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DE'

COSTUMI
DE'
^'
(e.
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GRISTIANi

LIBRI TRE
COMPOSTI DA
F,

TOMMASO MARIA
? A
r.i

A C H

Dell' Ordine de' Predicatori

^
E,

TEOLOGO CASANATENS

TOMO

i;.

"^.

J^i^^l

UT) e e LUI,
Lorenzo Barbi ellini
di Libri a Vajjuino,

Prefio gli ^f^d d Gio:

^J

Uniputori

Me rcanti

GIUSEPPE CARDINALE
^rcivffiovo di Tiapoli
FR.
,

Alt* Emyvx-n-tissimo Principe

SPINELLI
'

e r^efccuo di /'ahfirina

TOMMASO MARIA MAMACHI


Teole^o
Ciraiiatinfc
.

CE' rRKDC.

Avm. io ragionato in que-

Jo mio fecon.
do

wlume

Vieta ^

de' progrejji nella della prudenza ^ della


*

itirez':

(IV)
^

deftrezza nel maneggiare gli afar della religione , della zelale deW attenzione de"pri-

mi fedeli neir apprendere ^

neWadoprare a tempo ci , che pota e[fere d giovamento alla crjiana repuhblica^ejato uno de" principali motivi^ p*

quali mifonoprefo l'ardimento diprefentarlo


'ZA

allaEMi^Et^-

Vostra,^' di /Implicarvi, che

vi

degnale di accettarlo , e di

foffrire, che portajfe infronte


ciocch avendo io ravvifato
ii

ilVoHrogloriofo nome .Imper-

Voi unaviva immagine di qiie primi dfenfori, e promotori


dellofiudio delle acre lettere

della religione

e avendo
cor,

(V) conftderato con quale prudenza , e zelo abbiate trattatogli affari pi rilevanti delCattolicifmo in varie occafioni^ che vi

Jtprefentarono opportunamente , mi diediJacilmente a credere , che a Voi fojje quello


iBeJJb libro , /ebbene piccolo ,

pi che ad ogni altro ragionevolmente dovuto . per veritafaceBe Voifino dallaprma Vojra giovinezza , fiotto la direzione^ e la dijciplina de IP Emo Imperiali Cardinale d* immortale memoria VoBro Zio^ nella piet , e nelle ficienze maraviglio/ avanzamenti , e avendo poi viaggiato per la

Germania ^ per

la
*
3

Olanda ^

e
per

(VI) per la arancia , procurale , converfando colpiti gran letterati di acquijare maggiori co-

gnizioni , affinch poteje ejfere alla Cbiefa di giovamento .

FoBe quindi mandato Nunzio alle Fiandre da Clemente XL


Pontefice

Maffmo^

il

quale

ave a conofciuto il voftro valore , e avea preveduto quanto dovea ejjere vantaggio/a la

VoBraopera alCrifiianeJmo\
nella qual Nunziatura, aven-

do Voifuperateledifficulttutfojjete^acefie s, che cacciati ro da Lovanio coloro,i quali ej^

fendo fi Benitori di nuove dottrine , gran pregiudizio recavano dfedeli\rendejiea quel-

VII )
,

la

cos celebre

e cos

ri-

nomata Unverjtt P antico fuo fplendore ; e aveBe la gloria^


he
le

VoHre

ordinazioni ine

torno al non ammettere nin-

no
fzj

alle cattedre

a hene-

EccleJaBici ^ f non a'vea egli prima fottojcritto il For-

mulario di AleJJandro VIL fjjero da Benedetto XIIL


Pontefice

d' immortale me,

moria approvate
date
della
:'
.

e commen-

Creato poi Cardinale

Santa Romana Chiefa^


Citt di

dichiarato Arcivefcovo del'

Napoli Vo* Hra patria , dimoBraJe di ef^ere Voi tale in fatti nel governare la VoBra Dioce/l
^a
^

Regia

quale

vili

quale

tutti

aveano giudicato^
.

cF ejjer doweBe

Poich ifti'

tuiBe de''confervatorjper mantenere illibata la coBumatez-

za dellefanciulle ^'viJitaBefo'
commeffi^ e predicando face-

vente ipopoli alla Vojra cura

Jle loro conojcere^ qualiJteno le loro obbligazioni ^promovefie vieppi la riforma del VoJro Clero , procuraje , che k perfine di abilita , e di fapen
fojfero innalzate
oltre
,

fondafit

Ur hano , un altro feminario pd la Diocejty e provvedeBe VoBri chierici dijei eccellen ti maeftri da Voi ^/ipendiati e mantenuti nel VoBro palai
antico chiamtto

IX

)
,

zo Arc'vefco'vle

quali

in-

dogmi della religione e laj'ana morale ^fervano loro eziando di ejempio^ affinch riefcano non meno coJiumati^ che dotti. Anzich
Jegnando
<,

rifior

coir autorit

VoBra

in

Napoli r antica ^e lodevole confuetudine della Chieja^mentre avendo Voi penfato ejjer ella
contenevol cofa^ che giovani
Ecclejqfici fojfero

allevati
,

fitto gli occhi

VoBri

ajfe-

gnqfte alle f:uole le Banze contigue alla VoBra Cattedrale

da Voi
,

rifarcita

arricchita di prezioj^ e nobili

paramenti Accettate pertanto Eminentissimo Principe ,


* 5 e ri-

(X)
^

f ricevete fitto

/'

autorevole
il

Vojira protezione

ficondo

Coturni de^primitivi Crijliani , che per queJe tante ragioni^ e per legrandijjtme obbligazioni ancora , che ViprofeJfO'i a Voi unicamenteJ deve , mentre io confagr ondalo al VoBroJingolar merito , colpiti umile ojjequio m inchino al bacio della Satra Porpora*

volume

de^

IN.

ti

INDICE
DE' CAPITOLI 3 E DE'

PARAGRAFI
IT.

DEL LIBRO
Di'

COSTUMI de' PRIMITIVI CRISTIANI.

CAPO
DE'
T.

I.

de' Primpivi Crifliaquanto riguardavano loro medtfimi ; e frincipalmente del pag. loro efercizo quotidiano Quali fieno i cofiumi riguardanti f

Cojumi
in

ni

li.

ftefo . Ifeir efercizio quotidiano de' f ri-

ivi

mi t ivi

Crijiiani

ivi

CAPO
Delk
I.

IL
i

arti

che profetavano
.

primi-

tivi Crifiani

57
le

Non profejfav ano

arti

y
.

che gli
ivi
.

IL
III.

poteano indurre a peccare Giureconfulti , e Oratori


fofiCrijiiani.

e Filoivi..

IV. V.

VL

De' Medici Crifliani . De' Soldati Crijiiani . De' Mercanti . De' Liberti Crifiani dcgl' Imper adori,

58.
5P, 72.

74.
altri

VIL Di varj

impieghi

me*
fiierj

12
flieri de^ primitivi Criftiani
.

pag.

74.

Se ne^ frimi tempi del criflianefmo vi faffer de' fedeli iUujiti per Ut nobilt loro . IX# Di qualunque condizione erano , fervivano con fedelt al Signore .
Vili.

75.
81.

CAPO

III.
.

J?ella umilt de" primitivi Crifliani

82*

CAPO
Della
I.
II.

IV.
antichi
.
,

Trudema

de* no/fri

88
ivi.

Trudenza

de^ primitivi Crifliani

III.

riprendevano V ardire di quelli , / quali per la imprudenza loro , apportavano al comune del danno Loro favia condotta nelT iflruire
.

^3

gli altri
Jiani

nel parlare

feride''

vere a^li
.

fleffi perfecutori

Cri

P4.

CAPO
ftiani
I.

V.

Della Temperanza degli antichi Cri^


102.

JOelU fohret

afilnenza
noflri

de''

primi"
v^
.

thi

Crifliani

h
IL

Della fobrieti de'


Z>e'

antichi

ivi

digiuni

de^

primitivi

Cri'
1

fiiani
III.

op.

Del

^3
III.

Dd
il

digiuno
^

tecuracni

face a da'' e da"^ fedeli ancora^


,

che

fi

ctri

quei tempi
IV.
Z?e'

we'

quali

fi conferi'vct

fanto tJ attefimo , digiuni dopo il fanto


che faceanfi
.

P^g i^^Batteivi.
Fefco'vi
1

V.
VI.

fimo Digiuni
ne''

J<t'

Sinodi

17.

De^ digiuni nelle imminenti perfecuzioni comandato da^ VII. // digiunare Dio 5 [ebbene la determinazione del tempo del digiuno di diritto

ivi.

umano
Vili.
IX.

11 8
, ,

Del digiuno della quarefima


De^ digiuni avanti
il

ivi
e

natale

la pentecofle
<-jenerd
,

e dei
.

del mercoled , e fabato nella Chiefa


e

I^omana

132.
.
II.

Della
I.

cafiit,

pudicizia de^ primiti^


1^4.

m Crfiani
DaW
fi

aflinenza de^ primi Crijliani


,

fcguiva
II.

f/?'

eglino maggiormente
.

contenejfero

ivii/i

Continenza de' primitivi Crifliani . IIL Erano perfuafi i gentili della con^ tinenza de' Crifiian'i ,

i4i
ivi

IV.

Quanto

fojje

apprejfo
.

Crifliani

la ^verginit in onore

V.
VI.

Singolare continenza degli accafati


.

14^.

^llc voi

a gli

Spofi con ifcarnhiefi

voi e C9nfenti?nento

fep aravano

per

14
ferfewre con maggior liberti al
Signore . VII. Erano anche cafli c i Iqto penfierL
.

148.
i

loro difcorft

ivi.

III.

Erano ben perfuafi


na
;

primitivi Crflianl

della debolezza della natura

uma^

onde procuravano di fchivare

que^ luoghi

, e quelle circoflanze , che potevano dare occafione di ope*

rare , dipenfar male . Quindi , che non frequentavano gli fpetta^ coli , n le licenziofe converfa^
I.

zioni Tcrfuafi della debolezza della natura umana fuggivano le occafioni


di operare
,

I4P,

II.
III.

Non frequentavano

Delle cagioni , non frequentavano teatrali di' vertimenti e IV. ^na delle cagioni erano i gefii tH" pudichi degr iflrioni .

dipenfar m.ile . il Teatro. per le quali noflri

ivi

150.

151.
ivi

y.

1S(on intervenivano

fiiani iC teatri

ancora i Cri-, perch credevano ,

che le rapfrefent azioni di amore , che quivi faccanii , e il vedere , e

V
yi.

effere
,

veduto fojfe loro di pregiu*I

dizio
Islon

J9'

ferviva per ifcufa il , che per amicizia qualcuno erafi la* filato condurre al teatro . Il rapprefentarf le cofe da burla VII, nel teatro , non era fcufa , cb(Lj

dire

i8p.

*5
appa^affe

Padri

poich

le

buf-

fonerie

ed ilp'irUre da flotto nan

conviene al Crifliano . Credeano i Padri, che non Vili,


^vantaggio per
/'

ipiV
fi

potefse da' teatri riportare alcun

anima

ipl.

IX.

//

non

ejjere lecito
,

di fare a

uru

Crifliano
tro

ci

che vede nel tea

per le , era una , quali gli antichi fedeli fl ritirava no dagli fpettacoli .
delle cagioni
i

jpa.

X.

V avere
venire

Crifliani

faputo

che^
inter-

nella frittura proibito


a'

/'

giuochi teatrali , erdj una ddle caufe , per le quali f ne


.

aflenevano
XI.
tacoli

ipj
i

Non andavano
,

crifliani agli fpet-

perch flimavano , chc^ del diavolo , alle quali ave ano rinunziato nel rice vere il'fanto battcfino; perch difloglievano , andandovi , dal fervi zio di Dio ; e perch credevano ejfermale , che chi frequentava la chicfa , ofaffe d"* intervenire a tali
fojjero

pompe

divertimenti.
Xir.

ip6^

^flencvanfi ancora da quefli di^ vertimenti ^perch quivi gli uomini fi traveflivano , e faceano la parte
di

XIIL

donna . Efempj addotti da'


i

ipp.

TV.

per

diflogliere

fedeli dagli fpettacoli

200.

XIV. Erano pertanto foggetti i frequentatori de' teatri


,

comici altres
.

agraviffme pene

cecieftafliche

20

XV. I^on

i6

XV

'3^ott fi

accofiavHno gli Ecclefiaflld

a" teatri.

204,
da'

XVI.

Non fi approvava
vano

Tadri la

condotta de* Trefidi , che concedeal popolo i crudeli, e turpi

divertimenti.

lof.
ivi
^

XVII. l Crfli ani non ave ano teatri . XVIII. Se non intervenivano a"" teatri , ne gli aveano , molto meno rega^ lavano coloro , che recitavano , ballavano nello fpettacolo XIX. Non credevano i Tadri , chc^
.

207.

filano

XX.

fuor delle fefle foffe lecito al Cri-al teatro , d^ intervenire perch era ci^ permejjo dalle leggi . tAnche i halli erano avuti iru

2op.

orrore , e in abbominio da'" noflri maggiori. XXI. Sfuggivano pure i noflri antichi le lcenziofe conv erfazioni
.

210.
ivi.

IV.
212.
ivi
ivi

Della modeflia degli antichi Criflani . Della modeflia interna degli anti^ I,
chi
II.
Crifliiini
.

Della modeflia del volto . JIL Bella modeflia de"" noflri maggiori nelle parole , e nel portamento . Del modeflo veflire de' primi CriIV.
fiiani
.

215,
2 ip.

V.

Dell' ornato pofitivo delle cafe de' primi fedeli .

220.

V.

^7
.

Del

diflaccamento de^ primi Crifiiant


dalle cofe terrene , e dell* animo loro alieno dalla cupidigia del da-

naro
I.

e delle

ricchezze
i

225.
,

Quanto

foffero

primi

crifiiant di'

fiaccati dalle cofe

del inondo

c^
ivi
-

II.

lontani dalla cupidigia del danaro , Della comunione de^ beni , e/;' era

in ufo appreffo i primi Criflani . UT, Quanto foJ]ero contrarj alle ufur e

228.

253.

S.

VI.

primi fedeli

I.

purch poteffero piacere , a Criflo , non fi curavano di qualunque cofa terrena . A'on fi curanjano delle ricchezze , purch poteffero piacere a Ges
Crifio

254.

ivi

CAPO
JPtlla fortezza
,

VI.

e della coflanza

nelU
2^7ivi

fede
ti^ul

e della

pazienza

de' primi-

Crifiiant

I,

Della fortezza , della cofianza , e della pazienza de"" primi Crifliani . IL Come i crifliani abbandonate le e afe loro , in luoghi remoti fi na^ fcond efiero III. Come non effendo ficuri nelle cam pagne , fi ritiraffero ne"* deferti . IV. Se nonpoteano ejjere figuri nelle ca^
, .

238

240
f'

i8
f loro i fedeli, n pot ano fcappare we' deferti , fi ritiravano nelle ca^ njerne , e ne^ cimiterj delle citt .

242.

per motivo di re-licione abbandonati da'* loro pa^ tenti gentili , e ci foffrivano con pazienza . VI. Teflimonanze de^ Tadri circa la^

V.

Erano

i Grifi i ani

346".

pazienza
VII.

la cofianza

e la fot ^

Crifliani . tezza de' Delle perfecuzionl , che furono moffe da'" Giudei , e da' Gentili con*

primi

247.

tro

Crifiiani,

Vili.

Della perfecuzione di Nerone , Della perfecuzione di Domiziano , IX. Della perfecuzione di Trajano . X. XI. Verfecuzione de"* Giudei contro i otto Barcocheba Crifliani f XII. Della perfecuzione di Adriano XIII. Della perfecuzione di intonino Tio XIV. Della perfecuzione di Marco w^//.

257. 262. 272, 275. 279. 281.

28^.
293.

relio

XV. Della perfecuzione


'Vero.

di Settimio Se^

^04.
di Maffinino

XVI. Della parfecuzione

5.

Della perfecuzione di Decio . XVIII. Della perfecuzione di Gallo , e di Valeriano . XIX. Della perfecuzione di Dioclezia' no XX. Della perfecuzione di Licinio
e di Giuliano
9

XVI I.

314^

320.
522*

e di

Faleute^

335

CA.

l^

CAPO
,

VII.

Della 'virt della, giujiza , e della^ face de'' primitivi crjiani Della giiflzia in quanto riguar I. da P uomo giuflo IL Islon fi trefjavano Crifliani condannati alle carceri per qualche
misfatto
III.
.

55p.
ivi,

ivi
.

Della pace

ivi

t)

'

COSTUMI
t)

E'

JPRIMITIVI CRISTIANI

LIBRO
A
fede
, ,

IL
la

fperanza,
la

!a

carit

e
,

virt della

religione

eflendo (late
era-

eccellenti ne' primitivi

Crifliauijtalmente

li

no impadronite
cuori

de' loro

, e tal polTeflb ne aveano prefo , che faceano , che tra gli altri uomini rirplendcffe la luce loro 5 e ^i vedefiero le loro opere buone , e foffe glorificato il Padre loro , eh' ne' Cieli Poich non vi ha dubbio , che avendo 1' amore yerfo Dio cutte quelk propriet , che
.

fono

^
(a)
e.

DE*
2'

COSTUMI
,

XI II. fono da S. Paolo


feci,

V, I.

(4) defcritte nella prima Epivada egli l'empre iinito colle virt, che riguardano ruomo virtuofo, e 'l profTiino i Laonde effendo flati i noftri maggio^^j,^

Corinti

ri

ripieni d fede, di confidenza, di carit


il

,
,

e di

religione verfo

fmmo bene

forza

che

e prudenti folTero , e forti , e calti, e inodefti^ e verfo gli altri mifericordioii, e reverenti , e amanti cella giuflizia . Gr avendo noi trattato nel primo libro de' coftumi de' noftri antichi,
iji

quanto riguardavano Dio fa d' uopo feguendo T ordine accennatoci da S. Paolo ( il quale j dicendo, che V uomo dee vivere pia,

mente, fobriamente , e giuflamente (Z>) , finch ^"^"^^ ^^ bpts, fperanza , e la venuta della^ ^^^^^'^ del grande Iddio , dirioflra , che ognuth n'eLd^ Ep. lea. Ili' "o dee coltivare le virt , che riguardano Dio, |)i47<sEJ,an f ile fio ^ e il prolTimo ) parliamo de' coflumi 15 j<f. T.Ji. loro in quanto riguardavano loroflefT, affinch potiamo farci flrada a ragionare di quelli che/iguardavano il proffimo

(h) Epift.ad

vaX

^^

CAPO

de' primitivi cristiani

CAPO
J)e"

I.

in

Cripanh quanto riguardavano loro mCCoglimi de prmiti'vi


defimi
s

principalmente del

loro efercizjo quotidiano

T.TelIe

virt

e quei colhimi

quali

^^'^^^/<?-

hanno per loro immediato ^* ricuarbuona difpofzione dell' animo --*- danti '[e
V uomo coftnmato e virtuoio , e a lui principalmente fi riferifcono , come fono la prudenza , la temperanza , la fortezza ^ la modeHia, la purit di corpo , e d mente , fono da
,

fine la_

fiejfe

noi appellate virt


flefib, delle quali

e coftumi riguardanti fe,^


(labilito di

abbiamo
,

ragiona,

re in quello fecondo libro

e dimoftrare

effer

cileno (late eccellenti ne' noftri antichi

IL Or incominciando dagli efercizj ne'qua- P^^'^fir^ ciazio q Iloti-* ! ,. ^ quotidianamente l occupavano , egli e cer- ^;^^ ^^, tilimo, che la mattina di buoniffima ora ap- prtmiiivi pena fvegliati fegnavanfl la fronte col fegno crfti^uti (^) Teir. falutare della fanta Croce , la qual cofa ancora faceano qualunque volta imprendevano a fare_. lit)-deCor. qualche lavoro (a). Levati dal letto , prima di
,

,. il

*^/i,^'j^^*

collo (lef- Ezech.T.I. fo fegnacolo della fantifllma croce, poich o^iu" jng. 138, flamcnte credevano , efler queflo un' arma for- voJ. 11.
tiffima contro
la
il

calzarfl(),

nuovamente munivaiiii

nemico

dell'

uman genere. Per

(t>)Teit.ib.
^^-^

qual cofa da Lattanzio Firmiano chiamato

Lib. iv.

muro ineffugnahile (^c') , e fegno immortale d2 p. Inft. e Lucio Cecilio Autore od celebratifimo libro xxvi. p. '^* i' delle Morti do" Ver nitori ^ il qual libro da 34<^ f molA j

4
i5i(7.

DB*

COSTUMI
,,

(a) C.x.p. niolti attribuito al

T.Jl.

fuddetto Lattanzio (a) . Non aiti.jnienti parla S. Cirillo Gcrofolimitano nella quarta , e nella tredicefima Catechcli , nella_>
delle quali:
la

prima
y,
5,

Segna pur
i

dice, colla

ci) p. 28.

^^

demonj, vcggendo il fegno reale , tremando f ne fuggagano (^) ,,. Sono a quedi fomigliantifTimi i
croce
tua fronte, acciocch

fcntimenti degli antichi Scrittori crifliani, cio Origene , di S.Atanafio , di S.Gregorio Na* zianzeno , e di molti altri , che per brevit fi
di

<c)Tn Bzcc. tralafciano

J'

Kom.xLiu. "^ 5 ^'^^ V^^ maggior pulizia , e mondezza , la in 1. Ep. ad qual cofa ancora faceano quafi fempre prima di Cor. n. IV. mettcrfia orare . Che f qualcuno fi moftrava P4o^. r.x. fcrupolofo in qucdo , e non gi nel tenere mon^* ^^ ^^ fpirito , era egli afpramente riprefo da' r O Padri (t^) . Se molti convivxano infiemc , il l)M. (f)S.Bafil. adunavano in qualche ftanza deftinata a quello Epift. Il.ad buon ufo, e quivi unitamente , fegnandofi (e) Gicgonn.II, nuovamente tutti col falutevole fegno della-^ ' K^^* CI- croce.incominciavano le loro mattutine OrazioMon.S.Ma- "^ ^ *" ^^^ trattenevanfi per qualche terapo(/)5 imperciocch erano perfuafi , che_jj r. Tg) S. Jo: (pecialmcnte in quell'ora foffe convenevole l' Chiyf.Ro. offrire le preghiere qual facriizio mattu^* fi^^o Iddio (?) . Se poi era un fo3 al Signor j Y/'f ^^ nella cala, con tutto ci, fegnandofi egli 147.T. XII. Opp*. dit. pure , pregava, ringraziando primieramente , IParif. Mon. e lodando l'Altifimo , che mifericordiofifilma5. Maui'i ment^ l'area protetto , e confervato in vita , e
'

S Jo:Chryf.

confuetudine di mue qualora fi accinge vano a qualche opera, col fegno della fanta cro> an. iV4$-"p* ce , era in vSo non apprefio alcuni folament/, 238. ((]) Teit. rna appreifo tutti quanti i fedeli , cometiftefla L. (ic Orat. efpreflamcnte Origene (c^ , Vcftiti eh' erano fi c.xi. p.r5 5. per fi:perItizio]^y^^y,jj^Q jg rnani , e il vifo non ^ '.
.

Frattanto

la

^y^^^^' nirfi in tutte le occafioni

...

in

DE PRIMITIVI CRISTIANI
in

grazia fiu

la

candolo , che fi ajiito per quel giorno Quelle preghiere , e_^ quelli tali ringraziamenti erano recitati nelle cafe, dove molti abitavano infiemc , dal Padre
.

notte antecedente , efupplidegnaffe di continuargli il fuo

di famiglia

quei

f non era prefente qualcuno di , eh' erano addetti allo flato Ecclefiaftico,

'

ed erano accompagnati colPanimo dagli altri,che prefenti fi ritrovavano . A quello fine erano ^ati comporti varj inni dagli Scrittori Ecclefia-^ Ilici , quali fervivano per facilitare a' fedeli P efercizio , che doveano fare la mattina appena levati , e le altre ore del giorno , che doveano impiegarfi nella orazione , come fi pu agevola mente raccogliere da quelli, che furono pubblicati da Prudenzio Autore , che fior vcrfo Ja fine dd quarto , e nel principio del quinto fecolo (;0 della Chiefa Eifendo adunque fiato
i .

^ ^

in

ufo apprefib tutti


il

primitivi Crifiiani

d'

c^iI^q^/^'

, appena levati , nella ora- ^q. {qu.ej] dubbio , che parlando S.Cle- an. i6zs. mente Alefiandrino ddlc ore del giorno , che principalmente fi doveano fpendere nella preghiera 3 tra quelle abbia numerata la prima ora, mentre dice , che al nafcere del Sole erano foliti di pregare i fedeli de'fuoi tempi, come leggiamo nelfettimo libro degli Stromi (^) Im- (Wb.vu. perciocch febbene tutti concordemente fiima- Strom. p. vano , che la vita del Crifiiano , fecondo gPin- 7^2-^- ^J-rafegnamenti del nofiro Divino maefiro,debba ef- ^ 'T'^T,' fere una continuata orazione (e); con tutto ci (e) i^c. ficcome per gl'impieghi particolari d'ognu- c-:^vui.v.i no 5 e per la debolezza ancora della natura, non fi pu fiare fempre in continua attenzione

impiegare
2one
,

tempo

non

vi ha

u penfare alle divine cofe, cosi fiabilivano cer* te ore^nelk ^uali attender poteifero d propofito

alla


(a)

E*

e O

U M

preghiera C^). Frattanto orando fi voltava ^^ verfv) l'oriente , perciocch flccome il Sole d^ P f'i* Evantv.T.llI ^afcendo apporta la luce a' mortali , cos per Opp,p,3oS. 1' apparizione del Divino maeflro , e Salvator nortro GesCriflo furono dijfTipate le tentbre,c
^j}.,
r

CKryf.

illuminato ogni

uomo veg

lente in quellj

mon-

(b")CIem. do (6) . Laonde verfo P oriente giuda la iflruAlex. ibid. 2one de' SS. Apoftoli (e) volge vanii per di,
^oriire quafi con un (imbolo , o fegno che vog'iamodire, che arpettavano di effere illumixxxi.p.i64 T.Kopp.Ed. "^^i ^^^ vero Sol di g'uflizia . Mentre prega vaVener. no , ftavano ben compolli , ma non con quel!'
'

'

Or

(cAnftor affettazione
Qiisclt.

eh'

propria degl'ipocriti, n
,

&

cercando! luoghi pi fablimi

e pi fcoperti

P^^ ^^^^^ Veduti dagli altri , e rifcuotere dagli oper.SJuft. i^omini qualche lode (/), contentandofi eglmo refp.cxviii. di piacere follmente al S'gnore , f riti r atifi, (<l)Oiig. ib. erano folamentc grati al fanto cofpetto di lui , j^.xix.p,i48 '[;q{[q che l ponevano a orare , elevavano la ^' mente loro a Dio , e confderando, eh' era egli loro prefente , e che vedeva il loro animo \ e i loro penfieri , fi raffiguravano di parlare cn._? efTo lui . Dalla qual confiderazione grandifima utilit ricevevano , mentre penfando con chi trattavano , deteflavano di vero cuore loro ., , -, falli ) perdonavano a (f) nemici, e procurar.viiiTfqq.
tho'drinte. . i

vano di deporre qualunque cattiva afifczione , che aveffero mai , per loro disgrazia , concQ" puta , e principalmente perla falvezza loro fpirituale pregavano", non curaridofi della corporale , e de'temporali beni , f alla vera loro felicit

Dopo

doveano'elfere d oftacolo, e pregiudizio che 'aveano depofto , e deteftato ogni male , e adorato il Signore , che confideravano prefente, contemplavano la grandezza , e

la

maeft di lui

e quindi lo glorificavano per.


^

Ges

DE PRIMITIVI CRISTIANI, j Ges Grillo Salvator noftro , e terminate quelle lodi, lo

ringraziavano
il

come pocanzi dicemrei di

mo
il

e dipqi

confenavanp
,

colpa innanzi
,

Tuo divino cofpetto

pentitili

e diman-

dandogli perdono , gli chiedevano delle grazie per f , e pe' parenti loro , e per gli amici , e per filtri eziandio , quantunque fapeffero , che da loro erano avuti in odio , poich erano (lati

nemici,

ammae (Irati non folamente di perdonare a' ma di pregare ancora per efT loro (4) Finalmente come aveano nel decorfo della loro
.

C^>^"*^"*
*

^'^

^^.

|-

preghiera glorificato Iddio, cos colla lode, Cypr. Iib. e glorificazione del fanto nome di ha la termi- de Orar, .navano , Le quali cole non folamente fi rica- !> io?* % vano da Origene , da Tertulliano , e da S. Cipriano , i quali compofero de' libri circa la orazione 5 ma eziandio da S. CI mente Aleffandri(MCfem. no , e da S.Giuflino Martire (^), \z autorit de'
quali per non apportar noia a chi legge
,

e per ^^'
1

^"^"^?*

''^* ^"* omettono Finita che aveano Ja I.n.XllI.& preghiera modellamente velliti, come altro- j^v. fqq. & ve dimodreremo, nelP atto di ufcire di cafa-o i^ial. cnm faceano di nuovo il fegno della fanta croce , e Tryph. n. t. quando non aveano un particolare impedimen- xxx. xxxv, ^^"' to che onninamente togliere loro la confala- ^'^^'

brevit
1

fi

ry

r>

'

'

zione di portarfi a pregare infleme cogli altri nell'adunanze, andavano in Chiefa, e quivi alfiilevano al divin facrifizio ; perfuafi, che la orazione offerta da molti infieme congregati , fia
gratilfima al Signore Dio (e). Che mentre_j ufcivano di cafa , folTero foliti di farfl il fegno xxxixr*Adella fanta croce, l'atteila Tertulliano ne! fjpra- p^,!^ s. Jo: citato luogo del libro della corona del Soldato . Chr. fer.JJ Quanto a ci , che fi detto della loro atcen- in Gen.n.r. zione , e diligenza d portarfi f.bitamente alia'^'^^'P'^^i Chiefa^ febbene non fi verifica in tutti i tempi, aven4

!>'

COSTUMI
libro colle te,

avendo noi dimoilrato nel primo


alle

ftimonianze di Plinio, e di S. GiufHno


volte
le
,

che

quando

forf

non aveano

Cri(iiani

tutta

la liberta di sidiinarfi

ogni giorno, fola;

mente

Domeniche

fi

congregavano

tutta

volta egli certi flirno, che e ne* principi deU la chiefa , e dopo ancora furono foh'ti , mentre

non ne erano impediti


quotidianamente
i

noliri di
,

frequentare

facri oratorj

e quivi

porgenegli

che ogni giorno fi fermavano unanimemente nel tempio, e perfeveravano nella orazione , e quindi trasferitifi al cenacolo , celebravano T Eucari-: e fi cibavano con efultazione di animo , rifila (a) e. II. e fiinplicit di cuore , lodando Dio (4) Ne' V. 45. fq. tempi ancora di S. Cipriano (Z>) lappiamo , che ricevendofi quotidianamente da coloro , ch^ J d o^^^* ben difpofii la Santifilma Eucarifiia , fi 104. Ediu ^rano Opp- an. afllfieva per confeguenza ogni d al divin fagri3700. Ezio, poich dopo 5 che quefio era offerto , fi (e) S.Amb. comunicavano i fedeli come appreffo vedre, ae ac. ivc j^^Q N folamente ne' tempi di S.Cipriano era ^" ^^^ ^ accoftarfi ogni giorno alla chiefa , quanIhis cft libri aaor,!. V. do era permeffo , e ritrovarfi prefente alla ce,
, .
^

re infieme le loro fuppliclie a Dio . Atti de' Santi Apofloli leggiamo

Onde

c.v.S.Her.

lebrazione de' divini miller;


de' Santi

,
,

ma
e

eziandio nel-

aJ Jov. p. la et loS.T.lJ.S.

Ambrogio

AgoRnoCc'). Arrivati , Allg. Eplft. /-l "^^ 5 fi dava prmcipio alla preghiera pubblicviii. ad ca(), quindi leggevano qualche parte della Januar. Scrittura del vecchio , e del nuovo Tefiamen(cl)Tert. . XXXIX. to (e) , e talvolta ancora aggiugnevano la qzo^^^ ^' qualche lettera , o fermone di quei Pa^V^^^' a ^^^' ^ ^^^^^^ apprelTo quelle Chiefe erano inj J e. gran venerazione tenuti laonde S. Dionifio,

11

Girolamo , ed ch'erano all' adunan! LIT

'

di

de' primitivi cristiani


di

^
^^^

Corinto racconta , che fi leflc nella fua^, adunanza della Domenica l' Epillola di San.- Clemente Romano (a) , ed Eufebio Cefarien- ^^^
f

^'

uomo

di

fno:olare

Stona

Ecclefialiica

attelta

Io (rf)

Ma

^J^'^' e de' quali eziandio ragiona Ph'nio nella ^?^n g ^^ fu a lettera a Trajano da noi riportata intiera nel Ephef. c.'v. la Prefazione del primo volume di quella opera, v.tp.& e. Ili liccome li era coli' andare de' tempi intro- ^P* ad Coi,
,

luoghi erano loliti i adunanze i libri di Erma , che fojio intitolati (^) ^* ^^^f il Tafiore i^b) , e troviamo appreffo S. Girolamo nel celebratiflmo libro degli Scrittori Ec- ^V 'P'^^' cleliuftici , che dopo la lezione delle facre fcritture in alcuni ceti de' criftiani li leggevano le opere di S. Efrem Siro illullre Diacono di Edef(c) . Terminata quella lezione li cantavano (0 E)e S, l'deMalmi, e degl' inni , de' quali parla S. Pao.
i'jL

erudizione nella fua_^ ^ che in alcuni , fedeli di leggere nelle

.c.xxm

dotto

1'

abufo
, ,

da' privati

recitaOero
gli

componeflero degl' inni e nelle congregazioni de' fedeli li la qual cofa cagionava talvolta de,

che

li

^* ^^'

fconcerti

perci fu ordinato dal Concilio

Laodiceno(e), che non fi cantafTero, n fi re- (e)Can.x citaiTero in avvenire nella chiefi i cantici e coI.7S?.t.i', gl'inni, chefoffero compolli da qualche perfona Ed.PnJ.
,

privata

Fu

inoltre fiabilito dal

medefimo
i

fino-

do,che non
l'uno

fi
,

cantafiero feguitamente

falmi

uno
.

topo l'altro
5

ma

s'

interponeffe una lezione tra


^

e l'altro (/), affinch , come olTervano il Balfamone , e 1' Arifieno nella interpretazione di quello canone, non fi annojaife il popolo, particolarmente allora quaado le lezioni erano frequenti , e lunghe . Efercitandofi frattanto in quella fanta devozione , ognuno facea il fuo dovere e tutti congiuntamente davano gloria al Signore . Collo fcorr^re iper de' tempi fu
,

^^^"'^^^

intro-

IO

de'

COSTUMI

introdotta la ufanza di cantare aternatiVamente , laiche una parte rirpondefife all'altra, la

quale ufanza fu ammeiTa da Flaviano , e da Dio. doro in Antioc'iia fino dalla et di Coflanzo W'^'^f^^^^ImpcradoreC^) 5 e quindi propagata per tutto ^ 1ictus III... V crediamo a Tr L Teodoreto leDbene f niondo cap. -l Hifl. xxiv. p.vj' Socrate , non fo con qual fondamento , pretenEclit. raur, de, ch'ella fu introdotta da S. Ignazio Mar(b) Socr.l, tire , che pat fotto Trajano (6) . Dopo che il VI. e. vri,{gj.j.^j.g ^y^^ f^^tQ {[ fuo uffizio, il S/xerdote , prendendo ^^' che prefedeva alla facra finzione, ^*ir.^' per tema un pafTo della Scrittura , d quelli , eh' erano flati recitati , facea un proftte voi e ragionamento , efortando i fedeli all'efecuzione delle maffime , che in effj (i contenevano'
,

e alla itTiitazione degli efempli dati da que' fan(b)S.


.

Jt^ft.I,

ApoJ.

Ce] T. r.

pp-p*

72

erano fiate mentovate Ne' tempi fufTeguenti per Preti , dopo , cominciarono in alcune chiefe ch'era Rnto il ragionamento del VeQ:ovo, a recitare uno dopo [' altro i loi*o fermoni , come ne fa teflimonianza S. Gregorio Vefcovo NifTej^Q ^^-^ Bench erano frequenti ragionamenjj ^ ^ Y efortazioni , che i Sacerdoti faceano con tutto ci trovavano degli uditori , quali fntendo ne ritraevano grandifTimo fpirituale
ti
,

le gefte de' quali


.

nella lezione (^)

predica, o ragionafegaivano le pre, g'^^^^^ P^' catecumeni , cio per quelli , che oonNaz.m" ^lon erano ancora battezzati , e chiedevano ?1. P.J17. quello Sacramento , per eifere ammefT alla__> partecipazione eziandio degli altri ; e per la clalTe de' penitenti , e per gli energumeni altres . Terminate quelle tali preghiere, chea ogni clafle delle nominate appartenevano, ufcivano dal luogo facro , e in primo luogo partivano
(ci)

Tert.
^*

vantaggio (e)

Dopo

la

Apoog

mento, che vogliamo dire

de'
i

PRIMITIVI CRISTIANI

?'

catecumeni, e poi i penitenti (^) . 0) Cond. tivano Ma prima , che coftoro ufciOero , erano dal ^J^'^* "^^^^ Diacono licenziati , colle parole ^fi^^o i cate- ^]^'^^'J^^f{^ Latini /f fidit. Hard. eumeni ^ ovvQ'o come ufavano poich la parola mijfa vale lo icfCo , mijfa efl , che mifTione ; e fignificava , che cfTendo terminata la funzione loro , f ne andafero alle
: i :

cafe loro

onde quefta parte


la

della facra litur-*


,

gi era chiamata
la

MelTa de' catecumeni

dal-

quale
i

fi

paffava alla celebr^^zione della

fa de' fedeli, che

Ufciti

rimanevano nel catecumeni , allora fi prefentava al Sacerdote il pane, e il vino , che doveano fervipel fagrifzio
i

meffacro tempio .

re

e eh' erano appellati doni da'


fi

criftiani,

quali doni

doveano per

la

confecra-

zione convertire in corpo,e fangue di llo Salvator noflro , come appreffo

Ges Grivedremo.

Sacerdote ci , che evidentemente da S. Giufiino Martire nella prima Apologia^ al luogo di fopra citato, da S. Ireneo , e da S. Agoftino altres (^) . Fatta la oblazione dal (S.Tren. ^'^^^'* ^'^p. popolo, e pollo il pane in una maopa, e il vino nei calice , il vefcovo , o il Sacerdote li lavava j^j^ Venet.
allora
fi

Che

prefentaffe

al

dovea fervire

pel fagrifizio,cofia

le

mani, baciava di poi l'altare


,

una preghiera
riva
al

e ricevea dal

Diacono una par-

recitava quindi s.Aug. inJ Tf. cxxrx.

te dell'oblazione del

pane , e del vino, la offe- Tomo w. Signore recitando una orazione , eh' ?^?^7^^

era appreffo la chiefa in ufo . Il rcilo della obla^ zione del pane , era in alcune chiefe benedetto,
e diflribuito gia
,

^zm;

alpopolo , edera chiamato Eulocome eruditamente olTerva dopo molti


,

altri

Padre leBrun nel fuo celebre trattato * della efpJicazionc Letterale , e Dogmatica del^.^^ ^ ie preghiere, eceremonie della Meffa (e). Biigsifq.x.L fogna per avvertire ^ che fino da' tempi Apo- Edit. Farif.
,

il

dolici

12
flolici

I>E*

COSTUMI

> come fappiamo per tradizione ricevuta da Ges Crifto, e mentovata da S.Giuilino (a) Cb)Ep.i.xtii. Martire , da S. Cipriano () , e dagli altri Padri ancora , s' infondeva nel calice , ov' era il vino , un poco d' acqua , la qual cofa non folamente era fiata praticata nella ultima cena dai Redentore , ma eziandio dinotava il fangue , e Tacqua , che fcaturl dal coflato di lui , giuda. la offervazione di Papa Eugenio IV. fatta nel (e) T.xii. Decreto della unione degli Armeni (^c) . Neil' Conci!. Ed. infondere 1' acqua il Sacerdote recitava una_^ abb.raiif. ^^^,^^ preghiera non molto differente da quella, ^* * che leggefi in alcuni meflali antichi , ed rife(d) ibiJ, ritadal P. le Brun (J) Quindi recitsfte alcune ar.vi.jp.jop. altre orazioni, ed elevate le mani, foggiugneva fi ringraziaffe il Signor Idil celebrante , che dio nollro , e avendo replicato il popolo , eh' ella era cofa e degna , e giulla , profeguiva finalmente chi celebrava la prefazione dicendo una orazione fomigliante alla feguente Ella 5, veramente cofa degna , e giufla , e con^ 35 venevole , e falutare , che noi e fempre, e in ,, ogni luogo vi ringraziamo,o Santo Signore , onnipotente , Eterno Dio per Grido 33 Padre Signor noftro ; per cui lodano lamaefl vo3> 3 3 flra gli Angioli , T adorano le dominazioni , 33 tremano le potcft , e infieme la celebrano _ con unanime efultazione i cieli , e le virt 3, loro 5 e i beati Serafini , e con quelli pre^ ghiamo , che comandiate , che fieno ancora ammeffe le noftre voci dicendo con voce fupplichevole ,, . Dette quefle ultime parole , il popolo , o il coro de' Chierici ripigh'ava San to , Santo , Santo il Signor Iddio Sabbaoth, che vuol dir: degli eferciti fono pieni il Cielo e la^ terra della tua gloria , [alvaci , ti freghiamQy

<a)

L.*'

',

tJi

l J tu , che fei nel f alto de' cieli poich queultime parole : Hcfann/r^ llo il fi^nifcato delle terminato il primo verfetto, in excelfis . Subito fiaggiungneva il feguente . Benedetto quegli^
t

T>E*PR1MITIVI CKISTIANI

Sahaci , ti che viene nel nome del Signore tM che abiti nel pi alto de'* eie* preghiamo , li (^a) . Dopo la Prefazione , e T inno San6ius^
:

(a)

Della

fale^ poich Cherubini, e


in

( quantunque prefaz. o in prefentemente fi chiama da' Greci inno Trion- parte j o inleggiamo nelle fcritture , che i tierameme
eh' era appellato Angelico (i)
,
i

Seraifni

fecondo ci

che fu ^^^j^"^.q

vifione moflrato a' Santi Profeti , cantano ^^^ j-^,]' j)e un tale inno colle purifllme loro menti , poich or. L'auto-* fono que' beati fpiriti liberi da qualflvoglia_ re della Licorpo e non avendo n bocca , n lingua non turgia > eh
,

pofifono proferire le parole


\

fcono gli uomini r inno Angelico


il

, il qual folim, nelJn da S. Innocenzio pri- Cathec. v, mo , e da S. AgoiHno appellato propriamen- ^^^''g te orazione (e) , e da alcuni Scrittori di et pi (^) ^^^^* recente , detto azione . Nel recitare le pre^^^*^'^^^^* ghiere , che H contengono nel canone , varie
,

Canone

dopo la ovvero come fegue prefentemente


;
,

proferi- ^^ ^"p ^^ nome di S A-rr prefazione , difli , e G^acomo^s* Trionfale fcguiva CirilLgero*
,

come
r

le

canone da

S.

Cipriano

ceremonie fi adopravano , com'anche fi adoprano ne' tempi nollri , le quali hanno il flgnificato anneflb loro dalla fanta chiefa
,

,^

e alcuni f-

^*^o,^'p^io

faceano fopra il pane , e il vino , s.Innc.Ep. che doveano efTere per le parole del Signore ^a Decenr! convertiti nel fuo corpo fantifTimo , e nel fuo Eiig.p.8^7' fangue (rf) . Si pregava pure il Signore perla yid.LcBrnit pace , e radunamento , e la unione della chie-^P*'^^^' fa , pel Pontiiice , per Io Tmperadore , e pe' circoftanti , i quali alTidevano al fagrifizio , (^^^'^^'^'-^ P'4o4 pe' benefattori , per gli amici , e pe' nemici , e per tutti i fedeli , e per quelli ancora , eh'
gni di croce
fi

rano

14

^S'

e O
il

U M

erano involti nelle


.

tenebre della

infedelt

vero , e abbrucc'anero affinch conofcelTero Aggiugnevafi una orazione religione Ja fanta


e memoria de* , legge nel canone della meffa fe5 condo il rito Romano , il quale certamente antichilTimo , e delle liturgie eziandio delle orientali chiefc . Faceafi quirdi menzione della oblazione , e prega vafi il Signore , che fi

efprimente

la

comunione

Santi

come

fi

degnafle di accettarla

e di fare

ni de' fedeli foffero difpofti nella

che i g'or. , pace di Dio,


fedeli eter-

e di non permettere, che

gli fleffi

namente

compiacefle di ;m-' metterli nel numero de'fuoi eletti . Invocava/! di poi lo Spirito Santo , e porgevanfi dal Sacerdote delle fuppliche a Di) , che bcnedip'erQero
,

ma

fi

celTe la oblazione
ceffe

mcdeflma,

affinch el'a

fi

fa-

corpo

e fangue del noflro Signor


;

Ges
qual
la.

Criflo dilettiffimo figliuolo di lui

dopo
,

la

preghiera dicea l'offerente, che


^viglia della

il

I\edentore\

fna penofi/Jima
,

paffone

prefc del

pam

colle fue fante


i
,

e venerabili
^

elcuando
npotente

fuoi occhi a voi Dio


e

mani^ ed fuo Tadre on^


benedijfe
:

ringraziando^

lo

lo

fpezzh

e lo

diede a fuoi difccpoli dicendo


il

poi-

mio corpo , Confacrato colle panoUro Signor Ges Grillo il pane, prendeva il Sacerdote il calice, foegiungendo Similmente dopo, che fi cerih , pigliando
che quefto
role ora defcritte del
:

e queflo preclaro calice colle fue fante ^e 'venera-'

manine parimente rigrazi ando'vijo bcnedife lo diede a^ fuoi difccpoli, dicendo Foich queflo il calice del mio fangue , col redo , che fegue , e in quefla guifa avendo conficrato e convertito il vino in fangue del nollro Signor Ges O'iflo , aggiugneva varie altre preghiere
bili

fe,

il

ce-

DE*
il

PRIMITIVI CRISTIANI
rammemorando
,
i

celebrante
,

5 Mftcrj della pafe afcenflone al

flone

morte

refurrezione

cielo del Salvatore , e offerendo la pura oilia , che avea full' altare, cio il pane Tanto della vita eterna
j

il

calice della perpetua


,

f;.lvezza

aggiugneva alcune orazioni


fofle accetta la offerta
il
,

pregando, che
facea
,

che

fi

come

fu

Abele, di Abn\mo , accetto a Dio Melchifedecco, e che tutti quelli , che ne e di foflcro (lati partecipi (Iriempinero di ce^'c benedizione. Vero , che qualche piccola differenza fi ravvifava nelle chiefe in ordinare le_? preci , poich alcune , che per altro quanto alla fu dar za err.no le iredefme apprefib i crirtiani fparfi per tutto il mondo,relIe occidentali regioni erano recitate avanti la confacraziore , e nelle orientali erano dette doppo la confacrazione medefma . La qual cofa per altro non cagionava niuna diviflonc , n difturbo ne' fedeli, mentre erano tutti perlliafi, che mantenendofi la fudanza delle cofe , le differenze puramente accidentali introdotte fino da' tempi antichifTioi dagli uomini fanti in varj ceti del crflianefimo, non doveflero perturbare I3 pace , e togliere la unione degli animi raccomandataci con tanta premura nel Vangelo dal Redentore . Sebbene non debbono i Criftiani fenza l'autorit fuprema del paftor d^lla Chief univerfale cagionare nuove mutazioni ne' rituali, poich n tocca ci a' privati , n conviene , che fi
fagrifizio di

facciano fomiglianti novit

le
,

quali ordinariae delle dilTen-

mente apportano fioni Terminate


.

del difturbo
le preci di
la

recitava

il

Sacerdote

fopra mentovate , orazione prefcrittaci da


,

Ges Criflo , che incomincia: Tadre noflro che fi m\Citli ^ la qual orazione fu egregiamente
fpie-

l6
da
lui

I>E*

COSTUMI
libm
fola-

fpiegata da S. Cipriano nel celebratilTimo

compoHo

fu quefto argumento.
fcriiTe fulla

Domenicale Oramente S^Cipriano Tertulliano , e Origene zione , ma eziandio riguardale opere de' quali, che quefto punto ripiene di ottimi fentimcnti . Chiedano, fono
de vaf d poi la pace , affinch coli' ajuto del Signore fedeli fempre foffero liberi da' peccati , e flcuri da ogni perturbamento. Abbraccavanil quindi i fedeli j e baciandofi fcambievol^ mente , dimoftravano , che fraternamente fi amavano, e che fi perdonavano vicende voi.
i

mente le ingiurie , f per avventura ne avcaDi quella confuetudine del no mai ricevute
.

bacio e dato

e ricevuto

prima
,

della

facra^
anti^

comunione parlano

cfprefiamcnte

gli

chifllmi Padri della chiefa come San Giurino Martire nella fua prima apologia (4) , Atenafa) n. txv.

^^^^ ^^ij^ legazione


cautela
||j.j

il

quale ofTerva con qua!


foflero
i

^'

* ,

e purit di

animo

criftiani fo-

(b)n.xxxif.
^* ^^*

bacio (^) ^ Tertul^ lianonel libro della orazione (e) ^ e nel fecon^j j^j.^

g ^i ricevere

il

(c)c.xiY.
(A)c.iv*

^Q
in

ii^j,^

indirizzato alla fua tioglie (rf)

dove
iri

parla efpreflamente delle adunanze de' fedeli

un luogo a ci desinato , per adorare , e_^ pregare il Signore ; la qual cfa ho io voluto notare contro il Boemero , eh' ebbe l'ardimento di dubitare, f in quel tempo i criiliani aveano delle chiefe * Fa egli per duopo di avvertire , che nella chiefa orientale non fi dava il bacio poco avanti la comunione eucariftica , ma avanti la prefazione,la qual confuetudine noti folamente accennata da S. Giullino nel fopra* citato luogo , ma eziandio chiaramente fpiegata da S. Cirillo Gerofolimitano nella fua quinta

Catechefi miftagogica, Impercioch cosi egli

ragio-

I7 de' PJIIMITIVI CRISTIANI. ragiona: y\vete adunque voi veduto infon-

5,
3,

mani del Sacerdote , e i quei Preti ^ che ftavano inVi credete forf , che torno al facro altare
dcrii dal

Diacono T acqua
.

alle

5,

infondere , per lavar loro le immondezze del corpo ? N certamente . Poich non entriamo noi nelle chiefe colle mani fporche Ma quell' ufo di lavar le mani un (Imbolo dell'obbligo, che abbiamo e/fere mondi dalle iniquit, e da' peccati, perch ficcola

me
3J
5,

le mani fgnificano le azioni, cos il lavar le mani dinota la purit, e la mondezza delle no(Ire operazioni Non avete per avventura..
.

,,
5,
5,

udito trattarfi quefli mifleri dal real Profeta Davidc,chc diceva Laver tra grinnocentl le mie mani^ e circonder , o Signore^ il vo/iro
:

55
,,

altare ? /.dunque il lavar le mani un f:mbolo del non clTer foggetto a'pcccati . Dopo T abluzione delle mani grida il Diacono: 4^-

35
3, 3,

hracciatcvi

baciatevi fcambievolmente
1'

33

5,
5,
3,

Nofi_5 v'immaginate per, che quello bacio fla.^ fomigiiante a quello , che fi d nelle piazze sgli amici Poich queflo bacio uniice g\ animi,e promette loro la dimenticanza d tut'

e allora noi ci baciamiO

uno

altro

3,

39
3,

, e ricebacio un fegno della riconciliazione de'cuori, e del perdono delle ingiurie, delle quali toglie affatto la rimem-

ti

mali
.

e di tutte le ingiurie fatte

vr.te

Egli e

adunque

il

,3
5,

branza
ricordi

Laonde dicea
il

il

figliuolo

Dio

mentre tu prefenti
,

3,
33
35

che

il

tuo dono all' altare, f ti tuo fratello ha qualche cofa

33

contro di tejafcia il tuo dono alTaltare.e va fri?tia a riconciliarti col tuo fratello , e poi accofiandotiyprefenta pure il tuo dono. Per la

qua!

i8
5,

de'
Io dice

costumi
S.

qua! cofa queflo bxco fegno di riconciliazione,c dee edere ilimato fanto.Onde
:

5,

Pao-

,,

O)
pag.
,,

Salutatevi fcamhienjolmente col fan^ to bacio : e S. Pietro , col bacio della dilezione . Di poi grida l Sacerdote : elevate i
cuoTvoflri a Dio
.

(ci)

Faceafi anche pri,

2?y.fcq. b- ^.^ ^^jj^


o.

domenicale orazione
la

la

cDmmemo-

j,^2one de' fedeli defunti

qual confuetudi-

re fu introdotta fino da' tempi de' Santi A popoli , elTendo ella mentoi^ata da pi antichi Dottori delia /linta Chiefa . S. Agoftino nel fuo (b)aI.^2.T. fermone centeflmo fettanteflmo primo fopra le V. Opp. K- parole delTApoilolo dice (^):la Chiefa olfc rva Jit. Mon. ^^ quello rito, che ha avuto per tradizione da' Maur.ra-^^ Padri , che per tutti coloro, quali fono 5, morti nella comunione del corpo , e del fani

gue
5,
5,

di Criflo

fuo luogo nel

mentre fono rammemorati a canone) il preghi e fi ram,

COc.

X.

il per loro Mentova pure Tertulliano ,, fagrifizio . Scrittore antichifllmo quella illeffa confuetudine della fanta Chiefa nel fuo celebre libro intitolato della Monogamia (e) dove dice, chela moglie frega f et V anima del marito defunto , e

-menti

di

offrirfi

eziandio

fuppica
il

il

Signore

che

fi

degni di concedergli

refrigerio, e offerifce il di anniverfario della morte di lui, cio fa offrire il fagrifizio .

Ma

Padri tratta i quefto punto S. Cirillo Gerofolimitano nella quinta M//'?4^o^/V^ Catechefi Qd) . Dopo, Eardl"^^' dice egli , eh' flato fatto quello fpi rituale facrifizio , e quell'incruento culto fopra la fleffaoliia della propiziazione , pre ghiamo il Signore Iddio per la pace comune 5, delle Chiefe , per la tranquillit del mondo, 35 pe'Re , pe' foldati , pe' compagni , per gli
i

pi diffufamente i

amendue

citati

am-

DE PRIMITIVI CRISTIANI
5,

Ip

per gli afflitti , e in ibmma ptr , tutti coloro , che ne hanno mclh'ere , dicendo : 'vi preghiamo noi tutti , e vi offriamo cjuefio fugrijzio ricordandoci ancora di quelche avanti di noi ripofcirono , e prima li

ammalati

5,

de' patriarchi
de-

de' Vrofeti

degli
le
.

rupoflcl.i

Martiri

affinch
le

Iddio per

orazioni

Dipoi pe' Finalmente pre. , ghiamo per tutti , che tra noi morirono , credendo noi di apportare alle anime grandi fTirao giovamento , per le quali fi prega ,
loro accetti

noilre preghiere
e Vefcovi

defonti Padri

nel

tremendo

e Tanto fagrifzio

Q^iindi

il

le cofe fan facerdote ad alta voce fuol dire te a' Santi : cio le cofe fante , che fono pofL^ full'altare
,

e fono fantificate

ta dello Spirito
ti
,

Santo

per la venuEHendo voi pure fan-

dallo Spirito Santo , egli che vi fi diflribuifcano le coCos egli . Dopo che fi era co5, ( fante ,, facerdote, erano i fedeli efortati municato il ad accoflirfi alla fanta menfa , e a cibarli del corpo , e a bere il fangue del noftro Signor G* su Criilo , col verfetto nono del trenteflmo

purificati
,

3,

convenevole
.

ferzo falmo gufiate , e vedete , cb' Joave il Signore . (^) Ne' primi fecoli del Criilianefimo, (a)S.CyriIeflendo i fedeli cosi ben difpofli a ricevere il 1. ibd. pa. fantifTimo facramento,ed efTendo perci invita- i40'^cq. tijmentre intervenivano al divin fagrifizio,fI ac^ colhvano all'altare5e con fcgni particolari di piet fi comunicavano. Nel capo fecondo degli atti Apoftolici (6) leggiamo , che i CrifHani di ^. ^.^^
:

quella et perfeveravano nella

dottrina degli

comunicazione della frazione del pane, q cli(^ tutti fermandofi ogni giorno a orare unanimemente nel tempio , e tagliando il pajB 2
Apofloli
,

e nella

2o

e'

C O

U M

I
-^

e pane ferie c afe fi ciba^jano con allegrezza che q u (la frazione del paIcmpliciti di ciwrcE

ne
(a)c.x.v.i6.

folle la

comunione EucariHica
:

egli

mani-

Paolo nella prima Epiilola a lpane , che noi fpez^ Corinti (^) dove dice zi Amo y non forf la partecipazione del corpo del Signore ? Potremmo noi ancora fer-. virci per ci maggiormente dimoftrare del paffo degli atti del martirio di S. Andrea , f quelli atti fofiTero veramente ftaticompofti da' Preftrlb dal paffo di S.
ti,e

da Diaconi della Chiefli d'Acaja, a' quali fi attrjbiiifcono , Ma llccome fappiamo , che da* critici pili accreditati non folamente fono mefT
in

dubio

ma

numero
fieno

delle

eziandio francamente ripofti nel opere fpurie ( quantunque vi


,

flati

alcuni, che

che

efii e critici

dimento
fatto

di

pretendendo i eflere anhanno avuto l'ar, attribuirci a colpa il non aver noi
e iflorici

fb) .
re<i.

perci conto degli flefll atti ) giullamente , e volentieri li tralafciamo. Paffo io pertanto alle teflimonianze degli antichi Pae primieramente egli cerdri della Chiefa tiffimo giuda la relazione fattane da S. Giudino Martire nella prima Apologia , che qualunque volta fi adunavano i fedeli per affidere al divin facri miniLxv, fi^gfifizio , riceveano dalle mani de' gran
: '

Ufi dell'altare la Eucariilia (^) . Sebbene per timore della perfecuzione non erano foHti allo-

ra di
cio
il

adunarfl pi di una voltala fettimana

giorno di domenica ^ come altrove ofiervainmo , Tertulliano , che fior verfo la fi^ ne del fecondo fecolo della Chiefa , e ne' prin-' cipj del terzo 5 nel fuo libro intitolato della ^^'^^^^^"^ C^) 5 atteda , che il pane quotidiano, (c)CaDvr. che noi dimandiamo nella orazione Domenicale,; il corpo di Ges Grido , con cui noi vogliama
effe^

de'primitivi cristiani.
.

21

cOrc Tempre, e da cui non vog'!a;Tio giamEfortando egli ancora mai effere feparati per di lei la Aia moglie , che s'egli prima ella non prendelfe per avvcr.tiira foffe morto filo marito un gentile, cos i<-\A:rive (^) ,, /^^^^^^^^^^^ Quanto pi voi procurerete di nafcondervi j, tanto pi gli farete foipetta , e direte in pe5,
,

,,
3,
5,
5,

ricolo

di effere forprcfa dalla ciirioit dell'

idolatra. ..

Non

fapr egli forf

il

vollro

ma-

,,
5,

mai fiaci , che voi fegretarito , che prendete avanti qualimqie altro cim.ente ho ? E f fapr egli , che quello fia pane , non creder forf ch' quel pane, di cui fi
cofii
,

^, dice da' gentili^che


5,

ila
i

intinto nel fangue del

bambino
de**
,

,, >

Poich

gentili ci

calunniavano
fi

afferendo, che nelle congregazioni

ammazzai

vano
il

fanciulli, e nel. fangue loro s'intigncva


'c

pane

di quello

pane

fi

cibavano

fedeli
la

la

qual calunnia non altronde avea avuto


i

(uz

noflri nemici origine, f non che dall'avere malamente intefo ci che i nollri dicevabevere di no di cibarfi della carne, e Dopo Tertulliail fangue del figliuolo di Dio no fu la frequenza del medeflmo facramento lodata da Origene Adamanzio nell'ottanteimo ottavo tomo fopra S. Luca ,, le noi non manf noi il pane delia vita giamo dice egli 5, non ci nutriremo della carne di Ges Criflo , 5, le noi non beviam.o il fuo ("angue , f noi di, ,
.
:

^5
5,

fpregiamo
tore
,

il

celefle convito delnollro Salva-

che f Dio ha ^ ha eziandio della feverit per 5, Anzich ficcome cefUiva il lutto , ,, punirci e fi moikavano lieti Criftiani ricevuta Ia_> lcra Eucariflia, e quindi avveniva, che alnoi

dobbiamo fapere
,

della bont
.

cuni non interveniflero alla m.eQa ne'giorni

de*
la

'

22
le dazioni
,

de'

costumi

per poter prolungare le medftazio' ni, e la ftazione medefima, perci furono eglino riprefi da Tertulliano nd citato libro della orazione al capo quattordiceflaio, dove cos parla,,; Hazioni , non 5, Similmente de' giorni delle iiimano molti ( cos egli ^ la qual cofafu^ ejfere, che fia fiata da lui appofia ^' Cattolici, perciocch era allora Montanifia ) che fi deb3,

3, ^,

ba intervenire alle orazioni del fagrifzio , poich fciogliefi la dazione fubito ricevuto
il

corpo del Signore


)
la

Dunque

( fecondo

co (loro
,,

cono maggiormente l'obbliga a Diomedeflmo ? Non fir ella forf pi fo lenne la tua dazione , f (tarai all'altare di
eucariflia toglie l'offcquio
,

facrato a

Dio

Dio? Ricevuto, e rifervato il corpo del Signore amendue qUede cofe fono fcure ,
,

, e laefecu zione dell'odzio . Anche ne' tempi di San Cipriano era quotidiana la cva. comunione a quelli, che intervenivano alla fanta meda. Imperciocch cosi egli difcorre nel fuo eccel(a)p^g.ioj. lente libro della Orazione (^) . Il pane della ^*" ^^'^^ *^ Grido e quedo pane nan dtutt , , " i7c'o. manodroj e come diciamo p^^fr^ nofiro perch egli Padre dcgrintelligenti , c_^ 5, credenti, cosi ancora chiamiamo un tal pa ne nodro , perch Criib , il cui corpo da noi toccato, nodro pane. Noi adunque dimandiamo ogni giorno , che ci fi dia quedo tal pane , affinch noi medefimi , che fiamo 5, in Grido , e ogni d riceviamo l'Eucaridia per cibo di nodra falute, non fiamo efclufi dal corpo di Grido , f per qualche nodro gra3, ve delitto damo privati della comunione
,

e la partecipazione del fagrifzio

Non

altrimenti

ufebio

Cafarienfe

nellafu a

de'

PRIMITIVI CRISTIANI.

25
i

fua Dimoftrazione Evangelica fcriHe^^), che Sacerdoti erano foliti ne' tempi ftioi , cio nel

(a)t?em.

^'

^^'^^

quarto fecolo della Chicfii


il

di offrire

fagrifizio
fi

Or qualunque
il

ogni giorno volta in quel feco.

lo

offeriva
,

fagrifizio

fi

deli

c^iiz

allo itcilb

aveano

affillito

comunicavano i feQuindi , .

che nel nono Canone del numero di qi)clli,che fono chiamati Apoflolici, leggiamo , che tutti i fedeli , i quali entravano in Chiefa , e udiva-

no
ne

le

fcritture

non rimaneano
^

qui'vi

nel

tem^o della preghiera

e della

facra comunio"

do'ueano ejjere feparati , poich cagionr.'v^ , no del dijurho . La Ik-fla cofa fa determinata nel quarto fecolo della Chiefa dal Concilio An- (b) Cm. II. tiocheno; () nel principio del qual fecolo io T.l.Cnncil. credo , che fo (fero raccolte quelle codituzioni, Edlr. Haid.

che
a S.

fi

appellano Apollolichc
.

fi

attribuifcono
nell'ottavo
,

P*

^^^
/-

Clemente Romano
fi

In quelle
fi

sp

-a

libro al

capo tredicefimo
celebra
la

llabilifce

che allo ^j^Jj ^^^{^

ra

quando
,

crazione

nel

comunichi il poi Diaconi , tori , Monaci,


i i

tempo Vefcovo
i

la confo- nium Baeti, dopo comunione prima fi cim ai. xxSacerdoti , di- ^^^^' Fgquindi , g' Suddiaconi , i Lettori , i Car- ^^^q

meda

della

e del e^o feminile le diaconef,

jj^*^

Man.

vedove , e dopo i fanciulli , e finalmente tutto il popolo con ordine, con timore,e con re verenza.Ma non necelfario, che IO mi diffonda di vantaggio fuquefco punto, effendo dimodrato da parecchi Scrittori per
f
,

e le vergini

e le

(J)SiveATi''^
,,
,

'

cap.ult.p.ig.

578.
^^^'

Tom.

dottrina

che il pane Eucariflico era a' Cridiani frequente in molte Chiefe, e quotidia^
illuflri
,

ii.Edr. Ti-

^^""'^*

no

et de'Santi Girolamo (e), Agodino (e) Imperciocch cos fcrive S. Girolamo nella Epidolaa Lucinio Betico,,. Ci, che tu cerchi, f debbafidiin

alcune fino

^^''^"^*

alla

Ambrogio (d),

(e) iir.g.Epift.Liv.al.
'^'

giunare nel giorno del

fa*bato

e f

Fuca-

^^Y'^^' ^^" J'P'P^^*


''^'

B 4

ridia

24
3,

I>E

COSTUMI
prenderfi quotidianamente
,

ridia debbi

le

Ghie35 quali cole fi dice , edacotefle della Spagna, de5, iii di Roma , vi (lipere, ch' (lato iiluftrato da Ippolito uomo eloquentiitimo , e da diverfi Scrittori,
che onfervanli dalia
3,
i

quali
.

fi

3^ antichi
5,

Ma

fono ferviti del'autor't de' pi io credo di doverti folamentc


,

in

5,

Ecclefiaftiche

poche parole avvertire che particolarmente


,

le

tradizioni

pongono
fervare
,

alla

verit della fede, fi

non fi opdebbano off

5,

(late tramandate alla pomaggiori . Ne fi creda che la confuctudine di alcune Chiefe fi fovverta colla contraria ufanza delle altre . E Dio yo^ leffe , che poteflimo noi digiunare tutti i giorni , come: leggiamo negli atti de' Santi Apofloi , che S. Paolo digiun i giorni del-

come fono

flerit da' noilri

5,

la

Pentecolle

e della

domenica infleme co-

5,

gii altri

3,

fedeli.N debbono quelli eflcre certamente tacciati di manichcirm^,non elfendo

ragione alcuna
il

che preferiva
al
,

doveri! an-

teporre
5,

cibo carnale
noflrijn

cibo fpirituale. Egli

che non debbano elfere debbano avere rimorfo ,, di cofcienza ricevendo ogni d la EucariiHa, gajiate , e ve. ,, e udendo il falmiila, che dice Dalle quali 5, dete , ch'egli foave il Signore,^ di S.Girolamo chiaramente comprendefl, parole che nella Chiefa Romana , e in quelle della Spagna altres giornalmente fi comunicavano criItiani 3 che alTiflevano al divin fagrifizio L'Autore ancora de' libri circa i Sacramenti , che fono attribuiti aS, Ambrogio, nel luogo di fo^ pra citato . Se egli quotidiano, dice quella anno per cibartc5, pane, perch afpetti un ne y come fono foliti d l'are i Greci nelTO rien ancora da notarf
i

condannati

^, l,

25 de' primitivi cristiani . riente? Prendi ogni giorno ci, che quotidianamente ti giova. Vivi talmente, che tu poffa meritare di prenderlo giornalmente Chi non merita di riceverlo ogni giorno, non merita di riceverlo n anco dopo un an-

5,

no,,. Da quella tellimonianza ognuno pu agevolmente raccogliere, ch'era in ufo nella Chiefa latina la quotidiana comunione, ma che verfo la fine del quarto , e il principio del quinto fecolo cominciarono a intiepidirfii crilliani,

e a non elTere cos frequenti a ricevere la facra Eucariftia , la qual cofi pu eziandio eflere con-

fermata coll'autorit di Santo Ambrogio,ilquale \^' nel libro fecondo Della Tenitema (^) riprende ^^^ '^" ^ ' "* quali fotto preteilo di fare lunga pralcuni , va di f medeflmi, fi aftenevano per qualche^ tempo dalla comunione; n folamente di S.Ambrogio , ma eziandio di S. Girolamo, che nel la Epillola Apologetica a Pammachio fcritta contro Gioviniano(/0 attefla , che l'ufo di co(b)Epift. municarfi quotidianamente non era comune a xxx. al. l. tutte le Chiefe de'fuoi tempi . Egli vero pe- p^g. 239 T. r , che f nella et delio Scrittore del libro de' ly.opp^. E. ^'^^^'^^ fagramenti attribuito a S.Ambrogio,nella Ghie- '^^^\ fa Greca era dicaduta la iifmza di comunicarfi
' i

ogni qual volta


grifizio
,

il

criiliano alTifteva al divin fa-

la confiietudine medefiraa era prima di quel tempo collante nell'Oriente; poich, come abbiamo veduto d fopra , non fo-

tutta volta

lamente S. G ufi ino Martire , il quale defcrilTe brevemente riti, che nelPet fua erano in ufo nella Chiefa greca, ma l'utore ancora delle Coftituzioni Apolbliche e il Concilio Antiocheno, e i Canoni Apoftolici ordinarono, che dopo la melili tutti coloro , che aveano affii ,

ftito

al fagrifizio,

ricevelfero

la

Eucariftia

An^

zich

1t6 I> e' e O S T U M I zichSan Cirillo Gerofolimitano nella fopra ci(a) . XXI. tata Catecliefi (<) avendo deicritta la Liturgia , p,5|a.E<Jif e mentovata la maniera,con cui, dopo che fi era Paris. Tou- comunicatoli Sacerdote , fi accodavano fedeli, che aveano abilito al facrifizio , a' cancelli dell* altai*e,c riceveano la comunione ,cos chiude il fuo ragionamento:,, Non vi efcludete dalla 5, comunione , e non vi defraudate di quelli fa cri e fpirituali miseri . Ma tornando al noi

ftro propofito , S. Agollino nella Epiilola cinquanteflma quarta cos feri ve Avea detto qualcuno , che non fi debba prendere quoti dianamente la fanta Eucariftia . Cercherete abbia egli cos creduto. yy per qual cagion mai ,, Perch, diceva egli , debbono effere fcelti alcuni giorni , ne' quali l'uomo vive con purit , e continenza maggiore , affinch pi degnamente fi pofla accollare a un tal facramento Ma un altro per la parte contraria avea 5, rifpoflo , che f tanta la piaga del peccato , e tanto l'impeto della malattia , che fi deb bano differire i medicamenti s falutevoli 3, ognuno dee eflere rimoffo dall'altare per au torit del Vefcovo , perch faccia penitenza, ed eflere coll'autorit medeflma riconc liato, Imperciocch allora indegnamente fi riceve ,, il facramento , f fi riceve in quel tempo , in cui fi debbe fare la penitenza, non doven35 do l'uomo a fuo arbitrio , quando gli pare, o
:

3,
5,

ritirarfi dalla

comunione

derla

Per
,

altro f

, o accorturfi a prennon fono tanti peccati

3,

che

fi

giudichi doverfi uno privare della

co-

mumone
3,

j,
3,

non deve egli fepararfi dalla quo tidiana medicina del corpo del Signore. Pii rettamente forf tsluno terminerebbe la lit< nata tra i due partiti, f gli ammoniffe d

flarc

Di'

PRIMITIVI CRISTIANI

27

]]

ilare nella pace di

ci

y,

do
ra

la
il

Grido , e di fare cgnuiio che piamente crede dovcrfi fare feconTua fede.Poich niuno di quelli difonoil

corpo, e

fangue

di

Ges

Grillo,

ma

j,

gara

amendue procurano

di onorar^ qiieflo

facramento . E per verit non liticarono tra loro Zaccheo, e il Centurione, nVdironodi anteporfi l'uno all'altro , perfalutcvole

ciocch uno ricev allegro nella fua cafail Signore, e l'altro d\(fQ' non fono degno , che
tu entri fono
il

mo

tetto

Amendue

onora-

rono Salvatore con modi diverfi , e tra loro contrari. Amendue miferi per lo peccato, amendue confeguirono il perdono , eia mifericordia. Vale^eziandio per quella firn ilil

primo popolo , cio agl'Ifmentre a ognuno la manna cagionava quel faporc , ch'egli voleva cosi opera il iacramento , con cui ,, in bocca ; il mondo , net cuore d'o^, ftato foggiogato Criftiano . Poich colui onorandolo , ,, gni non ardifce giornalmente i riceverlo ; e^j quell'altro parimente onorandolo , non ar^ 5, quotidianamente ,, difce di non lo ricevere non vuole folamente il difprez^, Quello cibo zo,come la manna non comportava Tannoiarmento ,, Cos egli dalle quali parole evidentemente comprendeil , che ne* principi del
tudine ci che
al

draeliti

avvenne

_,,

quinta fecolo della Chiefa nell'occidente da- molti era mantenuto l'ufo di comunicarli ogni giorno , quantunque molti ancora fi ritiravano dalla facra menfa per venerazione e rifpetto , riputandofene indegni, e procurando di far pe,

nitenza de' loro peccati

affinch

foffe

loro

conceduto di accoltarfene alcune volte , quanto pi degnamente poteano , Ma f quotidiana


era

.2

8
la

'

COSTUMI
fiicramentale del corpo
^

era

comunione

e del

fangue del noflro Signor Ges Grido ne' primi fecoli della Chiefa, era,anche quotidiana la preparazione
alla

medefima
,

Fa

mente
(Iri

riflettere alla vita

uopo certa e a'coftumi de' noegli d'

che ne' tre primi fecoli della fiorirono , e di quei Cattolici ancora, Chiefa che viffero fino a' tempi di Giuliano Imperatore per rimanerne pienamente perfiiafo . Era in efiTi fervente la fede , la fperanza , e la cari* t . Eferctavanfi , come di fopra vedemmo ,
maggiori
in frequenti atti di religione
,

Erano ripieni

di

umilt , di giuHizia , e di modeftia . Dimoflravano cogli effetti, e non colle parole la temperanza, e ravverfione , che aveano a qualun-

que cofa , per cui poteffero macchiare la purit deiranimo loro Somma era la piet e forprendente l'amore loro verfo gli altri uomini . Riceveano con particolari fegni di carit i poveri 3 pupilli , le vedove , i pellegrini Davano loro quei foccorfi, che potevano, e voleano finalmente, che le facolt loro foiTero comuni al profTimOtEfiendo adunque fiata h maggior
. , i .

parte de'Criftiani di quella felice et della chie fa dotata di quefti pregi, e ornata di s eccellente virt,non maraviglia

che alTiilendo

al di

vin

fagrifiziojterminata

la

fiera funzione,fI accoda-

va

all'altare

per
fi

e (fere

partecipe dellaEucariili?..

Ma

perch

poffa

pienamente intendere quali


,

i Padri in coloro che frequentavano la fanta comunione , e di raeiliere , che noi rapportiamo alcune tertimonianze, le quali quefto punto riguardano San Giuftino adunque nel citato luogo della fua prima Apologia , qneflo alimento dice parlando del Sacramento dell' altare , da noi chiamato
.

difpofizioni ricercavano

EU'

DE* PRIMITIVI CRISTIANI

2P

EMcharifia /della quale niun pah elfer partecipe, fuorch quelli, i quali credono^ eller<ueri i
nojlri

dogmi, ed ejjcndo larvati col lavacro della


,

rigenerazione
peccati
nel ino
;

e ^uli'ono in
.

hanno ottenuto la remiffione de^ quella maniera , ch"^ fla*

S. Clemente Alelfandrino primo libro degli Stremi non approvando certamente la condotta di alcuni , qual ammettevano tutti alla comunione , cos Ieri" ve (^). Certuni, dopo aver divifa , co Wl'^g-^pJ permettono ^"l' ^"^^^^ ^"' 5, me fi coftuma , la Eucariilia ^ a ognuno del popolo , cfie ne prenda una 3, particola. Imperciocch per ifce5, qualche g fere il bene , e per ifchi v^are l male eoa

prefcritta da Cri/io

5,

diligenza ella ottima

la

cofcienza

il

fer-

m o fondamento della quale la vita retta , e la dottrina , che le conviene . Egli ancora ottimo il configlio di quelli, che fi propongono a imitare coloro , i coftumi de' quali ,,
fono approvati
3,
,

poich pi agevolmente in

quella guifa pofTono e intendere

,,
3,
^,

efeguire
chi

il vero , ed Per la qual cofa comandamenti mangia il pane , e beve il calice del Sii
.

3,

gnore indegnamente far reo del corpOjC del faiigue del medefimo, Efperimenti adunque ,, r uomo f fleflb , e cos mangi d'i quel pane, 5, e beva di quel calice . Origene Adamanzio nella Omilia xiii. fopra P Efodo parlando () ([>) p.ig. della reverenza, con cui i fedeli in quella et fi 176, t. l, acoftavano al facro altare,e riceveano la Euca- ^PP* ^^^* >*^"* ^-.^^^ ri/lia , e nella Omilia xiii. lpra il Levitico, Il luogo lauto m quefta guifa ragiona e r ,5 anima pura , nel qual luogo ci fi ordina d
:

3',

3,

5,

alimentarci col cibo della divina parola: Imperciocch non conviene , che P anima non fanta riceva le parole fante Ma quan,

do

JO do elU carne
,5
yy

de'
fi

COSTUMI
,

purificata da ogni fozzura della


allora

e de'coftumi
il

divenuta
,

liio-

y,
,,

3,

,,

3,

intende per avventura meglio il luogo Tanto in queila maniera, che Te Itiiniamo nominar/i luogo Tanto la ftruttura de'TaflI privi di Tentimento ? Laonde in Tomigliante modo ti fi propone ancor quella legge, che ricevendo il miflico pane, tu lo mangi nel luogo Tanto , cio ricevi nels'

Tanto ^ riceve difcele da! cielo .

go

cibo d quei pane

che

Non

,,
5,

r anima non contaminata


co' peccati
i

, n imbrattata.^ Tacramenti del corpo , del Si-

5,

gnore

Apodolo
j,
yy
^5

^,
^,

3,

Chiunque manger il fan , dice l' e becera il calice del Signore 5 indegnamente , far reo del corpo , e del fangue del Signore Trovi pertanto r uomo f medefimo , e allora mangi di quel pane , e beva di quel calice * Imperciocch le coTe_^ Tante Tono de' Tanti . Vedi come non difTe_^ Tolamente le cofe fante ^m' le cofe fante de'
:
.

fanti

5,
3,

to non

come Te diceflTe quefto Tanto alimencomune di tutti , n di qualunque


,

perTona indegna , ma de' Tanti ,, , I^'on altrimenti S.Gipriano VeTcovo di Cartagine nella Epiftola quindicefima , eh' egli indirizz a' ConfeflTori , che per la ^<<t erano ritenuti in prigione , lamentandofi di alcuni Ecclefiadici, i quali prima , che ToiTe data la penitenza a
eh' erano caduti nella idolatria , c_^ , prima , che foflero impolle a' medcfimi caduti le mani dal VeTcovo , e che avefTcro adempiuquelli
ta la ToddisTazione
V
-n

Tecondo

le Ecclefialliche

leg-

Ed*^^*'

^*

<i)xon.

^^ aveano ammefi alla comunione , cosi Tcrive: (f?) Eglino contro l'Evangelica legvollra onorifica dimanda , 5J g^? ^ contro la
S^
5

55

avanti

che da' caduti

TolTe

adempiuta

la

DE* PRIMITIVI CRISTIANI.


^,

Jl

j,

avanti , che fof, Clero in penitenza ardirono di offrire.^ , ,, per e (Ti il fagrifizio , e di dar loro la Euca,j ridia , cio di proflmare il Tanto corpo del ,, egli fcritto : Chi man,, Signore : febbene ger il pane , e lever il calice del Signore j, indegnamente , fard reo del corpo , e del [angue del Signore . E fi pu certamente ci perdonare a'caduti . Poich qual morto non procurer di preflamente vivifcarfi? Chi non correr a ricuperare lafalute perduta? Ma egli proprio de'prefidenti iJ tenere , e r o0ervare il comandamento , e d' iflruire i
delitto
dal

penitenza fimo , ed
iero dai

p.vanti la conR-flone delle gravif-

diremo

o Vcfcovo impofte loro le mani


,

concorrenti
3,

g'

ignoranti
effere

affinch colo-

non divenPoich egli un voler ingan tino macellai nare il concedere quelle cofe , che apporta no la morte , e la rovina . Non fu minore r attenzione del clero Romano in quella la et medefima , in cui S. Cipriano fioriva, nello defcrivere le condizioni , che fi ricercavano in quei , che caduti in qualche grave_> dimandavano illantemente la Tanta codelitto comunione . Imperciocch cos fcrivono (<?)
ro
i

quali

debbono
.

paiori

(2) ^pj^*
^^^^ ^^P^*

5,

Preghiamo pe' caduti , acciocch fi rizzino Preghiamo pe' ritti, affinch non cadano Preghiamo per quegli altri , che Tentiamo
5,
.

j^-[ q^^^',

,5
5,

3,
5,

3,
j

55 >,

aver ceduti , affinch conofciuta la grandezza del loro delitto , intendano , che non debbono defiderare una troppo celere mediCina Preghiamo , che la penitenza de' caduti fia icguita dall' effetto della indulgenza ; acciocch conofciuto il loro peccato vogliano foffrirci con pazienza , e non turbi.

si

no

22
^,

t>
il

COSTUMI
averle moffa guerra
inquieti
.

no frattanto

fluttuante flato della Chiefa


,

3,
5,

e non pajano di
effere ancora
(lati

pc

Picchino pure
.

porte,

ma non

foglia della

rompano. Vengano al Chiefa ma non la pafTmo Sti(^


le
,

5,

porte della celelte milizia ma armati colla modedia , riconofcendofi pe defertori . Ripiglino la tromba delle lor

no vegliando

alle

preghiere , ma non fuonino a battaglia . 5 armino colle freccie delle modeftia , e ripi glinolo feudo della fede , che per tiaior del la morte abbandonarono . Sar loro d ,, gran profitto il dimandare modeflamente pace , il chiedere con verecondia , T elTcn
j,
5,
l

umili, e

nonoziofamente pazienti

Mandine

per legati de'Ioro dolori le lagrime . Servane per loro avvocati i gemiti , i quali compro. vino il dolore , e il rofbre della colpa commeflfa

.... Imperciocch Iddio ficcome m diligente efattore de fuo , cos comandamenti , e come chiama al fuo con
dilgente

-5,

vito, cos caccia via, e condanna alle te


efleriori colui
.

nebre
3,
5,

nuzziale

che non ha la vefle_ , Noi pertanto non abbiamo vo


caduti ftabilire alcuna cofa

luto intorno

a'

prima che fa eletto il nuovo Vefcovo e Roma, quantunque abbiamo determinato d ,, temperare alquanto il loro governo ; e far* s , che fa fofpefa la caufa di coloro , che_,
3, 5,

3, 5,
5,
:,,

poffono affettare , finch non ci fa da to da il Dio nuovo Vefcovo . Quanto quelli, de quali la caufa per trovarli egl
.

termine della vita, non pat fce dilazione veruna, f avranno fatto pen tenza, e f avranno fovente dimollrato ,
vicini
al

no

profeflato di

deteitare

k fcelleratezze
;

da k ro

DE*
5,
j,

PRIMITIVI COISTI ANI


,

JJ
co'

rocommefle
ti,

e f colle lagrime

gemi-

eco' pianti avranno dato fegni di un nniaddolorato , e veramente pentito , non j, vi efTendo umanamente fperanza veruna , che poflfano vigere pii lungamente , ubbia^ 3, mo determinato di finalmente foccorrere alla j, neceffit loro con foUecitudine , e cautela ^ fapcndo il Signore ci , che ha d loro itabi3, lito , e come efamini egli i pef della fuagiucattivi ftizia , e procurando noi , che n _,, 35 lodino la nodra troppo tacile indulgenza , n ,, acculino la nollraquafl dura crudelt coloro, che veramente de' loro delitti fi pentono . S. Bafilio Magno nelle fue Bugole trattate qu "^'^^* ma?^iar brevit cerca Qa') con qual timore , 5 e con quale perlualione di animo, e con ^^^2,.T. li. 5, quale affetto finalmente debba l'uomo aceo- Opp. EJkt 5, ftarfi a ricevere il corpo , e il fangae del Monach. S. Ta^ ^=^^" ,, Redentore , e rifponde , che i'Apoflolo c'in- *^^^* quando dice chi rn auga , 3, fegna il timore 3, e beve indegnamente^ fi mangia , e fi beve il giudizio, cio la fua condannagione La per-.5, 5, fu adone intiera, aggius^ne il Santo , fi ha dalla fede delle parole del Signore , che diHe : qi4eflo il mio corpo, che fi tradifce per voi.cir 3, Mentre 3, batevene in mia commemorazione. .

mo

5,

l'animo a quelle, e

tali

^,

3,
^,

,,

denza , conofce la mira la grandezza d'ella umilt e della ubbidienza del Signore ch'ellendo tanto, e tale fu obbediente al padre fino a foffrire la mor,

parole preihndocre* maefii della gloria , e am-

,,

te per cagion della (lilvezza dell'uomo, s fat-

che ama Iddio Pache obbe d fino alla morte per la nodra redenzione. E dell* ,, cos finalmente potr fecondare i detti
tam;^nte
fi
,

commuove

dre,ed

il

figliuolo d lui unigenito,

Apo-

34

a,
3,

^
,

COSTUMI
;

Apoflolo clie propone h buona cofcienza. La cariti di Cri/io. 3, come r.goLi , dicendo
che fi morto uno per tutti ^ dnnqne tutti erano morti y e mor egli per tutti , acciocch quelli , che vivano ,
ci

mno/ve

credendo

vivano a loro mede ni ^ ma a quello^ morta per loro , e rifu/citato. Cos adin que dee prepdrarfi chiunque fatto parte-. ,, cio del C''rpo, e dA fangue d Ges Cri ilo,,. Con quelle cautele pertanto dee intenderli ci, 0)An.^7. che il Santo fcriffe nella lettera a'Cefaria Patri
5,
5,

non

(t,

ch^t

al.ccLxxxix ^^^
}x<g. 8<f.

circa

la

co'Tiimione(i2)
e

li' il

comunicaril

T.
'

fiydice egli, ogni giorno, e ricevere

Tanto

Jil.Upp.

buona , e uti lifTima c'ifa,dicendo cHiaratnente il Redentoe be^ 5, re , colfii^ che fi ciba della mia carne 5, ve il mio fang'iejja la vita eterna.Or chi ducontinuamente partecipe 3, bita , che l'eiTere 3, della vita non fia altro , che vivere in molti 5, modi ? Noi certamente comunichiamo quat3? tro volte la fettimana , nella domenica , nel
,,
,

corpo

il

fangue

di Crifto

mercoled nel venerd , e nel fbato , e anche negli altri giorni della fettimana , f (i 55 celebra la commemorazione di qualche fan5, to. Ma che dico io di S, Bafllio , quando tutti gli altri fanti con incredibile confenfo, e impone difendono , che all'altare debba l'uomo accoftarfl fenza peccaci , e dopo d avere dimor flrato veri fcgni di pentimento , e di deteftazio-, ne delle fue colpe , e di proponimento fermo di non pi ricadere nelle m.-defme , ma di vo!^'^ fervire con tutto il cuore in avvenire a Dio? v^^ 4I9T' J.(5pp.Edir! Qi'ncli , che S. Gian Grifoflomo nella OraMon^ch. S. zipne in lode di San Filogonio (^^) . Accodati,
,

Mauri
?^^

Fa-,, dice,
3,

doni

adunque tu pure, e prefenta tuoi non quali furono quelli prefentati da.'
i

,,

Ma-

DI* PRIMITIVI CRISTlANIt


5,

J5
Offrirono

MagJ

ma molto

pi

religiof.

5,
5,

5,

e tu offri la virt , e la tempc, ranza : effluirono l'incenfo , e tu prefenta le preghiere pure, le quali fonoipiritualiodori ; offrirono eglino la mirra , e tu prefenta

eglino l'oro

cuore fommeffo colla limoflna. con quella forta di doni jC con gran fiducia, farai parteci5, pe della facra menfa . Imperciocch intanto parlo io in quella guifa , perch fo certamen5, te , che in quel giorno ( cio della Epifania) moltilllmi il accoderanno a quella vittima. ,, 5, fpirituale . Per la qua! cofa affinch ci non avvenga con difcapito , e detrimento delle ,. noftre anime , ma ci apporti utilit , e f'aluvi prego , e vi fupplico , che ripurgati 5, te ,
e
il

la umilt, Che f tu

ti

accoH-erai all'altare

modi , veniate a ricevere il facra-^ mento N mi dica qualcuno di voi , temo. 5, Ho la cofcienza piena dt feccati Torto una 5, gravijjma fama. Bada il tempo di quelli cinfarai fobrio , f pregherai , 5, que giorni , fc
3,

in tutti

vegUerai per allegcrirti del pefo della molil

5,

titudine de' tuoi peccati. Npenli gi, che

tempo

ila

breve

ma
.

confider

ch'egli

Poich i Niniviti an benigno il nollro Dio di tre giorni allontanarono ,5 cora nello fpazia da f la ira del Signore , n fu loro di odacolo

animo pot compire

prontezza di ricorrendo effi alla divina benignit , e clemenza . E quella meretrice , di cui fi fa menzione nel fanto
l'angoflia del
,

tempo

mentre
tutto
,

la

il

Vangelo
tezze
.

quafi in un
,

momento,
le

effendofi ac-

codata a Grillo

lav tutte

fue

fcellera-

Anz'cch calunniando i Giudei, che ella folfe fiata ammeffa con tanta bont dal Redentorc^e le foffe data s gran confidenza , ^

fu

j6
5,

i>

e'

costumi
Grillo filenzio
,

fu loro

impodo da
si

ed

ella

li-'

5,

berata da

5,

35

gravi mali^e rimandata con lode a cafa . E per qual motivo ? Perch ella ven^ ne con animo pieno di fervore , e con cuore accefo di viva fede . Perch fi accofl a' piedi d lui
,

amare i capelli, pianfe con l'unguento, e per quelle iikffe cofe, colie quali avea ingannati gli uo- mini, procur i rimedi del fuo pentimen^. Per quei medefimi occhi , co' quali avea 3, to piei, allettati moltifllmi al peccato , afciug 3, di di Cri fio , eficcome avea adefcati molti piedi del Si-^ 3, colliinguento, cos ungendo i gnore pot ottenere il perdono . Onde tu 3, 3, pure con quelle cof? , colle quali hai offefo 5, Dio, procura di rendertelo una volta propi3, zio . Lo hai provocato a fdegno colle rapine; 3, riconciliati con lui reftituendo , e aggiu3, gnendo ancora di pi , e dicendo con Zacdi quello, che 3, cheo, rendo il quadruplo provocato colla_ ,, tolfi al proffimo. Lo hai 5, maldicenza . . placalo colla lingua medefima 5, pregando, benedicendo quelli , che ti ma-. 3, ledicono , lodando coloro , che ti vitupera -^ 3, no , ringraziando quelli , che ti hanno fatto 3, ingiuria . Quelli rimedi non ricercano mol3, ti giorni , n molti anni , ma in un giorno 3, col folo propofito dell'animo fi acquillano. 9, Allontanati dal male , appigliati alla virt , 3, defifti dalla iniquit , prometti di non pi 3, commettere tali colpe , e ci bader per tua 3, efcufazione . To ti aflleuro , che f ognuno 3, di noi , che abbiamo peccato , allontanando,3 fi dalle paflate colpe , promette di vero cuo3, redi non voler mai pi tornare a far male,
feiolfe

lagrime,

Tpa^fe

,^

Iddio non ricercher da lui maggiore cuf^

*,

Egli

7,
5,

3,

5,

3, 5,
5,

de' primitivi cristiani 37 Egli benigno , e fccome la parriirienteefider di dare alla luce il feto, cosi egli vuoMa oflano le diffondere la Tua mifericordia Diftri;ggiamo pertanto il noflri peccati i muro 5 che ci divide , e incominciamo da
. .

quello tempo

il

fedivo
i

e lafciando
,

in

5)

abbandoniamo il foro , la curia , le mondane cure , i patti , e contratti . Bramo di lvar Tanima.. Ma ora molti fedeli fono giunti a gran folla , ch^eiTcndo ripieni di mali , s non hanno veruna premura della loro vita,
quefti cinque giorni tutti

negozi

e ardifcono di

accodarfi

giorni fedivi alla

ftcramenfa, non intendendo, che non il d feilivo , ne la folennit il tempo della co-

munione

ma

la

cofcienza pura, eia vita


.

ripurgata da' peccati

non confcio
quefti

a f

medeflmo

Poich fccome chi di alcun male ,


al

pu ogni giorno

accoHarfl

facro al*
,

tare
f

cos chi occupato da' peccati

non

ne pente , non flcuro, f ardifce di acco* giorni fedivi . N ci libera flarfi folamente
i

alla facra mcnfa una Tanno, feci accolliamo indegna* mente ^ anzicch quedo accodamento accre* fce la nodra condannagione , mentre n pur allora ci accodiamo con purit di cofcienza . Per la qual cofa vi eforto tutti , che non veniate negligentemente a ricevere il facramento per elTere il d fedivo, ma dovendo effere partecipi di queda facra odia , pu,

da' peccati l'accollarci


fol

volta

,,

,,

rificatevi

molti

giorni
,
,

avanti
colle

colla peni-

tenza

colla

orazione

limoline^?

