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l'editoriale

La Veglia Pasquale e la Domenica di


Pasqua
Don Antonio Parisi-Carlo Paniccià Gennaio 2019

L a Veglia Pasquale “madre di tutte le veglie”: è sempre il linguaggio di sant’Agostino, semplice,


immediato e profondo, che sintetizza il signi cato autentico di questo evento liturgico. La Pasqua è il
centro di tutto l’Anno Liturgico e deve diventare anche il centro del nostro cammino di fede. Abbiamo
pensato di sviluppare la ri essione, estrapolando alcune frasi signi cative dell’Exultet; la descrizione dei
vari riti ed elementi celebrativi ci aiutano a comprendere ancora meglio l’importanza di questa Veglia. Il
fuoco, la luce, l’annuncio pasquale, la Parola, l’acqua, l’eucarestia si susseguono in un crescendo di
partecipazione gioiosa e autentica.

Per la meditazione comune pubblichiamo un intervento del compianto mons. Mariano Magrassi, liturgista
e arcivescovo di Bari-Bitonto per tanti anni. Il suo linguaggio profondo, semplice e gustoso ci apre la mente
ed il cuore e ci prende per mano introducendoci in questa celebrazione.

Seguono alcune narrazioni di situazioni pastorali da prevedere con anticipo, in modo che la celebrazione si
svolga in modo adeguato e dignitoso. I vari ministeri, le luci, l’addobbo, i canti, i movimenti, tutto deve
essere predisposto e preparato in modo da non tralasciare niente al caso o alla improvvisazione. La bellezza
e l’arte del celebrare si esprimono anche in piccoli accorgimenti e in una regia celebrativa attenta e
intelligente. 

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La pagina del gregoriano è a data alla Saper utilizzare con arte questi strumenti
competenza di Giacomo Baro o che ci o re una musicali, dovrebbe far comprendere quanto può
spiegazione spirituale e storica della sequenza essere pretestuosa la nta guerra tra fazioni: il
pasquale. Non vogliamo tralasciare questo problema è e rimane unicamente quello di chi li
immenso patrimonio di preghiera cantata che la utilizza maldestramente senza mostrare il minimo
Chiesa ha conservato no ad oggi; dovrebbe impegno nel migliorare per sfruttare al meglio le
rappresentare per i compositori liturgici, la fonte potenzialità espressive; e non stiamo parlando
della propria arte e della propria ispirazione. solo dei chitarristi! Troppo spesso i nostri organi a
Così come la ri essione che poniamo nei confronti canne sono oggetto di veri e propri maltrattamenti
dell’organo durante le celebrazioni, vuol farci subiti da orde di “dattilogra ” della tastiera.
scoprire ogni volta l’aspetto ministeriale di questa Pasquale Impagliatelli, organista, ci o re la
presenza, trasferendo l’attenzione dallo possibilità di comprendere come utilizzare questo
strumento all’organista.   strumento musicale, o rendoci una soluzione
musicale; infatti ha elaborato un inno eucaristico a
Abbiamo anche voluto inserire un cammino che struttura stro ca, inserendo originali proposte per
Morena Baldacci, esperta liturgista di Torino, sta l’introduzione, interludi e coda conclusiva.
realizzando con i più piccoli per introdurli alla
preghiera liturgica. L’argomento sviluppato in Negli ultimi anni langue l’editoria liturgico-
questo percorso riguarda il buio e la luce; musicale: Valeria Di Grigoli ha e ettuato una
interessante seguire l’approccio pedagogico ed ricerca su alcune valide raccolte di canti per la
esperienziale di questo tema nel tempo pasquale. Veglia e il Tempo Pasquale ancora in commercio
da prendere in considerazione.
Altro tema a cui abbiamo dato accoglienza in
questo numero, è il problema, mai a rontato in
maniera seria, dei testi liturgici da musicare. Da
anni Daniele Sabaino è coinvolto in gruppi di
lavoro presso l’U cio Liturgico Nazionale della
CEI per progettare nuove melodie per il Messale e
nuovi testi per l’Innodia della Liturgia delle Ore.
Abbiamo posto a lui delle domande circa la
composizione e la creazione di un testo liturgico
idoneo ad essere musicato. Con le sue risposte
chiarisce una volta per sempre, ci auguriamo, le
caratteristiche e le qualità che un testo liturgico
deve possedere per poter essere musicato e così
entrare all’interno di una celebrazione liturgica.
Lo ringraziamo perché ci o re anche un esempio
concreto di un testo pasquale pronto per essere
messo in musica.

Anche in questo fascicolo o riamo alcuni canti


adatti alla Veglia Pasquale e alla Pasqua; oltre allo
spartito, anche l’audio aiuta i meno preparati
musicalmente ad appropriarsi della melodia dei
singoli canti. Tra questi una proposta per il canto
dell’Annuncio pasquale messa in musica da Gian
Vito Tannoia, proposta che da diversi anni
sperimenta nella sua parrocchia di appartenenza:
alla voce di colui che annuncia la Pasqua del
Signore si aggiunge l’organo e la chitarra. 

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Ringraziamo la Cappella Musicale della Cattedrale di Macerata, il Florilegium Vocis diretto da Sabino
Manzo e il coro dell'Istituto diocesano di musica  liturgica di Bari che si son resi disponibili per registrare le
diverse partiture proposte, audio sempre disponibili e fruibili al link  https://psallite.bandcamp.com/.

Ringraziamo sentitamente Michele Cassano per averci messo a disposizione suggestive fotogra e scattate
durante la Veglia pasquale nella Cattedrale di Bari: teniamo moltissimo che la rivista non sia solo tesoro di
contenuti seri e bene argomentati, ma anche motivo di bellezza. Per lo stesso motivo ringraziamo la
disegnatrice Ilaria Pasqua che con il suo tratto delicato e gentile ci fa ri ettere sui segni della Veglia
Pasquale.

Ma il nostro grazie ancora una volta va a tutti i validissimi collaboratori della rivista; senza di loro non
sarebbe possibile confezionare ogni volta un dossier valido, e cace e pastoralmente interessante. Hanno a
cuore, insieme a noi, di sollecitare attenzione e interesse per questo settore della vita liturgica, purtroppo
emarginato per troppo tempo.
Tra questi non vogliamo dimenticare gli ingegneri della Composing Studio che, con pazienza e
professionalità, ci hanno messo a disposizione un software espressamente realizzato per la rivista Psallite!.

Il prossimo numero della Rivista, maggio 2019, avrà come tema la formazione liturgico-musicale in Italia.
Invitiamo i nostri lettori a segnalarci iniziative, corsi, laboratori che possono essere utili ad altre realtà
parrocchiali o diocesane. Per parte nostra, cercheremo di realizzare una mappa delle varie iniziative di
formazione presenti in Italia.

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(Ilaria Pasqua, 2019)

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per ri ettere

Lucernario Pasquale
Mons. Mariano Andrea Magrassi (*) Gennaio 2019

I l più antico inno cristologico, giunto no a noi in greco, inizia con le parole: “Fos Ilaron”, Luce gioiosa.
Cristo è Luce, e ci infonda di gioia.

La pellegrina Eteria, visitando Gerusalemme nel IV secolo, ne ha annotato con precisione i riti della
Settimana Santa. Parlando della notte pasquale mette in particolare risalto il “lucernario” con cui iniziava
la Veglia ed annota con stupore: “Et t lumen in nitum”.  L'accensione di tutte le candele dei fedeli ha
prodotto l'impressione di una luce che si dilata all'in nito.

Questi due dati dell'antichità ci dicono l'importanza che ha assunto, n dall'inizio, il lucernario nella notte
pasquale. 

Il suo svolgimento è noto. Viene acceso il cero pasquale, simbolo del Risorto, “ amma viva della gloria del
Padre”. Per tre volte viene presentato all'assemblea dal diacono che proclama: “La luce di Cristo”. Alla sua
amma vengono accesi i ceri dei partecipanti. Davanti ad esso, con l'Exultet, il diacono innalza un inno
trionfale a Cristo, luce venuta a illuminare noi uomini, immersi nelle tenebre del peccato e della morte. Al
termine di ogni rito battesimale, a quello stesso cero è accesa una candela consegnata poi al neo ta (o al
padrino) con queste parole: “Ricevi la luce di Cristo”. 

È un simbolismo di cui bisogna cogliere l'anima. Il tema attraversa tutta la rivelazione. Dio inizia l'azione
creatrice separando le tenebre dalla luce (Gen 1, 3). Al termine della storia, i cieli nuovi e la terra nuova che
egli farà, avranno lui stesso come lucerna (Ap 21, 5.23). Le vicende che si situano tra i due termini
assumono la forma di un con itto in cui tenebre e luce si a rontano.

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La luce è per noi connaturalmente legata alla vita: Merton ha scritto: “Noi tutti siamo strade e
di uno che nasce non diciamo forse che “viene alla nestre attraverso le quali Dio ri ette la sua luce”.
luce”? Le tenebre al contrario, che sembrano In un salmo vediamo Dio rivestire la luce come un
avvolgere tutti gli esseri di un manto funereo, manto (Sal 104, 2). L'esperienza di una luce
privandoli della loro vivace bellezza, si prestano a abbagliante è da noi spontaneamente collegata
ra gurare la morte. La trasposizione sul piano alla divina presenza.
morale va da sé: il peccato è tenebra, la grazia e la
fede sono luce. “Era notte” annota Giovanni (13, Non ci sorprende dunque che la luce assuma un
30) mentre Giuda esce dal cenacolo per consumare grande rilievo anche nel Vangelo. Essa occupa un
il tradimento. posto di privilegio nel lieto annunzio recato da
Gesù: “Dio è luce e in Lui non c'è tenebra alcuna”
L'antico rito battesimale comportava un gesto di (I Gv 1, 5). Quando egli squarcia i cieli e discende
drammatica plasticità. Il candidato si volgeva sulle nostre strade facendosi uomo, un grande
prima verso occidente, la regione delle tenebre, e splendore viene a fendere le nostre tenebre. 
alzando il braccio come per un giuramento
solenne, esclamava: “Io rinuncio a te, o Satana”. La visione di Isaia è aperta su questo spettacolo. “I
Poi si volgeva a oriente, la regione della luce, e popoli che abitavano le tenebre hanno visto una
gridava: “Io aderisco a Te, o Cristo”. La luce è grande luce”. Anche il prologo del Vangelo di
dunque la sfera di Dio e di Cristo e vi regna il bene; Giovanni è su questa linea. “In lui c'era la vita, e la
le tenebre sono il dominio di Satana e vi regna il vita era la luce degli uomini e la luce splende nelle
male. Il battesimo è un gesto della bontà divina tenebre, le tenebre non l'hanno sopra atta” (Gv 1,
che ci strappa dalle tenebre, e ci trasferisce nel 4-5).
Regno del suo Figlio, perché abbiamo parte della
sorte dei Santi nella luce (Col 1, 12-13). Ma non Per questo la liturgia natalizia è tutta permeata di
lascia l'uomo passivo: esige da lui una luce. Il tema esprime la gioia trasognata di avere
contropartita, una scelta netta e decisiva. Non per Dio in mezzo a noi; di contemplare la sua bellezza
nulla i Padri parlavano di “contratto”: un atto che su un volto umano. Di comunicare al suo pensiero
impegna ad un tempo Dio e l'uomo. Impegna per attraverso le parole di un uomo. Di assistere a gesti
tutta la vita, determinando la linea di condotta: umani che traducono Dio in modo visibile. E
“vivere da gli della luce”. proprio nell'atto di guarire il cieco nato che Gesù
esclama: “Finché sono nel mondo, io sono la luce
“Camminare nella luce” è vivere in coerenza del mondo” (Gv 9, 5).
questa nuova situazione con uno sguardo nuovo
sulla vita e sul mondo. Un modo nuovo di vivere il Ecco uno stralcio patristico che fa eco a questa
rapporto con gli altri: è l'amore fraterno, esperienza evangelica: “Attraverso questa luce del
distintivo infallibile dei “ gli della luce” - una sole che vediamo con gli occhi del corpo, viene
vita che separa dal peccato (tenebra) con uno preannunziato il sole spirituale di giustizia, che
sforzo continuo di conversione – un orientamento risplendette dolcissimo per coloro a cui, in quel
di fondo che fa dell'esistenza un cammino verso la tempo, fu dato di accogliere gli insegnamenti di
luce della gloria. Del resto lo stesso tema della luce Cristo e di guardarlo con gli occhi del corpo,
emerge anche nella liturgia natalizia: Cristo è mentre viveva in mezzo agli uomini come un
presentato come luce divina venuto a fugare le uomo qualsiasi... Ma anche adesso non c'è niente
tenebre del mondo. È facile intuire il perché. di più dolce che ssare su di lui gli occhi dello
spirito, contemplando interiormente la sua
Tra tutte le realtà del mondo materiale, la luce è irresistibile divina bellezza; niente di più dolce che
quella in cui Dio meglio ri ette il suo mistero: essere illuminati e abbelliti da questa
forse perché contemplare la luce è una delle nostre partecipazione, da questa comunione con lui.
gioie più grandi (Ecc.le 11, 7), forse per lo Allora tutto il nostro essere, n nell'intimo, è
splendore e la sua immaterialità. Siamo perciò colmato di dolcezza e di santità, la nostra mente si
portati a pensare la “gloria” di Dio in termini di apre all'intelligenza, e una gioia divina ci invade in
luce. La sua stessa immagine impressa nell'uomo è tutti i giorni della vita presente” (Gregorio
spesso vista così. Diciamo che brilla. d'Agrigento).

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“Anche adesso”: questa esperienza di luce non è stata dunque un privilegio esclusivo di chi ha conosciuto
Cristo “nella carne”. Rimane aperta la via per una contemplazione interiore. Ma c'è di più: “il mistero
dell'Incarnazione continua nella Chiesa” (Leone M.). Nei gesti della Chiesa, quello ad esempio di spezzare il
pane dell'Eucaristia o quello di soccorrere un povero, Dio continua a rivelarsi. Si irradia da essi una luce
divina. La mia stessa esistenza, se vivo da glio della luce, ri ette sui fratelli la luce che Cristo mi ha
donato. Divenuto una lampada che illumina tutta la casa di Dio. È la missione tipica del cristiano; “essere
luce del mondo” (Mt 5, 13-16). Potessi dire al termine della vita, come Newman nella sua apologia: “Non ho
peccato contro la luce”!

(*) Mons. Andrea Mariano Magrassi (Mombisaggio, 4 settembre 1930 – Noci, 15 aprile 2004) è stato per 22 anni
arcivescovo metropolita di Bari.

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per formarsi

“Esulti il coro degli angeli”: la madre


di tutte le veglie e il giorno di Pasqua
Don Luigi Girardi Gennaio 2019

Q uando parliamo della Pasqua, ci situiamo al cuore del discorso cristiano: il cuore della rivelazione e
della fede, il cuore dell’anno liturgico e dei sacramenti, il cuore della vita cristiana e della storia. Tutto
questo risuona fortemente nella celebrazione della Veglia pasquale, che si prolunga nella domenica di
Pasqua.

Per comprendere bene il senso della Veglia pasquale bisogna cogliere il suo legame con l’intero Triduo
pasquale, che celebra in modo unitario il mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo. È come se
celebrassimo la Pasqua in tre giorni. Di questi, certamente la Veglia pasquale costituisce il punto di svolta e
il centro. Il passaggio dalla morte alla risurrezione di Gesù è il contenuto fondamentale della celebrazione
ed è il motivo della gioia che in essa si esprime. Questo passaggio si connette all’esperienza della morte
proprio cominciando nella notte, al buio, radunandosi attorno ad un fuoco, per vegliare ed accogliere quella
amma del Risorto che illumina la vita di tutto il mondo. Mettersi a seguire il cero pasquale e accendere la
propria candela alla sua amma signi ca unirsi a Cristo portando con noi l’oscurità delle nostre “notti”
personali, ma attingendo alla speranza che nessuna notte è ormai lasciata priva della presenza di «Cristo,
luce del mondo». Come canta il Preconio pasquale, «questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti
nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce
nella comunione dei santi».

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La Veglia pasquale Non c’è momento più felice di questo (ancorché
La Veglia pasquale propone un percorso possa essere pastoralmente impegnativo) per
celebrativo che si svolge in quattro parti: vi è celebrare l’iniziazione cristiana. È come se si
anzitutto la Liturgia della luce, a cui segue la vivesse la Pasqua per la prima volta, lasciandosi
Liturgia della Parola; poi si celebra la Liturgia immergere totalmente in essa, per essere
battesimale, che sfocia nella Liturgia eucaristica. compenetrati di questo dinamismo di vita che dal
Ciascuna di esse si sviluppa attorno ad un simbolo: Padre, attraverso Cristo e con il dono dello Spirito,
la luce, la Parola, l’acqua battesimale, il pane e il passa in noi. Esso ci destina a partecipare alla
vino eucaristici. A ben vedere, percorrendo queste pienezza della vita futura, ma nello stesso tempo
quattro sequenze celebrative si compiono due ci ispira a vivere di questa pienezza già ora, come
funzioni fondamentali: l’annuncio-proclamazione chiede la preghiera dopo la comunione: «Infondi
della Pasqua (le prime due parti) e la sua in noi, o Padre, lo Spirito della tua carità, perché
celebrazione-attuazione nei sacramenti (le seconde nutriti con i sacramenti pasquali viviamo concordi
due). nel vincolo del tuo amore».
L’annuncio e la proclamazione della Pasqua hanno
i loro punti di arrivo nel canto del Preconio La Domenica di Pasqua
pasquale e nella solenne proclamazione del La Veglia pasquale apre alla Domenica di Pasqua e
Vangelo della risurrezione. Ad entrambi questi si completa in essa. Si potrebbe dire che questa
punti si giunge con un percorso graduale ma domenica, oltre a riproporre di tutti i segni che la
intenso. Abbiamo già accennato al cammino nella Veglia ha fatto incontrare, ci o re un altro
notte, al seguito della luce del cero Pasquale. simbolo: quello del “giorno”. «Questo è il giorno
Questo ci ricorda che la vita cristiana è pur sempre di Cristo Signore: alleluia, alleluia»: così canta il
un “cammino”, che porterà ad un incontro “in ritornello del Salmo responsoriale. Sappiamo che
piena luce”. Se nella Veglia si celebra il questo giorno estende la sua novità e unicità a
“passaggio” (l’esodo) di Cristo dalla morte alla tutta l’ottava di Pasqua, come se avessimo bisogno
vita piena (annunciato nel Vangelo), l’intera di un tempo più prolungato per lasciarci
liturgia della Parola ci aiuta in particolare a capire pienamente illuminare dalla luce pasquale, per
che in Cristo si compie un passaggio che riguarda abituarci a vivere portando ogni giorno la nostra
tutta la storia del popolo di Dio, anzi tutta la storia identità di gli (la veste bianca), per imparare quel
dell’umanità: a partire dalla creazione, passando canto nuovo dell’alleluia che dovremo saper
attraverso la chiamata di Abramo e il passaggio del cantare con la novità della vita.  La liturgia
Mar rosso, per raccogliere tutti gli interventi domenicale ripropone l’annuncio della Pasqua e la
profetici che annunciavano l’intervento del sua attuazione nel sacramento dell’eucaristia. È lo
Signore per salvare il suo popolo e per “rifare” stesso movimento che serve a far sì che la Pasqua
nuovo il nostro cuore (cfr. le letture tratte dal di Cristo diventi la nostra Pasqua. È espresso
Primo Testamento). Nello stesso tempo, il compiutamente nell’orazione colletta: «O Padre,
passaggio pasquale dalla morte alla vita è che in questo giorno, per mezzo del tuo unico
annunciato anche per noi, perché possiamo Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il
accogliere quel rinnovamento dell’essere umano e passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che
del cosmo che Cristo ha già realizzato (cfr. la celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere
lettura dell’Epistola: Rm 6,3-11). rinnovati nel tuo Spirito per rinascere nella luce
Ecco quindi il senso della liturgia battesimale ed del Signore risorto».
eucaristia. In esse si attua sacramentalmente in Anche nella celebrazione del giorno di Pasqua non
noi ciò che è stato annunciato: il passaggio dalla manca un testo lirico che caratterizza in modo
morte alla vita. Nel battesimo infatti siamo uniti straordinario questa solennità: è la sequenza
alla morte di Cristo per risorgere con lui a vita Victimae paschali laudes.  Essa ci dispone ad
nuova e nell’eucaristia ci nutriamo del dono di sé accogliere la speciale presenza di Cristo nel
stesso che Cristo ha realizzato nella sua morte e Vangelo proclamato e dà un tono celebrativo a
risurrezione. Siamo nati tutti dalla Pasqua di questa stessa proclamazione, come se fosse un
Cristo, rivissuta nei sacramenti dell’iniziazione, e incontro vivo con Lui davanti al quale o riamo la
viviamo autenticamente la vita cristiana nostra lode («Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi
rimanendo in comunione di vita con Lui. il sacri cio di lode»), esprimiamo la nostra fede

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(«Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto») e Bibliogra a utile
rinnoviamo la nostra preghiera («Tu, Re A. Bergamini, L’anno liturgico. Cristo festa della
vittorioso, portaci la tua salvezza»). Chiesa. Storia, celebrazione, teologia, spiritualità,
La sequenza pasquale raggiunge toni molto intensi pastorale, San Paolo, 2002.
anche quando mette in scena un piccolo dialogo
con Maria Maddalena, alla quale viene chiesto che S. Esposito, La notte splenderà come il giorno. Guida
cosa ha visto lungo la via. La sua risposta appare alla veglia pasquale, CLV-Edizioni Liturgiche,
quasi commossa, mentre mostra il suo legame Roma 2003.
discepolare con Gesù: «Cristo, mia speranza, è
risorto».

Regia celebrativa, canto e musica


È opportuno ricordare che, dal punto di vista
celebrativo, la Veglia pasquale con la domenica di
Pasqua costituisce certamente uno degli
appuntamenti più complessi da gestire nell’anno
liturgico. La preparazione di queste celebrazioni
deve tener conto di sequenze celebrative uniche,
che prevedono una pluralità di linguaggi da
mettere in opera con una attenta regia unitaria.
Anche il canto e la musica hanno un ruolo
importante e delicato. Sono molti gli interventi
richiesti e soprattutto sono di vario genere:
acclamazioni, proclamazioni, cantillazioni,
litanie, antifone e ritornelli, canti. 
Questo grande volume di interventi musicali può
essere gestito male per vari motivi: perché non si
canta quello che si dovrebbe; perché si canta
troppo e si appesantisce il giusto ritmo della
celebrazione; perché non si rispettano i diversi
generi di intervento; perché non ci si coordina con
chi cura la parte celebrativa nel suo insieme.
D’altra parte bisogna a ermare con forza
l’importanza e il valore insostituibile del canto e
della musica in queste celebrazioni. Ciò che
celebriamo, ossia il mistero pasquale, non può
essere “detto” e “sperimentato” se non in un
modo adeguato alla sua ricchezza di signi cato.
Non basta la sola parola a dire la gioia della
risurrezione, né giova un atteggiamento frettoloso
e trascurato. Dobbiamo dare voce, ma anche dare
suono, colore, movimento, luce… all’annuncio
della Pasqua. Celebrarla in modo triste, sarebbe
una contraddizione per la fede. La vitalità del
canto può certamente far risuonare e far
interiorizzare con più verità la novità della Pasqua
cristiana. Questo è il compito che spetta in
particolare agli animatori del canto e della musica.
Più ancora, spetta ad ogni fedele che voglia vivere
con fede queste celebrazioni.

