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SICURAMENTE CONNESSI

AFFRONTARE IL CYBERBULLISMO,
LA DIPENDENZA TECNOLOGICA
E I PERICOLI DELLA RETE

A CURA DI SIMONE GARGIULO


Il presente libro è accreditato come Autoapprendimento FAD con riconosci-
mento ECM per tutte le professioni, solo attraverso apposita registrazione al
sito www.ebookecm.it

COLLANA EBOOKECM
EBOOK PER L’EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA © 2019
INDICE

PREFAZIONE 7

CAPITOLO I

NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ.


RIFLESSIONI SUI VANTAGGI OFFERTI DAL WEB
E DALLE TECNOLOGIE DIGITALI 11
1.1. La rete globale 11

1.2. Tecnologie digitali e nuove configurazioni della comunicazione 14

1.3. Nativi e immigrati digitali 16

1.4. Opportunità possibili 19


1.4.1. Nuove forme di socialità 20

1.4.2. Sperimentare Sé e Identità possibili 24

1.4.3. Capacità multitasking 28

1.4.4. Risorse per l’insegnamento e l’apprendimento 31

1.4.5. Sviluppo di competenze e opportunità professionali 37

1.4.6. I videogiochi e il potenziamento di skills 38

1.4.7. Interculturalità, globalizzazione e partecipazione 40

1.5. Riflessioni conclusive 43

Bibliografia 44

CAPITOLO II

LA METAMORFOSI DEL REALE MODERNO


ATTRAVERSO IL MITO DEL MARE 49
2.1. Le forme del mito 49

2.2. Cosa siamo diventati davanti al mare 53


2.3. Dal silenzio al rumore del mare 59

2.4. Un possibile rischio: la distopia del mare, l’io naufragato 64

2.5. In fondo al mare un tesoro per emerge ed imparare a nuotare 71

Bibliografia 74

CAPITOLO III

PERICOLI DEL WEB 76


3.1. La cultura della prevenzione nell’utilizzo consapevole
delle tecnologie e del web 76
3.1.1. Un’età per tutto 78

3.1.2. Social Network e privacy: gli aspetti legali da non sottovalutare 88

3.1.3. Social Network e privacy, anche alla luce


del nuovo Regolamento UE 2016/679 91

3.1.4. Le richieste di cancellazione dati 92

3.1.5. L’importanza di dettagliare le finalità del trattamento 93

3.1.6. I limiti di età nel nuovo Regolamento Europeo 94

3.1.7. Pubblicare fotografie di terze persone senza il loro consenso è illecito 97

3.1.8. Il diritto d’autore sui social network 101

3.2. Dal bullismo offline alle prevaricazioni digitali 105


3.2.1. Il bullismo e le sue caratteristiche 109

3.2.2. I protagonisti del bullismo 113

3.2.3. Il potere del gruppo nel bullismo 117

3.2.4. Intervengo o non intervengo? Alcune possibili motivazioni 120

3.2.5. Il cyberbullismo e le sue peculiarità 124

3.3. Cyberbullismo: ciak si gira 129


3.3.1. Le conseguenze delle prevaricazioni on e offline 131

3.3.2. Bullismo e cyberbullismo: fenomeni in crescita? 135

3.3.3. Per un programma di prevenzione 136

3.3.4. Legge sul cyberbullismo 142

3.3.5. Strumenti di tutela del minore 143

3.3.6. Piano di azione integrato 146

3.3.7. Possibili criticità della legge in fase di applicazione 147

3.3.8. Gli strumenti di rilevazione del bullismo e del cyberbullismo 148

3.4. Dal sexting al revenge porn: tra like e gogna mediatica 155
3.4.1. Sexting: trend in crescita tra gli adolescenti 159

3.4.2. Minorenni tra pornografia, sessualità e desiderio di apparire 163


3.4.3. Sextortion e Revenge porn 165

3.4.4. La tutela delle vittime 168

3.5. L’adescamento online: minori nella rete 170


3.5.1. Cos’è l’adescamento online? 175

3.5.2. Tecniche e tipologie di adescatori online 176

3.5.3. Configurazione del reato di grooming 182

3.5.4. Attività di contrasto all’adescamento online 183

3.5.5. I consigli della Polizia delle Comunicazioni 186

3.6. Alcuni fenomeni tra social e chat 188


3.6.1. Fake News 189

3.6.2. Hate speech 193

3.6.3. Selfie e sfide pericolose 197

3.6.4. Siti Pro-Ana, Pro-bulimia e Pro-suicidio 203

3.6.5. L’autolesionismo nel web 207

3.6.6. Droghe online 211

Bibliografia 214

CAPITOLO IV

LE DIPENDENZE TECNOLOGICHE 237


4.1. Smartphone, videogiochi online e Social Network:
il confine tra normalità e dipendenza 237
4.1.1. Screen digitali ed effetti indesiderati 240

