacenza — talvolta per esempio, in Gregorio Magno; che detta le siiè istruzioni
anche con eccesso -—'la rassomiglianza fra i suoi dogmi è le ai monaci che manda a piantare la Chiesa in Inghilterra (17),
dottrine dei. filosofi (12), preparando così alcuni fàcili argo- e in Giovanni da Montecorvino, nel XIII secolo, che traduce
252 CATTOLICISMO ADATTAMENTO 253

senza indugio il Nuovo Testamento e il Salterio nella lingua uno, che è ingiusto e viene dall’incomprensione, l’altro, che
elei Mongoli (18). Ma questo appare in piena luce nei grandi è un’esigenza procedente dalFamore, il primo aggrava il male,
missionari dei tempi moderni: Matteo Ricci, che, senza far^ mentre il secondo suscita il bene non ancor sorto. S’applica
l’orientale, « divenne letterato con tanta astuzia insieme e a far vedere in ogni soggetto come la dottrina rivelata, nella
diletto, che ne ebbe Fanimo e ne mostrò Faspetto )) (19); Ro­ sua qualità di cattolica, assume e completa tutti i giusti pen­
berto de’ Nobili, suo discepolo nelle Indie, si fece bramino sieri dell’uomo, i quali per se stessi hanno sempre qualche
tra i bramini (20): la stessa diversità dei loro metodi attesta cosa- di frammentario e di meschino.
Punita e la purezza dello spirito cattolico che li ispirava, come Essa comporta evidentemente alcuni rischi, perchè deve
ispira ancora oggi i loro successori. Il medesimo spirito si ma­ rimettere in questione tante cose rese quasi sacre da una lun­
nifesta nel XVII secolo, in tutte le Istruzioni di Propaganda ga abitudine, e molte delle (quali sembrano toccare da vicino
ai Vescovi che mandava « alla Cina », e si ritrova negli inse­ l’essenza stessa del dogma. Può generare anche delle illusioni.
gnamenti solenni degli ultimi Papi, Maximum illud di Bene­ Quando il P. Ricci faceva con Confucio ciò che Ambrogio
detto XV (1919), Rerum Ecclesiae di Pio XI (1926). aveva fatto con Seneca e Cirillo con Platone, era sulla buona
Pur. essendo cosciente e metodica, questa doppia volontà strada ; nemmeno i suoi discepoli avevano interamente torto,
d’accogliere tutto ciò che è assimilabile e di non imporre nien­ quando, nel loro ardore di scrutare come lui « il lungo Av­
te che non sia della fede, non è tuttavia, come qualche volta vento del pensiero cinese » vedevano nel vecchio saggio « un
è stata accusata, un calcolo d’uomini abili in cerca del pro­ compendio di tutto ciò che i filosofi avevano riconosciuto di
cedimento che riesce. E5 comandata da intenzioni dottrinali; più solido in materia di morale », e anche « come un abbozzo
Non è meno vero <— e l’esperienza ne fa fede — che solo essa o un’ombra del Cristianesimo » ( 21); a titolo ancor più giusto
è pienamente efficace. Ma questo •avviene solo a costo d’uno essi avrebbero potuto esaltare la morale di Mo-tseu; ma molti
sforzo metodico e perseverante, che soltanto l’amore renderà di loro dopo si smarriscono stranamente nella lettura degli an­
possibile. Poiché non domanda solamente all’apostolo un adat- tichi libri canonici... Tuttavia questi rischi, queste illusioni o
famento di sé continuamente rinnovato, sull’esempio di San questi eccessi possibili non potrebbero velare la necessità d’un
Paolo, che, facendosi tutto a tutti, non parla davanti all’Areo­ metodo, imposto dalla logica della fede, e senza di cui la Chiesa
pago come parla ai suoi compatrioti. Gli domanda molto più sarebbe paralizzata. Se, per esempio, i tentativi di conversione
di un adattamento esteriore: uno « spaesamento » intimo, un fatti presso i mussulmani sono restati così a lungo infruttuo­
esodo fpori delle sue più segrete dimore: « Esci dal tuo pae­ si, tanto che l’Islam si è fatta una reputazione, ancora troppo
se, dalla tua famiglia e dalla casa di tuo padre, per andare diffusa, d’essere refrattario alla conversione, lé difficoltà non
nel luogo che ti mostrerò ». Esige anche una lunga pazienza, furono forse accresciute dal fatto che, per molto tempo, i cri­
