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De Marco Diego 04.06.

2020

LETTERATURA E TESTI PER MUSICA – Prof.re Jona


“ORPHEUS” – Poema Sinfonico n.4 – Franz Liszt

L’ “Orpheus” di Liszt, quarto di dodici poemi sinfonici 1 tutti dedicati alla principessa Carolyne zu Sayn-
Wittgenstein2, venne composto tra il 1853 e il 1854 durante il prolifico “periodo di Weimar” 3.

Spesso, gli stimoli per comporre gli erano offerti da impressioni poetiche, ricordi di viaggi e di letture,
seguendo la bivalenza tipica del Romanticismo de “vita come letteratura” e “letteratura come vita”.

La prima esecuzione di questo poema sinfonico data 16 febbraio 1854, diretta dallo stesso Liszt, come
preludio da eseguirsi prima dell’ “Orfeo ed Euridice” di Gluck che veniva rappresentato per la prima volta al
Grossherzogliches Hoftheater di Weimar in occasione dei festeggiamenti per il compleanno della
granduchessa Maria Pawlowna, musicista dilettante e sostenitrice di Liszt.

Nella prefazione indica il programma della composizione identificando Orfeo come simbolo della forza
civilizzatrice dell’arte, e della musica in particolare, capace di domare gli impulsi primitivi delle passioni e di
acquietarli in nobili ideali:

“Als wir vor einigen Jahren den Orpheus von Gluck einstudierten, konnten wir wahrend der Proben unsere
Phantasie nicht verhindern, von dem in seiner Einfachheit ergreifenden Standpunkte des grossen Meisters zu
abstrahieren un sich jenem Orpheus zuzuwenden, dessen Name so majestaetich un voll Harmonie uber den
poetischen Mythen der Griechen schwebt. Es ward dabei das andenken an eine etrurische Vase in der
Sammlung des Louvre in uns wieder lebendig, auf welcher jener erste Dichter-Musiker dargestellt ist, mit
dem mystischen koniglichen Reif um die Schlaefe, von einem sternbesaeten Mantel umwallt, die Lippen zu
gottlichen Worten und Gesaengen geoffnet und mit maechtigem Griff der feingeformten, schlanken Finger
die Saiten der Lyra schlagend. Da scheinen die Steine geruhrt zu lauschen und aus versteinten Herzen losen
sich karge breunende Traenen. Entzuckt aufhorchend stehen die Tiere des Waldes, beisegt verstummen die
rohen Triebe der Menschen. Es schweigt der Vogel Gesang, der Bach haelt ein mit seinem melodischen
Rauschen, da laute Lachen der Lust weicht einem zuckenden Schauer vor diesen Klaengen, welche der
Menschheit die milde Gewalt der kunst, en Glanz ihrer Glorie, ihre volkererziehende Harmonie offenbaren.