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per formarsi

“O notte veramente gloriosa”: La


Veglia pasquale e i suoi simboli
Don Vito Marziliano Gennaio 2019

L a celebrazione della Veglia pasquale, non ovunque, è una celebrazione popolare, bisogna perciò
“lavorare” molto perché sempre più i battezzati riscoprano l'importanza di questa notte.  Già durante la
Quaresima, bisognerebbe alludere, spesso, a questa Veglia e motivare i fedeli a sentirsi particolarmente
invitati a questa celebrazione, sia nel luogo dove vivono abitualmente, come in quello delle loro vacanze
pasquali.  Moltissimi, soprattutto giovani, non conoscono minimamente il senso e la struttura di questa
celebrazione notturna, madre di tutte le veglie, privandosi così di quella potente grazia pasquale e delle
forti emozioni che Dio certamente mette a disposizione dei suoi gli in questa notte.
Sono alla seconda esperienza di parroco e posso testimoniare che se il Triduo pasquale, non fosse stato
nella mia coscienza di sacerdote,  il centro di tutto l’anno liturgico, non avrei trasmesso tale convinzione
alla mia prima comunità, dentro la quale ho visto nascere, anno dopo anno, puntualmente  già da metà
quaresima, la “febbre” dei preparativi, per lo svolgimento dignitoso e bello dei riti complessi del triduo e in
specie della veglia pasquale. Tutti si accorgevano che ci si stava preparando alle liturgie pasquali, perché,
magari, il coro, sostenuto non solo dall’organo  ma anche da una decina di altri strumenti musicali, si
incontrava periodicamente per la preparazione dei canti corali, scelti  con la severa preoccupazione di
includere le parti dell’assemblea, che, soprattutto nella veglia, “doveva” sempre cantare. A quello del coro
si aggiungeva il raduno periodico del gruppo dei lettori per ri ettere e pregare  con anticipo, sulle Letture
loro a date. Come pure gli incontri di quelle persone addette alla sistemazione dell’aula liturgica, a mo’ di
una “sala nuziale”, sin dal Giovedì Santo, un’aula - per la verità già molto ampia - ma che necessitava di
altri posti a sedere in ogni spazio disponibile.  La sistemazione della capiente vasca battesimale per i
catecumeni adulti  che, al termine dell’itinerario di preparazione, celebravano i tre sacramenti
dell’Iniziazione Cristiana durante la Veglia.
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Non posso tralasciare anche gli altri due punti di Una successione «in crescendo», che deve
forza che contribuivano ai buoni risultati pastorali rimanere dinamicamente orientata verso il punto
a riguardo: la annuale catechesi all’inizio della culminante: la celebrazione dell'Eucaristia, come
Quaresima e, nella settimana precedente la memoriale della Pasqua del Signore. Altri segni e
solennità delle Palme, quella sul Triduo Pasquale, simboli sono relativi.
con accentuazioni diverse, svolta per la intera Ognuna di queste parti della Veglia ha il suo
comunità, con tutti i gruppi parrocchiali presenti. momento culminante:
In ne la certezza che la verità tipicamente - il Rito d'ingresso o lucernario… nelle sue
cristiana della vittoria di Cristo su ogni morte, acclamazioni a Cristo-Luce e nel suo annunzio
chiave di comprensione di tutte le verità e di tutte pasquale;
le proposte morali evangeliche, doveva essere - la Parola… nel passaggio al Nuovo Testamento e
declinata e “spalmata” continuamente durante soprattutto nella proclamazione del Vangelo;
tutto l’anno liturgico.  Anche nella nuova - il Battesimo… con il rito sacramentale o il suo
parrocchia dove sono parroco da circa quattro ricordo per la comunità;
anni, notando la debole partecipazione soprattutto - l'Eucaristia… nella partecipazione al Corpo e al
alla Veglia Pasquale, ho rimesso in moto le Sangue di Cristo.
convinzioni e le esperienze precedenti, perché Perciò è importante che questi quattro momenti
tutto il Triduo, Veglia inclusa, fosse percepito forti siano sottolineati ciascuna con una giusta
come l’o erta eccellente che la madre Chiesa o re pausa (una specie di chiaro « punto e a capo» tra
ai suoi gli per applicare e cacemente il Mistero una parte e l'altra).
Pasquale alla propria vita.
Ed ecco il primo segno: la Notte. Di tutti i segni che
La Veglia Pasquale si usano nella Veglia (la luce, il cero, l'acqua ...)
Focalizzando ora la nostra attenzione questo è il primo e il più simbolico, nel quale i
esclusivamente sulla Veglia Pasquale, la prima fedeli devono immergersi: le tenebre della notte; la
osservazione da fare è che sarebbe da Pasqua è il passaggio dalle tenebre alla luce, dalla
irresponsabili dimenticare che la ritualità di morte alla vita, dal peccato alla vita nuova; il
questa celebrazione è già ricca di quei simboli e Messale stabilisce chiaramente la norma: «
segni sacramentali da valorizzare al meglio per L'intera celebrazione della Veglia si svolge di notte…
cogliere il senso del Mistero Pasquale e imprimere essa quindi deve cominciare dopo l'inizio della notte,
un ritmo andante e vivace, superando le eventuali o terminare prima dell'alba della domenica»
di coltà di una liturgia, eccezionalmente lunga, (Messale Romano, p. 159).  Le ragioni sono chiare:
con numerose letture da ascoltare. nella vita non chiamiamo « notte» le ore della
sera: non è per niente pedagogico che la Veglia si
“La veglia si svolge in questo modo: dopo il celebri semplicemente all'ora delle messe
«lucernario» e il «preconio» pasquale (prima parte vespertine di ogni sabato: deve apparire chiaro che
della veglia), la Santa Chiesa medita «le meraviglie» questa notte è speciale.  Non serve nemmeno
che il Signore ha compiuto per il suo popolo n equipararla alla notte di Natale, aspettando
dall’inizio (seconda parte o liturgia della Parola), mezzanotte per la Veglia: è meglio cominciarla
no al momento in cui, con i suoi membri rigenerati quando fa notte, per esempio alle ore 21 o alle
nel battesimo (terza parte), viene invitata alla mensa, 22.  Questa Veglia, poi, con la sua Eucaristia,
che il Signore ha preparato al suo popolo, memoriale appartiene chiaramente alla Domenica di Pasqua,
della sua morte e risurrezione, in attesa della sua non alla sera del Sabato... «Veglia» non signi ca
venuta (quarta parte) «vigilia della festa », ma «notte di veglia».  Nel
Questa struttura dei riti non può da nessuno essere programmare l'orario, non dobbiamo lasciarci
cambiata arbitrariamente”. guidare solo dalla comodità, ma dal signi cato che
(Paschalis solemnitatis, Lettera Circolare della ha in sé la Veglia, senza lasciare che si impoverisca
Congregazione per il Culto Divino – 1988, n. 81) il suo simbolismo delle tenebre della notte.

Viene presentata la successione dei grandi segni di


questa notte: Luce, Parola, Acqua battesimale, Pane
e Vino eucaristico.

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Il Messale suggerisce un'altra possibilità: non “La processione, con cui il popolo fa ingresso nella
celebrare la Veglia nelle prime ore della notte, ma chiesa, deve essere guidata dalla sola luce del cero
nelle ultime, cioè alzarsi per la celebrazione prima pasquale. Come i gli di Israele erano guidati di notte
dell'alba della domenica  per terminarla prima dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta
della luce. È un'esperienza che si fa da anni in seguono il Cristo che risorge. Nulla vieta che a
Germania  e, secondo quanto viene riferito, con ciascuna risposta «Rendiamo grazie a Dio» si
maggior successo di quando la celebravano nella aggiunga qualche acclamazione in onore di Cristo. La
notte del sabato. luce del cero pasquale viene propagata gradualmente
alle candele, opportunamente portate in mano da
Il lucernario tutti, con le lampade elettriche ancora spente”. (
“Per quanto possibile, si prepari fuori della chiesa, in Paschalis Solemnitatis …n.83)
luogo adatto, il rogo per la benedizione del nuovo
fuoco, la cui amma deve essere tale da dissipare “Il diacono annunzia il «preconio» pasquale», che in
veramente le tenebre e illuminare la notte.  Nel forma di grande poema lirico proclama tutto il
rispetto della verità del segno, si prepari il cero mistero pasquale inserito nell’economia della
pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, di salvezza. Se necessario, in mancanza del diacono,
grandezza abbastanza notevole, mai ttizio, per qualora anche il sacerdote celebrante non possa
poter rievocare che Cristo è la luce del mondo. Venga proclamarlo venga a dato a un cantore. Le
benedetto con i segni e le parole indicati nel messale o conferenze episcopali possono apportare adattamenti
altri approvati dalle conferenze episcopali” a questo «preconio» per mezzo di alcune
(Paschalis Solemnitatis …n.82). acclamazioni del popolo in esso inserite. (Paschalis
Solemnitatis…n.89)
Dove si raduna una grande assemblea per la veglia
è di cile farla partecipare all’esterno della chiesa L’esperienza ci insegna che questo canto –segno
per la benedizione del fuoco e l’accensione del cero non deve essere sottovalutato, sia nella scelta della
pasquale  e farla procedere processionalmente melodia che nella scelta del cantore che deve
dietro il Cero acceso.  In tal caso si faccia in modo eseguirlo, nel caso che né il diacono, né il
che dall’interno della chiesa le  persone possano celebrante non possa cantarlo, perché ha il potere
vedere il fuoco acceso e soprattutto ascoltare il di creare, anche emotivamente, un
celebrante. Si abbia cura che il “cero pasquale” sia coinvolgimento in crescendo dell’assemblea, che
bello, nuovo ogni anno, se possibile acquistato nell’oscurità della chiesa, se è possibile, illuminata
comunitariamente durante le settimane solo dalle candele accese dei fedeli, risponde con
precedenti. In questo modo risulterebbe più vera acclamazioni al cantore; nello stesso tempo è un
l'espressione dell'annunzio: momento emotivo, che può dare a tutta la
celebrazione una preparazione psicologica piena
«Ti preghiamo dunque, Signore, che questo cero, di forza e sintonia con il mistero che si celebra.
o erto in onore del tuo nome
per illuminare l'oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne ».

Un cero grande, ben adornato, come segno di


Cristo. Non c'è più il rito delle incisioni sul cero o
di mettere i grani di incenso, il che non signi ca
che il cero non possa avere le cifre dell'anno già
iscritte: è un simbolo interessante che indica che
ogni anno è nuova la Pasqua e ogni nostro anno si
riempie di salvezza.

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Liturgia della Parola
Nulla vieta che l’avvio della Liturgia della Parola sia dato con un piccolo ingresso dei lettori al seguito del
Lezionario, accompagnato da musica o breve canto.
L’attenzione pastorale consente di limitare le letture dell’Antico Testamento no a un minimo di tre, con
obbligo di non omettere la narrazione della prima pasqua (terza lettura), ma si tratta di una concessione
pastorale per situazioni particolari non della normalità.
Nella mia esperienza, mai si è sentita la necessità di tale abbreviazione, perché oltre alla cura della
“proclamazione” (non lettura) da parte dei lettori  che si erano radunati la mattina del Sabato Santo  per
pregare sulle letture e distribuirsele, si sceglieva di cantare tutti i salmi, non con le abituali melodie
salmodiche, bensì con melodie più ritmiche, sostenute anche da altri strumenti musicali oltre l’organo, per
dare quel segnale di esultanza e di vivacità che il mistero pasquale celebrato deve dare.
Comunque laddove questo non fosse possibile devono essere necessariamente eseguiti in canto almeno i
ritornelli di tutti i salmi e, per intero, quelli dopo la Terza Lettura e l’Epistola. Sarebbe poi opportuno che
sia il celebrante stesso a intonare solennemente l’Alleluia pasquale, se ne fosse capace, perché tale
eccezionalità rende ancora più tangibile la peculiarità di questa piccola parola che si canta nella notte di
Pasqua , dopo 40 giorni di omissione. Il cantore prosegue con le strofe del salmo 118  al quale fa seguito
immediatamente la proclamazione del Vangelo.

In questa notte l’omelia, opportunamente, sia breve, perché risalti sempre più che l’intera celebrazione,
con la ricchezza dei suoi “Segni”, annuncia e svela abbondantemente il senso che il Mistero Pasquale dà
alla nostra vita.

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Liturgia battesimale Nelle prime due situazioni, i catecumeni e i
La Pasqua è per eccellenza, n dall’antichità, notte genitori dei bambini battezzandi, con i padrini e
battesimale. Nella coscienza di tanti adulti madrine, fanno la rinunzia a satana e la
battezzati questo sacramento, ricevuto nei primi professione di fede, mentre l’assemblea rinnova,
mesi di vita, non è sentito, purtroppo, in tutto il con loro, le promesse battesimali, accendendo di
suo valore. Certamente non si può caricare questa nuovo le candele in mano, e dopo che da quelli è
parte della Veglia di una responsabilità eccessiva, stata fatta la professione di fede, l’assemblea dà il
altri interventi, altri recuperi sarebbero necessari, suo assenso e proclama o canta:
a livello pastorale, tuttavia degli e etti salutari “ Questa è la nostra fede,
possono dare la presenza di battezzandi, questa è la fede della Chiesa
soprattutto catecumeni adulti, la cura del fonte e noi ci gloriamo di professarla
battesimale, “tomba” e nello stesso tempo in Cristo Gesù nostro Signore. Amen”.
“grembo fecondo” di nuovi gli, debitamente
evidenziato e adornato e le evidenze date ai vari Occorre però distinguere tra l’iniziazione cristiana
passaggi della liturgia battesimale. degli adulti, che nella Veglia trova il suo luogo
proprio, e il battesimo dei bambini  che
È necessario ricordare che, di fatto, ci sono quattro possibilmente è preferibile celebrare nella mattina
situazioni possibili di liturgia battesimale nella di Pasqua. Se proprio non si può fare a meno,
Veglia Pasquale: occorrerà individuare una famiglia ben
1. benedizione del fonte, con battesimo di adulti, consapevole, che conosca, apprezzi e viva con fede
giovani e ragazzi 7-14 anni; la celebrazione della Veglia. Non è opportuno
2. benedizione del fonte, con il battesimo di indicare alla famiglia un orario successivo
bambini in tenera età; all’inizio della Veglia, giusto  per arrivare
3. benedizione del fonte senza battesimi per le esclusivamente per il momento del Battesimo. 
chiese parrocchiali;
4. benedizione dell’acqua lustrale per le chiese non I battesimi si compiono esclusivamente nel fonte
parrocchiali. battesimale, luogo liturgico sso in ogni
parrocchia. Solo se non c’è il fonte può essere
Le prime tre situazioni hanno in comune la sostituito da allestimenti posticci o bacili,
processione verso il fonte battesimale, preceduta approntati in presbiterio o nelle immediate
dal Cero Pasquale e seguita dai battezzandi, vicinanze.
padrini, madrine, genitori e ministri sacri, mentre
viene cantata la Litania dei Santi, con l’aggiunta Nella prima situazione, il battesimo dei
dei nomi di santi portati dai battezzandi. catecumeni si svolge o per immersione, con il
padrino o madrina che toccano il battezzando o per
Nella liturgia tutto è movimento, e dunque tutto è infusione, in cui la loro mano è sulla spalla destra
“processione” e questo permette al corpo di dell’eletto. Dopo il battesimo di ciascuno è bene
partecipare, evitando liturgie eccessivamente fare un’acclamazione di lode e di gratitudine al
cerebrali. Signore. Nel caso dell’immersione, il neo ta ha
bisogno di tempo per cambiare i suoi vestiti;
Di notevole e cacia è la grande Benedizione nell’attesa del suo rientro, è bene cantare un canto
dell’Acqua Battesimale, da proclamare con una battesimale con tutta l’assemblea.  Seguono i riti
certa solennità e, nel caso non poterla cantare esplicativi, a cominciare dalla veste bianca, segno
totalmente, almeno cantarla nell’ultima parte: dell’uomo libero, perché ormai glio di Dio, erede
“Infondi in quest’acqua la potenza dello Spirito della vita eterna, degno di entrare nella “sala del
Santo” e mentre viene immerso il cero pasquale, banchetto” delle nozze tra Dio e l’umanità ; la
con le parole “…discenda Padre in quest’acqua…”. consegna della candela accesa, fatta dai padrini o
La benedizione viene conclusa con l’Amen madrine dal Cero pasquale ai neo ti.
dell’assemblea, cantato possibilmente con lo
stesso spirito dell’Amen della dossologia nale
della Preghiera Eucaristia.

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Ed eccoci alla celebrazione della Confermazione; se è necessario, si può farla precedere da un canto allo
Spirito Santo. Tale sacramento viene conferito con il segno delle imposizione delle mani, gesto con il quale
gli apostoli indicavano l’e usione dello Spirito il giorno di Pentecoste, e la crismazione, con il segno di
croce sulla fronte  fatto con l'Olio del Crisma, per manifestare che i nuovi battezzati, unti come i re, i
sacerdoti e i profeti, sono nel mondo inviati per una missione di salvezza.
Il saluto di pace del celebrante ai cresimati, dopo l’unzione crismale, indica la loro aggregazione alla
comunità cristiana, manifestata anche nell’andare poi sedersi, a pieno titolo, con gli altri fedeli attorno alla
mensa eucaristica e a sentirsi ormai membri attivi della comunità.
Segue l’aspersione di tutti i fedeli  accompagnata dal canto. È logico che una volta santi cate le
acque  presenti nel fonte, ne venga fatta un’aspersione verso i quattro angoli della chiesa, simbolo dei
quattro punti cardinali, per indicare che da Dio discende su tutta l’umanità, abbondantemente, la sua
grazia e la sua misericordia , poiché tutto deve essere immerso e irrigato dalla santità del Dio vivente.

Nella seconda situazione con il battesimo dei bambini,  il momento del battesimo si svolge secondo le
modalità ordinarie, seguito da un acclamazione di lode e di gratitudine al Signore, quindi dall’Unzione del
Crisma e dalla vestizione con la Veste bianca.
Se capitasse di celebrare nella stessa veglia l’Iniziazione degli adulti e il Battesimo dei bambini occorrerà
seguire attentamente le indicazioni per i due riti, evitando doppioni e incongruenze (soprattutto tra la
cresima degli adulti e l’unzione postbattesimale dei bambini).

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Nella terza situazione (liturgia battesimale, senza Battesimi, nella chiesa parrocchiale), dopo la
processione al fonte, con il canto della litanie dei santi, l’assemblea , con le candele accese in mano,
rinnova le promesse battesimali, con la rinuncia al peccato e la professione di fede, seguite dall’aspersione
dell’assemblea.

Nella quarta situazione (liturgia battesimale, senza battesimi, nelle chiese non parrocchiali) si procede,
dopo un’introduzione del sacerdote, alla benedizione dell’acqua  il cui testo si trova nell’appendice del
Messale Romano a pag.1103. Teminata la benedizione segue la Rinnovazione delle Promesse Battesimali e
l’aspersione dei fedeli, memoria del proprio battesimo e della liberazione dal peccato, con la vita secondo
lo Spirito.
Tornato alla sede, il sacerdote introduce la preghiera universale, alla quale prendono parte i nuovi
battezzati adulti (o i genitori e padrini dei bambini). Si abbia cura però che le intenzione sui neo ti non sia
letta da uno di loro.

La Liturgia Eucaristica
La celebrazione eucaristica è il culmine di tutta la Notte Pasquale. È l'Eucaristia centrale di tutto l'anno, più
importante di quella di Natale o del Giovedì Santo. Cristo, il Signore Risorto, ci rende partecipi della sua
Carne e del suo Sangue, come memoriale della sua Pasqua.  Non deve diventare un'appendice delle parti
precedenti, ma il loro culmine. Nonostante sia alla ne, e si possano già notare segni di stanchezza,
bisogna sforzarsi perché sia il culmine della notte.

L'o ertorio può costituire una “pausa” psicologica (musicale: con organo festivo); se ci sono dei neo ti
abbastanza grandi per farlo, sarebbe bene che portassero loro i doni all' altare.

Il sacerdote dovrebbe tirar fuori qui il meglio della sua voce per cantare il prefazio pasquale, o le parole
dell'anamnesi, o la dossologia nale della preghiera; l’amen della dossologia nale della preghiera
eucaristica deve essere cantato solennemente per sottolineare l’adesione di fede da parte di tutti.

Si potrebbe scegliere il canone romano, con le varianti che prevede per questa notte, o anche la quarta
preghiera eucaristica, che ripercorre con entusiasmo tutta la storia della salvezza.

Questa notte è molto conveniente che la comunione sia sotto le due specie: si tratta di rompere le reticenze
che possono esserci da parte degli incaricati; con vari ministri che o rono il pane e i calici, la distribuzione
può essere fatta in modo agile e al tempo stesso espressivo.

Il saluto nale, cantato con il doppio alleluia, deve nire con un tono di festa e ricordare, nelle parole nali,
che in questa notte comincia una festa che dura cinquanta giorni.

Non sarebbe male che la celebrazione continuasse in qualche luogo annesso alla chiesa (o nella chiesa
stessa se non ce n'è un altro) con una piccola agape che dia occasione ai partecipanti di stare ancora insieme
(una cioccolata calda con dei dolci, che sicuramente molte famiglie partecipanti preparerebbero volentieri)
.

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Bibliogra a

Messale Romano, terza edizione

Paschalis Solemnitatis, Lettera Circolare della Congregazione per il Culto Divino – 1988

G.Boselli, Il senso spirituale della liturgia, Magnano 2011

G.Ruppi, Mistagogia dei sacramenti, Roma 2017

A.Gouzes, La notte luminosa, Magnano 2015

Preparare e Celebrare il Triduo Pasquale, a cura di Daniele Piazzi, Brescia 2003

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per formarsi

“Questa è la Notte”: l’annuncio della


Pasqua. Il canto del preconio nella
storia della liturgia
Don Antonio Valentino Gennaio 2019

N ella Lettera Circolare per la preparazione e la celebrazione delle feste pasquali leggiamo:
“La Veglia si svolge in questo modo: dopo il «lucernario» e il «preconio» pasquale (prima parte della Veglia), la
santa Chiesa medita «le meraviglie» che il Signore ha compiuto per il suo popolo n dall’inizio (seconda parte o
liturgia della Parola), no al momento in cui, con i suoi membri rigenerati nel Battesimo (terza parte), viene
invitata alla mensa, che il Signore ha preparato al suo popolo, memoriale della morte e Risurrezione, in attesa
della sua venuta” (1).

