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Andamento del PIL italiano negli anni 1995-2009

di alberto lusiani, 27 Marzo 2011 pubblicato su http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/2252 Visto che i mezzi di comunicazione e la politica italiana secondo me non forniscono agli elettori dati attendibili sull'andamento economico dell'Italia rispetto ai Paesi comparabili al nostro, cerco di farlo io con alcuni grafici, usando i dati Eurostat liberamente accessibili su web. Ringrazio i redattori di nFA per aver corretto il testo e aggiunto una serie di informazioni tecniche sul calcolo del PIL e del PIL PPS. In un mio precedente intervento, "Lo stato dell'unione italiana", ho confrontato l'andamento nel tempo del PIL pro-capite Eurostat a parit di potere d'acquisto (ovvero espresso in unit "Purchasing Power Standard", PPS) per l'Italia ed alcuni altri stati europei. Il PIL pro-capite PPS italiano mostra un'evidente caduta nel proprio tasso di crescita pi o meno a partire dal 2001, il che mi ha stimolato ad approfondire l'analisi dei dati Eurostat.

Leggendo la documentazione Eurostat ho appreso che i dati che ho utilizzato (PIL in PPS) non sono necessariamente appropriati per misurare l'andamento economico nel tempo: PPS figures should, in principle, be used for cross-country comparisons in a single year rather than over time Al termine allego alcune note tecniche in cui spiego la mia interpretazione del perch i dati sul PIL PPS sono inadatti. Per confrontare l'andamento nel tempo della quantit fisica di beni e servizi prodotti in Italia con quella degli altri Paesi, la misura pi indicata il PIL pro-capite "a prezzi costanti". Questa quantit misura di quanto cresce, di anno in anno, il paniere di beni e servizi prodotto da un paese, sotto l'ipotesi che i prezzi relativi dei beni di quel paniere rimangano costanti ed uguali a quelli dell'anno base, il 2000 in questo caso. Poich di fatto, almeno nei paesi dinamici ma anche in Italia, la composizione del paniere cambia nel senso che nuovi beni e servizi vengono introdotti ed alcuni di quelli originari non vengono pi prodotti, gli uffici statistici fanno

esercizi pi o meno credibili di aggiustamento cercando di "prezzare" i beni nuovi in termini di quelli che erano originariamente presenti. Le difficolt che devono risolvere sono del tipo: quanti laptop del 2005 vale un modello nuovo del 2006? Una domanda pi difficile, ma che tanto in Italia ci si pone raramente, : quante medicine che non curavano il colesterolo alto vale la nuova medicina che ha invece un qualche effetto? Son domande complicate, ma faccio l'ipotesi che l'ISTAT non sia n migliore n peggiore degli altri in questa particolare dimensione. Rimane aperta invece la questione dei prezzi relativi costanti nel tempo ed uguali all'anno base, ipotesi che rimuove parecchi fatti importanti e sulla quale ritorno pi tardi. Intanto guardiamo il grafico.

Questo grafico descrive meglio del precedente le variazioni annuali del PIL, ma non tiene conto delle differenze del costo della vita nei diversi Paesi n delle variazioni dei prezzi relativi dei beni prodotti in ogni paese. Confrontandolo con il precedente si pu inferire che, approssimativamente, (i) il costo (prezzo) medio nazionale del paniere di beni e servizi utilizzato per fare il calcolo del PIL PPS era, nel 2000, minore di tutti in Spagna, seguita da Italia, Germania e Francia e che, (ii) lo stesso indice, nel 2009, ha ancora il suo valore minimo in Spagna ed il suo valore massimo in Francia, con Italia e Germania nel mezzo, in posizione relativa difficile da definire. Questo grafico mostra anche che l'andamento del PIL italiano descritto nel primo grafico il risultato di almeno due fattori (pu esserne un terzo, pi complicato e su cui torno dopo). C' un arresto della crescita reale nel senso che la quantit di panieri di beni e servizi (base 2000) prodotti in Italia smette completamente di crescere fra il 2000 ed il 2002, poi cala un po', risale un pelino e crolla nel 2009. Allo stesso tempo, attorno al 2001-2002 c' anche una crescita superiore alla media del costo italiano del paniere di beni e servizi usato per calcolare il PPS, la qual cosa accentua il crollo in quegli anni. A partire dal 2004, circa, questo effetto scompare e la linea piatta e poi discendente comune a entrambi i grafici, per quanto riguarda l'Italia. Per completezza aggiungo anche il grafico che riporta la crescita dei PIL pro-capite a prezzi correnti, la crescita in questo caso corrisponde alla crescita nel valore nominale, in euro, del paniere di beni e servizi prodotto in ogni paese.