perchè non può. essere coerente senza uno studio approfon­ stiani non hanno saputo fare a suo riguardo lo sforzo indi­
dito dei popoli da evangelizzare, delle loro istituzioni, dei spensabile di comprensione? Spaventati dal pericolo in cui li
loro costumi, delle loro credenze. Senza venire a patti con aveva gettati l’ardore conquistatore della posterità di Agar,
l’errore, evita le polemiche sterili, e al contrario cerca gli molti non pensavano che ad eseguire la parola d’ordine lan­
« addentellati » che la Provvidenza ha disposto Ovunque per ciata dai loro Capi: Ejice ancillam hanc et filium eius, senza
l’edificio della Verità. Sa che dei due modi d’essere severo: ricordarsi abbastanza che dovevano procurare anche il com-
254 CATT0UC1SM0 CIKCUMDATA VARIETATE 25 5

pimento delFalta sentenza : Benedicentur in semine tuo omnès ghiera; una stazione supplementare della Via crucis, nicchia
gentes terrae (22). Le favole più assurde sulla legge dell’Islam, orientata verso Gerusalemme come il mihrah delle moschee
sul suo fondatore, furono divulgate dai Crociati e raccolte s’orienta verso la Mecca, ricorda a tutti i figli d’Àbramo l’amo»,
nelle opere polemiche (23). S. Tommaso d’Àquino,.. eco di re di Cristo agonizzante...
S. Raimondo di JPennafort, se ne lamentava al principio del­
la sua Somma contro i Gentili, e ne approfittava per ricor­ CIRCUMDATA VARIETATE
dare la conoscenza esatta che gli antichi Padri avevano gene­ Quant’è urgente un tale sforzo d’intelligenza, quando si
ralmente delle dottrine che dovevano combattere, e per lo­ tratta di aspetti di civiltà, il cui torto principale talvolta non
dare il metodo d i discussione in onore fra di essi : « Ut ex bis è altro che quello di disorientarci! La storia delle missioni ce
qua e dicunt (errantes) possimus rationes assumere ad eorum ne offre molti esempi felici, le cui lezioni non sono ancóra
errores destruendos » (24). (cLa Verità, aveva detto prima Se­ esaurite. Ma quale differenza, a questo riguardo, tra il clas­
vero di Antiochia, :deve investire ognuno cominciando dai pro­ sico secolo d’oro e il secolo ultimo! Questo, che fu l’epoca
pri: pensieri » (25).; Su un continente lontano, a secoli di di­ dell’espansione dell’Europa, fu anche troppo spesso da parte
standa, iun missionario esprime la stessa legge essenziale: sua un secolo d’accecamento barbaro, e mai più d’allora ebbè
(( L’induismo, scrive il P. Wallace, riportando un discorso che corso tra noi quel « pregiudizio generale che il sole rischiara
gli era stato rivolto^ è un albero che non cadrà mai finché il l’Occidente con tutto il suo disco, e sul resto dell’Universo la­
manico dell’ascia che lo attacca non sarà stato fatto dal suo scia cadere solo lo scarto dei suoi raggi )) (28). I fondatori
tronco » (26). Ed è esattamente quanto diceva nel XVIII se­ della nostra civiltà scientifica non avevano la stortura altez­
colo un altro missionario dell’Ìndia, il P. Calmette, nelle let­ zosa di coloro che ne raccolsero Lfrutti. Possiamo ora batterci
tere con cui annunciava all’Europa, dotta la scoperta dei Veda, il petto,, tanto ingiusti verso gli altri popoli ci ha reso l’orgo­
che aveva allora fatto ; glio delle nostre macchine e delle nostre armi, tanto ci hanno
Non è oro puro, è come quello che ai estrae dalle miniere, ma chiuso gli occhi alle bellezze create dall’uomo sotto altri cieli
lo' splendore che emanano certe nozioni e certi passi fa-giudicare le grettezze d’un’educazione che pretendeva darci l’unica cul­
che .c’è veramente dell’oro... Ne ricaviamo già grandi frutti per. i l tura umana (29). Ma la Chiesa, come non resta macchiata dai
progresso della Religione, poiché ne traiamo ormai per combat­
tere L dottori deiridolatria, e sono quelle che li Jerißcono più pro- nostri errori, così' non è ristretta dai nòstri limiti, nè indurita
fondaméntè (27). dai nostri pregiudizi. La sua ambizione di riunire tutta la fa­
miglia umana non ha niente di comune con le nostre meschine