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La stringata ed e cace descrizione della struttura Anche in un’omelia di Asterio So sta si intravede
della Veglia Pasquale, della successione e un abbozzo del preconio e del prefazio pasquale.
dell’importanza dei suoi elementi e delle sue parti,
ci fa intuire le origini e il lungo cammino della più “O notte più splendente del giorno. 
solenne celebrazione della Chiesa, “Madre di tutte O notte più luminosa del sole. 
le sante Veglie” (Sant’Agostino). O notte più bianca della neve. 
O notte più brillante della saetta.
Origini e cammino che, nell’attuale programma O notte più lucente delle accole. 
rituale della Veglia Pasquale, sono stati O notte più deliziosa del paradiso. 
autenticamente compresi dalla Riforma Liturgica O notte libera dalle tenebre. 
del Concilio Ecumenico Vaticano II. O notte ripiena di luce. 
In questa essenziale descrizione della celebrazione O notte che scacci il sonno. 
annuale della Pasqua, vogliamo leggere, O notte che insegni a vegliare con gli angeli. 
nell’intensità della sua prima parte, la storia del O notte terribile ai demoni. 
canto dell’annunzio della Pasqua o Preconio O notte desiderio dell’anno. 
Pasquale. O notte ninfagoga della Chiesa. 
O notte madre dei neo ti. 
Non abbiamo la pretesa di presentare tutti i O notte in cui il diavolo dormiente è spogliato. 
passaggi del canto del Preconio nella storia della O notte in cui l’erede ha introdotto l’ereditiera
liturgia, ma semplicemente di provare ad indicare nell’eredità: 
le origini testuali, il suo ingresso nella no alla ne, per colei che ha ereditato” (4).
celebrazione cristiana e la sua importanza nella
Veglia Pasquale della Chiesa oggi. Ma, almeno nella sua ispirazione, è ad Ambrogio
di Milano che si fa risalire il testo dell’Exultet (5).
Il Preconio, proclamazione solenne della Pasqua,
nasce come sviluppo del genere della laus o Quale inno pasquale, in diversi modi, fa la sua
benedictio cerei. Questa era legata al rito comparsa alla ne del IV secolo. Un po’ dovunque,
dell’accensione della lampada per l’U cio compresa Roma, verso la ne del V secolo si
vespertino e, secondo la Traditio Apostolica di celebra la benedizione del cero pasquale, ma nella
Ippolito, attestata per la Veglia Pasquale già al II liturgia papale esso farà il suo u ciale ingresso
secolo. Le sue prime radici tuttavia sono nella con il cero pasquale non prima dell’XI secolo (6).
liturgia sinagogale giudaica (2). Sin dal IV secolo il canto del Preconio è a dato al
Ed è proprio in ps.-Ippolito che troviamo un diacono. La lettera di Girolamo al diacono Presidio
embrione della laus cerei che si svilupperà ci conferma questa prassi, insieme alla sua critica
nell’Exultet. sulla frivolezza di alcune parti dell’Exultet.

“Ecco brillare già i sacri raggi della luce di Cristo; Il testo dell’Exultet compare dunque sin dal V
albeggiano i puri lumi dello Spirito puro secolo nelle varie Chiese e nei rispettivi libri
e si spalancano i tesori celesti della gloria e della liturgici . A Roma saranno i sacramentari gelasiani
divinità. dell’VIII secolo a introdurlo nella versione della
La notte immensa e nera è inghiottita; liturgia gallicana che conteneva il testo più
la densa tenebra in lui è dissolta popolare dell’Exultet.
e la triste ombra di morte è stata vinta. In uno di questi sacramentari, quello di
La vita si è di usa su tutte le cose; Augouléme (800 ca.) è riportata la notizia che da
tutto è ripieno di luce indefettibile diacono sant’Agostino cantò il preconio e lui
e un’aurora perenne occupa l’universo. stesso nel De Civitate Dei attesta di aver composto
Colui che è prima della stella e degli astri, una benedictio cerei (7).
Cristo, l’immortale, il grande, l’immenso,
brilla su tutte le cose più del sole” (3).

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Tra l’XI e il XIII secolo la parola Exultet darà anche I vescovi Italiani, richiamando il Catechismo della
il nome ai rotoli artistici che ne conterranno il Chiesa Cattolica, lo hanno scritto negli
testo insieme ad immagini della storia della Orientamenti pastorali per il primo decennio del
salvezza, ad illustrare le parole cantate. Ne 2000:
troviamo soprattutto nell’Italia meridionale (p.e. “ La Chiesa deve sempre ricordare l’antico adagio,
Benevento, Salerno, Bari). secondo cui è la lex orandi a stabilire la lex credendi:
la fonte della nostra fede è la preghiera comune della
L’attuale testo dell’Exultet, già alleggerito di Chiesa”(12).
qualche passaggio e in qualche altro reso oggi
facoltativo (8), è davvero un solenne gioioso Senza voler entrare nella ricchezza dei suoi
annunzio della Pasqua che, pertanto, non può contenuti e nella bellezza dei suoi passaggi, ci
essere espresso se non in canto (9). fermiamo solo sull’espressione questa è la notte.
Una mirabile sintesi non solo delle notti salvi che
La creatività musicale saprà ancora dare il giusto elencate nel testo ma della fede pasquale della
risalto a più modalità con le quali la voce di chi Chiesa. L’espressione scaturisce quasi da quella
proclama e l’assemblea che riceve l’annunzio che la precede: Questa è la vera Pasqua. A
interagiscano celebrando la Notte Pasquale, per sottolineare per la comunità celebrante la grazia
esperimentare anche in questo momento rituale della partecipazione, a tutte le meraviglie che
l’actuosa participatio che solo il canto può favorire. hanno annunciato e illustrato l’unica Pasqua della
Il testo e il canto del preconio da una parte salvezza: il mistero di Cristo morto e risorto. 
rappresenta il vertice dei riti iniziali della Veglia
Pasquale, dall’altra è ingresso contemplativo a
tutta la celebrazione. Dopo l’accensione al fuoco
nuovo del Cero Pasquale che apre la processione
con le tre soste al canto del Lumen Christi, l’Exultet
vuole essere la traduzione in parola del segno della
luce di Cristo Risorto, sotto la quale l’assemblea
celebra la forza salvi ca intramontabile della
Pasqua di Cristo.
Proprio per questo essa è posta accanto
all’ambone ad illuminare il libro delle Scritture e
viene cantata e benedetta con le parole del
Preconio.
Insieme all’annunzio pasquale, tutte le parole e i
gesti della prima parte della Veglia sottolineano in
maniera e cace la viva presenza del Signore
Risorto nell’assemblea (si pensi p.e. alle parole con
le quali il sacerdote accompagna l’accensione del
cero pasquale: La luce di Cristo che risorge glorioso
disperda le tenebre del cuore e dello spirito (10).

Il testo del Preconio non è solo un annunzio


ancorchè solenne della Pasqua, ma una vera e
propria lode che confessa l’opera di Dio in Cristo
Redentore. Lodare Dio nella liturgia è espressione
della fede. È, precisamente, riconoscere e
confessare la verità di Dio, la sua grandezza.
Preconio poi, non signi ca soltanto proclamazione
solenne, ma insieme canto di lode, lodare il Signore
(11). Anche nel canto del preconio Pasquale, come
in tutta la liturgia della Chiesa, si tocca con mano
l’intrinseca relazione tra lex credendi e lex orandi.

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Le origini, il cammino e l’attuale testo dell’Exultet ci attestano, una volta di più, che la liturgia della Chiesa,
nei suoi elementi mutabili, ha irriducibile necessità di riforma, sviluppo (13) e, all’occorrenza, di
adattamento (14). Per continuare ad essere liturgia viva, capace di nutrire una Chiesa viva che sappia
rispondere a Cristo vivo (15).
Cantato all’inizio della Veglia Pasquale, il Preconio, confessa la presenza viva di Colui che è morto ed è
risorto una volta per tutte. Riconosce nella notte l’unica muta testimone della Risurrezione di Cristo e dà
voce al tripudio della Chiesa per la presenza del mistero di Cristo Risorto nei gesti e nelle parole di questa
notte, la Notte Pasquale di ogni Comunità cristiana che si lascia illuminare e risuscitare alla vita nuova da
Colui che è sempre “lo stesso ieri e oggi e per sempre!” (Eb 13,8).

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NOTE

[1] CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Lettera Circolare sulla Preparazione e celebrazione delle feste
pasquali, (16.I.1988) EV 11, 81 EDB 1991, 92.

[2] R. CANTALAMESSA, La Pasqua nella Chiesa antica, SEI Torino 1978, p. 159.

[3] Ibidem, p. 49.

[4] Ibidem, p, 103.

[5] Ibidem, pp. 159-165.

[6] Cfr A. NOCENT, Il triduo pasquale e la settimana santa, in AA.VV., L’Anno liturgico. Storia, teologia e
celebrazione, ed. Marietti , Genova 1988;
CHUPUNGCO, Cero Pasquale in DIZIONARIO PATRISTICO E DI ANTICHITA’ CRISTIANE, ed. Marietti, Casale
Monferrato 1983, 630.

[7] Cfr A. CHUPUNGCO, Exultet in DIZIONARIO PATRISTICO E DI ANTICHITA’ CRISTIANE, ed. Marietti,
Casale Monferrato 1983, 1321-1323.

[8] MESSALE ROMANO, pp. 166-168.

[9] Le rubriche per l’Annunzio Pasquale parlano di proclamazione sottintendendo una proclamazione
cantata. Se è ancora detto che lo può fare il diacono o, in assenza, lo stesso sacerdote o, in caso di necessità
un cantore non diacono omettendo le parti proprie del diacono (cfr MESSALE ROMANO, p. 165).

[10] MESSALE ROMANO, p. 164. A tal proposito, è davvero disdicevole, oltre che proibito, aggiungere
elementi teatrali che indichino il momento nel quale entrerebbe in scena il Risorto. È per la sua viva
Presenza infatti che celebriamo la Pasqua della nostra salvezza, particolarmente nella Veglia Pasquale.

[11] Cfr A. BLAISE, Le vocabulaire latin des principaux themes liturgiques, Brepols 1966, pp. 142-143.

[12] CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 49 ECEI 7, 215.

[13] Cfr. Sacrosanctum Concilium, 21.

[14] Ibidem, 37.

[15] Cfr. PAOLO VI, Discorso di apertura del secondo periodo del Concilio (29.IX.1963), EV 1, 166.

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per formarsi

Esprimere con il canto l'esultanza


dello spirito: i canti della Veglia e
della Pasqua
Suor Lucia Mossucca Gennaio 2019

“Il modo in cui si dà, vale molto di più di ciò che si dà” (Pierre Corneille).

S ono i piccoli dettagli a dare senso alla vita, cambiano tutto, rendono importante la quotidianità. Per
questo è importante quello che cantiamo durante la veglia di Pasqua, sapendo che se ci siamo preparati con
cura, per tempo e con passione, lasciamo tracce incancellabili nella memoria dei fedeli che vi
partecipano.  Non è importante la quantità di celebrazioni a cui i credenti prendono parte; infatti ci sono
singoli eventi che tras gurano la vita dei fedeli, perché attraverso la bellezza e l’armonia favoriscono
l’incontro personale con Gesù Risorto. È compito peculiare degli operatori liturgici quindi curare i dettagli
perché altri possano coglierli e sentirsi abbracciati dall’Amore di Dio. La ricerca della festa e il rispetto della
solennità non di rado pongono gli animatori musicali in un certo imbarazzo nella scelta del Repertorio dei
canti da eseguire: da un lato il coro vorrebbe esibire i brani più impegnativi, per dare il meglio di sé; allo
stesso tempo, si tratta di coinvolgere l’assemblea nel canto, così che non sia solo spettatrice.

I canti della veglia pasquale, quindi non possono essere improvvisati; ci sono quaranta giorni per
prepararsi alla “Grande Messa” senza accontentarsi dei soli canti che “la gente conosce”. Dosando in modo
saggio le diverse parti, evitando pause inutili e facendo scelte pertinenti sarà possibile coinvolgere
l’assemblea evitando che sia solo la corale a cantare. Celebrare la Pasqua in canto non è un optional! Per il
coro può essere utile fare un programma a lungo termine, che anno per anno aggiunga elementi nuovi no
a cantare tutto ciò che può essere cantato.
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La Pasqua è un irrompere di luce e di gioia nel quotidiano e va annunciata cantando, tenendo conto dei
quattro momenti che strutturano la veglia: la liturgia della luce, della Parola, battesimale ed eucaristica.

Nella liturgia della luce o lucernario si celebra la Pasqua cosmica, cioè quella che segna il passaggio dalle
tenebre alla luce. In questo momento vissuto all’aperto proprio perché tutto il creato vi partecipi, si
benedice il fuoco nuovo e da esso si accende e si consacra il cero pasquale, come segno di Cristo risorto per
tutta l’umanità. Le poche indicazioni del Messale non impediscono di organizzare in maniera più festosa il
momento del raduno della comunità attorno al segno del fuoco nuovo. Un’assemblea preparata potrebbe
anche sostare con canti e danze intorno al fuoco. Vediamo alcuni suggerimenti per questa prima parte.

Attorno al fuoco: quando il fuoco è ancora spento, tutto il popolo di Dio potrebbe intonare un grido di aiuto
che lo liberi dalle tenebre, cantando per esempio un Kyrie intercalato da brevi tropi che abbiano qualche
legame con il tema del buio.

Accensione del fuoco e benedizione: si consiglia un’invocazione breve come Gloria a te Signor (RN 356).

Preparazione, benedizione e accensione del cero: un canto appropriato potrebbe essere Il Signore è la luce
(CP 278)

Processione verso la chiesa: si suggerisce uno dei seguenti canti


- Lumen Christi (Messale Romano);
- Cristo luce del mondo (RN 145);
- O luce radiosa (RN 105).

Annuncio Pasquale: la celebrazione della notte di Pasqua porta con sé la proclamazione del preconio
pasquale, una composizione che annuncia il trionfo del Cristo risorto e che all'inizio della veglia accanto al
cero viene cantata dal diacono se presente o da un ministro preparato. La traduzione italiana dell’Exsultet
non ha ancora trovato una melodia u ciale, anche perché si tratta di un brano lungo e di cile da
interpretare musicalmente.
Suggeriamo: Exsultet (Messale Romano), Pasqua è gioia di F. Rainoldi (RN 147), Annuncio pasquale di A.
Parisi o Esulti il coro degli Angeli di M. Frisina.

Segue la liturgia della Parola che prevede sette letture dell’Antico Testamento e due del Nuovo Testamento,
accompagnate dai salmi. In questo momento occorre riservare particolare attenzione al canto dei salmi
responsoriali, che sarebbe meglio non sostituire con altri canti. I salmi non sono letture né preghiere scritte
in prosa, ma poemi di lode. Possono essere interamente cantati o recitati con ritornello cantato. In
entrambe le situazioni è necessario curare la preparazione di uno o più salmisti. Il ne del salmo non è solo
quello di o rire un testo di preghiera alla nostra mente, ma anche di muovere i cuori di quanti lo cantano,
lo ascoltano e lo suonano. 
Sono disponibili molte raccolte di salmi responsoriali composte da vari autori (A. Randon, M. Palmitessa, V.
Tassani, A. Parisi, M. Frisina ecc.) e spesso edite anche con un supporto CD audio. Inoltre in alcuni siti
Diocesani, diversi compositori, pubblicano gratuitamente delle proposte musicali di salmi per tutto l’anno
liturgico.

L’inno di lode Gloria in excelsis Deo esprime gioia e ringraziamento e andrebbe eseguito in canto. Tra le
varie composizioni disponibili ne suggeriamo due: Gloria in excelsis Deo (RN 7) oppure Gloria a Dio (RN 5).

Segue il canto dell’alleluia che irrompe dopo un silenzio di 40 giorni. Essendo un canto pasquale è bene che
sia adeguatamente introdotto, alternandolo con il salmo 117. Una scelta opportuna potrebbe essere quella
di utilizzare la stessa melodia per tutto il tempo pasquale (es. Alleluia! Celebrate il Signore RN 158), per
sottolineare che con la Domenica di Resurrezione inizia un periodo de nito il laetissimus spatium (tempo di
gioia): sette settimane e otto domeniche da celebrare come fossero una sola grande Domenica di Pasqua.

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La liturgia battesimale è il momento in cui la Segue il canto di comunione durante il quale tutta
Chiesa mostra tutta la sua maternità. Attraverso i l’assemblea è concretamente in movimento; per
sacramenti dell’iniziazione cristiana si celebra la questo durante la processione è possibile
Pasqua del popolo nuovo generato dal battesimo. assegnare un intervento o alla sola musica
Sarebbe bene che una saggia omelia aiutasse strumentale o al coro. Sarebbe bene privilegiare la
l’assemblea a cogliere anche il senso della liturgia forma strofa-ritornello oppure utilizzare canti che
battesimale. prevedano la ripetizione, da parte del popolo, di
Il canto delle Litanie dei Santi è una solenne alcune frasi proposte dal coro o dal solista.
invocazione che convoca la Chiesa nella sua Ecco alcuni suggerimenti: Cristo, nostra Pasqua (RN
interezza. Non è un canto semplice, ma può essere 163) oppure Canto di Resurrezione di M. Frisina.
un’occasione per far partecipare l’assemblea
attraverso il dialogo tra la proposta e risposta che Terminata la Comunione, il Messale contempla la
caratterizza questa forma musicale. presenza di un secondo canto: un rendimento di
Durante la benedizione dell’acqua è possibile grazie, fatto da tutta la comunità. Un’assemblea
coinvolgere l’assemblea introducendo delle brevi che canta con un solo cuore e una sola voce dopo
acclamazioni cantate. essersi comunicata, non rappresenta forse un
Dopo il rinnovo delle promesse battesimali, i simbolo meraviglioso della Chiesa, Corpo del suo
battesimi e l’aspersione si potrebbe cantare Alleluia, Signore? Questo signi ca che non si può scegliere
oggi la Chiesa (CP 258), Un solo Signore (CP 756), qualsiasi canto purché “popolare”. Al contrario, si
Acqua viva (RN 123). Nell’ipotesi in cui siano farà appello alla nobiltà e alla grandezza di un
presenti dei battezzati adulti, tra il sacramento del inno, poiché il canto di tutta un’assemblea merita
battesimo e della confermazione sarebbe un testo ed una melodia di qualità. Suggeriamo:
appropriato eseguire un canto di invocazione allo Cristo, splendore del Padre (RN 175), Sono risorto (M.
Spirito: Vieni Santo Spirito (CP 586), Vieni santo Frisina), Cristo è risorto, alleluia (RN 172), Cristo è
Spirito di Dio (F. Buttazzo e D. Scarpa), Veni, Creator risorto, alleluia (RN 173), Nei cieli un grido risuonò
Spiritus (RN 193) o altri canti pertinenti. (RN 180), Surrexit Christus (RN 190), Surrexit
Dominus vere (CP 557), Cristo vive non piangete (CP
In ne inizia la liturgia eucaristica, la parte più 557).
usuale benché sacramentalmente la più rilevante.
È un momento delicato perché l’assemblea Il canto nale non è previsto dalla liturgia, infatti
potrebbe iniziare a perdere l’attenzione per la può certamente apparire un controsenso invitare
durata e la ricchezza dei riti precedenti. l’assemblea ad «andare in pace» e nello stesso
tempo trattenerla per eseguire un canto.  Taluni
Si suggerisce pertanto di a dare il canto alla liturgisti consigliano di collocare il canto nale
presentazione dei doni, al coro o all’organista con dopo la benedizione e prima del congedo, altri di
l’esecuzione di un brano d’ascolto; in questo modo a dare la chiusura della celebrazione alla schola,
verrà concesso all’assemblea il necessario respiro, altri ancora prediligono un brano d’organo che
garantendo al contempo l’accompagnamento accompagni l’uscita dei fedeli in un clima di festa.
musicale della processione. Non c’è unicità di visione, neanche sul ricorso ad
una lode mariana, anche se per molti il saluto alla
A questo punto siamo giunti al momento centrale Vergine rappresenta la degna conclusione della
della celebrazione: la Preghiera eucaristica. In tutta celebrazione. Nel tempo Pasquale particolarmente
questa preghiera, gli attori musicali principali adeguato è il canto del Regina coeli (RN 218)
sono il presidente - attraverso la cantillazione - e oppure del Regina dei cieli (RN184).
l’assemblea - mediante il canto o la recita di tre
acclamazioni: il Santo, l’anamnesi e la dossologia
con l’Amen nale. Essendo canti dell’assemblea è
bene che in queste parti il popolo di Dio partecipi
attivamente; per questo è raccomandabile
individuare melodie conosciute dai fedeli, semmai
arricchite dalla polifonia del coro.

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La veglia pasquale è una di quelle celebrazioni particolari dove è alto il rischio che l’assemblea non canti e il
coro, invece di svolgere il proprio servizio ministeriale, zittisca l’assemblea.

“Lui è, ma non qui; lui è in mezzo ai viventi; è «colui che vive». È dovunque, eccetto che fra le cose morte. È dentro
i sogni di bellezza, in ogni scelta per un più grande amore, è dentro l’atto di generare, nei gesti di pace, negli
abbracci degli amanti, nella fame di giustizia, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell’ultimo respiro del
morente. E chi vive una vita come la sua ha in dono la sua stessa vita indistruttibile” (E. Ronchi).

Abbiamo la responsabilità di trasmettere tutto questo attraverso una celebrazione ben preparata ed un
canto capace di convertire!