^
5
,

e di fpirito , e non nuovo come cani al vomito. Imperciocch non ella forf affurda cofa l'avee cogli efercizj di piet

tornate di

re

D ' 38 re tanta cura del corpo , ch'efTendo vicino il di fedivo , molti giorni avanti aggiuftiatc

COSTUMI

35
5,

per ornarvi delle beilifllme vedi , compHate lefcarpej prepariate una buona tavola, e
poi non avere confiderazione dell'anima involta nelle fozzure ? . . E non fapete voi

5,

che quella menfa piena d fuoco fplrituale, e ficcome le fontane gettano gran copia di 3, acqua, cos quella fteffa menfa ha una famj, ma arcana ? Non vi accodate adunque alTal3, tare portando della paglia ^ de' legni , e del 55 fieno 5 per non accrefcere l'incendio , e per che viene alla co-. 5j non bruciare Inanima , munione ; ma accodatevi portando pietre 5, 55 preziofe , oro , argento , per rendere la_> 5, materia pii^ pura, afSnch potiate partirvi:5, ne con guadagno,, . Sono a quede fomigliantiffime l'efpredloni , che il Santo adopra neU Non fia^iS^rrlu* ^^ Omilia fopra il fanto Natale (4) mo 5 dice egli , ingrati verfo l'autore di un 5, 5, tanto 5 e s gran benefizio ; ma offriamogli
3,
'

5,
5,

tutti la fede^ la

fperanza
5

la

carit
la

la

tem-

peranza

la

ofpitalit

mifericordia
,

55
3,

ci vi

ho fempre

efortati

e vi efurtc

,5 3,
55

ancora prefentemente, e non ceder maid efortarvene * Perch ? perch dovendo vo accodarvi alla divina menfa , e a' facri miderj
,

i,
5, 5,

5,
5,

5,
3,

facciate ci con timore, e tremore e , con pura cofcienza , col digiuno , e colla orazione, non cagionando verun tumulto Penfa,o uomo,quale odia tu debba toccare, e a qual menfa ti avvicini . Penfa , eh' ef fendo tu terra , e cenere, ricevi il corpo , il fangue di Ges Grido . Se il Re ti chiam al convito,tu {ei folito di andare con timore e di mangiare i cibi , che ti fono pdi davar
<

3>

de'primitivi cristiani
39
39
3?

jp

ti

con flcnzio
il

mardoti Dio
ti

alla

con riverenza Or chia^ fua tavola , e prefertandoe


.

per cibo

Tuo Figliuolo

dove

afTifiono le

95
3

33
3>
33 33

3)
33

33
3

33

33
33
3>
33

3)
33

33
33
33

3,

con timore, e tremore, dove i cherubini velano i loro volti , e fera fini dicono Santo , Santo , Santo il Signore , tu ardifci di accoflarviti gridando , e facendo del tumulto ? Non fai , che in quel tempo fa di melliere , che ila tranquilla la^^ mente , e T animo ripieno di pace , e di quiete ? . . . ^.ccoftiamoci pertanto con timore alla facra menfa , e ringraziamo T Alciflmo , confellamo i noilri peccati , piagniamo le noftre colpe , preghiamo , mondiamoci, e accodiamoci con modeilia al Re de 'Cieli , e ricevendo quefta fanta , e immaculata Odia , baciamola , e accendiamo e la mente noflra , affinch non ci l' anima , a colpa 1' eifcrcene cibati , ma ci s' imputi apporti e la temperanza , e la dilezione , e la virt , e la riconciliazione con Dio , e la pace ferma , e laoccallone di mille beni , e in quefta guifa noi diventiamo fanti, e flamo di edificazione al profTimo . Corrifponangeliche
poteit
i

dono a quelli i fentimenti del medcfimo Dot^^\ p^g^ torc contenuti nella ventfettefimaOmilia fopra 247. fqq. la prima Epiftola a'Corintj(^),e nella ventotiell-

ma
po

3,
5,

35
5,

3> 3>

per non dilungarci tropcos egli ragiona: C^) r\;) p^^ Che fignifcano mai quelle parole fron)i f ^ ^^ r^^ ^' medefimo /' uomo , e cos mangi di quel fa- Ea-t. ParlC ne ^ e beva di fjuel calice? Quello il co- Mon-S.^afiume di S. Paolo , non trattare folamente ^^* le cofe , che li propello , ma parlare anCora di altre , fpecialmente f fono neceflaaltres
,
.

Poich

in

quella ultima

rie

e urgenti

Vuol

egli

C 4

adunque dire c/per/-

4b
,,

efperimentate
Jre

5, 5,

S T U M I medefimi , pro'uate levor^ cofcienzej non come facciamo noi , che

b'

e O

*voi

famo piiittodo ddh condizione dd temp, che dal desiderio, e dalla attenzione,
mofT ad avvicinarci
alla

5>
55 5,
55

facra menfli. Im-:

perciocch non ci fludiamo gi di accocolarcene preparati , e purgati dal male ,


e ripieni
d'i

compunzione , ma procuriamo il Sacramento ne' giorni fedivi , quando dagli altri ancora ricevuto.. 5, 1' ^ p dolo Pao55 Per altro non comand cosi 55 lo 3 poich riconobbe , efler quel tempo op>, portuno di ricevere la comunione 5 quando flhapura lacofclenza E per verit f noi 5, non godiamo de' cibi apporti alla menfa ter55 Iblo di

ricevere

5,

rena
ni di

elfendo dalla febbre lrprefl

e ripie-

tumori , perch temiamo di non mori re, molto meno dobbiamo venire al divino ,, altare colle cattive concupifcenze , le quali 5, fono peggiori della febbre. Quando nomidi 5, no le cattive concupifcenze , io intendo
,5

parlare degli
ria delle

affetti

cio della cupidigia


ingiurie
,

dd
in

fmoderati dell' animo , danarOjdella memo-

fomma

di tutti

defi-

dcrj, e di tutte le affezionijche fono afifurde,

55
,5

malvage

Fa

d'

uopo adunque, che chiun.

q u il accolla al facro altare , deponga, td efaurifca tutte quefte affezioni cattive , e_5
cosi riceva il Sacramento , Imperciocch non deve pel d feftivo accoflarf 1' uomo all' altare miferamente prefo dalle pafTioni , ne cflcndo compunto , e ben preparato ritirarfi dalla comunione giorni di lavoro ; mentre il d feftfvo l'abbondanza , e la copia delle buone opere , la piet dell'animo , e la retta
i

5,
55

55
5,,

5, 55

iftituzionedell^vita. Se tu hai quelli pregf,


-;

puoi

Di' PRIMITIVI CRISTIANI


,,
5,

4l
accodarti

puoi Tempre celebrare


a ricevere la ciicariftia
ftolo
TO
,

il
.

di fe{livo,e

J
5,
,)

che uno provi

l*

N comanda F Apoaltro , ma che ognu-

elperimenti , e provi ftdci^o , formando un giudizio non pubbIico,e una riprova fenzateftimonj. Toich cbiuntjHe mangia ^ c^
,

beve indegnamente fi mangia, Che dite di grazia 3, // giudizio


.

e fi
?

beve il La menfa

,,
3^

eh' cagione di tanti beni


vita
,

che apporta..^

diventa giudizio? Non di fua natu ra , dice , ma fecondo T arbitrio di chi a lei 5, Il accoda . Imperciocch flccome la prefen za d colui , che ci d quelli grandiftmi , e

doni, condanna piuttoflo quelli ,5 che non li prendono , cos facri miderj fo no piuttodo viatico al fupplizio a quelli, che 5, ne partecipano indegnamente. Perch poi fi mangia ti gi'Jdizio ? Perch non lo (lima noilro Ges Criflo ; cio ,, corpo del Signor e non penfa , come conviene, 5, non efamina
ineffabili
i

5,

grandezza del benefizio , e la eccellenza del dono .Laonde f imparerai diligentemenla

te chi fla quegli effendo tale d


,

eh' quivi prefente

ed

f llefTo in

cibo

non

av|*ai

bifogno

di altro difcorfb per efiere perfuafo della purit di animo, con cui ti devi avvicie vegliare , f pure ,5 nare alla facra menfa , non fei caduto in gravi peccati . Terci , ag giugne r y\poilolo , fono tra voi molti in fermi , e deboli , e dormono molti Non fono meno chiare intorno a quella materia le parole di Santo Agollino . Imperciocch febbene egli mentova il codume , che ancora ne' fuoi tempi fi manteneva in alcunt* .. Chiefe , di comunicarli ogni giorno (6)coa-j [^l ^%rml lutto ci manifeftamene ^ e con for^a fodene , ccxxvu. che

42
che
in

DE

COSTUMI

quei giorni, ne' quali l' uomo dee far penitenza de'fuo peccati, debba^ aiienere dal ricevere il divin Sacramento . Onde in quel medefmo paflb , dovQ introduce a parlare colui , che difendeva la frequenza della Eucariiia
1'
,

fa

eziandio

ch'ei dica
al

accoftarfi allora

ex

^^

^^'^^
.a

quando ^ dee far penitenza . Hoc efl enim indigne acci" pere fi eo tempore accpUt , quo dehet agere po^w/V^w^/^?// (<) * Ne' trattati ancora fopra S.

uomo indegnamente
,

facro altare

pi^

(jJQ^^j5j^j

(-^^^

Quanto fono molti coloro,


^
i

(b)Tr.xxvi
fi.

55

dice

il

Santo medejimo
,

quali ricevono
?

la

XI.


3,

Eucariftia

muojono ricevendola
,

Guar-

datevi pertanto
celefte

miei

fratelli

iiate at-

tenti a cibarvi fpiritualmente di quelo


.

,,
3, 5,

(c) cxi,i ,,
e. VI.

T. V.

^^

^PP*

5,

pane Portate con voi all'altare l innocenza . I peccati f fon quotidiani ^ non.- fieno mortiferi . Badate a quel , che dite riavanti di avvicinarvi alla facra niehfa metti a noi i noflri debiti : Se tu rimett5ti far rimefso . Accollati iicuro ; egli pane , e non veleno . Ma bada bene i perdonare. Puoi mentire a Dio , ma non Io puoi inganvoi che riare ,, . E ne' Sermoni (e). venite alla cena del Signore , non amiate il mondo, n quelle cole, che fono nel mon:

do

...

V amore delle
pene

coq terrene
,,
.

il

vi-

fchio

delle

fpirituali

parole facilmente ognuno


elTere la difpofizione deli'
flaal facro Altare

Dalle quali intende qual debba


di chi
fi

animo
.

acco-

fecondo il Santo Dottore, , Per la qual co^2Lj(q egli dice che ipeccat f fon quotidiani y non fieno mortferi ^ debbe eie interpretarf non folamejte , che 1' uomo accO' flandofl dalla facra menfa,fla libero da ogni pec caio mortale , ma fia eziandio cauto a ichivan anco

de' ncora
fc il rati
i

primitivi cristiani.
,
i

45
,

veniali

quali fc fono negletti

e tra-

alla offefa di Dio , che morte airanitiia. Quiridi, ch'egli apporta nel fermone trecentefimo cihquanttfimo pri,

difpongono

la

ino cosi ragiona


^,
^,

(<?) Pe'quotidiani peccati debbono effef e offerti fagrifzj , fard de^igiuni , e delle limoflne , e quanto le forze
:

j^^^^,

yj

impcgarfi le ore ^ preghiere. Chiunque pertanto atten5, a' cafi fuoi , e non feduce 3, de con diligenza (lefTo con adulazione , pu facilmente^ 3, f con quanto pericolo delliu 5, comprendere ^ e con quale fcarfezza della 3, morte eterna , perfetta gi (lizia fla in queflo fuo pellegri5, Siamo nel combattimento , n . * 3, naggio percuotiamo colle buone opere l' 3, folamente ma incautamente vitando i , 3, avverfario peccati, ilamo ancora percoffi ,n fi confidc3, ra, chi di noi ha vinto , ma chi ha pi fpef3, Co battuto il nemico , e chi ha combattuto ,j con maggior forza . * . . N pi facilmente.-? allora j, fiamo noi fuperati dal demonio , che quando infuperbendoci lo imitiamo ; ne con 5, 3, maggior vigore lo abbattiamo, che alloriL-> S3, quando umiliandoci , feguitiamo il noftro 3, gnorGes Grido .tS'el dodicefimo Trattato fopra S. Giovanni (i) foiiene , che ,', molti W^*^iy^ piccoli peccati , f fono trafcurati , ammaz* zano .Sono piccole gocce, a?giugne, ch'em* piono fiumi Sono piccoli grani di ren,ma f fi porta molta rena , preme , e opprime . Fa Io f^effo la fentina trafcurata , che fa l'iida , che batte la tiave . A poco a poco entra
dell'

uomo comportano

nelle

,5
a,

per

5,

la fentina , ed entrando per lungo tem^pofenia che fi levi l'acqua, affonda la_- nave . E che cofa mai levar i' acqua dalla
53

44
55
55

de'
,

c o
,

u mi
,

fentiiia

fennonch adoprarfi colle buone^j


co' digiuni
co' pianti

opere
5

colle l^nio*

(a)

n V.

perdonare , che i peccati non ci Finalmente nel f(:)pracitato ,, abbattano ,, . {^j^j^f^j^Q treccnteflmo cinquatelimo primo (^), foggiugne : Che i peccati minuti , febbenc mortal,5 ognuno da f non ferifcano l'anima mente 5 contuttoci tutti infleme congregati, 5, quanti pi fono , difpongono 55 come rogna 5 alla morte 5 ed cflerminano la bellezza deP ,5 dagli amplefFi ca55 anima nofira , acciocch
,5 firQ

coi

55 3,

biffimi dello fpof pi bello di tutti i %liuoli degli uomini fia eparata 5 f i peccati me-

55

55

defimi non fieno, per cosi dire, difleccati col medicamento della quotidiana penitenza
55
.

Cos egli

Terminer

di trattare di
5

quello punto coll'autorit dell'Ottimo


nerabii PontefceInnocenzioXI.,il quale

Ve-

avendo

faputo rabufo,che

fi faceva da certuni della frequenza della fanta comunione , affinch poteffe togliere queflo male fino dalle pi protende radici 5 ordin , che fi fcrivclTc , e fi pubblicane il feguente Decreto .

5, 5,

5, 55 5,

Effendo arrivato alle orecchie di noftro che in , certe Diocefi fia in vigore 1' ufo della quovSignore per teftimonj degnidi fede

tidiana
to
,

comunione

anche nel Venerd San,

e che affcrmifi da certuni

effer ella la

55
.

55
55

medefima quotidiana comunione comandata per diritto divino , e che nelPamminldrazione di e0a fieno introdotti alcuni abufi
cio
5 ,

55 ,5
55

che alcuni ricevono

la Sacrofanta-_*

Eucarifta

non

nella chicfa
,

ma

ne' privati

oratori

e in cafa

anzi giacendo nel letto,

5, ^,

fenza aver alcun fegno di infermit , eifendo loro portata la Sacra Ollia da qualche Sa55

cer-

de'

PRIMITIVI CRISTIANI.

45

,,
5,

regolare inclufa in una cerdote iecolare , borfa , o fcgrctamente ; e che taluni rcero

vano nella comunione pi particole , ovvela particola pi grande del (lolito , e che peccati veniali alfempli5, qualcuno confeffi ce Sacerdote non approvato dal Vefcovo ordinario: e avendo Sua Santit commefib
3,
i

,,

la

confiJerazione di quelle cofe

alla Sacra_

Congregaz'one de' Cardinali Interpreti del Concilio di Trento , la medefima Sacra Congregazione , dopo un maturo efame.^.
.,

delle fuddette cofc

con.

unanime confenf

,,

ha gindicato
il

in

,
,
,

frequente

. Qiiantunc^ue quotidiano ufo della Sacro-

quefla guifa
flato

fanta Eucariftia

fia

fempre approvato
;

da' Santi Padri della Chiefa

con tutto ci

mai , che o debbafi ella ricevere fvente , o debba V uomo adenerfene certi giorni di ogni mefe , o di ogni fettimana , i quali ancora non furono prefcritti dal Concilio di Trento, ma quafi aveffe penfato alla infermit umana , non comandando veruna cofa intorno a quello , accenn fola^
non
iihbiliroiio efT

mente ci, che defiderava : Decelerando dice ,/7 Sacrofanto Conclio^ che in ogni mefftt i f deliache ajflono al fagrfiz'io^fi comunicaf* fero con ricevere Sacramentalmente la Euca" riftia. E meritamente. Poich fono molti i
.

fecreti
le

arcani delle cofcienzc


dello fpirito per

varie

cagion degli affari ; e per Io contrario molti i doni di Dio conceduti a' pi piccoli; i quali arcani non
diftrazioni

potendo eflere diflinti cogli occhi umani non pOiTono fare s che il ftabilifca alcu,

na cofa della dignit

e della integrit d'^


del ricevi-

ognuno

e confeguentcm^ente

men-

e' r> 4^ mento o frequente

costumi
,

della

vita

Per

la

qual cofa
,

o quotidiano del pane quanto ap,

particne

a'

negozianti

deve
, ,

effere lafciai

to al giudizio de' Confedbri

quali

fa^i^

no

fegreti de' loro animi

e f pofTaiio
il

accodare frequentemente a riqevcre quali confeOfri fecondo alimento;


i

lacro

la

puri-

3,

t delle cofcienze

il

frutto ritratto dalla


il

frequenza del Sacramento, e


la

progrefb nel-

,,
5>

dovranno prefcrivere a'negozianti , e a'congiugati ci , che prevederanno, poter


piet,
effer vantaggiofo
,

,,
35

e utile alia loro falute

3,

Ne' congiugati offcrveranno ancora quefto di pi ; che non volendo il Beato Apoft )lo , che fi defraudino fcambie voi mente , f non
forf con ifcambievole confenfo per qualche

9,
,,

tempo

acciocch attendano

alla

orazione

gliammonifcanoferiamente, doverfl eglino tanto pi contenere per la reverenza verfo


la facratifTima

55
5,

Eucariftia

e accodarfi corL_^

mente pi pura alla comunione delle celefti 35 vivande. A quello principalmente invigile r la diligenza de'Padori , che non fieno con 3, qualche formola generale di un precetto certe 3, perfone rimoffe d^l frequente , o quotidiana ricevimento della facra comunione , o che j, fieno generalmxnte prefcritti alcuni giorni , poGTano eglino co3, ne' quali debbano , o 3, municarfi ; ma piattono conceda a ognuno 3, ci , che iHmer doverfi determinare feqon3, do il fuo parere , o de' Parochi , e Conf-ef5, fori 5 e provvegga ancora , che ninno fia ri3, moflTo dal facro convito , o f ne accolli con ovvero ogni giorno ; e procuri 35 frequenza
,

33

che

il

Criftiano

gufti

la

foavit del corpc

35

del Signore

degnamente, pi raramente,
3,

pi

de' pkimitivi cristiani

4^

pili
,

frequentemente

ne

e la preparazione

fecondo la devozioche ha fatto . Do-

vranno eziandio effere avvertite le Monache , le quali ogni d chiedono la comunione , che fi comunichino jie' giorni , i qujili
fono (bbiiti dal loro Ordine . Che f alcu-i ne hanno canta purit di mente , e fono cos accefe dal fervore dello fpirito , che^

fembrino degne del pi frequente , o quoti^ diano ricevimento del Santifllmo Sacramento , fi permetta ci loro da' fuperiori Sar pure utile , oltre la diligrenzade'Parochi , e de'Confeffori, f^wirCi del miniderode Predicatori , e raccomandar loro , che efortando , e infiammando fedeli alla frequenza del SantifTimo Sacramento (il che debbono fare ) fubito ragionino della gran preparazione , che fi ricerca per riceverlo , e moquali ftrino generalmente , che quelli , fono eccitati con dvoto (Indio al pi frequente , o quotidiano ricevimento del falutifero cibo , fieno eglino laici negozianti , o congiugati , o di qualunque altra profeffione , debbano conofcere la loro infermit, acciocch pel tiniore del giudizio , e per la dignit dd Sacramento imparino a rifpettarc
, i i

talvolta

nella quale ila Ges Criflo . E fc fentono poco apparecchiati,debbano adenerfene , e accingerfi a maggior preI Vefcovi poi , nelle Diocefi de' parazione quali in vigore quefla devozione verfo il
la

menfa

fi

Santiffimo Sacramento
a

ne rendano grazie , Dio , e procurino di mantenerla col temperamento della loro prudenza , e del loro giudizio ; e cos perfuadano a tutti , il che dai loro uffizio ii richiede , che non fi deve

48
3,
j,
^,

De'

costumi

perdonare a fatiche a diligenza , per toglie re dal ricevimento dell' immacolato agnell
ogni fofpctto d fcandalo , e d' irreverenza e per aumentare in chi lo riceve le virtu,e doni^ La qua! cofa avverr con frutto , i
quelli
,
i

5,
3,

3,
3,

bramano

3,

fio

hanno quella devozione frequentemente di que facratifllmo pane , fi avvezzeranno a_


qualli
d cibarfi
le

ponderare

forze loro, e ad efperimentar


,

loro medefimi col timore

e colla carit

Pe' quali pregato dalla Sacra Congrega 3, zione Criflo Signor noflro , che fi dato a 3, fedeli in cibo , e in prezzo nella morte, e eh 3, dar il premio nel regno celelle ; acciocch 3, fi degni di dar loro il fuo ajuto,a fine di pre 3, pararfl bene , e di ricevere il Sacramento, Vefcovi , e parochi, e confefTor 3, Quindi quali affermano , eiTei riprendano coloro , 5,
i
i

55

la

comunione quotidiana

di diritto

divino

5, infegninodoverfl ricevere la Eucariftia nell e privilegio de 5, Chiefe , o per difpenfa , Pontefice , negli oratori per mano del S< 3, cerdote , e non doverfl ella mai portare in5, clufa nella borfa , o fecretamente a quelli j, che fono in cafa, o giacciono nel letto 3 fenquali per riceverla_j a, nonch agi' infermi , 5, non poffono accoftirfi a' predetti luoghi , < f loro fi porta il Sacramento dalla Ghiefa
i

e con pompa , f, formulario del rituale Rommo . S> i 5, poi fi porta dalP oratorio privilegiato , porti con forma conveniente . Procurin' :,, 3, ancora , che circa la comunione nel Vener 5, d Santo fi oQervino le rubriche del Meflale Chiefa, Avvertati 3, e r ufo della Romana ^5 ancora , che non fi debba dare a niuno pi
33
fi

porti pubblicamente
il

3,

condo

DE PRIMITIVI CRISTIANI
35

^^

una particola , r che fa maggiore della confueta grandezza. IVon permettan<, che
di
,^

la

confelfione delle colpe veniali

fi

faccia a__>

un femplice Sacerdote non approvato dal Se i Parochi , e Con Vefcovo ordinario f (Tori , eziandio regolari 5 o altri Sacerdo ti faranno diverfamente , iappiano , che ne renderanno ragione a Dio Ottimo MafllVefcovi , e gli Ordinari ne da,5 mo , e che ranno la giuita pena a chi avr l'ardimento di contravenirvi , ancorch egli fa regolare , eziandio della compagnia di Ges , ,^5 55 concedtndof la fi^colt di ci fare, a' Vee agli Ordinari per quefto decreto ,5 fcovi 5 E' nf^nto quello dalla Tanta Sede (^) Decreto , gi pi volte pubblicato , anche dall' autore del Libro fcritto in lingua franze.
i

_,,

cj>)j)g^j.g^^

ed.

diei^
Col-

Fcbr. i-j;.

f, e intitolato l{accolta iflorica delle Bolle


delle Cofltuzioni
e altri

vide

e de' I>r<vi , e Decreti , , ^ttt concernenti gli errori di quelli aue ultimi fecali tanto in materia di fede , che iri^ materia di co/lumi .

^^^^'^^^^\'
jj^^

j^^.

fq.

Edition!

an. 165:7.

Ma torniamo al noftro mo in quali efercizj di


,

proposto e vegg''apiet , dopo ricevuta


,

Ja Eucariflia

fi

occupafTero.

Adunque

ne' pri-

porgeva alle mani di quell5che fi doveano comunicare , il divin pane , la qual cofa raccoglitfl da S. Giuitino Martire nella prima (*>)" Apologia (/>) 5 dove cos fcrive Dopo che P'^^*
fi
:

mi tempi

'^xt.

5,
3, 55

le

55 5,
5,

preghiere, e la Eucariflia fono (late terminate dal Prefide della adunanza, tutto il popolo acclamando dice ^men ... E allora quei, che da noi fono chiamati Diaconi, diftribuifcono a tutti coloro , che fono prefenti, il pane il vino , e Tacqua , nelle quali 5 cofe fono ihte rendute le grazie, alSuch
:

55

ogtuu

JO
Ognuno ne
(i)c.
111.

DE
fla

COSTUMI

partecipe ,, Non parla altri?> menti Tertulliano nel celebre libro della coro^

^xoi'.clv!

na del faldato (^a)* Anzicch lo ftelfo autore dche talvolta u fa vano di portarO a cafa moflra )'eucariflico pane, e quivi avanti ogni altro alimento cibarfene (Zr) Vi furono ancora dequali credettero farflda S. Cigli Scrittori ,
, .
i

(Opag.xjS. priano nella Epiflola (e)

cinquantotteflma di
.

qut

fto

ufo

medtfimo menzione
,

A me

tro non pare

ch'egli ne parli in

per alquel luogo ,

che in quella et foffe in vi, S^^^ quefta ilteOa conf jctudine , come cofta rn VM Tma. De ^^^ f ^ trattato de Lapjs {d) , dove rifcrenhp. p.i>4. do il caio di uno, che avea ofato di accoilarfi al facro altare , eflendo macchiato di colpa grave ; non ebbe , dice , ribrezzo di prendere nafcoftamente parte cogli altri , ma non pot mangiarla , n toccarla , poich avendo aperte le mani, fcuoprl , che portava della cenere. S- Cirillo Gerolblimitano , che fio(e)pag.z44. ^1 ^^^ quarto fecolo delia Chiela nella illeffa^ qirrta catechef Miilagogica (e) . Accoftan5, doti , fcrive^ alia c^Tiunione non devi ve3, nire colla palma della mano tanto dirtefa ,
^

febbcne non nego

5,
j,

ne colle dita disgiunte

ma
,

poni

'a

(niftra,

5,
3,

0,
5, 3,
3,

3,
3,
3,

che dee ricevere un Re s grande , e cosi tenendo concava la medefma mano delira ricevi il corpo di Cri ilo , dicendo ^men Santificati adunque con diligenza gli occhi coli'aver veduto un corpo s iacrofanto , comunicati, e bada, che non ti cada qualche particella , poich f ne perdi qualcuna , far per te lo (leflb, che l'avere perduto qualche parte delle tue..'
fede
,

come

fotto

la

delira

membra

Accollati dipoi
,

al calice

del
le

fmmi

35

guc di GesCnilo

non iilendendo

mani;
^,

I^E'
5,
3,

PRIMITIVI CRISTIANI
,

Jl

ma

inclinato in atto di venerare

e di ado-

Quefla confuetudinella Chfefa , come coita dal Canone terzo del Concilio di Saragoza celebrato I'a!i;:o ?So.,e dal canone quattordicefimo del primo Concilio di Toledo, che fu celebrato nell'anno quattrocento , e da parecchi altri documenti , che fono addotti dal Tqute eruditiflmo Monaco Benedettino i S. Mauro nelle annotazioni al fopracitato tcdo di S. Cirillo Gerofolimitano, dal Padre Je Brun prete dcl|a Congregazione dejrOratorio i Francia nella efplicazicne letterale, e Ii}orica , e Dogmatica delle preghiere , ^ ceremorare, proJiunzia
.

^men^^

ne dur per alcuni

fecoli

nie della meffa (^0,

.?.

altri,

che lunp;o
i

fa.

W
C^)
^^

r^"^-

v*

rebbe a numerare, Stavano frattanto nel riceve. re il SantifTimo Sacramento ritti (^) fedeli, ma inclinando alquanto per riverenza il corpo ; e mentre il Sacerdote diceva corpus Chrifti , egli-

^^^
Toui

no erano
la

foliti di

ftevano dipoi

alla

rifpondere (e), amen . Afli- (e) Aucor orazione, che recitavaf dopo oper.de Sail

ringraziamento a Dio, cr. interop. "^"^ ^^ ' il avea renduti d^^ni di ricevere un riveli cosi fanto,e S grande facramcnto ((/),con devozione, e fenza tumulto tornavano alleqafe loro, /-jv ^ q ovvero andavano ad efercitare i loro uffizj . fin.HIerof. Tornati a cafa fpiegavano alia famiglia loro, e ibidt fpecialmente a' fanciulletti ci , che aveano udito nel catechifmo , o difcorfo recitato loro in Chiefa dal facerdote , poich grandifTimocrail

comunione ,e
^li

fatto

quale

loro zelo nello iflruire ne'

dogmi
in

della religio-

ne criftiana
coloro
,

gli

altri
effi

modo

particolare
.

che ad

appartenevano
la

Qfjindi,

che
tera

S.
a'

Clemente Romano
Corinti loda
iiiruire nelle

nella fua celebre let,

diligenza

ch'cffi ulya-

no per ben

mafllme della reiigio-

e.

(a)

ii.

db)

Nel prn^ il fegno della Santa Croce, come atteftano Tertulliano . t>ar.iii.^^^
I.
i

5 2 ne , e de' coflumi
cipiare
i

1)5'

COSTUMI
loro giovani (^)
faceanfl
i .
,

loro lavori

CrilHani

,.j^^.^

^^^^^ ^^^^^^ delfolduto, (/;) e Orif^ene

.ne'
["^^y^[*j."

Qiiedi parlando della lettera Tali, della quale fa menzione


trattati fopra Ezecchiello (e).
,

7e?h.%oLl Profeta, dice


dir.

ch'ella fu figura della

Croce

Jll.Opp. E- e vaticinio di quel

fegno

ch' in ufo appreffo


,

Yener,
*

crifliani
i

H forma nella fronte

il

che fan.

'^'^/74i^P'

^'

fedeli qualunque volta imprendono ^o tutti qualche opera o lavoro , che vogliamo dire
{

CJ'^C.xi.p.

erano efercitati ne' loro melHeri, Dopo che o aveano terminate le faccende di cafa, verfoia ora di mezzod, prima di metterfl a tavola , in-. vocavano Dio facendofi il fegno della Salita^* Croce, come nel fopracitato luogo nell'Apolo-

;z.Eiition. getico {JT) atteflaTertulliano^e

Vcnet.

(t)
VII.

leggevano quaL che parte della facra fcrittura,e per infervorarli maggiormente nel fervizio del Signore , e per confermarli nelle mafTime della religione , che Clem. profe oravano . Quindi , che Clemente Aleflib.

Alex.

firom.

fandrino nel fettimo libro degli dromi cosi ragivona(e).Tutta la vita di chi ha la cognizione
^^

j^^g.728 E-

come un giorno

feflivo

e folenne
5

Sono
,

2^1641^^^*"
,,

fagrifizj di lui le

preghiere
fulle

e le lodi

e le

/-fN-^

Coion. cap.
'

Jll.

. Faceano divivande , e fopra ^^ ^^^^ ^ ^ o\\^^ , che doveano bere ^f) , e dopo recitata una qualche preghiera , incomin*
lezioni delle fiere fcritture
il

poi

fegno

medeflmo

davano
lina
C)p. 5<^T.
^^'

il defnare Di quelle tali preghiere:^ formula fu da Origene prefcritta nel libro fecondo fopra S. Giovanni (^),ed la feguente,,.
.

3>
5,

O tu,

che dai

il

nodrimento

a tutti

viventi,

5,

3j

concedi a noi la grazia di godere colla tua benedizione di quelle vivande Tu hai dettOj Dio , che qualunque volta noi ber"
^,

re-r

de' primitivi cristiani

5 g

remo qualche

cofa di mortifero

ella

non

ci

apporter verun nocumento , purch invochiamo il tuo nome . Poich tu lei onnipotente, e infinitamente grande. Leva pertanche , nocevole . Se trovavafi prefente a quella funzione qualche Sacerdote , a lui apparteneva il benedire la tavola . La qual cofa fidimoUra dagli atti d San ^^"^ Teodoto Martire fa') . Dcfinando fac ano , che ^ ^'^ cantafiero loro deglinni , e de Lumi (/;) ^^ Il ^^ ^\^ S. Gian Grilbllomo nella el'pofzione dei falmo (^^ ^j^"]* fedeli d'infegnarc quarantuneflmo (e) eforta ' ^'^^' alle mogli,ed a' figliuoli loro de' cantici,e degli in ni, affinch C\ avvezzino a cantarli , non fola- (e) n. 2. pmente quando tefibno, o fanno qualche altro la- n^* tom.v^'^^^* voro, ma eziandio quando deilnano , o Hanno a ^PP* ^7^+* cena. Volendo bere, prima di l'aiutare i com.p""' pcigni, fegnavanfl col f. gno della fanta croce , e Terminata la tavola (^OG^egor. invocavano Grillo (t/) rendevano grazie al Signore , cantando degl' ^^^^"^*^ -P^S* inni 5 de' fai mi , e leggendo qualche p^ir- g^^[ ^'* te della facra Bibbia (e) , le quali cofe fono confermate da Tertulliano , da S. Cipriano (/), (e)Teit.A^*'^^* e da alcuni altri fcrittori , che fiorirono ne' t"^^*^^* primi fccoli del crillianefimo . In quella guifa ^ il riguardavano eglino di non mangiare , e di (OLnuJannon bere pi del dovere , perciocch doveano ^"^ ^ Caveo clfere pronti a leggere fpeditumente dopo <^i ^^f '^^'^^'-lo! aver finito di definare . Rcndute le grazie, im. \\\,[ vetcu piegavano il tempo o nell'occupard ne' loro Chrir. r. 1. mellieri , o nel fare varie opere di carit , vif- Edir. anno tardo carcerati per la ka , ovvero acco- '7i igliendo pellegrini , e lavando loro piedi , e dando loro da mang4re , e da bere; ovvero (g'^'^'^''^^'^^* ^^^'^"''' ^iliribuendo delle Tinlofine (^) , o aOlilendo
to da quelle vivande
in effe vi

qualunque cola
,

Ha

di

maligno

e di

DI
i

^S'i

(a)Tert.L. ^g\i aihmalat f^)


11.

dev-ultu fenunar. e.

^'

Tre ore dopo mezzod,' . incominciava la nona ora, di j^^j ^j^j^i tempo j^^q^,^ porgevano le loro preghiere al Signore, poich A^C'^ino cosi ben diilribuito il giorno che alla prima ora della mattina,e tre ore dopo,

5^

DE*

COSttTMl

quando principiava terza , e a mezzo d , come abbiamo d (opra oOfervato , e fuirincominciamento della ora nona colla folita loro devozione oravano, poich erano perftjafi, che quanto (b) CUnii Alex, i.vii. pili fpefro(i) ricorrevano al Signore per chicftrom. pagrf dergli ajuto
,

tanto

pi.

fai'ebbero fov venuti,

^*^*

nella mifericordia e avrebbero , confidando e rimanendo vincitodi luijfuperatoil nemic


,

ri

avrebbero finalmente ricevuta


a'

promeffa
1

giuili ne' iacrofanti


,

nati alle cafe

corona Torquando loro parca opportuno ,


la

evangelj

a'

padri di famiglia iilruivano i'ioro figliuoli quali portavano un affetto fincero , e vera.

mente CrilHano
condo
(e) Tert.cl

I figliuoli altres, effendo


a'

allevati, erano obbedienti

genitori

ben che fe-

corori.c.xi.

V-^^7'

la maffima impreffici dalla natura, ^Confermata dalla evangelica Icit^e teneramentcL_^ amavano (0La fera prima di metterfi a cenare leggevano le facre fcritture , e come di fopra dicemmo parlando del dernare , varj fallili , e inni cantavano , la qu al colli faceano eziandic
,

alcuni mentre gli altri

cenavano
il

,
,

e terminati
e

L la cena , Cd) cit.ApoIog- lezione

Tem

ringraziavano

Signore
,

dopo

1.

della facra Bibbia ((f)

prima

di andare

a ripofare , fegnavano col fegno (e) della fante (e) Terr. I. croce il letto , e recitando alcune preghiere cir. hb. (le
f] coricavano modcfhmente per prendere i , neceUario npolo . Ma ficcome non volevano ei

'^^^,^PP.^^^^ ^^^ fonno , e patire delle diabolirb ^^"^ illunoni , di mezza notte levandoli, fpende li. Adiaor* c!v.p,i69l v^"o qualche tempo nella orazione (/) , Ne

rf^T-

f-

de' PRIMITIVI CRISTIANI.


fenato
,

55

guerra , nelle botteghe , nelle vie, in ogni luogo finalmente, dove Ci ritrovavano , per la fincerit dc'cofliimi , e per la virt loro erano riconofciuti per tali , quali profeflavano di eflere, ficchcagiona vano ne' gentili ancora dell'ammirazione (^;. (0 Tentili. ^' Tertulliano nel cinquanteilmo capo dell'Apolo- C.F'^^^' ^ ^' gcticp atteila , che co'fatti dimodravano d effere feguaci di Ges Criflo . Era ancora incredibile la loro modeftia ne'bagni . Imperciocch era in quel tempo in ufo il lavarfl fovente , la
nel fero
,

nel

campo

di

'

qual cofa molto conduceva alla falute


pulizia del

e alla

corpo . I crifliani pertanto feguendo la confuetudine del tempo , non aveano difficult di frequentare bagni , anche pubblici , come leggiamo appreiTo S. Ireneo (i) di S. Giovanni Evangeli- cML^- III. Ha; ch'eifendo quelli andato a lavarli , e_^ - ^^' "4 avendo quivi veduto Corinto, dilTe , andia- ^^^''^^^"" *"' moccne, poich temo , che non cada il bagno, effendovi dentro Cerinto nemico della verit.
i

Clemente Aleffandrino

nel terzo libro del

Te*

agogo al capitolo fello , ragionando de' bagni, riprende i gentili , i quali con luffo , e ct)n_5 fomma impropriet , e immodeilia folcano lavarfl ne'bagni , ed efortando i criftiani di dare buon efempio alle mogli loro , e le donne fedeli d (tare modefle , e vergognarfl de' familiari , e di loro medefime ancora, affinch non facciano ci , che faceano quelle , ch'erano dedite alla idolatria, modra evidentemente, che ancora verfo la fine del fecondo f colo della Chiefa , e fui principio del terzo altres , era

comune

1' ufo de' bagni eziandio appreOTo i f(c')pag,23z. guaci dell'Evangelio (e) . Attefh ci purc_- fq. Tertulliano nei fuo Apologetico (f/) , dove e. tu.

(j)

dice.

^g

DE*

COSTUMI

dice, che erano iCriiliani Ibliti di andare a' bagni, come Io erano i gentili , ma con quella faviezza , e con quel riguardo, ch'era prprio della loro profedone .Anzicchc aggiugne lo llelfo fcrittore , che prima d entrare nell' Ca)jDe Co- acqua , faceano il fegno della fanta Croce (^) t ron. e. lii. noftri 5 e con quello fi premunivano , affinch non cedeflTero alle tentazioni , che poteva ca-
gionare
in

loro

1'

aftuzia del

comun nemico

Vedafi Clemente Aleifandrino nel capitolo ix. del fuddetto libro intitolato // Tedagogo, dove

accenna il coilume de' no Uri di lavarli con cautela , e con modeftia, mentre dimolira il modo,
(b) p. 240.
*^-

con cui doveano


gio nel

(lare nel

bagno (^). S.Ambro-

ve

libro degli ujfizj de'miniflri, fcriche in Roma , e in molte altre citt erafi

primo

re) L.

t. e.

xviii.p-22.

T.
E(l.

li.

Opp.

Prif.

2yj^jii.

.jvy.,
Cypr.
p. 5<Jo.

De

H,ih. Virg.

(e) S.Cypr.
Jbid,

generi co' padre ardiOero di lavarfi , per non mancare alla reverenza , eh' era dovuta a' pi anziani , lebbcne alcuni lacredeifero , col coprirfi vandofi con loro bene , di non violare la modedia , eh' propria virt del Criftiano (e) Lavavanfi adungij uomini feparatamente dalle donne , e le donne medelime procuravano di lavarli loie, fenza , che altre entraffero con loro, e le^y guardaffero, mentre fi lavavano nel bagno Qd) . Che f qualcuna fi trovava , la quale non ofiervalfe le regole della propriet, e della pili efatta mode(t!a , era ella afpramente riprefa , f c fi foflTe faputo , dal Vefcovo (e) .
i

introdotto r ufo, che


,

nemmeno

fuoceri

figliuoli col

CAPO)

DB* PRIMITIVI CRISTIANI.

57

CAPO
i
I.
. ,

II.

Delle artiy che profetavano

Primitivi Crijliani

A Vendo noi oOervato di fopra, che ter- -^^r^'/^/-' /\ minate le loro preghiere imprende^ che X JL vano loro lavoriP. primitivi criitia- /^^f"^, A% -n^_
,
.

^^,,

'.

artt-,

,t-

o nella proreflione loro li ^^^^re a elercitavano , fcmbra certamente convene voi p^cc^re cola , che veE^giamo quali foflero i melHcri ch'eglino comunemente faceano . E in primo luogo erano attenti di fchivare tutti quegli oftutte quelle arti , che aveano qualche fzj , e connelTione colla idolatria, e che poteano indurre V uomo a operar male . Laonde non fi trovavano tra' criltiani degli (latuarj , ne de"* pittori , che formaffero degl' Idoli , o dipi^nefl'cro le falle divinit ; n venditori di cofe , che fcrvilfero a' templi , o a' facerdoti degP Idoli , ne lenoni , ne indovini , n ufurai n mimi , n pantomimi , n altra Torta di rapni
,

nelle arti

prefentanti di
II.

commedie
adunque tra' noUri de' Giurema non colla , che, profeflan, il

Erano

Gurfcoti-'

con fu Iti (^u) , do patentemente la religione crilliana tempi della perfecuzione efercitauero
uffizio
.

/^^V'*^

%^"

ne' ^{^V'JJ^T loro


';

Tra
,

quelli
di
la

cio Felice

Dialogo circa

dee eflere numerato Minucui abbiamo un ccceliente_j ^^^ Amo!? verit del CriHianellmo con- q^^^' ^^f!'
.

tro de' gentili noftri perfecutori

Mnucio

Iblamente Fa.anT^.jr. ed Apollonio (b)B.i]dmn. Senatori, fono da alcuni annoverati tra' gi- P'^f-ii^j^T^^ :cconfulti Criltiani Q^) . E' ancora appeflato S';'^* oaav. da
,

ma

eziandio Ippolito

jg

E*

e O

U M

da certuni Giureconfulto Tertulirano , perciocch fu daEufebio giudicato perii? ffimo del-

(OL.

V.

^e
fia

Romane kggi
certo
,

(^ )
gli

H.E.C. xxi'.

che

uomini

Quantunque p.r non__5 di quelb profef-^

facolt
XV

flone efercitafiero , efifendo CriiHani , la loro ,. con tutto ci egli pi verfimile ,


tfcl ufi dal

che non foffero

foro in quei tempi,

^uDv.' ne' quali g^xlea pace la Chiefa (^) , e fpecialInrtir- CXI. mente fotto l'impero di AlelTluTiro Severo, & S. Hier. eh' era inclinato a favorire i nortri , e fitto il
Catalog.vifi crede da parecchi Scrittori , che foMinuccio Felice . Ne f)iamente alcuni '^'''nil^T'. iv.opp.tdi Giureconfulti , ma eziandio non pochi Orato-

quale

^^^^

Tanf. S.

ri, e Filofofi abbracciarono la

noilra fanta_
lei

Mauri

religione

e fcrivendo per difefa di

con

in-

credibile intrepidezza

Chiefa_ graniiffimo vantaggio , e giovamento . Tra quelli furono celebri ne' tempi di Adriano Imalla

recarono

peratore
fotto

e poco dopOjQuadrato , e Arillide; , Antonino Pio , e fotto Marco Aurelio

e fotto Comodo, S.Giuiino Martire , Tazianc Atenagora , e Teofilo Antiocheno ; (tto Set timio Severo, e Caracaila , Clemente Alef fandrino , Panteno , Tertulliano; lotto Alci fandro e feguenti Imperatori , Origene Ci priano , Dionido Alelhindrino , Arnobio Lattanzio , e moltifTimi altri , che lungo fareb beanumcTare, le opere de' quali alcune pe la ingiuria de' tempi perirono , altre fi trovs no ancora, e le^gonfi con fomma utilit d<
,
,

fedeli

..?/.fl^*

^^^-

Sappiamo pure

che ne' pr'mi feco


,
i

^7
(c)De
cap-

ancora erano de' medici


5^^^^^ ^}
f

quali

fi
.

racear^

viris

^^^^ f^g'Jaci
a S.

di

Ges Grido

PoicU^
e

lIJuftr. in_>

quod

Girolamo (e) , S. Luca fu quella profeffione .Poich avendo il Santo Do^

crediamo

i>e'

puimitivi cristiani che


a

5P
eft

tore letto .iella a Colofsenl (^)

Epiibla indirizzata da S. Paolo


,

JeS.Liiw

nome

di

Luca Medico
,

^\1;'^^'^^''
^"^^*

erano Rilutati

qi.'e'

fedeli dallo (Icffo j^poflolo

CO giudamente fi perfuafe , che quel Luca fofle il medeflmo , che P Evangelica Legged anche ^^^ appreffo varj fcrittori , che Santi Martiri CoC
.
i

c.tv.

ma,
e

Damiano erano

verfati nella medicina

che fenza prender la mercede delle loro fatiche da' poveri, alle volte prodigiofamentC-i
la falute (^) . OlTerviamo ezian. L^o^^'^fkt. dio nelle ifcrizioni fepolcrali degli antichi cri- Sy^"' t*^* Ulani , che alcune di effe appartengono a' me- Hill, p.^.j. dici , che fi erano alla nolra fanta Religione y, & 14.

rendeano loro

confagrati

mo

come appreffo il Boldetti veggia, una LImcnio medico (r),e un altra di un Medico martire ((/). Quindi , che Arnobio
,

(c)p. 4f(^.

(d)p.3S7,

fcrittor illuflre della fine del terzo

e d^\ prin-

cipio del quarto fecolo delfaChiefa, cosi ra-

giona : Non vi ha nazione di coftumi si barbari , e crudeli , che non abbia ammol,5 lita per amore di Ges Crifto la fierezza , e
,,

non
ci
,

fia

Molti Oratori
,,

diventata piacevole , e manfueta . . di grande ingegno, gramati,

retori

giureconfulri

e medici

e ri-

cercatori de' fegreti della natura , difpregiate le cofe , nelle quali confidavano per ,,
,

lopaOato, defiderano quefra forta


lierj

di

magii

(e)Iib.ii.
p.

procurarono di togliere oldati dal Crifiiancfimo , errarono eglino fen^ l fallo, poich non folamente fono loro conSanti Padri , ma gli atti ancora de'Santi trari Apodoli deferiti dair Evangdifia S. Luca. Ne nai (lato proibito da Ges Grillo , che vi fofero nella fua ehiefa coloro , che fi erano aggregati alla milizia . Anzicch leggiamo noi nel
IV.
f alcuni
i

CO. Che

44.

De'Solda^
iCriftiam\

nel

o
0)c.
V* '4'
IH. nel

I>'
Vangelo
d S.

COSTUMI
Luca
(.)
,

che

il

Pattida lon-

ef, tano dal da'foldati , qual cofa doveano iendo richieilo efll fare per non perderli eternamente , rifpofe loro , che fodero contenti de' loro llipendj Ma torniamo ?gli atti Apoltolici , e confderia mo , f da efT pofTiamo noi concludere , che la

riprovare quella

profefilonc

milizia non fia contraria alla Cridiana religione Egli certi fTimo, che Cornelio Centuno, ne vien lodato da S.Luca mcdefimo come uomo religiofo , e timorato di Dio , e perci illuminato dal Signore , e indotto ad abbracciare col criftiancflmo la perfetta piet , e fantit del (b)Aa.x.,]a vita ^.h') . Or come potea egli Cornelio elTe^* * e timorato di Dio , i\^ re appellato religiofo erafi dato a una profefTione , che fecondo li nodra religione fode illecita , e peccaminofa Egli certidlmo adunque , che non fu dagl A pollo! i reputata colpa il farfi aferi vere alla_ milizia. Per la qual cola non troviamo, che_ dopo la fua converfione avede fubito Come lio abbandonato il podo , che occupava nell truppe dell' Imperatore . Non vi ha pertant maraviglia , f troviamo ne' tempi di Adrian de' foldati cridiapi , e tra quelli Mario cap
. ,
\

tano loro

di

cui dall'
,

Aringo riportata
la
:

'2s(( lguente (c)ViJe tenifo di Adriano Imperatore Mario giovane. T.l.Antiq. capitano de' foldati 'viff molto y avendo confi Chnft. pag. jj^^f^ i^ f^^ii^ Q II fangue per Cri/io . Fina ^ ^^^' mente ripos in pace . Gli amici hanno poj quefla lapida con lagrime , e con paura (^c ^^^ ^^' Sotto lo delfo Imperatore fiori il marita di Sa Shnforofa Martire , e il fratello di lui , apud^RiL*. ^^

ifcrizione fepolcrale

eh'

p. 20 Edit. ^^^^^^

eQcndo tribuni

furono per
.

la confelTic

Veron.

della fede fatti uccidere (ci)

Ma

accrebbed
il

6t DE'pRIMItlVI CRISTIANI. numero de' roltri llciati ne' tempi di Antoniro Pio fucce/rore di Adriano , e molto pi 111.-9 quei d; Marco Aurelio, fotto il quale fi dice , che avvenirle il prodigio della pioggia per le
preghiere de'foldati criitiani. Imperciocch cos fcrive dopo Tertulliano nell'ApoIogetico(^), (a) C. e nel libro a Scapula(Z>)5 e dopo Apollinare (b) C. ivantichifiimo Scrittore Criftiano (0 , Eufebio (e) Apud

CefarienCe

nella Tua Storia Ecclefjaftica

I Eiifeb. Joco

ibldati delia legione Melitina , la quale.-? '"^*^'^'^^" ^'^^^^ della kQ fino a' tempi ,, dura per inerito noftri , mentre fi metteva la truppa in ordi ne di battaglia , inginocchiati/I, come por.,
,

ta

il cofhime de' CriHiaoi pregarono il Si, gnore , affinch fi degnafTedifomminillrarc

loro

il

fuo ajuto
i

, .

La qua)

cofa fece reftarc

flupefatti

nemici
le
,

NarrafI ancora un altro

prodigio degno di maggiore ammirazione

Poich per
fi

orazioni de' Soldati Crifliani

racconta

che caderono de' fulmini fjpra

e atterirono i Barbari , e , che prendeflTero la fuga ; e venne copiofa pioggia , la quale prcferv 1' efcrcito dell' Imperatore , che altrimcnte farebbe perito per la fete Cos Eufebio Ma fic :ome continuamente pel fangue de' Santi Mariri andava crefcendo il numero de'fedeli , cos refceva quello de' foldati, che profeiTavano il
il

campo ntmico
s 5

flcero

ridianefimo

Per

la

qual cofa grandifTima era


fcrilfe
in

la

molticudi-

loro fotto

Tlmperadore Settimio Severo, ne'


il fuo Apologetico Tertulliaqueflj libro quel celebratifTimo C^)^- ^^*"
,

ui

tempi

0. Poich

crittore attefla
:

che pieni erano

g^i eferciti ^^^'^Pj^^^;

egl'Imperatoridifoldati Crilliani(ff).
ual cofa egli credibile^

Ptrla

aj^fopp.an"

che molti pi

fofll^ro 174S,

ne'

62
dette

e'

e O
la
,

U M

ne' tempi di

AlciTandro Severo

fomma
,

pace

Gordiani

di

Filippo

cuigo* , Cattolica Chefa ; de il quale , non fu


fotto

criiHano , come alcuni penfarono , fu certamente fiyorevolilTimo alla noftra religione, di

Valeriano , il quale ne' principi del fiio impera fu propenfiflimoa favorire i nollri , d Gallieno, fotto cui fior in Cefarca nella Paleflina Marino , che occupava un grado nella milizia
.

Eufeb. mor gloriofiflmo martire (4), di Aureliano lib.vii.H1- e ^i Diocleziano , ch'effe ndo flato prima s piaih (wp. XV. ^q^qIq verfj i Criftiani ^ che molti di loro pro<a)

moHe

onorevoli cariche
la fieriffima

fi

mut

finalmente

e incominci

perfecuzione da' foldati , che non aveflero volute apoftatare , ( facrificare agli Dei, come alquanto dopo afuc iiogo vedremo . Laonde pieni fono gli atti de'
vSanti

Martiri de' gloriofi trionfi riportati fopr^

la cieca gentilit

Grillo

, i

da parecchi campioni d Gcsi quali vivendo, afcritti erano alla Ro


fonc
att

mana
le

milizia; della qual cofa chiariffime

teflimonianze nella raccolta degli Uefil


,

pubblicati dal Ruinart


ni critici de' nollri

e da' Bollandilli
gli
,

Ne mi muovono punto
tempi
,

argamenti

di alcu

quali effendo ad

per ifcredi , eh ofarono di aiferire padr Tertulliano , Origene , Lattanzio , e di qualche concilio generale furono di parere che non fia lecito alCriilano il militare . Im
tare
i

detti a qualche fetta proteflante


noflri

antichi

perciocch abbiamo noi veduto di fopra , eh Tertulliano , dicendo , che pieni erano gli efer citi degli Imperadori di foldati Criftiani^, fenz difapprovare la loro profefilone , e raccontan do che per le preghiere di effi fuccedette il mi
racolo della

non

ifperata pioggia

la

quale

li

b<

bl* PRIMITIVI CRISTIANI.

^J

ch^ p,^riva di fete , allorch IVlarco Aurelio avea guerra et)' Quadi , e co' Marcomaiini , d chiaramente a diveder<?, ch'ego giudicava cder lecita a' noftri ancor la milizia Origene poi nel primo libro contra Celfo Epicureo fdicne , che fu lecita la guerra gjuftimente moffa al nemico. Ma come mai fi pu muover guerra al nemico fenza foldati ? Ecco le fue parole Siccome coloro , i quali nafcoftamente fi unifTero per togliere di mez5, zo il tir;inno /nvafore della citt, farebbero cos i Cridiani ,, fi fono uniti /au.i. n.i. e la menzogna (^a) ,, E nel Edt. Opp. diavolo libro quarto C^) forf ancora quede fpecie Tars. Mon. di combattimenti, che fanno tra loro le api, S.Maur.t.i. 5, poflTono fervirci di regola , e di documento , q^^ ^^^^ acciocch intendiamo , come debba farf gi- lxxxii.

ber

IVfercit';

5,

e ordinatamente la guerra , f bi, che talvolta fi muova tra gli uomini,,. ,, Or f la guerra pu eflere giuflamente mofla , fecondo Origene , come mai fecondo lui medeflmo , non far lecito al CrilHanoil guerreg-

(lamente
f:

gli,

giare

E
.

forf

proibito

a' nollri

di fare ci

che

la

giuflizia

mente
il

dall'uomo richiede ? N certaFa dunque duopo co n f (far e , che fla

lecito di fard afcrivere alla milizia a chi profelfa

Cridian efimo

qualcuno , che S. Giuflino martire prima Apologia (r) difende , che prima di effere l'uom.o Cridiano combatteva, e non gi dopo e Atenagora nella fua Legazione fodiene (cf) che fla illecito a nodri il vedere il
dir
nella fua
;

Ma

^^,x

^^

^j^,

giudo
cifa
le

ammazzamento
il

e Tertulliano nel libro


,

(ti)

xxxv*

della corona (e) del faldato

permeflb

militare

pretende che non (c)C3p.xi. Origene fnalmen-

negli defT libri contra Cello (/)., a quelli , di' ,,

CO

';

v.

n.

6^
^,
,

de'

costumi

che cercano , onde famo venuti , e dice ila il noftro duce, rirpondiamo , elTer chi

noi venuti ftto il comando di Ges Criilo a convertire le fpade in vomeri(delle quali fpade noftri animi per Io paflato., cio prima
i

che noi fofmo Criftiani , fervianfl per fare guerra , e ingiuria al profllmo ') e atrafmutare le lance in falci ( colle quali
l'avanti noi

lancie

per

5,

5x
^,

eramo foliti di ferire adirati gli altri) poich non prendiamo contro di niuna nazione le armi , n impariamo a guerreg. giare, ma per Ges noftro condottiero flamc figliuoli della pace , N avrebbero potute Criftiani , come comanda la mofaica legge
i

y,

uccidere i nemici , e bruciare violator della legge col fuoco, o lapidarli, fc fon( pi degni dell'uno , che dell'altro fupplizio
i

perciocch n manco lecito ora a' giudei ancorch lo comandi la legge , d mettere ta
li

cofe in efecuzione
i

Di pi
le leggi

agli antich

Giudei,
ri
5,
,

quali

aveano

loro particola
,

e abitavano nelle loro regioni


i

fofle itat

tolta la facolt di affalire

5,

battere per

la patria.e in

con qualunque manier


nemici
,

e di

j,
3,

3,

gii adulteri , gli omicidi , e gli autc ogni grave fcelleratezza , non farebb rimafo altro , che togliere di mezzo la lor
ri di

punire

repubblica. Poich farebbero (lati flirpre da' nemici come gente , la quale fi for: 3, lafciata fnervare dalie proprie leggi , e impt di non fi falvare da' loro infulri , e 5, dire dalle loro ingiurie (4),,. E altrove,, : con ^!?J.*7^^*" Jl. 2^XVI, 5, battiamo , dice , pi degli altri per lo Impt Non militiamo ftto di lui , ancoifl ,, radore
35
,

combattere ma mo mentre fep^ratamcnte piantiamo


3,

che

ci

coftrignefle a

militi
il

cai

de'
5,

PRIMITIVI CRISTIANI.
:

6^

po

di battaglia, e comb.itti;mio

riortre

quanto
rion

porgendole fiippliche , e preci al Signore,, Per egli certiffimo , che S. Giuftino


,

ragiona di guerra , ne (iabilifce f fia lecio n di combattere al crilliano ; ma folamente , ch' (lata apportata la pace a' noftri da Ges Grillo , la quale facea si , che la magG^ior
to
,

parte de' fedeli

fi

aftenefTero

dal guerreg^^iare

Per

la

n(>flri,

qnal cofa non riprova egli la condotta de* i quali militarono fotto Adriano , e fotto
,

Antonino Pio
ilrato
5

come abbiamo

di fopra

dimo-

tempi del quale Imperatore Antonino fc riffe la fua prima Apologia il medeflmo Martire , Anzicch lo fleflb Santo nella Epiilola a Diogneto(^) , dicendo , che i crilliani faccano nelle citt ci , che faceano i Gentili , purne'

a^s ^^^^

ch non vi
miliisia
j,

fofTc
,

pericolo d'idolatria

dimoUra

evidentemente
.

che non rimovea


le
,

fedeli dalla
:

35

3,
5,

parole di lui I crin per la lingua , n pe' politici impieghi fono dagli altri uomini diilinti . Poich non hanno eglino n citt proprie , ne propria lingua , ma abitando parte
lliani

Sono quella

n pel paefe

ne' paefi de' Greci


ri,

parte in que' de' Barba-

come comportano
,

efl

e feguendo
,

nel veilito

le fortune di ognuno di confuetudini de' paefani nei vitto , e nelle altre cofe

le

che fpettano alla vita civile , propongono a tutti la maravigliofa maniera di governarfi Lo fteffo pofliamo noi dire 5, che tengono d Atenagora.Non pretende g' egli,che non fia lecito al crilliano di guerreggiare, ma (blamente ,* che non convenga , ch'egli afflila agli ammazzamenti ancora giufli , perciocch non gli apparteneva il condannare i malfattori , non avendo egli nelle mani le redini della repubbli-

ca*

e6
ca
.

de'
Cile f le
,

costumi
aveffe

avute , avrebbe certamente potuto fecondo lui, affiilervi ,e vedere , perciocch non ha egli mai vietato , che i crilliani , quando foffe loro dovere , affiilefOr f que'tali ammazzafero alle cofe giade menti , fecondo la opinione di lui , fono giudi, poteva , fecondo lui medeflmo, il crifliano quando Tavefle richiedo il fuo impiego , affiliere agli ammazzamenti fatti fecondo la giudizia. Tertulliano fin che fu cattolico, non? pretefe mai, che foffe illecito il militare . Quan- do poi miferamente cade nella erefla de' Mon-.
,

tanidi, allora affettando foverchio rigore

nor

fjlamente volle
donaflero
la

che
,

foldati

cridiani abbanaltri

milizia

ma

molti

fentiment

approv egli , che condannati giudamente fu-rono dalla Chiefa Laonde edendo dato da lu:t fcrittoil libro della Corona del foldato in quel!
.

tempo,

in
,

cui era egli dedito all'errore

de^

Montanidi

non debbe edere da noi confiderai^ to per nulla Vengo ad Origene . Poco certa*' mente importerebbe , f egli veramente fod't
.

{lato contrario alla fentenza degli altri

e fpe^

cialmente del fuo maedro S. Clemente Aled*ani drino , il quale nell' undecimo capo del fu fecondo libro del Pedagogo fodiene , eder eill conviene voi cofa , che il Cridiano cammini ce

pure per avventura non fi importerebbe difl ; poco fe^Origene fofle dato a quedo Padre , e agli al tri cattolici di quei tempi , contrario ; poict lappiamo in quanti errori precipit egli per fi disgrazia . Ma non pu negarfi , che non foder ne egli cofa veruna , la quale ripugnafle al ce mune confentimento del cridianedmo . Impej ciocch abbiamo di fopra veduto, aver eg.
piedi fcopert
,

foldato di profeflione

DE* PRIMITIVI CRISTIANI


la

guerra giiifla , nra per quelli , che ammefla avcano una propria repubblica , e c\\t . per loro (lefT la governavano . Or flccome in quella et i cridiani vivendo nella repubblica, non

avcano in mano loro l'amminiftrazione della medefima cosi egli neg, che fofTe convenevol
,

cola al criftiano

il

guerreggiare

Che

fer

deli avefero in quella et coilituito

una repubblica da per loro , certo , ch'egli avrebbe loprincipi ro di leggieri conceduto , fecondo da lui fteflb ammcfll , la facolt di farli aferi vere , per difefa della falute comune , alla milizia . Laonde quando foggiugne che quantunfedeli que fa loro comandato dal principe , vorranno guerreggiar mai , fi dee intendenon che non feconderanno mai re in queito fenfo la intenzione delPImperadore, f quelli ordina, che s'imbrattino fedeli con que' fagrifizj , e
i

con quelle fuperftizioni , ch'erano proprie de' foldati gentili. Altrimenti farebbe egli (lato convinto di falfiije di menzogna, mentre era mani,
feda cofa
milizia
, che molti criiliani trovavanfi nella^j con licenza de' loro V^ovi, e con lode ancora,come vedemmo di fopra,dovc parlammo fondati fuli'autorit di Apollinare Vefcovo , e di Eufebio , della legione fulminatrice , detta altrimenti Melitina Avr anco forf foggi unto cos Origene , per dimoftrare , che i fedeli, nati da parenti fedeli , comunemente non erano foliti di aggrcgarfi alla milizia , ma folamente quelli , ch'efiendo ftati prima foldati , d^' ^<^1' dati abbracciavano la Criiliana religione So ben io , che alcuni apportano gli atti di
.

S.

Muffimiliano martire 5 il quale efortato a__ prendere il cingolo militare , e a feguitare l'efempio di altri criiliani , che fi erano fatti

afcri-

^8
afcrivere
criiliani

15

E^

COSTUMI
milizia, rifpofe

que'tali , che fapeanoci, che faceano , ma ch'egh' eflendo fedele , non voJea cedere e ricevere, il cngolo , che gli era offerito. La oflervazione per di quegli fcrittori non a mio credere di verun pefo Poich avendo MafTimiliano ( per quella efperienza che avea ) conofciuto , che
alla
.

difficilmente potea confervare nell'efercito la innocenza di crilHano, e avendo llimato , che farebbe flato corretto a dare a' falf numi qual-

che forta di culto nel prendere


tare
,

il

cingolo mili-

dettame della fua cofcienza , morire , che farli aferi vere alla milizia. Ma egli certifTimo , che non erano corretti i foldati cridiani , particolarmente
il

volle piuttollojfeguendo

CO^in>"^rt.

verfo

la

fine del

terzo fecoo, in cui


,

pati
altri

Aa. Mart, Maffimlano


P-z^r^Edit.

(^j) a facrificare

n a fare

^^^i ^j fuperftiziofo culto.

Per

la

qual cofa quan-

do erano pubblicati

gli editti (

come avvenne
di Dioclezia-

nel principio della perfecuzione

no

che coloro

quali erano addetti alla


1

mi-

lizia,

veneraflero

gl'idoli;

foldati criftiani (idi*

chiaravano d non poter efeguire gli ordini deill perch erano contrari alla om , religione , e molti di effi gloriofamente acquifbvano la corona del martirio , la qual cofa co

Imperadore

(la

evidentemente dal libro ottavo della (lori; Eufebio Vefcovo di Cefarea nella Pale-p

(lina

I
gli

Apportano dipoi

avverfarj l'autorit de

Concilio celebrato Tanno 525. in Nicea illuftr citt della Bitinia , il qual concilio nel canoni dodicefimo (labilifce , che i foldati , i quali pe miiericordia del Signor Iddio avelfero depoft' il cingolo militare, e quindi per cupidigia foffe

ro tornati a nuovamente riceverlo

(lelfero tr^

pe

deVrimitivi cristiani
penitenti, che ^udienti
anni
,

^^

^rmo

appellati, tre

, che erano detti Vromaggiori. Maio nego , che il Concilio abbia ordinato , che non folle lecito al CriiHano il militare . Poich non mi poiTo perfuadere , che Padri adunati avanti l'Imperador Codantino , che col fiio efercito per vir-

e dieci tra gli altri

y?r<zf/ da' noftri

tii

e afiiftenza

particolare di
,

Dio avea fupe-

la paChiefa , abbiano (hbilito una legge contro le armi , che trionfarono

rato Maffenzio tiranno


,

e avea renduta

ce

e la libert

alla

dell'inferno

E come

egli credibile

che.^

avendo eglino faputo da quel Monarc,ch'eragli fiata moftrata la Croce in cielo, e che fc gli era fatto vedere di notte Ges Crilb , ed avealo efortato a confidare ^ che in virt del fegno celefle avrebbe atterrato il Tiranno come credibile, dilTi , che aveflero voluto determinaefier la guerra contraria al crilllanefimo ? re Credo io pertanto , che il Concilio abbia vietato a quei foldati , che aveano abbandonato, per dar a una vita religiofa , o penitente , il cingolo militare , d ritornare all'efercito per avarizia . E per verit egli certifTimo , che da parecchi canoni fi ricava, non doverli per:

mettere
di

a'

penitenti

il

ritornare

agl'impieghi

, che prima aveano , febbenc erano quei tali impieghi giudicati per f flefl leciti , e onefti. Altri fono di fentimento che il concilio parli di quei foldati , che avendo prima fotto Licinio, per non eflere corretti a idolatrare , la,

comando

fciata la milizia

dipoi mofli da avarizia , tor, narono all'efercito , e rinnegarono Crifto per , guadagnare quel poco d foldo , ch'era loro

fomminiitrato

voleano militare (^)


il

(a)VIJeHa,
, ^

Adducono

inoltre

palfo

di S. Bafilio

che

^''^;^'^-

'^'

e
-t

con-

Hift. c.vui.

70

1^

COSTUMI

contiene nella lettera indirizzata ad Amfilocho,dove quel gran Dottore della Chiefa Greca prefcrive, che ifoldati debbono elfct^e privati per tre anni della Eucariftica comunione . Per altro non dice il Santo , che non fia lecito al crifliano il militare . Ma flccome rederfim^ brattato le rtani colfangue umano, quantunijue nella guerra giufla j cagionava ne' fedeli non so che di orrore , e di t'ibrezzo , fcmbrava a' Padri , che non fofTe cofi dicevole , che fenza una Junga preparazione , all'ai-* i foldati i
r^)
Kpft.

^^^^ ^ accoilailcro

Per laqual Cofa

cos fcrive

eLxxxv. p. S. Bafilio Qay^i I nodri maggiori non hanno 27?.T. lil. niai tra gli omcidj numerati gli arti mazza-

Opp.

Editi
^^

^*

J?,?.?^* Mauti

55

menti nando

che luccedon nella guerra , perdocome io credo j a quelli^ che com, battono perla piet, e per latemperanza.Ma egli forf conveniente dare il configlio, che coloro j i quali non hanno pure le mani dal fangue umano , fi aftengano per tre anni dal,

^,

comunione
fia

Or

eflendo chiara
ron so
in

la

fentenza

di quello gran

Santo,

mento
danti
i

fiata citata

con qual fondacontrario da' Protegli


,

Finalmente confidano molto


nelle autorit di Tito Boilrenfe

avverfarji
di

Lattan-delh|

2o Firmiano fcrittori antichi

e celebri

Chiefa

imperciocch Tito nel fecondo libr(< contro de^ Manichei pretende , che non fia cotm *venen)ol cofa^che il gin/lo guerreggile Lattanzio nel Compendio delle f :e idituzioni difende che niun cafo fia pili orribile , e tetro , che u
i
,

fJ'^'^^iclamento deWuomo O') TJem e, vu.lbid.&l. crahit le guerre {J>^ .


v-Tnrtit. e.

che perci fieno

efC'

Ma

io

non pofib

inten^
Tit<
tutt(

dere
della

^xii.

perch non abbia potuto parlare 5 guerra ingiuila. Concediamo con

ci

7I Di' PRIMITIVI CRISTIANI. giuda prici , che abbia egli ragionato della ma per di condannarlo, bifogna vedere in qual fenfo abbia fo/lcnuta una tale opinione . Or io facilmente mi perfuado,che flccome Padri hanno foggettato alla penitenza coluijChe,morta Jafua moglie, ne prende un'altra, non perch credeffero ch'egli peccafle , ma perch parea , che il paflare alle feconde nozze fofle un non so qual fegno di poca mortiiicazione , e continenza , cos Tito cred , che non foffe convenevoi cofa , che il Criiliano portafle le armi , poich queflo era indizio di un cuor feroce .
:

Lattanzio
diatori

nel

compendio
,

delle Iflituzioni

parla deg'i fpettacoli


,

de' giuochi de' gla-

ne' quali

fuccedevano dQgVi omicidj

, e giuftizia.Che f cagionano orrore gli omicidj , che avvengono nella guerra , quanto pi devono eflere avuti in orrore , quelli , che nell' ingiuflo giuoco coramettonfi ? Ma per aver detto fomiglianti cofc Lattanzio, non fegue certamente , che abbia voluto riprovare la guera giuda.Imperciocch altro chiamare le guerre efecrabili per l'orxor che cagionano, altro dire , che ila illecito il guerreggiare . Altrimenti avrrebbe egli riprovato ci , che altrove avea iiabilito . E per vero dire fcriffe egli nel primo libro delle Dwine flituzioii lodando Coflantino , per

contra ogni ragione

aver quefti abbattuta la ingiuflizia , cio il tiranno , e per aver governato l' impero con_->
equit
di
,

e faviezza

,
.

gliene promette da parte

Dio
il

il

premio

(^a)

Ma come
,

poteafi vince?

re

tiranno fenza le armi


f

e fenza la guerra

(a) e. t*

Che

per la guerra fu fuperato il per elTere fiato vinto il tiranno medefimo,


i

Tiranno, e P^g-5'T.I.
fi

^^*

promettono

premj da parte E 4

di

Dio

al

vincito-

r.

72

e'

e O

U M

re,forza , che fecondo Lattanzio la guerra m% fia, da Dio riprovata .Per la qual cofa o la paroU
efecrabli

T autore , del quale non ha altra flgnifcazione , che di orride , ovvero egli neceflario dire , eh' gli difcorra delie ingi ile guerre . Neil' altra
,

d cui fervefi

ragioniamo

dal Capo quarto (^\ Compendio 5 che apportano gli avverfarj , ragiona Lattanzio dell'omicidio ingiufto , ancorch ila comandato da chi ha 1' autorit , e dalle leggi pubbliche de' Romani. Nel quinto libro delle iftituzioni al capo diciafctteflmo foih'ene Lattan'zio che non dee V uomo fpontaneamente , e per guadagno non necedario , o per ambizione

pafib

,'

darfi alla milizia

la

quale feco porta


,

la fierez-

za

xMa f vien corretto a militare


,

noii

il
,

criitiano da lui riprefo

n accufato

di

colpa

guerra non fia ingialla . Troviamo noi pertanto apprelTo l'/iringhi, e altri delle ifcrizioni , che appartengono a' fojdati cri-

purch

la

Ca")

Bold.

fliaiii

come

quelle di Feliciffimo foldato (it)


,

p.4i6.
^^) 4'^De-'^

e di

Secondino ()
fia

che

riferifce

il

Boldetti.

ci

detto de' foldati crilliani

de' noUri mercatura, fenza che foflfe la profeffione loro condannata da' Padri . Quindi , cht Co C.xiii. jj^i^tyiljano nel fuo Apologetico (e) attella , che i crilliani frequentavano , come gli altri, i.i foro , il macello , i bagni , le taverne , le otlicine , le ilalle , i Mercati , e varie forte_jj di commerci , eh' erano loro comuni gentili. Militiamo j aggiugne egli, con *ve e villeggiamo , e compriamo , e perci mefco^ (d) L. 1. liamo infieHe le noflre arti ^ e pubblichiamo cap. Vili, nojiri lavori a" vojri ufi. Eufebio ancora neW la fua Dimoilrazlone Evangelica ((/) fcrive F ^^'

Afer
.

Y^

Efercitavanfi eziandio alcuni

caiti

nella

m
^
\

CifCii

DE*
,

PRIMITIVI CRISTIANI.
Chiefa
,

75
altro

efler oltre gli AicQt nella


(lato di
ito

un

5,
,

ammette

uomini pi rimeffo, eumano.Qucmodefto matrimonio, e la il

,,
^,

j,

3, j,

propagazione, e retta iHituzione della prole, e prende la cura della famiglia , e prefcrive a' fbldati , che militano giuftamente , ci , che debbano fare , n ricufa la cultura de' campi , e la mercatura, purch non fi prei

giudichi alla religione . Ma quantunque non foffero molti criitiani, i quali attendevano alla mercatura , con tutto ci , non folo erano eglino lo ntanifllmi dall' ingannare , e circonvenire alcuno , ma eziandio riguardavanfi dal defidcrio di accumulare , e di vivere con luffo, Laonde Tertulliano nel e con magnificenza

avendo ricer, conveniente al fervo di Dio la mercatura , rifponde: purch non abbia luogo neir animo di hi la cupidigia (4) Sebbene
libro uttohto della Idolatria
,

cato

fia

(a)c.x;r.
p. vi.

prefo forf dallo fpirito

Montan litico

abbia

che convenga al crifliano il trafScare , la cupidigia, ceiTi la neceflt di cfercitarela mercatura , contradicendo a f medcfimo , che altrove per difendere i noftri dalle accufe de i gentili , avea detto , non.^
negato
,

quafcch tolta

efler

noi infruttuof ne' iiGgozj

mentre con
trafficare
.

loro ne' mercati


chi

eramo

foliti

di

che per neceffit o di alimentare f lleflb , e la famiglia propria , o per altro motivo poffa efcrcitar 1' uomo la mercatura , fenza , che vi abbia luogo la cupidigia ? Lattanzio ancora nel quinto libro delle Divine Illituzioni(Z>)non approva nel crifliano un tal mediere , f ballandogli la propria terra , egli per deflderio di accrefcere le fu e ricchezzc,impren^ da de' viaggi per trasferiril a mercanteggiare
fa
,

non

(l>)<=.xviif.

^' ^'^^'

in

prima di lui S. Cipriano in altre regioni. voleffe , che Vefcovi crafficaiTero, bench non che il negoziare folTe i^) De la, tiittvolta non dilTe mai , P^- P- '^^* illecito al criftiano (4) , ie non che quando f] hdmon.an. proprie fo^^^^^ ^^^ aumentare vanamente le

y4

E*

C O

U M

Ma

ftanze,
De' Liberti
Crlfianl

comparir

facoltofi
,
i

y^^

jj.^ gli fchiavi

quali per aver avuta*j

erano appellati Liberti , e fl^rviva^ ^^ g^' Imperadori , trovarorfi alcuni ne' primi raLl tempi , i quali effendo criitiani , aveano gl| (b) Mura- ^j{fj2j in corte di aiutanti di camera (^) , o di
|^|j5^j.t>^^
!^'-

^^'i

arcar)
1'

(0,

o di altra forta
nel

Veggiamo
della
:

anpref^

Aringhi ".nTfi.t' fo (c)Ep. S. fotterranea (fi) la feguente ilcrizione Tavli ad R.


e.xvi.v.a^.

primo Volume

Romi

Q^i giace Benemerito


j/ejhore dell'Imperatore, che
n;ijfe .....^

(e)p.4i7.

diciottefimo avanM ffolto il giorno le Calende di Settembre Nel feflo ConfoUto di Onorio ^uguflo

Fu

Ma
polito

quefla ifcrizione non ferve


,

al

nodro

prci

perciocch appartienne a'tempidiMfl


gli altri

tri

jD/f^r;^^ ^i^peratore Criftiano . VII. Troviamo ancora tra impieghi


mefiieri\ de'

impicgh
(

primitivi criftiani , i quali erano d' infe deprmiti- ^JQj.g condizione, 1' oiBzio di Nodritore , e
e
vi^

cnsua-

^^^^^/^^

j^^jj^ ifcrizioni

fepolcrali

cavate

da.

Aringhi nel fc \f)p.2<J?. ^^ catacombe , e riferite dall' condo volume (</) . Nominanfi eziandio diig 167. (g) Aa. antichi noflri Scrittori i criftiani, che vend(
ApofU
cap.

vano

la

porpora (e)

,
,

e che efercitavano

1' ai

^^!'Z'l^'^^ dello fcultore (/)


tiq. Chrift.

febbene non erano n


e del pittore , e d , e conciatore di pelli

"^^fti*^^^
,

lc>ro eccellenti

T.llKp.jip ferraio

e del vafajo

e del lavoratore di tende da fervire pe' fola.

de' PRIMITIVI CRISTIANI.


ti

75

del carbonaio, dell' agricoltore , del facchino, del farto , del fegatore di tavole , e di legna , del pefcatonel

campo,

del tefltore

re

mo

e del tavernaio, de' quali melticri abbianoi alquanto pi diffuHilnente parlato nel

terzo

volume
la

delle Antichit Criftiane

Or

malTima parte de' crilliani in quei perch erano obbligati per la povert loro ad tempi efercitarf in queili mcdieri , perci erano i nodri appellati da' gentili Cerc/ow/ , poich co' guada^^navano il vitto, lavori delle mani loro nome era attribuito alle perfone , che il qual profeOavano qualche arte meccanica, e infieme vile . Quindi , che Giovenale nella fatira che quarta (^) , parlando di Domiziano , dice non fu punito finch perfeguit i nobili, ma () v.ijo. quando cominci a incrudelire contro de' CeV' doni , allora miferaniente per . Che f alcuni Scrittori de' nodri tempi hanno giudicato , che quefta interpretazione de' verfi di Giovenale Ila nuova (Z') , e inventata a capriccio da Gio^ ^ ^ ,?'* vanni Lami uomo eruditismo 4 errarono eglino certamente , e moltraronod ignorare , che ^^j^ ^ p^^ ^ il Cardinal Baronio (f) , e il Tillemont(f/) lo- ^79. fq, devolmente l'adoprarono , e tramandaronla-j (e) Ad an. per le loro celebratifTime opere alla memoria__> xcv m. n*
jfi

Un

della

terpretazione avendo noi

della verit di quella in- ^^Jinj u, ampiamente ragiona- yi^^^ jjjft] to nel terzo volume delle noilre Antichit Kccl. p.120. CriHiane , non neceffario, che nuovamente Hd. Venct.

porterit.

Ma

Vii.

rridiani ne'

Quantunque pero la due primi fecoli

parte de tempi del della Chiefa prin- Crhllanef^

mamma

:ipalmente era di baffa condizione^con tuttoci


non^

v^fofje-^

mancavano de'
,

fedeli nati dalle pi nobili

Yii^'j;f'^'^l

'amiglie

e follevati alle pi illuitri cariche- \/'noh'ltd 4eir loro^

^$
dell'
(a)

I>e'

e O

U M

I
gli

Impero

E per lafciare a parte

Ebrei

divenuti criftiani, comeGiufeppe dArimatea Marci chiamato dagli Evangelifti (^a)Nohl Decurione^

cxv.

v.43-|iquale era'occulto difcepolo del Signore, e

Nicodemo,eGamaliello de'qualiffa menzione


(b)c.lll.v.i.

Evangelio di S.Giovanni (^) , e negli Atti V. ^e' s^j^ti Apoftoli (e) ; chi non fa , che Sergio ^' ^^' Paolo Proconfolo fu da San Paolo convertito (d)Aa. e. alla noftra religione ((/) ? E i feguaci del Rexjii. V. 7. (ji^ntore, ch'erano nella corte di G fare , e (e) Ep.i. furono da San Paolo (e) medefimo rammemoad Cor.c.v. rati , erano forf tutti ignobili, e plebei, e e del numer fol de' liberti , talch niuno trs loro fi trovafle illuilre per la nobilt de'fuo
.jjgip

(e) cap.

natali > Dionifio

eflTendo llato

come

fi

puc

conofcere dal fuo titolo, Areopagita, non er. Al. anch'egli per avventura uno de' nobili cittadin (0 xvii. V. 34 di Atene , mentre era ammelTo al Senato (/) Ne credo gi , che polfa effervi alcuno s po-

co informato della iltoria , che negando effe] vere , e fincere le lettere fcritte da Abgan Re di Edefla^ a G^sxi Grido , neghi ancora , eh
egli fiafi di poi fatto criftiano
,

mentre

gli ferir
,

tori antichi

particolarmente quelli

che_

abitando nella Siria , non erano tanto difcof Eufeb. dal principato di lui (^) , ne fanno pienilTim (g) 1. I. Hift. fede. Leggendo ancora trovi^imo nelle iftori G. XIII. ^ ^^gjj autori gentili non che de' cridiani , eh ,

Tito Flavio Clemente fratel cugino di

Domi

ziano Imperadore , e le Flavie Domitille ma trone di famiglie Augulle , e Glabrione uom^ confolare acconfentirono alla criiliana creden*
za
,

e per la religione patirono gravifimi tr


,

vagli

e la corona del Martirio confeguin

WvKT.I.
Ant.chriit.

j^Q^/;)^
ji

Non

ci
,

mancano
che
S.

inoltre

fcrittori

attedino

Nazario Martire fu uo^

de' primitivi cristiani

77
la

mo

per nobilt

illuflre
,

che conofciuta

ve-

volle piattofto morire , che empiet degl' Idolatri , nella quale per altro era flato allevato C^) . Ne per(a) Aua. che. di altri non fi fa nelle flncere iftorie , e neL^^n^^xv. n. le opere de' primi Padri delln chiefa menzione , ^"^^ ^^^^ per queftonon furono parecchi i nobili , che.. Anibr/^a ! profeifaflcro il crilh'anefimo . Imperciocch non ^^^^ -p^ H^ eraneceflario , che tutti foflero mentovati, n in Appcnd tutte le opere , e le fcritture de' noitri maggiori fono alla et noftra pervenute , n ferabra credibile , che eTendofi allora propagata
rit del

Vangelo

acconfentire

all'

in

modo

maravigliofo
,

la

noftra religione

fuor

non vi foffe niun altro , che degno foffe di effere ammeffo alla Chiefa. Nel fecondo fecolo del Crifh'anefimo , ficcome crebbe in modo maravigliofo il numero de' fedeli , cos ancora molti di pi furono i nobili, che abracciarono la vera religione. Qujndi , che fotto Adriano Imperatore pat il martirio Mario Capitan de' foldati , di cui abbiamo di fopra fatto menzione, e S. Felicita illullrc matrona fu crudelmente colle fue figliuole uccifa fotto Antonino Pio (Z>) , e Vezio Epagato uo(^^ -^P"^ mo nobile fu condotto al fupplizio , J3erchc era ^'^^"^t^t'm feguace del Crocefiflb (e) ne' tempi di Marco p^ ^^^ gj^t] Aurelio Antonino . Tertulliano , che fcriflTe il Veron. (c)Exireh. Tuo Apologetico fotto Settimio Severo Imperatore, nel trentafettefimo capo del medefimo li- ^- "^- K* bro attefta , che il Senato era pieno di feguaci ^' '* di Ges Criflo .Anzicch riprendendo egli Scadi

quefti pochi

pula

Prefidc della Provincia


,

dell'Affrica

il

Proconfolare_^ quale avea determinato di perfcriflTe

ilguitarei Criftiani, cos


effere fuggerite

nel libro a lui


ti

indirizzatoci^):,, Tutte quelle cofc


::,

poflTono
,

^^

^^

"^'

. .

Quante oneile perfone

poi-

78

e'

costum

poich non parliamo di quelle del volgo^ o fono fiate liberate da' demoni , o jbno (late curate d^' mali , che foffriyano , per le orazioni de' fedeli ? Lo fteffo Severo Padre di Antonino fu memore de' criftiani , poich
ricerc Procolo criftiano , ch'era cognominato Toparcione , ed era Procuratore di

3, 3, 3,

Evodia

e avea rifanato coll'olio lo ilefT

Im-

3,
5,

fiperadore , alla morte di lui nel fuo palazzo . Quelli no fu conofciuto da Antonino medeflmo nodri-

e avendolo trovato, lo ritenne

latte criftiano. Di pi quantunque avea faputo Severo , che chiariffimi uomini, e chiariiTime femmine profelTavano quella noftra religione , niente di meno verun nocu9> nonfolamcnte non apport loro mento, ma gli lod ancora , e refiU al popolo , che voleva incrudelire ne' profeflbri yy 3, dell'Evangelio . Anche ne' tempi di Antonino Caracalla , che fuccedette a Severo moltifllmi furono i crifliani di nobiliffima ftirpe.Per

to col

la qual cofa Tertulliano nello (leffo libro a Scapula ,, Che farai , dice , di tante migliaia di ^, pcrfone dell'uno , e dell'altro feffo. , di ogni* et , e di ogni dignit, che pronti ti fi pre:

j,

fenteranno
elTere

Che
i

far Cartagine
,

che deci
co.

da te decimata

quando ognuno
,

3,

nofcer quivi

fuoi congiunti

fuoi com**

pagni , quando vedr forf ancora degli uomini , e delle matrone del tuo ordine , e 3, delle perfone principali , e confanguinei , e 3, amici de' tuoi amici ? Di Ambrogio ancora nobile Alefifandrino , che vilTe intorno a quei
,y
<a')

xvm.

IHoL.vi,c. ^^"'P^ 5 Piirl'i Eufebio Cefarienfe nella fua ' na Ecclefiailica (<i) . E non pare certament<

credibile, che tra tante perfone

che

profefi
fai

DE*
iHivano
il

PRIMITIVI CRISTIANI
,
,

yp

ed erano nelle corti di y\Ieflandro Server e di Filippo, non vi foflero molti diftinti pe' loro natali , e per le onore(a) Bufeb voli cariche , che Ibllenevano (^) Lo fteflb ib.c.xxvni* potiamo dire di quelli , che fiorirono da' tempi &xi.xiv di Dccio fino alla perfecuzicne di Diocleziano,
criHianefmo
.

de' quali ragiona Eufehio nel fettimo, e nell' ottavo libro della Tua Iftoria (). Laonde Icggiamo nel libro terzo di Origene contra Gelfo (f)
,

(1>)

L.

vn.

*^'^^ ''^'^'*
'''

efrerefalfifiTimo,

che grignobili

fola-

'-^^^l'

mente , e gli fchiavi , e le donnicciuole fi ammettevano alla noflra religione.Nel i. libro del. ^^
Evangelica Dimoflrazione Eufebio Cefarienfe racconta^che s gli uomini,come le femmine,s le perfone ricche , come le povere, s gl'ignoranla
ti,

*'

"'i^^^'* ^^'

come dotti convenivano in certi luoghi per apprendere qucfla fublime maniera di filofoi

fare

che i noflri Antichi che al crilb'ane, fmo fi accodavano foltanto le perfone vili e vagabonde , e fcellcrate , e non gi quelle , che aveano del credito o per la virt, o per la nobilt de' loro natali Poich Tertulliano nel capo terzo del fuo Apologetico attefta , che i gentili ci rimproveravano l' (Ter noi foliti di ricevere alla noftra Chiefa coloro, che erano Uati conofciuti da effi per vili, e cattivi e vaga, bondi, prima che abbracciafiero il criftianeflmo. N ardifce di negarlo Minucio Felice nel fuo Dialogo intitolato O^f^i'/a, quantunque gli fla
,

Ma

dir forf qualcuno

confcffarono manifcftamente

: che Criflian erano rac^ dall'ultima feccia^ e dopo di avere tratti al loro partito gFimperiti<, e le donnicciuole^ ifiitulnj ano con profana congiura la plebe (ff) . E (d)pa^. 71, non vi fu certamente tra' noUri , chi impu- ^h^ ^67^

obbiettato da Cecilio
colti

gnaf-

8o
(a)

P
il
,

e'
,

COSTUMI
il

gnaffe Luciano

T.