Metodo d’immanenza che è il più tradizionale di tutti, e pretese. Ambasciatrice della Carità, essa non professa nessun
che non si applica soltanto nelle discussioni e nei libri. Quan­ imperialismo culturale. Qualunque sia il rimescolamento che
do è autentico .— amorevole e giusto —- una parola, un sem­ si opera oggi sulla superficie dèlia terra, sa che le civiltà, ori­
plice gesto può rivelarlo. JJna discreta opera d’arte ne con­ ginali conic le persone, sono irriducibilmente diverse (3Ö).
denserà i pazienti tentativi. E’:questo, metodo ancora che s’in­ Tutti i paesi possono, uno dopo l’altro, acconciarsi alPeuró-
dovina all’opera in quella umile cappella di El Àbiodh, pro-; pea. I procedimenti della grande industria e le forme politiche
ìungando in terra d’IsIam la silenziosa veglia di Charles de dell’Occidente possono diffondersi ovunque. Questa apparente
Foucauld: in essa i’Angelus, dalla terrazza, chiama alla pre- unificazione non impedirà che sussistano alcuni grandi tipi
lt: i
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256 CATTOLICISMO CIRCUMDATA VARIETATE 257

d’esperienza spirituale, nel senso più vasto della parola, logi­ sua vasta navata tutte le diversità umane (37). Unica Sala del
camente inconciliabili: ora, la missione della Chiesa è purifi­ Banchetto, le vivande che distribuisce sono attinte da tutta la Ii:i;i'
care e vivificare ognuno di essi, approfondirli e portarli a com­ creazione (38). Veste senza cucitura di Cristo, essa è anche I:I
pimento (31), per mezzo della rivelazione soprannaturale di —• ed è la stessa cosa — la veste di Giuseppe, dai molti co­ [Il
cui essa ha il deposito. Missione universale per eccellenza, lori (39). «Legame di concordia indissolubile e di perfetta
alla quale la Chiesa non potrebbe rinunciare per mettersi al coesione » (40), vuole legare un covone abbondante e fitto. Sa
servizio esclusivo dell’una o dell’altra forma di civiltà (32). che la molteplicità dei costumi che essa consacra « conferma
Per essa non è soltanto, questione di giustizia. Infatti l’unanimità della sua fede» (41), che questa, cattolicità visi­
— anche considerando che nessun successo umano ha ricevuto bile è l’espressione normale della sua ricchezza interiore, e
le promesse dell’eternità — per la messa in valore del tesoro che la sua bellezza risplende nella varietà: circumdata va­
divino di cui è depositaria, sa che tutte le razze, tutti i secoli, rietate (42). '
tutti i focolari di cultura devono fornire la loro parte: ex loto E’ la Chiesa cattolica: nè latina, nè greca, ma univer­
mundo totus mundus eligitur (33). Specie di casa del tesoro, sale (43). Erede della catholica bonitas di Dio stesso, dice
«dove si distribuiscono cose antiche e cose nuove, dove si sempre, come al tempo di S. Agostino: «Ego in omni­
fonde, per raffinarlo, l’oro dei nuovi tributari» (34). Attenta bus linguis sum; mea est graeca, mea. est syra, mea est
alle armonie provvidenziali che, per i suoi primi sviluppi, le hebraea, mea est omnium gentium, quia in unitate sum
hanno preparato le risorse della Grecia e di Roma, avendo omnium gentium » (44). Niente di veramente umano, da qua­
coscienza che in questo incontro s’è fatto qualche cosa di de­ lunque luogo venga, le deve rimanere estraneo. « Il patrimo­
finitivo, essa tuttavia non partecipa all’illusione di qualcuno nio di tutti i popoli è la sua dote inalienabile ». Luogo d’in­
dei suoi figli, per i quali il compito oggi è terminato ; ma, do­ contro dei desideri dell’uomo e dei desideri di Dio, insegnan­
vendosi seguitare il miracolo del passato, crede a nuove armo­ do ovunque all’uomo il suo dovere, vuole anche nel medesimo
nie provvidenziali per nuovi sviluppi (35). Nelle ore di con­ tempo soddisfare contemporaneamente, e sorpassarle, le aspi­
flitto brutale, spera ancora, fosse pure solo per mezzo del più razioni di tutte le anime e di tutti i tempi. Raccogliere tutto,
umile dei suoi membri; e nel silenzio della preghiera e deflo per salvarlo e santificarlo (45). «Chiunque tu sia, in te non
