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Corso di Comunicazione Giornalistica Docente: Sarti Mauro

GIORNALISMO IN ROSA

di Debora D'Orazio matricola: 0000347041

INDICE:

1. INTRODUZIONE.................3 2. UNA MARCIA IN PI.........5 3. TETTO DI CRISTALLO.....7 4. NUOVA VISIONE ETICA...9 5. CONCLUSIONI...................11 6. BIBLIOGRAFIA..................13 7. WEBGRAFIA.......................13

1. INTRODUZIONE
Il processo di femminilizzazione rappresenta uno dei mutamenti pi significativi che la professione giornalistica, tradizionalmente maschile e sotto certi aspetti maschilista, abbia registrato dalla fine degli anni Settanta. Inizialmente vittime di luoghi comuni, ma aiutate dalla loro verve, le donne giornaliste sono lentamente e faticosamente aumentate; ormai il processo di femminilizzazione nel lavoro dell'informazione sembra impetuoso e inarrestabile. Esaminando i dati dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, negli anni Cinquanta c'era una fortissima dominanza maschile: le donne rappresentavano appena il 13,1% degli iscritti. Negli anni Sessanta la percentuale di donne iscritte all'Ordine sale al 21,2%. Negli anni Settanta costituiscono il 35,3% e negli anni Ottanta arriva il boom. Pertanto il processo di femminilizzazione del giornalismo italiano si pu dire avviato soltanto trentanni fa. Attrici nuove e con parti inedite, le donne, appaiono quindi a partire dagli anni Settanta, quando si assiste a una vera e propria esplosione di donne impegnate ad organizzare,dirigere e scrivere periodici per le donne. A determinare questa svolta contribuiscono numerosi fattori: il vasto reclutamento di nuovo personale giornalistico, la tendenziale attenuazione di molti pregiudizi nei riguardi della donna, e la nascita, nel 1976, del Coordinamento delle giornaliste, a cui aderiscono sia donne giornaliste inserite nella professione, sia quelle che appartengono al movimento militante degli organi di stampa e di partito. Nelle redazioni del 78 trovava spazio una sola donna ogni dieci professionisti mentre oggi siamo a quota tre. Questa crescita, tutt'ora ostacolata, stato un fenomeno tipicamente metropolitano, legato innanzitutto all'espansione della grande stampa periodica e, a qualche distanza di tempo, ai quotidiani nazionali e alla testate televisive, dove la presenza del gentil sesso riveste una visibilit che supera di gran lunga la sua consistenza. Sulle ragioni

di tale disparit le opinioni, anche tra le stesse donne giornaliste, si differenziano molto. Se Concita De Gregorio, direttrice de LUnit, parla di un retaggio culturale contro cui bisogna combattere con tenacia, Milena Gabanelli, giornalista di Report, ne fa una questione personale: si vede che avevano altro da fare il suo secco commento. Importante specificare che l'avanzamento da parte delle donne nel mondo del giornalismo, da attribuirsi alla diffusione delle scuole di giornalismo, in quanto nei processi di formazione, le donne non sono mai state seconde. Per quanto riguarda i settori di informazione, se prima le donne si occupavano quasi esclusivamente di costume e spettacolo o, nel migliore dei casi, di cronaca bianca, oggi l'ingiustamente detto sesso debole pu occuparsi anche di temi un tempo considerati di esclusiva competenza maschile: politica, esteri, economia, guerra, sport. Nella conduzione dei telegiornali lo stile femminile ha fatto scuola, introducendo un approccio (oggi largamente adottato anche dagli uomini) pi diretto, colloquiale, informale e coinvolgente. C' ancora molto da fare, per, in merito alla carriera, i posti "alti", infatti, ieri come oggi, sono occupati da uomini, le poltrone del potere nei giornali, nelle televisioni continuano ad essere maschili: tranne alcune eccezioni le donne non riescono a raggiungere il livello di dirigente, qualsiasi sia l'anzianit o l'esperienza di lavoro. Anche ai vertici dell'ordine dei giornalisti il panorama non cambia: su 150 consiglieri, tra professionisti e pubblicisti, le donne sono solo 20.