111.

titolato

Pellegrino
le

quale nell'empio dialogo in(^a^ dice , che fotanco le

Opp.

pag.

vedove

vecchiarelle ,e gli orfani and^vano

35?. r,x\u 2 Kdit. anno


^^^^*

trovare l'incarcerato impollore . Non il pornoftri maggiori coll'Aiitore f^^^ono altrimenti


i

del Dialogo attribuito malamente allo fteflb Luciano , e che porta il titolo di Filopatride ,
il

quale autore per! difprezzo chiama


il

?Wi2/ i;r-

(b) ihl, jiif;Q(jj>^


p 60%,

(c)Pruacnt.
Coro''n
a

che f non foffe (lato YQXo , come avrebbe avuto mai l'ardimento il tiranno di dire a S. Romano Martire (e) ^^ Infame moflro turbolento , e vile,
criftiano.
Il
:

Tu
,y

fei della citt

follevatore,

zT^.'^Tii
an. 1587.

E del volgo leggier procella. Inquieti Le mutabili menti , acci la turba Ignorante le leggi trafgredifca .
Lattanzio [e]
, ,

(cI)L. 1. p. Che pi ? Arnobio , (t/) ^o.Hdit.an. tri facilmente concedono


i(Sji.

e al-

che
,

criltiani

era*

no quafi
dizione
e'.

tutti

perfone

vili

e di baflflma con-

(e) L. V.

xxri.

Chi per cos malamente ragiona , non oiferva, che fuddetti fcrittori parlano della mag-* gior parte de' note' antichi , e non gi di tuttii, e che gli Scrittori,de' quali abbiamo portato d:
i

teflimonianze,manifeflamente il dimei paiTi di Tertulliano defcritti alquanto prima , per efferne perfuafif-^ fimo . Egli dipoi falfo , che Minucio Eelic< acconfenta a Gecilio noftro capitale nemico Anzi rifponde egli con grandifTima forza , e B
fopra
le
.

flrano

Balla rileggere

vedere

all'avverfario , che ci cai unni avadicendo, ch'eravamo della ultima feccia. Poichi cosi fcrive Minucio: N fiamo gi noi dellt ,5 infima plebe 5 fericuflamo i voilri onori ,
'

CO
P SII

le

voflre porpore [f]

Onde ancora

evi
d<

dentemente comprendefi, che intanto molti

ne

db"
noftrl

primitivi cristiani

Si

erano difpr ezzati da' gentili , perch vot, Jentieri ricufavano le dignit , e una volontaria povert profeflyvanOjOnde ch'erano tra'Cridiani perfonc e nobili , e d'illullrc condizione. Di iVrnobio abbiamo addotto di fopra lateftimonianza.Quanto a Lattanzio bada leggere il principio delle Divine lilittizioni , dove parla dell' Tmperadore (<t) , e il capo trediccfimo del fuo (a) C*p. 1% libro quinto L^] dove d\(qorrc della gran molti^ p^g J- T. t tudine degli uomini , qhe fi confacrarono alla ^P^' religione Cridiana per tutto il mondo , che fu-. .^>. ^' bito potrafll intendere in qua| fenfo abbia volu,. ^ ^ to parlare. Egli verifllmo, che S. Romano non li cur di rifpondere agl'improperi del tiranno, ma foltanto chiam i profellbri del Santo Evangelio plebe fedele , poich non era quello il tempo di moHrare , che molti erano tra' noilri delle principali famiglie * Ma Te non ha egli rifpollo, hanno certamente rifpoilo a fomiglian^
ti

agc^ufe Tertulliano

Origene

e altri

come
le ca-i

di

fopra

vedemmo onde non


,

vi ha di meftiere,

che noi

ci

tratteniamo a confutare ancora


fa
,

lunnie di Luciano

Frattanto

d'uopo offervare

che
i

di

qua,

aue^tondL
^i^j^g
era--

lunque (lato

e condizione erano

Crilliani

fervevano il Signore pon fedelt , e nelle buo, fervi-ne operazioni continuamente fi efcrcitavano vamconfe

Ma

ornai

tempo,che venghiamo
,

a trattare

deL

^^^'^ ^^'^^^
'

le virt morali de' noilri

dole dillintamente

maggiori , e numeran- ^^^^^ diraoflrare quanto m ognu-

na delle

medefim^

folTcro eglino eccellenti

CA-

t%

e'

costumi
IIL

CAPO
Crljliani
Della umL td de' primi

Pella umilt de" Primitivi

CriiUum

la umilt giuftamentc appclda molti il fondamento delle altre j^ta virt morali , ed (lata in modo fpeciale predicata dal noftro Signor Ges Grido , daremo da queda principio , e faremo diiara mente vedere , che i noftri maggiori di lora ilefl modellamente , e baiamente fentirano , e procuravano , che gli altri ancora giadicaflero nella /lefla maniera di loro , e lontani fTuni
J.

TT^ Gicch

|H

cdal gforiarfi vanamenTaziano adunque uno . de' pi antichi Scrittori della Ghiefa , il quale 0)'Xip. fti difcepolo di S. Giuiiino martire , nella fua. *^'*' Orazione contro de" Gentili (4) parlando de*
erano dalla fuperbia
,

te delle loro operazioni

feguaci di
3,

Ges

Grillo

dice

Non mi

curo^j

p4"^T^^^

regnare . Non voglio arricchirmi . RicU' 3, fo la Prefettura . Non mi piace di navigare 3, per la infaziabile avarizia , e fono libero dal defiderio della vana gloria . E altrove (),. ^fpre^// di noi , , dice , non ci dejderio della 'V and gloria y n 'variet di fentenze , Eflcndo*
di

pertanto

noflri contrarj

al

fallo

e alla va-

na gloria , non fi lafciavano abbagliare dallo fplendore delle dignit , e dell'impero , non fi procacciavano delie ricchezze per far fi llrad3 ^'^^ onorevoli cariche; ma umili f ne flavano,e (e) Gap. xxxviii.p. contenti delia loro privata condizione . Quindi 117* che Tertulliano neiP Apologetico (e) . Noi; 55 dice 3 che non ci curiamo della gloria , e_j
.,

del.

de' pximitivi cristiani * ^5 pi , non iilimiamo niuna cof aliena da noi , che ramminiilrazione della 5, (a) Cxirt. 5, repubblica . E in^un altro luogo [4] riprovando la condotta fuperba di a/cuni filofof P- i47il CriflidnoJggugtQy ri anco fi moflra fuperbo contro del povero. Non altrimenti Minucio FeP 54' lice [^]y,. Acunfdlce^ per ottenere rimpero,e
"yy

delle dignit

^y
5,

le

fIgnorie,ardifcono di foUevarfi tanto,che le

5,
5,

perdute loro menti colla licenza de' coftumi procurano di acquiftarfele ,quafi volendole trafficare . Ma noi , che damo diilinti dagli altri per le noftre buone operazioni, e per la modellia , meritamente ci ritiriamo da' voftri piaceri , dalle voflrc pompe , e
da' voilri
fpettacoli
Crilliani
i

In

quella guiia

portavano

Chiefajfeguendo
loro maggiori
.

del terzo fecob della coltumi , e le mafTime de'


dire, S.

E per vero

Clemente

^^^ Bp, 1.
n.jsvr.

Romano a' Corintj CO ,, Grillo , dice ^ di coloro, i quali fentono umilmente di 3, loro medefimi , e non di quelli , che fi follefcrivendo
,,
5,
5,

vano nell'ovile da
della macfl di

lui
il

formato. Lo fcettro
nollro Signor
,

Dio

Ges

Criflo non
roganiga

venne

colla iattanza

n coll'ar-

, n colla fuperbia , ancorch fia potente , ma nella umilt , come lo ipirito parl di lui . Avea lo fteifo faiito 5, Santo detto poco avanti ((/) Siamo umili , o miei ^j) fratelli , deponendo ogni arroganza , e ogni fallo, e dolcezza , e (degno , e facciamo ci, che ci viene fcritto nonfi glorj ilfavio dsU la fua favezza . Loda ancora S. Clemente a condotta , che prima delle divifioni , che
: :

u,

xn/,

:ra

lani di
o

nacquero , aveano tenuta CriCorinto , e moiirando tra gli altri lopregj, qual fgCfe uno de' principali, feri ve in queF z
loro allora
i

4
amando
(a)n-i^
:>>

DE*
:

COSTUMI
Tutti eravate di animo umile il vizio della fuperbia
,

qucfia guifa

J
,

5/ e da voi era lontano

pinttofto di e (fere fogge tti

che di

Soggettare gli altri a voi [4],,, Aveano fatto eziandio Cotto l'impero d Traiano grandiffim progrefTi fedeli dell' Afia Minore , e fpeciaU
i

(b)

11,

che abitavano nella citt d MaPer la qual cofa feri vendo . XII. loro Santo Ignazio Martire (^) , ringrazia il Signore Iddio, per aver egli faputo, che quei buoni Crilliani abborrivano il fallo , perciocch aveano Ges Criito folamente ne' loro cuori Anzicch quanto pi erano eglino lodati , tanto pi per la umilt loro fi cuoprivano di rofforc , e di vergogna , come troviamo regillrato nelle llicre lettere , che il giuilo accusatore di fc medefimo E certamente poteva Ignazio fervide loro di fingolare efempio , la cui modefta e umilt allora il manifeft maggiormente, quando era a Roma condotto, per effere ef-poflo alle fiere , e da effe sbranato , e divorate nell'Anfiteatro Imperciocch nella fua lettera a.

mente

quelli

gneilii al

Meandro

,^

Trallianidimoilra qual concetto aveaegli formai

3, 3,

todi f lleffo , cosi fcrivendo molte cofe inDio,ma mifuro

E vero, che

se

me

(le(fo,perch(

5,

33
3,

non perifca io gloriandomi . Ora si che debbo io temere maggiormente, e non dar rett; a coloro , che adulando mi gonfiano . E pei
verit chi

mi loda

egli

li

mio

flagellatore

^5

<) n. IV,

5,

Poich voglio io patire, ma non so, f ne fon( degno (r) . Adunque imitando quelli efeni
,

pli

come abbiamo
fecondo
,

offervato pocanzi
fecolo
in
,

Cri
vif

fliani del

e del terzo

fludia

vanf di

maggiormente perfezionarli

una

tu cotanto raccomandata a'fuoi feguaci dal Re dentore . Quindi che fc alcuni tra loro eran
rie-

I)E*

PRIMITIVI CRISTIANI.
,

8J

ficchi

facultofi
,

tanto erano lontani dall'

infnperbirfi

e dal follevaril fopra


fi

:he a lui piiittofto


5.
li

pofponevno
,

GiulHno Martire atteda

Mair.ApoI. le facolt loro con quelli, che ne aveanodi r. n.xv. p.

povero, Laonde che faceano comuil

(tf)

^^-^

t^i^j^,

nelliere,

vo s'infuperbivano.
.

altro moti ricaviamo dal parantefimo f fio Capitolo delP Apologetico Soggettavanli eziando fadi Terti lliano (^) :oltofi a' poveri ^ lavavano loro^i piedi , andaj

ma

n per quello

neper

^3*

Lo

ileffo

(-(,)

p^g.

147.

/ano a vifitarli
zioni i (lima
"e
il

e a far loro
e di offequio
,

quelle dimofli'a-

onde fi conofcefche di loro fiefil ave.mo (e). > > ^j^g p^ Perla qual co fa avendo voluto Tertulliano per- p,;ft i. a(l fuadere alla fua moglie , che f a cafo egli foOe Tlm. e. v.
^

baffo concetto,

pafTato
iccafafle

all'altra

vita

prima

di lei

ella

non

fi

v. io.

dtre ragioni la
nini
.5
,

con qualche gentile 3 propofele tra le comune confuetudine degli uoe delle donne criftiane , dicendo ,^ (ct) (j) Uh,
:

\U
e,

Ou:\ gentile lafcer la fna conforte criftiana, aJ uxor, ^v. correre pe' vicoli , ed entrare ne' tugurj de' poveretti, a fine di vifitare i fratelli ? * e di ,
,

offerire

l'acqua per lavare loro


i

piedi

,,

Che f conofcevano Crilliani qualche cofa di buono in loro medefimi , ( umiliavano nella Signore , e tutto a lui l'attribuiDrefeftza de
1

-ano , Poi che riguardando le forze loro , e colofcendo quanto era debole la loro natura, :nfefravano , che nulla avrebbero in f avuto li buono 5 che non foQe conceduto dalla infinita . ^^ , )onta> e clemenza dilu (e). Per la qual co- veland-Vira effendo fi:ata lodata da Trifone Giudeo laelo- gin.c.xiu. iueza del gran martire Giufiino , rifpofegli il
Janto
,

ch'egli

'gnibene(/).
^

tutta l'attribuiva al datore di (f) pialog. Non meno fi fegnal in quello cumTryphr

;enerediyirtil

fanto martire Cipriano

Vefco-*

p-

^4^

9$
fcovo
di

1>

e"*
,

e O
che

U M
la

met deh Imperciocch (a) pift. adDo- effeiido ornato di tanti pregi Panrtio dilu, jar, p. 5* quanti appena numerando potiamo defcrivere , SJit.Oxon* ^ perci effendo flato dal popolo dimandato per
Cartagine
fior

verfo

Vide E- terzo fecolo della

Chkia),

pallore della principale citt dell'affrica

febbe-

ue non erano ancora pafiiti molti anni da che eraf egli convertito alla fanta fede ; ( nafcofc cedendo il luogo agli altri , i quali erano maggiori , e, fecondo lui , di eccellente virt dotati , quando e' fi reputava^*
. Ma con tutto e io il popolo fermo nel fuo proponimento volle in

miferabilillimo peccatore
tutti

modi

elisegli alla fine


,

ritrovato

accet,

taflTe il

carico del Vefcovado

onde

egli

poi-

ch vedeva , che cosi era la volont del Signore , feloaddofs, e tanto fu lontano dal vendicarli di alcuni , che gli erano flati apertamente contrari , che come f gli aveflfero fatto ili maggior benefizio , che potcfle da lui deflderarej gli accarezz, e tenne nel numero de' quali* fuoi amici, con maraviglia di molti , non poteano capire , che una memoria cos vL va 5 e tenace , qual era quella , di cui era fla-* to dotato il fanto , fi fofTe folamente dimenti^ O ronti ^^^^ ^^ijg ingiurie (^) Nella maniera medefi Duc.in vita ^ ^^ ^ ^^"^^ martin di Lione in quefro genere d' n. v.p.iSr. pudRuin virt maravigliofamente fi fegnalarono . Neil' anno del Signore cento fettanta fette effeodf eglino flati per tumulto del popolo prefi , e con dannati alla carcere da' giudici , per eOere p con varie forte di tormenti flraziati , e fatti mo rire , paflavano allegri quel p di tempo, eh loro rimaneva di quella penofa , e miferabil vita , quando gli altri fedeli , che aveano fchi yato il pericolo , acco ftandofi con caute/a ali
i

.^..^..X'.

pri

de' PRIMITIVI
prigione
,

CRISTIANI.

87
,

davano loro quel poco

di folllevo

ch'era loro permeffo dagli avari foldati , e cuprigioni. Avvenne talvolta, che ilod delle

confabulando tra loro


fanti carcerati
il

alcuni attribuiffero

a'

nome

di martire,

come
a

tempo
il

fi

ufava,poich erano proffimi

quel fpargerc
in

loro fangue per


,

Ges Grido.

Egli

difficile

a rpiegare
tal

nome

e che

loro un mientre filmavano di efferne indegni, in verun conto non fofle loro dovuto .

quanto difpiacere

recafle

Imperciocch quantunque a tanta gloria erano arrivati , che pi volte con prodigiofa intrepidezza aveano foffcrto varj tormenti , ed erano flati efpofti alle fiere , e aveano camminato fopra i carboni accefi , ed erano pieni di piaghe , che da' fedeli erano confiderate come gloriofi trofei della Cattolica religione , riprendevano tutta volta chiunque o per lettere , o a voce

difcorrendo con
dar loro un
s

efiTi fi

prendeva
,

la

libert di

erano

voce che Ges Grido era il primo martire , come che fedele , e vcroteilimonio , e primogenito de' morti , e principe , e autore della vita celefic , e che gli altri ancora , i quali erano per la confeffione della verit dd Vangelo fiati uccifi , ed erano pafiati a godere nella patria de' Beati la prefenza dell' unico vero bene , meritavano quefio gloriofo titolo ; ma ch'eifi , febbene in prigione fi ritrovavano pei nome del figliuolo di Dio , nulla di meno erano vili , e difpregevoli , e che per- ci fupplicavano i loro fratelli, che per loro pregaOTero , affinch potefierogiugnere al per- /'^^^^^^ i^ fetto fine , che unicam.ente bramavano (^) . Hiif. e.
bel
e con autorevole
,

nome

foliti di

rifpondere

li.'

Edir. Paris.

'

F 4

CA-

8S

E*

COSTUMI
IV.

CAPO
Prwif - I
'^a de' pri^

Della Pfudenz^ci de' nojlrt Antichi


che Ges Grido Salvator noflro , ordin a' fuoi difcepoli , e agli altri ancora , i quali doveano effere feguaci delia fila celefte dottrina 5 di cflere prudenti quai ferpenti ^ fu efattamente oflTervata da'noih'i maggiori , come abbiamo da pi illu-

^^ Uel

miiv

Cri-*

iiam*

^^^

flri

^jionumenti delle antichit criitidne

Coni

Hfte la virt della

prudenza nello fcegliere


.

inezzi

che fono proprj per giugiiere


fi

al fine,

che r

uomo

proporto di confeguire

Or

primitivi Criftiani feguendo le maflime infe-

gnatec dal Redentore , a quei mezzi fi appigliavano per arrivare al poiTedimento della

vera beatitudine , che trovavano prefcritti ne' facrofanti Vangeli. Per la qual cofa frequenti erano le lro orazioni ^ come abb'amo di fopra oiTervato, poich Crifto avea ordinato , che contnuamente fi oralTe , e fi vegliaffe , per non cedere alle tentazioni del nemico , che va continuamente cercando chi pofTa divorare . Ma nello fcegliere quefli tali mezzi , ufavano una s gran cautela d non fare alcuna cofa temerariamente, che cagionare poteano ammirazione ne' gentili medefimi , f aveffero quelli rifflettuto alla loro condotta . Poich fuggivano tutte le occafioni , che poteano fervire loro d' inciampo per precipitare nel vizio , o nelT .errore ; onde , come appreffo vedremo, n agli fpettaccoli, ne a' giuochi , n a verun altro divertimento intervenivano , che potelfe dar loro

de'primitivi cristiani.

Sp

loro motivo di offendere il Signore . Se immar ginavanfj fondatamente, che ufccndo liberamente dicafa, o ragionando co' gentili , poteano pregiudicare a' loro fratelli , eh' erano
da' gentili medcfi ni odiati a morte , o ravano affatto, talch ne'luoghi remoti,
nelle
fi

riti-

ovvero

catacombe

fi

nafcondevano
i

in quelle

ore portavano a trattare

loro affari , nelle^ quali credevano di non poter effere fcoperti Che f taluno per imprudenza fpontanea mente
fenxa fpeciale
iftinto
,

dello

Spirito

Santo

fi

offeriva al giudice
fa
,

onde

a f fteffo
^

o faceva qualche altra coe agli altri apportava del ,


condotta di
lui

pregiudizio
dagli altri
^

era

la

riprovata

come

colta dagli Atti del Martirio

, il quale 0) ^I^?* fcrivono gli Smir^ P*3 y ^P"^ era dalla Frigia, e di cui cos ^^^^^"' nefi : 5, Effendo coflui venuto poco tempo 5, avanti dalla Frigia , tolto che vide le fiere

di S.Policarpo (<?) di

un certo Qu^into

talmente s'intimor , che pregato dal Pro confolo 5 rinneg Grido , e facrific empia mente agi' idoli . Erafi quelli prefentato al giudice di fua fpontanea volont , e avea 5j indotti degli altri a imitare il fuo efempio . Per la qual cofa non approviamo noi coloro , quali fpontaneamente fi prefentano a' nc,, mici 5 che ci perfeguitano con tanta crudelt 3, e fierezza ; poich non comanda cos il Van-' gelo,, .Lo lleflo afferma S-Cipriano Martire illuftre per la fua virt,e dottrina, che vi (Te nel terzo fecolo della Chiefi , nel celebratiffim
i

libro

De

Lapfis (/)

Non

vi

dice

ve- ^^P^^^^t
'

runa caula giufta, che fcufi un peccatosi grave. Doveafi lafciare piuttollo la patria^ e perdere qualunque cofa terrena. EccOa. che pel Profeta dice lo Spirito Santo, ufci-

(y

de'

u m

^, te , partite da coteflo luogo , e te toccare le cofe immonde . 3.


5,

non vogliaUfcitc
cfcc
dal

mezzo

di cotella Babilonia
di lei
.

e feparatevi
,

dagli abitatori

Chiunque

e^

parte altrove, non fi fa partecipe del delit* to . Per la qual cofa approva il Signore ^

che

egli

j, yy
3,

perfecuzione ; il che fece che fi faceflTe ancora dagli altri . Poich fcendendo la corona dalla_j mifericordia di Dio , e non potendof rice vere, f nonchenell' ora da Dio medeflmo
fi

fugga

la

e infegn

{labilit , chiunque collante , e frattantof fuggendo fchiva il furore del tiranno , noif

35
3,
3,
5>

che giunga-ji eh non fuggendo precipita nella idolatria , da a creie-* re , che rell egli per commettere una sU
rinnega
la

fede

ma

afpetta

il

tempo

della fua falvezza.

Ma

enorme fcelleratezza . E quindi certa-* mente avvenne , che i Santi Martiri Policarpo 5 Rutilio , Cipriano , Dioniflo Aleflandrino 5 e altri, avendo faputo , eh' erano ricercati
da'ncmici
,

pereflere privati di vita

per nor

efporre temerariamente la fede loro a qualche pericolo 5 fi ritirarono in altri luoghi , ov


poteifero (lare con maggior flcurezza
,

at^

tenderei' ora , in cui avea deftinato il Signon di dar loro la corona del martirio , che cotan
to
di cui

bramavano . E per tralafciare S. Policarpo abbiamo altrove ragionato, di Rutili


nel
libro

cos fcrive Tertulliano

Della fuga,

nella Terfecuzone
5,

Rutilio fantiflimo

Mar

avendo tante volte higgto h perfecu 3, zione paflando da un luogo all'altro , e aver do eziandio rifcattato il pericolo con danarc a, dopo la flcurezza , che erafi procurato , in: provifamenteprefodagr infedeli , e prefer
tire
,

..

tal

;, 3,
5,
3,

pf DE* PRIMITIVI CRISTIANI. lacerato co' tormenti , e tato al Prcflde , di poi dato alle fiamme , riport per miferi
cordia
del Signore la
.

neC^)
che
il

palma della paffioLaonde pretendendo i Montani-

ai

crilh'anonon dovefle fchivare il pe, ricolo della perfecuzione , rifpondeano loro i me appartiene il fuggire , Cattolici () . 35

^'

^^^g*'

^b) Ibj^,

non avvenga , che io paghi la pena 3, perch temerit , e rinneghi la fanta re5, della mia ligione . Iddio f vuole , che io acqiiilli martirio, potr rcondurmi, 3, la corona del io fugga , e mi nafconda (e) . Im^ 5, ancorch egli medeflmo dice , che quando 3, perciocch in un luogo perfeguitati , fuggramp 3, fiamo altro Ella ancora notabile.^ 3, in un la fentenza di S. Clemente Aleflandrino (ci) :

^
^*'-'
*

^^j '

Avendo detto
,,

Crlflo

cos egli

quando

vi

^^^^^^^^^

3,

3,
3,
j,

3,
.3,

perfeguiteranno in quella citt , fuggite in un altra , non ci ordin di fuggire , come f fia cattiva cofa il foffrire la perfecuzione , n come f bifogni , che noi temia* mo la morte , e la fchiviamo fuggendo , ma vuole 3 che noi non flamo autori del male , n aiutiamo coloro , che perfeguitano , o
.

che ammazzano 5, che diamo cauti


3,

volont di

lui

Avverte egli adunque onde , chi non feconda l temerario , e fi mette im-

33

j,

j,
^, ^, 33
,3

prudentemente nel pericolo. Che f l'uccifore dell'uomo pecca, far anche reo dell'ammazzamento chi temerariam.ente fi
chi

prefcnta al giudice . Ed ^ certamente tale , non ifchiva la perfcciizione , eli prefenta con audacia

j,
j,

per effere prefo , e trucidaImpercioch coftui , quanto fpecta afe medefimo , ajuta la malizia del perfecutore , e f anche ardifce d'irritare iJ.Prefiefe idoto
.

latra.

5)2
3,

r>

e'

e O

U M

latra

5,

cagione del fuo male , come ca-i , gione del ino male chi va irritando contro

^,

difeunaiera

Verlb

la

met del terzo

S. Cipriano , Cartagine ^ che alcuni Io accu favaVefcovo d n , perciocch avea procurato di provvedere colla f'^'ga alla fua vita ^ fcrifle al Clero di Roma una lettera affai gi'ivQ , per cui rendeva i Preti , e i Diaconi di quella metropoli del

fecolo della chiefa

avendo

intefo

mondo
favia
3,
,

tutto pienamente informati della fua_>


e prudente condotta*
il

Avendomi,

dice

^,

Santo , ricercato il popolo con iflrepito 5 e clamori , affinch io foffi condotto al fupplizio 5 e avendo io penfato pi alla pubblica quiete de' fedeli ^ che alla mia falute , volli fuggire, e ilafcondermi , acciocch per la mia temeraria prefenza , non,
andalfe avanzandofi la fedizione
ta incominciata dagl' idolatri
i

3,

io col

corpo dinante

eh' era Ha^ Effendo per fono tutta volta pre^

,5
35

fente coli'

animo

e colle opere

dio di giovare colle ammonizioni


i

P j).4z ).4z/

^^

comandamenti
(^)
.

Ges

Crilto

mi (lufecondo ^ a'mieifrae

^* ^v-telii

QuafI nei tempo nededmo S. ,^ Dioniflo Vefcovo di AleiTandria fcrivendo a.>> Germano , cos dijfe lo parlo ava nti Dio , ed egli fa , che non mento , che io non fono 3, fuggito di mia fpontanea volont, e fenza un 35 idinro fpeciale del Signore *Anzicch prima , ,, quando fu pubblicato P editto di Decio Im3, peradore , avendo mandato Sabino il Fru3, mentario , per ricercarmi , nmafi quattroi giorni in cafaafpettando , ch'egli veniffe a 3,
.

'

j, 3?

prendermi

Appena adunque , dopo ili quarto giorno , mi comand il Signore che io mi portafli altrove , e aprimmi ,
,

0,

fuor

de' PRIMItlVI CRISTIANI . pj fuor ci.ogni afpctazione , la via di fuggire ^ ], che io obbedendo agli alti/fimi ordini di j, di ufcire , come feci , in5, lui , determinai 3, (lem.e co' miei fevitori , e con molti de' no flri fratelli . E che ci ia avvenuto per pary, ticolare difpofizionc di Dio , lo dimollrs it

,,

fatto

mentre non
,,

fui irutilq a'mortali

al-

cuni de' quali potei io guadagnare a Crifto

5,

Redentor noltrQ

. i
.

di a remici d incruaecilrgdauel contro de' fedeli, ma riprendevano eziandio /; , i ^.^^n quali modi da zelo apparente, fenza per U m-^ coloro , confel'arfi colle perfone prudenti , e ben am- pruden-^t maetfrate delle cofe della religione , faceano ^^^^' ^PP*''"* per imprudenza , che i gentili maggiormente ^^^^'^ ^ , co' crliliani , e graviffimi danni ctanno^ s' irritaffero arrecalfero alla Chiefa cattolica . Per la qual
lire
i

IL gion
.

N
j.

folaniente erano cauti


.
,

noftri
,,
.

mae,^

non dare motivo

nano

Riprende^ l ar-

cola giuftamente fu
rit di

da effi riprovata la temeun foldato , il quale invece d' imitare T efempio deTuoi compagni , e fare ci, che non apportava feconiun fegno , e pericolo d'idolatrare , avea avuto 1' ardimento di ricufre di farlo, e avea mcnb in pericolo gli altri di foffrire una fieriffima perfecuzione (4) . Laonde il Concilio Eliberitano avendo determinato di mettere qualche volta riparo agP inconvenienti , che per imprudenza, e temerit di alcuni feguivano , ordino , che qualunque-:?
I

(a)Tert. Coror. ci. p-ioi.

De

^S^iron.ad
311 CCl./lil,

/^

criftiano avefle

fpczzati

g' idoli
,

e quivi
tal

^oi^--

f ilato

uccifo da' gentili


fatta

poich

cofa_-j

non
tire

era mai Hata

ne' tempi de' Santi

non foffe riconofciuto per Mar, (^). Moltifllme altre ragioni potrebbe- (b)Can.ix. ro apportarfl per dimoflrare la prudenza de' E;^^*^'T5' noflri antichi in quello genere, ie quali per ,
i\ portoli
^^"J'j^-'^'^'
'

non

non apportar noja


il

a'

leggitori , per brevit


!a

tralafciano
^l^*

Loro
v/rf
itJ

fa-^

^^

eziandio particolare

prudenza loro

condot- nel procurar che faceano , d' iftruire gli alndl* f- tri ne' dogmi della Santa Fede, e. di fare s , che

/^^^{'^ ^^^*

^arUre"^^^ ^^)cr7vere Imperciocch


agli
fiejjf

abbracciafTero il Crillianelimo , o che termi^'^^^^^ una volta di perfeguitare la Chiefa.

ferfecutori

de'ci^a^

^'

febbene erano ripieni di zelo nientedimeno regolavano con faviezza la lingua , e la penna loro , lodando ci , che andava lodato in quelli , a' quali o parlavano , o fcrivevano . Pregavano , e fupplicavano di cOTere afcoltati , e quando vedevano di non ritrarne verun proftto , modeftamente fi prote/lavano di voler piuttoflo foffrire qualunque-? Supplizio , che acconfentire alle perverfe fuggefiioni

degP

idolatri

Sono ripiene
,

di quelle
,

cfpreflloni le Apologie di S. Giuftino Martire


Ja

legazione di Atenagora
,

libri degli altri

noftri fcrittori
tiltmi fecoli
affai
1'

che fiorirono
crifliani
,

in

quei fortunaviflTero fotto

Egli in quello genere celebre

cfempio de'

che

Erano , contro de' noflri gravilUmi editti 5 onde erano fieramente travagliati , e in continua tribulazione , fenza che potelfero rapprefentare le loro ragioni, e farfi renderei giuilizia . Melitone Vefcovo Sardenfe moffo a compafTione degl'innocenti , poich vedea, che^
flati

Marco Aurelio Antonino Imperadore


pubblicati

al

fuo uffizio

fi

apparteneva

effendo egli pallo-

re di una Chiefa cotanto illuflre, di prendere

(0

una lunga Apologia al fo. parte della quale rapportata daEufe, bio nel quinto libro della Iftoria, conflfteva in c^Vfi <3"^^^ fentimenti Qa) La gente pia , e nta 5, foffrep Imperadore, una fierillraaperfecule loro difefe, fcriffe

vrano

,,

zione

de' PRIMITIVI CRISTIANI.

pj

p, zionc per gli editti, che Tono flati pubblicati ^, ncll'Afa .Imperciocch i maligni accufatori, e coloro , che bramano d' impadronirfi del le altrui fuftanze , avendo quindi prefo la apertamente di giorno , e di 5, occaflone ,

notte ircrudelifcono
innocenti
voflro
.

e fpoglano gli
fi

uomini

Che

f quelle cofe
,

fanno per

comandamento
;

fano pure fatte ret-

tamente
5,

poich non pu avvenire , che il giuflo Principe flabilifca alcuna cofa ingiur llamcnte ; e noi riporteremo volentieri il
della morte. Quello da voi folamente ricerchiamo , eh' efaminiate pei? voi medelimo i crilliani , e che avendoli

premio
5,

3, 3,

efaminati

giudichiate di loro
, ,

vollra equit

e giuflizia

fecondo la , debbano efleaf-.


.


5,

re condannati
luti
,

meritino di elfere

e di vivere con flcurrezza

Che

f<Lj

mai pubblicato, n conveniva fi pubblicafse un fimi le conpi fieri , e crudeli nemici , non ,, tro flato per voflro ordine compollo , e divulga* to , molto pi vi preghiamo , che non per mettiate in avvenire , che noi fiamo in que Ila cos difpietata maniera fpogliati , e perPoich quella flofofica fetta , feguitati . Paleflini , che noi profeffiamo , nacque tra e di poi propagata fotto uno de' voflri ante5 ceflbri nel Romano Impero , apport alla_^. repubblica un felice , e profpero augurio ; mentre da quel tempo fi aument , e fi acquell'editto a cui
flato
i
,,
i ,

non

,
5

crebbe in r impero

5
5

maravigliofo la dignit delche ora voi governate con approvazione di tutti , e gran giovamento della repubblica. E la governerete ancora in avvenire , fc proteggerete quella noftra
,

modo

31

re-

$6
5,
3,
3,

D
,
i

E*

C O S T

U M

religione, che nata fotto l'impero di gullo


fotto
fi

Aui

maravigliofamente propagata fuccefforidi lui per tutto il mondo,

3,

3,

E per verit che la fetta de'crilHani fia in^ trodotta nella repubblica per bene , e vantaggio comune , fi pu manifeftamente de* durre da quella ofiervazione , che noi ab biamo fatta, che dal principato di Augufb fino air et nofira non ha fofiferto l' impera verun incomodo , ma che tutte (e cofc fono avvenute profperamente , fecondo ci , che g* Imperatori bramavano . Che f Nerone , e Domiziano folamente tra ^\ Augufii cominciarono a perfeguitarci iifigati da i malevoli , che a morte ci odiavano, ed empiamente ofavano di calunniarci, fpargendo pel volgo delle cofe contra g' innocenti, che la modellia vieta di nominare ; fu corretta fenza dubbio dal voflro Avo Adriano e dal voftro padre Antonino Pio quella loro pervcrfa maniera di giudicare , il prime de' quali fcrifie ^ Minuccio Fundano, e l altro alle citt , che cefTafiero una volta di follcvarc i popoli contro d noi . Per la qua cofa fperiamo , che voi ancora , i cui fentimenti noi fappiamo quanto fieno favj , giudi 5 ci favorirete in tutto ci , che da vo^ fupplicando richiediamo .
,
<

3,
i,,

3,

3,

^,
3, 35
:,,

3,
3,
3,

3,

3,
5,

3,

35
35
3
5.

3,

35
3,
3,
35

Somma fu eziandio l'attenzione , e la efat tezza loro nel porre in pratica la mafi^ima \u
Redentore, allorch difle , chi avea peccato contro di noi il nollro fratello ^o correggemmo a folo a folo , e veggend (;?) Matt (^) per avventura, che non ritraevamo ^ profit G3p.:j^viii. to 5 ricorre fimo alla Chiefa , e accufandqlo procurafipio 3 ch^ da quella folfe indotto e
fciata loro dal f

ed

DE PRIMITIVI CRISTIANI.
colle preghiere
,
,

^7
ga/}ighi,

e f

le

preghiere non rfufci,

vano

fufficienti
,

colle riprenfioni

Imperciocch troviamo noi negli antichi monumenti del Cridianefimo , che qualunque volta qualcuno de' fedeli , per fua difavventura , commetteva un qualche delitto, grandifTimo difpiacimento Ca) recava agli altri.i qu^ili mom di lui a compamone , andavano a ritrovarlo , e ragionando con elfo lui , e rapprefentandogli vivamente l'enormit , e la gravezza del peccato , in cui era miferamente precipitato, o Io muoveano a pentirfene , e preftamente lo guada2;navano aGes Grillo Cb) , o . r nfeoftinato lo ritrovavano, pregavano per lui , e ne rendevano confapevoli i pallori della Ghiefa , i quali non mancavano all'obbh'go , che loro correva, di procurare (e) di tirarlo all'ovile; i quali pallori , f ricufava di obbedire , fparavanfi da lui , e come gentile , e fcomunicato lo riguardavano . Molti filmi efempli ptremmo noi addurre per confermare quefta vea ravvederfl
1 1

A^S.MM, ^^
C^)Vide
^
^^j

^^^j^

art. n. ir.

-Lcgat. nulli,

S^

^^^^"'

xxxn.

C) Eifeb.

i Hi* ^cxxiii.
J^

xv/oHp*?
m.'
conrra

rit

mailccome dobbiamo

paffar oltre

e ra- Celf, n*hu

contenteremo
di
tra lorojche
l'altro

gionare delle altre virtti de'noUri maggiori , ci di un folo . Furono verfo l'anno

Griilodugenseffanta due uomini tanto amici

appena poteano dividerli l'uno dalper poco tempo , uno de' quali era Prete , e i appellava Sapricio , l'altro era laico per nome Niceforo . Dopo una s lunga, e si grande amicizia , il diavolo invidiofo della virfece nafcere tra elfi una tale difcordia , che avcano determinato di non ritrovarli pi inlleme in verun luogo.Ma paffati molti giorni,e
t loro

ravvedutoli Niceforo del fuo errore, preg alcuni de'fuoi amici , che volelTero co' loro uffi-

zi

^8
2j fare si
,

I>

e'

e O
,

T
che

U M
fi

I
.

che Niceforo

gli

perdonafTe

Quelli
fra-

allegri per la occaflone

era loro prefen-

tata di riunire gli animi di quei


telli

due loro

quanto pi preilo poterono , andarono ^, , trovare Sapricio, e avendogli rapprefentato come erafi Niceforo pentito del fuo fallo e_j> fupplicava del perdono , Sapricio oilinatonel fuo iniquo proponimento , fi protelt , che non avrebbe mai condifcefo alle loro iilanze . Afflitto per quella ripulfa Nic^-foro , ri,

corfe

ad

altri

amici
flel

affinch quelli

pure

fof-r

fero tciHmonj

deilderij, ch'egli avea di ri.

conciliarli coll'irritato facerdote

Ma

Sapricio

cuore indurato , ed efTendoll dimenticato delle parole del Signore che d(fcferdO' nate ^ e fui fura perdonato ^ dim:)itroiri pi pertinace di prima , e tece l'^ro intendere , che non avrebbe mai acconfentito a' loro fuggerimenti . Appena Niceforo fent larifpoila data a' comuni amici , che portofl Qgi medefi no
il
,

avendo

alla cafa

di Sapricio

e prollratofi

a'

piedi di

perdonatemi per amor del Signore, , , o Padre . Ma Sapricio per l'odio implacabile ,, che avea conceputo contro di Niceforo , neg apertamente di voler riconciliarli con chil'avea si malamente olfefo Mentre Niceforo procurava d placare il ficerdote , e quelli (i dimollrava fempre pi duro , e crudele yerfo di lui, fu mofla da' Gentili contro la Chiefa unai
lui
dife
.

fierilTima perfecuzione,

EOendo pertanto llati*nemici dd Crillianelimo dalle fpie deli luogOjdove Hava nafcollo il Prete Sapricio, cor* fero a ritrovarlo , e prefo che l'ebbero , lei conduflero legato al Prelde , e dopo varie in-avvifati
i

ferrogazioni

erifpoHe, avendo

egli confelfat(.

DE*

PRIMITIVI CRISTI ANI


,

ip

to di e (Te re crilliano rire , che rinnegare

e di

la

(anta fede

voler piuttoflo moper ordine ,


al

dello (leiTo Prefide locondufTero


Egli difficile rimmaginarll
rallegralTe
,

fupplizio..

quanto

allora

fi

Niccforo , Vedeva egli vicino a ottenere la corona del martirio il fuo implacabil nemico . Sperava , che prefentandofegli d'avanti , e raccomandandofi a lui , non folamente dovelTe ottenere il perdono in terra , ma ave^ re eziandio in breve un nuovo protettore in Cielo . Corfegli pertanto incontro , e prollratofl nuovamente a' piedi d Sapricio , dille : Conofco di ferdonami^ o Martire di Ges Crijo averti offefo. Ma Sapricio fingendo di non aver.

non fi degn d rifpondergli . Nice, fperando , che aveflTe amutarfi il cuore dell'ollinato Sacerdote , determin di andargli incontro per un altra via , e provare , f colla importunit gli riufciva di muoverlo a compaffione , e ottenere per f il defiderato perdono. Gli fi prefent adunque d'avanti prima , che Sapricio foflTe ufcito dajla porta della citt , e Ha.r* implorando merc , diffe ad alta voce tire di Crijo, perdonami ; mentre tu hai confcf^
lo udito

foro

fato

il

fanto nome del Signore


.

ed ora fei 'vicino


lo lleflb
flabill
,

a ottener la corona
cfito

Ma avendo avuto
,

quefio fecondo tentativo


al

te

Nicetoro d portarfi

luogo
,

finalmendove Sapri-

cio

dovea

efiere

decapitato

e avere la con-

folazione di

vederfi riconciliato col Marcire Quivi giunto , grid in tal guifa , che potefle efiere ben intefo dal Sacerdote , egli fcritpo , dimandate, e 'vi far dato; cercate y e tro^ verete ; ficchiate , e far aperto. Furono per altro deliife le fuefperanze . Allora i carneG 2

lOO
nefci

I>

E*

COSTUMI
.

che sMnginocchiafle , per effcre decollato Quefti come f non aveffe mai faputo per qua! cagione era condannato a morirejdimand loro,perch lo voleano privare i vita . Avendo intefo , che tal ordine aveano eglino ricevuto , perciocch avea egli ricufato d facrifcare agl'idoli , e avea difpregiato l'editto dell'Imperadore , rifpofedifperato , che egli avrebbe obbedito a' Cefari , e che avrebbe facriicato , onde non efeguifTero la fentenza Rimafe Niceforo afflittilllmo , e accollatofi a Sapricio , cosi imprefe a parlargli . Penfa fratello al male , che tu hai commeffo . Ravvedi^
diifero a Sapricio

nuovamente il nome del nollro Salvator Ges Criflo . Non perdere la corona celere , che tifei acquiftato con tanti martori, e tormenti , e afflizioni . Ma Sapricio difpre-. giando e i configli , e comandamenti del Redentore 5 volle piuttodo apportare la morte
ti. Confefia
i

e Teterno fnpplizio a f
jiare a chi

illantemente

gli

fefa, che aveagli fatta , cofa, affinch non fi fcandalizzaffero

medeilmo , che perdO' dimandava delb ofperdono. Per la qua


i

femplici^
i

caduta d un Sacerdote , e affinch gen tili non fi confermaffero maggiormente neilg* fuperJdizione loro , pales di efser egli Crifh'a110 , e difse a'fatelliti , che aveano condotto a!^ luogo del fupplizio lo fcellerato Sapricio Sono
la
:

per

io Criflimo

,
,

Cesu
d

Cri/io

credo nel nome del nofiro Signo che coflui ha rinnegato . Ter U

qual cofa uccidetemi

Non
di

ardirono

Satelliti

renderne confapevo le il Prefide . Ne mandarono per tanto a lu Pavvifo , e avuto l'ordine di troncargli il capo cfeguirono prontamente la fentenza . E ci fi
det

ammazzarlo, prima

DE PRIMITIVI CRISTIANI

2oi

detto della prudenza de' primitivi Criftiani ufa ta nell'adempire le loro obbligazioni . La quale

quanto

in effi fofse eccellente, vieppi fi far manifefto ne' feguenti capitoli , dove delie al-

tre virt loro diifufamente

ragioneremo

G3

ca:

lO^

E*

U M

CAPO
Crijliani
.

V.

DeILt Temperan^^ degli Antichi

intendo non folarnente il contenerfi nel mangiare , e nel bere , ma eziandio il Tapei* dominare , e vincere tutti gli sregolati affetti, che pofsono nafcere neiranimo. Per la qua! cofa la fobriet , e la callic , e la moio

PE

L nome

della virt della

temperanza

dellia, e la ritiratezza, e le altre, delle quali noi

parleremo

fi

riducono

alla

temperanza

DelUfohriet 5 aftinenz^ mitivi Crijliani .


.

de'

Pri-

I.

T7

Rano adunque
chi
r
\

noflri antichi tanto par,

i . /. htieta

'^-(f"

de'

Cj
.

e fobrj nel mang:iare


i
.

e nel bere,,
i

noftri

am

tkbh

^"^ "^" folamente lontani erano da bagordi , e| dalle ubriachezze , ma eziandio niuna cofo-ji prendevano per diletto, e per foddisfare alla*; gola , contentandofi unicamente di ci, ch'era^ oecefsario pel foflentamento della vita, e per acquiUar vigore di efercitarfi maggiormente nelle opere di piet verfo Dio ^ e di mifericordia verfo il profTimo . Servianfi pertanto disile pi femplici vivande, le quali foffero atte pi a confortare lo ftomaco ^ e ad accrefcere I( forze , che a dilettare il palato . Poic he eran( eglino perfuafi , che i cibi delicati , e e he reca

j-

1j

I>E

PRIMITIVI CRISTIANI
alla

OJ

no piacere

gola, invece di nodrir riiomo , pregiudicano non meno alla falute dell'anima , che a quella del corpo i Per la qiial cofa ripren-

dendo

Clemente
la

Aleffandrino
,

antichiffimo
cos fcrive

Scrittore
intitolata
,5

ingordigia de' Gentili

nel rec">ndo libro della Tua celebratilTima


il
,

opera
i.

uomini
loro
di

Pedagogo (^) Una tal dice , vivono per mangiare


:

forta di (a) Op. , lo che pag. ijy.

,,

che fono prive che ripongano nel ventre la loro felicit . A' Crifliani per pedagogo di cibarfi per vivere . 3, comanda il Perciocch non gi il noflro fine il nodrir. 5, 35 mento , n confifte la noilra beatitudine , e
colle beftie
^

comune
,

ragione

e le quali pare

l'iflituto iioilro nel

piacere

ma

il

nodrimen-

to ferve per

mantenerci in quefta vita , finch piacer al Signore d trasferirci al luogo


.

della incorruzione
e
5,

Laonde fciegliamo noi

5,
5,

fepariamo l'alimento nollro , procurando che fia femplice ^ e non comporto di varj ingredienti , quali nuocono invece di appori

tare

3,

corpo del giovamento . Confilte il nodro vivere con quella felicit , ch' pral

33
3,
3,

3,

priadi qucHo itato 3 induecofe, nella fantit , e nelle forze , le quali certamente fono mantenute , f il cibo facile a effere digerito.Quindi che dobbiamo fchivare le diverfe

35
3,
:3,

35
3, 33
3,

3>

y,

che arrecano varj de.. trimenti , tra i quali pofllamo numerare i rivolgimenti dello llomaco,ele indifpofizioni del corpo . Che f alcuni ardifcono di chiamare nodrimento i cibi , che per delizia , e puro piacimento preparanfi con artifizio particolare da' cuochi , fono eglino fenza dubbio in errore Antifane medico di Delo afferma, che la variet de' cibi la fola cagione delle
qualit delle

vivande

3>

ma-

04
3>

1>

B*

e O
,

U M
il

malattie.
rato

E pure

parecchi gentili, non SQ


lafciano
vitto
fari!

5,
3,

per qual vanit mai


,

mode*
d'in-*

e frugale, e

il
,

ftudiano d
l

portare

<0p

141.
*

"
3,

a tavola le

vivande

che compofte fono


dal

gredienti trafportati di

mare ...(<)

Sembrami pertanto , che quelli tali non abbiano altro, che la bocca, e le mafcelle* 3, Ma la Scrittura dice , non defiderare i cibi 3, de' ricchi^ poich fono congiunti colla vita 3, non vera , e turpe . Imperciocch procura no eglino di avere in tavola delle vivande , 3, che debbonfi fra poco convertire in cfcre menti , ma noi , che veneriamo il cibo celc ile , dobbiamo dominare al ventre , e afte nerci da quelle cofe , che gli fono grate Avea apprefo quefte malTime Clemente dall'APaolo
,

Cb)

I. G,

vr, pol^o^o S

()

il

quale nella Epiilola


,
il

a'

Corinti

e nelle altre ancora dimoftr

fofle alieno dalla vita Criftiana

quanto procurare di

dare diletto , e piacere alla gola . Avendo pertanto conofciuto i noitri maggiori , che i cibi, febbene fono creati dal Signore , perch i mortali f ne fervano, debbano peraltro que-

con parUmonia , e temperanza ,. non paja , che nel cibo , e nella bevanda coflituifcano la loro beatitudine ; non ricufavano di cibarf nelle ore convenienti quantunque con quelle cautele , che fono prefcritte dalla Criiiana religione . Per la qua!
fti

fervirfene

affinch

cofa ancorch riprovaffero la condotta di coloro , i quali affettavano una vita mortificata per
dillinguerfi dagli altri (e)

/c)

Epift.

^^^J*^5"}fb

con tutto ci volea, che il vitto di tutti foffe parco , e fobrio, e tale , che libera lafciafle la mente , affinch

no

V c.UJ
*

^'"^"^^ cibandofi
*

potelfe
,

nello

fleffo

tempo
ora-

H.H,*

penfarc alle divine cofe

ed

efercitarij nella-

105 de' primitivi cristiani . frugali non,-^ (^)S.C:yF. orazione (4). Laonde erano folamente i loro definari , e le cene altres , J/gj'jJ-Jj ma eziandio i conviti , i quali erano appellati ^^^^^ ^gape , come appreOb vedremo . Quindi che Tertulliano nel!' Apologetico al capo trentano^ vefimo (^) Ognuno , dice , d quanto pu che fono le limofi- ^Yv v"' ,, allaChiefa, e raccolte ne , fono diftribuite a' poveri , e non fono ^^^,30.1748 3,
:
' -,,

impiegate ne' pranzi, e nelle cene...

Con

inAppcnd.


3,

tutto ci ardite voi, o Gentili, d'infamare i nollri conviti (e) * . . ma egli pi facile di

(c)ib.p.i2i

vedere una pagliuzza nell'occhio altrui , che nel proprio un trave. . . Le noftre cene per dal nome, ch' loro attribuito , fi pu cono fcerc quali fieno.Si chiamano elleno da'Gre35 ci ^^api , la qual parola vale lo fteffo , che noi la dilezione . Coftino elleno j, apprelTo 3, quanto voi volete , egli guadagno lo fpen3, dere per piet. Poich con quello refrigerio poveri , non come voi foc3, noi fovveniamo
i

5,

correte

parafiti

,,

le loro licenziofe buffonerie

acciocch vi follevino col. Se la cagione


,

,5
5,

de' noftri conviti onefta


far l'ordine delle

conflderate qual

noUre
le

religiofe

35

Non ammettono
,

noftre cene alcuna

modeftia
3,

e diflolutezza.
il

Non

ci

adunanze . immettiamo a

giacere per prendere

necelfario foflenta-

3,

mento
gufti

3, 3,
fl,

3,

3,

33

j,
aj

prima che da noi , per cos dire , fi orazione . Mangiano gli affamati quanto deflderano ; bevono quanto utile a quelli , che vivono pudicamente . Satollanfi in tal guifa , che fi ricordino di dover levar* fi 3 e pregare il Signore di mezza notte , e parlano con riguardo , fapendo , che fono afcoltati da Dio , che fanno effere prefentc . Dopo cena , fubito che fi fono lavati le ma,

la

.5

ni

loS
3,

ni

^ E^ ognuno provocato
.

COSTUMI
a

cantare le lodi

conofce quanto ab bla egli bevuto. Sciogliefi adunque il con vito colla orazione . Quindi fi parte, non per gli fpettacoli , n per foddis^ ,5 andar a vedere fare al fenfo , e alle pafTioni , ma per por3, proprie cafe , ovvero a qi'ei luo3, tarfi alle ghi , dove pofla l'uomo confermarfi , ftguen. ,, e offe r^, do i buoni efempli , nella modeftia j, vare la pudicizia , come Te non folfe egli fiato in un convito , ma in una fciiola di efatta Minucio Felice , il 35 e fevera difciplina quale, come altrove dicemmo, fopraviffe a Tertulliano, nel fuo Dialogo intitolato Ottavio ) fcritto contragli empj gentili , che prodeirAltifTimo
Allora
fi
, .

curavano

di fcreditarci a forza di
:

calunnie

i!i

,, che i conviti de' Crifiiahi de' fuoi tempi non folamente erano pudici , g J?*ii*^,* ina eziandio fobrj , (a) e frugali , Perciocch

d'impofiure attefia

non
vere
za
.

II
,

laziavano eglino, n beveano pui del do-

ma temperavano

colla gravit l'allegrez-

Erano quefte cofe

patenti

e manifefie

che n anco gl'idolatri,invefiigando la verit ed effendo pienamente informati de' cofiiimi de' nofiri maggiori , ofavano \ rivocarle ii dubbio . Laonde Plinio il minore , che fui prinJ cipio del fecondo Secolo della Chiefa governai ValaBitinia, dopo di averne fatto diligente ^^^^^^''^ ' fcriffe alPImperadore Trajano () rM Vide Crifiiani erano foliti , celebrata che avea Plin. lib.x.^^^^ ^ Epift.xcvii noia facra adunanza,di convenire in un luogo adTrajan. e prender cibo, comune per altro , e in veru, conto nocevole ; colle quali parole quantunqui abbia egli voluto abbattere la calunnia invenj tata da' nofiri nemici , i quali aveano fparfo p^^ volgo , che nelle adunanze i fedeli Ci cb^iistr
.

del.

DE'PRIMITIVI CRISTIANI
delle carni di un

07

bambino

tutta volta

dimoer

ancora, che tali erano le noflre cene,cio frugali, e piene di fobriet,e di modeftia . Quindi av-

veniva
ticolari

che

qualcuno de'

noftri

avendo ar-

dito di preparare delle vivande delicate


,

cea

, e parofava d chiamare il convito , che fa. col nome di ^Agape , era egli riprefo da'

facri miniilri

come
s

avefse fatto una grave


.

.-.

ingiuria a

un nome

facrofanto (4)

Ma

^j^^
i.ci

delle Alex,

Agapi degli antichi Crifliani ragioneremo ampiamente nel terzo libro di quella opera Or profeguendo il no Uro argumento , che riguar.

da Taftinenza
ri
,

e la fobriet
,

de' noftri
la la

egli

certifTimo
di

che

maggiomaggior parte
carne
alla ra-

di cfll

procurava

foggiogare
la

gione colla temperanza. Per


fcrive (Z>)

qual cofa Ori-^

gene impugnando Celfo empio Epicureo , cosi ,, Non tocca n noi , n i Giudei ^ ci che rifcrifce l'Epicureo de' Sacerdoti 3,
:

'''

"'

5,

dell'Egitto
de' buoi

quali non folamente non


,

fi

ci-

bano
5,

3,

e liaftengono ancora dal pefce . Poich flamo noi di fentimento ^ che i cibi
,

delle carni de' majali

delle

capre

ma

3, 55 5,
3,

non
ci

imbrattano l'uomo.

Non
,

ci

noi di quella forta di altinenza

gloriamo febbene non

3^
3,

,,
3,

3, 5,

muoviamo a mangiare per foddisfare alla gola. ..Se noi talvolta ci adenghiamo da certi cibi , non ci aflenghiamo , come i Pittagorici , i quali f ne aftenevano perch , erano perfuafi , che le anime paHairero da un corpo a un altro ; ma per mortificare le nolire membra , che fono foprala terra , e per
eflere

liberi dalla

fornicazione

dalla.^

y,

attenti a mortificare la carne ,, , EfTendo quefia maniera di vivere , che olfervavano i Crifiiani an,,

immondezza. E per verit fiamo noi

chi^

lo8
che
a'

RE*

COSTUMI
affai

Gentili noltri capitali nemici

nota

hanno (a) Alia. C^) , come Dialog.rhi. della verit confeffato


loparr.inrer loro alla noflra

talvoha indotti
;

dalla fofza

religione

faceva s, che molti di Onfi convertiffero.

Opera Lu. ^^ ^ ch'Eufebio Cefarienfe Scrittore del quarto lan.nxxin ^^^^j^ della Chiefa nel primo libro della fua EvangelicaPreparazione al capo qiiarto (^) ra5^i2^^flq*ldition. an.

gionando della Ilice, che apport al mondo il facrofanto Evangelio, fcrilTe : Per quella fola Evangelica dottrina del noftro Salvator Ges Crifto avvenutOjche tutti queiGreci,e quei itq*^'^'^' hanno abbrac3, Barbari , i quali flnceramente giunti a un gra. 3, ciato la noflra dottrina,fieno do tale di fapere,e di perfezione,che con unae im3, nime confentimento adorano l'unico ,
i74j.T.in.
,

3,
,, 3,

menfo Dio creatore


moflrano per
la

del cielo

e della terra,
e per

e (ludianfldi riformare la vita loro,fcch di-

modeflia degli occhi

55 la olfervanza de' divini comandamenti ... e l'aftinenza altres, 3, per le buone azioni, e per
^,

Or
\ A
A-

j)f;;^J^^^^^^

quanto fieno diligenti a domare la carne,,. vivendo con tanta mortificazione i Crifliani ^W^^^ tempi, comparivano pallidi , e maci-erano derifi dagl'infedeli , (r)

lopatr. ibid.

come

f in

vano

fi

tormentaflero

menaflero>

tn.xxiii.p.
6ii

una vitamifera, e infelice. Ma i noflri , cheben fapeano , quanto piacefle al Signore quellaloro penitente , e fobria maniera di vivere non curandofl punto delle derifloni de' loro nemici , vieppi fi confermavano nel loro proponimento , e avanzandofl nella via della perfezione tanto pi erano grati a Dio , quanto pi

H vedevano
latri
.

dileggiati

eperfcguitati dagl'ido

ni,

Quindi che trovavanfi tra loro alcu' quali non folamente dalle carni , ma eziaa*
li

dio dal vino

allenevano

come

di S.

Giaco*

DE* PRIMITIVI CRISTIANI

.'

nio Apoftolo riferifbe Eufcbio Vefcovo di


flica

Ip Ce, v

Hirea nel fecondo libro della Aia floria Ecclefia-

C^)

i^nzicch avendo
atti de'
,

primitivi Criilia,

ni letto negli

Santi Apofloli

che per

^^ 78.*Edit! '

ch'erano nate tra quelli, CanraWig. che dall'Ebraifmo erano venuti alla Chiefa , e quelli ch'eranfi convcrtiti dal Gentilefimo era flato ordinato, che tutti fi afleneflero dal fangue , e dalle carni degli animali , che morti erano ibffocati , non fi cibavano mai ndelT uno, n delle altre , e afpramente riprendevano coloro , i quali aveflero avuto l'ardimento di contravenire a quefta ordinazione ; [ebbene era fiata fatta per quei tempi, finche non foflero fiate afflitto tolte quelle difcordie,che aveano cominciato a difturbare la Cliiefa.

togliere le diffcnfloni

Leggiamo pertanto
i

noi negli Atti de' SS. Martiri di Lione, che


deli allora

fe-

non

fi

arrifchiavanodi cibarfidal fan.

guc degli animali (^)

Lo

fleffo

afferma

Minui

/j,n

|.

Dialogo intitolato Ottamo , di cui fovente abbiamo fatto menzione (e) Prima di quello illuftre Scrittore aveano fcflenuto il medefimo fentimento Taziano , Atenagora , Santo Ireneo , Tertulliano , Clemente AlefTandrino , e nello (IcfTo tempo Origene , e alquanto dopo S. Cipriano , quelli che compofero canoni, che fono
ci Felice nel celebratiffimo
.
i

c.i/p!
Edit.*

lo^.

Cantabrig.

(e) p. jot.

^.^-v

^'^'^^

chiamati Apofiolici , e m.olti altri , le teftimonianze de' quali abbiamo noi riferito nel terzo

'

{^c^i,

volume

delle

nodre Antichit Crifiiane (^)


.

cauti a sfuggire il pericolo di carni, ch'erano Hate immolate,^ agl'idoli, come abbiamo noi dimoflrato nello iL^lTo terzo volume delle antichit CrilHancCO
cibarfi delle
>

Non meno erano

[^"^

P* i?o
'^*

r.

JNc loiamcnte

aitcnevano
,

primitivi

,i^*

prf^iti^

Criiliani da certa forta d cibi

come

dalle car- vi Crlfila-

ni ni

Ilo
le ccfe

DE*
immolate

C O
a'

S
,

T U M
,

T
,

ni degli animali foffocati

e dal fanguc

e daL

demoni

ma

fcieglievano

ancora alcuni giorni , ne' quali o per obbedire Chiefa , che cos comandava , o per loro particolare devozione digiunavano . Molti {Ii;ni paifi potremmo noi addurre de' fanti Padri per
alla

confermare quella incontraflabile verit ; ma ilccome troppo lungo riiifcirebbe quefto para, grafo , faremo contenti di alcuni pochi , quali certamente fono aflai chiari , e polTono ancora frvire per abbattere la temerit di certi eretici de' noflrj tempi, che o per ignoranza, o per calunniare la cattolica Chiefa,e per fcred^ tarla appreffo le perfone femplici , non dubitarono di beffare 3 e di mettere in ridicolo i noftri
i

digiuni

come

f foffero contrari all'antica di-^


.

fciplinadel criflianeflmo noftro Signor

Avendo adunque

il

Ges

Crifto dato un illultre efem-

di dare principio digiun quaranta intieri (a)Matth.c? giorni (4). Poich febbene effendo egli vero fIV. V, 2. gliuolo di Dio 5 e perci impeccabile , non tea'

pio

fuoi difcepoli,

prima

alla

fua predicazione

meva

le

fuggeftioni, e le frodi del

demonio,

n potea foccombere alle tentazioni , con tutto ci fapendo quanto grande la fragilit nodra, per darci a divedere,in qual guifa dobbiamo noi refiftere al nemico, e premunirci contro gli affalti delle poterti infernali, non folamente in^ fegn a' fuoi difcepoli , e a tutti gli altri mortali , ma coH'efempio ancora ci dimoftr , che

doveamo

paffioni col digiunare

carne , e vincere le la qua! cofa memori j Santi Apofloli delle idruzioni del loro divino Maefro , qualunque volta fembrava loro , che foflfe per la fai vezza delle loro anime , e per la
rnortifcare
la
.

Per

pace

e la tranquillit della Chiefa

di

mediere.

Hi DE^ PRIMITIVI CRISTIANI, digiunavano 5 e impiegavare, volentierillmo ^o l tempo nella orazione . Avea ci predetto Il Redentore a' difcepoli di S. Giovanni . Im"^^ i?. perciocch racconta S.Matteo nel capo nono (^) ^"^*^' v,v. del fuo Evangelio , ch'effendoli coftoro accollaperch noi , e i farifei ^^* ^V a Crifto dicendo iigiunlamo frequentemente 5 e i voflr difcenon digiunano ? allora egli rifpofe ; polj

:i

Poffono eglino forf


lmo
?

figliuoli dello fpofo diefll lo

ninnare, finche rimane con

fpofo

mede-

Verr

il

tempo

quando

far loro tolto

|ue
n
ie'
l\[

o fpofo, e allora digiun^^ranno . Morto adunche fu l Signore , e rifu/citato , e falito ,


cielo, frequenti furono
Santi
,

e lunghi
S.

digiuni

ApoAoli

Narra pertanto

Luca ne-

Atti loro (6) , che nella Chiefa di Antio- (!>) e. xit chia erano molti Profeti, e Dottori , tra' qua- ^' ^fcciq. fi diflinguevano Barnaba, e Simone , ch'era
i

ippellato
le ,
.'

il

Nero

Lucio Cirenefe
il

Manae-

d Paolo , , che dopo prefe che minillrando eglino al Signore , digiunavano , e che allora diile loro lo Spirito Santo , he impiegaffero Paolo, e Barnaba all'opera , a :ui erano Itati desinati da Dio ; onde i fuddetti edeli orando , e digiunando , e avendo impoe le mani a' mentovati Paolo , e Barnaba , ;li fpedirono a predicare l'Evangelio . Per la ual cofa , non inverifimile , che alle volte , rima , che foffero eletti i Vefcovi , in alcune ]hiefe , per implorare il divino ajuto , il poolo digiunaffe , e facendo orazione imitaf^ l'efempio de' primi propagatori del cri^ ianefimo , e chiedefle lume da Dio , afnch gli elettori promoveflTero a quella-j ablime dignit un foggetto , che poteife regere con vantaggio fpirituaie il fuo gregge. N

e Saulo

nome

fo-

m
.(a).

DE*

COSTUMI

folamente nello fcegliere i mniilri del Vangelo 5 ma eziandio in molte altre occafioni i difcepoli del Signore e offervavano , e faceano oflervare il digiuno da quelli , che aveano conV. ai.

XIV. vertiti alla noftra fanta religione . Laonde par' land S. Luca negli Atti degli Apoftoli (^) de'

Santi Paolo , e Barnaba , e narrando i loro viaggi, e il frutto, che predicando aveano
^

ricavato

confermavano
,

dice

loro difce,

poli nella fede

e dimoftravano loro

che do-

veano patire molte tribolazioni , prima che foflTe loro conceduto di entrare nel regno de' cieli , e avendo dati loro de' Preti , e_> avendo orato , e digiunato , gli raccomandarono al Signore , in cui aveano creduto . Anzicch
S.

Paolo
,

fteffo

fcrivendo

a'

Corinti
,

gli

efort

come leggiamo
,

nel teflo greco


criftiano

a di-

giunare

e a pregare
5

e ad aftenerf frattanto
al

^^^^P'^'^^* da' piaceri

anche

leciti

(6). Ma-j

(e) e. XI. V,

3.fe^.

digiunare , facea loro fcorta il Santo Apoflolo col fuo efempio . Per la qual cofa nella feconda Epidola indirizaata agli travagli , che iteffi Corinti (e) defcrivendo
gli altri a
i

efortando

avea egli fofferti per amore di Ges Criilo , e per la fanta legge di lui , difTe loro , ch'egli er^ miniflro del figliuolo di Dio , e che di ci eranc manifeftilTimi indizi le fue imprefe , le piaghe che portava, le prigionie , le minacce di mor
te
5

le

battiture
fofferti
,
i

,
,

le lapidazioni
i

naufragi

che avea
e lunghi

tanti

viaggi

e difaftrofi
, i

gran pericoli corfi ne' fiumi


,

ti-

mori de'
gli

ladri
,

le infidie
,

, i

che

gli

aveano
,

tef^

Ebrei
,
,

gentili

e
,

falfl fratelli

nelle cit
disgra-

e nelle foiitudini
le vigilie
5

le fatiche
,

le
i

zie

la

fame

lafete, e

molti

di

gmni
HI

de' PRIMITIVI

CHI STI ANI

II J

UT. Avendo adunque apprcfo Ja difciplinu Deldghin(^ del digiuno i primitivi Criitiani da' Santi Apo- <^'^^fif^cea ^"^ catec-ftoli , procuravano di oflTervarla con diligenza.

Laonde nonlolamentc imponevano il dio-iuno a coloro che doveano eUere in breve battezzati, ma nel tempo mtdeflmo efII ancora digiunavano , dando a' catecumeni (cosi erano appellati quelli, che avendo creduto in Ges Grido dimandavano di e (Fere battezzati ) buon
,
.

/>^./; ^

ra

in

qi.ie

tempi:, ni^
^!^^\li/ con-^'^''^''''

'^

^'^^''

,,X^^

eiempo , e implorando loro dal Signore il perdono, e la remifTione de' loro peccati S.Giuftino (^) Martire, che fior verfo la met del fecondo feo Io della Ch ieili , rendendo di ci (>)5'J"^in. chiarinimatellimonianza 5 fcrifle Tutti co- ^Pj- -i- " j, loro, i quali fi fono perfuafi , che vera fia noi infegniamo , e hanno 5, la dottrina, che promelTo di vivere fecondo le malTimede' fono efortati a digiunare , e chie3, Criftiani, 5, dere a Dio il perdono delle loro colpe , di- per loro meded3, giunando noi , e pregando Di poi fono da noi condotti al luogo, do5, mi
:
.

e fono rigenerati col , battefimo ,, . Tertulliano pure nel libro del 5, Batte/imo (b^ racconta , che i catecumeni (b) c.xxrr. con frequenti orazioni , e digiuni , e inginocchiamenti , e vigilie doveano prepararli a ricevere quello gran facramento . Nel quarto le5,

ve preparata l'acqua

colo

ancora
,

fpefll

erano

digiuni de' catecufi

meni

come agevclmente

pu dedurre

dalla
^
^

quarantefima Orazione d S. Gregorio NazianZeno (e), dove fcrive il Santo , che gran gioil

^'

vamento recavano a coloro , che dimandavano fanto battefimo , per confeguire con frutto :i , che bramavano, le vigilie , i digiuni . le
:)razioni,

,.

e le limofine

dopo

ili ant

IV.

Appena

eranfi

Catecumeni

battezzati

^^////wo.

che

Vangelo (Ir u ti doli deiche doveano tenere per vivere da buoni CriHani, e per fuperare le tentazioni, e vincere la concupifcenza , e le altre affezioni .. . .-^ /^\' catuve dell'animo , dicevano loro , che fqvenSj
i

114 che

T)

COSTUMI
i

tninidri del fanto


,

modo

'

1V.P.5S.

^^5 ^ volentieri

li

Imperciocch fcbbene
Hila

mortincaiiero col digiuno (ii). it digiuno fpiritiiale co n,

neiralent;rf] dalle colpe


il

con tutto ci
alla lalute
,

conferlfce molti (Tinio


a perfez onarfi

corporale

maggiormente

nella virt.

Del

(h) n,%v,

(e) e

V. i. feqq

digiuno fpirituale cosi fcrive S. Giuiiino Marnel dialogo con Trifone Giudeo (^Z). Imparate a oHervare il vero digiuno , affinch, come dice Ifaia , poffiate piacere al Signore . Inir perciocch dice il Profeta C^) Grida nella tua non perdonare, ^Iza la tua voce co^ 'fi'>^^^^<''^^ me tromba , e dfcuopri al mio popolo ifuoipec*
t:ire
^'

cati , e le Jke colpe alla cafa di Giacobbe . Mi cercano d giorno in giorno \ e vogliono fap ere le mie firadc , come quella gente che fi' fojfero ha operato lagiuflizia , e non ha mai abbando nato igiudizj del Signore . ricercano ora da^
.

, e defiderano di avvicinar^ dicendo: perch abbiamo noi digiunato , e non hai veduto ^ abbiamo umiliato le no/ire ani-

me il g iifio giudizio

inifi

non hai conofciuto? Toich rifponde Iddio: la volont vofira y e battete coloro , che vi fono [oggetti, J^cco che voi litigando , e contendendo digiunate^ die percuotete il povero co'' pugni* Ver che
tne, e
ne^ giorni de^ V'^flri digiuni voi fate

come oggi acciocch fi fenta ne"" cla^ mori la vofira voce ? J'^on ho io fcelto quefia ma fcogl ogni legame delle forta di digiuno ,
gliinate voi
,
.

tue iniquit
ti

fciogli le obbligazioni
e

de''

violen"

contratti

rendi la libert
,

agli oppre/J.e
chi af-

ftraccia la ingiufia polizza

5ptzza a

fama''

DB PRIMITIVI CRISTIANI I I J fxmato il tuo pane , e introduci nella tua cafa i poveri , che non hanno tettOy e fc trovi qualcuno ignudo^ ricuoprilo , , allora tu griderai ^ e farai efaudito da Dio e mentre ancora tu parli
.
,

fentirai rifponderti da lui

ecco

che

ti

fono

prejente.

Se terrai da te

il

legarne e le parole

di mormorazione , nafcerd nelle tenebre il tU9 lume MoltifTimi altri pafll de' Padri potremmo noi addurre per vieppi illuftrar quello punto j ma fccome fiamo corretti a pafTar oltre , ne apporteremo folaraente due , uno de* quali di S. Baflio Vefcovo di Cefarea nella Cappadocia , e Paltrq di S. Giangrifollomo . S. Bafilio adunque nella prima Omilia fopra il digiuno , dice (^a) Bada bene di non mifurare ^^\ n^x.p.m jy la utilit del tuo digiuno colla fola alUnenza T. li. Opp de' cibi . Poich il vero digiuno conilde Edr. ?aris. Sciogli qualun- Mon.S;inaL 5, nell'efTere lontano da'vizj . ^"^^ 3, que vincolo della iniquit . Perdona al tuo proflmole mofeftie , che ti ha recato . Ri.

metti! debiti

ch'egli ha contratto
il

Tu non mangi

(?arne,ma divori

teco . . tuo fratello.

Ti aftenghi dal vino , nia non dalla ingiuria . Afpctti la fera per prendere cibo , ma confumi tutto il giorno ne' tribunali . Guai a
3,

S.

ciQ fono imbriachi , non pel vino . , Giangrifodomo nella terza Omilia detta al popolo Antiocheno (Z) L'onore del digiuno, ,. ^ /cr/'y^, conilile nella fuga de' peccati , Per la ^^^ -f. h'eI Vmh, 5, qual cofi , chiunque mifurail digiuno colla dh,

coloro

3,
5,

fola aiiinenzade'cibi , egli in realt lo vitu- Moatfauc. pera. Digiuni? Dimoflramelo colle opere .

per quali opere ? Se vedi il , povero , abbi mifcricordia di lui . Se vedi Se 5, il tuo nemico, riconciliati con effb lui. vedi ramicQ^ che fi porta lodevolmente ,
fy

Mi dimandi

3,

noa

Il6
3,

e'

e O

T
.

U M

non ci molirare iuvidiofo . . Non digiuni fo-55 Lmience la bocca , ma gli occhi , e le orec* chie , e i piedi, e le mani ; etuttelememDigiuni la mano 55 bra-del corpo digiunino monda dalle rapine , e dall'avarizia . Digiunino piedi, non andando agli fpettacoli . Digiunino gli occhi , col non guardare curiofamente gli oggetti , che poilbno muovere al male &c. Quanto al digiuno corporale , avendo imparato Criftiani dal Redentore , che fa d'uopo digiunare per reprim.ere le paflloni , e per placare riradei Signore , che abbiamo provocato contro di noi colle noflre colpe, attentiffimi erano a offervare ci , che avea egli ordinato , onde rovente erano foliti di non prender ciba lino alla fera. Giovanni CafTiano nelle fuc_>
.
i

collazioni "ventefma prima


fla
,

tr entefirn a atte-

maggiori quafl per tutto lo fpa-^ zio dell'anno erano foliti di digiunare . Tanto era il loro fervore , e la cura , che fi prendevano di domare la carne , e dd foggettarla alla retta ragione . Ma febbene fpelTo erano foliti di mortificarfi coiralHnenze , in certi tempi per con iftudio particolare , e con maggior puntualit digiiinavano . Per la qual cofa cele-^ (a) TerttjlU ^^^ erano in que' tempi digiuni , che pofliamo Jib.de jejur. chiamare avv^entizj , i quali erano impolli o cap. da' genitori a' loro figliuoli , o da' Vefcovi a' loro diocelmi per chiedere ajuto nelle neceflt (^) %ft' al Signore (4) . S. Agoltino fcrivendo a Cafu^^"^ ^^^ ' ^^ quale non iapea come decidere la Lxxxvi.cap. xiv. pag.' contro verfla , ch'era apprelfo molti , f doveafi S (. tom. Jl. digiunare il giorno del fabato , cosi ragiona ,, : Edr. Paris. ,, Sembrami , che debba fcguitarfi il colhime Mon. Sancii ^' qtiali Hata commeda la cur^ ^^ ^j (jueUi ^
i

che

nollri

Mauri

di

1>E
5^

PRIMITIVI CRISTIANI
f

II7
vuoi fe-

popoli . Laonde i mio configlio , non refillere intor,, no a quello punto ai tuo Vcfcovo > e fa quel, ch'egli Jfolito di fare 5, V. Seguendo inoltre primitivi Vefcovi Digiuni Tefempio de' Santi Apoiloli j digiunavano ogni qualvolta fi accingevano a qualche grave im- cbefaccamt^ prefa per utilit della Crifliana repubblica ^< ^.'^'T Wf Smodi * 1' V j n i' Laonde prima di celebrare finodi digiunavano , e faceano le dazioni Sono molti gli efemche fi poflbno apportare per confermare pli quella verit , ma noi volendo trattare breviffimamente quello punto , ne addurremo uno
di

reggere
il

5,

guitare

y^

'

'

folo , che far chiariffimo, e ballevole da_s per f ftenfo a illurtrare il noftro aflTunto . Adunque Tertulliano, il quale, quantunque Montani-^ Ha , e non volendo^ tramand alla memoria de' pofleri varie confuetudini del cattolicifmo , dice nel libro de' digiuni (//) , che Vefcovi per . ^ vantaggio della Chiefa , quando lo richiedeva ^.j"] una giuda cagione , imponevano digiuni . Accenna in qualche modo la ilefla cofa Santo Ireneo nel f^^condo libro cotro i'erefie (Z>) . Aggiugne dipoi Tertulliano, ciie adunavan- ^^^^' ^^^^* fovente in Grecia i Vefcovi di molte_^ Trlr^^'u^/.^* ([ Lniele , e celebravano de concilj , 'e tratta- Venet. an. vano gliaffari pi gravi .q\\c loro Diocefi , e 1734,
i

in tal

guifa

rapprefentavano
.

la
,

repubblica de*
e venerabile
fi
il

fedeli, e rendevano celebre

nome

criiliano

Or

quede adunanze
,

dava
^^^ C.xiv. P*5 5^*
De'' digiuni

cominciamento

colle dazioni

co' digiuni

come atteda lo deffo autore nel capo quattordicefimo del medefimo libro (e)
.

VI.
cafioni
;^1

Ma

f negli altri
,

tempi, e nelle altre oca


foliti

ricorrevano

come

digiuno, molto

pili

doveano eOere
3

H,

un valido prefidio, ndlemmi^


di ^^//T^"'
.

SUXiOttt

di-

ii8
digiiinare
, .

de'
il

costumi

quando prevedevano vicina laper-

Perciocch cos facendo, fperavano Signore , e d acquiilare forza per "fuperare , quando folTero (lati nel combattimento , 1 tiranni , e ottenere la corona pronieffa da G(tsii Criilo a^ vincitori . Quindi che S. Cipriano nella undecima Epiftola fcritta a' fuoi Preti , e Diaconi nel tempo della perfecuO) p. 2^i zione, eforta fuoi diocefani a orare , e a digiufecj.Edit.O- nare, con quefle parole (^): ,, Preghiamo iftan^'^"* ^ 35 temente, e con afiidue orazioni piagniamo. Perciocch fummo noi una volta riprefi in viilone, quali foflimo fliti di addormeiitarci nelForare . Or Iddio ama coloro , che riprende . Poich riprende egli per emendare, ed emenda per falvare . Vegliamo per tan3, to i e preghiamo iflanteinente ,, . E alquanSiamo ancora avvifatidal Signo5, to dopo :
fccnzione
d placare
i

,j
5j

re di

mangiare
il

bevere parcamente

acciocch

5,

non

fa

petto forte per lo ceiefte vigore, piacere dei nodrimento terreno col

5,

fnervato

jj

e ancora perch la mente non fa , aggravata da' molti cibi, e ila vigilante
,j
*

nel! 'orare

//

digiuna-

yii^
''^^^ ^

Quantunque
^^" ^"^^^ ^'^

il
^"^

digiuno

{la

comandato da
,

datodaDo
[ebbene
x.one

determinazione del tem_


di

la

po

" CUI gli

uomini debbono digiunare


,

determina^ diritto
del to
.'^ji

umano Per la qual cofi dimandato fan/goUino da C'dfulano come pocanzi abbiadetto
>
,

^^y^

mo

f debbafi

digiunare

il

fabato

ri-

che trovava nelle facre lettere del nuodtrmuma " ^^ teflamento , che il digiuno comandato da no Dio , ma che non trovava , che ne o'q dal Signore detcrminato il tempo, in cui deefi d^ Del digiuno giunare .
^V^^^
,

della

qua--

yjjj^

Non

eflTendo

adunque

ilati iiflati dal

Rc-

de'

PRIMITIVI CRISTIANI.
i
,

Iip

dentor nollro tempi del digiuno, ftabilirono che fi digiunaffe avanti la Paffanti Apoitoli qua , e quello digiuno da' noftri maggiori fu chiamato , come fi chiama ancora prefentem ente , quadragefimale . Laonde S. Girolamo neli

la

Epiflola indirizzata a Marcella (<?)

noi, dice

CO

Hpift.

olTcrviamo una quadragefima fola in tutto l'an^'^J^'l^l'I^J^ no fecondo la tradizione degli Apo{l)li , Non q^p'^e^n altrimenti S. Leone il grande nel fermone fefto MartUnaei. del digiuno quadragefimale , offerva doverfi fare nella quarefima con maggiore fallecitudine , e devozione , quel che conviene. Ci faccia da qualunque crifiiano in ogni tempo, di morticarne col digiuno, affinch fi adempia giorni l'apofiolica iftituzione de' quaranta il digiuno quadragefimale S. Ireneo Mentova
ficare la

appreffo

Ecclcfiaflica

Eufebio nel libro quinto della fioria (6) . Imperciocch febbcne ne'
fono diverfa-

(b)

Cxxiv.

volgati codici di quefto Scrittore

mente

efprefie le parole di quell'antichifTimo martire della Chiea , con tutto ci nel codice dd Savilio, e apprelfo Rufino altres fi trova erpreflllfmia la memoria del digiuno de' quaranta giorni . So ben io, che gravifTime fono
le

contefe tra
,

gli Scrittori

circa
fi

il

numero
;

de'

giorni

ne' quali anticamente


al
,

digiunava
il

ma

ficcome non appartiene rirne le varie opinioni


llo libro
,

nollro illituto
e deciderle in

rife-

que-

volentieri
di

le

tralafcio, contentando-

mi folamente
vit
,

e chiarezza
fi

zione

dimoftrsre colla maggior bre,con quale , e quanta devocelebrane la quarefima da' primitivi
.

Criftiani

Davano adunque

in

quel facro tem-

po e Cpecialmente nella fettimana avanti la Fafqua particolari fegni di piet , e di mortificazione . Era quella fettimana principalmente de-

m-

120
fett4?iane

DE^
fi

COStUMI
,

laddove nelle altre verfo la fera , in quella prolungavano il dfgfano fino al canto del gallo, che vuol dire lino all'alba del giorno feflinata alla

preghiera cibavano

fedeli

<a) DioByr.

guenre (^)

Alex.
jiod.

quei d in modo {Ingoiare la . Imperciocch pari and ^"^'^^* ^"' Tertulliano de' cattolici , contro de' quali dif'^'^'^' putava , perch era allora dedito all' errore , e alla fuperflizione de' Montanini , confeffk-j nelfuo libro de' Digiuni (^) , ch'erano i no(l>) cap. Il, fli-i di fentimento fino da quei tempi , che nelle facre lettere fu determinato il tempo del digiuno avanti la Pafqua in quei giorni , ne'qualfu tolto lo Spofo , cio ne' quali pat il Signo-

Sy

Meditavano

in

apud pafTione del Signore

re

e liber colia Tua preziofiffima

morte

il

(e) Inc.ix.

genere umano dalla fchiavit del demonio. Quindi , che S. Girolamo nel luo celebre.^ Commentario fopra S. Matteo (e) ,, Criilo
^^

p.^i.Tom.
jv.iiaition.

Io

fpofo, dice,

elaChiefa

la fpofa

Gli

da quello matrimonio i quali non poflono piagnere , 5, fpirituale finch veggono lo fpofo 5 e fanno , ch'egli Ma quando faranno paf5, fla colla fua fpofa . y, fate le nozze,e verr il tempo della palllon, 5, allora digiuneranno i figliuoli dello fpofo ,, . Facendoli adunque nella quadragelma , e fpecialmente ne' giorni della fettimana fanta , particolare commemorazione della pallione , e morte del noUro Salvatore , i primitivi fedeli efercitavano nel meditare , e le loro llail zioni erano frequenti in. quello tempo , e_^ faceano mokiffime opere di piet , e di devozione, onde ognuno poteva comprendere qual frutto ne aveflero riportato . Ma per procedere ordinatamente , fa d' uopo primieramente
Apofloli fono nati
of-

ili de' PRIMITIVI CRISTIANI. generale , e Hervare , che qiiefto digiuno era offervato efattamente anche nel quarto fecolo della Chiefa per tutto il mondo. Per la qual (^Nj^^iy cofa S. Bafllio nella feconda orazione fopra il p. n. t.IL digiuno (^): In quello tempo, dice ^ fi pre- Opp. fiJir. 1' univerfo. Non Paris.Mon. 5, dica il digiuno per tutto vi ifola veruna , n continente , n citt , S.Maur. 3, n gente , n alcun eflremo angolo della-j
3,
3,

terra

dove non
5,
.

il

pubblichi l'editto del

Secondariamente offcrvo , che i criftiani i quella et riceveano l'ordine di digiunare con fommo loro godimento . Onde S. Bafllio nello (leflTo luogo aggiugne le fedigiuno
guenti parole
,,
3,

marinai,

: Gli eferciti ,i viandanti, i mercanti , tutti fentono T edit-

3,

to , e fommamente li rallegrano . Non fi. efcluda pertanto niuno dal numero de' di-

troviamo ogni , nel qual numero genere , ogni et , ogni dignit , e ogni 33 In terzo luogo bif3, ordine di perfone gna avvertire , che tanto era facrofanto il digiuno della quarefma appreflb noflri antichi, che niuno ardiva di violarlo , fenza crederli reo d grave colpa . Laonde fcrive S, Epifanio, che fu dalla chiefa condannato 1' Erefiarca__> -Aerio , perciocch foflencva , che tutti i digiuni , fenza eccettuare quelli della quarefma,
3,

giunanti

e della pafqua, foifero arbitrari


al

e foffe libero

voleva , o fe_? (1>) S.pinon volea , il tralafciare il digiuno. (^) Il P^. Hacrc5 Concilio celebrato verfo 1' anno 355. iii5 ^^^^* Laodicea ftabill , che ninno ardiffe di fcio-^ gliere il digiuno del gioved fanto , e giiaftare in quefa guifa tutta la quarefima ma^ , che bifognavaper tutta la quadragefima iigiu(c)Caa.Lxv
crilHano
il

digiunare

nare, cibandoli di cofe (eccb^ Qc)

* l

Concilio

Can-

122

de'

costumi
,

Cangrenfe ancora nel Tuo diciannoveflmo ca-

none anatematiza coloro


fitk

quali fenza necefi

corporale ofano

di

tralafciare

digiuni

che comunemente fi oOTervano dalla Chiefa, Quindi , che S. Bafllio confermando i fede'i nella volont , che aveano di digiunare , cosi
(a)
ib<i.

fcrive nella

medeiima feconda orazione


di

(^)

Guardati

non perdere

la

gloria pel breve

(h)H.'ref.

ixxv* n.

5.

c^u-^'^^r^*
^""'*
3^x1 j.

., piacere , che ti pu recare il cibo : In_j quarto luogo grandinimi erano i fegni i mortificazione, e di penitenza, che dimoflravano. Onde S, Epifanio nel fuo trattato contro Pere accennando la differenza, che pafTava fie tra' nollri , e gli eretici Aeriani , in queia__> guifa ragiona giorni del digiuno , che facciamo avanti la pafqua , noi altri dormendo in terra , e ofTervando la caflit , e affligge- ndo il corpo, e cibandoci folamentedi cofe fecche, e pregando , e vegliando , e mortificandoci paffiamo quel tempo, laddove gli Aeriani defnano di buon ora , e bevendo vino j e mangiando carne flanno allegri , e ridono , e dileggiano gli altri , i quali oflervando le regole della vera chiefa, efattamente digiunano. Non differifce punto da ci , che abbiamo rapportato, la defcrizione , ch'egli fa in un altro uogoCf) della angolare aflinenza de' fedeli , che "ella et ileffa fiorivano. ,, Coft -ma , dice y la chiefa i oflervare la quadragcfima , e di 3j perfeverare nel digiuno , quatitunque non

NV

,^
11

di Domenica, ne' quali memoria della rcfurrezione del noflro Signor Ges Grillo Era folito inoltre tutto il popolo di paffare il tempo della fttimanafanta col cibarfi di cofe fecche , man-

digiuni

ne' giorni

celebra

la

giando foltanto del pane condito col fale

bevi'n-

be' primitivi cristiani

I 2

bei'endo dell'acqua alia fera . Anzicch alcuni non prendevano cibo per Io fpazio di due,o tre, o quattro giorni ancora.E fi trovavano eziandio de* criltiani , i quali per tutta la fettimana non prendevano verun alimento. Avverto in quin*

luogo , che pi frequenti erano ne' giorni quadragefimaii le facre adunanze j dove fi leggevano quei Salmi , e quegli Oracoli de' ProLO,

feti
fa

e que' paffi della fcrittura, ne' quali

fi

menzione della penitenza , che dobbiamo fare, e della pafTione, e morte del Salvatore t\ mondo. Quindi , che S. Gian Grillomo nella Orazione III, contro Giudei(^):
i

(0 '^*^
^PP- " 4 ^* ^^^'

]Xon fono
,,

dice

Io ileflb la

pafqua

fc

la

,y
,,

,
., ,,

.,
,

,
j

quareima . La quadrigcfima fi fa una volta l'anno^ e la pafqua ( con quefionome intende il fanto fagrifizio della mefla ) Ci celebra tre ^ o quattro volte la fettimana , o quante volte noi vogliamo . Poich la pafqua non il digiuno, ma la oblazione , e il fagrifizio , che fi offerifce nelle adunanze . E che ci fia vero , lo puoi raccogliere dalle parole di S. Paolo , che cq Crifto (tato immolato noftra pafqua , e ogni volta, che voi mangerete quefio pane , e berrete queilo calice , annunzicrete la morte dd Signo:

, ,
,

re. Per
corti

la

qual cofa qualunque volta

ti

ac-

con pura cofcienza al fiero altare , celebri la pafqua, non quando digiuni, ma

,
,

ma quando ti fai partecipe di quel fargrifzio La pafqua la commemorazione delia mor*te.


in

quefi-o

Poich quel fagrifizio , che giorno medtfim.o ,


,

rtoi

ofifriamo

quello

,
,

che offrim.mo jeri di, talch non fu

ogni quello pi venerabile^


fi

che

offerifce

ma

lo fklfo e

tremendo

e fulutevole fa-

124
3,
35
5,

^'

COSTUMI
digiu-*

grifizo.

Per qual cagione adunque

5, 35 ,5

niamo per quefli quaranta giorni ? . . . Poiche avendo conofciuto i Padri quanto fofle nocevole V accollarli temerariamente alla Eucariflia , filmarono convenevol cofa di
llabilire
il digiuno de' quaranta giorni , e le preci, e lo afcoltamento della divina parola 5 e le adunanze , acciocch tutti in quelli giorni per le preghiere5per le limoline , pel digiuno5 per le vigilie , per le lagrime , per
, e per tutte le alpentimento 5 e di mortificazione purgati , poflano con pura co-

3,

35
55 35

35

la

confelTione de' peccati

53

tre dimollrazioni di

35
3 3

fcienza
i

accodarli

al

facro altare

che_^

35
35

maggiori con quella loro economia abbiano dato un grandifllmo vantaggio alla
noltri

3,

cattolica

chiefa
5

pu ognuno conofcerlo

35

35
35

35
5,

che tutti ufano nell' oflervare il digiuno quadragelimale . Poich ftbbene noi non ceffiamo di predicare tutto 1* anno il digiuno 3 quali niuno fi trova , che
dalla diligenza

attenda

alle nollre elortazioni


il

Ma

fubito

(a")p.