studio si prepara l’assimilazione. La storia di alcuni frati pre­ c’è niente d’eccellente, che ti impedisca d’accettare il mio
dicatori che assimilano e quasi seducono Aristotile (mentre soccorso ». A più forte ragione non c’è niente di eccellente che
ad alcuni sembrava che essi fossero sedotti da lui), non è un il cattolicesimo non sia pronto a rivendicare per suo. Vedere
caso unico. Del resto, il suo passato fornisce alla Chiesa anche nel cattolicesimo una religione fra tante altre, una disciplina
un’altra espérienza, ed essa conserva una coscienza troppo do­ fra tante altre, quand’anche si aggiungesse che è la sola reli­
lorosa degli impoverimenti con i quali è stato pagato il conto gione vera, la sola disciplina efficace, sarebbe un ingannarsi
dei grandi scismi, per non desiderare apporti compensatori sulla sua essenza, o almeno fermarsi al di fuori. Il -cattolicesi­
E perchè dovrebbe essa cambiare l’articolata e forte unità del­ mo è la Religione. E’ la forma che deve investire l’umanità
la sua struttura per una oscura uniformità? Perchè vorrebbe per essere infine se stessa. Sola realtà che non ha bisogno, pei’
« imporre al sole che s’alza, i colori del sole che tramon­ essere, di opporsi, è dunque il contrario di una « società
ta? » (36). Arca unica della Salvezza, deve accogliere nella chiusa », Eterno e sicuro di sè come il suo Fondatore, la stessa

17
258 CATTOUCISMO
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intransigenza dei suoi principi mentre gli impedisce sempre di Avendo fiducia nello Spirito che la conduce, la Chiesa ha
impigliarsi nei valori che periscono, gli assicura una flessuo­ anche fiducia in tutti i popoli clic libera. Non c’è in questo,
sità infinitamente comprensiva ; tutto il contrario di queil’e* da parte sua, nessuna ingenuità. Non tutte le razze, lo sa
sclusivismo e di quella rigidezza che caratterizzano lo spirito bene, si trovano allo stesso grado di cultura. Non tutte
di setta. Omnis gem secundam suam patriam in Ecclesia psal­ offrono le stesse virtualità. Ma sa anche che tutti gli uomini
lit Auctori (46). La Chiesa è ovunque a casa sua, e ognuno sono uniti nella comunanza della loro origine e del loro de­
deve poter sentirsi a casa sua nella Chiesa. Così il Cristo ri­ stino divini: questa basta a rassicurarla contro tutte le teorie
suscitato, quando si manifesta ai suoi amici, .prende il volto che generano l’orgoglio e .l’egoismo. Si è ripetuto molto che
di tutte le razze, e ciascuno lo intende nella sua lingua... con il Concilio Vaticano e l’enciclica Pascendi la Chiesa aveva
difeso i diritti della ragione umana. Si può dire oggi che essa
GATTOìLICISMO difende la nobiltà e l’unità della natura umana (48). La sua
prudenza materna non le impedisce di compiere, nelle ore de-
Tale è la Chiesa, tale il -suo autentico atteggiamento. Tan­ cisivej qualcuno di quei gesti arditi che la nostra prudenza
to più importa oggi proclamarlo, e mostrarlo effettivamente, troppo circospetta vorrebbe ritardare indefinitamente. Del re­
quanto più violente, si fanno le tentazioni in senso contrario, sto il solo metodo efficace per discernere il vero occulto e per
e un’idea ben differente tende a prevalere in molti testimoni non soffocare il bene che vorrebbe sbocciare, non consistè
esterni. Dopo aver legato, in un periodo d’ottimismo conqui­ forse in una volontà sistematica di studiare con simpatia i
statore, le sorti dell’Europa alle sorti del Cristianesimo, accade pensieri che ci sono più lontani e d’aggrapparsi in questo stu­
oggi che, in un movimento di ritirata delusa, si legamo le sorti dio ai casi privilegiati, per quanto possano essere rari? L’uma­
del Cristianesimo a quelle di un’Europa di cui si crede intra­ nità deve essere compresa dalle sue cime, Sempre abbastanza
vedere il decadimento. Dopo aver creduto di poter facilmente presto saranno esplorate le pianure — o i bassifondi.