4.1.2. Connessi con lo Smartphone e sconnessi dagli altri? 242

4.1.3. La nomofobia e i segnali fantasma 245

4.1.4. Social Network e Fomo 248

4.1.5. Social Network: narcisismo o nuove forme di comunicazione? 251

4.1.6. Social Network tra dipendenza e altri effetti sulla salute 253

4.1.7. La valutazione della Dipendenza dai Social Network 256

4.1.8. Le dipendenze da Internet 259

4.1.9. Il trattamento psicoterapeutico nelle dipendenze da internet 264

4.1.10. Il trattamento farmacologico nelle dipendenze da internet 268

4.1.11. Strumenti di valutazione delle dipendenze da internet 269

4.1.12. Cybersexual addiction 273

4.1.13. Valutazione del cybersesso e dei comportamenti sessuali compulsivi 277

4.1.14. Il Disturbo da gioco su Internet 279

4.1.15. Il fascino dei giochi 282


4.1.16. Tipologie di giochi 285

4.1.17. Se i videogiochi fossero… 287

4.1.18. Valutazione del Disturbo da gioco su internet 288

4.2. Il gioco d’azzardo: da divertimento a patologia 290


4.2.1. Il gioco d’azzardo nella storia dell’uomo 291

4.2.2. Il gioco è dello Stato! L’azzardo è dello Stato! 292

4.2.3. La componente cognitiva 296

4.2.4. Quando l’azzardo è online 298

4.2.5. Gioco d’azzardo e tecnologia: tempo e denaro 302

4.2.6. Giovani e azzardo 302

4.2.7. Baby giocatori: ticket redemption e app per smartphone 304

4.2.8. Il trattamento psicoterapeutico e farmacologico nel GAP 305

4.2.9. Strumenti di valutazione del GAP 308

4.3. Hikikomori: il ritiro sociale 311


4.3.1. Il ritiro sociale e la fuga verso l’interno degli adolescenti:
quali strumenti per costruire l’incontro 313

4.3.2. Ritiro sociale e identità di genere: Andrea 319

4.3.3. Ritiro sociale e paura del fallimento: Nicola 324

4.4. Il teatro come forma di prevenzione sociale


alle web-dipendenze e ai pericoli di Internet 329

Bibliografia 337

APPENDICE A

LINEE GUIDA ALLA LETTURA E DISCUSSIONE IN CLASSE


DEL ROMANZO “SOCIAL LIFE. L’APOTEOSI DEL NULLA” 352

APPENDICE B

IL ROMANZO 355

APPENDICE C


383

407
INDICE

PREFAZIONE1

Sei connesso?
Sorridiamo spesso divertiti a questa domanda e ne afferiamo il
senso: Ci sei? Sei con me?
In latino nectere significa intrecciare, legare, quindi: Sei collegato
con me? Mi ascolti? Ti posso ascoltare?
Connettersi, di conseguenza, sta per entrare nel pieno, nel cuore
della comunicazione.
È qui infatti che entrano gli Autori e le Autrici di questo libro,
e lo fanno senza risparmio di energia, di approfondimento e di
spirito critico, nello snodarsi di un’analisi approfondita e partico-
larmente attenta allo sviluppo degli studi e delle ricerche, affron-
tando senza remore o censure il tema della Rete. Nel farlo costru-
iscono un “telaio epistemologico” che, come filato della trama,
utilizza le “domande di base”: “Chi sono? Chi sono capace di essere?
Chi sarò? Chi ho accanto a me?”
Per comprenderne appieno il senso è importante, innanzi tut-
to, posizionarsi nelle fasce d’età di riferimento: la preadolescenza (il
cui inizio sta velocemente scivolando verso il basso) e l’adolescen-
za, che tende a sconfinare ormai sistematicamente nella “zona” dei
giovani adulti. Sono età di improvvisi e forti passaggi esistenziali, ai
quali si accompagna una grande difficoltà progettuale: le doman-
de identitarie che gli adolescenti si pongono, rimanendo ancora e
troppo a lungo senza risposta, contribuiscono a creare dimensioni
di angoscia prolungate.

1
A cura di Angela Quaquero

7
INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
PREFAZIONE

Per affrontarla occorrono competenze e possibilità adeguate:


uno spazio mentale capace di accogliere i sentimenti, un’efficien-
te rete di relazioni, un sistema di valori che “tenga” nei momenti
di crisi e, soprattutto, la capacità di non avere paura di chiamare
le proprie emozioni col loro nome: paura, rabbia, tristezza, amo-
re, desiderio...
Se tutto questo in me non può accadere perché non ho la possibilità
di sostenerlo, lo dovrò espellere in qualche modo, dovrò evacuarlo perché
non è tollerabile.
Aggiungiamo a questo il fatto che in questo periodo della vita
è facile che “saltino” le principali coordinate di realtà: il tempo e
lo spazio.
Il tempo si dilata, non ha confini; le emozioni non “pensate”,
non percepite come tali, diventano estese, non contenute e in
qualche modo “eternizzate”.
Anche lo spazio si dilata, in concomitanza con gli improvvisi
cambiamenti del corpo: cambiano le percezioni di me nel mondo, si
concretizza nel vissuto il mito/metafora di Gulliver: mi sento un nano
in un mondo di giganti e, per contro, difensivamente mi immagino/rap-
presento come un gigante in un mondo di nani. Ma per far questo devo
cancellare la realtà ed evitare il confronto col reale, spersonalizzando ogni
rapporto che possa fare da “specchio” alla mia debolezza e rompere l’illu-
sione onnipotente.
Spazio e tempo, se non se ne percepiscono i confini, devono
“sparire” per far posto all’illusione. Quale mezzo migliore della
“liquidità” della Rete?
Siamo di fronte a temi molto impegnativi e la loro tessitu-
ra viene affrontata in questo lavoro attraverso l’impianto su un
ordito concettuale molto solido, che costantemente tiene fermi
alcuni punti: non caricare di significati distruttivi o persecutori
processi che di base non lo sono, evitare sistematicamente i pre-
concetti, tenere sempre presente la complessità e la creatività delle
relazioni.
Da questa orditura viene fuori un tessuto variopinto, robusto,
stimolante. Immergersi nella lettura di questo testo porta ad al-
meno due ottimi risultati: apprendiamo e riflettiamo.

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INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
PREFAZIONE

Apprendiamo aspetti forse poco conosciuti dell’uso del web,


delle metodologie che ci vengono proposte dallo sviluppo tecno-
logico con grande rapidità, leggiamo i risultati spesso molto stimo-
lanti di studi e ricerche sul loro uso.
Ma abbiamo anche la possibilità di fermarci a riflettere sul
pensiero, sul suo dipanarsi e divenire nell’età dello sviluppo; sul
suo rapporto con la realtà reale, la realtà virtuale e la realtà “au-
mentata” in una fase della vita, quella evolutiva, in cui la scoperta
e l’accettazione della realtà sono di per sé le scoperte fondanti del
pensare.
Non era facile condensare ed integrare in uno stesso testo
questi processi: gli Autori e le Autrici lo hanno già avviato nella
precedente edizione, pensata per un ampio pubblico di docenti:
hanno infatti cercato di rispondere ad alcune difficili domande:
Qual è il rapporto fra il connettersi ed il comunicare? Quale rapporto fra
l’identità virtuale e la persona reale? C’è un rapporto fra la comunicazio-
ne via Internet e quella non verbale? Come si coniuga complessità delle
esperienze sensoriali ed emotive con la codifica digitale?
In questo sforzo hanno colto molto bene la complessa sfac-
cettatura di questi temi. Da un lato approfondiscono in modo
esemplare le grandi risorse che la Rete offre, dall’altro affrontano
il tema del “perdersi”, del non vedersi e del non vedere l’altro in
Rete: nel momento, infatti, in cui l’identità rischia di dissolversi
pericolosamente, diventa importantissimo dare un senso, un si-
gnificato esistenziale al perdersi.
Dare il senso al rischio può essere infatti il vero punto di forza
che consente a chi si è inabissato di riemergere: pensiamo alle vit-
time-bersaglio del cyberbullismo, per le quali vanno messi in atto
tutti i meccanismi disponibili di protezione e di riparazione; ma
pensiamo anche alle vittime-attori e attrici del cyberbullismo, nei
confronti delle quali è molto più difficile trovare, per gli operato-
ri, le risorse emotive necessarie per facilitarne la “riemersione”.
E pensiamo, infine, come “vittime”, anche se con crescente
difficoltà, al gruppo “terzo”, composto da chi guarda/approva/
condivide e non trova il coraggio di dire “Non ci sto”, interrom-
pendo così la catena della gogna mediatica.