M^

n. II. Edir!

quadragelma , 3, bench niuno eforti , bench niuno configli, 35 3, ancora i pi negligenti , ei pi trafcurati, 35 da loro medefimi fi muovono, e fentonli 3, propriamente dal tempo indotti a digiunaCos Ggi . Non altrimenti S. Gre35 re ,, gorio Nazianzeno [citato dal Beveregio nel libro della difefa del codice degli antichi Canocapo fecondo (^) ] ragiona *^^ ^^^^^ chiefa al del digiuno della quadragelima in uno de' fuoi
eh' arrivato
della
.

tempo

an. 1^78.

poemi.
3,
35

Mentre mortificai

la carne

mia
cu

morto
Crifto,

al

m ondo mi

congiunfi

,5

Mi'

de'primitivi cristiania

,,
5,
,,

125
,

Miflic unente in
I

me

rapprefentai

per r uomo quaranta giorni , allora digiunai Come il fupremo B^ nelle Jue leg^i
patimenti,
eh' e' fojfrt

^
^f^^^;,;'^;

le
,

Comanda &c. ^a)


che "febbene non in , medefma 1' aftinenza de' con tutto ci molto maggiore era il ricbiefe era la
,

In fedo
iutte
fedeli

luogo oOcrvo

gore in quefto genere ne' primi tempi di quel


:he ora
vjella
fla

appreflb

crilliani in tutto

il

mondo,

ilimentarfl nella
.

alcuni fi contentavano di quadragefima col (o\o pane , Quella forta per di digiunare l acqua iDpellata da S. Girolamo (Z>) rigorofiffimo diMa perch fi trovavano talvolta certi riuno quali per apparire flngolari , procuuomini , -avano di aftenerf eziandio dal pane , e dall' icqua , contentandofl di alcune delicate bevanle , o del fugo di bietola , o di legumi peflati, cotti in tal maniera coli' acqua , che potcfero ifere forbiti , furono eglino ripref dallo kflb Santo Dottore in quella lettera , che_^ criflTe a Nepoziano . PermettavafI nella chiefa atina 5 fpecialmente a' giovanetti P ufo dell' e de' pomi (r) . Davafi eziandio alle_^ )lio )errone religiofj , le quali digiunavano quali )er tutto r anno , affinch poteffcro avere for-

chiefa latina

(b) Epft ad Nepo*

"^"*

(0
'^'

'^^^^^

^^

:a

:olt

profeguire la loro aftinenza , la faadoprare un poco di olio nelle vitande , e cole fomiglianti , e di mangiare.^ gualche volta de' piccoli pefci (if) . Aflenedi

di

(d) Ibid.

/ani!

per tutti dalle carni , e anche dal vi- (e)S.Aug. 10 5 purch ci non pregiudicaffe alla fai ute_^ lib. xxx. Fauft. lei corpo . Nella lefTa maniera (0 g'i orien- cont. cav.T.vm, alidallecarni 5 e dal vino fi afteuevano , co*

me

Il 6
o fopra
ila di S.

!>

E*

COSTUMI
dalla
,

me manifefto
il

Omila prima
recitate
^li
al

di S. Bafi,

d'gitina

dalle omilfe quinta

e Te-

GiangnToomo

-Antiochia, e per tralafciare

popolo di altri Padri,

dalla Catechefi quarta d S. Cirillo Gerofoli-

digiunanalienevano dalle carni , non pverch credeflTero , che l' ufo delle creature d Dio folfe peccarninofo , ma perch fperavano d ottenere una volta per fempre il premio della loro mortificazione . Egli vero per , che in alcune chiefe per tutta la quadragefima i fedeli ufavano folamente i cibi aridi

mitano

il

quale dice

do non beveano vino

che e

criiliani

fi

come

lo xibibbo, le

mandorle

fichi fecchi

e altre fimili cofe, lo che colla dal quarantefimo quinto canone del Concilio di Laodicea di fopra citato : in altre ' ufo de' cibi fecchi fi oflervava ne' {q giorni della fettimana fanta , come fi pu dedurre dalla Efpofizione della F* ^a)n.xxii. de (^a^ d Santa Epifanio Vefcovo di Salamina in Cipro ; in altre anche ne' fc fuddetti giorni era permefTo 1' ufo de' legumi , la qual cofa chiaramente fi fiabilifce nelle cofiituzioni OO L. V, che Apofioliche volgarmente fi appellano (Z) . e. XV II, Convenivano per tutte in quefla fentenza
,

che non conveniffe

che

il

crilliano beveffe-j

fuor del tempo ne'giorni di digiuno. Della qual cofa alcune tefiimonianze apporta il Padre Ton^aflno nel fuo eccellente trattato de^ dinuni. (c)r> r (f) Leggiamo ancora nelle vite de'Padri ((i) apxtii.p. y^l feqq. Edit* prefTo Rufino , ch'elGTendofi portato Silvano A"
an.

i6So,

(J)
.

L li xwi,

batc a vifitare col fuo compagno un Monafiero ^^ eflendo fiato cofiretto a mangiare un pocc pi'ima , che quindi partifife , al ritorno lo fieffc fuo compagno , avendo trovato dell'acqua; volle bevendo levarfi la fete . Avvedutofenc
Sii.

de'primitivi cristiani.
)

127
,

Silvano

gli

dinfe

che
.

fui

Rammentati

che cg^i noi digiuniam.o

Ma

Zaccaria, cosi era

appellato il compagno , mollrandofl inchinevole alla Tendenza pi benigna , nTpofe , che avendo mangiato nel monaftero , non gli parea
,

che
te
,

fi

che non fofle lecito di bere ancora dopo era mangiato . Replic allora l'Aba-

olTervi

quello fu cibo di carit , ma frattanto Ci da noi il Tanto digiuno Prudenzio pure nelP Inno fello (4), ilqual inno comprende
le lodi

(a)
'^*'

De co?

di S.
il

cos

induce

Fruttuof Vefcovo di Tarragona^ Santo Martire a parlare :

5,

5,

3,
3,
5, 5,

pojjo bere ; ancor giunto di cibarmi il tempoi Non voglio trafgredir la [anta legge . Cos il Signore fitibondo in Croce B^cus la bevanda , che gli offrir / manigoldi &c
ISlon

Noi digiuniamo , onde non

In fettimo
:oloro,
1

luogo oflfervo

che quantunque

, e non potevano aftcnerfi dall'ufo delle carni , a digiunare altrimenti , ne erano fenza gran diflcult difpenfati ; tuttavolta erano efortati a .'are ci , che le forze loro portavano , e digiunare fpiritualmente , riguardandofi dal male, ed efercitandofi pi , che in ogni altro :empo, nelle buone operazioni Laonde S.Gian
i .

quali erano di debole complefTione

Grifodomo

Omilia decima fopra il Gener (/^) in quella guifa ragiona Se per la de5 bolezza del corpo non puoi palTare la giorna. ^\ ta digiuno , niuno ti pu riprendere giufta, mente Egli manfueto , e benigno il noftro Dio 5 n ricerca da noi veruna cofa , che fuperi le noflre forze 5 Per la qua! cofa non
nella
:

'^'
'

^ 1,^

'^

128
35

de'

costumi

a?
35
iJ5

non ha egli comandata onninamente l'adinenza , n ha prefcritto il digiuno con tal rigore , che debbafi anche dagl'infermi, e
da' deboli oflervare
. Vuole per altro egli , abbandoniamo nQgozj fecolarefchi, che noi e impieghiamo il noftroozio nelle fpirituali cofe . Imperciocch f noi con m.ente fobria procurafTimo di menare una vita efatta e
i ,

35
33

35 35

33 33 33

fpendeffimo il tempo negli efercizj di fpirito 5 e mangiaffimo tanto , quanto fi richie-

de pel noftro mantenimento , e ci efercitaf35 flmo nelle buone opere , non farebbe neceA 3, fario il decorrere al digiuno . Ma flccome 35 ella negligente la natura dell' uomo , e go3) de ne' piaceri , e cerca il rilafciamento 33 perci il noftro Padre , e Signore Iddio per lo amore che ci porta , ha trovato nel 3, digiuno quella medicina , affinch fi tolga_^
5, 35 3,
j,
3,

di

mezzo

la

delicatezza
la

fi

trafmati negli
affiri
fi

efercizj fpirituali

cura degli

fecoritro-

larefchi .Per la qual cofa, f tra voi

,,
3,
3, 35

35
3,

35
35
55

va qualcuno , il quale, per le infermit, che foffre nel corpo , non pu rimanere digiuno 5 e fenza definare ; io lo eforto a.^ procurare di rifiabilirfi in falute , con quefta condizione per , che non fi privi della fpirituale dottrina , ma fi eferciti con ifiudio maggiore nelle opere di piet , e di fpirito.... Adunque chi non digiuna, difiribuifca pi abbondanti lmofmQ , fia pi fervorofo nelle preghiere , goda maggior-

mente

allorch

fente

la

divina parola

le

35

quali cofe

non ripugnano

alla falute del cor-

33

35
35

p, procuri di riconciliarfi co'fuoi nemici , cancelli dall'animo ogni odio , e il defideric


di vendicarfi delle ingiurie
.

Chi far
33

tutte

q"^'

de' PRIMITIVI CRISTIANI.

I^^

noi prin quello idra quel digiuno, che da cipaimcnte richiede il Signore .... Ch^L-> f per la inferm't , e debolezza del corpo

non potiamo prevalerci del fufldio, che il e tuttavolta fiamo negli,, digiuno apporta,

genti nel frvire Iddio facciamo grandilTi mo danno alle noitre anime ,, . Fa d' uopo
,

ancora di offcrvare in ottavo luogo , che, co-. me pocanzi accennammo , digiunavano i fedeli

prendere tra giorno veruna forta di cibo Della qual cofa chiariffime fono le teiHmonianze de'Santi Ambrogio (4) , e Giangrifoftomo, e di molti altri antichi Padri , che per brevit n. f, 1' Ne li credano gi i lettori , che j^-^n. ^^ x fi tralafciano .
fenza
.

la

fera
il

quando

primitivi criftiani fcioglie-

chiyfoft.

vano

digiuno col prendere il neceflario fo- Homil. ly. (lentamento, ufaffero variet di vivande. Che YJ-'^'y^*"^ ^"^ ' f a/cuni nel quinto fecolo ebbero l' ardimento di fare il contrario,furono eglino riprefi afpramente dal loro Vefcovo .Quindi ,che S. AgofliCb)T. v. no (6) in unfuo fermone cos difcorre So:

., ''

,,

no alcuni deliziofi oflervatori della qi^adra- P;^^^:^'!* Monaeh. S. r r j gciima , 1 quah ricercano nuove dolcezze ne' cibi piuttofto , che nuovi modi di reprimere le loro vecchie concupifcenze , e con varj , e preziofi apparecchiamenti ftudianfi

frutti
5,
,,

^,

,
,

difuperarele variet , e i fapori di diverfi e vivande . Temono come immon, d i vafi , ne' quali fono (tate cotte le carni, e nella carne loro non temono la luflTuriadel ventre , e della gola . Poich quando e giunto il tempo della refezione , come pecore al prefepio , cosi corrono alle tavole be. ne imbandite , e con quantit grande di cibi opprimono i loro cuori , diftcnd ono il ventre , e perch la gola non il fazj p refto per la I gran

3^0
5,
2,

)>

l:

C O

T U

gran copia dell'alimento, la irritano conartifiziofe, e pellegrine diverflt di condimenti*

Finalmente tanto prendono eglino mangianpoflbno digerir digiunando . 55 do,quanto non N credo gi , che fpendefTero pi i nollri antichi nelle cene loro quadrageflmali , di quello , che fpcndcvano ne' definari degli altri tempi ne' quali non erano obbligati a digiunare . An2 ficcom e erano frugali fTime le medefime loro cene , cos erano efortati di riferbare a' poveri tutto quello, che avrebbero fpefo in altri tempi, qu"ndo non fi digiunavajUel definare.Per la qual cola correva per detto ApoHolico anticamente ejfer egli felice colui , // quale digiuna per ali-^ meritare il povero ^foich il digiuno di lui ac^ (a) Org. cetto al Signore (^) . Quindi che S. Leone Komil. X. jvjagno nel terzo fermone del digiuno che fa. ,
j"

cevafi avanti la pentecoile ,, : Serva, dice , per limoflne ci , che pel digiuno non fi fpenEd, vnct! >5 l^ Allora conferifce molto j, de nelle menfe .
*

aT[*7f

alla guarigione dell'anima il digiuno quan do l'allinenza di chi digiuna flizia la fame del
,

povero
no

,^

In nono luogo

fi

avverta

che

ne' quaranta giorni del digiuno

non

fi

trattava-

nella et di Tcodoflo il Grande , e de' fegucnti Imperatori crifliani le caufe criminali, n fi dava a' rei niuna pena corporale , poich in quello fpazio di tempo fi afpettava l'aflolu* (b) Cod. zione delle anime (). Anzicch erano tutti Theod.l.ix. efQi-tati a fpendere nelle opere di piet quelle ^^^ > cheprima paflavano fenza guadagno alcude^' quaeft! lega iv Si ^o dell'anima Ungi il tuo capo , dicea OriV.

gene
,,

coll'olio
,

della efultazione

coU'oiic

dell'allegrezza

coll'olio della mifricordia

(e)

OtJg,

talch

non

ibid.).f78. (e)

S.

fi abbandoninola piet , e la fede. Gefario, li viftino , gridava ne fuo

DB* PRIMITIVI CRISTIANI.


,^
5,

I^
i

fuoi fcron

gl'infermi,
i

li

cerchino

car-

ricevano pellegrini , e il metta la pace tra' nemici C^) . Oderviil finalmente, che il digiuno quadrageilmale pe' catccumenieru una preparazione al fanto battei!mo, chedoveano folennemente ricevere , e pe' penitenti un iftradamento all'afloluzione , e ^ ,//- per gli altri una maggior dilpofizione per accoilarfi al facramento dell'altare 5 giunta che fof. (e la pafqua E quanto a' catecumeni egli
cerati,
il

/'a)Sem.

ivr.

d<L>

Temp.imei: ^PP* S.Au.


|^,?* ^* ,^' EtJ". Baili,

ri-

^^^^ ^^^^ pag^yoj.

che dalla pr'ma Apologia 5 (^)di S. Giuitino martire abbiamo citato di fopra. Coniente a S. Giuflino Cirillo Gerofoli. mitano nella fua prima jcatecheil, dove dice: Il tempo prefente , o catecumeni , per voi di confelTione . Cancellatevi dal!* 5, tempo 5, animo ogni umana ibllecitudine, e attendechiari filmo
il

paflb

(b) n.

r.

3,

te alla falvezza delle


viflTuto tanti

vodre anime
al

3,

anni fervendo

mondo

Avete e non

5,
5,

potrete paflare quaranta giorni attendendo


alla

orazione (e)
:

,, ?

E
,

nella Prefazione alle

ilefie

catecheil

(d) Avete,
di

de intervallo
5,

tempo

dice, "" g^^nmentre vi s'intima

,.

nTv?
n ^H.

la

5,

3,

penitenza di quaranta giorni . Avete gran (J) comodo di fpogliarvi dell'uomo vecchio , e di lavarvi , e di rivelHrvi di nuovo , ed en.

5,

trare,,

Concilio di Cartagine flabilirono


fanto batteiim.o

Padri del quarto (e) che i catecumeni, che vicini erano a ricevere il ^^^^^'*"'
altrimenti
i
:

Non

delTcro i loro nomi , e lungamente allenendoli dalle carni , e dal vino, 3, 35 e ricevendo la ecclcfiaftica ceremonia della impollzione delle mani con efperimentare
5,
,
,

>,

fovente f flelfi,riceveffero il fanto lavacro,,. Nella maniera medelma S. Siricio Papa nell^
lua celebre lettera a

Imerio Vefcovo di TarraI

Gfona

^%

J)

il
:

COSTUMI
die generalmente conviene
a

Ca)C

II.

gjaa (^ j fcvve
5, 5j ,,

dare

il

battefimo

quegli eletti folamente

quali per quaranta, e pi giorni il fieno efpiati cogli eforcifmi , e co/le quotidiane orazioni
,

e digiuni
le

Circa

penitenti potreb-

bero addurfi
Cl3)refr. /vleffandrino Aie>c.can.i.
j^

teftimonianze de' Santi Pietro

(^) , e Ambrogio. Ma ficcome ^^^ maeeior chiarezza S, Girolamo Ep.xxxiii, "^^ commentano al capo terzo lopra Giona, co^
ad Marcelln,
S

ci

prevarremo
a'

della

fola autorit di
,

lui

foror, ^^

H numero

de' quaranta giorni

dice
col

con^

viene
(c)

peccatori, acciocch

digiu-

Tnjon,
ilJ.

5,
^^

cap.

no 5 colle orazioni , col facco , colle la-^ grime , e colla perleveranza nelle preghie-

I)e*

fchivino il fupplizio, e ricevano l'af,, re, dgimt {ouzonQ delle loro colpe,,. Lo llcHo fanto il avanti [dottore' ragionando di quelli , che doveano
^ccoftarfi alla
^-^

Txpe^nieco*>
//e
5

''del

nollro Signor

tr^ercoled e

,, ^^

dato

comunione (e) , cos fcrive Il Gqs Crilto , vero Giona man^ predicare la Tua divina legge al mon:

venerd
^^//

do
^^

'^rr^l'^

"
,,
3,

digiuna quaranta giorni , e Ufciandoci eredit del digiuno , va preparando con


3

^Romana

quedo mento

benefzio

le

anime noftre
,,
.

al

ricevi-

del fuo corpo

IX. Oltre la quarefima digiunavano eziandio


CJ) Sana, molti de' nodri
Phihftr.

maggiori
al

dal giorno xi.


,

di

prima della pentecoileC^).Queflo fecondo difriuno durava, ?M^^*^',"^n' ^^^'^^ attelta San Fiialtrio , dieci giorni . OlT.iv.p.7i? fervavafi ancora il digiuno in alcune GhieCe)Atlianaf. {q ^j^^ volta per Ogni mcfe , eccettuati il Apol.defu-i^gii^^ e r^godo della qual cofa rendono , venteopp. E'iit. certiflima teftimonianza nel canone Parls.Mon- fmo terzo Padri, che fui principio del quarto
fino

Novembre

natale (^d)

tfaitc.p.jzj.
rhil.-vftr,

ibid

celebrarono il concilio Eliberitano . Dcll'antichiflino digiuno del mercoled , e del y^


fecolo

j J venerd , cosi nel fcttimo libro degli (a) p. 877. egli gli enigmi d^' digiuni della feria quarta, Edit.Oxon.
fcrivc

PE'PRMT2V CKISriANI

Clemente Aleffandrino Stremi (^):,, Conofce


quali
.

5,

e ferta

, 5

la

prima

ddk

fi

appella
egli

mer*

digiuna 3, e dall'avarizia , e dalla libidine, onde nafcoyy no tutte le forte di vizj.E Tertulliano nel libro de'digium (^) fa menzione delle ftazioni,che
coledl
e Paltra venerd

Cos

^ ^

^^^'
*

iiciret

fi'a

faceanfi digiunando nelle ferie quar*


(e)

ancora nella fopracitataOmiLevitico (c> -Abbiamo confagrati,if/c^,i digiuni della quadrageflma dalla Cliiefa Abbiamo il quarto , ed il fefto giorno della fettimana , ne' quali {biennemente digiuniamo. Egli libero il crilliano di digiu nare in ogni tempo , non per vana fuperftizione, ma per la virt della continenza . Imperciocch come pu cullodirfl apprefib cotajC feila.Origene
lia

decima fopra
.

il

1.

c#

loro incorrotta

la callit

non
?

foftenuta

cogli ajuti della pi efatta continenza ?


5,

Cofi

me

fludieranfi le

facre

lettere

Come

fapienza ? ella la fcienza , e la 3, acquifera Non fi acquidano forf colla continenza del Come pu mortificar3, ventre , e della gola ? e vincerfi la concupifcenza , f non 3j fi ella 5 fi ferve j, 11 rifeca l'affluenza de' cibi , e non dell'aftincnza > 3, l'uomo , come per miniftra , maniera di digiunare propria de' 55 Quella Romana oltre il ^, Crifliani . Nella Chiefa digiunava nel giorno di fabato , covenerd fi me e Ha dal canone venteflmo fefto dell'anti-

co Concilio di Elvira , e dalla fopracitata epiitola di S. Agoflino a Cafulano -

1 3

$.ir.

1^4

J^

E*

COSTUMI
S.

IL
pudicizja de' pr'

Della capta

unitivi Crilliani.

L
Dair a(lU
nenz.a
de'

T7
JLj

Sendo
gorofi
,

(lata particolare la fobriet


,

e ri-

e lunghi

digiuni de' primitivi


nell'ante-

CriHiani

come abbiamo dimoftrato

cedente paragrafo , non ci dee recare grande %T ^fe^ uva Jch* ammirazione, f leggiamo nelle Apologie, e
tglino

mag- ne'

libri degli antichi

che era
,

in elfi

eccellen-

gtormentefi te la virt della continenza


onteneJfe^
"TO

che altrimenti

poffiamo chiamare caflit , e pudicizia . Imperciocch intanto eglino i aftenevano dal bere fovente del vino , e dalla moltiplicit , e dalla delicatezza delle vivande, inquanto fapevano, che la carne accarezzata", e nodrita con tanti cibi , quanti ella appetifce , ricalcitra , e mette l'uomo in tentazione , onde fa di mediere , ch^
ella fia reprefTa
,

domata

colla mortificazione.
,

medeflma chiara paffi d Origene e degli altri Padri , che abbiamo di fopra citati, non neceffario , che ila di nuovo colPautorit

La qual

cofa efifendo per f


,

e manifefta

e collando da'

de'

nodri maggiori, e colla


"^^"^"^^o

ragione dimo-

llrata

ComfeHKa
de' prtmit"

vi nt

CrfA'.

direttamene fiamo propolH a illu ^^ dell'argumento , che ci ftrare , egli certi/fimo , che i Padri , i qual ne' primi fecoli della Chiefa fiorirono , e pe la lunga efperienza , che ne aveano , potevano ben fpere quali foffero i coftiimi de' fede dell'et loro , dfputando contro de' giudei e de' gentili atteflano, che coloro, i quali dete
^^'

adunque

a trattare

DE PRIMITIVI CRISTIANI.
ihra
la

I35
,

idoIatria,abbracciavano

il

criiliancllmo

abbandonavano qualunque forta di fcelleratezza , edipcccato, e menavano una vita lodevo. ie 5 e perfetta Quindi , che S. Giuflino
.

martire nel Dialogo con Trifone (4) afferma Che vedeano i nofiri , ed erano perfiiafi y che pel
:

0) . xi'p.

^^^'

nome

di

Ges
,

Cri/io

ahbominando
,

il

culto

de"*

fimolacri

ogni malizia

ftavano a Dio , e non fi piet, ancorch fojfero condotti al fupplizio Ver la qual cofa , dice egli , potranno gli altri ancora conofcere , f confidereranno le opere
de^ fedeli
la
,

gli uomini fi accodiparti'vano mai dalla

miracoli altres
,

nMova legge

e il
,

, che Ges Criflo nuovo Teflamento , e Vaf-

pettazione di quelli

ch^efjendo nati gentili

fi

avveggono dell'errore , e attendono da lui granMa con maggior diltinzione , e diffimi beni chiarezza parla nella prima Apologia agl'Imperadori(^), dove attella di non poter egli de- (b)n, fcrivere la innumerabile moltitudine di coloro ,55.
.

xv.p.

quali dalla lafcivia fi fono convertiti alla con^ tinenza, e hanno abbracciato la vera dottrina .
i

Poich non fono flati chiamati alla penitenza da


i cafli , e igiufli , ma gli emp j ^gV ingifli^ grincontinenti . Per verit f noi confideriamo la vita de' Crilliani,che fiorirono nel pri-

Criflo
e

mo fecolo

e nel fecondo , e nel terzo , e an* , che nella maggior parte del quarto, troveremo, che moltiflimi erano quelli , i quali faceano una

Romano

circofpetta , e cauta . S. Clemente apprefentando a' Corinti i mali,ch'e^ rano nati nella loro Chiefa per le dififenflonijCh' erano inforte tra loro , mette loro d'avanti agli
vita
cos
r

occhi

la cfemplarit , e la co(lumatezza,con cui aveano fino allora vifluto, dicendo,, (e) Cam minavate nella leRge di Dio, Aandofoggetti
:

(^^ "*pj-^*

c^utant."*

a'

1^6
5,

!>'

COSTUMI
dando
il

a' voftri fuperiori, e

dovuto onore

a'

5,
5,

pi anziani, ed efortavace i giovani di vivere oneftamente,e con modeilia,e le voflre donne


di fare tutte le cofe con oneftajC cafta cofcien

3,

za

e di c^niiire

loro mariti, ed effendo colli,

tuite nella regola della obbedienza

am.

domeftici con modeftia Eravate tutti umili fenza mai infuperbir vi


miniftrare
gli affari

piuttoflo foggetti

,
,

che deliderofi d fottoe attenti a mettere in pra,

mettervi
tica
i

gli altri

35

3,
55 35 55
3,

35
35
35

ed eravate dila. e avevate , fempre d'avanti agli occhi la dolorofiirima paglione di lui.Davafl pertanto a tutti voi un' alta pace , e un infaziabile deidcrio d bene* ficare il proflmo , ed era in tutti voi piena Eravate la effuflone dello Spirito Santo. . femplici 5 e flnceri , e vi dimenticavate delle ingiurie , che avevate ricevute . , . Eravate ornati di tutte le virt , e temevate il Signore , e avevate fcritti ne' voilri cuori i
tati nelle vifcere di

divini infegnamenti

Ges Grillo

comandamenti di lui Sembrami eziandio veriUmii cofa 5 che Santo Ignazio Martire avendo fcritto agli SmirnefI
.

che
ti

colla carne

e collo fpirito erano inchioda-

nella croce di
,

Ges
.

Grillo

abbia voluto in-

(a)

JJ.

I.

viveano con particolar pudicizia (4) E per verit come avrebbe detto il Santo Martire , che la chiefa loro era
tendere
eh' eglino

(b) n,viii,

e di carit 5 e vivente feconde 5 non oflervavano eglino efattamente la virt della continenza ? Nella Hcflli maniera pare, che feriva il Santo agli Efcsj Qh) , e a

piena di fede

Dio

Tralliani (e)
'
*

In quella
il

medi flma
minore
di

et

aven-

do procurato Plinio

togliere da

mondo

criHiani, de'

quali era ncU' Afia^

DE* PRIMITIVI CRISTIANI

ma
re fo
,

grardifffT.a iroltiti-ciinc
e

. 1 J7 dopo nn rigo-

lurgo elkme , trov ch'eglino erano lom^tfCiT. da qiinlunque peccato , e che adunati promettevano folennemerte al Signore Iddio d non commettere alcuna ccfa, che contraria fofTe alla purit dell'anima, e del corpo (<j) Ne rend egli pertanto confa- (.q)Hpift. pevole Trajano Imperatore , il quale tutta- xcvn. Lx* volta, per e fiere noi nemici della idoLuria ed egli pieno di fuperdizione , comand, che
.

non
fero

fofiero carcerati
ftati

crilliani,

ma quando

fof-

giudice, fodero caligati. Era pure ne' tempi degli Antonini fingolare la modeilia , e la continenza de' crilliani . La qua!
prefentati
al

eofa

paffi di

non folamente potiamo noi concludere da' fopra addotti di S. Giullino,ma eziandio
feconda -Apologia di lui
,

dalla

e dalla Epillola,
eh' riconofciu.

ch'egli fcrilTe a Diogneto


ta

per ilncera da'


.

critici pi eccellenti dell'

et

Imperciocch nella feconda Apologia parlando di una donna Romana , la quale avea , eflendo idolatra , menata una vita difonefla racconta , che fubito , ch'ella abbracci il criilianefmo , mut coftumi , e cominci a vivere caftamente , e intim al fuo marito , che fi ravvedeffe ancor egli de' fuoi falli , f volea
noi^ra

fchivare l'eterno fupplizio (^) . Un po' dopo riferendo ci , eh' era accaduto a lui medeil-

(b)n.i.a..

mo:
5,

5,

Io

llefTo

dice, mentre era tutto ad,

detto
ni

alla

dottrina di Platone
,

e udiva para' criilia-

3,

lare delle fcelleratezze

eh' erano
,

attribuite

vedeva

eh' eglino fcnza

,,

punto temere correvano alla morte , e a' martori , che dagli uomini fono temuti , e fuggiti , rientrai in me medelmo , e conob, bi , che coloro , z quali erano dediti al pia cere

38
5,
3,

de'

costumi
,

cere, non avrebbero goduto,vedendofIf!r3. fcinati al fupplizio . Poich qual uomo libidinofo
cibarfi
,

5,

e intemperante
delle

e
,

dcfiderofo d

(O

n.

bramerebbe_j mai di morire , e di privarfi de'fuoi beni Cos mollr egli, che i Criftiani menavanc una vita cada , e innocente . Nella Epiilola Diogneto afferma, che cridiani fono nella carne , ma non vivono fecondo le fuggeftioni V g jg concupifcenze di quella Qa') . Taziano , i quale fu difcepolo d S. Gu[lno , nella orazione , eh' ei compofe contro de' gentili , cosi de' criftiani ragiona: Appreffo noi non__ n diverflt d 35 troverete n vanagloria , fentenze . Lontani dalla comune , e terreni 35 dottrina , e foggetti a'divini comandamenti 5, rigettiamo tutto ci , che contieni! nell< y, umane opinioni . Imparano le maflime de Vangelo non folamente i ricchi , ma ezian dio i poveri . Ammettiamo alla nollra di fciplina le perfone di ogni feffo , e di ogn et , e di ogni condizione . Diamo a' vec 3> chi , e a' giovani queir onore , che lor< conviene , ma fiamo difcoili dalla lafci
5,

umane

carni

(W)n.xxxii.

^j via (i) . Atenagora , il quale fcriOe la fu Apologia fotto Marco Aurelio Antonino Im

peradore , efpone a' nemici del criftianefimo che i noilri colle buone operazioni dime
(e) n.sii. ilravano la eccellenza della loro dottrina

(e)

che defderando di unirfl con Dio, indirizzava no a lui come ad una efattilTima regola le azioi loro, e che perci neppure col penfiero an mettevano alcuna cofa , che feco portaffe peccato , onde erano cadi , e temperanti talch n anco fidavano gli occhj in quegli of getti , che poteano apportare del pregiudizi
al

DE PRIMITIVI CRISTI ANI


X

J5>

0)"i2m purit, e innocenza de' loro animi (^). ^*^"^* jh altrimenti i Santi Martiri di Lione , che
'tto lo fleflb Imperatore Marco Aurelio Anonino trionfarono del nemico dell' uman gcnee, interrogati della loro credenza , e fottopoil a gravifllmi , e acerbilTimi tormenti , rif'ofcrodi eflere criftiani , appreflb i quali niu* ,, . _ ., (b) Eiifcb. /^ r rt\ a cola cattiva fi commetteva (^). T Impercioc- l, v. Ci. he leggiamo noi negli. Atti loro riferiti da Eu- H.E.p.i75.

[
'^

crudelilTimamente Edit^Taur. i manigoldi vedendoci ella Graziata , grandiffimo conorto provava proferendo fovente le parole : '0 fon Crifliana e niun male fi commette ap, di noi . Non fono punto digerenti da neffo ]uefte le parole di Teofilio Antiocheno , il pale fior fotto Comodo Imperatore (e) . Ce- (e) L. ni. ebra pure la caflit de' fedeli Tertulliano nel Ad Auroi. ^110 Apologetico fcritto ne' tempi i Settimio n'Xv.p.4i<j^ Severo verfb la fine del fecondo iecolo della Chiefa . Poich ragionando della coftumatezza loro , e della crudelt , e fcollumatezza de' a^entili , dimoftra nel capo terzo ((/), che i ,^. p ^^ giovani , e le donne dedite al vizio , facendo- Append/* fi finalmente criftiani , mutavano fubito fenti Opp. Edir. menti , e pudicamente viveano E nel primo an. 1748,
ebio
,

che
,

S.

Blandina

fu

:ruciata
'

e ch*e(rendofI Uraccati

libro
j,
j,

indirizzato alle nazioni (e)


,
i

Sanno,
,
,

.n

dice
ti

gentili

che alcuni da loro conofciu,

per
,

lo paffato vili

e fcioperati

e catti-

3,

vi
gli

^i

fono immantinente
,

mutati

onde.^

quantunque non vogliano efiere loro imitatori. Tanto fono oftina3, anche co' loro vantag3, ti, che combattono gi 3> . Alcuni anni dopo , che Tertulliano fcrifle i libri alle nazioni , imprefe Origene
5,

ammirano

3-

a confutare le

opere

di

Celfo Epicureo

;,

delle

quali

440
quali

i>

f'

C O

U M

1
.

abbiamo

altre volte fatto nieizione

Ir

qiu fta confutazione impugnando egli


nie
3,
5,

le calun

dell*

empio

foffta
,

cos parla
5

mo prudente
di

confiderando
a'

L' uo cheniunacof
:

bene avviene

mortali fenza

I'

ajuto d
d
f

Dio , confefler certamente , che la fede Grillo dallo fleffo Dio proviene 5, Ges
,

5,
35

5,
5,

35
3,
3,

vorr paragonare la vita , che menavanc alcuni prima di abbracciare la noflra religio ne 5 con quella che prefentemente conduco no . Imperciocch trover egli , che dete fiate le ingullizie , le fczzure , e cattivi de
Uderj*
5

fonofi eglino dimoilrati docili


,

'

collanti

e giulli

e alcuni di

loro per amo

affinch pica , llamente fi poteflero accollare al divin culto 35 fi fono privati di que' piaceri ancora, ch( 3, fono dalla legge pcrmefi al crilliano . N' folamente nel terzo fecolo , ma nel quarto an fedeli erano diligentilTimi nel conferva cora re illibata la continenza . Eufcbio Cefarienfe che ne' tempi di Collantino compofe la fu Evangelica Preparazione , nel L bro primo (^ (a)C.iy. (ji quella rinomatilTima , ed eruditifllma ope

re di una ftgnalata purit

^^^*

^528*

^^
35
3, 35

^^^'^

tve

3,

Ognuno pu
il

evidente

5j
,3

35
5, 3,

33

53
i>

che apporti al mondo la dottrina d Grillo . Impercioc che niun altro mai , quantunque per fama e per virt illullre, ha potuto ottener tanto quanto hanno confeguito i feguaci del Re dentore medefimo . Dopo che la dottrina di lui a propag per tutto il mondo , e ud reno gli uomini gl'infegnamenti , che cor tengonfi ne'faerofanti Evangeli , fi mutaron i coflumiloro, e laddove prima erano fitr e barbari 3 diventarono umili 3 e manfucti Pe
vantaggio
,

mente conofcere

de' PRI
'

MITI VI CRISTI ANI.


i

IiJ.1

ceiebrano pi le noifze colle loro madri , cooie enfendo prima gentili , faceano ; . . . n altri barbari sfogano cogl' illeciti piaceri la concupifcenza loro ; n vi nazione che procuri dopo abbracciato il criilianefmo ," di godere i piaceri vietati dalle divine leggi . in. Che pi ? gli ftefT gentili, i quali certa- ^''^^^, P^^" ;nte fapevano , quanto foflfe abborrito da' (v ^"ff^" (tri li VIZIO della incontinenza , alle volte continenza !ntrc erano loro prefentati i criftiani , gli de' crisa-* )rtavano di rinnegare la religione , e trovan- ni .
'cr
la

qual cola n

P^erfiani

li collanti nella confefllone della fede , per nuovergli dal loro proponimento , minaccia- no di fargli condure al podribolo , f non,.?

Dandonavano Ges Grillo Qu^indi , che_^ rtulliano nel capo primo del fuo Apologetiaccufando g' idolatri , che contro di noi , ramente incrudelivano cos dice ,, Poco tempo fa , avendo voi condannata una Don. ,
:

na criftianapiuttofto al lenone , che al Icocolle opere confeffato , che il , avete macchiare la pudicizia apprefifo noi fla pi grave, e pi attroce , di quel , che fia qualunque pena , e anche la fleffa morte {a) ,, . no moltifTimi gli efempli , che fi potrebbero
ne

(OC h
P*

^^^'

le quali erano che f perfide vano a nfeffare Grido , farebbero date condotte luogo infame , e quivi vergognofamente vio:e Ma ficcome fono affai noti , e noi dobbiaQ paifar oltre , fiamo eodretti a tralafciarli guanto fof. IV. Era pertanto s grande appreffo i Cridia^ji^ppreffo l'amore della purit, e continenza, che molti Cristiani la ^endo letto ne* facrofanti Vangeli , efler ella yerginit lai lodevole la vita di coloro , i quali per AtriQr ^^ ^"^^^

portare delle Sante Martiri


da' giudici
,

inacciate

re

re del regno de'


(a)

cicli

da' piaceri

anche

leciti

Matth. aftenevano (d) , offrivano al Signore la verg .Xix.v^i. nitk loro , e rimanevano celibi fino alla morte

E per
(b) Apol.
li,

lafciare a parte gliefempli


gli

che

ci fon:

miniftrano
i.

Atti

e l'Epiflole de' fanti

Ape

52,.

leggiamo noi appreflb San Giuftino mai xiv/p! tire(^),, che gl'idolatri , i quali erano dedi jiladifToIutezza, quando erano illuminati, e al bandonavano il gentilefimo , e abbracciavano
^^^^
'

religione criiliana^con

fommo

ilud io procurava

(e)

fi.

f* 55.

(<I)n.xxxiil

di effere cadi ; e che molti di loro , febben erano giunti alla et di feffanta , e di fettani anni (e) , rimaneano con tutto ci incorrotti XT. Per la qual cofa foggiugne nel numero diciar noveflmo, che i fedeli o rimaneano celibi fin alla mortelo f pure celebravano le nozze,one vavanonel matrimonio una continentiffima vit;

no

Lo
5,

fleffo attella

Atenagora
,

nella legazione

(ff):

Egli

facile

dke

di

numerare molti

35

quali tra noi fono invecchiati celibi.Che f


flato

55

congiugne maggio) mente l'uomo a Dio 5 e da lui non foiamei te le opinioni malvage , ma anche il fo pender cattivo ci diiloglie , e ci alloncan forza , che f detefliamo noi i peniler molto pi dobbiamo fuggire le azioni catt ve . 3, Non parla altrimenti Taziano nel
della

verginit

P 2^ 7*
(f) B. xv.

orazione contro i gentili al numero trenteln terzo(e).AncheTcofiloAntiocheno nel libro t< 2Q fcritto ad Autolieo (/) , appreffo i Crifliai (f/ce,fio[rerva la temperanza,e la continenza celebrano ordinariamente una fol volta le noz2
,

fi

cuftodifce la caflit

Ma pi

diftintame

te.

X.

tamente Tertulliano nell'Apologetico attefl che alcuni de' noflri , per vivere con maggi fciirezza, rimancano vergini (f). la qual ce

DE* PRIMITIVI CRISTIANI.


3ete egli nel
3glie

I4J
alla

primo libro,che indirizz


,

Ina

Qa^ cQwo'. quanti fono coloro , i quali Ca)c. vi citi dal fanto lavacro feldefide rio , che hanvolontariamente cufiodidel regno celeje
,

mo
amo
'
I

la

loro verginit

Somiglianti cofe leg,

noi in

due

libri

dello ftelTo autore

uno

quali intitolato del velare le vergini (^) , (\\c. x. 'altro delle Trefcrizioni controgli Eretici (^c^.

nzicch nel fuddetto libro


la

primo

indirizzato

W^* 5

moglie,

al

capitolo quarto efortando la

me-

!flma di
dice
,

non

paflare alle feconde nozze:,, Imita,

gli efempli delle noftre forelle , che curandofl dell'avvenenza , n della et non

loro
vita

antepongono
,

a'

mariti

la

fantit della

e vogliono piuttodo rpofarfi con

Dio

e apparire belle

e giovanette nel fuo divin

che a qualunque mortale . Con vivono, con eflb parlano , con elfo trattano di giorno , e di notte e occupandoli nell'eterno bene , e non cercando di maritarli , fono annumerate nella famiglia degli Angioli . Acconfente Origene ne' libri mtra Celfu , dove parlando delle Vergini de' ;oi tempi , e paragonandole a quelle , che aprelfoi gentili erano in onore , e cuftodite con *w ^^ ^^j^ * [credibile gelofia, dice (c^): Appreflfo di n.xLviii. quelli , che appellane Dei da' gentili , fono poche vergini , le quali, fieno cuftodite , o non cuftodite . . procurino di confervare intiera la purit del loro corpo per onorare il finto nume: ma appreflb i Criftiani non
cofpetto
elfo
,

per umano rifpetto , e per effere onorate , non per effere premiate con qualche fomma di danaro , non per vana gloria fi mantengono vergini; ma fapendo , che a Dio fono fvelate
,

e manifefte le cofe tutte

fono da Dio

me-

T44.

H'

costumi

top-

3^'

mecefimoconfervate , talch ripiene di giu^' 5, ftizia , e di bont , operano fecondo ci , che 5, la ragione . Non parla 5, detta il dovere , e diverfamente de' fedeli dell'et fua Minucio Felice nel Dialogo intitolato Ottavio (a^^ dove afferma , che molti flmi confervandoll inviolati

mantengono perfetta la verginit loro, e , godendo di eflere puri , non f ne gloriano attendendone il premio dal Signore . Non molto dopo S.Cipriano celebrando le lodi della cattolica Chiefi in una delle fue Epiftole (^) (b)Lrv.Ed. racconta, che fioriva in quel felice tempo h
.

Oxon

P^'S*

(c)c.xxvi!.

Chiefa coronata da tante vergini , e la callit^ confervava il tenor della fua gloria col mantenimento della pudicizia . N perch all'adultere la penitenza, e il perdono, di l facilitava minuivafi punto il vigore della continenza Non fu gi minore nel quarto fecolo dellaChie fa lo Iludio di molti nel mantenerfi illibati , vergini fino alla morte EufebioCefarienfe ne libro quarto della vita di Coltantino Imperatore (f) ragionando degli onori, che far fole? va quel pii filmo Principe a' fedeli,racconta,chi tra gli altri erano mafimamente da lui ftimacifc
-

e venerati coloro

quali eranfi dati allo fiud

della divina Filofofia; e che in

modo

particolar

(a)p.

che promefTo accano pe petua verginit al veroDioJlquale^ome ei cn deva, abitava nelle loro anime . Non altrimen parla delle facre Vergini de' fuoi tempi S.Ciri lo Gerofolimitano, il quale viffe fotto l'impei di Coftanzo, di Giuliano , e d Teodofio , nel Prefazione alle fue celebratifTime Catechefi(^ Aveano fedeli in ci prefo efempio non ibi mente dallo fpofo delle vergini Ges Grido R dentor nofiro , e dalla fua fanti filma , e illib
rifpettava egli que'
,
i

taj

iffima

DE PIUMITIVI CRISTIANI , I4.5 ma eziandio ad S. Giov^mni madre


,

ivangeliUa

la

cui verginit

foventc dagli
;

'scrittori Ecclefiaftici
:ro figlinole di

encomiata

e dalle

quat-

Fi'ippo

Diacono,

delle quali

'anno onoratifTima menzione S. Luca negli atti 'a'] Apodolici 5 ed Eufebio nella ftoria Eccle- (a)

e,

xxi.

[^1 , 3ure con lode


laftica

per tralafciare parecchi


le

altri

che

v. p.

mentovarono. Non
,

pertanto
(b) L.
e.
Ili.

maraviglia f ne' calendari

e negli atti de' San-

fileggiamo, che molte vergini foffrirono con


incomparabile intrepidezza il martirio , e ac* quifturono la corona e delia continenza, eL> della fortezza loro, in cielo. Ma (Iccome difficile farebbe la imprefa di colui , il quale voleffe tef^ fere un efatto catalogo di quelle l>eate anime , che con tanta gloria loro trionfarono del mon-^

xx^^vii.

do
chi

della carne, e del

demonio

ne riportere-^
tralafi

monoi
,

alcuni pochi efempli eflratti da pi anti,

e accreditati librici della Chiefa a

fciando

parte

molti flTimi

altri

che

potrebbero addurre, per edificazione de' leggi-' tori, S. Dioniflo Aleffandrino nella lettera^ fcritta circa i martiri , che patirono nella fua Diocefi,a Fabio Vefcovo di Antiochia, racconche i nemici della religione prefero la fanta ta Vergine Apollonia, e la batterono crudelmen:

te, e

levaronle a forza di percofle tutti

denti

Accefero,agg!ugne cgli,dipoi una gran fiamma, e le minacciarono,che f non proferiva con loro certe empie parole , l'avrebbero bruciata viva. Ma la Santa avendo chiedo un p di tempo per raccomandarfi al Signore , alquanto dopo, cosi mofla dallo Spirito Santo, con raro efempio , f gett da per f medefima nelle fiamme , e rimafe incenerita . Karra inoltre Eufeb'o la iibria del martirio di Santa Teodoia Vergine

nel

f^6
ju'i

1>

'

COSTI)

Ivi

3
,

fuo eccellente libro de' Martiri Paleftini


5

Cefarea della Paleflina una Vergine per nome Teodofa , nata in Tiro celebre citt della Fenicia , la quale febbene non era ancora giunta all'anno diciottefimo della fua et, era tutta volta ripiena di coraggio, e di fortezza.Or avendo ella intefo, che alcuni Criftiani j 3veano intrepidamente confeU'ato il nome di' Ges Grillo , e incatenati fedeano avanti la fala del Freflde , corfe a ritrovarli, non folamente per dimoflrare la vcnerazionc,che loro profcfiav^5ma per fupplicare ancora,che qu)ando foflero

Era

dice

in

giunti alla patria de'Beati,di lei fi i'icord altero. Eflendofene pertanto avveduti gentiii,procurarono 5 che fofle prefentata da' foldati al Preilde, <:ome (e ellaavefle commeilo un qualche grave
i

delitto

QueiH acce fo avendo ordinato, che


.

di

rabbia

e di

furore

fubito fofle cri;ciata con


,

acerbi

e orrendi tormenti

dopo che
i

le fece

lacerare colle uj:gule di ferro

lombi, talch f le vedevano lp?of , comand finalmente , che la vergine , la quale allegra, per vederfi vicina al porto della vera felicit , flava per rendere l'anima al Creatore , foffe da' manigoldi fommerfa nel mare . Molti altri ej'empli abbiamo
noi riferiti nel terzo

volume

delle /\ntichiti
a*

feqqr

'

Criiliane

(^a') ,
,

che per brevit iiamo coftretti

tralafpiare
r;.;>.v. Ringoiare
,

Y.Era eziandio angolare la continenza di quel* ,. ,t. n continenza '^ ' ^^^ eranii obbligati alle leggi del matrimode^l rtcf^-nio. S. Giullino Martire nella prima Apologie
, , .

Jail,

al numero quattordicefimo attefla , che de'fuoi tempi o non fi accafavano , o

fedel

fog

gettavanfl alle leggi del matrimonio

attende

vano a ben educare la loro prole. Lo fleflb confermano Atenagora nel trentlimo terzo nume
re

de'

PRIMITIVI CHISTIANI

^J

o delia fila legazione , TeoHio Antiocheno nel bro terzo ad Autolieo al numero quindicemo,e Tertulliano nel capo nono deirpologeco . Minucio Felice ancora nel fopracitato )ialogo ,,: Noi, dice , dimoftriamo la noilra verecondia non fo lumen te col volto , ma__9 eziandio colla mente , e quei fedeli , che fi accalano, tanto fono continenti , che non paffimo alle feconde nozze ., . Tale era la perde' Gentili circa la continenza , e .lafione loderazione de' Criiliani , che non ofavano di egara , qualunque volta era loro oppolla da'
,

TilHan

lanifclla dail'addotto tefto di


3

medeflmi. Laqualcofa non tanto Minucio , quan-

parecchie altre tellimonianze Padri delia Chiefa . Quindi , Giiiftino parlando nella fua fecon!ie San Apologia de' Martiri , che pocanzi fotto a rbicio Prefetto aveano con te flato il nome di

ancora da
antichi

egli

ies

Tito Lucio (4)

che avendo , riferifce , che Tciommeo era flato in^ fa)niT , ultamente condannato da! giudice , f ne la. ent altamente in pubblico, dicendo, qual igione mai vi ha indotto a caligare un uomo, quale effendo callo , e puro, ha detto il vero , fermando di effer egli crilliano ? Tej;;tulliano icora nel fuo libro a Scapula (^^) riprende i ^^*^^' "Htili perciocch ( elfendo manifeth cofa , ^ le niun Crilliano avea fatto ingiuria alle altrui )zze , e che quantunque noftri nemici ofafledi accufarci d'incontinenza , non furono con tto ci mai valevoli di provarlo) feguitavaa incrudelire contro de' buoni, de' pudici,

Grido

in

Roma

'

'

'

giufti

e degl'innocenti

Sono

ripieni di

miglianti tellimonianze gli


nti della

Atti degli antichi


de'
2

Chiefa

e fpecialmente quelli

mar-

I4S

I>

E*

COSTUMI

, che fono rapportati da Eufebio Cefarienfe nel libro quinto (^0 della Storia (a)C..pag. 202., Eccleflalb'ca; ma fccome fiaino obbligati , per 200. 205. Edit. i^ brevit , che ci famo prefiffi, a trattare delOntab. Criftiani volentieri om-

marciri di Lione

le altre virt

de'

le

mettiamo
Allevolie ^^r.p^y/co

yj^ Talvolta pure avveniva , che gii fpofi ifcambievole confentimento Ci feparafle^ attendere con maggiore punta di anile conienti-- ^^ P^^ liberamente al Signore. Per la qual mento fi mo , c feparava-^ cofa Tertulliano nel primo libro indirizzato al^^'/^^ Z^''" la fila moglie , Quanti fono, dice, che fubito ricevuto il Santo Batteflmo , determi^ ^rt;.!T' maggior li- " ,. iM N .^ htrtalsLt^ nano di vivere celibi? Quanti con mutuo gnore . ,, cox^Qi^Q feparati conducono una vita con5, tinente e pudica, pel dedderio , che hanno,u
,->
.

di acquiflare il regno de' cieli (b') ? VII,Erano finalmente cos calti i noftri mag2;ioche casj ? % ^' ' ^^^^ "^" lolamente le opere , ma le parolr loro dtfcorfi, eiloroj^en" ancora, e i penfleri loro fpiravano purit , continenza. Laonde Minuccio Felice accufan fieri, do i Gentili , che continuavano a calunniarci

^'

^^'

Brano

an^^

11

fingete
cofe
5
^

dice

de""

cafii

de' pudici

quell

(Op.307'

'fiQ

che non crederemmo m.Vi farfi da 'veru j-Q yiQji le facefie voi medefimiCs) , Na
c^fli ne'' noflri
,

fiamo

(d)p.3io. ^^^or*i

[^]

e
,

folo nel volto


(e) p.333 (e)
li

ragionamenti , e ne"" cori moflriamo la verecondia nonma anche nelle menti noflre

Foi, q Gentili , proibite gli adulterj , e commettete , noi nafciamo uomini foltan
,

Voi punite le fcellerata che fi commetono colle opere ^ ma appre^ noi il penfare ancora naUmente peccato

alle noflre mogli.

ze

Di

PRIMITIVI CRISTIANI

lA^

IL

^Ydno ben perfuaji prhnitivi Crijtiant delU debolezj^a della natura umana
'^

onde procuravano di fchivare que'


luo^^hi
5

e quelle circojlanze

che

potevano dare
opera re
,

loro occajone di

di penja r

male

^^uindie^ che non frequentavano gli fpCt'


tacoli
3

ne

le

licen-

zjofe

converfaZjoni
.

debolezza , e della miferia del- detu dtbo-* umana natura , e fapendo benifllrno , che ^^^^^ ^^H^
dellvi
,

MA
,

eilendo

noftri mags^iori perfuafi

Perfuafi

rovandofl nelle occafioni


'cricolo di

fi

mettevano

in

^^^'^^^ j^^f^Jjio
le

operare , o almeno di penfare marfcufavano d' intervenire a quelle onverfazioni , o a quelle tali adunanze , onde 'oteano avere qualche motivo di peccare o coL e opere , o colle parole . Perciocch ricorda^anfi delle regole dell'Apoilolo S.Paolo^il quale vea detto , non doverfi nominare appreffo ii noi la fornicazione , n qualunque forta d' mmondezza (^a\ e che folamente lecofe vere, e jnefte, (^) e giufle e fante erano convenevoli al tome Criftiano ; e che richiede vafi da noi,

amente

occafonl di

operare
d

penfar.

^^^^

(a) EpheC C.v. V. i-

(b)Ad rhii*
c.iv. v. 8.

:he

da ogni fpecie

e ci

, e da ogni apparenza d ma(^c) Thefal. rigLiardaflmo^O'.^'^^evano inoltre bene C.v. V.i^

im-

IJO
imprc
(2) V.
ifi

H^

COSTUMI
memorra
, i

r.ella

fcntimenti dell' Evan


nella

gelHa Giovanni

il

q^iale

Epiftola pri.

-i^*

I^ ma al capo fecordo Qa) diffe , che colui , che iZWrf // wcno frh'o i carit ^^erfo il Padre ;
perciocch tutto
ci
,

che
^

nel inondo

concU"
'vita.

fifcenza

degli cechi

fuferbia della

Qiiw , che fti'diavai fi di efiere canti di non ritrovarfi mai in veiun luogo , n flj

veruna adunanza
cagionare in
effi

di perfone , che potefle qualche cattivo commovi-

mento
^^'

iiccome parea loro , che il Teatro Nonfrc quentjva- potefie nuocere alla purit dell'animo , e forf no il Tea^ anche del corpo , n la curiofjt , n altre *^o motivo era valevole a determinarli di ritrovar^
f!

^^

qualche. volta prefenti alle comiche, o alletragiche rappreientazicni . Rendono di quelle verit tedim.onianza Taziano nella fu a orazione contro de' Greci i^b) , S.Guilino Martire m^ac
1^^c<^^11''>

r>

-tS^EJ.

ftefibTaziano(c) nell'Apologia prima

Vcner.opp. ^ Tertulliano nell' Apologetico al capo quaran juft. anno tefimo fecondo (^) aove atteih , che non_

j747.

andavano i Criftiani agli fpcttacoli Po pfima nel capo trentefimo fettimo ave^ ^^r> ^*l^* noltri ne colie parole, n colli ^^^^^^ 33 che ld. Venet.' 33 vi(b , n coir udito aveano che t^rc col] ali. 1748. 35 impudicizia del teatro ,, . Erano pertant" i fedeli accufati da' loro nemici di rozzezzapere ioch fi aftenevano da quelh forta di d vertimenti . Per la qual cofa cos parla appre ^^ Minucio Felice , nel citato Dialogo intitol (e^ P.S *^' to Otta^uo , l'idolatra Ceciiio (O Vi
,5
.

^'^

'

5,
3,

frattanto fofpefi
onefti piaceri
.

e fclleciti vi aflenete dae


gli

Non vedete
alle

fpettacol

non intervenite

pompe,
5,
.

e fenza di v

fi

celebrano

conviti

Ala tifpondc a
acci

DE* Pin MI TI VI CRISTIANI


rcufa
colle
fegiienti

IJI
(a) p, 25,

parole Minucio (rf) . Noi , che Clamo cogniti pe' nortri cofhimi e per la noftra verecondia , o pudore , che vogliamo dire , meritamente fchiviamo i

vofiri cattivi piaceri, le voftre

pompe

e gli

fpettacolf
,

origine de' quali flippiamo cffere fuperdiziofa , e ne condanniamo le nocevoli blandizie , e allettamenti .... Poich
,

la

non que
la

minore

il

furor della fcena

qiiantunfacile

ila in eiTa

pi lunga,

ovvero pi

ti;rpit':dine
gli

Ora
,

.,

molira

adulteri

efpone , ora T effeminato iflrioil

mimo
,

ne mentre finge f

amore
.

lo

imprime

neli'

animo
III.

di chi lo

vtdc
i

Ma

ornai

tempo

che noi veggiamo


antichi
.

Delle cag'^on
^^
,

)er

quali cagioni
da' teatrali
1

noflri

fi

allenef
gi?

fer

loi

J J^^^^'^ primo libro d qucio trat '^^^Jl" f^^^ non/re^ ,. j r aro^ che una delie molte caule, per le quali quentavaofTervato
nel
'^f".
!

ero

diverti iT>en ti

j^bbiamo
T

ridiani

che ne' primi

(:cq\

della chicia fio- no

te.^tra^

irono, non erano foliti d' intervenire a quc-^' divert^ ti giuochi, era l'aver eglino faputo , che la'''^'*^' )rigine dcg^i fpettacoli era fuperfliziofa , e
;he

coloro
,

lirvi

quali aveffero voluto interve, avrebbero corfo pericolo di fare qual

:he

atto d'idolatria(^)

Lafciata pertanto a
le

(i,>)

^ol

parte
:he
^ie
,

quefh ragione
i

efaminiamo

altre

p.^^o.

accennano
e

Santi Padri nelle loro zpolo-

e negli altri libri,


,

che compofero per


de' fedeli.

idruzione
.

per
,,

utilit

IV.^dunque i gelti, e -' ^ ' oro,che rappreientavano


medie
fi ,

le parole ofcene di co^ , , le tragedie,o le com,


.

^1^
no

>

cagioni era.
iresti

Inu

era uno de'principali motivi


i

ritiravano

pudkhl de^ , pe' quali CriHiani d quclh forta di trat- gi' hlronl
()p.i7>

tenimeiiti.
fcritta

Taziano nella mentovata orazione contro de' Greci idolatrico.- Vidi

K 4

3,

1 5
3, ,5

a
10

i>

e'

e o

tr

35
5,

rovente, dice, un certo rapprefentatore di favole , e quando il vidi, mi maravigliai , e dopoch mi maravigliai di lui , lo difprez*zai

35 3, 3,
55
5,
^,

mentre oflervai , eh' egli era inter* 5 namente diverfo da quello , eh' eflernamente mentiva di efiere Era egli molle

3,
35
5,

ed effcmminato, ed or gii sfavillavano gli occhi , or alzava le mani , or le bbaffava or in qua , e in l le volgea , talch parea, che folle privo di fenno ; or fembrava a Venere , or ad Apolline fomigliante , e dimoftravafi

accuflitore de' voilri dei


fu

com-

pendio di menti

perdizione

e vituperatore del-

3,

le azioni degli eroi, e iftrione degli


.

ammazzadell*'
Ij

35 3, 5,
3,
55

e dimoftratore degli adulteri, e


, ..

avarizia

quantunque per

altro da tutti
,

gentili era lodato.

Io pertanto
di lui

che

ofler-

vai rapprefentarf] falfamente da lui tante co-f, deteftai


la

empiet

e la profef

5,

flone

e ancor la perfona

Lo

fleilb

con-

ferma Teofilo Antiocheno nel libro terzo indirizzato ad Autolieo, dove dice (a) Rap jI^J'q^'
:

S.Jult.
cjiifd.

Ed!
5>
,.

prefentafi da' voilri attori nelle tragedie T'

(o gentili) non folamente com meffo dagli uomini , ma eziandio da' voftr 3, numi, e pure fono i rapprefentatori difo^, miglianti fozzure da voi medefimi premia ti 5, . A Teofilo potiamo aggiugnere Ter (h) Apol. tulliano (^) , il quale nel quindiceiimo cape c.xv. p.^4. Jel fuo Apologetico feri ve ; che g' ingegni la4 In Appehd. (j^j^i molte cofe inventavano a onta , e difot tdit. Opp. j , ^^^^ ^^ numi, per dar piacere al popolo , chi? an.i74S. gli adorava . Confideraflero pertanto gentili
adulterio
. ,

Ili
i

lepidezze de' Lentuli , e degli OUilj , e ve: defiero f ne' teatri fi ridefie pe' mimi , o pel
Je
gli

Dd

OiTervafifero inoltre

f le

lettera

dtg

DF:

PRIMITIVI CRISTIANI,
fordidezza
,

I53
e le

ep,r idrioni d imparavano la

mentre raprefentavano Cibale innamorata di un pallore , fvergognavano colle parole^ e co' gefti loro mae^ di que' numi , i quali febbene non fi anno, con tutto ci erano creduti veri, ed
jzzutrc delle loro

medefimc

deit,

ratio
-el
,
,

venerati dagl' idolari

Lo

i^ffo

autore
i^) P- 77*

5
,

decimo (<?): Il teatro , dice , il facrario di Venere . Per cofa i ceufori anticamente , menla- qual tre cominciarono a introdurfi i giuochi Tecnici , diftruggevano i teatri , provvelibro fopra gli fpettacoli al capo

5
5
,

,
,

)
,

,
,

dendocosalla coflumatezza 5 la quale altrimenti avrebbe pericolato , per la incontinenza , che quivi fi rapprefenta .... Laonde Pompeo il Grande , febbene minore pel fuo teatro , avendo fiibbricato quelli rocca di tutte le fozzure , per paura , che ci col tempo non dovcffe diminuire la lua eilimazione , le foprappofe il tempio di Venere , e convocatone per un editto il popolo alla-j dedicazione , la chiam non teatro , ma^ tempio di quella Deit e falfa , e impudica . . E conveniva certamente un tale onore a Venere e al falfo dio Libero . Imperciocch cofpirano , e congiurano inileme quelli due demonj a danni degli uomini perla libidine , e per la ubriachezza . Per la qual cofa il teatro di Venere anche cafa del demonio Libero ... E per verit vedet
. ,

'

nel teatro

il

patrocinio di Venere

e d Li^

bero

,
,

,
>

Il g Ilo , gli atteggiamenti del corp iacrircano alia mollezza di Venere, e di Libero ,. . E nel capitolo diciafsettefimo s Egli , dice 5 (^) proprio del criftiano d ^^^ggire qualunque impudicizia* In quefla__3
.

(y^ p, g^*

54

DE
fi

C O

U M

5,

guifa ancora flamo feparati dal teatro , eh' il concilloro privato della impudicizia , do

ve non
5,
55
.,,

approva niuna cofa

di quelle

che

altrove fono approvate . Cos la Ibmma gra. zia del teatro proviene ordi n'ari amente dale da>ci, le fozzure dell' iflrione di Atella ,

che
fo
,

il

mimo

per

le

preferita, levando loro

donne ancor rapil pudore del fef,

affinch fieno pi sfacciate nella fcena

,,
55 55

55
55

5,

che in cafa . QiJante cofe lofTre nel corpo fino dalla fua prima fanciullezza il pantomimo ) per efTerne artefice ? Taccio le altre cofe , anche quelle , eh* era conveniente , che rimaneflero nalcofie nelle fpelonche , e ntlle tenebre loro , acciocch non contaminaH^ero il giorno . Se ne vergogni il Senato , f ne vergognino tutti sii or din 5 e quelle perfone ucciditrici dell' onore loro e poich una volta I\^nno comparifconoful palco, per quella volta ancora f ne
.*

55
55
55
,5

arroffifcano
(liani

Che

dobbiamo noi
le

altri
,

Crico-

efecrare ogni forta d*impudfcizia

me

ci far lecito d

udire
>

parole

che non
ve-^

ci lecito di

proferire

Come potremo

55

dere ci
to ?

che non potiamo fare fenza psccatali

55
55

Come, f

cofe eflendo efpreffe colle

55
,5

non apporte, ranno ugual detrimento all' uomo, f fono udite , non potendo effere mondo,e puro co
lui
5

parole apportano

nocumento

5,
,5
5,

cui minillri fono imbrattati


?

e im--

mondi
il

Egli

adunque vietato

al

criftiano-

teatro per la proibizione della impudici-**

>,

zia ,5

Non

altrimenti rag'ona nel felto ca-i

? 5

Apologetico (;^) 5 dove narra 5 che| j t^.jjf J.J appena introdotti in Roma furono di, ilrutti per ordine del Senato po-^ , perciocch

del fuo

tean(

IB' PJIIVIITIVI

tlllSTlANl

155
r^\

buoni coflumi . E nel pri10 libro indirizzato alle Nazioni al capo deci-

cano corronipcre
]o(^a'):
,

^^^

enervate, dice,
,

gentili,

fa,

crileghi vezzi de' Lentuli


e giudicate
,

e degli Oftili

ve

la

ridete nel teatro de'

voftri Dei , o de' voUri mimi . Ma voi altri ricevete con (Ingoiar voftro piacere le illrioniche lettere , le quali contengono ogni foz-

,
,

zura dc^ volri dei . Svergcgnanfi nella voflra prefenza le maed [fnte , ma venerate da voi ] ne' corpi impuri . , Piugne il Sole l'eftinto fuo figliuolo, e voi allegri ne udite i gemiti . Cibele folpira il fuo fa (iidiofo pallore , fenza , che voi ve ne vergo.

gniate .

Torniamo

al

libro degli Spettacoli.


C^^ P* 7^*

capo quattordiceflmo (^^T^sl fcrive Ter* ulhano . A bbiamo parlato di fopra della condizione deMuoghi Egli e vero, che quelli per f medefimi non imbrattano Tariima , ma per quelle cofe , che ivi fi rapprefentano lordati gl'iltrioni , e -j Imperciocch eOendofi i giocolieri , allora gettano anche la lordez
\'el
,5
.
.,,

ci

za fugli notato
della

altri

colo

. Avanti Tertulliano avea veri la met del fecondo fChiefa San Giurino nella fua.^

r^")

pa^.

a^^,

prima Apologia (f). Decantano , dice , i per impudici Giove , ed i figliuoli di ,5 poeti riprefi, o im lui , fenza che fieno da voi

5,

pediti

coloro, che fomiglianti favole rapprefentano ,, , Non fi difcod punto da" feuparole dei

timerti del fanto Martire, Taziano difcepolo di


fiMno aggi Lgn ere le feguenti

quale di lopra riferite pofrancora , che molto conducono al noliro propofito ((/) , Qual (ci)n.xxir< 55 cola maravigofi , o egregia fi fa mai appref- V*^^^* 55 fodi voi , o Gentili? icariano fconciamente
lui, alle
,>

gl'i-

15^
3,

1)
,

fe*

gl'iftrioni

e O S T U M 2 mentre nella fcena l'arte


,
.

del

j,
55
5,

fornicare Infegnano
figliuoli

fono veduti da' voftri

5,

,e dalle voftre figliuole altres Veramcnte fono eccellenti cotefle voflre fciiole , dove fi predica ci , che fi fa fcellerata-

55 55

mente

di notte

fi

reca diletto a coloro

che afcoltano le fconcie , e impure declamazioni. Loderete per certo vo(:n comici ,1 55 quali pe' gcili loro ingannano, e apporta^ 3, nello 55 no del male agli fpettatori 5, . Fior fleffo tempo, in cui vivea Tertulliano , il dottifed antichfTimo Padre della Chiefa__* flmo
i ,

S.

Clemente Aleffandrino
:

Qucfli nel

fiio

terzo

(a) p. 2JJ. libro della infigne Ed.an.i(J4i. al capo undecimo


55

5, 5,
5,

opera intitolata // Tedagogo (^) Qual codi difonella ,0 turpe, dk'egli, non fi rapprefenta ne' teatri ? Qu^a parola fconcia non fi proferifc da' buffo^ ni,e da' comici, per muovere le rifa al popolo? Ma coloro , quali f ne dilettano, portano
i

5, 55

impreffe nella mente


f
5

le

immagini
fiffc n.-lla

tali

co,

e f le
f

mantengono

memoria
.

quando

ne fianno nelle loro cafe

Dopo-

Tertulliano , e Clemente fcriffe il fuo Dialogo-' MinucioFelice,lecui parole fono fiate da noipo^ canzi defcritte . Non pafs molto tempo dacch' Minucio compofe il fuddetto Dialogo,che S.Ci(h) pag4 sf. priano indirizz la fu a celebrati fTi ma lettera a* Ed. Oxon, Donato,dove cos parla(^):,,Ne' teatri parimen*, ^5 te vedrai ci , che ti potr effere e di vergoIl coturno appartiene a'. 5, gna , e di dolore . 5, tragedi , che raccontano in verfi le imprefei
5,

de' favolofi errori


cefiuofi
fi

De
colla

parricidi,

e degl'inverits;

5,

replica

imagine della

5j

elpreffa nell'azione, l'errore antico,

afinchci

5,
j,

non

fi

dimentichino

mortali delle fcellera-

tezze rimote dalla loro memoria. E' avvifat: ,. ogn-

de'

PRIMITIVI CRISTIANI.

I57

Ogni et , che pofla fari] ci , che fu una volta commefTo . Non muojono mai i peccati per la vecchiezza del tempo , n mai paffa il delitto per la lontananza delle et trapaffate , n vien fepolta la iniquit per la dimentican-

per efempii quelle flicino-^ operazioni , le quali effendo rapprefentate , hanno terminato di edere tali , qual'ali da principio eran credute . . . Imparafl
za
.

Servano,

rofe

..dulterio,
,

mentre

fi

vede, ed allettando

5
,

mortali a f il male , ch' approvato dall'autorit pubblica, fa s , che la matrona, la quale erafi accollata al teatro pudica , ri^ torni dallo fpcttacolo impudica . E chi potrebbe ridire quanta
fia in

ruttela de' coiumi ? quanti

quei luoghi la cor^ fomenti delle i


?

impurit
danfi
gli

quali gli alimenti de' vizj

Lor-^

fpetratori pc' gelli degl'iftrioni

^Icconfente a S. Cipriano
uftre
,

Amobio

fcrittore ili

che compofe

fuoi libri contra


crifliana

gentili

verfo i principi del quarto fecolo della Chiefa . Poich tiel quarto libro (^) cosi ragiona; Lo fteflb J^^)}''^^^ Edition.an idolatri, vollro fommo regnante Giove , fenza che punto fia rifpettato dagl'ifirioni
3er difefa della

religione

5,

introdotto a fare nella fcena


,

le

parti di

un

quale per togliere la caditi delle altrui mogli , muta faccia , e prende le fembianze del loro marito . E nella fine del quinto libro : ,, Ma a' poeti folamente fa-? 3, r lecito di fingere favole indegne de' voftri

adultero

il

3,

numi

Che fanno

vofiri
,

pantomimi

3,
3,

voilri ridicolofi

ifirioni

e la moltitudine

35

35

grande de' mimi , che veggonfi nelle voflre fcene ?Non fi abufano eglino per avventura pel loro guadagno de' voftri dei , traendo
3,

S^i

158
,5

1>

li*

COSTUMI
al

gli

allettamenti

piacere dalla irgiuria

che

a^giugniarno Latta) lib. I. loro fanno ? c.xx, pag. tanzio C^) , il quale vifle lotto l'impero di Co-

Ad Arnobio

S5.TJ.

ilantino^e ccmpofe contro de' gentili

le fue

divine llliruzioni , dove parlando de' giuochi teatrali di Flora , che una volta Tanno erano
rapprefentati dalle

mime,

cos) fcrive

Ce-

lebranf quelle rapprefentazioni con ogni ^a-

fcivia... Poich oltre la ofcenit delle parole , che quivi fi adoprano , molte altre
cofe fi fanno , che la verecondia , e il pudor vieta di nominare ,, . N folamente riprende egli i florali^ che tanto di rado fi ce. lebravano, ma le altre commedie ancora_j, che rovente erano con grandiffimo concorfo di gente rapprefentate ,, . Non fo o^dceSt nel5>
,,

yy

Te fcene

fa

maggiore
i

la co.;rnttela

di

quel,

5,

ch'ella fla

nell'amfiteatro.Pcich nelle favole

,,
5,

loro parlano
trici
,

comici degfi amori delle mere,

e delle ingiurie fatte alle vergini

5, 3,
/'

5,

5,
5, yy

3,
.,,

quanto pi furono eloquenti coloro , che inventarono tali cofe , tanto pli perfuadono colla eleganza delle fentenze E per verit pi facilmente rimangono impre0e nella memoria le ariette compoHe con leggiadria Le tragedie pure mettono fotto gli occhi de gli fpettatori i parricidi , e gi'incefli de'cattivi principi , e moflrano le fcelleratezzq coturnate. Gli sfacciati gerti degrillrioni ,1 che altro mai infegnano , e a quale altra cofji iftigano , che alla libidine ? i corpi de^ qualil
.

effeminati iflrioni, efTendoaddcllrati a imitare i muovimenti,e il caminare donnefco , cor


difoneili moti le

fentano

Che

fano l'arte di

impudiche femmine rappreche profef , corrompere la coflumatezza j^


dir io de' mimi
..

Co-

DE'pRIMITIVI CRISTI ANI

5p

Cofloro fngendo infegnano il male , e iitruifcono a furc da vero ci , ch'eglino fanno da burla . Che faranno giovani , e le vergini ofTervando , che quelle tali cofe e rapprefentanfjfenza roffore , e volentieri da tutti fi veggono ? Sono eglino cosi avvifati a conofccre ci , che farpoffono, eli accendono al male , il qual mole nafce dal veiere ; e ognuno fecondo il fuofefib fi raffigura ia_? quelle immagini , approvandole , mentre ride , talch imprimendofi nell'animo il vizio , ritorna la perlbna pi gnaila , e pi corrotta alle fue danze. Guadanfi pertanto non folo i giovani , e i fanciulli , i quali non conviene , che tanto di buon ora imparino il vizio , ma vecchi ancora , a' quali il peccare deve eiTere di vergogna,,. Teodofio Impeitore fece chiudere il teatro Antiocheno verl'anno di Grido ^SS Eflerdofcnc per avveni i
I

ira di tt
,

ci lamentati alcuni cridiani

modero

S.

di quella parlare nel- (a) Giangrifodomo a

n. JI.

p.
^^'

diciadettefima
vi potefle

omilia (/z) in

queda guifa

Qual cofa ha mai dabilito l'Imperadore , che recar difpiacere ? T aver egli forf ordinato , che fia chiufo il teatro ? . .
e

'7^* ^' ^^^*

l'aver efclufo in

queda maniera

il

fonte

della malizia?

Iddio, che mai pi non d appridero le orchedre. Quindi certamente hanno germogliato le radici del vizio nella nodra citt Quindi nafcono coloro , i
VoleflTe
,

quali

corrompono
le

codumi
,.

vendendo
,

a'

faltatori

loro voci
tutto

e per tre
loro falute

quattrini
e

mettendo fondendo
et di

in pericolo
l
.

la

con-

(b)

Hom.

Poco tempo prima dd- iv.jn Alex! Teodofio S. Bafilio Magno nella omilia p. 35. T. J.
fei

iartafopraleoperede'

giorni (^)

fcrif- >PP-

f,.

1^0
le
5,
,5

I>

R'
(lati
,

costumi
ne' tempi fuoi in alcune citt
i

effere

certi

uomini

quali pufcevano dalla matti


de' prefligiatori
fazi,

^,
3,

na
i

alla fera cogli fpettacoli

loro occhi, e che non


fi

rimanevano mai
,

ancorch lungamente
35
3, 3,

trattenelfero nel fen-

,,

tire certe diflblute,e impure cantilene che accendevano l'animo alla libidine, ^ggi tigne. che tali popoli erano (limati beati , e felic da certuni , poich abbandonati i loro affari
,

palTavano la vita loro nell'ozio


,

ne

55 3,

piaceri, non fapendo eglino

yy
3,

che la orchelira, la quale abbonda d'impure rapprefen tazioni , una bottega di lafcivia a quelli che la frequentano.Anzicch quelle modula
zionijCque' fuonifoavi degPiftromenti mufi

5,

^,

cali , e quelle canzonette proprie delle don ne di mal affare , che facilmente reilano im preffe negli animi degl'afcoltatori , non al u 5, tro , che laofcenit , perfuadono . In altro luogo con gravit , e forza grande di eie quenza dimoftra il Santo , quanto Ha male
:

Ne loderemo adunque .cos eo^li dice,Yox lod' A^^\'n. li. 5i ' ^ % Gentil. n* " ? remo adunque poeti^mentre ingiuriano P.I7J.T.1I. 33 opp. Edit. 5, mentre rapprefentano gi'imbriachi , e col Palisi anno ^^ ro , che fono accefi di amor profano ^7-i* j, molto meno gli afcolteremo , quando pari no degli Dei , pretendendo , che fieno e me
.

(a)Serm.^e ritrovarf in fomglianti fpettacoli (rf)


,

3,

ti

e tra loro difcordi

5,

Lafciamo ancora
,

a'

5,

ri

e gli adulterj

commedianti gli am mutui ampleffi , e

(b) Cairn,

xLix.v.s'
fcq?*
*

a' numi loro attribuifcono ,, . A S. Baf-' acconfente il gran Teologo S. Gregorio ^ 2anzeno nel celebre poema di Nicobolo ig "^^ ^ Nicobolo Padre (Z), dove cos pari
;,,

RitrovandoiI

altri

quali

confumano

db' primitivi cristiani


quit degli uomini
,

(?X

facolt loro nel fcntire ie fozzurc, e le ini,

delle

donne

,
i
.

allor-

che avidamente concorrono a vedere


chi
,

giuo. . .

a mimi , quali mimi non fi d per mercede delle loro fcelleratezze la orrida fpada ma fi danno
e le rapprelntazioni de'
,

bene le facolt , e le ricchezze , perciocch fomentano i vizi . Frattanto gli uomini lloprivi di fenno fanno degli applaufi lidi , e alla fcellerata compagnia . Ragiona nello tefTo modo S. Cirillo Gerofolimitano , ch^_^ criiTe non molto tempo avanti S.Gregorio,nelNon (3) - vi. a fua prima milhgogica Catechefi (4) cuore la folla del teatro F;^^; ^^ ti fia , dice^, a , dove tu vedrai la petulanza de' comici , eh' ^"^* , ripiena di contumelia , e di vergogna , Fuggi pure i balli degli effeminati uomini , ne' quali non fi fcorge altro, che il furore, e la iloltezza . Corrifpondono a quelli i , entimenti d S. Ambrogio Vefcovo di Mila-,, _., Qd), i-IP ^til, ; /'/^ r? f 1> 10 (^) ,, Fu congregata , due egli , \^<^<\^^^ inUtx.c.i. da ogni foffo , e da ogni lago , acciocch ^^ ^^ p.' '^^\ , , niuno fcavi la ffia al fuo fratello,in cui egli T. i.Ed.Pa.
^
,
,
,

'

,,,

,.

medefimo
mente
aiutino
fi
,

fi

precipiti
,

ma

tutti

fcambievoU
fi

xis&iutH^.

amino

tutti

fcambievolmcnte

,,

e quafidiverfc

membra

dello ftelfo

corpo procurino di foftencrfi; ficch dilettine fi non de' canti , che apportano la morte,
e dell'udir le

commedie
agli
,

ie quali amollifco-

no
loda

gli

animi

.,

Ecckfia Itici
,

amori; ma de* concerti della voce del popolo [ che


il

:,

e ringrazia

Signore ] e della vira S.Giangrifollo-

tuofa vita
5

Veniamo ora
diffufamente
fi

mo

che pi
,

degli altri

ha-j
e de'

fcritto de'

pericoli, a'quali

efpongono

seccati

che commettono

gli

fpettatori delle

com

(;i)n.T.p.
'

r 11 M 1 n e' i62 commedie , particolarmente turpi, e ofcenc Egli adunque nella qurndicellma Omilia rccita^^^^1 Popolo Antiocheno l'anno 58. (^) cos
'3

co

discorre

,,

Ella e

giornalmente purgata
.

la

5,
,,

citt nolira dalle fozzure


(/?) Il ridere
,

Sono
,
i

gi libera,

te da' lubrici canti le ilrade

bivj

\^_?

piazze

....

il

proferire delle

(b)
ji.

Ibid.
^^

p-role giocofc

non pare un male manife-

v.p.

(e)
III.

j^j^ ^ ^^^,^ induce bene a un manifelto delitto; poich dalle rifa nafcono fovcnte le parole (conce , dalle quali poi provengono le azio33 ni ancora pi fconce,e cattive ....Il venire al teatro non fembra a molti un manifello pecdi difav5, cat05ma fuole apportare un infinit ,5 venture* Imperciocch Io (lare ne'teatri he ce jy partorito la fornicazione , la petulanza , E nella omilia con,, ogni incontinenza ,, . Homi], tro la infingardaggine (e) ,, Avanti jeri tratconrr. ^^ tammo , o uditori ^ alla voilra prefenza , de

^^

]gnav.

n. 1.
^^

diavolo
ilo tale
tri

11

.p,2(?7*
^^

3>

e mentre noi ragionavamo di que , argumento , alcuni fedendo ne' tea Ve vedevano la pompa del diavolo
.

Jt5

eravate partecipi della fpirituale dottrina ed effi delle cantilene proprie delle mcretri ci . Cibavanf eglino delle impurifllmc vi vande del diavolo , e voi eravate pafciui^
. Chi adunque g' Chi gli ha feparat dal facro ovile ? . . Il non avere avuto medeilma volont Per quello fono 0ati v% (d) Qual gur: g^"ii^ti quegli , e non voi teatri del dagno apporta il falire fopra iniquit > L'entrare nella comune fcuo^ della lufTuria , e nell' accademia della incoi

3,

coli'

unguento

fpiricuale

p,
;,,

ha mai indotti

errare
.

5,

/a)HomU,
V.aerenit'
ffi.T.p.517,

^'

55
5>

T. eoe!

5,
3,
5,

tinenza
ili

Il

federe fopra

la

cattedra de' pe

lenti

Imperciocch

qualcuno dice
,.,

ci

DH'pRIMITIVI CRISTI ANI.


che
Li

orchcilra

l'efercizia della

l ^ L catedra delia peftiiciua, impurit h fcuola della luC


-^

certamente reo di colpii . E' il teatro un luogo peflimo , e pieno di molti flltne m^jlattie, talch puenfere me. ritamcnte paragonato alla fornace di Babilonia . Poich e.Tendo dal demonio indotto il popolo a entrare,come in una fornace, nel teafuria
,

non vk

egli

tro
le

rnal.iTiente br.iciato
,

....

mentre vede
i

rappref ntazioni ofcene


, i

offerta
,

volti

imb^^liettati

e fente le fcorce

improprie

paroie,e

canti,chc fono ripieni di malizia,,.

voi , che coloro , i quali fcendono dal teatro , diventano effeminati ^ i^^"l e molli ? E per qua! cagion mai , le non , a^.M^rt.p.. percii itanno attenti a quelle cofe , cheirL^ ^By.r.aoi quel luogo fi rapprefentano ? Poich veggendo eglino gli travolgi menti degli occhi movimenti delle mani, e tutti 1 giri de' i piedi , e i contorcimenti di tutto il corpo, che fogliono farei mimi , imprimonfl delle cattive fpecie nelle menti , e pieni di queftc immaginazioni alle loro cafe ritornano . E non ellaf^rfe indegna, cofa , che coftoro procon tanta attenzione , e diligenza curinola rovina dclQ loro anime , e tengano filfe nella memoria le cofe , che ne' teatri fi rapprefentano ? ,, Nella Omilia fopra Sau?, e Davidde : Qb) Non temi , o uomo, mentre con quegli occhi medefimi , co' qua- (b) T. iv li tu vedi nella orcheiira il luogo , dove fi n*P77o rapprefentano le impure,e deteilabili favole, , di vedere la facra menfa , in cui fi cele, ofi brano tremendi mifterj ? mentre colle ftef^ ,

(4)

Non vedete

,
5

orecchie
affare
,

mal

colle quali afcolti Ja donna di che parla impropriamente , ti L 2 3, pren-

prendi l'ardire di afcoltare e il Profeta , t^ i'Apofblo , che t'introducono alle cafe ar-

5> 5,

9i
35

5,
5,
,,

che contengonfl rrelle fcritture ? mencuore bevi il mortai veleno , con cui ricevi quella facra oftia ? E non fono per avventura i giuochi teatrali vera^ fovverilone della vita , corruttele de' matrimoni , e nelle cafe cagioni di guerre , dij rifle, e di diflapori ? Imperciocch avendo aflftito a que' difibluti fpettacoli , ed effend divenuto pi molle, pi diiroluto,e pilafcivo

cane

tre collo fteflb

35

e
a

nemico
cafajnon

di ogni pudicizia
ti

allorch ritorn;

3,
s,

curi pi tanto della tua conforte


il

fla ella

pure quale

voglia

poich infiam?

5,
a,

mato da quella concupiicenza,che ti fi accefe maggiormente ne' teatri e prefo dallo fpet,

3, 5,
3,
5,

tacolo
la

che ti ha levato di fenno tua cada, e modella conforte


5

difprezz
la perfe,

guiti colle ingiurie


gli llrapazzi
,

e colle villanie

co-

55
5,

che colpa
piaga
5

non perch ritrovi in cflTa qual ma perch ti vergogni di con,

fcflare la tua malattia

e di

modrare

la

tu;

5,
5,

55
5,

che ha nel tuo animo cagionata il tea tro . Apporti tu allora altre fcufe , arrech varie inique caufe della tua nimicizia, dime Arandoti disguflato di tutto ci , che vec,
nella tua cafa
,

5,
5,
3,

za
le

che rifvegliata
5

acciccato dalla concupifceri ti ha ferito nel teatro pa


.

comiche rapprefentazioni
ti

Ma che
,

dico

35

della piogle

e della famiglia

mal volentieri
annoi
5

accodi
quivi
,

tu dof alla Chiefa , e


f
d'

3,

fentendo

le efortazioni

,5
j,

ftcerdoti alla pudicizia

alla

modedia
il

Vi prego adunque
li .

tutti di fuggire

teatro

^ d'indurre gli altri a ritirarli dagli ipettac

4,

Poich tntto ci

che nella fcena fira

, ,
,

r>E'PKlMlTIVl CRIStlANl . 1^5 non apporta piacere , ma pena,e preferita


,

fupplizloj e morte.
fuol provenire

Che giova all'uomo una


,

dilettazione pafleggiera

mentre da quefla
. .

,,
,,

,
,,

un perpetuo dolore ? Rifcuotetevi pertanto , e penfate quali fiate , mentre ritornate dalla Chiefa , e quanto di.

\rc
,,

quando ufcite dal teatro, j. E altro, Nel teatro quando cantano cori del ^^n -g^por. diavolo, fi (la in una fomma quiete , e in un in rr. vm.
verfi

(a)

grandifllmo filenzio

affinch

fentanfi

con

p. 77.

T.v.

attenzione quelle perniciofe canzoni . Che f comporto eflendo quel coro da' mimi, e
,

da' faltatori

de' quali capo ballerino

un

fuonator di chitarra , e cantandofi in lode noilro comun nemico , Hanno zitti gli ,, del
fpettatori; qul>

dove voi vedete

il

coro com-

pofto da uomini fanti, de' quali capo il Profeta , e afcoltatc i cantici fatti non per opera ,
,

del diavolo,

ma

per ifpirazione

e grazia
j,

, ,
,

demonio ma di Dio Signor noflro, come non iftaretc in filenzio , e non udirete la facra melodia
dello Spirito Santo;in lode,non del

e reverenza ? ,,: , falmo centefimo quaranefimo al numero ottavo (),, Hanno coloro, (b)pag.4j2. che frequentano il tea,tro ch' pieno d'iniqui, tjaccefo in loro medefimi il fuoco del piaeere, e fonoprefi dalla fornicazione ,, . E nella , Dmilia recitata contro di quegli fciaurati ^ i }uali lafciata la Chiefa , andarono a vedere i
i

con

fomma venerazione

nella cfpofizione del

giuochi circenfi

iopo

di

avere

e gli fpettacoli del teatro (e), (e) pag. 2. loro dimoftrato , che gran- 74. T. vi.

i benefizi del Signore verfo di noi ogni bench piccola operazione noHra lobbiamo rendergli flrettiifimo conto , cosi ?arla ^5 Non yi bad, l'effervi portati al teatro

lilfimi

fono

che

di

:.

,,

il

166
5,
il

RE* e O

U M

5,
5,

5,

giorno antecedente , ma volefte ritornare ancora il d feguente , f^bbene era una volta tempo di ravvedervi della vita palHita. Voi dal fumo correle al fuoco, e vi fi<:te gettain un baratro a(Ti\i peggiore. Tolfero a loro medcfimi i vecchi la venerazione, ch'era i loro dovuta ; precipitaronfl i giovani loro fipadri conduOero allo fpettacolo gliuoli, guadando in quella guifa fin da printi
; i

33

9,
3,
3,

3j

cipio la et ignorante ancora della malizia

3,
-3,

talch non errerebbe colti


pcllafle

il

quale gli apfi-

non padri

ma

uccifori de' loro


,

5, 3,
3,

gliuoli

tfentre cos facendo


le loro

per

la malizia
.

conducono
malizia
?

anime
.

alla

morte

Qual

direte voi

Pianalo io certamente,

33
3,

perciocch veggendovi aggravati da una mortale infermic , oO'ervo, che non conofcete lo (lato infelice, in cui vi ritrovate
,

3,
3,

onde
,

3, 5,
3,

Se che vi guarfca pieno di adulterio, e m'interroghi , per qua malizia ? . . Vedi la donna , che canta h ariette da meretrice, e recita gl'impuri verf
il ,
.

non cercate

medico

3,
3,
3,
.35

proferifce le parole
ti

fconce
il

e ofl dire
d

che non

muove

forf

tuo corpo

pietra, o di ferro?...

Non mi

dire, eh

pochi fono coloro , i quali fonofi feparati dj^ gfeggc Bench ileno dieci folamente 3 nO' 33 quello un piccolo detrimento benct 3, cinque: bench due bench uno. Poicl 3, P, quel paftorc ancora lafci le novantano\ 33 pecore nel defertOjC corfe a ritrovare que 3, una, che avea perduta,e non torn fenza r 3, condurla all'ovile . Da quello ragionarne to puofll agevolmente concludere, che verlo fine del quarto fecolo ancora , quando S. Gi grifodomo predicava al fuo popolo 3 febbej
.
:

era

f>E'

PRIMITIVI CRISTIANI^

gf

ranfl

alquanto raffreddati nella piet gli animi j' fedeli , nulhidimeno pochiffimi erano quelli, le frequentavano gli fpettacoli , riguardo agli tri , che aliene vanii da' fomiglianti diverti.

icnti

Ma

torniamo
i

al

noilro

propofito

ed

fentimenti del ^anto Vefcovo , he fono contenuti nelle altre opere , nelle quaragona de' giuochi , che faceanfl ne' teatri . adunque nella omilia f(:a fopra S. Matteo cos

faminiamo

aria

" ^^i.' (^> Se non vifoffero gli fpettatori, non ^^^ comparirebbero gPillrioni . Ma vedendovi y^j^^^* coftoro invaghiti delle azioni^, che rapprefcn* tano, talmente che lafcate le botteghe, e le arci,eil guadagnOjche quindi ne ritraete, per correre al teatro , con maggior impegno

e allegrezza cfercitano la

loro profeffione
,

Ci
cipio

io dico

non per ifcufarel comici


,

m^

perch voi impariate


,

che voi

liete

il

prin

e la radice di quella iniquit

confu-

giorno in quelli divertiV onefto flato del matrimonio , e il gran ilicramento . Imperciocch non pecca tanto quclT illrione , quanto pecchi tu , il quale gli comandi , che reciti , N comandi tu iolamentc , ma ti adopri , ainnch egli riefca bene nel recita-,
tutto
il

mando

menti

e difonorando

re

e
,

ti

rallegri

e ridi

lodi lo fpetta-,

colo
in

e in ogni

maniera
.

foflieni quella bot-

tega de' diavoli


grazia
,

Con quali occhi , dimeni' con quali occhi vedrai tu dopo la.
,

tua moglie in caia


ria nel

a cui vedelti farfi ingiu-^

non ti vergogni , quando ti rammenti della tua conJorte ^ avendo tu veduto difonorarii nello fpettacolo il feflb di lei ? Ne puoi dire , che queftt una rappresentazione , e che non ii fa nulteatro
?

