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GOG

Nicolas Gômez Davila

ESCOLIOS
A UN TEXTO IMPLICITO
I
«Il pensiero che vuol essere sempre giusto si
paralizza.
Il pensiero progredisce quando cammina tra
ingiustizie simmetriche, come tra due file di
impiccati».

«Il reazionario, nell osservare la dissomiglianza


degli uomini e la varietà dei loro propositi, ha
inventato il dialogo.
Il democratico pratica il monologo poiché
l’umanità si esprime per bocca sua».

prefazione di Gennaro Malgieri


introduzione di Gabriele Zuppa
postfazione di Antonio Lombardi
traduzione di Loris Pasinato

15 euro
ISBN 978-88-942787-0-5
«Tra poche parole è difficile nascon­
dersi, come tra pochi alberi»: con
questa convinzione Gômez Dâvila
distilla i suoi fulminanti aforismi
sulla modernità, sulla democrazia,
sul progresso, sull’ugualitarismo,
per dare forma a un pensiero che si
erga a «rifugio contro l’inclemenza
dei tempi». Pubblicati in cinque vo­
lumi tra il 1977 e il 1992, gli Esco-
lios sono stati portati all’attenzione
del pubblico italiano grazie a Franco
Volpi, che nel 2001 e nel 2007 ne ha
curato per Adelphi degli assortimen­
ti parziali. Ora l’opera di Gomez
Dâvila, questa summa del pensiero
reazionario, torna alla luce nella sua
interezza. Con la traduzione di Loris
Pasinato (già traduttore delle Notas)
riprende vita la raccolta di sentenze
in cui il filosofo colombiano rag­
giunge vette solcate solo da filosofi
del calibro di Platone, Nietzsche e
Cioran. Con questo mosaico di afo­
rismi, glosse, scolli, Gomez Dâvila ci
dona un manuale - a tratti ironico,
a tratti mistico - per sopravvivere al
mondo moderno.
Nicolas Gômez Dâvila (1913-1994)
crebbe con l’idea che «la cultura è
tutto ciò che non può insegnare
l’università»: così raccolse nella bi­
blioteca della sua casa a Bogotà più
di 30 mila volumi, formandosi da au­
todidatta. Nel 1954 e nel 1959 furo­
no stampati Notas I e Textos I, due
raccolte rispettivamente di aforismi
e di saggi. Da entrambe emergeva già
tutta l’indole del reazionario anti­
moderno e antiprogressista.

Loris Pasinato nasce a Bassano del


Grappa nel 1979 e si laurea in filosofia
a Padova sotto la direzione del profes­
sor Enrico Berti. Nel 2007 cura la tradu­
zione italiana di Struggle, la prima opera
filosofica del campione del mondo di
scacchi Emanuel Lasker. Nel 2015 ha
tradotto Notas di Nicolas Gômez Dâv­
ila. Attualmente è impegnato nella tra­
duzione dei monumentali Escolios dello
stesso autore.
gog classici
Escolios a un texto implicito I

©
1996
KAROLINGER VERLAG WEIN

2017

Tutti i diritti sull’edizione italiana sono riservati.

isbn 978-88-942787-0-5
prima edizione

Progetto grafico e impaginazione di Lorenzo Vitelli


Nicolas Gômez Dâvila

ESCOLIOS
A UN TEXTO IMPLÌCITO
I

versione italiana e note di Loris Pasinato


PREFAZIONE | Un reazionario contro il pensiero unico
di Gennaro Malgieri
Nicolas Gômez Oâvila

I folgoranti pensieri di Nicolas Gômez Dâvila illuminano la


verità nascosta negli anfratti più oscuri della modernità e danno
luogo ad un ripensamento della storia dopo le catastrofi originate
dalla Riforma luterana, dal razionalismo agnostico, dall’Illumini­
smo totalizzante. Essi sono, sul sentiero tracciato da Platone,
Nietzsche e Heidegger, le indicazioni verso l’approdo di una sal­
vezza individuale possibile, non essendo prevedibile l’evoluzione
del declino complessivo dell’umanità. Ed in quanto ermeneutici,
prescrittivi fino all’insolenza, assertivi ed elegantemente parados­
sali, i pensieri del colombiano sono davvero “per tutti e per nessu­
no”. “Escolios” ha definito i suoi scritti rapsodici: glosse, per esse­
re chiari, non ad un trattato risolto, ma ad un testo che non c’è -
un “testo implicito”, appunto - con le quali si può, quasi fossero
variopinti mattoni, costruire un edificio teorico, una filosofia mo­
rale o addirittura, forse, qualcosa di più ambizioso: un manuale
spirituale nel tempo del trionfo dell’empietà e della retorica egua­
litaria offesa alla dignità dell’uomo e al Creato. Il tempo, cioè, nel
quale tutte le gerarchie valoriali sono saltate e anche Dio è stato
“addomesticato” da chi dovrebbe rivendicarlo come principio e
fine di tutte le cose.
Gômez Dâvila ha tracciato un percorso verso la riscoperta del­
la verità con un linguaggio essenziale, ma non frammentario piut­
tosto unitario e coerente, conseguente, insomma, come si convie­
ne ad un mistico, ad un asceta, ad una sorta di certosino che parla
poco e ama molto ascoltare (era un tratto che incuriosiva i suoi
interlocutori ammirati). Ha evitato di formulare un corpus dottri­
nario procedendo secondo l’antica prassi ellittica, propria della
classicità, con la sua peculiare sobrietà, trasfusa nello stile lettera­
rio al solo scopo di ordinare i piani di una “visione del mondo” per
la storia che verrà: «Non dobbiamo pensare per il nostro tempo o
contro il nostro tempo, ma fuori del nostro tempo. E se fosse im­
possibile, che importa? È innanzitutto una esigenza di principio e
una ragione di metodo».

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Prefazione

Autore di un solo libro

Che Gômez Dâvila sia stato anche “esteticamente” al di là del


tempo ormai non è più un mistero, né materia per dispute filoso­
fiche o esistenziali. Sostanzialmente autore di un solo libro - la
monumentale raccolta degli Escolios (le poche altre opere per così
dire successive, per così dire di “contorno”), il cui primo volume,
a cui faranno seguito gli altri, compare ora per la prima volta tra­
dotto integralmente in italiano -, lo scrittore non aveva di vista il
successo, la grande notorietà, l’affermazione letteraria e accade­
mica, l’ambizione di diventare un maestro o una guida spirituale,
men che mai “politica”. Aspirava semplicemente a far arrivare la
sua voce oltre le mura della megalopoli intellettuale saccente e
corrotta dalla prassi, popolata da mediocri chierici del democrati­
smo totalitario. Già nelle Notas, prime prove della sua capacità di
sintesi nelle quali dava conto dei “colloqui” che fin dalla giovinez­
za aveva intrecciato con gli Immortali, pagani e cristiani, per rin­
venire e smascherare le aporie della modernità e scarnificarle fino
a demitizzarle ed annichilirle con una logica ora tagliente ora cor­
rosiva, rivelava il suo chiaro obiettivo: «Non è un’opera ciò che
intendo lasciare. Le uniche che mi interessano si trovano a una
distanza infinita dalle mie mani. Vorrei però lasciare un libriccino
che, di tanto in tanto, qualcuno apra. Un’ombra tenue che seduca
poche persone. Sì! Affinché una voce inconfondibile e pura attra­
versi il tempo!».
Tra poche parole, come tra pochi alberi, è difficile nasconder­
si, notava Gômez Dâvila: utilizzare soltanto quelle necessarie ed
esplicitare attraverso di esse un “pensiero onesto” è stato anche
un modo per costringere i lettori ad una riflessione sulla essen­
zialità che lo scolio per sua natura si rivela come il più articolato
aforisma disdegnato, ma non condannato dallo scrittore colom­
biano che se in apparenza lo rifiutava, nella sostanza, quasi con­
traddicendosi, lo difendeva: «Accusare l’aforisma di esprimere

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Nicolas Gômez Dâvila

soltanto parte della verità equivale a supporre che il discorso


prolisso possa esprimerla tutta». Ed anche in questo, nell’ado­
zione del testo breve -pointilliste avrebbe definito le sue compo­
sizioni - si avverte una vibrante polemica contro il suo e il no­
stro tempo annegato nelle parole paradossalmente insufficienti
ed inadeguate ad esprimere i moti dell’anima, non meno che a
descrivere le sottili nervature che sottendono i mutamenti della
realtà: «Un testo breve - annotava - non è una dichiarazione
presuntuosa, ma un gesto che appena abbozzato si dissolve».
Giovanni Cantoni - lo studioso cattolico piacentino che ha
introdotto per primo in Italia il pensiero e l’opera di Gómez
Dâvila con saggi e articoli apparsi su “Cristianità” (1999 e 2000),
“Secolo d’Italia” (1999), “Percorsi di politica, cultura, econo­
mia” (2000), oltre ad aver tradotto una piccola antologia di brevi
brani da El reaccionario autentico - ha commentato lo stile go-
mezdaviliano con parole penetranti e limpide: «Gómez Dâvila
scrive glosse a margine, che inducono a “sospettare” un’architet­
tura del loro insieme: infatti, se ne deve quasi immaginare una,
nonostante tutto, almeno quanto alla prima raccolta, Escolios a
un texto implicito». Il riferimento è al “testo breve”, mentre il
secondo volume degli Escolios si chiude - dice Cantoni - con
un’affermazione insieme personale e contenutistica di grande ri­
lievo: «Non appartengo ad un mondo che perisce. Prolungo e
trasmetto una verità che non muore». E sempre Cantoni, a sua
volta, “glossa” con questa considerazione: «Dall’opera di Gómez
Dâvila è impossibile ricavare un sistema, rifuggito tematicamen­
te e consapevolmente dall’autore, come pure ricostruire - se non
molto approssimativamente - il disegno, dal momento che la
tecnica pointilliste consapevolmente utilizzata accompagna spes­
so al “tocco cromatico” una lettura braille del reale, di cui sono
testati i rilievi, i nodi, quindi l’autore è primordialmente più at­
tento alla rugosità della tela e alla tela stessa che ai colori con cui
la viene qualificando».

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Prefazione

Forma e contenuto, dunque, si tengono in un quadro dai toni a


volte contrastanti a volte omogenei al punto quasi di sovrapporsi.
Ed è così che si articola l’opera complessiva di Gômez Dâvila al di
là del tempo, lasciando nel lettore una sensazione di eternità pro­
manante da parole che sembrano gettate in uno specchio d’acqua
che improvvisamente si mette in movimento e genera onde sia
emotive che razionali. Il texto implicito si presenta, dunque, come
una montante metafisica antimoderna che si esprime nella demo­
lizione del razionalismo illuminista, del determinismo filosofico,
del relativismo morale e culturale, del progressismo volgare, del
giacobinismo declinato politicamente e, di conseguenza, esplica
l’affermazione di un pensiero religioso spiritualmente fondato che
ha il “centro” nell’assoluta fede in Dio correlata ad una necessaria
prassi reazionaria e/o conservatrice nella rivalutazione della Tra­
dizione. E così Gômez Dâvila si esprime: «Il conservatorismo non
pretende che la società viva del passato, ma che non si nutra di
frottole», mentre «il reazionario aspira a convincere le maggioran­
ze, il democratico a corromperle con la promessa di beni altrui». E
ai rivoluzionari che promettendo consapevolmente ciò non sarà
mai possibile mantenere, ricorda che il termine “rivoluzione” con­
nota più che un avvenimento politico «una vertigine, uno spasmo
emotivo, l’ubriachezza dell’anima invasa dalla feccia dell’essere».
Qualche esempio? «I partiti liberali (girondini, proprietari fran­
cesi del ’30, manifatturieri inglesi del ’32, democratici jacksoniani,
ottimati creoli, ecc./ si sono distinti per la bella retorica con cui
adornavano i loro propositi commerciali. Il marxismo nasce, in
parte, da una meditazione sull’eloquenza liberale».
La connessione, come la storia del pensiero e le vicende politi­
che soprattutto della seconda metà del Novecento si sono incari­
cate di dimostrare («Il Ventesimo secolo è un naufragio che non
ha fine»), è tutt’altro che arbitraria, lontana dai pregiudizi ideolo­
gici o da sedimentate idiosincrasie intellettuali. La diagnosi, di­
spiegata in tutta la sua opera da Gômez Dâvila è il frutto di una

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Nicolas Gômez Dâvila

maturazione che dagli anni della prima giovinezza è andata con­


solidandosi nella sua coscienza con il concorso di una cultura im­
mensa, profonda, che ha contribuito a trasformarlo nel “solitario
di Dio”, come pure è stato definito, che tuttavia si è immerso nel­
la contemporaneità senza lasciarsi sopraffare da fattori che potes­
sero distoglierlo dalla sua assorbente riflessione sulla decadenza
dovuta all’esplosivo dominio dei vizi della modernità e della seco­
larizzazione che ha travolto le società affluenti.

Il suicidio dell’Occidente

Il liberalismo e il marxismo hanno determinato - con i corol­


lari dell’etica relativista della quale si sono serviti per scardinare
l’ordine naturale - la progressiva “perdita del Centro”, della quale
parlava Hans Sedlmayr riferendosi principalmente all’arte come
espressione del degrado e della decadenza spirituale, e arrecato un
incommensurabile danno alla ragione oltre che allo spirito provo­
cando la dissoluzione del principio gerarchico e, dunque, favoren­
do il dominio dell’egualitarismo: «La passione egualitaria è una
perversione del senso critico: atrofia della facoltà di distinguere».
Nello stesso tempo, la nuova antropologia insediatasi alla gui­
da dei processi di trasformazione dei quali agli inizi degli anni
Cinquanta Gômez Dâvila era più che consapevole, ha operato la
“disumanizzazione” delle comunità organiche al cui interno è
cresciuta la “religione democratica” poi penetrata, con grande di­
sappunto del pensatore colombiano, perfino nella Chiesa cattolica
della quale si è sempre professato figlio fedele.
L’approdo nichilista soprattutto dell’Occidente, “suicidatosi”
per smarrimento e viltà, non è tuttavia irreversibile per Gómez
Dâvila, che a differenza dell’amato Nietzsche e di Emil Cioran,
rilancia nelle sue pur amarissime “glosse” alla modernità disfatta
sfide di speranza connesse a una redenzione (per quanto dal pen­

10
Prefazione

satore mai esplicitata pienamente - implicita, dunque - forse per


non apparire un “profeta”...) che può passare soltanto attraverso la
messa in discussione della negazione di Dio e la ripresa dell’ordine
naturale delle cose, rimettendo in movimento quell’antropologia
che non è semplicemente “pagana” o “cristiana”, ma è la sintesi
dell’una e dell’altra se la si sa correttamente interpretare alla luce
del diritto naturale, principio di ogni cosa come, in un lungo bra­
no dedicato all’origine del mondo, in Textos I, Gômez Dâvila ha
ampiamente dimostrato.
E, dunque, è da Dio che si deve ripartire. «La morte di Dio è
una falsa notizia messa in giro dal diavolo che mente sapendo di
mentire», osserva sarcasticamente lo scrittore. Ma non basta esse­
re “cristiani” per poter attingere alla verità: «Non è sufficiente
un’apologetica del cristianesimo. Neppure un’apologetica della re­
ligione. Oggi si ha bisogno di un’introduzione metodica a quella
visione del mondo all’infuori della quale il vocabolario religioso è
privo di senso. Non parliamo di Dio a chi non ritiene plausibile
che si parli degli dèi». E per il semplice motivo che «né il cristiane­
simo né il paganesimo insegnano etiche altruiste». Tanto la mora­
le dell’uno quanto la morale dell’altro «sono individualismi etici
che impongono doveri sociali solo come strumenti della nostra
perfezione terrena o della nostra enigmatica salvezza».

La secolarizzazione della Chiesa

Sarà per questo che Gômez Dâvila scrisse uno dei più scintil­
lanti “scolli” per definire se stesso: «Più che un cristiano sono for­
se un pagano che crede in Cristo». Il che non gli impediva di pro­
clamare orgogliosamente: «Il cattolicesimo è la mia patria». Cat­
tolicesimo in senso più ampio di Chiesa cattolica, come ha notato
il compianto Franco Volpi, “scopritore” italiano, insieme con Gio­
vanni Cantoni, di Gômez Dâvila, curatore delle due antologie

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Nicolas Gômez Dâvila

adelphiane In margine a un testo implicito e Tra poche parole. Nel


saggio Un angelo prigioniero del tempo, postfazione al primo vo­
lume, Volpi acutamente scrive che la polemica gomezdaviliana
verso la Chiesa post-conciliare è avvenuta «soprattutto dopo che
la secolarizzazione ha spostato il baricentro della trascendenza
alla posizione del cristiano nel mondo, ha declinato la verticalità
del sacro in un immanentismo umanitario che si serve del vocabo­
lario cristiano a fini sociali, e ha così trasformato l’imitazione di
Cristo in una parodia del divino». Altro che Chiesa come “tenda
da campo” o qualcosa di molto prossimo ad una “organizzazione
non governativa”, secondo la vulgata contemporanea.
Gômez Dâvila, come si ricava da tutta la sua opera, immagina­
va una Chiesa ascetica, mistica, monastica, autoritaria, gerarchica.
La vera Casa di Dio, insomma, contrapposta al chiassoso arengo
di volontari impegnati nella costruzione di una felicità variopinta
su questa Terra. «La religione - si legge nei suoi scolli - non è nata
dall’esigenza di assicurare solidarietà sociale, come le cattedrali
non sono state edificate per incentivare il turismo». Niente, dun­
que, è più lontano da lui di una Chiesa che preferibilmente pratica
un «cattolicesimo elettorale», che incoraggia «l’entusiasmo delle
grandi masse alle conversioni intellettuali». La Chiesa che «pen­
sando di aprire le braccia al mondo moderno (...) ha finito per
aprirgli le gambe».
Gômez Dâvila non ha fatto in tempo a vedere la nullificazione
del cattolicesimo romano, ma l’aveva prevista scorgendone le ori­
gini nel “dialogo” tra comunisti e cattolici «diventato possibile da
quando i comunisti falsificano Marx e i cattolici Cristo».
La crisi della Chiesa, tuttavia, non ha mai minato le certezze di
Gômez Dâvila per il quale nel mondo contemporaneo, «tetro e
soffocante», soltanto «il chiostro è aperto al sole e all’aria». Il suo
“monacheSimo” è stato connotato da una vita vissuta formalmen­
te da laico, ma sostanzialmente da benedettino, quasi un oblato o
“fratello converso”, immerso nel silenzio, nello studio, nella pre-

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Prefazione

ghiera. Al riparo, quindi, del mondo nel secolo che vedeva lenta­
mente sprofondare «in un pantano di sperma e di merda».

Un'intensa vita sociale

Secondo una leggenda che ha preso piede e si è affermata dopo


la sua morte, Gômez Dâvila non avrebbe avuto una vita sociale, di
relazioni, intessuta di interessi ordinari, ma si sarebbe limitato da
recluso volontario a leggere, studiare e scrivere senza mai (o qua­
si) abbandonare la sua casa natale ed in particolare la sua immensa
biblioteca dove nascevano i pensieri che fissava costantemente su
un quaderno sempre a portata di mano. Non è così. Egli aveva, sia
da giovane che nella maturità e poi nella vecchiaia (quando com­
prensibilmente non cercava più nuovi amici dopo aver visto mori­
re quelli che gli erano stati più cari e lo avevano accompagnato per
buona parte della sua esistenza) una intensa frequentazione con
intellettuali e gente comune che riceveva nella sua villa o nei cir­
coli ricreativi della buona borghesia della capitale colombiana. E
pur vero che alla dilatazione della leggenda hanno contribuito stu­
diosi di prima grandezza di Gômez Dâvila, come Franco Volpi sia
negli articoli che nei testi a commento delle due opere adelphiane
del colombiano, ma soprattutto nella Enciclopedia de obras de la
filosofia e Daniel Samper Pizano con il saggio El filosofo de la bi­
storta que sonréia. Un passo di questo non lascerebbe scampo a chi
volesse accreditare un’altra visione della vita di Gômez Dâvila:
«Praticamente si è chiuso durante quarantacinque anni nella sua
biblioteca di 31000 volumi, una delle più grandi della Colombia.
Nonostante non abbia mai frequentato l’Università parlava e leg­
geva una mezza dozzina di lingue, inclusi il greco e il latino. La­
sciava la sua reclusione per concedersi un’ora al giorno di cammi­
no, visitare rapidamente i magazzini di tessuti - ereditati dalla fa­
miglia e che gli permettevano una vita agiata - e occasionalmente
incontrare vecchi amici con i quali amava conversare di storia,

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Nicolas Gômez Dâvila

letteratura, religione, filosofia. Alto, elegante, di aspetto inglese,


sembrava più un console britannico che il miglior lettore che forse
la Colombia ha avuto nella seconda metà del XX secolo». Non
manca una nota di costume delle abitudini di don Colacho, come
lo chiamavano gli amici: «Tutti i pomeriggi si installava nella sua
poltrona con un bel sigaro tra le dita, attorniato da cumuli di libri
vari, confortato da una stufa elettrica per difendersi dal freddo
delle Ande e si immergeva nella lettura e nei suoi pensieri».
Non è lontana dalla verità la descrizione di Pizano, ma incom­
pleta a fronte di più minuziose ricerche e testimonianze sulla sin­
golare esistenza del gran signore colombiano. Uno dei migliori
indagatori di Gômez Dâvila, lo spagnolo José Miguel Serrano Ru-
iz-Calderon, docente di Filosofia del diritto, nel saggio - davvero
magistrale e senza dubbio il più esaustivo finora apparso in Euro­
pa - Democracia y nikilismo. Vida y obra de Nicolas Gômez Dâv­
ila, ha rigettato «l’immagine distorta di don Colacho come una
persona reclusa, un misantropo in senso radicale, totalmente
astratto dalla scena quotidiana, dal mondo che lo circondava».
In realtà dedicava moltissimo tempo allo studio, ma non si di­
sinteressava né dei suoi affari familiari, né di quanto accadeva nel
mondo circostante. E vero: amava la solitudine ed il silenzio, il
“colloquio” con gli antichi, ma non disdegnava di circondarsi dei
suoi contemporanei, soprattutto intellettuali e scrittori, non sol­
tanto colombiani. L’isolato bogotano, insomma, giusta la descri­
zione di Serrano Ruiz-Calderon, esercitava l’amministrazione dei
suoi beni, si interessava all’azienda tessile “Nicolas Gómez com­
parila” ed alla gestione della tenuta agricola fondata dal padre “Ca-
noas-Gómez” dove spesso trascorreva i fine settimana. Pressoché
quotidianamente faceva visita al Jockey Club, uno dei più esclusivi
di Bogotà, e specialmente la domenica sera, al ritorno a casa, rice­
veva gli amici più cari, tra i quali Alberto Lieras, Camargo Mario
Laserna, Alvaro Mutis, Alberto Zalamea, Francisco Pizano, Abe­
lardo Forerò Benavides, Hernando Tellez. Sorseggiando solita­

14
Prefazione

mente una tazza di caffè, abbondantemente preparato (era quasi


un rito) dalla moglie di don Colacho, la nutrita compagnia discu­
teva per ore di filosofia e di politica, intrecciando considerazioni
su Kant e Burckhardt con quelle sulle convulsioni sociali ibero-a-
mericane. Una vita intensa, dunque, segnata dallo studio, ma
tutt’altro che separata dal mondo quella di Gômez Dâvila.

La formazione benedettina e “scoperta” dell’amore

Il 18 maggio 1913 Rosa Dâvila Ordónez, sposata con Nicolâs


Gómez Saiz, dava alla luce a Bogotà, Nicolâs. Era il primo figlio
della coppia, ma il padre, che il 24 aprile 1904 aveva contratto un
nuovo matrimonio dopo la fine del primo, aveva altri due figli:
Hernando e Isabel Gómez Tanco. Al piccolo Nicolâs, nipote del
generale Juan Manuel Dâvila - tra l’altro fondatore della Banca
Ipotecaria della Colombia nel 1910 della quale lo scrittore (davve­
ro poliedrico si occuperà, smentendo palesemente il suo scarso
senso per gli affari) - in pochi anni, arrivarono a fargli compagnia
il fratello Ignacio che molto si sarebbe prodigato per vincere la
ritrosia del geniale primogenito a far conoscere la sua opera, e la
sorella Teresa.
Nel 1920, a sette anni, Nicolâs con la famiglia si trasferì a Pari­
gi dove fu allievo di una scuola benedettina nella quale non appre­
se soltanto il greco ed il latino, ma venne a contatto con una certa
idea della religione, intessuta di ascesi e misticismo, che lo avrebbe
segnato per tutta la vita e dalla quale non si sarebbe più discostato
come attestano le sue opere. La formazione benedettina, sottova­
luta da molti studiosi di Gómez Dâvila, influì anche sulla forma­
zione del carattere del giovane accentuandone l’inclinazione alla
meditazione e all’approfondimento delle ragioni dell’esistenza av­
viandosi sulla strada di un “monacheSimo laico” alla cui interio­
rizzazione non è stata di certo estranea la Regola di San Benedet-

15
Nicolas Gômez Dâvila

to che si apre con le parole: Ausculta fili praecepta magistri. Ed i


maestri di Gômez Dâvila, al di là di quelli più propriamente reli­
giosi, furono i filosofi classici che imparò a leggere, proprio dai
benedettini, nelle lingue originali.
Con il fratello Ignacio soggiornò anche in Gran Bretagna
dove imparò l’inglese e poi via via le altre lingue, dal francese
all’italiano, al tedesco. La sua permanenza in Europa fu funesta­
ta dalla polmonite che lo costrinse in casa per circa due anni. Nel
1936 fece ritorno a Bogotà e l’anno successivo sposò la bellissi­
ma Emilia Nieto Ramos, appartenente al suo stesso ambiente
alto borghese, di poco più grande di lui, con una esperienza ma­
trimoniale alle spalle, annullata canonicamente. Il giovane Ni­
colas, s’innamorò perdutamente di Emilia frequentando il circo­
lo Country Club dove, nel giro di poche settimane, venne dato
l’annuncio del matrimonio che galvanizzò l’interesse di tutta la
buona società bogotana tanto che il quotidiano “El Tiempo” de­
dicò all’evento un articolo assai enfatico soffermandosi sull’av­
venenza della giovane donna e sulla non comune cultura del suo
sposo «educato in rinomate università europee, la sua esistenza è
stata ed è tutta studi e meditazione. Poliglotta ed esperto cono­
scitore delle scienze, dell’arte, della letteratura... Nicolas Gómez
Dâvila è già uno dei pochi umanisti di cui riesce a vantarsi questa
Repubblica». Francamente eccessivo per un ragazzo di appena
ventiquattro anni...
Vero è che l’intellettuale e il giovane uomo si tengono quasi
per mano, l’uno non soffoca l’altro. Entrambi si perdono in un
universo che è di pura intelligenza dell’anima e della carne.
Gómez Dâvila s’immerge nell’esperienza della ricerca della bel­
lezza del pensiero e dell’erotismo. La fascinazione di Tucidide e
quella di Emilia. «Non avremo imparato a godere sensualmente
del mondo se non quando il gesto che palpa si prolunga in arabe­
sco dell’intelligenza», si legge nelle Notas, dove pure è sintetiz­
zata la sua attitudine a cogliere ed unificare nella pratica morale

16
Prefazione

e spirituale due elementi decisivi della propria umanità: «Il mio


essere si compie solo nell’erta vetta dell’idea o nella valle bassa e
soffocante dell’erotismo. La meditazione più astratta sullo spiri­
to, le sue norme, i suoi princìpi, o la tiepida selva dei gesti volut­
tuosi. Mi emoziona soltanto l’alba livida che mi sorprende dispe­
rato di fronte al problema insolubile o al corpo inviolabile che
nemmeno la sua complicità riesce a tradire». Commenta Volpi:
«La sessualità, forza irresistibile che esercita su tutti gli esseri
viventi un’attrazione fatale, diventa il pretesto per un’esaltazione
magica, un’occasione di trascendenza». E così che sulla morale
cristiana, appresa in famiglia e poi sublimata dai benedettini di
Parigi, si forma nel giovane Nicolas una sensibilità pagana che
nell’esaltazione della bellezza e nella carnalità come viatico ver­
so la conoscenza trova una strada che percorrerà i sentieri tor­
tuosi della sua anima fino a divenire nietzscheanamente ciò che
è: un uomo al di là del bene e del male, al punto di scrivere, non
certo pensando al suo riuscitissimo matrimonio che sarebbe du­
rato sessant’anni: «Si è fondato il matrimonio perché l’uomo e la
donna possano essere complici illesi e soddisfatti di tutte le me­
schinità, ingiustizie e viltà, perché siano senza timore avidi, ipo­
criti ed egoisti». È forse una estrema risorsa della carnalità mani­
festarsi con tanto vigore poi mitigato da una vita irreprensibile
nella quale il posto della bellezza anche coniugale sarebbe stato
centrale perfino nella sua monumentale biblioteca, scrigno di un
corpo e di una mente mai esauste di conoscenza.
Quella conoscenza che gli studi regolari non avrebbero con­
sentito a Gômez Dâvila. Infatti non li concluse mai, non si lau­
reò, ebbe dei precettori privati soprattutto durante la malattia, si
confrontò con i grandi del passato collezionando volumi in lin­
gua originale senza tregua, foderando letteralmente la sua casa
di libri che sua figlia Rosa Emilia Gómez Nieto, nata il 12 otto­
bre 1938 (poi sarebbero arrivati Nicolas e Juan Ignacio), avrebbe
custodito religiosamente.

17
Nicolas Gômez Dâvila

Negli anni Quaranta una caduta da cavallo lo tiene immobiliz­


zato per un certo tempo e ne pregiudica i movimenti. La disgrazia
non gli impedisce comunque di ritornare nel 1949 in Europa: sarà
l’ultimo suo viaggio non soltanto fuori dalla Colombia, ma lonta­
no dalla sua casa-biblioteca e dall’hacienda di famiglia dalle quali
non si sarebbe più distaccato, vivendo tuttavia non come un “re­
cluso”. L’Europa che attraversa non è quella che aveva conosciuto
da ragazzo. Le rovine lasciate dalla guerra lo intristiscono. Gli
suggeriscono pensieri che si tradurranno nel suo esilio progressi­
vo, in un mondo sempre più intessuto di memorie e di parole dal
quale trarre linfa per una reazione allo scandalo della modernità e
seminare lo scandalo del rifiuto, come un Anarca, per dirla con
Ernst Jünger, aprendo varchi agli iconoclasti volenterosi arruolati
nella file della reazione che sarebbero venuti dopo di lui. «Stabili-
tas loci, come la regola benedettina ordina. L’errante sbaglia»,
avrebbe annotato negli Escolios. E cos’altro avrebbe potuto fare
dopo aver visto gli avanzi dell’Europa nella quale era nato il pen­
siero più luminoso della storia dell’umanità? «Viaggiare in Europa
è visitare una casa perché la servitù ci faccia vedere i saloni vuoti
dove prima c’erano feste meravigliose».
Dopo la decisione di non viaggiare più, disgustato dal mondo
che aveva conosciuto e amato, complice la zoppia che la caduta da
cavallo gli aveva procurato (secondo la testimonianza della figlia
fu causata da una distrazione mentre si copriva, stando a cavallo,
con il poncio in una giornata di vento nel tentativo di accendersi
un sigaro), don Colacho si rifugia nella sua biblioteca, centro di
una casa imponente «ubicata in un’affollata via di Bogotà, in mez­
zo al traffico e al rumore della strada, come un monumento prei­
storico che la routine sembra condannare alla dimenticanza nono­
stante la sua isolata bellezza», secondo la descrizione di Oscar
Torres Duque, uno degli studiosi più attenti di Gômez Dâvila.

18
Prefazione

La biblioteca come “rifugio”

«Il tratto fondamentale della vita di Gómez Davila - scrive Ser­


rano Ruiz-Calderon nell’opera citata — è la dedizione alla lettura...
La sua attività si concentrava nella lettura con annotazioni, unica
forma che lui aveva per fare suo quello che aveva letto... La nota a
margine, che sarebbe l’origine degli scoli che pubblicava, la com­
poneva in fogli separati dai libri che erano immacolati. Queste
note poi le faceva dattiloscrivere in forme molto elaborate... In un
certo senso la biblioteca è finita per essere la sua vita e mondò la
sua casa in stile Tudor». Sua figlia Rosa, in un’intervista rilasciata
a “El Tiempo” nel 2006 ha ricordato: «Le pareti (della loro grande
abitazione, ndr) erano coperte di libri: e quando si sono riempiti
gli scaffali con due o tre file di libri sovrapposti, mio papà invase
altri spazi della casa: prima una stanza, dopo la mansarda. La bi­
blioteca era il suo mondo. Lì viveva, leggeva, scriveva, si riuniva
con gli amici. Quando si è ammalato abbiamo messo il suo letto
nella biblioteca. È morto tra i suoi libri».
Una biblioteca ricchissima. Dall’inventario realizzato dai suoi
figli due anni dopo la morte del padre, emergono 143 volumi
dell’opera di Goethe, 28 testi di Rousseau in prima edizione, e poi
tutte le opere di Aristotele, Platone, Talete, Anassagora, Seneca,
San Tommaso d’Aquino, Spinoza, Kant, Schopenhauer, Nietz­
sche, Kierkegaard (che cominciò a studiare in danese negli ultimi
anni della sua vita), Hegel, Engels, Marx e tanti altri, tra i quali i
classici russi dell’Ottocento, da Dostoevskij a Tolstoj a Gogol, ma
anche Bernanos, Maurras e i classici del pensiero reazionario e
controrivoluzionario da De Maistre a Bonald, a Donoso Cortés, a
Chateubriand. Halim Badui-Quesada, nel suo Apuntes para una
biblioteca immaginaria, tra le molte sorprendenti notizie circa la
collezione di Gómez Dâvila - le preziose e rare edizioni delle ope­
re di Machiavelli, introvabili pubblicazioni rinascimentali - ce ne
sono alcune che ci lasciano ammirati non soltanto per la sconfina-

19
Nicolas Gômez Dâvila

ta cultura dell’appassionato collezionista, ma anche per la sua ca­


pacità di mettere insieme dalla remota Bogota, in anni di diffìcile
reperimento sul mercato, volumi talmente rari da essere ritenuti di
valore incalcolabile oggi, come vari incunaboli italiani, spagnoli e
fiamminghi, una Bibbia in latino del 1551, un’edizione delle opere
di Petrarca del 1532.
Tuttavia, nonostante l’attività intellettuale lo assorbisse quasi
totalmente, Gômez Dâvila trovò sempre il modo di interessarsi
della vita sociale e politica. Ma respinse sistematicamente le conti­
nue e prestigiose offerte di importanti incarichi pubblici autoriz­
zate dalla sua notorietà, soprattutto nei circoli conservatori di
Bogotà. Tra i molti, nel 1943 rinunciò ad assumere la carica di
membro della Commissione di Difesa economica nazionale. Nel
1958 il presidente della Repubblica Alberto Lieras Camargo, che
appoggiò contro la dittatura di Rojas Pinilla, gli propose il posto
di primo consigliere, una posizione che lo avrebbe proiettato nelle
alte sfere della politica colombiana attraversata da tensioni e da
golpe militari che ne avrebbero minato la stabilità. Nel 1974 ri­
nunciò alla nomina ad ambasciatore a Londra e non volle neppure
collaborare ai giornali che avrebbero voluto spalancare le porte
alla sua collaborazione, prima tra tutti “El Tiempo” appartenente
alla famiglia Santos che ha dato di recente alla Colombia un vice
presidente e l’attuale presidente della Repubblica. Qualcuno ha
parlato anche - ma non fornendo prove - che negli anni Settanta
gli sarebbe stata offerta dai conservatori una candidatura alla pre­
sidenza colombiana. Qualche incarico politico, marginale comun­
que, lo accettò più per onorare l’amicizia di chi glielo offriva che
per convinzione. «Alla politica militante - si legge nelle Notas -,
come alla polemica estetica, non riusciamo a scappare se non
quando abbiamo compreso che nessun ideale dura nel tempo, e
che non vale la pena, dopo, lottare per così vacillanti vittorie».
Insomma, «l’azione politica può giustificarsi quando la necessità
degli eventi sembra permettere uno Stato consono al nostro segre-

20
Prefazione

to desiderio; ma né la lotta contro l’inevitabile, né lo sforzo per


mantenere uno Stato indifferente a tutta la nobiltà, meritano di
distrarci dai nostri sicuri piaceri». E sappiamo quali erano: la let­
tura, la scrittura, la meditazione nel silenzio e nella solitudine.
Come definire le “piccole infedeltà” che fece al suo ideale di vita?
Con le sue stesse parole: «Vivere è trasgredire e trasgredire è svi­
lirsi».
Come accennato, Gômez Dâvila si occupò anche di finanza
curando gli interessi della Banca fondata dal nonno, nella quale
ebbe un ruolo primario, che si chiamò poi Banca delle Ande e si
fuse con la Banca di Bogotà della quale don Colacho fece parte del
Consiglio d’amministrazione pressoché fino agli ultimi anni della
sua vita, occupandosi nel contempo delle molte attività commer­
ciali ereditate dalla sua famiglia, a dimostrazione che si può essere
nel mondo senza farsi sopraffare dalla mondanità.
Nonostante la sua indiscussa notorietà Gômez Dâvila non si
fece distrarre dai molti omaggi accademici e culturali che gli ven­
nero attribuiti, smentendo così di essere un “isolato”. O meglio lo
era nella misura in cui l’isolamento lo cercava per meglio concen­
trarsi nel suo lavoro intellettuale, ma era relativo dal momento che
partecipava, da quel che se ne sa dagli anni Trenta alla metà degli
anni Settanta, insieme con la moglie, ammirata per la sua bellezza
e per la sua intelligenza, alla vita sociale della Bogotà che contava,
con i balli, le feste e i ricevimenti che si susseguivano.
E vero, leggeva poco o niente i giornali, non guardava la televi­
sione, ma non si faceva pregare quando l’invito gli era rivolto da
personalità della politica o della finanza che stimava.
Un particolare riguardo metteva nelle pratiche religiose, lui
cattolico critico, se non proprio sui generis. Andava a Messa tutte
le domeniche alla “Porziuncola” dei francescani, leggeva ogni
giorno i Vangeli in latino e la Imitazione di Cristo di Tomas de
Kempis. Insomma, una vita “normale” per come può esserlo quel­
la di un uomo che ha scelto di vivere sobriamente distaccandosi

21
Nicolas Gômez Dâvila

quanto meno possibile dalla elaborazione di un pensiero che gli


era cresciuto tra le mani a contatto con il passato racchiuso in
quell’immenso chiostro laico che era la sua biblioteca.
Gômez Dâvila, ha notato Serrano Ruiz-Calderon, «era un
membro importante dell’oligarchia bogotana e nonostante avesse
un tratto proprio, conosciuto chiaramente nell’ambiente che fre­
quentava. Questo tratto era composto dalla sua biblioteca, dalla
sua enorme cultura, dalla dedizione allo studio. Solo molto tardi
si è appreso che aveva prodotto un’opera senza paragoni nel pen­
siero del XX secolo in spagnolo».

La “fortuna” postuma

Difatti, come è stato detto tante volte, e noi l’abbiamo sottoli­


neato, Gômez Dâvila è autore di un solo libro, quel “testo implici­
to” mai apparso, ma preconizzato da scoli, glosse o aforismi ver­
gati con assiduità su blocchi di carta sui quali scorreva la sua pen­
na graffiarne. E se con la pubblicazione degli Escolios nel 1977 il
mondo ibericoamericano ha appreso della sua esistenza di pensa­
tore controcorrente ed estremamente originale, ricordiamo che le
Notas (primo ed unico volume) apparvero a Città del Messico, per
iniziativa del fratello, nel 1954, un’edizione esplicitamente dedica­
ta agli amici, autoprodotta e fuori commercio; Textos (sempre un
solo volume anche se lasciava presagire un secondo) nel 1959;
Nuevos Escolios a un texto implicito (2 volumi, come il primo) nel
1986; De iure nel 1988; Sucesivos escolios a un testo implicito nel
1992; El reaccionario autentico, postumo, nel 1995. Soltanto tra
2001 ed il 2005 l’opera completa è stata pubblicata a Bogotà da
Villegas Editores.
Fuori dalla Colombia e dall’area culturale ibericoamericana,
l’opera di Gômez Dâvila ha trovato estimatori innanzitutto in
Germania negli anni Ottanta del secolo scorso, grazie alla casa

22
Prefazione

editrice viennese Karolinger di orientamento conservatore, tro­


vando un estimatore in Ernst Jünger (che in una lettera, citata da
Volpi, definisce la sua opera «una miniera per amanti del conser­
vatorismo»).
Il primo europeo che si occupò di Gômez Dâvila fu Dietrich
von Hildebrand, filosofo e teologo cattolico tedesco, definito da
Pio XII «Il dottore della Chiesa del XX secolo», ammirato da
Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI che lo conobbe a Monaco
di Baviera quando era un giovane sacerdote. Hildebrand pubblicò
nel 1976 una breve nota su una rivista dalla quale prese l’avvio
l’interesse per l’opera e le idee del pensatore colombiano nell’area
austro-tedesca. Nel 1989 lo studioso conservatore Gera-Klaus
Kaltenbrunner, uno dei pensatori più influenti della seconda metà
del secolo scorso nel campo anti-progressista, pubblicò un libro
imponente, Vom geist Europas, nel quale ricostruiva la formazione
della cultura e dello spirito europei, da Esiodo a Gômez Dâvila
tutt’altro che arbitrariamente inserito tra i pensatori del Vecchio
Continente del quale, come è noto, sentiva di appartenere. Rife­
rendosi a lui diffusamente, Kaltenbrunner lo paragonava a Jorge
Luis Borges e a Ortega y Gasset, stabilendo delle interessanti con­
nessioni che meriterebbero di essere approfondite sulla crisi della
cultura.
Nel 2003 Till Kinzel, professore universitario a Berlino, scrisse
il primo libro organico sul pensiero di Gômez Dâvila. Tra gli altri
studiosi tedeschi, Erik von Kuehnelt-Leddihn e Robert Spaemann
restano i più notevoli.
In Italia, la fortuna di Gômez Dâvila si deve soprattutto ai citati
Giovanni Cantoni e Franco Volpi, ma anche a Marco Tangheroni
autore del pregevole saggio Della storia. In margine ad aforismi di
Gômez Dâvila; a Gabriele Zuppa che ha scritto, tra l’altro, la scintil­
lante Introduzione a questo primo volume degli Escolios; ad Anto­
nio Lombardi la cui Postfazione a questo volume ci offre un origina­
le rapporto tra il pensatore colombiano e la cultura italiana.

23
Nicolas Gômez Dâvila

In Francia dove le Editions Anatolia hanno pubblicato una sil­


loge degli scoli, con il titolo Les Horreurs de la démocratie, a cura
di Samuel Brussell che ha firmato anche la prefazione, e Le
Réactionaire autentique con un saggio di Martin Mosebach ed una
breve premessa di Alvaro Mutis, comincia appena ad uscire dalla
ristretta cerchia degli specialisti e si attendono saggi sul “maurras-
sismo” del colombiano e sulle coincidenze tra il suo pensiero e la
dottrina controrivoluzionaria.
Nicolas Gômez Dâvila si spense, tra i suoi libri, all’età di ottan­
tuno anni il 17 maggio 1994 nella casa dove aveva sempre vissuto,
eccezione fatta per la breve parentesi europea.
Si può dire, come certa critica anche di estimatori ha sostenuto,
che Gômez Dâvila sia stato un “isolato”? Se valgono i parametri
accademici e quelli del successo letterario, certamente sì, è stato ai
margini del gran mondo universitario ed editoriale. Se invece si
tiene conto dell’influenza esercitata, almeno tra l’intellettualità
ispano-americana meno conformista e più incline a confrontarsi
con realtà culturali emergenti e non ossequiose nei confronti del
“pensiero unico”, a far data dal 1977, si può dire che lo scrittore
colombiano - che nulla ha mai fatto per rendersi “gradevole” - ha
avuto un’importanza notevole. Gli stessi pensatori che abbiamo
citato, a lui interessati in maniera tutt’altro che superficiale, testi­
moniano una innegabile cittadinanza tra le mura della cultura oc­
cidentale che lui stesso ha tentato di ripulire dalle mitologie pro­
gressiste, come attesta tutta la sua opera, e in particolare un picco­
lo libro, El reaccionario autèntico, tratto dai Nuevos escolios, pub­
blicato per la prima volta nella “Revista de la Universidad de An-
tioquia”. È in questo testo che Gômez Dâvila, polemicamente, dà
il meglio di sé come “costruttore” di una indignazione collettiva
consapevole che «il vero reazionario di solito scandalizza il pro­
gressista». E lo fa con gusto provocatoriamente saccente e comun­
que sempre elegante perché nulla irrita di più il progressista se non
lo “stile” con cui lo si contraddice. La stessa forma letteraria - lo

24
Prefazione

scolio, la glossa, l’aforisma, il testo breve - è un insulto per chi


arma il pensiero con le teoretiche menzognere che hanno bisogno
di molte parole per essere apparentemente convincenti.
«Essere reazionario - sostiene - significa voler estirpare dall’a­
nima perfino le ramificazioni più remote della promessa del ser­
pente», oltre a che «a capire che l’uomo è un problema senza solu­
zione umana». Per cui il ristabilimento del diritto naturale passa
attraverso la consapevolezza “reazionaria” di agire per distruggere
quella teologia materialista che si è impossessata dell’anima del
mondo.
Gômez Dâvila ha inaugurato un modo di reagire alla moderni­
tà penetrando con la lama della sua intelligenza nel corpo flaccido,
gonfio di contraddizioni, di incongruenze, di fallimenti della so­
cietà degli uguali, la società che ha dichiarato la “morte di Dio”
dimenticando di constatarne il decesso. «Dio è l’ingombro
dell’uomo moderno», diceva don Colacho, per questo è comodo
immaginare che sia morto.

25
INTRODUZIONE | Retrospettiva futura
di Gabriele Zuppa
Nicolas Gômez Dâvila

Tutti i sentieri sono ormai intrapresi: non resta che andare fino
in fondo. Verso dove?
Se nella prima decade del XXI secolo Gômez Dâvila è stato
introdotto in Italia da Franco Volpi quasi come una curiosità e
άζ\Υ intellighenzia per lo più ignorato, relegato ad eccentrico feno­
meno letterario, nella seconda decade ci siamo prodigati affinché
si iniziasse a vedere nella sua opera la produzione originalissima di
uno tra i più grandi filosofi del Novecento, una pietra miliare della
storia della filosofia. Lo abbiamo spiegato e ribadito in vari saggi,
prefazioni e postfazioni dedicategli nelle traduzioni che sono fi­
nora comparse;1 cercherò nondimeno di mostrarlo mactu exercito
una volta di più qui, con questa edizione. Con essa possiamo dire
che tutti i sentieri siano stati intrapresi: nel 2016 è stato tradotto
il primo tentativo gomezdaviliano di esprimersi per aforismi, le
Notas, che anticipano V opus magnum degli Escolios·, nel 2013 era
uscita la traduzione di uno dei dieci Textos, che rappresentano in­
vece il tentativo di formulazione in prosa delle sue meditazioni
filosofiche. Tentativo che pure è stato in seguito da lui ripreso con
la stesura e la pubblicazione di altri due saggi brevi: El reaccio-
nario autèntico e il De iure. Mentre le traduzioni dei suoi saggi
continueranno, qui presentiamo invece la traduzione della prima
parte degli Escolios. Perché incominciare col proporre la tradu­
zione corrispondete all’unica parte finora tradotta, quella di Lu­
cio Sessa pubblicata da Adelphi a cura di Franco Volpi? Non solo
per completezza, per cominciare dall’inizio nel proporre in tre
tappe l’intera traduzione degli Escolios·, ma perché quella prima
traduzione, quella del 2001, ancorché ottima, è incompleta. Per

1/ Da ultimo si veda Antonio Lombardi, Gabriele Zuppa, Nicolas Gômez Dâvila


e la modernità, Limina Mentis, Villasanta (MB) 2015;G. Zuppa, Un fiore della ragione
nel deserto del nichilismo, in Nicolâs Gômez Dâvila, Notas, tr. it. di L. Pasinato,
Circolo Proudhon, Roma 2016, pp. 5-28; A. Lombardi, Conocimiento. Dios. Eros.
Fondamenti dell’ontologia e della metafisica gomezdaviliane nelle Notas, in A. Abad (a
cura di), Entrefragmentes. Interpretaciones gomezdavilianas, Casa de Asterión, Pereira
(Colombia) 2017, pp. 153-175.

28
Introduzione

ragioni ignote - probabilmente per la sperimentazione editoriale


nel pubblicare quella sconosciuta “curiosità” - molti escolios con­
tenuti nell’originale sono stati espunti: non doveva essere un’edi­
zione “scientifica” e quindi si è attinto dall’originale omettendone
alcuni parti.
La retrospettiva che il titolo di questo saggio annuncia non ri­
guarda però tanto lo stato dell’arte delle pubblicazioni gomez-
daviliane, quanto ciò che il pensiero del filosofo colombiano
consente di tracciare sul nostro recente passato. E necessaria una
reinterpretazione radicale del nostro passato, perché quella oggi
invalsa è falsa. Una nuova interpretazione, che non può che esse­
re futura·, sia perché ci vorranno anni affinché sia approntata una
bozza decente di quel che siamo stati finora, e che al momento
non riusciamo nemmeno a intravedere; sia perché solo un’adegua­
ta retrospettiva consentirà di far sì che il futuro non sia una mera
prosecuzione della passato, consentirà di sviluppare quelle cate­
gorie che, quando ci faranno vedere il passato, saranno con ciò le
categorie del futuro che agogniamo.
L’avvenire è l’avvenire che uscirà dalla crisi che oggi viviamo.
Da un po’ andiamo ormai sostenendo che per uscire da questa
endemica crisi dell’Occidente sia ineludibile una svolta radicale
dell’orizzonte culturale nel quale viviamo - quello postmoderno.
E che riflessioni decisive possano essere attinte da Gômez Dâvi­
la e dalla tradizione della filosofia italiana.2 Dovremmo - come
cercherò di abbozzare qui di seguito - cercare di capire prima e
di togliere quindi una contraddizione fondamentale, costituita
dalle due anime che albergano in ogni occidentale di questo XXI
secolo: lo sguardo soddisfatto del cantore della fine delle ideolo­
gie (ennesima versione della fine della filosofia, della tradizione,
della metafisica, ecc.) e lo sguardo, che oscilla tra la contrarietà e

2/ In particolare si veda Antonio Lombardi, Il volto epistemico della filosofia


italiana, AM edizioni, 2017.

29
Nicolas Gômez Dâvila

il disprezzo, del critico della società.3 Iniziamo la nostra esplora­


zione della contraddizione rammentando qualche dato con cui si
presenta la crisi.
Il Rapporto 2017* di Oxfam (la confederazione internazionale
di organizzazioni no profit impegnate nella riduzione della po­
vertà globale) titola in modo secco e perentorio: «Un’economia
per il 99 per cento». Questa è ormai l’economia mondiale: una
ricchezza accumulata da pochi. Quindi il sottotitolo del rapporto
assevera programmaticamente: «È giunto il momento di costruire
un’economia umana a vantaggio di tutti, non solo di pochi pri­
vilegiati». I dati ci dicono che la povertà si estende perché la ric­
chezza si concentra nelle mani di pochi, per i quali è quanto mai
opportuno reintrodurre la categoria di privilegio, non in un senso
metaforico e parziale, ma nel suo significato reale e brutale: non
l’iperbole per indicare la possibilità di beneficiare - più o meno
meritatamente - di alcuni beni, ma l’acquisizione di diritti a cui
non corrispondono doveri, che esautorano dal loro compimento.
Ecco qualche cifra incredibile offerta da Oxfam: «dal 2015
l’l% più ricco dell’umanità possiede più ricchezza netta del resto
del pianeta; oggi otto persone possiedono tanto quanto la metà
più povera dell’umanità; nei prossimi 20 anni 500 persone tra­
smetteranno ai propri eredi 2.100 miliardi di dollari: è una som­
ma superiore al Pii dell’India, Paese in cui vivono 1,3 miliardi di
persone; tra il 1988 e il 2011 i redditi del 10 per cento più povero
dell’umanità sono aumentati di meno di 3 dollari all’anno mentre
quelli dell’ 1 per cento più ricco sono aumentati 82 volte tanto; un
amministratore delegato di una delle 100 società dell’indice Fise

3/ La contraddizione può essere altrimenti formulata come l’affermazione della


storicità, della regionalità - insomma della relatività - di ogni valore, assieme
all’affermazione dell’esistenza di diritti universali.
4/ Disponibile all’indirizzo: https://www.oxfamitalia.org/wp-content/
uploads/2017/01/Rapporto-Uneconomia-per-il-99-percento_gennaio-2017.pdf
(ultimo accesso 14 agosto 2017).

30
Introduzione

guadagna in un anno tanto quanto 10.000 lavoratori delle fabbri­


che di abbigliamento in Bangladesh; negli Stati Uniti, secondo le
nuove ricerche condotte dall’economista Thomas Piketty, negli
ultimi 30 anni i redditi del 50 per cento più povero sono cresciuti
dello 0 per cento, mentre quelli dell’l per cento più ricco sono
aumentati del 300 per cento; in Vietnam la persona più ricca del
Paese guadagna in un solo giorno più di quanto la persona più
povera guadagna in 10 anni».
Se tutto questo sembra ingiusto ed è percepito come un pro­
blema, e se nessuno auspica che si continui in siffatta maniera -
come mai continua proprio ad essere questa la tendenza invalsa
degli ultimi due secoli (con qualche accidentale e congiunturale
variazione)? Lo si può capire solo prendendo in considerazione le
categorie filosofiche fondamentali che hanno dato forma alla so­
cietà occidentale: ci si accorgerebbe del perché i concetti di «uma­
no» e di «vantaggio di tutti», invocati da Oxfam, siano divenuti
involucri vuoti privi di capacità effettuale di trasformazione. Il
modo più semplice per adombrare la plausibilità di questo giudi­
zio è proprio il fatto che, benché da decenni si muovano critiche
alla società capitalistica così come essa si sviluppava e continua
a svilupparsi, e in nome di «un’economia umana a vantaggio di
tutti», il corso del mondo sia lo stesso da due secoli e i risultati
che produce sempre più evidenti. Il nodo cruciale sta nella logica
filosofica alla base del capitalismo, che è la logica che, assieme al
capitalismo, va diffondendosi su scala planetaria; essa ha preso il
nome tecnico di nichilismo, si è chiamata col nome più comune di
relativismo e si è definitivamente, finalmente compiaciuta, battez­
zata Postmoderno. È questa logica filosofica, assunta inconsape­
volmente, a dettare il destino del mondo. Pochi sono i pensatori
la cui disamina è stata in grado di coglierla nella sua complessità e
nella profondità nella quale si radica. Pensatori che, per l’appunto,
sono scarsamente considerati e studiati, perché incompresi. Come
dicevamo, i nomi sono quello di Gômez Dâvila e quelli della gran-

31
Nicolas Gômez Dâvila

de tradizione filosofica italiana. Un abbozzo notevole della que­


stione lo troviamo per esempio nelle parole di Ugo Spirito in La
vita come arte·.

Una volta rigettata ogni istanza metafisica e gnoseologica, la


vita non può concepirsi che sul piano dell’immediatezza, ossia dei
giudizi di valore non giustificabili in funzione di un criterio si­
stematico. E allora è chiaro che assumere come valore il bello vai
quanto assumere l’utile o il buono, e non v’è anzi possibilità alcuna
di dare ai concetti di bello, di utile, di buono un fondamento che
vada al di là del gusto. La vita è bellezza dirà l’uno, e l’altro rispon­
derà che invece è sacrificio, ma la sua risposta è dogmatica quanto
la prima e non ha argomenti di sorta per combatterla e sostituirla.
[...] Perché l’altruismo possa dirsi veramente moralità, e distin­
guersi dall’edonismo e dall’estetismo, occorre non porre arbitra­
riamente l’altro come oggetto del proprio gusto, ma riconoscerlo
come valore assoluto, in virtù di una metafisica che consenta di
concepirne l’effettiva alterità. Fino a quando questa fondazione
metafisica dell’altro e propriamente del significato dell’essere non
è compiuta, parlare di moralità è soltanto una ipocrisia da retore.5

Questa la situazione nella quale ci troviamo, questa la logica in­


conscia che ci guida. Certamente lamentiamo le condizioni nel­
le quali ci troviamo, ma non per la loro ingiustizia: lamentiamo
l’ingiustizia nella misura in cui non ci consente di partecipare al
bottino. Qualora vi riuscissimo continueremmo quella tendenza
che prima ci aveva reso vittime e poi ci incorona carnefici. Così
come finora è avvenuto. O iniziamo a meditare seriamente questa
contraddizione o continueremo a viverla ed alimentarla. La realtà
che il capitalismo manifesta con sempre più chiarezza non è il pro­
dotto di un certo tipo di capitalismo, né di scellerate politiche o di

5/ Ugo Spirito, La vita come arte, Sansoni, Firenze 1941, pp. 282-283.

32
Introduzione

congiunture impreviste: è la logica stessa del capitalismo che lo fa


da sempre essere ciò che oggi si fa più visibile. Contributi di auto­
revoli economisti sono recentemente stati raccolti per ripensare il
capitalismo,b perché - si afferma - una svolta è necessaria. Ma ciò
che oggi non è in luce è che una svolta all’interno del capitalismo è
impossibile. Ripensarlo significa quindi comprendere diversamen­
te quel che siamo diventati e come lo siamo diventati, proponendo
una visione complessiva che inglobi l’orizzonte filosofico che ha
dettato l’inferno della prima metà Novecento e la catastrofe del­
la sua seconda metà. L’analisi economica, benché insufficiente, è
però imprescindibile. Vediamo a grandi linee cosa è successo dal
secondo Novecento ad oggi.
Come sottolineato a più riprese in Ripensare il capitalismo,
benché una crescita debole e instabile sia costitutiva del capita­
lismo occidentale degli ultimi decenni, anche quando la cresci­
ta vi è stata, la popolazione non ne ha beneficiato: l’incremento
del proprio redditto non ha seguito l’incremento della ricchezza
complessiva.7
Nel 2014 il reddito familiare mediano reale negli Stati Uniti era
di circa 53mila dollari: pressoché invariato rispetto ai circa 52mila
dollari di un quarto di secolo prima, nel 1990; ma in questo perio­
do il Pii era cresciuto del 78 per centro.
Se negli anni ’70, come indicato nei Global Wage Reports dell’Ilo
(l’Organizzazione internazionale del lavoro), le retribuzioni era­
no tendenzialmente proporzionali alla produttività, dagli anni ‘80
all’aumento del circa 1’85 per centro della produttività del lavoro
è seguita una retribuzione solo del 35 per cento circa.

6/ Mariana Mazzucato, Michael Jacobs (a cura di), Ripensare il capitalismo,


Laterza, Roma-Bari 2017.
7/ I dati che seguono si trovano raccolti nella collettanea di Mazzucato e Jacobs
appena menzionata, in particolare nei saggi di M. Mazzucato, Ripensare il capitalismo:
un’introduzione, pp. 3-45, e di J.E. Stiglitz, Disuguaglianza e crescita economica, pp.
216-248.

33
Nicolas Gômez Dâvila

Un dato ancor più sorprendente è costituito dalla ripresa nei tre


anni successivi al crac del 2007-2008: il 91 per cento dei guadagni
di reddito è andato all’ 1 per cento più ricco della popolazione. Ma
la tendenza risale a ben prima della crisi: l’Ocse indica che negli
ultimi vent’anni i guadagni dell’ 1 per cento più ricco della popola­
zione sono quintuplicati.
Per entrare più nel dettaglio, prendendo come esempio gli Stati
Uniti dell’analisi fornita da Piketty e Saez in Income inequality in
the United States, tra il 1980 e il 2014, il reddito medio dell’ 1 per
cento più ricco della popolazione è cresciuto del 169 per cento;
dello 0,1 per cento dei più ricchi è cresciuto perfino di più: del 281
per cento. Le cose sono andate diversamente in questi 34 anni per
il reddito familiare mediano: è aumentato dell’ll per cento; ed è
aumentato sempre meno: dal 1989 al 2014 è cresciuto solo dello
0,7 per cento.
Il confronto degli ultimi 40 anni (1973-2014) con i 25 (1948-
1973) successivi al secondo conflitto mondiale - all’incirca quelli
del boom economico - mostra una tendenza ribaltata: in quel pri­
mo periodo del dopoguerra i salari erano cresciuti allo stesso ritmo
della produttività ed erano quasi raddoppiati; nel secondo periodo,
mentre la produttività è aumentata di oltre il 70 per cento, la retri­
buzione è aumentata del 9 per cento soltanto. Quei vent’anni non
sono la regola del capitalismo, ma un’eccezione nei suoi 200 anni.
La comprensione del capitalismo passa necessariamente da qui.
Per ora accontentiamoci di scendere uno scalino in più nel
particolare, ma per un “dettaglio” non da poco. Di recente, nel
luglio scorso, ha creato scandalo l’ennesima buonuscita per un
amministratore delegato, questa volta toccata a Flavio Cattaneo
da parte del Consiglio di amministrazione di Tim, corrispondente
a 25 milioni di euro. L’ennesima, appunto: l’Afl-Cio (l’American
federation of labor and congress of industrial organizations, che è
la più grande centrale sindacale degli Stati Uniti, formata da oltre
50 sindacati nazionali ed internazionali, che rappresentano oltre 12

34
Introduzione

milioni di lavoratori) ha rilevato come il rapporto fra il salario di


un amministratore delegato e quello del lavoratore medio sia salito
da circa 20 a 1 a 354 a 1 nel 2012. Nel 2016, i 500 amministratori
delegati più pagati hanno guadagnato mediamente 13 milioni di
dollari, mentre il guadagno medio di un lavoratore è stato di 37
mila dollari. Ciò significa che un amministratore delegato guada­
gna in media 351 volte quel che guadagna un comune lavoratore.
Realtà che il presidente dell’Afl-Cio ha commentato senza mezzi
termini: «L’ineguaglianza delle entrate che esiste nel nostro Paese
è una disgrazia. Dobbiamo fermare gli amministratori delegati di
Wall Street dal trarre profitto sulle spalle dei lavoratori».8
Ma chi potrà mai fermare gli amministratori delegati di Wall
Street se il sogno più o meno recondito di ogni occidentale post­
moderno è quello di fare la propria scalata in questa società e, ma­
gari, con successo sostituirvisi?
Le critiche alla società capitalistica uniformante e totalizzante
sono destinate a rimanere inefficaci, così come si sviluppano negli
anni del secondo dopoguerra, nel breve e nel lungo periodo; poi­
ché non sanno indicare le ragioni di un’alternativa. La direzione
totalizzante è piuttosto destinata, allora come oggi, ad essere con­
cepita come una progressiva conquista liberatrice dalle concezioni
tradizionali, che già da decenni venivano bollate come metafisiche
e sarebbero state di lì a poco archiviate come moderne - in con­
trapposizione al nuovo corso del mondo, che a partire da Lyotard
si definisce postmoderno. Lo spaesamento, l’angoscia prodotti da
questo passaggio è stato chiamato nichilismo; l’accettazione, la
conseguente acquiescenza conseguita è il Postmoderno. In quanto
tutta la storia sarebbe una storia di miti e metafisiche - cioè di il­
lusioni - la storia di quelle illusioni si esaurirebbe con l’affermarsi
di quella mentalità nichilistico-postmoderna, ovvero con il venire

8/ https://www.theguardian.com/us-news/2016/may/17/ceo-pay-ratio-average-
worker-afl-cio (ultimo accesso 14 agosto 2017).

35
Nicolas Gômez Dâvila

meno di qualsiasi altra concezione che le si opponga; si è perfi­


no giunti ad asserire, come è noto, che la storia finirebbe con la
caduta del comuniSmo (Urss).9 Il comuniSmo, ultima ideologia a
determinare una conformazione statale, cade, lasciando posto al
capitalismo o, pur mantenendo il nome, si tramuta esso stesso in
capitalismo (Cina) - travolto o conformatosi al globale disincanto
del mondo.10
Proprio il materialismo storico, ossia il fondamento teorico
dell’ideologia comunista e delle sue forme attenuate di socialismo
condivide nell’essenziale le basi del nichilismo e del postmoderno.
E poiché il nichilismo e il postmoderno, assieme a quell’altra loro
potente complementare espressione che è il darwinismo, costitui­
scono la base su cui si dispiega il capitalismo, allora il comuniSmo,
contro le sue più nobili aspirazioni, non può che risultare in ultima
analisi un’apologià del capitalismo.11
Il materialismo storico assevera che saranno le condizioni mate­
riali che andavano sviluppandosi nell’Ottocento a ribaltare il siste­
ma di produzione capitalistico, ovvero la presa di consapevolezza
delle classi sfruttate della loro forza - data dal loro numero - che,
se differentemente organizzata, consentirebbe il ribaltamento del
sistema capitalistico. Il volere di pochi che istituiscono e governa­
no lo Stato capitalistico borghese sottomette e incatena la quasi
totalità della popolazione, il proletariato, con un sistema di diritto
prodotto da una retorica che maschera il più brutale sfruttamento.

9/ L’espressione fine della storia, divenuta celebre, è di Francis Fukuyama,


trivializzata dalla vulgata, ma problematizzata e argomentata con ampiezza di
riferimenti - in seguito al primo articolo The End of History apparso in «The National
Interest», 16 (Summer 1989), pp. 3-18-nel saggio The End ofHistory and the Last Man
del 1992, tr. it. La fine della storia e l’ultimo uomo, Rizzoli, Milano 2009.
10/ Per una disamina accurata della parabola del comuniSmo si veda Domenico
Losurdo, Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere,
Laterza, Roma-Bari 2017.
11/ Per un’analisi di questi aspetti rimando al mio Gli strani casi del Dr. Darwin e
di Mr. Marx, Circolo Proudhon, Roma 2015.

36
Introduzione

La retorica dice merito, onore, democrazia; i fatti mostrano il con­


trario. Così Labriola nello spiegare le «tre solenni bugie»:

La prima è: che padroni tutti di concorrere, il vincere la gara è


merito. L’altra è: che l’onor militare sia la misura della virtù delle
nazioni. La terza è: nell’elettorato consistere la salvezza dei popoli
e il progresso degli Stati. La prima serve a mascherare il capita­
le spadroneggiante; giova la seconda a mantenere il predominio
della forza bruta sul lavoro pacifico; la terza spinge nelle prime
linee della vita pubblica i professionisti, gl’intriganti, gl’intrapren-
ditori di popolarità, lusingatori delle masse nei comizii, schiavi
poi del capitale e magnificatori del militarismo quando entrino nei
parlamenti.12

Ma non sarà e non potrà esser un ideale a guidare il sovverti­


mento del capitalismo - rimprovera Marx a coloro che apostrofa
come socialisti utopisti e agli idealisti di altro genere, come Feu­
erbach -, né una qualsivoglia verità: il sistema capitalista non è più
o meno vero dell’opposto che vuole realizzare, quello comunista.
Il materialismo storico di Marx già condivide l’assunto fondamen­
tale delle filosofìe successive: non v’è nulla che trascenda la storia;
nulla di più vero o di legittimo di quanto si realizzi. Ciò che esiste
si legittima per il solo fatto di esistere.
Negli anni ’60 del Novecento è ancora più chiaro - benché non
10 si veda - che le condizioni propizie alla rivoluzione proletaria
sono dileguate e che l’annuncio scientifico della rivoluzione lascia
11 posto a utopie velleitarie.
La “scientificità” del marxismo deve far retrocedere le previ­
sioni sul futuro a mere preferenze vagheggiate. Il testo che più di
ogni altro è manifesto di quegli anni, Iduomo a una dimensione di

12/ Arturo Labriola, Del socialismo (1889), in Tutti gli scritti filosofici, Bompiani,
Milano 2014, p. 1100.

37
Nicolas Gômez Dâvila

Marcuse, ha il tono della critica, ma restituisce l’immagine di ciò


che più o meno consapevolmente viene desiderato, di ciò che è
e sarà inevitabilmente desiderato da una società fiera di sé, di lì a
poco definitamente postmoderna. Così sinteticamente ed efficace­
mente rammenta il relativismo nichilistico che è ancora l’anima del
Postmoderno.

Se il Buono e il Bello, la Pace e la Giustizia non possono esse­


re derivati né da condizioni ontologiche né da condizioni scien-
tifico-razionali, essi non possono logicamente pretendere ad una
validità universale, né ad essere realizzati su scala universale. In
termini di ragione scientifica, essi rimangono una questione di
preferenza, e nessuna risurrezione di qualche sorta di filosofia ari­
stotelica o tomistica può salvare la situazione, poiché simile filoso­
fia è confutata a priori dalla ragione scientifica. Il carattere ascien­
tifico di tali idee indebolisce fatalmente l’opposizione alla realtà
stabilita; le idee diventano puri ideali, ed il loto contenuto concre­
to e critico svanisce nell’atmosfera etica o metafisica.13

Il proletario, o comunque chiunque sia sfruttato o viva nell’in­


digenza o goda limitatamente del benessere della società capitali­
stica, non è colui che sia portatore di diversi ideali, ma colui che
(ancora) non ce l’ha fatta. Il proletario aspira ad essere capitalista.
Questo è più vero negli anni Sessanta del Novecento che un un
secolo prima, perché la sostanza del marxismo, la sostanza del ma­
terialismo storico, non era ancora divenuta lo spirito del tempo. La
tradizione - nelle sue varie declinazioni: platoniche, kantiane, cri­
stiane, ecc. - esercitava ancora la sua influenza, destinata però nel
tempo a dileguare. Così, se allora si poteva ritenere di desiderare
un altro tipo di società, portatrice di altri ideali - più veri, buoni,

13/ Herbert. Marcuse, L’uomo a una dimensione (1964), tr. it. Einaudi, Torino 1999,
p. 156.

38
Introduzione

giusti, ecc. -, ora si reclama soltanto una maggior partecipazione


a quegli ideali - profitto, edonismo, libertarismo, ecc. - dai quali
si è esclusi.
Ma al capitalismo non appartiene come ideale la diffusione della
partecipazione, se non come “tornaconto personale”; così che, chi
faccia passi in avanti nella scala capitalistica del successo, si disin­
teresserà di coloro che stanno sotto, del fatto che stiano sotto. La
critica al capitalismo è contraddittoria e quindi inefficace, perché
lamenta di non raggiungere quella condizione che annulla la logica
del lamento.
Marcuse esplicita così che l’antagonismo tra capitalismo e pro­
letariato è in realtà svanito.

[Sono] le due grandi classi che si fronteggiavano nella società:


la borghesia e il proletariato. Nel mondo capitalista esse sono an­
cora le classi fondamentali; tuttavia lo sviluppo capitalista ha alte­
rato la struttura e la funzione di queste due classi in modo tale che
esse non appaiono più essere agenti di trasformazione storica. Un
interesse prepotente per la conservazione ed il miglioramento del­
lo status quo istituzionale unisce gli antagonisti d’un tempo nelle
aree più avanzate della società contemporanea.14

Se dopo la «morte di Dio» tutto è permesso, rimane cionono­


stante la possibilità di valutare il percorso che l’incipiente prima e
lo sviluppato postmoderno poi hanno imboccato? Secondo la cri­
tica degli anni ’60, che «è costretta ad arretrare verso un alto livello
di astrazione»,15 o secondo il «pensiero debole»16 degli anni ’80 sì,
la valutazione è certamente avanzata, ma è destinata a rimanere
inascoltata o ad agire con la forza evocativa di un anacronismo.

14/ Ivi, p. 7.
15/ Ibidem.
16/ Pier Aldo Rovatti, Gianni Vattimo, Il pensiero debole (1983), Feltrinelli,
Milano 2010.

39
Nicolas Gômez Dâvila

Le ragioni della critica al capitalismo postmoderno negli anni


della Guerra fredda calzano anche per il capitalismo negli anni del
Terrorismo del primo ventennio del XXI secolo:

L’unione di una produttività crescente e di una crescente capacità


di distruzione; la politica condotta sull’orlo dell’annientamento; la
resa del pensiero, della speranza, della paura alle decisioni delle po­
tenze in atto; il perdurare della povertà in presenza di una ricchezza
senza precedenti.17

Tutto ciò sarebbe, secondo Marcuse, «irrazionale». Ma la mi­


naccia, che la così descritta intrapresa capitalistica comporta, non
è altro dal rischio d’impresa su scala planetaria. Che deve essere
rettamente inteso: il rischio d’impresa non è semplicemente il
mettere a rischio il proprio capitale per l’aumento dello stesso,
bensì il sacrificio di qualsivoglia valore in vista del capitale. Il
capitalismo è il mettere a rischio qualsiasi valore perché niente
vale come il capitale. Nella logica del capitalismo non è perciò
irrazionale la riduzione a povertà del genere umano, se consen­
te l’aumento del proprio capitale; la «resa del pensiero» è la vit­
toria dell’unica logica invalsa del capitalismo; il rischio politico
sul baratro dell’annientamento è il capitalismo che celebra i suoi
trionfi.
L’individuo che ha dismesso i panni del proletario, che possie­
de più che la sua prole, non pare nemmeno più alienato: senz’al­
tro non si riconosce come tale.

Le persone si riconoscono nelle merci; trovano la loro anima


nella loro automobile, nel giradischi ad alta fedeltà, nella casa a
due livelli, nell’attrezzatura della cucina.18

17/ Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione, cit., p. 7.


18/ Ivi, p. 23.

40
Introduzione

Probabilmente non si riconoscono nel lavoro che svolgono, se


non in quanto consente loro uno stipendio, un profitto, l’incre­
mento del capitale. Nel proprio lavoro non si riconosce il valore
che esso ha se non perché esso genera il proprio capitale. La logica
che guida la scelta del lavoro non è il suo valore, ma il capitale che
consente di racimolare. Quindi non è il proletario ad essere aliena­
to: o lo sono tutti o non lo è nessuno. Lo sarebbe chi si alienasse i
valori diversi dal capitale per il capitale stesso; ma, appunto, il ca­
pitalismo non ne riconosce e, quindi, all’interno della logica capi­
talista non c’è spazio per concepire l’alienazione. Quella analizzata
da Marx si è dissolta nello sviluppo del capitalismo. Di nuovo, si
vorrà obiettare: non tutti partecipano del benessere capitalistico.
Ma la povertà non è un’obiezione al capitalismo poiché, all’interno
della sua logica, essa è tutt’al più un segno di incapacità, il fallimen­
to di alcuni individui o di un popolo; non certo il fallimento del
capitalismo.
Al disgusto pasoliniano per il profilo della società che anda­
va delineandosi, tuona inesorabile la domanda alla quale lo stesso
Marcuse non sa rispondere:

Se gli individui sono soddisfatti, al punto d’esser felici, dei beni


e dei servizi loro offerti dall’amministrazione, perché mai dovreb­
bero insistere per avere istituzioni differenti capaci di produrre in
modo differente beni e servizi differenti?19

Sono soddisfatti, prova ancora a obiettare Marcuse, poiché sono


poco consapevoli di ciò che il loro mondo dei balocchi comporta.

Questo maggior contesto di esperienza, questo reale mondo


empirico, è ancora oggi quello delle camere a gas e dei campi di

19/ Ivi, p. 63.