9
INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
PREFAZIONE

Il compito dello Psicologo e della Psicologa è proprio quello


di leggere il senso di ciò che accade e renderlo accessibile alle vitti-
me, a qualunque delle tre categorie appartengano.
Fungere da specchio, ricondurre alla realtà, ricollocare e ri-
collocarsi nel tempo e nello spazio: questo è, in fondo, il senso
dell’essere adulti e comporta, lo sappiamo bene, un continuo ri-
pensarsi, rimettersi in gioco, riprendere i conti non chiusi con le
nostre personali e mai del tutto compiute adolescenze. Ma anche
trovare nuove fonti di ricchezza nelle relazioni che contano.
A partire da questi temi, in questa seconda edizione, pensata
per essere uno strumento ancora più mirato, sono stati inseriti
due elementi preziosi: alcuni questionari/ interviste da utilizzare
con tutte le persone coinvolte in esperienze di cyberbullismo e,
d’altra parte, una lettura molto stimolante sui processi del pensie-
ro in rapporto con lo spazio/ tempo della Rete. Si tratta di due
aperture diverse, ma per noi ugualmente necessarie, per affronta-
re dei fenomeni che sembrano cambiare alla velocità della luce,
ma che in realtà continuano a ri-condurci alle due fondamentali
domande di partenza: Chi sono io? e Tu sei con me?
Il viaggio nella Rete spesso porta a rispecchiarsi, talvolta illuso-
riamente e talvolta con modalità paranoide, in una realtà virtuale:
ancora una volta cogliere lo spazio/tempo diventa fondamentale
nel nostro ruolo professionale, che consiste, è importante ripeter-
lo, nel cogliere il senso della persona e delle sue esperienze per
sostenerla nel costruire il proprio progetto di vita.
Questo libro è utilissimo per raggiungere questo obiettivo, ma
lasciatemi dire che una sua valenza ancora più importante è la
passione che questi Colleghi e queste Colleghe hanno messo e
mettono nel coniugare il sapere con il saper essere: in fondo que-
sta è l’essenza della nostra professione e a loro va tutta la nostra
gratitudine.

Angela Quaquero

10
INDICE

CAPITOLO I2
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ.
RIFLESSIONI SUI VANTAGGI OFFERTI DAL
WEB E DALLE TECNOLOGIE DIGITALI

1.1. LA RETE GLOBALE

L’impatto culturale ed economico di Internet e delle nuove


tecnologie informatiche ha radicalmente trasformato in breve
tempo il mondo e il modo in cui viviamo, nonostante l’Italia,
rispetto agli altri Paesi EU, si collochi in 26a posizione nell’uso
regolare della rete (Zannella, 2018). Si registrano ancora diffe-
renze sociali e territoriali nell’uso di Internet (Istat, 21 dicembre
2017). Nel 2017 permane un forte squilibrio nell’uso del web tra
le regioni, anche se si riduce rispetto al 2016 il gap tra il Nord
e il Sud del Paese (da 11,4 a 9,5 punti percentuali), così come
tra contesti metropolitani o urbani rispetto ad altri extra-urbani.
Inoltre l’uso del web è connotato anche da un forte divario so-
ciale. Infatti, se l’utilizzo della rete ha raggiunto livelli prossimi
alla saturazione tra i laureati (91,6%) e i dirigenti, imprenditori e
liberi professionisti (93,8%), tale quota scende al 63,9% tra chi
è in possesso di licenza media e al 77,6% tra operai e appren-
disti (Istat, 2017). Strumenti informatici sempre più avanzati e
reti di interconnessione globale sono alla base di un’autentica

2
Capitolo a cura di Giulia Carta e di Giovanna Ibba

11
INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

rivoluzione tecnologica che riguarda il mondo dell’informazione


e della comunicazione e, di conseguenza, la dimensione delle
relazioni fra persone. Tale fenomeno, indicato frequentemente
con il termine di “globalizzazione dei media e delle comunicazioni”,
è figlio di una storia fatta di tappe, attraverso le quali la diffu-
sione di sempre nuove tecnologie della comunicazione di massa
(dalla carta stampata alla televisione, dal cinema alla radio) ha
condotto ad una circolazione delle informazioni che oggi più che
mai connota le nostre esperienze di azione e comunicazione oriz-
zontale. È cambiata la concezione della comunicazione stessa,
che dalla logica emittente-ricevente è passata a una situazione
in cui gli individui sono nodi di una rete e perciò sono inseriti
in un ambiente interconnessa (Serri, 2004). Oggi diversi autori
definiscono la società occidentale contemporanea in vari modi:
società “liquida” (Bauman, 2003), società “multirete” (Bauman,
1999) (come citato in Romano, 2004), si parla di ciberspazio,
di e-commerce, di web 2.0 e ciascuno partecipa a suo modo alla
rete globale. Con la diffusione delle nuove tecnologie, creatrici
della virtualità, le frontiere fisiche sono sostituite da frontiere
simboliche e virtuali e agli spazi di incontro tradizionali (piazze,
città, chiese, ecc.) si affiancano nuove forme di utilizzazione dello
spazio dove potenzialmente tutto è sempre presente e accessibile
senza soluzione di continuità (Romano, 2004). Secondo i più re-
centi dati ISTAT (2018) nel nostro Paese il 65,3% delle persone
con rtò maggiore di sei anni si è connesso alla Rete negli ultimi
12 mesi (63,2% nel 2016), mentre circa il 47,6% accede alla rete
tutti i giorni. La quota di famiglie che accedono a Internet sale al
71,7 dal 67,4% del 2016. È nel rapporto con le TIC (Tecnologie
dell’Informazione e della Comunicazione) che le differenze tra le
generazioni si colgono maggiormente e l’età resta ancora il prin-
cipale fattore discriminante: sono i giovani a utilizzarle di più
(oltre il 92% dei 15-24enni), ma la crescita è significativa anche
tra i 55-59enni (da 62,7% del 2016 a 68,2%).
L’individuo assume, sempre di più, il ruolo di attore sociale
della comunicazione e non più solamente di fruitore passivo,
egli si trova ad avere opportunità nuove, possibilità di influire

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INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

nel circuito informativo, di far conoscere, oltre che di conoscere,


di insegnare, oltre che di apprendere, di partecipare individual-
mente o in maniera collettiva e collaborativa (Corazza, 2007).
Oramai la tecnologia è entrata talmente tanto a far parte della
nostra vita quotidiana che il più delle volte la si da per scontata.
John Thompson (1995), riprendendo una frase di Clifford Ge-
ertz, afferma che se l’uomo è sospeso in una rete di significati,
allora i mezzi di comunicazione sono i filatoi del mondo mo-
derno. Gli strumenti tecnologici e i nuovi media ci permettono
di fare cose impensabili fino a qualche tempo fa, ci consentono
di abbattere barriere e oltrepassare frontiere ed è proprio nella
dimensione quotidiana che tali strumenti hanno avuto la loro
influenza maggiore. Nell’arco di ogni singola giornata la maggior
parte delle persone, nelle società tecnologicamente avanzate, uti-
lizza un qualche strumento tecnologico (si veda infografica 1.1.):
il pc per navigare su Internet, l’Xbox con l’ultimo gioco in 3D,
lo smartphone per inviare un messaggino su Whatsapp o il ta-
blet per avviare Skype ed effettuare una videochiamata. Internet
e i nuovi device (tablet e smartphone) ci permettono di venire
a conoscenza di informazioni, visionare, in tempo reale, video
provenienti da ogni parte del mondo; la libertà della comunica-
zione ad essi legata ha trasformato le relazioni sociali tra i gruppi
(Ranieri, 2013).
Se ci fermassimo a pensare alla nostra vita prima dell’avvento
della tecnologia e a come avremmo vissuto senza di essa, allora
potremmo comprendere meglio quali sono i vantaggi apportati
dal suo utilizzo per noi e per le generazioni future e quali, vice-
versa, sono gli aspetti negativi, legati altresì all’abuso e al modo
distorto di servirsi degli strumenti a disposizione. Viviamo ora-
mai in un universo che è insieme reale e virtuale, dove entrambe
queste dimensioni si intersecano di continuo, ma è solo nel mo-
mento in cui la realtà virtuale scavalca e soppianta la realtà reale
che essa diviene pericolosa. Sta qui il crinale da non superare,
il punto di equilibrio da sorvegliare attraverso un’attenta rifles-
sione, che deve condurre soprattutto a nuove consapevolezze e
azioni in ambito educativo.