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per formarsi

Questa è la Pasqua: il giorno della


risurrezione del Signore
Agostino Maria Greco Gennaio 2019

Analisi liturgica della celebrazione eucaristica

Oggi il gemere d’ogni silenzio e d’ogni voce


è fatto canto grande di bellezza
anche all’inferno oriscono le viole.[1]

Q ueste parole di un poeta contemporaneo, Domenico Ciardi, ci proiettano nel grande Giorno di Pasqua,
il giorno in cui la luce della risurrezione illumina tutti e tutto di nuova speranza; per ricordarci che anche in
tempi di crisi come quello attuale c’è motivo di essere nella gioia e nella festa.
È bene ricordare la celebrazione della Messa del Giorno di Pasqua si situa nel terzo giorno del Triduo
Pasquale del Signore croci sso, sepolto e risorto, Triduo che non è “tre giorni di preparazione alla
Pasqua”, ma “festa di Pasqua su tre giorni”[2]. La logica rituale infatti considera il Triduo come tre giorni,
contando da tramonto a tramonto: dalla Missa in Coena Domini del giovedì sera alla sepoltura del croci sso
la sera del venerdì (primo giorno); dal tramonto del venerdì a quello del sabato, nella comunione con i
defunti (secondo giorno), dalla Veglia pasquale ai Vespri della Domenica di Risurrezione (terzo giorno).
Questo porta a una vera conversione sul piano teologico: il Triduo non riguarda più semplicemente la
passione o la sepoltura del Signore, ma abbraccia passione morte e risurrezione: è insieme passio e
transitus. E ogni giorno del triduo è Pasqua. Si esce così dalla tradizione che celebrava “due tridui” – il
triduo della Passione e quello della Risurrezione – e si recupera la tradizione antica, che uni ca in un solo
triduo passione, morte e resurrezione del Signore.
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Come ben sappiamo, all’inizio l’unica Questa è la vera liberazione pasquale; questo
celebrazione del giorno di Pasqua era la Veglia signi ca «fare Pasqua».
Pasquale del sabato santo protratta no all’alba:
oltre la messa della domenica, la veglia sostituiva Alcune indicazioni liturgico-pastorali per il
anche l’u cio vigilare (Mattutino, o u cio della giorno di Pasqua
notte, e Lodi)[3]. Per riempire la lacuna, nel Medio La lettera della Congregazione per il Culto Divino
Evo apparve la seconda Messa di Pasqua, quella del Paschalis solemnitatis sulla preparazione e
giorno che era diventata una domenica vuota celebrazione delle feste pasquali ai nn. 97-98 da
(dominica vacat, come alle Tempora).  alcune indicazioni:

La liturgia del giorno di Pasqua celebra l’evento 97. Si celebri la Messa del giorno di Pasqua con
pasquale come «giorno del Cristo Signore»[4]. grande solennità. È opportuno oggi compiere
l’aspersione dell’acqua, benedetta nella Veglia, come
Le letture bibliche contengono il kerygma pasquale atto penitenziale. Durante l’aspersione si canti
apostolico e il richiamo agli impegni della vita l’antifona “Ecco l’acqua”, o un altro canto di
nuova nel Cristo risorto. Esse accentuano il valore carattere battesimale. Le acquasantiere che si trovano
sacramentale della celebrazione della Pasqua che, all’ingresso vengano riempite con la stessa acqua.
partecipata, fa entrare in una condizione di vita 98. Si conservi, dove già è in vigore, o secondo
nuova (At 10,34.37-43; Col 3,1-4; 1Cor 5, 6-8) Gv l’opportunità si instauri, la tradizione di celebrare nel
20,1-9 oppure Mt 28,1-10).  La predicazione giorno di Pasqua i Vespri battesimali, durante i quali
apostolica, il cui più autorevole interprete è Pietro, al canto dei salmi si fa la processione al fonte.
ha il suo tema fondamentale nell’annuncio della
morte e risurrezione di Cristo.  La testimonianza È importante quindi riservare la solennità a tale
apostolica è il fondamento della fede e i testi celebrazione che, come abbiamo ricordato, non
biblici della Liturgia pasquale sono fondamentali solo è parte del Triduo Pasquale ma è anche
per il nucleo essenziale della fede: il Cristo morto e archetipo celebrativo delle domeniche seguenti;
risorto.  un’identica tensione rituale e spirituale (e, di
conseguenza, un’identica cura preparatoria) deve
I testi eucologici contengono la tematica del perciò congiungere la domenica di Pasqua alla
rapporto «Pasqua-Eucaristia», «Spirito-unità dei domenica di Pentecoste, senza alcun tipo di
credenti» assieme ad altri temi complementari: rilassamento che frantumerebbe inevitabilmente
celebrare la Pasqua signi ca «essere rinnovati nel la cinquantina pasquale in una sequela
tuo Spirito, per nascere nella luce del Signore disarticolata di solennità e di settimane [5].
risorto» e giungere così alla «gloria della
risurrezione»; il sacri cio pasquale dell’Eucaristia Quanto agli elementi invece tipici della Messa del
è visto come atto costitutivo della realtà della giorno di Pasqua, vale la pena so ermarsi almeno
Chiesa che in esso «mirabilmente nasce e si sull’aspersione dell’acqua e sulla sequenza.
edi ca».
Durante la messa del giorno di Pasqua è
Il prefazio dà come motivo di rendimento di grazie opportuno, come già segnalato da Paschalis
Cristo che, accettando per noi la morte, e solemnitatis, sostituire l’atto penitenziale con il
risorgendo, apre all’uomo un futuro di vita col rito dell’aspersione dell’acqua benedetta durante
dono della sua stessa vita. Gesù è l’uomo nuovo la Veglia pasquale, a nché tutti facciano memoria
perché l’uomo vero, l’uomo pensato e voluto da del proprio battesimo come sacramento che
Dio, perfettamente fedele alla vocazione di uomo. realizza la prima e fondamentale esperienza
Soltanto Cristo ha portato a compimento la vera pasquale del cristiano (cfr. Rm 6,4).
vocazione umana, perché è l’Uomo-Dio. Nella sua
risurrezione Cristo comunica al mondo il suo In ultimo vale la pena so ermarsi sulla Sequenza.
Spirito, Spirito di vita che cambia il cuore Il termine stesso ci dice che 'segue' qualcos’altro,
dell’uomo, Spirito di libertà che redime l’uomo nel caso speci co le letture dell’Antico e del Nuovo
dalle sue schiavitù e proprio alla radice, perché Testamento.
redime l’uomo dal peccato.

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Si tratta di una di quelle prose scritte e composte per meditare il testo evangelico. Per certi versi si
avvicinano e precorrono le Passioni protestanti. I cristiani hanno sempre sentito il bisogno di
riappropriarsi dell’evento della salvezza che celebrano e ridirlo. Se ne conosce l’autore, un monaco della
Borgogna, Wipo che scrisse intorno al 1040!

Che la sequenza debba considerarsi prima di tutto un canto e non un testo recitato, è dimostrato dalla
qualità lirica del testo e dalla sua disposizione in quasi-versi, ricchi di assonanze anche nella traduzione
italiana. È fuor di dubbio, di conseguenza che leggere la sequenza equivale a banalizzarla maldestramente.
Scegliendo di cantarla, invece, sarà opportuno tenerne presente l'autonomia rituale, che ne fa un rito a sé
stante, non diversamente dal Gloria o dal salmo responsoriale[6].

Per non concludere


La Pasqua non è solamente mistero che può essere chiarito dal di fuori o concetto che può essere racchiuso
negli angusti spazi dell’intelligenza umana, ma è vita che ha bisogno di una continua e permanente
rigenerazione e rianimazione.

Il mistero pasquale possiede una ricchezza interiore che può penetrare solo lo sguardo della fede. È vero
che anche nel frammento si trova e si vede il tutto, così come in un pezzo di specchio si può scorgere
l’intera immagine di un cielo. Quando si parla della Pasqua, però, ci si accorge che è di cile fare sintesi,
penetrare nelle sue profondità spirituali nascoste, esplorarne le rami cazioni teologiche, scandagliarne le
diramazioni bibliche.

Il mistero va oltre il nostro sguardo, così come lo ha inteso bene Efrem il Siro quando avverte: «Non avere
l’impudenza di voler prendere in un solo colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non
allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta» (Commento sul Diatesseron, I, 19).

A ciascuno di noi, dunque, il compito di proseguire nella scoperta delle immense ricchezze che la liturgia
propone per ritus et preces, perché nella nostra vita risuoni energico il canto dell’Alleluia pasquale che Cristo
ha intonato per noi con la sua passione, con la sua morte e con la sua risurrezione. Sì, perché che Cristo è
morto e risorto e che il male e la morte sono stati scon tti lo si deve anche vedere dal modo in cui una
comunità cristiana celebra e vive questo evento.

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NOTE

[1] D. CIARDI, Non basta la terra, Bose 1997, p. 77 citato in E. BIANCHI - R. LARINI (cur.), Brucia, invisibile
fiamma. Poesie per ogni tempo liturgico, Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI) 1998, 136.

[2] Cfr. A. GRILLO, Triduo Pasquale: brevissima introduzione, in


https://www.cittadellaeditrice.com/munera/triduo-pasquale-brevissima-introduzione/ (25.01.2019)

[3] Cfr. S. ROSSO, Il Segno del Tempo nella Liturgia. Anno Liturgico e Liturgia delle Ore, ElleDiCi, Leumann
(TO) 2002, 270.

[4] cfr. A. BERGAMINI, L’anno liturgico. Cristo festa della Chiesa. Storia, celebrazione, teologia, spiritualità,
pastorale, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2002, 288-291.

[5] Cfr. D. SABAINO, Animazione e regia musicale delle celebrazioni. Note di metodo e di merito, CLV-Edizioni
Liturgiche, Roma 2008, 36.

[6] Ibid., 38.

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per formarsi

L'acclamazione di un popolo in
festa”: l'organo nella Pasqua di
risurrezione
Gian Vito Tannoia Gennaio 2019

Dal silenzio all’esplosione di colori e suoni


L’inizio della Veglia pasquale avviene in silenzio (assenza acustica) e al buio completo (assenza visiva).
L’organista si tiene pronto per l’intonazione a sostegno del “Lumen Christi” (durante la processione),
prevedendo la risposta cantata dell’Assemblea. Seppure raccomandiamo, in questa prima fase, di pensare
al minimo indispensabile in termini di registrazione organistica, non si dimentichi che comunque
l’intonazione va sostenuta adeguatamente evitando l’inutilità di un intervento debole, impercettibile, che
causerebbe inevitabilmente gravi incertezze del cantore.  Segue, dopo il Lucernario (con Benedizione) e
l’accensione delle candele, il primo “picco liturgico”: l’annuncio o preconio pasquale (Exsultet). Sarebbe
molto interessante se l’organista partecipasse al crescendo intensivo di tale testo attraverso una
corrispondenza sonora parallela. La traduzione acustica dovrà necessariamente essere proporzionata
all’uso sapiente di registri organistici che escludano, in questo primo momento liturgico, le sonorità più
“aperte” ed eccessivamente “presenti” come: principale, ottava, ance, ripieni, riservandoseli più in avanti.
Il secondo annuncio sonoro, costituito dal Gloria, richiede invece, senza esitazioni, una registrazione
poderosa e non limitata al mero sostegno del canto dell’assemblea. Si tratta sin d’ora di entrare in una
situazione fonica colorata. Il terzo annuncio sarà l’Alleluia che, praticamente, suggellerà il quasi esclusivo
uso, per la maggior parte dei momenti della celebrazione, di quelle che abbiamo chiamato sonorità pasquali.
È importante sapere, anche per comprendere e motivare le forme liturgiche organistiche più e meno
antiche, che la Veglia pasquale dal XVI s. sino al 1951 (Pio XII) era stata anticipata al mattino del Sabato, con
lo scampanio a festa alle ore 10.
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I registri della gioia e il loro simbolismo Il riferimento si sposta sul combattimento
I singoli registri dell’organo, ma anche gli stessi morte/vita citato nella sequenza Victimae paschali
strumenti che vengono utilizzati di volta in volta Laudes: “Mors et vita duello con ixere mirando:
(a seconda delle sottolineature teologico-musicali dux vitae mortuus, regnat vivus”. È interessante
che si vogliono applicare) possiedono una forza rilevare che la celeberrima forma organistica della
evocativa ben precisa che vale la pena valorizzare Battaglia, in epoca rinascimentale e barocca fu
appieno con scelte mirate e consapevoli. In utilizzata proprio nel periodo pasquale come
particolare, ci preme suggerire (quando l’organo descrizione di tale aspetto spirituale.  L’esecuzione
ne è dotato) l’uso delle trombe en chamade di Battaglie durante la messa testimoniata da A.
(orizzontali) che costituiscono il preciso e chiaro Banchieri nel suo L’organo suonarino (cf. S. Bonta,
richiamo alla gioia, alla solennità, a cercare di The Uses of the Sonata da Chiesa, 84 n. 62) quale
ridestare l’attenzione verso qualcosa che non è simbolo di tale lotta, era attinto da una tradizione
“ordinario”, ma eccezionale nella sua valenza nata in contesto ben di erente: quello di
vivi cante: il libro dei Numeri, non a caso, nel cap. tramandare alla memoria la vittoria di Venezia su
9 (vv. 1-6) cita una “festa delle trombe”. Aquileia (XII s.), avvenuta il giovedì di carnevale,
Altro registro che, in tale eccezionale occasione poi riposizionata liturgicamente. Oltre alla
liturgica, non può che essere valorizzato tradizione iberica, mors et vita duello è stata
(soprattutto nei momenti in cui non si ispiratrice di importanti brani della letteratura
accompagna il canto) è il Ripieno. Esso aiuterebbe organistica: W. Byrd (The Battel), B. Storace (Ballo
l’assemblea celebrante a percepire l’alterità della della Battaglia), J. C. Kerll (Battaglia), Janequin’s
solennità che si celebra. Se in altre sinassi (Missa super la Bataille).
liturgiche i momenti di silenzio preferivano In epoca recente, nel novecento, è Messiaen che
sottofondi delicatissimi dell’organo, in questa descrive la vita dei corpi risorti (cf. il ciclo Les corps
occasione - la più importante per noi cristiani - glorieux), senza dimenticarsi di dedicare un intero
non si deve tralasciare di tenere bene in evidenza brano del ciclo al combattimento spirituale,. Si
un climax festivo. tratta di Combat de la mort et de la vie. L’idea del
con itto dualistico viene interpretato dal
La retorica della gioia Messiaen-compositore attraverso un
L’arte della “retorica musicale”, utilizzata ripensamento della forma-sonata. Esso trae
abitualmente nel periodo barocco, quando era ispirazione dalla Sequenza e dall’Introito di
necessario sottolineare passaggi testuali rilevanti Pasqua del Messale, proponendo in due sezioni-
prescriveva la gura della gioia: la Kiklosis parti musicali contrastanti (come aveva già fatto
(circulatio), perché conferente carattere danzante. nel suo precedente Dyptique del 1930) il tumulto
Altre gure di riferimento appropriato sono il che deriva da questa contrapposizione (cf. R.
Salto di ottava, la Figura corta e l’Hypotiposis Pozzi, Il suono dell’estasi, Lucca 2007, p. 98).
(amore o gioia). Potrebbe sembrare un
ragionamento arti cioso questo, ma nella cultura Lo Jubilus … organistico
e nella estetica antica era assolutamente normale “Iubilum sonus quidam est signi cans cor parturire
dipingere e descrivere con suoni un testo o delle quod dicere non potest” (En. Ps. CXV,2).
sensazioni. L’autorevolezza di Cartesio, ad
esempio, con i suoi “umori” declinati in: L’ “abundantissimum et inenarrabile gaudium”, che
meraviglia, amore, odio, desiderio, gioia, le sole parole non riuscirebbero ad esprimere e
tristezza, ci rivelano un mondo di corrispondenze paradossalmente non sarebbe possibile nemmeno
musicali che il gesuita A. Kircher per primo tentò tacere (costituirebbe ingratitudine), è stato
di codi care consegnandoli alla memoria della meditato lungamente da Sant’Agostino in
storia. particolare nella sua Enarratio XXVI, II, 12.
Sappiamo dall’esperienza personale di vita che, in
La gioia incarnata: duello con ixere mancanza di consapevolezza di ciò si è ricevuto,
A questo punto, non possiamo dimenticare che la non si sente nessuna necessità di essere grati a
dimensione della gioia vede costantemente al suo qualcuno e nemmeno di essere felici per qualcosa.
anco quella della lotta. Ben diverso dal comprendere e non poter spiegare
ciò che il cuore canta o suona (canto interiore).

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Ecco perché, al culmine dell’anno liturgico, organisti e strumentisti, che vivono un cammino di fede
consapevole e concreto, potrebbero esprimere nel migliore dei modi (sia “tecnicamente” che “in Spirito e
Verità”) quello che hanno nel cuore, non sottovalutando la valenza ecclesiale del segno sonoro: non è un
singolo che giubila ma un intero popolo di Dio. La gioia cristiana, ben lontana dal narcisistico desiderio di
esteriorità e ipocrisia che fa ricercare il “successo a tutti i costi”, è un bene che gli strumentisti devono
ricercare nel posto giusto.

Alla gioia pasquale ci si prepara adeguatamente (forse ora è più chiaro il signi cato di quel “digiuno delle
orecchie” che la sapienza ecclesiale consigliava nei grandi periodi liturgici precedenti al Natale e alla
Pasqua, sia dal punto di vista teologico che antropologico). Infatti il silenzio vero e proprio, quello denso di
signi cato, appartenendo solo a Cristo, va condiviso analogicamente dal musicista liturgico reso ministro
di tale mezzo espressivo.

Concludiamo ricordando i consigli di Papa Francesco al n. 3 della Gaudete et exultate (citando Eb 12,1), circa
il doveroso ricordo di quei “testimoni che ci incoraggiano a correre con perseveranza nella corsa che ci sta
davanti”. I nostri Frescobaldi (organista in S. Pietro a Roma), Bach (Kantor tedesco), Messiaen (organista
francese), rimangono autorevoli testimoni di gioia e fede, rappresentando quella “santità della porta
accanto” non basata sulla super cialità, né citazione di un virtuosismo ne a sé stesso. Silenzioso munus
che non può che entrare in empatia travolgente in/con quei cuori umili, disposti a sperimentare in prima
persona e condividere liturgicamente quella gioia che è autentica.

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per conoscere

La veglia pasquale in una parrocchia


normale
Don Peppino Cito Gennaio 2019

La verità dei segni


Quale sorpresa quando, giunti sul sagrato della chiesa per procedere all’accensione del fuoco nuovo, mi resi
conto che quattro fari puntati sulla facciata illuminavano quasi a giorno tutto il sagrato e la piazza
circostante mentre tutta l’assemblea era seduta regolarmente nei banchi della chiesa: a tutti sarebbero
sorte queste due domande: che e etto fa accendere un focherello sotto i proiettori accesi? Per chi lo
accendiamo se tutte le persone sono in chiesa e il sagrato è vuoto?
Dopo ore passate a confessare potevo ricordarmi che i fari puntati sulla chiesa erano allacciati alla rete
pubblica e nessun sacrestano a quel punto avrebbe potuto spegnerli? Non potevo ma…dovevo! Impossibile
procedere all’accensione del fuoco nuovo sotto il bagliore di quei fari. Decisi così di trasportare
velocemente il braciere all’interno della chiesa e far chiudere il portone d’ingresso. Con non poche
conseguenze: ritardi, nervosismo, incomprensione da parte del cerimoniere che non aveva per nulla fatto
caso ad un elemento secondo lui secondario: la verità dei segni! Stesso problema al momento
dell’accensione delle luci: se la chiesa viene tutta illuminata al primo invito del diacono cosa illumineranno
tutte le candele dei fedeli? Un’aula già illuminata.
Può sembrare di secondaria importanza, ma istruire per tempo l’addetto al quadro degli interruttori
dev’essere il primo nodo da sciogliere nella veglia pasquale parrocchiale! Oppure dobbiamo rinunziare
all’eloquenza dei segni e accontentarci di tutti quei commenti con i quali si tenta di convincere i fedeli che
stanno partecipando a qualcosa cui teniamo proprio molto.

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Il cero pasquale, la tartaruga e la fenice Lo stile e la comunicazione: da una veglia
Il primo tempo della Veglia dà  il tono ed è giusto ‘parrocchiale’ a una veglia ‘di popolo’.
concentrare tutte le attenzioni possibili: un L’attenzione ai destinatari
Exsultet cantato male rischia di pregiudicare tutta Anche nelle parrocchie ‘normali’ credo che non sia
la Veglia. Specialmente quando il cero è nuovo, più come una volta, quando la Veglia pasquale era
tutto di cera (non di plastica verniciata ad arte) ma la Veglia ‘parrocchiale’.
non vuole accendersi al momento giusto o si
spegne proprio durante l’Esxultet! Da quando è Oggi, e forse non da oggi, alla Veglia pasquale i
invalso l’uso di adornarli con simboli e dorature fedeli non sono esattamente i fedeli  di tutte le
varie i ceri sono diventati elementi liturgici domeniche: ci sono quelli di passaggio, come
‘importanti’. turisti, amici di famiglia che si trovano in vacanza
Senza nulla togliere alla ‘sobrietà’ di un cero in quel week end perché hanno trovato un volo
semplicemente ‘bianco’, mi è sembrata conveniente, amici dei gli che hanno avuto il
interessante l’esperienza condotta negli ultimi permesso dei genitori per dormire in casa di amici,
anni con dei ceri decorati con elementi simbolici ospiti di B&B di cui è pieno il centro storico del
‘strani’, almeno rispetto ad altri di cui le nostre paese: insomma una serie di persone che se non
chiese sono popolate come il pellicano e le statue sono lì proprio per ‘fede’ sono almeno
di Cristo risorto con la bandiera della vittoria in ‘curiosi’.  Allora il registro giusto da utilizzare
mano. nell’impostazione della celebrazione è
L’ultimo anno l’artista, un giovane della importante: non discorsi da intenditori ma, ancora
parrocchia, aveva decorato il cero con il gallo e la una volta, atteggiamento di ‘secondo primo
tartaruga, desunti da un mosaico di Aquileia: annuncio’ : a quelle persone può capitare di tutto a
ricordo di bello che l’omelia di quella notte, seconda della nostra capacità di celebrare con uno
benchè non prettamente biblica, fu molto stile di ‘proposta’. Non è detto che cerchino tutti il
‘ispirata’. Alla ne della messa invitai i fedeli ad sensazionale, ti può capitare anche qualcuno che
avvicinarsi al cero. La stessa cosa accadde l’anno in chiesa va cercando un po’ di gregoriano,
precedente con la ‘fenice’, altra decorazione ben specialmente se è agnostico ma conserva qualche
riuscita del nostro Marco. Si prestava molto bene nostalgia dei vissuti di un tempo.
ad evocare la possibilità di una resurrezione
sempre possibile, anche di fronte alle ceneri di una Dovremmo essere capaci di passare dal gusto di
civiltà a rischio di…incenerimento. Ricordavo, a una veglia ‘parrocchiale’, impostata sul gusto
proposito, una bella espressione dell’ Evangelii esigente dei frequentatori abituali, ad una veglia
gaudium: ‘di popolo’ che privilegia il linguaggio dei segni
‘Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte più della perfezione rubricistica. Convinti, come
tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È siamo, che il banale  non lo cerca ormai più
una forza senza uguali. È vero che molte volte sembra nessuno.
che Dio non esista: vediamo ingiustizie, cattiverie,
indi erenze e crudeltà che non diminuiscono. Però è
altrettanto certo che nel mezzo dell’oscurità comincia
sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o
tardi produce un frutto. In un campo spianato torna
ad apparire la vita, ostinata e invincibile. Ci saranno
molte cose brutte, tuttavia il bene tende sempre a
ritornare a sbocciare ed a di ondersi. Ogni giorno nel
mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata
attraverso i drammi della storia. I valori tendono
sempre a riapparire in nuove forme, e di fatto l’essere
umano è rinato molte volte da situazioni che
sembravano irreversibili. Questa è la forza della
risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento
di tale dinamismo.’ (276)

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Il dosaggio dei tempi e l’oggi della Pasqua
Non deve succedere che ai primi tre tempi della liturgia si dedichino due ore e alla liturgia eucaristica solo
quindici minuti. Soprattutto in considerazione del fatto che la Pasqua di questa notte è concentrata,
potremmo dire, proprio in quei pochi minuti della preghiera eucaristica.

