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Pressemitteilung -Comunicato Stampa

Dioxin und Tiermast - ein schicksalhafter Zusammenhang

Der Dioxin-Skandal in Deutschland legt ein weiteres Mal offen, welch


katastrophale Auswirkungen die Intensivtierhaltung hat. Um am Markt
bestehen zu können, der immer gnadenloser wird und die Profitraten immer
dünner werden lässt, greifen die Mastbetreiber immer wieder zu neuen
Mitteln (in diesem Fall zu Fetten aus Industrierückständen). 75 Cent erhält
der Mastbetreiber in Deutschland pro Huhn. Es ist leicht ausgerechnet, dass
so keine hochwertige Fütterung stattfinden kann.
Doch wer darauf hofft, dass Südtirol jene glückliche Insel sei, als die man sie
gerne darstellt, sollte besser umdenken. Heute wurden in Niedersachsen
1.000 SChweine als dioxinverseucht beschlagnahmt. Nun, in Südtirol ist der
gesamte SChweinebestand gerade mal 10 x so groß. Von den 10.000 in
unserem Land lebenden Schweine wird nur ein kleiner Teil des Fleischbedarfs
der Südtiroler Bevölkerung, der Touristen und der Speck- und Wurstindustrie
gedeckt.
Der Rest des im Lande konsumierten Fleisches stammt aus aller Welt (und
75% der weltweiten Fleischproduktion wiederum stammt aus
Massentierhaltung). Auch unser Land steckt mitten im Kreislauf der
Globalisierung und der Profitmaximierung.
Nur wer bewusst und qualitätsorientiert Fleisch konsumiert, entzieht sich
diesem Kreislauf.
Und wer immer öfter auf FLeisch verzichtet, tut sich selbst und der Umwelt
nur Gutes.
La diossina e gli allevamenti intensivi - una relazione pericolosa

Lo scandalo intorno alla diossina negli alimenti in Germania mette a


nudo un'altra volta le disastrose conseguenze degli allevamenti
intensivi. Per reagire alla concorrenza sempre più spietata che rende sempre
più sottili i margini di profitti, gli allevatori cercano sempre nuovi metodi (in
questo caso i grassi residui da processi industriali). Di fronte a una logica che
porta l'allevatore a ricevere magri 75 centesimi per ogni pollo allevato e
macellato è presto calcolato che gli alimenti con cui questi polli sono nutriti
non saranno certo di prima qualità.
Ma la Germania è molto meno lontana di come vorrebbero pensare i
sudtirolesi che tendono a vedere al propria terra come un'isola felice. Oggi
nel Nord della Germania sono stati sequestrati 1.000 maiali. Forse non
sembrano molti - ma questa cifra corrisponde comunque a un decimo di tutti
i maiali presenti in Alto Adige. E conviene rendersi conto che i 10.000 maiali
allevati nella nostra provincia non soddisfanno il bisogno né della
popolazione indigena, né dei turisti e tantomeno della nostra industria
salumiera.
Il resto della carne che viene consumata da noi perciò proviene da tutto il
mondo (in cui, lo ricordiamo, il 75% proviene da allevamenti intensivi). Quindi
anche la nostra provincia è inplicata nei circuiti di globalizzazione e
massimizzazione dei profitti.
Solo chi sceglie di consumare consapevolmente carne di sicura qualità,
possibilmente biologica e locale si sottrae a questi circuiti.
E chi rinuncia, anche solo ogni tanto, alla carne fa del bene a sé stesso/a e al
mondo.