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INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

Infografica 1.1. Generazioni in Rete: come abitiamo l’era digitale.

Fonte: Istat, 11 giugno 2018

Questo breve contributo vuole essere un’occasione per riflet-


tere sulle opportunità, le risorse e i vantaggi che Internet e le
nuove tecnologie possono offrire sia alle nuove generazioni, sia
all’universo adulto, per gestire nel modo più efficace possibile
il rapporto con l’universo sempre più attraente ma allo stesso
tempo complesso della tecnologia digitale.

1.2. TECNOLOGIE DIGITALI E NUOVE CONFIGURAZIONI DEL-


LA COMUNICAZIONE

La rete, oggi, come si è detto, rappresenta uno dei principali


luoghi di innovazione capace di velocissimi e molteplici muta-
menti che, inevitabilmente, investono la nostra vita. È proprio
in virtù di questa rapida diffusione che il mondo scientifico,
accademico ed educativo ha iniziato ad interrogarsi sulla fun-
zione che le tecnologie digitali possono assumere nella crescita
di ciascuno. Da un lato i nuovi media affascinano e incuriosi-
scono, ma dall’altro preoccupano e allarmano per gli effetti che

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INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

un loro uso inappropriato può provocare. Si assiste così a di-


battiti e teorizzazioni di esperti e non, che ripropongono una
questione che già venne affrontata in passato in occasione dello
sviluppo dei primi media di massa (dal fumetto al cinema, dal-
la radio alla tv fino alla diffusione del computer e di Internet),
replicando, più o meno fedelmente, gli stessi modelli discorsivi
e le medesime argomentazioni contrastanti di coloro che Um-
berto Eco (1964) aveva efficacemente definito “apocalittici e in-
tegrati”, intendendo con apocalittici coloro che considerano le
nuove tecnologie come negative e rischiose e con integrati coloro
che invece vi attribuiscono un ruolo intrinsecamente positivo
e innovativo e che colgono e auspicano la necessità di un ade-
guamento educativo posto dalle nuove istanze dell’era digitale
(Ranieri, 2013). L’interrogativo che ci si pone dal punto di vista
educativo è doveroso e necessario sia perché ruota attorno alla
consapevolezza che i mezzi di comunicazione mediale rappresen-
tano una parte considerevole dell’ambiente in cui si sviluppa la
crescita delle nuove generazioni, sia perché, per sostenere il pro-
prio ruolo educativo, è fondamentale comprendere e conoscere
questo mondo (Fornasari, 2013). Nonostante il confronto sulle
implicazioni dello sviluppo della rete sia ancora molto acceso,
oggi c’è ampio consenso sul fatto che l’accesso e la capacità di
partecipare in modo costruttivo e consapevole alle comunità
online e ai network virtuali costituisca un prerequisito fonda-
mentale per il pieno esercizio della cittadinanza nell’attuale so-
cietà della conoscenza e dell’informazione (Ranieri, 2013). Alla
diffusione dei nuovi media si accompagna infatti l’emergere di
nuove opportunità di partecipazione civica e sociale. Partendo
dal presupposto che educare significa costruire l’autonomia dei
soggetti, ogni processo educativo, compreso quello nel campo
della Media Education, dovrebbe fondarsi sullo sviluppo di con-
sapevolezza, responsabilità e pensiero critico, con l’obiettivo di
far progressivamente prevalere una visione e modelli educativi
maggiormente orientati all’acquisizione di skills più che alla sola
idea di protezione dagli strumenti stessi. Il cambio di prospettiva
educativa vede oggi la tecnologia e i nuovi media come strumenti

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INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

di potenziamento (empowerment) dei soggetti. L’ottica è quella


di un’alfabetizzazione intesa in senso freireriano: il fine ultimo
è quello della coscientizzazione in cui si mostra cruciale l’atten-
zione per il contesto nel quale la persona vive e agisce (Freire,
1993/2008).
Per orientarci e orientare le persone verso un comportamen-
to responsabile e positivo all’utilizzo di tecnologie, Internet e
Nuovi Media è importante innanzitutto comprendere meglio
chi sono i protagonisti di questo cambiamento sociale epocale,
di cosa è fatto il loro mondo e quali sono le loro pratiche quo-
tidiane; in particolare è utile conoscere i meccanismi che carat-
terizzano le modalità di fruizione e i valori che ne orientano il
comportamento.

1.3. NATIVI E IMMIGRATI DIGITALI

Marc Prensky (2001) sostiene che l’introduzione nella vita


quotidiana delle tecnologie informatiche, in particolare di In-
ternet, abbia indotto un’evoluzione del genere umano verso
l’Homo sapiens digital, cioè l’essere umano cresciuto a stretto
contatto con le tecnologie digitali, che accetta il loro supporto
e grazie ad esse diventa più saggio. Nel suo articolo Digital na-
tives, digital immigrants, a sostegno dell’esistenza dei cosiddetti
Nativi digitali, Prensky descrive questa nuova evoluzione della
specie come sempre più distante dalle generazioni predigitali che
l’hanno preceduta (composta dai cosiddetti immigranti digitali).
Al di là dei pareri favorevoli o contrari alle suddette categorie e
all’opinione sul dibattito ancora aperto circa le reali implicazio-
ni che l’introduzione dei dispositivi digitali hanno portato nella
nostra vita, il lavoro di ricerca di Prensky è divenuto oggetto di
studio e riflessione in tutto il mondo tecnologicamente avanza-
to. Termini come Nativi e Immigrati digitali sono oramai entrati
a far parte del lessico comune. In Italia Paolo Ferri, docente di
e-learning e nuovi media presso l’Università di Milano Bicocca,
è uno degli studiosi che conferma l’avvento di una generazione