Si può celebrare questa quarta parte della veglia con qualche attenzione in più: prefazio cantato, santo
partecipato, racconto dell’istituzione cantato, acclamazione dossologica cantata e quant’altro: che tutti
percepiscano come il mistero della luce, quello adombrato nelle pagine bibliche, il mistero della rinascita
celebrato col rito dell’acqua, tutto questo sia realmente ‘donato’ nella preghiera eucaristica che viene
‘celebrata’ in un momento preciso della veglia e che non è un appendice alle parti precedenti abitualmente
tutte quante solennizzate con canti e musiche magari anche speciali.

Il giorno di Pasqua
Spesso accade che tutti i ministranti della notte rimangano a letto. E che le messe del giorno di Pasqua
rimangano tutte sguarnite: niente incenso, niente candelieri, niente organisti. Questo non deve accadere!
Ci sarà sempre il bravo parroco che, in ossequio a qualche rubrica riportata sul ‘foglietto’ della domenica,
inizierà la messa del giorno di Pasqua con la benedizione con l’acqua benedetta nella notte. Ma un Gloria
recitato il giorno di Pasqua non si deve proprio permettere. Sarei pronto a concedere una base musicale
riprodotta (non sia mai) pur di non celebrare le messe del giorno di Pasqua senza canto, senza musica,
senza incenso. Fu così che qualche volta alla messa di prima mattina sono uscito col turibolo fumigante in
una mano e il microfono portatile nell’altra. Non ci sono chierichetti: pazienza, faccio da solo! Chiaro che si
tratta di una eccezione. Ma a Pasqua…ci vuole!

Come ovviare ad inconvenienti come questi, non proprio infrequenti, si può ipotizzare: turnazione previa
dei ministranti, turnazione degli organisti, sottoporsi a qualche ‘binazione’ o ‘trinazione’ nel servizio: a
Pasqua… si deve.

C’era una volta


Ad una certa età la nostalgia è forte. Con mia sorella abbiamo deciso di rinunciare una sera alla tv e di
rivederci un dvd del 1992. E cosa abbiamo scoperto? Mamma Giuditta che al pranzo di Pasqua,
solennemente, con un ramoscello di ulivo benediceva la sua famiglia in viale Longo quella volta che invitò i
suoi gli e le sue nuore, i suoi nipoti e pronipoti a fare la Pasqua con lei perché, diceva sempre, "non si sa
mai se saremo vivi l’anno prossimo!" Tutti con una pagellina in mano, distribuita a tutti i fedeli nelle messe
di Pasqua insieme ad una boccettina di acqua benedetta. Una pagellina compilata con ritagli e collage
quando i computers nelle parrocchie ancora non esistevano. Era la stagione della ‘famiglia piccola chiesa’
(nel 1993 sarà pubblicato il direttorio di pastorale familiare), si parlava di sacerdozio battesimale e del
protagonismo sacerdotale della coppia all’interno della famiglia e della chiesa.

La benedizione con l’acqua benedetta la notte di Pasqua a data al capo famiglia ubbidiva a questo
impianto teologico. Ma le stagioni si chiamano tali proprio perché passano e pure questa è passata. Dove
sono le famiglie riunite attorno alla mensa domestica  che benedicono la tavola  come si diceva prima?
Famiglie in cui il capo famiglia riveste la responsabilità di trasmettere la fede ai gli anche attraverso dei
segni semplici come la benedizione della famiglia. Non è proprio il caso di piangerci addosso. Ma a partire
da una serena lettura del cambiamento dobbiamo inoltrarci con speranza nel contesto odierno servendoci
anche noi di qualche piccolo segno che aiuti gli educatori di oggi a passare dalla liturgia celebrata nel
tempio alla liturgia feriale capace di dare splendore e respiro alle nostre case. Le veglie pasquali vissute in
Chiesa devono poter estendere luce e splendore n nelle case.

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per conoscere

La liturgia delle ore nel giorno di


Pasqua alla luce del corpus musicale
dell’app LH CEI
Suor Maria Alessia Pantaleo (AJC) Gennaio 2019

D a diverso tempo è disponibile APP CEI-Liturgia della CEI, disponibile gratuitamente in versione tablet e
smartphone IOS e Android (si può scaricare da APP Store e da Google Play). Lo strumento è stato realizzato dalla
collaborazione di alcuni U ci della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana e l'Arcidiocesi di
Milano per o rire a tutti coloro che desiderano unirsi alla lode della Chiesa attraverso l’U cio Divino, ma sono
impossibilitati a partecipare alla celebrazione comunitaria, uno strumento per la preghiera liturgica personale in
rito Romano ed Ambrosiano. La singolarità di questa APP è riscontrabile, oltre che nella fruizione del testo
u ciale della Liturgia delle Ore in entrambi i riti, anche nella possibilità di ascoltare la registrazione audio delle
diverse Ore dell’U cio in rito Romano nell’arco della giornata. Il supporto audio potrà essere utile in modo
particolare alle persone ipovedenti. (NdR)

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Le parti destinate al canto


Pur consapevoli che la forma più consona della celebrazione dell’U cio sia quella in canto (Cf. MS 37),
occorre precisare che la mole considerevole di materiale da registrare ha rappresentato un elemento
imprescindibile nel discriminare le dovute priorità: basti pensare, giusto per o rire qualche dato, ai circa
90 inni musicati e alle 190 antifone composte solo per le domeniche dei tempi forti e per le principali
solennità dell’anno liturgico; in ogni caso, si è cercato sempre e comunque di garantire il canto di alcune
parti della Liturgia delle Ore (LdO) delle quali l’elemento melodico ne è il fattore costitutivo, fra questi
l’inno, i cantici e buona parte dei salmi.

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Per gli altri testi, invece, ci si è lasciati orientare da Per l’esame di coscienza i PNLO al n. 86 precisano
quel criterio di “solennizzazione progressiva” che «nella celebrazione in comune, l'esame si
tanto raccomandato dai PNLO, tenendo presente compie in silenzio o si inserisce in un atto
che all’interno della Liturgia delle Ore vi sono penitenziale servendosi delle formule del Messale
elementi che richiedono per loro natura il canto ed Romano». Alle due opzioni, l’app preferisce il
altri che possono essere recitati, ore liturgiche che silenzio che viene caratterizzato ed accompagnato
vanno messe più in risalto rispetto ad altre e da un breve interludio per cetra. Il canto del Regina
ricorrenze che chiedono una maggiore Coeli, antifona Pasquale per eccellenza, chiude
solennizzazione in rapporto ad altre (Cf. PNLO soavemente la giornata a nché Maria rechi nel
267- 284). cuore l’intima gioia del Risorto e «la Sua grazia ci
Nel concreto della Domenica di Pasqua, centro di conceda di riposare in pace, sicuri da ogni male»
tutto l’anno liturgico, per le due ore maggiori (dall’Orazione di Compieta dopo i Secondi Vespri).
(Lodi e Vespri) il carattere solenne della
celebrazione è garantito da un numero Le forme musicali
considerevole di interventi musicali: Le scelte musicali sono state improntate sempre al
- il salmo invitatorio e la sua antifona sono proposti pieno rispetto dei testi u ciali della LdO, della
nella loro versione cantata e vanno a sostituire natura di ciascun intervento rituale e della
l’introduzione quando l’invitatorio viene eseguito struttura dei segmenti testuali da musicare. Tra le
immediatamente prima della celebrazione delle principali forme presenti nella LdO occorre
lodi (solo per la liturgia del giorno di Pasqua, ricordare soprattutto la Salmodia e l’Innodia,
l’u cio è collocato prima dell’invitatorio); intorno ai quali si snodano i principali interventi
- l’introduzione (“O Dio vieni a salvarmi”) è cantati.
realizzata su più schemi melodici, ciascuno da
declinare all’ora liturgica di riferimento: per le ore La salmodia
minori e compieta toni semplici, per l’u cio tono Le melodie composte per i salmi tengono conto del
festivo, mentre per lodi e vespri toni solenni; genere letterario, delle e ettive possibilità di
- l’inno è sempre cantato e in stile stro co, un’assemblea media e delle variegate forme
sillabico, libero oppure con notazione mensurale; vocali/musicali da valorizzare, sia per distinguere
- le antifone sono tutte cantate, comprese quelle e, quindi, meglio “pregare” i singoli salmi, sia per
dei salmi (che normalmente vengono recitate); evitare la facile monotonia della recita alternata a
- i  salmi e i cantici delle due ore principali sono versetti.  Precisiamo che i salmi non sono tutti
tutti eseguiti in canto e, in alcuni casi, sono uguali. Alcuni sono suppliche, altri sono canti di
arricchiti dall’inserzione di interventi in polifonia; lode. Alcuni sono individuali, altri collettivi.
- per i cantici evangelici (Benedictus e Magni cat) si Conoscere e rispettare queste di erenze è alla base
prediligono del moduli “solenni”, nei quali di una buona proclamazione/cantillazione.
l’elemento “festivo” è reso dall’alternatim tra Per la recita/proclamazione (modalità utilizzata
cantus rmus e tono in polifonia. prevalentemente nelle ore minori):
1. Un salmista proclama il testo, da solo ed
Nelle ore minori (U cio, Ora media) tra gli integralmente (questa pratica è ovviamente
elementi che garantiscono il tono festivo del consona ai salmi che si presentano con
tempo Pasquale restano l’introduzione cantata e formulazione “individuale”);
l’inno, mentre per la salmodia si predilige 2. L’assemblea si impegna “coralmente” nella
un’esecuzione recitata; si eccettuano, per il Giorno lettura continua del testo, soprattutto nei salmi
di Pasqua, le proposte musicali dell’U cio delle collettivi.
Letture (pensato per chi è impossibilitato a 3. Lettura alternata: tra due solisti, tra solo e tutti,
partecipare alla Veglia Pasquale) nel quale è o tra due semicori.
previsto in via eccezionale il canto sia delle Per l’esecuzione in canto:
antifone che dei 4 salmi. La Compieta, ultima - Toni salmodici:
preghiera del giorno, sulla traccia delle due ore 1. Toni per generi letterari con una o più corde di
maggiori, o re un’ampia gamma di interventi recita;
cantati, eccetto letture e orazioni che è preferibile 2. Toni salmodici polivocali, oppure in alternanza
recitare anche in occasioni di particolare con il cantus rmus;
solennità.
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3. Toni salmodici con molteplicità di corde: questo - prepara ottimamente alla celebrazione
tipo viene riservato a testi più lirici e di natura Eucaristica (cf. PNLO 12);
innica; - è fonte di fecondità apostolica (cf. PNLO 18);
- Formule antifoniche; - è azione pastorale «nella quale noi stessi
- Forme alleluiatiche; diventiamo nuovamente sacerdoti, veniamo
- Forme di canto vero e proprio: innodia salmica. nuovamente colmati di Cristo, includiamo gli altri
nella comunione della Chiesa orante e, al
L’Innodia contempo, lasciamo emanare la forza della
L’inno è un altro elemento portante dell’U cio preghiera, la presenza di Gesù Cristo, in questo
divino. Normalmente viene eseguito coralmente o mondo» (Benedetto XVI, Incontro con i sacerdoti e i
tra due semicori per esprimere la festa e la diaconi permanenti della Baviera, Freising, 14
coesione spirituale dell’assemblea orante. È Settembre 2006);
sempre da scoraggiare l’utilizzo di toni recitativi - è luogo di formazione liturgico-biblica  (cfr. CCC
“pas-partout” per gli inni, pratica che è in 1176-1177);
contraddizione con la funzione lirica propria di - ha lo scopo di santi care tutto il corso del giorno
questo testo, come quella di sostituire l’inno con e della notte (cfr. PNLO 10): con la preghiera
canti di natura innica in forma antifonica che oraria, la quotidianità diventa lo spazio sacro in
appiattiscono e generano monotonia. cui  il Risorto si incarna per mezzo dello Spirito,
trasformando la storia umana in un tempo santo;
Le principali forme utilizzate per il canto dell’inno - predilige il coinvolgimento della comunità in
sono: quanto per sua natura è “voce della Chiesa” (cf.
-  l’innodia libera (per il Te Deum) che prevede PNLO 20-21; pure SC 99-100);
alternanza tra versetti polifonici e strofe - le Ore Canoniche portano con sé la grazia di
all’unisono; vivere e a rontare un particolare periodo del
-  l’innodia stro co-sillabica (che asseconda la giorno: ciascuna di esse porta in sé la grazia di
metrica testuale); vivere quel particolare momento della giornata (cf.
l’innodia stro co-mensurale. SC 94).

Va precisato che uno dei limiti di fronte ai quali ci La possibilità di poter “ascoltare” le diverse ore
siamo più volte imbattuti nella composizione delle dell’U cio si colloca, quindi, in questo ordine di
musiche per gli inni presenti nel Breviario, è idee e non deve mai diventare un sostitutivo della
quello di una irregolarità di fondo nell’impianto preghiera comunitaria. Tuttavia, a seguito delle
metrico-prosodico di questi testi. Per questo numerose richieste, si è fatta sempre più concreta
motivo, il connubio testo-musica non sempre è l’eventualità di poter consultare direttamente
risultato uido e scorrevole in corso d’opera. questo materiale musicale per poterne fare uso
anche nelle proprie parrocchie: grazie alla recente
Un modello di preghiera ecclesiale pubblicazione delle partiture dei tempi forti,
Il supporto audio reso disponibile dall’app LdO infatti, il corpus musicale dell’app diventa a tutti
Cei, nasce soprattutto come opportunità per chi è gli e etti anche un’opportunità celebrativa per le
in viaggio, per chi non può sicamente unirsi in nostre comunità (gli spartiti sono scaricabili
assemblea oppure per chi vive il limite della gratuitamente dal sito dell’ULN -
malattia, di pregare nella Chiesa e con la Chiesa. https://liturgico.chiesacattolica.it/).

La liturgia delle Ore, infatti, a partire dal Vaticano


II, va compresa entro una logica ecclesiologica in
quanto preghiera pubblica della Chiesa dalle
molteplici prerogative:
-  è fonte di pietà e nutrimento della preghiera
personale (cf. SC 90);
-  è voce della Sposa che parla allo Sposo (cf. SC
84-85);
- è pregustazione della lode celeste (cf. PNLO 16);

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Una composizione a più mani

Musicisti, compositori e cantori hanno contribuito in varie forme alla realizzazione di questa “opera
omnia” sia nella fase di redazione delle partiture, sia in quella della registrazione del materiale. Senza la
collaborazione e il lavoro in team non avremmo mai potuto anche solo pensare di porre mano ad una mole
di lavoro simile.
Ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze, competenze, talenti e sensibilità musicale e spirituale ha
dato un apporto decisivo all’attuazione di quest’opera, cooperando a renderla un modello di preghiera
liturgicamente, musicalmente e pastoralmente ben curato.
Tra gli obiettivi comuni vi è stato soprattutto quello di o rire un servizio quali cato e competente
all’intera comunità orante facendo percepire in chi ascolta che il canto non deve mai appesantire la
preghiera, protrarla più del dovuto, strascinarla, disturbarla o addirittura deturparla, ma piuttosto
contribuire a dare al testo biblico e liturgico tutta la sua ampiezza lirica, mettendolo in luce nella maniera
più adeguata e comprensibile.
Un’esperienza, a mio avviso, impegnativa e temeraria, sì, ma soprattutto entusiasmante e grati cante,
nella quale abbiamo percepito davvero il sentirci Chiesa, come comunità che cresce e vive in comunione.

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per conoscere

«Lo splendore del Re ha vinto le


tenebre»: addobbare e illuminare il
Tempio per la Pasqua del Signore
Suor M. Cristina Cruciani (pddm) Gennaio 2019

Dalla domenica delle Palme alla domenica di Pasqua


Lo splendore del Signore Croci sso e Risorto è Luce accecante: gli occhi di fede dei cristiani ne sono
abbagliati e la potenza della Luce salvi ca ricolma i cuori, invita al canto dell’Alleluia e all’abbraccio di
pace. Questa Luce di Pasqua nella divina liturgia della Chiesa ha inizio a Natale e nell’Epifania del Signore, è
la luce della Stella ma anche della Candelora nella Presentazione al Tempio del Signore.  L’inizio della
Grande e Santa Settimana splende nell’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme accompagnato dai canti
dei fanciulli e del popolo, dall’agitarsi delle palme e dei rami come per una festa gioiosa delle Capanne. Il Re
mite e mansueto è riconosciuto persino dalle pietre che griderebbero: «Osanna al Figlio di Davide!» sul suo
volto infatti risplende la misericordia e l’amore di chi viene per dare la vita per la Città amata e per tutti. Le
nostre aule liturgiche nella domenica di Passione (o delle Palme) che apre la Settimana che culmina nella
notte e nel giorno di Pasqua, sono invase gioiosamente da rami di ulivo e di palma che esaltano il colore
rosso dei paramenti liturgici, segno di martirio.

Nel Santo e Grande giovedì gli Oli Santi profumano le nostre cattedrali e spesso alcuni serti di rose gialle e
bianche impreziosiscono le anfore e lo spazio liturgico, aggiungendosi all’argento dell’olivo. 
La sera, gli altari della Reposizione, luoghi pensosi di adorazione silenziosa, di stupore e di gioia contenuta
perché è l’inizio del Triduo Santo della passione, morte e sepoltura del Signore, hanno al centro un
Tabernacolo che custodisce i Doni Presanti cati, cioè il Pane eucaristico per la comunione del Venerdì
Santo.
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Le comunità parrocchiali pongono ogni impegno È una tentazione quella di disporre troppe
perché tutto sia bello, inviti alla preghiera e onori composizioni e con troppi ori, noi infatti non
l’immenso Dono che Gesù, nella Cena della sera in dobbiamo fare decorazione ma «servire» il
cui veniva tradito, ci ha lasciato per essere sempre Mistero, celebrarlo, farne risplendere la gloria
il «Con noi Dio!», l’Emmanuele, come era stato nell’insieme dei linguaggi che nella divina Liturgia
chiamato dal Profeta. trovano posto come la luce, lo spazio, il colore, le
Prima che venissero a prenderlo con spade e immagini, il canto e la musica, il gesto, la parola, il
bastoni nel luogo del frantoio, Gesù, nella sua silenzio, la preghiera…
libertà di Figlio, ha consegnato la sua vita al Padre
per i fratelli trasferendo la realtà del suo Sacri cio Si possono proporre dei simboli accanto agli altari
nei Segni-Simboli del pane e del vino. I fedeli della reposizione? La questione è delicata, si può
conoscono che l’Eucaristia del giovedì Santo sera, facilmente scadere nella ra gurazione e
nel segno della Lavanda dei piedi e nel Pane e Vino nell’allegoria. A nostro avviso una cosa che può
eucaristici, c’è tutta la Pasqua eppure essi si aiutare a entrare nel grande Mistero
preparano a riviverne il Sacramento nei Tre giorni dell’Eucaristia e del Sacri cio di Gesù potrebbe
santi: il venerdì della passione, morte e sepoltura essere proposta a partire dai versetti 24 e 25 del
del Signore; il sabato del suo riposo nella tomba; la capitolo 12 del Vangelo secondo Giovanni: «Se il
domenica della risurrezione. chicco di frumento caduto in terra non muore rimane
La sera del giovedì santo tutta la Chiesa veglia in solo se invece muore produce molto frutto. Chi ama la
preghiera, attonita, colma di immensa gioia ma propria vita la perde…» e allora disporre del grano,
anche con il cuore gon o per il dolore del delle spighe o anche del pane. In tal caso però
tradimento e della consegna di Gesù; si immerge soltanto grano e pane per aiutare e fare memoria
nell’abisso del mistero, dell’amore no al dono di quanto ha fatto Gesù della sua vita.
della vita per tutti noi peccatori. Essa raccoglie il Se, diversamente, si volesse disporre dell’uva e del
testamento di Gesù: fate anche voi della vostra vita vino, anche in questo caso solo questo, l’allusione
quello che ho fatto io della mia! Amatevi come io vi simbolica orienterebbe a cogliere il sacri cio di
ho amati! Fate questo in memoria di me… cioè Gesù come chicco d’uva torchiato da cui scaturisce
prendete anche voi un poco di pane e un poco di il vino nuovo del Regno inebriante e fuoco dello
vino e fatene il simbolo vero della consegna di voi Spirito. Ci sono testimonianze di una iconogra a
stessi, dei vostri corpi, al Padre e ai fratelli così di Gesù come grappolo torchiato sulla croce…
come ho fatto io. Disporre grano e uva insieme non avrebbe la stessa
La gioia e l’adorazione luminosa di questa sera di forza evocativa, sarebbe come semplicemente una
«mistero» si esprimono, da parte dei fedeli, con la informazione. In alcuni casi vengono disposti ori
luce di vari ceri o lampade e con la bellezza e il a forma di calice o di ostia; oseremmo dire che
profumo dei ori. Bisognerebbe che questi non forse sono un po’ fuori luogo, sono a livello di
fossero troppi da sommergere tutto e attrarre decorazione e tuttalpiù possono suscitare una
l’attenzione innanzitutto sulla loro vista. Non certa emozione.
mazzi sontuosi né grandi quantità ma piuttosto
una nobile sobrietà, un servizio fatto preghiera
che orienti e raccolga lo sguardo, senza distrarre,
al «Repositorio», centro di tutto.
A volte l’eccesso di ori, il numero delle
composizioni, l’aggiunta di simboli creano un
insieme di decorazione stile chic che sa di
opulenza, eccesso, cattivo gusto e non si addice
dunque al contesto liturgico intenso di questa sera
santa.