Come

^ 4

^>

^^

1^8^
5,

i>

e'

e O S T

U M

33
5,

da vero dagriftrioni , ma da burla , e per divertimento femplice de'concorrenti . Poiche quefta arte iilrionica ha fatto molti adulla

5,
5) ,, ^, 3,

ed ha precipitato molte famiglie , E , perci piango io fortemente , perch voi non conofcete il voftro male . Anzicchc col planfo , col vifo , co' clamori , moftrate di godere allorch fi rapprefenta quello fpetteri

dell' adulterio .. Non mi rirponde-che quella donna una meretrice Cer* re , 5, tamente il felTo comune alla libera, e alla 3, meretrice . Se non vi ha nulla di ofceno in perch tu veg3, quella rapprefentazione , gendo una flmil cofa in piazza , fubito ti le5, vi , e cacci la sfacciata donna? Parla ancora il Sanio nella omilia vi i. fopra S. Matteo
3,

tacoo

ne' qua, per altro , come appreflb vedremo , (a) n.vr, gli attori non erano Criftiani (rf). Ma nella diciafettelima omilia () ^ 113,^ Odano, dice ^ co(b;p.22(J ^^ loro, i quali concorrono al teatro, e gior nalmente mollrano di effere pronti a forni* 3, care . Poich fc la QggQ comanda , che {: ^, tagli la parte unita a noi per confuetudine del detrimento , come_j 3, f ella ci apporta
li

della ofccnit de' teatri dell' et fua


teatri

,,

potranno eglino
tro
,

fcufarfi
,

dando

nel

tea-

5,
,,

e tirando

gli altri
,

che non fono

da_*

loro corofciuti

33

imitatori

la

danno a f lleffi , e aMon morte ? Perciocch non fol<


la

3,

non concede
eziandio
,

legge
tagli

il

vedere
,

le

perfone d

,, feflb
j,
>

diverfo impudicamente

ma comand

che

fi

fi

N
*

55

to la occafione di peccare

,,

abbandoni affat Nella omili .

p. 421.

trentefima fettima (e) . Sentonfi nel teatn Nella omilia fettantefi . -, parole ofcene

ma

riprendendo egli

la licenza

la

immo
defti

br' primitivi cristiani


cflia di

.
y

iy
infegna- ^a)n.
izt.

alcuni:

(d)Virono,

dice

te
,

quefte cofc da' teatri della lafcivia, d.^''^^^*

che difficiimcnte fi pu cura, re, da quei veleni , da que'gravi lacci , da quel perniciofb piacere de'dilToluti . Nel.
quella pefte

ci)
,

omilia decima fopra gli atti de'Santi A porto: Ivon quefto teatro quello de' comici
,
,

C^

^' i^"*

e de'tragedi,

il

^'^^' cui frutto foloil piace- P'^^*

che paHa colla giornata . E Dio volefle, che al piacere non offe congiunto il danno Nella omilia ventefima quindell' anima ,, ,, a: Credonfi forf alcuni , che la chiefa fia Poich lo fpettacolo fa gli uomini , il teatro . immodefU, e petulanti * Didruggonli nel teatro quegli edifizj fpirituali , che fabbri., chiamo ne'facri templi . Anzicch riempion,,
,

re

,,

mortali nei teatro di altre immondezze-^ ancora, e tornano imbrattati con nuove foz. zure ne' moti , nelle parole, e nel rifo ,, . , >Jlla omilia trentefima quinta (e) ibilienc , C^"'
,,

fi i

.,

il^*P*

:he

teatri fono perniciofi

all'

uomo

Nelhu*
,

^'^^'

)milia
,

quarantefima feconda afferma Qd)


il

che

(d)^.ji}.

nel teatro tutte le cofc fono contrarie alla_^

.,,

virt
del

rifo, la diflfolutezza
il

h
,

pompa
l'appa-

duvolo,
la

perdimento

di

tempo

al commovimento della concupifcenmeditazione dell' adulterio , la fcuo, jy la della fornicazione, 1' efercizio della in^ ^y temperanza , la efortazione alla impudici zia , la occafione del rifo , e P efempio delVorrei, che voiincon,, la immondezza .... traile un uomo , quando e' torna dal teae 3, tro,. Lo vedreite prefo dallo fpettacolo , 3, dall' amore di quelle femmine , che quivi o 55 recitarono , o ballarono ... Gran mali parta^ ,y rifcono i teatri IGran mali s^ ma non fappia,,

recchio
za

'

55

niQ

J^O 5, mo quanti
(a) n.iv. p.

e'

e O

U M

loj.T. X.

dodcciflma omilia fopra la prima Epillola a' Corinti (^) : Apparecchiin. e conduconfl allo fpettacolo ,5 fi i teatri,
. Nella
y,

3,
3,

3,
y,

di meretrici , e di giovanetti , i fanno ingiuria alla natura . Si ordi quali na , die il popolo fegga in un luoeo fuperiore , e vegga , e in quella gnifa fi divertano

compagnie

5,

3,

y,
55 5,

Coronanfi i gran regi , che Tempre fono pe' trofei, e per le vittorie loro Ma qual cofa pu el^er mai pi celebrati fredda di quello onore ? qual piacere pi ingrato ? Chiedi tu per avventura da forniglianti inezie i lodatori dQ tue azioni ?
gli fpettatori
.

,,
-

Vuoi
ni
,

tu effere lodato da'


?

mimi

/da'

balleri-

5,
5,

e dalle meretrici

avventura
foltezza
ila
?

,5
5)

fono quelli per manifefli fegni d una eltrema Volentieri interrogherei que-

Non

forta
ila

di

perfone
il

Credono
rovefciarc
,

elleno
le

5
55

che

cofa indegna
?

leggi

della natura

5> 55
9-5

Diranno per certo eh' ella veramente indegna. Perch dunque cofa
afcendere
fui

fai

palco

giovani fcoflumati
,

non folamente procuri


.

che afccndano
? ...

ma
che

5>
15

dai loro de' gran regali

Ma

dirai, che
,

fono infami

Perch dunque vuoi


?

,5
5,

fieno iftruitiin quell'infame m.elliere

Per-

55
3,

J5
.55

55

55
55

che vuoi tu colle rapprefentazioni loro ono-Re , che ammiri ? Perch apporta la rovina alle citt ? Se fono infami , dcbbo- no effere difcacciati dalla repubblica . Cornea gli hai dichiarati infami ? Celebrandoli cori lodi 5 overo dicendo , che fono degni d edere condannati ? Rifpondi certamente che degni fono di elfere condannati , i^dun-rare quei

59

que

tu gli

itimi infami

mentre giucichi
,

5>

che mentano di e/Terc coudannati

ma

db' PHIf4ITlVl CRISTIANI


onori
,

IJX

bene
plaijfo
di S.

allorch corri per vedere f portano la pprte , gli ammiri , e fai loro del
,,
.

nella omilia fella fopra la

Epido.
^* *^*

Paolo
al

a'

Tefralonicerfi
,

(^a)

,,

Mentre

pafcendo i tuoi J^^l vedere delle rjpprefentazioni ofcene , godi tu allora per un po' di tempo, ma dopo ti aliale una gran febbre Poich dallo fpettacolo , da' canti , dal vedere oggetti , eh' eccittano alla impudicizia , nacono gli amori profani . Se tu hai veduto rapprefentare gli amori di qualcuno , il quale non avendo potuto ottenere 1' oggetto amato , H difper , e rec a f iltfo Ja morte , come potrai edere in avvenire pudico 5 e tem.perante , rimanendoti impreffo nella memoria ci , che hai veduto , e_^ udito nello fpettacolo , dov^ varj fono
e fedi
ocelli

afcendi

teatro

col

gli abiti

le

figure

gcfti
la

ni

malcherandof
? .
.

fanno

parte

dove alcudi don-

na
,

Vedendo adunque

tu nel teatro

le

ofcene rapprefertazioni, e udendo anco..


ti

ra le parole pi ofcene^re (land mifera mente

impiagato, fenza che


ti
,

curi

de'medicamen-

come

potrai fare

marcia , e non fi Cos egli . S. Ifidoro Pelufiota nel uinto libro alla Epiflola centefima ottanteima quinta (^) Non facile , dice , che i giovanetti, qual fono per la cattiva ^^u, j^j^^^^^^^J cazione avvezzi a eifere d diffoluti coflumi , 30.1745. , fi fludjno d aliontanarfi dai vizio , e di cc, citjrfi all' amore della virt .... Toglie loro
,

te la

che non fi accrefca in aggravi la tua infermi-

ti ?

ogni fortezza
gli

la

vira Ujolle degli iilrioni

fpergiuri de'
,

.,

zia.

mimi li priva della giufti^ Stimando jo adunque Qlf^r ella gra-

vif-

5,

viffimacofa , e di gran pregiudizio , che i giovani frequentino fomiglianti fpettacoli j, vi eforto d projbir loro un tale divertimen5, to prima colle parole , e quando quelle nott ,i fieno baftevoli , eoi timore di qualche pena 5, In quefta guifa avverr fenza dubbio , che
5,
.

5,

tu formi degli uomini favj


lenti oratori
.

e degli eccel-

55
35

Che
il

come

tu ferivi, riefce

loro

affai
,

grave
il

prvarfi di quello diver-

3>

timento
a"*

qual' giullamente paragonate


,

3,
3,

canti delle firene


a'

e
;

il

cui fllenzio mei-

55

35
55
35
55

35

,>
3,
3 5

3)

55
35

35

55
3,

ti oppongono, che tali giuochi fono antichi , e permelfi an. cor dalle leggi, imparino , che per elfi apprendefi il male , e fi corrompono i collum de' giovani . Perciocch coloro , i quali introduffero da principio nelle citt quel] fpettacoli 5 e fecondo ci , che il nemic( del genere umano deliderava , prepararonc agli uomini un s perniciofo veleno ^ vari' ragioni adduffero per ifcufare la fcellerat loro profefllone . Non fu ella poi per le_ ellerne le^gi vietata, perch eifendo g eferciti dipendenti dagli imperadori cotm polli di gente ripiena di mal talento, e pe queda cagione pericolofa alla repubblica , avendo creduto i principi , che con quell

to pi utile

mortali

e f

>,
59

35

55

forta di trattenimenti fi potelTe ella dillogli< re dal penfare alle ribellioni, llimarono, eh f ledoveffe permettere una tal oceupazion<,< Tal era 1' apparato della fcena , che per variet dilettava gli fpettatori > e recav
I

55
55

piacere alle orecchie di quelli

che

le

com^
coi

medie, ole tragedie udivano

.^..

Non

si
53

veniva per , che i giovani , quali debbc no afpirare alla virt , intervcniliero a'giuc

: eli

DK* PRIMITIVI Cristiani


chi di quella natura ....

173

tempo,

in cui la

molto pi in quello medefima plebe , erfendoaftiene dagli fpettacoli


i

fene ravveduta,

fi

Sono adunque
ti ,,
.

chiufi

teatri

e quelli

che
,

fono rimafi aperti, da pochi erano frequenta-

Non

fono diverfi da quelli


.

fentimen-

.^

Lxxxv.pag*. 66S. t. iv, :ggere la . d S. Agolli- opp- Hdit. .-)n riferire alcune teflimonianze

del Dottor mafllmo

S. Girolamo (^) Bada Terminer fua lettera a Salvina

Teodoflo il linore , e mori F anno 430. di Grido. Egli dunque nel fecondo libro della citt di Dio (i) Quede fono, dice, le cofe pi tolerabili (b)C.viii. ne' giuochi, che rapprefentanii ne' teatri, Icix.x.vu, opp.Ed.Pa. cio le commedie , e le tragedie, che fono
,

il

quale viffe fino

a'

tempi

di

^^niap.

le

favole de' poeti


,

le quali

fi

recitano negli

*.

jj^ur.p"'

con molta turpezza nelle cofe , febbene compode non con molta ofcenit di parole . Le quali favole tra gli dudj , che fono appellati e onefti , e liberali , fono i fanciulli codretti a imparare da' vecchi Or quale fu dato il fentimento degli antichi
fpettacoli
.

Romani

circa

queda fpecie
,

di

fpettacoli

lo

atteda Cicerone ne' libri

che fcriife della repubblica , dove difputando Scipione, dice Non avrebbero mai le commedie prefo piede nei teatri , f non le avefle comportate la confuetudine della vita . E nel libro
:

)rimo delle fue confelfioni


,

(t) Guai a te, (c)C.xyi. fiume del codume umano , chi ti refider t. i. opp, mai ? E fin a quando non rimarrai tu fecco ? pag'78* , Fin a quando rivolterai i figliuoli di Eva nel 5 grande , e terribil mare , che appena fi paf fa da coloro , che fonofi appigliati a qualche
; ,

>5 .)

legno

Non ho

io forf letto in te

tonante, e adultero?

E pure

egli

e Giove non pu
^P^ave-

274
f
'

DE'
Mao
al

COSTUMI
,

yt
5,

avere quelli due attributi


contrari

chc^

fono tra loro

flato ci flitto da'mortali per

5,

poter
iato

Rigandoli
^,

imitar T adulterio, inmide il falfo tuono Qua pernipoi udir con occhio fobrio colui , che
coli' autorit
,

grida
ni ?

e dice

fingeva quelle cofe Omero,e


avefle

trasferiva negli dei le debolezze degli uomi-

Avrei voluto piuttofto, ch'egli


divine cofe
,
.

in noi trasferite le

con verit maggiore


favole da
;

Dicell bene che fngevanfl quede


le

Omero ma attribuivanfl

divine

^^

3>

3r

uomini fcellerati , acciocch azioni loro non foffero riputate icelleratez. le ze ; la qual cofi facea s , che qualunque perfona le aveffe fatte , fi (ti m alfe d* imitare gli (ii de' cieli , e non gi gli uomini di perduta falute . E pure y o fiume tartareo gettanfi in te i figliuoli degli uomini corL_ mercede , affinch imparino quelle iniqui t ; e credefi una gran cofa il vederle^
perfezioni agli
.

rapprefentate nel foro

nel cofpetto

deli<

i9

che oltre la ordinaria mercede aggiungono i filar; , e percuoti tuoi fa fH , e fuoni dicendo: d qui s' impa. rano le parole ^ di qui fi apprende bene laeloquenza , eh' neceflariffima per peirfuadere , e per ifpiegare le fentenze . Al
pubbliche leggi
,

5>

trimenti non fapremmo noi quen:e parole^ la pioggia d'oro , e il grembo, e il fuco , H templi del cielo , e le altre parole , che fon
( nella commedia dell'Eunuco ) Terenzio non introduceffe quivi a parla un diifoluto giovanetto , che propone: Giove per efempio della, fua impudicizi mentre vide una tavola dipinta nella paref
fcritte
*!

3>

3>
5

S>

dove era

la

immagine

di

Giove

il

qui
gei

Dh' PRIMITIVI CRISTIANI.


gett nel
e

I75

grembo aDunac
la

la

pioggia ^'^^'\j

donna,e oflerva.come egli moilb dal celeite magiflero , fi eccita a far male. Ma qtid Dio} dice egli. Colui, che confammo flrcfito muove i templi r/e' ci e li Jo, eh e fono un omaccino, non a^vrei ci fatto? Il feci adunque

ingann

ffontane amente , e 'volentieri . Non s'imparano affatto quelle parole per la turpitudine , ma per quelle parole la turpezza medefima
fi

commette con maggior


.

ardire
le

fidenza

Non
ci

accufo pertanto
,

parole

e con, co-

me
tori

vafi eletti
,
,

e preziofi
a

rore

che
e f

davano
'1

no

, ma il vino dell'erbere grimbriachi dotbeveamo , eravamo da loro

fenza che potefilmo noi appellare , un giudice fobrio , e dabbene E pure io , nel cui cofpetto mio Signore , e mio Dio , gi ficura la mia memoria , di buona voglia
battuti
a
.

imparai quefie favole, e mefchjno me, di tiTe mi dilettava , e perci era io appellato fan- ^y f' "^' ciuUo di buona afpettazione . Nella Epifio- ji^Qpp.pocr*. minifiero 2,yi. a Memorio (^i) : Pel nofiro
Pofildio
tere
,

fivito
i

nodrito non con quelle let-

che

fervi di varie libidini

chiamano

con tanto pane del Signore, quanto pot elTere a noi diiJDenfato , fecondo le Grettezze , nelle quali ci ritroviamo. E qual altra cofa dee dirfi a coloro , ch'eflTendo iniqui, ed empi , s'immaginano di e(rere_> iftruiti liberalmente , f non che quel, che noi leggiamo nelle lettere veramente liberaliberali,
li
:

ma

f vi liberer il figliuolo

allora farete

veramente liberi ? Poich da effo noi abbiamo ottenuto di conofcere , qual cofa abbia, no in f di liberale quelle arti , e difcipline,
le

quali

appellanfi liberali da coloro

che

non

fjS

J>H'

C O

U M

I
figlitioli

non
di

lono realmente nella libert de'


.

Imperciocch non contengono alalla libert, f non f 55 tra cofa convenevole alla verit fola conviene On quella , che de lo ilenfo figliuolo d Dio afferma , chQ fareverit liberati. Per la qual cof 5, mo dalla non fono convenevoli alla libert noflra quel3, favole, dellt ,5 le innumerabili , ed empie quali fono piene le opere de' poeti . E pe

Dio

c^n *

^*88
*

^^^^^^^

'^^

^^^^^ ^^^^^ confefiloni (<i)


fi

Allor

dice

y
,

ne' teatri

loro

rallegravano cogli amant quando vicendevolmente godevani


,

colle fcelleratezze

febbene quelle

fi

facel

fero immaginariamente nel giuoco dell fpettacolo Quando poi fingevano che un perdeva l'altro , allora io moOf da compa flone mi rattriftava e con tutto ci mi d Iettava il finto avvenimento Ora per n
.

muovo

pi a compaflione di

me medefimc

che godeva nella iniquit , poich avendo patito gran detrimento per lo perniciofo pi Quel cere , perdei la mia vera felicit certamente una pi vera mifericordia, 5, <T>)Lib. r, nel libro primo della citt di Dio (i). C x^ii, e. Pei per torre la peftilenza de' corpi , coms p.ap, Tom. /' j n' gi 5> davano , qhe per loroii preparaflero
.

n.

3,
35
3>

chi

e gli fpettacoli

teatrali
,.

ma

il

vofl'

>5
^5
5,

Pontefice, o Gentili per torre la peftilc za degli animi, vietava, che le commedie le tragedie ii rapprefentaflero nelle fcenl Se avete un p di \\.\mQ nelle voftre mefcegliete , chi volete adorare . N per
cefs ella la pcftilenza
alla
,

perch quel pop

avvezzo

3,

guerra, e a' foli giuochi del < co , invaghim ancora degli fpettacoli teatro. Ma avendo preveduto i'alliizia d<;

DE PRIMITIVI CRISTIANI.
fpiriti

I77

malva^^i

che quella

tal

pciliIenza-_

avrebbe ceflTato a fuo tempo , vollero cagionare un altra molto pi perniciofa , e grave, della quale godono eglino oltre modo, poich corrompe, non i corpi , ma i collumi ,, oppo mi diffonderci , (e voleffi io apportare te le teilimonianze di quefto Santo Dottore , j riguardano la turpitudine , e la ofcenit de' uri di quei tempi . Bafter {blamente delcrirne alcuni altr5che fanno pure direttamente
noftro propofito.Egli
Ila

citt di

adunque nel primo libro Dio al capo trentlimo fecondo:

L'a(luzi:j,J/V^,de'malvag; fpiriti ha procurato


di

apportare una maggior peftilenza a'coftumi


la

degli uomini, la quale

molto pi perniciofa> onde hanno ac; cecati con tante tenebre gli animi de' miferabili, e gli hanno deformati in tal maniera,
che
peftilenza de' corpi

che ancora nell'et noftra ( la qual cofa parr incredibile , f far arrivata alla memo^

moria de' nollri


fiata

poderi ) quantunque

ila

foggiogata da' barbari la citt di Roma, tutta volta coloro , che lno (luti afTalki da- quefla pellilenza , partiti dalla patria loro ,
arrivati

che furono

Cartagine

tutto

il

giorno ne' teatri a gara impazzivano pcrgl'iftrioni. . . Ma fappiatc voi , che non fiete in-r
, o che diffimulate di efe che mormorate contro quel Signore , che vi ha liberati da cotefti padroni, fappiate, difl, che i giuochi fcenici, i quali fono fpettacoli di turpitudini , e licenifadi vanit , fono flati iflituiti,non per opera e vizio degli uomini , ma per comando de' voflri diabolici numi . E n capo treii(> T.vii, (imo terzo menti fen^a giudizio (4)

formati ditali cofe


ferne informati
,

qual'

1
5, P,
,,

78
lorch
grazie
pae/i
effi
,

i>

e'

costumi
,

quai'eruil vollro, non errore


,
,

ma

furore

al-

piangendo
pi

gli orientali le voftre dis, e in gran de* remotiflmi

e ftardo in lutto per voi


illuftri citt
i ,


,,

trilezza le
,

voi cercavate
li

teatri

riempivate

, entravate in e facevate s , che

divenifTero peggiori di
delle

prima?

Qii.ella

pcflc

,,

quel rovefciamento della bont de' coftumi , e della onefL era temuta da Scipione , quando proib , che fi fabbricaf,

anime

teatri , quando vedeva , che co' felici avvenimenti vi fareUe lafciati corrompere 55 quando non voleva, che voi folte ficuridal terror de' nemici Poich non credeva egli, che potefle eiTere felice la repubblica, dando

fero

^5
55

55
5,
3,

e togliendofiquefla coftuma, appreflb voi ha avuto pi forza li feduzione de' diavoli , che la precauzione
tezza
.

quefte

mura

Ma

35 3j
3,

degli uomini di prudenza . Onde avviene che non volete , che vi fia imputato il male che commettete , e attribuite le difavven ture j che foffrite, a' tempi del crillianefimc Imperciocch non cercate nella voilra ficu

55

rezza,che

la

repubblica
la

fia in

pace, ma voletr

p che rimanga impunita


3,
5,

voflra: diffolutezza

mentre eflendo depravati pe'profpcri avv' nimenti , non avete voluto correggervi p^
contrari
.

Volea egli Scipione , che fofte perch la diOTolutezza non prendef; 3, piede in Roma . Ma voi altri n anco abba^ . tuti dal nemico , avete repreffa la voflra lu 3, furia Avete perduto il vantaggio , che d< dalle voftre difavventure 33 vevate ritrarre fiete divenuti miferabi/iflimi , e peffim 3, e 3, e con tutto ci dono di Dio , che voi ^ 33vlate3e4oiio. diDio, pazientando avvifarv
3,

timore

I J^cJ! primitivi cristiani . affinch pentcndovi emendiate la voitra conceduto a qual Dio ha il vita 5 voi ingrati, che fotto la ombra de' fuoi fer-

I>B'

o ne' luoghi de' fanti martiri fcampafte le armi nemiche V. Ne folamente le parole, e le azioni impu^^'. "^^^^" ?, che diccand , e faceanfi nelle fcene, erano venivano ' noltri maggiori non cagione , per la quale ; ^^^^o^^ -equentavano i teatri , ma la rapprefentazione crhiane^* ncora degli amori degli eroi , e il concorfo teatfUp^f' e dtWc donne in un luogo mede- ^^^ credeegli uomini quali tutti ornandofi , e vedendo^ ^'*"^_^' imo, ^^^ cambevolmente, poteano effere l^acilmente r^^^^^^!^; ncitati a! male. Credevano eglino eziandio,^; amore
vi,
,

ini

,-

he ( abligliandofi le donne , le quali recita- che quivi fcevanfi y ano nel teatro , o acconciandoli talmente
\

;iovani

jchepareflero donne, e ftudiandofi


il

d'i- ^ ^^^^<^^^^

aitar la voce,il gefto,

tratto delle pi delicate


,

anciulle
;li

edi muovere

con ogni loro sforzo

affetti degli fpettatori , affi che fi diceffe , he portavano bene la parte loro ) ordinariancnte fuccedeffe , che coloro , quali intervelivano allo fpettacolo , o fentifTero in loro me-^
i

lo^o f^ pregtudif.9

^,^^;^^/J/; di

concupjfcenza , e acconripieni d'immaginazioni lon convenevoli al cr'diano , alle cafe ro ornafifero . Non valevano le fcufe di alcuni , quali andavano dicendo , ch'cffi (limavano di poter fequentare que' luoghi , ne' juali non il rap prefentavano cofc improprie, iofcene,ma folamtnte onefti amori, e f tti,che lon poteano cagionare vertn danno all'anima ; imperciocch rilpondeano loro i padri, che non .Tano onelli fomiglianti amori , e che le cofc iette onelk , le quali erano contenute nelle iragedie , e nelle commedie ,, erano tntc^
iefimi

folleticata la

entiflro al

male, o

ftil-

l8o
Itilie

1>

f'

COSTUMI
, ,

di miele cavato dal rofpo

e che vieta-

vafi

un

tale

fpettacolo

al

fedele
,

perch niureftalTe pre-

no

foffe

ingannato dalle
,

ombre

fo da vero coH'amore
.

che fingevaf nel giuoco da burla Rammentavano loro ancora, quanto fia forte la impreffione , che in noi fa /a percezione de' fenfl, a cui difficilmente fi pu reiiPerla qual cofa gli efortavano di non l iere
.

lufingare, e di

non perfuaderfl5che fieno


,

di fol-

che ferifcono l'aniChe f voleano conofcere , in quale flato ma . quali fentimenti nodrivano fi ritrovavano , e coloro , che intervenivano a quella forta dii giuochi, riflettelTero a quali parole , e a qualif azioni faceano plaufo . Un gello al vivo , che ben efprimeva l' affetto , e la paffione di amore, un detto equvoco, una efpreffione forte per aver ottenuto , o per avere perduto l'oggetto amato, era quella , che muovea tut* ti a gridare, e a batter le mani ; laddove f l'attorc non fi portava in quefta guifa , fi partivano
lievo le rapprefentazioni
dalla

commedia

ripieni di noja,e di faflidio.Con.i

cludevano pertanto
(cufe
della onefl
,

padri

che non valcano


,

le-

e del divertimento
effetti

cher

obbiettavanfi da' difenfori de' teatrali tratteni..

menti, poich dagli


.

ficonofceva, quali

movimenti cagionava in loro medefimi lo fpet tacolo Ma ormai tempo , che riferiamo lei
autorit de' padri fedelmente tradotte in piart

volgare
foflro
i

affinch

loro fentimenti

ognuno comprenda , quali S. Clemente Aleflan.


/-^

drino nel terzo libro della opera intitolata "Pedagogo (^) Non ci condurr , dice , il Pe2V4. feq?'* dagogoagli fpettacoli N parlerebbe im-^ propriamente , chi fofleneife , che i teatri egli fladj fieno cattedre di peililenza . . Sont
:
.-

,,

adun

de' PRIMITIVI CRISTIANI


.,

l8l

adunque ripiene quefte adunanze d'iniquit,


e di confufione, e la occaflone dell'adunanza

^,

caufa della turpitudine;nientre uoraini,edon-. per vederli fcambie,, ne convengono inficine volftiente.Ivi temerariamente fi celebra il fu
,


^,

nedrio. Poich ^veggendo gli occhi liberamene


te
,

rifcdldano la concupifienza
i

medepmi avvezzi a guardare


accendono la paffione rozio di guardare . .
,
.

egli occhi pia vicini ,

j,

avendo

il

comodo

y,

,,,

^,

j,

j,

5,

Che f diranno , fre* quentarfigli fpenacoU per ricreazione dell' animo, diremo noi , che non fono favie le^ citt , le quali prendono per cofa feria il giuoco . Non fono giuochi defiderj crudeli della vana gloria ( che fanno morire gli uo. mini per piacere) n lo ftudio , che s*impiega per la vanit , n le sregolate ambizioni y ne gli eccefll i prodigalit , ne e fedizioni, ch'eccitano diverfi partiti , che formanfi per gli fpcttacoli . Non dee comporli Pozio eoa uno iludio vano . Poich l'uomo prudente non anteporr mai il dilettevole a ci , ch^ migliore Ma dirai , che tutti non fono dediti alla filofofa . Ma non afpiriamo forf
i .

tutti alla

eterna vita
fc

?
?

Che

dici tu }

Come
,

dunque

hai creduto
,

Come
?

ami Iddio

il

5,

proffimo
fo, f

non attendi
la

allo ftudio della-

vera criiliana fapienza

Come ami
,

teflef-

5,

non ami

vita? Rifpondi
.

3,

hai imparato a leggere

35
33

parato a leggere , non ti poter udire ci , che ti vien infegnato . Or la, fede pofleduta3non da' favj di quefto

che non Ma f non hai impuoi fcufare di non

33

mondo

ma da
.

quelli

4>
53

condo Dio

Imparafi

ella

che fono fapienti fancora fen2a lette5


^1

rC;,. Tertulliano nel libro degli fpettacoli

i82
.

de'

costumi

al
^^

(a)pag.7p.

5,
5,

3,

39
35

capo quindiccfimo: ,5 Qa) Comanda Iddio, ^^^ lo fpirito per nati: ra Tua buono , e tenero, e delicato debbafi trattare colla pace, colla tranquillit, colla piacevolezza , e non e col dolore ineflere col furore , coU'ira quietato. Or in qual guifa potr quello accorda ri cogli fpett acoli ? Non vi ha Ipettaco,
,

lo, che non

comcnuova
fi

lo

fpirito

Dove

Ci

trova

il

piacere,
il

ufa eziandio l'attenzione,

per cui
33

piacere diletta.
nafce
la

Da

quefta tale

emulazione, per cui chefiadopra. 5, piace l'attenzione medefima , ^5 Dove nafce la emulazione, na(ce il furore,
attenzione
3,

labile, Tira,

il

dolore, e le^ltrecofe, che

55

35
3,

non convengono alla iflituzione del crifHano.. e* Imperciocch colui ancora, il quale bene
,

modeflamente fi compiace dello fpett a colo fc' 5, condo la condizioni della et , della dignit^ e della natura, non certamente di uno immobile , n fenza una tacita^ ^y fpirito fafpone . Ninno eviene al piacere fenza at^ yy
35
55

tacco, ninno prova l'attacco

l'

affette

J5
^5
j,,

li,

fenza le fue rovine , le quali danno incitamento allo fleffo affetto. Ma f cejfa untale affetto , non fi efperimenta *verun piacere , ea^ reo di vanit colui , che vien a vedere quelle cofe , dalle quali non ottiene verun guflo
.

:(b)

cxxxii.

>

^ *i^i^*itaggio

. ,

(J?)

'^(o^/

ama
,

il

falfo

Pautori

y. %z,

33

della verit

Tutto

ci

che

fi finge,
.

app^ef
la
,

55
5,

fo di lui
^^^ gli

come un adulterio
che finge la voce
i

Ter

quaU
la^

cvfa colui
y

ilfejfo

9i

,5

amori , Io fdegno, gemiti , le lagrime , non far approvato da Dio , che condann^a qualunque ipocrifla Inoltre rdint
.

(e) c.xiv.

3)

^^^'

^^11^
le

^^ggc

^i*

33

^c adopra

maledetto colui vefli da donna \c),^nzi in ognu


3

^i/^^

33

/ff^^

DB* PRIMITIVI CRISTIANI


fpctt acolo non fuccede

ijj

maggiore fc and do , che Pomato galante degli uomini^ e delle donne ^


confenfo circa
\\

il

favori re, e

l'effer

contrario

qualcuno de' recitanti , le quali cofe in una tate adunanza fono come tanti foffietti ^ che ^vicendevolmente accendono fcintille di libidia

fema primapenfare
,

finalmente <va allo fpettacolo che vedrd , e far ve, duto ... liberi Dio ifuoi fervi dal defiderio
.

ne

isiiuno

di cjueflo perniciofo piacere

(^)
onefli

Ma fieno

Ca)c.xkvii.
'^'

dolci
,

grati

e fewplci
.

ancora^

alcuni fpettacoli
col fiele
,

Jviuno tempera il veleno ecoll'elleboro , ma con vivande ben

e^mltofaporite , e dolci , Cos mediavolo ci , che fa di mortifero colle cofe grate , e accette a Dio , Tutto ci^ , che negli fpettacol fi rapprefenta , fia pur forte ; fiaoneflo^ fiafonoro, fia canoro , fia tenue ^ devi riputarlo come flilla di miele provenien^
condite
,

fcola

il

ti

diletto^ e

dal rofpo velencfo il piacere

ne devi filmare tanto il

,
,
..y

pericolo della dolcezza

quanto devi temere il che ti da la diletta^ ,


i

tione, S^'ifjgrafPno di tali cofe dolci

gentili

che

amano fomiglianti
,

conviti',

luoghi ^ e

tempi
nofire

chi l'invita del loro partito . Le nozze , le ncflre cene non fono ancora
,

venute
re con

J<[on poffiamo fiare con


,

5
, , ,

nelle loro tavole

noi

effi a federe poich n efii potranno fia* Hanno le cofe le loro vicende

y
,
,
,

Cra eglino ftanno in allegria t e noi patiamo^ Ilfecoloj dice, goder^ e voi farete inmalinconia Ti^gniamp adunque , mentre i gen^ tiligodang y^affittch quando eglino eomince*' ramo a piagnere , noi godiamo , e affinch f ora godiamo ^ non fiamo poi obbligati 4 pia-*
gnere infieme con lare. Sei delicata
,

cfiflia-^
>j

"<>*

84

I>

E*
il

e O

j,
3,

wo, f brami
tropfojolto
tranquillit
^

S T U M 1 pi^cae nel fecola , Anzi

fei

5,

fefiimi^ che queflofia piacere, Menni fiofcfi hanno dato qtieflo nome allcu
,

y, yy
3, 5,

e alla quiete
\

in quefla godono,

jn quefla
fcene

fi

gloriano

e il e orfa , ^ poffamo ^vivere fenza piacere, mentre ^^ogVumo morire con piacere ? Imperciocch quai
altro
il
,

Tufoffiri le metey le e V arene. Dimmi, Noi

j,
5,
5,

3,
5,

y.
5,
5,

3,

5,
5,
35
3,

, che quello delV^^ quale bramava di ufcire dal mon^ do ^ e di ejfere ricevuto dal Signore > L 'u piacere^ doie famo pel defiderio trafportat, Or penfa di cercare quefio fpazio d piaceri Ter che fei cos ingrato , che non baflandot tanti piaceri compartitici da Dio , tu non l confideriper nulla ? Qual cofa pi gioconda che la riconciliazione con Dio Tadre , che L rivelaziona della "verit^ che il conofcimenU de ir errore y che il perdono di tanti peccati che abbiamo commeffi? Qual piacer ma f^gio-

noflro defiderio
//

poflolo

re

che

il

faflido

la noja del piacere

3>

3>

3,

'3,

3,

33 3,
3,
3,
3,

3,
3^

Che il difprezzo di tutto il mondo ? Che la vera libert ? Che la pura cofcienza ? Che li *vita bafievole ? Che il non temere punto U morte > Cbe il calcare gli Dei delle nazioni \^ Che il cacciare i demonj > Che l'effere medie fpirituale?Che Pavere , e il chiedere le rive lazioni ? che il vivere in Dio ? Queflifono piaceri , quefli gli fpett acoli de^crifiiani^fam ti ^perpetui y e ottenuti gratuitamente . Tem fa di vedere in quefli i giuochi del circo, corfi de'fccoli , e i tempi , glifpazj > le me\ te delle confumazioni Difendi la fociet del le Chiefe , rifvegliati al falutevole fcgno Dio^ alla tromba dell'angelo ^ e gloriati nei le palme de^ fanti martiri , Se le faenze , e l\
.

doti

BE'pniMITIVI CRISTI ANI.


dottrine
5

185
lettere di

dilettano
,

abbiamo noi
^

anjanzo
vantici
y

e 'verfi in quantit

e
,

^voci

non fa^jolofe
.

fentcnze^^ t ma vere ,

ma femf licita . . Vedila impudi^ abbattuta dalla caflit , la perfidia, tizia dalla fede y la crudelt dalla mifericordia ^ la petulanza dalla modefiia , e tali fono ap, di noi i combattimenti , ne' quali fiamo , prejfo coronati^y Lo fleflb autore nella celebre ope, ;a delVornato delle /)onne,c^:Ca\^ Cos ferive IMpoOoIo: tutte le cofe mi fono lecite ^ma , non tutte fono efp e di enti Quanto pi fiicil mente avr timore delle cofe illecite , chi fi riguarda ancor da quelle , che fono lecite? Qual motivo adunque avete voi di ufcire di cafa cos ben ornate , eflendo voi lontane da quegli fpettacoli, e da quelle adunanze , le 5, quali hanno meiliere di un tale apparato ? Poich ne girate intorno a' templi de' falfi ne cercate i teatri , n vi curate de' ,, numi ,
,

non

iflrofe^

^^^
'

"'^^
*

^'

^^'

Per qnefli conven^^ . eperlofcambievole vedere ^ ed ef^ , ,, fere veduto^ fi mettono in pubblico tutte le^ pompe , acciocch fi sfoghi la lufjuria , e la gloria infolentifca 5, Riprende il medeJGmQ
5,

giorni kv' de' gentili

ticoli

effeminatezza degli attori ) e modra , che peccando eglino, non.^ debba il crirtiano vedere le loro rapprefentazioni . ,, E' adulterio apprelTo Dio tutto 5, ci , eh' finto . Per la qual cofa , chi fiiifcrittore

altrove

1'

un altro fefib , e ne imita 1% gli amori , le ire ^ i gemi, j, ti , le lagrime , non far da colui approvato, di ipocrifla . Del ,, che condanna ogni frta redo ancor nella leg^ comanda Iddio,che (ia

di effe re di
,

3,

voce

il

geilo

5j

maledetto quell'uomo,

il

quale

fi

travellir

l86
da donna

de' O
.

U M

(a) n.

fiip.

giudicher egli del panto5, mimo , il quale eziandio colla \^oce , co'ge-^* 5, ili , col camminare , diventa effeminato, tal-'^ 3, che ballando pofla effere prcfo per donna ? ,,., S. Gregorio Tslazianzeno nel luogo pocanzi de-^ parla delle rapprefentazioni fce-j^ fcritto (a)
niche
,

Che

nelle quali

fi

trattava di

amore

ri.^

prende coloro , che le frequentavano , e faceano plaufo a' comici , e a'tragedi , che portavano con ifpirito , e leggiadria la lorc parte . Non fono meno chiare le teftimonianze* Egli s ne' luoghi di S. Giangrifoftomo cht< abbiamo di fopra copiati , come nella omilii^. trentafettefima fopra S.Matteo, riprova , co-^ me contrario alla profeffione di un Crilliano dabbene , l'intervenire a quelle adunanze , nelle quali ved eanfi i giovani traveititi , e f>* nati in tal man iera , che fembraffero fanciulle
.

e davafl lode a

chi tra loro

il

fofTe
.

portato coi

maggiore garbo, ed effeminatezza (A) Qua.* quai fanatic ^' ^^ Crepito , qual tumulto , T.vn.opp! abiti fi veggono ne 5, clamori , e diabolici teatro ? Altri effendo giovane ha la chio-J ,, ma accomodata, come fogliono averla le_ J donne , ed effemina la natura col vedere J
,

,,
5)

colle
in

vedi
.

coir abito, e con tutte le cof(


e
affetta
il

fomma ,
,

volto di una
fia di

viftofi

3,
j,
5,

fanciulla

Altri

quantunque
,

et avan,

zata

coj capo raf


egli

e cinto ne'ianchi

do-

p, che ha
il

,,
j,

roffore
,

Ila

depoflo prima de' capell pronto a ricevere gli fchiaffi


, .

che gli pare Le_ dire ci donne ancora col capo fcoperto , perdxu; ogni vergogna , flanno parlando al popolc j, con tanta impudenza , che iflillano coir ef e fentite, negli animi degl 5, fere vedute ,
e- a
yy

e a fare

fpet.

uh''

primitivi cristiani
,
i

87

fpcttatori la petulanza

e la Idfcivia

Facen-

do adunque cos
,

diarfi di togliere
la

comici , moirzno di Huogni caftit , di deturpare

monj
ti ,

natura, e di adempire i deflderj de'de. Imperciocch vedonf quivi abiti ri-

dicoiofj

modi
di occhi

di

camminare
fentonii voci

affetta-

portamenti delicati de' membri


,

del cor>

po

voltate

zam-

, , , che muoalla diflbiutezza . Quando ti ravvedrai ? .. Bifognerebbe certamente , che^ gli uomini , i quali intervengono a fomiglianti divertimenti , non rideflero per tali

pogne vono

drammi

e argomenti

cofe

ma

piagneffero

lagrimiiffero

vero dire ebbe ragione Minucio Felice (^) i'dire nel Tuo Dialogo intitolato O^f^i;/o (j) : f* |[* ''effeminato iflrione , mentre finge P amore, lo ^ nprime neir animo di chi lo vede ,, . Ma San liangrifoftomo nella omillia contro i guochi ^^^'^* .^aerali in quella guifa ragiona (^) . Che mi ^j^^^' dirai? Non guardo per defderare Come lo potrai perfuadcre ? Poich qualunque uomo non fi riguarda dal vedere , anzi , chi fi modra deCderolb di vedere , come potr rimanere , dopo di avere veduto , puro dalla macchia ? E' forf egli il tuo corpo un faflb ? Ovvero un ferro ? Sei circondato di carne > di carne dico , di carne umana , che pi prefto , che il fieno , fi accende dalla cc^ncupifcenza . Ma che dico io del teatro ? Nella piazza rovente 5 le ci incontriamo con una donna , ci perturbiamo , e tu, che iledi in un kogo eminente, onde trovi un tanto in
per
.

.^^

citamento
trare una

alla

turpitudine
col
,

vedi en,

donna

capo fcoperto

con^
^

grande impudenzii

ornata ^di vefti di oro

i88

db'
?

costumi
E' forf
,

),
5, j,

e avente un geilo delicato, e molle,... .e chini a vedere , e ofi dire , che non ti fei
il tuo corpo , ter o di pietra ? Hai tu per a ventura maggior fortezza, che quei vai rofi , e grandi uomini , che fono (lati vint e ?.bbattuti,per avere feraplicemente vedut

commuovere

a dire, di ferro

>5


g,

Non

hai intefo
/'

5,

miner

Salomone ^ che dice uomo [opra i carboni accefi ^

Ca-,

e n
i

55 fi
5,
55

55

brucier l fici ? Si legher il fuoco feno , e non brucier i fuoi veflimenti ? O chi entra alle donne d'altri..,. indegn fima co fa ! Il leone , il lupo , e le altre

fi

55
5,

5,

fono ferite colla faetta , fuggono cacciatore , e I' uomo dotato d ragione ,, ferito , fegue colei , eh' cagione dellsl
re
,

5, 55

5,
55

55 ,5

e fi compiace della fu a ferita , Per quello io fono addolorato , e afflitto |p danno voflro , e voi vi accodate allo fpettl colo5e vi dipartite dal teatro,e per un picce piacere provate un dolore, che non avr fine , Poich -avanti , che fiate condanna
fu a piaga

,5
5, 5,
55 55

eterno fupplizio , pai pena della voilra cur Ht . E non vi fembra ella per avventi una graviffima pena , e un eftremo fup|
all'
,

inferno

all'

te in quello

mondo

la

zio

il

fomentare

la

55

ciare perpetuamente

concupifcenza, il bi il portare con ,


la

i,

medeflmi per ogni dove


.imore
,

55 affiirdo
5,

il

fentire

fornace di ui i continui

ilino nel

morfi della cofcienza > Finalmente S. A[ libro terzo delle Confeflioni al a fecondo Oual cagion mai , dice , muo<ve' uomo a voler f roncare del dolore^mentre vedi
:

rapprefentarfi luttuo fi , e tragici aivenimt ti^ che per altra non vorrebbe patire pt

vt

de'
l

PRIMITIVI CRISTIANI
e lo flejfo dolore
.

89

provare fer quelle raffrefent azioni del


,

reca piacere allo Che f quelle calamita antiche ,0 dagli attori ^ f fi rapprefentano freddamente Ub colui , che vede , non fi rattrifii , n ovi dolore ^ parte quindi lo fp citatore infaflito , e taccia gli attori : f foifente del dolore
'ttatore
"f
fi
,

e della triflezza,

rimane dentro^ efente

,
>.

ridendo . VI. N lerviva per ifcufa di chi erafl porta- ^/^/^//I al teatro il dire , che non era egli andato di y^^y^ ;/ ^/ a fpontanea volont , ma che per compiace- re ^ che per amicixJa agli amici , e per non apparire incivile , anfi lafciato piegare a far loro compagnia per ?^^j^f
rattrifla

laiche volta

Imperciocch rifpondeano a chi portava lomiglianti fcufe fanti padri >,No^ piccolo fegno di virtii , non piccolo indizio di ravvedimento lo fchivare fomiglianti conviti , e adunanze , e il non Ci curare delle amicizie , affinch 1' uomo non li metta in
.
1

^/^J^

'yf/Si

al teatro

tentazione di fervire
volire la

al

ventre
1'

coihnza

la

robudezza

e d' infiedell' aniiib^

mo

E per

verit molti per

amicizia anne-

garonfi miferabilmente ne' flutti della

briachezza, ovvero prefl dallo fpirito della


fornicazione, accefero in loro medefimi, fre-

^^
j^

r ^

<?

'^^'

pY. cxi.*

quentando i conviti, ed i teatri , le fiamme p.4j4.T.v. della concupifcenza (4) VII. Non valeva n anco la rifpofta di alcu// raptre^ i quali foftenevano , che negli fpettacoli fentar/ le , ^ni cofa era una femplice rapprefentazione , cofedabuf le fi facea da burla , e non da vero : percioc ^^ ^^^ ^^'^" l replicavano i padri, che la burla divenir 7^^

medcilmi fieria , e rifvegliavanfl le appagap ifiioni , e gran danno le anime degli fpetta- fadrt ^poU pativano . Aggiugnevano eglino, che le buf. che k buft
i

in noi

l^^y^'^**

fonerie,

lyo
nerie
,

I>

E*
il

COSTUMI
.

^sTl^^

parlare da flolto roh conveniva , ^^ fecondo le fcritture,in verun contea chi profe
il

tonerie

convlenell ^^^^

Crmano^
(a)

^y ^nno
,

Hom.

Non nroprio del or Giangrifoflomo ^ il rider perpetuamente, e lo iUre nelle delizie^


^^

cridiancflmo

(a') dketi S.

vr.inMat-* th. n.7* p.

,^

ne' conviti,

ma

\ quelli
,

che fanno laprc


.

,,
^^

feffione dell* iftrione


parafiti
,

e del

pp.T.vii.

e degli adulatori

mimo ... d Non di quelli


,
,

che fono chiamati al regno del cielo che fono defcritti nella citt de* beati , e che/ no armati cogli ajuti fpirituali , ma di col( ^ ro che fonof itct al diavolo. Qui
,,

,,
,^

,^

^
ji,

un arte cos malv , che con e fcellerata y e con una tal opra_' procura d tirarfi dietro i foldati i GesCr fio, e \ fare s , che diventino molli , effeminati . Perci ha egli fabbricato i teat
fli

colui

gi

<

nelle citt,
ftiere

ha efercitato

mimi

nel

lorom

,,

, e per un artifizio cotanto perniciol ha fufcitato contro i quello popolo una cr delifUma pelle , che giuda il detto S. Pac

,,
5,
3,

debbe effere fuggita , avendo che fugganfi la buffoneria , e


le

egli ordinata

la flotte zZi
ril

quali

fmo

It

principal cagione delle

Qu^ando i commedianti proferifcono quale , ond< ,, parola turpe , o allufiva agli dei yy confeguentemente beflemmianoil vero D 5, e quando buffoneggiano , ridono ^\ fJDettai 5, ' privi i fenno,e mentre dovrebbero pii to^o cacciarli a furia i faffate , fanno le 5, &\ plaufo, e per queflo piacere fi tirano r dolTo un cammino i fuoco . Poich color quali lodano gli attori,chc dicono fomiglia cofe y perfu adono loro , che le dicano , { ;,, la qual cofa fono degni del fupplizio , ci: dovuto a un tal peccato . Imperciocch

de'

PRIMITIVI CRISTIANI,

ipi

non vi foffero gli fpettatori ^ non comparirebbero g' iftrioni nelle fcene .... Non mi fa nel teatro per fl.ir a dire , che tutto fi e per una femplice iftrionica rappreburla , fentazione . Poich quefta Torta di fcherz e di rapprefentazioni ha precipitati molti ,
e gli ha fatti diventare adulteri . Laondei-? piango io fortemente , mentre veggio , che non vi par male il frequentare il teatro , e

che fate del plaufo , e ridete , quando intervenite a quefti divertimenti . Che mi vai dicendo? fTer quefta una iftrionica fimula,

zione
Vili.

Erri tu fenza fallo &c.

,,

Erano alcuni verfo


Chiefa
,
i

la fine

del quarto

:colo della

lufngavano , che p'^^J "^j ridando al teatro , ne ritraevano del vantag- ^o^yj-^or./io, e imparavano delle giufte madme , e ve- fedsUeatrt endo rapprefentate le vittorie degli antichi riportare
quali
fi

roijricordavanfi della vittoria,che


ortata in Cielo.
.

avremmo

ri<"

^^^^^ "^^^

*adri

ni quefta loro cosi


>

Ma

l* non era approvata da'Santi ^^sp*^^^ anima . j/i ftravolta maniera di pen1

are.Quindi che S.Giangrifoftorao nella omilia rima fopra quelle parole d'Ifaia (^) Ho *uedU'
:

(a) e. yi.

$ il

Signore fidente fopra un eccelfi figlio , co- v/ 1. ragiona (Z?). Niuna cofa ridonda pi in difpregio della parola di Dio , che il ve- (b) n.
dere, e l'ammirar gli fpettacoli
.

iv

5
,

Per la qual p- i^- ^^v ^^' cofa vi ho foventc predicato , che niuno di ^' quelli , i quali vengono al facro tempio , e odono la dottrina del Signore , e fono partecipi de'facrifzj , ardifca di andare a vedere firaili rapprefentazioni 5 affinch non mefcoli
'''-

infeme

divini
. . .

mifteri colle diaboliche in-

Tutta volta trovanfl alcuni , i quali talmente fono trafportati dalla paffione 5 che quantunque moftrino una certa ap>5

venzioni

If2

DB*

COSTUMI

parenza di gravit , e di reverenza , e fieno di et avanzata , nientedimeno corrono al teatro fenza che abbiano riguardo alle noftre efortazioni , e alla dignit loro . Anzicch qualora noi gli avviliamo , che f ne allenga-

no

l'onore , ch' alla et , y e mantengano e alla gravit loro dovuto , oh quanto fono frivole , e ridicolofe le loro rifpofte ! Dicoglian'za

no
99

che nello fpettacola veggono una fomie un efempio della vittoria dell'al, tro fecolo 5 e delle corone , che avranno Beati , onde gran vantaggio, frequentando i
,
i

3>

,,

3,


yy

giuochi teatrali, riportano. Che mi vai di, o uomo > Egli rancido quello tuo difcorfo , e pieno d'inganno , e di fallacia. Qual utilit riporti tu mai ? Riporti tu forf del frutto dalle contefe , da' giuramenti te-

cendo

35

3,

merariamente fatti , dalle contumelie , dagli improperi, co' quali maltnittanfi fcambievolmente gli fpettatorl divifi in partiti mentre chi favorifce uno , e chi un altro attore ? Ma da quelle cofe tu non puoi ritrarre alcuna utilit Forf le fmorfe , che fanno avanti le donne i comici, pofTono efferti di
.

. .

3,
^,
3,
55

utile, e di vantaggio > . . Ma tu per ritrovare! qualche forta di fcufa di poter frequentare g Spettacoli , rifpondi , che provi dell'utile veggendoquei giuochi , i quali ti apportane*

3,

del

danno

prego quanto
,5

e delle irreparabili perdite . T fo , e pofTo , di non cercare;

//

non

elfe-

re lecito d al

fcufe ne' peccati . Sono puri pretelli coteftc tuerifpofte, fono inganni . ^^ Sembrava inoltre a' Padri contrarie carattere di un criiliano il ritrovarli in quel

fATc a ff le adunanze, do ve li vedeanocofe tali, qual CrUVtanf 9 non era loro lecito di operare. Imperciocch f<

no*

deVrimitivi cristiani
3n lecito,
ellettarfi
,

25?3
,

diceano eglino , l'ornarfi l'affettare la^voce , il gefb ,


,

il

Pimcam-

ctichevedt
^^
^^

^^^^7;
cagioni^

unare delle donne


i

il

procurare di eiprimere
l'oggetto

amato, per le quJ anth adoprare ogni arte per piacere a chi ci vede , gli per muovere, e nfinuarci nell'altrui animo , chi fedeli P ritiravano adoprare parole equivoche , il deflderare ; ome far lecito n trovarli in quei luoghi , ne ^^^^^^ j'^ uali quelle iftefle cofe al vivo fi rapprefentadice , Tertulliano Q^) , perch ? Perch far lecito udire quelle parole , che non (a)De Specap. lecito proferire , mentre fappiamo , che ftac.
palTione di

amore verfo

buffonerie, e di ogni difcorfo oziofo xvii. dobbiamo rendere conto al Signore ? Perch
delle

vedere ci , che non lecito fare ? Perch le cofe dette da noi c'imbratta- no 5 e non c'imbratteranno le cofe udite , e vedute , effendo miniftri dell'animo gli oc-. chi , e le orecchie , e non eflfendo puro , e mondo colui, icuimlniilri fono impuri, e
far

lecito

immondi

?
i
,

X. Non meno erano riprovati da* Padri entimenti di coloro , i quali per ifcufarfene

)retendevano
Scrittura

che non facendo/! nella facra, , menzione della proibizione del tea-

l'^y^^re
puto^

criftimi fa
c^^-"?

potelfero lecitamente intervenire alle niche , e alle tragiche rapprefentazioni .


ro
,
,,

ca
La

^^^^^

fi^^\'

fede di alcuni, cos fcri'uc Tertulliano nel li-- yJf^f-^X^^ bro degli fpettdcoli (b^ la fede di alcuni per ^^/^^ ^
e (fere pi

,,

femplice
paflfo

o pi fcrupolofa, di, ,

giuochi tea,
tral
,

manda qualche
quietarli
,

della fcrittura
,

per ace
fi

era^

,,

e aftenerfene
,

e dubita

at.

^^
'^

delle

tiene all'incerto

perciocch non diftinta-

[f^/fj^.

nominatamente comandata a' fervi ^^^nevano ,, del Signore una tale aftinenza. Egli corto per , che febbene non troviamo niun paffo ^^ e. m
e

mente,

1^4
5,

T>

e O
,

U M

della facra Bibbia

in cui fld

manif^iilamentc

,,
5,

vietato

il

ciirarfidi quella forta di


,

giuochi

cornee vietato l'ammazzare


lo, l'adulterare

l'adorare rido-

3,
j,

5, ,,
35

l'ingannare; nulla di me, no appart ergono al noltro propofito quelle parole di Davidde /c//ce ruomo , che non intervenne al concilio degli empj , e non cam, mine per la 'via de'' peccatori , e non fipofe a
:

3,
3, 3y

federe nella cattedra della peflilenza . Iniperciocch quantunque il profeta Jembra

..

che

parli di quel

giudo

il

quale non

inter-

35
35
55

venne al conciliabolo di coloro , che trattarono di uccidere il figliuolo diDio,pu pren. derfi con tutto ci in fenf pi cgCo^ e ampie
quello
tal palfo della facra fcrittura,ficch noi

3,
?,

35

lontana,n :^liena da quella autorit la proi bizione degli fpettacoli. Poich f chiam al
lora quei pochi giudei conciliabolo degli

35 33
3,
3,

am

pi, quanto pi avrebbe chiamato con un nome 1' adunanza di un tanto popolo gentile Sono eglino forf meno empj ? f)no men(

53
35

peccatori?fono
li,

meno

nemici di Criio

genti

55
35

giudei di que'tempi?E che?fe conven^ g3no ancora le altre cofe l Imperciocch n(


i

che

5,
3, 55

35

35
3,

fpettacoli fi Ih nella via . . . Appellaf ancora cattedra il (ito del nafcondiglio 5 del palchetto preparato , perch fi fegga Laonde infelice chi far andato al concili degli empi, e avr camminato perqualunque via de' peccatori , e avr feduto in_
gli

35
35 35

35 ^3

cattedra della peflilenza. Pei fiamo adunque , che ci fia flato definito g( neralmente , quando fi pu anche prender come detto fpecialmentepe' teatri, ,, Quant vana , anzi diiperata T argumentazione ( coloro^i quali tergiverfando per non perder
qualfivoglia

qu(

DE* PRIMITIVI CRISTIANI


queilo piacere
,

Ip5
fi

pretendono, che non

taccia

menzione del teatro nelle facre lettere, e che non fi proibifca al fervo del Signore il ritroNelvarfi prefente a tali divertimenti (tf) ,, difenilefso luogo riprendendo Tertulliano
.
i

'

/^av^ap.j^^,

ridel teatro
)lo
i

quali cliccano
in loro

che

Io fpetta,

non cagionava

niun movimento
cos fcrive
:

eccitamento
io intefo

di paflloni,

Ho
un

ultimamente una nuova


.

difefa d
Il

certo dilettante degli fpettacoli

folejdicea,

anzi Iddio fleflfo guarda dal Cielo , e non 11 contamina. Certamente anche il fole traman

da nella cloaca i fuoi raggi , e non s'imbratta. Guarda pare Iddio i peccati degli uomini ,

onde
,

peccatori faranno rigorofamente gi,

dicati

e puniti

Vede

latrocini

fente le

>

menzogne , le frodi , gl'iflefll fpettacoli . E perci noi gli fchiveremo per non effer
che tutto vede - Paragoni tu, al giudice, il reo il quale perch vede reo , al giudice il quale perch vede giudice ?. . . in niun luogo mai lecito ci , che fempre , e in tutti luoghi non lecito. Queda la intiera verit, e la pienezza della difciplina , che f le deve, e la equalit del timore , e la fede dcU'oficquio, non mutare la fentcnza , n variare il giudiveduti da lui
5

uomo

il

reo

zio
lo,

Non pu edere

diverfi

la

cofa da quel-

,
.,

veramente . Ella o buona , o cattiva. Tutte le cofe fono fiffe apprelTo Dio I gentili, apprelfo quali non vi niuna pienezza della verit , perch non appreflb
ch'ella
.
i

loro Iddio dottore , e maeflro della verit , interpretano il bene , e il male fecondo farbitrio della loro volont . Secondo loro in un luogo buono ci , che in un altro catti-

vo.

p6
vo
.

ue'costum
Onde avviene
,

che colui , il quale in, ,, pubblico per una qualche necelTit appet ardllce di alzarfi la vede , nel circo non efu. ,, non allora , quando depone il pi ti , f 35 dor nella prefenza di tutti ; e colui , ci
5,

cuflodifce le orecchie della fua figliuola vei

5,

gine da ogni
la

parola fconcia

e impropria

Non anda^

,,

^ano i Crl^ fitam fgit\'i


perch

conduce al teatro per vedere que' geft che ivi fi fanno e per fentire quelle voc che fentonfi nello fpettaeolo . XT. Erano ancora i Criftiani diftinti da' gent e conofciuti , perch non intervenivano
>

fi\
"

^^^^^^

^'^

^^^^^

lomigiianti tratteniment

Poich protefravanli eglino di aver rinunzia rnavano che fojfero nel b-itteflmo al diavolo, e alle pompe di lu pornpe di Or f gli fpettacoH ^dove uomini , e donne l):avolo,al-j^junavano con tanto iuffo con ornato s g e quali i^nte, e ricco .contanti belletti , con tanta fi ' ave ano n' '.. ,. ^ qJJcnza di popolo, per fentire gli amori, e mndato nel ricever CFudcIt degli eroi cantate , o recitate con g re il [anta zia , con forza , con atteggiamenti , e gel battejtmo ^'y c detti cfpreffivi al vivo di ci che fi rapp' , ferche dtffentava.non era pompa del diavolo , non pot
,
,
.

toglievano*

andandovi
dal fervi^ ^iodi Dio^
e

perch cre^

devano ejjer^ jalc^he cht


'ia^ thieia^

ofafedi in-teruemre a ^all di^er^


timenti
.

"^ capire , qual cofa mai potelle eflTere chian ta con UH tal nome. Laonde erano tutti bu( di fentimento , che quei disgraziati criftiani quali aveano l'ardimento di portarli al teatr facefferocome una tacita ritrattazione di e ^1^^ promeiTo aveano nel battemmo , men niuno pafla al campo nemico fenza aver pri C^^t^te Tarmi, violato il giuramento d fedelt abbandonatoli velTillo , fotto cui avea mili to . Che f qualcuno ofiva d rispondere a'
i

ir*

n-

.*

^^\

^\^q

quello era un trattenimento

indi

rente , faceangli fovvenire , che il crifHar fecondo grinfegaamcnti del Redentore ,


(

DE PRIMITIVI CRISTIANI
ire
:

1^7
dall'

e operare in
,

tal

guifa

che non ifcega


,

niuna cofa
,

la

quale poffa dilloglierlo

lore

e dal fcrvzo del Signore

e che di/lo-

endoci da
ettacoli
,

Dio

divertimenti di fomiglianti
lecito a

non era

chiunque

fi

gloria-

di eflere
a'

feguace di Ges Grillo , l'intervenigiuochi de' tragedj , e de' commedianti


,

ci

che

grandiflimo difpiacimento

re-

maggiori , era il vedere , che_^ jalcuno de' nodri , ufcho appena dalla Chicva
a^ noftri
,

fi

portaffe al teatro
le

fi

tratteneffe
,

dopo

aver udito

lodi

dd

Ss^norc

a fentire

mtare gli amori , e le crudelt di coloro , eh* appellavano 'oi falfamcnte fi Laonde cosi degli ;rive Tertulliano nel fopracitato libro
.

)ettacoli

(u)
5

j,

Con

quali

modi peroreremo
di

noi

di pi

che niuna cofa

quelle

che y^
al

C.xxtv

veggonfi negli fpettacoli , pu piacere noitro Dio; o non convenire a' fervi di
ci
,

'^'^*

lui

non piace , f abbiamo gi diche fono fiate titte inventate pel dello diavolo , e compoile co' ritrovati fleffo diavolo ? Poich non vi ha cofa tra_5 quelle ^ che difpiacciono al Signore , la quale non fia del diavolo . Quefia far la pompa del diavolo , contro la quale noi giuriamo nel ricevere il fimto battefimo . Ma non dob. biamo noi effe re partecipi co' f^tti , n colle parole, n col ve'i'=^re,di ci , a cui, giurando, rjnunziammo * Or non rivochiamo noi il noftro fegnacolo, rivocando la protetta , che fache
a lui

mo/lrato

'

cemmo,mcntre

ci

accodammo
nofiri

al

ianto batte-

fimo? Afpettiamo noi per avventura qualche


rifpofra da' gentili
fia

nemici

Dicano
l'in-*

eglino pertanto fc

lecito al Crifiiano
,

tervenire allo fpettacolo

Ma efii
3

certamerv-

te

DE
5,
3,

COSTUMI
l'uomo
flafi

te riconofconOjcIie

fatto criftan

allorch

veggono,
la

eh' egli ha rinunziato ag

5,

fpettacoIi.Per

qual cofa rinnega egli

man

per cui com fedamente, , fciuto. Quale fperanza adunque rimane at tal uomo ? Ni uno fi accoda al campo nemic f non butta le armi in terra , f non abba; dona le proprie infegne , f non viola il gii ,5 ramento di fedelt . Penfer egli il criflian a Dio, r 3, mentre fi trova ne'lo fpettacolo, yy trovandof in quel luogo, ove di ninna col tratta , che appartenga a Dio medi 3, fi Imparer forf la continenza.^ 3, fimo ? . dando attonito nel vedere i commedianti^ 3, Anzi in ogni fpettacolo niuno fcandalo ma^ 3, giore pu mai occorrere , che il concor] 3, di uomini, e di donne riccamente , e con
f toglie ci
.

3,

leggiadria ornate

il

confenfo nel favor

,,
,,

3,
3,

Penfer p J re qualcuno de' recitanti avventura il criftiano alle efclamazioni J qualche Profeta , quando grida il rappri fentatore i qualche perfonaggio nella tr? gedia ? Ripeter qualche falmo , quanc. canta il molle , ed effeminato idrione ? . . Liberi Dio ifuoi fervi da un tal dedderio d pcrniciofo piacere . Quanto grave poi dannOjche coloro provano, i quali ufciti dn
lachiefa di

3,
^5

Dio
,

vanno
al

alla chiefa

del dii

volo

Dal cielo

quelle mani
quella bocca

fango ? Che affatican eh* erano elevate al Signori

col fare plaufo al


35
,

commediante

Ghe

con.

3,

^men
to
,

con cui fi proferifce il fan mentre ricevono il Ss. Sacrameif


il

3,

lodano

gladiatore

Non

parlai

diverfamentc

San Clemente Aledandrino, S.Cirillo G erofol imitano ne'pafl, che abbiali'

DB* PRIMITIVI CRISTIANI

Ipp

l fopra defcrfttf . S. Ambrogio ancora nella .'fpoflzione del Salmo cxLviii. (a) ,, Dio vo. ,

_
^^
^*
'

lefle

dice

che poteflimo noi con quella^


alcuni
cridiani

interpretazione diftogliere
dal

frequentare i teatri, e il circo. Ella che tu vedi . Vedi i] pan vanit quella tomimo, vedi la vanit . Volgi gli occhi a Criilo , e non guardare gli fpettacoli , e
,,
,,

qualunque pompa

fecolarefca

Lo

fleffo

afferma S. GiangrifoUomo nella Omilia quaran. teiTma feconda fopra gli Atti de' Santi A popoli (^) . Ne' teatri , dice , tutte le cofe av vengono in un modo contrario . Poich fi ri,, de,!! vede la diabolica pompa5fi perde il tem p , fi fpende inutilmente la giornata , Scc.

(^^ '^' ^^' ^' ^^^*

XII. Che pi ? Se lo fieifo traveftirfi era_j A^enevancreduto da' noftri maggiori un azione vana ^q fi ancora da^ peccaminofa ? S. Cipriano nella fua feconda ^'^eft depiftola, eh' indirizzata ad Eucrazio: Ef'^''^t'^'^l fendo , dice , proibito dalla kggc , che P ^J/'^J^l
5,

uomo
che

fi

velia da

donna

ed
alla

e (Tendo colui

nifi travet
e
la>

,, j,

aveffe ofato di trafgredire

vina ordina2one/oggetto

quella d- divano t maledizione; faceano

P-^^^^ yy quanto far egli maggior peccato, non fola^^^^^ mente il travtfiirfi , ma ' imitare eziandio girili molli, e femminili (c) ? La medcfima 5, ^ fentenza approvata da Tertulliano nel luogo qj^^o^/
i

di

fopra citato del capo xxili.del libro fopra


.

g'i

fpettacoli

San Gregorio Nazianzeno C<^)i il quale in quefta 2:uifa ragiona ; Spoglianfi i rapprcfentatori de' giuochi

Acconfente

a quelli

\igi.

decoro , e della fama, eh' al loro fefro dovuta , e fiudiarfi di piegare il di muoverfi come le donne, tal3, corpo , e che infieme foro mafchi , e femmine Ma 3, mafchi ; 5 5 in realt non fono n femmine , n
3,

teatrali del

,,

poi-

^OO
Avendo

r>E

COSYUMl
i

poich mutando la vefle,non rimangono ma* felli in apparenza, n diventano femmine ,


cos parlato

Santi Padri

1'

autorit^

grandiffima nella Ghiede' quali fempre lo far certamente a onta del nemi fa , e co deli' uman genere, finch non avr fine mondo , avendo dico in quefla guifa parlato
fiata
il
i

Padri di qualunque criltiano , che avrebbero detto , f avelfero vedute perfone dedicate ir

modo
voto

fpeciale a

Ges Grido

e obbligate pei

perpetua continenza , e a nom riconofcere altro che lui per ifpofo delle lorc# anime , falire fui palco veftite in gala , o tra-';' veilite per trattare d' intriseci d amore , e fin-* gere di defiderare le nozze terrene quando forf la mattina accoflatefi al fiero altare , preferc r angelico pane , e il voto di caflit rinnovaroa ofTervarc

no?Ma
ligenze

paffiamio avanti
,

veggiamo
i

quali di-

e cautele ufalTero
i

noftri

maggiori

per difogliere
fpettacoli

fedeli dall' intervenire agi

7'^d ^ ^t'

PP

ter "^

^^^^^ Eglino adunque^ per atterrire i criftia-. ^ ^^^^ ^'^ ' ^^^ ^ afteneflero dagli fpettaco|j >

dftoglere

fedeli dagli
fpettacoli

^J ^Q^ teatro , raccontavano loro que' funeflB avver)imenti,ch'erano accaduti a coloro, qua*li confefTando di effere feguaci di Ges Grifto
i
,

aveano tutta volta avuto


re a fomiglianti
nel libro degli Spettacoli

l'ardire d'interveni-
.

divertimenti
al

TertuIIiam^
fi

capo ventefimo

flodimoflrando
'

non

eller lecito al criiliano

ritrovarfi ne'giuoch teatrali) cos fcrive : Die*


-55

3,

,5
,5

35

Signore un chiaro efempio in una don*' quale ebbe 1' ardimento di andare a( teatro, poich ritorn ella a cafa invafata_j dal diavolo. EiTendo per tanto fcongiuratci lo ipirito maligno da' facerd,oti , e riprefo

de na

il

la

ii

per'

101 DE* PRIMITIVI CRISTIANI . perciocch avea ofato d'impofTefUirfi del corpo di una perfona fedele , rifpofe a chi lo redargniva : Ko io operato giuft^mente , avendola ritrovato nel mio . Egli certo ,
,

che ad un altra ^ la quale avea udito una-_> tragedia , fu moftrata in fogno il lenzuolo , e infeme il tragedo, ch'ella avea fentito; onde foprafiitta dallo fpavento , prima, che terminaflero cinque
llone
,

giorni

dopo avuta

la

vi-

rimafe morta
i

Quanti
quali

altri caf

fono

avvenuti a coloro,
fcollati

avendo comuni-

cato col diavolo negli fpettacoli, fonofl di-

da Dio ? Imperciocch non vi ha che pofTa fervire a due padroni ,, . XIV. GraviUime pertanto erano le pene. che la chiefa avea ftabilito contro de' fedeli , :he frequentavano il teatro In primo lueJQ niuno potea ricevere il battefmo, f^-^ non avea prima lafciato d' intervenire a' teaTali divertimenti - Per la qual cofa leggiamo loi appreflb 1' autore delle Apolloliche Cortituzioni(<i). Chiunque dedito a' teatri , e agli fpettacoli , ... o lafci d' intervenirvi , non fia battezzato . Molto pi erano al lontanati dal fanto lavacro i rapprefentatori de'
,

uomo

Brano per^
^^f/.^

p"

ttAentafri
de* teatri, e

^^es

comkl aL a gra^
^'

^jf/'Lf,^'' *

^f^^^

(a)L.viit.
cap.

xxxii,
*

non abbandonavano , fame loro profelTione . Quindi , che


^jiuochi teatrali

la inpp^'^j^a^; S. Ci- ,*^4,

priano

nella

epiftola
la

riprendendo
il

il. fcritta ad Eucrazo condotta di queir iflrione

che per effere criiliano lafci' di efercitare^

fuo meftiere

febbene per poter vivere


i

feguitava a i/lruire

acciocch imparalTero a portar bene la loro parte nella fcena , dice C^) Tu cerchi qual fia il mio fen35 timento intorno a quell' iflrione , il quale^
giovanetti
,
:

^^

^' ^'

j)

perfevera ancora nel difonore della fua pr-

fef-

202
35

Dl*
,

COSTUMI
i

felTione

),
3,

53
35

facendo egli il maeflro , e il dottore pei* rovinare , e non per i/lruire giovanetti , e nfinuando loro ci , che ha malamente imparato , e mi dimandi , f collui
effere

debba

ammefTo

alla

comunione

Io

33
3,

3,
35

35
35

35
35
55

3,
53

35

35
ai

55
3J

credo , che non conveng^a n alia maefl del noftroDiOjn alla difciplina del Vans:elo,che il pudore , e l'onore della Chiefa s' imbratti con un s turpe, e s infame contagio ... Se fi fcufa egli dicendo di aver celTato di recitare nel teatro , bafla , che infegni agli altri il modo di recitare . Poich non pu apparire di aver ceffato , chi foftltuifce altri in fuo luogo , e chi , invece di f folo, d molti, che gli fuccedano , iifruendo i giovani , e moftrando contro la iftituzionc del Signore in qual maniera pofla l'uomo diventare effeminato , e mutare coli' arte il kfh , e macchiando la creatura di Dio pe* delitti del^ corpo fnervato e guado , piacere al diavo.
_,

lo,,

Da

quella teftimonianza di S. Cipria-

no ognuno pu evidentemente comprendere , che non folamente non erano ammefll al S. battefimo, f non lafciavano di efercitare la loro arte^ commedianti;ma erano anche efclufi dalla comunione , ancorch aveflfero abbandonato la loro profeffione, purch ofafTcro d' infegnarla Il Concilio Arelatenfe fecondo,che fu agli altri celebrato l'anno 452., ordin : che f mai quali .

cuno de'
ta giorni

fedeli
,

avelie rapprefentato qualche

foffe per lo fpazio di quaranrimofso dalla comunione (a) . Anzi ^^^^ ^^ ^^P^ ^^ efortazione del Vefcovo, alcuno Tidc""cai? tornare allo fpettacolo, era egli^f ixii.Conc*. ^ arrifchiavadi afpramente riprefo , e anche talvolta primato Elib. della partecipazione de' facramenti . Laonde-

parte nel teatro

cos

I^E'pR IMITIVI
:os

CRISTIANI.

SOJ
.

parla S. Giangrifodomo nella orazione fo^ ^ .^ra g luochi , e i teatri (^) : ,, Perci io gri. ^.^^ do ad alta voce . Se dopo quella efortazio- vi. ,, ne alcuno i voi avr 1' ardimento d tornat

^^

re alla iniqua pelle de' teatri , non lo rice vero pi in quella chiefa. non gliamminidrer i fjcramenti , non permetter j che toc,,

chi la facra

menfa

ma Uccome

partor le*

,,

parano

le

fcabbiofe pecore dalle fan, perch

quelle non rellino infettate, cosi far io pure . Poich f il lebbrolb anticamente , ,, ancorch folfe flato Re con tutta la coro,, molto piCi n era feparato dagli altri , cacceremo noi da quello luogo colui , che ,,, ha la lebbra nell' anima . Siccome adunque

prima
, cos
5,

col

conflglio

e colla efortazione

ora dopo
,

quelli

ragionamenti voglio
,

elTere obbedito

altrimenti far necelTario

una tal feparazione E' gi fcorfo un anno , dacch io fono venuto ^Uj Collantinopoli , e non ho mai ceffato di ,j, frequentemente avvifirvene . Ma perch al, cuni fono rimali in quella marcia, adopriamo una volta quella feparazione . Quantunque io non maneggi la fpada , ho tutta volta
.

che

io

faccia

,,
3?
j,

la

parola
.

ma

Non
.

eh' pi acuta della fpada medefldifpregiate pertanto la nollra

Poich ebbene flamo vili , e miabbiamo nientedimeno ottenuto la , ^ Vefcovo dal Signore , per cui j, dignit di potiam.o punirvi . S caccino adunque dalla j,
fentenza
ferabili

Chiefa quelle tali perfone , affinch i fani diventino pili robulli, e gli ammalati dalla grave infermit liberati , ricuperino la fa5, Iute . Se vi liete atterriti per quella fentenj, za , poich veggio , che tutti piagnete ^ e
,,

,j

,,

fie-

3 4
,,

^
compunti
^

COSTUMI
ravvegganfi
i

flet

trafgrenbri

5,

e la fentenza far fubito allora riifcioita . Poiche ficGome abbiamo ricevuto la potelKi di legare , cos abbiamo ottenuta la poteft

5, 5,

ancora di fciogliere
re dalla chiefa
i

noftri fratelli

Non vogliamo recidema levare 1*


,

3,
5,

Niuobbrobrio dalla chiefa medefima no adunque di coloro , che rimangono in_j


quella fornicazione
fia
,

yi

venga

in chiefa

ma

yi
5,

riprefo da voi

fla

(limato voflro nemi-

35

,)
5,

co comune. Chi non obbedifce alle noftre parole , notatelo , e non vi mefcolate coni lui . Fate cos adunque . Non gli parlate non lo ricevete nelle voftre cafe , non lo fa te partecipe delle voftre tavole

(aWidc^
can.v. conc.

Arel. primi.

, non ifhte cou e(fo in piazza , non entrate , ne ufcit< 5j con lui j e COS far da noi facilmente ri cuperato(4) .

Non fi acco^^
auano
hccUjia
a' teatri gt^
tict
.

XV. Quantunque
11

foffc a tutti

i .

fedeli proi:alle tran


.

commedie e ,. ^ 1g^^^^ 5 era CIO nulla di meno in modo lare vietato agli Eccleflaftici come
bito l'intervenire alle
,

-1
,

partico*

coita d

(b)

iiv.

Can. un canone (//) del concilio Laodiceno , che.. fu celebrato dopo la met del quarto fecoll
della chiefa
tacoli
,

dove
,

fi
i

ilabilifce

non

elTer eli
gli fpet

cofa decente
.

che

cherici

veggano

Per la qual cofa raro era V efcmpic che davano in quello genere anche nella et

Giuliano

A portata
Clero
.

medi
(e)

al

erano (lati an Qi[indi, che Giuliano m<


i

fedeli

eh'

Ep. defimo nella fua lettera ad Arfacio (e) pont<

xLi X. pag. f^ce de'falfi


'

numi

nella Galazia
la

non pot

^No

ft

- ^^ ^

meno

che lodare

loro coftumatezza

provava da'
/'^^^r//^ co*

dotta dtFre^

XVf. Era eziandio difapprovata la condot de* magi /Irati 5 f concedevano al popolo f mlglianti divertimenti . Per la qual cofi S. I
noce

D* PRIMITIVI CRISTIANI,
ocenzio
.

205
fi^*^^

primo Papa
Vittricio
,

nella fua leconda Epilto-

checo-^

Alcuni
di
,

fcritta a 1

atee

de noliri
al

jj

Vefcovo
n
'

di

Roano (^):
procurano
,

fratelli

l'

^'^'^^^^o al popolo t erti ^ cid,eturp

promuovere
,
.

clero
tali

giudici

e coloro divertirne^
offiz ti,

ancora
pubblici

quali fono occupati negli

Vefcovi provano di poi maggior triftezza, quando fono i giudci medcfimi , dopo che fono promofll allo ihto clericale , richiamati a' loro impieghi . Poich allora fono quefti aftretti a concedere giuochi pubblici , e i piaceri [ quali non vi ha dubbio , che fono inventati dal diavolo ] e a intervenire , o anche a prefedero
que'
i

Ma

^^^ ^'^^^
^*

apparati degli flefli fpettacoli . Avvepertanto fovente , che i crilUani laciaHero V impiego di Prefide per non avere
,

agli

liva

obbligazione di permettere quella forta di


.

/^^ -^j.

^ottenimenti (A)

Apoiht

vN

(iati pertanto grandinimi i d.codJ.xii. Chiefa contro di quelli , che t. i. icg. t. recitavano, o intervenivano ne' giuochi tea- xCrtlan trali , f riguarda vanfi criftiani dal ritrovarfi non auesni ^refenti ne' teatri , molto pi (lavano attenti a teatri

XVII. EfTendo

rigori ulati dalia

=7onfareil

melliere del commediante.

qual cofa f

qualcuno de'

Perla comici conofceva T


,

e determinava di ab, criiianedmo , ceffava fubito come abbiamo veduto, dall'efcrcizio di quel me-

errore della faa fetta


il

bracciare

lliere

eh' era riputato infame


al

e condanna. i

to

o non era ammeffo


i

fanto battefimo
,

Mancando adunque
criftiani

recitanti

non poteano

avere de' teatri , e f gli ave(fero avuti, farebbero (lati foggetti a quelle ecclefiadichepene, delle quali pocanzi facemmo menzione. E per verit come poteano avere il tea*
tro
i

criftiwmi

(lima vano

che

foflfe

cofa in-

degna

206
vano uomini
ti

DE

COSTUMI
della vera legge
,

degnadiun feguace
*
,

l'interfi
i

venire a quegli fpettacoli


e

ne' quali

adunarecitan-

donne

vedevano

travediti, ed effeminati trattare d' inezie,

e di affarije d' intrichi di amore ? che f talvoU ta qualche criftiano era a forza tirato a recitare,

che aveano in loro potere il tea, Vefcovi per rimediare a un s grave incoveniente 5 fi adunavano ne'concilj, e porgevano le fuppliche loro all'Imperadore , acciocch reprimelfe la temerit , e la forza , e_^ delTe libert al fedele d vivere , fecondo il det*
da' gentili

tro

della fua cofcienza. Laonde il Concilio^ Africano tenuto dopo il confolato diStilico^'& "^ ^"^^ ftabilifce Che debbafi chiedere dalF' %xv\ Imperadore , che gli fpettacoli de' teatri , e coI^^Ecd! " Afiic.c.Lxu ^^g^^ ^^^^'^ giuochi non fi facciano il giorno

tame

T.

I.

oncil.

,j

di

Domenica
,

da' gentili

Hard, pag. ^^^*

tre principali folennit

medefimi , n le aie che non confia

5,

venga

che alcun criHiano

forzato

a.

5,

fare qualche parte nel teatro, e

negli alcr

Ipettacoli, perch nell' efercitare fimili cof


fi

3>

contrarie

a'

comandamenti

di

Dio

noi

dee imporre a niuno per la perfecuzionc alcuna neceffit , ma, come conviene, ognuN 5, no fi lafci nella fua libera volont ,, . Iquefio termine era giunta la temeritv de gl'idolatri , che non folamente ardivano di for. zare alcuni de' nodri a rapprefentare qualche parte nello fpettacolo , ma ancora di coflrign^r^
li

a ritrovarli ne' conviti

fuperftiziofi

come

(I))

Can.Lx. raccoglie dal


Eccl. fjo
5

canone (^) lx.


allora
,

del codice Africai

Cod'

ricanx.

^gj Iinperadori

doveano aver riguardL che profeffavano il cridianefil mo . Quindi che S. Agoftino ci afllcura , chs coloro i quali recitavano y o intervenivano a
Dea-

quantunque

de' P51IMITIVI CRISTIANI.


itro,

207

mentre dice: quanti Ihnne' teatri , i quali non folamente faranno :lh'ani , ma eziandio Vefcovi ? La qual cofa veniva non perch i nodri s'immaginavano,
erano gentili
,

me dice chiaramenteTertulliano, che il luogo r f medefimo foffe cattivo , e malvagio , ma


che non conveniva al fedele adunanze , alle quali era (linato il luogo . Che f qualche necelTit riiedeva , che il criftiano andaffe al teatro , n per ci , che fi rapprefentava nello fpettalo, ma per altro urgente motivo , non era egli ndannato , n riprefo dagli altri . Laonde conciamente Tertulliano nell'ottavo capitolo
,

rch fapevano
(fere

prefente

alle

libro degli Ipcttacoli

Fuydice,

il

criiHano

andare

allo fpettacolo fenza pericolo di viola, per che non appartenga quel luogo . Del rei

re la legge, e la difciplina, ch'ei profefla

qualche urgente affare


all'

iltuto

e offizio di
,

ilo

e le piazze
,

il

foro, e
Il

bagni

e le

ilalle

e le fteffe noftre cafe


.

te

affatto dagl'idoli

non fono fpogliademonio , e i fuoi

malvagi angioli hanno riempiuto il mondo , ma non per quello abbiamo noi perduto l'amicizia , e la grazia del Signore , f pure non abbiamo commeflb qualche peccato. Onde f qualcuno fale al campidoglio , e al ferapio per facrificare , o per adorare, perder la grazia di Dio , come la perder ancora , f entrer a vedere lo fpettacolo q teatro , o del circo . Non ci contaminano i luoghi per loro medeflmi , ma le cofe , che fi fanno in que' tali luoghi, dalle quali cofe difputiamo, che fi contaminino eziandio i luoghi ,, . se non inCVIII. Avendo adunque creduto i noflri mag^ tervcnuaori,che coloro,! quali frequentavano! teatri, ^ ^' ^^^''

ope-

2o8
tri, ne gli

1>

e'

e O S T

U M

operavano contro Dio (4) , e avendo ordinato aueano,mol, ^^^ i recitanti foOero privati della comunio finch non Ci folTero ravve ^Tavlno" ne della Chiefa (/) aveffero abbandonato .il meftiere fo/orl , che duti , e non retavanot ch'era giudicato infame , non ha maraviglia , ballava" credevano cfTer ella cofa indegna d un criftian
i

no

nello
||
.

reg^jj^.e le proprie

fuftanze a quelli

che_
.

fpeftacolo

^^p^j^Q p^j-te Ideile teatrali rapprefentazioni

(a) S. Arig.

Def^cr*

Chi dona, dicea Santo ^gofino nella enarra ^^ zionefopra il [almo centefimo fecondo (e) dona loro . . perch 5, chi dona agl'Iftrioni
.

perch bada alla natura della creatura e XXXV. pac* |Tom. Dio , ma perch attende alla malizia delk 30, VII. opp, j, opra umana ,, . E nel centefimo trattato fc Edir. Paris, pj.^ il vangelo di S. Giovanni Ella una fa ^on.S.Ma^^^

^^"

,5

i- lodatori n lodare o le cofe , o le perfone , o tutte du Ingannanfi nelle cofe , quando s'immaginan

fa gloria

quando s'ingannano

201.
voi.

Iiujus55

&
&

S.

j,
^^

Aug. Jib.de
hdc,
bon.
cap.

perfone, quando penfano effer buono colu ch' veramente cattivo ; in tutti due , qua do fi credono , che il vizio ila virtii, e colu ^^{^'^ perci lodato , non ha in f quei preg
pe' quali

opcr.

viene lodato,
li

fia

egli

buono,
fultanz<4

184. T. VI.

5>

malvagio,
agl'iftrioni

donare

le

proprie

(g)N
psg.

xtir

"
5

non

virt,

che quefli tali , perch come fcritto , lodato il pe , opp catore ne^ defderj delT anima fua , e chi of;* ^^ iniquamente benedetto (d) E p. Cd) N. II. " 74^* verit , come lo fteflb Santo offerva , erano png, Tom. III. fcene luoghi dedinati alla turpitudine, e a r. li. pubblica profelfionc del mal fare (e) , de >.^-spg^Qj^_ quali opere cattive erano raporefentatori g quando S. Agollino fcrivev jfcnf.Evang. ft'^io^^ ^ Onde Li.cxaixiij. poich andava crefc^ndo ilcrilHanefimo , er
'iiai!

e fapete

gran vizi acquiilano fama ,

ma un

Tom.

IV.

lode

&c

de' PRIMITIVI CRISTIANI,


bandonati
i

teatri

e anche
.

in

2 Qp molti luoghi
forf
i

uibtnentc
te

diirutti

Laiiientaronfi
,

ntili, dice egli,

vcggenJo

che per tuti

cadono i teatri , e i fori , e diavoli E le mura, dove erano venerati perch cadono,fe non che per la penuria delquafi
le citt
,

le

fabbricati (^) ?
)i

cofe,per la ufo lafcivo delle quali fono (lati Terminer quello numero
S.

^^.^^^

paflTo di al
5

correre
avviialo

cnlliano ^4. teatro . Procura d'impedirlo , zelo di rattrillati , f hai lo


:

Agollino

Vedi

il

Dio 5, . XIX. Fa ora d'uopo oQerrare , che febbe- ]\j-on credePadri chiedevano daglMmperadori , che nano pa^

permettelVro quella forta di fpettacoli ne'


a'
,

drt.che fuor

ornifeilivi, e ordinavano
orni

medflimife ne ailenefiero , con tutto '^^'^.^^.,^,^.^,^^ erano di rentimento,che non fodero in ogni d'imeraenu mpo leciti al crilliano fomiglianti di vertimen re al teatro
^

'1

fedeli, che ne'


^

fo'le

^f^

{'^l' lecito

generalmente, fenza one Ai tempo, riprovarono gli fpettacoli . Ma ^^ ccome era difficile l'ottenere, che fi togliefsero (h) Chrvi'Honi 111-11 V cosi i fatto 1 giuochi del teatro , e del circo ^^^^^j^j^ jn adri procuravano di ottenere s) da' principi ivjatth. *T" le dal popolo , ci , che fperavano di p- vu.Opp.pr ottenere , N valeva la fcui di alcuni , 425. quali andavano dicendo , ch'efsendo il teatro ermefso dalle leggi, potea lecitamente efsere (e) ViJc "equentato Imperciocch rifpondeano loro rracLopufc. V.ri,CZ?) che abbandonati , e dillrutti i?,' ^^^'^'J Boirom. tic n 11 n teatri, non il violavano le ugg , ma a" stter^j^^^. ^
1

.La qual cofa gi (lata baltevolmente provata perche era cipermejfo fopra con tante tcflimonianze de' nollri an ... 1. (aUG lezzi* r r ^^ fare ecccttu:.chi, quali
i

'

rava

la

iniquit
:

fi

toglieva

la

pelle della Spe^*ELHt.


ann

repubblica

(e) che altro era ci


altro

fegnavano

, Che in-Rom. ci, che fopportavanoji/n y, ed

2 IO

D E

C O

u M

loro comandato di emenj, ed altro ci,ch'era dare,e che tolleravano , finche non riufciv: ,, loro di emendarlo,,. Ma none necefsario.che maggiormente io mi diffonda fu quello argumento, ch' dito ampiamente , e dottamente trattato s da molti fcrittori per virt , e pe

dottrina illudri

de' quali noi

facemmo

men

zione nel noilro terzo volarne delle ^nticbit Crifliane ^ come ancora da S. Carlo Borrome in varj fuoi diicorfi , e fpecialmente nell'opu
colo contro
balli, e gli fpettacoli (lampa i lodi nuovo quello anno i753.inque(la metro poli delTuniverfo XX. N folamente i divertimenti del tea ^^^ ^ ^^ j (^^jjj ancora erano riprovati , e at

Anche
li

t'hai*

erano a-

bomlnh di'
.

^^^^^se S. Cirillo

Gerofolimitano'oella fua

priiTp>

HO irmag. miftagogica Catechcfi(^) : ,, Noii efsere curie giort ,, f ) a guardare la frequenza degli fpettacoli .V la petulanza de'commedianti piena d'impud ^^

Edu.

Paris*.

"
3?

cizia,n feguitare

balli degli

uomini effen

an.1640.

^^ ^^^ canone (^) ,, non efser ella coi quali vi che i criftiani , '> venevol cofa Con'oL HJ. ballafsero , o faltafsen Paris. Hard. ?> "ivano alle nozze ma definafsero pure , e cenafsero callame te , come era proprio dalla legge , che pr parla altrimenti San 3, fefsavano . Non -Agoftino nel fuo centefimo, e novantesimo f mone, dove condanna le vane canzonette e balli , come ufati da quelli ch'erano inve (e) p, P07, ^^^^^ tenebre del gentilefimo (e) . T. v.Opp.' XXI. Colla (leifa diligenza , e attenzioni fchi/avano primitivi fedeli le licenziofe , e bere converfazioni . Per la qual cofa non fi
j^j^ii

() tnu

minati . Il Concilio radunato dopo la del quarto fecolo delia chiefa in Laodicea
p.
|j^

me
,
fi?!

J>E

milMlTlVI

CRISTIANI.