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INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

che, essendo influenzata da questi nuovi strumenti tecnologici,


socializza e studia in maniera del tutto differente rispetto alle
generazioni precedenti (Ferri, 2002). Il termine Nativo digitale è
utilizzato per descrivere tutti coloro che vivono in un mondo in
cui la manifestazione del reale e quella digitale sono intrecciate e
connaturate l’una all’altra. Essi fanno costantemente esperienza
del mondo nei media digitali e nella realtà fisica circostante: per
loro il virtuale è reale. Le giovani generazioni vengono chiamate
anche iGeneration, Generation D (per digitale), Generation M
(per millennium o multitask) o semplicemente Net Gen; la ge-
nerazione di Internet rappresenta la coorte di persone che sono
cresciute con la tecnologia informatica (Tomei, 2010).
Da quando nel 2008 la rivoluzione digitale ha compiuto un
ulteriore balzo in avanti con l’avvento dei dispositivi touch, si è
registrato un aumento dell’utilizzo di canali e dispositivi in fa-
sce d’età sempre più basse della popolazione, i bambini fin da
piccolissimi sono sempre più connessi e sono tutti madrelingua
del linguaggio digitale dei computer, videogiochi e Internet. Da
numerosi studi e ricerche emerge come vi sia stata una globaliz-
zazione delle industrie dei media, divenuti risorse simboliche che
i giovani usano per dare senso alle loro esperienze in relazione
agli altri e per organizzare la loro vita quotidiana (Buckingham
& Sefton-Green, 1994).Tale generazione considera le tecnologie
digitali come elemento naturale del loro ambiente di vita e si
trova decisamente a suo agio nell’interagire con esse; li hanno
incorporati fisicamente (nelle tasche o nelle orecchie), sono par-
te integrante dei loro spazi, pubblici o privati. Videogiochi, e-
mail, Internet, smartphone, blog, chat e instant messaging sono
spesso le loro modalità concrete, determinanti e significative per
costruire relazioni sociali, comunicare, apprendere e formarsi e
crescere professionalmente. Attraverso i vari device condividono
musica, sapere, esperienze e sperimentano la cooperazione fra
pari, imparano facendo (learning by doing) e svolgono più azio-
ni contemporaneamente (multitasking). Nonostante ciò, all’ap-
prendimento virtuale corrisponde una dilazione di altre forme
di apprendimento e di acquisizione di abilità motorie, come

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SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

testimonia la ricerca condotta da AVG Digital Diaries di AVG


Technologies (2014), fornitore di Internet e sicurezza mobile e
privacy, che rivela le percentuali rispetto alla capacità di svolgere
determinate attività da parte di un campione di bambini fra i 3-5
anni: giocare a un gioco per computer (66%), navigare su uno
smartphone (47%), legarsi le scarpe (14%), nuotare senza aiuto
(23%).
Da un’attenta osservazione circa il modo in cui le giovani
generazioni utilizzano tali strumenti si rileva che essi passano
da un media a un altro, tramite uno zapping consapevole tra le
differenti fonti di apprendimento e di comunicazione; i codici
digitali ampliano il loro set comunicativo oltre il corpo, il volto,
la voce; un video online può avere per loro la stessa valenza, se
non maggiore, di una precisa descrizione scritta sulle pagine di
un libro (Buckingham, 2006). L’apprendimento segue percorsi
molto diversi da quelli delle generazioni gutenberghiane, tanto
che le neuroscienze parlano di nuovi modelli cognitivi tipici di
coloro che abbiamo definito Nativi digitali; per loro il pensiero
non è più solo lineare e sequenziale ma più simile al link e pro-
cede a salti da un concetto all’altro, è potenzialmente più veloce,
più interattivo e più collaborativo. Non è tuttavia trascurabile,
a tal proposito, la posizione di autori come Carr (2011) che, al
contrario, sottolineano quanto la modalità con cui l’ambiente
digitale tratta argomenti e fornisce informazioni è spesso superfi-
ciale e potrebbe portare il lettore a fare continuamente delle scel-
te che distraggono da un pensiero lineare, riflessivo e profondo.
Secondo l’autore la lettura sul web risulta essere più dispersiva
e meno proficua, poiché, spezzettando il contenuto, genera un
sovraccarico cognitivo, interrompendo la concentrazione e la let-
tura in profondità.
Gli adulti cartacei sono invece coloro che sono cresciuti pri-
ma dell’avvento delle tecnologie multimediali, accompagnati per
buona parte della vita da giornali, libri e tv, hanno imparato col
tempo ad abitare la rete e sono divenuti, necessariamente, immi-
grati digitali. Vivono la transizione in maniera contraddittoria e
se alcuni appaiono intimoriti e disorientati altri sono affascinati,

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SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

curiosi e partecipi dei cambiamenti in atto. Gli studiosi si sono


interrogati sugli effetti a breve e lungo termine di questa rivo-
luzione digitale. Papert (1996), nella sua monografia Connected
family, attraverso il concetto di digital divide intergenerazionale, pro-
fetizzava che il gap generazionale sarebbe divenuto un problema
sociale e educativo e che la coesistenza di stili di apprendimento
e di insegnamento e di modelli di alfabetizzazione tecnologica
differenti tra generazioni, senza opportune politiche formative,
sarebbe divenuto un problema di coesione sociale ed educativa
di grande rilevanza (Ferri, 2011). Diversi autori (Prensky, 2009;
Rivoltella, 2012) hanno rianalizzato la questione, individuando
nel cosiddetto nativo digitale non una specie a sé, ma sempli-
cemente qualcuno che, per il solo fatto di essere nato e cresciu-
to in un contesto fortemente caratterizzato dall’utilizzo e dalla
presenza di tecnologie e media, vi si rapporta con prontezza e
naturalità. Nonostante in Italia il tema della cittadinanza digita-
le sia ancora un po’ periferico rispetto a quanto accade in altri
Paesi d’Europa e del mondo, dove i più giovani possiedono un
significativo bagaglio di conoscenze nel campo delle tecnologie
digitali e della comunicazione in rete, non è più possibile negare
che, anche qui, sia necessario educare tutte le persone in questo
campo di esperienza. Ciò anche in considerazione del fatto che è
proprio attraverso gli adulti di riferimento che avviene per i più
piccoli il primo contatto con l’universo del digitale e della rete
(Ferri, 2014). Prensky (2009; 2011), negli anni, prende in qualche
modo le distanze dalle categorizzazioni precedenti, sostenendo
l’importanza e la possibilità di promuovere per ogni utente, gio-
vanissimo o meno, una digital wisdom (saggezza digitale), al fine
di utilizzare in maniera critica, responsabile e produttiva le tec-
nologie digitali.

1.4. OPPORTUNITÀ POSSIBILI

Divenire più consapevoli delle risorse e delle opportunità of-


ferte dalla rete e dalle tecnologie, comprendendo ed imparando

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INDICE

SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

a gestirne, allo stesso tempo, limiti e rischi, è forse la strada mi-


gliore da perseguire per una corretta educazione mediale che sia
finalizzata a sfruttare appieno tutti i vantaggi dei mezzi e degli
strumenti a disposizione, a valorizzare e aumentare le competen-
ze delle persone e a creare possibilità neanche pensabili fino a
poco tempo fa.
Consapevoli dell’impossibilità di poter trattare quest’argo-
mento in maniera esaustiva e, tantomeno, definitiva, di seguito
si cercherà di analizzare alcune delle opportunità offerte dall’u-
tilizzo della rete e dalle nuove tecnologie informatiche, in una
prospettiva educativa e formativa della persona.
1.4.1. NUOVE FORME DI SOCIALITÀ