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La celebrazione della Passione del Signore è Presa la mano destra di Adamo, il Signore gli disse:
l’azione liturgica più importante del grande e “Pace a te e a tutti i gli tuoi, miei giusti. Stendendo
Santo venerdì. Essa è la riunione dei fedeli che la sua mano, il Signore fece il segno della croce sopra
celebrano sacramentalmente la croci ssione, la Adamo e sopra tutti i suoi santi e, tenendo la destra di
morte e la sepoltura del Signore ascoltando il Adamo, salì dagli inferi seguìto da tutti i santi. Allora
Canto del Servo so erente del Signore e l’Evangelo il santo David gridò forte dicendo: “Cantate al Signore
della gloria con il racconto della Passione secondo un cantico nuovo, poiché ha compiuto cose mirabili.
Giovanni. L’adorazione della croce è momento La sua destra portò salvezza per mezzo suo e del suo
forte di canto e di silenzio, di adorazione santo braccio. Il Signore manifestò la sua salvezza, al
commossa e amorosa. cospetto delle genti rivelò la sua giustizia”. E tutta la
In questo giorno non vi sono ori nell’aula moltitudine dei santi rispose dicendo: “Questa è la
spoglia, ma al momento dell’adorazione della gloria di tutti i suoi santi! Amen, alleluia”. Il Signore
croce nulla vieta che si spargano ori e profumi Gesù, sceso agli inferi, salvatore di tutti, mitissimo e
sul Corpo del Croci sso anche se i testi liturgici pio, salutò benevolmente Adamo e gli disse: “Pace a
non lo prevedono. Sono gesti d’amore cui si può te, o Adamo, con i tuoi gli, per tutti i secoli dei secoli.
dare del tempo. Al termine dell’adorazione dei Amen”. Allora il padre Adamo si prostrò ai piedi del
fedeli, quando la croce verrà solennemente Signore e alzatosi baciò le sue mani e pianse
esposta sino a tutto il sabato santo, si potranno dirottamente testimoniando a tutti e dicendo: “Ecco
opportunamente disporre accanto a essa, oltre i le mani che mi hanno plasmato!”. Diceva poi al
due ceri previsti, alcuni ori presi dall’altare della Signore: “Sei giunto, o re della gloria, a liberare gli
reposizione, quasi a ricostruire il Giardino del uomini e ad aggregarli al tuo regno perpetuo!”. Allora
Gòlgota. Dinanzi alla croce la sera del venerdì e per la nostra madre Eva, si prostrò allo stesso modo ai
tutto il sabato si fa la genu essione come dinanzi piedi del Signore e alzatasi baciò le sue mani, versò
al Tabernacolo. copiose lacrime, testimoniando a tutti e dicendo:
“Ecco le mani che mi hanno plasmato!”. Allora tutti i
Il grande sabato è scandito dalla preghiera della santi, adorando lo acclamarono dicendo: “Benedetto
Chiesa nelle Ore sante: essa sosta dinanzi al colui che viene nel nome del Signore. Il Signore Dio ci
Sepolcro sigillato unendo la sua alla preghiera illuminò. Amen per tutti i secoli. Alleluia nel mondo
dello Sposo sepolto e, come professa nella formula senza ne: lode, onore, virtù e gloria perché sei
del Credo apostolico, lo riconosce vittorioso delle venuto dall’alto a visitarci”. E si radunarono sotto le
tenebre e della morte; il Signore, Re glorioso, mani del Signore cantando sempre alleluia e godendo
scende agli inferi per scardinarne le porte e insieme della gloria. Il Signore pose la sua croce in
annientare la morte, per strappare alle tenebre mezzo all’inferno quale segno di vittoria, e vi rimarrà
tutti coloro che lo attendevano e avvolgerli della in eterno».
sua Luce di Risorto.
Sulla sua «Discesa», leggiamo un breve stralcio dal Le Sante Chiese cristiane meditano questo mistero
Vangelo apocrifo di Nicodemo: dinanzi alle icone della Risurrezione che
«Mentre stavamo nella profonda caligine delle ra gurano il Signore glorioso che salva l’umanità
tenebre con tutti i nostri padri, avvenne dalle sue radici.
improvvisamente un aureo calore solare e una luce
purpurea splendette su di noi. Isaia esclamò e disse: La Santa Notte di Pasqua. Nel pomeriggio del
“Questa è la luce del Padre, del glio di Dio, come sabato le nostre chiese brulicano di preparativi: i
avevo predetto quand’ero vivo in terra: la terra di cantori provano il canto dell’Annuncio pasquale e
Zabulon e la terra di Neftali al di là del Giordano, la dei Salmi, i lettori si preparano per le nove Letture
terra della Galilea dei gentili, il popolo che sedeva della veglia, i ministranti ripassano i riti solenni,
nelle tenebre vide una gran luce, e una luce alcune donne dispongono le bianche tovaglie
risplendette tra coloro che erano nella regione all’altare, i ori, il grande Cero, l’acqua, gli oli per
dell’ombra di morte. Ora giunse e risplendette per noi i sacramenti. I presbiteri ascoltano i fedeli e
che sediamo nella morte”. celebrano il sacramento della penitenza.

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I ori di Pasqua potranno opportunamente essere ori freschi di primavera: tulipani, mattiole, forsizie,
fresie, pesco…! Tutto parla di vita rinnovata.
Vi è il fonte battesimale da preparare con acqua nuova e ornato di ori e foglie; vi è la colonna del Cero
simbolo del Signore risorto come colonna di fuoco che guida il nuovo esodo dei battezzati collocato nello
spazio tra l’Ambone e l’Altare; vi è l’Ambone così importante in questa notte, esso è monumento cioè
memoria, spazio di risurrezione poiché da esso si proclama la Parola e l’annuncio del sepolcro vuoto; vi è
l’Altare e lo spazio che lo accoglie; vi è l’Assemblea anche questa può essere « orita» disponendo per
esempio alcune delicate composizioni lungo le pareti della chiesa e alla porta. 
Il tutto senza eccedere, con eleganza e nobile stile.
L’Aula liturgica che accoglie i fedeli in questa Notte è spazio nuziale, è memoria del giardino del Cantico e
della risurrezione, è l’Eden della nuova creazione e annuncio della Gerusalemme celeste.

Nel Giorno di Pasqua con Pietro e Giovanni «vedremo» il sepolcro vuoto e le bende a osciate da una parte;
come le donne portatrici di profumi, udremo gli Angeli, Cristo e lo Spirito Santo, che annunciano il Risorto.
La nostra fede ci fa vivere tutto questo in questo «oggi».

«Oggi Cristo è Risorto con la morte calpestando la morte ai morti nei sepolcri ha ridato la vita». Così cantano,
ripetendo con forza, le Chiese sorelle dell’Oriente e noi con loro.

Mia gioia, Cristo è Risorto! salutava San Sera no di Sarov e noi ripetiamo:
Cristo è risorto! Alleluia
Veramente è risorto! Alleluia

Il Giorno di Pasqua si estende per tutta una settimana e poi per una settimana di sette settimane più un
giorno e si compie al 50° Giorno con la Pentecoste. La luce pasquale tuttavia penetra ogni ora e giorno
dell’Anno Liturgico e dà forma ai battezzati la cui vita non può che essere pasquale perché gli nel Figlio.

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gregoriano

Victimæ paschali laudes, la sequenza


più cantata a Pasqua
Giacomo Baroffio Gennaio 2019

A lla vittima pasquale i cristiani o rano il sacri cio di lode, 


l'Agnello ha redento il gregge, Cristo innocente ha riconciliato con il Padre i peccatori.
Morte e Vita si sono a rontate in un duello sorprendente: il Signore della vita morto, ora regna vivo.
           Raccontaci, Maria, che cosa hai visto sulla via? 
La tomba del Cristo vivente e la gloria del risorto; 
           Raccontaci, Maria, che cosa hai visto sulla via? 
Gli angeli testimoni, il sudario e le vesti; 
           Raccontaci, Maria, che cosa hai visto sulla via? 
Cristo mia speranza è risorto; precede i suoi in Galilea.
Merita di essere creduta di più la sola Maria verace che non la massa menzognera dei Giudei.
Siamo certi che Cristo è veramente risorto dai morti. Tu, re vittorioso, abbi pietà di noi.

Probabilmente risale all’XI secolo questo poema che canta la vittoria pasquale di Cristo sulla morte. Il testo
riprende la narrazione evangelica e la sintetizza lasciando emergere solo alcuni particolari che possano
aiutare la Chiesa orante a cantare le lodi del Risorto.

A ciascun cristiano – ancora a distanza di secoli – è proposto l’evento della passione, morte e risurrezione
del Verbo incarnato. Lo scenario ssato negli scritti biblici, a partire dai Vangeli, non si limita a indicarci
temi di ri essione sulla storia di Gesù e sulle ultime vicende della sua esistenza terrena. Le parole della
sequenza, confermate e trasmesse dal canto, risuonano nella Chiesa quale eco di un’esperienza interiore. È
nel nostro cuore che si svolge la battaglia cosmica tra le forze di Dio e le potenze del Maligno. La nostra vita
è un campo militare sempre in tensione, percorso da ordini e contrordini, attacchi e resistenza, invasioni e
fughe. Morte e Vita continuano ad a rontarsi in un duello che ci lascia senza ato. Ci sono momenti di tregua,
godiamo di vittorie rassicuranti. Ma ci sono anche cadute, situazioni imbarazzanti dove non sappiamo più
che cosa fare, quale decisione prendere.

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In questi momenti scopriamo la Chiesa madre e consigliera. Ella richiama alla mente l’esperienza dei santi,
di quanti hanno seguito Cristo, con l’entusiasmo di Pietro e i suoi rinnegamenti, con la presenza costante
di Giovanni, con i tentennamenti di Tommaso. È tutto un correre radioso e un incespicare con vergogna,
senza però rinunciare a guardare in avanti, verso la luce della risurrezione, di Cristo e nostra.

Perseverando nel cammino della fede, segnato probabilmente da un girovagare non sempre compreso e
accolto con serenità, segnato forse anche dalle tappe della passione. Fino a quando incontriamo anche noi
nella Chiesa una Maria cui rivolgersi Raccontaci, Maria, che cosa hai visto sulla via?

Sorretti dalla fede troveremo la forza di abbandonarci alla misericordia di D-i-o, con-morire con Cristo per
con-risorgere con il Risorto.

La sequenza nella sua forma classica, elaborata de nitivamente nel IX secolo in terra franca, si presenta
come un poema stro co con una melodia che si ripete identica in ogni coppia di strofe, lasciando spesso
isolate la prima e l’ultima strofa ([a] bb cc dd …[z]).

Victimæ paschali laudes presenta una struttura “irregolare”, come si può vedere dall’edizione completa. Nel
corso del tempo la strofa 3/a (scritta in rosso) è stata ripetuta due altre volte, creando così una sezione
dialogica. Il dialogo nella liturgia pasquale ha vari momenti centrali nella liturgia come nei racconti della
passione di Cristo e nel tropo Quem quæritis. A partire dal sec. XIV-XV invece è stata omessa universalmente
e in modo de nitivo la strofa 5/a a causa delle espressioni antisemite.

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proposta liturgica

Un progetto di iniziazione cristiana


dei bambini
Morena Baldacci Gennaio 2019

N el 1973 la Chiesa italiana ha elaborato uno strumento per la formazione delle prime età: Lasciate che i
bambini vengano a me. Riproposto in una seconda edizione (1992) con l’accompagnamento di una nota
dell’U cio Catechistico Nazionale. Il catechismo si rivolge al mondo dei bambini dai primi momenti di vita
no a sei anni. Ad essi è riconosciuta una innata religiosità che si esprime soprattutto attraverso la
dimensione a ettiva e gestuale: «È un mondo che ha una sua cultura, una sua religiosità; un mondo dove
c’è stupore e meraviglia per tutto ciò che si va scoprendo giorno per giorno, dove tutto sembra vivere,
respirare e muoversi: le cose, le piante e gli animali, come i bambini. È un mondo dove si assimila più per
sentimento che per ragionamento, attraverso un linguaggio in cui le parole non sono lo strumento primo
della comunicazione» (Premesse).

Nel buio, ti vedo!


L’attenzione ai percorsi di pastorale battesimale ha sollecitato l’elaborazione di diversi sussidi, anche con
alcune attenzioni di carattere liturgico-rituale. Su questa scia proponiamo il racconto di un’esperienza
attuata nella diocesi di Torino dal Servizio Diocesano di Pastorale Battesimale. Il percorso formativo ha
coinvolto alcuni genitori e bambini (dai 0 ai 6 anni) dal titolo: Nel buio, ti vedo! L’incontro è stato proposto
in vista della celebrazione della Veglia pasquale. Il tema scelto coinvolge i bambini e i loro genitori a vivere
la dimensione simbolica del buio, quale scoperta, attesa, timore, e della luce nel suo improvviso
manifestarsi pieno di meraviglia e di stupore. Vi è sottesa la trama drammaturgica del buio/luce presente nel
rito del lucernario nella Veglia pasquale.
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I bambini, attraverso un percorso di quattro tappe La terza tappa, terminato il gioco narrativo,
sono invitati a schiudere gli occhi alla scoperta di propone l’attività di rielaborazione ri essiva: i
ciò che il buio rivela, per imparane il nome e bambini insieme con i genitori costruiscono una
chiamarle alla luce! piccola lucerna. Si mettono a disposizione
numerosi materiali (carta colorata, occhetti,
L’incontro è ritmato in quattro tempi e ha una perline, porporina, ecc.). I piccoli sono lasciati
durata di circa tre ore: liberi di scegliere i materiali e, aiutati dai genitori,
1. Accoglienza per entrare. decorano la propria lucerna.
2. Una storia da narrare: Nel buio, vedo. • Durante questa attività, gioiosa e disordinata, i
3. Un’attività per rielaborare. bambini elaborano quanto la narrazione ha loro
4. Una celebrazione da vivere: Gesù è la luce! evocato e ne fanno oggetto di dialogo con i genitori.
I formatori facilitano, senza forzare, questo
La prima tappa prevede la preparazione dello dialogo che intreccia le parole con le mani, gli
spazio (luogo neutro, privo di oggetti e di altri oggetti, i ricordi, le fantasie. Il tempo dedicato a
elementi di distrazione). I bambini sono disposti a questa attività deve essere calmo e disteso, lo
terra, in cerchio con i genitori che fanno corona spazio ampio e libero da ogni ostacolo o barriera.
dietro di loro. I più piccoli restano in braccio ai
loro genitori. L’ultima tappa dell’incontro prevede una breve
• Si propone un gioco iniziale che crea una prima celebrazione della luce in chiesa, attorno al Cero
relazione con i formatori e intreccia un rapporto di pasquale, con la presenza delle lampade costruite
amicizia tra i bambini. Segue una graduale insieme durante l’incontro.
attenuazione della luce no alla penombra e poi al
buio totale. Al termine della giornata, ogni famiglia riporta a
casa la propria lucerna unita a una breve preghiera
Nella seconda tappa, dopo un tempo di silenzio, da recitare assieme ai bambini nella notte di
che crea attesa e sospensione e un certo clima di Pasqua.
attenzione, si inizia la narrazione della storia: Nel
buio, vedo. Le famiglie coinvolte, gli animatori e soprattutto i
• Le illustrazioni, per facilitare la partecipazione, bambini hanno vissuto l’esperienza con grande
sono proiettate sul muro. Ogni pagina mostra partecipazione e stupore. La sensazione comune è
oggetti o luoghi che si possono vedere al buio (gli quella di un incontro piacevole, a misura di
occhi del gatto, le candeline della torta di bambino ma, al tempo stesso, profondo e
compleanno, le stelle nel cielo, ecc.). A ogni slide i misterioso. Non sempre le persone coinvolte
bambini sono invitati a riconoscere e chiamare per hanno gli strumenti per cogliere tutti i rimandi
nome le cose riconosciute, attivando così un gioco simbolici vissuti, ma questo appartiene alla logica
intrecciato di attesa, riconoscimento e grido del del metodo laboratoriale che desidera suscitare
nome. domande, tessere rapporti e gradualmente
• Il gioco narrativo ha una certa durata e ritmo accompagnare ad un cammino di fede.
(buio, attesa, immagine, riconoscimento, nome,
esplosione di gioia!). Prosegue, poi, con Al termine dell’incontro, gli animatori presenti
l’accensione in sala di alcuni oggetti di uso (catechisti, operatori pastorali, ecc.), hanno avuto
comune (una torcia, le scintille di capodanno, la l’opportunità di ri ettere e rileggere il vissuto con
luce della lampada del comodino, una lucerna e, alcuni esperti per comprendere con maggiore
in ne, il Cero pasquale). consapevolezza la struttura, il metodo, i materiali
e soprattutto l’attenzione pedagogica richiesta.
Attraverso il gioco simbolico il bambino sviluppa
una competenza molto importante, segno che egli Di seguito viene riportato un esempio.
è capace di rappresentazione mentale e, quindi, di
capacità simbolica. A partire dai due anni il  
bambino è già in grado di rappresentarsi
mentalmente un oggetto non immediatamente
percepibile, non visibile davanti a sé.

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Preghiera nel buio, in attesa di Pasqua (27 febbraio 2016)

Segno della croce

Con le mani
copro il volto:
prima c’ero
ora non ci son più.
Mi nascondo non per molto;
“Sono qui, sono quaggiù”.
Cerca di qua
cerca di là,
solo Dio mi troverà.

Preghiamo il salmo 84: Quando sono in casa tua


È bello stare in casa tua:
la chiesa è davvero grande.
Come un ospite importante,
posso sedere in prima la.
Sono venuto a trovarti.
Sento che Tu ci sei; resterò qui in tua compagnia.
Sul tetto i passeri han fatto il loro nido,
i ori hanno messo radici sull'altare;
il cero è sempre acceso, non è buio in casa tua.
Il cielo si fa spazio attraverso le vetrate,
il sole tocca queste mura con i suoi raggi.

Insieme: Vieni Dio, luce che vince la notte


- Fa’ che per nessun bambino il buio sia mai troppo nero…
- Aiutaci a scoprire nel buio la tua presenza vicina.
- Quando è buio nel cuore, dentro e siamo tristi.
- Guidaci sulla strada, di notte e non ci perderemo.
- Che nessuno sia mai solo, nella notte fredda.
- Se non ti vedo Dio, ma non mi dimentico che ci sei…

Ti tengo nelle mie mani, Signore


Ecco le mie mani, Padre dei cieli,
ti tengo come una luce di notte.
Tu illumini il buio, non ho paura.
Ecco le mie mani, Padre dei cieli,
ho sete e prendo acqua alla fontana.
Tu sei acqua che dà vita.
Ecco le mie mani, Padre dei cieli,
sono piccolo e a amato
ti prendo come ogni giorno
a tavola prendo il pane.

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testi da musicare

Notte segreta e splendida


Daniele Sabaino Gennaio 2019

Canto di introito o di comunione per la Domenica di Pasqua

S i possono eseguire tutte le strofe o solamente le più adatte all’ora della celebrazione seguite dall’ultima
Notte segreta e splendida
che cambi la tenebra in luce,
racconta a noi tutti di Cristo,
di come ha compiuto il passaggio.

Chiesa che nasci alla croce,


contempla Colui che è innalzato:
è il Re che si svela nel Servo,
e attira ciascuno alla Pasqua.

Pasqua che segni la nostra esistenza


sorgi e continua a inondarci di grazia:
senza di te non ha senso la morte,
senza di te non è vita la vita.

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Alba serena e fulgida Pasqua gioiosa e fervida
che cambi il terrore in speranza, che assumi l’umano al divino
racconta a noi tutti di Cristo, racconta a noi tutti di Cristo,
di come ha scon tto la morte. di come il suo amore trasformi.

Chiesa che sosti al sepolcro, Chiesa che attendi lo Sposo,


rammenta l’amore del Padre: percorri le strade dell’uomo:
lì mai viene meno il pensiero servire ogni glio di Dio
di Adamo creato al principio. è gesto che anticipa il Regno.

Pasqua che segni la nostra esistenza Pasqua che segni la nostra esistenza
sorgi e continua a inondarci di grazia: sorgi e continua a inondarci di grazia:
senza di te non ha senso la morte, senza di te non ha senso la morte,
senza di te non è vita la vita. senza di te non è vita la vita.

Giorno radioso e vivido Spirito santo del Padre e del Figlio,


che cambi l’antico in futuro, Fuoco mandato a in ammare la terra,
racconta a noi tutti di Cristo, rendici brace del Cristo risorto,
di come ha riaperto quel varco. popolo santo in cui arde la Pasqua.

Chiesa che corri al giardino,  


ascolta la Voce che chiama:
in lei l’alleanza è perenne
e l’Esodo è ancora attuale.

Pasqua che segni la nostra esistenza


sorgi e continua a inondarci di grazia:
senza di te non ha senso la morte,
senza di te non è vita la vita.

Sera immortale ed unica


che cambi la storia ed il mondo,
racconta a noi tutti di Cristo,
di come la gloria è per sempre.

Chiesa che annunci il Vivente,


incarna ogni giorno il Vangelo:
è questa l’autentica via
che porta a trascendere il tempo.

Pasqua che segni la nostra esistenza


sorgi e continua a inondarci di grazia:
senza di te non ha senso la morte,
senza di te non è vita la vita.

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asterischi ***

Salmo
Joseph Gelineau Gennaio 2019

S e vuoi che un salmo diventi per te preghiera non cominciare a scorrerlo con gli occhi, nella tua Bibbia
o nel Messale, cercando di capire che cosa signi ca. 
Comincia invece a fartelo entrare in bocca: le sue parole sono come un cibo.

Quando nei salmi sta scritto:


“Medito la tua parola”, non si tratta di un fatto cerebrale.
Meditare – in ebraico – vuol dire assaporare, masticare, ruminare.
Il gesto del succhiare e del mangiare, unito alle risonanze interne del timbro della voce, stimola la corteccia
cerebrale e apre la strada all’intelligenza.

Se dunque prendi un salmo per pregare, comincia a dirlo ad alta voce.


Nel salmo 80, Dio dice:
“Apri la bocca e io te la riempirò”.
Bisogna entrare nella preghiera dei salmi come un bambino entra nella lingua dei suoi genitori, del suo
paese, della sua cultura.
È qualcosa che si impara.
I salmi non sono la nostra lingua materna. Non mi fanno dire soltanto ciò che so dire o ciò che voglio dire.
Mi mettono in bocca delle cose indigeste che capisco poco o che non condivido…
Pazienza!
Vi sono dei cibi che si impara, a poco a poco, a trovarli buoni e nutrienti.

In fondo, non sei tu che dici il salmo.


È il salmo che dice te.
Ti dirà chi sei – in verità – per Dio.
Salmodiare è diventare salmo per Dio.

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canto proposta

Exsultet
Carlo Paniccià - Gian Vito Tannoia Gennaio 2019

L 'Annuncio pasquale o Exsultet o Preconio pasquale è il vero canto della Pasqua, non possiamo farne a
meno. Una funzione liturgica e rituale di grande importanza, un vero e proprio canto-rito. Un annuncio
solenne che richiede la sonorizzazione del testo poetico laudativo. Proclamare l'Exsultet invece di cantarlo
è come sterilizzare la Veglia paquale, quasi annullare la gioia del Cristo Risorto. La comunità proviene dal
silenzio quasi assordante del sabato santo e l'Exsultet è il canto - e che canto! - che annuncia la
Risurrezione, è il grido di gioia che a erma la scon tta della morte.

Con queste premesse Gian Vito Tannoia ha messo in musica l'Exultet individuando musicalmente le diverse
sezioni testuali che lo compongono e mettendole in stretta connessione con il testo. Alla parte iniziale dal
carattere danzante, dolce e giubilante no al dialogo tra il diacono/celebrante e l'assemblea (lettera B),
dove il solista è accompagnato in particolare dalla chitarra che mette in risalto la melodia e il suo aspetto
ritmico, segue la sezione più discorsiva "È veramente cosa buona e giusta..." con il ricorso alla
cantillazione (lettera C).