41
Nicolas Gômez Dâvila

concentramento, di Hiroshima e Nagasaki, delle Cadillac ameri­


cane e delle Mercedes tedesche, del Pentagono e del Cremlino,
delle città nucleari e delle comuni cinesi, di Cuba, del lavaggio dei
cervelli e dei massacri. Ma il reale mondo empirico è anche quel­
lo in cui tutte queste cose sono ritenute ovvie, o dimenticate, o
represse, o sconosciute, e quello in cui le persone sono libere. E
un mondo in cui la scopa all’angolo o il sapore di qualcosa come
l’ananas sono cose molto importanti, e in cui il lavoro quotidiano
e le comodità quotidiane sono forse gli unici elementi che entrano
in ogni esperienza. E questo secondo, limitato universo empirico
fa parte del primo; le potenze che governano il primo plasmano
anche l’esperienza limitata.20

Dalla seconda metà del XX secolo vi è una voce sopraffina


- tutt’ora inascoltata - che lancia i suoi strali sulla modernità
avanzando un’analisi tanto lucida quanto è radicale la critica che
l’accompagna. I suoi dardi filosofici prendono forma definitiva
negli escolios, che inizierà a pubblicare a partire dal ’77, ma sono
preceduti di vent’anni dalle notas e dai textos che già contengo­
no in modo ampio e articolato la sua prospettiva filosofica nella
quale si dipana la fenomenologia e la disamina che offre del suo,
del nostro tempo. Criticare il nostro tempo significa, anche per
Gômez Dâvila, criticare la sua sostanza, la sua cifra peculiare: il
capitalismo; nonché ciò che lo alimenta: l’industrializzazione che
si fa tecnica, la mercificazione e la commercializzazione dell’esi­
stente che si fa globale. Così, se la sinistra è quella forza che si
oppone al capitalismo, che vi riconosce un problema - il pro­
blema fondamentale del nostro tempo -, allora in ciò la sinistra
non sbaglia; ma la sua analisi è talmente parziale che finisce per
alimentare il capitalismo.

20/ Ivi, p. 187. Ma la veridicità di quest’analisi si basa su un errore millenario: il


ritenere che si possa vedere che cosa è bene e ciononostante perseguire il male. Dunque
la stessa analisi è un enorme errore.

42
Introduzione

La tragedia della sinistra è quella di diagnosticare correttamente


una malattia, ma di aggravarla con la sua cura.21

La reazione di cui Gômez Dâvila si fa portavoce in quanto


critica del capitalismo è certamente condivisa con il pensiero di
sinistra, ma non può coincidere con esso.

Il reazionario è il fomentatore di quella radicale insurrezione


contro la società moderna che la sinistra predica ma che metico­
losamente elude nelle sue farse rivoluzionarie.22

Le rivoluzioni che la sinistra vagheggia o riesce a compiere


sono farse perché gli obiettivi a cui aspira sono gli stessi del ca­
pitalismo. La sinistra predica una riforma o una rivoluzione della
società che consenta un’estensione della partecipazione alla ric­
chezza. Ma proprio in questo rivela di essere mossa dalla stessa
logica del capitalismo. La distribuzione della ricchezza può es­
sere solo illusoriamente un obiettivo ultimo, l’obiettivo che la
sinistra persegue: per poterlo essere realmente, la distribuzione
della ricchezza dovrebbe infatti indicare qualcosa d’altro rispet­
to alla ricchezza, che le sia preferibile. In tal modo la ricchezza
e la sua distribuzione sarebbero appunto un mezzo per il fine
indicato. Invece la distribuzione della ricchezza ha per scopo la
ricchezza stessa, che è l’unico vero fine a cui sia la destra sia la
sinistra tendono.

Il proletariato non detesta altro nella borghesia che la difficol­


tà economica di imitarla.23

21/ Infra, p. 402.


22/ Infra, p. 196.
23/ Infra, p. 227.

43
Nicolas Gômez Dâvila

Così nella retorica rivoluzionaria della sinistra non c’è nulla di


autenticamente rivoluzionario e le sue prediche, agli occhi della con­
sapevolezza reazionaria, si rivelano per quello che sono: farse.

L’autentico rivoluzionario insorge per abolire la società che odia,


mentre il rivoluzionario attuale lo fa per ereditarne una che invidia.24

Non vi è opposizione reale al capitalismo, perché la critica che ad


esso si muove lamenta che non tutti partecipano della ricchezza che
produce, cioè che non tutti hanno la possibilità di aumentare il pro­
prio capitale. Ma l’essenza del capitalismo è per l’appunto l’accumulo
e l’aumento del capitale, così che nessuno arresterà la sua scalata per
un obiettivo che è estrinseco al capitalismo - come ad esempio la di­
stribuzione della ricchezza — e per cui il capitalismo non potrà mai
essere mezzo, poiché esso è la logica stessa che guida ogni azione po­
litica, anche di quelle che apparentemente ad esso si oppongono; anzi,
ogni fine diverso dal capitalismo non può che essere da ultimo mezzo
per il capitalismo stesso.
Tutto nella logica che informa il Novecento, che è la logica del
capitalismo, è destinato a perdere la sua autonomia di ideale, ad asser­
virsi al capitalismo, a farsi borghese. Perfino gli Stati comunisti.

Con l’industrializzazione della società comunista culmina l’ege­


monia borghese.
La borghesia non è tanto una classe sociale, quanto \’ethos della so­
cietà industriale stessa.25

L’inesistenza di una logica diversa da quella capitalistica fa sì che la


borghesia sia l’unica classe sociale e che si debba ormai distinguere tra
borghesi ricchi e borghesi poveri. Il proletariato acquista marxiana-

24/ Infra, p. 234.


25/ Infra, p. 260.

44
Introduzione

mente un’identità nella sua aspirazione a sostituirsi alla borghesia, per


eliminare - predica il filosofo di Treviri - lo sfruttamento dell’uomo
sull’uomo. Però ciò a cui il proletariato in realtà aspira è la liberazio­
ne dallo sfruttamento che subisce: è questo ciò a cui pensa quando
sviluppa la sua retorica; ma ciò di cui si vuole appropriare è ciò in cui
la borghesia riesce: l’appropriazione della ricchezza alla quale vuole
prendere parte. La logica da cui inconsapevolmente è guidato è sem­
pre quella borghese, sì che una volta liberatosi con qualsivoglia mezzo
dallo sfruttamento non si troverà a sua volta con nulla da fare che
intraprendere qualche azione capitalistica di sfruttamento.

Il proletariato sorge quando il popolo si converte in una classe che


adotta i valori della borghesia senza possedere beni borghesi.26

E il compimento del comuniSmo alla fine non può che essere il


compimento della borghesia.

Il comuniSmo non si è rivelato la peripezia finale della Verelendung


proletaria, bensì la metamorfosi finale del proletariato in borghesia.27

Gômez Dâvila non condanna l’esistenza di un ethos borghese, ma


l’appiattimento di ogni altro valore su di esso.

Come ethos di una classe media, di una classe fra due classi, l’au­
tentico ethos borghese è uno dei successi indiscutibili dell’umanità
occidentale.
La calamità presente non proviene dall’esistenza di un ethos borghese,
bensì dall’ambizione sociale di un settore della borghesia che si è tra­
sferito ai piani alti dell’edificio senza mutare nell’anima.28

26/ Infra, p. 287.


27/ Infra, p. 401.
28/ Infra, p. 390.

45
Nicolas Gômez Davila

E ciò che precisamente costituisce il problema e il dramma


dell’epoca presente è la logica del capitalismo, il riconoscimento
della ricchezza come unico fine ultimo a cui nulla è subordinabile.

La classe sociale alta è quella per la quale l’attività economica è


un mezzo, la classe media quella per la quale è un fine.
Il borghese non aspira ad essere ricco, bensì ad essere più ricco.29

Nella società in cui predomini la logica capitalistica propria


dell’eidos borghese non potrà comparire una forza sociale rivoluzio­
naria. Il pessimismo reazionario di Gômez Dâvila non è arbitrario:
la sua disillusione è piuttosto espressione di una consapevolezza
ineguagliata nei decenni seguenti al secondo conflitto mondiale e
che dopo di lui è rintracciabile nei lavori di Emanuele Severino,
come vedremo.
Gômez Dâvila capovolge gli auspici e le speranze che ancora
chiudono Idnomo a una dimensione di Marcuse, che così si espri­
mono:

Al di sotto della base popolare conservatrice vi è il sostrato dei


reietti e degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati di altre raz­
ze e di altri colori, dei disoccupati e degli inabili. Essi permangono
al di fuori del processo democratico; la loro presenza prova come
non mai quanto immediato e reale il bisogno di porre fine a condi­
zioni ed istituzioni intollerabili. Perciò la loro opposizione è rivo­
luzionaria anche se non lo è la loro coscienza. La loro opposizione
colpisce il sistema dal di fuori e quindi non è sviata dal sistema; è
una forza elementare che viola le regole del gioco, e così facendo
mostra che è un gioco truccato.30

29/ Infra, p. 310.


30/ Herbert Marcuse, L'uomo a una dimensioney cit., p. 259.

46
Introduzione

L’analisi di Marcuse per essere corretta va ribaltata: la loro op­


posizione non è rivoluzionaria e la loro azione si svuoterà fino a
placarsi col crescere della loro coscienza già borghese.
Così ogni battaglia per i diritti universali finisce per diventare una
richiesta per il miglioramento di una propria posizione nel mondo
borghese. E quel che Marcuse descrive non è la scesa in campo di nuo­
vi o rinnovati ideali, ma di disperati che incarnano la stessa mentalità
alla quale la loro retorica dice di opporsi.

Quando si riuniscono e scendono nelle strade, senza armi, sen­


za protezione, per chiedere i più elementari diritti civili, essi sanno
affrontare cani, pietre, e bombe, galera, campi di concentramento,
persino la morte. La loro forza si avverte dietro ogni dimostrazione
politica per le vittime della legge e dell’ordine.31

Se ci fosse ancora bisogno di ribadire che non ci sono figure sociali


che si sottraggano alla logica capitalistica, Gômez Dâvila così rincara
la dose:

Tre personaggi del nostro tempo odiano il borghese professional­


mente il borghese: l’intellettuale - tipico rappresentante della borghe­
sia; il comunista - fedele esecutore di propositi ed ideali borghesi; il
sacerdote progressista - trionfo ultimo della mente borghese sull’ani­
ma cristiana.32

Il capitalismo non è quindi criticabile perché non distribuisca la


ricchezza, ovvero produca disuguaglianze; ma per qualcosa di più
decisivo, la cui individuazione soltanto permetterebbe che le criti­
che che la sinistra avanza al capitalismo abbiano un senso e non sva­
niscano nel vortice della sua logica. Così Gômez Dâvila lo esplicita:

31/ Ibidem.
32/ Infra, p. 355.

47
Nicolas Gômez Dâvila

Non disapproviamo il capitalismo perché fomenta la disugua­


glianza, ma perché favorisce l’ascesa di tipi umani inferiori.33

Oppure:

La società industriale è l’espressione ed il frutto di anime nelle


quali le virtù destinate a servire usurpano il posto di quelle desti­
nate a comandare.34

Le disuguaglianze non si possono estinguere poiché sono costitu­


tive,35 segnatamente sono le differenze in grazia di cui una cosa non
è un’altra, non deve essere scambiata con un altra. Ma proprio perché
inestinguibili, quando avanza la retorica dell’uguaglianza, bisogna sta­
re in guardia per vedere che cosa voglia livellare, se disuguaglianze
fittizie o disuguaglianze reali. La disuguaglianza, la distinzione non
deve fondarsi sul capitale; ma la differenza di capitale dovrebbe giusti­
ficarsi sulla base di altro. Così, nella società capitalistica, l’invocazione
dell’uguaglianza che proviene da chi è ai margini del successo capita­
listico non esprime il riconoscimento di una Giustizia che regoli le
differenziazioni, che promuova l’uguaglianza ove vi sia una disugua­
glianza ingiusta; ma la richiesta di partecipare alla ricchezza.

L’egualitarismo non è un tributo ai diritti di coloro che ci suc­


cedono, bensì intolleranza dei diritti di coloro che ci precedono.36

33/ Infra, p. 179.


34/ Infra, p. 254.
35/ Peraltro anche Marx scrive nella Critica del programma di Gotha (1875) che
«questo diritto uguale è un diritto disuguale, per lavoro disuguale. Esso non riconosce
nessuna distinzione di classe, perché ognuno è soltanto operaio come tutti gli altri, ma
riconosce tacitamente l’ineguale attitudine individuale e quindi la capacità di
rendimento con privilegi naturali. Esso è perciò, pel suo contenuto, un diritto della
disuguaglianza, come ogni diritto» (Karl Marx, Opere, tr. it. Newton Compton,
Roma 2011, p. 927).
36/ Infra, p. 337.

48
Introduzione

Quella dell’uguaglianza è la retorica di chi aspira a beneficiare della


ricchezza prodotta dalla disuguaglianza capitalista e di chi non è di­
sposto a rinunciare alle proprie conquiste per promuoverla, perché
non si trova al servizio di un ideale, ma invoca ideali fittizi per pro­
muovere la propria posizione sociale, che, nella società capitalista, si­
gnifica il proprio livello di ricchezza.

Gli uomini si distinguono fra coloro che insistono nell’approfitta-


re delle ingiustizie di oggi e coloro che bramano approfittare di quelle
di domani?7

Infatti, nonostante la perdurante denuncia delle ingiustizie sociali,


della disuguaglianza, della violazione dei diritti, cosa si è andato accu­
mulando degli anni se non esattamente il contrario? La corruzione è
aumentata al punto di perdere il pudore, il divario tra ricchi è poveri
è cresciuto vertiginosamente, la previdenza sociale è andata volatiliz­
zandosi. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ha preso altre strade,
mascherate dall’impostura più grande, che si ammanta del nome più
bello: la libertà. Con questo risultato:

Sono due secoli che il popolo ha sulle proprie spalle non solo i
suoi sfruttatori, bensì anche i suoi liberatori.
La sua schiena è ricurva di un peso doppio.38

In che cosa sono consistite tutte le liberazioni della modernità?


Quale il loro risultato notevole? Una catastrofe: la perdita della civiltà.

L’uomo moderno non sfugge alla tentazione di identificare ciò


che è permesso con ciò che è possibile?9

37/ Infra, p. 364.


38/ Infra, p. 377.
39/ Infra, p. 198.

49
Nicolas Gômez Dâvila

La modernità vede in ogni imposizione un limite alla libertà e in


questa falsa contrapposizione, elidendo uno dei due termini, cre­
de di ottenere l’altro. È nell’essenza dell’uomo quello di valicare
i confini che si ritrova imposti, di metterli alla prova, di saggiarli;
ma la caratteristica peculiare alla modernità è l’emancipazione da
qualsiasi limite.

L’uomo è propenso ad usare tutti i propri poteri. L’impossibile


gli sembra l’unico limite legittimo.
Tuttavia, civilizzato è colui che per ragioni diverse si rifiuta di fare
ciò che può.40

Quel che al moderno viene sempre più mancando, e specie nel


punto più alto finora raggiunto - quello postmoderno -, sono
le ragioni per non fare tutto ciò che la tecnica l’ha messo nelle
condizioni di fare.
Ciò che l’uomo può fare è non solo la realizzazione di quei
desideri che voglia soddisfare, ma soprattutto l’aumento della
stessa possibilità d’azione, che la ricchezza e la tecnica capitaliste
gli forniscono - primo e ultimo scopo della logica che lo muove.
Eppure dovrebbe essere abbastanza evidente che nel soddisfa­
re un desiderio un altro debba rimanere non soddisfatto; che, nel
mentre si realizza qualcosa, qualcos’altro deve venire tralasciato.
E, se questo venisse riconosciuto, ciò che senz’altro non è più in
vista - e non ritornerà facilmente ad esserlo - è l’affermazione
di quei grandi scopi che richiedono grandi rinunce. La realizza­
zione di grandi scopi - di quegli scopi la scoperta della cui dura­
ta e intensità richiedono sforzo, addestramento, educazione - è
preclusa alla logica capitalista che non sa vederli e concepisce la
realizzazione come produttività, innovazione, esibizione, ecc.

40/ Infra, p. 225.

50
Introduzione

La nozione di progresso scientifico è chiara e indiscutibile. La


nozione di progresso tecnico, al contrario, è confusa e discutibile.
La nozione di progresso scientifico è chiara e indiscutibile per­
ché l’impulso stesso del progresso scientifico è il criterio del suo
progresso. La nozione di progresso, detto altrimenti, fa parte in
maniera univoca della definizione stessa della scienza.
Il processo scientifico consta in effetti di una falsificazione suc­
cessiva di ipotesi, e il progresso scientifico consta ugualmente
della stessa attività di falsificazione.
La nozione di progresso tecnico, al contrario, è confusa e discu­
tibile, poiché la finalità del processo tecnico è esterna allo stesso
processo.
In effetti, solo la norma estrinseca che avvalora i fini realizzati
dal processo può decidere che il processo tecnico sia progresso.
Per asserire che oggi esiste un progresso tecnico si richiede di
provare previamente che gli aneliti, le avidità e gli appetiti colma­
ti dalla tecnica moderna siano valori giustificati da un’indagine
assiologica autonoma.41

Il denaro oggi può tutto, almeno tutto ciò che non è impor­
tante. Esempi eclatanti recenti non mancano, ma la storia pullula
di casi da cui attingere. Si affittano uteri, ma non solo: del proprio
corpo si possono fare e si fanno da tempo tanti usi. Di recente
possiamo far nascere in provetta, ma da sempre segregare in casa,
rinchiudere in una cella, ecc. Possiamo venderci e svenderci, com­
prare e affittare: con i corpi tutto è possibile. Non con l’anima.
Svenderla, svilirla è possibile; comprarla, affittarla non lo è: sem­
mai la si edifica negli anni, nel corso di una vita - essa è la vita che
si realizza. La mera esistenza è un’altra cosa: un’esistenza qualsiasi
infatti non ci va bene - vogliamo vivere! Così diciamo. Eppure
facciamo il contrario.

41/ Infra, pp. 358.

51
Nicolas Gômez Dâvila

La società non riconosce che trionfi comprati da una moneta


che l’anima lucida e nobile disprezza.42

Recentemente in parlamento e in tutta Italia si è discussa l’oppor­


tunità di sopprimere «l’obbligo reciproco di fedeltà dei coniugi»; non
si è proposto, ma si soddisferà (comunque) il desiderio individuale
di figli di un certo corredo genetico (il proprio, al momento). Così,
pare di primo acchito, si avranno più diritti: quello di essere cornuti e
quello di essere privi di un genitore (poiché il figlio che produciamo
all’interno di una coppia omosessuale avrà il proprio corredo geneti­
co in parte costituito anche dal corredo genetico di una persona che
non conoscerà mai o che comunque non lo crescerà e non gli farà da
genitore). Fuor d’ironia: avremo meno doveri, ma più diritti no. Cioè
potremo fare un po’ di più quel che ci pare, ma a questo non corri­
sponderà che otterremo di più. Quel che non pretendiamo più dagli
altri non lo potremo più pretendere per noi. Se abbassiamo l’asticella
dei nostri doveri, abbassiamo anche quella dei nostri diritti. Se pare
bene che non si pretenda nulla da noi stessi, pure non potremo avan­
zare nessuna pretesa. Esigere meno da noi stessi non ci farà ottenere
di più. Sarà più facile, facile facile magari. Ma alla fine ci basterà quel
poco, quella pochezza della quale ci saremo circondati?
Se non facciamo promessa di fedeltà alla persona con la quale pro­
grammiamo il futuro della nostra vita, a chi la faremo? A chi saremo
fedeli, di chi avremo fiducia? Chi crederà in noi? Che senso avrebbe la
parola data se ci credessimo giustificati dal cambiarla da noi, quando
non ci siano più le condizioni “opportune”? Che cos’è un uomo la cui
parola non conta niente, che cos’è un uomo il cui significare in gesti e
opere si annulla? L’onestà è il fondamento assoluto di tutti i valori43;
senza, la nostra esistenza si svaluta e si annulla nella contraddizione.

42/ Nicoläs Gômez Dâvila, Notas, tr. it. Circolo Proudhon, Roma 2016, p. 561.
43/ Per un approfondimento rimando al mio Fondazione dell’anima e della
democrazia nella loro legislazione universale, Limina Mentis, Villasanta (MB) 2014.

52
Introduzione

Nondimeno, la pratica della maternità surrogata - e la conse­


guente fecondazione eterologa - è contraddittoria. Che non si
scelga di amare un bambino già dato alla luce da altri (in una usuale
adozione) non può che essere dovuto al valore che si attribuisce al
proprio corredo genetico. Ma se si riconosce valore al corredo ge­
netico, lo si riconoscerà - proprio per questa attribuzione - anche
per il nascituro, a cui però evidentemente viene negato un genitore
con parte del suo corredo genetico: l’ovulo o lo spermatozoo lo
riceverà da una persona esterna alla coppia. Si fantastica che questo
sia amore: se lo è, tutt’al più lo è nelle intenzioni.
Smettiamo così di pretendere la fedeltà nei nostri confronti,
sposiamo la facilità di tradire gli impegni presi - esultiamo per non
dover essere nessuno. Ci prendiamo quel che desideriamo senza
intrawedere che l’oggetto del desiderio contraddice il desiderio
stesso. Desideriamo a caso e non sappiamo cosa dovremmo vole­
re, perché non sappiamo più: e cosa ci sarebbe da sapere se tutto è
relativo, non c’è una verità, tutto è permesso, anche rispetto ad una
“unica” persona? Le teorie postmoderne hanno preparato il terre­
no non perché fioriscano personalità, ma perché si frammentino le
persone. È l’epoca della schizofrenia nichilistica.
Il nichilismo - quella forma più radicale di relativismo della
storia dell’Occidente, che ora prende il nome edulcorato di Post­
moderno - non riconosce alcuna possibilità di ricerca assiologica:
l’etica, la morale o comunque qualsiasi giudizio di valore sono or­
mai da tempo relegati alla sfera delle idiosincrasie personali che
non hanno diritto di pretendere di valere oltre al soggetto che le
formula. Secondo la mentalità postmoderna invalsa ogni valuta­
zione è di per sé già un abuso, un’usurpazione. Pretendere che un
valore si presenti come verità è considerato un’aberrazione: ci sa­
rebbe così «qualcuno che in nome della verità mi vuole far fare
ciò che non voglio»,44 come asserisce Vattimo; perciò l’unanime sol-

44/ Gianni Vattimo, «Le ragioni etico-politiche dell’ermeneutica», in AA.VV., Il

53
Nicolas Gômez Dâvila

levazione postmoderna è contro un idolo ormai decomposto da due


secoli di nichilismo, «contro l’etica della verità»,45 per dirla con Zagre­
belsky. Questi epigoni celebrano compiaciuti un funerale officiato più
di un secolo fa da Nietzsche.

Il mondo che in qualche modo ci interessa è falso, ossia non è una


realtà, bensì un’invenzione e un arrotondamento di una magra som­
ma di osservazioni; esso è «fluido», come qualcosa che diviene, come
una falsità che si sposta sempre di nuovo e che non si avvicina mai alla
verità, perché - non c’è una verità.46

Ma se la filastrocca dell’inesistenza della verità - assoluta, aggiun­


gono i più timorosi delle conseguenze - non fosse stata ancora pro­
nunciata da tutti negli ultimi decenni, negli ultimi mesi si è affaccia­
to sulla scena come una moda il termine postverità. È il culmine del
Postmoderno. Una qualche anche insufficiente ricostruzione della
sua genesi è qui impossibile, ma un cenno deve essere tentato per dare
uno sfondo al dipinto gomezdaviliano. Nel nostro animo ancora ri­
echeggiano due alternative: il coro dei maestri del sospetto (Marx,
Nietzsche, Freud, ecc.); il coro dei maestri della dialettica (Platone,
Hegel, Gentile, ecc.). Queste voci parlano più o meno confusamen­
te dentro di noi e all’Occidente tutto. Il prevalere dell’uno indirizzo
o dell’altro costituisce l’altalena della nostra esistenza, che, incalzata
dalle circostanze, può trovarsi a splendere o a inabissarsi.
Vuna ci mette in guardia avvertendoci che nelle ideologie, nel­
la tradizione, nella coscienza morale si esprime la voce di chi ha
potere, di chi vuole mantenerlo o acquisirne ancora più - questi
intendono imporci la loro volontà e lo fanno imponendoci quella

bello del relativismo. Quel che resta della filosofia nel xxi secolo, Marsilio, Venezia
2005, p. 82.
45/ Gustavo Zagrebelsky, Contro l’etica della verità, Laterza, Roma-Bari 2008.
46/ Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi, 85-87, Adelphi, Milano 1990, pp.
101-102.

54
Introduzione

loro visione del mondo che ci opprime. Quei maestri hanno inte­
so smascherare la menzogna chepz/ò nascondersi dietro a quanto
è ritenuto illustre e sacro.
ìdaltra ci invita a badare per bene che non sia forse la nostra vi­
sione del mondo ad essere presuntuosamente e pretestuosamente
la scorciatoia per non dover prestare ascolto e mettere alla prova i
maestri della tradizione, che avanzano la pretesa di avere qualcosa
di importante da esprimere.
Fidarsi è bene, non fidarsi è certamente meglio, ma proprio per
poter iniziare a farlo bisogna imparare a conoscere l’altro da noi,
colui che appare distante·, come possiamo sapere che cosa è l’altro,
se non ne approfondiamo la conoscenza? Se invece presupponia­
mo che l’altro è proprio altro da noi, irriducibilmente - perché mai
prenderlo sul serio? Perché fare fatica e fare i conti con ciò che è
presupposto essere fondamentalmente estraneo, quindi un ostaco­
lo? Così si esprime Freud nel Disagio della civiltà (1929):

Lo scopo della vita umana è [...] diventare e rimanere felici.


[...] Il programma del principio di piacere stabilisce lo scopo della
vita. Questo principio domina l’operare dell’apparato psichico fin
dall’inizio; non può sussistere dubbio sulla sua efficacia, eppure il
suo programma è in conflitto con il mondo intero, tanto con il ma­
crocosmo che con il microcosmo.47

Ma, si badi - ciò che si vuole non comporta proprio una parola
e un pensiero che sappiano indicare cosa vogliamo? Non com­
porta un sapere che (ancora) non possediamo, estraneo, che ri­
chiede fatica per appropriarcene? O forse si ritiene così ingenua-
mente che il contenuto di ogni nostro desiderio e di ogni nostra
volontà sia quello vero, quello che proprio desideravamo e vole-

47/ Sigmund Freud, Il disagio della civiltà, tr. it. Bollati Boringhieri, Torino 2016,
p. 211. Corsivo N.d.r.

55
Nicolas Gômez Dâvila

vamo? Basta avere la sensazione di qualcosa per sapere di quella


cosa? Ogni nostra credenza, ogni nostro sentire si equivale? Se
così fosse, perché mai cambieremmo opinione, perché avremmo
sentimenti ambivalenti? E l’opinione più vera, che in futuro ma­
gari abbracceremo, non è l’opinione ora di qualcun altro, che ci
appare altra perché non ci siamo elevati ad essa, a tale conoscenza?
Allora, se superiamo quella ingenuità, si inizierà a scorgere che
ciò gli altri pensano non è così altro da noi; che anzi è l’unico mez­
zo non per fare ciò che arbitrariamente ci va, ma per conoscere ciò
che vogliamo. Il monito che Nietzsche ci ha lasciato nell’aforisma
335 della Gaia scienza (1882), rimarrà sempre prezioso e autentica
iniziazione alla filosofìa:

Ma il fatto che tu ascolti come parola della tua coscienza questo


o quel giudizio, quindi il fatto che tu senta qualcosa come giusto,
può avere la sua causa nella circostanza che non hai mai meditato
su te stesso, e hai sempre ciecamente accettato quel che ti è stato
designato fin dall’infanzia come giusto.48

Ma il Super-io che in noi parla minaccioso, l’autorità che non


capiamo e male sopportiamo, la tradizione nella quale ci ritrovia­
mo - sono, solo perché incomprese, qualcosa di cui disfarci, da sal­
tare a piè pari? Se con il sospetto inizia la filosofia, un attimo dopo,
con [’ignorare, con la trascuratezza - essa finisce.
La voce del sospetto ci dice che l’altro vuole imporci il suo vo­
lere anche perché nella modernità divenuta postmoderna l’altro
è concepito a noi equivalente, non è migliore e più vero: è solo
diverso, perché - si dice - non c’è una verità. Senza una verità da
ricercare, di cui l’altro (sia esso vicino, lontano, passato, futuro)
possa essere depositario; senza una verità che l’altro possa avere
più di noi compreso, quest’altro non può che essere condannato

48/ Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, tr. it. Adelphi, Milano 1995, p. 239.

56
Introduzione

a rimanere estraneo. E con lui la verità. L’individuo postmoderno,


solo e benestante, è descritto da Platone nell’VIII libro della Re­
pubblica:

Un tipo siffatto passerebbe la sua vita togliendosi soddisfazioni


a seconda del desiderio che prevale; talora nell’ebrezza o fra suoni
di flauto, tal altra fra digiuni e brindisi d’acqua; talvolta passando il
tempo in esercizi ginnici, tal altra nell’ozio più assoluto e qualche
volta addirittura avendo l’aria di darsi alla filosofia. Spesso poi si
atteggerebbe a uomo politico, e allora lo vedresti saltare su nell’as­
semblea a dire e fare quel che gli passa per la mente; e quando gli
venisse la voglia di emulare i militari, sarebbe tutto dalla loro parte,
e lo stesso farebbe a riguardo degli uomini d’affari. E così il suo
modo di vivere non ha né un criterio né una legge, ma chiaman­
do la sua bella vita, spensierata e dolce, la consuma tutta in tale
maniera.49

Così, quando le cose sembrano sfuggire di mano, quando una


nuova minaccia sembra incombere, quando la piena della povertà
ci travolge, quando l’eco del terrore ci fa sentire insicuri - ecco che
percepiamo che qualcosa non va, ma non possiamo coglierlo con
lucidità. Perché a riemergere sarà quel nuovo Super-io che abbia­
mo interiorizzato, quello del sospetto, che dubita - anzi ne è ormai
convinto! - che oltre al presente non ci sia la promessa di qualcosa
di migliore - qualcosa di vero, buono, bello - che vada oltre al rela­
tivistico e solipsistico piacere o sollievo del momento.

Il discorso veritativo [...] quello non l’accoglie né lo fa entrare


nella sua fortezza; anzi, se qualcuno gli ricordasse che certi piaceri
vengono da desideri buoni e leciti, e altri da desideri illeciti, e che
i primi vanno coltivati e tenuti in pregio, mentre i secondi vanno

49/ Platone, Repubblica, 561 c-d, tr. it. Bompiani, Milano 2010, pp. 881-883.

57
Nicolas Gômez Dâvila

repressi e tenuti a freno, egli a ognuna di queste considerazioni


risponderebbe con un cenno di diniego, affermando che tutti i de­
sideri sono uguali e degni di uguale considerazione.50

Se non siamo consapevoli che il confronto con l’altro è ciò che


ci consente di avvicinarci a noi stessi, il confronto non lo inizieremo
mai e lo invocheremo come presagio di qualcosa di necessario, ma
senza sapere come e perché. Il dialogo con gli altri e con le altre cul­
ture potrà autenticamente accadere solo nel nome della verità e per
mezzo della fatica che richiede. Così nelle parole di Gômez Dâvila:

Il reazionario, nell’osservare la dissomiglianza degli uomini e la


varietà dei loro propositi, ha inventato il dialogo.
Il democratico pratica il monologo poiché l’umanità si esprime per
bocca sua.51

Il dialogo, senza una verità da conoscere, diventa una sovrapposi­


zione o una contrapposizione di monologhi, l’obiettivo dei quali non
è la scoperta che nasce dal confronto di ricerca, ma la persuasione
dell’avversario: così che l’obiettivo sarà il convincerlo con qualsiasi
mezzo. Il dialogo che si tramuta in monologo è propaganda. Gómez
Dâvila impiega, proprio come Platone, negativamente il termine de­
mocrazia, intendendo la forma politica in cui si esprime l’arbitrio, il
capriccio, l’idiosincrasia della maggioranza. Una maggioranza fittizia,
perché, appunto, giustapposizione di individui, che si appoggiano o si
servono degli altri, quando non riescano a soverchiarli o a sfruttarli.

Il suffragio universale non pretende che gli interessi della mag­


gioranza trionfino, bensì che la maggioranza lo creda.52

50/ Ibidem, 561 b-c.


51/ Infra, p. 363.
52/ Infra, p. 229.

58
Introduzione

Difatti, le procedure democratiche sono immerse nella stessa


logica del capitalismo sin qui descritta:

I partiti liberali promettono da partiti popolari e mantengono


da partiti borghesi.53

Il populismo non è una deriva accidentale di una congiuntura


degli ultimi anni, ma congenito alla logica capitalistica. Il democra­
ticismo populista cerca di assecondare i desideri del suo elettorato
per acquisire quel potere che gli permetta quanto più possibile di
soddisfare i propri: e le procedure democraticistiche non sono al­
tro che l’espressione del relativismo postmoderno.
L’individualismo postmoderno, sbarazzandosi di ogni teoria e
tradizione, che ha imparato a considerare come complotto di vo­
lontà esterne alla sua, dichiara che ciò che trascende la sovranità
assoluta dell’individuo è ideologia. Ma, naturalmente:

“La fine delle ideologie” è il nome con il quale viene celebrato il


trionfo di una certa ideologia.54

Che Gômez Dâvila spiega in questo modo:

L’antropologia democratica definisce l’uomo come volontà.


Affinché l’uomo sia dio, è necessario attribuirgli la volontà come
essenza, riconoscere nella volontà il principio e la materia stessa
del suo essere. La volontà essenziale, in effetti, è sufficienza pura.
La volontà essenziale è attributo tautologico dell’autonomia as­
soluta. Se l’essenza di un essere non è la sua volontà, l’essere non
è causa di se stesso, bensì effetto dell’essere che determina la sua

53/ Infra, p. 222. Cfr. infra, p. 221: «Il popolo sopporta che lo derubino, purché lo
si aduli».
54/ Infra, p. 404.

59
Nicolas Gômez Dâvila

essenza. Se l’essenza umana eccede la volontà dell’uomo, quell’ec-


cedente lo assoggetta ad una volontà esterna. L’uomo democratico
non ha natura, ma storia: volontà inviolabile che la sua avventura
terrestre maschera, ma non altera.55

Così, privato della possibilità di considerare le opzioni altrui come


opzioni universali che lo riguardino, ma alla meglio come compro­
messi che lo compromettono, la postverità del postmoderno getta in
questo scenario ontico:

Il democratico individualista non può dichiarare che una norma è


falsa, ma che ne desidera un’altra; né che una legge non è giusta, ma
che ne vuole un’altra; né che un prezzo è assurdo, ma che gliene con­
viene un altro. La giustizia, in una democrazia individualista e liberale,
è ciò che esiste in qualunque momento. La sua struttura normativa è
configurazione di volontà, la sua struttura giuridica somma di decisio­
ni positive e la sua struttura economica complesso di atti compiuti.56

La giustizia, ormai frammentata in opzioni ritenute incommen­


surabili, tante quante gli individui, non è che ciò che l’individuo forte
vuole, ciò che egli realizza: la volontà che si afferma può legittima-
mente riempirsi la bocca del termine giustizia·, le sollevazioni che gri­
dano ingiustizia sono anacronismi velleitari che testimoniano solo dei
fallimenti. Ogni ragione si dissolve nella coincidenza con l’immediato
successo; l’immediatezza del fatto è l’esclusiva fonte di legittimità.

Quando è sconfitto da una maggioranza, il vero democratico non


deve dichiararsi semplicemente vinto, bensì confessare inoltre che
non aveva ragione.57

55/ Nicoläs. Gômez Dâvila, Textos I (1959), Villegas Editores, Bogotà 2002, pp. 64-65.
56/ Ivi, pp. 70-71.
57/ Infra, p. 249.

60
Introduzione

Ciò che Gômez Dâvila descrive è quanto già aveva raccontato


Platone e quanto i nostri giorni confermano.

Il democratico rifugge il peso del passato e non accetta il ri­


schio del futuro. La sua volontà pretende di espungere la storia
passata e plasmare senza intralcio la storia ventura. Incapace di
lealtà ad un’impresa consegnata dagli anni, il suo presente non si
appoggia sullo spessore del tempo; i suoi giorni aspirano alla di­
scontinuità di un pendolo sinistro.58

Così, ognuno, legittimate le sue volizioni momentanee, i suoi


desideri più estemporanei, è consegnato dalla ideologia postmo­
derna a quanto in lui vi è di elementare, alla sua animalità.

L’uomo, fino a ieri, non meritava che lo chiamassero animale


razionale.
La definizione è stata inesatta fintantoché inventava, preferente-
mente, attitudini religiose e comportamenti etici, compiti estetici
e meditazioni filosofiche.
Oggi, al contrario, l’uomo si limita ad essere animale razionale, cioè
inventore di ricette pratiche al servizio della propria animalità.59

Un’animalità sempre presente, che in passato era compito


dell’uomo educare, perché da essa fiorisse qualcosa di nobile. Ora
l’uomo è dimentico del proprio potenziale e accetta le sue bassez­
ze senza pudore.

Non sarà facile presenziare senza nausea a questa “fine delle


ideologie” che ci viene annunciata con giubilo.
Rinunciare ad una ideologia conduce la maggioranza della gente

58/ Ibidem.
V)/ Infra, p. 413.

61
Nicolas Gômez Dâvila

soltanto a perdere il proprio pudore.60

Come se non bastasse, per cacciare i dubbi che affiorano dalle pro­
fondità nobili e inesplorate del suo animo, inventa formule che possa­
no acquietare i sussulti della sua coscienza.

“Avere l’ardimento di accettare se stessi” è una delle varie formule


moderne che pretendono di nascondere la viltà dell’uomo definendo
difficile ciò che è facile.
L’uomo moderno assevera che nulla costa più lavoro all’uomo come
cedere alla propria animalità.61

Ecco che ne è stato degli ideali moderni nella parabola che ha


condotto al postmoderno.

Liberté, égalité, fraternité.


Il programma democratico si realizza in tre tappe: la tappa libera­
le, fondata dalla società borghese, sulla cui indole ci rimettiamo ai
socialisti; la tappa ugualitaria, fondata dalla società sovietica, sulla
cui indole ci rimettiamo alla nuova sinistra; e la tappa fraterna, alla
quale preludono i drogati che si accoppiano in resse collettive.62

Al di fuori di questo orizzonte, l’uomo postmoderno non vede più.

Avarizia, stupidità, crudeltà - l’uomo è sempre stato vittima


dei propri difetti.
Ma solo la società industriale poteva renderlo vittima delle proprie
virtù.63

60/ Infra, p. 349.


61/ Infra, p. 354.
62/ Infra, p. 187.
63/ Infra, p. 187.

62
Introduzione

Nichilismo, cinismo e idiozia sono le alternative politiche del


nostro tempo.64

Nel passato l’uomo non era certamente un campione di virtù,


ma qualcosa di notevole lo differenzia dal suo successore postmo­
derno.

Quandanche il peccato collabori all’edificazione di qualsiasi so­


cietà, la società moderna è la figlia prediletta dei peccati capitali.65

Il postmoderno si compiace dei suoi vizi, che ormai non consi­


dera neppure più come tali: ciò che persegue con soddisfazione era
infatti chiamato vizio dalle ideologie che ha abbandonato. Ecco la
cifra del postmoderno: l’ignoranza di un mondo valoriale superio­
re che trascende la povertà di quello momentaneo, conosciuto da
una volontà triviale. Così, il reazionario, non desidera il passato,
come se fosse l’ideale a cui ritornare, ma la differenza specifica in
cui consta la differenza rispetto al presente.

Il passato che il reazionario encomia non è un’epoca storica,


bensì una norma concreta.
Ciò che il reazionario ammira di altre epoche non è la loro realtà
sempre miserabile, bensì la norma peculiare a cui disobbedivano.66

O detto altrimenti:

Tutte le epoche manifestano gli stessi vizi, ma non tutte pre­


sentano le stesse virtù.

64/ Infra, p. 192.


65/ Infra, p. 207.
66/ Infra, p. 201.

63
Nicolas Gômez Davila

In ogni tempo ci sono tuguri, ma solo a volte ci sono palazzi.67

Tutto il discorso finora svolto può trovare sintesi in questo


escolio:

Le opinioni liberali, democratiche e progressiste sfrecciano at­


traverso la storia lasciando una scia di civiltà bruciate.68

Ma, si badi bene, la catastrofe, che minaccia di continuare ad


espandersi e di fagocitarsi il XXI secolo, non è tale solo per il re­
azionario, cioè prospetticamente solo per chi veda le possibilità
inespresse, per chi veda l’anima informe e deforme. Il reaziona­
rio vede con lucidità inedita quel accade, ma chi non sappia capire
quel che lo circonda non ne rimane certo immune: ne è vittima.
E, ancora, alcuni dati eclatanti sono sotto gli occhi del mondo,
che, però, cieco della sua cecità concettuale, non sa comprende­
re. Dopo il secondo conflitto mondiale, nel corso degli anni ’50 e
degli anni ’60, va dissolvendosi il binomio permesso-vietato che è
simbolicamente compiuto nel motto vietato vietare del ’68. Se ne­
gli anni ’40 la depressione è stata patologia di scarso rilievo sociale,
una malattia mentale tra le altre, negli anni ’70 «la psichiatria dimo­
stra invece, cifre alla mano, che la depressione è il disturbo psichi­
co più diffuso al mondo»69. Nel 1969 si è ormai preso a vivere in
un mondo nuovo, che ha chiuso i conti con la tradizione; sempre
più si attende ad una nuova vita in un brave new world, dopo che
si è andato compiendosi per le masse quanto cinquant’anni prima
aveva lucidamente indicato Max Weber:

La conformità a un’unica norma viene progressivamente

67/ Infra, p. 297.


68/ Infra, p. 197.
69/ Alain Ehrenberg, La fatica di essere se stessi. Depressione e società (1998), tr. it.
Einaudi, Torino 2019, p. 4.

64
Introduzione

sostituita da una pluralizzazione dei valori e da una eterogeneizza-


zione dei modi di vita.70

Così, via via, la piena nichilistica si fa costume planetario e il


suo successo globale, che ha vinto il passato, è finalmente postmo­
derno.

Il XX secolo è un naufragio che non finisce.71

Ma dove tutto si equivale, ogni cosa finisce presto o tardi per


divenire indifferente. Se ogni risultato è solo diverso da quello
seguente, perché ciò che segue dovrebbe essere ottenuto attra­
verso la faticai Perché esso dovrebbe essere faticosamente co­
struito? Ecco che l’individuo che avrebbe dovuto costruirsi da
sé, si trova bensì da sé, ma privatosi del senso della costruzione
di un alcunché. L’accidentalità dei momenti della sua vita non gli
restituiscono la sovranità dell’Individuum, ma il suo contrario:
la sovranità del dividuum-, scisso tra molteplici possibilità, abita­
to da inconciliabili desideri e privato della capacità di scegliere.
L’uso di droghe e di psicofarmaci indicano la nostalgia del sog­
getto perduto.

Se Dio non esiste non dobbiamo concludere che tutto è per­


messo, bensì che niente ha importanza.
Quando i significati si annullano i permessi diventano irrisori.72

70/ Ivi,p. 152. Cfr. Max Weber, Lascienza come professione (1919), tr. it. Armando,
Roma 1997, p. 72: «Senza alcun dubbio, il presupposto che vi sto prospettando deriva
da un dato di fatto fondamentale, cioè che la vita, fin quando si basa su se stessa e viene
capita in se stessa, conosce solo il conflitto perenne tra quegli dèi. Detto senza
metafore: l'inconciliabilità e l’insolubilità del conflitto tra gli atteggiamenti ultimi
generalmente possibili nei confronti della vita». Corsivo N.d.r.
71/ Infra, p. 231.
72/ Infra, p. 166.

65
Nicolas Gômez Dâvila

Nella società postmoderna il problema non consiste nel peso


della responsabilità, come invocava Nietzsche e predicava l’esi­
stenzialismo, ma nella deresponsabilizzazione costitutiva. Aspetto
fondamentale che neppure Ehrenberg, nel descrivere il passaggio
secolare che si estende dalla fine dell’Ottocento alla fine del Nove­
cento, coglie; e la cifra del Postmoderno, che è dilagato fino a per­
meare sempre più la nostra intima quotidianità, rimane occultata.

L’emancipazione ci ha forse affrancato dai drammi del senso di


colpa e dello spirito d’obbedienza, ma ci ha innegabilmente con­
dannato a quelli della responsabilità e dell’azione. È così che la
tattica depressiva ha preso il sopravvento sull’angoscia nevrotica.73

Il depresso ha dismesso la vita, la dismesso l’azione, perché ri­


tiene di non potercela più fare, perché non sa che cosa fare. Ma
non sa cosa fare perché gli è stata sottratta la logica entro cui il
fare ha senso: quella della costruzione, della formazione di sé, del­
la Bildung, della cultura. La malattia non nasce dalla responsabi­
lità - dall’essere chiamati a rispondere, a sapere quel che si fa -,
ma dall’irresponsabilità: se non c’è più l’altro a cui dover rendere
conto, a chi si dovrà mai rispondere? La “cultura” postmoderna ha
disabituato e disabilitato al dare ragione, al tendere al sapere che
giustifica; si è ridotta tutt’al più al giustificarsi o al silenzio asso­
luto del «non giudicare», quel silenzio che è da ultimo compiuto
nella depressione.
Non giudicare! è l’onnipresente quanto assurdo ritornello del
nostro tempo: scritto nei cartelloni delle aule scolastiche, proferi­
to come intercalare nelle discussioni quotidiane. Ma quale grande
errore commettiamo quando, per scongiurare giudizi affrettati e
sbrigativi, esortiamo a non giudicare! Sì, perché il solo mezzo che
abbiamo per comprendere è giudicare. Giudicare bene significa/z-

73/ Alain Ehrenberg, La fatica di essere se stessi, cit., p. 313.

66
Introduzione

nalmente conoscere, giudicare male significa avere approfondito


poco, non giudicare equivale a non approfondire. Ma non è pos­
sibile non farsi un’idea: si può tutt’al più non esplicitarla, si può
evitare di rendersi consapevoli di ciò che inevitabilmente si pensa
e quindi di come si giudica. Ma ignorare i propri pregiudizi non è
certo il modo per superarli!
Eppure, quando la nostra capacità di giudicare sia allenata e svi­
luppata - quando quindi iniziamo a renderci conto della comples­
sità delle esperienze, allora impariamo la cautela nel giudicare. La
complessità della situazione diventa la potenza del giudizio, sem­
pre pronto ad accogliere a sé il nuovo, il non ancora calcolato - in
una parola: &potenziarsi ulteriormente.
Così, da ultimo, giungiamo alla consapevolezza più grande: giu­
dichiamo sempre e non giudichiamo mai il caso specifico. Giudi­
chiamo perché ci rivolgiamo agli elementi peculiari di caso, i rap­
porti che tra essi intercorrono e che abbiamo visto intercorrere
in molti altri casi analoghi; ma non giudichiamo mai quel caso:
perché l’analisi di quel caso specifico è inesauribile come la sua
complessità, così diverso - irriducibile - a tutti gli altri casi passati
e futuri.
Ogni nuovo caso è assieme qualcosa di già visto e una sorpresa.
Non giudichiamo mai la realtà che riteniamo ci stia davanti, perché
essa trascende sempre il nostro giudizio attuale. Sempre giudichia­
mo dei modelli che inevitabilmente omettono - del caso che viene
considerato - delle variabili imponderabili. Modelli che consento­
no la nostra comprensione della realtà, ma che non la esauriscono.
Quindi l’appropriata esortazione in merito al giudicare non è di
astenervisi, ma non presumere che il caso che abbiamo innanzi si
esaurisca nel nostro modello, che la sua complessità sia riducibile
alla nostra ignoranza.
Ogni modello è un’astrazione e noi non possiamo che lavora­
re per astrazioni, poiché la conoscenza perfetta di ogni caso implica
quella concretezza che coincide con l’onniscienza. Per esempio, tra-

67
Nicolas Gômez Dâvila

dire il proprio partner è sbagliato, vero? Vero, per una serie di ragio­
ni che abbiamo abbozzato di recente. Una vita ben riuscita richiede
un’educazione, delle condizioni che comportino onestà, lealtà, fe­
deltà, ecc. Ma cosa dire a chi sia cresciuto vedendosi negare quelle
condizioni - come giudicare lui e la sua situazione? Non dovremmo
per nulla giudicare la sua disonestà o la sua infedeltà? Dovremmo ec­
come! Sapendo però che l’ideale di onestà e fedeltà a cui noi l’esor­
tiamo non è raggiungibile dall’oggi al domani, ma richiede quella
fatica, quella crescita, quella realizzazione di sé che ora è lontana
dal compiersi. Ora non è capace di essere onesto, ma deve essere
onesto, come la sua possibilità da preferirsi. Così, per continuare nel
nostro caso, violare la promessa fatta potrebbe presentarsi l’unica
via di fuga - la sola possibilità di salvezza. Così sia allora. Ma non
dovremmo deprecare quelle condizioni affinché non si ripresentino,
non dovremmo scongiurare quella estrema possibilità? Lasciare un
marito violento e depresso, perché non comprometta il resto della
famiglia - la giudicheremo certo come la soluzione preferibile, ma
non come la situazione che avremmo auspicato si realizzasse. E poi,
potremmo noi sapere fino in fondo se il padre sia così e la madre
colà, perché siano giunti ad essere in tal modo e a generare quella
situazione? Potremmo noi sapere fino in fondo del loro animo inef­
fabile? No, non potremmo. Per questo, dicevamo, lavoriamo per
modelli: analizzando e combinando le variabili che riteniamo com­
porre il mosaico delle nostre esperienze. Che da ultimo la nostra
analisi colga il caso specifico non è dato sapersi e, in ultima analisi,
è poco importante. Quel che è certo ed importante è che tanto più
avremo giudicato e imparato a giudicare, tanto meno ci troveremo
in situazioni inattese e indesiderate.
Chi siamo noi per giudicare? Siamo quegli esseri che sempre e
inevitabilmente sono chiamati a farlo, per comprendere e per com­
prendersi. Il nostro giudizio (per modelli, inevitabilmente astratto)
non esaurisce la realtà, ma è il solo modo per corrispondere al suo
appello e per renderle giustizia. Così Gômez Dâvila:

68
Introduzione

Esigere dall’intelligenza che si astenga dal giudicare mutila la sua


facoltà di comprendere.
È nel giudizio di valore che culmina la comprensione.74

Precisamente, il Postmoderno ha perduto la capacità di valutare,


capace ormai di esprimere solo preferenze estemporanee.

Il lavoro della ragione si insinua fra il giudizio di preferenza e il


giudizio di valore.75

Il reazionario non solo, come dicevamo, non ricava ricette pron­


te dal passato, ma è colui che come nessun altro prende sul serio il
confronto.

Davanti a un pensiero avverso, il pensiero reazionario non si pa­


ralizza in un rifiuto indignato.
Tenta, al contrario, di assimilarlo, sapendo di essere capace di ali­
mentarsi di succhi velenosi.76

Ma ostile è il pensiero che si presenti come tale, che preventiva­


mente pretenda di sottrarsi al dialogo, perché intriso di quell’ide­
ologia della non verità che tramuta la possibilità del confronto in
scontro, la partecipazione inclusiva in competizione esclusiva, la
fiducia in sospetto.

Per il pensiero reazionario, la verità non è oggetto che una


mano consegni ad un’altra mano, bensì conclusione di un proces­
so che nessuna impazienza precipita. L’insegnamento reazionario
non è esposizione dialettica dell’universo, bensì dialogo tra amici,

74/ Nicolâs Gômez Dâvila, Nuevos escolios (1986), Villegas Editores, Bogotà
2005, p. 31.
75/ Infra, p. 190.
76/ Infra, p. 393.

69
Nicolas Gômez Dâvila

appello di una libertà desta a una libertà assopita.77

La dialettica intesa socraticamente e platonicamente è l’ideale


del reazionario. Così da poter asserire laconicamente:

In ogni reazionario Platone risuscita.78

E complementariamente, essendo la società postmoderna eret­


ta sul contrario di quell’ideale:

Il mondo moderno è un’insurrezione contro Platone.79

Benché la terminologia impiegata suggerisca il contrario, l’Ot­


tocento in alcune sue figure straordinarie riesce a scorgere nella
partecipazione dialogica il compimento della comunità politica: la
democrazia. Ma non ci sarà il tempo per comprendere che Plato­
ne impiega il termine democrazia nel significato che il nichilismo
prima e il postmoderno poi andrà attribuendogli: il contrario del
significato che democrazia va assumendo nelle grandi teorizzazioni
di Mazzini, Mill, Croce, Gentile. Quando questi pensatori pensano
il fondamento della politica si collocano nell’alveo della riflessione
inaugurata da Platone e proseguita fino a Gômez Dâvila, che, quan­
do si esprime contro la democrazia, la intende nel significato del
termine attribuito da Platone: demagogico e populista, che si spinge
fino alla democrazia diretta. Niente di più lontano dagli autori clas­
sici, come proveremo qui solamente ad accennare.
L’idea di democrazia è intimamente legata al concetto di parteci­
pazione. Così fin dalle sue prime grandi teorizzazioni, le quali, con­
trariamente a quel che comunemente si ritiene, sono quelle di Pla-

77/ Nicoläs Gômez Dâvila, Textos I, cit., p. 55.


78/ Infra, p. 212.
79/ Infra, p. 255.

70
Introduzione

tone ed Aristotele. L’immagine di Socrate, che importuna i cittadini


di Atene perché rendano conto del loro sapere, spiega il concetto
platonico di dialettica: solo nel confronto - nel dialogo serrato, non
nella chiacchiera - può emergere la verità.
Partecipazione che va estesa a tutti: più povero sarà il confronto
meno sarà data la possibilità della verità. La democrazia quindi con­
siste nella creazione delle condizioni perché ci si confronti. Così si
esprime Aristotele nel III libro della Politica:

Essendo in molti, ciascuno ha la sua parte di virtù e di saggezza,


sicché dalla loro unione si ottiene una specie di uomo solo dotato
di molti piedi, di molte mani e capace di ricevere molte sensazioni;
che da ciò avrebbe innegabili vantaggi anche nel comportamento e
nell’intelligenza.80

Non solo nel confronto si mette in comune il proprio sapere, ma


lo si aumenta; si tratta di una ricerca vera e propria. Peraltro, dove
non ci fossero condizioni democratiche, comunque il sapere dei sin­
goli sarebbe, anche quello, nato dal confronto - o con la loro cerchia
familiare o con gli autori dei libri che hanno letto. Perché allora non
estenderlo per potenziarlo?
Se la democrazia consistesse solo nel momento decisionale, nel
momento delle elezioni; se tutti votassero su tutto, ma il confron­
to fosse minimo - sarebbe chiaro che una tale presunta democrazia
sarebbe una catastrofe non preferibile a nessun’altra organizzazione
politica. Si avrebbe una massa di ignoranti, artefice del proprio de­
stino, artefice della propria disfatta.
Con impareggiata lucidità lo aveva spiegato Taine in Le origini
della Francia contemporanea (1875), commentando le derive a cui la
sua Francia era andata incontro nell’ultimo secolo. Derive che oggi
chiamiamo populiste. Ecco il populismo spiegato in un periodo:

80/ Aristotele, Politica, 128lb, tr. it. BUR, Milano 2003, p. 273.

71
Nicolas Gômez Davila

Domandare l’opinione del proprietario, sottomettere cioè al


popolo francese i progetti della sua futura abitazione, era trop­
po visibilmente una finzione o un inganno: in casi del genere la
domanda determina sempre la risposta e, d’altronde, anche se
questa risposta fosse stata libera, la Francia non era certo più
di me in grado di darla; dieci milioni di ignoranti non fanno un
sapiente.81

A che servono le elezioni allora? Non costituiscono certa­


mente l’essenza della democrazia, anzi la loro sola presenza non
garantisce la democrazia, ma piuttosto il suo contrario. Esse co­
stituiscono però uno strumento di controllo, un momento in cui
la comunità politica si prende il tempo di guardare complessiva­
mente all’operato svolto, valutarlo, quindi di scegliere come e
con chi procedere. Lo stesso avviene nella vita di tutti i giorni,
quando decidiamo di essa: ci rivolgiamo a degli esperti (medici,
pasticcieri, giornalisti, ecc.), perché da soli saremmo perduti. Ma
siamo noi a valutare di volta in volta, in base ai risultati che otte­
niamo, a chi affidarci. E la nostra possibilità di cambiare è altresì
un monito per gli esperti, che sono tenuti a dimostrare costante-
mente di essere tali; poiché il loro riconoscimento come esperti
non è né per sempre né a priori. Noi li eleggiamo: una garanzia
per noi, una motivazione per loro.

L’idea di una democrazia razionale non è che il popolo stesso


governi, ma che esso abbia garanzia di buon governo. Questa
garanzia non si può avere con altro mezzo che conservando nel­
le proprie mani il controllo ultimo. Se si rinuncia a questo, ci si
consegna alla tirannia.82

81/ Hippolyte Taine, Le origini della Francia contemporanea (1876), tr. it. Adelphi,
Milano 2008, p. 46.
82/ John Stuart Mill, Su La democrazia in America di Tocqueville (1835-1840), tr.
it. Bompiani, Milano 2005, p. 257.

72
Introduzione

A distanza di quarantanni, la situazione è la stessa descritta


da Gômez Dâvila, peggiorata al punto che è sempre più evidente
anche ad uno sguardo meno acuto. Non constatiamo una parteci­
pazione elettorale in caduta libera, perché le differenze tra le for­
ze politiche sono di fatto pressoché scomparse e perché la scelta
dell’una o dell’altra lascia non determina il corso degli eventi?

Nelle democrazie si suol chiamare classe dirigente quella clas­


se che il voto popolare non lascia dirigere niente.83

Accanto al termine postverità, non è populismo il sostantivo


inflazionato per descrivere la misera propaganda politica, e popu­
lista l’epiteto accusatorio per eccellenza? La democrazia postmo­
derna infatti, come dicevamo, esautorato ogni criterio veritativo,
non dispone che del plauso per comprovare la “bontà” del suo
operato.

Il democratico non rispetta altro che l’opinione applaudita da


un coro numeroso.84

Così - si dice - si parla alla pancia dell’elettorato, e involon­


tariamente si esplicita quel che, anche a un minimo di riflessione,
appare come un’evidenza. Questo:

La strategia elettorale del democratico ha alla base una nozio­


ne spregiativa dell’uomo totalmente contraria alla nozione lusin­
ghiera che trasmette nei suoi discorsi.85

La combinazione dell’impotenza dell’elettore democratico e

83/ Infra, p. 244.


84/ Ibidem
85/ Infra, p. 248.

73
Nicolas Gômez Dâvila

della scomposta, sempre più volgare baraonda politica, costituisce l’ef­


ficacia e il successo di un nuovo subdolo dispotismo:

Al fine di distrarre il popolo mentre lo si sfrutta, i dispotismi scioc­


chi favoriscono le lotte da circo e il dispotismo astuto sceglie le lotte
elettorali.86

Ma non solo l’azione politica è una propaganda che si abbassa al li­


vello di coloro a cui parla o, addirittura, ne abbassa il livello; ma anche la
comunicazione cerca il proprio consenso, il proprio successo popolare,
abbassando il livello dei contenuti, ridotti a becera polemica e a gossip.

La tirannide è oggi uno stato di servitù manifesta e la libertà uno


stato di servitù clandestina.
Nella prima è la forza ad opprimere l’individuo, nella seconda lo oppri­
me l’opinione.87

Questa escalation al ribasso legittima, come ha affermato Umberto


Eco in una sua celebra uscita, qualsivoglia sparata - e tanto più con la
diffusione del social network -, con questo risultato:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima


parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la
collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso
diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilh.88

Già molto prima della diffusione del computer Gômez Dâvila se­
gnalava:

86/ Infra, p. 244.


87/ Infra, p. 244.
88/ http://www.lastampa.it/2015/06/10/cultura/eco-con-i-parola-a-legioni-di-
imbecilli-XJrvezBN4XOoyoOh98EfiJ/pagi-na.html (ultimo accesso 27 agosto 2017).

74
Introduzione

Il maggior trionfo della scienza sembra essere costituito dalla


velocità crescente con la quale il tonto può spostare la sua ottusità
da un posto all’altro.89

Ed ecco che ritorniamo così all’inizio del nostro percorso:


quella di Gômez Dâvila non è una critica solitaria negli anni ‘70,
neppure nei toni impiegati.
Per esempio, Pasolini, il 24 giugno 1974 sul «Corriere della
Sera», scrive:

Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione


e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione
che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vec­
chio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente
a un nuovo Potere.
Scrivo “Potere” con la P maiuscola - cosa che Maurizio Ferrara
accusa di irrazionalismo, su «l’Unità» (12-6-1974) - solo perché
sinceramente non so in cosa consista questo nuovo Potere e chi
lo rappresenti. So semplicemente che c’è. Non lo riconosco più
né nel Vaticano, né nei Potenti democristiani, né nelle Forze Ar­
mate. Non lo riconosco più neanche nella grande industria, per­
ché essa non è più costituita da un certo numero limitato di gran­
di industriali: a me, almeno, essa appare piuttosto come un tutto
(industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano
(transnazionale).
Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche
di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo ri­
fiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua de­
cisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata
da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in picco­
li borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di

89/ Infra, p. 195.

75
Nicolas Gômez Dâvila

attuare fino in fondo lo “Sviluppo”: produrre e consumare.


L’identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attri­
buisce vagamente ad esso dei tratti “moderati”, dovuti alla tolleran­
za e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma
anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è
infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tan­
to normale e conformista come il consumatore; e quanto all’edoni­
smo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tut­
to con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque
questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto
a una «mutazione» della classe dominante, è in realtà - se proprio
vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma “totale” di
fascismo. Ma questo Potere ha anche “omologato” culturalmente
l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ot­
tenuta attraverso l’imposizione dell’edonismo e della joie de vivre.90

Gômez Dâvila nondimeno asserisce:

L’uomo moderno ha timore della capacità distruttiva della tecni­


ca, quando è invece la sua capacità costruttiva ciò che è minaccioso.91

L’uomo alla fine si eliminerà; se non accantona la sua ambizione


di realizzare tutto ciò che può.92

Società totalitaria è il nome volgare della specie sociale la cui


denominazione scientifica è società industriale.
L’attuale embrione permette di prevedere la fierezza dell’animale
adulto.93

90/ Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti 1975, pp. 40-41.
91/ Infra, p. 411.
92/ Infra, p. 374.
93/ Infra, p. 255.

76
Introduzione

Per castigare l’ambizione di un potere titanico, è bastato a Dio


il concederlo.
La saggezza oggi non sta nel rinunciare a ciò che non possiamo
raggiungere, bensì a ciò che invece possiamo.94

«Dio» non sta a significare un anacronismo conservatore, un


freno arbitrario al nuovo potere dispotico che avanza, ma quella
dimensione della verità, del buono, del bello, del giusto, senza la
quale ogni critica diventa sterile, perché preferenza tra preferenza,
che non sa esibire il proprio valore.
Nel 1977 Gômez Dâvila affida alla forma aforistica degli Esco-
lios quanto solo due anni più tardi troverà chiarezza cristallina nel­
la disamina di Severino.

I valori tradizionali, che in Italia sono stati difesi anche dal­


la DC, vengono indubbiamente spinti al tramonto dall’organiz­
zazione tecnologica dell’esistenza umana - e il consumismo è il
modo in cui questa organizzazione si configura attualmente nelle
società industriali avanzate. Ma la civiltà della tecnica spinge al tra­
monto anche le grandi ideologie, come il cristianesimo e il mar­
xismo, e quindi anche quel tipo di «umanesimo» al cui interno si
mantiene tutto il discorso di Pasolini.95

Ventitré anni dopo, scrivendo la Prefazione alla nuova edizione


del suo saggio, sottolineerà:

Col tramonto della verità definitiva e incontrovertibile perse­


guita dalla tradizione dell’Occidente, tramonta anche la distinzio­
ne tra «scienza» e «filosofia», perché questa distinzione ha senso

94/ Infra, p. 380.


95/ Emanuele Severino, Téchne. Le radici della violenza (1979), BUR, Milano
2010, p. 65.

77
Nicolas Gômez Dâvila

quando la scienza ha il compito di manifestare la verità delle cose,


e la tecnica ha il compito di applicarla nelle diverse procedure
dell’agire umano.96

E cosa scriveva Gômez Dâvila nel ’77?

La tecnica non è un’applicazione della scienza.


La scienza è una teoria delia tecnica.97

La scienza, così come si sviluppa negli ultimi secoli, si concepisce


sempre in modo tale che essa si debba spogliare della pretesa conosci­
tiva che era stata propria della tradizione; segnatamente, man mano
che la filosofia si fa nichilismo prima e postmoderno poi. La scienza si
presenta nel suo ultimo splendore con l’Illuminismo, con il quale le sue
pretese universalistiche si estendono a tutto l’esistente: dalla capacità
conoscitiva della natura alla capacità di indicare il bene dell’umanità al
di là di ogni passata superstizione. Ma ad ogni nuova sua dichiarazio­
ne di superiorità conoscitiva rispetto alle altre forme di sapere, lascia
cadere le sue pretese passate, sempre più intrisa di scetticismo. Accade
prima col Positivismo ottocentesco e successivamente con il Neopo­
sitivismo novecentesco. E ogni volta, al sempre maggior riduzioni­
smo, che confina la complessità del mondo umano a epifenomeno
illusorio, segue una reazione: all’Illuminismo segue il Romanticismo;
al Positivismo le prime forme di nichilismo: dalla formulazione nietz­
scheana, all’estetismo, al decadentismo; al Neopositivismo l’ulteriore
sviluppo del nichilismo che prende forma nell’Esistenzialismo. Fino
alla “consapevolezza” finale dell’impossibilità di qualsiasi universale,
di qualsiasi pretesa non soggettivistica: il Postmoderno.
Così, magistralmente, Gômez Dâvila delinea la parabola che
dall’Illuminismo conduce al Postmoderno:

96/ Ivi, p. 10.


97/ Infra, p. 293.

78
Introduzione

Gli arcangeli dell’idealismo tedesco fecero precipitare il demo­


ne Aufklärung nel Tartaro, ma si scordarono di sigillarne le por­
te di bronzo. Oggi la Aufklärung usurpa nuovamente il trono del
mondo.
Malgrado la sua prepotenza, la Aufklärung deve tuttavia celare le
sue ali spezzate. Non esibisce più agli esperti i titoli con i quali
pretendeva di giustificare i propri attacchi.
Solo di fronte alle moltitudini ignoranti si arrischia ancora a finge­
re maniere da monarca legittimo.98

La logica dell’Illuminismo ha condotto al Postmoderno: essa


conteneva le contraddizioni che l’avrebbero annullata, consegnan­
do il mondo al relativismo contemporaneo. Tesi già avanzata nel
1944 da Horkheimer e Adorno in Dialettica dell’illuminismo, dove
ciò che è tematizzato è precisamente «l’autodistruzione dell’illu­
minismo»99, attraverso i suoi sviluppi positivistici.
La scienza positivista ha, da un lato, deposto le sue pretese co­
noscitive, consapevole che ogni sua pretesa ricade in un prospet­
tivismo soggettivistico e, in quanto tale, incommensurabile; così,
tra gli altri, hanno creduto insegnare alcuni nomi tra i più noti:
Kuhn, Feyerabend, Rorty. Dall’altro essa ritiene di essersi libera­
ta di qualsiasi ideologia. Lo scientismo positivista riconosciutosi
soggettivismo nel Postmoderno è compiuto. La principale batta­
glia di Gômez Dâvila è rivolta contro quella povertà a cui si è ri­
dotto il Postmoderno, così miope a quella complessità costitutiva
dell’uomo, a quella dimensione che trascenda l’immediatezza della
sua animalità. Anche Horkheimer denuncia l’ideologia che si cela
dietro la presunta assenza di ideologia.

98/ Infra, p. 346.


99/ Max Horkheimer, Theodore W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo (1944),
tr. it. Einaudi, Torino 2010, p. 5.

79
Nicolas Gômez Dâvila

Che la fabbrica igienica e tutto ciò che vi si riconnette, utilitaria


e palazzo dello sport, liquidino ottusamente la metafisica, sarebbe
ancora indifferente; ma che diventino essi, nella totalità sociale, a
loro volta metafisica, una cortina ideologica dietro cui si addensa il
malanno reale, questo non è indifferente.100

Per Gômez Dâvila, quindi, l’Illuminismo ha le «ali spezzate» per­


ché non ha più pretese universalistiche e da tempo ha dichiarato e
dimostrato la sua impotenza. Così, oggi, invocare la scienza come
fonte di legittimità è da «ignoranti» per due motivi: innanzitutto
perché viene invocata allo stesso modo della fede che si vorrebbe
superare, ovvero per sentito dire, senza conoscere le ragioni che ren­
derebbero scientifica una posizione; perché essa sa realizzare quanto
richiesto, ma non sa se quanto richiesto sia buono o cattivo, giusto
o ingiusto - quindi non legittima nulla. Trova la sua legittimità fitti-
zia nel suo potere realizzativo, così come il democraticismo nel suo
consenso. Ma il poter fare qualcosa non è una ragione per farlo, così
come l’essere approvato da molti non è garanzia di ragione. Gómez
Dâvila ironicamente sentenzia;

Dopo aver dialogato con qualcuno di “ben moderno” ci rendia­


mo conto che l’umanità è evasa dai “secoli della fede” per sprofon­
dare in quelli della credulità.101

Così, riprendiamo, la dialettica dell’illuminismo perderà il suo


slancio divenendo la logica del nichilismo, ovvero la logica della po­
tenza astratta: quella del capitale.
Nella modernità si sviluppa in senso nichilistico la concezione
del rapporto tra mezzi e fini, segnando una svolta ulteriore rispetto
a quella precedente attribuita a Machiavelli. Quei trent’anni di ge-

100/ Ivi, p. 7.
101/ Infra, p. 410.

80
Introduzione

stazione degli Escolios si inseriscono proprio tra la pubblicazione di


due opere che hanno descritto l’eclissi della ragione (illuministica)
e il suo trasformarsi in tecnica (nichilistica). Horkheimer in Eclis­
se della ragione descrive come le contraddizioni dell’Illuminismo
conducano al mondo compiuto della tecnica, la cui origine e la sua
essenza è «violenza». La disamina severiniana porta il titolo Técbne
mentre il sottotitolo inequivocabilmente assevera: Le radici della
violenza. L’industrializzazione tecnica, che si potenzia man mano
che la ragione si eclissa, è intrinsecamente violenza, sopruso che
si espande indefinitivamente verso il suo intrinseco totalitarismo.
Così nell’usuale sintesi degli Escolios·.

Quando gli incaricati dei fini vacillano mentre gli incaricati dei
mezzi operano, i mezzi diventano fini.
E così l’umanità non ha altro fine che quello di accumulare mezzi.102

Ciò che Gômez Dâvila richiede è l’uscita dall’appiattimento a


cui ci siamo confinati. La «filosofia dopo la filosofia» è una filosofia
povera, che getta nella miseria l’umanità. L’ultimo uomo non vuole
essere infastidito, disturbato, chiamato a pensare: «chi sente diver­
samente va da sé al manicomio» - spiega Nietzsche nel Prologo di
Così parlò Zarathustra.
Nondimeno la democrazia di oggi ritiene equivalenti tutte le opi­
nioni, non preliminarmente come ipotesi da verificare, ma aprioristi­
camente come posizioni che non devono rendere conto a nessuno.
Così la democrazia postmoderna consente di disubbidire all’autori­
tà prestabilita, non in quanto prestabilita, ma in quanto autorità. In
questo modo rimane l’irriflessa adesione ad un pregiudizio che per
questo - perché proviene da se stessi - non è certo più autorevole.
Si sta verificando quanto Tocqueville scongiurava nel suo lavoro su
La democrazia in America, come ricorda J.S. Mill commentandolo:

102/ Infra, p. 259.

81
Nicolas Gômez Dâvila

Ciò di cui Tocqueville ha timore è la tirannia esercitata sulle opi­


nioni, più che sulle persone. Egli paventa che tutta l’individualità di
carattere, e l’indipendenza di pensiero e di sentimento, siano messe
in ginocchio di fronte al giogo dispotico della pubblica opinione.103

Così il democratico postmoderno credendo di non dover obbe­


dire a niente diventa con ciò l’emblema dell’ubbidienza. Un’ubbi­
dienza inconsapevole che si manifesta nella presunzione di essere
libera. Da cosa si riconosce l’ubbidiente democratico? Dal suo trat­
tare con sufficienza e scandalo tutto quanto sia diverso da se stesso.
Come sottolinea Gômez Dâvila già nelle Notas:

L’intelligenza non si manifesta con un gesto di accoglienza e di


affetto. L’intelligenza è perfida e traditrice, sospettosa e diffidente,
comincia sempre col respingere e ribattere, rifiuta sempre e sempre
protesta.104

Ma la critica, affinché non sia sterile opposizione, un ostacolo al


pensiero, deve saper pensare la tesi opposta, deve saper pensare con
il proprio avversario. Questa capacità di coinvolgimento è la stessa
autorevolezza del pensare. Altrimenti lo scontro tra pregiudizi non
potrà che abbandonare all’ubbidienza del proprio arbitrario demo-
craticistico capriccio.
La patetica deriva a cui siamo giunti non smette di essere di
essere raccontata da angolazioni diverse, talvolta agli antipodi: ma
la lontananza di approccio conduce a una vicinanza di risultati. Tra
i più recenti possiamo qui menzionare il testo di Enzo Pennetta,
Liultimo uomo, che racconta una storia sommersa dell’Europa no­
vecentesca, mostrandoci quanto vi sia ancora da meditare e riscri­
vere; nonché il testo di Luigi Iannone, Liubbidiente democratico,

103/ John Stuart Mill, Su La democrazia in America di Tocqueville, cit., p. 285.


104/ Nicolâs Gômez Dâvila, Notas, cit. Circolo Proudhon, Roma 2016, p. 49.

82
Introduzione

che racconta la cronaca risaputa dei nostri giorni, restituendoci la


percezione della palude nostrana nella quale siamo inermi: fermi
alla polemica quotidiana non siamo abituati ad avere innanzi un
quadro che chiunque riconoscerà come grottesco. In questo suo
lavoro i personaggetti sfilano innanzi come pezzi di un puzzle che
restituiranno l’immagine finale:

Al cittadino pare evidente che il suo consenso non risulti più


funzionale alla circolazione di idee e alla rappresentazione di in­
teressi, quanto piuttosto ad una logica di scambio e di avvicenda­
mento di gruppi all’interno di élite, in genere economico-finan-
ziarie. Egli ha una funzione fondamentale solo nel momento in
cui svolge il ruolo di consumatore e parzialmente quando vota.105

Da tempo si va denunciando che non si vedono progetti poli­


tici di ampio respiro, e che le vecchie ideologie della destra e del­
la sinistra sono residuati evanescenti di narrazioni ormai ritenute
fantasiose, di ideali oltrepassati da quelli che vengono chiamati fat­
ti concreti, problemi reali - quelli economici. Poveri o benestanti,
non saremmo quasi tutti disposti a vendere - a svendere - qualsiasi
nostra idea per qualche euro in più? Forse perché, appunto, non
abbiamo idee che valgano qualcosa; perché non riconosciamo va­
lori altri dalla ricchezza? E se ci si concedesse il lusso di iniziare a
pensare in grande stile, allora a placare quelle velleità interverreb­
bero le incombenze che, paradossalmente, benché presentati come
fatti eccezionali, determinano le nostre vite come fatti ordinari.