A proposito dell’utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie,


uno dei temi che offre maggiori spunti per il dibattito riguarda la
possibile correlazione esistente fra l’utilizzo dei nuovi social me-
dia, in particolare da parte delle giovani generazioni, e la perdita
della socialità; ci si domanda se le reti sociali intermediate tecno-
logicamente portino o meno a relazioni poco autentiche o, ancor
peggio, all’isolamento e alla solitudine sociale. Il timore domi-
nante, di esperti e non, è che la natura immersiva delle esperien-
ze online tenda ad assorbire le persone in un mondo parallelo e
in questo modo ad isolarle. A tal proposito Sherry Turkle (2005),
psicologa, sociologa e tecnologa statunitense, afferma che a causa
di Internet e dei media sociali (ai quali si ha, potenzialmente,
accesso in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo) gli individui
non interagiscono più con coloro che hanno accanto, essendo
assorbiti in un mondo parallelo fatto di tweet e post.
In una ricerca basata su studi longitudinali, gli autori
Valkenburg e Peter (2009), dopo aver considerato un’ampia let-
teratura sull’argomento, sono giunti invece alla formulazione di
quella che chiamano The Internet-enhanced self-disclosure hypotesis,
cioè il miglioramento dell’abilità sociale di raccontare sé stessi e
di stabilire efficaci relazioni sociali, dovuto all’uso di Internet.
Diversamente da quanto evidenziato dagli studi sull’argomento

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

fatti negli anni Novanta (che sostenevano l’ipotesi dell’effetto


negativo dell’uso delle tecnologie sulla comunicazione), gli stu-
di più recenti evidenziano un effetto opposto (così come citato
in Marconato, 2009), ovvero tendono a sottolineare gli effetti
positivi dell’uso delle tecnologie sulle relazioni sociali. Ciò che
secondo gli autori ha provocato questa inversione di impatto è
l’utilizzo più generalizzato che attualmente si fa dell’interazione
on-line, che diviene un’ulteriore risorsa per le persone e, in par-
ticolare, per i giovani che la utilizzano. Grazie alla facilitazione
della connessione on-line e al fatto che buona parte del proprio
network interpersonale è sempre connesso, lo stare on-line non
solo non riduce, ma sembrerebbe incrementare la facilità dei
rapporti interpersonali e il benessere sociale. La comunicazione
online sostiene in modo positivo molte amicizie reali e rende più
semplice il contatto con amici in tutto il mondo. Secondo Lanci-
ni (2015) le relazioni virtuali spesso sostengono l’adolescente in
difficoltà e alle prese con compiti di sviluppo complessi. Il lavoro
clinico e le ricerche condotte negli ultimi anni suggeriscono che,
nella fisiologia della crescita, la rete può costituire un mezzo per
potenziare i legami o per amplificarli, soprattutto per coloro che
mostrano difficoltà di socializzazione nella vita reale. In alcune
circostanze, proteggere la propria immagine dietro lo schermo
di un pc o di uno smartphone consente di non rinunciare alla
socialità. Lo strumento tecnologico può assumere funzione di
sostegno evolutivo perché può soddisfare le esigenze di socializ-
zazione e costruzione di reti relazionali esterne alla famiglia e
può rappresentare, quindi, una palestra sociale dove collaudare
sé stessi. Anche Barry Wellman, sociologo tra i padri fondatori
degli Internet Studies e studioso delle relazioni sociali al tempo
della Rete, sfata i pregiudizi sulla socialità al tempo dei social net-
work, sostenendo che non solo non hanno il potere di trasfor-
mare gli individui in persone solitarie con relazioni puramente
virtuali, ma che, al contrario, hanno il potere di metterci in re-
lazione con più gruppi di persone e in modo più aperto (Rossi,
2014). Wellman individua una stretta relazione tra la socialità
praticata in rete e quella praticata offline, affermando che non si

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SICURAMENTE CONNESSI
NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

può tracciare un confine tra le due, perché non esistono due vite
(una vita on line e una off line), ma una sola vita integrata di cui
bisogna prendere consapevolezza con tutte le conseguenze che
questo comporta. Ecco, quindi, che le relazioni in rete si sovrap-
pongono a quelle offline, integrando e non rimuovendo i tradi-
zionali vincoli di comunità. Diverse ricerche empiriche, svolte
al Pew Internet Project e al NetLab dell’Università di Toronto
(Rainie & Wellman, 2012), dimostrano che le persone che usa-
no la rete tendono ad avere reti sociali più estese e diversificate
rispetto a chi non usa media digitali. Questi ultimi, infatti, sono
semplicemente parte integrante della vita sociale degli individui
e non uno strumento per allontanarsene. La tesi che si sostiene
è che le tecnologie non siano in alcun modo un sistema isolato,
chiuso in sé stesso, ma anzi inducano le persone a socializzare in
modi diversi rispetto al passato. Le tecnologie digitali sono incor-
porate nella vita sociale degli individui e li aiutano a connettersi
in rete oltre le tradizionali logiche di gruppo e di socialità legate
al territorio che si sperimentavano in passato. Alla base di questo
ragionamento c’è l’idea che le persone non si ancorino a uno
strumento tecnologico, ma lo utilizzino per legarsi reciprocamen-
te, bypassando in questo modo la mediazione del gruppo nello
sviluppo della socialità. In questo scenario contemporaneo ben
descritto dal concetto di individualismo di rete (nuovo sistema ope-
rativo sociale concentrato non più sull’individuo come parte di
un gruppo, ma in quanto singolo capace di allacciare da solo una
gran quantità di relazioni), la tecnologia consente il legame tra le
persone indipendentemente dal luogo in cui esse si trovano. Di
conseguenza si assiste ad uno slittamento dai legami comunitari
che collocavano l’individuo in un spazio fisico e sociale ben defi-
nito (pensiamo ad esempio alla panchina come luogo di ritrovo
degli adolescenti), ad un legame che l’individuo può instaurare
ovunque lo ritenga opportuno. Nel virtuale trovano un punto
d’incontro alcune caratteristiche delle reti sociali tradizionali (in-
terazione, supporto, controllo sociale) con le caratteristiche del
web (multimedialità, creazione e condivisione dei contenuti). In
questo spazio si può vivere la propria comunità virtuale che può

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INDICE

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

soddisfare bisogni che comunemente si sviluppano nelle comu-


nità tradizionali: sostegno, socialità, informazione, identità e sen-
so di appartenenza (Rainie, Wellman, Marinelli, & Comunello,
2012).
I nuovi media possono, quindi, rappresentare importanti
strumenti di supporto alla propria rete sociale (sia per organiz-
zarla che per estenderla), di espressione della propria identità
sociale (sia per descriverla che per definirla) e, infine, consento-
no di esplorare l’identità sociale degli altri attraverso il confron-
to. Gli spazi virtuali permettono inoltre di incontrarsi in una
situazione collettiva all’interno di ciò che Peter Gloor (2006)
(come citato in Riva, 2010) definisce rete collaborativa creativa
(COIN - Collaborative Innavation Network). La nascita di queste
reti passa attraverso le cosiddette smart mobs (folle intelligen-
ti), gruppi di persone che si incontrano in rete e collaborano
per ottenere un risultato a partire dalle opportunità offerte dai
media e che poi diventano comunità virtuali quando il gruppo,
nato inizialmente per raggiungere un obiettivo comune, assume
un’identità propria. In questo modo l’intenzione soggettiva di-
venta collettiva, ovvero in grado di guidare l’azione del gruppo
stesso (Riva, 2010). In alcuni casi la portata innovativa dei me-
dia consente addirittura di offrire e ricevere supporto anche da
persone con cui si hanno legami deboli o che sono addirittura
sconosciute. Questi contatti virtuali, per esempio all’interno dei
social network (gruppi di scambio, di studio, di sostegno o sem-
plicemente gruppi che condividono un’esperienza importante),
spesso si caratterizzano per un senso di responsabilità sociale che
i componenti sentono nei confronti della comunità virtuale e
che li spinge a mettere a disposizione qualcosa di proprio (infor-
mazioni, conoscenze, contenuti). L’obiettivo non è il profitto ma
la creazione, il mantenimento e l’allargamento della comunità
stessa, dove il successo di uno diventa il successo del gruppo in
un contesto di reciprocità di cui fanno esperienza tutti. Chiara-
mente, accanto alle opportunità finora descritte, i social network
presentano anche una serie di rischi che possono tramutarsi in