Heute noch sprosst aus dem Herzen der Menschheit, wie auch die lauterste Moral ihr verkundigt ward, wie
sie belehrt ist durch die erhabensten Dogmen, erhellt von Leuchten der Wissenschaft, aufgeklaert durch die
philosophischen Forschungen des Geistes und umgeben von der verfeinertsten Zivilisation, heute noch wie
ehemals und immer sprosst aus iherm Herzen der Trieb zur Wildheit, Begier, Sinnlichkeit, und es ist die
Mission der Kunst, diesen Trieb zu besaenftigen, zu veredeln.
1
Il poema sinfonico è una forma e termine da lui stesso inventata (Tondichtung – poesia di suoni), con un referente
letterario e/o pittorico ben preciso, in cui si cela la volontà di un ideale romantico di fusione tra le arti (soprattutto tra
poesia e musica). Si tratta di una composizione per orchestra in un tempo solo con parti di carattere contrastante; utile a
portare in musica analogie e identificazioni con opere pittoriche e letterarie.
2
Nobildonna di origini polacche, sposata ad un ufficiale russo (il principe Nikolaus zu Sayn-Wittgenstein-
Ludwigsburg) che incontrò Listz nel 1847 in Russia e lo seguì a Weimar. Innamorata di Listz, ma impossibilitata a
sposarlo, intrattenne una copiosa corrispondenza con Listz.
3
Dal 1848 ricopriva la carica di Kapellmeister dell’orchestra di corte di Weimar, in Turingia, trasformandolo in uno dei
centri di maggiore vivacità culturale in Europa. Negli stessi anni scrive la maggior parte dei poemi sinfonici e le 2
Sinfonie.
Heute wie ehemals und immer ist es Orpheus, ist es die Kunst, welche ihre melodischen Wogen, ihre
gewaltigen Akkorde wie ein mildes, unwiderstehliches Licht uber die widerstrebenden Elemente ergiesst, die
sich in der Seele jedes Menschen, und im Innersten jeder Geselleschaft in blutigem Kampfe befehden.
Orpheus beweint Eurydice, das Symbol des im ubel und im Schmerz untergegangenen Ideals. Es ist ihm
vergonnt, sie den Daemonen des Erebus zu entreissen, sie heraufzubeschworen aus den Finsternissen der
Unterwelt, nicht aber sie im Leben zu erhalten. Mochten mindestens nie jene Zeiten der Barbarei
wiederkehren, wo, cie trunkene, zugellose Maenaden, wilde Leidenschaften die Kunst erliegen machen unter
morderischen Thyrsusstaeben, imden sie in fiebertollem Wahn sich raechen fur die Verachtung, mit welcher
jene auf ihre rohen Geluste herabsieht.

Waere e suns gelungen, unseren Gedanken vollastaendig zu verkorpern, so haettern wir gewunscht, den
verklaerten ethischen Charakter der Harmonien, welche von jedem Kustwerk ausstrahlen, zu
vergegenwaertigen, die Zauber und die Fulle zu schildern, womit sie die Seele uberwaeltigen, wie sie wogen
gliech elysischen Luften, Weihrauchwolken aehnlich maehlich sich verbreiten, den lichtblauen Ather, womit
sie die Erde und das ganze Weltall wie mit einer Atmosphaere, wie mit einem durchsichtigen Gewand
unsaeglichen mysteriosen Wohllauts umgeben4.”

“Quando abbiamo provato l’Orpheus di Gluck qualche anno fa, non abbiamo potuto impedire alla nostra
immaginazione di astrarre dalla semplicità del punto di vista del grande maestro e di rivolgerci ad Orfeo, il
nome più maestoso e pieno di armonia tra i miti poetici greci. Ci è stato riportato alla mente il ricordo di un
vaso etrusco nella collezione del Louvre, su cui è raffigurato quel primo poeta-musicista, con un mantello
tempestato di stelle, le sue labbra si aprono per cantare e colpire le corde della lira tenuta saldamente dalle
dita sottili. Le pietre sembrano mescolarsi alle lacrime che ammorbidiscono anche i cuori più duri. Gli
animali della foresta si alzano incantati e gli impulsi dell’uomo vengono sopiti. Il cinguettio degli uccelli
tace, il ruscello interrompe il suo mormorio melodico, di fronte a questi suoni la risata di piacere lascia il
posto a un brivido, rivelando all’umanità la forza delicata dell’arte, lo splendore della sua gloria, la sua
armonia educatrice.

Oggi germoglia, dal cuore dell'umanità, la morale più pura, come viene insegnato dai dogmi più sublimi,
illuminato dalle luci della scienza, illuminato dalle ricerche filosofiche dello spirito e circondato dalla civiltà
più raffinata, ancora oggi come è stato in passato e come sarà in futuro, la voglia di natura selvaggia,
desiderio, sensualità, ed è la missione dell'arte placare e lenire questo istinto.