2.UNA MARCIA IN PI
La presenza del sesso femminile nella professione giornalistica ha portato sicuramente un'aria nuova e fresca, data dal nuovo modo di affrontare e trattare notizie ed argomenti, dal mettere alla luce nuove fonti nel dibattito sui quotidiani, e ha contribuito a portare nuove tematiche e nuove sensibilit agli approfondimenti sociali soprattutto per quanto riguarda il giornalismo sociale, che presta attenzione a temi come: politica,volontariato, terzo settore che fino alla met degli anni Settanta non venivano trattati. Le giornaliste post-anni Settanta vivono certamente la loro professione in maniera innovativa, senza avvertirla come necessariamente sacrificale,e questo produce una maggiore sicurezza nello svolgimento del proprio lavoro. Senza, per, perdere di vista la drammatizzazione del conflitto tra vita professionale e vita familiare, causate spesso dalla noncuranza di esigenze personali da parte degli uffici che faticano nell'ospitare asili nido, o semplicemente dal non ritrovarsi ghettizzate o escluse dal proprio lavoro causa maternit. Da quando sono entrate pi numerose nella professione le donne non hanno mai cessato di interrogarsi e di mettere in discussione il loro modo di fare giornalismo. Secondo alcuni studi la femminilizzazione del giornalismo si deve anche al fatto che le donne posseggono qualit molto adatte al mestiere di giornalista(la curiosit, la voglia di approfondire, la capacit di comunicare, il piacere di raccontare storie). Alla fine degli anni Settanta, con la massiccia entrata in scena delle donne giornaliste, si diffuse ampiamente, soprattutto tra le femministe liberali, l'idea che la presenza femminile nella professione giornalistica avrebbe cambiato notevolmente il modo di fare informazione. La maggior parte delle giornaliste afferma con convinzione la differenza d'approccio delle donne all'informazione,anche se si tratta chiaramente di una differenza non molto semplice da identificare e articolare; tutto ci perch chiaramente il punto di vista femminile non un dato, ma si presenta piuttosto come una costruzione
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consapevole alla quale si accede attraverso studi, confronti, ascolto ed elaborazioni. Ed per le stesse ragioni che il sesso femminile sarebbe pronto finalmente alla scalata verso i vertici, alla conquista di posizioni di dirigenza e coordinamento, come dimostra la societ Caliper (societ internazionale di consulenza) che svela le 4 carte vincenti delle donne: SONO PI PERSUASIVE I manager uomini hanno la tendenza a partire dal proprio punto di vista, hanno poca flessibilit e capacit nel mettersi nei panni dell'altra parte e a negoziare. L'ottica che adottano quella di far pressione affinch venga il loro punto di vista e le loro soluzioni. MAGGIORI CAPACIT COMUNICATIVE Empatia: capacit di mettersi nei panni dell'altra persona, di vedere il problema con i suoi occhi. Capacit di ascolto attivo: capacit di offrire piena attenzione senza giudicare. PI ABILIT A FORMARE E GUIDARE UN TEAM Le donne sono pi aperte a condividere informazioni, ascoltare le diverse posizioni, mediare per arrivare ad una decisione in modo collegiale. PI INCLINI AD IGNORARE LE REGOLE E A RISCHIARE Le donne hanno la tendenza a non farsi bloccare dai comma e dalle regole del si sempre fatto cos, cercano altre strade usando l'intuizione.