Ragioniamo solo per un attimo sui fatti più rilevanti degli ulti­
mi due decenni: vale a dire, la lotta al terrorismo globale e la crisi
economica. Essi stanno proprio lì a dimostrare che le procedure
democratiche vengono sempre esautorate di fronte allo stato di

105/ Luigi Iannone, L’ubbidiente democratico, Idrovolantc Edizioni, Roma 2016, p. 101.

83
Nicolas Gômez Dâvila

necessità, per far posto ad uno schmittiano stato d’eccezione che è


rappresentato da quei poteri che detengono forti interessi nei pro­
cessi di globalizzazione.106

Ma non è che la situazione sia questa perché siamo appunto in­


consapevoli dei presupposti, sempre meno indagati e meditati, che
la determinano? La mancanza di prospettiva sul futuro non è maga­
ri data dalla nostra ignoranza del passato? Per questo il sottotitolo
de Uultimo uomo recita: Malthus, Darwin, Huxley e l’invenzione
dell’antropologia capitalista. Non perché si intenda - come facil­
mente accuserebbe l’ubbidiente democratico - imputare Darwin
di darwinismo sociale o adombrare sbrigative tesi complottistiche,
ma perché si esprime l’esigenza che per iniziare a capire chi siamo e
cosa fare - posto che si voglia andare oltre questo nostro presente
- dobbiamo ripensare e riscrivere il nostro passato prossimo, nella
sua complessità antropologica, ovvero a partire dalla concezione
dell’uomo nell’universo. Lyotard nel 1979 ha inaugurato il Post­
moderno annunciando e auspicando la fine delle grandi narrazioni,
non avvedendosi che la sua, così come quelle scritte e riscritte poi
dagli stessi postmoderni, fossero delle enormi inconsapevoli narra­
zioni. Allora poteva sembrare un sofisma, ma, oggi che la storia è
andata avanti - benché secondo Fukuyama sarebbe dovuta finire -,
si fa sempre più chiaro che l’ubbidiente democratico ha poco a che
fare con la democrazia e che dove la storia andrà a finire (perseve­
rando in questa direzione) non ci soddisfa affatto, anche se - ignari
di noi stessi - inesorabilmente contribuiamo a quella destinazione.
Non si ha almeno l’impressione che la liberazione dell’uomo
moderno l’abbia spesso costretto ad altre schiavitù? Libero, egli
si è trovato soggiogato da un’ignoranza uguale e contraria: dalla
fame alla gola, dall’astinenza alla pornografia, dal dogmatismo re­
ligioso al dogmatismo scientista, dal populismo antidemocratico

106/ Ivi, p. 125.

84
Introduzione

al populismo democraticistico, dalla donna come oggetto (in casa)


alla donna oggetto (nell’immaginario). Siamo certi che la storia
finisca, compiendosi - sic! -, con questa rivoluzione sessuale, con
la rivoluzione psichedelica, con il superamento delle ideologie in
un’unica ideologia democraticistica? L’alternativa alla società tra­
dizionale è e soltanto può essere la società liquida? Senz’altro non
dobbiamo eludere questa considerazione:

L’ultimo uomo è il risultato antropologico della fine delle gran­


di narrazioni e degli stimoli di una sola, capillare ideologia.107

Ma che ne sarà di noi? Che fare?


Sembra altrettanto certo che, se vogliamo fare la storia, e non
credere che sia finita, dobbiamo tornare a riscriverla: in grande sti­
le. Solo da questo tentativo di riscrittura potranno nascere nuove
più consapevoli grandi narrazioni, nuovi orizzonti in cui scorgere
il futuro. È quanto mai necessaria una retrospettiva futura, che,
rivedendo radicalmente il processo storico-filosofico degli ultimi
due secoli, consenta una diversa autocomprensione e un futuro
inaudito.
Se per un attimo non si volesse concentrare lo sguardo sul co­
stante impoverimento della maggioranza della popolazione oc­
cidentale negli ultimi cinquant’anni, dopo il boom economico; e
non si volessero scomodare le due catastrofi mondiali, allora, dopo
questa operazione cecità, non dovremmo forse asserire che tutto
sommato si sta meglio in questo Postmoderno che in qualsiasi al­
tra epoca storica? Per controbattere a questa domanda retorica -
con la quale abitualmente si esprime l’apologià dell’esistente - la
brevità trova questa formulazione:

107/ Enzo Pennetta, L’ultimo uomo. Malthus, Darwin, Huxley e l’invenzione


dell’antropologia capitalista, Circolo Proudhon, Roma 2016, p. 175.

85
Nicolas Gômez Dâvila

La democrazia festeggia il culto all’umanità sopra una piramide


di crani.108

Gli effetti del colonialismo, l’assalto neocoloniale e l’apote­


osi della globalizzazione hanno generato miseria e morte fuori
dell’Occidente. Anche nella storia a noi più prossima e nota si è
ripetuto quel che è quell’atroce spettacolo in scena fin dall’Otto­
cento. Fatto salvo per i fascismi, l’origine dei massacri negli anni
non è mutato; il copione, diversamente declinato, è il medesimo:
salvare gli oppressi dagli oppressori; in nome di un ideale: i dirit­
ti naturali, il comuniSmo, la democrazia. Nondimeno ogni volta
l’esito politico - oltre la carneficina - ha assunto la forma di un
regime dittatoriale: Robespierre e Napoleone con la Rivoluzione
francese; Lenin e Stalin con la Rivoluzione russa; una rinnovata
caotica costellazione di dittature mediorientali con le guerre in­
nescate nel 2001 e nel 2003 dall’attacco all’Afghanistan e all’Iraq.
Cosa hanno creduto di fare les biens prima, i rossi poi, quin­
di i bianchii Hanno inteso portare la giustizia con la vendetta, la
pace con il terrore, la civiltà con la barbarie. Così, in nome della
giustizia, della pace e della civiltà sono stati portabandiera sangui­
nari, terroristici e ignobili. Qualche oppresso si è trasformato in
oppressore, qualche oppressore in oppresso per tramite di innu­
merevoli vittime; ma la vendetta non ha fecondato la giustizia, né
il terrore la pace, né l’ignoranza la civiltà. Possibile che tre secoli
siano stati inaugurati alla stessa maniera?109
Vediamo il prezzo che la Casa Bianca ha fatto pagare alle scor­
ribande mediorientali, secondo i dati forniti dalla Brown Univer­
sity, a partire dai conflitti in Afghanistan e in Iraq e includendo le

108/ Infra, p. 248.


109/ Ci concediamo questa schematizzazione per limitarci a quanto appartiene alla
vulgata diffusa. Non ci dilunghiamo qui ad elencare le interminabili violenze
perpetrate nel corso degli ultimi secoli dai governi di tutto il mondo in nome del
liberalismo, della democrazia, del comuniSmo.

86
Introduzione

violenze connesse in Siria e in Pakistan. Sono morti: 6.900 soldati


americani; 7.000 collaboratori delle attività militari; 15.000 soldati
tra afgani, pakistani e siriani; 110.000 combattenti non apparte­
nenti alle istituzioni; 217.000 civili (morti nelle loro abitazioni, al
mercato o per strada). Ma non si tratta solo della tragicità delle
morti: ogni perdita devasta una famiglia e debilita una comunità.
Siamo ad un totale di oltre 350.000 vittime. Ma di vittime causate
direttamente dalla guerra. Se si calcolano anche quelle prodotte
non dalle azioni dirette, ma dalle condizioni complessive del ter­
ritorio causate dalla guerra, il numero si moltiplica. Sono le per­
sone morte di fame, di malattia, o in seguito a ferite provocate
dai danni subiti dall’ambiente circostante. Una stima indica che ad
ogni vittima diretta della guerra ne corrispondano almeno quattro
prodotte indirettamente: il totale quindi è senz’altro superiore alle
850.000 unità.
Oltre la follia, i paradossi che seguono. Se si fosse capito cosa
significhino i diritti naturali, ovvero l’illegittimità che da essi di­
scende della proprietà privata capitalistica, nonché la democrazia,
la quale ha il suo fondamento non nel relativismo - come oggi per
lo più si ritiene - ma nella verità, ecco che proprio in nome della
verità, la quale sa di essere un lungo processo di educazione che
non può essere imposto senza fallire, ci si sarebbero risparmia­
te quelle giustificazioni inconsistenti che accompagnano le stragi
criminali che abbiamo qui ricordato, peraltro attingendo da una
collezione molto più ampia.
Ma il paradosso non si limita a questo: esso ne ha partorito un
altro. Per scongiurare le violenze perpetrate in nome della presun­
ta verità si è creduto di negare l’esistenza delle verità: sì che, nes­
suno essendone depositario, nessuno - si è poco più che fantasti­
cato - si sarebbe arrogato quella presunzione che genera violenza.
Invece, senza verità su cui ricercare, su cui confrontarsi, davanti
alla quale arrestarsi, grazie alla quale si può essere smentiti, accade
che qualsiasi cosa vada bene o, alla meglio, che dopo i primi falli-

87
Nicolas Gômez Dâvila

menti di confronto la si sbrighi con un sonoro “tanto sono solo


interpretazioni”. Il bello dipende dal gusto, il bene è soggettivo e
la verità non esiste: ecco il Postmoderno, ora perfino più di prima
sdoganato con la demenziale e tanto alla moda postverità. Certo
possiamo ignorare la verità, ma le centinaia di migliaia di vittime
ci sono; possiamo ignorare che non solo non abbiamo esportato
la democrazia, ma che forse non avevamo nulla da esportare che
si meritasse quel nome - ma è proprio quel che abbiamo inteso
fare. Se ne potrà magari discutere più estesamente, posto che tale
asseverazione non sia solo un’interpretazione, come (dello stesso
valore di) quelle che dicano il contrario.
La serie di paradossi culmina in questo scenario con le “prove”
dell’esistenza di armi di distruzione di massa - mai trovate, ma che
il regime iracheno di Saddam Hussein avrebbe posseduto -, con le
quali si è giustificato l’attacco all’Iraq in quell’infausto 2003. Una
menzogna necessaria per dare un fondamento giuridico e morale
all’invasione e alla distruzione dell’Iraq. Azione che ha favorito la
disgregazione del Medio Oriente che ancora un mondo in preda
al terrorismo paga. Quella “verità di comodo” che già allora sem­
brava tale è stata certificata dalla commissione d’inchiesta, l’/rag
Inquiry,110 sulla partecipazione del Regno Unito.
L’inchiesta è stata voluta dall’ex primo ministro laburista
Gordon Brown nel 2009, con lo scopo di ricostruire gli scenari
e l’origine del coinvolgimento dell’esercito di Londra in Iraq.
Nel luglio scorso, dopo sette anni di lavori, la commissione,
che ha esaminato 150mila documenti e ascoltato più di cento
testimoni, ha spiegato come l’attività di intelligence svolta in
vista dell’operazione abbia fornito dati fallaci e nessuno si sia
preoccupato di vagliarli. L’intervento armato non era affatto
l’unica risorsa a cui ricorrere: altri rimedi alternativi e pacifi-

110/ Disponibile su http://www.iraqinquiry.org.uk (ultimo accesso 27 agosto


2017).

88
Introduzione

ci per raggiungere il disarmo avrebbero potuto essere adotta­


ti. Era senz’altro possibile una strategia di contenimento e il
prosieguo delle ispezioni, visto che nel 2003 Saddam non rap­
presentava una minaccia immediata per l’Occidente. Invece, da
allora, l’Occidente è ancor più minacciato; ma, come allora, so­
prattutto da se stesso.
Quel che è fondamentale capire lo mette in luce ormai da
decenni Severino:

Larghi strati della nostra cultura si trovano ancora nella si­


tuazione patetica di voler dar vita, insieme, a una raffinata co­
scienza del carattere problematico di ogni sapere umano, e una
condanna morale del nazismo - o dello sfruttamento capitali­
stico, o della dittatura sovietica.111

A questo punto le «folle ignoranti» e gli intellettuali «pateti­


ci» raccapricciano: il nazismo paragonato al comuniSmo e - per­
fino! - al capitalismo? Sì, perché la logica che li guida è la me­
desima che, declinata in luoghi e momenti storici differenti, ha
realizzato sistemi politici diversi, ma la cui sostanza è la stessa,
la quale sempre tenderà al totalitarismo, alla sopraffazione, allo
sfruttamento; e con i mezzi che glielo consentano: populismo,
militarismo, corruzione, simulazione, ecc. Le obiezioni che ve­
nivano mosse allora non sono diverse da quelle mosse oggi:

Ma chi non preferisce il modo di vivere delle democrazie a


quello consentito dalle dittature? Chi non preferisce la libertà di
pensare, di esprimere la propria opinione e di renderla operante
mediante il sistema parlamentare, nonostante i difetti di esso e
il condizionamento capitalistico delle forme democratiche?112

111/ Emanuele Severino, Téchne. Le radici della violenza, cit., p. 82.


112/ Ibidem.

89
Nicolas Gômez Dâvila

Obiezioni che sono avanzate solo da chi non riconosca la mede­


sima logica che muove fascismo, comuniSmo e capitalismo, che è ap­
punto la logica capitalistica del nichilismo, dell’accumulo di potenza
per la realizzazione di fini che sono preferenze soggettive e, perciò,
equivalenti nella loro legittimità. A fare la differenza sarà solo la capa­
cità di quelle volontà di imporsi: chi vince e resiste - ed esiste - mostra
con ciò la sua “ragione”. Nella sintensi gomezdaviliana:

Se essere è la gran superiorità, tutto ciò che è abietto è permesso.113

Sintesi che è in questo modo è svolta da Severino, la quale ci ri­


conduce all’incipit di questo saggio, con la questione fondamentale
indicata da Marcuse, e alla stessa terminologia impiegata da Gómez
Dâvila:

Queste domande non sono un’obbiezione a quanto si è detto,


giacché in esse si parla appunto di «preferenza», ossia di volontà che
la vita sia vissuta in un modo piuttosto che in un altro. Le libertà de­
mocratiche sono state certamente «preferite» dalle classi che sono ri­
uscite ad emanciparsi dalle vecchie classi dominanti. Ma il valore di
tali libertà non è dato dalla loro «verità» o «giustizia»: esse hanno as­
sunto queste caratteristiche quando la borghesia ha avuto la forza di
distruggere lo Stato assolutista. La libertà di espressione è divenuta un
«principio» delle democrazia, perché le vecchie classi dominanti non
hanno più avuto la forza di far tacere il dissenso.114

Non solo, approfondendo la sua disamina, fornisce delle indica­


zioni preziose. Il darwinismo e la sua interpretazione della lotta per
resistenza si sovrappone e si confonde con la logica stessa dell’Occi­
dente nichilistico.

113/ Nicolàs Gómez Dâvila, Notas, cit., p. 439.


114/ Emanuele Severino, Técbne. Le radici della violenza, cit., p. 82.

90
Introduzione

Nell'orizzonte della cultura occidentale, la legge suprema rimane


la lotta per l’esistenza. Può essere espressa nel modo seguente: ra­
zionale (= vero, bello, giusto, ecc.) è ciò che di fatto esiste, ossia
ha avuto la forza di effettuarsi - e quindi è l’insieme dei sistemi
politico-sociali di fatto esistenti. Irrazionale è tutto ciò (e quindi
anche il sistema sociale) che non ha la forza di diventare o di resta­
re un fatto. È inutile che la cultura cerchi ancora dei valori diversi
dalla forza; ed è inevitabile che la scienza e la tecnica, come supre­
mi produttrici della forza, divengano la guida del mondo.
Esiste un’alternativa alla cultura occidentale? Ha senso cercarla?115

L’alternativa è possibile: gli escolios di Gômez Dâvila costitu­


iscono una poderosa reazione a questa deriva. Ma non, come si
è creduto, come una tra le due classiche opzioni che si contrap­
pongono, tra conservatori e progressisti. Esse non appartengono
all’avvenire e la lettura che fanno del passato è quella che ci ha
condotto a questo presente di crisi. Le gradazioni tra i due estre­
mi - tra l’essere Conservatori e l’essere Progressisti - possono fa­
cilmente moltiplicarsi a piacimento e facilmente presentarsi con
nomi differenti, a seconda delle diverse fasi con cui si declina la
Modernità, verso il suo inesorabile destino. Si potrebbe elencarne
alcune, prendendole tali e quali si trovano ne II 18 brumaio di Lu­
igi Bonaparte di Marx: alla fine del Settecento si discende dall’alto
della tirannide di Luigi XVI, ovvero dai resti della monarchia assoluta
si passa a quella costituzionale, quindi giù dai girondini ai giacobi­
ni; nella metà dell’Ottocento si risale dal partito proletario al partito
democratico piccolo-borghese, dal partito repubblicano borghese al
partito dell’ordine, fino di nuovo su alla vetta della tirannide di Luigi
Bonaparte, alias Napoleone III.
La tirannide - chiamiamola così in omaggio ad una delle prime e più
lucide denunce, quella dell’Alfieri nel trattato Sulla tirannide (1777)

115/ Ivi, pp. 82-83.

91
Nicolas Gômez Dâvila

- è il leitmotiv di quegli ultimi due secoli di cui è intrisa la nostra


quotidianità. Essa si fonda sul pensiero proprio di tutto l’Occidente,
l’inconscio venuto a coscienza con la «morte di Dio»: che il vantaggio
proprio consista nello svantaggio altrui; che quel che io prenda per
me, lo tolga a te; insomma che il bene mio sia il male dell’altro.
Così, la contrapposizione tra Conservatori e Progressisti, tra De­
stra e Sinistra - ci si perdonino qui le non perfette simmetrie - non è
più che una disputa e uno scontro tra come suddividersi l’utilità e gli
utili della vita in comune: una lotta per il przWegzo, insomma. Quando
dalla vetta della tirannide si scende fino alla palude democratica lo si
chiama diritto. Ma, come già allertava Mazzini, i doveri si sono eclis­
sati, la morale volatizzata e appena sarà possibile il padrone ritornerà
tale o, mutate le condizioni, i servi di un tempo saranno nuovi padro­
ni: infatti, se si può avere di più, perché non pretenderlo, perché non
prenderselo? Insomma, un privilegio esteso - fosse pure a tutti - non
fa un diritto; sì che appena possibile la retorica del diritto si mostra
per quel che è: una menzogna, un’astuta arma della simulazione. Il di­
lagare dei privilegi mostra che ancora non abbiamo colto l’essenza del
diritto - posto che il diritto abbia un’essenza diversa dal privilegio - o,
almeno, che certamente non riteniamo che nel diritto - qualunque
cosa confusa si pensi con esso - consista il nostro bene.
Così, qui e là, i mezzi dello scontro hanno reso possibile un mag­
gior bilanciamento tra le potenze rivali, ma non una diversa conquista
concettuale e una conseguente sensibilità. Qualcuno è disposto a ri­
conoscere che, a distanza di due secoli, dai versi sdegnati di Leopardi
qualcosa sia cambiato, o ancora per lo più ci troviamo a denunciare
che nessuno «fuori di se stesso, altri non cura»116? Che «più de’ carmi,
il computar s’ascolta»?117 Che «di riposo paghi viviamo, e scorti da
mediocrità»?118

116/ Giacomo Leopardi, Ad Angelo Mai, v. 143, in Canti, Rizzoli, Milano 1994, p. 47.
117/ Ibidem, v. 149.
118/ Ivi, vv. 171-173, p. 48.

92
Introduzione

Così di nuovo ovunque vediamo crescere le disuguaglianze, non


perché l’uomo sia malvagio o simili, ma perché non ha mai ritenuto
nient’altro che la sua libertà finisca dove inizia quella dell’altro. Allo­
ra, perché mai far iniziare quella dell’altro e far finire la propria - più
o meno consciamente si conclude? Perché svantaggiarsi se si può av­
vantaggiarsi, perché dare all’altro per togliere a se stessi?
A guardarlo con occhi diversi dai quali ci siamo abituarti a consi­
derarlo, l’oscurantismo cristiano seppe infondere una luce dai secoli
bui del Medioevo, la quale giunge però fioca ai secoli delle «magnifi­
che sorti e progressive»119. Luce descritta da Taine nel suo capolavoro
Le origini della Francia contemporanea:

In un mondo fondato sulla conquista, duro e freddo come una


macchina d’acciaio, condannato per la sua stessa struttura a distrug­
gere negli uomini assoggettati il coraggio di agire e la voglia di vi­
vere, aveva annunziato “la buona novella”, promesso il “regno di
Dio”, predicato la tenera rassegnazione nelle mani del Padre celeste,
ispirato la pazienza, la dolcezza, l’umiltà, l’abnegazione, la carità,
aperto le sole vie per le quali l’uomo soffocato nell’ergastolo roma­
no potesse ancora respirare e percepire la luce: ecco la religione.120

Ma Dio e il suo Regno oggi sono considerati morti e lo spirito


instillato dal Cristianesimo si è sempre più allontanato. Il baldan­
zoso arrivista che ogni postmoderno vorrebbe essere, talvolta -
dispensando rovine, sfasciando famiglie, vilipendendo figli, falci­
diando amicizie, dispensando meschinità - si troverà e si è trovato
nella situazione del «Germano convertito», che

ha paura come davanti a uno stregone. Nelle ore calme, dopo


la caccia o l’ebbrezza, l’intuizione vaga di un al di là misterioso

119/ Giacomo Leopardi, La ginestra, v. 51, in Canti, cit., p. 166.


120/ Hyppolite Taine, Le origini della Francia contemporanea, cit., pp. 55-56.

93
Nicolas Gômez Dâvila

e grandioso, il sentimento oscuro di una giustizia sconosciuta, i


rudimenti di coscienza che già possedeva nelle sue foreste d’oltre
Reno, si risvegliano in lui sotto forma di allarmi improvvisi, di
oscure visioni minacciose. Al momento di violare un santuario,
egli si chiede se non cadrà sulla soglia, colpito dalla vertigine e col
collo torto. Convinto dal proprio turbamento, si ferma, risparmia
la terra, il villaggio, la città che vive sotto la protezione del prete.
Se la foga animalesca della collera o degli appetiti primitivi lo ha
spinto al delitto e alla rapina, più tardi, passato lo sfogo, nei giorni
di disgrazia o di malattia, dietro il consiglio della concubina o della
moglie, si pente, restituisce il doppio, il decuplo, il centuplo, pro­
diga donazioni e immunità.121

La coscienza rimasta al postmoderno sembra così spesso ridur­


si a quella ragione calcolatrice dell’utile economico - dicasi egli
conservatore o progressista, di destra o di sinistra, si senta borghe­
se o proletario, liberale o democratico. In ogni caso, v’è poco da
conservare, perché ognuno di quei poli opposti ha condotto allo
stesso destino che ora accomuna l’Occidente e l’intero pianeta. Di
questi secoli appena trascorsi dobbiamo perciò salvare innanzitut­
to quei pochi momenti a cui possiamo rivolgerci per potenziare
quei «rudimenti di coscienza» che qui e là indubbiamente ricono­
sciamo e che possediamo, benché assopiti o rimossi. Da recupe­
rare è quello spirito filosofico, critico e appassionato, idealissimo
e concretissimo, che è stato anima e linfa dei cambiamenti e degli
sconvolgimenti degli ultimi due secoli, ma che ora non sa più indi­
care il da farsi, moribondo e ristagnante nella palude accademica,
travolto dalla fiumana di un progresso sclerotizzato ed univoco,
traboccante di denari e tecnologia, ma sempre più mediocre. Re­
agire significa oggi salvare dall’oblio più profondo, far tornare a
nuova vita quella cultura in grande stile della quale al momento

121/ Ivi, p. 57.

94
Introduzione

siamo orfani. Oltre le categorie consunte che siamo andati richia­


mando brillano costellazioni concettuali possibili, che abbiamo
intravisto nel lavoro di questi anni,122 che si è avvalso del genio
di Gômez Dâvila. Abbiamo inoltre a disposizione una schiera di
grandi pensatori che abbiamo abbandonato, dei quali non si è più
saputo continuare l’opera. Per stare all’Italia,123 chi sa di Rosmini,
Leopardi, Mazzini, Spaventa, Labriola, Croce, Gentile, Bontadini
- tanto per citare solo qualche nome? Qualcuno a scuola ha avuto
notizia della grandezza del loro pensiero? Qualcuno se ne occupa
al di là di qualche specialista accademico che arreca più danno che
vantaggio alla loro fama? Il grande pensiero sta come la bellezza
nella nostra Italia: ovunque, ma muto. Di questo sordo presente
c’è poco da conservare, ma ostinatamente vale la pena perseverare
e ripeterci ed incitarci più e più volte:

Questo secol di fango o vita agogni


E sorga ad atti illustri, o si vergogni.124

122/ Ricorderò qui solo l’ultimo, il mio Platone democratico. Trasvalutazione


reazionaria di tutti i valori, Circolo Porudhon, Roma 2016.
123/ Si veda Antonio Lombardi, Il volto epistemico della filosofia italiana. La
neoclassica di Gustavo Bontadini, AM Edizioni, 2017.
124/ Giacomo Leopardi, Ad Angelo Mai, vv. 179-180 in Canti, cit., p. 48.

95
Quel fanatisme! Exclama le pharmacien,
en se penchant vers le notaire.

iOh! Pues si no me entienden


- respondiô Sancho - no es maravilla
que mis sentencias sean
tenidas por disparates.
ολιγόστιχα μεν δυνάμεως δέ μεστά
DIOGENE LAERZIO,
De clarorum philosophorum vitis, VII, 165

A hand, afoot, a leg, a head,


Stood for the whole to he imagined.
william Shakespeare, The Rape of Lucrece, vv. 1427-28

Aux meilleurs esprits


Que d’erreurs promises!
Ni vu ni connu,
Le temps d’un sein nu
Entre deux chemises!
Paul valéry, Le Sylphe, vv. 10-14

Dass es sich hier um die lange Logik einer


ganz bestimmten philosophischen Sensibilität
handelt und nicht um ein Durcheinander
von hundert beliebigen Paradoxien
und Heterodoxien, ich glaube, davon
ist auch meinen wohlwollendsten Lesern
nichts aufgegangen.
FRIEDRICH NIETZSCHE, lettera a Georg Brandes, 8 gennaio 1888, Nizza

Et miraris quodpaucis placeo, cui cum


paucis convenit, cui omnia fere aliter
videntur ac vulgo a quo semper quod longissime
abest id penitus rectum iter
censeo.
FRANCESCO PETRARCA, Epistolae rerum familiarium, XIX, 7
Un testo breve non è un discorso presuntuoso, ma un gesto
che si dissipa appena viene abbozzato.

Il pensiero che vuol essere sempre giusto si paralizza.


Il pensiero progredisce quando cammina tra ingiustizie
simmetriche, come tra due file di impiccati.

Gli uomini cambiano meno di idee che le idee di costume.


Lungo i secoli conversano le stesse voci.

Il lettore non troverà aforismi in queste pagine.


Le mie brevi frasi sono i tocchi cromatici di una composizione
pointilliste.

Limitare il nostro uditorio limita le nostre claudicazioni.


Il solo arbitro incorruttibile è la solitudine.

I significati si carpiscono in un atto garantito soltanto dalla


nitida gioia che ci colma.
Il significato è gesto dell’oggetto che ordina di arrischiare
l’intelligenza e la vita.

Non importa in quale sordida penombra organica nasca


l’idea; importa la sua dura punta di diamante.

105
Nicolas Gômez Dâvila

A volte l’originalità di un’opera dipende da quello che il suo


autore non sa fare.
Esiste un’impotenza creatrice.

Il filosofo ambisce a riunire sotto lo stesso giogo due


tendenze divergenti dello spirito: la sua fuga verso il concetto e
la sua avidità di concreto.
Il grado in cui ci riesce misura il rango di una filosofia.

È facile credere di partecipare di certe virtù quando


condividiamo i difetti che da esse scaturiscono.

L’uomo intelligente non vive in ambienti mediocri, mai.


Un ambiente è mediocre proprio perché non ci sono uomini
intelligenti.

Coloro che piangono per la ristrettezza di mezzi in cui vivono


pretendono che gli avvenimenti, i vicini, il paesaggio diano loro
la sensibilità e l’intelligenza che la natura gli ha negato.

In questo secolo qualsiasi impresa collettiva innalza prigioni.


Solo l’egoismo ci impedisce di collaborare alla viltà.
Oggigiorno i partecipanti finiscono per essere dei complici.

Adattarsi significa sacrificare un bene remoto ad un’urgenza


immediata.

La maturità dello spirito inizia quando smettiamo di sentirci


responsabili del mondo.

Dopo aver definito l’uomo, dobbiamo modificare subito la


nostra definizione perché la coscienza di quella definizione lo
trasfigura.

106
Escolios I

L’opera d’arte e la vita del suo autore non sono traduzioni


reciproche ed obbligate. La loro incongruenza non compromette
l’autenticità parallela che possiedono.
L’autore è simultaneamente il perfido personaggio della propria
biografia e il nobile prosatore dei propri testi.

Durante le ore tediose dell’intelligenza maturano le sue


prossime primavere.
Solo lo scrittore paziente e laborioso serve pietanze succulente al
suo lettore.

Niente suol essere più difficile del non fingere di


comprendere.

La quantità di applausi non misura il valore di un’idea. La


dottrina imperante può essere una pomposa sciocchezza.
Tuttavia, allo spettatore intimorito una così banale osservazione
suole sfuggire.

L’amore è l’organo con il quale percepiamo l’inconfondibile


individualità degli esseri.

La verità si perverte quando dimentica il processo concreto in


cui è nata.

Una moltitudine omogenea non chiede libertà.


La società gerarchizzata non è meramente l’unica dove l’uomo
può essere libero, ma anche l’unica dove l’uomo ha l’urgenza di
esserlo.

La libertà non è fine, ma mezzo. Coloro che la prendono


come un fine, quando la ottengono non sanno che farne.

107
Nicolas Gômez Dâvila

Soddisfare l’orgoglio dell’uomo è forse più facile di quanto il


nostro orgoglio si immagini.

Quando la scienza ostenta pretensioni filosofiche,


l’epistemologia le ricorda i suoi postulati.
Contro le sue pretensioni di impero, l’epistemologia le esibisce la
sua origine servile.
Extra epistemologian nulla salus)

L’individuo è l’impedimento alle filosofie della storia.

Ci sono mille verità, l’errore è solo uno.

La bevanda degli dèi è fatta del sapore inconfondibile degli esseri.

La nostra ultima speranza è riposta nell’ingiustizia di Dio.

Il resoconto intelligente della sconfitta è la sottile vittoria del


vinto.

Per Dio non esistono che individui.

Le idee sono frasi che possiedono colore, odore, sonorità, peso -


ciò che la memoria chiama idea è meramente una scorza.

Quando le cose ci paiono essere solo ciò che sembrano, presto ci


parranno essere ancora di meno.

Lo psicologo abita i suburbi dell’anima come il sociologo la


periferia della società.

1/ Letteralmente: “al di fuori dell’epistemologia non v’è salvezza”, sul calco della
frase latina Extra Ecclesiam nulla salus.

108
Escolios I

Gli errori sono proletari ribelli. Verità refrattarie alla loro


funzione e al loro rango.
Una proposizione è falsa quando ostruisce proposizioni più
veraci.

Le verità non stanno nella circonferenza di un cerchio il cui


centro è l’uomo.
Le verità si ergono in terreni impervi che l’uomo percorre
seguendo i meandri di un sentiero sinuoso che le rivela, le
occulta, e che alla fine ostenta o nasconde.

Senza atti intenzionali i fatti non sono né necessari né casuali.


Senza intenzioni, il mondo è un blocco di successioni brute.
L’intenzione fonda la casualità quando le cose la sorprendono e
la causalità quando non la sconcertano.
La ragione stabilisce funzioni, l’intenzione necessità e
contingenza.

L’essere sprizza da tutti i pori del mondo.

La ragione è un atto dello spirito che analizza un atto


spirituale previo.
La ragione non genera, bensì educa il generato.

Nel correggere l’ambivalenza naturale dei sentimenti, la


ragione li guasta e mutila l’universo.
Coloro che sopprimono le segrete connivenze tra i propri amori
e i propri odi diventano dei fanatici che camminano in mezzo
agli schemi.

Nella coerenza di certi sistemi si articola una visione; altre ne


risultano dalla mera inerzia di un’idea.

109
Nicolas Gômez Dâvila

L’etica sorge dalla congiunzione di circostanze empiriche con


il canone trascendente che le circostanze rivelano.

Una presenza voluttuosa trasmette il proprio splendore


sensuale a tutte le cose.

Qualsiasi scopo differente da Dio ci disonora.

L’ intelligenza non ambisce a liberarsi, bensì a sottomettersi.


La verità è lo splendore della necessità.

Soltanto la libertà argina le azioni illecite dell’ignoranza.


La politica è la scienza delle strutture sociali adatte alla
convivenza di esseri ignoranti.

Una “società ideale” rappresenterebbe il cimitero della


grandezza umana.

Al termine di ogni rivoluzione il rivoluzionario insegna che la


vera rivoluzione sarà la rivoluzione di domani.
Il rivoluzionario spiega che un miserabile ha tradito la
rivoluzione di ieri.

Se Socrate non sa davvero nulla, perché non accetta


semplicemente quello che il suo interlocutore propone?
Spera forse che la verità nasca da una congruenza fortuita?
Socrate forse crede che il “bene” consista in ciò che i votanti
approvano unanimemente? Socrate è un democratico?
No!
Come qualunque reazionario, Socrate sa che in una democrazia
non è lecito insegnare. Il democratico ha bisogno di credere di
star inventando quello che gli viene suggerito.

110
Escolios I

I parlamenti democratici non sono luoghi dove si dibatte,


bensì dove l’assolutismo popolare registra i suoi editti.

II borghese consegna il potere per aver salvo il denaro; poi


consegna il denaro per aver salva la pelle; e alla fine lo impiccano.

Borghesia è qualsiasi insieme di individui non conformi con


ciò che possiedono e soddisfatti di ciò che sono.

I marxisti definiscono economicamente la borghesia per


nascondere il fatto di appartenervici.

Sanno stimare la grandezza del comuniSmo solo i nemici di


esso.
La tesi marxista diffama tanto i motivi del comunista quanto
quelli del suo avversario.

Coloro che giustificano la propria abiezione considerandosi


“vittime delle circostanze” sono socialisti dottrinari.
Il socialismo è la filosofia della colpevolezza altrui.

II militante comunista prima della vittoria merita il più grande


rispetto.
Dopo non sarà altro che un borghese affaccendato.

Quelli che difendono l’esistente lottano per qualcosa di


concreto: un privilegio, una struttura sociale, un bene incarnato;
al contrario, chi lotta per un programma astratto può credere di
difendere l’universale.
L’uomo di sinistra crede di essere generoso perché le sue mete
sono confuse.

Ili
Nicolas Gômez Dâvila

Questo secolo di pedagogia proletaria proclama la dignità del


lavoro come uno schiavo che impreca contro l’ozio intelligente e
voluttuoso.

Le sovrastrutture cambiano quando le “forze di produzione”


variano; però, siccome ogni configurazione di forze racchiude
una pluralità virtuale di strutture, quella che si realizza non
dipende da motivi economici.

L’amore per il popolo è vocazione da aristocratico. Il


democratico non lo ama se non durante il periodo elettorale.

Nella misura in cui lo Stato cresce l’individuo si sminuisce.

Non riuscendo a realizzare ciò a cui anela, il “progresso”


battezza come anelito quello che realizza.

La tecnica non realizza i vecchi sogni dell’uomo, bensì li


scimmiotta con sarcasmo.

Allo stesso modo che il trionfo di qualsiasi virtù ne mutila


altre, ogni “progresso” trascina con sé un regresso simmetrico.

Il popolo non insorge mai contro il dispotismo, bensì contro


la cattiva alimentazione.

Quando si finirà di lottare per il predominio sulla proprietà


privata si lotterà per l’usufrutto della proprietà collettiva.

La mobilità sociale dà luogo alla lotta di classe.


Il nemico delle classi alte non è l’inferiore carente di qualsiasi
possibilità di ascesa, ma colui che non riesce ad ascendere quando
altri ascendono.

112
Escolios I

Niente di più nobile dell’aristocratico liberale - come


Tocqueville - per il quale la libertà di tutti è il privilegio la cui
difesa compete alla classe dirigente.

Un certo modo sprezzante di parlare del popolo denuncia il


plebeo mascherato.

Se l’uomo è l’unico fine dell’uomo, una reciprocità inane


nasce da questo principio come il mutuo riflettersi di due specchi
vuoti.

Né il cristianesimo né il paganesimo professano etiche


altruiste.
Tanto la morale cristiana quanto quella pagana sono
individualismi etici che impongono doveri sociali soltanto come
mezzi della nostra perfezione terrestre o della nostra enigmatica
salvezza.

In ogni epoca, fortunatamente, ci sono imbecilli


indefinitamente capaci dell’ovvio.

La norma etica ci vieta di vedere gli uomini come mezzi e


l’Uomo come fine.

L’uomo pensa che la sua impotenza sia la misura di tutte le


cose.

L’autenticità del sentimento è subordinata alla chiarezza


dell’idea.

Il volgo ammira di più ciò che è confuso di ciò che è


complesso.

113
Nicolas Gômez Dâvila

L’imitazione impone modelli; l’influenza dà segnavia.

Qualsiasi cosa che accontenti risolve problemi con cui non ha


relazione alcuna.

Passioni, appetiti, vizi, - ciò che storce la verità - sono gli


stimoli dell’intelligenza.

Pensare suole ridursi ad inventare ragioni per dubitare di ciò


che è evidente.

Rifiutarsi di ammirare è il marchio della bestia.

Agli occhi di chi è incapace di rinunciare colui che rinuncia


sembra impotente.

È incredibile che gli onori inorgogliscano coloro che sanno


con chi li condividono.

Non esiste un sostituto nobile per la speranza assente.

Più sicuramente della ricchezza, esiste una povertà maledetta:


quella di colui che non soffre di essere povero, ma di non
essere ricco; quella di colui che tollera soddisfatto qualsiasi
mal comune; quella di colui che non brama di abolirla, bensì di
abolire il bene che invidia.

Applicare a se stessi le Beatitudini è prova di un orgoglio che


esclude dall’essere tra i beati.

Dopo aver messo in discredito la virtù, questo secolo è


riuscito a mettere in discredito i vizi.

114
Escolios I

Le perversioni sono diventate parchi suburbani frequentati, in


gruppi familiari, dalle folle domenicali.

Qualunque anima è una ferita, ma l’anima moderna è


maleodorante.

Qualsiasi filosofo è indecifrabile per coloro che ricercano che


cosa risponda prima di sapere che cosa domanda.

L’eclettismo non è un mosaico nel quale le idee


giustappongono le proprie tessere, bensì una rotta risultante da
impulsi ricevuti da direzioni divergenti.

L’uomo preferisce giustificarsi con la colpa degli altri


piuttosto che con l’innocenza propria.

Il tempo è meno temibile per il fatto di uccidere che per il


fatto di smascherare.

La volgarità dell’anima e del corpo è la punizione che


l’ascetismo impone alla società che lo espelle.

Le frasi sono sassolini che lo scrittore lancia nell’anima del


lettore.
Il diametro delle onde concentriche che esse generano dipende
dalle dimensioni del bacino.

L’uomo perdona coloro che possiedono ciò che vorrebbe, ma


non coloro che possiedono ciò che voleva.

Il filosofo si propone di sbaragliare i sistemi che ostruiscono


la sua visione, quandanche per riuscirvi debba costruire un
sistema.

115
Nicolas Gômez Dâvila

Il filosofo altro non è che la fiamma che lo consuma.

La scienza è ciò che in particolare non importa a nessuno, e in


generale a tutti.
La letteratura è ciò che importa solo in particolare.

Il critico vorrebbe essere arbitro in mezzo ad opinioni


antagonistiche, però nell’emettere un verdetto si trasforma
ineluttabilmente in un altro antagonista.

Il genio è la capacità di avere sulla nostra immaginazione


intirizzita l’impatto che qualsiasi libro ha sull’immaginazione
del bambino.

La scienza inganna in tre modi: convertendo le sue


proposizioni in norme, divulgando i suoi risultati piuttosto che i
suoi metodi e tacendo le sue limitazioni epistemologiche.

Ogni scienza si alimenta delle convinzioni che vuole


strangolare.

Il filosofo non è un rappresentante della propria epoca, ma un


angelo intrappolato nel tempo.

Tutte le verità convergono verso una sola verità, ma i percorsi


sono stati interrotti.

Addurre la bellezza di una cosa in sua difesa irrita l’anima


plebea.

Avere ragione è una ragione in più per non ottenere alcun


successo.

116
Escolios I

L’autentica adesione ad un’idea eccede qualsiasi motivazione


psicologica o sociale.

Le perfezioni di coloro che amiamo non sono finzioni


dell’amore. Amare è, invece, il privilegio di avvertire una |
perfezione invisibile agli occhi altrui. X /

Il concetto di rivelazione non esclude la preesistenza di


nozioni simili o identiche alle nozioni rivelate.
La rivelazione non consiste tanto nell’insegnare una nozione
nuova, quanto nell’autenticarne una di esistente.

La religione non ebbe origine dall’urgenza di assicurare una


solidarietà sociale, e neppure le cattedrali furono costruite per
fomentare il turismo.

Le proposizioni della scienza sono vere o false, perché


sono giudizi falsificabili di esistenza; gli enunciati filosofici,
al contrario, sono autentici o apocrifi, perché sono giudizi di
significazione.
La verità di una proposizione è sempre ipotetica e solo la sua
falsità è sperimentale, mentre l’autenticità di un enunciato si può
corroborare e il suo carattere apocrifo è soltanto suppositivo.
Il criterio scientifico è l’esperimento, il quale può falsificare ma
non verificare; il criterio filosofico è l’esperienza, la quale può
confermare ma non confutare.
Non potremo mai garantire il persistere di una proposizione
scientifica, e neppure assicurare che un enunciato filosofico sia
defunto.

Tutto è banale se l’universo non è coinvolto in un’avventura


metafisica.

117
Nicolas Gômez Dâvila

Il tiranno non è velleitario, ma sistematico. Il tiranno non si


spreca in capricci, bensì si concentra in un’idea.
Il tiranno è un uomo di princìpi.

Quanto più gravi sono i problemi, maggiore è il numero di


inetti che la democrazia convoca per risolverli.

La legislazione che salvaguarda minuziosamente la libertà


soffoca le libertà.

Le società si differenziano meramente per lo statuto dei


propri schiavi e per il nome che danno loro.

Più ripugnante del futuro che i progressisti involontariamente


preparano è il futuro che essi sognano.

Ogni civiltà è la fusione irrazionale di termini contrari.


Gli aspiranti a una civiltà “razionale” premeditano carneficine.

La presenza politica della moltitudine finisce sempre per avere


l’apice in un’apocalisse infernale.

La nostra civiltà è un palazzo barocco invaso da una folla


scompigliata.

La lotta contro l’ingiustizia che non culmina in santità,


culmina in agitazioni sanguinose.

L’uomo in certe epoche non ostenta altro indizio della sua


capacità di grandezza che la capacità inversa di atti aberranti e
perversi.

118
Escolios I

Solo di cause perse si può essere sostenitori incondizionati.

La politica sapiente è l’arte di rinvigorire la società e debilitare


lo Stato.

La storia sarebbe solo una tetra notte se non spuntasse, di


quando in quando, l’alba di Termidoro.

L’importanza storica di un uomo di rado concorda con la sua


intima natura.
La storia è piena di sciocchi vittoriosi.

Lo storico autentico è meramente un esperto di contesti:


l’arte di distinguere la differenza di uno stesso atto in mezzi
distinti.

L’opera bella esiste autonoma e solitaria, mentre l’opera


malriuscita è parte della biografia di un individuo o di una
società.

Lo storico senza idee generali non risuscita i propri morti.

Le scienze sono meramente scienze ausiliari dell’arte della


storia.

Le scienze dello spirito esigono una tavola aperta di categorie.

Spasmi di vanità ferita o di avidità oppressa, le dottrine


democratiche escogitano i mali che denunciano per giustificare il
bene che proclamano.

È facile convertirsi a una dottrina quando ascoltiamo il


difensore di quella contraria.

119
Nicolas Gômez Dâvila

Qualsiasi esperienza condivisa finisce per essere un simulacro


della religione.

La negazione dialettica non esiste fra realtà, bensì fra


definizioni. La sintesi nella quale la relazione si risolve non è
uno stato reale, ma verbale. Il proposito del discorso muove il
processo dialettico.
La sua arbitrarietà assicura il suo successo.
Essendo possibile, in effetti, definire qualsiasi cosa come
contraria a qualsiasi altra, essendo anche possibile astrarre un
attributo qualsiasi di una cosa per opporlo ai suoi altri attributi,
o agli attributi altrettanto astratti di un’altra cosa, essendo
possibile, infine, contrapporre nel tempo ogni cosa a se stessa,
la dialettica è il più ingegnoso strumento atto ad astrarre dalla
realtà lo schema che avevamo previamente nascosto in essa.

La storia seppellisce i problemi che pone prima di averli


risolti.

È prudente rispettare i vecchi catechismi per evitare la


volgarità e i crimini del popolo che inaugura opinioni.

Tutto ha bisogno di giustificare la propria esistenza, eccetto


l’opera d’arte.

Lo scrittore si adopera affinché la sintassi restituisca al


pensiero la semplicità che le parole gli tolgono.

Nessuno ha un capitale sentimentale sufficiente tale da


sprecare entusiasmi.

120
Escolios I

È tragica la disgrazia che dipende solo dalla volontà fino


all’istante della catastrofe.
Ciò che trascina una vittima impotente è meramente patetico.

La momentanea bellezza dell’istante è l’unica cosa


nell’universo che concorda con l’affanno delle nostre anime.

Ci addentriamo nuovamente in epoche che non attendono


dal filosofo una spiegazione e neppure una trasformazione del
mondo, bensì la costruzione di ripari contro l’inclemenza del
tempo.

Due tesi filosofiche contrarie si completano mutuamente, ma


solo Dio sa come.

I libri più intelligenti dicono le medesime cose dei più stupidi,


ma hanno autori diversi.

Nella società medioevale la società è lo Stato; nella società


borghese Stato e società si affrontano; nella società comunista lo
Stato è la società.

II caso reggerà sempre la storia, perché non è possibile


organizzare lo Stato in modo che sia indifferente chi comandi.

Chi si alimenta solo di idee generali si sentirà mancare.

La profondità non consiste in quello che si dice, bensì nel


livello dal quale lo si dice.

Certe sciocchezze si oppugnano adeguatamente solo con una


stupidità ancora più grottesca.

121
Nicolas Gômez Dâvila

Cominciamo a scegliere perché ammiriamo e finiamo per


ammirare perché abbiamo scelto.

Una provvidenza compassionevole distribuisce a ciascun


uomo il proprio abbrutimento quotidiano.

La maggiore astuzia del male è il suo mutamento in dio


domestico e discreto, la cui presenza casalinga riconforta.

L’autonomia della morale si evidenzia quando accettiamo di


disapprovare quello che la nostra sensibilità tollera.

La discrepanza tra una preferenza e un giudizio è la matrice


della morale e dell’estetica.

Il problema della critica esiste solo per chi prova nella


propria carne la simultaneità autentica di due disposizioni
antagonistiche.

La volgarità sta nel pretendere di essere quello che non siamo.

La gnoseologia idealista consuma il materialismo e la storia


consuma l’idealismo astratto.
Solo la storia è capace di totalità.

L’idea intelligente genera un piacere sensuale.

Il libro non educa chi lo legge con il fine di educarsi.

Chi non si compiace dell’obsoleto non può sapere di


possedere gusti autentici.

Î22
Escolios I

Il piacere è il lampo irrisorio del contatto fra il desiderio e la


nostalgia.

Per le circostanze commoventi servono solo luoghi comuni.


Una canzone imbecille esprime meglio un grande dolore di un
nobile verso.
L’intelligenza è attività di esseri impassibili.

La storia autentica eccede il meramente accaduto.

La letteratura classica francese comprova che l’uomo non ha


la necessità di ingannarsi per essere grande.

La sapienza non consiste nel moderarsi per orrore


dell’eccesso, bensì per amore del limite.

Visto da dentro, non c’è nulla di totalmente vuoto.

La perfezione è lo scoglio di chi non comprende che essa


scaturisce da atti impuri.

Non è vero che le cose valgono perché la vita è importante.


Al contrario, la vita è importante perché le cose valgono.

Il presunto progresso nella conoscenza dell’uomo consiste


nell’esagerazione alterna di uno dei suoi tratti conosciuti.

L’antagonismo radicale tra gli uomini si rivela nel modo in


cui, parlando del piacere, certuni decollano verso la metafisica e
certi altri cadono nella fisiologia.

L’imparzialità seduce meno della parzialità che si guarda con


ironia.

123
Nicolas Gômez Davila

L’individuo concreto non è il residuo di un processo che


elimina i suoi attributi generali, bensì la somma totale delle
proposizioni che lo coinvolgono.
L’individuo storico è tutto quello che lo storico può dire di lui.

L’interlocutore incoerente irrita più dell’interlocutore ostile.

La verità è il godimento dell’intelligenza.

La coerenza autentica delle nostre idee non proviene dal


raziocinio che le lega, bensì dallo slancio spirituale che le genera

Lo spirito critico si arrende incessantemente per


incessantemente riscattarsi.

L’intelligenza non si quieta nella sintesi, bensì nella tensione


dei contrari.

Nell’umanesimo autentico si percepisce la presenza di una


sensualità riguardosa e familiare.
Solamente le lettere antiche guariscono dalla scabbia moderna.

Chi non volge le spalle al mondo odierno si disonora.

Le idee confuse sembrano profonde come stagni torbidi.

Affinché una realtà seduca bisogna che evochi un fantasma.

La società suole premiare le virtù vistose e i vizi discreti.

Le acque che l’intelligenza non rimescola sono cristalline, ma


insipide.

124
Escolios I

Il mondo confonde la stolidità con l’equilibrio.

La lealtà che siamo soliti gradire è quella del capriccio


costante.

Possediamo solo le virtù e i difetti che non supponiamo di


avere.

La stupidità sorprende lo stupido e la corruzione il corrotto.


L’intelligenza e l’innocenza si sconcertano meno facilmente.

L’artista si è finto creatore per il fatto di essere il luogo di un


miracolo.

Lo scrittore beneducato fa in modo di essere chiaro.


Però non dobbiamo addossare sempre la nostra inettitudine alla
sua maleducazione. Spiegare, invece di alludere, presuppone un
disprezzo verso il lettore.

In una certa prosa francese l’asciuttezza e la passione si


combinano in una deflagrazione ammirevole.

I sentimenti, così come le sensazioni, sono attributi


dell’oggetto.
Attribuirli ambedue al soggetto è un sottile artificio
metodologico, ma anche un’insolenza metafisica.

Affinché coesista una molteplicità di termini diversi è


necessario ubicarli su differenti livelli.
L’ordine gerarchico è il solo che non sopprime e non espelle.

125
Nicolas Gômez Dâvila

La civiltà non è un processo di “creatività” continua, bensì un


sistema di ripetizioni civilizzate.

La natura non indovina mai indefettibilmente. Ogni essere


che non deborda dai suoi contorni non ci riempie.

L’anima cresce verso dentro.

L’empirismo della conoscenza trascendente è il misticismo.

Per diventare persona, l’individuo ha bisogno dell’esistenza


di una norma rigida e al contempo che il suo adempimento sia
libero.
Dove non esiste una norma rigida l’individuo diventa
moltitudine tanto facilmente quanto dove il suo adempimento
non sia libero.

L’immaginazione è l’organo attraverso il quale abbiamo j


percezione del concreto. /

La disubbidienza che non argomenta non è ribellismo.


La disubbidienza che si sa illecita è umana, quella che si crede
legittima è diabolica.
L’uomo è stato redento; l’arcangelo giace nel Tartaro.

Chi non possa promettere un presente eterno non merita di


essere ascoltato.

L’originalità ha bisogno di addossarsi alla continuità di una


tradizione.

La vita dell’intelligenza è una conversazione fra il


personalismo dello spirito e l’impersonalismo della ragione.

126
Escolios I

Nelle scienze dello spirito, spiegare non vuol dire identificare


un termine con un altro, ma descrivere la struttura autonoma di
qualunque forma e disporla al posto consono.

Per scusare i suoi attentati contro il mondo, l’uomo ha risolto


che la materia è inerte.

Se bene, male, bellezza e bruttezza non sono sostanza delle


cose, la scienza viene ridotta a una breve proposizione: ciò che è,
è.

Vive la propria vita solo colui che la osserva, la pensa e la dice;


Q gli altri la propria vita li vive.

Gli attributi definibili dei quali sembra essere costituita la


bellezza di un’opera esistono in opere senza bellezza alcuna.

Lo scrittore attuale rimpiazza il monologo sul palcoscenico


dello scrittore di ieri con un dialogo con il vuoto.

Il mondo è diventato un gallodromo di apostoli.

Lo stupido non si muove dalle idee intermedie.

L’intelligenza è l’arte di scegliere fra quello che l’inconscio


offre. )
Scrivere breve, per finire prima di stancare.

La nostra maturità abbisogna di riconquistare la propria


lucidità quotidianamente.

127
Nicolas Gômez Dâvila

Pensare suol essere una risposta ad un sopruso più che ad una


interrogazione.

Le opinioni dell’uomo intelligente sono inscritte in un


contesto di restrizioni implicite.

L’ironista diffida di quello che dice senza credere che sia vero
il contrario.

La bellezza non sorprende, bensì colma.

Lo spirito cerca nella pittura un arricchimento sensuale.

Chi ignora l’avversario impugnato tacitamente da una teoria,


ne adultera il suo significato.

La sapienza consiste nel rassegnarsi all’unica possibilità senza


per questo dichiararla stretta necessità.

La realtà non è l’addizione delle impressioni che ci


asserragliano, bensì ciò che è coerente con certe evidenze che ci
meravigliano.

Il caos è l’oggetto correlativo del momentaneo torpore dello


spirito.

Una grande intelligenza finisce per creare la verità di quanto


afferma.

Esiste solo una cosa non vana: l’istante nella sua perfezione
sensuale.

Il mondo che non è sacramentale è insipido.

128
Escolios I

Niente perturba tanto l’intelligenza come il tentativo di


assemblare la nozione astratta di materia che abbiamo con la
nostra esperienza concreta dello spirito.

Ogni sistema ha la propria teoria dell’errore come chiave


unica degli altri sistemi.

Il filosofo che adotta nozioni scientifiche predetermina già le


proprie conclusioni.

Di fronte alla chiarezza figlia dell’analisi che sostituisce ad


una totalità confusa una molteplicità sistematica, esiste una
chiarezza che proviene dall’intuizione globale dell’oggetto, più
somigliante alla visione che il pittore trasmette di un corpo nudo
che all’inventario dell’anatomista.

La negazione delle cause finali ha come causa una causa finale.

L’unica sentenza di nobiltà, nel nostro tempo, è la sconfitta.

La convinzione del predicatore è successiva alla predica.

Qualunque verità è un rischio che ci sembra valere la pena di


correre.

Lo spirito non cammina a passo regolare: al contrario, spicca


di evidenza in evidenza.

Il grande scrittore è colui che intinge di inchiostro infernale la


piuma che carpisce all’ala di un arcangelo.

L’eroe e il codardo definiscono in egual modo l’oggetto che


percepiscono in maniera antagonistica.

129
Nicolas Gômez Dâvila

Cosa importa che lo storico dica ciò che gli uomini fanno se
non sa raccontare quello che sentono?

Il prestigio della “cultura” fa mangiare lo stupido anche senza


appetito.

L’individuo moderno non si sente mai così tanto personale


come quando fa ciò che fanno tutti.

Così imbecille è l’uomo serio quanto l’intelligenza che non lo


è.

La storia non mette in risalto l’inefficacia degli atti bensì la


vanità dei propositi.

La storia vagabonda da un tema a un altro come la


conversazione con uno sciocco.

Ben vorremmo che certe pitture ci invitassero ad entrare nel


quadro per partecipare del loro modo di essere.

Dei moderni succedanei della religione probabilmente il meno


abietto è il vizio.

Coloro che amano l’umanità in un individuo trattano questo


come colui che cerca la donna in una donna.

Colui che ignora che due aggettivi contrari qualificano


simultaneamente qualsiasi oggetto non deve parlare di niente.

Gli argomenti con cui giustifichiamo la nostra condotta sogliono


essere più stupidi della nostra condotta stessa.
E più sopportabile veder vivere gli uomini che sentirli opinare.

130
Escolios I

Chi applica la sua intelligenza solo per agire sul mondo


diventa un meccanismo manovrato dall’istinto.

Anche quando ogni verità sia strettamente indimostrabile non


è impossibile contaminare con essa qualche incauto.

Meditare vuol dire tradurre un istante di lucidità nella lingua


di un’epoca e nel lessico di una corporazione.

Le contorsioni tecniche del romanziere attuale, confrontate


con la spontaneità narrativa del romanziere di ieri, indicano che
il romanzo è agonizzante.

I critici patrioti inventano geni alle letterature povere.


Nulla danneggia il gusto più del patriottismo.

L’uomo non ama se non colui che lo adula, però non rispetta
se non colui che lo insulta.

Si definisce buona educazione l’insieme di maniere


provenienti dal rispetto verso il superiore trasformati in modi tra
eguali.

La stupidità è l’angelo che caccia l’uomo dai suoi paradisi


momentanei.

Il giudizio estetico nel tempo soffre di presbiopia, incurabile e


congenita.

Il contemporaneo si sbaglia meno per il fatto di disprezzare il


buono che per il fatto di equipararlo con il mediocre.
Non sono le opere, ma il loro rango ciò che egli maltratta.

131
Nicolas Gômez Dâvila

Esistono opinioni nelle quali l’intelligenza fiuta una carogna


invisibile.

Il lavoro del professionista, perlomeno nelle scienze dello


spirito, è lo studio delle opere dell’appassionato.

L’inquietudine è conseguenza di un’eccessiva fede nella


stabilità delle cose.

L’alternativa plebea nella vita di relazione è disprezzare o


essere disprezzato.

Il peccato originale del liberalismo è l’attribuzione a ciascun


individuo di tutti gli attributi suscettibili di appartenere
all’uomo.

Ciò che non è religioso non è interessante.

Cristo è l’oggetto della tradizione evangelica, ma soltanto la


tradizione evangelica può essere l’oggetto dello storico.
Lo strumento per percepire l’oggetto della tradizione evangelica
non è la storia, ma la Chiesa.

La storia fallisce quando lo storico riduce le totalità


individuali che studia alle categorie con cui le indaga.

È sufficiente che delle ali ci sfiorino affinché risorgano


ancestrali paure.

Pensare allo stesso modo dei nostri contemporanei è la ricetta


della prosperità e della scemenza.

132
Escolios I

Ci pentiamo sempre di leggere lo scrittore senza talento,


semplicemente perché tratta un tema interessante.

Il disgusto non è frutto del possesso prolungato, bensì del


contatto fugace con mille oggetti.

La cultura non colmerà mai l’ozio del lavoratore, perché può


essere solo il lavoro dell’ozioso.

La povertà è l’unica barriera contro l’accozzaglia di volgarità


che gridano nelle anime.

Rifiutare tutto quello che il mondo odierno predica sarebbe


superbo se dagli esametri di Omero fino agli ultimi versi di Yeats
tutta la letteratura occidentale non predicasse il contrario.

L’ortodossia è la tensione fra due eresie.

In filosofia ha importanza solo ciò che è eccessivo.

Definiamo filosofia la logica del discorso che ha come


argomento l’assurdo.

Educare l’uomo significa impedirgli la “libera espressione


della propria personalità”.

Le arti stanno agonizzando nell’autofagia.

L’uomo non deve la propria esperienza alla vita, bensì ai


momenti di ozio che essa gli concede.

Ogni affermazione che non roda una piaga segreta è una mera
impertinenza.

133
Nicolas Gômez Dâvila

La condizione trascendentale dell’assurdità dell’universo è


Dio.

Dio è la sostanza di quello che amiamo.

Abbiamo bisogno di essere contraddetti per affinare le nostre

Estirpare un vizio, o cancellare un difetto, finisce per essere


l’unico passatempo che ci resta.

Agli ardui dilemmi dell’intelligenza la storia risponde con


soluzioni che se ne burlano.

Chiunque non abbia fiducia nell’uomo risulta essere, in


fondo, cristiano.

L’anima nobile ammette l’esistenza di inferiori, affinché non


la equiparino ai superiori che ammira.

La sincerità corrompe, al contempo, le buone maniere e il


buon gusto.

La sapienza si riduce a non insegnare a Dio come si devono


fare le cose.

Qualcosa di divino affiora nel momento che precede il trionfo


e in quello che segue il fallimento.

La magnanimità è l’ora meridiana dello spirito.

Tutta la letteratura è contemporanea per il lettore che sappia


leggere.

134
Escolios I

Niente costa di più allo scrittore quanto rassegnarsi alle


proprie qualità.

Basta l’impatto di un verso per far esplodere i detriti che


sotterrano l’anima.

Ci sono esseri i cui monosillabi sono verbosi.

La prolissità non è fatta di un eccesso di parole, ma di una


scarsezza di idee.

Una grammatica insufficiente prepara una filosofia confusa.

Così ripetutamente hanno seppellito la metafisica che bisogna


giudicarla immortale.

Un grande amore è una sensualità ben ordinata.

Ogni civiltà antica, ricca e matura ha dottrina severa e pratica


amabile.

L’atto semplice suol essere l’espressione rassegnata di una


molteplicità di motivi complessi.

Chiamiamo egoista chiunque non si sacrifichi al nostro


egoismo.

Differentemente all’arte di altre epoche, l’arte odierna risulta


inintelligibile senza l’estetica dottrinaria che la sostiene.

Nelle incombenze quotidiane l’intelligenza fa i calli come le


mani di un contadino.

135
Nicolas Gômez Dâvila

In ogni eccesso scorgiamo l’ansimare di un torso divino.

L’opera frammentaria diventa poesia nell’obbligarci a


completare le sue curve mutilate.

L’etica è la prima tappa della desacralizzazione dell’universo.

Il sorriso amabile e compiacente è la prostituzione dell’anima

I pregiudizi di altre epoche ci appaiono inintelligibili nel


momento in cui siamo accecati dai nostri.

L’ironia trasforma in benevolenza l’odio impotente.

La pompa del linguaggio è ridicola quando esprime banalità.

L’autore di certe blasfemie è Dio stesso.

Le teorie rivoluzionarie violentano la storia senza


ingravidarla.
Incapaci di adattare i fatti ai loro propositi, queste teorie sono
levatrici stupefatte di gravidanze imputabili a padri furbi e
imbroglioni.

L’opera d’arte non esiste come svolgimento rivoluzionario,


ma come difesa estetica.
Qualsiasi impresa artistica smette di essere rivoluzionaria
nell’istante in cui è opera.

Il presente determina ciò che lo storico cerca, ma solo il


grande storico lascia che sia il passato a determinare quello che
trova.

136
Escolios I

Ć Essere giovani vuol dire temere che ci credano stupidi;


maturare vuol dire temere di esserlo. /

Tutto ciò che esiste autenticamente è storico, cioè distinto da


una volontà astratta e da un progetto formale.

L’opera d’arte assume il presente totale in cui nasce e


trasforma in necessità il capriccio o la casualità dell’istante.

I valori non incarnati sono virtualità astratte. L’essenza si


genera nell’atto empirico.

Esistere è proprietà della coscienza.


L’inanimato è contesto di biografìe sublunari o episodio di una
biografia trascendente.

La storia è il luogo dove le presenze empiriche si convertono


in necessità razionali.

L’umanità crede di porre rimedio ai propri errori reiterandoli.

La struttura di una società, o di un’epoca, dipende da una


preferenza, da una disposizione assiologica.
Una interpretazione economica è scientifica solo quando il
fondamento assiologico di una struttura è economico.
Il marxismo ha fatto diventare metodo un’osservazione esatta,
ma storicamente circoscritta.

Qualsiasi generalizzazione storica è artificio euristico atto


all’interpretazione di un fatto concreto.

137
Nicolas Gômez Dâvila

Dalla storia nascono le filosofie che ambiscono a spiegarla e in


essa vi muoiono.
Lo storico si alimenta di quei cadaveri in decomposizione.

Non dobbiamo emulare l’opera che ci commuove, bensì


cercare di meritare che ci commuova.

Un’esistenza felice è altrettanto esemplare di una vita


virtuosa.

Chiamare l’anima “sostanza semplice” non significa definirla,


ma confessare in un lessico specializzato che la crediamo
immortale.

Chi meno comprende è colui che si ostina a voler


comprendere di più di quello che si può comprendere.

Ogni dimostrazione delude, così come ogni sogno realizzato.


L’incertezza è il clima dell’anima.

La cultura culmina nella coltivazione della lucidità.

La civiltà è ciò che i vecchi riescono a salvare dall’assalto dei


giovani idealisti.

Né pensare prepara a vivere, né vivere prepara a pensare.

Grazie all’orgoglio arrivò alla santità: Dio gli sembrò l’unico


spettatore che valesse la pena di intrattenere.

L’umiltà, come le altre virtù, può essere insegnata solo agli


orgogliosi.

138
Escolios I

Educare è oggi un compito specializzato e problematico. Una


società gerarchizzata, di contro, educa spontaneamente.

Ciò che crediamo ci unisce o ci separa meno del modo in cui


lo crediamo.

L’idea è l’espediente disperato di colui che non trova la carne


immortale e vile a cui solamente anela.

La verità è persona.

Cosa importa se ci condannano coloro che non condividono


evidenze similari?

È profonda solo la convinzione che conosce la propria


imprudenza.

Una convinzione non si irrobustisce se non quando la


nutriamo di obiezioni.

I dissidi interiori riescono a rompere la crosta di indifferenza


che l’anima contrappone alle verità che la assediano.

Quandanche sia l’interesse a dare inizio a qualsiasi azione,


l’anima nobile la prolunga in divertimenti gratuiti.

La nobiltà umana è opera che il tempo a volte plasma


attraverso la nostra ignominia quotidiana.

Definire la nobiltà risulterebbe impertinente per alcuni lettori


ed enigmatico per altri.

139
Nicolas Gômez Dâvila

L’unica garanzia autentica di libertà risiede nell’incoerenza di


una costituzione politica.

La verità non è giudizio, bensì aderenza ad una evidenza


concreta.

Il Rinascimento, VAufklärung2 e la Tecnocrazia sono


indubbiamente figli del cristianesimo.
Figli crescentemente sinistri che l’oblio del peccato originale
genera nella speranza cristiana.

La nostra vera autonomia è dipendere solamente dalla volontà


di Dio.

Le virtù della povertà sogliono fiorire solo nel ricco che si


priva dei suoi averi.

La serenità dell’arte greca sembra il trionfo dei caratteri etnici


sulle convinzioni intellettuali.
Achille dialoga con il suo fatidico cavallo sotto lo splendore del
meriggio.

L’apporto filosofico della matematica sembra essere consistito


fino ad oggi in alcune metafore.

Niente è insignificante per colui che non cerca di imporre un


significato unico alle cose.

L’eloquenza è figlia della presunzione.

La soluzione autentica è intrasferibile.

2/ Illuminismo.

140
Escolios I

Aderisce ad una situazione, ad un’esperienza e ad un atto.

Rifiutarci di considerare tutto quanto ci ripugna è la più grave


limitazione che ci possa minacciare.

Tutti facciamo in modo di corrompere la nostra voce affinché


chiami errore o sventura il peccato.

Che Dio sia una volontà assoluta è la verità che germina sulle
colline della Giudea.

In questa società che professa il determinismo scientifico il


prestigio della libertà è un retaggio cristiano.

L’uomo non crea i suoi dèi a propria immagine e somiglianza,


bensì concepisce se stesso ad immagine e somiglianza degli dèi in
cui crede.

Il sociologo attuale osserva le società preterite con una diffidenza


morbosa di plebeo.

L’antipatia successiva all’amore alla fine mette la verità in rilievo.

I trionfi raggiunti destano meno invidia dei trionfi meritati.

L’intelligenza dà tutto alla mente che essa sceglie, eccetto la


certezza di essere intelligente.

Tocca alla posterità, ironicamente, scoprire la nobiltà delle


sofferenze che alla vittima sembrarono dolori volgari.

Allo stupido interessa l’idea altrui solo quando sfiora le sue


tribolazioni personali.

141
Nicolas Gômez Dâvila

Se Dio fosse la conclusione di una deduzione non sentirei la


necessità di adorarlo.
Ma Dio non è solo la sostanza di quello in cui spero, bensì la
sostanza di quello che vivo.

Quale modestia si richiede per aspettarsi dall’uomo solo


quello a cui l’uomo anela!

Chi non teme che il più banale dei propri momenti presenti
sembri un paradiso perduto rispetto ai suoi anni a venire?

La nobiltà o la bellezza di ciò che possediamo si rivelano solo


a una contemplazione ulteriore.
Siamo ingiusti persino con noi stessi.

Quando la provvidenza ci concede il destino che agognavamo,


scopriamo presto che accettarlo richiede una desolata
rassegnazione.

Eleganza, dignità, nobiltà; gli unici valori ai quali la vita non


riesce a mancare di rispetto.

L’autenticità intellettuale ha come prezzo quello di sembrare |


impassibile ed egoista. z

Una vita intellettuale verace ed austera ci strappa dalle mani le


arti, le lettere e le scienze per ridurci ad uno schietto confronto
con il destino.

L’intelligenza brucia tutto ciò che gettiamo sulla sua fiamma e


alla fine si nutre del suo stesso fuoco.

142
Escolios 1

La disperazione è il cupo varco per il quale l’anima ascende


verso un universo che la cupidigia non contamina più.

Non c’è nulla di più pericoloso che risolvere problemi


transitori con soluzioni permanenti.

Quanto più profondo è un convincimento, tanto più banale è


la formulazione in cui si esprime.

La violenza non è sufficiente per distruggere una civiltà.


Ogni civiltà muore per la sua indifferenza di fronte ai valori
peculiari che la fondano.

Ogni catastrofe è catastrofe dell’intelligenza.

La donna non cede di fronte a un’idea, bensì alla pressione


sociale di un’idea.

Il moralista distingue e chiarifica ciò che il sociologo


ingarbuglia.

La verità sorge nell’anima che si agita nel mezzo del silenzio


delle cose.

Il futuro è fastidioso, perché lì niente impedisce che


l’imbecille vi instauri i propri sogni.

L’intelligenza che pronostica si aspetta che la vita la ratifichi


sperando che la contesti.

Una schiavitù senza padroni sarà la società del futuro.

L’ombra dell’orgoglio soffoca la germinazione di mille viltà.

143
Nicolas Gômez Dâvila

Gli attuali programmi politici sono ideologie di una mentalità


che colpevolizza dei problemi che la angustiano le “strutture
sociali” che detesta, per nascondere che sono il prodotto dello
sviluppo tecnico che ammira.

Definire sociali quei problemi che dipendono dalla natura


stessa dell’uomo serve solo a fingere che possiamo risolverli.

Il politico ha bisogno di convincere il popolo del fatto che


tutti i problemi sono “sociali” per poter schiavizzarlo.

Le disuguaglianze naturali affliggerebbero la vita del


democratico se non esistesse la denigrazione.

Le crisi filosofiche serie sono quelle che cambiano il


repertorio corrente di metafore con un repertorio nuovo.

La filosofia alla fine fallisce perché deve parlare della totalità


nell’idioma delle sue parti.

Senza l’irruzione dell’assurdo l’intelligenza si inventa


coerenze per dormire.

L’anima si arricchisce solo con le idee che dimentica.

Non è illecito che il critico autoctono ripudi opere insigni se


teme che corrompano rare virtù nazionali.
Ma il lettore forestiero non è costretto a corroborare delle
parzialità.
Adottare ingiustizie necessarie soltanto per alternative vitali
altrui è una pura scemenza.

144
Escolios I

Nel giudicare l’opera d’arte, le ragioni abbondano quando


condanniamo, però quando applaudiamo possiamo solo prorompere
in esclamazioni.

Una certa cortesia intellettuale ci fa preferire la parola ambigua.


Il vocabolo univoco sottomette l’universo alla sua arbitraria rigidità.

Il genio di una lingua non ha altro mandatario che il tatto del


bravo scrittore.

La causa della scemenza democratica è la fiducia nel cittadino


anonimo; e la causa dei suoi crimini è la fiducia del cittadino
anonimo in se stesso.

L’arte non stanca mai poiché qualsiasi opera è un’avventura che


non garantisce previamente nessun successo.

Nelle letterature senili l’abilità dell’artista ha priorità sulla


qualità dell’opera.

Di solito accusiamo le nostre qualità delle molestie dovute ai


nostri difetti.

Coloro che denunciano la sterilità del reazionario dimenticano


la nobile funzione che esercita la netta proclamazione del nostro
schifo.

La malinconia di coloro che si rassegnano alla necessità differisce


dalla tranquillità di quelli che si rassegnano alla rassegnazione.

Scrivere sarebbe facile se la stessa frase non sembrasse, secondo


l’ora e il giorno, alternativamente eccellente e mediocre.

145
Nicolas Gômez Dâvila

Occultare ciò che è banale dietro nobili frasi è un compito che


tutta la letteratura si propone nel suo periodo ascendente e che
ogni decadenza denuncia con puerile cinismo.

L’analisi rigorosa non è più veridica dell’immaginazione


poetica.
La realtà dell’oggetto sta nella sua proiezione immaginativa.

Se la circospezione produce pedanti, l’entusiasmo produce


imbecilli.

La posterità lascia che i tratti insignificanti di ogni vita illustre


sprofondino nell’oblio, affinché i loro momenti insigni sorgano e
risaltino sull’orizzonte del passato, addossati e uniti, come cime
di monti lontani.

Il mistero inquieta meno del fatuo tentativo di escluderlo


mediante sciocche spiegazioni.

Una filosofia onesta non pretende di spiegare il mistero, bensì


di circoscriverlo.

L’ignorante riempie le crepe del suo raziocinio con sfilze di


nomi celebri.

L’altezza dalla quale cade la vittima misura la profondità della


sua sventura.
Magari in bilance divine i dolori più diversi si equilibrano, ma
motivi forse frivoli pesano sulla nostra spontanea compassione.
Le pozze di sangue illustre emettono riflessi di porpora augusta.

Lo spirito genera nell’angustia, ma solo nella gioia non


abortisce.

146
Escolios I

Il rifiuto ci inquieta e l’approvazione ci confonde.

Chi come me è carente di talento traduce meramente testi


anonimi e pubblici nella lingua delle proprie preoccupazioni
personali.

Quandanche la sincerità non sia abbastanza, non c’è altra


materia che si lasci lavorare nobilmente.

Esistono uomini che visitano la propria intelligenza, e altri


che dimorano in essa.