Oggi, come in passato e sempre, è Orfeo, cioè l'Arte che riversa le sue onde melodiche, i suoi potenti accordi
come una luce delicata e irresistibile sugli elementi riluttanti che sono impegnati in una sanguinosa lotta
nell'anima di ogni essere umano e nel più profondo di ogni società. Orfeo piange su Euridice, il simbolo
dell'ideale che è morto nel male e nel dolore. A Orfeo é concesso di strapparla ai demoni di Erebus, di
evocarla dall'oscurità degli Inferi, ma non di tenerla in vita. Possano, almeno, non tornare mai più quei tempi
di barbarie in cui ubriachi, le Menadi ebbre e sprezzanti, le passioni selvagge facevano soccombere l'Arte
sotto i tiri omicidi, per vendicarsi con delirante follia del disprezzo con cui guardavano dall'alto in basso la
loro brama lussuria.

Se fossero riusciti a incarnare completamente i nostri pensieri, avremmo potuto presentare il chiaro carattere
etico delle armonie che si irradiano da ogni opera d'arte, per ritrarre la magia e l'abbondanza con cui
soverchiano l'anima. Allo stesso modo si diffondono l'aria dei Campi Elisi e le nuvole di incenso, l'etere
azzurro, che circonda la Terra e l'intero universo come se, con un'atmosfera, tutto si coprisse con una veste
trasparente di indicibile benessere misterioso.”
4
Prefazione tratta da “Orpheus”, Leipzig: Breitkopf und Haertel, n.d. [1885], scritta dallo stesso Listz come
introduzione e “manifesto programmatico” del suo poema sinfonico.
La difesa della missione dell’Arte contro la rozzezza e la sensualità sembra presupporre, nell’artista
romantico, un modello classico fatto di equilibrio e temperanza 5. Un tratto apollineo interrompe il disegno
della furia dionisiaca, cui Liszt non era estraneo. La figura di Orfeo è vista come una luminosa apparizione di
incanti pieni di poesia e di musica echeggianti nel regno dei Campi Elisi.

Ai richiami iniziali dei corni si intrecciano gli arabeschi dell’arpa (ne sono previste due nell’organico), che
rappresenta la lira di Orfeo, rispondono le vibranti perorazioni dei violoncelli, la cantilena pastorale
dell’oboe è ripresa dal corno inglese. Si tratta di una frase ampia e distesa del violino solo che giunge in
primo piano e si specchia nel lamento del violoncello solo e viene poi inghiottita dall’oscurità. Violente
strappate dell’orchestra annunciano i mostri delle tenebre. La musica si spegne in modo graduale, nella
contemplazione di una tranquillità che nessuna barbarie può turbare.

La partitura è di breve respiro, talvolta solenne e contemplativa, sarà uno dei brani preferiti da Wagner.
L’intera struttura è in crescendo, seguito da un finale calmo che ritorna sulla struttura iniziale della
composizione. Si tratta di una sorta di forma sonata modificata: un primo tema è esposto in crescendo con un
canone tra corno inglese e clarinetto mentre, un secondo tema (in contrapposizione al primo) meno energico
e particolarmente affettuoso è messo in luce da strumenti solisti accompagnati dall’arpa; probabilmente a
simboleggiare il canto e la voce di Orfeo. Questa pagina di musica si conclude, infine, con un cromatismo
ascendente di peso più leggero, a rappresentare Orfeo che scompare tra le nuvole lasciando agli uomini il
compito di mettere in atto i suoi insegnamenti, così come narra Tamiri.

Riprende il mito tramandato dalla Grecia e impersonato da Orfeo, poeta per eccellenza che, travolto dalle
leggi della natura, è sempre proteso verso il suo ideale (Euridice). La musica lisztiana, in questa pagina, è
morbida e cantabile, mantenendosi aderente allo stampo classicista dell’argomento.

5
Questa concezione dell’effetto nobilitante di Orfeo e della sua arte può derivare dall’Orfeo descritto dal filosofo
Ballanche nell’ “Orphèe” del 1829, facente parte di un progetto più ampio e mai concluso di ricostruzione della
filosofia e poetica del passato.