211

)Ibvano mai a' conviti delle fuperlliziofe naoni , poich oltre il concorfo degli uomini delle donne , che col convenivano per veere , ed elfere vedute , la qual cofa non era
ermef
a' crilliani
,

ollervavafi in quelle adu,

anze non piccola libert


afl

e difiblutezza

Veg-

Tertulliano nel capitolo trentlimo quinto

eli'
,

Apologetico dove fcrive


oflequio
,
,

di

e d offizio

Gran fegno Fare de' banchetti


:

convertire la citt in una tatruppe alle impudicizie, e agli eccittamenti delle libidini . Cos efpri^ mono i gentili col pubblico difonore il loro pubblico godimento . Lo lleflb autore nel rentanovefmo capitolo dimoftra di qual Torta conviti de' crilliani , e con quanta_5 oflero nodeilia , e fobriet fi faceflero ; a cui acconentendo Minucio Felice , attefta nel fuo cele* ^^^ ^^^^' ratilTimo Dialogo (d) , che i noflri banchetti rano fobrj , e pudici , n celebravanf le ce- an. i^Ti. anA^^-i^. le per iddisfare bevendo alla gola , ma per )iet , e per dimollrare l' uno verfo 1' altro la ;arit , e 1' a/Tetto fraterno , che gli portava ,
,

pe' vicoli
,

verna

e correre a

'

emperando

la

gravit coli' allegrezza.

2.

AC-

%12

DE*

COSTUMI
.

IV.

Della modeflicL degli antichi


Crijliani
la modeftia del cridiano princN pulmente in una certa compofezza^j ^ ^ terna dedi ,. ianticoicrh ^^ animo, per cui egli non ammettendo nmna cattiva, e impropria a/AoriQ , o penfiero siani proponefl Iddo d' avanti agli occhi della mente , nella prefenza del quale procura d ftire con ogni rirpetto , e filial reverenza . Or que-
4e^i.ta

Della mo' i
tn-

A-^Onilde

^^ ^T^

ila

interiore modeftia

la

quale era eccellente


ne' primitivi
cri-

comedi ibpra vedemmo,


,

compoitezza medeflm; ftiani facea , apparile ancora nelle ederiori loro o perazio. ni , talch non folamente nel vedere , nel par
si

che

la

lare

ma

nel gefto , nel camminare , nel veltire , n anche nelle cale loro alcuna cofa poteaf
,

Delia
desila
volto
.

che fembraOe men convenevole moderata . mo* H. E per incominciare dalla compoftezza_ del ^^^Ij occhi , e del volto , egli certi Almo /* che le trovavano alcuni tra loro, quali li por taffero diverfamente , caritatevolmente g avvifavano , e s' era necefTario , riprendeva n
oflervare
onella
,

ir

con afprezza , affinch confideraflero lo (la che profetavano , cefTafTero di fcandaliz zare gli altri , e quelita moderazione ufallero (3)S.Gypr. ch'era convenevole al crilliano C^) . Eranc Jib.aeL.apf. pertanto ordinariamente attenti a moflrarc_ p.r25Edir, una certa gravit nel volto , che edificava OxQiit buoni , e a'nemici , che a morte gli odiavanc ^ppqrcava roflTore , e confufione . Per la qu:
gli

to

de'
)ni
i

PRIMITIVI CIIISTIANI
,

213
gentili la

Santi Padri

rimproverando

a*

le qr.elh era
li

viezza,e compoflczza de*noftri,a^giugnevano, uno dcYegni , e de' dipintivi d

Avca abbracciato il crillianefimo (*;).Non vi (a)M;nnc. pertanto maraviglia, f appena vedeano , ^^^'_^^P->^^* le qualche donna adopraffe il belletto , per Athen.J,^* sparire pili viltofa , e avvenente , dimoftra- Le^'at. ^n. ano di provare del difpiacimento , quafi eh' 52. p. 509. TermiL A.la aveile fatto non piccola ingiuria al CreatoQuindi , che Tertulliano nel fecondo li- V^^^^^- ^^^P* \^ . efortava le f- [^^J^'il*end.' ro dell'ornato delle donne (^) deli , che fi (ludiafTero di piacere folamente a'ioro mariti , e che tanto pi farebbero loro (t) c.iv.f^. ^^^* piaciute , quanto meno fi foffero curate di P* piacere agli altri. Che foflero ficure , che niuna femmina fcmbrava deforme, o brutta al fuo marito ^ perciocch piacquegli abi ,
,

quando egli la fcelfe per fua moper l'avvenenza, o pe' colhimi di lei . Per la qual cofa non penfafiero , che lafciando belletti, e le ricche vedi , dovefbuftanza,
glie o
i

fcro eOere
,
I

meno

accette

a'

loro conforti

5
,

ogni marito favio , ecoftumato vuole cafa la fua moglie j e che il criiliano norl

Che

cerca

la

bellezza

non lafciandofi
,

egli

abbaa

,
!

gliare da quelle cofe

chefembrano buone

,
,
,,

B ad altero ancora di non conferm/are gl'idolatri nella falfa opinione , che contro
gentili.
d

noi aveano conceputa


tutti

credendoci egli.

no
f

dediti

alla

diffolutezza

Che

comparire avvenenti confiderafTero attentamente per chi mai s'imbellettaflero , e fi faceffero vedere non pe' fedeli, in pubblico in una tal foggia perch non la chiedevano , n l'approvavano: non per gl'infedeli , perch ne fofpettavano
,

tutta
,

volta, voleano

.,

ina-

214
,,
5,

E'
ti

COSTUA4I
<?,^//,

malamente. Qual ragione, agglugne


ragione

qua!
defl-

muove

voler piacere

chi fo-

fpetta d\ te qualche

male

a chi

non

che tu gli piaccia ? Non ti parlo cosi 5) quali che io voglia , che tu comparifca for, vellta , ma per infegnarti la 5, dida 5 e mal maniera giufta , e propria, con cui devi tratche tu fac5, tare il tuo corpo . Non conviene 3, eia alcuna cofa di pi di quello , che le fem5, plici , e bafte\^oli mondezze richiedono , e quelli 5, di quello j che piace al Signore . E' offefo dalle donne , che co" belletti fi medi canola pelle , che fi macchiano le gote col cinabro , che fi tingono gli occhi coHa fu liggine ; perciocch dimofrano^ che difpiaccia loro la opra del creatore , e cogli 5, effetti riprendono l'artefice di tutto il mondo. certamente allorch emenda j, E riprendonlo loro 5, no le opere i lui, e aggiungono a' volti belletti , che fono inventati dal diavolo. 3, Qrianto alieno dalla voilra educazione, e 5, dilciplina , quanto indegno del nome crifiia no, che abbia colei finto il volto , acuitan to raccomandata la femplicit , e la pudi3, cizia . . . Vedo , che tin gonfi alcune i capei. Penfino, che la forza an5, \\ collo zafferano.
dera
j
,
i

3,

Cora di

quefli artifizi

violarti

pregiudica

che nuoce al capo l'ardore del , 3, fole , odel fuoco , a cui efpongonfi capelli, Grave Ci]Tert.ce ,, per effere o rafciutti , o arricciati Vcl. Virg. adunque era il volto degli uomini e modefio, e. ir. ferjq. come modelli erano gli occhi , e Tafpetto delle Clcm.A ex. ,|Qrjj;ie , le quali compolle , e coperte , fecon" j'^^ do la ufanza della Chiefa loro , particolarmen^ 1 da^i e. xr. ^ u p. i^^. H- te f erano zitelle , frequentavano i facri tem: ^t.an.i(^4i. pli (4). Non portavano k chioma gli uomini
alla faiute

/-

ma

de' PTIIMITIVI CRISTIANI


j
i

5
(a) v. 14.

loro capelli e llc ceije , raccorciavano me fu da S. Paolo Apoftolo nella prima Epi)Iaa'Corintj al capo undecime ordinato (^, :ome infegna Tertulliano (t) , e finalmente

(^b)

IbiJ. e.

me veggiamo
re

nelle antiche pitture

e fcul,

vn.

de'

primi Crifh'ani rapportate dal Bofio

U'Aringo, dal Rottari , dal Boldetti , e dal uonarroti . Quindi che Prudenzio nei tredi-

^^-^

p,

i^^,

fimo inno del libro intitolato delle Corone (^c)y Ed.an.KJij. icconta , che appena il lauto martire Cipriadi abbracciare il criflianefimo , ) determin e rapendo con quale gravit , e modellia-j
iiandio

efteriore

dovelTe vivere colui

che

alea eflcre feguace di

Ges Cri fio

fi

tagli

imantinente la e hioma , e cos tofato fi accoa ricevere i facr amenti . Portavano ancora maggior parte degli uomini , fpccialmente lelli , che abitavano nelle orientali regioni, la irba 5 ma l>nza ufare niun artifizio , affinch mparilfero gravi , e non effeminati , dcte)

mdo

la

tingerla in

vanit de' gentili, che procuravano tal guifa, che fembraffero pi

o pi belli. Che f qualcuno era tra' quale non imitaiTe in ci l'efempio (d) Terr. ;)Ilri, il d com.un de' fedeli , era egli notato da' Padri, ibid.cvnr. ''^' avvifato , e ancora riprefo , f ammonito, P^T' ^' on fi ravvedeva (ci) Ne' capelli eziandio del- ^^'^^ maggior parte delle donne crifliane non fi edea mai alcuna coHi , che foffe indizio di va- <) p. i4^' ^^* ita, o di poca modeiia (e), la qual cofa faciU ^Tovani
,
,

'

libro terzo q Pedagogo D^na ;wodeHh de* da S. Clemente Aleffandrino . in. Che f noftri maggiori , comedi fopra nofrimaz-' ^ bbiamo d imoflrato , non frequentavano tea- ^^^^^ "^^ ri, n gli fpettacoli, n conviti de' gentili per ^^[^ \ort(tonafcoltare le parole fconce , e improprie , ;y;^/o che 4 lente raccogliefl dal
:ritto
^

^
in

e'

costumi
fi

che

quelle adunanze

proferivano
,

dobbia'

mo

che foflerc certamente perfuaderc attenti , e ben riguardati a non tifare alcun det to, che folle men convenevole alla loro coftuiiatezzn. E per verit Tertulliano nel fuo A p logetico eli capotrcntanovcfimo fcrive , ch'era
noi
i

no

difcorfi de' noftri

pieni di faviezza

e d

(ai

p. 124.

perciocch erano perfuafi , che qua , lunque cofa aveflero detto , ella era udita d quel Dio , che oltre l'edere loro creatore , coniervatore , e benefattore , dovea ancor effere loro giudice (^). Conferma quefla verif
mcdeila
'

(b)n.xxxi.^^^^-^^^^

Atenagora antichifiimo Scrittore nella fua (Z>), dove attera, che indirizzando Dio , e regolando fecondo la fanta l^ggQ di h criftiani , e procurando di eiler le azioni loro lontani da ogni colpa non folamente non facea no j n parlavano fconciamente , ma n anch ammettevano verun pender , che foffe me cailo , e onefto. Poich f credefTimo dU egli 5 d non dover godere altra vita , che qu(^
i

fla , potreile voi allora fofpettare , o Cefari che dediti fofllmo alla carne , e al fangue , che peccafllmo vinti dall'avarizia , e dalla ci pidigia Q danaro . Ma fapendo noi , e pred cando ancora , che Iddio fempre , quandoi penfiamo , e operiamo, a noi prefente > nont^ verilimile , che vivendo noi con quefla fero' perfuafione , opriamo , o penfiamo in tal g

fa
(c)ii.xixiv,

ch'egli refii offefo

, ,

e ci panifca e pudici,

adunque noi

cosi cadi
,

come

Effendo (.= abbian

finora dimoflrato

fiamo tutta volta accufat


al

come
za,

foffimo dc

vizio della dififolute


i

da coloro , i quali certamente fono pi dn ibluti 5 e impudici , che trovare fi pofsano f pra la terra . Cos eglino ardifcono di vitup^
j

de'primitivi cristiani.
re
i

217

modedi

puri

calti.

Cagionava
i

sran contegno de'criftiani grandifTima quali nminizione negli animi de' gentili, portafulle parole , e riamente riflettcano enti de'nodri , onde molti di loro abbandolefto
i

ita la

fuperlb'zione della idolatria

abbraccia-

mo

la

verit della cri/liana religione. Tazia-

)difcepolodi S. Giuftino Martire defiderofo conofccre qual dottrina fofse la vera , efami colla maggior diligenza, ch'egli potea , l ogmi , e i coflumi de' gentili , e portili in cononto co' noflri, comprefe chiaramente
[

che

codumatezza de' fedeli cra^ uno degl'indionde rendeali evidentemente credibile la Avendo io erit della crifliana religione (^) cdute fono quefi i fentimenti di Taziano , :fcellerate azioni , che commettonfi dagl'idoquali approvano i giuochi fcenici , do* itri ( mimi proferifcono i:k improprie , (l^ e
I

(a) Orar,

cont.Giakr
xxix.

.^.

efsendo flato fatto (e) loro millcrj , e avendo (c)n. artcc'ipe de' profani on iWgQVzz efaminate varie religioni, intro- ^^Ti
:once (^) parole ) ed

x^cx*

uomini effemminati , e molli , nel avendole confrontate colle maffime, , co' dogmi , che contengonfi ne' facri libri de' ripiani fcritti con maravigliofa femplicit ; iluminato da Dio ^ determinai di abbandonare gentileilmo , diventai quafi un fanciullo , e cconfentendo agli ammaeftramenti de' Profeti, degli Apolloli , fui aggregato al ceto de' fer* 'i del Signore , nel qua! ceto non la vana glo,
otte

dagli
e

londo

dell'argento, ne la lafcivia , m^ a piet regna, e la continenza. Prima di Tazia10 ( il quale per altro non illette grand'anni nel
ia
,

la

cupidigia dell'oro, e
,

la

variet delle opinioni

:attolicifmo > efsendofi

miferamente precipita^
co

2l8

e'

e O

U M

to ncircrrore degli Encratiti) S. Giuflno mar tire avea fcritto de' Criiiiani : che ofserv.ivanr
, .
.
,

^ XIV.
...

xn

con incredibile diligenza la cadit (4") e ch< ''^etedavano griftefil cattivi penfieri C^) L qual cofa pruova evidentemente , che con.. uguale cautela dalle parole fconce ancora fi ri "* guardavano N abborrivanofolamente nollr maggiori le turpi, e fconce parole, ma eziandi(^<
, . .
i

le

buffonerie, e gli oziofl difcoriijperciocch

fa

pevano, che ne avrebbero renduto conto aDio come leggiamo nel Vangelo d S. Matteo (e) (e) C.xir. nella prima Epiftola di San Paolo agli Ffes ^* 3<J' nde avvenne , che Tertulliano nel libr (^d) degli fpettacoli, dimoitrando, che non era lecD (J:)C.v. y. al cridiano l'andare al teatro, e Aipponendo ^' che la maggior parte de' fedeli de' fuoi tempi
,
.

anche oziofe
te
,

aiknefTero dalle parole fconce, e bijffonefche , per convincerli maggi; >rmer ,

efecrareogni
,,

ragiona in quella guifa ,, Se dobb'am forta d'impudicizia, come fi


:

che non lecito di pr , che far giudicai 5, da Dio ogni buffoneria , e ogni parola ozic fa . Erano pertanto fuggiti di' nollri ant
r lecito
ferire.^

udire ci

quando fappiamo

i parafiti , quali parafiti fi procaccia van i forza di fcherzi, e di buffonate appreffo i gcr a (e) Termi, tili il vitto (ff) Quanto alla modeilia del p:

chi

Apol.

cap-

^1^^.^^* y^^p-

rend. Eclir. an. 1748.

tamento , attella Tertulliano , che n purea ^'^^^ ' quando aveano crifl-ani celebrato ro conviti, che dall'amore fraterno, che fcambievolmentef] dimoflravano, ^gapi cra^^
i
i

1'

appellati,

mutavano

la

loro

modedia
;

,
i

e con^-

(0

iblei,

p.
'

i2.^,fcq'.

gentil poflezza. Laorde riprendendo egli ^^^ ingi damer te ci acciTavano (/' l-fci mo , (f/ce, dalla nodra cena non per ifcorr 3) ^, re in qua , e in l , n per isfogare laconc
.y

de'
^ifcenza
e

3ip PRIMITIVI CRISTIANI. ma per tornare alle noflre cafe ,


,

avere

la ftelTa
.

cura della modeftia

e d^lla

pudicizia
j

folo colla immodeftia de- Del modesto portamento , ma eziandio coir uefire de' ^^^' iato pu l'uomo fcandalizzare il Tuo proff- /''"!'"^ ^''^** prefcriveano i Padri a'criiliani, che non

[V.

Ma ficcorae non
5

occhi

e del

^no

nell'abito
,

ardare
pii
,

che nel parlare , , nell'oprare foffero cauti


.

e
,

nel

com-

moderati
5

affinch tutti ne rimanef-

i.li
*

che le , da principio introdotte.^ ricuoprire il corpo , e per diftinguedalle donne , e per togliere gli uomini nccntivi della concupifcenza (4) Abitava- (^)S. BafiJ. per tanto noftri nelle citt , e converfava- Regu], m. "*^^' Interin tal maniera cogli altri , che oflTervando *^j!.* :oftu manze , le quali non erano contrarie al- JT^J
perfuafi

face ano loro oflervare

erano

(late

Dieta
ti
,
i

alla

religione

lervianfi di quegli

convenivano allo (lato , e alla idizione di ognuno di loro , ed effendo moli, dimodravano la oncft, e compoflezza de' animi. Gli uomini , che profetavano un
quali
lere di vita
;a
,

pi efatta
il

,
,

e auflera
la

ufavano

pallio

deporta la , qual vede era di-

flofofi , e degli afceti . Quelportavano la toga , procuravano d dare la codumatezza , colla gravit , e colla mo- (h) vft!<o "i. Anr. lia buon efempio a chiunque gli avefle guarperfcne di bada condizione , co- 9^''i'^- rag. Le ib) ^^' fccndo lo dato loro , non fi curavano d cem- ^ 'ire ma qutlla forma di vedi ufavano , eh' (e) Ciem. ]ib. folita di portarfi da' loro pari. Le donne ^^^x^^^* T^etlng. intunque avedero gli abiti di tagjio , (e) e ^' -orma diverfada quella degli uomini , tutta L.^^' ta ordinariamente non le cercavano molto
ta

propria de'

;he

'^'

pi

%tO
>.
-,

DK
5

COSTUMI
di

affai man:?ion che alle volte U ^^" P^^ , Alex. ibid. (^ abbigliamenti delle matrone , e^ e. x.p. 200. vedi , e gli delle foofe foffero preziofi (^) . Che f talor gentili erano offerte a' fedeli (b) xeitull. ^^ vefti , che da* Tib. ii.De aveano qualche fegno di fuperftizione , eran. Cnlr.femin. elleno rigettate da' fedeli medefimi , i qua! e. ix. Bopivittoflo voleano foffrire qualunque tormento tiar. oiicrv^ perdere anche la vita , che pregiudicare ali framm.^di P"i*'^^ ? calla integrit della loro credenza vetro pag. P^** ^3 qual cofa si Felicita martire , e i compa gni di hi , come anche quegl'invitti campior IJ2. di Ges Criflo , che ne' tempi di S. Ciprian confeflTando la fede morirono , furono celebrai con alte lodi da' nollri antichi , perciocch no pcrmifero che foOfero loro impofte le profan (c)Aa.SS vedi preparate loro da' nemici del crftianef]

pi ricche
'

comparfa

negarli pero

Terp.
Felic.

&

mo(c). Ma avendo noi diffnfamente parlai Hum, degli abiti de' primitivi criiiani nel terzo toir
i-b'

r^^^-^'

l^hvf
'

V
*

J3.2.

DdP
nato
^^^r
,

or"

pqft,^^

mtfdtli

noUi'Q antichit Crliane^non nQCQi^a che in quello luogo pi ampiamente ne tra tiamo V, Effendo adunque data Angolare la mod {|}a de' criih'ani , non da maravigliarf, f ne^ ^^ cafe loro non fi vedeva niun i'tmio di luifc odi vanita, odi ornamenti , che non conv^ nifsero alia loro femplicit , e compoftezza :< e f gli fpecchi , i quadri , le fedie , le menf i letti , vali 5 che o all'ornato della cafa , i all'ufo delle famiglie loro appartenevano , n^-^ ifpirafsero altro , che umilt , e un animo !c tano da ogni forta d\ shrzo , e di ambizion E non dee certamente apparire flrano , f tar erano pcfltive le cafe loro , e i mobili altre mentre abbiamo i fopra dimofirato , quai fodero eglino umili , e quanto lontani dal
'

de

DE*PlUMItIVI CRISTIANI
3,

221

e dalla

).
;!

S. Clemente i\Ie(randrino nel libro

vana apparenza della gloria del monfecondo


^^^^

Tedagogo (^) iftruendo i criiliani de' fiioi iTipi , e moilrando loro , quali debbano elTele fupellettili d colui , che profeflTa d effere guace di Ges crocefiffo , accenna quanto ilero i nolri maggiori efatti , e cauti in quegenere , e quanto degni di riprenfloiie que*
che dalla comune mode/ia , e compodifcoilavano, Egli , dice, inutile r ufo de' vafi d oro , e di argento , e di pietre preziofe , perciocch abbagl iafi con Il polfedimento effi Iblamente la villa . . , dell'oro , e dell'argento s privatamente , che pubblicamente pieno d' invidia , fe_? 1' ufo del poffeffu pera la necelTit , e fore Ella pure vana , e fuperflua la gloria di avere vali di criftallo , o d vetro ben lavorati , onde fa d' uopo , che fla dalle no*
,

^^^^

p. j^^,

)clii

'zzi

fi

flre leggi

e da' noflri ufi efterminata

Le

ancora di argento , le catinelle , le fcodelle 5 e i catini, che fervono per la.-* menfa , e tripodi di cedro , di ebano , e di avorio , e i letti , de'quali fono i piedi di ar* gento 5 e di avorio, eie coperte purpuree, di altri colori , fono indizi di un animo molle , ed effemminato , laonde debbonfi rigettar da' criiliani ... Poich come polfono eglino credere , che T arroganza , e la fu-, perbia non debba effere da loro fuggita fecondo g' infegnamenti del Redentore ? Dice egli pertanto Fendi ci , che hai , e d il prezzo , che ne hai ritratto , a" fover , e fegiiitami. Seguita tu adunque il Signore, e procura di effere fpogliato dell'arroganza ,
fcdie
:

della

pompa, che predo

fvanifce

poffiedi

222

DB*

COSTUtI
la

liedi ci, ch' giuio, e

buono , e ci che noi fede in Dio , la con ti pu efere colto , feffione del nome di quel Signore, che ha ps titoper te,e la beneficenza verfo il tuo prof
fimo
... E che ? Se la catinella di creta, no potremo forf lavarci in effa le mani > Avr per male la tavola , f le far pofto fopra pane , che valgia un fol quattrino ? Non far lume la lucerna , s'ella opera del vafajo e non dell'orefice ? Sono io di fentimento che non meno comodamente fi dorma in. un umile letticciuolo , che in un letto
e

avorio

Offervate

che Grillo mangiai


,

do

fi

fervi di

un

vii catino

e fece federe

fuoi difcepoli fopra la erba, e lav loro

piedi

modrandofi egli alieno dal failoi , quantunque e'fia Signore di tutte le cofe,

l'

J)E

PRIMITIVI CRISTIANI

22

V.
de
,

^el

djlaccamento
terrene

dalle co/e

primi Crijliani dell animo loro


^

alieno dalla cupidigia del danaro


delle ricchezze

maggio^uant che da quello foffero ipri, Poi- ri cristiani 2k immodedia, e della intemperanza l fapevano eglino , che dalla cupidigia del ^y^f^ccan "^ f maro , dallo (ludio di accumulare ricchezY*^^
lontani
i

NOn erano meno


vi Ti

noflri

vizio dtll'avarizia

\ e in
alle
fi(

fomma
danze
,

dall effere attaccato alJe facolt, lontandaU

o promette il mon- u cu/iu^^ temerit, dalle_^ dcL danaio* Liali pafTioni provengono e molte , e gra-* fcelJeratezze , onde non folamente perch se un gran vizio V avarizia , ma perch ortafeco infiniti danni (^) , era avuta in ab- (a) Clem, ominio , e orrore da' criftiani di quei felicif- ^^^^' ^' ^^' ^ mi tempi Della qual cofa chiare fono le te^^\f^^' imonianze di S. Giuflino martire (6), e di (^b; Di'alo^ che o d
,

3, nafce r audacia, e

la

'

'aziano
e

(e) il quale parlando, nella fua Orazio- cumTryphl contro de'Greci, de' coltami de' nodri an- n. xiv. & chi, dice, che non fi curavano delle ricchezze, ^p^^- ^' "

navigavano per avarizia.

Non

altrimenti

*Y*
(^d)

P'^[

itenagora nella fua legazione ((/) attefta , eh' Ofendo i nodri perruafi di dover godere nelT

o,;uxi^

mondo una vita affai pi felice di queda, on potead giudamente fofpettar da niuno , he fodero avari , e prefl dal defiderio di accu. lulare ricchezze . /anzich non folamente_^ on procuravano di arrichrd i fedeli di quella
itro

et.

2
^

24
ma
,

DE* C O
delle quali

U M
il

et,
,,
,,

difpregiavano eziandio

danaro
i

el

facolt

abbondavano
,

gintili

Se fiamo chiamati poveri

dicea Mnuc

Velice nel Dialogo intitolato

Otnvo

{a\

(a)p. 3ji,
Ed.aa.i(5"72.

^^

non l'abbiamo
quella infamia
,

^^ 35

male, perciocch non ma gloria L' animo (ccr


a
.

me

ii

rilafcia col luflTo


fi

cos colla frugalic


eg
ha.

3,

raffoda,, e
effere

conferma. Ma come pu appellato povero colui , che non


?

Ch' ricco appreffo Dio ? Egli ce che avene 3, tamence povero queir altro , 5, molto 5 brama di averne di pi . Dir fin; mente ci , che io fento . Ninno pu ette 3, pi povero \ quello^ch'era allorch nacqi 3, Gli uccelletti vivono fenza patrimonio 35 giornalmente trovano da mangiare . So 3> pure per noi nate le cofe del mondo , k 3j quali fono da noi poffedute , ancorch n
altrui ?
3> 35 3>
j>
:j)

bifocrno di nulla

Che

iK)n delidera le co

Adunque liccome colu . tanto pi felice , quar meno porta d pefo, cosi pi beato il Hiano , che in quello viaggio della vita me tale follevafi colla povert , e non fofp
fieno defiderate

che

fa

viaggio

e
\\

33 33
35 33

fotto

il

pefo delle ricchezze

Che

f noi

35 55
'

mafTimo utili le facolt, e le ricchezze, richiederemmo , orando , da Dio . E y verit ce ne potrebbe fomminiilrare , effts^ do egli padrone deli' univerf:) . Ma noi v gliamo piuttofl-odifpregiar le ricchezze, e
chiediamo
la innocenza ., perciocch vogliaui , edere piuttorto buoni, che prodigi , nci^

'

33
33

averle

Noi defideriamo
la

pazienza

33 3,
33
:3

crederfi pena

miferie

e
,3

g'
.

e ftentata

ma malizia , il provare \\ incomodi della vita povera Cos parlava Minucio de'
fl^

DE PRI\JITIVI CRISTIANI
i

2^5
mentre
.

ni

del terzo fecole della chki'a.

i-

ne va contro de' gentili la

loro caiifa

Ap-

un' altra ragione , per cui que* erano lontani dal deteftabile vizio r avarizia , e non faceano conto delle ric(a) Md. 2zze. I ricchi , (^a^dicea^ effendo attac^ P' '^3' cati alle facolt loro , guardano con maggior attenzione Poro, che il cielo ; ma i nodri cffendo poveri , fono prudenti , e infegnano agli altri il modo d hcn regolare la loro vita y e i lorocoflumi ,,. Acconfente a inucio Felice Lattanzio Firmiano fcrittore.^ quarta fecolo della chieia nel fettimo libro dove cerca , ^, ^ , Ile fae Divine liHtuzioni Cb) poven abbraccino pi ra- ^^y T^ j^ r qua! cagion mai naente , che ricchi , la verit della religio- Op^s ? e rifponde : Che ipoveri fono fpeciti, efciolti , e liberi , ma i ricchi hanno molti impedimenti Anzi clie fono quefli incatenati 5 e fervono alla cupidigia , che g'i ha legati con infolubili nodi . N pofT^no gi guardare in cielo, poich la loro mente

rtava egli
ti

fedeli

inclinata

e gli occhi

fi ili

in terra

Ma
,,

'

la_.

via della virt

non
.

calcata

da coloro

che

portano gran pcfl

El'a a (lai ftretta


di

Or
I

ricchi carichi

molte fome cammi-

nano perla via della morte , la quale larga.,... Sono accerbi , e gravi a colloro , che fono dominati dalT avarizia, i comandamenti
di
ci

Dio

,5

Saviamente per tanto, e con ve(e) Ibla,

trattando de'cofturai de'criiliani de' fuor


P* *<^7

Tipi

Taziano f;:riflre : Non voglio (r) regnare , non mi curo di arricchirmi , ricufo
le

dignit

ho

in

odio

la

diflbiutezza

non-^

defidero di navigare per la infaziabile avari:^ia


,

non combatto per confeguir


,

la

corona,
3,

che

Zl6
5,

1> l'

COSTUMI
fi

corrompe,fono libero dal!; !a morte , fono fiipe , fiore a qualunque malattia , e non mi lafcic ,, forprendere dalia triftezza.Se Ibno fervo, fof 5, fro volentieri la fervit ; f libero , non m . vanto della mia libert. Vedo, che il foL ,, ci (ledo per tutti , e che tutti e ricchi 3, poveri fono foggetti alla morte . Semina 55 ricco , e gode della (le Afa femente il poven 5> I ricchi hanno bifogno di molte cofe, febben 35 fono accreditati , e onorati ; ma il povero
che f]dilTccca,e
vanagloria
difpregio
e chi
95
fi

contenta del giuflo


,

deflderando
ti

ci(
f;

che

gli baila

confeguifce con maggior


,

33
5,
35

cilit

quello
,

cliQ

brama. Perch
,

laf

dominare

o gentile
al

dall' avarizia
?

e ves

3,
3,

Perch fovente di fiderando fovente par che tu muoja . M rendo al mondo , e abbracciando la fanta r Finalmente tanto e ligione vivi a Dio
per foddisfare
vizio
.

patente

e manifeflo

il

dillaccamento de'
,

pr

mi

criftiani

dalle vanit

e dalle ricchezz

che i gentili medefliui nollri capitali nem erano ailretti a confeflarlo , febbene acciec dall'odio, che ci portavano , prcndelTero ti to in mala parte , e come f foiTuno ibiti , e piamente ci maltrattaffero . Luciano Samo teno nel Dialogo intitolato il Pellegrino , p; (a)n.X!ir. parlando de' fedeli (^) Perfuafe a' crif TJll.p.3^8 5, ni, dice ^ illoro legislatore , che dovelf Ediu an. ^^ trattarfi come fratelli , .... e vivere fecoi 174J 5, le maffime flabiliteda lui. Per la qual e
:

5 3

difpregiano tutte le altre cofe


.

e le giudi

35 no vili 3 e d niun conto 3, que parecchi criiliani , quali


i

Furono ad
s

nel priirj
ci

come

nel fecondo, e terzo, e quarto fer


,

della chieia

avendo venduto tutto

pc

Da* PRIMITIVI CIIISTIANI.


'edevano
,

327

avendone didribaito il prezzo overi , abbracciarono una vita penitente, idera . Nw' tempi.de' Santi Apodoli i fedeGerufalemme , come attedi S. Luca neAtti (a) , amind )(: fcambievolmente come clli, talch fembrava, che aveller un__5 re , e un anima , non aveano nulla di proe
) ,

(0<-^ iv,
*

^*'

ma
.

tutte le cofe erano (late polle da efli

omunit, atHach
ero
ofc
,

i poveri ancor negoSe tra loro vi erano delle perfne fa-

che pofTedeffero de' campi , e delle_^ e portal loro avere , il prezzo 5 che ne aveano ritratto, a' pieegli Apodoli , affinch f ne faceOfe parte a uno fecondo bifogni , che gli occorrevaLaonde Giufeppe , a cui fu dagli Apoftonpofto il cognome di Barnaba , avendo pofato un campo , Io vend , e ne prefent rezzo a' Santi Apoftoli , perch , fecondo che loro foflc paruto , lo diflribuilfero a' gnofl . S. Giuilino Martire , che fior ver met del fecondo fecolo della chiefa , e^ tulliano , il quale verfo la fine dello lleffo )lo compofe il fuo Apologetico , atteftano
,

vendevano tutto

ne'tempi loro
i

come
al

apprefib

vedremo

de'criiHani erano giudicati da loro

le f

apparteneffero
.

ceto
>

comuni, e alla repub-

de' fedeli

Leggiim
,

Santi Martiri
I

ancora negli atti fpecialniente di S. Cipria-

appena fatto crifiiano , vend tutl fuo patrimonio , e ne don liberalmente ezzo a' poveri Imperciocch cos parla_^ ;zio Diacono della chiefa di Gartagin^^j
eh' egli
.

a ftoria
n

della vita
:

e del martirio di quel

fanto

Tra

gli altri
j>

lima di Cipriano

pregi , che ornarono angolare certamente fu U ? z

liS

T>

h*

COSTUMI
.

la virt delia continenza

Imperciocch

ert-

egli perfuafo , che opprefla , e vinta la conci pifcenza, farebbe facihiiente arrivato a una p perfetta cognizione qq verit rivelate da!

Spirito Santo alia fua chiefa

Per

la

qual ce

Hate ancora regenerato colle acqi del flinto batteflmo , che la divina luce av dilTipate le tenebre , nelle quali era involto ,

ron era

egli

colla lezione delle facre lettere apprefe que


le falutevoli

mafllme

onde impar

il
.

modo
Vendi

avanzarfi nella via della perfezione

adunque

il

necerfit de' poveri di

fuo patrimonio per fovvenirea Ges Grillo , congiui

inficme due gran beni , cio il difpregio d< a'-Tibizione , e la mifericordia , che fu da I
Ca)n. ri. antepofta a' fi^.grifizj (^) . Non fu minore 179. Ed. grandezza di animo , con cui S, Felice Prete l>.
1;

Veron.Aa.

;^Tq|^^

^^^e

vile le ricchezze.

Difprezz

e<

Ruin^r
Iviin.iit. ib.

^'^^^

S. Paolino

\b)''ApKd difprezz gli


P' 2.29'

(e) n. II.

J]

'il/T^^^^r

parrimonio , la pace alla chiefa , e ne diilribul il prezz biignoil. Si videro pure fomiglianti efen nel quarto fecolo della chiefa , come ogn pu vedere appreOb Santo Atanalo nella' Santo Antonio j^bate (0 5 e appreflb 1 ^-ji doreto , e Rufno , e molti altri , che non dilungarci troppo , fiamo coilretti a tr
fciare
.

Vefcovo della flefia citt (i onori, ed avendo avuto un gr< lo vend fubito , che fu rediti

'

Jione^hL
ni
n
3

^^*

^'^^

febbene alcuni nel fecondo


,

'-

cfra
ufo

zo

e quarto fecolo della Chiefa


delia

e in

i-

ap^

falemme prima

prtfoiprh tutti erano indotti a , micriBiant felTioni, che non erano neceffarie a' loro ufi giovare a' poveri , nientedimeno non e obbligati dagli Apoibli, e da' S.^nti Pac

morte di Santo Stc vendere le cafe e le

10

1-

'f

lO

21

io

DE PRIMITIVI CRISTI ANI . ifarc; poich era libero a ognuno il


re la ilia

21$
confer-

roba,fe cos gli pareva, con pr vvealle

<

'

indigenze del proffimo.Quindi dottifllmo Eftio ne'fuoi commentar] lo, W)h-i c.iv, a gli Atti de' Santi Apoftoli offerva (<i) , che v. 34. ferj.j. cafe, nelle quali dovcano abitare, e le necefla- ed.awi6z^.
re
:
il

per

..

non erano da' fedeli di Gernfaame vendute,quantunque foffero riputate da come comuni , e ne foffe trasferito il domialla Chiela Per la qual cofa raccontando Luca negli Atti al capo dodiceflmo la liberafupellcttili
.

V*

^^^'

[;

)ne di S.

nne
de
fi

alla

dice , ch'ei , cafadi Maria madre di Giovanni , pu facilmente concludere , che non

Pietro dalla prigione

:te le
.

cafe erano da' criftiani allora

vendute

iritenevanli quelle almeno, ch'erano necefpe' loro ufi Sapientemente pertanto noncUa vita di S.Pietro il Tilemonzio Cb), ^/^^T*': Memoir.Hi .^. ^. -l e quei lanti criltiani riguardavano il loro coft.Eccl.Art. comune de'loro fratelli , e ci, che poffede- ix. p. '135! no loro fratelli , come appartenente a loro,
ie
.
.

,~

fenza fallo , e il ricco era Dovero fenza confusone, e tutti ripieni di nore . E che tutti non folTero obbligati a venre le cafe , e le poflcflloni loro , e darne il
che in quefta guifa
ezzo agli Apo/loli
fedeli
, ,

affinch

lo diflribuiffero

fecondo che ognuno ne avelie avuto

poftoli
I

mefliere, colta dal libro degli Atti de' Santi , nel quarto capitolo del qual libro ri-

S. Luca il f unello cafo di Anania , e di fra fua moglie . ^, (e) Tutti coloro, i quali pofiedevano de' campi, e delle cafe, vendendole , ne portavano il prezzo a' piedi degli Apoftoli,e dividevafene ad ognuno ,ci ch'eragli necelTario . Per la qual cofaGiufeppe Levita nativo di Cipro vend il fu o campo ,

rifce

(e) v. 34.
fe<iq.

.,

ene

230

3,

I>

fc'
il

e O
prezzo
.

S
,

Ivi

e ne port

e lo pole d'avant'

piedi degli Apolloli

Ma

un certo Anan
e

5,

5,

con Za fra fu a moglie vend un campo, efiendone confapevole la Tua conforte , fi tenne parte del prezzo ritratto , e parte
.

r
1

agli ftefll Apoftoli La qual cofa fe( 3, port Pietro gli dicefse , perch ha si , che _,, tentato il demonio il tuo cuore , e ti mofso a mentire allo Spirito Santo , e a rit 3, nerti parte del prezzo del campo vendute f P 3, Forf non farebbe (lato tuo il campo , 55 vefti voluto ritenere , e f non averti pr 3, mefso di portarlo , il prezzo medeflmo fare be llatoin tuo pofere ? Perch dunque!: ma 3, ci fatto? Non hai mentito all'uomo , Dio . Potevano pertanto quei fedeli 3, volevano , ritenerfi e le cafe , e le pofselfic Joro, e ritenerne anche il prezzo , f le av< fero vendute, purch non lo avefsero promej alla comunit della Chiefa , e non avefsero ul to delle frodi , e detto delle menzogne . Ve
1

gafi S.

ilo pafso degli Atti

CaAft

c.vi.

nella omilia fopra di qt quale Santo foftiene qu fio medeflmo fentimento . Viveano pertant fedeli di quei felici tempi in tal maniera , e ferbando per loro ci , ch'era nccefsario al ^^ foftentamcnto , davano il redante alla Ch
, il
I

GiangrifoUomo

v.i.fcqq.

fa

affinch

fofse difpenfato alle

vedove (^
,

a'

pupilli

e alle altre perfone


.

che trov
di Sai

vanii in miferie

Ma

dopo

la

morte

(b) p.

che furono i crifliani de , Chiefa di Gerufalemme , non abbiamo mcm ^'^^ come da princip i ^^^ ^^^^ efattamente , .XIX.
Stefano
diffipati

5X.T. I. ofservafsero quella vita comune, di cui abb VV. Apoft. mo finora parlato . Egli veriflimo , che
5?<l.afl.i724
^oj.
^gijji

Epiftola attribuita a S.

Barnaba

(,

eft

r>R*l>RIMITIVI CRISTIANI . sjl di tenere per comuni le loro ,, e d non dire pcopria alcuna cofa. fuftanze Poich f erano partecipi delle incorruttibicome non lo farebbero flati d quelli cofe , le , che fi corrompono ,, ? Ma dallo flefso aure agevolmente potiamo raccogliere , che eda forta di comunione de' beni non confftein altro , f non che nella liberalit eneli'
irta
i

fedeli
,

sere

lontani

dall'interefse
:

e dall'avarizia

aonde fogghignQ non flendere le tue mani T ricevere^ e guardati di non ejjere difficile Tal era la comunit de' crifliani del 'l dare .
)

condo fecolo della chiefa . Laonde S. GiuiliMartire nella fua prima Apologia (4) : Coloro , dice , che tra noi pofscggono , fempre fono infleme co' bifognofi , e danno loro quel fovvenimento, che pofsono. . . I ricchi pertanto fomminiflrano ci , che vogliono , e il danaro raccolto fi depone apprefso
il
i

()^*i'Xvii.

Prefidente df
pupilli
, ,

Ila

chiefa
,

e quefli foccorre
gli

le

vedove
,,
.

carcerati
,

pellegrini

ti

bifognofi

udine nella fine


rifliani
,

ammalati , e i una parola tutManteneaf] la llefsa confuedel fecondo fecolo apprefso i


e
,

in

come

attefta Tertulliano nell'Apolo-,,


''

;etico al
,

,
,
,

capo trentanoveflmo (/>) , dove dice:,, Noi flamo anche per la comunicazione de' noflri beni fratelli , i quali beni apprefso voi , o gentili , tolgono Ja fratellanza. Tutte le cofe fono comuni a' crifliani ,
eccettuate
le

*^'

mogli

Ma

nello flefso capi-

una tal , che iomunione de'beni confiileva nella liberalit. }nel diflribuire abbondanti limoflne a' poveretti Ognuno di noi d tanto il mefe, ov,, vero quando gli pare , quanto pu , e v^uo
olo l'autore
.

medefimo dimollra

P 4

,> !=

232
le
.

E*

e O

S T

U M

3
,

Imperciocch niu no d per forza tutto fi comparte fpontaneamente .


qicfte

Soi

noftre contribuzioni
.

come

tanti d

poflti di piet

conviti
tare
3,
i

Serve quello danaro non \ n per le crapule , ma per alime

poveri, i fanciulli , e le fanciulle abba donate da' parenti 5 i vecchi, e i marina

3,

3,

che hanno patito naufragio , e quelli , e fono condannati a' metalli , e alle prigion
i

3,

confinati nelle ifole

in

fomma

tutti coloi

Ea*

^^*.

35 che per motivo di religione 5 elTendo crifti ni , patifcono ; e anche per fotterrare i . Era in vigore daveri de' fedeli cora un s lodevole ufo verfo la met del ter fecolo , come dalla epiflola di S. Cipriano Eucrazio (^) , potiamo agevolmente concine re . Anzi che non fu minore nel quarto fec( della chiefa la liberalit de' fedeli verfo i k profllmi .Quindi ,che Giuliano Apofiata ner co capitale de'criftiani a fine d'impedire le ce veriloni de' gentili, che giornalmente detei
(

te le idolatriche
la

fuperrtizioni

abbracciava;

>

ordin ad Arfacio Ponte! , de'falf numi nella Galazia , che confider , quanto era in queflo genere ancora iingolare i virt de' feguaci del Nazareno, e procurai , (b)Ep.xLix ^i^Q dagl'idolatri foCkro imitati . (Z') Per h it. f.AZfj. ^^^ volgiamo frli occhi a quq^ mezzi, ' qu^h il e propagata la religione de crilti.' 55 i6<j6, alla benignit verfo i pellegrini , a 5, cio 3, cura, che fi prendono d fepellire imoi , fantit , che mollrano , della vi ? 3, e alla 35 Le quali cole tutte , credo io , che debb X) effere da' gentili ancora efeguite . . . Pe a 3, qual cofa voglio , che voi facciate fabbric {e 33 in tutte le citt della Galazia degli ofped L

vera religione

',

k"

DB yiUMlTlVI CRISTIANI
^itfinch

.
,

235
que' altre ree

godano
f

g'

idolatri

, che fegnono le pure fon poveri . Imperciocch ferrbraella certamente vergognoflffi ma cola , che non trovandof nun ebreo mendico, e v^eggendo noi , che cridiani non folamente

pellegrini ancora
,

ligioni

alimentano poveri della loro fetta eziandio nodri , noi abbandoniamo


i

,
i

nia_>
noflri

nelle miferie

IH. Se dunque tanto erano lontani dall'ava^ ^antoM* primi criftiani , e tanta liberalit verfo ferocont^,:ia l'opro (Timi dimoitra vano , che i beni proprj ri alle uf^' 'vput^wd.no comuni^ e volevano, che fodero go- ^^ iati eziandio daqne'gentili,chc ne aveano di bibgno, non maraviglia,fe abbominavano le ufu. *e, e provavano a' noflri nemici , quanto ersno
i
.

cileno pregindiziali alla focict

e contrarie agi'

nfcgnamenti del noflro divino Maeiro . Quindi che S* Giuftino Martire nella fua prima Apologia (^) ,, Perch , dice , non faceffimo ripu3, alcuna cofa per vana gloria , e perch 5, taffimo le nollre fuihnze come pubbliche , e comuni agli altri, ci infegn , che noi diamo che chiedono da noi foccorfo , e ,5 a coloro , non ricuciamo di preilare , a chi ne dimanda , fenza interefie veruno . Poich f date in dice il Signore, a que' foli, da' 5, preftito , quali fperate di ricevere qualche vantaggio, 5, cofa fate voi di nuovo ? Il fanno 3> qual anche i pubblicani medeflmi . Voi per non vogliate tefor cggi are tefori in terra ....
:

(a) n. xv.
p ?3.

5,

queili di S. Giullino

teforeggiate tefori in cielo . Sono a conformi i fentimenti di Tertulliano, d S. Clemente Alefsandrino , di

ma

Lattanzio Firniiano

e di altri

de' quali noi

n^^^.^,,^,j^,

teftimonianze nei terzo delle Antichit Criliiane (h) .


le

copiammo

volume.^ i^^i^'""^' . VI.

34

1>

K*

U M

. VI.

.1

primifedeli ^purch
a Crijlo

potejffero piaceri

y non J curavano di qualunque cofa terrena .

I.

'TP AL

era finalmente

il

diflaccainentode

Nonficuram
-vano
delle

purch

/7o-

J^ noflri maggiori dalle ricchezze , ch^ avrebbero perdute non folamente le fperanze ^^ ^^'^'' potevano di avanzar fi , e di mutar

tefero pia- ^i^to, cere a Ges trimoniaii


Crfln
,

ma

eziandio le facolt
,

e ibeni loro pa

purch
al

poteflTero efiere

maggior
1

Signore . Onde fcrive Atenago ra nella fiia legazione , che n gli onori , n dignit , n le ricchezze erano apprezzate d; fedeli de' fuoi tempi , poich niuna altra co' aveano pi a cuore di Ges Grido. ,, Non cor 33 flfle , dice egli ^ la ingiuria, che ci fanno noflri perfecutori , nello fpogliarci de' nofl beni, n la ignominia nelle impoflzioni , n -3

mente

grati

-,,

3?

35
3,

35
55
,5

danni nel toglierci qualunque cofa terrena maggior confeguenzajpoich quefte cofe fon da noi fprezzate (quantunque a molti d voflri gentili fembrino degne di confider; zione ) mentre abbiam.o imparato non fol: mente di non ripercuotere noflri aOalitori e di non accufare in giudizio coloro , ci
i

<

5,

voltare

rapifcono le noflre fuflanze ; ma eziandio la guancia ilniflraper ricevere un a


tro fchiafl
,

5,
55

f ci fiata percofla la
il

deflr;

5,

e di dare ancora tonaca. Confifle


nel

pallio a chi ci toglie

la

crudelt de' nollri nem:


,

tendere

infldie allanollra vita

e nell'a
a,
ti

I>E

PRIMITIVI CRISTIANI.

tribuirci falfamcnte ddh fcdleratezze , che non abbiamo mai commcffc (^) ,, N do- (a) Lcgat, veano eglino ftimare molto le ricchezze ,quan- n.i. p.i^s. do erano certi , che non la terra , ma il cielo Ed.Opp. s. ""'"'^ Per la qiial cofa S. GiuHino era la loro patria ^f'''' Martire nella prima Apologia ,, f afpetta filmo, ^ un regno umano > noi negheremmiO 5, dice , certamente di effere criftiani per ifchivare ,, ci fludieremmo di trovare de' 5, la morte , e nafcondigli , e di (lare occulti , finch non 5, venife il tempo opportuno dell'adempimen to delle noftre fperanze . Ma iiccome non ife regni in , periamo di ottenere pofleflloni , non folamente non apprezziamo le ,5 terra , altre cofe , ma n anche temiamo i noftri perfecutori (/>) ,,. Sono a quelle di S. Giilino , e di Atenagora fomigliantinime l'efpref^i/^If* ioni di Melitene Sardenfe , il quale ior fotto s^nlxvi.v. Marco Aurelio Antonino Imperadore Quefti ^3, appreffo Eufebionel libro iv. della Storia Ecclcllaflica (f) lagnandoli de' gentili che fieramente contro de' nollri incrudelivano, cos CO 'xxvi.
. . j^ . ,

^JJ

fcrive:Gli audaciflmi nollri accufatori,en'endo


3,

P* ^

^'

defiderofi d'impadronirfi delle altrui facolt,


la

e avendone prefa
55
ti

occafone dagli edit-

apertamente di giorno, e di 5, nette perkguitapQ gl'innocenti ,efenzapie t veruna g(i fpogliano . Che f quelle cru5, deit fono fatte da loro per ordine degi'Im peradori, fieno pur fatte rettamente , e noi le loffrirtmo volentieri . Kaccontall pure da Eufebio nel libro quinto (</), che con^ r^\^j^ p^ animo invitto i fedeli di Lione , e di Vienna jpp. Edit, nel fecondo ftcolo dalla Chiefa fopportarono CantJtb. gl'infulti degl'infuriati idolatri , i quali aveanimperiali
,

gli

jpogliati

d' toro beni

Lo

Helfo riferifce

Ter.

2^6
(a) e, vii.

Dli'

COSTUMI
giudei. Giore giornalmente

Tertulliano nel fuo Apologetico (4) de' criHiani , che verfo la fine del fecondo fecolo della
chiefa fiorivano.,, Tanti fono , dicc^va e^li quanti fono i nemici della criftiana religione
gli

adoratori degl'idoli, e
alfediati

i
,

nalmente fiamo noi


traditi
e Cb) e,
! 9) I. 33

e opprelTi mentre ancora celebria, J^o ^c noflre adunanze (6) ... Sa per la^ chiefa , ch'ella pellegrina interra . Del
rello ha ella fiflata la fperanza
,

e la dignit

33

fua ne' cieli

CM

DE* PRIMITIVI CRISTIANI

23

C A
Della foYtezs^
^

P
e

O
della

VI.

cojanza nella

fede^

e della

pazjenza de' primitivi


Crijliani
.

I.

T% yr A

tanto erano prudenti


^

e tempe-

Della for^
[l'^^^f^'^^'^

iVA
ilanti
,

^^"^^

^^^^''^

maggiori

non erano
forti
,

eglino certamente
difficult

meno

e co- dellapaj^

e pazienti nel fopportare


,

qualunque
e de' pi

, e nel fuperare x.ade*priml e nel mantenerfi nella f- Crisian .

timore degli llrazj, martori , foffe valevole di punto dirauoverli dal loro proponimento . Sapeano effi quanto fia mifericordiofo i Signore , e quanto aggiunga egli di forza , e di vigore a' fuoi {(^rv , acciocch negP incontri combattano valorofimente , e rimangano vincitori ; onde feguendo i fentimenti dell' i\pollolo Paolo , Qa) e imitandone la virt erano foliti di ripetere fovente pi col cuore ,
il

de,e nella piet,fenza che


difpietati
,

e crudeli

(j^pi^jj^p
. IV.

che colle parole

poter

effi far

tutto confi-

dando

nell' infinito,

e onnipotente

Dio crea-

tore, e reggitore, e fovrano dell' uni verfo, che recava loro conforto , e gli animava a (lare
colanti
,

e con

animo intrepido
i

nella battaglia

e a foffrire con pazienza

difavventure , e i fupplizj , finch non folfe giunto il tem p , in cui come trionfanti doveano eifere coronati . E per verit avendo eglino impreffc nell'animo le mafllme contenute ne' Santi Vandifagj, le
geli
tri
,

e nelle Epillole di S.
,

Paolo, e degli

al-

erano lette nelle chiefe , non tralafciavano di metterle in pratica nelle occale quali

Apoftoli

238
occcjfioni
,

1>

E^

COSTUMI
,

e ficcome per e (Te erano moffi , fecondando gli ajuti della divina grazia , a coltivare le virt della modedia , e della tempe-

ranza

cosi nella pazienza ancora

e nella for-

tezza, e nellacoftanza flefercitavano. Ricordavanfi pertanto delle parole del Dottor delle Genti, per le quali efortava i Filippenfi di
99

godere nel Signore , e di fare s , che modeftia loro foffe nota a tutti gli uomini
che non foflero
procurafTero
dite
la
,

la
,

5,

5,

per le altre cofe, ma che per le preghiere e pe*


folleciti
,

55

ringraziamenti

3,
y,
:,,

da Dio , quale fupera ogni fenfo, cufbdifTe


,

dimande loro fonferoefaueche la pace di Dio m'^dedmo,


le
i

loro

cuori

e le loro intelligenze in
,
5

Ges

Crifta
,

Frattanto
penfaflTero
te le cofe

aggiugneva
vere
,

/'

^pofiolo
,

che_^

yy
:,,

e fcieglieflero

e faceffero tut,

e pudiche

e gi ile
,

3,

fante, e amabili

e di buona fama
fi

elavir

tu ancora feguitaffero, e

lludialTero di efe-

yy

5,

3,

guire ci 5 che da lui aveano apprefo , e d' imitare le lodevoli azioni , che i luifteOTo vedute aveano , poich cos farebbe flato So io , dicon loro il Signor della pace

y,
:,,

cevapitre
frire
la
il

il

Santo

come accomodarmi
mi trovo
,

al-

le circoilanze^ nelle quali

e di

M,,

yy

penuria

e di abbondare fecondo

Come

ieri"

tempo richiede . Tutto io poffo in c(x^ 3, lui y che mi conforta,,. H. Erano adunque crilHani di quei tempi sk
che
i

^tanty ab-* fermi , e coilanti nella fede , e nella virt, che. handonate come abbiamo ancora offervato altrove peri ,
in

^^"'^^"ato le cafe loro , perdute le fuflanze ^remoti^fi nafcondef" rinunziato agli amici , e a' parenti , e foffertc con pazienza qualunque incomodo ^ e ogn>-? fir,
.,

Imhl

"^"

^^'^coilaril

da

elfe

avrebbero piuttoflo ab-

ph

de' primitivi cristiani

2^p

h grave difavventura . N 1' avrebbero ibinente fofferta con pazienza, ma le farebro andati incontro , e avrebbero provocato contrari a efperimentare la fortezza del loro imo, f non aveiTero fiputo, effer ella una te.Tt grande il voler tentar il Signore , e un ave pericolo di fovverfione , f confidando

un s Quindi fficultofb , e afpro combattimento [che appena aveano intefo , ch'erano pubicati gli editti , o che i popoli eranfl foUevati mtro di loro , per evitare con prudenza il futiranni cercavano de' nafcondigli , e ')re de'
:lle

loro forze

fi

folfero cimentati a
.

)bandonate fovente le cafe loro , ricoveravano in altri luoghi, dove potelTero effere pi iliri. Imitavano eglino , cos facendo , l'efem.

o veduto
i

Gerufalemme , i quali aven^ che dagli ^brei era mofa contro loro , dopo la morte di S. Stefano , una ficffima periecuzione , fi difperfero per le reioni della Giudea , e della Samaria per non__j rporf temerariamente al pericolo di cedere
io

de' criliiani di
,

empiet degl' infuriati nemici (rt) . Laone avendo udito S. Policarpo difcepolo di San jiovanni Evangelica, ch'era da'fuperftiziofi
il'

^^)
e.

Adtor.

vin.xr.i.

feq.

dolatri cercato, part dalle


ofi in

Smirne
,

e rifugia-

quivi rimafe im. ^^^^^ preghiere , e ringrazia- i, j^. Hift* )iegando in continue nenti il tempo (^) . Lo fleflb fecero Rutilio c.xv.p.l6^ viartire, di cui parla Tertulliano (c),S.Dionifio Ed. Cantab.

una

cafa di

campagna

/efcovo di Aleflandria (ci) , di cui abbiamo (O L. de litro ve parlato , e S. Cipriano,come coda dalj^^f J"^^^^'" a venteflma lettera da lui fcritta al Clero Ro^j^ Avnd mano , dove dice : Come infegna il Signo- Eufcb.I.vi. re , fubito, che provammo i primo im- h.E.c.xl. e fentimmo , che p. s^^* 5, peto della perfecu^ione ,

il

240
5,
il

de'

COSTUMI

(2) p.
"^-d*

popolo con grandi clamori cercava , che io foffi condannato a morte , eflendomi fiata pubblica pace de' noflri frvi3, pi a cuore la 5, telli , che la mia falute , volli partire , e acciocch non fi concitalTc 5, nafcofidermi , maggior {indizione , f imprudentementfLj avefT io voluto rimanere nella mia reflden41. ^^ 2a C^) . Per quella cagione adunque eranc
^PP^'^'^t^
j

tTT

noftri

da' gentili

Nazione
cofa

late,
<

Antiq.Chr! ^^^'A p.i55.fqq. muta in pubblico , la qual noi oflervato nel noflro primo

cio

cercatrice

de' nafcondigli

abbfamc
dell^Lj

volume

(b)p. Sp. Antichit Crilliane (^).

Come non
ri

elfendoficu^ nelle ville


nelle
,

c^^Pfgne

re te^defer//..

f credevano di non eiTcr ilcui fuggivano ne' luoghi deferti , do y^ foffrivano fame , fete , freddo , terrori ; m -^^^ ^^ eh' era accefa ne' loro cuori, allege ^^^^ loro i dilagj , e 1 patimenti . Molti di ef^ alTaliti da qualche grave malattia , morivanoIII.
5

Che

(e)

Apud
I.

Eafeb.
;o8.

e.

un Vefcovo deli' Egitto, di menzione S. Dioniflo AlelTandrino (e) Mafllmo Vefcovo di Nola avendo faputo ,
tra' quali vi fu
fi
.

ci-

Ss.
ci^

privato (4 vita , perciocch avea indotto parecchi gentil ad abbandonare la idolatria,e a dedicarli a G: Grillo , (lim efler egli neceOario , che II r tiralTe nella folitudine, la quale non era molr dinante dalla fua chiefa.Effendo quivi rimafo i. cuni giorni , n avendo potuto in tanto tem] trovare veruna forta di cibo , con cui foftentii fi poteffe , abbattuto finalmente dalla fame , privato di forze , perde affatto 1' uf3 de' fenl] e cade tramortito interra. Era allora tenu da' gentili in carcere S. Felice Prete della il; citt . Vide quelli in quel momento un vene
efifere

era da' gentili ricercato per

bil

perfonaggio

che fecegli animo, e ordino^

nB PRIMITIVI CRISTIANI
e Io feguitalfe
n

24I
i

Ma

elTendofi fcufato Felice

car, che le catene , la prigione, ed non permettevano , eh' egli obbediflTc comandi del meffaggiero celefte , ebbe ordire
rier!*

ne

di fperare dute le catene


i

che farebbero

fciolte

e aperta la port;^ della car-

r , e che foldati oppreffi dal fonno non gli Tcbbero fatto reflflenza. Obbed egli adun-r ic 5 ed elTendo avvenuta prodigiofamente
gli era (lata predetta dall' An^ liberamente dalla prigione , e f-. jendo quello fpirito beato , che ferviagli di me , e di guida , arriv al luogo deferdove Maffimo Vefcovo privo de' fenti, enti giaceva . Appena conobbe il gran peri)'o , in cui fi ritrovava il fuo paftore , che

cofa
,

come

olo

ufc

compaffione , e dal dolore incoa lagrimare , e a piagne, e avendolo abbracciato , lo baci come pa; , re , e coli' alito procur di rifcaldarlo , come oteva , e chiamatolo col fuo nome , Io efort ftare di buon animo , Ma ficcome tutto riu;iva in vano , poich la fame avea ridotto il tnto Vefcovo agli eflremi , e niuna cofa fi riovava , per cui poteffe egli eflere riilorato , olfe allora Felice il penflero al Signore , e_-? Jpplicollo iilantemente , che fi degnafle di focorrere colui , che tanto avea patito per la fua hiefa . Fatta quella breve orazione , volt a afo gli occhi verfo un luogo ripieno di fpine , avendo oflervato , che quivi era nata mira^ olofamente dell'uva , perciocch n erano tate quivi piantate le viti , n la ilagione pernetteva , che un tal frutto allora fi producefolio dalla

inci a fofpirare

"e,

corfe allegrone prefo


,

il

grappolo^glielo fpre,

nette in bocca

e fece

che Maflimo pren-

24^
delfe

I>

P'

COSTUMI
,

un po' di vigore
,

e quafi da

un profondo
,

letargo fvegliatofi

riconofceffe Felice

e do-

eh'

ziaffe

rendute grazie a Dio, ringraancora il fanto Prete , il quale con fuc


ebbe
,

pericolo

incomodo

erafi

portato a quel de

ferto per aiutare, e confortare chi era ridotte a un cos deplorabile Ihto . Allora Felice efor
ditfe,

tandolo a tornare in citt: non penfare, g' che tu polTa rimanere in quefla orrida^ folitudine . Per la qual cofli lafciati da me ri

(a) ^'.Pau-

^'

-N^^^"-

condurre alla tua cafa , dove potrai effere ce inodamente curato . Ma flccome mancavano forze al Vefcovo , Felice f lo pofe falle fpa Effendo rimafo obbl e lo port a Nola le gatifTimo alla carit di Felice il fanto Vcfcovc
,
.

abbracci Felicv.cvS ^^
p.22,0.

come fuo

figliuolo

e confefs
tei

pud riconofcere prima da Dio^e poi da lui quel Kuinait, p di vita , che gli rim.aneva (^) .

IV.Che Se nonp-" teano effere f loro , e


ficuri
cafe pjdeli

fedeli non erano non voleano efporfi


i

flcuri nelle
agi' infulti

e.

mlU barbari
Uro
t

e degli afTalTini

a'

pericoli

di

f^j-^

dalle fiere sbranati


11

ne , ^^^^^ capparene'
,

o corretti a perire , come avvenne ad alcuni , che fi riti


r

delertl

^'^^'^^

"^^^^ folitudini
,

ritiravano
nelle caver-

narje

nebre , ne, ene*ct~ Signore mtten elle

, ualcondevanfi nelle a o cimeterj delle cit , e quivi nelle e nelP orrore , offrendo i loro vot

i-

/-

11

continuamente pregando paffa rano le are i loro ^novni . citta ne , o 1 cimeterj come caverne , o corru fotterranei cavati ordinariamente da' geni i quali non avendo voluto guaflare la fuperj (b) Orar, de' campi , eftraevano quindi la rena , o la pioCluent. zoiana , che dovea loro fervire per le fab CfXiii. che. Quindi 5 che Cicerone nella oraz a favor di Cluenzio,(^^) e Svetonio nella vi
,

^^
.

^^.^ p-^^ienza *^
.

^-^

"i

2-

'-

le
di

Cc)ln

e.

js^ej-Qj^j.

^^>

mentpvano

le

arenarie, le qual;

o-

ne

DE PRIMITIVI CRISTI ANI.

243

ben ofiervano il Boidctti , e il Buonarrotti ono anticamente di un piano folo , e dopo loro aggiunto il piano flperiore da' fedeli , de dormentori , corridori fuperiori fono angufH , e pi rozzi dcgi' inferiori , per non erano i noftri in iftato , per mancanza gente , e di tempo , e di libert di farli con ella magnificenza con cui erano flati prilavorati da' Romani. Ma perch ognuno qiialche idea delle varie llrade , o corrii
i

di

qucfte clicavernevibbiamo noi fatto in.

re in

rame

la

pianta di un cimeterio
nella
in

come

pu
luto
r

vedere
riferire

Tavola,

quello

che abbiamo ifePb paragrafo .


,

quelle arenarie non eraiiO tutte uguali


q'ielia

ampiezza , della quale erano le inane , trovavanil nientedimeno in molte citdcll'impero , e a'criftiani fervivano di ricoro ne' tempi delle perfecuzioni . Sepellivanajcora da' fedeli nelle arenarie , che volgarente fi chiamano catacombe , loro morti ide dagli antichi, e fpecialmente da Tertul(2)c. m. ino nel libroa Scapula (rf), e dall'autore de- p, 70. atti del martirio di S. Cipriano (Z>) furono )pellate aree delle fepolture de' crilliani . E (^n, ^.p. le i crilliani le abbiano accrefciute in Roma , 190. apwi Dfserv ancora l'eruditifllmo Monflgnor Bot- Kuinarr. ri dopo Buonarroti (e) nel i. Volume il l'Ila Roma fotterranea Qd) , dove in quella (OKcPracf. pag-xn.. uifa ragiona In qualche parte erano iffiiterj opera de' noftri prim.i cridiani perch , lifcavi , di cui talvolta f ne veggono lino in Ccl)p.ir
d
i
i : i

odici l'uno fopra l'altro fatti nelle parti laterali


e'

corridori per collocarvi

cadaveri

e quel-

fatti
:o

pavimento delle capellette per que. medefimo ufo , fono fenza fallo manifattura
nel

Q^ 3

loro

2 44

E^

e O

U M

loro , e di qui forf avviene , che fi trovane alcune di quelle Urade chiufe , e piene di ter ra , perch non potendo i criftiani per paur de' gentili portar fuori il terreno , e perch an

che farebbe ilato loro d'incomodo maggiore , gettavano ne' corridori gi pieni di corpi mort poich non dovea efsere piccola mafsa di terre no quella , che ricavavano da quelli fcavi lat( rali chiamati loculi da chi ha fcritto di quef materia , e che quando erano capaci d due tre , o quattro corpi , erano chiamati hifomui

trifomum , o quadrifomum . Ed in tal gui venivano anche per avventura ad impedire mal odore , che i corpi frefcamente fepoltid veano efalare , acciocch non nuocefsc a qU' viventi, che fi adunavano , o dimoravano quelle catacombe . Cos egli. Veggonfi ance
ne' cimiteri delle cappellette
,

le

quali cert

mente non poteano


s

efsere fatte da' cavator


il

che non profefsavano

criflianefimo
,

meni
fi ti

fpefso e nelle cappelle

e ne'fepolcri

vano de' fegni, e delle figure di croce, che e; no abborrite dagl'idolatri .Ma poich non t ti erano capaci a fare il melhere di cavatoi
fu illituito l'ordine de'
foflfori y
a'

quali

<

importo il carico di fare de' nuovi corrido e di formare nuovi fepolcri , de' quali foli alcune ifcrizioni , e monumenti fi vedono
preflb
il

Boldetti

il

Bottari
.

gli

altri

de' cimiteri parlarono

O)
T.

P' S>79' HI. opp.

^^^ giovanetto,e Itudiava le arti liberali in ( i. Hdit. Mar^^^ citt, era folito d portarfne' giorni fc. A tian.
co'

De' fepolcri delle a combe di Roma fcrive San Girolamo ne' c( mentarj fopra Ezecchiello Ca^ , che mentre ^ .1-, ^ i.
.

li

'

fuoi condifcepoli
,

vifitare

fepolcri
,

e'

Santi Apofoli

e de' Martiri altres

e a er

a-

re

DE PRIMITIVI CRISTIANI
n i

245

Dvcnte ne' profondi cimiteri , nelle pareti ]uali contenevanfi in varj depofiti i cadaveri epolti,e dove,e* dicc,tanta la ofcurit, che e fiufl adempito in efT il detto del Profeta , Che f di fopra dono neirinferno i vventi
,

gualche fpiraglio pafTa un po' di lucere tema alquanto le tenebre , ci fuccede di rado,
\

'

come in una ofcura notte , taU che quivi concorrono, pu appriarii il verf di Virgiliojche l'orrore , e il fondo lilenzio per ogni dove apporta loro tere,e fpavento. In quefte e profonde, e ofcure, -ride caverne fi ricoveravano i fedeli, menerano da' gentili perfeguitatia morte . Ter, iano nel luogo di fopra citato racconta, che :o Ilariano prefide i gentili vollero , che fi
i

poi

fi

torna
,

a coloro

.)

iielTero le aree delle fepolturc de' criftiani

che doveffe loro ne, anche quel miferabil ricovero Negli Atti )Confolari del martirio di S. Cipriano C^)WP=^'"* giamo: che Paterno Proconfolo diOe , fa-^^^^^^* ^PP^ Oxon. r no da me trovati i preti ... e aggiunle, condafi ancora 3 che non fi adunino i ei'ilHae non ardifcano di entrare ne' cimiteri Ilo ileffo fecolo terzo , in cui pat il martirio
che forf {limavano
fi
.
,

...

i^^- 1- vu. veri , flavano i criftiani , e faceano una vi- ^' *'* P^5* ^*^* miferabile, esentata, amando pi t torto di

Emiliano Prefetto dell'Egitto Vefcovo di Aleffandria , che avvenire non fi arrifchiaflero i criftiani di ebrare le loro adunanze , n di ilare ne' citeri (6). In quelli luoghi adunque pieni (fi lebre , e di mal odore , ch'efalaVa da' caCipriano
,

e a S. Dioniflo

(b)Apnd

frire

:urit
;olo

qualunque difagio , e di flare nelU e nell'orrore , che di metterli in pe, d offendere il loro Dio . Talvolta per

fuc-

2^6
fuccedeva
,

1>

i.*

COSTUMI
traditi da' falfi

che

amici

odifcc

perti da' perfecutori della religione fofTero a: fediati da' flitelliti , e corretti a ufcire , e cri

delmente (Irafcinati a' tribunali , ovvero clTer do chiiifi per tutte le parti , ficchnon foflTe 1(
ro poflibie chiedere foccorfo da' fedeli , ci occnltamrnte erano foliti di provvedere al necelTit loro, di fame , e di iete moriiferc Troviamo di tutto ci noi un chiaro efemp
nella celebre ifcri/ione di

che

pat fotto
i

AlcOandro martire Antonino Imperatore, nella qua


poche parole le mUerie , che continuamente pr
,
:

ifcnzione
afflitti

crilliani di quella et perfeguitati

efpreffero in
,

angofce

e le paure

vavano. Poich

cosi fcriOero

tentfi

infei

ci, ne^ quali n pure

nelle

calerne
,

poffiar,

cfferficuri .E' qu(:ih Ccnzonc


'

come

altro^

niZi

'fr motivo ^7

^^e^vammo,
^^^^
fi

riferita

Boldetti

dairAringhi,dal Mabillc e da molti altri , che per brevi


fpcfib agl'incomodi
,

religione

trai afci ano

abbandona^
ti

V. Aggiugnevafi
orrori
il
,

e a

da

loro

e a'gravifTimi patimenti de' criftian

P^^^^l^

Xfr-oano
z^a

v^dcrfi abbandonati, e anche odiati, p ^o^^'^o di religione^a morte da^ loro proprj g.

\on paen^ nitori. Erano fovente da' parenti diferedati (4;


figliuoli
ti
,

poich dimoilravano
;

\ effere coftar

nella fede
i

cacciate

le

mogli via

cafa

(a) Tert.I.i.

mariti,
i

fratelli
,

fuggiti da'

proprj

fratell

adNat.p.4;*

fervi maltrattati
,

e afpramente puniti da'p:


efiliati
i

droni
Apol.

cittadini
.

confn
a' t

(b) cap.v, (Z>) nelle ifole

Vedeanfi
.

mariti correre

banali

e accufare le conforti loro

elleno fatte crifliane (e)


/e)S.Jftin* chi
fi

Non

per effe , fapeano pi

fidare
,

credenti

Le
,

leggi delPamicizi
,

M.Apol.ii. le affinit
^ ^^'

le

pi ftrette parentele

come
gl'ic

non

vi fodero

mai Hate

nulla affatto appre

DE PRIMITIVI CRISTIANI
ridolatri
i

247

valevano . Che fc talora moftravano efsere inofT da compalTione , appena udiano le calunnie , che contro di noi aveano insntate i nollri emuli , che dimenticatifi del ngue loro , fenza punto informarf , f erano ?re le fcelleratezze , che ci erano attribuite , livanfi co' noftri nemici , e non meno crudeli erfo degl'innocenti fi (^) dimoitravano . Ma
cridiani raiTimentandofi delle

parole del

^ aa ,<. Re- j^^^ l'\^

.'

mtore

quale avea detto, che non potea apudEufeb. kre difcepolo di lui, chi non aveise abbando- i. v. H* E. Ito il padre , e la madre , e fratelli , e la.^ ^' * e non avefse lafciata ancora la propria oglie Monta ; e che farebbe venuto il tempo , i
,

il

chi avefse fatto del danno a' fedeli , avrebcreduto di preftare ofsequio al Signore ; paentemente tante avverfic apportavano atndendone il premio da colui , che aveagli liamat al maravigliofo lume della vera creli
i

!nza
i

'

Non dobbiamo pertanto maravigliarci, Padri ragionando della virt de' criftiani
VI.
et loro
,
,

reftmt^
ni^nx^e

de'

rlla

celebrarono con alte lodi


.

la

pa- Padri circa


^^

enza

icora de' loro

codanza nella fede , e la fortezza animi S. Giuftino martire nelfua prima Apologia [/] Non bifogna, dice, voitarfi contro il nemico imperciocch non vuole Iddio , che noi fanio imitatori de' malvagi ma che colla pazienza C- colla piacevolezza procuriamo di rimuovere
la
:

paden'
^^ ^^
(^^^

^^

,_^

f.^^H'J /,*
p.;^; iutm
cr/.

(b)n.xvw
p. 54.

tutti

e da' cattivi defiderj La qual cofa polTiamo noi provare coli'efempio di molti , che vifsero apprefso di voi me defitni , che da' violenti , e crudeli , ch'erano 5 avendo ofservato la colbnza , e la padal

difonore

zienza nel foffrire le ingiurie, e lacofluma-

0^4

j*

te-

1^48

l>^*

COSTUMI
:

(a)n.xxxv.
p. 351.

tezza de' criiliani, mutarono vita . Ate nagora pure nella fua legazione la"] Rim provcrano , firhe ^ i gentili a' crifliani quel le medefime fcelleratezze, che come glorio
y,

f azioni

attribuifcono

a'

loro
i

Dei
cadi

Cosg!
e

5,

3, 3,

adulteri ofano di riprendere ro che vivono come i pefci

colo
1(

e divorano

35
5,

perfone , che vengono loro tra le mani vituperano gl'innocenti criiiani , i quali noi folamerte non ripercuotono loro percufso ri 5 ma benedicono ancora quelli, da' qua
i

5,

li

fono maledetti

Ma

a noi

non bada

l'efse

(b)

]p>

30^.

Vogliamo ancora efsere pazienti ,. Avea egli detto nel numero undecimo [Z>] 5, Che apprefso di noi avrebbero trovato i no
55

re giufti.

5,

(Iri

nemici delle vecchierelle


,

e degli

nomi

5,

ni rozzi

ignoranti
la utilit
,

quali co' fatti di

5,
5,
3>

mofravano

che aveano ricevut


.

Ges Griflo Poich no declamavano , ma operando bene5nregnava no coH'efempio d non ripercuotere chi percuote , di non chiamare in giudizi
dalla dottrina di
<

5> 5
5,

chi ci rapifce

noflri beni

di
,

dare

a chi cer

35

3,

amare il prof fimo , come noi flelfi . . Facciamo una vit moderata , e piena di umanit, con difpre giare le cofe dd mondo , non curando(
ca da noi qualche foccorfo
.

di

nulla , ancorch flamo condotti al fupplizic efsendo noi perfuafi , che non patiremo ve run male morendo ; anzi che riporterem dal gran giudice il guiderdone delle noftr Tertulliano nel libr Ccc.ih.p. " buone operazioni . a Scapula [e] , e nell'Apologetico [e/] , rifpor yo.
5,
3,

(d) cap. i.^l^^


IP

^***

dendo a' gentili , quali andavano dicendo non ci doveamo lamentare, f eravam perlguitati ^ mentre boi bramavamo di patire
i

ed

DE'

PRIMITIVI CRISTIANI.
i

24P
cosi Icri-

diceva-no di amare
.

noivi

nemici

Egli
quel

certo

in

modo
fta
,

che vogliamo patire , ma , con cui fi foffre la guerra .


,

Ninno

volentieri nella battaglia

dove

che pericoli , e tema , quantunque combatta egli, che della guerra fi lamentava , con tutta la forza , e vincendo goda , perch riporta preda, e gloria.EIla per noi una battaglia l'efrereflrafcinati a' tribunali , affinch con pericolo di perder la vita combattiamo per la verit . Riporteremo la vittoria , f combattiamo valorofimente per Crifto. Quefla vittoria porta feco la gloria di piacere a Dio , e la preda della vita eterna ,, . Origene nel fecondo libro contra Cel(a) . Molti de' nodri , dice ^ fcbbene fa- (a)n. pevano , che perflftendo nella confeffione 'T* i della fede,farebbero flati uccifl,e rinnegando, avrebbero ricuperate le facolt loro , tutta volta antepofero , per confcrvare illefa la
necefTario

xvrr.

piet loro

,
il

alla

vita la
,,

morte
.

e vittoriofi

patirono
l)ro
:

martirio

del bene della (^) Ella queda virt a noi comune.^ (b)p.ati. con Dio . Da lui incomincia la pazienza . . . Edit.OxoB. Noi, fratelli dilettiffimi , che non colle paro-le , ma co' fatti fiamo flofofi , e non colPabito, ma colla verit dimoftriamo la noflra fapienza , che fiamo cofcj delle virt noftrc, e non ce ne vantiamo ; che non diciamo gran
:

Cipriano nel Pazienza cosi fcriS.

cofe di noi

raedefimi

fervi
la

e adoratori del
,

pazienza

ma viviamo come , vero Dio , offerviamo che abbiamo apprefa dal Signo/<) p.

afpettare , e perfeverare nel fofFrire con pazienza,poich flare (e).


rao noi per la fedejC per la fperanza criftiani,

Dobbiamo pertanto

sr^

le

2^0

frutto

he'
,

costumi

Ca)Ep. iv.
i6iS,

pervengano al lon richiedono la pazienza . Non fegui ,, tiamo noi la gloria prefente , mala futura Eufebio Cefarienfe nel primo libro della Evan ai:\lc2. Preparazione Ca) . Ella , f//Ve,opera de Signore , il vedere un infinita moltitudine
le quali

virt affinch

5,

di

uomini
,

e di

donne
,

e di fanciulli
,
i

j,
5,

fervi
di

e di liberi
,

nobili

e di plebei

barbari

e di greci in tutti
,

luoghi
,

ii

5,
3,

tutte
te

le citt

in tutte le

regioni

e in tut

3,

5,

le nazioni , che fono illuflrate dal fole correre a truppe per abbracciare la rcligio ne , che noi profeffiamo , e per apprender
il
1

modo , onde non folamente reprimano petulanza delle azioni , ma caccino an ,5 cora i cattivi penferi , e domin^^ laconcup: 35 fcenza , e foffrano con pazienza , fenza ver " dicarfi , le ingiurie fatte loro da' nemici (h) A^'Rd -^^nobio nel libro fecondo contra gentili (^) L/i^t. 55 Non vi ha,ii/Vff, nazione cos barbara, e alien ,5 dalla piacevolezza , la qual nazione, avend
5,
*

55
55

accom'entito a
to per

Ges

Criilo

non abbia mut;


maeflro fent

amore

del fuo divin

,5
5,

menti 5 e non abbia deporta la fua fierezza Vogliono piuttofto eflere i fervi maltratta da' padroni, le mogli abbandonate da'mariti
i

figliuoli
la

diferedati da' genitori


,

che ron
fer

3J

pere

vera fede

deporre
.

il

facramenl

55
55

della criftiana milizia,

Quantunque
5

da voi, o gentili, propofle tante diverfit


fupplizj a' feguaci di quefta religione
di

55
,5

nul

meno crefcono giornalmente


le

criiliani

5,
55

contra tutte

minacce

e gli fpavcnti ce

55
,,

animo grande accendonfi maggiormente da amore della verit, e con incjmparabii fa tezza combattono. Credete voi forf , che

de' primitivi cristiani


fijni

251
con ver-

cafo avvengano qiK'ftc prodigiofc


.

Non
che
i

ella per
fi

avventura una cofa di-

vina

mentre

facciano tanti acquifti da noi, carnefici , gli uncini , e altri innua'

merabili tormenti f.)vra(lano


ganfi gli

fedeli

vcg-

uomini
,

dolcezza
re a

da una certa, e dall'amore della virt , antepor,

come

prel

tutte

le
,,

cofe del
?

mondo

l'amicizia di

Ges Grido
Della
artire
(leflo
,

fortezza cos fcrivc

nella

feconda

San GiuHino Apologia (4) Io


:

(a)

n.xn.

mentre era dedito alla filofofia di Platone , e udiva difcorrere delie iniquit , che diccanfi proprie de' crilliani , non mi potea perfuadere , che da loro fomiglianti ecceiTi fi commettefTero , poich vedeva io che fenza punto temere la mo;-te , e i patimenti , che dagli uomini comunemente fi temonojcorrevano intrepidi alle carceri , a' Cagionava quetormenti , e al patibolo ,, ii virt de' criftiani ammirazione ne' medefimi )(lri perfecutori per la qual cofa Antonino nperatore fcrivendo alla comunit dell' Afia , fort gli adoratori degl'idoli , che aveanoco. ;

? ^*

^i^k

^^^
r.x-

Juftin.

nodri danni , di finirla una volta , e trcm. poi. quali combatten- i p.S7'^<l' fedeli in pace , lafciare ^"*^ )5/intrepidamente per la religione, re Ih va. ^PP*
'irato a'
i i

vincitori de' loro (^)

untili

deridevano

noftri
,

emuli.Che f parecchi maggiori (e) > e gii


e farmentizj
,

-ipellav^ino parabolani
Iti
,

(e) Lucian. e difpe- Dialcg. Te.


regi-.p.^?^.
*
*

tr

perciocch non fi curavano della morte , non rinnegare Grillo e circondati da fer,

^'

^P^*

lenti

Dn

accefi, Lifciavanfi abbruciar vivi(J), u^yidp potevano con tutto ci fare a meno , che T.i. Antq. manere attoniti dalla maraviglia , vcggendo Chrlft.p.g^

tanta moltitudine di nomini, di

donne

e di %S['
fan-

252
fanciulli
(a) l. vri.
Str. p, 7j8.

JK>

e'

COSTUMI
;

Una
fi

si

prodigofa intrepidezza.S. Cle,,

mente Aleffandrino (^)

Niun uomo
.
,
.

rf/ce ,,
,

il

quale

dimoflri forte fenza ragione

me-

Poich rta di eflere chiamato fapiente bambini ancora potrebbero efTere chiamat forti in quefto fenfo , perch non paventane
55

alle

volte

le

cofe

che

a'

favi

pru-

denti fembrano formidabili , no fino a toccare il fuoco


5,

e
,

fi

arrifchia

per mancan-

za di cognizione.

Ma

martiri flando unit

3,

35
3, 3,

con Dio , ed effendo preparati , quando fo, no chiamati da Dio medefmo vanno coi animo pronto , e allegro ai fupplizio , dime,

flrando cogli effetti la loro vocazione


tre

men-

(b)

tf.

I.

n pre5, cipitofamente a' giudici fi prefentano , m; 55 regolandofi bene colla ragione diretta dall: le fopportam 3, fcde,foggettanfi alle pene , e 5, con ragionevole coraggio,e fortezza,,.Sono queflc fomigliantiffime refpreffioni , che adopra lo flefTo Santo alquanto dopo , che per nor dilungarci troppo , fiamo adretti a tralafciare Tertulliano nel libro a Scapula (b) feri ve
3,
;
j
.

non fanno nulla temerariamente

C)g.i.P.7

non temevano que poich aveano ab35 bracciato il crillianefimo con quella condi 3, zione di foffrire qualunque fupplizio , defi 3, derofi di ottenere i premj , che fono fiat 35 promeffi da Dio a chiunque aveflTe vinto ne 5> combattimento il nemico . Laonde godevano pi quando erano condannati a morte 3, che quando erano rimandati alle loro cafe . ^ "^^^' ^P^Jog^tico CO 3j Q^al cofa di fimil 3, avviene al criftiano ? Niuno de' fedeli 3, vergogna della fua religione , niuno fi pen3, te di aver apprefo gP infegnamenti di Cri
3,
i

Che

fedeli dell' et fua


,

3,

travagli

che pativano

:>,

'

(lo

DB* PRIMITIVI CRISTIANI


,

253

fio.

S' egli
,

cufato
,

notato , f ne gloria; s' acnon fi difende ; s' interrogato ,

s' condannato , ringrazia, Qual ; male adunque apporta il criflianefirao , fti_> non ha fegni del male , che fono il timore, la vergogna , la tergi verfazione , la penitenza ? Racconta egli pertanto nel libro di fora citato a Scapula (a) , che Arrio Antonino

confefla

() e. iv,

ran perfeciitore della chiefa nel!' Afia


e

menfi
,

P*^^'

vide,che

fedeli adunatifl infieme gli


,

preme_-?

ontarono tutti d' avanti

reft forprefo

/endo ordinato,
)
;

che alcuni folamente di loal

foflero condotti

fupplizio

diffe agli altri

avete de' precipizi , onde precipitarvi da voi medeflmi , e fenza Dtetc .r altro , comand , che alle cafe loro tornafMinucio Felice nel Dialo^o da noi tante :ro
volete

morire

ohe lodato

(6) La fortezza

^ dice

prende

C^)

Oaav,

vigore colle infermit 5 e la calamit fovente maeilra della virtje intorpidifconfl le forze del corpo , e della mente fenza 1' efercizio della fatica . Per la qual cofa tutti gli uomini forti , che fono celebrati da' gentili, furono inflgni per le difav venture , che foffrirono . Adunque febbene pu il Signore fovvenire i criftiani , e febbene non gli ab* bandona , eifendo egli governatore dal mon-

do , e amatore de' fuoi , con tutto ci efamina , ed efperimenta ognuno colle difgrazie , e co'pericoli pruova la indole dell' uo-

mo
, ,

e cerca la volont

di

lui

fino

alla

, ficuro , che non potr egli perdere nulla . Quindi , che fcconie 1' oro col fuoco, cos flamo noi provati co' pericoli. Quale fpettacolo pel Signore , e quanto bcL lo , allorch il crifliano combatte ? Allora che

morte

2
55

54

^'

COSTUMI
i

5,
5,

5>

5,

5>

3>
5,

fiippliz; , e che fprezza le minacce , e allorch infultando a' giudici , tonncnti ? ride dello Crepito della morte, e dell' oi ror del carnefice ? allorch parla contro re , e i principi liberamente della fua tQQ e cede fokanto a quel Dio , di cui egli f; vo ? allorch finalmente trionfatore , e vii citore fi burla di colui , che ha contro di pronunziatala fentenza ? Poich vince, e! ottiene ci , che defidera . S. Cipriar
;

(a)p.i4r. nella fefTantefimaEpiftoIa (^): Avea , dk procurato l'avverfario di turbare il campo


,y
5,

Cri/lo con un violento terrore


fpinto collo fteffo impeto
,

ma

fu r

con cui e' venn e quanto arrec egli di paura , e di terror altrettanto ritrov di vigore , e di forte: za . Erafi immaginato di poter egli d nuov fervi di Dio, e abbatterli con,> opprimere nuovi , e inefperti foldati , e meno apparei ,y ,> chiati , e cauti. Affd egli uno , credendc
i

5,

fi

di poter feparare,

come
falco

lupo,
,

la

pecorel

3,

dal

gregge
.

campagne
gran forza

yy

colomba dal Perciocch colui , che non ha. fi fiudia di circonvenire un fol
e
la
i

come

yy

ma
fio

rfpinto allora dalla fede per lo efercitc


foldati di

5>
yy jy

ch'erafi adunato, intefe, che

Cr

vegliavano

e armati (lavano in ordii

5,
,, 3, 5,

yy

di battaglia, e che poteano ben morire , n non gi rimanere vinti; mentre fono inviti non temendo la morte , ma dando pront mente pel Redentore il loro fangue , e loro anime . Quale fpettacolo gloriofo quello fotto gli occhi di Dio ?.... Quanti e duti fi rizzarono con una gloriofa confeffi

5,

ne? Stettero eglino colhnti,e col dolore de la penitenza divelluti pi forti nel comba

timc

DE PRIMITIVI CRISTIANI,
imento
,

255
una volta

modrarono

di effcre flati

orpr. fi dal terrore di una infolita battaglia , na rinvigoriti poi dalla fede , che riacqui-

larono

e raccolte tutte le forze loro dal ti-

more di Dio per fopportare con pazienza qualunque cofa , ottennero il perdono, e 3aflarono alla gloria . Vedafi P autorit di ra citata di Arnobio . Lattanzio ancora nel ^ into libro delle fue divine iftituzioni (4) at;a , che dall'oriente alP occidente erafi prosata la legge di Ges Crirt:o , ed ogni et , li felTo ogni nazione in fonima era attenta
,

ervire

lo q([o

te le

Signore , ed era la (hlTa pazienza , difpreggio della morte apprelTo genti. E non era ella naturale una
il
,

fortezza

e coftanza nel

difendere collo

rgimento ancora del proprio fangue la te. Provavano i fedeli dolori , che feco rta la natura , e gridando talora sfoganfi , ma quando combattevano per Ges
i

iilo

, ,

allora

rinvigoriti dallo
f
il

^nore

come

egri foffrivano
[

fpirito del dolore fentiflTero , tormento. Della qual cofa

niun

chiarilTimo cfempio
e

ci

fomminiflrano
,

gli
,

tti

delle fante Martiri Perpetua

e Felicita

morirono fotto Settimio Severo Imperato. Poich effendo giunto il tempo , in cui Peata dovea partorire , e provando ella gran_j lori , fi sfogava con gridare alquanto, quanuno de' carcerieri le diffe che farai tu , and farai efpofia alle fiere per efiere da_j
'

ielle

sbranata
:

Replicogli fubito la
,

invit-

che foffro ; ma_j lora far un altro in me , che mi dar forL, mentre dovr io patire per lui (Z>) . Conio foffro ci

donna

Ora

^>^
p.

Ajmd

rmano

quella verit colle loro telHmonanze


le

^J'"''";'"* XV. S6

5^

r>

e chicle di

e O p/ Vienna , e

U M

di

Lione nella celcbr

che fcrilTero fopra il martirio de' va , campioni d Ges Grillo , che patiron martirio fotto Marco Aurelio nella Galia il la qual lettera riportata da Eufebio nel quint (a) <^ap' /. libro della fua Storia Eccleilaftica (/z) : Pro va vano gran conforto , cos ferivano i Lio p^***jf ama ng. ^^ ^^^^^ ^ ^ ^y^^^^^y^ ^ p^j gaudio del martirio per la fperanza A. promefla b^^tturt ^, per la carit verfo Grillo, perciocch dal Pe lo Spirito Santo erano rinvigoriti la qual cofa accolhvanil allegri al luogo d( 5, 5, Tupplizio mollrando nel volto una certa ma< 5, U unita all'allegrezza . Di S. Simone Ve icovo di Gerufalemme fcrive Euiebio n( libro terzo della llefia illoria : che per mol 3, giorni fu crudelmente rtraziato , talch 5, Gonfolare, e gli altri , eh' erano prefenti, 5, maravigliarono grandemente , che un uorn 5, di cento venti anni avefe potuto foffrire tai (b) c.xxxif. ti tormenti C^),, . E per verit era quello u
lettera
lorofi
.

argumento gnore ne'


,

della particolare allKlenza del S

cui occhi

preziofa la

morte

d<

iuoi Santi. Imperciocch fenza unofpeciale aji to, come avrebbero non folamente i Vefcovi

mentre udivano recitare la fentenza di mor data contro di loro da'giudici , rifpollo ^graz^ a Dio y la qual cofa il legge del Santo Marti]
Cipriano (f ) , e regalato il loro carnefice (^d] j^^ ancora le perfone rozze bambini , e i fanciulle fofFerti tanti, e s gran patimenti ^Tsd^^^* ?' Ebhe adunque giuda ragione Eufebio Vefco^ ^j) Ibid. di Gefarea di fcrivere nel fuo primo libro del (e) e. IV. Evangelica Preparazione ((?) , che le Vergine ^* *^* le , e i teneri bambini , e gli uomini ignorani barbari 5 vii^ e abietti , confidando nell' ai'
(e)
npitd

Acl.