Confrontato coi grafici precedenti, questo grafico mostra che il PIL a prezzi correnti francese ha uguagliato negli ultimi anni quello tedesco, pur essendone ancora inferiore quando misurato sia sulla base dei prezzi relativi del 2000 sia sulla base dei prezzi del paniere PPS. Questo ha due possibili cause, fra loro compatibili: una maggiore "inflazione" in Francia ed una crescita nel valore di alcuni beni prodotti dai francesi rispetto a quelli prodotti dai tedeschi.

Confronto dell'Italia con la media di Francia e Germania


Per approfondire meglio l'andamento economico italiano, espongo ora alcuni dati che misurano le deviazioni dell'Italia dalla media franco-tedesca. Il primo grafico mostra la differenza di crescita reale dei PIL, usando i dati pi appropriati, e cio i PIL a prezzi costanti.

Il colore rosso indica crescita inferiore alla media franco-tedesca, il colore verde superiore. La prevalenza del rosso dal 1995 al 2009 misura il declino economico italiano. Lo sfondo arancione indica gli anni in cui la legge finanziaria stata approvata e amministrata da una maggioranza di sinistra e lo sfondo azzurro indica invece da una maggioranza di destra. Alla faccia di chi affermava che l'economia italiana aveva sofferto meno la crisi perch era pi solida, meno gonfiata e pi manifatturiera, il declino economico italiano si accentua nel 2008 e 2009 con la crisi economica mondiale. anche interessante notare che proprio intorno al 2001, contrariamente a quanto apparirebbe nel primo grafico, l'Italia riesce a crescere pi di Francia e Germania. Tutte queste considerazioni vanno prese con un grano di sale perch le stime statistiche sulla crescita del PIL per quanto precise hanno comunque un'incertezza (di cui peraltro non conosco la stima... immagino sia dell'ordine del 0.10.2%). Per evidenziare la componente dovuta agli indici dei prezzi (come misurata dal deflattore del PIL) sulla crescita economica, mostro ora un grafico che riporta l'effetto dei prezzi usati per deflazionare i PIL nazionali. Pi precisamente, riporto (con il segno invertito) la differenza tra le variazioni del deflattore del PIL in Italia e la variazione media, non pesata, di quelli di Francia e Germania.

Il colore rosso indica inflazione italiana superiore a quella franco-tedesca. Il grafico mostra che l'inflazione italiana costantemente superiore a quella franco-tedesca e che questa particolarmente accelerata negli anni immediatamente precedenti all'introduzione dell'euro. Tutto come da manuale, mi dicono gli economisti che gestiscono il sito. Il grafico che segue mostra invece come cambia in Italia, rispetto alla media franco-tedesca, l'indice dei prezzi usato per calcolare il PIL PPS, riportando il suo effetto sul PIL pro-capite PPS.

Questo grafico mostra, dove rosso, che il costo in Euro di un paniere standard di beni e servizi aumenta in Italia rispetto alla media franco-tedesca. Dove il colore verde, invece il costo del paniere standard in Italia relativamente diminuisce. I valori verdi degli ultimi anni, seppur piccoli, suggeriscono che in realt il costo del paniere usato per la PPS aumentato un pelino di pi in Francia e Germania che in Italia.