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INDICE

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

comportamenti disfunzionali (Riva, 2010) e a rischio dei quali si


parlerà nel Capitolo III.
1.4.2. SPERIMENTARE SÉ E IDENTITÀ POSSIBILI

Le caratteristiche dell’interazione in rete, oltre alle nuove


forme di socialità, possono determinare anche mutamenti nella
sfera personale più intima, trasformando potenzialmente il con-
cetto di identità. Sherry Turkle (2005) per descrivere quella che
denomina identità postmoderna utilizza l’immagine dello schermo
del computer, suddiviso in più finestre, in ognuna delle quali
l’individuo può essere impegnato a gestire un ruolo differente.
Nell’intento di approfondire la questione, la comunità scientifi-
ca si interroga tutt’oggi su questo tema e se per alcuni internet
può rappresentare una delle cause di una sempre più diffusa crisi
dell’identità, per altri può rappresentare un utile strumento gra-
zie al quale formare ed esprimere al meglio sé stessi. L’identità di
ciascuno è il risultato dell’interazione tra l’identità personale (ca-
ratteristiche di personalità) e l’identità sociale data dalla coscien-
za di sé come appartenente ad uno o più gruppi sociali ai quali si
attribuiscono valori e significati emotivi (Tajfel & Turner, 1979)
(come citato in Villano, 2003). Nel processo di costruzione dell’i-
dentità la percezione di sé e la percezione del mondo sono due
flussi sensoriali distinti ma sempre presenti simultaneamente.
Le persone non sono caratterizzate da un sé fisso e immutabile
ma da diversi sé che corrispondono a personalità uniche e indi-
viduali che emergono di volta in volta in base al contesto sociale
in cui i soggetti si trovano inseriti (Tajfel & Turner, 1986). Nella
nostra epoca il mondo esterno non è più costituito solo dalla
famiglia, dagli amici e dalla scuola, ma anche da tutti gli altri
con cui entriamo in relazione attraverso le reti informatiche. Se
nella vita reale la percezione di sé e la costruzione dei propri ruoli
all’interno dei contesti socioculturali sono processi basati su una
complessa dinamica di riconoscimento sociale, Internet può of-
frire alle persone la possibilità di esprimersi in uno spazio talvol-
ta più libero da costrizioni sociali circa il modo di essere e appa-

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

rire. Il soggetto in rete ha non solo la possibilità di rappresentare


sé stesso ma anche la straordinaria opportunità che il suo io in
evoluzione possa muoversi e sperimentarsi nello spazio virtuale
con molta più libertà e disinvoltura che nella vita reale. Tutto
ciò ha implicazioni importanti soprattutto per l’adolescente il
quale è chiamato a compiti di sviluppo in cui le dimensioni del
Sé e dell’identità assumono centralità. Gli adolescenti attraverso
Internet, i social network e i giochi online sono costantemente
motivati a sperimentare e mettere alla prova identità e relazioni
nell’ambito del gruppo dei pari e possono utilizzare informazioni
e stimoli per esplorare nuove forme di costruzione di sé stessi. È
stato dimostrato (Yee & Bailenson, 2007) che le nostre rappre-
sentazioni digitali influiscono sul comportamento delle persone
online (si veda box 1.1.).

Box 1.1. L’Effetto Proteus

L’Effetto Proteus indica l’influenza che l’aspetto del proprio avatar ha nelle rela-
zioni web-mediate.
PROTEO. Dio del mare, detto anche il Vecchio del Mare […] Si trasforma in tutti
gli animali ed elementi naturali che desidera (Pellizer et al., 2007).
Dagli studi di Yee e Bailenson (2007) emerge che gli
utenti che impersonavano avatar attraenti mostrava-
no maggiore disponibilità a rivelare informazioni su
sé stessi in una conversazione e risultavano più sicu-
ri nell’interazione; allo stesso modo, gli utenti di
avatar particolarmente alti tendevano a effettuare
scelte più aggressive e autoritarie in un compito vir-
tuale di negoziazione. L’effetto Proteus è strettamen-
te legato ad alcuni concetti noti nella Psicologia So-
Proteo in un’incisione ciale (come citato in Triberti & Argenton, 2013):
del 1531 (fonte: www. - l’autodeterminazione del comportamento (Bem, 1967):
mun.ca/alciato/e183. il comportamento che mettiamo in atto può in-
html) fluenzare i nostri processi cognitivi e la percezione
che abbiamo di noi stessi
- la profezia che si auto-avvera (Snyder, Tanke, & Berscheid, 1977): il modo in cui
pensiamo di apparire agli altri influenza i nostri atteggiamenti e le nostre cre-
denze.

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

Attraverso i media è inoltre possibile individuare e soddisfare


alcuni bisogni personali: per esempio, non conosco nessuno che
condivide una mia passione per i viaggi ma posso trovare qual-
cuno o un gruppo social con cui condividere pensieri, scambiare
informazioni, vissuti positivi e sperimentare diverse identità. Un
po’ per chiunque il primo passo da compiere quando si entra
in rete è generalmente quello di darsi un’identità, di scegliersi
un nome, costruire un proprio avatar per poi dar vita alla pro-
pria esistenza online attraverso la comunicazione. La pratica
dell’adozione di pseudonimi come strumento di identificazione
(nickname, handle, alias ecc.) è frutto di una costruzione sociale
della propria identità attraverso cui si cerca di trovare una pro-
pria collocazione e stabilità all’interno del ciberspazio. Queste
identità virtuali vivono in un universo quasi parallelo, in una
dimensione propria, ma portano con sé qualcosa dell’identità
reale di chi le assume in termini di caratteristiche, biografia, biso-
gni espressi o inespressi, in una interazione reciproca e continua
tra esperienze presenti e passate. In questo senso il social può
essere considerato un ambiente di empowerment poiché aumen-
ta le possibilità di essere sé stessi. La sperimentazione di sé in
rete consente dunque di percepire e agire un’identità pubblica e
privata insieme, esposta e celata, reale e immaginata, attraverso
cui il soggetto esprime un’autonomia nella scelta dei modi in
cui esprimersi e socializzare mai incontrata prima. Un esempio
è la possibilità di presentarsi nel web cambiando il proprio ge-
nere (si veda box 1.2.). Si tenga però conto del fatto che disturbi
percettivi, come depersonalizzazione e derealizzazione, possono
verificarsi nel contesto dell’uso del computer. La depersonalizza-
zione può apparire in relazione ad attività nei mondi virtuali e
sovraidentificazione con personaggi virtuali come gli avatar. La
derealizzazione può manifestarsi come confusione circa la realtà
di ciò che accade online, l’incertezza relativa alla natura della
realtà virtuale (VR) e la confusione dei confini tra esperienze
simulate ed esperienze reali. L’identificazione eccessiva con il
proprio avatar o persona online come un’identità alternativa pie-

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

namente formata può sorgere in individui con disturbi dissocia-


tivi (Turkle, 1995) (come citato in Recupero, 2010).