Rum.

t(

I>H'
:0
,

PIITMITIVI CRISTIANI

.
,

257

e nelle forze del noico Redentore


fatti la

3rovarono co'
^rofefllVano.

coniverit della dottrina, che


detto delle teftimonian,

E ci

ila

de' Padri riguardanti la pazienza


,

e la

for-

tezza de' primi crifliani

dalle quali teltimo-

lianze
blTe

a evidenza , quanto ed eccellente in efT la virt iella codanza , e fermezza nel foftenere Li-j )iet 5 e la religione , e nel mantenere a onta e pericolo, e ftrazio , li qualunque incontro, genere di morte, intiera ne'lro animi la vea , e fana credenza . Delle per^ Vii. Ma affinch ognuno vieppi conofca in [ual grado mai folTero quelle virt pofTedute /^^'^^J,?-'^' ^ ' ^'/'l^ la'noftri mai^^iori , fembrami eflfer ella opporuna cola il deicnvere brevemente la iitoria_ g/^'^/ ,

pu ancora dedurfi
,

particolare

Ielle

perfecuzioni

il

dimoilfare ordinata- ^^'


eill
i

Gentili;
i
-

nente, quanto abbiano


)rimi

patito

in

q'xt^ contro
^^^^''

Cri

alci
li
li

tempi fotto ^\ ebrei,e gentili noltri ne* e con quali , e quanto diverfe forte ,
inventate dalla crudelt de' tiranGraziati
,

fupplizj

fieno

Itati

fenza che

abbiano ce-

luto
iall'

alla

violenza

Dopo qualche tempo

ore

Afcenfione del nollro amabili/fimo R'edenin ci(;lo , elleadofi pe' miracoli, e per la ^irtuofa vita de'fanti Apolloli propagata la reigione 5 giudei , che ci mal volentieri foffri* ano , congregandofi fovente , cercavano di rovare la maniera, con cui poteflfero toglieri

affatto dal

mondo
,

(^)

Ma

veggendo

on tutte

le arti

e con tutti gli sforzi

che che

q^^
e.

a^^^

iv.

a<v/

depravano , non folamente non le pregiudiavano nulla , ma facea ella ancora giornaU
lente maravigliofi progrefT , e per le circonicine regioni fi diffondeva ; ricorfero alle caunnie , e avendo fcelto delie perfone di per-

duca

258

DE*
,

C O
,

U M

cinta fallite

le

mandarono

ne' paefi dranieri


agli ebrei,e

ordinando loro
i

che fignificafiero
,

s'gentili,efiere nata Pateiftica fetta de'crilHani,

quali eflendo crudeli


di

e diflbluti
,

erano

{o-

liti

uccidere de' bambini

e di cibarfi

delle

* n

^*

loro carni , e di commettere ntlle loro adunanze delle infamit , e delle fcelleratezze , che i roffore , e la verecondia vietano di nominare
1-cdel
il

dhoo cm-n C^-^ Frattanto erano eglino attenti , che 1 Tryj. n. ^on acquirtaffero dell'autorit appreflb Kvii. pag. polo; per la qual cofa , avendo intefo
^^^'
floli

p
chi

S.Stefano, uno de'fette Diaconi , che gli Apo aveano fcelti per attendere al regolamentc de' nuovi criftiani , e alla dillribuzione delk limoflne , era pieno di fpirito , e che gran con
j

(b)

Come
"

lldra^'tar

^oh

(e) A^oi'.
e.

XIV. Vi-

Theo\^MI. Antioch.'].
1

il.

ad

Au-

predicando la divina parola , face nella Paleflina cominciarono a perfeguitarlo e avendolo fentito predicare , ed elTendo Ihit confuii da lui , determinarono di lapidarlo Lo fpinfero pertanto con impeto fuori della^ citt 5 e mentre egli fi raccomandava al Signo re, e pregava, che foife perdonata la colp a' fiioi lapidatori , perciocch ignoravano ci ^^^^ ^^ceano , a colpi di pietre gli toifer crudelmente la vita (Z>) Imperciocch avend; Mos comandato nella legge , che q u un q perfona ave He beflemmiato fofle uccifa con u ancl" td g;uerc di fupplizio ,5. Stefano , e dopo alcuni anni San Jacopo Minore , San. Paolo , il quale per altro fu prefervato dal S gp.Qre , e molti altri, furono trattati da beilenr ^^^^'^^^i'i Non cefs per la morte del Prot( inartire ir furore della perfecuzione . I giudei fcmpre pi iitibondi dd fangue criftiano , fi<
verfoni
,
, .
1

11

M,

to'yc.n.ulr.
p.

ramente contro degli innocenti incrudelivanc


Vedeanfi per
la Paleiiina
,

423,

per

le vicine Prc

yinc

n?/iniiAriTivi ciu'tiani . 235? vincie donne , e uomini ftrafcinati alla prigione da' manigoldi , ch'erano flati fpediti contro fedeli da' Principi de' fiicerdoti . Sani

il quale era allora dedito alle farifache fu, perdizioni, divenuto capo de' perfecutori non folamente colle parole approvava le crudelt loro , rna avute ancora lettere da' principali giudei , fcorreva le citt , e trovando de' feguaci di Grillo , ordinava , che fo fiero flret-

ie

legati , e condotti a Gerufalemme , per efiere quivi giudicati;e quando erano condannati a morte, era egli attento a promulgare,

tamente

e a farne efeguir la fentenza Qa)

I
il

fedeli for-

^^n

. ^c^

prefi dal terrore

avendo apprefo

pericolo di XXVI.
quafi

vedere
eftinta
fanti
ti
,

la

chiefa allora nalcente

fiibito

efil*ndofi

fenza dubbio configliati co'


d

Apofioli,determinarono
di loro
fi

adunque
la

difperfero per

partirfene.MoL la Giudea,e
C^) ^^^^'

per
2

Samaria(), alcuni pafiarono nellaFenicia,

^^-

^'

nelle principali citt della Siria,e altri navigaa

reno
ie

Cipro

Magli Apofloli ricordevoli

del-

promefie del Redentore , non vollero cedere alla violenza , onde rimafero in Gerufalemme , pronti a fpargere , quando fofiero venuti in poter de' nemici , il fangue pel loro divi.

aoMaertro. Crefceva frattanto


zie
il

tra le

disgra-

Saulo medefimo proiigiofamente chiamato alla fede da Grido , da lero perfecutore,ch'egli erajdivenne predicato'e (e) del Vangelo.E non molto dopo ebbe fine a perfecuzione mofia da' giudei contro la_j :hiefa . Dur queda pace fino a' tempi di Claulio Imperatore . Ma avendo confeguito fotto pedo Principe il regno della Giudea rode Agrippa , e avendo voluto dare nel genio a' fuoi fudditi (^ i quali erano pieni di mai talento conR 2
do^^criitiani.

numero

(e)
jx.

a ci

e.

l6o
contro
leflina-,
i

li'

O
la

U M

fedeli,

religione de' quali vede-

vano maravigliofanieiite propagata per laPae per le circonvicine regioni ) verfr l'anno quarantaquattro di Grillo , fece tagliare

Giovanni (4), ancora prefo , e chiufc *^ * in una ofcuv^ prigione S. Pietro, per farlo ne eidere, finita che flTe la foiennita della Pafqua Fu per miracolofamente liberato dalla prigio- ne il Principe degli Apolioli , e Agrippa elfendoli portato a Cefarea , fu percolo nel teatro dall'Angiolo , e forprefoda acuti , e fieri dolori di viibere cagionati da vermini , che dopc cinque giorni , efTendofegli fparfi per tutto corpo,vivo finalmente lo divorarono. MoltifT mi furono criftiani , a' quali ( nelle perfecu zioni mode contro la chiefa ne' primi fecoli d gli Imperadori ) come a S. Jacopo , fu recifc colla rpada il capo. Tra quelli furono Leonida vy.j E^^^l"*adre di Origene , il quale mor fotto Setti mie Severo Imperatore (^) , e il celebre Vefcov( feb. ]!vi. e. di Cartagine S. Cipriano (e) , e innumerabil i.H. E. altri, de' quali o fono riferiti gli atti flncer mento (e) Vide A-<^^^ ^^^^"^^^ e da' Bollandifti , o fono aaMart.qii? vati or efpreffamente , or conrulamente da cxtant init. Santi Padri i combattimenti . Nell'anncna taOpp, ^it ^qI^ ^11^ lettera A. fi rapprefenta la figura d *^' un martire inginocchioni , a cui rccifo il capo e nella lettera B. fi vede la figura di un altro q*

la

tefb

a S.

Giacomo
5

fratello di S.

(a; Act.c,

^ ^Qj^^^nd

che

foffe

gato

fi

al palo, e fcorticato dal carnefice , com racconta di S. Bartolommeo Apoftolo , e e

alcuni

altri

de' quali

fuo
la

luogo ragie

neremo. Quantunque dopo


copo
,.

la

liberazione di S.

morte di S.J^ Pietro, non abbia


ecci

mo dillinta memoria

di altre perfecuzioni

late coxitra la chiefa da' Prefidi della Paicllina

od

:;i^om

'

Il

'

'

ex.

'u

'^m^^b;:M'^^^^M^ii^p^^<^^^5^

DB* PRIMITIVI CRISTIANI.


}

26I

da' giudei fino al

/ita l'altro

privato di S. Jacopo difcepolo del Signore , e


,

tempo

in cui fu

Vefcovodi Gerufalemme, tuttavolta leggiamo


negli atti
;?brei

de'S. Apoftoli

che qualche volta

gli

medefimi non folameiite in quella metro- ^^^. poli de}laPaleflina,(rt)ma altrove(^)ancora cor:ro di S- Paolo principalmente li ammutinarono, ! procurarono d\ ucciderlo. Era Anano fommo ^^^^^ uomo audace, di fetta ^^ Pontefice de' giudei
,
,

^^^\

[adduceaja qual fetta era nel giudicare i rei pi" ii ogni altra f vera , e crudele . Quefti avendo
voluto illuftrare
'e dal
i

principi del fuo pontificato


,

:on qualche fcgnalata azione

pens

di

toglie^

mondo

il
.

pallore

de' crilliani
egli

abitanti in
^

aerufalemme

Avendo

pertanto faputo
,

che Fello Prefetto della


fente,

Giudea era morto

che Albino desinato. fuccefibre di lui era af-

adun

il

configlio de* giudici, e fatto con-

durre dinanzi ad efiljacopo difcepolodi Crifi:o, e Vefcovo di quella citt , come reo di empiet io condann ad edere lapidato; per la qual cofa
fu

poi

A nano

depofio dal pontificato

come
delie_^

racconta Giufeppe nel ventlimo libro


.Antichit de^ Giudei
lo
!-al ,

febbene Egeippo apprefri feri fc a

E ultbio
fatto

nella Ucria Eccleilafl.ca

un.

diverfamente,e pretenda, che il S. Vefcovo AI finito con un colpo di ftanga datogli da un ci.irandajo (e) . Ma il Signore ,. che pazientando avea per tanti fecoli fofferta la giudaica
nazione, affinch ella
fierifie
fiati
fi

\'^\

yj^
^^ xxrir.'p*.

ravvedefle, irritato da 72.i-':diiion. tanta crudeltjnon permettendo, ch'ella pi in- Taur.

contro de'Santijde'qualiraoltilTimi erano medefima uccifl con varie forte di fupplizj, e di martorj, volle darle la giufia pena;
dalla
ella

onde fu

non molto dopo per ordine

di

Nee
di
'

rone travagliata dagli eferciti dell'impero,

2^2
ridotta ad
Della per^
A^^.^/o^^

1>

K'

C O
,

U M

dipoi da Vefpafiano

e da Tito

efpugnata, e

tron

cflfere l'obbrobrio dcll'nniverfo . Vili. Frattanto Nerone disguftato della fempljcit , e della rozzezza degli edifizj , e della
,

*/^j.^jj.2za

e della obliquit delle ftrade di

Ro*

ma,

e defderofo d^impadronirll delle ricchezze


,

de' fuoi concittadini

prefe

la

Urana

rifoluzio-

ne di dare quell'augufla metropoli del mondo alle fiamme. Fece egli adunque accendere il fuoco per tutte le parti , e ne fu si grande l'incendio , e si grave il danno5che cagion , che oltre l'aver durato nove intieri giorni , i quattordici rioni , o quartieri , ne' quali era allora dvifq^la citt 5 quattro iblamente recarono ilIcfl 5 tre furono affatto diflrutti , e degli altri alcuni raiferi avanzi rimafero . Stava allora il crudele Imperatore , mentre il fuoco devaftavala

fua patria

in

cima

i un' altilTima

torre re

citando in abito di fuonatore un poema , ch'egli avea comporto fulle rovnne di Troja , ma tor* fiato di poi in f medeflmo , e vergognandofi
di

azione, procur di perche non era egli flato l'au^ tor dell'incendio. Determin egli pertanto dfl

una

detellabile

iliadere

a'

Romani

.attribuire la colpa

a'

crifliani

,
,

lufngandof
e in odio da'
i;^

ch'eflendo quelli avuti in orrore

gentili, avrebbe facilmente tolta dal popolo

credenza i elTer egli flato la cagione di ui^^ tanto male . Fece egli adunque arredare quei che manifeftamente foftenevano il criflianel-mo , e altri ancora , che per mezzo loro ave;

fcoperti

li
.

deli tormenti

condann a'pi difpietati , e cru Imperciocch ordin egli , chi


tal abito

alcuni foOTero veltiti di pelli di animali felvaggi

ed

efpofti
.

con un

fodero sbranati
il

di

cani

Ma

non contento

di ci

tiranno coman

^om-n^.P^ ^6-3

PE PRIMITIVI CRISTIANI

2(5"?

d , che foflero iipcii , o conficcati in croce , e altri involti nella pece , e li fomiglianti materie , che facilmente fi- accendono , e afifT
lungo
foOc
le ilrade della citt
,

acciocch
a

lom fuoco

venendo

mancare

tavola
fcnta

ferviHero di notturni fanali (^) . la figura fegnata colla lettera A. rappre-

dato che giorno , Nella anneffa C^)TacIf.


,

il

I.

^"^^ ^"^^^'

unto , e involto nella pece , ^' e in altre materie combuftibili , e affiflb a un palo , e in quella guifa bruciato vivo Era quefla forta di tormento affai atroce , e non folamente fu adoprato contro de' crilliani fotto Nerone , come abbiamo da Tacito , e da Giovenale () , ma eziandio ne' tempi feguenti Sat.r.v. fotto gli altri Imperadori , che crudelmente ^^) ^^^* perfcguitarono lachiefa. Alle volte temevano i carnefici in tal maniera delle corde , o de' fpaghi impeciati , o unti con altra materia , che facilmente infiammar fi potelfe ,che formavano come una tonaca , e di effa i rei , e fpeciaimente poveri criitiani ricuoprivano e di poi gli afiggevanoa' pali , e dando loro fuoco, gi'incenerivano . Era queflo genere di fupplizio appellato tunica di fuoco e molcfla , lo che . p colla da Seneca (0 ? e da Giovenale (ci) . Menp.^ig^^Ej'. tova pure lo icdo tormento Tertulliano , e di- an. 1653. moftra, che nel terzo fecolo , in cui egli fcriveva , era ufato contro de' fedeli da' nemici del ^ w S:it,Yii

un

^^^*

ir^artire

nome nome

crilliano

e alcune volte lo
,

chiama

col v.

131?.

di tunica ardente Qe^

altre

volte coti-j

nefla tavola

quejlodi tunica incendiale (/) Vedeflnell'an- ^^^^.^ ^^'^^ (^) la figura fegnata colla lettera B. che rapprefenta un martire veflito con una tal (f)i.i.ad tonaca , a cui fi d crudelmente fuoco dal ma- Nanon. e. ^^*"* nigoldo. La figura fegnata colla lettera efprime un martire, il cui corpo vefiito con (g)pag.2(J2.

R 4

pelli

-n]

Tv*
lib.iv.

IvTcIito Sai-

dianus api;d
xA'.

e O S t U M I sbranato, e divorato vivo da' cani.iMa per (ornare alla perfecuzione inoffa contro a chiefa da Nerone , egli certifimo , che non fu ella rilretta tra le mura d Roma Volle il fiero, e crudel principe, che in qualunque citt deli' impero foffero (lati ritrovati de' criftiani , fofero con atrociilimi fupplizj lace**^^^ ^^^ quali a morte ci ^ ^^^^^ ^ g^"ti'i 5 ' odiavano, vedendo fecondato il loro genio dall' fmperadore , non tralafciavano niuna coh ,che ridondar potefie in nollro danno Vedeanfi per

2^4

^'

pelii

d'i

fiere,

Hiil.EccI.c.
^^'^'*

tutto croci

fpade
,

fuochi preparati

a' fedeli.

Altri erano fofpefi


^

come

fi

croce ritti, vede nella figura dell' annefla tavola


in

o conficcati

<h)

Cos
il

i)ieeafo

jiaffodiGcrlelioT-'icito
tii

l'opra ci*
'

^-'^^

capo all'in giti , in che la ngura B rappre, ^enta , e altri , come potiamo immaginarci , in diverfe crudeli maniere . Avea gi ftabilito Nerone di ellirpare il crifiianefimo , per la qual cofa avendo egli creduto che tolti i
^ij^ lettera

C^)

altri col

q^^^^^ g^^^a appunto

principali

capi

e
,

macftri
e dilTipati

della
i

fanta reli-

gione dal

mondo

loro feguaci,

(c)N.
Cour.

V.

p. 12. E^it.

avrebbe affatto di/lrutta la chiefa, fece prendere S. Paolo , e alquanto dopo ancora S. Pietro , e ordin, che fofiero mefifi ne' ferri. Era^ S. Paolo cittadino Romano , onde non potendo efiere trattato da fervo poich era ci vietato dalle antiche leggi d Roma , fu per comando dell'iniquo Imperatore decapitato Ma_j S.Pietro , il quale era Gallileo , e prima di effere difcepolo del Signore avea efercitato il mellierc d pefcatore , fu crocefiffo col capo rivolto veri la terra . Che f S. Clemente Ro1^0 nella fua prima Epifiola a' Corintj (e) non defcrive il modo , con cui fu martirizzato il
,
.

Principe degli Apoiloli

e Tertulliano nel

li-

bre

:7:llJ^ a^fq

IJOTT'

JI\P' a^V*

I>F.'

l-ja.MlTlVl

CRISTIANI
,

2^5

ed Eufebio nel fc- (a^.xxxvf. nido libro della Scoria Ecclellaftica (^) raccon- (b) e. xxv, mo femplicemente , cH'ei fu confitto in croce; on contradicono efT con tutto ci all' antica radizione [ confermata da Origene , la cui utorit riferita da Eufebio medeflmo (e) nel (e) L. IIL ro terzo , ] che porta , efTere ilato S. Pietro H. E. e. io

delle Prefcrizioni (^a)

rocififTo col
ati in
i

capo

all' in

gi

e co' piedi folle-

perciocch avca egli defderato edere pi del fuo divino Maeflro obbroriofamente trattato . Imperciocch era quefla il maniera d crocifiggere pi ignominiofa , e
alto
,

maggiore ; e Giufeppe Ebreo, difavventure fofferte dalla fua azione nel tempo dell'eccidio di Gerufalemm'e, teila Cd), che parrecchi Giudei furono per -,^ laggiore Itrappazzo in quella ilteffa maniera ^%j ocififli da' foldati Romani N folamente fotNerone , ma eziandio fotto Diocleziano , e [alTimiano nella gran perfecuzione del quarto colo furono col medefimo genere di fpplizio (e) Hufeb. rivati di vita molti fedeli nell' Egitto (e), ciche narrando Eufebio Vticovo di Cefirea I- ^^'' ^'J'i. li ftrazjjche allora furono fatti de'pcrfegu itati ^*T^'p '^"^l' 'iftiani, moftrain poche parole , che molti fu)no allora fofpefi,parte de'quali furono confitti croce nella maniera com.une , con cui erano uniti i malfattori , e parte inchiodati col apo voltato in terra , e fafciati a penare io-j .lei tormento , finch non furono dallo fpafio , e dal fangue , che tutto concorreva alla fta, privati di vita . Ma giacch abbiamo fatto enzione del (upplizio della croce , fembrami oportuno l luogo per indicare brevemente , uante forte di croci invent il furore , e la udelt de' tiranni per martirizzare i fcguac
i

tormento

afi'ai

efcrivendo

le

'
.

di

206
di
ni

K'
.

Ges Grilla

C O S T U Ai Adunque oltre le

croci comi

o ritte , o rivoltate , nelle quali o inchi( davanfl , o legavanfi i fedeli dagP idolatri erano Hate mefTe in ufo in varj teiripi certe a
,

tre
*

le

afte

delle

quali
la

fegavanfi obliqu;
delia lettera

mente,

formavano

fip;ura

greca X, come nella tavola pocanzi riferita pu vedere alla lettera C . Quefta f-^rta di cn ce volojarmente chiamata di S. Andrec perciocch dicefi , che quello S. Apofblo i
tale patibolo
la

(^). Talvolta a crudelt de' tiranni , che raceano pa jior. adHip* nel crocifiggere alcuni de noltn , le braccia loro di fotto a quelle della l>ol. p. 52. fare
^-

flato affiffo a un Lf\-! fivava a tanto

T.

in fin.

croce

rivoltate alla
le

parte fuperiore
,

i::d.

Fabric.

chiodavano loro
ta colla lettera

mani

come viene

preflb nella fuddetta tavola nella figura fegn

A . Erano (oi^pQi eziandio p braccia legate da dietro da' carnefici pare chi fedeli negli alberi, o ne'pali , con append
le

re loro a'"piedi gravifTimi pefj , in quella gu appunto , che vengono rappref^ncati per
figura legnata colla lettera
(b^ Vid. tavola
T.
111.

D
alle

nella medefir

(^)

Vedeanfi pure
,

volte
fi

le

don
offe
,

Anr. crifliane fofpefe pe' capelli


^r-^i^Q

come

ChrilK p3g.
^"'^'

nella flefla tavola fotto la


la

pu lettera E
,

quali per

inedia

e per lo dolore

che

pefo del corpo in loro cagionava, dopo quale tempo erano corrette a morire Morirono
.

(cO Hufeb. Hilt. L.lll.

%d^^I nar Eo.adRom! V^i fotto AdriaflO , e fotto Antonino, de'qi c.V.p.zS.t! li certamente parla S. Giullino Martire Jl.Apof.PP. Dialogo con Trifone Giudeo , il qual D i:d.an.i724. logo fu fcritto allorch regnava Antonino r
i

croce S.Simeone Vefcovo di Geruf2lemme(< Q ixiolti altri dopo , come ne aflicura S.Igna^ Martire,fotto Traiano Imperatore Qd) , e n

defii

J)e'

primitivi cristiani

26

efmo . Quantunque, cos egli ragiona^ ^ flamo decapitati , crocififfi , gettaci alle ,
,

fiere,
ti
,

dati alle

tutta volta

fiamme , e agli altri tormennon ci allontaniamo noi dalla

credenza , confeflamo la verit della e quanto pili fiamo tormentati , tanto pi ci confermiamo nella piet , e nella pr- (a) n.civ.p. , fefTione della crifliana religione (4) ,, . Sap- no. iamo ancora , che m^olti ne' tempi di Marco \urelio(^), di Settimio Severo, e di Antonino (b) Eufj.v.
,

noftra

,,

kQ

])aracalla

di

alcuni

altri

de'

feguenti H.e.c.i..

p.

furono con quefto genere di fupplizio 2.o<j. Hdit. irivati i vita, come coda da Tertulliano (e) , Cantabr, quale nel primo libro indiri^zzato alle nazioni :osi fcrive a Ce) Tert.aJ,, Attribuite voi , o gentili ,
\ugufti
5
1

cllir^azione

il

non temer noi n

le

voftre ^^^f-c

ly

re

fpade i n le voftre croci , n le voftre fie- ^j^|?' n i fuochi, n i tormenti , e il difpre- j^Lin.p.'jil , gio , che dimoftriamo , della morte . Non
:

Itfimenti parla egli nell'Apologetico


,

Sole

fpendete
i

dice
.

negli

ftipiti

e nelle croci

cridiani (e/)
,

Ma ci

fofperdano pure

ero- ^^^

-Apol.c.
*

ci

mentre flamo

colle braccia diilefe a Dio.


^7-

^*

^'

Egli preparato (e) ad ogni fupplizio quell' (e) c.xxx.p.

atteggiamento del crilliano^ in cui fi pone aL lorch Ila in orazione . Il medcflmo torlento fu dato a varj altri fedeli fotto l'impero Decio , e degli altri perfecutori, che dopo icrudelirono contro la chiefa , come abbiamo agli atti i S. Pionio (/) , da S. Cipriano (^g^^ 'da Latraniiio Firmiano, ovvero dalPautore el libro , ch' miohto delle morti de' Tcrfeutori(^h^, Eflendo pertanto cos grande la fieezza , e la crudelt de' gentili , non dee reca, e ammirazione a niuno il dire , chealle volte Ulna medeflma cpo ce fodero inchiodati due
i

(f) A^^rd

Kuinart..p.

'-^

(^)x^e Bono Patienr.


p-^^^C^)c-xxr.p.
^'^^'
'''

\^^[
'

mar-

2^8
martiri
,

DE*

COSTUMI
fi

come
,

vede

nelle figure C.

D.

del!

anneffa tavola

Imperciocch

egli certilTimc
conficcai

^\
apud

p^ ^che con
Ru- pioni
',

grolTifTimi

(^) chiodi foITero

ca'rp.'p, i(T9.

ne'pali,e nelle croci alcuni di que'valorofi

cam

che pofero le loro anime per Ges Cri 5 ji3rt.& rio. (lo e non lontano dal vero , ch'effendo mol jinJ.e. j.jj condannati , lo {leflTo patibolo fervifse pe fbfpenderne due . Frattanto non mancavano de' giudici 5 quali volendo apparire meno cru deli , comandafsero , che alcuni de' noflri fo fero a un albero per la gola fofpefi , o llrangc Cb)ViJeEu-Iati () la qual Torta di fupplizio rapprefenta feb.I. vili, ta per figura fegnata nella tavola or citata ,
i

c.vi.p.582.^,QJ[^

lettera B. Altri per


,

fpietati

fieri

che faceano fofpendere i povei fedeli pe' piedi , col capo rivoltato verfo la.. terra , e accendere di fotto il fuoco , afinch i.^o^sero foffocati dal fumo ( e). Racconta Luci fc)Eiireb. vili. e. xu. Cecilio 5 il quale fioriva ne' tempi d Diocle ziano , che gl'iniqui Imperadori Diocleziano p. S9ieMaflmiano, e Galerio Maffimiano Cefare efsendo di accordo tra loro nel lacerare , e (Ira ziare fedeli , aveano dato ordine , che fc per feveravano i noflri nella confeffione della fcdt (d) e. XXI. flopo i tormenti , fofsero bruciati a fuoco len p.2i2. tb (i). Erano adunque fofpefi figliuoli di rim
i

dimoflravano

(e; cxxiii. petto a' loro genitori Qe)

avvenne talvota

^rn"^*^ aimd Ruji ^^ ^' Bonifacio (/)

come leggiamo

negli atti finceri della paffion


,

ch'efsendofi portato qual

vedere con qual fortezza com battevano per la fede i martiri , ofservarono al cuni legati , e fofpefi pe' piedi , col capo all'ir
de' noflri a

cuno

gi rivoltato , e col fuoco di fotto ^ finch d; calore,c dal fumo folfero privati di vita . Vedi
fi

nella

fuddetta tavola

la

figura fegnata

coli

lettera

A. N debbono

effere afcoltati coloro,


qu:

^OW

-^ J3

0_

C?

de'
iali

primitivi cristi ani.


,
,

20^

effendo ignoranti della ifloria


e

e delle an-

non ivendo mai letto i ir , che ne* temdelle perfecuzioni fiorirono , vanno dicendo, Romani non folamente erino alieni dalla e
:hit della chiefa

Apologiiti

e gli Scrittori

e dalla barbarie, ma ancora inclina, no alla clemenza , onde non avrebbero mai rmefTo , che de' crifliani fi facefTero s atroci, iifpietate carnificine . Imperciocch f tanto ^elTero eglino d'i/loria , non dico eccleflaflica , anche profana , quanto hanno di temerit ,
Lidelt
L

d'

impudenza

volezza de'

Romani

non ammirerebbero la piadi quei tempi , n cade

s gravi , e pcrnicioH . E afignoranza loro ila palefe a tutto il leggitori , che colloro , )rido , fappiano )bene non abbiano mai veduto gli atti fincen gli atti apocrifi de' martiri , con tutto vanno empiamente fpargendo , che i fupz] s vari , e s crudeli , non furono inventa-^ fedeli di Ges Crila' gentili per illraziare

3bero
ch

in errori

la

ma

trovati a capriccio dagli Scrittori de'

:oli
^

baffi , fpccialmente dal Metafrafie . Or rifponderanno eglino , f vien loro oppollo gran numero di Padri , che viflero in quei
,

amirofi tempi

ne' quali era


,

vcfiata fiera*

?nte dagl'idolatri la chiefa

e di fiorici

non

amente crifiiani , ma eziandio gentili , e caali nemici della nofira fanta religione ? Sono avventura Scrittori de* fecoli bafil , o audegli atti fpurj de' martiri , o fomiglianti
i

vletafrafte
,

S.

, S. Ignazio , S. Clemente Giullino Martire , Atenagora ,

Romai

fedeli

Vienna , e delle :rne,eTeofiio Antiocheno,che viffero nelfido lecoio dclh chiefa , S. Clemente Alef-^
le

eh ie f di Lione, e

di

fan-

270
iandrino

e'

costumi

S, Cipriano , Minu > Tertulliano , Eufebio , Arnobio , Lattanzio , Lui Felice , Cecilio , feppure querti diverfo da Lattanz] Sono ferie inventori di favole Tacito , e G venale? Mafe quelli due ultimi fono genti come , avendo confeffato , fenza volere , la rezza de' Romani in quello genere , non me teranno ogni maggior credenza? Or di quali al autori ci llamo noi ferviti nelle nollre Antic t CriHiane per provare, che furono quei s e delifupplizjadoprati da' gentili contro de'r Uri , fc non che di quelli , che abbiamo or merati ; e degli atti lnceri de' fanti man
1
j

pubblicati dal Ruinarzio

?
,

Ella

dunque
,

gri
1

de

la

temerit

di colloro

che non avendo


della chiefa
le

togli antichi
fralle

monumenti

impudentemente
.

obhietturci

favole del
alla

Me

Ma

giacch provocano

clemenz

e alla piacevolezza de' Romani , odano ci' che dice Seneca nella epiilola quattordici (a)p.iS?. ma(^) Penfa in quedo luogo alle carcei fc'}. Ed.an.. ^j alle croci , agli ecubi , agli uncini, al pai ^*^"i> ,, che trapafla Tuomoda parte a parte , e e
:

5,

membra

legate

a'

carri

e col

moto de'

ca

5, medefimi feparate,aila tonaca tefluta con r e unta , perch agev 3, terie combullibili che e alle altre cofc: 3, mente s'infiammi Ecco defct 3, faputo la crudelt ritrovare la piacevolezza de' Romani , che nel primo in cui Seneca fcrivev colo del cridi'anellmo governavano la repubblica Che f con qu'
, , , .
,
.

martori erano lacerati i malfattori , qual ma viglia f lo erano ancor i criiliani , ch'aerano giullamente accufati di tante , e si enormi k leratezze , quante abbiamo noi numet
fui

principio del

noUro primo volume d

on

il

o^-\j^7;

de'
i
t

PRIMITIVI CRISTIANI

27I

lichit

parte fenenti di quella temeraria, e ignorante gente, liamo al noltro proposito , e veggiamo i foliti di fervirii i noli altre croci foffero
Criftiane ?
lafciati a

Ma

nemici per cruciare


ilo

feguaci

Ges

rano
lefici

adunque alcuni

de^crifliani fofpefi da'

per un ^'kiq: folo, e foffocaii col fumo e legne accefe di fotto, (rf) come fi pu ve- 0)

Eiireb.I.

nella anncffa tavola alla figura fegnata col- viri.c.cxu.


P*?^^

D. i\ltri nella maniera medefima fodopo , ch'erano Itati fpogliati affatto de' 1, abiti , ed efpoili con fommo loro roOre a re veduti dal popolo (^) , aveano all' altro
attera
t

0OE"^eb.
ib^-c.ix.

le alle

volte legato

un* gravi fTim. pefo


;

recava loro ellremo dolore


ere di tormento
a tavola
,

ed quello

efprefTo

nella figura della

fegnata colla lettera A. Altri era,

bfpcfi per le braccia

un gran pefo
,

fi

at-

:avaloro
a figura
10 fofpefi

a'

piedi

come fono
,

rapprefentati
altri

B. della medefima tavola (e)


pe' piedi
e al collo
fi

/c)Garpni
Sagirt.

legava loro

de

^foda'

mancgqldi

come

fi

vede

nella figu- Ciuciat.

u Altri unti di'mele , e fofpefi , o confitti M?rr.p.i82. ^^^^' roce , erano efpofti al fole , e alle punture ^' qual delle vefpe , e delle api , il li aculei 3IZ0 fu dato fotto l'impero di Giuliano .^vj^,^^ j^^ ;fiata a Marco Aretufio , fecondo la relazio, j^^j^ T.i. u.
j
i

S.

Gregorio Nazianzeno
e di
.

(e)
ella
\

(rf) , e di TeodoSozomeno (/) Vedafi la figura 5 medefima tavola Non era meno cru.
.

ss. (e)l.iii.H.
c.vii. p.
^^*
,

Diocleziano i.^^' irono alcuni martiri Accende vanfi de fer^q |^^,^^^ x. Iti 5 o della paglia, o delle altre materie , p.i^4.EJit. potefTero cagionare del fumo , e di fopra Cant. 10 iofpefi da' manigoldi accioci crilliani , ch
'

tormento

che ne' temoi


.

di

il

72

I>

l'

COSTUMI
(<i)
,

che rimaneffero foffocati , come racconta Euf bio nel libro ottavo della fua Iftoria Ecclefiail
Ca)

Vide ^^

^1

^^pQ dodicedmo

come

fi

pu ved

nell'anneffa figura alla lettera A. Abbiai Tan- ^^ "oi parlato di quella forta di fupplizj , ;ion pe hf. Probi ^ & Andr. p. elle crede fTimo, che fofsero^tut;i meffi in opc apud eia Nerone , ma perch effendo flati ufati do 380.

MM

Ruinarr.

Della per-

hcuonedl
Domtdano.

(b) Sat. IV.


y^^^ji^

''^' vV OODemorr.

Perf. Ciri, (n)Uiii,H,


''

rV?>''
npiui
Ai^c.

Chron. Pa^cb.

aveano qualche fomiglianza e 5 quei, che nella prima perfecuzione furo adoprati da'minillri diquell^empio , e inurr no Imperatore . ^^' Morto Nerone , f per avventura a gione di qualche tumulto fufcitato da' pop quali erano malamente informati delle noi" ( cerimonie 5 e fapendo , che da noi erano provate le deit loro , a morte ci odiavan furono uccifi parecchi criftiani , egli certo r,che da' fuccefTori di quel tiranno non fu m fa , fino a' tempi di Domiziano , contro la chi veruna'perfecuzione.Ma quello fiero Princip chiamato da Giovenale Nerone Qb) , e da T< tulliano porzion di Nerone (0) e da Lucio ( ^^^^^ "^" minore tiranno (d) , e da Eufebiof ceflbre dell'empiet di Nerone (e), avendo crudelito prima contro de' Senatori , e de' il'ufiri perfonaggi dell'impero , volfe finalm te verfo l'anno quarantefimo quarto (/) le Pubb! i^*e contro de' fedeli di Ges Grillo adunque cradeniUmi editti , pe quaii ^^' ^^^ , che i crifiiani , dovunque foller trovati, fodero corretti a forza di tormen e f foffero fiati collanti rinnegare lafede confefsarla , o efiliati , o privati di vita, verfo quel tempo in Roma S.Giovanni Evar
^^' tiranni
( i
j

<

(g) rrrfcr. ii(la,come riferifce


cap.

Tertulliano (^) fcrittore


,

XXXVI.

tico

la

cui autorit

come pruova

in

ui

de'

primitivi cristiani,
argumento
una grave
,
il

27 j
manirclh

ifTerrazione fu quello
)n

MoPemio,

debbe

cfTcre (enza

gionc rigettata . p itolo prefo per


a

Fu egli adunque il Santo comando dell'Imperatore ,


,

abbuffato in una botte ripiena di olio bollente;


efTen io flato

prodigiofamente liberato

fu

nfnato all'lfola di

Patmos (4)

Non

nt

il

tiranno di aver infierito contro

difcepolo del Signore; onde fece audenzio Martire , del quale noi riferimmo
ifcrizione nei
;liit

(a) Eufeb. dilet- J.iu. H. E. uccidere ^' J^*^^* P* ^^'


fi
il

con-

primo volume

delle nollre
,

AnfjUi,

Cridiane (6);
S.

Antipa
;

di
nel

cui

C^^P'^^^

unzione

Giovanni medefimo

pitolo deirApocalifife (r)

fecondo e Glabrione uomo ^'^^Yp??*^

ragguardevole dignit (cf), Flavio Clemente ^ ^nr Chi* " o cugino , il quale era allora confolo di Ro- p'354.* a (e), e molti altri, come pofTiamo concUi- (e)p.8.apucl re dagli antichi atti del martirio di S Igna- Ruinan. Veicovo di Antiochia , dove leggiamo ) feguenti parole ; le procelle delle molte
rfecuzion fatto

Domiziano (f) N perdon

(fNEaf.l.it.

tiranno

femminile, anzi che rileg all' c^xviii.H. )la Ponzia infieme con molti cridiani Flavia E. Dmitilla fua llretta parente (^) . Parl di que- , ^ ^ ^^^^^ fiera perfecuzionc , a mio credere , S. Gio- u, nni nel capo diciafTettefimo dell'Apocalifse , ve facendo menzione di Roma , la chiama nna ubbriaca del fangue de' Santi , e del fane de' Martiri d Ges Grido , e dipoi foggiue dir io il millero della donna ,, Ti e della beflia , che la porta, la qual bedia ha fette capi , e dieci corna . I fette capi fono i fette monti ( mentova qui i fette colli di Roal

feffo

ma

) e la

donna
,

gran citt
terra

S.

che tu hai veduta , una il regno Ibpra Re della Clemente Romana ancora nella fua S
,

che ha

274

^^^'

COSTUMI
a'

r.a celebre lettera

Corinti, che
di

f!\

fcritta do
,

(AVideT. polaperfecuzione Ant. mora la gran moltitudine Ili.


di

Domiziano (^)
uomini
,^

raTinie
e di

dor

Chr. p.3i8. ne, che molte contumelie , e molti tormen fbflrirono , e nominatamente Danae , e Dire
quali patirono gravi , felicemente giunfero porto della vera beatitudine , Dopo di avci infierito anni due , e mefi fette contro de' cr ftiani , Domiziano pag la pena della fua cri
forti iTime

femine

le

nefandi fupplizj

^
^l'

efsendo flato da Stefano Procuratore , Domitiila, e da alcuni altri congiurati ucci; nelle Tue llanze . Racconta Egefjppoantic e illuQre Scrittore apprefso Eufebio nella ftor 'Eccl.iiaftica (6), che queio iniquo princij 'jy*^' dopo di avere fieramente incrudelito contro poli ri di Davidde , e dopo di avere elamim
deit

Giuda , eh' era appellato fece carne fratello del Signore, per fapere , s' glino ancora provenivano da quella ftirpe , dopo di averli difpreg'ati , perciocch avea C(
i

nipoti di quei
la

do

povert loro , fcrilse l'editto , p cui ordm , che non fofseroin avvenire perf guitati icriiliani per la religione , che profe E eh- la perfec.uzione cefsafse viven lavano Domiziano, Io atteita Tertulliano r ancora fuo Apologetico (e). Che f l'autore del lib
nofciuto
la
.

(c)c.v.p.5o. intitolato delle

fcd.Hiverc.

morti de'fsrfscntort (cie SifiI no nella Epitome di Dione^Oe Paolo OroiloC


,'

^'^^eiimo.che gli editti del tiranno furono'anni e allora riHor la chiedi , o de Opp.Laa.n! -ti da Nerva (ejln Ne- bonoeflere fpiegati in quello fenfo, che la ri-v

isI^'t'm'

cizione, e rannuiiamento degli editti fatto CO hvii, Uomiziano ebbe il fuo pieno effetto fot tol'ij l[^.?vM, p^.j,^ ^^ij jv^erva, poich allora tornarono gli e:
lon.

L ch'erano iUti richiamati d^ Domiziano

eh

de'

P.1

IMI TI VI CRISTI ANI.


al

2J'y

ilefanon lo la mente ritorn

fuopriflino (tato,

a fi propag niaggiormente;ovverofe natii raente debbono intenderdle loro paroIe,non ibo eglino di s grande autorit e di tanta cfat,

^zza allorch ragionano delle cofe lontane dalla


)ro

memoria, che poflano efFere anteponi aTer,

illiano
si

e ad Egeflppo fcrittori tanto antichi


iftorie

veriati nelle

le le
)

Oroflo

ite

teflimonianze di e di Sinlino pollano effere interpre, in quel fenfo , che abbiamo detto , racco-

crilhaneumo . E Lucio Cecilie, e di Paodel

liefl
i

da Eufebio , il quale apportandoli! puffo Tertulliano cos feri ve (^) : Jivea feconda ci , che riferifce Tcrtullanj , tentato eziandio

_ j^^

J^

^^J

Dom-ziano porzione della crudelt dip. 95. Nerone di abbattere U chiefa , ma perch Taur,
era egli ancora

dir,

uomo
,

facilmente rcpreOlcj
,

l'incominciata perfjcuzione

avendo pure
in efl-

richiamati coloro
lio
,

che avea mandati

morte di Domiziano , che regn quindici anni , avendo fucccduto Nerva nell'imperio , fu determinato dal Senato ,

Ma

dopo

la

che folfcro tolti al defunto tiranno tutti ti- teli di onore , e foller fatti ritornare alla.^ patria coloro , che erano ihti ingiuftamente
i

cllliati

e riacquiiladero i loro beni , come , vien riferito dagli autori , i quali hanno fcritta la floria delle cofe avvenute in quei tempi. Afora fu conceduta a Giovanni Evaogelilb la libert , e gli fu permelfo di tornare a Efefo

lente
rilHani

. Dalle quali parole manifeilacomprende^ , che Domiziano rivoc


,

fuoi editti
,

che pubblicati avea contro de*

e eh' eliendo egli morto , fu conferlata quella rivocazione dal Senato , e fu perleffo agli cfuli
,

ch'erano gi

Itati

richiamati al-

%j6
non

5>

i'

COSTUMI
,

la patria, ^\ tornare alle cafe loro .de' beni loro


<,

e di godere
privati.
la

de' quali erano

ftati

Ma
opi^

poiTo in conto

veruno approvare

nione i un nuovo fcrittore per altro erudico,il quale avendo pretefo con niolti.altri,chegli edit* ti foflero rivocati da Nerva , ha flra volto il paffo di Tertulliano, dicendo, che queflo autor^_> mentre afferma , che reprejfe Domiziano do , che cominciato a'uea , con richiamare quelli^ che a'vea efilati\ fi dee intendere della perrecuzio- pe mofia da quel principe contro de' difcenden Xi di Davidde , i quali erano ancora confangui-* nei del Signore fecondo la c:arne , e de' quali ragiona Egtflppo . Imperocch dove mai parl Tertulliano della perilcuzione molTa contro di queiH ? E dove mai gli ha nominati ? E' parla per certo generalmente della perfeci^zione_? moffa contro tutta la chiefli ? e degli efliati ri^ chiamati alla patria , i quali efliati non erano i
difcendenti
i

Davidde
.

mentre

di quelli n
,

Egelippo
fieno
(iati
,

,K

n Tertulliano raccontano mai

che

attelL

Anzi che Egeflppo ancora.^ che avendo Domiziano conofciuta la


rilegati

DeUapfrfe'*' cupone d

povert de' fuddctti confanguinei del Signore, li mand liberi alle loro contrade , e comand , che cciTaffe la perfecuzione , ch'era molla con^ tro b chiefa. Colle quali parole dilingue egli la perfecuzione contro la chiefa dalla parrico-, lare contro difcendenti di Davidde , e follie- ne , che amendue allora celiarono . X. Morto Nerva Imperatore , Trajano , 1^;
i

^T'^ VM (a) Vide

^'^^"^ ^^^
t-Qj.]

g^.^f jji

^^^^^ ^^"^ ^^^^ celebrate dagli ferita j^-s offendo dedito alla fuperihzior

T. il. Vit, "5 ' ^ credendo , che da criitiani il t-acene m^ Imp.p. r4(T'. giuria a'fuoi numi , determin i perfeguitare^ Edit,Ye?^et, k ghi^fa^ amando pi d' imitare l'^fempio d
-v

Ne-

de' PRIMITIVI Cristiani


erone
5

277

Domiziano , che la cIemenz.L_> Nervaluo immediato antecefTore.Egli adiinle vcrfo 1' anno dd Signore centcfmo fello , :entciImo fettimo , avendo voluto dimodraa'Romun , quanto gli folle a cuore il manpimento dell^ antica religione d quella citt
e di

ora fopra ogni altra fuperlliziofa, e la offernza delle civili ordinazioni , comand , cbe i
iiliani

adorafero

gV

doli
la

o foffero
i

c.on-

nnati a
Ile

morte (^)
.

Per

qual cofa

Prefidi

(^ ^^-

>crudelirono
tto

Provincie contro de' nollri fieramente., 'falin 'u Ario AntonlnOjChe governava Ypud* Riaquello principe la Bitini:-i , ftudioffi con n^rt.

rticolare
ic

impegno

d far idolatrare

fedeli

difcuopriva, ovvero fevedea, ch'erano aitanti nel confefliire la Tanta fede , ordinava , le alcuni almeno di loro condotti fodero al pplizioC^). Non fu minore la colpevole di;enza ufata in quello genere da Plinio il MinoQuelli defldcrofo di dare nel genio al fu. :riliziofo Imperatore , avendo faputo , che_^ andifTimo era il numero de' cridiani nelP fia , e nella Bitinia , fcch appena fi trovva) alcuni pochi gentili , che frcquentaOTero i mpli degl'idoli , ne fece prendere certuni , e )ich perfeveravano nella confelTione del no'

.,^^^,T^^^*
^'^^

^^Seap.

e di
iti

Ges

di vita

ttadini

che folTero pri, comand ovvero avendo intefo eh' eraro Romani foHero ricondotti a Roma ,
Grillo
, ,
,

:ciocch dal principe riportafTero quella pena, icgli foffe paruta pi convenevole alle colpe,

canemici , f pure fjffero fiate provate ve:. Perciocch quantunque egli avelfe adopratutta l'arte per conofcere s'erano i noflri cofcellcrati , e inumani , come erano rapprcIle

quali erano accuilui dagl'idolatri loro

tali

>

S s

^^^"-

ayS

i> l'

COSTUMI
.

ientati da' loro emuli , con tutto ci confefs , fcrivendo a Trajano, di non aver ritrovato in efll alcuna cola , che fembraffe contraria alla Perfeguit egli giudizia, e allacoiiumatezza adunque per qualche tempo fedeli di quella^ provincia ; ma iiccome cercando avea compre
i

io

ch'era quafi innimierabile

il

numero

loro,

che molti di ogni ordine, di ogni grado , di ogni et aveano abbracciato la fanta religione e che gran danno dovea patirla repubblica , fe_j
,

avelie egli profeguito Pincominciata

imprefa

(a) Plin.Ix*

Bp.xcvii.

ne diede parte aTraiano,e lo fu pplic di prefer. vere il modo , con cui egli doveafl regolare (4) Trajano ricevute le lettere di Plinio, inve^Q ^[ replicare, che non effendo colpevoli criftiani , non era giuflo , che foflero cailigati? rifpofe,che non dovevano eglino effere ricerca ti, ma doveano per altro elTere puniti, f folfen
flati

accufati,e convinti di eflere feguaci di

$ Crifto.Che f qualcuno avelTe negato di effe re criiHano , purch Io provaffe , f gli dell
rb^

rin. Jihfx.

pentito del fuo fallo (^) . Animati Ep. xcviii. noftri nemici da una s ingiuih , e s perveri
efferfl

Apnd ^^^ per

facilit

il

perdono

e foife lafciato libero

rifpoila,

non verillmile^ che


i

fi

aftenefier

dalPaccufare

nodri
.

e farli trarre crudelmer


in elfi vieppii la fiere

te

al

fupplizio

Crebbe
,

za

allorch feppero
il

condann
di

Trajano medefinr Santo Vefcovo Ignazio a effere


,

che

sbranato dalle fiere nelPamfiteatrr^

e a fervii

fpettacolo a'Romani(r).Nfolamente Ignazi (e) Aa. Man. S. I- ma parecchi altri ancora furono per ordine
8^^'^'

luijO de' minillri dell'


tal forta

di

empiet condannati a u^ martoro, alcuni de' quali appet


,

veduti dalle beftie

invece di effere lacerati ^


,

divorati, furono da effe temuti

e rifpcttati

V(i

de' miMITIVI CRISTIANI,


i

) Vcdaf TaniKdli tavola

in cui le fierre

7^ A

/ >

rapprelentano due cnltiani m atto di efferc Ep.ad Kom. Drfi o sbranati da due leoni . EfTendofi n. v.
,

uni^ue

maggiormente Gommofl
diedero motivo
a

gentili

per

ordinazioni, ed efempli di Traiano contro de'


jeli
,

Eufebio Vefcovo di
O)^"'^^- ** ^^^^^**

rfarca di fcrivere nella fua Ifloria Ecclefiaflf-

che parca allora eflinto l'incendio del, perfecuzione , ma che coloro , quali ci iavano , e voleano vederci diflrutti , prefero lindi la opportunit di farci male , flcch in :uni luoghi eranci tefe infidie da' popoli , e
(i)
i

in altri

da' Prefidi

flefl

delle Provincie
,

tal-

moltifTimi fedeli

con molti

e varj

tormen-

gloriofamente combatterono , e trionfando iPinfernale nemico , conftguirono la corona, divenuti martiri giunfero al pofledimento .'Ila eterna beatitudine Tra quedi debbono ere memorati Rufo , e Zofimo , e parecchi nella tri , de' quali fa menzione S. Policarpo a lettera a Filippenfi (e) Nello (leffo tempo condannato al patibolo della croce S. Simeo.

^^-^ p^^^^ Eufeb. Un.

Vefcovo
i..T

di

Gerufalcmme

dopo

effere (lato

cxxxvi.E-

:n

molti giorni perla fuacollanza nella fQd^_j du.Cant.p. ^^** diverii generi i tormenti crudelmente

uciatOjtalch lo (lefib confolare,e gli alianti co

altamente recarono maraviglia* di quella et s avanzata pofe foffrire tanti , e cosi acerbi martori (^) XI. Frattanto i giudei qualunque volta fi .^. r.^reb. *'eriva loro opportuna la occaflone disfogare ibid.c.xxxu perfe- perfecuuo^ Ddio 5 che aveano conceputo verfo
arnefici altres
,

come un uomo

itati

fedeli

non

la

tralafciavano

mai
l

anzi ne de^ Glu-^


i

ve
,

divenuti pegpiori desi' idolatri, in tutti altio odi, che fuggeriva loro il livore, e

^^^*

control

^p

raDDia, che

gli

agitava

contro

/; Barceotto ai noi '^^^^^


,
.
,

bar-

280
(a)S,Jti!i:-

e'

e O

U M
.

Apol.

i.fl.

^^fb)^Tull.

barbaramente incrudelivano (tz) Non conten-' ^j adunque della iniqua confuetudine , chcij e di maiiveano di efecrare Qb) Ges Criilo
,

Dnlog.

n'.
.

ledire ancor

fedeli (r) nelle flnagoghe

t di

, che facilmente xciii^ (e) Jurt. qualunque accufa credevano (cf) procurava, IDial. cum_, ^^^ ^j coftrignerli a forza di tormenti , e difpie. tati martori a rinnegare il signore , e a beL * ^ XV. 5c xeni. r rir (d) ibci. rtemmiare 11 fanto nome di lui , e le perfeven. XVII. & ravano nella confefllone della fede , crucian. cviii. doli in varie maniere toglievano loro la vi.

calunniarci appreOb le genti

(e) ibid. ta
31.

(e)

Furono per eglino pi


allorch ribellatif verfo
la

fieri

c_j

XVI,

&

crudeli

fine dell'

n. xcvi.

imperiodi Traiano dal Senato, e dal popolo che aveali foggiogati e agitati dal, lo fpirito raaligno , che per maggior loro danno , e rovina avea loro fuggerito un s empio , fee malvagio condgo , tanto maltrattarono deli , che potendo mettere loro le mani addoffo, e cruciarli, non tralafciavano la opporBarcochetunit 5 che loro fi prefentava ba capo della ribellione non potendo f:>ffrire , che la fanta nollra religione giornalmente fi diffondefie per tutto il mondo, pieno di livore , e di maltalento, volle che foli criftiani , che nelle provincie ridotte in fuo po-

Romano

tere abitavano
fatti

folfero ricercati

e prefi

e^

morire

con. accerbiflimi
al

aveffero rinunziato

tormenti , f non Salvatore, e Macfiro dcl-

(0
2.XX1.

juft.

r uman genere Ges Grillo


i

(0

Ma

aflTediati

Apol.i, n.

ribelli

verfo

il

diciottefimo anno dell' impero

Adriano Imperatore dall' efercito Romano, ed effendo fiati parte col ferro , e parte per e la fame cofiretti a morire , parte condotti in ifchiavit ; fu ordinato con feverifiime leggi dal vincitore ^ che ni un giudeo ir
j[
iivve-

DE*PRIMITIVI CRISTIANI
la

281
Ge-

venire avefse l'ardimento di accoliarfi a

lem me

A Traiano fucced nelP impero , i^y J^dla per, ipiet , ^ IIaem^,--, e odio verfoicriliiani Adriano/'^'^^"'*'^^' Adri piale febbt-ne non pubblic de' nuovi editti itro la chiefa [ come noi oflervamino fondati r autorit di Tertulliano nel nollro primo lume delle Antichit Criftiane (*) , per la 0) p4ip al cola deefi correggere il P. Zaccaria della .mpagnia di Ges,il quale nella fua floria letXfl.
->

aria (^^)

innavvedutamente

ferirle

///'./I/^^'

^y*

chi non dice f quefl' Imperatore facej]e nuoeditti contro i Criflianl ; pof/am per credere

ed a Mclitone Sardenfe , che non , promulgafje , ] con tutto ci moiTe gV idolaallora principalmente , quando ritrovava,
n
?

Tertulliano

S.

Ateneja farci afprilTima guerra . Qu^indi Girolamo nella fua epiilola a Magno rac,

idele C^)
I

perfecuzione affai (c)p.<5'5(J. Fioriva in quel tempo Qujidrato mo dottiUmo. Quelli elfendo crilliano^pre- ^T; '!!;*^PP* ^^ Marc. a:c r 'i-ri ir r r j le dikie de iuoi t-ratelli,e prclento una foda,e
ita

efler ella (lata quella

ragionata Apologia

in loro

favore

al

prin(d)Eureb.
c.lll.p.i4z.

e
e

(^)
,

Non meno
mentre
.

fu diligente in quello g,

Ariltide fcrittore di uguale piet


fcriPic
,

ed eru, L.iv* H*E.

ione
1

anch' egli
nel

e follenne

incredibile forza

e valore la caufa della

efa Ce)

Fu eziandio

tempo medellmo
" ^ '
.J:j|

/ifato della

innocenza de' nollri P Imperadoda Serenio Graniano Proconfolo dell' Alla , ndotto a comandare con particolari editti , e non folfero ricercati i crilliani , come ap.*0 vedremo . N folamente nell' Alla , e la Grecia , ma ancora nella Italia grande re modo fu il male , che cagion alla crilliarepubblica il furore dQh perfecuzione .

Non

a82

l>
fi

B^

COSTUMI
a'

plebei , ne a* robili , che foienevano . Tra gli altri Mario Duce de'foldati, fcoperto che fi. di effere addetto alla nod-ra fanta religiore, fu cru-

ISon

perdonava

le principali dignit

delmente privato di vita Apport gnin terrore a' fedeli la morte di un si ragguardevole perfonaggio , come coda dalla if^rizione trovata nele catacombe di Roma , e riferita da^
.

noi nel primo


(a) p.

volume
Verfo
1'

delle noftre Antichit

450. Criftiane (a)

anno cento venti oi Criilo , avendo fabbricato Adriano una magnifica villa vicino a Tivoli , e avendo riabilito di dedicarla 7 fecondo la fuperlliziofa confuctudinc de' gentili , a' fdfi numi , mentre egli co' fagrifizj cercava rifpolle da' firn oracoli , fenti da loro , che Sin foro fa vedova co' k-ttQ fuoi figliuoli recava loro grandifTimo difpiacere, e tormento , perciocch invocava il nome del
.
. ,

fuoDio Per la qual cofa f aveffe egli codret to la madre , e i figliuoli a facrificare agP idodemonj di fare tutto ci. li 5 promettevano
i

Deflderofc dimandato ITmperatore di ottenere ci, che bramava f ce condurre a f la pia donna e fette giovani
eh' egli avcffe da Iot*o
.

altres

icare alle flatue degli dei


ifpirata
,

e con piacevolezza gli efort di fieriAllora Sinforofa. . e rinvigorita dal Signore


:

con

in*

credibile coraggio rifpcfe

il

tulo infleme col fuo fratello

mio marito GAmanzio tuoi tri-

buni

elTendo criftiani , pel nome di Gesi , Grillo foffrironodiverfifupplizj, onde ricufai


foldati
e come bnoi^i a' tuoi numi morendo, vinfero demoni Volfe ro eglino adunque piuttodo effere decollati ,
,

rono d'immolare
,

afsoggettarfi a un genere di morte , che ap preflb gli uomini era ignominiofo y ma appreH^

de'
.:ii

PRIMITIVI CKISTIANI
di

28?

grandiiruna gloria, e ornaento , tra' quali ^Egioli ora eglino , per cos e , pafleggiando , godono una perpetua vita
i^\ngioIi
1

Re fempiterno
si

de' cicli

Irritato per

quele_^

libera rifpofta di Sinforofa


:

Adriano

con rifentimento o facrifca co' tuoi fiuoli agli dei onnipotenti, o far io , die tu le me con efT fia facrificata . Voglio io adune , che tu fcelga o di facrifcare agli dei , o morire . Ripigli allora Sinforofa Onde io meritato un si gran bene , che poffa e0edegna di fervire per odia da oiferirfl al vero o ? E non credere gi , o Imperatore , che bba io eflere ricetta in facrifizio da' tuoi mi , f comanderai , che ila privata di vita ;
Te
:

ich far incenerita/p^el

o Redentore
d

demoni . tu penfi , che 1' animo o il poffa mutare per Io terrore , t'inganni rtamente , imperciocch bramo io piuttoflo ripofare col mio marito Getulio , il quale Egli ducile lo iato per ordine tuo uccifo egare , quanto fi adirafle per queflc rifpofte !ne di coraggio , e di valore Adriano . Coirid egli pertanto, che Sinforofa foHe contta al tempio di Ercole, e quivi fo (f prima
.

cAn Che f
,

nome di Ges Crifto quella guifa brucier i

iltrattata cogli fchi affi


pelli a

e d poi fofpefa pe'


(a)Vi(I<o
^^P* J^^'P' ' ^ "^^ ^*

un qualche palo(^). Ma fccomc n ile minacce , n co' tormenti pot mai riloverla dal fanto proponimento , le fece lere un h(fo al collo , e la fece fommergere nei :ino fiume .^niene , ora chiamato da'paefani verone . Fu poi il corpo della fanta Martire indi ellratto da Eugenio principale della cuTiburtina , e fepolto nel fobborgo di TiIl giorno feguente ordin T Imperado>li re.
i

284
re
,

3>E'

e O

U M

I
i

che

fi

conduceffero
eh' egli
,

alla fua
.

preinza

fet.

te figliuoli di Sinforofi

Appena

quelli com*
,

parvero

avendo loro propollo

che

flicrificaflero

o fapeffero di dover

effere con-

dannati al fupplizio, e avendo udito da efT, che pronti erano a morire , e che non temevano nulla i tormenti , comand , che fipiantafferc vicino al tempio di Ercole fette pali da'manigol
di
,

e quivi fofero loro fiaccate le braccia


,

cor.

quel modo appunto, ch< prcfentemente 11 fuol dare a'malfatori la corda come fi pu vedere nelP anneffa tavola alla fi gura A . Della figura B , che rapprefenta ui
iftirarle colle funi
in

martire preffo fotto il torchio, opportunamente parleremo a fuo luogo . Dopo un tormento cos crudele, fece il fiero principe fcannare Crefcen te,ch'era il primogenito;e trapaffare col ferro petto di Giuliano , eh' era il fecondo ; e feri re Nemefio , eh' era il terzo , nei cuore , e nel bellico Primitivo, eh' era il quarto ; palTare colla fpada la fchiena diGiufthio, ci era il quinto ; e ferire il lato del fedo chiamat Strattco ; e lacerare da capo a' piedi Eugenio
i

eh' era

il

fettimo

corpi loro
levati
,

fendo venuto al diede ordine ,

feguente Adriano ei tempio , e avendo veduti


Il d
,

che fofiero quin<


, il

e gettati in un'alta foffa

qual luo^
j

fu di poi da' pontefici de' gentili appellato d fette Eiotanatl , cio d^'kttQ g ufi i zi ati . Ce so finalmente la pcrfecuzione , e la pace del
(a> SS.

Aa. chiefa dur diciotto mefi


deli

incirca

fioche
i

MM.

ebbro campo
Martiri (^)
ificffo
.

di poter

onorare

corpi d

SympK&c. apiid Rum.

s^j^t:i

qy^d^

Verfo il penultimo anno. Imperadore fecondo alcuni


Santo Telesfoi'
fi

feqq?'Edit* P^i^'ato

di vita dagl' idolatri

Vern.

'

Papa, del cui martirio parla Santo Ireneo n

de' PRIMITIVI CRISTIANI


libri
fi

tSj
qu;ili

cont-o gli eretici ^,^). Dalle


,

(a)L. iiu
<^*^^^'

pu facilmente concbiudere

chc_?

P-J^^-

^^* alquanto rcprelTo il furore della y ^* ccuzione per la lettera fcritta a iflanSerenio Graniano , con tutto ci non i mai totalmente , anzi di quando in ) ella ido in alcuni paefi o per le accufe , che_^ avano nollri nemici , o per altre cagioni )rivafi maggiormente , e gran danni recalla cattolica chiel'a . Quindi , che S.Giu* Martire, il quale fi convert alla vera cre;a verfo la fine dell'impero di -Adriano, ila 5 che avendo egli oflervato con qual tormenti, e .-zza d'animo fopportalTero orte i crifliani , determin egli di abbracla noilra fanta religione (). E perch (b)ApoI.n, pi fi conofca , quanto foffe quello princi- n. xu. entrarlo a' fedeli , fa d' uopo avvertire , gli fu quel!' empio , che ordin , che fi maffe il Calvario con ergervi fopra degP

2ne fu

affinch cancellar poteflTe

memoria

del
^c)

anef]mo(f).Ma giacch abbiamo fatto men*

Vid,

della lettera fcritta a

Minucio Fundano

rapprefentanze di Serenio Graniano, Imperatore , la qual lettera riferita da iuflino Martire nella fua prima Apologia , opportuna cofa , che noi pure la rapporD in quello luogo: ,, Lo Imperadore Cee
:o

Sulp.Sever. da e. H. H. E,
P' 'i^' ^^'
'
*

'

^^*

re Elio

Adriano

Minucio Fundano

Ho

ricevuto le lettere mandatemi da Serenio raniano tuo antecefTore , Non mi fema


,

pofTa

fenza che f ne faccia, diligenti ricerche , affinch non nafcano


diflurbi
, e non fi dia a' calunniatori maoperar con inganno . Se dunque gH ^* uo-

chQ r affare omniettere

di cui egli

mi

fcrive

'

ria di

2
35

8^
uomini
riggio di

I)

E*

e o

s T

I
il

di cotefla provincia

avranno
,
,

5,

comparire

in giudizio

e difend
fi

3,
3,

re le accufe contro de' criiliani


a

appigli

quello folo partito


,

, ,

non ardifcano
le
i

chiedere
ci

e di gridare

che fenza

dov
fegi

5,

te regole della gudzs. fieno puniti


5

5,
3, 5,
3,

difenibri di quella religione

Poi(

ella cofa

molto pi convenevole , che f qualcuno vuol accufare , tu confideri,


le

giudichi efattamente

accufe medefin:

3,

?"^A
t.l:^iv!

1 *

Della^ per^^
fecuz,ionedi

Antonino
P^-^
^

^^?-i.^-A* Ant.Chrift

qualcuno attribuifce a' crifrianiqii 33 che attentato da loro fatto contra le legi 3, tu dovrai imporre la pena al trafgreffore ,5 condo la gravit del delitto . Ma f qual " ^^^ ^^"^ quefio preteso avr P ardimene 5' calunniarci criiliani medefmi , penfa , 33 procura di vendicartene (^) . XIII. Non minore fu la crudelt de' gei ^^^^^^ [ j^^^f^j-j f^^^^ Antonino Pio fucceflbr. . ^ Adriano x^* lolamentc i privati erano traif Ne r tati contra gP innocenti kd , ma i Cefar tres, i quali fovente comandavano, che uomini della noftra profefTione fofTero cond al fupplizio , e dopo molti llrazj, foner] vati i vita . Fioriva allora un certo Alef dro , il quale effendo crifliano , ed eflendf idato di giovare alla repubblica , gli fu da nulladimeno con acerbiflmi tormenti la me ^^ quefto illudre martire da noi (Z^), e da
f
,

Che

...

recchi
le
;

altri fiata riferita la ifcrizione

fepol

F-45S

quale ancora fiata contro le oppoii di alcuni falfi critici egregiamenf:e dal P.Eri domenico Criftianopulo Domenicano gi< ne di flngolare capacit ^ e di erudizione fi rore alla et fua , difefi con una Difsertaz latina , che in breve , come" fpero , far
la

PRIMITIVI CRISTIANI. 2 8/ Circa qucdi tempi ancora ybbika luce .


I)E'
il

/enne

luoii di iti
,

martirio di S. Felicita , e de' fette gli Aiti de'qua'i fono rife,

per tralafciarne gli altri collettori , dal . Imperciocch verfb Tanno 150. ndofi adunati i pontefici degP idoli , ricorad Antonino , e gli rapprcfentarono , che "elicita, la quale coli' efempio , ecollefue ghiere , era al pr {Timo di particolare edizinarzio

ione
fi

non

facrificava

a' falfl

numi

quelli

farebbero mai placati ; mofTero Io lieffo leradore a ordinare a Publio Prefetto della , che la coftrigneffe a foddisfire infleme
figliuoli agli adirati

demonj

Chiamata

ella

ed efortata di facrifcarifpofe , che avea in f lo Spirito Santo , il le non permetteva, ch'ella foffe vinta dal 7o!o, n cedeffe alle carezze, e alle minacce,
dal Prefetto,

nque

il

facea. Per /a qual cofa eraella ficura, fevivea, avrebbe fuperato il giudice, e ra uccifa , molto pi di lui avrebbe trionfaRimafe attonito per una tal rifpoda il Preo ma nello lleflTo tempo mollrando di avee de' figliuoli di efla compafilone, li lei , iiife , che s' ella bramava di morire , la(Te almeno , che g' innocenti figliuoli vicro . La Martire , la cui coftanza era cerlente infuperabile , nulla curandofi di una che in realt potea eflere appellata mor, replic fubito ; che f i fuoi figliuoli non (fero facrificato , avrebbero goduto la vera e f avefiero acconfentito a' fuggerimen^ i; ?g? idolatri , farebbero morti eternamente
e' le
,

Ti

Prefetto
efortata

feguente condotta la Santa alla prefenza^ , ch'erafi portato al foro d Marte,


di avere compaffione de' fuoi figliuoli

a88
gliuoli,

i>E*

COSTUMI

avendo ella rifpollo , che ja mifericor. diadi lui era una vera empiet, fu maltrattata cogli fchiafH . Frattanto avendo conofciuto il Prefetto, che tutti gli sforzi riufcivano va.
ni
,

rifer
5

ci

ch'eragli avvenuto,

all'

impera.

tore
fl

il

quale

comand

che foiTero da diver-

giudici a varie forte di fupplizj e Felicita,


i

figliuoli di lei condannati. Fu adunque primo battuto colle piombate finch non ifpj. r l'anima Erano le piombate una fpecie di
.

il

erano nella etlremit legate cerdi piombo. Con quella forta di fru(la,o flagello erano alle volte battuti i condannati,e fpecialmente ifedelijche come rei d Icfi maell , erano condannati a morte Quindi 5 che parlando Eufcbio d Santo Appiam (a) Bufcb. Martire , il quale pat fotto Diocleziano Im ]. de Mait. peratore (<i) Fu egli, dice, a colpi di piom ralxft.c.i"*. s fatta guif ^j batefulvifo, e fui capo, in p.4I^Ed^t. ^^ disformato, che cirendcfegli contufo , e. ^^^'^^ 35 gonfiato il volto, non era pi raffigurato d che lo conofcevano ,, . Non altri 5, quelli , menti parla Prudenzio neli' inno x. del libr (b) V. 114. intitolato delle corone () dove de feri ve i tor fq.
flagello
te
,

a cui

come ghiande

(e) n. i. p.

520. apiid Ruinait. E-

menti, coi quali fu lacerato S. Romano Mariirt folamente fotto Diocleziano, ma fotto Gii liano ancora, che fu creduto pi mite degli a tri perfecutor , fu adoprato da' giudici quei genere di tormento , come leggiamo negli at di S. Bonofo (f) . Ma giacche de' flagelli abbi;

i:na

fatto

menzione, fembra

e/fer

ella

oppa4
i

^'l- tuna cofa , che defcriviamo quali foflero , e MM, ann^"^^^^^ maniere foflero battuti i fervi del S>; gnore , acciocch vinti dal dolore corretti fo-^ ,^,j* fero a rinnegar Ges Grillo . Legati adunqi i Santi a un palo , o ali' eculeo, del quale
^^^
illr

de'

PRIMITIVI CJIISTIANI.
quali,
et

prima che foilero pubSevero , furono per ordine Saturnino Proconfolo decapitati in Cartagi(<j) ; e come fi pu agevolmente ritrarre celebre i\pologetico di Tertulliano , che fi aX'^^m"" >pone fcritto avanti che foffe da quelTTm- p/ ^ f ^
irtiri Sciiiitaniji

Mtigli edirti

atore

moifa

la

generale perfecuzione

Im-

-ciocche mentreTertuIliano fcriveva queflo

Settimio Severo non avea anfuoi crudeli editti contro de' leli , Io che fi raccoglie dal capo quinto dello fo (^) Apologetico, dove leggiamo, che (b)p,2j.Xtt ivi perfecutori furono empi, fcellerati , eAppend. 5.
lifTimo libro,
:a

pubblicato

certamente , che da' gentili medefimi era- dit.Ven.an, condannati , e quelli furono Nerone , e *74^* miziano . Del relto tra tanti Imperatori : dopo fiorirono , e che verfiti furono nelle ine , e nelle umane cofc , non fi trov mai no , fino a Settimio , che fi foflfe apertamen-^
dichiarato di voler debellare
i

criftiani

Noa

rimenti parla Tertulliano nel trentefimo quin^

capo del medefimo libro (e) , poich affer- Ce) fu che dfll Palazzo non era ufcita veruna or, azione 3 che riguardale la proibizione della Ita fede , e che il folo volgo era la cagione noUri danni . Anzi che loda et^li alle volte rtimio Severo , e lo appella coftantiiTimo incipe (^) , la qual cofa non avrebbe mai dct- (j) ^^jy^ ^^ f quello Imperadore avelfe incominciato 15. "^ erfcguitar fedeli . Or febbene rim.peradonon avea ancora incrudelito contro de' felci Ges Crifto , erano tutta volta gl'ido*i malamente animati contro di noi , e lovenchiedevano , che i noftri foller lacerati ^ ziati , e condotti all'amfiteatro per effere anati dalle fiere Si nafcondevano per tanto
'
,

2'(?w.

IL

fc-

^06
,
,.

DE
il

COSTUMI
ritirati
. ,

k-dell, e

procuravanOj flando
le

di fchi

30/*"^"'^* vare

pericolo della morte (4)


i

Ma

non

gi

va vano talora
gentili di
Ila

cautele. Riufciva fovente: fcuoprire nodri nafcondigli , e appc


il

criftiano , che con cru maltrattavano . Eran pe' noflri preparati gli fiipiti , e le croci . Ve deanil per le citt dell'impero i giufti per
dcliffimi

aveano nelle mani


fupplizj

Io

(h')c XII
'

profeflone della crilHana religione colle ungu! ^'^^^^^^^ ^ ^''^^^ fcure finalmente ucciii , o\

p.4S.^*

vero divorati dalle bellie () . Erano le ungu le formate con due pezzi lunghi di ferro , quella guifa appunto , con cui fogliono efifer unite le lame de' forbicioni de* fabbri , le intc fiori parti delle quali lame erano alquanto gr
i

rotondate

e di fotto incavate affinch pc

teiTcro elfere inferite loro

due piccole
manigoldi
il

afte

quali rendeffero facile

a'

modoc

tormentare , il martire legato al palo , o fc fpefo a qualche albero . Le parti fuperiori dell

ungule , che uguagliavano la lunghezza di i palmo, e la larghezza di qaaf due dita , avean certi come denti , tre dalPuna parte,e altrettaf ti dall'altra , quali denti che piuttofb rappn Tentavano l'artiglio,o le zanne di qualche fen e perci ungule erano appellati, da una pan erano incavati , e dall'altra acuti , zccoc congiugncndofi le lame,e incallrandofi un dent nell'altro prendefife, e laceraffe agevolmente carne del paziente, come fi vede nella parte fu
i
.

(0 VideT. periore delFanneffa tavola


111.

(e ):la qual parte ra


,

pj-efentale fiq:ure di quelli forbicioni , e di i Chr.p. 204. ',. ,P ^ A altra forta i ungula formata a modo di guani
,

Antiq.

(J)

Vide

di ferro colle dita rivolte

e nella

fommit
,

aci

AnngumT.
sbt.n.^ST,

^e

il

quale iftrumento fu ritrovato nel cim


(^d) ;

^^^^ ^^ Callepodio

una caldaja

co'

':J-nj^-^QS-

<'

!; -'c^-

^^'^ -

^-~ bv?--'-

v.-Ji-^*^

^^,..

-,

,^;^v4|f:

1)e'
felli,

primitivi cristiani
altra

.
,

J07
che fu
r \ Anne. (a) a
j.,^^
^.^^

un

fcnza; e un uncino

rovato nel cemeterio di S. Agnefe


.

ficcato in

apo a un martire ; e un pettine di ferro Ca^ 11 r j n j 1r .e figure delle caldaje quivi delineate fi veg

p^

ano ne' fepolcri di Vittorina , e di Efuperan- dSg. io , che furono ritrovati nelle catacombe (), la \ quella forta di tormento parleremo noi (K) VldeT^ iquanto dopo. Quanto al pattine di ferro, ni. Ant. glicertilTimo , che con quello ancora erano Chr.p 2.o<?.
raziati
i

i<iQ\
,

dagl'idolatri

come

apprelTo

edremo
oi

e qncflo, la figura del quale

abbiamo

entro
i

nella ikflTa tavola , i^ ritrovato fepolcro di un martire nel cimiterio Callepodio ^^{ conferva fra le reliquie delefprcfla
il

monache

Domenicane

di

Santa Maria__j

v
jg-Qu^j,

laddalena di

Roma

in

Monte Cavallo (e).

p.|i^.

eli'

lentovano il tormento delle u^ule Tertulliano Apologetico (cf) e nel ibro intitolato (^^Lococlr. *^' corpiace \^e) S.Cipriano nella celebre epiftoDonato (/) e nel libro de' caduti (g) per
'

-alafciare gli altri,de'quali

abbiamo fatto raen-

() C^p, i,

ione nel
-riftiane

volume delle Antichit (^k\ ed Euftbo Vefcovo di Cefarea ,


noftro terzo
al
,

P^^' '^^^

Cf)

Tng

7,,

quale nell'ottavo libro


la
,

capo terzo della Edit.Oxon.


:

Iftoria Ecclefiaflica
,

cosi fcrive

,,

Altri
co'

/ n

p
*

co' bafloni
flagelli

altri

colle

verghe

altri

^^*

altri colle ftrifcie di cuoio altri , coh funi percuotevano g' innocenti crifi:,iani 5 ed era un t;ale fpettacolo vario , e pieno di malizia . Alcuni de' nofiri colle mani legate dietro erano fofpefi agli ftipiti , e i poi con certe macchine erano loro slogate le membra. Finaimente per ordine del giudice adopravanfi le ungule da' manigoldi , ed erano non folamente fcarnificati con un s

(h) 5. ^o^i^

attroqe tormenta

lati a

quei fedeli
2

nia

il

^.

ven-

3o8
,, ,,

X>

b'

c o

u m

ventre eziandio,e le guance,e le gambe cri delifTimameote flraziate . Anche Pruder


le

(a)

Vide 2o (4)ramtnemora
j.

bfulche iingule,colIe quj

de'Santi Martiri .Nel parte inferiore della pocanzi ritenta tavoP'ecoron. rpprefenta un martire inclufo in. p.u^.Edit. la figura an- i6aj, una rete [ come fi legge di S. Blandina appre

rniient.

^^^^^ lacerate

le colle

e legato erettamente [ fopi (b) L.v. {o Eufebio (/>) ] CI. H. E. un tavolato 5 cliiiimato ponte negli atti dell pag. Z09. s^LVitQ Perpetua, e Felicita (e)] affinch fofl sbranato dagli orfi , lo che fi legge di Sant ^ro^nxix* (e; nxix. g^^^j.Q j^^i fopracitato luogo degli atti dell Sante Perpetua, e Felicita, Fu anche foti rucceflbri di Severo C^) , e fpecialmente T^^riili ^ctto Diocleziano , ulata quella illefla manie 1. ad Nat. 1, ra di tormentare i Santi Martiri , come a CSp. Il 42. teda Lucio CeciHo ael celebratifTimo ibr Erano ancoi dele morti de' Perfegutori (e)
, ^ .

in

ufo varie forte di forbicioni


e le

altre delle.
I

quali fervivano per tofare


Jdit.
J/48.
^

per ignominia
,

anno vergini

donne
il

crifliane (/)

come
,

i\

y%

de nelP anneffa tavola


tagliare
a'

alla figura
,

B, altre pe
e le
lai

Aa"

fedeli

nafo

ss"^*^^

1^

orecchie

Marr.
". V.
^>5^.

Chpag.
^

^^^ ^^^
il

"^^

%"ra A,

^ella fteffa tavola

rappn

iid.& After,

T%
rV. i

donna , la quale col capo fen2 erano folite di porrare le qriftianj da fatelliti firafcinata al luogo infame,del qu; ^^^^ tormento, ch'era pe'crifliani il maggiore , e "^' pi crudele i tutti , parlano Tertulliano ne! ultimo capitolo del iuo Apologetico , e tr moderni Gafparo Sagittario nel capo quindiced
fenta una Tanta

velo

eh'

mo
ti

<iiz\

Martin
,

cini
ti

fuo celebre trattato de'fupplizj de' Sar . Ma torniamo alle ungule , agli un e a'pettini di ferro , co' quali erano foli
,

gl'idolatri di lacerare

e fcorticare

criltia

Ili ,

^he venivano

\n loro

potere

Erano adur
quc

:^'tijo-'^Q3'

de' fri
.ic 5

miti vi cristi ani

30^
le

come
due
,

di fopra

abbiamo accennato,
,

unl'

ule d

forte, altre formate a guifa di guari-

3 colle

dita

rivolte

delle

quali ragiona
,

aringo
licate

altre a
al

modo

di forbicioni

che

app-

corpo del

martire

gli

ilrap*

ivano le carni, e difpietatamente lo laceraano . Di un flmile iflrumento fece dono il Bo3

al Cardinale Scipione Cabelluzioj avendotrovato prefso un corpo fanto; poich Marri anticamente fi fotterravano con porre loro
i

lato gli

frumenti del loro martirio, comp_5

olir diftefamente l' Aringhio (tj). Vcdafi la (^^ t. x.c, Tura R. nell' anneffa tavola , che rapprefenta xx-x. Rom.
1

martire, le cui cofce fono dal manigoldo con

Siibrcrr.

n tal fupplizio lacerate


jiati
i

Cogli uncini erano fedeli, come attcftano Prudenzio nel.

inno

undecime (6),

Arnobio
.

3ndo contro de' gentili (0 Vedefi nella^iffa tavola alla lettera A. la figura di un mar*e tormentato con quello genere di fupplizio. il pettine di i gentili 1 anche in ufo appredb
rro
,

nel libro f- (b) p. i^^, (c/ pag. 4?*


E^lir

ann.

^^^^

come dicemmo
Criltiane (rf)

nel
,

tomo

terzo delle
(d) p* 20^

ntichit
.ti
i

fi

con cui erano lacepoveri fedeli , in quella guifi appunto , vede nella figura C. della medefima taalla

Dla.

pu negarli, che a patempi delle perfccuzioni fu lo che fi legge anconn efla troncato il capo di S. Giuflino Martire, e de' fuoi compagni ').A\]e volte per fuccedeva, che foOfe il capo (0 EJit. opp.Venet. I povero crifliano colla fcure voltata a roveopellato,come fi vede nella figura A. della f- p"^' ^^^
Quanto
fcure ijon
cchi de'nodri ne'
,

lente tavola,la qual cofa riufciva

al

paziente di

'.andifTimo tor-mento(/3. E giacch


rito quella tavola, fa d'

abbiamo

ri-

(^)

^^"^^
^^^
J'*

uopo oflervare,che

JIO
iigiira

DE

COSTUMI

(s)
e.

L. V. XXXIX. Tertulliano

B. rappf efenta un criftiano legato fupin a un gran falTo, e fventrato dal manigoldo , de qual genere di fupplizio parla Teodoreto nell fua Storia Ecckfiaflica (a) , Ma tornando
,

mentova

egli

oltre

fuppI2

P- 241dit.

Edefcritti di fopra , il tormento del fuoco , Oxon. ^jj^^g ^ ^j^' erano condannati eziandio a' me talli alcuni criliani , e con varie forte di mar

(L Apolog.
bid.

&

^^n privati di vita (J?) . Non altrimenti ragie ra delle difgrazie 5 e de' patimenti de' fedei
S.

Cap. L.

Clemente Alefandrino

nel libro fecond

degli Stromi (f) , i quali Stromi furono da lu (e) V2Z* Tdit. comporti ne' principi dell'Imperio i Sever414. iPaiis. ann. medefimo , [ come dimoflra il Mofemio nell i<J4t. erudita Diflfertazione intorno al tempo , in ci;
(<!) il.

V. ^"

compofto da Tertulliano Ti^pologetico (rf)] crebbe oltre modo la perfecuzione , e nollri nemici pi fieri, e pi crudeli allor di ventarono , quando furono dall' Imperator

Ma

fi ordinava , chi niuna Provincia fi permettefTe il cilt< della vera religione . lE primieramente nell Egitto , e per tutta la Tebaide altres gloriofa mente moltiffimi criftiani combatterono per fede j e morendo vinfero , e trionfarono de tiranno. Fra quefli fono giufamente annove

pubblicati gli editti, pe' quali

in

Leonida Padre di Origene (0 , a cui f per ordine del Prefetto troncato il capo; ^^ ^^"^^ Potamiena fortilTima Vergine di cu , ^k-^Ta* cosi fcrive Eufcbio Cefarienfe . EfTendo fiat quella gloriofa martire condotta da' fateli ii alla prefenza del giudice , ed eflendo Hata crii delilmamente Graziata , fu confegnata final mente a un certo Bafllide , afBnch fofle da 11

CO

I. VI. rati
y,

H.E.C,

<

flrafcinata

al

luogo

^d

fupplizio

foireBalilide idolatra,

Qiiantunqu . con tutto ci non fola


nient

t7

uj^^io-

^nJ^-^ll

!>E inilMITIVl CRISTIANI JI I mente non riprefe , n maltratt mai la ferva di Dio,ma fece ancora si, che ninno ofafTe di acco(larfele , e di farle ingiuria. Perla qiial cofa piena d gratitudine la vergine , prima che le
foffe dato l'ultimo fuppU^io , gli promife che dopo morte gli avrebbe ottenuta la falvez2a dell'anima dal Signore. Appena furono da hi proferite quede parole , che i carnefici co-

minciarono a tormentarla colla pece bollente , con cui o le afperfero prima piedi , e di poi (^^ Eufeh. alla fine il capo (fi), J. vi. e. v. le altre membra , e come fi pu vedere nella figura A. dell' an- piiS. Enefla tavola , che rapprefenta un martire^ dit. Taur. legato al palo , a cui i' manigoldo verfaful capo con una mefiola della pece bollente eilratta
i

dalla vicina

caldaja

ocome

piuttofto credia.

poco a poco calata in una caldaja ripiena di pece , del qual fupplizio alquanto dopo ragioneremo . Della figura D. che dimostra un martire legato parimente al palo , a cui il carnefice cava crudelmente i denti parla San , Dionifio Aleflandrino mentre defcrive il martirio di S. Apollonia (^) . Com.parve quindi a Eafilide S. Potamiena tre giorni dopo il fuo martino, e avendogliimpolta una corona fui capo , gli dffi: di aver ella pregato per lui il Signore , e di avergli ottenuto la grazia onde predo avrebbe anche egli volato al cielo .
,

mo

fu a

'^^^"^

J^^},
^.^^

xli.

Eaft. Taur.

Prefe egli pertanto dell'animo


dallo Spirito Santo
to battefimo
,

rinvigorito
Eiif.
I.

il fanfu da' miniflri dell'empio prefide Ce) ^i. decapitato ("e). luni^o farebbe fiato il nu,

dopo aver ricevuto

Ma

v.p.

merare

quelle valle rcgioui Qd^

che allora patirono m Eufebio Cefarienfe , che brevemente ne defcrilfe la fioria, evidentemente dimoftra 5 quanto grande fofTe il nututti
i

martiri

^^^*^*

(d) Etr^eb. ^'^^'

i**^^^* ^'**

me-

jlr

1)

k'

C O S T

U M
la

i
T

mero,

come

infuperabile

loro fortezza
,

Nel decimo armo dell'Impero

di Settimio

di-

ce egli , efTendo Prefetto dell'Egitto un uomo fiero per nome Leto , mentre innumerabili erano i confeflTori di Criflo , che acquiftavano la corona del martirio Origene , fcriffe al Tuo amatifTimo padre , ch'era per la fede tenuto in
carcere
^

una graviiTima lettera, per cui

lo

efortava di foffrire con intrepidezza i tormenti, e la morte , poich non poteano eifere paragonati i patimenti di quefto fecolo colla futura gloria , che dovr elTerne rivelata . Non conprefe egli
il

tento per di avere incoraggito il padre , im, febbene ancor giovanetto, a iftruire

profTimo, e a guadagnare ( non paventando le minacce de' nemici della vera religione, nei manifefti pericoli , a' quali fi efponeva ) nuo-

vi fedeli a

Ges
la

Crifto

Avendone pertanto
fede, ebbe
la

convertiti moltiffimi

alla fanta

divedere alcuni di loro trionfanti,e coronati di un gloriofo martirio,tra' quali furono Plutarco, Sereno, ed Erone , e la fortifUma donna Eraide, che fu con incredibile
fortuna, e
gloria

crudelt, e fierezza dagl'idolatri bruciata viva

Non minore

fu la carnificina fatta de' noftri da'

. Nell'Affrica Proconfolare preil che furono verfo l'anno du-

gentili delle altre Provincie

gentefimo terzo
cita

le

flinte

Perpetua

e Feli-

compagni , furono condotti alle car, ceri , e dopo qualche tempo per comando del. Procuratore delh Provincia furono tratti al
e

Vide foro per effere afcoltati . Giunti aldedinato j^^gQ falirono fulia catafla , ch'era un poflo ^^i^^dtCjdove afcendevano i rei per effere udidit. Vcl ron/Aft. ^'h^ ancora talvolta cruciati C<z),avendo confeffato liberamente il nome di Ges Crilto , furo$s, Mait.
(a)

Bot.Ruinar.

no

DE'PHIMITIVI CIIISTIANI
rto

Jig

ricondotti
fiere
,

dopo alcuni giorni


colle

Revocato

e , venire per con:ibattere nelP Anfite.uro . Saturnino, c_j furono da un leopardo lacerati ,
alla
al

carcere, e legati
fatti

ceppo

Saturo fu efpollo agl'infulti di un orfo , per fu prefervato dal Signore , Perpetua


Felicita
,

ma
,

dopo

di elTere ftate agitate

e mal-

menate da una ferociflma vacca , furono con Anche doaltri fedeli barbaramente fcannatc po la morte di Severo il fucceflbre di lui Cara.

calla

ch'era flato allevato col latte cn'iliano,


attefta Tertulliano

come
lo

nel

libro

aScapula,
,

incrudel contro de'

feguaci del Redentore

che fi pu facilmente dedurre dallo cffo libro di Tertulliano . E non gi incredibile , che toltoAntonino Caracalla dal mondo, febbene fino a'tempi di MafTimino non avea pubblicati nuovi editti , n avea il Principe perfe. guitato lachiefa, nulla di meno i popoli con, tro de' noUri non fi follevalTero, e non li privaflTero crudcliflimamente di vita XVI. Avcanoi fedeli goduto un p di pace jy^Uper-* fotto Aleflandro Severo , quando morto quefo [tcuA.ione di Imperatore,fu follevato al trono Mailmino uo- 'Majjmln. mo crudele , e malvagio , il quale eflendo malcontento del fuo anteceflfore , determin di sfogare la fua rabbia contro di coloro , che da lui erano (lati accarezzati . EiTendo egli pertanto pcrfuafo, che i criliiani erano (lati d'AlelTandro tenuti in grandifllmo pregio, comand^che principalmente foflero perfcguitati , maltrattaperciocch ti , e Graziati , e uccifi i Vefcovi , quegli erano i maeflri,e gl'iftitutori degli altri. SegnalaronfI in quella terribile perfecuzione tra' molti Ambrogio amico di Origene , e^ Protetto Prete di Cefarea , per la qual cofa fu
loro

314

I>

H*

COSTUMI
il
il

loro dedicato da Origene medelimo tiiTimo libro, ch'ei compofe circa


C^^

celcbrn-

marti,

^"^^

rio (rf)

Ma

colpito dalla divina giuftizia


,

MafTimino xxxmiu^' morto


H. E.
pag.

dopo ch'ebbe regnato


Ja

tre

anni, furenduta alIaChiefa

pace

ch'ella
di

25?. Edt. deflderava , ed ebbero campo i noilri Taur. pagare maggiormente fotto Gordiano

pro^
Poi
alaj

e fotto
,

(b^ Eufeb. Filippo Imperadori la vera religione () ibid.cxxix. che elfendo flato Filippo s favorevole

feqq.p.iH. chiefa
^^'^'i'

che alcuni s^immsginarono , ch'ei avefil crilHanefimo , non folamente non permife , che fofllmoperfeguitati da' gen. tili 5 ma procur ancora i noftri vantaggi , e fu cagione , che la piet , e la venerazione verfb Ges Criflo Redentor nofiro vieppi li
,

f abbracciato

ftabiliiTe

nell'impero
il

e andafle ancora diffon.

dendof per tutto


Dellapefj

mondo

^VII. Era

a Filippo contrario

Traiano Decio

Deci9.

uomo di crudeli, e barbari,e Or flccome alcuni fedeli per


concedeva
la

fcellerati coftumi.
la libert,che loro

lunga pace , declinavano talora dalle vie del Signore , cosi erano di tempo in tempo le perfecuzioni dalla divina provvidenza perme(re5affinchc rientrati eglino in loro medefimi,
fi

ravvedefferoje tornalTeroa viver bene.