Il suicidio in certe epoche non è un gesto di superbia, bensì


l’ultimo mezzo per non capitolare di fronte al demonio.
Una volontà anticipatrice riscatta l’uomo dalla sua estrema
sottomissione.

I precetti estetici, lungi dal fornire soluzioni tecniche,


somministrano un ingrediente in più al problema che solo il
talento dell’artista può risolvere.

L’umanità non conosce anelito più costante che quello di


sostituire alla nudità del pensiero la rispettabilità borghese di una
dottrina.

Qualsiasi condizione sociale distinta porta con sé una


differente visione dell’universo.
Tale visione non è uno spettro3 che l’ideologia di ogni
condizione proietta sul mondo, ma paesaggio oggettivo che si
scorge solo da una determinata prospettiva.

3/ Qui il termine “spettro” è inteso in senso prettamente tecnico di spettro


luminoso.

147
Nicoläs Gômez Dâvila

Non dobbiamo nascondere la nostra miseria attraverso


astuzie da poveri vergognosi.
Nella vita, come nelle arti, l’intelligenza che assume ed ordina
riscatta da qualsiasi naufragio.

Il tentatore è il nemico della nostra anima e l’amico del nostro


cuore.

Le amicizie durature di solito necessitano di goffaggini


comuni.

Quando lo spirito si reclina per dormire in “un’armonia


superiore” il rumore del conflitto lo ridesta.

Oggi un’apologetica del cristianesimo non è sufficiente. Non


lo è neppure un’apologetica della religione.
Si richiede oggi un’introduzione metodica per quella visione
del mondo fuori della quale il vocabolario religioso è carente di
senso.
Non parliamo di Dio a coloro che non giudicano plausibile il
parlare di dèi.

Con gli attuali mezzi tecnici non c’è niente di così facile come
orchestrare senza talento un tema filosofico.

Il problema autentico non esige di essere risolto, ma di essere


vissuto.

L’idealismo metodologico è il burladero4 degli assalti allo


spirito.

4/ Il “burladero” è una palizzata posta di fronte alle barriere delle arene per
permettere al torero di rifugiarvisi dietro, burlandosi appunto del toro che lo insegue.

148
Escolios I

La decadenza letteraria sorge quando lo scrittore si situa


forzatamente ai confini estremi di qualsiasi posizione egli
assuma.

Le agitazioni popolari sono carenti di importanza fintantoché


non diventano problemi etici delle classi dirigenti.

Di fronte ad ogni verità un’angoscia segreta ci invade.

Il romanzo aggiunge alla storia una terza dimensione.

Nessuna città rivela la propria bellezza mentre il suo torrente


diurno la percorre.
L’assenza dell’uomo è il requisito ultimo della perfezione di ogni
cosa.

Affinché un amore nasca è sufficiente che ci ricordi un amore


già morto; ed è sufficiente un amore morto affinché il suo
ricordo ci offuschi lo splendore di una nuova gioia.

La letteratura moderna elabora più piatti per il cuoco che per


il gastronomo.

Dio nasce dove un mito eziologico si combina con


un’esperienza sacra.

Il diavolo comprende tutto, ma non può creare nulla.

Niente di più strano del fatto che chi afferma, o nega, non
esageri per lusingare o ferire.

149
Nicolas Gômez Dâvila

Non si passa da un sistema di categorie storiografiche ad


un altro per mezzo di nuovi documenti, bensì per mezzo di un
nuovo storico.

La storia è ciò che alcuni fanno con le abitudini di altri.

La cultura letteraria è l’arte di vedere in controluce di forme


convenzionali o di vocaboli obsoleti l’autenticità estetica di
un’opera.

Lo scemo si duole per ciò che non possiede, l’intelligente per


ciò che possiede.

Che “abitudinario” sia oggi un insulto comprova la nostra 1


ignoranza nell’arte di vivere. /

I luoghi comuni non sono frasi che tutti ripetono, ma idee che
tutti reinventano.

L’opera d’arte attende che mille artifici la preparino, ma che la


natura scriva.

Esiste la razza degli intelligenti imbecilli, come Bentham, e


quella degli imbecilli intelligenti, come Fourier.

Quelli che si sbagliano parzialmente ci irritano e quelli che si


sbagliano totalmente ci divertono.

L’anelito pedagogico è stato consigliere delle peggiori


sciocchezze della storia e dei suoi crimini più orrendi.

150
Escolios I

Chi osa predicare senza previe veglie di agonia, si prepara


inferni d’angoscia.

Tra avversari intelligenti esiste una segreta simpatia, dato che


tutti dobbiamo la nostra intelligenza e le nostre virtù alle virtù e
all’intelligenza del nostro nemico.

La ribellione contro Dio è demente, ma non stolta.


Davanti a un universo impassibile, rassegnazione e ribellismo
sono ugualmente stolidi.

La morte di Dio è una notizia data dal diavolo, che sa


sommamente bene essere una notizia falsa.

L’ateismo autentico sta alla ragione dell’uomo come il


miriagono sta alla sua immaginazione.

Solo la carità tiene a freno la sevizia di una sensualità


contrariata.

La compassione di chi smette di amare si vendica presto della


virtù a cui si costringe.

L’uomo più disperato è semplicemente chi meglio nasconde la


propria speranza.

Ogni vecchiaia ci proviene dalla nostra vecchiaia, eccetto la


vecchiaia di coloro che amiamo.

Le letterature non muoiono tutte allo stesso modo: certe sono


uccise dalle convulsioni, altre si paralizzano.

151
Nicolas Gômez Dâvila

Ci sono libri che si sviliscono con gli anni.

La posterità distingue peggio dei contemporanei le sfumature


di uno stile, ma ne distingue meglio i ranghi.

Anche quando l’umiltà non ci salva dall’inferno, almeno ci


salva dal ridicolo.

Qualsiasi verità è tensione fra evidenze contrarie che


reclamano il nostro simultaneo rispetto.

L’essere capaci di amare qualcosa di differente da Dio


dimostra la nostra mediocrità indelebile.

La fioritura di una civiltà si ha quando la sua classe dirigente


sa esigere dal popolo virtù dalle quali essa si suole esimere.

L’anima plebea si tradisce nel richiedere una breve pausa


tra le circostanze che la sollecitano e il cenno decente con cui
risponde.

La freschezza, l’innocenza, la grazia e la giovinezza sono


prodotti che certe società astute elaborano.

Non esiste retorica che prolunghi l’amore fra certe anime al


di là dell’istante in cui la carne si opacizza.

Nulla mi seduce tanto come il cristianesimo, se non la


meravigliosa insolenza delle sue dottrine.

Il cristianesimo avversa le banali istanze della ragione


dell’uomo per colmare meglio i profondi aneliti della sua
essenza.

152
Escolios I

I metodi non guidano il pensiero che inventa, bensì la


riflessione che ricostruisce la sua rotta.

Nel silenzio notturno lo spirito dimentica il corpo logorato


che lo ingabbia, e cosciente della sua imperitura gioventù si
giudica fratello di ogni primavera terrestre.

Chi proclama la propria miseria trova, in coloro che


meno sospettava, l’eco di una miseria analoga; e chi crede di
confondere con il proprio orgoglio attizza in altre anime un
fuoco altrettanto fraterno.

Disprezziamo negli altri quell’umanità che abbiamo imparato


a disprezzare in noi stessi.

La sufficienza è una penosa prova di umiltà.

È raro che negli altri ci sorprenda un vizio insospettato, ed è


corrente che ci stupisca una insospettata virtù.

Nessuno è totalmente carente di qualità capaci di destare il


nostro rispetto, la nostra ammirazione o la nostra invidia.
Chi sembra incapace di fornirci qualche esempio vuol dire che è
stato osservato in modo negligente.

Senza la retorica della vanità non è facile scorprirsi inferiori.

Degli esseri che amiamo ci basta la sola esistenza.

Marx arruola al servizio del proletariato le accuse alla società


borghese formulate dagli scrittori reazionari.

153
Nicolas Gômez Dâvila

Lo storico nordamericano non può scrivere la storia senza


rammaricarsi che la provvidenza non lo abbia previamente
consultato.

Non è l’origine delle religioni o la loro causa ciò che richiede


spiegazione, bensì la causa e l’origine del loro oscuramente ed
oblio.

La mentalità imperante nella scorsa centuria, che tanto


ripugnava alle più lucide intelligenze del secolo, non ha la
borghesia per causa ma soltanto per primavera - e neppure la
peggiore - delle sue incarnazioni.

Ci preserva dalle purulenze della vita solo lo sguardo


disinfettante dell’intelligenza.

Attraverso mille cose nobili inseguiamo a volte solo l’eco di


qualche banale emozione perduta.
Dimorerà il mio cuore eternamente sotto l’ombra della vigna,
vicino al tavolo rozzo e di fronte allo splendore del mare?

Il ricordo confonde quello che abbiamo ottenuto e quello che


è stato soltanto un nostro desiderio.
Nell’opacità della memoria il fallimento ammorbidisce le sue
tinte nella luce del bene che ci è sfuggito.

Partecipare ad imprese collettive permette di saziare


l’appetito sentendosi disinteressati.

Il lettore premuroso cataloga tra i luoghi comuni ciò che la


discreta abilità dello scrittore redime dalla sua banalità.

154
Escolios I

Qualsiasi grande scrittore finisce al servizio di chi l’abbia


irritato di più.

Il cemento sociale è costituito dall’incensamento reciproco.

L’uomo non si sentirebbe così afflitto se gli fosse sufficiente


desiderare senza supporre dei diritti su quello che desidera.

Che qualcuno faccia finta di ascoltare è il massimo che ci


aspettiamo quando non diciamo stupidaggini.

L’ascoltatore attento è un futuro locutore che minaccia la sua


vittima.

Le passioni ci muovono meno dell’incoscienza.


Non dobbiamo accusare il demonio fintantoché non si
esauriscano le nostre spiegazioni striscianti.

La vanità non è affermazione, bensì interrogazione.

Colui che non dubita, non grida.

La promessa più insensata ci sembra la restituzione di un bene


perduto.

Affinché la critica compia esattamente le sue funzioni,


l’accecamento del critico è tanto necessario quanto la sua
lucidità.
La sola giustizia non basta per tenere a freno la compiacenza
dell’artista.

155
Nicolas Gômez Dâvila

Nella Chiesa abbondano i frati e scarseggiano i cavalieri.5

Gli argomenti non servono a dimostrare ma a confutare.

La coerenza di un discorso non dimostra la sua verità, ma la


sua coerenza.
La verità è somma di certezze incoerenti.

Qualunque civiltà è una conversazione con la morte.

Se critichiamo il borghese riceviamo un doppio applauso:


quello del marxista, che ci giudica intelligenti perché
corroboriamo i suoi pregiudizi; e quello del borghese, che ci
giudica avveduti perché pensa al suo vicino.

Il lettore si crede sottratto alla generalizzazione che lo


protegge.

L’industria moderna è traboccante di articoli inutili non solo


alla perfezione spirituale dell’uomo, ovviamente, bensì inutili
anche alla perfezione materiale della civilità.

La bruttezza di un oggetto è la condizione previa della sua


moltiplicazione industriale.

L’uomo ha bisogno di vivere affaccendato. Non vi è nulla di


più deplorevole dell’ozioso non predestinato ad esserlo.
Una vita oziosa priva di tedio, goffaggine e crudeltà è tanto
ammirevole quanto è rara. >

5/ Nella traduzione si perde qui il gioco di parole dell’originale, infatti la parola


contrapposta a jraile (frate) ifreile, termine che fa riferimento tanto a un cavaliere di un
qualche ordine militare quanto a un sacerdote, ancora di qualche ordine militare.

156
Escolios I

La contraddizione che inficia il mondo moderno è


l’antagonismo fra le virtù militari, di cui ogni vita ha bisogno, e
l’odierna circostanza tecnologica, che rende catastrofico il loro
esercizio.
Senza le virtù militari questa società imputridisce; con le virtù
militari essa si suicida.

L’uomo moderno ambisce a rimpiazzare con gli oggetti che


compra quello che in altri tempi si sperava dalla cultura metodica
dei sentimenti.

Non c’è stato cadavere illustre che qualche cretino, in qualche


momento, non abbia disprezzato.

Altre epoche forse sono state volgari come la nostra, però


nessuna ha avuto la favolosa cassa di risonanza, l’inesorabile
amplificatore, dell’industria moderna.

La libertà dello spirito è la tentazione del comunista.

È sufficiente un pizzico di perspicacia per diffidare delle


proprie idee e non avere fiducia in quelle altrui.

Le vitamine dello spagnolo sono costituite dai gallicismi.

La sapienza più presuntuosa prova vergogna di fronte


all’anima ebbra di amore o di odio.

)
L’invecchiamento è una catastrofe del corpo che la nostra

( codardia fa diventare una catastrofe dell’anima.

157
Nicolas Gômez Dâvila

Dobbiamo guardare con avidità e senza cupidigia.

L’episodio più patetico è quello dell’indifferenza con cui la


mera giovinezza alla fine guarda la vecchiaia più illustre.

La passione non è uno stato dell’uomo, ma il suo fine.

Qualunque cosa ci esalti, ci redime.

Solo le idee salvano dagli aggettivi.

Che sia nato dalla lettura ininterrotta di un libro e che una sua
lettura posteriore lo ratifichi è la doppia condizione di qualsiasi
giudizio prudente.

Il futuro prossimo probabilmente porterà stravaganti catastrofi,


ma quello che più sicuramente minaccia il mondo non è la violenza
delle moltitudini fameliche, ma la sazietà delle masse tediose.

L’abilità cinica progredisce di trinfo in trionfo fino al trionfo


finale che la annulla.

Lo stupido allega la propria ambizione alle sue ingiunzioni al


destino.

Gli errori tecnici si pagano sulla pelle di chi li commette,


mentre le alternative assiologiche erronee necessitano di secoli
affinché le loro conseguenze spaventino gli sciocchi.

La coscienza morale è il pretorio delle banalità etiche. Le sue


decisioni spontanee risolvono problemi subalterni.
Solo una metodica meditazione rintraccia la presenza larvale del
male, la sua cauta ubiquità umana.

158
Escolios I

Dignitas, Gravitas, ecc. - la pompa romana certamente


maschera la nostra miseria; ma la sincerità moderna
accondiscende con troppa allegria a qualsiasi bassezza.

Solo le educazioni austere formano anime delicate e fini.

Tutto ciò che umilia l’uomo allieta chi lo crede capace di


destini più elevati.

Attribuire alla vecchiaia la feccia accumulata dalla vita è la


consolazione dei vecchi.

La delicatezza morale vieta a se stessa cose che invece concede


agli altri.

Il perdono è la forma sublime del disprezzo.

Cedere a nobili tentazioni ci evita di arrendersi a tentazioni


vili.

Denunciare la viltà di ciò che è vile non è efficace quanto


mostrare la nobiltà di ciò che è nobile.

Si suol dimenticare che il contrario di romantico non è


classico, ma imbecille.

L’eccellenza non proviene dall’obbedienza a determinate


norme, ma da un certo modo di obbedire a una norma qualsiasi.

Le cose più nobili si degradano quando sono ammirate da


certi esseri.

159
Nicolas Gômez Dâvila

Può assolvere onestamente solo chi non teme che il proprio


perdono lo protegga.

Una verità confusa conta meno di un errore lucido.

Ci sono anime spugnose che dimorano nell’ambiguo.

Vincere uno stupido ci umilia.

Il rango del nostro avversario ci colloca: essere vincitore o


vinto è subalterno.

Lo scemo istruito possiede un campo più vasto per praticare


la propria scemenza.

Alle domande dello scemo non si può rispondere neppure


rimandandolo previamente a scuola.

La scienza non risponde ai quesiti che l’uomo le pone, ma a


quelli che essa da sola si pone.

Quando la continuità di una società si rompe, soltanto un


miracolo può vincere il letargo di un testo preterito.

L’uomo deambula senza ferirsi solo tra regole sociali


immutabili.

Il transito da un libro a un altro si compie attraverso la vita.

Le parole non comunicano, bensì ricordano.

160
Escolios 1

Il fatto che certi uomini autenticamente grandi ci irritino è


dovuto agli ammiratori che si ritrovano.
Ma nessuno è del tutto innocente rispetto agli ammiratori che
conquista.

L’uomo si trascina attraverso le delusioni appoggiato su


piccoli successi banali.

Le nozioni imprecise che uno scrittore di talento maneggia


con destrezza abbagliano l’imitatore che finisce per volgarizzarle
nella retorica.

Una stupidaggine manifesta non certifica l’imbecillità del suo


autore.
È sufficiente confidare nell’automatismo della ragione per
sfociare logicamente in imperterrite scemenze.

Una tirannia individuale è preferibile al dispotismo


della legge, poiché il tiranno è vulnerabile mentre la legge è
incorporea.

L’individuo sottomesso a leggi cangianti non riesce a cavarsela


con l’iniquità di ogni legge.

La contraddizione assunta lucidamente è un indizio di


pensiero vigoroso.

Le Muse dello storico sono l’Amore e l’Odio.

Non definire mete, bensì rotte; agire sulla più remota


condizione possibile; rifiutarsi di isolare i problemi: sono i tre
requisiti dell’autentica azione politica.

161
Nicolas Gômez Dâvila

Se un imbecille si entusiasma per una verità che ci emoziona,


ciò ci umilia e ci inquieta.

Il pubblico accetta o rifiuta ciascuna opera globalmente, mentre


accettare o rifiutare con dei distinguo è la definizione di gusto.

Le convinzioni novizie sono chiacchierore e fragili.

I partiti politici sorgono quando lo Stato pretende di risolvere


problemi subalterni. Mentre lo Stato si limiti ad assicurare
l’esistenza della società, le lotte politiche sono semplici conflitti
personali.

Non parlo di Dio per convertire la gente, bensì perché è l’unico


tema del quale valga la pena di parlare.

Lontano dal garantire un Dio, l’etica non ha l’autonomia


sufficiente per garantire nemmeno se stessa.

L’impatto della scienza sulla religione ha avuto luogo il secolo


scorso.
Ciò che sta avendo luogo in questo secolo è l’impatto della tecnica
sull’immaginazione degli imbecilli.

Come può vivere chi non si aspetta qualche miracolo?

I vigneti della terra fioriscono in vista di invisibili vendemmie.

II pubblico acclama sempre l’opera d’arte purché sia


palesemente bella o palesemente brutta.

Ci sono meno ammiratori di opere che imitatori degli


ammiratori.

162
Escolios I

Le ambizioni legittime sono imbarazzate e si rassegnano in


mezzo alla ressa delle ambizioni fraudolente.

Tutto quello che accade assume deliziosamente la forma della


necessità.

Ciò che è veleno per il desiderio è alimento per la passione.

Emendare gli altri è un’ambizione di cui tutti si beffeggiano e


che tutti albergano.

La banalità è il prezzo della comunicazione.

Solo i profeti onesti vengono linciati.

Certe virtù sono le astuzie di un vizio.

In storia le teorie, più che false, sono troppo ambiziose.

Chiamo mio, a prescindere da chi ne sia il padrone, tutto ciò


che mi pare evidente.

Il pensiero meditato si esprime con opacità e lentezza.


La profondità e la grazia celebrano rare tregue.

Simpatia e antipatia sono le disposizioni primordiali


dell’intelligenza.

Se l’intelligenza acuta non accondiscende a grossolane


affermazioni, i suoi ritocchi accumulano così tante reticenze che
finisce per ritirare quanto detto.

Certa volgarità è necessaria a tutto ciò che desidera vivere.

163
Nicolas Gômez Dâvila

Qualsiasi fenomeno ha la sua spiegazione sociologica, sempre


necessaria e immancabilmente insufficiente.

Il pronostico che il tempo ratifica è quello che elimina


metodicamente dai propri calcoli le profezia acclamate.

I libri, piuttosto che strumenti di perfezione, sono barricate


contro il tedio.

La relatività di ogni valore ad un’epoca non implica un


relativismo assiologico. Il valore è relativo ad un’epoca perché
solo quell’epoca lo scopre, ma non perché valga solo per essa.
Quando si dice che un valore è morto, si sta meramente
indicando che le strutture storiche che lo avevano reso
percettibile sono perite. Ma è sufficiente che compaia uno storico
sensibile per distinguere l’astro intatto.

L’intelligenza plagia solo quando non feconda ciò che ruba.

Pensare che solo le cose importanti valgano è sintomo di


barbarie.

La nostra ignoranza decreta il posto in cui è possibile


ammirare le teorie esplicative della storia.
Qualunque teoria fallisce dove siamo meno ignoranti.

Meno ci importa di un oggetto, più ci soddisfa una teoria di


esso.
Di ciò che importa, solo la pienezza concreta ci colma.

Sulla nostra vita hanno influenza esclusivamente le piccole


verità, le minuscole illuminazioni.

164
Escolios I

Il fanatico crede di confutare un’obiezione dichiarandola


logora.

Non capendo l’obiezione che lo confuta, lo stupido si crede


da essa corroborato.

Lo sviluppo di un’idea in sistema è il suo suicidio.

Ciò che desta la nostra antipatia è sempre una carenza.

Per lo psicanalista, le pareti di una camera da letto borghese


circoscrivono il confine di ogni spiegazione possibile.

Molti poemi moderni non sono oscuri come un testo sottile,


bensì come una lettera personale.

Niente di più difficile che impedire ad un’idea di uscire dal


posto in cui è vera.

Il peccato originale del marxismo, come delle altre ideologie


moderne, consiste nell’affermare che non esiste nulla di
preferibile, ma solo di meramente preferito.

Con le sole categorie marxiste non è spiegabile neppure il


marxismo.

1 Riusciamo a vivere perché non ci vediamo con gli occhi con


cui gli altri ci guardano.

Riusciamo a vivere fintantoché crediamo di compiere le


)
promesse che non stiamo compiendo.

165
Nicolas Gômez Dâvila

La parola non fu elargita all’uomo affinché ingannasse


affinché si ingannasse. '■·)
Lo stile puro è quello che riesce ad evocare presenze concrete
per mezzo dei “termini più generali”.

Ogni anelito che colma, la tecnica lo mutila.

Le realtà spirituali commuovono con la loro presenza, quelle


sensuali con la loro assenza.

La vita non garantisce durata se non al proposito incarnato in


una istituzione incoerente.
Vive solo ciò che scandalizza la “ragione”.

Se Dio non esiste non dobbiamo concludere che tutto è


permesso, bensì che niente ha importanza.
Quando i significati si annullano i permessi diventano irrisori.

La cattiva fama del tiranno cresce fino ad un determinato


punto in modo proporzionale alla quantità di vittime, e
decresce poi vertiginosamente se tale quantità raggiunge cifre
raccapriccianti, fino ad arrivare a zero.

La divina provvidenza causa catastrofi in modo che i


contemporanei più intelligenti scrivano sciocchezze.

La critica decresce di interesse quanto più rigorosamente


si fissino le sue funzioni. L’obbligazione di occuparsi solo di
letteratura, o solo d’arte, la sterilizza.
Un grande critico è un moralista che passeggia tra i libri.

166
Escolios 1

Per poter abusare della propria libertà, l’uomo ha bisogno


di convertirsi a dottrine deterministiche. L’uomo si arrende ai
propri demoni solo quando crede di cedere a un decreto divino.
Il determinismo è l’ideologia delle perversioni umane.

Ogni formula salva.

Predicano le verità in cui credono o le verità in cui credono si


debba credere?

La fede che non si sa burlare di se stessa deve dubitare della


propria autenticità.
Il sorriso è il dissolvente del simulacro.

Un vento implacabile spazza tutto ciò che non cresce


lentamente, come sedimenti che si agglomerano nei sinclinali del
tempo.

Quello che non è complicato è falso.

Circolazione di rapaci è la formula autentica della fisiologia


sociale.

Chi non compatisce il dolore di colui che si sente ripudiato?


Però, chi medita sull’angoscia di colui che teme di essere scelto?

Solo i personaggi dei romanzi mediocri riescono a risolvere i


propri problemi.

Il padre della critica letteraria è il malumore; l’ammirazione


non ne è altro che la madrina.

Nessuna idea che necessiti di appoggio lo merita.

Î67
Nicolas Gômez Dâvila

I grandi scrittori fraternizzano nella risonanza imperiale dei


loro testi.

Ciò che richiede lotta per essere ottenuto muore nell’essere


raggiunto.

È sufficiente un solo discepolo affinché il maestro prevarichi.

Il cadavere di un grande uomo si decompone definitivamente


in mano dei suoi biografi.

Discrepare è un rischio che non deve assumersi se non la


coscienza matura ed avveduta.
La sincerità non protegge né dall’errore né dalla scemenza.

Sappiamo risolvere solo i problemi che non hanno


{ importanza. )
L’unico progresso è dubitare del progresso.

Gli anni ci portano assopiti dalla culla alla fossa.

Coloro che non vogliono rispondere delle proprie opinioni


decidono di essere riflessi passivi del mondo.

Ogni perfezione colma e deprime.

Credere che l’interesse personale determini le nostre


convinzioni in modo esclusivo si trasforma in una convinzione
che può determinare i nostri atti in modo tale che il motivo di
qualsiasi convinzione finisce per essere l’esclusivo interesse
personale.

168
Escolios I

Il rito non genera miti, se non dopo essere stato generato dal
mito.

Per disarcionare chi ci importuna è sufficiente insinuargli che


dice ciò che dice perché è chi è.
L’imboscata ideologica è uno stratagemma infallibile.
Però ovviamente non è una vittoria in campo aperto.

Nessuno è innocente né in quello che fa né in quello che


crede.

La sola imparzialità in cui confidiamo è quella dell’anima in


cui si ode un ribollire di fiere.

i La prova della superiorità di chi si annoia non la offre il suo l·


1 tedio, bensì la qualità dell’occupazione che lo dissipa.

La spiegazione che non faccia sembrare più misterioso ciò che


spiega è una spiegazione fallita.

Nell’artista subalterno lo stile precede l’opera.

La creazione è il nesso tra l’eternità e la storia.

L’opera d’arte è un arresto casuale del processo che lega la sua


inesistenza primigenia alla sua inimmaginabile perfezione.

La capacità distruttrice del sorriso imbecille.

L’ottimismo è l’adulterazione della speranza. Il pessimismo è


il suo possesso virile.

Il popolo non preferisce chi lo cura, ma chi lo droga.

169
Nicolas Gômez Dâvila

La vita a volte concede, compassionevolmente, soluzioni che


un certo amor proprio obbliga a rifiutare.

L’umanesimo autentico si edifica sul discernimento


dell’insufficienza umana.

L’individuo si ribella oggi contro l’inalterabile natura umana


per astenersi dall’emendare la correggibile natura propria.

Un conflitto risibile necessita di soluzioni grottesche.

Ciò che è popolare è diventato volgare quando il popolo ha


rinunciato a copiare ingenuamente la cultura aristocratica per
comprare la cultura “popolare” manifatturata dalla borghesia.

Chi cerca di educare, e non di sfruttare, tanto un popolo


quanto un fanciullo non parla loro imitando goffamente un
linguaggio infantile.

Avere libertà di pensiero alla mentalità moderna non basta.


Lo stolto si sente obbligato a farne uso.
Gli archivi di questa società ricca di “liberi pensieri” offriranno
deliziosi passatempi agli eruditi futuri.

Perché una verità ci persuada si richiede che una verità


equivalente maturi nella nostra anima.

L’idea non è un fantasma, bensì un corpo verbale denso,


sonoro e luminoso.

L’idea è la combustione interna e spontanea di un’espressione


rovente.

170
Escolios I

La lucidità della coscienza è privilegio di chi è carente della


stoltezza necessaria alle convinzioni imperanti.

Non c’è nulla di più retorico della letteratura di un popolo


giovane che si esprime in un idioma vecchio.

La perfezione è il punto in cui coincidono ciò che possiamo


fare e ciò che vogliamo fare con ciò che dobbiamo fare.

Fra l’anarchia degli istinti e la tirannia delle norme si estende


lo sfuggente e puro territorio della perfezione umana.

L’uomo giudica autentica ed evidente solo la vittoria coronata


dai più sordidi piaceri e dalle più volgari ricompense.

La possibilità di preservare la nostra dignità è inversamente


proporzionale all’integrazione economica sociale.

Alle classi sociali non dobbiamo attribuire dei tratti che non
dipendono dalla funzione che le definisce.
Alla borghesia sono stati assegnati dei vizi meramente umani e al
proletariato delle virtù meramente umane.

Come se le più nobili cose della terra fossero frammenti


dispersi del nostro bene perduto...

Bellezza, eroismo e gloria si alimentano del cuore dell’uomo


come fiamme silenti.

Verità è ciò che qualsiasi imbecille oppugna.

L’uomo è il rifugio più caduco che l’uomo abbia.

171
Nicolas Gômez Dâvila

Curare un’anima malata significa quasi sempre sottrarle la sua


unica spiritualità.

Gli uomini vivono dei propri problemi e muoiono delle loro


soluzioni. y

La verità è l’insieme delle contraddizioni in cui incorrono gli


uomini intelligenti.

Il livellamento è il sostituto barbaro dell’ordine.

La sincerità scrupolosa falsifica la verità.

Sono rari quelli che ci perdonano che complichiamo i loro


vacillamenti.

La continuità dell’Occidente si è spezzata quando il libro


vecchio ha smesso di contenere insegnamenti per ridursi a
documento.

Il progressista trionfa sempre e il reazionario ha sempre


ragione.
Avere ragione in politica non vuol dire occupare il palcoscenico,
bensì annunciare già dal primo atto i cadaveri del quinto.

I programmi rivoluzionari sono mere ideologie della


rivoluzione pura.

II rivoluzionario non odia perché ama, bensì ama perché odia.

Una civiltà crolla quando il suo trionfo insinua che le virtù


che l’hanno consolidata sono di troppo.

172
Escolios I

Qualsiasi soluzione si annulla quando il suo vocabolario si


propaga tra coloro che ignorano il suo problema.

Si tratta sempre di suicidio quando qualcosa di autentico


muore.

La salvezza sociale si approssima quando ciascuno confessa


que può salvare solo se stesso.
La società si salva quando i suoi presunti salvatori disperano.
\
Quando oggigiorno ci dicono che qualcuno è carente di
personalità, sappiamo che si tratta di un individuo semplice,
probo, retto.

La personalità, attualmente, è la somma di quello che


impressiona gli scemi.

Convertirci significa sentire che stiamo inventando la


religione alla quale ci stiamo convertendo.

Il massimo errore moderno non è stato quello di annunciare


che Dio è morto, ma quello di credere che il diavolo sia morto.

Ogni evidenza interrotta si trasforma in larva di lemuri.

Niente di fondamentalmente impossibile ad un essere


qualsiasi, in qualsivoglia situazione, è fondamentalmente
importante.

Il cerimoniale è il procedimento tecnico atto a mostrare verità


indimostrabili.
Il rito e la pompa vincono l’accecamento dell’uomo di fronte a
ciò che non è materiale e rozzo.

173
Nicolas Gômez Dâvila

La forza ha commesso meno crimini rispetto alla debolezza


meschina.

In questo secolo non dobbiamo bramare che prevalga


un partito — qualsiasi partito —, ma che non prevalga quello
contrario.

Pochi si azzardano ad indicare, senza reticenze, tutto ciò che


disprezzano.

Le filosofie deterministe pretendono di salvare la dignità


dell’uomo con commenti che diluiscono e sfumano le tesi che
proclamano.

Le dottrine che spiegano ciò che è superiore mediante ciò che


è inferiore sono appendici di un dottrinale di magia.

Le autentiche pozioni magiche differiscono da svariate


bevande antalgiche perché mischiano ai loro ingredienti usuali
alcune gocce di religione, sesso e morte.

Cambiare il materiale poetico è sufficiente al poeta ordinario:


solo i grandi cambiano il materiale verbale.

Fare uso di un materiale poetico tradizionale limita il grande


poeta, però è l’unico che assicura al poeta minore uno o due
trionfi miracolosi. .

L’intelligenza da sola non può possedere altro che schiave


ribelli.

174
Escolios I

Coloro che disdegnano i riti non capiscono con ciò di star


richiedendo a qualsiasi individuo di reinventare l’epopea umana.

Falso artista è colui che sembra ovviamente artista.

L’uniforme da artista è la maschera del borghese.

L’autenticità raramente si confonde con la sincerità spontanea.


La spontaneità suol essere eco di voci altrui.

Se la filosofia, le arti e le lettere del XIX secolo sono solo


sovrastrutture della sua economia borghese, dovremmo difendere
il capitalismo fino alla morte.
Qualsiasi sciocchezza si suicida.

Niente di più facile che imitare l’estetica classica, né di più


difficile che obbedirla.

Amore e odio non sono gli artefici delle qualità che la nostra
indifferenza opacizza, ma rivelatori di esse.

L’umanità cambia soltanto la retorica delle sue idiozie.

Solo ciò che è gratuito è degno di venerazione.


La laboriosità si premia in paradisi subalterni.

L’intelligenza raggiunge la sua vittoria più grande quando


forgia nobilmente la materia delle esistenza mediocri.

Per sfidare Dio, l’uomo rigonfia il proprio vuoto.

Il grande scrittore pare inventare ciò che dice, poiché una prosa
perfetta sopprime il ricordo di qualsiasi balbettio che la anticipa.

175
Nicolas Gômez Dâvila

È raro il castigo che non coincide con il proposito


dell’ammenda.

L’architettura del XIX secolo ha confuso l’organismo con il


vestito mentre quella del XX secolo lo confonde con lo scheletro.

Certi poeti credono di inventare dei simboli quando invece


maneggiano solo un repertorio personale di equivalenze
allegoriche.

L’atrocità vendicativa non è proporzionale all’atrocità


offensiva, ma all’atrocità del vendicatore.
(Per una metodologia delle rivoluzioni).

Quello che la ragione giudica impossibile è la sola cosa che


può colmare il nostro cuore.

Il vigore dell’anima spagnola è durezza di una terra erosa.

Esistono individui che trattano l’universo con una sufficienza


professorale.

Il tono professorale non è proprio di colui che sa, ma di colui


che dubita.

Una norma è ciò che nulla protegge dal nostro ribellismo, ma


che la nostra cecità non vanifica.

Il tatto della ragione trascende la stessa ragione.

Lo scrittore comune non esprime la propria idea, se ne veste.

176
;
Escolios 1

I giudizi ingiusti dell’uomo intelligente di solito sono verità


avvolte da malumore.

Gli spiriti dogmatici smettono di essere tediosi quando


diventano veementi.

II popolo non è mai stato celebrato se non in opposizione ad


un’altra classe sociale.

L’uomo moderno sa già che le soluzioni politiche sono


irrisorie e sospetta che lo siano altrettanto quelle economiche.

Non è visitando le idee altrui che arricchiamo la nostra V


intelligenza, bensì viaggiando attraverso le altrui sensibilità. 1

A seconda del lettore e del libro si tratta di lettura oppure di


avventura.

Pensiamo di confrontare le nostre teorie con i fatti, ma le


possiamo confrontare solo con teorie dell’esperienza.

La più esecrabile tirannia è quella che allega dei princìpi che


rispettiamo.

I materiali prediletti dell’architettura moderna hanno una


vecchiaia da prostituta.

L’esuberanza sudamericana non è ricchezza, ma disordine.

L’uomo intelligente e colto è colui che si interessa, come le


zitelle pettegole, di cose che non concernono prettamente la
sopravvivenza.

177
Nicolas Gômez Dâvila

Trasformare il mondo: occupazione da detenuto rassegnato


alla propria condanna.

Stanca di scivolare per il comodo pendio delle opinioni


azzardate, l’intelligenza alla fine si addentra nei paesaggi impervi
dei luoghi comuni.

Qualsiasi fenomeno letterario che sia letterariamente


importante non è mai un fenomeno prettamente letterario.

La legge non è che l’embrione del terrore.

C’è qualcosa di indelebilmente vile nel sacrificare anche il più


stupido dei princìpi alla più nobile delle passioni.

Chi è qualcosa di più che il miserabile luogo di un’epifania?

I pregiudizi difendono dalle idee cretine.

Quando è programma, qualunque stile si esaspera.

Ciò che discolpa l’impudicizia di uno scrittore sono le


resistenze interne che deve vincere.
Solo l’artista mediocre approfitta delle tolleranze sociali.

II progresso filosofico non consiste nella comparsa di tesi,


bensì nella loro scomparsa.

Non esiste un tema vietato all’artista, e neppure un tema


possibile in qualsiasi momento.

Le perversioni autentiche non sono preferenze della


sensibilità, ma alternative dell’intelligenza.

178
Escolios I

Siccome l’unica prova della sincerità di un poema è un certo


inconfondibile tono, chiamiamo quel tono sincerità, qualunque
sia stata la maniera di ottenerlo.

La presenza silenziosa di uno sciocco è l’agente catalitico che,


durante una conversazione, fa precipitare tutte le idiozie di cui
sono capaci gli interlocutori più intelligenti.

Tutti i problemi dell’universo sono risolti da un corpo nudo.

L’uomo moderno chiama funzionale qualsiasi attività


arbitrariamente ridotta ad una sola delle sue molteplici funzioni.

Invidio coloro che non si sentono padroni soltanto delle


proprie sciocchezze.

Solo la noncuranza dell’orgoglioso compete con il distacco


dell’umile.

Un paesaggio retrocede dall’umanizzazione


antropogeografica alla sua inumanità geologica quando i suoi
abitanti alterano bruscamente le proprie routines.

Non disapproviamo il capitalismo perché fomenta la


disuguaglianza, ma perché favorisce l’ascesa di tipi umani
inferiori.

In un grande scrittore di sinistra la posterità stima solo quello


che non è contaminato dalla sua dottrina, mentre nello scrittore
di destra ammira l’eco clandestina della propria.

La meravigliosa arroganza di qualunque constatazione


empirica! *

179
Nicolas Gômez Dâvila

La cultura di un individuo è l’insieme degli oggetti


intellettuali o artistici che gli producono piacere.

Quando la tecnica di un genere letterario viene formulata con


chiarezza, quel genere perisce.

Non dobbiamo confondere ciò che merita rispetto in una cosa


con la cosa stessa.

Nella nostra condizione terrestre, la corte suprema è il


ridicolo.

Lo storico delle religioni deve imparare che gli dèi non


assomigliano alle forze della natura, bensì le forze della natura
agli dèi.

Esistono tre tipi di esperienza categoricamente dissimili:


un’esperienza ripetibile da tutti, un’esperienza ripetibile da
pochi, un’esperienza irripetibile.
Per verificare qualunque proposizione dobbiamo definire
previamente il tipo di esperienza a cui appartiene.

Rifuggire le metafore incoscienti è la norma elementare dello


stile chiaro e puro.

L’anima volgare si perverte solo con veleni volgari.

Come non disprezzare il popolo?


E sufficiente che si allentino le norme che ci rendono civili
affinché il popolo sottomesso che grugnisce in ciascuno di noi
scateni i suoi torvi appetiti.

180
Escolios I

L’estetica classica tratta dell’opera, quella romantica


dell’autore: la prima muore nel trattato di retorica, la seconda nel
trattato di sociologia.

Essere prolissi significa permettere al lettore di indovinare ciò


che stiamo per dire.

La Bibbia non è stata ispirata da un Dio ventriloquo.


La voce divina attraversa il testo sacro come un vento di
tempesta il fogliame della selva.

Le idee sembrano prodotti di squilibri repentini del cervello


che velocemente ritorna alla sua stolida stabilità.

Un unico tipo di società ebbe un contratto sociale come


radice storica e spinta etica: il feudalesimo.

Nelle società che mancano di princìpi lo spirito ha la necessità


di diventare dogmatico.
La sua eleganza ha come presupposto che altri abbiano assunto il
compito di picchettare l’universo.

Attualmente il demonio ha forma geometrica.

Il sesso non risolve nemmeno i problemi sessuali.

Il “razionalismo” del secolo XVIII combattè i “pregiudizi”


con buona coscienza di pregiudizio inavvertito.
Da allora “irrazionale” non è ciò che è avverso alla ragione, ma ai
pregiudizi rivoluzionari.

181
Nicolas Gômez Dâvila

La nostra reticenza di fronte a molti artisti moderni non


proviene da quanto vi è di insolito nelle loro opere, bensì dalla
vetustà dei loro propositi.

Credendo di dire quello che vuole dire, lo scrittore dice solo


quello che riesce a dire.

La buona volontà è la panacea degli imbecilli.

Quello che vorremmo non è accarezzare il corpo che amiamo


ma essere la carezza.

Nonostante la critica moderna, i temi delle opere d’arte non


trattano di problemi che l’uomo moderno sappia risolvere.

Il sale del discorso edificante è l’irriverenza prudente.

Non bisogna rifiutare, bensì preferire.

Formulare una legge scientifica soddisfa meno che scoprire


un’evidenza che la frantuma.

Fra l’opera dell’artista e la sua dottrina c’è una tale distanza


che né l’opera illustra necessariamente la dottrina né la dottrina
opacizza necessariamente l’opera.
L’artista fa centro per ragioni che ignora.

Per uno scrittore tutto rimane da dire fintantoché non lo dice


a modo suo.

La civiltà occidentale sarà morta quando cesserà di essere la


presenza della Grecia in un’anima cristiana.

182
Escolios I

Per difendere la libertà è sufficiente un soldato; l’uguaglianza,


per affermarsi, ha bisogno di uno squadrone di polizia.

Il gusto letterario della classe dominante non domina perché


la classe domina, ma perché il dominio permette di scegliere il
meglio.

Il sensuale è la presenza del valore nel sensibile.

Più che opinioni stupide, ci sono stupidi che emettono


opinioni.

Solo i profani e i catecumeni credono nell’importanza


dell’istruzione.
Tutti i pedagoghi sono furtivamente analfabeti.

Ciò che è repentino è un’epifania diabolica.

Il demonio ci sconfigge quando consente che lo sconfiggiamo


attraverso le sue armi.

Il filosofo importante è sempre parso superficiale ai propri


colleghi.

Quello che non è giudizio analitico è atto di fede.

L’odio altrui dissolve, alla fine, la propria compiacenza.

Dove è riconosciuta una gerarchia di valori oggettivi l’arbitrio


non è un pericolo. Qualsiasi cosa ci può lecitamente affascinare
se non ne alteriamo il rango.
Quando supponiamo, invece, che sia la preferenza a regolare il

183
Nicolas Gômez Dâvila

valore, il più lieve sproposito scatena catastrofi. Le scemenze


sono temibili quando sono proclamate atti di ragione.

L’imparzialità critica si può fondare solo sulla coscienza


lucida del pregiudizio sancito dalla nostra visione personale.

Il proprietario legittimo di un’idea è colui che le dà la forma


più compiuta.

La sensazione di infinito si ottiene solo nell’immediato.

Scartando quelli grandi, risultano leggibili solo i romanzi


scritti con chiari fini commerciali.

Il paradiso non si cela nella nostra opacità interna, ma nelle


terrazze e sugli alberi di un giardino ordinato, sotto la luce del
mezzogiorno.

Nessuno deve condannare una società qualsiasi invocando


meramente una società alternativa passata, presente o futura.

La poesia non è un’esperienza, ma la sua narrazione.


Il poeta può trionfare o fallire nella sua avventura spirituale
senza che il suo poema necessariamente trionfi o fallisca.

Niente di più facile che ammettere la legittimità di vari tipi


di poesia, né più difficile che evitare di sacrificarli al tipo che
preferiamo.

Di fronte allo splendore delle civiltà l’uomo che conosce


l’uomo sente meno orgoglio che sorpresa.

184
Escolios I

Essere razionalisti consiste in assumere quali postulati


inconsci del raziocinio i pregiudizi della società contemporanea.

Umano è l’aggettivo che serve per giustificare qualsiasi


meschinità.

Due secoli fa era lecito aver fiducia nel futuro senza essere
totalmente stupidi.
Oggi, chi può credere nelle attuali profezie, dato che siamo
quello splendido avvenire di ieri?

Solo il ritmo salva l’emozione poetica dalla sua imbecillità


natia.

Il lessico del vero scrittore non è presente in nessun


dizionario.

Assaggiare le pacchianerie di ieri è la deliziosa raffinatezza del


curioso di domani.

Meno conosciamo il suo referente o il suo significato, più una


metafora ci commuove.

“Liquidare” una classe sociale o un popolo è un’impresa che


in questo XX secolo non indigna se non le presunte vittime.

La libertà non è il fine della storia, bensì la materia con la


quale lavora.

Marx vince battaglie, ma la guerra sarà vinta da Malthus.

La società industriale è condannata al progresso forzato in


perpetuo.

185
Nicolas Gômez Dâvila

Il miele dell’apologetica è insipido se non proviene dal succo


di fiori velenosi.

All’artista possiamo perdonare che gli importi la celebrità


solo quando cede a motivi strettamente commerciali.

Nel momento in cui si definisce la proprietà come funzione


sociale, si approssima la confisca; quando si definisce il lavoro
come funzione sociale, si avvicina la schiavitù.

L’umiltà dell’intelligenza si chiama scetticismo.

Le ammirazioni letterarie del giovane sogliono essere indizio


di valori autentici, mentre le sue antipatie gli sono dettate dalla
situazione storica.

Affinché un’opera intera ci seduca basta che nel suo angolo


più remoto risieda una vibrazione breve e inconfondibile.

La vera gloria è la risonanza di un nome nella memoria degli


imbecilli.

Ogni scrittore commenta indefinitamente il proprio breve


testo originario.

L’inferno non sa di essere l’inferno.


Se lo sapesse sarebbe solo un luogo di purgazione transitoria.

L’idea politica che entusiasma il contemporaneo annoia la


posterità.

186
Escolios I

Quando uno zelo di purezza lo porta a condannare


l’“ipocrisia sociale”, l’uomo non recupera la sua integrità
perduta, bensì perde il proprio pudore.

L’uomo è un animale che fantastica di essere uomo.

Coloro che si proclamano artisti d’avanguardia di solito


appartengono a quella passata.

Avarizia, stupidità, crudeltà - l’uomo è sempre stato vittima


dei propri difetti.
Ma solo la società industriale poteva renderlo vittima delle
proprie virtù.

L’insignificanza della metafora gratuita è lo scoglio della


poesia moderna, così come lo scoglio della poesia di ieri è stato la
metafora insignificante.

Il vero poema non è una somma di significati, ma la risultante


verbale di un movimento significante attraverso una lingua.

Fintantoché ci applaudono non ci lasciamo dietro le evidenze


volgari.

Quando si mettono a confronto solo soluzioni rozze, è


difficile opinare sottilmente.
La grossolanità è il passaporto del XX secolo.

Nell’arte conta solo ciò che ci provoca dal primo istante.

Né la precisione in sé né la vaghezza ci seducono; ci


soddisfano solo le idee precise su intuizioni vaghe.

187
Nicolas Gômez Dâvila

I monismi in mani pulite diventano panteismi, mentre in


mani sporche diventano materialismi.

Si definisce monismo il tentativo vano di assemblare i


frammenti dell’universo.

Le arti germogliano nelle società che le guardano con


indifferenza, e periscono quando sono fomentate dalla reverenza
sollecita degli sciocchi.

La letteratura di “evasione” non pretende di divertire chi è


carente di “beni materiali”, ma coloro che li possiedono.

Come osare raccomandare il rischio? E tuttavia, come sono


pochi quelli che non sono sviliti dall’assenza del pericolo!

II mistico è l’unico ambizioso serio.

Gli uomini si dividono in due fazioni: quelli che credono al


peccato originale e i tonti.

Che l’errore o il vizio condizionino la comparsa di certe virtù


non è una ragione per attribuire ad essi la loro origine.

Ogni epoca mette in pratica a modo proprio l’ingiustizia


letteraria: certune rifiutano la nuova eccellenza, certe altre
umiliano l’eccellenza passata.

( Abbi cura del tuo orgoglio, affinché la tua umiltà abbia un I


J alloggio pulito. /

La storia della filosofia è il lessico che permette di parlare di


quello che è interessante.

188
Escolios I

Demagogia è il termine che i democratici impiegano quando ì

( la democrazia li spaventa. sr

Si è visto un solo urbanista geniale: il tempo.

Quando acquista serietà totale, la meditazione metafisica


culmina in narrazione autobiografica.

Dove la religione stessa si secolarizza, Satana diventa l’ultimo


testimone di Dio.

Il critico fa centro con argomenti assurdi e si sbaglia con


argomentazioni coerenti.
La grande critica d’arte è un efficace abuso della ragione.

La casualità genera le civiltà e l’intelligenza le sotterra.

Per fare bella figura l’intellettuale si veste di paradossi presi in


affitto.

Basta che la bellezza sfiori il nostro tedio affinché il nostro i


I cuore si strappi come seta nella mani della vita.

Davanti alle vere prede non siamo altro che felini senza artigli
e senza denti.

Le categorie sociologiche consentono di circolare per la


società senza preoccuparsi dell’individualità irriducibile di
ciascun uomo.
La sociologia è l’ideologia della nostra indifferenza con il
prossimo.

189
Nicolas Gômez Dâvila

Per sfruttare spensieratamente l’uomo è conveniente prima di


tutto ridurlo ad astrazioni sociologiche.

Un certo modo di proclamare i “valori spirituali” fa dubitare


automaticamente dell’onestà del parlante.

La sensualità è la primizia della redenzione della carne e la


sessualità il compimento del verdetto che la condanna.

Quello che ancora preserva l’uomo, nel nostro tempo, è la sua


naturale incoerenza.
In altre parole, il suo spontaneo orrore di fronte alle
conseguenze implicite dei princìpi che ammira.

Invecchiare con dignità è compito di ogni istante.

È barbara quella società dove l’età della cultura e l’età


dell’anima discrepano.

Non rispetto che la certezza che attraversa il mondo con


teneri piedi nudi.

Niente allarma di più della scienza dell’ignorante.

Il prezzo che l’intelligenza richiede a coloro che sono stati da


essa scelti è la rassegnazione alla banalità quotidiana.

L’umanità non assomma soluzioni, bensì problemi.

Il lavoro della ragione si insinua fra il giudizio di preferenza e


il giudizio di valore.

190
Escolios I

L’atto filosofico genuino consiste nello scoprire un problema


in ogni soluzione.

Lo scemo non si inquieta quando gli viene detto che le sue


idee sono false, ma quando gli viene suggerito che sono passate
di moda.

Tutto ci sembra caos, eccetto il nostro disordine.

Quello che non è persona dopotutto non è nulla.

La storia erige e demolisce incessantemente le statue di virtù


diverse sul piedistallo immobile degli stessi vizi.

Se non indoviniamo quello che un filosofo sta per dire è


inutile cercare di comprenderlo.

Più che ragioni per credere, esistono ragioni per dubitare del
dubbio.

Lo scetticismo non è la tomba dell’intelligenza, ma la fonte


nella quale si rinnova.

La libertà germoglia di più fra leggi cattive che fra leggi


nuove.

Il male è il vestigio di una risacca metafisica.

O apparteniamo a coloro che sono attratti da ciò che


l’intelligenza inventa e compie, oppure a coloro che sono sedotti
da ciò che la sorprende ed assalta.
Ciò che non è miracolo mi annoia.

191
Nicolas Gômez Dâvila

Il relativismo assiologico non è una teoria della ragione, bensì


un’ideologia dell’orgoglio.
Che niente prevalga su di noi.

Nichilismo, cinismo e idiozia sono le alternative politiche del


nostro tempo.

Lo scemo chiama ambigue le idee espresse con un po’ di


delicatezza.

Soltanto l’orgoglio ci insegna a diffidare di ciò che ci


corrobora.

I nostri aneliti, in bocca altrui, di solito ci paiono irritanti


sciocchezze.

Agli occhi della modernità la tragedia, più che atroce, è


immorale.

La violenza politica lascia meno corpi putrefatti che anime


putrescenti.

Non dobbiamo argomentare per convincere, ma per favorire


le condizioni propizie alla percezione di certe evidenze.

Le ragioni di qualsiasi convinzione sembrano sempre penose


allo spettatore.

L’anima è un aggregato di polvere che racchiude la certezza


della nostra filiazione divina.

Verità è quello che dice il più intelligente.


(Però nessuno sa chi sia il più intelligente).

192
Escolios I

O scettico ο cattolico: il resto imputridisce col tempo.

L’autentico scetticismo attende sereno senza erigere idoli


surrettizi.

Ogni nuova generazione accusa quelle anteriori di non aver \


rendento l’uomo.
Ma l’abiezione con la quale la nuova generazione si adatta
al mondo dopo l’ennesimo fallimento è proporzionale alla i
veemenza delle sue imputazioni. /

Le tirannie non hanno servitori più fedeli che i rivoluzionari


che non sono protetti dal proprio servilismo congenito tramite
fucilazione precoce.

Una filosofia della storia che rifiuta di falsificare i fatti deve


trasformarsi in pura storia.

La società moderna si permette il lusso di tollerare che tutti


dicano quello che vogliono perché oggigiorno tutti coincidono
fondamentalmente in ciò che pensano.

Non esiste viltà pari a quella di chi si appoggia sulle virtù


dell’avversario per sconfiggerlo.

L’adulto è un mito coltivato da un bambino.

Quelli che non imitano le virtù che possiedono sono scarsi.

L’idealismo è una teologia che prova vergogna.

La tragedia è una libertà materializzata in destino.

193
Nicolas Gômez Dâvila

L’interpretazione economica della storia è il principio della


saggezza.
Ma soltanto il suo principio.

Il cattolico autentico non sta al di qua della bestemmia, ma al


di là di essa.

L’incredulo si stupisce che i propri argomenti non allarmino il


cattolico, dimenticando che il cattolico è un incredulo vinto.
Le obiezioni che egli formula sono i fondamenti della nostra
fede.

La politica è l’arte di trovare la relazione ottima tra forza ed


etica.

Dobbiamo desiderare che le nostre previsioni valgano le


profezie dei panegiristi del progresso.

Nessuno pensa seriamente finché gli importa l’originalità.

La “psicologia” è propriamente lo studio del comportamento


borghese.

Identificare essere e valore significa scordare il peccato


originale.

Il male fatto da un tonto diventa sciocchezza, ma non per


questo le sue conseguenze si annullano.

Solamente durano le religioni, oppure i loro simulacri.

194
Escolios 1

Nelle tenebre del male l’intelligenza è l’ultimo riflesso di Dio,


il riflesso che ci insegue con ostinazione, il riflesso che non si
estingue se non presso l’ultima frontiera.

Al pensatore progressista non importano né il percorso né la


meta, bensì solo la velocità del viaggio.

La riduzione della filosofia all’analisi linguistica equivale a


supporre che esista solo il pensiero altrui.

Nessuno sa con esattezza che cosa vuole fino al momento in


cui il proprio avversario non glielo spiega.

Quanto di minaccioso dell’apparato tecnico è che possa


essere utilizzato da chi non ha la capacità intellettiva di chi lo ha
inventato.

/ Il maggior trionfo della scienza sembra essere costituito


\ dalla velocità crescente con la quale il tonto può spostare la sua
I ottusità da un posto all’altro.

Sarebbe interessante verificare se c’è stata una predica che non


sia terminata con un assassinio.

La necessità genera virtù servili.


L’intelligenza matura nelle pause, sotto la pace meridiana del
sole.

La tradizione pesa sullo spirito come l’aria sulle ali di un


aeroplano.

Quello che ci corrobora ci intontisce.

195
Nicolas Gômez Dâvila

La gioventù è una promessa che ogni generazione manca.

L’arte popolare è l’arte del popolo che al popolo non pare


essere arte.
Ciò che al popolo pare arte è l’arte volgare.

Il reazionario è il fomentatore di quella radicale insurrezione


contro la società moderna che la sinistra predica ma che
meticolosamente elude nelle sue farse rivoluzionarie.

L’intelligenza tende verso l’imbecillità come i corpi verso il


centro della terra.

Le profezie si compiono nella storia in modo sconcertante per


il profeta.

Il discepolo non è padrone né di una soluzione né di un


problema, bensì di un vocabolario.
La sua funzione si limita a formulare banalità nel lessico del suo
maestro.

Sono meramente il luogo dal quale percepisco ciò che mi


interessa, e non l’oggetto del mio interesse.

L’omogeneo espelle Dio.


Le qualità secondarie sono la scala di Giacobbe.

L’opinione del giovane non rivela quello che pensa, ma gli


autori che ha letto.

L’autentica opera d’arte è quella della quale possiamo dire


senza errore, prima di vederla, che la sua esistenza è impossibile.

196
Escolios I

L’imparzialità non è il prodotto di una molteplicità simultanea


o successiva di opinioni discordi.
La versatilità non è segno di dogmatismo sconfitto ma di
offuscamento accettato.

I professionisti della venerazione dell’uomo si credono


legittimati a sdegnare il prossimo.
La tutela della dignità umana permette loro di essere cafoni con
il vicino.

Le opinioni liberali, democratiche e progressiste sfrecciano


attraverso la storia lasciando una scia di civiltà bruciate.

Quando si inizia con l’esigere la remissività totale della vita


ad un codice etico si finisce col sottomettere il codice alla vita.
Coloro che si rifiutano di assolvere il peccatore finiscono per
assolvere il peccato.

II problema politico ha estrema importanza, le soluzioni


politiche non ne hanno nessuna.

Il mondo è spiegabile a partire dall’uomo, ma l’uomo non lo è


a partire dal mondo.
L’uomo è una realtà data, il mondo un’ipotesi che escogitiamo.

L’onestà in politica non è stolidità se non agli occhi


dell’imbroglione.

La verità di un sistema filosofico si esaurisce prima che la sua


esposizione si concluda.

La convinzione che non si appoggi su una palificazione


scettica sprofonda.

197
Nicolas Gômez Dâvila

Beneducato è l’uomo che si scusa nel fare uso dei propri


diritti.

La verità è l’imprevedibile e misteriosa efflorescenza di una


cosa banale.

Gli antichi che negavano il dolore e i moderni che negano il


peccato si invischiano in identici sofismi.

L’uomo moderno non sfugge alla tentazione di identificare


ciò che è permesso con ciò che è possibile.

La metafora scopre l’identità segreta di apparenze distinte;


ma la sua finalità culmina solo quando riferisce quelle identità
immanenti alla trascendenza che le fonda.

Sebbene Joseph de Maistre affermi che il diavolo soltanto


distrugge, la storia posteriore dimostra che anche costruisce.

Qualsiasi ribellismo totale finisce in filosofia da Rotary Club.

Passato un secolo non importa chi sia stato il vincitore, bensì


chi meritava di vincere.
Ogni sciocco afferma il contrario.

Il filosofo che ci sembra incapace di notare la seduzione della


tesi che confuta ci pare subalterno.

L’estetica, così come la storia, fornisce verità senza darne la


ricetta.

Ogni artista confuta ampiamente il teorico che porta dentro


di sé.

198
Escolios 1

Più che nuove teorie, l’estetica richiede uno schema che ordini
quelle esistenti, affinché in una stessa frase non si mischino
un giudizio estetico, una constatazione storica, una regolarità
sociologica, una legge scientifica e una preferenza personale.

Il criterio etico è una norma, il criterio religioso una persona.


Le virtù religiose non sono un insieme di atti etici, bensì le
qualità del santo.

L’intelligenza sottile, che rintraccia il simile nel diverso, se


non svela anche il diverso nel simile ci disorienta.

Per provare che l’opera d’arte è un prodotto dell’ambiente


sociale a volte basta dire che è una reazione contro
quell’ambiente e altre volte che è la sua espressione.

L’estetica dell’imitazione è un’estetica da artista anche se la


adotta un critico; e l’estetica dell’espressione è un’estetica da
critico, ancorché la inventi un artista.
Dobbiamo diffidare di coloro che primordialmente bramano di
esprimersi.

L’autentica arte moderna è definibile solo definendo ciò che


rifiuta: arte moderna autentica è quella che contesta l’uomo
moderno.

L’imbecille è colui che non percepisce se non ciò che gli è


attuale.

Il democratico difende le proprie convinzioni dichiarando


obsoleto chi lo contesti.

199
Nicolas Gômez Dâvila

L’angoscia davanti al tramonto della civiltà è un’afflizione


reazionaria.
Il democratico non può rammaricarsi della scomparsa di
qualcosa che ignora.

La provvidenza decise di consegnare al democratico la vittoria


e al reazionario la verità.

L’uomo comune erra nella notte, il filosofo si sbaglia alla luce


del giorno.

È un cattolico serio solo chi erige la cattedrale della propria


anima su cripte pagane.

Siccome l’ignorante non rispetta altra superiorità che la


superiorità sociale, la superiorità legittima non può educare se
non è retta da un avventizio prestigio sociale.
E necessario che il caso conferisca allo stesso individuo la
superiorità mondana e legittima affinché si realizzi un transito
dalla fascinazione all’obbedienza e dall’intontimento sociale
all’imitazione civilizzatrice.
Se la società gerarchizzata non educa necessariamente, la società
egualitaria non potrà mai educare.

Lo sciocco non si accontenta di infrangere una norma etica:


pretende che la sua trasgressione si trasformi in una nuova
norma.

La coscienza non è l’origine di imperativi etici, ma l’organo


della percezione etica.
Coloro che dichiarano con orgoglio di obbedire alla propria
coscienza si collocano agli antipodi di quelli che dicono
umilmente che è la coscienza ad obbedire.

200
Escolios I

Lo spirito compra la sua vittoria col bottino dei propri


disastri.

Il passato che il reazionario encomia non è un’epoca storica,


bensì una norma concreta.
Ciò che il reazionario ammira di altre epoche non è la loro realtà
sempre miserabile, bensì la norma peculiare a cui disobbedivano.

Ogni genere di poesia mira ad una ricettività diversa:


vibrazione emotiva, vigilanza intellettuale, percezione attenta,
sensibilità etica, ecc.
Dimenticare questo significa decretare il terrore nelle lettere.

L’uomo moderno non disattende il reazionario perché le


sue osservazioni gli sembrino improprie, bensì perché non gli
risultano intelligibili.

La scemenza e la retorica minacciano oggi persino la più


timida speranza.

Se supponiamo erroneamente che il XVIII secolo abbia


lasciato al XIX un cristianesimo intatto, la letteratura dei secoli
XIX e XX sembra mossa da un animo satanico di aggressione
contro Dio. Ma la direzione dell’aggressione varia se aggiustiamo
la nostra premessa erronea.
Il telone di fondo della letteratura moderna è una cristianità
moribonda. La secolarizzazione del mondo culmina nella
generazione anteriore a quelle romantiche. La letteratura
moderna non è, quindi, un’insurrezione contro il cristianesimo,
bensì contro quelli che usurpano la sua eredità.
Per una corretta visione storica, l’affermazione più fugace di un
valore autonomo, come il più blasfemo ribellismo in nome di un
valore qualsiasi, inizia un processo di apologetica esistenziale.

201
Nicolas Gômez Dâvila

A partire dal romanticismo la letteratura non è post­


cristiana, bensì pre-cristiana. Il suo punto di partenza non è il
cristianesimo, ma la sua negazione. Né Blake, né Hölderlin, né
Vigny scrivono contro il cristianesimo, bensì contro un mondo
definito dall’assenza del cristianesimo.
I grandi poeti moderni, da Goethe a Yeats, non sono figli di
Prometeo, bensì rampolli delle Sibille profetiche.

La sottomissione a Dio è l’unica a non esser vile.

Da Blake, Wordsworth e il romanticismo tedesco in poi


la poesia moderna è una cospirazione reazionaria contro la
desacralizzazione del mondo.

I libri risorgono quando l’oblio ne sotterra i plagiari.

La cultura letteraria e filosofica, che fino a ieri è stata


il costoso orgoglio di una classe sociale, oggi è l’attività
commerciale di una corporazione.

Decantare la “consolazione” della religione è un gesto da


feuerbachiano clandestino.
Dio non è un sostituto di piaceri assenti, di appetiti trattenuti,
di avidità frustrate. Dio è la presenza invisibile che suggella la
pienezza terrestre più perfetta, l’estasi più alta della gioia più
ebbra, la bellezza dove fiorisce la bellezza.
Dio non è l’inutile compensazione di una realtà perduta, bensì
l’orizzonte che circonda le cime di una realtà conquistata.

Tanto in paese borghese quanto in terra comunista


l’“escapismo” è biasimato quale vizio solitario, come perversione
debilitante ed abietta.
La società moderna scredita il fuggitivo affinché nessuno

202
Escolios I

presti ascolto alla narrazione dei suoi viaggi. L’arte o la storia,


l’immaginazione dell’uomo o il suo destino tragico o nobile non
sono criteri che la mediocrità moderna possa tollerare.
L’“escapismo” è la fugace visione di splendori aboliti e la
probabilità di una condanna implacabile sulla società attuale.

Per sfruttare l’uomo alcuni predicano che bisogna rinunciare


ai beni terreni; altri, per sfruttarlo meglio, proclamano che i beni
terreni vanno agognati.

Non è relativa la bellezza delle opere.


È relativa solo la loro estetica.

L’amore è l’atto che trasfigura il suo oggetto da cosa a


persona.

Con Sainte-Beuve l’intelligenza letteraria raggiunge la


maggiore età.
L’intelligenza letteraria è la forma dello spirito che assume
l’intera somma delle sue evidenze senza osservare postulati
limitanti né speculazioni di estrapolazione.
L’intelligenza letteraria è quella che pensa il proprio oggetto
come unità indissolubile di fatto e valore.

Falliti i tentativi egemonici di teologia e metafisica, solo


l’intelligenza letteraria ha la lucidità per fissare ciascuna cosa
secondo il proprio rango.

L’opera d’arte non possiede propriamente significato, ma


potere.
Il suo significato presunto è la forma storica del suo potere sullo
spettatore transitorio.

203
Nicolas Gômez Davila

La virtù che non nutre dubbi su se stessa culmina in qualche


attentato contro il mondo.

L’oscurità letteraria non è un difetto né una virtù, bensì un


procedimento che giustifica l’efficacia estetica ottenuta.

Amare significa percepire la pressione del corpo assente J


contro il nostro. I

L’anima di una nazione nasce da un fatto storico, matura


nell’accettazione del proprio destino e muore quando ammira se
stessa e si imita.

In fondo, per chi ama, l’anima è la forma di un corpo.

Nonostante l’intrusione di pretese tecniche nelle lettere, gli


artefatti estetici non sono utensili da laboratorio, bensì trappole
per catturare gli angeli.

È nobile solo ciò che dura.

L’adesione al comuniSmo è il rito che consente all’intellettuale


borghese di esorcizzare la sua coscienza sporca senza abiurare la
propria essenza borghese.

Ogni marxista beneficia di due marxismi: il marxismo


corrente che predica e il marxismo esoterico con il quale confuta
le critiche rivolte al primo.
Esiste peraltro un terzo marxismo: quello che il marxista
attribuisce spregiativamente ai propri interlocutori sotto il nome
di marxismo volgare.

204
Escolios I

Dobbiamo esporre le nostre idee in modo lineare, come lo


farebbe un onesto avversario che si prepara a confutarle.
Qualsiasi astuzia svilisce.

L’uomo non può insediarsi né nel bene né nel male.

Tra gli eretici ci sono cattolici impazienti e rinnegati


congeniti.

Il fallimento del cristianesimo fa parte della dottrina cristiana.

L’uomo vive se stesso o come angoscia o come creatura.

Qualsiasi tema letterario permette due opere: quella


dell’entusiasta che lo concepisce e quella dell’ironista che lo
sotterra.

Non c’è peggior scemenza della verità in bocca allo scemo.

L’imbecillità si deposita nell’anima come sedimento degli


anni.

Nel XIX secolo il cristianesimo non ha trovato rifugio se non


nell’eresia, nel peccato e nel sangue.
(Kierkegaard, Baudelaire, Newman).

Al contrario dell’arcangelo biblico, gli arcangeli marxisti


impediscono l’evasione dell’uomo dai loro paradisi.

Le rivoluzioni democratiche cominciano le esecuzioni


annunciando una pronta abolizione della pena di morte.

205
Nicolas Gômez Dâvila

Lo storico democratico mostra come il democratico non


uccide se non perché le sue vittime lo obbligano a farlo.

Tutti gli individui che non sono graditi all’intellettuale di


sinistra meritano la morte.

Nell’esercito degli intellettuali di sinistra militano solamente


piccoli borghesi acidi.

Il comunista odia il capitalismo con il complesso di Edipo.


Il reazionario lo guarda semplicemente con xenofobia.

I dubbi del maestro sono le certezze del discepolo.

Una volta morto Dio, ai miseri titani non resta altra cosa che
intraprendere l’urbanizzazione della terra.

L’inferno è un luogo che si può identificare solo dal paradiso.

II razionalismo è la ragione che si scorda dei propri postulati.

L’intelligenza sopravvive fintantoché non preferisce le


soluzioni piuttosto che i problemi.

La vita non è un criterio di valori, bensì un fatto che i valori


giudicano.

La Convenzione6 è una lite di ratti angosciati le cui ombre


si proiettano sulla storia in dimensioni colossali alla luce degli
incendi.

6/ Si tratta della Convenzione nazionale, un’assemblea esecutiva e legislativa in


vigore durante la Rivoluzione francese, dal 20 settembre 1792 al 26 ottobre 1795.

206
Escolios I

Ciò che è pensato contro la Chiesa, se non è pensato entro la


Chiesa è carente di interesse.

Tanto la Bauernkrieg7 del XVI secolo quanto le sollevazioni


contadine dei secoli XVII e XVIII furono insurrezioni contro
la società moderna. La popolazione non si alzò contro il
feudalesimo, ma contro il mondo che lo stava rimpiazzando.
Lo spirito mercantile usurpò costumi giuridici del sistema
antagonista e convertì usi legittimi in abusi insopportabili.

Quandanche il peccato collabori all’edificazione di qualsiasi


società, la società moderna è la figlia prediletta dei peccati
capitali.

Mio simile non è chi accetta le mie conclusioni, bensì chi


condivide le mie avversioni.

Il razionalista riconosce la paternità dei propri postulati


alla ragione per disistimare anticipatamente le evidenze che
minacciano il suo torpore.

Il cattolico deve rendere più semplice la sua vita e più


complicato il suo pensiero.

L’onore dell’apologista cristiano sta nell’essere probo con il


diavolo.

Esistono paradisi artificiali che non sono surrogati satanici,


ma prefigurazioni disperate.

7/ Guerra dei contadini.

207
Nicolas Gômez Dâvila

L’atto autenticamente razionale è il parallelogramma di tutte


le forze assiologiche.
La ragione si corrompe nell’obbedienza ad un solo tipo di
esigenze.

Il conservatorismo non ha la pretesa che la società viva di


precedenti, bensì che non si alimenti di inganni.

Non esiste poesia di Satana, bensì nostalgia del suo splendore


caduto.

Il male non vince in quanto seduzione, ma in quanto


vertigine.

Senza il bene che racchiude, come vestigio o come augurio, il


male è esteticamente opaco.

Il male, così come gli occhi, non vede se stesso.


Tremino coloro che si vedono innocenti.

Dove c’è l’opera d’arte, non c’è il diavolo.

La poesia è il trofeo linguistico di una sconfitta spirituale.

La poesia pone il critico davanti all’alternativa di parlare di


tutto eccetto che di poesia o di non parlare di nulla se parla solo
di essa.

La fede è ciò che ci permette di smarrirci in qualunque idea


senza perdere il sentiero del ritorno.

208
Escolios I

Il credente non è un titolare di eredità registrate al catasto,


bensì un adelantado de mar* di fronte alle coste di un continente
inesplorato.

Quelli che accettano il rango che la natura fissa loro non si


trasformano nella mera assenza di ciò che non sono.
Persino quanto di più modesto ha nella sua posizione un valore
inestimabile.

La solitudine è il laboratorio dove i luoghi comuni sono


verificati.

Helvétius, Holbach, Sade, Bentham, Marx, Freud, Sartre - la


pleiade di arcangeli oscuri, il canone classico delle mie assolute
impossibilità.

(
Intelligente è chi preserva la propria intelligenza ad una
temperatura indipendente da quella dell’ambiente in cui abita.

“L’arte per l’arte” ha avuto il significato di indipendenza


dall’arte per una generazione e di indipendenza dall’artista per
un’altra.
I primi hanno difeso una tesi estetica esatta, i secondi hanno
proclamato una tesi etica erronea.

Non sono ricette infallibili né l’imitazione del passato né


quella del presente.

Niente può salvare il mediocre dalla sua medriocrità.

8/ Un adelantado de mar era un individuo al quale veniva affidato il comando di una


spedizione marittima concedendogli in anticipo il governo delle terre che avrebbe
scoperto o conquistato. Tale titolo militare era assegnato direttamente dal Re di
Spagna.

209
Nicolas Gômez Dâvila

Il reazionario anela a convincere la maggioranza, il


democratico a corromperla con la promessa di beni altrui.

Il termine “rivoluzione” oggi non connota propriamente


un avvenimento politico, bensì una vertigine, una convulsione
emotiva, l’ebbrezza dell’anima invasa dalle scorie dell’essere.

I partiti liberali non capiscono mai che l’opposto del


dispotismo non è la scemenza, ma l’autorità.

Ogni insulto della vita verso un viso amato alimenta il vero


amore.

L’umanità è in pericolo quando scorda il più solenne


ammonimento della storia: che la civiltà è fatta da un uomo
munito di frusta tra animali famelici.

Gli hard facts storici sono quelli suscettibili di essere


rappresentati con coordinate cartesiane.
Il positivista logico ridurrebbe, quindi, la storia alle equazioni di
movimento della massa umana.
Ogni approssimazione della storia alla scienza sopprime i motivi
i significati e i fini.

Chi consiglia dei rischi che non si assume confida


terribilmente nella propria scienza.

Le società che agonizzano lottano contro la storia a forza


di leggi come i naufraghi contro le acque a forza di grida. Brevi
caroselli.

210
Escolios I

Lo scemo non si rassegna all’esistenza dell’irresolubile: un


falso problema oppure un problema solubile domani, questo è il
dilemma dello scemo.

Possiamo continuare a parlare di infanzia, maturità,


perfezione, decadenza e corruzione di un idioma perché una
lingua non sempre compie la sua funzione allo stesso modo.

La realtà del XX secolo è meno spaventosa degli ideali con i


quali sogna di correggersi.

Il mondo può essere riscattato dalla sua orribile casualità e


dalla sua esistenza empirica bruta solo attraverso la visione che
si instaura nella misteriosa sufficienza di ogni oggetto isolato,
allo stesso modo dell’amante che si insedia nella meravigliosa
sufficienza del suo amore.

La sapienza, in questo XX secolo, consiste prima di tutto nel


saper sopportare la volgarità senza irritarsi.

Qualsiasi proposizione concorde alla sua evidenza preserva


la propria validità, quandanche sia successivamente inglobata da
un’altra proposizione di più profonda provenienza.
La storia del pensiero non è evoluzione né processo dialettico,
bensì l’apparizione contingente dei frammenti di una struttura
nella quale ogni verità trova il proprio posto.

Per perdere infine il candore non basta vedere l’indifferenza


della storia verso le idee altrui, abbiamo bisogno di vedere la sua
indifferenza verso le idee nostre proprie.

Solo il testo mediocre si lascia leggere senza essere stato


indovinato previamente.

211
Nicolas Gômez Dâvila

La sensazione non è innocente, ma vi è dell’innocenza in essa.

È sufficiente l’orgoglio per perdonare chi ci ingiuria, però


nemmeno la carità è sufficiente per perdonare chi ingiuria coloro
che amiamo.

Non conosco peccato che non sia, per un’anima nobile, il


proprio castigo.