3.TETTO DI CRISTALLO
Le donne arrivano,nella loro carriera ad un punto che stato definito tetto di cristallo, oltre il quale non riesco ad andare, in sociologia con questa definizione ci si riferisce alla difficolt ad accedere a cariche di dirigenza o comunque nel proseguire la propria carriera lavorativa. C' chi dice che questo soffitto di cristallo sia una sorta di gigantesca cappa culturale per cui le donne sono socialmente accettate solo se... non disturbano il manovratore. Nel comunicato della Commissione Pari Opportunit della Federazione Nazionale della Stampa Italiana sulla presenza delle donne nei luoghi decisionali, ed in particolar modo nel mondo del giornalismo, si evince che le donne sono la met del Paese, ma, in pochissime vengono messe in condizione di venire elette nelle istituzioni e negli organismi di rappresentanza. Un esempio che vale per tutti: fatta eccezione di pochissime come Lucia Annunziata alla ribalta con il suo nuovo programma Potere, di Milena Gabanelli che da anni porta avanti inchieste giornalistiche nel suo programma Report, Bianca Berlinguer direttrice del telegiornale Tg3 e Concita De Gregorio direttrice del quotidiano l'Unit; il potere di decidere cosa fa o non fa notizia, con quale linguaggio trattarla e con quali strumenti di analisi, competenza esclusiva dei vertici che sono per la grande maggioranza maschili. Sembra ormai sfatato il concetto del mito ottimistico delle donne, della studiosa canadese Marjorie Ferguson, il mito risiede nella credenza che l'ingresso di un gran numero di donne nella professione giornalistica, o meglio nei media in generale, avrebbe comportato rapidi ed evidenti mutamenti nella distribuzione del potere redazionale e decisionale anche per quanto riguarda la costruzione della realt informativa. Basta pensare all'informazione mediatica dove esiste ancora un impatto fortemente sessista che rafforza i pregiudizi di genere, riducendo la molteplicit delle
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innumerevoli e diverse esistenze femminili a categoria astratta e non sempre positiva. Tutto ci nonostante vengano redatte dichiarazioni e statuti sulla parit della donna a livello lavorativo e non. Ad esempio consultando la Dichiarazione sull'eliminazione della discriminazione nei confronti della donna si legge: Gli Stati parti si impegnano a prendere ogni misura adeguata al fine di eliminare la discriminazione nei confronti della donna nel campo dell'impiego e di assicurare, sulla base della parit tra uomo e donna, gli stessi diritti, in particolare: il diritto ad usufruire delle medesime opportunit di impiego, inclusa l'adozione dei medesimi criteri in materia di selezione nel campo dell'impiego il diritto alla libera scelta della professione e dell'impiego, il diritto alla promozione, alla stabilit dell'impiego ed a tutte le prestazioni e condizioni di lavoro, il diritto alla formazione professionale ed all'alloggiamento professionale e alla formazione permanente il diritto alla parit di remunerazione, comprese le prestazioni, ed all'uguaglianza di trattamento per un lavoro di eguale valore, nonch il diritto all'uguaglianza di trattamento nel campo della valutazione della qualit del lavoro. Ma come chiaro non sembra che tutto ci venga attuato appieno in Italia. In ogni caso ci non stupisce particolarmente chi abituato a vedere tutte le cariche pubbliche, dai politici ai professori universitari, ricoperte da uomini in percentuali ancora pi schiaccianti di quelle di paesi considerati poveri e sottosviluppati, e che ci pongono tra gli ultimi in Europa quanto a presenza femminile sul lavoro e in particolare nei ruoli di potere. Il fatto che le giornaliste italiane guadagnano oggigiorno posizioni che per non portano quasi mai a ruoli di dirigenza ha portato le stesse a chiedere l'introduzione delle Quote Rosa nella struttura dirigente delle testate italiane, che per quanto siano sotto certi aspetti anche umilianti sembrano essere l'unico modo per sanare una situazione palesemente iniqua (Legge approvata con 438 si, 27 no e 64 astenuti, secondo la quale i cda dovranno essere composti da
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un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015). Alcune indagini hanno mostrato come per gli intervistati gli unici nomi di giornaliste donne importanti che hanno scritto e scrivono sono quelli storici (Fallaci, Aspesi), e l'immagine della giornalista donna emerge solo se si parla di televisione. Certo che a volte l'assenza di donne dai luoghi di potere frutto di una sorta di autoesclusione poich sono meno disponibili a un impegno totalizzante, in quanto vogliono mantenere una prospettiva di vita in cui vi sia spazio oltre che per il lavoro anche per gli affetti, la famiglia, il tempo libero, la vita privata; in secondo luogo le donne sembrano meno interessate ai giochi indispensabili per arrivare ai vertici, e meno disposte ad accettare compromessi. Sono quindi diverse e molteplici le motivazioni per cui le donne giornaliste non sono disposte ad entrare nell'arena della competizione: il rifiuto degli aspetti sporchi e duri del comando, l'insofferenza del carico delle responsabilit e delle decisioni, la scelta di preservare spazi e equilibri di vita impossibili a livelli alti del potere, concezione del piacere nello scrivere anzich distribuire temi di cui altri scriveranno.