occidentalizzare l’Oriente, si incomincia a dichiarare che bi­ Come non è un’ingenuità, il metodo della Chiesa non è
sogna rinunciare al disegno di cristianizzarlo, come a una chi­ nemmeno un sincretismo. Cosa costruita, opera il più delle
mera: $?:• volte di governanti e di letterati, il sincretismo suppone una
Bisognerà pure, si dice, che il cristianesimo finisca col ricono­ fede cadente. E’ un insulto a Dio vivente. Secondo l’energico
scere di non poter intaccare certe grandi religioni... Ovunque, linguaggio dei Profeti, il sincretismo è fornicazione. Nell’or­
sulla superficie del globo, è avvenuta la divisione delle zone d'in­ dine spirituale è sterile come la politica o la filosofia, di cui è il
fluenza, sono prese le posizioni... Abbandonare, un sistema di fede
per entrare in un altro, è cambiare di civiltà molto più che di re­ pollone (49). Abbassa e volgarizza tutti gli elementi che com­
ligione. Bisognerà bene che i l cristianesimo finisca con l’accettare bina, come quei « sabirs )), gerghi bastardi dei nostri grandi
il fatto evidente d’essere legato ad una cultura e a dei modi di porti. Ma il passato della Chiesa, ancora una volta, ci istruisce.
pensiero che non sono universali (47). Il Cristianesimo ha respinto la gnosi, che rappresentava il me­
Idea disastrosa, idea mortale, conservata da un troppo todo sineretistico ; questa franchezza intransigente non gli ha
grave passato e da troppe apparenze ancora presenti. Idea che impedito di compiere la sua opera assimila tri ce con un’ampiez­
8^
trova ancora in noi stessi troppe complicità segrete, e che solo za che apprezziamo ogni giorno meglio.
una grande abnegazione spirituale è capace di vincere. ■M Infine non è maggiormente conveniente parlare di « libe-

a
264. GATTOUCISMO NOTE 265

tiens et des missionnaires de la Chine, du Japon et des indes, cantre deux ti­ eia a dextris regis sui in vestitu deaurato circumdata varietate» (P. L. 141,
er es intitules « La m onth pratique des Jesuit es » et « I f esprit de M. Arnauld », 192 D).
1687, preface. s• (43) B enedetto XV, Motu proprio dei 1° maggio 1917, con cui istituiva la
&!