Il determinismo storico è solo il sintomo del torpore che


prostra l’immaginazione dello storico.

L’uomo moderno, progressista e democratico si fa carico egli


stesso di consumare su di sé la nostra vendetta.

In ogni reazionario Platone risuscita.

Oggi come non mai l’uomo rincorre qualsiasi sciocco che lo


invita al viaggio, sordo alla vedetta che scruta percorsi interrotti
e ponti crollati.

Il profeta che predice in modo fedele la corruzione crescente


di una società si scredita, perché quanto più la corruzione cresce,
tanto meno è notata dal corrotto.

La poesia che sdegna la musicalità poetica rimane pietrificata


in un cimitero di immagini.

La gran parte della poesia moderna si rassegna a parere


meramente tradotta.

I vizi ammirevoli sono semplicemente virtù corrotte.

212
Escolios I

Le idee generali che si vendono in piazza non alimentano


nessuno, ma molti vivono di esse.

I carnefici delle idee astratte sono gli esempi concreti.

La storia dello spirito necessita di completare la geologia


dell’intelligenza con la climatologia storica della sensibilità.

II problema fondamentale di tutte le passate colonie - il


problema della servitù intellettuale, della meschinità della
tradizione, della spiritualità subalterna, della civiltà inautentica,
dell’imitazione forzata e vergognosa - mi è stato risolto con
estrema semplicità: il cattolicesimo è la patria mia.

Il nominalismo integrale ha il suo culmine in un’egemonia \\


totalitaria sull’universo attuata dal soggetto della conoscenza, j

L’intelligenza si sciupa quando vuol essere intelligente.

Individui e nazioni hanno virtù diverse e difetti identici.


La viltà è il nostro patrimonio comune.

La vita è uno strumento dell’intelligenza.

Il niente è l’ombra di Dio.

Tutti i princìpi sono immagini del Principio, tutte le fini lo


sono della Fine.

Dobbiamo sospettare di chi passa la vita a caccia di argomenti


per convincere gli altri.
L’intelligenza ambisce a convincere solo se stessa.

213
Nicolas Gômez Dâvila

L’intellettuale sudamericano, per alimentarsi, importa gli


scarti del mercato europeo.

Persino fra egualitari fanatici l’incontro più breve ristabilisce


le disuguaglianze umane.

L’uomo moderno chiama realtà ciò che viene afferrato da


una percezione intenzionalmente limitata a captare i tratti
manipolabili delle cose.

C’è stato bisogno della nostra epoca perché il buon gusto si


vergognasse di se stesso.

Nella fase ascendente delle civiltà le denominazioni


di professione e rango ascendono socialmente (cavaliere,
cancelliere, cubicolario, ecc.). Nella fase discendente le
denominazioni degenerano (signore, don, lei, ecc.). Però, ciò che
annuncia l’agonia di una civiltà è la trasformazione in insulto
delle denominazioni che designano valori autentici (letteratura,
estetica, artista, intellettuale, sacerdote, ecc.).

Le proibizioni etiche non sono servitù estetica fintantoché


paiono all’artista degli ostacoli naturali.
Ciò che è osceno è un diritto soltanto dei volgari.

Il cristianesimo non nega lo splendore del mondo, bensì invita


a cercarne l’origine, ad ascendere verso la sua neve pura.

Ciò che allontana da Dio non è la sensualità, ma l’astrazione.

L’opera poetica del buon poeta comunista (Aragon, Éluard,


Neruda, ecc.) si suddivide in due parti: la parte poetica e la parte
comunista.

214
Escolios I

Naturale e soprannaturale non sono piani sovrapposti, bensì


fili intrecciati.

L’età virile del pensiero non è fissata né dall’esperienza né


dagli anni, bensì dall’incontro con determinate filosofie.

La maggioranza delle filosofie sono ostacoli evitabili con un


cambio di rotta, ma ce ne sono alcune che sono cordigliere che è
inevitabile attraversare.

L’ordine legittimo è la cristallizzazione naturale dell’anima


che prende la sua più nobile forma.

L’ignorante sospetta, in silenzio, che lo scrittore laconico


schermisca contro l’aria.

Lo stupido si limita a criticare la stupidità ovvia dei più insulsi


comportamenti sociali, senza capire la loro singolare importanza.

Il ricco oggi vive la propria ricchezza con la cupidigia del


povero arricchito e il povero la propria povertà con la non
conformità del ricco in rovina.
La ricchezza ha perso le proprie virtù, così come la povertà.

La sensibilità moderna, al posto di esigere la repressione


dell’avidità, esige la soppressione dell’oggetto che la desta.

Prima di dissolversi in convulsioni, il volto femminile si


compatta in un’eternità istantanea.

La vera sensualità è avidità di eternità del suo oggetto.

215
Nicolas Gômez Dâvila

Il pregiudizio di non avere pregiudizi è quello più comune tra


tutti.

Non esiste vittoria spirituale che non sia necessario


conquistare nuovamente ogni giorno.

L’anima che ascende verso la perfezione suole sgomberare


le basse terre conquistate nelle quali si stabiliscono diavoletti
subalterni che la ridicolizzano e la imbrattano.

Per fondare basta un raptus estatico, ma il compito di


mantenere richiede un’esaltazione perseverante dell’anima.

Le soluzioni al problema dell’arte industriale, al contrario


di quello che succede con l’arte autentica, meravigliano il
contemporaneo e sembrano grottesche alla posterità.

L’ora delle tenebre dello spirito suonò a metà del XIX secolo
fra l’eclissi di Schelling e, verbigrazia, la pubblicazione degli
Ethical Studies di Bradley, della Einleitung di Dilthey, delle
Données di Bergson.
Le cretinate che oggi sono prerogativa dell’ignoranza più volgare
sono state a quel tempo pensieri audaci. Domani potremo essere
vittime di inezie, ma non di trionfi putativi dello spirito.
Lo spirito se ne ride dell’egemonia dell’universo.

A partire dalla prima generazione romantica l’artista ha


rinunciato ad essere voce della società per diventarne il giudice.

Le estetiche “moderniste” sono state un’invenzione di


scrittori reazionari: Balzac, Baudelaire, Eliot.

216
Escolios I

Rousseau è il primo a rifiutare il programma intellettualista,


tecnicista e urbano della borghesia invaditrice proprio dalle file
borghesi, dalla colonna stessa dell’assalto.

Il romanticismo è stato una protesta contro l’incameramento


della cultura da parte della pursuit of happiness.9

Il problema etico consisterà sempre nell’impedire che la


morale di Esiodo espella quella di Omero.

L’educazione della scuola elementare ha fatto fuori la cultura


popolare; l’educazione universitaria sta facendo fuori la cultura.

È più facile convincere lo sciocco di qualcosa che è discutibile


piuttosto che indiscutibile.

L’orgoglio davanti al mondo ci salva dall’orgoglio davanti a


Dio.

Qualsiasi mitologia è una testimonianza capitale sulla società


che la crea, ma declassarla ad espressione di una struttura
sociale è tanto puerile quanto attribuire l’atomismo della fisica
all’individualismo borghese.

Non esiste fraternità politica che valga quanto un odio


condiviso.

Qualsiasi bene che possa essere dimostrato è solo un mezzo


del bene.
Il bene è ciò che possiamo meramente ostentare.

9/ Ricerca della felicità.

217
Nicolas Gômez Dâvila

Solo la quiete e la quotidianità ci restituiscono la polpa delle


cose, delle essenze, degli esseri.

I dotti della società feudale (sacerdote, poeta, cronista) la


criticavano soltanto quando violava il suo principio; i dotti
attuali (filosofo, poeta, romanziere) criticano la società moderna
quando invece rispetta il suo proprio principio.

La minaccia di morte collettiva è l’unico argomento che


scompiglia la compiacenza dell’umanità attuale.
La morte atomica la inquieta più della sua crescente
degradazione.

Vivere è l’unico valore dell’uomo moderno.


Persino l’eroe moderno non muore se non in nome della vita.

In filosofia chi si difende è sconfitto.

La rassegnazione all’errore è il principio della sapienza.

La libertà degli altri ci importa perché senza di essa il trionfo


della nostra opinione sarebbe vano, ma dobbiamo evitare la
bigotteria di rispettare le opinioni sconsiderate.
Difendo la tua libertà perché desidero convincerti; perché la tua
libertà è la condizione della mia vittoria. Però, nel rispettare la
tua libertà non sto rispettando i tuoi errori, bensì la possibilità
che tu ti arrenda liberamente alle mie proprie verità.

La storia suole dipendere da semplici virtualità. Promesse o


minacce segnano di solito il nord di intere epoche.
A volte presenti alla coscienza, altre volte quatti nel subcosciente,
questi fantasmi sono i protagonisti della storia quandanche non
siano i suoi attori empirici.

218
Escolios I

Per non svilirsi il ribelle deve ammirare l’ordine contro cui


lotta.

Le istituzioni democratiche sono tentativi di


istituzionalizzazione dell’inistituzionalizzabile.

Ciò che pretende di maturare dev’essere indifferente al tedio.


Le civiltà sono lo splendore di pazienti monotonie.

1 L’interrogazione ammutolisce solo di fronte all’amore.


« “Perché amare?” è l’unica domanda impossibile.

L’amore non è mistero, bensì il luogo dove il mistero svanisce.

Per la sensibilità, il grande non è una somma aritmetica di


parti, bensì una qualità di certi insiemi.
La grandezza metrica - come mostra ogni edificio moderno -
non ha relazione con la grandezza monumentale.

Il giudice competente in materia di ispirazione non è il poeta,


ma il lettore.

Il sentimento del tragico salva lo storico dal sentimentalismo.

I poeti caricano la maggioranza dei loro poemi con polvere da


sparo bagnata.

II poeta di ieri confidava nell’aggettivo tradizionale, il poeta


di oggi confida in quello inusitato.
In nessun caso una ricetta può sostituire il talento.

L’individualismo moderno si riduce a ritenere personali e


propri i pareri condivisi da tutti.

219
Nicolas Gômez Dâvila

Lo Stato moderno produce le opinioni che in seguito riunisce


rispettosamente con il nome di opinione pubblica.

La filologia, la critica, la storia, cioè l’arte di leggere un


autore, di capire una dottrina, di collegare i fatti, sgorgano dallo
stesso principio: il principio del contesto.

«...the bent of my thoughts shall be rather to mend myself


than the world.. .»10 ci dice Sir William Temple plagiando
Cartesio.
Pochi, da secoli, confessano un anelito simile. Eccolo lì, quindi,
l’autentico divortium aquarumn della storia.
Come mi sento antico!

Il conservatorismo di Burke non è un “irrazionalismo”


che si scontra col “razionalismo” contemporaneo, bensì
con \’Aufklärung, che chiama princìpi i propri pregiudizi, il
certificato di indipendenza della ragione sperimentale.
Io sono di quelli che cercano di scrivere soltanto per prolungare
la vita quotidiana in vita intelligente.

L’arte astratta non è illegittima, ma limitata.

La coscienza scopre la propria libertà nel sentirsi obbligata a


condannare ciò che approva.

Patrocinare il povero è sempre stato, in politica, il mezzo più


sicuro per arricchirsi.

10/ «...la tendenza dei miei pensieri sarà quella di rettificare me stesso piuttosto che
il mondo...».
11/ Spartiacque.

220
Escolios I

Nelle arti si definisce autenticità la convenzione del giorno.

Non è corretto essere accusati di misoneismo da parte di


un’epoca che ci ingozza di crudezze.

Nessun essere merita il nostro interessamento per più di un


istante, o per meno di una vita.

Parallelamente ai percorsi reali, dove transitano di secolo in


secolo artefatti ed idee, ci sono sentieri segreti sui quali scivolano
nel tempo gli emissari di agonie.

Il popolo sopporta che lo derubino, purché lo si aduli.

Ciò che dice il buon poeta moderno esiste solo come punto di
convergenza di una struttura di allusioni.
Il cattivo poeta si accontenta di allusioni simulate.

Una religione o una filosofia possono continuare ad influire


socialmente ancorquando siano perite spiritualmente; oppure,
all’inverso, possono perdere la loro influenza sociale senza che
tale sconfitta pubblica infirmi la loro validità.

La speranza progressista già non si annida se non nei discorsi.

Sarebbe razionale soltanto un universo la cui inesistenza fosse


contraddittoria. Un universo oggetto della prova ontologica.
Non potendo provare che la ragione è spinoziana, il razionalista
deve rassegnarsi al fatto che sia formale.

Una società civilizzata non deriva dai propositi dell’uomo,


bensì dalla loro neutralizzazione reciproca.

221
Nicolas Gômez Dâvila

Il critico letterario forestiero deve limitarsi a scegliere con


tatto tra le opinioni dei critici autoctoni.

Lo scrittore mediocre dei secoli XVII e XVIII parla con voce


amena e grata di un uomo beneducato. Lo scrittore mediocre del
secolo XIX, o del XX, non è altro che un letterato mediocre.
Oggigiorno tra il genio e la plebe non resta che una gerarchia di
presunzioni.

Le rappresentazioni collettive sono oggi opinioni imposte dai


mezzi di propaganda.
Oggi, il collettivo non è ciò che molti vendono, bensì ciò che
molti comprano.

Quando le avidità individuali si aggruppano, siamo abituati a


battezzarle nobili aneliti popolari.

La pazienza del povero nella società moderna non è virtù, ma


codardia.

I partiti liberali promettono da partiti popolari e mantengono


da partiti borghesi.

I partiti liberali (girondini, proprietari francesi del ’30,


manufatturieri inglesi del ’32, democratici jacksoniani, ottimati
creoli, ecc.) si sono distinti per la bella retorica con la quale
abbellivano i loro propositi mercantili.
Il marxismo sorge parzialmente da una meditazione
sull’eloquenza liberale.

La lealtà è sincera fintantoché non crede di essere una virtù.

222
Escolios I

Lo specialista asseconda l’inclinazione delle scienze a


diventare ideologie.
Con il fine di occupare posizioni di comando, lo specialista
attribuisce alla sua specialità una preponderanza fittizia che il
profano, intimidito dall’esoterismo di ogni specializzazione, non
si azzarda a mettere in discussione.

Quando le meccanica aristotelica soccombe dinanzi


al principio di inerzia, il quale sopprime l’intenzionalità
nell’universo, nasce la filosofia moderna.
Filosofare, dal XVII secolo, significa cercare dei limiti a quel
principio.

Figlio scapestrato di un notabile provinciale, il comuniSmo


abbaglia la città con le sue arringhe mentre prepara il suo ritorno
al paesino per amministrare la farmacia del padre.

Teatri, saloni da conferenza, da concerto e da esposizione:


sono i templi dei filistei.

La qualità suprema di uno stile è l’autorità, il peso della frase.


Non l’abilità che seduce, bensì il passo lento e deciso dello
spirito.

L’Introduction à la Vie Dévote di San Francesco di Sales e le


Chroniques di Froissart introducono a modi di esistere estranei a
questo tempo: la vita come dévotion e la vita come proécen.
Due maniere di sentire la vita come esaltazione virile e deliziosa,
come uno scuotimento di bandiere all’aurora.

Al volgo non importa essere libero, ma credere di esserlo.

12/ Devozione e prodezza.

223
Nicolas Gômez Dâvila

Quello che mutila la sua libertà non lo allarma, a meno che


non glielo si dica.

Apprezzare l’antico o il moderno è facile, ma apprezzare


l’obsoleto è il trionfo del gusto autentico.

L’adolescente non perdona gli scrittori letti dal proprio padre.

Dio è la condizione trascendentale del nostro disgusto.

I pessimisti profetizzano un futuro di macerie, ma i profeti


ottimisti sono ancor più spaventosi perché annunciano la città
futura dove dimorano, in alveari intatti, la viltà e il tedio.

Ieri credevamo che bastasse disprezzare ciò che l’uomo


conquista; oggi sappiamo che inoltre dobbiamo disprezzare ciò a
cui anela.

Nonostante la sua rabbia contro il cristianesimo, il lignaggio


di Nietzsche è dubbio.
Nietzsche è un Saulo che la demenza rapisce sulla via di
Damasco.

Amare significa comprendere la ragione che Dio ebbe per


creare ciò che amiamo.

La metafisica fallisce perché deve parlare del mondo, che è un


proposito fallito, come se fosse un proposito riuscito.

Tre tipi di etica competono nella storia: le etiche democratiche


dell’utilità sociale, le etiche liberali della buona volontà
individuale e le etiche aristocratiche della qualità della persona.
Nelle prime la moralità dell’atto dipende dall’indole dell’effetto,

224
Escolios I

nelle seconde dall’indole del motivo e nelle terze dall’indole


dell’agente.

Lo storico principiante riduce l’individuo in concetti; lo


storico competente lo situa in un dilemma di costanti; il grande
storico scorge in lui un universale concreto in cui il suo contesto
si solidifica.

Oggi, in letteratura, l’estremo è carente di interesse e il non


estremo di importanza.

Il successo negli altri generi è indizio di qualche merito,


mentre le “glorie” del teatro sono l’enigma delle lettere.

L’uomo è propenso ad usare tutti i propri poteri.


L’impossibile gli sembra l’unico limite legittimo.
Tuttavia, civilizzato è colui che per ragioni diverse si rifiuta di
fare ciò che può.

Ricordando le gaffes dei propri colleghi di ieri, i critici


contemporanei elargiscono l’incenso senza ravvisare che più
grave di ignorare un gran artista è sbalordirsi di fronte a un
mediocre.

Al fine di correggere un difetto, l’uomo preferisce il difetto


ad esso simmetrico piuttosto che la sua qualità antagonista.

Il profano se la ride delle soluzioni del filosofo perché ignora i


suoi problemi.

Soggettivo è ciò che è percepito da un solo soggetto,


oggettivo ciò che è percepito da tutti i soggetti; ma tanto
l’oggettivo quanto il soggettivo possono essere reali o fittizi.

225
Nicolas Gômez Davila

Gli adolescenti si alzano in volo con la sufficienza delle


aquile, ma presto si schiantano goffamente contro il suolo come
pretenziosi volatili di cortile.

Per spiegare la storia al marxista basta un lessico di dieci


parole.

L’uomo di sinistra grida che la libertà muore nel momento in


cui le sue vittime si rifiutano di finanziare il proprio assassinio.

La dialettica dell’amore non è un processo di ascesa


irreversibile, bensì una serie infinita di rimandi.

L’amore è essenzialmente l’adesione dello spirito a un altro


corpo nudo.

Dobbiamo ripudiare l’esortazione abominevole a rinunciare


all’amicizia e all’amore per bandire le avversità. Al contrario,
dobbiamo mischiare le nostre anime come intrecciamo i nostri
corpi.
Che l’essere amato sia la terra delle nostre estirpate radici.

Una definizione è arbitraria perché possiamo definire


l’oggetto scegliendo una qualsiasi delle sue relazioni, ma non
perché possiamo scegliere una relazione qualsiasi.
Sebbene non abbia alvei, la ragione ha però dei limiti.

Il potere tecnico è illimitato solo nello svilire e nel


distruggere.

Non esiste niente al mondo che l’entusiasmo dell’imbecille


non possa degradare.

226
Escolios 1

Quando l’amore acquisisce la maturità perfetta, la lascivia è la


sua unica espressione sufficiente.

Si definisce problema sociale l’urgenza di trovare un


equilibrio fra l’evidente uguaglianza degli uomini e la loro
evidente disuguaglianza.

Il proletariato non detesta altro nella borghesia che la


difficoltà economica di imitarla.

In democrazia i politici sono i condensatori dell’imbecillità.

L’amore ama l’ineffabilità di ogni individuo.

Quanto più grande è l’importanza di un’attività intellettuale,


tanto più ridicola è la pretensione di avallare la competenza di
colui che la esercita.
Un diploma di dentista è rispettabile, ma uno di filosofo è
grottesco.

L’opera d’arte non risolve che problemi artistici.

La storia, come prodotto di una volontà divina, è una


molteplicità di contingenze che l’uomo pretende di trasformare
in necessità per placare la propria angoscia.

Pochi comprendono che ciò che dicono sarebbe importante


solo se fosse detto da altri.

Il teatro vive solamente quando non appartiene alla


letteratura, ma se non le appartiene non dura.

227
Nicolas Gômez Dâvila

Riformare la società per mezzo delle leggi è il sogno del


cittadino incauto e il preludio discreto ad ogni tirannide.
La legge è la forma giuridica del costume oppure un sopruso alla
libertà.

La legittimità del potere non dipende dalla sua origine, bensì


dai suoi fini.
Nulla è vietato al potere se la sua origine lo legittima, come
insegna il democratico.

Il cattolicesimo non risolve tutti i problemi, ma è la sola


dottrina a porli tutti.

Non è solo tra le generazioni dove l’esperienza si perde, ma


anche tra i periodi di una stessa vita.

L’intelligenza del progressista non è mai qualcosa di più che il


complice della sua carriera.

Convincere colui che ha opinioni proprie è facile, però


nessuno convince colui che alberga opinioni altrui.
Nessuno si afferra così tanto ai suoi pareri quanto chi è solo
un’eco della propria epoca.

L’architettura moderna sa erigere capannoni industriali, ma


non riesce a costruire un palazzo e neppure un tempio.
Questo secolo lascerà solo le tracce del suo viavai al servizio
delle nostre più sordide bramosie.

L’uomo moderno non immagina fine più alto che il servizio


dei capricci anonimi dei suoi concittadini.

228
Escolios I

L’egoismo individuale pensa di essere assolto quando si


coagula in egoismo collettivo.

La vita comune è così misera che persino l’individuo più


infelice può essere vittima dell’avidità del vicino.

Quandanche l’umanità si avvalga di ogni artefatto inventato,


alla fine stima soltanto chi lascia qualcosa di inutile: un’idea, un
poema, un tempio.
La ruggine corrode la gloria degli insigni idraulici di questo
secolo.

Il suffragio universale non pretende che gli interessi della


maggioranza trionfino, bensì che la maggioranza lo creda.

Chi preferisce una scuola a una chiesa - alla chiesa anche del
più stupido dei culti - non sa ciò che è una chiesa o una scuola.

L’intelligenza indolente finisce per abdicare nelle mani di un


tecnico.

Il mondo dei sensi è una molecola di polvere nel mezzo di un


torrente di acque invisibili.

La storia è la narrazione di quello che accade quando dèi o


demoni si impadroniscono di una carne mortale macchiando il
suolo di sangue.
Interi popoli, intere epoche si agitano, parlano, lottano sotto
il dominio della storia. L’umano, se meramente umano, ha
l’insignificanza di una pullulazione di insetti.
Tutte le grida sono solo rumore, se il dolore non lo carpisce a una
gola divina.

229
Nicolas Gômez Dâvila

Quanto più importante è qualcosa, tanto meno importa il


numero dei suoi difensori.
Per difendere una nazione c’è bisogno di un esercito, ma basta
un solo uomo per difendere un’idea.
Gli architravi secolari pesano su spalle solitarie.

Nelle dispute l’inferiore riesce sempre a spuntarla, perché il


superiore si è ridotto a disputare.

La civiltà è un fiore dalle mille sordide radici.

Nulla di più virtuoso di qualsiasi critico del cristianesimo.

Per giudicare il nostro tempo basta ricordare che i sociologi


sono i suoi moralisti.

La crescita della popolazione inquieta il demografo solo


quando teme che ciò intralci il progresso economico o che renda
difficile l’alimentazione delle masse.
Ma che l’uomo abbia bisogno di solitudine, che la proliferazione
umana produca società crudeli, che si richieda distanza tra gli
uomini affinché lo spirito non soffochi è da lui trascurato.
Poco gli importa della qualità dell’uomo.

Affinché valga la pena di giocare, tanto vale aspettare che Λ


qualche catastrofe modifichi il gioco. JJI

Solo le banalità ci riparano dal tedio.

La pittura Sung mette a confronto il paesaggio immenso con


la meditazione di una figura minuta.
La dignità dell’uomo risiede nella sottomissione che lo libera.

230
Escolios I

Se confrontiamo due esemplari esteticamente diversi di una


stessa specie, quello più brutto ci sembra un fatto empirico e
quello più bello una necessità razionale.

Il paganesimo costituisce per la Chiesa un altro Antico


Testamento.

L’uomo paga l’ebbrezza della liberazione con la noia della


libertà.

Conquista dopo conquista l’arte moderna è giunta al


balbettamento.

Il XX secolo è un naufragio che non finisce.

Per un momento qualsiasi bastano solo testi mediocri.

La civiltà è ciò che si salva per miracolo dallo zelo dei


governanti.

Ci sono poemi che è necessario accarezzare lentamente


affinché si diano a noi.

La storia dell’uomo non è il catalogo delle sue situazioni, ma


la narrazione delle sue maniere imprevedibili di usarle.

Per calcolare l’importanza del cristianesimo non conta


l’originalità della dottrina, bensì la divinità di Cristo.

Il politico pratico perisce sotto le conseguenze delle teorie


che disdegna.

231
Nicolas Gômez Davila

Il consumo, per il progressista, si giustifica solo come mezzo


di produzione.

Beati i rivoluzionari che non presenziano al trionfo della


rivoluzione.

Più che di marxisti apostati, il nostro tempo è zeppo di


marxisti stanchi.

Due esseri ispirano oggi particolare commiserazione: il


politico borghese che la storia pazientemente mette alle strette e
il filosofo marxista che la storia pazientemente confuta.

Lo Stato totalitario è la struttura nella quale le società si


condensano sotto la pressione demografica.

Il miglior risultato della fermentazione intellettuale di


un gruppo di giovani intelligenti è il libro che narra la loro
frustrazione e il loro fallimento.

L’idiozia delle sue passioni preserva l’uomo dall’idiozia dei


suoi sogni.

Le cose più nobili esistono perché alcuni uomini non


disprezzarono le cose vane.
La civiltà proviene da quello che il cittadino progressista,
dinamico e democratico disdegna.

L’uomo moderno è scandalizzato dai luoghi comuni


tradizionali.
Il libro più sovversivo del nostro tempo sarebbe un compendio
di vecchi proverbi.

232
Escolios I

Il progresso è la frusta che Dio ci ha scelto.

Il metodo dialettico si utilizza per camuffare il nostro stupore


davanti alle conseguenze imprevedibili dei fatti.

Il raziocinio filosofico è importante solo quando è al servizio


di un’intelligenza insolente.

, Tutte le verità vanno dalla carne alla carne.

L’universo del malato non è una visione malata, ma una


visione della malattia dell’universo.

Così inizia il Vangelo infernale: Nihil erat in principio et


credidit nihil esse deum, et factum est homo, et hahitahit in terra,
et per hominem omnia facta sunt nihil·0.

Il male possiede solo la realtà del bene che annulla.

La storia delle religioni non è storia di pareri, bensì di


avventure.

Chi divinizza la storia, presto o tardi divinizza anche il


proprio avversario.

Nietzsche sarebbe l’unico abitante nobile di un mondo


abbandonato.
Solo questa alternativa si potrebbe esporre senza vergogna alla
resurrezione di Dio.

13/ “In principio era il Nulla e credette che il nulla fosse Dio, e fu fatto l’uomo, e
abiterà sulla terra, e attraverso/per causa dell’uomo tutte le cose sono state fatte nulla”.
(Traduzione di Luciano Gini).

233
Nicolas Gômez Dâvila

Autenticità e retorica alternano le loro proporzioni, anche se


sono ingredienti di qualsiasi opera.

La filosofia è tradizione, professione, mestiere. Istituzione,


insomma.
Il pensiero che si ritiene capace di evitare le norme della
corporazione ripete semplicemente filosofemi elementari.
In filosofia il nuovo non è un nuovo albero, bensì un germoglio
di nuova primavera.

Ogni rivoluzione ci mette nostalgia di quella precedente.

Nei maestri della vita spirituale, si tratti del Vangelo o


di Goethe, vi è un rigore della speranza, un’implacabilità
dell’esigenza, un senso dell’urgenza incorruttibile che ignorano
questo secolo flaccido.

Secondo il proprio contesto storico, il conservatorismo


cambia l’accento prosodico della sua eterna frase.

L’autentico rivoluzionario insorge per abolire la società che


odia, mentre il rivoluzionario attuale lo fa per ereditarne una che
invidia.

L’uomo moderno non ama, bensì si rifugia nell’amore; non


spera, bensì si rifugia nella speranza; non crede, bensì si rifugia
in un dogma.

Istruire non consiste nel mostrare soluzioni, ma nel rivelare


problemi.

I conflitti ideologici nelle Americhe sono mere zuffe tra


importazioni di diversa data.

234
Escolios I

Prima di burlarsi dell’astronomia di Hegel, lo scientista


dovrebbe immaginarsi il sorriso di Hegel se lo udisse parlare di
filosofia.

Ogni illuso è prolisso.

Il politico liberale trascorre la seconda parte della propria vita


cercando di curare le ferite che ha procurato alla società nella
prima parte.

L’erotismo si esaurisce in promesse.

Il soggettivismo si può trascendere solo se lo assumiamo nella


sua totalità.
Quando il soggetto si rivolge verso il proprio centro e si addentra
nelle sue profondità un rumore di acque vive lo accoglie in
penombra. Lì, dove credeva di trovare la sua estrema solitudine,
si mostra un’oggettività ribelle, un’alterità irriducibile, una
trascendenza vittoriosa.
Dio e la storia sorgono nella soggettività assunta.

La paura è il motore segreto delle imprese di questo secolo.

Un lirismo degradato in confidenza è l’infermità della poesia


moderna.

Nulla di così difficile quanto apprendere che anche la forza


può essere ridicola.

Dobbiamo leggere solo per scoprire quello che dobbiamo


rileggere eternamente.

235
Nicolas Gômez Dâvila

Contro la sventura magari bastano l’umorismo, l’ingegno,


il carattere - ma come consolarci, senza Dio, dell’insufficienza
delle nostre gioie?

Gli uomini le cui idee generali sono interessanti risultano


essere così scarsi quanto quelli le cui confidenze personali sono
carenti di interesse.

Il vero talento consiste in non emanciparsi da Dio.

La tentazione del paganesimo non è l’immoralità, bensì la


moralità.
L’etica è stata inventata da un pagano incredulo.

La grazia imprevista di un sorriso intelligente è sufficiente per


rompere gli strati di tedio depositati dai giorni.

Erotismo, sensualità, amore: isolatamente, quando non


convergono nella stessa persona, non sono altro che una malattia,
un vizio, una stupidaggine.

Il commentatore di testi teologici suole incorrere


nell’errore di ritenere parte dell’idea espressa semplici dettagli
dell’immagine in cui viene espressa.

Una vocazione genuina conduce lo scrittore a scrivere solo


per se stesso: prima per orgoglio, poi per umiltà.

Per essere protagonista nel teatro della vita basta essere un


perfetto attore, a prescindere dal ruolo che si interpreta.
La vita non contempla ruoli secondari, bensì attori secondari.

236
Escolios 1

L’efflorescenza del pudore è la nudità sensuale.

Nell’autentica cultura la ragione si trasforma in sensibilità.

La semplicità attrae lo scrittore quando apprende che la


retorica gli può servire per dissimulare i propri propositi ma non
per ingannare in merito all’indole della sua anima.

Le dissertazioni diventano tediose quando lo scrittore


non adotta blocchi compatti di idee, cioè interi sistemi, come
macrovocaboli del suo idioma.

L’anima si deve aprire all’invasione dell’estraneo, deve


rinunciare a difendersi, favorire il nemico, perché il nostro essere
autentico sorga e si manifesti non come una fragile costruzione
che la nostra timidezza protegge, bensì come la nostra roccia, il
nostro granito incorruttibile.

Il progressista pensa che tutto divenga presto obsoleto


fuorché le sue idee.

Gli “ideali” sono un sintomo di narcisismo larvato. La


patologia dell’egoismo riserva un capitolo all’“idealista”.
Solo la persona concreta e carnale che amiamo è qualcosa più che
il nostro io mascherato.

Lo storico che maneggia le epoche come semplici tappe


di processi converte l’epoca che studia nel mero prologo del
proprio tempo o nella preistoria del proprio anelito.

Nell’attuale panorama politico nessun partito è più vicino alla


verità rispetto ad altri partiti.
Semplicemente ce ne sono alcuni che ne sono più distanti.

237
Nicolas Gômez Dâvila

Triste corne una biografia.

Ci sono scrittori con cui non condividiamo neppure un’idea,


ma nei quali tuttavia scorgiamo un fratello. E ce ne sono altri che
suscitano, al contempo, il nostro assenso e la nostra diffidenza.

La letteratura che diverte chi la scrive annoia chi la legge.

La coscienza della nostra dipendenza, della nostra impotenza,


della nostra insignificanza, la coscienza, insomma, della nostra
condizione di creature, ci salva dall’angoscia e dalla noia.
Per chi è prostrato il mondo fluisce in una segreta primavera.

La carità dell’uomo moderno non sta nell’amare in prossimo


come se stesso, bensì nell’amare se stesso nel prossimo.

L’intelligenza si arricchisce solo con quanto proibisce a se


stessa.

Le scuole filosofiche furono gli ordini monastici dell’antichità.


Il pitagorismo, per esempio, assomiglia più alla riforma
cluniacense piuttosto che all’idealismo tedesco.

Chartres imita l’Accademia meglio di Lirenze. Presso la sua


scuola soffia un vento più autenticamente ellenico che nei paraggi
del giardino fiorentino.

Agire sulla storia non vuol dire tanto modificare degli eventi
pratici, quanto coniare con un gesto, con un’opera, con un libro un
significato eterno.

L’architettura coloniale delle Americhe fa parte del paesaggio.


L’architettura posteriore semplicemente lo sporca.

238
Escolios I

Come per le sue epoche romantiche e classiche, lo spirito ha


anche le sue epoche stupide.

Essere cristiani significa trovarci davanti a colui dal quale non


possiamo nasconderci e al quale non possiamo mascherarci.
Significa assumersi l’incarico di dire la verità, a prescindere da
chi possa ferire.

L’uomo è capace più di atti eroici che di gesti decenti.

Respiro male in un mondo che le ombre sacre non


attraversano.

Il filosofo che non sa confutare si risolve a spaventare.

L’uomo moderno chiama dovere la propria ambizione.

La predica progressista ci ha pervertito a tal punto che più


nessuno crede di essere ciò che è, bensì ciò che non è riuscito ad
essere.

Niente di più meschino come non confessare con quanti


individui superiori ci imbattiamo.
La disuguaglianza è esperienza dell’anima nobile.

La pietra fa centro qualunque sia il posto in cui cade.


Chi parla di errore sta postulando degli atti liberi.

La letteratura sperimentale è meramente un esperimento


tecnico.
Letteratura, invece, è ciò che schiva l’esperimento.

239
Nicolas Gômez Dâvila

I capricci della moltitudine incompetente si chiamano


opinione pubblica, ed opinione privata i giudizi dell’esperto.

Gli argomenti del filosofo sono la parte caduca della sua


opera.
Tali argomenti si dirigono e sono avvezzi ad un contesto
contemporaneo assieme al quale muoiono.

Questo secolo sta affondando lentamente in un pantano di


merda e di sperma.
Quando maneggerà gli accadimenti attuali lo storico futuro
dovrà mettere i guanti.

II primo passo della sapienza consiste nell’ammettere di


buon grado che le nostre idee non hanno motivo di interessare a
qualcuno.

Rispetto a mille problemi volgari, essere intelligente non vuol


dire avere opinioni intelligenti, bensì non avere opinioni.

“Razionale” è tutto ciò con cui una frequentazione abituale ci


familiarizza.

Le istituzioni sono il veicolo della vita spirituale.


Le esperienze soggettive si oggettivano in istituzioni per
diventare trasmissibili.
Criticare il loro convenzionalismo, la loro artificialità, la
loro ipocrisia è mera stoltezza, perché le istituzioni non sono
l’esperienza stessa, ma la gesticolazione capace di rianimarla.

Che la stessa causa possa produrre effetti diversi e che lo


stesso effetto possa provenire da cause diverse è il primo assioma
dell’ermeneutica.

240
Escolios I

Nel lugubre e soffocante edificio del mondo, il chiostro è lo


parte aperta al sole e all’aria.

Solo una grande intelligenza può trattare un tema facile senza


che quella stessa facilità la corrompa.
La difficoltà, invece, costringe il mediocre ad un rigore salvifico.

Alta e piccola borghesia sono strati sociali il cui maggiore o


minore vigore vitale differenzia.
L’alta borghesia è il gruppo di individui capaci di conquistare il
potere sociale individualmente con il loro proprio sforzo.
Alla piccola borghesia, invece, appartengono coloro che, essendo
incapaci di uno sforzo simile, cercano di conquistare il potere
sociale collettivamente attraverso lo Stato.
Il liberalismo è l’ideologia dei primi, il socialismo quella dei
secondi.

La libertà non è indispensabile perché l’uomo sa che cosa


vuole e chi è, bensì affinché sappia che cosa voglia e chi sia.

Affinché la libertà duri, essa dev’essere la meta


dell’organizzazione sociale e non la sua base.

Ci sono pièces che trattano un problema ed altre che sono esse


stesse un problema.
Le prime piacciono al pubblico, ma solo le seconde sono
buone.

Una certa maniera di parlare con entusiasmo della “morale


evangelica” tradisce l’ateo immediatamente.

All’umanità non dispiace ciò che semplicemente la imbratta.

241
Nicolas Gômez Dâvila

Tutto quello che crolla nel corso della storia è un balsamo per
l’invidia.

Nello scrittore attuale la conoscenza dell’uomo non è più


profonda rispetto agli anteriori, ma meramente più verbosa.

La buona opera teatrale non può essere vista, né quella cattiva


essere letta.

Tutte le rivoluzioni vittoriose alla fine falliscono perché


le virtù del popolo non sono proprie del povero, bensì della
povertà.

Le uniche cose veramente interessanti sono quelle totalmente


scontate.

Per risuscitare la prova fisico-teologica bisognerebbe fondarla


sul disordine del mondo.
Un cosmo naturalista sarebbe una figura perfettamente regolare,
una “sfera perfetta”.
Glory be to God for dappled things.'*

Il filosofo cerca le verità, l’intellettuale è un professionista


della “profondità”.
La “profondità” dell’intellettuale non è un aspetto
epistemologico, bensì fenomeno sociale: la “profondità consiste
nell’uso del vocabolario filosofico alla moda.

La passione egualitaria è pervertimento del senso critico:


l’atrofia della facoltà di discernere.

14/ Si tratta del primo verso dell’opera Pied Beauty del poeta inglese Gerard Manley
Hopkins (1844—1889). “Dio sia lodato per le cose variopinte”.

242
Escolios I

La magnanimità distingue per vivere; l’invidia per vivere


appiana.

Il “razionale”, il “naturale”, il “legittimo” non sono altro che il


consolidato.
Vivere sotto una costituzione politica che perdura, tra abitudini
che persistono, con oggetti che si mantengono è quanto permette
di credere nella legittimità del governante, nella razionalità dei
costumi e nella naturalità delle cose.

Né la storia di un popolo né quella di un individuo ci


risultano intelligibili se non ammettiamo che l’anima di un
individuo o di un popolo possa morire senza che muoiano né il
popolo né l’individuo.

La “cultura” non è tanto la religione degli atei, quanto quella


degli incolti.

L’idea dello “sviluppo libero della personalità” sembra


ammirevole fintantoché non si imbatte in individui la cui
personalità si è sviluppata liberamente.

Ieri il progressismo catturava gli incauti offrendo loro la


libertà. Oggi gli basta offrir loro il nutrimento.

Con il cristianesimo i ricchi difendono la propria ricchezza e i


poveri reclamano quella altrui.
Per sfruttarlo, i ricchi sottolineano la rassegnazione che consiglia
mentre i poveri la carità che predica.
Il cristianesimo è infalsificabile solo davanti a Dio.

243
Nicolas Gômez Dâvila

Il più sottile travestimento della stupidità è la brevità


epigrammatica.
Owe...15

( Quanto più l’uomo è convinto di essere libero, tanto più facile


risulterà indottrinarlo. )
Nelle democrazie si suol chiamare classe dirigente quella classe
che il voto popolare non lascia dirigere niente.

La tirannide è oggi uno stato di servitù manifesta e la libertà uno


stato di servitù clandestina.
Nella prima è la forza ad opprimere l’individuo, nella seconda lo
opprime l’opinione.

I pregiudizi incurabili brulicano quando gli uomini si millantano


di opinare liberamente.

II democratico non rispetta altro che l’opinione applaudita da un


coro numeroso.

Il nostro cuore è meno presente accanto al nostro tesoro


piuttosto che accanto ai tesori promessi.
Un ricco sa rinunciare, ma chi può convertire il povero che trasfigura
una speranza di bottino?

Se i domenicani, per convertire la moltitudine, consigliano


oggi la fucilazione popolare dei ricchi invece della combustione
inquisitoria degli eretici, i gesuiti, d’altra parte, con il fine di adattare
il cristianesimo al mondo, invece di scusare come un tempo le avidità
borghesi propongono di legittimare le invidie proletarie.

15/ Diffidare, fare attenzione (es. Cave canem, attenzione al cane/.

244
Escolios I

Il dialogo tra comunisti e cattolici è divenuto possibile da


quando i comunisti falsificano Marx e i cattolici Gesù Cristo.

Per disapprovare un “ideale” dobbiamo denunciare meno la


discrepanza tra la promessa e il compimento piuttosto che la sua
stessa indole.

Date le ineluttabili condizioni del suo compito peculiare, il


politico può solo essere intelligente a metà.

Il politico magari non sarà capace di pensare qualsiasi


scemenza, ma è sempre capace di proferirla.

L’imbecille non scopre la miseria radicale della nostra


condizione se non quando è malato, povero o vecchio.

La fede o l’incredulità del prossimo impressionano finché non


vengano spiegate le ragioni della sua incredulità o della sua fede.

Ogni Prometeo liberato si suicida, alla fine, sopra


l’ammassamento di vittime che ordinò di giustiziare.

Gli intellettuali rivoluzionari hanno la missione storica di


inventare il vocabolario e i temi della successiva tirannide.

Chi pretende di ripetere oggi ciò che i grandi hanno detto ieri
spesso deve dire il contrario.

Il ruolo del cristiano nel mondo è la maggior preoccupazione


del nuovo teologo.
Una singolare preoccupazione, dato che il cristianesimo insegna
che il cristiano non ha nessun ruolo nel mondo.

245
Nicolas Gômez Dâvila

Per rendere inevitabile una catastrofe non vi è nulla di più


efficace che convocare un’assemblea che proponga delle riforme
per evitarla.

Ascoltare coloro che già sono persuasi è interessante, ma solo


con gli scettici si può dialogare.

Gli infatuati propugnatori del progresso contribuiscono più


ad affrettare la caducità, la fugacità e la mutabilità delle cose
piuttosto che a migliorare il mondo.

Le classi sociali hanno un’origine strutturale e non storica.


La classe proviene dall’interazione sociale così come il valore
deriva dall’interazione economica. La classe è un elemento
strutturale della società così come il capitale lo è dell’economia.
La società senza classi di Marx imita l’economia senza capitale dei
suoi ingenui predecessori.

Oggi, per fortuna, gli imbecilli sono progressisti.

La Chiesa Cattolica fu l’ultima delle creazioni del patriziato


romano.

Soltanto un regime monarchico può essere costituzionale.


Dove la società si autogoverna, o dove governa un autocrate, la
costituzione è carente di un guardiano che la difenda dai capricci
elettorali o dai capricci cesarei.
Solo dove il patto tra governante e governati si basa sulla
reciproca sfiducia delle parti tanto l’ubbidienza del suddito
quanto la sovranità de principe possiedono frontiere guarnite.

246
Escolios I

Che il cristianesimo sani i mali sociali, come certi dicono,


o che al contrario avveleni la società che lo adotta, come altri
assicurano, sono tesi di interesse per il sociologo ma non per il
cristiano.
Al cristianesimo si converte chi lo crede vero.

L’intelligenza critica civilizza i territori conquistati


dall’intelligenza creatrice.

In questo secolo di folle transumanti che profanano qualsiasi


luogo illustre, il solo omaggio che un pellegrino riverente può
rendere a un santuario venerabile è quello di non visitarlo.

Il marxismo troverà pace quando avrà trasformato contadini


ed operai in impiegati piccolo-borghesi.

Il razionalismo è stato una fede; oggi è un vizio.

Di un altro essere alla fine non sappiamo che quello che ci


vuol raccontare.

Amare significa ronzare senza sosta attorno all’impenetrabilità


di un essere.

Anche se presume di essere un dio sul tetto del mondo, lo


storico attuale è meramente un universitario di umile estrazione.

La pace non germoglia se non fra nazioni moribonde, sotto il


sole di egemonie ferree.

I canoni autentici non anticipano le opere, bensì sorgono da


esse e al contempo le guidano.

247
Nicolas Gômez Dâvila

I massacri democratici fanno parte della logica del sistema. I


massacri passati appartenevano all’illogicità dell’uomo.

II comuniSmo è stato vocazione, oggi è carriera.

Qualunque sia il suo appartente ribellismo, l’arte è


fondamentalmente ubbidienza all’essere.

La strategia elettorale del democratico ha alla base una


nozione spregiativa dell’uomo totalmente contraria alla nozione
lusinghiera che trasmette nei suoi discorsi.

La democrazia festeggia il culto all’umanità sopra una


piramide di crani.

Il marxista non crede possibile la condanna senza


l’adulterazione di ciò che condanna.

Il marxismo non ha preso posto nella storia della filosofia


grazie alle sue imprese filosofiche, bensì grazie ai suoi successi
politici.

Nemmeno il feticcio è idolo, se riflette la luce del sole


intelligibile.

Un pensiero cattolico non si quieta fintantoché non abbia


sistemato il coro degli eroi degli dèi attorno a Cristo.

Maturare non significa rinunciare ai nostri desideri, bensì


ammettere che il mondo non è obbligato a colmarli.

Siamo abituati a chiamare verità antagoniste le verità che si


completano mutuamente.

248
Escolios I

Il libro che non abbia Dio o la sua assenza come protagonista


clandestino è carente di interesse.

L’uomo moderno risolve i propri problemi con soluzioni


ancora peggiori.

Battezzare “borghesia” la mera viltà umana è la tattica, forse


alquanto semplice, dell’intellettuale di sinistra.

Il marxismo disturba l’uomo di sinistra perché gli esige che si


prenda sul serio.

Il comuniSmo vive di moratoria in moratoria.

Il capitalismo redige l’apologià del comuniSmo mentre il


comuniSmo redige quella del capitalismo.

Per mostrarsi intelligenti in politica è sufficiente cercarsi un


avversario più stupido.

Sfuggono alla venerazione del denaro soltanto coloro che


scelgono la povertà o che ereditano la propria fortuna.
L’eredità è la forma nobile della ricchezza.

La posterità è indulgente con il critico dai gusti limitati, ma


severa con il critico privo di palato.

L’uomo non possiede la propria intelligenza: è l’intelligenza


che gli fa visita.

Quando è sconfitto da una maggioranza, il vero democratico


non deve dichiararsi semplicemente vinto, bensì confessare
inoltre che non aveva ragione.

249
Nicolas Gômez Dâvila

Le idee altrui spazientiscono il liberale.

Il cattolicesimo insegna ciò che l’uomo vorrebbe credere ma


non osa farlo.

Dalla cittadella dell’epistemologia idealista, l’anima osserva le


bravate irrisorie della materia.

Il povero non invidia al ricco le possibilità di comportamento


nobile che la ricchezza favorisce, bensì le abiezioni a cui dà
facoltà.

La “volontà generale” è la finzione che permette al


democratico di pretendere che per fare l’inchino davanti a una
maggioranza ci sia un’altra ragione rispetto alla semplice paura.

Per educare l’anima è necessario sottoporla alla presenza


delle stesse pareti, alla pace quotidiana e monotona dello stesso
paesaggio sotto lo stesso cielo.

Nell’idealismo il soggetto è oggetto di un’inesplicabile servitù;


nel materialismo l’oggetto è soggetto di un’inesplicabile libertà.

Il disprezzo verso i “formalismi” è una patente di imbecille.

Nelle mani dello storico intelligente la storia è il luogo nel


quale la verità esplode in poesia.

L’indipendenza etica è una tappa fuggevole fra la


sottomissione religiosa e la sovranità della volontà.
La coscienza indipendente è una bestia insaziabile.

250
Escolios I

Il mistico insorge con orgoglio da arcangelo contro il


sacerdote.

Nel suo affanno di recuperare i propri angeli perduti l’uomo


insegue ombre infernali.

Le prove dell’esistenza di Dio sono abbondanti per coloro che


non le necessitano.

Si definisce liberale chi non capisce di star sacrificando la


libertà se non quando è troppo tardi per salvarla.

Qualsiasi matrimonio tra un intellettuale e il partito


comunista finisce in adulterio.

Il giovane si inorgoglisce della propria gioventù come se essa


non fosse privilegio anche dei più tonti.

Con la rottura delle sfere cristalline la cometa di Galileo ha


sgonfiato l’universo.

È troppo facile denigrare il progresso. Io aspiro alla cattedra di


regresso metodico.

La ricchezza oziosa è quella che serve per la produzione di


altra ricchezza.

Lo scrittore beneducato cerca di limitarsi al necessario.

Niente di più difficile che proibire gli “a parte”16 a un testo.

16/ Nel teatro, un “a parte” è una battuta o un insieme di battute che svelano i
pensieri nascosti di un personaggio. Secondo la finzione drammatica, tali battute
sarebbero udite dal pubblico ma non dagli altri attori sulla scena.

251
Nicolas Gômez Dâvila

L’uomo è meno tonto di ciò che sembra quando pensa di dire


cose intelligenti.

Senza l’immaginazione, la realtà è uno spettacolo tedioso che


l’intelligenza analizza e classifica. Senza la realtà, l’immaginazione
è un meccanismo che reitera i propri schemi.
La redenzione della realtà è il mestiere dell’immaginazione.

Quasi nessuno sopporterebbe la propria vita se non si sentisse


vittima della sorte.
Chiamare ingiustizia la giustizia è la più popolare delle
consolazioni.

Chi denuncia le limitazioni intellettuali del politico dimentica


che proprio ad esse sono dovuti i suoi successi.

Le estetiche segnalano all’artista in quale settore di universo


sta la bellezza che cerca, ma non gli garantiscono di riuscire a
catturarla.

Il volgare non è ciò di cui il volgo è capace, bensì ciò che gli
aggrada.

Cos’è la filosofia per il cattolico se non la maniera con la quale


l’intelligenza vive la propria fede?

La codardia politica battezza se stessa: rispetto verso il senso


della storia.

La mia fede riempie la mia solitudine con il suo sordo


mormorio di vita invisibile.

252
Escolios I

La sensualità è la possibilità perpetua di riabilitare il mondo


dalla prigione della sua insignificanza.

La ragione è una mano che opprime il nostro petto al fine di


mitigare il battito disordinato del nostro cuore.

Il sorriso dell’essere che amiamo è l’unica cura efficace contro


la noia.

La possibilità di conflitto altera, in ogni rapporto, la limpida


comunicazione tra individui. Solo la storia permette di coincidere
inaspettatamente con le vite altrui.

Qualunque filosofia è di un’insolenza ammirevole.

L’umanità si suddivide in quelli che apprezzano solo le


conseguenze di un atto e quelli che anzitutto ne valutano la
qualità.

La pedagogia cerca vanamente di mettere a disposizione di


tutti quello che è proprio soltanto degli ereditieri.

La virtus dormitila è una conclusione precipitosa, ma la


scienza alla fine evidenzia solo una o varie virtutes dormitivae.
La necessità è una mera ed ultima contingenza.

Romanticismo, storicismo, estetismo non sono febbri, bensì


rimedi.

L’importanza di una filosofia non sta nelle sue soluzioni e


neppure nei suoi problemi, ma nel livello in cui li trova.

253
Nicolas Gômez Dâvila

Nella vita amiamo solo le presenze che l’attraversano come


messaggeri di altri mondi.

Chi si abbandona ai propri istinti svilisce tanto il suo volto


quanto ovviamente la sua anima.

La disciplina non è tanto una necessità sociale quanto


un’urgenza estetica.

Sparta non ambiva a plasmare la pietra, ma la sua anima.


Quelli che denigrano Sparta dimenticano come abbia ammaliato
le più nobili intelligenze di Atene.

“Vita sessuale” è una nozione con la quale nessun uomo


mediamente fine designerebbe i propri amori.
Solo lo spettatore ottuso e il progressista la adottano.

Essere aristocratici vuol dire non credere che tutto dipenda


dalla volontà.

La pittura moderna non è un capriccio, come crede


l’ignorante, ma tragedia.

Quelli che più strillano se vengono derubati sono gli stessi


che nelle risse di strada non simpatizzano con la polizia ma con i
ladri.

Tra ingiustizia e disordine non è possibile scegliere.


Sono sinonimi.

La società industriale è l’espressione ed il frutto di anime


nelle quali le virtù destinate a servire usurpano il posto di quelle
destinate a comandare.

254
Escolios I

L’enciclopedia scientifica crescerà indefinitamente, però sulla


natura stessa dell’universo non insegnerà mai niente di diverso da
quello che insegnano i suoi postulati epistemologici.

Società totalitaria è il nome volgare della specie sociale la cui


denominazione scientifica è società industriale.
L’attuale embrione permette di prevedere la fierezza dell’animale
adulto.

Nessuno può cantare l’agronomia moderna in nuove


Georgiche.

Il mondo moderno è un’insurrezione contro Platone.

Il filologo semplicemente stabilisce ciò che l’autore dice,


mentre l’umanista inoltre se è vero lo accetta.

Il poeta che pretende di fare del proprio poema qualcosa di più


di un poema merita la nostra sfiducia.

Senza partito politico non c’è più gloria poetica.

Non potendo parlare sempre della morte, ogni nostro


discorso è scontato.

Non dobbiamo parlar male del nazionalismo.


Senza la virulenza nazionalista regnerebbe già sull’Europa e sul
mondo un impero tecnico, razionale ed uniforme.
Dobbiamo accreditare al nazionalismo almeno due secoli di
spontaneità spirituale, di libera espressione dell’anima nazionale,
di ricca diversità storica.
Il nazionalismo è stato l’ultimo spasmo dell’individuo di fronte
alla grigia morte che lo aspetta.

255
Nicolas Gômez Dâvila

Alla letteratura appartiene qualunque libro che si possa leggere


due volte.

Nessuno deve scrivere o pensare se non per chi gli è superiore.

La condiscendenza intellettuale abbrutisce il condiscendente e


svilisce il condisceso.

Lo spirito non è una fortuna che si conquista, bensì un


patrimonio che si eredita.

Niente sembra più facile da comprendere di quello che non


abbiamo compreso.

Qualunque formula serve alla pigrizia per saltare a piè pari al


di sopra di un’idea.

La storia può ispirare ammirazione, disdegno, compassione,


odio, ironia, ma non rispetto.
Nella storia ispira rispetto solo ciò che l’uomo veicola senza
esserne l’autore.

La verità è insita nella storia, però la storia non è la verità.

Per essere colto non è sufficiente che un individuo abbellisca


la propria specialità con gli stralci di altre.
La cultura non è un insieme di oggetti specifici, bensì una
disposizione specifica del soggetto.

Non è all’impegno di costruire un sistema che l’intelligenza


deve rinunciare, ma all’illusione di esserci riuscita.

256
Escolios I

Le opinioni filosofiche del giovane possono risultare


interessanti solo alla sua mammina.

La tristezza è percezione del volto triste del mondo, la noia


della sua maschera noiosa, il piacere dei suoi aspetti piacevoli, il
giubilo dei suoi tratti giubilanti.
Dobbiamo rimettere all’epistemologia ciò che un pregiudizio
confina nella psicologia dei sentimenti.

Il dialogo cominciato in Grecia risulta inintelligibile a colui


che interroga i dialoganti dal proprio “senso comune”.
Le intromissioni improvvise sono risibili.

Per certuni esiste un bene supremo, per certi altri una


molteplicità di beni uguali.
In realtà, esistono differenti beni collocati in una scala che
culmina nel bene supremo.
Ogni perfezione è perfetta, però esiste una gerarchia di
perfezioni.

Per industrializzare un paese non è sufficiente espropriare i


ricchi, è necessario sfruttare i poveri.

Con il pretesto di dar lavoro all’affamato il progressista vende


gli inutili artefatti che fabbrica.
I poveri sono il sotterfugio dell’industrialismo volto ad arricchire
il ricco.

Gli uomini sono meno mediocri quando non si credono


obbligati a non esserlo.

Per quanto stupido possa essere un catechismo, lo sarà sempre


di meno di una confessione di fede personale.

257
Nicolas Gômez Dâvila

In una solitudine silenziosa fruttifica solamente l’anima capace


di vincere nelle pubbliche controversie.
Il debole richiede frastuono.

Il filosofo determinista suole protestare contro gli errori e le


passioni che sviano e storcono la necessità storica.

La letteratura perisce quando vi sono cento pubblici


specializzati invece di un pubblico colto.

Siccome qualunque stile possiede di per sé una qualità estetica,


agli albori di un rinnovamento artistico tutte le opere nuove si
beneficiano del valore proprio al nuovo stile.
Però, basta l’apparizione di un’opera eccelsa nel nuovo stile
affinché le altre opere confessino la loro insignificanza.

La maggiore scoperta che possiamo fare in etica è che in etica


non si possono fare scoperte.

I grandi scrittori, a partire dal romanticismo, sono prigionieri


che scuotono freneticamente le sbarre della gabbia nella quale si è
tramutato il mondo senza Dio.

La mia fede aumenta con gli anni, come la fioritura di una


silenziosa primavera.

Per adottare i parti grossolani dello psicologo, lo scrittore li


deve rifinire ed educare.

L’orgoglio di uno Chateaubriand innervosisce solo chi umilia


l’esistenza di uomini con diritto all’orgoglio.

258
Escolios I

Il positivista scorda che il kantismo può essere attraversato,


ma non omesso.

Quando gli incaricati dei fini vacillano mentre gli incaricati dei
mezzi operano, i mezzi diventano fini.
E così l’umanità non ha altro fine che quello di accumulare mezzi.

Nei sostenitori del nuovo è presente una viltà indelebile: essi


sono i complici fervorosi del tempo che uccide ogni cosa.

La discussione intelligente si riduce ad elucidare le divergenze.

La libertà è stata il tormento dell’età moderna, perché la salute


importuna solo il malato.

Colui che reputa il mondo un pensiero di Dio gli sta


concedendo la maggiore realtà possibile.
L’idealismo di Berkeley è il realismo più estremo della storia.

Siccome Marx dice evidentemente che le forze di produzione


di una società determinano alla fine la sua struttura e siccome,
d’altra parte, le forze di produzione dell’attuale società comunista
e dell’attuale società capitalista sono evidentemente le stesse,
Marx insegna propriamente che la differenza tra capitalismo e
comuniSmo può consistere solo nella differenza passeggera fra
alcuni dei loro aspetti giuridici.
La società industriale comunista e la società industriale capitalista
schiacciano l’uomo sotto lo stesso peso.

La Bibbia non è la voce di Dio, bensì quella dell’uomo che lo


trova.

259
Nicolas Gômez Dâvila

Non vale la pena di dialogare con questo secolo, giacché


sappiamo che persino una vittoria sarebbe sterile.

In un mondo ostile lo spirito si piaga e si consuma.

I riformatori della società attuale si impegnano a decorare gli


alloggi di una nave che naufraga.

L’uomo moderno distrugge di più quando costruisce che


quando distrugge.

Qualunque teoria del mondo impone la propria visione ai


sensi.

Le tenebre non sono mera assenza di luce e il silenzio non è


mera assenza di suono.
Il silenzio e le tenebre sono realtà positive, regioni dell’essere
abitate da una fauna propria.

Con l’industrializzazione della società comunista culmina


l’egemonia borghese.
La borghesia non è tanto una classe sociale, quanto [’ethos della
società industriale stessa.

L’immaginazione è la funzione episodica dei sensi che scopre


significati nella sensazione e li esprime simbolicamente.
Le sirene, per esempio, sono la “sirenità” di certi torpori
meridiani e marini.

Quando “vive”, il personaggio di un romanzo rassomiglia ad


un’argomentazione coerente: la sua validità non risiede in un
fenomeno psicologico.

260
Escolios I

I personaggi dei grandi romanzi “vivono” in terre che confinano


con la regione nella quale hanno dimora gli assiomi matematici e
le norme assiologiche.

La vita, così come la libertà, ha solo il valore dell’occupazione


che ci permette, della divinità per la quale ci lascia morire.

Nell’esigere che l’oggetto possieda solo la forma con cui


meglio realizza la propria funzione qualunque oggetto di una
stessa specie converge idealmente verso una forma unica.
Quando le soluzioni tecniche saranno perfette l’uomo perirà di
tedio.

Dobbiamo sostituire le tante definizioni di “dignità


dell’uomo”, che sono solamente giaculatorie estatiche, con
soltanto una di semplice: fare tutto lentamente.

Una tentazione irresistibile per l’intelligenza floscia è quella di


profetizzare.

Vivere una vita semplice, taciturna, discreta, fra libri


intelligenti, amando alcuni cari.

La frase deve possedere la durezza della pietra e il tremito dei


ramoscelli.

Difendere la civiltà significa, prima di tutto, preservarla


dall’estusiasmo dell’uomo.

Il governo si dovrebbe affidare sempre ai più anziani; non


perché l’incapacità non cresce con gli anni, bensì proprio perché
cresce.

261
Nicolas Gômez Dâvila

Beato l’abitante di una società dormiente.

Il genio di un La Rochefoucauld o di un Saint-Simon abolisce


il carattere rappresentativo delle loro opere. L’opera di altri,
invece, come Sir William Tempie, verbigrazia, deve il suo interesse
alla classe sociale dell’autore.
Testi deliziosi che solo un certo genere di vita produce, e la cui
pompa discreta risveglia la nostalgia di un’esistenza ampia, nobile,
silenziosa, fine e ordinata.

Maturare significa scoprire l’altro lato delle cose.

Le idee ci tradiscono se non le tradiamo noi per primi.


Dobbiamo solo essere fedeli alla complessità delle cose.

Le verità sono il premio per una vita intelligente.

Un poco di pazienza nel rapporto con uno stupido ci evita di


sacrificare alle nostre convinzioni la nostra buona educazione.

Fintantoché non ci imbattiamo in scemi istruiti l’istruzione ci


sembra importante.

Probabilmente, l’Anticristo è l’uomo.

Il poeta insegue nuove metafore; il teologo cerca di


accomodare più esattamente le proprie.

Non bisogna disperare dell’ateo fintantoché non adori l’uomo.

L’uomo colto è quello che non trasforma la cultura in


professione.

262
Escolios I

La metafora ipotizza un universo nel quale ogni oggetto


contiene misteriosamente tutti gli altri.

La verità è una sonorità peculiare di certe voci quando certe


evidenze le scuotono.
La verità non giace in qualsiasi evidenza e neppure in qualsiasi
voce.

La verità più semplice è così complessa che non può essere


espressa da nessuna formula, richiedendo per esprimersi il
contesto globale di una persona e di una vita.

Chiamiamo verità astratte i letti aridi nei quali fluiscono le


acque di qualsiasi acquazzone.

Il cristiano non ha nulla da perdere in una catastrofe.

Educare l’anima significa insegnarle a trasformare la sua


invidia in ammirazione.

I libri seri non istruiscono, bensì interrogano.

Credere vuol dire penetrare nelle viscere di ciò che meramente


sapevamo.

La fede non scompagina l’incredulità, bensì la consuma.

La società suol essere ingiusta, ma non come i vanitosi


immaginano.
Ci sono sempre più padroni che non meritano il proprio posto
rispetto ai servi che non meritano il loro.

263
Nicolas Gômez Dâvila

Civiltà è tutto quello che l’università non può insegnare.

Il romanticismo ci ha dischiuso le vie del mondo.


Se l’arte classica o la mentalità primitiva ci affascinano è perché
non abbiamo ancora disperso l’eredità romantica.
Senza Herder i neoclassici del XX secolo non avrebbero
risuscitato Pope.

Contemplo solamente frammenti di verità distorti da bagliori


notturni.

La letteratura pone i problemi dell’uomo nell’idioma


dell’intelligenza e non in uno degli esperanti dell’intelletto.

Dato che Urizen è la “ragione”, il vangelo rivoluzionario


di Blake non si somma alla rivoluzione trionfante, bensì alla
controrivoluzione soffocata.

La moltitudine ha bisogno di culti.


Però la religione è un’imposizione sfacciata di esigue minoranze.

La resistenza è inutile quando tutto nel mondo cospira per


distruggere ciò che ammiriamo.
Ci rimane sempre, tuttavia, un’anima incorruttibile per
contemplare, per giudicare e per disprezzare.

Dobbiamo perdonare ai fatti la loro mediocrità.

Ascolto qualunque predica con ironia involontaria.


Tanto la mia religione quanto la mia filosofia si riducono ad avere
fiducia in Dio.

264
Escolios 1

Essere razionalista vuol dire rinunciare alla ragione universale


delle cose per imporre loro l’effìmera configurazione storica della
nostra ragione di un giorno.

La letteratura contemporanea di qualunque epoca è il peggior


nemico della cultura.
Il tempo limitato del lettore viene speso per leggere mille libri
mediocri che ottundono il suo sentido critico e ledono la sua
sensibilità letteraria.

La critica romantica ci ha insegnato a leggere non soltanto


libri, bensì autori.
Con essa abbiamo imparato a sentire nell’opera la risonanza di
un’anima.

Le ingiustizie che compiamo si vendicano rimbecillendoci.

Il mondo è un libro che non rivela il suo senso a chi lo legge


troppo lentamente o troppo alla leggera.

Dalla terribile approvazione degli imbecilli il destino preserva


soltanto i difensori di cause perse.

I termini che il filosofo escogita per esprimersi, e che il


popolo alla fine maneggia come consunte metafore, attraversano
una zona intermedia dove i semieducati li impiegano con enfasi
pedante per simulare pensieri che non hanno.

Dio non comunica attraverso discorsi, bensì per mezzo di


esperienze.
L’autore sacro non trasmette un discorso divino; le sue parole
esprimono un’esperienza donata.

265
Nicolas Gômez Dâvila

In una solitudine estrema l’uomo percepisce nuovamente lo


sfioramento di ali immortali.

La predica escatologica non estende all’intero universo


l’indole precaria dei suoi elementi. Non si tratta di metabasi
indebita.
La sua convinzione si fonda sulla percezione esistenziale della
finitudine inerente a tutte le cose, tanto agli addendi quanto alla
somma.
Immagini, metafore e miti esprimono l’esperienza di questa
limitazione radicale di tutto l’esistente.

Attraverso la teoria dell’arte per l’arte il romaticismo ha


dissolto le ambizioni pedagogiche che la corrompevano.

In qualsiasi letteratura ci sono generi e stili che servono solo


per il consumo domestico.
Generi e stili così tediosi per l’invitato come gli aneddoti di
famiglia.

Lo scherno dell’incredulo non mi sorprende. Piuttosto, mi


sorprende la sua consueta benevolenza verso l’assurdo spettacolo
della fede.
Il clamore dei viaggiatori nella steppa deve disturbare chi la crede
deserta.

La storia persino del più scemo degli uomini è sottile.

L’anacronismo metodico è l’unico principio metodologico


della storiografia marxista.

Dobbiamo essere grati alla critica religiosa dei secoli XVII

266
Escolios I

e XVIII prima di tutto per averci obbligato a convertire il


monologo da monarca imperioso in un dialogo da interlocutore
compassionevole.
L’uomo si imbatte in un viaggiatore misterioso ad ogni svolta del
proprio cammino.

Qualsiasi nuova verità che apprendiamo ci insegna a leggere in


maniera diversa.

Nonostante tutto, la borghesia è stata la sola classe sociale


capace di giudicare se stessa.
Ogni critico della borghesia si alimenta di critiche borghesi.

Siccome dal panteismo tedesco fiorirono le scienze storiche,


non dobbiamo battezzarlo eresia, bensì felix culpa.

L’unico universo degno del creatore è quello del panteismo.


Quello della sensibilità panteista.

Il vizio peggiore della critica d’arte è l’abuso metaforico del


vocabolario filosofico.

Ci sono verità così volgari che non abbiamo il diritto di


adottare.

Il profeta biblico non è un indovino del futuro, bensì un


testimone della presenza di Dio nella storia.

Ci plasmano solo i letti di torrenti momentanei.

Dopo svariati secoli di sbornia demagogica, il comuniSmo


perlomeno restaura la buona coscienza del comando.

267
Nicolas Gômez Dâvila

La democrazia disgusta agli uni perché nega l’autonomia


dei valori e agli altri perché viola la concreta differenza tra gli
individui.
Scuola di Platone e scuola di Burke.

Se l’opera fosse solo espressione del suo autore, il suo valore


non crescerebbe a volte attraverso le mutilazioni del tempo.

Tacitamente sicuro di sostenersi sulla sintesi, Marx annuncia


una dialettica della storia e redige una teodicea.

La dialettica è la simulazione di un dialogo entro un


soliloquio.

Coloro che il romanticismo ha operato di cataratta


enciclopedista, permettendo loro così di distinguere la
dissomiglianza degli individui, la diversità dei propositi, la
differenza delle epoche, sono risultati reazionari quandanche si
credessero deterministi ed atei.
Come Taine.

In meno di un secolo e mezzo gli accadimenti hanno


tramutato i “profeti del passato” in semplici profeti del futuro.

La storia del cristianesimo comincia nuovamente con il primo


convertito europeo dopo millesettecento anni di cristianesimo
ereditario: con la conversione di Hamann.

La solitudine è insoffribile se il solitario non aderisce ad


evidenze trascendenti.
Quando la verità perisce, l’uomo anestetizza la propria angoscia
con il lezzo della moltitudine umana.

268
Escolios I

Una filosofìa supera un’altra filosofia quando definisce con


precisione maggiore lo stesso mistero insolubile.

L’atomo di verità di un sistema filosofico suole trovarsi


nella tesi discordante col resto che il filosofo non si risolve ad
omettere.

L’ipocrisia non è lo strumento dell’ipocrita, bensì la sua I

prigione. I

La filosofia è l’arte di equilibrare pressioni divergenti. Il


filosofo è colui che non teme di alimentarsi di evidenze contrarie.
La filosofia è polifonia di una sola voce.

I princìpi conducono i nostri passi mentre le evidenze si


eclissano.

L’appagamento è quello stato della sensibilità nel quale tutto ci


sembra avere ragione di essere.

Le attività più alte dello spirito paiono sempre parassitane allo


stupido.
Il grado di civilizzazione di una società si misura dal numero di
parassiti che tollera.

Ginevra, la Ginevra che Calvino regge da un letto d’infermo,


la Ginevra di cui l’ombra si estende dal pulpito di Knox fino alle
anticamere vaticane, la Ginevra dove si forgia un mondo ha, verso
il 1560, attorno ai dodicimila abitanti.
Le grandi moltitudini moderne, oltre ad essere un problema,
sono ridondanti.

269
Nicolas Gômez Dâvila

Al posto di cercare spiegazioni al fatto della disuguaglianza, gli


antropologi dovrebbero cercarne una alla nozione di uguaglianza.

La civiltà non è una successione senza fine di invenzioni, bensì


il compito di garantire la durata di certe cose.

Per capire l’idea altrui è necessario pensarla come la propria.

Qualunque istante possiede una legge propria, e non


meramente la legge che lo lega agli altri istanti.

In certi istanti ricolmi Dio deborda nel mondo come una fonte
repentina nella pace del mezzogiorno.

La stessa dottrina deve servire sotto la luce meridiana e negli


istanti lividi.
E vero solo ciò che vale indistintamente per l’anima afflitta o per
quella esaltata.

Qualunque norma è preferibile al capriccio.


L’anima priva di disciplina si corrompe in una bruttezza larvale.

Non dobbiamo reclamare la libertà per essere liberi, bensì per


servire degnamente chi dobbiamo servire.

Non la pienezza conchiusa della sfera, bensì la pienezza


meridiana del bacino nel quale il cielo si riflette.

Dietro ogni denominazione si erge la stessa denominazione con


maiuscola: dietro l’amore l’Amore, dietro l’incontro l’Incontro.
L’universo fugge alla propria prigionia quando nell’istanza
individuale riusciamo a percepire l’essenza.

270
Escolios I

Non importa che il mito muoia se possiamo ricostruire


quell’universo che ce l’ha per idioma.
Che muoiano gli dèi, ma non quel tremito di foglie in cui nascono.

Dobbiamo detestare la novità perché uccide, non perché


rinnova.

Qualsiasi ribellione contro l’ordine dell’uomo è nobile


fintantoché non mascheri un ribellismo contro l’ordine del mondo.

La stessa idea di sacrificio pare assurda a chi ignora esista una


gerarchia di beni.

La perfezione morale sta nel sentire che non possiamo fare ciò
che non dobbiamo fare.
L’etica culmina laddove la norma pare espressione della persona.

La civiltà è un accampamento sguarnito in mezzo a tribù


indocili.

Guardiamoci bene dall’obbedire alle regole come schiavi


renitenti.

L’anima è il lavoro dell’uomo.

Tutti gli uomini sono capaci, in qualunque momento, di


possedere le verità che importano.
Nel futuro sono in attesa le verità subalterne.

Un solo essere può bastarci.


Ma che non ci basti mai l’Uomo.

La vita ha per oggetto la nascita di qualcosa di nobile.

271
Nicolas Gômez Dâvila

Il crimine che si tenta di commettere è, a volte, così orribile


che il pretesto della nazione non basta ed è necessario invocare
l’umanità.

Non dobbiamo commettere l’ingiustizia di trattare i nostri


superiori come uguali.

Il mondo è un proposito fallito che l’anima nobile tenta di -


ripristinare.

L’efficacia dell’individuo è più una minaccia che una virtù per i


suoi simili.

La vera sostanza di un oggetto è la sua bellezza.

La sete finisce prima dell’acqua.

In qualunque epoca una minoranza vive i problemi attuali e la


maggioranza quelli obsoleti.

L’educazione moderna consegna menti intatte alla propaganda.

Davanti agli altri possiamo rivendicare solo le nostre


convinzioni banali.

Le verità dell’infanzia sono verità anche per l’adulto, ma non


in bocca dell’adulto.

Il dubbio non trionfa sulle convinzioni profonde, bensì le


arricchisce.

Esistono intelligenze capaci solo di ciò che non è essenziale in


ciascuna cosa.

272
Escolios I

Dalla somma di tutti i punti di vista non deriva il rilievo


dell’oggetto, bensì la confusione di esso.

Esistono verità abusive, verità che invadono terreni altrui.

L’uomo scatena catastrofi quando si impegna a far diventare


coerenti le evidenze contraddittorie fra le quali vive.

La nostra libertà non ha altre garanzie che le barricate


innalzate dal volto anarchico del mondo contro l’imperialismo
della ragione.

Non è solamente in politica dove non vale la pena di ascoltare


ciò che si dice.

Profeti, filosofi, politici: alla fine falliscono tutti.


Però non vi è nulla di più assurdo che scrivere la loro storia come
quella di un rosario di fallimenti.
Tutti i grandi uomini sono una vittoria.

Il grande uomo non è rappresentativo del proprio tempo se


non attraverso la parte caduca della sua gloria.

I fanatici della libertà finiscono per essere teorizzatori della


polizia.
La dottrina di Fichte, per esempio, culmina in una teoria del
passaporto.

Lo spirito possiede leggi, leggi implacabili.