Laonde morto Filippo, fu fubito dichiarato Decio Imperatore , il quale per 1' odio che
,

portava

ali'
,

anteceffore

e alla corte di lui


crifliani a

comand
tori
la
5

che coflretti foffero a forza di mari

e i atroci fupplizj
.

rinnegare
,

CO

Ibicf.

c.ip.xxxix.
j>.2(Si.re5.

Furono pertanto allora prefi e nielli nelle carceri S, Fabiano Papa e S. Babila Vefcovo di Antiochia , e S. AlelTandro Vefcovo di Gerufaltmme i quali poco dopo avendo gloriofamente combattuto contro il nemico,
fQQ
,
,

diportarono

la

corona del martirio (e). Non

fu

^HJi-'ht^'

-.v

Aw 'Mm^

DE PRIMITIVI CP.ISTIANI
fu

J1

perfecuzione in Aleflalidria Avci gii , prima che fofiero (lati pubblicati gli ditti daDecio,un impoflore ripieno di furore, te di rabbia , mofle contro de' nodri le turbe degl' infedeli , .con rapprefentar loro , ch'era^ yamo nemici de' numi , e delle gentilefche fu^r/lizioni . Incitati adunque pe' fug>^eriment di queir empio i popoli , fi ammutinarono-, e imbattuti in un vecchio chiamato Metra di
fiera la

meno

religione criftiano
furia
,
,

lo

prefero con incredibile


egli proferire
,

e poich

non volle

certe

parole
ro
il

lo percoffero co' baftoni


,

e gli pun fe-

con acute canne , e finalfobborgOj.lo lapidarono. Non contenti di quella crudele carnificina, voifero il loro furore contro di Om'nta , e llrafcinatala al tempio degl'idoli, le ordinarono, :he predafTe loro quel culto , eh' dovuto al
vifo
e gli occhi
al

mente condottolo

v'ero

e folo

Dio
,

Ma

non avendo
,

ella

accon-

Tentito alle loro perfuafive

nente i piedi a percoler


jinalmente

e pe' felci poi co'


.

legaronle (Irettala (Irafcinarono , e


,

di

fafli

le

tolfero

la vita

Avendo

quindi faccheggia-

dio

penfarono di sfogare l'o, che loro rimaneva, contro la fanta verdine Apollonia . Frattanto cri/liani cos cruielmente perfeguitati , e fpogliati , allegri fi partivano dalle cafe loro,poich vedeanil degni x v r ' i foffrire qualche patimento per amore di chi p^^nelT ranto avea per effi patito . Non vi fu tra loro , 7.^^ ^^^ B ife non forf qualcuno,il quale aveffe Tardimen- che rappre:o di rinnegare la fanta fede Giunfe alla fine fenta iin_>
e le cafe de' fedeli
,
i

La turba alla cafa di Apollonia,e fub/to,che pot

mmire,

^vere

ire tutti

vergine nelle mani,le fece cava-^^^ ^ ^^^.^^ denti a for^a dlgravi percofle (4) , ji percolfe di poi accefe un gran fuoco , minacciandole idemi
la fanta
i

di

3
di

fi

COSTUMI

--.

s' ella non proferiva P em, che V erano fuggerite , e perch ella flava coftante nel ino proponimento , ebbe la forte di effere per Gesii Crilb incenerita. Era appena celiato il tumulto,ed i criiliani a vea-

bruciarla viva
,

pie parole

editti di

no un p refpirato , quando comparvero gir Dccio , che cagionarono orribile fpa^

vento, principalmente negli animi di coloro, che non fi fentivano ben fondati nella religione . Ma forti campioni di Ges Grido , nulla paventando le minacce de' Prefidi,e gli atroci tormenti, che vedeano loro imminenti, ripieni di gioja correvano al martirio Allora Cronione , e Giuliano furono afprameute flai

gellati

e di poi gettati nel fuoco


colla

e fu Befa

Epimaco ed AlefTandro, dopo i flagelli , e le ungule , e mille altri tormenti , furono precipitati ia.^ una foffa ripiena di calce viva , e (penta che fu coir acqua la calce, barbaramente bruciati Ammonario,e le compagne, dopo d avere vin.
fcure
uccifo
,

foldato

ed

to

il

Prefetto con fopportare con (Ingoiare for-

Dicn. tezza varie forte d tormenti/urono alla fine de, Ca) Alex, apud capitate , e innumcrabili altri con incredibili
Eufeh,
Jib.

ni^i-tori

furono privati di vita (^)

xLup?2,Iji,
*

^^^P^

"^^^^ Gallie S.Saturnino

Vefcovo

Circa quel di To-

ieq.

con una fune,r altra eftremit della qual fune ftrigneva i Iati di un toro, ^^^'^ medefimo , che prefe la corfjuj (b) Aa. ^^ ^^^
^o. legato pe' piedi
art.

apud dal

Run. num. guifa talc


V. p.

campidoglio che ,

di quella citt
(I

ftrafcinato in
,

ruppe
i!

il

capo

e fparfo

il

no.
AEi.
ibid.

cervello

confumm

ilio

(e)

MM.
mim^.

Nelle Smirne ancora tormenti fu conficcato in un palo con groflflmi chiodi , e co' fermenti , e legne accefe in-

gloriofo martirio (^). San Pionio dopo molti

XXI.

cenerito(c).

Non

fu

minore

la

barbarie

Il

^ dj^

'2>'"7

db' PRIMITIVI CRISTUNI,


la

J17

crudelt de' minidri dell' Imperatore nelle altre Provincie . Poich fu i*n quel tempo San

MafTimo martire lacerato nell'eculeo, e poi lapidato (4) E giacche abbiamo fatto menzio-. ne dell' eculeo , fa d' uopo oflervare , eh' un ii^r^^^ ^^' tale tormento era m ufo appreflo i gentili pri0.133. fe,
.

ma ancora, che

nata folle

la

criftiana

rcli-^

gione C^) . Ma febbene era anticamente ado.^y. ^ Uj prato contro de' malfattori e de' rei di gra- Ant.Ch'r.p' vifTimi delitti , molto pi fu ufito allora , p.i8^

quando erano
i

noftri perfeguitati dagl'idolatri,

della qual cofa

fanno fcurilTima teilimonianza


nel terzo
.

Padri

e gli Ibrici della chiefa

mo noidimodrato
'mmaginarono
Odio
,
i

:ichit Criftiane (e)


,

come abbia, volume delle AnFurono alcuni , quali s'


, i

(e)p.i8j,

che P eculeo
fi

foffe

un grofTo
a ca-

fopra cui
rei
.

faceflero federe

come

feguendo il Gallonio , credo :he fofTe in quefla guifa compofto.PrendevafI un egno di quella lunghezza, e larghezza , che gli utefici di tali llromenti (limavano a propoflto , ili' eftreme parti del qua! legno ^ eh' erano alr]uant incavate , fi mettevano due piccole^
vallo
io

Ma

uote fcanalate
il

le quali giraffero intorno , acciocch le corde , che quindi , >a(lavano,potefrero fcorrere ^ e ftirare con faci-

loro aff

ita

maggiore

le

membra

del martire

come_->
.

^edeii nell'annefTa tavola alla figura

Por-,

jiiavanfi di poi quattro


/

come

piedi, e inchio.

!;

legno maggiore, flcch componeffera i cui piedi foffero ben fortifi, ati con due tavole applicate loro atraverfo, e on due cilindri , che poteilero peraltro gira-^ e. In quelli cilindri erano due , o pi buchi, iie' quali fi mettevano uno o pi balloni , che , i;irando il cilindro/aceano sicch le corde fi fti^
avanfi
al

ome un banco

r a (fero

JlS
raflfero

I>E'

e O
le

U M

con violenza, e
.

membra
in

del paziente
all'

slogafTefo

Applicavafi adunque
.

eculeo

ii

reo
flitto

in

quella guiTa
le

Era

primo luogo
corde
i

af-

fpogliato de'fuoi abiti. Legate <;he gli era^

no dietro
di

mani

e flretti colle

pie-

era mefTo fupino fopra l'eculeo , e l'efre, mit delle funi fi paffavano da' manigoldi per
le girelle,

e di poi

fi

attorcigliavano ne'
funi
e

ci li n-^

dri

eh' effendo girati da' carneici

te fliravno le

medefime
,

talmenche slogavano

le braccia del paziente

in orribil

modo

fi

difendevano . Davafi poi in un momento con impeto a'cilindri un moto contrario al primo, e
slentavanf in guifa tale le funi
,

che

il

martire
coi^

tratto dal pcfo del proprio corpo

rimaneva

fuo eflremo dolor penzolone , come fi vede>>^ nella figura A. della medefima tavola . Che f con quello tormento non confefTava tutto quellOjChe da lui voleano fa pere i giudici, f gli applicavano delle lallre di ferro infuocate , e delle lampadi , e delle torce accefe a' lati , e alle altre parti pii delicate del corpo, affinch fcottato , paleffe s' era vero ci , di' eragli flato impoflo dagli accufatori La figura di una di quelle lampadi fi vede rapprefentata nella llcA fa tavola fotto P cculeo . Non fempre per era-

no

fu

quell' orribil

tormento melTi

fupini

leggiamo appreffo Teodore, poich (a)Hift.E. to (tf) , che alle volte erano in effo diflefi boc-? L. in, c.xi. coni . Laonde parlando quell'illuflre illorico di 1;^*^ ^^' Teodoro confeflTorc, attella,che fu dillefc nell' eculeo , e fu crudelmente flagellato fui dorfo , la qual cofa non fi pu fpiegare altrimenti , f non che dicendo, eflere egli flato fervo di Dio fl^fo boccone fu quel tormento.
martiri
il

Vedafi

la

figura

A.

dell'annefla tavola

Patir^
ne

-^Ilj'(blj-

de' primitivi cristiani


10
?

31^

ancora Tocco Decio

la fanta

vergine Dionifa,

compagni

:eri
lai

le*
.i

[ de' quali abbiamo gli atti fin, pubblicati dal Surio , da' Boliandifti , e_^ Ruinarzio ] i Santi Trifone , e Refpicio (<i), (a)Rmnait. quali furono da'carnefici trapaflati co'chio- ibid.p.ijS,

piedi , pere I:^ poi camminando pr vafTero L j T nr ./x acerbo dolore ; Luciano , e Marciano (>), in S. Ippolito , il martirio del quale defcrive Prudenzio nelP inno undecime del libro dclle_^
i
-

,i.t, (n) Rumarti

p,i44,fo^,

Imperciocch avendo quello antico, poeta brevemente narrato , quanto vea incrudelito Decio contro de' crifliani d* calia , e principalmente di Roma , e avendo
orone
.

illuftre

ipprefentato
arichi
ibunali

come

moltilfimi in quel

tempo

i catene erano tratti da' manigoldi a*


,

e di poi battuti per ordine de* flagelli , e colle ungule , e_^ )gli uncirxi Graziati , talch vedevanfl loro intelini , e finalmente decollati , o crociffbruciati , o mefli nelle barche^ e precipi, ti nel mare ; fece flrada a ragionare del nto martire , e raccont col fuo folito ellro ^ te fu egli legato a due cavalli indomiti , i
udici co'
l'

lali

con tanto impeto

Io ftrafcinarono
,

che

ilTando pe' luoghi ripieni d roveti


?

e di fpi-

lo sbranarono , e lo fecero in pezzi . N 5 lamente ufarano i gentili di far legare i pori crifliani a' piedi 5 o alle code delle beilie, nch foflero ftrafcinati , ma ancora ordinano talvolta a' miniflri della giullizia , che ilfero a cavallo , e calpeflaflero gl'innocen,

^
f
[i

dafi
Ila

quella guifa togliefero loro la vita parte , nella fuperior quale fi ofTervano da un lato le figure di
in

l'anneiTa tavola

h .uni foldati a cavallo


li

e dall'altro

, che calpellano i crilliauna prigione , in cui fono co-

me

3-

O
flivat

^ ^'
,

COSTUMI
legati

me
Ca) L.

e erettamente

moltiiTimi

Vili, confeffori di V.

H.

l. e.

che dice Eufebio , che avvenne fotto rimperatore Diocleziano (*0


Crifto
,

lo

p,485.clir,

Ma
e

Gantab,

^^^^^^

poich abbiamo riferita quella tavola, ^^j parte inferiore il vede alla figura A. in una grotta un martire , che ha i piedi legati,

le braccia altres , ilcch non fi pu in conto veruno rizzare; fa d'uopo oflervare, che Perflani non furono meno crudeli de' Romani,
i

e de' Greci nel perfeguitare


fedeli
.

e tormentare i , Imperciocch oltre l'aver eglino adoprati parecchi di quei tormenti , ch'erano in

ufo nella Europa

nell'Affrica

nell'Afia

inventarono un altro , che pare fuggerito loro dal nemico dell'uman genere. Fa ccano eglino delle fofle 5 o delle caverne, k quali aveffero di fopra un apertura , e prefo il martire lo fpogliavano affatto , e legavanlo flrettamente 5 e avendolo unto, lo calavano nella grotta ; e di poi andavano in cerca de' topi pi groffi 5 e per l'apertura li gettavano
,

Minore

nella foOa

affinch poi quelli animaletti effenla

do mangiare
(h)

arrabbiati per
,

fame

n trovando altro da
criiliano

fi

cibafTero delle carni del

Thcod. ancor vivente , e in quefla guifa acerbamente ilh. V. H. lo tormentaflero C^).Ma tornando a Decio, egli E. c.xxxrx. difficile a fpiegare quanto fieramente abbia ^*^* egli incrudelito contro i fedeli dell'Adria, ^*^,^f^^' Sono i libri , e le lettere di S. Cipriano , che
allora effendo

Vefcovo governava

la

chiefa

di
la

Cartagine
/awx/Vwe^*
i

ripieni di racconti riguardanti

^^' minillri di Della per ^^^^^^^^

quell'empio principe,
,

quali reggevano la Proconfolare

la

Numi-

d Gallo i tf dia , e le circonvicine Provincie . di Valeria^ XVIII. Morto Decio fu dato l'Impero a Gallo

i!

quale non avendo conofciuto

che

il

fuo an
te'

. 285^ con certe II chiamallrilcie di cuoio , che in latino vano loro, (4) , o co' flagelli , o co' ner^ xp, bi, o colle verghe , o cogli fcorpioni , o colle Hym. ^xi*. piombate eFano barbaramente battuti . I fia- pag. 140. Egri erano una fpecie di verghe pigrofle al- dit.^n.idz^ ^^^' quanto di quelle , che verghe propri ameate-j ^^^f^' da' Romani erano appellate , ma pi fottili de' i^j^tlcapax* baftoni , de' quali un po' dopo difcorreremo pag.V^/. eDi quella forta di verghe abbiamo noi fatto dt. H. B. menzione nel nodro terzo volume delle Ant- Cantab. .chit CrilHane [_b~] . Enfendo adunque battuti i /u\ p^ j^^. cridiani co' flagri , erano riputati come viliffinia gente , mentre era queflo tormento dato ancora agli fchiavi , che aveano commefTo qaalche grave delitto . Laonde fono fervi appellati da Tertulliano rumpentts flagra (e) , (e) Confcr. Aperciocch fulle fpalle loro erano rotti a forza Tcull. ^^ '^' ^^' ,di battiture flagri . Si trovarono anche degli quali credettero , che per flagro Scrittori ,

DE'PRIAfITIVl CRISTIANI
,

iflrumento ragioneremo altrove

'intenda eziandio quella forta di frulla

eh'

formata con un bafloncello , alla cui fommit fono attaccate certe (Irifcie di cuojo, come il wede nelP annefTa tavola alla figura A. , che_>
n*apprefenta

un manigoldo, il quale batte il martire * E fanno a quello proposto , fe.:ondo ci , che io mi perfuado , le parole_> ^orea flagra da Prudenzio adoperate nelP inno undecimo (f/) . Colla frulla , o colica (J)
v/erghe erano

pag- i4

ancora maltrattati i crilliani , ^^^^* ^^^'* llorch non volendo rinunziare alla reli-^ 5;ione di Ges Grillo , erano condannati a effe^e

^"*

barbaramente battuti

come
.

fi

vede

nella

Soggiacque a aiutila pena Barula fanciullo, di cui parla Prudenzio nell'iuno deciaio del fopra citato libro delle Tom. JJ. T
igura B. dell' anneflTa tavola

2pO
(a) p. 127.
ilri
,

DE
Qa^
,

COSTUMI
Erano anche
ftati

delle Corone

flagellati

no*
.

come

foOero

di condizione fervile
i

Chiamavanfi'col nome di flagelli fermenti, o le bacchette pi fottili delle fommit degli abeti, colle quali erano i fervi afpramente battuti , e adunque reftituiti a' loro padroni I criftiani eflendo flagellati , erano trattati da vilifTuni (lOS.Cypr. fervi (6) . Le verghe erano di varie forte. Poide i,apf. p. ^1^^ alle volte crano di olmo , alle volte di vite, 'od^ quercia, odi falcio. Colle verghe furoOxon no battuti gli Apoftoli (e), e var; criiliani , (e) Aft. e. che ne'fuifeguenti tempi fi Drirono ((f) . Se le ^* " verghe erano nodofe ^'^o ripiene di fpine , e di , erano chiamate fcorpioni , come beiLj ^^^^^^ > ii'C.x\,v 7* (d) Vide olfervarono Santo lidoro nel diciottefmo libro
.

Teitul. J.d?

Foenit. cap. XI ..&Scii-

minlw! t!
jil.Ant'.Chp

delUOrigni^Q altri,che noi citammo nell'accen. nato luogo del noftrq terzo volume delle Anti^j^j^^ Criftiane.Non pertanto da maravigliar^ ' ^^ effendo flato adoperato quello ftromento

^.iP7.

contro de' rei da' gentili, fieno flati anche i cri' fovente col niedeflmo battuti , e lacerati, come leggiamo -apprefTo Tertulliano nel libro intitolato Scorplace al capo quarto . E giacch di quello libro abbiamo fatto nienzione , fa_>
iliani

d*uopo oOfervare
gni
,,i

che nel capitolo


,

feflo
i

del

medefimo mentova
calci
i

quell'antico Scrittre
co' quali erano
forti

pu-

,e

flagelli

maU

trattati

criiliani,

che

nella religione

confcATayano Criflo avanti de' I^egi , e Prefidi delle citt 3 e delle provincie . Ma torqiamo
a'igliuoli di S. Felicita
il
.

Furono

il

fecondo, e

effi co' baftoni talniente perco^ , che renderono finalmente lo fpirito ai Creato- re. Varie erano le maniere, colle quali erano

terzo di

battuti da' nemici della religione

criiliani

.In
Si-

primo luogo erano que'

forti

campioni del

gno-

U'U-JJPLJ!-

DE* PRIMITIVI CRISTIANI


;nore fpogliati ignudi
\tti
,

2i?I
negli

come leggiamo
,

de' SS. Martiri Claudio


il

e Arterio

(^a')

ap-

(a)

,y,

Ruinarzio, i quali Martiri patirono p,I3^ rerfo l'anno 285 . Di poi erano battuti co' baioni , o colle verghe^ o co' nerbi (ul doiTo (^), ^) hU. n. 3 fui ventre,o fopra tutte le altre parti del cor- ni. p.cad. )0 Ce) . Ma per edere cruciati con quella Torta . ,,-1 h tormento , o. erano eglino legati a un palo , y, p, ead. ad una colonna , come fi vede nella figura A .
ircflb
,

Iella

iella
li

tavola pocanzi riferita , e come racconta fua Storia Ecclefiai^ica Eufebio Vefcovo
.viit,

Cerarea((/), avendo le man>, e piedi le- ^^ 5ati , erano sdraiati per terr^ , giuftaUrelaione dello fleflb Eufebio (e) , ovvero corretti (^)llji(i.c.x. giacere fopra una tavola a cui erano in^aIrati de'pezzi di ferro , o di agciajo colle pune , come fi Tede nella figura A, dell' annelTUj avola ; o erano legati a quattro pali , lo che ofl'erva nella figura B. della fietla tavola, ed i rano crudelmente Graziati a forza di battitui

iS.
;

come fi pu vedere ne' fuddetti Atti de' (0 n.v. Amerio , Claudio, e compagni (/) , e ap- cad. )reflb Lucio Cecilio nel libro delle morti de^
e
,

f.

'^erfeaitori(^g)

, Fu il quarto figliuolo di San- (g)Toni.il. un luogo altiffimo precipitato , e Opp-Laftan. 1 vendo in quella guifa confumato il fuo marti- P*^J^ il o , and a godere il premio in paradifo ual tormento fu dato a molti altri ne' fulTe-^ uenti tempi per ordine de'giudici, che ci perguicavano barbaramente, e voleano vederci

Felicita da

illrutti, e tolti affatto dal

mondo

Onde

leg^

iamo negli Atti de' Santi Leone , e Paregorio ^preflb il Ruinarzio (h) , che L^one fu a forza 00 ^'^'^y^' ""^'^' )ndotto fopra un fafi<), ^ quindi preci piuto ^?^^*^^
i

ci a alla

una protonda voragine - Nella aggiunta talettera C. fi vede la figura di un mar-

tire

2^2
ra di

DH'

C O

S
, ,

U M

tire precipitato dall'alto

alla lettera

la

figu-

alla lettera D. la figura di un martire gettato in una fornace ardente ( conie fi legge -<]1 A ole' xKviu^,97 negli Atti dd Martirio di S.Drofide appreflb il n.tit. Opp. Kuinarzio(^) 5 dov^e dceCi: che adendo il

un ne (a) 5

criftiaao legato

e tirato alla

prigio-

.in.

1743. in
I.

Append,
C

;n.

p.

il fuoco , e ben rifornace,mentre era levata in alto ^^ j^ Santa,bramavadi elTere quanto prima dal5, le fiamme , le quali erano per lei preparate, e io ftefib tormento minacci 5, incenerita,, ; Giuliano contro a' criftiani , eh' erangli (tati

j^

giudice fatto accendere


fcaldare
la

^^

prefentati
(e) n-iy:.

come

A/ien riferito negli Atti di

San

Bonofo appreApil Ruinar.zio(c):)

alla lettera.

pag.^ii.

^
ti

1^

figura d'un altro


,

pezzi di coccio

o di

che sdraiato fopra cerferro colle punte , e

o prefTo con un ballone dal manigoU , do, della qual forta di fiipplizio parlai! nella letb.attuto

tera della Ci:iiefa delie S iiirne fapra il martirio Apud diS. Policarpo (^) . Il quinto e il fello, e il J V^^r. Liv.c. ictdnio figliuolo di Santa Felicita furono per ^^^^^^ de'giu4ic: decapitati , e trionfanti rih'^E^eT' portarono la palma del martirio . EiTendo Tzur/ * sdunque (lato cos crudele contro de' crifti^ni Antonino, chiamato Pio dagli adulatori. San
(d)
, ^ *

Giuitino Martire molfo a compafione

poich

yedea g' innocenti oppreiTi , fcrilTe la fua prima Apaiogia , e la indirizz agli Imperadori , e rapprefeiit quanto iniquamente giudicaflfe,ro lacaufa de' fedeli , ed ebbe il coraggio di minacciar loro, che f aveflero profeguito a maltrattarci, farebbero (lati feveramente puniti da Dio (^) . Dlmoilra ancora nel fuo DialoOQ con Trifone il Santo Martire con quali tormenti erano cruciati m quei tempi coloro , eie
faceano profe filone del cfiftianelimo
:

re) Apol. pag. sj?*

I.

&

lic^

2,

Men-

DE PliniITIVl CRISTIANI

2^3

. tre fiatilo deeapitatij(//c(r^ e^^// , e croci fi (l , alle fiere , e legati colle catene , e 5^ ed efpoiH bruciati , e cruciati con tutte le altre forte ^
, d
i,

tormenti
55
.

fa (ti) la

Egli vero

raccorr Iddio la fua Cliieper, che Antonino

celebre lttela alla Comunit dell' Afia , e feccle offcrvare , ch'effendo perfcgiiitati dagli -Afiatici i criiiiani , quelli rimanevano vincitori , e che perci provvedefTe, che in avvenire non fodero fedeli per la profefiTionc,^ della crifiiana religione puniti, anzi che foggiaceffero alla pena gli accufatori (i) . Non
fcrifie
i

J/?^^^^^}^ ^^-^J"'^*

(!>)

I^'^*

terminarono per
noi

affatto le perfecuzfon

come

A-
^^J''^'^'

offervammo
,

nel noflro
.

Antichit Crifliane
relio
di

Ma

primo Volume del.e ^^^^\ j\^^ veniamo a Marco Au- h. E.c.xhi'

itto

ciii

tanti

Ges Crifto con

mi tormenti foffrirono. XIV. Dopo la morte di Antonino Pio,comin- ^^^rcl\u'* ci Marco a foliener folo il Romano impero.Era ^^^'/^ egli benilfimo informato , che i Prefidi delle
Provincie, e
tres contra
i
i

valorofiffimi campioni p.ijij.Hditincredibil fortezza atrociffi- ta-jilni Ddiaperfej^

giudici particolari
crifliani

e la plebe al-^

barbaramente incrudelivano,e con tutto ci non folamente non reprcf* f il loro furore , m>a riprov ancora la noilra
perciocch amavamo piuttodo di roba , e la vita, diedi rinunziare a Grillo (e) Anzi cht interrogato egli , f do- (e) M. Aur. veano effere puniti fedeli , rifpofe al Prelide i-xi.De Vi-* '*^* delle Gallie, come co(!a dagli Atti de' Santi ''^' ^^i;: Martin di Lione , che i criftiani , quali avel- J^q^^ fero perfevcrato nella religione loro , foifero WQ^i y e agli altri , che negato aveflcro , foffe data la facolt di tornare liberamente -Ale lo- Xd) ApnJ. ro cafe (<f) , Tra i molti ffimi martiri, che ^uf. /.v. H. al lora col fangue loro confermarono il criftia- p*,*:*''f;^"''
condotta
,

perdere

la

nefi.

3P4

^'

COSTUMI

nefimo , meritano di efferc nominati in primo luogo quelli della celebre citt delle Smirne, Erafi follevato il popolo contro de*nollri,e unitoli cogli ebrei , chiedeva , che foffero tratti Policarpo Vefcovo , e inilcme gli altri feguaci
'

fi

delCfocifinToai Tupplizio. Furono pertanto prealcuni de* noflri , e s afpramente furono con
,

flagelli battuti
le arterie,.

e lacerati

che

le

e le vifcere ancor

fi

vene loro, e vedevano da'


,

circoftanti.
legati
,

Altri fpogliati delle loro vedi

e gettati a terra fopra certa fp.ecie d

conche marine > e di ferri , che aveano acute furono crudelmente cruciati , e file punte nalmente cfpoii alle fiere , furono da effe sbranati) e divorati . Vedeanfi parecchi altri tormentati con varj generi di fuppli2j , che

moveano
fine

a compafTione barbaramente uccid

riguardanti
.

alla

Segnaloffi allora-
,

Germanico

giovatie d' incfedibil fortezza

il

quale avendo dilpregiate le carenze , e le minacce del Proconfolo , volle piuttofio foggia* cere a grandiiffimi patimenti , che rinunziare alla fanta religione . Avendo il popolo provata
la cofianza de' fedeli, perfuafo, che'ne fofle la cagione colle {uq efortazioni il Santo Vefcovo Policarpo , fi adun , e immantinente cominci a gridare , che foQero tolti i crifliani ckl mondo, e folle ricercato il loro capo, acciocch ne pagaffe la pena'. Ne fu fubito renduto confapevole il Santo Vefcovo , e quantunque era! efortato dagli amici di fuggire , con tntto ci avea detcrminato di rimanere neUa citt , dimodrando cosi d non temere le violenze , e le

che d lui avrebbero fatto genti, Cedette per egli finalmente alle fuppliche de' fedeli , e ritirofl in un luogo di campagna
carnificine
li .
i

p-

de' PRIMITIVI CRISTIANI. 2^5 poco lontano dalla Tua chiefa , dove con alcuni compagni alTiduamente orando fi raccomandava al Signore , affinch foffe difpofto dalla divina provvidenza di lui , come le fofle piaciuTre giorni avanti , eh' egli foffe prefo da' to fatelliti , conobbe per una vifione', che dovea effere bruciato vivo . Parca a' fedeli , eh' ei rimanendo in quel luogo , non foffe ancora (icuro ; per la qual cofa lo pregarono iilantemente, che il difcoftafl^e dalla citt, e in altra villa alquanto pi rimota fi trasferilfe . Piegof.

fi

pertanto

a*

loro configli

per pon parer di

Voler oprare temerariamente , ed efifendofi portato altrove , non molto dopo comparvero
i

miniftri

che da' giudici erano


,

(lati

fpediti

contro di

lui

lo coftrinfero a
il

Smirne.
dotto
al

Egli difficile

tornare alle-? riferire , quanto ab-

Fu conluogo del fupplizio , dove erafi adunato il popolo per eflfere fpettatore del glorio-, fo trionfo , che avrebbe riportato del tiranno il Santo , e quivi appena giunto , ud una voce , che egli dilTe , ft forte o Policarpo . N folamentc egli , ma i fedeli ancora , ch'erano prefentijfentirono quelle parole fenza aver potuto vedere da chi foffero (late proferite . EOfendofi di poi il forte Vefcovo accodato al Proconfolo , quefti lo interrog , s' egli era->> Policarpo ; a cui avendo' rifpodo il valorofo confeffor del Signore di si , replic il Proconfolo , che dovea egli giurare pel genio di

bia egli patito in quel piccolo viaggio

Cefarc

e ravvederfi
fi

e dire

fieno tolti gli

empi. Non

perde punto di animo Policarpo . Anzi che con volto grave , e fevero , avendo guardata la turba , eh' era nello fladio e avendo verfo quella ftefa la deftra , e di poi avenT 4

2^6
avendo
aver pianto

DI:'

COSTUMI
,

elevati gli occhi al cielo


,

non

fenza-j

diffe

Steno tolti gli empj

di

Proconfolo , e comandandogli 5 che giuraffe per lo genio del Principe , che fubito r avrebbe liberato dal pericoillando
il

mezzo. Ma

fi ritrovava, di efifere iiccifo , replic ripieno di amore verfo Ges Crifto \ Santo Redentor noftro : Sono gi ottantfei anni dacche io fervo il mio Signor Crocifijfo , e non mi ha

lo, in cui

egli mai maltrattato , n mi ha fatto veruna in* giuria Come potr io adunque proferire delle parole empie , e offendere il mio I{e ^ e T auto-

re della

mia fahezza

Non

defifl

punto dal

fuo iflipegno il Proconfolo , anzi che inliflendo, efortavail Santo a giurare per lo genio di Cefare
lo
,

Per la qual cofa Policarpo accefo d zecon fomma libert gli rifpofe Poich tii mi vuoi cojrignere a giurare per quel Demo.
:

e/?' dagentili appellato genio di Cefare , , diffimulando di non fapere quale io mi fia , odi la mia libera confeffione . Sono io Crijttano .

nio

liano

che f vuoi fapere quale fia la profeffone del cri' dammi un giorno difpazio e lo faprai ,
,

allora
i

Proconfolo , quafi annojatoif della collanza del martire , fpiega, glidiffe, al popolo
il

tuoi fentimenti.
,

Non

ricufo,ripigli Policar,

po

di rendere ragione a te
in quefta

che

foilieni la-j
.

principal dignit

vaila provincia

Sappi pertanto

che Ges Criflo nofro Signore ci ha comandato, che noi onoriamo le podcfl e i magi/Irati ; ma non iflimo gi degni di fen,

mele ragioni della mia credenza cbftoro, che tanto fi dimoflr ano contrarj alla vera reli^ gione . Non approv il Proconfolo la nfpofta
del Santo , onde con voce autorevole dille, che avea gi dato ordine , che foflero preparate

tire da

I)fe'

PRIMITIVI CRISTIANI

Zpf

fatele fiere , per isbranarlo , s' egli non mu* tava fentenza . Ma il confefTore di Criilo intrepido , falle pur venire , nTpofe ; perciocch

devi effere flciiro ^ che la noftra volont non H volge dalle cofc buone alle cattive ^Non facile a fpiegare , quanto per una tale rifpofta fi fofle adirato il Proconfolo ; per la qual cofa, far , diffe a Policarpo , che f non temi le fiere , tu ila domato col fuoco . Non temo ^ riprefe il Santo , quel fuoco , che predo H che un cfiingue . Ma rifletti , o Proconfolo altro fuoco (lato preparato da Dio,col quale_> fuoco 5 che non fi eflinguer mai , faranno eternamente bruciati i nemici del criftianefimo, e tutti coloro , che operano malamente . Che ftai afpettando ? Ordina pure ci , che ti parc^
j,

mento

u credere gi , che io voglia mutar fenti* Attonito il Proconfolo , e perplelfo > . non fapendo a qual partito appigliarfljcomand finalmente al banditore, che in mezzo allo ftadio tre volte gridafle , che Policarpo aveacon
feflTato di effef e

gentili

giudei

crifliano.A quefte voci,accefi i erano prefenti , di , eh'


j,

rabbia, e di furore efclamarono unitamente Ccflui il Dottore delT ^fia , e il Vadre dt'
crifliani
,

e il diflruttore de"* nojlri

numi
y

che^

comanda

a molti di non facrfiearc

di norij,

adorare gli Dei; per la qual cofa fta di<vorAto


dalle fiere
flo
,
,

Ma

avendo Filippo Afrarca rifpo-

che non volea concedere nuovamente lo Amfiteatrale fpettacolo , gridarono con incredibile confentimento , che Policarpo foffe bru^ ciato vivo . Appena fi udirono quefle voci ^ che molti correndo raccolfero de' fermenti , e delle legne 5 e avendone formato un rogo, e avendo in mezzo -A rogo piantato in terra un
palo
i

2p

1)R'

COSTUMI

palo, coftrinfero il Santo a fpogliarfi delle Tue vedi 5 e ordinarono ^ eh' e* fofTe al palo medefimo 'inchiodato . Ma il valorofo campione del Signore con prodigiofa piacevolezza rivolto

manigoldi , lardatemi , diffe , poich i che mi d forza di fopportare quefto genere di fupplizio , mi aiuter ancora , affinch
verfo
colui
,

io dia

nigoldi
di
5

immobile in mezzo alle fiamme adunque avendo lafciati a parte


al

*
i

ma-

chior
e die-

legarono.il Santo colle funi

palo

dero fuoco al rogo . i^llora Policarpo rivo'fe la mente al Signore , e kcc , faccomandandofi, quella breve, ma fervorofa orazione . eterno Tadre delP unigenito , e benedetto tuo figliuo"
lo Ges Criflo , fer cui abbiamo acquifiato IfL vera cognizione , Dio degli angioli , e delle^
e di tutte le creature^ e di tutti gi, che vi'vono nel tuo coffetto^ ti benedico ^ i e ti ringrazio , perciocch mi hai confcrvato fino a queflo giorno ^ e a queflaora, acciocch

Todefl

fli

poteff

ancor io aver ipralche parte tra i tuoi martiri , e godere del calice del tuo figliuolo Ges Criflo , e della refurrezione alla vita eter-

na dell' anima infieme^e del corpose della incorruzione dello fpirito Fa dunque , o mio bene, che tra^ tuoi campioni fia io quefl' oggi ricC" vuto al tuo cofpetto , qual oflia pingue , come hai tu flabilito , e dimoflrato^o Do verace ;
ti lodo , ti benedico ^ e ti glopel fempiterno Tntefice Ges Criflo unigenito tuo figliuolo , per cui a te y e al medefirifico

perlaqualcofa

mo tuo Figliuolo , e allo Spirito Santo fia pur gloria ora^ e ne' fecoli de\ficoli\ Cosffia.
Appena avea
la

egli proferito quelle parole, che

fiamma

con

eflendofi follevata , avea formato , fingolar maraviglia de' circolanti , come


,

un

DE* PRIMITIVI CRISTIANI.


tin arco
,

jp^

corpo del marcire , e talmente avealo toccato , che le carni di lui non fembravano arroftite, ma indorate. Eflavano elleno un grato odore come d' incenfo , odi aromi ^ e poich non fi confumavano ^ fu da'gentili ordinato al carnefice , che fi accodane , e fcannaffe il fervo di Dio . Avendo pertanto il manigoldo efeguito P ordine canto fanguc ufcl dal corpo del martire , che_^ eftingueva il fuoco: nel qual tempo fpir egli quella fantiffima anima, che giunta al poflfedimento dell'unico vero bcne,vivc,e viver tra gli fpiriti beati eternamente felice*(4) . Dalla defa) ViJc fcriizione del martirio del fanto Vefcovo pofiia- JEufeb. Lib; mo evidentemente comprendere per qual ca- iv. H.E.c. gion mai i criftiani fofTero chiamati da' gentili ^^* Semafsj , e Sarmentizj , come riferifcc nelP (^ C. *. Apologetico Tertulliano (i) Imperciocch faceafi la pira , o il rogo co' fermenti da'nollri nemici , e affilTi eh' erano a uno ftipite , o fedeli , il qual palo palo che vogliam dire
il
i

e avea circondato

era dmidj axis^

come foggiugne quivi


tavola
,

l'autore
.

medefimo

erano finalmente bruciati

Vegfi-

gafi la figura

dell' anneffa

la

qual

gura rapprefcnta un martire al palo in mezzo al fuoco . Delle figure B. C, che rapprefentano duecriftiani in una botte , a cui fi da fuoco dal manigoldo , acciocch fieno con efla inceneriti
,

parla

il

Gallonio

nell' infigne libro de'


fieffo

Imperatore cOp. 175. compagni, de' quali parla S, Giuftino Martire xiella feconda Apologia (tf) , e poco dopo anche S. Giufiino fj> ^^ ,1^ medefimo martirizzati. N folamente in Italia, pianelle Gallie ancora graviflma fu la perfecuSanti Martiri (e). Sotto Io
in

furono

Roma Tolommeo

zione moffa contro de' ieguaci di Gesi Crifto


I

gen-

300

db"

costumi
e non folo procurarono, criftiani da' bagni , e dal fo,

1 gentili , che malamente foffrivano la propagazione della fanta fede , incitati dal comune^ nemico dell'uman genere, avendo udito ^ che molti erano i fedeli in Vienna , e in lione , fi

follevarono contro

ro

eh' efclufi foflei'o i e da qualunque altro luogo pubblico , ma , lludiaronfi eziandio di fpogliare gl'innocenti,
s ,

e di fare
inorte
nollri
.

che quelli foflero condannati a_, Fecero adunque prendere moki de'

e vollero , che foflero afpramente-_> , battuti, e flrafcinati a' tribunali, e fpogliati de' loro beni ,e lapidati ^ e chiufi finalmente

nelle prigioni . Era frattanto fomma 1' alle^. grezza de' fanti confeflbri , perciocch vedean* S fatti degni di foffrirc delle contumelie pel nome di Ges Redentore. Giunto, che fu il giorno , in cui doveano comparire d' avanti al Prefidente , Vezio Epagato uomo pieno di fe^

de

e di
ai

carit vcrfo
,

Dio,

il

profllmo,

e dichiaratofi crilliano ^ fi protefi di voler difendere la eaufa de' fuoi fratelli. Ma fu egli per ordine del giudice ar-

corfe

tribunale

reflato

e annoverato tra'prigioni
il

affinch ri.

premio della fua fortezza Kon ceffo per punto il furore de' nemici Crefceva giornalmente il numero de' confeflbri , tra
portafTe
.

quaji erano molti coloro


altri nel

ch'eranfipi degli

propagare

il

crifiianefimo fegnalati

Era in quella illufire compagnia una fanta donna per nome Blandina . Qi^efi-a eflendo piena di,
virt
,

e d' intrepidezza

e d cofianza

foffri

per molte ore crudeliflmi firazj , ficch i manigoldi medefimi ne rimafero maravigliati, non intendendo , come mai una perfona s delicata 3 e debole, aver potefle tanta forza
e tan-

DB* PRIMITIVI CKISTlANIt


e tanto
cosi

jqI
.

fpirico,
5

per foftenere

si

lungo tempo

fiere

e difpietate carnificine

Ma

ella

ferma nel fuo proponimento ,' mentre era_j tormentata , non altro rifpondeva , fenronch , io fono criiliana. Lo ileflb fece ancora^ Santo fortiffimo martire , a cui applicarono
delle laitre di ferro infuocate alle

membra

pili

corpo . Veggendo pertanfo carnefici , eh' erano vinti , conduflTero i confef^jri di Grido nelle prigioni, e quivi legironq loro in tal guifa i piedi , che avendoli mefT nel ceppo, in cui erano cinque , o forf anche pi buchi , talmente gli (Irinfero , che un piede dall'altro eradifcodo , e G. (tendeva fino al quinto forame . Era quella pofitui'a tanto incomoda , e tormentofa , che fola avrebbe potuto recare la morte all'uomo .Vedafl la figura deli' anneflfa tavola , che rapprefenta un martire fupino, le cui gambe fono divaricate, e^ji fiele da una eftrcmit quafi del ceppo all' altra . Ddh figura B , eh' efprime un martire fdrajato in terra , a cui gettato fui ventre del piombo liquefatto, o dell'olio bollente, abbiamo parlato nel terzo Tomo delle Antichit Criliiane 2i\hpag.2ii, Del tormento del cep- (0 t, ** p ragionano ancora Eufebio (^), Prudenzio, e *
delicate

^
rm*

altri,

de'quaii

abbiamo

fatto nel

tomo medefimo
menzione
,

delle Antichit Cridiane difiinta

(/).

O'^M^'^'
*^*

Morirono frattanto per

lo

dolore

e per la ine-

dia molti nelle prigioni di Lione , e di Vienna. Nel qual tempo fu prefo, e condotto al tribunale S. Potino Vefcovo . Avendo quelli tellificato di efiere feguace di Ges Crocifidb, fu co pugni, co' calci, e con molte altre contumelie, e ingiurie maltrattato, febbene era egli .di et aQi avanzata,, poich av^a pi di no-

vanta

302
vanta anni

COSTUMI
alla

e di poi condotto

prigione

dopo due

vol in Cielo per godere ij preniiode' patimenti , che avea foiferti unitamente col corpo . Non pafTarono molti giorni , che gli altri carcerati chiamati da' giudici furono condannati a varie forte di fupplizj . Maturo , e Santo , e Blandina , e AtraJQ furono deftinati a eflere sbranati , e divorati dalle fiere . Ma prima , che foflero corretti a fcendere all'anfiteatro, ordinarono i miniitri del diavolo , qhe foffero arroventate due fedie di ferro , e folfero meffi a federvi fopra Maturo , e Santo . Santo per
giorni- fpir l'anima, la quale

fqottato , non ^Itro diceva , fennonchdiefler eglicriftiano . Per la qualcofa comandarono i giudici , che amendue foffero f(6annati , Intanto Blandina fofpefa al palo , e rapprefentando come la figura di .Gesti crocififfo , grandifruno conforto arrecava a'fuoi com, pagni.Giacch di untai tormento abbiamo fatto menzione-, fa d'uopo oflervar , che oltre l'effere flati (oliti i gentili di crocifiggere , odi le^ gare , o di fofpendere ne' pali i Santi Martiri come abbiamo di fopra dimoftrato,ufavano ancora talvolta di fofpenderli col capo all'ingi, e di comandare al carnefice , che battefle loro con un martello, o con un qualche faflb la tefta, come fi vede nella figura A. dell'annefla tavola, e come riferifce il P. Gallonio nel celebre trat. Talvol^)p3g. jj, tato de' fupplizj de' Santi Martiri (^) ta anche comandavano i giudici , che coloro , i fC^. quali foffero fl;ati colanti nel confettare la fanti fede , fofiero impiccati con un uncino , che
paflafic loro la

mentre era

gola

della fuddetta tavola

go pocanzi

citato

come dimoftra la figura B. luo, e come oflerva nel meno il P. Gallonio Kon
era-

Di' PUIMITIVI CRISTIANI erano crudeli coloro,! quuli volevano che


r apptli
fimi
lalTi
,

folle-

a' pi^^di, e al

collo de' criftiani grofTiflegati quefti ne' fianchi


si

affinch
,

poi

folfero

fofpefi
,

e folfrinfero un
la

crudele tor-

mento
ftefTa

come rapprefenta
,

tavola

C, della Anzi che avvenne talora , che


figura

folTero nello fleflb


fpcfi
5

modo

alcuni de'noftri fo-

un gravifllmo raccontano gli Scrittori come accaduta a S. Gregorio illuminatore^' Vclcovo degli Armeni (4) . Atfociflmo pure (a) Gallo. Fu il tormento dato a qualcuno de' nollri anti* ibi^i.p.n. .:hi , da' gentili fofpefo per le due dita pi grofe delle mani , a' cui piedi era legato un gran )efo , acciocch f gli rendefle molto pi fenfi>ile il () fupplizib , come fi pu vedere alla ^^ ^^ igura B. della Tavola riferita di fopra nella pa- j^^^ jacobi ;ina 271* Ma per tornare a Santa BIandina,feb- & Mamni Kmiene era legata al palo., per poter e (fere pi apud omodamente sbranata dalle fiere, non os pe- p""^ P* ^*^^Veron. niupa di quelle di toccarla in quel giorno ; londe fu ricondotta alla prigione per eflere rirvata a un altro forf pi fiero , e per lei pi
e fulle
fpalle portaffero

pefo,

la

qual

cofa

'

oriofo combattimento
iudici

ScrlTero

frattanto

(c)rtacenfct Valeihis

all'Imperatore per fapere f doveano Tereafciati liberi que^ fedeli, ch'erano rima,

vivi, e avendo avuto Tordine di

ferii ucci- ^^'j^'^^p^"

'^^'^^Hl

re,

perfeveravano nella loro credenza


,

xero decapitare coloro


rttadinanza di

Roma
,

, p.iSi.Edi ch'erano afcritti alia jaur. ed efpofero agl'infulti

Ile fiere gli altri

dopo

di

avere

fatta fla-

j^y^^^j
.

^J^^-^ J^^^^^

Ilare S.

Blandina

e di averla fatta federe fo- ^.^lam

(^c) , o fopra la padella (fi) , Q Dra la graticola di ferro (f) arroventata , U :lufero in una rete, e la fecero tormentare un toro 3 e alla fine con iacrcdibile crudelt

a la cattedra

j^id

h^bcc

^^'y^^^,
farta^incm

la

2
hi

04

I>

Si'

U M

fcannarono . Nel'annefTa Tavola la figura B.' rapprefenta un martire in una gran padella , la qual padella col fuoco accefodi fotto arroventata, e la figura A, efprime un martire fulfa-ji graticola. Della rete parleremo altrove, dove anche ne apporteremo la figura . Anche Bell'AfiajC nella Grecia grandi (fimi furono i pafedeli , de' quali timenti , che foifrirono tormenti oltre gli SmirneH , la teftimopiani

za de' quali abbiamo arrecata di Copra par, ragionano Melitone Sardeii. Atenagora nella fua celebre legazione (a) ApuJ Bufcb. l.iv. fcritta a favor de' criftiani () Hift.c.xxvi Fnparimente perfeguitata la Chiefa ne' prin-

lando di Policarpo
^^

Wv^

d^il'Ifiipero di rMn.i.feq, ^'PJ

(c) pag.140.

che fucced a , che fcriffe i fuoi libri ad Autolieo ne' tempi di quell'Imperadore , atteila (0, che tuttavia duravano
,

Commodo

Marco Aurelio

Teofilo Antiocheno

Bdit.

Opp. gentili a far battere colle verghe gli adoratori Juft.an.KJ15 jei vero Dio , e a farli lapidare , e uccidere.

Verfoque' tempi

fu pure condotto al fupplizio. e privato di vita Apollonio uomo di vi rt fingplare , come riferifce Eufebio nel quinto libro
(cl)c.x5i.p.

della fua Storia pcclefiaftica (rf).

Perla

qual

2^9.

^" cofa

dobbiamo argumentare

che febbene non

fu cosi fiera la perfecuzione fotto

Commodo,

non cefs ella per altro totalmente ; lo che fi conferma da Eufebio nel luogo pocanzi citato
.

DdUper-feciix^lonedi

XV. Morto Commodo, quantunque


re civili aveffero renduta la pace
al

le guer.

criftianefi,

SettMoSe" ver9

mo, nientedimeno avveniva


levatifi
i

alle

volte

che

fai.

popoli molti danni arrecafiTero a' fedeli. N folamente i popoli , ma i prefidi ancora delle Provincie contro de'criftiani fpietatamente

incrudelivano

come

colla dagli atti de' Santi

Mar-

tccefTorc

. 22 1 era Ihto punito da Dio, per* aver egli perfeguitato i fedeli , volle feguitare avan-

DB PRIMITIVI CRISTIANI

ti

d' incrudelire

contro

la

chiefa

Fece egli
,

adunque uccidere altri condannare alle fiere ,


a
eflere

de' noltri
e
.

altri

altri

finalmente.^

molto quefta venazione

Non dur per (0 Eureh. o piuttoflo tem- ^'^' ^'''- ^* pefta fufcitata contro de' fedeli da quel fiero, i;, ^^'^'*
bruciati vivi (^)
,

e crudele tiranno. Fu pertanto reltituitala pa- TilJem. r. alla chiefa , e fotto di Valeriano fino all'an- lu. Hftor. no quinto dell'impero di lui ebbero campo i Ve- .mp. p. .02.

ce

raccogliere le loro difperfe pecorelle, Soi.Sc di dare la penitenza a' caduti , e di accrelcere
fcovi di
il

fecjfi,

numero

de' feguaci del Redentore

Ma

ver-.
,

Co l'anno di

Crifto
,

dugento

cinquantfette

avendo Macriano

ch' da Dionifio

Aleflan-

drino chiamato Archifinagogo de' magi , culle fue frodi , e cogl'inganni circonvenuto l'incauto principe
,

mut

le

cofe affatto

e fece

che per ordine dell'Imperatore medellmo foffero i noftri da per tutto perfeguitati . Furono adunque uccifi S. Siilo Papa in Roma , S. Cipriano
in

Cartagine

e moltifiimi altri in altre

parti del

mondo
nel
.

de' quali abbiamo

noi fatto
q,-^

menzione

primo Volume
(/?)

delle nofire Anti-

r,44?.

Sotto Gallieno ancora, e fotto Claudio Imperatori , febbene non furono pubblicati nuovi cditti,parecchi criftiani otten^

chit Cridiane

nero la corona del martirio,tra' quali dee effere numerata Santa Severa, la cui lapida fepolcralc trovata nelle catacombe , Hata pubblicata dal
P. Lupi (e) . Succede a Claudio Aureliano Au- ^'^^^^^"gj* gufto Tanno del Signore 271. il quale febbene anJ^y^o.^! ne' principi del fuo Impero non fi dimoilr ii.p,^.
contrario a'fedeli,nulladi meno,moflb alla fine contro di noi da' noftn emuli, non folamente

Tom. Ih

ten-

322
.

DE

COSTUMI
,

tent di farci del daiino,ma ci perf-guit ancor violenza (4). Perla qua! cofa appena egli E n viTc. ^^" pubblic i Cuoi editti in alcune provincie xxx.Lncim de che fu punito dal Signore , e mori prima , che CaeciI Mort Per- gli editti medefimi pervenilTero alle ulteriori

y.

fec.c.v..

Della perfe"

Provincie . XIX. Ma tra tutte


fiera,
la

le
,

Perfecuzioni
pi lunga
fu

la

pili

cu'mt

'd

pi terribile

la

quelU

DocUMano jj Diocleziano

. Fu quelli nel principio del Aio governo non folamente indifferente , ma an-

cor favorevole , e propenfo verfb i crilliani I^^"^^ moltiffimi de' noftri nella corte (x (b) Euf. L viiuc. i/lui occupavano le pi ragguardevoli () cariche. Verfo l'anno 29?. o 2p8. come altri credono , eflendo egli Ihto ifiigatopi dal dia-! volo, che da Galerio Cefare, cominci a_> incrudelire contro alcuni , e verfo l'anno 501. contro tutti i foldati crifliani , e verfo Tanno 303. contro la chiefa univerfale , e Ihbili di
diftruggerla affatto
,

e di far rifiorire
di

il

genti-

aver egli procurato in, vano chei foldati criftiani abbandonaffero la loro religione, menrre 1' anno 505. flava offerendo il fuperfitiziofo fagrifizio agli Dei , i fedeli , eh' erano prefenti , premunendofi col fegno della fanta croce, fugarono i demonj, da* quali egli attendeva degli oracoli , e delle riipofte favorevoli al fuo intento . Si conturb egli pertanto oltre modo , e avendo fentitodal capo degli arufpici , che n'erano flati la cagione cerei profani uomini ( cosi appellava coflui crifliani ) i quali erano flati prefenti , ordin immantinente , che non folaniente i facerdoti , ma eziandio tutti i fedeli , che fi trovai

leflmo. Adunque

dopo

vano
|ipn

nella fua corte, facrifcaffero agl'idoli

jolevano c/fere crudelmente lacerati a orza

de' primitivi cristiani


.za d

->

2 2

battiture
i

Non contento
,

di ci

fcridc" a

tutti

capi delle milizie


a ofFv^rire
il

ifodati

fagrifizio

che co (tr igne Aero i a' fil fi numi , o

altrimenti toglefifero loro il cingo/o militare. Portofll egli di poi a fvernare nella Bitinia , do-

ve ancora venne Calerlo MafTimiano Cefare

uomo
41

idonna

, e figliuolo di unafuperHiziofifrima Queiii idigato dalla madre rapprefent Diocleziano , ch'era neceflario , ch^fi pub-

fiero

blicaflero

nuovi

editti

contro

cridiani

fi

Drdinaffe, che o facrificafTero

mifericordia trucidati . empo l'Imperandore a' e , ma vinto alla fine ,


.

fenza , o foffero Refift per qualche fuggerimenti di Cefanel giorno 23. di Feb-

braio determin di togliere dal mondo il criiillanefimo Era in quel tempo in Niconiedia jna magnifica chiefa polla in un luogo emfnent e , fcch poteafi vedere m chi fi aicciava ale fineftre del palazzo imperiale . Comand 'gli pertanto , che dalla diiiruzione di quella fi L'ierfe incominciamento alla ferale perrecuzione Jlcirono di buon ora il prefetto co' duci, e co' ribani,e in poclre ore la uguagliarono al fuolo ^).Dopo.tre giorni furono pubblicatigli editti, (^l^^^-^p ^'^ '^*^^^' ^^ te' quali fi ordinava , che foflTcro rovinate tute le chiefe , e che in avvenire , chiunque arr
I
:

,,iva di fare

profeffione del criftianeflmo


,

s'era

}{

infame, e s'era nato aframente, perdelTe la libert.Ma parvero que:e determinazioni troppo miti alla crudelt del iranno. Per- la qual cola poco dopo ne pubblic
fofle
.egli altri, e comand, che i Vefcovi principallente foffero prima incarcerati, e poi corretti

oneib condizione

..;

iti

Vedeanfl adunque nelle citt Prebarbaramente o flagellati , o fcarnificati olle ungule, con altre forte di fupplizj flrafacrificare.
i

2f

zia-

324
ziati da'

J>

fe'

COSTUMI
,

manigoldi

ma

tutto eglino foppc

0)Euf.]ib. tavano con allegrezza C^). N i Vefcovi fol viji.c.iiu mente , ma gli altri facerdoti ancora , e i chi
rici d'inferior

rango

laici altres

furoi

'

tormenti, e uccifi v larono alla patria de' beati , per eflere etern mente felici . Intanto Galerio chiamati a f que' miniflri, de' quali pi fi potea fidare , e mand loro , che deffero fuoco di notte al p lazzo Imperiale . Poich penfava egli di dichi rare rei di un si grave misfatto i criilHani , e fare s , che foffero con maggiore fierezza ci
fottopodi a intolerabili
ciati
.

Avendo

miniftri

efeguito l'ordine

Cefare , ed emendo fiato Tlmpcratore malamt te da Galerio informato , tanto Ci adir egl che comand , che fubito foOfero lacerati e tormenti i crifiiani , che fi foOfero ritrov. nella Tua propria cafa. Mentre erano torme
tati gl'innocenti da' carnefici
,

re prefente
fimi
,

e dava

animo

a'

era l'Imperad manigoldi mec


,

e gl'incoraggiva a battere
.

e a cruci:

con violenza
i

paggi del

Non furono allora ficuri n an per tra' Principe. Uno di quefti


, ,

fciare gli altri

non avendo voluto


,

facrificar

dopo che

fu afpramente flagellato
gli

e fcarni

cato 5 fu fpogliato affatto , e coU'aceto mefcolato col fale


il
.

le

furono bagna piaghe , affine

(b)Euf.ibid.

tormento gli riufcificpiLi ftnfibile , e dolor fo Ma perfeverando il giovane nella confefF ne della fanta fede , fu importo fopra un lett o una graticola di ferro , e fu a poco a poco a rofiito, in quella guifa , che fi arrofiifce la CJ ne degli animali, che dee fervire di cibo uQi^jQ (^^^ ^ g giacch abbiamo mentovato h
J

graticole, e

letti di

ferro

arroventati
il

fe>

bra efler

ella

opportuna cofa

defcrivere br

DE* PRIMITIVI CRISTIANI

525

veniente quello genere di ilipplizio. Abbiamo gi dimoflrato di fopra , come facendo/I un rogo , opira, che vogliamo dire , di legne , fi legava a un palo da' gentili il martire , e dipoi dandofi fuoco alla UefTa pira , era bruciato , e ridotto in cenere, come fi vede nell'anneffa tavola alla figura C. Ma non fu quello il folo modo di bruciare i poveri fedeli per la profefflon della fede . Erano eglino ancora arroftiti fovente per ordine de' perfecutori . Preparavanfi alle volte da' carnefici certi

come

letti

di

ferro (vedafila figura B. ) emctteanfldi fotto agli (le (Ti letti de' carboni , e delle brace , e
de' fermenti afperfi di pece
, i

quali accefi

fcot-

tavano

abbruftolavano
,

e arroftivano

il

cor-

po del martire in quella guifa , che defcrive Fruden/io negl'inni di S. Vincenzio Levita (4), 0) Hym. "^* P-^^* e di S. Romano (^) . Le graticole erano comdi tre, o di pi code come fi vede nella ^b) Hymn. polle figura A, e nel fregio del primo capitolo di que- f.132. fio libro. A quelle pure fi mettevano fotto de' carboni accefi, che a poco a poco andavano ar,

corpo del crilliano , che era legato ordegno, lo che leggiamo negli atti di S. Lorenzo appreffo Prudenzio (e) . ^""(c) HymH. numerabili furono i fedeli , che in quella occa- l, v. iis, fione morirono firaziati per amore di Gesftqq. Grido . Altri di efi furono buttati nel fuoco , altri precipitati nel mare , altri con varie forte di tormenti uccifi , talch Eufebio medefimo , che vivea in quei tempi, confelfa, cfTer ella fiata G') lbi<i. e ^'' difficil cofa di farne un efatta defcrizione C^) Frattanto Galerio penfava di cagionare un altro incendio. Quindici giorni avanti , che lo ef fetuafie , determin di partire da Nicomedia . Ma prima di partire , fi prefent a Dioclezia* no. X 3
rollendo
il

a quell'orribile

32^
no
,

nR*

Costumi
i

crifl'ani , conchiufe il fuo difcorfo dicendo , che non volea egli rimanere in quella citt , dove temei^a di dover effere bruciato vivo dagli adoratori del crocififfo. Non pu abbadanzefprimel'fi, quanto fi adir allora contro i poveri fedeli Pfmperadore. Ufc egli infuriato da quella iniqua udienza, chiam i mi;iiftri,comand lofo,che non perdonafleron anche alla fua propria moglie j e alla fua figliuola , f ricufavano di Ocrificare agl'i-

e avendo accufati

doli

e tanto fu oftinato in quella fua rifoluzio-

ne , che non folamente fece tormentare gli eunuchi del palazzo, ma coflrinfe ancora Prifca
fua moglie
,

e Valeria fua figliuola a imbrattare


.

co' fuperfliziofi fagrifzj


gentili

Riempieronfi
al feffo

noftri
i

di terrore, e di fpaventOj

avendo veduto, che


^

non perdonavano ne
condizione onefta
y

all'et,

n
ie

alla
.

e nobile delle
eficfe

perfoaltri

Sentivafi da per tutto,


^

flati

sbranati da' leoni


altri

altri lacerati da' cinghiali,

malmenati da*
,

tori

altri dagli
,

or fi divo-

rati

altri gettati nelle

fiamme
,

altri sbranati,

o decollati.

Ma

erano nello

fteffo

tempo con-

fortati dalla divina grazia

e rinvigoriti pe'

(a)Euf.ibiJ

ervi i.

che operava il Signore , il , quale toglieva talvolta la fierezza alle beftie e impediva ^ che non ardiffero di accoftarfi a' confeflbri della fua fede (^). Con tutto ci accecati gl'idolatri efeguivano con impegno i comandamenti del Principe . Erano pertanto molti de' noflri nell'Egitto o inchiodati nella croce col capo rivolto verfo la terra , e lafciati
miracoli ancora

(h) c.vii*

o , morire affamajsjeii^ Tebaide non furono pochi coloro, ti (^/,) i quali furono kgm agii alerz , e in una main quella pofitura
,

finch fpirarono l'anima


fatti

precipitati nel
.

mare, o

nie-

ti_ii_J^_Z2-l

de' PRIMITIVI CRISTIANI. 327 Poich erano da' marami di due alberi vicini in rigoKii piegati tal guifa che uno alTaltr^o fi avviciiiaflero . Erano quindi piedi del martire ftrettamentc ledati, il dcftro a uno de' rami , e il flniftroill' e di poi erano a un tratto lafciati , ficaltro ch tornando rami al loro fico naturale , rimaneva sbranato il paziente, piuttofto f(|uarciato, come li vede nella figura 15. dell'annefla tavola , della quale tavola la figura A. rapprefenta un martire condannato a e (Te re faettato , lo chcL^ leggiamo effere avvenuto a S- Sebaftiano. GrandifTimo fu il numero de' martiri nella Tebaide come attefta Eufebio , il quale allora fi ritrovava in quelle parti, e dice, che vedevanfi a mucchi cadaveri de' fedeli morti con varj g*
niera crudele rquarciati
i
*

neri dlbpplizj
rificina fatta

Non

fu

meno

crudele

la

car-

de' crifliani dagl'idolatri in Alef-

fandria
le

Sono da Eufebio efattaraente defcritte


,

diverfit de' tormenti

che contro gl'inno-

^^x

ji,jj. 5,

centi quivi furono adoprati (^). Servivano di viii. orribile fpettacolo a' riguardanti i fervi di Ge-

erano legati , che fenza mifcricordia flrettamente colle funi , e colle catene , o erano flagellati , o Urafcinati , o sdrajati per
s Grillo

terra

perciocch non poteano foflenerfi in piedi per lo dolore , e per lo ftrazio , ch'erafi fatto di loro .. Si videro tra gli altri due legati inficme in si fatta guifa , che la faccia dell' uno era rivolta verfo la faccia dell'altro , come fi vede nella feguente tavola alla.letteraA.e dipoi fofpefi a un palo , o a una colonna , affinch il pefo ftirafle i legami , e recalfe loro pi dolorofo il martoro . Lungo dipoi farebbe il dech'erano fcrivere il numero d que' fedeli Qb)
,
,

(I5)

ibM. e

t:ondannati

al

ceppo

e aveano slargate le

gambe
5

'^'^ *

X 4

3^^

^^'

COSTUMI

be, e le aveano divaricate l'una dairaltra fino

quarto foro del medeflrno ceppo ; e quelli, e (;a)EuUbid* nellaFrigia furono infleme colla intiera loro <
e. IX.

t,per effere tutti crifliani, incendiati (4), o e preffi nelle chiefe , e bruciati vivi , come r (b)L. V.C. conta Lattanzio (^); e quegli altri, t' qi nella Cappadocia furono tagliate le ga xi. li

be
le

o troncato in Alexandria il nafo , o re< orecchie , o le mani , e finalmente


pezzi tutte le altre

gliate a
(c)Eur.iMd.
.XII.

membra

del

pQ ^^^

Q trapaOTate

le

fommit delle

dita e

acute canne, come avvenne nel Ponto , o uii altre crudelt , che giornalmente andavano
i

ventandofi dalla malizia


i

e dal defiderio

aveano Prefetti delle Provincie di piacere a Imperadori , la qual cofa noi dimoftreremo a prefTo colle teftimonianze di Eufebio , e di Ls tanzio.Bailer follmente dire qualche cofa d Vefcovi, e de' principali facerdoti, che per tu
te le parti del
plizj

mondo

foffri;ono difpietati fu

per

la

fede. Tirannione VcfcovQ.di 1

(d)!bid.c.

Xll

ro fu gettato nel profondo del mare , Silva di Gaza condannato a' metalli , Pele e Nilo facerdoti inceneriti , e infiniti altr de' quali ragionano Eufebio , e gli altri fioric e fcrittori antichi degli Attide'Santi martiri, lacerati , o sbranati , o in varie guife flraziat e privati di vita . Alcuni furono legati fui graticole , o in altri idrumenti in guifa tale che foffero o fupini, o bocconi , a' quali era i fufo fui doffo , oful ventre , e fu le altre par ^q\ corpo del piombo liquefatto,(c/)come fi v de nella feguente tavola alla figura A,della qu tavola la figura B. rapprefenta un martire ta

Vefcovo

gliato a pezzi dal carnefice

Crefceva ^ormmQntQ

h fiereiz^a ,

la

bar
b-

^l-J^-

3'T-<j>

'J^n-j'^- Oo-O)-

^-^

^-^

^^"-^

^ah-rL-^-il'J^-^^-^-

de'

PRIMITIVI CRISTI ANI.


,

32^
i

bariede' preddi

e della plebe

menti
altri
.

defcricti di

corfopra erand ritrovati degli

Oltre

Or con
lettere
a'
^

crti

ftili

arroventati fcrivevanfl
alcuni fegni neIla-_>
fi

delle

faceanfi

fronte
jnoftri

crilHanida' carnefici (^, or

faceano
i

delle caff d
,

piombo,

^^

"v^*
'

e la effe erano chiufi

p'.ig^,

no con un cane

erano gettati nel mare , or era un afpide cuciti in un , e con facco , t quindi fommerfi nell'alto mare , ovvero ne' fiumi ^ or precipitati ne' pozzi, or gettati a' cani , or con mille altri idromenti ine dipoi

ventati dalla rabbi'a , e dal furore uccifi . VegganfiEufebio nel libro de' Martiri della Pale- ..^ ilrina i^b) , Prudenzio nell'Inno vi i. compofto ai^.'c.'vii.' in lode di S. Quirino , e gli altri fcrittori , che p.4iS.Edic. noi abbiamo citati nel terzo volume delle no- Cantab flre Antichit Cri/liane . Qu^anto al troncamento delle gambe, del quale abbiamo pocanzi ragionato , egli da offervare , che il faceva da' carnefici con porre fopra un incudine le gambe del criiliano , e romperle , o fracaffarlc con una mazza di ferro, o con una fcnre , o con una mannaja . Parla di quello fupplizio Eufebio nel dodiccfimo capo dell'ottavo libro della fioria Ecclefiallica , e attefla , che fu ufato
nella

Capp. docia

Nell'anneffa tavola

la

figura

rapprefenta un crifiiano, a cui fono troncate le gambe , la figura B. uno , di cui flimma.

tzzata

la

fronte dal manigoldo


,

la

figura

C.

un

altro sbranato da' cani

la

figura

D. un altro

gettato nel pozzo , la figura E. un altro rinchiufo in una caffa , e dipoi precipitato nel mare, ()pi72, o nel fiume . Racconta ancora il Gallonio (0 ,
;

che
tri
,

alle volte

erano

fatte certe foffe dagl'idoladi

ed erano riempite

brace
i

e di carboni,

dove poi da

loro erano gettati

fedeli

per efixre

JJO
(a)c.itr*

K*

COSTUMI
.

re arrofliti. Ma molto pi crudele fu quel gcnere di fupplizio , ch'Eufebio defer \^e nel li-

bro de' Martiri Paleiln (^)


ragiohahco egli di S.

Tmpercioccti

che dopo edere flato Signore colle ungule lacerato 5 e battuto colle piombate , fu da' carnefici prefo del panno li-

AfSano Martire , dice , quell'illuflre campione del

no

e attuffato nell'olio

e quindi appliciito a'

piedi del SantOjC accefo che fu, rec quella for^


ta d

lore
(b)p,i|:P*

tormento che non


il

al
fi

paziente tanto

gran do-

pu abballanza dcfcrivere.
,

Aggiugne

Galloni (6)
5

che riempievanfi
loro erano icri-

da' noftri nemici talvolta le barche di materie

combuftibili
iliani
^

impofli che
all'

erano fpinte
,

alto

mare

e dipoi da-

fiamme Nell'anneffa tavola la figura A, rapprefenta un martire nella foffa , e le figure B. e. G. molti fedeli in due barchette piene di
te alle

e dipoi bruciate nell' j CrudelifTimo pure era il tormento del torchio , eh' defcritto dal Gallo(c; p.4a. j^j^ ^^-j ^ Imperciocch erano con efTo i crifliani preffi come le ulive^ e come l'uva, e in una ma(cl)VKle fuj^j^j.^ {[ram , e crudele fchiacciati ((/).Non me^^ ^^^ difpietato il fuppli2io della caldaia (e). p^2S4f* Leggiamo negli atti di S. Bonifazio Martire i^f), ^^^^ condotto egli avanti il giudice , e interroN V'defu * ^^^ perch mai veffe tanta fperanza in queli' crap.siT.
alto

materie

combuftibili
.

mare

'

uomo
(0 Apiid

ch'era flato crocifiOTo


5

rifpofe, fla zitto


il

infelice

non aprire

le

tue labbra contro

Ilun.n.xi. rnio Signoi*Gesi!i Criflo , fla zitto ferpente di mente ottenebrata , e invecchiata nel male , p.2,53.

una volta, che il mio Redentore fu perch egli volle Moffo adunque dallo fdegno il giudice , comand , che gli fi portafTe una gran caldaja piena di pece bollente,
e intendi
crocififTo
,
*

fi

V ll-J^-

3QO

UiliP

33^

DK*PRIM1TIVI CRISTIANI
c
fi

33I
la

gettafic in effa col

capo rivolto verfo


i

ter-

ra

il

martire

Avendo manigoldi obbedito agli


,

Santo animato dallo fpii fegno della croce , e poi fu attuffato nella pace 3 fenza per , che ne riportaffe alcun danno . Anche il toro di bronzo ferviva per tormento a' feguaci
ordini del Prefetto
,

il

rto del Signore

fi

fece pYima

di

Ges Criflo. E'quedo

fupplizio defcritto

dal Gallonio (a'). Qfferva. egli, che era da' gen- (a) p.i^j*
tili

la

formata una gran macchina di quel metallo ^ qua] macchina rapprefentava un toro , che

avea come una porticella fui doffo , onde fi mettevano dentro i condannati . Chiudevafi dipoi
la

un gran fuoco la macchina j


gli urli
j

porta, e da' manigoldi eradi fotto accefo affinch arroventata che folle , foffero fcottati , e arrofiiti coloro , ch'erano dentro rinchiufi, e faceffero dee cagionalTero
a'

circoftanti dello fpa-

vento.Neiranneffa tavola la figura A.rapprefenta iin martire gettato col capo all'ingi in una caldaia ripiena di pece bolente,e la figura B.un altro cruciato col fupplizio del toro di bronzo. Erano frattanto i giudici firacchijC non fapevano quali altri modi ritrovare per tormentar fedeli, e rimuoverli, f poteanO, dal loro proponimento * Eufebio Cefarienfe nel dodicefimo cai

po dell'ottavo libro della Storia Ecclefiafiica oflerva Che giudici , come fc Pin ventare
:

3,

j,

3,
3,

nuovi generi di fupplizj foflc una virt fingolare , poneano in quefio tutto Io Audio , e Tambizione loro , e gloriavanfi , f riufciva

loro di fuperar gli altri nella fierezza i, . Acconfente Lattanzio Scrittore illufire , che viffe
ne'

medefimi tempi,

il

quale nel libro quinto

^^^^ xr.
{^^^

delle fue divine ifiituzioiii () fcrive * qual rabbia , qual follia 3, fierezza ,

Qual
ne-

552
gare
la

DBCOStUMl
luce
a'

Tmperciocch foftengo

terra a' morti > che niuno fi trovi pi miferabile di coftoro , che fono divenuti minirtri dell'altrui furore ... E per verit egli e impofllbile il defcrivere ci , che hanno eglino fatto in tutto il mondo . Qual numero di volumi potr comprendere gl'infinivivi
,

la

io

ti ,

e cos diverfi generi di crudelt


la

Avendi efll

,,
3,

done eglino avuto

podeft

ognuno

5,

ha incrudelito contro de' criftiani fecondo i propri coitumi Altri per timidezza fecero
pi di quello
,

35
99

ch'era loro comandato

altri

per l'odio , che contro de' noflri aveano conceputo , altri per piacere al Principe , e_^ farfi (Ir ad a a' maggiori cariche , come fece

35

un giudice nella Frigia,


i

il

quale bruci tutti

35

fedeli adunati in chiefa, infieme colla chiefa

35 medefima,,. Da quelle teitimonianze evidentemente ricavafi , quanto fofTero fcaltrr nel giudici , e i prefetti l'itro vare nuovi fupplizj delle provincie ; e quanto errino delle citt , e coloro 5 i quali vanno dicendo , efler eglino
i

fpurj tutti quegli atti de' martiri

ne' quali
dati

fi

mentovano
raviglia
3

inufitati

tormenti
.

come

da'

miniftri degl'Imperad >ri


f

Non

adunque ma-

leggiamo negli antichi monumenti, che u fa vano i gentili di fare fofpendere il pa-. A V ninte , come fi vede nell'anneffa tavola alla fcolle faci, e colle Chr.p.xos! S^^^ A, e di tormentarlo lampade ardenti Qd) , Anzi che non dee niufcq.* no maravigliarfi , f trova negli Atti de' Sanmentovato il fupplizio delle ruo(b) Jofepli. ti martiri Jad.Hiftor. te. Poich febbene era quello tale tormento M.^ckr.il. aifai crudele , con tutto ci era in ufo apOpp. Edit. preffo i Greci, e i Latini ancora (^). Ma va, Havercn.v, ^j^ forte di ruote furono inventate per tor* I

P-5?^^-

men-

t7-i/'^-3 3^

>

y-^^^' ^33

DE*

PRIMITIVI CRISTI ANI.

JJJ
le-

mentare i rei , alcune delle qnali erano alquanto larghe , altre erano ftrette , e angufte
Servianfl delle larghe
i

carnefici

per poter

gare
le (^a)
ti

in

efle

malfattori, e precipitarli dalla


(a) Gallon

ibmmit
.

di

Erano
,

qualche ripida montagna alla valin quefte ruote talvolta incaftrae degli
flili

de' chiodi

colle

punte

quali P*3^^

laceravano il corpo di coloro , ch'erano in effe Nella convella parte delle pi flrettc legati inferivano i gentili de' chiodi , Pacuta parte_ de' quali trapaflava , e lacerava le parti del corpo del martire , ch'era in effe legato flrettamcnte , e crudelmente battuto . Anzi che mettevanfl talvolta fotto le ruote ddQ tavole ripiene di fpuntoni di ferro , acciocch rivoltandofi la ruota medefima , le membra del
.

paziente foller dilaniate (^) . Leggiamo pertanto negli atti di S. Criftina , e di S. Calliopio, ^^^ ^'^^^o* ^'^^' che fu dal Prefetto ordinato , che fi poneflTe del

fuoco fotto
in

la

ruota

affinch effendo ella melTa

corpo del martire non folamente fofle tormentato colla rottura delle offa, ma eziandio arroftito . Di quella forta di fupplizio

moto

il

abbiamo noi ampiamente ragionato nel noftro terzo volume delle Antichit Cridiane (e), dove abbiamo anche riferita la tavola contenente varie figure
renti ruote
di
5
,

.
'^'

che rapprefentano

le diffe-

diverf
elTe
i

modi

ufati dagl'idolatri
.

tormentare con
,

crifliani

Vedafi l'an-

nefia tavola

in cui la figura
,

A. rapprefenta un
fotto la quale po-

criiliano legato alla ruota


fto
il

fuoco ; la figura B. rapprefenta un altro nella ruota piena di fpuntoni , colla tavola di fotto , piena di varj acuti Hli , e chiodi ; e la figura C. rapprefenta un martire legato
alla

ruota

e precipitato dall'alto

Finalmente
per

JJ/j.

de'

COSTUMI
i

per non trattenere troppo


folo

leggitori in

quedo

argumento, Lifciando

a parte gli altri


,

deli, e difpietati fupplizj


prati da' noftri

che

crufurono ado-

nemici contro de' noftri fratelli, e nulla dicendo di que' fedeli , che e (Tendo di nobil condizione , per amore del Redentor noifurono condannati a cavare i o a mietere il grano , o a fegare marmi, o a lavorare nelle pubbliche fabbriche , o a ^'^ ^' P^^^^^ ^^ pecore , e i cameli (^) , o a effere pe^A^ ^^jjj.p^^^^^Q*, itati colle pietre da mulino, come fi pu vedeflro

Ges Crifto
,

metalli

^eq/

re di fopra (^) nella fig.A. della pag.:?i):deTcrii


*

vero folamente il gran tormento , che fedeli provavano , allorch erano condotti ne' templi .^ ' p, ,,,. ^ ^ n per facnficare ali idolo , o per eflere coltretti 1161, a cibarfi delle carni immolate ai demonj Imperciocch eflendo eglino ripieni di amore verfo il loro Dio , non poteano in conto veruno n vedere gl'idoli , n fentirne parlare non che cibarfi di quelle carni,o bevere i quel vino, ch'era loro confacrato dagli empi Scuotevano eglino per tanto , faceano de' contorcimenti, e con tutta la forza procuravano di fchivare un tal martoro . Per la qual cofa leggiamo ne gli Atti finceri de' fanti Taraco , Probo , e An(0 Apiid ironico (e) , che MafTimo Giudice diffe Ruin.p.377. >5 mettete a Probo per forza in bocca delle car ni 5 e de] vino prefo dall'ara , e che Probo
T7-n Victoris

'

'

3,

rifpofe

Vegga

il

Signore

e guardi dalle
,

3,

fu e altilTime fedi la forza, che

35

dichi

e che replica

mi fi fa e giuallora MafTimo hai


:

3,
3,

35
5,

pur molto , o mefchino , e gi ti fei cibato delle cofe immolate agl'idoli. Che farai tu ora ? e che Probo riprefe Non hai conchiufo nulla con farmi mettere per forza
fofferto
:

in bocca le imbrattate carni

il

vino offerto
3>

^.tl'J^' 335

DE*
ly yy

Pili
.

MI TI VI CRISTIANI
Iddo

a'

demoni

335
.

la

mia volont

che io non ho acconfcntito , no imbrattato . Vedafi l'annnefTa tavola , in cui la figura A. rapprefenta un martire tirato da'manigiidi all'ara per e fiere agretto a mangiare delle carni
agl'idoli
nolri
5
.

Iddio ia, e perci non fo-

e a bere del vino facrifcato


il

Fu anche dato
a

veleno ad alcuni de'


,

e fpecialmente

Codanzo Martire
ifcrizione nel

di

cui noi abbiamo riferito

la

terzo

volume delle Ma dopo che


,
i

Antichit Criiliane (^). (a)p.24j. aveano incrudelito con^ lafciavano fovente i cadaveri loro tro fedeli infepolti , affinch fofTero cibo de' corvi , e de' cani.Non permetteva per la piet de' facerdoti, e degli uomini devoti, e delle matrofte , che
nollre
i

gentili

lungo tempo foffero efpoile le fpoglie de' martiri a' fomiglianti infulti , onde con loro pericolo , di noite , f riufciva loro, le portavano
via e davano loro onella fepoltura () , Veg, gendo per gl'idolatri , che non erano valevoli
(l>)

ViJe t.

'^^' Anriq.

i fedeli, s'immagina- ^^P*^4i che colle carezze avrebbero potuto ritrarre qualche vantaggio. Mariulclloro vano qualunque sforzo, poich f co' fupplizj non approfittarono nulla, molto meno poterono indurre alcuno de' noftria rinnegare Ges colle promefie , e colle carezze . La qual cofa non folamente avvenne ne' tempi di Diocleziano , come riferifce Eufebio nell'ottavo libro della fua Iftoria (0 , ma nell'et ancora di Adriano , ^^^ ^^ ^^^^ e di Antonino 5 lo che cofla dagli atti delle p. ^44.E<i,

d pervertire co' fupplizj


,

rono

Sante Sinforofa

e Felicita

e ne' fuffeguenti Taur.

tempijcome pu dedur/i dagli atti de'Santi Epipodio , e AleflTandro , e d molti altri valorofi campioni del Signore , cl:^e dopo per la virt ,
e fortezza loro
fi

fegnalaronq

Parea finalmente
,

53^
te
,

I>E*

COSTUMI

che depofla verfo Tanno 305, la porpora da Diocleziano , e da MalTimiano Erculeo, dovefle una volta ceffare la fiera perfecuzione ; ma non fu tale l'effetto, quale fi bramava, e fi potea da' noilri fperare.Galerio Maffimiano divenuto pi crudele , che mai , ilabill , che il fuoco , le croci , le fiere foffero fempre preparate a' noFu per egli dopo di avere incrudeUri danni lito qualche tempo contro de'noftri, percoffo dalla poffenie mano di Dio , e perduta ogni Speranza di poter ricuperar la falute , credendo di poter provare qualche giovamento , fe_^ avelie permetTo a' fedeli libero il culto della loro religione, pubblic un editto Tanno 3 11. per cui dava loro poteft di rifabbricare le>
.

chiefe

Non

editto foffe

permife Maffimino, che untai pienamente efeguito , anzi diede

ordine , che foffero coftretti i noilri a facrifica< re, e f aveflero ricufato di obbedire , folTero fottopofti a' pi gravi , e difpietati fupplizj .

Lo
^.-

ItclTo

fece.Maffenzio nell'occidente
il

Si

difla_j

fufe frattanto per tutto

mondo Romano

perfecuzione, ecccettuate le Gallie , dove avea ^ Coftanzo Cloro Padre di Coilantino , e i^Antlchr! r^g"ato ch' s grande il numero de' Santi Martiri , p.4^j.feq.* fu impolTibile il defcriverlo con efattezza Qa) .
Della jerj^
^j^^ j^j^- ^^| j^^^do i tiranni, febbenc ^icmio fui prmcipio non fu nemico de noitri, Licinio e di Giuliano, con tutto ci, effendofi difguftato colT Imperadivalente dor Coftantino fuo collega , film di potergli dare un gran difpiacere , f aveffe perfeguitato
ci

(b)ibid.p.

^^^'

Perla qual cofa molti riportarono la corona del martirio () . Pag per* tanto egli ancora la pena dei fuo delitto ; e privato che fu delT impero , e della vita , fu reftituita intiera la pace a' criiliani
ilcriftianellmo.
(ino

1)1:'

PRIMITIVI CIIISTIANI

5^7

fino air arino 9(^0. in

cui cominci a regnare

Giuliano i^poftata, il quale parte colle frodi parte colle carezze , parte co' fupplizj , procur di eflirpare quella religione , ch'egli avea , eflendo giovane, profefTata. Ma flccoine non furono molto differenti (<e) tormenti (O^bid. p. che adopr egli contro de' criiiani principale 4J<>fqq mente in Antiochia , da quelli , che abbiamo mentovato di fopra , non necefTario , che ne facciamo una cfatta defcrizione . Baller foltanto riferir brevemente ci, che allora gentili, confidando nella empiet dell' Im.peradore_? contro de' noflri fratelli , ch'erano in Gaza, e
i , i

in Afcalone, e in Scballe

e in Eliopoli opera,

rono

Eglino adunque moffi dall'odio


,

e dalla

che gli agitava , eilendofi adunati prefero in primo luogo alcuni facerdoti , e alcuncjche aveano dedicata a Dio la verginit loro , e avendole llrafcixiate dove loro parca , fegarono a ognuna di effe il ventre , e riempieronle di orzo , e le gettarono a'porci . Aprirono dipoi l'arca , in cui fi conteneano le reliquie di S. Gian Battifla , e avendo bruciate.-? quelle facre offa , ne di/perfero facrilegamentc Era in Eliopoli un Santo diacono le ceneri per nome Cirillo . A quelH pure , poich avea,
rabbia
.

'

fotto l'impero di Coilantino, rovinati alcuni fimolacri dc'falfl numi,fegarono i gentili il ventre, e cavatone il fegato , lo mangiarono . Tralafcio ci, che patirono in Doroflolo S.Emiliano, che fu dato alle fiamme da Capitolino Prefidc d^lla Tracia , e in Aretufa Marco Vefcovo di quella citt , che fu prima battuto , e poi gete quindi da' fanciulli tra, da feri vere , che allora erano in ufo 3 e finalmente cucito in un^ rete, e unto T'ow. IL Y
paffato cogli
fliii

tato in

una cloaca

33 ^
to' di

^
mele

*^'

e O

U M

per edere efpofto agli , (a)ThcocIo- aculei delle veipe(^).Potrei qui arcora parlare retJ.iil. e* della perlcuzione divalente Imperadore Aria"tu .H.E. j^Q^^ ^^11, pa2cnza,con cui cattolici la fopporma per non dilungarmi troppo , far (h) Tfeeod. tarono ; lav.c.xiii. baftevole Poifervare , che furono in quel tempo ancora rilegati fantifllmi Vefcovi C^) , dati (c)Ibid.c. g^i ordini di battere crudelmente i nollri aduxvir, nati nella Chiefa di Edefla (e) tormentate le , ^^^gi"ii" AlelfandriaCc^) , e flagellati
foi'p.fo
i

(d) c.xxr. P^ xxii.


f.^ Tt;j
^'

alcuni

piombate, e privati ^^^'^ ^" ^^^^^ ^^P^ ^^^'^e ^'^g^ta

percom

,
,

colle

di vita
la

fepol-

CAPO
i^tlla
e.

VII.

virt

della fjuftzjd

della -pace de'

pnmU
.

tvi

Crijliani

Della gu^ !
flix^ta

In
ri-

f^ 1
.

Onfiftc la gi (tizia

da l'uomo gi /lo,

in

in quanto riguaruna rettezza delle

quanto guafda^
^

V
J

azioni del medeflmo uomo , inquanto un^ potenza inferiore dell'anima fi foggetta alla tua luperiore. Or che quella rettitudine fc)Oe iingolare ne' primitivi fedeli , f non coilafTe altronde , farebbe ella certamente manifeiia da ci , che abbiamo finora fcritto intor-

no

alle loro virt

e co/lumi

Laonde fcrivc
,

Tertulliano
rfN (MC.iv.
,

nel

libro a Scapula

ch'era

ella

^'^^^^'^^ ^^ gliiyzi:i

ddh

maggior parte de'

criflia-

ni dell'et fua (^/).


^

H. E da quello retto Operare nafceva, che Nonfitro^ vaysmcrL niuno de' noflri ne' primitivi fccoli delk chiefa
fi

'

DR PRIMITIVI CRISTIANI.
,

Jjy

fi

quale per qualche niistitto ^^*'^** cow^^^'^^' ^^^*; fofle incarcerato. Quindi , che Tertulliano ^"^^^^^f ^^ nello ftcflb libre, e nell'Apologetico riprendenper qualche j / -T A > XI do I gentili cosi ragiona (4); Noi , che liamo misfatto, da voi altri ftimati facrileghi , non fiamo Hati mai convinti n di furto , ne di facrilegio So- ^^^ ^^^
ritrovaflc
il

lamente de' voflri fono (6) ripiene le prigioni . l^on fi trova quivi niun criftiano, f non per efler egli criftiano folamcnte . Lo lielTo attefta Miniicio Felice nel Dialogo intitolato Otta,
i

(b) Apol. e. xliv.


.
-

ditfon^nn.*

criUiani eflendo innocenti ,e buoni

lU. Non pertanto da maravisHarfi f ^ Delta pace ^~ /T j rr godeflero


""

,,

1-

che rendeali tra le pene , e . Poich come bc:n offerva S. Clemente Aleffandrino nel libro quinto -''^^^* degli Stromi (^d) la pace nafce dalla giuflizia . ^ Terminer quello fecondo libro colla te fHmonianza di S. Giurino Martire , il quale deferive in poche parole la vita , e la efattczza neir oprare de' primitivi fedeli, nella fua celebratiflima lettera a Diogneto dicendo (^) : I cri- .. ^ ^' fl'ani non differifcono dagli altri uomini n 248. fctj^ pel paefe , n per la lingua , n per la maniera loro di vivere, e di converfare . . Non imparano riuna di quelle cofe vane che inventano curiofi ,n difendono verun dogma ritrovato da* fapienti di quefto mondo , ma come portano le fortune d'ognuno , ftgiiendo le onefte colhimanze degli abi,, tanti , nel vitto , enei veftitoloro, e nelle altre cofe , che appartengono alla civilt , e al viver bene, dimollrano un maravigliol Hanno le loro patrie, ma s con5, contegno.

una interna pace


difavventure

le

felici

35

fiderano

come

foreflieri in

terra

tutte le loro cofe

comuni

cogli altri,

Hanno come
. cit-

34^
3,

1)11*

COSTUMI db'piumit. crist;


,

cittadini

e foffrono tutto

come
.'

(e foffero

5,

pelltgrini nel proprio loro paefc

Prendono
la

3,
5,

moglie
i

ma non abbandonano, come


, i

gentili

loro

figliuoli

Hanno
.

fanno carne

ma non vivono fecondo la carne Abitano in terra ma hanno in cielo la loro repubbl Obbedifcono alle leggi y ma le fupera 55 ca vivere Amano 5, no colTefattezza dej loro 55 'tutti, e fonodatuitiperfeguitati. Non fo5,

j,

5,

55

no conofciuti , e pure fono condannati ; muoiono, e fono vivificati. Sono poveri,


molti Hanno bi fogno di tutto, etuttopoffeggono . Sono difonorati, e tra' difonori acquidano gloria . E' lacerata
e arricchifcono
.

sy

P9
95 55 5,

la

fama loro, e
giuftizia
.

fi

rende tedimonianza della

loro

55

Mentre fono ingiuriati , e maledetti, rendono bene per male, e bc,


nedicono
5
.

>j
>5

come avita. Contro


i

Portando/! bene , fono puniti , e f foOero chiamati da miOrte di efil incrudelifcono i giudei 5 e gentili , febbene n manco i perfecutori loro ne fanno la cagione Finalmente

godono

fono i criftiani . Mentre i criliiani fono lacerati nel mondo co' fuppliz;, crefce giornalmente il loro nuci, ch' l'anima nel corpo
,
,,

mero

IL FINE.