(C... G’est moi qui ai propose l’Àlgérie ou la civilisation conquérante pour • J! Sacra Congregazione per la -Chiesa orientale; «... cum vel ex hac re ait mani­
prix de poesie (all’Accademia francese). Cette revanche de In: civilisation qui festum, in Ecclesia I obu Christi, ut -quae non latina sit, non graeca, non slavo-
eh asso partout le barbare me sem-ble bicn demeurer par devant ì’histoire le mea, sed catholica.,.». À.A.S., 1917, p. 530. Cf. YEnciclica su S, Efrem del 5
trait caractéristiqnc d e n o ti'e siede... À leur insù, ou sciemment, 1b& peoples ottobre 1928 (ibid., 0920, p, 466). Apoc,, VII, 9. V. anche l ’Enciclica Allatae sunt
d'e race enropéenne s’avancent «ontre ce qui reste de Barbaras, l ’Américain di B enedetto XIV, 25 luglio 1755, dove sono lungamente ricordati tutta una se­
chasse Ics Siminoles, le Russe les Civcassiens, 1’Anglais les Chinois, le Frangale rie di documenti e di falli anteriori, che testimoniano dell’atteggiamento della
les Arabes et les Mores...». Chiesa romana riguardo ai diversi riti. La Sede apostolica, conclude il Papa,
(30) Saggio per caratterizzarne le principali dominanti in J. M o n c h a n in , desidera vivamente «ut omnes Catholici sint, non ut omnes Latini fiant». S u l­
Sauté, sapesse, saint eie (in «Miédocine et Education », p. 214-7). Dello stesso lanum , t. 3, Prati, 1846, p. 249-272.
autore: V ln d e et la contemplation, in Dìen Vivant, n. 3; VH ìndouism e, nel (44) A g o s tin o , In psalm. 147, n. 19 (P. L. 37, 1929); In psalm. 44, n. 24:
« Bulletin des Facultés cath cliques de Lyon », die. 1946 ; Islam et Christiani­ cfVestitus reginae huius quis «st? Et pretiosus est, et varius èst: «aeramenta
sme. ibid., 1938, p. 10-23; Islam, in «iBn terre d'IsIam », 1938, p» 107-123. doctrinae in linguis omnibus variis. Alia lingua afra, alia syra, alia graeca, alia
(31) Cf. G erolamo, In Zachairiam: « Tunc pendentes ibotros colorabit Sol bebraoa, alia illa «t illa... In veste varietas sit, scissura non Bit... Quaelibet sit
Itislitiae ». (P, L. 25, 1471 B). l varietas linguarum, unum aurum praedicatur; non diversum aurum, sed varie­
(32) A gostino, De Civ. Det, 1. 19, c. 17: « Haec ergo caelestis civitaa dum tas de auro... » (36, 509).
peregrinatur in terra, ex omnibus gentibus cives evocat, atque in omnibus lin ­ (45) Clem ente A l ess ., Protreptico, c . 11: «Tutti gli altri pensieri che hanno
guis peregrinam colligit societatem; non curans quidquid in moribus, legibus, ■ gli uomini sono meschini e frammentari, solo la dottrina cristiana è ” cattolica ”»
insti tu tisque diversum est, quibus pax terrena vel conquiritur, vel tenetur; nihil CSt-, t. 1, p. 79). ..La Verità, dice ancora Clemente, è lacerata dalle -sètte pagane
eorum rescindens, nec destruens, imo etiam servans ac sequens: quod licet di­ come Dioniso 'dai Titani : il Logos viene a ridare vita e splendore a questi fram­
versum in diversis nationibus, ad unum tamen eumdemque finem terrenae pads menti sparsi e sfigurati, riprendendoli nella su a unità. Ugualmente G iu s t in o ,
intenditur, si religionem qua unus summius et verus Deus colendus docetur, 2* Apologia, e. 10, n. 1-3 (PÀ uttgny, p . 169).
non impedit » (P. L, 41, 646). (46) R abano M auro, D e Universo, 1. 22, c. 3 (P. L. I l i , 598); G erolamo,
(33) Prospero, Pro Augustino respons, ad Gali,, sententia super 8 (P. L. 51, In Isaiam; « Sed et omnis lingua cunctarum gentium barbararum... in Christi
172). Ecclesia confitetur Deum » (24, 449 D). O rigene , Contra Celsum, 1. 8, n. 37
(34) N e w m a n , ìissays, t. 1, p. 233, (P. L. 11, 1573 B).