Note su parit di potere d'acquisto (PPS), prezzi correnti, prezzi costanti


Riassumo quanto ho capito della documentazione Eurostat relativa al calcolo del PIL a prezzi correnti, del PIL reale, e del PIL PPS. Il PIL pro-capite l'indicatore economico migliore per misurare la grandezza dell'economia di un Paese per abitante. Corrisponde pi o meno alla somma di tutti i beni e servizi prodotti, al prezzo di mercato, oppure anche alla somma di tutti i consumi, investimenti, spesa pubblica ed eccesso di export su import. Il calcolo del PIL avviene quindi anno per anno usando i prezzi correnti, e il numero misurato il PIL a prezzi correnti. Per capire la crescita economica reale di un singolo Stato da un anno all'altro diventa quindi indispensabile misurare anche la crescita dei prezzi o inflazione: la crescita reale corrisponde alla crescita del rapporto tra il PIL a prezzi correnti e il livello dei prezzi correnti stessi. Il livello dei prezzi correnti si ottiene pesando i prezzi di beni e servizi secondo gli effettivi consumi, che variano nel tempo e nei diversi Stati. Gli uffici di statistica nazionali calcolano pertanto anno per anno un indice dei prezzi, con il quale si calcola il PIL a prezzi costanti, che uguale al PIL a prezzi correnti diviso l'indice dei prezzi. Fissando arbitrariamente a 100 l'indice dei prezzi del 2000, come fa Eurostat, il PIL a prezzi costanti risulta misurato in Euro del 2000 (cio col potere d'acquisto nel 2000, stato per stato). La crescita reale del PIL, quella su cui si focalizza frequentemente l'attenzione dei mezzi di comunicazione, corrisponde alla crescita percentuale del PIL a prezzi costanti, che a sua volta, in prima approssimazione, uguale alla crescita del PIL a prezzi correnti meno il tasso di inflazione annuale (= la crescita dell'indice dei prezzi). Per confrontare il PIL di due stati diversi nello stesso anno c' un'ulteriore complicazione: bisogna tener conto del fatto che gli stessi beni e servizi possono avere prezzi diversi in diversi stati. Pertanto Eurostat compila per ogni stato una specie di indice dei prezzi che misura quanto costa un paniere standard di beni e servizi. Dividendo il PIL a prezzi correnti per l'indice dei prezzi PPS (Purchasing Power Standard) si ottiene il PIL procapite a parit di potere d'acquisto (PPS), che il miglior indicatore per confrontare stati diversi se ci che

si vuole misurare la capacit del PIL nominale di quel paese d'acquistare, nel paese, un certo paniere di beni e servizi, quello usato per il calcolo dell'indice di prezzi PPS. Visto che tutto questo, almeno per me, servirebbe per confrontare la crescita di quanto l'Italia produce con la crescita di quanto gli altri paesi producono, c' un'altra "complicazione complicata" da aggiungere, ed la seguente. Tutti questi confronti sarebbero semplici se le seguenti condizioni fossero soddisfatte (non lo sono): - Economia chiusa in cui il paniere di beni e servizi prodotti uguale al paniere di ci che si consuma ed investe. - Nessuna variazione nei prezzi relativi dei beni e servizi contenuti nel paniere di ogni paese. - I panieri dei vari paesi sono o identici o "equivalenti" in termini di utilit. La terza condizione permetterebbe di confrontare il PIL PPS da un paese all'altro: se tutti mangiamo banane e broccoli e li mangiamo nella stessa proporzione, allora sensato chiedersi chi sia pi ricco misurando quante banane e broccoli si comprano con quello che si produce. Se uno mangia patate invece di broccoli ma riceve dalle patate la stessa utilit che gli altri ricevono dai broccoli, funziona ancora tutto. In generale questo non vale. per cui, anche se il paniere Eurostat PPS comune per tutti i paesi e si cerca di controllare per i pesi diversi di ogni bene nei diversi panieri, dato che la composizione (paese per paese) cambia nel tempo i confronti intertemporali sono un casotto. Per questo l'Eurostat raccomanda di usare PIL PPS solo per confronti cross section, ossia statici. La prima condizione permetterebbe di usare il PIL prodotto come una perfetta misura di quanto gli abitanti di un paese siano "contenti", assumendo che la loro contentezza derivi da quello che consumano e posseggono grazie ai propri investimenti. Se produco 4 patate e 2 alberi di banane ed anche consumo 4 patate e 2 alberi di banane mentre l'anno scorso producevo, rispettivamente, 3 e 1,5, allora sono di certo pi contento. Ma, se commercio con l'estero e produco 4 patate e 2 banane ed il mio consumo/investimento consiste di 4 patate ed 1 cavolo, importato, allora la questione si complica: sapere semplicemente che il mio output mix passato da (3 e 1,5) a (4 e 2) non mi dice se sono pi contento. Per concluderlo devo misurare anche il mio consumo/investimento o, meglio, quante coppie (patate, cavoli) posso comprare con le coppie (patate, banane) che produco. I calcoli del tipo PPS a questo dovrebbero servire, ma lo fanno parzialmente. Inoltre, e questo importante, rischiano di farci fare confusione: corriamo il rischio di confondere i cambi di produzione con quelli dei prezzi mondiali o interni. Pensate al caso di un paese che produce sempre (3 e 1,5) di patate e banane ma che, grazie al fatto che il prezzo mondiale del cavolo diminuisce, riesce a comprarsi (4,2), (4,3), eccetera. Infine la seconda condizione, che quella pi difficile da controllare. Usando l'esempio precedente, invertiamolo. Il prezzo mondiale dei cavoli rimane costante e si continua a produrre patate e banane nelle quantit (3 e 1,5), (3 e 2), (3 e 3) e cos via. Ma il prezzo mondiale della banana, la cosa che stiamo diventando pi bravi a produrre, cala rapidamente, ancor pi rapidamente di quanto il nostro output fisico cresca. In questo caso il calcolo PPS, se fatto giusto, rivela che ci stiamo effettivamente impoverendo perch produciamo sempre pi roba a buon mercato (le banane) ma cerchiamo di consumare roba relativamente costosa (i cavoli). Solo che il calcolo PPS non sa dirci se questo impoverimento dovuto a un aumento dei prezzi di ci che compriamo o alla diminuzione dei prezzi di ci che produciamo o, ancora, al fatto che produciamo una quantit minore di quanto si produceva un tempo. Questo ultimo fatto potrebbe rivelarcelo il calcolo del PIL reale a prezzi costanti, se il paniere del PIL non cambi. Ma se cambia (non produciamo pi le patate ma i pomodori) allora siamo punto ed a capo perch i cambi nel prezzo relativo dei pomodori complicano il tutto. A cosa si deve la lunga crisi italiana? Probabilmente ad una combinazione di tutti e tre i fenomeni qui descritti. Per capirlo, per, occorrerebbe fare lo sforzo microeconomico e statistico che un blogger non in grado di fare e che dovrebbero invece fare i centri studi ufficiali e l'ISTAT in particolare. Ma non lo fanno, se non molto ma molto parzialmente ... Morale: l'Italia sta diventando pi povera, ma l'ISTAT non ci aiuta a capire come e, meno ancora, perch.