Dalla sezione successiva "Questa è la vera Pasqua" (lettera D) inizia un vero crescendo ritmico e armonico
che culmina nell'a ermazione del Cristo che "risorge vincitore dal sepolcro". In questa parte il coro ha una
funzione a ermativa che deve bene evidenziare vocalmente e con carattere. Le acclamazioni "Questa è la
Pasqua!", "Questa è notte!" si alternano su una progressione armonica non complessa ma che richiede
intonazione e precisione.

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Sebbene le indicazioni di tempo prevedano continui cambi ritmici, occorre avere sempre ben chiara la
pulsazione della croma che si mantiene costante in tutto l'Exsultet: riuscire a mantenere con omogeneità
l'oscillazione ritmica, permette di risolvere la sezione in 7/8 "O immensità del tuo amore per noi" (lettera
I) dove la chitarra espone una gurazione polifonica originale.

Viene ripresentata la parte cantillatoria (lettera J) per la sezione discorsiva "O notte veramente gloriosa"
per poi cadenzare nella riproposizione della danza iniziale (lettera K) "Signore, noi ti preghiamo" con
caratteri diversi, più incisivi, in un crescendo che culmina in una sorta di stretto (lettera L) che si conclude
col gioioso doppio Amen nale: prima proposto dal solo e poi confermato dall'assemblea supportata dal
coro. In questa ultima parte l'organo sottolinea con timbriche più brillanti il crescendo supportato dalla
ritmica espressa dalla chitarra. Come è facile comprendere dalla partitura, l'utilizzo dello strumento a
pizzico è sempre ben presente quasi a richiamare la dolcezza non invadente, un segno evidente che, con la
sua particolare timbrica, sottolinea e pone in risalto l'Annuncio: non un banale accompagnamento ritmico
alternativo all'organo, ma presenza ragionata e partecipe.

L'Exsultet presentato può essere una valida proposta alternativa da preparare bene e con cura in modo da
diventare annuncio convincente della Risurrezione del Cristo nella "notte che salva su tutta la terra i
credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo". L'autore ha realizzato una
versione che prevede la partecipazione di tre strumenti ad libitum - auto traverso, violino e clarinetto SIb
- che si aggiungono alla chitarra e all'organo.

L'audio è disponibile al link https://psallite.bandcamp.com/album/psallite-rivista-online-7-2019

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canto proposta

È un giorno di luce splendente


Giuseppe Verardo Gennaio 2019

N elle sue “Esposizioni sui Salmi”, Sant’Agostino scrive: “Gli inni sono lodi a Dio unite al canto; sono
poesie aventi per tema la lode di Dio. Se c'è la lode ma non è in onore di Dio, non si ha l'inno. Se c'è lode e la lode è
in onore di Dio, ma non la si canta, non si ha ancora l'inno. È necessario dunque, a nché si abbia un inno, che ci
siano queste tre cose: la lode, che essa sia lode di Dio e che la si canti”.

All’interno della Liturgia della Ore, gli inni hanno l’importante compito di introdurre al mistero celebrato,
alla liturgia del giorno, al tempo liturgico. Presenti sin dall’antichità nella Liturgia orientale, vengono
introdotti nei riti della Chiesa occidentale da Sant’Ambrogio, da cui prendono appunto il nome di “inni
ambrosiani”. Essi hanno carattere lirico, pur essendo destinati al popolo. 
Per loro natura, gli inni andrebbero quindi cantati, ma purtroppo non sempre questo è possibile, a causa di
alcune infelici traduzioni in italiano degli antichi testi latini; infatti, l’unico criterio utilizzato nella
traduzione, ossia quello di conservare il signi cato originario dei testi, ha portato ad un’irregolarità
metrica dei versetti, comportandone di fatto l’incantabilità. E sebbene per cantare dei versetti non
metricamente uniformi sia possibile ricorrere a dei moduli salmodici, questo morti cherebbe la natura
festosa e popolare degli inni.

Per questo motivo si è resa necessaria un’azione di revisione degli inni, come quella portata a termine nella
Diocesi di Milano, dove il Servizio per la Pastorale Liturgica, guidato da mons. Giancarlo Boretti
(recentemente scomparso), ha provveduto ad adattare i testi di 147 inni della Liturgia ambrosiana delle
Ore, dando loro un’uniformità metrica (strofe di novenari con tre accenti forti) e fornendo anche una
versione musicale per ciascun nuovo testo, ma dando comunque la possibilità (proprio in virtù
dell’uniformità metrica) che delle melodie comuni o dei moduli innici “standard” potessero essere
utilizzati con diversi testi.

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Da questa raccolta è tratto l’inno per le Lodi della Domenica di Pasqua “È un giorno di luce splendente”,
tratto dal latino “Aurora lucis rutilat”, proposto come testo da musicare nello scorso numero di Psallite!.

Nel rivestire musicalmente questo testo, ho cercato di valorizzarne le parole chiave, sapientemente fatte
coincidere con i tre accenti principali; il tempo ternario scelto dà l’idea di una danza gioiosa. La melodia è
costituita da brevi frammenti che si ripetono a diverse altezze, come anche da richiami fra interi versetti (il
secondo fa da eco che conferma e ampli ca il primo); questo per agevolare la memorizzazione della
melodia e dare un progressivo senso di slancio, di elevazione verso l’apice, costituito dai tre accenti, in
particolare dall’ultimo di ciascun versetto.

Nonostante il carattere popolare della melodia, ho cercato di solennizzarla adottando un’armonizzazione


non troppo banale, che valorizzi il signi cato del testo e al contempo sostenga adeguatamente la melodia,
attraverso l’alternanza di armonie dissonanti e consonanti che creano giochi di tensione e di riposo.

L'audio è disponibile al link https://psallite.bandcamp.com/album/psallite-rivista-online-7-2019

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canti per assemblea

Salmi responsoriali per la Veglia di


Pasqua
Carlo Paniccià - Don Antonio Parisi Gennaio 2019

D iverse sono le proposte per cantare correttamente i salmi responsoriali nella Veglia pasquale.
Versioni con strofe metriche e cantillate: ormai il problema del nuovo lezionario è stato ampiamente
superato. E' sempre utile ricordare il grande impegno svolto dall'U cio Liturgico Nazionale della
Conferenza Episcopale Italiana che,  con i sussidi liturgici per i Tempi forti, o re gratuitamente proposte
e caci con salmi messi in musica di indubbia qualità, partiture per canto e organo insieme a registrazioni
audio che possano risultare di aiuto per chi ha di coltà a decodi care con scioltezza la scrittura musicale e
comprendere meglio la tecnica cantillatoria. Da diversi anni è rimasta invariata la proposta dei salmi
responsoriali della Veglia pasquale per permettere meglio la comprensione delle melodie senza dover, ad
ogni costo, o rire "novità". 

Anche Psallite! vuol dare il suo contributo a nché la lunga e importante Liturgia della Parola non sia priva
del canto del salmo.

Al n.61 dell'Ordinamento Generale del Messale Romano si legge:


"[...] Conviene che il salmo responsoriale si esegua con il canto, almeno per quanto riguarda la risposta del
popolo. Il salmista, quindi, o cantore del salmo canta o recita i versetti del salmo all’ambone o in altro luogo
adatto; tutta l’assemblea ascolta restando seduta, e partecipa di solito con il ritornello, a meno che il salmo non
sia cantato o recitato per intero senza ritornello. Ma perché il popolo possa più facilmente ripetere il ritornello,
sono stati scelti alcuni testi comuni di ritornelli e di salmi per i diversi tempi dell’anno e per le diverse categorie di
Santi [...]"

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I salmi responsoriali della Veglia Pasquale messi in musica da Don Antonio Parisi rispondono a caratteri di
praticità e semplicità per agevolarne l'uso anche alle comunità meno attrezzate musicalmente: stessa
tonalità, in modo maggiore o minore, per tutti i ritornelli, tranne il salmo alleluiatico, due soli moduli
cantillatori. Quest'ultima scelta - benché, consapevolmente, non sia il massimo in quanto ogni salmo ha
caratteri e strutture poetiche di erenti - è stata fatta appunto per favorire e spingere a cantare tutto il
salmo con l'auspicio che diventi non una bella eccezione, ma apprezzata consuetudine. Le estensioni vocali
sono tutte comode appunto per promuovere il canto assembleare.

Per i primi due salmi è stato assegnato un modulo cantillatorio, mentre per i rimanenti un altro
leggermente variato.

Per il salmo alleluiatico, dopo la lettura dell'epistola, una struttura che prevede inizialmente una semplice
e ritmica introduzione organistica e poi una facile acclamazione.

Sono proposte per combattere la pigrizia e la svogliatezza, difetti che  hanno zittito le nostre assemblee:
non è facile invertire la tendenza.

Se si pensa quanto si siano ridotte le inutili querelle tra i musicisti accademici e quelli della domenica che
operano nelle nostre chiese si comprende lo stato delle nostre celebrazioni eucaristiche: tutti hanno ragioni
e giusti cazioni tali da aver causato l'abbandono delle cantorie. Il risultato è il silenzio delle nostre
celebrazioni, anche quelle più importanti.

O rire strumenti semplici - non semplicistici! - per ripartire è diventato un imperativo, soprattutto per
quelle comunità rese sempre più periferiche dall'ignavia di chi ancora si ostina ad utilizzare giusti cazioni
del tipo "ho tanto da fare, non riesco, mi manca il tempo, mi piacerebbe ma...": sicuramente è più comodo
strusciare silenziosamente i polpastrelli sui visori degli smartphone vagando inutilmente per  piazze
digitali vuote e sempre più prive di contenuti che utilizzare il proprio intelletto e le proprie capacità per il
bene comunitario.

L'audio è disponibile al link https://psallite.bandcamp.com/album/psallite-rivista-online-7-2019

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canti per assemblea

Ecco l'acqua
Carlo Paniccià - Gian Vito Tannoia Gennaio 2019

N el 1995 le Edizioni Paoline pubblicarono il fasciolo "O notte gloriosa", ventuno canti per la Veglia
pasquale su testi di Suor Anna Maria Galliano e musiche di Don Antonio Parisi. Un sussidio che si è rivelato
di grande e cacia, utilizzato in modo massivo da molte comunità parrocchiali per la qualità dell'o erta.
Un lavoro composto per favorire il canto della grande Veglia pasquale, la celebrazione più solenne della
Chiesa, centro dell'Anno liturgico.

In questo progetto editoriale era incluso anche il canto "Ecco l'acqua" per il rito dell'aspersione durante la
liturgia battesimale. 

Gian Vito Tannoia ha preso in prestito il testo di Suor Anna Maria Galliano e lo ha rivestito con un'altra
melodia e un altro accompagnamento organistico.

Un crescendo ritmico-armonico di immediato utilizzo, grazie alla qualità del testo liturgico. La struttura
tripartita prevede anche una intensi cazione del ritmo: dall'inizio andante al nale più brioso che deve
essere sottolineato da un ripieno di organo che supporti con decisione l'acclamazione alleluiatica. L'alleluia
conclusivo può essere ripetuto più volte qualora il rito lo richieda.

L'audio è disponibile al link https://psallite.bandcamp.com/album/psallite-rivista-online-7-2019

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canti per assemblea

Pane di vita
Carlo Paniccià - Pasquale Impagliatelli Gennaio 2019

Q uattordici canti per Assemblea e Coro a tre voci, composti da Antonio Parisi e riproposti con una
nuova veste gra ca. La semplicità e la cantabilità sono i tratti essenziali di questi brani e l’organo ne
arricchisce l’esecuzione. È una proposta pensata per tutti i cori parrocchiali, per rendere solenni i grandi
appuntamenti diocesani quali il Giovedì santo, i raduni, gli incontri, i convegni; le feste importanti
dell’anno liturgico come il Natale, la Pasqua, la Pentecoste; gli avvenimenti solenni delle comunità
parrocchiali come la festa del Patrono, le ricorrenze varie, i tridui solenni. Testi dei canti, note per
l’esecuzione e spartiti dei brani per Voci e Organo. Titoli brani: In spirito e verità – Kyrie eleison – Gloria a
Dio nell’alto dei cieli – Grandi cose – Alleluia, la tua Parola – Santo santo – Annunciamo la tua morte –
Amen – Padre nostro /5 – Tuo è il regno – Agnello di Dio /2 – Pane di vita – Tu, Signore, sei il mio pastore
– La dimora di Dio tra gli uomini.

"Pane di vita" di Don Antonio Parisi su testo di Suor Anna Maria Galliano ha incontrato molto favore tra gli
animatori liturgico-musicali. L'intensità del testo e la melodia particolarmente cantabile ha fatto, è
proprio il caso di dirlo, la fortuna dell'inno eucaristico composto insieme ad altri quattordici canti per
assemblea, coro a tre voci e organo e pubblicato la prima volta nel 1992 nella raccolta "Celebriamo in
spirito e verità. Messa solenne del tempo ordinario" edita dalle Edizioni Paoline. Il fascicolo è stato
recentemente riproposto in libreria con un nuovo formato gra co.

Pasquale Impagliatelli, organista titolare del Santuario di Santa Maria delle grazie e della Chiesa San Pio di
San Giovanni Rotondo, ha preso in prestito la melodia e ne ha fatto un arrangiamento realizzando nuovo
accompagnamento organistico e diversa elaborazione corale. In più ha voluto inserire un interludio
organistico dopo la terza strofa in forma di cadenza e una coda nale.

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Il risultato non è più un inno stro co dalla struttura severa e bloccata, ma una nuova proposta che acquista
volume e consistenza con spunti di novità anche grazie alla modulazione subito dopo l'interludio
strumentale.

L'arrangiamento di Impagliatelli diventa una delle possibili soluzioni esecutive in mano ai musicisti
liturgici, uno stimolo, se non una provocazione, ai molti organisti a proporre improvvisazioni sul tema, ad
utilizzare e far suonare gli organi a canne sfruttando le ampie possibilità espressive che o re lo strumento.

L'arrangiamento corale supera temporalmente la versione originale a tre parti di Don Antonio Parisi,
spingendo il coro, in questo caso non proprio assembleare, ad una espressività e ad una intensità a servizio
del testo. Le diverse combinazioni esecutive possono o rire suggerimenti per variare anche a livello
timbrico esecuzioni corali che con il tempo possono risultare usurate.

L'audio è disponibile al link https://psallite.bandcamp.com/album/psallite-rivista-online-7-2019

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incontro con l'esperto

Comporre testi liturgici da mettere in


musica: intervista a Daniele Sabaino
Redazione Gennaio 2019

O ggi non mancano bravi musicisti capaci di mettere in musica buoni testi a servizio
della liturgia. Diversamente è diventato più complesso individuare persone in grado di comporre testi idonei e di
qualità. Abbiamo intervistato Daniele Sabaino su queste  problematiche, in qualità di esperto di musicologia
liturgica.

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Professor Daniele Sabaino, la poca o erta di testi liturgici per i canti è un problema solo del nostro tempo?

Per rispondere alla domanda, direi che dobbiamo innanzitutto intenderci su cosa vuol dire ‘poca o erta di
testi liturgici’. Se parliamo di testi tratti dalla liturgia, non si può davvero dire che il nostro sia un tempo di
penuria: solo per la celebrazione eucaristica, il messale del 1983 (al pari della terza edizione italiana in via
di pubblicazione) contiene parecchie centinaia di antifone d’ingresso e di comunione – un numero
largamente eccedente le possibilità che, anche quando fossero tutte musicate, esse possano realmente
esser fatte proprie in forma di canto da una normale comunità parrocchiale (senza contare il fatto che, così
come sono congegnate, di cilmente esse adempiono realmente allo scopo funzionale che l’Ordinamento
Generale del Messale Romano assegna loro, dal momento che, ad esempio, un’antifona d’ingresso così come
è disposta nel Messale è troppo breve per consentire il dispiegarsi di un canto che riesca a «favorire
l’unione dei fedeli riuniti, introdurre il loro spirito nel mistero del tempo liturgico o della festività, e
accompagnare la processione del sacerdote e dei ministri»: ma questo è evidentemente un altro problema,
da discutere separatamente).
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Se parliamo invece di testi ‘liberi’, anche qui mi Delicata, perché il testo di un canto liturgico incide
pare che il problema non sia il numero (nessuno in maniera profondissima sulla fede di chi
attualmente è in grado di stabilire con sicurezza partecipa a una celebrazione: tutti sappiamo che
quanti canti ‘per la liturgia’ siano stati composti spesso un canto, per il modo in cui il nostro
negli ultimi cinquant’anni, ma possiamo cervello reagisce alla musica, è ciò che più si
comunque stimare che siano parecchie migliaia), ricorda di una liturgia, e dunque proporre quelle
bensì la loro qualità: molti testi sono di scarso parole intonate in relazione a quell’evento
valore letterario, di dubbia consistenza teologica, celebrato vuol dire mettere le mani sulla forma
di discutibile pertinenza liturgica; occorre quindi della fede di una comunità e dei suoi membri,
in primo luogo un’opera di selezione che letteralmente ‘manipolare’ la fede altrui – una
promuova e di onda i testi validi, così che col responsabilità enorme alla quale chiunque si
tempo possano diventare patrimonio condiviso accinge a proporre un testo (nuovo o conosciuto
della Chiesa in Italia (i testi meno validi, col passar che sia) dovrebbe prestare assai più attenzione di
degli anni, cadono da sé nel dimenticatoio, se si quanto solitamente avvenga.
a na la sensibilità tanto dei responsabili delle
celebrazioni quanto di coloro che li eseguono Complessa, perché per scrivere un testo da cantare
spesso più per abitudine o per mancanza di occorrono sensibilità letteraria e spirituale,
alternative che per meditata convinzione). conoscenza della Scrittura e della liturgia,
competenze tecniche che non si improvvisano ma
In questo senso, la storia potrebbe esserci si conquistano solo con lo studio e l’esercizio.
maestra: in passato, infatti, i testi erano per lo più Direi quindi che scrivere un buon testo per la
tratti dai libri liturgici o dalla sacra scrittura liturgia signi ca acquisire una familiarità sempre
(seppur spesso con combinazioni o ampliamenti maggiore con la Parola; frequentare la poesia,
che non trovano riscontro letterale in nessun specialmente la poesia contemporanea, per non
istante liturgico: si pensi per esempio al repertorio rinchiudersi in un vocabolario datato o in un
mottettistico della cosiddetta ‘polifonia classica’), immaginario stantio; addestrarsi ad  una scrittura
ed erano spesso musicati più e più volte, così da vincolata, perché i testi per musica devono avere
garantire al medesimo tempo la persistenza di un caratteristiche ben precise a cui non ci si può
testo valido ed e cace e la novità della veste sottrarre, pena quella sciatteria che spesso infesta
musicale. Nel caso poi di testi liberi – e qui il anche testi assai validi sotto altri aspetti; aver ben
richiamo più ovvio non può che essere allo chiara l’occasione liturgico-rituale in cui il testo
sterminato repertorio di tropi, sequenze e inni – la che si vuol produrre dovrà collocarsi e che il più
selezione è avvenuta con il succedersi delle delle volte ne determina anche la forma, dal
generazioni: degli oltre trentamila inni medievali momento che per un’occasione che richiede un
che ci sono pervenuti, solo poche decine sono inno non si può scrivere una canzone, che una
entrati stabilmente nell’uso della Chiesa litania non può avere il tono di un’acclamazione, e
universale e sono divenuti ‘u ciali’ nel Breviario così via. Signi ca però anche lasciar maturare
promulgato da Pio V dopo il Concilio di Trento. dentro di sé il silenzio che parla di Dio e che scruta
Anche oggi, quindi, si potrebbe incentivare i segni dei tempi, che guarda al Dio di Gesù Cristo
l’intonazione di più versioni dello stesso testo, e ma anche agli uomini e alle donne di oggi, con le
lasciare poi che siano il tempo e la sensibilità loro «gioie e speranze, dolori e angosce». Solo così
collettiva a decretare quali meritano di le parole che sgorgano dalla propria interiorità e
sopravvivere e di diventare espressione comune che mente e orecchio organizzano e limano
dell’unica fede. possono aspirare a divenire parole partecipate,
parole che consentono anche ad altri di
Come scrivere testi per la liturgia? identi carvisi. Scrivere un testo per la liturgia,
insomma, credo consegua al lasciarsi stupire da
Scrivere testi per la liturgia è operazione delicata e Dio, dalle cose e dalle parole, così da provarsi a
complessa. trascendere la propria voce per farsi voce dell’altro
e dell’Altro.

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Tecnicamente quali sono le principali caratteristiche Accanto a queste regole di base vi è poi un’altra
che deve avere un testo per essere messo in musica e serie di consuetudini che la poesia italiana di buon
per essere fatto proprio dall’assemblea? registro ha osservato da Petrarca al Novecento e
che, seppur non essenziali alla strutturazione
Anche in questo caso, bisogna distinguere a metrico-ritmica, fanno comunque la di erenza:
seconda dei diversi generi liturgico-musicali. I penso per esempio alla cura nel congiungere in
testi ‘liberi’ – al di là degli aspetti di contenuto di sinalefe una sillaba atona nale di parola e una
cui sopra – hanno bisogno a mio avviso ‘soltanto’ sillaba altrettanto atona iniziale della parola
di un’invenzione scorrevole, che eviti le asperità seguente e non al separarle in dialefe (“Pasqua
fonetiche e sintattiche che ‘suonano male’ e eterna”, ad esempio, in italiano suona più naturale
ostacolano la pronuncia intonata (un caso classico scandito in quattro sillabe con sinalefe –
in tema, di tutt’altro repertorio, è l’attacco della Pa/squa^e/ter/na – che non in cinque con dialefe -
celebre aria del tenore del primo atto di Rigoletto, squa/e-) oppure all’osservanza della consuetudine
che per Piave doveva essere “Diana, Agnese per me per cui i bisillabi come mio, tuo, suo (ma anche Dio)
pari sono’ e che Verdi trasformò personalmente in vengono conteggiati come una sola sillaba in
“Questa o quella..”: e basta leggere i due versi ad corpo di verso e come due in coda al verso, ecc.:
alta voce per rendersi conto di qual maggior tutte consuetudini che facilitano assai la
scorrevolezza fonetica vi abbia infuso il scorrevolezza di un testo (e dunque la cantabilità),
compositore). Più di cili da produrre sono invece ne aiutano la memorizzazione e di conseguenza
i testi stro ci, sia con sia senza ritornello. Questi l’appropriazione da parte dell’assemblea. Scrivere
infatti devono essere costruiti in maniera e cacemente un testo per musica, in sintesi credo
isoritmica – ossia congegnati in modo tale che, nei signi chi oggi esprimere contenuti poetici e
versi o nelle linee testuali corrispondenti di ogni teologici contemporanei passando attraverso le
strofa, gli accenti cadano sempre nella medesima tecniche poetiche della tradizione: una s da
sede, onde evitare accentuazioni indebite che poderosa, persino più complessa che scrivere
l’intonazione musicale non potrebbe che poesia ‘libera’, e che non può quindi essere
enfatizzare, con e etti stranianti o addirittura lasciata a scrittori improvvisati, ma abbisogna – di
risibili (se un verso suonasse ad esempio A te, Gesù nuovo – di studio e di esercizio.
sia lode il verso corrispondente di un’altra strofa
non potrebbe essere A te, Padre, sia gloria, dal
momento che il riproporsi della medesima musica
lo porterebbe a suonare A te, Padrè, sia gloria); e
naturalmente gli accenti a cui mi riferisco devono
corrispondere ad accenti tonici reali, non a
semplici appoggi ritmici di comodo (articoli,
congiunzioni, preposizioni). È la regola basilare
della composizione stro ca, ma pure la più
infranta, anche in canti assai di usi e
musicalmente dignitosi. In caso di forme
particolarmente strutturate, come per esempio gli
inni, all’isoritmia si aggiungono poi altri vincoli,
come la isosillabicità (tutti i versi corrispondenti
devono avere un egual numero di sillabe) e la
isostro cità (tutte le strofe devono essere
composte di un egual numero di versi
ritmicamente corrispondenti).