Però, al contrario delle leggi naturali, queste leggi non sono valide
per un’infinità di istanze, bensì ciascuna di esse valida per una
sola istanza concreta.

273
Nicolas Gômez Dâvila

Nessun sistema riesce ad essere sistematico fino in fondo.

L’individuo crede nel “senso della storia” quando il futuro


predicibile sembra favorevole alle sue passioni.

Ciò che è grave non è tanto che la rivoluzione faccia


decapitare il poeta controrivoluzionario, quanto che non renda *
fecondo quello rivoluzionario.

Colui che non si rassegna alla fondamentale asimmetria del


mondo finisce per falsificarne le misure.

La provvidenza, in questo XX secolo, riserva il tema


interessante allo scrittore mediocre.

A colui che crede, le ragioni, gli argomenti e le prove paiono


ogni giorno meno evidenti.
E ciò in cui crede sempre più evidente.

Quanto più fini diventano le verità, tanto più remota diventa


la loro possibilità di trionfare.

Se Dio tace, sono l’interlocutore di me stesso.

Esistono idee che non sono vere, ma che dovrebbero esserlo.

Comprendere significa trovare la spiegazione valida per


un’istanza unica.

Dio a volte ci pota i rami come un giardiniere impaziente.

Qualunque attività nobile è un agguato a un miracolo.

274
Escolios I

Lo scrittore attende la propria frase come Marta la resurrezione


di Lazzaro.

L’intelligenza prevede e spiega solo ciò che è mediocre.


L’eccelso è sempre uno scandalo.

Nel parlare di un poeta è stupido insistere sui suoi poemi


falliti. Che i poemi falliscano è una cosa normale.
Un poeta non è altro che i propri trionfi.

I professori di letteratura e filosofia guardano lo scrittore e il


filosofo con una superiorità da adulto.

II modernismo di Baudelaire o dei Goncourt non è sinonimo


di progressismo, bensì di colore locale.

Le ideologie politiche contemporanee sono false in quello che


asseriscono e vere in quello che respingono.

L’apologetica deve mischiare scetticismo e poesia.


Lo scetticismo per strangolare gli idoli e la poesia per sedurre le
anime.

L’attività rivoluzionaria conforta lo scrittore che non è capace


di attività letteraria.

Rinnegando la letteratura oggi si fa carriera nelle lettere, allo


stesso modo che rinnegando la borghesia tra i borghesi.

L’invenzione di tecniche di solito precorre l’apparizione


dell’artista capace di farne uso.

275
Nicolas Gômez Dâvila

L’umanità si rassegna più facilmente all’evitabile che


all’inevitabile.

Nella misura in cui si espande l’attuale mediocrità, i grandi


scrittori di questo secolo sembrano incorporarsi a un secolo XIX
che si prolunga in essi e con essi finisce.

La storia forse scaturisce solo dagli atti insignificanti.

Quello che non è necessità fisica sembra all’uomo moderno


una semplice convenzione arbitraria.

Un certo scrittore comprende con la propria sensibilità, un


altro sente con la propria intelligenza.

Lo scrittore giammai si confessa se non di quello che la moda


autorizza.

La storia della filosofia si ordina attorno a due reazioni


vittoriose: Platone e Kant.

L’opera di Mallarmé è laddove ignora la spiegazione orfica


della terra, quella di Valéry nei versi che gli dèi gli danno, quella
del surrealismo nei frammenti intatti di spontaneità onirica.
L’arte moderna si forgia nelle pause dalle sue intemperanze
dottrinarie.

Il romanziere domina la periferia del personaggio dal suo


centro mentre lo psicologo pretende di dominare l’anima dalla
sua periferia.
Il primo sa che le sue metafore sono residui di un’intuizione
unitaria, il secondo si immagina che le sue impalcature siano
strutture dell’oggetto.

276
Escolios I

Niente si comporta nel tempo allo stesso modo.


Gli organismi si evolvono, però il progresso biologico è un mito
antropocentrico. La scienza fa progressi, però l’intelligenza non
si sviluppa. Le opere cambiano, però niente altera i valori.
La storia religiosa, infine, ascende fino ad un punto dal quale
discende.

Nell’analizzare l’anima dei suoi personaggi il grande


romanziere non ne dissipa il mistero, ma lo crea.

Non ci sono interpretazioni valide universalmente.


L’interpretazione religiosa è grottesca in un contesto profano
così come l’interpretazione profana è grottesca in un contesto
religioso.
Nel primo servono solo categorie scientifiche, nel secondo tutto
è segno, simbolo, sacramento.
Per colui che adora, la pioggia è una benedizione che scende sul
miracolo del grano.

Ci sono quelli che credono che esistano problemi risolti.

Tanto dopo quanto prima di Cristo esiste il paganesimo dei


precursori e il paganesimo degli avversari.
Il paganesimo di Montaigne è un paganesimo da fauno
battezzato. Il suo cattolicesimo è autentico, però non di ceppo
teologico o mistico, bensì sociale e popolare. Cattolicesimo di
vecchio paese cattolico, dove la fede profonda si accorda con un
certo naturalismo scettico.
Montaigne non è il fiore di una vita, bensì di una civiltà cattolica.

Niente è spiegabile al di fuori della storia, però la storia non è


sufficiente a spiegare nulla.

277
Nicolas Gômez Dâvila

Il XVIII secolo fu quello dell’opportunità perduta.


Allora esisteva una natura civilizzata ma non vinta, una tecnica
ingegnosa ma non oppressiva, una società ordinata che non
vacillava ancora fra la solitudine individuale e l’asfissia collettiva.
Però quel XVIII secolo non seppe assicurare il proprio equilibrio
e preferì progredire.

I mediocri come me non inventano neppure una maniera


propria di esserlo.

Da ognuno di noi dipende che la sua anima, negli anni


spogliata dalle sue molteplici pretensioni, si riveli come amaro
rancore o come rassegnata umiltà.

Le conclusioni del filosofo sogliono essere più accettabili dei


ragionamenti su cui si fondano.

Quanto più opaco, più incoerente e più misterioso ci sembra


l’universo, tanto più soavemente ci accoglie.

Etica e religione differiscono quanto tecnica e stato brado.


L’imperativo etico implica conseguenze verificabili; nell’ambito
religioso castigo e ricompensa sono atti di fede.
Per osservare le norme etiche basta una certa saggezza terrena,
mentre la religione esige una più nobile pazzia.

La catastrofe di Lisbona parve al XVIII secolo uno scandalo


metafisico.
Gli scandali metafisici di quel secolo sembrano ai contemporanei
delle semplici catastrofi.

Filosofia è ciò che confuta qualsiasi ragionamento che


minaccia lo spirito.

278
Escolios I

Sono rari quelli che non si avviliscono quando smettono di


credere alle bugie.

Rifiutarci di ammettere una conclusione che ci impaurisce


basta per causare un’anchilosi intellettuale duratura.

La serenità è il frutto di un’accettazione dell’incertezza.

È sufficiente che determinati individui adottino un’idea per


sapere senza indugio che è falsa.

Più che da ragionamenti, l’intelligenza si fa guidare da


simpatie e avversioni.

L’intelligenza si affanna a risolvere problemi prima ancora che


la vita glieli ponga.
La saggezza è l’arte di impedirlo.

Se la metafora è mero tropo retorico e non linguaggio elevato


alla seconda potenza, la poesia è divertimento di tonti e la
religione favola di sciocchi.

Il declino di una letteratura inizia quando i suoi lettori non


sanno scrivere.

Come sono rari quelli che non ammirano libri che non hanno
letto!

Filosofia e storia si incorporano alternatamente.

Non si deve prendere sul serio nessuna filosofia e neppure


burlarsi di alcuna.

279
Nicolas Gômez Dâvila

Se una filosofìa fosse meramente comica bisognerebbe disperare


dell’uomo, mentre se fosse totalmente seria bisognerebbe
disperare del mondo.

La religione non è un insieme di soluzioni a problemi


conosciuti, bensì una nuova dimensione dell’universo.
L’uomo religioso vive fra realtà che il profano ignora, però non
possiede la chiave dell’enigma.
La pace religiosa non è la pace del problema risolto, bensì
dell’amore accettato.

La religione non spiega niente, ma complica tutto.

Senza teoria dell’autenticità la nozione di ideologia è carente


di fondamento. Affinché valga la pena falsificare denaro sono
necessarie delle emissioni legali.
Ideologia ed ipocrisia sono sempre parassiti.

Inchiniamoci allo storico quando dimostra che una certa


qual cosa è avvenuta, però accontentiamoci di sorridere quando
afferma che quella cosa doveva avvenire.

Il preromantico esamina se stesso come esemplare della specie,


mentre il romantico ausculta l’individualità propria.
Il romanticismo è il senso delle differenze: quella tra il sé e gli
altri e quella degli altri tra loro.

Ciò che avviene nei tempi di incredulità non è che i problemi


religiosi sembrano assurdi, bensì che non sembrano problemi.

In un secolo nel quale i mezzi pubblicitari proclamano infinite


sciocchezze, l’uomo colto non si definisce per ciò che sa ma per
ciò che ignora.

280
Escolios I

Esistono reazionari a dispetto dei loro pregiudizi, per semplice


olfatto fine.
Hume è il loro miglior rappresentante.

Il mondo non risulta interessante se non è filtrato attraverso


un’intelligenza.

Quando vediamo che l’uomo non può calcolare le


conseguenze dei propri atti, i problemi politici non perdono la
loro importanza, però le soluzioni perdono di interesse.

La religione è il tremito che lo scuotimento delle nostre radici


trasmette ai nostri rami.

Dio non è oggetto della mia ragione o della mia sensibilità, ma


del mio essere.
Dio esiste per me nell’atto stesso in cui esisto.

La felicità è un momento di silenzio tra gli strepiti della vita.

La cupidigia del negoziante mi stupisce meno della serietà con


cui la sazia.

L’arte sceglie, indifferentemente, chi la irriverisce e chi la


venera.

Per l’incredulo la vita è interamente banale o interamente


seria; solo per il credente la vita è banale e seria al contempo.
Siccome si richiede un criterio religioso per demarcare in
ogni oggetto il suo aspetto indissolubile di banalità dal suo
indissolubile aspetto di serietà, l’incredulo pessimista trasforma il
banale in serio e l’incredulo ottimista il serio in banale.

281
Nicolas Gômez Dâvila

Qualunque civiltà fiorisce fra le mani di un uomo stupefatto.

L’attività umana possiede un suo settore tecnico e un suo


settore miracoloso.
Nel primo un atto determinato produce un risultato prevedibile,
mentre nel secondo l’effetto non è commensurabile alla propria
causa.
Il procedimento tecnico ha efficacia costante, mentre non
esistono regole per redigere un nobile verso.

La volontà è semplicemente l’ostetrica dell’anima.

Chi abbia la curiosità di misurare la propria stoltezza può


contare il numero di cose che gli paiono ovvie.

La poesia lirica sopravvive da sola perché il cuore umano


è l’unico angolo del mondo che la ragione non si azzarda ad
invadere.

Il critico letterario ha bisogno di avere una filosofia, ma deve


ignorare di averla.

Non esistono verità su cui è lecito riposare.


Qualsiasi verità è una postazione minata, una fortezza che
l’intrigo debilita, un luogo assediato da nemici con la cui ostilità
simpatizziamo in segreto.

Credendo di difendere certe tesi per rispetto della coerenza


molte volte ci lasciamo trascinare da una semplice passione per la
simmetria.

La verità scientifica è quella sulla quale sappiamo come


metterci d’accordo.

282
Escolios I

Un accordo su verità di altra indole è dovuto alla mera


coincidenza.

La scienza è un colloquio collettivo, la filosofia un soliloquio


che qualcuno ci lascia ascoltare.

Dopo aver conversato, due filosofi rimangono più distanti tra


loro.
In filosofia ognuno si salva o si condanna da solo.

In ambito scientifico la ragione si convince; in filosofia la


ragione si converte.

Solo l’imbecille sa chiaramente perché crede o perché dubita.

Qualunque verità è un rischio che accettiamo appoggiandoci


su una serie indefinita di evidenze infinitamente minute.

La nostra verità giunge alla sua piena autenticità solo nella


solitudine del nostro pensiero, perché lì il dubbio leviga e
ammorbidisce la durezza dei suoi contorni.

La mia verità è la somma di ciò che sono, e non il mero


riassunto di ciò che penso.

La fantasia assembla aspetti dispersi per produrre un oggetto


nuovo.
L’immaginazione si insedia nel centro di un oggetto reale.

Nessuno mi potrà indurre ad assolvere la natura umana,


perché conosco me stesso.

283
Nicolas Gômez Dâvila

Civilizzare vuol dire insegnare ad usare ciò che è inferiore


senza stimarlo.
Essere civilizzato significa non confondere ciò che è importante
con ciò che è meramente necessario.

Il barbaro si fa beffe di tutto oppure venera in modo


incondizionato.
La civiltà è un sorriso che contiene discretamente ironia e
rispetto.

La semplice veracità non salva un libro.


Siccome esistono verità semplicemente insipide, la verità
importante è sempre qualcosa di più di una resistenza vinta.

La spudoratezza di un testo è un mezzo meno diafano di una


pudica confidenza.

L’universo sembra un debitore moroso ai settari della giustizia


e un creditore sublime agli adoratori della grazia.
I primi pretendono che tutto sia dovuto loro, i secondi sanno di
dovere tutto.

Attraverso la sua visione del futuro il comunista si aliena.

Avendo dimenticato il processo storico in cui “Ragione”,


“Libertà” e “Progresso” si generano, trascurando di analizzare
il significato ideologico che hanno, e avendo concesso loro
il privilegio di un’atemporalità misteriosa, Marx si arrende
incondizionatamente agli ideali del radicalismo borghese.

L’obbedienza alla legge che dipende dalla volontà maggioritaria


è un’obbedienza al capriccio; l’obbedienza a un uomo che
riconosce norme oggettive è l’obbedienza alla legge.

284
Escolios I

La politica dovrebbe essere la scienza che definisce le


condizioni sociali più propizie alla percezione del valore e alla sua
realizzazione.

L’individualismo decade in una beatificazione del capriccio.

L’autorità non è delegazione degli uomini, bensì procura dei


valori.
Non è legge quello che un atto della volontà decreta, bensì quello
che l’intelligenza scopre.

Il consenso popolare è sintomo di legittimità, ma non la causa.


Nella discussione sulla legittimità del potere non ha importanza
se tale potere ha tratto origine dal voto o dalla forza.
Legittimo è il potere che compie il mandato che le necessità vitali
ed etiche di una società gli conferiscono.

Rousseau: dalla ragione alla sensibilità, dal generale


all’individuale, dall’oggettivo al soggettivo, dal valore
impersonale al valore personale, dal fare all’essere.
Festeggiamo che i democratici ergano statue a questo reazionario.

Le regolamentazioni meticolose in difesa della libertà


generano schiavitù.
La libertà fiorisce meglio in recessi trasandati, come un tarassaco
immortale.

Anche se fossimo davvero uguali, non è detto che


l’uguaglianza debba essere un ideale.

La società che nega ufficialmente l’esistenza di classi sociali si


converte surrettiziamente in un possedimento della classe sociale
latente che la governa.

285
Nicolas Gômez Dâvila

Senza volere la tirannide, il popolo brama dei fini che la


implicano.

Non sono mandatari o rappresentanti del popolo né il capo


dell’esecutivo né i membri del legislativo.
Entrambi sono organi dello Stato orientati al compimento del
suo fine, che è la realizzazione del diritto.

Le aristocrazie sono i parti normali della storia, le democrazie


sono gli aborti.

Quando il rispetto per la tradizione muore, la società, nel suo


incessante affanno di rinnovamento, consuma freneticamente se
stessa.

L’opera d’arte è un patto con Dio.

Oggi non basta più che il cittadino si rassegni, lo Stato


moderno richiede dei complici.

Dalla prospettiva di Dio la realtà è idea; dalla prospettiva


dell’uomo l’idea è realtà.

La metafisica consiste in un ammasso di sospetti in forma di


sistema.

La storia non contempla soluzioni, bensì situazioni.

Biografi e lettori si precipitano, commossi, sugli episodi


“molto umani” di qualunque vita di grande uomo.
Senza la viltà di certi momenti, i nostri contemporanei non
perdonano la grandezza di una vita.

286
Escolios I

Lo psichiatra considera sani i soli comportamenti dozzinali. |

Il giornalista sceglie i propri temi. Lo scrittore lo scelgono i


temi.

Senza il diario che lo “divora”, Amiel sarebbe stato un


ordinario professore ginevrino. Senza il progetto che lo
“sterilizza”, Mallarmé sarebbe stato un parnassiano qualunque.
La critica attuale, tuttavia, si rammarica del fatto che la bellezza di
Elena le abbia impedito di dedicarsi ai problemi sociali di Sparta.

Nell’eroe storico o mitico, come Alessandro o Achille, gli


antichi vedevano il modello della vita umana. Il grande uomo era
paradigmatico e la sua esistenza esemplare.
Il patrono del democratico, invece, è l’uomo volgare.
Il modello democratico deve rigorosamente essere carente di
qualunque attributo ammirevole.

Il proletariato sorge quando il popolo si converte in una classe


che adotta i valori della borghesia senza possedere beni borghesi.

Il pensiero reazionario non assicura alcun successo ai suoi


adepti; garantisce loro meramente che non diranno sciocchezze.

L’opinione popolare è ancora ferma su una teoria


precopernicana dei valori.
Secondo questa teoria i valori nascono e muoiono, come se
l’uomo contemplasse immobile le rivoluzioni della volta terrestre.

L’uomo procede vanamente.


Se ciascun passo lo allontana dal fuoco abbandonato al mattino, la
più lunga giornata non lo avvicina alla sua notturna meta.

287
Nicolas Gômez Dâvila

Il razionalismo è la superbia della ragione, la sua umiltà è


invece la storia.
Il razionalista decreta superflua e ridondante l’esistenza di altri
uomini, mentre la funzione dello storico è quella di festeggiare il
fatto che gli altri esistano.

O Dio o caso: qualsiasi termine distinto maschera l’uno o


l’altro.

Per evitare un confronto virile con il nulla l’uomo erige altari


al progresso.

L’uomo a volte si dispera con dignità, ma è infrequente che


speri con intelligenza.

La fuga non è una protezione dal tedio.


Bisogna addomesticare, per salvarci, una bestia flaccida ed
ottusa.
Dal tedio accettato germinano le cose più nobili.

La venerazione dell’umanità è ripugnante come qualsiasi culto


di se stessi.

Siccome un problema nuovo nasce sempre dal problema


risolto, la sapienza non sta nel risolvere problemi, bensì nel
renderli mansueti.

Preferiamo sempre il sollievo che aggrava piuttosto che il


rimedio che cura.

Qualunque atto di rassegnazione è una breve agonia.

288
Escolios I

L’unico antidoto all’invidia, nelle anime volgari, è la vanità di


credere di non aver da invidiare nulla.

A qualunque epoca successiva non sono i vecchi delle epoche


passate che sembrano vecchi, bensì i giovani.

Coloro che inventano le proprie idee non possono insegnarle


senza ironia.
Solo il discepolo sa.

La provvidenza procede con tale sottile ironia che gli uomini


non sempre avvertono che essa li castiga o che si burla di loro.

Il mondo moderno è interessante solo negli episodi pubblici o


privati in cui i suoi miti si frantumano.

La “Rivoluzione” è un patto fra il Satana di Milton e l’Homais


di Flaubert.

Per l’uomo moderno le catastrofi non sono insegnamenti, bensì


insolenze dell’universo.

Il critico letterario che non si contraddice frequentemente, si


sbaglia.

Nel suo affanno di vincere la partita contro l’umanitarismo


democratico, il cattolicesimo moderno così riassume il duplice
comandamento evangelico: Amerai il tuo prossimo sopra ogni
cosa.

Limitato alla sua sola vita, l’individuo attuale ignora quel


prolungamento della propria personalità nello spazio e nel tempo
che proveniva dalla sua appartenenza a una famiglia i cui differenti

289
Nicolas Gômez Dâvila

anelli erano tra loro legati per mezzo dell’identità continua di una
terra patrimoniale posseduta per lunghi secoli.
Nel nostro tempo l’individuo nasce slegato e muore in modo più
totale.

Fintantoché non possiede tutto, l’uomo non possiede nulla,


giacché in qualsiasi possesso sentiamo solo dei limiti.

Siamo troppo ignoranti per asserire la possibilità o


l’impossibilità di alcunché.

Nulla facilita tanto il rivoluzionario nell’ordinare innumerevoli


esecuzioni quanto il sapersi ostile alla pena di morte.

Il credente sa come si dubita, ma l’incredulo no sa come si


crede.

L’importanza di un “messaggio”, in letteratura, dipende dalla


qualità del messaggero.

I libri di filosofia o di letteratura sono, in gran parte, metà


pensati e metà scritti.

A differenza dello scrittore, l’intellettuale è carente di un


idioma.
Il suo linguaggio è un dialetto nel quale si scontrano i vocabolari di
tutte le mode del suo tempo.

La storia, nel negare ogni trascendenza, si suicida.


Se la realtà è soltanto temporale, il suo luogo è il presente. Il
passato è carente di importanza.
Affinché la storia riguardi noi, qualcosa in essa la deve trascendere:
nella storia ci deve essere qualcosa di più della storia.

290
Escolios I

La spiegazione di un fatto storico è un fatto più vasto che lo


ingloba.
Lo storico spiega un fatto narrandone un altro nel quale il primo
si situa.

Lo scemo si scandalizza e ride quando ravvisa che i filosofi si


contraddicono.
È difficile far capire allo scemo che la filosofia è precisamente
l’arte di contraddirsi mutuamente senza annullarsi.

Chi si sente portavoce dell’opinione pubblica è stato


schiavizzato.

“Raison”, “Nature”, “Clarté”, sono concetti che non


significano nulla fintantoché non verifichiamo che cosa paresse
razionale, naturale o chiaro a un francese del XVII secolo.
Tutte le epoche battezzano come assoluto il proprio aneddoto.

Ciò che è rituale è il veicolo del sacro.


Qualsiasi innovazione è profana.

La storia non è posto in cui gli antagonismi si risolvono, bensì


dove si dimenticano.
Le vittorie terrestri non sono ottimistiche sintesi dialettiche,
bensì tragica scomparsa empirica di uno dei termini dell’anteriore
antagonismo.

Il volgo chiama intelligenti solo quegl’atti in cui l’intelligenza


è al servizio dell’istinto.

La filosofia non è oggetto di apprendimento, bensì di


conquista.

291
Nicolas Gômez Dâvila

La massima puerilità politica consiste nell’attribuire i vizi


inerenti alla condizione umana a determinate strutture sociali.

La matematica è la poesia del principio di identità.

L’uso corretto della libertà può consistere in aderire ad un


destino, però la mia libertà consiste in poter rifiutare di farlo.
Il diritto al fallimento è un importante diritto dell’uomo.

La pittura non figurativa è il realismo della nostra epoca.


L’astratto è l’unico mezzo di cui l’immaginazione è dotata per
affrontare l’abietto.

L’uomo non si sente libero fintantoché le sue passioni non lo


schiavizzano.

Non dobbiamo ambire a possedere insiemi armonici di idee,


ma corretti riflessi intellettuali.

Le prove dell’esistenza di Dio sono l’ideologia del sentimento


della sua presenza nell’anima.

L’indifferenza per l’arte si tradisce con la solennità pomposa


dell’omaggio che le si suol rendere.
Il vero amore resta in silenzio oppure se ne burla.

Lo scemo che fa il verso a un grande filosofo è solo l’eco di se


stesso.

La lettura dei grandi filosofi non insegna che cosa dobbiamo


pensare, bensì come dobbiamo farlo.

292
Escolios I

Le verità scientifiche possono trasmettersi senza svalutarsi,


mentre qualunque verità filosofica diventa stoltezza in bocca al
volgo.
L’opinione pubblica è sempre stolida quandanche vi risuoni una
parola sottile.

La critica letteraria include tutto quello che all’uomo


intelligente viene da dire su un libro.

La tecnica non è un’applicazione della scienza.


La scienza è una teoria della tecnica.

Z Il mondo è interessante solo quando si riflette


1 nell’immaginazione dell’uomo.

Il verso, nel teatro, possiede il vantaggio di impedire all’autore


di trattare i temi che appassionano il volgo.

Nel diventare internazionale, uno stile si prepara a morire.

Spiegare vuol dire sottomettere il caso ad una legge e ciascuna


legge ad una legge più generale. Comprendere significa ottenere
che la nostra esperienza si identifichi con un’esperienza estranea.
Quello che è spiegato rimane una volta per tutte scoperto; quello
che è compreso dev’essere di volta in volta nuovamente scoperto.

Ammirare ciò che non ci diverte rappresenta la tappa


intermedia fra la tappa primitiva, nella quale ammiriamo solo
ciò che ci diverte, e la tappa finale, dove ci diverte solo ciò che
ammiriamo.

Fra l’opera riuscita e l’opera fallita non esiste una differenza


che la ragione chiarisca, bensì una distanza che lo spirito constata.

293
Nicolas Gômez Dâvila

Quasi tutte le idee sono come un assegno scoperto che circola


fintantoché non si prova a riscuoterlo.

Forse non esiste stoltezza pari a quella di passare la vita


leggendo scrittori mediocri per il solo fatto che sono nostri
contemporanei.

Le tre grandi imprese reazionarie della storia moderna sono:


l’umanesimo italiano, il classicismo francese e il romanticismo
tedesco.

L’autore si esprime nella propria opera e simultaneamente


esprime qualcosa con essa.
L’estetica classica dimenticava la prima cosa e l’estetica romantica
la seconda.

L’estetica moderna, attenta alla sola espressione, dimentica sia


la prima cosa sia la seconda.

Gli elementi ultimi dell’universo devono essere definiti


tautologicamente.
Questi elementi brulicano.

L’inintelligibile è la regione nella quale l’anima alla fine respira.

L’etica entusiasma l’incredulo, mentre il credente si rassegna


meramente alla morale.

Lo storico moderno è meno interessato agli individui che alle


loro circostanze.
Riflesso dell’attuale mutamento: la maniera di vivere è più
importante della qualità di chi vive.

294
Escolios I

L’invidioso vede nella storia solo le abitudini condivise da tutti.

Le caratteristiche definibili di un’opera d’arte definiscono la sua


collocazione senza definire il suo rango.

Il grande scrittore è quello che trasforma inconsciamente in


ragioni i pregiudizi dei propri predecessori.

La confusione di un testo non deriva tanto da un vizio


dell’intelligenza quanto da un difetto del carattere.
Qualsiasi confusione proviene dal timore di pensare a fondo.

Le idee pure e vergini sono insulse.


L’idea acquisisce sapore scorrendo nella storia.

Lo storico che si ferma per fare un taglio orizzontale nella storia


scrive un capitolo di autentica sociologia.
La sociologia è la visione statica di un lasso di tempo storico più o
meno esteso.

Tra complici gli aggettivi non servono.

Il vero aristocratico è colui che ha una vita interiore.


Qualunque sia la sua origine, il suo rango o la sua fortuna.

Il sommo aristocratico non è il signore feudale nel suo castello,


bensì il monaco contemplativo nella sua cella.

Nessuno si può appropriare di un idea superiore a quella che


riesce ad inventare.
Chi crede di poter impadronirsi di un’idea per il fatto di usurpare
un vocabolario assomiglia a chi si crede nobile perché compra un
titolo.

295
Nicolas Gômez Dâvila

Le letture filosofiche sono conversazioni con intelligenze


insigni, col calore delle quali le nostre idee proliferano.
Sotto il sole di Platone, di Cartesio, di Kant germogliano
ugualmente, secondo le sementi, rose o rape.

Niente di ciò che accade è necessario, però tutto diventa


necessario una volta accaduto.
Tutto ha una causa, ma qualunque causa ha una pluralità virtuale
di effetti.

Quando l’immaginazione dell’osservatore si idebolisce, il


mondo pare popolarsi di esseri inautentici.
La carenza di generosità intellettuale del censore produce
l’inautenticità che censura.

Solo l’imbecille non sente mai dell’empatia verso i suoi nemici.

Preferire una teoria a un mito non è un requisito della “verità”


bensì una questione di moda.

Il cattolicesimo di sinistra è la pretesa di battezzare delle tesi


che non si sono convertite.

Il cristiano attuale non si affligge perché gli altri non siano


d’accordo con lui, bensì perché lui non è d’accordo con gli altri.

La xenofobia nazionalista conserva intatti alimenti deliziosi


per coloro che non sono né nazionalisti né xenofobi.

Vedere diventa monotono se non è per vedere come vedono


altri.

296
Escolios I

La letteratura non è “espressione della società”. Quello


che viene espresso da una letteratura non esiste come realtà
indipendente dalla sua espressione letteraria.
La completa definizione di una società, tuttavia, comprende la
letteratura che in essa viene scritta.

Lina società giusta sarebbe carente di interesse.


La discrepanza tra l’individuo e il posto che occupa fa diventare la
storia interessante.

Fornire una risposta religiosa al?enigma del mondo è


un indizio meno sicuro di religiosità che affrontarlo con un
interrogativo religioso.

L’oscurità di un testo non è un difetto quando ciò che dice si


può dire solo in modo oscuro.

Tutte le epoche manifestano gli stessi vizi, ma non tutte


presentano le stesse virtù.
In ogni tempo ci sono tuguri, ma solo a volte ci sono palazzi.

La natura, per non perire per mano della tecnica, si rifugia


nell’immaginazione di alcuni uomini.

La volgarità consiste tanto nel denigrare ciò che merita


rispetto quanto nell’elogiare ciò che non lo merita.

Nella filosofia di Newman si rende esplicita l’apologetica


celata nelle pieghe dello scetticismo di Hume.

Una grande intelligenza filosofica è quella capace di inventare


idee sottili e fini che presentino, tuttavia, gli spigoli bruschi e i
contorni nitidi delle idee grezze.

297
Nicolas Gômez Dâvila

Tanti uomini illustri a volte espongono idee così cretine che


non ci azzardiamo a credere di aver compreso.

Colui che crede di assomigliare ai grandi incorre in una


stupidità minore di colui che crede che i grandi assomiglino a lui.

Il democratico suppone che per salvaguardare la dignità


propria convenga fare a meno di encomiare la grandezza altrui.

Nel confessarsi dipendente, lo spirito nobile si sente arricchito


dallo stesso omaggio che rende.

La volgarità, in soldoni, consiste nel dare del tu a Platone o a


Goethe.

L’ironia a volte è meramente un sintomo della carenza di senso


storico.

Certe intelligenze riescono ad impoverire ciò che toccano.

Il gioco apparentemente più frivolo, nella letteratura francese,


si mette in rilievo in una penombra di orazione o di blasfemia.

Meglio di qualsiasi altro popolo, quello francese ha saputo


vivere la propria politica con un’ammirevole coscienza del suo
significato spirituale.

Il grande critico è tanto la somma delle proprie eccentricità e


dei propri capricci quanto delle sue riuscite.

I problemi del XIX secolo preoccupano così tanto l’uomo di


sinistra che i problemi del XX secolo non lo toccano nemmeno.

298
Escolios I

I problemi posti dall’industrializzazione della società gli


impediscono di vedere quelli posti dalla società industrializzata.

Il progressismo sta invecchiando male.


Ogni generazione porta un nuovo modello di progressismo che
accantona con spregio il modello anteriore.
Non vi è nulla di più grottesco del progressista alla moda di ieri.

Solo pochi economizzano la propria energia per le preferenze


autentiche.

Il romanticismo non “scoprì” la natura, bensì il divorzio


minaccioso tra la natura e l’uomo.

La letteratura moderna: una colossale impresa reazionaria.

L’incredulo si immagina che la religione pretenda di fornire


soluzioni, mentre il credente sa che promette solo di moltiplicare
gli enigmi.

Nessuna epoca è epoca di transizione.


Qualunque epoca è un assoluto che divora se stesso.

La filosofia è un genere letterario.

La vita pare sempre una mera preparazione alla vita.


I nostri fini si convertono immancabilmente in mezzi.

La tragedia moderna non è la tragedia della ragione vinta,


bensì della ragione trionfante.

La solitudine dell’uomo moderno nell’universo è la solitudine


del padrone in mezzo agli schiavi silenziosi.

299
Nicolas Gômez Dâvila

Lo scrittore moderno scrive un romanzo con quello che


Balzac esauriva in un paragrafo.

La “teologia delle realtà terrestri” si riduce a mero terrenismo


se pretende di essere più di un’estetica.
Soltanto la bellezza è l’incontaminata realtà terrestre.

Il Concilio Vaticano Secondo sembra meno un’assemblea


episcopale che un conciliabolo di manifatturieri impauriti per aver
perso la clientela.

Il cattolicesimo languisce quando si rifiuta di alimentarsi di


sostanza pagana.
I commensali declinano l’invito al banchetto celeste quando
vengono avvertiti che il Walhalla non lo contempla.

Il Cristo dei moderni è figlio di un falegname che la propria


eloquente rivendicazione della giustizia sociale erge a prototipo
dell’intelligenza rivoluzionaria.
Oppure, alternativamente, egli è il simbolo mitico dell’umanità
divinizzata.
Come sono stolti, tuttavia, quei lettori che non sono intimiditi
da questo strano personaggio che attraversa le lande evangeliche
come una burrasca notturna.
L’agitatore crocifisso assomiglia più al Pantocratore bizantino che
all’esempio delle assistenti sociali.

Essendo l’irrecusabilmente gratuito, ciò che è estetico deve


servire da canone supremo per il pensiero.
Dobbiamo utilizzare le categorie estetiche come criterio di
qualunque interpretazione storica.
Ciò che è estetico è la manifestazione sensibile e profana della
grazia.

300
Escolios I

La storia si arricchisce quando ne contempliamo i fatti


indirettamente.
Come verificando ciò che dice uno scholar inglese di quello
che opina un Gelehrte tedesco su che cosa pensava un umanista
italiano a proposito del riferimento che un commentatore
latino fa a quanto asseriva un erudito alessandrino su un tragico
ateniese.

Quelli che non capiscono che due atteggiamenti perfettamente


contrari possono essere entrambi perfettamente giustificati non
devono occuparsi di critica.

Il mondo moderno non è una disgrazia definitiva.


Esistono depositi clandestini di armi.
Lo studio dei miti appartiene alla metafisica e non alla psicologia.

Il rituale dello scandalo è altrettanto convenzionale del rituale


dell’encomio.

L’uomo moderno è un prigioniero che si crede libero perché si


astiene dal palpare i muri della sua cella.

Lo scrittore che odia o ama convince meno di quello che ama


e odia.

Il Dio trascendente non è una proiezione del padre carnale.


Un riflesso di Dio, al contrario, rende padre il progenitore
animale.
Ciò che è religioso non è espressione di fatti psicologici o sociali.
Ciò che è sociale o psicologico, invece, sono simboli di ciò che è
religioso.
Quello che ci commuove è sempre realtà metafisica.

301
Nicolas Gômez Davila

Per il pensiero religioso il repertorio tipologico della sua storia


sacra si ripete indefinitamente nella storia profana.
I tipi sono la struttura della sua storia universale.
Nei momenti in cui la sua vita ha significato, l’uomo ripete i gesti
di un dio.

Colui che risolve “armoniosamente” un problema etico si


colloca soltanto ad un livello etico inferiore.

La storia dell’arte è la storia dei suoi materiali, delle sue


tecniche, dei suoi temi, delle sue condizioni sociali, dei suoi motivi
psicologici o della sua problematica intellettuale, però non è mai
storia della bellezza.
II valore non ha una storia.

Il nominalista vive in mezzo ai fatti.


Il realista in mezzo agli dèi.

Più che cristiano, forse sono un pagano che crede in Cristo.

Nelle scienze sociali si suole pesare, contare e misurare per non


essere costretti a pensare.

L’“intuizione” è la percezione dell’invisibile così come la


“percezione” è l’intuizione del visibile.

Come un ragno la coscienza tesse la rete del lessico per


catturare le idee che volano negli spazi interiori come insetti ebbri.

Per difendere una convinzione non conviene sempre mostrare


che un’altra convinzione la giustifica.
Solitamente succede che le convinzioni giustificatrici sono meno
convincenti di quelle giustificate.

302
Escolios 1

Interpretare la storia si riduce a sottolineare correttamente le


sue articolazioni nel tempo.

La ragione a volte debilita ciò che protegge.

La verità è la fòrmula che spiega fedelmente la nostra visione


di un oggetto.
Essendo la relazione tra l’oggetto che si evidenzia e la persona
per la quale risulta evidente, la verità è legata ad una intuizione
concreta.
La formula cessa di essere verità per chi non può ricostruire
attraverso di essa l’esperienza che la fonda.

Bisogna sospettare che vi sia una certa ipocrisia in ogni


intelligenza coerente.

Il poeta mediocre inventa i propri simboli. Il grande poeta li


scopre.

La parafrasi in prosa del poema non rivela il suo significato,


bensì il principio della sua struttura.
Il senso prosastico del poema costituisce la sua forma interna,
perché è il fattore che organizza in poema un insieme di vocaboli.

L’oggettività artistica può essere più personale della


confidenza.
Per imporre una personalità inconfondibile non è mai necessario
parlare di se stessi.

Il programma giacobino non è stato una mera febbre


ossidionale come si è fatto notare, giacché è ancora in agguato.

303
Nicolas Gômez Dâvila

Il romanticismo esprime essenzialmente l’anelito a non essere


qui: qui in questo posto, qui in questo secolo, qui in questo mondo.

Non possiamo fornire prove delle nostre evidenze, bensì indicare


le evidenze delle nostre prove.

Nella società ugualitaria non trovano posto né i magnanimi né gli


umili; c’è solo campo libero per le virtù volgari.

Si richiede una classe sociale oziosa affinché i governanti siano


educati in un clima di idee disinteressate.

Quando immaginazione e percezione coincidono l’anima si


appiattisce.

Siccome la sapienza scivola solo sulle superimi, il pensiero che si


crede profondo è solamente complicato.

L’uomo non è che lo spettatore della propria impotenza.

L’illusione di essere liberi cresce secondo la nostra sottomissione


al mondo.
Lo schiavo di tutto quanto lo circonda proclama la propria
autonomia.

Qualunque soddisfazione è una forma di dimenticanza.

Persino coloro che praticano la vita interiore non si possiedono,


bensì si osservano.
Chi è meno padrone di se stesso di Constant, Biran e Amiel?

Il mondo è un sistema di equazioni scosso dalla tempesta della


poesia.

304
Escolios I

Una disciplina è scientifica quando non esige che colui che la


esercita sia intelligente.
Scienza è quello che solo un uomo intelligente inventa, ma che
qualunque imbecille pratica.

L’esercizio efficace di una disciplina letteraria non dipende


dalla retta applicazione di metodi, bensì dalla qualità delle
persone.

Un’opera è letteraria quando autore ed opera sono


indisgiungibili, scientifica quando chiunque può averla scritta.

Nell’uomo colto la cultura non è giustapposta alla vita


quotidiana.
Colto è l’uomo che trasfigura in riflessi fisiologici i prodotti più
nobili dello spirito.

Il problema dello pseudo-significato è strano: cosa crediamo


di star dicendo quando diciamo ciò che non significa nulla?

L’unica definizione di virtù che non fa diventare attraente il


vizio è quella di Sant’Agostino: Virtus non est nisi diligere quod
diligendum est17.

La scienza alla fine si rapprende in formule e le filosofie in


simboli.
La formula è un ricettario di gesti pragmatici. Il simbolo cerca di
stimolare nell’uomo le sue ali mutilate.

17/ “La virtù non è altro che amare ciò che deve essere amato’ (traduzione di
Luciano Gini).

305
Nicolas Gômez Dâvila

La spiegazione dell’esperienza religiosa non si trova nei


manuali di psicologia.
Si trova nei dogmi della Chiesa.

I nemici del mondo moderno, nel XIX secolo, potevano aver


fiducia nel futuro.
In questo XX secolo resta solo la nuda nostalgia del passato.

La stupidità è il crimine imperdonabile di una classe oziosa,


giacché essere intelligente è la giustificazione della sua esistenza.

L’intelligenza ha i propri cittadini e i propri forestieri.

Siamo abituati a chiamare perfezionamento morale il fatto che


non ci rendiamo conto di cambiare di vizio.

Quelli che ripudiano il dogmatismo devono scegliere fra


indifferentismo e gerarchia.

Le corruzioni del cattolicesimo sono divertenti, quelle del


protestantesimo sono insipide.

L’attività demistificatoria si limita a constatare che le ideologie


occultano interessi e passioni.
Rimane ancora da definire se si tratta di interessi nobili o vili, di
passioni magnanime o meschine.

Fra religione e scienza c’è più antipatia sentimentale che


opposizione logica.

Il luogo e il tempo in cui avviene non sono attributi più propri


del fatto storico piuttosto che il suo splendore o la sua miseria.

306
Escolios I

Il giudizio di valore è giudizio su un valore, non un documento


sul giudice.

A partire dalla comparsa del surrealismo la retorica ha


cambiato il suo mezzo senza cambiare la propria indole.
Tradizionalmente la cattiva poesia era retorica intellettuale, oggi
invece è retorica sentimentale.

Il trionfo di colui che non dubita di se stesso è di una


maestosità tediosa.

Il valore pare soggettivo a chi confonde l’oggettività del valore


scoperto con la soggettività del processo con cui lo si scopre.
Sebbene non sia un oggetto trasmissibile e la sua autenticità sia
un episodio di un’avventura personale, il valore non è invenzione,
ma scoperta.
Quello che vale può valere solo per me, però vale per me perché
vale in sé.

Si sottrae alla decadenza solo chi misura con disprezzo tale


processo inesorabile.

Nell’intelligenza fine si prolunga l’anima stessa, mentre


l’intelligenza volgare è un’escrescenza avventizia manovrata
dall’istinto.

Il cambio generazionale è il veicolo ma non il motore della


storia.

L’anima è ciò che nasce dalle cose quando queste durano.

La filosofia interessante non è quella che estrapola evidenze,


bensì quella che le delucida.

307
Nicolas Gómèz Dâvila

Alcuni filosofi sono talmente ricchi che emettono solo una


quota minima dell’oro che tesoreggiano.
La maggioranza di essi, tuttavia, muore di inflazione cronica.

Avere delle opinioni è il miglior modo di eludere


l’obbligazione di pensare.

La vera sintassi dello stile è l’idea.

La conversazione è interessante solo con chi è solito dialogare


in maniera accesa con se stesso.
Quelli che camminano imperturbabilmente verso la loro meta
sono uno spettacolo affascinante, ma tediosi interlocutori.

I calcoli degli intelligenti di solito sbagliano perché


dimenticano lo stupido; quelli degli stupidi perché ignorano
l’intelligente.

Qualunque individuo con degli “ideali” è un potenziale


assassino.

Non sono scandalo né la superiorità sociale né l’inferiorità,


bensì certi superiori e certi inferiori.

I grandi libri possiedono una cortesia da re magnanimi:


accolgono il lettore come se fosse un loro eguale.
Lo scrittore mediocre tenta di umiliarci per occultare il suo basso
rango.

Così numerosi sono i poeti che scrivono solo un singolo buon


componimento che dobbiamo considerare questi versi solitari
come avventure di una poesia che si sbaglia di poeta.

308
Escolios I

Il libro influente soffre della propria influenza.

Qualsiasi nuovo stile insegna a decifrare determinate opere


passate, però ce ne ostacola la percezione di altre.
Certe forme estetiche rimangono eclissate per secoli perché una
nuova forma ha modificato l’assetto della nostra visione.
Imparare a leggere certi libri presuppone la dimenticanza di certi
altri.
Le Muse sono figlie della Memoria e dell’Oblio.

Saper scrivere vuol dire ottenere che la frase aderisca al


proprio significato senza discrepanze.

Sono stati sufficienti pochi anni affinché la poesia ermetica


degli ultimi decenni scambiasse il suo incanto di tesoro promesso
con il tedio di un indovinello risolto.

Appoggiamoci al masso della divinità finché i fanghi di questo


secolo fluiscono a valle.

Siccome è ovvio che l’autentica opera d’arte è originale,


l’illetterato si immagina che l’opera originale dev’essere
necessariamente opera d’arte.

La storia di queste repubbliche latinoamericane si dovrebbe


scrivere senza disprezzo ma con ironia.

Nelle altre lingue esiste una prosa corretta per un uso


quotidiano, mentre in spagnolo scrive decentemente solo il
grande scrittore.
Il libro mediocre è maggiormente mediocre in spagnolo che in
una lingua diversa.

309
Nicolas Gômez Dâvila

Il vecchio adotta inutilmente opinioni da giovane per far


dubitare della sua vecchiaia.

Solamente nei libri di coloro che le hanno inventate le idee non


invecchiano.

Per quanto tedioso possa essere il tema che tratta, l’intelligenza


affascina.

Il vocabolo usuale è sempre preferibile ai suoi rari sinonimi,


però un lessico preciso scusa qualunque pedanteria.
L’esattezza verbale è una qualità estetica, mentre la rarità di una
voce è un fatto sociologico.

La classe sociale alta è quella per la quale l’attività economica è


un mezzo, la classe media quella per la quale è un fine.
Il borghese non aspira ad essere ricco, bensì ad essere più ricco.

L’originalità di determinati scrittori proviene dall’incongnienza


fra la visione che esprimono e gli abiti dell’idioma in cui scrivono.
Questi scrittori sarebbero carenti di interesse se non scrivessero in
una lingua che è per loro ribelle.

Sull’ambigua autenticità della testimonianza si erge la più nobile


autenticità dell’immaginazione.

La più lieve commozione dell’anima ci fa sentire la nostra


esistenza come un alveo che si riempie.

Qualunque vita è una roccaforte sotto assedio.

Solo il contemporaneo può esprimere il sapore di un’epoca e


solo lo storico futuro può delineare la sua struttura.

310
Escolios I

L’intelligenza ci difende dagli sciocchi meno bene di


un’intenzionale vernice di stolidità.

Il vinto ispira sempre simpatia perché, alla fine, di norma


perdono solo coloro che si rifiutano di commettere qualche
vigliaccata.

La storia non ha leggi, ma ne contiene.


La storia è l’imprevedibile avventura elaborata attraverso le
abitudini della condizione umana.

Quando la propria immaginazione si infiacchisce, lo scrittore


classico ricorre alle sue matrici, quello romantico scimmiotta se
stesso.

Così come chi descrive la condizione umana non ha bisogno


di alludere a Dio, chi la interpreta non si può permettere di
ometterlo.

Il pensatore originale è difficile senza essere oscuro.


L’oscurità proviene sempre dall’imperizia con la quale i discepoli
maneggiano l’idioma del maestro.
Il testo opaco è scritto in un lessico estraneo.

Lo scrittore indifferente alla popolarità non pretende di essere


contemporaneo degli scrittori del proprio tempo, bensì degli
scrittori che ammira.

Nulla di più stupido che disdegnare la stupidità quando


sollecitiamo il suo applauso.

La stupidità tattica dell’ambizioso rischia di convertirsi in


stupidità autentica.

311
Nicolas Gômez Dâvila

La mente del democratico senile non contiene altro che idee per
un discorso elettorale.

La nobile inquietudine è la risposta della coscienza al grido


della nostra miseria comune.
Quando ci angosciamo per la morte di una nazione o per
l’avvenire della cultura, stiamo patteggiando con inquietudini
subalterne.

Le meschinità della mentalità moderna non sono errori


occasionali bensì tratti congeniti.

Qualunque vita è un esperimento fallito.

Del fallimento ne può parlare con nitidezza solo chi è


considerato un vincente dagli altri.

La catasta di predicati incolori che chiamiamo descrizione di


un individuo non è che un insieme di appunti cartografici per un
viaggio possibile.
Ma l’individuale a volte nasce dalla propria descrizione come
un’assenza evocata da un profumo.

Lo scrittore tradizionale non si occupa della tradizione alla


quale appartiene, perché non ha dubbi sulla legittimità della
propria genealogia.
Lo scrittore tradizionalista, invece, imita diligentemente i suoi
presunti predecessori per sembrare della medesima famiglia.

Per persuadere il nostro interlocutore dobbiamo dedurre le


verità da predicargli dagli errori nei quali crede.
La più alta retorica è l’arte di prendere avvio da premesse false per
giungere a conclusioni vere.

312
Escolios I

Una tradizione non è un presunto catalogo di virtù che si


contrappone a un catalogo di errori, bensì uno stile di risoluzione
di problemi.
La tradizione non è una soluzione pietrificata, ma un metodo
flessibile.

Le virtù plasmate dalla volontà sono monumenti scolpiti da un


artista meramente accademico.

Neanche per i santi l’intelligenza è superflua.


Esistono santi che la Chiesa ha canonizzato con senno, ma di cui
non deve far mostra. «

È così certo che niente di eccellente dipende da noi che solo il


mediocre ci sembra “meritorio”.
Le virtù alla nostra portata sono carenti di grazia.

Il futuro appassiona coloro che credono nell’efficacia della


volontà, mentre il passato affascina chi conosce l’impotenza dei
propositi umani.
Quello che l’uomo si propone è sempre tedioso, però quello che
ottiene a volte ci stupisce.

Il passato non è la somma di quello che l’uomo si è proposto,


bensì di quello che Dio ha concesso.
Il futuro è la somma dei propositi umani che Dio conculca.

Dio è l’intralcio dell’uomo moderno.

Nutrire sfiducia verso l’ispirazione e fiducia verso il


lavoro, come Baudelaire o Flaubert, non significa soccombere
all’orgoglio, bensì sottoporsi alle condizioni della grazia.
Come il mistico alla mortificazione ascetica.

313
Nicolas Gômez Dâvila

L’invidioso suole chiedersi con malizia a cosa serve il denaro al


ricco, scordando che gli serve perlomeno affinché l’invidioso lo
invidi.

Sostare in ogni idea.


Un istante.

La classe media dell’intelligenza è lamentosa e gemebonda.

In questo secolo non si devono riconoscere né compatrioti né


contemporanei.

Il subconscio affascina la mentalità moderna.


Perché lì può impiantare le sue idiozie preferite come ipotesi
irrefutabili.

Non dobbiamo scrivere come parliamo, bensì come


dovremmo parlare.

Il materialista si irrita se qualifichiamo lo spirito come spirito,


però se diciamo “spirito” (tra virgolette) si rasserena.
Frustrato il tentativo di ridurlo alla materia, le virgolette calmano
il materialista come un augurio di una sua riduzione eventuale.

Le nostre anime vivono la continuità del tempo come


una serie discontinua di eternità che periscono in catastrofi
susseguenti.

La gran parte degli uomini non ha diritto di opinare, bensì di


ascoltare.

L’uomo può definire solo quello che costruisce. Il resto è


meramente descrivibile.

314
Escolios I

L’umiltà non disarma in quanto simbolo di anticipata


sottomissione, bensì in quanto repentina rivelazione di un
universo nel quale comandare è qualcosa di maleducato e volgare.

Le regioni più remote dell’anima sono sempre le più popolate.


Gli esploratori dell’anima più audaci sbarcano in zone
urbanizzate.

La banalità non sta in quello che si sente, bensì in quello che si


dice.

Per non agire come pedagoghi indignati dobbiamo diventare


genealogisti dell’imbecillità.
Classificare le sciocchezze oppure indagare la loro origine ci
pacifica.

Soltanto le anime raffinate possono toccare il piacere senza


sporcarsi.

Quanto più grande è l’incapacità di un popolo, tanto minore è


il suo bisogno di governo.

Le discipline assiologiche rispondono tutte alla seguente


regola: nessun valore è funzione costante di accadimenti
operazionalmente definibili.
Nessuna serie assiologica, in altre parole, coincide univocamente
con una serie ontologica.
Gli dèi girano per il mondo a volte vestiti di stracci, a volte
incoronati.

Le grandi opere non hanno discendenza, quandanche i loro


imitatori sostengano il contrario.

315
Nicolas Gômez Dâvila

È fecondo soltanto il discorso balbuziente del quale si


impadronisce una voce sovrana.

L’estetica non può dare ricette, perché non esistono metodi


per fabbricare miracoli.

Ci sono quelli che confessano, senza vergogna, di “studiare”


letteratura.

La lucidità di un artista è altrettanto involontaria come la sua


ispirazione.

Una nazione civilizzata non deve ammettere di essere


governata se non da scettici.

I governanti che rappresentano solo una minoranza devono


inventare la civiltà per non perire.
I delegati di una maggioranza, al contrario, possono essere
scurrili, grossolani e crudeli impunemente.
Quanto più grande è la maggioranza che lo appoggia, tanto meno
il governante sarà accorto, tollerante, rispettoso della diversità
umana.
Quando i governanti si ritengono mandatari dell’umanità intera il
terrore si avvicina.

Gli uomini discrepano meno per il fatto di pensare


diversamente che per il fatto di non pensare.

Non vale la pena tentare di convincere quelli che non siano già
convinti in anticipo.
Convincere non vuol dire altro che esplicitare delle convinzioni
implicite.

316
Escolios I

Non dobbiamo cercare di spiegare, bensì di circoscrivere


l’enigma.

La società ammira senza ipocrisia solo l’intelligenza di colui


che ottiene trionfi meschini.

Lina semplice virgola a volte distingue una mera banalità da


un’idea.

Le mete di qualunque ambizione sono vane e il loro esercizio


dilettevole.

La nostra opinione su un grande libro è il verdetto con il quale


il libro ci giudica.

La “torre d’avorio” gode di cattiva fama tra gli abitanti dei


tuguri intellettuali.

Una stupidità rinnovata consente ad ogni epoca di burlarsi


delle stupidità precedenti.

Sentire come viene insultato un grande scrittore irrita meno


che vederlo trattato con una compiacenza benevola.

I critici vagabondano come cani impiccioni fra le grinfie dei


grandi scrittori defunti.
Ah, se si destasse il vecchio leone!

Sapiente è chi non ambisce a nulla vivendo come se ambisse a


tutto.

Nessuno sa mai quale sia il criterio estetico che realmente sta


applicando.

317
Nicolas Gômez Dâvila

Contemplato alla luce della nostra tristezza, della nostra gioia,


del nostro entusiasmo o del nostro disprezzo, il mondo rivela
una trama così sottile, un’essenza così fine che qualunque visione
intellettuale, confrontata a questa visione dei sentimenti, pare
appena un’ingegnosa volgarità.

All’opposto di quanto accade ai contemporanei, i posteri


percepiscono meglio le virtù dei capolavori e i difetti delle opere
mediocri.

Il “Progresso”, la “Democrazia” e la “Società senza classi”


esaltano le folle, ma lasciano le Muse distaccate e fredde.

Il Progresso, nel Parnaso, respira male.

I critici marxisti sfilano di fronte alle opere d’arte come il


popolo di Parigi il 20 di giugno di fronte a Luigi XVI.

La filosofia di Schopenhauer non esclude Dio necessariamente.


Semplicemente non lo include.
Lì, Dio sarebbe il fine della volontà e l’unico nutrimento che la
sazia.

II nemico mortale di Dio è l’incredulo rispettoso.

Solo l’anima vacillante è immune alla volgarità.

L’uomo intelligente, invecchiando, deve fingere la sicurezza


dogmatica dell’adulto.
Per salvaguardare l’adolescente che perdura in lui.

Il verbo al futuro è la modalità prediletta dell’imbecille.

318
Escolios I

Quelli che accettano il lessico dei nemici si arrendono senza


saperlo.
Prima di rendersi espliciti nelle proposizioni, i giudizi sono
impliciti nei vocaboli.

Gli artisti moderni ambiscono talmente a differire gli uni dagli


altri che questa stessa ambizione li raggruppa in una sola specie.

Il culto cattolico è stato riformato affinché il calore della


moltitudine riunita covi l’uovo del Grand-Etre di Comte.

Il trionfo o la sconfitta del comuniSmo tengono svegli coloro


che sono angosciati dal colore, tanto rosso come un altro, del
sudario.

I compiti Sociali fondamentali richiedono una certa stupidità.


Le intelligenze che illuminano la storia non avrebbero potuto né
fare affari né reggere uno Stato.

Non ammirare altro che le opere davvero ammirevoli è indizio


di gusto dubbio.
Il vero tatto letterario e l’autentica passione apprezzano l’incanto
del poeta minore e la delicatezza di prose subalterne.

L’uomo scolpisce solo vittorie mutilate.

Soltanto l’allusione può evocare presenze concrete.

II poeta vuole trasmettere ciò che sente, però confessa solo ciò
che è.

Per quanto meschina e povera sia, qualunque vita ha istanti


degni di eternità.

319
Nicolas Gômez Dâvila

Non si deve parlare dell’amore fisico con grossolanità o con


pompa, bensì con passione o con odio.

Le idee si arrendono solo a chi le palpa come corpi nudi.

Dio non è l’Amore, bensì il profilo esatto del mio amore.

I posteri preferiscono l’aneddoto piuttosto che l’idea.


Solo la chiacchiera non deperisce.

Niente di più ripugnante di quello che lo sciocco definisce


“un’attività sessuale armoniosa ed equilibrata”.
La sessualità igienica e metodica è l’unica perversione detestata
tanto dagli angeli quanto dai demoni.

Qualsiasi fatto è sempre meno interessante della sua


narrazione.

La fantasia sfrutta i ritrovati dell’immaginazione.

La bellezza delle cose nobili diffonde nell’anima un’agitazione


che la trascina verso regioni il cui portico è la morte.

Ogni nostro sentimento aspira all’intelligibilità verbale, alla


chiarezza dell’intelligenza.
L’intera ricchezza del mondo aspira alla miseria del verbo.

Senza dignità, senza sobrietà, senza maniere raffinate non


esiste prosa che possa soddisfare pienamente.
Oltre al talento, al libro che leggiamo chiediamo anche buona
educazione.

320
Escolios I

Il significato dei migliori versi è appena un fugace lampo


notturno.

La buona educazione, in fondo, non è altro che la maniera di


esprimere il rispetto.
A sua volta il rispetto è un sentimento che la presenza di una
superiorità ammessa infonde, per cui dove mancano gerarchie,
reali o fittizie ma osservate, la buona educazione perisce.
La villania è un prodotto democratico.

Noi uomini ordinari semplicemente viviamo.


Solo gli uomini intelligenti esistono.

L’umanità cambia meno quello che ammira piuttosto che le


ragioni con le quali giustifica la sua ammirazione.
Per tremila anni Omero è stato ammirato di volta in volta per
ragioni contraddittorie.
Le opere sopravvivono alle estetiche.

L’estetica è la meditazione di colui che è carente di gusto sui


misteriosi successi di colui che ce l’ha.
Solo quando è venduto il critico formula giudizi impersonali.
Quando il critico non è complice è semplicemente cieco.

L’uomo attuale reclama la libertà affinché la viltà fiorisca


impunemente.

Di fronte all’uomo intelligente che diventa marxista


avvertiamo la stessa cosa dell’incredulo di fronte ad una giovane
graziosa che entra in convento.

321
Nicolas Gômez Dâvila

Sainte-Beuve è il supremo Selbstbewußtsein™ letterario.

Lo scrittore nitido, in qualunque epoca egli viva, non si


preoccupa di appartenere alla letteratura contemporanea.
Per lo scrittore autentico la letteratura contemporanea è quella
fatta da lui stesso.

Seguire la moda importa soltanto all’artista che non sarà mai la


moda da seguire.

Non c’è stupidaggine che l’uomo moderno non sia capace di


credere, sempre che ciò eluda credere in Cristo.

Il XVIII secolo?
I XVIII secoli.

Le debolezze del grande uomo non lo mostrano più umano,


bensì meramente più simile al volgo.

L’individualismo intransigente, che è stato il morbo del XVIII


secolo, è l’ultimo rimedio che rimane al XX.

L’artista attuale desidera che la società lo ripudi e che la


stampa lo elogi.

L’anima borghese si sente redenta quando si annuncia


inconformista.

L’artista contemporaneo si ribella contro la borghesia per


poterle vendere più care le proprie opere.

18/ Autocoscienza.

322
Escolios I

L’estremismo politico serve a discolpare la mediocrità


intellettuale.

È più facile avere opinioni ardite che essere intelligente.

Non è la città celeste dell’Apocalisse quella che inquieta il


cattolico progressista, bensì la città-giardino.

L’ateo, a suo modo, concede al cristiano che il cristianesimo


si basa sull’esperienza pasquale, mentre il progressista evangelico
mostra che la sua falsificazione comincia con la Pasqua di
Resurrezione.

Quando Γimbecille raccoglie, per lanciarli a propria volta,


gli insulti lanciati da un genio, bisogna passare dalla parte degli
insultati.

Senza la zavorra dei “cristiani mediocri” la Chiesa si


ribalterebbe.

Quelli che si specializzano nel discendere fino al fango


per disseppellire le sordide radici delle nostre virtù ricevono
l’applauso della nostra viltà congenita.

L’uomo moderno crede che l’analisi di un prodotto riduca


questo ai suoi componenti.

L’uomo, per contrastare la convocazione di Dio, fa appello al


proprio degrado.

Virtualmente l’uomo può costruire apparecchi capaci di tutto.


Eccetto di avere coscienza di se stessi.

323
Nicolas Gômez Dâvila

Non esiste idiozia che una sintassi elegante non possa redimere.

La fede di qualunque uomo intelligente, qualunque fede,


barcolla quando ascolta i suoi correligionari.

In nessuna epoca anteriore le lettere e le arti hanno avuto


maggior popolarità che nella nostra. Arti e lettere hanno irrotto
nella scuola, nella stampa e negli almanacchi.
Nessun’altra, tuttavia, ha fabbricato oggetti tanto brutti, né fatto
sogni così volgari, né adottato idee altrettanto sordide.
Si suol dire che il pubblico è meglio educato. Ma non si nota
proprio.

L’arte non educa che Kartista.

Il lessico religioso riceve da chi lo profana un tale vigore


espressivo che in bocca di quelli che semplicemente lo volgarizzano
non avrebbe mai.

Quasi qualunque anima possiede tre strati distinti: un buccia |


amara, una polpa tenera e un nocciolo vile. I
Lo spettatore di Edipo, di Amleto, di Fedra e di Faust gode più
della propria “cultura” che del pezzo teatrale.

La Rivoluzione Francese sembra ammirevole a chi la conosce


male, terribile a chi la conosce meglio e grottesca a chi la conosce
bene.

I prolegomeni a una dottrina possono comparire dopo anni


dalla dottrina stessa.
Esistono così dottrine successive alla dottrina che precedono e
dottrine precedenti alla dottrina che seguono.

324
Escolios I

Le obiezioni normalmente mosse a un Kierkegaard, a un


Baudelaire, a un Pater implicano che si dovrebbe criticare Cristo
per aver vissuto da celibe, distante dai commerci e restio ad
occupare qualche carica nell’amministrazione pubblica.

Il sintomo più sicuro della mediocrità di un pezzo teatrale è la


possibilità di definire in modo soddisfacente il suo argomento.

È savio non tanto chi dice la verità, quanto chi conosce la


precisa portata di quello che dice.
Chi pensa di non dire nulla di più di quello che sta dicendo.

Chi acquisisce esperienza politica confida solo nella massima


classica: non fare oggi quello che può essere lasciato per domani.

Lo scemo non rifiuta i luoghi comuni in quanto sciocchi, bensì


in quanto comuni.

Maturare vuol dire trasformare un numero crescente di luoghi


comuni in esperienza spirituale autentica.

Trangugiare banalità, assimilarle, alimentarsi di esse è il


sintomo inequivocabile dell’autentica originalità.
Il monarca legittimo conia a propria effigie le monete dei suoi
predecessori.

Per trattare il tema che conosciamo male abbiamo bisogno


di un libro, ma sono sufficienti poche frasi per quello che ci è
familiare.
L’ignoranza ci fa diventare prolissi.

Per fare centro è necessario contraddirsi.


Poiché l’universo è contraddittorio.

325
Nicolas Gômez Dâvila

I filosofi non sono dei cacciatori di verità: le verità sono delle


cacciatrici di filosofi.

La retorica, indubbiamente, serve ad occultare l’assenza di


idee, però il vocabolo retorica si usa per denigrare le prose più
belle.
Con questo termine si fanno scudo coloro che sono insensibili
alla bellezza letteraria.

Le obiezioni di quelli che non condividono le convinzioni che


criticano sono sempre discordanti e incongrue.

Dove si riesca effettivamente ad istituzionalizzare davvero


la mobilità sociale, le rivoluzioni si renderanno difficili, però la
civiltà sarà impossibile.

Le idee tiranneggiano colui che ne ha poche.

Gli storici recenti assegnano più importanza alla geodesia della


storia piuttosto che alla sua climatologia.
Il grande storico, tuttavia, è chi si può permettere di disegnare
una mappa erronea degli accadimenti di un’epoca, purché
indovini nell’evocazione del suo “spirito”, della sua “anima”, del
suo “sapore”, del suo “colore” e del suo “clima”.
Secondo Acton, Luigi Filippo asseriva che la Histoire des
Girondins era il documento migliore su ciò che era stata la
rivoluzione per i contemporanei.
Magari la funzione dell’erudito è quella di glossare i Lamartine e i
Michelet.

La società aristocratica è quella nella quale l’anelito della


perfezione personale è l’anima delle istituzioni sociali.

326
Escolios I

Alla società democratica è sufficiente, nel migliore dei casi,


garantire la convivenza.
Le società aristocratiche, invece, erigono sulla gleba umana un
palazzo di cerimonie e di riti al fine di educare l’uomo.

Le feste democratiche commemorano rivolte vittoriose.


L’aristocrazia preferiva le pompe liturgiche.
La festa della Federazione terminò in balli di contrada.
L’etichetta imperiale si prolungò nel rito gallicano di una messa
milanese.

L’aristocratico non difende la libertà per assicurare


l’autonomia della propria volontà, bensì l’autonomia delle norme
proprie della perfezione personale di ogni individuo.

Lo storico che spregia la “superficie pittoresca della storia”,


con la pretesa di diventare un rabdomante di “correnti storiche
profonde”, sta dimenticando che la storia è quello che succede
all’individuo in carne ed ossa in un certo istante e in un certo
luogo.

In un’economia borghese gli uomini sono dei mezzi usati per


acquisire dei beni.
In un’economia feudale i beni sono dei mezzi usati per acquisire
degli uomini.

L’uomo si deve fingere civilizzato per poter esserlo.


La sua capacità di ipocrisia misura la capacità di civilizzazione di
un popolo.

Sospetto di qualunque idea che non paia obsoleta o grottesca


ai miei contemporanei.

327
Nicolas Gômez Dâvila

Il culto dell’umanità si festeggia con sacrifìci umani.

La fede, qualunque fede, deve chiedere allo scetticismo di


comporle i programmi politici.

I nuovi catechisti proclamano che il Progresso è l’incarnazione


moderna della speranza.
Però il Progresso non è una speranza emergente, ma l’eco
agonizzante della speranza scomparsa.

La letteratura ha tre nemici; essi sono il giornalismo, la


sociologia e l’etica.

La libertà perdura fintantoché lo Stato funziona tra


l’indifferenza cittadina.
Si abbozza il dispotismo quando il cittadino si entusiasma a
favore del proprio governo o contro di esso.

II marxismo mostra che l’economia determina la storia, però


pretende di redimere l’uomo attraverso una riforma giuridica.

L’Europa, in senso stretto, consta dei paesi educati dal


feudalesimo.

Il pre-marxista è infantile e il marxista grezzo; solo il post­


marxista è adulto.
Credere nei posteri è una scemenza necessaria allo scrittore.

L’ambiguità della nozione di classe permette di adulterare la


storia, trasformando le guerre civili, che sono frequenti, in guerre
servili, che sono scarse.

328
Escolios I

Lo storico marxista dà una mano di vernice monocroma sopra


le tinte policrome della storia.

Per il marxista, il ribellismo nelle società non comuniste è un


fatto sociologico e nella società comunista un fatto meramente
psicologico.
Nel primo caso si ribella uno “sfruttato”, nel secondo caso si
rivela un “traditore”.

Cervantes è colpevole dell’insipidezza della critica cervantina


spagnola perché ha dato in eredità un libro ironico a un popolo
senza ironia.

È intelligente solo chi non teme di essere d’accordo con gli ì


stupidi. "

Chiamiamo intelligenti coloro che si sbagliano in un


determinato modo.

L’incarico della sociologia è l’elaborazione di un lessico per lo


storico.

Nessuno si ritrova quando cerca meramente se stesso.


La personalità nasce dal conflitto con una norma.

L’“io” non è “haïssable"™·, ciò che è “haïssable” è il “noi”.

Il proletariato, nel nostro tempo, è il padrone della “giustizia”,


della “legge” e della “storia”.
L’orgoglio del fariseo pulsa nei cuori proletari.

19/ Odioso, detestabile.

329
Nicolas Gômez Davila

Si è perduto il senso dell’orgoglio individuale. All’idea di


grandezza personale è stata sostituita l’idea del potere della
specie.
Una simile conversione al collettivo preserva l’orgoglio per anni
da esperienze che lo umiliano. L’orgoglio individuale, in effetti,
riscontra presto la propria inezia, mentre l’orgoglio della specie
può aver fiducia in istanze future che lo riscattino anche nel
mezzo di un disastro.
L’umanità è l’ultima spiaggia dello scemo.

Tutti si sentono superiori a ciò che fanno, poiché si credono


superiori a ciò che sono.
Nessuno crede di essere il poco che in realtà è.

La nostra apparenza insignificante è la testimonianza fedele


della nostra insignificante realtà.

Non è fare tabula rasa del passato il modo di operare


efficacemente, bensì lo è plasmare il nostro proposito nel suo
marmo.
L’originalità è plagio di un genio.

Evidenza e coerenza si escludono.

L’oggetto di malgusto viene fabbricato dove il prestigio sociale


fa acquisire oggetti che non procurano piacere alcuno a chi li
compra.

La metafora è un ornamento barocco.


L’arte barocca è quella che predilige l’espressione metaforica a
quella diretta. L’arte classica è quella che cerca di evitare la metafora
che l’uso e l’usura non hanno trasformato in semplice vocabolo.

330
Escolios 1

Classica è l’arte che esprime il massimo del significato con il


minimo delle metafore.

Il diavolo sceglie, in ciascun secolo, un demonio diverso per


tentare la Chiesa. Il demonio attuale è singolarmente sottile.
L’inquietudine della Chiesa di fronte alla miseria delle moltitudini
oscura la sua coscienza di Dio.
La Chiesa inciampa nella più astuta delle tentazioni: la tentazione
della carità.

Distruzioni e ricostruzioni, nella storia, hanno un autore noto.


Ma le costruzioni sono anonime.

La sventura di chi non è intelligente è che non ci sono idee


intelligenti.
Idee cioè che sarebbe sufficiente adottare per essere alla pari con
l’intelligente.

Della letteratura trascorsa l’illetterato apprezza soltanto


quello che gli ricorda l’arte contemporanea che ammira.

La comparsa recente di una letteratura di professori ci ha


riconciliato con la letteratura di giornalisti.

Lo storico ha la possibilità di scrivere la storia di quello che


odia, ma non di quello che disdegna.

Alcuni storici sembrano supporre che Atene interessi perché


importava grano ed esportava olio.

L’opera letteraria si suol scrivere negli intermezzi della


meditazione dell’autore sull’opera che si propone di scrivere e
che mai scrive.

331
Nicolas Gômez Dâvila

Nessun autentico problema ha soluzione.


E questo è ciò che definisce la sua autenticità.

Qualunque esegesi del Vangelo ci convince della riuscita


dell’esegeta opposto.

La vita è tema da natura morta, interessante soltanto in


pittura.

La carità è virtù dei forti.


Tra i deboli è elucubrazione sulle future corrispondenze mutue.

Coloro che citano un autore mostrano che sono stati incapaci


di assimilarlo.

Tanti “filosofi” credono di pensare perché non sanno scrivere.

Quando una nazione ne imita un’altra, la nazione imitata


disdegna quella che la imita.
Qualsiasi copia pare grottesca all’originale.
Fra nazioni rinchiuse nelle proprie differenze, al contrario, esiste
ostilità, ma non disdegno.
Il meteco è un più sicuro candidato al disprezzo da parte
dell’autoctono che il semplice pellegrino.

Siccome in storia tutto è causa di tutto, non esiste disciplina


più difficile né più facile.

Nei paesi intellettualmente indigenti, il patriottismo del


lettore compensa il talento insufficiente dell’autore.

Le grandi potenze non hanno bisogno di inventarsi grandi


uomini come consolazione.

332
Escolios I

Manifestare all’anima instabile che comprendiamo il suo


problema significa renderlo insolubile.
Uno sguardo ottuso dissolve le inquietudini.

Più che la pratica di un’etica o l’adesione a una dottrina, il


cristianesimo è lealtà a una persona.
La Chiesa potè cristianizzare gli ideali del Medioevo e
i comportamenti feudali, perché senza essere cristiani
appartenevano però alla stessa specie spirituale del cristianesimo.

La “visione oggettiva” non è una visione priva di pregiudizi,


bensì una visione sottomessa a pregiudizi altrui.

I progetti dell’uomo sono carenti di interesse. Di interessante


c’è solo la storia.
Vale a dire: ciò che Dio fa con i progetti dell’uomo.

Una grande tradizione intellettuale è una garanzia di


sensatezza per chi la eredita e un fornito repertorio di
sciocchezze per chi meramente se ne appropria.

Esistono due forme simmetriche di barbarie: quella dei popoli


che non hanno che costumi e quella dei popoli che non rispettano
che le leggi.

II discorso umano oscilla fra due poli: quello delle verità esatte
ma tediose e quello delle verità divertenti ma inesatte.

Il vantaggio dell’aforisma sul sistema è l’immediatezza con la


quale si dimostra la sua insufficienza.
In mezzo a poche parole è altrettanto difficile nascondersi che in
mezzo a pochi alberi.

333
Nicolas Gômez Dâvila

Al fine di sedurre non è necessario che lo scrittore abbia


qualcosa da dire, bensì che sia qualcuno.

Il pensiero non inizia da un’osservazione o da un esperimento,


bensì da un pregiudizio.
Il pregiudizio è l’organo dell’appropriazione intellettuale
dell’universo.

L’intelligenza non stanca, però i suoi frutti imputridiscono.

La pedanteria morale sta nel trattare se stessi come l’etica


kantiana richiede che si trattino gli altri.

Il pensiero, filosofico o scientifico, non nacque quando si


iniziò a pensare in una determinata maniera, bensì quando fu fatta
la prima ipotesi.
Pensare vuol dire correggere un’ipotesi previa, qualunque sia.

La vita non insegna niente direttamente; semplicemente


confuta falsi pregiudizi.

Non bisogna aspettarsi niente da nessuno, né spregiare niente


da nessuno.

Coloro che confessano enfaticamente la nostra fede sembrano


tradirla.
La nostra verità suol essere la somma delle restrizioni che
tacciamo.

La retorica verbale ammazza il libro, però senza eloquenza


intellettuale il libro abortisce.

334
Escolios I

Dopo millenni di letteratura dovremmo sapere che la verità


importa meno del talento con cui uno scrittore si sbaglia.

Coloro che credono nella “Verità” limitano le loro letture agli


errori popolari della giornata.

La verità è qualcosa di comune a certe “verità” e certi “errori”


come lo è la bellezza alle opere di tutti gli stili.

La verità è la melodia di certe anime più che il prodotto di


determinati metodi.

Quando pensiamo che l’“anima” di uno scrittore sia interessante


è meramente perché stiamo chiamando “anima” il suo talento.