(35) Vedi B runo de S oi.ages, nella « R. apologétique », giugno 1928; e A l­ (47) J. S c h lu m b e r c e r , Sur les frontières religieuses, 22 (1935). Cf. P. L.
preu » e S oras, Risposta all’inchièsta sull’umanesimo, in F. C harmot , Ullum a- Cquchoud, Jésus le dieu fait komme (1937), conclusione.
nieme et VHumain, 1934, p. 336-8. m (48) Si -conoscono, specialmente, i diversi interventi di Pio XI contro il
(36) M. Blondwl, hinéraire philosophique, -p. 277. razzismo. Cf. Documentation catholique, agosto 1938, ecc.
(37) A gostino, C. Faustum, 1. 12, c. 14 (P. L . 42, 262). m (49) Si cita talvolta il manicheismo come esempio d’una religione sincre-
(38) . A gostino , In psalm. 103, s. 3, n. 2 (P. L. 37, 1358). P rospero, In psalm. tistica che sarebbe riuscita. Non è per niente esatto. Poiché se è vero che Mani
103 (51, 291). De vocatione omnium gentium, 1. 2, c. 14 (51, 698-70Ó). Cf. R u ­ praticò deliberatamente un certo miscuglio di dottrine, ciò fu a profitto d’una
merà, De div. officiis, 1. 10, c. 17, sull’effusione dello Spirito nella Pentecoste: di esse, il dualismo persiano, che dnuase intatta nel b u o fondo e vivace, e d’al­
«Novum signum: significabat enim .quod 'Ecclesia .Deuini, hactenus notum sibi tronde ciò che d’artificioso entrò nella costituzione del nuovo culto, senza dub­
iu sola Jndaea, linguis omnium gentium deinceps eBSet locutura » (P. L, 170, bio spiega il suo debole successo. «Il manicheismo, osserva H. Lietzmann, non
381). ß. A vito, ex homil, Libro fr. 7 (Opera, 1883, p, 113). P seudo A gostino, ■M è «tato capace di svilupparsi; s’è mummificato e ha durato un migliaio d’anni
b. 101, n. 2 (P. L. 39, 1940). G erolamo, In Isaiam, unisce le due parabole del­ iu margine alla storia universale, conservando la sua forma, ma perdendo il suo
la visione di Pietro ,a Gioppe e dell’arca di (Noè (P. I/. -24, 148-9). spirito » (Histoire de VÉglise ancienne, tr. fr., t. 2 (1937) -p, 279). Vedi À. C h r i­
(39) Gmcc. d’E lvira, tract. 5 (B.-W., p. 48-9). Gf. Gen. XXXVII e 1 Petr., IV', s t e n s e n , I f Iran sous'les Sassanides, c. 4 : 'Le prophète Mani et sa religion.
30. R adano M auro , De Universo, 1. 21, c. 15 fp . L. I l i , 570-1). (50) Act., XV, .28: « E’ parso allo Spinto . Santo e a noi di non imporre (ai
(40) C i p r i a n o , . De calli. Eccl. unit., c. 7 (H., p. 216). Gentili) altro peso, fuori di queste cose necessarie».
(41) Cf', I r e n e o , in E u s e b i o , H. E., 1,- 5, c, 24, n. 13 (Grapin, t. 2, p, 129),. (51) 1 Cor., I, 17; V, 7 ; IX, 12 e 19-22. Galat., I, 10-1; II, 11-24. R. M auro,
(42) B enedetto XV, allocuzione al Concistorio del 10 marzo 1919: «Nec h o m 36 (P. L. 110, 213-4).
solum (-Nostri predeceseores) orientalium mores et instituta, seorsum a Jatinis,
conservanda, sed etiam eonnn ritus, nobiles certe ac splendidos, incorrupte et
integre retinendos curarunt, quo scilicet Sponsa 'Christi in vestitu deaurato dr*
cumdata varietate 3iiam melius pulchritudinem ostenderet» A.Ä.S., 1919, Üt
p. 98. Fulbeuto di Charities, Epist. 3: « Nec tamen nos -offendit observantiae
diversitas, ubi fidei non scinditur unitas. Porro in multis -Graecia ah Hispa­
nia, ab illis Romana e Gallicana discrepat Ecclesia... Stat enim regina iEccIe- ■