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Testi ‘semplici’, testi ‘sempliciotti’: come tutelare i primi e difenderci dai secondi?

Scrivere un testo in cui ‘semplicità’ non faccia rima con ‘ovvietà’ o ‘banalità’ è una delle cose più di cili, a
cui si arriva di solito dopo, e non prima, essersi provati in testi più elaborati (un po’ per la stessa ragione
per la quale i professori maturi riescono a spiegare concetti complessi con più naturalezza e ‘semplicità’ di
chi è alle prime armi). Non è neppure semplice de nire esattamente in cosa consista la ‘semplicità’ di cui
stiamo parlando. Personalmente, ritengo ‘semplici’ quei testi il cui signi cato ‘letterale’ si lascia cogliere
di primo acchito, ma che al contempo lascia anche intendere che ‘c’è dell’altro’, che quel che stiamo
leggendo o ascoltando o cantando contiene qualcosa che allarga l’orizzonte e spinge ‘oltre’. Non saprei
però esattamente come questi testi possano essere ‘tutelati’: forse educando precisamente a saper cogliere
quell’’oltre’, quel surplus di senso che ti stupisce e ti fa balenare connessioni e necessità a cui mai
avremmo pensato. Se questa educazione ha successo, i testi ‘sempliciotti’ niranno per eliminarsi da sé,
perché l’ovvio (il ‘gastronomico’, avrebbe detto Umberto Eco) alla ne stanca. Quindi – e non sembri un
ragionamento circolare – potremmo anche dire che ci si difende dai testi ‘sempliciotti’ abituandosi a
riconoscerli per tali, resistendo all’assuefazione al banale e nutrendosi di testi più solidi sia dentro sia fuori
la liturgia.

Come incentivare la composizione di nuovi testi di qualità da porre in musica? Quali potrebbero essere iniziative
utili?

Occorrerebbe in primo luogo che la Chiesa in Italia – e in primo luogo l’U cio Liturgico Nazionale –
coinvolgesse poeti di razza nella composizione di nuovi testi, che commissionasse loro brani da provvedere
poi di musica e da far circolare con cadenza regolare. Potrebbe quindi essere utile organizzare anche
seminari appositi sul tema, sia in vista della creazione di nuovi testi, sia per aiutare diocesi e comunità a
sviluppare una maggior sensibilità sul tema. Si potrebbe pensare, poi, a qualche sorta di concorso
nazionale periodico, che porti alla ribalta nazionale testi e autori di valore che, stante la stagnazione
dell’attuale editoria liturgico-musicale, non avrebbero altrimenti modo di farsi conoscere. Una volta
pubblicata la seconda edizione italiana della Liturgia delle Ore, che conterrà un innario assai più ampio e
variegato di quella in uso dagli anni Settanta a oggi, varrebbe in ne la pena di progettare, sempre a livello
nazionale, un analogo ‘innario’ per la celebrazione eucaristica (non limitandosi naturalmente al genere
dell’inno in senso stretto) che provveda la Chiesa italofona di testi musicabili almeno per introito e
comunione delle diverse stagioni liturgiche dell’anno, tenendo conto delle attuali antifone ma
sviluppandole in modo che possano svolgere appieno il ruolo che compete a quei momenti liturgico-
musicali.

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in libreria

Proposte editoriali per la Veglia


Pasquale e il Tempo di Pasqua
Valeria Di Grigoli Gennaio 2019

"Veglia Pasquale" AA.VV.

Raccolta di 13 canti edito da Paoline per la Veglia


Pasquale. Progetto nato da una collaborazione tra:
Marco Frisina che propone un'interessante
versione dell'annunzio pasquale (preconio);
Giuseppe Liberto con una nuova proposta musicale
per il cantico di Mosè (Es 15) e il Salmo 117 con il
solenne Alleluia; Valentino Miserachs, che ha
composto il cantico di Isaia 12 e i Salmi 103 e 15. A
loro si uniscono altri musicisti: C. Berlese, G.
Elponti e A. Parisi.

Canti: Cristo, luce del mondo - Esulti il coro degli


angeli - Manda il tuo Spirito - Proteggimi, o Dio -
Cantiamo al Signore - Ti esalto, Signore -
Attingeremo con gioia - Signore, tu hai parole -
Ha sete di te, Signore - Gloria a Dio - Alleluia,
 
celebrate il Signore - Ecco l'acqua che dona la vita
- Tu sei la nostra Pasqua.
 

O luce radiosa, Marco Frisina

Raccolta di 10 canti per le celebrazioni del Tempo


Pasquale. I brani, i cui testi trovano origine negli
scritti biblici e patristici, fanno eco ai temi della
Risurrezione e al dono dello Spirito Santo.
Caratterizzati da uno stile solenne, sono compresi
i due inni gregoriani, il Veni Creator Spiritus e Jesu
dulcis memoria, entrambi nella versione elaborata
da Frisina.

Canti: O Luce radiosa - Alla Cena dell'Agnello -


Cantate al Signore, alleluia - Jesu dulcis memoria
- Beato l'uomo che teme il Signore - Chiesa del
Risorto - Ascende - O Ostia santa - Veni Creator
Spiritus - Andate il tutto il mondo.

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Resta con noi, Salvatore Sica

Canti per la liturgia del Tempo Pasquale e delle


solennità. I testi sono tratti dalla Sacra Scrittura e
dagli scritti di Sant'Anselmo d'Aosta e riescono ad
esprimere la profondità e la bellezza del mistero
cristiano.

Canti: Benedirò il Signore in ogni tempo - Gloria -


Alleluja di riconciliazione - Pane spezzato - Santo
- Agnello di Dio - Io sono il Buon Pastore -
Signore Dio mio - Resta con noi Signore - Lord My
God.

   

Pasqua, Autori vari

Progetto che comprende alcuni canti d'ingresso,


una proposta per il Gloria, la serie di canti per la
Liturgia della Parola: il salmo responsoriale, due
versioni musicali della Sequenza pasquale, le
acclamazioni prima e dopo il Vangelo. Raccolta a
cura di V. Giudici, G. Liberto, A. Parisi, e F.
Rainoldi.

Canti: Oggi è risorto - Io sono risorto - Splendore


del Padre - Gloria - Questo è il giorno - Sequenza
pasquale - Alleluia, Parola vivente - Alleluia,
Cristo nostra Pasqua - È la Pasqua del Signore -
Cristo mia speranza è risorto - Alla vittima
pasquale.

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curricula

I collaboratori del numero 7 di


Psallite!
Redazione Gennaio 2019

Anna Morena Baldacci, nata a Pescara nel 1966, ha


compiuto gli studi teologici presso L’Istituto
Superiore di Scienze Religiose di Pescara e,
successivamente, presso il Ponti cio Istituto
Liturgico S. Anselmo di Roma. Ha conseguito la
Licenza in Sacra Liturgia nel 1995 e nel 2008 il
dottorato in Teologia Sacramentaria presso il
Ponti cio Ateneo S. Anselmo. È diplomata al
COPERLIM (CEI). Ha insegnato liturgia presso
l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “G.
Toniolo” di Pescara. E’ docente presso la Ponti cia
Università salesiana di Torino. Attualmente lavora
presso l’U cio Liturgico Diocesano di Torino ed è
responsabile diocesano del Servizio di Pastorale
Battesimale. E’ docente al  COPERLIM (CEI)  e al
corso Musica Liturgica On Line (CEI). Fa parte
della commissione formazione dell’U cio
catechistico nazionale della CEI.  È Direttore della
sezione pastorale della Commissione Liturgica
Regionale (CEP). 

Giacomo Baro o (Novara 1940) con una


formazione musicale base (violino, armonia)
acquisita durante la scuola d’obbligo, frequenta
l’Università a Köln, Erlangen e Bonn e si laurea
con una tesi sul canto ambrosiano. Dopo studi
teologici a Roma, è docente in varie sedi
accademiche (liturgia, storia della musica
medievale, paleogra a musicale…) e attivo nella
pratica del canto gregoriano. Oggi continua a
dedicarsi alla ricerca delle fonti liturgiche e di
repertori italici (Benevento, Milano, Roma).

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Don Peppino Cito, presbitero dal 1971 della Diocesi
di Conversano-Monopoli. È Parroco della
cattedrale di Monopoli e direttore dell’U cio
catechistico diocesano. Già docente di teologia
pastorale e catechetica. È membro dell’equipe
nazionale del secondo annuncio.

   

Sr M. Cristina Cruciani appartiene all’Istituto Pie


Discepole del Divino Maestro fondate dal Beato
Giacomo Alberione nella Famiglia Paolina. Dopo
aver conseguito la Laurea in Giurisprudenza
presso l’Università Cattolica di Milano, ha
completato gli studi teologici specializzandosi al
Ponti cio Istituto Liturgico di Roma dove ha
conseguito il grado di Licenza in Sacra Liturgia. Ha
svolto consulenza liturgica nei concorsi indetti
dalla CEI per nuove chiese per lo Studio Anselmi e
Nicoletti, ma in particolare per il progetto
realizzato a Foligno dallo studio dell’architetto M.
Fuksas e lo studio dell’Architetto F.Lipari per
Cinisi (PA) giunto secondo nel concorso CEI 2015. 
È stata redattore capo del mensile di Liturgia edito
dal suo Istituto “La Vita in Cristo e nella Chiesa” e
membro della Consulta dell’U cio Liturgico
Nazionale, è socio del CAL e dell’APL dove ha fatto
anche parte del Consiglio di Presidenza.

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Valeria Di Grigoli, inizia a studiare privatamente
pianoforte sotto la guida dell’insegnante Mariella
Miceli e dopo gli studi liceali sotto la guida del M°
Mauro Visconti. Si dedica allo studio dellʼorgano
con particolare attenzione alla musica liturgica e
sacra diplomandosi   in Musica per la Liturgia-
corso di Organo presso il Conservatorio "V.
Bellini" di Palermo e in Direzione del repertorio
sacro e vocale presso il Conservatorio "Santa
Cecilia" di Roma. Ha collaborato con lʼU cio
Liturgico dellʼArcidiocesi di Agrigento sempre per
l'ambito liturgico-musicale. Ha  frequentato il
corso Musica Liturgica On Line (CEI), il corso di
formazione biennale “Giovanni Maria Rossi” per
direttore di coro liturgico (CEI). È organista presso
il Collegio Nazionale Argentino e la parrocchia San
Francesco a Ripa grande.

 
 

Luigi Girardi ha conseguito il dottorato in Sacra


Liturgia al Ponti cio Istituto Liturgico di S.
Anselmo in Roma (1996). È presbitero della
Diocesi di Verona, dove insegna teologia liturgica e
sacramentaria. È docente ordinario presso
l’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina
(Padova), di cui attualmente è anche Preside (dal
2009). Ha pubblicato numerosi contributi, in
particolare sull’iniziazione cristiana e su
tematiche di teologia liturgica in rapporto alla
“questione rituale”.

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Agostino Maria Greco, nato a Catania nel 1982, è
laureato in teologia, specializzato in teologia
biblica presso la Ponti cia Università Gregoriana e
il Ponti cio Istituto Biblico (Roma). Presso
l’U cio Liturgico Nazionale della C.E.I. ha
conseguito i diplomi di 'Musica Liturgica OnLine'
- 'Formazione e direzione di coro ad indirizzo
liturgico’ - CO.PER.LI.M. Studia organo e
composizione organistica presso il Conservatorio
di Musica 'A. Scontrino' di Trapani. Docente di IRC
in una scuola secondaria di II grado di Roma, è
organista e direttore del coro della parrocchia San
Giuliano di Roma.

 
 

Pasquale Impagliatelli, nato nel 1967, è diplomato


in Organo e Composizione Organistica presso il
Conservatorio “U. Giordano” di Foggia dove si è
anche laureato in Musicoterapia in collaborazione
con l’Università degli studi di Foggia. E’ organista
titolare e responsabile musicale del Santuario
S.Maria delle Grazie e chiesa San Pio da Pietrelcina
di san Giovanni Rotondo. Ha conseguito i diplomi
al COPERLIM (CEI), in “Musica e Liturgia”
coordinato dalla Sezione Musica dell’U cio
Liturgico Nazionale presso il Conservatorio “ G.B.
Martini ” di Bologna   e ha perfezionato la sua
preparazione in Direzione di coro, Musicologia
liturgica e Musica gregoriana conseguendo il
diploma triennale a Volterra in collaborazione con
l’AISC di Roma. E’ autore musicale dell’inno
“Signore, da chi andremo” del XXV Congresso
Eucaristico Nazionale (Ancona, 2011). Ha
composto i “Canti per la Messa” raccolti nel Cd
“Sacerdote e vittima” prodotto e distribuito da
Fondazione Voce di Padre Pio di San Giovanni
Rotondo. Collabora con la Sezione Musica per la
Liturgia dell’U cio liturgico Nazionale della
conferenza Episcopale Italiana.

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Don Vito Marziliano,  nato a Sannicandro di Bari
nel 1951, ha frequentato il Seminario Arcivescovile
di Bari e il Ponti cio Seminario Regionale di
Molfetta. Ordinato sacerdote il 20 aprile del 1976
ha ottenuto la licenza in Teologia alla Ponti cia
Università Lateranense di Roma nel 1980. Ha
svolto il suo ministero per diversi anni come
educatore nel Seminario di Bari, Assistente
diocesano dei Giovani di Azione Cattolica e
Responsabile della Pastorale Liturgica della
Diocesi di Bari-Bitonto. Ha insegnato Religione
nel Liceo Classico Statale “Socrate” di Bari,
contemporaneamente ha insegnato "Antropologia
Teologica" nell'Istituto di Scienze Religiose di
Bari. Dal 1992 è responsabile diocesano del
Catecumenato. È parroco di Santa Croce in Bari.
Nel 2013 ha pubblicato “La stoltezza della
predicazione” e nel 2018 “Io vivo per risorgere”.

 
 

Suor Lucia Mossucca, suora di san Giuseppe


Benedetto Cottolengo, è laureata in Scienze
religiose presso la facoltà Teologica di Torino ed in
scienze infermieristiche. Dirige la sezione Musica
Sacra dell’u cio liturgico della Diocesi di Torino.
Ha studiato presso il Pont.Ist.Liturgico S.Anselmo
di Roma (pastorale liturgica) e il Ponti cio Istituto
di musica Sacra di Roma (percorso biennale). È
diplomata al COPERLIM (CEI) e all’Istituto
Diocesano di musica della diocesi di Torino dove è
docente. Collabora con la rivista “La Voce ed il
tempo” e Psallite!.

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Carlo Paniccià, oltre agli studi presso il
Conservatorio Statale “G.Rossini” di Pesaro e alla
laurea in ingegneria, ha conseguito i diplomi al
COPERLIM (CEI) e in “Formazione e direzione di
coro ad indirizzo liturgico” (ULN CEI). Collabora
con la sezione musica dell’U cio Liturgico
Nazionale della CEI. È vicedirettore dell’u cio
liturgico della Diocesi di Macerata-Tolentino-
Recanati-Cingoli-Treia. Dirige la Cappella
Musicale della Cattedrale di Macerata e il coro Vox
Phoenicis di Loreto.

 
 

Suor Maria Alessia Pantaleo, delle Apostole di


Gesù Croci sso, è diplomata in Organo e
Composizione organistica presso il Conservatorio
“N.Piccinni” di Bari, al COPERLIM (CEI) e in
“Formazione e direzione di coro ad indirizzo
liturgico” (ULN CEI). Ha frequentato corsi con
A.Susca, G.A.R.Veneziano, F.Friedrich (Turingia),
J.Mas I Bonet, J.P.Imbert, S.Korn. Dal 2006 è
responsabile dell’U cio “Musica Sacra” della
diocesi di Palestrina e direttore del coro diocesano.
Collabora con la sezione musica dell’U cio
Liturgico Nazionale della CEI.

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Mons. Antonio Parisi, nato il 1947 a Noicàttaro
(BA), sacerdote dal 1971, studi teologici al
Seminario Regionale di Molfetta, diplomato in
Organo nel 1976. Consulente per la musica sacra
per oltre vent’anni presso l’ULN, attualmente
membro della Consulta Nazionale dell’ULN della
CEI. Direttore da oltre 25 anni dell’U cio
Diocesano di Musica sacra della Diocesi di Bari-
Bitonto e dell’Istituto di musica per la liturgia.
Autore di circa 200 canti liturgici, tutti pubblicati
presso le edizioni Paoline e di usi in tutta Italia.

 
 

Ilaria Pasqua, nata a Bari nel 1991, è una freelance


illustrator e graphic designer. Diplomata in
illustrazione alla Scuola del Fumetto di Milano e in
graphic design presso la Scuola “Mohole” di
Milano ha già al suo attivo diverse copertine di
pubblicazioni della Sprea Editori, la creazione
della mascotte per la Coop Lombaria e la
pubblicazione di un'illustrazione sull'inserto
"Buone Notizie" del Corriere della Sera (dicembre
2017). Dal 2018 collabora con la rivista on line
Psallite!

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Daniele Sabaino, diplomato in Pianoforte e in
Composizione, laureato in Musicologia e dottore
di ricerca in Filologia musicale, è professore di
Modalità e di Storia della musica dei riti cristiani
presso il Dipartimento di Musicologia e Beni
culturali dell’Università di Pavia, co-presidente
del Gruppo internazionale di studio su musica e
liturgia Universa Laus Internationalis, membro
della Consulta dell’U cio Liturgico Nazionale
della CEI e collaboratore dello stesso u cio per il
settore musica liturgica e per il lavoro di revisione
della seconda edizione italiana della Liturgia delle
Ore (gruppo Innodia). Sempre in ambito liturgico-
musicale insegna Musica e liturgia dopo il Concilio
Vaticano II e Forme musicali della liturgia
rinnovata nel COPERLIM (CEI) e ha pubblicato
diversi canti per la liturgia. I suoi interessi di
ricerca e le sue pubblicazioni riguardano la
lologia musicale e la critica testuale,
l’organizzazione dello spazio sonoro e l’analisi
della musica medievale e rinascimentale, l’opera
di Juan Caramuel Lobkowitz e la musicologia
liturgica nella storia e nell’attualità.

 
 

Gian Vito Tannoia ha compiuto studi musicologici


universitari, musicali ( sarmonica, organo e
composizione organistica), teologici e diploma
COPERLIM (CEI). Unico organista italiano nalista
al Pražské Jaro di Praga (1989) e al Dublin
International Organ Competition (Dublino 1995),
ha vinto il 1° premio al Corso internazionale di
improvvisazione e il 2° premio al Concorso
Nazionale di organo italiano antico a Rodi
Garganico nonché i più importanti concorsi
internazionali di Fisarmonica (Bayan). Docente al
Conservatorio di Musica "E.R.Duni" di Matera, dal
2016 è “Catedrático de honor” nella Universidad
Católica de Caracas (Venezuela).

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Don Antonio Valentino, dottorato in Sacra
Liturgia presso Istituto Liturgico – Ateneo S.
Anselmo, Roma; Parroco della Chiesa SS.
Annunziata a Leverano, direttore dell'U cio
Liturgico, direttore dell'Istituto di Scienze
religiose e Vicario episcopale per i Beni Culturali
della Diocesi di Brindisi-Ostuni. Docente di
liturgia presso la Facoltà Teologica Pugliese–
Istituto S. Fara a Bari.

Giuseppe Verardo, è diplomato in organo e


composizione organistica al Conservatorio “Tito
Schipa” di Lecce; è ammesso poi al terzo anno di
Composizione. Finalista e vincitore di diversi
concorsi di composizione: “Santa Maria della
Speranza” (2008), CARISMA (2009), “Premio
Giovanni Maria Rossi” (2015), Arcidiocesi di Gaeta
(2016). Ha seguito il corso di Musica Liturgica
Online dell’U cio Liturgico Nazionale della CEI,
diplomandosi con il massimo dei voti e la lode;
attualmente segue il COPERLIM (CEI).
Compone e rielabora polifonicamente brani di
musica sacra e liturgica, soprattutto per coro.

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La Cappella Musicale della Cattedrale di Macerata
è il coro preposto all’animazione musicale delle
celebrazioni liturgiche ed eucaristiche che si
svolgono nella Cattedrale San Giuliano di Macerata
e della Diocesi. Per la sua tipologia e il servizio per
la quale è incaricata, la sua attività viene svolta
costantemente durante tutto l’anno.
La Cappella Musicale esiste ed opera n dal 1530. Il
Capitolo della Cattedrale ha sempre chiamato per
concorso i suoi direttori ( Andrea e Francesco
Basilj, Luigi Bittoni, Domenico Concordia, Antonio
Brunetti).  In tempi più recenti due personalità di
spicco hanno diretto il coro del duomo: Oreste
Liviabella, organista e direttore della Cappella
Musicale, padre del più conosciuto Lino Liviabella,
e Luigi Calistri, organista della Cattedrale dal 1954
al 1983. Successivamente la direzione della
 
Cappella Musicale fu a data a Don Fernando
Morresi no alla prematura scomparsa avvenuta
 
nel 1988. Dall’aprile 1993 la Cappella Musicale
della Cattedrale di Macerata è diretta da Carlo
Paniccià.  

L’Ensemble vocale Florilegium Vocis, attivo dal


2000, è tra gli ensemble di riferimento della
coralità pugliese. Da tempo impegnato in attività
concertistica e nello studio del repertorio corale
sacro e profano a cappella e concertato, è stato
invitato a numerosi Festival e Rassegne Nazionali
ed Internazionali, con grandi riscontri di critica e
pubblico. Dal 2015, ha realizzato, con l’Orchestra
barocca S. Teresa dei Maschi, prime esecuzioni in
puglia di grandi opere barocche storiche: di
J.S.Bach Johannes Passion, Oratori di Pasqua e
Natale; C.Monteverdi Vespro della Beata Vergine.
Importante l’impegno nella ricerca ed esecuzione
di musica di autori pugliesi inedita: Fago Salmi e
Magni cat; Nenna, Felis, Radesca villanelle e
madrigali; Cafaro Responsori. Dallo stesso anno è
nata la collaborazione con l’Etichetta discogra ca
Toccata Classics di Londra per la registrazione di
una collana di produzioni dedicate agli autori
pugliesi.

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