Le istituzioni sociali sono costruzioni del realismo dissolte dal


nominalismo.
Quando un’istituzione pare consistere negli uomini che la
rappresentano, la sua morte si avvicina.

Per sapere che cosa ha detto un uomo intelligente si è soliti


limitarsi ad ascoltare qualche scemo che lo scimmiotta.

È sufficiente rispondere ad una domanda importante per


sembrare grotteschi. (Per esempio: cosa pensa lei dell’amore, della
vita, dell’arte, di Dio?).

Collocare l’individuo in un posto che non merita è meno grave


che ubicare un valore dove non gli corrisponde.

La psicologia non è scienza dell’anima, bensì delle sue attività.


L’introspezione più acuta segue solo la traccia di piedi sempre
invisibili.

335
Nicolas Gômez Dâvila

Dalle entità empiriche possiamo dedurre solo esistenze


analoghe. Soltanto l’intuizione assiologica proietta ombre
trascendenti.
L’anima è quello che si sottrae all’osservazione psicològica, e Dio
è quello che elude qualunque prova.

Fra intellettuali la conversazione è uno scambio di idee di altri.

Si possono ammirare autori greci e latini senza pericolo, però


se distrattamente si confessa dell’ammirazione per Shakespeare
o per Racine c’è sempre qualche inglese e francese che diventa
comicamente petulante.

Un nome di artista suol essere l’aggettivo più utile del lessico


critico. Virgiliano, per esempio, rimpiazza intere pagine di frasi
vaghe.
L’artista originale equivale ad una sensazione irriducibile la cui
denominazione moltiplica le nostre possibilità di discorso.

La nostra scienza in ogni momento non è che l’ipotesi che


fino a quel momento nessun esperimento ha falsificato.
Il compendio scientifico definitivo non sarà mai più del
pregiudizio vigente nell’istante in cui l’umanità si estingua.

L’anima volgare cela la propria gioia per timore dell’invidia;


l’anima nobile lo fa per compassione verso di essa.

Il giudizio di esistenza è una struttura di giudizi di valore.


L’innocenza di coloro che pretendono di asserire qualcosa senza
nulla rischiare.

Tutto ciò che è superiore ci disturba: la bellezza o la bontà,


Dio o il genio.

336
Escolios I

La nozione di ideologia è un’invenzione ideologica dell’impegno


di umiliare ciò che è grande.

Marx e Freud hanno fatto diventare tollerabile all’invidia la


visione della storia.

A nessuno risulta difficile amare il prossimo che sembra


inferiore.
Ma amare chi sappiamo essere superiore è ben altra cosa.

L’ugualitarismo non è un tributo ai diritti di coloro che


ci succedono, bensì intolleranza dei diritti di coloro che ci
precedono.

Le opinioni stupide cessano di irritarci se le stiamo a sentire


come fossero documenti sull’opinante.

Il mondo attuale accoglie con tanta generosa tolleranza


qualunque novità che in pochi istanti la banalizza.
Chi si occuperà di scrivere sulla libertà strangolatrice?

La poesia è una maniera di evocare qualsiasi aspetto del mondo


che allude alla morte.
La giovinezza è un tema poetico perché non dura e la gioia lo è
perché passa.
La poesia di ciò che è eterno è la fragranza del cadavere della
morte.

Qualunque idea finisce per essere una prostituta.

Di ciò che è importante niente è dimostrabile.


Solamente mostrabile.

337
Nicolas Gômez Dâvila

Il marxismo e il freudismo negano l’individualità.


La sessualità e l’economia plasmano la stessa materia omogenea.
Secondo queste dottrine l’individualità sarebbe una mera somma
di aneddoti, quando in realtà è ciò che trasforma gli aneddoti in
somma.

Qualsiasi pace si compra con delle meschinità.

Verità o autenticità non sono mete della letteratura, bensì


proprietà utilizzabili letterariamente di certe proposizioni come
la loro musica verbale o il loro grafismo evocativo.

La teologia cattolica insegna che l’atto di fede non è solamente


soprannaturale e volontario, bensì anche razionale.
Una tesi giusta fintantoché non concluda che un ragionamento
sostenga l’atto, bensì che la ragione dimostra che nessuna causa
empirica lo spiega.
L’atto di fede è razionale quando la ragione prova che tale atto
non segue da paralogismi, stati emotivi, regressioni infantili,
strutture sociali o comportamenti economici.
La fede razionale è quella che si avvalora come dato ultimo
dell’esperienza.
Come un atto soprannaturale.

Il santo non è un tipo differente d’uomo, bensì una specie


umana nuova.

Le dottrine cristiane sono al contempo dei beni senza padrone


e una proprietà privata.
Il significato delle loro formule pubbliche si consegue tramite
un’avventura personale, inspiegabile ed intrasferibile.
Luoghi comuni che repentinamente si convertono in scoperte del
nostro ingegno.

338
Escolios I

Così tante volte ci hanno predicato che il giusto cammina


mascherato da peccatore che siamo avvezzi a dimenticare che a
volte si traveste da giusto.

Oggi chi pretende di differenziarsi non deve essere


anticonformista.

È raro il morto al quale la morte non stia troppo larga.

Il marxismo annuncia che rimpiazzerà il governo delle persone


con l’amministrazione dei beni.
Purtroppo il marxismo insegna che il governo delle persone
consta dell’amministrazione dei beni.

Il grande scrittore non è quello che ci pare grande, bensì


quello che ci sembra, mentre lo leggiamo, l’unico grande.

“Une nouvelle distribution de la richesse produit une nouvelle


distribution du pouvoir” scriveva Barnave nel 1785.
Legge che la Rivoluzione francese realizza.
Però, le riforme elettorali e le rivoluzioni posteriori compiono
una legge distinta: Une nouvelle distribution du pouvoir produit
une nouvelle distribution de la richesse.
Le “leggi storiche” hanno una validità breve.

Ci sono tante diverse storie possibili di qualsiasi accadimento


quanti sono i differenti storici possibili.

Il progresso scientifico di solito proviene dall’attenzione con


cui si studia una banale eccezione a una regola.
Il filosofo, in ciò che si definisce filosofia della storia, considera
le eccezioni alle sue “leggi” come semplici scortesie della
provvidenza.

339
Nicolds Gômez Dâvila

Le norme scientifiche sono quelle che possiamo usare, ma non


violare; le norme assiologiche quelle che possiamo violare, ma
non usare.

La “necessità” è l’attributo che caratterizza le tautologie, le


norme etiche e le opere d’arte.
Il mondo naturale è un fatto bruto, un semplice accadimento
che non tende a nulla. La legge naturale descrive meramente il
comportamento di un determinato sistema. Lì non vi è necessità
e neppure finalità.
La necessità è lì metafora logica e la finalità è metafora mentale.
La libertà, al contrario, instaura una necessità in seno alla
contingenza: come un valore estetico in una configurazione di
colori.
Il Partenone presso la sua altura è una necessità eretta da un atto
libero su un fatto bruto.

Il poeta non traduce una visione in parole. La sua visione viene


elaborata nelle parole stesse.
Il poeta non scopre quello che intende dire se non dicendolo.
La poesia è retorica vincente.

L’uomo vive del disordine del proprio cuore e muore


dell’ordine che la vita stabilisce in esso.

A volte basta che una società abolisca una consuetudine che


reputa assurda affinché una repentina catastrofe le dimostri il suo
errore.

La differenza fondamentale fra gli uomini consiste nella forma


con la quale scrivono la parola giustizia: con maiuscola o tra
virgolette.

340
Escolios 1

Il clero progressista disapprova la “mentalità da ghetto”


dell’odierno vecchio cristiano.
Questi sacerdoti prediligono l’attività mercantile e borsistica
dell’ebreo moderno al ghetto, in cui fiorì la fedeltà di Israele.

Non dobbiamo usare come documento storico le opere maestre,


bensì quelle mediocri.
Quello che differenzia le epoche è la loro maniera di fallire.

L’artista che si giustifica allegando la propria sincerità vuol farci


credere che il suo fallimento è stato deliberato.

Il criterio clandestino di qualunque variante filosofica è


l’implicazione, o la non implicazione, di una trascendenza.

L’intelligenza senza pregiudizi è solo quella che conosce i propri.

Il problema classico dell’esistenza del male inquieta meno del


problema romantico della sua seduzione.
La tesi semplicistica di un principio antagonista retrocede di fronte ai
terribili indizi di una fluorescenza angelica.

Il pensiero è illimitato in entrambe le direzioni: non giunge a


conclusioni ultime né a princìpi primi.

Coloro che professano senza riserve che la letteratura è


espressione della società rischiano di usare come documento storico
delle mere formule di retorica tradizionale.
La letteratura suol essere espressione della letteratura anteriore.

Solo perché ordinò di amare gli uomini il clero moderno si


rassegna a credere nella divinità di Gesù; quando in realtà è solo
perché crediamo nella divinità di Cristo che ci rassegnamo ad amarli.

341
Nicolas Gômez Dâvila

Il cristiano è colui che fonda la sua accettazione


de\\' evangelism Christi sulla propria fede nell’evangelism de
Christo.20
E non viceversa.

Le opinioni non sono tutte rispettabili se non da morte. È


soltanto in quanto cadaveri che le sciocchezze non puzzano.

Qualunque soluzione è falsa.

Il mito non è visione obsoleta, bensì funzione semantica


che permette riferimenti, errati o corretti a seconda del caso, a
determinate evidenze.
Il mito non è scienza prematura dell’universo, bensì dimensione
specifica del linguaggio.

Lo spettacolo di una vanità ferita risulta grottesco quando la


vanità è altrui e ripugnante quando è la nostra.

Nessuno di quelli che conoscono se stessi può assolversi.

Quello che indigna i moderni nel dogma del peccato originale


non è tanto il castigo ereditario, ma la colpevolezza ereditaria.
Essere moderni significa dichiararsi enfaticamente innocenti
rifiutandosi di essere perdonati.

Proclamare l’uomo “misura delle cose” non significa affermare


la sua grandezza, bensì confessare le sue limitazioni.
Una sentenza da prigioniero che si vanta di esserlo.

20/ “Vangelo di Cristo” il primo, e “vangelo su Cristo’ il secondo.

342
Escolios I

Uomo “privo di pregiudizi” suol significare uomo privo di


spiritualità.
Pregiudizi, superstizioni e scrupoli sono fioriture dello spirito
nascente in anime semplici. Sradicarli al fine di liberare queste
anime da ciò che “asfissia la libera espressione dello spirito”
asseconda meramente l’erosione di terre povere.
Liberare l’uomo comune dalle ossessioni meschine che
lo angosciano non vuol dire redimerlo da un’esistenza
spiritualmente sudicia, bensì vietargli l’unica spiritualità alla sua
portata.

Gerarchia spirituale ascendente:


avere idee e non essere intelligente;
non avere idee e non essere intelligente;
non avere idee ed essere intelligente;
avere idee ed essere intelligente.

L’intellettuale si distingue dall’uomo colto come i materiali


plastici dalle materie nobili.

Quello che differenzia la frase sublime da quella ridicola è il


suo autore.

Coloro che professano che l’essenziale del cristianesimo non è


la “dottrina”, bensì la pratica e la vita, predicano surrettiziamente
una dottrina nuova.
Con il motto, attraente per lo sciocco, della “superiorità della
vita” intendono insinuare che il nostro destino terrestre è il solo
che conta.
L’irreligione gode nel vestirsi dal guardaroba evangelico.

I libri degli epigoni non sono mediocri perché ricalcano quelli


del maestro, bensì perché non riescono a ricalcarli.

343
Nicolas Gômez Dâvila

Il pensiero di un filosofo, in fondo, risulta essere quello


che circola nella storia sotto il suo nome più di quello che ha
veramente pensato.
Tutto finisce in fesseria.

Le filosofie che il pubblico conosce ed apprezza sono rosari di


volgarità affibbiate a nomi illustri.

Il governante intelligente si deve proporre in modo


sistematico di non risolvere che il minor numero di problemi.

Per il democratico la libertà non significa poter dire tutto ciò


che pensa, bensì non dover pensare tutto ciò che dice.

Il lessico filosofico si differenzia in vocaboli per pensare e in


vocaboli per credere di pensare.

La maggioranza della gente crede di pensare perché non


conosce il senso dei termini che impiega.
Anche al più loquace, è sufficiente presentare una definizione per
renderlo muto.

Gli inganni estetici proliferano oggi perché gli appassionati


odierni sono di solito degli specialisti qualunque ai quali è facile
suggerire che le attività artistiche sono tanto inaccessibili al
profano quanto lo sono le sue.
Critica, lettere ed arti si piagano di impostori quando
l’appassionato semplicemente colto scompare.

Il libro mediocre ha bisogno, per divenire leggibile, di avere


perlomeno cent’anni.

344
Escolios I

Prima la Chiesa assolveva i peccatori; oggi si è risolta ad assolvere


i peccati.

Chi vede che le proprie idee si diffondono deve sospettare che


tradiscano.

Meditare significa dialogare con qualche defunto.

Così come alla teoria fisica del colore non compete la sua qualità
sensibile, all’analisi stilistica di uno stile non compete la sua qualità
estetica.

Nel momento in cui siamo impressionati da un luogo comune


crediamo di possedere un’idea nostra.

Persuasi di avere appuntamento con un’idea presso un palazzo, di


solito ci svegliamo accanto ad un luogo comune in un postribolo.

Le dimostrazioni della fede sono interne alla fede come quelle


della scienza lo sono alla scienza. Credo ut intelligam-' è l’epigrafe di
tutti i trattati di qualsivoglia metodologia.
In questa epoca di minacce e di segnali non c’è niente di più frivolo
che occuparsi di cose serie.

Non i cristiani di ieri sono i cristiani di Nietzsche, bensì quelli di


oggi-
Storico inesatto, ma magari profeta.

Come si può saltare kierkegaardianamente dall’etica alla


religione? Per mezzo dei trampolini che Hume colloca con ironia in
calce alle proprie opere.

21/ Credo per capire.

345
Nicolas Gômez Dâvila

Lo scettico è un filosofo che non ha avuto tempo di diventare


cristiano.

Oggi per essere un puritano è sufficiente avere del gusto.

Gli arcangeli dell’idealismo tedesco fecero precipitare il


demone Aufklärung nel Tartaro, ma si scordarono di sigillarne le
porte di bronzo. Oggi in Aufklärung usurpa nuovamente il trono
del mondo.
Malgrado la sua prepotenza, la Aufklärung deve tuttavia celare le
sue ali spezzate. Non esibisce più agli esperti i titoli con i quali
pretendeva di giustificare i propri attacchi.
Solo di fronte alle moltitudini ignoranti si arrischia ancora a
fingere maniere da monarca legittimo.

Affinché l’idea più sottile diventi sciocca non è necessario che


sia esposta da uno scemo, ma che uno scemo l’ascolti.

Colui che crede in Cristo perché ne ammira parole od opere


non è cristiano.
Il cristiano non crede in Cristo per il fatto che Cristo predichi
dei valori da lui previamente ammirati; al contrario, il cristiano
chiama valori ciò che Cristo predica perché egli crede in Cristo.
Il cristianesimo non applica un criterio a Cristo, bensì applica
Cristo come criterio.
Il cristianesimo è un metodo specifico di fondare il valore.

Valore è quello che la volontà asserisce, se la volontà che


asserisce è quella di Dio.
Il valore è soggettivo per Dio ed oggettivo per l’uomo.
Il razionalismo tomista rende Dio un uomo; il soggettivismo
assiologico rende l’uomo un dio.

346
Escolios I

La finalità delle scienze sociali non è la risoluzione dei


problemi, bensì la redazione del repertorio completo delle
domande che lo storico deve formulare alla storia.

La pluralità empirica di sistemi simbolici è un indizio di una


pluralità di referenti reciprocamente irriducibili. Ci possiamo
riferire alla totalità dei referenti solamente impiegando la totalità
dei sistemi.

Il mito è il linguaggio della percezione immediata, vale a dire


di quella che intuisce il trascendente in ciò che è sensibile.

Oggi definirsi “cristiani” suol essere una maniera di indicare


che non si lotta contro il cristianesimo da fuori, ma da dentro.

In seno alla Chiesa attuale sono “integralisti” quelli che non


hanno compreso che il cristianesimo necessita di una nuova
teologia e “progressisti” quelli che non hanno capito che la nuova
teologia dev’essere cristiana.

La grammatica della storia è la sociologia.


Però solo la storia è il linguaggio di questa grammatica.
L’esistenza di una carmelitana scalza redarguisce più seriamente
l’incredulo dell’attività sindacale di un prete.

L’urgenza metodologica di studiare in modo separato ogni


tipo di condotta falsifica la coscienza e perturba la società.
Isolata dal suo contesto totale, la condotta studiata acquisisce
una rilevanza che la trasforma in condotta predominante.
L’attenzione indirizzata ad essa modifica la struttura globale del
comportamento.
La preponderanza dell’attività economica nella società borghese,
più che causa è stata effetto della fondazione della scienza

347
Nicolas Gômez Dâvila

economica nel XVIII secolo. L’obbligo metodologico di


inventare un homo economicus ha influito sulla coscienza, la
quale con fretta ha sottomesso il proprio comportamento alle
norme di tale schema astratto.
Oggi, in modo analogo, lo studio della sessualità è diventato
un’ossessione che riduce la persona alla propria attività sessuale,
la società ad una manifattura di erotismo e il sesso alle variazioni
del coito.

Nel credermi padrone di una verità non mi interessa


l’argomento che la confermi, bensì quello che la confuta.

La scienza non è una scala di Giacobbe che serve a salire fino


all’empireo cristallino di incorruttibili verità.
Siccome le sue proposizioni non provengono da un processo
di sperimentazione che le imponga, la somma temporanea di
proposizioni falsificabili di cui consiste non scagiona l’uomo dalla
sua schiavitù verso la storia.
Dato che non esistono proposizioni verificate che affiorino dalle
acque del tempo, tanto la coscienza costruttrice quanto l’oggetto
costruito fluiscono sommersi nella storia.
Salvo le tautologie, esistono solamente stati storici di una scienza.

La proposizione scientifica prospetta un’alternativa violenta:


capirla o non capirla. La proposizione filosofica, al contrario,
è suscettibile di intellezione crescente. Infine, la proposizione
religiosa è un’ascesa verticale che consente di osservare il
medesimo paesaggio da distinte altezze.
La scienza contrappone ignoranti e sapienti. La filosofia
gerarchizza discepoli e maestri. Per il cristianesimo, alla fine, ciò
che crede la bigotta non è diverso da ciò che crede il santo.
L’unico perimetro entro cui possiamo condividere opinioni senza
sentirci umiliati è quello di una chiesa.

348
Escolios I

Dobbiamo essere “livresques”,21 vale a dire: dobbiamo saper


preferire alla nostra limitata esperienza individuale l’esperienza
accumulata da una tradizione millenaria.

Persino lo scrittore più lucido trascorre tanto tempo facendo


quello che non sa quanto facendo quello che sa.

Non c’è uomo che non sia meno sciocco delle proprie
opinioni, né gesto che non sia meno triviale dei commenti che lo
accompagnano.

L’anonimato della città moderna è altrettanto intollerabile


della familiarità delle abitudini attuali.
La vita deve assomigliare a un salotto di gente beneducata, in cui
tutti si conoscono ma nessuno si abbraccia.

I vizi e le passioni sono i soli meccanismi che il politico può


maneggiare senza sporcarsi di sangue.
Gli slanci virtuosi richiedono la collaborazione della polizia.
Il terrore e l’etica sono fratelli.

Non sarà facile presenziare senza nausea a questa “fine delle


ideologie” che ci viene annunciata con giubilo.
Rinunciare ad una ideologia conduce la maggioranza della gente
soltanto a perdere il proprio pudore.

II gusto delle masse non è caratterizzato dalla sua antipatia


verso l’eccellente, bensì dalla passività con la quale la moltitudine
gode ugualmente del buono, del mediocre e del pessimo.
Le masse non possiedono malgusto. Semplicemente non
possiedono gusto.

22/ Libreschi.

349
Nicolas Gômez Dâvila

Nell’intimità della lettura il grande scrittore pare completarci,


non limitarci.

Il nostro essere autentico è il prodotto finale del processo


di purificazione dell’anima per mezzo di buone maniere e
buongusto.

Non vacillare nei nostri propositi è la maniera più sicura di


sopprimere le sottigliezze dell’intelligenza e le sfumature della
sensibilità che costituiscono il maggior fascino della vita.

La disposizione più discreta è quella di coloro che godono


della propria intelligenza senza pretendere di colpire sempre nel
segno.

Il linguaggio è il rifugio dell’uomo.

L’eloquenza è sostanzialmente un attentato contro il pudore.

Quelli che scrivono per convincere mentono sempre.


Per non barare bisogna scrivere con disdegno.

L’ammiratore virtuale è il corruttore della prosa.

Il pensatore che si prefigge di sedurre finisce tra braccia


dissolute.

L’originalità di un libro non deve preoccupare colui che lo


scrive, ma colui che lo legge.
La sincerità, al contrario, è un dovere professionale che per il
lettore è carente di importanza.

350
Escolios I

Una menzogna intelligente deve colmare di soddisfazione


colui che l’ascolta e di vergogna colui che la dice.

Fintantoché ci sia chi la giudichi con ingiustizia, l’opera vive.


L’imparzialità è il suo certificato di morte.
Fintantoché Platone sarà insultato, la democrazia non vincerà.

Le illuminazioni che orientano la vita spirituale sono la


repentina folgorazione di banalità.

Non sono pochi gli storici francesi per i quali la storia del
mondo è un episodio della storia della Francia.

Il cristiano moderno non chiede a Dio di essere perdonato,


bensì di ammettere che il peccato non esiste.

Allo stesso modo che Lamennais è il teologo della religiosità


attuale, Béranger è il suo poeta.
Il Dieu des bonnes gens è l’inno delle assemblee comunitarie.

La linguistica - linguistica storica e linguistica strutturale - è il


paradigma formale della disciplina in grado di educare l’uomo di
stato.

La religione della borghesia è stata quella che professavano


i borghesi del secolo scorso; la religione borghese è quella che
professano i cristiani rivoluzionari di questo secolo.
Nel primo caso si trattava di un omaggio, magari ipocrita, all’idea
cristiana; nel secondo caso si tratta di un sincero entusiasmo
verso le ambizioni terrestri e gli ideali utilitaristici della borghesia.

La non appartenenza ad alcun partito ci consente di


disprezzare soltanto l’autenticamente disprezzabile.

351
Nicolas Gômez Dâvila

L’autodidatta si caratterizza per la sua disattenzione


all’elementare.

L’apporto scientifico del marxismo è consistito meno nelle sue


tesi che nell’ostinazione con la quale le ha sostenute.
Il suo intollerante dogmatismo ha obbligato ad adottare un tipo di
interpretazione storica del quale il suo economicismo è soltanto un
caso.
Che ci fosse il bisogno di cercare una struttura molteplice di
condizionamenti dietro al proposito cosciente, lo storico non
l’avrebbe mai capito senza la cocciutaggine marxista.

Per poter allearsi con il comunista, il cattolico di sinistra afferma


che il marxismo critica semplicemente gli accomodamenti borghesi
del cristianesimo, quando è invece la sua essenza ciò che esso
condanna.

Il cattolico progressista pretende di restaurare il cristianesimo


primitivo copiando il moralismo umanitario dei sacerdoti increduli
del XVIII secolo.

In tanti amano l’uomo soltanto per poter scordarsi di Dio con la


coscienza tranquilla.

La critica letteraria marxista deve patrocinare lo psicoanalista della


letteratura in modo che ci sia qualcuno che la superi in scemenza.

La Chiesa post-conciliare pretende di attrarre all’“ovile”


traducendo nel linguaggio insipido della cancelleria vaticana i luoghi
comuni del giornalismo odierno.

Oggi, quando udiamo esclamare “molto civile!”, “molto umano!”


non dobbiamo vacillare: si tratta di qualche abietta porcata.

352
Escolios I

Il Dio di alcuni teologi cattolici è a malapena un erede


opulento del demiurgo platonico.
Anche se in modo implicito professano la creazione ex nihilo,
questi teologi reinseriscono nel loro schema cosmogonico una
materia primigenia, perché sottopongono a norme estrinseche il
divin vasaio, asserendo che Dio desidera il bene in quanto bene
invece di insegnare che il bene è tale perché Dio lo desidera.
Questi teologi innalzano un’impalcatura di ragioni, di valori e di
princìpi innanzi a un Dio soggiogato. Per una simile teologia il
creatore è un demiurgo servile.
Questo Dio obbediente a norme etiche come un moralista
agnostico non è il Dio della ginestra israelita e neppure della
teologia trinitaria.
Tanto le metafore bibliche quanto i concetti patristici cercano
solo di esprimere l’onnipotenza di Dio. Il motivo che ivi
accumula gli interventi capricciosi è il medesimo che qui erige
l’economia trinitaria.
Il Dio imperscrutabile è quello che assorbe in se stesso la ragione
che ordina ed opera, il soffio che vivifica e sostiene.
Quando logos epneuma si integrano nell’ineffabile trascendenza,
lo Yahweh giudaico staglia la propria onnipotenza nel dogma
cristiano.

Non c’è urgenza di convocare nuovi concili, ma di aspettare


un Decio o un Diocleziano.

Far adirare l’uomo tipicamente moderno è un segnale sicuro


di avere fatto centro.

Non avremo imparato nulla fintantoché non affronteremo


i precetti di qualsiasi indole come affrontiamo i diversi stili:
indifferenti alle teorie nelle quali si celano, attenti soltanto al
successo o al fallimento di ciascuna opera.

353
Nicolas Gômez Dâvila

Non è in quello che esprime che bisogna cercare ciò che


l’uomo intelligente dice, bensì in quello che sottintende.

Il determinismo viene invocato per esorcizzare la grazia.


Con la cantilena della causa e dell’effetto tentiamo di assordire la
nostra paura e di ammutolire la nostra colpa.

Lo stato di tensione tra le classi sociali, fenomeno strutturale


e costante, si tramuta in lotta di classe soltanto quando una classe
politica lo utilizza come meccanismo demagogico.

Il politico campa dei saldi intellettuali di colui che non lo è.

Liberté, égalité, fraternité.


Il programma democratico si realizza in tre tappe: la tappa
liberale, fondata dalla società borghese, sulla cui indole ci
rimettiamo ai socialisti; la tappa ugualitaria, fondata dalla società
sovietica, sulla cui indole ci rimettiamo alla nuova sinistra; e la
tappa fraterna, alla quale preludono i drogati che si accoppiano in
resse collettive.

Gli dèi non castigano la ricerca della felicità, bensì l’ambizione


di plasmarla con le nostre proprie mani.
E lecito soltanto l’anelito di ciò che è gratuito, di ciò che non
dipende da noi per nulla. Semplice orma di un angelo che si posa
per un momento sulla polvere del nostro cuore.

Esiste una simpatia segreta fra tutti coloro che negano la


divinità dell’uomo, anche se alcuni di essi non credono in Dio.

Il talento risulta inutile quando un genere letterario è esaurito.

354
Escolios I

Dio è il nome del solo enigma la cui decifrazione non sarebbe


un disinganno.

L’individualismo dottrinario non è rischioso perché crea


individui, bensì perché li annulla.
Il risultato dell’individualismo dottrinario del XIX secolo è
l’uomo-massa del XX.

La teologia dei sacramenti è dotata delle uniche categorie


propizie ad una teoria rigorosa della civiltà.
La civiltà, effettivamente, non è un sistema di atti servili, bensì di
atti sacramentali.

Tre personaggi del nostro tempo odiano il borghese


professionalmente il borghese:
l’intellettuale - tipico rappresentante della borghesia;
il comunista - fedele esecutore di propositi ed ideali borghesi;
il sacerdote progressista - trionfo ultimo della mente borghese
sull’anima cristiana.

All’uomo moderno risulta indifferente non trovare la libertà


nella propria vita, se la trova elevata nei discorsi di chi lo opprime.

Quando il celebrante proclama che la liturgia non ha la pretesa


di influenzare gli dèi ma solo i fedeli, il culto perde qualunque
significato religioso e si converte in una terapia collettiva.

Quando odo pronunciare con solennità la parola “ragione”, mi


preparo sempre ad ascoltare una frase insensata.

L’indifferenza nei confronti dell’opinione altrui è la


condizione tanto del vizio quanto della virtù.

355
Nicolas Gômez Dâvila

Niente moltiplica tanto il numero di imbecilli come l’esempio


dei grand’uomini.

Fra l’uomo colto e il progressista qualunque dialogo si


estingue in fretta.
Il primo, di fronte a tale volgarità, tace; il secondo lo fa di fronte
a tale “oscurantismo”.

Preferisco una filosofia che mostra ad una filosofia che spiega.


La prima acuisce la mia percezione del reale mentre la seconda
dissolve il concreto.
Nel primo caso le evidenze persistono, senza dubbio, nella loro
pura contingenza, però la necessità ultima che ci è presentata nel
secondo caso risulta alla fine mera constatazione empirica. Dietro
l’evidenza concreta vi è solo un’altra evidenza più povera.

Il doppio errore simmetrico sta nel credere che oltre quello


che possiamo sapere no non vi è nulla oppure che sappiamo cosa
vi sia.
Il positivismo e la mitologia sono fratelli.

Qualunque filosofia ha l’obbligo di parere insufficiente a


chiunque non ne sia l’autore.

Se non apprendiamo in tempo che ogni vita è mediocre,


semplicemente scambiamo la prosa di un negozio di Charleville
con la retorica di un emporio in Abissinia.

L’energia degli epiteti rivoluzionari di una conventicola di


intellettuali borghesi supera l’energia di tutte le rivoluzioni della
storia.

356
Escolios I

Il declino della Spagna ha smesso di essere un problema


da quando ai suoi vincitori di ieri è toccato di condividere il
medesimo destino.
D’ora in poi sarà sufficiente verificare come muoiono le nazioni.

Per il cattolico progressista l’orazione è un’esortazione a se


stesso.

Essendo la lotta per la libertà l’impresa più nobile, l’uomo si


svilisce in una società libera.
Quando tutto si può dire e tutto si può fare, l’anima si intenerisce
e si corrompe. Gli sforzi virili, le testimonianze pericolose, le
tensioni tragiche si estinguono, affinché l’uomo, esonerato dalla
coazione di essere nobile, si arrenda alla viltà naturale dei propri
istinti.
Alla fine, abituati a tollerare i loro contrari, i princìpi si
convertono in conclamate claudicazioni.
Il prezzo della libertà è un’apostasia perpetua.

L’azione è il rifugio delle intelligenze impaurite.

L’individuo si caratterizza meno per gli dèi che invoca che per
l’incenso che non brucia.

La lotta contro il disordine è più nobile dello stesso ordine.


L’uomo che è padrone di se stesso non è altrettanto magnanimo
di colui che reprime l’insurrezione della propria anima.
Il più profondo silenzio è quello della moltitudine atterrita.

Lo sdegno eloquente desta sospetto.

357
Nicolas Gômez Dâvila

Il problema politico è radicalmente insolubile poiché consiste


nel bisogno contraddittorio di imporre forzosamente dei valori
che si annullano quando è la forza ad imporli.
Il politico tradisce ugualmente, tanto che ammetta l’impotenza
del bene quanto che lo equipaggi di armi.

Non abbiamo mai coscienza di star percependo qualcosa di


importante, bensì solo di averla percepita.

Abbiamo bisogno che un perito araldico disegni il blasone del


Progresso: il fungo di una bomba atomica in campo rosso.

L’eloquenza è la tentazione della giovinezza: del giovane


uomo, del giovane popolo e della giovane letteratura.

La nostra società insiste nello scegliere i propri governanti


affinché la sorte della nascita o il capriccio del monarca non
consegnino il potere, improvvisamente, ad un uomo intelligente.

L’imparzialità è figlia della paura e dell’accidia.

I corpi delle anime arrendevoli diventano flaccidi.

La nozione di progresso scientifico è chiara e indiscutibile. La


nozione di progresso tecnico, al contrario, è confusa e discutibile.
La nozione di progresso scientifico è chiara e indiscutibile perché
l’impulso stesso del progresso scientifico è il criterio del suo
progresso. La nozione di progresso, detto altrimenti, fa parte in
maniera univoca della definizione stessa della scienza.
Il processo scientifico consta in effetti di una falsificazione
successiva di ipotesi, e il progresso scientifico consta ugualmente
della stessa attività di falsificazione.

358
Escolios I

La nozione di progresso tecnico, al contrario, è confusa e


discutibile, poiché la finalità del processo tecnico è esterna allo
stesso processo.
In effetti, solo la norma estrinseca che avvalora i fini realizzati dal
processo può decidere che il processo tecnico sia progresso.
Per asserire che oggi esiste un progresso tecnico si richiede di
provare previamente che gli aneliti, le avidità e gli appetiti colmati
dalla tecnica moderna siano valori giustificati da un’indagine
assiologica autonoma.

Essere cristiani secondo la moda attuale consiste meno nel


pentirsi dei propri peccati che nel pentirsi del cristianesimo.

Il cristiano moderno si sente obbligato professionalmente a


mostrarsi gioviale e scherzoso, ad esibire i denti in un benevolo
sorriso, a mostrare una cordialità deferente per dimostrare
all’incredulo che il cristianesimo non è una religione “cupa”, una
dottrina “pessimista” e una morale “ascetica”.
Il cristiano progressista ci scuote la mano con un largo sorriso
elettorale.

La civiltà pare un’invenzione di una specie scomparsa.

Dichiarare che una tesi è ovviamente ideologica ci dice


qualcosa sul suo autore, ma niente sulla tesi.

Il pensiero reazionario è lucido e impotente.

Il possesso è una sensazione che l’intelligenza arricchisce.

La borghesia futura delle società comuniste organizza


banchetti d’ilarità agli dèi infernali.

359
Nicolas Gômez Dâvila

Il cristianesimo, per il semplice osservatore, più che una


religione nuova è un nuovi tipo di ermeneutica. Un sistema di
ermeneutica storica contrapposto alle ermeneutiche razionaliste.
Il cristianesimo è l’interpretazione di un fatto concreto,
inoppugnabile ed unico come ragione dell’universo.
Per l’ermeneutica cristiana la ragione non determina il significato
dei fatti. Esiste un fatto, al contrario, che determina il significato
della ragione.
La ragione qui nasce dalla storia, da un fatto che trascende se
stesso, da un accadimento empirico che si converte in norma
assiologica.
Il cristianesimo, in effetti, non edifica una spiegazione razionale
di Cristo, bensì erige l’universo come somma di postulati
necessari all’esistenza del Cristo evidenziato dalla coscienza della
Chiesa.
Il cristianesimo insegna, quindi, un’ermeneutica che ci vieta
di definire un valore anticipandoci al fatto in cui si genera,
un’ermeneutica che ci fa vedere la storia che trascende se stessa
nelle sue epifanie assiologiche, un’ermeneutica nella quale l’opera
concreta si erge come ragione intelligibile.
Opposto in modo radicale al razionalismo astratto, il
cristianesimo è il paradigma supremo della ragione storica.

L’uomo colto è colui per il quale niente è carente di interesse e


quasi tutto di importanza.

Quando periscono, le aristocrazie scoppiano, mentre le


democrazie si sgonfiano.

Una costituzione politica non è durevole perché sia buona,


bensì è buona perché è durevole.

Uno storico dev’essere sostanzialmente un colorista.

360
Escolios I

I patti più meschini nascono dalle intenzioni più alte.

La maggior impresa scientifica consiste nel poter rispondere a


domande sciocche.

II baccano sollevato dal Concilio Vaticano Secondo ha reso


manifesta l’utilità igenica del Sant’Uffìzio.
Assistendo alla “libera espressione del pensiero cattolico”
abbiamo potuto vedere che l’intolleranza della vecchia Roma
pontificia era stata meno un limes imperiale contro l’eresia che
contro la volgarità e la scemenza.

Dal soglio pontificio, il successore degli Apostoli proclama


urbi et orbi che capeggerà il “progresso dei popoli” verso un
paradiso suburbano.

Coloro che cercano di mondare il cristianesimo dai suoi


accrescimenti millenari per restituirlo alla sua “purezza
primigenia” dichiarano “originali” ed “autentici” soltanto i fattori
del cristianesimo che la mentalità volgare del loro tempo approva.
Da due secoli, il “cristianesimo primigenio” si adatta, ad ogni
nuovo decennio, alle opinioni regnanti.

Gli sciocchi prima attaccavano la Chiesa; adesso la riformano.

La fede origina il formalismo in modo che il formalismo le dia


origine.
Il pregiudizio di ciò che è spontaneo ci ha accecati verso la
simbolicità.
Esigere che qualunque gesto sia “autentico” corrisponde a negare
il valore autonomo di ciò che è impersonale, come se ci venisse
richiesto di reinventare ogni parola che proferiamo.

361
Nicolas Gômez Dâvila

La nozione di dignità personale sorge nell’individuo dal senso


della sua differenza.

Tutto ciò che accresce la nostra reciproca somiglianza debilita


la coscienza di aver diritto ad esigere che la società rispetti il
nostro destino.

Quanto più gli uomini si sentono uguali, tanto più facilmente


tollerano che li si tratti come pezzi intercambiabili, sostituibili e
superflui.
L’uguaglianza è la condizione psicologica previa alle stragi
scientifiche e fredde.

L’individualismo, il nazionalismo e il collettivismo sono le tre


ipostasi dell’egoismo.
La trinità democratica.

La Chiesa è una storia che ha pensato se stessa come sistema.


Fintantoché non è esistito uno storico che la interpellasse, la
Chiesa ha avuto la possibilità di proclamarsi immobile già dalle
proprie origini, senza infastidire il processo incosciente del suo
metabolismo storico.
Però, quando si è constatata la sua incommensurabilità ad
una semplice struttura logica, la Chiesa, al posto di esplicitare
teoricamente le categorie implicite nella sua prassi, si è
impegnata nel negare l’evidenza, generando così alternativamente
un integralismo che nasconde il suo accrescimento e un
progressismo che viola la sua costanza.

La “filosofia della storia” del XIX secolo semplicemente


dispiega nel tempo l’essenza dell’uomo astratto elaborata dal
secolo XVIII.

362
Escolios I

I “filosofi della storia” pretendono che sia possibile scrivere la


storia senza averla studiata.

Siccome lo Stato invischia tutte le attività umane nelle sue


trame, governare diventa ogni giorno più difficile e comandare
ogni giorno più facile.

II reazionario, nell’osservare la dissomiglianza degli uomini e


la varietà dei loro propositi, ha inventato il dialogo.
Il democratico pratica il monologo poiché l’umanità si esprime
per bocca sua.

Il fariseismo è il riccio che conserva il seme tra due primavere


religiose.
La maledizione del profeta al fariseo non giustifica che la
posterità, durante l’inverno, lo disdegni.

Le diffidenze capricciose di uno storico disturbano meno dei


suoi pregiudizi sistematici.

In un cristiano che è ossessionato dalla “giustizia” sociale


non è facile sapere se è la carità che fiorisce o se è la fede che si
estingue.

Siccome i conflitti religiosi non sorgono dall’antagonismo fra


tesi speculative, bensì fra disposizioni inconsce e globali, i rivali
si esprimono con formule la cui banalità fa credere allo spettatore
che siano delle dispute verbali riguardanti discrepanze grottesche.
Le convinzioni più radicate non fanno che balbettare.

Il cattolico di sinistra fa centro quando identifica il borghese


con il ricco della parabola, però è in errore quando individua il
proletariato militante nei poveri del Vangelo.

363
Nicolas Gômez Dâvila

Il mondo non tollera altro ordine sistematico che l’ordine


alfabetico del dizionario.

Gli uomini si distinguono fra coloro che insistono


nell’approfittare delle ingiustizie di oggi e coloro che bramano
approfittare di quelle di domani.

Lo storico ammazza gli errori, la storia solamente li ferisce.

In capo a qualche anno solo lo storico reazionario rispetta il


rivoluzionario passato di moda.

A un Dio postulato dall’etica prediligo un Dio postulato


dall’estetica.

L’etica può essere ridotta alla lealtà.


Le altre virtù sono appendici di casistica.

L’amore per la povertà è cristiano, però l’adulazione dei poveri è


una mera tecnica di reclutamento elettorale.

Avvocato dei poveri, nell’almanacco democratico dei santi,


significa demagogo arricchito.

Non è perché sia “letteraria” il motivo per cui questa o quella


pittura è mediocre, bensì perché è brutta.

Negare il valore estetico del tema perché qualche sciocco


ha pensato che il valore delle opere possa dipendere da temi
particolari, equivale a negare il valore estetico del colore nel caso
in cui un altro sciocco dovesse pensare che il valore delle opere
dipenda da particolari colori.
Temi, forme, colori, ritmi, ecc., sono ingredienti estetici dell’opera.

364
Escolios I

Al fine di non pensare al mondo che la scienza descrive,


l’uomo si ubriaca di tecnica.

L’individuo di questo secolo cerca il calore della moltitudine


per difendersi dal freddo che il cadavere del mondo emana.

Di fronte alla Chiesa trionfante e alla Chiesa militante, il


nuovo clero si incorpora nella Chiesa claudicante.

Dopo aver condiviso un entusiasmo collettivo finiamo sempre


col vergognarcene.

Persino in bocca ai ferventi democratici l’ironia risulta sempre


reazionaria.
Quando un militante sorride, la società comunista si crepa.

Lo storico trascende il dilemma fra psicologismo e logicismo,


poiché qualunque materia egli indaghi si tratta sempre di un atto
che ingloba tanto il pensiero quanto il pensato.

Senza un oppositore radicale non è facile rimanere lucidi.


Riusciamo ad individuare il polo verso il quale ci dirigiamo
quando vediamo la mentalità che fa inorridire la nostra dirigersi
verso il polo opposto.
L’unico utile precettore è il nostro congenito antagonista.

Predicare il cristianesimo non significa parlare di esso, bensì


parlare da esso.
Il cristianesimo, se smettesse di scandalizzare il mondo,
scandalizzerebbe il cristiano.

365
Nicolas Gômez Dâvila

L’originalità intenzionale e sistematica è l’uniforme


contemporanea della mediocrità.

L’artista termina infine il proprio apprendistato quando


finalmente rinuncia ad essere geniale.

Nessuno parla altrettanto chiaramente di se stesso come chi


parla di cose estranee.
Colui che intende solo esprimersi, semplicemente si esibisce.

In mezzo ai due massimi Bildungsromanen, Wilhelm Meister


e Bouvard et Pécuchet, agonizza il fervore del XIX secolo per
l’“educazione”.

Sul Concilio Vaticano Secondo non discesero lingue di fuoco,


come successe per la prima assemblea apostolica, bensì un fiume
di fuoco: un Feuerbach.

L’adolescente non si azzarda ad avere che idee intelligenti.

Pensare ad un lettore futuro ci costringe ad essere onesti e


contemporaneamente ci impedisce di esserlo.

Il giornalismo è scrivere unicamente per gli altri.

Quando le rogazioni cessano le religioni illanguidiscono.

L’arte si converte in tedioso automatismo quando imita


sistematicamente un modello oppure quando sistematicamente si
rifiuta di imitarlo.

Quando tutti bramano essere qualcosa, è decente solo non


esser nulla.

366
Escolios I

Una scolarità senza scienze umanistiche è sterile, poiché


l’uomo non si educa imparando delle tecniche, bensì intridendosi
di vecchi luoghi comuni.

Lo storico intelligente attraversa i terreni incolti della storia


per agguatare le ombre che la valicano con gesti di terrore, di
bellezza, di magnificenza o di ignominia.
Il tema della storia non sono le banali abitudini della specie, bensì
le epifanie fugaci di un demonio o di un dio.
La storia è lo studio dei tempi nei quali si rivela un’essenza.

Quando gli illusi del 1789, e la loro antitesi, gli assassini del
1793, sono aufgehoben20 dai briganti del Direttorio, la dialettica
della Rivoluzione francese culmina.

Se Gesù non è Cristo, il Vangelo è carente di autorità, però se


Gesù è Cristo, il Vangelo implica una cristologia.
Il cristianesimo è la dottrina alla quale il solo Vangelo non è
sufficiente.

I progressisti atei hanno rinunciato alla blasfemia e i


progressisti cattolici all’orazione per aderire, gli uni con gli altri,
allo stesso culto delle fognature suburbane.

Dove la società è carente di ranghi, l’ironia è carente di echi.

La letale virulenza dello hegelismo consiste nell’essere una


teoria della nazione, vista come polis, che si credeva applicabile
allo Stato moderno.

23/ Custoditi, protetti.

367
Nicolas Gômez Dâvila

La personalità non è uno scopo realizzabile, bensì quello che


risulta da uno scopo realizzato.

Ciò che sarebbe grave per le scienze naturali è che si


perdessero le risposte, e per la filosofia che si smarrissero le
domande.

Lo spirito è quello che sorge nell’uomo quando si presenta


un’alternativa impraticabile.
Laddove l’uomo può “esprimere liberamente la propria
personalità” o laddove la sua attività “scorre spontaneamente in
alvei collettivi”, lo spirito fallisce.

Se una disciplina qualunque non converte l’esistenza


dell’individuo in un dramma originale, chiunque recita
instancabilmente lo stesso repertorio animalesco.

Si inorgoglisce della propria dipendenza dal passato solo colui


che si sa legittimo erede della storia.
Quelli che chiedono l’abrogazione del passato sono liberti recenti
che bramano occultare l’ergastolo nel quale sono nati.

La volgarità non è una conquista.

L’universo decade quando crediamo di percepire nel concreto


le finzioni scientifiche.
Gli dèi solari si estinguono se il nostro sguardo si converte in uno
spettroscopio cerebrale.

Se la storia fosse ciò che dice qualunque “filosofia della storia”,


l’umanità sarebbe morta di noia.

368
Escolios I

Coloro che riducono le essenze storiche alle loro condizioni


empiriche peccano contro la storia.
La gravitas romana, per esempio, presuppone la storia di Roma,
però né la sua economia né la sua organizzazione sociale né la sua
politica la spiegano.
L’essenza storica sta al fatto come il colore sta all’onda. Il verde
non è un fenomeno elettromagnetico come neppure la gravitas
una struttura economico-sociale.

La coscienza morale di questo XX secolo, che qualsiasi


conflitto etico riesce a spaventare, intende strangolare in modo
discreto le verità in ogni angolo della storia.

I conflitti moderni si originano meno nel proposito di vincere


l’avversario che nell’anelito di sopprimere il conflitto.
Bottino, ideologia o avventura hanno motivato meno guerre, nel
nostro tempo, del sogno idillico della pace.

Soltanto le epoche che accettano il conflitto come ordito


e trama della vita non si fanno coinvolgere in ignominie
sanguinose.

II cattolicesimo, per il cattolico di sinistra, è il grande peccato


del cattolico.

Il cattolico progressista ha soltanto l’affanno di cercare


qualcosa d’altro.

Non esistono politici intelligenti, bensì politici vittoriosi.

Chi ha l’abito di pensare solo a quello che fa sembra puerile a


chi ha l’abito di pensare a quello che pensa.

369
Nicolas Gômez Dâvila

La politica non è l’arte di imporre le soluzioni migliori, bensì


di ostacolare le peggiori.

Nessuno si ribella all’autorità, bensì a coloro che la usurpano.

L’uomo possiede un appetito congenito di gerarchia, che le


gerarchie fasulle convertono in schifo.

Il fermento rivoluzionario non è quello che solleva un popolo,


bensì quello che fa imputridire una classe dirigente.

Il popolo non invade che palazzi previamente abbandonati.

I poveri, in verità, odiano solo la ricchezza stupida.

La società libera non è quella che possiede il diritto di scegliere


colui che la comanda, bensì quella che sceglie colui che ha il
diritto di farlo.

La divisione è radicale fra quelli che agguatano una


consumazione terrena della storia e quelli che attendono una
conclusione violenta del suo prolungamento empirico.
La razza dei primi cade in un ciclo infernale, in cui l’esaltazione
maniacale davanti al trionfo apocalittico si alterna alla depressione
malinconica di fronte al fallimento abituale.
La razza dei secondi, al contrario, contempla la mediocrità
inalterabile dell’esistenza umana con rassegnazione cristiana o
con ironia scettica.
Fra cristiani e scettici esiste un’alleanza volta a salvare l’uomo
dalle demenze progressiste.

Più che negare l’esistenza di Dio, la mentalità moderna non


riesce a dare un senso a tale vocabolo.

370
Escolios I

“Avere l’ardimento di accettare se stessi” è una delle varie


formule moderne che pretendono di nascondere la viltà
dell’uomo definendo difficile ciò che è facile.
L’uomo moderno assevera che nulla costa più lavoro all’uomo
come cedere alla propria animalità.

L’antagonismo fra la società e l’artista nel XIX secolo è


stata l’espressione sociale del conflitto fra il romanticismo e
l’Enciclopedia.
Gli scontri di retroguardia del romanticismo rappresentano l’arte
del secolo, mentre l’esistenza tragica dei suoi artisti è la ritorsione
dell’enciclopedismo industriale e borghese.

Il progressista tutela il Progresso affermando che esso esiste.


L’assassino pure esiste, e il giudice lo condanna.

Per appurare quali siano le idee che influiscono è necessario


frugare tra gli escrementi della storia.

Aspettare che Spinoza e Reimarus formulassero le domande


è stato sciocco come restare in attesa che un protestantesimo
sbiadito, da Baur a Buhmann, fornisse le risposte.

Una rinnovazione teologica implicherà il battesimo di tribù


intere di invasori germanici.

Durante le nostre prime tappe abbiamo tutti problemi e


soluzioni da adolescenti.
Nelle tappe successive, mentre i più hanno problemi da adulti
con soluzioni da adolescenti, soltanto una minoranza intellettuale
ha problemi da adolescente con soluzioni da adulto.

371
Nicolas Gômez Dâvila

Fra le varie interpretazioni plausibili lo storico deve scegliere,


come nella critica testuale, la lectio difficilior1*.

Le grandi intelligenze esibiscono idee di marmo che il volgo


intellettuale ripropone nel gesso.

Il cristianesimo del nostro tempo invece di evolvere, si


“involve”.
Rifiutando la cristologia trinitaria, accentuando l’indole
comunitaria della Chiesa, predicando un’escatologia
immanentista, il cristianesimo attuale retrocede verso un
monoteismo unitario, un tribalismo mistico e un messianismo
politico.
Amalgama di giudaismo preprofetico e di giudaismo postesilio, il
cristianesimo progressista omette solo il giudaismo profetico, dal
quale è germinato il seme dell’albero evangelico.

Certuni maneggiano le proprie idee con eleganza ereditaria,


certi altri con imperizia da nuovo ricco.

Colui che inventa un’idea le attribuisce meno importanza di


colui che la compra.

L’uomo intelligente ha il diritto di sbagliare.


Solo lo sciocco ha l’obbligo di non farlo.

Le idee sono bestie mitiche che divorano gli sciocchi.


Essi le alimentano e le avvelenano.

Nel carcame dell’idea proliferano le larve degli imbecilli.

24/ Lectio difficiliorpotior·, la lettura più difficile è la più forte.

372
Escolios I

La mediocrità che ci impaurisce può essere l’ombra che


proietta sul mondo la mediocrità nostra.

Le coorti disciplinate dei “ribelli” sfilano nel nostro tempo


fra le ovazioni frenetiche del pubblico e sotto la protezione delle
autorità civili ed ecclesiastiche, mentre i “conformisti” scappano
perseguiti cospirando in solitarie soffitte.

Le opinioni rivoluzionarie sono l’unica strada, nell’attuale


società, che possa assicurare una posizione sociale rispettabile,
lucrativa e tranquilla.

Il primato di San Pietro infastidisce il clero progressista, il


misticismo di San Giovanni lo tedia, la teologia di San Paolo lo
indispettisce.
Non sarà forse che il suo patrono è l’apostolo provvisto di
coscienza sociale, colui che contestò lo sperpero cerimoniale
di unguenti, colui che propose di vendere la mirra liturgica per
distribuire il guadagno tra i poveri?

La Chiesa impotente di oggi scorda che solo i potenti non si


screditano dicendo scemenze.

Le epoche storiche sono periodi di tempo durante i quali


predomina un distinto tipo di norma.
I secoli XVIII e XIX sono stati il periodo delle norme giuridiche.
II secolo XX è stato il periodo delle norme economiche.
Si sta abbozzando un nuovo periodo durante il quale
predomineranno le norme biologiche. Quindi, l’epoca che
comincia affronta in modo primordiale i conflitti etnici, una
crescente pressione demografica e un crescente svilimento della
specie.

373
Nicolas Gômez Dâvila

Le genetica permette di definire quale sia stato l’errore delle


ideologie derivate dalla
Il trattato di genetica più elementare sancisce la condanna di
teorie dimentiche di legami sessuali e mutazioni genetiche, che
per interpretare la storia o riformarla rivolgono la loro attenzione
alle sole influenze circostanziali.

Fuori dal proprio contesto specifico il vocabolario di ogni


scienza si degrada in generalità pretenziose.

Lo sconcerto intellettuale nel quale viviamo non proviene dal


frazionamento crescente della scienza, bensì dal rigore crescente
della filosofia.
L’uomo cammina barcollando quando la filosofia si rifiuta di
sporcarsi le mani.

La statistica è lo strumento di colui che rinuncia a


comprendere per poter manipolare.

Gli errori “irrilevanti” di un calcolo applicato all’uomo sono


brandelli di carne sanguinolenta.

L’uomo alla fine si eliminerà; se non accantona la sua


ambizione di realizzare tutto ciò che può.
La somma delle specie vegetali include le piante velenose.

A questo punto l’uomo non sa più se la bomba all’idrogeno


rappresenti l’orrore finale o l’ultima speranza.

Vivendo in un universo che la scienza fa diventare astratto


ogni giorno di più, fra tecniche che lo sottopongono a
comportamenti crescentemente astratti nel mezzo di un
ammassamento umano che impone relazioni sempre più astratte,

374
Escolios I

l’uomo attuale cerca di scappare da questa astrazione che gli fa


scomparire il mondo e gli fa incartapecorire l’anima, sognando il
futuro - l’astratto tra gli astratti.

Le professioni di fede dell’uomo di scienza bastano per


provare l’esistenza della metafìsica.
La loro idiozia non sarebbe così palese se non ci fosse qualcosa
contro cui peccare.

Da una scienza all’altra fluisce oggi una cascade de mépris.


Gli specialisti si salutano con gesti fraterni e sguardi sdegnosi.

La psicologia del comportamento predilige la cronaca


incoerente dello spettatore alla storia intelligibile del
partecipante.

La psicologia moderna ha abbandonato l’introspezione non


tanto per conseguire risultati più precisi, quanto per ottenerne di
meno inquietanti.

Non è per accordare all’uomo un’interiorità fittizia che


discerniamo una possibilità di capire distinta dalla possibilità di
spiegare.
È, invece, perché siamo in grado di capire e non semplicemente
di spiegare che discerniamo dalla mera esteriorità una interiorità
dello spirito.

Quando l’individualità avvizzisce, la sociologia germoglia.

Le tacite supposizioni di qualunque scienza sono più


importanti dei suoi insegnamenti.
Soltanto quello che una scienza ignora di se stessa identifica
quello che dice.

375
Nicolas Gômez Dâvila

L’epistemologia è l’azione demistificatrice verso le ideologie


congenite della ragione umana.

Solamente il solitario scampa al provincialismo.

Definiamo “progresso” di una società qualunque processo che


la faccia assomigliare a quella odierna.
Il “progresso” non è l’approssimazione crescente ad una norma,
bensì ad un tipo di civiltà transitoriamente imperante.

Non esistono che istanti.

L’arte consta di una pluralità empirica di processi particolari di


perfezionamento cadenzati dalle rispettive successioni di rotture.

La società moderna disattende i problemi fondamentali


dell’uomo, poiché ha a malapena il tempo di prestare attenzione a
quelli che essa stessa origina.

L’uomo primitivo trasforma gli oggetti in soggetti mentre


l’uomo moderno i soggetti in oggetti.
Potremmo supporre che il primo si inganni, però sappiamo con
certezza che il secondo è in errore.

L’immoralità del governante è l’ultima protezione del


cittadino contro il crescente potere dello Stato.
Da un prevaricatore si può sperare della compassione, da un
dottrinario invece no.

Le anime che non sono teatro di conflitti sono dei palcoscenici


vuoti.
La concordia è tediosa.

376
Escolios I

Criticando il dualismo, scambiando colui che distingue con


colui che contrappone, si adotta una tempestiva trasformazione
del cristianesimo in un immanentismo naturalista.

I monismi sono rappresentazioni drammatiche nelle quali il


dramma è una fandonia e gli attori delle ombre cinesi.

Le più tenaci convinzioni sogliono essere una cristallizzazione


di erronee opinioni altrui ascoltate casualmente.

Quelli che disprezzano cose che sappiamo essere degne di


rispetto ci paiono semplicemente fastidiosi o grotteschi, però non
perdoniamo mai quelli che disprezzano cose che stimiamo senza
tuttavia essere sicuri che meritino la nostra stima.
L’insicurezza è permalosa.

II mondo ha rispetto soltanto del cristiano che non si scusa.

Sono due secoli che il popolo ha sulle proprie spalle non solo i
suoi sfruttatori, bensì anche i suoi liberatori.
La sua schiena è ricurva di un peso doppio.

Con la scomparsa della loro profondità religiosa, le cose si


riducono ad una superficie senza spessore dalla quale traspare il
nulla.

L’uomo non arriva a risolvere i problemi.


Nel più felice dei casi si trova improvvisamente di fronte a
problemi risolti.

Gli sviluppi della stampa hanno stimolato la moltiplicazione


di libri disordinati e prolissi, mentre la necessità di ricorrere ai
copisti e alle pergamene induceva ad essere diligenti e concisi.

377
Nicolas Gômez Dâvila

L’imperfezione di un testo era un tempo involontaria, oggi invece


non lo è necessariamente.
La rotativa espelle immondizia che non ha nessuna pretesa di
essere qualcosa d’altro.

Così come la tragedia esiste solo fra principi o dèi, allo stesso
modo esiste architettura solo per dèi o principi.
L’architettura moderna non è che un melodramma borghese.

Generalmente si dividono gli oggetti in reali e fittizi, come se


non ci si scontrasse continuamente con delle finzioni e come se
non si subissero continue botte sui fianchi nel accostarci ad una
realtà.

Per convincere il nostro interlocutore suol essere necessario


inventare argomenti ignobili, fraudolenti e ridicoli.
Coloro che rispettano il prossimo falliscono come apostoli.

I libri divertenti fanno provare vergogna agli illetterati.

II sentimentalismo democratico imbarbarisce l’anima popolare


e la appronta al crimine.
Gli emollienti dell’anima la fanno diventare assetata di sangue.

La sinistra approdò in America con padre Las Casas.


E in modo paradigmatico successe ciò che suol succedere alla
sinistra: lì non liberò l’indio, però rese schiavo il nero.

Obbligato a studiare il condizionamento subcosciente dei fatti


da parte delle loro circostanze geografiche, economiche, sociali,
ecc., lo storico odierno alla fine scrive una storia che nessuno ha
vissuto.
La storia, tuttavia, dev’essere storia della coscienza nell’epoca

378
Escolios I

narrata, al fine di evitare che si converta nel manifesto delle


opinioni precarie dello storico.
Ieri, invero, è indubitabilmente successo solo quello che è
successo nella coscienza.
Il resto è meramente l’opinione di oggi su quanto accaduto ieri.

Trattandosi di valori soggettivi, esclusivamente determinati


dalle preferenze di individui immersi nel loro contesto sociale,
i valori economici di epoche distinte non sono confrontabili tra
loro.
I valori oggettivi sono confrontabili, però che cosa significasse,
in un passato qualsiasi, una determinata somma di denaro, è un
enigma che forse non riusciremo mai a decifrare.

La predicazione del “solo Vangelo” non elude qualunque


teologia, bensì sostituisce meramente quella del predicatore a
quella della Chiesa.

Ignorare la struttura religiosa di ogni azione significa oggi


assomigliare a quelli che ieri ne negavano la struttura economica.
I marxisti occupano oggi una posizione intellettualmente simile a
quella degli antimarxisti di ieri.

La morte di Dio è un’opinione interessante, che ad ogni modo


non intacca Dio.

L’immoralità professionale dello storico sta nell’impossibilità


di agognare l’inesistenza di qualunque cosa sia esistita.
Essere uno storico vuol dire sentirsi incapace di bramare la
cancellazione dalla storia persino di ciò che biasimiamo.
Lo storico si sa complice del male, perché senza di esso sarebbe
carente di argomento.

379
Nicolas Gômez Dâvila

La parola “umanità” in bocca al cattolico è indice di apostasia, e


in bocca all’incredulo è presagio di massacri.

L’esperimento non conferma e neppure confuta assiomi


matematici o dogmi religiosi.

Il cristianesimo avvizzisce nelle epoche che non sono


naturalmente cristiane.

L’incoerenza di una interpretazione del mondo non è segno di


verità, però la sua coerenza è segno di errore.

I miei santi patroni sono Montaigne e Burckhardt.

Quando lo storico intuirà che il marxismo lo ha indotto a


scrivere una storia di istituzioni giuridiche sotto il nome di storia
economica, il passato muterà di aspetto.
In effetti, così come non è il salario ciò che definisce
economicamente il mondo moderno, bensì la fabbrica, in modo
analogo non è sul servo che si basa l’economia medievale, bensì
sulla villa.
Villa romana o carolingia, castello feudale o abbazia benedettina,
Landsitz, chateau, country-house, la hacienda è stata l’autentica
infrastruttura dell’Europa passata. La civiltà occidentale è stata una
cospirazione di hacendados.25

Per castigare l’ambizione di un potere titanico, è bastato a Dio il


concederlo.
La saggezza oggi non sta nel rinunciare a ciò che non possiamo
raggiungere, bensì a ciò che invece possiamo.

25/ Gli hacendados sono i proprietari delle haciendas, tenute di carattere soprattutto
latifondista.

380
Escolios I

L’etica tenta sempre di mettersi dove non ci sta.

Siccome il protestantesimo di Lutero si scinde in due attitudini


distinte, è necessario distinguere due famiglie di protestanti.
Quella il cui protestantesimo ripudia la teologia sacramentale, il
monacheSimo e il sacerdozio, e quella il cui protestantesimo è una
resa esultante alla grazia.
Confonderle vuol dire non distinguere fra un cristiano che si defila
e un cristiano che si affina.

Il cristiano intollerante pecca contro la propria dottrina, posto


che insegna che la fede è un dono della grazia. Il razionalista, al
contrario, non può essere tollerante, posto che afferma che solo la
passione intorbidisce le evidenze della ragione.
Le persecuzioni sono effetti del morbo razionalista, quandanche
l’inquisitore sia un domenicano e non un rappresentante in
missione.

Parlare in modo che l’uditorio capisca non consiste nel


predicargli ciò che vuol sentire.
Il cristianesimo liberale di ieri e il cristianesimo progressista di
oggi, per convertire il mondo, invece di adottare un linguaggio che
il mondo capisce, adattano il cristianesimo al mondo.

Cristianesimo, democrazia, nazismo e comuniSmo hanno


denigrato così tante parole necessarie che oggi risulta difficile
parlare di alcunché senza sembrare complice di qualcosa di basso e
vile.

I contemporanei hanno stima dei libri tediosi quando sono


pretenziosi e pedanti.
La posterità se la ride di quegli idoli polverosi per venerare,
neanche a dirlo, gli analoghi santoni del proprio tempo.

381
Nicolas Gômez Dâvila

Qualunque religione estranea oscilla fra il ridicolo e il


diabolico.

I ragionamenti convincono soltanto coloro che necessitano di


una scusa per arrendersi.

La Chiesa, nello spalancare le sue porte, intendeva rendere


facile l’entrata a quelli di fuori, senza pensare che piuttosto
rendeva facile l’uscita a quelli di dentro.

La civiltà occidentale è stata il risultato di una alleanza fra


possienti e vescovi.

Maturare significa veder crescere il numero di cose sulle quali


sembra grottesco opinare, tanto in modo favorevole quanto
contrario.

Storico marxista ed esegeta cattolico: entrambi mentono.

La storia è più un dialogo fra storici che una narrazione di


fatti.
Le interpretazioni inesatte dell’argomento da parte dei
predecessori è il vero argomento dello storico.

Intelligente è colui al quale sembra difficile ciò che agli altri


sembra facile.
Il numero delle soluzioni temerarie proposte da un politico
cresce con l’idiozia degli uditori.

L’interpretazione di un linguaggio mitico consiste


nell’esplicitare l’ambito dei postulati epistemologici in cui si situa
e non nel sottoporre i suoi testi alla sintassi della scienza.

382
Escolios I

L’onesta convinzione non scarta la possibilità di essere errata;


semplicemente non concepisce la probabilità di esserlo.

Lo scienziato si sente autorizzato a filosofare per il fatto di


condividere alcuni vocaboli con il filosofo.

La civiltà moderna: un’invenzione di un ingegnere bianco per


un re nero.

Una filosofia che sopprima il problema del male è una favola


per bambini tonti.

La complicazione è la prerogativa più alta dell’uomo.

L’enciclopedismo è stato più un furbo trovatello a caccia di un


padre rispettabile che un figlio di Cartesio.
Dobbiamo dubitare del diritto degli imbecilli di rendere culto alla
“ragione cartesiana”.

Un razionalismo estremo (Constitutio de Fide del Vaticano I)


ed un antistoricismo virulento (Pontificia Commissione Biblica)
impedirono alla Chiesa di vedere che, dal corsiero della storia,
un San Giorgio romantico dava lanciate a quella “ragione” che
pretendeva di divorarla.

L’omogeneità crescente dell’uomo fa presagire una società


nella quale l’orma del distincti non discreti della società angelica
sarà soppressa dal discreti non distincti26 della società infernale.

Non c’è nessuno che non scopra improvvisamente


l’importanza di virtù che disdegnava.

26/ “Distinti ma non separati’ nel primo caso e “separati ma non distinti” nel secondo.

383
Nicolas Gômez Dâvila

Le letterature delle attuali repubbliche, come anche i loro


eserciti, non servono nelle dispute internazionali.
L’intellettuale latinoamericano deve trovare dei problemi per le
soluzioni che ha importato da altrove.

La “aletteratura” possiede per finalità sottolineare tutto ciò


che la letteratura intendeva omettere di proposito.
Lo scrittore attuale divulga preferentemente ciò che lo scrittore
di ieri taceva per disdegno, e non per inesperienza o paura.
Per essere tedioso e villano si richiede meno talento di quello che
si pensa.

I valori plebei, da Omero a Yeats, hanno vegetato presso i


suburbi delle lettere come proletari oppressi.
La letteratura odierna è redatta da Tersite.

La letteratura è troppo ricca e la nostra memoria troppo esigua


per non avvisare il lettore che il semplice talento non basta.

La posterità di un’opera d’arte suol farci dispiacere che essa sia


esistita.

La pittura attuale ha più appassionati dell’attuale letteratura,


poiché il quadro si mostra in due secondi di noia, mentre il libro
non si legge in meno di due ore di tedio.

Malgrado il prurito dell’originalità, la letteratura moderna è


redatta da bibliotecari vergognosi.

Le opere moderne mantengono le promesse dei loro programmi


come le medicine popolari mantengono quelle dei santoni che le
decantano.

384
Escolios I

Però, se la tiritera era stata iniziata da Mallarmé e Rimbaud,


solo i nostri contemporanei imbottigliano la semplice acqua
dell’acquedotto.

La verbosità delle teorie estetiche aumenta con la mediocrità


delle opere, come quella degli oratori con la decadenza della propria
patria.

Di solito i piedi dello scriba si impigliano nelle fimbrie del manto


profetico.

Qualunque sia la propria ascendenza plebea, chi ottiene che il


Cattolicesimo Medievale lo adotti parrà di lignaggio patrizio.

Il corpo è una narrazione dell’anima.

Tutte le novità sono una minima aggiunta a un patrimonio


colossale di roba vecchia.
L’uomo è costretto a camminare coi piedi legati.

Dall’esterno tutto quello che è importante pare burlesco.

Siccome la Chiesa Cattolica ha mantenuto sempre


una separazione precisa fra ortodossia ed eresia mentre il
protestantesimo ostenta una gamma di sfumature dottrinarie, la
storia della teologia cattolica è meno interessante del monumento
intellettuale che erige, mentre la storia della teologia protestante è
più interessante dell’edificio privo di stile che costruisce.

Non la scienza o la storia hanno provocato la crisi attuale del


cristianesimo, bensì i nuovi mezzi di comunicazione.
Il progressismo religioso è l’impegno di adattare le dottrine cristiane
alle opinioni difese dalle agenzie di notizie e dagli agenti pubblicitari.

385
Nicolas Gômez Dâvila

L’osservanza del cattolico è mutata in un’infinita remissività


verso tutti i venti del mondo.

Il volgo è convinto di pensare liberamente solo quando la sua


ragione capitola di fronte ad entusiasmi collettivi.

Colui che parla delle regioni estreme dell’anima necessita


presto di un vocabolario teologico.

Le idee generali sono l’incantesimo con il quale il grande


storico resuscita i propri morti e il maleficio con il quale lo
storico scadente li uccide per la seconda volta.

“Dio è morto”, ha esclamato il Venerdì Santo che è stato il


XIX secolo.
Stiamo vivendo oggi nell’atroce silenzio del sabato. Nel silenzio
della tomba abitata.
In quale secolo albeggerà, sulla tomba deserta, la Domenica di
Pasqua?

I princìpi dell’intelligenza sogliono essere dei borghesi


pusillanimi.

Nel momento in cui i presunti peregrinantes in hoc mundo si


alleano con i civibus hujus saeculi, vediamo subito che si trattava
di indigeni che si facevano passare per stranieri.

La critica marxista ha adottato Balzac per il fatto di supporre che


Balzac confessi la sconfitta delle proprie idee reazionarie nel narrare
il trionfo della borghesia.
Compromesso dottrinariamente a non accogliere altro criterio
che quello della “necessità storica”, il marxista non comprende che

386
Escolios I

Balzac possa essere reazionario precisamente perché la borghesia


trionfa.
Il successo non rappresenta una categoria assiologica.

La meditazione non origina nulla.


Semplicemente incuba idee previe.

I sistemi dovrebbero essere solo la scia momentanea del pensiero.

Pensare suol consistere nella comprensione improvvisa dell’idea


che abbiamo avuto in un certo momento e che abbiamo scordato
senza aver capito.

II nostro pensiero giunge a tediarci allo stesso modo della nostra


faccia.

La logica disciplina i discorsi fra compagni di partito, però le


conversioni dipendono dalla sezione di letteratura e belle arti.

Al fine di distrarre il popolo mentre lo si sfrutta, i dispotismi


sciocchi favoriscono le lotte da circo e il dispotismo astuto sceglie le
lotte elettorali.

Persino il buon democratico non accetta sentenze elettorali


avverse perché creda in un diritto delle maggioranze, bensì perché il
punto controverso non gli importa, o perché si sa impotente.

Non essendo riuscita ad ottenere che gli uomini pratichino ciò


che insegna, la Chiesa attuale ha risolto di insegnare ciò che essi
praticano.

Il momento in cui il pensiero è affascinato solo dal proprio


funzionamento giunge ben presto.

387
Nicolas Gômez Dâvila

Gli uomini di sinistra non sono i rappresentanti dei poveri


bensì i delegati delle idee povere.

Il ricordo più prezioso di quasi qualunque individuo suol


essere un ricordo sordido.

Un solo concilio non è altro che una singola voce all’interno


del vero concilio ecumenico della Chiesa, che è la sua stona
totale.

Nessun partito, setta o religione deve confidare in coloro che


conoscono le ragioni per le quali si affiliano.
Qualunque autentica adesione, in religione, politica e amore,
anticipa il ragionamento.
Il traditore sceglie sempre razionalmente il partito da tradire.

Fino a ieri gli scrittori si rammaricavano per la mancanza di


critici.
Oggi invece mute di critici sono instancabilmente sulle loro
tracce.
Una volta c’era chi non mangiava, oggi non c’è niente da
mangiare.

Il popolo non crede mai che coloro che parlano in modo


enfatico dicano scemenze.

Il cattolicesimo popolare è il centro di qualsiasi ira


progressista.
Fede popolare, speranza popolare e carità popolare
indispettiscono un clero di estrazione piccolo borghese.

Camminando a fianco di plebei i nostri vizi ci difendono e le


nostre virtù ci tradiscono.

388
Escolios I

Coloro che ripongono la loro speranza nel mondo sono


appena un po’ più stupidi di coloro che dallo spettacolo del
mondo non sono divertiti.

Con buon umore e pessimismo non è possibile sbagliarsi né


annoiarsi.

L’amore verso il prossimo è stato brevettato come la migliore


giustificazione dell’apostasia.

La storia contemporanea dimostra che un salario modesto può


reclutare esecutori per i peggiori crimini ma anche per i compiti
più umanitari.
Il denaro in questo secolo ottiene quello per cui sembrava
necessario avere la collaborazione di Dio o del diavolo.

L’importanza di una nozione religiosa non scaturisce dalle


conseguenze che possiede, bensì dal valore religioso autonomo
che ostenta.

Senza dubbio conviene insultare il reazionario patente


(rinnegato dei Whigs - lost reader - gazzettiere della Santa
Alleanza - borghese intimorito dalla Comune, ecc.), però è
il caso di tacere la lista dei reazionari cauti se non intendiamo
sbreccare le convinzioni del democratico.

Allo scrittore deve importare soltanto il tema che tratta; a noi


deve importare soltanto lo scrittore.

Al fine di interpretare determinati uomini è sufficiente la


sociologia.
La psicologia è già troppo.

389
Nicolas Gômez Dâvila

Che cosa definiamo propriamente “storia”?


Il mondo visto attraverso gli occhi del XIX secolo.

Fondamentalmente il rivoluzionario è un uomo privo del


sospetto che l’umanità possa attentare contro se stessa.

L’avanguardia presenta, in pochi lustri, lo spettacolo delizioso


della sua indignazione nel vedersi trasformata in retroguardia.

L’uomo non ha il potere di fare niente di importante. Può


soltanto sperare che quello che fa risulti importante.
Possiamo soltanto spolverare la stanza nella quale forse si poserà
un’orma immacolata.

Quanto più stupide sono le ragioni che assegnamo ad un atto,


tanto meno corriamo il pericolo di sbagliarci.

Il reazionario simpatizza con il rivoluzionario di oggi poiché


lo vendica di quello di ieri.

Come ethos di una classe media, di una classe fra due classi,
l’autentico ethos borghese è uno dei successi indiscutibili
dell’umanità occidentale.
La calamità presente non proviene dall’esistenza di un ethos
borghese, bensì dall’ambizione sociale di un settore della
borghesia che si è trasferito ai piani alti dell’edificio senza mutare
nell’anima.

Il pensiero democratico suole dedurre le conseguenze di un


fatto con la stessa disinvoltura lineare delle implicazioni di un
principio.
Al contrario, ciò che il reazionario sa vedere è l’indole
paradossale dei fatti, degli uomini e del mondo.

390
Escolios I

La natura paradossale del mondo empirico, la natura


paradossale della dottrina cristiana e la natura paradossale del
pensiero reazionario sono la triplice orma della Volontà creatrice,
della Volontà rivelatrice e della Volontà arrendevole alla suprema
Volontà.