Un grafico pi appropriato dell'evoluzione del PIL a parit di potere d'acquisto


Sequendo le indicazioni Eurostat ribadite anche in questa discussione nei forum dell'IMF, indicata da Luca Rigotti, ho aggiunto un grafico che descrive nella maniera pi appropriata l'evoluzione del PIL a parit di potere d'acquisto in Francia, Germania, Italia e Spagna. Questo grafico parte dai PIL PPS Eurostat dei Paesi indicati relativi all'anno 2009, quindi piu' o meno il dato disponibile pi recente e attendibile oggi, e poi "evolve" all'indietro per gli anni precedenti i PIL PPS usando le variazioni annuali dei PIL nazionali, che sono la misura pi accurata disponibile della crescita reale delle economie nazionali. Questa procedura pi appropriata rispetto ad usare i PIL PPS anno dopo anno perch la stima delle variazioni reali dei PIL nazionali sono molto pi accurate delle stime delle variazioni delle unit di potere d'acquisto.

I prezzi diversamente dai grafici precedenti sono in Euro del 2009, anzi pi precisamente ancora sono in unit di potere d'acquisto Eurostat espresse in Euro del 2009. Faccio tutte queste precisazioni per consentire di riprodurre i risultati e anche per spiegare alcune differenze con altri grafici precedenti. In questo grafico la Spagna non supera l'Italia nel ~2006 come nel primo grafico di questo articolo ma non c'e' nulla di strano o misterioso dietro: la Spagna supera l'Italia secondo il PIL PPS Eurostat 2006, basato sulla misura dell'unit di potere d'acquisto nel 2006, mentre questo ultimo grafico riporta il confronto Italia - Spagna secondo il PIL PPS Eurostat 2009, evoluto al 2006 usando la crescita reale stimata dei due PIL dal 2006 al 2009. Le due misure differiscono (dell'ordine del 5% relativo) perch stimo io, anche in base a quanto leggo sui documenti Eurostat, l'incertezza sulla misura dell'unit di potere d'acquisto (PPS) dell'ordine del 5% da un anno all'altro.