4. NUOVA VISIONE ETICA


Per qualcuno questa distanza dal potere potrebbe essere non solo un punto di svantaggio ma bens una risorsa che permetterebbe un approccio diverso al discorso sull'etica giornalistica. Ci in quanto si trovano a disporre, nella concreta e specifica situazione storica, di due risorse ad elevato potenziale etico: la distanza del potere come risorsa di credibilit la diversificazione interna come risorsa morale e conoscitiva. Lavorare sulla diversit e sulla distanza del potere, e usarle come risorse per costruire una nuova visione del giornalismo e delle sue pratiche pu quindi costituire
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un'alternativa al giornalismo maschile. Il fatto che le donne giornaliste siano distanti dal potere, dai giochi e dalle competizioni per giungere a questo, le rende meno segnate dal peso della responsibilit e soprattutto dai compromessi, tutto ci ha fatto in modo che conservassero una maggiore credibilit morale e intellettuale da permettere loro una visione pi autorevole sul discorso dell'etica della professione giornalistica. La forte differenziazione interna alla stessa componente femminile della professione giornalistica affianca tra loro donne assai diverse. Seguendo la divisione che attua la sociologa italiana Milly Buonanno (tra i primi a occuparsi a livello accademico in Italia degli studi di genere in ambito giornalistico) a riguardo delle giornaliste presenti sulla scena italiana risaliamo a quattro categorie: le grandi emancipate, che hanno esordito negli anni Cinquanta e Sessanta, con tenacia si sono fatte spazio in un ambiente maschile che opponeva alle donne ostacoli grandissimi e forti pregiudizi, vivendo avventure solitarie e durissime in termini di sacrifici personali. A questa generazione di pioniere appartengono nomi noti ed apprezzati come Miriam Mafai, Natalia Aspesi, Oriana Fallaci. Le politiche, o innovatrici, una leva di giornaliste entrate nella seconda met degli anni Settanta, quindi il periodo che coincide con la fase di accesso allargato alle donne, provenienti da esperienze di militanza e di stampa politica e di movimento; hanno caratterizzato il loro lavoro con un atteggiamento molto impegnato. Le neo-emancipate, leve giornalistiche degli anni Ottanta professionalmente motivate, competenti e competitive. Sono le prime donne che si affacciano al lavoro del giornalista diventato ormai accessibile dopo un forte processo di emancipazione. Il giornalismo un lavoro qualificante e qualificato: non pi la posta di una scommessa. Le ultime arrivate, negli anni Novanta, che sfuggono ad ogni identificazione precisa e ancora invisibili sebbene costituiscano la met delle giornaliste
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complessive. Quattro generazioni di donne sono contemporaneamente presenti sulla scena del giornalismo italiano, che coesistono nella professione e lavorano spesso affiancate, nonostante la loro diversit. Ed proprio su questa diversit che si basa il secondo punto di forza di una maggiore capacit di visione etica del giornalismo. Il fatto che queste donne abbiano inevitabilmente punti di vista diversi dovuti ad esperienze diverse, fa in modo che il confronto tra loro riesca a suscitare punti di vista innovativi, pre-condizioni per una svolta nell'etica del giornalismo. Inoltre la stessa esperienza della diversit strettamente connessa a una visione etica dei rapporti intersoggettivi: il riconoscimento e il rispetto dell'altro sono oggi ritenuti alla base di ogni impegno etico. L'etica una forma di costruzione della realt, una tecnica per osservare e comprendere gli aspetti del mondo che sono inosservabili senza una sensibilit etica, che sembra appartenere a moltissime giornaliste soprattutto grazie al loro percorso e al loro lavoro. Le giornaliste sembrano essere proprio i soggetti pi adatti, nelle condizioni pi favorevoli e stimolanti, per proporre una pratica etica dell'informazione.