Gli errori sociali del cristianesimo, nell’ultimo secolo, hanno


avuto origine dallo sbaglio di adattare il suo conservatorismo
congenito alla difesa di condizioni sociali provenienti da un
progetto rivoluzionaario avverso alla propria dottrina.
Il cristianesimo patisce le conseguenze di aver custodito il
processo di industrializzazione di una società democratica.

Si può celebrare la messa in palazzi o in capanne, però non in


quartieri residenziali.

Dobbiamo rispettare, anche quando non lo merita, l’individuo


eminente che è rispettato dal popolo per non mancare di rispetto
alla nozione di rispetto.

Rinunciare a proibire non vuol dire, oggi, permettere, bensì


fomentare ciò che era proibito anteriormente.

La Chiesa ha vissuto un millennio e mezzo della sua alleanza


con il “trono”. Però soltanto un secolo, all’incirca, delle sue
collusioni capitaliste.
Tutto indica che i suoi congiungimenti proletari saranno ancora
più corti.

Fatta eccezione per la regola benedettina, tutti gli statuti delle


collettività umane sono grotteschi e rozzi.

391
Nicolas Gômez Dâvila

Il mentale dipende ovviamente dal fisico, però mentale e fisico


sono semplicemente idee dello spirito.

Nelle società dove tutti si credono uguali, l’inevitabile


superiorità di alcuni fa in modo che gli altri si sentano dei falliti.
Inversamente, nelle società dove la disuguaglianza è la norma,
ciascun individuo si situa nella propria differenza senza avvertire
l’urgenza, né concepire la possibilità, di compararsi.
Soltanto una struttura gerarchica è pietosa verso i mediocri e gli
umili.

Gli epigrammi contrari alla democrazia e al progresso sono a


carico della storia.

Il compito dello storico consiste meno nello spiegare ciò


che è accaduto che nel far comprendere come il contemporaneo
comprendeva ciò che accadeva.

La storia, nello storico marxista, respira durante le


intermittenze del marxismo.

L’attività sessuale dell’impotente sul cadavere della sensualità


si chiama erotismo.

La difesa contro le “metafisiche della cattedra” assorbe così


tanto l’attenzione dei fanatici dell’analisi linguistica che non
avvertono di essere stati invasi dalla metafisica della strada.

Così come nella nostra società hanno successo i bassifondi


sociali, allo stesso modo nella nostra letteratura hanno successo i
bassifondi deH’anima.

392
Escolios I

Il vero cattolico maschera la propria fede.


Non perché se ne vergogna, bensì perché essa non si vergogni di
lui.

Quando si realizzino le promesse progressiste l’umanità


magari sarà salvata da uno schifo rendentore.

Quando cesserà l’ultima orazione all’ultimo feticcio,


l’universo si dissolverà nel nulla.

Il democratico suole lamentarsi solo se l’opinione pubblica lo


abbandona.

Oggi viene pubblicato con successo un tipo di libro fra il libro


serio e quello popolare: il best-seller per intellettuali.

Il “paternalismo” irrita i figli di padre sconosciuto.

Davanti a un pensiero avverso, il pensiero reazionario non si


paralizza in un rifiuto indignato.
Tenta, al contrario, di assimilarlo, sapendo di essere capace di
alimentarsi di succhi velenosi.

Rispetto soltanto la dichiarazione enfatica che è carica di


interrogativi clandestini.

L’apprendimento dell’arte di vedere merita il nostro massimo


impegno.
L’arte di vedere ciò che risulta inarrivabile alla nostra solita
visione.
L’arte di vedere nell’implacabile volgarità dell’universo visibile gli
aspetti scoperti dall’immaginazione estetica.
Siamo giunti a un tale estremo di limitatezza che crediamo reale

393
Nicolas Gômez Dâvila

solo ciò che potrebbe sussistere nella supposizione che le arti


siano abolite.

Lo scrittore, se le sue frasi non hanno filo, si ingarbuglia nei


fatti.

La “filosofia della storia” potrà tenere occupato seriamente solo


qualche arcangelo ozioso che medita sul cadavere del mondo.

Quelli che si rifiutano di prostituirsi nella baraonda plebea di


questo secolo dovranno imparare il rispetto nuovamente.

In mano al sociologo la storia si converte in un catalogo tedioso


di paradigmi essiccati.

Le idee ugualitarie adulterano la nostra percezione del


contemporaneo e in più troncano la nostra visione della storia.

Nessuno può ribellarsi, nel nostro tempo, contro


l’oscurantismo progressista e democratico con la speranza di
vincere.
Semplicemente, perché sente il dovere di testimoniare.

Oggi il reazionario è meramente un naufrago dignitoso.

Le nostre verità sono troppo genuine per cadere nell’azione


impropria di puntellarle con le dottrine scientificamente alla moda.

I giudizi di valore, nelle Geisteswissenschaften27, si rimpiazzano


soltanto con pregiudizi.

27/ Scienze dello spirito.

394
Escolios I

Il “razionalismo” è l’incapacità patologica di discernere tra


forma e materia del raziocinio.

La grande intelligenza non è un’intelligenza più grande di una


ordinaria, bensì di un’altra specie.

Le teorie, nelle Geisteswissenschaften, non sono soluzioni ai


problemi, bensì maniere nuove di parlare di essi.

Il “cartesianesimo” è una calunnia contro Cartesio.

La filosofia che non si accontenta in ultima istanza di


catalogare aporie, alla lunga risulta meramente comica.

Un uomo colto è colui che riesce a collocare un architrave


greco sulle colonne simmetriche del classicismo francese e del
romanticismo tedesco.

L’uomo non chiama soluzione la formula risolutiva dei


problemi, bensì quella che li occulta.

La dignità umana è quello che si acquisisce attraverso la lotta


contro se stessi in nome di una norma.
Quello che non proviene da un conflitto è bestiale o divino.

La filosofia ha per oggetto, innanzitutto, impedire che le


scemenze del giorno oscurino le finestre e spranghino le porte.

Per lo scemo sono autentici soltanto i comportamenti


concordi con l’ultima tesi psicologica alla moda.
Lo scemo, nell’osservare se stesso, vede sempre corroborata
sperimentalmente qualunque fesseria che possa presumere
scientifica.

395
Nicolas Gômez Dâvila

Allietarsi malevolmente dei disastri della società moderna non


vuol dire godere delle umiliazioni dell’uomo.
Significa applaudire i fallimenti della volontà sinistra che lo
muove.

La stoltezza umana impaurisce coloro che credono che la


fortuna di un valore dipenda dalla volontà dell’uomo.
Però diverte coloro che sanno che il valore non è alla portata delle
sue mani né è esposto alla sua inabilità.
L’uomo può mutilare solo se stesso.

Nel vocabolario dello storico i verbi reciproci dovrebbero


prevalere.

Miei fratelli? Sì. Miei uguali? No.


Giacché ce ne sono di minori e di maggiori.

Il romanzo pornografico sarà sempre uno sgorbio, perché il


coito non è un atto dell’individuo, bensì un’attività della specie.

Dio non ci chiede “collaborazione”, bensì umiltà.

Quelli che professano opinioni che i nostri contemporanei


non disprezzano devono vergognarsi.

Quando il progressista condanna, qualunque uomo


intelligente deve sentirsi alluso.

La morte del passato giustifica coloro che sono costretti a


preferire il presente per la propria immaginazione miserevole,
però niente può scusare colui che preferisce l’arte presente nel
caso in cui sopravviva l’arte passata.

396
Escolios I

Le dimensioni del fatto storico tendono ad imporre categorie


specifiche di interpretazione.
L’aneddoto, per esempio, favorisce motivi psicologici,
l’accadimento spiegazioni sciologiche, il periodo fondamenti
economici, l’epoca un condizionamento da “idee”.
Per finire, i grandi aspetti storici: civiltà, culture, ere, ecc, hanno
bisogno del servizio di entità metafisiche: visione, prospettiva,
stile, Stimmung™, ecc.

Non vi è niente di più difficile che comprendere


l’incomprensione degli altri.

Il critico d’arte suole condannare l’opera che meglio osserva i


princìpi in nome dei quali egli la giudica.

Per evitare la tentazione di attribuire all’estetica moderna la


ributtante mediocrità dell’arte attuale, dobbiamo ricordare la
mediocrità similare della plebe artistica di qualunque stile.
La mediocrità non ha né patria né epoca.

La storia letteraria insegna che l’opera di ogni grande poeta


si distingue in due parti: quella che ammiriamo e quella che ha
influito sulla letteratura.

I cattolici hanno smarrito persino la simpatica capacità di


peccare senza dover argomentare che il peccato non esiste.

L’etnografo compila meramente dati per lo storico futuro.

II marxista, per salvarsi dalla sconfitta in campo aperto, si


introduce nella fortezza hegeliana per la fessura che gli aprono i

28/ Stato d’animo, atmosfera.

397
Nicolas Gômez Dâvila

manoscritti giovanili di Marx.

Quando le proprie conseguenze logiche fanno scontrare il


marxismo con un fatto, il marxista, sostenendosi sugli obiter dieta29 di
Marx o Engels, lo costringe a uno balzo leggiadro e sleale.

La storia non è venerabile perché opera dell’uomo, bensì perché


luogo di alcune epifanie gratuite.

È arduo simpatizzare con il clero moderno dal momento in cui è


diventato anticlericale.

Dobbiamo limitare la nostra ambizione alla pratica di un


metodico sabotaggio spirituale contro il mondo moderno.

Narrare ciò che l’uomo compie o dice è una mansione storica


subalterna.
La storia fondamentale è quella che si interessa delle variazioni della
sensibilità nel tempo.

Il conformismo obsoleto è lo scandalo del conformismo presente.

Nessuno disdegna così tanto l’idiozia di ieri quanto l’idiota di


oggi·

Ogni giorno ho minor speranza di imbattermi in qualcuno che


non alberghi la certezza di sapere in che modo si curano i mali del
mondo.

L’uomo comune suole avere personalità nelle faccende quotidiane.

29/ Obiter dictum·, detto incidentalmente.

398
Escolios I

Però l’affanno di esprimerla lo converte in esponente dei luoghi


comuni alla moda.

La volgarità sorge quando l’autenticità è perduta.


L’autenticità si perde quando la si cerca.

La volgarità tipica di questo secolo è la pretesa di essere


distinti dai nostri congeneri, essendone identici.

Gli uomini sono meno uguali di ciò che dicono e più uguali di
ciò che pensano.

Il più interessante capitolo della sociologia non è ancora stato


scritto: è quello che studierà le ripercussioni somatiche dei fatti
sociali.

L’antropologo attuale, sotto lo sguardo severo dei democratici,


corre rapidamente sopra le differenze etniche come se si trattasse
di brace.

Quelli che con enfasi e fervore esclamano “efficacia!”,


“efficacia!”, favoriscono massacri.

Le tattiche delle controversie tradizionali falliscono di fronte


al dogmatismo imperterrito dell’uomo contemporaneo.
Per sconfiggerlo sono necessari stratagemmi da guerrigliero.
Non dobbiamo confrontarci con esso attraverso argomenti
sistematici e neppure presentando metodicamente soluzioni
alternative.
Dobbiamo fare fuoco con qualunque arma e da qualunque
cespuglio su qualunque idea moderna che avanza solitaria nel
cammino.

399
Nicolas Gômez Dâvila

Qualsiasi letteratura strettamente contemporanea è sempre


coriacea.
Per una degustazione occorre attendere che irrancidisca.

Al filosofo risulta impossibile credere che quello che pensa


possa essere definitivo e altrettanto impossibile credere che non
possa esserlo.
Questa è la sua piaga segreta.

Scrivere sciocchezze leggibili è un privilegio delle grandi


intelligenze.

Per praticare senza scrupoli ogni funzione borghese, all’uomo


di sinistra è sufficiente preparare il loro esercizio con l’esorcismo
dell’insulto.

“Purezza”, “poesia”, “autenticità”, “dignità” sono le voci


chiave dell’attuale lessico tecnico per parlare di qualunque
narrazione pornografica.

Una certa specie di apologisti cerca un posto per il


cristianesimo nella società moderna mostrando certificazioni
favorevoli rilasciate da fisici o biologi.
Come se mendicassero le raccomandazioni di vecchi domestici
per reeludere in un sanatorio il padrone in rovina.

Peggio del sentimentalismo della virtù è il sentimentalismo del


vizio.
Secolo XIX - secolo XX.

Se fa riferimento a problemi seri la parola “soluzione” possiede


una sonorità grottesca.

400
Escolios 1

Un argomento irrobustisce ciò che non riesce ad uccidere.

La prima manipolazione democratica di un testo cristiano è


quella presente nel prologo del Vangelo di San Giovanni (V 13).
Il testo volgare è quello di tutta la tradizione manoscritta (fatta
eccezione per il Codex Veronensis), però la lezione corretta è quella
di San Giustino e Sant’Ireneo.
Tertulliano {De Carne Christi) denunciò i valentiniani come
corruttori del testo.
Gli gnostici evidentemente si aggiravano intorno a questo Vangelo.
Non fu infatti Eracleone il suo primo commentatore?

L’atteggiamento rivoluzionario della gioventù moderna è


un’inconfondibile prova di attitudine per la carriera amministrativa.
Le rivoluzioni sono incubatrici perfette di nuovi burocrati.

Il tempo suole vendicare il cristianesimo dall’acerbità degli


apostati, dato che ciascuno di essi finisce per professare gioiose
sciocchezze.

Una certa dose di volgarità rende famoso qualunque libro.

Il comuniSmo non si è rivelato la peripezia finale della


Verelendung proletaria, bensì la metamorfosi finale del proletariato
in borghesia.

Al fine di democratizzare il cristianesimo si devono


manipolare i testi leggendo “uguale” dove è scritto “fratello”.

La vecchiaia non emargina l’uomo intelligente; è il mondo a


farlo.

401
Nicolas Gômez Dâvila

La tirannia è matura quando non ha più bisogno


dell’esecuzione del proprio nemico.

Ancora più tedioso del lavoro è il suo panegirico.

Quelli che scrivono ragione con la maiuscola si preparano ad


ingannare.

La tragedia della sinistra è quella di diagnosticare


correttamente una malattia, ma di aggravarla con la sua cura.

La Chiesa si è trasformata in classe media, come tutto il resto.

L’incitamento alla cultura fa sì che essa si ammali.

Il gesto spontaneo e il gesto rituale fanno parte di categorie


distinte, però posseggono uguale rango.
Al contrario, non c’è nulla di più basso della spontaneità
regolamentata: il ghigno demagogico.

Quanto di più alto a cui l’uomo può giungere non è in ciò che
fa.
E in ciò che l’immaginazione estetica lo vede fare.

Le convinzioni sistematiche sono indice di intelligenza in


coloro che le inventano e di stupidità in coloro che le assumono.

Coloro che assumono un sistema smettono di percepire le


verità che sono alla loro portata.

L’indipendenza della quale qualsiasi gioventù si vanta non è


che una sottomissione ad una nuova moda imperante.

402
Escolios I

Il destino del mondo è sempre in mano ad un subalterno


sconosciuto.

L’assordante rumore della storia non è che la risonanza del


dialogo fra pochi solitari.

Le risposte erronee scompaiono, quelle corrette


imputridiscono.
A durare sono soltanto descrizioni e domande.

L’eccellenza tecnica del lavoro intellettuale è giunta a un


punto tale che le biblioteche straripano di libri che non possiamo
sdegnare ma che non valgono la pena di essere letti.

Il nome del maestro passa ai discepoli, però il suo spirito


normalmente va ad un estraneo.

Ogni uomo si sente affogare dentro qualsiasi intelligenza


altrui.

Il prevedibile causa più sorpresa all’uomo esperto


dell’ imprevedibile.

La dialettica autentica cammina con passo da ballerina in


un’improvvisazione di danza, e non con un monotono ritmo
trimembre da sergente prussiano.

Ciò che ammiriamo nella storia non è l’effetto deliberato dei


propositi, bensì il loro incongruo esito.

Casualità è un nome che diamo a Dio, tanto per rispetto


umano quanto per rispetto divino.

403
Nicolas Gômez Dâvila

La vita è una fucina di gerarchie.


La morte sola è democratica.

Il democratico in cerca di uguaglianza passa la rasiera


sull’umanità per ritagliare quello che eccede: la testa.
La decapitazione è il rito centrale della liturgia democratica.

Quando ci urge imparare qualcosa conviene interrogare


l’intelligente che ignora piuttosto dello scemo che sa.

In qualunque spettacolo siamo abituati a vedere solo ciò che


alcuni ci hanno insegnato a guardare.

“La fine delle ideologie” è il nome con il quale viene celebrato


il trionfo di una certa ideologia.

La più insidiosa tentazione è quella di professare oggi la verità


di domani.
Il cadavere di una verità passata puzza meno dell’embrione di una
verità futura.

“Attività culturali” è un’espressione che non udiamo provenire


dalla bocca di chi le esercita spontaneamente, bensì dalla bocca di
chi le pratica per lucro o per prestigio.

Nello specialista convivono le più fini idee su dei frammenti


dell’universo con i più sgualciti luoghi comuni sull’universo
stesso.

La retorica è rispettabile quando difendiamo i diritti di altri.


Però persino gli uditori più benevoli sorridono quando ci
rivolgiamo a considerazioni etiche per richiedere i nostri invece di
appellarci alla forza.

404
Escolios I

Se gli altoparlanti culturali stessero in silenzio per un


momento, il pubblico farebbe ritorno alla pittura ufficiale del
secolo scorso.
L’ammiratore ascetico di quadri astratti riappenderebbe alle pareti
della sua casa, con un sospiro di sollievo, quadri aneddotici,
sentimentali o discretamente pornografici.

La propaganda culturale degli ultimi decenni (scolastica,


giornalistica, ecc.) non ha educato il pubblico, bensì ha ottenuto
meramente, come i missionari, che gli indigeni celebrino le
proprie cerimonie in modo clandestino.

Il compito, già secolare, della “democratizzazione della


cultura” non ha ottenuto che siano di più gli ammiratori, per
esempio, di Shakespeare o Racine, bensì che più gente creda di
ammirarli.

Non vi è nulla di durevole, certo, e contano solo gli istanti,


ma l’istante conserva il proprio splendore per coloro che lo
immaginano eterno.
Conta solamente l’effimero che sembra immortale.

Il vero scrittore non è colui che ci parla con voce esotica


da commensale pittoresco in un incontro casuale, bensì chi ci
interroga con la stessa voce con la quale parliamo a noi stessi in
solitudine.

L’uomo cessa di essere ciò che è cosciente di essere.

La voce dello scrittore non avrà penetrato la nostra congenita


sordità fintantoché i fantasmi dei nostri sogni non converseranno
nel suo idioma proprio.

405
Nicolas Gômez Dâvila

L’uomo definisce “neutro” ciò che intende imporre senza


rivelarne le ragioni.

Il diavolo è troppo intelligente per essere razionalista, però


imbecca oracoli razionalisti ai suoi accoliti affinché lo venerino
privi di scrupoli.

La storia non ha il proposito di narrarci quello che l’uomo fa,


bensì quello che è. La storia non cataloga i suoi atti, rivela i suoi
modi.
La storia non compone il repertorio delle avventure umane; la
storia manifesta l’essenza di umanità che si succedono.

Né stili, né opere, né individui scoprono il proprio nucleo


autentico sgrossando una corteccia di residui stilistici, di usi
inveterati, di mimetismi sociali.
Lo stile si edifica sopra uno stile precedente. L’opera si sviluppa
attraverso le opere che imita. L’individuo giunge ad essere
persona mediante le influenze che accoglie.
L’autenticità non è la mera espressione di una natura, bensì
l’acquisizione di un significato.

L’autentica intelligenza vede spontaneamente anche il fatto più


umile della vita quotidiana alla luce dell’idea più generale.

Lo storico indovina sempre fintantoché assume la storia


dell’arte come paradigma della storiografia.
Le categorie che la storia dell’arte indica ad un intelligenza dotata
di gusto e capace di critica sono il modello generico delle norme
specifiche di ogni ambito storiografico.

Colui che desidera conoscere una cosa perché la crede


importante differisce radicalmente da colui che desidera

406
Escolios I

conoscerla perché lo crede importante.


L’amore intellettuale muove il primo, mentre il prestigio
pedagogico della “cultura” attrae il secondo.

Fra l’opera d’arte e il suo simulacro non vi è una differenza


tangibile.
Niente di definibile le diversifica, eccetto la loro differenza
appurata da coloro che vedono i valori.
Eccetto il fatto bruto della loro differenza estetica, non vi è tra
di esse né un di più né un di meno identificabili, analizzabili,
specificabili od ostensibili.

Ciò che per prima cosa lo scrittore inventa è il personaggio che


scriverà le sue opere.

Il tribunale supremo dell’arte è l’interiezione.

Destra e sinistra si caratterizzano per la distinta interpretazione


che danno del titolo ambiguo che Goya dà ad un Capriccio: “Il
sonno della ragione produce mostri”.
La sinistra traduce con “dormire”; la destra con “sognare”.

Svariati artisti famosi degli ultimi decenni sopravvivranno


soltanto come introduttori alla visione perduta di stili trascorsi.
I preraffaeliti involontari pullulano già da un secolo.

Colui che si iscrive ad un partito cessa di essere un possibile


interlocutore per trasformarsi in tema di conversazione fra
interlocutori che non si sono iscritti.

In epoche come quella attuale, quelli che hanno orgoglio non


possono abbassarsi all’“altezza dei tempi”.

407
Nicolas Gômez Dâvila

Coloro che insistono nell’“essere al corrente” di ciò che questo


secolo ha da dire si impegna a versare una fogna sulla propria
anima.

Nel momento in cui l’artista pensa che l’originalità possa


bastare, l’originalità si trasforma in ricetta accademica.

Il volgo può impadronirsi di qualunque idea, però non


dell’intelligenza che gli impedisce di scadere nella banalità.

Contrariamente all’artista di una volta, che fantasticava mondi


affini ai suoi sogni più nobili, l’artista attuale escogita mondi nei
quali sarebbe sufficiente farlo risiedere per rinchiuderlo all’inferno.

Parlando propriamente: la bellezza di un’opera consiste in


quello che eccede qualunque definizione del critico.

La “teologia radicale” è una teologia da orto degli ulivi che


non finisce per essere rassegnazione alla volontà di Dio, bensì alla
volontà dell’uomo.

Così come il povero attribuisce alla ricchezza viltà che sono


proprie dell’uomo, il ricco le attribuisce alla povertà.
Ciascuno attribuisce solo all’altro una viltà comune, invece di
ammirare le virtù che germogliano solo nella povertà e quelle che
prosperano solo nella ricchezza.

L’immginazione recupera nella storia la sensazione perduta


di quello spessore proprio dell’esistenza umana che non è più
palpabile in questo mondo attuale di esseri filiformi.

Quandanche potessimo sapere solo cose tediose, impararle è


qualcosa di divertente.

408
Escolios I

Solamente il sociologo privo di messaggio a volte non dice


cretinate.

Il sociologo si abitua ad operare con strumenti grossolani


perché si colloca ad una distanza tale dai fatti che i suoi atti
maldestri non gli schizzano il volto di sangue come succede allo
storico.

Essere discepoli di coloro che hanno infranto norme non è


eticamente lecito.
Non scimmiottare è il primo requisito etico dell’infrazione delle
norme.

L’“immoralista”, in questo secolo crapulone, è l’assaltatore


eroico di fortezze senza difesa.

Fino a che lo storico non farà attenzione alla struttura della


coscienza dell’epoca che prende in esame, tutto quello che dice a
proposito della struttura della società sarà falso.

Il padre dello Stato laico è stato Gregorio VII.

Per ridicolizzare in modo lecito lo spettcolo delle ambizioni


degli altri è necessario strangolare previamente le nostre.

Posto che è impossibile fare in modo che l’imbecille taccia, la


civiltà consiste nell’obbligarlo a recitare un catechismo.
Un catechismo qualsiasi.

Ognuno si afferra allo snobismo che gli è possibile.

409
Nicolas Gômez Dâvila

Il cattolico progressista non rimarca il carattere “comunitario”


della Chiesa per ricordare ai fedeli la sua solidarietà mistica
con una comunità storica, bensì per immolare senza rumore la
dottrina secolare della Chiesa sugli altari del presente.
I collettivismi sacrificano sempre all’appetito di collettività
istantanee la collettività augusta dei secoli.

Dopo aver dialogato con qualcuno di “ben moderno” ci


rendiamo conto che l’umanità è evasa dai “secoli della fede” per
sprofondare in quelli della credulità.

I sacerdoti progressisti, dal sospetto che il proletariato guardi


con ironia l’omaggio tardivo che gli rendono, hanno risolto di
praticare un’adulazione generica dell’uomo.

La “dignità dell’uomo”, la “grandezza dell’uomo”, i “diritti


dell’uomo”, ecc.: un’emorragia verbale che la mera visione
mattutina del nostro volto nello specchio, durante la rasatura,
dovrebbe tamponare.

I problemi umani non sono definibili precisamente e neppure


lontanamente solubili.
Coloro che speravano che il cristianesimo li risolvesse hanno
smesso di essere cristiani.

Avendo promulgato il dogma dell’innocenza originale,


la democrazia conclude che il colpevole del misfatto non è
l’assassino invidioso, ma la vittima che ha destato la sua invidia.

Gli episodi rivoluzionari di questo secolo, quandanche in essi


pullulino i cadaveri, sono mere farse.

410
Escolios I

La democrazia non è tanto l’impero delle parole quanto quello


delle bugie.

Questo secolo alla fine è uno spettacolo interessante: non per


quello che edifica, bensì per quello che disintegra.

Per “costruire il mondo” pare sia necessario svilire l’uomo.

Lo storico di una letteratura impiega il vocabolo “genio” un


numero di volte inversamente proporzionale all’importanza di
quella letteratura.

L’uomo modeno ha timore della capacità distruttiva della


tecnica, quando è invece la sua capacità costruttiva ciò che è
minaccioso.

Il predicatore, in ultima istanza, zoppica per essere ascoltato.

Quando si estingue la razza degli egoisti assorti nel loro


perfezionamento, nessuno ci rammenta che abbiamo il dovere
di salvare la nostra intelligenza, anche dopo aver smarrito la
speranza di aver salva la pelle.

I naufraghi giustificano più facilmente il pilota imprudente che


affonda la nave anziché il passeggero intelligente che prevede la
sua deriva verso gli scogli.

Quando l’orgoglio soffoca l’invidia ascendiamo sempre, anche


fosse solo tra le gerarchie diaboliche.

Esistono vizi da arcangelo caduto e vizi da misera plebe


infernale.

411
Nicolas Gômez Dâvila

Non esiste nel mondo un oggetto insignificante e neppure


nella società una funzione tediosa se collochiamo gli oggetti in
una scala ontologica e le funzioni in una gerarchia sistematica.
Ogni parte, in una totalità ordinata, conta sull’appoggio delle
altre ed ha l’onore di appoggiarle.

Nel caso in cui non si suicidi, l’ateo ha il diritto di credersi lucido.

Ciascun individuo definisce “cultura” la somma delle cose che


guarda con rispettoso distacco.

La poesia moderna si è resa illeggibile da quando ha risolto di


spezzare il collo all’eloquenza senza sospendere la scrittura.

La civiltà occidentale è un ammassamento di articoli di lusso,


preparati da parassiti, per il consumo di oziosi.
Dall’epoca degli aedi ionici fino a quella dei romanzieri borghesi, i
rampolli di nobile famiglia hanno finanziato tutte le “alienazioni”
religiose, estetiche, politiche “civilizzatrici” dell’uomo. La gloria
completa dell’Occidente.
Fortunatamente, invece, la civiltà moderna è il complesso di
conoscenze utili alle classi laboriose.

Emulatrice dei parroci che vendono gli ornamenti sacri e le pie


immagini, la Chiesa ha risolto di procedere a una liquidazione totale
ribassando la propria dottrina all’effettiva domanda del secolo e
sopprimendo il vergognoso sperpero della sua liturgia.

Sacerdoti e giornalisti hanno imbrattato di così tanto


sentimentalismo il vocabolo “amore” che la sua semplice eco
infastidisce.

412
Escolios I

La democrazia in tempo di pace non ha sostenitore più


fervente dello stupido, né in tempo di rivoluzione collaboratore
più attivo del demente.

L’uomo, fino a ieri, non meritava che lo chiamassero animale


razionale.
La definizione è stata inesatta fintantoché inventava,
preferentemente, attitudini religiose e comportamenti etici,
compiti estetici e meditazioni filosofiche.
Oggi, al contrario, l’uomo si limita ad essere animale razionale,
cioè inventore di ricette pratiche al servizio della propria
animalità.
Coloro che discrepano in modo radicale non possono dedurre,
bensì enunciare.
Per quelli che rifiutano i postulati moderni l’epoca delle
argomentazioni è finita.
Non potendo condividere convinzioni con i nostri
contemporanei, possiamo ambire a convertirli, ma non a
convincerli.
Al reazionario risulta fattibile solo proferire sentenze violente e
indigeste per il lettore.

Siccome l’uomo concede realtà soltanto a quello che offre


resistenza, quanto più grande sarà la sua capacità di operare tanto
maggiore sarà la sua libertà, però altrettanto minore la realtà del
mondo schiavizzato.
L’uomo liberato porterà a passeggio il proprio tedio fra
l’insignificanza spettrale delle cose.

Non esiste individuo che non tradisca, in maniera alternata, la


nostra fiducia e la nostra sfiducia.

413
Nicolas Gômez Dâvila

Educare non significa collaborare al libero sviluppo


dell’individuo, bensì appellarsi a quello che tutti hanno di decente
contro quello che tutti hanno di perverso.

I veri problemi non hanno soluzione, bensì storia.

Coloro che chiedono alla Chiesa di adattarsi al pensiero


moderno di solito confondono l’urgenza di rispettare certe
regole metodologiche con l’obbligo di assumere un repertorio di
postulati idioti.

I dogmi cristiani sono implicite confutazioni.


Le formule dogmatiche non spiegano il contenuto della fede,
bensì escludono interpretazioni che la adulterano.
La metafora dogmatica indica una rotta senza però anticipare una
descrizione della meta.

Qualunque “totalizzazione” dell’avventura umana che abbia


pretesa di realizzazione fuori dall’inimmaginabile Gerusalemme
celeste sarà solo una prigione totalitaria.

Il più grande peccato dello storico sta nel vedere una


qualunque epoca soltanto come anticipazione, preparazione o
causa di un’altra.

414
POSTFAZIONE
Gômez Dâvila e Γ Italia'
di Antonio Lombardi

Quizd podamos decir: el acto moral es la condición de la inmortalidad


porque al efectuarlo nos identificamos a un valor,
eterno por esencia.

...m’insegnavate come l’huom s’ettema.

Nicolas Gômez Dâvila, Notas

1/ L’autore ringrazia vivamente Maria Ciaccia per il prezioso contributo nella


revisione del testo e nella ricerca dei riferimenti bibliografici agli scolli citati. In via
preliminare si segnala che per ragioni di agilità tali riferimenti verranno indicati tra
parentesi al termine di ogni citazione riportando solo il titolo dell’opera e il numero di
pagina. Il lettore potrà trovare nella bibliografia posta a termine della postfazione i
riferimenti precisi alle opere gomezdaviliane e agli altri testi citati o di cui si è tenuto
conto in corso di stesura.
Nicolas Gômez Dâvila

Attualmente ci troviamo in una fase della storia della filosofia


in cui da un lato gli slanci teoretici vengono sempre più mortificati
in nome dell’impossibilità che si diano verità universali e dall’altro
sono invocate, in loro sostituzione, indagini a mero carattere rico­
struttivo, oggi più che mai abbondanti e più che mai svuotate di
qualsivoglia utilità euristica - tale svuotamento rappresenta anzi in
molti casi addirittura un “pregio”, a dire degli esperti indice della
“scientificità” e della “oggettività” di tesi di laurea e di dottora­
to, articoli specialistici, monografie e così via. In tale fase, che va
dall’awicendarsi dei nichilismi e degli storicismi prospettivistici
di inizio secolo al successivo affermarsi delle ermeneutiche e degli
storiografismi ormai tanto in voga nelle università, l’Italia (non
tutta, è chiaro: una sua piccola parte, che è poi quella che conta)
si distingue perché resiste e si sottrae a questa deriva; tanto a un
livello squisitamente teorico (il Novecento italiano postbellico è
forse l’unico in cui si osservano grandiose imprese speculative re­
almente degne di questo nome, la maggior parte delle quali sono
fiorite all’insegna del neoparmenidismo) quanto a uno più “mode­
stamente” storiografico, cioè interessato alla riscoperta e allo stu­
dio di pensieri e sistemi che meritino di essere riscoperti e studiati:
ed è nel giudizio di valore circa tale merito che consiste la gloria
di certa storiografia italiana, altrimenti indistinguibile da tutte le
altre, che riscoprono e studiano praticamente tutto lo scopribile
e lo studiabile — il che significa che non scoprono e non studiano
nulla sul serio.
Fortunatamente è sopravvissuta nella Penisola una “categoria”
di spiriti, quella degli umanisti, il cui compito è esattamente quello
di conservare e diffondere le idee, facendo sì che non muoiano, ma
in un senso forse diverso da come tale impresa sempre più viene
intesa nei luoghi predisposti alla ricerca, quello che aveva presente
l’autore di questi Escolios·. «Ringiovanire le idee appassite è il com­
pito dell’umanista. La sua paziente lettura penetra fino al cuore
indurito dell’idea» (Notas, 43). Quella che nel gergo specialistico

418
Postfazione

delle scienze filologiche viene comunemente chiamata ricezione è


dunque, anzitutto, una questione di sensibilità: nel marasma ver­
bale in cui oggi qualsiasi persona con qualche velleità intellettuale
si trova immersa, vero umanista è colui che riesce, grazie ad un fiu­
to allenato a suon di teoresi, a intercettare nei testi le idee che me­
ritano, per la loro potenziale rilevanza, di essere studiate e diffuse.
Quelle di Gômez Dâvila, e quindi le sue opere, rientrano si­
curamente nel novero di tali idee meritevoli: il perché lo mostra
efficacemente Gabriele Zuppa nella prefazione a questo volume.
Ma c’è di più: il filosofo colombiano è forse uno dei pochi au­
tori contemporanei per il quale si rende più che mai urgente un
commento: il suo esprimersi per schegge e apoftegmi risulterà in­
comprensibile al contemporaneo, ormai disabituato alla logica che
ne anima disposizione e movimento. Commentare Gômez Dâvila,
quindi, prima ancora che presentarlo e spiegarlo al pubblico signi­
fica rieducare ai valori perduti di cui egli ha voluto farsi testimone.
Mai come nel caso dello studio del suo pensiero, la storiografia tra­
passa nella teoresi, non potendo limitarsi a una mera esposizione.
Noi italiani possiamo fregiarci, grazie all’impresa pionieristica di
Franco Volpi, di aver intrapreso questo difficile lavoro.
Tuttavia, in un intervento dedicato proprio alla storia della ri­
cezione italiana dell’opera gomezdaviliana, tenuto a un recente
convegno organizzato dall’Università delle Ande e dedicato a La
biblioteca de Nicolas Gômez Dâvila1, il sottoscritto notava che il
trattamento riservato al “certosino dell’altopiano” da parte del
mondo culturale e accademico italiano non ha saputo rendere giu­
stizia alla grandezza del suo pensiero. E ciò non perché quest’ulti­
mo non abbia generato, specie inizialmente, entusiasmi anche ampi
rispetto ad altri paesi europei in cui invece è stato sostanzialmente
ignorato (uno su tutti, il Regno Unito). A partire da quelle brevi

2/ L’evento si è tenuto il 21 e il 22 aprile del 2016 presso la Biblioteca Luis Angel


Arango e presso l’Università. Il titolo completo del convegno è Bibliotecas, libres y
lectores. La biblioteca de Nicolas Gômez Dâvila.

419
Nicolas Gômez Dâvila

osservazioni, si potrebbe arrivare a dire che il maggior torto che


l’Italia ha compiuto nei confronti del pensatore colombiano è sta­
to quello di non comprenderlo. Il che è tanto più grave, se si consi­
dera il fatto che Gômez Dâvila, che era filosofo vero e non mestie­
rante appena in grado di recitare formulette e redigere bibliografie,
si sforzò di comprendere l’Italia forse molto più di quanto provi a
fare oggi la stragrande maggioranza degli intellettuali italioti. Già
il fatto ch’egli conoscesse l’italiano - lingua romanza oggi svalu­
tata persino dai suoi stessi locutori in modo imbarazzante, se se
ne considera il lascito letterario, filosofico e artistico alla cultura
occidentale tutta - e ciò gli consentisse di apprezzare la poesia di
Dante in originale basterebbe da solo a provare la qualità del suo
interesse nei confronti del «bel paese là dove ‘1 sì suona». Ma non
accontentiamoci.
Sempre nel corso del suddetto convegno, mi venne rivolta una
domanda circa ìe fonti italiane del pensiero filosofico gomezdavilia-
no, alla quale, pur memore della scarsità di nomi di autori italiani
citati nelle Notas e negli Escolios rispetto a quelli francesi o tede­
schi, arguivo che in Gômez Dâvila esiste e resiste, al di là della let­
tera, una forte consapevolezza teorica italiana; e citavo, a titolo di
esempio, i nomi di Leopardi e di Croce, le cui “interferenze” con
la formazione del pensatore colombiano andrebbero senz’altro te­
nute in maggior conto rispetto a quanto non si faccia.
Ad ogni modo, al di là del mero vezzo filologico, che potreb­
be trovare gran parte del proprio esaudimento nello sfruttamento
del lavoro seminale di Philippe Billé, Stadia Daviliana, risalente al
2003, in cui sono contenuti un indice onomastico e un indice dei
luoghi citati nei cinque volumi degli Escolios (26-29), e nella con­
sultazione del catalogo dei volumi posseduti da Gômez Dâvila, più
interessante e importante sarebbe, considerata l’appena avanzata
richiesta di comprensione, provare a soddisfarla almeno per ciò

420
Postfazione

che riguarda il tema qui presentato3, andando a vedere cosa la cul­


tura italiana abbia avuto da offrire, sotto il profilo intellettuale, alla
teoresi gomezdaviliana e, assieme, valutarne l’apporto attraverso
il giudizio dello stesso filosofo, in modo da lasciare affiorare un
piccolo ritratto àeti’Italia di Gômez Dâvila. Questa postfazione
sia dunque tanto un primo umile contributo in questa direzione
quanto un modo di rendere omaggio al pensatore colombiano in
occasione dell’uscita della traduzione integrale in italiano della pri­
ma parte degli Escolios, la sua opera più celebre.

1. Classicità e sapienza

Se si parla di Italia non si può non parlare di Roma. Questo


è indubbio. Per quanto sarebbe del tutto scorretto assimilare
completamente 1’“italianità” alla romanitas, il legame della cul­
tura e della lingua italiane (che sono la risultante dell’incontro
di quella eredità con altri numerosi fattori, che vanno da quello
cristiano a quello barbarico) con la classicità latina è strettissi­
mo. E per una sorta di proprietà transitiva con la stessa classicità
greca, se come scriveva Orazio: «Graecia capta ferum victorem
cepit et artes intulit agresti Latio». Dire Italia significa, dunque,
almeno in riferimento alle sue origini spirituali, dire civiltà clas­
sica in genere; e dir questo significava per «un pagano che crede
in Cristo» (Escolios I, 255) già contemplare «l’alfabeto della sa­
pienza umana» (Nuevos Escolios II, 172). È questa un’idea che
torna periodicamente nel corso della produzione gomezdavi­
liana, quella per cui le belle lettere costituiscono quell’arsenale

3/ Un tentativo di comprensione generale, anch’esso nato da una forte


insoddisfazione per quei pochi e parziali che lo avevano preceduto, è invece stato già
avanzato nella monografia che ho scritto a quattro mani con Gabriele Zuppa intitolata
Nicolds Gômez Dâvila e la modernità (2014), e che giudico indispensabile per capire i
fondamenti teorici di quanto verrà detto in questo articolo.

421
Nicolas Gômez Dâvila

di luoghi comuni che è il vero e proprio patrimonio culturale


dell’Occidente. Così, infatti, si trova scritto nelle Notas·.

I luoghi comuni sono la sanità dell’intelligenza, però rassegnar­


ci ad essi vuol dire collaborare al nostro abbrutimento. Per questo
la lettura dei classici greci e latini è così necessaria, giacché lì tro­
viamo il luogo comune esposto con serena pienezza e con la deli­
ziosa coscienza di una fresca scoperta4

Per quanto annidi in sé la possibilità della banalizzazione e,


dunque, dell’errore (banalizzare, infatti, significa operare una ri­
duzione e perciò negare inconsapevolmente certune caratteristiche
di qualcosa, che gli sono invece essenziali) il lugar comùn è il cri­
stallizzarsi dello spirito in una massima. Il che, esattamente come
funziona per la legge giuridica (che è, in certo senso, anch’essa
“luogo comune”), è non solo prezioso - poiché si tratta di una
tappa, un segnavia che il processo pone e in cui ritrova se stesso -
ma necessario, proprio perché il processo non può che di volta in
volta arrestarsi a particolari buone sintesi su cui magari eserciterà
nuovamente la propria inesorabile opera negante: nel caso della
legge, la riforma o l’abrogazione; nel caso della massima, la critica
e il perfezionamento. Ora, affinché la funzione critica dello spirito
possa esercitarsi degnamente senza, ogni volta, “ricominciare tut­
to da capo” (il che sarebbe disastroso oltreché frustrante, perché ci
si ritroverebbe inevitabilmente a commettere gli stessi madornali
errori del passato) è di assoluta importanza quel “tesoro” di luoghi
comuni costituito dai classici greci e latini, in cui è possibile ritro­
vare la maggioranza delle più importanti conquiste della sapienza
umana, e per giunta non in maniera irriflessa e abulica, come se
fossero formulette bell’e pronte - quelle stesse, aride e banali, che
sono diventati per noi oggi i luoghi comuni -, ma, come vien detto

4/ Nicolâs Gômez Dâvila, Notas, 355.

422
Postfazione

nello scolio, “con tranquila plenitud y con la conciencia deliciosa


de un fresco descubrimiento”, proprio perché in quelle opere era
al lavoro uno spirito alle prese col proprio farsi, che a quei risultati
- poi scolpiti eternamente nella storia - doveva arrivarci attraverso
il duro travaglio dell’intelligenza.
Un piccolo esempio? Quando nel De constantia sapientis Sene­
ca scrive che «il frutto dell’ingiuria consiste nel fatto che la perce­
pisca e si indigni colui che la subisce» (509), ci sembra di riudire
quello stereotipo del senso comune che invita a non badare ecces­
sivamente alle offese rivolteci da chicchessia, richiamando al fatto
che è dall’attenzione eccessiva riservata a un gesto così “basso”, e
quindi di poco conto, che deriva gran parte dei nostri tormenti e
della nostra rabbia - non dal gesto stesso, che in quanto indegno,
non dovrebbe impensierirci. Nella cultura popolare italiana, que­
sta massima ha trovato la propria espressione nel detto, frutto di
una storpiatura di un verso dell’Inferno dantesco, «Non ti curar di
loro, ma guarda e passa». Preso per sé, l’invito lascia il tempo che
trova: sembra proporre un contenuto che, isolatamente, potreb­
be avere il medesimo valore esortativo del suo opposto. Ciò che
invece gli accade, se collocato nel quadro della penetrante prosa
filosofica senechiana, è di rivestirsi di una inedita potenza teore­
tica: così, la “noncuranza” del luogo comune sublima nella rigo­
rosa fermezza dello spirito del saggio stoico, che è tale perché la
virtù che lo contraddistingue non può patire offesa di sorta; ché
per l’anima saggia, a rigore, offesa sarebbe solo quella di sé a se
stessa, nel caso cedesse alle passioni e abbandonasse la retta via (la
qual cosa, in effetto, non può accaderle mai, se è realmente saggia).
L’offesa altrui, al contrario, è un’occasione per mettersi alla prova
e il chiaro segno della disonestà - e dunque della inferiorità - del
nemico. Nel classico, insomma, il luogo comune si è trasceso nel
firmamento della filosofia, tornando alla propria scaturigine inter­
rogante; quella del sapiente che si chiede, caso per caso, cosa debba
fare per rimanere virtuoso.

423
Nicolas Gômez Dâvila

Non a caso Gômez Dâvila ribadirà, più estesamente, nei Textos·.

Per salvaguardarsi dai suoi pericolosi trionfi, conviene che la


filosofia intraprenda la meditazione dei luoghi comuni. Questo è
il prezzo della sua sanità, e della nostra.
In verità niente è più imprudente e stupido che il comune di­
sprezzo dei luoghi comuni.
Senza dubbio i luoghi comuni enunciano proposizioni banali,
ma disprezzarli significa confondere le soluzioni insufficienti che
propongono con le interrogazioni autentiche che ribadiscono in­
stancabilmente. I luoghi comuni non formulano le verità di qual­
cuno, ma i problemi di tutti.
La saggezza che l’umanità condensa nei suoi luoghi comuni
non è tanto la somma delle sue certezze, quanto l’esperienza delle
sue inquietudini. Il guadagno che il luogo comune ci offre è l’evi­
denza di un problema, la instancabile costanza di un’interpretazio­
ne permanente.
Se camminassimo su di un suolo instabile verso una chiara
meta, i luoghi comuni sarebbero la dottrina esatta dell’uomo; ma,
nella steppa che si muove, i luoghi comuni ricordano, alle nuove
generazioni, la tribolazione universale delle generazioni preceden-
ti. La banalità stessa delle soluzioni ci mantiene, con furia tenace,
ancora davanti al peso dei problemi che esse celano.5

Per riformulare, parecchi anni dopo, nei Nuevos Escolios, con


un aforisma a cui ho già in parte fatto riferimento:

Eliminare l’insegnamento dei luoghi comuni che abbondano


nelle lettere greche e latine significa privare l’uomo dell’alfabeto
della sapienza umana.6

5/ Nicolâs Gómez Dâvila, Textos I, 18 -19.


6/ Nicolas Gómez Dàvila, Nuevos Escolios II, 172.

424
Postfazione

I
Così, l’Italia, che grazie alla riforma Gentile del 1923 è ancora
oggi, nonostante i sempre più frequenti tentativi di “innovazione”,
l’unico paese in cui lo studio del greco e del latino resta obbli­
gatorio in alcune delle principali scuole superiori, ha mantenuto
e mantiene i contatti con questa tanto onorevole quanto pesante
eredità, rendendo manifesto in tale scelta politica quanto la sua
cultura (antica e non) rappresenti una via d’accesso privilegiata a
tale abbecedario della sapienza; e tenendo fede, nella scelta genti-
liana di formare “umanisticamente” i propri figli, a una consapevo­
lezza che fu anche del filosofo colombiano, per il quale «chi non
ha appreso il latino e il greco vive convinto, anche qualora lo neghi,
di essere solo semicolto» (Sucesivos Escolios, 93). Certo, non che
questo basti; ma è senz’altro un inizio elevatissimo, dacché si giu­
dica essenziale mettere a disposizione del discente gli strumenti
per accostarsi all’arte pedagogica per eccellenza, quella che «espri­
me il massimo di significato con il minimo delle metafore» {Esco­
lios I, 290): la letteratura classica, appunto, di cui l’Italia è figlia e
tra le sue massime prosecutrici. Il perché, lo vedremo.

2. Un’ontologia “cattolica” e “feudale”?

Ma proprio perché l’anima dell’Italia non coincide soltanto con


la sua anima classica, dire Roma è anche dire la Roma cristiana di
San Pietro e dei Papi. In senso lato, l’Italia medievale. A questa
altezza, ritroviamo due categorie storico-concettuali di fonda-
mentale importanza per capire quella critica alla modernità per cui
Gômez Dâvila si è conquistato l’attenzione del grande pubblico:
il Cattolicesimo e il Feudalesimo. Se la modernità si distingue per
aver perso di vista uno dei principi cardine su cui si fonda la sua
visione ontologica a un tempo pluralista e unitaria («un monismo

425
Nicolas Gômez Dâvila

essenzialmente pluralista», Notas, 319)7, tutta la storia dell’Europa


premoderna è il terreno in cui la maestosa ancorché frammentaria
archeologia gomezdaviliana lo ritrova operante - il disporsi gerar­
chicamente degli esseri e dei valori:

L’essere è infinita presenza di esseri. Ma nella torrida selva il no­


stro passo da ubriaco si smarrisce, se la ragione non si attiene alla
architettura disegnata dai rami. Al di là della pluralità immediata,
l’essere si distribuisce in una gerarchia di stratificazioni ontolo­
giche in cui ciascuno strato è condizione ultima e al contempo
nessuno reclama il privilegio di realtà primordiale. La molteplicità
ontica, tuttavia, è mera diversità modale, una tela candida ricamata
in concrezioni trascendenti; ma i modi costituiscono una condi­
zione irresolubile, e l’essere di ciascun modo è il proprio modo di
essere.8

Specie per ciò che riguarda l’assetto politico-governativo che


l’Occidente seppe darsi in quella fase, il Medioevo rappresenta agli
occhi del “solitario de Dios” un modello ineguagliato di realizzazio­
ne del suddetto principio, in quanto il sistema socio-religioso su cui
si fondava, quello cattolico-vassallatico per l’appunto, manteneva in
piedi, per così dire “in carne e ossa”, l’architettura - successivamen­
te misconosciuta - di nessi sub- e sovra- ordinativi secondo cui lo
stesso universo, per sua natura, si articola e che vede in Dio l’irrag­
giungibile termine ad quem cui si rivolge ogni cosa transeunte del
mondo - Padre, Signore del cielo e della terra (Mt 11,25).
Cattolicesimo e feudalesimo, così, pur appartenendo a sfere a
prima vista diverse, stanno a significare, sub specie oncologica, lo
stesso:

7/ Per un quadro complessivo dell’ontologia gomezdaviliana rimando al mio


Conocimiento. Dios. Eros. Fondamenti dell'ontologia e della metafisica gomezdaviliane
nelle Notas (2016).
8/ Nicolâs Gômez Dâvila, Textos I, 98-99.

426
Postfazione

La relazione tra il cristianesimo e Cristo è il prototipo della


relazione feudale. Signore che dà la vita per i suoi fedeli. Vassalli
fedeli al signore fino al martirio.
Il cristianesimo è un vassallaggio mistico.9

E perché mai una tale relazione sarebbe auspicabile? È molto


semplice: essa dà vita ad un rapporto di “sudditanza” o, per usa­
re un termine meno compromesso, di subalternità felice - felice
perché voluta da entrambe le parti, le quali, pur mantenendo
ciascuna il proprio ruolo, si rispettano a vicenda; e, dunque,
fondata in nome di un valore condiviso e riconosciuto, non co­
artato o imposto esternamente (che sarebbe, per ciò stesso, non
valore).

Il feudalesimo si fondò su sentimenti nobili: lealtà, prote­


zione, servizio.
Gli altri sistemi politici si fondano su sentimenti vili: egoismo,
avidità, invidia, codardia.10

La rete vassallatica, che trae le sue origini dalla progressiva


istituzionalizzazione dei rapporti di fiducia reciproca tra domi­
ni e coloni nel contesto della villa romana e della curtis diffusesi
nell’Italia tardo-repubblicana, giungerà, dopo la fase carolingia
- il cosiddetto feudo franco, caratterizzato da una minore dina­
micità dovuta, per esempio, all’intrasmissibilità del potere per
via non strettamente ereditaria - a perfezionarsi, attraverso il
feudo longobardo, in quella esperienza governativa tutta italica
rappresentata dall’eia comunale, che agli occhi di Gômez Dâvila
costituì la culla della più genuina società civile:

9/ Nicolâs Gômez Dâvila, Escolios II, 84.


10/ Nicolâs Gômez Dâvila, Escolios II, 83.

427
Nicolas Gômez Dâvila

La realtà italiana fu la città. In quella terra ogni vita autentica


germinò entro il recinto chiuso di una muraglia cittadina.
Dalle colonie elleniche della Magna Grecia fino a Roma, città mo­
struosamente allargata che crea un impero come conglomerato di
municipi, fino alle città del Medioevo e del Rinascimento.11

Per cui gli era possibile concludere che, se «l’ordine paraliz­


za» e «il disordine sconvolge», «inscrivere un disordine istituito
all’interno di un ordine inglobante fu il miracolo del feudalesimo»
(Escolios II, 389). Ed è per questo che l’Italia, «il paese classico
della borghesia medievale» in cui «il popolo sussiste come classe
distinta», è oggi «una immensa massa contadina che non sa adat­
tarsi al nuovo universo in cui vive» (Notas, 273): la modernità e
l’idea di Stato che si porta appresso sembra esserle, per essenza,
avversa. Il fenomeno odierno della mafia, probabilmente, è il ri­
sultato di una gestione dall’alto che mal s’applica a una rete sociale
per sua natura portata ad amministrarsi spontaneamente attraver­
so piccole autonomie locali e corporazioni - si pensi allo splendore
della Repubblica di Venezia o della Firenze medicea! L’unità poli­
tica, forse, non le si confà.
Ancora oggi, nell’Italia meridionale il termine “guaglione”, tra­
ducibile con “ragazzo”, e che secondo alcuni deriverebbe il proprio
etimo dal celtico “gwas”, all’origine di quello latino “vassallus”, in­
dica il giovane di bottega, l’apprendista che, talvolta non pagato, si
mette al servizio di un “signore” per imparare un’arte e il suo valo­
re unico e inestimabile: un vero e proprio apostolo, che intrattiene
col suo maestro un rapporto che è a un tempo di sottomissione
e di amicizia. Ed è indicativo, tornando al problema della mafia,
come il corrispettivo siculo “picciotto” rimandi tanto a questo si­
gnificato più nobile quanto a quello deprecabile dello scagnozzo
al servizio di un boss della malavita. Paradossalmente, le origini di

11/ Nicolâs Gômez Dâvila, Notas, 270.

428
Postfazione

entrambi i significati possono essere fatte risalire ai monaci che a


Montecassino vivevano insieme onorando la Regola di San Bene­
detto da Norcia, la quale raccomandava una gioiosa obbedienza
ai superiori; generando, per la prima volta nella storia dell’Occi­
dente, un modello di vita comunitaria tra i pochi corrispondenti a
questo ideale felice della dialettica tra superiore e sottoposto.

Fatta eccezione per la regola benedettina, tutti gli statuti delle


collettività umane sono grotteschi e rozzi.12

Sarà forse per questo che «il primato di San Pietro infastidisce
il clero progressista»?13
Viceversa, tutte quelle esperienze di potere che hanno trascu­
rato e trascurano la spinta naturale proveniente “dal basso”, quel
“disordine istituito” cui allude lo scolio, negandole di fatto un ri­
conoscimento politico e pretendendo di governarla dal di fuori,
finiscono inevitabilmente in tragedia:

Il terrore è il regime naturale di ogni società priva di tracce di


feudalesimo.14

L’unico regime politico che non penda spontaneamente verso il


dispotismo è quello feudale.1’

Sarà per questo, dunque, che «solo Roma seppe comandare sen­
za pretesti ideologici» (Nuevos Escolios //, 31): che la Pax Romana
sia stata il frutto di un sistema, quello augusteo, in certa misura
protofeudale? Agli storici l’ardua sentenza.

12/ Nicolas Gômez Dâvila, Escolios I, 363.


13/ Ivi, 341.
14/ Nicolâs Gômez Davila, Escolios II, 62
15/ Ivi, 227.

429
Nicolas Gômez Dâvila

3. La svolta umanistico-nnascimentale.
Una reazione rischiosa

Come ogni epoca, tuttavia, il Medioevo covava in sé il germe di


una sclerotizzazione di quel principio che Dante, «il poeta dell’or­
dine medievale» (Escolios II, 23), cantava nel Convivio e nella
Commedia servendosi metaforicamente del sistema cosmologico
messo a punto nelle summe dei filosofi arabi e ripreso dalla suc­
cessiva Scolastica. Lo si vede in uno scolio in cui Gômez Dâvila
tratteggia brevemente lo sviluppo storico del cattolicesimo, in­
dicando nella sua seconda fase, quella “ionica” che possiamo far
corrispondere al XIII secolo, il pericolo di una ipostatizzazione
dell’ordo ad Deum·.

Ci fu un cattolicesimo dorico: quello delle chiese romaniche e


degli ordini militari. Un cattolicesimo benedettino e feudale.
Ci fu poi un cattolicesimo ionico: quello delle cattedrali gotiche e
delle summe scolastiche. Un cattolicesimo della cocolla da mendi­
cante e di deliri reali.
Ci fu, infine, un cattolicesimo corinzio: quello dei templi barocchi
e della Controriforma tridentina. Un cattolicesimo di tonache ru­
rali e di sfarzi romani.16

L’insofferenza e il sospetto gomezdaviliani nei confronti


della “scolasticizzazione” del pensiero cristiano sono ormai
cosa nota. Ma qual era la ragione di tale “fastidio”? Esattamen­
te la medesima che porterà i primi umanisti italiani a rivoltarsi
contro il progressivo esilio delle helle lettere che, attraverso l’in­
tercessione della fdlsafa, seguì alla massiccia traduzione e diffu-

16/ Ivi, 54.

430
Postfazione

sione delle opere aristoteliche all’interno degli ambienti intel­


lettuali europei; con il risultato che «l’antico sapere» si troverà
«soffocato dalla filosofìa e dalla teologia scolastiche» {La Filo­
sofia nel Medioevo, 458). Quel che è curioso è che per quanto
nella retorica primo-umanistica è la “barbarica” Parigi la capita­
le delle vuote disputationes dei logici scolastici, ritroviamo pro­
prio un italiano all’apice di tale processo, e cioè San Tommaso
d’Aquino, la cui impressionante intelligenza speculativa ebbe a
formarsi, come successe a parecchi maestri dell’epoca, nell’am­
bito degli ordini mendicanti (di qui, il riferimento dell’aforisma
alle cocolle); i quali, rispetto a quello benedettino, manteneva­
no delle differenze che a Gômez Dâvila dovevano apparire, spe­
cie sul piano sociale, di non poco conto. In che senso, sarebbe
utile approfondirlo in altra sede, ma si può qui riassumere con
le stesse forti parole del pensatore:

L’inquietudine della Chiesa di fronte alla miseria delle molti­


tudini oscura la sua coscienza di Dio.
La Chiesa inciampa nella più astuta delle tentazioni: la tenta­
zione della carità.17

17/ Nicoläs Gômez Dâvila , Escolios I, 290. Sullo stesso punto, lo storico delle
religioni Elémire Zolla, anch’egli catalogato tra i campioni del pensiero reazionario-
tradizionalista mondiale, così argomentava nel suo Che cos’è la tradizione?, 165-166:
«La tradizione diabolica propugna il rovesciamento dei criteri: il primo luogo non
spetta al culto, dunque a ciò che fonda metafisicamente la moralità e il consiglio di
donare ai poveri, bensì all’atto di donare ai poveri, spoglio d’ogni ragione, spacciato
per il fine ultimo. Quanto a dire: reso ipocrita, transitorio, alla mercé della psiche. Se
al culto si toglie il primato, lo si ruba altresì all’oggetto del culto: all’essere
perfettissimo; togliendo la supremazia all’essere perfettissimo, se ne nega
implicitamente l’assolutezza, cui si contrappone la natura relativa d’un atto umano,
dunque dell’uomo. Nel biasimo di Giuda è già racchiusa la sostituzione dell’umano al
sacro. Poiché un bisogno umanitario è anteposto all’idea della perfezione assoluta,
mancherà altresì ogni criterio per porre in ordinata gerarchia i bisogni: prevarrà alla
fine il bisogno più violento e più nevroticamente astuto. Saint-Simon e Fourier sono
già in nuce nel discorso di Giuda Iscariota».

431
Nicolas Gômez Dâvila

Sta di fatto che la suddetta insofferenza si precisava, come


nel suo De remediis utriusque fortunae scriveva Francesco Pe­
trarca, il primo degli umanisti, nella riduzione della sapienza
«ad una dialettica verbale e vuota» (Petrarca, in La Filosofia nel
Medioevo, 827). Non che, appunto, i ragionamenti e le discus­
sioni non servissero ad illuminare la via verso la sapienza: la
polemica petrarchiana consistette piuttosto nel denunciare un
atteggiamento di arresto, da parte dei magistri, ai soli cavilli lo­
gico-formali e di smarrimento nelle minuzie argomentative ti­
piche della filosofìa allora in voga, senza per contro alcun avan­
zamento parallelo in fatto di saggezza e condotta; al punto che
gli antichi Padri, e lo stesso Cristo, venivano quasi cassati come
degli illetterati del tutto inutili al dibattito scientifico.
In questo modo la ragione, che dovrebbe limitarsi a ricono­
scere la gerarchia, cede alla tentazione di violarla, pretendendo
di sostituirsi alla sapienza d’ispirazione divina. Dallo sfrutta­
mento tomistico del principio avicenniano per cui tutto è po­
tenzialmente riconducibile sotto la ragione di ens a quello scoti-
sta e poi tardo-scolastico per cui, a rigore, ciò sia possibile farlo
anche con il Dio trascendente della Scrittura e il mistero che
Egli rappresenta, il passo è breve. Si sente già, nell’aria, odore
di modernità.

Il vizio della scolastica medievale non sta nell’esser stata “aneli­


la theologiae”, bensì “anelila Aristotelis”.18

La scolastica peccò pretendendo di convertire il cristiano in un


sapientone.
Il cristiano è uno scettico che confida in Cristo.19

18/ Nicoläs Gómez Dàvila, Sucesivos Escolios, 153.


19/ NicolAs Gómez Dâvila, Escolios II, 223.

432
Postfazione

Il pensiero moderno sorge tra i resti della nozione scolastica di


ordine.
La medesima scolastica fu causa del disastro [...].20

Il Dio di alcuni teologi cattolici è a malapena un erede opulento


del demiurgo platonico. [...]
Questi teologi innalzano un’impalcatura di ragioni, di valori e
di princìpi innanzi a un Dio soggiogato. Per una simile teologia il
creatore è un demiurgo servile.21

La posizione dell’uomo all’interno dell’universo è senz’altro


privilegiata, perché, come già insegnava certa lezione neoplatoni­
ca, egli è sommamente in grado di porsi a metà tra i due mondi,
quello “terreno” dell’empirico e del molteplice e quello “celeste”
dell’unità e del concetto; e però quando questo privilegio viene
confuso con una parificazione di intelletto umano e intelletto di­
vino si sta affermando di più di quel che si dovrebbe.
A questa esuberanza reagì in primis l’Umanesimo italiano - il
quale è non a caso annoverato da Gômez Dâvila, assieme a clas­
sicismo francese e a romanticismo tedesco, tra «le tre grandi im­
prese reazionarie della storia moderna» (Escolios I, 245) — e poi,
in parte, il Rinascimento, che ne costituisce un prolungamento
e, in seconda battuta, una radicalizzazione potenzialmente pato­
logica.
Petrarca e i suoi epigoni richiamano alla verità perduta del­
la saggezza classica e altomedievale, ancora in grado di scorgere
nell’ordine cosmico l’adeguata posizione dell’uomo e della fini­
tezza che sempre lo accompagna rispetto all’assoluto - «L’uma­
nesimo autentico si edifica sul discernimento dell’insufficienza
umana» (Escolios I, 95) - auspicando non a caso il recupero in

20/ Ivi, 34.


21/ Nicolâs Gômez Dâvila, Escolios I, 317.

433
Nicolas Gômez Dâvila

funzione euristica degli insegnamenti custoditi nelle opere dei


greci e dei latini. E per questo che «Petrarca è il padre dell’intel­
lettuale e di noi che proviamo a non esserlo» (Escolios II, 160) e
il suo progetto poetico da ultimo coincide con la ricerca e il ritro­
vamento di una dimensione concreta di sensualità ed erotismo in
certa misura estranea ai secoli precedenti - una sorta di ridiscesa
sulla terra, dopo gli astratti e arzigogolati voli pindarici della ra­
gione scolastica, pur sempre restando fedeli all’ideale stilistico di
eleganza e raffinatezza eterea tipico del mondo antico.

L’umanesimo fu, nel suo nascere, una protesta degli attributi


sensuali dell’uomo contro la loro negazione religiosa.22

Non possono non tornare in mente, qui, i componimenti


preumanistici degli stilnovisti dedicati alle donne-angelo o, ancor
di più, l’arcinota Chiare, fresche et dolci acque cantata dal Petrarca
in onore di Laura, che confermano quanto Gômez Dâvila sostie­
ne in più di un luogo a proposito del movimento cui gli italiani
diedero il via.

Nell’umanesimo autentico si percepisce la presenza di una


sensualità riguardosa e familiare.23

La sensualità è eredità culturale del mondo antico. Le società


in cui l’impronta greco-romana svanisce, o in cui non esiste, co­
noscono soltanto sentimentalismo e sessualità.24

Al punto da spingersi a sentenziare che

22/ Nicolâs Gômez Dâvila, Notas, 207.


23/ Nicolâs Gômez Dâvila, Escolios I, 38.
24/ Ivi, 87.

434
Postfazione

Fra i moderni, solo italiani e francesi hanno saputo vedere la


donna e parlare di lei come conviene.25

Come già accennato, il Rinascimento percorrerà in parte questa


stessa strada, perché fa suo il dettato umanistico per cui l’indi­
viduo deve riportarsi, sua ratione, alla sapienza antica (nel senso
etico espresso dal greco “phronesis”) mortificata dalle astrazioni
scolastiche. D’altro canto, però, la hybris che fu della Scolastica
sembrerebbe essere, per Gômez Dâvila, la stessa che può riscon­
trarsi nelle imprese di certe frange della filosofia quattro-cinque­
centesca, come nel caso dei neoaccademici di Firenze:

Chartres imita l’Accademia meglio di Firenze. Presso la sua


scuola soffia un vento più autenticamente ellenico che nei paraggi
del giardino fiorentino.26

Dal neoplatonismo di Marsilio Ficino all’eresia panteistica di


Giordano Bruno la via verso lo gnosticismo moderno sembra es­
sere già tracciata; e con essa il rischio di un rinnovato oblio della
insufficienza umana.

Il Rinascimento, [’Aufklärung e la Tecnocrazia sono indubbia­


mente figli del cristianesimo.
Figli crescentemente sinistri che l’oblio del peccato originale ge­
nera nella speranza cristiana.27

A quelle imprese della ragione, che se pure necessarie alla “cir­


coscrizione del mistero” (Escolios I, 66) rischiano costantemente
di sovvertire la gerarchia ontologico-valoriale, va costantemente

25/ Nicolas Gômez Dâvila, Notas, 355.


26/ Nicolas Gômez Dâvila, Escolios 1,178.
27/ Ivi, 58.

435
Nicolâs Gômez Dâvila

rammentato che al privilegio dell’uomo di essere animale razionale


deve - proprio per questo! - accompagnarsi sempre la prudenza
di non oltrepassare i limiti che la ragione stessa può e deve deter­
minare. Tener presente, insomma, la lezione buona del Medioevo.

La civiltà perfetta sarebbe quella che riuscisse ad unire alla no­


zione di individuo del Rinascimento italiano la nozione di ordine
del Feudalesimo francese.28

4. Risorgimento e idealismo.
La possibile resurrectio del principio

A fronte della sua antica gloria classico-rinascimentale, l’Italia


arriva, dopo secoli di sudditanza politica e culturale, stremata e di­
visa alle soglie della contemporaneità. E proprio perché certe élite
intellettuali ne presero atto, si tentò la diffìcile via della riunifica­
zione - difficile, e probabilmente non percorribile se non a patto
di far violenza a quella “massa contadina” (o, almeno, a parte di
essa) cui si riferisce Gômez Dâvila in uno degli scolli succitati. Tra
le weltgeschichtliche Betrachtungen sviluppate lungo le pagine delle
Notas troviamo scritto a proposito del Risorgimento che:

L’unità italiana fu opera artificiale, suggerita dal nazionalismo


europeo del diciannovesimo secolo e realizzata da stranieri: pie­
montesi abitanti di frontiere. Che il pensiero di tanti italiani abbia
sognato durante secoli l’unione è carente di importanza se ricor­
diamo che Machiavelli si dovette inventare come eroe lo spagnolo
Borgia, e che si necessitò che francesi, spagnoli e austriaci appia­
nassero le differenze affinché l’idea dell’unione smettesse di essere
il mero anelito di qualche giovane irritato e non conforme.

28/ Nicolâs Gômez Dâvila, Notas, 310.

436
Postfazione

L’Italia è un paese che muore nel suo esistere come nazione. Tut­
tavia, non sostengo che basti ridurla al suo pristino pluralismo per
vivificarla, perché in qualsiasi momento della storia non può esi­
stere qualsiasi forma politica, bensì solo in una congiuntura sto­
rica che tolleri la forma che le è propria l’Italia può nuovamente
fiorire.29

Della serie: il danno è stato fatto. Nel non dare adito anche
in questo caso ad astratte velleità ripristinatorie e/o restauratri­
ci, Gômez Dâvila rimane fedele al principio per cui «il reazio­
nario non diventa conservatore che nelle epoche che manten­
gono qualcosa di degno di essere conservato» (Escolios II, 48)
smarcandosi dalle accuse più di una volta mossegli dai critici
disattenti di essere il fautore di un tradizionalismo retrogrado.
L’Italia unita è una realtà politica decadente, che ha visto svalu­
tata nel proprio costituirsi come nazione l’eccezionaiità che ne
ha fatto una protagonista fondamentale nella cultura veteroeu-
ropea; ma in attesa di nuove e più propizie fasi del processo sto­
rico, può, senza perpetrare ulteriore violenza ai danni del suo
popolo, ritrovare altrove la propria grandezza. E precisamente
in quella caratteristica che si è cercato di tratteggiare sinteti­
camente in queste pagine: il richiamarsi al principio, reagendo
allo sfacelo dell’Occidente contemporaneo. L’Italia può essere
ancora, e nel migliore dei modi, reazionaria. In che modo? Per
quello che è lo spazio limitato di questo contributo non sarà
possibile che abbozzarlo, rimandando il lettore ad altro luogo
per un approfondimento e una eventuale verifica30, ma si può
sicuramente sostenere che Gômez Dâvila giunse a intravedere
nell’esordio dell’idealismo italiano la chiave metodologica per

29/ Nicolas Gômez Dâvila, Notas, 270.


30/ Non posso, a tal fine, non riferirmi al mio II volto epistemico della filosofia italiana.
La Neoclassica di Gustavo Bontadini (2018).

437
Nicolas Gômez Dâvila

mettere sotto scacco il relativismo e il nichilismo del pensiero


europeo otto-novecentesco.
Quando in una lunga nota sostiene che «la costruzione di un
realismo totale esige la postulazione previa di un idealismo as­
soluto» e che «solamente riducendo l’universo intero, con tutte
le sue spiegazioni possibili, a idee o atti dello spirito possiamo
collocare in un identico piano l’universo ingenuamente realista
del senso comune, l’universo concettuale della scienza e l’uni­
verso stravagante del poeta o del mistico» {Notas, 186), egli si
sta riferendo a quel principio che storicamente s’affermò per la
prima volta nella filosofìa di Giambattista Vico e che vedrà non
a caso in Napoli, patria dell’hegelismo riformato di Spaventa,
Croce e Gentile (questi ultimi due, nomi presenti nella biblio­
teca di Gômez Dâvila) che lo perfezioneranno e lo radicalizze-
ranno, la capitale di questa straordinaria rinascita filosofica. Il
che è esplicitamente e perentoriamente affermato:

Ogni idealismo esplicita il principio metodologico di Vico,


secondo il quale intellezione e creazione sono necessariamente
atti di un identico soggetto.31

Più anziano di quello tedesco, dunque, ancorché meno noto,


fu l’idealismo italiano. Gômez Dâvila confermerebbe le parole
del filosofo anglosassone Roger W Holmes, per il quale «italian
idealism is older by half a century than German idealism. Its
birth year is 1730, when Giambattista Vico’s La scienza nuova
SNZ.S first published» (The idealism of Giovanni Gentile, ix).
Scrive infatti Vico nel De antiquissima italorum sapientia·.

In latino verum e factum hanno relazione reciproca, ovvero,


nel linguaggio corrente delle Scuole, si convertono. [...]

31/ Nicolâs Gômez Dâvila, Notas, 165.

438
Postfazione

Da qui si può congetturare che gli antichi sapienti dell’Italia


convenissero, circa la verità, nelle seguenti proposizioni: il vero
si identifica col fatto.32

Ma ciò per Gômez Dâvila, lungi dall’implicare una teologiz-


zazione dello spirito umano - cosa che, come si sarà compreso,
si sarebbe ben guardato dal fare - vuol dire mettere quest’ultimo
al cospetto della vera realtà, di quella che ci si impone per il solo
fatto di “esserci”: perciò anche quella, largamente negata dalla fi­
losofia e dalla scienza del nostro tempo, dell’obbligatorietà della
norma morale (e quindi del limite umano); del bene «al quale solo
ubbidiamo perché una irresistibile esigenza ci soggioga. [...] che
impera sulla ribellione del nostro essere; e sprovvisto di minac­
ce, carente di sanzioni, inerme e sovrano, erige nell’intimità della
coscienza un’obbligazione assoluta che ordina senza promesse e
esige senza premi» (Textos I, 51); e della costitutiva insufficienza
del transeunte cui l’uomo ha dato il nome di Dio:

Il soggettivismo si può trascendere solo se lo assumiamo nella


sua totalità.
Quando il soggetto si rivolge verso il proprio centro e si addentra
nelle sue profondità un rumore di acque vive lo accoglie in pe­
nombra. Lì, dove credeva di trovare la sua estrema solitudine, si
mostra un’oggettività ribelle, un’alterità irriducibile, una trascen­
denza vittoriosa.
Dio e la storia sorgono nella soggettività assunta.33

Quella immensità che, pur essendo “in noi”, copula mundi, ci


sovrasta da ogni parte e che sembra essere a un tempo il senso
complessivo delle cose tutte e la meta irraggiungibile delle nostre

32/ Giambattista vico, De antiquissima italorum sapientia, 62


33/ Nicolas Gômez Dâvila, Escolios I,165.

439
Nicolas Gômez Dâvila

smisurate speranze, è Dio. Così Leopardi, poeta e filosofo che


Gômez Dâvila frequentò e le cui teorie intrattengono numerose
affinità con la concettualità messa in campo soprattutto nelle No­
tas, la dipingeva impersonandola nella luna “intatta” e “immorta­
le”, preconizzando la profonda inquietudine nichilista che dopo di
lui si porteranno sulle spalle Nietzsche e tutto il secolo successivo.
Quella stessa che l’Italia, con Gômez Dâvila e tutta la migliore
cultura occidentale è chiamata a fronteggiare.

Questo viver terreno,


Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir dalla terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perché delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l’ardore, e che procacci
Il verno co’ suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.

440
Indice

PREFAZIONE | Un reazionario contro il pensiero unico


di Gennaro Malgieri 5

INTRODUZIONE | Retrospettiva futura


di Gabriele Zuppa 27

ESCOLIOSI 99

POSTFAZIONE | Gômez Dâvila e l’Italia


di Antonio Lombardi 417
Nella stessa collana

ÉLITES
le illusioni della democrazia
di Mosca, Pareto, Michels, Gramsci
(euro 13, pp. 141)

IL DIAVOLO
appunti per una futura diabologia
di Giovanni Papini
(euro 15, pp. 250)

L’EVOLUZIONE DEI POPOLI


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Panoramica del Terzo Reich
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