Box 1.2. Gender Swapping

Con tale termine si intende il cambio, negli spazi virtuali, dell’identità di genere
secondo cui gli uomini si presentano come donne e viceversa. Il gender swapping
è una forma di auto-sperimentazione del rapporto con gli altri, un gioco in cui
l’essere femmina o non definirsi sessualmente permette una maggiore libertà cre-
ativa (Turkle, 1996), sia da parte di chi fa questa scelta, sia da parte dell’interlocu-
tore che è incuriosito soprattutto dal sesso non dichiarato (Festini, 2001). Perché
i maschi sono così interessati a sperimentare l’identità di una donna? Ecco alcune
possibilità (Suler, 1996):
• A causa della pressione degli stereotipi culturali, può essere difficile per alcuni
uomini esplorare in sé stessi ciò che la società definisce come caratteristiche
“femminili”. [...] Alcuni di questi maschi possono identificarsi fortemente con
le donne.
• Adottare un ruolo femminile nel cyberspazio può essere un modo per attirare
più attenzione su sé stessi. [...] Indossare un nome e/o avatar femminile, spe-
cialmente uno sexy, attirerà quasi immediatamente delle reazioni.
• Alcuni maschi possono adottare un’identità femminile per indagare sulle rela-
zioni uomo/donna. Potrebbero provare diversi modi di interagire con i maschi
per imparare, in prima persona, cosa significa essere dalla parte della donna.
• In alcuni giochi online in cui i partecipanti assumono identità immaginarie
(ad es. MUD*), essere femmine può essere vantaggioso. A volte i maschi presta-
no più assistenza alle femmine, quindi queste progrediscono più velocemente
nel gioco.
• Travestito da donna, un maschio in cerca di intimità, romanticismo e/o cyber-
sesso con un altro maschio può agire su sentimenti omosessuali consci o in-
consci.
• I transessuali (persone che sentono, psicologicamente, di appartenere al ses-
so opposto rispetto al loro genere biologico) e/o travestiti [...] possono essere
attratti dal cambio di genere virtuale. In rari casi, il cambio di sesso potrebbe
essere un segno di ciò che verrebbe diagnosticato come “confusione di genere”
- cioè, un disturbo psicologico in cui la propria identità di maschio o femmina
non è pienamente sviluppata.
* Mud: Multi User Dungeon, Multi User Dimension o Multi User Dialogue è
un programma per computer nel quale gli utenti possono connettersi e giocare.

Un’altra opportunità offerta dai media è la creazione di sé


possibili (Riva, 2010): vale a dire la realizzazione della proiezione

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

futura di ciascuno di noi. La creazione di sé possibili, poiché ha


una funzione stimolante, può attivare nel soggetto un proces-
so di self empowerment e in questo senso l’utilizzo dei media
può stimolare e facilitare i processi di cambiamento favorendo
crescita ed evoluzione. I media offrono quindi la possibilità di
sperimentare ruoli e aspetti dell’identità sempre nuovi, elemen-
ti importantissimi nello sviluppo di ciascuno sia in adolescen-
za che in età adulta. Tutto questo, in un’ottica educativa, può
avvenire responsabilmente e nel miglior modo possibile solo a
partire da un lavoro pedagogico che orienti al riconoscimento
del proprio sé, delle proprie emozioni e dei propri bisogni. Le
innumerevoli potenzialità dei media per lo sviluppo dell’empo-
werment individuale devono infatti necessariamente incontrare
contesti educativi che sviluppino consapevolezza sugli aspetti
personali, relazionali ed emotivi implicati nella dimensione digi-
tale. L’utilizzo degli strumenti tecnologici può rappresentare un
pericolo per il benessere individuale nel momento in cui prevale
sulla soddisfazione di bisogni profondi che potrebbero e (forse)
dovrebbero trovare risposta innanzitutto nel reale, quando cioè
essi sostituiscono completamente anziché essere ad integrazione di
spazi concreti di vita.
Per orientare verso un comportamento responsabile all’uti-
lizzo di Internet e nuovi Media, è importante innanzitutto com-
prendere meglio da cosa dipende l’utilizzo che se ne fa (bisogni
affettivi, sociali, di comunicazione, di riferimento, di conoscenza
ecc.) in modo che l’azione educativa possa muoversi in una di-
mensione più realistica e individualizzata, aiutando il soggetto in
via di sviluppo ad integrare i diversi sé possibili (Riva 2010) con
il sé reale e con il mondo reale.
1.4.3. CAPACITÀ MULTITASKING

I nativi digitali oggi hanno a disposizione una grandissima


quantità di codici e di strumenti (dai social network, ai siti di con-
divisione e approfondimento dei contenuti on-line) e i loro pro-
cessi di apprendimento sono costitutivamente definiti da queste

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NAVIGANDO TRA RISORSE E OPPORTUNITÀ

possibilità. I ragazzi oggi apprendono per esperienza, imparano


attraverso il fare (learning by doing) in maniera quasi inconsa-
pevole, seguendo una logica non lineare ma parallela. In questo
senso essi hanno un approccio naturalmente più pragmatico,
personalizzato, meno dogmatico rispetto alle generazioni passate
che spesso, prima di approfondire un qualsiasi oggetto di studio,
ricercano una traccia lineare che lo inquadri concettualmente.
Un approccio mentale, quello dei nativi, che trasforma anche i
diversi campi di esperienza sociale, comunicativa e formativa. La
rete, inoltre, permette una speciale forma di intensificazione e
condensazione nel tempo di esperienze cognitive multiple che si
sviluppano in maniera non lineare. Questa caratteristica, sinte-
tizzabile nella cosiddetta capacità multitasking, è stata sottoposta
a più riprese a critica da parte di studiosi che mettono in luce
il rischio che in questo modo non si favorisca nei processi di
apprendimento la capacità di attenzione selettiva. Di converso lo
svolgimento di un numero di processi mentali in simultanea e
l’utilizzo ad un’età precoce di pc e smartphone renderebbe meno
efficienti gli stessi processi, provocherebbe performance meno
elevate e tempi più lunghi. La ricerca neuroeducativa suggerisce
che qualcosa è andata perduta nel passaggio dal libro allo scher-
mo del computer, e dalla penna alla tastiera (Olivieri, 2014) (si
veda box 1.3.).

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