5. CONCLUSIONI
Rispetto agli anni passati, le donne che lavorano e che fanno carriera nel settore della comunicazione sono aumentate. Il giornalismo in rosa ha elevato il livello qualitativo dell'informazione: fare giornalismo al femminile significa raccontare la realt con maggiore sensibilit ed attenzione agli aspetti etici e sociali, e aprire un varco anche a tematiche legate alla sfera del privato e del quotidiano. Ma nonostante i meriti riconosciuti alle donne e al loro modo di fare giornalismo, i ruoli di potere restano
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una prerogativa maschile. La presenza delle donne sia nella stampa che in televisione oggi certamente pi forte e pi qualificata oltre che numericamente pi rilevante. Tuttavia non si pu ancora parlare di una piena ed effettiva parit. Il problema principale rimane quello dell'accesso ai livelli pi alti del potere giornalistico, e questo appare un obiettivo ancora difficile da raggiungere, tanto per il permanere di preclusioni e pregiudizi antifemminili da parte di un potere editoriale in mani maschili, tanto per l'oggettiva difficolt da parte delle donne di conciliare la realizzazione sul piano affettivo e familiare con i ruoli di responsabilit che richiedono un impiego totalizzante in termini di tempo ed energia. vero che la presenza femminile nei giornali e soprattutto nelle televisioni cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi trent'anni: nel Settantotto le giornaliste in Italia erano 720, nel 1996 sono diventate 4.000 acquisendo sempre pi una forte visibilit televisiva. Alle giornaliste affidato soprattutto il compito creativo, di scrittura, di organizzazione, di reperimento delle notizie; possiamo dire che la femminilizzazione del giornalismo italiano un fatto, per cui le donne sono finalmente presenti non solo nei tradizionali settori di costume e spettacolo, in cui erano state relegate, ma anche nei pi decisivi campi della politica, dell'economia e della cultura. Tuttavia i dati a disposizione parlano chiaro, e la realt che raccontano fatta di disparit evidenti: se pur vero che la percentuale complessiva delle donne giornaliste passata dal 10% degli anni Settanta al quasi 30% di oggi, alcuni dati relativi ai quotidiani italiani mostrano come nel ruolo di direttore e di vicedirettore la percentuale femminile sia del 2%, quella di caporedattore e vicecaporedattore rispettivamente dell'8 e 9 per cento, quella di caposervizio e vicecaposervizio del 12 e 20 per cento. In altre parole, le statistiche infrangono il mito ottimistico della Ferguson.

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6. BIBLIOGRAFIA
Sarti Mauro, Il giornalismo sociale Franchini S., Soldani S., Donne e giornalismo Buonanno Milly, Visibilit senza potere. Le sorti progressive ma non magnifiche delle donne giornaliste italiane Buonanno Milly, L'elite senza sapere: uomini e donne nel giornalismo italiano Buonanno Milly, Soggetti mobili e generi ibridi nel giornalismo italiano dagli anni Novanta

7. WEBGRAFIA
www.noidonne.org http://www.comunicazione.uniroma1.it/docenti/Milly-Buonanno http://www.professionalblog.counselingsolutions.it/?p=155 www.odg.it www.wikipedia.com www.fnsi.it http://donnamanager.piuchepuoi.it/29/donna-e-manager-un-mantra-per-aprireil-tetto-di-cristallo http://www.elle.it/Sorelle-Italia/Donne-nei-media-il-soffitto-di-cristalloblocca-le-carriere http://www.volint.it/scuolevis/dirittiumani/conv_donna.htm
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